Dopo la risalita dei prezzi legata allo stop del taglio delle accise, torna a calare il prezzo alla pompa per i distributori Eni. Il prezzo consigliato è calato a 2,21 euro al litro per il diesel. Lo riportano i dati elaborati da Staffetta Quotidiana, secondo cui il calo arriverebbe «probabilmente anche sulla scia del nuovo tonfo delle quotazioni internazionali dei prodotti raffinati». Guardando ai dati complessivi, al 6 ottobre erano 11.018 i punti vendita con prezzo della benzina sotto i 2 euro al litro su un totale di oltre 21 mila, e 8.733 i punti vendita con prezzo del gasolio sotto sotto 2,200. Il 7 ottobre, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,040 euro al litro per la benzina (-3 millesimi rispetto al giorno prima), 2,261 euro al litro per il gasolio (+17), 0,766 euro al litro per il Gpl (+3) e 1,907 euro al kg per il metano (+2).
Assegnato il Nobel per la Chimica 2026
L’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il Nobel per la Chimica 2026 al francese Henri B. Kagan e al giapponese Kenso Soai «per la scoperta degli effetti non lineari e dell’autocatalisi nella sintesi organica assimetrica». Alcune molecole come gli amminoacidi, si legge nel comunicato stampa che annuncia i vincitori del premio, esistono in due varianti che sono l’una l’immagine speculare dell’altra. Tuttavia, gli organismi viventi contengono solo una di queste immagini speculari. Come potesse essersi formata un’asimmetria chimica di questo tipo è stato a lungo un mistero per gli studiosi. Kagan e Soai hanno invece scoperto una soluzione a questo enigma.
L’omochiralità e il mistero su come si formasse
La chimica della vita è ciò che i chimici chiamano omochirale, dal greco “stesso” e “mano”. Come le mani, tutti gli amminoacidi esistono in due varianti speculari, ma solo una di esse si trova nelle proteine delle nostre cellule. L’altra è raramente presente in natura. Per lungo tempo, i chimici si sono interrogati su come potesse emergere l’omochiralità. Quando iniziarono a sperimentare reazioni chimiche in grado di formare due molecole speculari, ottennero sempre proporzioni uguali di entrambe nelle provette. Tuttavia, i chimici si sforzarono di produrre una sola di queste immagini speculari, perché nello sviluppo di molecole destinate a interagire con gli esseri viventi – come nel caso dei farmaci – solo una delle due immagini speculari avrà l’effetto desiderato. Henri Kagan e Kenso Soai hanno fornito una soluzione a questo mistero chimico, ovvero come può l’omochiralità emergere spontaneamente.
Le scoperte di Kagan e Soai
Kagan compì il primo passo decisivo nel 1986, quando scoprì un nuovo modo di manipolare le reazioni chimiche. Questo gli permise di creare un eccesso maggiore di una delle immagini speculari rispetto a quanto si ritenesse possibile in precedenza. Soai fece il passo successivo. Nel 1995, una pubblicazione fondamentale descrisse come avesse progettato la prima reazione chimica in assoluto con il potenziale di essere omochirale. Nel 2003, finalmente ci riuscì. Presentò una reazione in cui si formava solo una delle due possibili immagini speculari. A parte la vita stessa, nessuno aveva mai raggiunto un simile risultato. Grazie ai due scienziati, ora sappiamo come può emergere l’omochiralità. Le loro scoperte sono state decisive per i chimici che progettano reazioni per la produzione di farmaci.
Mps-Intesa: così la resistenza di Lovaglio si è trasformata in un autogol
Fino a qualche mese fa Luigi Lovaglio era l’uomo che aveva rimesso in piedi il Monte dei Paschi. Oggi la domanda è un’altra: che cosa resta di quella reputazione dopo un’estate trascorsa a costruire una linea di difesa contro l’Opas di Intesa Sanpaolo che, pezzo dopo pezzo, sembra essersi smontata da sola? E soprattutto: quanto può durare alla guida della banca?

La controffensiva spuntata di Lovaglio
Lovaglio quella poltrona l’aveva conservata per il rotto della cuffia, grazie alla lista Tortora e all’appoggio decisivo di Delfin, contro il volere dell’altro socio forte, Francesco Gaetano Caltagirone. Oggi anche Delfin ha cambiato campo e il mercato considera molto probabile il successo di Intesa. Eppure a Siena la macchina continua a girare. Avvocati, consulenti, advisor: si parla di decine di milioni spesi per una controffensiva che ha prodotto molti annunci e risultati più modesti. Ora si valuta persino il rinvio dell’assemblea del 29 ottobre e contemporaneamente la distribuzione agli azionisti del 4,5 per cento di Generali, se non dell’intero pacchetto posseduto dal Monte. L’effetto è suggestivo, la sostanza meno. Quelle azioni fanno già parte del patrimonio di Mps e quindi del valore attribuito alla banca. Si distribuirebbe agli azionisti qualcosa che indirettamente è già loro, con in più il problema della tassazione. È forse questo il filo che lega le mosse di Lovaglio: non la mancanza di idee, semmai la tendenza ad annunciarle prima di avere verificato le condizioni per realizzarle.

Gli ostacoli alle Ops su Banco Bpm e Banca Generali
Il primo caso è Banco Bpm. Il progetto si scontra subito con Crédit Agricole, che possiede il 29,3 per cento della banca milanese e non è d’accordo. Il 20 agosto Mps rilancia addirittura con due Ops, su Banco Bpm e Banca Generali, per circa 34 miliardi complessivi, accompagnate da una distribuzione straordinaria da 4 miliardi. L’ambizione non manca. Il problema sono ancora una volta i soci delle banche bersaglio. L’offerta su Banco Bpm non prevede premio e Crédit Agricole la giudica poco attraente e non sufficientemente creatrice di valore. Con Banca Generali cambia poco. Generali possiede il 50,2 per cento dell’istituto, mentre l’offerta Mps è condizionata al raggiungimento del 50 per cento più un’azione. Senza il Leone, dunque, l’operazione diventa assai difficile. Alberto Nagel aveva tentato una strada difensiva simile e, verificatane l’impraticabilità, aveva preferito abbandonarla. Quel precedente avrebbe forse meritato qualche riflessione. Se non altro per scaramanzia.

Il nodo della passivity rule
Poi c’è la passivity rule, questione meno spettacolare ma più delicata. Le Ops vengono annunciate ad agosto, mentre l’autorizzazione degli azionisti è rinviata all’assemblea del 29 ottobre. Intesa presenta un esposto alla Consob sostenendo che il via libera avrebbe dovuto precedere iniziative potenzialmente in grado di ostacolare la sua offerta. Si aggiunge quindi un problema di numeri. Per liberare Mps dai vincoli della passivity rule occorre il 66,67 per cento dei voti presenti. Con un azionariato frammentato, una maggioranza tutt’altro che scontata. Prima di dichiarare battaglia, forse, conveniva contare i soldati.
Intesa alza l’offerta e Delfin cambia campo
Lovaglio sostiene inoltre che il 29 ottobre non sarà un referendum tra lui e Intesa: approvare le Ops, spiega, significa soltanto mantenere aperta la possibilità di esplorarle. Fino a quando, lo scorso 3 ottobre, Intesa cambia la partita aumentando di 800 milioni la componente cash dell’offerta, portandola da 1 a 1,25 euro per azione, ma ribadisce che, se gli azionisti approveranno le operazioni difensive, potrà ritirarsi. Il referendum che Lovaglio aveva escluso finisce così per materializzarsi. L’ultimo colpo di scena arriva la sera dello stesso giorno. Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio, titolare del 17,6 per cento di Mps e decisiva a suo tempo per la conferma dello stesso Lovaglio, si impegna a conferire l’intera partecipazione all’Opas di Intesa e a votare in coerenza con le condizioni dell’offerta. È il colpo più pesante. Lovaglio perde il maggiore azionista proprio mentre gli servono i due terzi dei voti. Caltagirone era già sull’altro fronte. Insieme, Delfin e Caltagirone rappresentano circa il 31 per cento del capitale. Poiché basta il 33,34 per cento dei presenti per bloccare una delibera che richiede il 66,67 per cento, il margine si è fatto strettissimo. Quasi inesistente.

Il paradosso prodotto dalla resistenza di Lovaglio
I sostenitori di Lovaglio hanno però ancora un argomento: la sua resistenza ha contribuito a far mettere a Intesa altri 800 milioni sul tavolo. Per gli azionisti Mps è una buona notizia. Ma qui sta anche il paradosso: la strategia costruita per difendere il Monte dall’offerta di Intesa rischia di avere ottenuto soprattutto il risultato di renderla più conveniente. Una specie di eterogenesi dei fini applicata alla finanza. Resta, come si diceva, il conto della battaglia, mentre il mercato considera l’esito dell’Opas sempre meno incerto. E qui il Cda prima o poi dovrà porsi una domanda: fino a quando si difende un progetto industriale e quando diventa difficile distinguere quel progetto dalla permanenza di chi lo ha costruito? Lovaglio intanto continua il road show e prova a convincere investitori e mercato che la partita sia ancora aperta. È il suo mestiere e, finché resta amministratore delegato, anche il suo diritto. Solo che la Lovaglieide sembra arrivata ai titoli di coda.

La battaglia ormai è finita, quando Siena ne prenderà atto?
Banco Bpm si è fermata davanti a Crédit Agricole, Banca Generali davanti a Generali. La passivity rule ha complicato il percorso, Intesa ha trasformato il 29 ottobre nel referendum che Lovaglio non voleva e Delfin ha cambiato campo. Resta quell’aumento di 800 milioni strappato a Intesa. Per gli azionisti Mps non è poco. Per Lovaglio, però, è una vittoria singolare: dopo mesi trascorsi a cercare un’alternativa a Intesa, il risultato più concreto potrebbe essere stato quello di rendere Intesa più conveniente. A questo punto la domanda non è più se la battaglia sia finita. Ma quanto tempo occorrerà perché a Siena ne prendano atto.
Ft: «SpaceX punta a raccogliere 40 miliardi per comprare chip Nvidia»
SpaceX, la società di Elon Musk, punta a raccogliere 40 miliardi di dollari per acquistare chip Nvidia, rafforzando così la sua scommessa sulla tecnologia avanzata dell’azienda di Santa Clara. Lo riporta il Financial times, secondo cui SpaceX sta cercando di raccogliere circa 10 miliardi di dollari in prestiti bancari e 30 miliardi di dollari in obbligazioni con rating di investimento per finanziare l’ordine.
L’operazione rafforzerebbe i rapporti tra le due realtà
L’accordo rafforzerebbe i legami tra SpaceX e Nvidia, dopo che Musk si è impegnato a investire massicciamente nella tecnologia del gruppo per le sue iniziative nel campo dell’intelligenza artificiale. Rappresenterebbe inoltre un successo per Nvidia, che si trova a fronteggiare una crescente concorrenza da parte dei produttori di chip che mirano a sfidare il suo dominio nel settore dei semiconduttori avanzati. «Abbiamo deciso di basarci esclusivamente su Nvidia perché riteniamo che l’architettura Vera Rubin sia la migliore», ha affermato Musk durante la presentazione dei risultati finanziari di SpaceX ad agosto, riferendosi alla piattaforma di intelligenza artificiale all’avanguardia di Nvidia.
Peste in Siberia, gli Usa esortano la Russia a fornire informazioni
Dato che l’amministrazione Trump sta faticando a ottenere risposte chiare sulla morte della ricercatrice russa impiegata presso un istituto dedicato allo studio della peste, che ha fatto scattare l’allarme per un possibile caso di peste polmonare, ha emesso una comunicazione diplomatica formale, detta démarche, esortando Mosca a rilasciare informazioni sull’accaduto. «Abbiamo richiesto ufficialmente ulteriori informazioni al governo russo», ha dichiarato un portavoce del Dipartimento di Stato secondo quanto riportato dalla Cnn. «Siamo inoltre in contatto ufficiale con altri Paesi in tutto il mondo per condividere informazioni». Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha evidenziato che «è dovere della Russia condividere maggiori informazioni con il mondo». Ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca, Trump ha annunciato di avere in programma una telefonata con Putin per parlare della questione.
Intanto l’ambasciata Usa in Russia invita a lasciare il Paese
Intanto l’ambasciata Usa in Russia ha diramato una nota affermando di star seguendo la situazione da vicino, ammettendo che «il governo degli Stati Uniti ha capacità limitate di assistere i cittadini statunitensi in Russia, specialmente al di fuori di Mosca». Ha quindi ricordato che «l’avviso di viaggio di livello 4 del dipartimento di Stato (Non Viaggiare) per la Russia rimane in vigore e afferma che i cittadini statunitensi attualmente in Russia dovrebbero partire immediatamente». I cittadini statunitensi che pianificano un viaggio in Russia «sono nuovamente fortemente invitati a non recarsi in Russia a causa del rischio di detenzione ingiustificata e di preoccupazioni per la sicurezza». L’avviso era stato emesso in relazione alla guerra in Ucraina.
Meloni ricorda il 7 ottobre: «Rinnoviamo l’impegno contro l’antisemitismo»
Tre anni fa, il 7 ottobre 2023, «gli attacchi terroristici di Hamas massacravano uomini, donne e bambini, aggredivano giovani riuniti per ascoltare musica, strappavano persone innocenti alle loro famiglie per trascinarle nella prigionia». Oggi «ricordiamo le vittime di quella barbarie e rinnoviamo la nostra vicinanza ai loro cari, a chi ha subito l’orrore del sequestro e al popolo israeliano». Lo riporta una nota di Palazzo Chigi diramata nel terzo anniversario dell’attacco di Hamas a Israele.
«Italia continuerà a lavorare per la soluzione a due Stati»
«Il tempo trascorso non attenua la gravità di quei crimini. Nessuna causa può giustificare il massacro deliberato di innocenti. Ricordarlo significa anche rinnovare l’impegno contro ogni forma di antisemitismo», continua il comunicato. «Proprio in nome della tutela di tutta la popolazione civile coinvolta, non possiamo restare indifferenti davanti alle drammatiche e inaccettabili sofferenze degli abitanti di Gaza o alla violenza crescente di cui sono vittime i civili palestinesi in Cisgiordania. La spirale di violenza deve essere interrotta». Infine: «L’Italia continuerà a lavorare per una pace che garantisca agli israeliani sicurezza e ai palestinesi un futuro di libertà e dignità, nella prospettiva di due Stati che vivano l’uno accanto all’altro all’interno di confini riconosciuti. Un futuro nel quale il terrorismo non abbia spazio e nessun bambino debba crescere nella paura e nell’odio».
Legge elettorale, il governo incassa la fiducia sugli articoli 1 e 2
Via libera della Camera anche alla seconda fiducia posta dal governo sull’articolo 2 della legge elettorale, relativo al sistema di elezione del Senato. I voti a favore sono stati 227, i contrari 149 e gli astenuti tre. La terza e ultima fiducia, sull’articolo 3, sarà votata mercoledì 7 ottobre – alle 9 le dichiarazioni di voto, mentre il voto per appello nominale non inizierà prima delle 10.50. Al termine e fino alle 13.30 si passerà alla votazione dell’articolo 8. Dalle 16:15, con eventuale prosecuzione notturna, si andrà avanti con gli ordini del giorno. Giovedì l’ultimo passaggio. Dalle 10.30 si svolgeranno le dichiarazioni di voto finale sul provvedimento in diretta tv. La votazione, come chiesto dalle opposizioni, sarà a scrutinio segreto e inizierà non prima delle 12:30.
La Rete contro la riforma: «Depositeremo i ricorsi»
Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete contro la riforma della legge elettorale che riunisce organizzazioni, associazioni, comitati di costituzionalisti, giornalisti, avvocati e cittadini, ha annunciato che «i ricorsi sono in via di redazione e saranno pronti per essere depositati nei tribunali non appena entrerà in vigore la legge, con l’obiettivo di un rinvio degli atti alla Corte costituzionale». Lo scopo, ha spiegato, è che «la pronuncia della Corte arrivi nei tempi utili» per le elezioni.
Altri due arrivi pesanti a QN di LMDV: ecco chi sono
A un mese dall’uscita in edicola del nuovo Qn di Leonardo Maria Del Vecchio si completa la squadra con altri due colpi a sorpresa. A fare più scalpore è sicuramente l’arrivo di Carmelo Lopapa, capo del Politico di Repubblica, che guiderà la redazione di Roma con la qualifica di vicedirettore e tornerà a lavorare con Mario Orfeo. Ma inaspettata è anche la scelta di Antonio Atte, cronista dell’Adnkronos caro al meloniano direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, per seguire Palazzo Chigi e la campagna elettorale del centrodestra.
Voto anticipato: il testacoda di Malan agita gli alleati
Una volta che sembra filare tutto liscio, con la maggioranza che si appresta a dare il via libera finale alla nuova legge elettorale senza grossi incidenti, a inciampare è un big di Fratelli d’Italia, Lucio Malan.
Il Melonellum passa in secondo piano
Il capogruppo meloniano al Senato, politico ‘navigato’ con sei legislature alle spalle – prima un passaggio con la Lega Nord poi con Forza Italia e infine con FdI – parla di Politiche anticipate a maggio, salvo poi correggersi dopo poche ore affermando che si arriverà alla fine della legislatura (autunno 2027). Le dichiarazioni contraddittorie del presidente dei senatori di FdI animano i capannelli del Transatlantico in un giorno in cui la legge elettorale incassa due voti di fiducia su altrettanti articoli della norma. Nessuno però pensa più al Melonellum: tutti riflettono sulla data del voto e sulla ragione di una correzione così repentina da parte di Malan. Non è infatti un mistero che FdI non troverebbe niente di strano nella possibilità di anticipare la fine della legislatura: hanno evocato in passato questa ipotesi alcuni big del partito come il responsabile organizzazione Giovanni Donzelli, l’ex presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama e sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni e, ultimo in ordine cronologico, il presidente del Senato, Ignazio La Russa.
La correzione repentina per rassicurare Lega e FdI
«La scadenza com’è noto è cinque anni, abbiamo votato a settembre e quindi si potrebbe rivotare a settembre», è il ragionamento fatto da Malan. «Il difetto di votare a settembre è che hai poco tempo per la campagna elettorale e poi bisogna fare la legge di bilancio che è una cosa molto delicata, per cui potrebbe esserci l’esigenza di votare a maggio. Potrebbe avere un senso votare insieme alle Comunali». Il dirigente di FdI si corregge subito dopo: «Per quanto ci riguarda, la legislatura va fino in fondo e cioè fino all’autunno del 2027, ferme restando le prerogative del capo dello Stato». La puntualizzazione – forse non a caso – contiene un richiamo al presidente della Repubblica, cui spetta la prerogativa di sciogliere in anticipo le Camere dopo aver constatato l’assenza di una maggioranza parlamentare. Forse, alla vigilia di un voto scivoloso come quello segreto sulla legge elettorale, la correzione serve anche come captatio benevolentiae nei confronti degli alleati riottosi di Lega e Forza Italia, che vedono come fumo negli occhi la possibilità di un voto anticipato.

L’incognita Vannacci e i calcoli del centrodestra
Il problema della data del voto, nella maggioranza, si intreccia a doppio filo con quello della crescita del partito fondato da Roberto Vannacci. I partiti del centrodestra sono divisi, anche al loro interno, tra chi vorrebbe arrivare all’autunno del 2027, per cercare di recuperare terreno, come la Lega di Matteo Salvini scesa al 4,5 per cento nell’ultimo sondaggio del Fatto quotidiano, e chi invece vuole togliere tempo a Vannacci, convinto che il trend del generale sia ancora in crescita. Anche in FdI e ai ‘piani nobili’ di Palazzo Chigi è in corso una riflessione. Ma nell’entourage della presidente del Consiglio ci sono alcuni che ritengono ancora che più passa il tempo più l’ex generale sia destinato a ‘sgonfiarsi’ riducendo, insieme alle percentuali, l’eventuale danno che potrebbe arrecare al centrodestra alle elezioni.

Certamente, con il via libera definitivo al Melonellum, i leader della maggioranza faranno il punto, commissioneranno sondaggi, elaboreranno previsioni. E cominceranno a riflettere seriamente sulla data del voto, che comunque dovrà scavallare la metà di aprile per consentire ai parlamentari di maturare il “vitalizio“. E non andare molto oltre la metà di maggio se si vuole fare l’accorpamento con le Amministrative, perché ci deve essere il tempo per fare i ballottaggi entro l’inizio di giugno, data di chiusura delle scuole. Un tema che non depone a favore dello scenario di voto in conclusione della legislatura è poi, nel dibattito interno alla maggioranza e a FdI, quello della tenuta di FI e Lega, in discesa nei sondaggi anche a causa di leader – Salvini e Antonio Tajani – dalle immagini sempre più appannate. Dopo l’ok alla nuova legge elettorale tutto sarà più chiaro.
Televisione: La serie Small Prophets arriva su Apple TV
La commedia alchemica creata da Mackenzie Crook è adesso disponibile fuori dai confini britannici
Trasmessa originariamente lo scorso febbraio sul secondo canale della BBC, la serie britannica Small Prophets arriva adesso su Apple TV, pronta per farsi scoprire dal pubblico internazionale. Creata, scritta e diretta da Mackenzie Crook (Pirati dei Caraibi, Game of Thrones), la commedia alchemica vede Pearce Quigley (The Gentleman) nei panni del protagonista Michael Sheep, affiancato da Lauren Patel (Kacey), Sir Michael Palin (Brian), Sophie Willan e Jon Pointing (i vicini impiccioni), e lo stesso Crook (Gordon). I sei episodi che compongono la prima stagione della serie – già... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Televisione - 7 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Editoria: L’abisso oltre i sogni di Peter Hamilton
Capace di inghiottire intere flotte la gigantesca anomilia chiamata Vuoto domina il centro della galassia: ora qualcuno ha deciso di sfidarlo.
Il Vuoto è una strana e misteriosa anomalia al centro della galassia che minaccia l'esistenza di tutto ciò che esiste, una specie di voragine che inghiotte tutto quello che vi entra. Nel 3326 Nigel Sheldon, architetto e uno dei fondatori del Commonwealth, riceve la visita di un guardiano del Vuoto, un alieno che lo convince a partire per una missione del tutto folle: entrare nel Vuoto e scoprire quale mistero celi. Sheldon accetta la sfida e una volta dentro il Vuoto quello che scopre cambierà il destino della galassia. Urania Jumbo di ottobre ospita la prima... - Leggi l'articolo
Notizie - Editoria - 7 ottobre 2026 - articolo di Giampaolo Rai
Vannacci contro Cerno sulle fasce protette in tv: «Ha gusti invertiti»
Fasce protette, gusti invertiti, gusti normali, propaganda gender. Va in scena il duello a distanza tra Roberto Vannacci e Tommaso Cerno. Secondo l’ex generale, il direttore de Il Giornale «si è inventato che Futuro Nazionale voglia proibire a chi ha gusti omosessuali di comparire in tv», ha sbottato all’AdnKronos. «Non so se chi ha gusti invertiti abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità, ma le regole in televisione saranno uguali per tutti: in fascia protetta, quando ci sono i bambini davanti allo schermo, la propaganda gender e omosessualista non deve poterla fare né chi ha gusti omosessuali né chi ha gusti eterosessuali».

Il casus belli: 2 Di Picche e le fasce protette invocate da FN
Ma da cosa nasce l’attacco? Lunedì Cerno aveva criticato le posizioni di FnV sulle fasce protette in tv. «Pensate che meraviglia, in Rai c’è il pluralismo, e nel pluralismo ci vuole anche Cerno ogni tanto, perché non si capisce perché chiunque può dire tutto e io no», aveva detto il giornalista al debutto della seconda stagione di 2 Di Picche su Rai2. «Ci provano in tutte le maniere: ho sentito dire pure che siccome sono omosessuale dovrei andare in fascia protetta, l’ha detto il generale Vannacci. Io credo che la fascia più protetta di così non possa essere, perché le 14 è protetta dalla democrazia dalle famiglie, dalle persone normali a cui ti rivolgi. E se vogliono ribellarsi si ribellano, la loro protezione viene dalla libertà, caro generale». Anche perché, aveva fatto notare, «se togli tutti i gay dalla televisione dopo non ci resta nessuno, devono mandare la pubblicità praticamente dalle otto di mattina a mezzanotte». Una punzecchiatura, quella del direttore, che non stupisce e che suona come una provocazione per mandare in tilt Vannacci. A metà settembre infatti il quotidiano degli Angelucci aveva sganciato in prima pagina un’inchiesta sui conti che non tornano del «generale super fetecchia» firmata dall’ex Espresso Lirio Abbate. Un modo forse per proteggere Giorgia Meloni dalla minaccia elettorale proveniente da destra.
Esclusivo – Vannacci ai raggi X. I conti che non tornano del generale “super fetecchia” https://t.co/IIC11ErzFE
— Tommaso Cerno (@Tommasocerno) September 15, 2026
Vannacci: «Cerno di spazio ne ha dappertutto. Di che si lamenta?»
L’ex generale non ci sta. «Cerno che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti, di spazio ne ha dappertutto: ha fatto il senatore del Partito Democratico, è stato dirigente di Arcigay, oggi è direttore de Il Giornale e fa il guru del centrodestra, ha addirittura una trasmissione in Rai». «Ma di cosa si lamenta?», ha concluso Vannacci. «A me, per esempio, son sempre piaciute le donne e ciò non mi ha garantito né una citazione eterna nella Commedia di Dante né il patentino di ‘sparare minchiate’, come dice lui, tantomeno sulla pelle dei bambini».

Il giornalista: «Faccia come crede, decideranno gli italiani»
Cerno non perde tempo e da Il Giornale risponde al generalissimo: «Chi non argomenta ma insulta non ha contenuti, d’altra parte conosco bene questo problema perché è quello che la sinistra ha da sempre. Mi insulta perché non ha nulla da dire nel merito, faccia come crede, decideranno gli italiani».

Cossutta, l’outsider di sinistra a Milano con una soluzione choc per San Siro
A 100 anni di distanza dalla nascita di Armando, partigiano e poi parlamentare del Partito comunista, il cognome Cossutta torna d’attualità sulla scena politica. Questa volta a scendere in campo è sua nipote Carlotta, 39enne docente di filosofia all’Università Statale di Milano. Attivista femminista e in passato anche dei movimenti studenteschi, è la settima candidata alle Primarie che devono decidere il candidato sindaco del centrosinistra sotto la Madunina. Lei stessa aggiunge l’aggettivo «virtuale» alla sua candidatura e a tutte le altre, visto che ancora non è ufficiale che si vada ai gazebo e non si sa eventualmente con quali regole.
Un certo affollamento sul versante a sinistra
Di certo è impossibile non notare come sul versante sinistro della coalizione ci sia un certo affollamento: le proposte di Cossutta rischiano di sovrapporsi a quelle di Pierfrancesco Majorino, Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis (e all’ultimo pare essersi aggiunto anche Gilberto Rossi dei Verdi). «Il fatto che ci siano più voci è un bene, perché ognuno porta dei temi diversi e quindi si può stimolare la partecipazione, ultimamente un po’ sopita», spiega Cossutta a Lettera43.
«Li sento tutti piuttosto vicini perché abbiamo molte cose in comune, ma forse la differenza sta nel metodo: io vengo da esperienze di attivismo che mi hanno insegnato come attingere a saperi già presenti nella società possa stimolare un progetto che parte dal basso». Cossutta esprime stima anche nei confronti degli altri candidati in pectore, cioè Mario Calabresi, Anna Scavuzzo ed Emmanuel Conte, ma dovendo scegliere il più lontano da sé indica l’ex direttore di Chora: «Ancora non ci sono stati dei confronti, per cui non è facile indicarne uno. Dico Calabresi anche se io e lui siamo gli unici due outsider, ma con percorsi diversi. Io sono molto radicata nei movimenti, lui invece lo è nel mondo della cultura, dal quale è entrato in politica».
La politica ambientale e il tema della casa al centro del programma
Pur sostenuta da Alleanza Verdi e Sinistra, a cui è vicina, Cossutta si definisce una candidata civica: «La mia proposta nasce in seno al mondo della sinistra, ma fuori dall’ambito istituzionale. La considero un’occasione per richiamare la partecipazione sui temi che riteniamo fondamentali. Il primo è la necessità di rendere Milano vivibile per chi ci lavora. In questi anni sono stati espulsi pezzi della popolazione e quindi dobbiamo lavorare sia sul tema della casa che più in generale sulla tutela degli spazi pubblici, sui quali le decisioni spettano solo alla politica. Il secondo consiste nell’adattarsi ai cambiamenti della città, che oggi è fatta prevalentemente di nuclei composti da una sola persona: questo però non significa essere soli, perché ci sono reti di amicizia e solidarietà che il Comune deve incentivare. Il terzo è la politica ambientale e, dopo la torrida estate che abbiamo passato, credo che non serva spiegarne il perché».

Se Cossutta diventasse sindaca, il suo primo provvedimento sarebbe l’istituzione di un registro dei legami familiari scelti, affinché la rete del welfare abbracci appieno tutte le tipologie di famiglia. Tra le priorità inserisce anche il potenziamento del decentramento: «Dando più potere ai municipi aumenterebbe la capillarità delle politiche territoriali». Sul podio delle urgenze, come detto, c’è anche il tema della casa: «Punterei sia sull’edilizia popolare, sia sul dialogo con le cooperative, ma anche con i privati, finalizzato ad avere case accessibili anche per chi oggi non ce la fa».

«La politica non è stata in grado di impedire la gentrificazione»
Rispetto al delicato tema di chi propone nuove idee per la città, ma evidentemente non può sconfessare l’operato della propria parte politica, Cossutta opera un discrimine: «Chi vive a Milano da tempo sa bene che oggi è meglio rispetto a quando governava il centrodestra e tutto era più difficile, da tanti punti di vista. Però in questi 15 anni la città è cambiata, anche a seguito di scelte dell’amministrazione, e forse non sono stati osservati con sufficiente attenzione alcuni fenomeni. Su tutti la gentrificazione, frutto di scelte effettuate sicuramente in buona fede, ma che si sono poi rivelate un boomerang. Credo che su questo sia mancata una direzione politica forte, in grado di contrastarne gli effetti negativi».
La proposta più forte: retromarcia sulla vendita di San Siro
Tra gli aspetti più critici dell’amministrazione uscente, Cossutta cita l’alienazione di San Siro e non solo perché è il tempio in cui nonno Armando celebrava la sua passione viscerale per l’Inter. Per la docente si tratta di una scelta sbagliata, ma non di un’operazione irreversibile: «Si può sempre tornare indietro, anche se trovarsi di fronte alle cose fatte, come in questo caso, rende tutto più difficile. È stato commesso un evidente errore ed è necessario trovare un modo per correggerlo. Con quali strumenti amministrativi? È tutto da vedere, ma di certo serve una svolta: non si deve più dare patrimonio pubblico ai privati, ma al contrario bisogna riprenderselo. San Siro compreso».
Austria, le fibrillazioni della Spö favoriscono l’estrema destra di Kickl
Un’uscita di scena a tappe, da qui al prossimo anno. È quella annunciata dal vicecancelliere della Spö Andreas Babler, che lo scorso fine settimana ha così messo fine alle speculazioni che da tempo giravano nei palazzi viennesi. Babler è diventato il capro espiatorio alla fine di una lunga lotta interna alla socialdemocrazia austriaca, ormai in caduta libera, secondo un modello che fa scuola un po’ in tutta Europa, a partire dalla vicina Germania. La Spö di Babler è al governo insieme con i conservatori della Övp del cancelliere Christian Stocker e i liberali di Neos, una coalizione a tre che sta subendo la pressione dell’estrema destra. I sondaggi danno la Fpö di Herbert Kickl come primo partito con quasi il 40 per cento, più di Övp e Spö messe insieme. Babler è stato sostanzialmente spinto alle dimissioni alla luce di un quadro che per i partiti tradizionali moderati è alquanto buio.

La mossa di Zeiler e le resistenze della Spö
La fronda intestina alla Spö, con gli oppositori interni che considerano il leader del partito il principale responsabile dei pessimi risultati al governo, ha subito un’accelerazione quando qualche giorno fa è uscito allo scoperto Gerhard Zeiler – membro del partito, ma soprattutto top manager di successo in patria e all’estero – annunciando di voler imprimere una nuova rotta. Zeiler si è dunque candidato alla successione. Con una lunga intervista rilasciata domenica scorsa alla Kronen Zeitung, il quotidiano popolare più letto e venduto in Austria, Zeiler ha annunciato la sua discesa in campo, anche se all’interno del partito incontra parecchia resistenza. Così, invece di un’incoronazione per acclamazione, la Spö ha approvato il piano di Babler, con una transizione meno traumatica e spettacolare: il passaggio di consegne a Markus Marterbauer, l’attuale ministro delle Finanze, è previsto infatti solo per l’inizio del 2027. La data esatta rimane tuttavia da definire a causa delle cure oncologiche a cui il successore designato si sta sottoponendo. È probabile che Marterbauer raccoglierà anche l’eredità di Babler alla guida del partito, nonostante le ambizioni di Zeiler, che hanno suscitato più di qualche malumore.

L’estrema destra si appella al presidente Van der Bellen
Il 71enne Zeiler, attivo nella Spö sin dagli Anni 80 e successivamente affermatosi nel settore dei media prima in Germania e poi negli Stati Uniti, oggi è presidente della Warner Bros. Discovery International, e potrebbe in teoria dare nuovo slancio e un tocco di respiro internazionale alla sonnecchiante socialdemocrazia austriaca. Dopo aver sfidato apertamente Babler però sembra aver già esaurito la spinta. Quel che è certo è che il governo austriaco si trova nel mezzo di una nuova burrasca che la Fpö di Kickl cerca di cavalcare: l’estrema destra ha infatti chiesto l’intervento del presidente Alexander Van der Bellen, mettendo in evidenza come le turbolenze del partito di coalizione mettano a rischio i meccanismi governativi. Per la Fpö il progetto della coalizione a tre è di fatto fallito e c’è bisogno di un intervento della Hofburg – il Quirinale austriaco – per aprire la strada a nuove maggioranze, più stabili.

L’esempio della AfD in Germania
In sostanza, l’opposizione chiede elezioni anticipate che potrebbero portare Kickl alla cancelleria, dopo il fallito tentativo del 2024. In teoria il voto è previsto nel 2029, ma gli austriaci potrebbe essere chiamati alle urne prima della scadenza naturale. La Fpö anche due anni fa era uscita vincitrice dalle elezioni con quasi il 29 per cento, davanti a Övp e Spö, senza riuscire però a formare un governo a causa dell’ostracismo dei conservatori, che avevano preferito l’alleanza con socialdemocratici e liberali. Il prossimo anno si terranno due elezioni regionali, in Tirolo e Alta Austria, oltre a vari appuntamenti locali amministrativi, che potranno ulteriormente scuotere le già fragili basi della coalizione moderata a Vienna. Come in Germania, dove Alternative für Deutschland ha messo in scacco i partiti tradizionali, per ora solo a livello di Länder, cioè di regioni (martedì è stato eletto in Sassonia Anhalt Tobias Rausch, il primo presidente dell’AfD in un parlamento regionale) la Fpö di Herbert Kickl sta allargando il proprio potenziale elettorale grazie all’inefficienza altrui, cavalcando il populismo sovranista: per il futuro prossimo non sembra che né il cancelliere Stocker né i suoi alleati, da Babler a Marterbauer passando per lo stesso Zeiler, potranno ridimensionarne il consenso, per lo meno senza cambiare le politiche di governo.

Legge elettorale, ok della Camera alla fiducia sull’articolo 1
Con 226 sì, 147 no e tre astenuti, la Camera ha dato il via libera alla fiducia posta dal governo sull’articolo 1 del testo di riforma della legge elettorale, che disciplina l’elezione della Camera con il nuovo sistema proporzionale con premio di maggioranza e l’introduzione delle preferenze. Si procederà ora a votare, con la stessa modalità, l’articolo 2 (che riguarda analogamente l’elezione del Senato).
Braga (Pd): «Schiaffo al Parlamento e tradimento delle donne»
Le tre fiducie poste dal governo «sono uno schiaffo al Parlamento» secondo la capogruppo del Pd alla Camera Chiara Braga. «Le istituzioni non sono proprietà della maggioranza, sono la casa di tutti. Questa é una legge che sfida la Costituzione e, quindi, l’Italia libera e democratica», ha detto annunciando un no convinto. Ha poi parlato di «tradimento sulla pelle delle donne»: «Già oggi nessuna donna guida una commissione e nessuna donna guida gruppi di maggioranza, perché gli uomini scelgono altri uomini. E con questa legge il quadro sarà ancora più buio».
Baldino (M5s): «Fiducia prova di debolezza del governo»
«Se non vi fidate dei vostri parlamentari perché gli italiani si dovrebbero fidare di voi?». Così Vittoria Baldino, vicepresidente del Movimento 5 stelle, rivolgendosi alla maggioranza durante le dichiarazioni di voto. «Mettete la fiducia perché abbiamo visto cosa succede quando i vostri parlamentari si sentono liberi di votare. Questa fiducia non è una prova di forza ma di un’estrema debolezza politica, è la paura del Parlamento, dei franchi tiratori e dei vostri parlamentari».
Crans-Montana, Jessica Moretti chiede l’indennità per infortunio nell’incendio
Jessica Moretti, proprietaria del locale di Crans-Montana teatro della strage di Capodanno (41 morti e 115 feriti), potrebbe percepire un’indennità giornaliera per la «perdita di guadagno causata dai danni alla salute» conseguenti all’incendio. La pratica, secondo la legge svizzera per gli infortuni sul lavoro, è al vaglio dell’assicurazione Zurich che, in una lettera riportata nel dossier dell’indagine, ha chiesto alla procura del Cantone del Vallese il nulla osta per l’eventuale versamento, che è stato accordato. Jessica e il marito Jacques sono i principali indagati nell’inchiesta sul rogo del Constellation. Lei è sottoposta alla misura cautelare dell’obbligo di firma e deve rimanere nella sua abitazione di Lens. Suo marito si trova in carcere con l’accusa di averla picchiata e ci rimarrà, secondo quanto disposto dal tribunale, almeno fino all’11 novembre. In un rapporto della polizia cantonale, incaricata di sorvegliare sul rispetto delle restrizioni, la donna avrebbe espresso «timori», in vista delle festività di fine anno e dell’anniversario del rogo, «ritenendo che i media saranno di nuovo attivi su questa vicenda» e temendo «eventuali atti isolati da parte di parenti delle vittime».
Mundys presenta la nuova stagione del podcast Fly me to the moon
Torna Fly me to the moon – Futuri in arrivo, il podcast ideato e promosso da Mundys e condotto dal giornalista Riccardo Luna, con una seconda stagione dedicata alle persone, alle tecnologie e alle idee che stanno già cambiando il nostro modo di vivere e immaginare il futuro. Prodotta da MoST, la nuova stagione amplia lo sguardo su alcune delle trasformazioni più rilevanti del nostro tempo, dall’intelligenza artificiale alla robotica, dalla cybersecurity alla salute mentale, dalla sovranità tecnologica al futuro del lavoro e della scuola. Al centro, ancora una volta, non ci sono soltanto le tecnologie, ma soprattutto le persone che le stanno progettando, studiando e utilizzando per affrontare le sfide del presente.
Ospiti e temi delle puntate
Le nove puntate, registrate all’interno dell’Innovation hub dell’aeroporto di Roma Fiumicino, primo acceleratore di startup in Europa nel cuore di un aeroporto, affrontano così alcuni dei temi più importanti del dibattito contemporaneo.

Silvia Wang, cofondatrice di Serenis, racconta il rapporto tra psicoterapia, nuove generazioni e intelligenza artificiale. Daniele Pucci, ricercatore e imprenditore, porta la robotica umanoide dalla ricerca all’industria e riflette sulla sfida europea. Giorgio Metta, direttore scientifico dell’Istituto italiano di tecnologia, immagina il mondo del 2100 tra robot, medicina, AI e trasformazione del lavoro. La stagione affronta anche la sovranità tecnologica e la cybersecurity, con l’imprenditore Gianni Cuozzo, e il rapporto tra tecnologia, impresa e umanesimo con Andrea Pezzi. La prima chief information officer del Cern, Enrica Porcari, riflette invece sul futuro dell’AI, sulla condivisione della conoscenza e sul ruolo delle competenze umanistiche nell’innovazione. Francesca Cavallo, autrice di Storie della buonanotte per bambine ribelli, sposta il focus sull’educazione dei maschi e sulla costruzione dell’identità nell’era dei social e degli algoritmi. Tra gli ospiti anche Andrea Colamedici, che parte da un sorprendente esperimento editoriale costruito con l’AI per interrogarsi sul passaggio dalla post-verità alla post-realtà.
Dove ascoltare il podcast
Con la seconda stagione, Fly me to the moon prosegue il suo viaggio attraverso i futuri in arrivo, mettendo in dialogo scienza, tecnologia, impresa e cultura e cercando, attraverso storie personali e prospettive originali, di trasformare l’innovazione da tema per specialisti a una conversazione che riguarda tutti. I nuovi episodi, della durata di circa 30-50 minuti, sono disponibili sulle principali piattaforme di ascolto e sui canali digitali (Spotify, Apple podcast e YouTube), sulla pagina web del Corriere della Sera e sul sito e i social di Mundys.
Commissariamento Figc, Malagò commissario all’unanimità per la Giunta Coni
La Giunta esecutiva del Coni ha votato all’unanimità il commissariamento della Federcalcio, affidando l’incarico di commissario all’attuale presidente Giovanni Malagò. La nomina dovrà essere ratificata dal Consiglio nazionale, convocato per le 14. La scelta è frutto dell‘intesa di mediazione tra due “schieramenti”, contrapposti al voto alla vigilia della Giunta, raggiunta nell’incontro che ha preceduto la riunione dell’esecutivo tra il presidente del Coni Luciano Buonfiglio e quello della Figc Giovanni Malagò. L’ultimo commissario Figc fu nel 2018 Roberto Fabbricini, nominato dalla Giunta Coni presieduta dallo stesso Malagò.
Il caso del mancato tesseramento di Malagò
Il Coni era chiamato a valutare se la Figc avesse violato le regole fondamentali ammettendo la candidatura di Malagò. La vicenda riguardava il mancato tesseramento di Malagò al momento dell’elezione. L’articolo 29 dello statuto Figc stabilisce infatti che alle cariche federali possono essere eletti o nominati soggetti «in regola con il tesseramento alla data di presentazione della candidatura». La Figc sostiene che essere in regola non voglia dire essere già tesserati, mentre la procura generale dello Sport ha ritenuto che il requisito presupponga l’esistenza di un tesseramento.
Stagione finita per Sinner: «Ginocchio necessita di ulteriore trattamento»
Su consiglio del suo staff medico, Jannik Sinner non gareggerà più nel corso della stagione 2026 per sottoporsi a un trattamento per un’infiammazione al ginocchio. Ad annunciarlo è stato lo stesso tennista in un video condiviso sui social: «La stagione è ufficialmente conclusa, con il mio staff abbiamo deciso che il mio ginocchio ha bisogno di un ulteriore trattamento». Niente Atp Finals, dunque. «Il finale delle ultime stagioni, specialmente a Torino, mi ha regalato bellissime emozioni e sentimenti, ma quest’anno andrà diversamente visto che devo pensare alla mia carriera a lungo termine. Farò tutto il possibile per tornare al 100 per cento», ha spiegato ringraziando tutti per il supporto.
Binaghi: «Tutela dell’integrità fisica viene prima degli impegni»
Questo il commento del presidente della Fitp Angelo Binaghi: «La tutela dell’integrità fisica di Jannik viene prima di qualsiasi risultato e di qualsiasi impegno agonistico. È una priorità assoluta, che deve guidare ogni scelta. In questo momento la cosa più importante è che possa recuperare pienamente e affrontare con serenità il percorso che lo attende. Lo aspettiamo a braccia aperte, con la stima e l’affetto di sempre, e con la certezza che tornerà in campo quando sarà nelle condizioni migliori per farlo. La Federazione sarà al suo fianco, come sempre».
I piani centristi di Meloni preoccupano Calenda, un chirurgo plastico per Vannacci e le altre pillole del giorno
Giorgia Meloni è ormai in modalità aspirapolvere: per raggiungere il famigerato 42 per cento che le permetterebbe di accomodarsi per altri cinque anni a Palazzo Chigi (salvo trasferimento a edificio più prestigioso, e ci siamo intesi) ha bisogno di ogni zerovirgola disponibile, per compensare il calo di Lega e Forza Italia. Così guarda al centro.

In quest’ottica va letta la benedizione di FdI alla nascita di Sindaci d’Italia, una sorta di listone civico di centrodestra battezzato domenica scorsa ad Assisi. L’operazione non è piaciuta troppo ai centrini sparsi per l’Italia e soprattutto a Carlo Calenda. Il più fedele degli avversari di Meloni teme infatti che questo listone – sempre che riesca a correre – finisca per andare a pescare nel suo elettorato, ma pure nel suo ceto politico. La scommessa di Calenda è che Meloni, senza l’alleanza con Roberto Vannacci, non riuscirà a ottenere il premio di maggioranza e avrà bisogno di lui per formare il governo dopo le elezioni. Se però Giorgia inizia a pescare nel suo stesso stagno elettorale, per Calenda si mette male…

Futuro Nazionale ha già bisogno di un ritocchino?
Roberto Vannacci cresce ancora in Campania: martedì ufficializza il passaggio a Futuro Nazionale l’ex sindaco di Torre del Greco Ciro Borriello. Già parlamentare di Forza Italia, Borriello sarà responsabile provinciale di FnV a Napoli. L’uomo non è nuovo ai cambi di casacca: ha militato nella Dc, in FI, nell’Udeur e pure in Italia dei Valori. Vannacci prosegue così nell’acquisizione di esponenti politici dal voto strutturato sui territori, da unire a quello di opinione che lui stesso intercetta in prima persona. In Campania l’ex generale sta puntellando la sua rete: si va dal vicario regionale Antonio Ambrosio al responsabile agli Enti locali, Attilio Pierro (deputato ex FI); dal responsabile Organizzazione con delega alla provincia di Avellino Sabino Morano alla responsabile per l’Amministrazione Lucia Abagnale. E ancora: per la provincia di Salerno il punto di riferimento è Franco Cardiello, per quella di Caserta è Paolo Santulli mentre per il Beneventano è confermato il coordinatore regionale Catello Di Capua. Curiosità: Borriello è un chirurgo plastico di primissimo piano, evidentemente Fn ha già bisogno di un ritocchino…

Se la mostra di Keith Haring irrita il Vaticano…
Roberto Gualtieri avrebbe irritato qualcuno in Vaticano. Tutta colpa della mostra su Keith Haring, retrospettiva che raccoglie più di 140 opere dell’artista statunitense inaugurata il 6 ottobre al museo di Palazzo Braschi. Sede museale dal 1952, il Palazzo venne realizzato per volontà di Pio VI e poi venduto dalla famiglia Braschi al Regno d’Italia nel 1871. Eppure qualcuno Oltretevere, osservando alcune opere esposte, tra falli e scene hard, ha avuto da ridire rispolverando le origini papali dell’edificio. «Se avessero allestito la mostra in un museo di costruzione recente e quindi ‘senza una storia’ legata al passato, come per esempio il Maxxi, tanto per dirne uno, nessuno avrebbe avuto qualcosa da obiettare», si mugugna tra i sacri palazzi. E c’è già chi si preoccupa per lo shock che alcune opere e dettagli potrebbero provocare ai bambini che visiteranno l’esposizione. Per il momento, però, l’unica vera polemica capitolina legata al celebre artista newyorkese risale a qualche decennio fa e fu innescata dalla distruzione di due suoi murales. Il primo, realizzato da Haring sulla facciata sinistra del Palazzo delle Esposizioni, venne cancellato dal Comune nel 1992 in occasione della visita di Mikhail Gorbachev. Il secondo, dipinto sulle barriere trasparenti del Ponte Pietro Nenni lungo la linea A della metro, fece la stessa fine nel 2001.
60 under 30, all’Università Link l’evento che unisce giovani talenti e leader politici
Si rinnova l’appuntamento con i giovani che stanno cambiando il Paese grazie all’evento 60 under 30, la cui quarta edizione andrà in scena venerdì 9 ottobre 2026 dalle ore 14.00 presso gli spazi dell’Università degli Studi Link di Roma. Il riconoscimento vedrà anche la partecipazione di leader istituzionali protagonisti della scena politica contemporanea, pronti ad alternarsi sul palco con i 60 giovani premiati. Ad assistere agli speech saranno centinaia di ragazzi che ogni anno prendono parte all’evento gratuito, ideato e promosso da POLITICA e La Giovane Roma. Per partecipare basterà registrarsi online su eventi.politicamag.it.
Tra gli ospiti attesi Salvini, Tajani, Renzi e Schlein
L’edizione 2026 di 60 under 30 si aprirà con i saluti di Federico Lobuono, presidente dell’associazione organizzatrice La Giovane Roma che ha dichiarato: «Siamo grati alle personalità politiche che hanno deciso di prendere parte alla nostra iniziativa, dimostrando che il dialogo con le nuove generazioni è fondamentale per disegnare l’Italia di domani». Tra gli ospiti attesi ci sono Angelo Bonelli, Carlo Calenda, Roberto Gualtieri, Maurizio Lupi, Alessandro Onorato, Matteo Renzi, Francesco Rocca, Matteo Salvini, Elly Schlein e Antonio Tajani. La giornata si chiuderà tra musica e djset – prima il live del cantautore romano Eddie Brock e poi, a seguire, le selezioni musicali dei dj resident di Room26.
Mercoledì 7 ottobre l’inaugurazione del nuovo anno accademico
L’evento arriva a due giorni dall’inaugurazione del nuovo anno accademico 2026/2027 previsto per mercoledì 7 ottobre presso l’Aula Magna Franco Frattini in Via del Casale di San Pio V. Un momento centrale per la vita dell’ateneo che, dopo il passaggio del corteo accademico, vedrà la presenza del presidente Pietro Luigi Polidori, del magnifico rettore Carlo Alberto Giusti, del presidente del Consiglio di Stato Luigi Maruotti e del prorettore Francesco Paolo Tronca. A conferire ulteriore valore alla giornata, la presenza tra gli ospiti d’eccezione di Lorenzo Fontana, presidente della Camera dei deputati.
Assegnato il Nobel per la Fisica 2026
Il Nobel per la Fisica 2026 è stato assegnato al belga Francis Louis Halzen «per il contributo decisivo all’Osservatorio di neutrini IceCube e alla scoperta di neutrini ad alta energia di origine astrofisica». Professore ordinario presso l’Università del Wisconsin-Madison, Halzen è principal investigator di IceCube presso la stazione Amundsen-Scott South Pole in Antartide, il più grande rivelatore di neutrini al mondo operativo dal 2010.
Sondaggi Swg 5 ottobre 2026, Fdi torna a crescere mentre Vannacci cala
Prima battuta d’arresto per Futuro nazionale che, secondo il sondaggio realizzato da Swg per il TgLa7 del 5 ottobre 2026, perde lo 0,2 per cento rispetto alla settimana precedente e scende sotto l’8 per cento. Di riflesso salgono invece gli altri partiti di maggioranza, soprattutto Fratelli d’Italia che guadagna lo 0,3 per cento. Sul fronte dell’opposizione torna a crescere, seppure di poco, il Partito democratico (+0,1), mentre subisce una lieve flessione il Movimento 5 stelle. Di seguito le percentuali dei singoli partiti con la differenza rispetto alla rilevazione del 29 settembre:
- Fratelli d’Italia: 27,7% (+0,3%)
- Partito Democratico: 20,7% (+0,1%)
- Movimento 5 Stelle: 12,6% (-0,2%)
- Futuro Nazionale: 7,8% (-0,2%)
- Forza Italia: 7,1% (+0,2%)
- Verdi e Sinistra (AVS): 6,6% (invariato =)
- Lega: 5,2% (+0,1%)
- Azione: 3,1% (-0,1%)
- Italia Viva: 2,3% (-0,1%)
- +Europa: 1,6% (-0,1%)
- Noi Moderati: 1,0% (invariato =)
- Avanti PSI: 1,0% (invariato =)
- Altre liste: 3,3% (invariato =)
- Non si esprime (astensione/indecisi): 29,0% (+3,0%)
Trump approva la fucilazione per l’autore della strage nella base di Fort Hood
Donald Trump ha approvato la fucilazione per Nidal Hasan, ex psichiatra dell’esercito condannato a morte nel 2009 per l’attacco nella base militare di Fort Hood nel quale uccise 13 persone e ne ferì 32. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth aveva raccomandato la fucilazione da parte di un plotone d’esecuzione dell’esercito statunitense, cosa che il presidente americano ha approvato. L’uomo aveva urlato Allah Akbar durante l’attacco. Tutti i morti tranne uno erano soldati, tra cui una soldatessa incinta che si era buttata per terra implorando perché fosse risparmiato il figlio ancora non nato. La sparatoria finì solo quando Hasan fu colpito alla schiena da un militare che aveva reagito al fuoco. L’ex psichiatra, musulmano di origini palestinesi, aveva detto di aver agito per proteggere ribelli islamici all’estero dall’aggressione degli Stati Uniti. Aveva ammesso di aver aperto il fuoco in un’affollata sala d’aspetto dove decine di soldati aspettavano l’ultima visita medica prima del dispiegamento al fronte in Iraq e Afghanistan.
Massiccio attacco ucraino sulla regione di Mosca, due morti
Nella notte tra lunedì 5 e martedì 6 ottobre 2026 la regione di Mosca è stata bersaglio di un massiccio attacco ucraino che ha coinvolto 650 droni, causando almeno due vittime e nove feriti secondo quanto dichiarato dal governatore della regione Andrey Vorobyov. Si tratta di un uomo di 71 anni, rinvenuto senza vita sotto le macerie di un’abitazione privata, e di un ragazzo di 20 anni. Il sindaco moscovita Sergej Sobjanin ha precisato che la maggior parte dei droni è stata abbattuta dalla difesa antiaerea. I velivoli ucraini sono entrati simultaneamente nella regione russa da diverse direzioni e in più ondate. Secondo quanto riportato dai canali di monitoraggio, avrebbero preso di mira un grande impianto petrolifero. Un drone ucraino avrebbe colpito il centro di produzione e distribuzione lineare di Volodarsk, vicino al villaggio di Konstantinov.
La Bulgaria: «Due navi colpite da droni sulle coste del Mar Nero»
Intanto la Bulgaria ha annunciato che alcuni droni hanno colpito due navi mercantili al largo delle coste del Paese nel Mar Nero, una delle quali è affondata e il suo equipaggio risulta disperso.
Malagò commissario della Figc di Malagò? La farsa di un Paese senza regole
La farsa è in agguato. Il vertice d’urgenza, convocato per la mattina di martedì 6 ottobre, tra il presidente del Coni e l’ex presidente del Coni potrebbe portare l’attuale presidente della Figc a essere il commissario straordinario della Figc. E che tutto ciò si riduca a due-persone-due è la cosa più prodigiosa dell’intero schema. Ma così è se vi pare.

Il Signore dell’Aniene esce dalla porta e rientra dalla finestra?
Da una parte c’è Luciano Buonfiglio, capo dello sport italiano da giugno 2025. Dall’altra c’è Giovanni Malagò, il Signore dell’Aniene che nello sport passa da una carica di vertice all’altra come se questo Paese non riuscisse a mettere altro a disposizione. È lui l’uno e trino, quello che da ex capo dello sport italiano è diventato capo del calcio italiano con sospetto di non averne i requisiti, e che per questo motivo potrebbe diventare commissario di sé medesimo. Nel frattempo è stato anche presidente della Fondazione Milano-Cortina 2026. E da fresco presidente Figc ha firmato il pateracchio che ha portato all’eliminazione della Troika Maldini–Leonardo–Pirlo.

Diventato presidente senza essere tesserato
L’incontro precede la riunione della Giunta Coni che nel pomeriggio deve decidere le sorti dell’uno e trino. Che è diventato presidente della Figc senza essere tesserato Figc. Un requisito indispensabile e assente. In un Paese normale il suo nome non sarebbe nemmeno stato iscritto nella lista degli eleggibili. Ma siamo nel Paese del diritto e del rovescio, quello dove una faccenda del genere viene affrontata a partire da ogni possibile aspetto tranne quello che conta davvero: il piano delle regole.

Sicché, da settimane, si parla di assalto della politica al calcio (come se fosse una novità dell’ultim’ora) o di sabotaggio della rinascita calcistica italiana, persino di invidie suscitate dal malagomane. Tutto pur di non affrontare l’argomento centrale: perché a capo della Figc è stato eletto uno che non poteva esserlo?
Un lavorio tale da mettere in dubbio l’esito della votazione
Sarebbe questo il tema su cui la Giunta Coni dovrebbe essere chiamata a votare, decidendo se disarcionare Malagò o lasciarlo al suo posto di presidente eletto da ineleggibile. Ma le ore che hanno preceduto il voto sarebbero state attraversate da un lavorio tale da mettere in dubbio un esito (negativo per il Signore dell’Aniene) che fino a pochi giorni fa era dato per scontato. E proprio il timore di una spaccatura all’interno della Giunta sarebbe il motivo della riunione mattiniera tra Buonfiglio e Malagò. O almeno questo è ciò che racconta l’esercito di trombettieri che si è schierato dalla parte dell’ineleggibile.

A questo esercito ha dato ausilio qualche manina sempre abile a trovare le magagne altrui. Come, per esempio, le attività che il figlio del presidente del Coni presta nel mondo del calcio e che sarebbero argomento sufficiente per tirare in ballo il tema del conflitto d’interessi anche per Buonfiglio. Schizzi di fango partiti al momento giusto, come promessa di impiego dei mezzi spargi-letame qualora fosse necessario.
Sarà per questo che i due hanno deciso di vedersi di mattina, prima del voto? E ciò sarà la premessa per cercare una soluzione raccapricciante alla situazione grottesca? Comunque vada, sarà un successo. Soprattutto per i protagonisti, che rimarranno al loro posto indossando la maschera bronzea di sempre.
Dall’estero: Avengers Endgame supera Avatar e diventa il film dal maggiore incasso della storia
I due franchise sono impegnati da anni in una gara al botteghino fatta di sorpassi e rilanci nelle sale
Dopo aver temporaneamente lasciato lo scettro di film con il maggiore incasso nella storia del botteghino nei Na'vi di James Cameron, i supereroi Marvel riconquistano ora il titolo grazie al ritorno al cinema di Avengers: Endgame Encore – versione aggiornata del film del 2019 – riproposto in attesa dell'arrivo del nuovo capitolo della saga, Avengers: Doomsday, il prossimo dicembre. Con gli incassi dell'ultima settimana, infatti, il kolossal Marvel ha incassato complessivamente 2925 miliardi di dollari a livello mondiale, andando a superare i 2923 miliardi raccolti da... - Leggi l'articolo
CINEMA - Dall'estero - 6 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Editoria: Cronache di una Macchina Gentile
Un romanzo-saggio sulla coscienza delle macchine, che mette in discussione la certezza tecnologica, alla ricerca di un'etica capace di leggere oltre l'algoritmo.
In questo curioso romanzo di Franco Babbo è raccontata un'epopea partendo dall'ipotesi che le vicende narrate nei film di fantascienza siano fatti di cronaca. Da Blade Runner a Interstellar, da 2001 a Passengers, il lettore si ritrova in un universo dove fantasia e realtà sono mescolate. Cronache di una Macchina Gentiledi Franco BabboUn romanzo-saggio sulla coscienza delle macchine, che mette in discussione la certezza tecnologica, alla ricerca di un'etica capace di leggere oltre l'algoritmo.E se le vicende narrate nei grandi film di fantascienza non fossero finzione ma... - Leggi l'articolo
Editoria: Fuoco dalla Terra, la nuova antologia di climate fiction
Dopo Tempesta dal nulla, la prima antologia di fantascienza dedicata al cambiamento climatico, vincitrice del premio Italia, Treanni e Ortino curano una seconda raccolta di racconti su questo tema cruciale.
Quella appena trascorsa è stata l'estate più calda degli anni scorsi; o, se volete, è stata probabilmente l'estate più fresca dei prossimi anni. A fronte di una crisi climatica sempre più grave ed evidente il mondo sembra andare nella direzione opposta a quella più logica, lasciando sempre più potere a forze politiche negazioniste che smontano anche le poche contromisure già prese, Chi può raccontare a cosa andiamo incontro, se non gli scrittori di fantascienza? Ecco allora che dopo il successo della prima antologia, Tempesta... - Leggi l'articolo
Autostrade, terminato lo scavo della galleria San Donato
Donne e uomini del Gruppo Autostrade per l’Italia hanno lavorato, per un totale di 495 mila ore, per poter portare la luce dentro la nuova galleria San Donato. Con la caduta dell’ultimo diaframma, Uno scavo condotto su due fronti, per 950 metri complessivi, utilizzando tecniche tradizionali. Una scelta realizzativa che risponde anche alla necessità di assicurare la piena fruibilità delle gallerie esistenti che hanno continuato a garantire per la durata dei lavori i collegamenti tra il Sud e il Nord, preservando un nodo strategico per la viabilità del paese che ospita quotidianamente circa il 30 per cento in più di traffico rispetto alla media nazionale.
L’opera rientra nel progetto di potenziamento del tratto tra Firenze Sud e Incisa
La realizzazione della nuova galleria, che a lavori conclusi ospiterà il traffico su tre corsie in direzione Sud, si inserisce nell’ambito del progetto di potenziamento tra Firenze Sud e Incisa per 18 km complessivi, di cui 6,2 km già aperti al traffico nel 2021. Rientrano tra le principali opere del tracciato di circa 12 km i due viadotti Ribuio, già aperti al traffico. Si tratta di infrastrutture composte da due impalcati separati di 150 metri, realizzati in acciaio e calcestruzzo, con solette larghe 14 metri e travi metalliche alte 2,5 metri. In prossimità di Incisa Reggello si trova il nuovo Viadotto Massone anch’esso realizzato in acciaio e calcestruzzo e composto da due strutture separate a tre campate. Nell’intervento di ampliamento è stata prevista anche la demolizione e la ricostruzione di 11 cavalcavia. Nelle prossime settimane verranno inoltre resi transitabili ulteriori 4 km di nuova carreggiata (tra le aree di servizio Chianti e le gallerie San Donato). Lo spostamento del traffico sul nuovo tratto in variante consentirà di poter avviare i lavori di riqualificazione del tracciato originario della A1. Il valore complessivo dell’intero intervento di ampliamento, in cui operano in media 500 persone, è pari a circa 1 miliardo.
Al via i lavori necessari per renderla transitabile
La conclusione dell’attività di scavo della nuova galleria San Donato segna un punto di svolta nella realizzazione dell’ampliamento. Nella nuova San Donato, infatti, potranno essere avviati i lavori necessari per renderla transitabile, a partire dalle finiture strutturali della calotta e del piano viabile, fino all’allestimento delle dotazioni tecnologiche e della creazione dei by-pass di collegamento con le gallerie esistenti. Da qui a un anno il traffico potrà pertanto essere deviato all’interno del nuovo fornice, mentre a partire dal 2028 inizieranno ad essere resi via via disponibili i nuovi tratti a tre corsie.









































