Dottor Google, ChatGTP Health e la rischiosa illusione di poterci curare con l’IA

Cari ipocondriaci, ricordate dottor Google? Bastava un mal di testa e in pochi clic si finiva su forum apocalittici, patologie rarissime e statistiche di sopravvivenza ridotte all’osso. Era rozzo, ansiogeno, ma democratico. Faceva paura proprio perché non faceva sconti. Oggi quella figura è stata sostituita da qualcosa di molto più gentile, empatico e per questo più influente. Si chiama ChatGPT Health e promette di aiutarci a capire la nostra salute. Non a curarla, ci tengono a precisare dal quartier generale di San Francisco.

Oltre 200 milioni di domande a settimana sulla salute

Così OpenAI ha deciso di indossare il camice bianco alla luce del fatto che milioni di persone in tutto il mondo usano ogni giorno l’intelligenza artificiale come primo interlocutore quando si parla di sintomi, esami, diete, stanchezze difficili da definire. L’azienda parla di oltre 200 milioni di domande a settimana legate a questioni di salute.

Dottor Google, ChatGTP Health e la rischiosa illusione di poterci curare con l’IA
ChatGPT Health.

Da qui l’idea di intercettare un mercato ampio in uno spazio dedicato, con regole speciali sulla privacy e una promessa rassicurante, del tipo: non sostituiremo mai il tuo medico, anche se possiamo somigliargli molto. Possiamo leggere referti, aiutarti a capire valori clinici, interpretare dati su sonno, attività fisica e alimentazione. Possiamo suggerirti quali domande fare al dottore (quello vero), quali segnali monitorare, quali abitudini osservare nel tempo. Formalmente non diagnostichiamo e non prescriviamo. In pratica, orientiamo.

Le paure legate all’uso commerciale dei nostri dati sanitari

Resta il fatto, per niente trascurabile, che l’orientamento, come sanno bene filosofi, pedagoghi e consulenti strategici, è di per sé una grande forma di potere. Così, in quella che somiglia a una risposta preventiva alle paure più diffuse, cioè quelle legate all’uso commerciale dei nostri dati sanitari, OpenAI insiste sul tema della sicurezza: le conversazioni sulla salute, assicura l’azienda, vivono in uno spazio isolato, cifrato, separato dal resto delle chat. Inoltre, spiegano, i dati non vengono usati per addestrare i modelli di base e l’utente può cancellare tutto quando vuole.

Dottor Google, ChatGTP Health e la rischiosa illusione di poterci curare con l’IA
Sintomi, esami, diete: in molti ora chiedono all’intelligenza artificiale (foto Unsplash).

Tuttavia il punto non è solo dove finiscono i dati, ma cosa succede nella testa di chi riceve le risposte. Allora, per rafforzare la legittimità del progetto, l’azienda racconta di aver lavorato con centinaia di medici in decine di Paesi e di aver revisionato centinaia di migliaia di risposte. Tutto molto serio, molto professionale, molto americano. Il messaggio implicito è: fidatevi, sappiamo dove mettere i limiti. Il problema è che quei limiti non sono giuridici, ma psicologici. Non li stabilisce un disclaimer, li decide l’utente nel momento in cui legge una risposta e decide se considerarla informazione o consiglio.

Il rischio è l’illusione di competenza

È qui che sta la differenza rispetto a dottor Google. Che era brutale e quindi facilmente riconoscibile come strumento grezzo. ChatGPT Health invece parla bene, si adatta al contesto, ricorda ciò che gli è stato detto. Il rischio quindi è l’illusione di competenza unita all’idea che qualcuno ci stia davvero capendo, seguendo, accompagnando. Ed è un’illusione potente, soprattutto quando si parla di salute. Perché pesca nelle nostre fragilità più profonde.

Dottor Google, ChatGTP Health e la rischiosa illusione di poterci curare con l’IA
Basta Google, ora ci si cura con l’IA (foto Unsplash).

Non sorprende dunque che le prime polemiche siano emerse in Australia, dove un caso clinico legato a un suggerimento errato generato da ChatGPT ha riaperto il dibattito sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario. Ricercatori e associazioni dei consumatori hanno sottolineato l’assenza di studi scientifici indipendenti e la difficoltà di stabilire responsabilità chiare.

Il ritardo europeo somiglia più a prudenza che a immobilismo

L’Europa per ora osserva. Regno Unito, Unione europea e Svizzera sono rimasti fuori dal lancio iniziale. Le ragioni sono note. Qui i dati sanitari sono considerati altamente sensibili e sottoposti a vincoli molto più stringenti. Il Gdpr e l’AI Act chiedono trasparenza, minimizzazione, accountability. In altre parole vogliono sapere chi fa cosa, con quali dati e con quali conseguenze. Per una volta, insomma, il ritardo europeo somiglia più a prudenza che a immobilismo.

Un aiuto per sistemi sanitari sotto pressione

Questo naturalmente non significa che ChatGPT Health sarà destinato a restare ai margini. Anzi. In ambiti a basso rischio come l’alfabetizzazione sanitaria, la comprensione dei referti, il supporto linguistico o l’orientamento nei percorsi di cura, strumenti del genere potrebbero alleggerire sistemi sanitari sotto pressione. A patto però che la trasparenza non resti uno slogan e che la supervisione clinica sia reale e verificabile. In fondo ChatGPT Health non è solo un prodotto. È un esperimento culturale. Un test sulla nostra disponibilità a delegare a una macchina non la cura del corpo, ma il suo racconto. Dottor Google si presentava male. Dottor ChatGPT parla bene. Ed è proprio questa gentilezza (algoritmica) a rendere la questione molto più delicata di quanto sembri.

Apple sceglie Google Gemini per potenziare l’IA e Siri

Apple ha scelto Google per potenziare le sue funzionalità di intelligenza artificiale. Come annunciato in una nota congiunta, Cupertino sfrutterà la tecnologia Gemini per alimentare il suo assistente Siri oltre che la prossima generazione di Apple Intelligence, sperando di recuperare il terreno perduto negli ultimi frenetici anni di corsa all’IA. La partnership sarà pluriennale e coinvolgerà la tecnologia cloud di Mountain View. «Dopo un’attenta valutazione, abbiamo stabilito che la tecnologia di Google fornisce la base più valida per i modelli Apple Foundation e siamo entusiasti delle nuove esperienze innovative che offrirà ai nostri utenti», scrivono da Cupertino. Ignote le cifre ufficiali, anche se fonti di TechCrunch ipotizzano un’operazione da circa 1 miliardo di dollari. La nuova versione di Siri è attesa nei prossimi mesi, con l’arrivo dell’aggiornamento iOS 26.4.

Apple punta a recuperare terreno nella corsa all’IA

L’accordo tra Apple e Google era in cantiere già dal 2025, quando Bloomberg anticipò che Cupertino aveva avviato colloqui preliminari con Big G per poter accedere a un modello personalizzato dell’IA di Gemini con l’obiettivo di potenziare Siri, sperando così di poter recuperare il terreno perso. Apple ha infatti più volte rimandato l’aggiornamento del suo assistente vocale, soprattutto dopo le forti critiche per malfunzionamenti nei servizi di Apple Intelligence. Resta ora da capire se la partnership con Google vada a rimpiazzare oppure, più verosimilmente, ad affiancare quella con OpenAI per ChatGPT che è già disponibile nella suite di intelligenza artificiale per iPhone, iPad e Mac. Intanto Google continua a crescere: il valore di mercato del gigante hi-tech ha superato i 4 mila miliardi di dollari. È la quarta di sempre a riuscirci dopo Nvidia, che ha toccato anche i 5 mila, Microsoft e la stessa Apple.

Apple sceglie Google Gemini per potenziare l’IA e Siri
Un panel di Google sull’IA (Ansa).

WhatsApp abilita le chat di terzi: come messaggiare con utenti di altre piattaforme

Novità in arrivo per gli utenti europei di WhatsApp. Il servizio di messaggistica di Meta sta adottando una nuova funzione che permetterà ai possessori dell’app di avviare una conversazione anche con contatti che utilizzano altre piattaforme senza essere costretti a scaricarle a propria volta e viceversa, come per esempio Telegram o iMessage. L’interoperabilità non rappresenta un’iniziativa di Menlo Park e di Mark Zuckerberg, ma nasce piuttosto dalla necessità di adeguarsi alle richieste dell’Unione europea e al suo Digital Markets Act pensata per impedire che grandi piattaforme, dette gatekeeper, rendano complicata la concorrenza. Tutte le aziende devono infatti permettere invio e ricezione dei messaggi anche verso e da app esterne: starà all’utente decidere se attivare o meno la funzione.

WhatsApp, come attivare la nuova funziona di interoperabilità

WhatsApp abilita le chat di terzi: come messaggiare con utenti di altre piattaforme
L’app di WhatsApp su uno smartphone (Ansa).

Una volta integrata completamente sul mercato europeo, con la nuova funziona di interoperabilità gli utenti di WhatsApp potranno avviare una conversazione con tutti coloro che usano, per esempio, Telegram o iMessage. Per il momento, tuttavia, il servizio è consentito soltanto con BirdyChat, app semisconosciuta sviluppata da un’azienda lettone con poco più di 5 mila download su Google Play. Intanto, per tutti coloro che hanno aggiornato il servizio di Meta, la novità è esplorabile con pochi tap sullo schermo nella sezione Impostazioni. Basterà infatti seguire il percorso Account, Chat di terzi e Attiva. A questo punto sarà sufficiente fare tap su Continua e selezionare da e verso quali altre app esterne si desidera inviare e ricevere messaggi (per ora, appunto, solo BirdyChat).

WhatsApp abilita le chat di terzi: come messaggiare con utenti di altre piattaforme
L’icona di WhatsApp (Ansa).

A questo punto, gli utenti di WhatsApp potranno scegliere tra una visualizzazione combinata oppure separata delle chat. Nel primo caso, come spiegato sul blog di Meta, «WhatsApp e le chat di terzi saranno combinate nella stessa casella di posta», mentre nel secondo «le chat di terzi saranno in una cartella separata all’interno della posta principale». Infine, basterà un ultimo tocco su Attiva per rendere definitivamente operativo il collegamento. L’utente conserverà tuttavia il controllo totale, tanto che potrà decidere in qualsiasi momento di tornare sui propri passi e disattivare la funzione. Bisogna infine ricordare come l’interoperabilità sarà attiva solo per le opzioni condivise con le altre applicazioni, in quanto le funzioni tipiche di WhatsApp come gli stati resteranno in esclusiva.

Funzione di interoperabilità dell’app: occhio al nodo della privacy

Pur venendo incontro alle richieste dell’Unione europea, la funzione di interoperabilità di WhatsApp solleva alcuni dubbi per quanto riguarda la privacy dell’utente. Se dal proprio lato il servizio di Meta rassicura gli utenti sulla gestione dei dati personali, dall’altro avvisa che le app terze «hanno le loro normativa e potrebbero gestire i dati in modo differente». Per quanto riguarda BirdyChat, finora la sola applicazione supportata, non ci sono problemi in quanto protegge le chat con la crittografia end-to-end come WhatsApp. Non a caso, Meta invita anche a tenere presente che «le truffe e lo spam potrebbero essere più comuni quando si inviano messaggi con app di terzi».

OpenAI lancia ChatGPT Health, l’assistente IA per salute e benessere

«Un ulteriore passo verso l’obiettivo di ottenere un super-assistente personale, capace di fornire supporto con informazioni e strumenti per ogni ambito della vita». Con queste parole Fidji Simo, Ceo of Applications di OpenAI, ha presentato al mondo ChatGPT Health, una nuova sezione del chatbot pensata appositamente per la salute e il benessere degli utenti. Confermando la strada intrapresa dall’ad Sam Altman, che già in agosto aveva individuato nell’ambito sanitario quello in cui «si registra il miglioramento più marcato» nella risposta dell’intelligenza artificiale. Disponibile per il momento solo per utenti beta negli Usa, arriverà nel resto del mondo e per tutti gli utenti (indipendentemente dal piano di abbonamento) nel prossimo futuro. Ecco cosa potrà fare la nuova sezione di ChatGPT.

OpenAI lancia ChatGPT Health, l’assistente IA per salute e benessere
Una schermata di ChatGPT Health (da OpenAI).

ChatGPT Health, niente diagnosi: l’IA aiuta ad arrivare preparati dal medico

Secondo i dati dell’azienda, ogni settimana più di 230 milioni di persone nel mondo interpellano l’IA per consigli sul proprio benessere e sulla salute. ChatGPT Health, tuttavia, non fornirà in alcun modo diagnosi né potrà prescrivere farmaci per il trattamento di patologie o disturbi. Come spiega OpenAI, «è pensato per supportare l’assistenza medica, non per sostituirla», aiutando «a orientarsi tra le domande quotidiane e a comprendere gli andamenti nel tempo, non solo i singoli momenti di malattia, per affrontare con maggiore consapevolezza le conversazioni mediche importanti». Creata con il contributo di 260 esperti di 60 Paesi, dunque, la nuova divisione del chatbot intende ridurre il caos informativo, collegando tutte le informazioni frammentate in vari spazi: un PDF dimenticato in cartelle cliniche, i grafici del sonno nelle app di fitness, i referti finiti nel cassetto. Servirà per mettere ordine, non per prendere il posto del medico.

Come spiegato sul blog ufficiale di OpenAI, ChatGPT Health aiuterà l’utente fornendogli un quadro generale di dati ed esami: potrà, per esempio, sintetizzare un referto prima di un appuntamento con il medico, ragionare su un piano di alimentazione o di allenamento da seguire, interpretare alcuni test o perfino valutare i compromessi tra polizze assicurative basandosi sulle proprie abitudini o sulle necessità più urgenti. Differente il caso per la salute mentale. Fidji Simo ha chiarito che l’assistente potrà affrontare discussioni relative al benessere psicologico, ma che in situazioni di crisi o disagio il sistema indirizzerà l’utente verso professionisti o risorse adeguate.

Sicurezza e privacy: così OpenAI protegge i dati degli utenti

Per quanto riguarda la protezione dei dati «estremamente personali» degli utenti, OpenAI aggiunge come la divisione Health, pur essendo all’interno di ChatGPT, adotterà misure di isolamento al fine di separare i contenuti sanitari dalle chat standard. Previste infatti memorie ad hoc, anche se nessun contenuto verrà mai utilizzato per addestrare l’algoritmo del modello di base. Il controllo resterà sempre in mano all’utente: chiunque potrà richiedere l’eliminazione delle conversazioni dai sistemi entro 30 giorni. Previsto anche il rafforzamento ulteriore dei controlli abilitando l’autenticazione a più fattori per aggiungere un ulteriore livello di protezione e prevenire accessi non autorizzati. Sarà necessario un consenso esplicito anche per collegare fonti esterne come cartelle cliniche digitali o app di allenamento: ogni utente potrà tornare sui propri passi e negare l’accesso qualsiasi volta lo ritenga necessario.

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