Trapani e Raiola a rischio processo

Richiesta di rinvio a giudizio per i dirigenti della Paganese Calcio Raffaele Trapani, titolare del club liguorino, e Filippo Raiola amministratore della società azzurrostellata: per gli inquirenti- che si sono avvalsi del lavoro della Guardia di Finanza e dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate-, ognuno per propria competenza, non avrebbero versato i soldi all’erario. L’ispezione è quella della tarda primavera di quattro anni fa nella sede della società, quando l’imprenditore Trapani era presidente e Raiola amministratore unico del club. Non avrebbero versato il dovuto utilizzando in compensazione crediti che la Procura giudica inesistenti per un importo superiore ai 45mila euro e crediti di imposta di una azienda petrolifera (inesistente) per oltre 260mila euro. Filippo Raiola risponde anche di una ulteriore ipotesi di reato datato 2019 quando non avrebbe versato le somme dovute utilizzando- sempre secondo la magistratura inquirente, pubblico ministero Davide Palmieri- la compensazione di crediti inesistenti superiori ai 50mila euro.

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La banca non paga, pignorato immobile dell’istituto di credito

Anche le banche possono essere pignorate. Non si tratta del semplice titolo di un film, ma della concreta realtà. Nelle scorse settimane infatti un provvedimento esecutivo di un tribunale ha reso possibile un accadimento che contribuisce di certo a creare un precedente importante per tutti i consumatori italiani. Per la prima volta nella storia un’intera agenzia di una banca è stata pignorata. L’istituto bancario in questione (secondo quello che riferisce l’avvocato Mario Manzo, Responsabile Nazionale Ufficio Legale Emergenza Legalità ) si sarebbe rifiutato di adempiere in maniera spontanea ad un provvedimento esecutivo della Corte di Appello di Roma.

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Italpetroli, Giro di fatture false per oltre 600 milioni Numerosi i seques

di Pina Ferro

Nel corso delle indagini che hanno portato all’esecuzione di 71 misure, è stato ricostruito un giro di false fatturazioni per un ammontare imponibile complessivo pari ad oltre 600 milioni di euro e Iva dovuta pari ad oltre 130 milioni di euro; l’omesso versamento di accise per circa 31 milioni di euro; al riguardo le investigazioni hanno consentito di accertare che i membri del sodalizio, nella fase di default, formavano e trasmettevano all’Agenzia delle Dogane un fittizio (con attestazione falsa di ‘pagato’) modello F24 attestante il pagamento delle accise dovute dalla Italpetroli per il mese di marzo 2019 – per un importo di circa 11 milioni di euro – col duplice fine di scongiurare eventuali controlli da parte dell’Amministrazione Finanziaria e, di conseguenza, proseguire con il disegno illecito. Nel mese di maggio del 2019, a riscontro all’attivita’ investigativa, e stata sequestrata la somma contante di 1.086.380 di euro, occultata all¡¦interno di un’autovettura appositamente modificata per l’occultamento e il trasporto della valuta. I proventi illeciti, cosi’ ripartiti dai membri dell’organizzazione, sarebbero stati in quota parte, reinvestiti nel medesimo circuito criminale e impiegati in altre attivita’ finanziarie/imprenditoriali cosi’ determinando un giro di riciclaggio – autoriciclaggio, per un importo complessivo pari ad oltre 173 milioni di euro; quota parte di detto importo (pari ad oltre 41 milioni di euro) sarebbe stato riciclato su conti correnti esteri riconducibili a società di comodo bulgare, rumene, croate e ungheresi, per poi rientrare nella disponibilita’ dell’organizzazione stessa. Dda di Catanzaro Fermo di indiziato di delitto nei confronti di 15 indagati. Tra i reati ipotizzati associazione per delinquere di tipo mafioso, estorsione, riciclaggio, intestazione fittizia di beni, aggravati dalle modalità mafiosa, nonché associazione per delinquere finalizzata all’evasione dell’Iva e delle accise sui prodotti petroliferi destinati al consumo. Gli indagati Alberto Pietro Agosta, 34 anni di Sant’Agata Li Battiati (CT), Francescantonio Anello , classe 89 di Filadelfia (VV), Luigi Borriello , del ’75 di San Giorgio a Cremano (Na), Antonio D’Amico, classe ’64 di Vibo Valentia, Giuseppe D’Amico, classe 72 di Vibo Valentia, Salvatore Giorgio, classe di Chiaravalle Centrale (CZ), Francesco Mancuso, classe 57 di Limbadi (VV), Silvana, Mancuso, classe 69, di Limbadi (VV), Francesco Monteleone, classe 85, di Vibo Valentia, Irina Paduret, classe 86, di Milano, Francesco Saverio Porretta, cl. ’74, di Milano, Rosamaria Pugliese, classe ’75, di Nicotera, Domenico Rigillo, classe ’72 di San Vito Sullo Ionio (Cz), Giuseppe Ruccella , classe 81 di Filogaso (VV), Alessandro Primo Tirendi, classe ’82 di Gravina di Catania (CT). 23 arresti a Reggio Calabria Misure cautelari personali nei confronti di 23 persone (19 in carcere e 4 agli arresti domiciliari). Sequestri per oltre 600 milioni di euro. Tra i reati ipotizzati associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere aggravata dall’agevolazione mafiosa, frode fiscale, riciclaggio e ricettazione. Hanno operato 500 Finanzieri del Comando Provinciale Reggio Calabria e dello Scico di Roma con il supporto di altri Reparti del Corpo, nelle province di Reggio Calabria, Catanzaro, Vibo Valentia, Catania, Foggia, Caserta, Salerno, Napoli, Frosinone, Roma, Firenze, Reggio Emilia, Parma, Milano, Torino, Novara e Varese, e, con la collaborazione di organi collaterali esteri e delle autorità giudiziarie straniere coordinate da Eurojust e Interpol in Germania, Bulgaria, Ungheria, Romania, Malta e Spagna. Gli arrestati In carcere Gianfranco Ruggiero classe ‘61, Giuseppe De Lorenzo cl. ‘75, Antonio Casile cl. ‘69, Giovanni Camastra cl. ‘64, Domenico Camastra cl. ‘71, Cosimo Bonafortuna cl. ‘75, Salvatore Sabatino cl. ‘69, Camillo Anastasio cl. ‘64, Mattia Anastasio cl. ‘91, Luigi De Maio cl. ‘80, Roberto Murolo cl. ‘79, Mario Gitano cl. ‘85, Luigi Devoto cl. ‘91, Salvatore Smoroso cl. ‘66, Raffaele Cepollari cl. ‘88, Sergio Leonardi cl. ‘78, Carmelo Fabretti cl. ‘80, Eugenio Barbarini cl. ’84 Orazio Romeo cl. ‘69. Domiciliari Francesco Stefano Morabito cl. ‘64,Antonio Di Mauro cl. ‘74, Carla Zeccato cl. ’68, Antonino Grippaldi cl. ‘68. Dda Napoli Misure cautelari personali nei confronti di n. 10 soggetti (6 arresti in carcere, 4 arresti domiciliari). Sequestri per circa 4.500.000 euro. Destinatari dei provvedimenti cautelari: In carcere Gabriele Coppeta, nato ad Afragola il 04.04.1965; Alberto Coppola, nato a Napoli il 19.07.1967; Salvatore D’Amico alias “O’ Pirata”, nato a Napoli il 01/08/1973; Domenico Liberti, nato a Napoli il 26.03.1969; Francesco Mazzarella, nato a Napoli il 14.05.1971; Giuseppe Vivese, nato a Napoli il 06.08.1983. Domiciliari Claudio Abbondandolo, nato a Napoli il 22.12.1972; Silvia Coppola, nata a Torre del Greco (NA) il 23.02.1995; Maria Luisa Di Blasio, nata a Napoli il 21.11.1950; Aldo Fiandra, nato a Casoria (NA) il 20.04.1960. Dda Roma Misure cautelari personali nei confronti di 23 persone (10 in carcere e 13 agli arresti domiciliari). Sequestri per oltre 200 milioni di euro. Destinatari dei provvedimenti cautelari: In carcere Ferdinando Auriemma, nato a Caserta il 19.02.1979; Anna Bettozzi, nata a Roma il 27/07/1958; Filippo Maria Bettozzi, nato a Roma il 02/09/1987; Alberto Coppola, nato a Napoli il 19.07.1967; Felice D’Agostino, nato a Terlizzi (BA) il 3.02.1982; Giuseppe Mercadante, nato a Caserta il 13.01.1979; Antonio Moccia, nato ad Afragola (NA) il 13.06.1964; Roberto Strina, nato il 20.12.1980; Armando Schiavone, nato a Capua (CE) il 07.12.1974, Giuseppe Vivese, nato a Napoli il 06.08.1983; Domiciliari Raffaele Ciuccio, nato ad Afragola (Na) il 19.06.1964; Eduardo Coppola, nato Napoli il 16.12.1962; Roberta Coppola, nata a Torre del Greco (NA), il 02.03.1998; Silvia Coppola, nata a Torre del Greco (NA) il 23.02.1995; Vittorio Del Bene, nato a Nocera Inferiore (SA) il 05.02.1981; Virginia Di Cesare, nata a Roma il 25.09.1993; D’APOLITO Ilario, nato a Vallo della Lucania il 13.07.1982; Luigi Di Fenza, nato a Napoli il 22.02.1954; Domenico Liberti , nato a Napoli il 26.03.1969; Marco Lione, nato a Napoli il 31.07.1973; Stefano Salvi, nato a Roma il 08.10.1979; Gennaro Spadafora, nato a Torre del Greco (NA) il 28.10.1974; Claudio Toscano, nato a Napoli il 13.02.1966. Tra gli indagati anche un soggetto nato ad Ottati e residente a Montecorvino Pugliano.

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Minacce a Soglia, assolto Fedele Ragosta

di Pina Ferro

Assolti per non aver commesso il fatto. Dopo sei anni si chiude con un’assoluzione il processo a carico di Fedele Ragosta e di Delle Cave accusati di aver minacciato Francesco Soglia. Era il 2012 quando la Direzione distrettuale antimafia di Napoli inviò gli atti alla Procura di Salerno ottenendo la custodia in carcere per Fedele Ragosta. Le accuse per Ragosta erano di turbativa d’asta e di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Secondo gli inquirenti Ragosta, per aggiudicarsi l’hotel Raito all’asta fallimentare del 20 aprile 2005, aveva fatto desistere, con le minacce, Francesco Soglia. Sebbene il Tribunale della Libertà avesse smontato da subito le accuse (tanto da rimettere in libertà Ragosta) la Dda di Salerno ha insistito dando il via al processo che è durato 6 anni. Nella giornata di ieri è stato emesso il verdetto da parte dei giudici della seconda Sezione penale del Tribunale di Salerno, (presidente Casale) che ha assolto Ragosta (e Delle Cave imputato quale presunto esecutore materiale delle minacce) per non aver commesso il fatto. “Questo processo si era caricato di un significato che andava al di là della vicenda dell’hotel Raito – ha commentato l’avvocato Mario Papa, difensore di Fedele Ragosta – e solo così posso spiegarmi l’ostinazione con cui la Procura di Salerno ha cercato la condanna a tutti i costi nonostante l’accusa fosse infondata e senza alcun senso logico”. In effetti, la vicenda dell’hotel Raito rappresenta uno dei capisaldi sul quale il Tribunale di Nola, nel 2018, ha fondato la sentenza di condanna del Ragosta: ma ora quel caposaldo è stato demolito dal Tribunale di Salerno.

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Attestavano esami mai conseguiti Anche in cambio di fumetti da collezione

di Pina Ferro

Esami mai sostenuti e iscrizioni alla Facoltà di Medicina pur non essendosi classificati in posizione utile nella graduatoria unica nazionale. Nei guai sono finiti due dipendenti dell’Università di Salerno. Ieri mattina i finanzieri del comando provinciale di Salerno hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari a Carmine Leo 65 anni ed a Carmine Cioffi di 53 anni La misura cautelare è stata emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Salerno. I due dipendenti dell’Ateneo sono indagati per accesso abusivo al sistema informativo, falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, induzione indebita a dare utilità. Le indagini coordinate dalla Procura salernitana e condotte dalle Fiamme Gialle sono state avviate a seguito della denuncia presentata dallo stesso Ateneo, che tramite l’audit interno aveva rilevato delle irregolarità nella procedure di immatricolazione di due studenti, i quali erano iscritti alla Facoltà di Medicina pur senza essersi classificati in posizione utile nella graduatoria unica nazionale di merito dei test d’ingresso. In quell’occasione, era subito emerso che l’iscrizione era stata effettuata materialmente da un dipendente dell’Università, Carmine Leo attraverso l’accesso abusivo al sistema informatico di Segreteria. I successivi approfondimenti hanno evidenziato inoltre che l’indagato era solito utilizzare le proprie credenziali per attestare falsamente esami universitari in realtà mai sostenuti dagli studenti beneficiati, in cambio di specifiche regalie, in alcuni casi anche fumetti da collezione. Determinante si è rivelato ii contributo del secondo indagato, Carmine Cioffi che indirizzava al collega quegli universitari che, essendo venuti a conoscenza del meccanismo di frode, chiedevano di essere “aiutati” in qualche modo. Altra condotta di rilevanza penale posta in essere da Carmine Leo era quella di far risultare gli studenti in fasce di reddito di favore, senza tener conto delle reali condizioni economiche delle famiglie, così da consentire un indebito risparmio nel pagamento delle tasse di iscrizione. Le indagini dei finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Salerno hanno consentito di ricostruire, in tutto, 34 casi di carriere universitarie artefatte, molte delle quali culminate nel conseguimento del titolo di laurea. Fondamentale si è rivelata la collaborazione dell’Ateneo che, anche al fine di evitare ulteriori manipolazioni, ha subito sospeso Carmine Leo e, successivamente, su richiesta della Procura, ha pure congelato il sistema informatico, consentendo l’acquisizione di tutte le necessarie fonti di prova. Oltre ai due dipendenti infedeli oggi tratti agli arresti domiciliari, risultano indagati altri 42 tra studenti e familiari anch’essi presunti responsabili, in concorso, dei reati di accesso abusivo al sistema informatico e frode informatica nei cui confronti sono tuttora in corso ulteriori approfondimenti investigativi.

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Mafia e prodotti petroliferi infiltrazioni di camorra e ‘ndrangheta

di Pina Ferro

Ci sono anche dei salernitani tra i 71 destinatari delle misure cautelari (56 ordinanze di custodia cautelare e 15 fermi) eseguite nell’ambito dell’operazione Petrolmafie Spa scattata ieri mattina al culmine di un’attività investigativa. Le indagini sno state condotte su una duplice direttrice investigativa dalle Direzioni Distrettuali Antimafia di Napoli, Roma, Reggio Calabria e Catanzaro – con il coordinamento della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e di Eurojust – che hanno fatto emergere la gigantesca convergenza di strutture e pianificazioni mafiose originariamente diverse nel business della illecita commercializzazione di carburanti e del riciclaggio di centinaia di milioni di euro in societa’ petrolifere intestate a soggetti insospettabili, meri prestanome. Sul fronte anti-camorra hanno operato le Dda di Napoli e Roma, a mezzo di indagini rispettivamente sul clan Moccia e sulla Max Petroli srl. Il “clan Moccia”, sottolineano gli inquirenti, costituisce una tra le piu’ potenti e pericolose organizzazioni camorristiche del panorama nazionale ed e’ notorio per l’abilita’ nello stringere patti con esponenti di rilievo dei settori pubblico e privato per agevolare profittevoli investimenti di capitali illeciti nell’economia, legale e illegale. Tra le indagini condotte dalla Dda di Napoli negli ultimi 15 anni sul Clan, quella odierna mette in luce le piu’ attuali evidenze degli interessi dei Moccia nell’Economia legale, in particolare nel “settore strategico dei petroli”. Questa attivita’ prende le mosse nel 2015 da una indagine del Gico della Guardia di Finanza di Napoli – su delega della Ddapartenopea – che riguardava inizialmente rilevanti investimenti del clan Moccia nei settori dell’edilizia e del mercato immobiliare. A conferma dell’importanza attribuita al nuovo canale “legale” di investimento, si sarebbe occupato dell’attivita’ un esponente di vertice del clan, Antonio Moccia attraverso contatti, ampiamente intercettati, con l’imprenditore di settore Alberto Coppola, coi commercialisti Claudio Abbondandolo e Maria Luisa Di Blasio e con il faccendiere Gabriele Coppeta. Coppola avrebbe utilizzato nelle proprie relazioni commerciali la sua parentela con Antonio Moccia, presentandosi all’occorrenza come suo cugino; lo stesso Moccia avrebbe qualificato Coppola pubblicamente come suo “cugino”. Attraverso una serie di operazioni societarie, il gruppo sarebbe entrato in rapporti con la Max Petroli srl – ora Made Petrol Italia, di Anna Bettozzi, che aveva ereditato l’impero di Sergio Di Cesare, noto petroliere romano. Bettozzi, trovandosi a gestire una societa’ in grave crisi finanziaria, grazie alla conoscenza di Coppola sarebbe riuscita a ottenere forti iniezioni di liquidita’ da parte di vari clan di camorra, tra cui quelli dei Moccia e dei casalesi, che le avevano consentito di risollevare le sorti dell’impresa, aumentando in modo esponenziale il volume d’affari, passato da 9 milioni di euro a 370 milioni di euro in tre anni, come ricostruito dal III Gruppo Tutela Entrate della Gdfdi Roma su delega della Dda capitolina, anche grazie alla trasmissione da parte della Procura di Napoli delle proprie risultanze investigative, in totale osmosi informativa. Risulta che la Bettozzi avrebbe sfruttato non solo il riciclaggio di denaro della camorra, ma anche i classici sistemi di frode nel settore degli oli minerali, attraverso la costituzione di 20 societa’ “cartiere” per effettuare compravendite puramente cartolari in modo tale eludere con la Made Petrol le pretese erariali, potendo cosi’ rifornire i network delle cosiddette “pompe bianche” a prezzi ancor piu’ concorrenziali. Il successo imprenditoriale avrebbe consentito inoltre agli indagati di mantenere un elevato tenore di vita, fatto di sontuose abitazioni, gioielli, orologi di pregio e auto di lusso. Nel mese di maggio 2019, ad esempio, Bettozzi fu fermata a bordo di una Rolls Royce alla frontiera di Ventimiglia (IM), mentre si recava a Cannes per partecipare all’omonimo festival del cinema, e trovata in possesso di circa 300 mila euro in contanti. I successivi accertamenti presso il lussuoso albergo a Milano dove soggiornava, hanno consentito agli investigatori di rinvenire altri 1,4 milioni di euro, sempre in contanti, poi sottoposti a sequestro. I Moccia, secondo quanto accertato dagli investigatori, avrebbero posto la base logistica per lo svolgimento delle attivita’ fraudolente negli uffici napoletani di Coppola da dove sarebbero state coordinate le commesse di materiale petrolifero e organizzato il vorticoso giro di fatturazioni per operazioni inesistenti e i movimenti finanziari (esclusivamente on-line). Per il gruppo criminale, infatti, una volta disposti i bonifici relativi al formale pagamento del prodotto energetico sarebbe sorta la necessita’ di monetizzare in contanti le somme corrispondenti all’Iva non versata all’erario dalle societa’ cartiere. Per la raccolta delle ingenti somme liquide derivanti dalla frode, il clan Moccia si sarebbe avvalso di una vera e propria organizzazione parallela, autonoma e strutturata, atta al riciclaggio di elevate risorse finanziarie, gestita da “colletti bianchi”, attiva sia sul territorio partenopeo che su quello romano. In pratica, le societa’ “cartiere” gestite dal gruppo Coppola, una volta introitate le somme a seguito delle forniture di prodotto petrolifero, avrebbero effettuato con regolarita’ ingenti bonifici a societa’ terze, simulando pagamenti di forniture mai avvenute. Quest’ultimo, mediante la propria organizzazione territoriale, avrebbe provveduto ai prelevamenti in contanti e alle restituzioni tramite “spalloni”. Nello svolgere tale attivita’, questo gruppo avrebbe trattenuto per se’ una percentuale su quanto incassato. Si sarebbe trattato in buona sostanza di soldi provenienti dalle attivita’ illecite dei clan reinvestiti in un settore economico legale, quello dei petroli, per produrre altri proventi illeciti attraverso le frodi fiscali: un effetto moltiplicatore dell’illecito che avrebbe finito per annichilire la concorrenza, sia per i prezzi alla pompa troppo bassi per gli operatori onesti, sia perche’ questi ultimi indietreggiano quando capiscono che hanno di fronte imprenditori mafiosi. Per il territorio di Roma, quella struttura professionale si sarebbe avvalsa di altri soggetti che gestivano piccoli gruppi di persone, le cui mansioni erano quelle di effettuare continui prelievi di contanti (in misura frazionata) su conti correnti postali intestati a societa’ cartiere e a soggetti prestanome. Tali risorse finanziarie in contanti, una volta raccolte, venivano concentrate nell’area napoletana, e fatte pervenire, tramite “spalloni”, agli stessi riciclatori romani, che successivamente provvedevano alla consegna ai “clienti”, tra i quali figurava, secondo gli inquirenti, proprio il gruppo societario facente capo ad Alberto Coppola e Antonio Moccia, a perfetta chiusura del riciclo di denaro sporco. Antonio Moccia, Alberto Coppola e Anna Bettozzi risultano gravemente indiziati di avere stretto un accordo societario di fatto per la commissione di illeciti di cui avrebbero beneficiato praticamente tutti i soggetti coinvolti Come emerso dalle indagini napoletane, la rilevanza dell’incipiente business dei Moccia nel settore degli oli minerali, nel quale quel clan era diventato egemone proprio grazie ai prezzi super-competitivi ottenuti grazie alle frodi, avrebbe provocato reazioni anche violente da parte di altri clan della camorra.

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Morte della piccola Iolanda condannati Imma e Giuseppe

Condannati in primo grado i genitori della bimba di otto mesi morta, nel giugno del 2019, in un’abitazione di Sant’Egidio del Monte Albino. I giudici della Corte di Assise di Salerno, hanno inflitto l’ergastolo a Giuseppe Passariello e 24 anni di reclusione a Immacolata Monti genitori della piccola, deceduta nella notte tra il 21 e il 22 giugno di due anni fa, a Sant’Egidio del Monte Albino. Entrambi i genitori sono originari di Pagani. Ora, si attendono le motivazioni che arriveranno entro 90 giorni. Nell’ultima udienza, che si era tenuta alla fine di marzo, I due, avevano ricostruito con frasi confuse quanto avvenuto nella notte del delitto. La bimba venne uccisa, a soli 8 mesi, nell’estate del 2019. La Procura nocerina considera come arma del delitto un cuscino. Per quanto riguarda le lesioni, invece, sono state attribuite alle bruciature causate dal latte bollente. L’avvocato difensore di Immacolata Monti, aveva chiesto l’assoluzione per la sua assistita, ribadendo il fatto che la madre si trovasse in un’altra stanza al momento dell’omicidio, e dunque avrebbe avuto un ruolo marginale. Iolanda, giunta all’ospedale Umberto I, intorno alle 3,30, presentava ecchimosi, escoriazioni e lesioni, inoltre, su manine e piedini pare vi fossero delle ustioni ed un livido sul braccino destro. Non appena i medici del Pronto soccorso hanno comunicato alle autorità giudiziarie l’accaduto sono state avviate le indagini da aprte degli agenti del locale commissariato e della Squadra Mobile della questura di Salerno. “L’omicidio lo abbiamo fatto”.“Non apriamo bocca o andiamo in galera”. Sono le frasi che si sono scambiate Giuseppe Passariello e Immacolata Monti prima di essere arrestati. “…Gli hai detto quelle parole? Qua ci arrestano tutte e due….Siamo a posto”. “….La verità non deve mai venire fuori…ci facciamo cinquanta anni di carcere”. Giuseppe Passariello e Immacolata Monti avevano appuntato un piano ben preciso, una fiction da interpretare al fine di evitare di ritrovarsi a doversi difendere dalla grave accusa di aver ucciso la figlioletta di appena 8 mesi. Le frasi che i coniugi si sono scambiate sono state intercettate in commissariato mentre erano in corsole indagini per cercare di stabilire le reali cause del decesso della piccola Iolanda.

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Traffico internazionale di droga inflitti 153 anni di carcere

di Pina Ferro

Traffico internazione di droga arrivano le condanne. Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Salerrno Vincenzo Pellegrino, nella giornata di ieri, ha emesso la sentenza a carico dei numerosi imputati che hanno scelto di essere giudicati con il rito dell’abbreviato (rito che da diritto allo sconto di pena di un terzo) infliggendo 153 anni totali di carcere. Nel dettaglio il Gup ha inflitto: 1 anno e 8 mesi di reclusione a Alessio Cappetta; 2 anni e 6 mesi a Graziano Cappetta; 8 mesi a Paolo Cerasuolo; 8 anni e 8 mesi a Alfredo Cuozzo; 1 anno e 2 mesi a Filippo Cuozzo; 7 anni e 8 mesi a Cuozzo Gerardo; 11 anni a Johan Cuozzo; 8 anni e 4 mesi a Giuseppe De Santis; 20 anni e 8 mesi a Sabato Di Lascio; 12 anni e 4 mesi a Ermal Luku; 9 anni e 8 mesi a Ervin Maloku; 6 anni e 2 mesi a Antonietta Nicastro; 7 anni e 10 mesi a Fiorenzo Parrotti; 5 anni e 4 mesi a Luca Pizzolante; 5 anni a Antonio Ponzone; 9 anni e 4 mesi a Raffaele Poppiti; 15 anni a Cianciulli (portofranco) Alfredo; 8 anni a Marco Salvatore; 5 anni a Artur Tabaku; 8 anni e 8 mesi a Carmine Vece. Assolti Alessandro Rinaldi e Cuozzo Antonio. Il blitz scatto il 19 giugno dello scorso anno. Furono 26 le ordinanze di custodia cautelare eseguite. I reati contestati, a vario titolo, erano di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti aggravata dal metodo mafioso e dalla transnazionalità, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto abusivo di arma, sostituzione di persona, uso di atto falso, falsità ideologica, favoreggiamento personale, ricettazione, minaccia e danneggiamento seguito da incendio. I carichi di stupefacente arrivavano direttamente dall’Olanda e dall’Albania per poi essere spacciati tra Salerno ed Avellino. Un fiorente mercato che all’organizzazione criminale, fruttava un fatturato circa 1,2 milioni di euro all’anno. La base del gruppo era, Acerno. Nella banda, i ruoli erano ben definiti, dalla parte contabile, alla parte organizzativa e gestionale, alla parte che si sarebbe occupata del reinvestimento dei capitali frutto della vendita di cocaina, hashish, marijuana e, soprattutto, amnesia. Il gruppo gravitava attorno a soggetti di peso nel mondo della criminalità, Alfredo Cuozzo e Sabato Di Lascio, entrambi con precedenti per stupefacenti e gravi reati contro la persona, considerati i promotori dell’organizzazione e che, con metodo mafioso, con minacce a atti violenti come l’incendio di auto, allontanavano spacciatori e organizzazioni rivali e imponendo prezzi e canali di approvvigionamento.

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Squecco e la ex moglie a processo

di Pina Ferro

L’imprenditore nel settore del trasporto infermi ed onoranze funebri, il prossimo 10 maggio comparirà dinanzi ai giudici della prima sezione penale del Tribunale di Salerno per l’avvio del processo a suo carico. Oltre a Roberto Squecco (difeso da Mario Turi), attualmente detenuto nel carcere di Salerno; a processo con il rito ordinario vi saranno anche la ex moglie Stefania Nobili e l’imprenditore di Pompei Domenico Sorrentino entrambi agli arresti domiciliari. Hanno scelto invece il rito dell’abbreviato: Elena Vitale di Capaccio, moglie di Mario Squecco, Giuseppe Pinto, di Capaccio, Giuseppina D’Ambrosio, di Capaccio, cognata di Squecco; Donato Potolicchio, di Acerno; Assunta Salerno, di Acerno, moglie di Potolocchio; Mario Squecco, di Capaccio, nipote di Roberto; Michele Montefusco di Eboli. Almomento il Giudice per le udienze preliminari ancora non ha fissato la data dell’udienza per il rito alternativo. Intanto il Gip ha disposto a carico di: Elena Vitale, Giuseppe Pinto, Giuseppina D’Ambrosio, Donato Potolicchio, Assunta Salerno e Michele Montefusco di Eboli la revoca degli arresti domiciliari. Al posto della misura restrittiva è stato applicato il divieto dell’esercizio dell’attività d’impresa per un periodo di 12 mesi. Le accuse sono di intestazione fittizia beni, riciclaggio, reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, auto-riciclaggio, peculato, abuso d’ufficio e falso, turbata libertà degli incanti ed emissione di fatture per operazioni inesistenti. L’indagine ha preso il via dagli avvenimenti successivi alla vittoria elettorale di Franco Alfieri. Questi, alla guida di una coalizione di centro sinistra, fu eletto sindaco di Capaccio Paestum il 9 giugno 2019. Qundo fu decretata la vittoria di Alfieri i cittadini assistettero ad un carosello di ambulanze. I mezzi di soccorso, di Squecco, sfilarono per le strade di Capaccio a sirene spiegate. Un episodio pubblicizzato su Facebook e che fu oggetto di numerose segnalazioni. Inoltre, il 20 giugno del 2019 vi fu una querela ratificata dal senatore Nicola Morra, presidente della commissione parlamentare Antimafia a cui seguirono due interrogazioni parlamentari. L’attenzione degli investigatori si concentrò così su Roberto Squecco, imprenditore gestore di fatto di tutte le associazioni che operavano nel settore del trasporto infermi e delle collegate società di onoranze funebri, associazioni e società solo formalmente intestate a suoi parenti e collaboratori. Squecco ha precedenti penali di rilievo (è’ stato condannato, con sentenza definitiva per tentata estorsione in danno di un imprenditore proprio del settore delle onoranze funebri, reato commesso al fine di agevolare il clan camorristico Marandino) ed è stato già sottoposto a misura di prevenzione patrimoniale. Tuttavia, l’uomo continuava ad avere dirette interlocuzioni con le amministrazioni pubbliche, gli enti, i clienti, i collaboratori ed i fornitori, non giustificabili con il suo ruolo di dipendente di una delle societa’ funebri controllate e di volontario delle associazioni/onlus a lui riconducibili. Già a ottobre 2019, venivano eseguiti, nei confronti di Squecco e di suoi prestanome provvedimenti di sequestro preventivo di alcune società e associazioni, operanti nel trasporto infermi in convenzione con l’Asl di Salerno e nelle onoranze funebri, e anche conti correnti e rapporti bancari sui quali erano stati rintracciati movimenti di somme di danaro pari a circa mezzo milione di euro. Secondo la Pubblica accusa, Squecco ha una pericolosita’ sociale “qualificata” in quanto interno al clan Marandino ma anche “generica”, poiche’ vive abitualmente con i proventi di attività delittuose.

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Truffa Bpr, a rischio processo 81 persone

Prestiti fasulli e truffa ai danni della filiale Bper di Bellizzi: chiesto il rinvio a giudizio per l’ex direttore, Amedeo Saracino e i due funzionari Michele Del Grosso e Francesco Nappo, i quali dovranno comparire a giugno, davanti al gup Francesco Guerra del Tribunale di Salerno, per l’udienza preliminare insieme agli intermediari, Domenico Cerbone, Massimo Maresca, Gianluca Romano e Mario Ingenito. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e all’esercizio abusivo di mediatori creditizi. Nel caso specifico di Maresca, Romano, Ingenito e Saracino sono state stralciate le posizioni per il reato associativo; 81 in tutto gli imputati, tra i quali i beneficiari dei finanziamenti bancari, alcuni dei quali residenti a Capaccio Paestum, Casal Velino, Salerno, Battipaglia, Pontecagnano e diversi comuni salernitani. Il sistema escogitato prevedeva l’erogazione di prestiti che, una volta elargiti, venivano poi restituiti soltanto in minima parte. A far scattare le indagini, quattro anni fa, la Direzione Centrale dell’istituto, che segnalò diverse anomalie. Il responsabile della filiale si trovò costretto, suo malgrado, a denunciare alla locale Stazione dell’Arma la probabile truffa, di cui egli stesso era, in realtà, uno dei principali artefici. Nel corso delle successive indagini, i finanzieri del Comando provinciale di Salerno ricostruirono che, a fronte di una novantina di finanziamenti concessi per oltre 800.000 euro, alla banca erano state rimborsate rate per neanche un decimo. Un ruolo chiave lo avevano i promoter, che avevano il compito di reclutare gli pseudo clienti, ovvero persone disposte a presentarsi allo sportello per aprire il conto corrente e richiedere il prestito, perlopiù prive di fonti di reddito, talvolta senza fissa dimora e perfino con precedenti penali, che mai avrebbero avuto il riconoscimento del credito se la loro pratica non fosse stata istruita con documentazione farlocca. Una volta accreditato il bonifico, partiva l’operazione di svuotamento del conto, che finiva in rosso per non pagare le rate. I soldi, invece, secondo la procura salernitana, confluivano su due conti correnti intestati a società che effettuavano vendita di auto.

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Calunniato Cosimo De Vita in tredici finiscono a processo

di Pina Ferro

Scontro tra cliniche private: in tredici a processo con l’accusa di calunnia. I giudici della Corte di Appello di Salerno, ribaltando la sentenza di primo grado (il Gip aveva emesso sentenza di non luogo a procedere) ha rinviato a giudizio: Tullio Gaeta (presidente Nuova Ises), Alberto Gaeta, Cosetta Sica, Anna Palladino, Temistocle Cimmino, Massimo Cataldo, Tiziana Opramolla, Lucia Dabbene, Lucia Scocoza, Rosa Morriello, Giovanni Bellantonio,Teresa Cuozzo e Maria Stella Sansone. L’intera vicenda nasce da una lettera che gli imputati, avevano inviato al presidente Anac, alla Procura della Repubblica , al presidente del Consiglio comunale di Eboli e al responsabile anticorruzione del Comune di Eboli attraverso la quale denunciavano, in qualità di soci lavoratori della Ises srl (in liquidazione) e della Nuova Ises di essere “da anni sottoposti ad attacchi politici, mediatici e giudiziari da parte di un’azienda concorrente, la cooperativa Sanatrix – Nuova Elaion”. Nella lettera denuncia i 13 firmatari scrivevano: “Tale cooperativa, attraverso il voto dei suoi soci, dipendenti, e fornitori, fa eleggere, al Consiglio comunale di Eboli, propri rappresentanti, ed in questa consiliatura i signori Antonio Petrone e Teresa Di Candia. Il Petrone è genero del presidente della Sanatrix Cosimo De Vita e lavora presso tale azienda. Di Candia è sorella di uno dei più stretti collaboratori del suddetto presidente. In particolare, Petrone, in diverse occasioni, si è espresso contro il tentativo dei soci dell’ises di salvaguardare il proprio lavoro, allo scopo di ottenere la chiusura definitiva dell’Ises, probabilmente a tutto vantaggio della Sanatrix”. Nel procedimento penale Petrone, De Vita e Di Candia vengono individuate quali persone offese. A ricorrere in tribunale erano state le parti lese. In primo grado il giudice per le indagini preliminari aveva pronunciato sentenza di non luogo a procedere. Sentenza che era stata impugnata dal pubblico ministero. I giudici di secondo grado dopo aver sentito le parti ed esaminato gli atti processuali hanno emesso la sentenza di rinvio a giudizio. Gli indagati il prossimo 16 settembre compariranno dinanzi al giudice monocratica Tiziana Santoriello. L’accusa dalla quale dovranno difendersi è quella di calunnia.

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Spaccio nella Piana arrivano le condanne

di Pina Ferro

Spaccio di droga nella Piana e nei Picentino arrivano le condanne. I giudici della Prima sezione Penale collegiale – (Montefusco presidente, Caccavale e D’Agostino a latere), hanno emesso la sentenza che ha definito il procedimento con cui la Procura della Repubblica di Salerno, in seguito a complesse e laboriose attività di indagine supportate da intercettazioni telefoniche ed ambientali, aveva acceso i fari sul gruppo che ha operato nel territorio di Campagna circa dieci anni fa. Gli imputati erano accusati, a vario titolo ed in diversa misura, di detenzione, spaccio e coltivazione di sostanze stupefacenti, associazione finalizzata allo spaccio, nonché porto illegale di armi e munizioni e danneggiamento aggravato. Molte delle accuse a carico di alcuni imputati sono state ridimensionate. I giudici, al termine della camera di consigli durata oltre 4 ore, hanno condannato: Davide Nieddu, a 4 anni, 1 mese e 10 giorni di reclusione (il Pm aveva chiesto 9 anni di reclusione);  Fabio Cafaro 2 anni e 5 mesi (richiesta pm 9 anni e 6 mesi di reclusione); Emanuele Sessa, 3 anni di reclusione (richiesta pm 8 anni e 6 mesi); Cosimo Busillo, 7 anni e 2 mesi (richiesta pm 8 anni); Armando De Luna, 5 anni e 2 mesi (richiesta del Pm 5 anni e 10 mesi); Camelia Agiurgioaei, 6 anni e 8 mesi (richiesta del Pm 7 anni e 3 mesi); Stefano Calzaretta, 1 anno e 8 mesi (richiesta 2 anni e 3 mesi); Anna D’Ambrosio, 2 anni e 2 mesi (richiesta 3 anni e 3 mesi); Fabio Viviani 1 anno e 6 mesi, (richiesta 1 anno e 9 mesi di reclusione); Antonio Pepe, 1 anno e 4 mesi (richiesta 3 anni e 6 mesi di reclusione); Carmine Mansi 1 anno e 5 mesi,(richiesta 1 anno e 9 mesi); Daniele Fimiano, 1 anno e 8 mesi (richiesta 3 anni); Gelsomino Del Giorno , 1 anno e 6 mesi (richiesta di 3 anni e 6 mesi); Mirko Glielmi 6 mesi (richiesta di 2 anni). Assolti dalle imputazioni a loro ascritte Angelo Ciro Tierno (difeso dall’avvocato Stefano Soriano), per il quale la Procura aveva chiesto 1 anno e 9 mesi, Cristian Busillo (difeso dall’Avv. Dario Barbirotti), per il quale la Procura aveva chiesto 1 anno e 6 mesi, Gerardina Piccirillo (difesa da Dario Barbirotti), per la quale erano stati chiesti 7 anni, Vincenzo Caiafa (difeso da Luca Ruggiero), la Procura aveva chiesto 2 anni e 6 mesi, Antonino Salito (difeso da Elisabetta Granito) erano stati chiesto 6 anni; Moscato Ruggiero (difeso da Livio Moscato), per il quale erano stati chiesti 3 anni e 6 mesi, Mastrolia Gerardo (difeso da Edoardo Rocco), per il quale il Pm aveva chiesto 2 anni e 10 mesi. Le indagini, partite nel 2013, avevano permesso di disvelare una ampia rete di spaccio di sostanze stupefacenti del tipo marijuana e crack alla quale si approvvigionavano i tossicodipendenti della zona nonché un’associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, costituita, tra gli altri, da Antonino Busillo, col ruolo di capo, promotore ed organizzatore e da Gaetano Glielmi già condannati in precedenza con il rito dell’abbreviato.

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“Sono un camorrista, ti sparo nel ristorante”, Le minacce di Pietro Galasso, noto imprenditore di Capaccio rivolte all’ex cognato

“Sono io, il camorrista della Campania… ti faccio saltare in aria, insieme al ristorante che adesso è mio; sei un’ombra che cammina, ti tolgo l’anima e ti sparo se non mi ridai i soldi”. A pronunciare, in più occasioni tali minacce è stato Pietro Galasso noto imprenditore 52enne di Capaccio Paestum. Per l’uomo si sono aperte le porte delcarceredi Fuorni. Le gravi minacce sono state indirizzate al suo ex cognato, socio del ristorante-pizzeria ‘Regina Sofia’, gettonato locale di cucina napoletana in via Clavature a Bologna città: una “escalation di aggressività”, come definita dal gip Roberta Dioguardi del Tribunale romagnolo, perpetrata nel richiedere la restituzione di un presunto prestito di denaro elargito nella fase di avviamento del locale tramite la sorella, ex moglie del ristoratore. Galasso, alias Pierino, figlio della nota maga cartomante Iside ed ex commerciante di automobili, rivuole per la precisione 1 milione e 200mila euro dall’ex parente acquisito con tutti gli interessi: soldi di cui i carabinieri della stazione di Bologna Indipendenza, però, non trovano alcuna traccia. Ad innescare le indagini l’ennesima denuncia dell’ex cognato, stanco di subire le continue vessazioni, telefoniche e di persona, di Pierino “il camorrista”: proprio così infatti si definisce al cellulare, forse per avvalorare lo spessore delle sue parole minatorie, definendo “soldi della camorra” quelli che vuole riottenere, a tutti i costi, arrivando più volte a presentarsi di persona nella trattoria. “A questo lo devo uccidere, lo sparo davanti a voi, lo faccio schiattare qua, sopra al bancone” afferma Galasso con fare da guappo, davanti a tutti, in una delle sue incursioni a sorpresa nel locale emiliano, comportandosi come se fosse suo in virtù del credito vantato. I precedenti penali del 52enne capaccese, ovvero porto illegale di armi e ricettazione, inducono gli inquirenti ad approfondire i suoi affari, presenti e trascorsi, nella città dei Templi. Intanto, Pierino insiste, batte cassa e cerca finanche di convincere il ristoratore a non presentarsi all’udienza del processo per minacce e molestie nei confronti suoi e dell’ex consorte-congiunta. I carabinieri registrano tutto e la posizione di Galasso si aggrava: il procuratore capo Giuseppe Amato ed il sostituto Domenico Ambrosino lo indagano anche per atti persecutori, violenza privata e tentata estorsione. Accuse che, il 2 aprile scorso, fanno scattare l’arresto: il 52enne finisce ai domiciliari a Ponte Barizzo, con divieto di comunicare con la persona offesa. Chiuso in casa, però, Pietro Galasso non la smette: continua a chiedere i soldi al ristoratore con intimidazioni e rancore maggiori, inviperito. Circostanze che inducono i carabinieri della Stazione di Capaccio Scalo, diretti dal luogotenente . Giuseppe D’Agostino, a chiedere ed ottenere l’aggravamento della misura cautelare, che stamane ha confinato Pierino presso la casa circondariale di Salerno.

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Eboli, Consorsi pilotati, parte civile anche una delle partecipanti

di Pina Ferro

Concorsi pubblici pilotati ed autorizzazioni per amici e parenti ad Eboli e Cava de’ Tirreni: il comune di Eboli e di Cav de’Tirreni si costituiscono parte civile. LLa volontà di costituirsi parte civile da parte dei due Enti è stata ufficializzata, ieri mattina, nel corso dell’udienza preliminare che si è svolta dinanzi al gup del Tribunale di Salerno, Gerardina Romaniello chiamata a decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Eboli Massimo Cariello ed altre 14 persone, imputate a vario titolo di corruzione, abuso e rivelazione di segreti d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità. Il gup ha ammesso la costituzione di parte civile dei Comuni di Eboli e Cava de’ Tirreni, rispettivamente rappresentati dagli avvocati Giovanni Sofia e Enrico Farano, accogliendo anche quella presentata da Ilaria Pannutini, partecipante ad uno dei concorsi farsa come aspirante maestra, difesa dall’avvocato Anna Viscido. Il giudice ha poi conferito apposito incarico per la trascrizione delle intercettazioni al perito, il quale ha chiesto 30 giorni di tempo con inizio delle operazioni a partire dal 14 aprile, aggiornando così l’udienza al 20 maggio prossimo per esaminare anche il relativo elaborato tecnico. Presenti, in aula, gli indagati Cariello, D’Ambrosio e Sasso. Titolare dell’indagine il sostituto procuratore Francesco Rotondo della Procura salernitana, che ha chiesto il processo per l’ex primo cittadino eburino, già a dibattimento in altro procedimento per due dei quattro capi d’imputazione contestati a suo carico, e per gli imprenditori Gianluca e Gennaro La Marca, Roberto e Simone Birolini, il funzionario comunale Giuseppe Barrella, il tecnico Emilio Grippa ed i progettisti Agostino Napoli e Francesco Siano, accusati di aver beneficiato di permessi per ampliare l’indice di edificabilità di immobili nell’area Pip. In merito ai concorsi farsa, invece, stessa richiesta per Vincenzo D’Ambrosio e Annamaria Sasso, rispettivamente componente e presidente della Commissione esaminatrice nel concorso pubblico per due posti da educatore negli asili nido indetto dal Comune di Eboli; Francesco Sorrentino, funzionario comunale di Cava de’ Tirreni nonché componente della Commissione esaminatrice per l’assunzione di 10 istruttori direttivi nel comune metelliano; Giuseppe La Brocca, ex consigliere comunale di maggioranza, e Vitantonio Marchesano, candidato alle ultime Regionali nella lista Fratelli d’Italia: entrambi, secondo l’accusa, avrebbero chiesto in anticipo le domande dei concorsi pubblici per favorire i rispettivi figli. Quella di La Brocca risultò poi vincitrice nella graduatoria provvisoria.

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Droga, processo d’Appello da rifare per Esposito e Viviani

di Pina Ferro

 

Rifornivano di droga gli abituali assuntori salernitani, processo d’appello da rifare per Roberto Esposito e Mario Viviani. I giudici della Suprema Corte hanno accolto il ricorso dei difensori dei due imputati e annullato la sentenza di secondo grado con rinvio alla Corte di Appello di Napoli per un nuovo giudizio. La Corte di Appello presso il Tribunale di Salerno aveva inflitto la pena di 6 anni a Roberto Esposito e a 4 anni a Mario Viviani. In primo grado i giudici avevano, invece, inflitto 8 anni di carcere a Roberto Esposito (detenuto perchè accusato di essere il killer del delitto di Fratte), e 5 anni a Mario Viviani. I due imputati sono difesi da Luigi Gargiulo (Viviani) e Fabio De Ciuceis (Esposito). Sempre in primo grado era stato assocto da tutte le accuse Cataldo Esposito. Roberto e Cataldo Esposito, secondo le accuse formulate dalla Direzione investigativa Antimafua erano al vertice dell’organizzazione che spacciava a Salerno, eroina, acquistata tra Castel Volturno e Varcaturo. I fratelli, arrestati dagli uomini della Squadra Mobile, il 9 febbraio del 2016, avevano messo in piedi una organizzazione dedita allo spaccio grazie ai rapporti stretti da Cataldo Esposito in carcere a Secondigliano con un africano. Stando a quanto emerso nel corso delle indagini portate avanti dagli uomini della Mobile, due diversi incontri, tra ottobre e novembre 2013, avrebbero dato il via alla collaborazione tra i tanzaniani e i salernitani. L’eroina veniva ceduta a Roberto Esposito da una donna e portata da Varcaturo a Salerno con modalità pianificate nei minimi dettagli: c’era l’auto che andava in avanscoperta per eludere i controlli, evitando ai compagni i posti di blocchi. Per gli investigatori il cerchio si chiude il 29 gennaio del 2014 con l’arresto di uno degli appartenenti all’organizzazione. Questi fu trovato con circa 800 dosi di eroina occultata nell’auto. Parallelamente a questa attività investigativa, con un’altra indagine, i poliziotti della Sezione Narcotici, tra il 2014 ed il 2015, hanno ricostruito l’attività di spaccio promossa soprattutto nelle zone alte di Salerno da un’altra organizzazione, composta da tre soggetti, che dai fratelli Esposito, tramite Matteo Coscia, arrestato nell’ambito della stessa operazione, acquistava l’eroina, ma che forniva agli assuntori anche cocaina, hashish ed ecstasy. A far scattare l’indagine furono alcuni colpi di pistola sparati all’indirizzo di un circoletto in piazza Casalbore, ritenuto dagli inquirenti, luogo di vendita dalla droga. Ora si attenda la fissazione della nuova data per il processo di secondoo grado che sarà celebrato presso la Corte di Appello del Tribunale di Napoli

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Eboli: pubblica Illuminazione in località Cioffi c’è la proroga delle indagini

Presunte opere abusive in località Cioffi ad Eboli nuovi guai per l’ex sindaco Massimo Cariello. Il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Salerno, Alfonso Scermino ha accolto la richiesta di proroga delle indagini preliminari, di altri sei mesi e fino al prossimo 20 settembre, avanzata dal Sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti dell’ex sindaco, Massimo Cariello, dell’ex boss di camorra Roberto Procida e dell’imprenditore Gerardo Avallone, titolare di un’impresa che, per anni, ha effettuato servizi di manutenzione affidati dall’ente civico eburino. Per tutti l’accusa è di abuso d’ufficio in concorso, per fatti risalenti al 2017. I fatti potrebbero riguardare la realizzazione di un impianto di pubblica illuminazione, rimasto tra l’altro incompiuto, lungo il tratto della SS18 che costeggia il campo sportivo nei pressi della rotatoria di Cioffi, lo stesso luogo ove l’anziano esponente mafioso condonò l’edificazione di una statua del Cristo Redentore, versando la somma di 500 euro nelle casse della Regione Campania, proprietaria del terreno.

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Eboli, corruzione e turbativa d’asta In 41 sul registro degli indagati. Tra gli indagati l’ex sindaco Cariello e la suocera

di Pina Ferro

Procedure di gara, assegnazioni, affidamenti e gestioni sotto la lente della Procura di Salerno. Il sostituto procuratore Silvio Marco Guarriello ha chiesto ed ottenuto la proroga delle indagini per 18 vicende che riguardano il territorio di Eboli. Il fascicolo d’inchiesto ha visto l’iscrizione sul registro degliindagati di ben 41 persone tra amministratori, dipendenti comunali e imprenditori. Nel dettaglio, l’avvviso di proroga delle indagini è stato notificato a: Massimo Cariello (ex sindaco di Eboli agli arresti domiciliari dallo scorso mese di ottobre); Giuseppe Barrella (responsabile settore urbanistica del Comune di Eboli, interdetto a seguito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Cariello); Damiano Bruno (dipendente comunale. Nominato da Cariello responsabile settore Anagrafe e Cimitero del Comune di Eboli); Anna Buoninfante (suocera di Cariello, presidente e poi vice presidente dimessasi della Cooperativa “Anche Noi”, società che si è aggiudicata numerosi bandi nell’era Cariello), Antonella Giarletta (nel Cda della Cooperativa Csm Service, che ha dato avvalimento alla Cooperativa “Anche Noi” nelle gare afferenti i servizi di assistenza per disabili nelle scuole di infanzia); Rosario La Corte (ex responsabile settore Opere Pubbliche Comune di Eboli, ora in pensione); Agostino Mastrangelo (ex responsabile settore Politiche Sociali Comune di Eboli, ora in pensione); Lucia Rossi (ex responsabile settore Manutenzione e Patrimonio, attuale responsabile settore Urbanistica Comune di Eboli); Gerardo Avallone (amministratore unico ditta “Dok Group”, affidataria di numerosi appalti afferenti pubblica illuminazione al Comune di Eboli); Carmine Fabbiano (amministratore società vigilanza “Security e Ivestigation”, affidataria di numerosi appalti afferenti i parcheggi in fascia costiera dal Comune di Eboli); Giovanni Russo (ex dirigente Piano di Zona S3 – Comune di Eboli capofila); Daniela Buccino, Carmela La Torraca, Gilda Viscido, Erminia Pendino (dipendenti del Comune di Eboli in forza al Piano di Zona- nominati in varie commissioni di gara); Assunta Di Novi (amministratore unico cooperativa “Csm Service”); Raffaele Forte; Fulvia Galardo (dipendente comune di Roccadaspide); Tommaso Maria Giuliani; Franco Graziuso; Gabriele Iuliano (sindaco in carica del Comune di Roccadaspide); Girolamo Auricchio, Annamaria Sasso (dipendente del Comune di Eboli, Ex dirigente Piano Di Zona S3, ora interdetto a seguito dell’inchiesta che ha portato all’arresto di Cariello); Annamaria Desiderio ( ex responsabile settore Affari Generali, ora in pensione. ) Antonio Calandriello; Anita Cataldo (dipendente comunale Settore Patrimonio Comune Eboli) Severina Gaudieri (ex dipendente comunale settore Alloggi popolari Comune Eboli); Filomena Latronico (dipendente comune di Eboli); Pino Schiavo (presidente Centrale Unica di Committenza, stazione appaltante del comune di Eboli ); Antonio Parente (ex responsabile Settore Patrimonio, ora in pensione); Giovanni Sacco (Amministratore unico ditta Sacco Giovanni); Cosimo Marmora (Attuale responsabile Settore Finanze comune di Eboli); Fiorentino Reppuccia (amministratore unico ditta “Integra e Development” che gestisce centro accoglienza migranti in Eboli e aggiudicataria gestione bar Palasele); Alfonso Troiano (amministratore “Anni 60 Produzioni”, organizza la quasi totalità degli eventi musicali presso il Palasele di Eboli); Nicola Paolino; Vincenzo Ippolito (candidato al consiglio comunale alle scorse elezioni comunali); Cosimo Martiniano; Paola Cataldo (consulente Cataldo Consulting ) Gennaro La Marca; Rosalinda Cammarota; Paul Atzwanger (amministratore unico ditta “Atzwangher” che gestisce il sito di compostaggio del comune di Eboli, già posto sotto sequestro per altra indagine della Procura di Salerno). Le accuse Sono 18 i capi di imputazione formulati, per reati che vanno dalla corruzione all’induzione indebita alla turbativa d’asta al falso e all’abuso d’ufficio. Massimo Cariello, Giovanni Russo, Mastrangelo Agostino, Daniela Buccino, Carmela Latorraca, Gilda Viscido, Erminia Pendino Assunta Di Novi, Antonella Giarletta e Raffaele Forte sono stati iscritti nel registro degli indagati con l’accusa di concorso Turbata libertà degli incanti in relazione all’affidamento del servizio di assistenza domiciliare integrata alle persone anziane non autosufficienti anno 2018. Gara bandita dal Piano di zona di Eboli S3 il 22 marzo 2018, e aggiudicata il 3 luglio 2018 alla cooperativa sociale a mutualità prevalente Csm Service con sede in Eboli: Massimo cariello e Antonella Giarletta sono anche accusati di induzione indebita a dare o promettere utilità: Massimo Cariello in qualità di sindaco di Eboli nel pieno svolgimento delle operazioni della gara indicata al capo precedente avrebbe contattato Antonella Giarletta vicepresidente della cooperativa Csm service partecipanti alla procedura di evidenza pubblica affinché la stessa assumesse alle proprie dipendenze, un giovane da lui indicato. Giovanni Russo, Agostino Mastrangelo Anna Maria desiderio Anna Maria Sasso Assunta di Novi e Antonella Giarletta in relazione alle procedure di gara per l’affidamento alla “Csm Service” del servizio di assistenza specialistica agli alunni con disabilità grave nelle scuole dell’infanzia – ‘anno scolastico 2017/2018. Agostino Mastrangelo Anna Maria desiderio Anna Maria Sasso, Gilda viscido Antonio Calandriello: in relazione alla procedura di gara per l’affidamento all’ “Ati Tertium Millennium” società cooperativa soc, “Il Sentiero” società cooperativa soc. e l’opera di un’altra Coop soc con sede a Teggiano dell’appalto relativo all’accoglienza integrata nell’ambito dello Sprar 2017 2019. Lucia Rossi, Anita Cataldo Maria Severina Gaudieri, Filomena Latronico Carmine Fabbiano in relazione alle procedure di gare per l’assegnazione alla Security investigations srl l’appalto di affidamento in concessione dei servizi di gestione delle aree di sosta di pulizie manutenzione e vigilanza sul litorale del comune di Eboli biennio 2017-2018. Giuseppe Barrella, Pino Schiavo, Rosario La Corte, Lucia Rossi Anna Maria desiderio, Paul Atzwanger sono indagate in relazione alle procedure di gara per l’affidamento alla xuang spa relativa alla gestione dell’impianto di compostaggio per il trattamento delle frazioni organiche. Rosario La Corte, Lucia Rossi, Antonio Parente, e Gilda Viscito, Giovanni Sacco in relazione alla procedura di gara per l’affidamento a Sacco Giovanni srl dei lavori di riqualificazione urbana della strada statale 19 tratto tavoliello epitaffio Agostino Mastrangelo una Maria desiderio Ermini appendino Assunta di nobi e Antonella giarletta in relazione alle procedure di gara per l’assegnazione alla CSM service società cooperativa sociale dell’ appalto servizio di assistenza domiciliare integrata anziana relativo a 2016 Giovanni Russo Giovanni Agostino Mastrangelo Anna Maria Desiderio, Erminia Pendino, Assunta Di Novi, Anna Buoninfante Rosalinda Cammarota in relazione alle procedure di gare per l’affidamento al lati composta dalle cooperative sociali Csm Service anche noi e centro Sipsi del “Servizio di assistenza specialistica gli alunni con disabilità grave nelle scuole dell’infanzia anno scolastico 2015/2016”. Giovanni Russo Agostino Mastrangelo Anna Maria desiderio Erminia appendino Assunta di Novi in relazione alle procedure di gara per l’assegnazione alla Gsm Services società cooperativa sociale dell’ appalto servizio assistenza domiciliare anziani sociale Sad 2016/2017.. Rosario la Corte, Bruno Damiano, Cosimo Marmora, Giuseppe Borrello in relazione all’esecuzione del contratto relativo all’appalto per la manutenzione delle fosse di loculi cimiteriali a seguito di inumazione tumulazione esumazione ed estumulazione cimiteriale comunale, anno 2013, mediante emissioni di termine di pagamento non giustificate Lucia Rossi, Carmine Fabiano Massimo Cariello in relazione alla parto concernenti affidamento di concessione dei servizi di gestione delle aree di sosta pulizia e manutenzione dei siti e di vigilanza sul litorale del comune di Eboli per la stagione balneare 2016 – ditta aggiudicataria Security investigazioni srl. Fulvia Gallardo, Tommaso Maria Giuliani, Franco Grazioso, Gabriele Iuliano, Giroamo Auricchio, Assunta Di Novi, Antonella Giarletta relativamente all’aggiudicazione alla Coop CSM service delle gare per l’assistenza sociale ai disabili e per l’Home Care Premium hcp -2 gare- hcp home care Premium e assistenza sociale disabili . Massimo Cariello Fiorentina Reppuccia, Lucia Rossi in relazione al bando di gara per l’affidamento in concessione della gestione del bar interno del palasele per il triennio 2018-2020. Massimo Cariello, Alfonso Troiano per asservimento della funzione da parte di carillo massimo in favore dei responsabili della anni 60 produzioni della quale Troiano Alfonso il rappresentante legale che aveva in gestione il palazzo di là secondo l’accusa Cariello avrebbe agevolato il predetto nelle procedure di assegnazione ed estensioni del servizio omettendo di intervenire o di segnalare violazioni delle norme da parte della società tra l’altro, Cariello, in assenza di atto amministrativo avrebbe autorizzato a voce Troiano a gestire le aree adiacenti al palasele in relazione alla quale quest’ultimo riscuoteva somme per l’occupazione del suolo comunale da parte dei venditori ambulanti . Nicola Paolino, Massimo Cariello, Alfonso Troiano, Vincenzo Ippolito perché illecitamente occupavano e consentivano che venisse occupata l’area pubblica del parcheggio del Palasele. Cariello affida il servizio a voce a Troiano che tramite il suo collaboratore Vincenzo Ippolito (soggetto, scrive il magistrato, vicino a Paolo Esposito e Giuseppe Donnantuoni entrambi già legati al clan Maiale) a sua volta si avvaleva per l’occupazione gestione dell’area di Nicola Paolino (soggetto ritenuto vicino a Paolo Esposito) titolare di Security Group Service Lucia Rossi Gerardo Avallone: Lucia Rossi responsabile di settore comunale, invece, che programmare ed affidare in via stabile il servizio continuativo della manutenzione della pubblica illuminazione ometteva di procedere in tal senso con la gara di evidenza pubblica e, spezzetta va i lavori, in maniera da poter affidare direttamente senza procedura di evidenza pubblica, in violazione del codice degli appalti alla Dok Group di Gerardo Avallone lavori per un importo di euro 310.008,04 negli anni 2015-2017 Bruno Damiano del Rup, l’imprenditore Cosimo Martignano il consulente Paola Cataldo in relazione all’affidamento dei servizi e manutenzioni cimiteriali del comune. Gennaro la Marco e Massimo Cariello: il sindaco illecitamente avrebbe favorito La Marca nell’assegnazione di un’area in zona Pip.

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