Maurizio Molinari assumerà dal primo luglio l’incarico di direttore editoriale del Gruppo Sae. Succede ad Antonio Di Rosa che contestualmente – come già annunciato – assumerà l’incarico di direttore de La Stampa. Nel nuovo ruolo Molinari, ex direttore de La Repubblica con cui ha cessato il rapporto, avrà la responsabilità di coordinare lo sviluppo delle attività editoriali del Gruppo Sae e lo sviluppo negli Stati Uniti. Il Gruppo ha anche ufficializzato la nomina di Giacomo Bedeschi a direttore de La Nuova Sardegna, incarico che assume succedendo a Luciano Tancredi che entrerà a far parte della direzione de La Stampa con il ruolo di vicedirettore vicario. Alla guida de La Provincia Pavese arriverà invece Manila Alfano, giornalista entrata a far parte del Gruppo Sae nel 2025. «Le nuove nomine confermano l’impegno del Gruppo Sae nella valorizzazione delle migliori professionalità interne e nel rafforzamento della qualità e l’autorevolezza delle testate che ne fanno parte», ha detto il presidente e amministratore delegato Alberto Leonardinis. «Si tratta di un passo che guarda al futuro, sostenendo i progetti di crescita e innovazione previsti dal piano di sviluppo del Gruppo e consolidando la nostra presenza editoriale in Italia e all’estero».
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Axel Springer perfeziona l’acquisizione del Telegraph
In seguito all’ottenimento delle autorizzazioni normative nel Regno Unito, in Irlanda e in Austria, Axel Springer ha perfezionato l’acquisizione del Telegraph per 575 milioni di sterline (oltre 667 milioni di euro). Il colosso tedesco aveva superato in extremis l’offerta dell’editore del Daily Mail, presentando una proposta superiore proprio all’ultimo momento. Il Telegraph entrerà così a far parte di un portafoglio che comprende le testate tedesche Bild (il quotidiano più venduto d’Europa) e Die Welt, oltre a Business Insider e Politico (finora l’acquisizione finanziariamente più importante, avvenuta nel 2021).

Il gruppo Axel Springer ci aveva già provato nel 2004
Il closing pone fine a tre anni di incertezza sulla futura proprietà delle testate del gruppo britannico: il quotidiano The Daily Telegraph, Sunday Telegraph (cioè l’edizione domenicale) e la rivista The Chelsea Magazine Company. «Oggi è un giorno per il quale abbiamo lavorato a lungo e che ricorderemo per sempre», ha dichiarato Mathias Döpfner, amministratore delegato e azionista di riferimento di Axel Spinger, che aveva tentato di rilevare il quotidiano londinese già nel 2004: all’epoca era stato superato dai fratelli Barclay, che avevano offerto 665 milioni di sterline.

Le tappe della cessione del Telegraph Media Group
Come detto, il closing mette fine a tre anni di incertezza sul destino di Telegraph Media Group, la cui vendita era stata avviata nel 2023, quando la famiglia Barclay ne aveva perso il controllo a causa di debiti non pagati per 1,16 miliardi di sterline nei confronti di Lloyds Bank. A rilevare il gruppo era stata la joint venture RedBird IMI – controllata al 75 per cento dallo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti e proprietario del Manchester City – che aveva concordato di saldare i debiti dei Barclay. Tuttavia, la joint venture è stata costretta a rimettere in vendita le testate dopo che il governo britannico ha approvato una legge che vieta a Stati esteri o a soggetti a essi collegati di detenere la proprietà di testate giornalistiche nel Regno Unito (attualmente è in vigore un limite del 15 per cento). Visto il semaforo rosso, era subentrato un consorzio guidato dalla RedBird Capital di Gerry Cardinale – partner di minoranza di RedBird IMI, nonché proprietario del Milan – con un’offerta da 500 milioni di sterline per le testate, ritirata però poco dopo, a novembre del 2025. A quel punto era stata la multinazionale Daily Mail and General Trust a concludere l’accordo acquisire il controllo delle testate del gruppo Telegraph, ottenendo anche il via libera dal governo britannico. In extremis era però arrivata la tedesca Axel Springer, con un’offerta superiore di 75 milioni di sterline rispetto a quella di DMGT: la proposta, unita a un iter normativo lineare, era stata accettata da RedBird IMI. Ora il closing.
Comcast separerà le attività media e tecnologiche in due società quotate
Comcast Corporation ha annunciato l’intenzione di separarsi in due società quotate tramite lo spin-off esentasse di NBCUniversal e Sky dalle attività di connettività. L’operazione dovrebbe concludersi nell’arco di un anno. NBCUniversal, che si occuperà di contenuti e intrattenimento, includerà gli Universal Studios, la divisione parchi di intrattenimento, i network NBC e Telemundo, Sky e il servizio streaming Peacock. All’altra società, denominata Comcast, rimarranno le attività dedicate alla banda larga, alla tv via cavo e ai servizi della telefonia mobile.
Scelti i vertici delle due nuove società
Comcast prevede di mantenere una partecipazione fino al 19,9 per cento in NBCUniversal per un massimo di un anno post nascita dello scorporo. Brian Roberts, presidente e co-amministratore delegato di Comcast Corporation, continuerà a essere attivamente coinvolto nella leadership di Comcast e NBCUniversal, lavorando a stretto contatto con i nuovi vertici delle due società. Mike Cavanagh sarà il ceo di NBCUniversal, mentre Michael Angelakis, ex direttore finanziario di Comcast, diventerà l’amministratore delegato dell’omonima nuova azienda una volta completata la separazione. Al termine dell’operazione, gli azionisti di Comcast Corporation deterranno azioni sia di Comcast che di NBCUniversal.
Gedi, la rivoluzione di Kyriakou guarda verso la tivù: chi va e soprattutto chi viene
Theodore Kyriakou sembra deciso a rispettare il copione. Da quando ha preso il controllo di Gedi, la casa editrice di Repubblica ora orfana de La Stampa, la sensazione è quella di assistere a una lenta ma radicale riscrittura del gruppo. Al timone il patron greco del gruppo Antenna ha messo Mirja Cartia d’Asero, arrivata dal Sole 24 Ore dopo una parentesi in Clessidra, il fondo di private equity della famiglia Pesenti. E il primo effetto è sotto gli occhi di tutti: gli organigrammi si svuotano, i nuovi arrivi parlano quasi tutti con lo stesso accento aziendale e la bussola sembra puntare sempre più verso la televisione.

È tutto un susseguirsi di cambi al vertice. Escono Michela Marani ed Edoardo Biancardi, rispettivamente responsabili di gestione e controllo e della funzione di Internal Audit. Prima di loro aveva già lasciato Fabiano Begal, che guidava il digitale. E un altro manager di peso, Alessandro Bianco, direttore delle risorse umane, prende la strada della Sae di Alberto Leonardis, dove nel frattempo è approdata La Stampa.

La manager ex Dazn che sbarca proprio adesso…
Chi arriva, però, racconta molto più di chi se ne va. Cartia d’Asero pesca dove conosce meglio le acque: il suo vecchio indirizzo di via Monte Rosa a Milano. Dal Sole 24 Ore approdano Vincenzo Turtur alla centrale acquisti e Alessandra Orsini al marketing. Più che una campagna acquisti, sembra un trasloco. Al digitale, invece, è atteso un nome che da solo racconta dove punta il gruppo: Veronica Diquattro, reduce dal cda dello stesso Sole e, prima ancora, dai vertici di Dazn. Già, proprio Dazn: la manager che ne ha guidato gli esordi sbarca in Gedi nel momento esatto in cui il gruppo sposa Dazn sul canale di news. Coincidenze che, di solito, hanno l’aria di non essere coincidenze.

Al punto che la domanda che circola nelle redazioni è tanto semplice quanto un po’ inquietante. Possibile che in un gruppo che pubblica Repubblica non ci sia nessuno in grado di gestire acquisti, marketing o sviluppo digitale? Oppure il criterio è un altro e la fiducia si concede soltanto a chi ha già lavorato con il nuovo amministratore delegato? Il punto, però, non sono i nomi, che vanno e vengono per natura. È la direzione di marcia che delinea quale sia il progetto alla base del rutilante turnover.
Una Cnn italiana costruita insieme a Discovery
Perché il vero investimento è la televisione. È lì che si concentrano energie e risorse. La joint venture con Dazn per un canale di news in concomitanza con il Mondiale di calcio ha rappresentato il primo passo. Più avanti potrebbe arrivare il digitale terrestre, che secondo indiscrezioni sempre più ricorrenti sono in molti a immaginare nella forma di una Cnn italiana costruita insieme a Discovery.
In arrivo Pucci, responsabile delle news di Mediaset
Anche qui il copione non cambia, e la pesca si fa sempre lontano dalle acque di casa. Per guidare il nuovo polo informativo, infatti, il nome che circola è quello di Andrea Pucci, oggi responsabile delle news a Mediaset. Anche se fonti vicine alla nuova proprietà fanno sapere che la redazione del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari sarà coinvolta.

Tutto il malumore del direttore Orfeo, una vita in Rai
Una prospettiva che però avrebbe irritato non poco Mario Orfeo. E non è difficile capirne il motivo. Se c’è una persona che conosce il linguaggio della televisione è proprio il direttore di Repubblica, passato più volte dalla direzione dei telegiornali fino alla guida della Rai. Essere tenuto ai margini proprio del progetto televisivo non è soltanto uno sgarbo. È il modo più elegante per fargli capire che la partita si giocherà altrove.
Restano così sospese due domande che in via Cristoforo Colombo nessuno pone nelle riunioni, ma che tutti si scambiano nei corridoi. La prima: perché le competenze interne sembrano non bastare mai e ogni casella va riempita pescando all’esterno? La seconda, ancora più delicata. Se la televisione è la nuova stella polare, quale futuro aspetta la carta?
I nuovi proprietari continuano a promettere investimenti importanti per Repubblica, ma finora si vedono soprattutto nuovi organigrammi, alleanze televisive e cantieri digitali. Del giornale, curiosamente, si parla molto meno. Si sa, gli armatori hanno il gusto delle rotte nuove. È una qualità che li ha resi grandi. Ma un giornale non è una nave che cambia agile porto: è un vecchio transatlantico, magnifico e lentissimo, che pretende qualcuno in plancia. E mentre tutti corrono a poppa, dov’è parcheggiata la tivù, il rischio è che il transatlantico di carta resti senza timoniere.
Rinnovo Ccnl Autostrade, Aspi: «Accordo fondato su responsabilità condivisa»
Autostrade per l’Italia accoglie con favore l’accordo che ha portato al rinnovo del Ccnl Autostrade e Trafori, raggiunto al termine del negoziato. «Desidero ringraziare tutte le parti coinvolte per il lavoro svolto, consentendoci di arrivare a questo importante risultato», ha commentato Antonio Cavallera, direttore Human capital and organization del Gruppo Aspi. «Ci troviamo in un’epoca in cui il sistema dei trasporti e delle infrastrutture, per stare al passo con una mobilità in rapida evoluzione, ridefinisce obiettivi, competenze e modalità di lavoro. In un simile contesto, questo accordo è fondamentale poiché rafforza un modello di relazioni industriali fondato sulla fiducia e sulla responsabilità condivisa. Al centro ci sono le persone che ogni giorno garantiscono efficienza, sicurezza e continuità del servizio sulla rete autostradale. Perché siamo convinti che la capacità del settore di affrontare le trasformazioni in corso, richieda che innovazione tecnologica e infrastrutturale vadano di pari passo con una profonda innovazione sociale. Questo rinnovo investe sulla qualità dell’occupazione, dimostrando che nel nostro Paese c’è ancora ampio spazio per la concertazione, facendo crescere la competitività delle imprese e promuovendo, in un percorso sinergico, i diritti dei lavoratori».
Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo
Fresca di acquisizione de La Stampa, la Sae di Alberto Leonardis ha messo a segno l’ingaggio di un manager di peso. Sottratto alla corte di Urbano Cairo. Da Rcs arriva infatti il direttore delle risorse umane Vito Ribaudo, nato nel 1971 a Milano e «siciliano per affetto e origini», come si autodefinisce.

Ribaudo è anche scrittore: ha pubblicato Una grande opportunità (Rizzoli, 2015, Premio “Lago Gerundo”), L’Elbano (Morellini, 2018) Sangue e Pane (Morellini, 2020), Omega e Omicron (Morellini, 2023). Ha poi scritto alcuni racconti pubblicati per antologie: Un bacio davanti a quel portone su Francesco De Gregori (Vinyl, 2017); La Domenica delle Palme sul mitico derby vinto dal Torino nella primavera del 1983 (On the radio, 2018); Marchesa Adele Cicè (Sicilia d’Autore, 2019), Messico e Nuvole sul record di Pietro Mennea (Tra uomini e dei, 2020) e Viaggiare e scrivere in Lettere al padre, 2020.
Eni prima azienda al mondo per potenza di calcolo nella nuova classifica mondiale Top 500
Eni ha annunciato l’avvio del nuovo sistema di super calcolo HPC7 (High Performance Computing – HPC) che, con una capacità di oltre 861 Pflops/s, si posiziona al sesto posto assoluto della nuova classifica mondiale Top 500 – secondo supercomputer in Europa – confermandosi il più potente High Performance Computer al mondo ad uso industriale. HPC7 supera quindi HPC6, avviato a novembre 2024, che si è a sua volta posizionato nella Top 10 collocandosi all’ottavo posto nel ranking Top 500.
HPC6 e HPC7 sono in grado di effettuare insieme oltre 1 Exaflop/s
La combinazione dei sistemi di calcolo di HPC6 e HPC7 supera la scala dell’Exascale. HPC6 e HPC7, insieme, sono in grado di effettuare oltre 1 Exaflop/s (1Exaflop/s = 1000 PFlops/s), ovvero oltre 1 miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Il superamento della classe Exascale da parte del sistema di supercalcolo di Eni rappresenta il raggiungimento della più avanzata e straordinaria frontiera tecnologica nel mondo dei supercomputer e conferma la leadership dell’azienda nel settore.
Il supercalcolo accelera l’innovazione e supporta l’efficienza delle filiere emergenti
L’avvio di HPC7 rappresenta una tappa fondamentale nella strategia di valorizzazione delle fonti energetiche e decarbonizzazione di Eni, un modello in cui la tecnologia è un elemento centrale di innovazione, capace di guidare la crescita, l’efficienza e la competitività sia nei business tradizionali sia in quelli di transizione. Il calcolo avanzato e i sistemi HPC si confermano centrali per l’azienda, consentendo di integrare e valorizzare competenze e applicazioni lungo l’intera catena del valore – dalla comprensione del sottosuolo all’ottimizzazione degli impianti industriali, fino al miglioramento dell’accuratezza degli studi geologici e fluidodinamici per lo stoccaggio della CO₂ e nello sviluppo di tecnologie energetiche avanzate. Il supercalcolo contribuisce inoltre ad accelerare l’evoluzione delle principali direttrici di innovazione, supportando l’efficienza delle filiere emergenti – come quella dei biocarburanti– e la simulazione di fenomeni complessi, tra cui il comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico. In questo quadro, l’HPC si afferma anche come abilitatore cruciale per gli sviluppi interni di use cases di intelligenza artificiale dedicati ai business di Eni.
Descalzi: «Transizione verso rinnovabili non può prescindere da evoluzione tecnologica»
Queste le dichiarazioni di Claudio Descalzi, amministratore Delegato di Eni: «La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica. L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore. In questo contesto, la realizzazione e la messa in esercizio di HPC7 in tempi rapidissimi, ancora inferiori a HPC6 che era già un riferimento, rappresenta un esempio concreto della nostra capacità di esecuzione frutto delle competenze, dell’impegno e della qualità dei nostri team operativi. Questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato». Entrambi i supercomputer si trovano in un’area dedicata del Green Data Center di Eni, beneficiando di un’infrastruttura progettata per coniugare efficienza operativa e sostenibilità ambientale.
FdI si prende anche Rai Parlamento: via il direttore Giuseppe Carboni
Dopo Gian Marco Chiocci al Tg1, Marco Lollobrigida a RaiSport e Nicola Rao alle Radio, Fratelli d’Italia si prende anche Rai Parlamento, testata che si occupa di seguire i lavori delle Camere e dare a voce a deputati e senatori. Giuseppe Carboni (area Movimento 5 stelle) lascerà la direzione e verrà sostituito dalla vice Francesca De Martino, storico volto della testata in quota FdI.
La sostituzione avverrà in occasione del consiglio d’amministrazione in programma il 18 giugno.

Corsini è attualmente in causa con la Rai
Corsini è peraltro in causa con la Rai per demansionamento: dopo aver diretto il Tg1 dal 2018 al 2021, era stato lasciato senza incarichi per due anni prima di ricevere nel 2023 il timone di Rai Parlamento. Cosa evidentemente poco gradita, visto che nei mesi successivi – come ricostruito dal Foglio – aveva iniziato a registrare i dialoghi con Felice Ventura, capo del personale Rai da diversi anni, che si sarebbe lasciato andare con retroscena e commenti su altri direttori e dipendenti della tv pubblica. Dal punto di vista della destra un ulteriore motivo per allontanare Carboni, oltre al fatto che non è lontano dalla pensione.
Fox compra la piattaforma di streaming Roku: operazione da 22 miliardi di dollari
Fox ha raggiunto un accordo preliminare con Roku per rilevare la piattaforma di streaming disponibile negli Stati Uniti, in Canada, in Messico e nel Regno Unito. Lo hanno annunciato le due società. Fox ha valutato Roku 22 miliardi di dollari, somma che pagherà in denaro e in azioni. L’operazione, si legge in una nota, verrà chiusa nella prima metà del 2027. Anthony Wood, fondatore e ceo di Roku Anthony Wood entrerà nel cda della nuova società.
L’acquisizione di Roku era cruciale per Fox
Negli ultimi anni Fox si è cimentata nello streaming, lanciando il suo servizio concorrente di Fox One nel 2025 dopo aver rilevato nel 2020 Tubi, una delle principali piattaforme rivali di Roku. Ma finora non è riuscita a imporsi in un mercato dominato da YouTube, Netflix, Amazon, Disney+, HBO Max e Paramount+. Con l’approvazione preliminare da parte delle autorità di regolamentazione statunitensi per la fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount Skydance, l’acquisizione di Roku – che ha oltre 100 milioni di utenti – da parte di Fox era diventata cruciale.
Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Politico è certamente una testata autorevole. E fa parte di quella ristretta cerchia di brand giornalistici che conferisce credibilità a indiscrezioni o analisi: è un po’ come quando si citano l’Economist, il Financial Times, The Athletic o il Wall Street Journal, la propria aura aumenta a dismisura, a prescindere. Bene, tra pochi mesi anche le élite italiane potranno animare i pranzi e le cene snocciolando le news lette sull’edizione nazionale di Politico.
Dopo il lancio delle edizioni britannica, francese, tedesca e quella europea da Bruxelles, infatti, Axel Springer, editore di Politico, si appresta a debuttare in Spagna, da settembre. E poi, a seguire, toccherà all’Italia.
Riavvolgiamo il nastro, giusto per capire di cosa stiamo parlando: Politico è una piattaforma di produzione di contenuti editoriali, principalmente di politica, fondata nel 2007 da Robert Albritton negli Stati Uniti. Nel 2015 ha debuttato in Europa in joint venture con la tedesca Axel Springer. Nel 2017 il fondatore e direttore, Albritton, ha lasciato l’azienda. E a fine ottobre 2021 il gruppo editoriale tedesco Axel Springer ha comprato tutto Politico, pagando oltre un miliardo di dollari.

Piattaforma redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno
La testata ha piedi e mente ben saldi in Occidente, supportando, nella sua linea editoriale, l’Europa unita, l’alleanza tra Usa e Ue, l’economia di mercato. E la piattaforma Politico è anche piuttosto redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno e una marginalità attorno al 20 per cento, grazie agli incassi da abbonamenti.

Come detto, sta per arrivare una versione italiana di Politico, tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con una redazione di poche persone (si parla di 4-5 al massimo) molto capaci e introdotte.
Va tuttavia sottolineato che le recenti esperienze di Axel Springer in Italia in campo news non sono proprio andate benissimo. L’editore tedesco, dopo aver comprato la testata Business Insider nel 2015, nel 2016 lanciò Business Insider Italia in accordo col gruppo Gedi (la Repubblica, La Stampa, eccetera). Ma l’iniziativa, purtroppo, non è mai decollata, fino alla chiusura del sito italiano, dal primo giugno del 2021.

La chiusura di Upday e un sistema quasi interamente basato sull’IA
La stessa Axel Springer ha poi lanciato Upday, una piattaforma di aggregazione di notizie per smartphone sviluppata in collaborazione con Samsung. Pure in questo caso, però, l’operazione ha subito ridimensionamenti e trasformazioni, tanto che nella seconda metà del 2023 è stata chiusa la redazione di Milano dove lavorava un manipolo di giornalisti, avviando una transizione per trasformare la piattaforma in un sistema quasi interamente basato sull’intelligenza artificiale.
Playbook, una newsletter con un target molto specializzato
Adesso, nel presentare l’iniziativa di Politico in Spagna, i vertici di Axel Springer hanno sottolineato come si partirà con Playbook, una newsletter quotidiana distribuita via email ogni mattina e rivolta a chi lavora in politica e a un target molto specializzato. Un format lanciato 10 anni fa a Bruxelles e successivamente esteso al Regno Unito, a Parigi e a Berlino.

Politico «non è una pubblicazione di destra, di sinistra o di centro», e le sue espansioni in Europa mirano «solo a rafforzare la copertura informativa da una prospettiva non ideologica», spiegano dai vertici. «La testata non intende esprimere giudizi e mantiene comunque una posizione critica nei confronti dei governi quando ritiene che non agiscano in modo appropriato». Come andrà a finire in Italia?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Novità in Enav, con un giro di poltrone pesanti. Dopo che Giovannantonio Macchiarola si è trasferito in Terna, seguendo l’amministratore delegato Pasqualino Monti, all’Ente nazionale per l’assistenza al volo c’erano delle caselle da riempire.

Così ai Rapporti istituzionali è finito Alberto Mina, manager di Arexpo. Ma a far rumore è soprattutto il nome prescelto come capo della Comunicazione: da settembre dovrebbe arrivare infatti Matteo Pandini, storico portavoce e responsabile della Comunicazione di Matteo Salvini.
Intesa Sanpaolo protagonista in Europa nelle operazioni di finanziamento
Intesa Sanpaolo si conferma tra le banche leader del mercato europeo, dove nel 2025, escludendo l’Italia, ha partecipato assieme ad altre banche a operazioni di finanziamento del valore complessivo pari a oltre 170 miliardi di euro, come mandated lead arranger (di cui deal di project finance per oltre 30 miliardi di euro, pari a oltre il 20 per cento del totale europeo), ed emissioni obbligazionarie per circa 60 miliardi di euro in qualità di bookrunner.
Le principali operazioni in cui Intesa ha svolto un ruolo da protagonista
Sono numerose le operazioni di rilievo sia con clientela corporate sia con clientela Institutional, in settori quali infrastrutture, transizione energetica, telecomunicazioni, automotive, nuovi materiali, food & beverage e financials, in cui la divisione IMI CIB, guidata da Mauro Micillo, ha svolto un ruolo da protagonista, collaborando con importanti gruppi bancari internazionali e confermando il proprio ruolo strategico a supporto dello sviluppo internazionale. Tra queste si segnalano:
- Telefonica (2026, Spagna) – active joint bookrunner nel collocamento di un’emissione obbligazionaria senior unsecured di 750 milioni di euro;
- Mercedes-Benz (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un bond a due tranche per complessivi 1,3 miliardi di euro;
- Coca Cola Hbc (2026, Grecia) – joint global coordinator e joint bookrunner nel collocamento di un bond a tre tranche per complessivi 2,1 miliardi di euro;
- Engie (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond, in formato ibrido, per 600 milioni di euro;
- Belfius (2026, Belgio) – active joint bookrunner per la prima volta nell’ambito del progetto senior non-preferred di belfius per 750 milioni di euro;
- Edf – Electricité de France (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green nuclear bond a quattro tranche per complessivi 2,75 miliardi di euro;
- Heidelberg materials (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond per 600 milioni di euro;
- La Banque postale (2026, Francia) – active joint bookrunner nel collocamento dell’emissione obbligazionaria bancaria garantita per 1 miliardo di euro;
- Eutelsat (2026-25, Francia) – bookrunner per l’aumento di capitale da 670 milioni di euro per l’esecuzione dell’iniziativa strategica Iris da circa 5 miliardi;
- Klépierre (2025, Francia) – coordinator per il rifinanziamento di una linea di credito revolving sindacata da 1,2 miliardi di euro. La filiale di Parigi ha partecipato all’operazione in qualità di bookrunner e mla;
- Stockholm Exergi – Beccs Stockholm (2025, Svezia) – sole global coordinator e sole bookrunner nel finanziamento da 700 milioni di euro a supporto della costruzione di uno dei più grandi impianti al mondo per la cattura e lo stoccaggio permanente di Co2;
- Prosieben (2025, Germania) – advisor finanziario nell’offerta pubblica di acquisto di Mfe – Media for Europe; underwriter, bookrunner e mla nel finanziamento in pool dell’operazione.
Eolico offshore, lo studio su sicurezza energetica, competitività e filiera industriale
Si è chiuso mercoledì 10 giugno 2025 a Roma, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, il quarto Convegno nazionale dell’Aero, l’Associazione delle energie rinnovabili offshore, con un’ampia partecipazione di istituzioni, imprese, mondo accademico e stampa specializzata. Al centro della giornata la presentazione dello studio indipendente Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore, commissionato da Aero e realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes. Il report quantifica per la prima volta, con metodo bottom-up e oltre 250 voci di filiera ricostruite una per una, l’impatto economico, occupazionale e fiscale di una scelta tempestiva sull’eolico in mare.
I benefici economici che può apportare l’eolico offshore
Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste Fer2, l’eolico offshore può generare, nel periodo che va dall’attivazione delle aste al 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto pari a quasi il 3 per cento del Pil italiano del 2025, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati misurati in unità di lavoro standard. Nello scenario di ritardo, le cifre si dimezzano – 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di euro di gettito, 399 mila occupati. La manifattura pesa per il 35 per cento del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana.
L’appello di Aero al governo per la calendarizzazione di un’asta del Fer2
«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera italiana integrata che contribuisca all’indipendenza energetica del Paese. I risultati dello studio sono sorprendenti», ha dichiarato in apertura dell’evento il presidente di Aero Fulvio Mamone Capria. «A fronte di circa 2,8 GW di progetti che hanno già superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer2, nonostante il decreto del Mase sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che lanciamo al governo è di fare presto, per evitare che gli ingenti investimenti già spesi dalle società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, con una perdita di credibilità, competitività e sviluppo industriale».
Pichetto Fratin: «Ci sono le condizioni per creare una robusta filiera nazionale del settore»
Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, «esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale dell’eolico offshore». «Stiamo andando avanti con la rivisitazione del decreto Fer2 per coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività».
Intesa Sanpaolo: «Opportunità strategica per rafforzare la sicurezza energetica»
«Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente rafforzano il percorso europeo e italiano di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, già accelerato dall’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, l’eolico offshore rappresenta un’opportunità strategica perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica, a diversificare le fonti di approvvigionamento, a contenere i costi dell’energia e a ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici», ha dichiarato Giovanni Foresti, responsabile Regional research di Intesa Sanpaolo. «Al tempo stesso, può generare importanti ricadute per il sistema manifatturiero italiano. L’analisi evidenzia che questa traiettoria può evitare che la minore dipendenza dagli idrocarburi si traduca semplicemente in nuove dipendenze tecnologiche e produttive, a condizione che il Paese sviluppi tempestivamente una filiera nazionale. Già oggi l’Italia dispone di una solida base industriale in comparti strettamente collegati all’eolico offshore, dalla meccanica alla cantieristica, dalla logistica portuale alla filiera elettromeccanica, con competenze consolidate in ambiti quali i cavi elettrici, le lavorazioni meccaniche e i servizi tecnici specializzati». Elisa Zambito Marsala, responsabile Education ecosystem & Global value programs di Intesa, ha aggiunto che «la banca è impegnata nel promuovere una collaborazione continua tra atenei e tessuto industriale, produttivo e dei servizi per contribuire a formare profili in linea con i fabbisogni di competenze richiesti dalle imprese e per orientare le giovani generazioni verso le nuove opportunità legate alla blue economy e alla transizione energetica».
Poste italiane lancia la nuova campagna antifrode
«Un truffatore non può fare nulla senza di te». È il messaggio recapitato dall’ultima campagna antifrode lanciata da Poste italiane per contrastare il fenomeno sempre più diffuso delle truffe digitali. Il focus dell’iniziativa è centrato sulla manipolazione, una tecnica utilizzata da male intenzionati che tentano in questo modo di far leva sulle emozioni o stati d’animo come paura, urgenza o fiducia con l’obiettivo di indurre i malcapitati ad autorizzare trasferimenti di denaro, approfittando soprattutto della crescente diffusione dei bonifici istantanei. Per raggiungere il più alto numero di persone, Poste ha attivato tutti i principali canali di contatto con la clientela – dal sito poste.it nella sezione “Sicurezza online”, all’app, ai social, ai 23 mila display degli oltre 12 mila uffici postali.
Le modalità di truffe più comuni e come difendersi
I truffatori adottano stratagemmi di vario tipo, promettendo ad esempio investimenti vantaggiosi e guadagni facili, fingendosi operatori di Poste italiane o funzionari di pubblica sicurezza, o ancora simulando l’emergenza di un familiare in difficoltà oppure fingendo di intavolare relazioni sentimentali online. Se le tecniche variano, l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere dati personali, codici di accesso o indurre le vittime ad effettuare pagamenti immediati. Per questo la campagna ricorda che i truffatori non possono fare nulla senza la collaborazione delle vittime e mette in guardia da coloro che avanzano richieste urgenti, o che chiedono di condividere credenziali o codici OTP, e invita a verificare sempre richieste sospette attraverso i canali ufficiali.
Prada paga la crisi del lusso: flop a Oslo e chiusure nel Regno Unito
Il Diavolo di sicuro veste Prada: lo aveva fatto 20 anni fa ed è tornato recentemente a farlo. La questione, però, è capire se anche i comuni mortali acquistino i capi della famosa casa del lusso. E qui la faccenda si fa più complicata: mentre il super-ad Andrea Guerra trimestre dopo trimestre continua a ripetere il ritornello dell’«alta desiderabilità del marchio», i consumatori non sembrano così propensi a spendere. Almeno nel Nord Europa. Lo scorso autunno, con un tempismo perfetto per la volata del Natale, Prada aveva aperto il suo primo negozio monomarca in Norvegia. Il debutto a Oslo, per la prima volta nella storia dell’azienda, fu salutato con grandi fanfare, ma sei mesi dopo, da festeggiare c’è poco. Secondo indiscrezioni raccolte da L43, i numeri sono pessimi: il negozio avrebbe dovuto incassare, secondo i piani, almeno 30 mila euro al giorno, invece è al di sotto della soglia minima per coprire i costi. È il segnale, non il primo e non il solo, che la bolla del lusso sta iniziando a scoppiare.
La chiusura dei punti vendita nel Regno Unito
Chiudere la boutique di Oslo, però, è semplicemente impensabile e allora ecco che il taglio dei costi si abbatte altrove: ancora una volta sul Regno Unito. Sempre alla fine dell’anno scorso, mentre festeggiava lo sbarco in terra vichinga, molto più in sordina Prada aveva chiuso il suo negozio a Glasgow, l’unico di tutta la Scozia, e uno dei suoi due punti vendita di Manchester, a Old Trafford. Ma non è bastato: adesso Guerra ha deciso di uscire del tutto dalla città del calcio, che come reddito e importanza è la seconda del Paese: chiuderà anche il negozio all’interno dei grandi magazzini Selfridges, nel centro commerciale Manchester Exchange. In Gran Bretagna, Prada rimarrà dunque solo con le sue boutique di Londra, ma la crisi del lusso inizia anche a lambire l’un tempo inaffondabile capitale inglese. Tra i piani di Guerra ci sarebbe infatti anche la chiusura di Prada White City, dentro l’enorme centro commerciale Westfield, nella zona ovest di Londra.

Tutte le grane in casa Prada
Il flop iniziale di Oslo e le chiusure di Manchester e Londra puntellano un 2026 che si preannuncia difficile per la maison. L’anno è partito col freno a mano tirato, i ricavi dei primi tre mesi sono saliti di un modestissimo 2 per cento, e peraltro a fine marzo non era ancora scoppiata in pieno la crisi dello Stretto di Hormuz. L’anno, per il gruppo che fattura quasi 6 miliardi di euro, si chiuderà con utili in calo, secondo gli analisti di Barclays. Negli uffici di via Bergamo a Milano, oltre alle tensioni internazionali e al calo delle vendite, hanno anche un altro problema di nome Versace. Mangiarsi una grande azienda è già difficile, saperla digerire lo è ancora di più. E la casa della Medusa non è un boccone facile: Prada l’ha comprata al picco della bolla del lusso, ma il marchio è reduce da anni di declino e di perdite milionarie. L’anno scorso, Versace aveva già zavorrato i conti di Prada e quest’anno le cose stanno addirittura peggiorando, secondo quanto sarebbe trapelato in un incontro riservato con gli analisti finanziari. Andrea Guerra non solo deve cercare di rendere redditizio l’esborso di 1,25 miliardi, ma deve riuscirci mentre il mondo del lusso sta imboccando la via della crisi.

Antonio Di Rosa nuovo direttore de La Stampa
Inizia l’era Sae a La Stampa: sarà Antonio Di Rosa il nuovo direttore del quotidiano appena passato da Gedi al gruppo guidato da Alberto Leonardis. L’indicazione è arrivata dalla prima riunione del nuovo consiglio d’amministrazione. Ad affiancare il 75enne Di Rosa, che assumerà l’incarico dal primo luglio, ci saranno Luciano Tancredi, come vicedirettore vicario, e Alessandro De Angelis, in qualità di vicedirettore. Confermato Giuseppe Bottero, che mantiene la delega per lo sviluppo digitale della testata.
La lunga carriera e le tante direzioni di Di Rosa
Di Rosa – da tempo molto vicino a Leonardis – è già direttore editoriale del gruppo Sae, che negli ultimi anni ha messo insieme un sistema di quotidiani locali acquistati da Gedi. Era stato già a La Stampa dal 1984 al 1996, quando era stato chiamato da Paolo Mieli al Corriere della Sera come vicedirettore. Da via Solferino era poi passato a dirigere il Secolo XIX e poi la Gazzetta dello Sport. Successivamente è stato direttore dell’agenzia LaPresse e de La Nuova Sardegna, quotidiano rilevato nel 2023 da Sae.

Chi sono Tancredi e De Angelis, che lo affiancheranno
Tancredi, per 25 anni al Messaggero e attuale direttore de La Nuova Sardegna, ha guidato anche Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. È stato direttore editoriale del gruppo Sae. De Angelis, firma politica ed editorialista de La Stampa, ha contribuito alla nascita dell’edizione italiana di HuffPost, di cui è stato vicedirettore.
Nasce Mgi Italia, joint venture tra Italia e Regno Unito per la produzione di droni
Al via Mgi Italia, una società nata dalla joint venture tra un’azienda britannica, la Mgi Engineering Ltd, e una italiana, la Vigilar Group Spa, per la produzione di droni. La prima è una società di ingegneria con sede nell’Oxfordshire specializzata nell’ingegneria di sistemi ad alte prestazioni nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico. La seconda opera nei settori intelligence, sicurezza e servizi avanzati. «Crediamo che questa partnership rappresenti un passo importante verso la costruzione di un ecosistema di innovazione più forte e l’affermazione dell’Italia come hub strategico per il futuro sviluppo tecnologico e industriale», ha dichiarato Francesco Castro, ad di Vigilar Group. La sede della nuova società è a Modena. Il focus sarà quello di sviluppare soluzioni avanzate per la difesa, la sicurezza, l’aerospaziale e altri settori ad alto valore aggiunto.
Roma, Barbara Marinali alla presidenza di Atac
Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza che nomina Barbara Marinali come membro del consiglio di amministrazione e presidente di Atac, l’azienda che gestisce in concessione buona parte del trasporto pubblico locale oltre che i parcheggi a pagamento e di interscambio di Roma. «Abbiamo scelto una figura autorevole e preparata, di cui ho imparato ad apprezzare competenze e professionalità già alla guida di Acea», ha dichiarato Gualtieri. Con Mariali, capace col suo curriculum di mettere d’accordo le varie anime della maggioranza capitolina, si completa così il valzer delle nomine in Campidoglio.

Il curriculum di Marinali: dal 2023 era presidente di Acea
Marinali, che dal 2023 era a capo di Acea, ha di fatto scambiato il posto con Alessandro Rivera, il quale ha appena lasciato la presidenza di Atac per assumere la guida dell’azienda pubblica attiva nei settori idrico, ambientale ed energetico. Prima di Acea (di cui ora è diventata vicepresidente), Marinali è stata membro del cda di Webuild e presidente di Open Fiber, oltre che consigliera per sette anni consigliera dell’ART, l’autorità di regolazione dei trasporti. Prima ancora è stata direttore generale per le infrastrutture stradali presso il MIT. Attualmente è anche nel board di ATM – Azienda Trasporti Milanesi, nonché vicepresidente vicaria di Utilitalia e componente del Consiglio di indirizzo del Teatro dell’Opera di Roma.
Terna rafforza l’impegno per la tutela della biodiversità con Life PolliNetwork
Terna, il gestore della rete elettrica di trasmissione nazionale, in occasione della Giornata mondiale dell’ambiente rafforza il proprio impegno per la tutela della biodiversità partecipando al progetto Life PolliNetwork, coordinato da Wwf Italia e cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del programma Life Natura & Biodiversità, con il contributo del ministero dell’Ambiente e della Fondazione Cariplo.
Un modello innovativo di restauro della natura
Il declino degli insetti impollinatori rappresenta una minaccia concreta per la biodiversità, la resilienza degli ecosistemi e la sicurezza alimentare. Per rispondere a questa sfida, Life PolliNetwork propone un modello innovativo di restauro della natura, capace di integrare tutela ambientale, infrastrutture e partecipazione dei territori. All’interno del progetto, il Gruppo guidato da Pasqualino Monti mette a disposizione le proprie competenze e alcuni asset della rete di trasmissione nazionale come luoghi di sperimentazione ambientale. Anche le infrastrutture, infatti, possono contribuire attivamente alla conservazione del capitale naturale, se progettate e gestite secondo criteri di sostenibilità.
Le prime regioni coinvolte nel progetto saranno Piemonte, Lazio e Sicilia
La biodiversità rappresenta una componente essenziale del patrimonio naturale del Paese e Terna studia attivamente, in collaborazione con associazioni di settore e mondo scientifico, l’interazione tra elettrodotti e ambiente, con l’obiettivo di sviluppare e adottare soluzioni di mitigazione sempre più efficaci ed evolute. Nell’ambito del progetto Life PolliNetwork, le aree verdi di pertinenza delle stazioni elettriche e la base dei sostegni delle linee aeree si configurano come aree di connessione ecologica (stepping stones), spazi puntuali che possono favorire la presenza di api selvatiche, farfalle e sirfidi. Inoltre, nelle aree di progetto è prevista anche l’installazione di nidi artificiali per i diversi gruppi di insetti impollinatori trattati nel progetto, al fine di aumentare la disponibilità di siti idonei per il rifugio e la riproduzione. Le prime regioni coinvolte saranno Piemonte, Lazio e Sicilia. Particolare attenzione è dedicata anche al monitoraggio scientifico degli interventi e alla raccolta di dati, anche attraverso iniziative di citizen science che coinvolgono tecnici, studenti e cittadini, contribuendo a diffondere conoscenza e consapevolezza sul valore degli insetti impollinatori e della biodiversità
Così sicurezza ed efficienza del servizio elettrico si coniugano con la tutela dell’ambiente
Complessivamente, Life PolliNetwork prevede interventi di ripristino e gestione della vegetazione in 32 siti distribuiti in 10 regioni italiane, per una superficie complessiva di circa 88 ettari. Le azioni si concentrano su aree naturali, aree agricole e lungo le infrastrutture lineari – tra cui strade, ferrovie e linee elettriche – considerate elementi chiave per rafforzare la connettività ecologica. Per Terna, Life PolliNetwork rappresenta un esempio concreto di come la gestione delle infrastrutture possa evolvere, integrando la sicurezza e l’efficienza del servizio elettrico con la tutela della biodiversità e contribuendo alla resilienza dei territori.
Delfin, accordo tra Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico
Leonardo Maria Del Vecchio e Rocco Basilico hanno trovato un accordo sul riassetto di Delfin – la cassaforte che oltre a essere il maggior azionista di EssilorLuxottica ha in mano le partecipazioni in Mps, Generali e Unicredit – e, di conseguenza, rinunciato alle azioni legali paventate negli ultimi giorni. Rocco Basilico – figlio del banchiere Paolo e di Nicoletta Zampillo, due volte moglie del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio – aveva impugnato l’ok di Delfin all’operazione che consentirà al fratellastro di salire al 37,5 per cento della holding di famiglia.

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Il via libera era arrivato durante l’ultima assemblea di Delfin
Attraverso Lmdv Fin, società costituita ad aprile e interamente controllata da Lmdv Capital, Del Vecchio intende salire dal 12,5 al 37,5 per cento di Delfin grazie al trasferimento di un quarto delle quote dai fratelli Luca e Paola, diventando il primo socio della holding. Il via libera era arrivato in occasione dell’ultima assemblea di Delfin, durante la quale i soci a maggioranza (sei su otto) hanno dato il via libera al trasferimento delle quote di Luca e Paola Del Vecchio nella LMDV di Leonardo Maria: un’operazione da 10 miliardi di euro, a cui Basilico aveva detto no. Quest’ultimo, nell’impugnazione davanti alla giustizia del Lussemburgo (dove ha sede Delfin), sosteneva che la delibera sarebbe stata approvata con una maggioranza insufficiente rispetto a quanto previsto dallo statuto. Poi però è arrivata l’intesa col fratellastro.

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Il capitale di Delfin è detenuto in quote uguali da otto eredi
Dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, il capitale di Delfin era detenuto in parti uguali (12,5 per cento) da otto eredi: i sei figli dell’imprenditore (ai quattro già citati vanno aggiunti Marisa e Clemente), la moglie Nicoletta Zampillo e il primo figlio di lei, Basilico. Delfin detiene le quote di EssilorLuxottica, Mps (17,5 per cento), Generali (10 per cento) e Unicredit (2,7 per cento).
Alessandro Rivera nuovo presidente di Acea
L’assemblea di Acea ha approvato i conti 2025 e nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-28. Alessandro Rivera, ex direttore generale del Tesoro e presidente di Atac, è stato nominato nuovo presidente. È quanto si legge in una nota emessa dall’utility romana al termine dell’assemblea degli azionisti che ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e preso atto del bilancio consolidato chiuso con 481 milioni di euro di utile netto. Approvata la distribuzione ai soci di 255 milioni di euro (di cui 23,38 milioni attinti da utili portati a nuovo), pari a un dividendo unitario di 1,20 euro per azione (0,25 euro straordinario) che sarà messo in pagamento il 24 giugno.
La composizione del nuovo cda
Rinnovato il board che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2028. Il nuovo cda è composto da Alessandro Rivera, Barbara Marinali, Angelo Piazza, Fabrizio Palermo, Luisa Melara, Elisabetta Maggini e Nathalie Tocci (presi dalla lista di Roma Capitale che ha ottenuto il voto favorevole dal 65,32 per cento delle azioni ammesse al voto), Ferruccio Resta e Patrizia Rutigliano (lista Suez International), Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso (lista Fincal), Antonino Cusimano e Susanna Maria Invernizzi espressi dalla lista presentata da un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali.
Disaronno group finalizza l’acquisizione di Amaro Averna e Zedda Piras
Disaronno group ha perfezionato il closing per l’acquisizione del 100 per cento di Amaro Averna e Zedda Piras, precedentemente appartenuti a Campari. L’operazione, il cui accordo era stato sottoscritto a dicembre 2025, si concretizza attraverso la costituzione della newco Meridia con sede a Sassari, la cui governance vede il passaggio da Campari Group a Disaronno Group. I dipendenti dei due stabilimenti rispettivamente in Sicilia e in Sardegna, 11 in totale, sono tutti stati assorbiti da parte di Meridia.
Ferrari: «Così arricchiamo il nostro portfolio a livello internazionale»
L’annuncio del closing arriva a pochi giorni della comunicazione da parte del Gruppo del proprio rebranding in Disaronno Group che segna un’evoluzione volta a rafforzare il posizionamento globale. «Questa operazione rappresenta un passo fondamentale nel nostro piano di crescita e ci consente di arricchire strategicamente il nostro portfolio a livello internazionale, rafforzando significativamente, grazie ad Amaro Averna, la nostra posizione in tre dei nostri mercati prioritari, Stati Uniti, Germania ed Italia», ha affermato Marco Ferrari, ceo di Disaronno Group. «In questo contesto, per Zedda Piras l’obiettivo è il consolidamento della presenza sul mercato italiano».
Il razzo di Blue Origin esplode durante i test sulla rampa di lancio a Cape Canaveral
Il razzo New Glenn di Blue Origin, società di Jeff Bezos, è esploso mentre si trovava sulla piattaforma di lancio a Cape Canaveral. «Abbiamo riscontrato un’anomalia durante il test di accensione», ha spiegato l’azienda in un breve comunicato pubblicato su X, aggiungendo che «tutto il personale è presente all’appello». In un video che mostra l’incidente si vede del fumo che fuoriesce da sotto il razzo New Glenn, seguito da una palla di fuoco.
This angle is even crazier https://t.co/bDUuiafnTg pic.twitter.com/LuLG3frNw2
— Sawyer Merritt (@SawyerMerritt) May 29, 2026
Bezos: «Ricostruiremo e torneremo a volare»
«Tutto il personale si trova in salvo. È troppo presto per conoscere la causa principale, ma stiamo già lavorando per individuarla. Giornata molto difficile, ma ricostruiremo tutto ciò che necessita di essere ricostruito e torneremo a volare. Ne vale la pena», ha scritto Bezos su X.
All personnel are accounted for and safe. It’s too early to know the root cause but we’re already working to find it. Very rough day, but we’ll rebuild whatever needs rebuilding and get back to flying. It’s worth it.
— Jeff Bezos (@JeffBezos) May 29, 2026
Blue Origin, di proprietà del fondatore di Amazon Bezos, aveva dichiarato di puntare a collocare 48 satelliti nella orbita terrestre bassa per conto del colosso dell’e-commerce, tramite l’invio nello spazio del razzo New Glenn, nel tentativo di espandere le sue capacità di banda larga.
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Buonanotte al Sechi. Dopo voci di frizioni che si rincorrevano da tempo, il direttore di Libero Mario Sechi è stato cacciato dall’editore Antonio Angelucci. Lo ha annunciato lui stesso su X, con tono ovviamente polemico: «Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti».
Poco prima era stato più criptico, twittando semplicemente: «Libero». Ma il gioco di parole non è stato colto, e quindi ha dovuto spiegarlo in modo meno romantico.
Il timing della defenestrazione, in effetti, non è stato il massimo: Sechi aveva appena raccontato delle minacce ricevute e del suo sentirsi come uno che «vive prigioniero da uomo libero». Ricevendo la solidarietà bipartisan dal mondo della politica: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Ignazio La Russa, Giuseppe Conte, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Angelucci però non si è fatto intenerire. Con una battuta, si potrebbe dire che finire sotto scorta non porta granché bene, a livello lavorativo: capitò infatti praticamente la stessa cosa a Carlo Verdelli il 14 marzo 2020, messo sotto protezione per minacce di morte e intimidazioni di matrice nazifascista ma comunque sollevato dall’incarico di direttore di Repubblica neanche un mese dopo. Questa però è un’altra storia.
Tra direttore ed editore c’erano stati mesi di tensioni. Un po’ come quelli registrati con il direttore editoriale Daniele Capezzone, che infatti avevano portato all’addio dell’ex Radicale. Sechi si sentiva forte del fatto di rappresentare la linea meloniana, ma Angelucci ha tirato dritto andando allo scontro frontale: l’imprenditore, editore dei quotidiani di centrodestra e ras delle cliniche private, è anche deputato leghista “a tempo perso” (nel senso che in parlamento non ci va mai, è re degli assenteisti), a dimostrazione dunque che nella maggioranza ormai siamo davvero alla resa dei conti tutti contro tutti.

Per la sua successione si fa il nome di Sallusti, altro meloniano
E adesso chi al suo posto? Si fa il nome di Alessandro Sallusti, e sarebbe un cavallo di ritorno, visto che è già stato direttore di Libero in due mandati, dal 2007 al 2008 e dal 2021 al 2023, nel più classico dei rimpalli di carriera con il Giornale (stesso rimbalzo che hanno fatto Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro). Di certo Sallusti è un altro meloniano di ferro, e con la premier ha scritto anche un libro, La versione di Giorgia (Rizzoli, 2023).

Sechi era stato addetto stampa “flash” di Giorgia Meloni, nel senso che durò pochissimo: tre mesi e 23 giorni, da marzo a giugno del 2023. Poi l’approdo alla guida di Libero, dove verrà ricordato per pagine memorabili di giornalismo, come l’aver incoronato la premier “uomo dell’anno”.
Il gruppo Sae completa l’acquisizione de La Stampa
Il gruppo Sapere Aude Editori (Sae), guidato da Alberto Leonardis, ha completato l’operazione di acquisizione del quotidiano La Stampa e dei rami d’azienda collegati da Gedi, gruppo da poco ceduto da Exor – società della famiglia Agnelli-Elkann – ai greci di Antenna. Per favorire l’operazione, il gruppo di Leonardis ha costituito una sub holding, Sae Piemonte – composta da Sae con il 51 per cento e Toto Holding con il 49 – finalizzata alla partecipazione di maggioranza nella società La Stampa Sae, che sarà proprietaria della testata.
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La Stampa Sae: Briolini ceo, Ceretti presidente
«Porteremo La Stampa ancora più al centro del panorama mediatico, innovando e valorizzando i suoi talenti, la sua tradizione e la sua identità. Questo traguardo è stato possibile soprattutto grazie all’impegno e alla professionalità dei giornalisti del nostro gruppo. Conoscendo la qualità di chi compone la redazione, non possiamo che guardare al futuro con fiducia, certi che ci attendano successi ancora più grandi», ha dichiarato Leonardis, presidente e ceo di Sae. Il ruolo di amministratore delegato di La Stampa verrà affidato a Massimo Briolini, mentre la carica di presidente sarà assunta da Paolo Ceretti (che ricopriva lo stesso incarico in Gedi). La Stampa Sae, si legge in una nota, «oltre ai rilevanti investitori del territorio, su azionisti di primo piano, fra i quali: Fondazione di Sardegna, Carimonte Holding, Sportcast, Reale Mutua e Toto Holding».
Polo strategico nazionale, l’ad Iannetti in bilico
Cambi in vista nell’organigramma del Polo strategico nazionale (PSN), la società cui fa capo l’infrastruttura cloud creata per dotare la Pubblica Amministrazione italiana di servizi digitali ad alta affidabilità, che vede nel suo azionariato la presenza di Tim, Leonardo, Cdp Equity (che però sta cedendo a Poste la sua quota) e Sogei. In ballo la possibile sostituzione dell’amministratore delegato Emanuele Iannetti fortemente voluto dal ministro Guido Crosetto e il cui nome è finito nell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti della Difesa. Il candidato più accreditato a prendere il suo posto è Serafino Sorrenti, attuale capo della segreteria tecnica del Sottosegretario all’Innovazione Tecnologica, Alessio Butti.
Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione
Uscito Roberto Cingolani, e con lui buona parte della squadra di manager che aveva portato in azienda, il nuovo amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, sta costruendo il suo team. Per la comunicazione, che Cingolani aveva affidato con più di qualche mal di pancia interno all’ex giornalista di Sky Helga Cossu, si sta ragionando sull’ipotesi di dare l’incarico a Stefano Amoroso, che l’arrivo di Cossu aveva messo in ombra e che ora Mariani vorrebbe riportare alla direzione della comunicazione, soprattutto per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni sul posizionamento internazionale dell’azienda. Una curiosità: Amoroso, un passato in Dompé Farmaceutica ed Edison prima di trasferirsi nel 2021 in Leonardo, a dicembre 2025 ha giurato come ufficiale della Riserva selezionata dell’esercito.

Corte Ue, Meta dovrà pagare gli editori per i contenuti online
Sì della Corte di giustizia europea all’equo compenso agli editori per l’utilizzo online dei contenuti giornalistici. La pronuncia è arrivata nella causa avviata da Meta contro l’Italia e, in particolare, i criteri delineati dall’Agcom per la corresponsione di un equo compenso per l’utilizzo digitale di contenuti editoriali. Per Meta la normativa italiana violava il quadro europeo relativo ai diritti degli editori nel mercato unico digitale. La Corte Ue era dunque stata incaricata di verificare la compatibilità della disciplina italiana con il diritto comunitario e ha espresso parere positivo. Ha infatti dichiarato che il diritto a un’equa remunerazione per gli editori è compatibile con il diritto dell’Unione, a condizione che la remunerazione costituisca il corrispettivo economico dell’autorizzazione all’utilizzo online delle loro pubblicazioni. Agli editori deve inoltre essere permesso il rifiuto dell’autorizzazione o, al contrario, la sua concessione a titolo gratuito.
eBay respinge l’offerta di acquisizione da 56 miliardi dollari di GameStop
eBay ha respinto l’offerta di acquisizione da 56 miliardi di dollari da parte di GameStop, affermando che la proposta del ceo di GameStop Ryan Cohen «non è né credibile né attraente». eBay, i cui headquarters sono a San Jose, California, ha dichiarato che il consiglio di amministrazione e i consulenti indipendenti hanno esaminato attentamente la proposta di 125 dollari per azione e hanno deciso di respingerla, citando le prospettive di crescita dell’azienda di e-commerce come entità indipendente, l’incertezza relativa alla proposta di finanziamento di GameStop e la leva finanziaria, i rischi operativi e la struttura di leadership previsti per la nuova entità combinata. Analisti e investitori nutrivano dubbi sulla possibilità che l’offerta potesse andare a buon fine.
La famiglia Agnelli crea una fondazione per restare socio di minoranza de La Stampa
La famiglia Agnelli ha creato una fondazione senza scopo di lucro per restare socio di minoranza con una quota del 20 per cento del quotidiano La Stampa, recentemente ceduto al gruppo Sae. Il nome scelto è Fondazione 9 febbraio 1867: un riferimento alla data di pubblicazione del primo numero della Gazzetta Piemontese, poi diventata La Stampa il 31 marzo 1895.
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La quota di minoranza non implica responsabilità di gestione
La decisione, scrive l’Ansa, è emersa in occasione dell’incontro tra il nuovo editore Alberto Leonardis, il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo, il presidente di Gedi Paolo Ceretti e le organizzazioni sindacali. La quota di minoranza non implicherà responsabilità di gestione: la famiglia Agnelli parteciperà però al nuovo progetto editoriale con due obiettivi: garantire l’identità e il posizionamento della testata e consolidare il rapporto col territorio.
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