Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno

Dopo l’ok della Consob all’offerta su Tim, Poste anticipa i tempi e lancia il periodo di adesione dal 20 luglio all’11 settembre. Si punta a raccogliere il 100 per cento delle azioni e procedere al delisting della società dalla Borsa. L’obiettivo minimo è il 66 per cento del capitale. Asati, associazione che rappresenta una parte dei piccoli azionisti Tim e da sempre vicina all’attuale management, secondo voci maliziose su input di qualche manager interno all’ex monopolista dei telefoni ha chiesto un rialzo del prezzo dell’offerta visto il valore attuale del titolo che però riflette la sinergia che si realizzerebbe tra Tim e Poste nel momento in cui Tim diventerà un’azienda di Poste. Va ricordato che questa è una operazione strategica per il Paese sponsorizzata dal governo e che darebbe un futuro solido a Tim. Nel momento in cui a settembre Poste presumibilmente prenderà il controllo totale di Tim, avvierà un repulisti del management attuale andando a cambiare sicuramente i vertici a partire dall’ad Pietro Labriola e la maggior parte delle prime linee come è comprensibile visto che da quel momento tutto ciò che accadrà in Tim sarà responsabilità di Poste.

Poste accelera su Tim, Labriola al capolinea: le pillole del giorno
L’ad di Tim Pietro Labriola (foto Imagoeconomica).

Centrodestra in fibrillazione pure sulla grazia a Roggero

Non solo la legge elettorale. In un centrodestra sempre più sfilacciato ormai ogni terreno è buono per piantare bandierine e scavalcare gli alleati o presunti tali. Anche sul caso di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour condannato definitivamente a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori nel 2021, è partita la corsa tra Lega e Forza Italia per richiedere la grazia. Il primo è stato Matteo Salvini che si è appellato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Roggero, ha dichiarato il vicepremier, è «un padre, un nonno, un marito e un lavoratore per una vita, che arriva a 72 anni per essere mandato in carcere perché ha reagito a un’aggressione, a un furto, a una rapina nel suo negozio, nel negozio di famiglia, con moglie e figlia presenti e a rischio. Ritengo profondamente ingiusta questa condanna».

Il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari giovedì ha rincarato la dose annunciando una raccolta firme tra i parlamentari per sollecitare il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad avviare un percorso per la grazia. «In una situazione come questa», ha aggiunto Molinari, «lo Stato deve dare un messaggio chiaro: lui è la vittima». Dall’altra parte della coalizione, si è mosso il governatore azzurro del Piemonte Alberto Cirio che ha depositato un ordine del giorno da discutere in Aula. «Mario Roggero è un cittadino piemontese, il Piemonte non lo lascia da solo ed è al fianco suo e della sua famiglia se vorranno avviare il percorso di richiesta della grazia», ha ricordato Cirio con toni meno barricaderi e più istituzionali, trovando sostegno immediato nel capogruppo leghista Fabrizio Ricca.

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Alberto Cirio (Imagoeconomica).

I due sfidanti però sono stati superati da tempo a destrissima. Roggero infatti è ormai un cavallo di battaglia dei vannacciani. Lo scorso 28 giugno, sul palco del teatro comunale di Vicenza, il generale e Giuseppe Cruciani avevano addirittura indossato una t-shirt con la scritta “Siamo tutti Mario Roggero”. Il conduttore de La Zanzara in quell’occasione aveva poi lanciato l’idea di candidare il gioielliere con Fn alle prossime Politiche… da qui al voto sulla sicurezza se ne vedranno delle belle.

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L’imprenditore Alberto Filippi, Giuseppe Cruciani e Roberto Vannacci a Vicenza (Ansa).

Casagit-Gemelli, accordo in alto mare

Panico tra i giornalisti romani, che hanno ricevuto una preoccupante mail: «Lo scorso 30 giugno è giunta a naturale scadenza la convenzione tra Casagit Salute e la Fondazione Policlinico Gemelli, che prevedeva l’erogazione di prestazioni sanitarie in forma diretta. Non avendo raggiunto un accordo sul costo delle prestazioni, che ci permettesse di tutelare anche economicamente i nostri soci, il confronto tra le parti prosegue». Urge dunque trovare un accordo. «Nel frattempo», continua la missiva, «saranno applicate in forma indiretta le medesime condizioni economiche previste dall’accordo scaduto: l’assistito anticiperà il pagamento e presenterà la fattura a Casagit Salute per ottenere il rimborso sulla base del nomenclatore tariffario. Nella città di Roma e nel Lazio sono presenti più di 40 altre strutture sanitarie convenzionate in forma diretta per i ricoveri». Sono tanti i giornalisti che nella Capitale usufruiscono dei servizi del Gemelli, c’è il rischio di vedere scene di proteste davanti alla sede Casagit…

Food delivery, Uber acquisisce Delivery Hero

La società tedesca di consegna di cibo a domicilio Delivery Hero ha annunciato di aver accettato un’offerta di acquisizione da parte del colosso statunitense della mobilità Uber. L’operazione ha un valore di 12,7 miliardi di euro. «La piattaforma globale di mobilità e consegna di Uber, unita al nostro comune impegno per l’innovazione, rende questa partnership la scelta giusta per valorizzare i punti di forza di Delivery Hero nella consegna locale di cibo e nel quick commerce», ha dichiarato Niklas Ostberg, ceo e co-fondatore di Delivery Hero.

Paradosso Google Italia, più ricavi ma tagli al personale

Google Italy nel 2025 ha raggiunto ricavi per 992,8 milioni di euro, in crescita di quasi il 37 per cento sul 2024, che a sua volta era salito del 7,7 per cento sul 2023. E uno penserebbe che, con questo andamento degli incassi, pure il personale decolli. Invece il più grande motore di ricerca al mondo sta tagliando la forza lavoro in Italia: 34 persone a casa nel giro degli ultimi tre anni.

Paradosso Google Italia, più ricavi ma tagli al personale
La sede di Google Italia a Milano, accanto al Bosco verticale.

I dipendenti di Google Italy a fine 2025 erano infatti 250, di cui 44 dirigenti (46 nel 2024), 125 quadri (161) e 81 impiegati (57). Con un processo di riduzioni progressive che ha visto gli organici passare dai 284 del 2022 ai 281 del 2023, fino ai 264 del 2024 e, appunto, ai 250 del 2025.

Costo medio aziendale di 267.600 euro annui per dipendente

Il costo del personale della società guidata dalla country manager e vice president Melissa Ferretti Peretti, inoltre, è sceso a 66,9 milioni di euro dai 70 milioni del 2024, e rappresenta comunque un costo medio aziendale di 267.600 euro annui per dipendente, che non è niente male (in crescita rispetto ai 265 mila euro medi del 2024).

Paradosso Google Italia, più ricavi ma tagli al personale
Melissa Ferretti Peretti, manager di Google Italia (foto Imagoeconomica).

Le entrate della filiale italiana di Google marciano a pieno ritmo, anche se l’applicazione del principio contabile OIC 34 dal primo gennaio 2024 ha di nuovo reso confusi i conti degli over the top, da Google a Facebook, che invece finalmente stavano facendo chiarezza sui loro business effettivi Paese per Paese e, nello specifico, in Italia.

Cresciuti i ricavi lordi da pubblicità, ma anche i costi della produzione

Come spiegato in nota integrativa del bilancio di Google Italy 2025, infatti, i ricavi lordi da pubblicità di Google in Italia sono stati pari a 992,8 milioni di euro (+36,8 per cento sul 2024), con costi della produzione saliti però a quota 900,4 milioni (+38 per cento).
«La società riporta i ricavi derivanti dalla raccolta pubblicitaria al netto dei costi diretti di vendita correlati, in quanto l’obbligo di prestazione consiste nell’offrire, rivendere e fornire supporto post-vendita agli inserzionisti per conto di Google Ireland Limited, per la quale la società guadagna una commissione. Nella valutazione di questa decisione, la società tiene conto del fatto che, ai sensi delle linee guida contabili OIC 34, sta agendo per conto di Google Ireland Limited nella transazione in quanto non controlla l’inventario pubblicitario prima del suo trasferimento all’inserzionista».

Paradosso Google Italia, più ricavi ma tagli al personale
La sede californiana di Google (foto Ansa).

Perciò il risultato netto (992,8-900,4), che va a formare il valore della produzione del bilancio di esercizio 2025 di Google Italy, è di 92,4 milioni (72,6 mln nel 2024), da sommarsi ai ricavi da attività di marketing e supporto, 51 milioni (78,2 mln nel 2024), ai ricavi da ricerca e sviluppo, 11 milioni (11,4 mln nel 2024), arrivando quindi ai 154,5 milioni (162,3) di ricavi totali iscritti nel conto economico 2025 di Google Italy, per 22,2 milioni di utili (21,6 mln nel 2024) e un patrimonio netto di 166,2 milioni di euro (143,9 mln nel 2024). In tema di rapporti col fisco, i debiti tributari di Google Italy a fine 2025 risultano pari a 24 milioni di euro, di cui 18,2 milioni di debito per la Digital services tax, ossia l’imposta sui servizi digitali maturata per il 2025.

FS, l’assemblea nomina il nuovo cda e indica Strisciuglio come ceo

L’assemblea degli azionisti di Ferrovie dello Stato Italiane ha nominato il nuovo consiglio di amministrazione composto da Tommaso Tanzilli, Gianpiero Strisciuglio, Daniela Rota, Silvia Marzot, Pietro Bracco, Franco Fenoglio e Loredana Ricciotti. Il board rimarrà in carica per il triennio 2026-2028. L’assemblea ha quindi confermato Tanzilli presidente (ricopre l’incarico da giugno 2024) e ha invitato il nuovo consiglio di amministrazione a nominare Gianpiero Strisciuglio come nuovo ceo.

FS, l’assemblea nomina il nuovo cda e indica Strisciuglio come ceo
Tommaso Tanzilli (Imagoeconomica).

Strisciuglio subentra a Donnarumma

Strisciuglio, che subentra a Stefano Donnarumma, sarà chiamato a scegliere i nuovi amministratori delegati delle società controllate Trenitalia e Rete Ferroviaria Italiana. Le nomine sono attese dopo l’estate.

FS, l’assemblea nomina il nuovo cda e indica Strisciuglio come ceo
Gianpiero Strisciuglio (Imagoeconomica).

Per il ruolo di ceo di Trenitalia, lasciata vacante appunto dal nuovo ceo di FS, è in pole Sabrina De Filippis, che dal 2023 ricopre gli incarichi di amministratrice delegata e direttrice generale di FS Logistix e di responsabile del Polo Logistica del Gruppo FS.

Comtel International, nuovo cda: Mattia Conti nominato presidente

È stato nominato il nuovo consiglio di amministrazione di Comtel International (società del gruppo Comtel). Mattia Conti è stato nominato presidente, mentre Stefano Asperti assumerà il ruolo di amministratore delegato. Completano il cda Carlo Nardello e Francesca Furiato. Una nuova struttura societaria dettata dalla particolare importanza delle attività internazionali per l’intero Gruppo, rafforzandone così la governance e ponendo le basi per una crescita più rapida. Comtel, infatti, è già presente su diversi mercati esteri quali Europa, Medio Oriente e Asia-Pacifico con Voice, soluzione di unified communications (app voce, messaggistica, videoconference) dedicata a istituzioni e realtà private in settori strategici quali finance, infrastrutture, hotellerie e sanità.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse

Ritenendo che il design di Instagram e Facebook crei dipendenza, la Commissione europea ha contestato in via preliminare a Meta una violazione della legge sui servizi digitali (Dsa). Se le conclusioni verranno confermate, il colosso di Mark Zuckerberg rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato annuo mondiale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Le app di Facebook e Instagram (e WhatsApp) su uno smartphone (Ansa).

Perché il design dei due social creerebbe dipendenza

Nel mirino in particolare lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche push e le raccomandazioni altamente personalizzate (grazie ai like): secondo l’esecutivo Ue si tratta di strumenti che favoriscono un uso compulsivo delle piattaforme social, con rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare minorenni e persone vulnerabili. La Commissione europea ritiene che Meta abbia sottovalutato l’effetto di strumenti e anche ignorato le informazioni disponibili sul tempo trascorso dai minori sulle piattaforme durante le ore notturne, così come sull’impatto di formati come reel e storie. Analoghe criticità riguardano i controlli parentali, giudicati efficaci solo per genitori con adeguate competenze tecniche, e le iniziative di sensibilizzazione sulla salute mentale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Mark Zuckerberg, presidente e ceo di Meta (Ansa).

Meta si difende dalle accuse dell’Unione europea

«Non concordiamo con questi risultati preliminari che non tengono adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti», si legge in un comunicato di Meta. «Da quando è stata avviata questa indagine abbiamo lanciato gli account per teenager che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo consentendo di bloccare accesso a Instagram di notte e limitare il tempo di uso giornaliero a soli 15 minuti». E poi: «Condividiamo l’impegno della Commissione europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo».

Intesa Sanpaolo presenta il rapporto 2026 Italian maritime economy

Srm, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, ha presentato il 13esimo rapporto annuale Italian Maritime Economy, intitolato Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale. Le crisi dello Stretto di Hormuz, del Mar Rosso e del Canale di Suez, insieme alla riorganizzazione delle catene globali del valore, stanno modificando la geografia del commercio mondiale e il ruolo delle grandi rotte marittime. In questo scenario porti, shipping e logistica diventano sempre più decisivi per la competitività dei sistemi produttivi e per la sicurezza degli approvvigionamenti. Il rapporto analizza questi fenomeni attraverso l’evoluzione degli scenari geostrategici, la trasformazione dei traffici marittimi, il ruolo dei nuovi corridoi logistici — tra cui l’Imec — e la crescente centralità del Mediterraneo come piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa. Particolare attenzione è dedicata all’Italia, al contributo della blue economy, alla performance dei porti e al ruolo dell’intermodalità ferro-mare. La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto movimentare più merci, ma connettere meglio porti, reti ferroviarie, infrastrutture, aree produttive e mercati internazionali. In questo quadro, investimenti, ultimo miglio, digitalizzazione degli scali e nuove normative ambientali europee rappresentano leve decisive per rafforzare la competitività del sistema logistico-portuale italiano.

I punti principali del rapporto

  • Hormuz, Suez e Mar Rosso cambiano la geografia del commercio mondiale. Dallo Stretto di Hormuz transitava il 37 per cento del commercio mondiale di greggio. La quasi chiusura ha coinvolto volumi pari al 10 per cento della produzione mondiale di petrolio.
  • Le navi cambiano rotta, le supply chain si ridisegnano. Carrier e operatori logistici hanno risposto alle crisi con deviazioni, transhipment e rotte alternative.
  • Usa e Cina si allontanano, l’Asia si riorganizza. Nel 2025 l’import Usa dalla Cina è sceso del 30 per cento, mentre quello dai Paesi Asean è cresciuto del 29 per cento. Pechino compensa il calo degli scambi con gli Usa aumentando le esportazioni verso Africa (+25,8 per cento) e Sud-Est asiatico (+13,4 per cento).
  • Il Mediterraneo cresce anche con Suez in crisi. Nel 2025 i principali porti container dell’area hanno superato i 72 milioni di Teu, con una crescita del 5,9 per cento.
  • Il Mare Nostrum guarda al 2030. Il traffico container mediterraneo è previsto in crescita del 15 per cento nel prossimo quinquennio, sopra la media mondiale.
  • L’Italia resta una potenza dell’export. Nel 2025 il commercio estero italiano ha superato 1.200 miliardi di euro, con un export pari a 643 miliardi. Via mare si muove circa un quarto dei nostri scambi internazionali in valore.
  • I porti italiani superano quota 500 milioni di tonnellate. Nel 2025 le Autorità di sistema portuale hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci, in crescita del 3,5 per cento.
  • Container e Ro-Ro trainano la crescita degli scali. I container raggiungono 132 milioni di tonnellate, il Ro-Ro 122 milioni, con tutti i principali segmenti in aumento.
  • Short Sea Shipping, Italia sempre prima in Europa. Il nostro Paese movimenta 304 milioni di tonnellate e detiene una quota di mercato del 15,6 per cento.
  • La nuova sfida dei porti è la connessione con i mercati. Oltre 13 miliardi di euro di investimenti in Italia puntano su ultimo miglio, ferrovia, accessibilità marittima e digitalizzazione.

Vodafone, Xavier Niel rileva le quote di Etisalat e diventa primo azionista

Emirates Telecommunications Corporation (Etisalat) ha ceduto la sua intera quota del 16,2 per cento in Vodafone all’imprenditore francese Xavier Niel, fondatore del gruppo Iliad e principale azionista di Le Monde, che diventa così il principale azionista della multinazionale britannica operante nel settore delle telecomunicazioni.

Vodafone, Xavier Niel rileva le quote di Etisalat e diventa primo azionista
Logo Vodafone (Ansa).

La partecipazione di Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro

La partecipazione della compagnia telefonica emiratina Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro, con un premio del 15 per cento rispetto all’ultimo prezzo delle azioni Vodafone: verrà rilevata dalla società veicolo Vega, detenuta dalla famiglia di Niel. L’imprenditore francese aveva peraltro già rilevato una quota del 2,5 per cento in Vodafone nel 2022. Dopo Niel i principali azionisti sono i fondi Blackrock con il 7,1 per cento e Vanguard con il 5,8 per cento, seguiti dall’imprenditore svizzero Martin Ebner, il quale detiene il 3,1 per cento. L’investimento di Vega in Vodafone sarà interamente finanziato da Xavier Niel (che aveva tentato di comprare Vodafone Italia, poi ceduta a Swisscom) e da istituzioni finanziarie, senza alcun ricorso e senza alcun impatto sulla leva finanziaria di alcuna entità controllata dal gruppo della famiglia Niel, si legge in una nota.

EasyJet, il fondo Apollo rilancia con un’offerta più alta di Castlelake

EasyJet ha ricevuto una nuova offerta dalla società di private equity Apollo Global Management di 5,7 miliardi di sterline. Una proposta di circa il 3,6 per cento superiore all’ultima offerta di Castlelake, che la compagna low-cost «non intende più raccomandare». Al contrario, i termini finanziari dell’offerta di Apollo «sono a un livello tale da indurre la società a raccomandarla agli azionisti». L’improvvisa entrata in gioco del fondo segue diversi round di negoziazione tra EasyJet e Castlelake, che aveva continuamente aumentato la propria offerta per avviare i colloqui. Apollo ha affermato che gli azionisti della compagnia aerea avranno la possibilità di convertire le proprie azioni esistenti in una cosiddetta alternativa di “stub equity“, attraverso la quale i fondi Apollo manterranno il loro investimento nella compagnia aerea. Ha anche dichiarato che si impegnerà a soddisfare la condizione necessaria affinché gli investitori esteri possano controllare una compagnia aerea europea. La normativa prevede che le compagnie aeree siano controllate in maggioranza da un’entità europea, un ostacolo che Castlelake aveva cercato di superare assumendo due dirigenti irlandesi del settore aereo.

Poste italiane, 240 mila richieste di rilascio e rinnovo dei passaporti

Hanno raggiunto quota 240 mila le richieste di rilascio e rinnovo passaporti targato Poste italiane, un risultato che consolida il servizio offerto dagli uffici postali facendone un vero e proprio punto di riferimento per i cittadini. Esteso sin da aprile a tutti gli sportelli coinvolti nel progetto Polis, ha infatti collezionato oltre 184 mila richieste nei soli comuni con meno di 15 mila abitanti, dove i cittadini hanno scelto, nell’80 per cento dei casi, la consegna a domicilio offerta da Poste. Sono invece già circa 56 mila le richieste presentate nei 431 uffici già operativi nelle grandi città come Roma, Milano, Bologna e Napoli. A trainare i grandi numeri registrati da questa iniziativa c’è il Nord-Est, da dove arriva quasi un passaporto su tre, con la provincia di Verona che svetta su tutte con circa 24 mila richieste.

Prosegue il piano di sviluppo del progetto Polis

Intanto, prosegue con decisione il piano di sviluppo del progetto Polis. Sono infatti più di 5.600, oltre l’80 per cento del totale, gli uffici postali dei piccoli comuni in cui sono terminati gli interventi di ammodernamento. All’interno del piano avanza anche il progetto Spazi per l’Italia, con 170 aree per il coworking già realizzate negli edifici messi a disposizione da Poste italiane. Il progetto Polis si conferma, dunque, centrale nella strategia dell’azienda che punta alla valorizzazione dei territori e alla diffusione dei servizi digitali della pubblica amministrazione per accorciare le distanze e semplificare la vita dei cittadini.

Emesso un francobollo dedicato ad Amplifon

Amplifon, azienda italiana leader globale nel settore dei servizi e soluzioni per l’udito, rende noto che in data odierna il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha emesso un francobollo dedicato alla società nell’ambito della serie tematica Eccellenze del sistema produttivo e del Made in Italy. Emesso in oltre 170 mila esemplari, raffigura un profilo di donna in cui l’orecchio assume un ruolo centrale, richiamando il valore della cura dell’udito come parte essenziale della vita delle persone e strumento per riscoprire, attraverso il suono, emozioni, relazioni e quotidianità.

Cortese: «Riconoscimento al nostro contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo»

L’iniziativa è stata presentata mercoledì 8 luglio 2026 a Roma presso la sede del ministero in occasione di un evento dedicato a otto nuove emissioni della serie, alla presenza, tra gli altri, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, del sottosegretario di Stato con delega alla Filatelia Fausta Bergamotto e della consigliera di amministrazione di Amplifon Nina Cortese, che ha commentato: «Siamo molto orgogliosi di questa emissione che rappresenta un omaggio e un riconoscimento alla storia della nostra azienda, al suo percorso di crescita sui mercati internazionali e al suo costante contributo all’eccellenza del Made in Italy nel mondo, in un settore che ha un impatto molto importante sulla qualità della vita delle persone».

Musk ribattezza xAI: ecco SpaceXAI

A cinque mesi dall’incorporazione in SpaceX, tramite un’operazione interamente in azioni che ha valutato la società combinata quasi 1,25 trilioni di dollari, l’azienda di intelligenza artificiale xAi cambia ufficialmente nome diventando SpaceXAI. Il cambio di brand, che era stato anticipato dal patron Elon Musk un paio di mesi fa, è stato annunciato tramite un post su X in cui è stato ha svelato anche il nuovo logo. Il rebranding segue l’offerta pubblica iniziale di SpaceX di giugno, la più grande mai registrata, che ha reso Musk per un breve periodo il primo trilionario della storia.

X rientrerà sotto il controllo del nuovo marchio

La nuova denominazione riflette l’integrazione sempre più stretta tra le attività di intelligenza artificiale e quelle spaziali di Musk. SpaceX, fondata nel 2002 dal magnate con l’obiettivo di creare le tecnologie per ridurre i costi dell’accesso allo spazio e (chissà) permettere la colonizzazione di Marte, continuerà a mantenere un profilo separato dedicato alle attività aerospaziali, ai lanci e allo sviluppo dei veicoli. Sotto il controllo del nuovo marchio SpaceXAI rientrerà invece la piattaforma social X: l’ex Twitter era stata acquisita da xAI nel 2025.

Musk ribattezza xAI: ecco SpaceXAI
Elon Musk (Ansa).

Fincantieri investe 600 milioni nella subacquea e crea un campione internazionale

Negli ultimi anni Fincantieri ha scoperto che il vero tesoro del mare non galleggia. Sta sotto. E lì ha deciso di costruire il suo futuro. Per decenni è stata la società che costruiva navi da crociera, militari, traghetti. Oggi continua a farlo, naturalmente. Ma il baricentro strategico si è spostato di qualche centinaio di metri più in basso, sul fondale. È lì che passano i cavi internet, gli oleodotti, i gasdotti, i sensori, le infrastrutture energetiche. È lì che si combatte una parte crescente della competizione geopolitica. Ed è lì che si stanno aprendo alcuni dei mercati più redditizi dell’industria mondiale.

Così il Gruppo vuole controllare l’intera catena del valore

Va in questa direzione l’acquisizione, con un esborso iniziale di 600 milioni, della maggioranza del capitale di quattro aziende molto diverse tra loro ma unite da un filo preciso, ovvero Next Geosolutions, WSense, Graal Tech e Defcomm. La prima mappa i fondali e le infrastrutture sommerse, la seconda sviluppa sistemi di comunicazione subacquea, la terza realizza robot autonomi destinati a operare negli abissi mentre la quarta è specializzata nei droni navali di superficie. Mettendole insieme nasce una filiera praticamente completa dell’underwater. L’idea è quella di non limitarsi più a costruire piattaforme, ma controllare l’intera catena del valore – dalla raccolta dei dati alla sorveglianza dei fondali, dai robot autonomi alla manutenzione delle infrastrutture critiche fino alla difesa. È un cambio di paradigma. Per decenni il mare è stato considerato soprattutto una via di comunicazione. Oggi è diventato un’infrastruttura. Sul fondo degli oceani passa oltre il 95 per cento del traffico mondiale di dati attraverso migliaia di chilometri di cavi in fibra ottica. Gasdotti, elettrodotti e impianti eolici offshore moltiplicano il valore economico del sottosuolo marino. Dopo il sabotaggio del Nord Stream nessuno considera più quei fondali un luogo neutrale. Sono diventati un terreno di competizione strategica tra Stati, aziende energetiche e difesa. Fincantieri ha deciso di arrivarci prima degli altri.

Nel segmento underwear attesi ricavi superiori al miliardo nel 2026

I numeri spiegano meglio delle parole perché il Gruppo stia accelerando così tanto. Grazie alle nuove acquisizioni, il segmento underwear – che nel 2025 ha registrato ricavi per 667 milioni di euro e ha inciso per il 6,7 per cento dei ricavi sul portafoglio del Gruppo – è destinato a crescere a ritmi significativi con ricavi pro-forma 2026 superiori a 1,1 miliardi di euro ed Ebitda pari a circa 220 milioni di euro, anticipando di quatto anni l’obiettivo di ricavi e Ebitda underwater previsti al 2030. Il messaggio ai mercati è altrettanto chiaro. Per anni Fincantieri è stata giudicata soprattutto sulla capacità di riempire i bacini di costruzione e consegnare navi nei tempi previsti. Un business enorme, ma caratterizzato da margini relativamente contenuti e cicli lunghi. L’underwater cambia completamente la prospettiva. Qui i margini sono più elevati, la componente tecnologica pesa molto di più della carpenteria, la proprietà intellettuale conta quasi quanto gli impianti industriali e la domanda è sostenuta da governi che stanno aumentando ovunque le spese per la sicurezza. È il passaggio da industria pesante a industria pesante ad alta intensità tecnologica.

Poste italiane svetta anche in tempo di saldi tra carte emesse, e-commerce e logistica

Estate tempo di saldi, offerte e sconti. Poste italiane si contraddistingue come punto di riferimento nello shopping, soprattutto digitale, con oltre 29 milioni di carte emesse e quasi 15 milioni di wallet. Nel 2025 sono state registrate circa 3,4 miliardi di transazioni con carte Postepay, e ben 795 milioni per operazioni e-commerce. Un fenomeno, quello degli acquisti online, che aumenta sempre di più e favorisce lo sviluppo della logistica. Solo nei primi tre mesi del 2026, Poste Italiane ha consegnato 89 milioni di pacchi (+14,6 per cento a/a).

Rapporto Sace, l’export italiano accelera verso i 700 miliardi di euro

Secondo le previsioni del Rapporto Export 2026 di Sace, intitolato Re-Agire: l’Italia alla sfida dell’export globale, l’export italiano di beni in valore crescerà del 2 per cento nel 2026, per poi accelerare al 2,5 per cento nel 2027, raggiungendo 675 miliardi di euro, e al 2,8 per cento nel 2028, quando supererà i 690 miliardi di euro. Una dinamica possibile in uno scenario di graduale ritorno alle condizioni pre-conflitto in Medio Oriente e coerente con il percorso verso l’obiettivo dei 700 miliardi di export, che si raggiungerà continuando a sostenere diversificazione dei mercati, iniziative di sviluppo delle imprese italiane all’estero e supporto di sistema, in linea con il nuovo Piano strategico 2026-2028 Sace50.

La geografia dell’export italiano

Il Rapporto Export dedica un ampio approfondimento a geografie e settori di opportunità. Sul piano geografico, l’Asia-Pacifico si conferma tra le aree più dinamiche per l’export italiano, con vendite pari a 60,3 miliardi di euro nel 2025 e attese in crescita del 3,5 per cento nel 2026 e del 3,4 per cento medio annuo nel biennio 2027-28, sostenute da investimenti in innovazione, transizione verde, infrastrutture sostenibili e nuove catene di approvvigionamento. Il Medio Oriente, dopo una contrazione prevista nel 2026 legata alla crisi nell’area del Golfo, è atteso tornare a crescere con decisione nel biennio successivo, con un incremento medio del 5,3 per cento. In America Latina, le vendite sono previste in aumento del 2 per cento nel 2026 e del 3,1 per cento medio annuo nel 2027-28, alimentate dai progetti in ambito energetico e dalla riorganizzazione delle catene del valore. L’Africa, anche grazie al Piano Mattei della presidenza del Consiglio dei ministri, presenta spazi di sviluppo per macchinari, tecnologie e beni intermedi. L’export verso i 18 Paesi prioritari del Piano vale 14,4 miliardi di euro, in crescita del 4,1 per cento rispetto al 2024. Nei mercati più tradizionali, infine, l’Europa avanzata resta il principale bacino di destinazione, con 346 miliardi di euro di export nel 2025 e una crescita attesa del 2,5% nel 2026, mentre l’Europa Centro-Orientale mostra profili di crescita significativamente superiori alla media nell’intero triennio. Anche il Nord America offre prospettive positive, con un incremento previsto dell’1,9 per cento nel 2026 e del 3,2 per cento medio annuo nel biennio successivo.

Picchi: «Crescita sui mercati internazionali richiede approccio più proattivo e coordinato»

Queste le dichiarazioni di Guglielmo Picchi, presidente di Sace: «La 19esima edizione del nostro Rapporto Export racchiude già nel titolo il messaggio chiave: Re-Agire, che vuol dire trasformare le complessità in competitività, attuando decisioni strategiche in condizioni di incertezza. Il Rapporto ci consegna una prospettiva positiva, ma soprattutto la consapevolezza che la crescita sui mercati internazionali richiede oggi un approccio più proattivo e coordinato».

Pignotti: «Vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export»

Così invece Michele Pignotti, amministratore delegato di Sace: «L’export italiano si dimostra solido, ma è chiamato a misurarsi con una competizione globale più articolata rispetto al passato. Diversificazione geografica, sicurezza e ampliamento delle fonti di approvvigionamento e integrazione nelle filiere globali del valore sono le sfide che emergono dal Rapporto, su cui lavoriamo al fianco delle imprese con il nostro Piano strategico Sace50. L’obiettivo è chiaro, vogliamo contribuire a raggiungere i 700 miliardi di export e lo raggiungeremo insieme a tutti gli attori di sistema».

Terzulli: «Diversificazione intelligente chiave per sostenere la competitività delle nostre imprese»

Infine Alessandro Terzulli, chief economist di Sace, ha dichiarato: «In uno scenario globale sempre più complesso e frammentato, la sfida non è solo “andare all’estero”, ma farlo in modo strategico. Una diversificazione intelligente, che combini mercati maturi e nuove geografie ad alto potenziale con adeguati strumenti di protezione dai rischi, rappresenta la chiave per sostenere nel tempo la competitività internazionale delle nostre imprese, sia dal punto di vista dei mercati di sbocco che da quello dei mercati di approvvigionamento».

Intesa Sanpaolo porta l’infrastruttura digitale sulle region di Google Cloud in Italia ospitate nei data center di Tim

Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha concluso con successo la migrazione su cloud dei propri sistemi IT core, nell’ambito di un progetto di trasformazione digitale realizzato in collaborazione con Tim e Google Cloud. L’iniziativa, nata per rendere l’infrastruttura IT della banca più veloce, sicura, AI-ready e sostenibile, ha raggiunto e superato i target tecnici previsti. Avvalendosi delle due region di Google Cloud a Torino e Milano ospitate nei data center di Tim, il programma ha consentito il trasferimento sicuro e senza interruzioni di una parte fondamentale dei sistemi IT del gruppo bancario.

Prestazioni elevate grazie a cloud, data center e connettività di rete

Oltre 800 applicazioni sono state migrate con successo sull’infrastruttura di Google Cloud e altrettante sono state dismesse all’interno della sede fisica della banca. L’infrastruttura sicura e affidabile e le funzionalità avanzate per i dati di Google Cloud, unite alle prestazioni dei data center, della connettività e alle competenze messe a disposizione da Tim, sono stati i principali abilitatori del programma, che hanno consentito di gestire ingenti trasferimenti di dati con elevati standard di sicurezza, velocità e minima latenza tra ambienti cloud e sistemi preesistenti. L’infrastruttura cloud ha assorbito infatti volumi di carico imponenti, garantendo la continuità operativa del business senza registrare alcun major incident durante le fasi di migrazione. Determinante anche il modello di governance end-to-end gestito da Tim, che ha permesso di mitigare efficacemente i rischi e garantire il controllo dei costi attraverso un monitoraggio metodico di FinOps.

Saltata l’aggregazione tra Ray Way e El Towers

Il memorandum sottoscritto da Rai con F2i e MFE – MediaForEurope per una possibile operazione di aggregazione tra Rai Way e EI Towers è scaduto senza il raggiungimento di «una base negoziale condivisa e idonea» e, pertanto, il matrimonio è saltato. Lo ha reso noto la Rai, spiegando che «le parti hanno svolto approfondite attività di analisi e confronto sui principali profili industriali, societari, finanziari, regolamentari e di governance dell’ipotizzata operazione». Come si legge in una nota, durante la riunione del cda l’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha confermato l’impegno «a perseguire opzioni industriali caratterizzate da solidità, sostenibilità nel lungo periodo e creazione di valore nel rispetto della missione di servizio pubblico e degli interessi di tutti gli azionisti».

Rai Way e EI Towers: le società del “matrimonio” saltato

Rai Way è una società per azioni del gruppo Rai: possiede la rete di diffusione del segnale radiotelevisivo della Rai e ha il compito di gestirla e mantenerla. EI Towers, proprietaria dell’infrastruttura di rete necessaria alla trasmissione del segnale del Gruppo Mediaset, di cui faceva parte, è detenuta al 60 per cento da F2i (Fondi Italiani per le Infrastrutture, il maggiore gestore indipendente italiano di fondi infrastrutturali) e al 40 per cento da MFE – MediaForEurope, holding internazionale con attività di broadcast in Europa, controllata da Fininvest.

Il clima non ha confini, la transizione sì: il messaggio di Byd all’Europa

Mentre il termometro segna nuovi picchi e l’estate europea si conferma sempre più un test di resilienza urbana, la comunicazione industriale entra a gamba tesa nel dibattito climatico. Lo fa Byd con una campagna stampa nazionale dal messaggio lineare, quasi disarmante: il riscaldamento globale è senza confini, le regole per affrontarlo molto meno. Una frase che funziona come headline e come dichiarazione di posizionamento: «Mentre il pianeta si scalda, qualcuno pensa ancora ad alzare muri». Tradotto nel linguaggio della transizione energetica, il punto è noto ma oggi assume un peso diverso: la decarbonizzazione dei trasporti è ormai una priorità condivisa, ma la sua implementazione continua a muoversi su binari divergenti tra Europa, Stati nazionali e amministrazioni locali. Il risultato è un ecosistema regolatorio non sempre coerente, dove la velocità dell’innovazione industriale si scontra con la lentezza — e la frammentazione — delle norme.

Il clima non ha confini, la transizione sì: il messaggio di Byd all’Europa
Campagna Byd crisi climatica (Byd).

Il paradosso della mobilità sostenibile

Il messaggio di Byd si inserisce in una fase in cui la transizione energetica è al centro di tutte le agende politiche, ma anche di una crescente tensione tra apertura dei mercati e protezione delle filiere industriali. Da un lato, l’obiettivo dichiarato è accelerare l’adozione dei veicoli a basse emissioni. Dall’altro, tra dazi, incentivi selettivi e regolamentazioni differenziate, il mercato dell’auto elettrica appare sempre più segmentato. È qui che la campagna alza il livello del confronto: se le emissioni non conoscono confini, sostiene il ragionamento, anche le soluzioni dovrebbero poter circolare senza barriere artificiali. Una tesi che intercetta un tema politico prima ancora che industriale, ovvero la governance della transizione.

Il nodo urbano: Roma e le nuove ztl

Il discorso scende poi sul terreno più concreto della mobilità urbana, dove la transizione ecologica si traduce in regolamenti, accessi, permessi e contributi. Il caso romano è emblematico. L’aggiornamento delle regole sulle zone a traffico limitato ha introdotto nuove condizioni economiche anche per i veicoli elettrici dei non residenti. Una misura che, pur inserita in logiche di gestione del traffico e sostenibilità urbana, finisce per generare un effetto collaterale evidente – la riduzione della convenienza d’uso proprio dei mezzi a zero emissioni. È il classico cortocircuito delle politiche locali, la sostenibilità come obiettivo e la sostenibilità come vincolo amministrativo, due piani che non sempre si sovrappongono.

La strategia industriale: transizione sì, ma graduale

Sul piano industriale, Byd non si limita alla dimensione valoriale del messaggio. Il secondo asse della campagna è tecnologico e porta a un prodotto preciso, il sistema DM-i Super Hybrid. Si tratta di una soluzione che si colloca nel segmento dei plug-in hybrid, ma con un’impostazione diversa rispetto agli ibridi tradizionali. L’obiettivo dichiarato è ridurre al minimo la dipendenza dal motore termico, mantenendo però la flessibilità necessaria per i lunghi spostamenti. In termini di posizionamento, la logica è quella del “due in uno”: guida elettrica nella quotidianità urbana e autonomia estesa quando serve. Una configurazione che intercetta una domanda reale del mercato europeo, ancora diviso tra spinta all’elettrico puro e necessità infrastrutturali non del tutto mature.

Il punto politico

Al di là della tecnologia, il cuore della campagna è politico. Non nel senso istituzionale, ma nel senso di governance della transizione. La tesi implicita è che l’efficacia della decarbonizzazione non dipenda solo dalla qualità delle tecnologie disponibili, ma dalla loro capacità di diffondersi senza attriti regolatori e senza discontinuità territoriali. In questo quadro, la frammentazione normativa diventa un fattore di rallentamento strutturale. E la mobilità elettrica, invece di essere un mercato unico, rischia di trasformarsi in una somma di mercati locali con regole differenti. Il messaggio finale è quello che Byd sintetizza nel proprio claim: costruire un futuro sostenibile non dovrebbe avere confini. Una formula che, letta nel contesto attuale, funziona tanto come dichiarazione industriale quanto come provocazione politica. Perché la transizione energetica è ormai una traiettoria irreversibile, ma non ancora un sistema coerente. E finché regolazione, infrastrutture e industria non procederanno alla stessa velocità, il rischio è che l’obiettivo resti condiviso solo nei principi, ma meno nella sua attuazione concreta. In altre parole: il clima non aspetta. Le regole, sì.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile

Dalla tradizione agricola all’innovazione tecnologica, passando per il benessere animale e l’economia circolare. È questa la visione che anima Fagianeria, il nuovo progetto di Cirio Agricola, realtà che con quasi un secolo di storia rappresenta oggi la più grande stalla d’Italia e un punto di riferimento nella produzione lattiero-casearia nazionale. Il nome Fagianeria richiama un luogo ricco di storia, vale a dire il territorio in cui, nel 1753, l’architetto Luigi Vanvitelli progettò un casino di caccia destinato all’allevamento dei fagiani. Oggi quel nome diventa il simbolo di una nuova iniziativa imprenditoriale che guarda al futuro dell’agricoltura, con l’obiettivo di coniugare qualità, sostenibilità e innovazione.

Filiera Bianca, il cuore del modello produttivo integrato

Al centro del progetto c’è Filiera Bianca, il modello produttivo sviluppato da Cirio Agricola che integra tutte le fasi della produzione in un sistema chiuso e completamente controllato. Dalla coltivazione dei terreni alla produzione dei foraggi, dall’allevamento delle bovine di razza Frisona alla trasformazione del latte in prodotti lattiero-caseari, ogni passaggio è gestito internamente, assicurando tracciabilità, sicurezza e qualità lungo tutta la filiera. L’obiettivo è proporre al mercato una gamma di prodotti premium che valorizzano il Made in Italy attraverso un approccio produttivo fondato sulla responsabilità ambientale e sulla valorizzazione delle risorse. La filiera chiusa consente infatti di mantenere il controllo completo dei processi, garantendo al consumatore un prodotto autentico e trasparente.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile
Filiera Bianca (Cirio Agricola).

Dalla campagna all’energia, i sette pilasti del sistema

Il modello Filiera Bianca si fonda su sette pilastri che rappresentano le diverse fasi del ciclo produttivo. Si parte dalla campagna, dove vengono coltivati i terreni destinati alla produzione dei foraggi che alimentano le bovine. Segue l’alimentazione, studiata attraverso razioni bilanciate e controllate, elemento fondamentale per garantire la qualità del latte. Un ruolo centrale è riservato alle Frisone, allevate in ambienti progettati per assicurare il massimo benessere animale. Le stalle robotizzate sono dotate di sistemi di ventilazione e illuminazione, ampie aree di riposo e tecnologie dedicate al monitoraggio costante della salute degli animali. Tutte le bovine sono iscritte all’albo genealogico nazionale e l’allevamento è certificato secondo il protocollo CreNBA, che attesta elevati standard di benessere e biosicurezza.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile
Filiera Bianca (Cirio Agricola).

Dal benessere degli animali nasce un latte di categoria superiore, che viene trasformato direttamente nel caseificio aziendale in una gamma di prodotti lattiero-caseari. In questo modo il valore costruito lungo tutta la filiera viene preservato fino al prodotto finale, mantenendo saldo il legame tra tradizione casearia e innovazione produttiva. A completare il modello è la produzione di energia da fonti rinnovabili, che permette di chiudere il ciclo secondo i principi dell’economia circolare. Il recupero delle risorse e la riduzione dell’impatto ambientale rappresentano infatti un elemento strategico del progetto, confermando come sostenibilità economica e sostenibilità ambientale possano procedere di pari passo.

Cirio Agricola, con la Filiera bianca della Fagianeria un nuovo modello di agricoltura sostenibile
Filiera Bianca (Cirio Agricola).

Un nuovo modello di agricoltura per il futuro del Made in Italy

Con Fagianeria e il modello Filiera Bianca, Cirio Agricola propone così una nuova interpretazione dell’agricoltura contemporanea, un sistema integrato in cui innovazione tecnologica, benessere animale, qualità delle produzioni e tutela dell’ambiente diventano parte di un’unica visione imprenditoriale. Un progetto che guarda al futuro del settore agroalimentare, dimostrando come la competitività possa nascere da una filiera completamente controllata, capace di trasformare ogni fase della produzione in un valore aggiunto per il territorio e per il consumatore.

Fotovoltaico, Acea avvia un nuovo impianto da 7 MW nella provincia di Roma

Prosegue la crescita di Acea Solar (100 per cento Acea Produzione) nel fotovoltaico con l’entrata in produzione di un impianto a Santa Maria di Galeria nel XIV Municipio con una potenza di 7 MW. La struttura, interamente progettata e realizzata da Acea Solar, con una produzione attesa di circa 12,5 GWh/anno, è in grado di fornire l’energia sufficiente a soddisfare il fabbisogno annuale di circa 4.600 nuclei familiari, evitando l’emissione in atmosfera di 4.500 tonnellate all’anno di anidride carbonica, rispetto a una equivalente produzione da fonti fossili. Il parco si estende su una superficie di circa 14 ettari e beneficia della remunerazione da incentivo Gse.

Una struttura integrata nel paesaggio e che rispetta l’ambiente

Realizzato con le più avanzate tecniche di installazione, tramite l’utilizzo di moduli bifacciali e di un sistema ad inseguimento mono-assiale che garantiscono un incremento di produzione a parità di superficie, il parco fotovoltaico di Santa Maria di Galeria è stato progettato con una particolare attenzione all’integrazione nel paesaggio e al rispetto dell’ambiente circostante, tenendo conto delle caratteristiche morfologiche e paesaggistiche, in modo da non alterare gli ecosistemi locali. Acea conferma così il proprio impegno nello sviluppo della produzione da fonti rinnovabili per contribuire al raggiungimento degli obiettivi di transizione energetica e allo sviluppo sostenibile del Paese.

Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo

Fresca di acquisizione de La Stampa, la Sae di Alberto Leonardis ha messo a segno l’ingaggio di un manager di peso. Sottratto alla corte di Urbano Cairo. Da Rcs arriva infatti il direttore delle risorse umane Vito Ribaudo, nato nel 1971 a Milano e «siciliano per affetto e origini», come si autodefinisce.

Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo
Vito Ribaudo (foto Imagoeconomica).

Ribaudo è anche scrittore: ha pubblicato Una grande opportunità (Rizzoli, 2015, Premio “Lago Gerundo”), L’Elbano (Morellini, 2018) Sangue e Pane (Morellini, 2020), Omega e Omicron (Morellini, 2023). Ha poi scritto alcuni racconti pubblicati per antologie: Un bacio davanti a quel portone su Francesco De Gregori (Vinyl, 2017); La Domenica delle Palme sul mitico derby vinto dal Torino nella primavera del 1983 (On the radio, 2018); Marchesa Adele Cicè (Sicilia d’Autore, 2019), Messico e Nuvole sul record di Pietro Mennea (Tra uomini e dei, 2020) e Viaggiare e scrivere in Lettere al padre, 2020.

Eni prima azienda al mondo per potenza di calcolo nella nuova classifica mondiale Top 500

Eni ha annunciato l’avvio del nuovo sistema di super calcolo HPC7 (High Performance Computing – HPC) che, con una capacità di oltre 861 Pflops/s, si posiziona al sesto posto assoluto della nuova classifica mondiale Top 500 – secondo supercomputer in Europa – confermandosi il più potente High Performance Computer al mondo ad uso industriale. HPC7 supera quindi HPC6, avviato a novembre 2024, che si è a sua volta posizionato nella Top 10 collocandosi all’ottavo posto nel ranking Top 500.

HPC6 e HPC7 sono in grado di effettuare insieme oltre 1 Exaflop/s

La combinazione dei sistemi di calcolo di HPC6 e HPC7 supera la scala dell’Exascale. HPC6 e HPC7, insieme, sono in grado di effettuare oltre 1 Exaflop/s (1Exaflop/s = 1000 PFlops/s), ovvero oltre 1 miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Il superamento della classe Exascale da parte del sistema di supercalcolo di Eni rappresenta il raggiungimento della più avanzata e straordinaria frontiera tecnologica nel mondo dei supercomputer e conferma la leadership dell’azienda nel settore.

Il supercalcolo accelera l’innovazione e supporta l’efficienza delle filiere emergenti

L’avvio di HPC7 rappresenta una tappa fondamentale nella strategia di valorizzazione delle fonti energetiche e decarbonizzazione di Eni, un modello in cui la tecnologia è un elemento centrale di innovazione, capace di guidare la crescita, l’efficienza e la competitività sia nei business tradizionali sia in quelli di transizione. Il calcolo avanzato e i sistemi HPC si confermano centrali per l’azienda, consentendo di integrare e valorizzare competenze e applicazioni lungo l’intera catena del valore – dalla comprensione del sottosuolo all’ottimizzazione degli impianti industriali, fino al miglioramento dell’accuratezza degli studi geologici e fluidodinamici per lo stoccaggio della CO₂ e nello sviluppo di tecnologie energetiche avanzate. Il supercalcolo contribuisce inoltre ad accelerare l’evoluzione delle principali direttrici di innovazione, supportando l’efficienza delle filiere emergenti – come quella dei biocarburanti– e la simulazione di fenomeni complessi, tra cui il comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico. In questo quadro, l’HPC si afferma anche come abilitatore cruciale per gli sviluppi interni di use cases di intelligenza artificiale dedicati ai business di Eni.

Descalzi: «Transizione verso rinnovabili non può prescindere da evoluzione tecnologica»

Queste le dichiarazioni di Claudio Descalzi, amministratore Delegato di Eni: «La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica. L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore. In questo contesto, la realizzazione e la messa in esercizio di HPC7 in tempi rapidissimi, ancora inferiori a HPC6 che era già un riferimento, rappresenta un esempio concreto della nostra capacità di esecuzione frutto delle competenze, dell’impegno e della qualità dei nostri team operativi. Questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato». Entrambi i supercomputer si trovano in un’area dedicata del Green Data Center di Eni, beneficiando di un’infrastruttura progettata per coniugare efficienza operativa e sostenibilità ambientale.

FdI si prende anche Rai Parlamento: via il direttore Giuseppe Carboni

Dopo Gian Marco Chiocci al Tg1, Marco Lollobrigida a RaiSport e Nicola Rao alle Radio, Fratelli d’Italia si prende anche Rai Parlamento, testata che si occupa di seguire i lavori delle Camere e dare a voce a deputati e senatori. Giuseppe Carboni (area Movimento 5 stelle) lascerà la direzione e verrà sostituito dalla vice Francesca De Martino, storico volto della testata in quota FdI.
La sostituzione avverrà in occasione del consiglio d’amministrazione in programma il 18 giugno.

FdI si prende anche Rai Parlamento: via il direttore Giuseppe Carboni
Giuseppe Carboni (Imagoeconomica).

Corsini è attualmente in causa con la Rai

Corsini è peraltro in causa con la Rai per demansionamento: dopo aver diretto il Tg1 dal 2018 al 2021, era stato lasciato senza incarichi per due anni prima di ricevere nel 2023 il timone di Rai Parlamento. Cosa evidentemente poco gradita, visto che nei mesi successivi – come ricostruito dal Foglio – aveva iniziato a registrare i dialoghi con Felice Ventura, capo del personale Rai da diversi anni, che si sarebbe lasciato andare con retroscena e commenti su altri direttori e dipendenti della tv pubblica. Dal punto di vista della destra un ulteriore motivo per allontanare Carboni, oltre al fatto che non è lontano dalla pensione.

Fox compra la piattaforma di streaming Roku: operazione da 22 miliardi di dollari

Fox ha raggiunto un accordo preliminare con Roku per rilevare la piattaforma di streaming disponibile negli Stati Uniti, in Canada, in Messico e nel Regno Unito. Lo hanno annunciato le due società. Fox ha valutato Roku 22 miliardi di dollari, somma che pagherà in denaro e in azioni. L’operazione, si legge in una nota, verrà chiusa nella prima metà del 2027. Anthony Wood, fondatore e ceo di Roku Anthony Wood entrerà nel cda della nuova società.

L’acquisizione di Roku era cruciale per Fox

Negli ultimi anni Fox si è cimentata nello streaming, lanciando il suo servizio concorrente di Fox One nel 2025 dopo aver rilevato nel 2020 Tubi, una delle principali piattaforme rivali di Roku. Ma finora non è riuscita a imporsi in un mercato dominato da YouTube, Netflix, Amazon, Disney+, HBO Max e Paramount+. Con l’approvazione preliminare da parte delle autorità di regolamentazione statunitensi per la fusione tra Warner Bros. Discovery e Paramount Skydance, l’acquisizione di Roku – che ha oltre 100 milioni di utenti – da parte di Fox era diventata cruciale.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?

Politico è certamente una testata autorevole. E fa parte di quella ristretta cerchia di brand giornalistici che conferisce credibilità a indiscrezioni o analisi: è un po’ come quando si citano l’Economist, il Financial Times, The Athletic o il Wall Street Journal, la propria aura aumenta a dismisura, a prescindere. Bene, tra pochi mesi anche le élite italiane potranno animare i pranzi e le cene snocciolando le news lette sull’edizione nazionale di Politico.

Riavvolgiamo il nastro, giusto per capire di cosa stiamo parlando: Politico è una piattaforma di produzione di contenuti editoriali, principalmente di politica, fondata nel 2007 da Robert Albritton negli Stati Uniti. Nel 2015 ha debuttato in Europa in joint venture con la tedesca Axel Springer. Nel 2017 il fondatore e direttore, Albritton, ha lasciato l’azienda. E a fine ottobre 2021 il gruppo editoriale tedesco Axel Springer ha comprato tutto Politico, pagando oltre un miliardo di dollari.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Robert Albritton nel 2017 (foto Ansa).

Piattaforma redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno

La testata ha piedi e mente ben saldi in Occidente, supportando, nella sua linea editoriale, l’Europa unita, l’alleanza tra Usa e Ue, l’economia di mercato. E la piattaforma Politico è anche piuttosto redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno e una marginalità attorno al 20 per cento, grazie agli incassi da abbonamenti.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Il sito europeo di Politico.

Va tuttavia sottolineato che le recenti esperienze di Axel Springer in Italia in campo news non sono proprio andate benissimo. L’editore tedesco, dopo aver comprato la testata Business Insider nel 2015, nel 2016 lanciò Business Insider Italia in accordo col gruppo Gedi (la Repubblica, La Stampa, eccetera). Ma l’iniziativa, purtroppo, non è mai decollata, fino alla chiusura del sito italiano, dal primo giugno del 2021.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Mathias Döpfner, ceo di Axel Springer (foto Imagoeconomica).

La chiusura di Upday e un sistema quasi interamente basato sull’IA

La stessa Axel Springer ha poi lanciato Upday, una piattaforma di aggregazione di notizie per smartphone sviluppata in collaborazione con Samsung. Pure in questo caso, però, l’operazione ha subito ridimensionamenti e trasformazioni, tanto che nella seconda metà del 2023 è stata chiusa la redazione di Milano dove lavorava un manipolo di giornalisti, avviando una transizione per trasformare la piattaforma in un sistema quasi interamente basato sull’intelligenza artificiale.

Playbook, una newsletter con un target molto specializzato

Adesso, nel presentare l’iniziativa di Politico in Spagna, i vertici di Axel Springer hanno sottolineato come si partirà con Playbook, una newsletter quotidiana distribuita via email ogni mattina e rivolta a chi lavora in politica e a un target molto specializzato. Un format lanciato 10 anni fa a Bruxelles e successivamente esteso al Regno Unito, a Parigi e a Berlino.

Politico sbarca anche in Italia: stavolta Axel Springer eviterà il flop?
Il logo dell’editore tedesco Axel Springer (foto Imagoeconomica).

Politico «non è una pubblicazione di destra, di sinistra o di centro», e le sue espansioni in Europa mirano «solo a rafforzare la copertura informativa da una prospettiva non ideologica», spiegano dai vertici. «La testata non intende esprimere giudizi e mantiene comunque una posizione critica nei confronti dei governi quando ritiene che non agiscano in modo appropriato». Come andrà a finire in Italia?

Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?

Novità in Enav, con un giro di poltrone pesanti. Dopo che Giovannantonio Macchiarola si è trasferito in Terna, seguendo l’amministratore delegato Pasqualino Monti, all’Ente nazionale per l’assistenza al volo c’erano delle caselle da riempire.

Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Alberto Mina (foto Imagoeconomica).

Così ai Rapporti istituzionali è finito Alberto Mina, manager di Arexpo. Ma a far rumore è soprattutto il nome prescelto come capo della Comunicazione: da settembre dovrebbe arrivare infatti Matteo Pandini, storico portavoce e responsabile della Comunicazione di Matteo Salvini.

Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?

Intesa Sanpaolo protagonista in Europa nelle operazioni di finanziamento

Intesa Sanpaolo si conferma tra le banche leader del mercato europeo, dove nel 2025, escludendo l’Italia, ha partecipato assieme ad altre banche a operazioni di finanziamento del valore complessivo pari a oltre 170 miliardi di euro, come mandated lead arranger (di cui deal di project finance per oltre 30 miliardi di euro, pari a oltre il 20 per cento del totale europeo), ed emissioni obbligazionarie per circa 60 miliardi di euro in qualità di bookrunner.

Le principali operazioni in cui Intesa ha svolto un ruolo da protagonista

Sono numerose le operazioni di rilievo sia con clientela corporate sia con clientela Institutional, in settori quali infrastrutture, transizione energetica, telecomunicazioni, automotive, nuovi materiali, food & beverage e financials, in cui la divisione IMI CIB, guidata da Mauro Micillo, ha svolto un ruolo da protagonista, collaborando con importanti gruppi bancari internazionali e confermando il proprio ruolo strategico a supporto dello sviluppo internazionale. Tra queste si segnalano:

  • Telefonica (2026, Spagna) – active joint bookrunner nel collocamento di un’emissione obbligazionaria senior unsecured di 750 milioni di euro;
  • Mercedes-Benz (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un bond a due tranche per complessivi 1,3 miliardi di euro;
  • Coca Cola Hbc (2026, Grecia) – joint global coordinator e joint bookrunner nel collocamento di un bond a tre tranche per complessivi 2,1 miliardi di euro;
  • Engie (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond, in formato ibrido, per 600 milioni di euro;
  • Belfius (2026, Belgio) – active joint bookrunner per la prima volta nell’ambito del progetto senior non-preferred di belfius per 750 milioni di euro;
  • Edf – Electricité de France (2026, Francia) – joint bookrunner nel collocamento di un green nuclear bond a quattro tranche per complessivi 2,75 miliardi di euro;
  • Heidelberg materials (2026, Germania) – joint bookrunner nel collocamento di un green bond per 600 milioni di euro;
  • La Banque postale (2026, Francia) – active joint bookrunner nel collocamento dell’emissione obbligazionaria bancaria garantita per 1 miliardo di euro;
  • Eutelsat (2026-25, Francia) – bookrunner per l’aumento di capitale da 670 milioni di euro per l’esecuzione dell’iniziativa strategica Iris da circa 5 miliardi;
  • Klépierre (2025, Francia) – coordinator per il rifinanziamento di una linea di credito revolving sindacata da 1,2 miliardi di euro. La filiale di Parigi ha partecipato all’operazione in qualità di bookrunner e mla;
  • Stockholm Exergi – Beccs Stockholm (2025, Svezia) – sole global coordinator e sole bookrunner nel finanziamento da 700 milioni di euro a supporto della costruzione di uno dei più grandi impianti al mondo per la cattura e lo stoccaggio permanente di Co2;
  • Prosieben (2025, Germania) – advisor finanziario nell’offerta pubblica di acquisto di Mfe – Media for Europe; underwriter, bookrunner e mla nel finanziamento in pool dell’operazione.

Eolico offshore, lo studio su sicurezza energetica, competitività e filiera industriale 

Si è chiuso mercoledì 10 giugno 2025 a Roma, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, il quarto Convegno nazionale dell’Aero, l’Associazione delle energie rinnovabili offshore, con un’ampia partecipazione di istituzioni, imprese, mondo accademico e stampa specializzata. Al centro della giornata la presentazione dello studio indipendente Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore, commissionato da Aero e realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes. Il report quantifica per la prima volta, con metodo bottom-up e oltre 250 voci di filiera ricostruite una per una, l’impatto economico, occupazionale e fiscale di una scelta tempestiva sull’eolico in mare.

I benefici economici che può apportare l’eolico offshore

Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste Fer2, l’eolico offshore può generare, nel periodo che va dall’attivazione delle aste al 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto pari a quasi il 3 per cento del Pil italiano del 2025, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati misurati in unità di lavoro standard. Nello scenario di ritardo, le cifre si dimezzano – 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di euro di gettito, 399 mila occupati. La manifattura pesa per il 35 per cento del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana.

L’appello di Aero al governo per la calendarizzazione di un’asta del Fer2

«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera italiana integrata che contribuisca all’indipendenza energetica del Paese. I risultati dello studio sono sorprendenti», ha dichiarato in apertura dell’evento il presidente di Aero Fulvio Mamone Capria. «A fronte di circa 2,8 GW di progetti che hanno già superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer2, nonostante il decreto del Mase sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che lanciamo al governo è di fare presto, per evitare che gli ingenti investimenti già spesi dalle società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, con una perdita di credibilità, competitività e sviluppo industriale».

Pichetto Fratin: «Ci sono le condizioni per creare una robusta filiera nazionale del settore»

Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, «esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale dell’eolico offshore». «Stiamo andando avanti con la rivisitazione del decreto Fer2 per coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività».

Intesa Sanpaolo: «Opportunità strategica per rafforzare la sicurezza energetica»

«Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente rafforzano il percorso europeo e italiano di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, già accelerato dall’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, l’eolico offshore rappresenta un’opportunità strategica perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica, a diversificare le fonti di approvvigionamento, a contenere i costi dell’energia e a ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici», ha dichiarato Giovanni Foresti, responsabile Regional research di Intesa Sanpaolo. «Al tempo stesso, può generare importanti ricadute per il sistema manifatturiero italiano. L’analisi evidenzia che questa traiettoria può evitare che la minore dipendenza dagli idrocarburi si traduca semplicemente in nuove dipendenze tecnologiche e produttive, a condizione che il Paese sviluppi tempestivamente una filiera nazionale. Già oggi l’Italia dispone di una solida base industriale in comparti strettamente collegati all’eolico offshore, dalla meccanica alla cantieristica, dalla logistica portuale alla filiera elettromeccanica, con competenze consolidate in ambiti quali i cavi elettrici, le lavorazioni meccaniche e i servizi tecnici specializzati». Elisa Zambito Marsala, responsabile Education ecosystem & Global value programs di Intesa, ha aggiunto che «la banca è impegnata nel promuovere una collaborazione continua tra atenei e tessuto industriale, produttivo e dei servizi per contribuire a formare profili in linea con i fabbisogni di competenze richiesti dalle imprese e per orientare le giovani generazioni verso le nuove opportunità legate alla blue economy e alla transizione energetica».

Poste italiane lancia la nuova campagna antifrode

«Un truffatore non può fare nulla senza di te». È il messaggio recapitato dall’ultima campagna antifrode lanciata da Poste italiane per contrastare il fenomeno sempre più diffuso delle truffe digitali. Il focus dell’iniziativa è centrato sulla manipolazione, una tecnica utilizzata da male intenzionati che tentano in questo modo di far leva sulle emozioni o stati d’animo come paura, urgenza o fiducia con l’obiettivo di indurre i malcapitati ad autorizzare trasferimenti di denaro, approfittando soprattutto della crescente diffusione dei bonifici istantanei. Per raggiungere il più alto numero di persone, Poste ha attivato tutti i principali canali di contatto con la clientela – dal sito poste.it nella sezione “Sicurezza online”, all’app, ai social, ai 23 mila display degli oltre 12 mila uffici postali.

Le modalità di truffe più comuni e come difendersi

I truffatori adottano stratagemmi di vario tipo, promettendo ad esempio investimenti vantaggiosi e guadagni facili, fingendosi operatori di Poste italiane o funzionari di pubblica sicurezza, o ancora simulando l’emergenza di un familiare in difficoltà oppure fingendo di intavolare relazioni sentimentali online. Se le tecniche variano, l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere dati personali, codici di accesso o indurre le vittime ad effettuare pagamenti immediati. Per questo la campagna ricorda che i truffatori non possono fare nulla senza la collaborazione delle vittime e mette in guardia da coloro che avanzano richieste urgenti, o che chiedono di condividere credenziali o codici OTP, e invita a verificare sempre richieste sospette attraverso i canali ufficiali.

Prada paga la crisi del lusso: flop a Oslo e chiusure nel Regno Unito

Il Diavolo di sicuro veste Prada: lo aveva fatto 20 anni fa ed è tornato recentemente a farlo. La questione, però, è capire se anche i comuni mortali acquistino i capi della famosa casa del lusso. E qui la faccenda si fa più complicata: mentre il super-ad Andrea Guerra trimestre dopo trimestre continua a ripetere il ritornello dell’«alta desiderabilità del marchio», i consumatori non sembrano così propensi a spendere. Almeno nel Nord Europa. Lo scorso autunno, con un tempismo perfetto per la volata del Natale, Prada aveva aperto il suo primo negozio monomarca in Norvegia. Il debutto a Oslo, per la prima volta nella storia dell’azienda, fu salutato con grandi fanfare, ma sei mesi dopo, da festeggiare c’è poco. Secondo indiscrezioni raccolte da L43, i numeri sono pessimi: il negozio avrebbe dovuto incassare, secondo i piani, almeno 30 mila euro al giorno, invece è al di sotto della soglia minima per coprire i costi. È il segnale, non il primo e non il solo, che la bolla del lusso sta iniziando a scoppiare.

La chiusura dei punti vendita nel Regno Unito

Chiudere la boutique di Oslo, però, è semplicemente impensabile e allora ecco che il taglio dei costi si abbatte altrove: ancora una volta sul Regno Unito. Sempre alla fine dell’anno scorso, mentre festeggiava lo sbarco in terra vichinga, molto più in sordina Prada aveva chiuso il suo negozio a Glasgow, l’unico di tutta la Scozia, e uno dei suoi due punti vendita di Manchester, a Old Trafford. Ma non è bastato: adesso Guerra ha deciso di uscire del tutto dalla città del calcio, che come reddito e importanza è la seconda del Paese: chiuderà anche il negozio all’interno dei grandi magazzini Selfridges, nel centro commerciale Manchester Exchange. In Gran Bretagna, Prada rimarrà dunque solo con le sue boutique di Londra, ma la crisi del lusso inizia anche a lambire l’un tempo inaffondabile capitale inglese. Tra i piani di Guerra ci sarebbe infatti anche la chiusura di Prada White City, dentro l’enorme centro commerciale Westfield, nella zona ovest di Londra.

Prada paga la crisi del lusso: flop a Oslo e chiusure nel Regno Unito
Andrea Guerra (Imagoeconomica).

Tutte le grane in casa Prada

Il flop iniziale di Oslo e le chiusure di Manchester e Londra puntellano un 2026 che si preannuncia difficile per la maison. L’anno è partito col freno a mano tirato, i ricavi dei primi tre mesi sono saliti di un modestissimo 2 per cento, e peraltro a fine marzo non era ancora scoppiata in pieno la crisi dello Stretto di Hormuz. L’anno, per il gruppo che fattura quasi 6 miliardi di euro, si chiuderà con utili in calo, secondo gli analisti di Barclays. Negli uffici di via Bergamo a Milano, oltre alle tensioni internazionali e al calo delle vendite, hanno anche un altro problema di nome Versace. Mangiarsi una grande azienda è già difficile, saperla digerire lo è ancora di più. E la casa della Medusa non è un boccone facile: Prada l’ha comprata al picco della bolla del lusso, ma il marchio è reduce da anni di declino e di perdite milionarie. L’anno scorso, Versace aveva già zavorrato i conti di Prada e quest’anno le cose stanno addirittura peggiorando, secondo quanto sarebbe trapelato in un incontro riservato con gli analisti finanziari. Andrea Guerra non solo deve cercare di rendere redditizio l’esborso di 1,25 miliardi, ma deve riuscirci mentre il mondo del lusso sta imboccando la via della crisi.

Prada paga la crisi del lusso: flop a Oslo e chiusure nel Regno Unito
Una pubblicità Prada e la vetrina di un negozio Versace (Ansa).