Guido Stazi si è insediato alla presidenza della Consob. Il passaggio delle consegne tra il presidente vicario Chiara Mosca e il presidente entrante è avvenuto mercoledì 12 agosto 2026 nel corso di una riunione di commissione tenutasi a Roma. L’organo torna così a operare nella sua composizione completa di cinque membri. Oltre al neo-presidente Stazi, ne fanno parte i commissari Chiara Mosca (che, in quanto componente del collegio con la maggiore anzianità di istituto, ha svolto dal 9 marzo scorso le funzioni di presidente vicario), Carlo Comporti, Gabriella Alemanno e Federico Cornelli.
POLTRONE E SI FA
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Nei palazzi romani la voce gira ormai con una certa insistenza. Dopo l’estate Francesco Kamel, capo ufficio stampa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dovrebbe cambiare scrivania e approdare in Leonardo, alla guida delle Relazioni istituzionali. Un trasloco che, trattandosi del gruppo di piazza Monte Grappa, non è esattamente una questione di arredamento. Significa mettere mano a uno dei gangli più delicati dell’azienda, quello dei rapporti con la politica e le istituzioni, mentre alla Comunicazione resta ben saldo Stefano Amoroso. Che, dopo essere stato rudemente accantonato durante la gestione di Roberto Cingolani, è tornato grazie al nuovo amministratore delegato Lorenzo Mariani.
Si chiude nettamente una stagione
Il messaggio, per chi sa leggere nelle pieghe degli organigrammi, è chiaro. Comunicazione e Relazioni istituzionali tornano sotto stretto controllo della nuova dirigenza e, soprattutto, si chiude una stagione. Helga Cossu, che Cingolani aveva voluto accanto a sé affidandole, oltre alla Fondazione Leonardo, anche la Comunicazione del gruppo, ha recentemente annunciato sui social la sua uscita. Ora arriva Kamel, 51 anni, gli ultimi tre trascorsi al fianco di Piantedosi. Un profilo che dovrebbe servire a rimettere ordine in una casella diventata negli ultimi tempi piuttosto sensibile.
Del resto Mariani sembra avere altre priorità. Aumentare la capacità produttiva, fare acquisizioni, stringere alleanze e provare a costruire attorno a Leonardo un pezzo sempre più consistente dell’industria europea della Difesa. In questa chiave va letta anche la recentissima acquisizione di Raft negli Stati Uniti, operazione con cui il gruppo rafforza la sua presenza sul mercato americano puntando sullo sviluppo di software di intelligenza artificiale per la Difesa aerea.
Negli ultimi mesi il clima si era fatto irrespirabile
Ma il cambio di passo non riguarda soltanto strategie, alleanze e acquisizioni. A piazza Monte Grappa, raccontano, è cambiata anche l’aria. E non è un dettaglio secondario, visto che negli ultimi mesi il clima interno era stato descritto da più parti come tutt’altro che respirabile. A contribuire alla distensione sarebbe stata anche l’uscita di scena di alcune figure considerate fino a ieri intoccabili perché protette dai precedenti vertici.
Filippo Maria Grasso e le tante attività affidate all’esterno
Una su tutte, Filippo Maria Grasso, capo delle Relazioni istituzionali durante la gestione Cingolani e contemporaneamente presidente esecutivo di Leonardo Global Solutions, la Lgs. Durante la sua presidenza, la società ha visto crescere considerevolmente le attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi. Tra i beneficiari compare una nota società di lobbying e comunicazione, al cui interno figurano persone con parentele illustri dentro e fuori la galassia leonardiana.

Ma il nome che ricorre più spesso è quello di Ninetynine, società romana che ha curato anche la cerimonia conclusiva del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e la cui proprietà è in ottimi rapporti proprio con l’ex responsabile delle Relazioni istituzionali. Leonardo l’ha utilizzata per parecchie cose: dall’Investor Day alle convention, dagli stand agli spazi espositivi fino alle feste aziendali. Un rapporto intenso anche dal punto di vista economico: per Ninetynine si parla di quasi 10 milioni di euro spesi dal 2024 all’aprile del 2026.
Cambio di registro, a cominciare dai fornitori
I risultati commerciali, naturalmente, hanno una loro vita e andranno giudicati come tali. Ma le indiscrezioni che filtrano da piazza Monte Grappa raccontano soprattutto la determinazione di Mariani, in piena sintonia con il condirettore generale Gian Piero Cutillo, nel tracciare una linea decisamente marcata tra il prima e il dopo.

A cominciare dai fornitori, che dovrebbero tornare a essere valutati secondo criteri il più possibile oggettivi, evitando il ripetersi di situazioni che hanno caratterizzato la precedente gestione. In particolare quelle mono-forniture che, quando diventano troppo frequenti, finiscono inevitabilmente per suscitare qualche domanda. E a Leonardo, evidentemente, è arrivato il momento in cui alle domande si preferisce non dover più rispondere.
Nominato il nuovo ambasciatore di Israele in Italia
Il governo israeliano ha approvato la proposta del ministro degli Esteri Gideon Sa’ar di nominare Lior Haiat nuovo ambasciatore designato di Israele in Italia. Il diplomatico, 52 anni, sarà anche rappresentante non residente a Malta e San Marino. Manca ancora la nota ufficiale dell’ambasciata, ma la notizia è già circolata sulla stampa israeliana. Haiat succederà a Jonathan Peled, che da novembre assumerà l’incarico di ambasciatore israeliano presso l’ufficio delle Nazioni Unite a Ginevra.
Chi è Lior Haiat
Classe 1974, Haiat è impegnato nella carriera diplomatica da oltre 20 anni. Ha ricoperto i ruoli di portavoce e addetto culturale dell’ambasciata a Buenos Aires, portavoce dell’ambasciata in Spagna, portavoce del ministero degli Esteri, console generale a Miami e direttore della divisione per l’America Centrale e i Caraibi. Attualmente è vicedirettore generale per il Nord America del ministero degli Esteri a Gerusalemme.
Malagò ha un nuovo portavoce in Figc: è un altro romano
Giusto per restare in tema di Grande raccordo anulare, alla faccia di chi lo accusa di amichettismo da Circolo Aniene, Giovanni Malagò ha scelto un altro romano. Questa volta è un giornalista, Alessandro Catapano, che dal primo settembre assumerà il ruolo di portavoce del presidente, andando a rafforzare la squadra della comunicazione della Figc.
Per 17 anni alla Rosea, poi il passaggio in via del Tritone
Catapano ha lavorato per 17 anni a La Gazzetta dello Sport, prima di passare a Il Messaggero e diventare capo dello sport. Poi il salto della barricata dai giornali agli uffici stampa delle istituzioni sportive, con il lavoro alla Federazione italiana tennis e padel, l’incarico da consulente alla Federazione italiana di atletica leggera, i ruoli di direttore della comunicazione alla Flai-Cgil, alla Federazione ciclistica italiana e a quella della danza sportiva.

Il libro sull’amore per la Roma, con Venditti…
Ora è stato scelto per gestire i rapporti con i media e la comunicazione collegata all’attività istituzionale del presidente, tra l’altro alle prese con la grana su Bianchedi capodelegazione della Nazionale. A proposito di Roma, romanismi e romanisti, Catapano ha scritto anche un libro: Ti amo. (La) Roma dritta al cuore. Con prefazione di Antonello Venditti.
Myrta Merlino riparte dalla tv San Marino dopo il flop a Mediaset
Dopo l’esperienza (da dimenticare) a Pomeriggio Cinque e un anno senza un programma tutto suo, Myrta Merlino lascia Mediaset per approdare su San Marino RTV, emittente della Repubblica del Titano, dove a partire dall’autunno sarà alla guida di un programma incentrato su politica e attualità. Il passaggio è stato confermato dai vertici San Marino RTV, partecipata al 50 per cento dalla Rai: c’è già chi ipotizza un prossimo approdo della giornalista sui canali della tv pubblica italiana, magari già dalla stagione 2027/2028.

Pomeriggio Cinque aveva chiuso i battenti a giugno del 2025
Terminata la lunga esperienza a La7 al timone de L’aria che tira, Merlino nel 2023 era approdata a Mediaset per sostituire Barbara D’Urso a Pomeriggio Cinque, senza riuscire a replicare gli ascolti di chi l’aveva preceduta. E così il programma era stato addirittura chiuso dopo 17 anni a giugno del 2025 (al suo posto nel palinsesto Dentro la notizia, affidato a Gianluigi Nuzzi). La dirigenza Mediaset, a quel punto, non era riuscita a individuare un nuovo progetto adatto alla giornalista, che così ha trascorso la stagione 2025/2026 senza una trasmissione da condurre, limitandosi a qualche presenza come opinionista nei programmi d’approfondimento del Biscione. Ora il cambio di casacca.
Gruppo Fs, l’ad Strisciuglio nominato vicepresidente della Uic
Gianpiero Strisciuglio, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo FS, è stato nominato nuovo vicepresidente della Uic – Union internationale des chemins de fer -, organizzazione internazionale che riunisce le ferrovie e i principali stakeholder del settore ferroviario a livello mondiale. Il manager è stato inoltre confermato presidente della Regione Europa della Uic per un mandato di due anni. In questo ruolo, guiderà l’impegno della Uic Europa sulle principali aree strategiche del programma di lavoro regionale, con un’attenzione particolare alle priorità immediate del prossimo periodo. Si tratta di FRMCS, il futuro sistema europeo di comunicazione mobile per il settore ferroviario, Railway ontologies, volto a favorire l’interoperabilità e la condivisione strutturata dei dati tra operatori e sistemi ferroviari, e Capacity and operational performance, dedicato al miglioramento della capacità della rete e delle prestazioni operative. Nel duplice incarico, Strisciuglio lavorerà a stretto contatto con gli altri membri della Uic per sostenere, a livello regionale e globale, un trasporto ferroviario più competitivo, sicuro e sostenibile.
Enav, al ceo De Biasio anche la carica di direttore generale
Il consiglio di amministrazione di Enav, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che opera come fornitore in esclusiva di servizi alla navigazione aerea civile nello spazio aereo di competenza italiana, ha attribuito all’amministratore delegato Igor De Biasio, nominato a maggio, anche la carica di direttore generale, appositamente istituita. Visto che l’operazione è coerente con la politica di remunerazione della di Enav, ricade nei casi di esclusione della disciplina sulle operazioni con parti correlate adottata dalla società in esecuzione del regolamento Consob (De Biasio non detiene quote dell’azienda). Al dirigente, che viene da tre anni come presidente di Terna, restano attribuiti nel complesso poteri e compensi in linea con l’assetto precedente.
Il cambio alla direzione del Secolo XIX tra le polemiche
Blue Media, la società editrice controllata dal Gruppo Msc, ha confermato in una nota che «in conseguenza delle proprie decisioni nella prospettiva della riorganizzazione aziendale, il dottor Michele Brambilla lascia da oggi la direzione de Il Secolo XIX, che viene assunta temporaneamente dal vicedirettore Andrea Castanini». «Blue Media ringrazia sentitamente il dottor Brambilla per la preziosa opera prestata nella prima fase di consolidamento e rilancio del giornale, che ha fatto seguito alla sua acquisizione da parte di Blue Media», conclude il comunicato.

Brambilla: «Sono stato licenziato»
Un cambio di direzione tutt’altro che sereno, con Brambilla che ha precisato che l’addio non è stato una sua decisione ma la conseguenza di un licenziamento. «Leggo con sorpresa sull’agenzia Ansa che Blue Media, l’editore de Il Secolo XIX, ha comunicato, con un giorno di anticipo rispetto agli accordi, la fine del mio rapporto di lavoro», ha scritto in una nota. «Leggo con ancor più grande stupore la frase “il dottor Michele Brambilla lascia da oggi la direzione de Il Secolo XIX”, formula che lascia intendere che si è trattato di una mia decisione. La verità è che si tratta di un licenziamento: del tutto legittimo ovviamente, perché l’editore ha diritto di cambiare direttore quando vuole, ma pur sempre un licenziamento». «La lettera di “comunicazione scioglimento rapporto di lavoro», conclude Brambilla, «mi è stata consegnata questa mattina».
Il Cdr chiede un incontro urgente all’azienda
Sulla vicenda è intervenuto anche il Comitato di redazione, che ha informato i giornalisti della questione: «Care colleghe e cari colleghi, l’azienda ci ha informato che, in data odierna, è stata formalizzata la cessazione del rapporto di lavoro del direttore Michele Brambilla. La direzione del giornale è affidata ad interim all’attuale vicedirettore Andrea Castanini, che assumerà la responsabilità della firma a partire dall’edizione del 28 luglio 2026 sull’edizione digitale e dall’edizione del 29 luglio sulla versione cartacea. Abbiamo già chiesto un incontro urgente all’Azienda».
Andrea Castanini direttore ad interim del Secolo XIX
Resta aperta la partita per la direzione del Secolo XIX. Dopo la separazione tra MSC, la società che controlla l’editore Blu Media, e il direttore Michele Brambilla, la direzione è stata affidata ad interim ad Andrea Castanini, come riporta Primo Canale. La scelta del nuovo vertice del giornale è osservata con attenzione non solo dal mondo dell’informazione, ma anche dalla politica e dagli ambienti economici liguri – anche perché arriva dopo mesi di tensioni tra il Secolo XIX e il presidente della Regione Marco Bucci. Nelle ultime settimane sono circolati i nomi di Mario Sechi, di Luca Ubaldeschi, ma anche quelli del giornalista del Corriere della Sera Marco Imarisio. Per ora, però, da Ginevra non è arrivata alcuna decisione.
De Paolini torna con Caltagirone? Quale ruolo può attenderlo
Nel giornalismo c’è gente che va e gente che viene. Anzi, per la precisione gente che ritorna. In via del Tritone, quartier generale del gruppo Caltagirone, gli spifferi non mancano: «Per un Rosario Dimito che se ne va, c’è un Osvaldo De Paolini pronto a rientrare alla base», si sente dire. Dimito, come anticipato da Lettera43, lascia il quotidiano romano e dal primo settembre va a La Stampa del nuovo corso Sae come vicedirettore vicario. Mentre De Paolini che fa? Lui è rimasto nel cuore dell’ingegnere Francesco Gaetano Caltagirone, che ne ha sempre apprezzato la passione per il lavoro. Dopo anni con Calta era passato agli Angelucci. Ma adesso è arrivato l’addio a il Giornale, anche per colpa di confronti accesi proprio con l’editore e di quell’indigesto approdo di Lirio Abbate. Adesso ad attenderlo quale ruolo ci sarà? Le testate del gruppo sono diverse: oltre a Il Messaggero non dimentichiamo Il Mattino e Il Gazzettino…
Consob, c’è l’accordo: Guido Stazi nuovo presidente
Dopo quattro mesi di stallo il governo sblocca finalmente la nomina della presidenza Consob: ad occupare la casella lasciata libera da Paolo Savona, il cui mandato settennale è scaduto a marzo, sarà l’economista Guido Stazi, attuale segretario generale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) e prima ancora segretario generale proprio presso la Commissione di vigilanza per i mercati e la borsa.

Stazi è stato indicato da Forza Italia
La scelta di Stazi, esperto di piattaforme elettroniche e big data, è stata sponsorizzata da Forza Italia e ha ricevuto il via libera anche dalla Lega, che nei mesi scorsi aveva tentato di piazzare alla presidenza della Consob il sottosegretario al ministero delle Finanze Federico Freni. Quest’ultimo però a metà maggio ha fatto un passo indietro a causa delle perplessità all’interno della maggioranza e avanzate in particolare dagli azzurri, che spingevano per una figura più tecnica.
Chi è l’economista che guiderà la Consob
Romano classe 1957, Stazi da marzo del 2022 ricopre l’incarico di segretario generale dell’Agcm, di cui è stato anche responsabile del Comitato valutazioni economiche. L’economista, inoltre, è stato capo di gabinetto dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (2005-2012) e, come detto, segretario generale della Consob (2013-2017). In passato docente di Economia e politica della concorrenza nella facoltà di Scienze economiche e bancarie dell’Università di Siena e editorialista di Milano Finanza, Stazi è autore di volumi in materia di antitrust, regolazione ed economia digitale.

La nomina sblocca anche Antitrust e Anac
La nomina di Stazi, che otterrà semaforo verde in Cdm, è destinata a sbloccare anche quelle per le presidenze di Agcm e Anac, che – salvo sorprese – verranno spartite tra i tre partiti di maggioranza. Il vertice della Consob appunto a Forza Italia, quello dell’Antitrust a Fratelli d’Italia e quello dell’Autorità nazionale anticorruzione alla Lega.
Stefano Cappellini nominato direttore ad interim di Repubblica
Il Gruppo Gedi ha nominato Stefano Cappellini direttore responsabile ad interim di Repubblica con effetto immediato. L’ha annunciato l’editoe spiegando che «forte della sua profonda conoscenza del giornale, della sua redazione e dei suoi valori, Cappellini assumerà la piena responsabilità della direzione editoriale della testata fino al completamento definitivo del processo di nomina del direttore responsabile». La nomina segue le dimissioni di Mario Orfeo.
È stato direttore de Il Riformista e caporedattore de Il Messaggero
Entrato nel giornale nel 2016, ha ricoperto incarichi di crescente responsabilità, affermandosi come una delle firme di riferimento nell’analisi politica e nell’attualità. In precedenza ha diretto Il Riformista ed è stato caporedattore de Il Messaggero. «Desidero rivolgere a Stefano Cappellini i miei migliori auguri per questa nuova responsabilità», ha dichiarato Mirja Cartia d’Asero, amministratore delegato del Gruppo Gedi. «Sono certa che la sua solida esperienza, il suo lungo impegno nel giornale e le sue straordinarie qualità professionali gli consentiranno di guidare Repubblica con autorevolezza durante questa fase di transizione».
Mario Orfeo lascia la direzione di Repubblica. Ecco dove andrà
Mario Orfeo ha lasciato la direzione di Repubblica. Classe 1966, era arrivato al timone del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari nel 2024 dopo aver diretto il Mattino e dopo una carriera in Rai. Nel suo futuro c’è la direzione editoriale di Qn, gruppo appena rilevato da Leonardo Maria Del Vecchio.

Secolo XIX, il casting degli Aponte per sostituire Brambilla
Da tempo si sa che gli Aponte, quelli di MSC crociere, non sarebbero particolarmente soddisfatti del direttore del Secolo XIX, quotidiano di cui hanno rilevato la proprietà da Gedi nel 2024. Il motivo sarebbe sempre lo stesso: Michele Brambilla, per altro scelto da loro, è poco incline ad accompagnare i desiderata dell’establishment cittadino, in particolare del presidente della Regione Marco Bucci, con cui si è spesso scontrato lamentandone l’invadenza. Così, con la pazienza degli armatori abituati a scegliere i comandanti delle loro navi, avrebbero aperto il casting per il nuovo direttore.

Tra i nomi sondati c’è anche quello di Malaguti
Tra i nomi sondati c’è stato anche quello di Andrea Malaguti, appena uscito dalla direzione della Stampa in coincidenza del suo passaggio alla Sae di Alberto Leonardis. Un incontro c’è stato, ma per il momento senza seguito. Malaguti, dopo la direzione, è diventato editorialista del quotidiano torinese. La cosa curiosa, semmai, è un’altra. Se davvero il problema di Brambilla è quello di avere la schiena troppo dritta, quale ragionamento porta a pensare che Malaguti possa essere più disponibile a piegarla? Perché, con tutti i difetti che si possono attribuire ai due, ce n’è uno che difficilmente si può contestare loro: non hanno mai costruito la loro carriera inginocchiandosi davanti agli editori o ai potenti di turno. Forse il vero casting non è quello del nuovo direttore. È quello dell’editore ideale: uno che cerca un giornalista indipendente e poi non si stupisce se si comporta da giornalista come tale.

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Alla direzione della Provincia di Como arriva il vice di Sallusti
Mai sottovalutare il richiamo della Provincia. In questo caso quella di Como. Secondo i ben informati, il direttore del quotidiano lacustre Diego Minonzio starebbe per cedere il timone a Lorenzo Mottola, attuale vicedirettore di Libero. Non è dato sapere cosa abbia spinto Mottola, riminese classe 1980 e a Libero dal 2009, a lasciare via dell’Aprica e il quotidiano di Alessandro Sallusti per trasferirsi sul lago. Minonzio era entrato alla Provincia nel 1992, ricoprendo il ruolo di caporedattore centrale e di responsabile dell’edizione lecchese. Dal 2006 al 2011 era passato proprio a Libero come capocronista per Milano e la Lombardia, prima di tornare a Como come direttore de La Provincia.

Consob, spunta il nome di Di Noia
A origliare le voci che riguardano nuovi, possibili scambi di poltrone viene il dubbio che a volte i papabili siano considerati un po’ come le figurine Panini che si scambiano da un posto all’altro. Prendiamo per esempio la Consob. La successione a Paolo Savona è ancora in alto mare tanto che il 13 luglio, la relazione annuale sarà presentata dalla commissaria anziana in carica Chiara Mosca.
Dal tira e molla su Freni alla carta Osnato
È dall’8 marzo che in Consob si naviga a vista, con candidati bruciati clamorosamente, altri come Federico Freni affossati dai dissidi tra alleati e qualcuno come Marco Osnato che si è sfilato dalla competizione. Una cosa è certa: Giorgia Meloni vuole chiudere la partita il prima possibili e così il totonomi si arricchisce di esterni che ambirebbero alla posizione.

Spunta lo scambio Di Noia-Cornelli
Tra questi, secondo i ben informati, c’è anche Carmine di Noia, ex Consob passato all’Ocse. Nel 2022, infatti, il commissario traslocò a Parigi per assumere la direzione per gli Affari finanziari e delle imprese presso l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Ora potrebbe rientrare come presidente scambiandosi la poltrona con Federico Cornelli, che lascerebbe la Consob per l’Ocse. Lo stesso Cornelli figura ancora tra i papabili per il dopo Savona ma su di lui penderebbe il veto leghista perché sostenuto da Antonio Tajani. Vedremo.

Alla Sae arriva un manager di peso di Rcs: Vito Ribaudo
Fresca di acquisizione de La Stampa, la Sae di Alberto Leonardis ha messo a segno l’ingaggio di un manager di peso. Sottratto alla corte di Urbano Cairo. Da Rcs arriva infatti il direttore delle risorse umane Vito Ribaudo, nato nel 1971 a Milano e «siciliano per affetto e origini», come si autodefinisce.

Ribaudo è anche scrittore: ha pubblicato Una grande opportunità (Rizzoli, 2015, Premio “Lago Gerundo”), L’Elbano (Morellini, 2018) Sangue e Pane (Morellini, 2020), Omega e Omicron (Morellini, 2023). Ha poi scritto alcuni racconti pubblicati per antologie: Un bacio davanti a quel portone su Francesco De Gregori (Vinyl, 2017); La Domenica delle Palme sul mitico derby vinto dal Torino nella primavera del 1983 (On the radio, 2018); Marchesa Adele Cicè (Sicilia d’Autore, 2019), Messico e Nuvole sul record di Pietro Mennea (Tra uomini e dei, 2020) e Viaggiare e scrivere in Lettere al padre, 2020.
FdI si prende anche Rai Parlamento: via il direttore Giuseppe Carboni
Dopo Gian Marco Chiocci al Tg1, Marco Lollobrigida a RaiSport e Nicola Rao alle Radio, Fratelli d’Italia si prende anche Rai Parlamento, testata che si occupa di seguire i lavori delle Camere e dare a voce a deputati e senatori. Giuseppe Carboni (area Movimento 5 stelle) lascerà la direzione e verrà sostituito dalla vice Francesca De Martino, storico volto della testata in quota FdI.
La sostituzione avverrà in occasione del consiglio d’amministrazione in programma il 18 giugno.

Corsini è attualmente in causa con la Rai
Corsini è peraltro in causa con la Rai per demansionamento: dopo aver diretto il Tg1 dal 2018 al 2021, era stato lasciato senza incarichi per due anni prima di ricevere nel 2023 il timone di Rai Parlamento. Cosa evidentemente poco gradita, visto che nei mesi successivi – come ricostruito dal Foglio – aveva iniziato a registrare i dialoghi con Felice Ventura, capo del personale Rai da diversi anni, che si sarebbe lasciato andare con retroscena e commenti su altri direttori e dipendenti della tv pubblica. Dal punto di vista della destra un ulteriore motivo per allontanare Carboni, oltre al fatto che non è lontano dalla pensione.
BFF Bank, Luigi Lubelli nuovo chief financial officer
BFF Bank, piattaforma pan-europea presente in nove Paesi specializzata nella gestione e nello smobilizzo pro soluto di crediti commerciali verso la pubblica amministrazione e i Sistemi sanitari nazionali, ha annunciato la nomina – con decorrenza odierna – di Luigi Lubelli come nuovo chief financial officer. Il ruolo era ricoperto ad interim da Giuseppe Sica, dal metà marzo amministratore delegato e direttore generale di BFF.

Chi è Luigi Lubelli
Lubelli vanta più di 30 anni di esperienza internazionale nel settore finanziario. Ha ricoperto ruoli di senior management in importanti istituzioni bancarie, assicurative e di investimento, come Generali e Allfunds Bank. Ha inoltre trascorso più di un decennio in ruoli apicali nelle aree finance e risk management presso MAPFRE, dove è stato group chief risk officer e deputy general manager per Risk e Capital Markets.
Enav, in arrivo lo storico portavoce di Salvini?
Novità in Enav, con un giro di poltrone pesanti. Dopo che Giovannantonio Macchiarola si è trasferito in Terna, seguendo l’amministratore delegato Pasqualino Monti, all’Ente nazionale per l’assistenza al volo c’erano delle caselle da riempire.

Così ai Rapporti istituzionali è finito Alberto Mina, manager di Arexpo. Ma a far rumore è soprattutto il nome prescelto come capo della Comunicazione: da settembre dovrebbe arrivare infatti Matteo Pandini, storico portavoce e responsabile della Comunicazione di Matteo Salvini.
Ponte sullo Stretto, Miele si dimette da presidente del Collegio dei revisori del Csm
L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Csm. Aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito e, da marzo 2026, il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27 mila euro l’anno. «Massima fiducia nell’attività della magistratura. Con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assisto alle contestazioni», ha affermato il suo avvocato Pier Paolo Dell’Anno.
Uffizi, Giuli nomina il nuovo cda: Montanari si dimette dal comitato scientifico
Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena, ha annunciato le dimissioni dal comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi a seguito delle nomine per il nuovo cda del museo fiorentino decise dal ministro Alessandro Giuli, denunciando una «lottizzazione del patrimonio culturale» da parte dell’attuale governo, vista la presenza nel board di figure legate al centrodestra.

Montanari: «Si stanno prendendo tutto»
«Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di FI alla Regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con “nazione”, ma qui c’è un cambio di consonante: “fazione”. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale», ha dichiarato Montanari, sollevando poi dubbi su possibili conflitti d’interesse legati alla presenza nel board di Carmen Bambach, «curatrice di un dipartimento del Metropolitan Museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi».
I nuovi consiglieri d’amministrazione degli Uffizi
Oltre alla già citata Bambach, del nuovo cda degli Uffici fanno parte Alessandro Campi, docente di Scienza politica a Perugia ed ex ideologo di Gianfranco Fini; l’ex deputato azzurro Stefano Mugnai e Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi.

Il nuovo consiglio d’amministrazione comprende poi di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.

La replica di Giuli: «Motivazioni pretestuose»
«Montanari se n’è ghiuto, E soli ci ha lasciato». Così, parafrasando una frase di Palmiro Togliatti (che l’aveva usata nel 1951 per l’addio di Elio Vittorini al Partito comunista italiano), Giuli ha deciso di commentare il passo indietro dello storico dell’arte. E poi: «Le motivazioni addotte, ovvero la nomina di impeccabili figure tecniche nel cda appaiono per lo meno al di sotto di ogni sospetto nella loro veste pretestuosa e decisamente deludenti, considerando la sua incompresa caratura intellettuale».
Antonio Di Rosa nuovo direttore de La Stampa
Inizia l’era Sae a La Stampa: sarà Antonio Di Rosa il nuovo direttore del quotidiano appena passato da Gedi al gruppo guidato da Alberto Leonardis. L’indicazione è arrivata dalla prima riunione del nuovo consiglio d’amministrazione. Ad affiancare il 75enne Di Rosa, che assumerà l’incarico dal primo luglio, ci saranno Luciano Tancredi, come vicedirettore vicario, e Alessandro De Angelis, in qualità di vicedirettore. Confermato Giuseppe Bottero, che mantiene la delega per lo sviluppo digitale della testata.
La lunga carriera e le tante direzioni di Di Rosa
Di Rosa – da tempo molto vicino a Leonardis – è già direttore editoriale del gruppo Sae, che negli ultimi anni ha messo insieme un sistema di quotidiani locali acquistati da Gedi. Era stato già a La Stampa dal 1984 al 1996, quando era stato chiamato da Paolo Mieli al Corriere della Sera come vicedirettore. Da via Solferino era poi passato a dirigere il Secolo XIX e poi la Gazzetta dello Sport. Successivamente è stato direttore dell’agenzia LaPresse e de La Nuova Sardegna, quotidiano rilevato nel 2023 da Sae.

Chi sono Tancredi e De Angelis, che lo affiancheranno
Tancredi, per 25 anni al Messaggero e attuale direttore de La Nuova Sardegna, ha guidato anche Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. È stato direttore editoriale del gruppo Sae. De Angelis, firma politica ed editorialista de La Stampa, ha contribuito alla nascita dell’edizione italiana di HuffPost, di cui è stato vicedirettore.
Nominato il nuova cda delle Gallerie degli Uffizi
Dopo sei mesi di attesa, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato il nuovo cda delle Gallerie degli Uffizi per il periodo 2026-2031. Tra i componenti figurano nomi considerati vicini all’attuale maggioranza di governo tra cui Alessandro Campi, storico collaboratore di Gianfranco Fini, Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi, e Stefano Mugnai, già esponente di Forza Italia candidato presidente della Toscana nel 2015. A rappresentare il profilo più strettamente legato al mondo dell’arte è invece Carmen Bambach, tra le maggiori esperte di Leonardo e attualmente responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum of Art di New York. Proprio questo ruolo ha generato alcune discussioni, con l’ombra di interferenze con un museo che spesso chiede prestiti alle Gallerie. Del nuovo cda fa parte di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.
Roma, Barbara Marinali alla presidenza di Atac
Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza che nomina Barbara Marinali come membro del consiglio di amministrazione e presidente di Atac, l’azienda che gestisce in concessione buona parte del trasporto pubblico locale oltre che i parcheggi a pagamento e di interscambio di Roma. «Abbiamo scelto una figura autorevole e preparata, di cui ho imparato ad apprezzare competenze e professionalità già alla guida di Acea», ha dichiarato Gualtieri. Con Mariali, capace col suo curriculum di mettere d’accordo le varie anime della maggioranza capitolina, si completa così il valzer delle nomine in Campidoglio.

Il curriculum di Marinali: dal 2023 era presidente di Acea
Marinali, che dal 2023 era a capo di Acea, ha di fatto scambiato il posto con Alessandro Rivera, il quale ha appena lasciato la presidenza di Atac per assumere la guida dell’azienda pubblica attiva nei settori idrico, ambientale ed energetico. Prima di Acea (di cui ora è diventata vicepresidente), Marinali è stata membro del cda di Webuild e presidente di Open Fiber, oltre che consigliera per sette anni consigliera dell’ART, l’autorità di regolazione dei trasporti. Prima ancora è stata direttore generale per le infrastrutture stradali presso il MIT. Attualmente è anche nel board di ATM – Azienda Trasporti Milanesi, nonché vicepresidente vicaria di Utilitalia e componente del Consiglio di indirizzo del Teatro dell’Opera di Roma.
Alessandro Rivera nuovo presidente di Acea
L’assemblea di Acea ha approvato i conti 2025 e nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-28. Alessandro Rivera, ex direttore generale del Tesoro e presidente di Atac, è stato nominato nuovo presidente. È quanto si legge in una nota emessa dall’utility romana al termine dell’assemblea degli azionisti che ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e preso atto del bilancio consolidato chiuso con 481 milioni di euro di utile netto. Approvata la distribuzione ai soci di 255 milioni di euro (di cui 23,38 milioni attinti da utili portati a nuovo), pari a un dividendo unitario di 1,20 euro per azione (0,25 euro straordinario) che sarà messo in pagamento il 24 giugno.
La composizione del nuovo cda
Rinnovato il board che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2028. Il nuovo cda è composto da Alessandro Rivera, Barbara Marinali, Angelo Piazza, Fabrizio Palermo, Luisa Melara, Elisabetta Maggini e Nathalie Tocci (presi dalla lista di Roma Capitale che ha ottenuto il voto favorevole dal 65,32 per cento delle azioni ammesse al voto), Ferruccio Resta e Patrizia Rutigliano (lista Suez International), Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso (lista Fincal), Antonino Cusimano e Susanna Maria Invernizzi espressi dalla lista presentata da un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali.
Libero, Sechi cacciato da Angelucci: i motivi della rottura tra tensioni e scontro politico
Buonanotte al Sechi. Dopo voci di frizioni che si rincorrevano da tempo, il direttore di Libero Mario Sechi è stato cacciato dall’editore Antonio Angelucci. Lo ha annunciato lui stesso su X, con tono ovviamente polemico: «Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti».
Poco prima era stato più criptico, twittando semplicemente: «Libero». Ma il gioco di parole non è stato colto, e quindi ha dovuto spiegarlo in modo meno romantico.
Il timing della defenestrazione, in effetti, non è stato il massimo: Sechi aveva appena raccontato delle minacce ricevute e del suo sentirsi come uno che «vive prigioniero da uomo libero». Ricevendo la solidarietà bipartisan dal mondo della politica: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Ignazio La Russa, Giuseppe Conte, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Angelucci però non si è fatto intenerire. Con una battuta, si potrebbe dire che finire sotto scorta non porta granché bene, a livello lavorativo: capitò infatti praticamente la stessa cosa a Carlo Verdelli il 14 marzo 2020, messo sotto protezione per minacce di morte e intimidazioni di matrice nazifascista ma comunque sollevato dall’incarico di direttore di Repubblica neanche un mese dopo. Questa però è un’altra storia.
Tra direttore ed editore c’erano stati mesi di tensioni. Un po’ come quelli registrati con il direttore editoriale Daniele Capezzone, che infatti avevano portato all’addio dell’ex Radicale. Sechi si sentiva forte del fatto di rappresentare la linea meloniana, ma Angelucci ha tirato dritto andando allo scontro frontale: l’imprenditore, editore dei quotidiani di centrodestra e ras delle cliniche private, è anche deputato leghista “a tempo perso” (nel senso che in parlamento non ci va mai, è re degli assenteisti), a dimostrazione dunque che nella maggioranza ormai siamo davvero alla resa dei conti tutti contro tutti.

Per la sua successione si fa il nome di Sallusti, altro meloniano
E adesso chi al suo posto? Si fa il nome di Alessandro Sallusti, e sarebbe un cavallo di ritorno, visto che è già stato direttore di Libero in due mandati, dal 2007 al 2008 e dal 2021 al 2023, nel più classico dei rimpalli di carriera con il Giornale (stesso rimbalzo che hanno fatto Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro). Di certo Sallusti è un altro meloniano di ferro, e con la premier ha scritto anche un libro, La versione di Giorgia (Rizzoli, 2023).

Sechi era stato addetto stampa “flash” di Giorgia Meloni, nel senso che durò pochissimo: tre mesi e 23 giorni, da marzo a giugno del 2023. Poi l’approdo alla guida di Libero, dove verrà ricordato per pagine memorabili di giornalismo, come l’aver incoronato la premier “uomo dell’anno”.
Polo strategico nazionale, l’ad Iannetti in bilico
Cambi in vista nell’organigramma del Polo strategico nazionale (PSN), la società cui fa capo l’infrastruttura cloud creata per dotare la Pubblica Amministrazione italiana di servizi digitali ad alta affidabilità, che vede nel suo azionariato la presenza di Tim, Leonardo, Cdp Equity (che però sta cedendo a Poste la sua quota) e Sogei. In ballo la possibile sostituzione dell’amministratore delegato Emanuele Iannetti fortemente voluto dal ministro Guido Crosetto e il cui nome è finito nell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti della Difesa. Il candidato più accreditato a prendere il suo posto è Serafino Sorrenti, attuale capo della segreteria tecnica del Sottosegretario all’Innovazione Tecnologica, Alessio Butti.
Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione
Uscito Roberto Cingolani, e con lui buona parte della squadra di manager che aveva portato in azienda, il nuovo amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, sta costruendo il suo team. Per la comunicazione, che Cingolani aveva affidato con più di qualche mal di pancia interno all’ex giornalista di Sky Helga Cossu, si sta ragionando sull’ipotesi di dare l’incarico a Stefano Amoroso, che l’arrivo di Cossu aveva messo in ombra e che ora Mariani vorrebbe riportare alla direzione della comunicazione, soprattutto per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni sul posizionamento internazionale dell’azienda. Una curiosità: Amoroso, un passato in Dompé Farmaceutica ed Edison prima di trasferirsi nel 2021 in Leonardo, a dicembre 2025 ha giurato come ufficiale della Riserva selezionata dell’esercito.

Giuli sceglie Donato Luciano come nuovo capo della segreteria tecnica
Sarà il giudice contabile Donato Luciano, finora capo dell’ufficio legislativo del MiC, a prendere il posto di Emanuele Merlino, il capo della segreteria tecnica silurato dal ministro Alessandro Giuli. Lo riporta Il Foglio, sottolineando che Luciano è molto stimato al Quirinale.
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Chi è Luciano, che prenderà il posto di Merlino
Luciano era stato scelto come capo dell’ufficio legislativo del MiC a gennaio del 2024 dall’allora ministro Gennaro Sangiuliano: consigliere della Corte dei conti con funzioni di Vice Procuratore Generale, ricopriva già il ruolo di vice capo di gabinetto vicario del ministero. Avvocato nato a Potenza nel 1972, Luciano è anche giudice della Corte di Giustizia Tributaria di appello del Lazio, Presidente del Comitato di sorveglianza di grandi imprese in amministrazione straordinaria, Presidente del Collegio dei Revisori dei conti di Università e Componente della Cabina di Regia per il Codice dei Contratti pubblici.

Il futuro di Merlino e quello della capo di gabinetto
Per quanto riguarda Merlino – uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – Repubblica riporta che inizialmente è stato valutato per lui un ruolo di coordinamento nel gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati. Difficile però liberare questa casella: possibile che gli venga assegnato anche un secondo incarico, che integri l’appannaggio nel gruppo a Montecitorio, ma c’è anche l’opzione di un “trasloco” ai vertici di un altro ministero. Il “salvataggio” di Merlino permetterebbe a Giuli di rimuovere anche la capo di gabinetto Valentina Gimignani, con cui non è mai entrato in sintonia.










































