Fresca di acquisizione de La Stampa, la Sae di Alberto Leonardis ha messo a segno l’ingaggio di un manager di peso. Sottratto alla corte di Urbano Cairo. Da Rcs arriva infatti il direttore delle risorse umane Vito Ribaudo, nato nel 1971 a Milano e «siciliano per affetto e origini», come si autodefinisce.
Vito Ribaudo (foto Imagoeconomica).
Ribaudo è anche scrittore: ha pubblicato Una grande opportunità (Rizzoli, 2015, Premio “Lago Gerundo”), L’Elbano (Morellini, 2018) Sangue e Pane (Morellini, 2020), Omega e Omicron (Morellini, 2023). Ha poi scritto alcuni racconti pubblicati per antologie: Un bacio davanti a quel portone su Francesco De Gregori (Vinyl, 2017); La Domenica delle Palme sul mitico derby vinto dal Torino nella primavera del 1983 (On the radio, 2018); Marchesa Adele Cicè (Sicilia d’Autore, 2019), Messico e Nuvole sul record di Pietro Mennea (Tra uomini e dei, 2020) e Viaggiare e scrivere in Lettere al padre, 2020.
Dopo Gian Marco Chiocci al Tg1, Marco Lollobrigida a RaiSport e Nicola Rao alle Radio, Fratelli d’Italia si prende anche Rai Parlamento, testata che si occupa di seguire i lavori delle Camere e dare a voce a deputati e senatori. Giuseppe Carboni (area Movimento 5 stelle) lascerà la direzione e verrà sostituito dalla vice Francesca De Martino, storico volto della testata in quota FdI. La sostituzione avverrà in occasione del consiglio d’amministrazione in programma il 18 giugno.
Giuseppe Carboni (Imagoeconomica).
Corsini è attualmente in causa con la Rai
Corsini è peraltro in causa con la Rai per demansionamento: dopo aver diretto il Tg1 dal 2018 al 2021, era stato lasciato senza incarichi per due anni prima di ricevere nel 2023 il timone di Rai Parlamento. Cosa evidentemente poco gradita, visto che nei mesi successivi – come ricostruito dal Foglio – aveva iniziato a registrare i dialoghi con Felice Ventura, capo del personale Rai da diversi anni, che si sarebbe lasciato andare con retroscena e commenti su altri direttori e dipendenti della tv pubblica. Dal punto di vista della destra un ulteriore motivo per allontanare Carboni, oltre al fatto che non è lontano dalla pensione.
BFF Bank, piattaforma pan-europea presente in nove Paesi specializzata nella gestione e nello smobilizzo pro soluto di crediti commerciali verso la pubblica amministrazione e i Sistemi sanitari nazionali, ha annunciato la nomina – con decorrenza odierna – di Luigi Lubelli come nuovo chief financial officer. Il ruolo era ricoperto ad interim da Giuseppe Sica, dal metà marzo amministratore delegato e direttore generale di BFF.
Il logo di BFF Bank (Imagoeconomica).
Chi è Luigi Lubelli
Lubelli vanta più di 30 anni di esperienza internazionale nel settore finanziario. Ha ricoperto ruoli di senior management in importanti istituzioni bancarie, assicurative e di investimento, come Generali e Allfunds Bank. Ha inoltre trascorso più di un decennio in ruoli apicali nelle aree finance e risk management presso MAPFRE, dove è stato group chief risk officer e deputy general manager per Risk e Capital Markets.
Così ai Rapporti istituzionali è finito Alberto Mina, manager di Arexpo. Ma a far rumore è soprattutto il nome prescelto come capo della Comunicazione: da settembre dovrebbe arrivare infatti Matteo Pandini, storico portavoce e responsabile della Comunicazione di Matteo Salvini.
L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Csm. Aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito e, da marzo 2026, il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27 mila euro l’anno. «Massima fiducia nell’attività della magistratura. Con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assisto alle contestazioni», ha affermato il suo avvocato Pier Paolo Dell’Anno.
Tomaso Montanari, storico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Siena, ha annunciato le dimissioni dal comitato scientifico delle Gallerie degli Uffizi a seguito delle nomine per il nuovo cda del museo fiorentino decise dal ministro Alessandro Giuli, denunciando una «lottizzazione del patrimonio culturale» da parte dell’attuale governo, vista la presenza nel board di figure legate al centrodestra.
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).
Montanari: «Si stanno prendendo tutto»
«Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di FI alla Regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con “nazione”, ma qui c’è un cambio di consonante: “fazione”. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale», ha dichiarato Montanari, sollevando poi dubbi su possibili conflitti d’interesse legati alla presenza nel board di Carmen Bambach, «curatrice di un dipartimento del Metropolitan Museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi».
I nuovi consiglieri d’amministrazione degli Uffizi
Oltre alla già citata Bambach, del nuovo cda degli Uffici fanno parte Alessandro Campi, docente di Scienza politica a Perugia ed ex ideologo di Gianfranco Fini; l’ex deputato azzurro Stefano Mugnai e Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi.
Alessandro Campi (Imagoeconomica).
Il nuovo consiglio d’amministrazione comprende poi di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.
Carlo Deodato (Imagoeconomica).
La replica di Giuli: «Motivazioni pretestuose»
«Montanari se n’è ghiuto, E soli ci ha lasciato». Così, parafrasando una frase di Palmiro Togliatti (che l’aveva usata nel 1951 per l’addio di Elio Vittorini al Partito comunista italiano), Giuli ha deciso di commentare il passo indietro dello storico dell’arte. E poi: «Le motivazioni addotte, ovvero la nomina di impeccabili figure tecniche nel cda appaiono per lo meno al di sotto di ogni sospetto nella loro veste pretestuosa e decisamente deludenti, considerando la sua incompresa caratura intellettuale».
Inizia l’era Sae a La Stampa: sarà Antonio Di Rosa il nuovo direttore del quotidiano appena passato da Gedi al gruppo guidato da Alberto Leonardis. L’indicazione è arrivata dalla prima riunione del nuovo consiglio d’amministrazione. Ad affiancare il 75enne Di Rosa, che assumerà l’incarico dal primo luglio, ci saranno Luciano Tancredi, come vicedirettore vicario, e Alessandro De Angelis, in qualità di vicedirettore. Confermato Giuseppe Bottero, che mantiene la delega per lo sviluppo digitale della testata.
La lunga carriera e le tante direzioni di Di Rosa
Di Rosa – da tempo molto vicino a Leonardis – è già direttore editoriale del gruppo Sae, che negli ultimi anni ha messo insieme un sistema di quotidiani locali acquistati da Gedi. Era stato già a La Stampa dal 1984 al 1996, quando era stato chiamato da Paolo Mieli al Corriere della Sera come vicedirettore. Da via Solferino era poi passato a dirigere il Secolo XIX e poi la Gazzetta dello Sport. Successivamente è stato direttore dell’agenzia LaPresse e de La Nuova Sardegna, quotidiano rilevato nel 2023 da Sae.
Luciano Tancredi e Alessandro De Angelis (Imagoeconomica)
Chi sono Tancredi e De Angelis, che lo affiancheranno
Tancredi, per 25 anni al Messaggero e attuale direttore de La Nuova Sardegna, ha guidato anche Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara. È stato direttore editoriale del gruppo Sae. De Angelis, firma politica ed editorialista de La Stampa, ha contribuito alla nascita dell’edizione italiana di HuffPost, di cui è stato vicedirettore.
Dopo sei mesi di attesa, il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha nominato il nuovo cda delle Gallerie degli Uffizi per il periodo 2026-2031. Tra i componenti figurano nomi considerati vicini all’attuale maggioranza di governo tra cui Alessandro Campi, storico collaboratore di Gianfranco Fini, Carlo Deodato, segretario generale di Palazzo Chigi, e Stefano Mugnai, già esponente di Forza Italia candidato presidente della Toscana nel 2015. A rappresentare il profilo più strettamente legato al mondo dell’arte è invece Carmen Bambach, tra le maggiori esperte di Leonardo e attualmente responsabile del dipartimento Disegni e stampe del Metropolitan Museum of Art di New York. Proprio questo ruolo ha generato alcune discussioni, con l’ombra di interferenze con un museo che spesso chiede prestiti alle Gallerie. Del nuovo cda fa parte di diritto anche il direttore degli Uffizi, Simone Verde.
Il sindaco Roberto Gualtieri ha firmato l’ordinanza che nomina Barbara Marinali come membro del consiglio di amministrazione e presidente di Atac, l’azienda che gestisce in concessione buona parte del trasporto pubblico locale oltre che i parcheggi a pagamento e di interscambio di Roma. «Abbiamo scelto una figura autorevole e preparata, di cui ho imparato ad apprezzare competenze e professionalità già alla guida di Acea», ha dichiarato Gualtieri. Con Mariali, capace col suo curriculum di mettere d’accordo le varie anime della maggioranza capitolina, si completa così il valzer delle nomine in Campidoglio.
Roberto Gualtieri e Barbara Marinali (Imagoeconomica).
Il curriculum di Marinali: dal 2023 era presidente di Acea
Marinali, che dal 2023 era a capo di Acea, ha di fatto scambiato il posto con Alessandro Rivera, il quale ha appena lasciato la presidenza di Atac per assumere la guida dell’azienda pubblica attiva nei settori idrico, ambientale ed energetico. Prima di Acea (di cui ora è diventata vicepresidente), Marinali è stata membro del cda di Webuild e presidente di Open Fiber, oltre che consigliera per sette anni consigliera dell’ART, l’autorità di regolazione dei trasporti. Prima ancora è stata direttore generale per le infrastrutture stradali presso il MIT. Attualmente è anche nel board di ATM – Azienda Trasporti Milanesi, nonché vicepresidente vicaria di Utilitalia e componente del Consiglio di indirizzo del Teatro dell’Opera di Roma.
L’assemblea di Acea ha approvato i conti 2025 e nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-28. Alessandro Rivera, ex direttore generale del Tesoro e presidente di Atac, è stato nominato nuovo presidente. È quanto si legge in una nota emessa dall’utility romana al termine dell’assemblea degli azionisti che ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e preso atto del bilancio consolidato chiuso con 481 milioni di euro di utile netto. Approvata la distribuzione ai soci di 255 milioni di euro (di cui 23,38 milioni attinti da utili portati a nuovo), pari a un dividendo unitario di 1,20 euro per azione (0,25 euro straordinario) che sarà messo in pagamento il 24 giugno.
La composizione del nuovo cda
Rinnovato il board che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2028. Il nuovo cda è composto da Alessandro Rivera, Barbara Marinali, Angelo Piazza, Fabrizio Palermo, Luisa Melara, Elisabetta Maggini e Nathalie Tocci (presi dalla lista di Roma Capitale che ha ottenuto il voto favorevole dal 65,32 per cento delle azioni ammesse al voto), Ferruccio Resta e Patrizia Rutigliano (lista Suez International), Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso (lista Fincal), Antonino Cusimano e Susanna Maria Invernizzi espressi dalla lista presentata da un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali.
Buonanotte al Sechi. Dopo voci di frizioni che si rincorrevano da tempo, il direttore di LiberoMario Sechi è stato cacciato dall’editore Antonio Angelucci. Lo ha annunciato lui stesso su X, con tono ovviamente polemico: «Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti».
Angelucci mi ha licenziato. Lo ha fatto nel momento in cui sono finito sotto scorta, minacciato di morte dai terroristi anarco-insurrezionalisti.
Poco prima era stato più criptico, twittando semplicemente: «Libero». Ma il gioco di parole non è stato colto, e quindi ha dovuto spiegarlo in modo meno romantico.
Il timing della defenestrazione, in effetti, non è stato il massimo: Sechi aveva appena raccontato delle minacce ricevute e del suo sentirsi come uno che «vive prigioniero da uomo libero». Ricevendo la solidarietà bipartisan dal mondo della politica: Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Ignazio La Russa, Giuseppe Conte, fino al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Angelucci però non si è fatto intenerire. Con una battuta, si potrebbe dire che finire sotto scorta non porta granché bene, a livello lavorativo: capitò infatti praticamente la stessa cosa a Carlo Verdelli il 14 marzo 2020, messo sotto protezione per minacce di morte e intimidazioni di matrice nazifascista ma comunque sollevato dall’incarico di direttore di Repubblica neanche un mese dopo. Questa però è un’altra storia.
Tra direttore ed editore c’erano stati mesi di tensioni. Un po’ come quelli registrati con il direttore editoriale Daniele Capezzone, che infatti avevano portato all’addio dell’ex Radicale. Sechi si sentiva forte del fatto di rappresentare la linea meloniana, ma Angelucci ha tirato dritto andando allo scontro frontale: l’imprenditore, editore dei quotidiani di centrodestra e ras delle cliniche private, è anche deputato leghista “a tempo perso” (nel senso che in parlamento non ci va mai, è re degli assenteisti), a dimostrazione dunque che nella maggioranza ormai siamo davvero alla resa dei conti tutti contro tutti.
Antonio Angelucci (Imagoeconomica).
Per la sua successione si fa il nome di Sallusti, altro meloniano
E adesso chi al suo posto? Si fa il nome di Alessandro Sallusti, e sarebbe un cavallo di ritorno, visto che è già stato direttore di Libero in due mandati, dal 2007 al 2008 e dal 2021 al 2023, nel più classico dei rimpalli di carriera con il Giornale (stesso rimbalzo che hanno fatto Vittorio Feltri e Maurizio Belpietro). Di certo Sallusti è un altro meloniano di ferro, e con la premier ha scritto anche un libro, La versione di Giorgia (Rizzoli, 2023).
Cambi in vista nell’organigramma del Polo strategico nazionale (PSN), la società cui fa capo l’infrastruttura cloud creata per dotare la Pubblica Amministrazione italiana di servizi digitali ad alta affidabilità, che vede nel suo azionariato la presenza di Tim, Leonardo, Cdp Equity (che però sta cedendo a Poste la sua quota) e Sogei. In ballo la possibile sostituzione dell’amministratore delegato Emanuele Iannetti fortemente voluto dal ministro Guido Crosetto e il cui nome è finito nell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti della Difesa. Il candidato più accreditato a prendere il suo posto è Serafino Sorrenti, attuale capo della segreteria tecnica del Sottosegretario all’Innovazione Tecnologica, Alessio Butti.
Uscito Roberto Cingolani, e con lui buona parte della squadra di manager che aveva portato in azienda, il nuovo amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, sta costruendo il suo team. Per la comunicazione, che Cingolani aveva affidato con più di qualche mal di pancia interno all’ex giornalista di Sky Helga Cossu, si sta ragionando sull’ipotesi di dare l’incarico a Stefano Amoroso, che l’arrivo di Cossu aveva messo in ombra e che ora Mariani vorrebbe riportare alla direzione della comunicazione, soprattutto per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni sul posizionamento internazionale dell’azienda. Una curiosità: Amoroso, un passato in Dompé Farmaceutica ed Edison prima di trasferirsi nel 2021 in Leonardo, a dicembre 2025 ha giurato come ufficiale della Riserva selezionata dell’esercito.
Sarà il giudice contabile Donato Luciano, finora capo dell’ufficio legislativo del MiC, a prendere il posto di Emanuele Merlino, il capo della segreteria tecnica silurato dal ministroAlessandroGiuli. Lo riporta Il Foglio, sottolineando che Luciano è molto stimato al Quirinale.
Luciano era stato scelto come capo dell’ufficio legislativo del MiC a gennaio del 2024 dall’allora ministro Gennaro Sangiuliano: consigliere della Corte dei conti con funzioni di Vice Procuratore Generale, ricopriva già il ruolo di vice capo di gabinetto vicario del ministero. Avvocato nato a Potenza nel 1972, Luciano è anche giudice della Corte di Giustizia Tributaria di appello del Lazio, Presidente del Comitato di sorveglianza di grandi imprese in amministrazione straordinaria, Presidente del Collegio dei Revisori dei conti di Università e Componente della Cabina di Regia per il Codice dei Contratti pubblici.
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).
Il futuro di Merlino e quello della capo di gabinetto
Per quanto riguarda Merlino – uomo di fiducia del sottosegretario Giovanbattista Fazzolari – Repubblica riporta che inizialmente è stato valutato per lui un ruolo di coordinamento nel gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera dei deputati. Difficile però liberare questa casella: possibile che gli venga assegnato anche un secondo incarico, che integri l’appannaggio nel gruppo a Montecitorio, ma c’è anche l’opzione di un “trasloco” ai vertici di un altro ministero. Il “salvataggio” di Merlino permetterebbe a Giuli di rimuovere anche la capo di gabinetto Valentina Gimignani, con cui non è mai entrato in sintonia.
Nuovo incarico istituzionale per Antonio Teti, nominato componente del Comitato per la definizione di una strategia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La nomina è stata formalizzata attraverso il decreto ministeriale n. 51/2026. Insieme a lui sono stati designati, come parte dello stesso organo creato per analizzare l’impatto delle nuove tecnologie sul mercato occupazionale e supportare la definizione di linee guida strategiche per il Paese, Luciano Pietronero, Giuliano Noci, Luca Oneto, Vincenzo Lomonaco, Ivana Pais, Leopoldo Mondauto e Stefano Menghinello. Tra gli obiettivi principali del comitato rientrano la promozione di un utilizzo etico, responsabile e inclusivo dell’intelligenza artificiale, oltre alla definizione di modelli capaci di accompagnare imprese, lavoratori e istituzioni nella trasformazione digitale. Professore presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara, Teti è anche responsabile del settore Sistemi informativi e innovazione tecnologica dell’ateneo, responsabile per la Transizione digitale di ateneo per l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) e delegato del responsabile della Conservazione dati dell’ateneo.