IA, l’effetto collaterale di cui quasi nessuno parla: gli episodi psicotici legati ai chatbot

A un certo punto aveva scritto al chatbot che credeva di poter volare. Il sistema gli aveva risposto che, se ci credeva davvero, non sarebbe caduto da un edificio di 19 piani. È uno dei casi raccolti in uno studio pubblicato su una rivista del gruppo Nature, che prova a mettere a fuoco un problema ancora nuovo ma già molto spinoso: il rapporto tra chatbot e psicosi, cioè tra innovazione tecnologica e salute mentale.

Una piccola parte di utenti mostra segni di disagio mentale

Gli autori – esperti del King’s College di Londra e dell’Università Protestante di Scienze Applicate di Bochum – partono da un dato reso pubblico da OpenAI: secondo la società americana che ha sviluppato ChatGPT, lo 0,07 per cento degli utenti attivi mostra possibili segni di disagio mentale legati a psicosi o mania. Dentro questo numero rientrano anche i casi più inquietanti di chatbot che hanno confermato a un utente paranoico di essere sorvegliato e di altri che hanno sconsigliato, dopo specifica domanda, di continuare a prendere farmaci.

IA, l’effetto collaterale di cui quasi nessuno parla: gli episodi psicotici legati ai chatbot
Utente pronto all’uso di ChatGPT su uno smartphone (Ansa).

Come funziona la «spirale dell’amplificazione»

Gli autori dello studio hanno individuato un modello, definito «spirale dell’amplificazione». L’idea è piuttosto semplice: una persona già fragile entra in una chat. Magari è isolata, ha bisogno di conferme continue, ha difficoltà a entrare in relazione e a confrontarsi con gli altri, e quindi anche a mettersi in discussione. Il chatbot non si limita a offrire contenuti che poi l’utente interpreta, ma li costruisce insieme all’utente nel momento stesso in cui l’interazione prende vita, fornendo risposte su misura, abbassando sempre di più il livello di resistenza, con il risultato di una spirale che si autoalimenta, come in una bolla autoreferenziale. In buona sostanza, il delirio prende forma durante la conversazione, in sessioni che possono durare anche centinaia di ore.

I tre tratti dei chatbot che sostengono le psicosi

A sostenere questa spirale ci sarebbero tre tratti del chatbot, che d’altra parte non è un mezzo passivo come potevano essere la radio o la televisione. Il primo è l’allineamento linguistico: il modello prende il tono dell’utente, ne imita il lessico, ne segue il ritmo. La conversazione sembra naturale e proprio per questo si abbassano le difese. Il secondo tratto è la generazione iper-personalizzata: il sistema non si limita a rispondere, ma costruisce contenuti cuciti sulla storia dell’utente, per quanto visibile al chatbot, sulle sue paure e sulle convinzioni condivise con la macchina. Il terzo tratto è la sycophancy, cioè la tendenza a compiacere. Il paper la definisce come la propensione dei modelli a confermare le tesi dell’utente anche a scapito della verità. Si tratta di un dettaglio tecnico, ma dalle implicazioni rilevanti.

IA, l’effetto collaterale di cui quasi nessuno parla: gli episodi psicotici legati ai chatbot
App di intelligenze artificiali conversazionali su uno smartphone (Ansa).

L’IA conversazionale non offre la “prova di realtà”

In pratica, un sistema così disegnato non corregge, non interrompe, non mette attrito, non offre quella che gli esperti definiscono prova di realtà. Al contrario, fa tre cose precise: segue, conferma e rilancia. Così la spirale si avvita su se stessa. Ed è proprio questo il punto che rende l’IA diversa dagli altri mezzi di comunicazione. I social, per esempio, mostrano contenuti già esistenti e li filtrano attraverso l’algoritmo. Il chatbot, invece, li produce dentro una relazione “uno a uno”. Se l’utente dice di essere spiato, il sistema può assecondare quella pista. Se l’utente dice di poter volare, può persino suggerire che la sua convinzione abbia una logica.

Entrare nella fragilità mentale e spingerla oltre

Gli autori non fanno il passo successivo, dicendo che tutti gli utenti sono a rischio, né che il chatbot da solo basti a spiegare un delirio. Anzi, tengono ben separate le tre componenti del modello e scrivono che, pur essendo descritti insieme come convergenti, i tre meccanismi restano distinti e non vanno sovrapposti. Insistono anche sul fatto che il quadro proposto è ancora da verificare attraverso casi clinici e studi empirici. Eppure è proprio qui che il paper si fa interessante anche al di là del dato clinico: suggerisce infatti che, in determinate condizioni, l’IA possa entrare dentro una fragilità mentale, adattarsi ad essa e spingerla più in là. Non è ancora una prova definitiva, ma è un’ipotesi abbastanza concreta che merita attenzione, soprattutto se si pensa a quanto questi strumenti siano accessibili e persuasivi.

Dal 20 al 26 luglio a Salerno c’è il Padel Excape Tour 2026

Salerno si prepara ad accogliere, dal 20 al 26 luglio, una delle tappe più significative del Padel Excape Tour 2026, un progetto che unisce sport, salute, sostenibilità e impegno sociale. L’evento, ideato da Eleo Nuccorini, si svolgerà presso l’OTB Padel Hub in Via Giulio Pastore a Salerno e nasce con l’obiettivo di trasformare il padel in un veicolo di aggregazione, prevenzione e sensibilizzazione sui temi del benessere individuale e collettivo. Il Padel Excape Tour si fonda su tre pilastri principali come sport, salute e divertimento e si propone come strumento accessibile e aggregante, capace di coinvolgere atleti, appassionati, famiglie e nuovi pubblici, promuovendo uno stile di vita attivo e momenti di socialità positiva.La tappa di Salerno, a cui seguiranno quelle di Milano, Roma e Napoli, sarà molto più di un semplice torneo: sarà una vera e propria “giornata di comunità”, in cui il campo da padel diventa il centro simbolico di un villaggio fatto di sport, informazione, solidarietà e rispetto per l’ambiente. Tutto questo grazie alla sinergia con Asl Salerno, Fondazione Comunità Salernitana, il Comitato di Salerno della Croce Rossa Italiana, Legambiente Campania, Fondazione Giona, Villaggio della Salute. L’evento gode del prestigioso supporto della FITP – Federazione Italiana Tennis e Padel e dell’attenzione di Supertennis, confermandosi come uno degli appuntamenti più attesi della stagione. Il programma tecnico prevede un Torneo Open maschile con un montepremi di 5.000 euro, capace di richiamare i migliori specialisti del ranking, e un Torneo TPRA (maschile e femminile) dedicato alla vasta platea degli amatori. Per chi vuole approcciarsi alla disciplina, sono previsti Open Day gratuiti. La vera innovazione del format sarà il Villaggio della Salute: da mercoledì a domenica un pool di medici specialisti offrirà gratuitamente visite e screening ai cittadini e agli atleti. «Con Padel Excape vogliamo che ogni tappa lasci qualcosa di concreto: relazioni, consapevolezza, opportunità. – ha dichiarato l’organizzatore Eleo Nuccorini – Salerno ne è un esempio perfetto, grazie alla straordinaria rete di fondazioni, associazioni e professionisti che hanno deciso di condividere con noi questa visione». Non mancheranno i momenti di aggregazione serate di gala, DJ set e la partecipazione di autorità istituzionali e volti noti dello spettacolo e della politica, pronti a sostenere il binomio “Sport & Salute”.

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Il Regno dei Longobardi, il racconto intelligente di Paolo Diacono

Ernesto Pappalardo

«Erat sane hoc mirabile in regno Langobardorum: nulla erat violentia, nullae struebantur insidiae; nemo aliquem iniuste angariabat, nemo spoliabat; non erant furta, non latrocinia; unusquisque quo libebat securus sine timore pergebat»: «C’era questo di meraviglioso nel regno dei Longobardi: non c’erano violenze, non si tramavano insidie; nessuno opprimeva gli altri ingiustamente, nessuno depredava; non c’erano furti, non c’erano rapine; ognuno andava dove voleva, sicuro e senza alcun timore», (Paolo DiaconoStoria dei Longobardi, III 16)

Il Regno longobardo (Regnum Langobardorum) fu costituito in Italia tra il 568569 (invasione dell’Italia bizantina) e il 774 (caduta del Regno a opera dei Franchi di Carlo Magno), con capitale Pavia. L’effettivo controllo dei sovrani sulle due grandi aree che costituivano il regno, la Langobardia Maior nel Centro-Nord (a sua volta ripartita in un’area occidentale, o Neustria, e in una orientale, o Austria) e la Langobardia Minor nel Centro-Sud (con i due grandi ducati di Spoleto e di Benevento), non fu mai continuo nel corso dei due secoli di durata del Regno; da un periodo di autonomia dei Ducati, si sviluppò una maggior autorità del sovrano, alle prese con spinte autonomiste dei Duchi che non furono mai del tutto domate.

La storia tramandata da Paolo Diacono.

Il ruolo e la competenza messa in campo da Paolo Diacono ne fanno una fonte che ci aiuta e ci guida pienamente nell’illuminare a fondo, senza autorizzare molti dubbi, due secoli di storia italiana. Era un nobile longobardo, cattolico, vissuto durante la caduta del regno longobardo: si renderà utile a Carlomagno e ai principi di Benevento. Dopo si ritirerà a Montecassino, dove muore intorno al 799. Paolo può essere considerato un vero e proprio artefice della “rinascita carolingia”. La padronanza della lingua latina è limpida è conforme a chi ha studiato Cicerone e anche i classici dell’antichità. Paolo è un cattolico ben preparato, e ricorda che la Chiesa romana è stata rivale dei Longobardi. Paolo, quindi, valorizza Re e Papi che hanno provato a rintracciare un accordo “utile” per tutti. E non apprezza l’atteggiamento dei Papi della sua epoca, che hanno lavorato per l’intervento dei Franchi in Italia.

Senza Paolo Diacono, i due secoli dalla guerra greco-gotica all’ascesa di Carlo Magno, sprofondano davvero nei secoli bui. Forse arrivò a Pavia al seguito del friulano Ratchis, re dei Longobardi nel 744, e rimase al servizio anche di Astolfo e Desiderio. Fu precettore di Adalberga, figlia di Desiderio e poi moglie di Arechi, prima duca e poi principe di Benevento: per lei scrive una “continuazione” del breviario di Eutropio, autore del IV secolo che aveva scritto una breve storia di Roma fino a Giuliano l’apostata e Gioviano.

Con la conquista del regno longobardo, nel 774, Paolo entra in contatto con Carlomagno, che lo invita in Franchia. Carlomagno si impegna anche a liberare suo fratello, prigioniero dopo la rivolta dei friulani del 776. Sul finire della sua vita, Paolo si ritira a Montecassino, il grande monastero restaurato dai duchi di Benevento. La sua morte avviene tra il 797 e il 799.

L’opera principale di Paolo – la storia dei Longobardi – è chiaramente incompiuta: ci sono dettagli nel corso del libro che ci fanno capire che il termine all’epoca di Liutprando non era in realtà voluto, Paolo più volte fa riferimento ad eventi seguenti che intende narrare. Una volta passato il grande Re, forse Paolo non volle raccontare la caduta del suo popolo, magari anche per non mettere in cattiva luce il potente sovrano del suo tempo, Carlomagno.

I longobardi e Salerno.

Arechi II (734 circa – Salerno26 agosto 787) è stato un duca longobardoDuca di Benevento dal 758 al 774, e, fu principe della stessa città dal 774 fino alla morte. Proprio dal 774 si radicò a Salerno, nella reggia che egli stesso aveva fatto costruire. Era un nobile longobardo di origini friulane, imparentato con la dinastia ducale di Benevento, sposò Adelperga, figlia del re Desiderio, fu nominato dal suocero quindicesimo duca di Benevento nel 758 al posto del ribelle Liutprando. Nel 762 fondò la chiesa di Santa Sofia, “prestigioso archetipo dell’arte medievale europea”.

Dopo la vittoria di Carlo Magno nel 774, e la fine della Langobardia Maior, Arechi assunse il titolo di princeps, proponendosi come erede delle tradizioni, della cultura e dell’identità nazionale del popolo longobardo. Trasferì la corte a Salerno, dove tra il 770 e il 774 aveva costruito, nelle vicinanze delle mura meridionali e affacciata sul mare, una grande bella reggia, con una cappella palatina dedicata ai Santi Pietro e Paolo. È l’unica reggia longobarda ancora esistente e l’ultimo re longobardo, Adelchi, vi si stabilì nel giugno del 774

La sua fu un’attività politica finalizzata all’indipendenza del suo potentato. Giurò nelle mani di Carlo Magno, ma non accettò legami vassallatici. Non belligerò con il papato e si rese amichevole con i Bizantini. Arechi II protesse uomini di cultura – Paolo Diacono – fu committente di numerosi siti monastici. L’eleganza di ispirazione greca della corte beneventana conferma la floridità economica del principato, come pure il codice legislativo conferma la sua preparazione giuridica.

Morì il 26 agosto del 787, pochi giorni prima dello sbarco in Lucania di ambasciatori bizantini dell’impero per stipulare una formale alleanza (poi firmata dalla moglie Adelperga). Fu sepolto a Salerno nella cattedrale di Santa Maria, poi caduta in disuso nell’XI secolo per la costruzione – da parte dei Normanni – della cattedrale di San Matteo Evangelista.

Famiglia e figli

Sposò Adelperga, figlia del re longobardo Desiderio e sorella di Adelchi. Essi ebbero: Romualdo; Grimoaldo III; Gisolfo; Teoderada e Adelchisa.

Adelperga e Arechi furono importanti e illustri mecenati. Adelperga commissionò a Paolo Diacono la Historia Romana, manuale di storia romana utilizzato durante tutto il resto del Medioevo. Arechi fece trasferire le reliquie dei santi nella nuova chiesa di Santa Sofia a Benevento. Arechi investì risorse in vari progetti di costruzione a Salerno, tra cui rientra la reggia che è l’unica testimonianza di architettura palaziale di epoca longobarda, e un castello che Paolo Diacono definì “per natura e per arte imprendibile, non essendo in Italia una rocca più munita di essa”, come testimonia nella Historia Longobardorum.

Salerno divenne una città portuale sempre più importante durante il suo regno. I principali monasteri meridionali – Montecassino e San Vincenzo al Volturno – ebbero da lui ampie donazioni.

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Comune concede all’Unisa l’Ave Gratia Plena ma non gratis

Il Comune di Salerno apre all’Università degli Studi di Salerno per l’utilizzo dell’immobile comunale “Ave Gratia Plena Minor”, in via dei Canali, ma pone un paletto ben preciso: nessuna concessione a titolo gratuito. L’Amministrazione comunale ha infatti accolto la richiesta dell’Ateneo di poter individuare l’edificio quale sede di un futuro studentato universitario, ma ha respinto l’ipotesi di un utilizzo senza corrispettivo economico, ritenendola incompatibile con la normativa che disciplina la gestione del patrimonio pubblico. L’immobile, sottoposto a vincolo culturale e dichiarato di importante interesse archeologico dal Ministero della Cultura – Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, potrà dunque essere indicato dall’Università nell’ambito della candidatura ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) destinati allo sviluppo degli alloggi universitari. L’Amministrazione, inoltre, propone all’Ateneo di partecipare a un ulteriore bando finalizzato al recupero delle risorse necessarie per la riqualificazione di Palazzo Guerra, rafforzando così la strategia di rilancio del patrimonio storico cittadino. L’iniziativa si inserisce nelle opportunità offerte dalla Missione 4 del PNRR, dedicata all’Istruzione e alla Ricerca, che attraverso lo Student Housing Fund punta ad aumentare l’offerta di posti letto per gli studenti universitari sull’intero territorio nazionale, favorendo la realizzazione di nuove residenze e di servizi connessi alla vita accademica. Come emerge dagli atti comunali, da tempo la governance dell’Università degli Studi di Salerno è impegnata in un progetto strategico volto a riportare alcune funzioni dell’Ateneo nel cuore del capoluogo. L’obiettivo è quello di creare un polo culturale, scientifico e formativo capace di animare il centro storico, favorendo la presenza stabile di studenti, docenti e personale tecnico-amministrativo e rafforzando il legame tra Università e città. In quest’ottica, l’Università aveva individuato nell'”Ave Gratia Plena Minor” la sede ideale da destinare principalmente a studentato universitario e ai servizi accessori, ritenendola indispensabile per garantire la piena operatività del progetto di rilancio delle attività accademiche nel centro storico. Il nodo della vicenda riguarda però la modalità di concessione dell’immobile. L’Università aveva infatti prospettato la possibilità di ottenerne l’utilizzo anche attraverso forme di concessione gratuita, ipotesi che il Comune ha escluso in maniera netta. Nel provvedimento si evidenzia infatti che, “in coerenza con la normativa vigente in materia di gestione e valorizzazione del patrimonio pubblico, nonché con i principi di buon andamento, economicità e salvaguardia degli equilibri finanziari dell’Ente, non possono essere previste forme di concessione gratuita del bene, dovendo garantire un utilizzo economicamente coerente del patrimonio disponibile”. Nonostante il diniego su questo specifico aspetto, Palazzo di Città ha comunque dato il via libera alla richiesta dell’Università di inserire l’immobile nella candidatura al bando PNRR. La Giunta ha infatti approvato la messa a disposizione dell'”Ave Gratia Plena Minor” ai fini della partecipazione all’Avviso pubblico a sportello per la concessione di contributi finanziari nell’ambito della Missione 4 – Istruzione e Ricerca, Investimento 5 “Student Housing Fund”, finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Next Generation EU. L’Amministrazione precisa tuttavia che l’eventuale utilizzo dell’immobile sarà subordinato all’ottenimento del finanziamento ministeriale. Solo in caso di esito positivo della candidatura si procederà alla sottoscrizione di una specifica concessione amministrativa, nella quale saranno disciplinati il canone da corrispondere, la durata del rapporto concessorio, gli obblighi a carico dell’Università e le modalità di gestione dell’immobile. La decisione rappresenta dunque un’apertura al progetto dell’Ateneo, ma nel rispetto delle regole che disciplinano la valorizzazione del patrimonio comunale. L’obiettivo condiviso resta quello di riportare una parte della vita universitaria nel centro storico di Salerno, contribuendo alla sua rivitalizzazione attraverso nuovi servizi, residenze per studenti e attività culturali, senza però derogare ai principi di sostenibilità economica nella gestione dei beni pubblici.

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Nocera Sup. Complesso di S. Maria Maggiore, al via gli scavi

Entrano nel vivo le attività di ricerca, studio e scavo archeologico presso il Complesso Monumentale di Santa Maria Maggiore a Nocera Superiore. L’importante progetto scientifico nasce da una stretta sinergia istituzionale che vede coinvolti il Dipartimento di Scienze del Patrimonio Culturale dell’Università degli Studi di Salerno, il Comune di Nocera Superiore, la Parrocchia di Santa Maria Maggiore, la Congrega di Santa Caterina Vergine e Martire e la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio di Salerno e Avellino, con il fondamentale supporto della Curia diocesana. Il percorso, avviato nel 2023 con lo studio dei materiali del Battistero Paleocristiano – i cui risultati sono già stati presentati in prestigiosi congressi internazionali –, ha ottenuto una svolta decisiva grazie alla concessione ministeriale triennale per i lavori di scavo. Dopo una prima e fruttuosa campagna condotta nell’estate del 2025 nell’area dell’Oratorio di Santa Caterina, che ha permesso di recuperare importanti reperti e documentare stratigrafie dall’età medievale a quella contemporanea, la macchina della ricerca è pronta a ripartire. «Le ricerche archeologiche in corso – ha sottolineato il Soprintendente ABAP di Salerno e Avellino Anna Onesti – rivestono un’importanza strategica per le attività di tutela che quotidianamente svolgiamo sul territorio. Ogni nuova acquisizione scientifica accresce la conoscenza del sito e contribuisce a costruire le condizioni per una tutela sempre più consapevole ed efficace. La collaborazione tra Università, Comune, Parrocchia e Soprintendenza rappresenta un esempio virtuoso di tutela attiva e valorizzazione condivisa, in cui la ricerca non costituisce un momento separato, ma diventa parte integrante dei processi di conservazione, gestione e fruizione del patrimonio. In questa prospettiva, il patrimonio culturale non è soltanto una testimonianza del passato, ma una risorsa viva, capace di rafforzare l’identità delle comunità e di generare opportunità di crescita culturale e sviluppo sostenibile per l’intero territorio». La seconda campagna di scavo, in programma dal 29 giugno al 31 luglio, segnerà un passo in avanti cruciale per la comprensione del sito. I ricercatori non solo proseguiranno le indagini stratigrafiche nell’area dell’Oratorio di Santa Caterina, ma apriranno un nuovo saggio di scavo nel giardino retrostante l’ex Ospedale, all’interno di un’area d’intervento complessiva di circa 60×20 metri a est del Battistero Paleocristiano. Durante il mese di attività, il cantiere aprirà periodicamente le porte al pubblico e alla stampa con un calendario di appuntamenti dedicati. «L’avvio di questa seconda fase di studio e ricerca sul campo – ha dichiarato il Sindaco Gennaro D’Acunzi – rappresenta un momento cruciale per la nostra comunità. Grazie alla firma dei protocolli d’intesa e alla straordinaria sinergia tra l’Università, la Soprintendenza e le istituzioni religiose, stiamo restituendo alla città la sua naturale vocazione archeologica. Questa nuova campagna di scavo, oltre a essere un’operazione scientifica di altissimo profilo, è un’occasione unica per rafforzare la nostra identità storica e valorizzare l’immenso patrimonio che il nostro territorio custodisce». «La nuova campagna di scavi – ha affermato l’Assessore all’Archeologia Angelo Padovano – consolida il protocollo d’intesa del 2024 tra Università, Comune e Parrocchia, confermando la centralità del sito nella riscoperta di Nuceria. Anche quest’anno il cantiere sarà aperto al pubblico per trasformare la ricerca archeologica in un’esperienza di partecipazione collettiva. Per l’Amministrazione, questo progetto rappresenta il simbolo del rilancio identitario e culturale di Nocera Superiore, ormai riconosciuta come polo storico unico, capace di generare una crescita turistica, economica e sociale concreta e fondata su contenuti autentici».

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Ascea: tesina di terza media sull’Arma

Il 24 giugno, presso l’istituto comprensivo “Parmenide” di Ascea, l’Arma dei Carabinieri è stata protagonista di una tesina per l’esame di terza media. Autore del pregevole lavoro è Domenico Francesco Castiello, che ha frequentato nell’anno appena chiuso la 3° B. L’evento ha assunto un significato dal forte impatto emotivo grazie alla presenza del padre del giovane candidato, carabiniere in servizio, la figura che ha ispirato la scelta di un tema così sentito. Dall’altro, a testimoniare la vicinanza della comunità e delle istituzioni locali ai giovani del territorio, alla sessione d’esame hanno preso parte il Luogotenente Savino Fusco, comandante della stazione Carabinieri di Marina di Ascea, che ha assistito alla presentazione manifestando il proprio plauso per l’impegno profuso dal ragazzo, nonché una rappresentanza dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Caprioli. Nel corso dell’esposizione, lo studente ha ripercorso la storia dell’Istituzione dalla fondazione, nel 1814, fino alla Seconda Guerra Mondiale, con il sacrificio del Vicebrigadiere Salvo D’Acquisto, presentato in ambito religioso. Particolare attenzione è stata dedicata all’attualità e alla modernità, esaminando in lingua Inglese i rischi legati al web e al cyberbullismo e approfondendo in Tecnologia l’uso dei droni e dei moderni strumenti di indagine scientifica, collegati allo studio del Dna nell’ambito delle scienze. Tanti in temi trattati e soprattutto i sacrifici delle donne e degli uomini caduti per servire lo Stato. L’evento si è concluso con una foto di rito con i genitori del giovane studente presso il Comando Stazione Carabinieri di Marina di Ascea dove è stato omaggiato dal Comandante di una targa ricordo.

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IL COLLETTIVO AL NAZARENO

Peppe Rinaldi

Vannacci qua e Vannacci là, d’accordo. C’è poi il gran problema dei Berluscones e di Taiani, è vero. C’è pure la rogna del Salvini assediato e c’è stato, ancora, il pistolero Pozzolo, come ci son state le bollicine andate a male per la Santanchè. D’accordo su tutto, ce n’è per (quasi) ogni gusto a volersi sbizzarrire con le «tare» a destra. Ma, a sinistra, si fa irresistibile il richiamo al motteggio, all’idea cioè di chiedersi, divertiti, nelle mani di chi andrebbe a finire l’Italia nel caso – sempre possibile – di un’alchimia elettorale che riconsegni al Campo Largo un potere mai raggiunto per vie normali. Insomma, da chi saremmo governati e sulla base di quale impianto «culturale» se Giorgia Meloni finisse all’opposizione? Da un collettivo studentesco, come da più parti s’è già notato e ampiamente. Ciononostante, dicevamo, il richiamo è irresistibile. C’è, infatti, qualcosa di squisitamente scolastico nella «nuova» sinistra italiana, un odore di gessetti, di ciclostile e di aule magne occupate nei pomeriggi di novembre, quando fuori piove e non si ha voglia di studiare, men che meno la sintassi. A guardare la signorina Schlein muoversi tra le correnti del suo partito con la grazia fluttuante di un’armocromista, si ha l’impressione che l’intero Paese sia stato improvvisamente iscritto a un’assemblea d’istituto permanente. Ci fu un tempo nel quale la cosiddetta sinistra aveva i suoi teologi, gente che citava Marx in tedesco e masticava i bilanci dello Stato con la ferocia di un ragioniere prussiano. Oggi abbiamo i tradizionali studenti fuori corso, fluidi sì ma pur sempre fuori corso. La politica non è più l’arte del possibile e nemmeno la tecnica del compromesso: è una mozione sugli affetti, letta a voce alta davanti a una platea di compagni che annuiscono per non sembrare retrogradi, secondo lo schema tipico della piccola psico-patologia di vita quotidiana (cit.) che ammorba chiunque si definisca o «si senta» di sinistra. Una vita grama, insomma. Ella, cioè Elly, insomma Schlein (copyright Salvatore Merlo) dichiara, dichiarò o ebbe dichiarato: “Giustizia sociale e giustizia climatica si tengono insieme”. Magnifico. Una volta stabilito cosa significhi giustizia in relazione al clima (un’equa distribuzione della pioggia o del caldo tra le nazioni del pianeta?), perché su quella «sociale» qualche idea ce la si può ancora fare, l’espressione della segretaria che vuole andare a Palazzo Chigi incarna la classica frase che non si rifiuta a nessuno, come un bicchiere d’acqua o un distintivo della pace. Si tengono insieme come il fegato e le cipolle, come l’ideale e il reale, come il debito pubblico e la speranza di non pagarlo. Il problema delle sue formule non è che siano false: è che sono incredibilmente comode, in pratica curano l’ansia, non i problemi. Se le si chiede, ad esempio, del termovalorizzatore di Roma, la risposta è un capolavoro di idraulica verbale: si spinge sulla «economia circolare» si guarda al «futuro del ciclo» si «fluidifica il processo». In pratica, l’immondizia c’è ma è da considerarsi come fosse in transizione identitaria. Diceva Longanesi, rivisto oggi con lo sguardo di Flaiano, che in Italia il modo più sicuro per non risolvere un problema è allargarlo fino a farlo diventare un sistema filosofico. Se c’è una buca in mezzo alla strada, la sinistra non cerca un sacco di catrame ma convoca un tavolo intersezionale sui diritti del pedone nel contesto post-industriale. Tutto è diventato «complesso», tutto è «orizzontale». La parola d’ordine è condividere. Si condividono i post, le ansie, le piattaforme, le marginalità centrali e laterali. La tua personale «geometria» erotica, la posizione che assumi sotto le lenzuola diventa fonte di legge; le tue preferenze intime non sono più tali ma diventano lo stendardo di una identità collettiva: ovviamente discriminata a prescindere e, quindi, meritevole di una militanza di principio e intransigente. Soprattutto, si rifiutano le gerarchie patriarcali, preferendo la rassicurante coperta, comprata in bottega equo-solidale, del linguaggio che non vuole ferire nessuno. Tranne la lingua italiana. Si parla per «corpi» e non più per persone; le destre sono sempre «regredite» e al plurale, come i compiti di matematica andati male. Quando la Schlein lancia lo slogan “Sotto i nove euro non è lavoro, è sfruttamento”, l’aula del Parlamento si trasforma magicamente nei gradini del Liceo Tasso, che non manca mai nelle città italiane. Manca solo il megafono che gracchia a causa della batteria scarica e qualcuno che vada a comprare le pizzette. Il punto è che questa classe dirigente che vorrebbe sostituire i gerarchi fascisti incistati nei recessi del potere, soffre, tra molto altro, di una sindrome da giovinezza prolungata: hanno sostituito la rivoluzione (che pure fu un auspicio orribile sebbene un senso, almeno, lo conservasse) con il guardaroba e il carro gaio, e la lotta di classe con l’armocromia e tutto ciò che è «sostenibile». Si ha quasi il timore, un giorno o l’altro, di vederli arrivare alla Camera dei deputati con lo zainetto Invicta e la giustificazione firmata dai genitori per l’assenza al voto di fiducia: è già successo, dite? Sì, ma quelli erano i favolosi “Five Stars”, i Cinque Stelle del «miliardario annoiato» (copyright Giuliano Ferrara) Beppe Grillo e, oggi, del mellifluo Peppe Conte, incarnazione della fase metastatica della politica, già avallata da un alto colle mai trascinato nelle sue responsabilità, che pure sarebbero tante e diffuse. Vorrebbero stare nelle piazze della protesta e contemporaneamente nelle poltrone del governo. È l’illusione tutta giovanile di poter fare la rivoluzione la mattina e incassare il gettone di presenza il pomeriggio. Ma la realtà non è un post su Instagram e nemmeno una mozione della Fgci. La realtà è il pluri-citato «elefante seduto in mezzo al corridoio» del Nazareno: tutti lo vedono, ma nessuno osa parlarne, per il timore che l’elefante non sia abbastanza intersezionale. Insomma, la situazione è grave ma non seria e finché c’è assemblea, c’è speranza, tanto per farsi capire citando: quindi, se proprio le cose dovessero andare male, ci si può sempre iscrivere al prossimo anno accademico. E ricominciare a mobilitarsi per la lotta al nazi-fascismo con al collo una bella kefiah, il suo simbolo moderno.

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Salernitana, Faggiano stringe i tempi

di Marco De Martino

SALERNO – Tanti colpi in canna per completare la rosa. Il direttore sportivo della Salernitana Daniele Faggiano sta lavorando alacremente in questi torridi giorni di fine giugno per allestire l’organico da consegnare a Serse Cosmi in vista dell’inizio del ritiro estivo, in programma a Cascia dal prossimo 14 luglio. Ancora poco più di due settimane per centrare gli obiettivi in ogni reparto e completare la Salernitana per almeno l’80%.
PORTIERI Tra i pali gli addii di Donnarumma e Brancolini obbligano Faggiano a cercare due profili, uno esperto ed uno più giovane, che possano formare la nuova coppia di estremi difensori granata. Il primo nome della lista è quello di Antony Iannarilli, in uscita dall’Avellino. I lupi, che hanno già perso il titolare Daffara, dovranno però a loro volta sistemare il ruolo prima di dare il via libera alla cessione. Vismara e Plizzari sono le alternative, con il possibile ritorno di Brancolini sullo sfondo.
DIFENSORI CENTRALI I possibili arrivi degli svincolati Capuano ed Heinz e del cosentino Caporale costringeranno Faggiano a tagliare almeno uno dei centrali attualmente in organico. Il maggiore indiziato ad uscire è Berra, ma anche Arena potrebbe essere sacrificato.
ESTERNI Villa è l’unico certo di rimanere, mentre Longobardi è richiesto dal Pescara e Quirini è stato messo sul mercato. I primi rinforzi, entrambi sull’out destro, saranno gli svincolati Llano Massa e Novella, mentre sulla corsia mancina potrebbe arrivare Tosto.
CENTROCAMPISTI Tascone e de Boer sono le certezze, Capomaggio e Carriero sono in bilico, Di Vico e Gyabuaa dovrebbero partire. Faggiano ha messo nel mirino Vallocchia, Talia e Felippe.
TREQUARTISTI Ferraris è l’obiettivo principale, le alternative sono rappresentate da Capone del Trento, da Cicerelli e Jimenez del Catania e da Rizzo Pinna e Florenzi del Cosenza.
ATTACCANTI Si ripartirà da Lescano e Ferrari ma Faggiano vuole il grande colpo: Parigi del Latina, Patierno dell’Avellino e Gomez del Crotone sono i maggiori indiziati.

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Schillaci, quattro anni di incomprensioni sulla Salute: un ministro isolato a destra

Al momento della nomina al ministero della Salute, c’era chi rassicurava: Orazio Schillaci sarà anche un tecnico, ma non è un battitore libero e soprattutto sa fare gioco di squadra. In quattro anni di governo Meloni però il ministro è apparso più volte isolato. Guardato con diffidenza dagli alleati di una coalizione di centrodestra che fatica a stare alle sue regole del gioco.

Schillaci, quattro anni di incomprensioni sulla Salute: un ministro isolato a destra
Schillaci con la famiglia il giorno del giuramento del governo Meloni (foto Ansa).

La guerra sfiorata e poi rientrata contro i medici di famiglia

L’ultimo segnale è arrivato con le polemiche che avevano bloccato momentaneamente la riforma sui medici di famiglia nelle case di comunità. Il testo proposto dal ministro era deflagrato in un nulla di fatto a causa della contrarietà dei partiti di maggioranza. Una mossa che, hanno spiegato a Lettera43 fonti tra le fila di Forza Italia, era stata compiuta con l’obiettivo di «dare avvio alle case di comunità senza però snaturare la figura dei medici di famiglia». In parole più schiette, per «evitare una guerra con la categoria».

Schillaci, quattro anni di incomprensioni sulla Salute: un ministro isolato a destra
Orazio Schillaci (foto Imagoeconomica).

Sostenuta, dopo lunghe trattative, dalla maggior parte delle Regioni, la riforma si era schiantata sul muro delle sigle di rappresentanza dei medici, partite all’attacco contro una proposta ritenuta calata dall’alto. Non solo. Nel mirino era finita la possibilità per i medici di famiglia, che generalmente esercitano previo accordo convenzionato con l’Asl, di diventare dipendenti del Sistema sanitario nazionale. Condizione che, secondo il loro parere, non teneva conto del rapporto fiduciario tra medici e pazienti.

Il ministro costretto al passo indietro e ad aprire il tavolo di confronto

Il niet della maggioranza, comunque, non è stato poi così improvviso. «Nel corso di questi mesi Forza Italia è stata protagonista della discussione», chiarisce un fedelissimo di Antonio Tajani, che parla di «interlocuzioni avvenute fra tutti». E così, dopo che «ne hanno ragionato anche i tre leader», Schillaci era stato costretto al passo indietro e ad aprire il tavolo di confronto, stavolta con la lobby dei medici, per cercare un nuovo accordo e dare avvio alle 1.700 strutture finanziate con i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) entro la scadenza europea del 30 giugno. Nonostante lo sgambetto ricevuto, alla fine il ministro ha trovato la quadra, grazie a un’accelerata: nell’intesa è finito l’obbligo di lavorare fino a 6 ore settimanali, tra le 8 e le 20, con un compenso di 38,72 euro l’ora.

Schillaci, quattro anni di incomprensioni sulla Salute: un ministro isolato a destra
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La commissione Nitag, quel pasticcio no vax e le dimissioni minacciate

Certo è che la freddezza nei rapporti con il resto del governo non è questione solo degli ultimi giorni. Nell’estate del 2025 Lettera43 aveva anticipato l’idea di dimissioni da parte del ministro, travolto dalle polemiche sull’inserimento di due medici no vax all’interno della commissione Nitag, il gruppo di consulenza sui vaccini, poi revocata appena 10 giorni dopo la nomina. In quell’occasione, secondo alcune indiscrezioni, si valutò addirittura un rimpasto di governo con l’entrata in campo di Arianna Meloni. Profezia mai avverata, anche se più volte la sorella della premier si è spesa sul tema della sanità, da ultimo nel recente convegno “Spazio Salute” a Cagliari.

Le frecciate al veleno di Salvini e Lollobrigida

Tornando al Nitag, quella decisione non concordata fece davvero indignare la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nonché alcuni colleghi ministri. Primo fra tutti Matteo Salvini, che parlò di «qualcosa che non funziona» nel ministero della Salute. E poi il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che in un’intervista a Il Foglio disse, velenoso: «Ora gode di ampio consenso anche tra le opposizioni».

Schillaci, quattro anni di incomprensioni sulla Salute: un ministro isolato a destra
Il ministro della Salute Orazio Schillaci con il titolare dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (foto Ansa).

E pensare che era stato il dem Speranza ad anticiparne l’ascesa

Che Orazio Schillaci sia una figura apartitica non è in effetti un mistero. È stato scelto dalla premier per dare l’idea di un governo che su temi delicati come la Salute non guarda a logiche politiche, eppure ad anticipare l’ascesa del ministro fu il dem Roberto Speranza. Nel 2020 l’allora ministro della Salute del governo Conte II scelse il rettore dell’Università di Roma Tor Vergata come componente del comitato scientifico dell’Istituto superiore di sanità. Lo stesso Speranza che però ora ha giudicato, in un’intervista a Il Fatto Quotidiano, sbagliata l’iniziale scelta di Schillaci di non essersi seduto al tavolo con i medici di famiglia.

Schillaci, quattro anni di incomprensioni sulla Salute: un ministro isolato a destra
Roberto Speranza con Orazio Schillaci nel 2022 (foto Imagoeconomica).

Dalla gaffe sui Parisi fino all’Oms, gli attacchi della sinistra

Insomma, anche da sinistra i colpi non mancano. E non sono di certo solo recenti. Si pensi, per esempio, al caso dell’errore commesso con la nomina in commissione antidoping del Nobel Giorgio Parisi al posto dell’omonimo rettore dell’Università di Roma Foro italico, Attilio Parisi. Una gaffe non passata inosservata e che ha alimentato l’immagine di uno Schillaci distratto e poco attento al suo ministero. O ancora alle critiche piovute dalle opposizioni per la mancata firma del nuovo regolamento sanitario dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

Schillaci, quattro anni di incomprensioni sulla Salute: un ministro isolato a destra
Schillaci, quattro anni di incomprensioni sulla Salute: un ministro isolato a destra
Schillaci, quattro anni di incomprensioni sulla Salute: un ministro isolato a destra

Alle interviste preferisce i convegni pubblici

Degli attacchi e delle scaramucce, però, il titolare di Viale Ribotta non pare curarsene troppo. Sempre presente alle interrogazioni parlamentari, il ministro non ama intrattenersi troppo a parlare nei corridoi del Transatlantico. Alla buvette sembra prediligere gli uffici del ministero. Alle interviste – poche e per lo più volte a tranquillizzare i cittadini come per il caso Hantavirus – preferisce i convegni pubblici. Insomma, il suo lo fa. Anche quando non è poi così gradito.

Porticciolo, il comitato chiede incontro con De Luca

Il Comitato “Giù le mani dal Porticciolo” torna a chiedere lo stop definitivo al progetto del porto turistico Marina di Pastena. Ieri mattina è stata protocollata la richiesta di un incontro con il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, con l’obiettivo di ottenere la revoca della concessione rilasciata alla Polo Nautico Srl e l’avvio di un percorso condiviso di riqualificazione dell’area. L’iniziativa arriva dopo una raccolta di oltre 2.500 firme. Secondo il Comitato, residenti, frequentatori del Porticciolo e cittadini salernitani attendono una risposta chiara da parte dell’amministrazione comunale e delle istituzioni cittadine, anche alla luce degli impegni assunti durante la campagna elettorale sulla tutela dell’ultimo borgo marinaro di Salerno. Nel documento indirizzato al sindaco e alla Giunta, il Comitato ripercorre una battaglia che va avanti da oltre quindici anni. I promotori rivendicano il lavoro svolto in questo periodo per la tutela dell’ambiente, la promozione della partecipazione civica e i piccoli interventi di riqualificazione realizzati nell’area, ribadendo la propria contrarietà a quello che definiscono un progetto di “cementificazione, privatizzazione e danneggiamento” di uno dei luoghi simbolo della città. Tra le motivazioni alla base della richiesta di revoca, il Comitato sostiene che siano venute meno le ragioni di interesse pubblico che avevano giustificato il progetto del porto turistico oltre vent’anni fa. Viene evidenziata, infatti, la presenza di altri tre porti turistici lungo il litorale salernitano, con possibilità di ampliamento, mentre le recenti opere di ripascimento avrebbero rafforzato la vocazione balneare e pubblica dell’area. Secondo il Comitato, la realizzazione di un quinto porto turistico determinerebbe un aumento del traffico nautico, con possibili ripercussioni sull’ecosistema marino, oltre alla cementificazione di tre spiagge libere molto frequentate dai cittadini. Nella richiesta vengono richiamati anche gli aspetti paesaggistici e ambientali. Il Porticciolo di Pastena, ricordano i firmatari, è sottoposto a vincolo paesaggistico dal 1957 e rappresenta un luogo di rilevante valore storico, identitario e sociale, custode delle tradizioni marinare cittadine. Viene inoltre sottolineato come la forte erosione costiera renda necessaria una nuova valutazione degli interventi previsti, privilegiando soluzioni orientate alla tutela del territorio. Il Comitato propone quindi un’alternativa al progetto del porto turistico: una riqualificazione ecocompatibile del borgo marinaro, senza nuove costruzioni, finalizzata alla valorizzazione del mare, delle spiagge, della pesca e delle attività tradizionali ancora presenti. Un percorso che, secondo i promotori, dovrebbe essere costruito attraverso un processo partecipativo, coinvolgendo residenti, commercianti, operatori locali, associazioni e rappresentanti del Comitato. Infine, viene chiesto che ogni futura trasformazione dell’area sia condivisa con la cittadinanza, nel rispetto degli strumenti di partecipazione previsti dallo Statuto del Comune di Salerno e dei principi sanciti dalla Convenzione di Aarhus sull’accesso alle informazioni e alla partecipazione pubblica nelle decisioni in materia ambientale. Il Comitato conclude con un appello alla mobilitazione permanente di tutti coloro che hanno a cuore il futuro del Porticciolo di Pastena, affinché il borgo resti un luogo pubblico, accessibile e fruibile da tutta la comunità.

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Laboratorio di educazione digitale per over 60

Si è concluso con la consegna degli attestati ai partecipanti il progetto “Generazioni Connesse”, il laboratorio di educazione digitale promosso da CNA Salerno, Fondazione Impresasensibile ETS e Pform Lab per accompagnare i cittadini over 60 nell’acquisizione di competenze digitali sempre più necessarie nella vita quotidiana. Ospitata presso la sede di Cna Salerno, la cerimonia finale ha rappresentato l’occasione per raccontare il percorso svolto dagli “smart senior” che, nel corso delle attività formative, hanno approfondito l’utilizzo di smartphone, applicazioni, servizi online e strumenti digitali utili per accedere in autonomia a prestazioni pubbliche, comunicare, informarsi e gestire numerose attività quotidiane, imparando anche a riconoscere potenziali tentativi di truffe online. “Desidero ringraziare Cna, Impresa Sensibile e Pform Lab per aver promosso e sostenuto “Generazioni Connesse”, un’iniziativa che rappresenta un’importante occasione di collaborazione tra istituzioni, associazioni e territorio – ha affermato l’Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Salerno, Paola De Roberto – Questo progetto costituisce un primo passo concreto e particolarmente efficace per favorire una terza età attiva e consapevole, offrendo agli over 65 strumenti utili per conoscere e utilizzare le nuove tecnologie in modo corretto e sicuro. In un contesto in cui il digitale è sempre più presente nella vita quotidiana, è fondamentale accompagnare le persone nell’acquisizione di competenze che consentano non solo di cogliere le opportunità offerte dall’innovazione, ma anche di difendersi dai rischi e dalle truffe online”. “Generazioni Connesse rappresenta un esempio concreto di come la collaborazione tra realtà diverse possa generare valore per la comunità – ha affermato il Segretario della Fondazione Imprese Sensibile, Mario Pagani -. Crediamo che l’innovazione debba essere sempre accompagnata da inclusione, partecipazione e attenzione alle persone. La trasformazione digitale sta cambiando profondamente il modo in cui accediamo ai servizi, comunichiamo e partecipiamo alla vita sociale. Per questo è fondamentale che nessuno venga lasciato indietro, soprattutto le persone anziane che spesso incontrano maggiori difficoltà nell’utilizzo delle nuove tecnologie” “Il nostro obiettivo è aiutare gli anziani a sentirsi meno soli e più inclusi in una società che cambia rapidamente – queste le parole della Direttrice Cna Salerno Simona Paolillo – La crescente digitalizzazione dei servizi della Pubblica Amministrazione rappresenta certamente un’opportunità, ma rischia anche di lasciare indietro molte persone anziane che non dispongono degli strumenti o delle competenze necessarie per accedervi”. “E’ stato un percorso stimolante e ricco di spunti – ha commentato Alfonso Esposito, CEO di PformGroup – siamo felici di aver accompagnato 35 smart senior, dai 65 ai 90 anni, verso un percorso di alfabetizzazione e consapevolezza digitale. Circa 100 ore di formazione sui temi del digitale, per diventare autonomi e, al contempo, sentirsi più sicuri in un mondo che cambia molto velocemente”. “Questa esperienza ci lascia la consapevolezza di aver contribuito ad assottigliare il gap delle persone anziane nei confronti della tecnologia – ha spiegato Marco Aceto, docente di “Generazioni Connesse” – oltre agli aspetti tecnici, è emerso anche un lato umano profondo, che ci ha mostrato come questa parte di popolazione necessiti di momenti come questi per sentirsi ascoltata e meno sola”.

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Fonderie Pisano, presentato il nuovo piano alla Regione

Le Fonderie Pisano provano a riaprire il dialogo con le istituzioni per arrivare alla ripresa dell’attività produttiva dello stabilimento di Fratte. La società ha comunicato di aver presentato lo scorso 22 giugno alla Regione Campania le integrazioni richieste nell’ambito del procedimento amministrativo, in esecuzione dell’ordinanza n. 1870/2026 del Consiglio di Stato, con l’obiettivo di superare le criticità che hanno portato al fermo dell’impianto. Si tratta di un passaggio ritenuto fondamentale dall’azienda, che punta a ottenere le autorizzazioni necessarie per una graduale ripartenza della produzione, accompagnata da un importante intervento di ammodernamento tecnologico e ambientale. Secondo quanto riferito dalla società, l’intero iter è seguito costantemente dalla Regione Campania e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), che stanno monitorando l’evoluzione della vertenza. Un coinvolgimento che, secondo l’azienda, testimonia il peso strategico della questione non solo dal punto di vista industriale, ma anche per le ricadute occupazionali e sociali che interessano il territorio salernitano. Il cuore del progetto presentato alla Regione riguarda una profonda trasformazione del ciclo produttivo dello stabilimento di Fratte. Il piano prevede infatti la completa decarbonizzazione del processo industriale attraverso l’eliminazione degli attuali forni alimentati a carbone. In particolare sarà dismesso definitivamente il sistema dei cubilotti, storicamente utilizzato nella produzione della ghisa, che verrà sostituito da moderni forni elettrici TRIAL ad alta efficienza energetica. Secondo la società, questo intervento rappresenta un vero cambio di paradigma nella storia dell’azienda, orientando la produzione verso tecnologie più moderne e compatibili con gli standard ambientali europei. L’obiettivo dichiarato è quello di superare definitivamente le criticità evidenziate dagli enti competenti in relazione alle BAT, le “Best Available Techniques”, ossia le migliori tecniche disponibili previste dalla normativa europea per limitare l’impatto ambientale delle attività industriali. Uno degli aspetti più rilevanti del progetto riguarda proprio il tema delle emissioni. Le Fonderie Pisano sostengono infatti che, grazie all’introduzione dei nuovi impianti elettrici, sarà possibile ridurre le emissioni in atmosfera fino a dieci volte rispetto agli attuali livelli produttivi. L’azienda evidenzia che i nuovi sistemi produttivi saranno conformi ai più avanzati standard europei in materia di tutela ambientale ed efficienza energetica, con l’obiettivo di rendere compatibile la prosecuzione dell’attività industriale con la salvaguardia dell’ambiente e della salute pubblica. La produzione continuerà a essere concentrata sulla realizzazione di manufatti in ghisa di seconda fusione, settore nel quale le Fonderie Pisano operano da decenni. Nella nota diffusa dalla società viene sottolineato anche il ruolo del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, impegnato nel monitoraggio della vertenza. Per l’azienda, la presenza del Mimit rappresenta una garanzia affinché il percorso di riavvio possa svilupparsi conciliando le esigenze della continuità produttiva con quelle della tutela della salute dei cittadini, della protezione dell’ecosistema e del mantenimento dei livelli occupazionali. La questione occupazionale resta infatti uno dei punti centrali della vicenda. Lo stop alla produzione ha avuto inevitabili ripercussioni sui lavoratori e sulle loro famiglie, motivo per cui il riavvio degli impianti viene considerato essenziale anche sotto il profilo sociale. Non cambia però la prospettiva di lungo periodo. Le Fonderie Pisano ribadiscono che l’obiettivo prioritario resta quello della delocalizzazione dell’attività produttiva in un nuovo sito industriale, dove realizzare uno stabilimento di nuova generazione completamente “green”, progettato secondo criteri di sostenibilità ambientale e compatibilità urbanistica. Secondo quanto dichiarato dalla società, questa strategia continua a essere condivisa dalla proprietà, dalle organizzazioni sindacali e dalle istituzioni coinvolte nella vertenza. Proprio per questo il progetto trasmesso alla Regione Campania viene definito una soluzione temporanea e di transizione: un percorso che consentirebbe di mantenere in vita l’azienda, preservarne il patrimonio industriale e professionale e creare le condizioni economiche e produttive necessarie per affrontare il successivo trasferimento in una nuova sede. Nella parte conclusiva della nota, la società lancia un messaggio chiaro sulle prospettive future dell’azienda. Secondo le Fonderie Pisano, senza una rapida ripresa dell’attività produttiva, seppur graduale e sottoposta ai controlli previsti dagli enti competenti, risulterebbe fortemente compromessa la possibilità concreta di realizzare il progetto di delocalizzazione. Per l’azienda, la riattivazione dello stabilimento rappresenta quindi un passaggio indispensabile non solo per garantire la continuità produttiva e occupazionale nell’immediato, ma anche per costruire il percorso che dovrà condurre, nei prossimi anni, alla realizzazione del nuovo polo industriale sostenibile destinato a sostituire definitivamente il sito di Fratte.

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Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Alla presentazione dei palinsesti Rai (la kermesse è in programma venerdì 3 luglio ad Ancona) i vertici della tivù pubblica ci arrivano in un momento di grande difficoltà. Innanzitutto, entro quella data si deve decidere il nuovo conduttore o conduttrice di Chi l’ha visto?. L’intenzione è arrivare ad Ancona con un nome da presentare a stampa e inserzionisti, dando così l’idea di non essere stati presi in contropiede dalla rinuncia di Federica Sciarelli. Come invece è stato, nonostante la giornalista abbia mandato da tempo segnali di stanchezza e lasciato intendere la volontà di fermarsi col programma, dopo 22 anni, e intraprendere qualcosa di nuovo.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
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Al momento il nome più accreditato alla sostituzione, anche se non è un’interna Rai, sembra essere quello di Luisella Costamagna. Ma naturalmente girano anche altri candidati come Francesca Fagnani, Eleonora Daniele, Francesca Fialdini e addirittura Stefano Coletta, che però è un dirigente che non ha mai condotto nulla. Staremo a vedere. Intanto Sciarelli e l’amministratore delegato Giampaolo Rossi stanno discutendo su un nuovo progetto, che però deve ancora prendere forma.

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Sembra invece risolta, ma vedremo poi come andranno gli ascolti, la sostituzione di Milo Infante, passato a Mediaset. Ore 14 sarà condotto da Salvo Sottile, mentre a Far West arriverà Antonino Monteleone, che questa estate è impegnato anche con Filorosso.

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Polemiche su due programmi cancellati

Mentre hanno fatto discutere altre chiusure: il programma di Stefano Massini Riserva indiana, quello di Stefano Bollani e sua moglie Valentina Cenni Via dei matti numero 0 e anche il programma radiofonico Caterpillar. Le polemiche sembrano però esagerate, anche perché, come fa notare qualcuno, «non è che un programma Rai è un diritto divino, ogni prodotto può essere cambiato, modificato o cancellato quando si mette a punto un nuovo palinsesto».

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

È anche vero che non si è mai visto un amministratore delegato vantarsi della perdita di telespettatori, come ha fatto Rossi parlando di Rai 3. «Prima era TeleKabul, ora è molto più pluralista e poco importa che se molte persone che la guardavano si sono trasferite su La7», è stato il suo ragionamento molto poco aziendale partorito alla festa de Il Foglio.

Marano e Sergio, lite durante il cda

Ai palinsesti si arriva anche con un vertice Rai spaccato, con il presidente Antonio Marano e il direttore generale Roberto Sergio che non si parlano, dopo lo scontro avuto in un consiglio di amministrazione in cui si discuteva del piano immobiliare messo a punto dal dg. Tanto che Sergio ha fatto ventilare la possibilità di dimissioni, salvo poi smentire le voci messe in giro da lui stesso.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1

Il problema nasce dal fatto che lo stesso Sergio aveva architettato un piano per portare Simona Agnes a diventare direttrice generale al suo posto e lui sarebbe diventato presidente sostituendo Marano. Cosa che il dirigente leghista ha sventato, ma se l’è legata al dito, contrattaccando. La questione Agnes resta quindi bloccata, con la conseguenza che è paralizzata pure la commissione di Vigilanza Rai, che ogni tanto riesce a riunirsi, ma dove il braccio di ferro tra maggioranza e opposizione continua proprio sulla candidatura di Agnes alla presidenza.

La redazione del Tg1 contro il direttore Chiocci

A tutto ciò si aggiunge anche il conflitto al Tg1 tra una parte della redazione e il direttore Gian Marco Chiocci dopo le sue parole pro-Meloni. «Siamo amici, ci sentiamo spesso, ma lei sul Tg1 non è mai intervenuta perché si fida». La parte della redazione iscritta all’Usigrai è subito partita all’attacco, con l’idea di sfiduciare Chiocci (anche se poi in Rai le mozioni di sfiducia delle redazioni ai direttori contano poco), ma la novità è che il sindacato rosso ha trovato sponda anche in una parte di Unirai, la sigla di destra, dove c’è una fazione che non ha particolare simpatia per il direttore, ex capo dell’Adnkronos.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Gianmarco Chiocci (foto Imagoeconomica).

Infine, si sono aperti altri due casi. Con il siluramento di Giuseppe Carboni dalla direzione di Rai Parlamento, i cinque stelle sono rimasti senza alcun direttore di testata e questo è stato fatto notare dal partito di Giuseppe Conte ai vertici della tivù pubblica. Nelle prossime nomine i pentastellati attendono dunque una compensazione. Mentre è andato in scena sotto Via Asiago un flash mob di parlamentari e militanti di Futuro nazionale.

Caos Rai: rebus Chi l’ha visto?, vertici spaccati e tensioni al Tg1
Giuseppe Carboni (Imagoeconomica).

Il movimento di Roberto Vannacci, infatti, nonostante i sondaggi in continua crescita non ha praticamente alcuna visibilità nei programmi e nei tg della televisione di Stato. Tanto che qualcuno ipotizza ci sia stato un diktat da Fratelli d’Italia e Lega per dare il minor spazio possibile al generale. Che però se n’è accorto e ora reclama visibilità. Con i palinsesti all’orizzonte, davvero un bel clima.

Vigile morto a Milano, arresti domiciliari per l’uomo al volante del suv

Andrà agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico Genti Berisha, il 26enne albanese che era alla guida del suv inseguito in motocicletta dal vigile Francesco Imprezzabile, morto poi in seguito a una caduta. La misura, che era stata chiesta dalla pm Francesca Crupi al posto della custodia in carcere, è stata decisa per fuga pericolosa e per morte come conseguenza di altro reato e concessa in virtù dell’ammissione delle proprie responsabilità da parte dell’indagato (che aveva forzato un posto di blocco) e dell’arrivo dall’Albania della madre e della sorella.

Chi l’ha visto?, la Rai vuole affidare la conduzione a Stefano Coletta

La Rai avrebbe individuato in Stefano Coletta, attualmente direttore del Coordinamento Generi, il successore di Federica Sciarelli alla conduzione di Chi l’ha visto?, che la giornalista abbandonerà dopo 22 anni. Il nome di Coletta, già citato come possibile candidato di Sciarelli assieme a quelli di Eleonora Daniele, Massimo Giletti, Francesca Fagnani, Giorgia Cardinaletti e Serena Bortone, avrebbe assunto i contorni di una scelta quasi definitiva. Ma, va precisato, le altre ipotesi non sono state ancora accantonate. Coletta, spiega Adnkronos che dà per quasi fatto l’avvicendamento, rappresenterebbe una precisa strategia editoriale da parte della Rai: affidare uno dei programmi più identificativi del servizio pubblico a una figura che ne conosce la storia e la missione. Il diretto interessato, ormai abituato a lavorare dietro le telecamere, starebbe valutando la proposta.

LEGGI ANCHE: Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

Chi l’ha visto?, la Rai vuole affidare la conduzione a Stefano Coletta
Stefano Coletta (Imagoeconomica).

Chi è Stefano Coletta

Romano classe 1965, Coletta è entrato in Rai nel 1991 come redattore e conduttore radiofonico a Radio 2, prima di passare alla televisione tra Rai 1 e Rai 3. Tra il 1997 e il 2007 ha firma da autore e capo progetto diversi programmi di prima e seconda serata, come Mi manda Raitre, Tatami e Amore criminale. Nel 2008 è stato scelto come responsabile del Nucleo Produttivo di Programmi di servizio sociale: in queste vesti si è occupato anche di Chi l’ha visto?. La svolta dirigenziale è arrivata nel 2013, quando è stato nominato vicedirettore di Rai 3 con delega a palinsesto e marketing. Quattro anni dopo ha poi assunto la direzione della terza rete. Nel 2020 Coletta – di area Pd – è diventato direttore di Rai 1, per poi essere “retrocesso” nel 2022 alla direzione di genere Intrattenimento Prime Time, ottenendo peraltro ottimi risultati con il Festival di Sanremo targato Amadeus. Nel 2023 l’ultimo – finora – spostamento: la direzione di Distribuzione e Coordinamento Generi.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole

Alla faccia di Giorgia Meloni, ancora alle prese con gli strascichi della rissa con Donald Trump, il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti andrà alla festa di Villa Taverna, il tradizionale ricevimento dell’ambasciatore degli Stati Uniti Tilman Fertitta per le celebrazioni del 4 luglio, Giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti. Giorgetti nella giornata di venerdì 26 giugno è impegnato con gli “Stati Generali della Cultura della Lega Lombarda” (sì, esiste anche un appuntamento sui temi delle arti e delle lettere, nel Carroccio) e poi, ma sempre in video collegamento, il 2 luglio al mattino farà sentire la sua voce all’assemblea dell’Ania, ossia il mondo delle assicurazioni. Invece all’Independence Day, sempre il 2 luglio ma alle 18.30, come si legge nella sua agenda, ci sarà in carne e ossa. Per la gioia di Matteo Salvini.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la premier Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Cardini e d’Orsi, che coppia

Nella mattina di sabato 27 giugno, a Roma, nella sala congressi Cavour, a pochi passi dalla stazione Termini, imperdibile assemblea nazionale di “Agorà“, cioè «il primo polo delle piazze fisiche e digitali che vogliono uscire dall’Ue del riarmo e dell’economia di guerra». Patron dell’evento lo storico Angelo d’Orsi, che avrà accanto un collega di estrazione politicamente opposta come Franco Cardini. E poi l’ex giornalista del Tg5 Paolo Di Mizio, che conduceva la rassegna stampa nell’edizione notturna, quindi Moni Ovadia e non solo…

Quel “Mozzico” in arrivo da parte di Vannacci e Alemanno

«Annamo sulla Tiburtina a festeggià Gianni», era il coro di tanti militanti che in auto si sono presentati per celebrare il ritorno alla libertà di Gianni Alemanno. «Non sulla Tuscolana, meglio di no, quello era il locale dell’ex sottosegretario Andrea Delmastro…», scherza qualcuno. Fatto sta che al ristorante “Il Mozzico”, vicino al carcere di Rebibbia, erano in tanti, insieme al gruppo del partito Futuro nazionale sotto la guida del generale Roberto Vannacci. C’era anche Sylvie Lubamba. «Ho trovato empatia. Non ci crederete, ma i detenuti sono quasi tutti di destra», ha detto Alemanno, non facendo grande pubblicità alla sua parte politica. Comunque nella Capitale il suo ritorno fa discutere, e a destra incute persino paura per la capacità dell’ex sindaco di Roma di entrare in sintonia con le fasce popolari della città. Un “mozzico” – che nello slang romano vuole dire “morso” – che punta direttamente ai polpacci delle gambe di Fratelli d’Italia.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
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Bellisario, premio a Minozzi jr

Sarà la cantautrice Malika Ayane a condurre su Rai 1 le tradizionali Mele d’oro del Premio Marisa Bellisario: commissione esaminatrice presieduta da Gianni Letta, premiate Alessandra Galloni, direttrice di Reuters, Reem Al Hashimy, ministro per la Cooperazione internazionale degli Emirati Arabi Uniti, suor Nathalie Becquart, sottosegretaria del Sinodo dei vescovi, Daniela Fumarola, segretaria generale della Cisl, Valentina Pellegrini, ad del gruppo Pellegrini, Elisabetta Colacchia, Head of People & Organization di Enel, Raffaella Pannuti, presidente della Fondazione Ant, Francesca Sofia, dg della Fondazione Cassa depositi e prestiti. Il Premio Women Value Company Intesa Sanpaolo, giunto alla sua decima edizione e dedicato alle Pmi virtuose, sarà assegnato a 3TI Progetti, realtà italiana di ingegneria integrata, attiva a livello internazionale, e ad Antur, società benefit impegnata nei settori della sostenibilità ambientale, della ricerca scientifica e dell’innovazione Esg. Il Premio Women Empowerment Company promosso in collaborazione con Confindustria va a Iris Ceramica Group, storica eccellenza italiana guidata da Federica Minozzi. La famiglia Minozzi vanta partecipazioni azionarie in Snam e Mediobanca, in passato deteneva quote di Italgas e Terna. Lo scenario del premio? Il Colosseo, nella serata di sabato.

Acquazzone sul premio Agnes

Quando meno te l’aspetti, dopo una giornata caldissima, ecco che il cielo di Roma in serata ha regalato un acquazzone improvviso, fortissimo. E dove poteva cadere, se non su piazza di Spagna, location del premio Biagio Agnes? Panico tra i presenti, tutti vestiti da sera, con corse a cercare un riparo sotto un cornicione di uno dei palazzi che circondano l’area. Quello che nella Capitale viene chiamato “sgrullone” ha fermato per più di un’ora la kermesse, con serie difficoltà per Mara Venier e Antonio Matano che conducevano la premiazione. Un diluvio che ha colpito anche la vicina Villa Medici, dove i francesi avevano organizzato “La nuit des cabanes”, con allestimento di eventi e spettacoli nei giardini.

Giorgetti vuò fà l’Amerikano, il “mozzico” di Alemanno e le altre pillole
Simona Agnes e Giampaolo Rossi alla cerimonia del Premio Biagio Anges (foto Imagoeconomica).

Ferrarelle in America e la “Monda family”

L’acqua minerale italiana sbarca sulla tivù americana. Ferrarelle e Fremantle hanno siglato un accordo di sponsorizzazione all’interno di America’s Got Talent, il programma creato da Simon Cowell, co-prodotto da Fremantle e Syco Entertainment, in onda su Nbc dal 2006. Obiettivo, rafforzare la notorietà del marchio e consolidarne la presenza, eccetera eccetera. L’operazione è frutto della collaborazione tra il team marketing di Ferrarelle e il team global branded entertainment di Fremantle, si legge nei dispacci diramati dalle società: «Questa partnership segna un passo significativo nel nostro percorso di crescita internazionale», ha detto Gabriele Monda, marketing director di Ferrarelle. Già, Monda: e a tutti vengono subito in mente i fratelli Monda, uno alla guida de L’Osservatore Romano, Andrea, e l’altro «l’uomo del cinema», Antonio, più noti nel circuito della politica come «i nipoti di Riccardo Misasi», lo scomparso democristiano calabrese, più volte presente nei governi della Prima Repubblica.

Fininvest ha ceduto la quota residua del 20 per cento del Monza

Fininvest ha perfezionato la cessione della residua partecipazione del 20 per cento detenuta nell’AC Monza. «Si conclude così, con il ritorno della squadra in Serie A, il percorso di Fininvest nell’azionariato del club, che ha rappresentato l’ultimo, grande progetto sportivo di Silvio Berlusconi», si legge in una nota della finanziaria della famiglia dell’ex premier, morto nel 2023: «Proprio nel segno della passione e della visione del suo fondatore, Fininvest rivolge all’AC Monza l’augurio di continuare a scrivere nuove importanti pagine della sua storia sportiva».

Ora a detenere la totalità delle quote è il fondo Beckett Layne Ventures

Fininvest aveva ratificato la cessione dell’80 per cento delle quote azionarie del Monza a Beckett Layne Ventures a fine settembre, annunciando contestualmente che il restante 20 per cento sarebbe stato rilevato dal fondo d’investimento statunitense guidato da Brandon Berger entro giugno 2026. E così è stato. BLV aveva corrisposto tre milioni di euro all’atto della firma (avvenuta a luglio 2025) e altri 21 al momento del closing. Berlusconi aveva rilevato il 100 per cento dell’Associazione Calcio Monza nel 2018.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio

In ogni operazione finanziaria, grande o piccola che sia, arriva il momento in cui la narrazione (abilmente costruita a suon di storytelling e munifici investimenti pubblicitari) incontra il bilancio. Per Banca Ifis quel momento è arrivato venerdì 26 giugno, con un crollo in Borsa che in tarda mattinata ha sfiorato il 40 per cento. Non quella che gli analisti chiamano una correzione di un titolo giudicato sopravvalutato, ma proprio una resa dei conti.

L’utile 2026 si è quasi dimezzato rispetto alle promesse

Il mercato, che pur nei mesi scorsi aveva applaudito la scalata a Illimity, la banca fondata da Corrado Passera, ha deciso di leggere bene i numeri. L’utile 2026, che a febbraio il presidente Ernesto Fürstenberg Fassio prometteva tra i 170 e i 190 milioni «in assenza di shock geopolitici», si è quasi dimezzato a 100-110 milioni. Un tonfo tanto più clamoroso se si pensa che, complice il risiko bancario in corso, l’intero settore viaggia sui massimi. Evidentemente lo shock Banca Ifis ce l’aveva già in casa, e si chiama appunto Illimity. Un brutto inciampo per le ambizioni di Fürstenberg Fassio.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio
Corrado Passera (foto Imagoeconomica).

Fuori dai crediti spazzatura proprio mentre si scopre di averne ereditati

Da notare l’ironia, tipica di quelle che la finanza confeziona con rara perfidia. Banca Ifis ha comprato l’istituto di Passera con l’idea di crescere nella specialty finance, ma nel frattempo aveva dato l’addio al business degli Npl, quello dei crediti deteriorati, prevalentemente nel segmento di mercato small tickets unsecured, crediti di piccolo taglio e senza garanzia. Cioè il mestiere che ne ha fatto la fortuna. Quindi la banca veneziana di Fassio esce dai crediti spazzatura proprio mentre scopre di averne ereditati a sufficienza altrove. Un miliardo e mezzo di portafoglio messo in vendita, firma entro l’anno, perfezionamento «a inizio 2027». Almeno si spera.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio
Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis (foto Imagoeconomica).

Comprarsi un competitor e portarsi in dote anche i rilievi della Vigilanza

Ma il capitolo più istruttivo è quello degli accantonamenti: 70 milioni, già stanziati, di cui 30 su «alcune esposizioni creditizie di grandi dimensioni» riviste con approccio «ancor più conservativo». Gli altri 40 su esposizioni cartolarizzate di Illimity, su cui Bankitalia aveva già acceso un faro, di cui Banca Ifis si è fatta carico con la sua acquisizione. Insomma, un capolavoro: si compra un competitor per le sinergie e ci si porta in dote anche i rilievi della Vigilanza. Che infatti è in casa: ispezione conclusa, rapporto finale atteso «tra la fine di luglio e l’inizio di settembre». Tradotto dal banchese: prima dell’estate non si sa nulla.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio
Banca Ifis.

A scongiurare il crollo della baracca sono arrivati puntuali altri 70 milioni di attività fiscali differite, le benemerite Dta, che «contribuiranno positivamente alla generazione di capitale negli esercizi successivi». È l’alchimia di sempre: una perdita di oggi promossa a risorsa di domani, purché domani vada tutto bene. Il Cet 1 dovrebbe attestarsi a 13,5 punti, ma l’amministratore delegato Frederik Geertman si dice «impegnato a raggiungere i 14». L’impegno, come la guidance, resta un genere letterario.

Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio
Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis, con l’amministratore delegato Frederik Geertman (foto Imagoeconomica).

Sul piano industriale, prospettive diciamo nebulose. Niente «guidance formale» per il prossimo anno perché «abbiamo diverse cose in divenire». E sui dividendi, vero termometro per la famiglia Fürstenberg Fassio, imparentata con gli Agnelli e padrona del 50,5 per cento via la lussemburghese La Scogliera, la rassicurazione è di quelle che inquietano: la politica «non è cambiata formalmente».

Acquisire a sconto una banca in difficoltà è facile. Ma poi gli azionisti…

Resta la fotografia di un istituto che nel 2025 ha celebrato la «tappa storica», doppiato gli utili a 328 milioni grazie al badwill di una preda pagata meno del suo patrimonio, e che oggi scopre il significato meno nobile di quel termine inglese: cattiva volontà, sì, ma anche cattivo presagio. Comprare a sconto una banca in difficoltà è facile. Il difficile viene quando tocca poi spiegarlo agli azionisti. Che infatti hanno risposto nel modo più eloquente: vendendo i titoli a manetta.

Alessandra Priante lascia la presidenza dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo

Dopo due anni Alessandra Priante lascia la presidenza dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo. È stata la stessa economista ad annunciarlo, tramite una nota diffusa dall’Ansa. «Ho comunicato al ministro del Turismo Gianmarco Mazzi e ai componenti del mio consiglio di amministrazione la decisione di concludere il mio percorso alla presidenza di Enit Spa, al termine di due anni che restano tra i più intensi della mia vita professionale», si legge nel comunicato.

Chi è Alessandra Priante

Economista di grande esperienza internazionale e diplomatica, Priante dal 2010 al 2015 è stata inviata del Governo presso i Paesi del Golfo per la promozione della cultura e dell’istruzione italiana. Dal 2019 al 2024 è stata Direttrice Europa presso l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Turismo. Dal 2018 è inoltre docente e ricercatrice presso la LUISS Business School, dove insegna strategie turistiche e management culturale. «Ora è arrivato il momento di dare un nuovo volto alla mia carriera, tornando a dedicarmi con pienezza a ciò che resta il cuore dei miei interessi: l’impegno accademico e nelle istituzioni internazionali», si legge nel comunicato di Priante.

Alessandra Priante lascia la presidenza dell’Ente Nazionale Italiano per il Turismo
Alessandra Priante (Imagoeconomica).

I compiti dell’Enit

Posta sotto la vigilanza del Ministero del Turismo, l’Enit ha il compito di promuovere il patrimonio culturale, enogastronomico e paesaggistico italiano all’estero, supportando la commercializzazione dell’offerta turistica nazionale nel mondo. «Chi viene chiamato a guidare un’istituzione ha il dovere di servirla con dedizione assoluta, senza mai risparmiarsi, ed è quello che ho cercato di fare ogni giorno», ha scritto Priante nella nota.

Strage di Viareggio, Moretti si è costituito in carcere

Si è costituito in carcere Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana. Rigettando i ricorsi presentati dagli imputati contro la sentenza dell’appello ter, nella serata del 25 giugno la Cassazione ha reso definitiva la condanna a 5 anni di reclusione inflitta a Moretti per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, in cui persero la vita 32 persone e oltre un centinaio rimasero ferite.

Moretti potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari

I giudici della Quarta sezione penale della Cassazione, accogliendo le richieste della procura generale della Suprema Corte hanno inoltre confermato le condanne anche per altri 10 imputati tra ex dirigenti e tecnici delle società coinvolte nella gestione e manutenzione del convoglio deragliato. «Come sto? Ho raggiunto questo momento in perfetta forma fisica e psichica e ora sono pronto a schiena dritta, spero che non sia per troppo tempo. Per i manager è un precedente pericoloso», ha dichiarato Moretti. Vista l’età (ha 72 anni), potrà chiedere di scontare la pena ai domiciliari.

Attacco hacker ai database Trenitalia: l’email ai passeggeri

Tramite una email inviata ai passeggeri, Trenitalia ha reso noto di aver subito un pesante attacco hacker da parte di «soggetti esterni non identificati», che sono riusciti a violare i sistemi informatici della principale compagnia ferroviaria italiana, ottenendo un accesso non autorizzato ai database legati ai titoli di viaggio. Come spiega Trenitalia, la lista delle informazioni potenzialmente finite nelle mani dei pirati informatici comprende dati anagrafici e identificativi, indirizzo e-mail e numero di telefono, dati di viaggio, estremi dei documenti d’identità. La comunicazione arriva all’indomani dopo le dimissioni di Stefano Donnarumma dal ruolo di amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e, va detto, non è esattamente il migliore dei biglietti da visita per l’attuale ceo di Trenitalia Gianpiero Strisciuglio, dato favorito per prendere il suo posto.

Attacco hacker ai database Trenitalia: l’email ai passeggeri
Treno Frecciarossa (Imagoeconomica).

L’email inviata da Trenitalia

Questo il contenuto della email “Comunicazione di violazione dei dati personali ai sensi dell’art. 34 del Regolamento UE 679/2016”.

La informiamo che, a seguito di alcune verifiche, abbiamo rilevato un incidente di sicurezza informatica causato da soggetti esterni non identificati. Questo evento ha determinato un accesso non autorizzato ad alcuni dati personali legati ai titoli di viaggio.
Per individuare con precisione i soggetti interessati potenzialmente coinvolti è stato necessario svolgere approfondite analisi tecniche e di sicurezza da parte delle nostre strutture IT. Queste verifiche hanno richiesto tempo, perché si è trattato di ricostruire nel dettaglio eventuali accessi impropri ai dati. Solo al termine di queste attività siamo stati in grado di identificare i clienti interessati e inviare questa comunicazione, come previsto dall’art. 34 del Regolamento (UE) 2016/679 e in conformità con le Linee guida EDPB n. 9/2022 versione 2.0 del 28 marzo 2023 (punti 86 e ss.).

Ci teniamo a rassicurarla su un punto importante: non sono stati coinvolti dati di accesso agli account, credenziali personali o informazioni relative ai pagamenti (come il numero della carta, la scadenza o il codice di sicurezza).
Le informazioni che La riguardano e che potrebbero essere state oggetto di accesso non autorizzato, qualora presenti sui nostri sistemi informatici in relazione al titolo di viaggio, rientrano nelle seguenti categorie di dati personali:

  • Dati anagrafici e identificativi (nome, cognome, data e luogo di nascita del passeggero; nome e cognome dell’eventuale acquirente);
  • Dati di contatto (e-mail, numero di telefono);
  • Dati di viaggio (informazioni associate al titolo di viaggio, quali, a titolo esemplificativo, tratta, data e orario del viaggio, numero del titolo di viaggio);
  • Codice carta fedeltà, ove associato al titolo di viaggio;
  • Società/ Ente datore di lavoro;
  • Tipologia di offerta o servizio associata al titolo di viaggio e dati necessari a fruire di dette offerte;
  • Estremi documento d’identità;
  • Dati connessi alla generazione del titolo di viaggio.Non appena rilevato l’evento, abbiamo immediatamente adottato tutte le misure necessarie per interrompere l’anomalia, mettere in sicurezza i sistemi e rafforzare ulteriormente i controlli, così da ridurre il rischio che situazioni simili possano ripetersi.

Non appena rilevato l’evento, abbiamo immediatamente adottato tutte le misure necessarie per interrompere l’anomalia, mettere in sicurezza i sistemi e rafforzare ulteriormente i controlli, così da ridurre il rischio che situazioni simili possano ripetersi.

Abbiamo inoltre notificato l’accaduto all’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali e allo CSIRT Italia, in conformità alla normativa vigente, e presentato denuncia alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma. Considerata la tipologia di dati coinvolti, potrebbe esserci il rischio che Lei riceva comunicazioni fraudolente o tentativi di contatto ingannevoli che fanno riferimento ai suoi viaggi. Per questo Le consigliamo di prestare particolare attenzione a eventuali messaggi sospetti, soprattutto se richiedono dati personali o finanziari o contengono link o allegati inattesi. In caso di dubbio, verifichi sempre l’affidabilità del mittente. Le ricordiamo inoltre che Trenitalia non la contatterà mai per chiederLe password o dati di pagamento. Per qualsiasi chiarimento, abbiamo attivato un servizio di assistenza dedicato: – può inviare una richiesta tramite il webform opzione “Privacy – Gestione dei dati personali”. La preghiamo di inserire nell’apposito campo il seguente codice di riferimento: C68NE#.

Amadeus lascia Warner Bros Discovery con due anni di anticipo

Amadeus dice addio a Warner Bros Discovery, dove era approdato nell’agosto del 2024 dopo aver lasciato la Rai, con due anni di anticipo. A dare la notizia è la stessa multinazionale attraverso una nota: «Warner Bros Discovery e Amadeus comunicano di aver raggiunto un accordo per la risoluzione consensuale del contratto che legava per altre due stagioni televisive la media company internazionale e il conduttore. Il percorso, avviato nel 2024, ha visto Amadeus impegnato nella realizzazione di diversi programmi andati in onda su Nove in prime time e nelle fascia dell’access prime time. Warner Bros. Discovery desidera ringraziare Amadeus per il lavoro svolto, per la professionalità dimostrata e per il valore profuso da lui e dalla sua squadra nella realizzazione dei progetti insieme al gruppo Warner Bros Discovery».

Amadeus: «Sono stati due anni intensi»

«Sono stati due anni intensi, ringrazio Alessandro Araimo (ndr l’amministratore delegato) per la stima, assolutamente reciproca, e faccio un grosso in bocca al lupo a tutto il gruppo Warner Bros Discovery per i progetti futuri», ha detto Amadeus.

Venezuela in ginocchio dopo il terremoto, 50 mila dispersi

È di almeno 235 morti e 4.300 feriti l’ultimo bilancio delle vittime del terremoto che ha colpito il Venezuela e in particolare la zona costiera dello Stato de La Guaira, con due scosse ravvicinate di magnitudo 7.2 e 7.5. Ma i numeri del bollettino sono inevitabilmente destinati a salire: i dispersi sono infatti circa 50 mila, come segnala la piattaforma online lanciata per rintracciare i cittadini di cui non si hanno notizie. Il Paese sudamericano è in ginocchio e, mentre si scava senza sosta tra le macerie, aumenta il timore di una catastrofe umanitaria.

A La Guaira crollati più di 100 edifici

Più di 100 gli edifici crollati nello Stato costiero di La Guaira, vicino Caracas. Lo ha riferito il ministro dell’Interno Diosdado Cabello, spiegando che «sono più di 70 mila» le famiglie sfollate.

Tra i morti anche un italo-venezuelano

La Farnesina ha avuto conferma del decesso di un cittadino italo-venezuelano, nato a Caracas nel 1970 e con parenti in Italia, coinvolto nel crollo di un edificio proprio a La Guaira. Il Ministero degli Esteri stima che in Venezuela ci siano circa 170 mila titolari di passaporto italiano.

Aiuti e solidarietà da tutto il mondo

La comunità internazionale si è subito attivata in sostegno del Venezuela, fornendo squadre di soccorso e aiuti umanitari. La presidente ad interim Delcy Rodríguez ha confermato l’arrivo di squadre di soccorso dall’estero per rafforzare le operazioni di ricerca dei superstiti. L’Italia sta inviando un team di vigili del fuoco formato da 41 unità.

Trump: «Al fianco dei nostri nuovi amici»

«Gli Stati Uniti sono pronti, disponibili e pienamente in grado di aiutare! Ho dato istruzioni a tutte le agenzie del nostro governo di prepararsi ad agire rapidamente. Saremo al fianco dei nostri nuovi e grandi amici». Lo ha scritto Donald Trump su Truth. Gli Usa hanno revocato le sanzioni al Venezuela: in particolare Washington ha autorizzato transazioni verso il Paese sudamericano, a condizione che siano legate alle «operazioni di soccorso».

Carlo e Camilla lasciano Buckingham Palace

Re Carlo e la regina Camilla lasceranno Buckingham Palace e vivranno stabilmente nella vicina Clarence House. Lo rivela il rapporto finanziario della monarchia britannica. L’obiettivo è di aumentare l’accesso del pubblico nel palazzo reale poiché, quando il sovrano è in sede, le misure di sicurezza limitano il numero di persone e le aree di accesso ai visitatori. Buckingham Palace, che dal 1837 funge da residenza ufficiale del sovrano del Regno Unito ed è attualmente in ristrutturazione, continuerà a essere la sede amministrativa della monarchia britannica. Il portavoce della casa reale ha specificato che i sovrani continueranno ad avere accesso ad alcune stanze private all’interno del palazzo «dove potranno ritirarsi durante la giornata lavorativa» e che potrebbero essere utilizzate come «possibile residenza in futuro».

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida

Giorgio Gori è lì che osserva. In giro – dentro il Partito democratico, nel campo largo, tra le fila dell’opposizione – abbonda l’agitazione. Gente che se ne va, come Elisabetta Gualmini, Marianna Madia e Pina Picierno, sbattendo più o meno la porta. L’europarlamentare ed ex sindaco di Bergamo ha invece deciso di restare, almeno per ora. Anzi, sta persino meditando qualche passo in avanti. D’altronde prima o poi ci saranno le Primarie nel centrosinistra e il tema della candidatura riformista è ancora intatto.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Elly Schlein e, dietro di lei, un’immagine di Giorgio Gori (foto Imagoeconomica).

Sa che il rischio strumentalizzazione è elevato

La quota demopopulista è già abbondantemente coperta, fra Elly Schlein e Giuseppe Conte. Stefano Bonaccini è già passato armi, bagagli e occhiali a goccia nella maggioranza. Fra i riformisti superstiti si cerca dunque qualcuno che possa rappresentare l’area. Gori ci pensa. Studia il campo. Sa che il rischio strumentalizzazione è elevato. Da una parte Schlein potrebbe dimostrare che così il pluralismo è rispettato: vedete?, anche Gori è libero di candidarsi, mica siamo in una caserma; dall’altra parte c’è invece Matteo Renzi che deve trovare un sostituto di Silvia Salis, visto che la sindaca di Genova si sente come Marco Palestra che ha preferito il Chelsea all’Inter, puntando direttamente al salto più in alto. Gori conosce entrambi i rischi, ma non disdegna pragmaticamente nessuno. Nemmeno il vecchio compagno di viaggio Renzi, di cui ricorda bene i limiti.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida

Da tempo si confronta regolarmente con le aziende

Lunedì 22 giugno è andato al convegno “L’Europa che vogliamo”, organizzato dalla delegazione del Pd al parlamento europeo per un confronto con il mondo delle imprese. Gori da tempo si confronta regolarmente con le aziende (un’attività che sembra voler scoprire per la prima volta anche la segretaria del Pd). Ora che il tema dei riformisti del Pd col malessere è finalmente entrato nell’agenda di Schlein, che ha pure fatto un mini tour tra i cattolici e si sta ponendo il problema di non far scappare Graziano Delrio, Gori sta trovando quantomeno qualcuno disposto ad ascoltarlo nella maggioranza del Pd.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Giorgio Gori, Pina Picierno e Graziano Delrio (Imagoeconomica).

Il mantra del Paese che non cresce per colpa del governo Meloni

L’ex sindaco di Bergamo ha già pronta, nel caso, la piattaforma. Sono mesi che ne parla nei convegni, a Bruxelles, con gli imprenditori. L’Italia, dice, è un Paese che non cresce, da più di tre anni – cioè da quando c’è il governo Meloni – la produzione industriale è in calo e la produttività è diminuita del 3 per cento. Senza crescita non si produce ricchezza, senza ricchezza non c’è niente da redistribuire e non si possono aumentare gli stipendi.

L’importanza di sostenere l’ingresso di Kyiv nell’Ue

La crescita però da sola non basta, in un mondo sempre più insicuro, con guerre e autocrati pronti a sconvolgere abitudini, consumi, mercati. Per questo Gori sostiene che per l’Europa sia prezioso sostenere l’ingresso di Kyiv nell’Ue e imprescindibile garantirsi, come europei, l’autodifesa, che peraltro non è gratis. «La risposta europea alla guerra avviata da Vladimir Putin è stata superiore alle aspettative, tanto per rapidità che per compattezza. Questo però non toglie che l’Europa si sia trovata impreparata ad affrontare un conflitto in casa propria», ha scritto qualche mese fa su Il Foglio.

Gori non se ne va dal Pd: così il riformista superstite prepara la sfida
Giorgio Gori quando da sindaco di Bergamo issò la bandiera dell’Ucraina sul palazzo del Comune, il 24 febbraio 2022 (foto Ansa).

«Non solo: in un mondo in cui le relazioni internazionali sono tornate a misurarsi sul piano della forza, la capacità di deterrenza militare è una componente non rinunciabile». Dunque «è intuitivo che quanto più questa capacità di difesa e di deterrenza sarà sviluppata a livello sovranazionale, tanto più sarà efficace e tanto più si allontanerà il rischio che gli strumenti militari possano tornare ad alimentare una conflittualità interna, tra i Paesi dell’Ue».

Sperimenta altre forme di comunicazione, come i podcast

Gori ci tiene molto alla sua piattaforma e al suo stile, non esattamente da rottamatore. Uno stile che vorrebbe mantenere in caso di campagna elettorale per le Primarie. In questi mesi però ha cercato di sperimentare modalità diverse di comunicazione rispetto ai suoi standard più tradizionali, partecipando a podcast grazie ai quali agganciare un pubblico diverso. Il suo staff punterà ancora su questo tipo di format per veicolare le idee dell’ex sindaco di Bergamo.

Star Trek: Parata di attori di Star Trek a Riccione dal 3 luglio

Parata di attori di Star Trek a Riccione dal 3 luglio

Si festeggiano i Sessant'anni di Star Trek, ma anche l'arrivo della quarta stagione di Strage New Worlds. Con tra gli altri Anson Mount e Jeri Ryan

Il capitano Pike (Anson Mount), la Numero Uno (Rebecca Romijn) e Uhura (Celia Rose Gooding) saranno a Riccione a inizio luglio, insieme a Jeri Ryan (Sette di nove) e al regista Nicholas Meyer per festeggiare i sessant'anni di Star Trek e l'arrivo (il 23 luglio) della quarta stagione di Star Trek Strange New Worlds. Parata di stelle all'Italian Global Series Festival che si terrà sulla Riviera Romagnola a Rimini e Riccione dal 3 all'11 luglio. In occasione del 60esimo anniversario di Star Trek, la manifestazione ospiterà un grande evento speciale interamente dedicato... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 26 giugno 2026 - articolo di Tino Barletta

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro

Nei giorni del Mondiale di calcio 2026 si intercettano sui social molti commenti sulle telecronache della Rai. Qualcuno si lamenta di Giuseppe Galati, sconosciuto giornalista passato di botto dai match della Serie C italiana alle partite della Coppa del mondo, altri esaltano Stefano Bizzotto, voce puntuale e competente in grado di spaziare dal pallone ai tuffi dal trampolino, passando per l’hockey su ghiaccio. E allora è quasi inevitabile che si accenda una lampadina: chissà che fine ha fatto Paolo Petrecca, protagonista della sfortunata telecronaca Rai per la cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano-Cortina di febbraio. Una performance talmente negativa da costringere il giornalista, che era anche direttore di RaiSport, alle dimissioni dall’incarico.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Paolo Petrecca (Imagoeconomica).

La trasparenza amministrativa della Rai impone poi di segnalare pubblicamente i dipendenti con retribuzioni superiori ai 200 mila euro. Ed ecco, allora, che ci si imbatte in altri fenomeni interessanti.

L’ex vicedirettore di Rai News 24 che ora fa l’editorialista

Per esempio Diego Antonelli, ex vicedirettore di Rai News 24, che dal settembre 2023 ricopre l’incarico di «editorialista per la pagina sportiva di Rai News». Dunque dispensa le sue opinioni da una testata giornalistica che di sicuro non ha nello sport il suo piatto forte, avendone la Rai una ad hoc, RaiSport, che si occupa solo di quello impiegando 120 giornalisti. Il tutto per la modica cifra di 224.243 euro all’anno. Contributi preziosissimi.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Diego Antonelli.

La manager dell’infornata di Campo Dall’Orto sparita dai radar

Scorrendo gli elenchi pubblicati sul sito della Rai, si scovano altri dipendenti lautamente pagati per incarichi oscuri. C’è Antonella Di Lazzaro, manager dell’infornata di Antonio Campo Dall’Orto, rimasta in Rai pubblicità fino al 2025, e che dall’ottobre di quell’anno è un po’ caduta in disgrazia, essendo «alle dirette dipendenze del direttore relazioni internazionali e affari europei». Cosa farà? Boh. Ma lo fa comunque per 240 mila euro annui.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Antonella Di Lazzaro (foto Imagoeconomica).

Progetto interdirezionale di digitalizzazione… Cioè?

Roberta Enni, dopo aver diretto Rai 4, Rai Italia, Rai Premium, dal luglio 2022 è «alle dirette dipendenze dell’amministratore delegato come referente per il progetto interdirezionale di digitalizzazione del patrimonio audiovisivo aziendale». Avete capito? No? Comunque si mette in tasca 215.428 euro all’anno.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Roberta Enni (foto Imagoeconomica).

Un incarico alla direzione Rai per la Sostenibilità-Esg

Stefano Luppi nel maggio 2019 è stato nominato «direttore della direzione relazioni istituzionali». Però da ottobre 2021 a giugno 2022 è stato «vice direttore della direzione relazioni istituzionali», quindi è tornato indietro in modalità gambero. Poi da luglio 2022 è stato assegnato «alle dirette dipendenze della direzione Rai per la Sostenibilità-Esg, con l’incarico di seguire progetti per tecnologie sostenibili nella piattaforma satellitare Tivù, come vice direttore». Un enorme punto interrogativo che gli assicura 226.197 euro annui.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Stefano Luppi (foto Imagoeconomica).

Chi si è fatto una carriera sui vini

Ma il migliore di tutti è Rocco Tolfa, 67 anni, una vita al Tg2, dal 2018 alle dirette dipendenze del direttore del Tg2 come «curatore di rubriche», tra cui Tg2 Motori e soprattutto Tg2 Di-Vino. «Per Rai 2», scrive nel suo profilo sul sito della Rai, «è stato inoltre tra gli autori e i conduttori dei programmi Signori del Vino e In viaggio con Marcello, forte della sua competenza nel settore dell’enogastronomia. Al riguardo, ha ottenuto i diplomi di “Sommelier” con l’Ais, di “Executive Wine Master” con la Fis e di “Assaggiatore di vino” con l’Onav. Attualmente tiene seminari sui territori del vino presso la cattedra di “Enologia applicata” del corso di laurea “Tecnologie alimentari ed enologiche” dell’Università della Tuscia». Un grandissimo, questo Tolfa. Ah, dimenticavamo: 200.332 euro all’anno di stipendio Rai.

Petrecca e gli altri scomparsi d’oro in Rai pagati oltre 200 mila euro
Rocco Tolfa (foto Imagoeconomica).

Doppio dito medio in diretta a Rai News 24, sospeso il conduttore Alessandro Baracchini

Alessandro Baracchini è stato sospeso dalla conduzione di Rai News 24 dopo il gesto del doppio dito medio in diretta, fatto il 19 giugno al termine dell’edizione del telegiornale delle 12. Il giornalista aveva cercato di bloccare la sigla per dare le ultime notizie, ma non aveva fatto in tempo. Così, pensando di non essere più in onda, aveva fatto il gestaccio rivolgendosi alla regia. Ma le telecamere, appunto, lo stavano ancora riprendendo. Rilanciato sui social, il video era subito diventato virale.

«Considerati anche i comunicati sindacali dei tecnici e il risalto avuto dalla vicenda su social e organi di stampa ritengo opportuno, anche a tutela dell’immagine della Testata e del collega, sospendere immediatamente dalla conduzione Alessandro Baracchini». È quanto si legge nel comunicato del direttore della testata, Federico Zurzolo, al Comitato di Redazione di Rai News 24.

Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi

Continua ad aggravarsi il bilancio dei due terremoti che in meno di un minuto hanno colpito il Venezuela. Le segnalazioni di persone disperse hanno superato quota 25 mila. I morti accertati sono 164 e i feriti quasi mille.

Online un sito per localizzare gli scomparsi del terremoto

Un gruppo di venezuelani ha aperto un sito internet (ww.desaparecidosterremotovenezuela.com) per aiutare le famiglie a rintracciare i propri cari dispersi dopo le violente scosse di terremoto, che hanno provocando anche gravi interruzioni delle comunicazioni. Il portale consente ai cittadini di segnalare parenti e amici con cui hanno perso i contatti e di comunicare quando una persona viene ritrovata sana e salva.

Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
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Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
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Terremoto in Venezuela, oltre 25 mila i dispersi
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Il Fondo monetario internazionale stanzia 200 milioni

La presidente ad interim Delcy Rodriguez ha annunciato che il Fondo monetario internazionale ha stanziato 200 milioni di dollari per «ricostruire infrastrutture, ospedali e le case di coloro che hanno perso la propria abitazione» e che sono state disposte linee di credito per coloro che a causa degli eventi sismici hanno perso la loro principale attività economica.

L’appello dell’ex presidente Maduro dagli Stati Uniti

In un messaggio diffuso sui social media da New York, dove è detenuto assieme alla moglie Cilia Flores in un carcere federale con accuse di narcotraffico e uso di armi, l’ex presidente Nicolas Maduro ha lanciato un appello all’unità nazionale, invocando anche «serenità e amore concreto» per «aiutare, proteggere, condividere, rialzare e ricostruire» dopo il terremoto: «Che nessuno resti solo, che ogni comunità si prenda cura dei propri bambini, dei propri anziani e dei propri malati e che tutti accompagnino il lavoro delle squadre di soccorso, della polizia, delle forze armate, della protezione civile, dei vigili del fuoco, dei lavoratori e dei volontari».

La Cassazione conferma la condanna a 24 anni per Alessia Pifferi

I giudici della prima corte penale di Cassazione hanno rigettato i ricorsi presentati dalla procura generale di Milano e dall’avvocato difensore di Alessia Pifferi, rendendo pertanto definitiva la condanna a 24 anni inflitta nel processo di appello alla donna, che nel 2022 lasciò morire di stenti la figlia di 18 mesi, abbandonandola in casa per sei giorni.

La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo

La sentenza di secondo grado aveva cancellato l’ergastolo, portando la condanna a 24 anni. Pifferi – tramite il suo legale – aveva fatto ricorso puntando a «una diversa quantificazione della pena e a una diversa qualificazione giuridica del fatto, ossia la morte in conseguenza di abbandono del minore». La procura generale di Milano chiedeva un appello bis per non riconoscere le attenuanti generiche, sostenendo che «le condizioni psichiche dell’imputata non hanno minimamente inciso sulla sua capacità di intendere e volere», dunque per una pena più severa.