Il Giro della Campania di dimentica di Antonio landi

di Carmine Landi

Il ritorno del Giro della Campania di ciclismo rappresenta una bella notizia per gli appassionati e per la storia sportiva della nostra regione. Proprio per questo, però, non posso nascondere un certo disappunto nel constatare che, nel raccontare questa importante manifestazione, non sia stato ricordato Antonio Landi, ex ciclista campano che ha scritto una pagina significativa del ciclismo dilettantistico della nostra terra. Mio padre Antonio, oggi 96enne, è ancora vivente e rappresenta una memoria preziosa del ciclismo campano. Da dilettante ha conquistato circa 70 vittorie, un numero che testimonia una carriera sportiva di assoluto rilievo e che, a mio avviso, avrebbe meritato almeno una citazione in occasione del ritorno di una manifestazione così legata alla storia ciclistica della Campania. Non si tratta soltanto di ricordare un atleta e le sue vittorie. Si tratta di riconoscere una parte della memoria sportiva regionale, quella di una generazione di corridori che ha dato passione, sacrifici e prestigio al ciclismo campano in anni in cui questo sport aveva un valore e una partecipazione popolare straordinari. Antonio Landi è ancora qui, a 96 anni, e potrebbe raccontare personalmente quella storia. È anche per questo che il suo mancato ricordo lascia un po’ di amarezza. Mi auguro che, nel celebrare il ritorno del Giro della Campania, ci sia spazio anche per chi, prima di noi, ha contribuito con le proprie imprese a costruire la storia del ciclismo della nostra regione. Perché la storia dello sport non dovrebbe ricordare soltanto le manifestazioni che ritornano, ma anche gli uomini che, con le loro vittorie, hanno contribuito a renderla grande.

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L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa

Anche la Cina ha paura dell’intelligenza artificiale. Non abbastanza, però, da togliere il piede dall’acceleratore. Mentre Anthropic e una parte della Silicon Valley chiedono di moderare lo sviluppo dei modelli più potenti, Pechino prepara regole più severe, rafforza i controlli e allarga il perimetro dei rischi. Ma respinge l’idea che la sicurezza debba tradursi in una frenata. Dietro gli allarmi americani vede anche una strategia industriale: conservare il vantaggio degli Stati Uniti, chiudere alla Cina l’accesso ai chip e alle tecnologie più avanzate, per poi negoziare da una posizione di forza.

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Xi Jinping (Ansa).

I sospetti e le accuse di Pechino

La risposta ufficiale segue questa linea. Per Pechino l’IA deve restare «sicura e controllabile», subordinata alle decisioni umane e sorvegliata lungo tutto il suo ciclo di vita. Non deve però diventare monopolio di poche aziende o di un solo Paese. A parole, Xi Jinping propone un ecosistema aperto, accessibile e governato in sedi multilaterali, come confermato anche durante il vertice dei BRICS. Allo stesso tempo, la Cina accusa Washington di estendere arbitrariamente il concetto di sicurezza nazionale per contenere la crescita tecnologica cinese. Gli appelli di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, arrivano forse dal messaggero meno adatto: la stessa azienda che denuncia i rischi dei modelli di frontiera sostiene restrizioni ancora più dure sulle tecnologie disponibili alla Repubblica popolare.

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Dario Amodei (Ansa).

La tenuta del regime preoccupa più dell’apocalisse algoritmica

Il sospetto politico non cancella la preoccupazione. Nei giorni scorsi Chen Yixin, ministro della Sicurezza dello Stato e capo dell’intelligence civile, ha indicato nell’IA una possibile minaccia alla stabilità politica, alle infrastrutture critiche e allo stesso potere del Partito comunista. «Attori ostili potrebbero usarla per penetrare le reti, manipolare l’informazione, interferire con le istituzioni e colpire il sistema ideologico». Il linguaggio resta quello della sicurezza nazionale, più attento alla tenuta del regime che all’apocalisse algoritmica immaginata in alcuni laboratori californiani. Eppure il salto è evidente: il pericolo non riguarda più soltanto ciò che una macchina può dire, ma ciò che può fare. Il dibattito interno si sta orientando di conseguenza. Ai timori tradizionali – contenuti incontrollati, disinformazione, stabilità sociale – si aggiungono agenti autonomi, cyberattacchi, impieghi in ambito biologico e nucleare, perdita di controllo operativo. Ricercatori e centri di analisi discutono di sistemi capaci di aggirare le protezioni, uscire dagli ambienti di prova e agire nel mondo reale. Anche l’automazione del lavoro preoccupa: in un’economia rallentata, con milioni di nuovi laureati e una vasta occupazione manifatturiera e nei servizi, la sostituzione di massa non è una previsione astratta, ma un rischio politico. Le polemiche dei tassisti contro l’espansione dei robotaxi a Wuhan e la recente sentenza di Hangzhou contraria al licenziamento di un dipendente sostituito dall’IA hanno mostrato quanto rapidamente l’automazione possa diventare una questione di occupazione e stabilità sociale.

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La World Robot Conference di Pechino (Ansa).

Il controllore ultimo resta lo Stato

Pechino non arriva impreparata. Già dal 2023 i servizi di IA generativa rivolti al pubblico devono rispettare i «valori fondamentali socialisti», evitare contenuti contrari alla sicurezza nazionale, registrare gli algoritmi e, nei casi previsti, superare valutazioni preventive. Da settembre 2025 è operativo un sistema di etichettatura dei contenuti artificiali. Le disposizioni più recenti impongono agli sviluppatori di agenti di proteggersi dall’avvelenamento dei dati, dalla manipolazione degli algoritmi e dalle vulnerabilità, oltre a individuare, interrompere e correggere comportamenti impropri. Gli utenti devono sapere quando una decisione è stata assunta autonomamente e conservare l’ultima parola. Il nuovo Quadro per la governance della sicurezza dell’IA, entrato in vigore a maggio, amplia drasticamente lo spazio dedicato agli agenti e all’IA incorporata. È inoltre in preparazione uno standard nazionale obbligatorio sulla sicurezza degli agenti, indicato dagli analisti di Concordia AI come il primo del genere. La formula politica è ormai definita: «Sviluppo prioritario, sicurezza come linea di fondo». Che cosa significa in pratica? Tracciabilità dei processi, dati confinati, test esterni e possibilità di arrestare le operazioni rischiose, ma nessun supervisore indipendente installato nei laboratori sul modello proposto da Anthropic. Il controllore ultimo resta lo Stato. D’altronde, il Partito comunista possiede strumenti coercitivi che Washington non può esercitare sulle proprie Big Tech con la stessa rapidità. Può rinviare il lancio di prodotti, imporre standard e coordinare aziende, università e apparati di sicurezza. Ma l’obiettivo non è soltanto ridurre il rischio. Le norme sui contenuti proteggono il monopolio politico del Partito, quelle sui dati rafforzano la sovranità digitale, gli standard tecnici possono diventare leve industriali e geopolitiche.

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Un robot (Ansa).

La sfida con gli Usa e l’obiettivo dell’autosufficienza

L’accento sulla sicurezza non frena la penetrazione dell’IA nell’economia reale. Il programma “AI Plus” ne incentiva l’applicazione in manifattura, robotica, logistica, energia, sanità, istruzione e servizi pubblici. Pechino ritiene che il proprio vantaggio non risieda necessariamente nel dotarsi del primo modello capace di superare tutti gli altri, ma nella possibilità di applicare sistemi abbastanza potenti a una base industriale molto vasta. Le fabbriche intelligenti, le reti energetiche, gli ospedali, i veicoli autonomi e persino i giocattoli connessi producono applicazioni e dati con cui affinare ulteriormente i modelli. Washington conserva il primato nei chip più avanzati e in diversi sistemi di frontiera. La Cina prova a compensarlo con efficienza, scala produttiva e velocità di diffusione. I modelli open-weight sono parte della strategia. Possono essere scaricati, adattati e installati su infrastrutture locali, offrendo alle imprese un’alternativa più economica ai servizi chiusi americani. Facilitano l’esame delle vulnerabilità e l’impiego difensivo, ma permettono anche di rimuovere le salvaguardie e redistribuire capacità pericolose. Pechino accetta questa contraddizione perché l’apertura aiuta i suoi campioni a conquistare sviluppatori, mercati emergenti e influenza sugli standard globali. Le restrizioni americane sul calcolo avanzato, nel frattempo, accelerano gli investimenti nei semiconduttori nazionali e rendono l’autosufficienza una priorità politica.

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Donald Trump (Imagoeconomica).

Lo scontro sulla distillazione

Un altro fronte è la distillazione, la tecnica con cui un modello più piccolo apprende dalle risposte di uno più potente. Le autorità americane accusano aziende cinesi, tra cui DeepSeek, Moonshot, Alibaba e MiniMax, di avere interrogato su scala industriale Claude, ChatGPT, Gemini e Grok per trasferirne capacità nei propri sistemi, violando le condizioni d’uso e aggirando almeno nello spirito i controlli tecnologici. Per Washington non è semplice apprendimento competitivo, ma appropriazione di un vantaggio costato miliardi, con possibili conseguenze sulla sicurezza nazionale. Pechino rovescia l’accusa: la distillazione è una pratica diffusa in tutta l’industria e gli Stati Uniti la trasformano in minaccia soltanto quando permette alle aziende cinesi di recuperare terreno. Dopo i chip e la potenza di calcolo, sostiene la narrativa ufficiale, Washington cerca così di chiudere anche l’accesso ai modelli, saldando gli interessi delle Big Tech alla difesa dell’egemonia americana.

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Le principali app di intelligenza artificiale (foto Unsplash).

Gli effetti collaterali di una frenata

Il tema sarà al centro dell’agenda del vertice tra Xi e Trump, in calendario per il 24 settembre alla Casa Bianca. I due contendenti riconoscono molti degli stessi pericoli legati all’IA, ma li osservano attraverso lo specchio della competizione. La Casa Bianca teme che una pausa unilaterale consegni un vantaggio strategico cruciale a Pechino. La Cina teme che una pausa negoziata dagli americani congeli la superiorità di Washington. Entrambe le potenze chiedono controlli e continuano ad accelerare, entrambe descrivono le proprie restrizioni come difensive e quelle del rivale come strumenti di dominio. Un dialogo resta possibile (oltre che auspicabile) su incidenti informatici, sistemi militari e perdita di controllo. Ma l’IA è ormai considerata un’arma troppo strategica per rischiare di lasciare il primato al rivale. Per non perdere il passo, è difficile immaginare che Xi e Trump decidano di smettere di correre.

Inter ricorda Mazzola, leggenda e “bandiera eterna”

“La voglia di ricordare si mischia con il pudore: quanto è difficile trovare le parole migliori per salutare chi ha scritto la storia in maniera indelebile e senza precedenti”, si apre così il lungo ricordo dell’Inter per Sandro Mazzola, scomparso all’età di 83 anni, uno dei miti della Grande Inter. Un ricordo che ripercorre tutti i passi della carriera della bandiera nerazzurra perché Sandro Mazzola “è stato la storia dell’Inter: ci è entrato da ragazzino e non ci è più uscito”. Dal “fardello pesante sulle spalle” del ricordo eterno del padre Valentino perso nella strage di Superga. All’epoca Sandro aveva poco più di sei anni. Ma il calcio era nel destino della famiglia Mazzola. Fin da bambino, all’età di otto anni, Sandro vestì la maglia dell’Inter. Anni a imparare il calcio, poi l’epica Juventus-Inter del 10 giugno 1961 quando Moratti ed Herrera per protesta schierarono la Primavera, c’era anche Sandro Mazzola e arrivò il primo gol a soli 18 anni su rigore. Un chiaro segnale di quello che sarebbe poi stato. Sotto la guida di Helenio Herrera, Sandro Mazzola scrisse pagine indelebili di sport. Bandiera e idolo di una squadra irraggiungibile, fatta di grandi campioni e incredibili successi. Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Peirò, Suárez, Corso e la filastrocca che riempie ricordi e cuori dei tifosi nerazzurri. Mazzola era l’emblema della Grande Inter. Il primo grande successo in Coppa dei Campioni contro il Real Madrid nel ’64 porta la sua firma. Conquistò “quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni, 2 Coppe Intercontinentali, il titolo di capocannoniere in Serie A (nel 1965 con 17 gol) e in Coppa dei campioni (7 gol nel 1964). Secondo nel Pallone d’Oro 1971 dietro a Johan Cruyff”, ricorda l’Inter. Abbandonati gli scarpini intraprese la carriera da dirigente e direttore sportivo con il colpo più celebre Ronaldo il fenomeno – convinto di vestire la maglia della Beneamata proprio da Mazzola e Moratti – che solo ieri ha festeggiato i 50 anni. Una vita con la maglia dell’Inter, per il bene dell’Inter, per amore di quei colori che ha contribuito a rendere grandi. “Aveva un solo, ultimo, desiderio – ricorda l’Inter -: ‘Essere ricordato come un bravo uomo, che se la gioca anche quando è impossibile vincere, come in quel 9-1’.

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Salerno. Rinasce Centro Agroalimentare

di Erika Noschese

Un nuovo volto per il Centro Agroalimentare di Salerno. È stato inaugurato ieri mattina il rinnovato polo di via Mecio Gracco, al termine di un importante intervento di riqualificazione che ha interessato il mercato ittico, quello ortofrutticolo, la palazzina servizi, le infrastrutture energetiche e gli spazi esterni. Un progetto che punta a trasformare il Centro in una struttura più moderna, funzionale, sicura e sostenibile, attraverso interventi che hanno riguardato energia, logistica, accessibilità, sicurezza ed efficienza. L’intervento ha un valore complessivo di 9,85 milioni di euro, mentre nel corso dell’inaugurazione gli amministratori hanno parlato di un investimento complessivo di circa 11 milioni. I lavori hanno consentito di intervenire in maniera coordinata sulle diverse aree del Centro, con l’obiettivo di migliorare le condizioni di lavoro degli operatori e rendere più efficienti le attività commerciali e logistiche. Tra le principali novità c’è la delocalizzazione e rifunzionalizzazione del mercato ittico. Circa 3mila metri quadrati al piano terra sono stati completamente riorganizzati, con 14 nuovi stand rinnovati e riconfigurati, due nuovi soppalchi da circa 500 metri quadrati ciascuno, per un totale di circa mille metri quadrati, oltre a nuovi uffici, spogliatoi e servizi igienici a disposizione dei concessionari. L’intervento ha previsto anche 435 metri quadrati di nuove banchine, 16 pedane di carico e nuove rampe di accesso sui lati est e ovest, con l’obiettivo di rendere più ordinate e sicure le operazioni di carico e scarico delle merci. Importanti lavori hanno interessato anche il mercato ortofrutticolo. La galleria, per una superficie di circa 2.770 metri quadrati, è stata riqualificata attraverso il rifacimento della pavimentazione e della segnaletica, il rinnovo dei servizi igienici, il miglioramento del sistema di raccolta delle acque e la realizzazione di una rete di protezione antipiccioni. Un capitolo significativo riguarda le nuove coperture: sono stati realizzati complessivamente 1.435 metri quadrati di nuove tettoie, di cui 650 metri quadrati a servizio del mercato ortofrutticolo e 785 metri quadrati per quello ittico. Strutture pensate per migliorare le condizioni operative e garantire una maggiore protezione a merci, operatori e attività. È stata inoltre recuperata la palazzina servizi, precedentemente inutilizzata. I lavori hanno interessato 870 metri quadrati, trasformati in spazi funzionali con nuove sale operative e tecniche, servizi, sala ghiaccio, bar, uffici e sala riunioni. Sul fronte energetico, l’edificio ha raggiunto la classe di efficienza A4, la più alta prevista dalla classificazione energetica. L’accessibilità è stata inoltre migliorata attraverso la realizzazione di un ascensore e di rampe dedicate alle persone con ridotta mobilità. Grande attenzione è stata riservata anche alla sostenibilità. Il Centro dispone ora di nuovi impianti fotovoltaici per una potenza complessiva di 175 kWp e di un sistema di accumulo da 215 kWh. Una dotazione che consente alla struttura di produrre una quota significativa della propria energia, avvicinandola a una condizione di quasi autosufficienza energetica. Sono stati inoltre installati 575 nuovi apparecchi a Led nelle aree pubbliche esterne, nelle pensiline e nelle gallerie dell’ortofrutta e dell’ittico. Riqualificati anche gli spazi esterni, con 8.600 metri quadrati di pavimentazioni bituminose interessate dagli interventi, 1.115 metri quadrati di nuovo parcheggio e una nuova organizzazione della viabilità e delle aree di sosta, accompagnata da nuova segnaletica. Sul fronte della sicurezza, uno degli aspetti maggiormente sottolineati durante l’inaugurazione, sono state installate 51 nuove telecamere, integrate con il sistema di videosorveglianza esistente. Sono inoltre presenti sette varchi controllati e sette telecamere per la lettura automatica delle targhe. Un sistema che punta a garantire un controllo più puntuale degli accessi e una supervisione complessiva delle attività del Centro. A completare la trasformazione c’è la digitalizzazione dei servizi. Una piattaforma digitale mette in collegamento produttori, operatori, acquirenti e servizi logistici, con funzionalità accessibili anche attraverso una Web App. Sono previste vetrine online dedicate ai concessionari, servizi di e-commerce, gestione digitale delle attività, prenotazione dei servizi logistici e possibilità di effettuare e monitorare online richieste di intervento e manutenzione. A sottolineare l’importanza dell’intervento è stato l’assessore Dario Loffredo. «Oggi è un giorno importante – ha spiegato –. Questo è stato un lavoro realizzato in un anno e mezzo, con un investimento di 11 milioni di euro, nell’ambito di un progetto vinto da Invitalia. Dobbiamo ringraziare i tecnici, il direttore del Suap e tutti i collaboratori, oltre alla caparbietà del sindaco che, dopo vent’anni, ha voluto che il Centro agroalimentare, sia per quanto riguarda l’ortofrutta sia per l’ittico, avesse una nuova veste e soprattutto un nuovo futuro». Loffredo ha richiamato in particolare gli interventi sulle coperture, sull’efficientamento energetico, sulla pavimentazione e sugli uffici, ma soprattutto il potenziamento della sicurezza. «È stata affrontata una questione che ci veniva richiesta a gran voce. Oggi ci sarà un ingresso dedicato sia all’ortofrutta sia all’ittico, con la lettura automatica delle targhe che sarà obbligatoria», ha aggiunto. Per Loffredo si tratta di «un intervento serio e a tutto tondo», in attesa di completare anche il progetto del polo fieristico. «Ora i lavoratori di questo comparto, che rappresenta una realtà importante della città, possono operare in condizioni adeguate», ha concluso. Sulla stessa linea il sindaco Vincenzo De Luca, che ha ricordato il rischio di perdere le risorse destinate al progetto. «È stato un intervento molto importante, realizzato grazie a un finanziamento di 11 milioni di euro di fondi PNRR che stavano per essere perduti. Il merito di questo lavoro è tutto dei dirigenti attuali del mercato e di coloro che hanno seguito questa vicenda, perché abbiamo davvero rischiato di perdere queste risorse». Il nuovo Centro, secondo De Luca, rappresenta anche un passaggio strategico in vista della futura trasformazione dell’area. «L’intervento di riqualificazione del polo agroalimentare consente di superare il vecchio mercato e di trasferire qui l’attività del mercato ittico. Ci permette inoltre di utilizzare l’area dell’attuale mercato ittico insieme a un’altra area messa a disposizione dalla zona Asi per realizzare un polo fieristico di medie dimensioni». Una struttura che, nelle intenzioni dell’amministrazione, potrà diventare un punto di riferimento anche per l’artigianato, la moda e le produzioni di qualità. «È un intervento moderno, dotato di servizi digitali, sistemi di risparmio energetico e pannelli solari», ha evidenziato De Luca, ricordando il percorso compiuto dal mercato ortofrutticolo, che in passato si trovava sulla Lungoirno, in via Irno, in pieno contesto urbano. Tra i prossimi obiettivi figura anche la realizzazione di una palazzina richiesta dall’Istituto Zooprofilattico per il controllo dei prodotti alimentari e ittici. «Questo sarà un servizio unico nella nostra regione – ha spiegato il sindaco –. Avremo quindi la certezza della qualità dei prodotti e controlli alimentari davvero aggiornati». Il nuovo Centro Agroalimentare si candida così a diventare non soltanto uno spazio rinnovato per il commercio ortofrutticolo e ittico, ma un’infrastruttura strategica per l’economia cittadina, attraverso una combinazione di logistica, servizi, sicurezza, sostenibilità e innovazione digitale. La giornata di inaugurazioni è proseguita nel pomeriggio nella zona orientale della città, dove a Mercatello è stato inaugurato un nuovo campo da basket. Alla cerimonia ha partecipato il sindaco Vincenzo De Luca, che ha evidenziato il progressivo potenziamento della rete degli impianti sportivi cittadini. «È un bellissimo campo da basket, stiamo completando un po’ la rete di impianti sportivi», ha dichiarato De Luca. Il programma per la zona prevede anche la realizzazione di un pattinodromo e di un campo da tennis, mentre proseguono i lavori per il polo sportivo in corso di realizzazione al Parco d’Agostino. Il sindaco ha indicato come obiettivo il completamento del polo sportivo entro ottobre-novembre, sottolineando l’intenzione di ampliare ulteriormente la dotazione di strutture a disposizione della città. Nel quadro complessivo rientrano anche il nuovo Arechi, il Palazzetto dello Sport e il Volpe. «Credo che Salerno sarà una delle città più dotate di impiantistica sportiva. Quando completeremo il nuovo Arechi, il Palazzetto dello Sport e il Volpe avremo davvero una dotazione di livello europeo», ha affermato De Luca. Il primo cittadino ha quindi sottolineato la funzione sociale degli impianti sportivi, soprattutto nei quartieri, evidenziando come lo sport possa offrire ai giovani occasioni di aggregazione e di incontro. L’amministrazione intende inoltre affidare la gestione delle strutture attraverso bandi pubblici, in collaborazione con le federazioni sportive, e favorire il coinvolgimento delle scuole, consentendo agli istituti che non dispongono di palestre adeguate di utilizzare gli impianti cittadini.

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Salerno. Casino sociale, l’appello di Gravagnuolo

Il Circolo Casino Sociale,nasce nel 1852,in via delle Botteghelle nel palazzo del Pezzo. Il teatro Verdi è del 1872. Il Casino Sociale è quindi più antico del teatro. Le sale sono: sala Rossa, sala Barocca, sala degli Stemmi, Peristilio,sala Carrara,sala del Biliardo, Giardino d’ Inverno. Lo stile delle sale si rifà al Barocco,al secondo impero francese, al Rocaille, alla Domus Romane(vedi Peristilio). Gli affreschi sono del D’Agostino e il soffitto della sala Rossa è una pittura dell’ Autori ello e rappresenta la Danza delle Ore. Bellissima è la sala Barocca, dove la presenza degli specchi crea una dilatazione degli spazi. La sala degli Stemmi rappresenta la nobiltà Salernitana, la sala Carrara è dedicata al primo presidente del circolo. Per 140 anni le famiglie prestigiose salernitane hanno frequentato il Circolo. Dagli anni 90 del 900 il Circolo si è evoluto, tutte le associazioni Salernitane hanno avuto la possibilità di frequentare le sale gratuitamente dalle ore 18 alle ore 21. Il Circolo il giovedì mattina ha accolto i matrimoni civili del Comune di Salerno. Tutte le grandi manifestazioni indette dal Comune di Salerno hanno avuto ospitalità al Circolo. Questa formula è stata vincente con uno spirito di inclusione nella tradizione storica di Salerno. Dai 720 soci degli anni 90 il Circolo ha perso nel tempo circa 600 soci, questo ha portato alla sua chiusura per problemi finanziari. Il prossimo futuro deve basarsi sulla formula vincente degli anni 90 che è stata efficiente. Bisogna costituire un ente di gestione, capace di restituire le bellissime sale alla associazione della città. Ente composto da poche persone serie e competenti. Il sottoscritto ha avuto l’ onore di aver ricoperto la carica di Presidente per due volte, in epoche diverse. Adolfo Gravagnuolo

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Vietri, il successo di Gusta Marina

Prosegue con successo la seconda edizione di Gusta Marina che si svolge nella frazione Marina di Vietri sul Mare fino al 20 settembre 2026. Piazza Mons. Attilio Della Porta è la location che ospita ogni sera i numerosi stand che propongono il meglio della cucina locale per celebrare i profumi e le eccellenze gastronomiche del territorio, tra piatti di mare e le delizie della pasticceria e della gelateria nostrana. Il festival dello street food di mare è organizzato dalla Pro Loco di Vietri sul Mare con il patrocinio del Comune di Vietri sul Mare, la preziosa collaborazione delle associazioni Ristoratori di Vietri sul Mare, Vivere Vietri e Commercianti di Vietri sul Mare ed il supporto de La Fonte di Enzo Benincasa, Famiglia Pagano Vini 1968, F Auto, Amalfitana Viaggi, Studio Odontoiatrico Dott. Russo & Dott.ssa Marika Torricella, Colliery green srl, La Badia Group, Antica Ceramica Avallone, Restyling Car, Eco Coast, Klaus, Hotel Bristol, Vietri Rent, Studio Gaeta & Associati, Nobile Pomodori, Cattolica Assicurazioni, CP Fire, Santoro Grafiche, Creative HUB. L’eccellente offerta gastronomica è proposta da: Il Risorgimento (lagane ceci e cozze), Alla Zeppola Dorata (zeppola fritta), Ristorante Pascalò (spaghetti alla variante di colatura d’alici), Ristorante Pizzeria Antica Bagnara (dunderi con farina di ceci e cozze), Ristorante Benvenuti a Bordo (panino con polpo alla Luciana), Ristorante Dal Pescatore (tubetti con ricciola e la bottarga ai profumi della Divina), Arca Restaurant (gnocchi alla genovese di tonno), Acqua Pazza Gourmet (panino con alici salate, pomodorini e formaggio fuso), Pizzeria I Due Fratelli (pizza e panuozzo ai sapori di mare), Ristorante Pizzeria Vetus (cuoppo di mare con calamari e alici), Ristorante Acqua Marina (risotto alla pescatora), Due Rive (arrosticini di polpo alla brace e bombette di pesce spada alla brace), Accurso Eventi (paella). Al dolce ci pensano l’Eco del Mare Bar Gelateria (dolci monoporzione) e Alla Zeppola Dorata (zeppola fritta). Per l’area beverage saranno disponibili gli stand de La Fonte (birra, bibite ed acqua), Famiglia Pagano Vini 1968 (Falanghina Dop Irpinia “I Ponti”, Greco di Tufo Docg “I Tufi”, Fiano di Avellino Docg “Le Pietre”, Coda di Volpe Dop Irpinia “I Venti”, Aglianico Dop Irpinia “Le Foglie”) ed i cocktails di Roda Bar. Non manca neanche stavolta l’intrattenimento: ogni sera ci sarà un appuntamento live music. La chiusura col botto è prevista sabato 19 settembre con Arte in Movimento – Musical Show, Mixed by Erry e domenica 20 settembre con Mamma Mia! Italian Dance Party.

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Gambino: «Atrani, nuovo riconoscimento per l’eccellenza della Costiera Amalfitana»

«L’inserimento di Atrani tra le migliori spiagge d’Italia da parte della prestigiosa rivista internazionale Condé Nast Traveller rappresenta un ulteriore attestato di stima e conferma l’inestimabile valore del patrimonio paesaggistico, culturale e turistico della Costiera Amalfitana».

 

Lo dichiara l’europarlamentare Alberico Gambino, commentando il riconoscimento assegnato al piccolo borgo costiero.

 

Questo straordinario risultato, che segue di poche settimane l’analogo riconoscimento ottenuto da Praiano, non è casuale: premia il lavoro fondato sulle buone pratiche e sulla promozione del territorio, portato avanti con visione e determinazione.

La presenza di Atrani, insieme ad altre località delle costiere sorrentina, amalfitana e cilentana, conferma ancora una volta la straordinaria capacità attrattiva della Campania. Un dato che si accompagna alle azioni del Governo Meloni, che ha restituito al comparto turistico e alberghiero la dignità di pilastro strategico dell’economia nazionale, come certificano i risultati raggiunti.

Nel corso di questa estate l’Italia si è confermata regina del turismo europeo, superando Spagna e Francia. Nel solo mese di luglio è stato registrato un milione di arrivi in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita particolarmente significativa della componente straniera, pari al 6%.

 

Occorre, naturalmente, continuare a lavorare sul fronte della mobilità, affinché diventi pienamente sostenibile, efficiente e accessibile. Soltanto così sarà possibile accorciare le distanze, migliorare l’esperienza dei visitatori e moltiplicare le opportunità per le comunità locali.

La promozione dei percorsi e dei borghi meno esposti ai grandi flussi, unita alla valorizzazione del brand della Costiera, rappresenta la chiave per distribuire le presenze turistiche durante tutto l’anno, contrastare la stagionalità e rendere il comparto sempre più competitivo.

Il riconoscimento attribuito ad Atrani è, dunque, motivo di orgoglio per l’intero territorio e uno stimolo a proseguire lungo la strada della qualità, della sostenibilità e della valorizzazione delle nostre eccellenze.

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De Luca: Bonelli, il portaseccia

“Dobbiamo prepararci a mesi davvero critici per la vita politica del nostro Paese, fra demagogia da una parte e assoluta inconsistenza programmatica e credibilità dell’opposizione”. Lo ha detto il sindaco di SALERNO Vincenzo De Luca nella sua consueta trasmissione settimanale, commentando il quadro politico nazionale.?Secondo De Luca, l’opposizione sarebbe riuscita “a far dimenticare perfino giganti della politica come Lollobrigida”, riferendosi al ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste. Il sindaco ha ironizzato anche sulla denominazione del ministero e sull’acronimo Masaf. “In tutti i Paesi il ministero si chiama Ministero dell’Agricoltura, da noi Ministero della Sovranità alimentare”, ha detto.?De Luca ha poi criticato l’immagine proposta dal centrosinistra, richiamando una fotografia di alcuni leader della coalizione in un ristorante e accostandola ironicamente alla storica conferenza di Yalta. Nel mirino è finito in particolare Angelo Bonelli. “Bonelli è il salice piangente della politica italiana”, ha affermato De Luca, aggiungendo, con una battuta, che il suo nome sarebbe associato a un “portaseccia” in napoletano e a un “portasfiga” in romanesco.”Bonelli è uno dei produttori di depressione nazionale”, ha proseguito il sindaco, secondo cui questa sarebbe l’immagine con cui si presenta oggi l’opposizione. “Sarà una lotta titanica fra i Bonelli e i Lollobrigida. Siamo un Paese infelice”, ha concluso De Luca. “Sarà dura nei prossimi mesi

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Short Movie: La mia amica bloccata nel soffitto

La mia amica bloccata nel soffitto

Dichiarare il proprio amore alla migliore amica non è mai semplice. Diventa ancora più complicato se, nel momento decisivo, la ragazza in questione finisce letteralmente incollata al soffitto.

È la premessa di My Best Friend Is Stuck on the Ceiling, cortometraggio australiano del 2015 scritto e diretto da Matt Vesely, una piccola commedia romantica che usa un espediente fantascientifico per raccontare con ironia l’imbarazzo, le aspettative e i rischi di un’amicizia che per uno dei due protagonisti è diventata qualcosa di più. Connor è innamorato in segreto della sua migliore amica Rach e, per il suo compleanno, le ha procurato un regalo decisamente fuori dal comune. Dovrebbe essere l’occasione perfetta per dichiararsi, ma... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 19 settembre 2026 - articolo di S*

Cosmi: Dobbiamo crederci in maniera quasi disperata

SALERNO – Terza partita in otto giorni per la Salernitana. Dopo la vittoria contro il Po- tenza e il pareggio di Barletta, i granata ospiteranno stasera (ore 20:30) il Giugliano allo stadio Arechi. Mister Serse Cosmi (nella foto di Gambar- della) presenta così la sfida: “Si conclude questo ciclo di tre partite in una settimana, iniziato benissimo con il suc- cesso contro il Potenza e pro- seguito poi con il pareggio di Barletta che ha lasciato un pizzico di rammarico per il ri- sultato ma la prestazione è stata in linea con quelle che erano le aspettative. Adesso abbiamo messo alle spalle la gara di martedì, così come avevamo fatto con quella contro il Potenza, e ci aspetta una partita tutt’altro che semplice. Se qualcuno do- mani pensa di venire allo sta- dio e vedere una partita facile fa un grande errore. È chiaro che abbiamo la possibilità di vincere con tute le squadre ma in gare come quelle di do- mani bisogna mettere ancora più attenzione, coraggio e bi- sogna saper lottare perché tutti i nostri avversari che vengono a Salerno vogliono fare bella figura e ottenere un risultato positivo. Ci vorrà la miglior Salernitana, non ba- sterà giocare una partita a ritmi bassi per poterla vin- cere, quindi bisognerà alzare il ritmo e fare quello che in

questo momento diamo l’idea di saper fare”. “Il Giu- gliano? Quando le squadre fanno e prendono tanti gol non è mai casuale. Credo che non sarà una partita fatta in eccesso, anche perché di so- lito la terza in una settimana si sente dal punto di vista fi- sico e bisogna saper dosare le energie. Questo vale ovvia- mente sia per noi che per gli avversari. Giochiamo a casa nostra, lunedì vorremmo fe- steggiare San Matteo con se- renità e prepararci poi alla trasferta di Crotone potendo fare una settimana tipo. Il no- stro obiettivo è chiudere que- sto ciclo di tre partite nella miglior maniera possibile  ovvero con una vittoria”. “Da quando esiste il calcio per poter formare un gruppo è necessario un minimo di tempo. Quando dico formare un gruppo intendo non solo da un punto di vista tattico

ma anche sotto l’aspetto dei rapporti tra calciatori. Questa è una cosa che non riguarda solo la Salernitana ma vale in generale per tutti. Ho sempre pensato razionalmente che una volta che avessimo rag- giunto le cose dette prece- dentemente i risultati sarebbero stati migliori. L’empatia del gruppo e lo star bene insieme non sono aspetti banali. I ragazzi si alle- nano con grande serietà e di- sponibilità, mettono più del semplice impegno in campo e questo mi rende fiducioso per il futuro. Non possiamo star qui oggi a pensare ai punti che abbiamo perso, noi dobbiamo pensare ai punti che possiamo fare. Abbiamo intrapreso una strada e dob- biamo perseguirla. Ci sono anche casi rari dove tutto funziona alla perfezione su- bito ma quelle sono ecce- zioni”. Sul rientro di Marco Capuano tra i convocati: “Ca- puano sta meglio, non si è mai allenato con la squadra ma ha chiesto di poter venire in panchina e stare col gruppo. Questo è un altro esempio di come il gruppo si stia amalgamando. Capuano è un giocatore esperto che capisce che in questo mo- mento è fondamentale nello spogliatoio, può aiutare i più giovani per incoraggiarli e ca- ricarli. Se un giocatore decide di voler far parte del gruppo e

di venire in ritiro per me è un motivo di grande soddisfa- zione ed è un esempio posi- tivo che ci fa capire come anche sotto questo aspetto stiamo notevolmente miglio- rando”. Il mister ha quindi concluso: “Il rammarico di martedì sera a fine partita non è stato solo per il risultato perchè so che queste partite alla fine le puoi anche per- dere, ma per aver portato 1500 persone in trasferta e non aver condiviso con loro la vittoria. Questa è stata l’unica punta di dispiacere che ho avuto. I tifosi dimostrano sempre quanto ci tengono alla Salernitana, adesso stanno cominciando anche a credere in questa squadra. Per noi è fondamentale sen- tire, non solo il supporto che qui a Salerno è garantito, che il pubblico crede nel nostro lavoro perché ci trasmette un’energia enorme in più. L’anno scorso piano piano si è creata una bella sinergia, quest’anno ci sono molte più partite e questo è meglio per- ché se riusciamo a creare quest’aspetto confortato dai risultati allora veramente possiamo ambire a qualcosa di importante e che non di- venti un sogno. Sento spesso parlare di sogno ma io credo che abbiamo realmente la possibilità di lottare per i ver- tici, dobbiamo crederci in maniera quasi disperata”.

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Si apre con una vittoria la Serie A della Feldi Eboli

di Franco Ferrucci

Si apre con una vittoria la Serie A 2026/27 della Feldi Eboli, le volpi espugnano il campo dell’Active Network Viterbo con un netto 0-3, al termine di una gara condotta con autorità e impreziosita da una prova solida in entrambe le fasi. Prima sfida dell’anno e subito tre punti per la squadra di mister Luciano Antonelli, nonostante l’assenza dello squalificato capitan Selucio e del lungodegente Venancio. EL ‘CHURRO’ APRE LA STAGIONE Il primo quintetto della stagione è composto da Pietrangelo, Echavarria, Felipinho, Block e Lavrendi. La Feldi parte con grande intensità e nei primi minuti mette subito alla prova Ducci, costretto agli straordinari prima su un ispirato Lavrendi e poi su Felipinho. Anche Echavarria si fa vedere con un diagonale insidioso, mentre l’Active Network prova a rispondere e sfiora la rete con Chino. Superata la metà del primo tempo è ancora Ducci a tenere in partita i padroni di casa, protagonista di una doppia parata miracolosa su Gastaldo. Il muro dell’Active però crolla a cinque minuti dall’intervallo, quando a firmare il primo gol della Serie A 2026/27 è Felipe Echavarria. Il colombiano riparte da dove aveva lasciato, dopo essere stato tra i migliori marcatori della Feldi nella passata stagione: destro potente e imparabile sotto la traversa, Ducci non può nulla e volpi in vantaggio. B&B – Nella ripresa si scatena la premiata ditta Braga-Bertoline. Le volpi trovano subito il raddoppio in apertura di secondo tempo con una grande azione corale della Feldi, con Gastaldo che libera Lucas Braga solo davanti alla porta: il brasiliano deve soltanto appoggiare in rete per lo 0-2. Passano pochi minuti e arriva anche il tris, a firmarlo è Breno Bertoline che trova il suo primo gol con la maglia della Feldi Eboli con una punta precisa che non lascia scampo a Ducci. Nella concitazione successiva alla rete, l’allenatore dell’Active Network viene espulso per proteste. La Feldi continua a spingere e va vicina anche al poker con Ducci che nega la gioia del gol a Lavrendi, mentre poco dopo è un clamoroso doppio palo a impedire a Block di iscriversi al tabellino dei marcatori. Il legno ferma anche Braga qualche minuto più tardi. A sei minuti dalla sirena l’Active Network sceglie la carta del portiere di movimento, cercando di riaprire la partita ma la Feldi difende con ordine e trova anche in Pietrangelo un ultimo baluardo decisivo: il portiere rossoblù si supera su un’azione pericolosa dei padroni di casa e blinda il risultato. La nuova stagione delle volpi comincia dunque con tre punti, una porta inviolata e tanti segnali positivi. Echavarria apre il campionato, Braga e Bertoline completano il tris, i rossoblù partono così con il piede giusto; il miglior modo per inaugurare un nuovo ciclo nella X stagione di Serie A.

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Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica

La mobilità elettrica si sta facendo strada nella quotidianità degli italiani e rappresenta uno dei tasselli della transizione energetica. È in questo contesto che si inserisce la European mobility week, la principale campagna di sensibilizzazione della Commissione europea sulla mobilità urbana, in programma dal 16 al 22 settembre 2026 e dedicata quest’anno al tema Mobility for everyone. Un appuntamento che richiama l’obiettivo di costruire sistemi di trasporto più sostenibili, accessibili e inclusivi.

La situazione in Italia tra punti di ricarica e mercato delle auto elettriche

In Italia la rete di ricarica continua ad ampliarsi. Secondo i dati di Motus-E, al 30 giugno 2026 i punti di ricarica pubblici erano 84.564, con 6.311 nuove installazioni nel solo secondo trimestre e oltre 17 mila nell’arco degli ultimi 12 mesi. La crescita riguarda anche le autostrade, dove le infrastrutture sono salite a 1.516, rispetto alle 1.159 di giugno 2025. Il 59 per cento offre potenze superiori a 150 kW e più della metà delle aree di servizio autostradali dispone ormai di sistemi di ricarica. Parallelamente cresce il mercato delle auto elettriche. A fine agosto il parco circolante italiano di vetture completamente elettriche ha raggiunto 444.863 unità. Nei primi otto mesi dell’anno sono state immatricolate 90.381 Bev, il 68,2 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una quota di mercato salita a circa l’8 per cento.

Enel protagonista della transizione

In questo scenario, Enel è tra i principali protagonisti. Il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo gestisce una rete di circa 28 mila punti di ricarica pubblici distribuiti sul territorio nazionale, dai centri urbani alle principali direttrici extraurbane. Di questi, 5 mila sono stati installati nell’ambito dei bandi Pnrr. Oltre 1.200 nuovi punti veloci ultimati lo scorso giugno si sono aggiunti ai 3.730 completati entro la fine del 2025, rafforzando la presenza in nove regioni, dalla Lombardia alla Sicilia, con particolare attenzione al Mezzogiorno e alle principali aree metropolitane. A questa infrastruttura si affianca la rete ad alta potenza, con oltre 1.800 punti HPC da 100 a 400 kW in più di 500 stazioni. L’impegno comprende anche la mobilità pesante, con due siti dedicati anche agli e-truck a Piacenza e Noceto. Ewiva, controllata del Gruppo Enel, si è inoltre aggiudicata tre lotti del bando Autostrade per l’Italia per nuove stazioni di ricarica da realizzare entro il 2027 lungo alcune delle principali direttrici autostradali. I nuovi siti prevedono anche sistemi di accumulo, pensiline fotovoltaiche, illuminazione intelligente e soluzioni progettate per facilitare l’accesso alle persone con mobilità ridotta.

Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica
Flavio Cattaneo (Enel).

Le soluzioni per una ricarica semplice e integrata

La strategia di Enel, però, non riguarda soltanto il numero delle colonnine. L’obiettivo è costruire un ecosistema che renda l’esperienza di ricarica semplice e integrata. Con Enel on your way, l’app del Gruppo dedicata alla mobilità elettrica, è possibile localizzare i punti disponibili, verificarne in tempo reale lo stato, avviare e interrompere la ricarica, effettuare il pagamento e pianificare gli itinerari. Grazie al roaming interoperabile, l’app consente di accedere a oltre 55 mila punti in Italia e a più di 60 mila complessivamente. La tecnologia Plug&Charge permette invece di iniziare la ricarica collegando direttamente il veicolo alla colonnina abilitata, senza autenticazione manuale, mentre i POS integrati consentono di pagare direttamente con carta. Per la casa, Waybox permette di programmare le ricariche e gestire in maniera intelligente i consumi. A questa si aggiunge Enel Drive, la soluzione che integra veicolo elettrico, tariffa luce dedicata e Waybox con installazione inclusa.

Verso un nuovo modo di muoversi più semplice e accessibile

La prossima sfida sarà accompagnare l’espansione della rete con procedure autorizzative e connessioni alla rete elettrica sempre più rapide, soprattutto nelle aree ancora meno servite. Perché alla crescita del numero di infrastrutture dovrà corrispondere anche una maggiore facilità di utilizzo. Una rete capillare, interoperabile e veloce può contribuire a ridurre le barriere percepite dagli automobilisti e rendere l’auto elettrica una soluzione sempre più concreta per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. È anche questo il senso della European mobility week: fare dell’elettrificazione non soltanto una questione tecnologica, ma un nuovo modo di muoversi, più semplice e accessibile nella vita di tutti i giorni. Un percorso nel quale Enel punta a rafforzare il proprio ruolo attraverso l’espansione della rete, le soluzioni digitali e i servizi dedicati alla ricarica, contribuendo alla trasformazione della mobilità nel quadro della transizione energetica italiana.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere

Come le Presidenziali del 2024, che hanno riconfermato senza sorprese Vladimir Putin, anche le elezioni parlamentari che si concluderanno domenica si svolgono in tempo di guerra. Quella che il Cremlino aveva definito “operazione militare speciale” si è trasformata in un confronto sempre più aspro con l’Occidente e la Nato, con riflessi evidenti in Russia: il sistema politico si è irrigidito ulteriormente, si è ridotto lo spazio per il dissenso, l’architettura putiniana – basata sugli equilibri fra i poteri forti, soprattutto quelli legati all’apparato militare e d’intelligence – è stata puntellata, abbandonando gli elementi meno coesivi. In questa prospettiva il voto rappresenta un ulteriore test per l’intero apparato.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

L’esclusione di Yabloko, unica formazione pacifista

L’esito come sempre è scontato. Dominerà Russia Unita, il partito del presidente, e le formazioni della cosiddetta opposizione sistemica, quella che da decenni è inserita nei meccanismi della cosiddetta democratura, si divideranno le briciole. Sono in corsa nove partiti, tra cui quello comunista di Gennadij Zjuganov, i liberaldemocratici del LDPR, Russia Giusta e il più recente Nuova gente, nato nel 2020. Manca all’appello Yabloko, storica formazione liberale fondata agli inizi degli Anni 90, esclusa di forza dalla corsa perché unico partito apertamente pacifista. Alle scorse elezioni si era fermata a poco più dell’1 per cento. Come nel 2024, dunque, per Putin si tratta di certificare una legittimazione alla quale non ci sono alternative.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Un seggio elettorale a San Pietroburgo (Ansa).

La stabilità garantita dai tecnocrati

Oltre quattro anni di guerra e sanzioni hanno inciso sull’economia russa, pur non conducendola al collasso come molti avevano previsto. Il sistema alla fine ha retto, anzi si è addirittura rafforzato, nonostante i contraccolpi e gli imprevisti del conflitto: la rivolta armata del 2023 orchestrata da Evgeni Prigozhin, dipinta lontano da Mosca come una notte dei lunghi coltelli che avrebbe fatto crollare in quattro e quattr’otto il castello di Vladimir Vladimirovich, è rimasta un episodio isolato che però ha dimostrato quanto Putin fosse saldo in sella, malgrado le faide interne, da sempre presenti all’ombra del Cremlino. Anche l’asse tra potere politico e oligarchia si è stabilizzato, grazie ai tecnocrati che governano la macchina, dal primo ministro Mikhail Mishustin alla governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, passando per Kirill Dmitriev, presidente del fondo sovrano russo e pedina fondamentale per quel che riguarda gli aspetti economici e finanziari nei colloqui fra Mosca e Washington sulla possibile road map verso la pace.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere

Il malcontento non fa calare il consenso al sistema

Non è un caso che, al di là delle urne annacquate, gli elettori russi continuino a esprimere fiducia sia nel premier (64 per cento, secondo i dati attuali del Levada Center) sia nei governatori regionali (67 per cento). Lo stesso Putin – dato in leggera risalita dal 74 al 76 per cento dopo i mesi estivi e le difficoltà che hanno toccato la popolazione tra i blackout di Internet e i droni sulle raffinerie – non sembra soffrire di tutti i mali, di salute e politici, che gli vengono attribuiti in Europa. Certo, per i russi le cose non stanno andando per il meglio. ‘Solo’ il 56 per cento dei cittadini pensa che il Paese stia andando nella direzione giusta, mentre il 27 per cento è convinto che la strada imboccata sia quella sbagliata. Ma l’ipotesi che possano scatenarsi rivolte sociali o politiche è lunare.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

La capacità di adattamento del regime

Allo stato delle cose, la Russia è dunque sostanzialmente stabile. I poteri forti fedeli al presidente si sono adattati alla nuova economia di guerra, che più di rivoluzioni necessita di costanti correzioni periodiche. Anche per questo le elezioni non rappresentano certo uno spartiacque, né per la tenuta del regime, né per gli equilibri che si delineeranno successivamente: certo, rimpasti governativi sono possibili e nemmeno Mishustin è al sicuro. Tanto che, in un ottica di cambiamento, sarebbe già pronto il vice Denis Manturov, più legato all’industria militare. E soprattutto sarà interessante capire se il Cremlino ordinerà una mobilitazione per rafforzare l’esercito o se il conflitto proseguirà sui binari attuali, senza scossoni, né al fronte né in casa. 

Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre

Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Autorità nazionale palestinese, si è fatto avanti affermando di essere la fonte citata nell’articolo di Haaretz che riportava come Benjamin Netanyahu fosse stato avvertito dei piani di Hamas dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed, poco prima del 7 ottobre 2023. L’articolo di Haaretz si basava su alcuni passaggi del libro in uscita Kidnapped: 843 Days of Abandonment, scritto dai giornalisti Shlomi Eldarand e Ruth Yuval.

Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre
Benjamin Netanyahu (Ansa).

L’ammissione in un video pubblicato su Facebook

In un video su Facebook, Abu Zaida ha spiegato di aver svolto all’epoca dei fatti raccontati nel volume il ruolo di intermediario tra Israele e Hamas, trasmettendo agli Emirati e ai servizi di intelligence di Tel Aviv un avvertimento sui piani di Yahya Sinwar (allora leader di Hamas a Gaza) per una grande offensiva: scopo dell’operazione far deragliare gli Accordi di Abramo e gli equilibri in Medio Oriente. Haaretz aveva ipotizzato inizialmente che l’intermediario fosse Mohammed Dahlan, ex leader di Fatah nella Striscia di Gaza, o una persona che agiva per suo conto.

Chi è Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Anp

Esponente di Fatah, il 66enne Abu Zaida è stato ministro per gli Affari dei Detenuti dell’Anp dall’inizio del 2005 a quello del 2006, quando le elezioni legislative palestinesi videro la vittoria di Hamas. Originario di Jabalia e parte di una fazione di Fatah che sostiene Dahlan, nel tempo ha collaborato strettamente con Tel Aviv (nonostante avesse trascorso 12 anni in una prigione dello Stato ebraico) e intrecciato legami con importanti esponenti di Hamas, mantenendo anche contatti regolari con giornalisti israeliani. Au Zaida ha lasciato l’enclave palestinese alla volta dell’Egitto all’inizio della guerra: da allora risiede al Cairo.

Netanyahu, la smentita e l’attacco a Haaretz

L’ufficio di Netanyahu si era affrettato a smentire quanto scritto nel libro e riportato da Haaretz: «Una menzogna totale. Il primo ministro non ha parlato con il presidente degli Emirati durante il periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua». Successivamente lo stesso Netanyahu, ha inviato una lettera di diffida alla testata di sinistra, da sempre una spina nel fianco dell’attuale premier israeliano. Questa la risposta del direttore Aluf Benn: «Non siamo spaventati dalle minacce del primo ministro e dai suoi tentativi di strangolarci finanziariamente. Continueremo a difendere i diritti umani e civili e denunciare le irregolarità e i crimini di guerra del governo».

San Marino Rtv presenta la nuova stagione 2026-2027

San Marino Rtv presenta la nuova stagione televisiva 2026-2027. Un palinsesto profondamente rinnovato che rafforza l’identità del servizio pubblico sammarinese e consolida la presenza dell’emittente nel panorama televisivo italiano e internazionale. La nuova programmazione sarà presentata martedì 29 settembre, dalle ore 11 alle 13, con un evento in diretta realizzato contemporaneamente da due sedi – a San Marino, presso gli studi di San Marino Rtv in Piazza J.F. Kennedy, e a Roma, presso lo studio Roma Montecitorio, in Piazza Montecitorio 116. A condurre l’appuntamento saranno Vittoriana Abate da Roma e Silvia Pelliccioni da San Marino.

I protagonisti della nuova offerta

La stagione segna un ulteriore passaggio nel percorso di trasformazione di Rtv con più produzioni originali, nuovi programmi e nuovi protagonisti, maggiore spazio all’informazione e all’approfondimento, all’attualità, alla cultura, alla musica, allo spettacolo, allo sport e ai grandi eventi. Una squadra ampia e autorevole che vede tra i protagonisti Dario Fabbri, Monica Giandotti, Daniele Ruvinetti (i due su San Marino Rtv conducono assieme il programma Point Break, su attualità nazionale e internazionale, che nelle prime 10 puntate ha ottenuto ottimi ascolti), Giovanni Terzi, Myrta Merlino, Mauro Mazza, Simona Ventura, Red Ronnie, Roberto Giacobbo, Mirko Casadei, Andy Luotto, Fabrizio Maffei, Eraldo Pecci, Senhit, Luciano Onder, Angelica Amodei, Giovanni Anversa, Marco Carrara e Giordano Fatali, insieme ai volti e ai giornalisti di San Marino Rtv.

Rafforzate le aree di informazione, approfondimento e intrattenimento

Il nuovo palinsesto rafforza l’area dell’informazione e dell’approfondimento, con uno sguardo aperto sui principali temi italiani e internazionali, ma anche sulla società, sulla cultura, sull’economia e sui territori. Una programmazione che vuole offrire confronto, pluralismo e libertà, valorizzando al tempo stesso la specificità e l’identità della Repubblica di San Marino. Crescono anche gli spazi dedicati all’intrattenimento, alla musica, allo sport, alla cultura e alla memoria televisiva, con produzioni originali, nuovi format e il coinvolgimento di personalità provenienti da esperienze e linguaggi differenti.

Spazio all’Eurovision per otto mesi

Un capitolo strategico sarà dedicato al mondo Eurovision. Un percorso continuativo accompagnerà il pubblico per otto mesi, dal Junior Eurovision Song Contest di ottobre, passando per Dreaming San Marino Song Contest da ottobre a febbraio, fino alle tre serate del San Marino Song Contest di marzo e all’Eurovision Song Contest di maggio 2027. Una vera filiera editoriale, musicale e produttiva che lega San Marino al più grande evento televisivo musicale internazionale e che accompagnerà il pubblico, senza interruzioni, dall’autunno 2026 alla primavera 2027.

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina

È iniziato alle 14 e terminerà allo stesso orario di domenica 20 settembre il voto online degli iscritti pentastellati sulla “Alleanza per la Costituzione”, in pratica il programma del M5s, che si tiene in concomitanza con la due giorni di Nova a Milano. Il documento, «sintesi politica che tiene conto dei contributi degli oltre 17 mila cittadini coinvolti negli eventi sul territorio», è diviso in 20 aree tematiche, che vanno dalla sanità al lavoro, fino alle pensioni e alle tasse, passando per scuola, ambiente e sicurezza, senza dimenticare l’immigrazione e diritti Lgbt. Tra tutti i punti che il partito di Giuseppe Conte porterà «al tavolo della coalizione» spicca quello al numero 17, dedicato alla guerra. O, meglio, al suo ripudio.

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina
Elly Schlein e, sul maxischermo, Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il punto 17: “L’Italia ripudia la guerra”

Nessuno sconto al Pd, tantomeno giri di parole nell’affrontare il tema più discusso all’interno della coalizione progressista, cioè il sostegno militare a Kyiv. «Cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa nei confronti della guerra in Ucraina. Continuare a inviare armi significa allontanare la pace», si legge al punto 17. E poi: «È necessaria una svolta negoziale che tuteli le ragioni del paese aggredito, con il coinvolgimento dell’intera comunità internazionale». Questa parte del documento ribadisce inoltre i “no” al piano Rearm Eu e all’innalzamento della spesa per la difesa al 5 per cento del Pil in sede Nato. Sì invece al riconoscimento dello Stato della Palestina.

“Bussate” in sala Var, chiesta l’archiviazione per Rocchi e gli altri indagati

La Procura di Monza ha inoltrato all’Ufficio Gip la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulle “bussate” alla sala Var di Lissone, filone dell’indagine sugli arbitri che vedeva indagati per concorso in frode sportiva l’ex designatore Gianluca Rocchi, l’ex supervisore Var Andrea Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Secondo la Procura monzese, dagli atti dell’indagine non sono emerse condotte «di natura fraudolenta» né il «dolo» per l’alterazione dei risultati del campo, ma solo la volontà di «correggere gli errori arbitrali» degli addetti al Var. Ora il fascicolo passerà alla giustizia sportiva, che nei prossimi 60 giorni deciderà se archiviare o procedere.

La spiegazione della Procura di Monza

La Procura di Monza ritiene che la nozione di “atto fraudolento” «non coincida con qualsiasi violazione di una regola sportiva o organizzativa». La frode, viene spiegato, «richiede un quid pluris di artificiosità, inganno, dissimulazione o abuso strumentale idoneo a incidere sul corretto svolgimento della competizione al fine di alterarlo». Altrimenti, «ogni errore arbitrale intenzionale nella sua dimensione decisionale, ogni inosservanza del protocollo Var e persino ogni indebita interlocuzione interna verrebbero automaticamente attratti nell’area penale con una sovrapposizione incompatibile con il principio di offensività tra illecito sportivo, responsabilità tecnica e delitto».

L’archiviazione per il filone delle designazioni

I Pm di Milano già a luglio avevano chiesto di archiviare l’accusa di frode sportiva per Rocchi e l’Inter in merito al filone sulle designazioni arbitrali per quattro partite dei nerazzurri, avvenute su presunte pressioni della società milanese (circostanza dunque esclusa). Non trovano invece per il momento riscontro le anticipazioni uscite su alcuni quotidiani in merito alla richiesta di archiviazione da parte della Procura Federale.

Acea, Aquanexa acquisisce Danphix ed Ecoris e lancia la business unit Trenchless technologies

Aquanexa, piattaforma integrata di servizi per l’industria idrica acquisita da Acea, ha annunciato il perfezionamento delle acquisizioni di Danphix ed Ecoris, due realtà italiane d’eccellenza specializzate nelle tecnologie trenchless per la riabilitazione delle condotte. Le due società entrano a far parte del Gruppo confluendo nella nuova business unit Trenchless Technologies, che concentra sotto un’unica regia industriale — insieme a Dinamica Project — tutte le competenze di Aquanexa dedicate al rinnovo infrastrutturale senza scavo, dando vita a uno dei poli più solidi del panorama nazionale nelle tecnologie di relining con un fatturato aggregato 2025 che supera i 20 milioni di euro. Il Gruppo Aquanexa conta 14 aziende e un ecosistema di collaborazioni strategiche che copre l’intero ciclo dell’acqua, con circa 350 professionisti e oltre 140 milioni di euro di fatturato, unendo infrastruttura, IoT, ingegneria di rete e piattaforme digitali al servizio dei gestori idrici.

Gli ambiti di azione delle due società

Danphix, fondata nel 2016 e con sede a Reggio Emilia, opera nell’ingegneria civile con specializzazione nella riabilitazione trenchless di condotte idriche, fognarie e in pressione, utilizzando tecnologie avanzate come il Cipp (Cured in place pipe) e il sistema Primus line, e offrendo servizi di videoispezione e prove di tenuta in pressione a clienti pubblici e privati in Italia e all’estero con specifico riferimento anche al settore Oil & Gas. La società può contare su un team di circa 14 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 13 milioni di euro, con un Ebitda reported di circa 4,8 milioni di euro. Ecoris, fondata nel 1992 a Viareggio, opera nel relining e nella manutenzione di reti idriche e fognarie, con attività di videoispezione, mappatura delle condotte e risanamento non distruttivo. La società può contare su un team di circa 15 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 4,8 milioni di euro, in crescita del 49 per cento rispetto all’anno precedente, con un Ebitda reported di circa 2,0 milioni di euro. Le due aziende si affiancano a Dinamica Project, che entra nella nuova business unit portando 40 anni di esperienza, 16 mezzi allestiti con sistemi di relining, videoispezione e robot, e la divisione North sea project dedicata alle tecnologie no-dig per il risanamento e la ricostruzione non distruttiva di condotte fognarie e idriche.

Il ruolo strategico delle tecnologie no-dig

La nuova business unit nasce per rispondere a una domanda che, in un Paese con reti tra le più vecchie d’Europa, non è più se rinnovare le infrastrutture, ma come farlo con la minore invasività possibile. Dopo la stagione straordinaria del Pnrr, il settore è chiamato a garantire continuità agli investimenti programmati — oltre 21,2 miliardi di euro per il sessennio 2024-2029 secondo i programmi degli interventi approvati dagli enti di governo d’ambito — senza gravare eccessivamente sulle tariffe e senza immobilizzare le città in cantieri aperti per mesi. In questo contesto le tecnologie no-dig assumono un ruolo strategico poiché consentono il recupero funzionale delle condotte interrate esistenti senza scavi a cielo aperto, eliminando demolizioni, ripristini stradali e disagi per cittadini e attività commerciali, con una riduzione significativa di emissioni di CO₂, consumi di carburante, materiali di scarto e rumore rispetto allo scavo convenzionale, come dimostrato dalle analisi del ciclo di vita condotte con le principali utility italiane.

La tecnica del relining

La tecnica principale è il relining. All’interno del “tubo ospite” viene inserito un liner in materiale composito a base di resine termoindurenti che, attraverso processi come il Cipp nelle varianti termica, Uv e Uv-Led, si polimerizza aderendo alle pareti interne e creando un nuovo tubo strutturalmente autonomo, per diametri da DN80 a DN1500, anche in presenza di curve accentuate e accessi difficoltosi. A queste competenze Aquanexa affianca la tecnologia brevettata Talr (Trenchless automated leakage repair) di una società del Gruppo, Pipecare, per la riparazione massiva delle perdite, offrendo ai gestori una copertura completa — oltre 100 mezzi sul territorio e l’intera gamma delle tecnologie di relining — che nessun altro operatore garantisce oggi con la stessa profondità.

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway, il colosso che ha guidato per oltre 60 anni. Il suo posto sarà preso dal figlio Howard, 71 anni, nel cda della holding dal 1993 e amministratore di una delle tre fondazioni a cui il padre ha già destinato in eredità il suo immenso patrimonio. In passato è stato anche membro del consiglio di amministrazione di Coca-Cola, uno dei principali investimenti di Berkshire Hathaway. Warren resterà nel consiglio di amministrazione e assumerà il titolo di presidente emerito. La holding ha un portafoglio azionario del valore di oltre 300 miliardi e capitalizza a Wall Street più di 1.000 miliardi di dollari. Fra le sue principali partecipazioni per valore figurano i pacchetti in Apple, Alphabet-Google, Bank of America e American Express.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno

Francesco Rocca unchained. Il numero uno della Pisana in quota Fratelli d’Italia in questi giorni è vulcanico. Il bersaglio? il forzista Claudio Lotito. Circa l’inchiesta della Procura di Roma sul presunto complotto per destituirlo dalla presidenza della SS Lazio, Rocca, agguerrito tifoso biancoceleste, pare avere le idee chiare: «Sull’inchie­sta sospen­de­rei il giu­di­zio», ha detto al Corriere della sera, «e comun­que non ci vedo un nesso tra la pro­te­sta di popolo e la poli­tica. Sil­vio Ber­lu­sconi can­didò Lotito per­ché era il pre­si­dente della Lazio e dun­que capace di por­tare con­sensi, ma con le sue barac­co­nate si è cac­ciato lui adesso in que­sta situa­zione. È un pro­blema di postura». E ancora: «Lui è fis­sato col com­plotto, credo abbia pro­prio un pro­blema carat­te­riale, una totale man­canza di empa­tia». Complotto o meno, è un fatto che Lotito ormai è completamente isolato anche all’interno di Forza Italia. Sarà, maligna qualcuno, anche perché «Antonio Tajani è juventino». O più probabilmente perché la curva dà e la curva prende. E un ulteriore salasso di voti gli azzurri, tallonati se non superati da Futuro Nazionale, proprio non possono permetterselo.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Claudio Lotito con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Parole che hanno ringalluzzito gli aquilotti, tanto da far pensare a una possibile candidatura di Rocca per il Campidoglio. Suggestione che il diretto interessato ha però stroncato sul nascere. Non solo dovrebbe lasciare anzitempo l’incarico in Regione, ma vorrebbe ricandidarsi per un secondo mandato. Fatto sta che alle feste dei vip, come a quella di giovedì sera del Circolo Parioli, Roberto Gualtieri e Rocca sembravano impegnati in un “testa a testa” dal sapore elettorale. A questo punto resta da capire chi candiderà il centrodestra contro il sindaco di centrosinistra, che secondo i sondaggi è il favorito per una rielezione. I primi nomi sono noti: l’eterno gabbiano Fabio Rampelli, la destrissima Roberta Angelilli, assessora regionale allo Sviluppo economico e la consigliera regionale di FdI Laura Corrotti. E Rocca che dice? «Rampelli è un ottimo profilo, vediamo se accetta».

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca (foto Imagoeconomica).

Rai, Sergio non va in pensione: deve recuperare le ferie

Guai a dire che Roberto Sergio ora andrà in pensione: il dg della Rai ha ufficializzato che il 30 settembre concluderà anticipatamente il suo percorso professionale e ha chiarito che il suo pensionamento scatterà il primo giugno 2027. Com’è possibile? Anche in Rai c’è l’abitudine di cumulare il cosiddetto “monte ferie” che deve essere liquidato o consumato prima di lasciare l’azienda. Forse Sergio di giorni arretrati ne aveva parecchi… Resta invece aperto il capitolo sammarinese, a cui Sergio pare tenere parecchio. «A valle delle determinazioni che il consiglio di amministrazione della Rai assumerà nella riunione prevista a fine mese», spiega, «valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale. Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino Rtv, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali». Vedremo, anche perché si vocifera che Sergio ambirebbe a ritornare nel cda Rai alla prossima infornata di nomine.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Anniversario della presa di Porta Pia? Meglio l’Angelus di Leone

«Minimo sindacale, anzi, nemmeno quello»: in Campidoglio tengono a precisare che quest’anno le celebrazioni per il 20 settembre, anniversario della presa di Porta Pia, sono al lumicino. Quello che una volta era un rito della sinistra romana ora è solo un ricordo. Anzi, visto che quest’anno il 20 settembre cade di domenica, e che si avvicina l’appuntamento con le elezioni anche nella Capitale, è meglio andare a piazza San Pietro a sentire l’Angelus di papa Leone XIV, magari facendosi notare dalle telecamere.

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale

Sigfrido Ranucci ha smentito la veridicità di un’immagine in cui lo si vede baciare Maria Rosaria Boccia, «evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ma finita al centro di un articolo di Libero.

«Altra falsità dei giornali di Angelucci, il parlamentare più assenteista d’Italia. Oggi Libero, ripreso da Open di Mentana e Franco Bechis, detto “Fosca” parla di una foto proveniente da uno scatto di investigatori o servizi segreti, in merito a un presunto bacio tra me e Boccia. È una fake e la foto a cui fanno riferimento, che ho recuperato dalla chat, è stata evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ha scritto Ranucci su Facebook. «Giusto per farvi capire cosa state finanziando con il vostro denaro pubblico. Il direttore è Sallusti, graziato dal carcere, che ha chiesto e ottenuto con FdI, la sospensione delle repliche estive di Report».

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

L’interrogatorio della compagna di Lavitola, ricostruito da Libero

Nell’articolo di Libero viene riportata una frase di Valter Lavitola, reo confesso mandante dell’attentato a Ranucci, rivelata dalla compagna Natalia Potenza in procura durante l’interrogatorio del 12 settembre: «Questo scemo non può più essere candidato. Ci hanno fatto vedere una foto in cui Sigfrido si bacia con la Boccia». Queste parole risalirebbero allo scorso maggio, ovvero al periodo in cui il faccendiere stava lavorando al famoso sondaggio su Ranucci in politica. Secondo la testimonianza, il Lavitola era «rientrato a casa dopo mezzanotte ed era proprio furioso, come una belva», dopo aver visto quella foto – palesemente fake – che, ha affermato Potenza, era stata mostrata al compagno «dai servizi segreti o da qualche investigatore». La foto in questione non era mai stata diffusa e lo stesso articolo di Libero, va detto, metteva in dubbio la sua effettiva esistenza: ci ha pensato Ranucci, come ha spiegato, a ripescarla dalla chat.

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

La reazione di Boccia, che ha scritto un libro sul rapporto con Ranucci

Sulla questione si è espressa (tramite il suo legale) anche Boccia. «Nell’interesse della mia assistita comunico che nella giornata odierna procederemo nelle competenti sedi giudiziarie nei confronti della signora Natalia Potenza, del quotidiano Libero e del giornalista Giacomo Amadori, in relazione alle dichiarazioni e ai contenuti pubblicati nell’edizione odierna», ha dichiarato l’avvocato Francesco Di Deco: «Contestiamo nel modo più categorico l’esistenza e la veridicità della fotografia descritta nell’articolo, nei termini in cui viene rappresentata, e ogni ricostruzione idonea a far ritenere che tra la mia assistita e Ranucci ci siano stati incontri o rapporti della natura insinuata dalla pubblicazione». Di Deco ha inoltre precisato che, negli ultimi due anni gli incontri tra Boccia e Ranucci «sono sempre avvenuti in presenza di altre persone e mai da soli». L’arco temporale indicato non è casuale: da domani sarà infatti disponibile Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste, libro nel quale l’imprenditrice ricostruisce, dal proprio punto di vista, quasi due anni di rapporto con il giornalista, conosciuto a settembre del 2024 quando Boccia era al centro della vicenda politica legata all’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV

Roberto Sergio ha ufficializzato l’addio anticipato alla Rai, di cui era direttore generale dal primo ottobre 2024, lasciando però aperta la porta a una sua permanenza alla guida dell’emittente San Marino RTV. «Come già noto, il prossimo 30 settembre concluderò anticipatamente, per mia scelta personale, il percorso professionale in Rai, dopo oltre 22 anni trascorsi al servizio dell’Azienda in ruoli di crescente responsabilità», ha scritto sui social, spiegando che la decisione è stata presa per scelta personale e che non coincide col pensionamento, previsto invece per il primo giugno 2027. Con l’uscita di Sergio, considerato espressione delle componenti vicine a Fratelli d’Italia e Lega nell’attuale governance, l’interim verrà assunto dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Sergio è deciso a rimanere alla guida di San Marino RTV

«Valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale. Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino RTV, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali», ha poi aggiunto Sergio. Che è direttore generale di San Marino RTV, partecipata al 50 per cento dalla Rai, dal 7 novembre 2024. Secondo il dirigente, quest’ultimo incarico non risulterebbe in scadenza in quanto arrivato dal cda di RTV e non dai vertici Rai.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

La decisione su RTV verrà presa nel prossimo cda Rai

La volontà di Sergio di dire addio alla tv di Stato italiana, mantenendo però contestualmente le redini di quella sammarinese, ha causato tensioni interne. Anche perché si vocifera che il suo piano sarebbe poi di rientrare nel cda Rai con la prossima infornata di nomine. Alla fine ha prevalso la linea che rimetterà la questione a una delibera del consiglio d’amministrazione. Come si legge in un comunicato della Rai, infatti, «il tema della direzione generale di San Marino RTV è stato aggiornato alla prossima seduta consiliare». La prossima seduta del cda, spiega la nota, si svolgerà il 29 settembre a L’Aquila, che in quei giorni ospiterà l’edizione 2026 del Prix Italia, appuntamento annuale per la valorizzazione della produzione radiotelevisiva, digitale e multimediale a livello internazionale.

In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?

C’erano una volta i pacifisti. Potevano avere torto o ragione, essere ingenui, velleitari, persino un po’ noiosi, ma nessuno chiedeva loro di scusarsi perché preferivano la pace alle armi. Poi Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina e anche il pacifismo è finito sotto processo. Sono comparsi i «pacifinti», orribile storpiatura lessicale che contiene già una sentenza: chi è contro la guerra diventa sospetto, e avere qualche dubbio sul riarmo basta per essere arruolati tra i complici di Mosca.

Nel Pd la componente bellicista si è imbestialita

Virginia Libero, segretaria dei Giovani democratici, lo ha scoperto a sue spese. Dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia ha detto che i ragazzi della sua generazione non saranno «i soldati delle vostre guerre» e, già che c’era, ha promesso di «organizzare i disertori». Apriti cielo. Nel Pd la componente bellicista le ha ricordato che la difesa della Patria è un dovere, mentre in pochi si sono schierati dalla sua parte. Non Elly Schlein, che per tenere insieme le varie tribù del partito è ormai costretta a equilibrismi da vecchia Dc.

Se bisogna parlare come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi

Certo, magari Virginia si è un po’ lasciata trascinare dai sentimenti, ma ha 28 anni. E se a quell’età bisogna già pesare le parole come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi. A farla diventare rapidamente adulta ci hanno pensato le polemiche, seguite dall’inevitabile precisazione: sta con l’Ucraina e condanna Putin. Una specie di liberatoria che ormai accompagna qualsiasi discorso sul tema: prima si certifica di non essere agenti del Cremlino, poi si può cominciare a parlarne.

Il pacifista-pacifinto si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin

Se prendiamo sul serio questo nuovo galateo, un problema ce l’ha persino la Costituzione. L’articolo 11 dice infatti che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e mezzo per risolvere le controversie internazionali. Il verbo è piuttosto categorico, anche se la stessa Carta stabilisce che la difesa della Patria è un sacro dovere. Due principi che per decenni sono riusciti a convivere senza che nessuno sentisse il bisogno di scegliere tra l’uno e l’altro. Oggi, invece, il riarmo è diventato sinonimo di realismo, mentre dubitarne è già un indizio a carico. Cercare uno sbocco politico diventa cedimento, e discutere quanti miliardi spendere in armamenti subito suona di appeasement col nemico. Così il pacifista, diventato pacifinto, si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin.

In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?

A spiegare ai giovani che il mondo è diventato troppo pericoloso per permettersi il pacifismo sono spesso i boomer, ossia quelli di una generazione cresciuta quando Hiroshima era ancora una memoria vicina e il Vietnam mostrava che cosa significasse mandare dei ragazzi a combattere dall’altra parte del mondo. Allora erano loro a scendere in piazza contro le armi, a diffidare dei generali e a non vergognarsi affatto di essere pacifisti.

Non si può considerare vigliacco chi continua a preferire la pace alle armi

Mezzo secolo dopo, parecchi hanno cambiato idea. Ma fa un certo effetto sentirli spiegare ai più giovani che bisogna essere pronti a combattere. Il fatto che Libero non lo sia non è un buon motivo per gettarle la croce addosso. Senza che ciò significhi confondere le carte. L’Ucraina è stata invasa, Putin è l’aggressore e gli ucraini hanno tutto il diritto di difendersi. Ma riconoscere questa realtà non obbliga a considerare vigliacco, o peggio complice del nemico, chi continua a preferire la pace alle armi.

La generazione comoda di quelli che se la prendono con i giovani…

Anche perché, se le cose dovessero mettersi davvero male, e la guerra diventare realtà, quelli della generazione della segretaria dei Giovani dem non vi assisterebbero davanti alla televisione. Mentre coloro che oggi spiegano quanto sia necessario essere pronti a combattere possono farlo con una certa serenità. Per raggiunti limiti d’età, non toccherebbe a loro imbracciare un fucile.

Torino, tensioni al presidio anti Vannacci

Attimi di tensione davanti all’hotel Nh a Torino, dove Roberto Vannacci ha partecipato al convegno sull’insicurezza urbana organizzato dal sindacato Fsp della Polizia di Stato. Una cinquantina di manifestanti si sono radunati fuori dall’edificio avvicinandosi allo schieramento delle forze dell’ordine e lanciando uova contro gli agenti, dai quali non è giunta alcuna risposta. «Nessun generale per nessuna guerra, Vannacci fuori da Torino», recita lo striscione esposto. Alcuni manifestanti hanno anche cercato di aggirare il blocco delle autorità per raggiungere la sede del convegno, ma i tentativi sono andati a vuoto. Ogni strada di accesso è presidiata da personale in tenuta antisommossa. Il presidio è stato organizzato dal network antagonista torinese che fa capo al centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso 18 dicembre.

Attacco a una base aerea in Arabia Saudita, colpito Eurofighter italiano

Nella notte la base aerea saudita di Tàif, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, è stata oggetto di una serie di attacchi. Lo ha reso noto il ministro Guido Crosetto. «Non ci sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale», ha spiegato il titolare della Difesa. Inherent Resolve è la missione militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i terroristi dell’Isis operanti in Iraq e Siria: è entrata in atto nel 2014, a seguito di una richiesta formale di assistenza da parte del governo di Baghdad.

Di Battista dimesso dal Gemelli: è a casa

Alessandro Di Battista è stato dimesso dal Policlinico Gemelli di Roma, dove era stato ricoverato al rientro da Cuba. Lo ha annunciato lo stesso ex deputato del M5s sui social, postando una foto con Luca Di Giuseppe, amico e presidente di Associazione Schierarsi. «Sto molto meglio e finalmente sono a casa!», ha scritto Di Battista: «Grazie ai medici e al personale del Policlinico Gemelli di Roma e grazie a tutti voi per l’affetto che ho sentito ogni giorno. Nelle prossime settimane vi racconterò il percorso che dovrò affrontare».

Il malore, il ricovero a Cuba e il rientro in Italia dopo l’operazione

Di Battista era arrivato al Policlinico Gemelli di Roma il 12 settembre, dopo essere rientrato in Italia da Cuba con un’aeroambulanza. L’ex parlamentare pentastellato aveva accusato una forte cefalea mentre si trovava sull’isola caraibica per un reportage per il Fatto Quotidiano: era stato ricoverato d’urgenza prima a Santa Clara, il più vicino al luogo in cui si trovava, e poi all’ospedale Hermanos Ameijeiras, la struttura più attrezzata dell’Avana. A Cuba erano subito arrivati la compagna Sahra Lahouasnia e due specialisti inviati dal Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e un rianimatore. Il 4 settembre era fallito un primo tentativo di rimpatrio: le condizioni di Di Battista erano improvvisamente peggiorate durante il trasporto in ambulanza verso l’aeroporto, circostanza che ha costretto i medici a operarlo all’Avana.

Salvini: «Nel prossimo cdm decreto per altro rinvio a stop diesel Euro 5»

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che, nel prossimo Consiglio dei ministri, porterà un decreto all’interno del quale c’è anche il rinvio il blocco alla circolazione delle auto diesel Euro 5 in alcune zone d’Italia. «Uno stop insensato», ha detto a Mattino 5, specificando che la norma è inserita in un provvedimento «che abbiamo scritto per dare ossigeno a centinaia di migliaia di persone per tutto il 2027». «L’ideologia pseudo-green di Bruxelles sta facendo danni. Vorrei che a Bruxelles ci fosse gente più equilibrata», ha aggiunto. Dal primo ottobre, in assenza di nuovi interventi, entreranno in vigore le limitazioni alla circolazione delle autovetture diesel Euro 5 nelle aree urbane di Milano, Monza, Brescia e Bergamo. La Regione Lombardia ha confermato questo calendario, ma Salvini punta a fermare tutto prima della scadenza.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa

Il Pentagono, che a giugno aveva annunciato una revisione semestrale della presenza militare in Europa, sta valutando un piano per ritirare dal Vecchio Continente aerei, navi, armi e almeno un terzo dell’intero contingente americano presente, ovvero circa 25 mila unità. Lo riporta la Nbc, citando fonti del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. Non sarebbe escluso un taglio ancora maggiore fino alla metà del contingente, fino a un massimo di 40 mila unità: si tratterebbe della più significativa riduzione militare in Europa dalla Guerra fredda. I Paesi principalmente interessati dalla sforbiciata sarebbero Germania, Spagna e Italia, ovvero quelli che ospitano la maggior parte delle truppe statunitensi in Europa. A breve Alexus Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa, dovrebbe illustrate la sua analisi in merito al segretario alla Difesa Pete Hegseth. Il capo del Pentagono riceverà la raccomandazione finale il 6 novembre e poi la presenterà a Donald Trump: eventuali tagli avverrebbero solo dopo tale data.

Il Pentagono valuta il ritiro di un terzo dei militari presenti in Europa
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

Il piano di Crosetto: «Navi italiane a Bab el-Mandeb senza aspettare l’Ue»

Con una mossa politica che punta a velocizzare il ripristino della navigazione nello stretto di Bab el-Mandeb nel Mar Rosso, nuovamente nel mirino degli Houthi dello Yemen, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha annunciato di aver «deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides (la missione europea, ndr) a stabilire se le navi possono passare o meno». «Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi», ha spiegato. Crosetto ha quindi dato indicazioni ai vertici della Difesa affinché in pieno coordinamento, effettuino un’attenta valutazione della situazione operativa e di sicurezza nel Mar Rosso e predispongano un piano per garantire il libero transito attraverso lo Stretto.