Sarandrea: nuovo imprenditore per la Salernitana

Salta come previsto la trattativa e la relativa cessione della Saalernitana a Rufini. Ieri scadeva il termine previsto dal preliminare per sottoscrivere quanto previsto dall’accordo dalle parti e di conseguenza nessun incontro dal notaio Occorsio. Lui, il notaio, era prontissimo a redigere l’atto, ma nessuno si è presentato. Cissà se alla fine qualcuno pagfherà il disturbo. Il fatto è che è saltato Rufini ma la trattativa va avanti. Iervolino, nonostante le richieste di una parte della tifoseria e di una squadra che si appresta a disputare i play off che sulla carta significa poter accedere alla serie B, ha confermato la volontà di passare la mano. Niente marcia indietro. Che significa che la trattativa va avanti se Rufini è ormai fuori gioco? Signica che Sarandrea continua il lavoro avviato con Milan per acquisire la società. Diciamo che il manager ha cambiato il cavallo in corsa. Ed oggi si incontrerà con lo stesso Milan per presentargli l’imprenditore che è intenzionato a rilevare le quote della società. Massimo riserbo sul nome del potenziale acquirente, lo scoprirà lo stesso Milan nella giornata odierna. Sul suo nome c’è il massimo riserbo anche per non ripetere lo stesso errore nella comunicazione fatto da Rufini. Di lui si sa solo che potrebbe essere affiancato da un fondo estero con cui è già in affari e andrebbe a rafforzare la possibile quadra societaria. Sarandrea riparte dal preliminare già sottoscritto tra Iervolino e Rufini e conta di chiudere la trattativa entro il 30 aprile. C’è qualche aspetto da limare tra le parti e questo sarà oggetto della discussione con Milan. L’idea è sempre la stessa: tagliare i contratti (non tecnici) che si ritengono in esubero per allegerire il monte ingaggi che mensilmente arriva a 10 milioni di euro. Per fare ciò si chiederà a Milan di subentrare subito nella gestione della società in attesa del via libera della Federazione. In fondo la tessa richiesta di Rufini che però non faceva parte dell’accordo preliminare sottoscritto e che si voleva cambiare. Per giunta da Roma fanno sapere che la nuova offerta sarebbe più solida della precedente tale da offrire maggiori garanzie allo stesso Iervolino. Infine una battuta su Langella che nei giorni scorsi aveva smentito un suo interessamento per la Salernitana. La verità sarebbe un’altra: Iervolino non ha preso inconsiderazione l’ipotesi della trattativa con l’ex patron della Juve Stabia, arrivata sul tavolo del suo legale Fimmanò. Oggi ne sapremo di più

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Corteo, il giorno dopo: Giovanni Basile risponde al vescovo

di Arturo Calabrese

Dopo un lungo periodo di silenzio, nel merito della manifestazione pro ospedale interviene Giovanni Basile. L’attivista agropolese è colui che tredici anni fa, quando l’ospedale ha cessato di esistere, ha portato avanti proteste, manifestazioni, presidi e tutto ciò che poteva essere fatto in uno dei momenti più tristi della storia agropolese e cilentana. Purtroppo, la storia è nota a tutti, ma le sue gesta rimangono. Gesta che, doveroso dirlo, gli hanno inimicato la classe politica, tanto da diventare scomodo a molti per i suoi metodi schietti e senza fronzoli. Anche questa volta dice la sua e lo fa evitando giri di parole, ma entrando subito nel vivo del problema, non risparmiandosi un diretto messaggio a Monsignor Vincenzo Calvosa, vescovo della diocesi di Vallo della Lucania.

Il religioso aveva annunciato la sua partecipazione al corteo del 19 aprile, marcia che ha visto 3mila persone in strada, ma per un imprevisto, un lutto che ha colpito un sacerdote, non ha potuto marciare al fianco dei manifestanti e ha inviato un lungo messaggio.

«Il vescovo Vincenzo Calvosa – dice Basile – è stata una nota stonata. Capisco il lutto che ha colpito un sacerdote (a cui vanno le mie sentite condoglianze), ma avrebbe dovuto rispettare, con la sua presenza, tutti i lutti di 13 anni di ospedale chiuso». Un pensiero forte che ben descrive lo stato d’animo della cittadinanza agropolese. «Chi mi conosce sa che mi sento a disagio nel parlare di questo argomento, che ho vissuto in prima persona come responsabile del comitato dell’epoca, era il 2013, assieme a Don Bruno e a tanti ragazzi – ragiona – il disagio nasce dal fallimento e dal non essere riusciti a cambiare le sorti della struttura.

Da quel periodo a oggi l’ospedale è andato sempre verso il ridimensionamento, fino al fantasma che è adesso. Sono stato lì ieri, in mezzo alle persone come uno qualunque, senza storia e senza ruolo politico: uno dei tanti. Vedevo quelli che facevano la sfilata, quelli del “mi devo almeno far vedere”, i “nuovi vergini” e cioè quelli che all’epoca della chiusura erano timidi. La mia idea resta sempre quella di fare qualcosa di molto eclatante e continuativo – spiega – per capirci, non un paio d’ore incatenati davanti alla struttura. Oggi l’avversario ha un nome e un cognome – aggiunge l’attivista – sarebbe Roberto Fico, colui che rappresenta la continuità di Vincenzo De Luca.

Quest’ultimo, tra un’inaugurazione finta e i proclami, almeno ha portato fuori dal commissariamento la Regione Campania. Ai grillini nostrani chiedo di giustificare meno l’operato del neopresidente e di battere i pugni sul tavolo». Frecciatina anche al locale gruppo del Movimento 5 Stelle, ben noto per le intemperanze e per il poco rispetto di chi la pensa diversamente.

Assenti sulla scena politica da ormai anni, e i risultati nelle urne sono chiari, l’unico momento in cui i pentastellati agropolesi sono riusciti a far parlare di qualche loro iniziativa è quando hanno occupato con un gazebo il posto per i disabili. Silenzio assoluto su altri versanti. Inaspettato momento di gloria.

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Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo

Le passioni, di solito, un politico se le dovrebbe pagare a sue spese, mai mescolare il vizio privato con la pubblica virtù. Mai, con qualche significativa eccezione, come il ministro dei Trasporti nonché vicepremier Matteo Salvini. C’è nelle spese del suo ministero una voce che ha attirato l’attenzione. Non per l’entità della cifra – parliamo di poco più di 1.200 euro – ma per l’indole che la sottende: un abbonamento a Sky Sport e Calcio, pagato con denaro pubblico, intestato a una struttura governativa il cui rapporto con il pallone non si vede abbia molto a che fare eccetto, prendendola alla larga, che Frecciarossa, la cui giurisdizione cade sotto il suddetto ministero, sponsorizza la Coppa Italia.

Mannaggia ai social che ti tradiscono quando meno te l’aspetti

La cosa, presa così, è già di per sé gustosa. Ma è la replica del Mit a renderla un capolavoro di genere. La nota ufficiale infatti precisa che il ministro non guarda le partite in ufficio. Punto, risolto così. Come se, tradotto, il nodo della questione fosse: se qualcuno adombra che Salvini guardi il suo Milan quando è in servizio sbaglia di grosso. E via di meme e video in cui il leader della Lega, nel profluvio delle sue dirette video dal ministero, dimentica alle sue spalle un televisore acceso su un frame che lascia intravedere omini che si muovono su una macchia di verde che evoca inequivocabilmente un campo di calcio. Mannaggia ai social che ti tradiscono quando meno te l’aspetti.

Nemmeno il Milan distoglie il ministro dal far arrivare i treni in orario

Ma il punto resta la replica, che sembra uscire da un copione di teatro dell’assurdo. Abbiamo pagato l’abbonamento, ma Salvini non lo usa in ufficio. Come dire: abbiamo comprato un’automobile, ma la lasciamo parcheggiata in garage perché il ministro si sposta a piedi o in taxi. Tutto a posto, dunque. L’abbonamento a Sky Calcio c’è, ma è inutilizzato. Pari e patta. Il potenziale fruitore è assolto, e il contribuente che già aveva cominciato a rumoreggiare si rasserena pensando che niente, nemmeno l’incontenibile passione per il pallone, distoglie il ministro dal far arrivare i treni in orario.

Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo
Salvini e Sky Calcio pagato dal ministero: una replica da teatro dell’assurdo

Alla fine, cosa ci lascia questa del tutto periferica vicenda di fronte ai drammi del mondo? Una piccola prova documentale da aggiungere al ritratto antropologico di un personaggio che la storia, ammesso non abbia nulla di più importante cui badare, ricorderà come l’uomo che ha trasformato la superficialità in metodo di governo.

L’abbonamento a Sky Calcio come piccola reliquia di un’epoca

Non è un’accusa, ma quasi un complimento, nel senso che Machiavelli ci ha tramandato: capire il carattere nazionale, e usare quella comprensione cavalcando l’onda senza farsi distrarre dalle sottigliezze. L’abbonamento a Sky Calcio del ministero è lì, piccola reliquia di un’epoca. E magari (ma anche no) qualcuno un giorno gli dedicherà una nota a piè di pagina in un saggio sulla fenomenologia del potere nell’Italia del terzo millennio.

Trump minaccia ancora l’Iran nell’ultimo giorno di tregua

Certo non con l’obiettivo di stemperare la tensione in vista del nuovo round di negoziati in Pakistan, ma al contrario per aumentare la pressione sull’Iran, Donald Trump ha rivendicato la distruzione dei siti nucleari di Teheran e minaccia di nuovo conseguenze catastrofiche per la Repubblica Islamica se i colloqui non porteranno a un accordo definitivo. L’arrivo a Islamabad delle delegazioni ufficiali è previsto per oggi, martedì 21 aprile. Ma Teheran non ha confermato la partecipazione: di fatto i negoziati sono appesi a un filo.

La minaccia di Trump e le parole di Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano

Sulla falsariga di quanto affermato ieri, in un breve intervento al The John Fredericks Show Trump ha detto che gli iraniani «negozieranno e se non lo faranno vedranno problemi come non ne hanno mai visti prima». Nelle stesse ore Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano, ha dichiarato: «Con l’imposizione del blocco navale e la violazione del cessate il fuoco, Trump vuole trasformare questo tavolo di negoziato in un tavolo di resa o giustificare una nuova ondata di provocazioni belliche. Non accettiamo negoziati all’ombra della minaccia e nelle ultime due settimane ci siamo preparati per rivelare nuove carte sul campo di battaglia».

Trump rivendica il successo dell’operazione “Martello di mezzanotte”

«L’operazione Midnight Hammer ha comportato la completa e totale distruzione dei siti contaminati da polveri nucleari in Iran. Pertanto, riesumarli sarà un processo lungo e difficile», ha scritto inoltre Trump su Truth riferendosi ai raid del 22 giugno 2025. E poi: «La Cnn, con le sue notizie false, e altre reti e piattaforme mediatiche corrotte, non rendono giustizia ai nostri grandi aviatori, cercando sempre di sminuirli e umiliarli. Perdenti».

Ue: «Possibilità di carenza carburante per i trasporti»

«Ci troviamo di fronte alla possibilità, e sottolineo la parola possibilità, di una carenza di carburante per i trasporti». L’ha indicato il ministro dei Trasporti cipriota Alexis Vafeades, della presidenza di turno Ue, che guiderà la riunione dei responsabili dei trasporti Ue. «L’evolversi della crisi geopolitica in Medio Oriente ha evidenziato che l’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare un problema di approvvigionamento di carburante a breve termine e di questo dobbiamo discutere, dobbiamo esserne consapevoli», ha spiegato Vafeades. «Ma abbiamo anche un problema di domanda a medio e lungo termine e questo deve essere neutralizzato. Per il ministro si deve «essere pronti a evitare le code ai distributori di carburante» ed eliminare la possibilità che si formino code. Se ci fosse una carenza di jet fuel, questo «influenzerà le connessioni, influenzerà ogni cittadino nell’Ue». «Quindi dobbiamo essere pronti».

Forza Italia, in Campania verso stop al congresso regionale

La stagione congressuale di Forza Italia va avanti nel rispetto dell’unità del partito. Questa la linea emersa nella riunione dei vertici azzurri con il segretario Antonio Tajani nella sede nazionale di FI, e condivisa nei giorni scorsi dalla famiglia del fondatore. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, nel calendario dei congressi regionali saranno privilegiati i territori in cui si registra già l’unità del partito. Seguiranno le Regioni nelle quali si sta ancora lavorando per raggiungere una posizione unitaria. Dunque, in Campania sembra essere quasi certo lo stop, dopo il documento sottoscritto dai senatori Francesco Silvestro e Raffaele De Rosa e i deputati Pino Bicchielli e Annarita Patriarca. Nel documento sottoscritto infatti emerge la volontà di sospendere la fase congressuale e dedicarsi alle prossime elezioni amministrative: “LLe prossime elezioni amministrative, che si terranno il 24 e 25 maggio, sono un passaggio decisivo per la capacità del partito di consolidare la propria presenza nei territori e interpretare le istanze dei cittadini. Un banco di prova che richiede coesione, visione strategica e la piena mobilitazione di tutte le energie disponibili”, hanno detto. “Per queste ragioni riteniamo opportuno e responsabile sollecitare una sospensione della stagione congressuale, al fine di concentrare tutte le forze del partito sulla campagna elettorale imminente. Non si tratta di un rinvio del confronto democratico, che resta fondamentale, ma di una scelta per collocarlo in una fase più adeguata, nella quale possa svolgersi con serenità e piena partecipazione”, spiegano gli esponenti azzurri. “È probabile – secondo quanto raccontano fonti qualificate – che circa i due terzi dei congressi possano celebrarsi entro l’estate, con dieci Regioni al via a stretto giro e altre nelle quali la soluzione unitaria sembrerebbe alla portata.

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Ivory, cos’è e come funziona il nuovo social network

Arriva Ivory, il nuovo social made in Italy incentrato su informazione di qualità, dibattito e competenze. Nato dall’idea di Uel Bertin e Adam Nettles, sarà aperto a tutti dal 30 aprile. Ecco come funziona e come iscriversi.

Cos’è Ivory e come iscriversi

La piattaforma nasce per colmare l’assenza di uno spazio online per gli accademici con un contenuto di informazioni più elevato, verificato e sicuro. «Perché limitare questo mondo agli accademici, se possiamo creare un social media popolato da contenuti di qualità e in cui se parlo di qualcosa di interessante non c’è qualcuno a torso nudo con molta più visibilità solo perché il suo contenuto diventa virale e il mio no?», si sono chiesti i fondatori, decidendo così di creare uno spazio aperto a tutti. Proprio per garantire qualità, rispetto ai tradizionali social media Ivory prevede un tipo di utente verificato, che certifica la propria identità con un documento. Chi non vuole fare questo passaggio, potrà solo leggere i post altrui senza interagire. Tra i verificati, ci sarà un’ulteriore suddivisione in base alle competenze: un livello base, uno più avanzato (per chi fornisce un curriculum e partecipa a conversazioni relative al proprio lavoro o un particolare interesse) e uno accademico, per i grandi esperti.

Come funziona

I contenuti della piattaforma saranno organizzati in ivory towers (“torri d’avorio), aree tematiche ispirate alle sezioni di Reddit. In queste ultime, tutti potranno esprimersi e trovare un proprio spazio, ottenendo credibilità attraverso le proprie interazioni. Gli utenti potranno poi assegnare dei voti agli altri utenti, in un sistema ispirato a quello della peer review degli articoli scientifici. Ci sarà inoltre spazio per video brevi – chiamati brief – e storie. La pubblicità sarà targetizzata, ma senza misurazione del tempo trascorso né condivisione con terzi dell’attività degli utenti. Ivory sarà certificato come rivista scientifica e potrà così diffondere e vendere articoli scientifici. I paper sottoposti a Ivory saranno inviati a tre revisori competenti nel settore, scelti casualmente tra coloro che non presentano alcun conflitto di interessi.

Rifondazione comunista con Lanocita

Rifondazione Comunista sostiene Franco Massimo Lanocita alle comunali di Salerno con un accordo di programma irrinunciabile. “Da sempre ci battiamo contro la non-democrazia partecipativa della compagine deluchiana – spiegano – oggi collaboriamo per una nuova Salerno: aperta al mondo e alla solidarietà”. “La coerenza è un valore. Il nostro progetto non è manutenzione del presente, ma rivoluzione dell’ordinario”, dichiara Franco Musumeci. Obiettivo: una città dove vivere non sia un lusso, con lavoro, mare e aria beni comuni protetti dalla speculazione. “Salerno non deve più essere vetrina per turisti e deserto per i residenti, ma comunità solidale e inclusiva”.Tra i punti: Forum dei Giovani e reintroduzione delle Circoscrizioni per la democrazia di prossimità. Su casa e welfare: Agenzia Comunale per l’Abitare contro gli sfitti, calmierazione affitti, reddito di dignità tagliando spese per “marketing deluchiano”, Case del Quartiere a Matierno, Ogliara, Fratte. Sulla costa: “Il mare deve tornare ai salernitani”. No alla privatizzazione del Porticciolo di Pastena, stop al gigantismo portuale, Cold Ironing per i fumi delle navi, 60% di spiagge libere. E ancora: CER sui tetti pubblici, riqualificazione Vestuti e Forte La Carnale, task force su traffico e strade. Sul lavoro: “Protocollo Salario 10 Euro”, stop ad appalti senza salario minimo e sicurezza, Cooperativa Pubblica di Comunità per internalizzare i servizi, Osservatorio sul lavoro nero. Sanità: Case della Salute Comunali h24, Consulta Popolare sulla Sanità, uscita dal “Sistema Barelle” con monitoraggio pubblico delle attese al Pronto Soccorso. “Su questi punti – concludono – non arretriamo e su essi nasce un accordo che ci vedrà protagonisti nella prossima campagna per Salerno”. Intanto, tra i candidati al consiglio comunale, a sostegno di Lanocita, spunta la consigliera comunale uscente Sara Petrone, ormai da tempo in rotta con l’allora amministrazione Napoli e con il Pd a guida di Piero De Luca. Petrone potrebbe essere candidata nella terza lista a sostegno dell’avvocato: Lanocita sindaco Salerno Democratica ma, per ora, nessuna certezza.

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Renzi interpreterà Obama in uno spettacolo teatrale

First reaction: shock! E non può essere altrimenti: il 27 aprile Matteo Renzi vestirà i panni di Barack Obama sul palco del Teatro Parioli Costanzo di Roma per l’ultima messa in scena della stagione de La Storia a Processo!, di e a cura di Elisa Greco. A interpretare Michelle Obama, moglie del 44esimo presidente degli Stati Uniti d’America, sarà l’ex ministra della Giustizia Paola Severino.

Renzi interpreterà Obama in uno spettacolo teatrale
Matteo Renzi (Ansa).

Gli altri partecipanti al “processo” a Obama-Renzi

Il processo teatrale a Obama si svolgerà sul palco attraverso un dibattimento in cui si scontreranno le ragioni di accusa e difesa, con le parti che si sfideranno a colpi di interventi a braccio, coinvolgendo il pubblico. Per l’accusa saliranno sul palco i giornalisti Giorgio Dell’Arti e Gerardo Greco, mentre la difesa sarà affidata alle testimonianze di Gregory Alegi, giornalista e professore di Storia e Politica degli Usa alla Luiss e, Antonio Di Bella, storico volto dell’informazione Rai. Guidati dal presidente della Corte Giovanni Salvi, già procuratore generale della Cassazione, si sfideranno il Pubblico Ministero Luisa De Renzis, sostituto procuratore generale della Cassazione, e l’avvocato difensore Maurizio Bellacosa, avvocato penalista e professore di Diritto Penale della Luiss Guido Carli.

Renzi interpreterà Obama in uno spettacolo teatrale
Paola Severino (Ansa).

Apple, Tim Cook lascia il ruolo di ceo

Dopo 15 anni, Tim Cook lascerà il ruolo di ceo di Apple. Regista e volto della trasformazione del gigante di Cupertino, passerà la guida al vicepresidente John Ternus e diventerà presidente esecutivo del consiglio di amministrazione dell’azienda. Il passaggio di consegne avverrà dal 1º settembre 2026. La transizione, approvata all’unanimità dal consiglio di amministrazione, è il risultato di un processo di pianificazione della successione e di lungo periodo. Cook, ha spiegato Apple, continuerà a ricoprire il ruolo di ceo per tutta l’estate, lavorando a stretto contatto con Ternus per garantire una transizione fluida. Nel presentare il successore, Cook l’ha definito uno con la «mente di un ingegnere, l’anima di un innovatore e il cuore per guidare con integrità e onore». E ancora, «un visionario i cui contributi ad Apple in 25 anni anni sono già troppo numerosi per essere contati» e «senza dubbio la persona giusta per guidare Apple nel futuro».

Apple, Tim Cook lascia il ruolo di ceo
John Ternus (Ansa).

Chi è John Ternus

Nell’azienda dal 2001, Ternus ha assunto un’importanza crescente nella divisione hardware. Ha ricoperto un ruolo chiave nella progettazione dei processori Apple Silicon e ne ha guidato la transizione nei Mac da quelli x86. Ha contribuito allo sviluppo di gran parte dei prodotti Apple oggi sul mercato e a inizio marzo 2026 ha personalmente presentato il MacBook Neo. La sua nomina sarebbe stata decisa, oltre che all’insegna della continuità interna, con un occhio al futuro imminente. A differenza di altri manager più orientati alla gestione operativa, Ternus è prima di tutto un ingegnere, cosa che assume particolare rilevanza in una fase in cui Apple punta su intelligenza artificiale, chip proprietari e dispositivi di nuova generazione.

GELSOMINO

Alberto Cuomo

Il 30 aprile prossimo chiuderà i battenti la mostra dei lavori di Gelsomino D’Ambrosio, allestita presso il complesso San Michele, in suo ricordo a venti anni dalla morte. Conobbi Gelsomino, per gli amici Mino, credo nel 1963, quando avevo 18 anni. Ero stato reclutato da una squadra di Battipaglia di basket, la Polisportiva Battipagliese costituita in quello stesso anno, dopo che quella salernitana dove militavo e dove avevo debuttato sedicenne in A2, la Fiamma Salerno, allenata dall’indimenticabile avvocato Florimonte, era fallita. Il team di Battipaglia si allenava e giocava nel cortile del Municipio. Quando andai al primo allenamento strinsi subito amicizia con Mino, di qualche anno più giovane di me e, tra gli altri cestisti, uno dei più alti, quindi meglio adatto alla pallacanestro. Mi pare giocammo nel campionato dell’ultima categoria, la serie D, e non penso avemmo un buon piazzamento dal momento ci allenavamo poco e se io venivo da Salerno, Mino e altri giungevano da Campagna con poco tempo per provare qualche schema. A fine campionato lasciai il basket e la Polisportiva Battipagliese dal momento, studente universitario, non avevo tempo per pensare ai campionati, tanto più che dovevo recarmi a Napoli ogni giorno per frequentare le lezioni. Un paio di anni dopo, in treno, quello degli studenti pendolari delle 7,40, incontrai con sorpresa e piacere il mio pivot della Polisportiva. Scesi dal treno ci incamminammo per il rettifilo. Mino faceva la mia stessa strada sino a palazzo Gravina, sede della facoltà di Architettura dove ero iscritto, per poi proseguire e giungere a piazza Bellini dove, poco più avanti c’era, e c’è, in via Costantinopoli, l’Accademia di Belle Arti che lo vedeva allievo nel corso di Scenotecnica tenuto da Franco Mancini. E così, ogni giorno per cinque anni. Ricordo che lungo il percorso, camminando anche quando pioveva, parlavamo di tutto. Ricordo anche che ridevamo molto e una sua barzelletta, ancora impressa nella mia mente, la trasferii anni dopo ai commilitoni del mio servizio militare i quali, in una rimpatriata dell’intera compagnia due anni fa, me la ridissero compiaciuti. Non eravamo solo leggeri però. Erano gli anni in cui si leggevano i libri degli intellettuali francesi, Foucault, Althusser, e noi eravamo entrambi di sinistra, ma scontenti del Pci. Il cosiddetto Sessantotto ci vide quindi insieme, lui all’Accademia io ad Architettura, nella contestazione a tutto. Probabilmente fu dal suo maestro, Mancini, il quale non era incline a realizzare scene fondate solo sulla capacità artistica quanto anche su meccanismi tecnici, che apprese a coniugare insieme fantasia e rigore. In quegli anni frequentavo Felice Mele e, spesso, ci vedevamo in tre per passeggiare o andare in pizzeria a discutere di arte, filosofia, politica e, naturalmente, di ragazze. Fu in uno dei nostri pomeriggi che Mino ci invitò a casa sua per mostrarci i suoi disegni, ovvero un progetto per alcune scene teatrali. Ero abituato ai bravi disegnatori della facoltà, ma quando vidi i suoi bozzetti rimasi fortemente impressionato. Ci disse che si ispirava a Pierluigi Pizzi, scenografo della Scala, cui avrebbe voluto mostrare i suoi disegni in cui comparivano tende, tappeti, suppellettili, specchi, in termini estremamente realistici con le stoffe che mostravano i damaschi, il lucido della seta, gli sfondi dipinti o le merlettature che seguivano i panneggi e con materiali che mostravano la loro struttura. Tutto rigorosamente in un bianco e nero i cui toni, alla maniera di Piranesi, facevano prevedere i colori. Mino era poi amico di Paolo Apolito con cui divenimmo amici anche io e Felice. Loro erano fidanzati (a quel tempo così si diceva) con due sorelle molto carine. Ma Mino si mostrava insofferente perché avrebbe voluto girare il mondo, trasferirsi a Parigi o, almeno, a Milano, mentre io e Felice, chi sa più concreti, una sera lo convincemmo a non fare castelli in aria. Già perché Mino era un sognatore e, del resto, non sono forse gli artisti ad illustrare i sogni? Dopo la fine degli studi, agli inizi degli anni Settanta, ci ritrovammo nel “teatro Gruppo” e Gelsomino, frattanto, aveva costituito uno studio grafico nel sodalizio con Pino Grimaldi, bravo fotografo, avviando successivamente lo “Studio Segno” che diventerà noto anche internazionalmente. Il resto è raccontato nella mostra curata benissimo, per sezioni omogenee, da Massimo Bignardi con Francesca D’Ambrosio, dove è possibile ammirare non solo la grafica, di cui fu maestro, quanto anche i disegni di propria mano. Tutti i suoi lavori lasciano comprendere come avesse non solo la capacità di contemperare ragione e fantasia quanto anche l’attenzione alla evoluzione dei tempi sia nell’uso delle tecniche che nei contenuti comunicativi. Ne è esempio il manifesto creato credo alla fine degli anni Ottanta in cui è ripreso il ritratto di giovane dama del Pollaiolo (Antonio o Piero) cui Gelsomino aggiunse al lobo un orecchino costituito da un microchip. Era il tempo dei primi computer e lui si esercitava con programmi vettoriali attraverso cui agire sui pixel e di quel manifesto era molto soddisfatto perché, sebbene vi fosse l’uso di una tecnica a quei tempi avanzata, la sua mano e la sua fantasia avevano saputo umanizzare i modi dei processori.

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Fondazione Menna: un sistema tra protocolli scaduti e privilegi di corte

di Erika Noschese

La gestione del patrimonio pubblico non ammette zone d’ombra né regimi di favore dettati dalla prossimità ai centri di potere. Quando un’istituzione culturale, come la Fondazione Menna, diventa il perimetro entro cui si consumano occupazioni senza titolo e interferenze politiche dirette, il tema smette di essere puramente amministrativo per farsi questione di etica pubblica. Lo svelamento della verità non è un esercizio di stile, ma l’atto necessario per restituire alla collettività ciò che è stato trasformato in feudo elettorale. Eppure, a Salerno, c’è chi preferisce l’oblio e l’occultamento, pur di giustificare l’ingiustificabile. Ai documenti pubblicati, oggi non giunge alcune replica ma si tenta di attaccare la Fondazione Menna parlando di presunti complotti. Ma la verità ha una forza propria: i documenti, le foto, gli spot elettorali girati all’interno della Casa del Combattente e i commenti delle “tifoserie d’eccezione” non sono invenzioni, sono lo svelamento di una realtà scomoda che non può essere cancellata. Sarebbe opportuno che si smettesse di fingere di possedere il Verbo mentre si occupano abusivamente spazi pubblici per fini puramente personali. È singolare che si accusi la Fondazione di ospitare convegni elettorali di terzi per “par condicio” di colpe, quando la realtà racconta di un’associazione, la Limen APS, che ha trasformato un immobile storico nel proprio quartier generale permanente, cambiando persino la denominazione su Google Maps da “Casa Limen” a “Limen – Casa del Combattente” solo dopo le nostre denunce. Pensano davvero che i cittadini abbiano l’anello al naso? Lo svelamento riguarda anche il nome stesso di questa realtà: Limen. In greco, il porto, la soglia. Ma un porto è tale se accoglie e se permette di salpare, non se diventa un bunker esclusivo per chi ha sorseggiato il tè nel salotto di Lady Napoli o ha goduto dello “sconto comitiva” firmato dal sindaco Enzo Napoli. Propri quei documenti rappresentano la pietra tombale sulla pretesa di “mero studio” e “volontariato” avanzata da Fiorito. Vedere un Sindaco intervenire direttamente per abbattere un canone da 80 euro a evento a un forfettario mensile di 400 euro è l’immagine plastica di un’amministrazione che fa il prezzo per gli amici. Ed è ancora più grave constatare che, nonostante il privilegio ottenuto, l’associazione si sia permessa il lusso di non pagare, rivendicando il diritto di occupare i locali gratuitamente come “liberi studenti”. Questa non è promozione culturale; è un’invasione di edifici pubblici mascherata da cittadinanza attiva, difesa da una rete di protezione che va dalla consorte del primo cittadino all’ex assessore alla trasparenza.Siamo legati al senso greco della verità perché essa ci porta a dire che, probabilmente, non si è pronti per guidare alcuna nave, né piccola né grande, se non si rispetta il porto che si occupa. È facile ergersi a “marinai” quando il mare è piatto e le correnti sono quelle, favorevoli, del sistema salernitano. Il vero marinaio si vede quando deve rendere conto della propria condotta davanti alle regole, non quando usa i beni comuni per fini propagandistici personali. Chi deve intervenire per ripristinare la legalità alla Casa del Combattente non può più restare a guardare. Ogni ulteriore giorno di occupazione senza titolo è uno schiaffo a chi rispetta le regole e paga i canoni. Non basta nascondersi dietro altrui colonne, la verità è stata svelata: Salerno non ha bisogno di navigatori da salotto, ma di una gestione trasparente che non trasformi la cultura in un’estensione del comitato elettorale. La verità non perdona: il velo è caduto, e ciò che resta è solo l’evidenza di un abuso che nessuna retorica potrà mai sanare.

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Trump silura un’altra ministra: via anche la segretaria al Lavoro

Dopo Kristi Noem e Pam Bondi, salta un’altra ministra dell’Amministrazione Trump: la segretaria al Lavoro Lori Chavez-DeRemer. Il capo della comunicazione della Casa Bianca, Steve Cheung, ha dichiarato che «assumerà una posizione nel settore privato», formula già usata per congedare la procuratrice generale Bondi. In realtà l’ormai ex segretaria al Lavoro è stata travolta da un’indagine interna.

Trump silura un’altra ministra: via anche la segretaria al Lavoro
Donald Trump (Ansa).

Le accuse rivolte a Chavez-DeRemer

«Ha svolto un lavoro fenomenale nel suo ruolo, proteggendo i lavoratori americani, attuando pratiche di lavoro eque e aiutando gli americani ad acquisire competenze aggiuntive per migliorare le loro vite», ha aggiunto Cheung. Il caso di Chavez-DeRemer è diverso da quelli di Noem e Bondi, perché almeno ufficialmente è stata lei a dimettersi e non Donald Trump a rimuoverla dall’incarico. In realtà da tempo c’erano forti pressioni su di lei affinché facesse un passo indietro, visto che era finita nell’occhio del ciclone per spese non consentite e comportamenti inappropriati sul lavoro. In particolare avrebbe avuto una relazione extraconiugale con un membro della sua scorta, bevuto alcolici durante l’orario di lavoro e usato risorse pubbliche per organizzare viaggi personali spacciati per impegni istituzionali. Non solo: secondo diverse ricostruzioni, il marito e il padre di Chavez-DeRemer avrebbero inviato messaggi inappropriati e richieste personali a giovani collaboratrici del suo staff.

Trump silura un’altra ministra: via anche la segretaria al Lavoro
Lori Chavez-DeRemer (Imagoeconomica).

Avrebbe dovuto affrontare un interrogatorio formale

L’ispettore generale, figura indipendente incaricata di sorvegliare l’etica e la legalità nei singoli ministeri, aveva aperto un’indagine a gennaio: a giorni Chavez-DeRemer avrebbe dovuto affrontare un interrogatorio formale, anticipato però dalle dimissioni. Il comando del Dipartimento del Lavoro passa ora temporaneamente nelle mani del vice Keith Sonderling.

Altolà del Colle sul decreto Sicurezza, verso un intervento correttivo in Cdm

Altolà del Colle sul decreto Sicurezza, con il governo che cerca di correre ai ripari. Sotto i riflettori c’è la norma che prevede un incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario, che rischia di far mancare la controfirma di Mattarella al provvedimento. La maggioranza aveva fatto sapere di voler presentare un emendamento in commissione per modificare la norma contestata ma, poi, ha bloccato le macchine per timore dell’ostruzionismo delle opposizioni che potrebbe portare in decadenza il provvedimento. Sarebbe stata infatti necessaria una terza lettura in Senato, dopo l’ok di Montecitorio, per farlo diventare legge. Ma essendo i tempi serratissimi (la scadenza ultima è il 25 aprile), il rischio di non farcela sarebbe stato decisamente alto. Il governo sta quindi vagliando l’ipotesi di un nuovo decreto, da presentare in Cdm, che abroghi il punto contestato.

Insorgono le opposizioni

Intanto le opposizioni insorgono. «Il governo e la maggioranza stanno andando deliberatamente allo scontro con il Colle», ha accusato la capogruppo del Partito democratico Chiara Braga, parlando di «fibrillazione istituzionale senza precedenti». «È gravissimo», ha rincarato Alleanza verdi-sinistra. «Così governo e maggioranza preferiscono lo scontro con il Paese ed ignorano il richiamo del Colle». Critica anche Italia viva, con Roberto Giachetti che ha definito la situazione «la definitiva distruzione delle prerogative parlamentari». Si attende ora il secondo round in Aula dopo la fine travagliata dei lavori in commissione e l’arrivo del decreto sicurezza nell’Emiciclo per il voto finale, così come è uscito da Palazzo Madama.

Pagani. Campitiello: Bene Forza Italia

di Erika Noschese

 

 

La decisione dei vertici regionali e provinciali di Forza Italia di rientrare a pieno titolo nella coalizione di centrodestra ha destabilizzato equilibri che sembravano ormai prossimi alla presentazione delle liste. A Pagani, Martusciello ha scelto di lasciare Massimo D’Onofrio e convergere su Nicola Campitiello, espressione di Fratelli d’Italia. Da parte dei candidati di D’Onofrio, in quota azzurra, al momento non è stata presa alcuna decisione definitiva. Se, da un lato, D’Onofrio ha rassicurato gli elettori via social, confermando che i candidati resteranno con lui e che andrà via solo il simbolo, dall’altro emerge tutta la difficoltà di Pietro Sessa, vicesegretario provinciale di Forza Italia, che non avrebbe ancora sciolto le riserve. Intanto, Campitiello è pronto a lavorare anche alla costruzione della lista azzurra, se necessario, con civici pronti ad abbracciare il progetto forzista.

Forza Italia sceglie di convergere sul suo nome…

«È una scelta che hanno fatto i segretari e i rappresentanti dei partiti, quindi non è dipesa da me, bensì da un accordo a livello nazionale, che io ho chiaramente accolto con entusiasmo e felicità».

Da parte del segretario regionale di Forza Italia ci sono stati attacchi alla sua persona. Si mettono da parte le polemiche e si riparte uniti?

«Assolutamente sì. Il centrodestra, quando è andato unito, ha sempre portato ottimi risultati. La politica è evoluzione e va bene così: non ci fossilizziamo sulle polemiche, che non servono a niente e a nessuno».

Cinque anni di amministrazione De Prisco. Il sindaco uscente è in corsa per un secondo mandato: cos’è oggi la città di Pagani e qual è la sua opinione sull’amministrazione?

«Le condizioni della città sono sotto gli occhi di tutti: è una città ferma, immobile, in uno stato quasi comatoso. Stiamo cercando di fare il possibile per farla ripartire».

Ha già avuto modo di sentire quelli che inizialmente erano candidati a sostegno di D’Onofrio? Saranno con lei in questo percorso o resteranno con il suo competitor?

«Se dovessero decidere di venire con me, posso esserne solo felice. Chiaramente non si può obbligare né condizionare la volontà di nessuno: siamo in un Paese libero e democratico. Se vengono con noi siamo contenti, se vanno con l’altro candidato lo siamo comunque. Ho sentito il commissario cittadino, il dottor Sessa, il quale non mi ha ancora chiarito se, alla fine, qualche candidato verrà con noi oppure se resteranno tutti dall’altra parte. Devo saperlo a breve, perché dobbiamo organizzarci, anche nell’eventualità di far confluire qualche lista civica a mio sostegno in Forza Italia».

L’auspicio è chiaramente che il partito azzurro vada compatto sotto la sua candidatura…

«L’auspicio è che venga non solo come contenitore, ma anche con il contenuto. Ma, nel caso non fosse così, abbiamo già promotori di liste civiche interessati a confluire in Forza Italia. Quindi non abbiamo questo problema di “riempire un contenitore”».

Se dovesse essere eletto, quale sarà il primo atto che intende realizzare per la comunità?

«Sicuramente il PUC rientra nel nostro programma: è una delle cose che faremo nei primi 100 giorni, perché riteniamo che sia lo strumento economico per rilanciare la città di Pagani. Attraverso il PUC creeremo spazi verdi, aree sportive e varchi attrezzati. Da lì inizierà il nostro programma per cambiare il volto della città».

Il centrosinistra, dopo tanti anni, si presenta unito sotto il nome di Nitto. Crede che questo possa favorire la coalizione?

«Noi siamo abituati a guardare in casa nostra, non in quella degli altri, soprattutto in questo momento in cui anche la mia coalizione, così come quelle di De Prisco e di D’Onofrio, è trasversale. Voglio ricordare che tre delle mie cinque liste civiche sono state formate da ex candidati del centrosinistra, come Cascone e Calce. Bisogna quindi capire cosa sia rimasto del centrosinistra e cosa si sia invece distribuito tra i vari candidati».

Perché oggi un elettore dovrebbe puntare sul suo progetto politico?

«Semplicemente perché io rappresento il vero volto nuovo di questa competizione. De Prisco è il sindaco uscente; Nitto ha amministrato con De Prisco per cinque anni e dovrebbe spiegare come mai, dopo questo periodo, abbia deciso di candidarsi contro. D’Onofrio, invece, ha nelle sue liste anche ex assessori che hanno amministrato fino al giorno prima e si sono poi dimessi per candidarsi con lui. Inoltre, è una persona che ha già amministrato a lungo questo paese. La vera novità, quindi, sono io, insieme alla mia coalizione».

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Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi

La domanda chemolti nel centrodestra si stanno facendo in queste ore è la seguente: il terremoto in Forza Italia mette a rischio la stabilità del governo? La risposta è: per il momento no. Ma Giorgia Meloni e i suoi più stretti collaboratori a Palazzo Chigi, a partire da Giovanbattista Fazzolari, qualche inquietudine ce l’hanno. Per un motivo molto semplice: in questi anni di governo hanno imparato a rapportarsi con Antonio Tajani, con le truppe parlamentari forziste guidate da Maurizio Gasparri e Paolo Barelli, assai fedeli all’esecutivo.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Meloni dovrà riprendere il rapporto con i Berlusconi

Ora con Stefania Craxi in Senato ed Enrico Costa alla Camera sarà ancora così? Meloni sa bene che, dopo questo intervento della famiglia su Forza Italia, il suo interlocutore per il prossimo anno di governo non può essere solo Tajani.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Enrico Costa (Imagoeconomica).

Dovrà essere, gioco forza, anche Marina Berlusconi. Le due, a quanto si sa, di recente non si sono sentite al telefono. Ma potrebbero farlo presto. Perché ormai la premier ha capito che con Tajani potrà andare d’amore e d’accordo, ma non è lui a tenere la golden share del partito. Se Arcore comanda, lui è costretto a ubbidire, anche se a malincuore, come si è visto con i capigruppo. Quindi toccherà alla premier riprendere i fili di un rapporto con i Berlusconi che negli ultimi anni è stato altalenante. Qualcuno (Fazzolari) ha suggerito alla presidente del Consiglio di attivare una sorta di filo diretto, un telefono rosso tra lei e Marina da utilizzare quando è necessario, per le questioni importanti. La premier non stravede all’idea ma, se serve, lo farà. Per ora, però, si naviga a vista.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Gianni Letta e Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Gli attriti all’interno della maggioranza e la strategia di FI

Gli ultimi sussulti riguardano la nomina alla presidenza delle Consob del leghista (anomalo) Federico Freni, stoppata da FI finché il partito non avrà rassicurazioni sui nuovi ingressi al governo, Paolo Barelli ma non solo. Ma pure la norma nel decreto sicurezza sui fondi agli avvocati che lavorano per i rimpatri dei migranti non è piaciuta affatto alla parte liberal di FI, poiché è un provvedimento che “puzza” di remigrazione. Insomma, le questioni e le divisioni sul tavolo ci sono e ci saranno. E la premier dovrà abituarsi ad avere a che fare con una Fi meno destrorsa e più liberal su molti temi, a partire dai diritti civili. È notizia di queste ore che i berluscones abbiano intenzione di riaprire due capitoli lasciati in stand by come la legge sul fine vita e quella sullo ius scholae. Temi su cui i forzisti sono molto più vicini alle posizioni del Pd che a quelle degli alleati di governo. Mentre Tajani ha fatto sapere di voler invitare il nuovo premier ungherese Péter Magyar a Roma per i 50 anni del Ppe. 

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Antonio Tajani (Imagoeconomica).

I possibili innesti da Mediaset e le preoccupazioni di Confalonieri

Fondamentale, per la tenuta dell’esecutivo, sarà vedere come si assesterà il riequilibrio nel partito berlusconiano, come si poserà la polvere in vista di un ultimo anno di governo. La presunta discesa in campo di Marina Berlusconi al momento non è prevista, come lunedì è tornato a sottolineare Giorgio Mulè. Per ora l’intenzione di Marina e Pier Silvio è quella di mettere in posizioni chiave persone a loro vicine, soprattutto in vista delle liste elettorali per le Politiche, che saranno vidimate in ultima istanza ad Arcore. Col rischio che un pezzo dell’azienda traslochi nel partito. In tal senso il Foglio ha fatto i nomi dell’ex portavoce di Marina, Franco Currò, del giornalista Paolo Liguori, di Leonardo Panetta, dell’ex moglie di Paolo Del Debbio e potente donna Mediaset, Gina Nieri, del manager Ernesto Mauri e della collaboratrice di Mauro Crippa, Lorenza Mazzotti. Staremo a vedere. Non risulta però che Fedele Confalonieri, come qualcuno ha scritto, abbia “cazziato” Marina e Pier Silvio per la loro voglia di scendere in campo. Di sicuro, però, a Fidel non fa piacere che un pezzo di azienda trasmigri tra gli azzurri, come avvenne nel 1994 con la discesa in campo di Silvio Berlusconi, che però ebbe l’intelligenza di portare nel partito le terze e le quarte file di Mediaset, Fininvest e Publitalia, non certo le prime.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
Fedele Confalonieri (Imagoeconomica).

I motivi della sterzata liberale dell’azienda non sono solo politici

Sta di fatto, però, che dentro Mediaset la sterzata dei Berlusconi per un partito meno destrorso e sdraiato sul governo qualche maldipancia lo sta generando, specie tra quelli che coi loro programmi soffiano nelle vele di Salvini e Meloni, ovvero Paolo Del Debbio – che sulla Verità ha attaccato Arcore per la convocazione di Tajani in azienda – e Mario Giordano, che domenica scorsa è addirittura andato a comiziare sul palco della Lega esortando alla “remigrazione”. Mentre una parte di azzurri milanesi manifestava in difesa dei figli dei migranti, generando un corto circuito nel centrodestra che è stato criticato da Licia Ronzulli (anti-Tajani ma rimasta vicina alla Lega). Del resto la sterzata a sinistra si era già vista nelle ultime stagioni proprio sui canali Mediaset, perché la tv anticipa sempre la politica. Con Cartabianca e Realpolitik l’intenzione di Cologno è andare a coprire quel pezzo di elettorato prima molto distante. Non è soltanto una questione politica, ma anche aziendale. Coprendosi a sinistra, le reti del Biscione cercano di intercettare un certo tipo di pubblico, chiamiamolo di “borghesia progressista”, che è assai più colto e soprattutto alto spendente rispetto al pubblico storico di Rete4, per la gioia degli inserzionisti. Insomma, sulla sterzata a sinistra di Mediaset ci sono anche motivi aziendali ed economici, non solo politici.

Il terremoto in Forza Italia e i nuovi equilibri tra Arcore e Palazzo Chigi
La torre Mediaset a Cologno Monzese (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un nuovo patto del Nazareno e la ricerca del futuro leader

Comunque tutto ciò servirà anche al partito, perché se davvero dalle prossime elezioni dovesse uscire un sostanziale pareggio, è verosimile che FI possa essere tentata da uno sganciamento da Lega e FdI per aprire un dialogo con Pd e centristi per possibili governi alla “tedesca”. Una sorta di nuovo patto del Nazareno, il cui gran ciambellano potrebbe essere di nuovo Gianni Letta. Come ha ben ricostruito Francesco Bei su Repubblica, Marina e Pier Silvio Berlusconi stanno costruendo una Forza Italia in grado di dialogare anche a sinistra nel caso si aprissero trattative per governi di unità nazionale. Insomma, tra i berluscones si lavora per proporre un’offerta politica più variegata e meno monocorde. Poi, dopo il voto, si andrà a congresso (lunedì sera in una riunione di partito è stato deciso di andare avanti con quelli locali solo dove non ci sono divisioni e criticità) e qui sono ben pochi quelli che scommettono su una discesa in campo dei figli. Che invece nei loro incontri con i vari esponenti forzisti lasciano intendere di essere alla ricerca di un futuro leader azzurro che ancora non c’è. Qualcuno dice che potrebbe essere il governatore del Piemonte Alberto Cirio. Altri sostengono che i Berlusconi guardino anche fuori dal partito, chissà. A Tajani, come scrive Repubblica, sarà concesso di riportare in Parlamento un manipolo di fedelissimi e forse di sperare di accomodarsi sulla poltrona da presidente del Senato. Mentre sullo sfondo resta ben viva pure la partita che si giocherà per il Quirinale.  

Piero De Luca: Grandi opere della Provincia contro i tagli

di Erika Noschese

Si scaldano i motori in vista delle prossime scadenze elettorali che interesseranno il territorio salernitano, con un focus particolare sulla sfida per la Presidenza della Provincia fissata per il prossimo 4 maggio. Il Partito Democratico campano, per voce del suo segretario regionale Piero De Luca, traccia la rotta di una coalizione che ha ritrovato compattezza attorno a un nome condiviso, puntando tutto sulla difesa del modello amministrativo locale e sulla messa a terra delle risorse derivanti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Il nome scelto per guidare l’Ente di Palazzo Sant’Agostino è quello di Geppino Parente, figura che sembra aver messo d’accordo le diverse anime dello scacchiere progressista. Un’unità che non era scontata, viste le complessità che spesso caratterizzano le trattative locali, ma che in questa occasione ha trovato una sintesi rapida e convinta. Il segretario regionale dem ha espresso una profonda soddisfazione per il percorso politico intrapreso, sottolineando come la scelta sia il frutto di un dialogo proficuo tra tutte le sigle coinvolte. “Siamo molto soddisfatti del lavoro politico che è stato fatto all’interno del Partito Democratico e insieme a tutte le forze di centrosinistra, la coalizione progressista, che ringrazio per la responsabilità e la serietà che hanno dimostrato accogliendo questa indicazione” ha esordito Piero De Luca commentando il quadro delle alleanze. Secondo il segretario, quella di Parente è “una candidatura assolutamente autorevole e radicata che proverà e avrà l’obiettivo di continuare a portare avanti gli importanti progetti di investimento che sono in corso in provincia di Salerno”. La partita elettorale si gioca dunque su un binario amministrativo molto concreto, dove i fondi europei e i cantieri aperti rappresentano il principale biglietto da visita della coalizione. La sfida della futura amministrazione provinciale sarà quella di gestire una mole di investimenti senza precedenti, che toccano settori vitali per la cittadinanza, a partire dalla sicurezza degli edifici pubblici e dal potenziamento della rete viaria. “Ci sono circa 60 milioni di euro di interventi finanziati attraverso il PNRR nell’edilizia scolastica, interventi legati alla riqualificazione energetica, all’adeguamento antisismico e alla strutturazione, la manutenzione straordinaria di tantissimi plessi scolastici ed è questa una priorità assoluta per quanto ci riguarda come forze politiche di centrosinistra” ha precisato De Luca, entrando nel merito dei dossier tecnici che attendono il nuovo governo provinciale. Ma non è solo la scuola al centro dell’agenda: il piano delle opere pubbliche si estende a tutto il territorio, cercando di colmare gap infrastrutturali storici. “Inoltre, ci sono circa 300 milioni di investimento in atto legati alle infrastrutture viarie della mobilità, parte delle quali sono legate all’aeroporto, altre al Masterplan Sud e toccano, per esempio, la biblioteca provinciale di Salerno, la pista ciclabile della Litoranea, l’area archeologica di Fratte, così come tanti interventi sulla Versana, la Pisciotta, la Fondovalle Calore ed altri interventi quadro per le manutenzioni straordinarie ed ordinarie in provincia di Salerno” ha aggiunto il segretario dem. Un elenco fitto che testimonia una visione di sviluppo integrato, dove il potenziamento dello scalo aeroportuale funge da volano per l’intera economia salernitana, richiedendo opere di collegamento intermodale, come i nuovi moli previsti per facilitare i flussi turistici e commerciali. L’ottimismo per i risultati ottenuti sul territorio si scontra però, nelle parole di De Luca, con un quadro nazionale descritto come ostile alle autonomie locali. Il tema dei tagli ai trasferimenti statali è uno dei punti più caldi della dialettica politica attuale, con i governatori e i sindaci in prima linea contro le politiche di bilancio dell’esecutivo centrale. “Davvero c’è un programma di investimenti straordinario e importante, l’obiettivo è continuare a dare continuità al programma di lavoro progressista alla guida della provincia di Salerno che ci vede portare avanti progetti importanti da anni, su cui non possiamo assolutamente fermarci, nonostante i tanti tagli che arrivano a livello nazionale” ha denunciato l’onorevole. L’accusa al Governo è netta: “Questo è un governo che ha tagliato fondi importanti agli enti locali, facendo cassa sulle amministrazioni territoriali ai danni dei cittadini, perché sappiamo bene che tagliare ai comuni e alle province vuol dire tagliare poi i servizi essenziali alle famiglie e ai cittadini”. In questo contesto, la sfida elettorale per le Provinciali e per le successive Comunali assume una valenza che supera i confini locali, diventando un test sulla capacità del centrosinistra di costruire un’alternativa di governo solida e credibile. De Luca rivendica con orgoglio l’efficienza delle amministrazioni campane nella gestione dei fondi europei, contrapponendola alle difficoltà che starebbe incontrando lo Stato centrale. “È una battaglia che noi dovremo fare pensando all’elaborazione di una piattaforma di governo alternativa a quella della destra, investire negli enti locali affinché i comuni possano davvero tornare a erogare i servizi adeguati e non scaricare sui sindaci i tagli che si fanno a livello nazionale. Per altro, le amministrazioni locali sono tra le più virtuose nella messa a terra dei fondi del PNRR, su cui invece a livello nazionale la spesa è in forte ritardo” ha ribadito il segretario campano del PD. Un altro tema centrale nel programma del centrosinistra riguarda il benessere delle nuove generazioni e lo sport, con un’attenzione specifica alle strutture che ospitano l’attività agonistica e sociale. In una città come Salerno, il dibattito si accende spesso sulla condizione degli impianti storici e sulla necessità di nuove strutture moderne. “Uno dei temi di maggiore attenzione è quello legato, innanzitutto, alle palestre scolastiche presenti all’interno degli edifici e poi, ovviamente, al sostegno delle amministrazioni locali in tutta la provincia, a partire dal comune capoluogo per le infrastrutture sportive. Dovrà essere portato avanti il progetto legato alla piscina Vitale, ma anche allo Stadio Arechi, mentre il Palazzetto dello Sport è in corso di realizzazione” ha spiegato De Luca, sottolineando come la riqualificazione degli impianti sia parte integrante della qualità della vita urbana. “Ci aspettiamo una stagione di grandi investimenti su cui va fatto un salto in avanti, con progetti di sviluppo già in atto di grande rilievo e qualità, perché il progetto dell’Arechi è di livello europeo”. Infine, il segretario regionale si è soffermato sulla valenza politica del “campo largo”, una formula che in provincia di Salerno sembra aver trovato una sua declinazione naturale, a differenza di quanto accaduto in altri centri della regione. Il successo della coalizione salernitana viene letto come un segnale di speranza per il futuro del centrosinistra anche su scala nazionale. “Qui in provincia di Salerno si è riusciti a mettere insieme un’alleanza di centrosinistra ampia che tiene dentro tutte le forze progressiste e questo è un segnale estremamente importante per il lavoro che dobbiamo fare in questo territorio. C’è un vento che è cambiato e un’onda di opinione pubblica che sta esprimendo un forte no rispetto a un governo che si sta dimostrando arrogante sulle riforme” ha concluso Piero De Luca. La sfida per la Provincia, dunque, non è solo una conta elettorale, ma l’inizio di una costruzione politica che mira a cambiare gli equilibri del Mezzogiorno e del Paese, partendo dalla solidità dei territori e dalla capacità di dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini.

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Parente: Non sono un presidente a scadenza

di Erika Noschese

Con la formalizzazione delle candidature per la Presidenza della Provincia di Salerno, il panorama politico locale definisce i propri assetti in vista di una sfida elettorale che si preannuncia determinante per gli equilibri amministrativi del territorio. Il centrosinistra ha sciolto le riserve puntando su Geppino Parente, attuale sindaco di Bellosguardo, la cui figura è stata individuata come punto di equilibrio tra le diverse anime della coalizione. La scelta, ufficializzata ieri dopo una serie di confronti interni al Partito Democratico e alle forze alleate, segna una strategia precisa: affidare la guida di Palazzo Sant’Agostino a un amministratore di lungo corso, capace di rappresentare tanto le istanze dei piccoli comuni dell’entroterra quanto le necessità delle grandi aree urbanizzate. L’investitura di Parente non nasce da una logica di emergenza, ma si inserisce in un solco programmatico che intende dare continuità all’azione amministrativa portata avanti negli ultimi anni. Il sindaco di Bellosguardo, interpellato ieri sulla genesi della sua candidatura, ha voluto sgombrare il campo da ogni dubbio circa la natura della sua discesa in campo. “Non si è trattato di una candidatura improvvisa o caduta dall’alto, ma di una scelta meditata, ragionata e, soprattutto, basata su proposte concrete e condivisa dall’intero schieramento di centrosinistra”, ha dichiarato Parente, sottolineando come l’unità d’intenti sia il pilastro su cui poggia la sua corsa alla presidenza. “Mi sento profondamente motivato e avverto tutta la responsabilità di guidare un progetto politico che riparte da basi solide: in questa Provincia c’è già moltissimo lavoro avviato e non è necessario ricominciare da capo”. Il programma del candidato presidente si focalizza sulla necessità di trasformare l’Ente Provincia in un vero e proprio motore di coordinamento territoriale, superando le frammentazioni che spesso rallentano lo sviluppo delle aree vaste. Secondo Parente, il lavoro svolto finora sul fronte delle infrastrutture e dell’edilizia scolastica rappresenta un patrimonio da cui non si può prescindere, ma la sfida del futuro risiede nella capacità di fare rete. “Veniamo da una stagione di grandi investimenti sulle infrastrutture e sulla scuola, tenendo conto anche dell’apporto dei singoli comuni”, ha spiegato il primo cittadino di Bellosguardo. “Credo che il compito principale di un’area vasta sia quello di portare tutto a sistema. Dobbiamo lavorare sulla viabilità, sui trasporti e sull’ambiente, agendo anche laddove non vi sono competenze specifiche dirette, se vogliamo che nasca e si inizi a percepire una reale comunità salernitana”. Tuttavia, il dibattito politico delle ultime ore non è stato privo di polemiche, in particolare riguardo alla presunta natura transitoria del mandato di Parente. Alcuni osservatori hanno ipotizzato una presidenza “a termine”, voce che il candidato ha rispedito al mittente con estrema decisione. “Questa è una sciocchezza: non esistono presidenti a tempo, esistono solo amministratori che sanno lavorare”, ha replicato Parente con una punta di ironia. “Se un presidente non è capace è giusto che vada via, ma se lavora bene non vedo perché dovrebbe avere una scadenza prefissata. Sulle definizioni ‘a termine’ usiamo pure lo yogurt o il latte, non la politica. C’è un progetto condiviso da un campo largo che include anche amministratori di centrodestra che stanno manifestando adesione: il mio mandato sarà di due anni pieni, come previsto dalla legge, e non vedo alcuna difficoltà in tal senso”. Un altro nodo centrale di questa tornata elettorale è rappresentato dal peso specifico delle diverse aree geografiche, specialmente alla luce dell’assenza del Comune di Salerno dalla competizione per il rinnovo della presidenza. Questo scenario sposta inevitabilmente l’attenzione sull’Agro Nocerino-Sarnese, bacino elettorale storicamente decisivo. Su questo punto, il segretario provinciale del PD, Giovanni Coscia, ha offerto una lettura analitica delle dinamiche in corso, confermando l’importanza strategica di ogni singolo voto ponderato. “Non ci aspettiamo un risultato scontato, ma il frutto di un lavoro capillare svolto in questi anni in tutta la provincia”, ha affermato Coscia ieri pomeriggio. “È chiaro che, quando alcuni grandi comuni non partecipano al voto, il peso si ripartisce diversamente. Nell’Agro, dove ci sono città con una maggiore densità di popolazione, il voto dei singoli amministratori ha un peso specifico rilevante, ma noi confidiamo in un esito che premi la nostra visione complessiva”. Coscia ha poi rimarcato le ragioni che hanno portato alla scelta di Geppino Parente, evidenziando come la sua provenienza da un comune di ridotte dimensioni demografiche non sia un limite, ma un valore aggiunto in termini di sensibilità istituzionale. “Ci aspettiamo un risultato che conforti il nostro operato, supportato dalla candidatura di un amministratore di esperienza come Parente”, ha sottolineato il segretario dem. Nonostante le analisi tecniche sulla distribuzione dei voti, Parente ha voluto ribadire che la sua presidenza non sarà ostaggio delle geografie elettorali, rivendicando una visione unitaria che metta al centro la dignità di ogni singolo territorio, dal più piccolo al più grande. “Non credo che la partita si giochi esclusivamente nell’Agro”, ha puntualizzato il candidato. “La scelta del centrosinistra di puntare su di me, che rappresento un comune piccolo, dimostra la volontà di tenere insieme aree molto diverse tra loro. Politicamente non esistono zone che pesano più di altre: la nostra è una scommessa sulla progettualità e sulla capacità di organizzare una nuova visione della provincia di Salerno. Dobbiamo superare le difficoltà relazionali degli anni scorsi e portare tutto a sintesi politica, un impegno che intendo assumere pienamente”.

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Zambrano: Salerno ha bisogno di una guida libera dai potentati

di Erika Noschese

Armando Zambrano non si ferma e rilancia la sfida per la guida di Palazzo di Città. La corsa alla carica di sindaco di Salerno del noto ingegnere prosegue senza esitazioni, nonostante il repentino cambio di rotta di Forza Italia che, nelle ultime ore, ha scelto di abbandonare il progetto centrista per convergere sulla candidatura di Gherardo Maria Marenghi, rientrando stabilmente nella coalizione di centrodestra insieme a Fratelli d’Italia. La decisione di Zambrano è arrivata ieri mattina, al termine di un vertice operativo con i rappresentanti delle liste Oltre-Azione e Popolari e Riformisti, durante il quale è stata ribadita la compattezza di un fronte che si propone come alternativa autonoma e moderata rispetto ai blocchi contrapposti. In un incontro con la stampa, il candidato ha chiarito che il venir meno del sostegno del partito azzurro non scalfisce le ambizioni della coalizione, ma anzi ne definisce meglio il perimetro di libertà e indipendenza dai tavoli romani o regionali. “La decisione definitiva l’ho già anticipata e non avevo dubbi in merito: è quella di andare avanti insieme, ancora più determinati. Credo che quanto è avvenuto dimostri ulteriormente come questa città abbia bisogno di una guida completamente diversa, autorevole e soprattutto che tenga conto veramente delle esigenze della città di Salerno e non di potentati che stanno fuori” ha dichiarato Zambrano, sottolineando come la sua proposta politica rimanga l’unica capace di garantire una gestione del territorio svincolata da logiche di apparato esterne. La rottura con Forza Italia, per quanto politicamente significativa, viene letta dal candidato non come un indebolimento, ma come un’occasione per rafforzare l’identità di un progetto che mette al primo posto le competenze professionali e il legame diretto con il tessuto sociale salernitano. Il passaggio che ha portato all’esclusione di Forza Italia dalla coalizione zambraniana ha però lasciato strascichi sul piano dei rapporti personali e dell’etica politica. Il candidato sindaco non ha nascosto una certa amarezza per le modalità con cui si è consumato l’addio, sottolineando una mancanza di comunicazione che mal si concilia con il lavoro di programmazione svolto fianco a fianco fino a pochi giorni fa. Zambrano ha rimarcato come la credibilità di un progetto si misuri anche sulla capacità di mantenere la parola data e sulla coerenza dei comportamenti, elementi che a suo avviso verranno valutati con attenzione dal corpo elettorale al momento del voto. “Dovrebbero essere delusi gli elettori di Forza Italia, non certamente i miei e nemmeno io. Mi dispiace perché si era creato un buon rapporto, stavamo andando avanti bene insieme e stavamo costruendo un percorso che poteva portare effettivamente questa città al rinnovamento, passando anche eventualmente per il ballottaggio. Non mettevamo limiti alla provvidenza. È evidente che tutto questo creerà dei problemi soprattutto a loro, ma fortunatamente le mie liste tengono bene e forse questa vicenda le potenzierà anche” ha commentato l’ingegnere, ribadendo la propria sorpresa per aver appreso del cambio di schieramento direttamente dai mezzi di informazione. “Non sono stato avvisato, l’ho saputo dai giornali. Questo purtroppo denota come in molti casi non ci sia il coraggio delle proprie azioni, ma questo riguarda l’etica delle persone e anche la buona educazione” ha aggiunto con una punta di rammarico. Sul piano organizzativo, la coalizione a sostegno di Zambrano si presenta ai nastri di partenza con una struttura articolata, che vede la partecipazione di una fitta rete di sigle e movimenti civici e politici. Il progetto è attualmente sostenuto da Azione-Oltre, Base Popolare, Casa Riformista-Italia Viva, Noi di centro, Ora!, Partito Liberaldemocratico, Popolari e Moderati, Udc, Ali per la città, Italia Animalista e Salerno Activa civitas. Si tratta di un raggruppamento che, secondo il candidato, non ha alcuna intenzione di cercare nuovi innesti dell’ultimo minuto o di modificare un assetto già giudicato solido e rappresentativo delle migliori energie cittadine. La composizione delle liste punta infatti su un equilibrio tra l’esperienza di chi ha già amministrato e l’entusiasmo di professionisti e dirigenti che si affacciano per la prima volta alla politica attiva. “Restiamo con le liste che c’erano, non c’è il tempo né la possibilità, ma nemmeno la volontà di farne altre. Quelle che ci sono sono sicuramente valide, composte da professionisti, dirigenti di aziende e anche ex consiglieri comunali. C’è un mix tra politica e società civile, dove prevale sicuramente quest’ultima. Non c’è interesse a cambiare questo schema, credo sia più che sufficiente offrire questa proposta di centro che può essere votata da tutti, anche da coloro che vedono in Zambrano un riferimento importante e autorevole, un’alternativa forte e credibile che non cambia idea e che mantiene come principio l’interesse di Salerno, senza potentati che possano dare ordini dall’alto” ha spiegato il candidato, rimarcando la natura prettamente locale e programmatica della sua sfida. Il clima della campagna elettorale salernitana, intanto, si fa sempre più acceso, con scambi polemici che coinvolgono i principali competitor. Interpellato sulle recenti dichiarazioni del sindaco uscente Vincenzo De Luca, il quale avrebbe invitato gli elettori a diffidare delle proposte altrui definendole ironicamente come poco veritiere, Zambrano ha scelto di rispondere nel merito della propria storia personale e professionale. Il candidato ha rivendicato una condotta improntata alla serietà e alla concretezza, distanziandosi dallo stile comunicativo aggressivo che sta caratterizzando questa fase del confronto politico per il rinnovo del consiglio comunale e di quello provinciale. “Bisognerebbe stare attenti alle sue di affermazioni. Io non credo di aver mai detto sciocchezze e chi mi conosce sa che non ho l’abitudine di raccontare frottole, anzi mantengo sempre i miei impegni. È un principio che mi ha insegnato mio padre e che tengo come stella polare del mio lavoro, della mia professione, del mio rapporto con i cittadini e anche della mia candidatura” ha concluso Zambrano. Con queste premesse, la coalizione di centro si appresta ad affrontare le prossime settimane di mobilitazione con l’obiettivo di intercettare il voto dei moderati e di chi non si riconosce negli attuali schieramenti. La sfida per Salerno entra così nel vivo, con un quadro politico che, pur orfano del simbolo di Forza Italia nel terzo polo, vede in Armando Zambrano un protagonista intenzionato a giocare la partita fino in fondo, puntando tutto sull’autorevolezza del profilo e sulla solidità delle liste civiche a suo supporto. La parola passerà ora ai cittadini, chiamati a giudicare se la coerenza rivendicata dall’ingegnere saprà trasformarsi in consenso nelle urne.

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Salzano su Forza Italia: “Hanno fatto figura dei pecoroni”

La stagione congressuale di Forza Italia va avanti nel rispetto dell’unità del partito. Questa la linea emersa nella riunione dei vertici azzurri con il segretario Antonio Tajani nella sede nazionale di FI, e condivisa nei giorni scorsi dalla famiglia del fondatore. Secondo quanto si apprende da fonti parlamentari, nel calendario dei congressi regionali saranno privilegiati i territori in cui si registra già l’unità del partito. Seguiranno le Regioni nelle quali si sta ancora lavorando per raggiungere una posizione unitaria. Dunque, in Campania sembra essere quasi certo lo stop, dopo il documento sottoscritto dai senatori Francesco Silvestro e Raffaele De Rosa e i deputati Pino Bicchielli e Annarita Patriarca. Nel documento sottoscritto infatti emerge la volontà di sospendere la fase congressuale e dedicarsi alle prossime elezioni amministrative: “LLe prossime elezioni amministrative, che si terranno il 24 e 25 maggio, sono un passaggio decisivo per la capacità del partito di consolidare la propria presenza nei territori e interpretare le istanze dei cittadini. Un banco di prova che richiede coesione, visione strategica e la piena mobilitazione di tutte le energie disponibili”, hanno detto. “Per queste ragioni riteniamo opportuno e responsabile sollecitare una sospensione della stagione congressuale, al fine di concentrare tutte le forze del partito sulla campagna elettorale imminente. Non si tratta di un rinvio del confronto democratico, che resta fondamentale, ma di una scelta per collocarlo in una fase più adeguata, nella quale possa svolgersi con serenità e piena partecipazione”, spiegano gli esponenti azzurri. “È probabile – secondo quanto raccontano fonti qualificate – che circa i due terzi dei congressi possano celebrarsi entro l’estate, con dieci Regioni al via a stretto giro e altre nelle quali la soluzione unitaria sembrerebbe alla portata.

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Banca Campania Centro, approvato bilancio 2025

Si è svolta presso il Palazauli di Battipaglia, l’Assemblea dei Soci 2026 di Banca Campania Centro, un appuntamento centrale nella vita della cooperativa che ha registrato una partecipazione ampia e qualificata: 1.375 soci intervenuti, di cui 667 in presenza, a testimonianza del forte senso di appartenenza e dell’interesse verso il futuro della Banca. L’Assemblea si è caratterizzata per un dibattito ricco e articolato, con numerosi interventi da parte dei soci che hanno contribuito ad animare un confronto costruttivo sui risultati raggiunti e sulle prospettive future. Un momento autentico di democrazia cooperativa, in cui partecipazione e condivisione hanno rappresentato il vero valore aggiunto dell’incontro. Ospiti dell’evento Pierfilippo Verzaro, General Counsel del Gruppo BCC Iccrea, e il Presidente della Federazione Banche di Comunità Credito Cooperativo Campania e Calabria Amedeo Manzo. Presente con un videomessaggio di saluto anche il Presidente del Gruppo BCC Iccrea Giuseppe Maino. Banca Campania Centro ha chiuso il 2025 con risultati solidi: utile pari a 6 milioni di euro, CET1 ratio al 42,4%, impieghi lordi per 394 milioni e raccolta diretta pari a 789 milioni. “L’approvazione del bilancio 2025 da parte dell’Assemblea dei Soci – ha dichiarato il Direttore Generale della banca – ha rappresentato un momento importante di condivisione e responsabilità. I risultati conseguiti confermano la solidità della Banca, il miglioramento degli indicatori principali e la coerenza di un percorso costruito nel tempo con prudenza e visione. Abbiamo operato in un contesto complesso, ma la Banca si presenta oggi con fondamentali robusti, con una qualità del credito in miglioramento e una capacità di generare valore sostenibile. Questo ci consente di guardare al futuro con fiducia, continuando a sostenere famiglie, imprese e territorio, nel solco dei valori cooperativi che ci contraddistinguono.” Nel corso dei lavori, l’Assemblea ha inoltre provveduto all’elezione del nuovo Collegio Sindacale: nominati sindaci effettivi il dott. Lucio Paraggio (Presidente), la dott.ssa Annalisa De Vivo e il dott. Ernesto Verza; sindaci supplenti la dott.ssa Carmen Piliero e il dott. Fabio Virgilio. Un sentito ringraziamento è stato rivolto al collegio sindacale uscente – la dott.ssa Ornella Oropallo, la dott.ssa Maria Anna Fiocco e il prof. Gerardino Metallo – che negli anni ha accompagnato la crescita della Banca con competenza, equilibrio e senso di responsabilità. Particolare attenzione è stata dedicata alla presentazione del Bilancio Sociale 2025, illustrato dal Consigliere di Amministrazione Amabile Guzzo, referente per la comunicazione, che ha sottolineato come: “Per una Banca di Credito Cooperativo il Bilancio Sociale rappresenta molto più di un adempimento: è lo strumento che racconta il valore generato per le comunità. I numeri raccontano solidità, ma sono le relazioni, i progetti sul territorio, il sostegno al terzo settore, ai giovani e alle famiglie a definire la nostra identità. È qui che si misura la coerenza tra risultati economici e missione cooperativa.” Nel suo intervento, il Presidente Camillo Catarozzo ha evidenziato il significato della partecipazione registrata e ha voluto esprimere un ringraziamento corale: “L’Assemblea dei Soci è il cuore della nostra cooperativa. La partecipazione così ampia e il livello del dibattito ci confermano che Banca Campania Centro è una comunità viva, consapevole e protagonista. I risultati approvati oggi sono il frutto di un lavoro condiviso e di una visione che tiene insieme solidità bancaria e responsabilità verso il territorio. Desidero ringraziare tutti coloro che, con il proprio impegno, hanno reso possibile la realizzazione di questa Assemblea: i dipendenti della Banca, i collaboratori, i fornitori, le strutture organizzative e tutti coloro che hanno lavorato con professionalità e dedizione dietro le quinte. Un ringraziamento particolare va all’ing. Rotomondo Caprino, responsabile del piano di sicurezza, per l’accuratezza e la competenza con cui ha garantito lo svolgimento dell’evento in condizioni di piena sicurezza e organizzazione”.

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Star Wars: Ultimo trailer per The Mandalorian and Grogu, al cinema il 20 maggio

Ultimo trailer per The Mandalorian and Grogu, al cinema il 20 maggio

Il film segna il ritorno di Star Wars nei cinema dopo sette anni di assenza

A esattamente un mese dall'arrivo nei cinema italiani di The Mandalorian and Grogu, Disney pubblica l'ultimo trailer e dall'estero arrivano i commenti di chi, nel corso della CinemaCon, ha potuto assistere in anteprima ai primi diciassette minuti del film. Guarda il video: The Mandalorian and Grogu | Trailer Finale | Dal 20 Maggio al cinema The Mandalorian and Grogu, capitolo finale della storia portata sulla piattaforma di streaming Disney+ a partire dal 2019 da Jon Favreau – che ne è anche in questo caso regista, co-produttore e sceneggiatore insieme a Dave Filoni... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Star Wars - 21 aprile 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Tutti i migliori racconti di Fabio Lastrucci

Tutti i migliori racconti di Fabio Lastrucci

Esce in ebook e stampa l'antologia che raccoglie i venti migliori racconti del brillante autore napoletano scomparso l'anno scorso.

È già passato più di un anno dalla prematura scomparsa – aveva solo 63 anni – di Fabio Lastrucci, brillante artista multiforme, scultore, illustratore, autore di teatro e di fumetti, e anche scrittore. Maurizio Cometto, con la cura e l'attenzione che lo contraddistinguono, ha voluto raccogliere i suoi migliori racconti in un volume della collana Frattali da lui diretta, intitolato La meccanica dell'ambaradan. La meccanica dell'ambaradandi Fabio LastrucciI folli racconti di un autore dallo stile ironico, stralunato e geniale.Un minotauro semina il terrore... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 21 aprile 2026 - articolo di S*

Editoria: Annus Solis, la meravigliosa Terra senza monoteismi

Annus Solis, la meravigliosa Terra senza monoteismi

Nella collana Ucronica esce un lungo racconto di Flavio Deri che si chiede come sarebbe oggi il mondo senza le religioni monoteiste.

La Terra di Flavio Deri descritta in Annus Solis è molto più avanzata della nostra, ha colonizzato lo spazio e il sistema solare. Come mai? Cosa è accaduto di diverso dalla nostra timeline? Ecco l'inghippo: non ci sono state le grandi religioni monoteiste. È abbastanza diffusa la convinzione che la caduta dell'Impero Romano e la conseguente epoca di declino culturale siano state dovute all'avvento del cristianesimo. In realtà le cause sono state ben altre, e forse sul conto della bilancia dovremmo anche mettere le straordinarie innovazioni... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 21 aprile 2026 - articolo di S*

Il caso delle fatture inviate ai feriti di Crans Montana

L’ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie di feriti italiani le fatture relative alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi al rogo di Crans Montana. Si tratta di cifre cospicue: gli importi indicati sono compresi tra 15 mila e 60 mila franchi svizzeri, che all’incirca è la stessa somma in euro. L’avvocato Domenico Radice, che assiste alcune vittime dell’incendio, ha definito «inopportuni» i documenti inviati dall’ospedale svizzero.

L’ambasciatore italiano vedrà il presidente del governo cantonale

«In linea generale riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l’invio delle fatture poteva essere evitato», ha spiegato Radice. Della questione si sta occupando l’ambasciata italiana nella capitale elvetica Berna. «Le autorità del Canton Vallese hanno sempre detto che nulla è dovuto dalle famiglie italiane e quindi le spese di cura dei feriti sono a carico delle autorità locali», ha dichiarato l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, aggiungendo che chiederà chiarimenti durante un incontro col presidente del governo cantonale Mathias Reynhard, in programma il 24 aprile.

Il caso delle fatture inviate ai feriti di Crans Montana
Gian Lorenzo Cornado (Imagoeconomica).

Milano Design Week, Iqos e Devialet presentano Soundsorial Design

In occasione della Milano Design Week 2026, Iqos – il sistema di riscaldamento del tabacco numero uno al mondo1 – e Devialet – leader internazionale nell’ingegneria acustica – hanno presentato Soundsorial Design, rinnovando per l’undicesimo anno consecutivo la presenza della linea di prodotti di Philip Morris all’interno della settimana del design più rilevante a livello globale. La missione di Devialet di riportare il suono al centro dell’esperienza di ascolto, attraverso innovazioni acustiche, incontra lo spirito all’avanguardia di Iqos, che guida il brand in un percorso costante di ricerca e sviluppo. Due culture orientate all’innovazione, unite da una comune ricerca dell’eccellenza.

Un’esperienza in cui il suono si trasforma in visione

«In entrambe le realtà il design è profondamente funzionale, e l’innovazione ne rappresenta il fondamento. Brevetti, prodotti e standard di settore ne sono la prova. Uniti da una ricerca costante dell’innovazione, Devialet e IQOS mettono in discussione lo status quo», ha dichiarato Oggie Kapetanovic, president Heat not burn di Philip Morris International. Con un’installazione realizzata attraverso tecnologie innovative, Soundsorial Design diventa uno spazio in cui spingersi oltre i confini dell’esperienza sensoriale, un ambiente in cui il suono di Devialet è vivo – visibile nel movimento dei suoi iconici woofer e percepibile fisicamente grazie alla potenza dell’infrabasso –, invitando ciascun visitatore a esplorare lo spazio da diverse posizioni, fino a individuare la propria frequenza e ad assistere al momento in cui il suono si trasforma in visione.

Un incontro tra tecnologia, estetica e performance

«Portando il savoir‑faire di Devialet all’interno dello spazio, il suono diventa un elemento centrale: non è un semplice sfondo, ma accompagna e scandisce il percorso. Le prestazioni del diffusore Devialet Phantom Ultimate trasformano l’ascolto in una presenza fisica», ha sottolineato Jacques Demont, chief executive officer di Devialet. In linea con lo spirito della collaborazione, Iqos e Devialet hanno inoltre presentato la Soundsorial limited edition capsule drop, che riflette l’approccio condiviso all’innovazione e al design. I pattern, ispirati alla propagazione delle onde sonore, traducono visivamente l’incontro tra tecnologia, estetica e performance. Creata come espressione creativa della partnership, la capsule non sarà disponibile per la vendita.

Continua il processo di trasformazione di Iqos

«Milano e la Design Week rappresentano per noi un appuntamento chiave: un luogo in cui cultura del progetto, innovazione e visione si incontrano in modo unico», ha dichiarato Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia. «Essere presenti per l’undicesimo anno consecutivo significa rinnovare il nostro impegno nel dialogo con il mondo del design e della creatività, raccontando il percorso di trasformazione che stiamo portando avanti anche in Italia, fondato sull’innovazione e sulla ricerca. In Italia questo percorso si traduce in investimenti continui, nello sviluppo di competenze avanzate e in una filiera industriale e agricola sempre più orientata all’innovazione. Collaborazioni come quella con Devialet rappresentano per noi un modo concreto per condividere e valorizzare questo percorso di trasformazione» L’installazione sarà aperta al pubblico dal 20 al 26 aprile 2026, dalle 10.00 alle 21.00, presso Opificio 31, Tortona Rocks.

Trump: «Se la tregua scade senza accordo pioveranno molte bombe»

Nel giorno segnato dalla cattura di una nave iraniana nello Stretto di Hormuz, sembra essersi sbloccata l’impasse sui nuovi colloqui Usa-Iran in Pakistan. Donald Trump ha infatti detto al New York Post che la delegazione americana – guidata dal suo vice JD Vance – è in volo verso Islamabad. «È molto potente, molto forte. Perdono 500 milioni di dollari al giorno», ha dichiarato sempre Trump parlando con The Hill, riferendosi al blocco marittimo americano sulle navi iraniane, su cui Washington ha fatto leva per spingere Teheran ad accettare nuovi colloqui. Secondo fonti riservate, Trump starebbe pianificando di recarsi personalmente in Pakistan entro giovedì 24 aprile per firmare un accordo con la Repubblica Islamica. La Cnn, intanto, riporta – citando fonti a conoscenza dei piani – che Vance in realtà dovrebbe partire da Washington domani, mentre i negoziati si terrebbero mercoledì.

Trump: «Se la tregua scade senza accordo pioveranno molte bombe»
JD Vance (Ansa).

Trump allontana l’ipotesi di una revoca del blocco navale

Trump ha inoltre affermato che l’accordo con l’Iran «sarà firmato oggi» in Pakistan. Ondivago come al solito, intervistato da Pbs ha dichiarato: «Vedremo se ci saranno o meno. Se non ci saranno, va bene lo stesso». Poi ha aggiunto che, in caso di scadenza del cessate il fuoco martedì «allora inizieranno a esplodere molte bombe». Trump ha tra l’altro smentito la notizia, pubblicata da Reuters, che su consiglio del capo dell’esercito pakistano Asim Munir lo vedeva in qualche modo intenzionato a rimuovere il blocco navale, di ostacolo per i negoziati: «Non mi ha detto nulla». L’annuncio di Vance in volo per Islamabad è arrivato a stretto giro dalle dichiarazioni all’Afp di due funzionari pakistani, che avevano mostrato ottimismo sul nuovo incontro tra le delegazioni iraniana e statunitense. L’Iran sta riconsiderando il suo ritiro da un proposto secondo round di colloqui di pace diretti con gli Stati Uniti, ha dichiarato a Reuters un alto funzionario di Teheran.

L’Iran denuncia il «comportamento irragionevole» di Trump

Teheran, in giornata, aveva ribadito che non avrebbe partecipato a un secondo round di negoziati in presenza, a meno di una revoca del blocco navale. Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, durante un colloquio col primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, ha denunciato le «continue mancanze» di Washington, che si sommano al «comportamento intimidatorio e irragionevole» di Trump, il quale continua a parlare di accordo imminente, minacciando però attacchi alla Repubblica Islamica, senza nessuna intenzione di porre fine al blocco navale.

Giovedì 23 aprile nuovi colloqui diretti Israele-Libano a Washington

Il secondo incontro diretto tra Israele e Libano si terrà giovedì 23 aprile a Washington, con la partecipazione dell’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter e dell’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Moawad. Lo ha rivelato il Jerusalem Post. Il presidente libanese Joseph Aoun, da parte sua, ha dichiarato che i negoziati bilaterali con Israele saranno gestiti da una delegazione libanese guidata da Simon Karam, l’ex ambasciatore negli Stati Uniti.

Hezbollah: «Nessuno sarà in grado di disarmarci»

La notizia della data dei nuovi colloqui non è stata accolta con favore da Hezbollah. Il deputato del movimento sciita libanese Hassan Fadlallah ha dichiarato che «nessuno, né in Libano né all’estero, sarà in grado di disarmare» il gruppo, foraggiato dall’Iran. «Il tentativo dell’esercito israeliano di stabilire una zona cuscinetto, con il pretesto di una linea difensiva, una linea gialla, una linea verde e una linea rossa… tutte queste linee saranno infrante e non ne accetteremo nessuna», ha aggiunto. Fadlallah ha anche detto che Aoun «dovrebbe abbandonare i negoziati diretti con Israele».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Nelle grandi stanze di via Goito, a Roma, nella sede di Cassa depositi e prestiti, non hanno preso affatto bene la decisione del tribunale di Amsterdam, dove la giudice Willemien de Vries ha dato ragione a Euronext nella contesa sulle nomine. Uno scontro che riguarda gli accordi di governance per il rinnovo dei vertici. I francesi, che nel 2021 hanno acquisito Borsa Italiana, si erano infatti impuntati sulla conferma di Fabrizio Testa come amministratore delegato a Piazza Affari e di Angelo Proni alla guida di MTS, piattaforma leader nel trading elettronico di titoli a reddito fisso e parte di Euronext. Ma come, in Cdp hanno quindi promosso un’azione legale per contestare una decisione che premia i due manager italiani? In realtà non è proprio così: la Cassa, azionista di peso del gruppo Euronext, ha portato avanti la causa per tutelare il suo diritto di nomina degli ad, che le spetta per contratto, e che invece a Parigi hanno bellamente disatteso. Per Roma insomma Piazza Affari non può essere considerata una semplice filiale di un network europeo. La vicenda è tutt’altro che finita. Con l’ente guidato da Dario Scannapieco che si prepara a presentare appello…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Che cena elegante, Renzi

Vestito a festa, con addirittura un farfallone nero che ricordava quello esibito da Fiorello quando imita, alla grande, il vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci: Matteo Renzi si è presentato così, in collegamento da Firenze, su La7, per parlare con Marianna Aprile e Luca Telese che avevano in studio il gran capo della Cgil Maurizio Landini, uno che ha abbandonato le camicie con canottiera a vista, quelle che arrivano fino al collo, per indossare panni borghesissimi giacca e cravatta. Era senz’altro una “cena elegante”, quella dove era atteso, e la scritta alla sua sinistra recitava “Maggio Musicale Fiorentino”. Ora lì il sovrintendente è Carlo Fuortes, e in passato c’è stato Salvo Nastasi, sempre accompagnato da Gianni Letta, un fedelissimo delle serate a Firenze. Fatto sta che al festival era in programma la prima di The death of Klinghoffer, regia e scenografia di Luca Guadagnino, per l’opera del musicista americano John Adams che prende spunto dal dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte dei terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina nell’ottobre 1985, conclusosi con l’assassinio di Leonard Klinghoffer, cittadino americano di religione ebraica. Per la cronaca, oltre a Renzi erano presenti Jovanotti, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Firenze Sara Funaro, l’ex primo cittadino e attuale eurodeputato Dario Nardella, Simona Bonafè, Maria Elena Boschi, Daniela Ballard, console generale Usa, Guillaume Rousson, console generale di Francia, Huang Xinhua e Guan Zhongqi in rappresentanza della Cina. Immancabili le contestazioni, sintetizzate nel testo del volantino dal gruppo “Firenze per la Palestina”, dove si sottolinea che «l’opera inizia con i due cori, quello degli esuli palestinesi e quello degli ebrei e quindi ci porta istintivamente a pensare che il contrasto sia tra i palestinesi e gli ebrei, mentre il contrasto è tra i palestinesi e gli israeliani che hanno occupato la Palestina, quindi non è una lotta tra due civiltà, tra due religioni, è una lotta tra un occupante e un occupato».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Matteo Renzi.

Opus dem

Ma era proprio la piddina Marianna Madia la devota fedele cattolica, in jeans, che domenica sera, dopo le 19, è entrata in quella che viene definita come “la chiesa dell’Opus Dei”, ossia la basilica dedicata a Sant’Eugenio, in via delle Belle Arti, e che ha acceso vari lumini e pregato davanti a diverse immagini sacre? Ah, saperlo…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Marianna Madia con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo

Nel secondo giorno dell’Assemblea nazionale di +Europa, domenica 19 aprile, si è consumato un serio strappo all’interno del partito. Tutta colpa di una mozione messa ai voti e regolarmente passata, ma poi dichiarata non valida. Risultato? Riccardo Magi e l’intera segreteria di +Europa rimangono al loro posto. Ecco cosa è successo.

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo
Matteo Hallissey (Imagoeconomica).

L’approvazione della mozione e il colpo di scena

Durante l’assemblea il presidente del partito, Matteo Hallissey, presidente anche dei Radicali italiani e fedelissimo dell’ex segretario Benedetto Della Vedova, ha presentato una mozione che chiedeva l’azzeramento della segreteria del partito. Dunque la rimozione del segretario Magi, dai vice Rosario Mariniello e Antonella Soldo e dalla tesoriera Carla Taibi. La mozione è stata votata e, dopo alcuni momenti di tensione, è arrivato il risultato: 52 voti a favore su 100. Successivamente, però, la presidente dell’assemblea Agnese Balducci ha dichiarato “non legittima” la mozione. Il motivo? Da statuto, il congresso si deve tenere ogni tre anni a meno che non venga approvata una sfiducia della segreteria votata da almeno i due terzi dell’assemblea.

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo
Benedetto Della Vedova (Imagoeconomica).

Il commento di Magi, Della Vedova e Hallissey

«Come accade in tutti i partiti, in particolare in quelli autenticamente democratici, e ancor più con l’avvicinarsi delle elezioni anche +Europa è attraversata da un confronto interno vivace e articolato», ha commentato Magi, segretario dal 26 febbraio 2023 dopo essere stato presidente dal 18 luglio 2021: «È mia precisa volontà valorizzare questo dibattito, ascoltando tutte le posizioni e trasformandole in un elemento di rafforzamento politico, per mettere il partito nelle condizioni migliori di portare avanti il nostro impegno per un’Europa federale e a difesa dello stato di diritto». Quanto successo, ovviamente, non è andato giù a Della Vedova, secondo cui la mozione era «perfettamente legittima». Altrimenti, ha spiegato, «non sarebbe stata messa ai voti». L’ex segretario ha poi detto di ritenere che «un congresso politico da tenersi al più presto sia la via migliore per una ripartenza forte e unitaria, piuttosto che andare avanti in una difficile situazione di divisione negli organi interni e senza maggioranza, scenario che rischia paralizzare il partito». Dello stesso avviso Hallissey, noto per i video di protesta contro tassisti e balneari: «Serve aprire una fase di confronto autentico, a partire da un dibattito sul Congresso libero da veti da parte del segretario o della presidente dell’assemblea».