La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano

Trumpery, in un inglese un po’ vecchiotto, sono i fronzoli vistosi oppure le sciocchezze e gli imbrogli e sembra la parola adatta a descrivere l’ossessione di Donald Trump per il restyling della Casa Bianca. Tutti i presidenti, quando si insediano, fanno dei lavoretti: Barack Obama mise nello Studio Ovale qualche ceramica indigena sugli scaffali e appese al muro alcuni quadri di artisti afroamericani, l’ex first lady Michelle piantò un orto biologico e Joe Biden rimosse il ritratto di Andrew Jackson (settimo presidente Usa e figura controversa per questioni di deportazione dei nativi americani e schiavismo) voluto da Trump. Niente in confronto alla mania di Donald di lasciare un segno sfarzoso del suo passaggio.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Tutto l’oro dello Studio Ovale luccica durante un incontro tra Donald Trump e Mark Rutte (foto Ansa).

Come Silvio col dipinto di Tiepolo (censurato)

Uguale, in questo, a Silvio Berlusconi, che fece intervenire a Palazzo Chigi il suo architetto di fiducia Mario Catalano, lasciandogli mano libera sull’introduzione di colonne con capitelli corinzi, specchi, stucchi bianchi, marmi pregiati, la riproduzione fotografica di un dipinto di Tiepolo (l’originale, affrescato sul soffitto di una villa vicentina, è conservato in un museo di Vicenza) appesa alle spalle del premier in modo che «le tivù lo inquadrino durante le conferenze stampa e le immagini di una bella opera d’arte vadano in tutto il mondo». Ma con un seno censurato, per carità, qui mica siamo alle cene eleganti del bunga bunga. Nei bagni della sala stampa fece installare luci al quarzo, lavabi con fotocellula, water in ceramica nera e beige, rubinetti d’oro, marmi di travertino oniciato e nero del Belgio. Quando arrivò Mario Draghi, fece ripristinare pareti bianche e rubinetti tradizionali: la sobrietà come atto politico.

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Silvio Berlusconi nel 2011 a Palazzo Chigi, con alle spalle la riproduzione fotografica di un dipinto di Tiepolo (foto Ansa).

Lavori che hanno superato i 350 milioni di dollari

Durante il primo mandato, Trump fece una ristrutturazione completa della Casa Bianca costata 1,75 milioni di dollari. Ma nel secondo mandato la differenza di scala è enorme: ha demolito l’intera East Wing per costruire una Ball Room che, tra stime iniziali e rialzi successivi, ha ormai superato i 350 milioni di dollari; ha pavimentato il Rose Garden, ha ricoperto l’Oval Office di una patina dorata. Ogni giorno Trump fornisce ai media americani la sua deflection strategy, tutta una serie di diversivi necessari per far sognare un po’ le masse dell’America profonda, desiderose di saperne di più sul colore delle tende, sulla morbidezza dei tappeti e sui mobili che arredano l’appartamento presidenziale e dimenticare così l’Iran, i dazi, le guerre.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Il Rose Garden trasformato in una terrazza con tavolini e ombrelloni a strisce bianche e gialle (foto Ansa).

Tra un negoziato con l’Iran e l’altro…

All’inizio di giugno – ha riferito la Cnn – mentre lasciava lo Studio Ovale lo hanno sentito redarguire un collaboratore: sosteneva che alcune parti della nuova Ball Room mancassero negli ultimi rendering e chiedeva chiarimenti sulle sue numerose colonne. Il breve scambio di battute si sarebbe svolto nei corridoi dell’Ala Ovest e sarebbe avvenuto lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti si scambiavano proposte per una soluzione alla guerra con l’Iran, giusto per dimostrare quanto il presidente sia profondamente coinvolto in ogni dettaglio di questo suo faraonico progetto e quanto tempo prezioso gli sottragga.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Trump mostra un rendering della sala da ballo (foto Ansa).

La costruzione va avanti nonostante le battaglie legali: un giudice ha stabilito che i lavori potevano proseguire fino al 5 giugno, in attesa della decisione della corte d’appello sul fatto che il Congresso doveva approvare o meno il progetto. Nonostante sei senatori repubblicani abbiano poi votato per bloccare i finanziamenti, i lavori del cantiere proseguono tuttora indisturbati. Pare che l’amministrazione avesse inizialmente concordato 11,9 milioni di dollari con l’impresa Clark Construction, poi saliti a 17,4 milioni per costi aggiuntivi.

La caduta di stile della rimozione del quadro di Biden

Perché non è più solo la Ball Room: si tratta di un’operazione che coinvolge il rifacimento del colonnato dell’ala Ovest con marmo nero e della walk of fame presidenziale – la galleria dei ritratti dei presidenti Usa – quanto meno fuori dal protocollo, poiché Trump ha fatto sostituire quello di Joe Biden con la fotografia di un “autopen“, il meccanismo usato per replicare automaticamente le firme, per alludere al fatto che, secondo Trump, Biden non era cosciente di ciò che firmava durante il suo mandato.

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La foto di Joe Biden sostituita con un “autopen” (foto Ansa).

Inoltre non solo ha voluto pavimentare il Rose Garden, trasformandolo in una terrazza con tavolini e ombrelloni a strisce bianche e gialle, come quelli del suo club a Mar-a-Lago, ma ha inserito due enormi bandiere americane sui prati Nord e Sud, con un restauro completo del Lafayette Park.

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I lavori sotto la statua di Andrew Jackson al Lafayette Park (foto Ansa).

Sulla doratura dello Studio Ovale, Trump ha assicurato che è tutta «foglia d’oro, niente di finto». Sul nuovo eliporto che ha fatto costruire a South Lawn, annunciato all’improvviso per risolvere il problema degli scarichi dei nuovi elicotteri Sikorsky che bruciano l’erba, Trump ha provocatoriamente detto che lo ha fatto «per gli ambientalisti».

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L’eliporto fatto costruire a South Lawn (foto Ansa).

L’Arc de Trump per celebrare il 250esimo anniversario dell’indipendenza

Contemporaneamente ha ribattezzato il Kennedy Center con il suo nome (scritta poi rimossa dopo che un giudice federale l’ha dichiarata illegittima), ha dato il via alla costruzione di un colossale Triumphal Arch, subito ribattezzato dai media «Arc de Trump», per celebrare il 250esimo anniversario dell’indipendenza. L’architetto incaricato, Nicolas Leo Charbonneau, deve fondere lo stile neoclassico monumentale con elementi patriottici massicci voluti da Trump, come le due aquile dorate giganti e la statua alata di Lady Liberty in cima.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano

Trump ha avuto la balzana idea di dipingere di blu la celeberrima Memorial Reflecting Pool, la gigantesca vasca d’acqua rettangolare situata proprio davanti al monumento a Lincoln, famosa in tutto il mondo per aver fatto da sfondo al discorso «I have a dream» di Martin Luther King. I lavori sono stati affidati senza gara d’appalto a un’azienda che aveva già lavorato sui campi da golf di Trump, e i costi sono lievitati dai circa 1,5 milioni stimati inizialmente a ben 14,7 milioni di dollari.

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Trump annuncia la fine dei lavori di rinnovo della Lincoln Memorial Reflecting Pool (foto Ansa).

Le alghe e il verde fangoso che hanno rovinato i piani di Trump

Subito dopo la riapertura, il progetto è andato incontro a un clamoroso fallimento tecnico: l’acqua è diventata verde acceso, invece del blu-bandiera americana che voleva Donald: essendo una vasca enorme, poco profonda e colpita dal sole estivo, il fondale blu ha assorbito molto più calore. Questo ha surriscaldato l’acqua, creando l’ambiente perfetto per una fioritura record di alghe, che hanno trasformato il blu bandiera in un verde fangoso. La vernice ha iniziato a staccarsi e, nel giro di due settimane, forse a causa del calore o dei prodotti chimici usati in fretta e furia dagli addetti nel tentativo di uccidere le alghe, il rivestimento blu ha iniziato a scrostarsi, con enormi lembi di gomma e vernice blu che galleggiano sulla superficie.

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Le alghe che hanno rovinato la Memorial Reflecting Pool (foto Ansa).

Di fronte alle ironie sul web, Trump ha rifiutato la spiegazione scientifica degli esperti, denunciando pubblicamente sul suo social Truth una cospirazione da parte degli attivisti di sinistra. Ha sostenuto che dei vandali si fossero introdotti nella vasca di notte «tagliando il rivestimento con dei coltelli» e gettando fertilizzante nell’acqua per nutrire le alghe e sabotare il compleanno dell’America.

In competizione con la moglie Melania, ognuno con i suoi decoratori

La Versailles a cui sta pensando questo ex immobiliarista eletto dagli americani loro presidente per ben due volte vede anche una sorta di competizione tra lui e la moglie Melania, ognuno con i suoi decoratori di fiducia. Lei si fa consigliare da Tham Kannalikham, una designer specializzata nel rispolverare la tradizione, per tentare di tenere a bada il kitsch appariscente prediletto da Donald, e ha abbandonato Angelo Donghia, adorato dalla prima moglie di Trump, Ivana, e che aveva curato anche le case di Ralph Lauren e Diana Ross.

Per i nuovi interni della Casa Bianca Trump ha invece chiamato Henry Conversano, un industrial designer che ha rifatto tutti i più importanti casinò di Las Vegas e il famoso Golden Nugget di Atlantic City. Secondo i biografi della coppia, mentre Melania lavorava con la Kannalikham sul comfort borghese, Trump scatenava Conversano sugli specchi, i cristalli, i lampadari e le dorature. Alla corte dei due, raccontano scandalizzati i siti americani, è una processione continua di tessutai, tappezzieri, antiquari, posatori di moquette, piastrellisti, stuccatori, marmisti, ebanisti, vetrai.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Dettagli dello Studio Ovale (foto Ansa).

Sembra l’era Berlusconi da noi, con il continuo travaso di artigiani di fiducia da Arcore a Palazzo Chigi. Luigi XIV riempì Versailles di specchi per abbagliare i nobili e ricordare a tutti chi comandava. Trump fa la stessa cosa, guidato dal suo fiuto di ex palazzinaro ma con in mano il catalogo di un contractor del New Jersey: l’oro e gli specchi non gli servono per dire «sono ricco», gli servono per riaffermare che è intoccabile e che è lui il boss, come ha detto quando è arrivato in ritardo a Evian, al summit del G7.

Vigilanza Rai, lasciano anche i componenti di centrodestra

Dopo il passo indietro della presidente Barbara Floridia e degli altri componenti provenienti dall’opposizione, si sono dimessi dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai anche i componenti di centrodestra. La senatrice del M5s ha parlato di un organo di garanzia «tenuto in ostaggio da chi governa»: ebbene, i membri provenienti dalla maggioranza denunciano qualcosa di analogo. Ma da parte del centrosinistra.

I componenti di centrodestra: «Commissione occupata dalla sinistra»

«Anche noi, come le opposizioni, ci dimettiamo dalla commissione di Vigilanza Rai che è stata occupata, sequestrata e strumentalizzata in maniera irresponsabile dalla sinistra. Questa ha sfruttato cinicamente la legge sulla Rai, che prevede una maggioranza a 2/3 per eleggere il presidente, che noi in questi mesi stiamo cercando di cambiare». È quanto hanno dichiarato i membri del centrodestra dimissionari, definendo «anomalo» che «il presidente della Rai dopo un certo numero di votazioni non possa essere eletto a maggioranza, eventualità che invece è prevista perfino per la carica di Presidente della Repubblica». L’opposizione, spiegano, ha «sfruttato in maniera vergognosa» questa legge, impedendo alla tv di Stato di avere un presidente nonostante sia stato designato già da tempo» dal suo cda.

«Siamo dinanzi a una vergognosa pantomima inscenata dalle opposizioni che hanno la smania di continuare a monopolizzare il Servizio pubblico, dopo aver perso il governo della Nazione per volontà degli italiani. E proprio l’avidità di poltrone della sinistra ha prodotto lo stallo in Commissione», affermano poi i componenti della maggioranza: «Per quanto ci riguarda siamo disponibili a dare vita a una nuova Commissione con un nuovo Presidente, a dare in tempi rapidi un presidente alla Rai e riprendere il ciclo di audizioni che le dimissioni della presidente Floridia e dei componenti delle opposizioni in Vigilanza hanno interrotto. Non sarà questa messa in scena ad impedire che la Rai possa tornare finalmente ad essere libera e pluralista».

Campania: i saldi dal 4 luglio

Il 4 luglio inizia ufficialmente in Italia la stagione degli sconti, tranne nelle province di Trento e Bolzano. Roma, 2 lug. (Labitalia) – I saldi estivi 2026 prenderanno il via il 4 luglio in gran parte d’Italia, con l’eccezione delle province autonome di Trento e Bolzano, dove sono previste date diverse. In Abruzzo i saldi dureranno massimo sessanta giorni, con possibilità di effettuare vendite promozionali in qualsiasi periodo dell’anno. Questo è quanto stabilito dalla Determinazione 69/DPH007 del 21 novembre 2025 della giunta regionale. In Basilicata è stato stabilito che i saldi estivi 2026 si svolgeranno dal 4 luglio al 1° settembre 2026. Durante questo periodo, le vendite di fine stagione dovranno essere chiaramente pubblicizzate come tali. Confermato il divieto delle vendite promozionali nei 30 giorni precedenti dall’inizio. In Calabria i saldi estivi 2026 prenderanno il via il 4 luglio e si concluderanno dopo 60 giorni, il 1° settembre 2026. La normativa regionale prevede inoltre il divieto di effettuare vendite promozionali nei 15 giorni precedenti l’inizio dei saldi. In Campania i saldi estivi 2026 prenderanno il via sabato 4 luglio e avranno una durata massima di 60 giorni. Lo ha stabilito la Giunta regionale con la delibera n. 266, approvata il 9 giugno 2026, in linea con gli indirizzi nazionali e con quanto concordato con le associazioni di categoria lo scorso 27 maggio. La normativa regionale prevede inoltre il divieto di effettuare vendite promozionali nei 30 giorni precedenti l’inizio dei saldi. Di conseguenza, dal 4 giugno 2026 gli esercenti non possono avviare nuove promozioni. Per garantire trasparenza a consumatori ed esercenti, nelle more della pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Campania (BURC), è già consultabile la delibera sul portale istituzionale nella sezione ‘Casa di vetro’. In Emilia-Romagna i saldi estivi 2026 inizieranno sabato 4 luglio e potranno svolgersi per un massimo di 60 giorni, come previsto dalla deliberazione della giunta regionale n. 1804/2016. La stessa normativa stabilisce inoltre il divieto di effettuare vendite promozionali nei 30 giorni precedenti l’avvio dei saldi. La disciplina regionale si inserisce nel quadro delle disposizioni generali sul commercio previste dal decreto legislativo n. 114/1998, che regola, tra l’altro, le vendite promozionali e quelle di liquidazione.

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Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)

Per anni il caldo è stato raccontato come un’emergenza ambientale. Oggi però è diventato anche una variabile economica. L’ondata di calore che a fine giugno ha investito gran parte dell’Europa, con temperature superiori ai 40 gradi in Francia e nuovi record nel Regno Unito e in Svizzera, ha messo sotto pressione gli ospedali e rallentato cantieri, logistica, agricoltura, industria e trasporti, mostrando quanto il cambiamento climatico possa influenzare la competitività europea.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Temperature estreme in Italia (foto Ansa).

Un tema che – appunto – si scalda nel momento meno favorevole per Bruxelles. L’Unione europea è impegnata a difendere la sua industria dalla concorrenza cinese, a negoziare il futuro dei dazi con gli Stati Uniti e a rilanciare una politica capace di recuperare terreno rispetto alle altre grandi economie. Ma mentre il dibattito resta concentrato su commercio e sussidi, un altro fattore sta già entrando nei bilanci delle imprese: il costo del caldo.

Cool box distribuite e turni anticipati al mattino

L’impatto è ormai visibile sul campo. In Germania per esempio DHL ha distribuito oltre 111 mila cool box ai portalettere, complete di asciugamani refrigeranti, polsini rinfrescanti e protezioni contro i raggi UV. Diverse aziende del settore delle costruzioni hanno anticipato l’inizio dei turni alle prime ore del mattino per evitare le ore più calde della giornata, mentre Thyssenkrupp Steel Europe ha rafforzato le misure di protezione dei lavoratori negli impianti siderurgici con acqua e pause supplementari.

Vietato il lavoro all’aperto nelle ore centrali

Altro che interventi straordinari, stanno diventando parte dell’organizzazione ordinaria del lavoro. Anche i governi iniziano a cambiare approccio. In Italia diverse Regioni hanno introdotto ordinanze che vietano il lavoro all’aperto nelle ore centrali della giornata durante gli episodi di caldo estremo. La misura nasce per tutelare la salute dei lavoratori, ma ha inevitabilmente effetti sulla produzione, soprattutto nei comparti dell’edilizia, dell’agricoltura e della logistica. La questione, però, è più profonda. Per la prima volta il caldo viene analizzato non soltanto dai climatologi, ma anche da economisti, assicurazioni, banche e investitori.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Operai al lavoro sotto il sole cocente a Torino (foto Ansa).

Oltre i 30 gradi la produttività inizia a crollare

Secondo un’analisi di Allianz Trade dedicata all’economia tedesca, oltre i 30 gradi la produttività del lavoro diminuisce mediamente di circa il 3 per cento per ogni grado aggiuntivo, mentre il fabbisogno energetico cresce di circa l’1,2 per cento per alimentare sistemi di climatizzazione e raffrescamento.

Entro il 2030 l’Italia potrebbe perdere 147 miliardi di Pil

Sono numeri che fanno cambiare la prospettiva. Il caldo, oltre a un rischio sanitario o ambientale, diventa un costo di produzione. Nello scenario elaborato da Allianz Trade, se le ondate di calore degli ultimi anni dovessero trasformarsi nella nuova normalità, entro il 2030 la Germania potrebbe perdere fino a 131 miliardi di dollari di prodotto interno lordo. Le stime diventano ancora più pesanti per il resto d’Europa: fino a 240 miliardi per la Francia, 147 miliardi per l’Italia e 120 miliardi per la Spagna. Per alcune economie particolarmente esposte il costo complessivo potrebbe arrivare a valere tra il 5 e il 7 per cento del Pil nel corso del decennio.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Flash mob contro la “cooling poverty” a Napoli (foto Ansa).

Per questo Allianz Trade definisce ormai il caldo estremo un rischio economico strutturale. La questione non riguarda più soltanto la frequenza delle ondate di calore, ma anche la capacità delle economie di adattarsi a condizioni climatiche che stanno diventando permanenti.

Il nostro Paese parte da una posizione più fragile

L’Italia è tra le economie europee più esposte agli effetti economici del caldo estremo. Non solo perché il Mediterraneo è uno degli hotspot del cambiamento climatico, ma perché una parte rilevante del sistema produttivo nazionale continua a dipendere da attività svolte all’aperto o in ambienti difficili da climatizzare.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Il famoso bar Baratti & Milano in piazza Castello chiuso per un blackout dovuto al grande caldo estivo (foto Ansa).

Edilizia, agricoltura, turismo, logistica e piccola manifattura rappresentano ancora una quota significativa del valore aggiunto italiano. Sono comparti nei quali il caldo incide sul benessere dei lavoratori oltre che sulla riduzione delle ore effettivamente lavorabili, sull’aumento dei consumi energetici e sulla compressione dei margini aziendali. Secondo una stima citata da Reuters, durante l’ondata di calore di fine giugno un milione e mezzo di lavoratori italiani poteva essere esposto a condizioni di rischio, tra operai, agricoltori e corrieri.

La tutela dei lavoratori è necessaria, ma non basta

La risposta dei governi si concentra, per ora, soprattutto sulla tutela dei lavoratori. È una scelta necessaria, ma non sufficiente. Le ordinanze che sospendono le attività nelle ore più calde limitano il rischio sanitario, senza eliminare quello economico. Ogni ora di lavoro persa, ogni cantiere rallentato e ogni raccolto rinviato incidono sulla produttività complessiva del sistema.

La stessa conformazione delle città contribuisce ad aggravare il problema. Gran parte del patrimonio edilizio europeo è stato progettato per trattenere il calore durante l’inverno, non per disperderlo in estate. Le ondate di caldo degli ultimi anni hanno così evidenziato un limite infrastrutturale che fino a poco tempo fa appariva secondario.

Reuters, citando l’International Energy Agency, ricorda che la diffusione dei climatizzatori in Europa resta nettamente inferiore rispetto alle altre grandi economie avanzate. A seconda dell’indicatore utilizzato, gli impianti sono presenti in circa un quinto del patrimonio edilizio europeo oppure in circa un quarto delle abitazioni, contro livelli vicini al 90 per cento negli Stati Uniti e in Giappone (Reuters, 25 e 26 giugno 2026).

Forte aumento di domanda per i climatizzatori in Europa

Questo ritardo si traduce in un doppio costo. Da una parte rende più difficile mantenere livelli elevati di produttività durante le ondate di calore; dall’altra obbliga famiglie e imprese ad accelerare investimenti che avrebbero potuto distribuire su un periodo molto più lungo. Non a caso, nelle ultime settimane, i maggiori produttori mondiali di climatizzatori hanno registrato un forte incremento della domanda in Italia, Francia, Spagna, Germania e Regno Unito. Per aziende come Samsung, LG, Midea e Mitsubishi Electric il mercato europeo rappresenta ormai una delle principali aree di crescita.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Emergenza caldo a Milano (foto Ansa).

La capacità di adattarsi al clima diventa un vantaggio competitivo

Per decenni la competitività industriale è stata misurata attraverso indicatori ormai consolidati: costo del lavoro, prezzo dell’energia, pressione fiscale, innovazione, produttività e accesso ai mercati internazionali. Oggi bisogna aggiungere una nuova variabile. La capacità di adattarsi alle temperature estreme sta diventando un vantaggio competitivo tanto quanto la digitalizzazione o l’efficienza energetica. Le imprese che investiranno in edifici più efficienti, reti elettriche resilienti, impianti meno energivori e una diversa organizzazione dei turni potranno limitare le perdite di produttività e contenere l’aumento dei costi. Chi rimarrà fermo rischia invece di subire un progressivo deterioramento dei margini proprio mentre cresce la concorrenza internazionale. È il motivo per cui Allianz Trade parla sempre più spesso di economia dell’adattamento. Adeguarsi al clima diventa una componente della politica industriale e della competitività nazionale.

Un dazio che nessuno può ridurre attraverso accordi commerciali…

La metafora del dazio non è soltanto giornalistica. Un dazio aumenta il costo di produrre e vendere un bene, riduce i margini delle imprese e rende meno competitiva un’economia rispetto ai concorrenti. Il caldo produce effetti sorprendentemente simili. Riduce le ore lavorabili, rallenta la produzione, aumenta il consumo di energia, impone nuovi investimenti e modifica l’organizzazione del lavoro. Con una differenza sostanziale. I dazi possono essere negoziati, ridotti o eliminati attraverso accordi commerciali. Le temperature record no.

Il caldo è il nuovo dazio europeo (su cui non si può negoziare)
Il cartello dei dazi (Ansa).

Per questo la sfida europea non consiste solo nel gestire l’emergenza dell’estate 2026. La vera partita si giocherà nei prossimi anni, quando gli investimenti destinati all’adattamento climatico determineranno una parte crescente della capacità produttiva dei Paesi. Se l’Europa continuerà a considerare il caldo come un semplice fenomeno meteorologico, rischierà di affrontare il prossimo decennio con uno svantaggio competitivo destinato ad ampliarsi anno dopo anno. Il cambiamento climatico sta già riscrivendo il costo di fare impresa.

Salerno, intesa con Comune per lavoro detenuti

al carcere al lavoro per la citta’. Comune e casa circondariale di Salerno hanno firmato, questa mattina, un protocollo d’intesa che consentira’, in una prima fase per poi seguire un principio di gradualita’, a sei persone detenute di svolgere lavori di pubblica utilita’ sul territorio, dal decoro urbano alla manutenzione del verde. Un progetto che punta a coniugare sicurezza, giustizia riparativa e reinserimento sociale, con l’obiettivo di ridurre la recidiva e trasformare il carcere in un’opportunita’ di recupero. A sottoscrivere l’accordo, il sindaco Vincenzo De Luca e il direttore della casa circondariale ‘Antonio Caputo’, Carlo Brunetti. “Attribuiamo a questo progetto un valore particolarmente elevato”, sottolinea il sindaco, sostenendo che “il carcere e’ diventato ormai, in Italia, una scuola di delinquenza, non un’occasione di recupero”. “Con questo progetto – spiega – vogliamo confermare che intendiamo andare avanti sulla linea della sicurezza e del rigore nella lotta contro i delinquenti, ma su una linea di solidarieta’, cioe’ aprendo le braccia a quei ragazzi e a quelle ragazze che vogliono impegnarsi in un recupero sociale. Dobbiamo offrire, per quanto possibile, una possibilita’ di recupero tramite il lavoro, tramite la responsabilita’”. Il direttore Brunetti, constatando che “per la prima volta nella storia dell’istituto penitenziario di Salerno sottoscriviamo una convenzione per lavori di pubblica utilita’ con il Comune di Salerno, grazie alla sensibilita’ del sindaco che ha immediatamente sposato questa nostra proposta”, evidenzia che “il lavoro di pubblica utilita’ rientra nel filone della giustizia riparativa, e’ un momento importante per le persone che, attraverso lo svolgimento di un’attivita’ lavorativa a titolo gratuito a favore del Comune, riparano il danno che hanno prodotto alla comunita’. E’ un modo per mettere alla prova le persone e per poterle sperimentare prima di reinserirle nel contesto sociale”. L’assessora alle Politiche sociali del Comune, Paola de Roberto, annuncia, inoltre, che, dopo un finanziamento ministeriale, “partira’ a Salerno il primo centro totalmente pubblico di mediazione penale per minori e adulti”, dopo quello attivato nel 2012, ma riservato solo ai minorenni.

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Usa-Iran, quando riprenderanno i colloqui indiretti

Il prossimo round di negoziati indiretti tra Stati Uniti e Iran inizierà il 18 luglio. Lo riferisce l’emittente saudita Al-Hadath, citando una fonte di alto livello. Al momento non è stato indicato dove si terranno i nuovi colloqui. Ma è altamente probabile che la sede sia ancora Doha, in Qatar. In alternativa c’è il Pakistan, l’altro Paese mediatore. Come riferito dal portavoce del ministero degli Esteri qatariota, Majed al-Ansari, le discussioni indirette tra Usa e Iran, che proseguiranno dopo i funerali di Ali Khamenei, hanno permesso alle due parti di avanzare su alcune questioni relative al memorandum d’intesa di Islamabad, basandosi sui risultati del vertice del Lago di Lucerna.

Legge elettorale, maggioranza ancora divisa e opposizioni all’attacco

Poco meno di due settimane. È il tempo che le forze di maggioranza hanno a disposizione per riuscire a trovare l’intesa sul tema delle preferenze, prima che la proposta di legge elettorale passi all’esame della Camera.

Il centrodestra ancora diviso sulle preferenze

La data da cerchiare sul calendario è quella del 14 luglio, una settimana dopo rispetto all’iniziale ipotesi del 7 luglio prevista per l’avvio delle votazioni. Un rinvio che dai banchi del centrodestra dicono essere logistico, dovuto alle difficoltà nel raggiungere il Parlamento a causa dei lavori sulla tratta ferroviaria verso Roma, ha ribadito il ministro meloniano Luca Ciriani, ma che in realtà appare come un tentativo di guadagnare ancora qualche giorno per riuscire a sciogliere il nodo dell’accordo. E infatti Matteo Salvini ha messo in chiaro, piccato, che non ci sono cantieri programmati e che i deputati e i senatori non avranno difficoltà a raggiungere la capitale. La verità è che il vertice degli sherpa di questa settimana non ha prodotto i risultati sperati. Fratelli d’Italia punta i piedi sulle preferenze, Forza Italia e Lega sono contrari a modificare un testo già frutto di compromessi. Nonostante le divergenze ancora non appianate, «non c’è alcuna intenzione da parte nostra di spaccare il centrodestra», assicurano dalle file del partito di Meloni. Anche in questo caso «un punto di equilibrio si troverà», con l’obiettivo di arrivare all’approvazione della proposta alla Camera entro la fine del mese. 

Legge elettorale, maggioranza ancora divisa e opposizioni all’attacco
Matteo Salvini (foto Ansa).

Il muro delle opposizioni contro lo spettro del premierato

Non ci stanno le opposizioni, per le quali anche se venissero inserite le preferenze non si risolverebbe l’impianto di una legge considerata sbagliata nel principio, a partire dal punto che andrebbe a sancire l’indicazione del nome del premier sulla scheda. Il presidente del M5s Giuseppe Conte lo ha detto a chiare lettere: «La loro proposta nasconde un premierato, siamo pronti al ricorso alla Corte Costituzionale». Dello stesso avviso il leader di Avs Nicola Fratoianni, che in una recente intervista televisiva ha parlato di tentativo di «introdurre in Italia il premierato senza fare la riforma della Costituzione». E così anche i dem, con la capogruppo in commissione Affari Costituzionali alla Camera Simona Bonafè che in una nota ha rimarcato: «Non hanno avuto il coraggio di portare avanti il premierato perché erano consapevoli che i cittadini l’avrebbero bocciato e ora tentano di raggiungere lo stesso obiettivo attraverso una legge ordinaria, modificando la legge elettorale».

Legge elettorale, maggioranza ancora divisa e opposizioni all’attacco
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Lo spettro della batosta referendaria

«Qualsiasi riforma non c’entra con le elezioni dell’anno prossimo, una cosa non nega l’altra», tiene a precisare a Lettera43 un senatore di Fratelli d’Italia, convinto che «la riforma si farà». Quando? Ancora presto per dirlo. Dopo l’approvazione in Senato nel giugno 2024, il disegno di legge sul premierato è attualmente assegnato in commissione Affari costituzionali alla Camera. Di un’ipotesi di calendarizzazione nemmeno l’ombra. La frenata, secondo l’opinione diffusa tra i partiti di minoranza, sarebbe dovuta al colpo politico subito dal governo con la sconfitta al referendum sulla giustizia dello scorso marzo. Motivo per cui, ha spiegato la capogruppo Pd alla Camera Chiara Braga in un’intervista a La Repubblica, «il disegno di riforme istituzionali della destra è fallito» e si tenta ora di «far passare un premierato di fatto». Una narrazione, questa, respinta dai meloniani. «Se c’è una cosa che non ci spaventa è il confronto con l’elettorato», ha spiegato ancora il parlamentare FdI, pur ammettendo che sulla cosiddetta madre di tutte le riforme «c’è un iter complesso, soprattutto se i tempi sono quelli che abbiamo visto per la riforma della giustizia dove abbiamo dovuto affrontare un ostruzionismo pesantissimo». Il ragionamento da fare per il centrodestra, comunque, è un altro: se è vero che l’esito del referendum sulla giustizia «ha dimostrato che il centrosinistra è competitivo», allora «non si capisce perché non si appoggi questa proposta di legge elettorale. Siamo a fine legislatura e ci poniamo il tema di garantire alla futura legislatura altrettanti anni di governo». Insomma, le priorità sono evidenti: prima si cambiano le regole del gioco, poi si fa il resto. Sempre che ce ne sia il tempo. 

Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci continua a correre

L’ultima Supermedia Agi/Youtrend, realizzata sulla base di nove sondaggi sulle intenzioni di voto condotti dal 18 giugno al primo luglio da sei istituti, evidenzia un ulteriore balzo di Futuro Nazionale, che ha guadagnato un punto netto in due settimane, portandosi così al 5,9 per cento. Bene anche il Movimento 5 stelle, mentre perdono consensi Fratelli d’Italia e Partito democratico.

Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci continua a correre
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Stavolta a perdere terreno è soprattutto Fratelli d’Italia

A differenza delle indagini precedenti, a fare le spese dell’ascesa di Roberto Vannacci non è principalmente la Lega, bensì FdI: il partito di Giorgia Meloni perde infatti lo 0,6 e scende a 27,6 per cento. Male anche il Pd, che cala al 21,3 per cento (-0,4). Buona la performance del M5s, che sale al 13,4 per cento (+0,7). Forza Italia è stabile al 7,9 per cento. Lieve calo (-0,1) per Alleanza Verdi e Sinistra, data al 6,3 per cento. Appena sotto la Lega (6,2 per cento, -0,3). Oltre a FI sono stabili anche Azione (3 per cento) e Italia Viva (2,3 per cento). Seguono +Europa all’1,5 per cento (+0,1) e Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1). Da prendere con le molle il dato del Partito Liberal Democratico, rilevato solo da due istituti sui sei e dato all’1,5 per cento.

Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci continua a correre
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Per quanto riguarda le coalizioni, il centrodestra cala al 42,8 per cento (record negativo dall’insediamento del governo), mentre continua ad aumentare il vantaggio il campo largo, dato avanti di due punti (44,8 per cento).

Temporali forti, allerta meteo fino a venerdì

La Protezione Civile della Regione, in considerazione delle valutazioni del Centro Funzionale sugli scenari meteorologici in atto e sulla loro evoluzione, ha emanato una allerta meteo di colore Giallo valida dalle sei fino alla mezzanotte di domani, venerdi’ 3 luglio. Si prevedono fenomeni temporaleschi caratterizzati da incertezza previsionale e si evidenzia un rischio idrogeologico con fenomeni di impatto al suolo come allagamenti, esondazioni, superamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, scorrimento delle acque nelle sedi stradali, innalzamento dei livelli idrometrici dei corsi d’acqua, caduta massi e frane dovute alla fragilita’ dei suoli. Lo scenario riguarda tutta la Campania fatta eccezione per le seguenti aree: Zona 2, Alto Volturno e Matese; Zona 4, Alta Irpinia e Sannio. Si raccomanda alle autorita’ competenti di porre in essere tutte le misure strutturali e non strutturali atte a prevenire, mitigare e contrastare i fenomeni previsti secondo le rispettive pianificazioni comunali di Protezione civile.

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Mastella: «Pregate per me, sono malato»

Davanti ai fedeli che assiepavano la basilica gremita per la ricorrenza della festività della Madonna delle Grazie, patrona del Sannio, il sindaco di Benevento Clemente Mastella ha annunciato di essere malato, chiedendo ai presenti a pregare per lui. «Spero di farcela», ha detto con la voce rotta per l’emozione. Dopo qualche attimo di silenzio è scoppiato un applauso di incoraggiamento per l’ex ministro.

Trump torna ad attaccare la Nato: «Usa spendono più di tutti»

Donald Trump torna ad attaccare la Nato. «Gli Stati Uniti spendono più di qualsiasi altro Paese, e con un ampio margine, per garantirne la protezione, senza trarne alcun vantaggio», ha affermato il presidente sul suo social Truth elencano le spese per gli Stati Uniti e alcuni altri Paesi, fra cui l’Italia. «Stati Uniti 999 miliardi di dollari, Regno Unito 90,5 miliardi, Francia 66,5 miliardi, Italia 48,8 miliardi, Polonia 44,3 miliardi. Le cifre degli altri Paesi, inclusa la Germania, sono molte più basse», ha evidenziato.

Vigilanza Rai, dimissioni della presidente Floridia e di tutti i membri di opposizione

Tutti i componenti di opposizione, compresa la presidente Barbara Floridia, si sono dimessi dalla Commissione parlamentare di Vigilanza Rai. «È una decisione sofferta ma necessaria e inevitabile. Ho dovuto prendere atto che restare e denunciare non è servito. Non mi resta che dare un segnale forte dinanzi all’arroganza e all’uso spregiudicato che questa maggioranza fa delle istituzioni e delle Commissioni parlamentari», ha scritto su Facebook Floridia, senatrice del M5s.

«Ho lottato con tutte le mie forze per consentire a un organo di garanzia del Parlamento di svolgere le proprie funzioni. Ho tentato in ogni modo di difendere il diritto dei cittadini ad avere una Commissione che si occupasse davvero del servizio pubblico. Ho denunciato anche pubblicamente con molto ardore», ha aggiunto Floridia. «Ma è ormai evidente che a questa maggioranza mancano alcuni presupposti molto importanti: il rispetto delle prerogative della minoranza, il rispetto delle istituzioni più in generale e delle regole che disciplinano il funzionamento degli organi parlamentari».

Vigilanza Rai, dimissioni della presidente Floridia e di tutti i membri di opposizione
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Floridia: «Vigilanza Rai ostaggio dal governo»

Nel suo lungo post, la senatrice pentastellata ha scritto anche di «boicottaggio sistematico» della commissione di vigilanza, «tenuta in ostaggio da chi governa» e «artificialmente in vita dalla maggioranza solo per fornire una foglia di fico a decisioni che vengono prese altrove, dal Governo, sulle spalle di milioni di cittadini che ogni anno pagano il canone». E poi: «La misura è colma. Manca un anno alle elezioni e servirebbe una Commissione attiva e vigile sul servizio pubblico, perché manca persino il pudore di nascondere ciò che sta accadendo. Io non sono disposta a trascorrere l’ultimo anno di questa legislatura assistendo impotente alle richieste di audizioni da parte delle opposizioni sistematicamente bocciate dalla maggioranza per impedire di fare domande, di pretendere risposte, di chiedere conto a chi sta gestendo la Rai».

La dichiarazione dei capigruppo di opposizione

«Le anticipazioni dei nuovi palinsesti confermano il progressivo declino del servizio pubblico: calano ascolti e credibilità, si riducono il pluralismo e il merito, aumentano i costosi contratti esterni e viene disatteso il Media Freedom Act. Riteniamo che la Commissione non sia più nelle condizioni di esercitare la propria funzione istituzionale di vigilanza». Lo dichiarano i capigruppo di opposizione nella Commissione di Vigilanza Rai Stefano Graziano (Pd), Dario Carotenuto (M5s), Maria Elena Boschi (Iv), Angelo Bonelli e Giuseppe De Cristofaro (Avs): «Restare al suo interno significherebbe abdicare alla funzione di controllo democratico e avallare un uso sempre più partitico del servizio pubblico. Le nostre dimissioni chiedono di restituire ai cittadini una Rai libera, autonoma e realmente pluralista».

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno

Giovedì pomeriggio lo zoccolo duro dei tifosi della Lazio torna a scendere in piazza contro la gestione Lotito. L’appuntamento è alle 17.30 a Ponte Milvio. Il corteo si dirigerà verso piazzale Ankara, proprio sotto la curva Sud dello Stadio Flaminio, al grido dello slogan: «La libertà è una conquista». La giornata si concluderà con interventi e musica fino a notte inoltrata. Chissà se sul palco o in strada si scorgerà qualche tifoso vip oltre a Tommaso Paradiso, la cui presenza è già stata confermata – come Angelo Mellone o Pino Insegno. L’obiettivo degli organizzatori è superare le 20 mila presenze per quella che si preannuncia come la più grande manifestazione di dissenso della storia delle tifoserie italiane.

LEGGI ANCHE: Le mire di Lotito sulla Reggina, un’operazione più politica che calcistica

Lotito ha di che preoccuparsi, perché si sa il consenso dei tifosi è strettamente legato a quello elettorale. E lui eletto al Senato con Forza Italia (e per di più in vista delle Politiche del 2027) dovrebbe saperlo bene…

A Villa Taverna Giorgia Meloni manda Arianna

L’unica brutta sorpresa potrebbe arrivare dal cielo. Nel senso di rovesci. Dopo il gelo tra Palazzo Chigi e Donald Trump, al ricevimento per l’Independence Day organizzato a Villa Taverna, residenza ufficiale dell’ambasciatore Usa Tilman Fertitta, alla fine parteciperà mezzo governo: i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il titolare del Mef Giancarlo Giorgetti, il ministro della Difesa Guido Crosetto e quello del Made in Italy Adolfo Urso. Giorgia Meloni no, non è attesa. Qualcuno però scommette che potrebbe affacciarsi al party con il favore delle tenebre, al ritorno da Padova dove interverrà al congresso della Uil. La premier però ha inviato la sorella Arianna e da Palazzo Chigi il sottosegretario Alfredo Mantovano. Diserteranno invece il barbecue a stelle e strisce i leader delle opposizioni, a partire da Elly Schlein (ci sarà però una mini-delegazione del Pd) che nella tarda mattinata di giovedì si è presentata al convegno di Federmanager. Forfait anche per Giuseppe Conte, Bonelli & Fratoianni, Carlo Calenda e pure Roberto Vannacci. Matteo Renzi deve ancora sciogliere la riserva. Vedremo…

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
La festa dell’Independence Day del 2025 (Ansa).

Al convegno Aepi c’è Alma Manera, e alla cena il marito Petrecca

Mercoledì, nella cornice della Terrazza Caffarelli in Campidoglio, sontuosa serata della Confederazione Aepi (Associazioni Europee di Professionisti e Imprese), guidata da Mino Dinoi, per il premio Le Eccellenze del Made in Italy. Iniziativa nata «con l’obiettivo di valorizzare personalità, professionisti, rappresentanti delle istituzioni e protagonisti del mondo produttivo che, nei rispettivi ambiti, contribuiscono a diffondere i valori del Made in Italy, simbolo riconosciuto di qualità, cultura, innovazione e tradizione».

La cerimonia di premiazione è stata condotta da Alma Manera, attrice, cantante e conduttrice di Rai Radio 1. Presente anche il marito Paolo Petrecca, ex direttore di Rai Sport.

La marcia dei tifosi laziali contro Lotito e le altre pillole del giorno
Paolo Petrecca e Alma Manera (da Instagram).

Colosseo, si ride da morire con Dario Argento

Ridere con Dario Argento. L’idea è venuta a Csc – Cineteca Nazionale e Parco archeologico del Colosseo, con la rassegna “Morire dal ridere. Classici dell’orrore tra paura e parodia”. Ecco il vampiro scheletrico e perturbante di Nosferatu (1922) di Friedrich Wilhelm Murnau, la creatura tragica di Frankenstein (1931) di James Whale e poi Freaks (1932) di Tod Browning. A chiudere questo itinerario sarà Opera (1987) di Dario Argento, definito come «vertice visionario del thriller horror italiano, dove lo sguardo stesso diventa strumento di ossessione e violenza». E Argento introdurrà la proiezione nella serata di martedì 14 luglio.

A Cinevillage c’è Rocco Siffredi

Parlare di cultura con Rocco Siffredi? A Roma si può: dal 6 luglio al 6 settembre Villa Lazzaroni ospita la terza edizione di Cinevillage, la rassegna estiva organizzata da Agis Lazio che, anno dopo anno, si è ritagliata un ruolo sempre più centrale nella programmazione culturale della Capitale. Nel parco del VII Municipio la manifestazione sarà aperta da un incontro con Rocco Siffredi, in occasione della proiezione di Blue, film di Eleonora Puglia.

Nuovi guai per Bandecchi, accusato di corruzione e perquisito

Perquisizioni personali, informatiche e locali tra Terni, Roma e Orvieto a carico di Stefano Bandecchi, sindaco del capoluogo umbro e della relativa Provincia, dell’imprenditore Roberto Biagioli e di un funzionario provinciale. Ipotizzati i reati di corruzione propria e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente: le perquisizioni avvengono nel contesto di un’indagine riguardante un appalto per la manutenzione stradale e la compravendita dell’Orvietana Calcio.

L’affidamento dei lavori e la vendita dell’Orvietana

Nello specifico, le perquisizioni di cui sono stati oggetto il fondatore di Alternativa Popolare e le altre due persone riguardano la procedura di affidamento dei lavori pubblici di messa in sicurezza e ripristino della strada provinciale n. 12-Bagnorese, che era stata interessata da una frana. I lavori sono stati concessi dalla Provincia di Terni in affidamento diretto al Gruppo Biagioli perché l’importo (150 mila euro) è inferiore alla soglia oltre la quale il codice degli appalti impone lo svolgimento di una gara.

Nuovi guai per Bandecchi, accusato di corruzione e perquisito
Stefano Bandecchi (Imagoeconomica).

A distanza di quattro giorni dall’affidamento dell’appalto, Biagioli ha ceduto l’Orvietana Calcio a Unicusano (dunque a Bandecchi). Una circostanza ritenuta sospetta, considerata anche la tempistica. L’ipotesi è che, in sostanza, la ditta di Biagioli abbia ottenuto i lavori in cambio della cessione della società calcistica a Bandecchi: l’Orvietana è stata poi fusa con Ternana Futsal per la creazione della Nuova Ternana 1925, club che chiederà alla Figc l’iscrizione al campionato di Serie D.

Bandecchi è già a processo per evasione fiscale

Nuovi guai quindi per Bandecchi, già a processo a Roma per evasione fiscale in quanto accusato di non avere pagato imposte per circa 20 milioni di euro come amministratore di fatto dell’università telematica Unicusano. Il mancato versamento risalirebbe al periodo 2018-2022. Sfruttando le tariffe agevolate riservate agli istituti didattici, avrebbero fatto acquisti non esattamente riconducibili all’attività universitaria, tra cui quelli di una Ferrari e una Rolls Royce, comprate per 550 mila euro.

De Luca sul Salerno Pride, ‘mobilitatevi perché stiamo andando verso il passato’

Credo che mai come in questo momento sia necessaria una mobilitazione, soprattutto delle giovani generazioni, sul tema dei diritti. Assistiamo in modo consistente a una regressione culturale ed ideologica impressionante, che parte da alcune tendenze negli Stati Uniti d’America: vi sono movimenti che da un po’ di tempo cercano di comprimere lo Stato sociale e i diritti della persona, e cercano di comprimere, come dire, lo spazio politico e sociale delle minoranze. Dunque, è necessaria una mobilitazione straordinaria”. A dirlo, questa mattina, il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca nel corso della presentazione del Salerno Pride, in programma il sabato prossimo a partire dalle ore 18. “In Italia – ha sottolineato il primo cittadino – abbiamo un risvolto nazionale di questa tendenza internazionale alla regressione culturale. Abbiamo ascoltato negli ultimi giorni esternazioni da parte di un generale che riguardavano i femminicidi: poco manca che venga reintrodotto il delitto d’onore nel nostro Paese. È chiaro che, in termini di diritto astratto, tutti sono uguali, donne e uomini. Ma è chiaro che, se si tiene conto della condizione sociale, si vede ancora la penalizzazione delle donne, una forma di violenza che si esercita in modo particolare nei loro confronti”. ” Sentire frasi come ‘meglio morto che gay a casa’, insomma, siamo veramente a livelli di barbarie. Inoltre, questo mondo sta portando le società contemporanee alla disumanità di nuovo. Provate a trasferire la violenza sui diritti a Gaza, in Palestina: un’ecatombe. Provate a immaginare, in un mondo nel quale tutti hanno un’impossibilità di vivere, qual è la condizione di chi ha problemi di orientamento sessuale e si vede vivere anche un’ulteriore discriminazione. Dobbiamo decidere se il mondo deve continuare verso i prossimi decenni all’insegna della civiltà, della tolleranza e del rispetto della persona, o se deve addirittura tornare indietro. Non è più un pericolo astratto: stiamo ormai galoppando verso il passato. Allora, io vi dico grazie. Cercherò di esserci sabato al Salerno Pride; non so se sarò qui, ma volevo incoraggiarvi. Volevo incoraggiare i giovani a riportare in primo piano questo tema che in Italia sta diventando particolarmente delicato”, ha concluso De Luca

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Crolla enorme ramo sulla panchina, tragedia sfiorata al Parco del Mercatello

Momenti di paura nella mattina di oggi, giovedì 2 luglio, al Parco del Mercatello, a Salerno, dove un grosso ramo si è improvvisamente staccato da un albero, precipitando su una panchina.
Solo per un caso fortuito non si sono registrati feriti: al momento del crollo, infatti, la panchina era vuota.

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Alterazione, fabbricazione e detenzione di armi clandestine: 4 arresti a Salerno

Carabinieri della Compagnia di Salerno, nella provincia di Salerno e Savona, hanno eseguito un provvedimento di fermo di indiziato di delitto in carcere emesso dalla Procura della Repubblica di Salerno nei confronti di quattro persone, per alterazione, fabbricazione e detenzione di armi e munizioni clandestine in concorso.

 

L’attività investigativa ha consentito di ricostruire l’esistenza di un consolidato sistema illecito finalizzato alla trasformazione di pistole a salve modello 84 in armi perfettamente funzionanti, idonee all’esplosione di munizionamento per arma comune da sparo nonché alla loro successiva commercializzazione. Ognuna delle quattro persone svolgeva compiti precisi.

Un primo, si occupava di acquistare pistole a salve presso diverse armerie della provincia di Salerno, provvedendo alla loro modifica sostituendo le canne originali con manufatti in acciaio appositamente realizzati. Si occupava, inoltre, anche della produzione del munizionamento, assemblando bossoli, ogive e polvere da sparo mediante l’utilizzo di un macchinario appositamente predisposto.

Un secondo soggetto, tornitore e titolare di un’officina, realizzava le canne “boccole” e silenziatori secondo precise caratteristiche tecniche indicate dal primo soggetto; un terzo soggetto curava i contatti con gli acquirenti e la gestione delle cessioni. L’ultimo, invece, si occupava del reperimento del munizionamento, intrattenendo rapporti con soggetti già noti alle Forze di Polizia per reati in materia di armi.

Nel corso della contestuale attività di perquisizione svolta nei confronti di nove soggetti, venivano rinvenuti 2 fucili monocanna, 2 fucili clandestini, 1 pistola clandestina modificata e circa 2000 munizioni. Pertanto, venivano tratti in arresto ulteriori tre soggetti, sia sul territorio salernitano che nel savonese, anche per detenzione di sostanza stupefacente del tipo cocaina, sempre rinvenuta nel corso della perquisizione.

Il provvedimento di fermo sarà sottoposto al vaglio del Giudice, per cui le accuse, così come formulate, non implicano alcun giudizio definitivo di responsabilità e saranno sottoposte al vaglio dei competenti giudici nelle fasi ulteriori del procedimento.

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Come la Russia ha sorvegliato con droni i siti nucleari e militari europei

Utilizzando droni lanciati da navi della cosiddetta flotta ombra, negli ultimi 18 mesi la Russia ha condotto una campagna di sorveglianza dei siti nucleari e militari di diversi Paesi europei, tra cui Regno Unito e Francia. È quanto emerge da un’analisi condotta dall’International Institute for Strategic Studies, che ha rilevato 144 episodi verificatisi a partire dalla fine del 2024.

La Russia ha agito con «sostanziale impunità»

Secondo i ricercatori del think tank, Mosca ha agito con «sostanziale impunità», cogliendo alla sprovvista e disorientando le autorità di tutta Europa. Droni russi sono stati ripetutamente avvistati droni sopra numerose basi militari del Vecchio Continente, tuttavia nessun velivolo a pilotaggio remoto è stato catturato o abbattuto dalle forze armate occidentali, rivelando una falla strategica nelle difese aeree della Nato.

Regno Unito, Francia e non solo: i principali episodi

Tra i siti che sono stati sorvegliati dai droni russi figurano la base britannica della Raf a Lakenheath, nel Suffolk (che si stava predisponendo per ospitare armi nucleari statunitensi), e la base francese per sottomarini nucleari di Île Longue, in Bretagna. Incursioni di droni si sono verificate poi nei mesi di novembre e dicembre 2025 sopra le basi aeree di Kleine-Brogel, in Belgio, e di Volkel, nei Paesi Bassi, dove sono stoccate armi nucleari Usa aviolanciabili. Altri incidenti includono una serie di avvistamenti di droni avvenuta in Danimarca nel settembre 2025, che hanno costretto alla chiusura dell’aeroporto di Copenaghen e di altri scali del Paese. A dicembre del 2025 quattro droni sono stati avvistati mentre sorvolavano una nave della Marina irlandese in direzione della costa del Paese, la sera successiva alla visita del presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Numerosi gli incidenti registrati in Germania. Come sottolinea l’International Institute for Strategic Studies, gli avvistamenti sono diminuiti da quando, nel corso di quest’anno, le marine europee hanno iniziato a sequestrare le navi della flotta ombra di Mosca.

Concerti d’Estate nel segno delle mutazioni

di Olga Chieffi

“Nulla è permanente tranne il cambiamento”, recita il più celebre degli insegnamenti di Eraclito. L’unica costante della vita è il cambiamento, questa verità fondamentale permea ogni aspetto della nostra esistenza, dalle stagioni che si rinnovano alla continua evoluzione del nostro corpo e della nostra mente. L’energia, la materia, cambiano continuamente, si trasformano, si fondono, crescono e muoiono. Il cambiamento è l’unica sicurezza, in particolare nelle arti. “Mutazioni…i ritmi del tempo” è il tema che farà da fil rouge ai ben diciannove appuntamenti che punteggeranno il cartellone, della XXIX edizione dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia, organizzata dal CTA Salerno aps, con il sostegno e il patrocinio del Ministero della Cultura, del Comune di Vietri sul Mare, del Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Martucci”, Coldiretti Salerno – Campagna Amica con Camera di Commercio di Salerno, della Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, della Fondazione Saccone e con il patrocinio morale della Provincia di Salerno, del Comune di Salerno e delle ACLI Provinciali APS. I concerti cambiano ancora una volta location per scendere dalla storica sede e svolgersi tra la Villa Comunale di Vietri sul Mare e piazza Max e Flora Melamerson, il belvedere sui Due Fratelli di Marina di Vietri sul Mare, mentre il 2 agosto, i Concerti faranno tappa a San Giovanni a Piro nella suggestiva cornice del Cenobio di San Giovanni Battista con la sua caratteristica torre merlata e sullo sfondo il monte Bulgheria. Domattina, alle ore 10.30, nella sede della Provincia di Salerno a Palazzo Sant’Agostino, si terrà l’incontro con la stampa al quale parteciperanno Enzo Maraio assessore al Turismo della Regione Campania, Giovanni De Simone, sindaco di Vietri sul Mare nonché consigliere provinciale; Daniele Benincasa, assessore alla cultura di Vietri sul Mare, Ernesto Pulignano, vice direttore del Conservatorio “G. Martucci” di Salerno; Giuseppe Gallo vice presidente della Camera di Commercio di Salerno, Ettore Belelli, presidente della Coldiretti Salerno, Francesco Paolo Innamorato, direttore della Fondazione Carisal, Daniele Manzolillo presidente Acli Salerno e Antonia Willburger, direttrice artistica, ideatrice della rassegna. Confermata anche quest’anno la formula che intreccia musica e parole, frutto della collaborazione con l’Associazione Porto delle Nebbie, Salerno Legge e il Liceo Artistico Sabatini Menna di Salerno. Si parte mercoledì 8 luglio, alle ore 21, con i Ritmi narranti del Conservatorio di Musica Giuseppe Martucci di Salerno scanditi dalla Suite Percussion Ensemble diretta da Paolo Cimmino, con Carla Genovese alla voce e Roberta Di Maio body percussion e il Quartetto d’Archi diretto da Vincenzo Meriani. La serata sarà aperta dalla proiezione del cortometraggio realizzato dagli studenti del Liceo Artistico “Sabatini-Menna” di Salerno dal titolo “Divina”. Il seguire e il perseguire la mutazione, lascia dietro di sé un senso di spaesamento, lo stesso che Heidegger esplora nella sua filosofia dell’Essere. La sua idea di “gettatezza” descrive l’uomo come un essere trascinato dal flusso della mutazione, incapace di fermarsi a riflettere sulla propria autenticità. Questo smarrimento trova eco nelle pagine di James Joyce, dove l’identità si frantuma in un flusso di coscienza, e nell’arte di Andy Warhol, che ripete ossessivamente l’immagine del quotidiano, trasformando l’effimero in icona. Ecco allora che, osservando questo percorso, emerge un messaggio chiaro: ovvero un profondo cambiamento nel modo di percepire noi stessi e il mondo. Un cambiamento che ci costringe a rimettere in discussione certezze, a cercare nuove coordinate in un universo sempre più vasto e frammentato. Ecco l’urgenza di abbandonare ogni intento di controllo del suono e tentare di scoprire i mezzi che consentano ai suoni di essere se stessi. E nel dire le cose, nel dire il silenzio presente nei suoni delle cose, la parola nel suo domandare deve riaccendere la meraviglia. Meraviglia che non è solo incanto o superamento estatico della ragione, ma è e continua ad essere riflessione: la riflessione del cogito che prova insieme l’angoscia del silenzio – ossia della morte – e la gioia della parola nel suono delle cose. E forse, come nel magnetismo o negli integrali, un ordine nascosto continua a guidarci, invisibile ma reale, nel nostro eterno tentativo di dare un senso al caos della Mutazione.

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La Corte Ue respinge il ricorso e conferma la maxi multa da 4,1 miliardi a Google

La Corte di giustizia dell’Ue (Curia) ha respinto l’impugnazione proposta da Google e dalla sua società madre Alphabet contro la maxi multa di circa 4,1 miliardi di euro per abuso di posizione dominante del motore di ricerca Google Search nell’ambito del sistema operativo Android.

Perché Google è stata multata

Nel 2018, la Commissione aveva adottato una decisione in cui aveva concluso che la società aveva imposto, segnatamente con accordi di preinstallazione e condizioni di licenza di talune applicazioni, la precedenza del suo motore di ricerca Google Search e del suo browser Chrome sui dispositivi mobili funzionanti con il sistema operativo Android, anch’esso proposto da Google. La società aveva quindi presentato ricorso, che ora la Curia ha respinto stabilendo che il tribunale che ha comminato l’ammenda non ha commesso alcun errore di diritto nel valutare gli effetti anti concorrenziali delle condizioni di preinstallazione previste dagli accordi Android.

Quando la competenza diventa una risorsa per il Comune di Salerno

di Erika Noschese

Nel dibattito sulla governance degli enti locali e sull’efficacia dell’azione amministrativa, il connubio tra tecnocrazia e rappresentanza politica rappresenta da sempre un nodo cruciale. Nel caso del Comune di Salerno, la presenza in giunta della dottoressa Pasqualina Memoli, nota come Paky, introduce un elemento di elevata specializzazione settoriale che ridefinisce le dinamiche operative dell’esecutivo guidato dal sindaco Vincenzo De Luca. L’attribuzione delle deleghe alla Medicina territoriale e alla Prevenzione sanitaria a un dirigente medico in costanza di rapporto d’impiego con l’Asl di Salerno non configura soltanto una scelta di natura fiduciaria, ma risponde a una precisa logica di efficienza istituzionale, finalizzata a ottimizzare l’interfaccia tra l’ente di prossimità e l’azienda sanitaria locale. In un contesto macroeconomico e normativo profondamente mutato dall’attuazione delle missioni del PNRR dedicate alla salute, la competenza tecnica specifica cessa di essere un mero attributo personale per trasformarsi in un asset strategico indispensabile alla pianificazione dei servizi assistenziali sul territorio. Il quadro normativo vigente in materia di inconferibilità e incompatibilità degli incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico è rigoroso, dettagliato e non lascia spazio a interpretazioni estensive o creative. La totale regolarità formale della posizione dell’assessore Memoli, la quale coniuga la propria attività professionale di dirigente medico presso l’Azienda Sanitaria Locale di Salerno con le deleghe comunali, costituisce la base oggettiva su cui poggia la sua legittimità operativa. La legge definisce i confini dell’agire pubblico proprio per garantire che le competenze non vengano sterilizzate o allontanate dai luoghi del processo decisionale, bensì messe a disposizione della collettività all’interno di un perimetro di trasparenza assoluta. Quando la norma esclude la sussistenza di conflitti formali, certifica implicitamente che il bagaglio di esperienze accumulato nel corso di una carriera professionale può e deve diventare un patrimonio comune per l’ente locale. L’analisi dell’apporto che una figura come quella di Paky Memoli garantisce alla giunta di Salerno richiede uno sguardo sgomberato da preconcetti, focalizzato unicamente sui bisogni di un territorio complesso. La sanità locale, e in particolar modo la medicina territoriale, sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione strutturale e concettuale. In questo scenario, il dialogo tra il Comune e l’Asl non può limitarsi a una formale corrispondenza burocratica o a incontri istituzionali di facciata. Richiede una comprensione profonda delle dinamiche interne alle aziende sanitarie, dei meccanismi di funzionamento dei distretti, delle criticità legate alla continuità assistenziale e delle reali necessità della popolazione. Un assessore che vive quotidianamente la realtà ospedaliera e ambulatoriale possiede una capacità di lettura dei fenomeni sanitari che nessun amministratore puramente politico, per quanto animato da ottime intenzioni, potrà mai sviluppare con la medesima tempestività. Questo patrimonio di conoscenze si traduce in un vantaggio concreto per la cittadinanza di Salerno. Conoscere dall’interno la macchina organizzativa della sanità territoriale significa poter interloquire con i vertici aziendali con cognizione di causa, sapendo esattamente quali istanze portare al tavolo programmatico e come declinarle per renderle immediatamente cantierabili. La prevenzione sanitaria e la tutela della salute pubblica non sono concetti astratti da declinare in mozioni d’intenti o manifesti programmatici, ma si sostanziano in atti concreti, campagne di sensibilizzazione mirate, coordinamento dei servizi sociali e sanitari e risposte rapide alle fasce più vulnerabili della popolazione. La capacità tecnica dell’assessore Memoli consente di accorciare le distanze tra l’istituzione comunale e il cittadino, trasformando le esigenze di salute della comunità in proposte amministrative solide, strutturate e prive di quelle ingenuità programmatiche che spesso rallentano l’azione dei non addetti ai lavori. Va inoltre ricordato l’impegno dell’attuale assessora nel periodo del covid: è stata, infatti, una dei primi medici a scendere in trincea a tutela dei pazienti, sottoposta a rischi continui e turni estenuanti senza mai tirarsi indietro. Un impegno non da poco. Un impegno che non tutti e non tutte avrebbero assunto. La vera responsabilità istituzionale ed etica, in una visione moderna della pubblica amministrazione, non si misura nella ritirata o nel passo di lato di fronte alla complessità, ma nella capacità di spendere la propria autorevolezza e le proprie competenze per il bene pubblico, operando sotto la lente della massima trasparenza. Chiedere a un professionista stimato di rinunciare alle proprie deleghe specifiche in nome di una presunta opacità politica equivarrebbe a sancire un principio pericoloso, secondo cui la competenza diventa una colpa e l’ignoranza della materia un titolo di preferenza per l’assegnazione dei ruoli di governo. Al contrario, il valore aggiunto di una giunta coesa e lungimirante risiede proprio nella capacità di valorizzare le singole specificità, permettendo a chi possiede gli strumenti tecnici di governare i processi complessi con rigore e precisione chirurgica. L’azione dell’assessore Memoli all’interno del Comune di Salerno rappresenta una garanzia di efficacia per l’intera compagine governativa. Il suo ruolo non si esaurisce nella gestione ordinaria delle deleghe ricevute, ma funge da stimolo continuo per l’intera macchina amministrativa, offrendo una prospettiva tecnica essenziale per l’integrazione delle politiche sociali e sanitarie. In un momento storico in cui la domanda di salute dei cittadini si fa sempre più pressante ed eterogenea, disporre di un punto di riferimento istituzionale capace di dialogare correntemente lo stesso linguaggio dei tecnici della sanità permette al Comune di Salerno di giocare un ruolo da protagonista nei tavoli di programmazione regionali e provinciali, assicurando alla città le risorse e l’attenzione che merita. La centralità della dottoressa Paky Memoli nel panorama amministrativo salernitano non è il frutto di un incastro politico, ma la logica conseguenza di un percorso professionale e umano messo interamente al servizio della comunità. La trasparenza delle sue azioni, la solidità della sua posizione giuridica e l’evidente efficacia del suo operato tecnico costituiscono la migliore difesa contro qualsiasi interpretazione riduttiva del suo ruolo. La buona politica e la buona amministrazione traggono linfa vitale dalla stabilità e dalla valorizzazione delle eccellenze. Continuare a investire sulle competenze e sulla profonda conoscenza del territorio è l’unica strada percorribile per garantire alle istituzioni comunali la credibilità necessaria e ai cittadini salernitani le risposte concrete che attendono sul fronte fondamentale della tutela della salute e del benessere sociale.

*La dottoressa Memoli dopo un turno di 12 ore in reparto covid

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Lefebvriani, il papa scomunica i quattro neo-vescovi e i consacranti

Il Vaticano ha scomunicato latae sententiae i quattro vescovi lefebvriani Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier e Alfonso de Galarreta, che li ha consacrati a Écône, in Svizzera, in assenza di mandato pontificio e «contro la volontà del Sommo Pontefice», così come Bernard Fellay, che ha partecipato direttamente alla celebrazione liturgica come co-consacrante.

La nota del Dicastero per la Dottrina della Fede

«Nonostante le ammonizioni rivolte al Superiore Generale della Fraternità Sacerdotale San Pio X, il vescovo Alfonso de Galarreta, avendo compiuto un atto di natura scismatica mediante la consacrazione episcopale di quattro presbiteri, senza mandato pontificio e contro la volontà del Sommo Pontefice, è incorso ipso facto nelle pene previste dal can. 1387 e dal can. 1364 1 CIC 2021», si legge in una nota del Dicastero per la Dottrina della Fede, firmato dal cardinale Víctor Manuel Fernández. Fellay, avendo aderito pubblicamente all’atto scismatico, è incorso nella scomunica prevista dal can. 1364 1 CIC 2021. Il Vaticano poi avverte: «Per quanto concerne i fedeli laici, sono da ritenersi scismatici e scomunicati coloro che aderiscono formalmente alla Fraternità Sacerdotale San Pio X». Questo vale anche per i chierici. La nota sottolinea inoltre che i sacramenti amministrati «illecitamente», penitenza e matrimonio «sono invalidi». Nella comunicato si legge anche: «La Chiesa, come madre premurosa, accoglierà con sincero affetto e viva sollecitudine tutti coloro che desiderano tornare alla piena comunione. I Nunzi Apostolici disporranno delle procedure che gli Ordinari potranno utilizzare nei diversi casi. Si esortano, infine, tutti i fedeli a rimanere saldi nella comunione con il Romano Pontefice, con i Vescovi in comunione con lui e con tutta la Chiesa e ad astenersi dal partecipare alle celebrazioni e attività promosse dalla suddetta Fraternità Sacerdotale San Pio X».

Foce Irno: il commissario Panico ha riaperto la partita

di Alfonso Malangone*

L’incarico di guidare l’Amministrazione nella fase del rinnovo della Consiliatura è stato affrontato dal Commissario Prefettizio, dr. Panico, con grande determinazione. La cronaca giornaliera ha riferito di molte criticità da Lui risolte in tutti i diversi ambiti di gestione della Città. Adesso, si legge che quelle criticità potevano essere affrontate anche solo con una più intensa attività amministrativa dell’Amministrazione precedente. Già. Intanto, a pagarne le conseguenze sono stati i cittadini. Come sempre. Sta di fatto che i poteri assegnati al Commissario, quelli del Sindco, della Giunta e del Consiglio, hanno consentito di deliberare su tutto, e anche di assumere decisioni tanto importanti da poter condizionare il futuro di tutti i cittadini. C’è chi ha parlato della variante urbanistica di Brignano, che era stata cancellata appena qualche giorno prima del suo insediamento dall’Ordine del Giorno dell’ultimo Consiglio, chi ha espresso sorpresa per l’adozione del PUMS e chi ha criticato la scelta di aumentare i tributi e altre voci delle Entrate benché il Bilancio fosse stato qualificato come sostenibile. Si, con le tasche di tutti. Epperò, in tutto questo, una particolare delibera è passata sotto incomprensibile silenzio. E’ stato un accesso all’Albo Pretorio web del Comune a disvelarne il contenuto. Iniziamo con una premessa. In questi giorni, alcuni articoli di stampa hanno riportato all’attenzione della cronaca la vicenda di natura amministrativa, sopite ma non definite, relative alla vendita da parte del Comune dell’area Prog 1/b di Foce Irno, ex Italcementi. Si ricorderà che, dopo l’acquisto dei suoli per 12,3milioni di euro con atti del 12/03/2024 e del 09/07/2024, l’unica parte acquirente avanzò ricorso al TAR per veder riconosciuto il suo diritto a costruire, complessivamente, non solo i previsti 15.000mq di solaio per ‘terziario’, cioè per alberghi, ma anche altri 3.000mq di residenziale, cioè appartamenti, in forza del disposto dell’art.86/3 delle Norme Tecniche di Attuazione del Piano Urbanistico Comunale. Cosa era successo? Era successo che la destinazione esclusiva a ’terziario’ di quell’area, decisa negli anni precedenti dal Comune, non era stata annotata nelle NTA dove permaneva la precedente quota di residenziale. Quindi, mentre i Certificati Urbanistici consegnati dall’Ente in sede di vendita, e allegati agli atti, parlavano solo dei 15.000mq, le NTA concedevano ancora gli altri 3.000. E, questa è la motivazione del contenzioso. Di seguito, con la delibera di Giunta n. 6 del 14/01/2025, il Comune diede corso alla sistemazione dell’errore anche introducendo ulteriori modifiche nelle NTA, ovviamente di carattere generale. Tra le altre, si consentivano i cambi della destinazione d’uso dopo 5 anni (art. 150.07) e si escludevano dal calcolo del solaio le metrature per cantine, terrazze coperte, logge e loggiati, scale condominiali, porticati e gallerie (art. 29.03). Condizioni di certo vantaggiose per tutti i costruttori. Pur tuttavia, questo provvedimento fu impugnato presso il TAR dall’unico acquirente che denunciò l’impraticabilità della riduzione del solaio in quanto, come si legge nei documenti, le regole da applicare dovevano essere quelle delle NTA vigenti alla sottoscrizione, pur se in contrasto con i Certificati. Di fatto, sulla prevalenza delle NTA la giurisprudenza non ha dubbi. Il dispositivo del TAR è stato semplice e chiaro. Inizia riconoscendo che la delibera n. 6, oggetto di impugnazione, aveva causato la ‘espunzione’ della quota di 3000mq rispetto alla norma precedente che, si legge, “fu approvata con la delibera n. 46/2022”. Questo, però, non risulterebbe, visto che la n. 46 del 23/02/2022, rinvenuta sul portale del Comune, parlerebbe di altro. Evidentemente gli errori accadono dappertutto, ‘salvo errore’. Nel documento è poi riportata la tesi difensiva dei Legali del Comune secondo i quali la procedura impugnata non era da ritenersi definitiva dovendo “sottostare alle disposizioni di cui all’art. 53bis della Legge Regionale 16/2004”. Per fede, si può pure accettare. In concreto, però, sul sito della Regione quella Legge si ferma all’articolo n. 50. Cioè, il 53/bis non c’è. Forse, un’altra citazione errata. In ogni caso, preso atto che, dopo l’approvazione in Giunta, il Consiglio non aveva ancora deliberato il provvedimento, il TAR ha infine ritenuto di non poter accogliere la richiesta dell’acquirente scrivendo: “in assenza delle nuove misure di salvaguardia, non sussiste un’immediata compressione delle potenzialità edificatorie dell’area e comunque degli interessi di cui sono portatori gli interessati”. In sostanza, se la nuova versione non era stata ancora validamente approvata, la parte acquirente non poteva reclamare danni. Quindi, solo la ‘espunzione’ definitiva del residenziale, con la ‘compressione’ delle potenzialità edificatorie, avrebbe potuto autorizzare l’acquirente ad attivare il contenzioso. Ovviamente, con esito favorevole e, quindi, con il riconoscimento dei 3.000mq di solaio residenziale in aggiunta ai 15.000 di terziario dei Certificati Urbanistici. Così, la partita è rimasta ferma sullo 0 a 0, finché non è entrato in gioco il Commissario Prefettizio. Il responsabile pro-tempore, con la delibera n. 8 del 08/04/2026, ha infatti deciso di chiudere l’iter amministrativo approvando, con i suoi più ampi poteri, la modifica dell’art. 86/3 delle NTA ed ‘espungendo’ la quota di residenziale. Di fatto, ha aperto la porta all’avvio di un nuovo contenzioso amministrativo. Solo gli esperti possono dire se doveva farlo, o poteva non farlo, ma una domanda viene naturale: “avendo un incarico a scadenza, non poteva lasciare la faccenda spinosa al nuovo Consiglio?” Peraltro, essendo costituito dalle stesse persone già presenti in passato, di certo avrebbe potuto valutare più consapevolmente la vicenda. Con la stessa delibera, il Commissario ha approvato anche le altre modifiche alle NTA, pure ampliandole ulteriormente. Sarebbe utile sapere il perché. Di fatto, adesso, avendo riaperto la partita, l’unico acquirente potrebbe chiuderla con un sonoro 3 a 0. I 3.000 mq. di residenziale: 1 a 0; l’acquisto definitivo dei suoli a prezzi che non ne hanno tenuto conto:2 a 0; le modifiche ulteriori delle NTA, tra cui la variazione della destinazione d’uso: 3 a 0; Un terno al Lotto. O un Superenalotto. Una domanda: “potrebbe essere contestato il danno erariale?” Detto con salvezza di ogni errore. In ogni caso, sono graditi interventi a rettifica di chi sa di più e meglio. In attesa di sviluppi, qui finisce la ricostruzione della parte amministrativa della faccenda. Su altre, spetta agli esperti. In ogni caso, è giusto ricordare che su tutto questo sono tuttora pendenti presso la Procura alcuni esposti, di cui uno a firma di 180 residenti nelle vie Vinciprova-Mobilio che hanno contestato la cessione dei suoli perché vincolati all’uso pubblico. Qui, si possono aggiungere due cose: – è di certo singolare che l’unico acquirente appartenga allo stesso nucleo familiare proprietario del Grande Albergo per il quale, come si legge sulla stampa, sarebbe in atto un contenzioso con il Comune; – sono molto preoccupanti le possibili conseguenze giudiziarie del contenzioso, perché nella citata sentenza del TAR è sostanzialmente riconosciuto il diritto dell’acquirente al residenziale con conseguenze, di qualsiasi natura, a carico del Comune e, quindi, dell’intera collettività. Una sconfitta secca per 3 a 0. Si, è proprio vero: Salerno ha un grande bisogno di amore. *Ali per la Città P.S.: si tratta di una ricostruzione in cerca di verità, non gatta per avanzare accuse. In ogni caso, per la complessità della materia, si fa salvo ogni errore.

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Quagliano: «Serve un nuovo protagonismo giovanile»

Si è svolto all’Hub della Creatività e dell’Innovazione dell’ Arbostella l’incontro “Pensando Salerno”, contest creativo dedicato allo sviluppo socioculturale della città e alla valorizzazione di nuove idee per il territorio. Un momento di riflessione sul futuro di Salerno e sulla necessità di costruire spazi capaci di trasformare la creatività in progettualità concreta. «Pensando Salerno nasce dall’esigenza di alimentare un nuovo protagonismo giovanile e di allestire un riferimento istituzionale territoriale attrattivo, contagioso e motivante». Così Vincenzo Quagliano, coordinatore dell’evento, spiega il senso dell’iniziativa, presentandola non come un semplice appuntamento, ma come un’occasione per discutere del ruolo che spazi come l’Hub Arbostella possono assumere per chi intende sviluppare idee culturali, sociali, imprenditoriali o innovative. Quagliano definisce l’Hub una «infrastruttura immateriale»: uno spazio non limitato alla semplice ospitalità di iniziative, ma pensato per erogare servizi, organizzare attività culturali, comunicazionali, ricreative, sportive e inclusive, favorire la nascita di nuove attività e creare reti tra istituzioni, professionisti, imprese e cittadini. Uno dei temi centrali ha riguardato il rapporto tra giovani competenze e attrattività urbana. Il coordinatore ha sottolineato come «Salerno non deve organizzare politiche tese a contenere la fuga di cervelli nell’attuale scenario di mobilità economica europeo e mondiale; deve implementare azioni per accrescere il proprio appeal e attrarre investimenti, nuove attività giovanili e idee innovative nelle filiere che caratterizzano l’economia e l’occupazione locale». In questa prospettiva si inserisce la proposta di un piano di «incubazione diffusa», capace di riempire e rigenerare spazi pubblici e privati oggi sottoutilizzati o abbandonati. Un modello che punta a collegare rigenerazione urbana, innovazione sociale e sviluppo economico, trasformando luoghi inattivi in punti di produzione culturale, progettuale e imprenditoriale. Le parole di Quagliano aprono una riflessione più ampia sul ruolo che iniziative come questa possono avere nel ridisegnare il rapporto tra giovani, istituzioni e territorio. La sfida è trasformare il confronto in azione concreta, creando una piattaforma realmente aperta a giovani, imprese profit e non profit, stakeholder e mezzi di comunicazione, capace di coinvolgere la cittadinanza e rendere Salerno più attrattiva per energie, competenze e nuove progettualità. Andrea Montinaro

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Festa per l’Independence Day a Villa Taverna: chi ci sarà (e chi no)

Oggi 2 luglio è il giorno del party per l’Independence Day a Villa Taverna. Dopo le recenti tensioni tra Donald Trump e Giorgia Meloni, nel governo si era fatta strada l’ipotesi – poi accantonata – di disertare l’evento che si terrà (con due giorni di anticipo sulla festività Usa) nella residenza dell’ambasciatore degli Stati Uniti a Roma, incarico attualmente ricoperto da Tilman J.Fertitta. La presidente del Consiglio non dovrebbe esserci, ma buona parte del suo governo sì, a partire dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato la sua presenza «a testa alta e schiena dritta». Assente invece quasi tutta l’opposizione. Ecco chi ci sarà (e chi no).

Festa per l’Independence Day a Villa Taverna: chi ci sarà (e chi no)
Antonio Tajani (Ansa).

A Villa Taverna ci sarà mezzo governo, ma non la premier Meloni

Al ricevimento di Villa Taverna sarà presente mezzo governo italiano. Oltre a Tajani sono attesi i ministri Matteo Salvini e Guido Crosetto, così come Giancarlo Giorgetti, Francesco Lollobrigida, Carlo Nordio e Giuseppe Valditara. Ci saranno anche il sottosegretario Alfredo Mantovano e il presidente del Senato Ignazio La Russa, che prenderà la parola dal palco.

Festa per l’Independence Day a Villa Taverna: chi ci sarà (e chi no)
Matteo Salvini intento a mangiare un hamburger a Villa Taverna durante una festa degli anni passati (Ansa).

Meloni nel pomeriggio sarà a Padova per il congresso della Uil: un buon pretesto per dare forfait. Ma comunque una Meloni a Villa Taverna ci sarà: la sorella Arianna, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia. Restando alla maggioranza, atteso anche Maurizio Lupi, leader di Noi Moderati.

Festa per l’Independence Day a Villa Taverna: chi ci sarà (e chi no)
Arianna Meloni (Ansa).

Assenti i leader del campo largo, Renzi invece non mancherà

Assenti tutti i leader del campo largo: la segretaria del Pd Elly Schlein, il presidente del M5s Giuseppe Conte (sarà al Circolo Canottieri Napoli a presentare il suo libro), Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli di Avs. I dem manderanno in rappresentanza Francesco Boccia, capogruppo al Senato, mentre Lorenzo Guerini sarà presente come presidente del Copasir. Restando all’opposizione, Carlo Calenda quest’anno non è stato nemmeno invitato. Assente pure il segretario di +Europa Riccardo Magi. Non ci sarà per un impegno familiare Pierferdinando Casini, ex presidente della Camera. Chi, invece, c’è sempre andato – da premier e senatore – è non mancherà neanche nel 2026 è Matteo Renzi. Assieme al leader di Italia Viva parteciperà alla festa la fedelissima Maria Elena Boschi. E Futuro Nazionale? Risultano invitati Roberto Vannacci e Laura Ravetto: l’ex generale sarà impegnato a Bruxelles, mentre l’ex leghista risponderà presente, come l’anno scorso.

Ft: «OpenAi valuta di cedere 5 per cento al governo Usa per avere sostegno»

OpenAI avrebbe proposto al governo degli Stati Uniti di cedere una quota del 5 per cento della società, secondo quanto riportato dal Financial Times. Una mossa che vorrebbe allentare le crescenti pressioni politiche di Washington. La partecipazione avrebbe un valore di circa 42,6 miliardi di dollari, dopo che la startup ha chiuso a marzo un round di finanziamento da record con una valutazione post-money di 852 miliardi di dollari. Il ceo Sam Altman ha sostenuto che dare al pubblico una partecipazione finanziaria nell’azienda sia il modo migliore per condividere i benefici dell’IA. Avrebbe suggerito una quota di tale entità nei primi colloqui con l’amministrazione Trump nell’ambito di un accordo più ampio in base al quale Washington potrebbe detenere il 5 per ceno in altre delle principali società di sviluppo di IA statunitensi tramite una società veicolo – ma non è chiaro se tali società sarebbero disposte a farlo.

Notte di attacchi russi su Kyiv, almeno 13 morti

Almeno 13 persone sono morte e 86 sono rimaste ferite in una serie di attacchi russi su Kyiv nella notte tra l’1 e il 2 luglio 2026. Lo ha comunicato il servizio statale di emergenza dell’Ucraina e lo riporta Ukrainska Pravda. Degli 86 feriti, 70 sono ricoverati in ospedale. La Russia ha lanciato decine di missili da crociera e balistici sulla capitale durante l’attacco, che ha visto anche massicci attacchi di droni in diverse regioni. Sono stati distrutti edifici residenziali e incendiati palazzi multipiano. È stato anche danneggiato un hotel nel centro della città.

Video podcast, sulle views domina Fedez: male Gazzoli e Cattelan

In Italia c’è ormai un campionato di podcast, vodcast, chiamiamoli un po’ come si vuole, insomma dei video distribuiti online dove vengono intervistati o messi a confronto personaggi più o meno famosi. E, in chiusura di stagione 2025-26, si possono tirare le somme.

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I picchi con Vannacci vs Renzi e l’intervista a Meloni

Lo scudetto, senza alcun dubbio e in maniera netta, lo vince Pulp Podcast di Fedez e Mr. Marra. Le ultime 10 puntate in chiaro (perché loro fanno anche contenuti extra a pagamento e riservati agli abbonati) hanno raggiunto una media di 884 mila visualizzazioni ciascuna su YouTube, con i picchi del dibattito tra Roberto Vannacci e Matteo Renzi (2,3 milioni), dell’intervista a Giorgia Meloni (1,9 milioni) e dello scontro tra Giuseppe Cruciani e Saverio Tommasi (1,3 milioni).

Video podcast, sulle views domina Fedez: male Gazzoli e Cattelan
Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra: puntata in onda giovedì 19 marzo alle 13 (foto Ansa).

Fedez ha parlato di «una stagione che ci ha dato grandi soddisfazioni, tutta in discesa rispetto alla prima, nella quale io non ero in forma e facevo fatica a stare in piedi. Al nostro tavolo si è seduto un parterre di un certo tipo, ma abbiamo sempre mischiato l’alto e il basso, la politica, i complotti, le sciocchezze e le cose oscene. Peraltro certi abbinamenti, come Cruciani vs Tommasi, ci sono stati suggeriti nei commenti dagli utenti, a noi non erano venuti in mente. Torneremo a settembre con la stagione regolare, ma in estate non ci fermiamo: ci saranno video per i soli abbonati (già prodotti oltre 60 contenuti a pagamento su Pulp podcast, ndr), a partire da Lirio Abbate che ci parla di Massimo Carminati, e poi Paolo Ruffini con i suoi amici, eccetera».

Al secondo posto, molto staccati, Rapone e Tinti con Tintoria

Un dominio assoluto, quello di Fedez. Soprattutto in confronto alla fase di stanca che gli altri podcast di interviste stanno vivendo. Al secondo posto c’è Tintoria, di Stefano Rapone e Daniele Tinti, ma staccatissimi a 257 mila visualizzazioni medie su YouTube per ciascuna delle ultime 10 puntate.

Va male Passa dal Bsmt di Gianluca Gazzoli, a quota 191 mila visualizzazioni a puntata, ma che, senza il recente botto con Alessandro Barbero, sarebbe a una media di 157 mila (e d’altronde ormai i personaggi interessanti da “intervistare”, per modo di dire, scarseggiano).

A 181 mila visualizzazioni medie a puntata è Fuori di Cabello, ultimo arrivato con Victoria Cabello. Mentre One more time di Luca Casadei è a 158 mila visualizzazioni.

Giacomo Poretti (di Aldo, Giovanni e Giacomo) continua a stentare con Poretcast, a 90 mila visualizzazioni medie a puntata per le ultime 10 distribuite su YouTube, e pure Alessandro Cattelan, nonostante ospiti spesso illustri, non si schioda dalle 88 mila visualizzazioni a puntata per Supernova.

È un genere, quello del vodcast con intervista, che continua a venire preso d’assalto un po’ da tutti. C’è per esempio il neonato Tutto in piazza, con Ivan Zazzaroni, che ha circa 31 mila visualizzazioni a puntata.

E che dire del trio dei più potenti giornalisti musicali, Luca Dondoni (La Stampa), Paolo Giordano (il Giornale) e Andrea Laffranchi (Corriere della sera), che ormai da tempo si diletta con il podcast Pezzi dentro la musica, e che nelle ultime 10 puntate con interviste (quelle al Festival di Sanremo non valgono) ha raggiunto ben 1.847 visualizzazioni medie a puntata. Citofonando a qualche condominio, probabilmente, avrebbero avuto audience più alte.

Ebook: Solarpunk, nuovi sguardi sul domani

Solarpunk, nuovi sguardi sul domani

Dopo una collana e diverse antologie per Delos Digital, Franco Ricciardiello cura un Urania Speciale dedicato al solarpunk

Tra i maggiori promotori del solarpunk in Italia, insieme a Francesco Verso, Giulia Abbate, Silvia Treves, Romina Braggion, Franco Ricciardiello si è distinto per aver curato una serie di antologie di ragguardevole qualità, uscite negli anni per Delos Digital, a cui si aggiunge ora un volume di Urania Speciale, intitolato Solarpunk Nuovi sguardi sul domani. Tra gli autori che sono inclusi troviamo Giulia Abbate, Silvia Treves, Romina Braggion e lo stesso Franco Ricciardiello, e poi Stefano Carducci e Alessandro Fambrini, Lorenzo Davia, Irene Drago, Fulvio Gatti,... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Ebook - 2 luglio 2026 - articolo di S*

Televisione: Disney+: arrivano i primi episodi della seconda stagione di X-Men ’97

Disney+: arrivano i primi episodi della seconda stagione di X-Men ’97

Nuove avventure per i mutanti di Charles Xavier, che se la vedranno con un nemico apocalittico

La seconda stagione della serie animata X-Men ’97 arriva oggi su Disney+ con i primi tre episodi dei nove che accompagneranno il pubblico ogni mercoledì fino al 12 agosto. La serie, creata da Beau DeMayo, è stata al centro di alcuni terremoti produttivi con lo showrunner licenziato da Marvel dopo la stesura della sceneggiatura di questa seconda stagione, modificata in seguito all'allontanamento di DeMayo da Matthew Chauncey, già sceneggiatore della serie Marvel What If…?, che è subentrato nel ruolo di capo della writing room. Come lasciato intuire... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 2 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni