“Erri De Luca escluso dal festival letterario di Salerno? Non è censura, è peggio, è un riflesso condizionato. È un automatismo mentale che ormai prende piede”. Lo ha affermato il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, intervenendo alla Festa dell’Innovazione del Foglio. Secondo Buttafuoco, questo meccanismo scatta ”dall’una e dall’altra parte, quando lo fanno i buoni sia quando lo fanno i cattivi, ormai è diventato un obbligo dire ‘no, tu no’. È un retaggio di una mentalità che parte da lontano: quando c’è la consapevolezza che il legno dell’umanità è storto, c’è sempre qualcuno che lo vuole raddrizzare”. Intervistato sul palco dal vicedirettore del Foglio, Salvatore Merlo, Buttafuoco ha risposto anche a una domanda sul legame tra le polemiche e i numeri record arrivati quest’anno dalla Biennale. “Sono 131 anni di storia della Biennale, e c’è sempre stato durante la biennale questo riferirsi alla Storia nel suo farsi”, ha spiegato. Aiuta? ”Diciamo che sicuramente c’è un rapporto privilegiato tra un’istituzione che è, tra quelle italiane, la più rodata sulla scena internazionale e quello che accade intorno. L’aiuto è reciproco”
“Non cambio ideali, scelgo la coerenza”. Con queste parole il deputato salernitano Attilio Pierro annuncia, con un post social, la propria adesione al movimento politico guidato dal generale Roberto Vannacci. “Dopo dodici anni di militanza nella Lega e la successiva breve esperienza in Forza Italia – dice – ho deciso di aderire a Futuro Nazionale”. “Si tratta di una scelta che qualcuno potrebbe giudicare sorprendente per la sua rapidita’. In realta’ – sottolinea Pierro – e’ una decisione maturata nella piena consapevolezza che la politica non puo’ essere soltanto appartenenza a un partito, ma deve essere soprattutto fedelta’ ai propri valori. Ho sempre creduto nella difesa dell’identita’ nazionale, nella sovranita’ dell’Italia, nella valorizzazione dei territori, nella sicurezza, nelle nostre radici culturali e nella tutela degli interessi del popolo italiano. Sono principi che hanno accompagnato tutto il mio percorso politico e personale”. Per il parlamentare, “l’approdo in Forza Italia e’ stato compiuto con rispetto e convinzione, ma in questi mesi non ho trovato quella piena sintonia ideale che considero indispensabile per svolgere con passione e coerenza il mio impegno politico”. Con la nascita di FN, invece, “ho ritrovato una comunita’ politica capace di interpretare senza ambiguita’ quei valori nei quali mi riconosco da sempre. Ho rivisto in questo progetto la stessa passione, la stessa determinazione e la stessa visione che mi hanno portato a impegnarmi in politica”. “Lascio una realta’ politica consolidata e certamente rassicurante. Lascio un approdo sicuro. Ma nella vita ci sono momenti in cui bisogna scegliere tra la comodita’ e la coerenza. Io ho scelto la coerenza”, prosegue Pierro rimarcando che “non rinnego il mio passato. Al contrario, proseguo un percorso che oggi trova in Futuro Nazionale la sua espressione piu’ autentica”. Aderisco a Futuro Nazionale con entusiasmo, mettendo a disposizione la mia esperienza e il mio impegno per costruire una destra forte, credibile, radicata nei territori e orgogliosamente al servizio della Nazione”, conclude.
Una serata all’insegna della passione granata per celebrare i 107 anni di storia della US Salernitana 1919. Gli Ultras Movement Salerno hanno organizzato per il prossimo 19 giugno, a Piazza Casalbore, la tradizionale “Festa dell’Appartenenza”, appuntamento dedicato ai tifosi della Bersagliera e alla cultura ultras che da sempre accompagna le vicende del club.
Il programma prenderà il via alle ore 19 con attività dedicate ai più piccoli. Sono previsti spettacoli, giochi e momenti di animazione, con la possibilità di vincere gadget ufficiali della Salernitana grazie alla collaborazione con Patapunfete Animation.
Alle 21 spazio ai simboli della storia e dell’identità granata. I tifosi accoglieranno i gruppi gemellati e le diverse anime della Curva Sud con un suggestivo sventolio di bandiere storiche, in uno dei momenti più attesi della manifestazione.
Dalle 22 la festa entrerà nel vivo con uno spettacolo dedicato agli anni Novanta. Protagonista sarà la “Nave Granata”, accompagnata dalla musica di Alexx Dj e dalla direzione artistica di Marco Montefusco. Nel corso della serata sono attese anche diverse vecchie glorie della Salernitana, insieme a Luca Speakeruccio, storica voce dello stadio Arechi e speaker ufficiale del club.
Come da tradizione, la manifestazione si concluderà allo scoccare della mezzanotte con la consueta torciata, accompagnata dai cori della tifoseria organizzata, per rendere omaggio ai 107 anni di storia della Salernitana e rafforzare il senso di appartenenza che lega generazioni di tifosi ai colori granata.
Sono stati revocati gli arresti domiciliari per Giovanni Fortunato. Gli è stato imposto il divieto di dimora in provincia di Salerno nell’ambito dell’udienza del processo di primo grado presso il Tribunale di Lagonegro.
L’ex sindaco di Santa Marina è accusato, insieme ad altre sei persone, di reati che spaziano dalla corruzione alla concussione, fino alla lottizzazione abusiva.
La complessità del caso fa prevedere una lunga battaglia legale. La prossima udienza è stata calendarizzata per il 6 luglio.
Un profondo sentimento di dolore ha avvolto il Comune di Salerno per la prematura scomparsa di Fabiola Casilli, storica responsabile della Segreteria particolare del Sindaco, figura conosciuta e stimata da amministratori, dipendenti comunali, giornalisti e cittadini.
Per decenni punto di riferimento all’interno di Palazzo di Città, Fabiola Casilli ha accompagnato con professionalità, discrezione e umanità l’attività amministrativa dell’ente, costruendo nel tempo rapporti di stima e amicizia con quanti hanno avuto modo di conoscerla e collaborare con lei.
A piangerne la scomparsa sono il marito Roberto Noviello, il figlio Andrea, la nuora Valentina, la sorella Ida, i cognati, i nipoti e tutti i familiari, ai quali in queste ore stanno giungendo numerosi attestati di vicinanza e affetto.
La camera ardente è stata allestita presso la Casa del Commiato “San Leonardo” del Cavaliere Antonio Guariglia, in via San Leonardo 108 a Salerno, dove amici, colleghi e conoscenti stanno rendendo omaggio alla sua memoria.
La funzione religiosa sarà celebrata domani, domenica 7 giugno 2026, alle ore 13, presso la Chiesa della Madonna della Medaglia Miracolosa, nel quartiere Carmine.
Make Italy Healthy Again. Il movimento no-vax legato al segretario della Salute Usa Robert F. Kennedy è sbarcato anche in Italia. E a portare il verbo non è stato un personaggio qualsiasi. Il giornalista e producer Del Bigtree ha infatti fatto capolino a fine maggio nel nostro Paese. Un tour che lo ha visto presentare a Roma, Milano, Venezia, Padova e in Sardegna il suo ultimo film-documentario no-vax An Inconvenient Study. Il viaggio di Bigtree non si è però limitato alle sale cinematografiche. Il produttore ha rilasciato interviste, incontrato giornalisti, attivisti e cercato nuovi proseliti. Spingendosi persino anche a dare “consigli” al nostro ministro della Salute.
Dai documentari no-vax all’Informed Consent Action Network
Bigtree è un personaggio di prim’ordine nel panorama no-vax legato al mondo MAGA. La sua fama è iniziata nel 2016, anno di uscita del documentario da lui prodotto, Vaxxed: From Cover-Up to Catastrophe. Il film era diretto da Andrew Wakefield, un ex medico inglese divenuto famoso alla fine degli Anni 90 per aver pubblicato uno studio che collegava direttamente l’autismo ai vaccini contro il morbillo, la parotite e la rosolia. Lo studio si era poi rivelato manipolato e Wakefield era stato espulso dall’ordine dei medici. Nonostante i trascorsi di Wakefield, Bigtree decise di dare voce alle sue opinioni. Da allora si è dedicato anima e corpo alla causa no-vax. E il suo interesse va ben oltre i film. Bigtree ha infatti fondato la sua personale ONG Informed Consent Action Network (ICAN). Organizzazione da anni attiva negli Stati Uniti per cercare di limitare ed eliminare l’utilizzo dei vaccini. E negli ultimi anni è cresciuta enormemente. Merito di due fattori: la vicinanza a Kennedy e lo scoppio del Covid-19.
Del Bigtree al FreedomFest di Las Vegas nel 2024 (foto Gage Skidmore).
La collaborazione con Kennedy e le politiche MAHA
Bigtree ha infatti soffiato abilmente sulle perplessità di parte dell’opinione pubblica attorno ai vaccini anti-Covid e alle misure anti-pandemiche. Nel giro di pochi mesi dallo scoppio della pandemia, il suo podcast, prima disponibile su YouTube e ora sulla piattaforma Rumble, ha visto triplicare gli ascolti. La pandemia ha anche unito maggiormente Kennedy e Bigtree. I due hanno condiviso gran parte delle teorie complottiste sulla gestione del Covid. Tanto che il produttore è stato il responsabile comunicazione della campagna presidenziale di Kennedy nel 2024. La lettera pubblicata da Bigtree in occasione della nomina era abbastanza chiara sui comuni intenti dei due. Nel testo il neo-responsabile comunicazione sosteneva che i vaccini contro il Covid fossero responsabili di numerosi casi di lesioni e decessi. Inoltre esortava i propri sostenitori a «fermare il Nuovo Ordine Mondiale dei globalisti» e a unirsi, al di là delle divisioni politiche, sotto la bandiera della «libertà medica». Bigtree ha poi seguito Kennedy nella decisione di ritirarsi dalla campagna e appoggiare Trump. E non a caso oggi è uno dei sostenitori più entusiasti delle politiche Make America Healthy Again (MAHA) portate avanti dall’amministrazione Trump e in particolare da Kennedy. Tra i pilastri della nuova sanità, secondo Kennedy, c’è infatti, neanche a dirlo, proprio la messa in discussione dei vaccini. Uno scetticismo che con Bigtree è sfociato addirittura nel voler favorire il contagio dei bambini da malattie mortali come la poliomelite. In un’intervista al The Atlantic, il produttore americano ha infatti detto che vorrebbe che suo figlio «si contagiasse con la poliomelite e il morbillo». Anzi, ha aggiunto di essere infastidito dal fatto che tanti bambini vaccinati rendano così difficile che questo avvenga.
Il segretario alla Salute Usa, Robert F. Kennedy Jr, e Donald Trump (Ansa).
Il gran tour italiano grazie al Popolo delle mamme
Le sue idee hanno a volte messo in imbarazzo anche lo staff dell’amministrazione Trump. Nel 2024 una portavoce cercò di mettere in chiaro che «le opinioni di Bigtree non rappresentano né quelle di Trump né quelle di Kennedy». Nonostante la presa di distanza, i rapporti tra Bigtree e Kennedy sembrano rimasti ottimi. Sotto la nuova amministrazione, l’ICAN ha anche visto le sue entrate toccare il record di 23 milioni di dollari. E ora il prossimo passo di Bigtree sembra essere quello di internazionalizzarela sua figura. Insieme a Francia, Polonia, Giappone e Australia, l’Italia è stata tra i Paesi prescelti per il nuovo progetto. Il viaggio è stato reso possibile anche grazie al contributo del Popolo delle mamme, un’organizzazione italiana da sempre impegnata nella lotta ai vaccini e per la «libertà sanitaria».
Nel suo tour, Bigtree ha incontrato volti noti del movimento italiano contro i vaccini, come Pietro Gasparoni, medico diventato simbolo dei no-vax per aver pubblicato nel 2022 una comunicazione ai pazienti in cui invitava a non vaccinarsi contro il Covid. Anche a livello mediatico Bigtree ha raccolto diverse ospitate. È stato ospite del programma social Giù la testa di Marcello Foa, ex presidente della Rai vicino alla destra. In quell’occasione, Bigtree ha ammesso di aver «saltato di gioia» alla notizia del ritiro dei fondi all’Oms deciso da Trump. Anche Eleonora Tomassi, volto social del Tempo, lo ha voluto ospite nella sua trasmissione online Como States.
Forse influenzata dal contesto – le riprese del programma si svolgono infatti davanti a Palazzo Chigi – Tomassi ha chiesto a Bigtree di dare qualche consiglio al ministro della Salute Orazio Schillaci. L’ospite non si è certo fatto pregare e ha chiesto, tra le altre cose, di «rivedere con grande attenzione» le politiche vaccinali in Italia. Chissà che ne pensano a Lungotevere Ripa…
C’è un film che è in testa alle classifiche degli incassi in Italia e, qui sta la sorpresa, è un horror. Si tratta di Backrooms, del giovanissimo regista Kane Parsons, 21 anni compiuti. Un vero e proprio caso riguardante i rapporti tra Internet e il cinema. Il film nasce infatti dall’apparizione di un video su YouTube dello stesso Parsons, che ha toccato in poco tempo i 70 milioni di visualizzazioni. Il video è il nucleo germinale da cui la casa di produzione A24, specializzata in film arty ma anche di genere (vedi gli ultimi lavori di Ari Aster e il recente The Drama), ha deciso di trarre il Backrooms uscito nelle sale: l’esordio più redditizio nella storia della stessa A24, lanciato a livello globale, in oltre 30 Paesi.
Il richiamo all’estetica dell’IA e alla struttura dei videogiochi
Cosa sono le Backrooms? Spazi misteriosi e nascosti, presenti nelle spire profonde degli edifici, a cui si accede attraverso una soglia improvvisa e da cui si dipana un labirinto di vani, corridoi, cunicoli, cortili, vasche e cornicioni che sembra la fotografia sbiadita e abbandonata dell’edificio stesso, ma anche l’immagine sfinita della realtà esterna nel suo complesso.
Tale geografia, o topografia, richiama tutta una segnaletica virtuale cara ai navigatori in Rete, nonché l’estetica dell’intelligenza artificiale e la struttura dei videogiochi. Da qui, il passaparola tra il pubblico under 30, e il successo che ne deriva.
Al cinema, questa cyber-dimensione viene innescata in una struttura narrativa facile e riconoscibile, ossia il genere horror (l’horror “elevato”, cioè psico-filosofico), per cui i due protagonisti, a turno, finiscono intrappolati nel labirinto misterioso, con tutti gli choc, i soprassalti, le grida, le tensioni del caso. Hollywood è contenta, perché il caso risolverebbe un cruccio produttivo che si era inesorabilmente fatto strada tra le mura degli studios, ovvero l’estenuante ricorso alle serie di prequel, sequel, spin-off, basati su brand ultra-riconoscibili, quali Star Wars e The Avengers. Visti i recenti magri incassi di Star Wars – The Mandalorian and Grogu, si tratta di una chiave produttiva che ha iniziato ormai a mostrare la corda.
Se l’iPhone diventa il punto di fruizione migliore possibile
Al cinema, allora, ho guardato forse più il pubblico che il film. Nella fila davanti a me, durante la proiezione, una giovanissima spettatrice inquadrava lo schermo con il suo iPhone, registrando le immagini. Ho avuto l’impressione che non si trattasse di blanda pirateria audiovisiva, ma di qualcosa d’altro: la ricerca del punto di fruizionemigliore possibile, attraverso il monitor dell’apparecchio, come se l’iPhone fungesse da occhialetti colorati per il 3D; oppure quando in un concerto rock il pubblico con il cellulare in mano registra la performance sul palco. La ragazza davanti a me (in realtà erano due) notificherebbe così una modalità di fruizione comune sia al cinema sia alla musica. Guardare attraverso il monitor uno schermo cinematografico fa venire meno l’abituale distinzione tra spettacolo dal vivo e proiezione registrata. Possiamo immaginare la ragazza che mostra poi a un’amica sia le immagini di Blackrooms catturate sullo schermo, sia un’esibizione sul palco di Vasco Rossi, senza differenza alcuna. L’importante è l’evento in quanto tale. Per la musica è un’abitudine, per il cinema forse una novità.
Dalla fuga degli spettatori al sopraggiungere della locomotiva dei Lumière sino alle mastodontiche proiezioni di Nascita di una nazione con l’orchestra in sala, il cinema ha fin dalle origini cercato la dimensione dell’evento, in tutte le declinazioni possibili: l’evento rigidamente d’autore, Hiroshima, mon amour di Resnais, oppure l’evento sia di genere che d’autore, 2001: odissea nello spazio di Kubrick. Per giungere, oggi, alle anteprime di The Odyssey di Christopher Nolan, con i biglietti esauriti un anno prima: esattamente come accade per i concerti rock.
Più che un film è un’installazione artistica
La critica specializzata ha scritto come Backrooms, più che un film, sarebbe allora un evento, o meglio un’installazione di arte contemporanea. Giova ribadire come il cinema stesso, sin dal suo apparire, sia sempre stato un’installazione di arte contemporanea: basti pensare ancora alla fuga degli spettatori davanti al treno dei Lumière, nell’anno 1895. Come si spiegherebbe, inoltre, la possibilità di vedere un film, dicendo di averlo effettivamente visto, sul monitor piccolo del telefono cellulare, magari in metropolitana, se il cinema, di suo, non fosse capace di installarsi, appunto, su una varietà articolata di supporti e ambienti possibili?
In breve, Backrooms non farebbe che assestare una procedura in atto già da più di un secolo: il merito del film, e dunque il suo successo, è quello di manifestare l’assestamento in maniera così esplicita che la ragazza davanti a me non ha resistito ad accendere l’iPhone e registrare lo schermo, come fosse l’esibizione dal vivo sul palco di un concerto rock.
Backrooms è un quasi accettabile episodio esteso di Black Mirror
Detto questo, ci sarebbe anche Backrooms in quanto opera filmica compiuta: un quasi accettabile episodio di Black Mirroresteso fino a due ore. La storiella horror, i due protagonisti alle prese con gli incubi della zona oscura chiamata Backrooms, è il pretesto per innescare la felicità di una fruizione prevista in Rete, preordinata nel film, e infine da condividere sul cellulare con gli amici. Per trovare motivi di interesse, dovremmo anche in questo caso risalire alle origini dell’immaginario contemporaneo, per esempio a Walter Benjamin e le sue riflessioni sul fotografo parigino Eugène Atget. Costui era specializzato in «particolari di città, una lunga fila di forme di stivali, oppure i cortili di Parigi dove dalla mattina alla sera sono allineate le carrette, le tavole ancora apparecchiate dopo il pasto, le stoviglie non ancora rigovernate». Il carattere di simili pose è colto da Benjamin con precisione: «Tutte queste immagini sono vuote, vuoti gli scaloni d’onore, vuoti i cortili, vuote le terrazze dei caffè. Tutti questi luoghi non sono solitari, bensì privi di atmosfera; in queste immagini, la città è deserta, come un appartamento che non ha ancora trovato gli inquilini nuovi» (in W. Benjamin, Piccola storia della fotografia).
Il va-e-vieni tra interno ed esterno è una finestra di libertà o un loop chiuso su se stesso?
A 100 anni di distanza, le Backrooms di Parsons assomigliano molto alle fotografie di Atget: spazi privi di atmosfera, vuoti, solcati da oggetti spenti e accatastati. La differenza è che gli ambienti di Parsons, e della A24, non aspettano alcun inquilino nuovo, perché non guardano a un futuro possibile. Il film è cadenzato da panorami di agglomerati cittadini orizzontali fiochi e stinti, presumibilmente in California, avvolti nella caligine, senza passanti o cittadini.
L’idea è dunque quella del palindromo: sia le sotterranee Backrooms che l’esterno urbano risultano senza futuro possibile, ossia vuoti e privi di atmosfera. L’interno sfinisce nell’esterno, e subito viceversa.
Il film inizia con il protagonista che si presenta al consueto appuntamento della seduta di psicoterapia. La dottoressa lo invita a un gioco di simulazione, in cui lui deve rivivere la scena traumatica che ha provocato la separazione dalla moglie, moglie ora interpretata dalla dottoressa medesima. Durante la scena, inoltre, capita che il paziente si premuri di chiedere se in quel momento sta parlando alla terapeuta o alla moglie: e se lui, dunque, risulti il se stesso di adesso, o quello della scena fatidica. Anche qui, emerge la figura del palindromo: tra persona e personaggio non c’è più il filtro della maschera, che gestisce lo sdoppiamento, ma simultaneità sfinita di condizione, proprio come per le Backrooms e le immagini di città, che non si distinguono in nulla.
Questo forse è il nervo scoperto dell’immaginario contemporaneo, che il film fa vibrare: il dilemma se il va-e-vieni ininterrotto tra interno ed esterno, tra il virtuale e il reale, tra il Sé e il corpo, sia una finestra di libertà oppure un loop chiuso su se stesso. Se non emergono più mediazioni, sociali e culturali, tutti risultiamo condannati a una spugnosa asfittica e totalitaria immediatezza.
Benjamin accostava le fotografie di Atget all’estetica del Surrealismo, optando dunque per la finestra di libertà. A film finito, sinceramente, lo spettatore coltiva qualcosa simile alla sensazione opposta.
La rivincita della mediocrità
Ma non dimentichiamo la ragazza della fila davanti a me, intenta a registrare lo schermo con l’iPhone. Il suo gesto diventa importante perché pone comunque una mediazione, un imprevisto diaframma nel circuito chiuso della comunicazione tra interno ed esterno. Assegna uno sguardo a quelle Backrooms (e anche le fotografie di Atget) che ne risultano prive. Il dilemma per lo meno spicca e si rilancia. Sul monitor del telefonino della ragazza, Backrooms film è cinema per il pubblico o video personale? Messaggio d’autore, e di A24, o collezione digitale nella galleria dello spettatore? È un palindromo di opportunità, oppure un loop soffocato? Valore di scambio o valore d’uso? A 100 anni di distanza, può forse ancora avere ragione Benjamin e cioè che nella cultura di massa la riproducibilità tecnica rimane un buon antidoto al Potere, e persino istinto di sopravvivenza per la rivoluzione?
In ogni caso, meno male che film mediocri fanno venire in mente qualcosa che film molto più illustri, chissà perché, lasciano inespresso e muto. Certo, per giovarsene, bisogna amare più il cinema che i film.
SCAFATI. Come già annunciato nelle scorse settimane, è stata avviata una interlocuzione utile per comprendere il destino dell’Ospedale Mauro Scarlato di Scafati e quali siano le reali intenzioni dell’ASL e della Regione Campania per il rilancio della sanità sul territorio dell’agro-nocerino, considerato il vasto bacino di utenza che serve la struttura ospedaliera in oggetto. Sono state inviate due note al Direttore Generale per la Tutale della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, Generale Ugo Trama, al Direttore Generale Asl Salerno Gennaro Sosto e al Direttore sanitario Primo Sergianni, chiedendo un incontro urgente finalizzato a discutere dello stato di attuazione dell’Atto Aziendale relativamente all’ospedale di Scafati. “I cittadini fanno bene a protestare ma poi bisogna passare alle azioni concrete per avere risposte chiare – specifica il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti – Per questo motivo ho inviato una nota Direttore Generale per la Tutale della Salute e Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale, Generale Ugo Trama, al Direttore Generale Asl Salerno Gennaro Sosto e al Direttore sanitario Primo Sergianni, con il quale ho già avuto un’interlocuzione telefonica, per convocare un tavolo tecnico urgente dedicato al futuro del presidio ospedaliero cittadino”. L’obiettivo di queste missive è quello di comprendere quali siano le criticità che ancora oggi impediscono la piena attuazione dell’Atto Aziendale, che prevede 150 posti letto, e verificare le ragioni per cui tale programmazione non abbia ancora trovato concreta realizzazione. Occorre capire se vi siano problematiche di carattere tecnico, strutturale o di altra natura che ostacolano il completamento del percorso previsto, visto che ad oggi di posti letto se ne contano appena 50. “Scafati non può più attendere – tuona il primo cittadino – La nostra posizione è chiara: siamo contro l’apertura del Punto di Primo Intervento, siamo contro una soluzione tampone che rischia di diventare pericolosa e fuorviante per il paziente in difficoltà che, in caso di emergenza potrebbe solo far perdere tempo utile o addirittura essere vitale. Non intendiamo alimentare polemiche o scaricare responsabilità su questa o quella parte politica che poteva favorire o meno una interlocuzione con chi ha la delega alla Sanità in questa regione ovvero il Presidente Fico. Vogliamo invece trovare soluzioni concrete alla questione ospedale prendendoci noi la responsabilità di capire e comprendere cosa riservi questo governo della regione all’ospedale di Scafati”. Sulla stessa lunghezza d’onda l’assessore alla Sanità del Comune di Scafati, Antonella Di Palma: “Riteniamo necessario un confronto istituzionale serio e costruttivo con tutti i soggetti competenti affinché si individuino rapidamente soluzioni concrete per restituire al territorio i servizi sanitari che merita. I cittadini di Scafati hanno diritto a conoscere quali siano le prospettive dell’ospedale Mauro Scarlato e quali azioni si intendano mettere in campo per garantirne il rilancio, se di rilancio si parla. Hanno il diritto di avere risposte e tempi certi”. Con le condizioni di precarietà in cui versa gran parte della sanità campana, avvolta in una bolla di incertezza generale che rischia di esplodere provocando conseguenze a catena, gli utenti dell’agro-nocerino hanno esaurito le ultime riserve di tolleranza e si preparano ad una controffensiva. Azioni che potranno mettere in campo col sostegno delle istituzioni e col supporto di quanti desiderano conoscere fino in fondo le sorti del presidio ospedalieri cittadino. Mario Rinaldi
SALERNO. Anche Manueala Siniscalco, dei “progressisti per Salerno, entrerà a far parte del Consiglio Comunale. Un risultato ottenuto grazie all’assegnazione di ben tre assessorati all’interno della storica compagine deluchiana, che ha permesso di far scorrere la lista dei non eletti fino alla terza posizione, occupata appunto dalla Siniscalco, che ha ottenuto 492 preferenze, consentendole quindi di entrare di diritto nell’assise cittadina.
Come ha vissuto questa sua prima campagna elettorale. Si aspettava di far parte del Consiglio comunale? “Ho vissuto questa campagna elettorale come un’avventura perché desideravo mettermi seriamente in gioco ed il risultato ottenuto è un dono ricevuto non solo per l’impegno personale ma per coloro che mi hanno accompagnato con passione e dedizione come la mia famiglia. In particolare, la grinta di mio fratello Paolo, che mi ha trasmesso tanta energia positiva. La risposta degli elettori, poi, mi ha emozionato profondamente e sento forte il desiderio di rispondere a questa bella affermazione con impegno e responsabilità”. Una elezione ottenuta nella storica lista deluchiana. Non era facile. Lei ha ottenuto 492 preferenze. Si aspettava di più? Magari un’elezione diretta? “L’essere candidata nella storica lista deluchiana con tanti “big” della politica salernitana, come ho detto all’inizio della campagna elettorale, è stata per me motivo di stimolo ulteriore. Mi sono arricchita e sono felicissima del risultato raggiunto in così poco tempo. Non appartengo al mondo politico ed il poco tempo a disposizione ha reso il mio essere oggi in consiglio una bellissima sorpresa”.
C’è qualcosa che non rifarebbe nella conduzione della sua campagna elettorale? “No, rifarei tutto, anzi meglio. Mi organizzerei per tempo, innanzitutto, perché abbiamo avuto solo un mese a disposizione per organizzare tutto e gli impegni professionali ed accademici mi hanno portata spesso lontana dalla campagna elettorale che avrei curato con una presenza ancora maggiore tra le persone, le associazioni e le realtà esistenti sul territorio per comprenderle più profondamente”
Che ruolo avrà Manuela Siniscalco nella maggioranza di governo? “Il ruolo che avrò al momento non posso saperlo. Desidero mettere a disposizione le mie capacità, maturate in ambito professionale, nella ricerca accademica e nel volontariato per accompagnare il nostro sindaco nella realizzazione degli ambiziosi obiettivi che si è prefissato di raggiungere. Non vedo l’ora…”
Quale sarà il suo impegno una volta entrata in Consiglio? Il mio impegno sarà di restare quella che sono, maturando ogni giorno di più la consapevolezza che è la vicinanza alle persone ed ai cittadini che ci dice dei loro bisogni e delle loro necessità. Per me la politica è “mettersi a servizio della comunità” ed auspico, accanto alla mia coalizione, di trovare delle risposte concrete alle reali esigenze della comunità perché sono fermamente convinta che solo lavorando insieme ai cittadini si costruisce una vera città europea a misura d’uomo”. Entra in Consiglio Comunale in punta di piedi Manuela Siniscalco, desiderosa di esserci senza fare rumore, ma con l’intento di mettere a disposizione la sua esperienza professionale al servizio della collettività. Una presenza importante, che potrà dire molto nel corso della consiliatura.
Dopo il grande successo, delle Domeniche di maggio, della rassegna “ArcheoAperiMusica”, la Società dei Concerti prosegue la stagione concertistica 2026 con due eventi straordinari questa sera e l’8 giugno, rispettivamente a Villa Fondi di Piano di Sorrento alle ore 20,30 e nella Chiesa di Santo Stefano a Capri alle ore 19,30. Protagonista la pianista italo – argentina Martha Noguera, con un recital ammaliante dal titolo “Classicismo, Romanticismo ed Impressionismo” (Beethoven, Chopin, Ravel). Gli eventi sono organizzati in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Piano di Sorrento, nella persona del neo-eletto Sindaco Salvatore Cappiello, dell’Assessore alla Cultura, Turismo e Spettacolo, Giovanni Iaccarino, del responsabile del I Settore, Giacomo Giuliano,e la Parrocchia di Santo Stefano di Capri ed il patrocinio dalla Regione Campania, per la direzione artistica del Maestro Paolo Scibilia. “L’iniziativa arricchisce l’offerta turistico – culturale del territorio – ha commentato il direttore artistico- L’alta qualità ed i programmi fruibili e comunicativi assicurano il successo di eventi di questo genere. Bellezze architettoniche, naturali e paesaggistiche dei luoghi si fondono con quelle della grande musica. Un’armonia indescrivibile di sensazioni, emozioni e suggestioni, immersi in una pluralità di suono, spazio, tempo, arte, storia e meditazione spirituale, tra la grande musica e le bellezze dei luoghi che la accolgono. Perché se è vero che la bellezza ispira la musica, è altrettanto vero che la musica aleggia da sempre a Sorrento”. La pianista ha scelto per il pubblico campano la la “Sonata n. 8 op. 13 in do minore” di Ludwig van Beethoven che si trascina addosso la definizione di “Patetica”, un appellativo che peraltro anche l’autore approvò, per quanto l’idea di chiamarla così non fosse sua, ma dell’editore viennese Eder. L’ascolto tuttavia non rivela accenti di piagnucoloso languore: difatti l’aggettivo deve essere riferito a quella “forza tragica di rappresentazione” sulla quale si era pronunciato Schiller a proposito della sua poetica. Più precisamente da questa sonata emergono gli elementi conflittuali che a loro volta trovano origine in Kant, il principio di opposizione e il principio implorante: accenti di energica carica emotiva che si stemperano in momenti di pacificante lirismo. Intenso l’ Adagio che rivela una linea adamantina che non piega a nessuna tendenza contingente e che s’erge pura nell’eterna giovinezza dello spirito. Riguardo il Rondò finale, più di un commentatore lo giudica inferiore al resto della sonata, se non addirittura slegato (Giorgio Pestelli scrive che non sfigurerebbe suonato su un clavicembalo): anzi qualcuno ipotizza che sia l’adattamento per il solo pianoforte di una pagina originariamente pensata per duo o trio. Si passerà, quindi al Maurice Ravel di “Gaspard de la nuit”, una delle sue opere più estrose: tre brani che trovano riferimento in altrettante poesie di Aloysius Bertrand; il titolo potrebbe essere inteso con il significato di “Tesoriere della notte” in quanto nella lingua persiana “Gaspard” ha il significato di “custode dei tesori regali”, la prima esecuzione ha avuto luogo a Parigi il 9 gennaio 1909. Questa composizione presenta notevoli difficoltà tecniche d’esecuzione, infatti Ravel dichiara esplicitamente di voler superare l’Islamey di Balakirev, considerato da tutti uno dei brani più ostici mai scritti. Il primo quadro è Ondine, dedicato al pianista Harold Bauer, continue ondulazioni sonore, come il moto incessante delle acque; il canto della ninfa del lago è una melodia malinconica, ascendente e discendente, contornata da pregevoli arpeggi. Il secondo quadro è Le gibet, un adagio in mi bemolle minore. La forca, con dedica a Jean Marnold, uno dei primi critici a sostenere Ravel, propone invece il macabro scenario di un’impiccagione; il lugubre penzolio del corpo, il continuo rintocco della campana, rivivono negli accordi ripetuti con insistenza. Finale con Scarbo, un Moderato, dedicato a Rudolph Ganz, altro famoso pianista, un brano energico e di grande impegno, con frequenti note ribattute e in crescendo, come il folletto notturno, vispo e dispettoso, che appare e scompare continuamente. Seconda parte della serata dedicata interamente alle ballate di Fryderyk Chopin. Per il titolo di questa composizione Chopin utilizza, per la prima volta in ambito strumentale, il termine che prima di lui identificava soltanto narrazioni di argomento epico e composizioni vocali basate su questi testi. Le quattro Ballate di Chopin, composte in un arco di tempo di 11 anni (dal 1831 al 1842), sembra siano state ispirate all’autore dalla lettura delle composizioni letterarie, dette appunto “ballate”, del poeta polacco Adam Mickiewicz, nel quale il recupero dell’elemento popolare si accompagnava ad un profondo sentimento nazionalistico (ciclo “Ballate e romanze” del volume “Poesie” del 1822). Questo fatto potrebbe spiegare il taglio spesso epicheggiante ed eroico, supportato da uno scorrevole “cursus” narrativo di tipo dattilico e con ritmo di 6/8 (o, come nella prima ballata, di 6/4), di queste bellissime pagine pianistiche, in cui peraltro vengono magistralmente ad inserirsi tratti più lirici e meditativi, secondo il tipico criterio romantico della compresenza di “slancio” e “nostalgia”. Chopin è da poco emigrato dalla sua patria e le ballate testimoniano da una parte il suo slancio vitalistico, teso a conseguire nuovi traguardi artistici e ad attingere fama imperitura, dall’altra la nostalgia per la patria, così amaramente abbandonata, La più celebre delle quattro è la Ballata n. 1 in sol minore op. 23, composta fra il 1831 e il 1835, di struttura tripartita (come le altre) e ricca di suggestivi contrasti fra impeto e calma meditativa, risolti con una efficace “gradatio” di stampo eroico, che conduce al “presto con fuoco” finale. L’emozione, l’elegia e la veemenza di questa prima ballata rappresentano quasi “l’odissea dell’anima di Chopin” (Liszt): sentimenti che si distribuiscono ampiamente nella breve introduzione lenta, nel lungo “moderato” che è il nucleo melodico del brano (con due temi, uno nobilmente elegiaco, ed un secondo dolcemente accattivante) e nell’effervescente finale. Nella Ballata n. 2 in fa maggiore op. 38 (del 1836-9), più semplice della precedente, il compositore e pianista Anton Rubinstein credette di intravedere l’immagine di un fiore, prima dolcemente delineato e quasi carezzato da una brezza soave, quindi drammaticamente spezzato da un vento impetuoso. Nella composizione in effetti convivono momenti di tenera dolcezza alternati a tratti di violenta energia, racchiusi negli antitetici “andantino” e “presto con fuoco” che si ripresentano con alternanza nel corso del lavoro, il cui suggello è affidato ad una coda (“agitato”) impetuosa e parossistica. Si passerà, quindi, alla Ballata in La Bemolle op.47 che si apre con un tema di squisita fattura, allegretto, seguito da un secondo tema che ha il sapore di una narrazione romantica di eventi lontani: mentre l’impianto armonico si muove tra fa maggiore e fa minore, il racconto si infervora, per poi acquietarsi e sfociare in una terza sezione tematica tutta imperniata sulla tonalità di la bemolle maggiore. Composta a Parigi e a Nohant nel 1842, la quarta Ballata è dedicata all’allieva Charlotte de Rothschild, la celebre Baronessa. la Ballata in fa minore, op.52 ultima del gruppo, segue lo schema generale. Si basa infatti su episodi di carattere contrastante e sulla trasformazione tematica, alterna passaggi semplici e frasi molto elaborate. Rispetto alle precedenti ballate, qui la narrazione è più decisa nell’espressione ma anche più riflessiva; inizialmente non è scorrevole, appare esitante per poi riprendere con un tema leggermente diverso. Un motivo apparentemente slavo, delicato, viene ripetuto con qualche alterazione nel fraseggio; a contrasto Chopin inserisce un motivo con ornamenti, più agitato. I due temi si intrecciano, si scontrano con episodi misteriosi e strani ma dopo una pausa di riflessione ritorna il tema iniziale, variato con toni cupi e desolati; ritorna ancora più inquietante anche il secondo tema, poi la ballata termina con quattro accordi molto concitati.
Primo dei non eletti nella lista “Avanti – PSI” e eletto in consiglio a seguito della nomina dei membri della Giunta. Così, Filomeno Di Popolo potrà occupare il ruolo che inizialmente era stato assegnato di diritto a Massimiliano Natella, nominato assessore all’Ambiente, che ha permesso lo scorrimento della lista facendo rientrare uno dei veterani della politica salernitana, alla sua seconda elezione consecutiva.
Soddisfatto?
“Certamente. È un risultato che accolgo con grande senso di responsabilità e con la consapevolezza del lavoro che ci attende. Va però precisato che è tuttora in corso una verifica al Seggio centrale, un controllo puntuale che potrebbe addirittura assegnarci direttamente il quarto consigliere, considerando che mancano pochissimi voti. Attendiamo l’esito con serenità, ma già oggi posso dire di essere soddisfatto per il percorso fatto e per la fiducia che i cittadini hanno riposto in noi”. Un’analisi del voto: lei ha ottenuto 639 preferenze, primo dei non eletti e poi rientrato. Si aspettava di meglio?
“Potrei rispondere di sì, ma sarebbe ingeneroso nei confronti di tutte le persone che hanno scelto di sostenermi tra tantissimi aspiranti alla carica. Rispetto al passato c’è stata una frammentazione notevole, che ha inevitabilmente inciso sulla distribuzione delle preferenze. Nonostante ciò, sia pure di pochi voti, ho migliorato il dato della precedente elezione. Questo per me è un segnale importante: significa che il lavoro svolto negli anni è stato riconosciuto e apprezzato. Ogni voto ricevuto rappresenta una storia, un incontro, un impegno reciproco. E questo vale più di qualsiasi aspettativa numerica”.
Ben 6.040 voti per Avanti–PSI a Salerno. Un dato che soddisfa tutti?
“La lista AVANTI–PSI continua a crescere e a migliorarsi in termini di consenso. È ormai una realtà consolidata nel panorama politico cittadino e regionale, grazie al lavoro immane che sta portando avanti il nostro Segretario Nazionale Enzo Maraio e grazie all’impegno costante dei dirigenti del Partito. Un ringraziamento particolare va rivolto alle candidate e ai candidati della lista, così come agli uscenti che hanno contribuito a costruire credibilità e radicamento. Questo risultato è anche frutto del lavoro svolto dal gruppo consiliare uscente, che non ha mai fatto mancare presenza, idee e senso di responsabilità. La nostra forza è proprio questa: ci impegniamo a prescindere dal dato personale. Siamo una comunità politica capace di rinnovarsi e di attrarre nuovi interpreti e nuovi consensi. Ne sono esempio la studentessa Simona Calzaretti, tra le più votate in assoluto, e Antonio Cammarota, politico di grande esperienza che ha scelto di aderire al progetto AVANTI”.
Quale sarà il suo ruolo in questa maggioranza targata De Luca?
“Il mio ruolo sarà quello di essere un tramite tra le persone e l’Amministrazione, di ascoltare, raccogliere esigenze, trasformarle in proposte e soluzioni. In parole povere: servire la mia città. “Servire” è un verbo che oggi sembra quasi in disuso, ma per me rappresenta l’essenza dell’impegno politico. Essere in Consiglio significa mettersi a disposizione della comunità, con umiltà e determinazione”. E’ stata mai messa in discussione la vittoria di De Luca?
“Mai. Soprattutto per chi, come me, si interfaccia quotidianamente con il popolo. La percezione era chiara: la città riconosceva a De Luca una visione, una capacità amministrativa e una credibilità costruita negli anni. Le critiche fanno parte del gioco democratico, ma la fiducia dei cittadini è stata evidente fin dall’inizio”.
Non si sono ancora placate le polemiche per gli incidenti politico-mondani occorsi durante la parata del 2 giugno e la successiva festa al Quirinale: l’assenza malamente giustificata dei leader del campo largo, Giorgia Meloni non citata nel monologo di Paola Cortellesi sulle donne della Repubblica, il forfait del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, impegnato a vegliare sulle grandi opere e a scongiurare il prossimo sciopero dei treni (lui è l’unico che lavora quando gli altri fanno festa, e viceversa. Devono avergli dato un calendario fallato, con i giorni neri al posto dei rossi).
La premier Giorgia durante la parata del 2 giugno (foto Ansa).
Ma più clamorosa e dolorosa è stata la freddezza sugli episodi che prendono a calci tutte le belle parole spese per celebrare gli 80 anni della Repubblica democratica fondata sul lavoro: la strage dei braccianti a Cosenza, l’inchiesta milanese sullo schiavismo (eufemisticamente chiamato caporalato) nel maxi-cantiere per la costruzione del Consolato americano.
I braccianti afghani Ullah Ismat Qiemi, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad, bruciati vivi ad Amendolara (foto Ansa).
Lavorano solo i maschi over 50: donne e giovani restano a casa o emigrano
E sono solo le ultime aggiunte a un cahier de doléances che va dai quasi 200 morti sul lavoro solo nel primo trimestre di quest’anno ai licenziamenti negli stabilimenti italiani Electrolux, dalle 117 aziende che nel 2026 hanno chiuso i battenti agli illusori record di occupazione, riguardanti solo i maschi over 50, mentre donne e giovani restano a casa o, se possono, emigrano.
Operai al lavoro nel cantiere del nuovo consolato Usa a Milano (foto Ansa).
A dire il vero, è scorretto tirare in ballo i cahiers de doléances, i rapporti scritti sulle sofferenze del popolo nella Francia prerivoluzionaria: anche durante l’Ancien Régime, ogni tanto il sovrano li prendeva in considerazione. Delle sofferenze dei lavoratori italiani, invece, al governo non sembra importare granché.
Il potere d’acquisto delle famiglie crolla e la crescita resta al palo
Per Meloni “lavoro” è un concetto fine a se stesso, come “stabilità”: buono per le dichiarazioni trionfali, ma vuoto di significato, alla luce dell’articolo 36 della Costituzione, che prevede retribuzione sufficiente per garantire un’esistenza libera e dignitosa, limiti di orario, riposo settimanale e ferie pagate. E lo è anche alla luce della semplice logica: se in Italia gli occupati aumentano, ma il potere d’acquisto delle famiglie crolla e la crescita resta al palo, dev’esserci qualcosa che non funziona.
Un’immagine di Giorgia Meloni (foto Ansa).
L’impressione è che l’idea che questa destra ha del lavoro (quello cui è destinata la gente normale, non i figli, fratelli, parenti e amanti dei potenti, ovviamente) sia una versione aggiornata di quella che si applicava nelle workhouse, gli ospizi dove i poveri dell’Inghilterra vittoriana spaccavano pietre o intrecciavano corde per la Regia marina: lavorare non è produzione o creazione ma, prima di tutto, prevenzione e rieducazione.
Il lavoro riguarda più che altro il mantenimento dell’ordine pubblico
Deve tenere impegnato l’individuo, distrarlo da progetti delinquenziali e fargli guadagnare qualche soldo, abbastanza per le piccole spese, ma non per i vizi. L’occupazione, insomma, è prima di tutto qualcosa che tiene occupati. Una questione che riguarda più il mantenimento dell’ordine pubblico che lo sviluppo e la modernizzazione del Paese, la felicità e la dignità dei cittadini o il futuro dei giovani.
Laureati (che poi scappano dall’Italia).
Questo pensiero spiegherebbe anche il totale disinteresse per la fuga all’estero dei laureati (146 mila negli ultimi 10 anni): non è conveniente tenersi fra i piedi gente giovane e istruita che non si accontenta del lavoretto precario e non puoi bollare come “maranza”.
Disoccupazione e inattività femminile: l’Italia è prima in Europa
Dalla concezione profilattica del lavoro deriva anche la disattenzione verso la disoccupazione e l’inattività femminile, dove l’Italia è prima in Europa: far lavorare le donne è meno urgente, perché, a differenza dei maschi, quando non hanno un impiego è più difficile che stiano con le mani in mano o, peggio ancora, che le usino per fare più danni che vendere foto dei piedi su OnlyFans.
Slogan per i salari durante lo sciopero nazionale USB a Napoli (foto Ansa).
In questo panorama che sta scivolando sempre più verso scenari dickensiani (dopo il Covid, in Italia si registra un costante aumento del lavoro minorile, strano che Meloni non rivendichi anche questo), l’obbligo imposto dalla legge Ue di indicare la retribuzione annua lorda nelle offerte di lavoro, che scatta dal 7 giugno, è un pallido raggio di sole.
Trasparenza sulla “paga”, un’altra deriva woke di Bruxelles…
I candidati potranno scartare i salari più inadeguati, e i datori di lavoro non potranno più avere il coltello dalla parte del manico per giocare al ribasso quando nei colloqui si affronta l’argomento “paga”. Scommettiamo che qualcuno nella maggioranza brontolerà sull’ennesima deriva woke imposta da Bruxelles?
SALERNO – Kees de Boer (nelle foto di Gambardella) si tiene stretto la Salernitana. Il centrocampista olandese, in una lunga intervista al sito VoetbalPrimeur in cui ha parlato anche dei suoi inizi in patria, della sua esperienza in Inghilterra allo Swansea, dell’offerta giunta dall’Arabia Saudita ma rifiutata e di quella arrivata dalla Ternana, ha illustrato diffusamente il suo impatto con la realtà salernitana esprimendo la propria voglia di recitare un ruolo da protagonista nella prossima stagione, sempre a Salerno: «Credo di aver avuto un problema di abbondanza la scorsa estate. Avevo disputato una buona stagione e segnato nella finale dei playoff per la promozione (Pescara-Ternana nda). Quella partita è stata vista da milioni di persone in televisione. Il calcio in Italia è davvero vissuto intensamente, anche in Serie C. Solo in Italia avevo una decina di club interessati a me. Alla fine ho scelto la Salernitana. È considerata una grande società in Italia, con una tifoseria importante. Ho un buon contratto e Salerno è una città bellissima in cui vivere. Qui la vita è fantastica e c’è un aeroporto vicino per la mia ragazza che è all’ultimo anno di università. L’idea è che dal prossimo anno si trasferisca qui definitivamente. Sono stati questi piccoli dettagli a fare la differenza nella scelta di firmare per questo club, con la speranza di ottenere subito la promozione».
IL BILANCIO IN GRANATA Nonostante l’obiettivo fallito, de Boer è contento e soddisfatto del suo primo anno alla Salernitana: «Abbiamo comunque riacceso l’entusiasmo della città. L’ultima volta che lo stadio era stato così pieno credo fosse tre anni fa, in Serie A contro il Milan. In Italia sono diventato più maturo, sia dentro che fuori dal campo. Rispetto ai Paesi Bassi, qui il calcio è più tattico. Ci sono giocatori più intelligenti tatticamente, molti dei quali hanno giocato per anni in Serie A. Ogni stile di gioco ti insegna qualcosa e, prendendo un po’ da ciascuno, diventi un calciatore più completo. In Italia si aspettano soprattutto che tu sia affidabile. È un aspetto in cui sono cresciuto molto». Per de Boer giocare in terza serie non è affatto un declassamento, anzi: «Penso che le migliori squadre di Serie C abbiano un livello paragonabile alla parte bassa dell’Eredivisie (la serie A olandese nda). Quando si sente parlare di Serie C, molti si chiedono che livello possa essere. Anch’io la pensavo così da piccolo, ma è un modo di pensare molto sbagliato. Il terzo livello del calcio italiano non è certo per dilettanti. Per il momento sto benissimo alla Salernitana. Forse non sono il tipo di giocatore che cercano i club olandesi. In Italia mi sento completamente a casa e adoro la vita qui. Per almeno sei mesi all’anno vivi praticamente in una località di vacanza per clima e posizione geografica. E anche in inverno si sta molto meglio che nei Paesi Bassi. Dopo l’allenamento puoi andare direttamente in spiaggia. Mettendo insieme tutti questi aspetti, mi vedo ancora qui a giocare per diversi anni. Per ora l’obiettivo è semplice: conquistare la promozione con questo club. La Salernitana è una società troppo grande per la Serie C, per dimensioni, stadio, città e tifosi».
I “DIFETTI” ITALIANI Non solo aspetti positivi ma anche qualche difetto secondo de Boer: «L’unica cosa che mi ha sorpreso è che il 95% delle persone non parla inglese. Quando arrivai a Terni avevo soltanto due compagni di squadra che parlavano inglese, tutti gli altri no. Quindi, a tutti i calciatori che vengono in Italia, consiglio di imparare subito la lingua. Ormai riesco a parlare abbastanza bene ed è davvero necessario. Più vai a sud, più i tifosi sono appassionati. Io sono piuttosto tranquillo: anche se perdiamo una partita e ho degli ospiti, vado comunque a cena fuori. Può capitare che un tifoso si avvicini e ti dica che devi fare di più», ha concluso un Kees de Boer che ha già le idee chiare per la prossima stagione: recitare un ruolo da protagonista con la maglia della Salernitana.
Se avessi la possibilità di vivere per sempre, la coglieresti? Un corto sul tema della morte e dell'immortalità
Who wants to live forever?, faceva una famosa canzone dei Queen tratta dalla colonna sonora del film Highlander. Film che trattava anche il tema di questo corto, The Immortal, diretto da Carl Firth, anche se in questo breve filmato di quindici minuti si va decisamente più il là con le conseguenze. Il protagonista, interpretato dall'attore australiano Guy Edmonds, resta sconvolto dalla morte del nonno (James Cromwell) e poi da quella prematura del padre, e decide di opporsi alla morte. Finché non trova il modo di diventare immortale. Le cose si complicano quando si... - Leggi l'articolo
«Una Banca di Sviluppo dovrebbe essere istituita al più presto». Era stato questo il passaggio più concreto del discorso programmatico di Xi Jinping sul futuro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), pronunciato durante il summit di Tianjin lo scorso settembre. Ora la SCO prova ad accelerare e seguire l’indicazione del presidente cinese, con possibili sviluppi in vista del nuovo vertice annuale di fine agosto in Kirghizistan. Una mossa che potrebbe fornire un nuovo braccio finanziario al blocco eurasiatico, di cui fanno parte tra gli altri Cina e Russia, utile a schermarsi da dazi e sanzioni di Stati Uniti e Occidente.
Xi Jinping (Ansa).
Lo spartiacque della guerra commerciale
Nata nel 2001 per rafforzare la cooperazione tra Cina, Russia e le repubbliche dell’Asia centrale, la SCO oggi rappresenta quasi la metà della popolazione mondiale e una quota crescente della produzione economica globale. L’ingresso di India, Pakistan e successivamente Iran ha ampliato enormemente il peso dell’organizzazione, trasformandola in uno dei principali forum del cosiddetto Sud globale. La SCO è tradizionalmente una piattaforma che si concentra su temi di sicurezza, la cui attività operativa si è sempre limitata ad azioni antiterrorismo e antidroga. Ma, dopo la guerra commerciale del 2025, l’intenzione pare quella di dare una dimensione più operativa al al gruppo che vede tra i suoi membri anche Iran, India, Pakistan, Bielorussia e quattro repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale: Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan.
Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le consultazioni tecniche tra i governi dei 10 Stati membri, con Pechino che ha elevato il tema a priorità strategica, chiedendo che la banca venga istituita «il prima possibile».
Ad aprile, durante una conferenza nella città cinese di Xi’an, i membri della SCO hanno discusso i settori prioritari da finanziare, i meccanismi di finanziamento non sovrano e l’utilizzo delle valute nazionali e di strumenti finanziari alternativi per costituire il capitale statutario della banca. L’obiettivo è arrivare al summit di Bishkek con progressi tangibili, anche se la nascita formale dell’istituzione potrebbe richiedere ancora tempo.
Vladimir Putin e Narendra Modi al meeting della SCO a Tianjin, nel settembre 2025 (Ansa).
Cina e Russia vogliono ridurre la vulnerabilità alle pressioni occidentali
Per i Paesi dell’Asia centrale, la banca potrebbe rappresentare una nuova fonte di finanziamento per infrastrutture, trasporti, energia e digitalizzazione. Per Cina e Russia, invece, significherebbe dotare il blocco di uno strumento finanziario capace di sostenere l’integrazione economica eurasiatica e ridurre la vulnerabilità alle pressioni occidentali. Secondo diversi analisti, l’idea dell’istituto finanziario rappresenta un tassello fondamentale della più ampia strategia cinese volta a ridurre la dipendenza dei Paesi emergenti dai circuiti finanziari dominati dal dollaro statunitense. Il progetto ha assunto particolare rilevanza dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente ondata di sanzioni occidentali. L’esclusione di molte istituzioni finanziarie russe dai circuiti dominati dal dollaro e dall’euro ha accelerato la ricerca di strumenti alternativi. Una banca multilaterale della SCO potrebbe contribuire a finanziare investimenti, facilitare i pagamenti transfrontalieri e sostenere il commercio tra i membri senza fare affidamento sulle infrastrutture finanziarie occidentali.
Xi Jinping e Vladimir Putin (Ansa).
Il processo di dedolarizzazione coinvolge anche i BRICS
Il piano si inserisce nel processo più ampio di dedollarizzazione che coinvolge sia la SCO sia i BRICS, che a loro volta hanno da tempo istituito una banca di sviluppo. Negli ultimi anni le transazioni regolate in yuan, rubli e rupie sono aumentate in maniera significativa. La Cina e la Russia effettuano ormai quasi tutti gli scambi bilaterali nelle rispettive valute nazionali, mentre anche India e numerosi Paesi dell’Asia centrale stanno incrementando l’utilizzo delle proprie monete nei rapporti commerciali regionali. Dal 2015 al 2024, lo yuan ha visto una crescita costante come valuta di riferimento negli scambi intra-SCO e BRICS. Si partiva da una quota del 10 per cento sul totale nel 2015, salita al 22 per cento nel 2020 e fino a raggiungere circa il 44 per cento nel 2024. In generale, nell’arco di un decennio, l’uso delle valute nazionali nei circuiti SCO e BRICS è passato da una condizione marginale (poco più del 20 per cento complessivo nel 2015) a coprire oltre due terzi degli scambi nel 2024, segnando un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale dipendenza dal dollaro.
L’internazionalizzazione dello yuan è una priorità strategica
Per Pechino, la banca della SCO rappresenterebbe un ulteriore strumento per promuovere l’internazionalizzazione dello yuan. La leadership cinese considera il rafforzamento della propria valuta una priorità strategica. Nonostante il peso economico della Cina, lo yuan continua a occupare una posizione relativamente marginale nei pagamenti globali rispetto al dollaro statunitense. Attraverso nuove istituzioni finanziarie, sistemi di pagamento alternativi e l’espansione delle transazioni in valuta locale, Pechino punta a ridurre il divario. La creazione della banca si collega anche alle recenti aperture della Cina verso l’utilizzo di stablecoin ancorate allo yuan e ai progetti di diffusione internazionale dello yuan digitale.
Un cambio valute yuan dollaro (Ansa).
Gli ostacoli: dalla governance alle rivalità tra membri
Restano ancora degli ostacoli da superare per arrivare al risultato. Uno dei nodi principali riguarda la governance. Stabilire quanto capitale dovrà versare ciascun Paese e come distribuire il potere di voto rappresenta una questione estremamente delicata.
La Cina, in virtù delle sue dimensioni economiche, sarebbe inevitabilmente il principale contributore. Gli altri membri, però, potrebbero temere che ciò si traduca in un’influenza eccessiva di Pechino sulle decisioni strategiche della banca. Anche la posizione della Russia presenta elementi di ambiguità. Mosca ha formalmente sostenuto il progetto, ma secondo alcuni osservatori il Cremlino non avrebbe particolari incentivi a promuovere attivamente una nuova istituzione che potrebbe sovrapporsi al ruolo della Eurasian Development Bank, organismo nel quale la Russia esercita una forte influenza.
Le rivalità interne tra i membri della SCO rappresentano un ulteriore fattore di complessità. L’organizzazione riunisce potenze nucleari rivali come India e Pakistan, economie molto diverse tra loro e Paesi che mantengono priorità strategiche asimmetriche. Storicamente, le tensioni tra Cina e India hanno rappresentato un limite alla piena integrazione del blocco. A tutto questo, si aggiunge la variabile Iran, che aggiunge volatilità dopo la guerra contro Stati Uniti e Israele.
La transizione verso un sistema più multipolare
Eppure, in Cina sono convinti che la creazione della banca di sviluppo della SCO sia solo questione di tempo. Non si tratta di un tentativo di sostituzione dell’ordine finanziario esistente. Il dollaro rimane largamente dominante nei pagamenti internazionali, nelle riserve valutarie e nei mercati finanziari. La banca della SCO potrebbe però diventare uno dei simboli della transizione verso un sistema internazionale più frammentato e multipolare, in cui la Cina mira a far pesare il suo ruolo anche sul fronte finanziario.
Luigi Brugnaro, ex sindaco di Venezia (dal 2015 al 2026), è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali relativamente alla campagna per le Amministrative del 2020. Al centro dell’inchiesta che ha portato al processo, un presunto “sforamento” del tetto di spesa elettorale attorno ai 300 mila euro. Con Brugnaro andranno a processo – a vario titolo per falso e finanziamento illecito – anche l’ex capo di gabinetto Morris Ceron, il mandatario delle spese elettorali Adriano Giugie e Walter Bianchi, del Consorzio produzione e sviluppo Nordest. Il processo inizierà il 21 settembre.
Il gup di Roma ha rinviato a giudizio quattro medici che ebbero in cura il giornalista Andrea Purgatori, morto il 19 luglio 2023. Al radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi appartenenti alla sua equipe, e il cardiologo Guido Laudani, viene contestato il reato diomicidio colposo. Il processo inizierà il 12 gennaio 2027.
La richiesta di rinvio a giudizio era arrivata a marzo 2025
La procura di Roma aveva aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo in relazione alla morte di Purgatori a seguito di una denuncia della famiglia, che aveva chiesto di per fare chiarezza sulla correttezza della diagnosi refertata al giornalista e delle cure a cui era stato sottoposto. La richiesta di rinvio a giudizio per Gualdi, Di Biasi, Colaiacomo e Laudani era arrivata a marzo del 2025: secondo i pm i quattro avrebbero in effetti commesso errori diagnostici e somministrato terapie non adeguate.
Andrea Purgatori (Imagoeconomica).
La morte sarebbe stata causata da una catena di errori
Purgatori, affetto da tumore polmonare, è infatti morto a causa di un’endocardite infettiva (ovvero un’infiammazione delle valvole del cuore) non riconosciuta in tempo: l’errata diagnosi iniziale di metastasi cerebrali, formulata da Gualdi dopo una risonanza magnetica, avrebbe portato a cure inutili e debilitanti. A questo si aggiungono errori di valutazione su una grave ischemia. La catena di errori sarebbe iniziata addirittura un mese prima della morte del giornalista.
È morto all’età di 93 anni Giuseppe “Peppo” Sacchi, di fatto inventore della televisione privata e libera in Italia con il lancio nel 1972 di Telebiella, creata assieme alla moglie Ivana Ramella. Con lui lavorarono Enzo Tortora e Bruno Lauzi. E da questa emittente è partita inoltre la carriera di Ezio Greggio.
Il lancio di Telebiella e la sentenza della Corte Costituzionale
Nato a Como, Sacchi si era trasferito nel Biellese negli Anni 50, dopo aver lavorato in Rai, dove aveva realizzato alcune trasmissioni anche in ambito musicale. In Piemonte fondò nel 1971 Telebiella, primo esperimento di emittente locale in Italia, che iniziò le sue trasmissioni via cavo il 6 aprile 1972 lanciando lo spunto a Silvio Berlusconi per la creazione dei network televisivi privati. La novità, che sfidava il monopolio Rai, portò a un braccio di ferro legale, terminato nel 1974 con la sentenza della Corte Costituzionale che dette il via libera a Telebiella dopo un’iniziale chiusura forzata delle trasmissioni.
Il ricordo del ministro Pichetto Fratin: «Pioniere della tv privata italiana»
Questo il ricordo di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: «Sacchi è stato un pioniere della televisione privata italiana: con la sua Telebiella ebbe il coraggio e la determinazione di guardare oltre il modello del tempo, aprendo una nuova pagina del rapporto tra tv e cittadini nel Paese. La sua scomparsa mi addolora, perché prima di un grande professionista e di un innovatore è stato un vero amico, profondamente legato al Biellese, suo territorio di adozione».
Gli Stati Uniti hanno consegnato alla Nato un documento che contiene un piano per la riduzione della presenza militare americana in Europa, inclusi aviazione e marina. A rivelarlo è il quotidiano tedesco Welt, che ha analizzato il testo presentato all’Alleanza, secondo cui il motivo di questo disimpegno sarebbe lo spostamento dell’attenzione strategica degli americani verso la regione del Pacifico. Per quanto riguarda i mezzi schierati, le prime riduzioni riguardano le forze aeree. Il numero di aerocisterne KC-135 fornite dagli Stati Uniti all’Alleanza verrebbe ridotto da 71 a 63. Gli otto moderni KC-46 sarebbero completamente rimossi dalla pianificazione, i caccia F-16 passerebbero da 99 a 63 unità e gli F-15E da 54 a 36. Washington prevede inoltre di eliminare dalla pianificazione Nato tutti i droni da ricognizione strategica a lungo raggio e di ridurre quasi della metà il numero dei droni d’attacco MQ-9. Riduzioni anche per la componente navale, per gli aerei da pattugliamento marittimo e per l’aviazione bombardiera. Il quotidiano tedesco sottolinea che la questione di come colmare le lacune sarà discussa a metà giugno dai ministeri della Difesa dei Paesi alleati.
Giorgia Meloni ha annullato all’ultimo la sua partecipazione al summit Ue-Balcani di Tivat, località del Montenegro affacciata sulle Bocche di Cattaro. Il motivo? Ufficialmente, la premier si è attardata alla presentazione di un francobollo a Reggio Calabria. Ma forse dietro c’è altro.
Meloni ha espresso «rammarico» per la disdetta
Il summit Ue-Balcani, che vedeva sul tavolo temi cruciali come l’allargamento dell’Unione europea e l’Ucraina era iniziato ieri sera, con la cena dei leader dei Paesi membri. Ed è proseguito questa mattina. Meloni era attesa alle 15, decisamente in extremis visto che il vertice si sarebbe dovuto concludere alle 15:30. Ma alle 14 è arrivata la disdetta: «A causa del protrarsi della cerimonia, Giorgia Meloni non potrà più partecipare al Vertice Ue-Balcani Occidentali. Meloni ha informato personalmente il presidente montenegrino Jacov Milatović e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione».
Giorgia Meloni accanto a Guido Crosetto alla cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri (Ansa/X Arma dei Carabinieri).
Cosa ci sarebbe dietro il forfait di Meloni
Ufficialmente, Palazzo Chigi ha attribuito la mancata partecipazioni di Meloni al vertice Ue-Balcani alle lungaggini della cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, iniziata alle 11, a cui la premier ha preso parte assieme ai ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi. Meloni ha però poi deciso di partecipare anche alla presentazione di un francobollo dei Carabinieri ed è stato questo, di fatto, a impedirle di arrivare in tempo in Montenegro. Secondo quanto filtra da Roma, la presidente è molto scettica riguardo al coordinamento di Francia, Regno Unito e Germania con l’Ucraina, in vista delle trattative con la Russia, sia per l’esclusione dell’Italia, sia per la mancanza al tavolo degli Stati Uniti. Come riporta Bloomberg, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friederich Merz hanno in programma di incontrare nel fine settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.
«Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti». Lo ha detto Jessica Moretti, rendendo una dichiarazione spontanea in apertura dell’interrogatorio a Sion nell’ambito dell’inchiesta sul rogo del Constellation, il locale di Crans-Montana di cui è proprietaria insieme al marito Jacques. Presenti la procuratrice generale aggiunta del Cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di avvocati delle parti civili. L’imprenditrice ha assicurato di voler collaborare con gli inquirenti e ha evidenziato di aver sempre risposto alle domande. Nelle sue dichiarazioni, si è anche detta “dispiaciuta” dell’aggressione subita il 12 febbraio scorso con il marito Jacques da parte di un gruppo di genitori della vittime. «Siamo disposi a incontrare le famiglie, se lo vorranno», ha assicurato. Presente anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile. Sono numerosi gli aspetti da chiarire durante il processo, a partire dalla gestione della serata, dal tema della formazione dei dipendenti, dal perché sono state chiuse le porte di sicurezza al perché c’era un solo ingresso per fare accedere e defluire le persone. E poi i temi economici legati ai profili di anti riciclaggio.
Il gup di Roma ha condannato in rito abbreviato a 6 anni e 4 mesiTancredi Antoniozzi, figlio del deputato di Fratelli d’Italia Alfredo, vicecapogruppo meloniano alla Camera: il 22enne, che faceva parte di una banda dedita alle rapine di orologi di lusso ai danni di coetanei nel quartiere Parioli, è stato anche ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione. Il gup ha inoltre disposto una condanna a 5 anni e 8 mesi per David Cesarini e a 3 anni per Manuel Fiorani. Assolto invece «per non aver commesso il fatto» Michael Giuliano, indicato inizialmente dall’accusa come uno dei membri del gruppo. Le indagini sulla “banda dei Rolex” era nata da un colpo messo a segno l’11 dicembre 2024: il gruppo aveva rapinato un ragazzo in via Cavalier d’Arpino, sottraendogli – sotto la minaccia di un coltello da cucina – un orologio modello Daytona da 20 mila euro. Antoniozzi avrebbe orchestrato il “colpo”, tentato poi di estorcere denaro al legittimo proprietario del Rolex in cambio della restituzione dell’orologio.
Giovedì, a Tor Bella Monaca, periferia romana, è stato inaugurato un campetto da basket. A un primo sguardo una non notizia, una cosuccia da niente che nemmeno meritava una brevina nelle pagine locali dello sport. E invece c’erano da leccarsi i baffi visti i partecipanti: tutti big della politica sono accorsi al piccolo evento che si è ‘celebrato’ in via Gabbiani, Municipio VI, il cui presidente Nicola Franco è di FdI. Con i fondi del Viminale, è stato tagliato il nastro di un campetto da basket. Assente il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri che ha delegato la presidente dell’Assemblea Capitolina, Svetlana Celli. Presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, e poi alti gradi della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Pure la banda. Guest star: Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia.
«Scende in campetto», si sentiva bisbigliare tra i presenti. Discorso alato quello del numero uno del Viminale: «Questa iniziativa è sostenuta da un concerto di istituzioni che qui vuole portare condizioni di sicurezza non solo attraverso l’ineludibile azione delle forze dell’ordine, ma anche attraverso la sollecitazione degli elementi della coesione sociale». Ovvero, lo sport. E qui arriva la lezione, che a molti è sembrata in versione Istituto Luce del ventennio in orbace: «Occorre dare ai giovani una disciplina, insegnare loro che darsi delle regole, che si fondono sul rispetto del prossimo e sulla capacità anche di piegare la testa quando arriva una sconfitta, predisponendosi al riscatto e preparandosi per la successiva vittoria, significa prepararsi alla vita». Non mancavano, tra il pubblico, gli atleti dei gruppi sportivi militari. Per Arianna Meloni è già cominciata la campagna elettorale sul territorio, nelle periferie, a cominciare da “Torbella”. In molti sono pronti a scommettere su una sua candidatura alle prossime Politiche. Una cosa è certa: quando la sorella della premier presenzia a un evento, i vip governativi accorrono in massa. Sarà anche perché «nel partito le liste dei candidati le fa lei», come malignano a via della Scrofa.
Fratoianni a Milano per Tax the rich
Si parla sempre di tasse, di imposte sulle successioni, accise e tutto ciò che fa fisco: ed ecco che venerdì a Milano spunta Nicola Fratoianni per un appuntamento targato The Left, ovvero il gruppo parlamentare europeo di cui fanno parte, per l’Italia, Sinistra Italiana e il M5s. Il titolo dell’incontro già la dice lunga: “Tax the rich”, ovvero tassa il ricco. E il Frato, come lo chiamano a Roma, la tocca piano: «Da quando è stata diffusa la notizia del meeting che come Alleanza della Sinistra Europea terremo a Milano si è scatenata una vera e propria tempesta mediatica da parte della destra e dei suoi giornali che ha dell’incredibile per virulenza, ossessione, manipolazione della verità. Ci dicono che vogliamo fare l’inutile caccia ai ricchi, che vogliamo graziare gli evasori fiscali e punire l’esausto ceto medio, che vogliamo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Assurdo». E ancora: «Sono loro che da decenni in realtà mettono le mani delle tasche di quegli italiani che pagano fino all’ultimo centesimo e che vengono tassati ben oltre le loro capacità contributive». Inutile dire che nel governo di Giorgia Meloni i “meeting” come questi e l’idea di patrimoniali vengano salutati con favore e sono molto ben visti…
Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).
Addio a Ettore Torri
Se n’è andato Ettore Torri, classe 1931, magistrato di lunghissimo corso che ha seguito inchieste “pesanti” durante la sua carriera, impegnandosi anche nella giustizia sportiva. Entrò in magistratura nel 1959, e per 47 anni è stato in forze alla Procura di Roma, assumendo gli incarichi più importanti. Le sue dichiarazioni sul doping fecero rumore, aprendo a tutti gli occhi su pratiche che venivano nascoste ma che in realtà erano troppo frequenti. Non aveva peli sulla lingua, quando doveva dire qualcosa non ci pensava due volte. I funerali si svolgeranno nella mattinata di sabato, a Roma, nella chiesa di San Gioacchino in Prati.
L’Azerbaigian si è ritrovato inaspettatamente (e suo malgrado) al centro dei due principali conflitti in corso. Secondo quanto riferito dalle autorità di Baku, cinque marinai azeri sono rimasti uccisi in un attacco di droni contro due navi cargo provenienti dalla Turchia e dirette in un porto russo, che si trovavano nel Mar d’Azov. Il raid, presumibilmente, è stato condotto dalle forze ucraine.
Le presunte operazioni di Israele in Azerbaigian
La notizia segue a stretto giro l’indiscrezione riportata dalla Cnn, secondo cui Israele – nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medio Oriente – ha segretamente dispiegato unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian nella sua guerra contro l’Iran. Le forze di Tel Aviv, spiega l’emittente americana, hanno operato da diverse località nell’Azerbaigian meridionale, cioè vicino al confine con la Repubblica Islamica, conducendo missioni di raccolta informazioni e operazioni con droni.
Al via Mgi Italia, una società nata dalla joint venture tra un’azienda britannica, la Mgi Engineering Ltd, e una italiana, la Vigilar Group Spa, per la produzione di droni. La prima è una società di ingegneria con sede nell’Oxfordshire specializzata nell’ingegneria di sistemi ad alte prestazioni nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico. La seconda opera nei settori intelligence, sicurezza e servizi avanzati. «Crediamo che questa partnership rappresenti un passo importante verso la costruzione di un ecosistema di innovazione più forte e l’affermazione dell’Italia come hub strategico per il futuro sviluppo tecnologico e industriale», ha dichiarato Francesco Castro, ad di Vigilar Group. La sede della nuova società è a Modena. Il focus sarà quello di sviluppare soluzioni avanzate per la difesa, la sicurezza, l’aerospaziale e altri settori ad alto valore aggiunto.
In attesa di un volo Ita Airways nella lounge dell’aeroporto di Fiumicino, il senatore meloniano Roberto Menia si è scagliato contro una coppia omosessuale che, durante una videochiamata con amici, si era lasciata andare – a suo modo di vedere – a qualche carezza e abbraccio di troppo. «Questo è un posto pubblico, non potete fare quello che volete», ha urlato l’esponente di Fratelli d’Italia alla coppia, formata da due uomini sulla quarantina: «Le effusioni fatevele a casa vostra, non qui». Vista l’ira di Menia, che non accennava a calmarsi, la coppia è stata costretta a chiamare una hostess di Ita Airways per chiedere aiuto.
Menia non si pente: «Sono stati poco civili»
«Sono stati poco civili. Si abbracciavano, si accarezzavano, ma si possono fare queste cose in un aeroporto? Non cambio idea. Questi signori non possono fare quello vogliono. È cattiva educazione», ha detto Menia raggiunto da Repubblica, senza dimostrare alcun pentimento. Il senatore ha poi smentito di aver aggredito verbalmente la coppia perché omosessuale: «Vale anche per un uomo e una donna, vale per tutti. Non c’è una categoria superiore a un’altra. E dopo tutto questo si sono permessi di fare un’altra videochiamata e hanno ricominciato a toccarsi». Sul posto era presente anche il senatore del M5s Luca Pirondini: «Ho detto a Menia che non doveva permettersi, l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa».
È morta a 89 anni Vania Traxler, Signora del cinema d’autore italiano. Milanese cresciuta a Bologna, di origine ebraica, erede di una importante famiglia di esercenti, produttori e distributori, nel 1976 fondò la società di distribuzione Academy Pictures, con la quale iniziò a distribuire film d’essai facendo conoscere al grande pubblico importanti registi come Peter Greenaway, Wim Wenders, Éric Rohmer, Jim Jarmusch, Atom Egoyan, Pedro Almodóvar, Krzysztof Kieślowski e Spike Lee. La metodologia di lavoro consisteva nella fidelizzazione del pubblico attraverso la promozione del film e l’attivazione di un rapporto di fiducia con gli esercenti, i quali finivano per dare spazio anche ai film considerati più deboli del loro listino. Negli anni successivi ha continuato il lavoro di distributrice di cinema d’autore internazionale fondando prima la Lady Film e poi la Archibald Enterprise Film.
«Punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia»
«Addio indimenticabile Vania, donna forte, bellissima e dal temperamento inimitabile. Autentica donna di cinema e abile cuoca». Così la casa editrice Edizioni Sabinae con cui aveva pubblicato Sognavamo al cinema, che raccontava la sua avventura imprenditoriale. «Con lei se ne va un punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia», ha aggiunto la Federazione italiana cinema d’essai. «La sua Academy Pictures, fondata assieme al marito, ha contribuito allo sviluppo del cinema d’essai in Italia, a partire da Il matrimonio di Maria Braun di Fassbinder nel 1978, proseguendo con Il cielo sopra Berlino, il cinema di Eric Rohmer, Peter Greenaway e una miriade di altri autori, maestri ed esordienti che hanno impreziosito la programmazione di un numero sempre crescente di sale che hanno creduto nella qualità autoriale e nella diffusione della cultura cinematografica. A lei, che oggi ci ha lasciati, va la nostra gratitudine per una vita di amore per il cinema».
Un drone navale è stato individuato nel porto di Costanza, sulla costa romena del Mar Nero, provocando l’immediata evacuazione dell’area da parte delle autorità. Pochi minuti dopo il ritrovamento, una forte esplosione è stata avvertita nella zona portuale. Il ministero della Difesa, confermando i fatti, ha reso noto che non ci sono feriti. Il mezzo senza equipaggio era stato localizzato presso una banchina utilizzata dall’Agenzia romena per il salvataggio della vita umana in mare (Arsvom). Simile a quelli usati nella guerra in Ucraina, è esploso autonomamente e non è chiaro a chi appartenesse. L’episodio arriva a pochi giorni da un altro incidente avvenuto nella Romania orientale, quando un drone russo di tipo Geran-2 si è schiantato contro un edificio residenziale a Galați, provocando un’esplosione, un incendio e il ferimento lieve di due persone.
Romania's Constanța Port cordoned off after an explosion. A naval drone was reportedly discovered nearby earlier this morning. pic.twitter.com/Hscd7XxzLF
Nel governo sono in corso riflessioni su come rimodulare gli aiuti contro il caro energia. Allo studio c’era l’ipotesi di un voucher per le fasce più fragili della popolazione, il cosiddetto bonus anti-rincari che nelle prime settimane della guerra in Medio Oriente era stato archiviato in favore del taglio generale delle accise, che però non sarebbe piaciuto per niente alla Lega. La misura non convincerebbe troppo nemmeno Fratelli d’Italia, nonostante uno degli sponsor di questo strumento fosse stato il ministro Adolfo Urso. Per il momento quindi, non se ne fa nulla, e in Cdm non sono arrivati provvedimenti per ovviare al caro energia. Si proseguirà dunque per qualche altra settimana con un nuovo taglio delle accise.
Confermate le indiscrezioni degli ultimi giorni: Xi Jinping incontrerà Kim Jong-un a Pyongyang la prossima settimana, l’8 e il 9 giugno. Da quando è salito al potere, il presidente cinese ha visitato la Corea del Nord una sola volta finora, nel 2019. Ma, dopo anni di rapporti tiepidi, i due Paesi stanno rafforzando i loro rapporti, come aveva già dimostrato il viaggio di Kim a Pechino dello scorso settembre. Inoltre, ad aprile aveva viaggiato a Pyongyang il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. In più, da qualche tempo sono ripartiti i collegamenti aerei e ferroviari tra le due nazioni asiatiche.
Kim Jong-un (Ansa).
Perché Xi volerà da Kim in Corea del Nord
Negli ultimi anni, la Corea del Nord si è avvicinata alla Russia, stringendo accordi che prevedono la fornitura di petrolio, derrate alimentari e tecnologia in cambio di truppe e munizioni per la sua guerra intrapresa da Vladimir Putin in Ucraina. I due Paesi hanno anche siglato, nel 2024, un patto di difesa reciproca. Con il viaggio alle porte, Xi punta a riaffermare la propria influenza sulla Corea del Nord, anche (e soprattutto) per creare deterrenza contro un eventuale aumento della presenza militare Usa nella penisola coreana (dunque vicino alla Cina) e, in generale, nell’Asia-Pacifico. Inoltre, in uno scenario globale caratterizzato dal caos, Xi punta a presentare la Repubblica Popolare come una grande potenza in grado di dialogare con tutti, a differenza del grande rivale rappresentato dagli Stati Uniti.
Trump nel secondo mandato non ha ancora visto KIm
Durante il suo primo mandato, Donald Trump ha incontrato tre volte Kim in Corea del Nord per discutere del programma nucleare del Paese eremita, ma da quando il tycoon è stato rieletto alla Casa Bianca i due leader non si sono ancora rivisti di persona, nonostante la disponibilità – almeno a parole – a un nuovo bilaterale. Nel frattempo Xi è passato da una posizione intransigente sul nucleare nordcoreano a una più morbida, riavvicinandosi pertanto a Kim.