Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein

Lo stato di salute del centrosinistra suscita qualche comprensibile preoccupazione, ma il check-up è già fissato in agenda. Martedì 8 settembre, alla festa nazionale di Alleanza verdi e sinistra (Avs) a Roma, i quattro leader del campo largo sono attesi da un confronto in un panel dal titolo decisamente eloquente: “Prima le idee”. In questo modo Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli provano a prendere in mano il timone del progetto, in bilico per via del dualismo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte su chi dovrebbe guidare la coalizione. Ma in quale direzione? È proprio questo il punto: la terza edizione di “Terra!“, kermesse del cartello rossoverde, vuole cercare di mettere il programma davanti ai personalismi, per – spiegano dal quartier generale – «dare un chiaro messaggio al Paese sulla nostra discontinuità rispetto al governo Meloni». Funzionerà?

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Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (foto Ansa).

Da Gaza alla patrimoniale, più sinistra di così…

Il palinsesto degli otto giorni di eventi ospitati a Testaccio Estate equivale a una dichiarazione programmatica, che mira a spostare verso sinistra l’asse dell’irrequieta coalizione. Il vernissage del 6 settembre, con l’inaugurazione di una mostra fotografica su Gaza, verrà seguito dal dibattito “Tax the rich“: un’esplicita esortazione alla patrimoniale, con la partecipazione del sindaco capitolino Roberto Gualtieri e di Jeremy Corbyn, già leader della corrente hard left del Partito Laburista inglese e oggi alla guida dell’ancora più radicale Your Party.

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Don Ciotti, Ilaria Cucchi e Mimmo Lucano sono attesi il 7 settembre come relatori sui diritti umani, per poi lasciare il microfono a Francesca Albanese e quindi al teologo Paolo Benanti, punto di riferimento del Vaticano sul tema dell’intelligenza artificiale. Un abbrivio decisamente di livello prima del dibattito tra i quattro leader, snodo cruciale nella marcia verso la campagna elettorale per le Politiche 2027.

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Ci sarà un candidato targato Avs alle Primarie?

Nel corso di un’intervista al Corriere dell’Umbria che ha fatto molto discutere, il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni ha ventilato la possibilità di un candidato targato Avs alle Primarie, in competizione con Schlein e Conte, ma probabilmente anche in risposta ai rumor su una discesa in campo del leader di Italia viva Matteo Renzi, in prima persona o magari tramite la sindaca di Genova Silvia Salis. Lo si deduce anche dalla contemporanea apertura di Fratoianni sull’allargamento al centro della coalizione.

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Elly Schlein a Genova con Silvia Salis (foto Ansa).

Un’istanza «testardamente unitaria», direbbe la segretaria dem, che si riflette nel dibattito del 9 dal titolo “Democrazia fragile: maneggiare con cura”, al quale parteciperanno Maria Elena Boschi (Italia viva), Riccardo Magi (+Europa), Simona Bonafè (Pd, area riformista) e Maurizio Acerbo (segretario di Rifondazione comunista). Notevole anche il panel dell’11, col confronto tra l’ex leader della sinistra ecologista Nichi Vendola, Marco Boato di Europa Verde e l’aspirante leader civico Alessandro Onorato (assessore della Giunta Gualtieri).

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«La presunta underdog Meloni non ha fatto niente per intaccare i poteri forti»

Spiega Angelo Bonelli direttamente a Lettera43: «Dare priorità ai contenuti è necessario, in un Paese sempre più in difficoltà e nel quale la presunta underdog Giorgia Meloni non ha fatto niente per intaccare poteri forti come banche e aziende energetiche». Il leader dei Verdi prosegue dettando un’agenda da sottoporre al centrosinistra: «La coalizione deve essere ecologista, progressista e pacifista. Il primo punto è il ripristino del diritto internazionale, dopo che Vladimir Putin, Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno imposto la legge del più forte. La spesa militare è già oltre i 288 miliardi di dollari, ma le guerre continuano, alla faccia di chi sosteneva che la pace si difende con le armi».

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Angelo Bonelli (Imagoeconomica).

Al secondo posto tra le priorità c’è la crisi climatica: «Sta alimentando le diseguaglianze sociali. Anche su questo la destra difende le élite e ha boicottato le politiche ecologiche: serve un cambio di rotta in senso etico». Sul piano economico, Bonelli ricorda che l’Italia è l’unico Paese europeo tra quelli più avanzati in cui gli stipendi reali medi sono calati rispetto a 30 anni fa (la media Ocse è del +35 per cento): «Bisogna creare le condizioni per alzarli, adeguandoli all’inflazione e con una riforma del fisco in senso più equo. Recuperiamo la progressività prevista dalla Costituzione».

L’ultima suggestione riguarda gli investimenti: «C’è un enorme gap nel trasporto pubblico nelle città, ma dobbiamo stimolare anche le politiche energetiche, attraverso le rinnovabili. Invece di criticare Pedro Sánchez, Meloni pensi al fatto che gli spagnoli spendono la metà rispetto a noi per l’energia. E poi abbiamo scuola, ricerca e università: è su questi fronti che dobbiamo investire, non accettiamo il diktat di Trump sul 5 per cento del Pil in investimenti bellici».

Il tema del caro-casa con l’agguerrita Cucchiara

Della delicata questione del caro-casa nelle grandi città parlerà Francesca Cucchiara, che nella sua prima esperienza di consigliera comunale a Milano si è particolarmente distinta sul tema: «È uno dei problemi principali in città e la situazione delle case popolari è particolarmente critica. Sto seguendo diversi comitati di inquilini e nel prossimo mandato ci vorrà un affondo deciso sul tema», spiega la 33enne a L43.

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Francesca Cucchiara (foto Imagoeconomica).

Il problema non è certo limitato a Milano, ma rappresenta un’emergenza nazionale: «Il piano casa del governo è ridicolo, tant’è che è stato criticato anche dai governatori di centrodestra. Al capitolo delle risorse si parla di 970 milioni per le ristrutturazioni nell’arco di cinque anni, ma soltanto a Milano ce ne vorrebbero 100! Con il piano casa comunale invece stiamo andando nella giusta direzione, ma ci sono molte regole da riscrivere: dal sistema di convenzionamento a quello dell’housing sociale, che paradossalmente è accessibile solo a pochi», conclude l’emergente dei Verdi, già quotatissima sia per la prossima giunta meneghina che per un eventuale salto in parlamento.

Il finale coi botti: salari, sicurezza e salute

Il delicato tema dei salari bloccati sarà affrontato il 9 con il faccia a faccia tra i leader sindacali Maurizio Landini (Cgil) e Pierpaolo Bombardieri (Uil) e le deputate Luana Zanella (Europa Verde) ed Elisabetta Piccolotti (Avs). Quest’ultima, sempre particolarmente attiva, torna sul palco nella giornata conclusiva del 13 per l’assemblea sul cruciale dossier della sicurezza. Tutto l’atto conclusivo della festa sarà caratterizzato da una raffica di temi pesanti per l’agenda politica dei prossimi mesi: dal dibattito sulla salute con Nino Cartabellotta e Ignazio Marino al rilancio della piattaforma “Decidiamo!”, per stimolare la partecipazione popolare sulle proposte da mettere in campo nelle prossime elezioni.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
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I sondaggi quotano Avs al 6,4 per cento

I dati di YouTrend quotano Avs al 6,4 per cento: nettamente davanti alla Lega e di poco distanziata non solo dall’astro nascente Futuro nazionale, ma anche dalla ben più consolidata Forza Italia. Il co-fondatore dell’istituto di ricerca, Giovanni Diamanti, fa il quadro con L43: «È un dato molto interessante, anche perché ormai stabile fin dalle Europee. Nel centrodestra i partiti con questo livello di consenso hanno una centralità che Avs ancora non ha ottenuto, ma che è alla sua portata. Il partito si è consolidato nonostante la polarizzazione del dibattito tra Schlein e Conte e può dire la sua con autorevolezza, sia sull’opportunità di fare o meno le Primarie, sia sui contenuti».

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Giovanni Diamanti di YouTrend (foto Ansa).

Ed è proprio la scelta di lavorare sul programma che, secondo lo stratega della comunicazione, può fare la differenza: «Le posizioni di Avs non sono dissimili dal resto del centrosinistra, ma sono le priorità a essere diverse, dal conflitto IsraelePalestina alla questione climatica. Quando Schlein divenne segretaria del Pd, molti prevedevano che avrebbe gradualmente svuotato Avs. Invece i dem sono cresciuti, ma i rossoverdi hanno quasi raddoppiato i consensi. Questo significa che hanno trovato bacini diversi: quello di Avs è sicuramente più giovane, più radicale e credo che si possa ampliare ulteriormente. La vera sfida per il centrosinistra è recuperare il voto degli astenuti non definitivi, cioè di coloro che non votano per i partiti, ma sono andati alle urne per il referendum sulla giustizia. Il posizionamento sui temi alti è una scelta saggia: può essere la chiave per centrare l’obiettivo».

Food for Profit, Confeuro: “Fare piena chiarezza. Tutelare allevatori italiani”

“La campagna di demonizzazione nei confronti del vino, partita anni fa in alcuni Paesi europei, ha già prodotto una contrazione delle vendite e una vera e propria crisi del settore. Oggi assistiamo al tentativo di replicare lo stesso schema su un’altra eccellenza: la carne. Confeuro ritiene doveroso intervenire con fermezza, e con altrettanta chiarezza sui princìpi. Nelle ultime settimane il dibattito pubblico si è concentrato sul docufilm “Food for Profit”, acquistato dal servizio pubblico e trasmesso nell’ambito del programma Report. Secondo ricostruzioni giornalistiche riprese dalla stampa, tra i sostenitori privati dell’opera figurerebbero soggetti con interessi imprenditoriali e finanziari nel comparto delle proteine alternative – plant based e carne coltivata – riconducibili, secondo le medesime ricostruzioni, a veicoli di investimento specializzati nel settore.
Confeuro non emette sentenze e non intende sostituirsi a chi ha titolo per accertare i fatti. Prendiamo atto con favore che la questione sia oggi all’esame della Commissione per il Codice Etico della Rai e che siano state depositate interrogazioni parlamentari. Proprio per questo chiediamo una cosa sola, ma con forza: che sia fatta chiarezza, in tempi rapidi e in modo pubblico. La nostra domanda è semplice e legittima: chi finanzia un’opera che chiede la riduzione o l’azzeramento del sostegno pubblico alla zootecnia trae vantaggio economico dall’indebolimento di quel comparto? Se la risposta è sì, non siamo di fronte a un’inchiesta giornalistica, ma a un’operazione di mercato condotta con gli strumenti dell’informazione. E il servizio pubblico, finanziato da tutti i cittadini non può diventarne il veicolo. Il punto politico è questo: la crescita del mercato delle proteine alternative non passa oggi dalla qualità o dal prezzo dei propri prodotti, ma dalla delegittimazione sistematica del concorrente. Un comparto, quello di carni sintetiche e ultraprocessati vegetali, che presenta a sua volta criticità tutt’altro che risolte, e sul quale la comunità scientifica è lungi dall’aver raggiunto un giudizio univoco. Chiediamo dunque equilibrio: se si racconta la zootecnia, la si racconti per intero; se si raccontano le proteine alternative, se ne raccontino anche limiti, impatti e interessi che le sostengono. Il pluralismo dell’informazione non è un favore concesso agli agricoltori: è un obbligo di legge per la concessionaria del servizio pubblico. Partiamo da un dato di fatto, non un’opinione. Gli allevamenti italiani operano all’interno di un impianto normativo tra i più stringenti: la normativa europea sulla sanità animale, le direttive sul benessere animale recepite nell’ordinamento nazionale, il sistema di condizionalità della Pac, i controlli veterinari e il sistema ClassyFarm del Ministero della Salute per la valutazione del rischio e del benessere animale, oltre al Piano nazionale di contrasto all’antimicrobico-resistenza.
Su queste basi, migliaia di imprese italiane producono eccellenze che il mondo ci riconosce e invidia: DOP e IGP delle carni e dei salumi e filiere lattiero-casearie, un patrimonio immenso, che presidia aree interne e montane dove nessun’altra attività produttiva sarebbe sostenibile. Colpire indistintamente questo mondo significa colpire il presidio del territorio, non le sue distorsioni. Confeuro vuole tutta la verità. Per questo chiediamo più controlli sul settore zootecnico: più frequenti, più rigorosi, più trasparenti. Chi lavora rispettando le regole non ha nulla da temere. E chiediamo che su questa vicenda sia fatta chiarezza, senza reticenze e aree grigie: chiunque abbia sbagliato, da qualunque parte stia, ne risponda. Ma pretendiamo, con la stessa fermezza, che siano tutelati i diritti di agricoltori e allevatori. Non accetteremo che l’agricoltura italiana venga usata come bersaglio in una partita finanziaria giocata sopra la testa di chi lavora la terra e alleva gli animali. Le battaglie ideologiche eterodirette contro la nostra zootecnia non devono trovare spazio nel servizio pubblico. Noi difendiamo e tuteliamo il lavoro onesto. Questo è il principio più importante, e per Confeuro non è negoziabile”.

Lo dichiara Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro- Confederazione Agricoltori Europei.

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Sociale, Tiso(Acc. Iniziativa Comune): “Fare di più per inclusione persone con disabilità”

“L’inclusione delle persone con disabilità non è soltanto una questione di diritti, ma rappresenta un indicatore fondamentale della maturità sociale di un Paese. Per questo è necessario fare di più, con interventi concreti e una maggiore consapevolezza collettiva”. Lo dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale dell’Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca. “Garantire a ogni persona la possibilità di partecipare pienamente alla vita della comunità, indipendentemente dalle proprie condizioni fisiche, sensoriali, cognitive o psicologiche, deve essere una priorità. Nonostante i progressi compiuti sul piano normativo e tecnologico, infatti, la realtà quotidiana continua a essere segnata da ostacoli, barriere architettoniche e culturali e pregiudizi ancora troppo radicati”, prosegue Tiso. Secondo la portavoce nazionale, “una società realmente inclusiva non si costruisce soltanto attraverso le leggi e le infrastrutture, ma anche e soprattutto attraverso le relazioni. “Scuola, famiglia, vicinato, associazioni e istituzioni rappresentano i luoghi in cui si sperimenta concretamente l’inclusione e nei quali si deve imparare a riconoscere la diversità come un valore. Volontariato, sport inclusivo, laboratori culturali e percorsi di co-progettazione possono contribuire in modo decisivo a creare legami e ad abbattere quelle barriere invisibili che troppo spesso isolano. L’inclusione delle persone con disabilità riguarda tutti. Non è un favore né un gesto di semplice gentilezza, ma un diritto e un dovere sociale. Dobbiamo costruire una comunità nella quale ciascuno possa esprimere il proprio potenziale, partecipare e contribuire pienamente alla vita collettiva. Una società inclusiva è una società più giusta, più ricca, più creativa e soprattutto più umana”, conclude Tiso.

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Lollobrigida sponsor di un evento con Corona: come la prenderà Meloni?

Fabrizio Corona stasera sarà ospite del “Gran Premio Città di Corridonia”, che si terrà all’Ippodromo Martini nella località del Maceratese. Fin qui niente di strano: si tratta di un personaggio in grado di attirare molto pubblico. Come evidenzia Dagospia, però, la presenza di Corona stona con quella del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste tra gli sponsor dell’evento. La premier Giorgia Meloni, leader del partito del ministro Francesco Lollobrigida nonché sua ex cognata, è infatti al momento in causa proprio con Corona.

Lollobrigida sponsor di un evento con Corona: come la prenderà Meloni?
La locandina dell’evento.

Perché Meloni ha querelato Corona

Meloni sarà sentita il 28 settembre come persona offesa nel processo per diffamazione aggravata a carico di Corona: il procedimento è scaturito dalla querela che la premier e il deputato (ex Fratelli d’Italia) Manlio Messina hanno sporto contro Mr Falsissimo per un articolo pubblicato su Dillingernews.it il 20 ottobre 2023 dal titolo: “E se il cuore di Giorgia Meloni fosse già occupato? Dalla Sicilia ci raccontano che..”. Nel pezzo veniva ipotizzata una relazione tra i due dopo la rottura con Andrea Giambruno. Dopo tutto questo, sorge una domanda: la presidente del Consiglio sarà contenta dell’ospitata di Corona a Corridonia?

Lollobrigida sponsor di un evento con Corona: come la prenderà Meloni?
Francesco Lollobrigida e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Il ritorno del cavalluccio marino alla Gaiola

Se c’è una cartolina capace di restituire in un solo scatto la grazia e la fragilità di questa terra, è l’immagine straordinaria che in queste ore sta facendo il giro del web direttamente dai canali dell’Area Marina Protetta della Gaiola.

Un piccolo ippocampo, avvinghiato con la coda alle fronde verdeggianti della Posidonia oceanica, che danza sott’acqua a due passi dai resti della villa imperiale del Pausilypon. Un avvistamento che ha il sapore del miracolo ecologico e che segna un traguardo inestimabile per il Parco sommerso: il cavalluccio marino, una delle specie più minacciate e a rischio del Mediterraneo – vittima negli ultimi anni di un drastico calo del 30% della popolazione – è finalmente tornato a casa.

Un prodigio della natura che, a ben guardare, di casuale ha ben poco. Il ritorno del piccolo ippocampo è infatti il frutto maturo di un lungo e silenzioso lavoro di squadra iniziato nel 2023, quando i ricercatori dell’area protetta hanno dato il via al progetto di “restoration habitat”.

Attraverso la piantumazione di talee di Posidonia donate dall’Amp Regno di Nettuno, il team di biologi ha pazientemente ricreato quella prateria sottomarina indispensabile alla sopravvivenza della fauna locale. Nessuno però si sarebbe aspettato che, a soli tre anni dall’inizio delle operazioni, proprio il simbolo per eccellenza della delicatezza dei nostri mari decidesse di mettere di nuovo radici tra i banchi di Posidonia della Gaiola, confermando lo straordinario processo di rinaturalizzazione dei fondali. Eppure, come spesso accade da queste parti, la bellezza più autentica si trova costretta a convivere a stretto contatto con l’incuria e i paradosso burocratici.

Il parco sommerso – custode unico di tre banchi coralliferi e di un patrimonio archeologico sommerso che affonda le radici nel I secolo avanti Cristo tra ninfei e antiche pescherie – continua infatti a essere minacciato da vicino. Ad ogni mareggiata o condizione meteo avversa, una serie di scarichi fognari non ancora bonificati sversa reflui direttamente nelle acque dell’area protetta, mettendo a serio repentaglio l’equilibrio di questo ecosistema appena ritrovato.

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Scafatese, Romano: “Non vedo l’ora di giocare a Salerno dove andremo per vincere”

Il presidente della ScafateseFelice Romano, ha parlato sul palco, in occasione della maxi festa per la presentazione della nuova stagione dei “canarini”, anche dell’imminente derby di Coppa Italia all’Arechi con la Salernitana: “Non vedo l’ora di giocare con una grande squadra a Salerno, loro così dicono“.

 

Il patron dei gialloblu ha detto: “La Scafatese giocherà con lo scudetto sul petto, tutti devono invidiarcelo. Non vedevo l’ora di salire su questo palco dopo due mesi e non vedo l’ora che arrivi sabato per andare a giocare contro una grande squadra che è la Salernitana, almeno così dicono loro, ma non hanno capito che devono giocare con la Scafatese, questo ci tengo a precisarlo.

Prima la Scafatese stava in Serie D, adesso facciamo vedere cosa siamo capaci di fare in C, lo prometto. Speriamo che questo anno sia di esperienza ma non siamo inferiori a nessuno, cercheremo sempre di vincere”.

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Lavitola resta in carcere: il gip respinge la richiesta di arresti domiciliari

Valter Lavitola resta in carcere. Lo ha deciso il gip di Roma respingendo l’istanza del difensore, l’avvocato Sergio Cola, che al termine dell’interrogatorio di garanzia – durante il quale il suo assistito ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – aveva chiesto gli arresti domiciliari. In attesa della pronuncia del gip, la Procura di Roma aveva già espresso parere negativo.

La confessione di Lavitola dopo l’arresto

Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato. Nel corso dell’interrogatorio Lavitola ha anche affermato di aver chiesto agli esecutori materiali dell’attentato di sparare quattro o cinque colpi di pistola contro la villetta del giornalista e non di piazzare una bomba.

Colleferro, incendio e maxi-esplosione in una fabbrica di munizioni

Incendio e maxi-esplosione nello stabilimento di Colleferro (Roma) dell’ex Simmel Difesa oggi KNDS Ammo Italy, azienda che produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. L’incidente sarebbe partito dal reparto pressatura polveri e in particolare da un miscelatore utilizzato all’interno dello stabilimento. Diverse le squadre di vigili del fuoco giunte sul posto, ma i soccorritori hanno difficoltà a entrare nella fabbrica. Non ci sono feriti né persone coinvolte. Già il 9 ottobre 2007 si era verificata un’esplosione presso lo stabilimento di Colleferro: era morto un operaio e altri 13 lavoratori erano rimasti feriti.

Ancora ferma la “legge Bove” per il primo soccorso: mancano i soldi

Il ddl sul primo soccorso promosso dall’ex calciatore della Fiorentina (oggi al Watford) Edoardo Bove, colpito da arresto cardiaco in campo nel dicembre 2024, è fermo al palo: il provvedimento ha concluso il suo iter in commissione al Senato il 13 maggio, ma da allora il Ministero dell’Economia e delle Finanze non è ancora riuscito a reperire i cinque milioni di euro necessari per introdurre la formazione sul primo soccorso nelle scuole.

Ancora ferma la “legge Bove” per il primo soccorso: mancano i soldi
Edoardo Bove (Imagoeconomica).

L’amarezza di Bove: «Quanto vale una vita umana?»

«Io non voglio fare polemica, la politica non è il mio campo. Però mi chiedo: quanto vale una vita umana? Il primo soccorso è questione di attimi. Se non si interviene nei primi 20-60 secondi, la persona rischia di riportare danni cerebrali», ha detto Bove intervistato da Repubblica, sottolineando che «è frustrante pensare che si rischia di buttare tutto il lavoro fatto». Il ddl punta a rendere obbligatoria la formazione sul primo soccorso nelle ore dedicate alla sicurezza nel lavoro, e non nelle ore di materie scolastiche, per non tradire l’autonomia della scuola. Inoltre prevede la riduzione dell’Iva sui defibrillatori, da portare al 5 per cento.

Ancora ferma la “legge Bove” per il primo soccorso: mancano i soldi
Marco Lombardo (Imagoeconomica).

Lombardo (Azione): «Investire nella cultura del primo soccorso»

«Questo non è un problema di costi, ma di investimenti: bisogna investire nella cultura del primo soccorso», ha dichiarato il senatore Marco Lombardo (Azione), firmatario del disegno di legge, evidenziando che «la formazione servirebbe anche per evitare lo spreco di risorse pubbliche». Oggi in molti centri sportivi sono infatti presenti defibrillatori, ma pochissime persone li sanno usare. «Il ministro Abodi è molto disponibile sul tema, gli ho detto: avete trovato quattro milioni per un emendamento sulle piscine, dal fondo speciale, non mi potete dire che da quasi un anno non riuscite a trovarne cinque per questo». Come riporta Repubblica, Bove e Lombardo sono stati ricevuti dal presidente del Senato Ignazio La Russa, che ha garantito risposte in tempi brevi.

Ci scrive l’avvocato di Filippo Maria Grasso dopo il nostro articolo su Leonardo

Egregia Direttrice,

in nome e per conto del Dott. Filippo Maria Grasso, nostro assistito, formuliamo la presente per invitarLa, ai sensi dell’art. 8 della Legge n. 47/1948, a pubblicare la rettifica all’articolo di stampa pubblicato, sulla testata da Lei diretta, in data 12 agosto 2026 titolato “Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta“.

La richiesta si rende necessaria considerato che alcune informazioni relative al nostro assistito risultano non veritiere. In particolare, nell’articolo pubblicato sulla testata da Lei diretta si legge che:

«a contribuire alla distensione sarebbe stata anche l’uscita di scena di alcune figure considerate fino a ieri intoccabili perché protette dai precedenti vertici. Una su tutte, Filippo Maria Grasso, capo delle Relazioni istituzionali durante la gestione Cingolani e contemporaneamente presidente esecutivo di Leonardo Global Solutions, la Lgs. Durante la sua presidenza, la società ha visto crescere considerevolmente le attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi. Tra i beneficiari compare una nota società di lobbying e comunicazione, al cui interno figurano persone con parentele illustri dentro e fuori la galassia leonardiana».

«Ma il nome che ricorre più spesso è quello di Ninetynine, società che ha curato anche la cerimonia conclusiva del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e la cui proprietà è in ottimi rapporti proprio con l’ex responsabile delle Relazioni istituzionali. Leonardo l’ha utilizzata per parecchie cose: dall’Investor Day alle convention, dagli stand agli spazi espositivi fino alle feste aziendali. Un rapporto intenso anche dal punto di vista economico: per Ninetynine si parla di quasi 10 milioni di euro spesi dal 2024 all’aprile del 2026».

Il suggestivo accostamento tra la presidenza di Lgs ricoperta dal nostro assistito e l’incremento dell’attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi, il titolo suggestivo “Filippo Maria Grasso e le tante attività affidate all’esterno” e la circostanza che una delle società beneficiarie delle attività delegate sia in ottimi rapporti con il Dott. Grasso inducono il lettore a credere che il Dott. Grasso sia responsabile dell’aumento delle attività affidate a società terze nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi; tale circostanza è evidentemente falsa, atteso che il Dott. Grasso non aveva alcuna delega per potere affidare all’esterno le attività riportate nell’articolo.

In considerazione di quanto sopra, La invitiamo, ad ogni effetto e conseguenza di legge, ai sensi e per gli effetti dell’art. 8 della legge 8 febbraio 1948 n. 47, all’immediata rettifica di un articolo di stampa che contenga le predette precisazioni e rettifiche, utilizzando i medesimi spazi e caratteri dell’articolo già pubblicato sul tema.

In difetto, ci vedremo costretti a tutelare gli interessi del cliente presso le competenti Autorità Giudiziarie.

Con l’auspicio di una fattiva collaborazione, inviamo cordiali saluti.

Avv. Emilio Battaglia

Principessa Costanza, il gran finale

Neanche la pioggia ferma la Principessa Costanza. Il meteo incerto e le precipitazioni che nel pomeriggio di mercoledì hanno interessato Teggiano, proseguendo fino alle ore immediatamente precedenti l’inizio della manifestazione, non hanno fermato l’entusiasmo del pubblico per la 31ª edizione de “Alla Tavola della Principessa Costanza”. Nonostante il conseguente ritardo nella partenza del Corteo Storico, tantissime persone hanno raggiunto ugualmente il centro storico della Città d’Arte del Vallo di Diano, attendendo l’arrivo della Principessa Costanza di Montefeltro e del Principe Antonello Sanseverino e accompagnando con applausi ed entusiasmo il passaggio degli oltre 500 figuranti. La seconda serata ha confermato così, anche di fronte a qualche capriccio del meteo, il grande richiamo della Principessa Costanza, pronta ora a vivere il suo atto conclusivo. Oggi, giovedì 13 agosto, ultima occasione per quest’anno per vivere la spettacolare macchina del tempo della Pro Loco Teggiano e ritrovarsi nella Diano del 1480.

In prima fila tra i sostenitori della 31ª edizione de “Alla Tavola della Principessa Costanza” c’è la Banca Monte Pruno, tornata con grande entusiasmo del direttore generale Cono Federico e del presidente Michele Albanese nuovamente al fianco della Pro Loco Teggiano, per continuare a sostenere una manifestazione che rappresenta la storia del Vallo di Diano. Proprio il presidente Michele Albanese ha voluto vivere personalmente l’atmosfera della seconda giornata della manifestazione, tornando a Teggiano in una veste diversa rispetto al passato, accompagnato dal vicepresidente Antonio Ciniello e dal preposto della filiale di Teggiano Alfiero Albanese. Un ritorno particolarmente significativo per chi, negli anni in cui era Direttore Generale, aveva già costruito un forte rapporto di collaborazione tra la Banca Monte Pruno e la Pro Loco Teggiano. Una storia comune che aveva visto nascere diverse iniziative, e che ora riparte con l’obiettivo di diventare ancora più solida e continuativa. “Non nascondo la mia emozione -ha evidenziato Michele Albanese– perché non vedevamo l’ora di tornare al fianco della Pro Loco Teggiano. È un rapporto che nasce da lontano: insieme abbiamo realizzato negli anni tante attività e, ad essere sinceri, questa collaborazione ci mancava. Quest’anno abbiamo voluto sostenere con convinzione il percorso della presidente Concettamaria Cantelmi e del nuovo Consiglio di Amministrazione, aderendo con entusiasmo alla richiesta della Pro Loco. Ma tengo a sottolineare soprattutto un concetto: per la nostra banca essere presenti sui territori è fondamentale. Dobbiamo restituire al territorio quello che il territorio ci dà, e Teggiano negli anni ci ha dato tanta fiducia”.

Una vicinanza che guarda in maniera particolare anche alle nuove generazioni. Albanese ha sottolineato con soddisfazione la presenza dei tanti ragazzi coinvolti nell’organizzazione e nei gruppi della Pro Loco, spiegando come proprio la loro capacità di stare insieme e “fare gruppo” rappresenti uno degli aspetti più importanti della manifestazione. Anche alcuni giovani dipendenti della Banca Monte Pruno sono stati coinvolti direttamente nell’esperienza della Principessa Costanza, prendendo parte al Corteo. “Ma non dobbiamo guardare alla Principessa Costanza soltanto come a un singolo evento -ha continuato Albanese- ma come a uno straordinario strumento di promozione e marketing territoriale. Questo territorio ha bisogno, oggi più che mai, di iniziative capaci di valorizzarlo e di creare occasioni per stare insieme. La Pro Loco è molto brava a mettere insieme tutti questi elementi: l’ospitalità, le taverne, gli spettacoli, il coinvolgimento delle persone. Organizzare tutto questo non è affatto semplice e a Teggiano ci riescono da tanti anni”.

Dalle parole del presidente della Banca Monte Pruno arriva soprattutto un impegno per il futuro. La collaborazione appena rinnovata, infatti, non è destinata a esaurirsi con la conclusione della 31ª edizione. “Come Banca Monte Pruno -ha annunciato infatti Michele Albanese– abbiamo assicurato la nostra presenza non soltanto per quest’anno, ma anche per i prossimi anni. Insieme alla Pro Loco vogliamo immaginare qualcosa di solido e continuativo, perché la Principessa Costanza non può vivere soltanto nei tre giorni dell’11, 12 e 13 agosto. Dobbiamo darle continuità durante l’anno, costruendo nuove occasioni e iniziative. Ci siamo appena ‘risposati’, diciamo così, e credo che ci siano tutti i presupposti perché questo matrimonio sia destinato a durare. Tornare qui per la prima volta da presidente della Banca Monte Pruno e sentire l’affetto e la stima della Pro Loco è per me una grandissima soddisfazione”.

Intanto la Principessa Costanza si prepara al gran finale. Il programma prenderà il via alle ore 18:00 con il Pre Corteo e i primi spettacoli lungo il Corso. Alle 18:30 partirà dal Castello il Grande Corteo Storico, che raggiungerà l’Antico Seggio per la rievocazione del Consiglio Comunale del 1480 e farà poi ritorno in Piazza San Cono. Ad accompagnarlo saranno, tra gli altri, le Tamburine dello Stato di Diano, gli Sbandieratori e Musici dello Stato di Diano, i Timpanisti Fajanensis, i Musici di San Biagio Nepi, i Pistonieri Santa Maria del Rovo e gli Artisti di Corte.

Alle 19:30 aprirà il Banco di Cambio, dove sarà possibile ricevere le monete di scambio della festa anche attraverso l’utilizzo del POS. Sempre alle 19:30 prenderà il via l’Itinerario Gastronomico, con l’apertura delle taverne e un percorso arricchito da animazioni e spettacoli.

Alle 21:45 partirà il secondo corteo, che si muoverà tra le vie del borgo accompagnato dagli spettacoli itineranti. Oltre alle Tamburine dello Stato di Diano, agli Sbandieratori e Musici dello Stato di Diano, ai Timpanisti Fajanensis, ai Musici e Sbandieratori San Biagio Nepi e ai Pistonieri Santa Maria del Rovo, nelle piazze e nelle strade del centro storico si esibiranno gli artisti di GiullarjocosoArtèatre – Dama della LunaLe JanareI Bardi SathorCirco CruscoIl Contrapasso Danze Medioevali e i Monaci della Grancia.

Alle 00:45, infine, l’attesissimo Assalto al Castello in Piazza Portello chiuderà la 31ª edizione con uno dei momenti più spettacolari dell’intera manifestazione.

“Alla Tavola della Principessa Costanza” rappresenta anche un’occasione straordinaria per scoprire il patrimonio storico, artistico e religioso di Teggiano. Grazie alla collaborazione con la Diocesi di Teggiano-Policastro, guidata dal vescovo Mons. Antonio De Luca, e con il parroco don Angelo Fiasco, durante la manifestazione è infatti possibile visitare le 13 chiese del centro storico, che custodiscono un patrimonio di enorme valore e rendono ancora più suggestivo il viaggio nella storia proposto dalla manifestazione. Fondamentale per la riuscita della manifestazione è la collaborazione tra la Pro Loco Teggiano e le istituzioni. Accanto all’Amministrazione Comunale guidata dal sindaco Michele Di Candia, la manifestazione può contare sul sostegno della Regione Campania, con il particolare impegno del presidente della Commissione Bilancio Corrado Matera, della Camera di Commercio di Salerno, e del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni.

La Principessa Costanza non è soltanto spettacolo, ma incontro con la storia, l’arte, la cultura, le tradizioni e i sapori di Teggiano: dal grande Corteo Storico alle taverne medievali, dagli antichi mestieri alle 13 chiese, dagli spettacoli itineranti fino all’emozionante Assalto al Castello. Un’intera città che, ancora per stasera, tornerà a essere la Diano del 1480.

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Il Marocco minaccia di sospendere l’accordo di estradizione con la Spagna

La cooperazione giudiziaria tra Marocco e Spagna potrebbe subire una battuta d’arresto. Il ministro della Giustizia marocchino, Abdellatif Ouahbi, ha dichiarato alla stampa che il suo ministero sta valutando la possibilità di sospendere l’accordo bilaterale di estradizione per le difficoltà del Marocco di arrivare effettivamente a ricevere condannati o sospetti di cui chiede alla Spagna l’estradizione. La minaccia arriva mentre si lavora per evitare una nuova ondata di migranti verso Ceuta e Melilla. Nelle dichiarazioni rilasciate all’agenzia di stampa spagnola Efe, il ministro ha spiegato che la valutazione è legata in particolare ad alcune richieste di estradizione marocchine le cui procedure non sarebbero state completate dalla parte spagnola. Le estradizioni tra Marocco e Spagna sono disciplinate da una convenzione bilaterale firmata a Rabat il 24 giugno 2009 ed entrata in vigore l’1 settembre 2012. Secondo Ouahbi, il meccanismo si blocca in corso d’opera.

Come funziona l’accordo di estradizione e perché si blocca

Il ricercato viene arrestato in Spagna e la sua identità viene accertata. Viene quindi fissata una data per la sua consegna alle autorità marocchine. Ma quando Rabat invia agenti per prendere in consegna il ricercato, la procedura finisce per bloccarsi e la consegna alla fine non avviene. Di qui la valutazione di sospendere l’accordo, perché giudicato inutile. Il testo prevede, a determinate condizioni, la consegna reciproca di persone ricercate o condannate dai tribunali di uno dei due Paesi quando si trovino nel territorio dell’altro. La convenzione, tuttavia, esclude l’estradizione di cittadini di uno Stato verso l’altro. In Marocco vige la pena di morte, il codice penale la include e viene comminata ma non è più eseguita dal 1993, per una moratoria. In Spagna è stata abolita nel 1978. Anche solo il dubbio che il ricercato possa ricadere nei casi di condanna alla pena di morte blocca l’estradizione.

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi

E ora che succederà? E soprattutto: a chi verrà affidata la trasmissione Report? La posizione di Sigfrido Ranucci, dopo gli ultimi sviluppi sul “finto” attentato dell’ottobre 2025 che hanno portato all’arresto del suo (ex?) amico Valter Lavitola, è sempre più vacillante. Il conduttore ha provato la carta del martire, paragonandosi in un post a Moro, Falcone e Borsellino. A destra però non si sono fatti intenerire, anzi: Matteo Salvini lo ha invitato a prendersi «una pausa dalla Rai», e del resto che il caso Ranucci fosse diventato il caso Report era ormai evidente da tempo, con la redazione divisa e la convinzione che il programma sarebbe dovuto comunque andare avanti, anche senza di lui. Per evitare ulteriori tensioni interne, alla Rai stanno pensando di mettere al timone una figura “terza”, esterna, che poi risponderebbe al nome di Peter Gomez, direttore de ilfattoquotidiano.it e già conduttore televisivo, visto che ha presentato programmi di interviste e approfondimento giornalistico come La Confessione (in onda sul Nove e poi su Rai 3) e Un alieno in patria. «Qua si passa da Gomes a Gomez», scherza un vecchio dirigente della tivù pubblica che non ha mai amato Ranucci, con riferimento a Gomes Clesio Tavares, il factotum di Lavitola. Ranucci, si evince dalle carte, lo conosceva dal 2022. E addirittura chiedeva a Lavitola di prestarglielo, scherzando, nonostante si parlasse di un personaggio descritto dagli inquirenti come di «elevato spessore criminale»: «Sono in difficoltà su tutto. Ma vado avanti. Mi dovresti prestare Gomes», si legge nelle intercettazioni. Adesso il programma potrebbe finire sotto la guida del quasi omonimo Gomez. «Tra l’altro ha il doppio passaporto, anche quello americano, Peter piacerà senz’altro alla segretaria del Pd Elly Schlein e pure all’ambasciatore a stelle e strisce in Italia, Tilman Fertitta», continua l’anziano capo del servizio pubblico. Il totonomi però sembra essere appena iniziato. In attesa del ritorno delle inchieste di Report, previsto, stando ai palinsesti Rai, per domenica 8 novembre 2026, sempre su Rai 3, primo dei 12 appuntamenti del ciclo autunnale. Con un nuovo volto?

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
Peter Gomez (foto Imagoeconomica).

Quella “discesa in campo” già tentata nel 2013 con Gabanelli

Ma perché il conduttore di una trasmissione televisiva dovrebbe diventare presidente del Consiglio? Oggi si parla di Ranucci e Lavitola, con quest’ultimo autore del progetto della scalata politica di “mastro Titta” (così viene chiamato da molti Ranucci in Rai) a Palazzo Chigi, ma in passato, rimanendo sempre in tema di Report, c’era chi voleva portare Milena Gabanelli al Quirinale. La storica conduttrice era entrata nelle grazie dei grillini, che nel 2013 organizzarono le “Quirinarie” per scegliere online il loro candidato da portare al Colle. Beppe Grillo credeva tanto in questa iniziativa, come ora Lavitola con la sua: era il mese di aprile e sul web il Movimento 5 stelle scatenò i suoi iscritti per la scelta del nuovo presidente della Repubblica. Milena Gabanelli vinse la consultazione. Dopo il suo rifiuto a correre per il Colle, il movimento indicò Stefano Rodotà come candidato ufficiale. Finì con la rielezione di Giorgio Napolitano, che due anni dopo, nel 2015, lasciò il posto al primo mandato di Sergio Mattarella. Ma alla base del ragionamento di Lavitola, e dell’attenzione di Ranucci al progetto, c’è proprio quanto idearono i grillini 13 anni fa: le preferenze per Gabanelli furono 5.796, davanti a Gino Strada e Rodotà. Forse per Lavitola il governo era un obiettivo più raggiungibile, avendo avuto a che fare con Silvio Berlusconi che a Palazzo Chigi dimorò per anni, e che il Colle lo vide solo con il cannocchiale: il Quirinale era la classica meta impossibile per il Cavaliere, nonostante gli sforzi infiniti per avvicinarsi al settennato presidenziale. Indubbiamente Report ha un suo pubblico affezionato, che da anni segue le inchieste di una redazione combattiva e capace di andare contro il mainstream, ma a trasformarla in un partito qualcuno ci aveva già provato. Fece bene Gabanelli a ritirarsi ufficialmente dalla gara per il Quirinale, anche se soltanto dopo averla vinta. Ranucci coltivava un’ambizione, forse. Senz’altro affidata alle mani sbagliate…

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
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La “fonte” Lavitola e le domande sui pagamenti

Sul caso Lavitola fioccano gli interrogativi, non solo nei partiti della maggioranza. Ecco alcune delle domande che girano negli ambienti giornalistici. La prima: se Valter era una fonte della trasmissione di Sigfrido Ranucci, ci saranno dei compensi a favore del ristoratore tra le spese di Report? La seconda: la Rai renderà mai pubblica un’analisi dei conti della trasmissione, almeno per gli anni della gestione di Ranucci? La terza: ma i passaggi di Ranucci al ristorante di Lavitola chi li pagava? La quarta: non è che magari i pasti erano messi in conto alla Rai con la dicitura “pranzo con fonte”?

Nel totonomi per il dopo Ranucci a Report spunta l’idea Gomez: gli spifferi
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«Mai più trasmissioni come repubbliche autonome in Rai»

Alla fine, il caso Lavitola-Ranucci ha messo in moto «la macchina della restaurazione» in Rai, come dice qualcuno. Ossia «mai più trasmissioni come repubbliche autonome», tipo appunto Report, cioè con indipendenza totale e gestione insindacabile. Anche perché, si è visto, paradossalmente diventano più facili le ingerenze esterne, con gruppi di potere, anche piccolissimi, in grado di orientare o comunque suggerire temi da sottoporre per le inchieste. Il problema però, in tema di autonomia totale, rischierebbe di toccare anche Bruno Vespa e Monica Maggioni, ai quali «nessuno può dire niente». E questo potrebbe suggerire ai vertici di andarci piano con la stretta aziendale…

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Avanti Psi Salerno in campo per casa, giovani e professionisti

Partire dalle cose concrete, dai problemi che riguardano la vita quotidiana delle persone, per costruire partecipazione politica e allargare il campo delle adesioni. È questo il senso dell’iniziativa promossa dal segretario cittadino di Avanti PSI Salerno, Donato D’Aiuto, nell’ambito della mobilitazione nazionale lanciata dal segretario Enzo Maraio sulle tre proposte dedicate a giovani, casa e partite Iva.
All’iniziativa hanno aderito il capogruppo Antonio Cammarota, i consiglieri comunali Simona Calzaretti e Filomeno Di Popolo, l’assessore comunale Massimiliano Natella, che hanno condiviso un documento politico a sostegno della campagna.
“Vogliamo partire dalle cose concrete, dai problemi delle famiglie, dei giovani e di chi lavora e produce. È su questi temi che la politica deve tornare a confrontarsi e costruire partecipazione”, è il principio indicato nel documento.
Le tre proposte dei socialisti puntano ad affrontare questioni che incidono direttamente sulla vita delle persone: rendere più accessibile la casa, sostenere i giovani e creare nuove opportunità, alleggerire il peso degli anticipi fiscali per professionisti, artigiani e partite Iva.
“L’idea lanciata dal segretario nazionale Enzo Maraio va nella direzione giusta: costruire politica partendo dai contenuti e non dagli schieramenti precostituiti. A Salerno vogliamo aprire un confronto largo con amministratori, associazioni, professionisti, forze civiche e cittadini che condividono queste priorità”.
L’obiettivo è fare delle tre proposte anche un terreno di confronto cittadino, mettendo insieme sensibilità ed esperienze diverse attorno a obiettivi concreti.
“Le adesioni che stanno arrivando dimostrano che esiste uno spazio per una politica riformista, socialista e civica capace di parlare alla città. Non partiamo dalle sigle ma dalle idee: prima le cose da fare, poi la costruzione politica”.

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EasyJet, rating sotto osservazione per potenziale downgrade per operazione Apollo

S&P Global Ratings ha posto il rating BBB+ di EasyJet sotto osservazione con implicazioni negative a seguito dell’annuncio dell’acquisizione da parte di Apollo. L’inserimento in CreditWatch riflette l’elevata probabilità di un potenziale declassamento di più livelli qualora la transazione si concludesse come proposto. Il 6 agosto, la compagnia aerea ha raggiunto un accordo per essere acquisita dalla società di private equity statunitense in un’operazione che la valuta 5,7 miliardi di sterline. L’acquisizione, soggetta all’approvazione degli azionisti e delle autorità di regolamentazione, prevede una combinazione di capitale proprio da parte di Apollo e debito nell’ambito di linee di finanziamento provvisorie. Al completamento dell’operazione, S&P ritiene che la politica finanziaria di easyJet diventerà probabilmente più aggressiva e che i suoi parametri di credito si indeboliranno in modo significativo. Ciò contrasta con le precedenti previsioni, secondo le quali easyJet avrebbe mantenuto una posizione di cassa netta positiva.

Grand Hotel Salerno, sospesa la licenza dal Comune

L’amministrazione comunale di Salerno ha deciso di procedere già oggi, giovedì 13 agosto, alla sospensione della licenza del Grand Hotel.

 

Lo ha fatto facendo notificare in mattinata, ai titolari della struttura, il provvedimento da parte degli agenti della polizia municipale.

Alle 23:59 di ieri, 12 agosto, è scaduto – come riporta anche il quotidiano “La Città” oggi in edicola – l’ultimatum concesso dal sindaco Vincenzo De Luca alla società di gestione della struttura alberghiera per il versamento di circa 9 milioni di euro tra Imu e Tari arretrate.

La società del gruppo Chechile, attraverso l’avvocato Lorenzo Lentini, ha tentato una mediazione per evitare conseguenze drastiche nel pieno della stagione turistica estiva: nonostante una parte dell’importo risulti già versata, gli uffici tecnici e Palazzo di Città hanno respinto la richiesta di rateizzazione per la quota residua.

Di fronte alla chiusura del Comune, la battaglia sul futuro del Grand Hotel Salerno potrebbe spostarsi in tribunale. La società potrebbe presentare ricorso al Tar, chiedendo una sospensiva d’urgenza del provvedimento.

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Lavitola, la procura di Roma darà parere negativo alla richiesta dei domiciliari

La procura di Roma darà parere negativo alla richiesta di arresti domiciliari per Valter Lavitola, avanzata dopo l’interrogatorio di garanzia dall’avvocato difensore Sergio Cola alla luce dell’ammissione del suo assistito di essere stato il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Secondo il legale non sussistono i pericoli di fuga, mancata collaborazione e inquinamento probatorio. L’ultima parola sulla decisione spetterà al gip. Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato ieri di essere il mandante dell’attentato al conduttore di Report, spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato.

Eboli. Demolizione abusi edilizi, la parola al commissario

L’ordinanza di demolizione di un’ampia struttura alla stazione ferroviario di Eboli, abusiva, cento giorni fa fu salutata non solo come un atto non solo burocratico ma di ripristino di legalità. Nella città del cemento illegale prima constatato e poi sanato dai silenzi omissivi è stata una pregevole novità amministrativa. Per i tecnici comunali e, quelli della RFI (Rete Ferroviaria Italiana) quel manufatto abusivo è solo uno dei tanti disseminati in città e, per riqualificare le aree degradate, demolirlo. E, nel caso concreto, l’ala della stazione ferroviaria deve essere volta a restituire ai cittadini e ai pendolari uno spazio sicuro e ordinato. L’ordinanza di demolizione emessa dall’allora sindaco Mario Conte nei giorni turbolenti della crisi amministrativa prescrive novanta giorni per la demolizione. L’ordinanza, del 21 aprile scorso, è ora nelle mani del commissario prefettizio dott. Gaetano Tufariello se mai gli sia stata resa nota dagli uffici. Il sospetto diventa pesante nella città che onora da 43 anni il “monumento dello svincolo autostradale” costruito abusivamente allo svincolo dell’A3 e mai rimosso per consentirne l’ampliamento. Un parco per la rivendita di auto, una concessionaria dell’epoca. Anzi, dopo una ordinanza comunale di demolizione consegnata anche alla pretura del tempo, poi oggetto di una favorevole sentenza del Tar e sanato, recentemente venduto ad altri privati che l’hanno reso moderno e abbellito. E ora è chiuso, sotto sequestro della Procura della Repubblica. Il “monumento dello svincolo” ha una sua storia che, ci perdoni il lettore, è simile a quella del ritrovamento della stele eburina che certificò per Eboli l’origine di municipio romano. Perché l’occupazione di un terreno di rispetto autostradale fu tollerato e accettato per modesti motivi clientelari e significativamente politici. E’ un pezzo di storia della città distrutta. Ma ora c’è, 43 anni dopo il ”monumento dello svincolo” il pugno duro dell’amministrazione comunale di Eboli prima dell’ex sindaco Mario Conte ed ora consegnato al commissario prefettizio, contro le irregolarità urbanistiche. La nuova ordinanza cento giorni fa, ancora non eseguita, ha messo nel mirino le opere abusive realizzate nell’area della stazione ferroviaria, disponendo lo stop immediato e l’abbattimento di un manufatto edilizio non autorizzato. Al centro della contestazione c’è la trasformazione di una vecchia struttura precaria, originariamente a servizio di un bar, in un vero e proprio edificio permanente. Secondo i rilievi tecnici, il manufatto sarebbe stato ampliato e stabilizzato senza il possesso dei necessari titoli edilizi, configurando una violazione delle norme urbanistiche vigenti. L’ordinanza è stata notificata alla proprietà dell’area, Rete Ferroviaria Italiana (RFI), alla quale è stato concesso un termine di 90 giorni per procedere alla demolizione e al ripristino dello stato originario dei luoghi. Il provvedimento parla chiaro: se i termini non verranno rispettati, scatteranno sanzioni pecuniarie pesantissime, fino a 20mila euro, oltre al rischio concreto dell’acquisizione automatica dell’area al patrimonio del Comune. L’intervento rientra in una più ampia operazione di monitoraggio e riqualificazione degli spazi pubblici della città tra baracche abusive, chioschi senza autorizzazione Ora il con la firma dell’ordinanza dirigenziale il Comune ha ufficialmente disposto l’abbattimento di una serie di manufatti abusivi , ora quelli situati nell’area adiacente allo scalo ferroviario cittadino L’ordinanza è il risultato di un lungo iter di accertamenti tecnici condotti dal settore Urbanistica in collaborazione con la Polizia Locale e i tecnici di Rete Ferroviaria Italiana (RFI). Le opere oggetto di demolizione comprendono: chioschi e strutture precarie ormai in disuso e privi di titoli concessori validi.Ampliamenti volumetrici non autorizzati su pertinenze di vecchi edifici di servizio.Recinzioni e depositi di fortuna che impedivano la corretta fruibilità dei marciapiedi e delle aree di sosta.”Non si tratta solo di un atto burocratico, ma di un segnale di ripristino della legalità,” commentano fonti vicine all’Amministrazione del tempo ora finalmente poter essere dichiarate “emerite” per la presenza del commissario prefettizie. “La stazione è la porta d’ingresso della nostra città e non può più versare in condizioni di incuria.” Secondo quanto previsto dal documento, i proprietari delle opere avevano un tempo limitato per procedere alla demolizione spontanea (solitamente fissato in 90 giorni). In caso di inottemperanza, il Comune potrebbe procedere all’abbattimento d’ufficio, addebitando le spese ai responsabili e acquisendo l’area al patrimonio comunale. Una storia di legalità che ritorna ad Eboli con il lungo lasso di tempo del “monumento allo svincolo autostrade”. A Eboli resistono le mura del Castello Colonna. Legittime, icone storiche della città. C’erano anche due straordinarie torri che crollarono da sole e da decenni attendono di essere ricostruite. Chissà se gli “emeriti” amministratori comunali hanno giustificato al commissario prefettizio i ponteggi tutt’intorno al tentativo ultradecennale di ricostruirle. Sono i “monumenti” contemporanei della distruzione di Eboli.

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Assedio dei coloni israeliani alle case dei palestinesi: la condanna degli Usa

L’assedio dei coloni israeliani alle case di due famiglie palestinesi a Qusra è un «orribile atto di terrorismo» e «un’azione ripugnante». Lo ha scritto su X l’ambasciatore statunitense in Israele Mike Huckabee, evidenziando uno strappo tra Washington e Tel Aviv per quanto sta accadendo nel piccolo villaggio vicino a Nablus, in Cisgiordania. «Non ci sono scuse per un comportamento così violento», ha aggiunto il diplomatico, mosso anche mosso dal fatto che tra le abitazioni nel mirino ce n’è anche una di proprietà di un cittadino statunitense.

L’assedio iniziato domenica e l’ordine di evacuazione

Da domenica un gruppo di coloni israeliani sta di fatto assediando le abitazioni di due famiglie palestinesi, gli Hassan e gli Abu Ridi, a Qusra: si sono accampati all’esterno delle case, bloccando tutti gli accessi e staccando la corrente e l’allaccio dell’acqua. L’esercito di Tel Aviv finora ha fatto poco o nulla per risolvere la situazione: alcuni soldati, addirittura, sono stati filmati mentre fraternizzavano con i coloni violenti.

Assedio dei coloni israeliani alle case dei palestinesi: la condanna degli Usa
Alcuni dei coloni israeliani che stanno assediando le case dei palestinesi a Qusra (Ansa).

Secondo la tv pubblica israeliana Kan, l’Idf ha però adesso emesso un ordine di evacuazione per gli abitanti delle case sotto assedio e i residenti della zona, in vista di un’operazione militare destinata a durare diversi giorni. «Anche se dovessimo diventare martiri, chiediamo di essere sepolti nella nostra casa, affinché rimanga a testimonianza dei crimini commessi dai coloni contro di noi e contro il popolo palestinese», ha detto Aisha Abu Ridi.

L’Idf: «Smantellati 151 avamposti illegali da inizio anno»

L’esercito israeliano ha reso noto di aver inviato ieri sul posto il 51mo battaglione della brigata Golani. Il sindaco di Qusra ha spiegato ad Al Jazeera che l’Idf ha completamente chiuso l’area, imposto il coprifuoco e dispiegato centinaia di soldati per smantellare l’avamposto degli ultraortodossi. E proprio per smentire il mancato impegno contro le azioni dei coloni violenti contro i palestinesi, l’Idf ha reso noto di aver smantellato 151 avamposti illegali di israeliani in Cisgiordania dall’inizio del 2026. La radio militare dell’Idf ha sottolineato che diversi avamposti smantellati erano gli stessi che i coloni hanno ristabilito più volte dopo ogni operazione dell’esercito.

Il ricordo del super tifoso granata Leopoldo Paolillo. Il video

di Antonio Roma

Erano gli anni delle prime timide radiocronache locali, con l’emittenza on air prima a cercare di sfruttare il canale radiofonico. Le televisioni, per motivi tecnici, vi giungeranno qualche tempo più tardi ma alla fine degli anni ’70 a farla da padrone furono le radio libere. E in tal senso il precursore delle prime radiocronache fu l’indimenticato, ma anche indimenticabile, Pippo Cotticelli a lanciare l’appuntamento domenicale con le radioline la domenica pomeriggio. Logico, dunque, che le tra i programmi più seguiti ci fossero il dopopartita anche se per avere delle immagini bisogna attendere anche 24 ore. E la diretta con i tifosi era un must, immancabile per gli appassionati della Salernitana. Come immancabile era Leopoldo Paolillo, storico tifoso del cavalluccio. Onnipresente nella Curva Nuova del Vestuti di piazza Casalbore, si accompagnava con un tamburo su cui batteva il ritmo con un grande pestone di mortaio. Di solito lo si trovava in posizione centrale appena qualche gradino sotto il club Plaitano in cui iniziava a brillare la stessa del Vikingo. E la sua presenza era costante anche nei dopopartita. “Pronto? Sò Leopoldo”, il suo biglietto da visita radiofonico. Che poteva essere anche un allarme, tutto dipendeva dal risultato conseguito dalla Salernitana. E se l’amata granata aveva perso in malo modo la rabbia e lo scoramento la facevano da padrone nella sua anima di tifoso ruspante e puro che stava vivendo, inconsapevolmente, i momenti più bui della storia della Salernitana. Di incassi coattivi e di panolada dicembrina con gli abbonamenti strappati in tribuna a conferma di un’altra stagione di riscatto persa. Eppure la speranza non mancava mai. Quella di un ritorno nell’eden calcistico che all’epoca era rappresentata dalla serie B, categoria fugacemente visitata un paio di volte fino al 1994 a partire dal lontano 1956: Un tifoso d’altri tempi ma anche un altro tipo di tifo. Più ruspante più sentito, forse più vero. E tutto ciò lo incarnava Leopoldo Paolillo.

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Ft, Anthropic potrebbe essere Ipo più grande della storia a oltre 2 mila miliardi di dollari

Gli investitori di Anthropic prevedono che l’azienda si quoti in borsa a ottobre con una valutazione che potrebbe essere pari o superiore a 2 mila miliardi di dollari. Se così fosse, verrebbe surclassata anche l’Ipo storica di SpaceX e sarebbe di fatto la più grande offerta pubblica iniziale di sempre. Lo scrive il Financial times, specificando che una simile valutazione rappresenterebbe un raddoppio, nel giro di pochi mesi, rispetto a quella attuale, e sarebbe giustificata dalla crescita vertiginosa dei ricavi dell’azienda. Gli investitori prevedono che, grazie ai suoi modelli, Anthropic possa arrivare a 100-120 miliardi di dollari di ricavi annualizati entro la fine del 2026. Il Ft precisa che diversi investitori hanno rivelato che i vertici della società non hanno ancora fissato un target di valutazione per l’Ipo, dunque la cifra mosntre è basata sulle loro valutazioni. Quella reale dovrà tenere conto di diversi fattori contro, come la concorrenza cinese e le pressioni sulla regolamentazione dei modelli più avanzati, ma anche le preoccupazioni dell’opinione pubblica dopo che alcuni di essi sono stati coinvolti in incidenti informatici durante i test.

Denunzia di De Luca a Chechile e Foce Irno. Quali legami?

La denunzia alla Procura di Chechile per i debiti decennali del Grand Hotel ha una sorprendente coincidenza con l’acquisizione degli atti al Comune dei carteggi sulla vendita dei suoli comunali, a Foce Irno, alla figlia proprio di Chechile. E’ vero, De Luca aveva preannunciato la denunzia oltre un mese fa, dando una sorta di preavviso di sfratto. Ma 8 milioni di euro era difficile che Chechile li trovasse in trenta giorni. Scontato quindi il prosieguo. E allora, che senso ha il tutto? Che Chechile fosse inadempiente lo si sapeva da oltre dieci anni, e De Luca mai aveva parlato (e meno che mai agito seriamente, né lui né l’Amministrazione degli ultimi dieci anni). Anche i più sprovveduti si stanno chiedendo, allora, quale legame ci sia tra le due faccende, Grand Hotel e Foce Irno. Su quest’ultima De Luca continua, significativamente, a tacere. Ma chi non tace, e non tacerà, è il Comitato dei 180 firmatari dell’esposto presentato in Procura oltre 1 anno e mezzo fa, esposto che denunciava la falsità dell’atto notarile di vendita del suolo di Foce Irno. Giungono voci sulle prossime mosse che il Comitato certamente farà alla ripresa dell’attività giudiziaria, a settembre. La prima sarà, verosimilmente, quella di tornare alla carica per avere notizia dell’esposto: in primis, il numero del fascicolo nato dalla denunzia. In secundis il nome del magistrato assegnatario. Terza domanda al Pubblico Ministero: quale è lo stato delle indagini? Il diritto della persona offesa dal reato ad apprendere notizie sullo stato delle indagini è sancito solennemente dall’art. 335 c.p.p. al comma 3 ter che recita testualmente “senza pregiudizio del segreto investigativo, decorsi sei mesi dalla data della presentazione della denunzia la persona offesa dal reato può chiedere di essere informata dall’autorità che ha in carico il procedimento circa lo stato del medesimo”. Quindi, poiché bisogna motivare l’eventuale rifiuto per necessità di tutela del segreto investigativo (come casi di reati violenti o di mafia), non è ipotizzabile il rifiuto di informazioni ai denunzianti. E’ un processo tutto documentale, e i denunzianti hanno già in mano i documenti, pubblici peraltro. C’è da aggiungere, ancora una volta, che in questo reato denunziato la persona offesa, legittimata alla richiesta di informazioni, sono anche i denunzianti. Che lamentano un falso in atto pubblico, reato grave, che è plurioffensivo, cioè non solo della pubblica fede, che è soggetto astratto, ma anche dei singoli danneggiati dal reato. Lo ha ribadito la sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione del 2007 (è l’unica, per cui i PM possono facilmente trovarla). Dunque, tra poco la questione si riapre. Difficile pensare che dalla Procura arriverà un nuovo rifiuto di notizie. Troppe le conseguenze giuridiche di un rifiuto immotivato. Ma, giungono sempre voci, i denunzianti stanno diventando agguerriti. Presto daranno mandato ufficiale a un difensore. La cosa si complicherà così per tutti coloro che hanno interesse a mettere in ombra la faccenda. Perché il difensore, si fa sapere, con tutta probabilità eserciterà il diritto, previsto dal codice, di avvio delle indagini difensive (art. 391 bis c.p.p.).Si tratta del processo parallelo che l’avvocato può condurre accanto a quello del PM. Insomma, se il PM fa poco e niente, ci pensa l’avvocato a raccogliere le prove per tutelare le persone offese. E lì verrà il bello, perché il PM poco capace farà bruttissima figura, gettando nel disdoro il suo ufficio. Stiamo per assistere a qualcosa di straordinario: una battaglia civile per sopperire alla mosciaggine della investigazione ufficiale. Una battaglia contro il cemento abusivo, che è quello che per primo arroventa le nostre città nel cambiamento climatico in cui siamo precipitati. Non verde pubblico, come era previsto per Foce Irno, ma cemento voluto dall’Amministrazione con un reato grave alla base. Comprensibile quindi la preoccupazione di De Luca: distogliere l’attenzione, passando per paladino del Comune contro il perfido Chechile. Non gli riuscirà!

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Nuove frontiere del vannaccismo: il candidato Burgio che vuole i rastrellamenti a Milano

Da un ex generale all’altro: Carmelo Burgio, che ha ricoperto tale l’incarico nell’Arma dei Carabinieri, sarà il candidato sindaco di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci alle elezioni amministrative che si terranno a Milano nel 2027. Annunciando l’investitura dal palco della Versiliana, Vannacci ha definito un «uomo delle istituzioni», che ha «dedicato la sua vita all’Italia, alla sicurezza e alla patria». Con Burgio a Palazzo Marino, ha promesso il fondatore di Futuro Nazionale, Milano verrà «rivoltata come un calzino» e potrà tornare a essere «la città della Madonnina e non dei maranza». Fin qui – più o meno – tutto bene. Poi il patatrac, quando Vannacci ha sottolineato che Burgio «saprebbe come rastrellare Rogoredo».

Burgio: «Fare rastrellamenti non è solo mettersi una bella svastica sul braccio»

L’infelice affermazione di Vannacci ha scatenato le proteste della vicesindaca Anna Scavuzzo e del presidente dell’Anpi provinciale Primo Minelli, così come dell’ex deputato dem Emanuele Fiano, di fede ebraica. Ma, intervistato da Fanpage, Burgio ha difeso le parole di Vannacci, almeno nella sostanza. Spiegando che sarebbero state più adatte espressioni come «impiego a massa oppure di servizi ad alto impatto», Burgio ha detto: «Ho lavorato in Sardegna nel periodo dei sequestri di persona. Quando cercavamo i latitanti, lo facevamo con operazioni di search in massa. Erano rastrellamenti. Quando a Caserta sono intervenuto in una certa zona per arrestare un killer di camorra come Giuseppe Setola, che aveva fatto 20-26 omicidi in sei mesi, ho fatto dei rastrellamenti». Insomma, «fare rastrellamenti non è solo mettersi una bella svastica sul braccio o una coppia di fascette sul bavero della camicia e mettere insieme tutti gli ebrei del ghetto, ma è un’attività a massa che serve per contrastare una situazione di sicurezza pubblica particolarmente critica». Un conto è però setacciare la Barbagia alla ricerca dei nascondigli dell’Anonima sequestri o andare casa per casa per arrestare uno dei più pericolosi latitanti della camorra, un altro avere in mente «servizi ad alto impatto» nel boschetto d Rogoredo. Ma tant’è.

Nuove frontiere del vannaccismo: il candidato Burgio che vuole i rastrellamenti a Milano
Carmelo Burgio nel 2003 (Ansa).

La carriera di Burgio, dai parà a Livorno alla promozione a generale dei Carabinieri

Oltre alla passione per i rastrellamenti (o come Burgio preferisce chiamarli), cosa sappiamo poi del candidato vannacciano per Palazzo Marino? Originario di Anzio, nella città metropolitana di Roma, Burgio ha 69 anni ed è generale dei Carabinieri in pensione. Il suo primo incarico è stato presso il 1º Reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania” a Livorno. Nel 1982 ha partecipato alla missione Libano 2 a Beirut e successivamente ha fatto parte del Gis, fino a diventarne vicecomandante. Impegnato nei servizi di scorta al Presidente della Repubblica ai tempi di Francesco Cossiga, nel corso della carriera ha partecipato a numerose missioni all’estero che ha gestito in qualità di comandante: nel 2003, dopo l’attentato di Nassiriya, assunse la guida del reggimento Multinational Specialized Unit in Iraq. Inoltre ha lavorato pure alla Direzione investigativa antimafia. Promosso Generale di Divisione nel 2017, il suo ultimo incarico risale al 2021, quando si è insediato come nuovo Comandante Interregionale Carabinieri “Podgora” di Roma, ruolo ricoperto fino al compimento del 65esimo anno di età e, dunque, alla pensione. Adesso il “reclutamento” da parte di Vannacci.

Eurovision, cambiano le regole: i Paesi in guerra non potranno più ospitare la manifestazione

L’European broadcasting union, l’ente che organizza l’Eurovision song contest, ha aggiornato il proprio regolamento e stabilito che, dal 2027, «l’emittente vincitrice non potrà automaticamente ospitare il concorso se un conflitto armato, una situazione geopolitica sensibile o qualsiasi altra situazione influisce materialmente sulla sicurezza, l’incolumità o la stabilità del suo stato o della sua regione immediata». È stato inoltre stabilito che, se necessario, l’Ebu potrà commissionare valutazioni di sicurezza indipendenti sulla situazione del paese vincitore e, in caso di non idoneità, il diritto di ospitare l’edizione successiva sarà dato a un altro Paese. Tra le nuove regole annunciate c’è anche l’innalzamento dai 16 ai 18 anni del limite minimo di età per partecipare, con l’obiettivo di «rafforzare le misure di tutela e proteggere gli artisti più giovani dalle pressioni legate alla partecipazione» alla kermesse.

L’Eurovision song contest 2027 a Burgas

Intanto è stata annunciata la città bulgara che ospiterà la prossima edizione della manifestazione. Si tratta di Burgas, città affacciata sul Mar Nero, che nella sua Arena Burgas – il più recente impianto sportivo e di intrattenimento della Bulgaria, inaugurato nel 2023 – accoglierà artisti, delegazioni, fan, giornalisti e milioni di spettatori dall’11 al 15 maggio 2027. Burgas ospiterà il concorso in seguito alla vittoria di DARA all’Eurovision Song Contest 2026, che ha assicurato al Paese la prima vittoria in assoluto all’Eurovision portandolo in Bulgaria per la prima volta.

Groenlandia, compagnia petrolifera legata a Trump costretta a rinviare le trivellazioni

Le autorità della Groenlandia hanno costretto Greenland Energy Company, società petrolifera legata a Donald Trump, a rinviare le trivellazioni nel territorio autonomo del Regno di Danimarca, smentendo di fatto quanto affermato dall’inviato del presidente Usa Jeff Landry, secondo cui la compagnia (con sede in Texas) avrebbe potuto cominciare a estrarre greggio già da marzo del 2027. Alla base della decisione la preoccupazione per le tempistiche troppo ristrette. Le autorità dovranno decidere se autorizzare le trivellazioni in una zona umida protetta, habitat di uccelli rari e dei buoi muschiati, da cui dipendono i cacciatori locali: per valutare l’esatto impatto ambientale e sociale servirà molto tempo. Quanto? Le trivellazioni non inizieranno prima della fine del 2027.

Groenlandia, compagnia petrolifera legata a Trump costretta a rinviare le trivellazioni
Tramonto a Nuuk, in Groenlandia (Ansa).

Il progetto è stato avviato grazie alla licenza della britannica 80 Mile

Si tratta di una stima ben lontana da quella formulata a maggio da Landry, governatore della Louisiana scelto da Trump come suo inviato in Groenlandia. Dopo una visita in loco, Landry aveva affermato che gli Usa intendevano avviare le trivellazioni «nel giro di circa 10 mesi», aggiungendo che il petrolio presumibilmente presente nel sottosuolo groenlandese avrebbe potuto alleviare la crisi energetica scatenata dall’attacco all’Iran. Secondo Greenland Energy nella remota Terra di Jameson sarebbero presenti giacimenti che custodirebbero petrolio per un valore di mille miliardi di dollari. La società, costituita nel 2025, ha avviato il progetto delle trivellazioni in partnership con la britannica 80 Mile, che detiene licenze di esplorazione ottenute prima che la Groenlandia sospendesse il rilascio di tali permessi nel 2021, motivando la decisione con la crisi climatica. Greenland Energy ha annunciato l’intenzione di investire 60 milioni di dollari – raccolti presso gli investitori – per finanziare totalmente le attività di perforazione, ottenendo in cambio una quota di maggioranza nel progetto. A luglio la compagnia petrolifera ha sbarcato nel territorio artico attrezzature per la trivellazione. E lo ha fatto senza alcuna autorizzazione, suscitando proteste da parte del governo di Nuuk.

Groenlandia, compagnia petrolifera legata a Trump costretta a rinviare le trivellazioni
Protesta anti-Usa all’esterno del consolato statunitense a Nuuk (Ansa).

I legami tra il presidente americano e Greenland Energy Company

Quali sono i legami tra Greenland Energy Company, società privata con sede in Texas, e Trump? Ufficialmente nessuno, a parte l’interesse di The Donald per il petrolio groenlandese. Larry Swets, finanziere che figura tra i maggiori azionisti di Greenland Energy e ne ricopre la carica di presidente esecutivo, ha assicurato che il progetto «non è legato all’annessione americana». Ma sua moglie – come indicano vari post social – nel corso del 2026 è stata più volte al The Mar-a-Lago Club di Trump, che funge da sorta di corte presidenziale distaccata dalla Casa Bianca. Inoltre ad aprile il miliardario Kenneth Griffin, importante finanziatore del Partito Repubblicano, ha acquistato il 9 per cento delle azioni di Greenland Energy. A giugno, poi, nel cda della società è entrata Carol Craig: si tratta della fondatrice di Sidus Space, l’azienda che sta lavorando al sistema di difesa missilistica Golden Dome, voluto da Trump. Lo stesso tycoon ha dichiarato che il controllo della Groenlandia (dove ha sede la base spaziale Usa di Pituffik) costituisce un «elemento vitale del piano Golden Dome». Sempre a giugno, Greenland Energy ha annunciato un accordo con la Envoy Media di Phil McGraw, personaggio televisivo noto come “Dr. Phil” molto vicino a Trump, per la realizzazione di una docuserie sulla società, che «racconterà la missione di questi moderni pionieri delle trivellazioni».

Casa Bianca, Karoline Leavitt lascerà il suo incarico alla fine del mese

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato su Truth che la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt lascerà il suo incarico alla fine di agosto per motivi familiari, in particolare per trascorrere più tempo con i figli. La sua ultima bambina è nata a maggio e, «da quando sono tornata alla Casa Bianca (dopo il congedo di maternità ndr), ho sentito nel cuore di non poter essere la madre migliore che i miei due figli piccoli meritano, continuando a dedicare al ruolo di portavoce tutto il tempo, l’energia e l’attenzione che richiede costantemente», ha scritto Leavitt su X. Di qui la decisione di lasciare l’incarico, che il tycoon ha compreso e rispetta «pienamente». La donna resterà comunque una delle sue principali consigliere esterne e collaborerà con il Partito repubblicano in vista delle elezioni di metà mandato che si terranno a novembre. Scelta come portavoce della Casa Bianca nel novembre del 2024 all’inizio del secondo mandato di Trump, era stata la persona più giovane ad assumere questo incarico (aveva 27 anni). In precedenza era stata portavoce della sua campagna elettorale.

I repubblicani di Trump in crisi: alle midterm resta solo la carta dell’odio anti-dem

Per vincere un’elezione serve un messaggio forte, univoco e chiaro. Il problema è che in questo momento in casa repubblicana c’è il caos. Mentre gli Stati Uniti si preparano a una tornata di midterm, quelle di novembre 2026, che può azzoppare gli ultimi due anni di presidenza Trump, il Gop (Grand old party) fatica a trovare unità, complice un presidente imprevedibile e una strategia cervellotica.

I repubblicani di Trump in crisi: alle midterm resta solo la carta dell’odio anti-dem
Il presidente americano Donald Trump (foto Ansa).

I dolori dei conservatori nascono da una criticità di fondo: le maggioranze sottili alla Camera e in Senato impediscono di arrivare a leggi e provvedimenti da poter spendere in campagna elettorale. E così il partito si perde in discussioni parlamentari. I fronti che prosciugano le energie, anche a causa di un Donald Trump poco interessato alle midterm e sempre più impegnato a blindare la sua presa sul Gop, sono almeno quattro.

Il pantano al Congresso tra shutdown e Save America Act

Il primo è quello fiscale. Da anni democratici e repubblicani finiscono spesso per andare avanti grazie a pacchetti che spostano soltanto più in là il problema. Il Senato ha congelato il rischio di uno shutdown dell’ultimo minuto votando un pacchetto ponte per arrivare all’11 dicembre: in questo modo è stato almeno evitato uno stop alle attività del governo federale che poteva scattare alla fine di settembre. Solo che la Camera ha votato un pacchetto diverso, seppur con gli stessi effetti, e al momento non è chiaro quale dei due rimarrà in vigore e quale delle due Camere voterà l’altro. Insomma, il rischio di una paralisi non può dirsi scongiurato al 100 per cento. In ogni caso si tratta dell’ennesima misura tampone, non di un risultato concreto da sventolare agli occhi degli elettori. In questo guazzabuglio si inserisce anche il secondo fronte: la controversa legge Save America Act.

I repubblicani di Trump in crisi: alle midterm resta solo la carta dell’odio anti-dem
Il Congresso degli Stati Uniti d’America (Ansa).

Il provvedimento, voluto a tutti i costi dalla Casa Bianca, dovrebbe introdurre restrizioni all’accesso al voto imponendo, fra le altre cose, di presentare la carta di identità ai seggi. Lo speaker della Camera potrebbe introdurlo dentro un provvedimento fiscale, ma se anche dovesse passare, al Senato rimarrebbe impantanato perché quattro repubblicani hanno già fatto sapere di non volerlo approvare. L’iter potrebbe trasformarsi in un “Vietnam”, tra contro-emendamenti, ostruzionismo e altre defezioni. Vien da sé che, in questo contesto, per il Gop diventa arduo presentarsi agli elettori vantando risultati convincenti.

La guerra con l’Iran è giudicata peggio del disastro Afghanistan

Come se non bastasse, e qui veniamo al terzo grattacapo, c’è da gestire la spinosa guerra con l’Iran, che si arricchisce tra l’altro di rivelazioni su possibili attentati sventati contro il presidente in Turchia. Ma attorno al conflitto pesa anche un nodo economico, visto che le scorte americane di missili stanno per essere prosciugate. Bisogna quindi correre ai ripari. Trump aveva parlato di pacchetti da 350 miliardi, il Pentagono ha indicato una cifra nell’ordine dei 60 miliardi. Oggi sul tavolo della Camera ci sarebbe invece un provvedimento da 73 miliardi. Sullo sfondo di questo balletto di cifre, spunta un ostacolo più grave per i repubblicani: l’inconcludente conflitto iniziato da The Donald non piace agli americani. Solo il 28 per cento dei votanti pensa che sia stata una buona idea. Si tratta di valutazioni peggiori persino della disastrosa avventura bellica in Afghanistan.

I repubblicani di Trump in crisi: alle midterm resta solo la carta dell’odio anti-dem
Trump col mitra in un’immagine postata si Truth.

L’ultimo terreno di battaglia, non meno importante, si registra sulla gestione dell’enorme debito pubblico, arrivato alla cifra monstre di 39 trilioni di dollari. Non solo. Stando all’Ufficio di bilancio del Congresso (Cbo), un organismo apartitico, solo quest’anno il governo contrarrà prestiti per 2 trilioni di dollari. Gli interessi sul debito costeranno almeno un altro trilione: una cifra pari, grosso modo, al bilancio del Pentagono auspicato da Trump.

Tagliare, ma dove? Occhio ai mal di pancia dell’opinione pubblica

Per trovare un equilibrio servirebbero tagli, ma dove? I repubblicani più trumpiani sostengono che basti colpire il mondo delle frodi al sistema di assistenza sociale, ma in realtà sono poche, circoscritte a contesti locali e il loro contrasto non basterebbe a colmare questi buchi. E poi già un anno fa i tagli alla spesa di Medicaid e dei buoni pasto per finanziare l’abbassamento delle tasse voluto da Trump avevano creato grossi mal di pancia tra gli elettori, stretti tra il carovita e un mercato del lavoro in raffreddamento.

L’economia e il costo della vita sono tra le preoccupazioni maggiori

Tra shutdown, Iran, spese in armamenti e sforbiciate, è complicato trovare qualcosa da “vendere” in campagna elettorale. Basta una carrellata dei sondaggi per capire il disallineamento tra il Gop e l’opinione pubblica. Per gli americani le priorità vere hanno a che fare con la vita di tutti i giorni. Secondo l’aggregatore di sondaggi USPollingData, il 48 per cento dei cittadini sostiene che l’economia e il costo della vita siano i temi più importanti, mentre il 38 per cento è preoccupato dalla sanità, il 32 per cento dalla tenuta del sistema democratico e il 29 per cento è in ansia per l’immigrazione. Numeri che costituiscono un campanello d’allarme a destra, soprattutto perché la Casa Bianca ormai non parla più di soldi. Si concentra invece sullo scontro con Teheran, che ha fatto ballare i prezzi dei carburanti e dato nuovo slancio all’inflazione.

La strategia dell’hate election: paura e odio per l’avversario

Per queste ragioni, la ricetta in casa conservatrice è quella di impostare le midterm come se fossero una hate election. Cioè? Mentre voci anonime tra i repubblicani ammettono le difficoltà, altri puntano sulla strategia di far leva sulla paura e sull’avversione verso i democratici.

Un funzionario vicino all’amministrazione Trump ha ammesso ad Axios che le prossime elezioni si baseranno sull’odio, appunto. Per vincere, «gli elettori devono odiare i democratici più di quanto odino noi. E abbiamo materiale su cui lavorare». Gestire un appuntamento alle urne sperando che i cittadini votino per chi «odiano di meno» è però pericoloso, soprattutto se si va a vedere il consenso di Trump.

L’ultima rilevazione Reuters/Ipsos tra giugno e luglio dice che il presidente ha perso altri due punti nell’indice di gradimento, che ora è sprofondato al 35 per cento. Persino nelle roccaforti repubblicane serpeggia parecchia insoddisfazione. Sempre stando a Reuters, nell’America rurale il tasso di approvazione del presidente è sceso sotto il 50 per cento a giugno.

I repubblicani di Trump in crisi: alle midterm resta solo la carta dell’odio anti-dem
Donald Trump (Imagoeconomica).

Nemmeno su un dossier in cui il Gop è sempre stato percepito come più affidabile le cose funzionano. A fine luglio lo stesso sondaggio di Reuters/Ipsos fotografava un clamoroso sorpasso: per gli americani, i democratici sarebbero i più adatti a gestire l’economia, un rovesciamento, seppur piccolo (37 per cento a fronte di un 36 pro repubblicani), che arriva dopo quasi 10 anni di dominio.

Il brand dei dem è ancora tutto da ricostruire

È anche vero che il brand dei dem, uscito malconcio dalle elezioni del 2024, è ancora tutto da ricostruire e il partito viene visto negativamente dalla maggioranza degli americani. Trump e i repubblicani, in questa operazione costruita sull’odio, vorrebbero provare a puntare sul pericolo di un’ascesa di profili liberal e socialisti, come dimostra la vittoria di Abdul El-Sayed in Michigan, per dipingere il partito come sempre più estremista.

I repubblicani di Trump in crisi: alle midterm resta solo la carta dell’odio anti-dem
Abdul El-Sayed (Ansa).

La strategia potrebbe essere efficace per convincere i moderati, ma pure qui non manca un’incognita. Secondo una rilevazione di Cnbc, quando si parla di estremisti gli americani hanno un’idea diversa rispetto a qualche anno fa. Interpellati su socialisti ed esponenti Maga (Make America great again), sono questi ultimi a essere etichettati come peggiori. A proposito di “odio”, tra gli elettori registrati il 50 per cento non sarebbe disposto a votare un candidato socialista, ma il 57 per cento non ne sceglierebbe uno Maga. In sostanza, per un Gop a corto di argomenti da vendere neppure la carta dell’odio sembra una soluzione vincente.

Appuntamenti: BookInvaders cerca interventi

BookInvaders cerca interventi

Il convegno letterario triestino legato al festival Science+Fiction apre alle proposte di intervento. Ecco come proporsi.

La nuova edizione del Trieste Science+Fiction Festival sta arrivando e, come di consueto, si rinnovano gli appuntamenti con le conferenze librarie, nell’ambito della rassegna BookInvaders che si terrà tra il 5 e l’8 novembre. La Cappella Underground e il gruppo FantaTrieste, sempre intenzionati a fornire una selezione ampia e variegata di eventi legati alla letteratura fantastica e fantascientifica, aprono le porte alle vostre candidature spontanee. Gli interessati possono inviare le loro proposte scrivendo all’indirizzo mail... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 13 agosto 2026 - articolo di S*

E se i partiti riuscissero a litigare pure sull’eclissi solare?

Un fenomeno eccezionale e suggestivo che si registra poche volte in un secolo e lascia il pubblico a bocca aperta. No, non stiamo parlando dell’eclissi solare prevista per il 12 agosto, ma del fatto che fino a oggi le forze (si fa per dire) politiche italiane non abbiano ancora trovato motivi per scannarsi anche riguardo all’eclissi. Diciamo “fino a oggi” perché, proprio come l’eclissi, anche questa inusitata concordia è di breve durata, e inevitabilmente nelle prossime ore i partiti sentiranno il bisogno di marcare la loro posizione rispetto allo straordinario evento astronomico. Anzi, stanno già trapelando indiscrezioni sui vari orientamenti.

Sánchez approfitta della nostra distrazione per mandarci i marocchini

«Un’altra emergenza nazionale cui il governo saprà rispondere con tempestività e serietà»: con queste parole Giorgia Meloni annuncerà sui suoi canali social un’ulteriore riscrittura del decreto sicurezza per neutralizzare la minaccia rappresentata dall’eclissi. La premier ipotizza che dietro il fenomeno ci sia un diabolico piano della Spagna, decisa a vendicarsi per la sospensione di Schengen disposta dalla premier dopo i fatti di Ceuta: il suo omologo Pedro Sánchez vuole approfittare della distrazione degli italiani, tutti col naso in su, per scaricare sulle nostre coste vagonate di migranti marocchini. Per scongiurare il pericolo incombente, Meloni è pronta a sospendere oggi stesso la legge di gravitazione universale di Newton, appena sarà riuscita a capirla dal disegno che le ha fatto Giovanbattista Fazzolari.

E se i partiti riuscissero a litigare pure sull’eclissi solare?
Meloni attrezzata per l’eclissi (foto modificata con l’IA).

Salvini non gestisce il traffico dei treni, figuriamoci quello dei corpi celesti

«A Matteo Salvini non basta più incasinare il traffico ferroviario, ora incasina anche quello del sistema solare»: per Matteo Renzi l’eclisse è lo spunto per l’ennesimo attacco al ministro dei Trasporti. Per il fondatore di Italia viva sarà già molto se la luna non andrà a schiantarsi contro il sole, provocando ingorghi nella circolazione cosmica e un blackout nella Via Lattea. «Durante il mio governo avevo lanciato l’idea di costruire rotatorie nello spazio per impedire ai corpi celesti di incrociarsi», ha sottolineato polemicamente Renzi. «Invece Salvini per quattro anni non ha fatto che vaneggiare di irrealizzabili ponti sullo Stretto. Se avesse solo un briciolo di dignità, il primo a doversi eclissare sarebbe lui».

E se i partiti riuscissero a litigare pure sull’eclissi solare?
Renzi e l’eclissi (foto modificata con l’IA).

Questa destra vuole privatizzare anche il sole

«Dimissioni subito»: per i dem, l’eclissi è solo l’ultimo fallimento del governo Meloni. «Con questa destra, nemmeno la luce solare è più una certezza», è il pensiero di Elly Schlein, convinta che il parziale e temporaneo oscuramento sia solo la prova generale di un progetto di privatizzazione del sole, che da bene pubblico universale diventerà una prestazione per cui dovremo pagare una bolletta salata. Secondo la leader del Partito democratico, presto gli italiani, già tartassati su tutti i fronti, dovranno prenotare i raggi solari come oggi prenotano le radiografie, con uguali ritardi e liste d’attesa: «Già bisogna aspettare otto mesi per una gastroscopia, dovremo aspettarne altrettanti per un po’ di tintarella».

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Schlein pronta a guardare l’eclissi (foto modificata con l’IA).

Non è la luna a oscurare, ma un micidiale drone ucraino

«L’ultimo trucco per ingigantire la presunta minaccia russa». Questa la lettura dell’eclissi solare che Giuseppe Conte darà in un’intervista su Il Fatto Quotidiano. La sua spiegazione del fenomeno è decisamente controcorrente: a oscurare il disco del sole non sarà la luna, ma un micidiale drone ucraino di ultima generazione, finanziato da quei fresconi degli europei. Il guerrafondaio Volodymyr Zelensky, non contento di avere scatenato il conflitto contro la pacifica e inoffensiva Russia, ora si preparerebbe a invadere il cosmo con una flotta spaziale pagata con i nostri soldi. «Me l’ha detto Maria Zakharova, la portavoce di Vladimir Putin», afferma Conte, «quindi non c’è ragione di dubitarne».

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Conte con gli occhialini per l’eclissi (foto modificata con l’IA).

Un pallido satellite, come la flaccida ideologia Lgbtq+

«Ennesima follia provocata dalla cultura woke»: così il generale Roberto Vannacci intende bollare il transito della luna davanti al sole. Nella visione del leader di estrema destra, la parziale copertura della maschia e possente stella da parte del piccolo e pallido satellite caro ai poeti non è una conseguenza dei moti astrali, ma un’imposizione della flaccida ideologia Lgbtq+ che sta rammollendo l’Occidente. «La luna è gobba a ponente e a levante, ha un colorito malsano e una superficie butterata, e ha un ciclo di 28 giorni», sottolinea Vannacci. «Non è colpa sua, poveretta, è nata così. Ma permetterle di oscurare il sole in considerazione delle sue disabilità è una degenerazione buonista e radical chic. Con Futuro nazionale certe pagliacciate non si vedranno più né in cielo né in terra».

E se i partiti riuscissero a litigare pure sull’eclissi solare?
Vannacci osservatore di eclissi solare (foto modificata con l’IA).

Morto Zhu Rongji, il premier che trasformò la Cina in una superpotenza

È morto a 98 anni l’ex premier cinese Zhu Rongji, che guidò la Repubblica Popolare dal 1998 al 2003: nel corso del suo mandato mise in atto una dura guerra alla corruzione e contribuì – assieme all’allora presidente Jiang Zemin – a innescare il boom economico che negli anni a venire avrebbe portato il Paese asiatico nel club delle superpotenze mondiali. «Un eccellente membro del Partito, un combattente comunista fedele, un eccezionale rivoluzionario proletario, leader dello Stato». Così lo ha ricordato il Comitato Centrale del Pcc.

Morto Zhu Rongji, il premier che trasformò la Cina in una superpotenza
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Fu anche Governatore della Banca Popolare Cinese

Nato nel 1928 a Changsha, nella provincia dello Hunan, Zhu aveva aderì al Partito comunista nel 1949, anno di fondazione della Repubblica Popolare Cinese. Diventato membro della Commissione statale per la pianificazione, cadde in disgrazia durante la Rivoluzione culturale perché in disaccordo con Mao Zedong. Riabilitato alla morte del leader cinese, scalò le gerarchie degli incarichi pubblici e nel 1987 divenne sindaco di Shanghai, incarico ricoperto fino al 1991. Due anni dopo divenne Governatore della Banca Popolare Cinese e anche vicepremier con Li Peng alla guida del governo, avviando ambiziose riforme poi implementate una volta diventato primo ministro. Nelle vesti di premier (che in Cina è la figura tradizionalmente incaricata della gestione dell’economia), Zhu condusse le trattative per far entrare il Paese nell’Organizzazione mondiale del commercio, cosa che avvenne nel 2001.