Iervolino tra i 13 imprenditori più ricchi del calcio italiano

Nella classifica di Forbes, giornale legato al mondo finanziario, sui “paperoni” del calcio italiano c’è anche Danilo Iervolino figura al tredicesimo posto (3017 al mondo), con un patrimonio di 1,2 miliardi di dollari.

 

Il patron della Salernitana non è l’unica sorpresa: fa capolino anche Renzo Rosso per la serie C, con il proprietario del Vicenza addirittura al quinto posto in Italia con 4,5 miliardi di dollari stimati.

Tra i proprietari di club della Serie A, i più ricchi sono i fratelli Hartono, alla guida del Como con un patrimonio aggregato stimato in 38,5 miliardi di dollari.

Al secondo posto Dan Friedkin, proprietario della Roma con un patrimonio di 11,4 miliardi di dollari stimato da Forbes e il 279° posto nella classifica globale, mentre sul terzo gradino del podio c’è la famiglia Saputo di Joey, proprietario del Bologna, con un patrimonio di 6,4 miliardi di dollari che vale il 653° posto nella classifica generale.

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Salerno, Ps Ruggi trasformato in set sketch ironici da alcuni infermieri

Un video girato all’interno del Pronto soccorso dell’ospedale Ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno, trasformato in un improvvisato set per sketch ironici, è diventato virale sui social e ha fatto scattare gli accertamenti da parte della direzione sanitaria.

Il filmato, diffuso sulla pagina Facebook “Figli delle Chiancarelle” all’interno del podcast “Super Salerno”, mostra presunti infermieri e finti pazienti intenti a inscenare gag dissacranti proprio negli spazi del pronto soccorso. Il video, rapidamente rimbalzato in rete, ha sollevato interrogativi sull’identità dei protagonisti e su come sia stato possibile realizzare le riprese all’interno della struttura senza essere fermati.

Molti si chiedono infatti se le persone coinvolte siano o meno lavoratori dell’ospedale e con quali modalità sia stato possibile girare le immagini in un’area sensibile come quella dell’emergenza sanitaria.

Sulla vicenda è intervenuta la direzione dell’azienda ospedaliera, che ha annunciato l’avvio di verifiche interne. In una nota l’azienda ha spiegato di essere venuta a conoscenza della diffusione del video «i cui contenuti gettano grave discredito sulla serietà e sull’impegno del personale dell’ospedale».

La direzione ha quindi stigmatizzato «l’irresponsabilità degli autori e la diffusione del filmato», comunicando di aver attivato un percorso di accertamento sui comportamenti emersi, anche ai fini disciplinari. Non si esclude inoltre il ricorso ad azioni legali a tutela dell’immagine dell’azienda sanitaria, con l’auspicio che anche gli ordini professionali eventualmente coinvolti adottino le iniziative di competenza.

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Aereo cisterna Usa precipitato in Iraq: i morti sono sei

Lo United States Central Command ha confermato la morte di tutti e sei i membri dell’equipaggio del Boeing KC-135 Stratotanker precipitato nell’Iraq occidentale. «Le circostanze dell’incidente sono oggetto di indagine», si legge in una nota nel Centcom. Inizialmente le vittime accertate erano quattro, poi il bilancio dei morti è salito.

L’incidente, ha fatto sapere il United States Central Command «non è stato causato da fuoco ostile o fuoco amico». E, secondo quanto emerso, ha coinvolto anche un secondo aereo cisterna, che è atterrato in sicurezza senza vittime né feriti: l’incidente, avvenuto vicino a Turaibil, al confine tra Iraq e Giordania, potrebbe essere stato innescato da una collisione in volo con un altro KC-135

Perché il letargo politico di Salvini finirà dopo il referendum

Matteo Salvini ha un tweet fissato sul suo account. È del 7 marzo e serve a ricordare che il 18 aprile a Milano in piazza Duomo ci sarà il «grande evento dei @PatriotsEU». «Per difendere i valori dell’Occidente, la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri confini. SENZA PAURA. In Europa, padroni a casa nostra!». 

Le distrazioni social di Salvini: dal referendum all’Iran

Curiosamente, non è un tweet sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, anche se per il fine settimana sono annunciati 1.200 gazebo leghisti in tutta Italia per il Sì. Curiosamente, non è un tweet sull’Iran. Né per sostenere la popolazione iraniana né per dire che Donald Trump, stavolta, poteva risparmiarsela. Non un tweet sulle bollette o sulle accise, visto che ad aumentarle sul diesel è stato il governo di cui il segretario della Lega è vicepresidente del Consiglio nonché ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Sarà che in casi del genere dovrebbe ammettere che il presidente degli Stati Uniti non è un sincero pacifista come la Lega pensa di essere quando c’è di mezzo la madre Russia, che certe felpe e certi cappellini sono da riporre accuratamente nell’armadio. Sarà che la Difesa e gli Esteri sono problemi di Fratelli d’Italia e Forza Italia, e la Lega può continuare a occuparsi di far arrivare i treni in ritardo.

Perché il letargo politico di Salvini finirà dopo il referendum
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Per il Sì quasi esclusivamente dichiarazioni di rimbalzo

Salvini si è politicamente volatilizzato in queste settimane, proprio lui che è così abile nell’occupare il centro della scena con i social. Quando vuole, come sappiamo, Salvini può diventare assai pressante. Come quando era ministro dell’Interno e c’era un’emergenza migranti al giorno su tutti i telegiornali. Ora invece le dichiarazioni sono di rimbalzo, di risposta a cose dette da altri, sono quasi garbate. Quasi. L’Ansa riporta una dichiarazione di giovedì a Dritto e rovescio: «Ci sono procuratori capo che dicono che per il Sì voteranno i mafiosi. Io dico sciacquatevi la bocca. Migliaia di italiani ogni giorno si confrontano con la lentezza della giustizia, votare Sì significa togliere le incrostazioni delle correnti e della politica dai tribunali». Altro lancio, 2 marzo: «Avrei piacere che i sostenitori del No – che vedo molto nervosi, molto arroganti, molto violenti –  parlassero del merito delle cose». Altro lancio, 28 febbraio, video collegamento alla direzione regionale della Lega Puglia: è «fondamentale» l’appuntamento con il referendum del 22 e 23 marzo, da «vincere con il Sì, perché anche i giudici, come tutti gli altri lavoratori, se sbagliano devono essere sanzionati. Perché se metti in galera la persona  sbagliata, e anche in Puglia è successo a tante famiglie normali, non puoi rimanere impunito o essere promosso».

Perché il letargo politico di Salvini finirà dopo il referendum
Matteo Salvini a un gazebo per il Sì con Silvia Sardone e Samuele Piscina (Imagoeconomica).

Il vecchio Capitano tornerà, ma solo dopo il 23 marzo

E vabbè, Salvini, tutto qua? C’è Meloni che duella con i giudici, tu pensi alla famiglia nel bosco. Non che Meloni non ci pensi, beninteso, ma quantomeno sembra avere una curiosità variegata; un giorno si occupa di Sal Da Vinci, un altro giorno di Crosetto in vacanza a Dubai. La Lega stessa, a dire il vero, è fuori dal dibattito pubblico dopo averlo occupato per settimane con la fiammata di Roberto Vannacci, sovranista identitario col botto eletto all’Europarlamento con i voti leghisti e poi passato al bosco con libro e moschetto, insieme a un paio di pasdaran o giù di lì, per dichiarare fallita l’Europa, fallita la destra troppo moscia (lui è per il celodurismo parà) e fallita la sua esperienza nel partito di Salvini. Luca Zaia e soci non lo rimpiangono, ma pure loro sanno che i problemi della Lega non finiscono con l’addio di Vannacci. Ma forse persino tutto questo dire, non dire, di Salvini, descrive l’attesa della liberazione; dopo il referendum, la Lega potrà tornare a essere sé stessa, soprattutto il leader leghista avrà meno condizionamenti politici, quantomeno nessuno gli potrà più dire di darsi una regolata per non far perdere il referendum al fronte del Sì. Il vecchio Salvini tornerà, insomma, ma solo dopo il 23 marzo, quando si potrà ricominciare a chiedere il posto di Matteo Piantedosi

Perché il letargo politico di Salvini finirà dopo il referendum
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

La F1 cancella i GP di Bahrein e Arabia Saudita

Il Gran Premio del Bahrein e quello dell’Arabia Saudita verranno cancellati dal calendario del Campionato mondiale di Formula 1 a causa della guerra, che dall’Iran si è ormai allargata a buona parte del Medio Oriente. Manca solo l’annuncio ufficiale, che probabilmente arriverà nel fine settimana in Cina, dove è in programma il GP di Shanghai.

I due GP sono tra i più redditizi della F1

I due gran premi sono tra i più redditizi per la F1: quello del Bahrein vale 45 milioni di euro e quello dell’Arabia Saudita addirittura 70. Come priorità ha però prevalso la sicurezza del Circus. La Bild riporta che Riad avrebbe tentato fino all’ultimo di evitare la cancellazione del GP, offrendo voli charter per tutti i soggetti che sarebbero stati coinvolti. Tuttavia, senza la gara in Bahrein sarebbe stato praticamente impossibile spedire in tempo l’attrezzatura in Arabia Saudita.

La F1 cancella i GP di Bahrein e Arabia Saudita
Un momento dell’ultimo GP di Abu Dhabi (Ansa).

Pausa di quattro settimane tra il Giappone e Miami

Il Gran Premio del Bahrein era in programma il 12 aprile e quello dell’Arabia Saudita una settimana dopo. La tempistica è molto stretta: impossibile sostituite i due GP con gare da correre su altri circuiti. Il calendario dovrebbe quindi ridursi a 22 gare, con una pausa di quattro settimane tra il Giappone e Miami. Improbabile l’inserimento di altri GP in seguito, per tornare al numero originario di 24 gare. La Formula 1 comunque tornerà (o meglio dovrebbe tornare) nel Golfo Persico nel 2026: gli ultimi due GP in programma sono quelli di Qatar (29 novembre) e Abu Dhabi (6 dicembre).

La decisione di Palazzo Chigi sulla petroliera russa alla deriva nel Canale di Sicilia

Si è svolto a Palazzo Chigi un vertice dell’esecutivo per analizzare la situazione della Arctic Metagaz, la petroliera russa alla deriva nel Canale di Sicilia con a bordo circa 900 tonnellate tra gasolio e gas liquido. La nave, che era stata colpita da droni navali ucraini (partiti forse dalla Libia), si trova in acque Sar maltesi e, quindi, la prima mossa spetta a La Valletta. Il governo italiano ha tuttavia assicurato a quello maltese «la condivisione del monitoraggio, avviato fin dal primo momento». L’Italia, inoltre, «ha confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto».

La Arctic Metagaz era soggetta dal 2024 a sanzioni statunitensi e britanniche

La Arctic Metagaz, varata nel 2003, era soggetta dal 2024 a sanzioni da parte di Stati Uniti e Regno Unito. Secondo i dati di tracciamento delle navi sulla piattaforma MarineTraffic, la nave era salpata il 24 febbraio dal porto russo di Murmansk, dopo aver caricato merci presso un’unità di stoccaggio galleggiante, ed era diretta verso il Canale di Suez. Poi era transitata attorno al Regno Unito e poi alla Spagna, prima di entrare nel Mediterraneo, segnalando la sua posizione al largo delle coste di Malta il 2 marzo. Due giorni dopo l’attacco: i 30 membri dell’equipaggio erano stati tratti in salvo.

Neonati sepolti, la procura ha chiesto 26 anni per Chiara Petrolini

La procura di Parma ha chiesto una condanna a 26 anni di carcere per Chiara Petrolini, la 22enne che ha ucciso e seppellito due neonati nel giardino di casa a Traversetolo a maggio 2023 e agosto 2024. L’accusa la ritiene responsabile di tutti i reati contestati, ovvero due omicidi premeditati e altrettante soppressioni di cadavere, e la ritiene altresì meritevole delle attenuanti generiche per la giovane età e l’immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti. Il procuratore ha sottolineato «la gravità intrinseca del fatto, l’assoluta mancanza di difesa dei bambini uccisi, l’aver maturato una decisione e averla portata a compimento nell’arco di svariati mesi e la consapevolezza di come sarebbe andata a finire nel secondo episodio, copia conforme del primo». E ancora, «l’aver avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti, a partire dai genitori e il fidanzato, l’aver avuto la forza di andare in giardino a seppellire i figli, la spregiudicatezza dimostrata nell’interfacciarsi con l’autorità giudiziaria e con gli amici» e «la condotta dopo il delitto», quando Chiara andò in giro per bar e pizzerie e dall’estetista.

Il racconto di Chiara: «Non pensavo di essere incinta, non sono un’assassina»

«Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini», ha detto Chiara nelle dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di assise di Parma. L’imputata ha parlato per circa sette minuti, leggendo un foglio: «Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro. Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata». E ancora, sulla gravidanza: «Ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta, ma perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile. Non ho mai fatto un test, non sono mai stata sicura di esserlo. C’erano momenti in cui ci pensavo di più, come quando facevo la doccia e vedevo questa pancia di cui nessuno si accorgeva. Allora facevo le ricerche, ma non ho mai messo in atto niente, non so perché lo facevo, ero stanca e confusa. Non pensavo di essere incinta, nella mia testa dicevo che era impossibile, altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti. Per quello mettevo in atto comportamenti come fumare o bere. Non ho mai avuto una nausea, mai presi farmaci per anticipare il parto, mai sono stata preoccupata di partorire in aereo». Dopo il secondo parto, ad agosto 2024, la ragazza era partita per una vacanza negli Stati Uniti con la famiglia.

Neonati sepolti, la procura ha chiesto 26 anni per Chiara Petrolini
Chiara Petrolini (Ansa).

«Mi sono trovata i bambini tra le mani, non credevo di star partorendo»

«Anche se non mi aspettavo queste due gravidanze, io sapevo che avrei tenuto i bambini e li avrei voluti crescere.
Quello che ho fatto dopo è stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare, che oggi sto iniziando a riconoscere, ma in quel momento per me è stata la scelta più giusta da fare. Tenerli vicino a me, per non allontanarmi più da loro». Ha quindi raccontato come ha vissuto i due parti: «Del primo non ricordo quasi niente, in quel periodo il mio problema principale era la nonna che non stava bene. Ho sentito mal di schiena e mal di pancia, mi sono alzata dal letto, mi è venuto da spingere, ho trovato questo bimbo tra le mani. Mi sono accorta che non respirava e ho fatto quel che sentivo di dovere fare, seppellirlo. Penso di non aver capito cosa è successo, di iniziare a comprenderlo solo ora. La seconda volta non pensavo di stare partorendo, per quello sono uscita, se avessi programmato tutto sarei stata a casa. Quando sono tornata a casa sono andata a letto e avevo mal di pancia, pensavo di aver il ciclo. Mi sono alzata, ho sentito di dover spingere, mi sono trovata tra le mani questa creatura, la prima cosa che ho pensato è di tagliare il cordone. Poi non ricordo cosa è successo, mi sono appoggiata al letto, sono svenuta. Quando mi sono svegliata ho visto che il bambino non respirava più e ho fatto la prima cosa che ho pensato, seppellirlo. Non ho pensato che lì c’era anche l’altro bambino, in quel momento non mi è venuto in mente».

«Nessuno può sapere il vuoto che provo, ferita che continua a sanguinare»

Dopo il parto, ha continuato, «fisicamente stavo bene, ma dentro ero distrutta». «Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo e non vuol dire niente se il giorno dopo sono uscita, sono andata dall’estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male, che non ci sto male per aver perso i miei due bambini. Non importa se il bambino era appena nato, se era una cosa inaspettata, quel bambino era parte di me. E io non gli avrei mai fatto del male». Il dolore che si prova, ha concluso, «è una sofferenza che è difficile da far capire. In molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha mai pensato a quello che si prova quando perdi un bambino. Ogni giorno mi alzo con un vuoto che faccio fatica a colmare, mi immagino se fossi qui, oggi come sarebbe, che mamma sarei, mille domande a cui non potrò mai dare una risposta. Col tempo però si prova ad andare avanti con una ferita che però non si è ancora rimarginata, ma che continua a sanguinare ogni giorno».

Attentato alla sinagoga in Michigan: i fratelli dell’assalitore erano membri di Hezbollah uccisi dall’IDF

L’uomo che il 12 marzo ha attaccato un complesso ebraico a West Bloomfield Township, nel Michigan, scontrandosi con la sua auto contro l’edificio del Temple Israel, sinagoga che ospita una scuola ebraica con asilo nido, materna e un centro diurno, per poi aprire il fuoco contro il personale di sicurezza prima di essere ucciso dalla polizia, era fratello di due membri di Hezbollah uccisi in un recente raid israeliano in Libano. Lo ha riferito a Nbc News un funzionario libanese.

Attentato alla sinagoga in Michigan: i fratelli dell’assalitore erano membri di Hezbollah uccisi dall’IDF
Colonna di fumo dal complesso Temple Israel (X).

Chi era l’attentatore ucciso dalla polizia

Ayman Mohamad Ghazali, questo il nome dell’attentatore, aveva 41 anni ed era arrivato negli Stati Uniti nel 2011 con un visto di immigrazione IR1, perché coniuge di una cittadina statunitense. A sua volta aveva ottenuto la cittadinanza americana nel 2016. Come ha spiegato la fonte di Nbc News, Ghazali era originario di Mashghara, nella Valle della Beqa: nei recenti bombardamenti dell’IDF sulla zona sono morti due suoi fratelli maggiori (e altrettanti nipoti), che erano membri di Hezbollah, anche se non è chiaro quale ruolo ricoprissero all’interno dell’organizzazione sciita.

«L’antisemitismo non conosce limiti né confini. Israele viene attaccato perché è lo Stato ebraico», ha dichiarato Benjamin Netanyahu: «Il Temple of Israel a Detroit è stato attaccato perché è un luogo di culto ebraico».

Prezzi dei carburanti, Salvini convoca le compagnie petrolifere

Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini convocherà le compagnie petrolifere per un incontro mercoledì 18 marzo 2026 a Milano. L’ha comunicato il ministero dopo che il vicepremier «si è confrontato a lungo con i tecnici e ha posto l’accento sulla speculazione in atto a danno di cittadini e trasportatori, derivante da aumenti ingiustificati del prezzo dei carburanti». Le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati si sono attestate, alla chiusura del 12 marzo rispetto al 27 febbraio, su livelli superiori di 19,3 centesimi al litro per la benzina e di 33,7 centesimi al litro per il gasolio. Per quanto riguarda i prezzi alla pompa di venerdì 13 marzo, i valori medi nazionali in modalità self per benzina (1,82 euro al litro) e gasolio (2,05 euro al litro) risultano più elevati, rispetto a venerdì 27 febbraio 2026, rispettivamente di 15,3 centesimi e 32,2 centesimi al litro.

Il Codacons: «Basta chiacchiere, serve tagliare le accise»

«Sui carburanti basta chiacchiere e basta convocazioni, serve tagliare le accise e serve farlo in fretta per evitare una escalation inflazionistica con conseguenze enormi sulla nostra economia», ha affermato il Codacons commentando la decisione del Mit di incontrare le compagnie petrolifere. L’associazione ha inoltre annunciato di essere al lavoro per un esposto a tutte le procure italiane per chiedere di indagare su possibili speculazioni sui prezzi al dettaglio.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno

Finora non si era esposto pubblicamente, poi alla fine ha “ceduto”: Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano (non un ex qualunque visto che nel 2011 riuscì nell’impresa di strappare la città al centrodestra), voterà Sì al referendum sulla giustizia. Un coming out che però non stupisce. Anzi, all’ombra del Duomo a qualcuno è tornato in mente il padre dell’ex primo cittadino, quel Giandomenico Pisapia, giurista e docente universitario, alla guida della commissione ministeriale che nel 1988 elaborò il Codice di Procedura penale (entrato in vigore l’anno successivo) nel quale si introduceva il cosiddetto ‘modello accusatorio’, del quale per molti militanti del fronte del Sì, la separazione delle carriere prevista dalla riforma Nordio è diretta conseguenza.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Giandomenico Pisapia (Imagoeconomica).

Non solo. Giuliano Pisapia, prima di entrare a Palazzo Marino e poi all’Europarlamento nelle file del Pd, fu anche per due legislature deputato di Rifondazione Comunista e nel 2001 con Giovanni Russo Spena presentò una proposta di legge per modificare l’articolo 190 dell’ordinamento giudiziario «in tema di distinzione delle funzioni requirenti e giudicanti e di passaggio da una funzione all’altra». Infine con Carlo Nordio, nel 2010 scrisse il libro In attesa di Giustizia edito da Guerini e Associati in cui si toccavano i temi della separazione delle carriere, del sorteggio, e dell’Alta corte disciplinare. Insomma, negli anni è rimasto coerente. L’attuale sindaco e suo successore Beppe Sala, che invece voterà No, ha commentato con ambrosiano fairplay. «Non ne abbiamo mai parlato. Anche il mio amico Mazzali (Mirko, consigliere comunale di Sel ai tempi dell’amministrazione Pisapia, ndr.) si è espresso per il Sì. Rispetto totalmente ogni opinione. Io voterò no e parteciperò con Schlein all’evento a Milano settimana prossima. Ma non deve essere una questione ideologica».

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Giuliano Pisapia e Beppe Sala (Ansa).

Quel Pignolo di Cerno

L’Associazione del Pignolo del Friuli Venezia Giulia, fondata nel 2023 dall’irlandese Ben Little e presieduta da Fabio d’Attimis Maniago Marchiò, il 20 marzo promuove il World Pignolo Day, allo Spazio industriale rigenerato Villalta, ex Birrificio Dormisch di Udine.

Tra gli ospiti, la giornalista Giovanna Botteri e Tommaso Cerno direttore de Il Giornale e conduttore di Due di picche su Rai2. Il il Pignolo è un raro vino rosso, in una terra “bianchista” per eccellenza come il Friuli Venezia Giulia: la sua presenza è documentata dal XIV secolo nei registri monastici dell’Abbazia di Rosazzo, dove veniva definito uno dei vitigni più pregiati. Dagli Anni 70 è stato recuperato grazie alla propagazione di vecchie viti sopravvissute nei chiostri dell’abbazia.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Tommaso Cerno (foto Ansa).

L’ex vendoliano Stefàno da Assoenologi

Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, è il protagonista del forum “Vino e Giovani: un incontro tra cultura e responsabilità” organizzato dall’associazione a Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Sul palco anche Dario Nardella, ex sindaco di Firenze, eurodeputato dem e componente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale.

LEGGI ANCHE: Dai vini per Bruno Vespa a Coldiretti, ascesa di Dominga Cotarella

Il dibattito è moderato dal giornalista di La7 Andrea Pancani. Immancabile Dario Stefàno, presidente del Centro Studi Enoturismo Università Lumsa di Roma, già parlamentare, nato politicamente “vendoliano” in Puglia e poi passato al Pd fino a quando restituì la tessera del partito a Enrico Letta.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Riccardo Cotarella e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).

Bollicine per Pino Strabioli

A Milano, al Teatro Gerolamo, celebrazioni per i “Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura. Un racconto corale tra storia d’Italia, costume e visione d’impresa”, con Pierluigi Bolla presidente Valdo Spumanti, la chef “green” Chiara Pavan, e Giulio Somma, moderati dall’attore e conduttore tv Pino Strabioli.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Pino Strabioli (Imagoeconomica).

Josi al Festival Franciacorta

Il 14 e il 15 marzo si tiene il Festival Franciacorta di Primavera per scoprire le 50 cantine della zona. Inaugurazione ufficiale a Brescia nel Teatro Grande, con “Il Futuro dei Luoghi. Identità, visione e responsabilità culturale”, un dialogo pubblico dedicato al valore dei territori come spazi culturali vivi, moderato dal giornalista del Tg5 Dario Maltese, e con gli interventi di Luca Josi, nei panni di manager culturale e creativo, Daniele Cipriani, direttore del Festival dei Due Mondi di Spoleto, e di Melania Rizzoli, medico e membro del cda del Teatro alla Scala nonché ex vicepresidente azzurra di Regione Lombardia.

Il Sì di Pisapia al referendum e quel Pignolo di Cerno: le pillole del giorno
Luca Josi (Imagoeconomica).

Unicredit, il 18 marzo a Frosinone il Forum sulle strategie di internazionalizzazione

Un incontro tra Unicredit e il sistema produttivo del territorio con l’obiettivo di supportare le imprese nel percorso di internazionalizzazione consapevole, aiutandole a valutare rischi e opportunità dei mercati esteri. Con quest’obiettivo avrà luogo il 18 marzo 2026 a Frosinone, nella sede di Unindustria (Via del Plebiscito 15), il Forum delle economie dedicato all’internazionalizzazione, organizzato dalla banca in collaborazione con Unindustria. L’incontro, il cui inizio dei lavori è previsto per le ore 16, verrà introdotto dagli interventi di Corrado Savoriti, presidente Unindustria Frosinone, e di Enrico Batini, responsabile Corporate business Centro Italia di Unicredit.

Il programma dell’evento

Il programma prevede successivamente una relazione di Tullia Bucco, senior economist Group investment strategy Unicredit, sul tema Scenario globale e mercati esteri: cosa sta cambiando. A seguire ci sarà una tavola rotonda sui fattori di competitività delle imprese nel percorso di internazionalizzazione alla quale interverranno Tommaso Perna, cfo Klopman International, e Francesco Marucci, cfo Ciem. Nella seconda parte del Forum sono previsti gli interventi di Danilo Di Vito, Corporate treasury sales Italy di Unicredit, e di Maria Gheorghiu, Payment solutions sales responsabile region Centro Italia di Unicredit, sul tema Strumenti di protezione dei margini: soluzioni e best practice. A seguire ci sarà uno spazio per le domande da rivolgere ai relatori e le conclusioni di Enrico Batini.

Il Consiglio supremo di Difesa: «Grave preoccupazione la crisi in Medio Oriente»

Si è riunito venerdì 13 marzo 2026, al Palazzo del Quirinale, il Consiglio supremo di difesa presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Durante la riunione, a cui hanno partecipato tra gli altri la premier Meloni, il ministro degli Esteri Tajani, degli Interni Piantedosi e della Difesa Crosetto, è stato analizzato lo scenario di crisi in Medio Oriente, «manifestando grande preoccupazione per i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi sta producendo nell’intera regione e nell’area del Mediterraneo», come si legge nel documento finale.

«Italia impegnata a sostenere sforzi per via negoziale e diplomatica»

Il Consiglio ha constatato con preoccupazione che la crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’Onu, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale anche di fronte a sfide comuni come le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran, quelle relative alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini, alla condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni. Nell’attuale contesto di instabilità, continua la nota, «l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale, l’Italia è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica». Il Consiglio ha poi sottolineato come l’estensione del conflitto ad opera dell’Iran rischia anche di aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche. Per l’insieme di queste ragioni «l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito la premier in Parlamento».

«Chiediamo a Israele di astenersi da reazioni spropositate in Libano»

Evidenziata infine l’importanza dell’iniziativa assunta dal governo di operare insieme ai principali alleati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza. Ciò anche in considerazione dell’allarme per i missili lanciati verso Cipro – territorio dell’Unione Europea – e verso la Turchia – territorio dell’Alleanza Atlantica – e intercettati dalle difese Nato nel Mediterraneo orientale, nonché dei rischi che il conflitto in Iran sta producendo sul piano della sicurezza economica ed energetica, sia a livello nazionale che internazionale. Il Consiglio ha preso in esame anche la situazione in Libano, chiedendo a Israele di «astenersi da reazioni spropositate alle comunque inaccettabili azioni di Hezbollah che hanno trascinato il Paese in un nuovo drammatico conflitto».

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca

Poi non dite che la politica, accecata dagli opposti estremismi, non è più in grado di convergere su decisioni bipartisan. Il pallone appiana le divergenze tra destra e sinistra e riunisce sotto la stessa fede calcistica addirittura Fratelli d’Italia e Partito democratico. Che insieme hanno partorito una controversa decisione, più assurda della famigerata espulsione del giocatore juventino Pierre Kalulu per doppia ammonizione contro l’Inter. E cioè candidare il calciatore che l’aveva provocata con una riprovevole simulazione, il nerazzurro Alessandro Bastoni, al premio “Rosa Camuna“, «per il valore sportivo dimostrato nel corso della sua carriera, per il ruolo simbolico che ricopre nel calcio lombardo e per la capacità dimostrata di affrontare con serietà e correttezza anche i momenti più difficili».

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Alessandro Bastoni contro Pierre Kalulu durante Inter-Juve del 14 febbraio 2026 (foto Ansa).

O si tratta di un caso di curiosa omonimia, o è lo stesso Bastoni che da un mese viene fischiato dai tifosi avversari in ogni stadio in cui gioca in trasferta, dopo che qualcuno, compreso l’ex premier Enrico Letta (milanista), ha proposto persino di escluderlo dalla Nazionale.

Gli altri club rivali hanno definito la mossa «vergognosa»

Il tifo nerazzurro forse fa perdere la bussola. Chiedere a Bussolati Pietro, consigliere regionale del Pd, che ha sottoscritto la candidatura assieme al presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il meloniano Federico Romani. Bussolati, non a caso, è presidente dell’Inter Club di Palazzo Pirelli. Insomma, una decisione che ha motivazioni soltanto calcistiche, non certo politiche. Tanto che gli altri club rivali hanno definito la mossa «vergognosa». Con in testa ovviamente quello bianconero, lo Juventus club “Amici del Pirellone” Gianluca Vialli, che tra gli iscritti vede Franco Lucente di Fratelli d’Italia, assessore ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile.

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Pietro Bussolati (foto Imagoeconomica).

Tutti i tentacoli della lobby interista, da La Russa in giù

La lobby interista d’altronde ha dimostrato di riuscire a infilarsi ovunque, pure ai piani alti delle istituzioni. A partire dalla seconda carica dello Stato, quell’Ignazio La Russa che, commentando l’episodio di Bastoni, disse che «rubare a chi ruba non è grave». Fino al sindaco di Milano Beppe Sala, che aveva lasciato tutti a bocca aperta prendendosela con un esempio di fair play come l’ex bandiera e capitano della Juve Alessandro Del Piero: «Adesso vedo commentatori come Del Piero, che hanno fatto simulazioni incredibili nella loro carriera, ci sono i video in giro a dimostrarlo, che parlano e fanno i censori». In attesa di vedere quei video che probabilmente esistono solo negli archivi del primo cittadino meneghino, registriamo anche qui un’altra larga intesa FdI-Pd nel nome del Biscione.

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Ignazio La Russa e Beppe Sala (foto Imagoeconomica).

Bastoni, classe 1999, è nato a Casalmaggiore, in provincia di Cremona. E secondo Romani e Bussolati «la sua candidatura trova ragione nel fatto che rappresenta oggi uno dei volti più autorevoli e riconoscibili del calcio lombardo, italiano ed europeo. Con la maglia dell’Inter e della Nazionale ha dimostrato negli anni qualità tecniche, personalità e senso di responsabilità che lo rendono un punto di riferimento dentro e fuori dal campo». Ma forse Romani e Bussolati guardano le partite senza audio, e non si sono accorti dei fischi.

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Federico Romani di FdI (foto Imagoeconomica).

Bastoni, aggiungono i due, «ha saputo distinguersi anche per la maturità dimostrata nel riconoscere pubblicamente un proprio errore, assumendosi la responsabilità di un gesto avvenuto in campo. Un atteggiamento non scontato e non comune e che testimonia il rispetto per il gioco, per gli avversari e per i tifosi».

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Alessandro Bastoni nella conferenza stampa delle scuse (foto Ansa).

Quella conferenza stampa di scuse forzate

Per entrambi, episodi come quello avvenuto in Inter-Juventus «si verificano con frequenza sui campi di calcio senza suscitare la stessa eco e lo stesso accanimento: in questo senso, la reazione di Bastoni ha rappresentato un esempio positivo di come si possa trasformare un errore in un’occasione di responsabilità e crescita». Bastoni, tre giorni dopo il fattaccio, in conferenza stampa si era sforzato di esprimere delle scuse talmente sentite che aveva precisato di voler comunque stigmatizzare «tanta falsità, tanta ipocrisia e tanto finto perbenismo».

FdI e Pd candidano Bastoni al premio Rosa Camuna: quando il tifo interista acceca
Il premio Rosa Camuna (foto Imagoeconomica).

La Rosa Camuna, tra l’altro, è la massima onorificenza della Lombardia. Istituita nel 1996, riconosce pubblicamente «l’impegno, l’operosità, la creatività e l’ingegno di coloro che si siano particolarmente distinti nel contribuire allo sviluppo economico, sociale, culturale e sportivo della Lombardia» (nel 2025, tra gli altri, erano stati premiati Maria De Filippi e X Factor). A questo punto qualcuno candidi Pierre Kalulu, unica vera vittima dell’ingiustizia di questa storia, al premio Nobel per la Pace.

La Nato abbatte un altro missile iraniano sulla Turchia: è il terzo

Un terzo missile balistico lanciato dall’Iran è stato distrutto dalla contraerea Nato nello spazio aereo turco. Lo ha riferito il ministero della Difesa di Ankara, spiegando che il missile «è stato neutralizzato dai sistemi di difesa aerea schierati nel Mediterraneo orientale». Si tratta del terzo incidente di questo tipo in poco più di una settimana. Il 9 marzo le difese Nato avevano abbattuto il secondo missile nello spazio aereo della Turchia: alcuni frammenti erano caduti nella provincia di Gaziantep, nel sud-est del Paese, senza causare feriti. Prima ancora, il 4 marzo, era avvenuto l’abbattimento del primo missile partito dall’Iran, che dopo aver attraversato Siria e Iraq era stato distrutto dalle difese aeree della Nato nel Mediterraneo orientale. In quel i detriti erano caduti nel distretto di Dörtyol, nella provincia di Hatay, sempre senza causare feriti.

Il blues del Joe Chiariello Trio

Olga Chieffi

Il Teatro Pier Paolo Pasolini di Salerno ospiterà da oggi, la seconda parte della quarta edizione de Il colore dei suoni, un progetto artistico del Teatro Pubblico Campano curato da Giuseppe Zinicola con la collaborazione di Franco Tiano. Dopo primi quattro appuntamenti che hanno punteggiato i mesi invernali, si ritorna a suonare stasera alle ore 21, illuminando questa vetrina dedicata alla musica dal territorio e alle contaminazioni sonore internazionali. Sul palco del Pasolini si esibirà il Joe Chiariello trio, formato dal leader alla chitarra e voce, Anthony Scola all’armonica e Angelo Gregorio alla batteria. Qui le radici profonde del blues del Delta del Mississippi si fondono con una formazione elettrica moderna e intensa. Il sound è costruito su un interplay dinamico con brani che spaziano dal blues tradizionale alle interpretazioni personali, all’insegna di improvvisazione, groove e feeling genuino. Forse le famigerate blue notes, quelle note particolari, totalmente e sentimentalmente incerte, un po’ scorate, possono essere il filo rosso per interpretare l’intera vita. Il blues reitera e avvalora il suo senso etico ed estetico in un modo di vivere, di essere e di sentire, in uno “status” impalpabile e sfuggente, ma al contempo, sempre intensissimo e vivido, il cosiddetto “Blues feeling”, dove blue (low in spirit, melancholy) sta per depressione, malinconia e feeling è la percezione di una sensazione fisica o metafisica, di un’atmosfera particolare. Vale la pena citare alcune strofe della lirica che forse più di altre utilizza il jazz come sapore, ingrediente fondamentale di una Torino che Pavese vuole cosmopolita e che si muove al ritmo delle suggestioni americane: “Tutta l’anima mia/ rabbrividisce e trema e s’abbandona/ al saxofono rauco./ È una donna in balia di un amante, una foglia/ dentro il vento, un miracolo,/ una musica anch’essa”. Joe Chiariello è un chitarrista figlio d’arte di Costabile “Puccio” Chiariello, il quale ha sviluppato fin da giovanissimo una profonda passione per il blues delle origini. All’età di 11 anni è rimasto folgorato ascoltando la versione di “Sweet Home Chicago” di Robert Johnson, momento che ha definito la sua vocazione per il blues. È autodidatta, ha costruito la propria conoscenza musicale studiando intensamente i grandi padri del blues come Robert Johnson, Son House e Charlie Patton, e ha affinato il suo fingerpicking e stile vocale partendo da queste radici. La sua musica è spesso descritta come un ponte tra tradizione e interpretazione personale, con grande rispetto per il linguaggio originario del blues. La musica ci invita a viaggiare, adottando una visione meno rigida di tutte le altre discipline, il passato non è mai concluso in musica, pronto per essere consegnato al canone, al museo, o alla pagina. Il passato, nel suo rifiuto perturbante di morire, introduce la sua nota blue, ambivalente, dissonante, risonante di un altrove inusitato. Una nota blue che evoca quella “stonata” delle culture diasporiche afro-americane dell’Atlantico moderno, unite nella violenza, dalla schiavitù, e, successivamente, distillate nella colonna sonora urbana della metropoli moderna, sotto le pressioni del razzismo e della marginalizzazione. In quest’ottica, il passato può tornare come un’immagine esplosiva, carica di un tempo capace di far deflagrare il presente. Ecco, allora che nella chitarra di Chiariello, riconosceremo lo stile viscerale del Delta, con l’uso magistrale del bending, con un vibrato ampio e molto espressivo, con un fraseggio di grande impatto emotivo. Un power blues, che intende mettere l’accento su quanto di potente sa trasmettere attraverso la sua chitarra, irruente e sanguigno, capace di trasformare ogni singola nota in un colpo allo stomaco dell’ascoltatore. Seguiranno altri tre concerti per celebrare la diversità musicale e la bellezza dell’incontro tra culture e generi: Michael Rosen quartet il 29 marzo, formazione capitanato dal grande sassofonista americano che propone un repertorio spaziante dagli standard a brani del pianista Stefano Raffaelli, dalla forte contaminazione con espressioni musicali di diverse latitudini, dalla musica popolare europea, al tango argentino, a rimandi etnici africani e sudamericani, il 10 aprile toccherà al Nicky Nicolai quartet in “Mille bolle blu”, un concerto che traccerà percorsi per rivivere le canzoni che hanno fatto la nostra storia da Mina a Gabriella Ferri, da Nancy Sinatra a Eduardo De Crescenzo a Ornella Vanoni, passando per The Archies e Nina Simone, e chiusura il 25 aprile con Little Albert trio, per un ritorno al blues, anzi hard blues, con il nome d’arte Little Albert, dove riesce a esprimere una sua personale visione di incontro tra blues e stoner/doom, con una solidissima tecnica chitarristica e una voce cristallina, nelle sue composizioni si sentono echi di maestri del blues come Muddy Waters convivere con intenzioni più sperimentali.

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BBC, sarà Matt Brittin il nuovo direttore generale

Matt Brittin è vicino ad assumere il ruolo di direttore generale della BBC. Lo riporta il Guardian, citando fonti interne: prenderà il posto di Tim Davie, che a novembre aveva rassegnato le dimissioni (assieme alla responsabile della divisione news Deborah Turness) dopo le critiche rivolte all’emittente per un documentario su Donald Trump, nel quale il discorso tenuto dal presidente Usa il 6 gennaio 2021 era stato tagliato in modo da far sembrasse che il tycoon stesse incoraggiando l’assalto al Campidoglio.

BBC, sarà Matt Brittin il nuovo direttore generale
Matt Brittin (Ansa).

Chi è Matt Brittin

Brittin, 57 anni ed ex atleta olimpico nel canottaggio, per un decennio è stato presidente di Google per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa, prima di lasciare l’incarico all’inizio del 2025. Dopo l’addio a Google (dove era entrato nel 2007) è stato nominato nel consiglio di amministrazione di Guardian Media Group come direttore non esecutivo. Visto il suo curriculum, la nomina di Brittin rappresenta un ulteriore passo dell’influenza delle big tech nel mondo dell’informazione globale.

P. De Luca (Pd), grave usare studenti per propaganda di parte

“Quanto accaduto a Napoli è molto grave e merita un chiarimento immediato. Coinvolgere decine di studenti in un incontro presentato come momento di approfondimento sul referendum e trasformarlo in un’iniziativa di propaganda a sostegno di una sola posizione è un comportamento inaccettabile. Ancora più grave è che l’iniziativa fosse organizzata da esponenti del Governo, utilizzando di fatto studenti e luoghi della formazione per finalità di propaganda politica. I luoghi della formazione non possono diventare terreno di iniziative di parte”. Lo dice l’on. Piero De Luca, segretario del Pd Campania, commentando quanto riportato oggi dall’edizione napoletana di Repubblica. Ieri a Castel Capuano si è svolto l’incontro ‘Evento formativo sul referendum costituzionale: posizioni giuridiche’ la cui locandina è giunta anche alle scuole. I relatori però erano tutti dell’area della maggioranza di governo. Dal sottosegretario al ministero della Giustizia Andrea Ostellari al senatore della Lega Gianluca Cantalamessa, dal membro della presidenza del Consiglio di Stato (ex senatore leghista) Francesco Urraro al magistrato ed ex parlamentare di An Luigi Bobbio. Studenti e docenti di vari licei hanno quindi abbandonato l’aula protestando perché a loro dire un evento di parte era stato presentato come ‘evento formativo’. “Quando si parla di temi costituzionali e si coinvolgono i ragazzi, il minimo che ci si aspetta è il rispetto del pluralismo e del contraddittorio. È paradossale che proprio da esponenti della maggioranza arrivino richiami al confronto equilibrato e poi si organizzino iniziative che – aggiunge – vanno nella direzione opposta. Fortunatamente gli studenti si sono resi conto di quanto stava accadendo e hanno deciso di lasciare l’incontro. Su episodi come questo serve piena trasparenza e il rispetto rigoroso delle regole del confronto democratico”.

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Ecco il Cantone pensiero, presto a Salerno

di Tommaso D’Angelo

 

Raffaele Cantone, 63 anni, sarà a breve il nuovo procuratore della Repubblica di Salerno.

La V commissione del Csm, nei giorni scorsi, ha proposto all’unanimità il nome del magistrato napoletano per la guida dell’ufficio scoperto dall’estate scorsa, quando Giuseppe Borrelli si è insediato al timone della Procura di Reggio Calabria. L’esito del plenum appare a questo punto solo una formalità.

 

Dalla DDA di Napoli

a tanti altri incarichi

 

Di Cantone, magistrato integerrimo, saggista acuto e autore di libri pubblicati dalle maggiori case editrici italiane, nonché docente universitario a contratto di discipline penalistiche e consulente per quattro legislature della Commissione parlamentare antimafia, è noto il forte legame con il lavoro, svolto sempre con una grande dose di coraggio. Vive infatti sotto tutela dal 1999 ed è stato sottoposto a scorta dal 2003, quando fu scoperto un progetto di attentato ai suoi danni organizzato dal clan dei Casalesi. Cantone, in quel periodo, lavorava presso la Direzione distrettuale antimafia della Procura di Napoli, che lasciò nel 2007 dopo aver ottenuto la condanna all’ergastolo dei più potenti camorristi appartenenti al clan di Casal di Principe, tra i quali Francesco Schiavone e Francesco Bidognetti. In quell’anno, il magistrato fu assegnato all’ufficio del Massimario presso la Suprema Corte di Cassazione, dove coordinò il settore penale.

 

Una lunga intervista

sulla Napoli del degrado

 

Proprio in quel periodo, precisamente il 12 ottobre 2008, Raffaele Cantone rilasciò una lunga intervista al giornalista Andrea Manzi, che costituì una delle 31 tesi sulla “Napoli del degrado” compresa nel volume “Un sacco brutto”. Il libro comparve nelle librerie l’anno successivo, nel 2009. Era ancora viva l’eco della Napoli sommersa dai rifiuti e l’autore intervistò trentuno napoletani (o amici della città) impegnati nei campi più vari della vita culturale e professionale, per tracciare le linee di una inchiesta, a tratti anche investigativa, sui responsabili di quella grave crisi e anche per delineare i destini e il futuro della capitale del Mezzogiorno.

Il testo, con prefazione del filosofo Giuseppe Cacciatore, presentato alla Feltrinelli di Napoli con grande successo dallo stesso Cacciatore, da Aldo Masullo e Roberto Ciuni, raccoglieva tesi, tra gli altri, di Luigi Ciotti, Antonella Cilento, Diego De Silva, Antonio Ghirelli, Pietro Lezzi, Aniello Manganiello, Aldo Masullo, Ernesto Mazzetti, Luigi Merola, Silvio Perrella, Mariano Rigillo, Maurizio Scaparro, Vincenzo Maria Siniscalchi, Fulvio Tessitore, Aldo Trione e altre personalità di spicco tra cui appunto Raffaele Cantone.

Quest’ultimo, fino alla designazione per la titolarità della Procura di Salerno, ha ricoperto negli anni altri prestigiosi incarichi – in particolare la presidenza dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e, dal 17 giugno 2020, ha avuto la titolarità della Procura di Perugia –. Da quel lontano 2007, Cantone scriverà altri libri e sarà, in più ruoli e funzioni, sempre al centro della lotta contro la criminalità organizzata.

Tuttavia, la lunga intervista rilasciata ad Andrea Manzi che, sul piano formale potrebbe apparire datata (18 anni non sono uno scherzo), lascia emergere spunti del Cantone-pensiero che possono essere considerati validi anche oggi, perché manifestano alcune profonde convinzioni del magistrato. E a noi fa piacere recuperarle e rilanciarle perché denotano il grande rigore e la forte determinazione di una toga che continua a vivere il suo lavoro come una missione. Vediamo alcuni punti di quel “confronto”, in cui emergono le convinzioni di Cantone sul potere, la politica, la società, l’antimafia, il camaleontismo della criminalità.

 

Sottovalutazione

della criminalità

 

Partiamo dalla sottovalutazione del fenomeno criminale. «La sottovalutazione ha molte cause – rispondeva Cantone a Manzi – . Certo è che in Sicilia esiste un’antimafia sociale, ma in Campania non c’è una anticamorra sociale. Accusano Saviano di non aver fatto un’opera scientifica, forse per neutralizzare gli esiti civici del suo lavoro di scrittore. Ma chi avrebbe dovuto contrastare il crimine, cosa ha fatto? (…) Da noi si continua a coprire il vuoto con un pessimismo inspiegabile. Il nostro fatalismo non è comprensibile, in una città che fa parte di uno Stato del G7 e ha eccellenze invidiateci all’estero».

 

L’uomo politico

non sia demiurgo

 

Le risposte riguardano prevalentemente la città di Napoli, ma è anche vero che esse amplificano convinzioni ideali del magistrato valide a prescindere dal riferimento territoriale. A proposito del rapporto criminalità-politica, Cantone in quell’intervista affermava che occorre bandire le generalizzazioni: «È ora di fare analisi serie». Purtroppo, «Napoli è una città che trasforma l’uomo politico in un demiurgo, e da qui nascono molti problemi». Il magistrato analizzava, a proposito del corpo elettorale, il problema delicatissimo della delega: «In Campania non si chiede conto a nessuno, si delega e poi si obbedisce al capo». E, su questo punto, Cantone non faceva differenza tra elettori emarginati, ceti agiati, intellettuali: «Tutta la società delega senza chiedere conto. Il problema è che si invoca il demiurgo per risolvere ogni cosa, il che ovviamente non avviene. Subentra così lo scetticismo. La gente si chiude, la partecipazione scompare».

 

La sicurezza

da costruire

 

Il tema della sicurezza oggi come nel 2008 è un assillo della popolazione. Nonostante le operazioni contro il clan dei Casalesi avessero restituito fiducia alle popolazioni, Manzi chiedeva al magistrato una risposta sulle accuse ricorrenti rivolte alla magistratura per le troppe scarcerazioni e i tantissimi malviventi ancora per strada. Cantone rispondeva così: «In Italia esiste una situazione carceraria gravissima, abbiamo più di cinquantamila detenuti in condizioni assurde. Se ci sono tanti reclusi, però, qualcuno li ha fatti arrestare. Che nel nostro sistema processuale sia prevista, poi, la sospensione condizionale della pena, non credo che la colpa possa essere addossata ai magistrati. Il codice non lo scrive il gip. È ingiusto l’approccio a questi problemi scaricando ogni responsabilità sulla magistratura».

 

Colpe del sistema

non dei magistrati

 

Potrebbe esistere una deresponsabilizzazione di alcuni magistrati, però. Raffaele Cantone non ci sta, diciotto anni fa respingeva con forza questa ipotesi. Ecco cosa diceva: «Al di là di casi individuali e specifici, è assurdo addossare le contraddizioni del mondo giudiziario ai magistrati. Si creano in questo modo rappresentazioni distorte». Ed ecco alcuni esempi: «Se il nostro processo è farraginoso e lento, se un testimone viene citato anche dieci volte prima di poter deporre, se le attività dei consulenti sfidano quotidiane difficoltà, se nel processo civile registriamo corse ad ostacoli prima di poter arrivare, dopo anni, a una decisione, perché queste dovrebbero essere colpe nostre? Noi chiediamo risorse, strutture, semplificazioni normative e non otteniamo risposte». E, a questo punto, compare una considerazione che, dopo dieciotto anni, appare addirittura profetica visto il nostro attuale clima elettorale referendario: «I problemi della giustizia non sono soltanto ideologici, come la separazione delle carriere, ma ci sono quelli relativi all’efficienza. Di questi, però, non parla nessuno». Con la sua obiettività, Raffaele Cantone non si tirava indietro quando Andrea Manzi gli ricordava che esistono uffici giudiziari produttivi, dinamici e altri disastrosi. Ecco la risposta: «Abbiamo esperienze di auto-organizzazione molto diverse, è vero: ci sono eccellenze e uffici che stentano. Ma io mi chiedo: qual è, in proposito, la funzione reale del ministero della Giustizia, peraltro l’unico dicastero espressamente citato nella nostra Costituzione?».

 

Spazi lasciati liberi

e clan multiformi

 

 

A beneficiare delle inefficienze, secondo Cantone, è la criminalità comune più di quella organizzata. Ed ecco i motivi: «Il contenzioso civile è una strada impraticabile, mentre il recupero crediti dei camorristi è tempestivo. La giustizia è carente nella regolazione dei rapporti di lavoro, e anche qui la camorra si sostituisce allo Stato e gestisce quest’altro settore.

Dopo un’ampia discussione sui rapporti criminalità-politica, Manzi chiedeva a Cantone se queste compromissioni fossero più di destra o di sinistra. Inequivoca la risposta del magistrato: «Nessuna pregiudiziale differenza, anche perché la mafia è ideologizzata mentre la camorra si presenta ovunque si facciano affari. Proprio perché de-ideologizzata, io ritengo che sia stata sottovalutata: questo problema, però, se lo pongano i sociologi. Sta di fatto che, all’interno dell’organizzazione camorristica, si ritrovano modalità che la sinistra ha tentato di studiare all’interno delle proprie aree di consenso. In alcuni rigorosi studi, Isaia Sales individua il tratto di quella che definì “camorra della plebe”».

 

 

Associazionismo

forza decisiva

 

Inutile chiedere a Cantone se veda in giro, a parte i temuti demiurghi, uomini-guida. Diplomatica la risposta: «Non ne vedo, ma forse per la mia attività ho una prospettiva limitata». Invece, in giro, il magistrato vedeva, nel lontano 2008, frammenti di una rete solidale in grado di difendere i principi della convivenza: «C’è l’associazionismo, esistono gli avamposti della Chiesa, i cittadini che lottano per la democrazia, i preti di frontiera, i ragazzi che fanno teatro nell’area della 167. Forse una vera e propria rete ancora non c’è… solo spezzoni, anche a causa dell’individualismo napoletano. L’importante è che chi crede nella libertà la pratichi e tenti di preservarla».

Una prospettiva molto importante, questa, perché la camorra, secondo Raffaele Cantone, percepisce questo fervore della base sociale. Ascoltiamolo su questo punto: «Ne coglie anche la minaccia, ma la camorra è multiforme. A Secondigliano ha ripreso il suo sistema – diceva Cantone nell’intervista a Manzi – perché riesce ad adattarsi alla realtà con capacità mimetica. Importante è muoversi, infatti la stasi degli altri è il terreno più fertile per la criminalità».

La lunga intervista-saggio del magistrato si dilungava sulle gare d’appalto, lo scioglimento dei consigli comunali, la sostituzione dei dirigenti infedeli potentissimi dalla riforma Bassanini in poi, sulla necessità di una sistemazione definitiva della legislazione antimafia, ma soprattutto sulla necessità di una vera, convinta, doverosa attività antimafia.

Ma quando è da considerarsi vera l’antimafia? Qui Raffaele Cantone rispondeva con un esempio molto eloquente: «Se nella villa del boss decidiamo di fare la ludoteca e poi il progetto non si realizza, ci comportiamo come quell’imprenditore che prende i contributi e scappa via».

 

Pubblica accusa

esercizio di libertà

 

Sono soltanto alcuni spunti, ancora molto attuali, che da quell’intervista consentono di ritrarre molto da vicino questo magistrato apprezzato ovunque per la sua attività e per l’acume del saggista e dello studioso, ma soprattutto per l’intransigenza dei suoi principi in difesa della libertà di tutti. Magistrato che, prima di indossare la toga del pm, tentò di fare l’avvocato. Andrea Manzi glielo chiese e lui rispose così: «Pensavo che la toga del legale garantisse la piena libertà intellettuale. Poi, mi sono sentito liberissimo con quella del pubblico ministero. Pensi che un giorno confidai a mia moglie: “Farei questo lavoro anche gratis, e pensare che mi pagano anche”».

L’intervista si chiudeva con una domanda: La barca Italia si salverà? Netta e decisa la risposta: «Sono cristiano e cattolico, la speranza non mi manca».

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Teheran, esplosioni vicino al corteo per la Giornata di Quds: presente anche Larijani

In concomitanza con le celebrazioni della Giornata di Quds diverse potenti esplosioni hanno scosso il centro di Teheran. Tra le persone che stanno partecipando alle marce odierne anche Ali Larijani, capo del consiglio di sicurezza iraniano che ha assunto enorme potere dopo la morte di Ali Khamenei.

L’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim riporta che le esplosioni, udite nei pressi di piazza Enghelab, piazza Ferdowsi e della via Hejab, nel centro della città, sono il risultato di un bombardamento statunitense-israeliano. Le immagini diffusi dall’emittente statale Irib mostrano dense colonne di fumo che si alzano sulla città. Nell’attacco sarebbe rimasta uccisa una donna.

L’IDF aveva invitato la popolazione a evacuare due zone nel cuore di Teheran

La Giornata di Quds, istituita nel 1979 dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, è un evento annuale che si tiene l’ultimo venerdì del mese sacro islamico di Ramadan per esprimere sostegno alla causa palestinese e opposizione a Israele. Alla vigilia delle manifestazioni odierne, il presidente Masoud Pezeshkian aveva invitato la popolazione a partecipare, scrivendo su X che era essenziale «deludere i nemici dell’Iran» scendendo in piazza in massa. L’IDF aveva invitato la popolazione a evacuare due zone nel cuore di Teheran in previsione di attacchi contro «infrastrutture militari del regime»: la partecipazione c’è stata, ma inferiore alle attese.

Usa, morti quattro militari a bordo dell’aereo cisterna schiantatosi in Iraq

Quattro dei sei membri dell’equipaggio sono morti nello schianto di un aereo cisterna Usa in Iraq. L’ha reso noto il Comando Centrale degli Stati Uniti. L’incidente, che ha coinvolto un mezzo KC-135 Stratotanker dell’aeronautica Usa, velivolo per il rifornimento in volo, si è verificato nell’Iraq occidentale e «non è stato causato da fuoco ostile o fuoco amico». Ha coinvolto anche un secondo aereo, che è atterrato in sicurezza senza vittime né feriti.

Risarcimenti: il Ruggi ha pagato 70 milioni di euro

Tra il 2019 e il 2023 la sanità campana ha speso 286,8 milioni di euro per il risarcimento di 1462 sinistri legati a casi di ‘malpractice’ sanitaria. E’ quanto emerge dallo studio condotto dall’associazione Fulop presentato presso la sede del Consiglio regionale della Campania su iniziativa della consigliera Michela Rostan (Lega) componente della commissione Sanità. I numeri pongono la Campania all’ultimo posto tra le regioni italiane per i risarcimenti-danni erogati. “Dallo studio puntuale condotto dal Centro studi dell’associazione Fulop emerge che la sanità campana tra il 2019 e il 2023 ha erogato 286,8 milioni di euro per risarcimenti da ‘malpractice’ sanitarie ai quali si vanno ad aggiungere i costi indiretti legati a complicanze ed eventi avversi, che comportano degenze ospedaliere aggiuntive stimate in circa 22.400 giorni, per un costo di circa 15-16 milioni di euro. Se il 70% delle risorse della Regione viene assorbita dalla sanità, per stessa ammissione del Presidente Fico, è bene sapere che siamo in presenza di una emorragia continua di parte di questi finanziamenti che da tanti anni sono destinati a risarcire i casi di mala-sanità. Parliamo di centinaia di milioni di euro che potrebbero essere destinati a ridurre le liste d’attesa, ad offrire servizi sanitari più efficienti, ad acquistare tecnologie per le diagnosi precoci, a finanziare campagne di prevenzione”. Lo ha dichiarato la consigliera regionale della Lega Michela Rostan, componente della commissione Sanità, nel corso della presentazione dei dati relativi ai risarcimenti erogati dalle Asl e dalle Aziende Ospedaliere della Campania, svoltasi presso la sede del Consiglio Regionale. “Alla vigilia dell’approvazione del Bilancio – ha aggiunto Rostan – emerge dunque un’altra necessità: quella di individuare insieme al personale sanitario nuovi protocolli e modelli organizzativi che riducano il numero di sinistri e con essi la spesa sanitaria. Una parte consistente di questi risarcimenti, ad esempio, è legata alle infezioni ospedaliere e si va ad aggiungere alle lungodegenze che comportano questi casi. Quando sappiamo benissimo che con semplici precauzioni, auspicate anche dall’OMS, come ad esempio il lavaggio delle mani prima di accedere nelle corsie degli ospedali, sarebbe possibile ridurle del 50%. Pensiamo ancora alla riduzione del numero dei sinistri che potremmo ottenere adeguando il personale medico e le risorse alle reali esigenze dei pazienti. Su questi temi daremo il nostro contributo come opposizione per mettere fine alla stagione degli sprechi iniziando una rivoluzione vera della sanità in Campania”. A spiegare il metodo della raccolta dati e la loro lettura è stato l’avvocato Raffaele Di Monda, presidente dell’associazione Fulop da anni impegnata in campagne nazionali di prevenzione sulle infezioni correlate all’assistenza (ICA) e sull’antibiotico- resistenza: “Abbiamo fatto 192 richieste di accesso agli atti alle Asl e aziende ospedaliere di tutta Italia. Abbiamo chiesto quali fossero i risarcimenti erogati tra il 2019 e il 2023. In Campania ha risposto il 45% delle aziende sanitarie interpellate certificando quasi 300 milioni di euro per 1400 sinistri circa. Supponiamo che se avessero risposto tutti ci troveremmo di fronte a dati raddoppiati. L’Asl che ha erogato la cifra maggiore è quella di Caserta; il Cardarelli in 5 anni ha erogato quasi 50 milioni, l’ospedale San Giovanni di Salerno 70 milioni. Ciò che emerge in primo luogo è la mancanza di trasparenza per il mancato rispetto della legge Gelli che dal 2017 obbliga le aziende sanitarie a pubblicare questi dati affinchè i cittadini sappiano la singola azienda o il singolo ospedale quanti risarcimenti e quali errori abbia commesso. In secondo luogo chiediamo di specificare la natura del danno risarcito per poter organizzare misure di contrasto a questi sperperi. Se vogliamo puntare sulla sanità pubblica I soldi della sanità devono essere gestiti meglio

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La tastiera “leggera” di Laura Cozzolino

Questa sera, alle ore 20, nell’incantevole cornice di Villa Wenner, a Pellezzano, si terrà un Concerto di Beneficenza con una delle gemme del magistero pianistico del nostro Conservatorio, oggi docente anche ella.

Di Olga Chieffi

Concerto a villa Wenner, la splendida maison di Pellezzano, che salutò quella Salerno inizi Novecento splendida provinciale e in continuo cambiamento, in particolare economico. Gli spazi della maison ospiteranno un evento organizzato dall’Associazione Ex Allievi del Convitto Nazionale AD 2023 ODV a scopo benefico. Il ricavato sarà, infatti, devoluto all’Associazione “Gocce d’Amore per i Bambini dell’Africa” di Salerno, che da anni ha come obiettivo quello di sostenere i villaggi più poveri dell’isola di Zanzibar. In programma un concerto a lume di candela, affidato alla pianista Laura Cozzolino, la quale ha concluso gli studi presso il Martucci di Salerno ed oggi parte del corpo docente del Conservatorio Domenico Cimarosa di Avellino.  “Lo scorso gennaio ci è arrivata la proposta di collaborare con l’Associazione Gocce d’Amore per i Bambini dell’Africa, una associazione no-profit che, dal 2007, opera nell’isola di Zanzibar promuovendo e finanziando la costruzione, il mantenimento ed il sostegno ricreativo di dodici asili e dei loro villaggi  – ha dichiarato il Presidente, il dottor Stefano Pecoraro – Costruire scuole è un mezzo per lo sviluppo integrale di quei villaggi a sud dell’isola di Zanzibar che versano in condizioni di povertà. In particolare, ci è stato chiesto di partecipare alla realizzazione di una biblioteca scolastica nel villaggio di Uzi e, come associazione ODV, siamo molto onorati di poter sostenere questo progetto che permetterà a dei bambini di poter studiare in un contesto sereno.” “Da docente credo in un avvenire migliore per i bambini dei villaggi di Zanzibar. Scuole e biblioteche possono essere un luogo protetto di aggregazione e crescita per i bambini di un villaggio, ma possono anche diventare un punto di riferimento per l’intero villaggio: un veicolo di promozione e crescita continua. – ha ribadito la vicepresidente dell’Associazione, la professoressa Carla D’Amato – Conosco Laura Cozzolino fin da bambina e sono convinta che la sua grande sensibilità e passionalità si sposino perfettamente con questo progetto. Il concerto sarà un’esperienza musicale di altissimo livello e sarà un’occasione per ascoltare un’artista che possiede uno stile emozionale unico, capace di incantare anche i non addetti ai lavori”. Laura Cozzolino ha composto un florilegio di brani che da qualche tempo caratterizzano le sue performance in questi concerti a lume di candela, che racchiude dei piccoli portrait, a cominciare da pagine note di Luigi Einaudi, l’allievo di Luciano Berio, quali “Una mattina”, “Nuvole bianche”, “Le Onde” ed “Experience”, compositore che divide il grande pubblico, che cede il passo a certo minimalismo, partendo da un materiale così semplice, spesso di derivazione popolare, dal pop o dal rock, per poi svilupparlo secondo il suo sentire. Si passerà, quindi alle colonne sonore di Ennio Morricone, inframezzate da i vari temi che vanno a comporre la colonna sonora di Forrest Gump, firmata da Alan Silvestri,  tracce che avrebbero rappresentato al meglio i vari decenni attraversati dal film, dagli anni ’50 fino agli anni ’80, La Guarda Veja del tango con un omaggio a Carlos Gardel, El Morocho, con “Por una Cabeza”, un  tango composto dalla premiata ditta Carlos Gardel e Alfredo Le Pera, nel 1935, dedicato al mondo delle corse dei cavalli: l’incollatura, la cabeza in spagnolo, è nel gergo ippico una unità di misura e corrisponde alla testa di un cavallo, piccolo vantaggio che può determinare la vittoria o la sconfitta in una corsa, quindi, nella vita, quindi, Il Padrino di Nino Rota, fra le suggestioni pucciniane e tardo-veriste, ed una costante tensione ironica e (auto)critica fra i tratti distintivi della personalità rotiana, prima di sbarcare ne’ “Il favoloso mondo di Amélie” con  Yann Tiersen, celebre per il suo stile minimalista e nostalgico, e chiudere il primo set con la rumbetta firmata da Nicola Piovani “La vita è bella”. Tutti avranno ascoltato nella propria vita un “Tribute to Ennio Morricone”: dietro quelle colonne sonore sonore che tutti conosciamo, fischiamo, canticchiamo, e vengono eseguite da qualsivoglia formazione, ragazzini, bande, orchestre giovanili, concerti da camera, grandi arene, c’è l’uso elegante di tecniche modernissime, come il serialismo e la musica concreta, combinate con elementi di popular music, influssi folk, canti celtici, canto gregoriano, trombe mariachi e un complesso di esecutori della taglia di un’orchestra sinfonica. Morricone ha voltato le spalle alle convenzioni hollywoodiane per il western e alla loro enfatizzazione dei profili melodici e dei caratteri armonici propri delle canzoni tradizionali e dell’inedia, e, così, ha definito un nuovo modello di riferimento per la colonna sonora di questo genere. Laura Cozzolino ha scelto i temi che sono nel sentire di tutti noi, cominciando con l’estasi dell’ oro, tracklist de’ Il Buono, il brutto, il cattivo, il tema d’amore da la Leggenda del pianista sull’Oceano, passando per Giù la testa e chiudendo con i baci rubati del Nuovo Cinema Paradiso. Seconda parte della serata dedicata alle melodie delle band internazionali, dai Queen ai Coldplay, dagli Imagine Dragons con Demons, ai Beatles con Blackbirds, per quindi concludere con il grande cantautorato italiano con i due Lucio della canzone italiana, Dalla con l’omaggio ad Enrico Caruso e Battisti racchiuso in un medley, quindi Pino Daniele con Quando e Napul’è, simboli della sua capacità di improvvisazione, la “libertà” di “rivestire di sé” un canto, la capacità di creare e usare metafore profonde e sorprendenti, l’originalità di melodie uniche, la forza del sentimento “vero” contro ogni divieto “artificioso”, il senso di ribellione alle ingiustizie, l’umorismo con cui affrontare le peripezie della vita. Chiusura con Adriano Celentano de’ “L’emozione non ha voce” un successo del 1999 una hit insuperabile per testo e musica.

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“Afànisi”, sulle tracce di 4’33’’ di John Cage

Questa sera, alle ore 21, presso il Piccolo Teatro del Giullare di Salerno, sarà in scena lo spettacolo di Ctrl + Alt + Canc, scritto e diretto da Alessandro Paschitto, con Raimonda Maraviglia, Francesco Roccasecca e lo stesso autore. La performance, che apre la decima edizione di Mutaverso Teatro, progetto di Vincenzo Albano, prenderà forma nelle menti degli spettatori, chiamati a partecipare attivamente alla costruzione della scena, dando vita ogni volta a un’esperienza diversa e irripetibile

 

Di Olga Chieffi

La decima edizione di Mutaverso Teatro, progetto ideato e diretto da Vincenzo Albano, a cura di Ablativo, riprende il suo percorso con i sette appuntamenti in programma da marzo a maggio, diversi per linguaggi, poetiche e visioni. Venerdì 13 marzo, alle ore 21, presso il Piccolo Teatro del Giullare di Salerno, sarà in scena “Afànisi”, di Ctrl + Alt + Canc, scritto e diretto da Alessandro Paschitto, con Raimonda Maraviglia, Francesco Roccasecca e Alessandro Paschitto. Lo spettacolo in programma è un dispositivo scenico che mette in discussione il rapporto tradizionale tra palco e platea. Attraverso una serie di domande rivolte direttamente agli spettatori, i performer guideranno il pubblico in un processo di immaginazione e associazione mentale che diventa parte integrante dell’esperienza teatrale. Lo spettacolo prenderà forma nelle menti degli spettatori, chiamati a partecipare attivamente alla costruzione della scena, dando vita ogni volta a un’esperienza diversa e irripetibile. «Non c’è soggetto senza, in qualche modo, afanisi del soggetto. (…) Il soggetto appare qui come senso e altrove come fading, ovvero sparizione» (Jacques Lacan, ll Seminario XI – I quattro concetti fondamentali della psicoanalisi). Si può fare uno spettacolo in cui non c’è niente da vedere? Si può chiedere a te che leggi – sì esatto proprio tu, tu che ora te ne stai qui con queste parole davanti: cosa vuoi vedere? Qual è la prima cosa che ti viene in mente? Ecco, quella. Questo spettacolo parla di quella, e di molte altre che ancora non hai pensato. Afànisi, deriva dal greco, dove aphánǐsis significa propriamente “sparizione”, “nascondimento” o “soppressione”, ovvero la “risonanza” di ciò che non si vede, rovesciando il rapporto tra spettacolo e spettatore, una performance che rovescia i rapporti tra realtà e sguardo che la osserva. Lo spettatore non è più fruitore passivo ma creatore attivo dell’opera che ha di fronte. Gli viene proprio chiesto: ma tu cosa vuoi vedere? E poi lo si invita a rispondere privatamente, tra sé e sé, ma in modo fulmineo, non meditato. Libera associazione, la più classica delle regole della psicoanalisi: pensare la prima cosa che passa per la testa, quale che sia. Ciascuno spettatore risponderà dentro di sé a una sequenza di domande, con cui andrà materialmente a disegnare – con l’aiuto dei performer – il proprio spettacolo nello spazio vuoto. Le sue scelte improvvise, apparentemente immotivate, si riveleranno presto personali, lo riguarderanno in modo inatteso. Ciascuno vedrà uno spettacolo diverso da chi gli siede accanto. Ecco il rovesciamento: teatro non è più la cosa che si guarda, ma ciò da cui si è guardati. Per quel gioco delle associazioni che gli attori intendono attivare, la mente va a quel 1952 segnato dal ciclone 4’33” di John Cage, con il suo “tacet” nato per convincerci attraverso quella nuova musica, che ciò che veramente importa è conservare intatto, anzi, accrescere di continuo, nell’arte, il nucleo vivo e insopprimibile di quel messaggio civile, operando sopra la mente degli uomini attraverso i suoni e le immagini, le parole e i gesti, così da ricondurli, oltre ogni sospensione e rottura, empirica e provvisoria, alla volontà e alla capacità di modificare le proprie convinzioni e convenzioni, le idee e le percezioni, reinstaurando la fedeltà a quella visione del mondo che l’anarchia propone, e ristrutturando il consenso a quell’utopia, reinducendone la tangibile praticabilità. “Mutaverso Teatro è nato con l’idea di costruire una relazione viva tra il pubblico della nostra città e i fermenti della scena contemporanea, sottolinea il direttore artistico. In questi anni abbiamo cercato di tenere vivo questo nostro spazio di ricerca, e alimentare la curiosità e la partecipazione degli spettatori. Con questa decima edizione guardiamo avanti, con l’augurio di continuare a condividere questo percorso ancora a lungo. Afànisi inaugura questo nuovo ciclo e ne conferma la vocazione”. Al termine dello spettacolo, si resterà a teatro per un momento informale di confronto con la compagnia, una conviviale con un incontro moderato da Michele Di Donato.

 

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Bruno Mautone: “Destra e sinistra concetti superati, aderisco a Dsp”

di Arturo Calabrese

Eletto sindaco nel 1995, Bruno Mautone è ancora oggi molto attivo nell’ambito della politica agropolese. Recentemente ha aderito al movimento di Marco Rizzo, diventando referente cittadino di Democrazia Sovrana e Popolare.

Come mai questa decisione?

“Non ha più senso parlare di categorie come destra e sinistra, in particolare di fronte a problematiche mondiali, compresi conflitti che rischiano veramente di incendiare tutto il globo, Italia compresa. Il modo più intelligente, più concreto, più attuale, più efficace per affrontare i problemi e per inquadrarli è quello di superare le antiche e obsolete categorie di destra o di sinistra. Per questo motivo ho scelto Democrazia Sovrana e Popolare di Marco Rizzo. Condivido in pieno anche molte altre posizioni, come ad esempio quella sulla Russia. È un mercato di materie prime a buonissimo costo che potrebbe rilanciare l’economia italiana e favorire tutti i cittadini. Con gli attuali altissimi costi dell’energia vi è un continuo aumento dei prezzi che è deleterio per tutti e che rischia di far saltare il banco, poiché la benzina è carissima, l’energia per le industrie è carissima e il gas per il riscaldamento e l’uso domestico è arrivato alle stelle. Sono problemi non di tipo ideologico, non di tipo favoristico, ma reali e quindi avere un buon rapporto con la Russia, che nulla ci ha fatto, potrebbe comportare non solo un recupero ma addirittura un rilancio dell’economia”.

Piccola provocazione: le arance siciliane sono più buone di quelle del Sud America?

“Democrazia Sovrana e Popolare, e raccolgo la provocazione, è contraria all’accordo Ue-Mercosur, cioè al libero scambio con quella parte di mondo. È stato bocciato ma non del tutto scongiurato, tra l’altro. Non possiamo permetterci di far arrivare sui nostri mercati prodotti che seguono trattamenti sanitari diversi, con chissà quali pesticidi e anticrittogamici. Abbiamo produzioni di altissima qualità, come nell’esempio degli agrumi della Sicilia, e l’elenco è infinito. Non vedo perché rifornirci in zone del mondo così lontane e mettere in secondo piano la nostra frutta, la nostra verdura e i nostri trasformati”.

Referendum: Sì o No?

“Democrazia Sovrana e Popolare è per il Sì e questa è un’altra scelta coraggiosa di Marco Rizzo. Nonostante i tanti errori e i tanti orrori dei magistrati contro i cittadini, tra cui migliaia di ingiuste carcerazioni, vi è un’impunità totale dei magistrati, una sorta di scudo. È sbagliata anche la contrapposizione tra destra e sinistra, perché molte persone di sinistra voteranno Sì e viceversa. È assurdo politicizzare in chiave partitica questo referendum”.

Agropoli 2027?

“Valuto l’amministrazione Mutalipassi in chiaroscuro. Nel centrosinistra non vedo alternative credibili e ricordiamo che il sindaco vorrà ricandidarsi e ha tutti i titoli per formare le liste. Non vedo grande entusiasmo nei suoi confronti da parte di taluni consiglieri che hanno ritenuto, a poco più di un anno dalle elezioni, di formare un gruppo autonomo e indipendente, definendosi addirittura gruppo partitico. Mi auguro che, per il bene di Agropoli, vi siano altre candidature e magari si avrà la possibilità di scegliere”.

Lei è stato sindaco di questa città: quale l’obiettivo che ricorda con orgoglio?

“Orgoglio e rammarico. Con la mia amministrazione si consentì l’apertura dell’ospedale. Un’apertura che fu possibile ed è incontrovertibile: il presidente della Regione dell’epoca, Antonio Rastrelli, fece una promessa qui ad Agropoli, in un pubblico comizio in piazza. Disse che avrebbe stanziato i venti miliardi allora necessari. Dopo un paio di settimane quei soldi arrivarono davvero. Oggi, invece, diventa un rammarico. Con Roberto Fico presidente della Regione, che ritengo un emerito incapace, sarà molto complessa una riapertura, anche perché l’azionista di questo governo regionale è un certo Vincenzo De Luca che, al di là delle tante inaugurazioni, non ha mai veramente dedicato attenzioni e finanziamenti idonei per il nostro nosocomio”.

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Morto Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde

È morto a 94 anni Bruno Contrada: ex numero tre del Sisde negli anni più violenti della guerra di mafia a Palermo, fu al centro di una controversa vicenda giudiziaria che lo vide condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sentenza poi revocata dalla Corte europea dei diritti umani.

Fu arrestato nel 1992 dopo le testimonianze di diversi pentiti

Dopo aver lavorato nella Squadra Mobile di Palermo, di cui divenne dirigente, Contrada guidò la sezione siciliana della Criminalpol. Negli Anni 80 entrò nel Sisde, il servizio segreto civile italiano, arrivando a ricoprire ruoli apicali nell’organizzazione. Alla viglia di Natale del 1992, sulla base delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, fu arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per aver fornito informazioni e protezione a esponenti di Cosa Nostra.

Morto Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde
Morto Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde
Morto Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde
Morto Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde
Morto Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde
Morto Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde
Morto Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde
Morto Bruno Contrada, ex numero tre del Sisde

La condanna, la successiva sentenza della Cedu e la revoca

Il lungo iter processuale, iniziato nel 1994, si concluse solo nel 2006 quando la Corte di Cassazione confermò la condanna definitiva a 10 anni di reclusione, di cui otto effettivamente scontati tra carcere e domiciliari. Successivamente Contrada si rivolse alla Corte europea dei diritti dell’uomo: i giudici si Strasburgo stabilirono che la condanna era stata pronunciata per fatti che, all’epoca in cui sarebbero stati commessi, non costituivano un reato definito in modo chiaro nell’ordinamento italiano. Sulla base di tale pronuncia, nel 2017 la Cassazione aveva dichiarato ineseguibile la condanna, cancellandone gli effetti penali. L’ex numero tre del Sisde ricevette anche un indennizzo di oltre 280 mila euro per ingiusta detenzione.

Il suo nome era riemerso nelle indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella

Il nome di Contrada era di recente riemerso in relazione alle indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale presidente della Repubblica, avvenuto il 6 gennaio 1980: l’ipotesi è che l’ex 007 avesse partecipato al depistaggio delle indagini.

Ucraina, Zelensky a Parigi per incontrare Macron

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato a Parigi per incontrare l’omologo Emmanuel Macron e discutere delle modalità per aumentare la pressione sulla Russia. Lo ha annunciato il suo portavoce Serhiy Nykyforov. «Il presidente è già a Parigi», ha detto ai giornalisti. La visita avviene mentre l’invasione russa dell’Ucraina entra nel suo quinto anno. Nella notte tra il 12 e il 13 marzo 2026, Mosca ha lanciato 127 droni d’attacco contro l’Ucraina, di cui più di 80 di tipo Shahed. L’aviazione militare di Kyiv ne ha abbattuti o neutralizzati 117.

Accordo tra Romania e Ucraina per la produzione congiunta di droni

Il giorno prima, Zelensky si era recato in Romania per una visita ufficiale, in cui ha anche incontrato i piloti ucraini in addestramento presso il Centro europeo di addestramento F-16 di Fetești. Con loro ha discusso i dettagli della formazione e le principali difficoltà dell’addestramento. Ha quindi avuto un colloquio con il presidente romeno Nicusor Dan al termine del quale è stato firmato un accordo per la produzione congiunta di droni sul territorio romeno e una dichiarazione sul partenariato strategico e sulla cooperazione nel settore energetico.

Postiglione: Sì, perchè la riforma garantisce imparzialità

di Erika Noschese

 

 

«La scelta di sostenere il Sì nasce dalla convinzione che questa riforma possa rafforzare alcuni principi fondamentali del sistema giudiziario: imparzialità, trasparenza e fiducia dei cittadini». Parla così Gerardo Posiglione, presidente del comitato per il sì di Salerno alla vigilia dell’evento in programma domenica al Saint Joseph.

Ultimi giorni di campagna referendaria. La sua posizione è per il sì. Perché questa scelta?

«La scelta di sostenere il Sì nasce dalla convinzione che questa riforma possa rafforzare alcuni principi fondamentali del sistema giudiziario: imparzialità, trasparenza e fiducia dei cittadini. Il referendum rappresenta un passaggio importante per chiarire meglio i ruoli all’interno della magistratura e per garantire un equilibrio più evidente tra chi accusa e chi giudica. L’obiettivo è permettere ai cittadini di esprimere un voto consapevole su una questione che riguarda direttamente il funzionamento democratico del Paese».

Come spiegherebbe ai cittadini un tema così delicato come la riforma della giustizia?

«È fondamentale partire dall’informazione: spiegare in modo semplice e chiaro cosa prevede la riforma e quali effetti potrebbe avere nella pratica. Spesso il tema della giustizia viene percepito come molto tecnico, ma in realtà riguarda la vita quotidiana dei cittadini. Per questo è importante creare momenti di confronto pubblico, incontri e dibattiti che aiutino a chiarire dubbi e a comprendere meglio le ragioni della proposta».

Secondo lei, questo referendum può andare a risolvere le criticità che vive il sistema giustizia?

«Il referendum non risolverà da solo tutti i problemi della giustizia italiana, come ad esempio quelli organizzativi o la lentezza dei processi. Tuttavia può rappresentare un passo concreto verso un sistema più chiaro e credibile. Rafforzare la distinzione tra chi accusa e chi giudica può contribuire ad aumentare la fiducia dei cittadini e migliorare la percezione di imparzialità della giustizia».

Separazione delle carriere: cosa cambierebbe con la vittoria del sì?

«La riforma prevede una distinzione più netta tra la carriera dei giudici e quella dei pubblici ministeri. Nella pratica i ruoli sono già diversi, ma con questa riforma diventerebbero ancora più chiari e separati. Il giudice resterebbe davvero terzo ed equidistante tra accusa e difesa, mentre il pubblico ministero continuerebbe a svolgere il proprio ruolo di parte nel processo. Le garanzie costituzionali e l’indipendenza della magistratura rimarrebbero comunque pienamente tutelate.

Come avvicinare i cittadini al voto?

«Serve soprattutto informazione accessibile. Bisogna spiegare bene cosa si vota e perché è importante partecipare. Incontri pubblici, convegni e momenti di dialogo con i cittadini sono strumenti fondamentali per rendere il tema comprensibile e per favorire una partecipazione consapevole».

Secondo una certa narrazione, il referendum sembra diventato una sfida ideologica tra destra e sinistra…

«In realtà la questione non dovrebbe essere letta in chiave ideologica. La separazione delle carriere riguarda l’organizzazione della giustizia e il funzionamento delle istituzioni. L’obiettivo è rendere il sistema più chiaro e rafforzare la percezione di imparzialità, non alimentare uno scontro politico».

Domenica evento a Salerno con l’avvocato Ciccone. Cosa dirà ai cittadini presenti per spingerli ad interessarsi alla questione?

«Sarà prima di tutto un momento di confronto diretto con i cittadini, arricchito dalla presenza dell’avvocato Ciccone, che da tempo rappresenta una voce molto attiva sul territorio nel promuovere informazione e consapevolezza su temi cruciali come quello della giustizia. Il suo impegno nel dialogo con i cittadini, nelle iniziative pubbliche e nei momenti di approfondimento dimostra quanto sia importante portare fuori dai contesti tecnici una materia spesso percepita come distante e complessa. All’incontro contribuiranno anche gli onorevoli Pino Bicchielli e Fulvio Martusciello, che stanno partecipando attivamente alle iniziative di informazione sul territorio, con l’obiettivo di spiegare ai cittadini in modo chiaro e accessibile i contenuti della riforma e il significato del referendum. Durante l’evento il messaggio sarà semplice e diretto: informarsi è il primo passo per partecipare davvero alla vita democratica del Paese. Grazie anche al contributo dei relatori presenti, l’obiettivo è stimolare curiosità, domande e confronto, affinché sempre più cittadini possano avvicinarsi a questo tema con maggiore consapevolezza e arrivare al voto con un’opinione formata e informata».

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Un soldato francese è morto in un attacco su Erbil

Un soldato francese ha perso la vita in un attacco aereo sulla base militare di Erbil, nel Kurdistan iracheno. La notizia è stata confermata dal presidente Emmanuel Macron. “Il sottufficiale Arnaud Frion del settimo battaglione di cacciatori alpini di Varces è morto per la Francia durante un attacco nella regione di Erbil, in Iraq. Alla sua famiglia, ai suoi fratelli d’armi, voglio esprimere tutto l’affetto e la solidarietà della Nazione», ha scritto il capo dell’Eliseo in una nota diffusa su X. E poi: «Molti dei nostri soldati sono rimasti feriti. La Francia è al loro fianco e alle loro famiglie. Questo attacco contro le nostre forze impegnate nella lotta contro Daesh dal 2015 è inaccettabile. La loro presenza in Iraq rientra strettamente nel quadro della lotta al terrorismo. La guerra in Iran non può giustificare tali attacchi».

L’attacco sarebbe stato condotto con due droni

Dopo il dispiegamento della portaerei Charles De Gaulle nel Mediterraneo orientale, la Francia aveva ricevuto minacce dal gruppo armato filo-iraniano Ashab al-Kahf. L’attacco contro la base della coalizione internazionale antijihadista guidata dagli Stati Uniti, di cui fa parte anche l’Italia, sarebbe stato condotto con due droni. Nel raid sono inoltre rimasti feriti sei soldati.

Le condoglianze del ministro della Difesa Crosetto

«A nome mio e di tutta la Difesa italiana esprimo vicinanza alla ministra della Difesa francese Catherine Vautrin e alle Forze Armate francesi per il grave attacco subito a Erbil, Kurdistan iracheno, nel corso del quale ha perso la vita un militare francese e sono rimasti feriti altri suoi commilitoni». Lo ha detto Guido Crosetto, facendo poi le condoglianze alla famiglia del militare caduto.

La Russia alla Biennale e il tic conformista della destra: Buttafuoco ha ragione

Non sarà che la cultura in Occidente, da spazio di libero confronto, si sta trasformando sempre più in un codice disciplinare, un galateo ideologico dove l’istinto alla censura è ormai parte integrante dei suoi comportamenti? Il dubbio nasce osservando la polemica tra Pietrangelo Buttafuoco e Alessandro Giuli allargarsi progressivamente ad altri attori. L’ultima ad aggiungersi è stata l’Unione europea per bocca di quasi tutti i suoi ministri della Cultura, che non solo stigmatizzano l’ipotesi di riaprire il padiglione russo alla Biennale, ma minacciano pure di chiudere i rubinetti dei finanziamenti se l’ente veneziano non recedesse dai suoi propositi.

Una curiosa inversione di ruoli in cui è scivolata la destra

Nel frattempo su Buttafuoco si è abbattuto un coro di riprovazione. Non unanime per fortuna: alcuni intellettuali che come lui fanno riferimento alla destra ne hanno preso le difese, rompendo così il fronte più retrivo di quella parte politica. Resta però la sensazione di assistere a una curiosa inversione di ruoli: una destra arrivata al potere sventolando la bandiera della battaglia al politicamente corretto finisce per riprodurne, quasi mimeticamente, i riflessi più conformisti.

La Russia alla Biennale e il tic conformista della destra: Buttafuoco ha ragione
Il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco (foto Ansa).

Il padiglione russo ai Giardini della Biennale esiste dal 1914. Centododici anni durante i quali ha attraversato l’intero Novecento con la sua contabilità di tragedie, rivoluzioni e guerre mondiali. Eppure fino all’invasione dell’Ucraina non ha mai cessato di essere ciò per cui era nato: un luogo dove l’arte russa si presenta e confronta con quella degli altri Paesi. Dovremmo davvero tenerlo chiuso perché altrimenti, in una curiosa e per certi versi inedita convergenza tra la destra di governo e Bruxelles, qualcuno minaccia sanzioni morali e finanziarie?

Anche i Greci sospendevano le ostilità durante le Olimpiadi

Per giustificare la sua scelta, Buttafuoco ha evocato l’idea della Biennale come luogo di tregua. Una zona franca dove, in un contesto di guerre diffuse, si può ancora discutere di qualcosa che non abbia a che fare con il crepitio delle armi. L’idea è antica quanto la civiltà: i Greci sospendevano le ostilità durante le Olimpiadi. Ed è precisamente ciò che ha sempre distinto la cultura dalla politica. Che, invece, sembra sempre più incline a fare l’opposto: usare la cultura come estensione simbolica dei conflitti che dice di voler fermare.

Sull’artista non può ricadere la colpa delle nefandezze di uno Stato

C’è una coerenza paradossale in questo meccanismo: si invocano gli ideali pacificatori dell’arte per perpetuare invece la logica dello scontro. Il ministro Giuli ha osservato che l’arte, quando prodotta in un contesto di autocrazia, è libera solo se è dissidente. Frase efficace, apparentemente dalla parte degli oppressi dai regimi, ma che segue esattamente la logica che si vorrebbe combattere: quella secondo cui sull’artista, in quanto cittadino di uno Stato, ricade la responsabilità delle sue nefandezze.

La Russia alla Biennale e il tic conformista della destra: Buttafuoco ha ragione
Il ministro della Cultura Alessandro Giuli (foto Ansa).

Da qui al criterio del passaporto come condanna, per cui un pittore di Mosca o un musicista di San Pietroburgo devono pagare, con l’esclusione dal consesso internazionale, il prezzo di decisioni prese altrove, il passo è breve. Questa storia l’abbiamo già vista in passato, e non è finita particolarmente bene.

Un gesto simbolico: Putin non passerà certo notti insonni

Nel gran teatro dell’indignazione collettiva c’è poi un dettaglio che quasi nessuno sembra disposto a ricordare: escludere la Russia dalla Biennale non cambia di una virgola la situazione in Ucraina. Non salva una vita e non restituisce a Kyiv un metro quadrato del suo territorio. È solo un gesto simbolico che serve soprattutto a far sentire virtuoso chi lo compie. Si può infatti ragionevolmente supporre che Vladimir Putin non passerà notti insonni tormentato dall’assenza del padiglione russo ai Giardini veneziani.

La Russia alla Biennale e il tic conformista della destra: Buttafuoco ha ragione
Vladimir Putin (Ansa).

Se qualcosa potesse produrre un effetto, e qui Buttafuoco sembra aver colto il punto, sarebbe semmai il contrario: riaprire quel padiglione nell’ottica di portare a confrontarsi voci provenienti da tutte le zone di guerra significherebbe ricordare che la cultura non nasce per rafforzare le frontiere, ma per superarle. La Biennale tornerebbe così a essere uno dei luoghi dove il mondo non si presenta diviso in blocchi precostituiti. E dove l’arte prova ancora a fare ciò che la diplomazia, con conveniente cinismo, ha smesso da tempo di tentare.

Trump sblocca gli acquisti di petrolio russo

Mentre il blocco dello stretto di Hormuz, controllato dall’Iran, spinge il prezzo del greggio oltre i 100 dollari al barile, gli Stati Uniti hanno rimosso le sanzioni sul petrolio russo per un mese, dal 12 marzo all’11 aprile. «Per aumentare la portata globale delle forniture esistenti, il dipartimento del Tesoro sta fornendo un’autorizzazione temporanea che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare», ha annunciato il segretario del Tesoro Scott Bessent. Si tratta di «una misura, circoscritta e di breve durata che si applica solo al petrolio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo russo, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione». L’atto si applica esclusivamente al petrolio greggio o ai prodotti petroliferi russi caricati sulle navi a partire dal 12 marzo.