Sono in corso perquisizioni a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo (Belluno) nell’ambito di un’indagine per turbata libertà di gara d’appalto sui lavori della cabinovia Apollonio-Socrepes, l’impianto a fune di Cortina che avrebbe dovuto essere operativo per l’inizio delle Olimpiadi invernali. L’ha reso noto la procura di Belluno. Le perquisizioni riguardano i locali delle società Simico (committente) e Graffer (esecutrice dei lavori), oltre a perquisizioni personali e informatiche nei confronti degli indagati. Si tratta di tre persone, una delle quali è l’amministratore delegato di Simico, Fabio Massimo Saldini. L’ipotesi è che accordi collusivi o modalità fraudolente abbiano favorito Graffer nell’assegnazione dei lavori, con la consapevolezza che i tempi non sarebbero stati compatibili con l’apertura dell’impianto prima dei Giochi. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero dei Trasporti, specificando in una nota che «nel doveroso rispetto per le indagini siamo sicuri che, per garantire il successo delle Olimpiadi Milano Cortina, siano state rispettate tutte le regole, nonostante i tempi ristretti che hanno imposto lavori molto rapidi». «Di certo», si legge ancora, «è indiscutibile il grande risultato dei Giochi: per questo vanno ribaditi l’orgoglio e la gratitudine».
Simico: «Approfondimenti accerteranno la correttezza e la regolarità del nostro operato»
Simico, la società responsabile della realizzazione delle opere connesse alle Olimpiadi 2026, ha così affermato: «Confermiamo di aver immediatamente garantito la più ampia e totale collaborazione agli organi inquirenti, nell’ambito delle attività di accertamento in corso relative alla cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo. La società, come sempre avvenuto in ogni fase della propria attività istituzionale e realizzativa, si è messa integralmente a disposizione dell’autorità giudiziaria, fornendo e continuando a fornire tutte le informazioni richieste con trasparenza, tempestività e spirito di piena collaborazione. Simico rinnova la propria totale fiducia nell’operato della magistratura e degli organi inquirenti, nella convinzione che ogni approfondimento consentirà di chiarire compiutamente i fatti e di certificare e confermare ancora la correttezza, la linearità amministrativa e la piena regolarità dell’operato posto in essere dalla società».
Il Mondiale, come ogni altro grande evento sportivo, rappresenta un banco di prova per le città chiamate a ospitarlo in termini di sicurezza, funzionalità delle infrastrutture e salute pubblica di atleti e tifosi. A Toronto, dove sono in programma la partita inaugurale della nazionale canadese e altri cinque match, la Toronto Public Health (Tph) ha annunciato un’iniziativa volta a incentivare la sicurezza sessuale di chi parteciperà all’evento (giocatori e non): la distribuzione gratuita di preservativi brandizzati.
La Toronto Public Health punta sulla prevenzione
La Tph ha rafforzato il programma di distribuzione di preservativi gratuiti nell’ambito delle proprie attività di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. L’iniziativa rientra nel più ampio programma di educazione e accesso alla salute sessuale CondomTO. L’obiettivo è semplice: ridurre barriere economichee sociali all’uso del preservativo e rendere più accessibili questi contraccettivi, soprattutto tra i giovani. L’agenzia canadese responsabile per la salute pubblica ha comunicato i punti di distribuzione dei gadget, disponibili sino a esaurimento scorte; con l’auspicio che non vadano a ruba con la stessa velocità dei preservativi distribuiti nei villaggi olimpici di Milano-Cortina, terminati nel giro di appena tre giorni.
Toronto Public Health (foto X).
Il gergo calcistico entra nel packaging
In vista del Mondiale 2026, la città ha giocato di creatività creando preservativi con grafica e slogan ispirati al calcio. Espressioni come score safely, giochi di parole legati alle azioni di gioco ed emoji trasformano così un tema sanitario in un messaggio accessibile e divertente.
Hey, Toronto. CondomTO is back, baby!
Get ready to score safely.
Don't pass up protection.
Six soccer-inspired condoms are now available at TPH’s 4 #SexualHealth clinics, while supplies last.
— Toronto Public Health (@TOPublicHealth) May 12, 2026
L’idea non è nuova. CondomTO aveva già lanciato iniziative simili nel 2014 durante il mese del Pride, nel 2015 in concomitanza con i Giochi Panamericani e ParaPanamericani e nel 2016 in occasione di un contest grafico.
— Toronto Public Health (@TOPublicHealth) July 13, 2015
Le ricadute della crisi di Hormuz sui condom
Ma non è tutto lattice e fiori. Ad altre latitudini la filiera produttiva dei condom è messa a dura prova dalla crisi dello Stretto di Hormuz e dalle tensioni legate alla guerra in Iran. Il blocco sta causando un aumento dei costi delle materie prime, con rincari potenziali fino al 30 per cento lungo la catena produttiva globale. A sostenerlo è l’amministratore delegato di Karex, azienda malese considerata il principale produttore mondiale di preservativi.
L’Italia continua a registrare un forte calo delle nascite, ma secondo i dati Istatl’inverno demografico non dipende solo da un cambiamento culturale. Sono infatti 6,6 milioni i connazionali che vorrebbero avere figli ma rinunciano. A incidere sono soprattutto le difficoltà economiche e lavorative. Solo il 5,5 per cento di coloro che non hanno intenzione di diventare genitori dichiara che avere bambini non rientra nel proprio progetto di vita.
La struttura delle famiglie continua a cambiare
La denatalità sta modificando profondamente anche la struttura delle famiglie italiane. Le tradizionali coppie con figli rappresentano oggi solo il 28,4 per cento dei nuclei familiari, mentre aumentano le persone che vivono da sole, arrivate al 37,1 per cento tra il 2024 e il 2025. Le famiglie sono poi sempre meno numerose: oggi contano in media appena 2,2 componenti. Crescono anche le coppie non unite in matrimonio, così come i nuclei monogenitoriali.
Le famiglie cambiano: aumenta il peso delle famiglie unipersonali e diminuisce la dimensione media familiare, passata da 2,7 componenti (1994-95) a 2,2 (2024-25).
I figli unici oggi rappresentano il 16,6 per cento degli adulti italiani. Una trasformazione questa che riduce progressivamente le reti di supporto tra fratelli e parenti e concentra i carichi di cura su un numero sempre più ristretto di persone. Un quadro che riflette una trasformazione sociale profonda, una crescente individualizzazione, soprattutto nel Centro-Nord, e una diffusa incertezza sul futuro.
Una prova di forza. D’altronde quando si gioca in casa bisogna mettere sul tavolo tutte le carte. Al massimo delle proprie possibilità. Lo sa bene il numero uno di ColdirettiEttore Prandini, fresco di nomina alla guida dell’Associazione italiana allevatori, ed è quello che sta provando a fare: il figlio del democristianissimo e indimenticato ministro Gianni sarà il regista, nella serata di giovedì 21 maggio a Brescia, dell’assemblea “Coldiretti, la forza amica del Paese. Salute, sicurezza, prossimità: l’Italia del cibo”. Interessante notare le presenze politiche attese, col centrodestra che schiera “l’artiglieria pesante”: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ovviamente il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, alleato di Prandini in tante epiche battaglie comuni, come quella sul vino che non fa male («tra i centenari non c’è nessun astemio» e altre perle) o contro la carne sintetica, una causa per la quale si è arrivati persino a muovere le mani fuori da Montecitorio. Tra gli invitati figura anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. A proposito: Prandini sarà il suo successore nel ruolo di governatore? Il 2028, quando si vota, è ancora lontano, e del presidente di Coldiretti candidato in quota Fratelli d’Italia si parla da un po’, tra varie smentite. Certo, Matteo Salvini non avrebbe vita facile a spiegare ai leghisti di aver rinunciato così allo storico feudo lombardo. Soprattutto in un momento che per lui è politicamente tragico, con il travaso verso il partito dell’ex amico Roberto Vannacci che è ricominciato, vedi l’esempio di Laura Ravetto. Tra l’altro, sarà un caso o magari no, il grande assente alla serata è appunto Salvini. Che – guarda le coincidenze, alle volte – aveva un appuntamento proprio nel Bresciano segnato nell’agenda giovedì, ma in quel di Lonato del Garda per sostenere il candidato sindaco leghista. Poi però niente capatina a casa degli agricoltori…
Metti Bernini al ristorante con…
Nei ristoranti romani si parla del presente e del futuro, con due temi all’ordine del giorno: la politica e l’economia. Nella giornata di mercoledì, in un locale frequentatissimo dal “potere”, ossia Al Moro, situato a due passi dalla Fontana di Trevi, a tavola c’erano Fedele Confalonieri, anni 88, storico sodale di Silvio Berlusconi, e Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. Dicono che ad Antonio Tajani a quell’ora siano fischiate le orecchie…
Un Abete in terrazza
Festa sulla terrazza dell’Hotel d’Inghilterra, una delle location romane più amate dei vip: c’era Luigi Abete, già numero uno di Confindustria, che non ha mai smesso di parlare. A poca distanza ecco Massimo Caputi, presidente di Federturismo. Immancabile la presenza del televisivo Andrea Ruggieri, con cravatta rigorosamente slacciata, pronto a sorseggiare l’ennesimo drink in lieta compagnia.
Come sta il ministro Schillaci?
Come sta il ministro della Salute Orazio Schillaci, dopo che lui stesso ha annunciato la necessità di doversi sottoporre a un’operazione? Per la presentazione della “XXV Giornata Nazionale del Sollievo”, intitolata “Io mi prendo cura”, è previsto un video saluto di Schillaci.
Orazio Schillaci (Imagoeconomica).
Festa per Save the Children
È un periodo nero per l’infanzia, in ogni parte del mondo. E nella giornata di giovedì all’Acquario Romano va in scena, con Save the Children presieduta da Claudio Tesauro, “Impossibile”, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e molti altri ancora. Imperdibile il monologo dell’attore e regista Claudio Amendola. A parlare delle periferie come «ecosistemi educativi e sociali complessi, in cui spazio fisico, offerta di servizi, reti e politiche pubbliche si intrecciano nel determinare le opportunità di crescita di bambine, bambini e adolescenti», anche Bianca Piserchia, responsabile Area Progettazione, Governance e Advocacy della Fondazione Banco dell’Energia, e Laura Tondi, sustainability manager in Ikea Italia. Altri panel con Veronica Rossi, sustainability director Lavazza Group e segretaria generale Fondazione Lavazza, Daniele Spagnoli, sustainability manager del gruppo Feltrinelli, Massimo Castiglia, sponsor and event manager Corporate Communication Italy di Ferrero, Giulio Cederna, direttore della Fondazione Paolo Bulgari, Felice Fabrizio, people and sustainability manager di Juventus. Prologo nella serata del giorno precedente con un raffinatissimo “charity dinner”.
A Trento parata di ministri
Venerdì di fuoco al Festival di Trento: è atteso mezzo governo. Si comincia con Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. Poi al convegno “Lavoro e carcere tra sogno e realtà” ecco Carlo Nordio, titolare della Giustizia. A seguire, “Immigrazione come problema o come opportunità”, con la partecipazione di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno. Nel pomeriggio, “Intelligenza artificiale, produttività e occupazione”, con Marina Calderone, ministra del Lavoro. Altro incontro, “Dalla ricerca ai nuovi mercati”, con Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. “Come funziona la valutazione d’impatto generazionale” vedrà la partecipazione di Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione normativa. Non può mancare “La transizione energetica, serve un sistema stabile e sostenibile”, con Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. A Trento non mancherà il traffico di auto blu ministeriali, in una giornata così affollata…
Il Comando Sud degli Stati Uniti (Southcom) ha comunicato l’arrivo nei Caraibi della portaerei a propulsione nucleare Nimitz e del relativo gruppo d’attacco. L’annuncio coincide con l’intensificarsi della campagna di pressione dell’amministrazione di Donald Trump contro Cuba e con l’incriminazione dell’ex presidente Raul Castro per l’abbattimento di due aerei civili vicino alle coste cubane nel 1996. «Benvenuti nei Caraibi, Gruppo d’Attacco del Nimitz», ha postato su X il Southcom, responsabile delle operazioni in America Latina, Messico escluso. L’annuncio arriva in parallelo all’inasprimento delle relazioni di Washington con L’Avana, con cui gli Stati Uniti stanno da mesi negoziando nell’ambito del blocco petrolifero imposto a Cuba, e alla recente accusa formulata dal dipartimento di Giustizia contro l’ex presidente cubano Raul Castro, legata alla morte di quattro aviatori statunitensi nel 1996.
Giovanna e Bice Messina Denaro, sorelle del capomafia di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, sono indagate per procurata inosservanza della pena per aver aiutato il fratello a sottrarsi alla cattura quando era ricercato. La procura aveva contestato loro l’associazione mafiosa e ne aveva chiesto l’arresto, ma il giudice ha modificato l’accusa e, pur ritenendo che ci siano a loro carico i gravi indizi di colpevolezza, non ha disposto la misura per mancanza delle esigenze cautelari visto che il boss è deceduto. I pm hanno proposto appello al tribunale del Riesame.
Giorgia Meloni sarebbe su tutte le furie. Colpa dei manifesti di Italia viva per il 2 X 1000 apparsi nelle stazioni di Roma e Milano, che prendono di mira la premier. La grafica scelta dai creativi del partito renziano richiama infatti quella del Ventennio con uno slogan principale che lascia poco spazio alle interpretazioni:«QVUANDO C’ERA LEI», seguito da alcune varianti: «si pagavano le tasse», «i treni arrivavano in ritardo», «i giovani scappavano dall’Italia», «l’Italia era meno sicura», «la spesa si pagava di più».
La campagna comprende anche un video in stile cinegiornale dell’Istituto Luce pubblicato sul canale YouTube di Matteo Renzi. E un sito: www.quandoceralei.it.
Le telefonate tra Palazzo Chigi, ministero dei Trasporti e Fs
L’iniziativa ha scatenato il putiferio a Palazzo Chigi e pure in Ferrovie. Come riporta La Stampa, l’ad Stefano Donnarumma è stato chiamato dal ministero dei Trasporti. Le stazioni infatti fanno capo a Rfi che gestisce gli spazi pubblicitari attraverso un’altra società. Evidentemente qualcosa nella comunicazione è andato storto, visto che gli slogan di IV criticano direttamente anche Ferrovie e i ritardi dei treni. Il vero bersaglio però resta la premier. E infatti Palazzo Chigi ha chiesto lumi al ministero guidato da Matteo Salvini e Fratelli d’Italia ha fatto lo stesso con il gruppo FS, dossier lasciato in mano alla Lega.
Dice il generale Roberto Vannacci in un’intervista alla Stampa che il suo partito, Futuro Nazionale, cresce «in modo astronomico». Parola sua, ovvero di chi di understatement non ha mai sofferto. Magari sulle ali dell’entusiasmo (chi si accontenta gode) per l’ultimo acquisto, Laura Ravetto, già forzista, poi leghista, ora nazional-futurista, una insomma che cambia partito con la stessa velocità delle mise con cui si autoritrae nel suo profilo Instagram. Ma tanto basta perché Vannacci cavalchi il suo arruolamento come il segnale di una inarrestabile tendenza. Presto, infatti, arriveranno altri sbarchi importanti, non solo dalla destra che implode ma da tutti i partiti. Insomma, a sentire il generale ne vedremo delle belle. Intanto lui si muove con lo stesso piglio con cui si comanda una colonna corazzata: avanti tutta, e boia chi molla. A meno che a mollare siano quelli della diaspora politica che sgomitano per arruolarsi sotto le sue insegne.
Ravetto veniva da Salvini, e non per girare il coltello nella piaga è sempre lì, nello zelig della Lega, che si annida il problema. Con metaforica allusività, la di lui fidanzata Francesca Verdini si è fatta instagrammare mentre compie un funambolico testacoda corporale, mani a terra e piedi in alto che spingono verso il muro creando un perfetto angolo di 90 gradi. L’interpretazione, direbbe Freud, oltre che interminabile è naturalmente libera. Molto più della storia del generale e del segretario, dove il mago viene mangiato dal coniglio che ha tirato fuori dal cilindro.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Salvini si era illuso di poter ‘domare’ il generale…
Salvini accolse Vannacci nella Lega con mossa ardita ma a suo dire efficace, inglobare il suo rumoroso mondo al contrario per ribaltare le sorti di un partito in vistosa crisi di consensi. Non pago, lo impose come vicesegretario, assieme all’altra voce soave di Silvia Sardone, come dire che nella Lega di lotta c’era poco o nessuno spazio per quella di governo. Vicesegretario anche perché, sospettando il non proprio lucidissimo Matteo che il generale non avrebbe recitato a lungo la parte del gregario, seppur di lusso, avrebbe preso altre strade. Se lo faccio vice, questo il ragionamento, gli do un ruolo e un peso politico che dovrebbe placarne le ambizioni.
Matteo Salvini e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
… È finita con Vannacci che si è portato dietro un pezzo di elettorato
Risultato: Vannacci se n’è andato portandosi dietro un pezzo di elettorato che ora guarda Salvini come un rammollito tutto chiacchiere e distintivo, incendiario di giorno e pompiere di notte, imbrigliato com’è dentro una maggioranza che sulle cose che contano (Europa, Ucraina) pensa e fa all’opposto di lui. Le conseguenze si vedono nei sondaggi, che restituiscono impietosi l’immagine della beffa. Lega ultima nella coalizione di governo, sorpassata da Forza Italia, un partito che porta il nome di un morto nel suo simbolo, al contrario del vivissimo Salvini che si danna l’anima per risalire la china. Sorpassata, peraltro, anche dal duo di Avs Bonelli-Fratoianni, i Bouvard e Pécuchet del ribellismo nostrano.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Solo una soglia malandrina potrà fermare Futuro Nazionale
Destino cinico e baro, nemesi. Non quella greca, tragica e implacabile ma quella di un uomo politicamente ridicolo, che pensava di usare Vannacci come utile idiota salvo ritrovarsi poi l’essere lui l’utile idiota del generale. Il quale, sempre a giudicare dalle sue esternazioni, sembra euforico. Se non lo fermerà una legge elettorale con la soglia malandrina, Vannacci non sembra destinato a essere l’ennesima meteora della politica italiana. Anche perché può sempre contare sull’onda mediatica che lo tiene a galla, e che trasforma protagonisti numericamente insignificanti (lui, Calenda, Renzi) in leader con tanto di folle al seguito.
Per l’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni arriva la conferma alla Direzione dell’Ente e delle Aree Marine Protette annesse per Romano Gregorio. La nomina è stata ufficializzata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica al termine dell’iter di selezione e della trasmissione della terna dei candidati, secondo quanto previsto dalle procedure istituzionali. Con questo provvedimento viene quindi confermata la guida dell’Ente, con la prosecuzione dell’incarico già ricoperto, a seguito delle valutazioni e degli adempimenti amministrativi conclusi nelle sedi competenti.
Direttore, un primo pensiero dopo la conferma…
“L’emozione è sempre forte perché ricoprire questo ruolo dà molto molto orgoglio ma dà anche tante responsabilità. Il Parco ha un territorio vasto, eterogeno e complesso per cui davvero bisogna continuare nel solco che abbiamo tracciato per cercare di fare delle cose positive. Da amministrare ci sono 181mila ettari più due Aree Marine Protette, circa 10 mila ettari a mare e 80 comuni. Continuerò ad esercitare il mio ruolo guardando a quanto fatto e lanciando lo sguardo verso il domani. Le criticità affrontate sono state tante: alcune risolte, altre in fase di risoluzione e saranno i prossimi obiettivi”.
Un bilancio?
“Le cose che sono state fatte sono tante. Il percorso del Piano del Parco è quasi alla conclusione e in questi giorni è stata consegnata anche la valutazione ambientale strategica. Dovremo adesso avviare a il percorso per le fasi previste per l’approvazione della Valutazione Ambientale Strategica e successivamente l’iter dell’approvazione del piano stesso. È stato approvato il regolamento del Parco, abbiamo rielaborato il paino pluriennale e sociale, sono in corso contatti con l’Università di Salerno per creare strumenti di programmazione. Dal 2019 è stato avviato il discorso dei Parchi per il Clima con l’efficientamento energetico degli edifici di proprietà dell’ente. Sono state create le tre ciclovie, Tanagro, Ascea e Capaccio Paestum, è stato avviato il progetto per l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle strutture dell’Ente. Altro importante traguardo è stato il lancio del marchio del Parco, un sistema di tutela e valorizzazione dei prodotti di eccellenza delle nostre zone”.
Il Parco è stato spesso in vetrina grazie alla partecipazione a numerose fiere nazionali ed internazionali…
“Fondamentale. I territori devono essere conosciuti e il nostro territorio deve essere pubblicizzato al meglio. Il modo migliore per parlare del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni è quello di farlo conoscere attraverso le peculiarità Penso, ad esempio, all’olio e al vino: a Verona e a Rocca Cilento, palcoscenici internazionali, siamo stati protagonisti e i nostri prodotti sono stati apprezzati da esperti italiani, europei e provenienti da ogni parte del mondo. Anche questo vuol dire fare turismo, investire su un volano di estrema importanza. Un territorio può essere famoso anche per qualità di un prodotto enogastronomico e dato che le nostre aree annoverano una lunga serie di prodotti di eccellenza è doveroso puntare su di esse”.
Parlando di turismo?
“Il Parco è eterogeneo: c’è la montagna e c’è il mare, ci sono i campi coltivati, i boschi, le foreste, ci sono le strutture religiose e quelle militari come i castelli, c’è la collina e c’è la costa. Questo vuol dire avere un turismo variegato. Sta a noi continuare a creare ponti tra le varie aree e quindi fornire al turista una scelta ampia che va dal mare all’interno, passando per un piccolo borgo o per un paese affacciato sul golfo cilentano. È stato e sarà importante destagionalizzare il turismo con precise misure. La sfida è proprio questa: integrare le zone eterogene del parco proprio per completare l’offerta turistica, nell’ottica di integrare l’offerta balneare con tutti gli altri tipi di turismo che si possono fare nelle aree interne, altrettanto suggestive. Così facendo si può completare un’offerta turistica integrata e quindi attrarre sempre più turisti e sempre più persone che vogliono godere del nostro magnifico territorio”.
Prima vittima del nuovo corso di Gedi in salsa greca. A saltare è la testa di Fabiano Begal, nel gruppo dal 2023 dove ha cominciato con la responsabilità del centro stampa di Roma, e attualmente amministratore delegato e direttore generale di Gedi Digital, costola del gruppo che edita La Repubblica e, ancora per poco, La Stampa, il cui passaggio nella mani della Sae di Alberto Leonardis dovrebbe avvenire a fine maggio.
Theodore Kyriakou (foto Imagoeconomica).
I motivi del siluramento
A Begal, formalmente, viene imputato un incidente tecnico che ha bloccato per qualche ora il sito di Repubblica provocando una serie di disguidi. In realtà rientra nel progetto di ristrutturazione del gruppo che squadre di consulenti stano portando avanti per conto di Theo Kyriakou, il quale come primo atto della sua avventura italiana ha dato una stretta ai poteri di firma di tutti i manager.
Il più giovane candidato in assoluto in mezzo alla carica dei 600 scesi in campo in queste elezioni, con i suoi 18 anni compiuti domenica scorsa. Guido Sessa, seppur minorenne, non ha esitato un istante ad offrire la propria disponibilità per questa chiamata alle urne, inserendosi nella lista “Prima Salerno” a sostegno del candidato sindaco Gherardo Maria Marenghi, in un centrodestra unito per giocarsi le chances di conquista di Palazzo di Città. Nel caso di specie non si è trattato di una incoscienza tipica dell’età: al contrario, è stata la consapevolezza di voler misurare non solo le proprie capacità, ma anche di fare una esperienza per apprendere l’arte di amministrare dai più esperti e, perché no, dire anche la sua e sorprendere gli altri candidati.
Domenica scorsa hai compiuto 18 anni. Come ci si sente ad essere il più giovane in assoluto in questa competizione elettorale?
“E’ sicuramente una grande emozione, ma anche una responsabilità importante. Lo vivo con entusiasmo e con tanta voglia di dimostrare che noi giovani non siamo soltanto il futuro, ma possiamo essere anche il presente. Credo che portare idee nuove, energia e un modo diverso di vedere le cose possa rappresentare un valore aggiunto. Allo stesso tempo, però, penso che la politica non debba diventare uno scontro tra generazioni: i giovani devono collaborare con chi ha più esperienza, perché soltanto dall’unione tra innovazione ed esperienza può nascere qualcosa di concreto per la città”.
Ci racconti come hai festeggiato i tuoi 18 anni? Hai lasciato da parte per un giorno gli impegni elettorali?
“Ho festeggiato i miei 18 anni in modo semplice, anche perché la gita scolastica è coincisa proprio con il mio compleanno, e quindi ho deciso di posticipare la festa vera e propria anche per poter festeggiare con i miei compagni di classe. Mi sono comunque ritagliato un momento per spegnere la mezzanotte con alcuni amici e poi ho passato il giorno del mio diciottesimo con la mia famiglia. Diciamo che ho staccato abbastanza per un giorno, ma non completamente, perché tra scuola e campagna elettorale gli impegni restano tanti. Resta però un traguardo importante che festeggerò meglio a breve con tutti”.
Cosa ti ha spinto a scendere in campo e perché a sostegno di Marenghi?
“La scelta di scendere in campo nasce dall’amore per la mia città e dalla volontà di dare un contributo concreto. Ho sempre pensato che amare davvero il proprio territorio significhi anche assumersi la responsabilità di provare a migliorarlo. Ho deciso di sostenere Marenghi perché credo sia una persona seria, concreta e vicina ai cittadini. Mi riconosco nel suo modo di fare politica, basato sull’ascolto e sulla presenza costante tra la gente. Più che alle persone, però, io mi ispiro agli ideali: le figure possono cambiare nel tempo, mentre i valori restano. Cerco sempre di essere coerente con ciò in cui credo, perché penso che la politica abbia bisogno soprattutto di autenticità”.
Come ti organizzerai in questi ultimi 3 giorni prima della chiamata alle urne?
“Saranno tre giorni molto intensi. Continuerò a stare tra la gente, ad ascoltare i cittadini e a confrontarmi soprattutto con tanti ragazzi della mia età. Credo che il contatto diretto sia la parte più importante della politica, perché permette di capire davvero le esigenze delle persone. In queste ultime ore voglio continuare a trasmettere entusiasmo e dimostrare che dietro la mia candidatura non c’è improvvisazione, ma impegno quotidiano. L’impegno cittadino, secondo me, non comincia con una candidatura e non finisce con lo spoglio delle urne: è una costante della vita quotidiana, qualcosa che cerco di dimostrare ogni giorno sia come candidato sia come semplice cittadino”.
Cosa vuoi dire ai tuoi elettori per chiedere di preferirti? Un tuo pronostico su queste elezioni?
“Ai miei elettori voglio dire di avere fiducia e di credere nella possibilità concreta di cambiare la nostra città. Io non mi ispiro a singole persone, ma agli ideali: cerco di essere coerente con ciò in cui credo, perché penso che la politica debba essere fatta di autenticità e continuità. L’impegno civico, infatti, non comincia con una candidatura e non finisce con lo spoglio delle urne, ma è una costante della vita quotidiana, che cerco di portare avanti sia come candidato sia come cittadino. Voglio essere soprattutto un portavoce di tutti quei ragazzi che oggi non si sentono rappresentati dalle istituzioni: i giovani non devono essere trattati come spettatori passivi, ma come parte attiva della comunità, con idee e proposte concrete. Non credo in una sostituzione tra generazioni, ma in una collaborazione tra esperienza e innovazione, tra chi ha già un percorso alle spalle e chi porta nuove energie e nuove idee. Per quanto riguarda il pronostico, è chiaro che chi ha governato questa città per molti, forse troppi anni, sia in maniera diretta che indiretta, parte da una posizione di vantaggio e che la presenza di tanti candidati sindaci finisca per rafforzare chi ha già un elettorato solido e strutturato. Però noi ci crediamo, altrimenti non saremmo qui: crediamo nel cambiamento e nei salernitani, e fino a quando non sarà la matematica a dirci il contrario continueremo a credere nella vittoria e nella possibilità concreta di cambiare la città”. La determinazione tipica di un veterano: Guido Sessa c’è e in questi ultimi giorni di incontri elettorali vorrà gridarlo a gran voce, con entusiasmo, aspirazioni e voglia di fare bene per la sua Salerno.
Antenna, il gruppo greco nuovo proprietario di Repubblica e di altri asset Gedi, e Warner Bros Discovery starebbero discutendo della creazione di un canale all news con il marchio Cnn per l’Italia. Lo riporta il Sole 24 Ore, spiegando che i colloqui rientrerebbero nella strategia della nuova Gedi che guarda alla televisione partendo dall’informazione, terreno considerato strategico dalla proprietà greca controllata da K Group della famiglia Kyriakou. Una strategia che comprenderebbe anche trattative con Dazn, con l’idea di dar vita a un bollettino quotidiano di news confezionato da Antenna con responsabilità editoriale diretta del gruppo greco e un linguaggio coerente con quello della piattaforma sportiva. Un prodotto pensato per allargare il tempo di permanenza degli utenti in app e intercettare una fascia di pubblico giovane abituata a consumare contenuti fra streaming, social e clip video.
Il comandante della Polizia Municipale di Salerno, Rosario Battipaglia, resterà ufficialmente in servizio fino al 31 dicembre 2026, proseguendo dunque il proprio incarico anche durante la fase di insediamento e di avvio dell’attività amministrativa del futuro sindaco della città. A stabilirlo è stato il commissario prefettizio Vincenzo Panico, che ha approvato la delibera di giunta relativa al trattenimento in servizio del comandante della Municipale. La decisione si inserisce nel quadro delle disposizioni introdotte dalla legge n. 207 del 30 dicembre 2024, che consente alle pubbliche amministrazioni, in presenza di specifiche esigenze organizzative e funzionali, di mantenere in servizio personale considerato strategico per il funzionamento degli uffici e dei servizi. La norma prevede infatti che gli enti possano trattenere dipendenti “anche per lo svolgimento di attività di tutoraggio e di affiancamento ai neoassunti e per esigenze funzionali non diversamente assolvibili”, previa disponibilità del diretto interessato e nel limite del 10% delle facoltà assunzionali previste dalla legislazione vigente. Nel caso del comandante Battipaglia, il trattenimento in servizio viene motivato dalla necessità di garantire continuità amministrativa e gestionale in un settore particolarmente delicato come quello della sicurezza urbana e del controllo del territorio, soprattutto in una fase di transizione istituzionale che accompagnerà il ritorno alla piena attività politico-amministrativa del Comune dopo il periodo commissariale. La proroga dell’incarico consentirà inoltre di mantenere continuità nelle attività già avviate dal corpo della Polizia Municipale, comprese quelle legate alla viabilità cittadina, al controllo del traffico, alla sicurezza urbana, ai servizi di polizia amministrativa e al coordinamento delle attività sul territorio durante grandi eventi e manifestazioni pubbliche. Non si tratta dell’unico trattenimento in servizio disposto dal commissario prefettizio. Con un ulteriore provvedimento è stata infatti prorogata fino al 31 maggio 2027 anche la permanenza in servizio della funzionaria Michelina Celotto, titolare dell’incarico di Elevata Qualificazione per i Teatri Comunali. Anche in questo caso, la motivazione richiamata nella delibera è quella delle “esigenze funzionali non diversamente assolvibili”, con riferimento alla necessità di assicurare continuità nella gestione delle attività culturali e organizzative legate ai teatri cittadini. Tra gli atti approvati dal commissario prefettizio assume particolare rilievo anche il trasferimento della gestione dei sinistri stradali alla società partecipata Salerno Mobilità, in applicazione della deliberazione di giunta comunale n. 40 del 2024. L’affidamento del servizio avrà durata fino al 30 settembre 2027 e comporterà una concessione stimata in oltre 17mila euro al mese. Il compito affidato a Salerno Mobilità sarà quello di intervenire tempestivamente per il ripristino delle condizioni di sicurezza delle strade comunali a seguito di incidenti stradali, garantendo la rimozione di detriti, liquidi e materiali potenzialmente pericolosi per la circolazione. L’obiettivo dell’intervento è duplice: da un lato assicurare la tutela della pubblica e privata incolumità e garantire condizioni adeguate di transitabilità delle strade; dall’altro prevenire eventuali responsabilità patrimoniali a carico del Comune derivanti da situazioni di pericolo non tempestivamente eliminate. Nella delibera viene infatti specificato che il servizio dovrà concorrere a garantire: l’efficienza dei servizi pubblici di trasporto; il regolare svolgimento delle attività di soccorso; il diritto alla mobilità dei cittadini; la sicurezza della circolazione stradale. L’intervento della partecipata si inserisce nel più ampio piano di gestione e manutenzione della mobilità urbana che il Comune sta portando avanti anche attraverso investimenti legati alla transizione ecologica e al potenziamento del trasporto pubblico locale. Tra le altre delibere approvate dal commissario prefettizio figurano inoltre alcuni provvedimenti relativi agli eventi e ai servizi pubblici cittadini. Via libera, infatti, all’organizzazione della “Notte Bianca Weekend Salerno 2026”, in programma l’11 e il 12 luglio, manifestazione che negli ultimi anni ha rappresentato uno degli appuntamenti più partecipati dell’estate salernitana. Approvata anche la quarta edizione del “Villaggio della Salute”, iniziativa dedicata alla prevenzione sanitaria e alla promozione del benessere, oltre alla concessione in uso dell’area di via Leonino Vinciprova alle società Busitalia Campania e Sita Sud. Tra gli ultimi provvedimenti adottati rientrano infine anche quelli relativi al piano tariffario per la ricarica dei bus elettrici presso la stazione di Capitolo San Matteo, nell’ambito del programma di progressiva elettrificazione del trasporto pubblico urbano e di riduzione dell’impatto ambientale della mobilità cittadina.
Il deputato del M5s Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, che erano a bordo di una delle navi della Global Sumud Flotilla intercettate dagli israeliani, sono rientrati in Italia. Sbarcati all’aeroporto di Fiumicino, sono stati accolti da alcuni parlamentari del Pd e del M5s oltre che dalla vice direttrice del Fatto Maddalena Oliva e dall’attivista Tony La Piccirella. «Io ho preso le botte, Dario ha preso le botte, altri hanno preso più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall’esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato», ha raccontato Mantovani in un audio pubblicato sul sito del quotidiano, aggiungendo che sia a lui sia a Carotenuto sono state messe manette e catene alle caviglie dopo essere stati in cella e prima di essere portati all’aeroporto di Ben Gurion.
«Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa»
«Durante la deposizione», ha aggiunto Mantovani, «mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati, poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite». E ancora: «Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa compreso il nostro. Durante l’abbordaggio hanno sparato due volte con dei proiettili di non so che tipo sulla barca e non solo a noi». Nelle ore precedenti aveva fatto discutere un video del ministro israeliano Ben Gvir in cui derideva gli attivisti fermati, legati e picchiati, cosa che ha scatenato l’ira del governo italiano che ha chiesto delle scuse e convocato l’ambasciatore dello Stato ebraico.
Massima solidarietà, vicinanza e l’augurio di una pronta guarigione ai poliziotti del Commissariato di Cava de’ Tirreni rimasti feriti nel corso di un violentissimo intervento avvenuto nella notte. Un episodio definito di estrema gravità, culminato con l’arresto del responsabile per reati pesantissimi e che riaccende il dibattito sulle condizioni di sicurezza in cui quotidianamente operano le Forze dell’Ordine sui territori più complessi della provincia salernitana. La vicenda ha immediatamente suscitato la dura reazione dei vertici nazionali, regionali e provinciali del sindacato di polizia Coisp, che hanno espresso pieno sostegno agli agenti coinvolti, denunciando il clima crescente di violenza e aggressività nei confronti degli operatori in divisa. Il Segretario Nazionale Giuseppe Raimondi, referente per Campania e Basilicata, ha parlato di un episodio che rappresenta ormai una deriva non più accettabile: «L’aggressione di Cava de’ Tirreni fotografa una realtà non più tollerabile: le donne e gli uomini in divisa sono diventati il bersaglio fisso di una criminalità sfrontata e priva di ogni rispetto per lo Stato. Esprimo la massima solidarietà del Coisp ai colleghi feriti. Questo episodio, aggravato da dinamiche folli che vanno dalle lesioni personali fino a tentativi di corruzione in ufficio, dimostra che serve una risposta legislativa e penale immediata». Secondo Raimondi, è necessario intervenire con norme più severe e strumenti di tutela più efficaci per chi opera quotidianamente in prima linea. «Chi aggredisce un poliziotto deve pagare con la massima fermezza della pena, senza sconti o benefici. Non lasceremo soli i nostri ragazzi», ha aggiunto, sottolineando la necessità di rafforzare sia le misure di prevenzione sia il sostegno operativo agli agenti impegnati nei controlli del territorio. Sulla stessa linea anche Alfredo Onorato, Segretario Generale Regionale del Coisp, che ha evidenziato come soltanto la professionalità e la lucidità degli operatori abbiano evitato conseguenze ancora più drammatiche. «La Campania si stringe attorno ai colleghi del Commissariato di Cava de’ Tirreni. Solo grazie al loro straordinario sangue freddo e alla prontezza operativa si è evitato che un intervento ad altissimo rischio, sfociato in reati di inaudita gravità penale, si trasformasse in una tragedia ancora peggiore». Onorato ha poi ribadito la vicinanza dell’intera struttura sindacale regionale agli agenti feriti e alle loro famiglie: «La segreteria regionale esprime piena solidarietà ai colleghi coinvolti e seguirà con attenzione gli sviluppi della vicenda. Continueremo a vigilare affinché in ogni Ufficio e in ogni strada della nostra regione il personale di Polizia possa operare con il massimo delle tutele e della sicurezza possibili». A intervenire anche Davide Del Regno, Segretario Generale Provinciale del Coisp Salerno, che ha posto l’accento sulle enormi difficoltà affrontate quotidianamente dagli operatori impegnati nei servizi di controllo del territorio, soprattutto durante gli interventi notturni. «Come segreteria di Salerno siamo profondamente colpiti e indignati per quanto accaduto sul nostro territorio provinciale. Esprimo la mia totale e fraterna solidarietà ai colleghi della Volante rimasti feriti». Del Regno ha evidenziato come episodi del genere confermino il livello di esposizione al rischio cui sono sottoposti gli agenti: «Interventi notturni di questo tipo dimostrano come il controllo del territorio a Salerno e provincia richieda sforzi immani e rischi continui. Gli operatori si trovano spesso a fronteggiare situazioni imprevedibili, con margini di pericolo elevatissimi». Infine, il segretario provinciale del Coisp ha assicurato il pieno supporto sindacale ai poliziotti coinvolti: «Seguiamo con apprensione il decorso medico dei colleghi feriti e saremo al loro fianco in ogni sede. Chi pensa di poter aggredire i servitori dello Stato sul nostro territorio deve sapere che troverà nel Coisp un muro insormontabile a difesa della legalità e della dignità della divisa».
E’ uno dei più giovani candidati alle prossime elezioni, sicuramente il più giovane della lista di Fratelli d’Italia a sostegno del candidato sindaco Gherardo Maria Marenghi. Si tratta di Alex Pisapia, che ha deciso di mettersi in gioco con la spontaneità tipica della sua età ma con idee già molto definite. La sua candidatura nasce dal desiderio di rappresentare davvero i ragazzi di Salerno, portando all’attenzione temi che vivono ogni giorno: il degrado dei campi comunali, la mancanza di spazi di aggregazione, l’assenza di attività pensate per i più giovani.
Pur consapevole della sua giovane età, Alex rivendica con forza il valore di uno sguardo nuovo e autentico sulla città, convinto che entusiasmo, impegno e ascolto possano contribuire a costruire un cambiamento concreto per la comunità salernitana.
Prima candidatura, 21 anni, tra i più giovani candidati alle prossime elezioni. Cosa ti ha spinto a scendere in campo?
“Il pormi al servizio dei cittadini e dei giovani; essere la loro voce a difesa di una Salerno che non riconosciamo più”.
Militante di Fdi a sostegno di Marenghi. Può essere lui il sindaco del cambiamento?
“Certamente perché è una persona di elevato spessore umano e professionale. il suo programma, che trova totale consenso nel mio modo di pensare e coincide con gran parte degli obiettivi che mi sono posto, tratta tutte le più importanti tematiche dolenti della nostra città”.
In questi giorni di campagna elettorale percepisci il sostegno degli elettori, soprattutto dei giovani?
“Si, certamente. i miei amici, i conoscenti ed anche chi sto incontrando solo ora, vedono in me una possibilità di cambiamento sincero e appassionato della nostra città”.
Pensi sia una sfida solo contro De Luca o anche altri candidati sindaci potranno dire la loro?
“Penso che una campagna elettorale corretta e, soprattutto volta al bene della collettività, non debba essere una sfida, ma una serena manifestazione di idee e di propositi verso i quali i cittadini debbano sentirsi liberi di scegliere. In tale contesto tutti i candidati sindaci dovrebbero esprimere il proprio programma in un clima di tranquilla condivisione”.
Dovessi essere eletto, quale sarà il tuo impegno per Salerno? Un impegno che sembra essere indirizzato soprattutto verso le politiche giovanili.
“Se dovessi essere eletto il mio impegno sarà rivolto ad azioni miranti alla rinascita della nostra splendida città affinché i giovani si sentano in una città “interessante”. una città che offra loro luoghi di aggregazione, sportivi, culturali e didattici, dove i ragazzi possano assistere ad eventi pubblici in totale sicurezza. Penso al luogo che da sempre ha identificato la nostra città: il lungomare. oggi terra desolata, devastata nel suo arredo urbano, divenuto piazza ideale per la micro criminalità e spaccio. Propongo una riqualificazione di tale luogo che potrà ridiventare spazio per relax, ma anche per assistere a manifestazioni che già si tengono nelle altre città italiane e che attraggono tanti giovani, penso al Comicon, ai concerti ecc.”. La visione di Alex è quella di un giovane “pulito”, tanto nelle idee, quanto nelle intenzioni, con l’obiettivo di voler mettere a disposizione la sua dinamicità al servizio dei giovani e di Salerno.
In una lettera indirizzata ai leader dell’Ue, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha proposto di associare l’Ucraina all’Unione europea, prima della sua piena adesione che richiederà tempo. «È chiaro che non saremo in grado di completare il processo di adesione nel prossimo futuro, visti gli innumerevoli ostacoli e le complessità politiche delle procedure di ratifica», ha scritto nella missiva. Di conseguenza, ha proposto concedere a Kyiv lo status di membro associato, che consentirebbe all’Ucraina di partecipare ad alcune riunioni del Consiglio europeo – che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Ue -, di avere un commissario europeo “associato” senza portafoglio e membri “associati” del Parlamento europeo senza diritto di voto.
Il processo di adesione è bloccato dal 2023
All’Ucraina è stato concesso lo status ufficiale di Paese candidato all’adesione all’Ue nel dicembre 2023, ma i negoziati di adesione sono bloccati da allora a causa del veto dell’Ungheria di Viktor Orban. La vittoria di Peter Magyar alle elezioni ungheresi del 12 aprile ha cambiato la situazione e la Germania e la maggior parte degli altri Paesi dell’Ue sperano che questi negoziati inizino ufficialmente. Si prevede che saranno lunghi e difficili, soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura. L’Ucraina è infatti un importante produttore agricolo e il suo peso economico è motivo di preoccupazione per alcuni Paesi, tra cui la Francia.
Continua la battaglia del comitato “Giù le mani dal Porticciolo”, che sabato tornerà a riunirsi per discutere del futuro del porticciolo di Pastena e delle iniziative da mettere in campo per fermare definitivamente il progetto del Porto di Pastena, impedendo qualsiasi intervento che, secondo gli attivisti, rischierebbe di stravolgere l’identità storica, sociale e ambientale dell’area. Nel corso dell’assemblea pubblica, il comitato illustrerà ai cittadini la risposta del Ministero dell’Ambiente alle osservazioni presentate sullo Studio di Impatto Ambientale, soffermandosi sull’evoluzione dell’iter autorizzativo e sulle criticità che, a detta dei promotori della mobilitazione, sarebbero state confermate anche nelle ultime valutazioni tecniche. L’incontro rappresenterà anche un momento di confronto politico dopo settimane di campagna elettorale in cui il tema del porto è tornato al centro del dibattito cittadino. «Dopo settimane di campagna elettorale, nel corso della quale tanti candidati – compresi coloro che avevano contribuito a creare le condizioni per la trasformazione portuale dell’area – si sono impegnati pubblicamente a contrastare il progetto, definiremo insieme le modalità con cui vigilare sull’operato della futura amministrazione», spiegano dal comitato. L’obiettivo dichiarato resta quello di ottenere la revoca definitiva dell’opera e una modifica della destinazione urbanistica prevista all’interno del Piano Urbanistico Comunale, così da impedire in futuro nuovi tentativi di trasformazione dell’area del porticciolo. Il comitato sottolinea inoltre come la battaglia contro il Porto di Pastena venga considerata non soltanto una vertenza locale, ma anche una mobilitazione più ampia in difesa degli spazi pubblici, del paesaggio costiero e della partecipazione dei cittadini alle scelte urbanistiche della città. Nella stessa mattinata, il porticciolo ospiterà anche l’equipaggio della “Ghassan Kanafani”, imbarcazione della Freedom Flotilla Italia impegnata nella missione itinerante “100 Porti – 100 Città”. L’iniziativa punta a riportare l’attenzione internazionale sulla tragedia umanitaria in corso nella Striscia di Gaza e a costruire reti di solidarietà e sostegno al popolo palestinese, collegando il dramma del conflitto alle numerose vertenze territoriali e sociali presenti in tutta Italia. All’iniziativa parteciperanno anche altre realtà associative e diversi comitati attivi sui territori campani, in una giornata che unirà il tema della difesa del territorio locale a quello della solidarietà internazionale.
Evaporato. Che fine ha fatto il miliardo di euro che doveva servire a ricostruire l’Emilia-Romagna dopo l’alluvione del 2023, quello dopo il quale Giorgia Meloni si mise a girare alcune zone colpite indossando stivali di gomma in mezzo al fango, per la più classica delle passerelle? È sparito tra ordinanze, target riscritti, cantieri mai partiti e responsabilità divise così tanto da sembrare di nessuno. Tre anni dopo quella devastazione, la ricostruzione si presenta alla scadenza del 30 giugno 2026 con un conto politico pesantissimo: il fondo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si è ridotto da 1,2 miliardi a 290 milioni.
Consap doveva accelerare la ricostruzione
Dentro questa voragine ci sono finiti tutti. A partire dal governo Meloni, che aveva annunciato l’impegno di risorse promettendo il raggiungimento di certi obiettivi, ma non è riuscito a trasformarli in cantieri nei tempi europei. Tra i colpevoli c’è anche la Regione Emilia-Romagna guidata fino al 2024 da Stefano Bonaccini, che per anni ha governato un territorio fragile e oggi non può limitarsi al ruolo di parte lesa. Senza dimenticare Consap, la società che opera come “braccio operativo” dello Stato per gestire fondi di pubblica utilità, indennizzi e servizi di garanzia a tutela dei cittadini e che è partecipata del ministero dell’Economia, con l’ex deputato di Forza Italia Sestino Giacomoni presidente e Vincenzo Sanasi d’Arpe amministratore delegato: doveva accelerare la ricostruzione ed è arrivata invece alla prova dei fatti con numeri modesti.
La domanda è semplice: com’è possibile che, dopo una tragedia nazionale, con fondi europei disponibili, una struttura commissariale dedicata, una Regione coinvolta e una società pubblica incaricata di far partire gli appalti, la ricostruzione sia finita in una rimodulazione al ribasso? La risposta sta nei numeri: meno fondi Pnrr, meno interventi, meno cantieri, meno certificati. E molte più spiegazioni che opere concluse.
«Il governo al fianco dei territori»: prima gli annunci, ma i lavori?
Nel gennaio 2024 il governo presentava per il post-alluvione 1,2 miliardi aggiuntivi del Pnrr, insieme all’accordo con la Regione Emilia-Romagna da 588 milioni per 92 progetti strategici. Era il momento degli annunci: «il governo al fianco dei territori», risorse europee, messa in sicurezza. Oggi quel perimetro è stato rideterminato in 290 milioni e il nuovo target è l’emissione, entro il 30 giugno 2026, di almeno 190 certificati di ultimazione lavori.
Una capacità di spesa che Meloni non è riuscita a garantire
Tecnicamente si chiama rimodulazione. Politicamente è una bocciatura. Il piano iniziale non ha retto alla prova dell’esecuzione. E se un programma da 1,2 miliardi viene ridotto a 290 milioni, non basta invocare la complessità amministrativa o le nuove emergenze meteo. La struttura commissariale è nazionale, il Pnrr passa da Palazzo Chigi e dal Mef, il confronto con Bruxelles è di responsabilità del governo. La prima colpa, quindi, è dell’esecutivo Meloni: ha annunciato una capacità di spesa e di realizzazione che non è riuscito a garantire.
L’Emilia-Romagna non può presentarsi soltanto come vittima
Roma però non è l’unico bersaglio. L’Emilia-Romagna, governata per decenni dal centrosinistra, non può presentarsi soltanto come vittima degli eventi climatici. La Regione annovera tra le proprie funzioni l’indirizzo, la programmazione e il controllo in materia di difesa del territorio, oltre alla programmazione e al monitoraggio degli interventi di difesa del suolo, costa e bonifica.
Stefano Bonaccini e Giorgia Meloni nei giorni dopo l’alluvione del 2023 (foto Ansa).
È qui che entra in campo Bonaccini. Era presidente della Regione al momento dell’alluvione e ha rappresentato per anni il modello emiliano-romagnolo: amministrazione efficiente e macchina pubblica capace.
La struttura commissariale era guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo
Poi c’è Consap. Qui il discorso diventa ancora più concreto. Il 25 ottobre 2024 la società ha firmato con la struttura commissariale guidata allora dal generale Francesco Paolo Figliuolo una convenzione per svolgere funzioni di stazione appaltante ausiliaria per l’esecuzione e la gestione degli interventi di messa in sicurezza e ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione. La stessa Consap presentò quell’incarico come la sua prima attività in questo ruolo.
Francesco Paolo Figliuolo (foto Imagoeconomica).
I vertici sono quelli nominati nel 2023: i già citati Giacomoni, presidente, e Sanasi d’Arpe, amministratore delegato confermato per il secondo mandato. La partita della governance è ormai prossima, perché la documentazione societaria indica gli incarichi con scadenza legata all’assemblea chiamata ad approvare il bilancio relativo all’ultimo esercizio della carica. Dopo questa vicenda, il rinnovo dei vertici non può essere trattato come una normale pratica di nomine pubbliche.
I numeri sono il punto. Consap dichiara 216 interventi affidati per quasi 220 milioni. Ma nel suo aggiornamento parla di 17 cantieri Pnrr da completare entro il 30 giugno, tre ultimati e 27 complessivamente avviati. Rivendica anche 183 progetti esecutivi consegnati e oltre 1.000 affidamenti di servizi e lavori.
Il problema non è solo la differenza tra 17, 27 o altri conteggi circolati nelle ricostruzioni giornalistiche. Il problema è il denominatore: 216 interventi affidati. Presentare 17 cantieri Pnrr come un risultato rischia di rovesciare la realtà. Dentro un programma che deve arrivare ad almeno 190 certificati entro giugno, quel numero somiglia più a un’ammissione di ritardo che a un successo operativo.
Il ministero dell’Economia deve chiedere conto del (mancato) risultato
Consap può sostenere di avere prodotto sopralluoghi, progetti, affidamenti e procedure. Ma la ricostruzione non si misura sulla carta. Si verifica sui cantieri chiusi, sulle opere consegnate, sui territori messi in sicurezza. Se una partecipata pubblica viene chiamata per accelerare e arriva alla vigilia della scadenza con pochi cantieri ultimati, il Mef deve chiedere conto del (mancato) risultato.
La ricostruzione è un fallimento a tre livelli
Il flop della ricostruzione emiliano-romagnola è quindi un fallimento a tre livelli. Il governo Meloni ha annunciato risorse che non è riuscito a trasformare in opere nei tempi del Pnrr. Il centrosinistra regionale, con Bonaccini in testa, deve rispondere della prevenzione mancata e della fragilità accumulata sul territorio. Consap, con Giacomoni, Sanasi d’Arpe e la Stazione appaltante guidata da Leonardo Francesco Nucara, deve spiegare perché la macchina operativa incaricata di far correre gli appalti sia andata avanti invece con numeri così deboli.
«Il mancato completamento dei lavori di rifacimento della spiaggia ribattezzata “Universo Beach” nel tratto compreso tra Pastena e Torrione, rappresenta un fatto grave che rischia di compromettere non solo la fruibilità di un’area balneare molto frequentata, ma anche l’immagine turistica della città di Salerno». A dirlo Raffaele Esposito, Presidente Provinciale di Confesercenti Salerno e Presidente regionale Fiba Confesercenti Campania. «Siamo profondamente preoccupati perché questo ritardo non è un semplice disagio tecnico: è un danno concreto per i residenti, per le famiglie e per le tante imprese che vivono di turismo e commercio stagionale. Salerno, negli ultimi anni, ha costruito con sacrificio una potenziale e non ancora adeguatamente strutturata identità turistico balneare, riconosciuta e adeguatamente apprezzata. Non possiamo permettere che una mancata programmazione o un rallentamento dei lavori compromettano la stagione estiva ormai alle porte», ha aggiunto Esposito, ricordando che la spiaggia Universo Beach è uno dei pochi tratti urbani a libero accesso, utilizzato quotidianamente da migliaia di cittadini. La sua mancata riqualificazione riduce drasticamente gli spazi disponibili e crea un evidente squilibrio tra domanda e offerta di aree balneabili. «Il turismo balneare è diventato un asset strategico per Salerno – ha aggiunto il presidente regionale Fiba – e la città è ormai percepita come una vera destinazione estiva, non più soltanto come luogo di passaggio, restano ovviamente le criticità relative alla regimentazione delle acque ed alla qualità delle stesse per le quali vanno adottate importanti azioni anche comprensoriali. Ritardi come questo rischiano di generare sfiducia nei turisti, recensioni negative e un impatto economico pesante per bar, ristoranti, stabilimenti, B&B e attività commerciali dell’intera zona orientale». Confesercenti chiede di conoscere un cronoprogramma chiaro e pubblico sul possibile completamento dei lavori; un confronto immediato con le istituzioni competenti; misure compensative per gli operatori economici eventualmente danneggiati; una pianificazione più rigorosa degli interventi futuri, affinché non ricadano mai più in piena stagione. «La città ha bisogno di certezze, non di improvvisazioni – ha concluso Esposito – e come Confesercenti siamo pronti a collaborare con spirito costruttivo, ma anche a far sentire con forza la voce delle imprese e dei cittadini. La stagione estiva non può essere messa a rischio da ritardi evitabili. Siamo certi conclude il Presidente Esposito che con il nuovo assetto governativo cittadino si possano rapidamente porre in essere le misure amministrative idonee per salvaguardare cittadini residenti imprese e turisti». Nel frattempo, il Codacons Campania accoglie con soddisfazione la notizia dell’avvio dell’indagine congiunta di Arpac e Guardia di Finanza, Sezione operativa Navale di Salerno, sulla qualità della sabbia utilizzata per il ripascimento di Universo Beach a Pastena e ribadisce l’urgenza di un’immediata informazione pubblica per la tutela della salute e della sicurezza dei cittadini. I tecnici dell’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania, su richiesta della sezione navale della Guardia di Finanza di Salerno, hanno effettuato in queste ore prelievi sulla spiaggia di Pastena per verificare la conformità del materiale alle specifiche di gara e l’eventuale presenza di elementi pericolosi per la salute pubblica. «Ricordiamo che, come già denunciato dal Codacons nei precedenti comunicati, numerose segnalazioni hanno evidenziato che il materiale depositato non corrisponderebbe alla sabbia prevista dal capitolato, presentando caratteristiche inadatte e persino dannose: pietrisco al posto della sabbia naturale, presenza di muffe e compattazione anomala che ha reso necessario l’uso di trivelle per posizionare gli ombrelloni. Ancora più grave – e inaccettabile – è il fatto che la spiaggia sia stata aperta al pubblico in assenza di collaudo, condizione imprescindibile per garantire la sicurezza di migliaia di bagnanti, inclusi bambini», ha detto il Presidente del Codacons Campania, Avv. Matteo Marchetti, ribadendo che «accogliamo con favore che la Guardia di Finanza e l’Arpac stiano finalmente intervenendo per fare chiarezza, ma non possiamo attendere mesi per avere un responso mentre i cittadini rischiano ogni giorno. È naturale e doveroso che, in caso di irregolarità, si proceda alla chiusura immediata della spiaggia. La Procura dovrà accertare le responsabilità penali di tutti i soggetti coinvolti, dal Comune agli uffici tecnici, fino all’impresa esecutrice». Il Codacons sottolinea, inoltre, come la vicenda rappresenti un problema non solo estetico e funzionale, ma legale, amministrativo e potenzialmente penale, e rinnova l’appello alle autorità competenti – in particolare alla Capitaneria di Porto – affinché venga garantita la massima tutela dei bagnanti e la piena legalità nelle procedure di gestione del demanio marittimo. Intanto l’Ufficio Legale del Codacons, che fin dall’inizio ha avuto ragione a chiedere l’intervento della Capitaneria, manifestandogli tutte le proprie perplessità, sta preparando un accesso agli atti dell’ARPAC per essere informato dei risultati delle indagini e, comunque, fino alla conclusione delle indagini, continuerà a monitorare la situazione, offrendo assistenza legale a tutti i cittadini che intendano richiedere rimborsi o risarcimenti e ribadendo la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per restituire alla comunità di Pastena e Torrione una spiaggia sicura, pulita e fruibile in ogni stagione.
Il sindaco di Bacoli, Josi Della Ragione, è stato ospite ieri in città su invito di Sara Petrone, candidata al consiglio comunale nella lista “Salerno Democratica” a sostegno del candidato sindaco Franco Massimo Lanocita. L’incontro, che ha visto la presenza anche dell’altro capolista Giso Amendola, ha offerto lo spunto per un confronto incentrato sui temi della democrazia partecipativa, della legalità e dell’assetto delle coalizioni politiche in Campania.
Sindaco, si è discusso molto di democrazia e partecipazione. Qual è il senso della sua presenza?
«Ho accettato con grande piacere l’invito giunto da Sara Petrone e da un collettivo di giovani. Sono venuto a raccontare l’esperienza che portiamo avanti a Bacoli da quasi vent’anni, prima come attivista, poi come consigliere comunale e ora come sindaco. Se questo racconto può spronare qualche cittadino in più ad andare alle urne domenica e lunedì, è un fatto positivo. Credo che, partendo da esperienze di democrazia dal basso come la nostra, la comunità possa sentirsi davvero protagonista nei processi decisionali e di governo di un territorio importante come quello di Salerno.»
Bacoli viene spesso indicata come un modello di legalità, da ultimo per la battaglia sulla restituzione delle spiagge dai lidi militari all’uso pubblico. Ritiene che a Salerno lo scenario sia differente?
«Non spetta a me giudicare la realtà di Salerno. Trovo improprio che qualcuno proveniente dalla provincia di Napoli venga qui a dire ai cittadini per chi votare. Mi fa piacere, invece, spiegare come in un contesto complesso la legalità non debba essere solo un proclama, ma si debba tradurre in fatti concreti. Noi restituiamo i beni confiscati alla camorra al territorio: l’esempio principale è Villa Ferretti, una struttura sottratta alla criminalità che oggi ospita una sede dell’Università Federico II, oltre a un parco pubblico e a una spiaggia libera. La legalità si fa anche all’interno della pubblica amministrazione, gestendo la cosa pubblica nel pieno rispetto delle regole. A questo si aggiungono le azioni quotidiane per la tutela dei beni comuni, a partire dal litorale, dove abbiamo lavorato intensamente per allontanare gli abusivi. È fondamentale che le regole vengano rispettate da tutti, Stato e strutture militari compresi. Consideriamo inaccettabile che un paradiso come il lungomare di Miseno sia occupato per il 70% da stabilimenti balneari. Vogliamo liberarlo affinché chiunque possa usufruire di spiagge pubbliche. Si tratta di una battaglia di civiltà e di rispetto per la comunità».
Amministrare puntando sulla trasparenza e sulla rottura degli equilibri consolidati espone spesso a forti pressioni. Quanto è difficile la gestione quotidiana per un sindaco giovane che si trova a fronteggiare anche atti intimidatori?
«Faccio parte di Avviso Pubblico, un’associazione in prima linea nel sostenere i primi cittadini che subiscono minacce, un fenomeno purtroppo molto diffuso in tutta Italia. Non è facile essere un sindaco giovane e controcorrente. Ho subito intimidazioni e non è piacevole, ma se un amministratore non ha coraggio può tranquillamente fare un altro mestiere, dato che il ruolo non ce lo ha prescritto il medico. Chi indossa la fascia tricolore deve agire con determinazione perché rappresenta decine di migliaia di persone, mantenendo sempre la schiena dritta. Accanto alla pressione malavitosa deve imporsi la fermezza delle istituzioni locali. Lo Stato è rappresentato sul territorio innanzitutto dai sindaci e dai comuni: se questi si piegano, la criminalità organizzata ha la strada spianata per impossessarsi delle zone più belle della nostra costa».
Passiamo alla politica. A Salerno la coalizione del “campo largo” non ha trovato una sintesi, frammentandosi, mentre lei a Bacoli governa proprio insieme al Pd. Qual è la sua visione sulle dinamiche regionali?
«A Bacoli abbiamo costruito il campo largo e lo abbiamo sostenuto con convinzione anche in occasione delle elezioni regionali. Quando questa formula riesce a trovare una sintesi attorno a un progetto chiaro, i risultati sono evidenti e positivi. Nei comuni in cui si è votato negli ultimi anni, laddove l’alleanza era ben strutturata e unita da una figura di riferimento condivisa, si è sempre vinto e si è governato bene. A Bacoli siamo riusciti a unire forze civiche, movimenti territoriali come FreeBacoli e partiti tradizionali come il PD. Governiamo tenendo fede a un programma condiviso, frutto di ascolto e mediazione. Grazie a questa coesione abbiamo approvato il nuovo Piano Urbanistico Comunale e adottato il Piano per le Aree Demaniali, atti fondamentali che senza una reale intesa politica non avrebbero mai visto la luce. L’auspicio è che si possano trovare simili sinergie anche negli altri territori, dato che in molti comuni della Campania è stato difficile replicare il modello di alleanza che ha funzionato a livello regionale».
Due convegni si terranno venerdì 22 maggio presso l’Università degli Studi di Salerno. Il primo dal titolo “Le fragilità interrogano il diritto, la società e la responsabilità delle istituzioni” (ore 11 – Aula Nicola Cilento); il secondo dal titolo “Gli archivi notarili insieme con il notariato sui recenti casi di responsabilità disciplinare emersi nelle ispezioni” (ore 9.00 Edificio B2, Aula B2P-008). Nell’Aula Nicola Cilento dell’Università degli Studi di Salerno – Dipartimento di Scienze Aziendali – Management & Innovation Systems (DISA-MIS), il convegno: “Le fragilità. L’impegno del giurista e del legislatore in ordine alle tutele e alle garanzie loro riservate”, promosso dalla professoressa Mariassunta Imbrenda, ordinaria di Diritto privato, Dipartimento di Scienze Aziendali – Management & Innovation Systems/DISA-MIS in collaborazione con il Consiglio Nazionale del Notariato e con la partecipazione dell’Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità e la Fondazione Il Salotto Giuridico, si inserisce nel più ampio dibattito sulle recenti prospettive di riforma in materia di tutela delle persone fragili, oggi al centro dell’attenzione del legislatore e della riflessione scientifica. L’Ateneo salernitano già da tempo si mostra attento a queste tematiche, al punto che per l’evento è stato predisposto il servizio di interprete LIS, così da consentire una maggiore fruizione dei contenuti. Apriranno i lavori i saluti istituzionali del Magnifico Rettore, Prof. Virgilio D’Antonio, della Direttrice del Dipartimento DISA-MIS, Prof.ssa Ornella Malandrino, della Delegata del Rettore all’Inclusione, Prof.ssa Giulia Savarese, del Viceministro della Giustizia, Prof. Avv. Francesco Paolo Sisto, e del Presidente Autorità Garante Nazionale dei diritti delle persone con disabilità Avv. Maurizio Borgo. Le due sessioni saranno presiedute dal Presidente del Consiglio Nazionale del Notariato, Notaio Avv. Vito Pace e dal Prof. Pasquale Femia, con le conclusioni affidate al Prof. Francesco Vaia. Interverranno autorevoli esponenti del panorama accademico, notarile e istituzionale, tra cui la Direttrice del Dipartimento di Scienze Giuridiche della Sapienza Università di Roma, Prof.ssa Mirzia Bianca, il Notaio Giuseppe Trapani, l’Avv. Angelo D’Onofrio, il Prof. Avv. Mario Renna, il Prof. Francesco Rossi, il Prof. Mauro Pennasilico e la Prof.ssa Carmen Mingorance Gosálvez dell’Università di Cordova e la Prof.ssa Mariassunta Imbrenda. L’incontro prevede anche l’intervento dei Dottori Vincenza Conte e Andrea Senatore del DISA-MIS, che presenteranno le rispettive prospettive di ricerca sulle tematiche oggetto del convegno. Particolare rilievo assumono le iniziative promosse dal Consiglio Nazionale del Notariato, orientate al rafforzamento degli strumenti di protezione della persona, nel segno dell’autodeterminazione, dell’inclusione e della dignità individuale, ciò anche alla luce della prima relazione annuale, presentata nel mese di aprile, sull’attività svolta dall’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. La tematica delle vulnerabilità sarà affrontata a tutto tondo, anche con riguardo alle questioni ambientali e legate al digitale. Come ha avuto modo di precisare la prof.ssa Imbrenda, “l’obiettivo del convegno è di proporre un dialogo proficuo tra istituzioni, accademia, mondo delle professioni, sottolineando il ruolo sociale del notariato nella risoluzione di problemi a carattere sociale. Un confronto di grande attualità, volto a ripensare il rapporto tra diritto, garanzie e vulnerabilità nella società contemporanea”. Il secondo convegno (ore 9.00 Edificio B2, Aula Pecoraro), organizzato dalla Fondazione Il Salotto Giuridico, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Aziendali – Management & Innovation Systems (DISA-MIS) dell’Università degli Studi di Salerno, il Consiglio Notarile di Salerno, Nocera Inferiore e Vallo della Lucania, ha come titolo “Gli archivi notarili insieme con il notariato sui recenti casi di responsabilità disciplinare emersi nelle ispezioni” ed è dedicato alla memoria del Magistrato Francesco De Rosa, già Presidente della Corte di Appello di Salerno. Giunta alla sua seconda edizione, su iniziativa della prof.ssa Mariassunta Imbrenda, l’incontro rappresenta un’importante occasione di confronto tra Archivi notarili, giudici Co.Re.Di. e notai, con l’obiettivo di approfondire le principali contestazioni emerse in sede ispettiva e favorire una collaborazione sempre più efficace tra le diverse componenti del sistema notarile. Il convegno si concentrerà sulle fattispecie più frequentemente contestate ai notai, analizzandone la conformità alla normativa vigente e offrendo un approccio concreto e operativo per prevenire rilievi disciplinari e sanzioni. Ampio spazio sarà dedicato infatti alle “best practices” da adottare nella prassi professionale, alle corrette tecniche redazionali e alle clausole contrattuali che possono essere suggerite e inserite negli atti. La giornata di studio sarà articolata in quattro tavoli di confronto moderati da esperti del settore. Tra i temi affrontati figurano le contestazioni relative agli atti costitutivi di S.r.l. e agli statuti, alle operazioni societarie, alle cessioni di quote e alle procure institorie; particolare attenzione sarà inoltre riservata alle compravendite immobiliari, con approfondimenti su usucapione, CDU, quietanze, ipoteche e regolamentazione del prezzo. Ulteriori focus riguarderanno le modifiche del fondo patrimoniale, i vincoli di destinazione, gli atti con incapaci, le donazioni tra coniugi in comunione legale, le problematiche catastali e le questioni inerenti agli APE. Non mancheranno approfondimenti sulla corretta applicazione della legge notarile, sugli atti stipulati in lingua straniera, sulla tenuta dei repertori, sui tempi di trascrizione e sugli obblighi antiriciclaggio. Di particolare rilievo la partecipazione del Presidente Eugenio Forgillo, Presidente Co.Re.Di. Campania e Basilicata e Magistrato di Corte d’Appello, che oltre a intervenire ai lavori del IV Tavolo aprirà la sessione conclusiva del convegno con alcune riflessioni sui poteri d’iniziativa e sui criteri per la quantificazione della sanzione nel procedimento Co.Re.Di. Al convegno sarà possibile partecipare sia in presenza sia da remoto tramite diretta streaming o differita.
La giunta regionale della Campania ha approvato il calendario scolastico regionale per l’anno 2026-2027: le lezioni inizieranno il 15 settembre 2026 e termineranno l’8 giugno 2027 per le scuole primarie e secondarie, mentre le attività educative delle scuole dell’infanzia termineranno il 30 giugno 2027.
L’esecutivo regionale ha anche approvato il documento “Scuola Viva in Cantiere – priorità e criteri per il rinnovamento del parco progetti regionale”. Tra le novità previste: la possibilità di finanziare nuovi edifici scolastici, l’apertura a tutte le fonti di finanziamento, l’utilizzo delle economie disponibili per il completamento di lavori già avviati.
In materia di protezione civile, la giunta ha aderito anche per il 2026 all’iniziativa nazionale “Anch’io sono la protezione civile”, rivolta ai giovani tra i 10 e i 16 anni: saranno realizzati 59 campi scuola estivi in collaborazione con le organizzazioni di volontariato di protezione civile, per un investimento complessivo di 206.500 euro.
Infine, in materia di politiche giovanili, la giunta ha preso atto del riparto delle risorse del Fondo nazionale politiche giovanili 2026, che assegna alla Campania oltre 1,35 milioni di euro. Contestualmente, è stato approvato il Piano finanziario di dettaglio del progetto “Impegnarsi ad Arte”, per una programmazione complessiva di oltre 1,5 milioni di euro comprensiva della quota di cofinanziamento regionale.
Il mistero torna sulla piattaforma di streaming attraverso la Upside Down Pictures dei fratelli Duffer
Salutato dalla critica come lo Stranger Things della terza età, The Boroughs è disponibile da oggi su Netflix con una prima stagione da otto episodi che introduce il pubblico ai misteri della comunità di pensionati creata da Jeffrey Addiss e Will Matthews (Dark Crystal – La resistenza). La serie, prodotta dalla Upside Down Pictures di Matt e Ross Duffer, vede protagonista Alfred Molina (Spider-Man 2) nei panni di Sam Cooper, ingegnere in pensione che si traferisce in seguito alla recente scomparsa della moglie, accompagnato da Geena Davis (che interpreta l'ex... - Leggi l'articolo
Esce Tainaron per Zona 42, definito dall'editore “un’inesausta flânerie per le vie di un luogo impossibile, che ha nel mutamento la sua unica costante”.
La Finlandia è uno dei paesi europei in cui la fantascienza e il fantastico sono più seguiti, al punto che qualche anno fa ha organizzato la Worldcon, il convegno modiale della fantascienza, e con discreto successo.
Leena Kohn non è propriamente una scrittrice di fantascienza, ha scritto un po' di tutto, dai saggi ai libri per bambini, e anche questo Tainaron ci sembra rientrare in quel novero di fantastico “leggero” più metaforico che sostanziale. In ogni caso, il libro è giunto in finale al World Fantasy Award e all'International... - Leggi l'articolo
Nel mondo contemporaneo, la distinzione tra infrastrutture fisiche e digitali è ormai superata. Centrali energetiche, ospedali, reti di trasporto, sistemi di pagamento e telecomunicazioni dipendono da architetture informatiche che sostengono il funzionamento quotidiano del Paese. Quando queste si interrompono, gli effetti non restano confinati al cyberspazio ma incidono direttamente sulla vita dei cittadini, sull’operatività delle imprese e sulla continuità dei servizi essenziali. In questo scenario, la sovranità digitale assume una crescente importanza. Il concetto fa riferimento alla capacità di uno Stato, di un’azienda o di un’organizzazione di mantenere il controllo sulle proprie tecnologie, sui dati e sulle infrastrutture critiche, senza dipendere da soggetti esterni che rispondono a normative e interessi differenti.
Il rischio di affidarsi a fornitori esterni
Per anni, le scelte tecnologiche sono state guidate prevalentemente da criteri di convenienza economica e diffusione di mercato. Le piattaforme cloud più utilizzate, i principali fornitori di servizi digitali e molti strumenti di cybersecurity appartengono a grandi operatori internazionali. Una scelta spesso efficace dal punto di vista operativo, ma che ha sollevato interrogativi sempre più rilevanti sulla reale autonomia di governi e imprese. La dipendenza da fornitori esteri comporta infatti rischi che non riguardano soltanto l’aspetto tecnico. Un servizio può essere limitato o sospeso per decisioni aziendali, tensioni geopolitiche o obblighi imposti dalle autorità del Paese di origine del provider. In questi casi, il controllo dei dati e la continuità operativa possono essere messi in discussione, anche in presenza di accordi contrattuali formalmente solidi.
Infrastrutture digitali (Zenita Group).
In Italia manca ancora una visione coordinata
La sovranità digitale non è quindi un tema teorico, ma una componente concreta della sicurezza nazionale e della competitività economica. Significa poter contare su infrastrutture governate in modo diretto, con dati custoditi in ambienti soggetti a giurisdizioni certe e con tecnologie progettate per garantire continuità e resilienza. In Italia, il dibattito si intreccia con le opportunità offerte dal Pnrr, con il percorso di digitalizzazione della pubblica amministrazione e con la crescente attenzione verso la cybersicurezza. Uno dei principali ostacoli individuati dagli operatori del settore è la frammentazione. Progetti sviluppati in modo isolato, tecnologie non integrate e fornitori scollegati tra loro possono compromettere l’efficacia degli investimenti e aumentare la dipendenza da soggetti esterni. La trasformazione digitale richiede invece una visione coordinata, capace di coniugare progettazione, integrazione e protezione delle infrastrutture.
Il ruolo di Zenita Group
In questo contesto si inserisce Zenita Group, realtà italiana che ha fatto della sovranità digitale uno dei propri elementi distintivi. Il gruppo opera con oltre 1.500 specialisti distribuiti in più di 20 sedi sul territorio nazionale e si propone come partner tecnologico per organizzazioni pubbliche e private impegnate nel rafforzamento della propria autonomia digitale. L’approccio dell’azienda si fonda su un principio preciso, quello di consentire ai clienti di mantenere il pieno controllo dei propri dati, delle piattaforme e delle infrastrutture critiche. Ciò significa progettare soluzioni che riducano la dipendenza da giurisdizioni estere e che assicurino una governance coerente con le normative e gli interessi del contesto italiano ed europeo. In un momento storico in cui cloud computing, intelligenza artificiale e cybersecurity sono diventati anche strumenti di competizione geopolitica, la scelta dei partner tecnologici assume un valore che va oltre la semplice fornitura di servizi. Diventa una decisione strategica, legata alla capacità di preservare autonomia, sicurezza e continuità operativa.
Qualche giorno dopo l’atteso faccia a faccia tra Donald Trump e Xi Jinping, poche ore prima dell’ennesimo colloquio tra Vladimir Putin e lo stesso presidente cinese, ad Andong è andato in scena un altro vertice. Non c’era nessuno dei leader delle tre grandi potenze globali, eppure l’incontro è sembrato l’emblema di come il mondo stia provando a rispondere alla nuova epoca del “G2” profetizzato da Trump in relazione ai rapporti tra Stati Uniti e Cina. Andong è una città patrimonio dell’Unesco nel centro della Corea del Sud, lontana dai lustrini della patinata Seul. I protagonisti di questo “altro vertice” sono stati Sanae Takaichi e Lee Jae Myung. La premier giapponese e il presidente sudcoreano si sono visti all’ingresso di un hotel nel centro della città in cui peraltro è nato lo stesso Lee. Un modo immediato per segnalare un rapporto personale tra i due vicini asiatici, acerrimi rivali fino a solo qualche anno fa. D’altronde, Takaichi aveva fatto lo stesso nel 2025, quando aveva ricevuto Lee a Nara, dov’è nata lei.
Andong, sede dell’incontro fra Sanae Takaichi e Lee Jae Myung.
La visita di Takaichi in Corea del Sud è carica di un simbolismo ancora più ampio, a partire dal fatto che è stata organizzata mentre prende forma l’idea di un rapporto diretto e sempre più personale tra Washington e Pechino. Una relazione potenzialmente capace di ridefinire gli equilibri regionali senza passare dagli alleati asiatici. Il cosiddetto “Japan passing”, il timore di essere scavalcati nelle grandi trattative strategiche, è una paura antica della politica estera giapponese. Ma ora quel timore assume una dimensione diversa. A Tokyo hanno ascoltato con enorme preoccupazione le dichiarazioni di Trump nell’intervista concessa alla Fox al termine del summit con Xi, in cui sembra aver ridotto il supporto a Taiwan, definendo «arma negoziale» le vendite di armi a Taipei. Il tutto dopo che, nei mesi scorsi, la stessa Takaichi si era molto esposta a favore dell’isola rivendicata da Pechino.
La questione energetica e il rischio di shock industriali
Nei colloqui tra Takaichi e Lee, il primo grande capitolo è stato quello energetico. La guerra contro l’Iran e la crescente instabilità mediorientale hanno aperto uno scenario che inquieta profondamente entrambe le economie. Giappone e Corea del Sud importano gran parte del loro petrolio dal Medio Oriente e dipendono dalla sicurezza delle rotte marittime che attraversano lo Stretto di Hormuz. Eventuali interruzioni potrebbero trasformarsi rapidamente in shock industriali. Per questo, Lee e Takaichi hanno concordato un rafforzamento dei meccanismi comuni di sicurezza energetica. I due governi hanno deciso di ampliare la cooperazione sul gas naturale liquefatto (gnl), intensificare la condivisione di informazioni sulle scorte di greggio e rafforzare i canali di comunicazione per affrontare eventuali crisi sulle forniture. Takaichi ha anche parlato apertamente della possibilità di accordi di scambio su petrolio greggio, prodotti raffinati e gas naturale.
Un nuovo coordinamento anche sui minerali critici
C’è poi la questione dei minerali critici. Negli ultimi anni l’Asia orientale ha scoperto la propria vulnerabilità nella dipendenza da catene di approvvigionamento che passano in larga parte dalla Cina. Terre rare, semiconduttori, componenti industriali strategici: tutto questo è diventato improvvisamente parte della sicurezza nazionale. Anche qui i due governi hanno avviato nuovi meccanismi di coordinamento. Formalmente si tratta di sicurezza economica. Ma, in sostanza, significa prepararsi a uno scenario in cui le tensioni geopolitiche potrebbero interrompere flussi essenziali per il funzionamento delle rispettive economie.
Proteste a Seul contro il governo giapponese e la cooperazione militare tra Tokyo e Usa (foto Ansa).
Il vertice ha affrontato anche la cooperazione trilaterale con Washington. Lee e Takaichi hanno ribadito l’importanza del formato Corea-Giappone-Stati Uniti. Ma la necessità stessa di ribadirlo rivela un problema più profondo: nessuno appare certo della postura americana nei prossimi anni.
Giappone molto preoccupato per il comportamento di Trump
Non a caso, subito dopo la fine del summit con Xi, Takaichi ha chiesto una telefonata urgente con Trump. La conversazione è avvenuta mentre il presidente americano si trovava ancora a bordo dell’Air Force One. Trump le ha illustrato «in grande dettaglio» i contenuti del vertice con Xi. Ma la preoccupazione del Giappone non è forse mai stata così forte. Per decenni, il sistema regionale costruito dagli Stati Uniti si è fondato su un principio: Washington offriva deterrenza e protezione militare, gli alleati fornivano basi e integrazione economica.
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).
Con Trump quella logica sembra trasformarsi. Le alleanze non appaiono più garanzie permanenti ma rapporti da rinegoziare continuamente. Una postura che apre enormi spazi strategici per la Cina. Non a caso, mentre Takaichi era ad Andong, la Marina cinese annunciava nuove esercitazioni della portaerei Liaoning nel Pacifico occidentale. Sì, una relazione più stabile tra Washington e Pechino potrebbe ridurre alcune tensioni commerciali. Ma è capace di far aumentare i dubbi degli alleati. Per Tokyo il rischio è evidente. Negli ultimi mesi Takaichi ha accelerato il riarmo giapponese, superato restrizioni storiche sull’export di armamenti e aumentato il bilancio della difesa. Una postura costruita attorno all’idea che gli Stati Uniti rimangano pienamente impegnati nella regione. Se quella certezza vacilla, tutto diventa più complesso.
Lee vorrebbe anche riaprire il dialogo con Pyongyang
La Corea del Sud si trova in una situazione diversa, ma non meno delicata. Lee punta a riequilibrare i rapporti con Cina e Stati Uniti. Vorrebbe ridurre la conflittualità tra le due super potenze e riaprire il dialogo con Pyongyang. Ma anche Seul dipende dall’ombrello americano e dai circa 29 mila soldati statunitensi presenti sul suo territorio. Negli ultimi mesi alcuni sistemi anti-missile americani sono stati spostati verso il Medio Oriente. Anche questo alimenta interrogativi. Se Washington dovesse concentrare risorse altrove, cosa accadrebbe nella penisola coreana?
Costretti ad allinearsi per non finire travolti
Sono domande che nessuno formula pubblicamente in modo diretto. Ma sono i dubbi che hanno accompagnato la visita di Takaichi e l’incontro di Andong, dove gli ex rivali Giappone e Corea del Sud cercano di dimenticare definitivamente le contese storiche nel tentativo di costruire un meccanismo regionale che possa compensare l’incertezza americana. Un tentativo che assume ancora maggiore rilevanza se si tiene conto del fatto che Takaichi e Lee sono considerati agli antipodi per le rispettive linee politiche: ultra conservatrice quella della premier giapponese, decisamente progressista quella del presidente sudcoreano. Ma, nella nuova era delle grandi potenze e della triangolazione fra Trump, Xi e Putin, Giappone e Corea del Sud sono convinti di doversi allineare per non finire travolti.
Il vicepremier Matteo Salvini rompe il tabù del voto anticipato. Al Festival dell’economia di Trento, ha ammesso che la durata della legislatura non è più un approdo scontato: «Se si andrà al voto a scadenza naturale non lo so, dipende anche dai fattori economici. Oggi abbiamo inflazione, caro spesa, caro bollette ed è normale che la fiducia dei cittadini cala». È la prima volta che un leader del centrodestra non dà più per scontata la linea della coalizione, che finora era stata quella della stabilità – governo destinato ad arrivare fino al 2027 e legislatura blindata. A fargli eco anche il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo a Un giorno da pecora su Rai Radio1: «L’importante è che il governo faccia le cose. Non mi affeziono alla durata, il più longevo o meno longevo. Non è che vai in giro a dire che è il governo più longevo, allora uno dice “Lo voto perché era il governo più longevo”. Lo voto perché ha fatto le cose per noi cittadini».
«Giusta la protesta ufficiale del governo Meloni nei confronti dello Stato di Israele, chiedendo la liberazione degli italiani della “Flotilla” e le scuse dopo le vergognose immagini di Ben Gvir». Lo twitta Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato. Che aggiunge: «Anche in risposta alla protesta, pochi minuti fa lo stesso ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, in reazione al video del ministro Ben Gvir ha postato questo: “Con questa vergognosa dimostrazione, hai consapevolmente arrecato danno al nostro Stato, e non è la prima volta. Hai vanificato gli enormi sforzi, professionali e coronati da successo, compiuti da moltissime persone, dai soldati delle Forze di Difesa Israeliane al personale del Ministero degli Esteri e molti altri. No, tu non rappresenti Israele”».
Giusta la protesta ufficiale del Governo Meloni nei confronti dello Stato dí Israele, chiedendo la liberazione degli italiani della “Flotilla” e le scuse dopo le vergognose immagini di Ben Gvir. Anche in risposta alla protesta, pochi minuti fa lo stesso Ministro degli Esteri… https://t.co/ZJ0AgUCmQB
Malan dunque condanna insieme con il governo italiano il video postato dal ministro della Sicurezza israeliana in cui irride gli attivisti fermati, bendati e costretti a terra. Ben Gvir, nonostante la presa di distanza del collega degli Esteri e pure di una timidissima tirata d’orecchi da parte di Benjamin Netanyahu, («Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza», ha scritto il primo ministro israeliano in un comunicato. «Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele») non pare assolutamente intenzionato a fare un passo indietro: «C’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo», scrive ancora su X. «Ci si aspetta che il ministro degli Esteri israeliano capisca che Israele ha smesso di essere un sacco da boxe. Chiunque venga sul nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas verrà colpito e non porgeremo l’altra guancia».
יש כאלה בממשלה שעדין לא הבינו איך צריך להתנהג עם תומכי טרור. מצופה משר החוץ של ישראל להבין כי ישראל הפסיקה להיות ילד כאפות. מי שמגיע לשטח שלנו לתמוך בטרור ולהזדהות עם חמאס יחטוף ולא ניתן לו את הלחי השניה https://t.co/DibanZph17
Ben Gvir, così come Netayahu, continua a definiore gli attivisti fiancheggiatori del terrorismo e di Hamas. Fermi tutti: ma è proprio quello che sosteneva Malan almeno fino allo scorso ottobre. Una posizione rilanciata a più riprese anche sui suoi canali social. Oggi il senatore meloniano ne è ancora convinto?
Fanno discutere e scatenano l’ira del governo italiano le immagini postate dal ministro israeliano Ben Gvir mentre rivolge un ironico “Benvenuti in Israele” agli attivisti della Flotilla fermati dall’Idf, derisi mentre erano inginocchiati e bendati. «Sono inaccettabili. È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona», hanno affermato in una dichiarazione la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani. «Il governo italiano», aggiungono, «sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del governo italiano. Per questi motivi convocheremo immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto».
Il video postato da Ben Gvir
Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha visitato il porto di Ashdod, dove sono detenuti gli attivisti della flottiglia fermati dalla marina militare israeliana e ha diffuso un video in cui li deride mentre sono ammanettati e bendati in ginocchio. «Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa. Il popolo d’Israele vive», dice. In un altro filmato, si vede un attivista che grida Free Palestine mentre viene sbattuto a terra da un agente. «Sono arrivati con grande orgoglio, grandi eroi, e guardate come sono ora. Niente eroi o altro, sono sostenitori del terrorismo. Chiedo a Netanyahu di consegnarmeli a lungo, li mettiamo nelle carceri dei terroristi», ha detto Ben Gvir in un altro video diffuso durante la visita al porto.