Porta Ovest, Cascone: Stop fake news

Il consigliere regionale della Campania e componente della Commissione Trasporti Luca Cascone interviene sulla polemica relativa al progetto di viabilità collegato alle gallerie di Porta Ovest, opera strategica per Salerno, chiedendo di distinguere le valutazioni tecniche dalle contrapposizioni politiche. Al centro della discussione, alcune immagini realizzate con l’intelligenza artificiale che, secondo Cascone, avrebbero alimentato confusione sulle caratteristiche degli interventi previsti.

 

«Purtroppo bisogna registrare grande confusione su questa decisiva opera che viene da lontano, che nel tempo ha superato tante problematiche e che la città sta aspettando», afferma il consigliere, sottolineando l’importanza del completamento dell’infrastruttura.

Porta Ovest, un’opera da circa 200 milioni di euro

Per Cascone, le gallerie rappresentano un intervento fondamentale per affrontare alcune delle principali criticità della mobilità cittadina. Il completamento dell’opera consentirebbe, secondo il consigliere, di affrontare il problema del transito dei mezzi pesanti sul viadotto Gatto e, al termine dell’intero programma di lavori, di migliorare anche la circolazione in corrispondenza dell’uscita autostradale di Salerno.

Il progetto comprende tre lotti per un investimento complessivo di circa 200 milioni di euro, destinati alla realizzazione delle gallerie e della viabilità di accesso, con interventi finalizzati anche alla risoluzione delle criticità legate agli incroci e alle manovre di ingresso e uscita dalle autostrade.

Cascone precisa inoltre che il progetto originario è stato modificato nel corso degli anni e che le gallerie sono state concepite come tratti continui, senza gli innesti sulla viabilità ordinaria inizialmente previsti. Per questo, avverte, occorre evitare di utilizzare tavole progettuali ormai superate per descrivere l’intervento attuale.

Le due rampe previste dal progetto

La discussione delle ultime ore riguarda soprattutto il progetto della viabilità, attualmente sottoposto all’iter di approvazione. Secondo Cascone, alcune immagini diffuse nel dibattito pubblico, realizzate con l’intelligenza artificiale, avrebbero rappresentato soluzioni non corrispondenti a quelle effettivamente previste, con strade sopraelevate e infrastrutture sospese a notevole altezza.

Il consigliere illustra quindi i due interventi principali contenuti nel progetto, già esaminato con Anas.

Il primo riguarda una rampa sopraelevata sull’autostrada A2, alta circa tre metri, destinata a sostituire l’attuale accesso verso la città per i veicoli provenienti da Napoli. La nuova rampa si collegherà a una viabilità che confluirà nell’area della Cernicchiara, superando l’attuale sottovia a una corsia per senso di marcia, spesso interessato da disagi legati al traffico e al transito dei camion.

La seconda opera è una rampa di uscita a una corsia verso Salerno per chi proviene da sud. L’intervento, spiega Cascone, era già previsto nelle precedenti ipotesi progettuali e servirà a eliminare l’attuale immissione a raso, causa di code che possono diventare lunghe e pericolose in galleria.

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Nella prima versione del progetto, questa uscita era stata concepita come una diramazione della galleria del Seminario, con un tracciato che avrebbe interferito con alcune abitazioni nella parte finale di via Urbano II. La soluzione attualmente illustrata punta invece a realizzare una rampa dedicata.

«Le polemiche rischiano di rallentare l’iter»

Cascone contesta le rappresentazioni circolate nel dibattito politico, sostenendo che le novità progettuali siano state trasformate, attraverso immagini non aderenti alle soluzioni tecniche, in ipotesi di grandi svincoli sopraelevati e strade a più corsie sospese sulla montagna.

«La polemica politica può tutto, le analisi tecniche vanno approfondite dai fatti e dalle carte», dichiara il consigliere regionale, secondo cui le discussioni prive di fondamento rischiano di rallentare l’approvazione del progetto e l’avvio dei lavori.

L’obiettivo, conclude Cascone, deve essere quello di portare avanti il completamento di Porta Ovest, infrastruttura attesa dalla città e destinata a incidere sulla gestione del traffico pesante e sui collegamenti con la rete autostradale.

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Roma, scontro tra auto e moto in via Boccea: morto un 33enne, ferito un altro centauro

(Adnkronos) – Un motociclista è morto oggi, mercoledì 28 ottobre, in un incidente stradale avvenuto in via di Boccea vicino al civico 1284 a Roma. Sul posto sono intervenute le pattuglie del XIV Gruppo Monte Mario della polizia locale di Roma Capitale.  

Secondo una prima ricostruzione, l’incidente ha visto coinvolti tre veicoli: un’auto Renault Clio e due moto, un Ktm LC8 e un Suzuki Gsx-R1000. Nell’impatto il conducente della Suzuki, un italiano di 33 anni, è morto sul posto. Il conducente dell’altra moto, un moldavo di 32 anni, è rimasto ferito ed è stato trasportato al policlinico Gemelli. Illesa invece la conducente dell’auto, una donna italiana di 69 anni. Per i conducenti della Renault e del Ktm sono stati disposti gli accertamenti di rito. 

Sono in corso gli accertamenti da parte della polizia locale per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Ulteriori unità dei caschi bianchi sono impegnate nella gestione della viabilità nella zona. 

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cronaca

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Serie A, oggi Monza-Napoli – Diretta

(Adnkronos) – Il Napoli torna protagonista in Serie A. Oggi, mercoledì 28 ottobre, gli azzurri sfidano il Monza – in diretta tv e streaming – in trasferta nella nona giornata di campionato. La squadra di Allegri è reduce dal pareggio show contro la Roma per 3-3 al Maradona, mentre quella di Juric ha perso contro il Torino in trasferta per 3-2. 

Nel prossimo turno di campionato il Napoli farà visita alla Juventus mentre il Monza giocherà a Bologna.  

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sport

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Manovra, arriva il salvadanaio per neonati: 100 euro ogni anno fino a 18 anni

(Adnkronos) –
Arriva il salvadanaio per i neonati con la Manovra 2027. Tra le misure contenute nella legge di bilancio che ha ricevuto l’ok del Consiglio dei ministri, c’è anche il salvadanaio per i nuovi nati con un importo di circa 100 euro l’anno fino ai 18 anni. Lanciata in estate dal presidente dell’Inps, l’idea di un libretto previdenziale per i neonati prende forma. Il progetto prevede un contributo dello Stato alla nascita, insieme all’apertura della posizione presso l’Inps, e la possibilità di integrarlo per genitori e nonni e, poi, direttamente dall’intestatario. 

“Prevediamo una misura dedicata a ogni nuovo nato, una misura che a me e al ministro Giorgetti piace particolarmente: per ogni bambino che nasce l’Inps aprirà una posizione previdenziale, come fosse un piccolo salvadanaio, nel quale lo Stato verserà inizialmente una quota di 100 euro di benvenuto, che i genitori e i familiari potranno continuare negli anni successivi ad alimentare”, spiega la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. 

“La somma di questo salvadanaio non sarà passabile, non sarà pignorabile, non sarà utilizzabile fino ai 18 anni di vita di questo nuovo nato, salvo che non sia per un’emergenza straordinaria ma in quel caso servirebbe l’autorizzazione di un giudice tutelare, e al compimento dei 18 anni questo ragazzo o questa ragazza potrà riscattare questa somma e utilizzarla per l’università, per avviare un’attività o per alimentarla come futura forma di previdenza complementare. Quindi più figli si fanno, più lo Stato è presente e abbiamo cercato di dare risposte da questo punto di vista”, aggiunge. 

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economia

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Mbangula show a San Siro: tripletta e risposta a Cissé, il Bologna ribalta il Milan

(Adnkronos) – Alla prima da titolare, Samuel Mbangula si prende la scena a San Siro contro il Milan. L’ex Juventus firma una doppietta pesantissima e risponde colpo su colpo a Cissé, protagonista a sua volta con due reti. Una sfida nella sfida che accende la partita e vede il Bologna cambiare marcia grazie alla qualità del suo attaccante. 

Il primo gol arriva all’8′ al termine di un’azione sviluppata sulla destra, con Zortea protagonista. Il suo assist trova Mbangula pronto a inserirsi con i tempi giusti nel cuore dell’area: controllo della situazione e conclusione vincente che batte Maignan e regala ai rossoblù il vantaggio. Un movimento da attaccante vero, premiato dalla precisione del passaggio e dalla capacità di farsi trovare nel posto giusto al momento giusto. 

Ma Mbangula non si accontenta. Al 62′ è Miranda a sfondare sulla corsia mancina, arrivando sul fondo e servendo un cross rasoterra invitante. Il numero rossoblù si libera di Diawara e, ancora una volta, supera Maignan, completando la doppietta e stravolgendo gli equilibri della gara, con gli emiliani avanti 3-2 a San Siro. La serata diventa memorabile all’86’ quando ariva il terzo gol. Break rossoblù e pallone per Odgaard che parte in posizione regolare sfruttando la scalata in ritardo di De Winter. Troppo facile a quel punto servire Mbangula solo al centro per il 4-2. Il 22enne belga cala il tris e qualcuno nella Torino bianconero comincia a mangiarsi le mani.  

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Scintille tra Meloni e giornalista su scontri ai cortei: “Credo nello Stato di diritto, difende la gente perbene”

(Adnkronos) – ”Io ci credo sempre allo Stato di diritto, lei invece ci crede?”. Al termine della lunga conferenza stampa a palazzo Chigi sulla manovra, Giorgia Meloni si rivolge così a una giornalista che le chiede se creda nello Stato di diritto. “Credo nello Stato di diritto – insiste la premier prima di lasciare la sala – che vuol dire soprattutto difendere la gente perbene dalle persone violente”. Lo scambio va in scena nella giornata in cui la presidente del Consiglio critica la decisione con cui la Gip di Milano non ha convalidato il fermo di Youssef Siher, amministratore della chat Telegram ‘Movimento 17 ottobre’. “Una decisione vergognosa”, le parole della premier in un video diffuso sui social. 

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politica

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Lorenzo Mirandola, il cacciatore di aurora boreale si racconta in ‘Quando il cielo si accende’

(Adnkronos) – E’ disponibile in tutte le librerie ‘Quando il cielo si accende – La mia vita a caccia di aurore Boreali’ il primo libro di Lorenzo Mirandola, ingegnere ambientale e ‘Aurora Hunters’ nonché l’italiano n.1 al mondo, il più seguito in assoluto sui social in termini di avvistamento di aurore boreali, con 600 mila followers su instagram, un vero e proprio “cacciatore di aurora boreale”, un fenomeno e orgoglio tutto italiano. Solo nell’ultima stagione ne ha viste oltre 210.  

In un formato agile e ricco di spettacolari fotografie scattate sul campo, Mirandola intreccia racconto autobiografico e narrazione visiva, trasportando il lettore dentro notti gelide, inseguimenti improvvisi e attese cariche di meraviglia alla ricerca dell’aurora boreale, fenomeno che vale la pena di vivere almeno una volta nella vita. E’ la storia di un percorso coraggioso: quello di chi ha trasformato una passione in un lavoro, affrontando l’incertezza e l’imprevedibilità della natura per vivere appieno la propria vocazione. In ‘Quando il cielo si accende’ immagini e parole si fondono in un’esperienza immersiva che unisce avventura, riflessioni e stupore. Al centro una filosofia semplice ma potente: L’Aurora boreale non si aspetta, si insegue. Un libro ispirazionale che invita a guardare oltre l’orizzonte e a trovare il coraggio di seguire la propria luce. 

 

“Sono molto contento di uscire con questo mio libro – dichiara Lorenzo Mirandola – è un progetto in cui esce tutta la mia passione per l’aurora Boreale. Oltre al mio percorso tra aneddoti, viaggi alla scoperta dell’aurora, curiosità e consigli preziosi, all’interno dell’opera non mancano anche incursioni tecniche, sempre con un linguaggio chiaro e comprensibile, per avvicinare tutti a questo fenomeno del cielo unico, cercando di fare chiarezza anche su falsi miti, credenze e fake news sull’aurora. Non basta essere in “Lapponia” per vedere l’aurora anche essere nel posto migliore del mondo… e non la vedrai mai – dichiara Lorenzo Mirandola – Molte volte bisogna guidare ore, cambiare paese, scappare dalle nuvole, controllare i venti, l’umidità, il vento solare, i gap nel cloud cover. Insomma: bisogna cacciarla, non aspettarla l’aurora. Anche se hai il cielo sereno tutta la notte devi sapere quando essere fuori. Tanti che vanno da soli perdono sempre la parte migliore della notte. Le app possono essere utili ma non ti dicono se il cielo è coperto, se sta arrivando neve, se il vento cambia direzione, se in un’altra zona a 200 km c’è un buco perfetto. Il meteo nell’artico è imprevedibile e le App sono nel 50% delle volte sbagliate. Il 90% delle persone che non la vede si fida troppo delle app e troppo poco del meteo reale.” 

Lorenzo, che sui social è diventato il “cacciatore di aurora boreale” più noto al mondo, vive in Lapponia da tantissimi anni con base a Rovaniemi, dove ho trasformato la sua passione per l’avventura e la natura artica nel suo lavoro. Sin da piccolo con il sogno eterno dell’aurora boreale, ha deciso di mettere la sua grande passione al servizio altrui, occupandosi di spedizioni a caccia dell’emozione dello spettacolo unico dell’Aurora Boreale organizzando tour di un solo giorno nei dintorni di Rovaniemi o “Aurora Road Trips” di 3/4 giorni in itinere dedicati all’avvistamento dell’aurora boreale in Lapponia, tra Finlandia, Svezia e Norvegia. “Arctic Road Trips” è infatti il suo progetto unico nato insieme a Luisa Schaffner per mostrare la vera Lapponia, portando le persone a vivere l’Artico in maniera autentica e rispettosa dell’ambiente. Viaggi in piccoli gruppi, senza percorsi prestabiliti seguendo il meteo, le aurore e la natura per garantire la migliore esperienza possibile. Una community solida quella di Lorenzo Mirandola tra appassionati e curiosi di conoscere sempre meglio il magico fenomeno dell’Aurora Boreale, che attraverso una quotidiana testimonianza sui social vive condivisioni uniche tra divulgazione scientifica, curiosità, video e immagini pazzesche dell’aurora. 

 

In molti affermano che il 2026/2027 sarà il periodo migliore per l’avvistamento delle aurore boreali. Molto spesso circolano in rete anche fake news e credenze sbagliate che spesso creano confusione tra visitatori in circa dell’emozione dell’avvistamento dell’aurora boreale. “In riferimento al 2026/2027 non potremmo saperlo finché non sarà finito l’anno – prosegue Mirandola – Siamo vicino al massimo solare, già passato nel 2024/2025 quindi l’attività solare è spesso più forte. Ma se il cielo è coperto non cambia niente. Poi al nord dove operiamo noi anche durante il minimo solare possiamo avere aurore assurde. Anzi le aurore più belle della mia vita le ho viste tutte durante il minimo solare 2020-2022. E’ forse possibile che meno tempeste magnetiche si possano verificare nei prossimi anni ma, alle nostre latitudini un attività non molto forte ci può dare comunque aurore bellissime. Tra le fake news più comuni anche il fatto che con la luna piena non si possa vedere l’aurora, che per avvistare l’aurora bisogna avere un KP sempre alto, e che L’aurora possa uscire ad orari prestabiliti. Personalmente in relazione a questi falsi miti ho visto aurore fortissime anche con la luna piena, con Kp0 e a qualsiasi ora della notte” 

L’aurora, fenomeno in costante crescita, attrae sempre più un numero maggiore di visitatori in viaggio verso la Lapponia e i paesi artici, persone alla ricerca di un momento indelebile che ricorderanno per tutta la vita. L’aurora attrae chi ha bisogno di sentirsi vivo, affascinando così tanto perché è uno spettacolo unico e imprevedibile. Non è come un monumento: può esplodere nel cielo in un minuto e sparire subito dopo. È qualcosa che ti fa sentire piccolo ma vivo. Chi la vede per la prima volta si emoziona sempre, difficile rimanere indifferenti. 

Prima di organizzare un viaggio avventuroso per vivere il fascino eterno dell’aurora boreale è importante ricordare che la stagione dell’aurora boreale ha due momenti perfetti, da fine agosto a metà novembre per i colori incredibili, temperature meno rigide, riflessi nei laghi, e l’inverno da metà Gennaio fino ad inizio Aprile per i paesaggi da fiaba, neve ovunque, atmosfera magica, ricordandosi di affidarsi sempre a guide esperte, altrimenti si rischia davvero di non vederla. 

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Serie A, oggi Genoa-Juventus – Diretta

(Adnkronos) – Torna in campo la Serie A. Oggi, mercoledì 28 ottobre, allo stadio ‘Luigi Ferraris’ di Genova, la Juventus guidata in panchina da Luciano Spalletti fa visita al Genoa allenato da Daniele De Rossi. Entrambe le squadre sono reduci da una vittoria, i bianconeri hanno vinto per 2-0 in trasferta sul campo del Lecce grazie ai gol di McKennie e Douglas Luiz, mentre i rossoblù si sono imposti a Marassi per 1-0 sul Venezia con una rete di Ellertson. 

Nel prossimo turno di campionato i bianconeri ospiteranno all’Allianz Stadium, mentre il Genoa giocherà in trasferta sul campo del Lecce.  

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Venezia-Inter, annullato dal Var il gol di Lauerbach. Cosa è successo

(Adnkronos) – Su un calcio di punizione per il Venezia dalla lunga distanza Provedel compie un miracolo per togliere dalla porta il sinistro di Kike Perez, deviato dalla barriera. Si avventa sul pallone Lauerbach che insacca da due passi sul tap-in, con il portiere nerazzurro impotente. L’arbitro convalida ma interviene il Var che dopo un lungo check annulla la rete per fuorigioco del tedesco. Dalle immagini si vede che l’off side è veramente di un centimetro per la spalla dell’attaccante del Venezia.  

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Cissé show a San Siro: doppietta in 13 minuti e il Milan ribalta il Bologna

(Adnkronos) – Certe notti sono destinate a restare nella memoria. Per Cissé, San Siro si trasforma in un palcoscenico speciale: due gol in appena 13 minuti, una partita ribaltata e una doppietta che cambia l’inerzia della sfida contro il Bologna, valida per nona nona giornata di Serie A. Dopo non aver ancora trovato la via della rete nello stadio rossonero, l’attaccante si sblocca nel modo più spettacolare possibile, diventando il protagonista assoluto della rimonta del Milan. 

Il gol del pareggio al 14′ nasce dalla pressione alta di Hutchinson, bravo ad aggredire Theate e a sporcare il rinvio del difensore rossoblù. Il pallone finisce proprio sui piedi dell’esterno inglese, che non perde tempo e serve immediatamente al centro un Cissé completamente libero. Per l’attaccante è un gioco da ragazzi firmare il gol dell’1-1 e accendere San Siro. 

Ma non è finita qui. Il Milan continua a spingere e trova ancora in Hutchinson l’uomo capace di creare scompiglio nella retroguardia avversaria. L’esterno viene fermato all’ingresso dell’area, ma sulla seconda palla è Tomori ad arrivare per primo, sfruttando lo spazio e la propria velocità. Il difensore rossonero alza la testa e disegna un assist sul secondo palo, dove Cissé, lasciato nuovamente solo dalla difesa del Bologna, deve soltanto appoggiare in rete. 

È il gol del sorpasso al 27′, quello che completa la rimonta e consegna a Cissé una doppietta da ricordare. Due reti in 13 minuti, entrambe nate dalla capacità del Milan di aggredire gli avversari e sfruttare le disattenzioni difensive rossoblù. San Siro ha il suo nuovo protagonista: Alphadjo Cissé.  

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Del Vecchio vs Il Fatto, la Consob in silenzio e quelle domande che nessuno fa

Attacca i cronisti che scrivono dei suoi debiti, poi annuncia di voler comprare il loro giornale e giura di amarne la libertà. Il titolo azionario vola, e Il Fatto da oggi è sospettato di ritorsione qualunque cosa scriva. Mentre l’arbitro della Borsa tace.

La holding non risulta aver depositato il bilancio del 2025

Per sgomberare i pregiudizi dal ragionamento si può provare a togliere il cognome dalla storia. Un imprenditore ha una società piena di debiti, che a oggi non risulta aver depositato il bilancio del 2025: una domenica sera annuncia che vuole comprare un giornale quotato in Borsa. Dice il prezzo, le condizioni, però tace sui soldi. Il lunedì il titolo sale del 18 per cento, il mercoledì supera il prezzo che lui stesso ha offerto. Intanto va in radio, scrive sui social, e il podcast di Fedez rilancia l’annuncio in tempo reale. Quanto ci metterebbe la Consob, l’arbitro della Borsa, a chiedergli: scusi, che cosa intendeva? Ecco, quell’imprenditore – come si sarà capito – si chiama Leonardo Maria Del Vecchio. La Consob qualche domanda se la sarà fatta?

Del Vecchio vs Il Fatto, la Consob in silenzio e quelle domande che nessuno fa
Guido Stazi, presidente della Consob (foto Imagoeconomica).

Ricapitolando, il 14 settembre Il Fatto ha pubblicato un’inchiesta sui debiti di Del Vecchio. Il 23 ottobre ha rilanciato le intercettazioni di alcuni suoi manager, e lui ha risposto con un tweet, chiamando i cronisti «ratti del giornalismo». Due giorni dopo, la sua società Lmdv Media ha annunciato un’offerta per comprare tutta la Seif, casa editrice del Fatto: 7,15 milioni di euro. In poche ore i fondatori, che hanno la maggioranza, hanno risposto di non avere intenzione di vendere. Del resto lo statuto vieta a chiunque di avere più del 17 per cento delle azioni, e senza i fondatori quella regola resta dov’è. L’offerta non può andare in porto. Il titolo in Borsa si è messo a correre: 0,22 euro venerdì, 0,32 mercoledì mattina, +45 per cento in tre giorni.

Del Vecchio vs Il Fatto, la Consob in silenzio e quelle domande che nessuno fa
Il tweet cancellato da Del Vecchio.

Restano alcune parole scelte con cura: «due diligence confermatoria». La due diligence è il controllo dei conti che fa chi vuole comprare un’azienda; confermatoria vuol dire che serve a confermare quello che si sa già. I conti della Seif sono pubblici e li ha già controllati un revisore, Kpmg. Dicono cose scomode e note a tutti: perdite, patrimonio sotto zero, un richiamo sulla capacità di andare avanti senza nuovi capitali. Del Vecchio stesso ha detto in radio che con i soci non c’è stato alcun dialogo, quindi non ha visto un solo documento riservato. Che cosa resta da confermare? Detta così, la frase lascia intendere che dietro quei numeri ci sia altro. L’effetto si è visto subito: per tre giorni giornali e televisioni hanno parlato dei debiti del Fatto, mentre di quelli di chi lo voleva comprare non ha parlato più nessuno.

Del Vecchio dichiara 950 milioni di debiti tra personali e societari

Eppure i conti da guardare «con franchezza», per usare l’espressione della sua società, sono anche altri. Del Vecchio dichiara 950 milioni di debiti tra personali e societari. L’ultimo bilancio depositato dalla sua holding, Lmdv Capital, è quello del 2024: approvato 10 mesi dopo la chiusura dell’anno, quattro mesi oltre il termine massimo, senza che alcun revisore lo controllasse.

Del Vecchio vs Il Fatto, la Consob in silenzio e quelle domande che nessuno fa
Il taglio alto della prima pagina del Fatto Quotidiano il 28 ottobre.

Dei suoi 156 milioni di patrimonio, 146 vengono da una rivalutazione delle partecipazioni. Gli interessi sul debito, a seconda delle stime, valgono fra 80 e 110 milioni l’anno. Delfin, la cassaforte di famiglia, nel 2025 gli ha versato 18,75 milioni di dividendi: per ogni euro di dividendo, da quattro a sei euro di interessi. Le azioni di Lmdv Media, la società che dovrebbe comprare Il Fatto, sono già in pegno a una banca.

Sotto gli 8 milioni l’offerta non deve superare l’esame della Consob

Dunque con quali soldi avrebbe eventualmente pagato? I comunicati non lo dicono. C’è un dettaglio, però, che potrebbe aiutare a capire. Sotto gli 8 milioni un’offerta su questo listino non passa dall’esame della Consob: nessun documento da far approvare, nessuna garanzia bancaria da mostrare. L’offerta di Del Vecchio era di 7,15 milioni. Adesso però il titolo vale più del prezzo offerto, e per fare sul serio bisognerebbe alzare la cifra oltre gli 8 milioni. A quel punto i soldi andrebbero mostrati.

Del Vecchio vs Il Fatto, la Consob in silenzio e quelle domande che nessuno fa
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

Del Vecchio sostiene di voler proteggere il giornalismo del Fatto, e di conseguenza di voler mantenere Marco Travaglio alla direzione. Insomma crede nel pluralismo, ha perfino chiesto scusa per le parole che hanno ferito la redazione, cancellando il tweet incriminato. Ma se crede sul serio nella libertà d’informazione dovrebbe rispondere alle domande sui propri debiti.

Del Vecchio vs Il Fatto, la Consob in silenzio e quelle domande che nessuno fa
Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano (foto Imagoeconomica).

Maurizio Belpietro, su La Verità, ha scritto che Del Vecchio punta a strangolare il giornale e ha ipotizzato che acquisti azioni per contestare dall’interno amministratori e revisori. Eppure anche così i cassetti restano chiusi: in una società per azioni infatti il piccolo socio vede giusto l’elenco dei soci e i verbali delle assemblee, nient’altro.

In un giorno sono passate di mano azioni Seif per un valore pari a due mesi

Capitolo sull’arbitro. La Seif è quotata, e in Borsa valgono regole europee precise: cioè è vietato diffondere notizie capaci di dare segnali falsi o fuorvianti sul prezzo di un titolo. Martedì 27 ottobre, in un solo giorno, sono passate di mano azioni Seif per un valore pari a circa due mesi di scambi normali. Chi le ha comprate? Nel 2023, per esempio, la Consob fermò nel giro di poche settimane un’offerta su Piaggio lanciata su LinkedIn da un gruppo che nessuno conosceva.

Acea, Riviera: «Tecnologie elemento per accelerare la trasformazione delle città»

«Roma ha davanti a sé una straordinaria opportunità, trasformare il proprio patrimonio immobiliare in una leva strategica di sviluppo sostenibile. I fondi del Giubileo 2025, integrati con le risorse del Pnrr, hanno costituito un pilastro strategico per la riqualificazione urbana. In questo percorso, l’innovazione tecnologica è il fattore che può accelerare la trasformazione». Così il presidente di Acea Alessandro Rivera, intervenendo al Green building forum Italia. «Sensori, piattaforme digitali e intelligenza artificiale consentono di monitorare i consumi, individuare sprechi, ottimizzare gli impianti e programmare la manutenzione», ha spiegato. «La stessa visione deve guidare la gestione dell’acqua. I contatori idrici intelligenti di seconda generazione, attraverso la telelettura e il monitoraggio dei consumi, consentono di individuare più tempestivamente anomalie e possibili perdite, migliorando l’efficienza del servizio».

Premio Minerva 2026, riconosciuto l’impegno di Enel sulla parità di genere

Enel ha ricevuto il premio come azienda d’eccellenza nell’ambito del Premio Minerva 2026, promosso da Unindustria e Federmanager Roma. Il riconoscimento valorizza le imprese che si distinguono per buone pratiche e impegno concreto nella promozione della parità di genere, dell’occupazione femminile, dell’empowerment e della sostenibilità sociale. Un risultato che premia l’impegno di Enel nell’accompagnare la crescita professionale delle persone, sostenere la genitorialità condivisa e rafforzare la presenza femminile nei percorsi di leadership.

Dalla formazione al sostegno alla genitorialità

L’impegno del Gruppo si traduce in un insieme di iniziative che accompagnano le persone lungo tutto il percorso professionale. Per rafforzare la leadership femminile e la presenza delle donne nei piani di successione, Enel ha sviluppato programmi come WomEnel, Women empowerment academy e You First, a cui si affiancano il mentoring intergenerazionale e i percorsi di crescita dedicati alle donne Stem. Particolare attenzione è rivolta alle nuove generazioni, per superare gli stereotipi di genere e avvicinare più ragazze alle discipline tecnico-scientifiche. Con Back to School, nell’anno scolastico 2025/2026 Enel ha coinvolto 5.800 studenti e 2.567 studentesse in attività di orientamento e mentoring, con colleghe Stem nel ruolo di role model. L’iniziativa è affiancata da Stem2Enel, che offre borse di studio, coaching e orientamento. Un altro pilastro è la genitorialità condivisa, considerata una leva fondamentale per la parità di genere. Enel ha introdotto misure che vanno oltre la normativa nazionale, tra cui 20 giorni aggiuntivi di congedo per i padri ai 10 previsti dalla legge, la maternità retribuita al 100 per cento, un trattamento economico migliorativo dei congedi parentali e permessi dedicati ai momenti più significativi della vita dei figli. Completano il sistema i servizi di supporto a genitori e caregiver tra cui il Parental program, la piattaforma dedicata Me parents, il Parental focal point, il counseling gratuito, gli asili nido aziendali, lo smart working e i percorsi di accompagnamento prima e dopo il congedo. 

Più donne nei ruoli di responsabilità

I risultati del percorso sono visibili anche nella crescita della rappresentanza femminile nei ruoli di responsabilità del Gruppo. La presenza di donne manager e middle manager, a livello globale, è passata dal 32,5 per cento nel 2023 al 33,9 per cento nel 2025, con un obiettivo nel Piano di sostenibilità 2026-2028 di superare il 34 per cento entro il 2027. La crescita della leadership femminile trova conferma anche nei piani di successione, dove le donne rappresentano quasi la metà dei candidati individuati per i ruoli manageriali ed executive (rispettivamente 49,1 e 50,2 per cento), con risultati superiori ai target definiti dall’azienda.

Via libera del Consiglio dei ministri alla Manovra

Il Consiglio dei ministri ha approvato la legge di bilancio per il 2027. La Manovra, ha spiegato Giorgia Meloni nella conferenza stampa successiva al Cdm, «vale complessivamente circa 26 miliardi di euro». Rinviato invece per la necessità di modifiche tecniche l’esame del decreto legge per ridurre il costo dell’energia elettrica e del gas per famiglie e imprese, che era all’ordine del giorno.

Meloni: «Abbiamo lavorato con grande compattezza»

«Abbiamo lavorato con grande serenità, con buon senso, con compattezza, guardando solo a quello che era meglio per i cittadini», ha dichiarato Meloni dicendosi soddisfatta per la coesione del centrodestra, aggiungendo che «sono stati confermati tutti gli interventi inseriti nella scorsa Manovra». La premier ha spiegato che 5 miliardi di euro arriveranno da banche e compagnie assicurative, 700 milioni da società energetiche e un miliardo da tagli alle spese dei ministeri.

Via libera del Consiglio dei ministri alla Manovra
Giorgia Meloni e il sottosegretario Alfredo Mantovano durante il Cdm (Imagoeconomica).

Taglio dell’Irpef per i redditi fino a 55 mila euro

«La Manovra rende inoltre strutturale il bollo auto, secondo come lo avevamo licenziato in uno degli ultimi consigli di ministri», ha aggiunto Meloni: «Quindi niente bollo auto sulle auto di piccola e media potenza, fino a 80 kilowatt, e sulle moto. Parliamo di circa il 70 per cento dei veicoli in circolazione». Per quanto riguarda l’Irpef, alla fine è arrivata l’estensione del taglio dell’aliquota al 33 per cento per i redditi fino a 55 mila euro, ha annunciato la premier. Inserita inoltre una misura per cui «sugli affitti a canone concordato la cedolare scende al 5 per cento ma per chi affitta a canone concordato a giovani fino a 35 anni è all’1 per cento». La legge di bilancio prevede poi un fondo nuovi nati, che prevede a partire dal 2027 il versamento da parte dello Stato di 100 euro all’anno per ogni neonato, fino al raggiungimento della maggiore età. anno. La misura parte da una proposta del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Le proteste giovanili e il cortocircuito della sinistra

Qual è la causa che fa rima con Ucraina e con Palestina e mobilita trasversalmente i cuori degli italiani, compresi quelli che non darebbero né un uomo né un soldo per difendere Kyiv o Gaza? Facile: la vetrina. Per tutelare la sua fragile incolumità, minacciata dai giovani delle periferie, la destra non ci pensa due volte a schierare i parà della Folgore. Impedire il furto di scarpe da ginnastica dal prezzo ipertrofico e dal valore oggettivo di pochi euro: ecco una missione per cui vale mettere in campo i nostri militari, altro il peacekeeping per proteggere vite umane all’estero.

Le proteste giovanili e il cortocircuito della sinistra
Matteo Salvini nel centro di Milano (Ansa).

I casseur e la condanna maculata del campo largo

Ma anche nel campo largo l’olocausto delle vetrine milanesi del 17 ottobre ha suscitato ampia riprovazione. Non compatta e unanime, sarebbe chiedere troppo a uno schieramento coeso come una sbrisolona. È piuttosto una condanna maculata di se e di ma, una specie di fantasia leopardata, ravvivata da tocchi più bruni che rossi, come la «manganellata educativa» invocata da Vincenzo De Luca, sindaco-sceriffo di Salerno e poster-boy dell’ultima Leopolda. 

Avanti con la coalizione Verisure

Quel diavolo di Renzi, con la sgradevole chiaroveggenza che gli dei gli hanno inflitto come punizione per le sue smodate ambizioni, forse vede in De Luca il federatore ideale, non del campo largo, ma del campo larghissimo e trasversale dei pro-vetrina e degli impauriti cui si rivolgono gli onnipresenti spot dei sistemi d’allarme. Possiamo chiamarla coalizione Verisure. Stiamo parlando del De Luca che nel 2020, ai tempi della pandemia, bullizzava col suo vocione enfatico una bambina disperata per la chiusura della sua scuola. Per lui non era credibile che una bambina fosse felice di stare fra i banchi, che ci tenesse a studiare. Doveva essere un’Ogm. Sua mamma le dava il latte al plutonio.

È stato uno dei punti più bassi mai toccati da un politico di sinistra, anzi, forse da un politico italiano in generale. Prima che volgare e prepotente ai limiti dell’abuso, quell’uscita era dettata da una spaventosa incomprensione dei veri bisogni di bambini e ragazzi, la cui formazione cognitiva ed emotiva avrebbe subito un colpo durissimo dalla serrata scolastica più lunga e ingiustificata d’Europa (341 giorni contro una media Ue di 138). Sei anni dopo, la bambina che piangeva per la chiusura della sua scuola forse è una dei tanti studenti delle medie che si uniscono alle proteste dei più grandi, e fra poco avrà l’età per poter essere accusata di partecipazione violenta a manifestazione, la new entry dell’ultimo decreto sicurezza emanato dal destrissimo governo Meloni. Ma se guardiamo a sinistra, vediamo che che il tizio che l’ha insultata da piccola e ora agli insulti aggiungerebbe le manganellate, è membro del Pd. Non basta: il presidente del Consiglio che ai tempi del Covid ha chiuso in casa per due anni scolastici una generazione di ragazzi è indicato dai sondaggi come il leader più gradito del campo largo.

Le proteste giovanili e il cortocircuito della sinistra
La riunione sul ddl Sicurezza (Imagoeconomica).

I giovani usati come propellente per la campagna elettorale

Giuseppe Conte e Vincenzo De Luca sono due star di quella stessa sinistra che in questi giorni esplora nuove frontiere del funambolismo, cercando da un lato di ripudiare gli spaccavetrine di seconda generazione e al tempo stesso di «ascoltare i giovani». Il fatto che per il correntone Pd e la segretaria Elly Schlein il punto migliore per ascoltare i giovani manifestanti di Roma, Milano e Bologna, lo scorso weekend, fosse una tensostruttura in quel di Montepulciano dice tutto sulla buona fede dell’intenzione. Una difesa dei ragazzi che sembra più dettata dalla speranza di attingere dal mare agitato e politicamente inafferrabile della protesta giovanile un po’ di propellente per una campagna elettorale catatonica, che da una reale comprensione dei problemi dei giovani, il vero Terzo Stato del nostro ancien régime – o, per meglio dire, del nostro régime des anciens, nel senso di boomer e Gen X attempati, privilegiati e intoccabili. «Ascoltare i giovani», in buona sostanza, significa non picchiarli, soprattutto se non spaccano le vetrine, e intanto fare sì con la testa, con un’espressione compunta e senza capirci molto. Augurandosi che basti sembrare quelli meno stronzi per convincere i millennials ad andare alle urne a votare per Schlein, Conte o Fratoianni, anziché investire gli ultimi euro in un biglietto di sola andata per l’estero.

Le proteste giovanili e il cortocircuito della sinistra
Elly Schlein, Giuseppe Conte e Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Strage del bus di Mestre, patteggiamento per sette tra dirigenti e funzionari comunali

La gup di Venezia Benedetta Vitolo ha ratificato i patteggiamenti concordati con i pm veneziani Laura Cameli e Giorgio Gava dalle difese dei sette dirigenti e funzionari comunali indagati per la strage del bus di Mestre, che precipitò dal cavalcavia superiore il 3 ottobre 2023. Patteggiate pene inferiori a due anni per omicidio stradale plurimo: alcune sono sospese e altre convertite con lavori di pubblica utilità. Nello schianto morirono 22 persone e altre 14 rimasero ferite. Stando a quanto ricostruito nell’inchiesta l’autobus della società La Linea andò a sbattere contro la barriera di sicurezza per circa 50 metri fino a quando, «trovando un varco di circa 2,40 metri», precipitò dal cavalcavia. Gli indagati sono stati accusati dalla Procura veneziana, appunto, per il varco. I familiari delle vittime sono stati risarciti con oltre 20 milioni di euro da Allianz, la compagnia assicurativa de La Linea.

Francesco Viganò nuovo presidente della Corte costituzionale

La Corte costituzionale ha eletto all’unanimità come nuovo presidente Francesco Viganò. Assumerà l’incarico il 14 novembre, al termine del mandato di Giovanni Amoroso. Viganò ricoprirà il ruolo di presidente della Consulta fino all’8 marzo 2027, giorno in cui scadrà il suo mandato di giudice costituzionale, iniziato nel marzo 2018 con la nomina da parte del presidente della Repubblica.

Francesco Viganò nuovo presidente della Corte costituzionale
Francesco Viganò (Imagoeconomica).

Chi è Francesco Viganò

Viganò era vicepresidente della Corte costituzionale da gennaio del 2025. Nato a Milano nel 1966, ha iniziato la carriera accademica presso l’Università degli Studi di Brescia, dove è stato ricercatore dal 1995 al 2001 e poi professore associato dal 2001 al 2004, insegnando diritto penale italiano e comparato. Dal 2004 è stato professore straordinario e poi ordinario di diritto penale all’Università degli Studi di Milano, dove si era laureato in giurisprudenza nel 1989. Nel 2016 era stato chiamato dall’Università Bocconi, dove ha insegnato diritto penale italiano e transnazionale fino alla nomina a giudice costituzionale.

Israele, scrutinio delle urne terminato: al blocco di Netanyahu 53 seggi

Terminato in Israele lo scrutinio del voto ai seggi, che rappresenta l’86 per cento del totale. A questo punto dello spoglio, 53 seggi alla Knesset vanno al blocco di Benjamin Netanyahu e 48 alla coalizione guidata da Gadi Eisenkot, che si rafforza nell’ultima parte dello spoglio. Confermato il boom dei partiti arabi, che al momento si aggiudicano 19 seggi in parlamento. Ora mancano da scrutinare circa 650 mila ‘buste doppie’ (ossia di chi vota lontano dal proprio luogo di residenza, come soldati, diplomatici, persone ospedalizzate). I risultati finali saranno però ufficializzati solo il 4 novembre: se nessuno formerà una maggioranza (di 61 seggi), potrebbero tenersi nuove elezioni a inizio 2027.

LEGGI ANCHE: Elezioni in Israele: tutte le incognite sulla formazione di un nuovo governo

Netanyahu si conferma forte nelle aree colpite da Hamas e al confine col Libano

Secondo i dati della Commissione elettorale centrale, emerge l’ampio sostegno al primo ministro Netanyahu e al suo partito, il Likud, nelle aree colpite dagli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 e in quelle al confine con il Libano, a lungo nel mirino di Hezbollah. Il Likud, ad esempio, si è mantenuto il primo partito nella città meridionali di Sderot e Ofakim, dove Hamas fece rispettivamente 53 e 25 vittime. Nella parte settentrionale di Israele, Netanyahu ha ottenuto le percentuali di voto più elevate nelle località Kiryat Shmona, Shlomi, Avivim e Dovev, tutte a breve distanza dal Libano.

Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole

C’è la riforma della Rai, pronta per il Senato il 26 novembre. E nella maggioranza c’è chi scommette che «la velocità del provvedimento sarà assicurata, nonostante la legge di Bilancio e altre noie da approvare». Fatto sta che, mentre per il ruolo di amministratore delegato tutti, a cominciare ovviamente dai meloniani, fanno il nome dell’attuale direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, per la carica di presidente si scatenano le scommesse. Anche perché per quell’incarico deve esserci, in base alla teoria delle quote rosa, una donna. Dopo l’assemblea della Lega che ha visto la riconferma di Matteo Salvini c’è stata un’uscita di peso, che a Roma ha fatto clamore nonostante fosse attesa da mesi: Simonetta Matone ha lasciato i leghisti per aderire a Forza Italia. Il vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani è da sempre un amico di famiglia, stima tantissimo Matone, e il partito berlusconiano potrebbe indicare senza alcun problema il nome dell’ex magistrata (una sempre in prima fila quando si parla di poltrone: era circolata la sua candidatura anche per l’Anticorruzione) alla presidenza della Rai. Nei palazzi del servizio pubblico radiotelevisivo poi Matone conosce tutti: il suo consorte Emilio Albertario è stato una delle colonne giornalistiche prima della radio e poi del Tg2…

Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole

Vespa, un vaccino è per sempre

Era il 2014: Bruno Vespa, in diretta a Porta a porta, su RaiUno, si fece iniettare il vaccino antinfluenzale Flaud di Novartis per rassicurare il popolo. Negli anni, il colosso farmaceutico non ha fatto mancare la sua presenza ai “Forum in Masseria” allestiti da Vespa, nella parte del padrone di casa interrogante. E adesso accade qualcosa di simile pure nella giornata di mercoledì 28 ottobre, data che nella Capitale viene ancora abbinata da molti alla storica “marcia su Roma” di mussoliniana memoria: appuntamento a La Lanterna di via Tomacelli, dove Vespa è protagonista del “Forum salute e innovazione: rafforzare la competitività in Italia e in Europa”, evento promosso – indovinate un po’ – dall’azienda farmaceutica Novartis, con la conduzione e il supporto organizzativo del format “Forum in Masseria”. Attese figure istituzionali di primo piano della politica italiana, tra cui i ministri Orazio Schillaci (Salute), Antonio Tajani (Esteri) e Adolfo Urso (Imprese e Made in Italy). Oltre naturalmente ai vertici globali e nazionali di Novartis: il presidente del consiglio di amministrazione Giovanni Caforio e il presidente di Novartis Pharma International Patrick Horber. Tra gli invitati anche il numero uno di Farmindustria Marcello Cattani.

Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Bruno Vespa si fa vaccinare a Porta a porta nel 2014.

Meloni fa l’artigiana

Cotta e mangiata: annunciata nella mattina da Giorgia Meloni all’assemblea di Confartigianato, la riforma dell’artigianato verrà approvata nel pomeriggio a Palazzo Chigi, nel Consiglio dei ministri. Davanti alla platea plaudente, in via della Conciliazione, con Meloni vestita di bianco come il pontefice, ecco la promessa: «Aziende nate artigiane, e così per sette anni, mantengono la qualifica anche con più lavoratori. Finché ci sono botteghe artigiane, l’Italia avrà futuro. Crescere non è snaturarsi». Non solo: «Daremo risposte sui salari dei giovani». Sì, le elezioni politiche si stanno avvicinando…

Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Liverani, il pianto degli assicuratori a Palazzo Taverna

C’è un convegno intitolato “Previdenza universale: un salvadanaio per le nuove generazioni” a Roma, nei saloni meravigliosi di Palazzo Taverna, per l’Ania, l’associazione delle assicurazioni. E Giovanni Liverani, presidente di Ania, non si è tirato indietro, “piangendo” a nome di tutto il sodalizio davanti ai politici che chiedono contributi spacciati come extraprofitti: «Noi siamo pronti a fare la nostra parte, per dare ai giovani e alle famiglie italiane non già interventi che rischiano di sembrare pannicelli caldi che si ripetono ogni anno ma non risolvono i problemi, ma progetti di sistema, contributi a politiche industriali e sociali che generano certezze e fiducia nel futuro». Non solo: «L’anno scorso abbiamo risarcito 18 milioni di cittadini e imprese per un totale di 42 miliardi, ed erogato prestazioni previdenziali e assicurative per oltre 93 miliardi». E nel conto sono finiti anche i vandalismi di Milano ai danni delle attività commerciali.

Matone per la presidenza Rai, Vespa con Novartis e le altre pillole
Giovanni Liverani con Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Il caso della foto di Landini con Lula con Camusso cancellata

È diventata un caso la foto comparsa sul sito della Cgil dopo la vittoria di Lula alle elezioni in Brasile. A corredo del messaggio di congratulazioni del sindacato c’è infatti uno scatto risalente al 13 febbraio 2020, quando Lula arrivò in Italia in visita dal Papa e alla Cgil dopo 580 giorni di detenzione. L’immagine mostra Maurizio Landini che stringe la mano al riconfermato presidente del Brasile. Fin qui niente di strano, se non fosse che nella foto originale c’era anche Susanna Camusso, che lo aveva preceduto alla guida della Cgil e che ora è stata cancellata. Il caso di censura è stato rivelato da Il Foglio, confermando gli attriti tra i due. «Non è stato certo un incidente. Quando si cancella una persona da una foto lo si fa in maniera deliberata e ben ponderata. Per questo ritengo sia meglio seppellire sotto un “no comment” questa pessima vicenda», ha commentato Camusso al Corriere della sera.

Il caso della foto di Landini con Lula con Camusso cancellata
Il confronto tra la foto originale e quella modificata (X).

Scontri a Milano, il gip rimette in libertà Youssef Siher

È ritornato libero Youssef Siher, il ricercatore italiano di origini marocchine fermato in qualità di amministratore del canale Telegram Movimento 17 ottobre aperto dopo gli scontri e le devastazioni di Milano. L’ha deciso, secondo fonti legali, la gip Tiziana Landoni rigettando la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere proposta dalla pm Francesca Crupi, titolare dell’inchiesta con il procuratore Marcello Viola. Nel colloquio con la giudice, Siher si era avvalso della facoltà di non rispondere.

Meloni: «Decisione vergognosa»

La premier Giorgia Meloni ha così commentato la notizia: «Lo dirò senza mezzi termini, considero vergognosa la decisione del gip di Milano di non convalidare l’arresto di Youssef Siher, accusato di essere il gestore della pagina Telegram Movimento 17 ottobre, cioè la pagina che incitava all’organizzazione di quelle manifestazioni che poi abbiamo visto portare alla devastazione di diversi esercizi commerciali a Milano. Penso che questa sia una mortificazione insopportabile del lavoro delle forze dell’ordine, degli inquirenti, del ministero degli Interni e in generale di tutti coloro che si adoperano per difendere la gente perbene dal rischio di vedere devastate le proprie città e i propri esercizi commerciali. E davvero non so come possa uno Stato normale difendere le persone perbene di fronte a queste decisioni di certa magistratura».

Spionaggio e repressione su dissidenti cinesi: 10 indagati a Milano

La Procura di Milano ha chiuso le indagini in vista della richiesta di processo a carico di 10 indagati, tra cui quattro cittadini cinesi «in continuo contatto» con le autorità di Pechino, accusati di associazione per delinquere finalizzata ad «azioni repressive e coercitive nei confronti» di connazionali «dissidenti» nel capoluogo lombardo. Tra le vittime principali di stalking, monitoraggio, pressioni e minacce figura Li Ying, artista e attivista cinese residente in Italia, noto soprattutto per il suo account X ‘Teacher Li Is Not Your Teacher’.

Chi è ‘Teacher Li’

Li è diventato un punto di riferimento globale durante la pandemia, quando ha documentato – aggirando la censura di Pechino – le proteste contro le misure della politica ‘zero Covid’ che hanno scosso l’intera Repubblica Popolare, diffondendo sul web migliaia di video. A seguito della sua crescente popolarità, Li ha subito intimidazioni, sorveglianza e minacce da parte delle autorità cinesi. A marzo del 2026 l’Italia aveva espulso otto cittadini cinesi coinvolti in un’attività di monitoraggio di polizia nei suoi confronti. La storia di Li e il suo impatto sono al centro del documentario interattivo in realtà mista All I Know About Teacher Li, che è stato presentato alla Biennale di Venezia nel 2024.

Adinolfi torna ai domiciliari: accolta l’istanza di scarcerazione

Mario Adinolfi torna agli arresti domiciliari: il gip di Roma ha infatti accolto la nuova istanza di scarcerazione presentata dalla difesa del fondatore del Popolo della Famiglia, arrestato a luglio in quanto accusato di aver truffato decine di risparmiatori attraverso un falso sistema di investimenti online.

Era stato trasferito in carcere il 21 settembre

Adinolfi, che già si trovava agli arresti domiciliari (con braccialetto elettronico) con l’accusa di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario ed omessa dichiarazione dei redditi, era stato trasferito in carcere a Regina Coeli il 21 settembre. La gip aveva deciso di aggravare la misura cautelare perché il leader del Popolo della Famiglia dalla sua abitazione aveva pubblicato numerosi articoli e post su Internet, quando invece era stato obbligato, al momento della concessione dei domiciliari, a «non utilizzare in alcun modo, salvo che per contatti con il difensore, i dispositivi telefonici, informatici e telematici».

La ‘scommessa collettiva’: perché è stato arrestato

Adinolfi è stati arrestato l’8 luglio nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta ‘scommessa collettiva‘, un circuito di raccolta fondi da privati – decine le persone coinvolte – ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro. Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto». Il 31 luglio il Tribunale del Riesame aveva rigettato l’istanza della difesa che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare o quantomeno affievolirla con misure meno afflittive, come l’obbligo di dimora nel Comune di residenza o l’obbligo di firma. Poi il trasferimento il carcere e infine il ritorno ai domiciliari.

Opas Mps, la Bce dà il via libera a Intesa Sanpaolo

Intesa Sanpaolo ha ricevuto dalla Bce, nell’ambito all’opas promossa su Mps, l’autorizzazione preventiva all’acquisizione della partecipazione diretta di controllo nella banca e all’acquisizione delle partecipazioni indirette di controllo in Wise dialog bank, Mediobanca – Banca di credito finanziario, Mediobanca premier e Compass banca – nonché all’acquisizione di una partecipazione indiretta qualificata in Banca progetto. La Bce, si legge in una nota, ha contestualmente rilasciato l’autorizzazione ad acquisire una partecipazione in Mps e nelle sue partecipate il cui valore supera complessivamente il 10 per cento dei fondi propri consolidati del Gruppo bancario Intesa Sanpaolo.

Meloni “abbraccia” Cateno De Luca e Lupi corre ai ripari

Giorgia Meloni abbraccia Cateno De Luca e Maurizio Lupi rischia di rimanere senza poltrona. Nel centrodestra è cominciata la guerra tra i cespugli per conquistare un posto in Parlamento alle prossime Politiche. E a farne le spese potrebbe essere proprio il leader di Noi Moderati.

Giorgia Meloni alla convention romana di Sindaci d’Italia

Giovedì 29 ottobre la premier parteciperà alla seconda giornata della convention romana di Sud chiama Nord, il movimento di “Scateno” De Luca che per l’occasione cambierà nome in Sindaci d’Italia, con l’ambizione di trasformarsi in una forza nazionale capace di raccogliere il consenso degli amministratori locali. Una benedizione politica per il sindaco di Taormina che, però, rischia di creare un grosso danno a Lupi. Il problema è la nuova legge elettorale, che prevede uno sbarramento del 3 per cento e una scialuppa di salvataggio per il cosiddetto “miglior perdente”: la lista più votata tra quelle della coalizione rimaste sotto la soglia.

Meloni “abbraccia” Cateno De Luca e Lupi corre ai ripari
Cateno De Luca, Ignazio La Russa e Laura Castelli (Imagoeconomica).

Lupi e l’ipotesi di lista unica con Forza Italia

Finora Noi Moderati aveva quel posto garantito. Ma l’arrivo di De Luca rischia di cambiare le carte in tavola. Il leader siciliano punta a raccogliere voti soprattutto nel Mezzogiorno, pescando tra sindaci, amministratori locali e movimenti civici. E se Sindaci d’Italia non dovesse raggiungere il 3 per cento, potrebbe comunque superare Noi Moderati e conquistare il premio di consolazione. Tradotto: De Luca dentro, Lupi fuori.

Meloni “abbraccia” Cateno De Luca e Lupi corre ai ripari
Maurizio Lupi (Imagoeconomica).

E allora? Per evitare di finire schiacciato nella guerra tra piccoli partiti, Lupi starebbe valutando una soluzione già sperimentata: una lista unica con Forza Italia, come alle Europee del 2024. Un modo per aggirare il rischio dello sbarramento, naturalmente a condizione di strappare ad Antonio Tajani candidature blindate. Per gli azzurri sarebbe l’occasione di rafforzare il proprio profilo centrista. Per Lupi, molto più semplicemente, un’assicurazione sulla sopravvivenza politica. Meloni, in sostanza, aprendo le porte del centrodestra a Cateno De Luca, rischia di mettere nei guai uno dei suoi alleati più fedeli. E così, mentre Sud chiama Nord diventa Sindaci d’Italia, Maurizio Lupi potrebbe essere costretto a chiamare Tajani. Prima che sia troppo tardi.

Meloni “abbraccia” Cateno De Luca e Lupi corre ai ripari
Maurizio Lupi con Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Nuovo taglio delle accise sul gasolio: durerà fino al 7 novembre

Un decreto interministeriale Mef-Mase, pubblicato in Gazzetta ufficiale, ha reintrodotto per il periodo dal 28 ottobre al 7 novembre un nuovo taglio delle accise sul gasolio: sconto di 4 centesimi al litro, che diventano circa 4,9, iva compresa. L’aliquota di accisa sugli oli da gas o gasolio, usato come carburante «è rideterminata nella misura di 632,90 euro per mille litri». La misura verrà finanziata con 38,7 milioni derivanti dall’extragettito Iva di settembre.

Spagna, scontro tra due treni sulla linea ad alta velocità: decine di morti e feriti

Incidente ferroviario in Spagna, dove due treni ad alta velocità si sono scontrati nei pressi di Toledo. Secondo quanto riferito dal quotidiano spagnolo El País, secondo le prime stime del governo ci sarebbero almeno 10 morti, ma la cifra è destinata a salire. Per Sky News, che cita autorità locali, sarebbero 39. Due carrozze sarebbero uscite dai binari e precipitate lungo una scarpata. L’incidente è avvenuto poco dopo le 9 di mercoledì 28 ottobre 2026, tra le località di Los Yébenes e Urda. Nello scontro sono rimasti coinvolti un treno AVE, partito da Madrid e diretto a Siviglia, e un convoglio della compagnia Iryo che viaggiava nella direzione opposta. La circolazione è stata sospesa sulla linea ad alta velocità che collega Madrid all’Andalusia.

Indagini in corso sulla dinamica

La dinamica dei fatti non è ancora chiara. Secondo le prime analisi, il treno ad alta velocità di Iryo era fermo a un segnale nei pressi di Toledo, su indicazione del gestore dell’infrastruttura ferroviaria Adif. Per questo motivo, Adif stava impartendo ai treni in circolazione sulla linea l’obbligo di procedere con la cosiddetta «marcia a vista», a una velocità di 40 chilometri orari. In quel momento, un treno ad alta velocità di Renfe avrebbe urtato a velocità elevata il convoglio fermo, provocando il deragliamento di alcune carrozze di entrambi i treni. «Sono costernato per il grave incidente ferroviario a Toledo. Il mio affetto, solidarietà e sostegno a tutte le vittime e alle loro famiglie» ha scritto su X il premier Pedro Sanchez.

Padoan lascerà la presidenza di UniCredit al termine del mandato

UniCredit ha annunciato che Pier Carlo Padoan lascerà l’incarico di presidente del consiglio di amministrazione al termine del suo mandato. La notizia arriva con circa sei mesi di anticipo sul rinnovo del consiglio e apre il percorso per individuare il successore.

Padoan lascerà la presidenza di UniCredit al termine del mandato
Pier Carlo Padoan (Ansa).

Padoan lascia per motivi personali

Padoan, ministro dell’Economia dal 22 febbraio 2014 al primo giugno 2018 nei governi Renzi e Gentiloni, lascia per motivi personali: la transizione è stata concordata tra le parti e Padoan collaborerà strettamente con Jeffrey Edberg, in qualità di responsabile del Comitato Nomine della banca, per individuare un successore adeguato, assicurando un passaggio di consegne ordinato e senza discontinuità. «Desidero ringraziare personalmente Pier Carlo per la sua leadership e il suo supporto sin dall’inizio del mio mandato. È stato per me una fonte costante di saggi consigli e di grande esperienza, e ho molto apprezzato la nostra collaborazione», ha dichiarato il ceo Andrea Orcel.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti

«Non rinuncerò al mio Brasile», aveva assicurato dal quartier generale di Brasilia nella notte elettorale in cui era uscito sconfitto da Luiz Inácio Lula da Silva nel ballottaggio presidenziale. Come non detto: braccato dai giudici e vicino alla scadenza dell’immunità parlamentare, Flavio Bolsonaro è invece subito scappato negli Stati Uniti del suo amico Donald Trump, pronto a concedergli asilo politico. Una fuga rocambolesca, quella di Bolsonaro, che (in teoria) aveva il divieto di espatrio.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti
Flavio Bolsonaro e Lula (Ansa).

Bolsonaro adesso si trova in Florida

Bolsonaro è giunto negli Stati Uniti assieme alla moglie e alle due figlie: si trova per la precisione in Florida, dove poco ha già incontrato il fratello Eduardo, ex deputato, e la sua famiglia. Avrebbe intenzione di tenere una conferenza stampa per spiegare le ragioni della sua partenza dal Brasile.

LEGGI ANCHE: Bolsonaro e Vucic come Orban: appoggiati da Trump e sconfitti

Perché è fuggito dopo le elezioni

Indagato per riciclaggio di denaro e corruzione, dopo la visita al padre (ed ex presidente) Jair, agli arresti domiciliari, Bolsonaro ha fatto sapere che un giudice della Corte Suprema gli aveva sospeso il passaporto, intimandogli di consegnare il documento alla polizia federale entro le 11 di martedì mattina e di non uscire dal Paese. Temendo di essere arrestato, il senatore brasiliano (a gennaio decadrà l’immunità parlamentare) non ha però rispettato la scadenza e si è dato alla fuga.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti
Flavio Bolsonaro (Ansa).

La rocambolesca fuga dal Brasile

Bolsonaro non è arrivato negli Usa direttamente dal Brasile: prima è passato dall’Argentina e poi dall’Ecuador. Dopo le indiscrezioni dei media locali, le autorità argentine hanno confermato il rapido transito nel Paese di una parte della famiglia Bolsonaro, documentandone l’ingresso via terra e l’immediata ripartenza aerea verso l’Ecuador. «Alle ore 22:50 del 27/10 sono entrati attraverso il valico di frontiera del Ponte Internazionale Tancredo Neves, nella provincia di Misiones, Flavio Nantes Bolsonaro, Fernanda Antunes Figueira Bolsonaro, Carolina Figueira Bolsonaro e Luiza Figueira Bolsonaro, in possesso di documenti di viaggio validi», ha scritto su X la Direzione Nazionale delle Migrazioni argentina. Successivamente, dall’aeroporto di Puerto Iguazú il gruppo «si è imbarcato su un volo privato operato dalla compagnia Baires Fly S.A. con destinazione la città di Guayaquil»: ha utilizzato un Gulfstream G400 con matricola argentina LV-JQW, arrivato a lunedì sera da Buenos Aires. Vista la sospensione del passaporto brasiliano, Bolsonaro potrebbe aver varcato la frontiera con l’Argentina grazie a quello italiano: gode infatti della doppia cittadinanza (la famiglia ha origini venete). Dall’Ecuador ha poi preso un volo per Fort Lauderdale, in Florida.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti
Donald Trump (Ansa).

Il ruolo dell’Amministrazione Trump

Secondo Simón Levy, imprenditore messicano vicino al mondo MAGA, la fuga di Bolsonaro sarebbe stata organizzata dal segretario di Stato Usa Marco Rubio. Washington, al momento, non ha confermato. Dopo la vittoria di Lula, Trump aveva subito mostrato il suo sostegno a Bolsonaro, parlando di «elezioni truccate»: ora è pronto a concedergli asilo politico.

Come Flavio Bolsonaro è riuscito a fuggire negli Stati Uniti
Murale dedicato a Flavio Bolsonaro (Ansa).

Tale padre, tali figli: le fughe dei Bolsonaro negli Usa

Come detto, Flavio Bolsonaro si è già riunito in Florida col fratello Eduardo, latitante, che vive negli Stati Uniti grazie a un permesso rilasciato dalla Casa Bianca. Anche il padre Jair era fuggito negli Usa dopo essersi rifiutato di riconoscere la sconfitta contro Lula nel 2022. Tornato poi in Brasile, è stato successivamente condannato a 27 anni per aver pianificato un colpo di Stato. «Poteva rimanere per provare la propria innocenza. Fuggire dal Brasile è una vergogna. Ma d’altronde la famiglia Bolsonaro è così. Il Brasile è la loro seconda patria. La prima sono gli Stati Uniti», ha scritto Lula su X.

Elezioni in Israele: tutte le incognite sulla formazione di un nuovo governo

Per i risultati definitivi potrebbero occorrere giorni, ma gli exit poll sembrano assegnare la vittoria a Benjamin Netanyahu. Con oltre la metà delle schede scrutinate, il blocco del premier israeliano è in vantaggio rispetto a quello dell’opposizione guidato da Gadi Eisenkot, ex generale con un figlio caduto a Gaza, che nei sondaggi era riuscito a portare il suo Yashar (Diritto!) in testa. Al conteggio mancano ancora i voti di diplomatici e militari all’estero, il cui scrutinio comincerà martedì notte e potrebbe concludersi nella giornata di giovedì. Si stimano oltre mezzo milione di voti.

Elezioni in Israele: tutte le incognite sulla formazione di un nuovo governo
Benjamin Netanyahu (Ansa).

Trump si intesta la rimonta di Netanyahu

Per una volta dunque l’endorsement di Donald Trump sembra non aver affossato il candidato. Anzi, il presidente americano mette il cappello sulla rimonta dell’amico e alleato. «Quando il presidente Trump ha espresso il suo sostegno a Bibi Netanyahu, la situazione è completamente cambiata, e ora quella che sembrava una sconfitta per un grande primo ministro, appare essere un’insperata rimonta che ha portato a una fase di stallo, se non una vittoria per Netanyahu», ha scritto nella notte su Truth. «Tutto è successo dopo il sostegno del presidente Trump che vuole solo il bene del Medio Oriente, di Israele e degli Stati Uniti d’America». Al netto dei soliti toni trumpiani, con molta probabilità il presidente Isaac Herzog affiderà a Netanyahu l’incarico di formare il nuovo governo. E da abile negoziatore, il premier cercherà di strappare pezzi dell’opposizione. Anche se il Likud si confermerà primo partito, difficilmente otterrà i 61 seggi (su 120) necessari per assicurarsi la maggioranza. Se Netanyahu non riuscisse nell’impresa entro sei settimane, il compito passerebbe a Eisenkot Per riuscirci, tuttavia, il blocco del «cambiamento» dovrebbe sedersi al tavolo con le formazioni arabe-palestinesi: la Lista comune e Ra’am.

Elezioni in Israele: tutte le incognite sulla formazione di un nuovo governo
Un manifesto con Donald Trump e Benjamin Netanyahu a Tel Aviv (Ansa).

Il flop di Ben-Gvir e il boom dei partiti arabo-palestinesi

Oltre alla rimonta di Netanyahu, infatti ci sono altri due dati che emergono dalle urne. Il primo è il flop del ministro della Sicurezza nazionale di estrema destra Itamar Ben-Gvir: Otzma Yehudit (Potere ebraico) al momento è fermo a sei seggi. Il secondo è il boom dei partiti arabo-palestinesi che alla Knesset potrebbero ottenere 16-18 seggi rispetto ai 10 attuali. E con cui Eisenkot potrebbe essere costretto a trattare per arrivare a una maggioranza.

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Itamar Ben-Gvir (Ansa).

Trattative in salita per Eisenkot

Ra’am guidato da Mansour Abbas è già stato al governo con il conservatore di Naftali Bennet, oggi alleato di Eisenkot. Il vice di Abbas è un ebreo sionista e si è già detto disposto ad accettare un compromesso per «far cadere Netanyahu, Smotrich e Ben-Gvir». I seggi portati in dote da Ra’am (dai cinque ai sette) però potrebbero non essere sufficienti. Eisenkot dovrebbe allora trattare con Lista Comune (10-11 seggi). Tutt’altro che una passeggiata.

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Gadi Eisenkot (Ansa).

Le condizioni poste dal leader di Yashar – riconoscere Israele come Stato ebraico e democratico; accettare i valori espressi nella dichiarazione d’indipendenza; accettare la coscrizione obbligatoria per i cittadini palestinesi di Israele, attualmente esentati; e condannare Hamas come organizzazione terroristica – difficilmente saranno accettate a scatola chiusa dalla lista. Amjad Shbita, leader di Hadash, il partito socialista che costituisce la componente più consistente della Lista comune, ha infatti dichiarato che Eisenkot non è nella posizione di imporre condizioni per l’avvio dei negoziati sulla coalizione. «Tratteremo da pari a pari, perché abbiamo bisogno gli uni degli altri». Dall’altra parte, molti parlamentari del blocco di opposizione hanno assicurato che non accetteranno mai di sedersi in un governo con i partiti arabi. Senza un accordo con le formazioni palestinesi, l’ex generale potrebbe tentare allora di formare un governo di minoranza. A quel punto, però, Israele rischierebbe di andare nuovamente al voto. Un assist per Bibi. «Ulteriori elezioni sarebbero un regalo a Netanyahu. La palla è nel campo del blocco del cambiamento», ha dichiarato alla Radio dell’esercito israeliano un esponente della Lista comune.