Sondaggi politici, Futuro Nazionale si avvicina all’8 per cento

Non si arresta la crescita di Futuro Nazionale nei sondaggi politici. Nell’ultima rilevazione di Swg per il Tg La7 sulle intenzioni di voto il partito guidato da Roberto Vannacci, ora quarta forza politica del Paese, è infatti arrivato al 7,7 per cento: +0,2 per cento rispetto a una settimana fa.

Sondaggi politici, Futuro Nazionale si avvicina all’8 per cento
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Futuro Nazionale si conferma stabile sopra Forza Italia e Lega, date rispettivamente al 6,9 per cento (-0,2) e al 5,7 per cento. Carroccio stabile così come Fratelli d’Italia, saldamente primo partito del Paese col 26,8 per cento. Leggera flessione (-0,1) del Partito Democratico al 20,6 per cento. Il Movimento 5 stelle è dato al 12,5 per cento (-0,2). Tra FI e Lega c’è Alleanza Verdi e Sinistra, al 6,8 per cento (+0,1). Azione è stabile al 3,2 per cento. Tra le forze minori da segnalare Italia Viva è data al 2,5 per cento (+0,1), +Europa all’1,4 per cento (+0,1), Sud Chiama Nord all’1 per cento (+0,1), così come Noi Moderati (-0,1).

Un nuovo accordo europeo per aiutare la Tunisia

Salvatore Memoli

Oggi più che mai abbiamo bisogno di riprogrammare i valori che regolano la grande idea dell’Euromediterraneo. Ci sono principi che si sono logorati, sotto l’effetto di un sovranismo europeo che dimentica la sua stessa storia. Non basta mostrare una generica attenzione geografica, si dimentica la storia di un lungo periodo di sfruttamento e di contaminazione culturale di molti popoli coloniali. Il loro rispetto, la stima del loro apporto sul comune Mediterraneo non può prescindere da un esame rigoroso delle evoluzioni politiche dei singoli Stati che hanno, lo si voglia o meno, un influsso diretto sulla stessa Europa. L’idea di una relazione politica internazionale tra Europa ed i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo non era una genialità velleitaria, seguiva un pensiero politico dell’Occidente che si apriva come ombrello di valori politici, economici, commerciali che aprivano confini per restituire serenità politica a tutti.Anno dopo anno si indebolisce un progetto politico importante, sotto l’influsso di aspetti particolari internazionali e la considerazione di una domanda di maggiore integrazione che nasce anche dal basso, fino a spingere flussi incontrollati di nordafricani verso obiettivi di benessere che si vorrebbero condividere. Il tema non è facile e ha i suoi risvolti terribili di incomprensioni, di reazioni esagerate, da una e l’altra parte delle sponde. I clandestini sono tanti. Perché sono tali? Perché in un programma Euromediterraneo importante non si considera la possibilità di flussi regolari che possano garantire all’Europa braccia e menti utili ai grandi programmi produttivi? L’Europa potrebbe essere ancora una risposta alle aspirazioni dei popoli in via di sviluppo. Fermare questa aspirazione potrebbe essere drammatico, sul piano psicologico, per gli equilibri politici dei Paesi del Nord Africa, purtroppo oggetto degli appetiti di espansione di Governi di Paesi ambiziosi che riducono la politica a identità religiosa islamica ed hanno un rapporto col benessere che si coniuga con le armi e la sottomissione dei corrotti. Una risposta utile, fino a questo momento l’ha garantita la Presidente del Consiglio d’Italia Meloni. La sua disponibilità, anche con il Piano Mattei, ha dato risposte ad alcuni Paesi, come la Tunisia. La riduzione degli sbarchi é un risultato evidente, sotto gli occhi di tutti. Ciò che é positivo per l’Italia è l’Europa diventa, purtroppo, un peso per i Paesi firmatari degli accordi e per i loro rappresentanti politici. In Tunisia il presidente della Repubblica Saïed garantisce lealtà agli accordi internazionali ma subisce le lamentele di molti ambienti che denunciano la presenza di troppi clandestini del centro Africa sul suolo tunisino. Tutto ciò diventa un peso politico per la Tunisia ed esige la capacità di gestione della realtà locale, con aiuti economici per rafforzare il controllo pubblico delle aeree interne e delle coste tunisine. Il grande pericolo di un Nord Africa chiuso, rifiutato dall’Europa, facilita il ripiegamento con rampanti potenze che mirano ad avere il controllo di territori dell’aria euromediterranea, per sviluppare una strategia di pressione sull’Europa di domani. In questo processo tritatutto c’è la tragedia del nostro presente ed i prodromi di un futuro incerto dell’Euro Mediterraneo. Sembra che nessuno se ne renda conto, che nessuno avverta quello che avviene in una condizione di anestesia dell’Europa che reagisce soltanto per respingere i clandestini. A quando un piano di aiuti concreti, con regole nuove, controlli d’investimenti e trattati che risentano di chiarezza di diritto e di obiettivi condivisi? Perdere ancora tempo sarà un disastro annunciato, amaramente riferito per tempo. Ma, interessi,relazioni internazionali, egoismi, tutto ci lascia pensare che non deve andare così! L’Europa é fin troppo lontana dai problemi reali della Tunisia, ciò acuirà la crisi di un territorio africano che potrebbe scoppiare senza utili interventi.

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Rubati quattro quadri di Renoir dal museo di Cagnes-sur-Mer in Costa azzurra

Quattro opere di Renoir sono state rubate nella notte tra il 7 e l’8 settembre 2026 da due ladri nel museo di Cagnes-sur-Mer, in Costa Azzurra (Francia). Una delle opere è stata abbandonata durante la fuga, ha annunciato il sindaco della città Bryan Masson che ha stimato in circa 9 milioni di euro il valore dei quadri rubati. L’allarme del museo è scattato alle 5:48 e alle 5:53, cinque minuti dopo, la polizia municipale era sul posto. «Prendere di mira il museo Renoir significa andare contro una parte della storia e del patrimonio di Cagnes-sur-Mer. Sono fatti particolarmente gravi», ha detto Masson. Il colpo è avvenuto a circa un anno da quello ai danni del Louvre, nel centro di Parigi, nel quale i ladri hanno rubato otto gioielli della Corona di Francia, non ancora ritrovati. Da allora, il ministero della Cultura ha posto come priorità la sicurezza dei musei. Il Museo Renoir di Cagnes-sur-Mer, vicino a Nizza, è stato edificato nel 1960 sul luogo dell’ultima dimora del grande pittore. Oltre al mobilio originale, il luogo ospita oggetti, mobili appartenuti all’artista e vari quadri raffiguranti ritratti, paesaggi e alcuni nudi.

Trasporto scolastico, il servizio parte a ottobre: la protesta

È destinata a riaccendere il confronto tra famiglie e amministrazione comunale la decisione del Comune di Salerno di far partire il servizio di trasporto scolastico per l’anno 2026/2027 soltanto nel mese di ottobre, anziché in concomitanza con l’avvio delle lezioni previsto a settembre. Una scelta che, secondo i genitori che stanno promuovendo una petizione per chiedere all’amministrazione di rivedere la decisione, rischia di creare disagi significativi soprattutto per le famiglie che non dispongono di mezzi alternativi per accompagnare i propri figli a scuola. Il problema riguarda in particolare gli studenti che vivono nelle zone periferiche e nelle aree più distanti dagli istituti scolastici, per i quali il trasporto rappresenta una necessità e non semplicemente un servizio aggiuntivo. Per molti genitori, infatti, conciliare gli orari di lavoro con gli spostamenti casa-scuola dei figli può diventare particolarmente complesso, soprattutto quando non è possibile contare su un’automobile o sull’aiuto di altri familiari. La partenza posticipata del servizio, sostengono i promotori dell’iniziativa, rischia quindi di trasformarsi in un problema concreto già dai primi giorni del nuovo anno scolastico. «Molti genitori hanno difficoltà a organizzare il trasporto dei propri figli a scuola a causa di impegni lavorativi o delle distanze significative tra casa e istituto», è la denuncia contenuta nell’appello. Il rischio, secondo le famiglie, è quello di aumentare lo stress organizzativo e di costringere alcuni nuclei a ricorrere a soluzioni private, con un aggravio dei costi per un intero mese. Al centro della protesta c’è anche il tema dell’accesso all’istruzione. Per gli studenti che vivono in aree dove le alternative di trasporto pubblico sono limitate o assenti, l’assenza del servizio scolastico potrebbe rendere più difficile raggiungere regolarmente la scuola. Una situazione che, secondo i genitori, finirebbe per creare una disparità tra gli studenti in base alla possibilità delle singole famiglie di provvedere autonomamente agli spostamenti. I promotori della petizione sostengono inoltre che oltre il 30% degli studenti di Salerno faccia affidamento sul trasporto scolastico. Un dato che, se confermato, evidenzierebbe la rilevanza del servizio per una quota consistente della popolazione scolastica cittadina. «Tagliare questo servizio anche solo per un mese avrà un impatto significativo non solo sugli studenti, ma anche sulle loro prestazioni scolastiche e sul benessere generale», sottolineano le famiglie. Da qui la richiesta rivolta al Comune di Salerno di riconsiderare la decisione e garantire l’avvio del trasporto scolastico già dal primo giorno di scuola. I genitori chiedono inoltre una maggiore collaborazione tra amministrazione, istituti scolastici e famiglie, così da individuare per tempo una soluzione che consenta a tutti gli studenti di raggiungere regolarmente le proprie scuole. La mobilitazione passa anche attraverso una petizione rivolta all’amministrazione comunale. L’obiettivo è raccogliere il sostegno di genitori, insegnanti, studenti e cittadini per chiedere che il servizio venga garantito senza interruzioni e che l’organizzazione del trasporto tenga conto delle esigenze delle famiglie. La questione, dunque, non viene posta soltanto sul piano organizzativo, ma anche su quello delle pari opportunità. Per le famiglie promotrici dell’iniziativa, il trasporto scolastico deve essere operativo sin dall’avvio dell’anno scolastico, evitando che le difficoltà economiche, lavorative o logistiche dei nuclei familiari possano trasformarsi in un ostacolo alla regolare frequenza delle lezioni.

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Campagna, Leonardi traccia un primo bilancio dell’amministrazione

di Erika Noschese

 

 

Accesso agli atti negato, nessun evento estivo organizzato dall’amministrazione comunale e un’emergenza, quella idrica, che ormai è diventata quotidianità. Non inizia nel migliore dei modi, per la consigliera Anna Rita Leonardi, l’esperienza dell’amministrazione comunale di Campagna, guidata dalla sindaca Adele Amoruso. A evidenziare le criticità che i consiglieri di opposizione stanno riscontrando è, come detto, la stessa Leonardi, eletta tra le fila della minoranza con la lista Campagna Possibile, a sostegno della candidatura a sindaco di Pierfrancesco D’Ambrosio.

Consigliera Leonardi, partiamo da un bilancio di questa esperienza amministrativa…

«Parlare di bilancio mi sembra prematuro. Diciamo che siamo solo alle “impressioni di settembre” e, come nel celebre brano della PFM, “cerco il sole ma non c’è”. Una cosa è sicura: il rinnovamento annunciato in campagna elettorale da questa amministrazione stenta a vedersi. Anzi, per essere alle prime battute, stupisce lo stato di usura già evidente: i silenzi imbarazzanti su questioni fondamentali come la gestione del sistema idrico integrato ne sono la prova. Inoltre, rilevo già dalle prime luci dell’alba un’enorme superficialità e negligenza nella conduzione della macchina burocratica da parte del Sindaco, probabilmente ancora in fase di “rodaggio” rispetto al ruolo ricoperto. Strano, perché in campagna elettorale era tutto un affannarsi a dichiararsi pronti e capaci…come sempre, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E, nel nostro caso, anche un’ordinanza sindacale che vieta di frequentare il fiume Tenza – monumento amministrativo al nulla mischiato con il niente. E allora, se proprio vogliamo dare dei voti per gli scrutini del primo trimestre nelle principali materie di azione (programmazione degli interventi e investimenti strutturali per la Città, risoluzione delle criticità urgenti, produzione politico-amministrativa di qualità e rappresentanza territoriale), direi che questa amministrazione non sfiora nemmeno la sufficienza e dovrà impegnarsi tanto e a fondo per mantenere fede alle promesse fatte ai cittadini in campagna elettorale e dichiarate in consiglio comunale all’indomani dell’insediamento con l’approvazione delle linee programmatiche di mandato».

Lei di recente ha denunciato l’atteggiamento della maggioranza che non offre all’opposizione la possibilità di lavorare su tematiche serie. Cosa accade?

«Accade che un consigliere comunale che indica con precisione degli atti (preciso, digitalizzati) detenuti dall’amministrazione non può attendere 30 giorni per averne copia: si tratta di una gravissima violazione delle prerogative di legge del consigliere, che ha il compito di vigilare sull’operato dell’amministrazione e il diritto-dovere di iniziativa politica. Se gli atti in questione, poi, riguardano una vicenda cruciale e di estrema rilevanza per il pubblico come il subentro nella gestione del sistema idrico integrato, va da sé che l’ostruzione si traduce in un danno incalcolabile per la comunità: se c’è qualcosa da fare (e secondo me, c’è, purché mi si dia modo di verificare cosa è successo dall’insediamento e cosa è stato messo nero su bianco da parte di questa Amministrazione), se c’è qualcosa che non è stato comunicato correttamente ai cittadini, chi deve garantire che si agisca, se non coloro che sono stati eletti dai cittadini per farlo?

Sull’accesso da remoto agli atti del protocollo, pure richiesto dalla sottoscritta con un’istanza motivata e puntualmente approfondita nei riferimenti giurisprudenziali e di prassi amministrativa, prendo atto del diniego espresso dal responsabile dell’area “servizi al cittadino”, senza rinunciare a censurare una motivazione del tutto illogica e contraddittoria su cui mi riservo di agire nella competente sede per vagliarne legittimità e correttezza.

Una cosa è certa: se questa è la via che si intende percorrere nel confronto con l’opposizione consiliare, l’amministrazione troverà pane per i suoi denti. Sono abituata a lottare da sempre per ciò in cui credo, per cui non ci sarà via gerarchica o giurisdizionale che non sarà percorsa a tutela degli interessi dei cittadini».

Sono passati oltre 40 giorni, ha ricevuto una risposta?

«Ho ricevuto due pec dal responsabile dell’area amministrativa, in data 28 agosto. In una mi si diceva che mi veniva negato il diritto di conoscere quali atti vi fossero al protocollo del Comune, per imprecisate ragioni di privacy e altre amenità del genere, e che comunque gli atti erano a disposizione del consigliere; la cosa più divertente è che nell’altra pec mi si dava “assicurazione” (sic!) che i documenti richiesti mi sarebbero stati trasmessi ma nel termine di legge…chi ricorda l’intramontabile Ugo Tognazzi diretto da Mario Monicelli apprezzerebbe la fine supercazzola eseguita ad arte. Io l’ho apprezzata e, siccome possiedo un discreto senso dell’umorismo, probabilmente vedremo chi altri sorriderà dell’iniziativa amministrativa adottata».

Estate a Campagna, il bilancio delle iniziative messe in campo?

«Quali, scusi? Se non fosse stato per il lodevole e valoroso spirito d’iniziativa privato, quest’estate avrebbe evidenziato il nulla prodotto. Vorrei ricordare che “‘a Chiena”, formidabile traino soprattutto in presenza delle temperature torride di quest’estate, è un evento organizzato da un’associazione privata, non dall’Amministrazione comunale. Anzi colgo l’occasione dell’intervista per ringraziare tutti i volontari che hanno donato il loro tempo per far fruire in sicurezza e divertimento l’evento e quelli correlati. Per serie ragioni di famiglia non ho potuto prendere parte alle tante belle iniziative organizzate dalle associazioni e comitati ma mi preme dire che il loro apporto è stato decisivo per reggere l’assenza totale del pubblico nella programmazione e predisposizione di politiche turistiche degne di nota. Speriamo che, anche in questo settore, si riesca a rimediare – altrimenti la vedo dura fare il salto di qualità promesso in campagna elettorale da questa amministrazione. Sembra più un salto nel vuoto, al momento».

Da tempo si parla di emergenza idrica, secondo lei la soluzione definitiva è vicina?

«Già che se ne parli da tempo, è segno che non si tratti di un’emergenza. L’emergenza, per sua definizione è qualcosa di improvviso e temporaneo. Se si ripete ciclicamente, allora si è dinanzi ad un fenomeno diverso, non ad un’emergenza. Se per soluzione definitiva si intende la fine della carenza idrica nelle case dei cittadini, la garanzia di qualità e salubrità delle acque, la gestione ottimale della depurazione e dello scarico in fognatura, temo che non siamo vicini alla soluzione definitiva dei problemi. Se invece si intende fare riferimento al subentro del gestore individuato da EIC al posto del Comune, allora la questione cambia: vanno fatti i conti con le norme giuridiche esistenti e con la costante perdita generata da una gestione non professionale, che rinuncia a coprire i costi del servizio in nome della “bolletta bassa”. È utile chiarire che il servizio pubblico legato alla fornitura di acqua è qualificato, da tempo, come servizio a domanda individuale, con tutte le conseguenze del caso -soprattutto in termini di esternalità negative e relativo accollo degli oneri economici e finanziari. Non basta liquidare la questione strillando “l’acqua è mia e me la gestisco io”, se quella gestione diventa ciclicamente inefficiente e inefficace rispetto all’obiettivo di fornire un servizio pubblico essenziale. Il risultato è che il costo dell’inefficienza si scarica sui cittadini due volte: la prima, per l’assenza di una garanzia di continuità del servizio, deprecabile in un Comune come il nostro; la seconda, perché il costo economico di questa scelta-non scelta viene a gravare ancora sui cittadini, attraverso canoni e bollettazione maggiorati, oppure costringendo l’ente a soffocare in una spirale di costi operativi sempre superiori ai ricavi della gestione. Occorre perciò essere cauti nelle dichiarazioni, soprattutto perché i nervi dei cittadini sono, giustamente, a fior di pelle e non si può giocare a spararla più grossa di chi è venuto prima: occorre preparazione (che sembra scarseggiare), visione (il problema lo conosciamo, la soluzione?), capacità di tramutare il pensiero in azione politico-amministrativa.

Speriamo in un sussulto dell’ultima ora, perché siamo agli sgoccioli di una partita che non avrà tempi supplementari. Da parte mia, come ho già detto in Consiglio comunale, massima disponibilità al confronto delle posizioni, purché non si pretenda di venire in assemblea con una delibera preconfezionata -peraltro male- che non sposti nulla rispetto al dibattito in corso e all’orizzonte – già fissato al 1 ottobre prossimo – del subentro imminente del nuovo gestore del servizio idrico integrato».

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Ucraina: tregua finita, riprendono gli attacchi russi

Dopo le visite nel weekend di Steve Witkoff e Jared Kushner e tre giorni di tregua, sono ripresi gli attacchi della Russia contro l’Ucraina. Nella notte ci sono stati raid aerei su Kyiv: danneggiato edifici in tutta la capitale ucraina, tra cui un condominio di cinque piani nel quartiere di Solomianskyi, e edifici nelle aree di Boryspil e Fastiv mentre alcuni veicoli hanno preso fuoco nella zona di Podilskyi. Ci sono almeno due i morti e 10 feriti, ma si teme che il bilancio delle vittime sia destinato ad aumentare.

«Nel momento in cui gli inviati di pace del presidente degli Stati Uniti se ne sono andati, Vladimir Putin ha lanciato un altro massiccio e terribile attacco contro Kyiv», ha denunciato il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha. Il presidente Volodymyr Zelensky, sui social, ha spiegato che ci sono stati raid anche nelle aree di Odessa, dove è stato colpito un mercato e in quelle di Zaporizhzhia e Dnipro. Presa di mira anche la locomotiva di un treno partito da Kyiv e diretto a Sumy. «Nonostante gli ottimi risultati ottenuti contro i missili da crociera, quelli balistici rimangono particolarmente difficili da intercettare e ogni giorno spieghiamo ai nostri partner la necessità di disporre di intercettori». Secondo quanto riferito dall’Aeronautica militare ucraina, la Russia ha lanciato nella notte 166 droni e decine di missili.

La risposta di Kyiv: pioggia di droni sulla Russia

La risposta ucraina non si è fatta attendere: colpita da un attacco di droni la regione russa di Saratov, con danni alle infrastrutture civili e una decina di feriti. Le autorità militari hanno comunicato di aver intercettato 384 droni su 14 regioni russe, compresa appunto quella di Mosca, oltre che sulla Crimea occupata e sulle acque del Mar Nero.

Salernitana, la presa di posizione dei tifosi

SALERNO – Una nota chiara, netta e dura al punto giusto. La tifoseria granata prende definitivamente posizione nei confronti del proprietario della Salernitana Danilo iervolino e in un comunicato ufficiale diffuso ieri chiede ufficialmente la cessione della società granata: «Troppe chiacchiere si legge nella nota- sono state fatte, troppe ne abbiamo sentite. Non servono a nulla, smetteremo anche noi. C’è una narrazione fantasiosa per la quale Danilo Iervolino sarebbe stato offeso da Salerno e pertanto si sia progressivamente disimpegnato. A questo mondo nessuno è indispensabile, figuriamoci chi prometteva la luna e ci ha rovinati, ma giusto per chiarezza: lervolino è il presidente meno contestato della storia della Salernitana. Risultati (disastri) alla mano, il meno contestato della storia del calcio.La verità è che lui ha preso un impegno con la tifoseria e non lo ha mantenuto. Persa la serie A ha esaurito il piacere, gettando via ogni precauzione e noi appresso. Chiunque tifi Salernitana è vittima della dabbenaggine, sciatteria, superficialità, aridità e mancanza di serietà di Danilo lervolino.Salerno lo ha accolto con i dovuti onori, è lui che ha deciso di mollarci. Vuole andare, nessuno di noi gli si getterà alle caviglie. Chi ama la Salernitana non lo rimpiangera per un solo minuto. Non entriamo nel merito tecnico della squadra costruita quest anno. Non ci compete. Allenatori e calciatori lavoreranno in un ambiente sereno che nulla più di buono si aspetta da chi gestisce la nostra squadra. Si impegnino e non avranno problemi. Non si affannino i dirgenti a chiedere abboccamenti: non ci interessa sentire più nulla. L’unica notizia degna di rilievo, da qui a fine campionato, sarà la cessione della Salernitana ad altra proprietà. A prescindere dai risultati, auspichiamo i migliori possibili, non c’è null’altro che conti. Tanto ormai è chiaro: lervolino è una sciagura. Curva Sud Siberiano Centro Coordinamento Salernitana Club Salerno Club 2010 Club Mai Sola», conclude il comunicato.

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Opas su Tim, Poste italiane incrementa la componente cash

Il consiglio di amministrazione di Poste italiane ha deliberato di incrementare il corrispettivo dell’opas su Tim mediante il riconoscimento di una componente aggiuntiva in denaro pari a 0,30 euro per ciascuna azione Tim portata in adesione all’offerta. Pertanto, al perfezionamento di quest’ultima, per ciascuna azione Tim portata in adesione il corrispettivo sarà incrementato della componente aggiuntiva in denaro e sarà complessivamente costituito da 0,218 azioni ordinarie Poste di nuova emissione e dalla componente in denaro pari a 1,97 euro per azione (1,67 euro già previsti + 0,30 aggiuntivi). Il corrispettivo integrato sarà riconosciuto a tutti gli aderenti alla data di pagamento.

Confermata la politica di dividendi di Poste relativa all’esercizio 2026

Con l’incremento del corrispettivo, il cda di Poste intende confermare la rilevanza strategica e industriale dell’offerta. I benefici economici e finanziari per gli azionisti del Gruppo abilitati dall’offerta rimarranno sostanzialmente immutati a seguito del riconoscimento del corrispettivo unitario Incrementato, con un impatto positivo confermato sull’utile per azione di Poste a partire dall’esercizio 2027 e previsto a doppia cifra nel 2028. La leva finanziaria pro-forma del nuovo Gruppo, inclusiva dell’impatto della componente aggiuntiva in denaro, è prevista attestarsi su 1,5×1 a fine 2026. Si conferma, altresì, la politica di dividendi di Poste relativa all’esercizio 2026 su base stand-alone e l’impegno ad una politica di dividendi accrescitiva a partire dal 2027. Gli azionisti di Tim che aderiranno all’offerta riceveranno l’acconto sul dividendo di Poste relativo all’esercizio 2026, che sarà corrisposto in data 25 novembre 2026.

FIGLI E FIGLIASTRI

Alberto Cuomo

Che De Luca divida gli ambienti sociali di Salerno, come ogni provinciale che deve farsi accettare in città, in cittadini-bene, da favorire, e popolo, da sottomettere, è stato palese in tutti gli anni del suo potere. Del resto a chi mai si rivolgeva quando, appena eletto la prima volta sindaco, esortava dal palco ad arricchirsi se non a quanti, già ricchi, avrebbero potuto investire sullo sfruttamento dei beni della città, i suoli, il mare, il verde. E quindi ecco farsi avanti i costruttori, una minoranza di speculatori, i Chechile, i Rainone, i Ritonnaro, i Postiglione, persino quelli in odore di camorra, i Marinelli. O, anche, gli imprenditori del mare cui, non contenti delle concessioni nel porto commerciale, è stata offerta, per ingrandire l’area dei container, la cementificazione dei suoi specchi d’acqua liberi, sacrificando gli attracchi dei pescherecci o abbattendo i cantieri residui e il circolo Canottieri che sono lì da oltre un secolo, eliminando altresì i pontili per i natanti più piccoli, dal momento ai più ricchi è stato dato un nuovo porto turistico. Quanto al verde, l’unica ricchezza di chi non è “bene”, il nostro lungomare, è stato del tutto abbandonato tanto da essere oggi decrepito, con sedute e fontane rotte, alberi secchi o caduti e un’ampia zona impraticabile da circa 15 anni, mentre i più ricchi si consentono piscina e giardino sul tetto dell’ex edificio postale. Una chicca recente mostra il modo di pensare e di intervenire in città: il cantiere dei lavori di ristrutturazione di Corso Vittorio Emanuele e traverse adiacenti impedisce ai cittadini proprietari dei box interrati in via Raffaele Conforti di utilizzare i propri parcheggi. Ebbene ecco pronta un’ordinanza che consente loro di fruire del parcheggio pubblico di via Molo Manfredi togliendolo ai residenti di via Porto, via Sabatini, via Croce, via Pertini che lo utilizzavano e che potranno parcheggiare ancora solo se provvisti di pass laddove gli stessi proprietari dei box interrati di via Raffaele Conforti non occupano i posti-auto in quanto lontani dalle proprie residenze. Una ordinanza cervellotica qindi sintomatica di un modo di agire dell’amministrazione che favorisce i pochi già favoriti dalla sorte abbandonando gli altri, come accade anche nel nostro ospedale dove, persino per le cure palliative per malati di tumore, c’è chi vi accede con facilità e chi deve attendere mesi. O per le tasse locali (Tari, Irpef comunale etc.) che vessano i cittadini mentre si lascia che un ricco proprietario di un albergo non paghi per anni Imu e tari sino ad avere un debito di circa 9 milioni di euro. Tutti modi di dividere i cittadini in figli e figliastri. Sappiamo che tra i figliastri più noti c’è Cenerentola. La fiaba, che narra le vicende della povera orfana di madre vessata dalla matrigna e dalle sorellastre, è molto antica, pare risalente agli Egizi. Il primo ad averla raccontata in Italia e, pertanto, in Europa, è stato Giovan Battista Basile alla fine del Cinquecento, ripreso da Charles Perrault alla fine del secolo successivo e dai fratelli Grimm nel 1800, sino a giungere al cinema con Walt Disney in un cartone animato del 1950. La presenza della fiaba presso tutti i popoli fa della sua storia un topos della nostra psiche. La psicanalista Colette Dowling ha illustrato nella figura di Cenerentola un vero e proprio complesso, il Cinderella Effect. Cenerentola nella fiaba, sebbene maltrattata e disprezzata, avrebbe un carattere forte, e tuttavia per poter raggiungere la felicità, liberarsi dalle angustie familiari, ha bisogno di un principe azzurro che viene idealizzato annullando di fatto il desiderio di autonomia e, con il matrimonio, ogni indipendenza. La spiegazione psicologica trova conferma nelle vicende di Salerno se si assimila il popolo angariato dalle tasse locali più alte in Italia e dalla mancanza di servizi offerti invece alle sorellastre, ovvero a chi se li può permettere, si comprende come, malgrado De Luca favorisca i pochi, il popolo-cenerentola continua a votarlo identificandolo forse con il principe azzurro, anche se forse ancora rospo. Pure Freud analizza la fiaba individuando nel piede e nella scarpetta simboli sessualizzati, il piede quale simbolo fallico e la scarpetta quale rappresentazione dell’organo genitale femminile, sì che il piede che calza perfettamente nella scarpetta simboleggia il superamento dell’angoscia di castrazione nella donna e l’unione sessuale armonica, individuando in Cenerentola la femminilità matura. A sua volta Jung, sebbene legga nell’intera fiaba le figure diverse di un solo individuo, pure riconosce in Cenerentola il sopravvenire dell’io ad una fase matura che possa condurla all’autonomia e alla ribellione verso la matrigna. Emerge così che De Luca, il quale tiene ai figli, ovvero i pochi imrenditori arricchiti, mortificando il popolo-cenerentola quale figliasrto(a) più che il principe identifica la matrigna. Purtroppo, a seguire le vicende recenti, anche una parte dell’opposizione, in particolare la destra rappresentata dal fratello d’Italia Gherardo Marenghi, non sembra essere un principe azzurro e piuttosto un alleato della matrigna la quale, in quasi tutte le versioni della fiaba, non subisce punizioni ma crepa solo d’invidia quando Cenerentola si sposa facendole perdere ogni potere.

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Non solo Report, è caos anche a Mi manda RaiTre di Ruffo: nuova stagione a rischio

Non c’è pace all’Approfondimento della Rai, con il direttore Paolo Corsini sull’orlo di una crisi di nervi specialmente a causa dei programmi d’inchiesta. Chiusa la baruffa su Report con la scelta dei nuovi conduttori (nel peggiore dei modi, tra Sigfrido Ranucci elevato al rango di martire e Giulia Presutti costretta alla rinuncia), l’agitazione ora sembrerebbe riguardare un altro marchio storico, quel Mi manda RaiTre guidato da Federico Ruffo che nell’ultimo anno ha fatto registrare ascolti record sopra il 9 per cento di share (punte difficili da immaginare per RaiTre), quasi triplicando gli ascolti in poche stagioni.

Non solo Report, è caos anche a Mi manda RaiTre di Ruffo: nuova stagione a rischio
Paolo Corsini (Imagoeconomica).

Secondo gli spifferi che soffiano dai palazzi della tivù pubblica, il programma di Ruffo potrebbe avere enormi problemi di messa in onda. E infatti si registra un’insolita agitazione nella redazione, pronta a intraprendere a iniziative di protesta.

Lo zampino del leghista Malara per salvare Monteleone

Con la prima puntata prevista per il 26 settembre (tutti i sabati e le domeniche dalle 8 alle 10.10), lo storico format ha ottenuto due speciali in prima serata, previsti per martedì 8 e martedì 15 settembre, date ufficializzate a giugno. E già su questo ci sarebbero problemi, perché l’attivissimo vicedirettore dell’Approfondimento Giuseppe Malara, in quota Lega, avrebbe manovrato per sottrarre una delle due serate al programma di Ruffo (quella del 15), a vantaggio dello zoppicante FiloRosso guidato dal meloniano di ferro Antonino Monteleone, recordman di ascolti al ribasso.

Non solo Report, è caos anche a Mi manda RaiTre di Ruffo: nuova stagione a rischio
Giuseppe Malara (foto Imagoeconomica).

Così nel giro di poche ore Mi manda RaiTre è stato scalzato e fatto slittare a mercoledì 16 senza troppi riguardi e senza troppa logica: gli spot del programma erano infatti già in onda, i comunicati con le date dei due speciali erano stati pubblicati da tempo (tanto che molti giornali ritenevano interessante la sfida tra il nuovo programma di Milo Infante e Mi manda) e soprattutto le puntate erano già state registrate ad agosto per contenere i costi, dicono i ben informati, con continui riferimenti al martedì come data di messa in onda.

Il budget per le due prime serate è stato pari a zero

La redazione, informata del tutto a cose praticamente fatte, non ha gradito, ritenendola l’ennesima umiliazione ai danni del programma più visto del mattino di RaiTre, tenuto conto anche del fatto che il budget per le due prime serate – raccontano – è stato pari a zero euro, mentre il non entusiasmante FiloRosso disporrebbe di circa 120 mila euro per affrontare la medesima serata.

Non solo Report, è caos anche a Mi manda RaiTre di Ruffo: nuova stagione a rischio
Antonino Monteleone, conduttore di FiloRosso (foto Imagoeconomica).

Il vero problema però riguarderebbe la messa in onda della nuova stagione, che dovrebbe iniziare il 26 settembre e che al momento parrebbe a rischio: i contratti di sei collaboratori (per lo più inviati) sarebbero infatti bloccati nel tentativo di risparmiare ulteriormente su una delle produzioni più povere della Rai (il budget di Mi Manda ammonterebbe a circa 20 mila euro a puntata, quasi un decimo rispetto a ogni altro programma d’inchiesta).

Ai sei inviati offerti compensi molto al ribasso

A quanto pare i sei inviati (che a loro volta dovrebbero sostituire quelli storici, spostati nei tg regionali dopo la recente selezione) si sono visti offrire inspiegabilmente compensi molto al ribasso rispetto ai precedenti, declinando l’offerta.

Non solo Report, è caos anche a Mi manda RaiTre di Ruffo: nuova stagione a rischio
Federico Ruffo (foto Imagoeconomica).

Con la bellezza di sei inviati in meno a disposizione, un programma basato quasi per intero sulle inchieste filmate è di fatto fermo al palo. E ogni giorno che passa diventa improbabile per Ruffo e la sua squadra riuscire ad andare in onda per la data prevista.

Si pensa a una dura protesta sindacale

La redazione, informata anche di quest’ultimo problema, ha imboccato il sentiero di guerra facendo partire telefonate incrociate per stabilire il da farsi. L’ipotesi più accreditata, se la situazione dei contratti non dovesse sbloccarsi velocemente, è quella di un documento (molto duro) da condividere con il comitato di redazione Approfondimento e con i dirigenti interessati, informandoli non solo del blocco della produzione per motivi tecnici, ma anche della volontà di dare vita a forme di protesta sindacale molto dure.

Registrazioni saltate: mancavano abiti e luci…

Intanto nei corridoi di Saxa Rubra il racconto delle condizioni in cui i due speciali sono stati realizzati ha assunto contorni fiabeschi: si dice che la carne per l’arredo di studio, visto il budget 0, sia stata acquistata dallo stesso conduttore e che il primo giorno di registrazione sia saltato per intero: gli abiti di scena di Ruffo risultavano irreperibili e le luci led dello studio non erano state provate da nessuno, quindi non erano funzionanti.

Caso 118, Odierna denuncia a Fico

Convenzioni scadute, proroghe adottate dopo la scadenza, servizi che continuerebbero in assenza di atti pubblicati e una nuova procedura di affidamento che, a oltre tre anni e mezzo dall’aggiudicazione precedente, non risulta ancora indetta. Il consigliere regionale Sebastiano Odierna, capogruppo di “Lista Cirielli–ECR”, preannuncia un’interrogazione a risposta immediata sul servizio di trasporto sanitario di emergenza-urgenza 118 dell’ASL Salerno. L’iniziativa sarà discussa nel question time del Consiglio regionale della Campania convocato per il 9 settembre. L’interrogazione è rivolta al presidente della Giunta regionale Roberto Fico, titolare della delega alla sanità, al quale Odierna chiede di chiarire con quali tempi la Regione, anche attraverso la centrale di committenza So.Re.Sa., intenda assicurare l’indizione della nuova procedura di affidamento. Viene inoltre domandato con quale titolo giuridico sia garantita la continuità del servizio nei lotti le cui convenzioni risultano scadute senza che sia stato pubblicato un atto di proroga. «Parliamo di un servizio pubblico essenziale, compreso nei Livelli essenziali di assistenza e destinato a intervenire quando sono in gioco la salute e la vita delle persone», dichiara il consigliere Odierna. «La continuità del 118 non può essere affidata a proroghe tardive, convenzioni-ponte e soluzioni adottate quando le scadenze sono già trascorse. La Regione deve spiegare immediatamente quale sia la situazione e indicare una data certa per la nuova gara». IL SERVIZIO E LE CONVENZIONI Nella provincia di Salerno il servizio di trasporto sanitario di emergenza-urgenza è organizzato in quindici lotti ed è affidato ad associazioni di volontariato. La procedura comparativa precedente è stata aggiudicata dall’ASL Salerno con deliberazione del 15 dicembre 2022. La durata prevista era di due anni, con possibilità di rinnovo per un solo ulteriore anno, opzione che risulta quindi già utilizzata per tutti i lotti. Il valore indicato negli atti è di circa 12,4 milioni di euro annui, ai quali si aggiungerebbero implementazioni legate alla carenza di personale aziendale per circa 7,9 milioni di euro l’anno. Secondo quanto ricostruito nell’interrogazione sulla base degli atti pubblicati dall’ASL, quattro lotti – i numeri 4, 5, 6 e 8 – sono scaduti tra il 1° e il 26 giugno 2026. La proroga per un ulteriore anno, del valore complessivo di 3.387.700 euro, è stata disposta con una deliberazione del 14 luglio, quindi successiva alle scadenze e con decorrenza retroattiva. Per altri sette lotti, le cui convenzioni risultavano scadute tra il 1° luglio e il 1° settembre, alla data dell’interrogazione non risultava pubblicato alcun atto di proroga, nonostante la prosecuzione del servizio. Si tratta dei lotti 13 e 14, scaduti il 1° luglio; del lotto 9, scaduto il 10 luglio; del lotto 3, scaduto il 1° agosto; del lotto 15, scaduto il 10 agosto; e dei lotti 2 e 10, scaduti il 1° settembre. Gli atti richiamano inoltre la scadenza del lotto 7 al 4 settembre e quella del lotto 1 al 18 settembre 2026. «La continuità operativa del servizio deve essere garantita, ma deve esserlo attraverso atti chiari, tempestivi e pienamente trasparenti», sottolinea il consigliere Odierna. «Non è accettabile che cittadini, operatori e associazioni debbano interrogarsi sulla copertura amministrativa e contrattuale di un servizio essenziale». A NUOVA GARA NON RISULTA ANCORA INDETTA Il punto più grave, secondo Odierna, riguarda la mancata indizione della nuova procedura. La stessa deliberazione dell’ASL Salerno del 14 luglio 2026 attesta che il capitolato della nuova gara era ancora “in corso di predisposizione”, demandandone la preparazione alla struttura competente per l’emergenza 118. «A oltre tre anni e mezzo dall’aggiudicazione del 2022, non risulta ancora avviata la nuova procedura», evidenzia Odierna. «Le scadenze erano conosciute da tempo. Non si può arrivare sistematicamente alla fine dei contratti senza aver predisposto per tempo gli affidamenti successivi». IL CASO DEL LOTTO 12 L’interrogazione richiama anche la situazione del lotto 12, relativo all’area Vallo della Lucania-Cilento, che non sarebbe mai stato definitivamente aggiudicato. Il servizio prosegue dal 2020 attraverso convenzioni-ponte prorogate “fino ad aggiudica”. Una nuova procedura, avviata nel 2024, è rimasta senza concorrenti dopo l’esclusione dell’unico raggruppamento partecipante, formalizzata nel novembre 2025. Dagli atti esaminati non risulterebbe l’indizione di un’ulteriore procedura. Le postazioni estive di Acciaroli e Casal Velino, indicate come non coperte da contratti in essere, sono state attivate soltanto nel luglio 2026 mediante un affidamento d’urgenza. Anche gli incarichi di lavoro autonomo dei medici impiegati nelle postazioni del 118 risultano prorogati di tre mesi in tre mesi. L’ultima proroga li estende fino al 31 ottobre 2026 ed è stata adottata il 17 agosto, dopo la scadenza dei contratti. «Quello che emerge non è un singolo ritardo, ma il ripetersi di soluzioni temporanee e provvedimenti adottati in prossimità o dopo le scadenze», afferma Odierna. «Il sistema dell’emergenza sanitaria ha bisogno di programmazione, stabilità e certezza, non di una precarietà amministrativa permanente». UNA PRECEDENTE INTERROGAZIONE RIMASTA SENZA RISPOSTA Odierna aveva già presentato il 15 giugno scorso un’interrogazione a risposta scritta sui medesimi fatti. L’interrogazione è rimasta però senza risposta nei venti giorni, in palese violazione quindi del Regolamento consiliare. «Avevo già chiesto chiarimenti nel mese di giugno, ma la risposta non è arrivata», dichiara il consigliere. «Per questo porterò la questione direttamente in Aula. Il silenzio non può essere la risposta istituzionale quando si parla del servizio 118 e della sicurezza sanitaria di un’intera provincia». LE DOMANDE ALLA REGIONE Con il question time del 9 settembre, Odierna chiederà al presidente della Giunta regionale: entro quale data sarà indetta la nuova procedura di affidamento del servizio 118 dell’ASL Salerno; se la Regione intenda intervenire direttamente attraverso le proprie funzioni di indirizzo e vigilanza; se e come sarà coinvolta So.Re.Sa., titolare delle funzioni di acquisto per le aziende sanitarie regionali; con quale titolo giuridico stia proseguendo il servizio nei lotti con convenzioni scadute e privi, alla data degli atti esaminati, di una proroga pubblicata; quali iniziative saranno adottate per garantire stabilità, trasparenza e continuità al servizio e agli operatori coinvolti. «Il 9 settembre pretenderemo risposte precise, non rassicurazioni generiche», conclude Odierna. «La Regione dica come viene garantito oggi il servizio, chiarisca la posizione di ogni lotto e assuma un impegno verificabile sulla nuova gara. Sul 118 non sono ammissibili zone grigie: servono atti validi, responsabilità definite e tempi certi».

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Bellandi, S. Matteo diventa social

Si è tenuta ieri mattina, 7 settembre 2026, presso il Salone degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile di Salerno, la presentazione dei solenni festeggiamenti in onore di San Matteo, Apostolo ed Evangelista, Santo Patrono e Protettore della nostra città. Ad illustrare il calendario degli appuntamenti, l’Arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, S.E. Monsignor Andrea Bellandi con il Parroco della Cattedrale, Don Felice Moliterno. “Stiamo vivendo, non possiamo negarlo, un momento storico non facile, segnato da gravi criticità che minano la serenità di gran parte della popolazione, rischiando – per usare un’espressione cara al compianto papa Francesco – che ci venga rubata la speranza. – ha esordito S.E. Monsignor Andrea Bellandi – Gli scenari di guerra, con il carico di morte e distruzione che portano con sé; una situazione economica – anche conseguenza di questi – che crea gravi disagi a molte famiglie; una convivenza sociale in cui si registrano sempre di più fenomeni di violenza – particolarmente contro le donne e le persone più fragili, ma non solo – cui si aggiungono atteggiamenti altrettanto violenti e aggressivi che trovano spesso nei social la loro valvola di sfogo. Una realtà giovanile non di rado smarrita, priva di riferimenti ideali e angosciata per un futuro sentito come incerto, che perciò si rifugia nelle illusorie certezze date da qualche like conquistato sulle pagine di Tiktok e preferisce i rapporti usa e getta o quelli coltivati a distanza, rispetto a quelli che costano più impegno e dedizione”. “Grazie a Dio non è solo questo lo scenario che domina il panorama delle nostre città e paesi: c’è tanto bene compiuto dalle persone nel silenzio, tanta generosità capace di venire incontro ai più deboli, tanti legami familiari e di amicizia che sono vere e proprie oasi di umanità. E centinaia di giovani che non si arrendono al fatto che la società del domani debba essere sempre più anonima, basata su rapporti di forza e dominata da una tecnologia sempre più pervasiva”, ha osservato l’Arcivescovo. S.E. Monsignor Bellandi ha condiviso tali riflessioni in occasione della presentazione ufficiale dei festeggiamenti per il Patrono San Matteo perché il rischio è quello di vivere la nostra festa identitaria, che lega indissolubilmente, da secoli, il popolo salernitano all’apostolo Matteo, come una parentesi bella, ma in fin dei conti slegata sia rispetto al contesto storico che stiamo vivendo, sia rispetto a quell’attesa – più o meno coscientemente percepita – di novità, di felicità, di amore che dia senso alla nostra vita e le faccia desiderare di spendersi in maniera costruttiva anche per gli altri. “Celebrare veramente San Matteo vuol dire ancora una volta – come lui ha fatto – lasciare che il nostro sguardo e la nostra umanità bisognosa di salvezza intercetti la figura del Signore Gesù, così che Lui che possa ridonare ad ognuno di noi una speranza concreta, affidabile, capace di far affrontare le fatiche e le croci di ogni giorno nell’orizzonte di quell’Amore fedele che non abbandona mai. – prosegue S.E. Monsignor Bellandi – Guardando e onorando San Matteo – cito brevemente un passaggio della Magnifica humanitas di papa Leone – “non temiamo di sporcarci le mani nel cantiere del nostro tempo”. […] Questa è la benedizione che imploriamo da Dio e il compito che ci attende: essere costruttori di comunione, non architetti di Babele; servi del Regno che viene, non padroni di torri destinate a crollare (n. 16). Soltanto così i festeggiamenti di San Matteo porteranno un frutto che andrà oltre queste giornate”. In merito al programma dei solenni festeggiamenti, l’Arcivescovo ha evidenziato come “l’obiettivo perseguito sia stato quello di realizzare un cartellone di eventi culturali di alto profilo, capaci di coniugare la devozione popolare della città con la valorizzazione del suo patrimonio storico, artistico ed accademico”. “Si è puntato sulla sinergia istituzionale che vede la collaborazione attiva tra l’Arcidiocesi, il Comune di Salerno e la Provincia di Salerno, l’Università degli Studi di Salerno – con la quale abbiamo già in cantiere diverse collaborazioni – il Conservatorio Giuseppe Martucci, l’Ordine dei Giornalisti della Campania e l’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Salerno. Alcuni eventi sono stati pensati da realizzarsi anche in alcune location non ecclesiali, per evidenziare come la festa del Patrono coinvolga l’intero tessuto della città”. Prima di passare la parola a Don Felice Moliterno, l’Arcivescovo ha anche annunciato che a presiedere il Pontificale del 21 settembre, sarà S.E. Mons. Filippo Iannone, Prefetto del Dicastero per i Vescovi, “ovvero colui che è succeduto a Monsignor Prevost quando questi è stato eletto Pontefice. Chissà che in un futuro non lontanissimo possa venire a Salerno il suo predecessore… ce lo auguriamo tutti vivamente!”, ha concluso S.E. Monsignor Bellandi. Ad illustrare nel dettaglio le diverse iniziative storico-artistiche, culturali e liturgiche, dunque, Don Felice Moliterno, Parroco della Cattedrale: “La volontà è quella di unire la forza della tradizione a una dimensione contemporanea e a portata di smartphone, rendendo la festa sempre più accessibile, partecipata e vicina alle persone. – ha spiegato il Parroco della Cattedrale – In questa prospettiva è stata realizzata una app web interattiva – https://sanmatteo2026.upcentrostoricosalerno.it/, attraverso la quale sarà possibile consultare il programma completo dei festeggiamenti e accedere alle principali informazioni relative agli appuntamenti in calendario. QR Code e Web App interattiva per il programma A completare il nuovo sistema di comunicazione sarà il canale Instagram ufficiale @sanmatteosalerno, concepito come uno spazio unico nel quale raccogliere, raccontare e condividere l’identità della festa del Santo Patrono, attraverso contenuti dedicati alla tradizione, alla cultura, alla fede, alla storia e alle curiosità legate a San Matteo e alla città di Salerno”. “La scelta di affiancare agli strumenti tradizionali un canale social nasce dalla volontà di rendere la festa sempre più accessibile e vicina alle nuove generazioni, utilizzando linguaggi e strumenti contemporanei per raccontare una tradizione antica. L’obiettivo è creare un luogo digitale di conoscenza, partecipazione e condivisione, capace di valorizzare la memoria e il patrimonio della festa e, allo stesso tempo, di favorirne la trasmissione alle generazioni future- continua Don Felice Moliterno- Un modo, dunque, per unire tradizione e innovazione, affinché la festa di San Matteo continui a essere patrimonio vivo della comunità salernitana e possa essere conosciuta, vissuta e tramandata anche attraverso i nuovi linguaggi della comunicazione, continuando a parlare a chi la vive da sempre e, al contempo, anche a chi ancora non la conosce”. Il Sussidio Pastorale per i pellegrini Tra le iniziative previste per il 2026 vi è la realizzazione del sussidio “Si alzò e lo seguì. Pellegrini alla tomba dell’Apostolo”, che sarà messo a disposizione delle parrocchie per promuovere e accompagnare il pellegrinaggio alla tomba dell’Apostolo Matteo. Il testo, realizzato con il patrocinio della Fondazione “Alfano I” e la collaborazione degli Uffici Pellegrinaggi, per la Custodia delle Sacre Reliquie, Cultura e Arte e Liturgico dell’Arcidiocesi, è stato concepito come uno strumento pastorale destinato non soltanto al periodo dei festeggiamenti, ma fruibile durante tutto l’anno dalle parrocchie e dai gruppi che giungono a Salerno in pellegrinaggio, contribuendo così a rafforzare la dimensione spirituale e di accoglienza legata alla presenza dell’Apostolo e alla sua venerazione nella città.

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PAGANI. Palestre comunali negate alle associazioni?

Si accende il confronto politico e sociale sulla presunta mancata concessione, per la prossima stagione, delle palestre comunali alle associazioni sportive del territorio. A sollevare pubblicamente la questione è stato un ex consigliere comunale, passato dalla maggioranza all’opposizione durante l’ultima amministrazione guidata dal sindaco De Prisco, prima dello scioglimento del Consiglio comunale. In un duro intervento diffuso sui social, l’ex amministratore ha definito la decisione «l’ennesimo schiaffo in faccia alla comunità», sottolineando le pesanti conseguenze che l’indisponibilità delle strutture avrebbe sulle associazioni, sulle famiglie e, soprattutto, sui giovani. Secondo quanto denunciato, la mancata assegnazione delle palestre comunali rischierebbe di compromettere l’attività di numerose realtà impegnate non soltanto nella promozione sportiva, ma anche nell’inclusione sociale di ragazzi provenienti da situazioni di difficoltà economica, giovani in affido e persone con autismo. Il problema riguarderebbe anche le famiglie che accedono alle attività sportive attraverso i voucher messi a disposizione dalla Regione Campania. «Lo sport non è un semplice passatempo, ma una scuola di vita e un presidio sociale», è il senso dell’appello, con il quale viene chiesto a tutte le forze politiche di superare le divisioni e intervenire unitariamente per individuare una soluzione prima dell’inizio della stagione sportiva. Sulla vicenda è intervenuto l’avvocato Rosario Giordano, esponente di Progetto Comune, che non ha sottovalutato la possibile gravità del problema, ma ha invitato a distinguere le informazioni documentate dalle affermazioni ancora prive di riscontri amministrativi. «Dire che si è appresa la notizia può essere il punto di partenza, ma occorre completarla, spiegando da quale fonte provenga e quali siano le ragioni della presunta esclusione», ha osservato Giordano. Per l’esponente di Progetto Comune, prima di formulare giudizi politici o promuovere iniziative formali è necessario conoscere gli atti. Al momento, infatti, non sarebbero stati indicati il numero e il contenuto di una delibera, di una determina o di un altro provvedimento attraverso il quale sarebbe stata disposta la mancata concessione delle strutture. Le ragioni potrebbero essere diverse: una procedura di assegnazione non ancora conclusa, problemi di disponibilità degli edifici oppure criticità riguardanti l’agibilità, la sicurezza o eventuali lavori da eseguire. Una distinzione tutt’altro che marginale. Se si trattasse di una precisa scelta amministrativa, sarebbe necessario comprenderne le motivazioni e valutarne l’opportunità. Se, invece, l’indisponibilità fosse determinata da problemi strutturali o di sicurezza, il giudizio sulla vicenda cambierebbe radicalmente, pur restando urgente la necessità di individuare soluzioni alternative per le associazioni e per i ragazzi. «Solo conoscendo questi elementi è possibile esprimere un commento fondato e valutare la presentazione di eventuali istanze. In caso contrario, rischiamo di trovarci di fronte all’ennesima notizia incompleta, capace di alimentare il consueto coro disinformato», ha concluso Giordano. La questione resta, dunque, aperta. L’allarme lanciato merita attenzione per le conseguenze sociali che una prolungata indisponibilità delle palestre potrebbe determinare. Allo stesso tempo, spetta agli organi competenti chiarire tempestivamente se esista un provvedimento di esclusione, quali siano le sue motivazioni, quale sia lo stato delle procedure di assegnazione e quando le strutture potranno essere concretamente utilizzate. Perché lo sport rappresenta un diritto e un presidio educativo fondamentale, ma proprio per tutelarlo efficacemente occorrono informazioni complete, atti verificabili e soluzioni concrete, non soltanto contrapposizioni politiche.

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Al museo della bufala e della mozzarella un viaggio nella storia della Piana del Sele

Quando si parla di Paestum il pensiero corre immediatamente ai suoi straordinari templi, patrimonio archeologico tra i più importanti del Mediterraneo. Ma la storia di questo territorio non si ferma all’antica Poseidonia. A pochi chilometri dall’area archeologica, nella frazione di Spinazzo, il Museo della Bufala e della Mozzarella racconta un’altra storia millenaria: quella della bufala, delle antiche masserie, dei mestieri rurali e della trasformazione del latte che ha dato origine a una delle eccellenze gastronomiche italiane più conosciute nel mondo. Un museo che non è soltanto un luogo dove osservare reperti, ma una vera esperienza immersiva nella cultura della Piana del Sele, capace di mettere in relazione storia, agricoltura, allevamento, tradizioni, lavoro e buon cibo. DAL 1052, LA STORIA DELLA BUFALA È SCRITTA NEI DOCUMENTI La presenza della bufala nel territorio di Capaccio è documentata da quasi mille anni. Tra le testimonianze più significative c’è una pergamena del 1052, conservata presso l’Archivio della Badia della Santissima Trinità di Cava de’ Tirreni, che rappresenta una delle più antiche attestazioni scritte conosciute della presenza della bufala in questa parte della Campania. Nei secoli successivi, atti notarili, inventari, contratti e registrazioni fiscali raccontano la progressiva organizzazione dell’allevamento bufalino nella Piana del Sele, in un territorio profondamente caratterizzato dall’acqua, dalle aree umide, dall’agricoltura e dalle grandi masserie. Particolarmente significativo è un documento del 1649, relativo al feudo di Spinazzo e Cannitelli, proprio nell’area in cui oggi sorgono il Museo e l’azienda zootecnica. Il documento descrive una masseria bufalina organizzata e una mandria nella quale gli animali erano già distinti per età e valore economico. Quattro secoli fa, dunque, nelle stesse terre che oggi accolgono i visitatori del Museo, si allevavano bufale. Una continuità storica che rende la sede di Spinazzo parte integrante del racconto. OLTRE 5.000 REPERTI PER RACCONTARE UNA CIVILTÀ Il patrimonio del Museo nasce da anni di ricerca, raccolta e conservazione e comprende oggi oltre 5.000 reperti, tra strumenti di lavoro, documenti, fotografie e testimonianze della cultura materiale. Il percorso documentario comprende più di 400 documenti, tra mappe, contratti, inventari e lettere, oltre a circa 150 fotografie d’epoca. Immagini e documenti riportano alla luce la vita quotidiana delle masserie: il pascolo, la mungitura, il trasporto del latte, la lavorazione della mozzarella e il lavoro degli uomini e delle donne che per generazioni hanno costruito la civiltà rurale della Piana del Sele. È proprio questo il valore del Museo: raccontare la bufala non semplicemente come animale e la mozzarella non soltanto come prodotto gastronomico, ma come il risultato di una storia fatta di persone, territorio, saperi e tradizioni. GLI ANTICHI MESTIERI E LE PERSONE CHE HANNO FATTO LA STORIA Nel percorso museale trovano spazio anche le figure professionali delle antiche masserie: il bufalaro, il buttero, il vullaro, i casari e tutti coloro che lavoravano quotidianamente a contatto con gli animali e con il latte. Attraverso fotografie, abiti, selle, utensili e strumenti originali riaffiorano gesti e conoscenze che rischierebbero di andare perduti. La bufala veniva spesso chiamata per nome, riconosceva la voce dell’uomo e rispondeva ai richiami durante la mungitura e gli spostamenti della mandria. Il Museo conserva così anche un prezioso patrimonio immateriale, fatto di parole, gesti, tecniche e saperi tramandati di generazione in generazione. DALLA BUFALARA STORICA AL CASEIFICIO CONTEMPORANEO Uno degli ambienti più suggestivi del Museo è la ricostruzione dell’antica bufalara, il caseificio storico nel quale il latte veniva trasformato in mozzarella. Gli strumenti autentici, recuperati nelle masserie della Piana del Sele, permettono di seguire le diverse fasi della lavorazione tradizionale: dalla coagulazione alla rottura della cagliata, dalla filatura alla mozzatura fino alla salatura. Ruotolo, menacaso, compecina, jorlo, tini, spersori, crivelli e secchi raccontano una tecnologia antica basata sulla conoscenza della materia e sulla precisione dei gesti. Ma il viaggio non si ferma al passato. Uno degli aspetti più affascinanti dell’esperienza a Spinazzo è infatti la possibilità di uscire dalle sale del Museo e incontrare le bufale, entrando nel mondo dell’allevamento contemporaneo. Il visitatore può conoscere da vicino la mandria, osservare l’evoluzione delle tecniche di allevamento, scoprire come sono cambiate la mungitura, l’alimentazione e la gestione degli animali e arrivare quindi al caseificio, dove il latte prodotto dall’azienda viene trasformato. Un percorso concreto e coinvolgente che mette continuamente in dialogo ieri e oggi: la mungitura manuale e quella moderna, gli antichi utensili e le moderne attrezzature, la bufalara storica e il caseificio contemporaneo. UN MUSEO PER LE SCUOLE, LE FAMIGLIE E I TURISTI Proprio questa capacità di trasformare la storia in esperienza rende il Museo particolarmente adatto a scolaresche, famiglie e visitatori di ogni età. Per gli studenti rappresenta un’opportunità per conoscere la storia del territorio attraverso un percorso concreto, fatto di oggetti, documenti, immagini, animali e mestieri. Per le famiglie è un’esperienza capace di unire cultura, curiosità e scoperta, avvicinando anche i più piccoli al mondo dell’agricoltura, dell’allevamento e della produzione alimentare. Per i turisti italiani e stranieri è una tappa originale per andare oltre i consueti itinerari e conoscere l’identità più autentica della Piana del Sele. Il primo anno nella nuova sede di Spinazzo ha confermato proprio questa vocazione, con la presenza di numerose scolaresche, famiglie e turisti, tra cui una significativa componente internazionale. La vera particolarità del Museo della Bufala e della Mozzarella è che la storia non rimane chiusa nelle teche. È nel paesaggio che circonda il Museo, nelle bufale che ancora oggi popolano queste terre, nel latte che viene trasformato, nei gesti del casaro e nei sapori che arrivano sulla tavola. È una forma di turismo esperienziale che permette di conoscere un territorio attraverso tutti i suoi elementi: la cultura, il paesaggio, l’agricoltura, l’allevamento e naturalmente il cibo. Perché prima della mozzarella c’è una storia fatta di uomini, animali e lavoro. PAESTUM, OLTRE I TEMPLI La visita al Museo può diventare così parte di un itinerario più ampio alla scoperta di Paestum e della Piana del Sele. Da una parte i templi e la grande storia dell’antica Poseidonia; dall’altra la storia rurale e produttiva che nei secoli ha continuato a modellare lo stesso territorio. Bonificare, coltivare, allevare, costruire masserie e trasformare i prodotti della terra e del latte: sono attività che hanno contribuito a creare il paesaggio che ancora oggi caratterizza quest’area. Il Museo della Bufala e della Mozzarella diventa quindi una tappa per comprendere Paestum come paesaggio storico continuo, dove archeologia, agricoltura e civiltà bufalina raccontano epoche diverse ma appartengono alla stessa identità territoriale. UN VIAGGIO NELLA STORIA CHE ARRIVA FINO ALLA TAVOLA Visitare il Museo della Bufala e della Mozzarella significa scoprire che dietro uno dei prodotti italiani più amati e conosciuti nel mondo non c’è soltanto una ricetta. Ci sono quasi mille anni di storia documentata, generazioni di uomini e donne, antichi mestieri, animali, masserie, paesaggi e saperi. Una storia che oggi è possibile conoscere, vedere e vivere a Spinazzo, nel cuore della Piana del Sele. Un’esperienza per chi ama la storia, per chi vuole conoscere la cultura del territorio, per le famiglie, per le scolaresche e per chi considera il buon cibo una delle chiavi più autentiche per scoprire un luogo. via Spinazzo, snc – Paestum (SA) presso Azienda Zootecnica Agribios cell. 333.1577320 www.museodellamozzarella.it info@feudoronalfre.it

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Star Trek: Sessant’anni di Star Trek

Sessant’anni di Star Trek

Oggi sessant'anni fa andava in onda negli Stati Uniti il primo episodio di Star Trek, The Man Trap. Sei decenni dopo il franchise è ancora popolare ma vive un momento di crisi.

A dirla tutta, il vero sessantesimo anniversario del debutto di Star Trek in televisione era l'altro ieri, il 6 settembre, anniversario della messa in onda del primo episodio sul canale canadeve CTV. Del resto canadese era l'attore principale, William Shatner, come anche James Doohan, l'ingegnere Scott. L'anniversario però è per convenzione fissato sulla prima negli Stati Uniti, 8 settembre 1966, The Man Trap, Trappola umana in italiano, scritto da George Clayton Johnson. Si trattava del sesto episodio girato, ma fu il primo a essere mandato in onda. Il primo episodio... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 8 settembre 2026 - articolo di S*

Dalla rete: Le Fantascientiste Femministe hanno una casa online

Le Fantascientiste Femministe hanno una casa online

Una costellazione di donne appassionate di fantascienza: scrittrici, saggiste, illustratrici. Ora le si può conoscere tramite un sito web dedicato.

Le prime apparizioni a Stranimondi e poi alla Italcon di Genova. Poi anche un libro, uscito nel 2025 per Delos Digital. Il gruppo Fantascientiste (femministe)ⁿ è ormai una realtà consolidata: ne fanno parte al momento, in ordine alfabetico, Romina Braggion, Laura Coci, Claudia Corso Marcucci, Angelica De Palo, Elisa Franco, Giuliana Misserville, Giovanna Repetto, Silvia Tebaldi, Nicoletta Vallorani, cui si unisce affettuosa, da lontano, dice il sito, Daniela Piegai. Una comunità – anzi, una costellazione – che si propone di promuovere la presenza... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dalla rete - 8 settembre 2026 - articolo di S*

Oltre la Champions League: perché Europa League e Conference attirano sempre più appassionati

Per anni la Champions League è stata considerata quasi l’unico vero palcoscenico del calcio europeo per club. Oggi, però, il panorama è decisamente più ampio. Europa League e Conference League hanno assunto un peso sempre maggiore, offrendo spazio a società con ambizioni internazionali ma anche a realtà provenienti da campionati meno blasonati.

Il nuovo format delle competizioni UEFA ha ulteriormente modificato il modo di vivere il calcio europeo. Le tre coppe sono diventate appuntamenti distribuiti lungo tutta la stagione, con sfide tra club di Paesi diversi e la possibilità di seguire squadre che normalmente non avrebbero occasione di affrontare avversari di questo livello. Non sorprende quindi che anche l’interesse del pubblico sia cresciuto, insieme all’attenzione per ogni singola partita e per le quote conference league legate agli incontri della competizione.

Un calcio europeo sempre più ampio e competitivo

La principale novità degli ultimi anni riguarda il modo in cui sono organizzate le competizioni europee. Champions League, Europa League e Conference League hanno adottato il formato con una fase campionato a 36 squadre, sostituendo i tradizionali gironi.

La Conference League 2026/27 rappresenta la terza edizione con questo sistema. La fase campionato coinvolge 36 club provenienti da 30 nazioni differenti, un dato che fotografa bene la vocazione internazionale della competizione. Tra le partecipanti ci sono squadre di primo piano come Ajax, Brighton, Monaco, Braga e Atalanta, ma anche club provenienti da federazioni che più raramente riescono ad arrivare a questo livello.

Il meccanismo consente inoltre di assistere a confronti particolarmente interessanti. Ogni squadra affronta sei avversarie, una proveniente da ciascuna delle sei fasce utilizzate per il sorteggio, con tre partite in casa e tre in trasferta. La prima giornata della fase campionato è fissata per il 15 ottobre, mentre l’ultima si disputerà il 17 dicembre.

È proprio questa varietà ad aver contribuito alla crescita della Conference League. La competizione permette infatti di incrociare storie calcistiche molto diverse, mettendo sullo stesso campo società affermate e realtà che vedono nelle coppe europee una delle occasioni più importanti della propria storia recente.

Europa League e Conference League, due tornei in continua evoluzione

L’Europa League conserva naturalmente un livello superiore per tradizione e prestigio, ma anche in questo caso il nuovo format ha aumentato il numero e la varietà degli incontri.

L’edizione 2026/27 comprende 36 squadre e vede la presenza di due italiane, Milan e Juventus, entrambe inserite nella prima fascia del sorteggio. Insieme a loro ci sono club come Bayer Leverkusen, Benfica, Lione, Marsiglia, Real Sociedad e Ajax, a conferma di un livello tecnico particolarmente elevato.

La Conference, invece, mantiene una caratteristica particolare: rappresenta spesso il punto di incontro tra il calcio dei grandi campionati e quello di federazioni che hanno meno possibilità di competere stabilmente ai massimi livelli europei. Nella stagione 2026/27 sono presenti, tra le altre, squadre di Andorra, Gibilterra, Georgia, Kazakistan e Albania. Per la prima volta una società di Andorra, l’Inter Escaldes, è arrivata alla fase campionato di una competizione UEFA per club.

Il risultato è una competizione difficilmente prevedibile e capace di proporre incroci insoliti. Anche l’Atalanta, unica rappresentante italiana in Conference League, affronterà avversari molto diversi tra loro: Ajax e Pafos in casa, mentre in trasferta sono previste le sfide contro Borac, Riga e altri avversari stabiliti dal sorteggio.

Club emergenti e giovani talenti: una vetrina che va oltre la Champions

Uno degli aspetti più interessanti delle competizioni europee “secondarie” riguarda la possibilità per società e giocatori di costruire la propria reputazione internazionale.

Per un club proveniente da un campionato con meno risorse economiche, una buona partecipazione alla Conference League può rappresentare un’importante occasione di crescita sportiva ed economica. Allo stesso tempo, per i calciatori più giovani queste partite possono diventare una vetrina preziosa davanti a un pubblico internazionale.

La formula attuale favorisce inoltre la continuità del percorso europeo. La fase campionato non si limita infatti alle sei giornate iniziali: le squadre meglio classificate accedono direttamente agli ottavi, mentre quelle che terminano più indietro possono dover affrontare gli spareggi per continuare il cammino.

Anche la conclusione della competizione è pensata per mantenere alta l’attenzione. Gli spareggi sono in programma a febbraio 2027, gli ottavi e i quarti tra marzo e aprile, mentre semifinali e finale arriveranno tra la fine di aprile e l’inizio di giugno. L’atto conclusivo della Conference League 2026/27 è previsto il 2 giugno 2027 al Beşiktaş Park di Istanbul.

È proprio questa capacità di mettere insieme club affermati, realtà emergenti e giocatori alla ricerca della consacrazione internazionale a rendere Europa League e Conference League sempre più interessanti. Il calcio europeo, insomma, non passa più soltanto dalla Champions: anche le altre competizioni UEFA sono diventate parte integrante della stagione e offrono storie, sfide e protagonisti capaci di attirare l’attenzione degli appassionati.

L'articolo Oltre la Champions League: perché Europa League e Conference attirano sempre più appassionati proviene da Le Cronache.

Byd lancia il suo decreto: fino a 11.600 euro per spingere il Super ibrido in Italia

Se gli incentivi tardano, Byd prova a fare da sé. Il gruppo automobilistico cinese ha lanciato in Italia il Decreto Byd, una campagna commerciale che per tutto settembre 2026 mette sul piatto vantaggi fino a 11.600 euro per chi sceglie un modello della gamma Super ibrida DM-i. Il claim scelto dal marchio non lascia molto spazio alle interpretazioni: «Il futuro della mobilità non aspetta i decreti. Byd nemmeno». Una formula volutamente provocatoria, che intercetta uno dei nodi più evidenti del mercato automobilistico europeo: l’incertezza degli incentivi e la difficoltà, per i consumatori, di orientarsi tra bonus, requisiti, finestre temporali e politiche differenti da Paese a Paese. Byd prova invece a trasformare quell’incertezza in un’opportunità commerciale. E, soprattutto, a rendere più semplice il messaggio: uno sconto immediato per accelerare il passaggio verso vetture elettrificate.

La risposta di Byd al caro carburante

Il contesto aiuta a capire la strategia. Il costo dei carburanti continua a rappresentare una voce importante nel bilancio degli automobilisti italiani, mentre il rinnovo del parco circolante procede lentamente. L’Italia resta infatti un mercato caratterizzato da un’età media elevata delle vetture in circolazione e da una transizione verso l’elettrificazione ancora meno lineare rispetto ad altri grandi Paesi europei. È su questo terreno che Byd sta cercando di costruire il proprio spazio. Con il Decreto, il costruttore non punta soltanto sul prezzo, ma sulla tecnologia DM-i, il sistema ibrido plug-in proprietario che mette al centro la trazione elettrica e utilizza il motore termico anche come supporto all’efficienza complessiva. A seconda del modello e della configurazione, la casa dichiara oltre 1.300 chilometri di autonomia complessiva e consumi che possono arrivare fino a 71 chilometri con un litro. Numeri che servono soprattutto ad affrontare uno degli ostacoli culturali ancora presenti nella transizione automobilistica, la cosiddetta ansia da autonomia. Byd prova cioè a proporre il plug-in hybrid come una tecnologia ponte, capace di offrire parte dei vantaggi della guida elettrica senza imporre agli automobilisti un cambiamento radicale delle proprie abitudini.

Non solo sconti: Byd vuole educare il mercato

La mossa è interessante anche sotto il profilo del posizionamento. Byd non presenta infatti l’iniziativa come una semplice promozione di settembre, ma come parte di un percorso di educazione verso la mobilità elettrica ed elettrificata. Un approccio che riflette una fase precisa dello sviluppo del marchio in Europa. Dopo essere diventato uno dei grandi protagonisti mondiali dell’auto elettrica, il Gruppo sta cercando di conquistare rapidamente credibilità anche nei Paesi dove il passaggio al full electric procede più lentamente. L’Italia è uno di questi. Ed è proprio qui che la tecnologia Super ibrida DM-i può diventare una leva particolarmente efficace. Per molti automobilisti italiani il plug-in rappresenta infatti un compromesso più facilmente accettabile rispetto a un’elettrica pura: permette di effettuare una parte degli spostamenti quotidiani in modalità elettrica, mantenendo al tempo stesso la flessibilità garantita dal motore termico nei tragitti più lunghi. Byd punta, dunque, a togliere dal tavolo due delle principali obiezioni all’acquisto, ovvero prezzo e autonomia.

Il Gruppo accelera mentre l’Europa discute

Dietro la campagna c’è però una strategia più ampia. Il mercato europeo dell’auto sta attraversando una fase complessa, con Bruxelles che spinge sulla decarbonizzazione, i governi nazionali che modulano gli incentivi con logiche differenti e i costruttori che sono chiamati a sostenere investimenti molto elevati nell’elettrificazione, mentre la domanda resta difficile da prevedere. In questo scenario Byd si sta muovendo con grande velocità. Il Decreto Byd è, in fondo, una piccola rappresentazione della strategia del gruppo: meno attesa e più iniziativa commerciale. Dove la politica pubblica procede con tempi inevitabilmente lunghi, il costruttore prova a intervenire direttamente sul prezzo e sulla percezione del prodotto. La sfida sarà capire quanto questa impostazione riuscirà a incidere sulle scelte degli automobilisti italiani. Ma il segnale è già evidente: Byd non vuole limitarsi a partecipare alla transizione dell’auto europea, vuole provare ad accelerarla.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo

Appuntamento il 9 settembre. L’atteso redde rationem leghista si terrà esattamente a 10 giorni dal raduno di Pontida, in programma domenica 20. Stando a quanto L43 può anticipare, l’incontro con Matteo Salvini dovrebbe servire a definire il coinvolgimento del cosiddetto ‘fronte’ dei governatori. Ovvero il capofila dei critici, il lombardo Attilio Fontana, il collega del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga, il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia e il suo successore a Palazzo Balbi, il salviniano Alberto Stefani.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

La via d’uscita win-win di Salvini

Il segretario federale avrebbe in mente una cooptazione diretta della ‘squadra’ di amministratori in vista delle Politiche. Una ricetta che riporta la memoria al 2024, quando Salvini la propose per superare il calo di consensi e lo scoglio delle Europee di quel giugno. Allora però il niet dei governatori produsse la frattura che si è ampliata fino a oggi e che obbligò il leader, almeno così lamentano i salviniani, a cercare altre strade fino a portarlo ad offrire un seggio a Roberto Vannacci. Ecco quindi il rewind: come due anni fa per le Europee, il leader proporrà ai governatori e a Zaia di candidarsi in prima linea alle Politiche per portare voti e preferenze alla Lega, i cui consensi sono erosi dall’ex generale. Si vedrà se questa volta i ‘nordisti’ accetteranno dandosi da fare o resteranno nelle loro comfort zone. L’incontro, necessario prima di Pontida e a circa un mese dal tentato ‘processo’ del direttivo lombardo alla leadership di Salvini, dovrebbe essere win-win per il segretario: se i nordisti accetteranno di scendere in campo, anche loro saranno responsabili del risultato elettorale; se diranno nuovamente ‘no’ allora non potranno più lamentarsi per gli scarsi risultati.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Romeo e le voci su un possibile ‘demansionamento’

Il grande assente di questi contatti di pacificazione potrebbe essere Massimiliano Romeo. Allo stato non risulta che il segretario della Lega lombarda sia stato contattato per partecipare all’incontro. Tra i più coraggiosi nel criticare linea e leadership di Salvini, Romeo sarebbe stato mandato in ‘avanscoperta’ da alcuni storici dirigenti – tra cui Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti – salvo poi essere abbandonato da quasi tutti tranne Attilio Fontana. A Romeo si sarebbe riferito Salvini quando, al comizio di Pinzolo, si è detto pronto a non coinvolgere chi si «autoesclude».

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Nella storia recente della Lega gli ultimi che hanno dato vita ad associazioni o hanno promosso incontri come Romeo per presentare il suo libro sono stati Flavio Tosi e Paolo Grimoldi, entrambi poi espulsi. Di Romeo non si arriva ad evocare l’espulsione ma fioccano retroscena sul fatto che sia a rischio il suo incarico di capogruppo al Senato. Voci che sarebbero alimentate, secondo alcuni, sia dai suoi predecessori alla guida della Lega lombarda (Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili), sia da chi non è riuscito a sfidarlo (Luca Toccalini). Secondo queste ricostruzioni, il segretario lombardo avrebbe solo tre senatori su 29 dalla sua. Interrogato sulla questione, Salvini si è limitato a rispondere, con fatalismo acido, che così come lui è segretario, oggi Romeo è capogruppo, ma «domani è un altro giorno». Molte cose «cambieranno dopo Pontida», ha assicurato. Si vedrà.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Luca Toccalini (Ansa).

Cambio in vista anche per Molinari alla Camera?

Sarebbe però curioso, a un anno dalla scadenza della legislatura, cambiare un solo capogruppo, soprattutto con ancora in campo l’idea che si possa votare il prossimo giugno. Perché non sembri una mossa vendicativa, un’epurazione, Salvini dovrebbe procedere anche al cambio del capogruppo alla Camera Riccardo Molinari, nelle ultime settimane tra i più vicini al leader dopo essere stato spesso critico nei suoi confronti in passato. Sia Molinari sia Romeo hanno infatti il doppio incarico di capigruppo e segretari regionali. E proprio il cumulo degli incarichi potrebbe essere il pretesto per pretendere il cambio.

Salvini, la carta dei governatori e l’incognita Romeo
Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Wiktoff dopo la visita a Mosca e Kyiv: «Progressi sostanziali»

Steve Witkoff ha commentato con soddisfazione la missione del fine settimana a Mosca e Kyiv effettuata assieme all’altro inviato di Donald Trump (nonché genero del presidente Usa) Jared Kushner. «Sono stati compiuti progressi sostanziali, inclusi passi avanti nella pianificazione di ulteriori colloqui trilaterali», ha scritto su X, aggiungendo che Trump «sta lavorando duramente per fermare le uccisioni e verso una pace duratura e stabile». Ulteriori dettagli sono filtrati dall’Eliseo. Citando i negoziatori Usa, la presidenza francese ha infatti riferito di una «rinnovata disponibilità al negoziato» da parte della Russia «dopo le elezioni della Duma di Stato», ovvero la camera bassa dell’Assemblea federale della Federazione Russa, che si terranno dal 18 al 20 settembre.

Wiktoff dopo la visita a Mosca e Kyiv: «Progressi sostanziali»
Steve Witkoff e Jared Kushner ricevuti da Vladimir Putin (EPA/MIKHAIL METZEL/SPUTNIK/KREMLIN POOL).

Trump sente Putin e Zelensky

Secondo il Kyiv Independent, Trump avrà una conversazione telefonica con Vladimir Putin e Volodymyr Zelensky dopo il rientro dei suoi inviati dalla missione in Europa. Da parte sua, il Cremlino «non esclude la possibilità di una telefonata tra i presidenti russo e statunitense», ha spiegato Dmitry Peskov, portavoce di Putin, che ha inoltre definito la visita di Witkoff e Kushner «un piccolo passo verso la pace».

Wiktoff dopo la visita a Mosca e Kyiv: «Progressi sostanziali»
Steve Witkoff e Jared Kushner con Volodymyr Zelensky (Ansa).

Sale la tensione sull’asse Mosca-Berlino

Intanto aumentano le tensioni sull’asse Mosca-Berlino, innescate dal caso dei tentati attacchi con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia. Come «misura di ritorsione» alla chiusura del consolato russo a Bonn, Mosca ha revocato «il proprio consenso all’attività del Consolato Generale della Repubblica Federale di Germania a San Pietroburgo», che dovrà chiudere i battenti entro il 18 settembre 2026. Il primo settembre il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul aveva appunto annunciato che la Germania avrebbe chiuso la sede diplomatica russa a Bonn (il 18 settembre) e rescisso l’accordo relativo alle attività della Casa Russa a Berlino, presunto covo degli 007 di Mosca. La replica del Cremlino non si era fatta attendere: poco dopo il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov aveva comunicato la decisione di mettere i sigilli alle sedi del Goethe-Institut (istituto culturale ufficiale della Repubblica Federale Tedesca) a Mosca, San Pietroburgo e Ekaterinburg.

La giravolta di Salvini sull’AfD: oggi si complimenta per la vittoria ma nel 2024…

L’onda dell’AfD che, come da previsioni, ha travolto la Sassonia-Anhalt non ha lasciato indenne il centrodestra italiano. Se il vicepremier forzista e ministro degli Esteri Antonio Tajani si è detto preoccupato, in casa Lega c’è chi ha brindato. Matteo Salvini ha cavalcato la vittoria del partito di estrema destra complimentandosi sui social con «l’amica» Alice Weidel. «Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici. Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama DEMOCRAZIA. Un’altra Europa è possibile», ha twittato il segretario leghista, ignorando che la paura e gli scenari catastrofici sono stati evocati pure dal suo collega azzurro.

L’uscita sulle SS e la presa distanza di Le Pen e Salvini

Ma c’è un ma. Salvini infatti deve avere cambiato idea anche sull’AfD. Nel maggio 2024 si era detto d’accordo con un’altra amica, ovvero Marine Le Pen, che aveva detto di non voler sedere più nello stesso gruppo europeo – Identità e democrazia – con l’estrema destra tedesca. La rottura era arrivata dopo l’uscita dell’europarlamentare Maximilian Krah, al tempo candidato del gruppo alla presidenza della Commissione Ue, che parlando con Repubblica non aveva preso le distanze dalle SS. «Sbagliato generalizzare, non tutti i membri della SS erano criminali di guerra», aveva sentenziato Krah. Immediato fu il muro alzato dal Rassemblement National con il presidente Jordan Bardella che assicurò di voler interrompere i rapporti con i filo nazisti. Poco dopo, sulla scia della decisione degli alleati transalpini, arrivò la presa di distanza della Lega. Per la cronaca, Krah prima del polverone era già invischiato in uno scandalo di spionaggio a causa di un suo assistente che sarebbe stato al soldo dei servizi segreti cinesi e accusato a sua volta di troppa vicinanza alla Russia. L’AfD prima lo sospese poi lo riammise nel gruppo parlamentare.

Crans-Montana, il Comune sapeva del pericolo incendio al Constellation: le prove

Il Comune di Crans-Montana era a conoscenza che la schiuma fonoassorbente del Constellation era infiammabile. Lo rivela una email inviata da una dirigente, diventata la 17esima persona iscritta nel registro degli indagati: il messaggio di posta elettronica era rimasto fino a questo momento fuori dagli atti dell’inchiesta sull’incendio, costato la vita 41 ragazzi e in cui sono rimasti feriti in modo grave altri 115 giovani.

L’email inviata da Rose Marie Clavien e l’iscrizione nel registro degli indagati

A inviare l’email, che avvertiva di prestare attenzione alla schiuma utilizzata per l’isolamento acustico del locale, è stata Rose Marie Clavien, ex consigliera comunale con delega all’edilizia tra il 2017 e il 2024. La donna, come ha spiegato il quotidiano svizzero Tages-Anzeiger, è stata convocata per un interrogatorio il 28 agosto: quando gli inquirenti le hanno sottoposto il messaggio di posta elettronica, si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Da persona informata sui fatti è così diventata un’indagata.

Lavitola: «Dall’amicizia con Ranucci cercavo un mio riscatto»

«Con Ranucci c’era un grande rapporto di amicizia e speravo che questo rapporto potesse riabilitare anche la mia figura con un riscatto sociale per me». L’ha affermato, nel corso di dichiarazioni spontanee, Valter Lavitola davanti ai giudici del Riesame in base a quanto hanno riferito i suoi legali, gli avvocati Sergio e Arturo Cola. Il Riesame si è riservato di decidere in merito alla richiesta di domiciliari che i legali hanno individuato in un casa in Basilicata nella disponibilità dell’indagato. «Ho fatto tutto questo per proteggere Ranucci da un attentato di cui avevo notizie. C’era la necessità di proteggerlo tanto che per due mesi dopo i fatti di ottobre ho chiamato Ranucci per chiedere che la scorta gli fosse rafforzata», ha aggiunto. E ancora: «L’attentato con la bomba è un’idea di Gomes Tavares rispetto alla quale mi assumo tutta la responsabilità. Gomes mi avvisò che avrebbe fatto a modo suo senza dirmi che sarebbe stata una bomba. Io avevo dato un mandato in bianco specificando che non doveva fare male a nessuno».

Cristina Seymandi si candida a sindaca di Torino con una sua lista civica

Dal gossip dei tradimenti a candidata sindaca di Torino. L’imprenditrice Cristina Seymandi, protagonista del famigerato video in cui l’allora compagno banchiere Massimo Segre la accusava di infedeltà durante una festa in cui avrebbero dovuto annunciare le nozze, sta mettendo a punto una sua lista civica in vista delle Comunali in programma nel capoluogo piemontese nel 2027. «Mi candido perché ho una figlia di 20 e vorrei rimanesse a Torino. Fa ingegneria aerospaziale e desidero che resti a lavorare qui per orgoglio nei confronti della sua città», ha spiegato all’edizione locale di Repubblica. I principali punti del suo programma, ha anticipato spiegando di aver ricevuto già numerose adesioni, saranno il caro affitti, la sicurezza, l’industria e le periferie.

Cristina Seymandi si candida a sindaca di Torino con una sua lista civica
Cristina Seymandi (Instagram).

Nel 2021 aveva tentato di entrare in Consiglio comunale

Sembrava che Seymandi in vista del 2027 stesse cercando una candidatura con Forza Italia. E invece correrà come sindaca con una sua lista. In passato collaboratrice dell’ex prima cittadina pentastellata Chiara Appendino, la manager aveva rotto col M5s e aveva tentato di entrare in Consiglio comunale a Torino candidandosi nel 2021 con l’aspirante sindaco per il centrodestra Paolo Damilano: appena 318 preferenze e niente di fatto. Dopo il “fattaccio” del video (cavalcato ampiamente tramite ospitate in trasmissioni televisive e podcast), Seymandi era stata avvistata ad Atreju di Fratelli d’Italia e aveva anche aderito a Italia c’è, formazione fondata dall’ex renziano Gianfranco Librandi, tornato dal 2024 in FI. Durante l’intervista a Repubblica, Seymnandi ha definito Maurizio Marrone (FdI), possibile candidato del centrodestra, «una persona per bene, ma carente su alcuni aspetti fondamentali della contemporaneità».

Cristina Seymandi si candida a sindaca di Torino con una sua lista civica
Cristina Seymandi (Instagram).

Come è finita la vicenda del video diventato virale

Facendo un passo indietro e ripercorrendo quanto successo dopo la diffusione del celeberrimo video con le accuse di corna sa parte del “quasi” promesso sposo, Seymandi aveva definito quell’agguato un «femminicidio mediatico»: il Garante della privacy aprì un’istruttoria (poi archiviata), mentre la vicenda giudiziaria tra i due protagonisti (che si incolparono reciprocamente di tradimento) finì con una querela ritirata grazie all’accordo economico trovato tra i rispettivi avvocati dopo una lunga trattativa.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno

Mentre Marina e Pier Silvio Berlusconi sono spesso in prima pagina per le loro presunte manovre su Forza Italia, Luigi, il più piccolo dei cinque eredi del Cav – diventato da poco padre per la terza volta nel massimo riserbo – avrebbe già messo a segno l’unica cosa che gli interessa dal punto di vista politico: la ricandidatura alle prossime Politiche di Matteo Perego di Cremnago, deputato e sottosegretario alla Difesa, suo strettissimo amico.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Matteo Perego di Cremnago (Imagopeconomica).

Report-party per Claudia Di Pasquale

La redazione di Report ha festeggiato la nomina di Claudia Di Pasquale a co-conduttrice, insieme a Daniele Piervincenzi, della prossima edizione della trasmissione di Rai3. Ovviamente non al bistrot Cefalù di Valter Lavitola, ma in zona Prati-piazza Bainsizza. Un locale in particolare, in via Euclide Turba, ha registrato il pienone per le celebrazioni di Di Pasquale. Vicinissimo a via Teulada, è un pub molto frequentato dai televisivi, amato anche da quelli che lavorano a La7 il cui centro di produzione è a due passi. E infatti la serata ha visto un mix tra volti del servizio pubblico e della rete di Urbano Cairo, emittente che tempo fa era stata indicata come possibile approdo per Sigfrido Ranucci e la sua trasmissione, e ben prima del caso Lavitola. Per il direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini la grana sembra risolta anche se lunedì si ricomincia, dato che in via Teulada si presenta la nuova edizione delle serate su Rai1 di Bruno Vespa: Porta a Porta e Cinque minuti.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Claudia Di Pasquale (Imagoeconomica).

Vittoria dell’AfD? Commenta Piantedosi

Dopo le elezioni in Sassonia che hanno visto gli ultranazi dell’AfD vincere a mani tese (altro che basse), chi è stato scelto per commentare il voto ad Agorà su Rai3? Vista la spaccatura provocata dall’ondata nera tedesca nel centrodestra nostrano (Antonio Tajani si è detto preoccupato, mentre il collega Matteo Salvini ha festeggiato) chi meglio del ministro ‘tecnico’ Matteo Piantedosi? Già la scena che immortala il titolare del Viminale attendere in piedi prima di entrare nello studio è da antologia, poi si entra nel vivo. Piantedosi comincia citando ed elogiando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, poi parla di Forza Italia che fa parte dei conservatori in Europa, infine procede cauto su Roberto Vannacci preferendo non attacca Futuro Nazionale. Insomma, un vero democristiano. Curiosamente nella giostra dei partiti non tocca, nella sua narrazione, la Lega di Matteo Salvini, in teoria suo “mentore”. Insomma, il ministro dell’Interno sembra davvero pronto a giocarsi la partita elettorale, tanto che alla domanda della conduttrice Annalisa Bruchi: «Ma lei si candida?», risponde con un sibillino: «No, ma si parla di politica a prescindere». La corsa alla visibilità è cominciata: Salvini è avvisato.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

La «rispettosa attesa» di Calabresi

Dopo l’accelerata, l’attesa. Anzi la «rispettosa attesa». Mario Calabresi, che lasciando le cariche in Chora Media aveva rianimato il dibattito nel centrosinistra milanese, frena. Il possibile candidato sindaco alla Festa dell’Unità di Lodi ha detto di «non aspettare chiamate»: «Sono in rispettosa attesa per capire cosa succederà a Milano e, finora, non ho incontrato resistenze». In realtà Elly Schlein, che pareva essersi tirata fuori dalla mischia ambrosiana, ha invitato alla prudenza. Resta infatti da sciogliere il tema primarie e fino a che la segretaria non darà il segnale, meglio non ufficializzare discese in campo.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Mario Calabresi (Imagoeconomica).

Lo chef su Italia1? Il marito di Luna Berlusconi

Una domenica di inizio settembre, con il caldo che ancora tortura gli italiani, dopo Studio Aperto arriva Mag con un approfondimento enogastronomico. E chi è lo chef che propone nel suo ristorante milanese la ricetta delle cozze con lo zafferano? Vittorio Vaccaro, marito di Luna Berlusconi.

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Vittorio Vaccaro (da Instagram).

La Cernobbio di Mario Monti

«Tra i corridoi della villa rinascimentale, si aggira Federica Monti, figlia del premier che per anni ha lavorato nello studio del Forum di Ambrosetti, amico di vecchia data di papà Mario», scriveva Linkiesta nel lontano 2012. Già, lo scomparso Alfredo Ambrosetti era legato a Mario Monti, e la figlia dell’economista, Federica, faceva parte del suo staff. «Ma sì, il Monti fa proprio parte del mobilio di Villa d’Este, dato che la Federica ha sposato Antonio Ambrosetti, il figlio di Alfredo», dice un partecipante di tanti forum sul lago, «certo non poteva fare come Carlo Calenda che con una sfuriata ha disertato Cernobbio per via della presenza di Vannacci… ».

Le manovre di Luigi Berlusconi, il party di Report e le altre pillole del giorno
Mario Monti con Roberto Vannacci a Cernobbio (Imagoeconomica).

Trump sogna di ribattezzare anche il New Mexico: perché non può farlo

La toponomastica continua ad essere un campo di battaglia per Donald Trump, che ha mostrato apprezzamento per l’idea di ribattezzare New America lo Stato del New Mexico, sulla falsariga di quanto già fatto con il Lago Ontario e il Golfo del Messico.

Trump sogna di ribattezzare anche il New Mexico: perché non può farlo
Il post di Trump sul cambiamento di nome del New Mexico.

«In molti hanno suggerito di cambiare il nome del New Mexico – uno degli Stati in cui si sono verificati i più gravi brogli elettorali di sempre – in New America. Sarebbe molto più prestigioso e bello per gli abitanti di quello Stato potenzialmente incredibile. Mi piace un sacco!». È quanto ha scritto Trump su Truth, condividendo una clip realizzata con l’IA in cui lo si vede ribattezzare il territorio di confine: poche ore prima aveva già lasciato trapelare l’idea pubblicando una mappa dello Stato con la parola “Mexico” barrata in rosso e sostituita da “America”.

Per cambiare il nome non basta un ordine esecutivo

Questa volta si tratta però di una boutade, ammesso che Trump conosca le regole. Un eventuale cambiamento richiederebbe infatti un percorso istituzionale molto più complesso rispetto a un semplice annuncio presidenziale. Sebbene il capo della Casa Bianca abbia il potere di modificare nel Geographic Names Information System la denominazione di elementi geografici quali gli specchi d’acqua, cosa che Trump ha fatto, non dispone però dell’autorità costituzionale per cambiare legalmente il nome degli Stati federati degli Stati Uniti d’America con la firma di un ordine esecutivo: tale procedura dovrebbe infatti svolgersi a livello, appunto, statale.

Il nome New Mexico precede di secoli la nascita degli Usa

La governatrice democratica Michelle Lujan Grisham ha dichiarato a Fox News Digital: «Il nome del New Mexico non è oggetto di dibattito, è nostro da prima ancora che esistessero gli Stati Uniti». Il nome Nuevo México fu infatti coniato verso la fine del XVI secolo dai colonizzatori spagnoli e fu sostanzialmente mantenuto (in inglese) dopo la cessione agli Stati Uniti nel 1848, al termine della guerra con il Messico. Due anni dopo fu costituito il Territorio del Nuovo Messico, che comprendeva anche gran parte dell’Arizona, oltre a porzioni del Colorado e del Nevada. Dopo varie riduzioni dei confini, il New Mexico divenne uno Stato dell’Unione nel 1912.

Ferdinando Giugliano è il nuovo direttore dell’Ispi

Ferdinando Giugliano entra a far parte del team di Ispi, l’Istituto per gli studi di politica internazionale, in qualità di direttore. L’incarico diventerà effettivo dal 15 settembre. Nel suo ruolo, Giugliano si occuperà del coordinamento complessivo delle attività dell’ente, assicurando coerenza tra i diversi settori, le iniziative e le progettualità in essere. Sulla base delle linee guida del consiglio di amministrazione, definirà i piani annuali e ne valorizzerà i contenuti analitici, le competenze e le iniziative dando impulso alle attività finalizzate al suo sviluppo istituzionale. «Sono certa che l’esperienza e la competenza di Ferdinando Giugliano contribuiranno all’ulteriore crescita di Ispi in una fase particolarmente complessa delle dinamiche internazionali, che richiede oggi più che mai capacità di lettura, lucidità di analisi, comprensione delle tendenze in atto a beneficio della vasta utenza dell’Istituto e dei suoi soci», ha dichiarato la presidente dell’Istituto Mariangela Zappia.

L’esperienza da giornalista e da consigliere del premier Draghi

Dopo aver conseguito una laurea e un Phd in Economia presso l’Università di Oxford, negli ultimi anni Giugliano ha svolto l’incarico di head of Public affairs and policy in Unicredit, dopo l’esperienza istituzionale alla presidenza del Consiglio dei ministri come consigliere per l’Informazione del premier Mario Draghi. In precedenza, come giornalista, ha lavorato presso il Financial times, Repubblica e Bloomberg.

La vittoria di AfD in Germania spacca il centrodestra in Italia

La vittoria schiacciante di Alternative für Deutschland nel piccolo land della Sassonia-Anhalt ha un’importanza che travalica i confini tedeschi, in quanto certifica l’avanzata di un’ombra nera sulla Germania. E, dunque, nel cuore d’Europa. Resta da capire se riuscirà a governare, ma intanto il trionfo di AfD ha evidenziato una spaccatura nel centrodestra in Italia. Se Matteo Salvini ha infatti esultato per il successo della formazione di ultradestra tedesca, l’altro vicepremier Antonio Tajani ha invece mostrato preoccupazione. Giorgia Meloni, invece, per il momento tace.

Salvini esulta (e si trova d’accordo con Vannacci)

«Complimenti all’amica Alice Weidel e a tutta AfD per il trionfo in Sassonia-Anhalt! Un successo clamoroso, che evidenzia la forte richiesta di cambiamento, sicurezza e lavoro. Alla faccia di chi, a sinistra, alimentava paure e scenari catastrofici», ha scritto Salvini sui social. «Paura? Terrore? Pericolo? No, si chiama democrazia. Un’altra Europa è possibile», ha aggiunto il segretario della Lega. Il trionfo dell’ultradestra in Sassonia-Anhalt è riuscito peraltro a mettere d’accordo gli ex alleati Salvini e Roberto Vannacci.

Il fondatore di Futuro Nazionale ha infatti scritto su Facebook: «L’Europa cambia. Merz ha l’ulcera. Monti dovrà dedicare la sua scarsa energia anche a loro. Nessun dorma». Vannacci, eletto al Parlamento europeo con la Lega, dopo l’addio al Carroccio è poi passato nel gruppo Europa delle Nazioni Sovrane, di cui fa parte AfD.

La vittoria di AfD in Germania spacca il centrodestra in Italia
Ulrich Siegmund, leader di AfD in Sassonia-Anhalt (Imagoeconomica).

La preoccupazione di Tajani: «Pessima notizia»

Per Tajani, invece, la vittoria di AfD è «una pessima notizia», in quanto «affermazione di una forza politica che è antitetica rispetto ai valori liberali e occidentali». Il segretario di Forza Italia ha poi dichiarato: «Questo risultato, senz’altro doloroso, ci obbliga anche a registrare e comprendere le paure di molti europei e che per l’ennesima volta chiama l’Ue, a cominciare dai suoi vertici istituzionali, a una presa d’atto: il percorso d’integrazione comunitaria non è un automatismo, i valori occidentali di libertà, solidarietà, ripudio di qualsiasi sirena delle autocrazie non rappresentano una conquista definitiva ma un obiettivo che va conservato e perseguito giorno dopo giorno». Come detto, nessun commento è invece ancora arrivato da Fratelli d’Italia e dalla premier Giorgia Meloni.

La vittoria di AfD in Germania spacca il centrodestra in Italia
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Alessandro Di Battista, come sta dopo l’operazione e quando potrebbe tornare in Italia

Doveva tornare in Italia venerdì 4 settembre, ma un’operazione ha costretto Alessandro Di Battista a rimanere ancora ricoverato a L’Avana. Fonti mediche citate dal Corsera hanno chiarito che l’intervento è riuscito e che l’ex deputato, come da prassi in questi casi, è stato sedato e rimarrà in questa condizione, in terapia intensiva, almeno per un paio di giorni. «Parlare di ciò che accadrà nelle prossime settimane è prematuro», hanno detto persone a lui vicine. Tanto che, anche chi prova a ipotizzare le date di un possibile ritorno in Italia, si tiene un margine abbastanza largo: «Potrebbe stare a Cuba altre quattro settimane, fino a 30 giorni dopo l’operazione. Sarà lunga l’attesa».

Cos’è successo

L’attivista e reporter, che era sull’isola per un reportage per il Fatto Quotidiano, si trova da una settimana all’ospedale Hermanos Ameijeiras di L’Avana dove è stato trasportato dopo un primo ricovero in gravi condizioni a Santa Clara, in seguito a forti dolori alla testa. Da allora, sulle sue condizioni circolano molte voci, ma poche informazioni certe. Nei giorni scorsi sono arrivati nella capitale cubana la compagna e madre dei suoi due figli Sahra Lahouasnia e due medici dell’ospedale Gemelli – un neurochirurgo e un rianimatore – per collaborare con l’equipe locale al suo caso.

Iran, intesa con l’Oman su un corridoio di navigazione sicuro nello stretto di Hormuz

L’Iran nei prossimi giorni annuncerà una nuova zona a traffico limitato nel Golfo Persico, assieme alle mappe di un nuovo corridoio di navigazione attraverso lo stretto di Hormuz, frutto di un accordo in via di definizione con l’Oman. Lo ha reso noto il portavoce del ministero degli Esteri di Teheran, Esmaeil Baqaei, parlando di «negoziati seri e costruttivi» con Muscat, nonostante «fasi alterne a causa delle interferenze e delle pressioni esercitate da alcune parti terze».

Teheran: «La rotta sarà registrata all’Organizzazione Marittima Internazionale»

Una volta raggiunto l’accordo definitivo, «il memorandum d’intesa congiunto tra Iran e Oman per l’istituzione di una rotta marittima temporanea sicura nello stretto di Hormuz sarà registrato ufficialmente all’Organizzazione Marittima Internazionale», ha aggiunto Baqaei. Nelle stesse ore Mohsen Rezaei, segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, ha spiegato che la nuova zona a traffico limitato partirà dal punto in cui ha inizio il blocco navale statunitense contro l’Iran e si estenderà verso aree del Golfo Persico. Per quanto riguarda la totale apertura di Hormuz, ha aggiunto, Teheran si impegnerà a garantirla «solo quando loro gli americani cesseranno i sabotaggi, le minacce e gli attacchi» contro la Repubblica Islamica.