Blackout a Salerno, dal Carmine a Fratte

Salerno al buio in diverse zone della città a causa di un blackout che sta interessando più quartieri.

La situazione più critica viene segnalata nel rione Carmine, dove in via Gelso si registra un vero e proprio buio totale. L’energia elettrica risulta assente anche in via Crispi, Calata San Vito, via Manganario e via Salvatore Calenda.

Disagi vengono segnalati inoltre nella zona di Fratte, dove manca la corrente elettrica.

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Salernitana, Antonio La Gumina è a Salerno

Antonio La Gumina è a Salerno. Nella serata di ieri l’attaccante ha raggiunto il gruppo presso l’albergo che ospita il ritiro prepartita della Salernitana e domani sera dovrebbe essere a disposizione di mister Serse Cosmi. La Gumina, dopo aver rescisso il contratto che lo avrebbe legato per un’altra stagione alla Sampdoria, ha sottoscritto un accordo della durata di due anni con la Salernitana, con bonus legati a obiettivi da raggiungere e con l’opzione di rinnovo per una terza stagione

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Salerno-Palma di Maiorca: aereo per la seconda volta fa inversione e torna

Secondo rientro in aeroporto per l’Embraer 195 di Aeroitalia diretto a Palma di Maiorca, partito dallo scalo Salerno Costa d’Amalfi.

Il velivolo, dopo essere decollato, è stato costretto nuovamente a fare ritorno allo scalo salernitano. Si tratta del secondo rientro nel giro di poche ore.

Già in occasione del primo episodio era stato segnalato un problema alla porta cargo. Il velivolo era stato sottoposto a un intervento tecnico direttamente sottobordo, ma evidentemente il problema non sarebbe stato risolto in maniera definitiva.

Il nuovo rientro potrebbe ora avere conseguenze sull’operatività del collegamento. Non si esclude infatti la cancellazione del volo per Palma di Maiorca, con possibili disagi per i passeggeri.

Si attendono aggiornamenti da parte della compagnia aerea sulle cause del secondo rientro e sull’eventuale riprogrammazione del volo.

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Siano: 37enne muore a poche ore dal suo matrimonio

 

E’ una notizia che lascia sgomenti e senza parole quella che arriva da Siano, nel Salernitano, dove una giovane di 37 anni ha perso la vita a poche ore dal suo matrimonio. Fatale un malore avvertito venerdì pomeriggio: i sanitari erano anche riusciti a rianimare la donna ma nelle ore successive il quadro clinico è precipitato. “Oggi avrei dovuto celebrare il matrimonio di Serafina, in un giorno che doveva essere di gioia e di festa. Un destino tragico e terribile ce l’ha portata via proprio oggi, lasciando un dolore che non trova parole”, ha scritto sui social il sindaco di Siano, Giorgio Marchese, rivolgendo un pensiero alla famiglia della donna e alla sua piccola. “In queste ore così drammatiche, davanti alla tragica e prematura scomparsa di Serafina, sento, insieme all’Amministrazione comunale, il dovere di rivolgere un invito a tutta la comunità. Per rispetto del dolore che ha colpito la nostra città, invitiamo tutti, per oggi e domani, a sospendere le attività e le iniziative di festa, a mettere da parte la musica e ogni forma di intrattenimento”, ha poi aggiunto Marchese. “Non è un atto formale, né la proclamazione di un lutto cittadino, ma semplicemente un gesto spontaneo di rispetto, sensibilità e vicinanza. Ci sono momenti in cui una comunità deve sapersi fermare, lasciare da parte la festa e stringersi, anche nel silenzio, attorno a chi sta vivendo un dolore così grande. Chiedo a tutti di unirsi a questo gesto. Oggi Siano si fermi e si stringa intorno alla famiglia di Serafina. Che il suo ricordo rimanga nei nostri cuori”.

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Carabinieri, il maggiore Corvino lascia dopo 4 anni

Il tempo è un’emozione, ed è una grandezza bidimensionale, nel senso che lo puoi vivere in due direzioni diverse, in lunghezza e in larghezza! Io ho scelto di vivere tempo e vita in larghezza, lasciandomi toccare, contagiare, emozionare dalle storie, dai fatti, dalle strade, dai volti”.

 

E’ quanto ha affermato,  parafrasando l’approccio alla vita e al tempo di Luciano De Crescenzo, nel suo discorso di saluto il maggiore Antonio Corvino.

Dopo quattro anni e mezzo – come riporta anche il sito web dell’emittente LiraTv – ha lasciato il comando della Compagnia Carabinieri di Salerno.

Per lui un ruolo apicale presso il nucleo investigativo del Comando di Napoli, incarico che assumerà a settembre.

Nella sala riunioni del Comando provinciale di Salerno, il suo commosso saluto al comandante, il colonnello Melchiorre (che con lui ha condiviso questi 4 anni), ai colleghi e anche alla città che, come ha detto, ha vissuto appieno professionalmente e umanamente.

Al suo posto arriverà da Tirano il capitano Riccardo Angeletti.

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Salerno, simbolo Br in via Parisi. Iannone: «Oltraggio a memoria delle vittime»

Una stella a cinque punte riconducibile alla simbologia delle Brigate Rosse sarebbe comparsa nuovamente in via Parisi a Salerno, a pochi giorni dal 44esimo anniversario dell’attentato terroristico del 26 agosto 1982. A denunciarne la presenza è il senatore di Fratelli d’Italia Antonio Iannone, commissario regionale del partito in Campania.

Il simbolo sarebbe stato tracciato nei pressi del monumento dedicato alle vittime dell’attentato, circostanza che ha provocato la dura reazione dell’esponente politico. Non si tratterebbe, secondo quanto riferisce Iannone, del primo episodio nella stessa zona. Il senatore sostiene infatti che scritte e simboli inneggianti alle Brigate Rosse fossero già stati cancellati in due precedenti occasioni, anche a seguito delle sue segnalazioni.

«Stanotte è riapparsa una stella a cinque punte ed è intollerabile che ci siano persone che delirino e offendano la memoria delle tre vittime», afferma Iannone, chiedendo un intervento immediato per la rimozione del simbolo. Il senatore sollecita inoltre le Forze dell’Ordine a verificare le immagini eventualmente registrate dai sistemi di videosorveglianza presenti nell’area, con l’obiettivo di risalire ai responsabili del gesto.

La nuova segnalazione arriva a ridosso del 26 agosto, data nella quale Salerno ricorderà il 44esimo anniversario della strage del 1982.

L’attentato del 26 agosto 1982

Nell’attacco persero la vita il caporale dell’Esercito Antonio Palumbo e gli agenti della Polizia di Stato Antonio Bandiera e Mario De Marco. È proprio la vicinanza del simbolo al luogo che ne custodisce la memoria a rendere, secondo Iannone, particolarmente grave quanto accaduto.

Nel suo intervento il parlamentare di Fratelli d’Italia rivolge infine una critica all’ANPI e alle associazioni antifasciste, chiedendo una loro esplicita condanna nei confronti di qualsiasi richiamo al terrorismo delle Brigate Rosse. Resta ora da verificare chi abbia realizzato la stella segnalata e se eventuali immagini delle telecamere di videosorveglianza possano fornire elementi utili all’identificazione del responsabile.

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Terre rare, cosa c’è dietro la collaborazione scientifica tra Cina e Iran

“Esplorazione e lavorazione delle terre rare”. È il nome di un workshop organizzato dalla Fondazione Nazionale per le Scienze Naturali della Cina e dalla Fondazione Nazionale di Scienze dell’Iran. Un settore strategico nella competizione tra Pechino e Stati Uniti, anzi probabilmente il più cruciale, entra dunque nel terreno di cooperazione tra la potenza asiatica e Teheran. L’istituto statale cinese metterà a disposizione 30 mila yuan (circa 4 mila euro) per il workshop, inserito all’interno di un programma di collaborazione che comprende anche altri temi. Una somma modesta per la portata fondamentale dell’argomento, ma che rappresenta il segnale di una crescente collaborazione scientifica tra Cina e Iran sulle terre rare. Mentre il conflitto tra la Repubblica islamica con Stati Uniti e Israele e la crisi di Hormuz restano irrisolti.

I giacimenti non bastano: ecco perché Teheran ha bisogno di Pechino

La collaborazione tra le due fondazioni risale al 2017, quando la parte cinese definiva l’Iran un Paese importante per la Belt and Road Initiative (progetto conosciuto in Italia col più romanticheggiante nome di Nuova Via della Seta). Negli anni successivi sono arrivati progetti congiunti su matematica, biologia, medicina, energie rinnovabili, materiali, clima e intelligenza artificiale. I workshop sono partiti nel 2024 con clima, intelligenza artificiale, materiali avanzati e manifattura. Quest’anno irrompono le terre rare. Il programma resta al momento formalmente scientifico. Non ci sono elementi per collegarlo a un trasferimento diretto di tecnologia militare, né Teheran è vicina a costruire una propria industria delle terre rare. La Cina dal canto suo ne controlla già la filiera mondiale. L’Iran, le cui capacità di estrazione e lavorazione sono ancora embrionali, ha invece bisogno delle competenze necessarie a trasformare i giacimenti in una capacità produttiva. Individuare le risorse nel sottosuolo non basta. Il vero collo di bottiglia è la separazione e la raffinazione, proprio il segmento nel quale Pechino ha costruito il suo vantaggio tecnologico e industriale.

Terre rare, cosa c’è dietro la collaborazione scientifica tra Cina e Iran
Un giacimento di terre rare.

Gli interessi cinesi in Iran e l’arma negoziale con l’Occidente

Il potenziale geologico dell’Iran è però significativo: sono state individuate anomalie riconducibili alle terre rare su circa 7 mila chilometri quadrati nella parte centrale della Repubblica Islamica. E le formazioni di ferro e fosfati presenti nel Paese sono considerate favorevoli alla presenza di depositi. Pechino sta dunque esplorando nuove forme di cooperazione e ha cominciato a inviare in Iran ricercatori del settore, nello stesso momento in cui restringe l’accesso alle proprie tecnologie di raffinazione e utilizza il controllo della filiera come leva nei rapporti con Washington. La Cina possiede le maggiori riserve mondiali, domina produzione e soprattutto lavorazione e ha risposto alla nuova guerra commerciale di Donald Trump introducendo controlli alle esportazioni che hanno creato difficoltà ai produttori americani. La stessa arma negoziale viene utilizzata con i Paesi europei, colpendo diverse industrie chiave come l’automotive e l’elettronica avanzata. Il discorso riguarda anche la difesa. Le terre rare entrano nei sistemi radar, nell’elettronica avanzata, nei motori e nei sistemi di guida utilizzati anche da missili e caccia. Le guerre in corso hanno accorciato la distanza tra materie prime e arsenali militari. Magneti, semiconduttori, minerali critici, propellenti, batterie, satelliti e software rientrano ormai nella stessa competizione industriale. Non è un caso che nelle settimane in cui gli Stati Uniti cercano di ricostruire le proprie scorte militari prosciugate dal conflitto in Medio Oriente, l’amministrazione Trump abbia anche annunciato tre miliardi di dollari di investimenti nei minerali critici e nelle batterie. Obiettivo: ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento cinesi.

Terre rare, cosa c’è dietro la collaborazione scientifica tra Cina e Iran
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

I sospetti di Washington

Anche per questo, la notizia della collaborazione sinoiranana sulle terre rare potrebbe attirare l’attenzione di Washington, dove negli scorsi mesi è aumentata l’attenzione sulle voci di una possibile cooperazione tra Pechino e Teheran in materia di difesa. A luglio, Reuters ha riferito di un accordo per la consegna di 400 lanciamissili antiaerei portatili da un’azienda con sede a Hong Kong, per un valore compreso tra 60 e 70 milioni di dollari e in grado di abbattere droni, elicotteri e velivoli a bassa quota. Non si tratta di armamenti offensivi né di una fornitura miliardaria dunque. L’accordo inoltre sarebbe gestito da una società privata e non statale. Eppure, gli armamenti andrebbero a colmare una delle principali vulnerabilità dell’Iran: la difficoltà nel proteggere i propri siti militari e le proprie infrastrutture strategiche dagli attacchi aerei di precisione.

Xi vuole tutelare la rete di rapporti costruita in Medio Oriente

Il ministero degli Esteri di Pechino ha liquidato la notizia come «completamente infondata», ma in passato Washington aveva sanzionato altre società cinesi accusate di avere sostenuto la base industriale della difesa iraniana, in particolare nell’osservazione satellitare e nell’intelligence geospaziale. La Cina si muove del resto senza aderire pienamente alle esigenze iraniane. Durante la guerra ha ridotto del 40 per cento gli acquisti di greggio dall’Iran, compensando con un maggiore ricorso alle riserve strategiche e con forniture provenienti da altri produttori regionali. Teheran resta importante per la sicurezza energetica cinese, ma non abbastanza da mettere a rischio la rete di rapporti costruita da Xi con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e le altre monarchie del Golfo. La Casa Bianca ha finora evitato di trasformare il dossier iraniano in un nuovo fronte dello scontro con Pechino. Trump ha citato più volte le rassicurazioni che dice di aver ricevuto direttamente da Xi sul mancato sostegno militare a Teheran. Il tema potrebbe comunque entrare nell’agenda del prossimo summit tra i leader delle due potenze, che dovrebbe tenersi il 24 settembre alla Casa Bianca.  

Il pianoforte romantico di Romanovsky

Grande attesa questa sera per la performance del pianista che eseguirà Chopin e Liszt, ospite del XXXVI festival “Le corti dell’Arte”, in concerto questa sera, alle ore 20,30, al chiostro di Santa Maria del Rifugio di Cava de’ Tirreni, con un programma dedicato a Fryderyk Chopin e Franz Liszt

Di Olga Chieffi

Quando Alexander Romanovsky siede al pianoforte per affrontare Fryderyk Chopin e Franz Liszt, l’ascoltatore si trova davanti a molto più di una semplice esecuzione virtuosistica: assiste a una vera e propria anatomia del Romanticismo musicale. E’ quanto avverrà questa sera alle ore 20,30, al chiostro di Santa Maria del Rifugio, ospite del XXXVI festival “Le corti dell’Arte”, firmato da Giuliano Cavaliere. Vincitore a soli diciassette anni del prestigioso Concorso Busoni nel 2001, Romanovsky ha sviluppato nel tempo una matura consapevolezza intellettuale che gli consente di restituire a questi due giganti del XIX secolo la loro autentica, complessa dimensione drammaturgica. L’approccio di Romanovsky al repertorio chopiniano si distingue per una ricerca timbrica microscopica e un uso del cantabile mai fine a se stesso. La sua interpretazione evita i facili sentimentalismi; il legato si trasforma in una voce lirica pura, sostenuto da un rubato controllato con rigore millimetrico. Chopin emerge così nella sua veste più autentica: non il poeta fragile della vulgata ottocentesca, ma un architetto rigoroso della forma, dove ogni sfumatura di dinamica risponde a una precisa tensione drammatica interiore. La serata inizierà, infatti col Notturno op. 9 n.2, in Mi bemolle maggiore. Malgrado sia universalmente noto e spesso proposto nei programmi di studio, non è privo di sfide, sia a livello di lettura sia soprattutto di interpretazione ed espressività. La scrittura di Chopin, con la sua dimensione sognante ma al contempo improvvisativa, richiede particolare cura nell’articolazione, nel fraseggio e nell’utilizzo del pedale. Si passerà, poi, all’ ultimo studio della raccolta op.10, lo Studio n. 12 in do minore meglio noto come «La caduta di Varsavia», o anche, secondo gli appellativi coniati da Franz Liszt, «Studio della Rivoluzione» o «Il Rivoluzionario». Il biografo Karasowski narra che lo Studio nacque di getto, come segno di drammatica ribellione quando Chopin, trovatosi a Stoccarda, seppe della violenta presa della capitale polacca da parte delle truppe zariste (settembre 1831) e del conseguente fallimento dei moti nazionalistici in cui lui stesso aveva creduto e riposto speranze. Sopra un turbinoso, incalzante movimento di semicrome ascendenti e discendenti della mano sinistra si staglia al canto un tema dolente ma perentorio, «eroico», fatto di enfatiche e lapidarie sentenze; l’ambientazione armonica cupa e tempestosa rimanda con l’immaginazione a eventi tragici, ma soprattutto la musica riflette uno stato d’animo, il moto interiore di un uomo avvilito, eppure non vinto. Circa vent’anni dopo, nel 1848, Chopin così scriveva a Julian Fontana a New York, dimostrando di non aver mai perso il proprio credo nazionale: «Il moscovita avrà del buon filo da torcere quando dovrà marciare contro il prussiano… Dovranno necessariamente verificarsi cose terribili, ma alla fine ci sarà una Polonia grande e gloriosa, in una parola “La Polonia”». Il portrait di Chopin si chiuderà con lo Scherzo n°2 op.31 in si bemolle minore, una delle composizioni per pianoforte più celebri, drammatiche e tecnicamente impegnative di tutto il Romanticismo, datato 1837 e dedicato alla contessa Adèle Fürstenstein. L’apertura unisce un sussurro misterioso delle terzine a un’esplosione fortissimo, un contrasto che lo stesso Chopin considerava fondamentale, avvicinandosi alla forma-sonata per la complessità dello sviluppo, col suo incipit in si bemolle minore, che conclude trionfalmente nella tonalità relativa di re bemolle maggiore. Il passaggio a Liszt rivelerà un altro lato del pianismo di Romanovsky. Dove molti interpreti rischiano di scivolare nella mera esibizione tecnica, il pianista contrappone un virtuosismo trascendentale posto interamente al servizio dell’idea poetica. Nella Sonata in Si minore che ascolteremo, la potenza sonora non risulta mai percussiva: il suono rimane ampio, orchestrale, capace di scavare nei contrasti tra la luce mistica e il demoniaco lisztiano. La tastiera diventa uno spazio teatrale in cui la cantabilità italiana incontra il rigore strutturale della scuola dell’Est. Composta tra il 1852 e il 1853, un “oggetto straordinario”, la monumentale e proteiforme pagina è dedicata a Robert Schumann. Un lavoro che colloca il compositore quale geniale promotore delle più ardite tecniche di scrittura di pieno Ottocento, vulcanico ideatore di nuove possibilità di formulazione di architetture formali, propositore di un ruolo protagonistico del pianoforte che sta al centro della scena e suona con i colori e le possibilità inusitate di un’orchestra, quasi ne fosse clone spettacolare e dirompente. Libertà formale, dunque, mancanza di strutture obbligate, capacità strabiliante di variare ed elaborare il materiale tematico, che diviene magmatico elemento di permutazione, permettono a Liszt di costruire un edificio musicale assai articolato, con molti movimenti interni e più idee, spunti, temi e motivi, che trapassano da una sezione all’altra. La costruzione stessa della Sonata (la quale non è in un «tempo» solo, come comunemente si afferma, bensì fa seguire l’uno all’altro senza interruzioni e quasi estrae, a poco a poco, dal flusso di un discorso senza pose, i classici momenti dell’Introduzione-Adagio, dell’Allegro, dell’Adagio di mezzo, dello Scherzo e del Finale); desunta da tre temi che vengono immediatamente esposti al principio del lavoro, nel giro di sole quindici battute, corrisponde a un piano d’ordine psicologico, assolutamente nuovo. Così dicasi del libero ordinamento nelle successioni modulative; dell’inserzione di un recitativo, posto a rompere il declamato di una frase melodica, grandiosamente scandita, dell’idea di ottenere un «soggetto di fuga» dalla somma del secondo e terzo tema iniziali. Come appare chiaro, molti fra gli atteggiamenti qui ricordati si erano già visti negli ultimi Quartetti e nelle ultime Sonate beethoveniane: Liszt, però, spinse i dati del suo predecessore fino alle ultime conseguenze, appunto perché, nel suo concetto, i diritti del pensiero, i diritti dell’immaginazione intesi in senso assoluto, erano ben più forti dei diritti esclusivamente musicali. L’ultimo brano trasporterà la platea in una scena fuori dal tempo, tratta dalla leggenda di Faust, con il Mephisto Waltz n°1 che Franz Liszt ha composto tra il 1852 e il 1862. Qui il genio ungherese trascrive la seconda parte di una sua composizione per orchestra, due episodi dal Faust di Lenau, e precisamente quello della danza nel villaggio. Potrebbe essere una scena campestre, un bozzetto di vita contadina, ma nello sfondo si avverte la presenza di Mefistofele il quale, col carico delle sue memorie, mette in crisi lo spirito giocoso della danza, con agitazione spasmodica e immagini di una sensualità travolgente. Il dialogo tra Chopin e Liszt sotto le mani di Romanovsky diventa così un confronto dialettico illuminante: da un lato l’interiorizzazione lirica e il dolore composto, dall’altro la proiezione verso l’infinito e la conquista dello spazio sonoro. Un’esperienza d’ascolto che confermando la statura dell’interprete, rinnova la vitalità di due capisaldi della letteratura pianistica.

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Scafati. Zes, colate di cemento in zone agricole

Scafati. Si torna a parlare di Zes e stavolta a puntare l’indice è il consigliere Pd nonché capogruppo dem e presidente della commissione Trasparenza e Legalità a palazzo Mayer Michele Grimaldi. “Questa vicenda delle Zes è una vergogna assoluta. Una anti costituzionale e anti democratica vergogna. Così come è vergognosa la coltre di silenzio che la circonda: silenzio da parte di quasi tutti i partiti politici, silenzio da parte delle associazioni ambientaliste, silenzio da parte del mondo accademico”. A livello locale cosi come a livello nazionale. Per Grimaldi si costruiscono capannoni industriali in zona agricola, in deroga ai Piani Urbanistici Comunali, senza variante urbanistica, senza permesso a costruire, senza possibilità di conoscere chi e cosa sta costruendo. “Il sito della Zes pubblica solo dei codici anonimizzati, sugli albi pretori dei Comuni non si pubblica nulla: altro che “fatto salvo il diritto dei terzi” . Nel frattempo in città come Scafati – ma vale per tanti altri contesti – le aziende per questa immane colata di cemento in zona agricola, senza infrastrutture, senza strade, senza reti fognarie, pagano solo 20 euro al metro quadro di “plusvalore” . Anzi, dovrebbero pagare: perché fanno anche ricorso su questa miseria di ristoro che dovrebbero alla collettività, e stranamente in qualche caso vincono pure, perchè – sempre stranamente – il Comune commette qualche errore”, aggiunge Grimaldi. “Come quando i capannoni abusivi dei poteri forti per anni non vengono né acquisti al patrimonio dell’ente, né abbattuti, nonostante le sentenze del Consiglio di Stato”. Perché, a suo dire, la politica che purtroppo spesso vince, “da questi poteri prende voti e finanziamenti, e chiude occhi e orecchie”. Nel frattempo, “questi che stanno devastando urbanisticamente il territorio della nostra città, non volendo nemmeno pagare quel poco che dovrebbero, poi li trovate in tanti posti di prestigio della nostra comunità: dalle istituzioni politiche a quelle economiche, da quelle sportive a quelle culturali”, continua Grimaldi lanciando accuse. “A volte, con i soldi che risparmiamo da queste operazioni di speculazione, fanno pure un po’ di beneficenza. Con i soldi e la salute nostra, sostanzialmente. Una vergogna infinita. Come il silenzio di quelli che per comodo o convenienza mettono la testa sotto la sabbia”.

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Così la Siria punta a diventare il nuovo corridoio energetico del Medio Oriente

La Siria potrebbe giocare un ruolo centrale nel nuovo scenario geopolitico che si sta delineando in Medio Oriente. Il Paese si sta ricostruendo dopo 14 anni di guerra civile terminata con la caduta del regime di Bashar al-Assad, fuggito in Russia e recentemente condannato a morte in contumacia. Il nuovo governo guidato da Ahmed al-Shara è al lavoro per rompere l’isolamento politico ed economico in cui il Paese è precipitato durante il conflitto. Per ora la prospettiva di una nazione stabile e impegnata in un processo di transizione democratica ha attirato numerosi investitori, soprattutto tra i Paesi del Golfo. Nel 2025 gli investimenti esteri hanno raggiunto i 28 miliardi di dollari soprattutto nella logistica, nelle infrastrutture, nel turismo e in agricoltura. E le stime per il 2026 confermano la tendenza positiva.

Così la Siria punta a diventare il nuovo corridoio energetico del Medio Oriente
Ahmed al-Shara (Imagoeconomica).

Come sfruttare la crisi di Hormuz

Con lo scoppio del conflitto tra Usa e Iran e la successiva chiusura dello Stretto di Hormuz la Siria, che ha mantenuto una posizione neutrale, potrebbe assumere una posizione di rilievo nello scacchiere regionale sfruttando la situazione per proporsi come corridoio di passaggio alternativo. «L’attuale situazione geopolitica ha restituito alla Siria l’importante posizione strategica che ha sempre occupato nella regione», spiega a Lettera43 il giornalista siriano Mahmoud Mosa: «Un punto di connessione tra il Golfo Persico, la Turchia e l’Europa attraverso il Mediterraneo». Uno scenario che interessa Paesi come l’Iraq, che ha già raggiunto un’intesa con Damasco per sviluppare un nuovo collegamento petrolifero verso il porto siriano di Baniyas, lungo lo storico corridoio Kirkuk-Baniyas, danneggiato durante l’invasione americana del 2003. «Questo accordo tra Siria e Iraq richiama la Four Seas Initiative», continua Mosa. «Lo scopo principale era quello di trasformare Siria e Turchia in un polo commerciale e di distribuzione energetica, collegando Mar Nero, Mar Caspio, Mar Mediterraneo e Golfo Persico attraverso la costruzione di infrastrutture e oleodotti». La realizzazione del progetto però richiederà almeno altri quattro anni e investimenti per circa 15 miliardi di dollari, secondo quanto riferito a Reuters da fonti vicine al dossier. Il percorso seguirebbe quello del vecchio oleodotto che collega la regione settentrionale irachena di Kirkuk al porto mediterraneo siriano di Banyias. Secondo gli esperti però la pipeline, fortemente compromessa dalle guerre e non a pieno regime dagli Anni 80, deve essere completamente ricostruita e ammodernata. Il piano, sostenuto dagli Usa, è attualmente in fase di revisione e la sua fattibilità è stata valutata da un consorzio che include anche il colosso statunitense Chevron.

Così la Siria punta a diventare il nuovo corridoio energetico del Medio Oriente
Kirkuk, una raffineria in fiamme nel 2004 (Ansa).

La ripresa passa anche dalle infrastrutture

Anche la Siria ovviamente trarrebbe vantaggio dal progetto. Il think tank Usa New Lines Institute stima un introito annuo compreso tra gli 8 e i 12 miliardi di dollari. «Il popolo siriano ha bisogno di tutto l’aiuto possibile per la ricostruzione», sottolinea Mosa. «Creare connessioni con i Paesi vicini e riprendere rapporti diplomatici con le altre nazioni dell’area sono passi fondamentali per la rinascita». Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita sono a loro volta alla ricerca di soluzioni alternative allo stretto di Hormuz per l’esportazione delle loro risorse energetiche e potrebbero dunque seguire l’esempio dell’Iraq. Secondo Mosa, la costruzione di oleodotti e infrastrutture per il trasporto di petrolio e gas attraverso la Siria creerà nuovi posti di lavoro necessari alla ripresa economica. Il nuovo governo deve però tenere conto anche di altri fattori. Il Paese è ancora attraversato da tensioni politiche interne. «Siamo appena usciti da una guerra civile, stabilità e sicurezza sono le parole chiave», conclude il giornalista. «Il nuovo governo sta lavorando per rafforzare l’esercito che avrà il compito di garantire la sicurezza nelle aree in cui verranno avviati i lavori di costruzione delle infrastrutture necessarie per la riuscita di questo progetto. Le autorità politiche, militari, economiche e diplomatiche devono lavorare insieme per permettere alla Siria di sfruttare questa opportunità e garantirle un futuro». 

Marco Firenze: «La Salernitana è un sogno e un rimpianto»

Chi viene a Salerno piange due volte: quando arriva e quando se ne va. Potremmo prendere in prestito questa frase dal film “Benvenuti al Sud” per descrivere il sentimento di tanti calciatori e addetti ai lavori che, a distanza di tanto tempo dall’addio alla casacca granata, restano visceralmente legati alla Bersagliera e alla tifoseria. Marco Firenze è uno di questi. Sei mesi appena di militanza, un gol fondamentale a Cosenza, quella traversa clamorosa colpita col Pescara sotto la Sud e un addio dettato dal rapporto mai decollato col tecnico Gian Piero Ventura. Quanto è bastato, però, per innamorarsi del cavalluccio marino e per instaurare con la piazza un rapporto di stima e rispetto. Intervistato dalla redazione di Cronache, l’ex centrocampista di Pro Vercelli e Venezia continua a ripetere come un mantra la stessa frase: “Inammissibile che Salerno debba vivacchiare in serie C,  fa male al cuore e non è giusto”. E i motivi di questo “galleggiamento” sono stati analizzati nel dettaglio partendo dal mercato deludente fatto fino a oggi da Faggiano fino a tornare indietro nel tempo, a quelle promesse mai mantenute che hanno illuso il popolo di fede granata. Ecco le sue dichiarazioni:

Sono andati via tanti calciatori di livello e sono arrivati giocatori svincolati, a basso costo e che, sulla carta, non rinforzano l’organico. Che idea si è fatto?

“Parto da un presupposto: secondo me Faggiano è un direttore sportivo molto competente, uno dei migliori che c’è in giro. Quando si analizzano le problematiche di mercato bisogna sempre ricordare che le decisioni finali spettano al presidente e che è la proprietà a stabilire un budget. Tutti ci aspetteremmo qualcosa in più da un patron che ha grosse potenzialità imprenditoriali e finanziarie, ma non siamo all’interno del club e non sappiamo quali possano essere i reali motivi di questo ridimensionamento. E’ vero, sono arrivati calciatori non di nome, ma di categoria. E non è detto possa essere uno svantaggio. Però capisco i tifosi: fare un colpo di spessore nei prossimi giorni darebbe un senso diverso anche a queste scommesse. E forse tranquillizzerebbe la piazza sui reali obiettivi. A oggi percepisco una preoccupazione che, in parte, mi sento di condividere”.

A proposito di tifosi, quasi 1500 abbonamenti in più dell’anno scorso e almeno 10mila spettatori annunciati col Sorrento. Dopo due retrocessioni e un campionato di C fallimentare…

“Anche in questo caso faccio una premessa: il calcio è cambiato, la C è una perdita sicura per un imprenditore e ogni anno falliscono società anche gloriose. Proprio per questo capisco il punto di vista di Iervolino e la sua decisione di gestire tutto con oculatezza. Tuttavia qui siamo a Salerno e questa gente merita di più. Nessuno chiede spese folli o scriteriate, ma dopo due retrocessioni sarebbe il minimo allestire una rosa da promozione diretta. La tifoseria sta lanciando un messaggio al club: loro ci sono sempre, al di là della categoria, al di là del mercato, senza dar peso al repentino passaggio da San Siro a Sorrento. Sicuramente ne soffrono, ma il pubblico salernitano è un qualcosa di unico ed è un fattore che andrebbe alimentato giorno dopo giorno senza darlo per scontato. Io i tifosi li capisco: c’è voglia di vincere dopo un triennio negativo, al momento temono una quarta stagione deludente e bisogna intervenire ancora sul mercato. Anche per dare un segnale a loro. Io paragono la vostra curva a quella di Sampdoria e Genoa, due grandissime realtà con un tifo pazzesco. Il livello è lo stesso, certi contesti dovrebbero giocare in A solo per la passione della gente”.

Cosmi aveva chiesto la permanenza di Ferrari, Ferraris e Cabianca e non è stato accontentato. Fosse lei l’allenatore come vivrebbe questa situazione?

“Bisogna trovarsi all’interno, capire quali siano gli obiettivi. Credo che la Salernitana abbia un allenatore espertissimo e con un palmares tale da poter dire la sua sul mercato e fissare dei paletti. Poi però penso anche che un tecnico bravo deve valorizzare il materiale umano che la società gli mette a disposizione. Chiaramente si vince con i giocatori bravi e se, alla fine del mercato, non verrà accontentato bisognerà fare chiarezza sulle reali ambizioni della proprietà. Faccio anche un discorso di natura tecnica: forse Ferrari e Lescano erano troppo simili per caratteristiche e hanno scelto D’Ursi che si sposa meglio con il vostro  centravanti. Non è detto sia sempre una questione di soldi: non penso che Ferrari, al Guidonia, guadagnerà cifre astronomiche”.

E’ arrivato Capuano che, pur essendo svincolato, ha dovuto attendere due mesi prima del sì della società. Gettarlo subito nella mischia lunedì è un rischio?

“Un grande rischio per il ragazzo. Da professionista serio sicuramente avrà lavorato in queste settimane, ma il campo, la quotidianità, il ritiro e la cooperazione con i compagni sono un’altra cosa. Io due volte ho firmato per una squadra a preparazione ultimata e ho impiegato molto tempo per arrivare al 100%. Col Sorrento si fa sul serio, la posta in palio è già alta e non è coppa Italia o amichevole. L’assenza per infortunio di Heinz potrebbe spingere lo staff tecnico a gettarlo subito nella mischia, ma credo sia pericoloso. Lo sarebbe a 22 anni, figuriamoci quando non sei più giovanissimo. Anche perché Capuano dovrà essere da subito mentalmente carico a mille e proiettato a quest’avventura: Salerno vuole e deve vincere, a partire da lunedì”.

In C si è alzata l’asticella, con un girone B difficilissimo e quello meridionale che accoglie il Bari. Non allestire una rosa da promozione diretta è un autogol, è d’accordo?

“Sì. Faccio un ragionamento generale. In B il livello si è alzato molto e capita spesso che tra gli esuberi ci siano calciatori di un certo spessore. Oggi accettano la C volentieri perché ci sono piazze che non c’entrano nulla con quella categoria e che non ti fanno pesare il salto all’indietro. La Salernitana, memore anche di quello che è successo a giugno, deve provare a evitare quella lotteria eterna che ti porta a giocare a distanza ravvicinata contro club del tuo stesso blasone. Bari, Catania, Spezia, Pescara, Perugia, Ravenna, Reggiana, lo stesso Brescia…è tostissima! Ci sono tanti allenatori giovani, ma preparatissimi sotto il profilo tattico. Anche squadre meno blasonate propongono un calcio moderno e bello da vedere. Io spero che la Salernitana possa tornare in B, un habitat naturale ma anche il minimo sindacale. E se manca qualcosa è necessario che la proprietà intervenga per accontentare allenatore e tifosi. Non si può vedere quella curva in C, non ha senso. Il girone dei granata è il più duro in assoluto. Vai a Foggia e trovi 15mila persone anche se lottano per non retrocedere. Realtà come Cerignola aspettano le big come fosse una finale e si crea un ambiente che determina. Battere la Salernitana, specialmente nei derby, diventa l’obiettivo dell’anno”.

Dalle promesse europee al silenzio, c’è un problema di comunicazione alla base del flop Iervolino?

“Direi di sì. Mi sono concentrato poco sulle parole e sulle polemiche perché preferisco parlare di calcio, ma se avevano prospettato una Salernitana alla pari con le grandi del calcio italiano e poi fatichi in C è ovvio che la gente si faccia qualche domanda. Per le potenzialità economiche di Iervolino credo sia lecito che il pubblico si aspetti il grande nome e acquisti di un certo spessore. Anche io, da tifoso, farei la stessa domanda al patron: immaginavi di portare grandissimi campioni a Salerno in A e oggi non si può fare una corazzata in Lega Pro? Però voglio anche spezzare una lancia a favore del proprietario. Dal punto di vista imprenditoriale è una persona che ha fatto cose straordinarie, un vincente. A chi giova vivacchiare in terza serie, senza introiti pur con 10-12mila persone sugli spalti? Bisognerebbe capire una volta per tutte cosa sia successo, se ci siano fatti ignoti alla tifoseria e come si possa risolvere. Sono stati commessi tanti piccoli errori che, sommati, hanno comportato un triennio così negativo. Ma se ci sono 1500 abbonati in più nonostante tutto è doveroso parlare alla gente, evitando questi silenzi che alimentano preoccupazioni. Mi viene in mente, però, anche Salernitana-Sampdoria. Ricordate tutti quello che è successo, se oggi siamo in C non è soltanto colpa della proprietà ma anche di altre situazioni che hanno inciso notevolmente”.

Breve, ma intensa la sua esperienza a Salerno…

“Sei mesi bellissimi. La Salernitana è sogno e rimpianto allo stesso tempo. Fui accolto benissimo, partimmo forte in campionato e la squadra era forte. La traversa col Pescara grida vendetta, poi segnai a Cosenza e divenni un beniamino dei tifosi. Se dai tutto per la maglia è un popolo che ti spinge e ti aiuta anche se sbagli qualche prestazione. Dopo l’infortunio sono stato progressivamente messo da parte da Ventura. Nulla da dire come allenatore: preparazione super, un top player. Ma nel calcio moderno ci vuole anche un dialogo costante con i calciatori, la componente mentale fa la differenza. Sotto questo aspetto non mi sono trovato benissimo, passai da titolare a separato in casa e andai via veramente a malincuore. L’estate successiva ero di nuovo un tesserato della Salernitana, ma inadatto al gioco di Castori. Fu un addio che mi fece male, ma l’amore per il cavalluccio marino resta. E presto sarò in città a tifare granata perché dalla C dovete andare via”.

Gaetano Ferraiuolo

L'articolo Marco Firenze: «La Salernitana è un sogno e un rimpianto» proviene da Le Cronache.

E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?

Da mesi parliamo del dualismo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte per la guida del centrosinistra, ma il vero filo (giallo)rosso sul quale si discute il futuro del campo largo è quello tra Igor Taruffi, responsabile organizzazione del Pd, e Paola Taverna, vicepresidente del M5s. Vicinissimi ai rispettivi leader di partito, hanno il compito di tessere la delicata trama delle primarie che, annunciate da mesi, potrebbero trasformarsi radicalmente per via delle new-entry.

E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?

I nomi in campo per contendersi la leadership

La svolta a questa narrazione è stata impressa da Avs (Alleanza Verdi Sinistra), lanciando l’ipotesi di un loro candidato da sottoporre al giudizio dei primaristi. Inevitabilmente, come nel domino, anche nelle altre forze della coalizione è sorto il desiderio di marcare il territorio, al punto che si fa sempre più concreta la suggestione di una corsa a sei. Né Conte né (soprattutto) Schlein hanno precisamente in pugno le varie componenti dei rispettivi partiti; figuriamoci quelle di un cartello così eterogeneo. Da qui l’idea di misurarsi sul campo, anche per poi regolare i rapporti futuri sulla base del consenso effettivo. 

E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La carica dei centristi

Sponsorizzato da Romano Prodi, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini è pronto a scendere in campo alla guida di Più Uno, progetto nato per rappresentare la componente cattolica. A questa si affianca quella centrista di stampo laico, che potrebbe riconoscersi in Giorgio Gori, il quale però al momento sta ben defilato dalle primarie (occhieggia alla segreteria del Pd, nel caso di tracollo di Schlein). L’attendismo di Gori va a vantaggio di Alessandro Onorato, assessore della Giunta Gualtieri e coordinatore di Progetto Civico Italia, che il 5 e 6 settembre terrà i suoi Stati Generali ad Agrigento. L’affollamento al centro si traduce anche nella probabile candidatura di Riccardo Magi, leader di +Europa, ma dalle parti dei riformisti l’ago della bilancia è sempre e comunque Matteo Renzi, abilissimo a confondere le acque: un giorno fa filtrare l’intenzione di volersi candidare in prima persona, ma il successivo continua a lavorare sul progetto legato a Silvia Salis, alter ego annunciata della Schlein. 

E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?

Tra Schlein e Salis si fa largo “Betta” Piccolotti

Lo scontro diretto Schlein-Salis da tempo solletica la fantasia dei media – più ancora che dei militanti – perché dalla contesa tra due modi piuttosto diversi di incarnare la leadership femminile uscirebbe la sfidante della vera partita: quella contro Giorgia Meloni. Eppure le protagoniste potrebbero essere più di due. Benché non vi siano conferme ufficiali – ma anzi un estremo riserbo – si fa largo la voce che la candidata di Avs possa essere Elisabetta “Betta” Piccolotti, parlamentare in carica e certamente una delle figure di maggior spicco del sodalizio rossoverde. La seconda suggestione riguarda un’esterna: Francesca Albanese, controversa relatrice delle Nazioni Unite sulla Palestina. Quest’ultima ha sempre negato l’intenzione di entrare in politica, recentemente glielo ha proposto anche Alessandro Di Battista, ma il suo profilo continua a essere di grande interesse. Anche per ragioni extrapolitiche.

E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
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E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
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E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?

L’etichetta di “moglie di”

Piccolotti , come noto, è sposata con Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra Italiana e co-leader di Avs, che certamente metterà il suo nome sul tavolo della coalizione. Se le opzioni fossero due (c’è anche la wild-card dei Verdi, che Angelo Bonelli pare non voglia usare personalmente), Piccolotti sarebbe in pole position e bisognerebbe prepararsi a gestire il solito maschilismo di chi – anche e soprattutto tra colleghi giornalisti – si riferisce a lei come alla «moglie del leader», elemento biografico oggettivo, ma che in un Paese profondamente maschilista allude al sospetto di nepotismo.

E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
Elisabetta Piccolotti con Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Dai movimenti studenteschi al Parlamento

Classe ’82, Piccolotti è politicamente attiva fin dai tempi dei movimenti studenteschi, è stata portavoce dei giovani di Rifondazione Comunista, ha fatto gavetta a livello locale nella sua Foligno sostenuta da Sel (consigliera comunale, assessora e vicesindaca), fino a entrare in Parlamento nel 2022, dopo il ricalcolo dei voti che ha assegnato ad Avs delle schede erroneamente attribuite ai competitor. Anche in quell’occasione, ha dovuto sudare sette camicie: altro che strada in discesa. Molto efficace nella comunicazione (d’altra parte, è il suo mestiere), ha saputo valorizzare al meglio la sostanza delle sue numerose battaglie politiche: istruzione, cultura, università, diritti, lavoro, salari, ecologia, parità di genere, legalità e antifascismo. Insomma, un profilo completo per sfidare Schlein a tutto campo, soprattutto tra i giovani, e magari per allargare il tiro a chi non è particolarmente entusiasta delle prospettive di questo centrosinistra al momento poco propositivo. 

E se alle primarie del campo largo si candidasse Elisabetta Piccolotti?
Elisabetta Piccolotti (Imagoeconomica).

L’ipotesi secondo turno

Il recente scatto in avanti di Avs sui contenuti può essere di enorme aiuto per Piccolotti, anche per qualche considerazione statistica. Oggi Alleanza Verdi Sinistra è il terzo partito della coalizione con il 6,4 per cento, mentre il Pd sta poco sopra il 21 per cento e il M5s fluttua intorno al 13. Questo, però, è il consenso dei partiti, non certo quello dei singoli. E Schlein, eletta dai primaristi dopo aver nettamente perso la sfida congressuale nei circoli dem contro Stefano Bonaccini, lo sa molto bene. Guardando l’appeal personale dei leader, in prima fila c’è Conte, che infatti fa i salti di gioia nel vedere che le primarie si allargano ad altri contendenti: potendo contare su una probabile maggioranza relativa, la strada dell’avvocato del popolo per arrivare al traguardo si accorcia notevolmente. Schlein ribatte chiedendo il doppio turno, che invece aiuterebbe lei: una volta arrivata al ballottaggio, anche da seconda, come leader del partito più rilevante le sarebbe più facile trovare gli accordi necessari per imporsi. Taruffi e Taverna ne stanno discutendo e il punto di caduta potrebbe essere proprio il ballottaggio, ma con l’aggiunta del voto online da sempre molto caro al M5s. Tutto questo arzigogolato ragionamento, però, non tiene conto della possibile terza incomoda: Piccolotti. Tanto radicale nei contenuti quanto moderata nei toni, potrebbe ridisegnare i traballanti equilibri della coalizione.

Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?

Sigfrido Ranucci in questi giorni è in tour per l’Italia a presentare il suo libro Il ritorno della casta (Bompiani), con accoglienza calorosa e lunghi firmacopie un po’ ovunque. 

Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?
La presentazione de Il ritorno della casta ad Asiago (Ansa).

Le fatiche letterarie di Ranucci e i numeri

In carriera il giornalista, finora, è arrivato in libreria con quattro opere: la prima, del 2010, è stata scritta insieme al collega Nicola Biondo, Il patto. Da Ciancimino a Dell’Utri. La trattativa stato e mafia nel racconto inedito di un infiltrato (Chiarelettere). È un titolo con periodiche ripubblicazioni in edizioni tascabili, economiche e via dicendo, che ha ancora una sua vita dopo 16 anni, e che ha venduto complessivamente circa 40 mila copie, in base a quanto risulta dalla classifica GfK-Nielsen consultata da Lettera43.

Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?
La copertina de Il patto edito da Chiarelettere.

La scelta ha venduto 64 mila copie

Nel 2024, poi, Ranucci ha dato alle stampe La scelta (Bompiani), ovvero quella sorta di autobiografia più o meno romanzata che ha suscitato notevoli polemiche soprattutto per le parti in cui il giornalista descrive il modo piuttosto spregiudicato con il quale si rapporterebbe alle fonti e alle stagiste che incrocia sul suo percorso (vedere, a questo proposito, anche il j’accuse di Angela Camuso pubblicato da Il Tempo). La scelta, giusto per capirci, è il libro sul quale Selvaggia Lucarelli ha di recente aperto tre diverse questioni. La prima riguarda il contenuto, da cui si desumono rapporti con stagiste e fonti definiti «spregiudicati». «Sono convinta», dice Lucarelli, «che non molestasse fisicamente nessuno, ma sono altrettanto convinta del fatto che il suo rapporto con alcune fonti e collaboratrici sia stato spregiudicato. È il famoso tema dell’asimmetria di potere: sei Ranucci, hai un enorme potere sulle carriere, dovresti avere una particolare cautela nel separare il piano professionale da quello privato». La seconda fa riferimento alle recensioni su Amazon, con Ranucci che, sempre secondo Lucarelli, avrebbe scritto finte entusiastiche recensioni firmandosi Emilio Cresci. Infine il terzo punto riguarda il numero di copie vendute, perché «Ranucci in alcune occasioni pubbliche e promozionali aveva dichiarato 100 mila copie, per definire il grande successo commerciale del volume. Ora però parla di 70 mila…». I numeri ufficiali de La scelta, per tagliare la testa al toro, certificano 64 mila copie secondo GfK-Nielsen, che sono comunque un ottimo risultato se paragonato alle vendite medie degli altri titoli in Italia.

Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?
La copertina de La scelta edito da Bompiani.

Per ora Il ritorno della casta è a quota 19.400

Dopo questo volume dai contenuti anche scabrosi, Ranucci ha invece voluto recuperare un tono più familiare e divulgativo con Navigare senza paura. Guida per giovani esploratori del web (Salani/Ape junior) scritto insieme con il figlio Giordano. È uscito a fine gennaio 2026, a poco più di tre mesi dall’attentato subito fuori dalla sua abitazione nell’ottobre 2025, e finora ha venduto appena 10 mila copie.

Quanto vendono davvero i libri di Sigfrido Ranucci?
La copertina di Navigare senza paura edito da Salani/Ape junior.

A inizio marzo 2026, tuttavia, il prolifico Ranucci occupava di nuovo gli scaffali delle librerie con Il ritorno della casta, che in questi giorni sta continuando a promuovere in giro per la Penisola. È un saggio di inchiesta che analizza il rapporto tra politica, informazione e magistratura in Italia, ricostruendo un presunto piano di restaurazione del potere politico dopo Tangentopoli per depotenziare i controlli di legalità e ridimensionare il ruolo della magistratura. In questi sei mesi in libreria, tuttavia, l’ultima fatica di Ranucci non sembra avere sfondato più di tanto: al momento è a quota 19.400 copie vendute. Vediamo se i firmacopie estivi riescono a muovere la classifica. 

Sinner rinuncia agli US Open

Jannik Sinner non parteciperà ai prossimi US Open a causa del persistente problema al ginocchio emerso nelle scorse settimane, che lo aveva portato a sottoporsi a controlli assidui tra Milano e il JMedical di Torino. «Nonostante il duro lavoro svolto con il mio team e lo staff medico, abbiamo dovuto prendere la difficile decisione di non partecipare agli US Open di quest’anno», si legge nella nota con cui il fuoriclasse azzurro ha sciolto le riserve. New York vedrà invece l’atteso ritorno di Carlos Alcaraz dopo oltre quattro mesi di inattività.

Sinner: «Non vedevo l’ora di tornare a giocare a New York»

«Siamo tornati ad allenarci a Monte Carlo negli ultimi giorni e ci siamo resi conto di aver bisogno di più tempo per recuperare dal problema al ginocchio destro», ha spiegato Sinner nel comunicato. «Sono ovviamente molto triste e deluso, dato che New York occupa un posto speciale nel mio cuore. Non vedevo l’ora di tornare a giocare in quell’atmosfera elettrizzante, davanti a un pubblico fantastico». Il programma di Sinner, vincitore a Flushing Meadows nel 2024, prevede ora la permanenza in Europa e per proseguire il recupero, con l’obiettivo di farsi trovare pronto per la tournée asiatica e i tornei di Pechino e Shanghai.

La Turchia chiede un mandato di arresto internazionale per Netanyahu anche per la Flotilla

Il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek ha annunciato che Ankara ha richiesto l’emissione di un mandato di cattura internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu anche per l’intercettazione delle navi della Global Sumud Flotilla, abbordate nel Mediterraneo, e la successiva detenzione degli attivisti, che stavano facendo rotta verso Gaza per portare aiuti umanitari.

Non è la prima richiesta di red notice da parte di Ankara

La Turchia ha già spiccato mandati contro Netanyahu e altri alti funzionari, accusati di genocidio per le operazioni dell’Idf nella Striscia.
La misura scaturisce da un’indagine condotta dall’undicesima Corte penale di Istanbul, che coinvolge in totale 35 imputati. La Turchia ha chiesto l’emissione di un codice rosso da parte dell’Interpol anche per il funzionario israeliano Afek Moskovitch, accusato al pari di Netanyahu di «crimini contro l’umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà, lesioni personali dolose, tortura, distruzione di beni, saccheggio aggravato e appropriazione indebita di mezzi di trasporto». Oltre 400 gli attivisti che, dopo essere stati prelevati dalle imbarcazioni abbordate a ovest di Cipro, erano stati condotti con la forza in Israele e poi detenuti nel carcere di Ktziot, prima di essere espulsi.

Gli attivisti: «L’impunità dura da troppo tempo»

«Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca l’illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un’impunità che dura da troppo tempo». Lo ha dichiarato Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla: «Quello che abbiamo subito – attacchi, intercettazioni illegali in acque internazionali, sequestri delle imbarcazioni, arresti e violenze – è grave e deve avere conseguenze sul piano della giustizia internazionale».

Scoperto in Germania un deposito segreto di armi: sospetti sulla Russia

Le autorità di sicurezza tedesche hanno scoperto un deposito segreto di armi in un bosco nei pressi di Berlino. Secondo quanto riportato da varie testate, l’Ufficio federale per la protezione della Costituzione ritiene che le armi fossero destinate ad agenti dei servizi segreti russi, incaricati di compiere attentati: tra i potenziali obiettivi dirigenti dell’industria della difesa, esponenti dell’opposizione in esilio e sostenitori dell’Ucraina.

La scoperta del deposito e l’arresto di un sospettato in Romania

La scoperta, di cui si è avuto notizia solo adesso, sarebbe in realtà avvenuta sul finire dell’estate del 2025, dopo una soffiata. Le armi (tra cui alcune pistole) non erano state sequestrate, ma era stata avviata un’attività di sorveglianza. Inoltre, nell’ambito delle indagini, nell’autunno successivo un sospettato di aver partecipato all’operazione di occultamento sarebbe stato arrestato in Romania. L’ambasciata della Federazione Russa a Berlino ha rifiutato di rilasciare dichiarazioni: le autorità di Mosca avevano precedentemente negato che i servizi segreti stessero pianificando o attuando atti di sabotaggio in Germania.

Gb, polemica per gli eventuali costi della scorta di Harry e Meghan

È polemica nel Regno Unito sugli eventuali costi di una scorta per il principe Harry e Meghan a carico dello Stato, dopo l’annuncio a sorpresa del ritorno dagli Usa a sei anni dallo strappo dalla famiglia reale. Secondo gli esperti citati dai media, la protezione potrebbe costare ai contribuenti fino a 5 milioni di sterline l’anno. Il dibattito in corso nel Paese sembra confermare che la sicurezza dei duchi di Sussex dovrebbe avere dei costi pubblici, anche se non è stata comunicata in merito una decisione da parte del governo. Per ora il premier laburista Andy Burnham si è limitato a parlare di un «affare privato» di Harry e Meghan, riferendosi alla loro protezione una volta ritornati a fine mese nel Regno. Il principe è ancora in attesa dell’esito della revisione delle misure di sicurezza dopo la revoca del diritto automatico alla scorta seguita allo strappo con i Windsor e alla rinuncia del ruolo di membro attivo della Royal Family con la moglie. Ora il comitato governativo preposto si è trovato a esaminare la situazione alla luce del trasferimento in pianta stabile dei Sussex. Dai Davies, ex responsabile di Scotland Yard per la protezione dei reali, ha detto che portare con sé la famiglia, essere residente nel Regno e il suo profilo pubblico fanno aumentare le possibilità che Harry ottenga la protezione della polizia.

Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno

Che cosa ci faceva Tommaso Verdini alla Versiliana proprio nel giorno dell’intervista doppia a Massimiliano Romeo e Attilio Fontana? Il fratello della fidanzata di Matteo Salvini è stato notato dal pubblico leghista mentre si aggirava con il telefono in mano attorno alla sala dove hanno parlato i leader della fronda ‘nordista’. Niente di male, i Verdini – anche Francesca e Denis – sono degli habitué della vacanza a Forte dei Marmi dove ha casa anche il segretario lombardo Romeo. Certo, tra i militanti ha stupito l’avvistamento del quasi cognato del leader proprio a ridosso della contestazione ai ‘ribelli’. E cioè quando tre uomini, due dall’apparente accento napoletano e uno fiorentino, hanno intonato «C’è solo un capitano» per chiedere la blindatura di Salvini alla segreteria. Un’altra presenza non è passata inosservata nella piccola sala allestita per il maltempo. Ovvero quella di Eugenio Zoffili, ex capo segreteria di Salvini a Strasburgo ed ex vice commissario lombardo prima della vittoria di Romeo al congresso. Proprio Zoffili è stato ‘pizzicato’ davanti all’ingresso della sala prima della contestazione.

Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno

Cacciari non ha l’età per fondare un partito

Massimo Cacciari, 82 anni, se avesse mezzo secolo di meno non ci penserebbe due volte: fonderebbe subito un nuovo partito. A la Nuova Venezia e agli altri quotidiani del gruppo Nem, il filosofo ed ex sindaco di Venezia mette sotto accusa il centrosinistra, incapace a suo giudizio di rappresentare gli interessi materiali dei ceti meno abbienti, e il Pd veneto in particolare, al quale dopo la sconfitta nella Serenissima chiede di ammettere: «Abbiamo sbagliato tutto». Per una nuova formazione c’è «uno spazio enorme». Potrebbe rivolgersi a quell’elettorato che negli ultimi anni ha votato partiti diversissimi tra loro: dalla Lega al M5s, fino a FdI e ora Futuro Nazionale. Si tratta di «grandi masse, anche di ceto medio, che non trovano alcuna rappresentanza». L’analisi di Cacciari è lucida: «Di fronte alla grande rivoluzione capitalistica, alla trasformazione dei modi di produzione e al venir meno delle vecchie composizioni sociali di classe, la sinistra non è riuscita a rappresentare il nuovo ceto medio e le classi meno abbienti. È significativo che oggi gli iscritti ai sindacati siano per tre quarti pensionati». Dopo aver sferrato un colpo al leader della Cgil Maurizio Landini, pur senza nominarlo, Cacciari ricorda che «c’era una forte rappresentanza del Partito comunista a livello operaio, ma nel commercio, nell’artigianato, nella piccola industria e nell’agricoltura in Veneto non c’è mai stata. Venezia, con una grande concentrazione industriale e una forte presenza della sinistra, era un’isola». Per il filosofo, il centrosinistra dovrebbe mettere a terra «una riforma fiscale realmente ridistributiva, dei processi di formazione, delle istituzioni riprendendo le grandi idee federalistiche. Un’ipotesi di riforma rivoluzionaria, facendo leva sugli interessi calpestati negli ultimi 30 anni e che hanno portato il nostro Paese ad avere salari tra i più bassi d’Europa». Amen…

Che ci faceva un Verdini alla Versiliana nel giorno di Romeo e Fontana? Le pillole del giorno
Massimo Cacciari (Imagoeconomica).

Gualtieri e Durigon tra gli ospiti del Meeting

Imperdibile appuntamento per i leghisti, domenica pomeriggio al Meeting di Rimini: si parla di “Formazione professionale e crescita delle competenze”, con Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, e Claudio Durigon, sottosegretario di Stato al ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, l’uomo della Lega di Matteo Salvini nel Lazio. L’abbinamento è davvero interessante, data la passione di Durigon per la cucina italiana. Sempre al Meeting, ma venerdì sera, è atteso il sindaco di Roma Roberto Gualtieri. Il primo cittadino capitolino sarà tra i protagonisti del convegno “Fare ancora città”, insieme a Gaetano Manfredi, presidente Anci e sindaco di Napoli, Alberto Stefani presidente della Regione Veneto, Sergio Urbani direttore generale e ceo Fondazione Cariplo, Mario Valducci presidente Invimit. A moderare Emmanuele Forlani, direttore generale Compagnia delle Opere. E poi, nella giornata di sabato, al Meeting arriva pure Papa Leone XIV.

Autostrade presenta Linee in movimento al Meeting di Rimini

A quasi 100 anni dalla nascita di Hugo Pratt, in occasione della 47esima edizione del Meeting per l’amicizia fra i popoli, Autostrade per l’Italia dedica all’artista nato a Rimini la raccolta di racconti Linee in movimento e una mostra dal medesimo titolo. Visitabile alla Fiera di Rimini dal 21 al 26 agosto 2026, nell’ambito del Padiglione del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Linee in movimento è un percorso in cui le autostrade diventano parte dello scenario di 10 racconti, che danno vita a un itinerario dalla valenza culturale, storica e paesaggistica. Le storie, in un viaggio simbolico lungo la penisola, ci fanno scoprire, attraverso gli occhi dei protagonisti, inedite interpretazioni del pensiero di Hugo Pratt e del suo celebre Corto Maltese.

L’opera e l’immaginario dell’artista raccontate attraverso 10 storie

In questo contesto, gli ospiti della mostra saranno accolti da un’imponente statua, realizzata da Opera Laboratori, alta tre metri e raffigurante proprio il personaggio più noto di Pratt, omaggio a quel «pirata di poche parole ma ottime letture» di cui parla anche il volume. Uomini liberi, Pratt come Corto Maltese, qui icone di quella “libertà di movimento” che, ormai da qualche anno, Aspi ha scelto come suo manifesto. Fotografie, tavole, acquerelli e testi narrativi sono proiettati nell’universo di Corto Maltese e diventano linee in movimento: traiettorie, rotte e connessioni che restituiscono il senso del viaggiare. Questa iniziativa è l’adattamento espositivo dell’omonimo progetto editoriale con fotografie di Iwan Baan, illustrazioni del maestro Pratt e testi di Fabrizio Paladini. L’opera e l’immaginario dell’artista vengono qui raccontate attraverso 10 storie ambientate nei territori adiacenti alla rete di Autostrade per l’Italia, luoghi che valorizzano il viaggio come esperienza di relazione, conoscenza e memoria collettiva, in continuità con il tema centrale del Meeting 2026. L’autostrada non come protagonista del racconto, ma come parte integrante della storia, quella «strada che unisce culture, dialetti, abitudini e usanze e le rende Nazione».

Meloni intervistata dal New York Times: cosa ha detto su Trump

«È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, considerata la nostra convergenza su immigrazione, cultura woke e difesa dell’identità occidentale. Le cose sono andate in maniera diversa». Lo ha detto Giorgia Meloni nel corso di un’intervista concessa al New York Times, in cui è stato affrontato anche il tema dei rapporti tra i due leader, che si sono deteriorati nonostante le affinità politiche: tutto è iniziato con gli attacchi di Trump a Leone XIV, poi ci sono state le parole sui militari europei impegnati in Afghanistan e le accuse all’Italia per non aver supportato a dovere gli Usa nella guerra all’Iran. Il tutto è deflagrato al G7 di Evian, con il caso della foto “implorata” dalla presidente del Consiglio. I due, per ammissione di Meloni, non si parlano da diverse settimane. Quanto a un eventuale incontro dopo l’estate, la premier sì è poi limitata a un laconico: «Vedremo».

Meloni intervistata dal New York Times: cosa ha detto su Trump
Donald Trump e Giorgia Meloni al G7 di Evian (Imagoeconomica).

Il ruolo dell’Italia e la domanda sul fascismo

Nel corso dell’intervista, Meloni ha rivendicato una linea di politica estera che va oltre le simpatie individuali. «Continuo a credere che l’unità dell’Occidente sia qualcosa di molto importante. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali», ha spiegato la presidente del Consiglio. Poi, parlando di «rivoluzione dell’orgoglio», ha aggiunto: «Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, un’Italia che si considera inferiore alle altre». Meloni ha inoltre parlato con Roger Cohen del Nyt anche del suo percorso politico, che dalla periferia di Roma l’ha portata a Palazzo Chigi. E in questa parte dell’intervista è arrivata anche la domanda scomoda sulle radici post-fasciste di Fratelli d’Italia. La premier se l’è “cavata” così: «Chiaramente, se guardiamo a questa storia oggi, è una cosa. Se l’avessimo vista stando nel bel mezzo di quegli eventi, probabilmente l’avremmo percepita diversamente, no? Conosco il nome e la storia di tutti i giovani sacrificati sull’altare dell’antifascismo».

Meloni intervistata dal New York Times: cosa ha detto su Trump
Giorgia Meloni e Donald Trump (Imagoeconomica).

L’Olanda si aggiunge ai Paesi pronti a rimandare in Italia i “dublinanti”

La mossa di Giorgia Meloni di sospendere Schengen dopo la crisi migratoria di Ceuta si sta decisamente rivelando un boomerang per la presidente del Consiglio. Continua infatti ad allungarsi la lista dei Paesi che si preparano (e in alcuni casi lo hanno già fatto) a rimandare in Italia i cosiddetti “dublinanti” nell’ambito del nuovo Patto Ue su migrazione e asilo. A Germania, Svizzera, Austria, Finlandia e Svezia si sono ora aggiunti anche i Paesi Bassi. Julia Huisman-de Vries, portavoce del ministero della Giustizia e della Sicurezza olandese, ha dichiarato che «sono in corso contatti per definire una procedura efficace per effettuare questi trasferimenti». Amsterdam non ha fornito indicazioni sul numero complessivo di migranti che potrebbero essere interessate dai futuri trasferimenti. E non ha nemmeno precisato se la procedura riguarderà solo i richiedenti asilo arrivati dopo il 12 giugno, data di entrata in vigore del nuovo Patto Ue, o anche quelli già presenti in precedenza nei Paesi Bassi.

L’Olanda si aggiunge ai Paesi pronti a rimandare in Italia i “dublinanti”
Giorgia Meloni (Ansa).

Chi sono i “dublinanti” e cosa prevede il nuovo Patto Ue

Il termine “dublinanti” identifica i richiedenti asilo che, dopo avere presentato domanda di protezione nel primo Stato in cui sono stati identificati, si sono poi spostati in un altro Paese. Sono detti dublinanti perché il meccanismo che stabilisce quale Paese è responsabile della domanda di asilo deriva dal cosiddetto “sistema di Dublino”, che per anni ha regolato questa materia in Europa. Dal 12 giugno 2026 è entrato in vigore il Regolamento sulla gestione dell’asilo e della migrazione, che ridisegna le regole per gestire gli arrivi nei 27 Paesi dell’Ue, in base al quale i migranti devono essere riportati nello Stato in cui sono stati identificati la prima volta e a cui spetta la gestione della domanda di asilo. Dal 5 dicembre 2022 – data della circolare del Viminale che ha bloccato i rientri – al 31 dicembre 2025 sono state in tutto 80 mila le richieste all’Italia di presa in carico dei dublinanti. Domande che sono state perlopiù inevase. Secondo i dati Eurostat, l’Italia – Paese di primo approdo con più arrivi – nel 2025 ha ricevuto 24.152 richieste da altri Stati di riprendersi migranti, accettandone però solo 85.

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda

Nel risiko bancario che torna a impazzare bisogna stare attenti a dichiararsi cacciatori. Si rischia di svegliarsi qualche settimana dopo e scoprire di essere stati impallinati. Giuseppe Castagna, ad di Banco Bpm, ne sa qualcosa. All’inizio dell’estate era andato a bussare alla porta di Luigi Lovaglio proponendogli un matrimonio tra eguali, con tanto di lettera d’amore – finanziario, che non si pensi ad altro -spedita da Milano a Siena, inneggiante alle magnifiche sorti e progressive che accompagnano immancabilmente ogni fusione. 

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

Quel piano sfumato per colpa di Crédit Agricole

L’idea non era neppure malaccio. Banco Bpm e Montepaschi insieme avrebbero finalmente dato corpo al famoso terzo polo bancario, creatura mitologica che da anni compare e scompare dalle cronache senza mai materializzarsi. Un po’ come il centro in politica: tutti lo cercano, molti sostengono di abitarci, poi arrivano le elezioni e diventa difficile trovarlo. Al governo l’idea piaceva, alla Lega ancora di più. Banco Bpm è pur sempre la banca dei territori del Nord, quasi una dependance sentimentale del Carroccio. Mps invece, dopo essere stata per decenni una propaggine della sinistra senese che era quasi riuscita ad ammazzarla, è risorta grazie ai miliardi dello Stato, che attraverso il Mef ne conserva una piccola quota. Ma siamo sempre dalle parti di Cuccia: certe azioni, più che contarle, bisogna pesarle. Anche le poltrone erano sistemate. Castagna avrebbe comandato, Lovaglio sarebbe diventato presidente, e nessuno avrebbe dovuto cercarsi un altro mestiere. A mandare tutto all’aria ci ha però pensato Crédit Agricole, che possiede quasi il 30 per cento di Banco Bpm. Quando il primo azionista storce il naso, gli altri in genere si adeguano senza fare storie. Le nozze furono archiviate e ognuno tornò a casa sua. 

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda
Matteo Salvini con Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

La contromossa dell’irriducibile Lovaglio

Sembrava finita. Ma Lovaglio ha una tenacia che persino i suoi nemici gli ammirano e, come ha scritto ironicamente Mario Seminerio, pur di salvare Mps (e se stesso) sarebbe capace di lanciare un’Opa anche su JP Morgan. Per il momento si è accontentato di Banco Bpm e di Banca Generali, l’altro fronte che ha aperto, pur con grandi mal di pancia nel cda e uno dei suoi advisor Vitale-Barucci che, in mancanza di informazioni più dettagliate, non ha dato parere di fairness sull’operazione. Lovaglio ha ripescato la vecchia lettera di Castagna e gliel’ha rispedita sotto forma di Ops: 25,3 miliardi in azioni per comprarsi la banca di quello che pochi mesi fa voleva fondersi con lui. Per sottrarre Siena all’abbraccio di Intesa Sanpaolo, ha pensato che il modo migliore fosse abbracciare l’ex amico milanese.

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Il governo potrebbe togliere Castagna dal fuoco

Per Castagna, ex nuotatore olimpico, ora comincia una gara nella quale qualunque corsia scelga rischia di sbattere contro il bordo della piscina. Se dice sì, Banco Bpm entra nel nuovo gruppo e lui, magari non subito, prepara le valigie: Lovaglio non ha attraversato tutte le guerre di Siena per costruire una banca più grande e poi consegnarne le chiavi a un altro. Se dice no, conserva banca e poltrona, ma anche il Crédit Agricole, che con quasi il 30 per cento da inquilino sta diventando padrone. I francesi potrebbero naturalmente decidere che quella quota è soltanto un antipasto e provare a mangiarsi tutto Banco Bpm. Ma a quel punto entrerebbe in scena la politica. Lo stesso governo che ha fermato con il golden power l’assalto di UniCredit avrebbe qualche difficoltà a spalancare le porte a Crédit Agricole. La Lega ancora di più. Per mesi Piazza Meda è stata difesa dagli appetiti di Andrea Orcel, trattato come uno straniero nonostante UniCredit abbia sede a Milano. Sarebbe curioso scoprire che, scampato il pericolo di Piazza Gae Aulenti, la soluzione patriottica si trova a Parigi. 

Così Lovaglio ha trasformato il cacciatore Castagna in preda
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

C’è differenza tra essere lo sposo o la dote

Castagna ha però una carta da giocare. Banco Bpm è azionista di Mps e quando l’assemblea senese sarà chiamata a pronunciarsi sulla maxi operazione potrà dire la sua. Con una situazione abbastanza rara persino nel nostro anomalo capitalismo: votare da socio della banca che vuole comprargli quella che dirige. Non è difficile immaginare quale possa essere il suo interesse. Nel risiko bancario tra essere lo sposo ed essere la dote la differenza non è un proprio un dettaglio. 

Maltempo, allerta meteo in quattro Regioni: frane, allagamenti e blackout

Emergenza maltempo in diverse regioni del Nord Italia, con nuove perturbazioni attese in giornata. Per oggi, venerdì 21 agosto, la Protezione civile ha diramato allerta arancione in quattro regioni: Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia e Toscana. Sono 13 le Regioni interessate dall’allerta gialla.

La situazione più delicata si registra in Lombardia

Il maltempo ha già provocato frane, allagamenti, cadute di alberi, problemi alla viabilità e interruzioni dei servizi in diverse zone. La situazione più delicata si registra in Lombardia, dove nella notte sono stati effettuati oltre 200 interventi di soccorso. A Isola di Fondra (Bergamo) da un campeggio sono state evacuate a scopo precauzionale 250 persone. Sempre nella Bergamasca sei Comuni (Valleve, Carona, Foppolo, Branzi, Valbondione e Gandellino) sono ancora isolati per via del maltempo: 350 gli evacuati. In Val Camonica, nel Bresciano, una frana ha distrutto il ponte sul torrente Val Rabbia. Il maltempo ha interessato anche il Comasco, in particolare Domaso, dove l’esondazione di un torrente ha compromesso la viabilità, e la provincia di Sondrio, con criticità a seguito dell’esondazione del bacino dei Forni e il crollo di un ponte pedonale.

In Toscana 6 mila famiglie rimaste senza elettricità

In Toscana tra le 21 e le 23 sono caduti oltre 8 mila fulmini. Forti piogge sulle province di Massa Carrara, Lucca, Grosseto, Siena, Pisa e Livorno. Numerosi gli alberi abbattuti dalle forti raffiche di vento. «Il vasto sistema temporalesco sta per avvicinarsi alla Toscana. Oltre 6 mila le utenze rimaste senza elettricità.

A Pescia (Pistoia) è crollato parte del muro dello stadio. Nelle prossime tre ore il sistema si sposterà verso est raggiungendo l’arcipelago, la costa centro-settentrionale e le aree di nord ovest. Attesi rovesci e forti raffiche di vento localmente superiori a 110 km/h. Nelle successive tre ore spostamento del fronte temporalesco verso le zone interne», ha scritto sui social il governatore Eugenio Giani.

I danni del maltempo in Friuli-Venezia Giulia e Liguria

Allagamenti e alberi abbattuti anche in Friuli-Venezia Giulia: dalle 18 di ieri alle 7 di oggi ci sono state complessivamente 135 chiamate legate a richieste per il maltempo (50 nella provincia di Udine, 40 in quella di Pordenone, 32 in quella di Gorizia e 13 in quella di Trieste). Per quanto riguarda la Liguria, dove un fulmine già ieri aveva mandato in tilt la stazione ferroviaria di Ventimiglia, durante la notte le zone più colpite sono state quelle di Montoggio e Sant’Olcese, nell’entroterra genovese, dove in un’ora sono caduti 65,6 millimetri di acqua. Anas ha disposto la chiusura temporanea dell’Aurelia nel territorio di Savona, in corrispondenza del ponte sul torrente Quiliano. Nel Comune di Arenzano (Genova) è stata bloccata la strada in corrispondenza della galleria Pizzo.

Nuovi rincari per i carburanti: benzina a 2,005 euro al litro

Non si ferma l’impennata del prezzo dei carburanti. La benzina segna un nuovo picco dopo i 2,002 euro al litro raggiunti ieri e sale a 2,005 euro in modalità self service sulla rete stradale: si tratta del prezzo più alto da settembre del 2023. In autostrada il prezzo medio della benzina è salito a 2,080 al litro (ieri era 2,077). Il gasolio ha invece raggiunnto 2,122 al litro sulla rete stradale (ieri era 2,116) e 2,194 in autostrada (ieri 2,186). Sono i dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy che permette di consultare in tempo reale i prezzi praticati presso gli impianti di distribuzione situati nel territorio nazionale, come comunicati dagli esercenti. Il record degli ultimi anni è stato toccato a marzo del 2022, poco dopo l’invasione russa dell’Ucraina, quando il prezzo medio della verde era arrivato a circa 2,2 euro al litro.

Trump e il suo ex avvocato Cohen riuniti dopo anni di scontri

Donald Trump e Michael Cohen di nuovo insieme in un’intervista radiofonica. Dopo gli accesi scontri e gli attacchi passati, il presidente Usa ha accettato di parlare con il suo ex avvocato personale e uomo di fiducia ai microfoni di Wabc, network di New York. Durante il colloquio, Cohen ha sfiorato il tema del loro rapporto «rianimato», perché i due si sono ormai perdonati a vicenda, lasciando spazio al tycoon per esporre le sue posizioni su Iran («li abbiamo spazzati via» e «presto avremo pieno controllo di Hormuz»), Israele («non esisterebbe senza di me») e Partito democratico («credo saranno spazzati via alle elezioni di midterm»). Cohen, che in passato aveva paragonato Trump a un mafioso, questa volta si è rivolto a lui chiamandolo «signore» sei volte, «signor presidente» quattro volte e «capo» una.

Mps lancia le offerte su Bpm e Banca Generali: valore complessivo 34 miliardi

All’indomani del cda che ha dato semaforo verde al piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio, Monte dei Paschi di Siena ha annunciato il lancio di due offerte pubbliche di scambio volontarie, contestuali e parallele, interamente in azioni, sull’intero capitale di Banco Bpm e Banca Generali, per un valore complessivo di 34 miliardi di euro.

Il valore delle due operazioni lanciate da Mps

L’offerta di scambio totalitaria su Banco Bpm prevede 1,567 azioni del di Mps per ogni titolo della banca milanese. L’ops, spiega Rocca Salimbeni, non include alcun premio e valorizza l’istituto guidato da Giuseppe Castagna 25,35 miliardi di euro. L’offerta su Banca Generali prevede un rapporto di cambio di 6,958 nuove azioni di Mps per ciascun titolo della controllata del Leone, con un premio del 10 per cento sui prezzi ufficiali del 19 agosto.

Mps lancia le offerte su Bpm e Banca Generali: valore complessivo 34 miliardi
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Il 29 ottobre sarà l’assemblea dei soci a esprimersi

Mps prevede che il periodo di adesione alla doppia offerta su Banca Generali e Banco Bpm «possa avere inizio entro la prima metà del mese di dicembre 2026 e concludersi entro la prima metà del mese di febbraio 2027». L’efficacia delle due ops è condizionata al raggiungimento di un livello minimo di adesioni del 50 per cento. Inoltre, in osservanza della passivity rule, servirà il via libera dell’assemblea dei soci del Monte, convocata il 29 ottobre, che vedrà anche il voto sulla fusione con Mediobanca. In caso di adesione integrale, gli attuali azionisti di Siena deterranno il 50,1 per cento del gruppo combinato (che sarà il terzo polo italiano del credito), quelli di Bpm il 37,2 per cento e quelli Banca Generali il 12,7 per cento.

Mps lancia le offerte su Bpm e Banca Generali: valore complessivo 34 miliardi
Una filiale del Monte dei Paschi di Siena (Imagoeconomica).

In arrivo anche una supercedola per gli azionisti

Il piano messo a punto da Lovaglio per fronteggiare l’opas di Intesa Sanpaolo prevede poi la distribuzione di 4 miliardi di euro di dividendi a favore degli azionisti di Mps, da corrispondere parte in cassa (1 miliardo) e parte in azioni Generali (3 miliardi).

Melania Trump torna in pubblico alla Casa Bianca

Dopo settimane di assenza, la first lady americana Melania Trump è ricomparsa in pubblico alla Casa Bianca per parlare di Fostering the future, un’iniziativa per «valorizzare i giovani americani in base al merito e al talento, consentendo loro di superare le difficoltà economiche e qualsiasi altra condizione che possa limitare le opportunità». Un nuovo tassello del suo progetto che punta a offrire borse di studio ai giovani in affido. Melania ha presieduto la cerimonia degli accordi raggiunti con IndyCar e Fox, che hanno donato un milione di dollari ciascuno per la causa, destinata agli studenti della Indiana University e della Purdue University. «La nostra missione è semplice ma trasformativa: offrire a ogni giovane proveniente dal sistema di affido la possibilità di conseguire una formazione universitaria, avviare una carriera significativa e raggiungere un’indipendenza economica duratura», ha spiegato la first lady, che ha cercato di placare le polemiche sulla sua presunta assenza dagli impegni ufficiali.

Melania: «Ho sentito che vi sono mancata»

«Ho sentito che vi sono mancata», ha scherzato all’inizio, dopo essere uscita mano nella mano con il marito dallo Studio Ovale della Casa Bianca e aver raggiunto il podio nel Giardino delle Rose. La sua ultima apparizione pubblica risaliva a più di un mese fa, quando ha assistito alla finale della Coppa del Mondo di calcio il 19 luglio 2026.

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male

E anche questo Ferragosto ce lo siamo tolti di mezzo. Dove eravamo rimasti? Ah già. L’avventura politica del campo largo alle primarie rischia di finire molto bene per Giuseppe Conte, molto male per il Pd, e chissà quanto bene per la mitologica unità della coalizione.

I riformisti e la carta Salis

Secondo l’ultimo sondaggio dell’Istituto Piepoli, elaborato per testare la fiducia sulla futura leadership del sinistra-centro, Conte sarebbe in testa con il 36 per cento. A seguire, Silvia Salis (30 per cento) ed Elly Schlein (29 per cento). Per carità, i sondaggi vanno presi per quello che valgono. Soprattutto ora, a chissà quanto tempo dalle famose o famigerate primarie, per adesso solo virtuali. Ancora infatti non si sa se, come e quando ci saranno. Intanto però si sa che sono già un problema per il Pd. Non solo per la cara leader, ma pure per i suoi avversari interni, che non vedrebbero l’ora di poter partecipare alle prossime consultazioni interne del sinistra-centro. C’è solo un dettaglio, non secondario: Giorgio Gori – riformista non bonacciniano – sarebbe disposto a fare un passo in avanti verso la candidatura. Ci sta ragionando seriamente da tempo. Solo che se c’è Salis candidata, no.

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male
Giorgio Gori con Elly Schlein (foto Ansa).

Ma se questi sono i numeri, allora una possibilità per la sindaca di Genova c’è. Il punto per Salis non è vincere ora le primarie, ma articolare una presenza, certificare che un’area moderata nel centrosinistra è possibile, che non è tutto Conte quel che luccica (che poi sembra essere quello che dice Matteo Renzi, che da settimane cerca di convincere la sindaca genovese a presentarsi alle primarie). 

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male
Silvia Salis, Gianni Cuperlo e Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Conte è tutto ciò che Schlein non è (e non può essere)

L’ex presidente del Consiglio comunque rimane il più insidioso fra gli avversari, è considerato competitivo persino nei confronti di Giorgia Meloni, ha l’allure di chi ha già governato, elemento che inspiegabilmente sembra piacere, persino rassicurare. Il capo dei cinque stelle è tutto ciò che Schlein non è e non può essere. È trasversale, pronto a governare con chiunque, come dimostra il curriculum di uno che ha prima governato con la Lega e poi con il Pd, pronto a piroettare sulla sicurezza, mettendo in seria difficoltà gli alleati tradizionalmente molto generosi, pronto anche a fare della politica estera, dell’Ucraina, il suo principale terreno di scontro politico irenico-pacifista. Non è un’improvvisazione, quella su Kyiv, non è nemmeno una provocazione costante. Conte sa che c’è un pezzo dell’elettorato che non condivide la linea Schlein e che pensava, sperava, ipotizzava, rosybindianamente, che il Pd tre anni fa cambiasse rotta. E lì sta, rimane, titilla la pubblica opinione infischiandosene se nel resto della coalizione qualcuno borbotta.

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male
Giuseppe C>onte (Imagoeconomica).

Conte ragiona già da capo del campo largo, qualche giorno fa è pure andato a Sant’Anna di Stazzema nelle vesti di oratore ufficiale dell’anniversario dell’eccidio nazista, dispensando lezioni di bon ton etico-istituzionale alla maggioranza: «Chi si professa patriota dovrebbe essere qui per onorare la patria. Non possiamo onorare la patria se non onoriamo chi ha sacrificato la propria vita per non piegarsi alla dittatura», ha detto Conte: «Anzi chi evita di pronunciare parole di verità non solo continua a ferire la verità ma finisce per disconoscere i fondamenti stessi della nostra storia repubblicana. La Costituzione è punto di partenza per l’unità, per costruire l’azione politica del futuro».

Conte cavalca il campo largo: per il Pd si mette male
Giuseppe Conte a Sant’Anna di Stazzema (Ansa),

Il Pd, ancora oggi, sembra che debba farsi perdonare qualcosa

Il Pd ha sempre sofferto Conte e sembra continuare a soffrirlo. Soprattutto culturalmente: il partito di Schlein sembra sempre, ancora oggi, che debba farsi perdonare qualcosa (aver troppo governato o essere stato troppo renziano, o renziano e basta). Il capo del M5s è stato dunque così in questi anni il surrogato della leadership del centrosinistra; ne ha condizionato l’impostazione culturale, come dimostra il taglio del numero dei parlamentari avallato anche dal Pd, soprattutto da quella parte che bettinianamente adora Conte, il pater familias degli italiani, l’avvocato del popolo, il tribuno del campo largo in pochette arcobaleno che sogna di tornare a Palazzo Chigi

Dall’estero: I vincitori degli Aurora Awards, i premi canadesi

I vincitori degli Aurora Awards, i premi canadesi

Tra i vincitori il nuovo romanzo di Robert J. Sawyer uscito in luglio su Urania, I fantasmi nella macchina

I premi Aurora sono l'equivalente canadese dei Premi Hugo; sono assegnati annualmente dalla CSFFA, l'associazione canadese dei professionisti e dei fan della fantascienza e del fantasy. Domenica 9 agosto in una cerimonia in streaming sono stati presentati i premi Aurora 2026. In coda potete vedere il simpatico video della premiazione con interventi di tutti i premiati. Premi Aurora 2026: i vincitori Romanzo The Downloaded 2: Ghosts in the Machine (I fantasmi nella macchina, Urania, Mondadori), Robert J. Sawyer Romanzo young adult Breath of the Dragon, Shannon Lee e Fonda... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'estero - 21 agosto 2026 - articolo di S*