Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere


Arci Milano rischia di chiudere per via del contenzioso col Comune di Sesto San Giovanni. Il casus belli è rappresentato dal debito di quasi 400 mila euro che l’associazione ha accumulato nei sette anni in cui ha gestito il Carroponte, peraltro trasformandolo da area abbandonata a sede dei concerti dei più rinomati artisti internazionali.

La proposta di saldarlo attraverso un piano di rientro in 10 anni

L’arretrato nasce dal consumo di energia elettrica, calcolato solo a posteriori perché con l’amministrazione di centrosinistra non si era pensato a installare contatori separati per spettacoli ed eventi targati Arci. L’associazione inizialmente ha contestato l’ammontare del debito, ma dopo la sentenza sfavorevole della Cassazione si propone di saldarlo attraverso un piano di rientro in 10 anni.

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere
Il logo di Arci Milano.

Tuttavia il Comune – nel frattempo passato al centrodestra, con la storica svolta del 2017 – non sente ragioni. Il sindaco leghista Roberto Di Stefano sostiene di non poter accettare il pagamento a rate, se non vuole essere sanzionato dalla Corte dei conti per danno erariale.

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere
Il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano (foto Imagoeconomica).

Arci a sua volta ha presentato un ricorso al Tar e un esposto alla stessa Corte dei conti, affermando che l’amministrazione non verrebbe intaccata nei propri interessi, visto che in caso di mancato pagamento anche di una sola rata scatterebbe la procedura per il saldo del debito residuo. I vertici dell’associazione parlano di «scelta politica» e di un «comportamento da campagna elettorale», visto che nella primavera 2027 si torna a elezioni e, con Di Stefano non ricandidabile, il centrodestra cercherà un terzo successo consecutivo che non è per nulla scontato.

Agricoltura, Italia sul tetto del mondo: export di mele da primato per il secondo anno consecutivo

(Adnkronos) – Nella campagna commerciale 2025/26, l’Italia si è classificata per il secondo anno consecutivo al primo posto tra gli esportatori mondiali di mele, davanti a Stati Uniti e Cina. Un risultato che testimonia la competitività della filiera nazionale, capace di coniugare qualità, organizzazione produttiva e capacità di presidiare i mercati esteri. Secondo le elaborazioni Ismea su dati Itc, il nostro Paese, con una quota pari al 17% del valore globale delle esportazioni, precede gli Stati Uniti (14%) e la Cina (13%), confermando il peso strategico del comparto nel panorama ortofrutticolo internazionale. 

Questo straordinario traguardo fotografa l’eccellenza del lavoro svolto dalle Op e dalle cooperative ortofrutticole italiane. Da Nord a Sud, l’intera filiera nazionale – dall’arco alpino con la Mela della Val di Non Dop e la Val Venosta Igp fino alla Campania con la Annurca IGP, passando per Emilia-Romagna e Toscana – garantisce una fornitura costante per dodici mesi l’anno di un prodotto fortemente apprezzato all’estero. Nella campagna 2025/26, le mele italiane sono riuscite a raggiungere ben 86 paesi esteri, superando brillantemente le criticità logistiche che hanno rallentato e ostacolato gli scambi mondiali. In questo percorso si inseriscono gli interventi promossi dal Governo Meloni e dal Ministero dell’agricoltura delle sovranità alimentare e delle foreste, guidato da Francesco Lollobrigida nell’ambito del Pnrr, a sostegno degli investimenti nella logistica e dello sviluppo delle filiere, che contribuiscono all’ammodernamento delle imprese e al rafforzamento della competitività del comparto. 

I dati della campagna 2025/26 evidenziano spedizioni complessive per circa 1.060 milioni di chili, capaci di generare un valore di 1,2 miliardi di euro, in crescita del 2% rispetto alla campagna precedente. Il prezzo medio all’export ha registrato un incremento del 3%, trainato anche dal continuo rinnovamento varietale. Accanto alle cultivar tradizionali come Golden Delicious, Gala, Stark, Granny Smith, Cripps Pink e Fuji, si stanno infatti consolidando sul mercato nuove varietà di recente introduzione, capaci di intercettare i gusti in evoluzione dei consumatori globali. Sotto il profilo geografico, la stagione è stata caratterizzata da una decisa accelerazione delle spedizioni verso i Paesi extra-Ue, cresciute del 24% rispetto all’annata precedente. A guidare questo exploit sono le ottime performance registrate in Medio Oriente (con in testa Arabia Saudita, Egitto e Israele), Brasile e India, tutte destinazioni posizionate nella top 10 dei nostri mercati di sbocco. Tra i partner Europei, si registra una performance molto positiva delle esportazioni verso la Spagna, secondo mercato di destinazione per le mele italiane, con un +10%, a fronte di un ridimensionamento dei flussi verso la Germania, che si conferma comunque il primo mercato di riferimento in assoluto per il prodotto italiano. 

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Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa

Propaganda, disinformazione e intelligenza artificiale. Un mix esplosivo ha travolto la campagna elettorale delle midterm americane in programma il 9 novembre. Non soltanto un test cruciale per il futuro politico di Donald Trump: queste elezioni di metà mandato sono anche le prime in cui l’IA ha raggiunto una potenza di fuoco tale da poter influenzare davvero le decisioni degli statunitensi. Eppure non è passato così tanto tempo dall’ultima volta in cui i cittadini sono stati chiamati alle urne. Erano le Presidenziali del 2024, Trump contro Kamala Harris. Solo che nel frattempo, in appena due anni, le grandi piattaforme social, dove milioni di elettori si informano, sono pericolosamente progredite a livello tecnologico: oggi YouTube, Facebook, Instagram, TikTok e X possono contare su sistemi avanzati basati sull’intelligenza artificiale. Per non parlare di Google, che con l’IA genera riassunti dei profili dei candidati, mentre chatbot come ChatGPT (di OpenAI) o Claude (Anthropic) sono diventati gli strumenti preferiti di chi cerca notizie sul web. E tutto questo come ha cambiato le regole del gioco?

«Ci stiamo addentrando in un territorio sconosciuto»

I politici e i loro staff ricorrono ormai sistematicamente all’intelligenza artificiale per creare contenuti propagandistici. Col rischio (e in alcuni casi proprio la spudorata intenzione) di somministrare agli utenti una dose massiccia di fake news, minacciando così l’integrità del voto. Frances Haugen, l’ex ingegnera di Facebook che ha svelato la tossicità della piattaforma di Mark Zuckerberg, ha spiegato al Guardian che «ora è possibile condurre una campagna d’informazione con una qualità che nel 2016 era impossibile, e a un prezzo molto, molto basso». L’esperto di politica digitale Deen Freelon ha detto al New York Times che «ci stiamo addentrando in un territorio sconosciuto».

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa
Mark Zuckerberg (Ansa).

I soldi spesi nell’IA sono passati da 50 mila dollari a 137 milioni…

Sarà pure sconosciuto, ma, a quanto pare, questo territorio non spaventa i candidati alle midterm, specialmente i repubblicani di Trump. Del resto, nell’IA hanno trovato un’arma micidiale per plasmare la percezione che i cittadini hanno dei loro antagonisti alle urne. Così, come segnala Wesleyan Media Project, che monitora la pubblicità politica negli Usa, soltanto nel 2026 i candidati di entrambi i partiti hanno speso più di 137 milioni di dollari per generare, tramite l’intelligenza artificiale, oltre 220 annunci, il 70 per cento dei quali senza alcuna etichetta che avvertisse della creazione attraverso l’IA. E pensare che l’investimento in questo campo era quasi nullo nella tornata precedente: meno di 50 mila dollari.

L’80 per cento di questo materiale è di produzione repubblicana

Non sorprende constatare, poi, che l’80 per cento di questo materiale è di produzione repubblicana. Certo, Trump (o chi per lui del suo staff) da tempo inquina il dibattito pubblico con le sue clip provocatorie che periodicamente danno forma alla sua visione del mondo. Da quella che promuoveva la costruzione del lussuoso resort a Gaza, sopra i cadaveri dei palestinesi uccisi, a quelle in cui umiliava chi ha osato manifestare contro la sua deriva autoritaria. Fino al video in cui il presidente si è trasformato in un personaggio dei Lego che, a tempo di rap, si vanta dei presunti risultati del suo secondo mandato. In tutto, di questi assurdi filmati ne sono stati contati almeno 60.

Intanto, la normalizzazione dell’IA ci ha messo poco a travalicare i confini dell’accettabile. Una delle vittime è stato il democratico James Talarico, che aspira a strappare ai repubblicani del Texas uno dei loro seggi più preziosi al Senato. Il suo rivale, Ken Paxton, ha fatto ricorso all’intelligenza artificiale per creare uno spot in cui gli fa rivisitare, con parole sue, la Bibbia.

Talarico è finito nel mirino anche di Ryan Amacher, un provocatore di estrema destra nostalgico della Germania nazista, che ha pubblicato un audio deepfake in cui sembrava che il democratico fosse stato ricoverato in un centro di salute mentale.

Senza dimenticare l’inadempienza dei doveri da parte dei colossi tech, che negli ultimi anni, specialmente dopo la vittoria alle Presidenziali di Trump, hanno ridotto gli sforzi per individuare e neutralizzare i contenuti manipolati. Per esempio sia Meta sia YouTube, di proprietà di Google, hanno eliminato nel 2023 le politiche contro le bufale che sostenevano la tesi della frode nella vittoria di Joe Biden nel 2020.

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa
Donald Trump e Elon Musk (Ansa).

Musk, il più grande finanziatore della storia delle midterm

Come sottolineato da uno studio del Brennan Center for Justice, quei pochi meccanismi adottati da alcune aziende di intelligenza artificiale per arginare la disinformazione falliscono: sebbene smentiscano la teoria del complotto sulle elezioni rubate a Trump, la maggior parte dei chatbot non è in grado di identificare i deepfake, «nemmeno quando erano stati loro stessi a crearli». D’altronde, molte di queste società sono accusate di conflitto d’interessi per aver donato miliardi di dollari ai candidati in campo. L’esempio di Elon Musk è il più eclatante: il proprietario di X è il più grande finanziatore della storia delle midterm, avendo investito una cifra record compresa tra i 366 e i 446 milioni di dollari complessivi a sostegno della causa conservatrice.

Meloni: “Vannacci? Suo obiettivo è farci perdere alle urne”. Lui risponde: “Ci spieghi perché vuole far vincere la sinistra”

(Adnkronos) – “Voglio chiedere agli italiani di continuare a governare senza ricatti. Non ero ricattabile prima, non mi sono fatta ricattare in questi anni di governo, non intendo esserlo domani”. Giorgia Meloni risponde così alla domanda perché non intende allearsi con Vannacci, nel libro di Bruno Vespa ‘Storia della Seconda Repubblica. Da Berlusconi a Meloni, da Prodi a Schlein’, in uscita lunedì 2 novembre da Mondadori-Rai libri. 

“Io voglio tornare al governo e lo voglio fare con il centrodestra che conosciamo, arricchito da nuovi movimenti civici che si stanno formando e possono rafforzare la nostra offerta politica – prosegue la presidente del Consiglio – L’onorevole Vannacci era vicesegretario della Lega e ha scelto lui di abbandonare la Lega e, quindi, il centrodestra. Così hanno fatto i parlamentari che lo hanno seguito, tutti eletti con il centrodestra, tradendo il mandato elettorale e scegliendo di collocarsi all’opposizione, votando ormai costantemente contro il governo in compagnia di Conte e Schlein, Renzi e Fratoianni. Un ‘campo larghissimo’, dove molto spesso persino le argomentazioni sono simili”. 

“Futuro nazionale ha un obiettivo dichiarato, far perdere alle urne il primo presidente del Consiglio che la destra italiana abbia mai espresso. E, se perde questo governo, governa la sinistra. Un partito che nasce per questo può chiamarsi come vuole, ma di destra non è”, conclude Meloni. 

Voglio far perdere il centrodestra? “Io rispondo: come mai Meloni vuole far vincere la sinistra, ce lo spieghi”, dice il leader di Futuro nazionale a ‘Un giorno da pecora’ su Radio1. L’accusa di campo larghissimo? “Il campo larghissimo è il camposanto e sicuramente non ci sto, invece a destra sembra si sia formata una ammucchiata. Oltre ai partiti dell’alleanza si è aggiunto Cateno De Luca, Marattin, forse Calenda”, afferma Vannacci. 

Per il leader di Futuro nazionale la possibilità di allearsi con il centrodestra al momento “è anche al 100% se rimane all’interno delle linee rosse che noi abbiamo tracciato. Gli sgherri di Meloni sono stati lanciati, i vari La Russa, Ronzulli, Tajani che erigono mura” ma “io sono molto pragmatico, le decisioni si prendono a ridosso delle elezioni. Noi non ci muoviamo dalle nostre linee rosse”.  

“Credo che una decisione intelligente della destra sarebbe quella di andare a votare a fine primavera – aggiunge Vannacci – Una campagna elettorale in piena estate non è facile da portare avanti”. 

 

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Il drago segreto della Cina è in orbita. Cosa rivela la foto che preoccupa l’intelligence Usa

(Adnkronos) – Per fotografarlo è servita una spia spaziale. Il 28 maggio 2024, a circa 90 chilometri di distanza, un satellite commerciale americano ha immortalato uno degli oggetti più misteriosi in orbita attorno alla Terra: un piccolo shuttle cinese, senza equipaggio, con ali triangolari, un vano di carico e pannelli solari spiegati nello spazio. La fotografia è rimasta fuori dalla portata del pubblico, ma la Defense Intelligence Agency (DIA), l’intelligence militare del Pentagono, l’ha pubblicata in alta risoluzione nel suo nuovo rapporto Challenges to Security in Space. 

Il protagonista è quasi certamente Shenlong, il “Drago Divino”, come viene comunemente chiamato in Occidente. Un nome che Pechino non ha ufficialmente confermato, così come non ha mai spiegato fino in fondo cosa faccia la sua navetta una volta lasciata la Terra. 

Lo Shenlong è uno spazioplano riutilizzabile: parte a bordo di un razzo Long March 2F, entra in orbita, può rimanervi per mesi e infine rientra nell’atmosfera atterrando su una pista, come un aereo. 

Il principio è simile a quello dell’X-37B, la navetta robotica sviluppata da Boeing e utilizzata dalla Space Force americana, le cui missioni sono a loro volta coperte dal segreto militare. 

Dal primo volo, nel settembre 2020, la Cina ha condotto quattro missioni. La prima appena due giorni, la seconda 276, la terza 268. La quarta è iniziata il 7 febbraio 2026 ed è ancora in corso. La fotografia appena diffusa, scattata durante la terza missione, rivela una somiglianza sorprendente con il mezzo americano, compreso il modulo posteriore dotato di pannelli solari. 

Ma Shenlong, esattamente, cosa fa lassù? 

Durante le sue missioni, lo spazioplano ha ripetutamente liberato piccoli oggetti in orbita e condotto manovre di avvicinamento. Nel giugno 2026, secondo un’inchiesta di Reuters sui dati della società americana LeoLabs, ha rilasciato un piccolo satellite che ha manovrato nelle vicinanze di un altro oggetto cinese prima di tornare verso la navetta. 

Successive analisi dei tracciamenti orbitali indicano che il veicolo avrebbe effettuato operazioni di rilascio e recupero anche nei mesi seguenti. 

È una capacità tecnologica di notevole importanza. Un mezzo capace di raggiungere e recuperare un satellite potrebbe teoricamente essere impiegato anche per ispezionare, manipolare o interferire con quelli avversari. Non occorrono necessariamente missili o esplosioni: in certi scenari, rendere inutilizzabile un satellite è più utile che distruggerlo. 

Naturalmente, le stesse tecnologie possono servire a riparare apparecchiature, rifornirle di carburante o rimuovere detriti spaziali. La Secure World Foundation, organizzazione indipendente americana, sottolinea che non esistono prove pubbliche di impieghi offensivi dello Shenlong e che la navetta non risulta essersi avvicinata a satelliti non cinesi. 

La fotografia compare in questo rapporto DIA che descrive un’accelerazione delle capacità militari spaziali di Pechino. Secondo gli analisti del Pentagono, la Cina dispone ormai di oltre 510 satelliti per intelligence, sorveglianza e ricognizione, una rete che permette di individuare e seguire navi, portaerei e forze militari americane, soprattutto nell’Indo-Pacifico. 

Ma la previsione più significativa riguarda le armi. La DIA sostiene che la Cina possieda già sistemi laser terrestri capaci di disturbare o danneggiare satelliti in orbita bassa e potrebbe schierare armi a energia diretta direttamente nello spazio entro la fine degli anni Venti. 

Washington vede nella manovrabilità di Shenlong uno dei tasselli di un arsenale spaziale sempre più sofisticato, insieme a missili antisatellite, strumenti di guerra elettronica e satelliti capaci di avvicinare altri veicoli. 

Pechino insiste sull’impiego pacifico delle tecnologie riutilizzabili. E il sospetto, naturalmente, è reciproco: anche l’X-37B americano conduce missioni in gran parte classificate, mentre il mese scorso Washington ha riconosciuto pubblicamente di aver già schierato armi in orbita. 

Il problema è che la sicurezza militare sulla Terra dipende sempre più da ciò che accade nello spazio. Comunicazioni, navigazione GPS, intelligence e guida delle armi di precisione passano attraverso satelliti potenzialmente vulnerabili. In un’eventuale crisi su Taiwan, neutralizzare anche temporaneamente una parte di queste infrastrutture potrebbe modificare gli equilibri del conflitto. 

La Cina sta acquisendo la capacità di muoversi nello spazio, manipolare oggetti e riportare a casa tecnologie. La fotografia diffusa dal Pentagono racconta l’altra metà della storia: la Cina impara a manovrare i propri veicoli nello spazio? Gli Stati Uniti diventano più bravi a osservarli. Nella nuova competizione orbitale, i satelliti possono diventare spie di altri satelliti. 

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Dramma a Parma, monossido di carbonio killer in casa: coppia morta, gravissima la bambina

(Adnkronos) – Una coppia, un uomo di 35 anni e una donna di 32, senegalesi, è morta e una bambina è molto grave per un’intossicazione da monossido di carbonio. E’ accaduto in un casolare a Bocca d’Enza di Mezzani, in provincia di Parma, dove sono intervenuti i carabinieri e personale del 118. Le salme sono state trovate in camera da letto. La bambina è stata portata in elisoccorso all’ospedale Maggiore di Parma in prognosi riservata. La causa probabilmente un braciere lasciato acceso durante la notte nella stanza. 

 

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“Norvegia cesso di Paese?” Oslo risponde a Trump con una gallery di toilette spettacolari

(Adnkronos) –
Una carrellata fotografica con i bagni pubblici più belli. Oslo ha risposto con ironia alle dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che domenica, durante un comizio, ha dichiarato di essersi visto negare il Premio Nobel per la Pace e ha definito pertanto la Norvegia un “cesso di Paese”. E se il ministro degli Esteri norvegese Espen Barth Eide aveva risposto prontamente alle dichiarazioni del tycoon, ribadendo l’indipendenza della commissione che assegna il premio, l’ente turistico del Paese è andato ben oltre, pubblicando nel suo sito web ‘Visit Norway’ le immagini dei bagni più belli presenti sul suo territorio.  

“La Norvegia ha reso di nuovo grandiose le toilette pubbliche!”, ha scritto l’agenzia, pubblicando immagini di alcune delle più sorprendenti toilette pubbliche del paese e aggiungendo: “Queste toilette meritano una visita, sia quando ne avete davvero bisogno, sia quando non ne avete bisogno”. Dunque, dopo le parole di Trump, durante un comizio in Michigan – “francamente, la Norvegia fa schifo. La Norvegia è diventata un cesso di Paese” -ecco la sorprendente risposta di Visit Norway, che ha mostrato le opere di architetti di fama internazionale, che hanno trasformato, lungo 18 itinerari panoramici, semplici latrine stradali in vere e proprie attrazioni. Diverse di queste hanno vinto premi internazionali di architettura.  

L’agenzia per il turismo norvegese ha realizzato una serie di bagni pubblici di design (che si possono vedere qui) , molti dei quali architettonicamente straordinari e tutti in grado di offrire panorami mozzafiato, affacciati su fiordi, accanto a fiumi impetuosi e cascate spumeggianti, e in punti panoramici di grande effetto. Combinando linee pulite e minimaliste con il paesaggio aspro e suggestivo del fiordo, i bagni sono famosi per le loro ampie vetrate oscurate, che offrono ai visitatori una vista panoramica pur rimanendo invisibili dall’esterno. 

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Ilaria Salis in piazza a Milano: “Il terrorismo mediatico non ci ferma”

(Adnkronos) – “Oggi siamo qui, nonostante il terrorismo mediatico che è stato fatto sulle piazze in questi giorni”. Sono le parole di Ilaria Salis, eurodeputata di Avs, scesa in piazza Leonardo Da Vinci oggi a Milano, dove si sono concentrati gli studenti dei licei della città prima del corteo. Un “terrorismo mediatico, che evidentemente non ha funzionato, perché ci sono sempre più persone in Italia che sono in piazza per manifestare contro il carovita, contro il riarmo, contro questo governo, contro una situazione che ormai qui in Italia è diventata insostenibile, quindi siamo qui per gli studenti ma anche per i lavoratori e per migliorare le condizioni di vita delle persone in questo Paese”, dice l’europarlamentare. 

“Le persone sono sempre decise e convinte delle loro ragioni che continuano a portare in piazza, perché comunque i problemi sociali non si risolvono a colpi di decreti di sicurezza e quindi continueranno a esserci manifestazioni, finché qualcosa non cambierà”, aggiunge. 

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Neuroscienze, Mele (Lundbeck): “Accesso a innovazione non resti tallone d’Achille”

(Adnkronos) – L’Italia “è tra i Paesi europei che hanno abbracciato la strategia del brain health, cercando di portare la salute del cervello al centro delle priorità nazionali. Se la salute del cervello è una priorità a livello nazionale, non possiamo permettere che l’accesso alle innovazioni terapeutiche resti, in realtà, un tallone d’Achille”. Così Tiziana Mele, amministratore delegato di Lundbeck Italia, a margine del 56esimo Congresso della Società italiana di neurologia (Sin), che si è tenuto a Firenze. 

“Quello che abbiamo ascoltato in questi giorni conferma i progressi che le neuroscienze stanno facendo in Italia. È una ricerca che dobbiamo sostenere. I tempi di accesso rimangono ancora un tema da affrontare in maniera sistematica: parliamo di accesso a livello nazionale, regionale e anche locale”. “Dobbiamo rendere sempre più fluido il processo che consente di portare i farmaci innovativi nella reale pratica clinica”, ha concluso. 

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Maria Rosaria Boccia presenta querela in Procura: teme di essere spiata

Gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, legali di Maria Rosaria Boccia, hanno presentato una querela alla Procura di Torre Annunziata (Napoli), in cui viene ipotizzata una possibile manomissione del telefono cellulare dell’imprenditrice e dei dispositivi collegati.

Boccia dice di non riuscire a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo

Boccia, stando alla querela, non riesce a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo, assieme a lei coimputato davanti al Tribunale di Roma nel processo scaturito dalla denuncia per interferenze illecite presentata dall’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e dalla moglie, la giornalista Federica Corsini. Boccia ha pertanto chiesto di verificare se il suo smartphone sia stato oggetto di manomissioni eseguite da remoto e dunque l’eventuale sussistenza del reato di intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche attraverso l’uso di software malevoli. Alla querela sono state allegate una serie di schermate di chat su WhatsApp e la documentazione relativa al procedimento penale che vede imputati Boccia e Tarallo.

Letame davanti casa del Ceo della Sampdoria. Il club scosso: “Superato ogni limite”

(Adnkronos) –
Si scalda la situazione in casa Sampdoria. La squadra blucerchiata è in grande difficoltà con l’ultimo posto in classifica in Serie B con appena 5 punti in 9 partite, gli stessi del Catanzaro. Una situazione che ha scatenato i tifosi che hanno lasciato un carico di letame con uno striscione diffamatorio davanti all’abitazione privata del Ceo del settore calcio del club doriano, Jesper Fredberg. La società ha risposto duramente. “L’U.C. Sampdoria condanna fermamente e inequivocabilmente gli atti compiuti da alcuni individui che hanno costituito una grave e inaccettabile violazione della privacy del nostro Ceo Sports, Jesper Fredberg, e dei suoi familiari. Il club non tollera e non intende tollerare attacchi personali e diretti nei confronti di alcuno dei propri tesserati e dipendenti, compresi i componenti dell’alta dirigenza. Si tratta di comportamenti inaccettabili e deplorevoli”, sottolinea la Sampdoria in una nota. 

“Il club è pienamente consapevole che i risultati ottenuti finora siano ben al di sotto delle aspettative e degli standard che la storia e il prestigio dell’U.C. Sampdoria impongono. Le critiche costruttive e le manifestazioni di dissenso pacifiche sono legittime e comprensibili, purché si svolgano nel rispetto delle persone e dei principi di civiltà. Quanto accaduto questa mattina, tuttavia, rappresenta un inaccettabile superamento di ogni limite. Comprendiamo la delusione e la frustrazione dei nostri tifosi per i risultati e le prestazioni fin qui offerte e ne condividiamo la volontà di vedere la squadra invertire al più presto la rotta. È proprio questo, oggi, il nostro unico obiettivo: lavorare con determinazione per cambiare rapidamente il corso della stagione e riportare la Sampdoria ai livelli che le competono”, conclude il club doriano. 

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Ricciardi, “Le fake news possono fare la differenza tra la vita e la morte”

(Adnkronos) – “In ambito sanitario le fake news fanno veramente la differenza, molto spesso, tra la vita e la morte, perché di fatto delle scelte personali sbagliate possono portare alla morte delle persone che le compiono. Lottiamo però contro un nemico molto spesso invisibile, difficile da combattere, che per motivi politici, ideologici o, molto spesso, economici diffonde notizie difficili da contrastare”. Così Walter Ricciardi, ordinario di Igiene e Medicina preventiva all’università Cattolica del Sacro Cuore, intervenuto alla seconda edizione dell’Health Journalism Forum, in corso all’ospedale Cardarelli di Napoli. “Le pubbliche amministrazioni si devono strutturare – ha spiegato – La comunicazione deve diventare una parte integrante, non accessoria, del loro lavoro, e naturalmente la collaborazione con i media su questo è fondamentale. Ma soprattutto il pubblico deve entrare in una dimensione nuova rispetto al passato: comunicare è importante quanto fare bene sanità”. 

Su come raccontare la crisi della sanità pubblica senza generare allarmismo o rassegnazione, Ricciardi ha chiarito: “Semplicemente dicendo che il Ssn, creato nel ’78, è stato la più grande opera pubblica d’Italia che ha dato al nostro Paese la possibilità di crescere economicamente e socialmente, e non continuare a investire sul Ssn significa condannare il Paese a un declino non soltanto economico e sociale, ma anche sanitario, che con l’invecchiamento della popolazione diventa terribile, perché di fatto significa abbandonare gli anziani a se stessi, lasciare persone in solitudine senza la possibilità di accedere ai servizi”. “Bisogna però fare appello alla popolazione generale – ha aggiunto Ricciardi – Mentre in altri Paesi, come la Spagna e l’Inghilterra, migliaia di persone sono scese in piazza a difesa del Servizio sanitario nazionale, in Italia queste manifestazioni non ci sono mai state, e anche quando medici e operatori sanitari hanno chiamato all’azione si sono ritrovati soli. I cittadini devono capire che stanno perdendo un’opera fondamentale e non possono accorgersene soltanto quando finiscono abbandonati per giorni su un letto di pronto soccorso: devono farlo prima”. 

Per Ricciardi la principale minaccia alla sostenibilità e all’universalismo del sistema è “mettere d’accordo tutti i protagonisti. I politici vogliono essere votati e restare al potere, i manager della sanità vogliono tenere i conti in ordine, i professionisti vogliono fare bene il loro lavoro. E i cittadini, quando sono sani, sono diversi dai pazienti: vogliono spendere il meno possibile, pagare poche tasse, comprarsi la macchina e andare in vacanza. Quando però si ammalano, e succede sempre più spesso e sempre prima nelle fasce d’età, vogliono essere curati immediatamente, possibilmente sotto casa, con le migliori tecnologie disponibili”. “Questi punti di vista sono apparentemente inconciliabili – ha concluso – La vera sfida è conciliarli, e questo è possibile solo se c’è una leadership in grado di farlo. Se invece ognuno viene lasciato a sé, è chiaro che persegue il proprio obiettivo, e alla fine il risultato è quello che stiamo vedendo: un Ssn in crisi strutturale, con poche risorse e con operatori demoralizzati che se ne vanno. Quest’anno, per la prima volta, tra i medici le dimissioni volontarie hanno superato i pensionamenti. Questo è veramente pericoloso”. 

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Risparmio, buono fruttifero postale per minorenni rende 5% annuo lordo

(Adnkronos) – Un rendimento annuo lordo del 5% fino al compimento dei 18 anni. È la novità dei Buoni fruttiferi postali dedicati ai minori, pensati per costruire e progettare l’età adulta, un pensiero per il futuro che può arrivare da genitori, nonni, parenti e amici, partendo anche da una piccola somma. I Buoni sono emessi da Cassa Depositi e Prestiti, garantiti dallo Stato italiano e distribuiti da Poste Italiane. Si possono sottoscrivere a partire dal taglio minimo di 50 euro e possono essere intestati a bambini e ragazzi fino a 16 anni e mezzo. Al compimento dei 18 anni, il “tesoretto” accumulato potrà diventare una risorsa per gli studi, l’ingresso nel mondo del lavoro o altri progetti personali. (VIDEO) 

Il risparmio postale accompagna le famiglie italiane da generazioni, rappresentando il porto sicuro in cui gli italiani custodiscono in modo redditizio il loro denaro. Attualmente, sono oltre 6 milioni e 800 mila i Buoni dedicati ai minori in circolazione, per un valore complessivo superiore ai 10,5 miliardi di euro. La regione che guida questa speciale classifica è la Campania, seguita da Lombardia e Lazio. La Lombardia è invece la regione con il più alto numero di Libretti di risparmio dedicati ai minori, che, articolati in tre fasce d’età, diventano anche un’opportunità per imparare gradualmente a gestire le somme accantonate: fino ai 12 anni, con operazioni gestite da genitori o tutori; dai 12 ai 14 anni, per i primi passi verso l’autonomia; dai 14 ai 18 anni, per una gestione più attiva grazie all’app e ai canali digitali.  

I Buoni non hanno costi di sottoscrizione, godono di un regime fiscale agevolato, con ritenuta sugli interessi del 12,50% e sono esenti da imposta di successione. Si possono sottoscrivere in forma cartacea da parte del genitore, di un familiare o di un conoscente, purché maggiorenne, o in forma dematerializzata solo in caso di genitore o tutore. Attraverso i Buoni e i Libretti, il risparmio postale continua così a crescere e ad accompagnare le famiglie e le nuove generazioni coniugando la sicurezza della garanzia statale sul capitale investito, educazione finanziaria e innovazione digitale. 

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Stellantis riorganizza la comunicazione in Italia

Riorganizzazione del team di comunicazione di Stellantis in Italia, diretto da Claudio D’Amico, tramite la redistribuzione degli incarichi tra cinque manager (operativi dal primo novembre) e l’accorpamento della gestione delle relazioni con la stampa di diversi marchi del gruppo.

I movimenti nel team di comunicazione di Stellantis in Italia

Dal primo novembre Marco Freschi, finora PR Manager di Fiat, Abarth, Fiat Professional, Stellantis Pro One, Stellantis Fleet & Business, assumerà l’incarico di PR Manager di Citroen e DS Automobiles. Andrea Gualano, già PR Manager di Jeep, Dodge e Ram, assumerà lo stesso ruolo per Fiat, Abarth, Fiat, Fiat Professional e Lancia. Marco Pontida entrerà in carica come PR Manager di Peugeot, mantiene lo stesso ruolo per Alfa Romeo. Stefano Virgilio diventerà PR Manager di Pro One e di Stellantis B2B, mantenendo l’incarico per Opel. Erika Camelin, che resterà PR Manager di Leapmotor, assumerà pure l’incarico di PR Manager di Parts & Service.

Crédit Agricole in Italia, i risultati dei primi nove mesi del 2026: utile netto a 1,5 miliardi

Sono stati presentati i risultati dei primi nove mesi del 2026 del gruppo Crédit Agricole in Italia, che ha conseguito un utile netto pari a 1,526 miliardi di euro, confermando l’Italia come secondo mercato domestico per Crédit Agricole, con una crescita dei ricavi pari a 4 miliardi di euro (+4,5 per cento a/a). La performance del Gruppo guidato da Hugues Brasseur, amministratore delegato di Crédit Agricole Italia e senior country officer, si riflette nel sostegno all’economia reale con un totale finanziamenti pari a 105 miliardi di euro (+3,9 per cento a/a) e una raccolta complessiva stabile a 348 miliardi di euro. Il Gruppo ha in Italia oltre 6 milioni di clienti e 16 mila collaboratori.

Utile netto di Crédit Agricole Italia a 708 milioni

Anche Crédit Agricole Italia ha presentato i risultati relativi ai primi nove mesi del 2026. L’utile netto consolidato si attesta a 708 milioni di euro, in crescita del 2,1 per cento su base annua. La banca ha continuato ad affiancare famiglie e imprese con un’offerta di prodotti e servizi ampia e completa, facendo leva sulle sinergie con tutte le società del Gruppo presenti in Italia. Il dinamismo commerciale è confermato dall’espansione della base clienti (+3 per cento a/a), con 152 mila nuove acquisizioni, risultato sostenuto dal costante contributo del canale digitale (38 per cento). La patrimonializzazione si conferma solida. Common equity tier 1 e total capital ratio si attestano, rispettivamente, a 13,3 per cento e 18,1 per cento, mantenendo un ampio margine rispetto ai requisiti minimi assegnati dalla Bce. A livello globale, il Gruppo Crédit Agricole ha ottenuto nei primi nove mesi del 2026 un utile netto di 8,302 miliardi, con ricavi pari a 31,378 miliardi di euro.

L’inflazione a ottobre sale al 5,4 per cento: record dal 2023

Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat, a ottobre l’inflazione ha accelerato ancora, tornando al livello registrato ad agosto 2023: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione pari a +0,9 per cento su base mensile e a +5,4 per cento su base annua, in forte aumento rispetto al +4,2 per cento rilevato a settembre.

Inflazione oltre le attese con il caro energia

L’aumento, spiega l’Istat, è spinto soprattutto dalla ripresa dei beni energetici (la variazione tendenziale passa dal +22,6 per cento di settembre al +31,4 di ottobre), ancora influenzato dal quadro geopolitico internazionale, e dai rincari nel settore alimentare (in particolare i prodotti non lavorati, saliti da +5,5 per cento a +7,5) e nei servizi di trasporto (da +1,6 per cento a +3,1). Accelera anche il cosiddetto ‘carrello della spesa’ accelera (da +1,5 a +2,5 per cento) e l’inflazione di fondo si attesa a +2,0 per cento (da +1,6). L’inflazione acquisita a ottobre, per il 2026, risulta pari al +3,4 per cento.

Chi è il magnate ceco Michal Strnad, che ha offerto 30 miliardi per Delfin

https://www.lettera43.it/del-vecchio-lunico-giocattolo-che-leonardino-non-puo-comprare/Delfin ha rifiutato l’offerta del magnate ceco Michal Strnad, che il 20 ottobre aveva messo sul piatto 30 miliardi di euro per l’intero capitale della holding della famiglia Del Vecchio, la cui proprietà è molto frammentata: ognuno degli otto eredi detiene infatti il 12,5 per cento, e come noto, ci sono forti contrasti interni. La notizia, anticipata dal Domani, è stata confermata da Leonardo Maria Del Vecchio, secondo cui «il lavoro di una vita» del padre Leonardo, fondatore di Luxottica, «deve restare un patrimonio dell’Italia».

Strnadc è l’uomo più ricco della Repubblica Ceca

Strnad, che ha solo 34 anni, è l’uomo più ricco della Repubblica Ceca: nel 2018 ha rilevato dal padre Jaroslav (che a metà Anni 90 aveva fondato Excalibur Army, azienda specializzata nel recupero e nella commercializzazione di mezzi militari dismessi dopo la fine della Guerra Fredda) il controllo nel 2018 del gruppo Czechoslovak Group (CSG), attivo nella difesa, che oggi capitalizza circa 14,7 miliardi di euro. Come ha evidenziato l’Economist, il fatturato di CSG ha cominciato a lievitare nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina: il gruppo è infatti uno dei cardini della Czech Ammunition Initiative, programma promosso dal governo di Praga (e finanziato da diversi Paesi occidentali) per fornire munizioni a Kyiv.

Il colosso CSG è quotato in Borsa da gennaio

Della galassia di CSG, sbarcato a gennaio alla Borsa di Amsterdam, fanno parte oltre 100 aziende, appartenenti non solo alla difesa: dall’italiana Fiocchi, punto di riferimento a livello globale nella produzione di munizioni di piccolo calibro, a Kinetic Group, ramo delle munizioni di Vista Outdoor che comprende marchi statunitensi come Federal, CCI e Remington, fino a Tatra, storica casa automobilistica ceca, e l’italiana Armi Perazzi. Nel portafoglio di Strnad, diversificato attraverso una serie di investimenti del braccio finanziario Akipia, figurano anche la maggioranza del Viktoria Plzeň, squadra di calcio ceca, e il 14 per cento di Pirelli, acquisita dai cinesi di Sinochem per 987 milioni.

Binance, attacco hacker da 6,3 miliardi di dollari: sospetti sulla Corea del Nord

Il colosso delle criptovalute Binance è stato colpito da un attacco hacker che ha coinvolto fondi per circa 6,3 miliardi di dollari, cifra oltre quattro volte superiore a quella sottratta alla piattaforma Bybit nella più grande operazione di questo tipo registra finora. Binance, principale exchange di criptovalute al mondo per volume di scambi giornalieri, ha fatto sapere di aver congelato circa la metà degli asset e che non sarebbero state sottratte le private keys, cioè i codici univoci che permettono agli utenti di operare. Resta comunque enorme la portata dell’attacco: dietro ci sarebbe la Corea del Nord.

Tutte le strade portano a Pyongyang

Negli ultimi cinque anni, il settore delle criptovalute è stato colpito da perdite ingenti causate dagli hacker. Anche escludendo gli asset congelati, il furto denunciato da Binance supera ampiamente quello da 1,5 miliardi di dollari ai danni della piattaforma Bybit, avvenuto nel 2025. All’epoca, il colpo record ai danni fu attribuito a un gruppo di hacker noto come TraderTraitor, legato alla Corea del Nord e parte di Lazarus Group, che nel 2014 fece parlare di sé per l’attacco informatico a Sony Pictures per ritorsione contro The Interview, commedia satirica che prendeva in giro il leader nordcoreano Kim Jong-un. E anche in questo caso tutte le strade portano a Pyongyang: è noto che il regime asiatico addestri e utilizzi team di hacker per condurre operazioni e recuperare preziose risorse finanziarie. Secondo l’azienda di analisi blockchain TRM Labs, diversi elementi dell’attacco a Binance presentano analogie con precedenti incidenti riconducibili alla Corea del Nord, tra cui proprio l’hackeraggio ai danni di Bybit avvenuto l’anno scorso.

Intesa Sanpaolo: avanti con l’offerta su Mps, pronta un’opa obbligatoria su Mediobanca

All’indomani dell’assemblea dei soci di Mps che ha bocciato la fusione con Mediobanca e le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, tramite una nota Intesa Sanpaolo ha confermato formalmente l’intenzione di proseguire con l’opas rivolta alla totalità delle azioni ordinarie di Monte dei Paschi di Siena. La decisione di procedere è una diretta conseguenza dell’esito dei voti assembleari di Rocca Salimbeni, che hanno respinto una serie di operazioni straordinarie alternative che avrebbero mutato l’assetto della banca senese, e da cui è uscito un “no” anche alla riduzione volontaria del capitale funzionale alla distribuzione straordinaria di riserve.

LEGGI ANCHE: Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge

Pronta un’opa obbligatoria su Piazzetta Cuccia

Il punto cruciale per il proseguimento dell’offerta di Intesa Sanpaolo riguardava la fusione per integrazione tra Mps e Mediobanca. L’istituto guidato da Carlo Messina ha infatti confermato la rinuncia alla relativa ‘condizione di efficacia’ posta originariamente l’8 giugno. L’offerta, di conseguenza, resta pienamente valida e non viene annullata dal mancato accordo con Piazzetta Cuccia. La nota diffusa chiarisce infine un ulteriore passaggio: nel caso in cui l’opas su Mps dovesse perfezionarsi con successo, la banca torinese promuoverà un’offerta pubblica obbligatoria sulle azioni ordinarie di Mediobanca che non sono attualmente detenute né da Monte dei Paschi né dalla stessa Intesa Sanpaolo.

Novaya Gazeta chiude in Russia: «Uccisi dalle autorità e dai servizi»

Novaya Gazeta, quotidiano classificato come agente straniero da Mosca, ha annunciato la cessazione delle attività in Russia dal 9 novembre. «Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività», si legge sul sito del quotidiano. La testata era già sottoposta a limitazioni dal 2022. Parte della redazione aveva già lasciato il Paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta – Europe.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?

Immaginate di essere un ciclista all’affannoso inseguimento di una maglia rosa nettamente più veloce e in forma. Non riuscendo a raggiungere il rivale in altro modo, un suo eventuale intoppo sarebbe la miglior notizia possibile, a patto di saperne approfittare. Mutatis mutandis, è quello che sta succedendo nella politica nazionale. Di fronte a un governo Meloni sempre più traballante, l’opposizione sembra talmente concentrata sui suoi problemi ombelicali da non comprendere nemmeno quale grande occasione si ritrovi davanti.

Il vandalismo che distrae dai veri motivi delle manifestazioni

I leader del centrosinistra sembrano immobili davanti a questo autunno caldissimo, con le piazze che insorgono contro le crescenti diseguaglianze sociali, i licei e le univeristà occupati da studenti angosciati dal futuro e il blocco dei tir al Sud che ha svuotato gli scaffali della grande distribuzione. O, meglio, difendono chi protesta con l’obiettivo di ampliare i consensi, senza però provare a dare la spallata al centrodestra. Ovviamente non tutte le colpe possono essere addossate al governo, ma ciò non rende meno evidente il suo stato confusionale.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Scontri e saccheggi in via Torino, a Milano (Ansa).

Se Matteo Salvini e Antonio Tajani ci hanno ormai abituati a gaffe in serie, anche la premier inizia a perdere colpi, come dimostra la grave sgrammaticatura istituzionale che l’ha opposta alla gip di Milano sulla scarcerazione di Youssef Siher, creatore della chat “Movimento 17 ottobre“. Da quella fatidica data abbiamo iniziato tutti a straparlare dei disordini milanesi e delle vetrine rotte, tralasciando alcuni elementi di sostanziale importanza.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Youssef Siher (Ansa).

Piantedosi non dovrebbe rendere conto della gestione delle piazze?

Le ragioni di fondo delle proteste non possono essere sottaciute a causa di chi le ha cavalcate con ben altre finalità. A maggior ragione le distruzioni non giustificano le violenze commesse dalle forze dell’ordine ai danni di manifestanti pacifici, in qualche caso minorenni, che paiono emergere da diversi video trasmessi anche da canali non certo anti-governativi, come quelli di Mediaset. Certamente si può e si deve auspicare che la magistratura faccia chiarezza sul punto.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Una macchina dei carabinieri presa d’assalto in Piazza Duomo (Ansa).

Sul piano politico, inoltre, ci sarebbero ragioni più che sufficienti perché il centrosinistra ne chiedesse conto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (rimasto da poco senza portavoce), che dovrebbe anche spiegare perché Milano non ha diritto ad avere i poliziotti che chiede da tempo: non si nasconda dietro i militari che, opportunamente arginati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non hanno gli stessi poteri nella tutela dell’ordine pubblico. Negli anni abbiamo visto richieste di dimissioni e mozioni di sfiducia per molto meno. Oggi invece le piazze urlano e il parlamento tace.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

Qualche eccezione? Arturo Scotto del Partito democratico, che in effetti ha attaccato il titolare del Viminale; un’interrogazione parlamentare del 29 ottobre firmata dai deputati dem Matteo Mauri e Debora Serracchiani; e prima ancora lo scontro, più a livello personale che altro, tra Piantedosi e il sindaco Beppe Sala, definito «radical chic» dal ministro. Con tutto il rispetto, si può fare di più.

La vera opposizione la stanno facendo… i cittadini

Non è nemmeno la prima volta che la vera opposizione al governo Meloni viene fatta direttamente dai cittadini. A marzo il flop del referendum sulla Giustizia aveva già chiaramente evidenziato un malumore diffuso nella società civile, non intercettato dai partiti del centrosinistra, la cui somma dei consensi è nettamente inferiore al numero di chi ha votato “No”.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Cartelli per il no alla riforma della giustizia (foto Imagoeconomica).

Con un clima del genere, a pochi mesi dalle elezioni, sarebbe naturale schierarsi pancia a terra con le ragioni della protesta, magari ponendosi come garanti della legalità per evitare che ulteriori violenze delegittimino i manifestanti. In fondo è proprio quello il posto naturale di un centrosinistra capace di essere al passo con i tempi, pur senza rinnegare le sue radici. L’agenda del campo largo però sembra leggermente diversa.

Gli scontri fratricidi tra Schlein e Conte portano solo guai

Ormai da mesi viene raccontato il minuetto della rivalità tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, per nulla risolta dalla fuga in avanti della segretaria dem nell’ultima assemblea del partito. La sua candidatura a premier con le primarie o senza nasconde un sottotesto di timore, perché ai gazebo non è detto che tutti gli elettori del Pd preferiscano lei al leader del Movimento 5 stelle: i nemici interni sono tanti e determinati.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Giuseppe Conte nello studio di 5 minuti di Bruno Vespa, con l’immagine di Elly Schlein sullo sfondo (foto Imagoeconomica).

Come se non bastasse questo dualismo, tempo ed energie se ne vanno nella composizione del mosaico in vista delle elezioni, col prestito di Andrea Crisanti per agevolare l’ingresso di Rifondazione comunista in parlamento e gli immancabili sommovimenti al centro, dove la cementazione della sterminata galassia che va da Matteo Renzi ad Alessandro Onorato, passando per Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, richiede una pazienza degna di Giobbe.

Primarie addirittura il 14 marzo? Altro assist a Meloni

Una pazienza che certamente non si può chiedere agli elettori, i quali hanno ben altri problemi quotidiani da risolvere. Chissà se la cosa è percepita anche dai leader che, clamorosamente, ora meditano di spostare le (eventuali) primarie addirittura al 14 marzo. Questo continuo rinvio è doppiamente pericoloso. Nel caso di elezioni anticipate, in pratica si azzererebbe lo spazio della campagna elettorale, a tutto vantaggio di Meloni.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Quando ci saranno le primarie del Pd? (foto Imagoeconomica).

Oltretutto ci sarebbero delle ripercussioni a livello locale, perché tutto è congelato fino a nuovo ordine da Roma. Ma a Milano, dove il centrosinistra nella corsa al dopo Sala può perdere solo infilando una serie clamorosa di autogol, si attende il via libera ormai da tempo. Continuare a fare melina rischia davvero di aumentare la demotivazione degli elettori. Una scelta tafazziana, soprattutto in un’epoca di preoccupante astensionismo.

Star Trek: È morto Patrick Stewart, il capitano Picard di Star Trek

È morto Patrick Stewart, il capitano Picard di Star Trek

L’attore britannico, indimenticabile Jean-Luc Picard di Star Trek: The Next Generation e Professor Xavier degli X-Men, è morto a 86 anni. Una carriera straordinaria, dal teatro shakespeariano alla fantascienza, che ha attraversato oltre sessant’anni di spettacolo.

Dopo Water Koenig un altro grandissimo lutto colpisce la community di Star Trek.  È morto mercoledì 28 ottobre 2026, all’età di 86 anni, Patrick Stewart, uno degli attori più amati dal pubblico della fantascienza, interprete del capitano Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation e del professor Charles Xavier nella saga cinematografica degli X-Men. La notizia è stata diffusa il giorno successivo dalla famiglia. L’attore si è spento nella sua casa di Los Angeles, accanto alla moglie Sunny Ozell, dopo... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - SERIE TV - Star Trek - 30 ottobre 2026 - articolo di Redazione

Dall’estero: La trama di Star Wars – Episodio X potrebbe essere stata leakata

La trama di Star Wars – Episodio X potrebbe essere stata leakata

Secondo voci di corridoio, il nuovo capitolo della saga avrebbe una coppia come protagonista

Una nuova trilogia di film si avvicina per Star Wars, e con essa speculazioni e rumors su quale sia il futuro della galassia lontana lontana. L'Episodio X è infatti stato affidato da Lucasfilm al regista Jon Watts (Star Wars: Skeleton Crew) e allo sceneggiatore Simon Kinberg (Star Wars Rebels), su cui ricade il compito di continuare la Saga degli Skywalker dopo gli eventi di Episodio IX. Proprio per questo desiderio di continuità, sembra che il nuovo film riporterà sullo schermo Daisy Ridley nei panni di Rey – che avrebbe dovuto essere protagonista di un film... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 30 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Le poesie di Ursula K. Le Guin

Le poesie di Ursula K. Le Guin

Per la prima volta tradotte in italiano con la raccolta Il mondo mi sognò, io sogno il mondo

Abbiamo conosciuto Ursula K. Le Guin come scrittrice di fantascienza, come scrittrice fantasy e anche come saggista. Ma fino a oggi il lettore italiano non aveva ancora avuto modo di conoscere la Le Guin poetessa. Pone rimedio a questa lacuna l'editore Crocetti col volume Il mondo mi sognò, io sogno il mondo, nella traduzione di Annalisa Crea e introduzione di Harold Bloom. La quarta di copertina Per la prima volta in traduzione italiana, una scelta di componimenti dall'ampia produzione poetica di Ursula K. Le Guin, che abbraccia quattro decenni e si muove in un territorio... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 30 ottobre 2026 - articolo di S*

Editoria: Da Neuromancer a Ghost in the Shell: quando la fantascienza ha anticipato l’identità digitale

Da Neuromancer a Ghost in the Shell: quando la fantascienza ha anticipato l’identità digitale

Negli anni ’80 e ’90 la fantascienza cyberpunk aveva già iniziato a immaginare un futuro in cui l’identità di una persona non sarebbe stata legata soltanto al corpo fisico.

Nomi, informazioni, accessi e perfino la coscienza avrebbero potuto viaggiare attraverso reti digitali, diventando parte integrante del modo in cui un individuo veniva riconosciuto dagli altri e dai sistemi informatici. A distanza di decenni, quelle intuizioni appaiono sorprendentemente attuali: oggi una parte crescente della nostra vita passa attraverso account, credenziali e strumenti di identificazione digitale che permettono di dimostrare chi siamo senza essere fisicamente presenti. Neuromancer e la nascita del cyberspazio Uno dei punti di partenza di questa visione è... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 30 ottobre 2026 - articolo di S*

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti

Cercasi accompagnatore. Pare un annuncio per gigolò. Invece è soltanto la condizione terminale della Federazione italiana giuoco calcio (Figc), che continua a dimenarsi in cerca di un presidente, sette mesi dopo la terza mancata qualificazione consecutiva alla fase finale del Mondiale 2026. A contendersela sono due soggetti che di ritirarsi a vita privata non vogliono proprio saperne: il dottore in giurisprudenza Giovanni Malagò, 67 anni, e il geometra Adriano Galliani, 82 anni. Entrambi alle prese con un problema di tesseramento: ciò che risulta incredibile, se si pensa alla vastità del loro curriculum dirigenziale. Ma tant’è. Per questo entrambi hanno dovuto trovare l’escamotage per sanare la propria posizione: farsi tesserare come dirigenti accompagnatori, appunto.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò e Adriano Galliani nel 2013 (Imagoeconomica).

I taxi del Calcio a 5 dell’Aniene e dell’interista (sic!) Enotria

Nel caso di Malagò, il ruolo gli è stato concesso dalla squadra di calcio a 5 del Circolo Aniene, istituzione di cui è presidente onorario. Quanto a Galliani, si è rivolto all’Enotria. Che sarebbe un club milanese specializzato in formazione di giovani calciatori nonché affiliato all’Inter. Fatto che, per l’uomo che ha rappresentato un trentennio di milanismo, stride parecchio. Ma che volete farci? Siamo nell’epoca delle società liquide e del calcio gassoso. Sicché può starci pure che l’ex plenipotenziario rossonero compia il primo passo verso la candidatura presidenziale foderandosi di nerazzurro. Conta solo che i due, proponendosi nel ruolo di attempati accompagnatori, si siano messi nelle condizioni di rispettare le regole. Che solo dirlo fa sganasciare dalle risate. A proposito: ma non è che, per caso, sarebbe disponibile anche il buon vecchio Tonino Matarrese, che alla fine di anni ne ha solo 86?

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Figc, un crescendo di pasticci

Non serve che chiediate al calcio di dimostrare la sua impossibilità di essere normale: lo fa benissimo da sé, senza necessità di sollecitazioni. E per scongiurare il rischio che ve ne dimentichiate, ne dà mostra ogni volta in modo peggiore. Basta guardare freddamente la situazione, senza soffermarsi sui singoli episodi e sul loro carattere pirotecnico, che pare fatto apposta per calamitare l’attenzione sul dettaglio, deviandola dall’insieme. L’insieme dice che, da quel 31 marzo a Zenica che vide la Nazionale azzurra eliminata dalla Bosnia-Erzegovina, la Figc ha perso qualsiasi parvenza di stabilità.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti

C’è stato dapprima il “trimestre bianco” di Gabriele Gravina, dimissionario ma rimasto in carica per l’ordinaria amministrazione nell’attesa del nuovo presidente: che in realtà non è stato un presidente, ma un circo. Il Circo Malagò. Fatto di finta innovazione della governance e reale personalismo nella gestione delle cose federali. Il primo intoppo, quello di cui è stata vittima la triade Maldini-Leonardo-Pirlo, sarebbe già stato prova sufficiente per rimandarlo a casa. Ma poi c’è stato anche il resto: l’anienizzazione della Nazionale e dei ruoli federali, la nomina di Diana Bianchedi palesemente incompatibile con la carica di vicepresidente Coni, e infine la scoperta che lo stesso Malagò fosse ineleggibile perché non tesserato dalla Figc. Risultato: federazione commissariata, con Malagò nominato commissario di se stesso e al lavoro per preparare l’elezione di se medesimo.

Galliani, orfano di Silvio, adesso prova a fare da sé

In un Paese normale sarebbe intervenuto non già il ministero competente, ma l’ambulanza dotata di camicie di forza. Ma siamo in Italia e questo basta per spiegare anche l’altra candidatura: Galliani Adriano da Monza, che si concede una nuova sfida nel calcio. Ne era uscito una prima volta dopo la fine dell’era berlusconiana al Milan; vi era rientrato durante la breve parentesi in cui Silvio ha voluto regalarsi il Monza come balocco calcistico della vecchiaia, ma dopo la morte del capo anche per il geometra è arrivata la fine di quella traiettoria. Adesso Galliani prova a fare da sé, senza l’ombra di Sua emittenza a tutelarlo.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Adriano Galliani (Imgoeconomica).

Può spendere un passato dirigenziale che lo ha visto impegnato anche nel ruolo di presidente della Lega Serie A. Un ruolo che ha lasciato il segno al punto tale che, come ci è stato raccontato da una voce confidenziale in Lega, ai tempi in cui era amministratore delegato del Monza il geometra, durante le assemblee, sedeva accanto ai dirigenti dei grandi club anziché nelle poltrone di retrovia della sala. Anche dove piazzi le natiche dice chi sei. Tornando al discorso del Paese normale, uno che nel 1991 ritirò dal campo la squadra durante una partita dell’allora Coppa dei Campioni contro il Marsiglia, in Francia, per il blackout di uno dei riflettori, non avrebbe più dovuto avere cittadinanza nel mondo dello sport. Ma, ancora una volta, siamo in Italia: sicché, 35 anni dopo quella prodezza, Galliani può serenamente correre per la presidenza Figc.

La partita decisiva si gioca in Lega Serie A

La candidatura di Galliani è un sasso nello stagno. Il balletto di Malagò che commissaria se stesso e poi si avvicenda era dato come naturalmente destinato verso l’esito di Malagò Giovanni che succede a Giovanni Malagò. E invece adesso l’esito è tutt’altro che scontato: perché se scende in campo un soggetto che ha alle spalle un passato (remoto) come quello di Galliani, non si può certo parlare di una candidatura di testimonianza: c’è alle spalle un sommovimento serio. A dimostrarlo è il fatto che due delle componenti di voto (l’Aic che rappresenta i calciatori e l’Aiac che rappresenta gli allenatori) si sono già schierate dalla sua parte. Ma la partita decisiva si gioca, ancora una volta, in Lega Serie A. La cosiddetta Confindustria del calcio era stata la componente che con maggiore decisione si era schierata dalla parte di Malagò in estate (19 società su 20) e grazie a questo endorsement la candidatura dell’ex presidente Coni aveva preso quota.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò (foto Ansa).

La logica della scelta è quella del meno peggio

Ma poi sono cominciati i mal di pancia, a partire dalla nomina del commissario tecnico: la Lega pressava per Antonio Conte, Malagò voleva Roberto Mancini (socio Aniene e suo compagno di squadra nel calcio a 5), tanto da far fuori la triade Maldini-Leonardo-Pirlo e rimpiazzarla con Claudio Ranieri (Aniene pure illo) accanto al ct. E poi c’è stato tutto il balletto delle decisioni prese in totale autonomia, senza consultare le altre componenti. Era troppo sicuro del suo potere, Giovannino. Ma adesso che sente sul collo il fiato di Galliani, si preoccupa sul serio. Potrebbe essere ricordato come il presidente che non lo è mai stato, e che per nemmeno un anno ha governato da abusivo. Degna chiusura della carriera da dirigente sportivo. Per questo adesso rivendica risultati improbabili come prova del suo buon governo: tipo le vittorie della Nazionale sotto il suo mandato (due partite contro una scassatissima Turchia, capirai). Dal canto suo, Galliani non sa ancora su chi potrà contare come base elettorale. In Lega Serie A il consenso non è così scontato: persino i suoi due ex club, Milan e Monza, non sembrano schierati in partenza con lui. Ma potrebbe far leva sulla vasta delusione provocata da Malagò nelle stanze di via Rosellini. In fondo, la logica della scelta sarà quella del meno peggio. Di modo che il calcio italiano continui a galleggiare nella melma che è il suo habitat più recente.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò con Roberto Mancini.

Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci scende ancora, sorpasso di Avs

L’ultima Supermedia Youtrend/Agi, media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto realizzata sulla base di nove sondaggi realizzati da sei istituti dal 15 al 28 ottobre, evidenzia un netto calo di Futuro Nazionale. Il partito di Roberto Vannacci è infatti dato adesso al 6,1 per cento: -1,1 rispetto alla Supermedia di due settimane fa.

Futuro Nazionale viene anche raggiunto dalla Lega

La nuova Supermedia evidenzia la crescita di Fratelli d’Italia, principale beneficiario del netto calo dei vannacciani: il partito di Giorgia Meloni sale al 27,9 per cento (+0,7). Il Pd è dato al 20,2 per cento (+0,1), mentre frena ancora il Movimento 5 stelle, ora all’11,9 per cento (-0,5). Forza Italia è stabile al 7,4 per cento. Segue Alleanza Verdi e Sinistra, che nonostante un leggero calo (-0,2) con il 6,2 per cento è ora davanti a Fn, raggiunto peraltro dalla Lega (+0,1). Per quanto riguarda i partiti minori, Azione è al 3,3 per cento (+0,1), Italia Viva è stabile al 2,4 per cento, +Europa scende all’1,5 per cento (-0,2) e il Partito Liberal Democratico all’1,3 per cento (-0,1). In leggera frenata Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1), stessa quota di Sud chiama Nord. Per quanto riguarda le coalizioni, entrambe in risalita, c’è sostanziale parità tra il campo largo al 43,8 per cento (+0,7) e il centrodestra al 43,7 (+0,8).

I soci Mps bocciano le offerte su Banco Bpm e Banca Generali

Dopo aver detto no alla fusione per integrazione con Mediobanca, l’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena ha bocciato le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali: tramonta così il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio per resistere all’offerta di Intesa Sanpaolo.

LEGGI ANCHE: Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge

I soci Mps bocciano le offerte su Banco Bpm e Banca Generali
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

In entrambi i casi il ‘no’ ha superato quota 90 per cento

All’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, primo punto del piano di Lovaglio, ha detto no il 91,1 per cento del capitale presente (due terzi del totale), a fronte di un 6,47 favorevole e di un 2,41 che si è astenuto. Nel caso dell’offerta su Banca Generali, i voti contrari sono stati pari al 90,9 per cento del capitale presente, quelli favorevoli al 6,66 e gli astenuti al 2,41.

Delfin, Rocco Basilico respinge l’offerta di Lmdv per l’acquisto del suo 12,5 per cento

Dopo quello dei soci fondatori del Fatto Quotidiano, Leonardo Maria Del Vecchio incassa un altro no: il fratellastro Rocco Basilico ha infatti respinto la sua offerta di 3,5 miliardi di euro per il 12,5 per cento delle quote di Delfin (che alla morte di Leonardo Del Vecchio sono state divise tra otto eredi).

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I tre motivi per cui Basilico ha detto no a Leonardo Maria Del Vecchio

La cifra avrebbe comportato uno sconto del 30 per cento sul valore netto patrimoniale di Delfin: la finanziaria lussemburghese è quotata attorno a 40 miliardi. Ma non è questo l’unico motivo che ha spinto Basilico (anch’egli figlio di Nicoletta Zampillo che in prime nozze ha sposato Paolo Basilico) a dire no. Ce ne sono altri due: il fratellastro di Lmdv non ha intenzione di vendere e inoltre c’è la questione dell’affidabilità compromessa del compratore, indebitato per oltre un miliardo, senza flussi di dividendi in entrata e in difficoltà a ricevere ulteriore credito dal sistema bancario.

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Lmdv aveva già provato a rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola

Lmdv aveva già provato ad acquistare per 10 miliardi (5 a testa) il 25 per cento di Delfin dai fratelli Luca e Paola. L’operazione, praticamente definita, era poi saltata a causa di problemi di finanziamento bancario e garanzie, oltre che per il rifiuto del cda di Delfin su determinati passaggi. Rimasto scottato, Lmdv aveva disertato l’assemblea della holding del 31 giugno e, ad agosto, aveva lasciato tutte le cariche ricoperte in EssilorLuxottica. Successivamente, Luca e Paola Del Vecchio hanno chiesto una penale complessiva di 500 milioni di euro per la mancata acquisizione delle quote di Delfin.

Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)

Il popolo ha fame? Dategli le targhe personalizzate. È l’ultima trovata del governo Meloni, che nella recente riforma del Codice della Strada ha sbloccato la possibilità appunto di scegliere targhe personalizzate sui propri veicoli, come già succede negli Stati Uniti. «Ci si potrà sbizzarrire. Qualcosa mi dice che la creatività degli italiani potrebbe farsi vedere», ha commentato sorridente la presidente del Consiglio. Ma attenzione, per dare prova della creatività e del genio italico si dovrà aspettare. E anche parecchio.

Le targhe personalizzate non arriveranno prima del 2028

Il testo del nuovo CdS dovrà infatti concludere l’iter parlamentare e ricevere i pareri degli organi competenti (Consiglio di Stato, Conferenza Unificata) prima della pubblicazione definitiva in Gazzetta Ufficiale, previsto nella primavera del prossimo anno. L’entrata in vigore formale della normativa è prevista per il primo gennaio del 2028, poi bisognerà attendere che la Motorizzazione Civile emani i regolamenti attuativi specifici e aggiorni i propri sistemi informatici e il Portale targhe personalizzate.

Costeranno 600 euro, ma per le moto ne basteranno 360

Le targhe personalizzate avranno un costo totale (anteriore e posteriore) di 600 euro: 500 verranno corrisposti all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per la produzione fisica, mentre 100 di maggiorazione saranno destinati al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per i motoveicoli basteranno 360 euro.

Ci si potrà sbizzarrire, ma con qualche paletto

Le nuove targhe ‘on demand’ avranno la struttura standard. Stile del font, dimensioni delle targhe, posizioni e colori (sfondo bianco con caratteri neri e bande blu laterali) rimarranno identici a quelli oggi in vigore. Lo schema sarà dunque quello fisso di sette caratteri (due lettere, tre numeri, due lettere), ma con diversi paletti. Innanzitutto, saranno vietate combinazioni di lettere e numeri già assegnate. Resteranno inoltre escluse le lettere storicamente vietate (I, O, Q e U) che possono confondere la lettura. E anche quelle accentate o straniere (come Ç, Ñ e Ö). Ovviamente niente combinazioni offensive, ambigue o fuorvianti.

Targhe personalizzate: i meme e gli sfottò al governo

Come ha anticipato Meloni, ci si potrà comunque sbizzarrire utilizzando le restanti 22 lettere che sono ammesse, comprese X, Y, W, K, J. Aspettando di poter sfoggiare la propria targa, il popolo ha già cominciato a impratichirsi sui social, tra meme e sfottò. Ecco i più gettonati.

Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)
Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)
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