Ferrara: Ora i flussi turistici più accessibili

La mobilità turistica di Salerno, da domani, alle ore 9:00, si arricchisce di un nuovo, fondamentale tassello con la corsa inaugurale del servizio bus “Salerno City Tour”, con partenza dal Terminal Crociere di Molo Manfredi a Salerno. Un progetto al quale ha lavorato tanto l’assessore al turismo uscente Alessandro Ferrara.

Domani si inaugura il servizio bus “Salerno City Tour”.  Può descriverci questa iniziativa e le modalità di funzionamento del servizio?

“Dopo tanto lavoro che ho fatto come Assessore Al Turismo ci sono riuscito ed è stato per me una grande soddisfazione sotto tutti i punti di vista. Il servizio ‘Salerno City Tour’ nasce con l’obiettivo di offrire ai cittadini e ai turisti un’esperienza nuova per scoprire le bellezze del territorio in maniera comoda, accessibile e organizzata. Si tratta di un bus turistico panoramico che collegherà alcuni dei punti più suggestivi di Salerno e del comprensorio costiero, consentendo ai visitatori di vivere un vero e proprio itinerario culturale e paesaggistico. Il servizio sarà attivo con fermate dedicate nei principali luoghi di interesse e permetterà ai passeggeri di salire e scendere per visitare la città e il territorio in piena libertà”.

Un servizio che nasce dalla sinergia tra Comune di Salerno, Comune di Vietri e Provincia grazie all’interlocuzione che lei ha avuto con il Consigliere provinciale con delega al turismo Francesco Morra.

“Assolutamente sì. Questo progetto rappresenta un importante esempio di collaborazione istituzionale tra il Comune di Salerno, il Comune di Vietri sul Mare e la Provincia. Ringrazio tanto il CMS per il grande supporto a questa bellissima iniziativa, il Consigliere provinciale delegato al turismo Francesco Morra per la disponibilità e per il lavoro svolto insieme, perché solo attraverso una sinergia concreta tra enti è possibile costruire iniziative capaci di valorizzare realmente il territorio e migliorare l’offerta turistica”.

Qual è l’obiettivo di questo nuovo servizio?

“L’obiettivo principale è quello di potenziare l’accoglienza turistica e valorizzare le straordinarie risorse paesaggistiche, culturali e artistiche del nostro territorio. Vogliamo offrire ai visitatori un servizio efficiente e attrattivo che consenta di vivere Salerno e la Costiera in modo semplice e piacevole, incentivando al tempo stesso una mobilità più sostenibile e integrata”.

Un servizio che inoltre permette una sorta di tour panoramico della città di Salerno e di parte della Costiera?

“Esattamente. Il ‘Salerno City Tour’ offrirà un percorso panoramico che consentirà di ammirare alcuni degli scorci più belli della città in primis il Castello Arechi di Salerno e di parte della Costiera, creando un collegamento ideale tra mare, cultura e tradizioni. Sarà un’esperienza pensata non solo per i turisti, ma anche per i cittadini che desiderano riscoprire il territorio da una prospettiva diversa”.

Questa iniziativa consentirà un incremento del turismo sostenibile secondo lei?

“Credo di sì. Investire in servizi di trasporto collettivo dedicati al turismo significa promuovere una mobilità più sostenibile, riducendo l’utilizzo delle auto private e migliorando la fruibilità del territorio. Inoltre, iniziative come questa contribuiscono a rendere più ordinati e accessibili i flussi turistici, favorendo una crescita del turismo che sia compatibile con le esigenze ambientali e con la qualità della vita dei residenti”. Sostenibilità, rispetto per l’ambiente e incremento dell’offerta turistica: questi i punti cardine di “Salerno City Tour”, con turisti e curiosi pronti a salire sulla prima corsa.

Mario Rinaldi

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Fastweb chiede a Iliad di ritirare la pubblicità con Megan Gale

La nuova pubblicità di Iliad con Megan Gale, che gioca apertamente sul richiamo nostalgico agli storici spot Omnitel e Vodafone andati in onda dal 1999 al 2008, è finita al centro di uno scontro con Fastweb, che ha intimato «l’immediata cessazione della diffusione della campagna su qualsiasi mezzo» (sarà trasmessa in tv dal 10 maggio ma è già visibile sui social), chiedendo una risposta entro 24 ore e riservandosi, altrimenti, di agire «nelle sedi competenti».

Lo spot Iliad con Megan Gale per le vie di Milano

Come spiega la lettera di diffida inviata da Fastweb e diffusa da Benedetto Levi, ceo di Iliad Italia, la modella e attrice australiana «mentre cammina per le vie di Milano viene riconosciuta dalla gente come protagonista di un’altra pubblicità (“Megan, cosa ci fai in questo spot?”, le chiede un passante; “Ho deciso di cambiare”, risponde lei)», poi «inaspettatamente entra in un negozio Iliad (“Megan, anche tu qui!” esclama l’addetto) e sceglie Iliad, “perché è per sempre, quindi…”», inoltre «i commenti della gente non si fermano: “Ma hai visto chi è passata?” chiede un uomo alla donna che è con lui; “Eh sì, è passata in Iliad anche lei”, risponde la donna». Megan Gale, peraltro, è vestita di rosso, «il colore che identifica Vodafone fin dal suo uso nel mercato italiano a partire dal 2003».

Fastweb:«Effetti denigratori nei confronti di Vodafone»

Secondo Fastweb, licenziataria del marchio Vodafone, la campagna di Iliad «si pone con ogni evidenza in contrasto con numerose norme del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale e del codice civile». Lo spot, si legge nella lettera, «realizza infatti un indebito e ingiustificato agganciamento alla notorietà e all’immagine aziendale Vodafone, oggi Fastweb S.p.A., con effetti denigratori nei confronti del marchio Vodafone, abbandonato persino dalla sua storica testimonial, ed effettua una comparazione meramente suggestiva fra Vodafone e Iliad a tutto vantaggio di quest’ultima».

Inoltre, prosegue Fastweb, «l’uso strumentale che viene fatto dello storico testimonial Vodafone contrasta inoltre con obbligo di correttezza codificato nell’art. 1 c.a.». Questo il commento di Levi: «Tutto cambia. Tutti possono cambiare. Ma non a tutti il cambiamento piace».

Francese: Salerno deve puntare con decisione sul turismo

di Erika Noschese

 

 

«Salerno deve puntare con decisione sul turismo, trasformandolo in uno dei principali motori di sviluppo economico, occupazionale e culturale della città». È quanto ribadisce Alessandra Francese, candidata al Consiglio comunale con la lista Progressisti per Salerno, a sostegno del candidato sindaco Vincenzo De Luca.

Per Francese, il turismo rappresenta una grande opportunità ancora non pienamente valorizzata, soprattutto in una città che negli ultimi anni ha registrato una crescita significativa di presenze e flussi turistici grazie al patrimonio storico, culturale e paesaggistico del territorio.

Proprio nei giorni scorsi, la candidata dei Progressisti ha promosso un incontro pubblico dedicato al futuro della città, durante il quale ha illustrato alcuni dei punti centrali del proprio impegno politico e amministrativo. Un’occasione di confronto con cittadini, associazioni e operatori del territorio, pensata per raccogliere proposte e rilanciare una visione di città più moderna, dinamica e inclusiva.

Nel corso dell’iniziativa, Francese ha rivendicato il lavoro svolto durante la precedente consiliatura, sottolineando il rapporto costruito negli anni con i cittadini che le avevano già accordato fiducia eleggendola in Consiglio comunale.

Francese, la campagna elettorale è ormai entrata nel vivo. Che clima si respira?

«In realtà, si percepisce meno fervore rispetto alle scorse elezioni. Una parte della cittadinanza non è più partecipe come un tempo; c’è un velo di amarezza e sfiducia, alimentato dall’andamento degli ultimi dieci anni. Tuttavia, non dobbiamo scoraggiarci: il nostro compito è riportare entusiasmo, agendo con onestà e senza prendere in giro nessuno».

Nei giorni scorsi, l’incontro con Vincenzo De Luca. Un importante attestato di stima…

«L’incontro con Vincenzo De Luca è stato un momento emozionante. Non avevo mai avuto, prima d’ora, l’opportunità di esprimere il mio pensiero davanti a tanti amici e al fianco di un uomo di tale spessore politico e umano. È stata un’occasione di confronto importante che mi ha dato molto».

Lei sta incontrando i cittadini della zona. Quali le loro richieste?

«Incontro persone quotidianamente — per lavoro e per inclinazione caratteriale — ma il bagaglio di conoscenze che si accumula durante una campagna elettorale è un arricchimento unico. Le richieste dei cittadini, in fondo, restano concrete e costanti: pulizia e decoro urbano, manutenzione costante, sicurezza per le famiglie, lavoro e opportunità».

Imprenditoria, quali iniziative mettere in campo?

«Salerno deve puntare con decisione sul turismo. Abbiamo potenzialità straordinarie legate al mare, al paesaggio e alla nostra storia. Dobbiamo valorizzare ciò che la città offre, incrementando l’attrattività attraverso eventi di qualità che possano generare un reale indotto economico».

Giovani e lavoro, da dove ripartire?

«Credo che i giovani debbano ripartire dalle radici della nostra civiltà. Questo lavoro deve iniziare nelle scuole: oggi si stanno perdendo i valori fondamentali, come l’amore per il prossimo e per la propria terra, che sono le basi di ogni comunità.

C’è moltissima intelligenza nei ragazzi di oggi, ma spesso è mal sfruttata o influenzata negativamente dal mondo dei social. Questo fenomeno porta a sottovalutare, o addirittura denigrare, il lavoro artigiano, un settore che rappresenta la nostra storia e che rischia purtroppo di scomparire».

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Tullio Calzone: Cosmi, una garanzia per la Salernitana

Enzo Sica

 

Parlare con Tullio Calzone, capo servizio di Corriere dello Sport e Guerin Sportivo, della Salernitana alla vigilia dei play off che prenderanno il via tra pochi giorni e che porteranno in serie B la migliore squadra che uscirà da questo post season ci permette di offrire ai nostri lettori un quadro preciso della situazione in casa granata.

Partiamo da lontano chiedendo subito cosa ne pensia del campionato, della stagione regolare conclusa nell’ultima domenica di maggio della Salernitana.

«Certamente al di sotto delle attese, considerando anche gli investimenti effettuati dalla proprietà. Non solo quelli della città e della tifoseria che solo tre anni fa lottava in serie A».

Si aspettava, dopo quella partenza lanciata e anche positiva in campionato questo terzo posto finale tra alti e bassi?.

«Dico che è un buon risultato ma si poteva ambire a qualcosa di più, anche alla vittoria del torneo in un girone obiettivamente difficile e molto competitivo per la rivalità tra le piazze».

Come giudica il lavoro iniziale del tecnico Raffaele e quello finale, in vista dei play off, di Cosmi?

«Raffaele ci ha messo l’anima ma la Salernitana non è mai diventata una squadra anche per qualche vuoto di organico e per alcuni infortuni. Serse Cosmi ha lavorato, fin quando è stato chiamato a Salerno, sul piano tattico e su quello mentale con risultati incostanti. Credo che dopo un pò abbia capito che per il primo posto ci fosse poco da fare vista la voragine che c’era con Benevento, che poi ha vinto il campionato e il Catania».

Il cambio tecnico poteva avvenire prima per dare un senso diverso alla stagione che, purtroppo, si era già incanalata diversamente con la prima posizione lontana?

«Penso che dopo la bruciante sconfitta nel derby di Benevento bisognava già azzerare tutto e ripartire. E forse sarebbero arrivati altri risultati».

Pensa che questo girone meridionale sia stato mediocre con solo tre, quattro squadre in grado di disputare un buon torneo?

«Be, si. Benevento e Catania sono state costruite per vincere vista la loro lunga militanza in serie C. Ma anche il Cosenza e la Salernitana aspiravano alla promozione. Ma resta, questo, un girone complicato anche per i molti derby e le storiche rivalità. Non è facile imporsi o quanto meno è meno facile rispetto agli altri gironi».

Quanto ha pesato  sulla squadra e anche sull’ambiente negli ultimi mesi il passaggio di proprietà che poi non si è concretizzato?

«Una vicenda censurabile per tempistiche e modalità. Ha finito per togliere  energie facendo emergere la volontà di disimpegno di Danilo Iervolino. Un vero peccato, a mio avviso, per la città di Salerno che non riesce ad esprimere una governance all’altezza di questa proprietà che ha tenuto la società in A per tre campionati di fila. Anche se in A il cavalluccio ci è arrivato attraverso la proprietà, spesso legittimamente osteggiata di Lotito e Mezzaroma con Angelo Fabiani al timone tecnico. Comunque la cessione del club conferma una verità incontrovertibile: entrare nel calcio non è difficile, è complicato soprattutto con garanzie economiche e di sostenibilità».

Come vede l’assenza per tutto il girone di ritorno di un attaccante come Inglese, fermo per infortunio, che non ha potuto dare una mano importante alla sua squadra anche se sia Ferraris che Ferrari ma anche Achik nelle ultime gare di campionato hanno dato davvero il massimo?

«Sicuramente senza un attaccante come Inglese fermo ai box la Salernitana ha perso molto visto che l’ex attaccante del Catania, in questa squadra, poteva fare la differenza».

Lescano  potrà fare la differenza per la promozione in serie B?

«Certamente. Ma questa formula dei play off richiede anche altro, soprattutto prove collettive: come dire tutti insieme con testa e cuore».

In questa post season ci sono squadre più forti della Salernitana per la vittoria finale?

«Non vorrei essere ripetitivo ma ci sono tante rivali costruite per vincere, Ravenna e Ascoli su tutte ma non solo. Attenzione anche alle sorprese: chi non ha dovuto logorarsi per competere potrebbe avere risorse preziose da utilizzare. Consentimi di dire, però, che Serse Cosmi è una garanzia per la Salernitana e magari può rivitalizzare anche l’amore per il calcio salernitano di don Danilo».

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Hantavirus, negativa al test l’assistente di volo KLM

È risultata negativa al test l’assistente di volo di KLM che presentava lievi sintomi di hantavirus e che per questo era stata ricoverata in ospedale ad Amsterdam. La hostess era entrata in contatto con una passeggera olandese che aveva cercato di imbarcarsi il 25 aprile per lasciare Johannesburg per i Paesi Bassi, dopo essere scesa dalla nave da crociera MV Hondius a bordo del quale si è sviluppato il focolaio dell’infezione. L’equipaggio, date le sue condizioni di salute, aveva rifiutato il trasporto: la donna è poi morta in ospedale in Sudafrica.

Nuovo caso sospetto sull’isola di Tristan da Cunha

L’attenzione resta però massima, anche perché a bordo della MV Hondius si è verificata una trasmissione da uomo a uomo: l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria ha segnalato un nuovo caso sospetto in un cittadino del Regno Unito sull’isola di Tristan da Cunha, nell’Atlantico meridionale, dove erano sbarcati i passeggeri della nave da crociera.

Hantavirus, negativa al test l’assistente di volo KLM
L’ospedale di Amsterdam dove è stata ricoverata l’assistente di volo KLM (Ansa).

L’Oms al lavoro per capire le origini del focolaio

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce basso il rischio a livello globale legato al focolaio, ma gli esperti vogliono ricostruirne la dinamica. I coniugi olandesi morti sulla nave dopo aver contratto l’hantavirus avevano viaggiato tra Cile, Uruguay e Argentina prima di imbarcarsi, facendo birdwatching nella discarica a cielo aperto all’entrata di Ushuaia: è qui che potrebbero aver contratto l’infezione. Il virus, infatti, si trasmette all’uomo attraverso roditori selvatici, come topi o ratti, che lo eliminano con la saliva, l’urina e le feci.

L’infettivologo Galli: «Complimentoni a Trump».

«Val la pena di ricordare che nel 2025 l’amministrazione Trump ha sospeso i finanziamenti ai Centers for Research in Emerging Infectious Diseases (Creid), una rete che studiava virus con potenziale pandemico che possono passare dagli animali all’uomo. Uno studio in particolare riguardava il passaggio degli hantavirus dai roditori serbatoio alla nostra specie. Grande tempestività, complimentoni». Lo ha scritto su Facebook l’infettivologo Massimo Galli: «In un momento in cui l’Oms risulta ulteriormente indebolita dall’irresponsabile abbandono da parte degli Usa, questo virus rappresenta un ulteriore campanello d’allarme su quanto possano costare all’umanità intera falle aperte nella sorveglianza e nella prevenzione, come la pandemia da SARS-CoV-2 avrebbe dovuto insegnare».

Le rassicurazioni di Weissman, Nobel per la Medicina

«Alla luce di quello che sta succedendo con l’hantavirus e dell’importanza di interventi coordinati da parte di tutti i paesi del mondo, spero che il governo italiano voglia rivedere la sua posizione sul Piano pandemico Oms. E spiegare agli italiani perché non ha votato a favore dell’accordo pandemico globale: uno strumento per migliorare la prevenzione, la preparazione e la risposta a future pandemie su scala mondiale. Una posizione imbarazzante. Soprattutto in questo momento». Lo ha scritto su X l’infettivologo Matteo Bassetti. Intervistato da La Stampa, l’immunologo Drew Weissman, che ha vinto il Premio Nobel per la Medicina nel 2023 per i vaccini contro il Covid-19, ha detto: «L’hantavirus si trasmette tra uomini ma non si diffonde velocemente come il Covid. Sono casi sporadici, da monitorare, ma non siamo sull’orlo di una nuova pandemia. Anche se ce ne saranno di sicuro, in futuro».

La Corte Usa boccia i dazi globali al 10 per cento di Trump

I dazi del 10 per cento imposti da Donald Trump a febbraio sono stati dichiarati illegali dalla Corte per il commercio americana, che ha sottolineato che le tariffe globali generalizzate imposte dal presidente (per sostituire almeno temporaneamente quelle già bocciate dai giudici) non trovano giustificazione nella legge a cui egli ha fatto ricorso, la Section 122 del Trade Act del 1974. Secondo quanto riportato dai media americani, il tribunale ha deciso con due voti a favore e uno contrario.

ALBERTO AMATUCCI CAMPIONE

di Rino Mele

Perché questo titolo, “campione”? Con questa mitica lucente parola, mio figlio Jacopo ha reagito con dolore, quando gli ho telefonato la notizia della morte di Alberto Amatucci. Nel 2005, Jacopo era un ragazzino di dodici anni, con una biciclettina da corsa, Amatucci, preside della facoltà di Giurisprudenza, aveva una fiammante leggera bicicletta da competizione e Tonino Staiano, divorato dalla passione del ciclismo, era il terzo del gruppo: i tre (solo all’apparenza disomogenei) correvano, con appuntamenti costanti, per i tornanti della Costiera, condividendo il vento, la velocità e il senso profondo della vita espressa nella gioia di correre: era sbalorditivo come, così diversi tra loro, fossero profondamente uniti dal lucente piacere di sopravanzarsi, staccarsi in salita, raggiungersi, tuffarsi nel silenzio improvviso delle discese della felice Costiera. È, questa, l’immagine più nobile e creativa di Alberto: uscendo dall’Università si liberava da toghe e panni paludati e viveva le contraddizioni e le attese meravigliate degli uomini, come solo i migliori sanno fare. Professore ordinario di Diritto Commerciale non si era lasciato ingessare dalla patologia cronica dei docenti, così frequente, che è l’accademismo: quel greve stare sempre dentro il profilo che non ci appartiene, e di cui – con l’astuzia delle volpi impagliate – ci serviamo per inseguire ansiose dimensioni d’inutile potere. Ebbene, Alberto coltissimo cercava il valore dove davvero fosse e non nei luoghi in cui per simulazione appariva: è stato un uomo eccezionale. Quando alcuni anni fa, 2006-2009, curai per “Cronache”, per più di tre anni, un prezioso inserto settimanale dal nome profondo e suggestivo nei diversi significati che possiede, “Vanità”, lui divenne una firma entusiasta e sempre presente (voglio ricordare qualche altro amico che allora scriveva su quelle pagine: Renato Aymone, Fausto Martino, Adriana Granata, Gerardo Malangone, Alfonso Amendola). Era, Alberto Amatucci, profondamente attratto dal sapere, dal valore del pensiero, e della luminosità logica più stringente, in qualsiasi forma si esprimesse, sempre cercando di non farsi chiudere in asfittiche strette gabbie ideologiche, preconcetti, aporie: sempre inseguendo la bellezza e l’armonia del pensiero. Amava la filosofia: da quella greca era affascinato: un giorno mi parlò di un libro del filosofo Giovanni Reale: con entusiasmo, come preso da un incantamento, ripercorse brani del libro, accennando a deliziose interpretazioni nel fascino di quelle parole. Dieci anni fa, tenemmo all’Università uno splendido dialogo, che durò due giorni: Francesco Mancuso professore di Filosofia del Diritto (che magnificamente ci ospitò nell’Aula Verde del suo Dipartimento), Alberto Amatucci e io: il 23 e 24 maggio 2016, stemmo così bene, ripercorremmo la drammaturgi antica, il teatro di Sofocle, la troppo difficile specularità (a volte tragica) tra il corpo e la Legge. L’argomento di quel Laboratorio Didattico era Creonte (e Antigone): tra noi tre si stabilì una tensione di seducenti, diverse prospettive culturali, tese verso un punto in cui riconoscemmo subito, ognuno nelle pensose parole degli altri due, la luce della logica e l’arsa voce della poesia. /le due fotografie, scattate da Francesco Mancuso, sono relative al Laboratorio Didattico su re Creonte e Antigone, di maggio 2016/

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Elezioni locali in Gran Bretagna: disfatta laburista, Reform UK primo partito

Le elezioni locali britanniche del 7 maggio si sono risolte in una disfatta per il Partito laburista e con un boom di Reform UK. I risultati al momento sono relativi solo all’Inghilterra, in attesa dello spoglio in Galles e Scozia, ma tant’è: il partito del premier Keir Starmer vede dimezzati i consiglieri che aveva in precedenza, superato come primo partito dalla formazione di destra guidata da Nigel Farage. Male anche i Conservatori. Guadagnano invece seggi sia i Liberaldemocratici centristi che i Verdi.

Elezioni locali in Gran Bretagna: disfatta laburista, Reform UK primo partito
Nigel Farage (Ansa).

«Reform sta conquistando un terzo dei seggi in tutto il Paese. Siamo un partito veramente nazionale», ha scritto Farage su X.

Assumendosi la responsabilità della disfatta laburista, Starmer ha dichiarato: «Giornate difficili come queste non indeboliscono la mia determinazione a realizzare il cambiamento che ho promesso. Anzi, rafforzano la mia determinazione a farlo».

Elezioni locali in Gran Bretagna: disfatta laburista, Reform UK primo partito
Keir Starmer e la moglie Victoria all’uscita dal seggio elettorale (Ansa).

Tensione a Hormuz, attacchi incrociati tra Usa e Iran

Torna la tensione nello Stretto di Hormuz, dove nella tarda serata di giovedì 7 maggio Usa e Iran si sono scambiati attacchi incrociati. Gli Stati Uniti hanno inizialmente preso di mira una petroliera iraniana che si spostava dalle acque costiere iraniane nella regione di Jask verso lo Stretto di Hormuz, così come un’altra nave che entrava nello Stretto di fronte al porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Teheran ha reagito immediatamente attaccando tre cacciatorpediniere americane con missili e droni. Il presidente Usa Donald Trump ha minimizzato gli scambi di colpi dichiarando che si è trattato solo di «un’energica carezza (love tap)» e che «il cessate il fuoco resta in vigore». Anche la tv iraniana ha affermato che la situazione è tornata alla normalità. «In futuro li colpiremo con molta più forza e molta più violenza, se non firmeranno il loro accordo, e in fretta», ha aggiunto Trump.

Salerno, scoppia la guerra di piazza Portanova

di Erika Noschese

Vincenzo De Luca monopolizza piazza Portanova per la chiusura della campagna elettorale. Il candidato sindaco ha infatti richiesto – ma non ancora ottenuto – l’occupazione della storica piazza cittadina nelle giornate del 21 e 22 maggio, negando di fatto agli altri candidati alla carica di primo cittadino la possibilità di organizzare incontri pubblici e confronti con gli elettori nel cuore della città, proprio nei giorni conclusivi della campagna elettorale. Una situazione che rischia di trasformarsi in un vero e proprio caso istituzionale. Piazza Sedile di Portanova, infatti, rappresenta da sempre uno dei luoghi simbolo della politica cittadina, scenario tradizionale dei grandi appuntamenti elettorali e punto di riferimento per comizi, manifestazioni e incontri pubblici. La richiesta avanzata Da De Luca, attraverso i suoi fedelissimi, prevede l’utilizzo della piazza dalle 14 alle 19 per le operazioni di montaggio del palco e delle attrezzature tecniche, e dalle 19 alle 22 per lo svolgimento del comizio conclusivo. La prima istanza sarebbe stata presentata da Enzo Maraio, assessore regionale e segretario nazionale del Psi, mentre la seconda porta la firma di Fulvio Bonavitacola, assessore regionale alle Attività Produttive. A sollevare il caso è stato l’avvocato Franco Massimo Lanocita, che aveva richiesto l’autorizzazione per utilizzare la stessa piazza nella giornata del 22 maggio, trovandosi però davanti all’impossibilità materiale di ottenere gli spazi necessari. Da qui il tentativo di chiedere l’occupazione per il giorno precedente, con il medesimo esito: piazza già prenotata dai socialisti, sempre nella fascia oraria compresa tra le 14 e le 22, con la presenza annunciata del candidato sindaco Vincenzo De Luca. Una vicenda che, secondo diversi candidati, rischia di compromettere il principio della parità di trattamento tra le forze politiche, soprattutto in una fase delicata come quella immediatamente precedente al voto amministrativo. Il nodo centrale riguarda proprio la possibilità di garantire a tutti i candidati le stesse opportunità di visibilità e partecipazione negli spazi pubblici più rappresentativi della città. A rendere ancora più delicata la questione è una delibera approvata nel 2019 dal Comune di Salerno, nella quale si specifica che «a piazza Sedile di Portanova, piazza Amendola, piazza Mazzini e piazza della Concordia possono essere svolti, unicamente durante i periodi di consultazioni elettorali, i comizi tenuti dai presidenti o dai segretari nazionali di partiti politici aventi rappresentanza nel Parlamento italiano o in quello europeo, che siano membri del Governo nazionale o degli enti territoriali». I candidati sindaci Armanzo Zambrano, Franco Massimo Lanocita, Pio De Felice, Alessandro Turchi, Gherardo Maria Marenfgi hanno deciso di rivolgersi direttamente al commissario prefettizio Vincenzo Panico con l’obiettivo di chiedere il pieno rispetto della parità di trattamento tra tutte le forze politiche nelle giornate del 21 e 22 maggio, considerate decisive per la conclusione della campagna elettorale. Il commissario Panico avrebbe ascoltato con attenzione le osservazioni dei candidati, assicurando un approfondimento della vicenda e la ricerca di una soluzione che possa garantire condizioni e opportunità uguali per tutti. «Ringraziamo il commissario prefettizio per averci incontrato. Ha compreso pienamente la questione sollevata e si è riservato un momento di riflessione per assumere tutti i provvedimenti necessari a garantire a tutti i candidati sindaci pari opportunità nell’utilizzo di piazza Sedile di Portanova», hanno dichiarato i candidati al termine dell’incontro. Nelle prossime ore si attende dunque una decisione definitiva che potrebbe ridisegnare il calendario degli appuntamenti politici in città, considerato anche che la richiesta di occupazione della piazza per il comizio elettorale di chiusura, è stata avanzata anche dagli altri candidati che hanno preso parte all’incontro con il commissario.

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Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini

Il lavoro di ricucitura di Marco Rubio, segretario di Stato americano da giovedì in Italia per un denso giro diplomatico fra Vaticano e Roma, potrebbe essere parecchio complicato, forse persino insufficiente, dopo le ultime sortite di Donald Trump. O meglio, precisiamo: il Papa vive secondo altre coordinate e altri canoni, poco gli importa se Trump continuerà a insultarlo e ad attaccarlo; il dialogo, almeno da parte del Vaticano, non si fermerà. Sarebbe ontologicamente impossibile il contrario. Il che non significa che il Papa smetterà di intervenire a favore della pace (si è parlato, durante l’udienza, anche di Cuba, proprio mentre gli Stati Uniti adottavano nuove sanzioni). 

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
Marco Rubio in udienza da Papa Leone XIV (Imagoeconomica).

Meloni ha capito che di Trump non ci si può fidare del tutto

Diverso il discorso per quanto riguarda il governo italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sembra aver raggiunto la consapevolezza che di Trump non ci si può fidare del tutto. D’altronde il presidente degli Stati Uniti, nei fatti, cerca di indebolire sistematicamente il progetto europeo, nonostante a parole rivendichi l’interesse ad avere un’Unione Europea più forte.

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
Giorgia Meloni e Donald Trump (Ansa).

Il problema è che per Trump l’Ue è forte se gli dà ragione, se sostiene acriticamente le sue sortite. Anche a Palazzo Chigi, sponda Fratelli d’Italia, paiono averlo compreso molto bene. Così come sembrano aver compreso il giochino in corso da parte del mondo MAGA nei confronti dell’Italia. 

L’intervista di Salvini a BreitBart rilanciata da Trump

Qualche giorno fa è uscita su BreitBart News, quotidiano estremista di destra co-fondato da Steve Bannon – principe delle tenebre del trumpismo ed ex stratega della Casa Bianca durante il primo mandato – un’intervista a Matteo Salvini realizzata a febbraio. Un’intervista in cui il capo della Lega s’acconcia a primo tifoso di Trump e della sua amministrazione. Grandi elogi per come l’amministrazione americana affronta la questione dell’immigrazione, grandi elogi per la battaglia culturale di Trump, un’evoluzione, dice Salvini, rispetto al primo mandato. Merito anche di J.D. Vance, dice Salvini, esaltato da BreitBart e dallo stesso Trump che su Truth Social ha rilanciato la sua intervista. Per Bannon e soci, Meloni non è l’alleata più affidabile, è troppo europeista, troppo mainstream e il mondo MAGA cerca altri alleati. 

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
da Truth Social.

Dopo la caduta di Orbán, Donald cerca altri alleati europei

D’altronde la rotta trumpiana era stata individuata nell’ultima strategia sulla sicurezza nazionale pubblicata l’anno scorso. Le questioni più importanti che l’Europa deve affrontare «includono le attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, la censura della libertà di parola e la repressione dell’opposizione politica, il crollo dei tassi di natalità e la perdita delle identità nazionali e della fiducia in se stessi. Se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile entro 20 anni o meno».  L’amministrazione Trump, convinta com’è di poter esportare il trumpismo all’estero, è particolarmente interessata a «coltivare la resistenza alla traiettoria attuale dell’Europa all’interno delle nazioni europee». Un vero peccato che Viktor Orbán, sostenuto da Trump e Vance in prima persona, non possa più essere la quinta colonna del trumpismo in Europa. Sicché servono altri alleati. Alleati disponibili a rivedere i canoni europei riadattandoli all’ideologia MAGA.

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
Viktor Orbán e JD Vance (Imagoeconomica).

La sintonia tra il presidente Usa e il segretario della Lega

D’altronde secondo Trump l’Europa sta sbagliando tutto. La Casa Bianca lo ha detto anche nella “strategia antiterrorismo degli Stati Uniti” pubblicata due giorni fa: «I Paesi europei restano i nostri partner principali e di lunga data nella lotta al terrorismo. Il mondo è più sicuro quando l’Europa è forte, ma l’Europa è fortemente minacciata ed è sia un obiettivo del terrorismo sia un terreno fertile per le minacce terroristiche. I terroristi spesso cercano di attaccare le nazioni europee per minare le loro istituzioni democratiche e i loro legami con gli Stati Uniti. Eppure, un conglomerato di attori malvagi – al-Qaeda, l’ISIS, i cartelli e attori statali – ha sfruttato liberamente le frontiere deboli dell’Europa e le risorse antiterrorismo ridotte per trasformare l’Europa in un ambiente operativo permissivo dove tramare contro europei e americani». È inaccettabile che i «ricchi alleati della NATO» possano «fungere da centri finanziari, logistici e di reclutamento per i terroristi. L’Europa ha ancora la possibilità di cambiare il proprio destino individuale e collettivo in materia di antiterrorismo se riconosce la minaccia reale e agisce subito». L’amministrazione Trump ha individuato il responsabile di questa situazione? Ovviamente sì: «L’immigrazione di massa incontrollata è stata il motore che ha alimentato il terrorismo». Che poi è quello che dice Salvini nella sua intervista a BreitBart e nelle sue rinnovate battaglie sovraniste. Tutto si tiene, tutto torna. Meloni è avvisata.  

Trump, la delusione Meloni e la carta Salvini
Trump nei panni di Zio Sam e Matteo Salvini.

Mumble Rumble, la musica si ferma per far spazio alla politica

di Erika Noschese

Nella complessa geografia politica di Salerno, dove il confine tra associazionismo culturale e militanza attiva appare spesso sfumato, esplode il caso del Mumble Rumble. Lo storico circolo Arci, da quarant’anni punto di riferimento per la scena musicale e creativa cittadina, si trova oggi al centro di una bufera che investe i temi della democrazia interna, dell’uso dei finanziamenti pubblici e della libertà di espressione politica. Tutto ha inizio con l’ufficializzazione della candidatura al Consiglio Comunale di Aniello De Luca, noto come Nello, attuale presidente del sodalizio. Schierato nella lista “Salerno per i Giovani” a sostegno del candidato sindaco Vincenzo De Luca, il presidente ha presentato la sua corsa alle urne non come un’iniziativa personale, ma come una vera e propria sfida collettiva. Attraverso i manifesti elettorali, il messaggio è inequivocabile: il Mumble Rumble si candida in blocco, ponendo il proprio volto e la propria storia a disposizione di una specifica area politica. Una scelta che ha immediatamente sollevato interrogativi sulla natura stessa dell’associazione, nata come spazio inclusivo e ora, di fatto, trasformata in un terminale elettorale. L’ambiguità di questa “candidatura di comunità” emerge con forza se si considera il ruolo che il circolo riveste nel tessuto sociale salernitano. Beneficiario di fondi comunali, il Mumble Rumble ha costruito la propria credibilità su decenni di attività culturale dal basso. Tuttavia, la pretesa di rappresentare l’intera base associativa sotto un unico vessillo politico ha generato frizioni insanabili. Un’associazione, per sua natura, ospita sensibilità differenti e soci dalle opinioni divergenti; l’appiattimento di un’intera realtà storica sulle posizioni della coalizione deluchiana è apparso a molti come una prevaricazione nei confronti di chi, pur frequentando e sostenendo il circolo, non si riconosce in quella proposta amministrativa. La tensione è degenerata in aperta polemica quando è emersa la notizia del rifiuto di ospitare un evento elettorale organizzato da una socia del circolo, candidata però con uno schieramento opposto a quello del presidente. Nonostante il pagamento regolare della quota associativa e il legame storico con la struttura, lo spazio è stato negato. La motivazione, secondo le indiscrezioni e le segnalazioni raccolte, risiederebbe proprio nella volontà di non dare visibilità alla “concorrenza” politica. Questo diniego ha squarciato il velo sulla retorica dell’inclusione sbandierata sui manifesti elettorali. Se la cultura è davvero inclusione, come recita lo slogan del candidato De Luca, appare paradossale che le porte di uno spazio pubblico, o comunque sostenuto dal denaro dei contribuenti, vengano sbarrate a chi non giura fedeltà al sistema di potere vigente. Il timore di perdere i finanziamenti comunali o di incrinare i rapporti con l’amministrazione sembra aver prevalso sulla missione originaria del circolo. Si profila così un corto circuito democratico: un luogo di cultura che dovrebbe essere neutrale o quantomeno plurale diventa un fortino blindato, dove il dissenso non è ammesso e la partecipazione è condizionata dall’appartenenza politica. In questo scenario, la gestione dello spazio associativo assume i contorni di una gestione privatistica del consenso, alimentando il sospetto che l’attività culturale sia diventata uno strumento per blindare posizioni di potere piuttosto che un volano di crescita per l’intera città. Questa vicenda solleva un tema che va oltre la singola competizione elettorale: il rischio che la dipendenza economica dal settore pubblico soffochi l’autonomia dell’associazionismo. Quando un circolo Arci si identifica totalmente con un candidato, perde la sua funzione di stimolo critico per trasformarsi in un ingranaggio della macchina del consenso. La speranza di molti osservatori e degli stessi soci scontenti è che arrivi un segnale di discontinuità, un richiamo al rispetto di quelle regole non scritte che vorrebbero la cultura libera da vincoli di clientela e aperta al confronto, specialmente quando si dichiara di voler costruire una “nuova identità culturale” per Salerno. Per ora, resta l’amarezza di vedere una storia gloriosa segnata da una gestione che sembra aver dimenticato il significato profondo della parola partecipazione.

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Leone XIV, da Pompei grido di pace nel mondo

Di Antonio Manzo

Per una “pace disarmata e disarmante”. A Pompei e Napoli saranno le stesse parole di Papa Leone XIV che pronunciò al momento della sua prima benedizione papale al popolo nello stesso giorno dell’8 di maggio quando, un anno dopo, celebrerà la Supplica alla Madonna di Pompei. La visita che comincia oggi sotto il segno di felici coincidenze segnerà la vita della Campania e del mondo proprio nei giorni della turbolenza planetaria ispirata da democrazie in bilico e conflitti di guerra. A poche ore dal difficile incontro con il segretario di Stato americano Rubio, il Pontefice rilancia l’appello al mondo significativamente dalla piazza di Pompei dove 150 anni fa fu posta la prima pietra  del santuario mariano voluto dall’avvocato santo, Bartolo Longo. E lì Pompei  che è custode mondiale del Santo Rosario celebrato nella sua prima apparizione dalle parole di papa Leone XIV giusto un anno fa.

Papa Leone XIV dovrebbe parlare i tre momenti: in mattinata con un saluto ai vescovi campani nella cappella Bartolo Longo e poi in due discorsi in Cattedrale a Napoli e in piazza Plebiscito «Il santo padre ci fa un dono specialissimo, che vogliamo accogliere con il cuore pieno di gratitudine, affinché la nostra comunità diventi sempre più santuario di luce, scuola di preghiera e roccaforte di pace», ha affermato l’arcivescovo-prelato e delegato pontificio di Pompei, Tommaso Caputo, in un’intervista ai media vaticani.

 

Il legame tra papa Prevost e Pompei è stato chiaro fin dall’inizio, dalle prime parole pronunciate dal pontefice, l’8 maggio 2025, affacciandosi dalla Loggia delle Benedizioni, subito dopo l’elezione, quando ricordò che quello era il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. E ancor di più dal nome scelto, Leone, che richiama immediatamente Leone XIII, il papa del Rosario, che fu il primo e più grande sostenitore dell’opera di San Bartolo Longo, il fondatore di Pompe  che nel predecessore di Laone XIV trovò l’alleato difensore del Vaticano.  Ed è stato proprio Leone XIV a canonizzare santo Bartolo longo.

Il primo incontro, subito dopo l’atterraggio, sarà con quello che lo stesso Longo definiva “Il tempio della carità”, che lui stesso volle edificare accanto al santuario, “Il tempio della fede”.

 

 

L’8 maggio migliaia di persone parteciperanno alla messa, raccogliendosi attorno al vicario di Cristo, per essere confermati nella fede, ascoltare parole di speranza, in questo momento di grave disordine mondiale, e sentirsi rafforzati nel proprio impegno di carità.

 

Alle 15.00, il papa si recherà a Napoli, per incontrare il clero, i religiosi e le religiose nel duomo di San Gennaro e, successivamente, per incontrare la cittadinanza in piazza Plebiscito. Sabato 23 maggio sarà, poi, ad Acerra, per confermare l’impegno della Chiesa e della società civile nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”.

La Campania è stata scelta per la prima visita in Italia del papa.

 

 

 

Il legame tra papa Prevost e Pompei è stato chiaro fin dall’inizio, dalle prime parole pronunciate dal pontefice, l’8 maggio 2025, affacciandosi dalla Loggia delle Benedizioni, subito dopo l’elezione, quando ricordò che quello era il giorno della Supplica alla Madonna di Pompei. E ancor di più dal nome scelto, Leone, che richiama immediatamente Leone XIII, il papa del Rosario, che fu il primo e più grande sostenitore in Vaticano dell’opera di San Bartolo Longo, il fondatore di Pompei, assieme alla moglie, la contessa Marianna Farnararo De Fusco. Inoltre, papa Leone XIV ha canonizzato Bartolo Longo lo scorso 19 ottobre.

Il primo incontro, subito dopo l’atterraggio, sarà con quello che lo stesso Bartolo Longo definiva “Il tempio della carità”, che lui stesso volle edificare accanto al santuario, “Il tempio della fede”. Circa quattrocento persone: bambini, ragazzi, mamme e donne in difficoltà, poveri, anziani, persone con disabilità, accolti nelle varie opere sociali fondate da Longo, aggiornate nel tempo e ancora attive, si ritroveranno con il papa e tre di loro gli racconteranno la propria piccola storia, parte di una grande storia di rinascita, che da 140 anni ha cambiato il volto di questa valle, una volta desolata e ora viva e vivificante.

.Alle 15.00, il papa si recherà a Napoli, per incontrare il clero, i religiosi e le religiose nel duomo di San Gennaro e, successivamente, per incontrare la cittadinanza in piazza Plebiscito. Sabato 23 maggio sarà, poi, ad Acerra, per confermare l’impegno della Chiesa e della società civile nella cosiddetta “Terra dei Fuochi”.

La Campania è stata scelta per la prima visita in Italia del papa.

 

 

 

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Salernitana: Ci devi credere

di Marco De Martino

SALERNO – Temuto da alcuni, auspicato da altri. Sarà subito derby Casertana-Salernitana nel primo turno della fase nazionale dei play off di serie C. A stabilirlo è stato il sorteggio tenutosi ieri mattina presso gli studi Sky. Il campione del Mondo Gianluca Zambrotta (che peraltro ha dichiarato di credere proprio nella Salernitana avendola affrontata tante volte in carriera e di avere tanti amici in comune come l’ex Rino Gattuso e l’attuale mister Serse Cosmi) ha estratto dall’urna i nomi di falchetti e granata proprio nell’ultima tornata, contribuendo ad aumentare la suspence attorno al derby. Domenica prossima ci sarà l’andata in casa della peggio classifica, la Casertana.
ORARI e divietI Al Pinto si giocherà con inizio alle ore 21, uno slittamento dovuto alla disputa del match di basket della Juve Caserta poche ore prima, alle 18. Per ordine pubblico è stato disposto il leggero posticipo rispetto all’orario iniziale delle 20. Il ritorno si giocherà mercoledì prossimo all’Arechi con calcio d’inizio alle ore 20.45 con diretta anche su RaiSport. Per quanto riguarda la prevendita della sfida di andata di domenica prossima, questa mattina inizierà quella riservata ai tifosi della Salernitana per il settore ospiti del Pinto ma soltanto per coloro che non sono residenti nella provincia di Salerno. Una forte limitazione abbastanza scontata visto quanto accaduto anche nelle due gare di campionato ma che di certo scontenterà il tecnico granata Serse Cosmi, che si era appellato per avere i propri tifosi al seguito nella post season, ma soprattutto i sostenitori stessi di Casertana e Salernitana.
CARICA ULTRAS Nel frattempo in città e sui social si sta alzando a dismisura la febbre da derby. In tanti avrebbero fatto a meno dello scontro con i cugini casertani, ma molti altri credono nella voglia di riscatto della Salernitana che proprio qualche settimana fa a Caserta aveva subito la sconfitta probabilmente più dolorosa di questa stagione. Intanto ieri all’Arechi, al termine dell’amichevole a porte aperte giocata contro il Faiano, la curva sud Siberiano ha chiesto a gran voce ai calciatori di combattere fino all’ultima goccia di sudore e di portare a casa vittoria e qualificazione: «Ci devi credere, ci devi credere, ci devi credere, vinciamo!» il coro intonato dagli ultras granata alla squadra disposta sotto la curva sud (nella foto di Gambardella)
IL BORSINO Come arrivano le due squadre a questa doppia sfida? La Salernitana sicuramente più riposata, dopo quindici giorni di stop, e con tutti gli effettivi abili ed arruolabili dopo i recuperi di Villa, Berra, Capomaggio ed Inglese. Sul piano agonistico, però, la Casertana potrebbe avere qualcosa in più proprio grazie all’essere scesa in campo già due volte in questa settimana sempre al Pinto, prima superando non senza difficoltà l’Atalanta U23 e, mercoledì scorso, pareggiando in extremis con il Crotone. I falchetti, con già 180’ nelle gambe ed altri 180’ da mettere in preventivo, potrebbero pagare alla lunga sul piano della brillantezza atletica ma, si sa, i derby sfuggono sempre a qualsiasi pronostico proprio perchè riescono a tirare fuori energie mentali e fisiche anche a chi non ne ha più. I granata avranno il vantaggio della classifica visto che, a parità di risultati e gol nel doppio confronto, passeranno il turno. Guai però a cullarsi, soprattutto nel match d’andata al Pinto, dove bisognerà restare concentrati, prudenti ma non rinunciatari per provare ad ipotecare subito la pratica. Cresce l’attesa, al primo atto di Casertana-Salernitana mancano solo 48 ore, ma sembrano un’eternità…

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Sarno, falde contaminate: il sindaco rassicura sulla rete idrica pubblica

Nessuna contaminazione dell’acqua destinata al consumo domestico, ma massima attenzione sulla situazione delle falde superficiali. È il chiarimento arrivato dal sindaco di Sarno, Francesco Squillante, dopo le notizie diffuse nelle ultime ore riguardanti una presunta contaminazione delle acque sotterranee nel territorio cittadino. In una nota ufficiale, il primo cittadino ha invitato la popolazione a evitare allarmismi, sottolineando come gli stessi approfondimenti realizzati dall’Università degli Studi di Napoli Federico II non abbiano evidenziato criticità relative alla rete idrica pubblica. “È fondamentale chiarire – ha spiegato Squillante – che allo stato attuale non risultano segnalazioni riguardanti contaminazioni dell’acqua distribuita attraverso la rete pubblica destinata al consumo domestico”. Secondo quanto precisato dal sindaco, il fenomeno riguarderebbe esclusivamente le falde superficiali, senza coinvolgere l’acqua che arriva nelle abitazioni attraverso il sistema idrico controllato. Nel documento viene inoltre evidenziata la differenza tra i pozzi privati superficiali, maggiormente esposti ai rischi di contaminazione ambientale, e la rete pubblica gestita attraverso sistemi di captazione profondi e costantemente monitorati dagli enti competenti. Nonostante le rassicurazioni, l’amministrazione comunale ha deciso di attivarsi immediatamente chiedendo ulteriori verifiche. Il sindaco ha infatti comunicato di aver inviato una richiesta formale di chiarimenti al presidente della Regione Campania e all’amministratore delegato di GORI S.p.A., sollecitando approfondimenti tecnici a tutela della salute pubblica. “Seguirò con la massima attenzione l’evolversi della situazione – ha aggiunto Squillante – mantenendo contatti costanti con Regione Campania, Asl, Gori ed enti preposti ai controlli ambientali e sanitari”. Il primo cittadino ha infine invitato la cittadinanza a fare riferimento esclusivamente alle comunicazioni ufficiali, evitando di alimentare preoccupazioni sulla base di informazioni non verificate. La vicenda riaccende l’attenzione sul tema della tutela ambientale e del monitoraggio delle risorse idriche in un’area da anni al centro di criticità legate all’inquinamento del territorio.

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Schianto sulla statale, muore anche Andrea Carotenuto

Scafati. Non ce l’ha fatta Andrea Carotenuto, 36enne di Scafati, coinvolto in un incidente stradale avvenuto alla fine di aprile scorso sulla Statale 690 Avezzano-Sora, tra Abruzzo e Lazio. È  deceduto a causa delle gravi ferite in ospedale a Frosinone dove era arrivato da un primo ricovero nel nosocomio di Sora. Nel sinistro era morto sul colpo l’amico Biagio Liban Di Lallo, di 27 anni. La famiglia di Carotenuto ha dato il via libera alla donazione degli organi. L’incidente si era verificato all’alba dello scorso 21 aprile  nel territorio di Balsorano, al confine con la provincia di Frosinone. Il giovane, Liban Di Ballo,  anch’esso di Scafati, viaggiava a bordo di una Fiat 500X insieme ad Andrea quando, per cause ancora in corso di accertamento, è avvenuto l’impatto frontale con un mezzo pesante. Il 27enne morì sul colpo. L’auto fu ridotta ad un ammasso di lamiere. Il 36enne, invece, riportò ferite gravissime. Sull’incidente era stata avviata un’indagine per valutare eventuali responsabilità.  Era poco dopo l’alba quando, al chilometro 36.500, nel territorio comunale di Balsorano, al confine con la provincia di Frosinone, si era verificato il violentissimo scontro frontale tra un’auto e un mezzo pesante. Un impatto devastante. Per Di Lallo, che viaggiava a bordo di una Fiat 500, non c’era stato nulla da fare: il decesso avvenne sul colpo. Le condizioni dell’altro occupante dell’auto (Carotenuto) furono rilevate gravissima fin da subito gravi. Il 36enne era stato trasportato d’urgenza in ospedale a Sora prima del trasferimento a Frosinone. L’auto stava procedendo in direzione Avezzano e avrebbe invaso la corsia opposta durante una manovra di sorpasso. Dopo l’urto con il mezzo pesante, la utilitaria della  Fiat  avrebbe terminato la sua corsa contro le barriere laterali. Per Di Lallo non c’era stato nulla da fare. Il giovane mori sul colpo a causa delle gravissime ferite riportate. Gravi invece furono le condizioni del conducente della vettura, estratto vivo dalle lamiere dai soccorritori. Dopo il primo ricovero all’ospedale Santissima Trinità di Sora, era stato successivamente trasferito a Frosinone, dove è  stato  ricoverato con prognosi riservata in rianimazione venti giorni fa. Gli inquirenti sono a lavoro per  chiarire con esattezza la dinamica del sinistro e ad accertare eventuali responsabilità. L’incidente era arrivato a poche ore da un altro sinistro mortale avvenuto lungo la stessa arteria, nel tratto che precede lo svincolo per Civitella Roveto in direzione Avezzano, dove un mezzo pesante era precipitato fuori dalla carreggiata dopo aver sfondato le barriere di protezione. Dopo Di Lallo,  la comunità di Scafati piange un altro giovane.

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Appuntamenti: Al Mufant di Torino si celebra il Premio Urania

Al Mufant di Torino si celebra il Premio Urania

Sabato dalle 15:30 un evento al Mufant per celebrare il Premio Urania e premiare dal vivo i vincitori.

Un evento tutto dedicato a Urania domani a Torino, nell'affascinante cornice del Mufant, il museo della fantascienza curato da Silvia Casolari e Davide Monopoli. Apertura alle 15:30, si inizia alle 16 con la visita guidata alla mostra Mondi nel Cerchio e invasioni aliene, dedicata a Franco Brambilla, autore delle copertine di Urania. Alle 16:45 Simone Arcagni di Emerging Series Journal dedica un intervento speciale a Urania; mentre alle 17 ci sarà un talk con i vincitori delle ultime cinque edizioni del Premio dedicato ai romanzi, ovvero Elena Di Fazio, Franci Conforti,... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 8 maggio 2026 - articolo di S*

Televisione: The Boroughs: la nuova serie Netflix mette al centro del mistero una città per soli adulti

The Boroughs: la nuova serie Netflix mette al centro del mistero una città per soli adulti

I produttori di Stranger Things lasciano gli adolescenti per i pensionati, ma il mood resta lo stesso

Prodotta dai creatori di Stranger Things Matt e Ross Duffer attraverso la loro Upside Down Pictures, e creata da Jeffrey Addiss e Will Matthews (Dark Crystal – La resistenza), The Boroughs è la serie Netflix in arrivo il prossimo 21 maggio che mostra un comunità di pensionati in cui si infiltrano misteri e "cose strane". Guarda il video: The Boroughs - Ribelli senza tempo | Trailer ufficiale | Netflix Italia Protagonisti della vicenda degli otto episodi che compongono la prima stagione sono i residenti interpretati da Alfred Molina (il Doc Oc di Spider-Man 2), Geena... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 8 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Shock Induction, il futuro secondo Chuck Palahniuk

Shock Induction, il futuro secondo Chuck Palahniuk

L'autore di Fight Club si sposta nel futuro per immaginare una soluzione alla crisi della lettura.

Perché i giovani leggono così poco? Nel futuro, la situazione arriverà al punto da preoccupare il Senato degli Stati Uniti, che cercherà soluzioni per invertire la tendenza. Sarà probabilmente un Senato di matrice diversa da quello attuale, che ha fatto più o meno di tutto per smantellare l'istruzione negli Stati Uniti a ogni livello. Il libro è Shock Induction, l'ultimo romanzo (uscito in USA nel 2024) di Chuck Palahniuk, l'autore di Fight Club e di numerosi altri romanzi di successo. Il libro 2032. In risposta al grido d’aiuto... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 8 maggio 2026 - articolo di S*

Editoria: Tra Dune e Messia di Dune: Paul di Dune

Tra Dune e Messia di Dune: Paul di Dune

Esce in Italia il romanzo di Brian Herbert e Kevin J. Anderson che riempie il vuoto tra il primo e secondo libro della saga di Herbert.

Prima vennero i sequel, o seguiti. Poi vennero i prequel, portati alla fama soprattutto da Star Wars. Mancavano gli interquel, ovvero quei romanzi che non sono ambientati né prima né dopo l'opera a cui si collegano, ma durante. Oltre a diverse serie sequel e prequel della serie di Dune, Brian Herbert e Kevin J. Anderson hanno scritto anche una trilogia – o meglio, tre libri, perché non sono un'unica storia – interquel, andando a colmare buchi nella storia raccontata nel canone originale. Il primo di questi è Paul di Dune, che racconta in parte... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 8 maggio 2026 - articolo di S*

Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano

Ai David di Donatello ogni tanto succede un piccolo incidente diplomatico: vince il film inatteso, facendo restare a bocca asciutta chi già pregustava la festa. Non lo avevano visto arrivare, e forse proprio per questo Le città di pianura ha sbancato. Otto statuette, comprese quelle che contano davvero, e la sensazione di una piccola insubordinazione consumata in diretta televisiva. Un film laterale, refrattario alle liturgie del nostro cinema, che dopo Cannes 2025 si è fatto strada eludendo il rumore di titoli annunciati nonché i confini dell’entroterra veneziano dentro cui svolge la sua trama. 

Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Francesco Sossai premiato come miglior regia ai David di Donatello (Ansa).

Carlo e Doriano non inseguono più nulla, se non l’ultimo bicchiere

Francesco Sossai è nato a Feltre. Lontanissimo da quella geografia morale che da decenni coincide con il cinema ufficiale: Roma, le sue terrazze, attori che interpretano attori che interpretano crisi esistenziali in interni borghesi. E già questo suona come una dichiarazione di intenti. Il regista arriva dal Veneto di montagna e scende con la macchina da presa verso la pianura, come uno che sa benissimo dove cercare i suoi fantasmi. Non trova cartoline, ma capannoni. Non la regione da brochure industriale, tutta eccellenze, prosecco e imprenditoria paternalista, ma quella del giorno dopo che ha conosciuto la brutalità dello sviluppo e adesso si piega tristemente al suo declino. Ci sono fabbriche chiuse, parcheggi vuoti, bar che resistono come piccoli segnali di un’umanità residua. Ed è lì che si muovono Carlo Bianchi (Sergio Romano, premio al miglior attore) e Doriano (Pierpaolo Capovilla), due amici che sembrano fuoriusciti dalla grande epopea produttiva del Nord Est: uomini che non inseguono più niente, se non l’ultimo bicchiere

Il vuoto geografico che diventa vuoto morale

È un road movie minimo, e proprio per questo feroce. Ci si muove molto, si arriva poco. C’è qualcosa del Wim Wenders di Nel corso del tempo, film di iniziazione per una generazione che ha preceduto quella dei due protagonisti de Le città di pianura: stesso vuoto geografico che diventa vuoto morale, stesso paesaggio che la cinepresa non accompagna ma osserva. Solo che lì era la Germania del Dopoguerra in bianco e nero, qui è il Veneto a colori della crisi di un modello, una terra che è passata dalla fame alla fabbrica e da questa al cartello “affittasi”. Più capannoni che case, si diceva ai tempi del miracolo economico e del Nord Est locomotiva. Quello che sembrava un vanto adesso si è trasformato in un atto d’accusa. 

Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano

L’eco di Vitaliano Trevisan

Chi ha letto Vitaliano Trevisan riconosce subito il paesaggio mentale, più che quello fisico. La provincia come sistema nervoso. Il lavoro come ossessione e il denaro come unica religione capace di svuotare le chiese e riempire i conti correnti. Trevisan lo faceva con una scrittura tagliente e quasi disturbante nella sua precisione. Sossai prende quella stessa poetica e la sposta sullo schermo senza trasformarla in folklore. Ed è questo il punto decisivo. Non cerca la provincia pittoresca, non fa antropologia sentimentale che lascia intravedere un possibile riscatto, né indulge alla nostalgia del passato. C’è invece una constatazione più scomoda: il benessere è arrivato, ma si è portato via una parte cospicua dell’educazione sentimentale. I patrimoni sono cresciuti, le anime molto meno. 

Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Vitaliano Trevisan.

Un film senza ansia di piacere si è mangiato i titoli più pettinati

Ed è forse per questo che il successo ai David dice qualcosa anche del sistema che lo premia. Un sistema che da anni umilia il cinema riducendolo a una dependance del piccolo schermo (possibile che non si trovi mai un presentatore che non sembri uscito da una riunione di palinsesto?) e che vive spesso nella convinzione che il Paese coincida con il raccordo anulare. Per una volta, invece, si è guardato altrove. Così un film piccolo, quasi dimesso, girato spesso in grana grossa e senza ansia di piacere, ha dato la polvere ai titoli più attesi dei registi più pettinati. Si dispiega tra bar, distributori, tangenziali e autogrill, ultima comfort zone di un’umanità che ha smesso di cercarsi. Si chiude alla Tomba Brion, a San Vito, davanti ai due cerchi intrecciati di Carlo Scarpa: un’idea di perfezione così perfetta da risultare ormai estranea alle vite slabbrate dei protagonisti. 

Le città di pianura di Sossai e il sovvertimento del cinema italiano
Il mausoleo Brion.

Sondaggi politici, la Supermedia: il campo largo allunga sul centrodestra

La Supermedia Agi/Youtrend del 7 maggio evidenzia un consistente allungo del campo largo sul centrodestra, con un margine che adesso sfiora i due punti percentuali. Per la maggioranza pesa la brusca flessione della Lega, che perde lo 0,7 per cento rispetto a due settimane fa. Scricchiola anche Fratelli d’Italia, che scende sotto il 28 per cento.

Sondaggi politici, la Supermedia: il campo largo allunga sul centrodestra
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

I dati dell’ultima Supermedia Agi/Youtrend

FdI è ancora saldamente il primo partito del Paese, ma in base alla Supermedia scende al 27,8 per cento (-0,4). Piccolo passo avanti del Partito democratico, dato al 22,3 per cento (+0,1), mentre il Movimento 5 stelle sale al 13,2 per cento (+0,4). Perde qualcosa Forza Italia, che si attesta all’8,2 per cento (-0,1), ma il tonfo è della Lega che scende al 6,6 per cento: il Carroccio è tallonato da Alleanza Verdi e Sinistra, che sale al 6,5 per cento (+0,3). Seguono Futuro Nazionale al 3,6 per cento (+0,1) e Azione, stabile al 3 per cento. Italia Viva scende al 2,4 per cento (-0,2) e +Europa all’1,4 per cento (-0,1). Chiude Noi Moderati, che guadagna qualcosa e sale all’1,2 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, il centrodestra nel complesso scende al 43,9 per cento: si tratta del valore più basso dall’insediamento del Governo Meloni. Il campo largo, invece, è dato al 45,8 per cento.

Poste italiane, i risultati del primo trimestre 2026: ricavi record a 3,5 miliardi

Poste italiane ha reso noti i risultati del primo trimestre del 2026. I ricavi del Gruppo guidato dall’ad Matteo Del Fante e dal dg Giuseppe Lasco si attestano a 3,5 miliardi di euro, in crescita dell’8 per cento anno su anno, mentre il risultato operativo (ebit) adjusted ha raggiunto un livello record pari a 905 milioni di euro, in crescita del 13,6 per cento anno su anno, come conseguenza di un’attenta razionalizzazione dei costi. L’utile netto risulta pari a 617 milioni di euro, in crescita del 3,3 per cento anno su anno. Le attività finanziarie investite dei clienti hanno raggiunto 606 miliardi di euro, in crescita di 5,3 miliardi da dicembre 2025. A seguito dei numeri raggiunti, Poste Italiane è in grado di annunciare la revisione al rialzo del risultato operativo di fine anno, che sale da 3,3 a 3,4 miliardi. Il nuovo piano industriale stand alone verrà presentato il prossimo 24 luglio. «È il quarto trimestre consecutivo concluso con risultati record», ha sottolineato Del Fante.

Unicredit finanzia lo sviluppo di un immobile residenziale a Roma

Unicredit ha concesso un finanziamento ipotecario bilaterale, di 32,5 milioni di euro, a Wonder Spv, veicolo di cartolarizzazione ai sensi dell’art.7.2 L.130/99, finalizzato a supportare l’acquisto e lo sviluppo residenziale di Pacifico Living, a Roma, nel prestigioso quartiere dell’Eur. In una prima fase del progetto saranno realizzati 120 appartamenti, di cui 35 volti a promuovere l’accesso alla casa quale generatore simbolico di coesione sociale, per poi procedere alla realizzazione di ulteriori 150 unità immobiliari. Un intervento che coniuga qualità architettonica ed estetica, con un progresso tecnologico volto al risparmio energetico e alla riduzione dell’inquinamento atmosferico e acustico e una capacità di ospitare il verde non semplicemente come complemento estetico ma come frammento della natura. Unicredit Re Services, la società di intermediazione immobiliare del Gruppo, sarà partner commerciale dello sviluppo immobiliare mettendo a disposizione la propria piattaforma tecnologica di consulenza e promozione e il network nazionale di consulenti immobiliari per contribuire al successo dell’iniziativa.

Plafoni: «Sosteniamo la ripresa del mercato e la rigenerazione urbana»

Queste le dichiarazioni di Marianna Plafoni, Regional manager Centro Italia di Unicredit: «La banca finanzia attivamente lo sviluppo immobiliare attraverso una serie di soluzioni destinate sia alle imprese del settore delle costruzioni che ai clienti privati, sostenendo la ripresa del mercato e la rigenerazione urbana. Il nostro Gruppo offre supporto finanziario, leasing immobiliare e servizi di consulenza specialistica per operazioni di sviluppo, ristrutturazione e gestione del patrimonio».

La giornalista Manila Gorio: «Esclusa dalla cena con Vannacci perché transessuale»

Manila Gorio, presidente dell’associazione Transgender Italia e direttrice editoriale di Political TV, ha raccontato di essere stata esclusa da una cena con Roberto Vannacci in quanto presenza non gradita, con ogni probabilità a causa della sua transessualità.

La giornalista Manila Gorio: «Esclusa dalla cena con Vannacci perché transessuale»
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Il racconto di Gorio

«Diverse settimane fa Vannacci era venuto in Puglia per un incontro con i giornalisti», ha spiegato Gorio, nota a livello locale anche per aver lavorato a Antennasud. Dopo il comizio dedicato a Futuro Nazionale, era in programma una cena, ma a quel punto Gorio si è vista sbarrare la strada: «Mi è stato detto che non avrei potuto partecipare vista la mia “situazione”», ha spiegato a Repubblica, facendo intendere che il problema per l’ex generale risiedesse nella sua transessualità. Gorio ha raccontato di aver poi rivisto il responsabile barese del partito al supermercato: «Mi ha guardato, ma non mi ha nemmeno salutata». La giornalista ha poi continuato sui social: «Se questo è il loro metodo di esclusione e di non inclusione, ho paura che migliaia di imbecilli faranno peggio. Incitare odio e discriminazione mi sembra davvero eccessivo in un modo dove oramai ci sono solo guerre».

Biennale, Giuli vs Salvini: «Pensavo che il suo post fosse un’autocritica per il suo assenteismo»

Scontro tra i ministri Alessandro Giuli e Matteo Salvini sulla Biennale, da settimane al centro di polemiche intorno al padiglione russo. Nel mirino è finito un post in cui il vicepremier criticava velatamente (ma neanche troppo) il titolare della Cultura per la sua decisione di non partecipare all’inaugurazione dell’evento il 9 maggio. «Gli assenti hanno sempre torto. Viva l’arte libera e coraggiosa», aveva scritto Salvini.

La risposta di Giuli è arrivata a Sky Tg24 Live in Roma: «La verità, quando ho visto il post, è che l’ho frainteso e ho pensato che lui facesse autocritica. Ho detto: “Vedi, Salvini che fa un post per scusarsi del fatto che frequenta poco il suo ministero“. Dopodichè ho capito che invece non era un’autocritica sul suo assenteismo, e rispetto la sua posizione che è condivisa da tante altre persone».

Inchiesta arbitri, indagini su un presunto incontro tra Rocchi e Schenone

La Procura di Milano sta lavorando all’ipotesi che, nell’incontro del 2 aprile presso lo stadio di San Siro, in cui sarebbero state decise le designazioni di due incontri dell’Inter contestate a Gianluca Rocchi, abbia preso parte anche Giorgio Schenone, club referee manager della società nerazzurra. Rocchi, indagato per frode sportiva, si è autosospeso (al suo posto come designatore ad interim c’è Dino Tommasi), mentre Schenone non risulta iscritto nel registro: dovrebbe essere ascoltato l’8 aprile dai magistrati e dalla Guardia di Finanza.

Inchiesta arbitri, indagini su un presunto incontro tra Rocchi e Schenone
Giorgio Schenone (LinkedIn).

Perché Rocchi è indagato per frode sportiva

Rocchi è indagato dal pm della Procura di Milano Maurizio Ascione perché avrebbe “combinato” le designazioni di due gare dell’Inter nel 2025: quella in trasferta a Bologna in campionato e il derby di ritorno di Coppa Italia col Milan, assegnandole rispettivamente a Andrea Colombo (gradito al club nerazzurro) e Daniele Doveri (sgradito). Nel secondo caso la designazione sarebbe avvenuta per «assicurare all’Inter direzioni di gara diverse per l’eventuale finale di Coppa Italia e per il resto delle partite di A»). Rocchi avrebbe inoltre violato il protocollo Var durante Udinese-Parma, sempre nella stagione 204/25: ma questo è un altro filone dell’inchiesta. Agli atti, tra le intercettazioni ce n’è una – sempre dell’aprile 2025 – tra Rocchi e Andrea Gervasoni, supervisore Var (anche lui indagato e autosospeso), su sospette pressioni e sul presunto incontro allo stadio “Giuseppe Meazza”, in cui si faceva riferimento a tale “Giorgio”.

Inchiesta arbitri, indagini su un presunto incontro tra Rocchi e Schenone
Gianluca Rocchi (Ansa).

Sentiti in procura Pinzaini e Butti: chi sono

Come è emerso dalle audizioni in Procura, nell’inchiesta sul sistema arbitrale ci sono intercettazioni, risalenti a poco più di un anno fa, tra Rocchi e Riccardo Pinzani (non indagato), oggi club referee manager della Lazio che fino alla scorsa stagione era l’incaricato Figc per i rapporti tra Aia e club, e pure tra lo stesso ex designatore e Andrea Butti (non indagato), responsabile ufficio Competizioni della Lega Serie A. Entrambi sono stati sentiti oggi in Procura a Milano come persone informate sui fatti. Il filone dell’inchiesta per frode arbitrale si concentra proprio su eventuali rapporti diretti tra Rocchi e le società e sull’influenza che le ‘pretese’ di quest’ultime avrebbero avuto nella scelta degli arbitri.

Perché la giustizia sportiva ancora non si è mossa

Insomma, la Procura intende capire se l’incontro allo stadio è avvenuto e su cosa verteva, oltre a fare luce sulla partecipazione di Schenone e dunque dell’Inter. L’indagine, ovviamente, punta anche stabilire se le ‘pretese’ avanzate nei confronti di Rocchi possano configurare la frode sportiva. Per quanto riguarda la giustizia sportiva, visto che l’indagine della Procura di Milano è ancora coperta da segreto investigativo, Ascione non può trasmettere gli atti alla Procura della Figc.

Enel lancia la ricarica elettrica Plug&Charge: basta collegare il cavo per trasferire energia

La ricarica delle auto elettriche in Italia compie un ulteriore passo verso la semplicità e la velocità grazie a Enel. Con il sistema Plug&Charge disponibile sulle stazioni Fast abilitate della rete del Gruppo guidato da Flavio Cattaneo, basterà collegare il cavo alla colonnina per avviare automaticamente il rifornimento di energia, senza utilizzare app, card Rfid o procedure manuali. Una soluzione pensata per rendere l’esperienza di ricarica ancora più facile, immediata e pratica per gli e-driver.

Il sistema elimina passaggi intermedi e rende il rifornimento di energia ancora più fluido

La funzionalità Plug&Charge consente infatti di automatizzare completamente il processo di autenticazione tra veicolo e infrastruttura. Una volta inserito il connettore, auto e stazione di ricarica comunicano direttamente tra loro e autorizzano l’operazione in pochi secondi. La colonnina riconosce immediatamente il veicolo compatibile e avvia la ricarica in modo sicuro grazie alla tecnologia basata sul protocollo internazionale ISO 15118. Il principale vantaggio è proprio la rapidità. Soprattutto durante le ricariche veloci, il sistema elimina passaggi intermedi e rende il rifornimento di energia ancora più fluido. Niente apertura di app, scansione di QR Code o utilizzo di tessere fisiche. Sarà necessario semplicemente collegare il cavo e la sessione parte automaticamente.

La configurazione avviene tramite l’app Enel On Your Way

Alla base del Plug&Charge c’è un certificato digitale installato sul veicolo, una sorta di carta d’identità elettronica che contiene tutte le informazioni necessarie per associare l’auto all’account di ricarica dell’utente. Nel caso del servizio Enel, la configurazione avviene tramite l’app Enel On Your Way, dove il proprietario deve inserire il proprio Pcid, ovvero il codice identificativo univoco del veicolo elettrico. Una volta completata la procedura, bisogna abilitare sul display dell’auto o sull’app del costruttore l’identificativo Enel on Your Way, riconoscibile dal codice che inizia con “It Elx”.

Il protocollo garantisce una comunicazione crittografata e sicura tra veicolo e colonnina

La compatibilità con il Plug&Charge è in costante crescita, è già utilizzata da Ewiva (sempre Gruppo Enel) e coinvolge già numerosi modelli elettrici oggi in commercio, anche grazie agli aggiornamenti software OTA introdotti da diverse case automobilistiche. Tra i veicoli compatibili figurano modelli Audi, Bmw, Polestar e Renault di ultima generazione. Anche le infrastrutture devono essere abilitate alla tecnologia. Le colonnine compatibili possono essere individuate direttamente sempre sull’app Enel On Your Way filtrando le stazioni che supportano il Plug&Charge, in particolare quelle fast e ultrafast. Dal punto di vista tecnico, il protocollo garantisce una comunicazione crittografata e sicura tra veicolo e colonnina, gestendo automaticamente autenticazione, avvio della sessione e pagamento. Il costo della ricarica viene infatti addebitato direttamente sul metodo di pagamento associato all’account dell’utente, senza ulteriori conferme.

Fagnani, l’eroe negativo Savi e i limiti di un format crime sbagliato

La televisione non è un mezzo favorevole all’espressione del pensiero: non è un caso che i format di successo siano le interviste. Ma l’intervista televisiva soffre di un altro handicap congenito: costringe il pensiero di chi viene intervistato alla velocità. Si può rispondere a una domanda grave in velocità, con la rapidità che l’incalzare delle domande impone? È più un problema strutturale che morale, perché il format esige sintesi e, soprattutto, piccoli colpi di scena: così l’assassino intervistato da Franca Leosini o da Francesca Fagnani non sta evidentemente rendendo conto di sé: sta recitando una parte che il mezzo televisivo gli ha già scritto. Le domande non cercano la verità, cercano il cedimento, la lacrima, oppure gli occhi di ghiaccio, l’insensibilità e via andare di luoghi comuni. La televisione produce cronaca nera come genere narrativo, con i suoi eroi negativi, i suoi rituali catartici, gli appuntamenti in seconda serata. Che senso ha, per esempio, intervistare Roberto Savi, l’ex poliziotto e capo della banda della Uno bianca, che sta scontando l’ergastolo nel carcere milanese di Bollate?

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Fagnani, l’eroe negativo Savi e i limiti di un format crime sbagliato
Roberto Savi ospite di Francesca Fagnani a Belve Crime (foto Ansa).

L’insinuazione sulla copertura da parte di qualcuno “in alto”

I crimini che ha commesso risalgono a un periodo tra il 1987 e il 1994. È interessante sapere cosa pensa, dopo 32 anni, un criminale riconosciuto e condannato per 103 crimini, 34 morti e oltre 100 feriti? O la pietà umana non dovrebbe concedergli il diritto all’oblio? Durante l’intervista di Fagnani, Roberto Savi dice una cosa grave: ripercorrendo l’omicidio nell’armeria di via Volturno, a Bologna, il 2 maggio 1991, quando furono uccisi Licia Ansaloni, titolare del negozio di armi, e il suo collaboratore, l’ex carabiniere Pietro Capolungo, Savi dichiara che a lui e ai suoi complici non interessava rapinare pistole, perché di armi ne avevano già abbastanza: in realtà l’obiettivo era Capolungo, in quanto «ex dei “Servizi particolari” dei carabinieri» (anche se il figlio ha smentito l’appartenenza del padre ai Servizi segreti). «Volevano una scusa, farlo fuori in qualche maniera», sostiene Savi. In questo modo insinua che quell’azione – e, si presuppone, anche molte altre – fosse stata loro richiesta “dagli apparati“, da qualcuno “in alto”; infatti continua dicendo che si sentivano «sicuri» di muoversi, perché erano subentrati «personaggi che ci hanno garantito protezione».

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Un retropensiero collettivo che alimenta il qualunquismo

Dopo 30 anni di carcere Savi accetta di andare a dire nel salotto televisivo di Fagnani che la banda della Uno bianca era manovrata da una regia occulta, da apparati deviati, e aveva protezioni istituzionali. La butta lì perché sa che il format di Belve crime non prevede alcun contraddittorio vero, né il tempo necessario a smontare o verificare un’affermazione di tale portata. La tivù in questo caso dimostra, insieme alla sua inutilità, la sua pericolosità: offre a un ergastolano condannato per 34 omicidi un pulpito per riscrivere la sua storia, con sorrisini e ammiccamenti, davanti ai telespettatori che rimangono a bocca asciutta, senza una prova, ma con un retropensiero collettivo che alimenta il qualunquismo.

La dietrologia come ossessione nel cercare una verità nascosta

Decenni di misteri italiani irrisolti, le stragi fasciste, la P2, Ustica diventano un habitus cognitivo indiscriminato, uno schema interpretativo che si può applicare a qualsiasi avvenimento, indipendentemente dagli atti processuali e dalle prove disponibili: la dietrologia – questo termine così preciso, inventato negli Anni 70, proprio nel contesto delle stragi e dei misteri della Prima Repubblica – come ossessione nel cercare una verità nascosta dietro quella apparente, una regia occulta superiore che rimane inaccessibile a noi poveri cristiani.

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Fagnani, l’eroe negativo Savi e i limiti di un format crime sbagliato
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Doveva parlare ai magistrati: come dar torto ai parenti delle vittime?

La televisione di Francesca Fagnani è un altro esempio di tivù dell’impotenza e della rassegnazione, mascherata da ricerca della verità, e Savi si presta perfettamente al gioco perché sa che ogni verifica è impossibile e che nessuno gli toglierà il suo ergastolo. Così si diverte a seminare sospetti. Come dar torto ai parenti delle vittime quando dicono che se aveva qualcosa da confessare che non aveva mai detto, doveva farlo davanti ai magistrati?

La solita maschera che si sovrappone a tutte le altre

Francesca Fagnani ha replicato che «hanno ragione»: allora non si capisce perché abbia ritirato fuori dopo così tanto tempo questo assassino che, nel caso di Savi, sarebbe l’unica vera belva mai entrata in quello studio ma che, maneggiata dalla Fagnani, diventa la solita maschera che si sovrappone a tutte le altre, uguale a quella degli attori e delle attrici che “si sentono” belve, ma per finta. Da intervistare, per di più, con lo stesso quaderno in mano e facendo sempre le solite faccette.

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno

Nicole Minetti resta in stato di grazia. Secondo fonti della Procura Generale di Milano, le risposte arrivate dall‘Interpol in questi giorni sono in linea col parere positivo per il provvedimento di clemenza concesso all’ex consigliera regionale lombarda per i gravi problemi di salute del figlio adottato con il compagno Giuseppe Cipriani. Insomma, il quadro per ora non cambia. Gli accertamenti dell’Interpol, in particolare in Uruguay, si concentrano sulla regolarità dell’iter di adozione del bambino e sull’«effettiva volontà di riscatto sociale» di Minetti. Le indagini non sono ancora concluse ma nei giorni scorsi una prima informativa escludeva precedenti penali, denunce, o indagini in corso per favoreggiamento della prostituzione in Uruguay né in Spagna. Quando in Procura generale avranno un quadro preciso, si saprà se il parere, che dovrà essere inviato al ministero della Giustizia con destinazione finale il Colle, sarà una confermato o se cambierà le carte in tavola.

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
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Foti in versione anti-Trump mentre Rubio incontra Leone

Tommaso Foti, ministro meloniano per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, in videocollegamento da Firenze con la romana Villa Torlonia, che giovedì ospita l’evento Live in promosso da SkyTg24, si toglie un sasso dalla scarpa: «La presidenza degli Stati Uniti non sono gli Stati Uniti». Può bastare? «Sotto il profilo delle osservazioni e delle affermazioni non condivido per nulla quelle del presidente Trump nei confronti del Santo Padre. Noi abbiamo sempre detto che gli Stati Uniti sono un interlocutore importante, ma proprio perché sono importanti abbiamo anche il dovere di far notare quando sbagliano».

Le ultime sulla grazia a Nicole Minetti e le altre pillole del giorno
Tommaso Foti (Imagoeconomica).

Perché «un conto è avere dei rapporti che possono essere ottimi sotto il profilo degli scambi economici e quant’altro. Un altro è ritenere che l’amicizia sia sudditanza», ha aggiunto Foti ricordando che «esiste una dignità nazionale dalla quale non si può prescindere». Nel frattempo Oltretevere è terminata l’udienza del segretario di Stato Marco Rubio da Papa Leone XIV. Seguirà l’incontro con il suo omologo vaticano, il cardinale Pietro Parolin. Poi il dignitosamente trumpiano e cattolico Rubio venerdì vedrà Giorgia Meloni.

Francesco Boni, da Telemarket al Palaexpo

Francesco Boni, volto storico di Telemarket, l’uomo capace di vendere qualsiasi quadro grazie alla sua capacità di “bucare” il piccolo schermo e spingere i telespettatori a telefonare per comprare un’opera vista solo qualche secondo in tv, mercoledì si trovava a Palazzo delle Esposizioni. Lui, il televenditore classe 1944 diventato famosissimo anche grazie ai formidabili sketch di un Corrado Guzzanti impegnato a vendere croste inguardabili, è sempre uguale: Franco, come lo chiamano molti, era concentratissimo. Mentre al piano superiore il numero uno dell’istituzione museale Marco Delogu partecipava alla presentazione del World Press Photo, Boni con estrema attenzione si avvicinava a ogni opera di Mario Schifano, soffermandosi soprattutto nella “stanza” dipinta per l’appartamento romano di Gianni Agnelli. Uno spettacolo.

Mps e le guarentigie dei parlamentari

Nei palazzi romani del potere il clima è incandescente dopo le richieste provenienti dai magistrati milanesi impegnati nelle indagini sulla scalata a Mps. E così «la decisione della sospensione della giunta delle elezioni della Camera dei deputati, su richiesta dei componenti di Fratelli d’Italia, conferma la necessità che riguardo l’istanza della Procura di Milano di accedere alla corrispondenza contenuta sui dispositivi informatici dell’ex direttore del ministero dell’Economia e delle Finanze, Marcello Sala, e che riguarderebbe anche parlamentari, si agisca nel pieno rispetto di quelle che sono le guarentigie previste dalla nostra Costituzione tanto per i senatori e tanto per i deputati», ha detto il senatore di Fratelli d’Italia, Sergio Rastrelli, capogruppo nella Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari sulla vicenda Mps. Quanti e soprattutto quali sono i parlamentari che hanno parlato con Sala di temi delicatissimi? 

Guarda che Luna (Berlusconi)

«Guarda che luna…». Da un paio di settimane il brano di Fred Buscaglione viene canticchiato nel giro di Antonio Tajani. La Luna in questione, con la maiuscola, di cognome però fa Berlusconi. La figlia di Paolo e nipote di Silvio è stata omaggiata con un lungo servizio sul numero del primo aprile di Chi, il settimanale “di famiglia”. Diretto da Massimo Borgnis, dopo l’uscita di Alfonso Signorini, il periodico ha sempre un occhio di riguardo per le vicende della casata: Luna Berlusconi appare in un pezzo tutto milanese che ha come protagonista l’uomo che ha sposato lo scorso luglio, lo chef Vittorio Vaccaro, che con il progetto “Cucino per te” apre il suo ristorante «una volta al mese per chi non può permetterselo», per «pranzare fuori in famiglia». Il locale si chiama Bettola Siciliana, perché lo chef è nato a Calascibetta, in provincia di Enna. Vaccaro, già attore di tv e fiction, ora cucina pure su Discovery e il suo ristò in Porta Romana in poco più di un anno è entrato nella guida del Gambero Rosso, e ne parla benissimo Edoardo Raspelli. Lui, Vaccaro, dice che ha conquistato Luna «con uno spaghettino», e di lei elogia «la sua lucidità, la sua visione, il coraggio di cambiare». Un’operazione innocua che però nei romani di Forza Italia, già assediati dagli eredi di B, solleva i soliti sospetti…

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Il servizio su Vittorio Vaccaro su Chi.