Papa: domani ad Acerra riportera’ attenzione su Terra Fuochi

Sara’ una visita pastorale dal forte valore simbolico quella che Papa Leone XIV compira’ domani ad Acerra, nel cuore della cosiddetta “Terra dei Fuochi”, una delle aree piu’ martoriate del Mezzogiorno d’Italia per l’inquinamento ambientale e le conseguenze sanitarie e sociali legate allo smaltimento illegale dei rifiuti. La visita di Leone XIV si inserisce in un cammino lungo e complesso che ha visto la Chiesa locale, e in particolare la Conferenza episcopale campana, impegnata da anni nel denunciare le condizioni ambientali e sanitarie della cosiddetta Terra dei Fuochi. Un territorio esteso tra le province di Napoli e Caserta, segnato per decenni dallo sversamento illegale di rifiuti tossici e dai roghi di materiali industriali, spesso in aree agricole e urbane densamente abitate. Gia’ negli anni passati i vescovi della Campania avevano parlato apertamente di “ferita ambientale e sociale”, chiedendo interventi urgenti e una maggiore attenzione delle istituzioni. Il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, e’ stato tra le voci piu’ costanti nel richiamare l’urgenza della bonifica e della tutela della salute pubblica, intrecciando il linguaggio pastorale con quello civile e scientifico. Anche il mondo dell’informazione cattolica ha dedicato crescente attenzione al tema. In particolare il quotidiano Avvenire, organo della Conferenza episcopale italiana, ha seguito con continuita’ l’evoluzione della vicenda, contribuendo a portare all’attenzione nazionale una realta’ a lungo rimasta ai margini del dibattito pubblico. Attraverso inchieste, testimonianze e approfondimenti, il giornale ha dato voce alle comunita’ locali, alle famiglie colpite da malattie correlate all’inquinamento e alle associazioni impegnate nella tutela del territorio. Citta’ del Vaticano, 22 mag. – La presenza del Papa ad Acerra assume un significato che va oltre il gesto pastorale. E’ il riconoscimento di una sofferenza che per anni e’ stata percepita come invisibile o sottovalutata, e al tempo stesso un richiamo alla responsabilita’ condivisa delle istituzioni e della societa’ civile. La scelta di incontrare direttamente le famiglie delle vittime e i rappresentanti dei territori coinvolti colloca la visita nel solco di un magistero che insiste sulla “cura del creato” come dimensione essenziale della giustizia sociale. Per la Chiesa campana, la visita rappresenta anche un momento di conferma di un impegno gia’ consolidato: quello di una presenza costante accanto alle comunita’ ferite, tra denuncia, accompagnamento pastorale e promozione di percorsi di risanamento ambientale e umano. In questa prospettiva, la Terra dei Fuochi non e’ solo un’emergenza ambientale, ma una questione profondamente antropologica, che tocca la dignita’ delle persone, la salute, il lavoro e il futuro delle nuove generazioni. Il viaggio di Leone XIV si colloca dunque dentro una storia ecclesiale gia’ segnata da un’attenzione crescente e da un lavoro capillare sul territorio. Una visita che, nelle attese, non si limitera’ a un gesto di solidarieta’, ma potrebbe rilanciare l’attenzione pubblica e istituzionale su una delle ferite piu’ dolorose e ancora aperte del Paese. Il programma di domani prevede che Leone parta alle 8 dal Vaticano in elicottero. L’atterraggio, nel campo sportivo “Arcoleo” di Acerra e’ previsto alle 8:45. Il Papa sara’ accolto dalle autorita’ civili e religiose: il vescovo Antonio Di Donna, il presidente della Regione Campania Roberto Fico, il prefetto di Napoli Michele Di Bari e il sindaco Tito d’Errico. Dopo il trasferimento in Cattedrale, alle 9:15 Leone XIV incontrera’ vescovi della Campania, sacerdoti, religiosi e soprattutto famiglie che hanno perso propri cari a causa delle conseguenze dell’inquinamento ambientale. Seguiranno il saluto del vescovo e il discorso del Papa. La visita proseguira’ alle 10:30 in Piazza Calipari, dove il Pontefice incontrera’ i sindaci e i fedeli dei comuni dell’area, con gli interventi del sindaco di Acerra e del vescovo Di Donna. Dopo i saluti finali, il rientro in Vaticano e’ previsto entro le 12:45.

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Aeroitalia, nuova base operativa all’Aeroporto di Salerno

È stata ufficialmente inaugurata oggi la nuova base operativa Aeroitalia presso l’Aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento, porta d’accesso per il territorio cilentano e tutta la Campania. La giornata si è aperta con il primo volo Aeroitalia da Salerno per Milano Malpensa. Al suo rientro all’Aeroporto di Salerno il velivolo è stato accolto con una cerimonia e il simbolico taglio del nastro che ha sancito l’avvio ufficiale delle nuove rotte. Successivamente, in occasione della partenza del volo per Torino, i passeggeri sono stati accolti con uno speciale benvenuto al gate, con gadget personalizzati dedicati al volo inaugurale. L’apertura della base a Salerno si traduce operativamente nel posizionamento di un aeromobile dedicato e nell’attivazione di 19 frequenze settimanali verso alcune delle principali destinazioni italiane: Milano Malpensa, Torino, Genova e Trieste. Dopo i voli inaugurali odierni per Milano e Torino, domani prenderanno il via anche i collegamenti su Genova e Trieste, incrementando così le opportunità di viaggio da e per la Campania e il Cilento. Inoltre, da luglio ad agosto saranno operative quattro nuove rotte internazionali leisure, con voli diretti verso Ibiza e Palma di Mallorca e verso Mykonos e Santorini.

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Autonomia: De Luca, Calderoli conferma ricatto politico

“Le parole di Calderoli confermano, ancora una volta, che l’autonomia differenziata non e’ una riforma pensata per modernizzare il Paese, ma il collante politico che tiene insieme una maggioranza divisa su tutto”. Cosi’ Piero De Luca, capogruppo Pd in commissione questioni regionali e segretario del Pd Campania. “Quando un ministro arriva a dire che ‘senza autonomia non si fa niente’, ricattando di fatto la premier, ammette apertamente che siamo davanti a uno scambio politico permanente dentro il governo, non a un confronto serio nell’interesse nazionale. E’ grave che si continui a raccontare questa riforma come inevitabile, ignorando i rilievi pesantissimi della Corte costituzionale e le profonde disuguaglianze che rischia di produrre. Noi continuiamo a pensare che l’Italia abbia bisogno esattamente del contrario: piu’ coesione, piu’ investimenti pubblici, livelli essenziali delle prestazioni realmente garantiti e diritti uguali da Nord a Sud. Calderoli parla di velocita’ record nell’approvazione delle norme, ma la rapidita’ non e’ mai sinonimo di qualita’, soprattutto quando si interviene sugli equilibri costituzionali e sull’assetto della Repubblica. Su temi cosi’ delicati – conclude – servirebbero trasparenza, coinvolgimento parlamentare e confronto con i territori, non forzature dettate dagli equilibri interni alla maggioranza. Il Partito Democratico continuera’ a contrastare con determinazione un disegno che rischia di aumentare i divari territoriali, indebolire i servizi pubblici nazionali e compromettere il principio di uguaglianza sancito dalla Costituzione. L’unita’ del Paese e la tutela dei diritti fondamentali non possono diventare merce di scambio per garantire la sopravvivenza del governo”

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Stazione ferroviaria Salerno, Iannone: “4,2 milioni dal Mit per abbattere barriere architettoniche”

“Con riferimento agli interventi di adeguamento delle banchine presso la stazione di Salerno a partire dal mese di gennaio 2026 ho fatto avviare la progettazione degli interventi finalizzati all’innalzamento dei marciapiedi allo standard h55. In particolare, le attività progettuali riguardano le banchine a servizio dei binari 2 e 3, nonché quelle relative ai binari 4 e 5, con l’obiettivo di migliorare l’accessibilità e la fruibilità dell’infrastruttura da parte dell’utenza.

 

Per quanto concerne l’innalzamento del marciapiede afferente ai binari 2 e 3, l’ intervento è già inserito nella pianificazione del 2027, per un investimento pari a circa 1,2 milioni di euro.

Con riferimento agli interventi relativi al marciapiede a servizio dei binari 4 e 5, i lavori saranno realizzati già nel periodo compreso tra luglio e ottobre 2026. Nell’ambito del medesimo intervento saranno altresì effettuate opere di riqualificazione della relativa pensilina, per un investimento complessivo pari a circa 3 milioni di euro.

Le opere programmate presso la Stazione di Salerno confermano un impegno costante del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti nel promuovere una mobilità moderna, accessibile e inclusiva.

L’attenzione rivolta all’adeguamento delle infrastrutture ferroviarie, all’eliminazione delle barriere architettoniche e al rispetto degli standard europei testimonia la volontà di garantire servizi sempre più efficienti e condizioni di piena accessibilità per tutti i cittadini.

Il Ministero intende proseguire con determinazione lungo questo percorso di riqualificazione, nella consapevolezza che investire nell’accessibilità e nel miglioramento del servizio ferroviario significhi rafforzare la coesione sociale, sostenere la competitività dei territori e assicurare l’effettivo esercizio del diritto alla mobilità.”

Lo dichiara il Senatore di Fratelli d’Italia, Antonio Iannone, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

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Salernitana, già staccati oltre 10mila biglietti, Curva Sud sold out

Prevendita boom per Salernitana-Brescia, gara d’andata delle semifinali playoff di Lega Pro, in programma domenica 24 maggio, alle ore 14.30, allo stadio Arechi.

 

In appena un’ora tra prelazione abbonati e vendita libera – come riporta la pagina social “TuttosullaSalernitana” –  sono stati staccati ben 10.451 biglietti, dato che conferma il grande entusiasmo della piazza granata in vista della sfida semifinale playoff d’andata.
La Curva Sud Siberiano è andata completamente esaurita in soli 22 minuti (3569 tickets), presa d’assalto dai tifosi della Salernitana fin dall’apertura della vendita.
Oltre 6000 persone hanno atteso nella coda virtuale.
Restano invece disponibili gli ultimi 1.661 posti nei Distinti Inferiori, settore che continua a viaggiare a ritmi elevatissimi e che potrebbe terminare intorno alle 12:40.
Quasi sold out anche il settore ospiti, omologato a 250 posti. Al momento, sono già 202 i tagliandi acquistati dai sostenitori bresciani.
Gli eventuali posti non confermati dagli abbonati, durante la fase di prelazione, saranno rimessi in vendita domani mattina alle ore 09:15.

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Pontecagnano, operaio cade in un pozzo: FIT-CISL chiede verifiche urgenti

Un grave incidente sul lavoro riaccende l’attenzione sul tema della sicurezza nei cantieri in provincia di Salerno. Nella giornata del 21 maggio 2026, un operaio della società S.A.R.I.M. è precipitato all’interno di un pozzo profondo circa cinque metri durante alcune attività di manutenzione in un cantiere situato a Pontecagnano Faiano. Determinante l’intervento immediato dei soccorritori, che ha evitato conseguenze ancora più drammatiche.

A intervenire sulla vicenda è – tramite una nota – la FIT-CISL Salerno, attraverso il segretario provinciale Diego Corace, che ha espresso “forte preoccupazione” per quanto accaduto, annunciando la richiesta formale di un incontro urgente con la società appaltatrice, con il Comune di Pontecagnano Faiano in qualità di stazione appaltante e con il Responsabile unico del procedimento (RUP). Coinvolto per conoscenza anche l’Ispettorato Territoriale del Lavoro.

Al centro della richiesta del sindacato vi sono accertamenti dettagliati sul rispetto delle normative previste dal D.Lgs. 81/2008, testo di riferimento in materia di sicurezza sul lavoro. In particolare, la FIT-CISL intende verificare se siano stati adottati correttamente tutti i protocolli di prevenzione e vigilanza previsti dalla legge e come sia stato possibile il verificarsi di un incidente di tale gravità.

Nel documento trasmesso agli enti competenti, il sindacato chiede chiarimenti puntuali sulle procedure di sicurezza applicate nel cantiere e sulle eventuali responsabilità legate all’accaduto. “È necessario comprendere se siano state rispettate tutte le misure previste dalla normativa vigente”, si legge nella nota ufficiale diffusa dall’organizzazione sindacale.

Non solo sicurezza. La FIT-CISL ha inoltre acceso i riflettori su una comunicazione interna inviata dall’azienda ai dipendenti il 15 maggio scorso, relativa alla consegna cartacea dei certificati medici. Secondo il sindacato, tale disposizione risulterebbe incompatibile con l’attuale normativa nazionale, che stabilisce l’invio esclusivamente telematico all’INPS, come previsto dall’articolo 55-septies del D.Lgs. 165/2001 e dal Decreto Ministeriale del 26 febbraio 2010.

“Abbiamo chiesto un confronto immediato perché è indispensabile fare piena luce sull’accaduto e verificare eventuali omissioni o responsabilità”, ha dichiarato Diego Corace. “La sicurezza dei lavoratori non può essere considerata un semplice adempimento burocratico. È un diritto fondamentale che deve essere garantito ogni giorno, in ogni luogo di lavoro”.

La FIT-CISL Salerno ha infine ribadito che continuerà a monitorare con attenzione l’evolversi della vicenda, chiedendo trasparenza, controlli rigorosi e interventi concreti per impedire il ripetersi di episodi simili.

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Iran-Usa, qual è il prezzo della pace imposto a Trump

Sui muri della metropolitana di Teheran, da qualche giorno, campeggia un manifesto che merita di essere studiato con attenzione. Donald Trump è in ginocchio, in posizione di vassallaggio, mentre porge alla camera un mazzo di banconote. La didascalia, in farsi, recita: «Reddito annuo di 100 miliardi di dollari dallo Stretto di Hormuz per l’Iran». Non è un meme, né la solita propaganda. È l’immagine plastica di quello che, negli ultimi giorni, sta prendendo forma nei canali di mediazione tra Washington e Teheran. La guerra che il presidente americano ha lanciato il 28 febbraio si chiuderà con un assetto in cui l’Iran incasserà royalties sul transito attraverso lo Stretto di Hormuz e l’Oman si dividerà la torta. Con il placet, sotto traccia, della stessa Casa Bianca.

L’accordo tra Iran e Usa in quattro punti

Da quanto risulta a Lettera43, il quadro reale dell’accordo in costruzione è significativamente più avanzato — e più amaro per gli Stati Uniti — di quello che la cronaca internazionale racconta. Ecco i punti principali.

Il comandante pakistano Asim Munir è già a Teheran

Punto 1. Il Field Marshal Asim Munir, comandante delle forze armate pakistane e perno della mediazione, è atterrato a Teheran venerdì pomeriggio. La sua agenda non è quella di un facilitatore di passaggio: è quella di un general contractor che arriva a chiudere un dossier.

Iran-Usa, qual è il prezzo della pace imposto a Trump
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi con il capo dell’esercito pakistano Asim Munir (Ansa).

Il rilascio degli asset iraniani congelati

Punto 2. Il documento sul tavolo non sarebbe la controproposta ai 14 punti che Teheran ha trasmesso il 28 aprile e che la stampa anglosassone cita. Esisterebbe una versione rivista, già condivisa attraverso Islamabad, il cui baricentro non è più Hormuz, ma il rilascio degli asset iraniani congelati. Sono fondi che variano nella stima totale — dai conti sudcoreani ai depositi iracheni, dalle linee di credito europee ai fondi bloccati durante il primo mandato Trump — ma che ammontano verosimilmente a decine di miliardi. Per Teheran, ottenere quel rilascio significa una vittoria finanziaria che compenserebbe, almeno in parte, la disfatta militare. L’assassinio del Supremo Leader Ali Khamenei, la distruzione di oltre il 90 per cento della flotta navale, la decapitazione del comando dei Pasdaran: tutto sarà metabolizzato come prezzo accettabile se i conti tornano. E gli iraniani sanno benissimo che i conti torneranno.

Su Hormuz si studia una ripartizione delle royalties tra Iran e Oman

Punto 3. Sullo Stretto di Hormuz, le verifiche di Lettera43 confermano ciò che a Washington non si pronuncia ad alta voce: l’accordo per una ripartizione delle royalties di transito tra Iran e Oman è già in cottura. La Persian Gulf Strait Authority — il dispositivo amministrativo che Teheran ha annunciato il 18 maggio con tanto di profilo X ufficiale — non è la creatura unilaterale che gli Stati Uniti combatteranno fino all’ultimo. È la cornice in cui verrà inserito uno split di entrate, con quote iniziali pesantemente sbilanciate a favore dell’Iran. La motivazione è dichiarata: ricostruzione post-bellica. Nel tempo, il riequilibrio porterà l’Oman a una quota più rilevante, ma nella fase di avvio Teheran porterà a casa il grosso del pacchetto. Il governo omanita, fedele alla sua tradizione, tace pubblicamente e in quel silenzio negozia il proprio prezzo. Gli Stati Uniti, malgrado la dichiarazione di Trump nello Studio Ovale del 21 maggio («Vogliamo lo Stretto libero, niente pedaggi, sono acque internazionali») e malgrado le minacce molto più dure del segretario di Stato Marco Rubio, sono perfettamente consapevoli del meccanismo. E ne hanno preso atto.

Iran-Usa, qual è il prezzo della pace imposto a Trump
JD Vance, Donald Trump e Marco Rubio (Ansa).

Pechino ha affidato la mediazione al Pakistan

Punto 4. Durante la visita di Trump a Pechino del 15 maggio, Xi Jinping ha messo le carte sul tavolo con una nettezza inusuale anche per i canali diplomatici cinesi più diretti. Il messaggio sarebbe stato in sostanza: la guerra deve finire, lo Stretto deve riaprire, l’economia mondiale è stata sconquassata abbastanza. Pechino ha affidato la mediazione operativa a Islamabad e si attende che entrambe le parti — americani e iraniani — smettano di scombinare le carte sul tavolo. Non è una richiesta. È una direttiva. Questo è il punto che in Europa, e in Italia in particolare, viene letto male o non viene letto affatto. Il Pakistan e la Cina non sono co-mediatori insieme all’Oman o il Qatar. Il Pakistan è il general contractor dell’accordo, la Cina è lo sponsor strutturale. Asim Munir intrattiene rapporti personali eccellenti tanto con Trump quanto con Xi. L’Iran, dal canto suo, rispetta Islamabad come pochi altri attori al mondo: condivide la frontiera del Beluchistan, il pragmatismo religioso, una storia di non-allineamento. Per la prima volta dalla fine della guerra fredda, una potenza emergente di taglia media — sostenuta da Pechino — sta consegnando un accordo di pace che gli Stati Uniti devono firmare in posizione di accettazione. Non di leadership. La crisi di Hormuz, partita come operazione americano-israeliana per smontare l’Iran in nome del controllo dell’energia globale, si chiuderà con un Iran economicamente più solido di come c’è entrato e con un nuovo asse diplomatico nel cuore dell’Asia.

Iran-Usa, qual è il prezzo della pace imposto a Trump
Xi Jinping e Donald Trump a Pechino (Ansa).

I nuovi equilibri regionali a guida non occidentale

E c’è un dettaglio finale che chiude il cerchio. Nell’architettura dell’accordo che si sta cementando a Islamabad è previsto che, una volta riaperto lo Stretto, la sua sorveglianza venga affidata a una forza navale multinazionale di stabilizzazione. Vi parteciperanno Iran, Stati Uniti e altri attori della regione — e non è esclusa, all’orizzonte, una partecipazione italiana, qualcosa che il ministero della Difesa farebbe bene a iniziare a valutare con serietà — sotto il comando operativo della Marina militare pakistana. È la consacrazione tecnica di tutto quanto sopra: una guerra cominciata con la Quinta Flotta americana che bombarda obiettivi iraniani per riaprire il chokepoint, e finita con la marina di Islamabad a fare da arbitro tra Pasdaran e CENTCOM nelle stesse acque. È, plausibilmente, il primo esempio post-guerra fredda di security governance regionale a guida non-occidentale, ed è l’ultimo pezzo del nuovo ordine che il Pakistan sta consegnando al mondo.

Trump e lo spauracchio delle midterm

L’amministrazione Trump, intanto, gioca il proprio tempo. Il presidente alterna minacce di ripresa delle ostilità — «siamo nelle fasi finali, o c’è un accordo o faremo cose un po’ brutte» — a finestre di pazienza calibrate al millimetro. È il copione obbligato: l’opinione pubblica americana è alle prese con un Brent oltre i 107 dollari al barile, un prezzo della benzina che ha rotto la soglia psicologica della rielezione, un indice di consenso ai minimi del secondo mandato e le elezioni di midterm di novembre che si avvicinano. L’Agenzia Internazionale dell’Energia parla di “zona rossa” per luglio e agosto. La FAO avverte che una chiusura prolungata può innescare una crisi alimentare globale. A Teheran, su quel manifesto della metropolitana, Trump consegna i dollari in ginocchio. A breve, in una sala riunioni a Islamabad o a Muscat, dovrà consegnarli davvero. Il manifesto è già lì.

Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione

Uscito Roberto Cingolani, e con lui buona parte della squadra di manager che aveva portato in azienda, il nuovo amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, sta costruendo il suo team. Per la comunicazione, che Cingolani aveva affidato con più di qualche mal di pancia interno all’ex giornalista di Sky Helga Cossu, si sta ragionando sull’ipotesi di dare l’incarico a Stefano Amoroso, che l’arrivo di Cossu aveva messo in ombra e che ora Mariani vorrebbe riportare alla direzione della comunicazione, soprattutto per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni sul posizionamento internazionale dell’azienda. Una curiosità: Amoroso, un passato in Dompé Farmaceutica ed Edison prima di trasferirsi nel 2021 in Leonardo, a dicembre 2025 ha giurato come ufficiale della Riserva selezionata dell’esercito.

Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione
Stefano Amoroso.
Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione
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Lecco, bufera sulla leghista che ha augurato a Schlein di essere investita

È bufera su Debora Piazza, segretaria cittadina della Lega a Barzanò e responsabile lombarda del dipartimento tutela animali del partito. Nel mirino il suo commento sotto al video di un comizio di Elly Schlein in cui augura a quest’ultima di essere investita. «Non abbiamo qualcuno che guida con problemi di depressione disoccupato che offende i cristiani che passa di lì e ci fa un favore», ha scritto con riferimento ai fatti di Modena. A far esplodere il caso è stato il segretario provinciale del Pd lecchese, Manuel Tropenscovino, che ha salvato il post e lo ha denunciato pubblicamente. «Ci ha tenuto a fare sapere che si augurava che la segretaria nazionale del Pd venisse investita, come successo a Modena qualche giorno fa», ha scritto. «Mai augureremmo che qualcuno venga investito. Una vergogna, ancora peggiore perché scritta da chi ricopre ruoli politici e amministrativi».

La Lega prende le distanze e sospende Piazza

Nel giro di poche ore è arrivata la risposta della Lega che, si legge in una nota, «prende fermamente le distanze da qualsiasi frase o espressione che possa essere interpretata come un augurio di violenza, odio o danno nei confronti di persone, rappresentanti politici o cittadini». Di qui la decisione di sospendere Piazza da ogni incarico e attività riconducibile alla struttura provinciale del partito «in attesa delle opportune valutazioni interne».

La replica e le scuse: «Non era mia intenzione augurare del male a nessuno»

Alla fine sono arrivate anche le parole della diretta interessata, affidate a una dichiarazione riportata dalla Lega provinciale: «Non era mia intenzione augurare del male a nessuno né alimentare odio politico. Se le mie parole sono state interpretate in questo modo, me ne scuso sinceramente. Credo nel confronto democratico e nel rispetto delle persone, valori che devono sempre prevalere su qualsiasi tensione politica».

Flotilla, la procura di Roma valuta i reati di tortura e violenza sessuale

Circa una cinquanta di attivisti della Flotilla sono stati ricoverati a Istanbul per lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele. Lo si apprende da fonti della missione. Tra di loro risulta anche un italiano ricoverato, sulle cui condizioni di salute «stiamo cercando di avere notizie», come spiegato dalla portavoce italiana Maria Elena Delia. «Ci riferiscono che in tanti hanno riportato lesioni serie e alcuni sono sotto shock», ha aggiunto.

La procura analizzerà il video Ben-Gvir

Intanto la procura di Roma che indaga sull’abbordaggio della Flotilla, oltre al reato di sequestro di persona sta valutando anche altri reati, tra cui la tortura e la violenza sessuale. Secondo quanto si apprende i magistrati di piazzale Clodio, dopo aver acquisito il video diffuso dai canali social del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, in cui si vedono gli attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena, analizzeranno il filmato per verificare la presenza di italiani in quella situazione e valuteranno le parole di scherno rivolte dal ministro.

Reati prescritti, Vendola esce dal processo sull’ex Ilva

L’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola esce dal processo Ambiente svenduto sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto. Lo ha deciso il collegio della Corte d’Assise del Tribunale di Potenza, presieduto da Marcello Rotondi, durante la terza udienza dibattimentale del processo in corso di svolgimento nel capoluogo lucano. Per Vendola e altri 14 è stato deciso il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. All’ex presidente pugliese era contestato il reato di concussione.

Il 5 giugno la prossima udienza

La prossima udienza dibattimentale è stata fissata per il 5 giugno. Il processo è ricominciato dall’udienza preliminare a Potenza il 21 marzo 2025,dopo l’annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, della sentenza di primo grado che il 31 maggio del 2021 aveva portato a 26 condanne per 270 anni complessivi di carcere.

Lombardia confermata nel cda di Sviluppo Lavoro Italia

Simona Tironi, assessore di Regione Lombardia all’Istruzione, Formazione e Lavoro, è stata confermata all’unanimità dalle Regioni italiane come componente del consiglio di amministrazione di Sviluppo Lavoro Italia, la società che eredita storia, esperienza e rete territoriale di Anpal Servizi. La società opera come punto di raccordo tra ministero del Lavoro, Regioni e Province autonome ed è un ente strategico dedicato alla promozione e al coordinamento di iniziative finalizzate allo sviluppo occupazionale, alla formazione professionale e all’integrazione tra domanda e offerta di lavoro. La presenza di Regione Lombardia nel cda consentirà di portare a livello nazionale le migliori esperienze sviluppate sul territorio lombardo, valorizzando modelli innovativi legati alle politiche attive del lavoro, alla formazione e all’occupazione.

Tironi: «Lombardia continua a essere trainante»

«La Lombardia continua a essere la regione trainante dell’economia italiana, con un tessuto produttivo dinamico e innovativo. Stiamo vivendo una fase complessa, caratterizzata da vertenze occupazionali e difficoltà che coinvolgono molte realtà produttive, ma dobbiamo continuare a investire sulla qualità del lavoro, sulle competenze e sulla formazione», ha commentato Tironi. «L’obiettivo è favorire un’occupazione di qualità, capace di rispondere ai fabbisogni delle imprese e alle aspirazioni professionali delle persone. Credo profondamente nel valore della collaborazione istituzionale e sono davvero onorata della fiducia unanime che tutte le Regioni italiane hanno scelto di accordarmi», ha aggiunto, ringraziando «gli assessori regionali al Lavoro di tutta Italia per questa riconferma che accolgo con grande senso di responsabilità. Continuerò a lavorare con impegno per rappresentare al meglio la Lombardia e contribuire alla crescita occupazionale e alla competitività del nostro Paese».

“ASINO UNA STORIA TESTARDA”

di Vincenzo D’Elia

Da sempre quell’impuntarsi prudente di fronte ad un pericolo percepito e sfuggente agli umani da parte di un asino è diventato il simbolo di una ingenerosa testardaggine per un animale in fondo buono, umile, silenzioso e che nella storia ha occupato un posto di certo non di secondo piano. L’asino, o come si dice in quel di Vietri sul Mare, il ciuccio è invece un animale che sa riconoscere chi gli vuole bene e anche chi gli vuole male. A Vietri, da cento anni in fondo lo amano, visto che è diventato per certi versi (non asinini) il simbolo della ceramica, della laboriosità dei ceramisti, di una civiltà fatta di argilla. E il pensiero va a quell’asino che, con pazienza e fatica, tirava il carrettino sino alla collinare Ogliara per caricare i “cuofani” di argilla da portare nelle botteghe vietresi. E va a quella intuizione che nella bottega di Richard Dölker (di Richard o di Hilde Ramberlieg di Stoccarda) fece nascere il “ciucciariello”, con le gambe corte e tozze e le orecchie enormi. Il popolo dei ceramisti vietresi si riconobbe subito in quel simbolo (un po’ ironico e un po’ allegro) di lavoro, tenacia e sacralità: in fondo erano le caratteristiche di quegli artigiani che giorno dopo giorno lavoravano nel silenzio delle botteghe, sudando il quotidiano con dignità, creando con umiltà opere di grande bellezza e rispetto artistico. Ma Vietri è molto più di un luogo: è identità di una tradizione di lavoro artigianale, ma è anche comunità aperta all’ospitalità, tant’è che tra le due grandi guerre ospitò non pochi artisti stranieri che diedero vita ad una ceramica europea. In quel fermento di idee nacque il “ciucciariello”. Era, infatti il 1926 quando fece capolino timidamente, in perfetto suo stile, quel “ciucciariello” di cui oggi si celebra il centenario. Scrive Elisabetta D’Arienzo, una giovane ceramista molto attiva sul territorio: «“Asino, una storia testarda!” è una celebrazione sotto forma di mostra corale, con la partecipazione di 32 artisti del territorio, maestri artigiani, ceramisti e nuove leve della Scuola di Ceramica Vietrese. Persone che ogni giorno scelgono una strada complicata, in salita come quelle tipiche della nostra Costiera, che forse solo un asino testardo può percorrere». Un centenario celebrato con una mostra nella quale i partecipanti mettono in esposizione il proprio “ciucciariello” accompagnata da una serie di interventi in un incontro non celebrativo, ma di ricordo dolce di un asinello che ha accompagnato la quotidianità dei vietresi in silenzio e amore. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco Giovanni De Simone e dell’assessore alla ceramica, Daniele Benincasa, ne parleranno, nel corso di un convegno coordinato da Daniela Scalese (Museo della Ceramica Contemporanea di Palazzo Punzi, sabato 23 maggio 2026 alle ore 11,00), Mario Montera, già sindaco di Vietri sul Mare, collezionista, promotore del premio “Viaggio attraverso la ceramica”; Antonio Forcellino, architetto, storico dell’arte saggista, restauratore; Vito Pinto, giornalista, scrittore, studioso di ceramica; Rosa Fiorillo, archeologa e Professoressa Associata di Archeologia Cristiana e Medievale presso l’Università degli Studi di Salerno; Claudio Caserta, avvocato, critico d’arte e storico dell’arte. Disponibile un pieghevole con immagine grafica di Gianluca Tesauro. Annota Giovanni De Simone: «Il centenario del ciucciariello vietrese rappresenta una ricorrenza di straordinario valore per tutta la nostra comunità. L’asinello verde non è soltanto una delle immagini più riconoscibili di Vietri sul Mare, ma è diventato nel tempo un autentico simbolo identitario della nostra città e della sua tradizione ceramica. Celebrare il centenario significa rendere omaggio alla nostra storia e, allo stesso tempo, riaffermare il valore culturale della ceramica vietrese come patrimonio vivo, capace ancora oggi di parlare alle nuove generazioni». E ritorna alla mente quanto sottolineava il biblista Padre Ernesto Della Corte: «l’asino è sempre stato considerato ignorante, testardo, con poca dignità, utile quando c’è da lavorare, ma parecchi popoli, come gli Egizi, i Greci e anche gli Ebrei, gli riconoscevano una certa sacralità. Il profeta Zaccaria annuncia che il Messia, cavalcherà un asino quando verrà a liberare Gerusalemme. Perché proprio l’asino e non il nobile cavallo di cui non potevano fare a meno i re mondani, avidi di potenza e pompa? Era una scelta ben precisa da parte di Gesù Cristo: l’adozione di uno stile di umiltà e semplicità, il ripudio di ogni forma di esibizionismo e sfoggio di potenza». E un asino fu nella fredda mangiatoia a riscaldare, con un bue, il corpicino appena venuto al mondo del figlio di Maria, un asino porto in salvo in Egitto lui e la sua famiglia. Ecco allora il “ciuccio” assurgere a vera dignità regale, fatta di distacco da quelle beghe quotidiane che spesso ammorbano anche l’aria che si respira. Era il 1974 quando Roberto Bosi, giornalista e scrittore faentino, scriveva: «Una delle figure plastiche che oggi destano la curiosità dei visitatori, è costituita da un asinello dall’aspetto quasi grottesco: fu una invenzione di un innamorato di Vietri, Riccardo Dölker, un tedesco amante dell’Italia, che ha avuto, nella sua ricerca di un luogo di elezione, un’avventura tutta piena di luce e di sole». E non c’è da stupirsi. Vietri, nelle sue botteghe artigiane, ha creato tutto un mondo fiabesco fatto di asini suonatori di Procida, asino ridens, pater benevolus di Pasquale Liguori, il “mezzo ciuccio di Gianluca Tesauro, e di altri animali, come i tori di Andrea D’Arienzo, la lepre che insegue i cani di Giovannino sulla facciata della fabbrica Pinto, la giraffa dal lungo collo di Andrea Avallone, i pesci bottiglia e l’asino paziente con la donna in groppa che va al mercato di Irene Kowaliska. Un mondo di fantasia che ormai fa da corona, egregia, al “ciuccio”, Mito di un popolo che, con atto d’amore, l’ha fatto proprio e ne celebra il centenario dalla sua “invenzione”. Compie cento anni, il “ciucciariello” vietrese, un’età ben portata vista la caducità cui il viver moderno destina ogni cosa: il suo piglio è sempre fresco, giovane, canzonatorio e… chissà cosa ancora diventerà in qualche bottega vietrese dove ogni giorno un popolo di artigiani compie il miracolo delle mani. Annota l’assessore Daniele Benincasa: «L’asinello verde è diventato nel tempo molto più di un manufatto artistico: è il simbolo del nostro territorio riconosciuto ovunque, capace di rappresentare l’anima creativa della nostra città. Celebrare questi cento anni significa guardare al futuro della ceramica con ambizione, investendo nella formazione, nella promozione internazionale e nella tutela di un’eccellenza che continua a rendere Vietri sul Mare un punto di riferimento nel panorama artistico e artigianale italiano». A pensarci bene se il “ciuccio” vietrese festeggia i suoi cento anni, forse non è poi così stupido come a volte lo si descrive. Sospeso tra un raglio demoniaco ed uno angelico il ciuccio resta, a richiamo di Apuleio, mito di una metamorfosi della conoscenza e della coscienza.

—————– ARTISTI PARTECIPANTI Apicella Filuccio, Benvenuto e Manuel – Avallone Pasquale – Caruso Andrea – Cassetta Anna Rita – Ceramica Margherita – Crespo Andrea – D’Acunto Antonio – D’Arienzo Angela – D’Arienzo Elisabetta – Danilo Mariani – Francesco Raimondi – Fusco Marco – Landi Giuseppe – Liguori Domenico – Liguori Lucio – Liguori Pasquale – Lubelli Fausto – Iovine Antonio – Massimino Tiziano – Mautone Alessandro – Mosca Fabio – Mirkò – Peduto Elvira – Rossetti Tamara – Scognamiglio Sergio – Solimene Antonio – Solimene Giancarlo – Salsano Teresa – Sorrentino Sasá – Salsano Vincenzo – Tesauro Gianluca – Tramontano Sonia.

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Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno

La Fiamma resta sempre accesa, ci mancherebbe. Soprattutto quando c’è chi, a destra che più a destra non si può, cerca di scipparla (vero generale Vannacci?).

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno

Nel 38esimo anniversario della morte di Giorgio Almirante, Giorgia Meloni ha tenuto a ricordare il fondatore del MSI, con un post sui social: «Nel giorno dell’anniversario della scomparsa di Giorgio Almirante, il mio pensiero va a una figura che ha segnato profondamente la storia della destra italiana», scrive la premier. «Di lui restano il carattere, la forza delle idee, l’amore per l’Italia e una concezione della politica vissuta con passione, dignità e rispetto. Un ricordo che continua a vivere nel percorso della destra italiana e nella memoria di una comunità politica che, ancora oggi, non si risparmia, per aggiungere il proprio pezzo di cammino, con coraggio e determinazione».

Puntuale è arrivato anche il ricordo di Ignazio La Russa. «A 38 anni dalla sua scomparsa ricordiamo e rendiamo omaggio alla figura di Giorgio Almirante. Un uomo che ha dedicato la sua vita alla politica e alla Nazione, con coerenza, passione e profondo rispetto delle Istituzioni repubblicane e dell’avversario politico, come quando tra lo stupore generale, arrivò a Botteghe Oscure per rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer», scrive il presidente del Senato postando a corredo l’immagine di una frase di Giorgio Napolitano.

Una botta di nostalgia e un esercizio di memoria selettiva che non sono andati giù al dem Andrea Orlando: «Oggi sui suoi profili social Giorgia Meloni rivendica la continuità con il percorso politico di Giorgio Almirante. Un percorso iniziato con la redazione della rivista La difesa della razza, passando per i repubblichini di Salò, fucilando partigiani, intrecciandosi poi con la stagione delle trame nere e dell’estremismo neofascista. Un bel percorso davvero!». Ma per la destra a essere divisivo resta il 25 aprile.

Calderone e marito al Festival del Lavoro

Riecco Marina Elvira Calderone & Rosario De Luca. La ministra del Lavoro e il marito, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro (fondatori della società di consulenza CDL passata in mano a lui dopo la nomina di lei) sono protagonisti del Festival del Lavoro, kermesse che si tiene a Roma negli spazi della Nuvola dal 21 al 23 maggio e che riunisce istituzioni, imprese, professionisti, studiosi e parti sociali. Nel tardo pomeriggio di venerdì, in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico, Sport e Salute e Inail, si tiene presso il Centro di Preparazione Paralimpica di Via delle Tre Fontane, la Run4Job, seguita, come recita il programma, «da un momento dedicato al networking e alle riflessioni su sport, pari opportunità e valore sociale del lavoro, anche con la partecipazione di atleti paralimpici». Tra l’altro Ignazio Marino, omonimo dell’ex sindaco di Roma ed ex ItaliaOggi, è il direttore della comunicazione del Festival del Lavoro, ed è stato il portavoce di Calderone prima di lasciare il posto a Marco Ventura che a sua volta, a gennaio 2025, lo ha passato a Gianmario Mariniello. Tanti i ministri presenti alla tre giorni. Venerdì alle 15 il vicedirettore del Tg5, Giuseppe de Filippi, dialogherà con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Sabato sono previsti interventi di Paolo Zangrillo, ministro della PA, e di Adolfo Urso, titolare del Mimit. Ma gli occhi sono puntati su Calderone che a mezzogiorno sarà intervistata dalla vicedirettrice del Tg2 Maria Antonietta Spadorcia. A seguire la cerimonia di chiusura condotta da De Luca.

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Marina Elvira Calderone e Rosario De Luca (Imagoeconomica).

Riotta gioca in Difesa

Pochi lo ricordano, ma l’ex direttore del Tg1 Gianni Riotta fa parte del Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa, istituito nel 2023 da Guido Crosetto. Un think tank «creato per promuovere la consapevolezza e la conoscenza delle tematiche di geopolitica, sicurezza e interesse nazionale». Giovedì alla Camera, nella biblioteca dedicata a Nilde Iotti, con la benedizione del forzista Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e già sottosegretario alla Difesa nel governo Draghi, si è tenuto il convegno Cultura della Difesa con annesso “tomo”. Nella sala qualcuno bofonchiava: «Me lo ricordo bene, Gianni, quando era nella redazione del Manifesto»…

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Gianni Riotta (Imagoeconomica).

Urso, pure un francobollo per Frate Indovino

La passione di Adolfo Urso per i francobolli è cosa nota. Da quando è al Mimit, ne ha emessi oltre 270 (tra cui quelli dedicati a Silvio Berlusconi, Aldo Moro, Giacomo Matteotti, Sergio Ramelli, Enrico Berlinguer, Giorgio Napolitano, i fratelli Mattei, Giovanni Spadolini, ma anche alle Winx, a Goldrake e alla Pimpa). Da poco alla lista se ne è aggiunto un altro per celebrare il Calendario di Frate Indovino. Il 14 maggio, al Salone del Libro di Torino, si è tenuta la cerimonia di primo annullo filatelico del francobollo ordinario appartenente alla serie tematica «Le Eccellenze del Patrimonio culturale italiano». L’immagine «riproduce la figura iconica di un frate cappuccino, il cui volto sereno accompagna i lettori dal 1946, anno di inizio della pubblicazione». Alla cerimonia hanno partecipato della sottosegretaria al Mimit Fausta Bergamotto, del direttore commerciale Italia di Poste Italiane Marco di Nicola e di fra Carlo Maria Chistolini, Presidente della Fondazione Assisi Missio ETS.

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Il francobollo di Frate Indovino (dal sito del Mimit).

Cassese e padre Benanti, che coppia

Appuntamento imperdibile al Festival dell’Economia a Trento, nella mattinata di domenica: nell’incontro intitolato “Gli imperi digitali, la vecchia e la nuova globalizzazione”, protagonisti saranno padre Paolo Benanti, in qualità di Presidente del comitato per l’intelligenza artificiale presso il dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, e il giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, Sabino Cassese.

Caro carburanti, verso taglio accise fino alla prima settimana di giugno

C’è attesa per il Consiglio dei ministri del 22 maggio 2026, che dovrà prorogare, fra le altre cose, il taglio delle accise su benzina e gasolio. Nell’ultima proroga era stato confermato un taglio di 20 centesimi per il gasolio e uno più leggero di 5 centesimi per la benzina fino appunto al 22 maggio. Ora il governo dovrebbe prorogarlo per altre due settimane, fino alla prima settimana di giugno. Il rinnovo della misura, che rappresenta un sostegno cruciale per le famiglie e per il settore dei trasporti e di quello agricolo, è stato confermato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Festival dell’Economia di Trento. «Credo che si andrà a un decreto legge domani sera. Prevediamo interventi che andranno incontro ad esempio agli autotrasportatori e trasporto pubblico locale, con il taglio delle accise fino alla prima settimana di giugno», ha detto il titolare del Mef, aggiungendo che il Cdm dovrà anche esaminare un provvedimento a favore dell’ex-Ilva, per garantire il proseguimento delle attività. Si parla di una proroga del prestito ponte di 149 milioni di euro concesso a fine aprile, cifra che basterebbe solo fino alla fine di giugno (ma il governo sembra orientato a fare uso della maggiore flessibilità concessa dall’Ue sino a 380 milioni). Fra le altre misure al vaglio di Palazzo Chigi c’è anche il via libera allo stanziamento di 150 milioni per la frana di Niscemi.

Memorial “Ciro Bracciante” – Trofeo Italia FIJLKAM: un successo

Il PalaSele di Eboli si conferma ancora una volta il centro del karate italiano, accogliendo la 33ª edizione del Memorial “Ciro Bracciante” – Trofeo Italia FIJLKAM, uno degli appuntamenti più prestigiosi e partecipati dell’intero panorama nazionale, organizzata dal Team Bracciante di Salerno. Fin dalle prime ore del mattino, l’impianto sportivo ebolitano si anima con l’arrivo di atleti, tecnici, dirigenti e famiglie provenienti da numerose regioni italiane. Alle 7:30 iniziano le operazioni di accredito, mentre cresce l’attesa per una giornata che si preannuncia intensa sotto ogni aspetto. Quando alle ore 9:00 prendono ufficialmente il via le gare, il colpo d’occhio è straordinario: ben 12 tatami operativi contemporaneamente, quasi 1.200 iscritti e 80 società sportive presenti. Numeri importanti che testimoniano il valore raggiunto da una manifestazione ormai entrata stabilmente tra le eccellenze del calendario federale FIJLKAM, considerato che erano solo atleti giovanissimi, quindi una cerchia ristrettissima, ecco il risultato immenso. L’evento, organizzato dal GSK Ciro Bracciante con il supporto del Comitato Regionale FIJLKAM Campania Settore Karate, riesce ancora una volta a coniugare qualità tecnica, partecipazione e organizzazione impeccabile. La macchina organizzativa lavora senza sosta per garantire fluidità e precisione in ogni area di gara, permettendo agli incontri di svolgersi con ritmo continuo per tutta la giornata. Sul tatami si alternano le prove di Kata, Kumite e Gioco Sport Karate, coinvolgendo le categorie giovanili dai più piccoli fino agli Esordienti. Ogni gara mette in evidenza preparazione tecnica, concentrazione e spirito agonistico, sempre nel rispetto delle regole e dei principi educativi della disciplina. Il livello tecnico appare subito elevato. Nei kata gli atleti mostrano precisione, controllo e qualità esecutiva, mentre nel kumite si susseguono combattimenti intensi e spettacolari che entusiasmano il pubblico presente sugli spalti. Applausi, incoraggiamenti e tifo accompagnano ogni prova, creando un’atmosfera coinvolgente e carica di emozioni. Il Memorial dedicato a Ciro Bracciante continua però ad avere un significato che va oltre l’aspetto puramente agonistico. La manifestazione rappresenta infatti un momento di memoria, condivisione e crescita collettiva, capace di trasmettere ai più giovani i valori autentici del karate: rispetto, disciplina, sacrificio e spirito di squadra. Tra un incontro e l’altro, il PalaSele diventa punto d’incontro per società sportive, tecnici e famiglie, rafforzando quel senso di appartenenza che rende il karate una vera comunità sportiva. Proprio questa capacità di unire sport e valori umani rappresenta uno degli elementi distintivi della manifestazione. Grande attenzione viene riservata anche alla partecipazione. Gli organizzatori come ogni anno hanno consegnato riconoscimenti per tutti gli atleti , società, oltre a gadget e iniziative dedicate ai più giovani, con l’obiettivo di valorizzare non soltanto i risultati ma anche l’impegno e la presenza sul tatami, promuovendo al massimo livello il karate. Con il passare delle ore il ritmo delle competizioni resta altissimo, sostenuto da un’organizzazione efficiente e dalla collaborazione tra ufficiali di gara, volontari e staff tecnico. I dodici tatami consentono di gestire contemporaneamente centinaia di incontri, confermando la dimensione nazionale raggiunta dal Memorial “Ciro Bracciante”. A fine giornata il bilancio è estremamente positivo. La grande partecipazione, l’eccellente livello tecnico e il comportamento esemplare degli atleti trasformano l’edizione 2026 ancora una volta all’ autentica festa del karate italiano. Eboli saluta così una manifestazione che non è stanca di crescere anno dopo anno, consolidando il ruolo della Campania come punto di riferimento nell’organizzazione di eventi federali di alto profilo. Il GSK Ciro Bracciante e il Comitato Regionale FIJLKAM Campania Settore Karate rinnovano così il proprio impegno nella promozione della disciplina e nella valorizzazione dei giovani talenti, mantenendo viva una tradizione che da oltre trent’anni rappresenta un simbolo del karate italiano.

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Ersilia Trotta, la politica con passione e rispetto

Quel che è fatto è fatto. Ma Ersilia Trotta, candidata di Fratelli d’Italia a sostegno del candidato sindaco Gherardo Maria Marenghi, vuole ancora stupire in questi ultimi giorni di campagna elettorale prima del voto in programma domenica e lunedì prossimi. Volge al termine la campagna elettorale. Come é stata sinora?

“Francamente ho trovato una campagna elettorale stanca nella quale sono mancati i confronti. Mi pare che, in generale, si sia più puntato sulla ricerca del consenso personale, quasi fideistico, che sulla proposta. Peggio ancora ho avuto la sensazione che ci fossero in giro candidati della parte opposta con la lista della spesa. Il miraggio delle cooperative ancora una volta utilizzato come strumento elettorale. Ho visto girare candidati con in mano taccuini dove registravano nominativi e sezioni di appartenenza che nemmeno la Stasi ai tempi del muro di Berlino”.

Cosa farà in questi ultimi due giorni? Avete programmato incontri specifici?

“Continuerò a fare quello che ho sempre fatto finora: incontrare, ascoltare, parlare. Di incontri specifici ne ho fatti tanti ora mi concentro sulle ultime ore di organizzazione elettorale insieme ai tanti amici che mi stanno supportando per raccogliere le energie decisive alla vittoria finale”.

Oltre ai social e ai comizi in piazza, come avete impostato questa campagna elettorale? Avete ricevuto specifiche richieste dai vostri elettori?

“Sono stata tra i pochi ad aprire un punto elettorale, proprio per favorire l’ascolto della cittadinanza e questo continuerò a fare fino all’ultimo minuto. Non ho solo presentato me stessa e il programma della mia coalizione, ho anche cercato di prendere nota delle mille esigenze e dei legittimi interessi delle persone che ho incontrato e che intendo rappresentare in Consiglio comunale. Le richieste più frequenti sono state quelle del lavoro, della sicurezza e della pulizia urbana. Ma è quasi scontato in una città che per qualità della vita è precipitata nelle ultime posizioni”.

Molti pensano che il candidato da battere sia solo De Luca. Secondo lei è effettivamente così? E se può farci anche un pronostico, possibilmente sbilanciandosi.

“De Luca è certamente il candidato da battere anche se rispetto tutti gli altri. Ma è il De Luca più debole che io abbia mai visto. Dice sempre le stesse cose: cambieremo, faremo, costruiremo. Non si è accorto che il mondo è cambiato e che in 34 anni abbiamo perso le grandi occasioni. Non abbiamo più industrie, migliaia di salernitani hanno abbandonato Salerno, siamo l’unica città di mare che in estate chiude, abbiamo strade fatiscenti, non c’è un aiuola fiorita a lungomare, il lavoro è una chimera. E lui continua a raccontare frottole come ha sempre fatto come il wifi gratuito che non c’è, come il grattacielo a piazza della Concordia, come la nuova Montecarlo, come il palazzetto dello sport, la palla del nuovo ospedale. La cosa più triste è quando dice che lui ha dato il sangue per Salerno. Ma quando mai? Senza Salerno non sarebbe mai diventato sindaco, parlamentare e governatore regionale. Un pronostico? Se andiamo al ballottaggio, De Luca va a casa a fare il pensionato”.

Il suo appello al voto.

“Io chiedo il voto innanzitutto per Gherardo Marenghi che ha svolto una campagna elettorale garbata, signorile e veritiera, tutti canoni sconosciuti a De Luca. È il Sindaco che Salerno merita di avere, non vive di politica ma vive per la politica. Poi chiedo il voto per Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni, il partito del quale sono dirigente e dove sono iscritta da anni. E infine chiedo il voto per me stessa non perché io sia migliore di altri candidati ma perché so di poter rappresentare al meglio le istanze e le visioni di una vera Destra sociale. Il mio impegno politico non è amorfo, non è indifferente anzi è caratterizzato. Chi mi ascolta capisce subito che sono di Destra con riferimenti ben precisi e soprattutto sono una persona che in Fratelli d’Italia c’era, c’è e ci sarà sempre, anche dopo”. Una Ersilia Trotta battagliera che ha pronosticato il pensionamento di De Luca in caso di ballottaggio. Sarà così? Vedremo.

Mario Rinaldi

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Rubio: «Lievi progressi nei colloqui di pace con l’Iran, è positivo»

«Restiamo in attesa di notizie su colloqui attualmente in corso. Si sono registrati alcuni lievi progressi. Non voglio esagerare, ma c’è stato un leggero miglioramento e questo è positivo. I principi fondamentali rimangono gli stessi, l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari». Lo ha affermato il segretario di Stato Usa Marco Rubio in Svezia.

Al-Arabiya: «A ore possibile accordo con la mediazione del Pakistan»

Secondo quanto riporta la tv satellitare al-Arabiya sull’account X in inglese, tra i punti della bozza finale di un possibile accordo ci sarebbero la fine delle operazioni militari e della guerra mediatica, un cessate il fuoco immediato, totale e senza condizioni su tutti i fronti, e garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman. Secondo le fonti citate, un annuncio potrebbe arrivare a ore (particolare che non viene invece indicato dal servizio arabo dell’emittente, che si limita a parlare di cauto ottimismo citando fonti pakistane).

Salernitana, Cosmi si gioca il jolly Inglese

di Marco De Martino

SALERNO – «Uno come lui poteva rappresentare tantissimo per la Salernitana e lo ha dimostrato, fin quando è stato disponibile. Se dovessimo recuperarlo per i playoff, sarebbe di sicuro un’arma in più»: queste parole, pronunciate da Serse Cosmi alla vigilia di Foggia-Salernitana per annunciare il ritorno tra i convocati di Roberto Inglese (nella foto US Salernitana 1919), oggi risuonano come una premonizione. La rete messa a segno a Ravenna ha riproposto all’attenzione generale, dopo mesi di oblio, Bobby English. L’attaccante granata si è finalmente sbloccato dopo sette mesi e mezzo di digiuno assoluto. Era il 5 ottobre del 2025, 227 giorni or sono, quando Inglese firmò il gol del definitivo 3-2 nel derby vinto all’Arechi contro la Cavese. Da quel momento la parabola di Bobby English e della Salernitana ha iniziato a curvarsi verso il basso. Prima il big match perso malamente a Catania davanti ai propri ex tifosi che l’hanno fischiato sonoramente, poi una serie di prestazioni deludenti dovute ad un problema di natura fisica che di lì a poco l’avrebbe fermato per cinque lunghi mesi. L’ultima apparizione di Inglese ci fu nel match con il Trapani all’Arechi, poi lo stop. Un autentico calvario per l’attaccante che, ad un certo punto, sembrava aver imboccato un tunnel senza via d’uscita. A metà gennaio il direttore sportivo Daniele Faggiano, colui che l’aveva fortemente voluto la scorsa estate strappandolo al Catania, dichiarò addirittura che la sua situazione era ‘’delicata’’: «C’è un problema con Inglese: fino a venti giorni fa ci era stato detto che doveva operarsi, poi è emersa una situazione che va oltre il calcio». Frasi allarmanti che costrinsero la Salernitana a cercare un altro bomber, tanto da arrivare a prendere un certo Facundo Lescano dall’Avellino. Insomma, per Inglese l’esperienza in granata sembrava chiudersi nella maniera più ingloriosa e negativa. Anzi, nelle battute finali del mercato sembrava che potesse addirittura partire, accettando la corte dell’Union Brescia che l’aveva già tentato nelle battute finali della campagna trasferimenti estiva. Il calvario del centravanti si concluse, come detto, alla vigilia dell’ultima gara di campionato a Foggia, match nel quale fece anche il proprio ritorno in campo giocando le battute finali. Dopo un altro spezzone, per la verità poco brillante, disputato al Pinto nel derby d’andata dei play off contro la Casertana, Inglese è tornato in campo al Benelli contro il Ravenna, squadra a cui aveva segnato il suo primo gol da professionista. Era il 7 marzo 2010 ed aveva 18 anni e 3 mesi quando portò in vantaggio il suo Pescara al Benelli alla 26ma giornata del campionato di Lega Pro Prima Divisione, girone B. Ironia della sorte, la sua rinascita calcistica è avvenuta proprio nel vecchio impianto romagnolo, grazie ad una rete di rara bellezza firmata grazie alle sue indubbie qualità di bomber: coordinazione, fiuto del gol e classe da rapace d’area di rigore. Ora che Bobby English è tornato in un reparto che può contare già su elementi del calibro di Achik, Ferraris, Ferrari e Lescano, senza dimenticare Antonucci ed il giovane Boncori, Serse Cosmi può davvero pensare in grande. La Salernitana, in queste semifinali, dovrà affrontare una delle difese più ermetiche della serie C, quella dell’Union Brescia. che è la seconda in assoluto, considerando tutti e tre i gironi di C, con soli 24 gol subiti, solo uno in più dell’Ascoli e meglio delle già promosse Vicenza, Benevento ed Arezzo. A Inglese e compagni il compito di scardinarla per proiettare la Salernitana verso l’atto finale di questi entusiasmanti play off.

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Cvc e Gbl lanciano opa su Recordati da 10,7 miliardi

Cvc Fund ix e Groupe Bruxelles Lambert hanno lanciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria su tutte le azioni ordinarie di Recordati finalizzata al delisting. Il controvalore complessivo è di 10,7 miliardi sulla base di un corrispettivo pari a 51,29 euro per azione che incorpora un premio un premio pari a 12,891 per cento rispetto al prezzo ufficiale delle azioni Recordati alla data del 25 marzo 2026, giorno in cui è stata presentata la manifestazione di interesse non vincolante da Cvc al board della casa farmaceutica. «Questa operazione è pienamente coerente con la strategia di Gbl di investire in aziende leader nei settori prioritari identificati dal gruppo -incluso l’healthcare – attraverso strutture di controllo o co-controllo e un approccio di active ownership», ha evidenziato Michal Chalaczkiewicz, Investment partner di Gbl.

Morto Carlo Petrini, le reazioni: «L’Italia perde un grande ambasciatore delle sue tradizioni»

Addio a Carlo Petrini, per tutti Carlin, morto all’età di 76 anni nella sua casa di Bra, nel Cuneese. L’ha reso noto Slow Food, il movimento da lui fondato nel 1986 per promuovere il diritto al piacere e a un cibo buono, pulito e giusto per tutti. Ideatore di importanti manifestazioni come Cheese, il Salone del Gusto di Torino e la manifestazione biennale Terra Madre, nel 2008 il Guardian lo aveva posizionato tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta. La notizia della sua scomparsa ha suscitato profonda commozione e unanime cordoglio nel mondo politico.

Lollobrigida: «Non da tutti lasciare un’impronta su Terra»

«Non tutti gli uomini lasciano una traccia del loro passaggio, ma Carlin Petrini lo ha fatto. Lasciare una impronta sulla Terra che il tempo non cancelli non è cosa da tutti. Grazie, Maestro. Il seme che hai piantato continuerà a dare i suoi frutti». L’ha scritto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Bonelli: «Ha trasformato le sue idee in patrimonio collettivo»

«Addio a Carlin Petrini, innovatore e visionario che ha trasformato le sue idee in un patrimonio collettivo. Ha insegnato che il cibo, la natura, la qualità dell’alimentazione, la difesa del pianeta e i diritti dei contadini sono tutti profondamente legati tra loro», ha commentato Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

Crosetto: «Il mondo ha perso un sognatore vero»

«Ho conosciuto Carlin quando ancora non era il Mito che poi è diventato negli anni, all’Osteria Boccon Divino a Bra», ha ricordato il ministro della Difesa Guido Crosetto. «Nello scorrere del tempo diventammo amici e gli diedi una mano a costruire L’Università del Gusto, la Banca del Vino e ciò che ruota intorno a Pollenzo. Abbiamo ‘visitato’ insieme decine di ristoranti e cantine e, davanti a un piatto o un bicchiere, abbiamo spaziato con la mente in ogni pensiero ci venisse. Negli ultimi anni l’avevo perso di vista ma ci sentivamo ogni tanto per un saluto veloce e per lamentarci del tempo che passava e di come fossimo diventati prigionieri di traiettorie di vita che non ci lasciavano più spazio per la spensieratezza di un tempo. Questa notte mi sono tornati nitidi i ricordi di risate, discussioni, sogni. Tutti in rigoroso dialetto piemontese. Perchè quella è sempre stata la ‘lingua ufficiale’ dei nostri dialoghi. Il mondo ha perso un sognatore vero. Buon viaggio, Carlin».

Martina: «Ciao Carlin, che fortuna averti conosciuto»

«Il cibo resta e resterà la migliore forma di diplomazia della pace tra i popoli. Ciao carlin, che fortuna averti conosciuto. Fai buon viaggio». Così Maurizio Martina, vice direttore generale della Fao.

Urso: «Ha saputo dare voce e dignità al mondo agricolo»

«Con la scomparsa di Carlo Petrini perdiamo una figura straordinaria e visionaria che ha saputo dare voce e dignità al mondo agricolo italiano, trasformando un sapere antico in una coscienza moderna e universale. Con la sua capacità di guardare al futuro, ha insegnato che la tutela della terra, delle tradizioni e delle comunità rurali non riguarda soltanto l’ambiente, ma rappresenta un valore economico, sociale e culturale fondamentale. Un’eredità preziosa che ci ricorda come l’agroalimentare resti una colonna portante del nostro sistema produttivo e una delle cinque ‘a’ del made in italy, riconosciuta nel mondo per qualità, identità e innovazione». Sono le parole del ministro delle Imprese e del Made in italy Adolfo Urso.

Tajani: «L’Italia perde un grande ambasciatore delle sue tradizioni»

«Con commozione apprendo della scomparsa di Carlo Petrini, uomo di visione che ha saputo trasformare il cibo in cultura, identità, rispetto della terra e solidarietà tra i popoli», ha scritto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Con Slow Food e Terra Madre ha dato voce alle comunità locali, difeso la biodiversità e promosso nel mondo un modello di sviluppo più umano, sostenibile e giusto. Attraverso l’università di Scienze gastronomiche di Pollenzo ha inoltre formato generazioni di giovani provenienti da ogni parte del mondo, facendo della cultura gastronomica italiana uno strumento di dialogo internazionale, conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare. L’Italia perde un grande ambasciatore delle sue tradizioni, del dialogo tra culture e di quel legame profondo tra uomo, territorio e qualità della vita che rende unico il nostro Paese. Alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutta la comunità di Slow Food rivolgo il mio più sincero cordoglio».

Scandalo Epstein, «Andrea investigato anche per sospetti reati sessuali»

Secondo quanto riportato da Sky News Uk, l’ex principe Andrea sarebbe investigato anche per sospetti reati sessuali, in seguito alla denuncia di una donna, nell’ambito delle indagini sulle sue frequentazioni del passato con Jeffrey Epstein. Finora risultava indagato solo per il sospetto di cattiva condotta in un ufficio pubblico, fattispecie che fa riferimento alle informazioni riservate da lui condivise con Epstein quando rivestiva il ruolo di emissario internazionale britannico per i commerci fra il 2001 e il 2011. Secondo le informazioni per ora non ufficiali citate da Sky, il nuovo sospetto si riferisce alla possibilità che l’ex duca di York possa aver ricevuto diversi anni fa una giovane donna del giro di Epstein nella sua ex residenza adiacente al castello di Windsor. L’ipotesi si basa su quanto dichiarato ai media dalla presunta vittima, fonte che la polizia britannica non ha ancora ascoltato e che starebbe cercando di contattare.

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni

Cinquantacinque. Sessanta. Sessantacinque. Non sono i numeri del lotto, ma sono, rispettivamente, i nuovi reati, le aggravanti e gli aumenti di pena introdotti dal governo Meloni (il conteggio è di Antigone, che ha appena presentato il suo nuovo rapporto sulle condizioni di vita, e purtroppo di morte, in carcere). E dire che alla guida del ministero della Giustizia ci sarebbe un liberale; al prossimo giro metteteci direttamente Matteo Salvini.

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
Giorgia Meloni e Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Il tasso di sovraffollamento ha raggiunto il 139,1 per cento

«Le carceri italiane sono oggi più affollate, più chiuse e il governo continua ad aggravare l’emergenza penitenziaria con nuovi reati, aumenti delle pene e nuovi annunci di edilizia penitenziaria, con i numeri che raccontano il fallimento di questo approccio», dice Antigone. Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti (che però si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili): «Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1 per cento. Sono ormai 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150 per cento, mentre in otto carceri si supera addirittura il 200 per cento. Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia». Nonostante il governo abbia annunciato da tempo un piano carceri, «i posti realmente disponibili sono addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso. Nel frattempo, dal 2018 al 2024, i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30 mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone detenute». Numeri superiori a quelli che portarono alla condanna dell’Italia nella Sentenza Torreggiani, quando i ricorsi presentati furono circa 4 mila. 

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
L’istituto penitenziario minorile Fornelli di Bari (Imagoeconomica).

Il mancato reinserimento produce solo più insicurezza

L’aumento delle presenze, peraltro, non dipende da un aumento della criminalità: «I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8 per cento. Calano anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1 per cento delle persone detenute». A crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo. «Ma soprattutto il sistema continua a fallire sul terreno decisivo: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere», dice ancora l’associazione guidata da Patrizio Gonnella. «Oggi solo il 40,8 per cento delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9 per cento è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6 per cento da cinque a nove volte. Il 2,7 per cento addirittura più di 10 volte. È la dimostrazione di un sistema che non reinserisce e, di conseguenza, produce solo più insicurezza».

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
Immagine realizzata con l’Ia (Imagoeconomica).

I fatti di Modena hanno ridato fiato alla propaganda

Il diritto penale è, o dovrebbe essere, una risorsa scarsa. Invece c’è chi vorrebbe abusarne. Come la Lega nei giorni scorsi, dopo i fatti di Modena. Il partito di Matteo Salvini, in piena campagna elettorale per le Politiche – un po’ come tutti a dire il vero – incalzato dalla costante presenza di Roberto Vannacci, che scippa voti e parlamentari alla Lega, se n’è uscito con la proposta di rivedere (di nuovo) la legge sulla cittadinanza, articolo 10 bis della legge 91 del 1992 già modificato dal ddl sicurezza del 2025. Dopo la tentata strage per cui è accusato Salim El Koudri, Salvini vorrebbe allargare le possibilità di revoca della cittadinanza, per ora prevista per, fra l’altro, condanne passate in giudicato per terrorismo. È probabile che la proposta di modifica, già bocciata dal resto del governo, si areni nel regno delle paccottiglie retorico-populistiche. Ma è altrettanto probabile che al prossimo episodio di cronaca utile, Salvini proporrà nuove strette. Non sappiamo ancora niente di El Koudri – qual è il movente? – ma sappiamo che fra il 2022 e il 2024 è stato in cura per un disturbo mentale. Forse è facile dargli del pazzo e chiuderla lì, ma l’ipotesi degli psichiatri (Alessandro Bertolino, professore ordinario di Psichiatria dell’Università di Bari e direttore del Dipartimento di Neuroscienze della stessa università) è che il comportamento di El Koudri sia compatibile non tanto con il disturbo schizoide di personalità di cui è affetto quanto con la sospensione dei farmaci. Insomma, potrebbe non essere la “cittadinanza” il punto di caduta del dibattito.

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

In quel caso la Lega potrebbe essere utile con una nuova protesta: potrebbe protestare contro il governo di cui fa parte e chiedere di aumentare le spese per la salute mentale. Nel 2023 solo 3,5 miliardi su 133 di spesa pubblica per la sanità sono stati impiegati per la salute mentale, il 2,69 per cento. Un terzo in meno di quanto spendono altri Paesi, tra cui la Francia. Aumentare la spesa naturalmente non eliminerà i rischi, perché il rischio zero non esiste. Certamente non saranno i 400 anni di reclusione che si ottengono sommando i massimi edittali previsti per le numerose fattispecie di reato e gli inasprimenti introdotti dal governo in questi anni a risolvere i problemi. 

Televisione: Le lanterne verdi iniziano a brillare nel nuovo trailer di Lanterns

Le lanterne verdi iniziano a brillare nel nuovo trailer di Lanterns

La serie dell'universo DC arriverà ad agosto su HBO Max

HBO ha pubblicato un nuovo trailer della serie DC Lanterns e, per la prima volta, le immagini mostrano ai fan i poteri dell'anello in azione. Guarda il video: Lanterns | Teaser Ufficiale | HBO Max Se infatti il primo trailer avvicinava la narrazione alle atmosfere da detective story e ben poco della lore supereroistica di Lanterna Verde veniva mostrato sullo schermo, con queste nuove scene scopriamo che in Lanterns seguiremo i protagonisti, interpretati da Kyle Chandler (Hal Jordan) e Aaron Pierre (John Stewart), in due momenti della loro vita: le scene da True Detective del primo... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 22 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Asimov in edicola con La Repubblica

Asimov in edicola con La Repubblica

Dieci volumi, dai robot alla Fondazione, a 9,99 euro l'uno, da ieri in edicola. Ma ne seguiranno probabilmente altri otto.

Da ieri in edicola è possibile acquistare, a 9,99 euro, il primo di una serie annunciata di dieci volumi con le opere più famose di Isaac Asimov. Si comincia con Io, robot, al quale seguirà giovedì prossimo la seconda antologia dedicata ai robot, Il secondo libro dei robot. Seguiranno i sette libri del ciclo di Fondazione e per concludere Abissi d'acciaio. Ecco il programma completo:   21 maggio: Io, Robot 28 maggio: Il secondo libro dei Robot 4 giugno: Preludio alla Fondazione 11 giugno: Fondazione anno zero 18 giugno: Fondazione 25 giugno:... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 22 maggio 2026 - articolo di S*

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente

Israele è probabilmente «il Paese più violento del mondo»: a dirlo, ai microfoni di Channel 13, uno dei maggiori canali di news israeliani, non è il solito pro-Pal, ma Tucker Carlson, star dell’informazione MAGA, patito delle teorie del complotto ed ex super fan di Donald Trump. Come tutti gli orologi rotti, ogni tanto anche Carlson segna l’ora giusta: nella stessa intervista, afferma che né Israele né gli Usa sono più democrazie, e che molti Paesi si servono dell’assassinio per mantenere il loro potere, ma solo Israele «fa del vantarsi di uccidere gli avversari la propria campagna di pubbliche relazioni».

Il video di Ben Gvir è una spietata operazione pubblicitaria

Carlson è un uomo di comunicazione (politica), e sa riconoscere un’operazione promozionale, quando ne vede una. Nel colloquio con Channel 13 non ha parlato del video in cui Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, deride e minaccia gli attivisti della Global Sumud Flotilla catturati illegalmente dalla marina israeliana, ammanettati a faccia in giù nel porto di Ashdod. 

Ma la chiave che suggerisce, quella della sfrontata operazione pubblicitaria, funzionale al progetto aggressivo e violento del governo di cui fa parte, sembra molto plausibile. Certo, gli uomini e le donne della Flotilla non sono stati materialmente uccisi come i palestinesi, ma la loro umiliazione, anzi, de-umanizzazione, sul piano simbolico equivale a una pubblica esecuzione, e come l’impiccagione su base etnica di cui Ben Gvir è stato uno dei paladini, probabilmente è approvata dal 70 per cento degli israeliani.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Itamar Ben Gvir (Ansa).

L’Occidente sta rinegoziando la soglia dell’accettabile

E più fioccano gli «inaccettabile» da parte di altri Paesi, compresi gli Stati Uniti per bocca dell’ambasciatore in Israele Mike Huckabee, più lo stesso Netanyahu si affretta a prendere le distanze dagli atteggiamenti del suo ministro di estrema destra, più si ha l’impressione che, in realtà, l’Occidente stia solo rinegoziando la soglia dell’accettabile. Perché se è davvero inaccettabile affidare la Sicurezza nazionale di un Paese a un fanatico sadico, Ben Gvir avrebbe dovuto essere allontanato a furor di mondo già nell’agosto 2025, quando è andato in carcere a tormentare il leader palestinese Marwan Barghouti ridotto a una larva umana. O ancora prima, quando sabotava le trattative per la liberazione degli ostaggi prigionieri nei tunnel di Gaza, perché secondo lui dovevano restare lì a marcire fino alla vittoria totale.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Itamar Ben-Gvir (Ansa).

Se la Sicurezza nazionale è interpretata come impunità

Nehemia Shtrasler su Haaretz, più di un anno fa, lo definiva «l’uomo più spregevole della storia di Israele», uno che «considera la morte l’apice del successo, finché lui non corre rischi». Shtrasler ricordava che il ministro che inonda TikTok di video dai toni violenti e farneticanti, non ha fatto il servizio militare, e mentre i suoi coetanei combattevano, bighellonava per Gerusalemme a ingozzarsi di pizza insieme ai seguaci del rabbino estremista Meir Kahane (messo fuorilegge da Menachem Begin). A uno così, che si eccita con torture e impiccagioni e avrebbe tranquillamente lasciato morire centinaia di connazionali nelle mani di Hamas, Netanyahu ha affidato nel 2022 la Sicurezza nazionale, un concetto che Ben Gvir interpreta come impunità per le violenze degli israeliani, in primis i coloni, pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo (cioè tutti) e punizioni e vessazioni ad libitum per chi osa sostenerli, curarli, nutrirli, o anche solo attirare l’attenzione del mondo sull’agonia di Gaza.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Benjamin Netanyahu, il presidente della Knesset Amir Ohana, e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir (Ansa).

L’indignazione internazionale è solo di facciata

Ma Itamar Ben Gvir è lì da quattro anni, indisturbato. E l’indignazione internazionale di oggi, perfino da parte dei più strenui amici di Netanyahu, come Giorgia Meloni, fa rabbia. Negli Usa i pro-Pal vengono scacciati dalle università, picchiati dalla polizia, gli si dà la caccia con l’intelligenza artificiale; in Inghilterra rischiano la messa al bando e 14 anni di prigione; in Italia chi protesta è schedato e criminalizzato, anche quando manifesta pacificamente. Forse non viene obbligato ad ascoltare l’inno nazionale israeliano, ma il trattamento che riceve nelle stazioni di polizia non è poi tanto diverso da quello subito dagli attivisti della Flotilla. Lo sdegno di tanti leader occidentali sembra solo una reazione di facciata, finalizzata a rassicurare opinioni pubbliche sempre più urtate dal cieco e incondizionato sostegno alla prepotenza di Israele. E se l’inaccettabilità per il “mondo civile” sono le fanfaronate brutali contro i membri della Flotilla, l’accettabilità è l’ordinaria amministrazione del governo Netanyahu, che denunciare è reato: gli oltre 70 mila morti di Gaza, i 3 mila del Libano, la persecuzione quotidiana dei palestinesi nei Territori. «Non lasciatevi turbare dalle loro urla», diceva Ben Gvir ai soldati che avevano in custodia i flotilleros. Una raccomandazione di cui l’Occidente non ha bisogno, quando le urla sono palestinesi.

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Zelensky: «Colpito sito dell’Fsb russo nel Kherson, centinaia tra morti e feriti»

«Le forze speciali ucraine hanno colpito il quartier generale dell’Fsb russo nel villaggio di Genicheska Hirka, nell’oblast di Kherson, provocando circa un centinaio fra vittime e feriti». L’ha scritto su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, allegando al suo messaggio il video che mostra il momento in cui i droni di Kiev colpiscono simultaneamente degli edifici in un villaggio. «I russi devono sentire la necessità di porre fine a questa guerra», ha concluso il leader ucraino.

Olimpiadi, perquisizioni in due società per la cabinovia di Cortina

Sono in corso perquisizioni a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo (Belluno) nell’ambito di un’indagine per turbata libertà di gara d’appalto sui lavori della cabinovia Apollonio-Socrepes, l’impianto a fune di Cortina che avrebbe dovuto essere operativo per l’inizio delle Olimpiadi invernali. L’ha reso noto la procura di Belluno. Le perquisizioni riguardano i locali delle società Simico (committente) e Graffer (esecutrice dei lavori), oltre a perquisizioni personali e informatiche nei confronti degli indagati. Si tratta di tre persone, una delle quali è l’amministratore delegato di Simico, Fabio Massimo Saldini. L’ipotesi è che accordi collusivi o modalità fraudolente abbiano favorito Graffer nell’assegnazione dei lavori, con la consapevolezza che i tempi non sarebbero stati compatibili con l’apertura dell’impianto prima dei Giochi. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero dei Trasporti, specificando in una nota che «nel doveroso rispetto per le indagini siamo sicuri che, per garantire il successo delle Olimpiadi Milano Cortina, siano state rispettate tutte le regole, nonostante i tempi ristretti che hanno imposto lavori molto rapidi». «Di certo», si legge ancora, «è indiscutibile il grande risultato dei Giochi: per questo vanno ribaditi l’orgoglio e la gratitudine».

Simico: «Approfondimenti accerteranno la correttezza e la regolarità del nostro operato»

Simico, la società responsabile della realizzazione delle opere connesse alle Olimpiadi 2026, ha così affermato: «Confermiamo di aver immediatamente garantito la più ampia e totale collaborazione agli organi inquirenti, nell’ambito delle attività di accertamento in corso relative alla cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo. La società, come sempre avvenuto in ogni fase della propria attività istituzionale e realizzativa, si è messa integralmente a disposizione dell’autorità giudiziaria, fornendo e continuando a fornire tutte le informazioni richieste con trasparenza, tempestività e spirito di piena collaborazione. Simico rinnova la propria totale fiducia nell’operato della magistratura e degli organi inquirenti, nella convinzione che ogni approfondimento consentirà di chiarire compiutamente i fatti e di certificare e confermare ancora la correttezza, la linearità amministrativa e la piena regolarità dell’operato posto in essere dalla società».

Toronto si prepara al Mondiale: arrivano i preservativi brandizzati

Il Mondiale, come ogni altro grande evento sportivo, rappresenta un banco di prova per le città chiamate a ospitarlo in termini di sicurezza, funzionalità delle infrastrutture e salute pubblica di atleti e tifosi. A Toronto, dove sono in programma la partita inaugurale della nazionale canadese e altri cinque match, la Toronto Public Health (Tph) ha annunciato un’iniziativa volta a incentivare la sicurezza sessuale di chi parteciperà all’evento (giocatori e non): la distribuzione gratuita di preservativi brandizzati.

La Toronto Public Health punta sulla prevenzione

La Tph ha rafforzato il programma di distribuzione di preservativi gratuiti nell’ambito delle proprie attività di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. L’iniziativa rientra nel più ampio programma di educazione e accesso alla salute sessuale CondomTO. L’obiettivo è semplice: ridurre barriere economiche e sociali all’uso del preservativo e rendere più accessibili questi contraccettivi, soprattutto tra i giovani. L’agenzia canadese responsabile per la salute pubblica ha comunicato i punti di distribuzione dei gadget, disponibili sino a esaurimento scorte; con l’auspicio che non vadano a ruba con la stessa velocità dei preservativi distribuiti nei villaggi olimpici di Milano-Cortina, terminati nel giro di appena tre giorni.

Toronto si prepara al Mondiale: arrivano i preservativi brandizzati
Toronto Public Health (foto X).

Il gergo calcistico entra nel packaging

In vista del Mondiale 2026, la città ha giocato di creatività creando preservativi con grafica e slogan ispirati al calcio. Espressioni come score safely, giochi di parole legati alle azioni di gioco ed emoji trasformano così un tema sanitario in un messaggio accessibile e divertente.

L’idea non è nuova. CondomTO aveva già lanciato iniziative simili nel 2014 durante il mese del Pride, nel 2015 in concomitanza con i Giochi Panamericani e ParaPanamericani e nel 2016 in occasione di un contest grafico.

Le ricadute della crisi di Hormuz sui condom

Ma non è tutto lattice e fiori. Ad altre latitudini la filiera produttiva dei condom è messa a dura prova dalla crisi dello Stretto di Hormuz e dalle tensioni legate alla guerra in Iran. Il blocco sta causando un aumento dei costi delle materie prime, con rincari potenziali fino al 30 per cento lungo la catena produttiva globale. A sostenerlo è l’amministratore delegato di Karex, azienda malese considerata il principale produttore mondiale di preservativi.

Denatalità, Istat: 6,6 milioni di italiani rinunciano ad avere figli

L’Italia continua a registrare un forte calo delle nascite, ma secondo i dati Istat l’inverno demografico non dipende solo da un cambiamento culturale. Sono infatti 6,6 milioni i connazionali che vorrebbero avere figli ma rinunciano. A incidere sono soprattutto le difficoltà economiche e lavorative. Solo il 5,5 per cento di coloro che non hanno intenzione di diventare genitori dichiara che avere bambini non rientra nel proprio progetto di vita.

La struttura delle famiglie continua a cambiare

La denatalità sta modificando profondamente anche la struttura delle famiglie italiane. Le tradizionali coppie con figli rappresentano oggi solo il 28,4 per cento dei nuclei familiari, mentre aumentano le persone che vivono da sole, arrivate al 37,1 per cento tra il 2024 e il 2025. Le famiglie sono poi sempre meno numerose: oggi contano in media appena 2,2 componenti. Crescono anche le coppie non unite in matrimonio, così come i nuclei monogenitoriali.

I figli unici oggi rappresentano il 16,6 per cento degli adulti italiani. Una trasformazione questa che riduce progressivamente le reti di supporto tra fratelli e parenti e concentra i carichi di cura su un numero sempre più ristretto di persone. Un quadro che riflette una trasformazione sociale profonda, una crescente individualizzazione, soprattutto nel Centro-Nord, e una diffusa incertezza sul futuro.