È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?

La ‘pasionaria’ Silvia Sardone si prepara a essere una delle protagoniste del raduno di Pontida. Dopo le tensioni con i governatori, Matteo Salvini conta di accendere l’entusiasmo dei lombardi con l’annuncio di una candidatura leghista a sindaco di Milano. Intanto la macchina organizzativa della Lega, una delle più rodate tra i partiti italiani, sta lavorando a pieno ritmo per preparare un evento degno del ‘sacro prato’. Oltre al palco da montare, ci sono i pullman da organizzare e i gazebo da sistemare per riempire i vuoti.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Matteo Salvini e Silvia Sardone (Ansa).

L’imperativo è prevenire ogni tipo di contestazione

Quest’anno però c’è una preoccupazione in più ad agitare gli animi. Dopo il processo a Salvini andato in scena nel corso del direttivo lombardo del 7 agosto scorso, niente è più come prima nonostante la ‘tregua’ romana con l’asse nordista. Il segretario teme ancora possibili contestazioni sul pratone. Cori e fischi, come è accaduto al termine dei funerali di Umberto Bossi. O magari uno striscione come accadde sempre a Pontida nel 2011, quando, in cima alla collina di fronte al palco, comparve la scritta «Maroni presidente del Consiglio».

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Lo striscione “Maroni presidente del Consiglio” sulla spianata di Pontida nel 2011 (Ansa).

Molti sono poi convinti che faranno più rumore i big assenti di quelli che si alterneranno al microfono. Dai responsabili della sicurezza ai Giovani della Lega di Luca Toccalini – che, come ogni anno, si riuniscono il giorno prima del raduno (e cioè sabato 19 settembre) – l’imperativo è uno solo: prevenire le contestazioni. Ed è in questa ottica che si lascerà spazio alla vicesegretaria Sardone, tra le più applaudite dell’edizione 2025.

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Luca Toccalini (Ansa).

Le mire di Sardone su Palazzo Marino

In via Bellerio si mormora che la ‘pasionaria’ qualche settimana fa sia stata addirittura tentata da Futuro Nazionale. Pare però che il primo incontro con Roberto Vannacci sia andato male. Da allora Sardone sarebbe rientrata nei ranghi, stoppando le critiche al governo di centrodestra e a Salvini mosse nei mesi precedenti per riallinearsi con il segretario, certa di poter ottenere ciò che vuole: ovvero la candidatura a Palazzo Marino.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Roberto Vannacci e Silvia Sardone a Pontida 2025 (Ansa).

Un tempo vicina al segretario lombardo, Massimiliano Romeo, contro la fazione dei salviniani ‘duri e puri’ guidata dagli ex commissari regionali Fabrizio Cecchetti ed Eugenio Zoffili, l’eurodeputata avrebbe preso via via le distanze da Romeo e dal governatore lombardo Attilio Fontana, capifila dei “ribelli”. Non è dunque escluso che Sardone, vincitrice tra l’altro delle ‘primarie’ leghiste di fine giugno, possa avere la meglio sul forzista Matteo Perego di Cremnago e sul leader di Noi moderati, Maurizio Lupi, sostenuto da Ignazio La Russa. Nella spartizione delle candidature, a Fratelli d’Italia dovrebbe andare la scelta di chi far correre a Roma mentre Forza Italia pare più interessata alle candidature in altre città, alla fine dei conti.

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Silvia Sardone (Imagoeconomica).

Le frizioni in Regione Lombardia e il pressing di FdI su Fontana

Non se la passa meglio Fontana. A Palazzo Lombardia si sono riacutizzate le tensioni tra gli alleati e lunedì la riunione di Giunta ha assunto i contorni di uno psicodramma, con il governatore che, imbufalito, ha lasciato la sala sbattendo la porta, chiamando poi a rapporto gli assessori leghisti. La seduta dell’esecutivo lombardo è stata quindi sospesa e rinviata a giovedì. Il presidente era irritato per l’ostruzionismo degli alleati al rinnovo di Francesco Paolo Tronca a commissario al Pio Albergo Trivulzio, una protesta contro i piani dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso, da sempre nel mirino dei meloniani lombardi. Indebolito dal deterioramento del rapporto con Salvini, Fontana appare meno protetto dagli attacchi degli alleati. Finora i colpi erano stati attutiti dai vertici nazionali di Fratelli d’Italia, mentre ora il pressing si è fatto incontenibile.

È Silvia Sardone la carta di Salvini per blindare il raduno di Pontida?
Attilio Fontana con Guido Bertolaso (Imagoeconomica).

Intanto il coordinatore regionale di Forza Italia Alessandro Sorte chiede il riconoscimento del peso del suo partito in Consiglio dopo che un altro leghista, Riccardo Vitari, ha traslocato da Vannacci andando a raggiungere l’ex morattiano Luca Ferrazzi e l’ex FdI Pietro Macconi. I tre hanno così formato il primo gruppo consiliare regionale di FNV in Italia.

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Riccardo Vitari (Imagoeconomica).

Ex Arenella, ricorso contro la demolizione

Un esposto-segnalazione alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, con contestuale trasmissione alle Amministrazioni statali competenti, per chiedere chiarezza sull’iter amministrativo che ha riguardato la demolizione dell’ex Lido Arenella/New Arenella Beach, in località Mercatello, lungo via Leucosia. È l’iniziativa assunta dall’avvocato Alfonso Mignone, presidente del Comitato per la Difesa e la Valorizzazione del Demanio Marittimo e Turismo Costiero della Città di Salerno. Al centro dell’esposto vi è la necessità, secondo il Comitato, di verificare la natura giuridica e demaniale del manufatto e le modalità con le quali sarebbe stata disposta e/o eseguita la demolizione. Dalla documentazione amministrativa richiamata nell’atto emergerebbe, infatti, una riconducibilità del complesso edilizio all’area del demanio marittimo, con i manufatti qualificati negli atti comunali come pertinenze demaniali. Una circostanza che, secondo Mignone, impone di verificare la titolarità del bene, lo stato del rapporto concessorio, l’eventuale acquisizione al demanio e il coinvolgimento delle Amministrazioni statali competenti. In particolare, il Comitato chiede di accertare se, prima dell’eventuale demolizione materiale, siano stati correttamente acquisiti o richiesti gli atti di competenza dell’Agenzia del Demanio, della Capitaneria di Porto di Salerno e, ove necessario, della Soprintendenza. Viene inoltre sollecitata una verifica sulla corretta individuazione della consistenza del manufatto e dell’area interessata. Particolare attenzione viene riservata al sequestro preventivo eseguito il 13 marzo 2025 nell’ambito del procedimento penale relativo al manufatto. Il Comitato chiede quindi di verificare se il vincolo cautelare sia tuttora efficace e, soprattutto, se prima di procedere a eventuali attività di demolizione, movimentazione o alterazione dello stato dei luoghi siano stati acquisiti un eventuale provvedimento di dissequestro o una specifica autorizzazione dell’Autorità giudiziaria. «Non si intende mettere in discussione, in astratto, il potere dell’Amministrazione comunale di adottare provvedimenti repressivi in materia edilizia – precisa Mignone – ma chiediamo che venga accertato se, nel caso concreto, siano stati rispettati tutti gli adempimenti necessari, considerata la possibile natura demaniale del manufatto e, soprattutto, l’eventuale permanenza di un vincolo di sequestro preventivo». Nell’esposto viene inoltre chiesta, ove spettante, la disponibilità o l’acquisizione d’ufficio della documentazione relativa alla vicenda. Tra gli atti indicati figurano la concessione demaniale e i relativi atti integrativi, le planimetrie della concessione, gli estratti del Sistema Informativo del Demanio (SID), la documentazione relativa alla qualificazione del manufatto come pertinenza demaniale, gli atti dell’Agenzia del Demanio e della Capitaneria di Porto, gli eventuali provvedimenti della Soprintendenza e la documentazione relativa alla comunicazione all’ente proprietario. Il Comitato chiede inoltre di verificare l’eventuale esistenza di provvedimenti di dissequestro o di autorizzazioni alla demolizione. L’obiettivo dichiarato è fare chiarezza, sul piano documentale e istituzionale, su una vicenda che interessa un’area di particolare rilievo sotto il profilo demaniale, urbanistico, paesaggistico e turistico. «Chiediamo semplicemente che ogni passaggio venga verificato alla luce degli atti e delle competenze delle diverse Amministrazioni – conclude Mignone – e che, qualora emergano irregolarità o omissioni, ciascuna Autorità assuma i provvedimenti di propria competenza. La tutela del demanio marittimo e dell’interesse pubblico richiede trasparenza, correttezza procedimentale e pieno coordinamento tra le istituzioni». L’esposto è stato depositato il 15 settembre 2026 e trasmesso, per quanto di rispettiva competenza, anche alla Capitaneria di Porto/Guardia Costiera di Salerno, all’Agenzia del Demanio, alla Soprintendenza competente e alla Prefettura di Salerno.

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Crolla un palazzo a Gaza, almeno 11 morti

Un edificio che ospitava palestinesi sfollati a ovest di Gaza City è crollato, causando un bilancio di almeno 11 morti. Tra le vittime ci sono anche cinque bambini, mentre decine di persone risultano ancora disperse. La struttura, che ospitava oltre 100 persone, aveva già subito danni a causa dei bombardamenti israeliani. Filmati verificati da Al-Jazeera mostrano squadre di soccorso intente a estrarre bambini piccoli dalle macerie, lavorando insieme ai residenti. L’edificio, stando a testimoni locali, era a più piani. Secondo la Protezione civile palestinese, contattata da Al-Jazeera, ci sarebbero ancora 50 bambini intrappolati. «Possiamo sentire le voci dei cittadini sotto le macerie e le nostre squadre stanno cercando di raggiungerli, ma l’occupazione (gli israeliani, ndr) si rifiuta di consentire l’ingresso di mezzi pesanti nella Striscia di Gaza», ha detto un portavoce.

Malan, l’opposizione è stata presa in giro

«Il consiglio comunale monotematico doveva riunirsi entro l’8 settembre ma è stato rinviato, non è più monotematico e la motivazione delle assenze non ha retto alla prova dei fatti». A dirlo il consigliere comunale di Forza Italia, Sarel Malan, unico ad opporsi ad uno slittamento del consiglio comunale monotematico. L’assise si riunirà il prossimo 24 settembre e non sarà solo su Grand Hotel e l’ex foce Irno ma ci sarà anche la delibera che, di fatto, va a contrastare la cementificazione selvaggia.

Consigliere Malan, lei era stato praticamente l’unico nell’opposizione a contestare l’accordo raggiunto dai capigruppo con il sindaco De Luca. A distanza di due settimane rifarebbe quella scelta?

«Assolutamente sì. E oggi posso dirlo senza alcuna soddisfazione personale: avevo ragione. È accaduto esattamente ciò che avevo previsto. Undici consiglieri di opposizione avevano chiesto un Consiglio straordinario sul Grand Hotel Salerno e sulla vicenda della Foce Irno. Il Testo unico degli Enti Locali prevede che, quando la richiesta proviene da almeno un quinto dei consiglieri, il Consiglio debba essere riunito entro venti giorni. Quel termine scadeva l’8 settembre. Non era una mia interpretazione politica: esiste anche un preciso orientamento del Ministero dell’Interno secondo cui entro i venti giorni devono avvenire sia la convocazione sia la materiale seduta del Consiglio».

Poi cosa è successo?

«È arrivato De Luca e ha ottenuto esattamente ciò che chiedeva. Il Consiglio è stato spostato a dopo San Matteo e quello che doveva essere un Consiglio sostanzialmente dedicato al Grand Hotel e alla Foce Irno è diventato un Consiglio con un ordine del giorno molto più ampio. Sono entrati il bilancio, il bilancio consolidato e soprattutto la proposta sullo stop al consumo di suolo. Tema certamente importante, sul quale discuteremo nel merito, ma politicamente il risultato è evidente: il confronto specifico che avevano chiesto le opposizioni è stato diluito all’interno di una seduta ordinaria con altri argomenti».

Lei quindi sostiene che i capigruppo dell’opposizione abbiano sbagliato?

«Dico qualcosa di ancora più semplice: si sono fatti prendere in giro. Lo dico politicamente, non personalmente. Avevamo uno strumento previsto dalla legge, undici firme e un termine preciso. Abbiamo rinunciato a esercitare fino in fondo quella prerogativa in cambio di una promessa di rinvio e oggi ci ritroviamo esattamente nella situazione che avevo denunciato».

La motivazione del rinvio era anche l’assenza di diversi consiglieri comunali per ferie.

«Ed è proprio questo l’aspetto che oggi appare meno credibile. Da quella conferenza dei capigruppo fino ad oggi si sono tenute regolarmente le commissioni consiliari e la partecipazione dei consiglieri è stata larghissima. Se i consiglieri potevano essere presenti alle commissioni, è difficile spiegare perché non avrebbero potuto partecipare a un Consiglio comunale. I fatti hanno dimostrato che quella motivazione non giustificava il rinvio».

De Luca aveva inoltre assicurato che la convocazione sarebbe avvenuta entro l’8 settembre.

«Ed è un altro elemento che va ricordato. Oggi è il 15 settembre e, per quanto mi riguarda, non mi risulta ancora notificata alcuna convocazione formale del Consiglio. Leggo sulla stampa dell’ipotesi del 24 settembre, ma un Consiglio comunale non si convoca attraverso le indiscrezioni giornalistiche. Esistono atti, termini e procedure».

È una critica soltanto a De Luca?

«No. De Luca ha fatto il suo mestiere politico e lo ha fatto molto bene: ha difeso il proprio interesse politico, ha guadagnato tempo, ha allargato l’ordine del giorno e ha evitato che il Consiglio avesse esclusivamente al centro Grand Hotel e Foce Irno. Il problema è che una parte dell’opposizione glielo ha consentito. Io non ero d’accordo allora e i fatti di oggi confermano le ragioni della mia contrarietà».

Quindi si è rotto definitivamente il fronte dell’opposizione?

«Non mi interessa alimentare guerre interne. Quando ci saranno battaglie comuni nell’interesse della città sarò il primo a sostenerle. Ma opposizione non significa semplicemente sedere dall’altra parte dell’aula. Significa esercitare fino in fondo le prerogative che i cittadini ci hanno attribuito. Su questa vicenda io ho scelto di farlo e continuerò a farlo».

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Ruggi, parte civile contro Alfano

di Erika Noschese

L’Azienda ospedaliera universitaria “Ruggi d’Aragona” di Salerno ha deciso di costituirsi parte civile nel procedimento giudiziario che vede coinvolto Carmine Alfano, primario di Chirurgia plastica e responsabile della Scuola di specializzazione di Salerno. La decisione è stata assunta con l’obiettivo di tutelare gli interessi dell’azienda sanitaria nell’ambito del processo nel quale al docente universitario vengono contestati, a vario titolo, i reati di stalking, concussione, truffa ai danni del sistema sanitario e falso ideologico. Il procedimento muove dalle denunce presentate da alcuni medici specializzandi, che nel corso delle indagini avrebbero riferito di una serie di comportamenti e richieste ritenuti estranei alle attività formative previste dal loro percorso universitario. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 2 novembre davanti al Gup Benedetta Rossella Setta. In quella sede sarà dunque affrontato anche il tema delle costituzioni delle parti, con il Ruggi che ha formalizzato la propria intenzione di intervenire nel procedimento per difendere le proprie ragioni. Al centro dell’inchiesta ci sono le accuse formulate dagli specializzandi nei confronti del docente. Secondo la ricostruzione della Procura, agli studenti sarebbero state richieste anche attività non riconducibili alla formazione specialistica: tra queste, secondo quanto emerso dagli atti, ci sarebbero il parcheggio dell’automobile del professore, il pagamento al Cup di ricette destinate ad amici e familiari, l’installazione di telecamere presso la sua abitazione privata e attività legate alla campagna elettorale di Alfano, candidato alla carica di sindaco di Torre Annunziata. Una parte significativa dell’inchiesta riguarda proprio i presunti comportamenti che sarebbero stati adottati nei confronti degli specializzandi che avrebbero manifestato dissenso o si sarebbero rifiutati di assecondare determinate richieste. Le accuse parlano di presunte ritorsioni, con alcuni giovani medici che sarebbero stati allontanati dalla sala operatoria, insultati o destinatari di atteggiamenti denigratori. Circostanze che dovranno naturalmente essere vagliate nel corso del procedimento e sulle quali spetterà alla magistratura pronunciarsi. A supporto delle loro dichiarazioni, gli specializzandi avrebbero consegnato agli inquirenti numerose registrazioni audio. Un materiale particolarmente consistente, che avrebbe consentito agli investigatori di ricostruire conversazioni e situazioni interne alla Scuola di specializzazione. Tra gli elementi contestati al docente figurerebbero inoltre alcune dichiarazioni pronunciate durante interventi pubblici e comizi, con particolare riferimento a frasi rivolte alla comunità omosessuale. La vicenda aveva già prodotto conseguenze sul piano accademico. Nel giugno del 2024, infatti, Alfano era stato sospeso dall’attività universitaria con un provvedimento firmato dall’allora rettore Vincenzo Loia. Al termine del periodo di sospensione, circa un anno più tardi, il docente era tornato a svolgere la propria attività professionale e a frequentare la struttura ospedaliera. Nel frattempo, l’inchiesta giudiziaria si era ulteriormente ampliata, arrivando a comprendere anche contestazioni relative all’attività sanitaria svolta tra giugno 2023 e marzo 2024. Secondo l’ipotesi accusatoria, Alfano avrebbe eseguito alcuni interventi di natura esclusivamente estetica, tra cui mastopessi e impianti di protesi mammarie, facendoli risultare come prestazioni di carattere terapeutico. Anche questo capitolo dell’indagine riguarda presunte condotte che dovranno essere accertate nel corso del procedimento. La Procura ha individuato tra le persone offese i medici specializzandi coinvolti nella vicenda, il Sistema sanitario regionale e la stessa Azienda ospedaliera universitaria Ruggi d’Aragona. È proprio alla luce del possibile danno arrecato all’azienda che la direzione ha scelto di assumere una posizione processuale diretta, chiedendo di partecipare al giudizio come parte civile. A rappresentare il Ruggi sarà l’avvocato Cecchino Cacciatore, professionista inserito nella short list aziendale. La scelta, secondo quanto riportato nel provvedimento dell’Azienda, è stata motivata dalla «delicatezza della materia» e dall’«elevato carico di lavoro dell’Avvocatura interna». L’incarico consentirà dunque all’Azienda di tutelare in sede giudiziaria i propri interessi nell’ambito di una vicenda che, oltre agli aspetti strettamente penali, coinvolge direttamente una struttura sanitaria pubblica e il percorso di formazione dei giovani medici. Il prossimo appuntamento giudiziario sarà quindi quello del 2 novembre, quando davanti al giudice dell’udienza preliminare verranno esaminati gli elementi raccolti durante le indagini e le posizioni processuali delle parti. Sarà il procedimento a stabilire la fondatezza delle accuse contestate ad Alfano, che, come ogni imputato, resta presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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Arechi–Campo Volpe, ora parlano gli atti

di Flavio Boccia

* Sulla riqualificazione dello Stadio Arechi e del Campo Volpe siamo arrivati a un punto nel quale, a mio avviso, non bastano più comunicati e rassicurazioni. Ora devono parlare gli atti. Il Comune di Salerno ha formalmente negato la mia richiesta di accesso documentale. Il provvedimento è sottoscritto dall’Arch. Giovanna Avella, RUP e Dirigente del Settore Manutenzione del Patrimonio Pubblico Comunale, sostenendo, tra le motivazioni, che non emergerebbe un interesse diretto, concreto e attuale e richiamando il divieto di controllo generalizzato sull’operato della Pubblica Amministrazione. Ho formalmente contestato il diniego e chiesto il riesame, ribadendo che la richiesta riguardava un’opera precisamente individuata e documenti altrettanto determinati: deliberazioni, determinazioni, progetti, cronoprogrammi, relazioni economico-finanziarie e, soprattutto, atti sulla copertura finanziaria. La vicenda è stata quindi portata all’attenzione del Difensore Civico della Regione Campania, del Prefetto di Salerno e dell’ANAC, affinché ciascuna istituzione possa effettuare le valutazioni di propria competenza. INTANTO È ARRIVATA LA RISPOSTA DEL DIPE/CIPESS Ed è questo il passaggio che rende la situazione ancora più delicata. La Presidenza del Consiglio dei Ministri – DIPE, rispondendo alla mia richiesta del 27 agosto, ha comunicato che, allo stato degli atti del Dipartimento e del Comitato, non risulta pervenuta alcuna richiesta di finanziamento relativa allo Stadio Arechi e al Campo Volpe. Il DIPE evidenzia inoltre che non risultano deliberazioni CIPESS sul finanziamento dei due impianti e che nell’Accordo per la Coesione della Regione Campania non risulterebbe ricompreso alcun intervento avente ad oggetto “Stadio Arechi” o “Campo Volpe”. Questo non significa automaticamente che i 139 milioni non esistano. Ma rende inevitabile una domanda: da dove provengono esattamente queste risorse e qual è l’atto che ne garantisce oggi la copertura? APPALTO GIÀ AGGIUDICATO: PUÒ DIVENTARE UN PRECEDENTE NAZIONALE? Ho presentato inoltre una nuova e autonoma istanza per ottenere tutta la documentazione relativa alla procedura di affidamento, aggiudicazione e contrattualizzazione dei lavori, compresi gli atti relativi alla copertura finanziaria. Ed è qui che la vicenda potrebbe assumere una dimensione nazionale. Se è stato possibile procedere all’aggiudicazione di un accordo quadro di oltre 100 milioni di euro attraverso questo percorso e completare successivamente determinati passaggi economico-finanziari, allora sarebbe fondamentale conoscere quale meccanismo giuridico lo abbia consentito. Se è un percorso pienamente legittimo e replicabile, potrebbe rappresentare un precedente importante per gli altri Comuni italiani impegnati nella realizzazione di stadi, scuole, infrastrutture e grandi opere. Se invece Salerno rappresenta un caso particolare, bisogna spiegare perché e sulla base di quali atti. AL SINDACO CHIEDO DI DOCUMENTARE, NON SEMPLICEMENTE DI SMENTIRE Il Comune ha pubblicamente sostenuto che per il finanziamento non sono previsti passaggi al CIPESS e che le procedure stanno andando avanti. Mi auguro che tutte le rassicurazioni fornite trovino piena conferma. Ma adesso esiste una risposta ufficiale del DIPE/CIPESS. Per questo non basta più affermare che i soldi ci sono. Occorre indicare la fonte. Occorre indicare l’atto di copertura. Occorre spiegare il percorso che ha consentito l’aggiudicazione. E soprattutto occorre consentire di conoscere la documentazione amministrativa che può chiarire definitivamente la vicenda. Non sostengo che i 139 milioni siano stati persi. Non sostengo che l’appalto sia illegittimo. Chiedo che venga dimostrato documentalmente il percorso seguito. Se questo percorso è corretto, potrebbe persino diventare un modello innovativo per altri Comuni italiani. Ma un modello deve essere trasparente, documentato e replicabile. Altrimenti non sarebbe un precedente. Sarebbe un’eccezione che merita di essere spiegata. *Rappresentante di Interessi presso il Parlamento Italiano Rappresentante di Interessi presso il Parlamento Europeo Europrogettista – Fondi Europei e Finanza Agevolata

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S. Severino. Eliana Landi lascia Forza Italia

Doccia fredda nel centrodestra di Mercato San Severino in vista dell’appuntamento elettorale della prossima primavera, quando gli aventi diritto saranno chiamati alle urne per il rinnovo del Consiglio Comunale cittadino. Eliana Landi, attuale consigliera comunale di opposizione, ha infatti comunicato di lasciare l’incarico di Commissario cittadino di Forza Italia. “È tempo di costruire un nuovo progetto per la città”, esordisce in una nota l’attuale consigliera di opposizione. “La decisione di rassegnare le mie dimissioni dall’incarico di Commissario cittadino di Forza Italia di Mercato San Severino è stata ponderata, assunta con senso di responsabilità e nella consapevolezza che la politica, soprattutto quando si avvicinano appuntamenti elettorali importanti, debba avere il coraggio di compiere scelte chiare e coerenti”. Poi un accenno sull’immediato futuro: “I prossimi mesi – rivela Landi – saranno dedicati alla costruzione e alla preparazione della campagna elettorale comunale, attraverso un progetto civico nuovo, aperto e inclusivo, capace di andare oltre i tradizionali schieramenti e di mettere al centro una sola priorità: il futuro di Mercato San Severino. La nostra città ha bisogno di una proposta politica diversa. Ha bisogno di un progetto che sappia ascoltare il territorio, valorizzare le competenze, coinvolgere cittadini e associazioni e affrontare con concretezza i problemi che da tempo attendono risposte”. Da sottolineare anche i riferimenti all’attuale situazione politica: “Non credo più in una politica fatta esclusivamente di appartenenza, di garanzie di posizioni e di contrapposizioni. Credo, invece, in una politica capace di aggregare energie, esperienze e professionalità attorno a un programma serio e realizzabile. Per questo ho scelto di mettere la mia persona a disposizione della città per avviare un percorso civico che possa rappresentare una vera alternativa per Mercato San Severino. Non sarà un progetto costruito contro qualcuno, ma per qualcosa: per una città più autorevole, più efficiente, più vivibile e maggiormente protagonista delle proprie scelte, una città che potrà guardare al futuro e non gestire solo il presente. Lascio l’incarico di Commissario cittadino di Forza Italia con la serenità di chi ha svolto il proprio compito con impegno e lealtà. Ringrazio gli iscritti, i simpatizzanti, i dirigenti e tutti coloro che in questi mesi hanno condiviso con me un percorso politico fatto di confronto, presenza sul territorio e passione. Il rispetto per il percorso compiuto rimane, ma oggi è necessario guardare avanti”. In ultimo, l’esponente di minoranza lancia la sua sfida: “La prossima sfida non sarà semplicemente quella di vincere un’elezione: sarà quella di restituire a Mercato San Severino una visione, una prospettiva e una nuova classe dirigente capace di realizzarla. È con questo spirito che nasce il nuovo progetto civico. Un progetto che intende parlare a tutta la città, senza steccati e senza preclusioni, mettendo insieme donne e uomini che abbiano voglia di impegnarsi e di costruire un futuro diverso. Da oggi, dunque, inizia una nuova fase del mio impegno sul territorio. Con la stessa determinazione, ma con una prospettiva nuova: quella di costruire, insieme ai cittadini, ciò di cui Mercato San Severino ha bisogno”, ha concluso Landi. Mario Rinaldi

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Incendio a Pizzolano di Fisciano, paura per i residenti

FISCIANO. Momenti di forte apprensione hanno segnato la serata di ieri a Fisciano, quando un vasto incendio ha avvolto la collina di Pizzolano, generando fiamme alte e ben visibili anche a grande distanza. Il rogo, sviluppatosi in pochi minuti, ha interessato una vasta area di vegetazione, alimentato dal vento e dalle condizioni climatiche particolarmente secche di questi giorni. La rapidità con cui il fuoco si è propagato ha reso necessario l’intervento immediato di numerose squadre di soccorso, impegnate in un’operazione complessa e prolungata. Sul posto sono giunti decine di mezzi dei Vigili del Fuoco, affiancati dalle unità della Protezione Civile, dagli agenti della Polizia Locale e dai Carabinieri. Le squadre hanno lavorato senza sosta per contenere il fronte delle fiamme, che in alcuni momenti ha minacciato di avvicinarsi pericolosamente alle abitazioni presenti lungo il versante della collina. L’intenso bagliore del fuoco e il fumo denso hanno creato un clima di forte tensione tra i residenti, molti dei quali sono scesi in strada per monitorare la situazione e assicurarsi che non vi fossero rischi immediati per le proprie case. Particolare preoccupazione ha destato la vicinanza dell’incendio a un noto ristorante della zona, punto di riferimento per la comunità e molto frequentato soprattutto nel periodo estivo. Le fiamme, sospinte dal vento, hanno lambito alcune aree limitrofe, rendendo necessario un presidio costante per evitare che il fuoco potesse raggiungere la struttura. Parallelamente, sull’altro versante della collina, l’avanzare del rogo ha minacciato la zona di Parco Menotti, area densamente abitata e popolata da centinaia di residenti. Anche qui le operazioni di contenimento sono state decisive per scongiurare il rischio di evacuazioni. La macchina dei soccorsi ha operato con un coordinamento serrato, mantenendo un monitoraggio continuo dell’evoluzione del fronte di fuoco. L’obiettivo principale è stato impedire che le fiamme potessero avanzare verso le abitazioni e le strutture presenti nell’area, proteggendo la popolazione e limitando i danni ambientali. Le operazioni si sono protratte fino a tarda notte, con squadre impegnate nel raffreddamento delle zone già colpite e nella creazione di linee di sicurezza per evitare nuovi inneschi. Le forza dell’ordine indagano sulle cause che hanno scatenato il rogo per verificare se fosse di natura dolosa o colposa. L’incendio di Pizzolano si inserisce in un quadro più ampio di criticità che sta interessando l’intera Valle dell’Irno. Nelle ultime ore, infatti, sono giunte ulteriori segnalazioni di focolai nei territori di Baronissi, Fisciano, Mercato San Severino e Pellezzano, dove gli interventi tempestivi delle squadre di soccorso hanno permesso di evitare il propagarsi delle fiamme e di mettere in sicurezza le aree coinvolte. Una situazione che conferma l’elevato rischio incendi di questi giorni e la necessità di mantenere alta l’attenzione, soprattutto nelle zone boschive e collinari.
Mario Rinaldi

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Appuntamenti: Il fuoco del cervello: Michela Matteoli al Festival della Mente

Il fuoco del cervello: Michela Matteoli al Festival della Mente

Una domanda che la fantascienza affronta già da decenni: quanto possiamo modificare il cervello continuando a essere noi stessi?

Tra gli incontri più interessanti dell’edizione 2026 del Festival della Mente di Sarzana, domenica 6 settembre la neuroscienziata Michela Matteoli ha condotto il pubblico dentro uno dei territori più affascinanti della ricerca contemporanea. Il titolo della conferenza, Il fuoco del cervello. Tra difesa e danno, richiamava efficacemente il tema scelto quest’anno dal Festival: il fuoco come forza capace di proteggere e trasformare, ma anche, quando sfugge al controllo, di distruggere. Al centro dell’intervento sono state le cellule della microglia, cellule... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 16 settembre 2026 - articolo di Linda Lercari

Ebook: Il fantastico provocatorio di Emma Blaslavsky

Il fantastico provocatorio di Emma Blaslavsky

Future Fiction porta in Italia una antologia di racconti della notevole autrice tedesca Emma Blaslavsky

Per ottenere fondi di ricerca per i suoi studi, una scienziata accetta un'offerta per partecipare a un esperimento straordinario. Per tre settimane vivrà con un robot umanoide, creato per renderla felice. È la trama del racconto Ich bin dein Mensch e del film che ne è stato tratto nel 2021, uscito in Italia col titolo I'm Your Man. E proprio I'mYour Man e altre storie si intitola l'antologia di racconti di questa autrice tedesca, Emma Blaslavsky, che è uscita in giugno per Future Fiction. La quarta di copertina “Immagina di svegliarti una... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Ebook - 16 settembre 2026 - articolo di S*

Il Sorrento non fa sconti: lCavese ko

di Francesco De Pisapia

CAVESE-SORRENTO 2-3 CAVESE (3-5-2): Boffelli; Fiordaliso (dal 17’st Or- lando), Cionek (dal 1’st Man- nucci), Peretti; Sava, Diarrassouba, Visconti, Awua, Nunziata (dal 34’st D’Amore); Fusco G. (dal 1’st Esposito), Alberti (dal 34’st Minaj). A disposizione: Juwer, Bertini, Asiatico, Ponziglione, Personeni, Se- verino, Fiorin, Maiolo, Di Co- stanzo, Acerbo. All.: Cristiano Masitto SORRENTO (3-5-2): Harras- ser; Viscardi (dal 17’st Fusco F.), Cargnelutti, Loreto; Pa- glino (dal 38’st Evangelisti), Cuccurullo, Capezzi (dal 27’st Bacci), Cangianiell0, 11 Falasca; Bolzan (dal 17’st Starita), Ricci (dal 27’st Par- ker). A disposizione: Del Sorbo, Boccarusso, Crecco, Tonni, Bernabeo, Potenza, Di Somma, Castaldi, Mar- chesi. All.: Luigi Scotto (indi- sponibile Vincenzo Maiuri). ARBITRO: sig. Leonardo Ma- strodomenico di Matera (Emanuele Bracaccini e Dal- jit Singh entrambi di Mace- rata). IV° ufficiale: Fabrizio Ramondino di Palermo. Operatore FVS: Luca Chia- nese di Napoli. MARCATORI: 19′ pt e 34′ st Cargnelutti (S); 36′ pt Pa- glino (S); 10′ st Fiordaliso (C); 46′ st Minaj (C)

NOTE: serata fresca; terreno di gioco in buone condi- zioni. Spettatori 3.000 circa (trasferta vietata agli ospiti). Espulso: al 47′ pt Awua (C)

per somma di ammoni- zioni. 3Ammoniti: al 15′ pt Cionek (C); al 31′ pt Viscardi (S); al 38′ pt Awua (C); al 22′ st Capezzi (S); al 33′ st Man- nucci (C). Angoli 6 a 3 per il Sorrento. Recuperi: 3′ pt; 4′ st.

CAVA DE’ TIRRENI – Prima sconfitta interna stagionale per la Cavese contro la ca- polista Sorrento che resta in testa alla classifica a pun- teggio pieno centrando la quinta vittoria consecutiva. I costieri si sono dimostrati squadra organizzata ed hanno sfruttato al meglio le loro occasioni e nella ri- presa grazie alla superiorità numerica ha chiuso la pra- tica. Assenti Fella per la botta alla spalla rimediata nel finale di gara col Co- senza e Macchi ancora ai box per il problema al fles- sore, mister Masitto recu- pera Minaj dopo l’incidente al braccio sinistro e con- ferma il 3-5-2 con la difesa che per la prima volta vede Fiordaliso a destra dal primo minuto con Peretti dirottato a sinistra. Dall’altra parte l’ex Scotto, il secondo dell’altro ex Maiuri (a casa per problemi fisici) con- ferma il 3-5-2 ma non l’un- dici vittorioso con il Picerno in quanto effettua quattro cambi di cui tre a centro- campo.

Gara vivace ma squadre un po’ contratte nelle fasi ini- ziali. I costieri si fanno pre- ferire rispetto ai metelliani e collezionano diversi calci d’angolo e da uno di questi

battuto da Capezzi al 19′ il Sorrento trova il vantaggio con il difensore bomber Cargnelutti che svetta più in alto di Cionek e di testa in- sacca. Non trascorre nem- meno un minuto che la Cavese si gioca la carta del- l’FVS per un fallo su Alberti in area di rigore di Viscardi ma l’arbitro dopo aver rivi- sto l’azione conferma la scelta di campo e lascia cor- rere. Altri due minuti e Vi- sconti si vede respinge in angolo un tiro dal limite del- l’area di rigore. Al 33′ puni- zione dalla sinistra a rientrare di Peretti; la palla respinta arriva sui piedi di Fusco che si gira e calcia ma la conclusione viene bloc- cata a terra da Harrasser sulla propria destra. Al 36′ il Sorrento trova il raddoppio con un’azione iniziata dalla sinistra e con un pizzico di fortuna il pallone termina dalla parte opposta dove Pa- glino che aveva seguito l’azione deposita di piatto alle spalle del portiere. L’uno-due fa barcollare la Cavese che s’inginocchia nel finale della prima frazione di gioco quando si vede ad- dirittura ridotta in inferio- rità numerica per l’espulsione di Awua che ri- media due cartellini gialli nel giro di nove minuti. Subito due cambi tra le file blufoncè con Mannucci ed Esposito per Cionek e Fusco con la difesa che passa a quattro. Le scelte premiano subito la Cavese che riesce ad accorciare le distanze al

55′. Loreto a destra com- mette fallo su Diarrassouba. La punizione calciata da Vi- sconti trova la deviazione volante di Fiordaliso. Pas- sano tre minuti e Bolzan tutto solo davanti a Boffelli si lascia ipnotizzare dal por- tiere. Mister Scotto inseri- sce forze fresche con gli ingressi di Starita e France- sco Fusco, mentre il tecnico di casa toglie un difensore (Fiordaliso) per Orlando ed al 66′ Alberti sforna un as- sist per Esposito che all’al- tezza del dischetto dell’area di rigore non ci arriva di un soffio ad un metro dal por- tiere che riesce ad antici-

parlo. Al 79′ però i rosso- neri calano il tris con Car- gnelutti che dalla destra raccoglie un traversone e colpisce con il destro al volo che termina nell’angolo alla destra di Boffelli. Le ultime carte che mister Masitto si gioca sono Minaj e D’Amore ed è proprio l’attaccante che accorcia le distanze in pieno recupero su assist di Vi- sconti . Al 93′ la Cavese sfiora addirittura il pari con Peretti che non ci arriva di testa di un soffio sottomi- sura su cross dalla sinistra di Minaj. Purtroppo per gli aquilotti la sveglia è suonata tardi.

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Salernitana, Cosmi: Il pari ci sta stretto

«Se valutiamo le opportunità da gol, il pareggio ci sta stretto – ha dichiarato il tecnico –. Resta un po’ di rammarico, anche perché abbiamo affrontato con personalità una partita su un campo che sarà molto complicato per tante squadre».

Cosmi avrebbe voluto regalare un risultato più importante ai numerosi sostenitori arrivati al “Puttilli”, ma guarda con fiducia al percorso intrapreso: «Dispiace non aver dato una gioia più grande ai nostri tifosi. La squadra, però, ha avviato un processo di crescita e siamo contenti».

Il tecnico ha indicato nella grande occasione non sfruttata nei primi secondi uno degli episodi determinanti. Nella ripresa la Salernitana ha sfiorato nuovamente il vantaggio con D’Ursi, prima di subire la rete del Barletta sull’iniziativa di Da Silva, favorita anche da una deviazione.

«Siamo rimasti calmi, abbiamo reagito e, dopo il pareggio, abbiamo provato fino alla fine a vincere. Domani torneremo subito ad allenarci, perché sabato giocheremo in casa e dovremo necessariamente battere il Giugliano».

Cosmi conferma la difesa a quattro

Sul piano tattico, Cosmi ha confermato la scelta adottata nelle ultime gare: «Per il momento continueremo con la difesa a quattro. All’inizio ero dispiaciuto per i risultati, ma non potevo ignorare una condizione fisica che ci penalizzava».

Il miglioramento atletico rappresenta uno degli aspetti più confortanti: «Sapevo che con il passare del tempo avremmo visto dei progressi. Ora i calciatori stanno bene e si nota: avevamo giocato quattro giorni fa, ma tutti hanno corso fino al novantesimo».

Nessuna intenzione, dunque, di modificare una formazione che sta offrendo risposte positive. «Se non rilevo affaticamenti e vedo che la squadra funziona, non devo inventarmi qualcosa di diverso. I cambi vengono poi gestiti in base all’andamento della partita».

Il giallo sul gol del pareggio

Qualche incertezza anche sull’autore della rete granata: «Non ci ho capito nulla nemmeno io. Mi hanno detto che sia stato Celiento. C’è stata la punizione di Achik, ma conta soprattutto che quel pallone sia entrato: ci ha tolto un peso e pensavo potessimo anche vincere».

Infine, Cosmi ha invitato a non trarre conclusioni dopo appena cinque giornate, utilizzando una metafora ciclistica: «La stagione è una corsa a tappe. Difficilmente chi indossa la maglia gialla il primo giorno riesce a conservarla fino a Milano o Parigi».

«Conosciamo il nostro traguardo e dobbiamo inseguirlo ottenendo il maggior numero possibile di risultati. Questo pareggio non va disprezzato, ma sabato sarà fondamentale

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Salernitana, un pari e tanti rimpianti

BARLETTA-SALERNITANA

BARLETTA (3-4-2-1): Matosevic, Vona, Manetta, Bizzotto; Coccia, Voca, Franco, Laringe (75’ Ragone); Partipilo (61’ Giardino), Da Silva; Ferrante (7’ Djankpata, 75’ Piarulli). A disposizione: Figliola, Rossoni, Malfitano, Distratto, Valentino, Ferrari, Domanico, Della Rocca, Marini. All. Paci

SALERNITANA (4-4-2): Galeotti, Llano, Pieraccini, Celiento, Anastasio (46’ Zoia); Achik, Tascone (88’ Gyabuaa), Vitale, Villa (61’ Djamanca); La Gumina, D’Ursi (67’ Lescano). A disposizione: Cevers, Boncori, Del Pin, Longobardi, Cardoni, Bevilacqua. All. Cosmi.

ARBITRO: Gianquinto di Parma (Marucci di Rossano-Mallimaci di Reggio Calabria. IV Uomo: Acquafredda di Molfetta. FVS: Andreano di Foggia)
MARCATORI: 53’ autorete di Pieraccini, 71’ Celiento(S)
NOTE: Spettatori 7mila circa, 1500 dei quali arrivati da Salerno. Ammoniti: Da Silva (B), Manetta (B). Calci d’angolo: 3-5 per la Salernitana (2-1 pt). Recupero 4’+2’ pt, 4’st.

di Fabio Setta

 

BARLETTA – Un pareggio che serve a dare continuità ma che obiettivamente lascia ancora un pizzico di rammarico. Contro un Barletta non certo trascendentale, la Salernitana, non riuscendo a capitalizzare al meglio le occasioni costruite, è stata costretta ad accontentarsi di un punto, arrivato peraltro in rimonta. Il primo tempo vive praticamente di due momenti in apertura e chiusura. Dopo quaranta secondi Achik di testa, su cross di Villa, chiama alla grande risposta Matosevic poi nel secondo minuto di recupero Da Silva si lascia cadere in area con l’arbitro che concede il rigore per poi rivedere la propria decisione, dopo la card giocata dalla panchina granata. Nel mezzo, nei primi quarantacinque minuti, non succede praticamente nulla. Cosmi ha scelto di confermare per la terza volta la medesima formazione e probabilmente al Puttilli un po’ di fatica la Salernitana l’ha accusata. Il Barletta molto attento in difesa, soprattutto dopo aver perso Ferrante per infortunio dopo pochi minuti, ha giocato una partita di attesa, provando a ripartire con Laringe e Partipilo ma senza mai creare pericoli. La Salernitana, dal canto suo, ha tenuto palla, ma senza mai trovare lo spunto o la giocata giusta. Giro palla lento, con Vitale e Tascone che non hanno trovato mai il tempo giusto per la giocata mentre i due attaccanti con pochi palloni giocabili si sono visti poco e mossi anche meno. Anche Achik non si è praticamente mai acceso. Dopo l’intervallo, Zoia per Anastasio, è stata la prima mossa del trainer granata e dopo tre minuti in contropiede, dopo un errore locale, D’Ursi ha fallito il gol del vantaggio trovando la risposta del portiere della squadra di Paci. Subito dopo, Da Silva in contropiede brucia Llano e con un tiro-cross grazie alla deviazione di Pieraccini ha trovato la rete del vantaggio. La Salernitana, però, nel secondo tempo è stata decisamente più viva e al 58’ su assist di Tascone Villa ha chiamato alla grande risposta il portiere del Barletta. Il ritorno in campo di Lescano, per la prima volta in coppia con La Gumina, e l’inserimento, qualche minuto prima di Djamanca hanno aumentato il peso offensivo della formazione granata che al 71’ ha trovato la rete del pareggio in mischia con un tocco di Celiento, mentre quello di Lescano è arrivato quando il pallone aveva già superato la linea. Nel finale i granata hanno provato a vincere la partita ma senza riuscire mai davvero a mettere in difficoltà i padroni di casa. Dopo un penalty non concesso per presunto fallo di mano su tiro di Djamanca. Ancora Celiento ha sfiorato il gol prima del fischio finale che consegna all’undici di Cosmi il terzo pareggio stagionale in cinque gare. Decisamente poco anche se segnali incoraggianti sono arrivati, soprattutto nel secondo tempo.

 

 

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Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra

Altro che le scaramucce dentro il campo largo del centrosinistra. A destra rischia di andare in scena uno scontro frontale molto più tonitruante. La bomba, giornalisticamente parlando, l’ha sganciata Lirio Abbate dalle pagine del suo nuovo datore di lavoro, il Giornale, dove si è trasferito non senza clamore dopo una carriera passata, tra gli altri, a L’Espresso e a Repubblica. Il nuovo vicedirettore con delega alle inchieste investigative e giudiziarie ha esordito in prima pagina il 15 settembre con un’inchiesta su Roberto Vannacci, la minaccia da destra per Giorgia Meloni.

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
L’inchiesta sulla prima pagina del Giornale il 15 settembre.

“Esclusivo. I conti che non tornano del generale super fetecchia”, è il titolo dell’articolo, che racconta «la mappa dei fondi e le zone d’ombra di Futuro Nazionale. Dagli imprenditori delle ferrovie all’edilizia fino ai lobbisti, tutti gli interessi dell’europarlamentare finiti nei dossier a Bruxelles. E torna di moda quel soprannome con cui divenne famoso all’Accademia militare». Boom. Un approfondimento, tra l’altro, pubblicato solo nella sua prima parte, con la seconda attesa per mercoledì 16 settembre.

Mentre a sinistra preparano i popcorn, l’ex generale ha risposto su Facebook: «Il titolo accusa, l’articolo insinua, i fatti non dimostrano nulla. Continuate pure a dedicarci prime pagine, inchieste e titoli scandalistici. Ogni vostro attacco vale più di mille manifesti. Noi restiamo trasparenti. Voi restate ossessionati. Ci vediamo al prossimo sondaggio». Secondo il Giornale però è solo la replica di chi si è arrampicato sugli specchi.

Per rispondere al fango, Alemanno getta fango su Abbate

A difendere Vannacci e chiedere una tregua ci ha pensato anche Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma che si è avvicinato politicamente a Futuro Nazionale dopo l’uscita dal carcere e ora controlla i team Vannacci nella Capitale. «Mi sembra assurdo che un quotidiano di destra come il Giornale metta in prima pagina un’inchiesta di Lirio Abbate contro il generale Vannacci», ha scritto su Instagram, con tanto di video annesso. «Chi è Lirio Abbate? È un giornalista d’inchiesta modello Report che fu il principale inventore della vicenda Mafia Capitale. Dai suoi articoli e dai suoi libri è partita un’indagine che ha infangato per anni tutta Roma e che è stata un attacco durissimo contro la mia amministrazione in Campidoglio e contro tutta la destra romana».

Quindi l’appello a Tommaso Cerno: «Chiedo al direttore del Giornale, che conosco come una persona seria, un liberale autentico difensore dei diritti, se è giusto che un giornale di destra utilizzi questi metodi per tentare di infangare una persona di destra come Vannacci. Il generale risponderà del merito di questo articolo che a me sembra tutta fuffa, ma io dico a Tommaso Cerno: per favore fermiamoci prima che sia troppo tardi! Non si possono usare questi metodi, oltretutto da destra contro una persona di destra!».

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
Il giornalista Lirio Abbate (foto Imagoeconomica).

Il nervosismo della premier e i sondaggi che preoccupano

Meloni in questo periodo di avvicinamento alle elezioni del 2027 viene descritta come molto nervosa, ed è chiaro che dietro l’attacco al leader di Fn ci sia il tentativo della stampa di destra, a partire proprio da il Giornale di proprietà di Antonio Angelucci, parlamentare leghista, di fare scudo al governo e provare a sminare il più possibile la trappola Vannacci. Intanto, secondo il sondaggio Swg del 14 settembre per il Tg La7, l’ex generale nelle intenzioni di voto è salito ancora dello 0,2 per cento, arrivando a quota 7,9 per cento, che gli vale la seconda posizione tra le forze di destra, ormai stabilmente sopra a Forza Italia, ferma al 6,9 per cento, e alla Lega (scesa dal 5,7 per cento al 5,5 per cento).

Il Giornale attacca Vannacci, cosa c’è dietro lo scontro frontale a destra
Antonio Angelucci (Imagoeconomica).

Vannacci in un’intervista al Giornale di Brescia ha detto che «Meloni si è persa per strada dall’inizio», non escludendo una possibile entrata in un eventuale futuro esecutivo Meloni, ma soltanto sulla base di «un accordo scritto» e senza oltrepassare le sue «linee rosse». Certo, per ora non c’è proprio aria di armistizio. In attesa della seconda puntata dell’inchiesta. Mentre lettori ed elettori di destra sembrano frastornati e affollano i commenti sotto i post di Cerno e del Giornale: «Così state facendo il gioco della sinistra».

Accise, in arrivo un’altra proroga dello sconto sul diesel

Il governo si appresta a inserire nel nuovo decreto carburanti, atteso per domani pomeriggio sul tavolo del Consiglio dei ministri, un’altra proroga del taglio delle accise sul gasolio, in scadenza alla mezzanotte di giovedì 17 settembre. L’intervento, che si tradurrà in uno sconto sul diesel di 17,1 centesimi al litro, avrà una validità di 7-10 giorni.

Nuovo rinvio per gli aiuti selettivi annunciati da Meloni

L’ulteriore proroga della riduzione delle accise sul gasolio si è resa «necessaria», filtra da Palazzo Chigi, perché non sono ancora pronti gli aiuti selettivi, cioè i sostegni mirati annunciati a fine agosto da Giorgia Meloni. Con il provvedimento in arrivo domani saliranno a 16 i decreti varati dal governo per provare a contenere l’impennata dei prezzi alla pompa.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa

Gli Houthi lo hanno sempre ripetuto: con Teheran hanno un rapporto speciale ma ordini dall’Iran non ne hanno mai presi. Vale la pena partire da qui, perché in questi giorni circola una formula di fonte israeliana secondo cui «l’Iran avrebbe perso il controllo degli Houthi». Per perdere un controllo bisogna averlo esercitato, e quel controllo la storia del movimento lo smentisce: Ansar Allah prese Sanaa nel 2014 contro il parere esplicito di Teheran, gestì in autonomia l’alleanza con Saleh e poi la sua eliminazione, e gli stessi panel di esperti dell’Onu hanno documentato per anni un flusso di armi e consiglieri, mai una catena di comando. La formula israeliana serve ad altro: tiene in vita retroattivamente il mito del burattinaio, scarica su Teheran l’escalation yemenita e prepara il terreno a chi vuole alzare il livello dello scontro contro entrambi.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Miliziani Houthi (Ansa).

Gli Houthi hanno completato il controllo di Bab el-Mandeb

Intanto il campo parla chiaro. Gli Houthi hanno ripreso l’intera costa del Mar Rosso, da Hodeidah a Mokha e Dhubab, e con la presa dell’isola di Perim hanno completato il controllo del Bab el-Mandeb, una dei due colli di bottiglia energetici dell’area. Dal 20 luglio applicano un blocco navale e aereo contro l’Arabia Saudita, speculare a quello che Riad impone da anni ai porti del nord dello Yemen. L’8 settembre hanno colpito Abha, Khamis Mushait, Jazan e Najran, ferendo 73 persone e incendiando impianti petroliferi; il 10 e l’11 settembre droni hanno centrato le stazioni di pompaggio della East-West Pipeline, l’arteria che portava a Yanbu fino a 5 milioni di barili al giorno aggirando lo Stretto di Hormuz chiuso dalla guerra con l’Iran. La pipeline è ferma, il greggio ha superato i 100 dollari e la produzione saudita è scesa ai minimi da oltre 30 anni. Riad, colpita nella sua infrastruttura strategica, ha attribuito i droni all’Iraq annunciando che per ora non risponderà, ma un Paese che rinuncia a nominare il mandante e alla rappresaglia si comporta come un debitore in rinegoziazione.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Modelli di droni a Sanaa (Ansa).

La richiesta di aiuto di bin Salman ignorata da Trump

Mohammed bin Salman ha chiamato due volte Donald Trump chiedendo strike americani. Trump ha rifiutato, concedendo intelligence e dati di puntamento. La lettura politica è nota: Washington vuole restare concentrata su Iran e Hormuz. Quella materiale lo è meno, e pesa di più. Dopo mesi di guerra con Teheran gli Stati Uniti hanno consumato circa due terzi dei Patriot, quasi metà dei THAAD, i missili PrSM sono ridotti a una frazione e i Tomahawk assottigliati; il capo di Stato maggiore Dan Caine aveva avvertito la Casa Bianca sulle scorte prima ancora dei raid sull’Iran, e i comandanti sul terreno oggi lasciano cadere sui settori disabitati delle proprie basi i proiettili che un tempo avrebbero intercettato, per risparmiare munizioni. Un esercito che raziona le intercettazioni sulle proprie installazioni non ha nulla da prestare a Riad. I generali lo hanno spiegato al presidente: un secondo fronte, ora, l’America non lo regge. Nemmeno la flotta più moderna della regione risolve il problema, perché il problema sta nell’economia del confronto: decine di dollari in intercettori per ogni dollaro speso in droni dall’avversario.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Mohammed bin Salman e Donald Trump (Imagoeconomica).

Perché le richieste degli Houthi non sono mai state ascoltate

E qui torna la domanda che nessuno pone: che cosa vogliono gli Houthi? Vogliono la fine del blocco economico sul nord dello Yemen, l’aeroporto di Sanaa e il porto di Hodeidah aperti, gli stipendi pubblici pagati con i proventi di petrolio e gas versati alla Banca centrale, che sono il cuore della roadmap del 2023, che imposero fermando con i droni le esportazioni di greggio del governo. La battaglia in corso su Marib, dove si concentra la cassa petrolifera del Paese, è la continuazione di quella trattativa con altri mezzi. Sono richieste concrete, negoziabili, e da 10 anni restano inascoltate perché la cornice del «proxy iraniano» rende superfluo ascoltarle: se sono un braccio di Teheran, si tratta con Teheran. Sono un attore autonomo, e con gli attori autonomi ci si siede al tavolo. L’Iran può accompagnare, consigliare, fornire. Il tavolo degli Houthi è degli Houthi.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Milizie Houthi (Ansa).

L’Occidente insegue Israele e gli Usa

L’Occidente, invece, insegue due soluzioni sbagliate. Quella israeliana, che vuole alzare il confronto contro Sanaa e Teheran insieme. E quella americana, che immagina di chiudere lo Yemen dentro un accordo con l’Iran. Entrambe si schiantano sullo stesso scoglio: l’Iran può vendere agli americani solo ciò che comanda, e lo Yemen non lo comanda. Nel frattempo il conto lo pagano altri: petrolio sopra i 100 dollari, gas in salita, rotte commerciali strozzate, 85 mila sfollati che premono su Aden e sulle coste di Gibuti. La via d’uscita è sgradevole da pronunciare e semplice da descrivere: prendere i sauditi per un orecchio e gli Houthi per l’altro, e metterli allo stesso tavolo. Dire a Riad che il blocco che affama il nord dello Yemen ha prodotto questa guerra e la chiusura del Bab el-Mandeb, e dire a Sanaa che la rendita sullo stretto va convertita in garanzie, stipendi e riconoscimento. È un lavoro da europei, perché è soprattutto il Vecchio Continente a pagare i prezzi dell’energia e dei traffici. Ma la Commissione von der Leyen ha scelto la postura della deferenza verso Washington, e l’Italia ha un governo che quel patrimonio lo ignora: la premier Giorgia Meloni e il ministro Antonio Tajani non hanno speso una parola su un dossier che decide le nostre bollette, mentre il Paese manda generatori in Ucraina e, nel silenzio, militari in Arabia Saudita dentro il dispositivo anti-iraniano. Chi non presidia i tavoli non negozia niente per i propri cittadini.

La tenaglia degli Houthi su Riad e la miopia dell’Europa
Annuncio di attacchi degli Houthi in Arabia Saudita (Ansa).

Sia Israele sia l’Iran prendono tempo

C’è infine il calendario, che spiega perché nessuno dei protagonisti ha fretta. Israele vota il 27 ottobre, e a Benjamin Netanyahu la guerra aperta conviene fino alle urne; a Teheran conviene un Netanyahu riconfermato, perché un nemico perfetto vale più di una vittoria. Gli Stati Uniti votano le midterm il 3 novembre, e chi dovrà negoziare con Trump preferisce farlo con un Trump azzoppato dal voto. Fino ad allora, i missili sostituiranno la diplomazia. Resta l’uomo che ha acceso la miccia convinto di dominare l’incendio. Mohammed bin Salman ha immaginato per sé il ruolo di egemone del Golfo: oggi perde la costa yemenita, vede bruciare le sue pompe di greggio, si sente dire di no da Washington e osserva Abu Dhabi guardarlo da lontano, al riparo. L’egemonia comincia dal controllo di casa propria. Lui, in questo momento, fatica ad avere persino quello.

Disastro ferroviario di Pioltello: chiesti 8 anni e 4 mesi per Gentile, ex ceo di Rfi

Otto anni e quattro mesi di reclusione per Maurizio Gentile, ex amministratore delegato di Rfi, così come per il dirigente Umberto Lebruto. Sette anni e 10 mesi invece per l’altro ex manager Vincenzo Macello: sono state queste le richieste del pubblico ministero di Milano Maura Ripamonti, con il sostituto pg Olimpia Bossi nell’udienza del processo d’appello per il disastro ferroviario di Pioltello, avvenuto il 25 gennaio 2018, quando un treno regionale deragliò nell’area metropolitana di Milano provocando la morte di tre persone e il ferimento di oltre cento. I tre imputati erano stati tutti assolti nel processo di primo grado.

Disastro ferroviario di Pioltello: chiesti 8 anni e 4 mesi per Gentile, ex ceo di Rfi
Il treno deragliato a Pioltello (Ansa).

La procura ha poi chiesto il riconoscimento della responsabilità amministrativa per Rfi, con sanzione pecuniaria di 900 mila euro. L’unico condannato in primo grado è stato Marco Albanesi, all’epoca dei fatti responsabile della sezione manutentrice Rfi a Brescia, ritenuto colpevole di inerzia e omissione: dopo aver aveva ricevuto in una pena di cinque anni e tre mesi, ha scelto il concordato in appello, che ha portato a una riduzione a tre anni e quattro mesi.

L’Italia proroga di 15 giorni la sospensione di Schengen con la Spagna

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha prorogato di altri 15 giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, allungando così ulteriormente la sospensione temporanea del trattato di Schengen, decisa il primo agosto a seguito della crisi migratoria di Ceuta. La proroga è stata comunicata alla Commissione europea e agli omologhi ministri dell’Ue. Lo rende noto il Viminale, spiegando che «il provvedimento è stato ritenuto necessario dopo le verifiche condotte dal Comitato analisi immigrazione e sicurezza delle frontiere, riunitosi in mattinata», in quanto «permangono elevati profili di rischio per la sicurezza interna, oltre a un possibile pericolo legato a eventuali infiltrazioni terroristiche».

L’Italia proroga di 15 giorni la sospensione di Schengen con la Spagna
Passeggeri in partenza per la Spagna (Ansa).

La replica della Spagna: proroga fino al 7 ottobre

Poco dopo è arrivata la replica della Spagna, che ha notificato all’Unione europea la decisione di prorogare di altri 15 giorni i controlli alle frontiere, negli aeroporti e nei porti marittimi, per i collegamenti diretti con l’Italia. Visto che la sospensione finora in vigore sarebbe terminata il 23 settembre, la proroga durerà fino al 7 ottobre. Madrid ha adottato il blocco di Schengen con l’Italia l’8 agosto.

Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma

Con 527 voti a favore, 52 contrari e 86 astenuti, la plenaria del Parlamento europeo ha confermato in via definitiva la nomina dell’italiano Carlo Comporti alla presidenza dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (Esma), che ha sede a Parigi. «Una competenza italiana al vertice della vigilanza sui mercati finanziari europei, una dei più importanti organismi dell’Ue. L’Italia torna protagonista dove si decide, per merito. Buon lavoro, presidente», ha scritto la premier Giorgia Meloni sui social. Comporti entrerà in carica il primo novembre, subentrando alla tedesca Verena Ross. Il suo mandato durerà cinque anni e sarà rinnovabile una sola volta.

Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma
Carlo Comporti (Imagoeconomica).

Manca solo la decisione del Consiglio Ue

La nomina era stata già approvata – con 43 voti a favore, uno contrario e tre astensioni – dalla commissione Affari economici e monetari (Econ) dell’Eurocamera il 2 settembre, dopo che Comporti era stato indicato il 22 luglio dai 27 ambasciatori dei Paesi membri: in quel caso – con 17 voti a favore e 10 contrari – aveva avuto la meglio sulla danese Karen Dortea Abelskov, come lui membro del board dell’Esma, la “Consob europea”. La nomina di Comporti ha superato quasi tutte le fasi previste: manca solo la pronuncia finale del Consiglio Ue, che però è una formalità.

Via libera del Parlamento europeo a Comporti presidente del’Esma
Carlo Comporti (Imagoeconomica).

Dalla Bce alla ‘Consob europea’: chi è Carlo Comporti

Nato a Siena nel 1966, Comporti ha iniziato la sua carriera all’autorità di vigilanza dei mercati finanziari come funzionario. Nel 2001 è stato distaccato presso la Bce a Francoforte e nel 2002 presso la Commissione europea a Bruxelles. Dal 2003 al 2010 ha lavorato al Comitato europeo dei regolatori degli strumenti finanziari (Cesr), predecessore dell’Esma: di entrambi ha ricoperto a lungo la carica di segretario generale. Comporti, che dal 2022 è inoltre commissario Consob, dal 1999 al 2007 è stato docente a contratto per il corso annuale di diritto commerciale alla Facoltà di Economia dell’Università di Siena.

I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno

A Roma, nello spazio della Nuvola all’Eur, sono le 18 di un lunedì sera e improvvisamente arriva il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida. D’altronde c’è il Roma Bar Show, alla prima giornata, e se la mattina il protagonista è stato il presidente dell’Ice (Italian Trade & Investment Agency) Matteo Zoppas, Lollo giunge sulla scena molto dopo: prima tappa allo stand della Regione Calabria e poi via tra degustazioni, cicchetti vari e superalcolici. Nel giro viene “scortato” da Micaela Pallini, Cavaliere del lavoro con un grande spazio nella Nuvola per i suoi prodotti: e così via tra amari, aniciati, liquori, sciroppi e altri prodotti ad alto grado alcolico. Non mancano aceti balsamici e gin, ma Lollo “tiene botta” e continua a visitare la fiera. L’angolo dell’olio (vi ricordate quando sosteneva fosse normale pagare una bottiglia di extravergine 30 euro?) diventa un momento di relax. Certo, la vita da ministro dell’Agricoltura è durissima, ci vuole un fisico bestiale.

I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno

Zingaretti gira lontano da Lotito

Luca Zingaretti sta girando a Formello per Paramount+ la nuova serie originale Il metodo Paraldi, che lo vede protagonista. La direzione è affidata a Giuseppe Gagliardi, produzione di Simona Ercolani per Stand by Me. Un “crime drama originale” in cui il giallo si mescola al piacere del buon bere e del buon mangiare. Marco Paraldi, interpretato da Zingaretti, è un ex giornalista diventato vinaio: la serie è liberamente tratta dai romanzi del “corrierista” Fabrizio Roncone. Zingaretti custodisce un segreto: dato che deve presentarsi ogni giorno a Formello, luogo delle riprese, gli toccherebbe passare davanti al centro sportivo della Lazio di Claudio Lotito (sulla quale tra l’altro si è appena aperto un nuovo filone giudiziario). Pare invece che Zingaretti, tifosissimo della Roma e fratello di Nicola, europarlamentare del Pd, compia un lungo percorso per evitare di avere sotto gli occhi il quartier generale biancoceleste del parlamentare di Forza Italia, contestatissimo dai tifosi che disertano lo stadio Olimpico. Certo, così si aumenta di qualche chilometro la strada da fare, ma questo tour permette di arrivare alla meta, sul set, senza dover fare un pellegrinaggio quotidiano a casa dei rivali…

I cicchetti di Lollo, Zingaretti a Formello: le pillole del giorno
Luca Zingaretti (foto Imagoeconomica).

Microsoft pubblica un codice di condotta per l’intelligenza artificiale

La divisione IA di Microsoft ha pubblicato un codice di condotta che disciplina il comportamento dei propri modelli di intelligenza artificiale, in un clima di crescente preoccupazione per i rischi legati a questa tecnologia. Il documento si fonda sul concetto di Humanist AI, sistemi progettati per rimanere saldamente sotto il controllo umano anziché agire in autonomia. Il principio guida, ha dichiarato l’azienda, è che «le persone contano più dell’IA». Microsoft ha collegato questa iniziativa anche a timori per la sicurezza, citando recenti campagne di hacking coordinate e su larga scala – condotte con l’ausilio di agenti IA – come segnale che il settore non può permettersi ritardi. L’azienda non ha fatto riferimento esplicito a un episodio molto discusso avvenuto a luglio, in cui due modelli di OpenAI erano riusciti a uscire dall’ambiente di test protetto (sandbox), accedendo a Internet e violando la piattaforma Hugging Face – utilizzata dagli sviluppatori per archiviare e condividere codice – al fine di aggirare una valutazione di sicurezza informatica.

La pubblicazione dopo l’appello di Amodei

Il codice di Microsoft è stato pubblicato pochi giorni dopo l’appello di Dario Amodei, ceo di Anthropic, che ha esortato le aziende del settore a rallentare deliberatamente il ritmo di potenziamento delle capacità dei modelli. Un appello subito sostenuto sui social media da Sam Altman (ceo di OpenAI) ed Elon Musk.

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?

«Io sono il nuovo Berlusconi, più bello, più giovane, meno inciucione, più pulito, più trasgressivo». Fabrizio Corona ha presentato il suo progetto politico: Movimento per la verità, evocando il Cav. Nessuna sorpresa, vista la clip di lancio in cui, con tanto di libreria alle spalle, aveva scimiottato la celebre discesa in campo del 1994.

Il Manifesto politico, se così si può definire, è un mix confuso tra liberalismo e Dio Patria e Famiglia (slogan a suo dire tradito dall’attuale governo). Ha parlato di immigrazione, di legalizzazione di tutte le droghe, di sanità, di scuola, di giovani e di over 50, di intelligenza artificiale, di Rai politicizzata. E ha dichiarato guerra alle famigerate Big Tech, il tutto dal pulpito di YouTube. Già che c’era ha pure annunciato la nascita della ‘sua’ piattaforma – King TV – e di un social dedicato (un po’ come Truth di Donald Trump) dove è convinto di poter dire e pubblicare tutto ciò che vuole. La promessa di fondo è ingenua quanto elementare: «In che cosa sono bravo io? A fare i soldi. Quindi sono qui per far fare i soldi al nostro Paese». Magari potrebbe cominciare saldando il debito che da anni ha con l’Agenzia delle Entrare e che al 2026 ammonta a oltre 15 milioni di euro. Il video si conclude con una guasconata delle sue: se i sondaggi lo daranno al 3 per cento allora «sono cazzi amari per tutti». Per ora deve “accontentarsi”, si fa per dire, di oltre 434 mila visualizzazioni in meno di 20 ore.

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?
Fabrizio Corona (Imagoeconomica).

Il fallimentare progetto catanese

Va però ricordato che potrà pure guidare il neonato Movimento ma non candidarsi vista l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Un “dettaglio” che gli impedì di entrare nella lista del Movimento Popolare catanese di Giuseppe Lipera alle Comunali del 2023. «Purtroppo non ci siamo resi conto che era ancora in piedi la limitazione della pena accessoria», spiegò l’ex re dei paparazzi a La Sicilia. «Il fatto che io non possa scendere in campo in prima persona non vuol dire non continuare a lavorare a sostegno di Peppino Lipera. Lo farò dall’esterno dando un contributo alla lista e ai candidati». L’avvocato Lipera, noto penalista, puntava molto su Corona che, in caso di vittoria, avrebbe visto bene all’assessorato ai Servizi sociali. Anche Mr Falsissimo aveva preso sul serio la faccenda. «Ho sempre detto che sarei diventato prima dei 58 anni presidente del Consiglio», disse commentando la sfida elettorale. «Ora è un po’ presto, ne ho compiuti 49. Però avrei accolto la proposta di fare qualcosa di giusto, di concreto, qualcosa che sarebbe potuto servire alla città nella quale sono nato e se posso essere d’aiuto nel sostenere una persona per bene a fare delle belle cose, sono a disposizione e ci metto impegno sacrificio e serietà». Progetti e belle intenzioni che si frantumarono anche contro l’1,95 per cento (2.529 voti) del Mpc di Lipera.

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?
Fabrizio Corona con Giuseppe Lipera a Catania (Ansa).

La fascinazione per il Vaffa grillino

Archiviata l’avventura sicula, nel 2025 Corona tornò alla carica galvanizzato dai numeri del suo canale YouTube. Come disse a margine della presentazione del libro La grande menzogna alla Mondadori di Piazza Duomo, poteva «essere antesignano di un partito politico che, come hanno fatto i 5 stelle, vinca le elezioni». Non fu una boutade isolata. A inizio febbraio 2026, intercettato durante un tour nelle Marche, ribadì il concetto: «Sto pensando seriamente di fondare un movimento politico e di candidarmi alle elezioni del 2027. Come lo chiamerò? Falsissimo», disse tra il serio e il faceto mentre pasteggiava al ristorante Harena di San Benedetto con l’avvocato maceratese Gabriele Cofanelli. «Sono convinto che prenderò una valanga di voti», aggiunse o tra un selfie e l’altro prima di proseguire la serata al Miami Club di Monsano alla presenza del sindaco di Filottrano Luca Paolorossi. Ma torniamo alla fascinazione per il Movimento 5 stelle delle origini, quello del Vaffa. Lo scorso giugno, durante una puntata del podcast Radici, beyond the name, Corona non nascose la sua ammirazione per l’Elevato. «Se dovessi fare il mio ingresso in politica, il mio modello sarebbe Beppe Grillo», ammise. Frenando però subito gli entusiasmi: per un progetto del genere servirebbe tempo ed estrema serietà.

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?
Fabrizio Corona con la maschera di Trump ospite del podcast Radici (da YouTube).

Il logo “Prima i giovani” e l’annuncio su Falsissimo

Qualcosa da allora deve essere cambiato. A luglio Corona ha rotto gli indugi snocciolando una road map precisa: entro dicembre avrebbe fondato un nuovo partito, un movimento in grado di dar voce ai giovani, agli anti-sistema e ai delusi dalla politica. Sì, ma con chi, visto che lui non potrà candidarsi, e soprattutto con quali fondi? L’interessato aveva accennato solo a improbabili finanziamenti da parte di Trump, riportano le cronache di una serata trascorsa in discoteca a Gallipoli.

E così arriviamo a oggi e a quel logo ‘Prima i giovani’ inquadrato furbescamente in qualche video di Falsissimo e postato sui social. Seguito dalla rivelazione a orologeria: «Vannacci mi voleva». Il futurista in costante crescita nei sondaggi, secondo la ricostruzione, lo avrebbe contattato per una possibile collaborazione, ma non se ne fece nulla perché lui, Fabrizio, voleva creare qualcosa di suo, di originale. Davanti a cotanta rivelazione, l’ex generale è stato costretto a intervenire pubblicamente smentendo ogni virgola. L’unica occasione di incontro, ha messo in chiaro, risalirebbe a un anno fa quando Corona lo contattò per invitarlo come ospite a una sua trasmissione. 

Corona lancia il Movimento per la verità: ma con chi?
dal profilo X di Fabrizio Corona.

La rete di contatti e finanziatori

Non sarà Vannacci, ma a quanto risulta a Lettera43.it, Corona si starebbe muovendo per creare una rete di contatti e appoggi. Alcune fonti lo hanno intercettato con un paio di membri del suo staff davanti alla sede di una società di Padova guidata da un noto imprenditore con trascorsi in politica. Non è chiara la natura del faccia a faccia. L43 ha provato a contattare il diretto interessato senza però ottenere al momento alcuna risposta. Vedremo.

Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, l’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026

Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi hanno presentato l’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani 2026. Alla presentazione hanno preso parte Gian Maria Gros-Pietro (presidente di Intesa Sanpaolo), Gregorio De Felice (chief economist della banca), Giuseppe Russo e Stefano Firpo (rispettivamente direttore e membro del comitato direttivo del Centro Einaudi). La ricerca, condotta su un campione di 1.800 capifamiglia titolari di un conto corrente, analizza le dinamiche degli investimenti finanziari delle famiglie italiane e ne mette in luce i comportamenti e le opinioni.

Risparmi, rischi e investimenti

Più della metà degli intervistati (56 per cento) risparmia, con una propensione media dell’11,9 per cento del reddito. Il risparmio è ritenuto indispensabile dal 28 per cento degli intervistati, ai massimi della serie storica. Tra le motivazioni dichiarate prevale la prevenzione (40 per cento) ma cresce, pur con piccoli numeri, anche il risparmio destinato a investire (6 per cento). Volatilità, scenari tariffari, inflazione inattesa e tensioni geopolitiche hanno inciso sul livello di allerta dei risparmiatori. Il ratio di avversione al rischio ha infatti raggiunto nel 2026 il record di 33,6 (era 20,5 nel 2025 e 8,1 nel 2017). I più restii sono i giovani tra i 18 e i 24 anni (84,0), per le cicatrici degli shock vissuti negli anni della formazione. Nonostante la volatilità, nel 2026 gli intervistati che dichiarano di aver acquistato obbligazioni, azioni e fondi negli ultimi 12 mesi superano i venditori. Il risparmio gestito registra la soddisfazione più alta tra le asset class.

Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, l’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026
Presentazione dell’Indagine sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2026 (Intesa Sanpaolo).

Casa, previdenza e assicurazione

La casa rimane il fulcro della ricchezza familiare – pesa due terzi del patrimonio medio, stimato in circa 320 mila euro. Il 79 per cento degli intervistati vive in abitazioni di proprietà. La previdenza complementare resta ferma al 22 per cento del campione. L’assicurazione è la «gamba più corta» della protezione familiare, con coperture sanitarie al 16,9 e long-term care al 13,9 per cento.

Ok del Senato alla legge elettorale: dal 28 settembre torna alla Camera

Il Senato ha approvato con voto palese la nuova legge elettorale targata centrodestra: il via libera è arrivato con 113 sì, 71 no e 2 astensioni. Le opposizioni hanno protestato protestano prima del voto: «No alla legge truffa». La riforma tornerà alla Camera dei deputati il 28 settembre, per la terza e ultima lettura: il voto finale di Montecitorio è atteso non più tardi di metà ottobre.

Le principali novità introdotte dalla riforma

Le principali novità introdotte dalla riforma della legge elettorale (ribattezzata “Melonellum” dalle opposizioni, mentre per la maggioranza è “Stabilicum”) sono il proporzionale con premio di maggioranza alla lista o coalizione che incassa almeno il 42 per cento dei voti e l’addio ai collegi uninominali previsti dal “Rosatellum”, oltre all’introduzione delle preferenze, sebbene non pure. Il premio di maggioranza, pari a 70 deputati e 35 senatori, è previsto solo se la quota del 42 per cento viene toccata in entrambi i due rami del Parlamento: altrimenti la ripartizione dei seggi avviene col proporzionale puro. Per quanto riguarda le preferenze, l’elettore si troverà sulla scheda un capolista bloccato e sotto una lista di sei nomi prestampati stabiliti dai partiti: ne potrà indicare tre. Non ci sarà obbligo di parità di genere per i capilista: l’alternanza uomo/donna è infatti prevista solo dal secondo candidato in poi.

Le altre novità della legge elettorale

Tra le alte novità c’è l’obbligo per le forze politiche di indicare il candidato presidente del Consiglio che intendono proporre, che comunque non comparirà sulla scheda elettorale. Le liste che si presenteranno in coalizione dovranno esprimere lo stesso nome. Sempre durante l’esame al Senato, è stata aumentato il numero delle firme da raccogliere per i partiti non presenti in Parlamento: il numero di sottoscrizioni sale da 1.500 a 6 mila per collegio, per un totale di 300 mila. Aumentata anche la soglia di sbarramento: per entrare in Parlamento servirà almeno il 3 per cento. Ma c’è la clausola del “miglior perdente”: in ogni coalizione che supera il 10 per cento verrà ammessa al riparto dei seggi anche la lista più votata tra quelle rimaste sotto la soglia. Ridotte poi le circoscrizioni Estero, che finora erano quattro sia alla Camera che al Senato: a Montecitorio diventano due (Europa e Americhe-Asia-Oceania-Antartide), mentre a Palazzo Madama ne resta solo una. Istituito inoltre l’elenco degli elettori fuori sede ammessi a votare nel Comune di temporaneo domicilio per le elezioni della Camera e del Senato, per il Parlamento europeo e per i referendum. Durante l’esame al Senato il voto per i fuori sede è stato esteso anche ai caregiver familiari.

Ranucci ha fatto ricorso contro la rimozione dalla conduzione di Report

Sigfrido Ranucci ha presentato ricorso al Tribunale del Lavoro di Roma contro la decisione della Rai di rimuoverlo dalla conduzione di Report. La tutela, si legge in una nota firmata dall’avvocato Roberto De Vita, «è stata richiesta in via d’urgenza anche in considerazione di due scadenze ormai imminenti»: il 27 settembre, termine entro il quale Ranucci dovrebbe scegliere una delle tre diverse posizioni professionali proposte dalla Rai, e l’8 novembre, data prevista per l’avvio della nuova stagione di Report.

La tesi sostenuta da Ranucci nel ricorso contro la Rai

La difesa di Ranucci contesta radicalmente le ragioni indicate dalla Rai a fondamento della decisione. Espressioni quali «obiettiva situazione di incompatibilità» e «continue pressioni», oppure «percezioni di opacità, commistione e interferenze», spiega la nota, «non sono state accompagnate dall’indicazione di alcun fatto concreto e riferibile al giornalista, né dall’indicazione del nesso che renderebbe necessaria proprio la sua rimozione». Il ricorso, che richiama i principi costituzionali ed europei posti a tutela della libertà di informazione, gli obblighi derivanti dal contratto di servizio RAI e dal Codice Etico aziendale, nonché le garanzie introdotte dall’European Media Freedom Act, ricostruisce il contesto nel quale è maturata la decisione della Rai. Le «numerose e pubbliche prese di posizione di esponenti politici e istituzionali che, nelle settimane immediatamente precedenti, avevano chiesto la rimozione di Ranucci dalla conduzione di Report», assieme alla «genericità» delle motivazioni fornite dalla Rai, spiega De Vita, «delineano un quadro indiziario grave, preciso e convergente, idoneo a configurare il carattere discriminatorio della decisione per ragioni politiche e per convinzioni personali, nonché la sussistenza di un motivo illecito determinante».

Ranucci ha fatto ricorso contro la rimozione dalla conduzione di Report
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

La rimozione da Report e le tre soluzioni proposte dalla Rai

Ranucci, che conduceva Report dal 2017, è stato rimosso a fine agosto dalla conduzione di Report: al suo posto Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale (dopo la rinuncia di Giulia Presutti https://www.lettera43.it/report-giulia-presutti-rinuncia-alla-conduzione-rai-cerca-compromesso/). Tre le diverse soluzioni per la ricollocazione proposte dall’azienda: un ritorno a Rainews, un approdo alla redazione Tg3, un incarico come responsabile di un ufficio di corrispondenza internazionale (in particolare al Cairo).

Qn, continua la campagna acquisti di Lmdv

Continua la campagna acquisti di Leonardo Maria Del Vecchio. Sbarca a QN anche Andrea Montanari che torna al giornalismo dopo quasi cinque anni alle Media Relations di Cdp. Con Montanari, che ha alle spalle anche 16 anni a Milano Finanza, si arricchisce la squadra di Mario Orfeo e Agnese Pini. Il calcio mercato delle penne si era aperto con due big: Guido Boffo, ex direttore del Messaggero e ora vice di Qn, e Mattia Feltri che ha lasciato la direzione dell’Huffington Post. Mentre il primo ottobre prenderanno servizio Alessandro Da Rold, in arrivo dalla Verità, e Mattia Ferraresi da Domani. Ma la lista di nomi è ancora lunga.

Sondaggi Swg 14 settembre 2026, Vannacci vicino all’8 per cento

Futuro nazionale di Roberto Vannacci sembra essersi consolidato come quarta forza politica d’Italia. È quanto emerge dai sondaggi Swg del 14 settembre 2026. L’ex generale raccoglie il 7,9 per cento dei voti, con una crescita dello 0,2 per cento rispetto alla settimana precedente. Al vertice resta sempre Fratelli d’Italia, che ottiene il 27 per cento dei consensi (+0,2) seguito dal Partito democratico al 20,9 (+0,3) e dal Movimento 5 stelle stabile al 12,6 per cento. Forza Italia continua a rimanere sotto il 7 per cento (6,9) senza variazioni mentre la Lega di Matteo Salvini segna un -0,2 per cento e raggiunge il 5,5 per cento.

Al centrodestra serve Vannacci in coalizione per vincere con lo Stabilicum

Una simulazione realizzata da Youtrend per Sky Tg24 mostra che, con percentuali simili, l’esito delle elezioni dipenderebbe dalla collocazione di Futuro nazionale (se alleato con il centrodestra o in corsa autonoma). Con Vannacci in coalizione, il centrodestra otterrebbe 226 seggi alla Camera su 400 e 117 al Senato su 205, superando le soglie della maggioranza assoluta (rispettivamente 201 e 103). Il campo largo, composto da Pd, M5s, Avs, Italia viva e +Europa, si fermerebbe a 157 deputati e 74 senatori. Se invece Futuro nazionale corresse da solo, al contrario, sarebbe il campo largo ad aggiudicarsi il premio di maggioranza, con 221 deputati e 110 senatori, mentre il centrodestra si fermerebbe a 139 e 69. Vannacci conquisterebbe 25 seggi a Montecitorio e 12 a Palazzo Madama. In entrambi gli scenari Azione, che nella simulazione corre fuori dalle due coalizioni, resterebbe determinante solo sulla carta: 14 deputati e 6 senatori nel primo caso, 12 e 6 nel secondo.

Chi è Ugo Rossi, il vannacciano chiamato per le elezioni in Russia

Roberto Vannacci non sarà il cavallo di Troia della Russia, ma un legame tra Futuro Nazionale e il Cremlino c’è, ed è innegabile: tra gli italiani chiamati a far parte del pool di esperti stranieri che dovrà certificare la legittimità del voto per il rinnovo della Duma (la camera bassa russa del parlamento russo) c’è infatti anche consigliere comunale triestino Ugo Rossi, esponente appunto di FN e grande ammiratore di Vladimir Putin.

A presidere il pool c’è un altro italiano: Vito Grittani

Per smentire le accuse di brogli e censura, in vista del voto per il rinnovo della Duma di Stato, che si terrà dal 18 al 20 settembre, la Russia ha annunciato la costituzione di una «associazione internazionale di esperti politici ed elettorali», che avrà l’appoggio del ministero degli Esteri, dell’Amministrazione presidenziale e della Commissione elettorale centrale. A presiedere il pool di esperti è un altro italiano: Vito Grittani, conosciuto come ambasciatore della Repubblica di Abkhazia (territorio della Georgia riconosciuto come indipendente da Mosca) e per aver accompagnato nel 2022 nell’Ucraina occupata una delegazione di 13 connazionali, chiamata a certificare – la storia si ripete – la correttezza dei referendum farsa per l’annessione alla Russia.

No vax, ex M5s e filoputiniano: chi è Ugo Rossi

Ma torniamo a Rossi. Nato nel 1991 e di professione ingegnere, ha aderito a Futuro Nazionale a marzo nella speranza – ha spiegato – che Vannacci possa «fare per l’Italia quello che Putin ha fatto per la Russia: risollevarla dalle ceneri». Il suo esordio in politica era avvenuto col Movimento 5 stelle, da cui è poi fuoriuscito in tempo di pandemia per aderire al Movimento 3V, che aveva posizioni no-vax: con questo partito si era candidato a sindaco di Trieste nel 2021, senza raggiungere l’obiettivo ma ottenendo abbastanza voti per un seggio in consiglio comunale, dove siede ancora. In tempo di Covid è stato arrestato e condannato a 5 mesi per aver aggredito due carabinieri che lo avevano trovato in un ufficio postale triestino dove difendeva una no vax che non voleva indossare la mascherina. E in un’altra occasione è stato portato via dalla polizia locale quando, dopo essere entrato in uno stabile del Comune senza green pass, aveva provato a barricarsi al suo interno. Prima di aderire a FN si era dimostrato piuttosto critico nei confronti di Vannacci, che ha però abbracciato dopo un passaggio in Insieme Liberi. Come detto è decisamente filorusso: «Putin è un grande leader, forse il migliore al mondo», ha dichiarato. Rossi è in Russia dal 10 settembre per partecipare al Festival dei Giovani a Ekaterinburg, dove – ha spiegato – sta anche «facendo un corso di aggiornamento come esperto elettorale».

Elezioni di midterm, la Corte Suprema boccia le restrizioni di Trump sul voto per posta

Sconfitta per Donald Trump in tribunale: la Corte suprema Usa ha bocciato le restrizioni che il presidente americano voleva imporre al voto per corrispondenza in vista delle elezioni di metà mandato di novembre. La Casa Bianca voleva imporre agli Stati di compilare un elenco di tutti gli elettori che devono ricevere la scheda per posta: una misura, era stato spiegato, che aveva l’obiettivo di rafforzare i controlli e prevenire possibili frodi. Stati, gruppi per i diritti di voto e amministratori elettorali avevano però denunciato il rischio di gravi disservizi e di una possibile privazione del diritto di voto su larga scala.

Perché la Corte Suprema Usa ha bocciato la proposta

La proposta dell’Amministrazione Trump avrebbe attribuito al servizio postale statunitense nuovi poteri nella gestione delle schede elettorali inviate per il voto per corrispondenza, compresa la possibilità di trattenere interi lotti di corrispondenza in presenza di irregolarità nei dati o nei codici di tracciamento. «Applicare questa norma alle elezioni del 2026 sarebbe arbitrario», ha sottolineato il giudice conservatore Brett Kavanaugh, in quanto «i funzionari elettorali statali e locali non dispongono di tempo sufficiente per attuarla». Solo due giudici conservatori, Samuel Alito e Clarence Thomas, hanno espresso parere contrario.

Elezioni di midterm, la Corte Suprema boccia le restrizioni di Trump sul voto per posta
Donald Trump (Imagoeconomica).

Stop anche alla norma per limitare la durata di alcuni visti

Trump ha poi ricevuto un altro schiaffo in tribunale, per un’altra questione: un giudice federale di Boston ha infatti bloccato una nuova norma introdotta dalla Casa Bianca che avrebbe limitato la durata della permanenza negli Stati Uniti per studenti e giornalisti stranieri. In base alla norma introdotta a giugno da Trump, i visti F per studenti internazionali e i visti J – che permettono ai partecipanti a programmi di scambio culturale di lavorare negli States – avrebbero dovuto avere una durata massima di quattro anni, mentre i visti I per giornalisti sarebbero stati limitati a 240 giorni, in pratica otto mesi.