Salernitana, Faggiano ci riprova con Ferraris

di Marco De Martino

SALERNo – L’esperienza di Andrea Ferraris alla Salernitana (nella foto di Gambardella) potrebbe non essersi chiusa. Il ds Faggiano ed il tecnico Cosmi non hanno perso le speranze di riabbracciare il giocatore sul quale più hanno lavorato nel finale della passata stagione, ottenendo risultati apprezzabili. Un assist involontario potrebbe arrivare dal Catania. La società etnea sta ridimensionando i costi ed uno dei calciatori che intende cedere per abbassare il monte ingaggi è Emanuele Cicerelli. L’ex granata piace al Pescara e se l’affare dovesse andare in porto, gli abruzzesi potrebbero decidere di dare il via libera alla cessione di Andrea Ferraris alla Salernitana, anche perchè il suo contratto andrà in scadenza tra un anno e non è stato ancora trovato l’accordo per il rinnovo. Se ne riparlerà, presumibilmente, nelle ultimissime battute del mercato estivo. Intanto la Salernitana è pronta ad annunciare i quattro colpi già in canna da diversi giorni. Sono imminenti gli annunci degli ingaggi dell’attaccante D’Ursi e del laterale Ciotti, così come quelli per il difensore centrale Capuano e per il mediano Vallocchia, rimasti svincolati dopo il fallimento della Ternana e bloccati da Faggiano. Il direttore sportivo della Salernitana nel frattempo è ancora alle prese con le cessioni degli ultimi tre esuberi, Berra, Varone e Ghiglione. Il primo è sempre conteso da Foggia e Ravenna, il mediano potrebbe accasarsi di nuovo a Gubbio mentre il laterale alla fine dovrebbe rescindere e cercarsi una sistemazione in B. Tutto da valutare anche il futuro di Longobardi, chiuso dopo gli arrivi di Llano e Ciotti: sulle tracce dell’ex terzino del Rimini ci sono sempre da Pescara, Cerignola e Cosenza. Stesso discorso per Boncori che, con l’arrivo di D’Ursi, potrebbe essere definitivamente fuori dalle rotazioni offensive: possibile un prestito al Barletta.

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Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti

È morta a 80 anni Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti. Vero cognome Cornacchia, era nata a Bassano del Grappa il 23 gennaio 1946 e, tra la fine la fine degli Anni 60 e a prima metà degli Anni 70 aveva preso parte come attrice a diverse produzioni cinematografiche italiane, con ruoli di primo piano in film come Il corsaro nero, Una lucertola con la pelle di donna e Giornata nera per l’ariete e altri da comprimaria in Sono stato io!, Finché c’è guerra c’è speranza e Milano: il clan dei calabresi, prima dell’improvviso addio alle scene. Aveva sposato in prime nozze Luigi Donà dalle Rose, il fondatore di Porto Rotondo, al quale è rimasta sempre legata. Poi la separazione dopo 25 anni e, nel 1997, il matrimonio con De Benedetti, con cui viveva a Lugano.

Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti
Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti
Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti
Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti
Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti
Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti
Morta Silvia Monti, moglie di Carlo De Benedetti

Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta

Nei palazzi romani la voce gira ormai con una certa insistenza. Dopo l’estate Francesco Kamel, capo ufficio stampa del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, dovrebbe cambiare scrivania e approdare in Leonardo, alla guida delle Relazioni istituzionali. Un trasloco che, trattandosi del gruppo di piazza Monte Grappa, non è esattamente una questione di arredamento. Significa mettere mano a uno dei gangli più delicati dell’azienda, quello dei rapporti con la politica e le istituzioni, mentre alla Comunicazione resta ben saldo Stefano Amoroso. Che, dopo essere stato rudemente accantonato durante la gestione di Roberto Cingolani, è tornato grazie al nuovo amministratore delegato Lorenzo Mariani.

Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta

Si chiude nettamente una stagione

Il messaggio, per chi sa leggere nelle pieghe degli organigrammi, è chiaro. Comunicazione e Relazioni istituzionali tornano sotto stretto controllo della nuova dirigenza e, soprattutto, si chiude una stagione. Helga Cossu, che Cingolani aveva voluto accanto a sé affidandole, oltre alla Fondazione Leonardo, anche la Comunicazione del gruppo, ha recentemente annunciato sui social la sua uscita. Ora arriva Kamel, 51 anni, gli ultimi tre trascorsi al fianco di Piantedosi. Un profilo che dovrebbe servire a rimettere ordine in una casella diventata negli ultimi tempi piuttosto sensibile.

Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta

Del resto Mariani sembra avere altre priorità. Aumentare la capacità produttiva, fare acquisizioni, stringere alleanze e provare a costruire attorno a Leonardo un pezzo sempre più consistente dell’industria europea della Difesa. In questa chiave va letta anche la recentissima acquisizione di Raft negli Stati Uniti, operazione con cui il gruppo rafforza la sua presenza sul mercato americano puntando sullo sviluppo di software di intelligenza artificiale per la Difesa aerea.

Negli ultimi mesi il clima si era fatto irrespirabile

Ma il cambio di passo non riguarda soltanto strategie, alleanze e acquisizioni. A piazza Monte Grappa, raccontano, è cambiata anche l’aria. E non è un dettaglio secondario, visto che negli ultimi mesi il clima interno era stato descritto da più parti come tutt’altro che respirabile. A contribuire alla distensione sarebbe stata anche l’uscita di scena di alcune figure considerate fino a ieri intoccabili perché protette dai precedenti vertici.

Filippo Maria Grasso e le tante attività affidate all’esterno

Una su tutte, Filippo Maria Grasso, capo delle Relazioni istituzionali durante la gestione Cingolani e contemporaneamente presidente esecutivo di Leonardo Global Solutions, la Lgs. Durante la sua presidenza, la società ha visto crescere considerevolmente le attività affidate all’esterno nel campo della comunicazione e dell’organizzazione degli eventi. Tra i beneficiari compare una nota società di lobbying e comunicazione, al cui interno figurano persone con parentele illustri dentro e fuori la galassia leonardiana.

Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Filippo Maria Grasso (foto Imagoeconomica).

Ma il nome che ricorre più spesso è quello di Ninetynine, società romana che ha curato anche la cerimonia conclusiva del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e la cui proprietà è in ottimi rapporti proprio con l’ex responsabile delle Relazioni istituzionali. Leonardo l’ha utilizzata per parecchie cose: dall’Investor Day alle convention, dagli stand agli spazi espositivi fino alle feste aziendali. Un rapporto intenso anche dal punto di vista economico: per Ninetynine si parla di quasi 10 milioni di euro spesi dal 2024 all’aprile del 2026.

Cambio di registro, a cominciare dai fornitori

I risultati commerciali, naturalmente, hanno una loro vita e andranno giudicati come tali. Ma le indiscrezioni che filtrano da piazza Monte Grappa raccontano soprattutto la determinazione di Mariani, in piena sintonia con il condirettore generale Gian Piero Cutillo, nel tracciare una linea decisamente marcata tra il prima e il dopo.

Riassetto in Leonardo: con l’arrivo di Kamel l’ad Mariani accelera sulla svolta
Gian Piero Cutillo (foto Imagoeconomica).

A cominciare dai fornitori, che dovrebbero tornare a essere valutati secondo criteri il più possibile oggettivi, evitando il ripetersi di situazioni che hanno caratterizzato la precedente gestione. In particolare quelle mono-forniture che, quando diventano troppo frequenti, finiscono inevitabilmente per suscitare qualche domanda. E a Leonardo, evidentemente, è arrivato il momento in cui alle domande si preferisce non dover più rispondere.

Cirielli: «De Luca? Come sempre solo chiacchiere e distintivo»

Edmondo Cirielli è  dal 2 novembre 2022 viceministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale nel governo Meloni.

Onorevole Cirielli, immigrazione clandestina e legge elettorale, bocche di fuoco di questo bollente agosto. Come procede il Governo?

«Il Governo ha fatto la sua parte in un momento complesso. Abbiamo ereditato rapporti compromessi con i paesi del nord Africa e 10 anni di immigrazione incontrollata. Ma siamo riusciti a fare argine riducendo ogni anno il 60% degli sbarchi con una parte di magistratura ostile che oltre ad ostacolare il contrasto agli ingressi e le espulsioni ha perfino cercato di intimidire il governo con procedimenti giudiziari camapati in aria e che infatti sono finiti nel nulla .

Ma bisogna ancora lavorare per rafforzare l’azione e le tutele delle Forze dell’ordine impegnate giornalemente a contrastare le azioni violente di stranierI».

Che ne pensa di questi primi mesi della gestione Fico? Vede differenze con De Luca?

«Fico sta operando in discontinuità con il clientelismo deluchiano che ha devastato la Regione campania in questo decennio . In questo ha il mio appoggio. C’è un ottima collaborazione istituzionale con lui e il sindaco Manfredi . Penso che a Fico vada dato tempo ma secondo me deve essere più energico in questa direzione tra sei mesi verrà giudicato dai risultati e non da i disastri ereditati. Le differenze comunque sono enormi , De Luca è riuscito a tirare fuori il peggio dei campani».

Come giudica i primi mesi di De Luca sindaco?

«De Luca ha sempre comandato a Salerno il vecchio Sidnaco brava persona ma politicamente non andava neanche in bagno senza ordine . De Luca sta solo facendo pagliacciate sul tema stranieri ma i parlamentari di sua espressione nei 10 anni di governo del Pd hanno votato tutti i peggiori provvedimenti a favore dell’immigrazionismo selvaggio e in questi quatro anni sempre contro ogni provvedimento in tema di lotta all’immigrazione e sulla sicurezza del governo . Come sempre solo chiacchiere e distintivo».

Con Sangiuliano finalmente il centrodestra garantisce una fiera opposizione all’amministrazione Fico. Soddisfatto?

«Sangiuliano sta facendo un gran lavoro all’opposizione in campania dopo un decennio di silenzio . Nel Salernitano invece Fabbricatore il vicepresidente del con regionale sta invece dando un esempio di capacità istituzionale e sostegno alle amministrazioni comunali e il modo delle imprese straordinario».

A differenza della regione l’opposizione al Comune di Salerno non si fa ancora sentire, eppure i fronti aperti sono diversi. Che consigli darebbe a Marenghi?

«Il comune deve ancora partire sul piano istituzionale Marenghi con il gruppo di fdi e FI sarà una  presa Politica».

Infine Vannacci è una risorsa o un ostacolo per il centrodestra?

«Per me Vannacci essendo di Destra va responsabilizzato e messo alla prova . Non condivido uno scrontro fraticida che favorirebbe il peggio della sinistra europea che è quella italiana»

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Primarie in sei Stati Usa, come sono andate

Martedì 11 agosto 2026 si sono tenute le primarie in sei Stati americani, ovvero Wisconsin, Minnesota, South Carolina, Connecticut, Vermont e Alabama. L’attenzione nazionale era concentrata soprattutto sui primi tre.

I risultati delle primarie in Wisconsin, Minnesota e South Carolina

In Wisconsin la corsa per scegliere il candidato dem alla carica di governatore è stata molto più equilibrata del previsto. La socialista Francesca Hong, ex chef e figlia di immigrati sudcoreani, ha tallonato David Crowley, moderato sostenuto dall’establishment del Partito democratico, ma alla fine è stata sconfitta per pochi voti. Crowley è stato dichiarato vincitore dai media nazionali con il 98 per cento dei voti scrutinati, in vantaggio con il 39,8 per cento contro il 39,4. Per i repubblicani invece non c’è stata partita. Il deputato Tom Tiffany, esponente dell’ala più conservatrice del Gop e sostenuto da Trump, ha trionfato agevolmente con oltre il 90 per cento dei consensi. In Minnesota la nomination dem è stata conquistata dalla senatrice ed ex candidata alla Casa Bianca Amy Klobuchar. Tra i repubblicani Mike Lindell, imprenditore a capo di un’azienda di materassi e cuscini e grande alleato di Trump, è stato sconfitto da Lisa Demuth, prima donna speaker della Camera statale tra i Repubblicani. Quanto al South Carolina, la repubblicana Darline Graham sostenuta dal tycoon è risultata in vantaggio per la nomination al Senato ma non ha superato la soglia del 50 per cento necessaria a evitare il ballottaggio. Dovrà quindi affrontare il secondo turno contro il deputato Ralph Norman.

Camera con vista, rinnovata l’iniziativa di Poste italiane per le vacanze dei dipendenti

Poste italiane conferma anche per il 2026 Camera con vista, l’iniziativa di welfare aziendale che mette a disposizione dei dipendenti e delle loro famiglie soggiorni gratuiti di una settimana in appartamenti situati in rinomate destinazioni turistiche italiane. Il progetto, ideato con l’obiettivo di offrire ai lavoratori dell’azienda l’opportunità di vivere esperienze autentiche in alcuni dei luoghi più affascinanti d’Italia, dal 2019 ad oggi ha coinvolto quasi 4.500 persone tra dipendenti e familiari, accompagnandole alla scoperta delle bellezze del nostro Paese.

21 alloggi disponibili in tutta Italia

Camera con vista prende avvio dal recupero e dalla riqualificazione di appartamenti di servizio di proprietà dell’azienda, trasformati in accoglienti case vacanza moderne e funzionali. Gli alloggi, realizzati con particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, rappresentano un esempio concreto di valorizzazione del patrimonio immobiliare aziendale e di utilizzo responsabile delle risorse.
Dal mare alla montagna, passando per le località termali, gli appartamenti si trovano in alcune delle destinazioni più suggestive del Paese tra cui Capri, Favignana, Forte dei Marmi, Lipari, Chianciano Terme, Soverato, Cernobbio. Per l’edizione 2026 l’offerta si amplia ulteriormente con l’introduzione di quattro nuovi alloggi – Aldeno, Ostia Lido, Porto San Giorgio e Vasto Marina – portando a 21 il numero complessivo degli alloggi disponibili.

Come accedere all’iniziativa

L’accesso all’iniziativa è semplice e immediato. Attraverso la sezione dedicata dell’app aziendale NoidiPoste, riservata ai dipendenti del Gruppo, è possibile consultare le caratteristiche degli appartamenti disponibili e accedere alla piattaforma di booking online.
Anno dopo anno, Camera con vista continua a registrare un ampio consenso tra i dipendenti, confermandosi un’iniziativa capace di coniugare welfare, sostenibilità e valorizzazione del patrimonio aziendale. Un progetto che riflette l’impegno di Poste italiane nel promuovere il benessere delle proprie persone e che si inserisce nel più ampio modello di welfare sviluppato dall’azienda per favorire l’equilibrio tra vita privata e lavoro, attraverso opportunità concrete e accessibili.

Cilentana, incidente: l’abnegazione dell’agente Raffaele Marino

di Arturo Calabrese

Poteva avere conseguenze ben più gravi l’incidente avvenuto ieri lungo la Cilentana, dove il tempestivo intervento dell’agente di Polizia Locale in servizio a Eboli, Raffaele Marino, ha contribuito a evitare che il bilancio dell’episodio fosse più pesante.

Marino, di ritorno dal lavoro e diretto verso casa, si è infatti imbattuto nel mezzo incidentato, nel tratto ricadente nel comune di Agropoli, e, senza esitazione, è sceso dalla propria auto per prestare immediatamente soccorso. Resosi conto della situazione e della necessità di intervenire anche per mettere in sicurezza la circolazione, l’agente ha inizialmente regolato il traffico, evitando che altri veicoli potessero essere coinvolti e che si verificassero ulteriori incidenti.

Un intervento immediato e determinante in attesa dell’arrivo dei soccorsi e delle forze dell’ordine. Successivamente sono giunti sul posto gli agenti della Polizia Stradale e i Carabinieri, che hanno provveduto agli accertamenti del caso e alla gestione dell’area interessata dall’incidente. Nel frattempo, sul luogo del sinistro sono arrivate anche due ambulanze, che hanno prestato le prime cure ai feriti e successivamente li hanno trasferiti presso l’ospedale di Vallo della Lucania per le necessarie valutazioni e cure.

In questo caso, la professionalità e l’esperienza di Raffaele Marino, unite alla sua scelta di fermarsi immediatamente, hanno consentito di affrontare una situazione potenzialmente rischiosa.

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Le rivelazioni sui piani dell’Iran per colpire Trump in Turchia

Appena sceso dall’aereo presidenziale dopo il viaggio dall’Ohio a Washington, Donald Trump ha parlato per la prima volta della rocambolesca fuga dal vertice Nato di Ankara: per depistare eventuali attacchi iraniani, ritenuti tutt’altro che improbabili, il tycoon era salito regolarmente a bordo del vecchio Air Force One (non da quello nuovo donato dal Qatar), a favore di telecamera, per poi essere trasferito in gran segreto su un aereo militare più piccolo, un C-32A, transitando all’interno di un container per il catering aeroportuale. Poi, atterrato nel Regno Unito, aveva fatto il percorso inverso, scendendo poi dal velivolo presidenziale. «Ricevo molte minacce. Molte minacce di cui non siete a conoscenza. Chiunque abbia un ruolo di peso le deve affrontare. Chi non conta nulla non viene minacciato. Credo di essere il bersaglio principale», ha dichiarato The Donald. ha aggiunto. «Io mi limito a seguire le indicazioni del Secret Service».

La minaccia di Teheran e chi era rimasto sull’Air Force One

Il New York Times scrive, citando due funzionari statunitensi, che la minaccia iraniana includeva la possibilità di un missile terra-aria contro l’Air Force One e la conoscenza precisa del luogo in cui Trump alloggiava ad Ankara, compreso il piano dell’edificio. Addirittura, qualcuno nelle vicinanze del vertice Nato era stato avvistato con un razzo portatile. Tutto questo è emerso nelle prime ore dell’8 luglio, secondo e ultimo giorno del vertice Nato. Tra chi ha viaggiato sul volo dal quale Trump è stato segretamente fatto scendere c’erano il segretario di Stato Marco Rubio e il segretario del Tesoro Scott Bessent, ma anche Stephen Miller, principale consigliere del presidente per la politica interna, e Steven Cheung, direttore delle comunicazioni della Casa Bianca. Tutti rimasti sul vecchio Air Force One, aereo-civetta esposto a un potenziale attacco iraniano.

Le rivelazioni sui piani dell’Iran per colpire Trump in Turchia
Donald Trump (Imagoeconomica).

Trump intanto torna a parlare delle presidenziali del 2028

Trump ha anche parlato dell’ipotesi di candidarsi per un terzo mandato presidenziale. «Tutti mi chiedono se correrò nel 2028. Mi piacerebbe, ma la legge in materia è molto chiara e rigorosa». Com’è noto, un terzo mandato presidenziale è di fatto vietato dalla Costituzione Usa che pone il limite a due. E questo vale anche per Trump, sebbene i suoi mandati alla Casa Bianca siano stati intervallati dal quadriennio targato Joe Biden.

Edoardo Rocco: «Eboli ha bisogno di un taglio netto con il passato»

Una disamina cruda, diretta e senza sconti delle vicende politiche e amministrative che hanno segnato Eboli negli ultimi decenni. È quella proposta dall’avvocato Edoardo Rocco, candidato sindaco di Eboli per il movimento Cosmo Innovatore, che ripercorre le diverse stagioni politiche della città, soffermandosi su quelli che considera i fallimenti, gli errori e le occasioni perdute delle passate amministrazioni. Rocco parte dagli anni Duemila e da una considerazione che rappresenta il punto di partenza della sua analisi: in poco più di venticinque anni Eboli ha conosciuto cinque sindaci, attraversando numerose fasi politiche, cambi di maggioranza, trasformazioni degli schieramenti e differenti esperienze amministrative. Un percorso che, secondo il candidato, non ha prodotto quella svolta strutturale che la città avrebbe invece meritato. La sua candidatura, annunciata nel dicembre del 2025, nasce proprio da questa convinzione. Rocco aveva indicato come obiettivo quello di «elevare la classe politica», rendere i cittadini ebolitani protagonisti e partecipi della vita politica della città e risvegliare una comunità che, nella sua lettura, è rimasta troppo spesso narcotizzata davanti alle proprie difficoltà. Una candidatura, inoltre, presentata come un impegno personale senza emolumenti. Nel suo racconto, Rocco ripercorre quindi le diverse amministrazioni, soffermandosi sulle scelte che, a suo giudizio, hanno contribuito al progressivo deterioramento di alcuni settori strategici della città. Dal rapporto con il mare alla manutenzione, dalla pista ciclabile al degrado di alcune aree urbane, il candidato evidenzia una serie di interventi e decisioni che considera emblematici di una politica incapace di costruire una visione organica e di lungo periodo. Particolarmente duro è il passaggio dedicato alla gestione economica e patrimoniale dell’Ente e alla vicenda di Eboli Patrimonio e Multiservice. Rocco utilizza una lettura fortemente critica delle scelte compiute negli anni, sostenendo che alcuni strumenti creati dall’amministrazione pubblica avrebbero finito per diventare, nella sua interpretazione, meccanismi legati al consenso politico e alla gestione delle posizioni, piuttosto che autentici strumenti di efficienza e sviluppo. Il candidato non risparmia critiche neppure alle scelte urbanistiche e commerciali. Nel suo excursus compaiono il centro commerciale, l’area Pezzullo e l’ex macello, indicati come esempi di una politica che, secondo Rocco, non sarebbe riuscita a valorizzare fino in fondo le grandi aree strategiche della città come autentiche risorse collettive. Il ragionamento si sposta così dalla semplice contestazione delle singole opere alla critica di un modello politico nel quale, a suo giudizio, le grandi opportunità territoriali rischiano di diventare strumenti di consenso elettorale anziché occasioni di sviluppo. La disamina prosegue attraversando le successive esperienze amministrative e arriva fino alle vicende più recenti. Rocco contesta una politica che, nella sua lettura, avrebbe finito per privilegiare la dimensione dell’immagine e dell’evento rispetto alla soluzione dei problemi strutturali: il centro storico, il mare, la viabilità, il Palasele e più in generale la capacità di programmare il futuro della città. È una critica complessiva, dunque, che non si limita a una singola amministrazione o a un singolo schieramento politico. Il bersaglio di Rocco è un modello di governo della città che, nell’arco di anni, avrebbe prodotto discontinuità, contraddizioni e occasioni mancate, lasciando irrisolte alcune delle principali questioni di Eboli. Nel documento emerge anche una critica alla politica degli annunci e delle promesse, contrapposta alla necessità di costruire un programma concreto e verificabile. Ed è proprio su questo terreno che il candidato sindaco rivendica il progetto di Cosmo Innovatore: un programma che, nelle sue intenzioni, deve essere letto, discusso, criticato e persino migliorato dai cittadini. Non una proposta chiusa, dunque, ma un punto di partenza per un confronto con la comunità. La parola chiave della proposta politica di Rocco diventa così discontinuità. Una discontinuità che non significa soltanto cambiare amministratori, ma cambiare metodo, rapporto con i cittadini e capacità di programmare lo sviluppo. Per l’avvocato Rocco, infatti, Eboli deve tornare a interrogarsi sulle proprie potenzialità e, soprattutto, sulle ragioni per le quali tante opportunità non si siano trasformate in risultati concreti. Dopo l’analisi politica, il percorso di Cosmo Innovatore si prepara ora a spostarsi direttamente sul territorio. Dopo Ferragosto è infatti previsto un nuovo appuntamento video in loco, dedicato al quartiere Paterno. Una puntata che sarà dedicata alle problematiche di questo popoloso e storico abitato della città di Eboli, con l’obiettivo di portare il confronto direttamente tra le strade, le piazze e le realtà quotidiane del quartiere. Un confronto sul territorio che rappresenta la prosecuzione naturale della disamina politica di Rocco: dopo aver ripercorso gli errori e i fallimenti delle amministrazioni del passato, l’obiettivo sarà ora ascoltare i problemi concreti dei cittadini e ragionare sulle possibili soluzioni. Perché, nella prospettiva del candidato sindaco di Cosmo Innovatore, la partita per il futuro di Eboli non può essere giocata soltanto nei palazzi della politica. Deve tornare a essere giocata nei quartieri e tra la gente, partendo dalla conoscenza dei problemi reali e dalla capacità di trasformare le criticità in una proposta amministrativa concreta. Una sfida che Rocco sintetizza nel suo appello finale: il programma di Cosmo Innovatore va letto, discusso, criticato e, se condiviso, sostenuto. «Fatti, non parole e promesse».

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Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze

Negli Stati Uniti lo chiamano effetto Nader, in Italia parliamo di guastafeste: alle elezioni politiche 2027 la carambola potrebbe addirittura triplicarsi, creando il neologismo politico di “variabile Vannacci“, o “fattore Di Battista“, oppure “ago della bilancia Calenda“. Da noi la realtà supera spesso di gran lunga la fantasia.

L’ambientalista che fece vincere Bush

Il riferimento americano è dovuto a quando, in occasione delle Presidenziali del 2000, Ralph Nader, ambientalista che si candidò da indipendente, tolse voti al democratico Al Gore e fece vincere il repubblicano George W. Bush. Un trionfo per le idee liberal… Giusto per citare un esempio: in Florida, uno degli Stati chiave (swing state) Bush prevalse con un margine risicatissimo, di soli 537 voti. In quello stesso Stato Nader racimolò 97.488 preferenze.

Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Ralph Nader nel 2004. Oggi ha 92 anni (foto Ansa).

Occhio dunque alle tre schegge impazzite: il generale, il dissidente grillino e il centrista che rischia di essere il peggior nemico di se stesso. Una sorta di Sudoku dell’interdizione che però paradossalmente favorirebbe lo schieramento più lontano, con un bell’harakiri di programmi e valori che ha già suscitato un po’ di perplessità anche tra i follower (futuri papabili elettori) dei tre leader.

Per i sondaggi le coalizioni sono divise da meno di 3 punti

In realtà i veri disturbatori sono soprattutto due: Vannacci e Di Battista. Il primo, che nei sondaggi di inizio agosto ha superato stabilmente il 7 per cento, se si candidasse da solo farebbe svanire il sogno di Giorgia Meloni di ottenere il bis a Palazzo Chigi. Il centrodestra infatti, nelle ultime medie di Pagella politica, per esempio, è attestato al 41,7 per cento, mentre il centrosinistra è dato al 44,2 per cento. Non a caso la premier a Chi ha tagliato corto, definendo Futuro nazionale «un’operazione costruita per favorire la sinistra».

Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
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Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
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Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
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Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
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Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze

Il 3,5 per cento assegnato nei sondaggi di Renato Mannheimer all’ex Movimento 5 stelle in caso di discesa in politica ribalterebbe invece il quadro, portando o a un successo della destra o quantomeno a un pareggio. Agli osservatori politici non è sfuggito l’assist di Beppe Grillo alle intenzioni di Dibba, dopo tanti mesi di silenzio.

Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze

Se dunque si candidassero entrambi gli outsider, l’effetto potrebbe essere quello di annullarsi a vicenda, creando una situazione di stallo post-elettorale in cui sarebbe difficile formare un governo. E molti si chiedono: cui prodest? Mentre altri notano che mentre l’ex M5s sull’argomento è tranchant, le parole di Vannacci lasciano sempre aperto uno spiraglio di dialogo con Meloni: «Le coalizioni e gli accordi si fanno a ridosso delle elezioni», ha detto alla Versiliana, facendo intendere che è pronto a tenere Fratelli d’Italia & co. sul filo fino all’ultimo respiro.

L’effetto: una polarizzazione del discorso pubblico

Nel frattempo la conseguenza immediata della nascita di Futuro nazionale e delle ipotesi di Di Battista in campo è stata un’ulteriore polarizzazione dei due schieramenti. Il centrodestra rincorre il generale sui temi identitari (sicurezza, legittima difesa e immigrazione), il centrosinistra insegue Dibba sulla politica estera (Gaza, no al cosiddetto riarmo e fine degli aiuti all’Ucraina in particolare).

L’incognita sul sistema elettorale

Ovviamente ci sono due variabili di rilievo: la prima è che i sondaggi nelle ultime elezioni hanno spesso dimostrato una forte forbice rispetto ai voti reali; la seconda è che ancora non è certo il sistema elettorale con cui voteremo tra un anno. Non è un caso che proprio per dare meno instabilità parlamentare e più governabilità al Paese, molti costituzionalisti avevano chiesto a gran voce l’introduzione del ballottaggio, ma l’idea non ha sfondato. Il rischio di un potere di ricatto o di interdizione resta quindi molto alto, sia da una parte sia dall’altra.

Vannacci, Di Battista (e Calenda): l’effetto guastafeste dei sabotatori di alleanze
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Per quel che riguarda Calenda, il discorso è diverso: non si candida per far perdere uno dei due schieramenti, ma per far pareggiare entrambi. La sua scommessa è uno stallo che porti a una scomposizione e ricomposizione delle coalizioni, con taglio delle ali estreme e baricentro moderato. Un governo di larghe intese o tecnico, a quel punto, potrebbe essere l’esito. Unica incognita, sia con l’attuale legge elettorale sia con l’eventuale Stabilicum: il 3 per cento. Perché senza il raggiungimento di quella soglia nelle urne, nessun partito che non si aggrega a una coalizione entrerebbe in parlamento, e allora addio sogni di gloria. Vannacci dorme sonni tranquilli, Dibba e Calenda ondeggiano sul filo del rasoio.

Nuovo attacco della Spagna all’Italia: «Su Ceuta logiche elettorali»

Il ministro degli esteri spagnolo José Manuel Albares, da Ceuta, torna ad attaccare il governo italiano che, dopo l’ingresso di massa di oltre 70 mila persone dal Marocco il 30 e 31 luglio, ha sospeso Schengen con la Spagna provocando una contro-decisione analoga di Madrid. Per lui quella dell’Italia è stata una ritorsione dettata solo da «esigenze partitiche e elettorali». Roma per ora mantiene la linea dura, decisa a non cambiare decisione almeno fino a Ferragosto. Giovedì 13 il comitato Schengen ha convocato in audizione a San Macuto il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il quale ribadirà la preoccupazione che ha spinto il governo a sospendere Schengen e ad aprire lo scontro diplomatico con la Spagna. Una decisione che, però, ribadiscono dal Viminale, potrà essere revocata quando la minaccia rientrerà.

Grand Hotel, oggi scade l’ultimatum

È il giorno della verità per il Grand Hotel Salerno. Oggi scade l’ultimatum annunciato, anche attraverso i social, dal sindaco Vincenzo De Luca alla società che ha realizzato su suoli comunali e gestisce la struttura alberghiera affacciata sul lungomare cittadino. Se entro la giornata non saranno versati i tributi dovuti – circa 9 milioni di euro tra Imu, Tari e tassa di soggiorno – il Comune procederà con la sospensione della licenza. Una vicenda destinata ad avere ripercussioni non solo sul futuro dell’albergo, ma anche sul dibattito politico e amministrativo della città. Il caso Grand Hotel, infatti, secondo i consiglieri comunali Franco Massimo Lanocita, Rino Avella, Claudio Russolillo e Giso Amendola, rappresenta innanzitutto il simbolo della difficoltà dell’ente nel riscuotere tributi e imposte. Secondo gli esponenti dell’opposizione, il mancato incasso di somme così rilevanti avrebbe contribuito ad aggravare la situazione finanziaria del Comune, culminata nell’adesione al cosiddetto decreto “salva Comuni” e nell’aumento della pressione fiscale sui cittadini. “A pagare – sostengono – sono stati anche coloro che le tasse le hanno sempre versate regolarmente”. Da qui la richiesta di chiarimenti all’amministrazione comunale: quali misure siano state adottate per migliorare l’efficienza dell’Ufficio Tributi e se siano state avviate verifiche su eventuali condotte omissive degli uffici o delle amministrazioni che si sono succedute negli ultimi quattordici anni. Nel merito della vicenda Grand Hotel, i consiglieri sollevano anche un ulteriore interrogativo. L’esposto presentato nei giorni scorsi alla Procura potrebbe rappresentare, a loro avviso, anche un tentativo di prendere le distanze da quanto avvenuto in relazione alla vendita dei restanti suoli dell’ex cementificio alla foce dell’Irno, riconducibili alla stessa famiglia imprenditoriale. L’opposizione ricorda che il Comune, sempre con l’obiettivo di reperire risorse per il bilancio, ha ceduto l’area dell’ex parcheggio destinata alla realizzazione di un nuovo albergo. Un’operazione che, secondo quanto emerso, non avrebbe potuto essere effettuata perché sull’area gravava un vincolo di destinazione a verde pubblico o parcheggio. Su quella compravendita, definita “molto pasticciata”, è in corso un’indagine della Procura, mentre nelle scorse settimane la stampa aveva riferito anche della scomparsa delle denunce presentate da alcuni residenti. Per i consiglieri firmatari, la questione di Foce Irno non rappresenta un episodio isolato, ma si inserisce in una più ampia politica di alienazione del patrimonio pubblico. Vengono richiamate, in particolare, le recenti vendite degli edifici dell’ex Ufficio di Igiene di via Settimio Mobilio e dell’ex Procura di via Rafastia, operazioni effettuate – sostengono – per fare cassa e fronteggiare i debiti accumulati nel corso degli anni. “Il patrimonio immobiliare del Comune, e dunque dei cittadini, si è ridotto, mentre quello dei costruttori è cresciuto enormemente”, affermano i consiglieri, rilanciando una proposta già avanzata in campagna elettorale: sottoporre le alienazioni dei beni pubblici di rilevante valore a referendum consultivi, così da coinvolgere direttamente la cittadinanza nelle scelte strategiche per il futuro della città. Intanto, sul Grand Hotel resta alta l’attesa. La sospensione della licenza, se dovesse essere effettivamente adottata, aprirebbe uno scenario senza precedenti per una delle strutture ricettive più note di Salerno, con possibili conseguenze economiche, occupazionali e giudiziarie che potrebbero estendersi ben oltre il caso specifico e investire il rapporto tra amministrazione comunale, gestione dei tributi e utilizzo del patrimonio pubblico.

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«Radio Stella, una fucina di talenti alla corte di don Alfonso Rinaldi»

di Antonio Roma

Dire che la tappa Radio Stella sia stata fondamentale sotto il profilo umano e professionale per me apparirebbe oltremodo scontato ma è stato davvero così. Vi giunsi nella mia tarda adolescenza per lasciare l’emittente libera di via Bastioni, dove vi era traslocata dopo gli anni pioneristici del Seminario, soltanto quando qualche capello bianco iniziava a spuntare nella mia capigliatura corvina. Vi giunsi nella seconda metà del 1978 dopo un colloquio preliminare con il compianto direttore Lino Sibilia che aveva sostituito Enzo Falcone e che da lì a poco sarebbe stato avvicendato dal compianto don Alfonso Rinaldi. Erano gli anni d’oro dell’emittenza libera on air, del rapporto diretto con il pubblico, ma anche delle sperimentazioni di quiz e di primi programmi culturali che calamitavano telefonate a gogo per piccoli premi e per il solo giusto di partecipare. Come non ricordare la trasmissione a quiz della domenica mattina ideata e condotta da Pasquale Avarista e Luigi Rossi, con la partecipazione di Giusy e Mariapia Avagliano con Anna De Falco e Rosanna Sabatino. Ma non solo, perché di programmi per così dire impegnati, non mancavano, com quello del compianto Alfonso Colonnese. E una menzione particolare la meritava Principato Citeriore ideata, condotta e curata con meticolosità certosina da Gennaro Pane che curava anche il Momento Classico del lunedì sera. Un tuffo nelle tradizioni salernitani che portava a scoprire antichi luoghi di culto e non ma di tanta storia. Ma anche delle prime sperimentazioni sportive con protagonista principale la Salernitana, e non poteva essere altrimenti. Una prima redazione sportiva fu curata da Gianfranco Coppola con Costantino Piccolella e Salvatore Scermino ed altri che, per certi versi, iniziò a coinvolgermi. E Radio Stella fu per certi versi capostipite di quello che fu un primo Tutto il calcio minuto per minuto locale con il coinvolgimento di un gruppo di emittenti salernitane, Radio Mariconda Amica con Enzo Sessa e Radio Diffusione Campania con Tommaso D’Angelo, che si collegavano su tutti i campi della C1 girone B per raccontare in diretta le azioni salienti e le reti. Da Salerno, il radiocronista era il compianto Gennaro Pane, colui che mi ha insegnato davvero molto sotto questo profilo e che mi unisce un profondo senso di amicizia nonostante non sia più fra noi da qualche anno. A condurre dallo studio centrale una professionale Rosanna Sabatino coadiuvata spesso dal sottoscritto, quando non ero impegnato come secondo appunto di Gennaro Pane al Vestuti, e dal compianto Adriano Di Giacomo. E proprio in questo gioco di dirette che ho avuto modo di incontrare e conoscere il direttore, per i nostri primi collegamenti in tandem. Ma anche delle prime trasmissioni di approfondimento del lunedì sulla Salernitana, con Antonio Giunto e il compianto Fausto Di Florio e collegamenti puntuali, dopo lunghe passeggiate a piedi, dalla Libia di Nunzio Torraco. Ma fu anche la prima emittente a irradiare il radio giornale in inglese, con Giuseppe Bonavita e in spagnola in quella che fu una vera visione turistica. Erano gli anni delle sperimentazioni, dei sognatori anche se di soldi ce n’erano pochi ma soprattutto di una grande famiglia. Ma tanta soddisfazione e anche divertimento. Vi rimasi fino al 1992 quando passai a radio Bussola 24 dove ebbi la fortuna di incontrare Gino Sarli e Ferdinando Giordano, ma questa è un’altra storia.

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Nocera Superiore, l’I.C. “Fresa Pascoli” al centro delle contestazioni

NOCERA SUPERIORE – C’è un clima di forte tensione intorno all’Istituto Comprensivo “Fresa Pascoli”. Da settimane si susseguono segnalazioni provenienti da docenti, genitori e personale scolastico che sollevano interrogativi sulla gestione dell’istituto, chiedendo verifiche approfondite da parte delle autorità competenti. Al centro delle contestazioni vi sono la formazione delle classi, l’assegnazione delle risorse, l’organizzazione del sostegno, il clima lavorativo e il rapporto tra dirigenza e comunità scolastica. Si tratta di rilievi che meritano di essere esaminati nelle sedi istituzionali competenti e sui quali, allo stato, non risultano accertamenti definitivi. Il nodo delle classi prime Tra gli aspetti maggiormente discussi vi è la programmazione delle classi per il prossimo anno scolastico. Secondo i dati indicati dai segnalanti, il “Fresa Pascoli” avrebbe ottenuto quattro classi prime con un numero di iscritti inferiore rispetto all’altro istituto comprensivo cittadino, che avrebbe invece registrato un numero più elevato di alunni, inclusi diversi studenti con disabilità, ricevendo comunque lo stesso numero di classi autorizzate. La differenza tra i due istituti alimenta richieste di chiarimento sui criteri adottati dagli uffici scolastici nella distribuzione dell’organico e delle classi. Anche la presunta attivazione di una classe a tempo pieno è oggetto di discussione e viene indicata dai segnalanti come un tema che meriterebbe un chiarimento amministrativo. Gestione del sostegno Un secondo fronte riguarda l’organizzazione delle ore di sostegno. Alcune segnalazioni sostengono che vi sarebbero criticità nella gestione delle risorse assegnate agli alunni con disabilità. Si tratta di affermazioni che richiedono riscontri documentali e che, se ritenute meritevoli di approfondimento dagli organi competenti, dovranno essere verificate attraverso gli strumenti previsti dalla legge. Particolare attenzione viene richiesta affinché sia garantito il pieno rispetto dei diritti degli studenti con disabilità e l’utilizzo delle risorse secondo la normativa vigente. Il clima interno Le testimonianze raccolte descrivono un ambiente lavorativo caratterizzato da tensioni e da un rapporto difficile tra parte del personale e la dirigenza. Alcuni docenti riferiscono di percepire un clima poco favorevole al confronto e chiedono che eventuali criticità organizzative vengano affrontate con strumenti di dialogo e trasparenza. Anche queste dichiarazioni rappresentano, allo stato, il punto di vista dei segnalanti. Trasparenza amministrativa La lunga permanenza del dirigente alla guida dell’istituto e alcune scelte organizzative sono diventate oggetto di dibattito pubblico. Le richieste avanzate da docenti e famiglie convergono su un punto: maggiore trasparenza nelle decisioni amministrative, nella gestione delle risorse e nei rapporti con la comunità scolastica. La necessità di fare chiarezza Quando intorno a una scuola si accumulano interrogativi che coinvolgono famiglie, insegnanti e studenti, la risposta più efficace non può essere il confronto mediatico, ma l’accertamento dei fatti. Solo eventuali verifiche degli organi competenti potranno stabilire se le contestazioni siano fondate oppure se la gestione dell’istituto risulti pienamente conforme alle norme. Nel rispetto del principio del contraddittorio e della presunzione di correttezza dell’azione amministrativa fino a eventuali accertamenti, è essenziale che anche la dirigenza scolastica possa esporre la propria posizione e fornire ogni chiarimento utile. In una vicenda che riguarda il servizio pubblico dell’istruzione, l’interesse prioritario resta quello degli studenti, delle famiglie e della comunità scolastica, che hanno diritto a un quadro chiaro, trasparente e fondato su fatti verificabili.

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Capaccio-Paestum, il sindaco Paolino annulla il Puc

di Antonio Manzo

Gaetano Paolino, sindaco di Capaccio-Paestum cancella il “suo” Piano Urbanistico Comunale PUC. E per far revocare il PUC alla Giunta nella giornata di ieri, denuncia le sue valutazioni definendo “insanabili” i vizi insorti ma contrari agli indirizzi politici che lo avevano portato all’elezione. Il dato più evidente è che il sindaco Paolino vuole cancellare una nuova una città del cemento elencando perfino i mali che avrebbero potuto determinare scelte sballate come la previsione di 1186 alloggi popolari a Capaccio Scalo e Rettifilo. Quest’ultima previsione del PUC contraddice l’indirizzo politico della campagna elettorale che prevedeva di distribuire le unità abitative anche nei PEEP di Licinella,Gromola e Capaccio Capoluogo. Il fatto politicamente più rilevante è contenuto nella delibera di Giunta Comunale nella quale il sindaco certifica l’esistenza di conflitti di interessi peronali secondo quanto segnalatogli dal progettista del PUC Ing. Carrozza e della responsabile dell’ufficio di Piano Roberta Scovotto. Anzi, il sindaco ha citato che il tecnico Scovotto a supporto della esistenza di un reticolo di conflitti di interesse tra amministratori e proprietari delle aree “di conflitti di interesse nel trienno precedente” senza citare fatti e circostanze illegittime ma con la conferma di diffusi conflitti di interesse personali che ora potrebbe entrare nel capitolo investigativo della Procura della Repubblica già impegnata su questo tema. La revoca degli elaborati progettuali e descrittivi relativi alla proposta del PUC annullerebbe di fatto anche le incongruenze riscontrate che risultano secondo lo stesso Paolino insanabili e del tutto lontani alle indicazioni programmatiche che gli elettori avallarono nelle urne. Le motivazioni della revoca, annullamento in autotutela, avrebbero determinato anche una lettera-risposta personale al sindaco da parte dell’Ing. Scovotto nella quale elenca dettagliatamente l’agenda degli incontri avvenuti con lo stesso primo cittadino nella fase di redazione della proposta tecnica di PUC. Emerge una frattura chiara, una rottura politico-tecnica, tra l’amministrazione ed i tecnici che comunque ritengono di aver prodotto un piano allineato alle indicazioni che erano state di volta in volta forniti durante gli incontri. Ed ora è tutto da rifare. Una tela di Penelope che resta intessuta e perennemente incompleta su vari punti edilizia sociale, revisione sulla strategia della costa, valorizzazione archeologica e turistica, oltre all’ipotesi un centro direzionale che rientrava negli indirizzi elettorali del sindaco Paolino. Non siamo davanti ad una modifica marginale del PUC ma ad una decisione chiara di riscriverne parti sostanziali, ripartendo da zero con le mani libere. Il nuovo iter per una proposta di PUC è parallelo alle difficoltà dell’amministrazione Paolino riscontrabili nel trasformismo estremo nel Consiglio Comunale dove la “maggioranza” vincitrice nelle urne (gruppi politici ex Alfieri) ora sono è diventata opposizione e per converso schieramenti usciti sconfitti dalla tornata elettorale sorreggono l’amministrazione con il loro attuale consenso all’operato di Paolino. In questo clima che la richiesta di “cambio di passo” dell’amministrazione proveniente da Adele Renna e dal PD potrebbe trovare buona accoglienza con l’avvenuta revoca in autotutela del PUC. Le nuove regole sono da scrivere e nuovi allineamenti di interessi sono teoricamente possibili. Sembra, quindi, di rivivere i giorni del gennaio 2011 quando il sindaco Marino ed il presidente del Consiglio comunale Paolino (fratello dell’attuale sindaco) imposero la non presenza in Consiglio Comunale dei consiglieri “proprietari”: chi possedeva terreni interessati dal PUC non avrebbe dovuto partecipare alla votazione. La storia di Capaccio Paestum continua a ripetersi attorno a nodi mai risolti così come si ripropone la storica avversione alla legge Zanotti Bianco sull’area di rispetto della zona archeologica. La legge 220 del 1957, nata per proteggere Paestum dall’espansione edilizia attraverso una fascia di rispetto di mille metri intorno alle mura, diventa oggi uno dei punti dello strappo tra politica e tecnici sul nuovo PUC. L’amministrazione Paolino aveva indicato la volontà di valutare una revisione della disciplina, conciliando tutela archeologica e valorizzazione dei nuclei esistenti; secondo il sindaco, la proposta tecnica non avrebbe seguito questo indirizzo, introducendo anzi ulteriori restrizioni. Una divergenza che sintetizza due diverse visioni del territorio e che ha contribuito alla decisione di revocare il PUC adottato appena 43 giorni fa.

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Mister Raffaele in esclusiva a Cronache: Salernitana favorita

Si gode un po’ di vacanza con gli affetti più cari in attesa di tornare in pista, lui che comunque ha dimostrato di poter essere un buon allenatore per la serie C e che ha contribuito alla ripartenza della Salernitana dopo due retrocessioni di fila. Giuseppe Raffaele, in esclusiva alla redazione di Cronache, torna a parlare per la prima volta della sua avventura sulla panchina granata 5 mesi dopo un esonero da tanti ritenuto ingiusto e che cozzava con una classifica in linea con le potenzialità della rosa e che non è particolarmente migliorata con l’arrivo di Cosmi in panchina. L’ex trainer di Potenza e Cerignola ha dichiarato quanto segue indicando nella Bersagliera la principale candidata al salto di categoria:

Che Salernitana sta nascendo?

“Non voglio aggiungere pressioni ulteriori, ma credo che possa essere davvero l’anno buono per i granata. Vedo un Bari in ritardo e con fisiologiche difficoltà post retrocessione, a Catania sono accadute cose che rischiano di compromettere la classifica ancor prima di cominciare. A Salerno c’è una base di lavoro importante, abbinata a una presidenza facoltosa e a una tifoseria magnifica che dà sempre un grosso apporto alla causa. I giocatori si conoscono e hanno familiarizzato con l’ambiente, non vedo schiacciasassi come fu il Benevento l’anno scorso. Proprio per questo la Salernitana è la favorita per la B diretta”.

Eppure qui si ha la percezione di una proprietà molto ricca, ma ormai restia a investire…

“Non sono all’interno e non riesco a dare un giudizio. Ma devo essere onesto: a me Iervolino ha sempre dato l’idea di essere un buon presidente. L’anno scorso c’erano in organico una serie di esuberi strapagati, con contratti da squadra di metà classifica in A. Se la Salernitana non ha avuto problematiche di alcun tipo lo deve a una proprietà facoltosa e che credo abbia tutto l’interesse di riportare la Bersagliera dove merita. Purtroppo le cose non si fanno in un solo giorno. Capisco le ambizioni della piazza, ma dopo una caduta occorrono anni per ritrovare la retta via”.

L’anno scorso sembrava che tutto stesse andando alla grande sotto la sua gestione…

“Siamo stati in testa per 15 giornate, a tratti giocando anche un buon calcio. Sono fortemente convinto che l’ottimo lavoro svolto da tutte le componenti sia stato offuscato soltanto dalla presenza nel nostro girone di un avversario troppo più forte delle altre. Il Benevento, passo dopo passo, ha preso la vetta della classifica e ha fatto il vuoto, costringendo Salernitana e Catania a ridimensionare le proprie ambizioni. Con me non siamo mai scesi al di sotto del terzo posto e la classifica rispecchiava le potenzialità. Ci sono state difficoltà di cui forse si è parlato poco, ma penso che Salerno abbia apprezzato la mia professionalità e quella dedizione che ho dimostrato sin dal primo giorno”.

Forse quella partenza super, con 5 vittorie su 5, ha comportato una sopravvalutazione della rosa…

“Non parlerei di sopravvalutazione. A volte le cose sono più semplici di quanto sembrino. Siamo partiti fortissimo, c’era un testa a testa col Catania, ma il Benevento aveva una base costruita negli anni mentre noi abbiamo lavorato in ritiro in modalità cantiere aperto e con un via-vai di calciatori. Avevamo ereditato una situazione complicata, con una doppia retrocessione e 23 elementi nuovi da amalgamare in poco tempo e con la consapevolezza che in piazza del genere devi garantire sin da subito risultati importanti. Senza il Benevento avremmo parlato di un’ottima Salernitana, in grado di giocarsela fino alla fine”.

Però il Benevento c’era e la Salernitana, all’improvviso, ha smesso di vincere e di giocare quel calcio propositivo di cui lei è assoluto fautore…

“Se devo essere sincero io penso che la nostra squadra sia stata spesso dominante, ma purtroppo soltanto a sprazzi. Sciorinavamo un calcio piacevole, talvolta aiutati dalle potenzialità dei singoli. Ma noi siamo l’esempio che nome e blasone non bastano per vincere un campionato difficile come quello di serie C. Da gennaio in poi c’è stato un calo, è innegabile, ma prima della sconfitta di Monopoli avevamo vinto 3-0 col Casarano e pareggiato per 1-1 a Cava subendo gol nel finale con un’azione viziata da un fallo palese”.

A proposito di Cava, si è parlato tanto della sua lite con Faggiano…

“Episodio che è stato ingigantito. E’ vero, non posso negare il battibecco col direttore, ma sono cose che fanno parte del calcio soprattutto se si confrontano due persone che tengono tantissimo alla squadra per la quale lavorano. Lo ricordo bene il derby di Cava. Primo tempo dominato, ripresa in totale controllo prima della beffa scaturita da un grossolano errore arbitrale. Un torto che ci costò due punti, basta rivedere le immagini per rendersi conto che il direttore di gara ci penalizzò. Ma il confronto con Faggiano rientrò nella normalità di una stagione ricca di tensioni e di aspettative”.

Faggiano però spesso invadeva il suo campo, parlando della necessità di apportare modifiche all’aspetto tattico. E forse non l’ha difesa sufficientemente quando l’ambiente vedeva in Raffaele il capro espiatorio…

“Non entro nel merito. Ho letto tante cose. Dico che mi sono lasciato benissimo con la proprietà e con l’amministratore Pagano. Stesso discorso per il ds. Con tanti calciatori i rapporti sono rimasti buoni, al punto che ci siamo sentiti spesso e con immutato affetto. Certo, quando i risultati non arrivano è fisiologico che i “panchinari” siano scontenti e meno sorridenti. Ma fa parte del gioco e accade in tutte le squadre di calcio. A mente fredda si riconoscerà il buon lavoro svolto da tutte le componenti: ripeto, quando riparti da zero e con una rosa rivoluzionata è difficile vincere il campionato quando la diretta concorrente ha gettato le basi nel triennio precedente”.

Ha qualche sassolino nelle scarpe da togliersi a distanza di qualche mese?

“No. Credetemi, ricordo con affetto e serenità la mia esperienza sulla panchina della Salernitana. Ho ereditato una situazione complessa, ma mi sono trovato benissimo a Salerno e credo che la tifoseria mi riconosca serietà e professionalità. Poi è chiaro che l’allenatore sia il primo a pagare quando non arrivano i risultati. Sottolineo, però, che i giocatori mi seguivano e che la classifica era buona. Ho seguito la squadra anche nelle settimane successive e ha disputato ottimi playoff, ora ci sono davvero tutti i presupposti per puntare al ritorno in B. Conta solo questo”.

Lei qui ha ritrovato Achik, Tascone e Capomaggio. Come mai il centrocampista argentino ha deluso le aspettative?

“Anzitutto dico che sono tre calciatori sui quali Faggiano puntava a prescindere dalle mie indicazioni. Nel calcio contano i numeri. Capomaggio ha segnato 5 gol, sfornato qualche assist decisivo e dato un contributo eccellente quando eravamo in emergenza e gli ho chiesto di giocare in difesa. Nel complesso ha fatto un buon campionato. E’ ovvio che è un ragazzo che sa esaltarsi in un contesto vincente, ma che può soffrire emotivamente i momenti negativi, quando una piazza passionale ed esigente punta il dito soprattutto sui giocatori di maggior talento. Io sono convinto che, se resterà, sarà uno dei punti di forza dell’organico granata”.

Lei ha spesso evidenziato la superiorità del Benevento. Eppure nel derby d’andata, perso 5-1, per 40 minuti avete dominato al “Vigorito”…

“Nessuno avrebbe avuto nulla da ridire se dopo mezz’ora ci fossimo trovati sullo 0-2. Nel calcio, però, conta il risultato: leggi 5-1 e capisci che ogni commento rischia di diventare superfluo. La Salernitana si è espressa spesso bene, ma purtroppo a sprazzi e contro certi avversari non puoi permetterti pause di alcun tipo. Anche a Catania fummo sfortunati. La sbloccarono su calcio piazzato, ma per un tempo intero vidi una squadra dominante e padrona del campo. Per nulla inferiore all’avversario. E’ questo il mio rammarico: fossimo stati meno altalenanti avremmo raccolto di più. Ricordate il secondo tempo di Picerno? Se ne parlò poco, ma ribaltammo lo svantaggio grazie a una prestazione di assoluta qualità e che raramente si vede in questa categoria. Certo, la batosta nel derby fu una mazzata psicologica per noi e per il Catania: da lì il Benevento inanellò un filotto impressionante, portandosi a 10 punti di vantaggio sulle inseguitrici”.

C’è chi dice che qualcosa si è inceppato nello spogliatoio dopo il mercato di gennaio…

“Non credo. Semplicemente avemmo un calo dopo aver tenuto testa a una corazzata per un intero girone chiudendo il 2025 a -3 e con un distacco assolutamente colmabile. La società investì prendendo giocatori di livello come Lescano, purtroppo qualcuno era reduce da una pregressa inattività e ci volle un pochino di tempo per ritrovare una omogenea condizione fisica”.

Che Salernitana immagina nella prossima stagione?

“Nettamente la favorita per la B diretta. La società non ha più tutti quei contratti onerosi di cui disfarsi, c’è una base solida che ha ben lavorato nei mesi precedenti e il club ha riconfermato Cosmi. Bari e Catania non mi convincono e non credo abbiano lo slancio della Salernitana. Con una tifoseria del genere alle spalle nessun traguardo può essere precluso”.

E lei, mister?

“Sono in vacanza. Aggiungo…purtroppo! Aspetto la chiamata giusta per tornare in pista durante la stagione. Nel frattempo faccio un grande in bocca al lupo alla Salernitana. E’ stato un piacere lavorare lì”.

Gaetano Ferraiuolo

 

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Editoria: Le stelle del cane anche in libreria

Le stelle del cane anche in libreria

Il romanzo dal quale è tratto il nuovo film di Ridley Scott in libreria con Bompiani

Il 27 agosto arriva anche in Italia The Dog Stars, il nuovo film di fantascienza di Ridley Scott. Una storia post-apocalittica ambientata in un mondo dove pochi sopravvissuti cercano di andare avanti combattendo contro predoni e infetti. Il film è tratto dal primo romanzo di Peter Heller, uscito negli USA nel 2012. Bompiani ne ha pubblicato ora la traduzione. La quarta di copertina In un mondo devastato da una pandemia che ha cancellato quasi tutta l’umanità, Higg vive nell’hangar di un piccolo aeroporto su un altipiano di quello che una volta era il... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 12 agosto 2026 - articolo di S*

Estate Salernitana: per i tifosi granata il solito film già visto

di Fabio Setta

SALERNO – “Per quest’anno non cambiare, stessa spiag- gia, stesso mare”. Nel 1963 Mogol con questo incipit ha scritto uno dei tormentoni più iconici dell’estate italiana in musica. Capita ogni anno, ormai da anni, che la sta- gione del mare, delle vacanze e della spensieratezza sia col- legata inevitabilmente ad un ritornello, ad un modo di vi- vere, quasi ad un cliché che se da un lato rassicura ma- gari perde in originalità. L’estate dei tormentoni però è anche quella del calcio. Sogni, aspirazioni, tifosi che si illudono, società che pro- mettono e ambizioni che a volte svaniscono nel giro di pochi mesi, o a volte, di setti- mane. Ci sono poi quei tor- mentoni e quelle scene, legate al ritiro estivo o al cal- ciomercato, che rivivi ogni estate come capita ai tifosi della Salernitana. Soprattutto da qualche stagione a questa parte. Possono cambiare i nomi di allenatore, giocatori e direttore sportivo ma il fil rouge è sempre il medesimo. Stessa storia, stessa solfa, stessi problemi, volendo pa- rafrasare, restando in tema musicale, un successo degli 883. Infatti, per i tifosi gra- nata, ogni estate sembra di rivivere la stessa telenovela. Partenza con il ritiro con squadra incompleta, con gio- catori in uscita, altri magari presi per fare numero, alle- natore che si lamenta, ds che tranquillizza, attesa per ac- quisti di qualità, che non si sa

Serie C in soli due anni, il club granata già l’anno scorso aveva l’obbligo morale di lot- tare fino alla fine per la pro- mozione in Serie B. La storia dello scorso campionato è nota a tutti e ha ripercorso un altro trend ormai noto: buona partenza, primo posto illuso- rio, esonero dell’allenatore, interventi tardivi sul mercato di gennaio e uno stucchevole sopravvivere alimentato dalla certezza di un playoff, vissuto poi non certo da pro- tagonista. Quest’anno, con oltre seimila abbonamenti sottoscritti, la società avrebbe dovuto ancora una volta, agire in maniera differente. Invece si è assistito al solito copione. Trattative lunghe ed estenuanti, come l’anno scorso con Tascone e Liguori, per giocatori il cui costo non è certo chissà quanto ecces- sivo, squadra incompleta e se possibile, almeno al mo- mento, che sembra inferiore a quella dello scorso campio- nato. Sullo sfondo le solite domande. Le richieste del tecnico erano queste? Quanta autonomia ha il di- rettore sportivo Faggiano nell’operare sul mercato, sia dal punto di vista decisionale sia economico. C’è un budget stabilito o si viaggia a vista, come sembra un po’ a tutti? Ma soprattutto, qual è il pro- getto di questa società? Cosa vuole fare Danilo Iervolino di questa che è la sua società? È ancora interessato, la tiene in piedi per dispetto verso chissà chi? Ha voglia di inve- stire, di tornare in alto oppure ci si affida al caso, dalla serie proviamoci, vediamo come

 

 se arriveranno o magari arri- veranno nell’ultimo giorno di mercato. Il fatto che il calcio- mercato, così come è struttu- rato, è fondato su un sistema che non regge, con le tratta- tive e le squadre che si com- pletano nell’ultimo giorno utile a campionato già ini- ziato è un alibi che non può non deve esistere per la Sa- lernitana di Danilo Iervolino. Retrocesso in maniera igno- miniosa dalla Serie A alla

va che non si sa mai? Sono queste le domande a cui nes- suno risponde. Perché per quanto possano parlare Pa- gano e Faggiano, mentre al momento non si hanno noti- zie di Milan, se non tramite i suoi aggiornamenti profes- sionali su LinkedIn, a parlare e a fare chiarezza dovrebbe essere il proprietario, Danilo Iervolino. Non diventi un alibi la vicenda Arechi-Volpe (di cui ci occuperemo in futuro nda) per i mancati investi- menti. Sarebbe solo un’altra scusa che non regge. Invece, il proprietario continua ad essere lontano se non as- sente. Se non ha più voglia di mettersi in gioco, lo dicesse pubblicamente, senza far smentire trattative societa- rie, avviate, portate avanti e poi non finalizzate. Oppure, decida, una volta per tutte, di fare il presidente per ripor- tare Salerno in alto. Nessuno chiede la Serie A a tutti i costi, ma avere un progetto chiaro, definito e che non sembri improvvisato, sarebbe il mi- nimo per una città che negli

ultimi trenta anni, di Serie C ne ha vista poca. Intanto, però, i tifosi hanno risposto con il consueto entusiasmo e la voglia di esserci. Ma questi stessi tifosi avrebbero da un lato bisogno di certezze tec- niche e dall’altro dovrebbero smettere di essere contenti del semplice fatto che la so- cietà onora i pagamenti e paga gli stipendi puntuali. Questa è la normalità, le ec- cezioni sono quei club che non riescono a pagare in tempo e che falliscono. Cin- que squadre su 100 club pro- fessionistici che hanno problemi economici sono casi isolati, numeri alla mano e non sono certo esempi vir- tuosi gli altri 95 che non hanno problemi. Pagare pun- tuale è la normalità. E a pa- gare al momento ci sono soprattutto quei tifosi della Salernitana, scevri da inte- ressi di sorta e animati sol- tanto da passione vera nei confronti della maglia gra- nata, costretti a rivivere ogni estate il solito, stucchevole ed inutile tormentone.

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De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana

All’ombra dell’ultimo sole della Gallura il vecchio pescatore ha smesso di versare vino e spezzare pane per chi dice «ho sete e ho fame». All’Agnata, per il festival Time in Jazz, la parabola libertaria di Fabrizio De André ha subito un trattamento da far accapponare la pelle: il pane e il vino dell’accoglienza sono stati serviti su un vassoio d’argento direttamente al potere in carica, quello che viaggia con la ruspa d’ordinanza nel bagagliaio. Matteo Salvini, del resto, fa il suo mestiere da una vita: si imbuca dove non è invitato, colonizza la memoria altrui e si piazza in prima fila solo per il gusto di far saltare i nervi a qualcuno. Ma la vera sorpresa è stato lo zelo di Dori Ghezzi, decisa a offrirgli la sponda perfetta, facendolo accomodare proprio al suo fianco.

De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
Dori Ghezzi seduta accanto a Salvini.

Il ministro blindato dietro la scusa del pacifismo

Questo posizionamento fisico, da cerimoniale di Stato, e la successiva difesa d’ufficio del ministro contro i fischi della piazza costituiscono una patente di legittimità culturale in piena regola. Quando una ragazza si è alzata tra la folla per dire che lei con le idee di un leghista non vuole spartire nemmeno lo spazio di un concerto, la padrona di casa è corsa al microfono per blindare il ministro dietro la scusa del pacifismo: «Non sono d’accordo con voi. Io la penso diversamente, sono sempre di sinistra. Ma è giusto creare un dialogo».

Diodato e l’ennesimo surreale applauso di Salvini

Anche Diodato si è accodato al bon ton d’ufficio, cavandosela con due righe felpate e augurandosi che «la musica di De André illumini un po’ di più la nostra classe politica». Un colpo al cerchio e uno alla botte che gli è valso l’ennesimo surreale applauso di Salvini, che sui testi ha evidenti problemi di comprensione, ma intanto ha incassato sornione lo sdoganamento definitivo firmato dalla vedova e custode ufficiale.

De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
Dori Ghezzi e, dietro di lei, un’immagine di Fabrizio De André (foto Imagoeconomica).

La dinastia Faber si è ricordata di avere ancora gli anticorpi

Il baccaglio si è spostato online, dove la dinastia Faber si è ricordata di avere ancora quegli anticorpi che la Fondazione ha smarrito. Alice De André, nipote e attrice, ci ha messo un secondo a liquidare la diplomazia del casato: «Mio nonno, davanti a quella scena, avrebbe fermato il concerto e probabilmente avrebbe chiesto a Salvini che cazzo ci faceva lì». Altro che dialogo e terze vie.

Nessuno si azzarda a ricordare cosa dicesse realmente De André

Poi ha rincarato la dose, ricordando l’ovvio a uso e consumo dei distratti: «Mio nonno era un anarchico. Oggi non stringerebbe la mano a uno che supporta Benjamin Netanyahu, che supporta un genocidio, che è amico di Donald Trump, che va in giro con la maglietta di Vladimir Putin». Per lei, l’errore è aver ridotto Faber a un santino nazionale buono per tutte le stagioni, celebrato da tutti purché nessuno si azzardi a ricordare cosa dicesse realmente.

De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana
De André e il suicidio dell’Agnata: se pure Dori Ghezzi sta con la ruspa salviniana

Ovviamente il leghista ha indossato il saio del martire della libertà

Mentre la ragazza provava a salvare il nonno dal compromesso, il leader della Lega ha indossato subito il saio del martire della libertà. Con il tempismo perfetto di chi sa di capitalizzare pure i fischi, si è lanciato nel più classico dei piagnistei social: «Davvero siamo arrivati al punto in cui qualcuno decide chi può ascoltare De André e chi no? Chi può stare a un concerto e chi andarsene?».

A sparare è la retorica di una memoria istituzionalizzata

Poi, per completare la sceneggiata, ha infilato la devozione d’ordinanza da liceale folgorato sulla via di Damasco, rivendicando i dischi dei genitori e i passaggi a Genova per portare una preghiera al cimitero di Staglieno. Il paradosso è cotto e mangiato: il ministro delle ruspe fa il chierichetto offeso, la nipote rivendica la verità dei testi e la vedova liquida l’eredità intellettuale del marito con un sonoro «Cosa ne sa lei del nonno…». Viene quasi da canticchiare la ballata sbagliata: «Sparagli Piero, sparagli ora. E dopo un colpo sparagli ancora…». Solo che stavolta a sparare è la retorica di una memoria istituzionalizzata, ridotta a povero feticcio che non tutela più nessuno.

Un altro amico di Malagò in Figc: Luca Bergamini capo di gabinetto

Prosegue la ricostruzione della Figc sotto la nuova presidenza di Giovanni Malagò, che dopo Roberto Mancini come ct (dopo il caso-Pirlo) e la pupilla Diana Bianchedi come capodelegazione della Nazionale maschile (ma la nomina è in standby) pesca di nuovo nella sua cerchia di conoscenze, alla faccia di chi lo accusa di amichettismo da Circolo Aniene. L’avvocato Luca Bergamini, che a cavallo tra gli Anni 80 e 90 ha giocato (e vinto) con Malagò nel calcio a 5, è infatti in procinto di diventare il nuovo capo dello staff della Figc, incarico amministrativo e finora inedito.

Un altro amico di Malagò in Figc: Luca Bergamini capo di gabinetto
Giovanni Malagò (Ansa).

LEGGI ANCHE: Malagò ha un nuovo portavoce in Figc: è un altro romano

I tre scudetti di calcio a 5 vinti con Malagò

Romano classe 1961, Bergamini è già ben inserito nella macchina federale e avrà il compito di coordinare i più fidati collaboratori del numero uno di Via Allegri: non entrerà nelle questioni tecniche e calcistiche in senso stretto. Oggi legato al consiglio d’amministrazione del Bologna dopo essersi occuato dell’area legale del club, come detto in passato è stato portiere di futsal, vincendo quattro campionati con la Roma RCB: tre gli scudetti conquistati assieme a Malagò, tra il 1988 e il 1991. Sempre come giocatore vanta la partecipazione, con la Nazionale italiana, al Fifa Futsal World Championship 1989. Appesi i guanti al chiodo, successivamente nel calcio a 5 ha anche ricoperto dal 2021 al 2024 il ruolo di presidente della Divisione all’interno della Lega Nazionale Dilettanti.

Schlein, Conte e l’ansia di essere il miglior nemico di Meloni: chi è più credibile?

Più che avversari, nemici per la pelle. Sì, ma chi ambisce al ruolo di rivale numero uno? È appena andato in onda un antipasto delle Primarie del campo largo, un nuovo capitolo del duello tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, giocato questa volta sul tema «chi è il miglior competitor di Giorgia Meloni». Un’etichetta che può valere molto in termini di riconoscimento politico.

L’assist involontario sulla gestione della pandemia

Dopo mesi in cui in aula alla Camera si sono scontrate (e rare volte incontrate) la premier e la leader del Partito democratico, a inizio agosto il palcoscenico della Commissione Covid, apparecchiato dal centrodestra e da Fratelli d’Italia in particolare, ha offerto al numero uno del Movimento 5 stelle l’occasione per ergersi a miglior nemico di Meloni. Un assist involontario che il due volte ex presidente del Consiglio ha colto al volo cercando di girare a suo favore il tentativo di metterlo all’angolo con un j’accuse sulla gestione della pandemia.

Schlein, Conte e l’ansia di essere il miglior nemico di Meloni: chi è più credibile?
Giuseppe Conte e sullo schermo Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Schlein si è conquistata un ruolo con i suoi attacchi in parlamento

Schlein ha più volte attaccato in parlamento Meloni sui temi dell’autonomia, del lavoro, della crescita, guadagnandosi la sua replica, diversi articoli e servizi dei telegiornali, oltre a reel e meme. Insomma, un successone. In alcune selezionatissime occasioni le due hanno dialogato per cercare un’intesa bipartisan, come sul contrasto al femminicidio o sul recentissimo patto di non belligeranza per evitare l’utilizzo di intelligenza artificiale contro l’avversaria. Molto virulenti ma più rari, finora, gli scontri Meloni-Conte, il più clamoroso dei quali sul cosiddetto riarmo. E ora il botta e risposta sulla gestione del Covid.

Schlein, Conte e l’ansia di essere il miglior nemico di Meloni: chi è più credibile?
Elly Schlein (Ansa).

Alzare i toni per guadagnarsi l’attenzione degli elettori

Al netto dei temi, quel che salta agli occhi è l’ansia dei due leader del campo largo di guadagnarsi la malevolenza della premier, tassello fondamentale nelle loro intenzioni per essere riconosciuti, o l’uno o l’altro, come il campione dell’opposizione in vista delle elezioni del 2027. Lo schema è chiaro: chi “bastonerà” più forte (in senso figurato, per carità) la leader indiscussa del centrodestra potrebbe guadagnarsi l’attenzione degli elettori del centrosinistra. E questo potrebbe favorirlo nelle possibili Primarie per la scelta del candidato premier sulla cui organizzazione Pd e M5s si stanno scornando già dal giorno dopo il referendum sulla giustizia.

Rimane il problema della chiarezza sulla proposta alternativa

Unico difetto di questo schema: manca la proposta. Perché guadagnarsi il ruolo di miglior nemico accontenta soprattutto gli elettori che hanno già deciso, quelli che cercano chi “gliele canta chiare”, chi interpreta in modo netto la propria già conclamata opposizione al governo di centrodestra e teme il bis di Meloni. Ma non soddisfa la richiesta di proposte alternative di chi è indeciso, di chi ha già fatto una scelta di campo ma deve essere spronato ad andare alle urne, di chi non ama la politica gladiatoria. Insomma, va bene conquistarsi il ruolo di anti-Meloni per quando ci saranno le Primarie, ma poi bisogna vincere anche le elezioni. Lì indecisi e tentati dall’astensione faranno la differenza. Uno straccio di programma e qualche valore condiviso potrebbero aiutare.

Salvini torna all’assalto di Ranucci: «Si prenda una pausa dalla Rai»

Dopo l’arresto di Valter Lavitola per l’attentato a Sigfrido Ranucci, che secondo gli inquirenti sarebbe stato commissionato dal faccendiere «esclusivamente per accrescere la popolarità del giornalista e accelerare i progetti» dell’arrestato «in ambito politico», Matteo Salvini – interpellato dai cronisti sulla vicenda – ha auspicato una sospensione del conduttore di Report da parte della Rai.

L’attacco a Ranucci dopo l’arresto di Lavitola

«Penso che gli italiani meritino chiarezza. E fino a che chiarezza non sarà fatta anche sui rapporti fra i due personaggi coinvolti, Ranucci e Lavitola, che erano costanti, amichevoli, penso che il denaro pubblico degli italiani non debba più andare a finanziare qualcuno che è coinvolto in questa triste vicenda», ha scritto Salvini sui social, esprimendo lo stesso concetto anche alla stampa, sostenendo che il giornalista debba «prendersi una pausa». Il segretario della Lega ha anche detto: «Adesso emerge che uno dei più cari amici di Ranucci è stato arrestato perché sarebbe stato il mandante. Qualcuno ha sbagliato, ha sottovalutato, ha tramato?».

Salvini torna all’assalto di Ranucci: «Si prenda una pausa dalla Rai»
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

LEGGI ANCHE: Le auto, l’esplosivo, l’attentato: tutto sull’arresto di Lavitola. Ma Ranucci sapeva?

Ranucci era però all’oscuro del piano di Lavitola

Secondo l’ordinanza di custodia cautelare «non ci sono elementi» che provano un qualsiasi «accordo tra Lavitola e il giornalista», che quindi è da considerare come una «vittima di manipolazione»: dalle indagini, insomma, non è emerso che Ranucci fosse a conoscenza del piano del faccendiere (i due sono tra l’altro amici). L’interrogatorio di garanzia per Lavitola si terrà mercoledì 12 agosto in tarda mattinata.

Il giornalista: «Salvini chiede alla Rai di sospendermi»

«Il ministro Salvini chiede alla Rai la mia sospensione», ha denunciato Ranucci sui social dopo le affermazioni del segretario della Lega. Nelle ore precedenti il suo legale lo aveva definito «tre volte vittima, di un attentato grave e pericoloso, di un tradimento e di una strumentalizzazione da parte di un amico».

Salvini torna all’assalto di Ranucci: «Si prenda una pausa dalla Rai»
Valter Lavitola (Ansa).

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi

«Forse quello di Alessandro Onorato è il profilo giusto per il campo largo», si sente dire nel Partito democratico romano. Fatto sta che l’assessore ai Grandi eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale nella giunta guidata dal sindaco Roberto Gualtieri è lanciatissimo. Viene trattato come un leader nazionale dalla stampa mainstream, anche perché, sussurrano i maligni, «può gestire risorse ingenti nel settore della comunicazione, grazie alle deleghe che ha». E si sa, il mondo della stampa è molto interessato alla questione: come per esempio Urbano Cairo, che se fa concludere il Giro d’Italia a Roma è proprio grazie al rapporto d’amicizia consolidato negli anni con Onorato (andate a leggere i testi entusiastici di Andrea Arzilli pubblicati nelle pagine della cronaca capitolina del Corriere della sera in occasione dell’ultima tappa).

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Urbano Cairo, Roberto Gualtieri, Alessandro Onorato e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).

Ora tocca a Repubblica, che ha offerto a Onorato la possibilità di prendere per le corna Carlo Calenda: «Lasciamo che i cittadini si esprimano. Il centrosinistra unito vincerà le elezioni. Ma sia chiaro: ogni voto dato ad Azione avvantaggia Giorgia Meloni». Poi il bersaglio grosso: «Non si può pensare di fare le consultazioni a febbraio, magari con le urne ad aprile, e perdere tempo ogni giorno in una discussione interna su chi debba essere il premier».

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
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Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi

Capacità da tessitore di trame politiche

Anche se subito dopo ecco il passo indietro: «Questo mito della litigiosità del centrosinistra è alimentato più dalla classe dirigente nazionale che da quella territoriale. Nelle città e nelle regioni si governa già insieme senza problemi». Ma il “civico” Onorato, che però a molti appare più come un cinico, dispiega la sua capacità da tessitore di trame politiche: «Il mio è un partito di amministratori. Non siamo nati per partecipare a questo totonomi, ma per rappresentare un elettorato che vada al di là di Pd e M5s. Per questo alle Primarie ci sarà un nostro candidato».

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Trovatevi qualcuno che vi guardi come Roberto Gualtieri guarda Alessandro Onorato (foto Imagoeconomica).

La Lazio, l’Udc, Marchini, i dubbi del Nazareno

E qui il gioco si fa duro. Tifosissimo della Lazio, cresciuto nel cosiddetto “partito Beautiful”, ossia quello ideato da Alfio Marchini che voleva diventare sindaco di Roma, senza dimenticare un passato nell’Udc, Onorato di strada ne ha percorsa tanta, arrivando fino a quel Pd che però non lo ha mai amato. Dicono a denti stretti alcuni esponenti del Nazareno: «Finché si tratta di stringere mani, tagliare nastri, inaugurare mostre di moda e tornei di golf va bene, però la politica è un’altra cosa».

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Alfio Marchini nel 2019.

La casella in Campidoglio gli sta stretta

A Roma poi il plenipotenziario di Gualtieri – anzi qualcuno lo chiama addirittura «il vero sindaco» – è Claudio Mancini, e in fondo il “Progetto civico Italia” di Onorato viene visto come un modo per sbarazzarsi dell’assessore che è senz’altro «un tipo ambizioso»: partecipando alla gara delle Primarie, potrà ottenere un bel seggio parlamentare e così liberare la casella che occupa in Campidoglio, che in fondo gli sta molto stretta.

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Claudio Mancini (foto Imagoeconomica).

Nel 2013 non riuscì a farsi eleggere. Anche se i suoi competitor…

Del resto Onorato si era già candidato nel 2013 alla Camera dei deputati, nel collegio Lazio 1, all’interno della lista dell’Unione di centro che in quella tornata faceva parte della coalizione Con Monti per l’Italia: l’allora 32enne risultò però il secondo dei non eletti, dietro a Paola Binetti, la teodem col cilicio, e Luciano Ciocchetti, oggi in parlamento con Fratelli d’Italia (insomma, non un esordio folgorante per il nostro assessore predestinato).

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi

Ora però ha già in mente il cronoprogramma, affidato al quotidiano ora diretto da Stefano Cappellini: «A settembre dobbiamo stabilire i punti fondamentali del programma per lanciare le Primarie a ottobre. A turno unico. Sarebbe l’ideale farle nei primi 15 giorni di novembre».

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Alessandro Onorato, grande tifoso biancoceleste, allo stadio Olimpico per la partita tra Lazio e Juventus nel 2025 (foto Ansa).

È nipote dell’attore Michele Placido

Come le donne, Onorato ama togliersi qualche “primavera”: a vedere il sito ufficiale del Campidoglio, alla pagina dedicata, di anni ne dichiara 41 perché non ha inserito quello di nascita, il 1980, e la scheda è datata 2021. Onorato è nipote dell’attore Michele Placido, ovviamente ama il cinema ed è il più giovane sfidante pronto a dare battaglia per la conquista delle Primarie: sul territorio si registra una forte attività, e in Sicilia Cesare Mattaliano, coordinatore dell’Area Metropolitana di Palermo di Progetto civico Italia, è in guerra con il sindaco Roberto Lagalla, già rettore dell’Università di Palermo.

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Michele Placido (foto Ansa).

In Campania Luigi Famiglietti, ex parlamentare, guida Progetto civico in Irpinia, mentre il coordinatore regionale è Carlo Puca, giornalista e in passato autore televisivo per Francesca Fagnani, la compagna di Enrico Mentana. Intanto il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi guarda con molto interesse le iniziative di Onorato.

Cos’ha in mente Onorato col suo Progetto “cinico” Italia? Gli spifferi
Alessandro Onorato con Gaetano Manfredi e Claudio Mancini (foto Imagoeconomica).

Insomma, si ripropone quel “partito dei sindaci” che aveva segnato un rinnovamento della classe politica italiana, soprattutto grazie a una legge elettorale come quella ideata per gli enti locali che ha dato ottimi risultati. Una norma così chiara, a livello nazionale, ancora non c’è, e infatti a ogni legislatura qualcuno vuole cambiarla. Il dubbio però, alla fine, resta: Onorato è un civico o un cinico?

Manovra, Salvini: «Chiederemo un contributo alle banche»

Il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha annunciato che, per la manovra, «come Lega chiederemo, e sono convinto che l’intera maggioranza ci accompagnerà, un contributo triennale alle prime 10 banche italiane». «Se volessimo partire su un utile di 30 miliardi, ci accontenteremo di un 5 per cento all’anno per tre anni», ha spiegato a margine della visita al cantiere della stazione Pigneto a Roma. Salvini ha citato il caso della Spagna, dicendo che del governo Sanchez non condivide nulla se non l’intervento sugli istituti bancari. «Ho visto le due semestrali delle due più grandi banche italiane che hanno fatto utili per quasi 12 miliardi nel primo semestre, vuol dire che solo due banche fanno utili per più di 24 miliardi nell’anno. Se ti accontenti di un 5 per cento all’anno…», ha aggiunto.

Dalla remigrazione al “patriarcato mediterraneo”: il programma di Futuro Nazionale

Futuro Nazionale ha pubblicato sul proprio sito la prima parte della sua Base Ideologica e Programmatica per l’Italia del futuro (2027-2037), documento-manifesto pensato per orientare l’azione politica del partito di Roberto Vannacci nelle prossime due legislature. Il documento, si legge, «non ha la pretesa di affrontare ogni singolo tema e ogni segmento del sistema Italia, ma di fornire i principi valoriali di fondo e le strategie di Governo per i più importanti campi dell’emergenza nazionale».

Nel testo anche un Piano di remigrazione con 22 misure

Il testo – molto lungo – tocca economia, fisco, lavoro, politica industriale ed estera, giustizia, innovazione tecnologica, ma il capitolo più corposo e identitario è il numero 5, quello intitolato “Assimilazione e Remigrazione”, con tanto di piano in 22 punti che va dalla «impermeabilità dei confini nazionali» alla «facilitazione al reperimento di mano d’opera italiana e innesco dell’aumento stipendiale per i “lavori umili”», fino ai «disincentivi alla scelta di emigrare in Italia» e allo stop ai ricongiungimenti familiari. La facoltà di determinare autonomamente la qualità e la quantità degli ingressi, si legge, «costituisce una declinazione imprescindibile della sovranità nazionale, un principio cardine che deve essere ripristinato in favore dell’Italia senza alcuna subalternità a decisori esterni, pubblici o privati».

Dalla remigrazione al “patriarcato mediterraneo”: il programma di Futuro Nazionale
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

La citazione di Pasolini e i «valori non negoziabili»

La Base Ideologica e Programmatica per l’Italia del futuro si apre con una citazione di Pier Paolo Pasonini: «Destra divina che è dentro di noi, nel sonno», dalla poesia “Saluto e augurio”, a cui fanno seguito alcuni passaggi della Divina Commedia di Dante Alighieri. All’inizio del documento anche i «valori non negoziabili» di Futuro Nazionale: «Dalla difesa della vita dal concepimento alla morte naturale, della famiglia naturale, dell’identità cristiana, della concezione romana del diritto: linee rosse che non possono essere valicate, costi quel che costi».

Vannacci invita alla difesa del “patriarcato mediterraneo”

Nel documento viene ribadito, nel capitolo dedicato alla giustizia, il no alla autonoma figura del reato di femminicidio e un invito a «a proteggere e non criminalizzare il nostro modello», ovvero «quello del “patriarcato mediterraneo”, volto alla sottolineatura delle specificità e alla formazione di maschi forti, capaci di dominare le emozioni e le passioni, proteggendo le donne e offrendo se stessi per la costruzione e la difesa della società».

Siria, condannato a morte in contumacia l’ex presidente Assad

Il tribunale penale di Damasco ha condannato a morte in contumacia l’ex presidente Bashar al-Assad, riconosciuto colpevole di crimini di guerra e contro l’umanità commessi durante la guerra civile che ha devastato la Siria per 13 anni. Si tratta della prima sentenza contro Assad pronunciata dalle autorità di transizione, che nel 2026 hanno avviato processi – in presenza e in contumacia – contro esponenti del precedente governo.

Da dicembre 2024 Assad si trova in Russia

Assad è stato condannato alla pena capitale in contumacia perché si trova assieme alla sua famiglia in Russia, dove è stato accolto dall’alleato Vladimir Putin a dicembre del 2024, mentre le forze ribelli guidate dal gruppo islamista Tahrir al-Sham avanzavano verso Damasco. Assad, che ha ottenuto asilo per «motivi umanitari», risiederebbe nella Rublyovka, esclusiva e ricchissima area residenziale nei sobborghi occidentali di Mosca. Il tribunale ha stabilito che Assad debba essere «perseguito a livello internazionale» e giustiziato. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sull’iter giudiziario o sulle modalità con cui la sentenza potrebbe essere eseguita.

Trump non ha preso l’Air Force One dopo il vertice Nato di Ankara per via di una minaccia iraniana

Al termine del vertice Nato ad Ankara del 7-8 luglio 2026, Donald Trump non ha preso l’Air Force One per recarsi in Gran Bretagna, bensì un volo militare segreto. Lo riportano il Washington Post e il New York Times, spiegando che il tycoon mise in atto uno stratagemma facendosi riprendere mentre saliva a bordo dell’aereo presidenziale ma venendo poi segretamente trasferito, tramite un camion per il catering, su un aereo più piccolo. Il motivo? I servizi segreti americani avevano ritenuto credibile la minaccia di assassinio contro Trump proveniente dall’Iran, motivo per cui si è deciso di inscenare il depistaggio. Ai giornalisti a bordo dell’Air Force One non era stato detto che il presidente non stava viaggiando con loro, rendendoli inconsapevoli partecipanti all’inganno. Dopo l’atterraggio in Gran Bretagna, nuova messinscena. Trump è stato segretamente trasferito nell’Air Force One così da scendere da lì e sembrare di aver viaggiato su quell’aereo.

Crisi di Ceuta, giovedì 13 agosto l’audizione di Piantedosi al Comitato Schengen

Nell’ambito dell’audizione sul ripristino dei controlli alle frontiere tra Italia e Spagna dopo la crisi migratoria di Ceuta, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi sarà ascoltato giovedì 13 agosto alle 14:30 dal Comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’Accordo di Schengen, convocato a Palazzo San Macuto a Roma. La convocazione arriva mentre resta alta la tensione tra Roma e Madrid in seguito all’eccezionale afflusso di migranti registrato tra il 30 e il 31 luglio nell’exclave spagnola in Nordafrica: parlando di esigenze preventive di sicurezza, l’Italia ha sospeso gli accordi di Schengen reintroducendo reintrodotto controlli temporanei per gli arrivi dalla Spagna, che ha risposto rafforzando a sua volta le verifiche sui passeggeri provenienti dagli aeroporti dello Stivale.

Maxi-alleanza tra Nvidia e i giganti di Wall Street: 500 miliardi per l’IA

Il colosso dei semiconduttori Nvidia ha annunciato una maxi-alleanza strategica con sei tra i maggiori player della finanza globale (Apollo Global Management, BlackRock, Blackstone, Brookfield Asset Management, Goldman Sachs e KKR) per mobilitare almeno 500 miliardi di dollari di capitale di terzi da investire in infrastrutture per l’intelligenza artificiale.

Gli obiettivi della maxi-alleanza annunciata da Nvidia

L’operazione, illustrata dall’amministratore delegato Jensen Huang, punta a creare piattaforme di finanziamento dedicate per offrire accesso a risorse finanziarie su vasta scala e a tassi competitivi per i clienti dell’azienda di Santa Clara, in modo da rendere più rapida e sostenibile la costruzione di data center, infrastrutture energetiche e quelle che Nvidia definisce “fabbriche di IA”, ovvero strutture altamente specializzate per sviluppare, addestrare e distribuire applicazioni basate sull’intelligenza artificiale. Se la somma di 500 miliardi di dollari è stata specificata, mancano ancora dettagli sui tempi e sulla struttura del finanziamento.

Maxi-alleanza tra Nvidia e i giganti di Wall Street: 500 miliardi per l’IA
Jensen Huang, ceo di Nvidia (Imagoeconomica).

Il finanziamento avverrà tramite strumenti di debito

I dirigenti coinvolti hanno chiarito che il focus sarà sul finanziamento tramite strumenti di debito – come prestiti, obbligazioni e altre forme di finanziamento a leva – per mettere a disposizione dei maggiori clienti di Nvidia la potenza di calcolo necessaria a sviluppare e far crescere i loro progetti di IA. Tra le aziende che utilizzano i chip o le unità di elaborazione grafica di Nvidia figurano Google, Meta, Amazon, Microsoft, SpaceX, Tesla, OpenAI e Anthropic.

Zelensky: «Zaporizhzhia colpita da missili nordcoreani, sei morti»

Nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 agosto 2026, «Zaporizhzhia è stata colpita da missili balistici nordcoreani, Zircon e bombe aeree guidate». L’ha annunciato il presidente ucraino Zelensky, aggiungendo che «si è trattato di un attacco brutale, calcolato per infliggere il massimo danno, in particolare alle infrastrutture civili» e che «al momento si contano sei morti e 19 feriti». «Le mie condoglianze alle loro famiglie e ai loro cari. I soccorritori stanno continuando a spegnere un incendio in uno dei luoghi colpiti», ha aggiunto. A Kyiv, inoltre, un attacco missilistico ha danneggiato un ospedale per malattie infettive e alcune attività commerciali. Colpite anche altre zone, come ha specificato lo stesso Zelensky: «Gli attacchi con i droni continuano praticamente ogni giorno nelle nostre comunità in prima linea. A Kherson e Kharkiv, le sottostazioni elettriche sono state colpite durante la notte, causando interruzioni di corrente. Anche le regioni di Donetsk, Dnipro e Mykolaiv sono state colpite».