“Esprimo la piena vicinanza del Partito Democratico alle amministrazioni ed ai cittadini delle comunità duramente colpite dalla fortissima scossa di terremoto che ieri ha interessato Napoli ed in particolare l’area dei Campi Flegrei. In momenti come questi è fondamentale che la presenza delle istituzioni per garantire il massimo sostegno alle comunità coinvolte”. Lo sostiene Piero De Luca, segretario del PD Campania. “Questa mattina – prosegue De Luca – mi sono recato a Pozzuoli al Centro operativo della Protezione civile per incontrare il sindaco Luigi Manzoni. Insieme al primo cittadino, al sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e all’eurodeputato Lello Topo ho effettuato un sopralluogo al porto e un passaggio su alcuni luoghi particolarmente colpiti in città. Abbiamo riscontrato una situazione che richiede massima attenzione e risposte tempestive a livello nazionale anzitutto per affrontare l’emergenza in corso, ma non solo. Il bradisismo continua a mettere sotto pressione costantemente l’intera area flegrea, con pesanti ripercussioni sulla sicurezza delle famiglie, sulle infrastrutture e sul tessuto economico. Per questo è necessario accelerare gli interventi già programmati e rafforzare il sostegno ai territori”. “Chiediamo al Governo – conclude – di mettere immediatamente a disposizione nuove risorse per la messa in sicurezza dei costoni, delle scuole, degli edifici pubblici e privati e della rete viaria, di rafforzare gli hub e le strutture di assistenza alla popolazione, di garantire in tempi rapidi i contributi per l’autonoma sistemazione delle famiglie costrette a lasciare le proprie abitazioni e di prevedere ristori adeguati per le attività economiche colpite. Le comunità dei Comuni di Pozzuoli, Bacoli e Quarto stanno affrontando una sfida che non può essere lasciata esclusivamente sulle spalle degli enti locali. È indispensabile un impegno straordinario del Governo attraverso anche la struttura commissariale, con risorse adeguate e certe, procedure rapide, interventi concreti per garantire sicurezza alle famiglie, continuità dei servizi e tutela del tessuto economico e sociale dell’intera area dei Campi Flegrei.
La Salernitana accoglie Jonas Heinz. Il difensore è arrivato in città per dare ufficialmente il via alla sua nuova avventura in maglia granata, dopo aver atteso nelle ultime settimane la definizione dell’accordo con il club dell’ippocampo.
L’ex Casertana è pronto a legarsi alla società con un contratto biennale, corredato da un’opzione per il terzo anno, a conferma della fiducia riposta dalla dirigenza nelle qualità del centrale difensivo.
Dopo l’arrivo a Salerno, Heinz svolgerà gli ultimi adempimenti di rito prima della firma e dell’annuncio ufficiale.
“Le immagini che arrivano dai Campi Flegrei ci restituiscono il volto di una comunità che ancora una volta è costretta a convivere con la paura e con l’incertezza. Alle famiglie costrette a lasciare le proprie case e a tutti i cittadini va la mia più sincera vicinanza”. Lo dice Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia Campania. “In queste ore è fondamentale garantire assistenza, verifiche rapide sugli edifici e informazioni puntuali, affinché nessuno si senta solo – aggiunge – Desidero rivolgere un sentito ringraziamento ai Vigili del Fuoco, alla Protezione civile, alle Forze dell’ordine, ai volontari e a tutti gli operatori impegnati senza sosta nelle attività di soccorso e di messa in sicurezza”. “Saremo nei Campi Flegrei per incontrare cittadini, amministratori e operatori economici, ascoltare le loro esigenze e portare la vicinanza concreta di Forza Italia. Raccoglieremo le istanze del territorio e ci faremo promotori di ogni iniziativa utile affinché all’emergenza seguano risposte concrete a sostegno delle famiglie, delle attività commerciali e delle imprese”, prosegue. “I Campi Flegrei non possono essere lasciati soli. La sicurezza delle persone, la tutela del territorio e il sostegno a una comunità che da anni convive con il fenomeno del bradisismo devono restare una priorità assoluta per tutte le istituzioni”, conclude Librandi.
“Il cordoglio del Consiglio Regionale della Campania per la scomparsa di Carlo D’Amato, sindaco di Napoli dal 1984 al 1986, soggetto politico, figlio della nostra regione, che ha dedicato la propria vita alla politica ed alle Istituzioni ed ha espresso i valori socialisti della giustizia sociale, della solidarietà, della libertà, della democrazia, nei significativi ruoli ricoperti, da sindacalista, a dirigente pubblico, da consigliere ed assessore comunale, a sindaco di Napoli a deputato della Repubblica,con grande impegno al servizio dell’Italia ed in particolare nella ricostruzione post terremoto della nostra città. Alla sua famiglia le sentite condoglianze a nome dell’assemblea legislativa campana”. E’ quanto afferma il presidente del Consiglio Regionale della Campania, Massimiliano Manfredi.
Mettetevi comodi e stappatevi una bionda, perché l’asfissia mediatica che circonda lo scugnizzo dell’89 ha ormai ampiamente superato il livello della farsa nazionale.
De Martino mania: da qui a Sanremo può solo peggiorare
Siamo in pieno visibilio da canicola, con 40 gradi all’ombra che liquefanno i pensieri e un anticiclone africano che vi fa desiderare solo un cono gelato o un tuffo liberatorio, eppure l’unico vero, ossessivo argomento da bar è un Festival di Sanremo che andrà in scena a inverno inoltrato. Il motivo? Semplice. Stefano De Martino, alias il Re Mida della Rai, è un brand vivente talmente pervasivo che farebbe notizia fissa sui portali nazionali pure se facesse uno starnuto fuori ordinanza o se un cronista a corto di “salvinate” calcolasse il numero esatto delle sue tappe quotidiane al bagno. A metà luglio è bastato che qualcuno rubasse pochi secondi di video per mostrare il giovanotto sul balcone di casa, armato di scopa e intento a ripulire le piastrelle, per mandare in tilt i social e costringere i titolisti a vergare editoriali solenni sul fatto che «sembra uno spot» pure la rimozione della polvere domestica. Capite il cortocircuito? Se l’Italia si ferma a commentare la coreografia di una saggina sul terrazzo, immaginatevi cosa succederà quando questo ballerino prestato al grande gioco della tv inizierà a muovere i milioni della discografia, decidendo chi ha il diritto di cittadinanza sul palco dell’Ariston.
Si avvicina la fine della retorica nazionalpopolare
Ma tenete a freno i fegati e compratevi un biglietto in prima fila, perché dietro il rumore del gossip da rotocalco e le copertine patinate, le grandi manovre per l’edizione 2027 svelano il capolavoro della nuova era televisiva. Chi si aspettava il solito, bolso carrozzone nazionalpopolare infarcito di retorica democristiana, finto buonismo e lacrime d’ordinanza farebbe meglio a nascondersi: ci sono già tutte le carte in regola per assistere al miglior Festival degli ultimi 20 anni. Un trionfo di pragmatismo economico che spazza via decenni di ipocrisie confettate, orchestrato da un direttore artistico che a 37 anni non ancora compiuti si porta appresso la bizzarra etichetta di “ex giovane” della televisione italiana. In una Raistoricamente gerontocratica, dove per avere le chiavi della prima serata devi mostrare i capelli bianchi e una prostata ballerina, il ragazzo di Torre Annunziata viene scortato come se fosse un adolescente prodigio a cui il papà ha regalato la macchina di lusso. Dopotutto lo scugnizzo sarà il presentatore più giovane degli ultimi 30 anni, interrompendo un digiuno generazionale che durava dai tempi del debutto di Fabio Fazio che nel 1999 ne aveva 34.
Stefano De Martino durante una puntata di Step (Ansa).
Addio alla categoria Nuove Proposte
È proprio con la spavalderia del trentenne che il nostro brand vivente ha fatto la prima cosa che un vecchio burocrate della tv non avrebbe mai osato nemmeno pensare: ha preso il “figlio sfigato” della ditta, ovvero la storica categoria delle Nuove Proposte, e se lo è levato definitivamente dalle scatole con un colpo di spugna salutare. Quella dei giovani a Sanremo era diventata ormai una pietosa riserva indiana, una stanzetta umida dove confinare i debuttanti, tra uno sbadiglio generale della platea e l’indifferenza di un pubblico letteralmente stremato dall’orario infame. Cancellarli dalla gara separata e catapultare il vincitore di Sanremo Giovani direttamente nell’arena dei 24 Big è una vera e propria operazione di salvataggio. Niente più lacrime di facciata in fascia protetta per ragazzini destinati al dimenticatoio un minuto dopo la sigla finale, niente più contentini burocratici da sottomarca: da oggi si gioca subito nel campionato dei grandi, senza anestesia generale.
Con Ferraguzzo sono Il gatto e la volpe 3.0
Per compiere questo repulisti e blindare il cast, il conduttore non si è affidato alle preghiere, ma si è andato a cercare la mente più geometrica e internazionale della discografia italiana, quel Fabrizio Ferraguzzo che ha trasformato il rock nostrano in una multinazionale da esportazione. Se Edoardo Bennato dovesse aggiornare oggi la sua celebre profezia musicale sugli “sgamati” che governano il mondo dello spettacolo, non avrebbe il minimo dubbio: De Martino e Ferraguzzo sono la versione aggiornata, in giacca sartoriale e cappellini con visiera de Il gatto e la volpe. Uno ci mette la faccia, la parlantina sciolta e il fondoschiena appetitoso, elevando a dogma quel vecchio adagio dei sapientoni latini secondo cui Formosa facies muta commendatio est; l’altro, ex timoniere di X Factor cresciuto nei corridoi Sony e domatore globale dei Måneskin, ci mette la calcolatrice, i bilanci e i contratti che spostano i mercati.
Fabrizio Ferraguzzo e Shablo (Ansa).
Il Festival sarà la filiale italiana delle multinazionali del disco
Insieme hanno preso il regolamento del Festival e, di fatto, lo hanno trasformato nella filiale italiana delle multinazionali del disco. Le major non devono nemmeno più fare la fila o bussare in Rai: le regole del gioco sembrano scritte direttamente nei loro uffici marketing. La prova regina di questo accordo tra i due compari sta nella gigantesca operazione geopolitica denominata “Italia 2027”, il primo vero piano di Stato per l’internazionalizzazione della canzonetta nostrana, benedetto dai piani alti. L’ingranaggio è tarato al millimetro: archiviata la pratica nostalgica dei duetti al giovedì sera, il venerdì si apre alla “Serata Performance” in direzione Eurovision. Non si giudica più la melodia da focolare, si testa in diretta la tenuta del prodotto sui mercati esteri prima di impacchettarlo e spedirlo oltre confine e farlo fruttare. Il meccanismo è concepito per azzerare i tempi morti: il lunedì immediatamente successivo alla finale, i tre vincitori delle rispettive categorie del Festival non andranno a perdere tempo nei salotti, ma decolleranno direttamente dalle piste di Milano Linate su un volo speciale per una tournée europeanei palazzetti. Sanremo smette, dunque, di essere solo nazionalpopolare e diventa un’azienda di esportazione protetta e foraggiata dallo Stato.
Il sogno della reunion dei Måneskin
Non bastasse questo spiegamento di forze, il cast che la ditta sta apparecchiando attorno a questa macchina è un capolavoro di cinismo pop e ingegneria sentimentale. Il blitz del conduttore a Olbia, immortalato attorno a un tavolo con Salmo e lo stesso Ferraguzzo, è solo l’antipasto di un Festival che vuole il rap di spessore ma ragiona con le logiche dei flussi digitali. I contatti si muovono veloci su una doppia linea: da un lato la capatina dello scugnizzo nello studio di registrazione dei Måneskin per convincere Damiano David alla reunion-evento sul palco (prima di spianare la strada al colpaccio finale di Vasco), dall’altro, il corteggiamento serrato ai grandi nomi da classifica come Achille Lauro, Mahmood, Madame e Geolier e le telefonate all’ex Emma Marrone, con lei che ammette pubblicamente come Stefano la chiami a ogni ora per aggiornarla sull’ascolto dei pezzi, preludio a un ritorno studiato per far esplodere le platee. E se a questo si aggiunge la suggestione di un coinvolgimento strategico sul palco persino dell’altra sua celebre ex, Belen, il cerchio si chiude alla perfezione.
Damiano David (Ansa).
Una canora e fiorita macchina da guerra
C’è chi la chiamerà furbizia da share, ma la verità è che Il Gatto e La Volpe hanno finalmente rinunciato a raccontarci la favoletta romantica dell’arte anestetizzata all’interesse. De Martino e Ferraguzzo hanno preso il baraccone della canzonetta italiana e lo hanno trasformato in una macchina da guerra industriale perfetta, ludica e di respiro europeo. E pazienza se per farlo hanno dovuto spazzare via un po’ di vecchie illusioni: d’altronde, con la scopa in mano, Stefano ci ha già ampiamente dimostrato che sa perfettamente come si fa.
Ilary Blasi si sposa. La conduttrice televisiva, secondo quanto apprende AGI, sarebbe pronta a pronunciare il ‘si” con l’imprenditore tedesco Bastian Muller a Ravello, il prossimo settembre. Dopo la conclusione del matrimonio con Francesco Totti, con il provvedimento definitivo arrivato il 6 luglio, per Blasi si apre una nuova fase della vita privata. La data delle nozze resta ancora top secret, ma, secondo le indiscrezioni, il matrimonio potrebbe essere celebrato durante un fine settimana, probabilmente l’ultimo d’estate. Dopo la celebrazione del rito civile, per il ricevimento la coppia avrebbe scelto la cornice di Villa Cimbrone, una delle location del mondo del wedding piu’ esclusive del Mediterraneo, gia’ visitata dai due nell’ottobre dello scorso anno. Un matrimonio da favola, con a macchina organizzativa gia’ in moto. Gia’ prenotate le camere d’albergo presso altre rinomate strutture ravellesi per gli invitati. La storia d’amore tra Blasi e Muller aveva conosciuto un altro momento decisivo lo scorso febbraio, nel giorno di San Valentino, quando l’imprenditore aveva chiesto alla conduttrice di sposarlo a Parigi. La proposta era stata poi annunciata sui social con una fotografia dell’anello con diamante indossato dalla futura sposa. Nell’ottobre 2025, quando la coppia aveva trascorso un fine settimana tra Ravello e Positano, il loro soggiorno aveva alimentato voci su possibili sopralluoghi in vista delle nozze. A Ravello i due avevano soggiornato proprio a Villa Cimbrone, dimora storica celebre per i suoi giardini e per la Terrazza dell’Infinito. Nei giorni successivi Blasi aveva condiviso immagini anche dal Palazzo Avino di Ravello e da l’hotel San Pietro di Positano, due indirizzi simbolo dell’ospitalita’ di lusso della Costiera.
«Quanto accaduto questa notte dopo la violenta scossa di terremoto che ha colpito l’area dei Campi Flegrei dimostra, ancora una volta, che l’Istituto Penale per i Minorenni di Nisida non garantisce più adeguati livelli di sicurezza né per il personale di Polizia Penitenziaria né per i giovani detenuti. Chiediamo con forza l’immediata chiusura della struttura e il trasferimento dei ristretti in istituti idonei». È la dura presa di posizione del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria, attraverso il Segretario Generale Donato Capece e il Coordinatore Regionale Campania del SAPPE per il settore minorile Federico Costigliola.
«L’emergenza sismica – denuncia Costigliola – ha fatto emergere tutte le gravissime criticità di un istituto che da tempo denunciamo essere inadeguato. A seguito della forte scossa si è sviluppato un importante incendio all’interno del carcere, con momenti di fortissima tensione e il concreto rischio di disordini. L’interruzione dell’energia elettrica ha aggravato ulteriormente la situazione. I Vigili del Fuoco, pur giunti sull’isola, hanno incontrato enormi difficoltà a raggiungere tempestivamente la struttura, mentre è emersa una preoccupante impreparazione nella gestione dell’emergenza: non risulta un piano di evacuazione realmente operativo e persino le procedure relative ai sistemi antincendio sono apparse incerte. È una situazione che non può essere tollerata».
«Esprimiamo anzitutto la nostra vicinanza ai colleghi della Polizia Penitenziaria, molti dei quali, mentre garantivano la sicurezza dell’istituto, avevano contemporaneamente le proprie famiglie nelle zone maggiormente colpite dal sisma, vivendo ore di autentica paura», aggiunge il sindacalista.
Capece evidenzia come «questa vicenda rappresenti l’ennesima conferma di quanto il SAPPE sostiene da tempo: Nisida non offre più le necessarie garanzie di sicurezza. Non si può continuare a esporre personale e detenuti a rischi che diventano ancora più gravi in presenza di eventi straordinari come un terremoto. È necessario assumere decisioni immediate e coraggiose, senza attendere che si verifichi una tragedia».
Il SAPPE richiama l’attenzione anche sulla Casa Circondariale di Pozzuoli, dove personale della Polizia Penitenziaria è impegnato nella vigilanza di una struttura che continua a presentare criticità sotto il profilo della sicurezza. «Anche qui – sottolinea Capece – i nostri uomini stanno assicurando il servizio con grande senso dello Stato, pur operando in un edificio che desta serie preoccupazioni. È indispensabile che il Ministero della Giustizia e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria adottino immediatamente tutte le misure necessarie per tutelare il personale e garantire condizioni di sicurezza adeguate».
«Ancora una volta – conclude il Segretario Generale del SAPPE – è la Polizia Penitenziaria a fronteggiare un’emergenza straordinaria con professionalità, equilibrio e spirito di servizio. Ma l’abnegazione dei Baschi Azzurri non può diventare l’alibi per rinviare interventi strutturali ormai improcrastinabili. La sicurezza del personale, dei detenuti e delle strutture penitenziarie deve diventare una priorità assoluta dello Stato».
Un nuovo viaggio nel tempo con la rivisitazione della terza maglia utilizzata nel lontano campionato 1999/2000: le strisce granata su superficie blu vengono reinterpretate con una particolare sfumatura che alleggerisce e dona il giusto equilibrio alla casacca.
Le vie e gli scorci più suggestivi di Cascia fanno da sfondo a foto e video di presentazione. Un omaggio alla cittadina umbra che complessivamente ha ospitato la Bersagliera per i ritiri precampionato in ben sei occasioni. Anche in questa estate, la seconda consecutiva, i granata vi hanno trascorso la prima fase di preseason.
n linea con le tempistiche previste dal processo di Uefa Euro 2032, entro il 31 luglio la Figc ha acquisito i documenti da parte delle sedi interessate ai fini della verifica dei requisiti stabiliti dal massimo organismo calcistico continentale. Tredici città (Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Lecce, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Salerno, Torino, Verona) con 16 stadi hanno presentato la loro documentazione, che sarà ora esaminata nell’ambito dell’istruttoria tecnica volta ad accertare il rispetto degli standard infrastrutturali, autorizzativi, finanziari e organizzativi richiesti per l’eleggibilità ad ospitare la competizione. In una nota la Figc “ringrazia il Governo, le amministrazioni locali, le società sportive e tutti i soggetti istituzionali per la fattiva collaborazione e, nelle prossime settimane, proseguirà il confronto con le realtà coinvolte per consolidare e perfezionare i dossier, in vista dell’individuazione delle sedi da sottoporre alla Uefa entro l’1 ottobre, secondo il calendario definito dal processo di selezione”.
Si terrà giovedì 6 agosto, alle 15.30, nella sede regionale di Forza Italia Campania, in Largo Principessa Pignatelli 218, a Napoli, la conferenza stampa di presentazione del congresso regionale del partito, in programma il 9 settembre, che si svolgerà all’insegna del tema “Un nuovo inizio”. Ad aprire i lavori sarà il segretario regionale di Forza Italia Campania, Fulvio Martusciello, che illustrerà il percorso congressuale e gli obiettivi della nuova fase organizzativa del partito. Interverranno i vicesegretari regionali Pasquale Perrone Filardi, Gianfranco Librandi e Franco Cascone, la segretaria regionale di Azzurro Donna Carla Ciccarelli, il segretario regionale dei Giovani di Forza Italia Gianfranco Succoio, il segretario regionale di Forza Italia Seniores Fortunato Palumbo, il commissario provinciale di Caserta Amelia Forte, il segretario provinciale di Avellino Angelo D’Agostino, il segretario provinciale di Salerno Roberto Celano, la segretaria cittadina di Napoli Iris Savastano, il segretario provinciale di Benevento Francesco Maria Rubano, il segretario provinciale di Napoli Francesco Silvestro e il responsabile nazionale Adesioni Tullio Ferrante. Saranno inoltre presenti tutti i consiglieri regionali di Forza Italia Campania. Nel corso della conferenza stampa saranno illustrati il programma e le modalità organizzative del congresso regionale del 9 settembre, insieme alle linee politiche che accompagneranno la nuova fase di Forza Italia Campania.
Ancora strade di sangue in provincia di Salerno. Nella tarda mattinata si è verificato un incidente mortale sulla strada statale 18Var “Cilentana”, nel territorio comunale di Centola, al chilometro 153.900. Nell’impatto ha perso la vita un motociclista 37enne salernitano. Il giovane viaggiava in sella ad una moto che, per cause ancora in corso di accertamento, si è scontrata con una Fiat 500 L. L’impatto non ha lasciato scampo al giovane, deceduto sul colpo. Nell’auto viaggiavano un padre con due bambini, rimasti contusi a seguito dell’incidente. Sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Sapri insieme ai militari della tazione di Centola-Palinuro.
La presa di Damasco nel dicembre 2024, da parte delle forze ribelli siriane guidate dal gruppo Tahrir al-Sham (HTS) e la successiva fuga dell’ex presidente Bashar al-Assad dal Paese hanno posto fine alla guerra civile che aveva devastato la Siria per 13 anni. Una volta ottenuta la vittoria militare, il nuovo governo, guidato dal presidente ad interim Ahmad al-Sharaa, ex jihadista e leader del gruppo HTS, ha promesso una transizione pacifica, nel rispetto degli ideali democratici. Fin dai primi giorni, la priorità è stata quella di ricostruire politicamente ed economicamente un Paese in rovina, diviso dalle tensioni tra i sostenitori di Al-Assad e coloro che appoggiano il nuovo governo.
Il presidente ad interim siriano Ahmad al-Sharaa (Ansa).
La riforma della giustizia è una priorità del nuovo governo
Mansour Al-Omari, un giornalista siriano che durante la guerra ha collaborato con il Syrian Center for Media and Freedom of Expression documentando le violazioni contro i diritti umani perpetrate nel Paese, pensa che il nuovo governo debba principalmente concentrare i propri sforzi sulla riforma della giustizia. A causa del suo lavoro, è stato imprigionato dal 2012 al 2013 nelle carceri del regime, dove ha subito torture e violenze. «È necessario lavorare sul processo di transizione da un sistema che violava sistematicamente i diritti fondamentali dei cittadini a uno in cui vengano rispettati e ripristinati», spiega. «Non è solo fondamentale fermare queste violenze, ma anche fare in modo che le istituzioni non siano più in grado di perpetrarle. Questo si può ottenere solamente attraverso riforme strutturali».
Soldati siriani davanti alla prigione di al-Shadadi (Ansa).
Solo 3,6 milioni di sfollati sono tornati a casa
Il nuovo governo siriano ha investito ingenti risorse in questo ambito, ma deve anche pensare alla ricostruzione di un Paese in cui intere aree, tra cui le città di Homs, Aleppo e Damasco, sono ridotte a cumuli di macerie. Secondo i dati pubblicati dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA), dei quasi 11 milioni di sfollati e rifugiati siriani solo 3,6 milioni hanno potuto fare ritorno alle loro case, mentre i restanti vivono ancora in tende all’interno dei campi profughi o sono rimasti all’estero.
Rifugiati siriani di ritorno dal Libano (Ansa).
Il 40 per cento delle infrastrutture essenziali è danneggiato
I dati raccolti dal Syrian Network for Human Rights mostrano inoltre che più del 40 per cento delle infrastrutture essenziali, tra cui ospedali e scuole, è danneggiato. Il processo di ricostruzione richiede enormi risorse economiche, stimate dalla Banca Mondiale tra i 140 e i 345 miliardi di dollari, mentre l’Arabian Gulf Business insight sostiene che serviranno tra i 600 e i 900 miliardi. «La maggior parte delle abitazioni non ha accesso alla rete elettrica e all’acqua corrente», racconta a Lettera43Lina Chawaf, giornalista siriana fuggita in Europa all’inizio del conflitto e tornata a Damasco ad aprile 2026. «Sui tetti di numerosi edifici della capitale sono stati installati pannelli solari per produrre elettricità, ma questo ancora non basta a soddisfare l’intero fabbisogno. Il sistema sanitario è in grande difficoltà e le strutture ancora aperte hanno introdotto tariffe a pagamento per curare i pazienti. Quasi 2 milioni di bambini non hanno accesso ad alcun tipo di istruzione». A preoccupare maggiormente Chawaf è però la ricostruzione del tessuto sociale e dell’identità nazionale siriana distrutti da anni di guerra civile. «I media, nonostante siano più liberi e indipendenti, sono fortemente polarizzati», continua. «Molti giornalisti, specialmente coloro che facevano parte delle agenzie di stampa controllate da al-Assad, non sono abituati a lavorare in questo modo e non sono formati per farlo. Perciò, chiunque critichi pubblicamente le azioni del governo viene attaccato sui social media o dalla stampa. L’incitamento all’odio sia etnico sia politico è il problema principale su cui il governo dovrebbe concentrarsi. Se si continuano ad alimentare queste tensioni, la Siria rischia di cadere vittima di una nuova guerra civile».
La presa di Raqqa, 19 gennaio 2026 (Ansa).
Il nodo della riconciliazione interna
Lo scorso 12 luglio il nuovo parlamento siriano si è riunito per la prima volta dopo la caduta di al-Assad. Due terzi dei 210 membri sono stati scelti lo scorso anno da collegi elettorali regionali, i restanti sono stati nominati direttamente da al-Sharaa. Tra i parlamentari sono presenti anche 21 donne. «Bisogna procedere gradualmente e con cautela», dice a L43 Mahmoud Mosa, ex preside di una scuola siriana rifugiatosi con la famiglia in Turchia, dove ha collaborato con diverse testate giornalistiche internazionali. «Il nuovo governo deve affrontare numerose questioni. Il processo di transizione verso la democrazia richiederà molto tempo, ma alcuni risultati sono già visibili. Molti rifugiati siriani in Turchia stanno tornando alle proprie case. Abbiamo ottenuto libertà di parola e di stampa. Ora tutti possono esprimere la loro opinione senza rischiare di essere arrestati. Il problema più grande sono le tensioni interne. Molti ex sostenitori di Assad assolti dalle accuse di crimini contro la popolazione siriana sono stati riabilitati e inseriti all’interno di uffici e organi di governo. Questo non è stato accolto favorevolmente dall’opinione pubblica. Tuttavia, la riconciliazione interna è un passo fondamentale per ricostruire il Paese». Mosa sostiene che la Siria debba ricostruire al più presto un fronte interno compatto, anche vista l’attuale situazione geopolitica del Medio Oriente. «A causa dei conflitti in atto in Israele e Iran, la Siria ha acquisito una grande importanza strategica nell’area. I Paesi del Golfo, produttori di petrolio, vedono nella Siria una destinazione per l’export, soprattutto dopo la chiusura dello stretto di Hormuz. Il nostro governo deve farsi trovare pronto per questa eventualità e ricostruire non solo le infrastrutture necessarie, ma anche una struttura politica solida e unita nel minor tempo possibile».
Ahmad al-Sharaa interviene durante una seduta del parlamento a Damasco (Ansa).
Perché le promesse rischiano di essere disattese
Chawaf riguardo al futuro del suo Paese non è invece altrettanto ottimista. «Bisogna tenere a mente che molti membri dell’attuale governo sono ex jihadisti. Hanno promosso importanti riforme per la ripresa dello Stato siriano e la libertà del suo popolo, ma non sono sicura che porteranno a termine una completa transizione democratica. È un concetto troppo lontano dai loro ideali». La giornalista attualmente sta lavorando a un progetto per formare ragazzi e ragazze siriani. «È fondamentale condividere con loro ciò che ho imparato vivendo in Europa e negli Stati Uniti, dare loro la possibilità di studiare all’estero e viaggiare. In questo momento storico di incertezza, bisogna investire sull’istruzione delle nuove generazioni che erediteranno il Paese».
Il Madusan 2222 è uno smartphone pieghevole simile al Samsung Galaxy Z Fold. Il Samtaesong 10 a conchiglia richiama lo Huawei P50 Pocket. Il Jindallae 12 presenta un vistoso modulo fotografico circolare sul retro come gli Oppo. In Corea del Nord i dispositivi mobili stanno diventando sempre più avanzati anche se all’interno di un sistema rigidamente controllato da Pyongyang. Con almeno 24 marchi e una settantina di modelli disponibili, il mercato interno è diventato sorprendentemente competitivo. Numeri impressionanti per un Paese abitato da circa 26 milioni di abitanti.
Un boom cominciato nel 2023
La diffusione degli smartphone ha registrato un forte incremento a partire dal 2023. Due i motivi: il graduale sviluppo di un’economia digitale sfruttata dal governo per erogare servizi pubblici ai cittadini, come la consegna dei medicinali e i buoni pasto, e l’avvento dei primi sistemi di pagamento elettronico. Le ultime stime disponibili risalenti al 2024 indicano che in Corea del Nord erano attivi tra i 6,5 e i 7 milioni di abbonamenti alla telefonia mobile: un dato con ogni probabilità oggi sottostimato. Le interviste più recenti ai disertori nordcoreani suggeriscono infatti che il possesso di smartphone sia molto più diffuso di quanto stimato in passato e che potrebbe interessare tra il 50 e l’80 per cento della popolazione adulta.
Uno smartphone nordcoreano (da Youtube).
I dispositivi sono realizzati in Cina e (forse) in India
I telefoni nordcoreani sono ormai dispositivi moderni. Hanno generalmente schermi da 6-7 pollici, presentano fotocamere multiple posteriori e anteriori, e un sistema personalizzato di Android integrato con particolari software di controllo. Secondo il paperSmartphone of North Korea 2026, realizzato dal think tank 38 North, gli smartphone venduti nel Paese non sarebbero realizzati direttamente in Corea del Nord ma da produttori cinesi OEM (Original Equipment Manufacturer), ovvero aziende che fabbricano dispositivi per conto terzi. Una volta assemblati in Cina, vengono inviati in Corea del Nord dove vengono personalizzati con il sistema operativo modificato e applicazioni approvate dai brand locali. Esistono però delle eccezioni. È il caso di Phurunhanal Electronics, un marchio nordcoreano che, per uno dei suoi modelli più recenti, il Phurunhanal 9-3, si sarebbe rifornito di componenti dalla società indiana Lava International. Si tratterebbe della prima volta in cui uno smartphone commercializzato in Corea del Nord viene collegato a un produttore non cinese. Un dettaglio interessante, visto che l’India è uno dei principali centri globali della produzione elettronica, inclusa quella di alcuni modelli di iPhone.
Il controllo dello Stato su navigazione e App
Gli smartphone nordcoreani sono dotati di software che ne monitorano e limitano l’utilizzo. L’accesso a Internet è bloccato. È invece disponibile una rete Intranet locale chiamata Kwangmyong e controllata dal governo. Agli utenti è impedito di effettuare o ricevere chiamate internazionali, oltre che inviare o ricevere messaggi dall’estero. I sistemi Android presenti nei dispositivi includono una firma digitale, che impedisce ai telefoni di accettare contenuti non autorizzati, e un’applicazione, Trace Viewer, che effettua screenshot casuali durante l’utilizzo del cellulare per inviarli alle autorità. Lo Stato impone infine un numero di identificazione dell’utente mobile per collegare ogni utenza a un’identità registrata così da garantire un ulteriore livello di sorveglianza. Anche l’ecosistema delle applicazioni è sottoposto a forti restrizioni: a differenza degli smartphone occidentali, i dispositivi nordcoreani non dispongono di un equivalente dell’App Store o del Google Play Store per scaricare liberamente applicazioni e aggiornamenti. Per ottenere nuovi programmi o installare upgrade gli utenti devono recarsi in uno dei centinaia di centri di scambio IT presenti nel Paese. Le app hanno un costo compreso tra 10 mila won nordcoreani per quelle di intrattenimento, giochi ed ebook e 15 mila won per quelle dedicate all’apprendimento delle lingue, alla cucina e all’agricoltura (circa uno-due dollari secondo i tassi di mercato informali). Tra le più richieste figurano quelle del quotidiano del Partito dei Lavoratori, il Rodong Sinmun, la piattaforma di shopping online Samhung E-Wallet e i servizi di streaming Mokran Video e Manbang.
Kim Jong-un (Ansa).
Gli ultimi modelli arrivati sul mercato
Lo scorso maggio alla 24esima edizione della Pyongyang Spring International Trade Fair, la principale fiera commerciale internazionale organizzata dalla Corea del Nord, sono state esposte le ultime novità del mercato. Gli smartphone più interessanti? Il Mujigae 1000, in grado di collegarsi ai televisori attraverso una connessione USB-C con uscita HDMI, e il Jindallae 12 dal bordo smussato come i Samsung Galaxy. In fascia alta si trovano i pieghevoli a conchiglia Madusan 1005, Samtaesong 10 e Chongsong. Per i più benestanti il mercato nordcoreano offre il Madusan 2222, il primo smartphone pieghevole disponibile in Corea del Nord, la cui versione deluxe presenta la scritta “Porsche Design” ben visibile sulla custodia. Il costo? Il corrispettivo di circa 2 mila dollari.
A differenza di quelli di Leonardo Del Vecchio, gli eredi di Silvio Berlusconi sono stati più bravi e affiatati nell’accettare le volontà del Cavaliere e nello spartirsi l’impero senza che nessuna polemica sia mai neppure vagamente stata accennata da alcuno. Non è facile, soprattutto quando ci sono di mezzo figli di mogli diverse (Pier Silvio e Marina, la cui mamma è Carla Dall’Oglio, e poi Barbara, Eleonora e Luigi, figli di Veronica Lario), e quindi bisogna assolutamente plaudire a tanto equilibrio. Detto questo, tuttavia, cosa resta in memoria delle vere e più intime passioni di Silvio?
Da sinistra: Elenora, Barbara, Luigi, Marina, Piersilvio e Paolo Berlusconi durante i funerali del padre a Piazza Duomo (foto Ansa).
Se ci si pensa, nel silenzio ovattato delle strategie Fininvest, mattoncino dopo mattoncino tutte le cose più care al Cavaliere sono state dismesse, considerate una sorta di ingenuo delirio di onnipotenza e di immortalità di un imprenditore un po’ megalomane, e di cui poi liberarsi nel momento opportuno.
Non resterà memoria dell’autocelebrazione del personaggio
Fa quasi orrore leggere che l’hangar di viale Monte Rosa, ad Arcore, ossia la quadreria che ospitava oltre 25 mila pezzi tra dipinti, statue e arredi acquistati da Berlusconi nei suoi raptus di shopping compulsivo, soprattutto durante le televendite notturne delle tivù locali, sarà raso al suolo per fare posto a un supermercato Eurospin. Quell’enorme spazio era stato allestito da Berlusconi in persona, con le opere suddivise per generi e l’intenzione di rendere il sito fruibile a tutti, nonostante i pezzi di valore fossero pochini. Invece non resterà memoria di questa sorta di autocelebrazione del personaggio e delle sue passioni, da Milano a Napoli, passando per Parigi e Positano, tra Napoleone, gli animali, i gladiatori, le belle donne. Tutto smantellato e ruspe all’opera.
L’ex quadreria di Silvio Berlusconi ad Arcore.
Venduto il luogo dei sogni di Berlusconi
Persino Villa Certosa, 4.500 metri di proprietà a Punta Lada, affacciata sul Golfo di Marinella a Porto Rotondo, in Sardegna, è stata venduta a fine giugno per circa 350 milioni di euro alla famiglia reale del Qatar. Era il luogo dei sogni di Berlusconi: delle feste con tante ragazze, certo, ma anche del vulcano scenografico, dell’approdo per i sommergibili, della grotta artificiale, del gelato artigianale, del teatro, della torre panoramica, dell’immenso giardino di cactus, uno dei più grandi in Europa.
Villa Certosa (Ansa).
I due film di Sorrentino fatti sparire
Villa Certosa, un variopinto parco giochi modellato e ingrandito negli anni da Silvio, così ben descritto nei due film Loro e Loro 2 di Paolo Sorrentino, i cui diritti sono di proprietà di Medusa (gruppo Mfe–Mediaset) che ha deciso, incredibilmente, di fare scomparire le pellicole, senza in realtà comprendere che quello di Sorrentino è uno straordinario omaggio proprio alla grandezza di Berlusconi. E adesso la Villa non c’è più, se ne occuperà il personale qatarino della famiglia Al Thani. E resterà ben poco dello spirito del Silvio.
Rotto anche il giocattolino del calcio
Damnatio memoriae pure per tutto quello che Berlusconi ha fatto nel calcio, e che non ha mai minimamente interessato i figli. Pier Silvio e Marina hanno sempre fatto pressing, insieme a tutta Fininvest, affinché Silvio mollasse il Milan: costringendolo, di fatto, a cedere il club nel 2017 a un improbabile imprenditore cinese senza soldi dopo 31 anni di presidenza. L’unica che in realtà sembrava essersi appassionata al pallone era Barbara Berlusconi, nominata amministratrice delegata del Milan nel dicembre 2013. Una personalità, quella di Barbara, piuttosto esuberante in gioventù, protagonista delle cronache rosa, cinque figli di cui un paio fatti in verde età, e in qualche modo simile al padre. Ma la guerra intestina al Milan con Adriano Galliani fece evaporare piuttosto rapidamente gli entusiasmi di Barbara per il football e, una volta venduto il club, di lei si sono sostanzialmente perse le tracce: adesso ha preso una strada da mecenate.
Silvio Berlusconi al fianco di Galliani durante una partita del Monza (Imagoeconomica).
Mausoleo vuoto e inutilizzato
Le ceneri di Silvio riposano nella cappella di famiglia all’interno di Villa San Martino ad Arcore, mentre il mausoleo che Silvio stesso si fece erigere negli Anni 90 dallo scultore Pietro Cascella (con loculi per sé, per i familiari e i migliori amici) nel parco della stessa villa è al momento vuoto e inutilizzato.
Aziende a parte, tutto è stato tagliato via
In buona sostanza, quindi, se su Mfe-Mediaset, Mondadori, Mediolanum, ossia le cose serie, la famiglia è rimasta unita e rema tutta dalla stessa parte, cioè quella indicata dal Cavaliere, sulle passioni più intime e anche sulle lucide follie di Berlusconi (che citava di continuo Erasmo da Rotterdam e il suo Elogio della follia), invece, ha preferito prendere nettamente le distanze. Tagliando via di netto, come rami secchi, in maniera certo razionalmente comprensibile, ma con una buona dose di cinismo verso un personaggio così esuberante e innamorato della vita, al quale devono tutto.
Un tempo ospitava 25 mila opere tra quadri, sculture e oggetti d’arte di ogni tipo, frutto (perlopiù) di acquisti smodati da parte di Silvio Berlusconi durante le televendite notturne. Presto però la quadreria dell’ex premier ad Arcore, in realtà un hangar distante circa un chilometro da Villa San Martino, verrà rasa al suolo per fare posto a un supermercato Eurospin, che dovrebbe aprire entro l’estate del 2027. Il via libera definitivo all’operazione urbanistica che prevede la demolizione del maxi-capannone di viale Monte Rosa 83 è arrivato nei giorni scorsi, con una delibera approvata all’unanimità dalla Giunta comunale guidata dal sindaco Maurizio Bono.
No, dico, vi sembrano due coalizioni degne di questo nome? Vi sembra che ci sia sufficiente armonia interna per fronteggiare una campagna elettorale? No, dico, vi sembrano davvero alleati questi litigiosi partiti che fanno parte degli schieramenti di destra-centro e di sinistra-centro?
Non vanno d’accordo i partiti che dovrebbero essere alleati
Le campagne, certo, sono fatte per esaltare gli animal spirits della politica, ognuno fa per sé specie in un’epoca di polarizzazione in cui trionfa il particulare, in cui la ricerca del consenso si trasforma in un duello identitario. Ma il livello di animosità è tale che anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è dovuto intervenire pubblicamente – con un anno di anticipo sulla scadenza elettorale – per stigmatizzare l’aggressività verbale del dibattito pubblico. Il punto qui però non è tanto sottolineare quanto destra e sinistra si disprezzino, ma quanto non vadano d’accordo, diciamo, i partiti che dovrebbero essere alleati.
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).
M5s e Avs stufi di inviare armi all’Ucraina
A sinistra, come ampiamente noto, non mancano discussioni regolari e costanti sulla politica estera. Una parte del campo largo – Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – accusa il Partito democratico di essere in preda al furore bellicista solo perché vuole continuare a dare una mano, anche con l’invio di armi, all’Ucraina dopo l’aggressione della Russia, tuttora perdurante.
Volodymyr Zelensky (Ansa).
Gli utili idioti del putinismo ripetono che serve diplomazia
Dall’altra parte c’è Matteo Salvini che maramaldeggia, dice che l’ingresso di Kyiv nell’Unione europea non è attuale, spiega che spedire equipaggiamenti militari a Volodymyr Zelensky non serve a nulla. Sono tutti lì, gli utili idioti del putinismo, a ripetere che serve diplomazia, che serve pace, quando il primo a non avere alcuna intenzione di trattare alcunché è proprio l’autocrate russo.
Matteo Salvini con la maglia di Putin.
Legge elettorale e intercettazioni, spaccatura a destra
E che dire dello scontro, a destra, su legge elettorale e intercettazioni. Il Senato riprende i lavori partendo, il 9 settembre, dall’esame del nuovo sistema di voto, ribattezzato Melonellum o Stabilicum; in quel momento sapremo che cosa accadrà alle preferenze, punto di scontro fra Forza Italia e Fratelli d’Italia.
L’esito del voto alla Camera sulle preferenze e l’esultanza delle opposizioni (Ansa).
Anche le intercettazioni sono diventate, ancora una volta, terreno di scontro politico, con protagonisti sempre il partito di Antonio Tajani e quello di Giorgia Meloni: la presidente del Consiglio voleva far inserire nel decreto su giustizia e migranti una norma sui reati spia che estendesse l’uso delle intercettazioni. Contraria, contrarissima Forza Italia, tant’è che alla fine l’esecutivo ha posto la questione di fiducia al Senato e quell’emendamento è decaduto (insieme agli altri).
Giorgia Meloni con Antonio Tajani (Imagoeconomica).
Giusto per non farsi mancare nulla, la maggioranza s’è accapigliata, con punte di imbarazzo, sull’uso del Safe, fondo che è stato creato dall’Unione europea per agevolare e sostenere le spese per la difesa degli Stati membri: «Abbiamo deciso di utilizzare Safe, il fondo europeo per l’acquisto di armi, chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno. Formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto come investirli nell’anno successivo», ha detto Tajani, facendo indispettire la Lega che prontamente ha dichiarato: «Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al parlamento». Seguirà dibattito.
Accogliere la mina Vannacci o lasciarlo andare da solo?
C’è poi la questione Roberto Vannacci. La coalizione non sa ancora se accoglierlo oppure lasciarlo andare, libero e ardito, fra i pascoli della campagna elettorale, esponendosi così al rischio di non farcela a superare il campo largo.
E che dire della patrimoniale? I cinque stelle sono contrari, ritengono che sia un errore parlarne, il Pd ha detto di essere favorevole e rilancia antiche battaglie contro i presunti “super ricchi”.
Elly Schlein, Maurizio Landini e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
La sicurezza sarà un tema centrale alle elezioni del 2027
C’è poi la questione della sicurezza, tema che sarà centrale e presidiato fino alle elezioni politiche del 2027. Conte, che ha governato con la Lega e quindi sa come si fa, si destreggia benissimo quando c’è da usare toni più risoluti sulla questione. D’altronde un sondaggio firmato da Alessandra Ghisleri, pubblicato su La Stampa, fornisce numeri interessanti sull’elettorato campolarghista.
Mario Roggero con la moglie Mariangela Sandrone.
Sul caso Roggero il 17,6 per cento degli elettori Pd ritiene che sia stata legittima difesa, percentuale che sale al 43,3 tra il M5s. Il 44,8 per cento del partito di Conte pensa che la difesa sia sempre legittima ed è favorevole alla grazia per il gioielliere di Grinzane Cavour. Conte conosce i numeri della sua base e infatti cerca di sorpassare di nuovo a destra la segretaria del Pd. Domanda che mi domando: con questi dissapori destra e sinistra riusciranno ad arrivare intatti al 2027?
Quanto successo a Ceuta non ha solo acceso lo scontro tra Roma e Madrid, con Giorgia Meloni che ha attaccato Pedro Sanchez e invocato lo stop al trattato di Schengen con la Spagna, provocando la reazione della Moncloa che ha convocando l’ambasciatore italiano. Ovviamente, le scene dell’assalto all’enclave spagnola in Marocco hanno anche infiammato il dibattito interno in Italia.
Pedro Sanchez e Giorgia Meloni (Ansa).
Schlein: «Il governo non sa che Ceuta è un enclave in Africa?»
«Davvero il governo non sa che Ceuta è un enclave in Africa e da lì non c’è libera circolazione né verso la penisola spagnola né verso gli altri Paesi europei? È un governo di irresponsabili propagandisti, che da quattro anni non risolve un problema degli italiani e ogni giorno offre solo un nuovo nemico», ha dichiarato Elly Schlein segretaria del Pd: «Anziché litigare con le cartine geografiche si occupassero dei prezzi stellari dei carburanti, della crescita a zero e dei salari italiani tra i più bassi d’Europa. Ma anche oggi con la sua propaganda il governo cercherà di nascondere i suoi fallimenti come nasconde le chat di Delmastro».
Elly Schlein (Ansa).
Anche il M5s, tramite i capigruppo nelle Commissioni Politiche Ue di Senato e Camera, Pietro Lorefice e Filippo Scerra, parla di propaganda da parte di Meloni, che annuncia «provvedimenti inutili, dai blocchi navali ai centri in Albania fino alla sospensione di Schengen, solo per rincorrere Vannacci, senza riuscire ad arginare gli sbarchi e senza offrire soluzioni». E poi: «Chiediamo a Meloni che cosa direbbe se domani sbarcassero in Sicilia decine di barconi con migliaia di clandestini e i governi europei chiudessero le frontiere sospendendo Schengen. Dopo la sua trovata propagandistica nei confronti della Spagna, questo scenario sarebbe molto più probabile. E di certo non sarebbe nell’interesse dell’Italia, che Meloni non difende, troppo impegnata a fare propaganda elettorale». «Segnalo che chi arriva a Ceuta non può entrare in Ue – regime speciale – e muoversi all’interno secondo i parametri di Schengen. Così per evitare discussioni inutili, slogan e propaganda», ha scritto su X Carlo Calenda, leader di Azione.
Segnalo che chi arriva a #Ceuta non può entrare in UE – regime speciale – e muoversi all’interno secondo i parametri di Schengen. Così per evitare discussioni inutili, slogan e propaganda
Forza Italia punta invece il dito contro le politiche della sinistra
Secondo Forza Italia, «quanto sta avvenendo a Ceuta è la conseguenza delle politiche sbagliate e irresponsabili, proprie della sinistra, che non governa i flussi migratori finendo per subirli». Lo ha detto il deputato Andrea Gentile, sostenendo che «il governo italiano, soprattutto grazie all’azione dei ministri Tajani e Piantedosi, ha affrontato invece fin dall’inizio il fenomeno migratorio come una questione strutturale, costruendo una strategia articolata», che sta avendo «risultati assolutamente positivi».
Il vannacciano Sasso: «Europa sotto attacco dei barbari islamici»
Così Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale: «L’Europa è sotto attacco e non ha bisogno di uomini deboli e politici favorevoli all’immigrazione. Quanto sta accadendo a Ceuta dovrebbe aprire gli occhi anche al più moderato dei moderati italiani. Il mito della sinistra, lo spagnolo Sanchez, in queste ore paga il prezzo delle sue politiche scellerate che gente come la Schlein vorrebbe attuare anche in Italia. È ora che i popoli europei riprendano in mano il proprio destino e si difendano dalle orde di barbari islamici. È ora che il popolo italiano si affidi a chi è in grado di difenderlo».
Salvini: «Immigrazione incontrollata… o invasione organizzata?»
A Ceuta in pochissimo tempo, per mare e per terra, sono entrati 50 mila migranti, di cui la metà già tornati indietro. Le forze di sicurezza marocchine non hanno neanche provato a fermare la valanga di uomini, donne con bambini in grembo, ragazzi, perfino persone disabili, che hanno attraversato la frontiera. Sul web stanno girando video in cui si vedono camion carichi di migranti che si recano verso Ceuta, in alcuni casi scortati dalle forze dell’ordine: c’è chi parla addirittura di un’operazione organizzata da Washington e Tel Aviv e coordinata con le autorità marocchine per destabilizzare la Spagna, che col suo primo ministro Sanchez aveva “sfidato” Donald Trump sull’Iran. A tal proposito, Matteo Salvini ha scritto sui social: «Immigrazione incontrollata… o invasione organizzata?».
«La reazione di Rabat è stata rapida. Non possiamo speculare su report parziali. L’evidenza è che le autorità del Marocco si sono mobilitate pienamente», hanno dichiarato fonti Ue sui sospetti riguardanti l’eccezionale flusso di migranti verso Ceuta.
La Finlandia si schiera dalla parte di Meloni
In tutto questo caos, in Europa c’è chi ha dato ragione a Meloni: la Finlandia. La ministra dell’Interno Mari Rantanen ha infatti lodato la proposta di interrompere il trattato di Schengen con la Spagna. «Questa situazione non può continuare. Tutti i Paesi europei devono sostenere la proposta di Meloni. I Paesi che non adempiono al loro obbligo di proteggere il confine esterno non possono essere membri di Schengen», ha scritto su X.
Espanja on täysin epäonnistunut suojaamaan Schengen-alueen ulkorajan maahantunkeutumiselta. Näin ei voi jatkua. Kaikkien Euroopan maiden tulee tukea Melonin esitystä. Sellaiset maat jotka eivät täytä velvollisuuttaan suojata ulkorajaa, eivät voi olla Schengenin jäseniä.
Beatrice Venezi è tornata a parlare dopo lo stralcio del rapporto con ilTeatro La Fenice di Venezia, di cui sarebbe dovuta diventare direttrice musicale da ottobre. «Credo di aver già pagato abbastanza tutta questa faccenda. Vorrei passare oltre. Questo non significa dimenticare ciò che è accaduto, perché naturalmente ci sono ancora aspetti che dovranno essere affrontati nelle sedi opportune, ma significa non rimanere prigioniera di una vicenda», ha detto la direttrice d’orchestra all’Adnkronos, annunciando poi nuovi progetti internazionali, con impegni in Russia e Georgia.
Beatrice Venezi (Imagoeconomica).
In autunno dirigerà La traviata a Novosibirsk
«Sono molto felice di poter dire che tornerò in Russia, in un contesto molto particolare come quello di Novosibirsk», ha detto Venezi, aggiungendo che debutterà nella principale città della Siberia in autunno, dirigendo La traviata di Giuseppe Verdi. «Sarei stata la prima donna a ricoprire quel ruolo nei duecentotrentaquattro anni di storia del Teatro La Fenice. Credo nel teatro come luogo di circolazione delle idee, e io di idee innovative ne avevo molte per quel luogo. Un peccato non averle potute realizzare, ma sto comunque lavorando per poterle sviluppare altrove», ha detto inoltre Venezi, affrontando la questione di genere.
Beatrice Venezi (Imagoeconomica).
Su La Fenice: «Tanti errori da parte di tutti»
Quanto agli strascichi legali del mancato approdo a La Fenice, la direttrice d’orchestra ha detto: «So che sono stati fatti tanti errori da parte di tutti. Non lo nego. Se tornassi indietro sicuramente affronterei le cose in modo diverso, oppure forse non le affronterei proprio». Ma anche: «Ho fiducia nella magistratura. Sono sicura che anche questa vicenda legale potrà contribuire a rendermi giustizia nella verità». Venezi ha formalmente impugnato la risoluzione del contrattocon la Fondazione Teatro La Fenice, definendo il provvedimento nullo, illegittimo e discriminatorio. Il sovrintendente Nicola Colabianchi, da parte sua, ha escluso margini di accordo economico e ribadito la regolarità della revoca, sostenendo inoltre che non esisterebbe alcun contratto formalmente firmato. La decisione di interrompere la collaborazione (che era stata contestata da più parti) è giunta dopo un’intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación in cui la direttrice criticava le dinamiche interne dell’orchestra veneziana, parole che avevano scatenato reazioni sindacali e minacce di querela.
Più che restaurazione, è l’ora del restauro. Giusto in tempo per festeggiare il compleanno numero 42. Nella famiglia Berlusconi è scattato il momento di Barbara. Con adeguato sostegno dei social, la terzogenita del Cavaliere è lanciatissima nel mondo del mecenatismo, visto che per adesso la strada della discesa in campo resta un discorso limitato agli ambiti della fantapolitica. Quel che è certo, intanto, è che nel progetto della “Grande Brera” sono scattati i lavori per tutelare e conservare i monumenti dedicati a Giuseppe Parini e Cesare Beccaria, annunciati a metà giugno ma raccontati di nuovo in pompa magna il 30 luglio, proprio nel giorno in cui BB spegne le candeline. Tutto grazie alla Fondazione Barbara Berlusconi, che vuole «incidere, nel tempo, sulla società», con «cultura, educazione e libertà economica» che sono «i tre assi attorno ai quali si sviluppa il lavoro della Fondazione, visti come dimensioni profondamente connesse tra loro».
A proposito di arte, nel frattempo nell’hangar di viale Monte Rosa dove il Cav ha ospitato la collezione dei suoi 25 mila quadri verrà costruito un discount, e di sicuro lui non sarebbe stato contento. Ma quella è un’altra storia. Tornando a Barbara Berlusconi in versione mecenate e filantropa, è chiaro che ormai abbia deciso di puntare sulla beneficenza, la tutela dei beni culturali e i restauri. Sguardo magnetico, eloquio sicuro: secondo qualcuno sarebbe perfetta anche per una candidatura, sulle orme di papà. Ma si sa, Forza Italia è roba di Marina e Pier Silvio, difficile trovare margini di inserimento. Del resto lei stessa ha sempre smentito quegli scenari: «Non è una staffetta, pensare di entrare in politica solo per il cognome non ha senso». Meglio entrare nei consigli di amministrazione, come quello del Teatro alla Scala, o diventare azionista di maggioranza di società tipo Unaluna, media company (nel cda c’è pure Andrea Stroppa, la pedina di Elon Musk in Italia) che controlla il sito di gossip Whoopsee e il canale The Muffa.
Sul fronte Mediaset, non manca la presenza quotidiana di Pier Silvio Berlusconi, impegnato a comunicare durante i telegiornali i successi delle reti televisive di famiglia: qualcuno deve avergli suggerito di evitare i filmati dove lui arringa le folle di dipendenti radunati per eventi e meeting, e così ora appare un cartello con a sinistra la foto piersilviesca e nella parte destra il contenuto delle sue dichiarazioni. Anche queste sono strategie di marketing. E in casa Berlusconi se ne intendono, da sempre…
Presto, serve un portavoce a Piantedosi
Tutti in fuga dal governo di Giorgia Meloni. Al Viminale è scattata la ricerca per trovare il successore di Francesco Kamel che, secondo il cronoprogramma che gira nel palazzone del ministero dell’Interno, dal primo settembre è pronto ad approdare a Leonardo come direttore degli Affari istituzionali. E così la stagione autunnale è cerchiata di rosso. Perché per il ministro Matteo Piantedosi non sarà facile andare a pescare un professionista capace di tenere in piedi la sua (delicata) comunicazione (vedi le ciniche supercazzole in burocratese sullo “scudo penale” ai poliziotti). A maggior ragione dato che potrebbe trattarsi di un incarico di poco più di sei mesi, se si dovesse andare all’anticipo “tecnico” del voto, come sembra volere il capo dello Stato. Senza considerare poi lo scenario in cui al Viminale dovesse esserci la contro-staffetta con Matteo Salvini, cosa che però appare improbabile.
Francesco Kamel con Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).
Restando in tema di Piantedosi, dopo la liaison col ministro (da lei stessa confessata), Claudia Conte è stata addirittura promossa in Rai: resterà su Radio1, ma stavolta condurrà un programma mattutino sugli animali domestici («Telemeloni premia l’amante di un ministro, danno di immagine enorme», ha attaccato infatti il M5s). Piantedosi-Conte: manuale di come non farsi scalfire minimamente da uno scandalo.
A proposito di merito, nelle stesse ore Francesco Palese è passato da essere redattore ordinario di Rai News 24 a vicedirettore di Rai Parlamento. C’entrerà forse il suo ruolo in passato da segretario di Unirai, il sindacato vicino a Fratelli d’Italia, come non ha mancato di notare Dagospia? Anche Virginia Lozito, un’altra delle new entry alla vicedirezione, viene da un ruolo nel Consiglio direttivo di Unirai in qualità di consigliera…
Francesco Palese (Imagoeconomica).
Cappellini, la fiducia non è ai minimi storici (semi-cit.)
Soldi ai partiti, per Busia non c’è privacy che tenga
Come ultimo regalo ai partiti è davvero avvelenato, quello ideato da Giuseppe Busia, presidente uscente dell’Anac, l’anticorruzione: bisogna rendere noti i singoli donatori dei contributi elettorali, ha scritto a chiare lettere. Niente più anonimato: i contributi ricevuti a supporto della campagna elettorale di titolari di cariche politiche elettive di livello statale, regionale, locale vanno resi pubblici nel pieno della trasparenza. Anche i nomi devono essere resi conoscibili attraverso l’accesso civico, si legge nella delibera 295. «È un importante passo avanti nella trasparenza su chi finanzia i rappresentanti politici eletti». Lui, Busia, intanto se ne va…
Tutti i vantaggi dell’energia green direttamente a casa, senza possedere fisicamente un impianto. Dopo il successo del progetto pilota arriva ora il debutto sul mercato di ebitts, la soluzione di Enel e Conio che porta su blockchain l’energia da fotovoltaico ed eolico, rendendo le rinnovabili concretamente accessibili a tutti e offrendo maggiore stabilità. Ebitts, tra i primi utility token energeticial mondo, consente ai clienti di autoprodurre energia 100 per cento pulita senza dover installare pannelli o impianti fisici nella propria abitazione. La piattaforma ebitts consente ai clienti di acquistare capacità produttiva di due impianti Enel presenti sul territorio italiano, nello specifico il parco fotovoltaico di Piani della Marina (VT) e l’eolico di Barile Venosa (PZ) sotto forma di token. Chi acquista i token può ottenere i benefici della produzione di energia rinnovabile, mediante un risparmio diretto in bolletta. L’eventuale energia prodotta in eccesso viene valorizzata e accreditata al cliente.
Una soluzione per attenuare i costi ed essere più sostenibili
Questo meccanismo si rivela particolarmente interessante considerando il progressivo innalzamento delle temperature e il relativo incremento dei consumi dovuti alla climatizzazione domestica. Il vantaggio di ebitts è duplice. In termini di costi attenua l’impatto dei consumi durante tutto l’anno, in particolare nei picchi estivi. Sul fronte ambientale offre una risposta concreta al surriscaldamento globale attraverso l’uso di energia rinnovabile. Si tratta di un’alternativa pensata soprattutto per chi risiede nei centri urbani e vuole farsi partecipe della transizione energetica, pur non disponendo di spazi idonei per un impianto privato. Una condizione ampiamente diffusa se si considera che – secondo gli ultimi dati Eurostat – il 48 per cento dei cittadini dell’Unione europea vive in appartamento, quota che raggiunge il 73 per cento nelle città, dove non è possibile o è molto complesso installare un impianto di energia solare.
La tecnologia blockchain garantisce tracciabilità e trasparenza
Il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo ha ideato e lanciato il progetto, mentre Conio si occupa della tokenizzazione degli asset e della messa a disposizione del wallet per la custodia dei token e gestisce la vendita delle Token Box nel pieno rispetto della normativa MiCAR. In questo ecosistema, la tecnologia blockchain garantisce la tracciabilità dei token e la corrispondenza tra ogni porzione digitale e l’energia prodotta dagli impianti fisici, assicurando in tempo reale trasparenza e verificabilità. L’obiettivo è proseguire nello sviluppo di un modello capace di coniugare produzione rinnovabile, innovazione digitale e semplicità di accesso, mettendo le persone sempre più al centro della transizione energetica.
La nomina del generale Mykhailo Drapatyi, 43 anni, a nuovo comandante delle forze armate ucraine al posto di Oleksandr Sirskyi sembra aver placato le proteste di piazza divampate nelle principali città del Paese dopo le dimissioni dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.
Le proteste dopo le dimissioni di Fedorov (Ansa).
Una popolarità guadagnata sul campo
Il nome di Drapatyi, invocato a gran voce dai manifestanti, aveva cominciato a circolare con sempre più insistenza anche tra i soldati. È considerato un comandante moderno e preparato, in netta contrapposizione con il suo predecessore, legato a una visione militare ancorata al passato, verticistica e contraria ai cambiamenti. Il supporto di cui gode Drapatyi negli ambienti militari ucraini è dovuto principalmente alla reputazione guadagnata sul campo. Nel 2022 è stato vice comandante operativo delle forze congiunte nelle regioni di Kherson e Dnipropetrovsk, mentre nel 2024 ha guidato le Forze di Terra impegnate a difendere il fronte orientale nei pressi delle città di Kharkiv e Kupjansk. La sua popolarità tra i commilitoni però nasce molto prima. Nel 2014, anno dell’invasione e annessione russa della Crimea, riuscì rocambolescamente a salvare poliziotti e funzionari bloccati dalle milizie filorusse a Mariupol. Da allora è diventato un simbolo della resistenza ucraina.
Il tandem con il nuovo ministro della Difesa Khmara
Per questi motivi il neo comandante sembra la figura giusta per seguire la linea tracciata da Fedorov: una guerra sempre più tecnologica dove i droni giocano un ruolo chiave. Collaborerà con il nuovo ministro della Difesa ad interimYevheniy Khmara, 39 anni, ex capo del servizio di intelligence interna (SBU). Un tandem che fa ben sperare i soldati al fronte. «Spero che si concentrino sulla modernizzazione dell’esercito, la lotta alla corruzione, presente a tutti i livelli, la gestione dell’arruolamento dei nuovi soldati, sia ucraini che stranieri e soprattutto sull’utilizzo dei droni», dice a Lettera43 un soldato italiano arruolato nell’esercito ucraino. «Khmara ha comandato squadre di dronisti che hanno compiuto operazioni offensive a lungo raggio in territorio russo. Lui più di tutti è a conoscenza dell’importanza di questa tecnologia e del suo sviluppo». Secondo lui, Khmara e Drapatyi sono le persone di cui l’Ucraina ha davvero bisogno in questo momento. «Hanno acquisito esperienza sul campo e, ora che occupano posizioni di rilievo, possono appieno sfruttare tutte le conoscenze acquisite. Inoltre sono giovani e non hanno paura di innovare o promuovere cambiamenti».
Yevheniy Khamara.
Le riforme anti-corruzione rimaste bloccate
Khmara e Drapatyi avranno però bisogno di tempo per concordare una linea d’azione. Un altro soldato di nazionalità italiana che si trova in Ucraina dal 2023, fa notare però che il tempo è un lusso che lui e i suoi compagni non possono permettersi. «Mi sono arruolato quasi tre anni fa e ho quasi sempre lavorato con i droni», spiega. «Solamente negli ultimi mesi ho notato un miglioramento nel nostro modo di combattere, grazie all’innovazione e alla tecnologia. I cambiamenti al vertice delle forze armate hanno un’importanza relativa per noi soldati. Infatti, spesso sono le decisioni dei comandanti delle singole unità ad avere un maggior impatto su di noi perché ci riguardano direttamente. Mi auguro che Drapatyi lavori per migliorare la preparazione generale degli ufficiali, portando modernità nel loro modo di condurre la guerra. In questo modo possiamo sperare di vincere e fermare i russi». Rodion Krasnovyd, ex giornalista ucraino e capitano di una squadra di dronisti tenta di analizzare la situazione attuale da una diversa prospettiva. Sirskyi, a suo avviso, era più a suo agio a destreggiarsi nella politica, al contrario di Drapatyi che è sempre stato solamente un soldato. «Drapatyi dovrà adattarsi in fretta alla sua nuova posizione, altrimenti rischia di affondare subito», allarga le braccia. «Mi chiedo se riuscirà veramente a portare a termine il piano di riforme, soprattutto quelle riguardanti la lotta a favoritismi e corruzione, o sarà costretto a scendere a compromessi con la classe politica. Questo è il vero grande interrogativo».
Hanno superato quota 256 mila le richieste di rilascio e rinnovo dei passaporti negli uffici postali, un risultato che consolida il ruolo di Poste italiane come punto di riferimento per i cittadini. Il servizio è disponibile in 6.932 uffici postali Polis e in 431 uffici postali di grandi città distribuiti in centri urbani come Bologna, Verona, Roma, Cagliari, Firenze, Vicenza, Monza, Venezia, Perugia, Ferrara, Milano e Napoli.
Così si riduce il divario tra aree urbane e interne
Il servizio di rilascio e rinnovo del passaporto è stato avviato nei piccoli centri e nelle aree più remote nell’ambito del progetto Polis, l’iniziativa che prevede la trasformazione di quasi 7 mila uffici postali, situati in Comuni con meno di 15 mila abitanti, in sportelli unici di prossimità in grado di offrire numerosi servizi della pubblica amministrazione. Successivamente, grazie all’estensione dell’accordo con il ministero dell’Interno, il rinnovo e il rilascio dei passaporti è stato reso disponibile anche nelle grandi città. Oltre a semplificare la burocrazia, l’iniziativa contribuisce a ridurre il divario tra aree urbane e territori meno serviti, portando un contributo rilevante agli abitanti delle località più isolate d’Italia. Ne è un esempio Terranova di Pollino, in provincia di Potenza, dove i cittadini erano costretti a percorrere fino a 150 chilometri per ottenere il passaporto.
I dati in dettaglio
Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare la capillarità della rete degli uffici postali per rendere i servizi pubblici più vicini e accessibili ai cittadini. I risultati confermano il successo dell’iniziativa. Al 31 luglio 2026 sono state presentate 256.487 richieste di rilascio e rinnovo del passaporto, di cui 198.429 presso i 6.932 uffici Polis attivi nei Comuni con meno di 15 mila abitanti, e 58.058 negli altri 431 uffici postali presenti nei grandi centri urbani. Tra i Comuni che fanno parte del progetto Polis spiccano per numeri di richieste quelli della provincia di Verona (17.123), Bergamo (15.637), Vicenza (15.412) e Monza (10.860).
La storia delle chat tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ristoratore che attualmente sta scontando in carcere una condanna definitiva per reati di mafia, sta assumendo i contorni di una telenovela. L’ultimo colpo di scena? I commessi di Montecitorio si sono rifiutati di consegnare a Devis Dori (Avs), presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, le chiavi della cassaforte dove è conservato il cd con le chat.
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).
«Insieme con altri membri della Giunta siamo all’interno degli uffici dove intendevamo accedere alla documentazione relativa al caso Delmastro, ma gli uffici hanno ricevuto indicazioni da parte della presidenza della Camera di non essere collaborativi, quindi non possiamo accedere al cd», ha dichiarato Dori. «Ho scritto al presidente Fontana per avere una sua lettera con la quale impone agli uffici formalmente di non collaborare. Finché questa lettera non arriverà staremo fermi in Giunta».
Devis Dori (Imagoeconomica).
Il caos delle ultime 24 ore sulle chat di Delmastro
Il motivo del diniego? Lorenzo Fontana, presidente della Camera, ha fatto sapere che per l’accesso alle chat è necessario il parere di un’altra giunta: quella per il regolamento, che si riunirà lunedì 3 agosto. Ieri, a causa di una lettera con cui il procuratore di Roma Francesco Lo Voi informava Fontana di aver ricevuto una memoria difensiva dall’avvocato di Caroccia con un cd contenente proprio la trascrizione delle chat, era slittato il voto dell’Aula di Montecitorio che doveva decidere se approvare o respingere la richiesta dei pm di Roma di acquisire le conversazioni. Dopo lo slittamento tra le polemiche, Dori – sostenuto dal Pd e dal resto del centrosinistra – aveva dato il via libera alla consultabilità del materiale della Procura da parte dei componenti della Giunta per le autorizzazioni. La maggioranza, a sua volta, si era appellata a Fontana chiedendo la convocazione della Giunta per il regolamento, mossa che ha portato al “congelamento” della possibilità di accedere agli atti fino a lunedì, nonostante le seguenti rassicurazioni in senso contrario da parte di Dori.
Mario Adinolfi rimane agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame rigettando l’istanza della difesa che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare nei confronti del giornalista e leader del Popolo della Famiglia, accusato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. I legali di Adinolfi, che avevano richiesto di annullare la misura cautelare o quantomeno affievolirla con misure meno afflittive, come l’obbligo di dimora nel Comune di residenza o l’obbligo di firma, valuteranno ora se fare ricorso in Cassazione.
Perché Adinolfi è finito agli arresti domiciliari
Adinolfi è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro. Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto».
Il Gruppo Crédit Agricole in Italia chiude il primo semestre 2026 con un utile netto di 1,053 miliardi di euro, confermando l’Italia come secondo mercato domestico del Gruppo Crédit Agricole. Guidate da Hugues Brasseur, amministratore delegato di Crédit Agricole Italia e senior country officer, le diverse linee di business hanno fatto registrare un totale dei finanziamenti pari a circa 104 miliardi di euro e una raccolta complessiva a 344 miliardi di euro. Confermato il sostegno a famiglie e imprese italiane, con masse complessive a 448 miliardi di euro (+1,7 per cento a/a).
I risultati di Crédit Agricole Italia
Anche Crédit Agricole Italia ha presentato i risultati semestrali. L’utile netto consolidato è aumentato del +2,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 478 milioni di euro. In crescita la base clienti, con 106 mila nuove acquisizioni (+ per cento a/a), con il canale digitale che continua a rappresentare un importante motore di sviluppo commerciale. Prosegue anche il sostegno al tessuto economico e sociale. Le erogazioni di mutui residenziali si confermano su livelli solidi, con erogazioni pari a 1,8 miliardi di euro (+1,4 per cento a/a), mentre i finanziamenti verso clientela si attestano a 67 miliardi di euro. L’aggregato risulta in aumento del +2,4 per cento a/a grazie alla performance positiva sia dei finanziamenti alle aziende (+4,9 per cento a/a) che del comparto mutui casa (+3,9 per cento a/a). La raccolta diretta ammonta a 79 miliardi di euro (+1,6 per cento a/a) e il risparmio gestito supera i 59 miliardi di euro. Rafforzato infine il supporto alle imprese, con nuovi finanziamenti a medio-lungo termine a 3,1 miliardi di euro nel semestre, in forte progressione nel confronto annuo (+17 per cento). Rilevante il sostegno nel campo degli investimenti sostenibili, con circa 960 milioni di euro di erogazioni dedicate, affiancato dall’attività del Desk Energy.
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, ad alcuni dirigenti Tesla sarebbe stato chiesto di preparare una separazione delle attività in Cina, in modo da spianare la strada alla fusione dell’azienda con SpaceX. Il patron Elon Musk, che più volte ha citato potenziali sinergie tra i due gruppi e non ha fatto mistero di voler mettere un po’ di ordine nella sua galassia di aziende, viste le persistenti frizioni geopolitiche avrebbe strutturato le attività cinesi della casa automobilistica in modo da poterle facilmente separare da quelle Usa.
Tesla (Ansa)
La Gigafactory di Shanghai è cruciale per Tesla
Il Wsj scrive che ci sono piani per la creazione di un’entità di vendita indipendente per gestire le esportazioni all’estero dalla Gigafactory di Shanghai – lo stabilimento più grande e produttivo di Tesla – nonché l’implementazione di rigide barriere interne per limitare l’accesso dei dipendenti con sede in Cina ad altre unità aziendali. Nonostante la concorrenza di Byd, la Repubblica Popolare resta per Tesla il secondo mercato al di fuori degli Stati Uniti e Shanghai, con una capacità produttiva annua di oltre 950 mila veicoli, rappresenta uno snodo chiave per le esportazioni verso l’Europa e la regione Asia-Pacifico. Tesla, peraltro, produce in Cina oltre il 95 per cento dei componenti destinati alle Model 3 e Model Y grazie a una rete di più di 400 fornitori nazionali, senza affidarsi a una joint venture locale.
Tesla e Musk smentiscono il Wsj: «Fake news»
L’indiscrezione del Wall Street Journal secondo cui Musk starebbe valutando la possibilità di scorporare, vendere o chiudere le sue attività in Cina di Tesla per agevolare una fusione con SpaceX è stata definita «priva di fondamento» sia della filiale cinese del marchio che dallo stesso magnate, il quale su X ha scritto di «fake news».
Il calcio italiano è in lutto per la scomparsa di Franco Baresi. Una notizia che, vista la caratura del personaggio, ha trovato ampio spazio anche sulle principali testate sportive straniere. L’Equipe apre l’edizione online col titolo: «Baresi, la scomparsa di un precursore». Un riferimento alla modernità del gioco del numero 6 rossonero, un difensore centrale molto avanti rispetto ai suoi tempi. «Libero italiano di grande eleganza e incarnazione della grande squadra del Milan di fine Anni 80», lo ricorda poi nel pezzo la testata francese. Lo spagnolo Marca titola: «È morto Franco Baresi, leggenda eterna del Milan e del calcio italiano», definendo poi l’ex capitano rossonero «uno dei più grandi difensori della storia». Nell’articolo dedicato alla sua scomparsa si legge poi: «Baresi è stato molto più di un difensore straordinario. È stato il grande capitano di un Milan leggendario, il leader di una generazione che ha trasformato i rossoneri in una potenza del calcio europeo e in una delle squadre più memorabili di tutti i tempi».
Anche As ha dedicato un lungo articolo alla scomparsa di Baresi: «Il suo numero 6 passerà alla storia. Nessuno nel mondo del calcio l’ha mai indossato con maggiore eleganza. È stato un elemento imprescindibile sia per il Milan di Arrigo Sacchi che per quello di Fabio Capello. Le sue doti difensive, il portamento unico e la tecnica nel trattare il pallone hanno fatto sì che la sua figura trascendesse lo sport stesso. Una vera icona». Della scomparsa di Baresi, ovviamente, scrivono anche Mundo Deportivo e – passando al Portogallo – A Bola. La leggenda del calcio italiano non è stata solo ricordata e omaggiata dai giornali sportivi stranieri, ma anche dalle principali testate generaliste e dalle più importanti agenzie di stampa estere. «In un’epoca dominata da difensori fisici, Baresi si distinse per la sua lettura del gioco, ridefinendo il ruolo di libero e coniugando autorevolezza difensiva e capacità di avviare l’azione dalle retrovie», ha scritto la Reuters. Il Telegraph ha definito Baresi «uno dei migliori giocatori della sua generazione».
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. «Si tratta di un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature. Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza internazionale di stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini», ha aggiunto il tycoon. La conferma dell’intesa è arrivata anche da alcuni responsabili di Hamas. Il vertice sulla fase 2 della tregua si terrà presto al Cairo, riportano alcune fonti.
Migliaia di migranti provenienti da Marocco e Algeria hanno raggiunto a nuoto Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco, porta d’ingresso dell’Europa in Africa, causando una vera e propria emergenza. Nel giro di poche ore una valanga di persone, soprattutto ragazzi, si è ammassata sul lato marocchino del confine con Ceuta, per poi buttarsi in mare e circumnavigare a nuoto il piccolo molo delimitato da una rete che si inoltra in acqua solo per pochi metri a dividere i due Paesi. Quando l’afflusso si è fatto particolarmente intenso, in molti hanno iniziato a superare il confine anche via terra, percorrendo il molo dal lato marocchino, aggirandone la recinzione sulla punta e poi ripercorrendolo in direzione opposta sul lato spagnolo. Mentre Bruxelles segue l’evoluzione della crisi e assicura il massimo impegno per proteggere le frontiere dell’Unione europea, l’esecutivo italiano si è detto pronto a sospendere il trattato di Schengen con la Spagna. Una posizione che ha irritato Madrid, che ha risposto convocando il nostro ambasciatore.
Lo scontro tra Tajani e Albares
«Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del ministro Piantedosi. L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500 mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani», aveva scritto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, causando l’ira del suo omologo spagnolo.
Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del Ministro Piantedosi. L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del…
«Questo messaggio del ministro degli Esteri di un Paese amico e partner da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica è indegno», aveva risposto José Manuel Albares.
Este mensaje es impropio del Ministro de Exteriores de un país socio y amigo del que esperamos solidaridad europea y no demagogia partidista. Los hechos de hoy tienen relación con una sentencia, nada que ver con lo que dice el tuit. He convocado mañana al Embajador de Italia. https://t.co/8ZDSZ1Il5c
Stavolta purtroppo non è una fake news: è morto a 66 anni Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale. Ad annunciarlo è stata la società rossonera, alle 7:31 di stamattina: «La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del dna e del cammino di tutto il Club». Baresi, che nel 2025 era stato operato per un nodulo polmonare, ha collezionato 719 presenze ufficiali con il Milan, vincendo sei scudetti e tre Coppa dei Campioni, senza lasciare il club nemmeno negli anni bui della Serie B, mentre in Nazionale ha disputato 81 gare vincendo il Mondiale 1982 (pur senza scendere in campo).
La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta… pic.twitter.com/a8wNOCUc2o
All’anagrafe Franchino, Baresi era nato a Travagliato (Brescia) nel 1960. Tifoso dell’Inter, a 14 anni era entrato nelle giovanili del Milan facendo il percorso contrario del fratello maggiore Beppe, di fede rossonera ma ingaggiato dall’Inter. Il “Piscinin” – “piccolino” in dialetto milanese – aveva esordito col Milan nell’aprile 1978 con Nils Liedholm in panchina, per poi affermarsi come titolare nella stagione successiva, terminata con la conquista dell’agognato decimo scudetto rossonero. Negli anni successivi sarebbe sceso due volte in Serie B col Milan: la prima volta a causa del Totonero, mentre nella seconda occasione la retrocessione arrivò sul campo. In mezzo la promozione a capitano rossonero (a soli 22 anni) e la vittoria della Coppa del Mondo nel 1982 (da riserva di Gaetano Scirea, senza mai scendere in campo).
Rimasto fedele al Milan, Baresi era ormai una colonna del club quando nel 1986 arrivò Silvio Berlusconi: negli anni successivi, prima con Arrigo Sacchi e poi con Fabio Capello in panchina, avrebbe alzato da capitano trofei su trofei. Per quanto riguarda la Nazionale, dopo la delusione di Italia 90 Baresi disputò il campionato del mondo 1994 negli Usa con la fascia di capitano al braccio: infortunatosi al menisco contro la Norvegia nei gironi, contro ogni aspettativa dopo soli 25 giorni tornò in campo nella finale contro il Brasile. E fu, purtroppo, il primo a sbagliare dal dischetto: un errore a cui fece seguito un pianto inconsolabile. A giugno del 1997 l’addio al calcio giocato: il Milan, senza esitare, decise di ritirare il suo numero 6 di Baresi, che da “Piscinin” era diventato “Kaiser Franz”. Successivamente era entrato nei quadri dirigenziali rossoneri, tradendo il Diavolo solo per una breve esperienza (81 giorni) al Fulham, in Inghilterra.
Il cordoglio del mondo del calcio e non solo
Dalle istituzioni ai club, passando per ex compagni, avversari e tifosi: in tantissimi stanno piangendo Baresi. «Il calcio italiano perde una delle sue leggende, un campione straordinario che in tutta la sua carriera ha indossato solo due maglie, quella del Milan e quella azzurra. Una scelta romantica, che lo ha fatto entrare di diritto nel cuore dei tifosi e di milioni di italiani», ha dichiarato Giovanni Malagò, presidente della Figc. «Lo ricorderemo come merita in occasione delle prossime partite della Nazionale, quella Nazionale per la quale ha sempre dimostrato un attaccamento eccezionale diventandone uno dei simboli più gloriosi».
Addio a Franco Baresi, protagonista delle grandi sfide del Derby di Milano e una delle figure che più hanno definito la storia della rivalità. Capitano, uomo squadra e bandiera del Milan, ha vissuto ogni confronto con l’Inter tra competizione e rispetto, dentro una sfida che ha… pic.twitter.com/huovhsR5gG
Messaggi di cordoglio sono arrivati da numerosi club: dall’Inter («Capitano, uomo squadra e bandiera del Milan, ha vissuto ogni confronto con l’Inter tra competizione e rispetto, dentro una sfida che ha scritto pagine indimenticabili del calcio italiano»,) alla Juventus («Ci sono persone che, con il loro talento, entrano nella storia. E altre che, con la loro umanità, vi restano per sempre. Franco Baresi è stato entrambe le cose»), fino alla Roma e alla Lazio.
Con la scomparsa di Franco Baresi, l'Italia perde non solo uno dei più grandi campioni della sua storia sportiva, ma anche un esempio di lealtà, serietà e dedizione.
Capitano del Milan e della Nazionale, ha indossato gli stessi colori per un'intera carriera, vivendo la fedeltà… pic.twitter.com/MAWRCb4HQQ
Così Giorgia Meloni: «Con la scomparsa di Franco Baresi, l’Italia perde non solo uno dei più grandi campioni della sua storia sportiva, ma anche un esempio di lealtà, serietà e dedizione. Capitano del Milan e della Nazionale, ha indossato gli stessi colori per un’intera carriera, vivendo la fedeltà come un valore e la fascia come una responsabilità. Ha dimostrato che si può diventare leggenda senza mai smettere di essere un punto di riferimento, dentro e fuori dal campo».
Il 19 novembre 1995 ho esordito in Serie A contro il Milan. Avevo 17 anni e dall'altra parte c'era il capitano di quella squadra: Franco Baresi.
Per un ragazzo della mia età, trovarsi in campo contro campioni come lui era qualcosa di incredibile. Da quel giorno ho avuto ancora… pic.twitter.com/dxczczBvGw