L’intervista. Tra le new entry in Consiglio Comunale Manuela Siniscalco,

SALERNO. Anche Manueala Siniscalco, dei “progressisti per Salerno, entrerà a far parte del Consiglio Comunale. Un risultato ottenuto grazie all’assegnazione di ben tre assessorati all’interno della storica compagine deluchiana, che ha permesso di far scorrere la lista dei non eletti fino alla terza posizione, occupata appunto dalla Siniscalco, che ha ottenuto 492 preferenze, consentendole quindi di entrare di diritto nell’assise cittadina.

Come ha vissuto questa sua prima campagna elettorale. Si aspettava di far parte del Consiglio comunale? “Ho vissuto questa campagna elettorale come un’avventura perché desideravo mettermi seriamente in gioco ed il risultato ottenuto è un dono ricevuto non solo per l’impegno personale ma per coloro che mi hanno accompagnato con passione e dedizione come la mia famiglia. In particolare, la grinta di mio fratello Paolo, che mi ha trasmesso tanta energia positiva. La risposta degli elettori, poi, mi ha emozionato profondamente e sento forte il desiderio di rispondere a questa bella affermazione con impegno e responsabilità”. Una elezione ottenuta nella storica lista deluchiana. Non era facile. Lei ha ottenuto 492 preferenze. Si aspettava di più? Magari un’elezione diretta? “L’essere candidata nella storica lista deluchiana con tanti “big” della politica salernitana, come ho detto all’inizio della campagna elettorale, è stata per me motivo di stimolo ulteriore. Mi sono arricchita e sono felicissima del risultato raggiunto in così poco tempo. Non appartengo al mondo politico ed il poco tempo a disposizione ha reso il mio essere oggi in consiglio una bellissima sorpresa”.

C’è qualcosa che non rifarebbe nella conduzione della sua campagna elettorale? “No, rifarei tutto, anzi meglio. Mi organizzerei per tempo, innanzitutto, perché abbiamo avuto solo un mese a disposizione per organizzare tutto e gli impegni professionali ed accademici mi hanno portata spesso lontana dalla campagna elettorale che avrei curato con una presenza ancora maggiore tra le persone, le associazioni e le realtà esistenti sul territorio per comprenderle più profondamente”

Che ruolo avrà Manuela Siniscalco nella maggioranza di governo? “Il ruolo che avrò al momento non posso saperlo. Desidero mettere a disposizione le mie capacità, maturate in ambito professionale, nella ricerca accademica e nel volontariato per accompagnare il nostro sindaco nella realizzazione degli ambiziosi obiettivi che si è prefissato di raggiungere. Non vedo l’ora…”

Quale sarà il suo impegno una volta entrata in Consiglio? Il mio impegno sarà di restare quella che sono, maturando ogni giorno di più la consapevolezza che è la vicinanza alle persone ed ai cittadini che ci dice dei loro bisogni e delle loro necessità. Per me la politica è “mettersi a servizio della comunità” ed auspico, accanto alla mia coalizione, di trovare delle risposte concrete alle reali esigenze della comunità perché sono fermamente convinta che solo lavorando insieme ai cittadini si costruisce una vera città europea a misura d’uomo”. Entra in Consiglio Comunale in punta di piedi Manuela Siniscalco, desiderosa di esserci senza fare rumore, ma con l’intento di mettere a disposizione la sua esperienza professionale al servizio della collettività. Una presenza importante, che potrà dire molto nel corso della consiliatura.

Mario Rinaldi

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La tastiera argentina di Martha Noguera

Di Olga Chieffi

Dopo il grande successo, delle Domeniche di maggio, della rassegna “ArcheoAperiMusica”, la Società dei Concerti prosegue la stagione concertistica 2026 con due eventi straordinari questa sera e l’8 giugno, rispettivamente a Villa Fondi di Piano di Sorrento alle ore 20,30 e nella Chiesa di Santo Stefano a Capri alle ore 19,30. Protagonista la pianista italo – argentina Martha Noguera, con un recital ammaliante dal titolo “Classicismo, Romanticismo ed Impressionismo” (Beethoven, Chopin, Ravel). Gli eventi sono organizzati in collaborazione con l’Amministrazione Comunale di Piano di Sorrento, nella persona del neo-eletto Sindaco Salvatore Cappiello, dell’Assessore alla Cultura, Turismo e Spettacolo, Giovanni Iaccarino, del responsabile del I Settore, Giacomo Giuliano,e la Parrocchia di Santo Stefano di Capri ed il patrocinio dalla Regione Campania, per la direzione artistica del Maestro Paolo Scibilia. “L’iniziativa arricchisce l’offerta turistico – culturale del territorio – ha commentato il direttore artistico- L’alta qualità ed i programmi fruibili e comunicativi assicurano il successo di eventi di questo genere. Bellezze architettoniche, naturali e paesaggistiche dei luoghi si fondono con quelle della grande musica. Un’armonia indescrivibile di sensazioni, emozioni e suggestioni, immersi in una pluralità di suono, spazio, tempo, arte, storia e meditazione spirituale, tra la grande musica e le bellezze dei luoghi che la accolgono. Perché se è vero che la bellezza ispira la musica, è altrettanto vero che la musica aleggia da sempre a Sorrento”. La pianista ha scelto per il pubblico campano la la “Sonata n. 8 op. 13 in do minore” di Ludwig van Beethoven che si trascina addosso la definizione di “Patetica”, un appellativo che peraltro anche l’autore approvò, per quanto l’idea di chiamarla così non fosse sua, ma dell’editore viennese Eder. L’ascolto tuttavia non rivela accenti di piagnucoloso languore: difatti l’aggettivo deve essere riferito a quella “forza tragica di rappresentazione” sulla quale si era pronunciato Schiller a proposito della sua poetica. Più precisamente da questa sonata emergono gli elementi conflittuali che a loro volta trovano origine in Kant, il principio di opposizione e il principio implorante: accenti di energica carica emotiva che si stemperano in momenti di pacificante lirismo. Intenso l’ Adagio che rivela una linea adamantina che non piega a nessuna tendenza contingente e che s’erge pura nell’eterna giovinezza dello spirito. Riguardo il Rondò finale, più di un commentatore lo giudica inferiore al resto della sonata, se non addirittura slegato (Giorgio Pestelli scrive che non sfigurerebbe suonato su un clavicembalo): anzi qualcuno ipotizza che sia l’adattamento per il solo pianoforte di una pagina originariamente pensata per duo o trio. Si passerà, quindi al Maurice Ravel di “Gaspard de la nuit”, una delle sue opere più estrose: tre brani che trovano riferimento in altrettante poesie di Aloysius Bertrand; il titolo potrebbe essere inteso con il significato di “Tesoriere della notte” in quanto nella lingua persiana “Gaspard” ha il significato di “custode dei tesori regali”, la prima esecuzione ha avuto luogo a Parigi il 9 gennaio 1909. Questa composizione presenta notevoli difficoltà tecniche d’esecuzione, infatti Ravel dichiara esplicitamente di voler superare l’Islamey di Balakirev, considerato da tutti uno dei brani più ostici mai scritti. Il primo quadro è Ondine, dedicato al pianista Harold Bauer, continue ondulazioni sonore, come il moto incessante delle acque; il canto della ninfa del lago è una melodia malinconica, ascendente e discendente, contornata da pregevoli arpeggi. Il secondo quadro è Le gibet, un adagio in mi bemolle minore. La forca, con dedica a Jean Marnold, uno dei primi critici a sostenere Ravel, propone invece il macabro scenario di un’impiccagione; il lugubre penzolio del corpo, il continuo rintocco della campana, rivivono negli accordi ripetuti con insistenza. Finale con Scarbo, un Moderato, dedicato a Rudolph Ganz, altro famoso pianista, un brano energico e di grande impegno, con frequenti note ribattute e in crescendo, come il folletto notturno, vispo e dispettoso, che appare e scompare continuamente. Seconda parte della serata dedicata interamente alle ballate di Fryderyk Chopin. Per il titolo di questa composizione Chopin utilizza, per la prima volta in ambito strumentale, il termine che prima di lui identificava soltanto narrazioni di argomento epico e composizioni vocali basate su questi testi. Le quattro Ballate di Chopin, composte in un arco di tempo di 11 anni (dal 1831 al 1842), sembra siano state ispirate all’autore dalla lettura delle composizioni letterarie, dette appunto “ballate”, del poeta polacco Adam Mickiewicz, nel quale il recupero dell’elemento popolare si accompagnava ad un profondo sentimento nazionalistico (ciclo “Ballate e romanze” del volume “Poesie” del 1822). Questo fatto potrebbe spiegare il taglio spesso epicheggiante ed eroico, supportato da uno scorrevole “cursus” narrativo di tipo dattilico e con ritmo di 6/8 (o, come nella prima ballata, di 6/4), di queste bellissime pagine pianistiche, in cui peraltro vengono magistralmente ad inserirsi tratti più lirici e meditativi, secondo il tipico criterio romantico della compresenza di “slancio” e “nostalgia”. Chopin è da poco emigrato dalla sua patria e le ballate testimoniano da una parte il suo slancio vitalistico, teso a conseguire nuovi traguardi artistici e ad attingere fama imperitura, dall’altra la nostalgia per la patria, così amaramente abbandonata, La più celebre delle quattro è la Ballata n. 1 in sol minore op. 23, composta fra il 1831 e il 1835, di struttura tripartita (come le altre) e ricca di suggestivi contrasti fra impeto e calma meditativa, risolti con una efficace “gradatio” di stampo eroico, che conduce al “presto con fuoco” finale. L’emozione, l’elegia e la veemenza di questa prima ballata rappresentano quasi “l’odissea dell’anima di Chopin” (Liszt): sentimenti che si distribuiscono ampiamente nella breve introduzione lenta, nel lungo “moderato” che è il nucleo melodico del brano (con due temi, uno nobilmente elegiaco, ed un secondo dolcemente accattivante) e nell’effervescente finale. Nella Ballata n. 2 in fa maggiore op. 38 (del 1836-9), più semplice della precedente, il compositore e pianista Anton Rubinstein credette di intravedere l’immagine di un fiore, prima dolcemente delineato e quasi carezzato da una brezza soave, quindi drammaticamente spezzato da un vento impetuoso. Nella composizione in effetti convivono momenti di tenera dolcezza alternati a tratti di violenta energia, racchiusi negli antitetici “andantino” e “presto con fuoco” che si ripresentano con alternanza nel corso del lavoro, il cui suggello è affidato ad una coda (“agitato”) impetuosa e parossistica. Si passerà, quindi, alla Ballata in La Bemolle op.47 che si apre con un tema di squisita fattura, allegretto, seguito da un secondo tema che ha il sapore di una narrazione romantica di eventi lontani: mentre l’impianto armonico si muove tra fa maggiore e fa minore, il racconto si infervora, per poi acquietarsi e sfociare in una terza sezione tematica tutta imperniata sulla tonalità di la bemolle maggiore. Composta a Parigi e a Nohant nel 1842, la quarta Ballata è dedicata all’allieva Charlotte de Rothschild, la celebre Baronessa. la Ballata in fa minore, op.52 ultima del gruppo, segue lo schema generale. Si basa infatti su episodi di carattere contrastante e sulla trasformazione tematica, alterna passaggi semplici e frasi molto elaborate. Rispetto alle precedenti ballate, qui la narrazione è più decisa nell’espressione ma anche più riflessiva; inizialmente non è scorrevole, appare esitante per poi riprendere con un tema leggermente diverso. Un motivo apparentemente slavo, delicato, viene ripetuto con qualche alterazione nel fraseggio; a contrasto Chopin inserisce un motivo con ornamenti, più agitato. I due temi si intrecciano, si scontrano con episodi misteriosi e strani ma dopo una pausa di riflessione ritorna il tema iniziale, variato con toni cupi e desolati; ritorna ancora più inquietante anche il secondo tema, poi la ballata termina con quattro accordi molto concitati.

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Di Popolo: “Sarò tramite tra i cittadini e il Comune”

Primo dei non eletti nella lista “Avanti – PSI” e eletto in consiglio a seguito della nomina dei membri della Giunta. Così, Filomeno Di Popolo potrà occupare il ruolo che inizialmente era stato assegnato di diritto a Massimiliano Natella, nominato assessore all’Ambiente, che ha permesso lo scorrimento della lista facendo rientrare uno dei veterani della politica salernitana, alla sua seconda elezione consecutiva.

Soddisfatto?

“Certamente. È un risultato che accolgo con grande senso di responsabilità e con la consapevolezza del lavoro che ci attende. Va però precisato che è tuttora in corso una verifica al Seggio centrale, un controllo puntuale che potrebbe addirittura assegnarci direttamente il quarto consigliere, considerando che mancano pochissimi voti. Attendiamo l’esito con serenità, ma già oggi posso dire di essere soddisfatto per il percorso fatto e per la fiducia che i cittadini hanno riposto in noi”. Un’analisi del voto: lei ha ottenuto 639 preferenze, primo dei non eletti e poi rientrato. Si aspettava di meglio?

“Potrei rispondere di sì, ma sarebbe ingeneroso nei confronti di tutte le persone che hanno scelto di sostenermi tra tantissimi aspiranti alla carica. Rispetto al passato c’è stata una frammentazione notevole, che ha inevitabilmente inciso sulla distribuzione delle preferenze. Nonostante ciò, sia pure di pochi voti, ho migliorato il dato della precedente elezione. Questo per me è un segnale importante: significa che il lavoro svolto negli anni è stato riconosciuto e apprezzato. Ogni voto ricevuto rappresenta una storia, un incontro, un impegno reciproco. E questo vale più di qualsiasi aspettativa numerica”.

Ben 6.040 voti per Avanti–PSI a Salerno. Un dato che soddisfa tutti?

“La lista AVANTI–PSI continua a crescere e a migliorarsi in termini di consenso. È ormai una realtà consolidata nel panorama politico cittadino e regionale, grazie al lavoro immane che sta portando avanti il nostro Segretario Nazionale Enzo Maraio e grazie all’impegno costante dei dirigenti del Partito. Un ringraziamento particolare va rivolto alle candidate e ai candidati della lista, così come agli uscenti che hanno contribuito a costruire credibilità e radicamento. Questo risultato è anche frutto del lavoro svolto dal gruppo consiliare uscente, che non ha mai fatto mancare presenza, idee e senso di responsabilità. La nostra forza è proprio questa: ci impegniamo a prescindere dal dato personale. Siamo una comunità politica capace di rinnovarsi e di attrarre nuovi interpreti e nuovi consensi. Ne sono esempio la studentessa Simona Calzaretti, tra le più votate in assoluto, e Antonio Cammarota, politico di grande esperienza che ha scelto di aderire al progetto AVANTI”.

Quale sarà il suo ruolo in questa maggioranza targata De Luca?

“Il mio ruolo sarà quello di essere un tramite tra le persone e l’Amministrazione, di ascoltare, raccogliere esigenze, trasformarle in proposte e soluzioni. In parole povere: servire la mia città. “Servire” è un verbo che oggi sembra quasi in disuso, ma per me rappresenta l’essenza dell’impegno politico. Essere in Consiglio significa mettersi a disposizione della comunità, con umiltà e determinazione”. E’ stata mai messa in discussione la vittoria di De Luca?

“Mai. Soprattutto per chi, come me, si interfaccia quotidianamente con il popolo. La percezione era chiara: la città riconosceva a De Luca una visione, una capacità amministrativa e una credibilità costruita negli anni. Le critiche fanno parte del gioco democratico, ma la fiducia dei cittadini è stata evidente fin dall’inizio”.

Mario Rinaldi

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Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti

Non si sono ancora placate le polemiche per gli incidenti politico-mondani occorsi durante la parata del 2 giugno e la successiva festa al Quirinale: l’assenza malamente giustificata dei leader del campo largo, Giorgia Meloni non citata nel monologo di Paola Cortellesi sulle donne della Repubblica, il forfait del ministro dei Trasporti Matteo Salvini, impegnato a vegliare sulle grandi opere e a scongiurare il prossimo sciopero dei treni (lui è l’unico che lavora quando gli altri fanno festa, e viceversa. Devono avergli dato un calendario fallato, con i giorni neri al posto dei rossi).

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
La premier Giorgia durante la parata del 2 giugno (foto Ansa).

Ma più clamorosa e dolorosa è stata la freddezza sugli episodi che prendono a calci tutte le belle parole spese per celebrare gli 80 anni della Repubblica democratica fondata sul lavoro: la strage dei braccianti a Cosenza, l’inchiesta milanese sullo schiavismo (eufemisticamente chiamato caporalato) nel maxi-cantiere per la costruzione del Consolato americano.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
I braccianti afghani Ullah Ismat Qiemi, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad, bruciati vivi ad Amendolara (foto Ansa).

Lavorano solo i maschi over 50: donne e giovani restano a casa o emigrano

E sono solo le ultime aggiunte a un cahier de doléances che va dai quasi 200 morti sul lavoro solo nel primo trimestre di quest’anno ai licenziamenti negli stabilimenti italiani Electrolux, dalle 117 aziende che nel 2026 hanno chiuso i battenti agli illusori record di occupazione, riguardanti solo i maschi over 50, mentre donne e giovani restano a casa o, se possono, emigrano.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Operai al lavoro nel cantiere del nuovo consolato Usa a Milano (foto Ansa).

A dire il vero, è scorretto tirare in ballo i cahiers de doléances, i rapporti scritti sulle sofferenze del popolo nella Francia prerivoluzionaria: anche durante l’Ancien Régime, ogni tanto il sovrano li prendeva in considerazione. Delle sofferenze dei lavoratori italiani, invece, al governo non sembra importare granché.

Il potere d’acquisto delle famiglie crolla e la crescita resta al palo

Per Meloni “lavoro” è un concetto fine a se stesso, come “stabilità”: buono per le dichiarazioni trionfali, ma vuoto di significato, alla luce dell’articolo 36 della Costituzione, che prevede retribuzione sufficiente per garantire un’esistenza libera e dignitosa, limiti di orario, riposo settimanale e ferie pagate. E lo è anche alla luce della semplice logica: se in Italia gli occupati aumentano, ma il potere d’acquisto delle famiglie crolla e la crescita resta al palo, dev’esserci qualcosa che non funziona.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Un’immagine di Giorgia Meloni (foto Ansa).

Il lavoro riguarda più che altro il mantenimento dell’ordine pubblico

Deve tenere impegnato l’individuo, distrarlo da progetti delinquenziali e fargli guadagnare qualche soldo, abbastanza per le piccole spese, ma non per i vizi. L’occupazione, insomma, è prima di tutto qualcosa che tiene occupati. Una questione che riguarda più il mantenimento dell’ordine pubblico che lo sviluppo e la modernizzazione del Paese, la felicità e la dignità dei cittadini o il futuro dei giovani.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Laureati (che poi scappano dall’Italia).

Questo pensiero spiegherebbe anche il totale disinteresse per la fuga all’estero dei laureati (146 mila negli ultimi 10 anni): non è conveniente tenersi fra i piedi gente giovane e istruita che non si accontenta del lavoretto precario e non puoi bollare come “maranza”.

Disoccupazione e inattività femminile: l’Italia è prima in Europa

Dalla concezione profilattica del lavoro deriva anche la disattenzione verso la disoccupazione e l’inattività femminile, dove l’Italia è prima in Europa: far lavorare le donne è meno urgente, perché, a differenza dei maschi, quando non hanno un impiego è più difficile che stiano con le mani in mano o, peggio ancora, che le usino per fare più danni che vendere foto dei piedi su OnlyFans.

Meloni celebra il lavoro nell’Italia fondata su caporalato e licenziamenti
Slogan per i salari durante lo sciopero nazionale USB a Napoli (foto Ansa).

In questo panorama che sta scivolando sempre più verso scenari dickensiani (dopo il Covid, in Italia si registra un costante aumento del lavoro minorile, strano che Meloni non rivendichi anche questo), l’obbligo imposto dalla legge Ue di indicare la retribuzione annua lorda nelle offerte di lavoro, che scatta dal 7 giugno, è un pallido raggio di sole.

Trasparenza sulla “paga”, un’altra deriva woke di Bruxelles…

I candidati potranno scartare i salari più inadeguati, e i datori di lavoro non potranno più avere il coltello dalla parte del manico per giocare al ribasso quando nei colloqui si affronta l’argomento “paga”. Scommettiamo che qualcuno nella maggioranza brontolerà sull’ennesima deriva woke imposta da Bruxelles?

Salernitana, De Boer giura fedeltà ai granata

di Marco De Martino

SALERNO – Kees de Boer (nelle foto di Gambardella) si tiene stretto la Salernitana. Il centrocampista olandese, in una lunga intervista al sito VoetbalPrimeur in cui ha parlato anche dei suoi inizi in patria, della sua esperienza in Inghilterra allo Swansea, dell’offerta giunta dall’Arabia Saudita ma rifiutata e di quella arrivata dalla Ternana, ha illustrato diffusamente il suo impatto con la realtà salernitana esprimendo la propria voglia di recitare un ruolo da protagonista nella prossima stagione, sempre a Salerno: «Credo di aver avuto un problema di abbondanza la scorsa estate. Avevo disputato una buona stagione e segnato nella finale dei playoff per la promozione (Pescara-Ternana nda). Quella partita è stata vista da milioni di persone in televisione. Il calcio in Italia è davvero vissuto intensamente, anche in Serie C. Solo in Italia avevo una decina di club interessati a me. Alla fine ho scelto la Salernitana. È considerata una grande società in Italia, con una tifoseria importante. Ho un buon contratto e Salerno è una città bellissima in cui vivere. Qui la vita è fantastica e c’è un aeroporto vicino per la mia ragazza che è all’ultimo anno di università. L’idea è che dal prossimo anno si trasferisca qui definitivamente. Sono stati questi piccoli dettagli a fare la differenza nella scelta di firmare per questo club, con la speranza di ottenere subito la promozione».
IL BILANCIO IN GRANATA Nonostante l’obiettivo fallito, de Boer è contento e soddisfatto del suo primo anno alla Salernitana: «Abbiamo comunque riacceso l’entusiasmo della città. L’ultima volta che lo stadio era stato così pieno credo fosse tre anni fa, in Serie A contro il Milan. In Italia sono diventato più maturo, sia dentro che fuori dal campo. Rispetto ai Paesi Bassi, qui il calcio è più tattico. Ci sono giocatori più intelligenti tatticamente, molti dei quali hanno giocato per anni in Serie A. Ogni stile di gioco ti insegna qualcosa e, prendendo un po’ da ciascuno, diventi un calciatore più completo. In Italia si aspettano soprattutto che tu sia affidabile. È un aspetto in cui sono cresciuto molto». Per de Boer giocare in terza serie non è affatto un declassamento, anzi: «Penso che le migliori squadre di Serie C abbiano un livello paragonabile alla parte bassa dell’Eredivisie (la serie A olandese nda). Quando si sente parlare di Serie C, molti si chiedono che livello possa essere. Anch’io la pensavo così da piccolo, ma è un modo di pensare molto sbagliato. Il terzo livello del calcio italiano non è certo per dilettanti. Per il momento sto benissimo alla Salernitana. Forse non sono il tipo di giocatore che cercano i club olandesi. In Italia mi sento completamente a casa e adoro la vita qui. Per almeno sei mesi all’anno vivi praticamente in una località di vacanza per clima e posizione geografica. E anche in inverno si sta molto meglio che nei Paesi Bassi. Dopo l’allenamento puoi andare direttamente in spiaggia. Mettendo insieme tutti questi aspetti, mi vedo ancora qui a giocare per diversi anni. Per ora l’obiettivo è semplice: conquistare la promozione con questo club. La Salernitana è una società troppo grande per la Serie C, per dimensioni, stadio, città e tifosi».
I “DIFETTI” ITALIANI Non solo aspetti positivi ma anche qualche difetto secondo de Boer: «L’unica cosa che mi ha sorpreso è che il 95% delle persone non parla inglese. Quando arrivai a Terni avevo soltanto due compagni di squadra che parlavano inglese, tutti gli altri no. Quindi, a tutti i calciatori che vengono in Italia, consiglio di imparare subito la lingua. Ormai riesco a parlare abbastanza bene ed è davvero necessario. Più vai a sud, più i tifosi sono appassionati. Io sono piuttosto tranquillo: anche se perdiamo una partita e ho degli ospiti, vado comunque a cena fuori. Può capitare che un tifoso si avvicini e ti dica che devi fare di più», ha concluso un Kees de Boer che ha già le idee chiare per la prossima stagione: recitare un ruolo da protagonista con la maglia della Salernitana.

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Salerno. Guerra tra medici e ASL

Di Erika Noschese

Nuova bufera sulla gestione del personale sanitario nel territorio salernitano. Le organizzazioni sindacali provinciali FIMMG e SUMAI, in rappresentanza dei medici di medicina generale e degli specialisti ambulatoriali, hanno notificato un atto di diffida e formale richiesta di riesame in autotutela ai vertici dell’ASL di Salerno. Al centro dello scontro c’è l’avviso pubblico finalizzato al reclutamento di infermieri in regime libero-professionale da impiegare presso le Case e gli Ospedali di Comunità, le nuove strutture di assistenza territoriale introdotte dalla riforma sanitaria. A innescare la dura reazione dei camici bianchi è la determinazione del compenso orario previsto per l’attività infermieristica, fissato dall’amministrazione aziendale a quaranta euro all’ora. Secondo i rappresentanti sindacali dei medici, tale tariffa risulta superiore o comunque non proporzionata rispetto ai compensi attualmente riconosciuti ai professionisti medici che operano nelle medesime strutture territoriali dell’ASL Salerno. I firmatari del documento, pur ribadendo il pieno rispetto per la categoria infermieristica e per l’apporto essenziale che essa garantisce al Servizio Sanitario Nazionale, contestano fermamente la scelta gestionale della direzione strategica. I medici evidenziano come la decisione dell’azienda non sia supportata da alcuna specifica motivazione tecnica, economica o organizzativa che possa giustificare una simile disparità di trattamento economico. La tesi giuridica e sindacale dei camici bianchi si fonda sulla potenziale svalutazione della funzione medica sul territorio. Nel testo della diffida viene ricordato che i medici di medicina generale e gli specialisti ambulatoriali interni esercitano delicate funzioni diagnostiche, terapeutiche, prescrittive, certificative e di governo clinico dei percorsi assistenziali, assumendo responsabilità professionali e medico-legali di massimo rilievo. La scelta dell’ASL Salerno, secondo i sindacati, si pone in aperta contraddizione con il ruolo strategico attribuito dal legislatore nazionale alla componente medica nell’ambito del modello organizzativo delineato dal Decreto Ministeriale numero settantasette del 2022. Sul piano del diritto amministrativo, i sindacati richiamano i principi costituzionali di buon andamento e imparzialità sanciti dall’articolo novantasette della Costituzione. Tali norme impongono che ogni provvedimento della Pubblica Amministrazione sia sorretto da un’adeguata attività istruttoria e da una congrua motivazione. Inoltre, viene invocato il principio di ragionevolezza, in base al quale la valorizzazione economica delle diverse professionalità operanti nella sanità pubblica deve essere necessariamente coerente con il livello di formazione, le funzioni concretamente esercitate, le responsabilità assunte e il ruolo attribuito dall’ordinamento vigente. La mancata osservanza di questi parametri rischia, secondo le sigle firmatarie, di compromettere l’equilibrio organizzativo delle strutture e di generare effetti distorsivi nella programmazione del personale. Per queste ragioni, i segretari provinciali dei due sindacati medici, il dottor Elio Giusto per la FIMMG e il dottor Ferdinando Ferrara per il SUMAI, hanno formalmente diffidato l’ASL Salerno a procedere a un immediato riesame in autotutela dell’avviso pubblico e dei relativi criteri di quantificazione economica. Contestualmente, i rappresentanti dei medici chiedono la sospensione immediata dell’efficacia del bando in attesa delle verifiche amministrative, la convocazione urgente di un tavolo di confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative della medicina territoriale e una complessiva revisione delle tariffe adottate. La vertenza sindacale è accompagnata da una formale istanza di accesso agli atti presentata ai sensi della Legge numero 254 del 1990. I sindacati chiedono il rilascio immediato della copia integrale di tutti i documenti presupposti all’avviso, inclusi gli atti istruttori, le relazioni tecniche ed economiche, i pareri espressi dalla Direzione Strategica e l’intera documentazione contabile utilizzata per quantificare la tariffa oraria di quaranta euro. In chiusura del documento, le organizzazioni sindacali avvertono che, in caso di mancato riscontro da parte dei vertici dell’ASL Salerno entro i termini previsti dalla legge, si riserveranno di adire le competenti autorità amministrative e giurisdizionali per tutelare i diritti e gli interessi collettivi della categoria medica rappresentata.

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Salerno Letteratura, fasto del potere e diversivo per una città senza voce

L’articolo che leggerete qui di seguito è stato già pubblicato da questo giornale un anno fa, a fine giugno del 2025. Lo riproponiamo senza aggiungere una virgola (al netto di questo distico) perché già da tempo nel Festival di Salerno Letteratura si coglievano i segni di una decadenza profonda che spiega, almeno in parte, la grave censura comminata a Erri De Luca nell’attuale edizione. Rileggetelo, se ne avete voglia e tempo, e scoprirete di quali colpe può macchiarsi la cultura inautentica, messa in scena da persone inadeguate e inadatte per magnificare il vertice di una “monarchia assoluta” in cambio di congrui contributi pubblici. Una friabilità ideativa, contenutistica e organizzativa per nulla attenuata dal vertice artistico della rassegna, sulla carta qualificato.

 

di Malatesta

 

Che ne sarà tra qualche mese della retorica democratica, negatrice di ogni sapere, quando calerà una pesante – e ci si augura definitiva – saracinesca sul regime deluchiano che ha aperto per più di un trentennio voragini tra chi si esprime (il potere) e chi ascolta (il popolo), tra chi agisce e chi è inerzialmente guidato, quest’ultimo ormai disabituato dall’esercitare qualsiasi autocritica? Non è soltanto un interrogativo seduttivo e recriminatorio, ma un tema che sollecita lo sguardo sul futuro e una riflessione sulla politica e su quanto si muove intorno ad essa (o, peggio, è da essa condizionato), una sorta di “teatrocrazia” insediatasi nella città di Arechi, con la mente che va a quella decadenza di cui parla Platone nelle Leggi.

 

Non c’è più narrazione

antagonista al potere

 

Il richiamo a Platone, a Socrate e alla filosofia greca in genere, può apparire peregrino ma non lo è. Si può essere vittima di una maggioranza che sbaglia (“caso non inusuale durante la dittatura fascista”, sostiene il professore Luciano Canfora), perché essere in molti non significa essere nel giusto. E a Salerno, negli ultimi trent’anni, il concetto di maggioranza è stato il più artificiale di tutti, così come il diritto è assurto al rango, direbbe Louis Blanc, di “malinteso fondamentale”. È come se il racconto della città si fosse interrotto più di trent’anni fa, deprivato della sua forza narrativa, compresso nella sua estensione temporale, mutilando il pensiero collettivo di tutta la ricchezza che risiede in ciò che è da venire. Mentre un tratto della cultura contemporanea è costituito dall’abbattimento della lontananza, per cui ciò che si dice in un attimo porta e comporta storia (o, più correttamente, recupera e rilancia storie personali), nella città del vecchio politico divenuto il più fantozziano dei raìs nell’indifferenza plaudente delle nuove folle fameliche, si è verificato il fenomeno inverso. Non è il narratore l’antagonista del potere, ma è quest’ultimo che, nascondendo realtà e verità, parla, mutila, nasconde, enfatizza e simula il racconto che manca, irrobustendo quotidianamente la retorica democratica, alla cerca di clientes.

 

Finanziamenti amichevoli

per cartelloni ripetitivi

 

È così che la cultura e la letteratura sono diventati i segmenti mossi con abilità all’interno di un percorso informativo sollecitato, attraverso i finanziamenti indiscriminati e arbitrari, da un potere allo stremo. Le storie e i racconti vengono da lontano, dall’anima della città e dei territori. L’informazione, soprattutto quella pilotata e finalizzata al consenso, restringe al contrario l’elemento spazio-temporale e tenta l’avvitamento popolare come inevitabile forza del destino. Nessuna aura narrativa, ma solo la grevità di messaggi astrusi e misterici dotati di un artificioso effetto-esca.

 

Temi depistanti

pensati per il raìs

 

L’esempio più eloquente di questa degradante conversione è costituito dal tema di fondo della nuova edizione di Salerno Letteratura (una spruzzatina poetante di Francesco De Gregori e un rovello antico del dualismo cultura-potere), rassegna maturata con l’elargizione di tanti soldi prodotti dal ventre molle e prolifico del potere deluchiano, lontana dall’ascolto della città, replica sgradevole di decine di iniziative già esistenti in Italia, queste ultime – contrariamente a Salerno –  con un legame fortissimo con i territori di appartenenza al punto da essere, in prevalenza, sostenute quasi interamente da sponsor che “investono” in cultura. Rassegna affidata, questa salernitana, sia pure con la “copertura” di due operatori interni alla cultura del pensiero e alla letteratura, a una gestione familiare incapace di cogliere anche solo il ronzio della sensibilità culturale ed etica di una città rimasta estranea, con la sua storia, alla ideazione della kermesse, soprattutto dopo la morte prematura del primo direttore artistico, Francesco Durante.

Il potere gioca così la sua partita in maniera del tutto incontrollabile: fondi assicurati dal denaro della collettività, senza alcuna preventiva valutazione progettuale del disegno realizzativo; indiscriminate reti di colleganza con strutture anche accademiche, mobilitate esclusivamente ai fini della performance e senza alcun apporto ideativo, adesioni improvvisate con qualche scuola o con fantasmi dell’intellettualità locale, ma soprattutto un evento varato senza una disincantata valutazione del principio ispiratore che dovrebbe essere portante. Non è pensabile una rassegna che non si ponga l’obiettivo di costruire, cioè, attraverso la cultura, un evento ispirato alla democrazia partecipativa, da rianimare nel tempo del pensiero unico e della letteratura vissuta solo come fenomeno performativo o di mercato. Se io organizzo la presentazione di un libro, ho proposto alla città una presentazione di un libro. Se promuovo in sette giorni cento presentazioni di libri, tenute insieme da un tema artificioso e traballante, ho proposto centro presentazioni di libri, niente altro.

 

 

Nessuna intelligenza

nelle programmazioni

 

La natura dell’intrapresa non cambia se non c’è un’idea, un focus da cui originino gli eventi. Idee che, altrove, ispirano le scelte, tengono alta la bandiera della tematicità e soprattutto rafforzano, ad ogni edizione, il legame forte con le sensibilità di un’utenza che andrebbe preventivamente individuata, definita e compresa. È nell’interesse delle utenze che si opera, non dei disegni o della tasca di chi “commercializza” gli eventi.

Gli orientamenti colti sono stati alla base del successo di iniziative simili varate in altre parti d’Italia, anche al Sud. Piccoli Comuni di pescatori oggi vivono di scambi culturali per l’intero anno, mediati da Università e comitati scientifici autorevolissimi; in paesi dove i pescatori annodavano le reti sono nate librerie, centri di lettura, aree per la promozione della cultura locale. Basta andare su Internet e verificare, anche indirettamente, il vuoto progettuale di una rassegna come quella salernitana, frutto di un decennale e disperato tentativo di restaurazione di un potere ansimante, capace soltanto di una feconda “impurità” democratica. Perciò, il tema della letteratura come contropotere non è una prospettiva credibile, piuttosto appare come la pagina finale di un ancien règime che gioca a nascondino con sé stesso.

 

Il Massimo cittadino

nelle mani di un amico

 

In questa città, dove la letteratura-contropotere viene inventata come plateale diversivo dall’interno del potere stesso e non è ispirata alla grande storia culturale dei decenni passati, si accendono le luci d’inverno montate sul nulla e, sempre dal nulla, compare un anonimo trombettista che gestisce le attività artistiche super-finanziate del Teatro Verdi. Un’altra vetrina scintillante e vuota. La vera musica, come quella del prestigioso e dimenticato Festival di Musica Antica, però non esiste più. Lo organizzavano due appassionati studiosi mai imparentati con il potere dominante. Buon motivo per farli fuori. Nonostante il Festival, rigorosamente autofinanziato, sia stato fino al 2009 un laboratorio di idee innovative, mettendo assieme la musica antica, il jazz e le sonorità della musica contemporanea, con curiosità anche inedite quali le armonie ricorsive del filosofo Friedrich Nietzsche. Ogni edizione costruita quale “caso di studio” di un periodo o tema storicamente contestualizzato, ha dato visibilità a “contenitori” simbolo della città.

 

Il Festival di Musica Antica

fermato perché autonomo

 

La gratuità e il livello qualitativo elevatissimo dei concerti sono stati a loro volta un attrattore potente, insieme alla scelta dei luoghi di svolgimento della rassegna: i più antichi, come il castello di Arechi, venivano riutilizzati quali incubatori di un’officina culturale che ha ricondotto la musica nei suoi spazi coevi, restituendo, al contempo, l’uso e il riuso di questi ultimi alla collettività. E la collettività ha sempre risposto con entusiasmo: ogni concerto, preceduto da una fila di intenditori, cultori o semplici amatori, in paziente attesa per la conquista di un posto a sedere, finiva inevitabilmente con le proteste rumorose di chi non era riuscito a entrare. Tanti, dunque, i luoghi di Salerno rivisitati dal Festival: il castello, la sala rossa del Casino Sociale, l’ex Convento dell’Annunziata, il Museo Provinciale, la Chiesa di S. Giovanni di Dio, l’Aula Magna dell’ex seminario, il Complesso di Santa Sofia, il Chiostro di S. Francesco, l’Ex convento di San Lorenzo, la chiesa di Sant’Apollonia, la sala del Tempio di Pomona, quella degli Stemmi del Palazzo Arcivescovile, in un percorso di conoscenza anche urbanistica di una città ‘nascosta’, con i suoi tesori architettonici e storici. Proprio qui sono arrivati nel corso del tempo giovani solisti e gruppi musicali divenuti poi celebri in ambito nazionale e internazionale: Rinaldo Alessandrini, il gruppo vocale e strumentale “Concerto Italiano”, Fabio Biondi con l’orchestra “Europa Galante”, Massimo Lonardi con i musicisti del “Conserto Vago”, l’Ensemble Micrologus, il Quartetto d’archi di Torino e interpreti salernitani come la bravissima Renata Fusco insieme all’Ensemble Antica Consonanza di Guido Pagliano.

L’elenco potrebbe continuare e la domanda sui motivi per cui il Festival di Musica Antica di Salerno sia rimasto fermo al 2009 resta aperta. Ma forse la risposta arriva proprio dai misteri della “Opulenta” città del Medioevo, racchiusi ormai non solo nel cuore stratificato del suo centro antico bensì anche in quello pietrificato dell’indifferenza militante del suo (s)fascismo culturale.

È soltanto un esempio, questo del Festival, dell’eutanasia praticata dal regime deluchiano sui corpi vivi di una creatività non aggregabile al potere. Potremmo parlare del teatro, dei contributi a pioggia che ne favoriscono la circuitazione del pessimo gusto, filodrammatico e non, ma il discorso sarebbe lungo e riguarderebbe gli amici degli amici, i registi abusivi e le rappresentazioni da recita scolastica.

 

 

La città ora riscopra

la forza del pensiero

 

Ciò che invece è indifferibile è un’interrogazione popolare su come reinventare la cultura e la democrazia in una città il cui corpo morto e le metamorfosi del potere minacciano la resistenza della parola residua. In un discorso ampio e autenticamente di base, ora che il regime di De Luca appare finalmente alla frutta, potrebbe essere individuato anche il futuro di ciò che goffamente già esiste, come Salerno Letteratura, una iniziativa affidata a nuclei familiari “abusivi” in aree così specifiche.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Sud: Prete (Unioncamere), dopo Pnrr nuova opportunità con Zes

“L’Europa e’ una sfida importante. In un periodo in cui la geopolitica ci dice tante cose diverse dal passato credo che l’Europa debba fare l’Europa, cioe’ essere il cuore del mondo possibilmente, ma comunque essere in grado di confrontarsi in maniera aperta e con le stesse condizioni con gli Stati Uniti e la Cina, che sono i due competitor mondiali”. Cosi’ il presidente di Unioncamere, Andrea Prete, a margine della conferenza nazionale delle Camere di Commercio a Paestum sul tema ‘Europa e Giovani’. Ieri si è svolta la prima giornata, oggi le conclusioni. “L’Europa avra’ sicuramente dei difetti da sistemare e penso che il rapporto Draghi e il rapporto Letta siano stati molto chiari sulla competitivita’ da recuperare sugli investimenti, il mercato unico, il mercato unico delle energie e quant’altro”, rileva il leader del Sistema camerale italiano, evidenziando che, “pero’, sicuramente e’ imprescindibile”. “Da 81 anni in Europa – ragiona Prete – non c’e’ una guerra ed erano nazioni che si sono fatte guerre per secoli. Sono 81 anni che viviamo in pace: e’ un bene assoluto. A questo dobbiamo aggiungere anche la capacita’ di competere con il resto del mondo e affermare alcuni principi che sono tipici del nostro continente, come per esempio il welfare: quello che esiste in Europa non ha eguali in tutto il mondo”. Quanto ai giovani, questi “sono il futuro”, ribadisce Prete, pur rammentando che “abbiamo un calo demografico rilevante e questo penalizza. E’ aumentato in maniera enorme il numero degli occupati over 50 ed e’ diminuito in maniera enorme quello degli under 35”. “Su questo – prosegue – bisogna sicuramente stimolare i giovani a seguire dei percorsi formativi che li possono fare introdurre nel mercato del lavoro rapidamente. Pensiamo alle lauree scientifiche e anche agli Its, istituti tecnici superiori, che consentono un’occupazione abbastanza rapida. Poi bisogna evitare che i nostri giovani sui quali puntiamo vadano all’estero. Questo e’ un problema serio”. “E’ ovvio che i figli della generazione Erasmus vivono l’Europa come la casa comune, ma c’e’ anche da dire che oggettivamente abbiamo dei gap salariali che vanno colmati, cosi’ come la possibilita’ in tutti i Paesi d’Europa che quando uno merita ed e’ valido riesce a fare carriera in maniera molto piu’ repentina che non in Italia e questo e’ un dato non irrilevante”, conclude Prete. Prete: dopo Pnrr opportunita’ con Zes “Adesso godiamo degli effetti degli investimenti del Pnrr. Bisogna vedere se col termine di questi investimenti noi continuiamo come Mezzogiorno a mantenere il passo. Io credo che ci siano delle grandi opportunita’. La Zes e’ stata una grande occasione, non tanto per gli incentivi che hanno dato alle imprese, che sono piu’ che graditi, penso al credito di imposta, ma quanto aver avuto finalmente una struttura che consente di dare autorizzazioni nell’arco di 45 giorni”. “Questa – riprende Prete – e’ stata la vera molla, tant’e’ vero che colleghi imprenditori del Nord ci invidiano questo aspetto e dicono che non vogliono tanto gli incentivi economici ma almeno la stessa rapidita’ di autorizzazioni”. “E questo e’ un passo avanti che ha gratificato il Mezzogiorno”, conclude il leader Unioncamere. Patuelli (Abi), si approvi subito Siu per nuovi investimenti “Io non penso che la finanza possa essere mai disgiunta con le attivita’ produttive e il risparmio e’ la base della finanza”. Lo premette il presidente dell’Associazione bancaria italiana (Abi), Antonio Patuelli, intervenendo, in videocollegamento, con la conferenza nazionale delle Camere di Commercio. “Da ormai 14-15 mesi e’ stato presentato alle istituzioni europee dalla Commissione europea un progetto, che si chiama Siu (Savings and Investments Union, ndr), che tende a favorire l’utilizzazione dei risparmi per investimenti produttivi”, ricorda il presidente di Abi, sottolineando che “quello e’ un progetto molto importante per immettere capitali nel circuito dello sviluppo. Ma noi oggi abbiamo bisogno che quel progetto venga approvato subito perche’ oggi e’ il momento per innestare nuovi investimenti nei Paesi dell’Unione europea, non in una logica di singoli Stati perche’ l’economia e’ integrata”. “Se c’e’ una crisi delle aziende automobilistiche in Germania – constata – non e’ un problema solo tedesco ma e’ un problema anche italiano perche’ la gran parte della componentistica delle automobili tedesche e’ fatta in Italia. Siamo assolutamente molto integrati”. “C’e’ bisogno di un impegno di emergenza per lo sviluppo e per gli investimenti pubblici e privati. Privati con degli incentivi come quelli previsti nel Siu e pubblici col debito europeo comune per grandi investimenti in infrastrutture europee e progetti energetici e anche sociali europei”, conclude Patuelli. Giovani: Bizzotto (Mimit), piu’ welfare per restare in Italia “Dobbiamo ascoltare i giovani, dobbiamo capire come trattenerli in Italia oppure lasciargli andare a fare le esperienze all’estero ma poi farli tornare nel nostro territorio”. A dirlo e’ Mara Bizzotto, sottosegretaria al ministero delle Imprese e del Made in Italy, in videocollegamento con la conferenza nazionale delle Camere di Commercio a Paestum. “Ovviamente – aggiunge – servono occasioni di lavoro, ma anche un territorio appetibile per loro, hanno bisogno di welfare e di servizi, hanno bisogno di vivere bene nel Paese in cui sono nati e cresciuti e in cui hanno studiato. Questo e’ compito delle istituzioni e di noi tutti”. Fitto, al lavoro per strategia su diritto di rimanere “Mi sta particolarmente a cuore il diritto di rimanere. Ogni europeo dovrebbe avere l’opportunita’ di vivere, lavorare e costruire una famiglia e prosperare nel luogo che chiama a casa. Le persone dovrebbero essere in grado di rimanere perche’ lo desiderano. Non lasciare perche’ devono farlo. Cio’ e’ particolarmente importante per i giovani e per le loro famiglie”. Lo premette il vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Raffaele Fitto, in un videomessaggio trasmesso alla conferenza nazionale delle Camere di Commercio. “In tutta Europa – rileva – molte regioni si trovano ad affrontare sfide analoghe. Assistiamo a una contrazione della popolazione, all’uscita dei giovani e alle difficolta’ delle economie locali. Troppo spesso la decisione di lasciare il Paese non e’ dettata dall’ambizione, ma dalla mancanza di opportunita’, servizi, alloggi e prospettive per il futuro. E’ questo che dobbiamo affrontare. Le persone hanno bisogno di posti di lavoro di qualita’ e di opportunita’ economiche. Hanno bisogno di servizi pubblici di qualita’, alloggi a prezzi accessibili, infrastrutture moderne e collegamenti digitali di trasporto solidi”. “Creare queste condizioni – prosegue l’ex ministro – non e’ semplice, richiede un’azione coordinata in molti settori strategici e livelli di governance”. “Per questo motivo, stiamo preparando una strategia sul diritto di rimanere per contribuire a plasmare questo lavoro”, sottolinea Fitto, rammentando che “abbiamo lanciato un invito a presentare i contributi, che rimane aperto fino al 12 giugno”. “La forza dell’Europa dipende dai nostri sforzi collettivi, investendo nei nostri giovani e garantendo che ogni regione possa prosperare. Possiamo costruire un’Europa piu’ forte, piu’ resiliente e piu’ competitiva”, conclude Fitto.

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Sarno. Appalti e nomine nel mirino

Sarno. Si attendono le motivazioni del provvedimento adottato dal Consiglio dei Ministri sullo scioglimento per infiltrazione malavitosa del consiglio comunale di Palazzo San Francesco: di certo c’è che la relazione della commissione di indagine arrivata in Comune dopo il blitz su usura ed estorsione che lo scorso anno aveva portato a diverse misure cautelari e indagati a piede libero, ha appurato situazioni critiche e insanabili all’interno dell macchina comunale. Intanto il prefetto di Salerno, Francesco Esposito, ha firmato il provvedimento che sospende dalle rispettive funzioni il Consiglio comunale, il sindaco e la Giunta municipale. Contestualmente è stata disposta la nomina della Commissione straordinaria incaricata della gestione provvisoria dell’Ente. L’organismo sarà composto da tre figure di comprovata esperienza amministrativa: il prefetto a riposo Raffaele Cannizzaro, a viceprefetto Fulvia Zinno e la dirigente di seconda fascia Plautilla Calvani. Alla Commissione, che dovrebbe insediarsi lunedi, spetterà la gestione ordinaria e straordinaria di Palazzo San Francesco fino al completamento dell’iter previsto dalla normativa e al successivo ritorno alla gestione democratica dell’Ente. Le verifiche della commissione d’accesso, invece, hanno riguardato atti amministrativi, procedure urbanistiche, appalti, affidamenti, concessioni e l’intera attività dell’ente, con l’obiettivo di accertare eventuali collegamenti tra amministrazione e contesti riconducibili alla criminalità. Sotto la lente d’ingrandimento era finito l’incarico all’avvocata Rubina Pignataro. La professionista era componente del Nucleo di valutazione, che avrebbe dovuto ricoprire fino al 2027. La decisione del sindaco di rimuoverla era arrivata in seguito agli sviluppi giudiziari che, nel marzo 2025, hanno visto la professionista al centro di un’inchiesta della Guardia di Finanza e di un’indagine, coordinata dalla Procura Antimafia di Salerno, che hanno portato all’emissione di una misura interdittiva di nove mesi nei confronti della Pignataro, moglie di Massimo Graziano, ritenuto a capo delle attività illecite già condannato nel 2013 per associazione mafiosa e ritenuto vicino all’omonimo clan camorristico attivo nella Valle del Lauro (Avellino). Secondo l’accusa, l’avvocato Pignataro avrebbe avuto «un ruolo chiave nella gestione di denaro proveniente da attività illecite, con l’ipotesi di reato di riciclaggio» . A seguito degli sviluppi investigativi, il sindaco ne aveva disposto l’immediata revoca dell’incarico, richiamando nel decreto «la necessità di tutelare l’interesse pubblico, garantire il regolare funzionamento del Nucleo di valutazione e preservare l’immagine e la credibilità dell’ente». Un incarico che ha portato a sollevare mille polemiche, portando il caso in Parlamento.

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Short Movie: L’immortale

L'immortale

Se avessi la possibilità di vivere per sempre, la coglieresti? Un corto sul tema della morte e dell'immortalità

Who wants to live forever?, faceva una famosa canzone dei Queen tratta dalla colonna sonora del film Highlander. Film che trattava anche il tema di questo corto, The Immortal, diretto da Carl Firth, anche se in questo breve filmato di quindici minuti si va decisamente più il là con le conseguenze. Il protagonista, interpretato dall'attore australiano Guy Edmonds, resta sconvolto dalla morte del nonno (James Cromwell) e poi da quella prematura del padre, e decide di opporsi alla morte. Finché non trova il modo di diventare immortale. Le cose si complicano quando si... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 6 giugno 2026 - articolo di S*

L’ex sindaco: Torre Annunziata è una città perbene

“Siamo una città perbene, c’è amarezza”. L’ex sindaco Corrado Cuccurullo difende la comunità di Torre Annunziata dopo il nuovo scioglimento per camorra del Comune – il terzo nella storia, il secondo consecutivo dopo quello del 2022 – che scuote la politica campana. Ieri sera la stessa misura è stata decisa dal Consiglio dei ministri per un’altra amministrazione locale, quella di Sarno (Salerno), facendo così salire a quattro, sui cinque di tutta Italia, gli scioglimenti di enti locali in Campania dall’inizio dell’anno per infiltrazioni della criminalità organizzata. Che su Torre Annunziata si stessero addensando ombre pesanti era chiaro da un mese, dopo l’inusuale attacco pubblico rivolto alla gestione del Comune dal capo della procura locale, Nunzio Fragliasso. In occasione di un momento fortemente simbolico sul fronte della legalità, l’avvio della demolizione di un ex fortino del clan Gionta, il procuratore nel suo intervento avanzò pesanti dubbi sulle “opacità” che a suo dire continuavano a manifestarsi in Comune. Critiche alle quali Cuccurullo reagì con le dimissioni, definendo “gravi e ingiuste” le accuse di Fragliasso. Pochi giorni dopo il magistrato fu ascoltato dalla Commissione parlamentare antimafia, un’audizione in gran parte secretata. Da pochi giorni, scaduto il termine per l’eventuale ritiro delle dimissioni del sindaco, al Comune si era insediato un commissario prefettizio. A Torre Annunziata, 40mila abitanti, come a Sarno, che ne conta 30mila, per alcuni mesi hanno operato le commissioni d’accesso il cui verdetto è stato determinante per giungere allo scioglimento. La gestione dei due Comuni spetterà ora a una commissione straordinaria per almeno 18 mesi. In entrambi i casi le amministrazioni uscenti erano di centrosinistra, con sindaci civici eletti nel 2024. Quello di Sarno, Francesco Squillante, difende oggi l’operato di due anni paragonandolo a una “casa di vetro: la legalità è un principio che abbiamo cercato di affermare ogni giorno’, ha detto. Dai dem interviene la senatrice napoletana Valeria Valente: “Anche il più onesto dei sindaci può trovarsi a fare i conti con un sistema già compromesso, non è sufficiente azzerare la rappresentanza politica eletta: bisogna intervenire con altrettanta decisione sui dirigenti e sull’apparato amministrativo, che spesso è il vettore più resistente e invisibile del modus operandi mafioso”.

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Mercato S. Severino punta alla tariffa puntuale: al via il nuovo piano di raccolta differenziata

MERCATO SAN SEVERINO – Un percorso graduale, basato su innovazione, sensibilizzazione e coinvolgimento della cittadinanza. È questa la strategia delineata dall’amministrazione comunale, nel corso della conferenza stampa in cui il sindaco Antonio Somma e l’assessore all’Ambiente Carlo Guadagno hanno presentato il piano per il miglioramento della raccolta differenziata e l’introduzione della tariffazione puntuale nel Comune di Mercato San Severino.

L’iniziativa, presentata in collaborazione con il gestore del servizio Velia Ambiente, mira a ridurre la quantità di rifiuto indifferenziato prodotto, migliorare la qualità delle frazioni raccolte e preparare il territorio a un sistema tariffario più equo, in cui ogni utenza contribuirà in base alla quantità di secco residuo effettivamente conferita.

Tra gli obiettivi principali del piano figurano il miglioramento del decoro urbano, la riduzione delle impurità nei materiali destinati al riciclo, la tracciabilità dei conferimenti e il contenimento dei costi della Tari per cittadini e imprese, come spiegato dal sindaco Antonio Somma: “Abbiamo un obiettivo dichiarato: la tariffa puntuale. Entro il 31 dicembre 2027 saremo pronti per poter avviare questa novità assoluta attraverso la quale ogni cittadino pagherà secondo quanto produce. Rispetteremo un cronoprogramma preciso che prevede diversi step e altrettanti test per farci trovare pronti. Si arriverà alla tariffa puntuale con una serie di novità che introdurremo man mano attraverso diversi strumenti per il conferimento, oppure con il cambio del calendario. Attualmente sono già in corso una serie di interventi migliorativi, come il lavaggio dei carrellati e la pulizia delle caditoie”.

“In sintesi noi vogliamo premiare chi fa la raccolta differenziata. Un primo segnale l’abbiamo inviato in questi giorni con le riduzioni in bolletta Tari per le utenze domestiche e soprattutto per le attività commerciali” conclude il primo cittadino.

Sulla stessa linea l’assessore all’Ambiente, Carlo Guadagno: “Prevediamo una capillare campagna di informazione attraverso tutti i mezzi di comunicazione per arrivare all’obiettivo dichiarato della tariffa puntuale. Per i cittadini vuol dire pagare di meno, migliorando la qualità del servizio. Stiamo facendo uno sforzo per produrre entro un anno e mezzo un risparmio effettivo sulla Tari. Inoltre ci proiettiamo verso le prime 50 città campane virtuose.

Abbiamo posizionato tante attrezzature all’interno dei condomini, come i bidoni carrellati, valorizzando la raccolta della carta, ricordando che Mercato S. Severino è uno dei migliori comunali rispetto alla raccolta della plastica. Ci siamo attivati anche con controlli in collaborazione con la Polizia Municipale, ma cercando di dialogare con la cittadinanza e risolvere in tempo reale qualsiasi anomalia”.

IL PIANO

La prima fase prevede l’introduzione di carrellati condominiali chiusi per la raccolta dell’organico e della carta-cartone. Una soluzione studiata per evitare conferimenti impropri, limitare cattivi odori e migliorare la qualità dei materiali avviati agli impianti di recupero.

Successivamente verrà implementato il numero di distributori automatici dei kit buste. Attraverso l’utilizzo della tessera sanitaria o del codice fiscale, ogni utenza potrà ritirare i sacchetti assegnati, tutti dotati di QR Code identificativo. Questo sistema consentirà di creare una banca dati indispensabile per la futura tariffazione puntuale.

Tra le novità più significative è prevista anche la modifica del calendario di raccolta: il secco residuo sarà conferito una sola volta ogni due settimane, mentre aumenteranno i passaggi dedicati al multimateriale. Una scelta che punta a incentivare ulteriormente la differenziazione dei rifiuti e a ridurre i quantitativi destinati allo smaltimento.

Nel secondo anno del programma verranno introdotte le buste con QR Code, che permetteranno di associare ogni conferimento all’utenza di riferimento. L’obiettivo non sarà quello di applicare sanzioni, ma di individuare eventuali criticità e programmare interventi mirati di informazione e sensibilizzazione.

Prima dell’estensione all’intero territorio comunale, il sistema sarà sperimentato in una frazione pilota selezionata in base a criteri organizzativi e logistici. La fase di test consentirà di verificare l’efficacia delle nuove modalità operative e di apportare eventuali correttivi.

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De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi

«Una Banca di Sviluppo dovrebbe essere istituita al più presto». Era stato questo il passaggio più concreto del discorso programmatico di Xi Jinping sul futuro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), pronunciato durante il summit di Tianjin lo scorso settembre. Ora la SCO prova ad accelerare e seguire l’indicazione del presidente cinese, con possibili sviluppi in vista del nuovo vertice annuale di fine agosto in Kirghizistan. Una mossa che potrebbe fornire un nuovo braccio finanziario al blocco eurasiatico, di cui fanno parte tra gli altri Cina e Russia, utile a schermarsi da dazi e sanzioni di Stati Uniti e Occidente.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Xi Jinping (Ansa).

Lo spartiacque della guerra commerciale

Nata nel 2001 per rafforzare la cooperazione tra Cina, Russia e le repubbliche dell’Asia centrale, la SCO oggi rappresenta quasi la metà della popolazione mondiale e una quota crescente della produzione economica globale. L’ingresso di India, Pakistan e successivamente Iran ha ampliato enormemente il peso dell’organizzazione, trasformandola in uno dei principali forum del cosiddetto Sud globale. La SCO è tradizionalmente una piattaforma che si concentra su temi di sicurezza, la cui attività operativa si è sempre limitata ad azioni antiterrorismo e antidroga. Ma, dopo la guerra commerciale del 2025, l’intenzione pare quella di dare una dimensione più operativa al al gruppo che vede tra i suoi membri anche Iran, India, Pakistan, Bielorussia e quattro repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale: Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan.

Ad aprile, durante una conferenza nella città cinese di Xi’an, i membri della SCO hanno discusso i settori prioritari da finanziare, i meccanismi di finanziamento non sovrano e l’utilizzo delle valute nazionali e di strumenti finanziari alternativi per costituire il capitale statutario della banca. L’obiettivo è arrivare al summit di Bishkek con progressi tangibili, anche se la nascita formale dell’istituzione potrebbe richiedere ancora tempo.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Vladimir Putin e Narendra Modi al meeting della SCO a Tianjin, nel settembre 2025 (Ansa).

Cina e Russia vogliono ridurre la vulnerabilità alle pressioni occidentali

Per i Paesi dell’Asia centrale, la banca potrebbe rappresentare una nuova fonte di finanziamento per infrastrutture, trasporti, energia e digitalizzazione. Per Cina e Russia, invece, significherebbe dotare il blocco di uno strumento finanziario capace di sostenere l’integrazione economica eurasiatica e ridurre la vulnerabilità alle pressioni occidentali. Secondo diversi analisti, l’idea dell’istituto finanziario rappresenta un tassello fondamentale della più ampia strategia cinese volta a ridurre la dipendenza dei Paesi emergenti dai circuiti finanziari dominati dal dollaro statunitense. Il progetto ha assunto particolare rilevanza dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente ondata di sanzioni occidentali. L’esclusione di molte istituzioni finanziarie russe dai circuiti dominati dal dollaro e dall’euro ha accelerato la ricerca di strumenti alternativi. Una banca multilaterale della SCO potrebbe contribuire a finanziare investimenti, facilitare i pagamenti transfrontalieri e sostenere il commercio tra i membri senza fare affidamento sulle infrastrutture finanziarie occidentali.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Xi Jinping e Vladimir Putin (Ansa).

Il processo di dedolarizzazione coinvolge anche i BRICS

Il piano si inserisce nel processo più ampio di dedollarizzazione che coinvolge sia la SCO sia i BRICS, che a loro volta hanno da tempo istituito una banca di sviluppo. Negli ultimi anni le transazioni regolate in yuan, rubli e rupie sono aumentate in maniera significativa. La Cina e la Russia effettuano ormai quasi tutti gli scambi bilaterali nelle rispettive valute nazionali, mentre anche India e numerosi Paesi dell’Asia centrale stanno incrementando l’utilizzo delle proprie monete nei rapporti commerciali regionali. Dal 2015 al 2024, lo yuan ha visto una crescita costante come valuta di riferimento negli scambi intra-SCO e BRICS. Si partiva da una quota del 10 per cento sul totale nel 2015, salita al 22 per cento nel 2020 e fino a raggiungere circa il 44 per cento nel 2024. In generale, nell’arco di un decennio, l’uso delle valute nazionali nei circuiti SCO e BRICS è passato da una condizione marginale (poco più del 20 per cento complessivo nel 2015) a coprire oltre due terzi degli scambi nel 2024, segnando un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale dipendenza dal dollaro.

L’internazionalizzazione dello yuan è una priorità strategica

Per Pechino, la banca della SCO rappresenterebbe un ulteriore strumento per promuovere l’internazionalizzazione dello yuan. La leadership cinese considera il rafforzamento della propria valuta una priorità strategica. Nonostante il peso economico della Cina, lo yuan continua a occupare una posizione relativamente marginale nei pagamenti globali rispetto al dollaro statunitense. Attraverso nuove istituzioni finanziarie, sistemi di pagamento alternativi e l’espansione delle transazioni in valuta locale, Pechino punta a ridurre il divario. La creazione della banca si collega anche alle recenti aperture della Cina verso l’utilizzo di stablecoin ancorate allo yuan e ai progetti di diffusione internazionale dello yuan digitale.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Un cambio valute yuan dollaro (Ansa).

Gli ostacoli: dalla governance alle rivalità tra membri

Restano ancora degli ostacoli da superare per arrivare al risultato. Uno dei nodi principali riguarda la governance. Stabilire quanto capitale dovrà versare ciascun Paese e come distribuire il potere di voto rappresenta una questione estremamente delicata.

Le rivalità interne tra i membri della SCO rappresentano un ulteriore fattore di complessità. L’organizzazione riunisce potenze nucleari rivali come India e Pakistan, economie molto diverse tra loro e Paesi che mantengono priorità strategiche asimmetriche. Storicamente, le tensioni tra Cina e India hanno rappresentato un limite alla piena integrazione del blocco. A tutto questo, si aggiunge la variabile Iran, che aggiunge volatilità dopo la guerra contro Stati Uniti e Israele.

La transizione verso un sistema più multipolare

Eppure, in Cina sono convinti che la creazione della banca di sviluppo della SCO sia solo questione di tempo. Non si tratta di un tentativo di sostituzione dell’ordine finanziario esistente. Il dollaro rimane largamente dominante nei pagamenti internazionali, nelle riserve valutarie e nei mercati finanziari. La banca della SCO potrebbe però diventare uno dei simboli della transizione verso un sistema internazionale più frammentato e multipolare, in cui la Cina mira a far pesare il suo ruolo anche sul fronte finanziario.

Finanziamenti illeciti: a processo Brugnaro, ex sindaco di Venezia

Luigi Brugnaro, ex sindaco di Venezia (dal 2015 al 2026), è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali relativamente alla campagna per le Amministrative del 2020. Al centro dell’inchiesta che ha portato al processo, un presunto “sforamento” del tetto di spesa elettorale attorno ai 300 mila euro. Con Brugnaro andranno a processo – a vario titolo per falso e finanziamento illecito – anche l’ex capo di gabinetto Morris Ceron, il mandatario delle spese elettorali Adriano Giugie e Walter Bianchi, del Consorzio produzione e sviluppo Nordest. Il processo inizierà il 21 settembre.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici

Il gup di Roma ha rinviato a giudizio quattro medici che ebbero in cura il giornalista Andrea Purgatori, morto il 19 luglio 2023. Al radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi appartenenti alla sua equipe, e il cardiologo Guido Laudani, viene contestato il reato di omicidio colposo. Il processo inizierà il 12 gennaio 2027.

La richiesta di rinvio a giudizio era arrivata a marzo 2025

La procura di Roma aveva aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo in relazione alla morte di Purgatori a seguito di una denuncia della famiglia, che aveva chiesto di per fare chiarezza sulla correttezza della diagnosi refertata al giornalista e delle cure a cui era stato sottoposto. La richiesta di rinvio a giudizio per Gualdi, Di Biasi, Colaiacomo e Laudani era arrivata a marzo del 2025: secondo i pm i quattro avrebbero in effetti commesso errori diagnostici e somministrato terapie non adeguate.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici
Andrea Purgatori (Imagoeconomica).

La morte sarebbe stata causata da una catena di errori

Purgatori, affetto da tumore polmonare, è infatti morto a causa di un’endocardite infettiva (ovvero un’infiammazione delle valvole del cuore) non riconosciuta in tempo: l’errata diagnosi iniziale di metastasi cerebrali, formulata da Gualdi dopo una risonanza magnetica, avrebbe portato a cure inutili e debilitanti. A questo si aggiungono errori di valutazione su una grave ischemia. La catena di errori sarebbe iniziata addirittura un mese prima della morte del giornalista.

Morto Peppo Sacchi, con Telebiella inventò la televisione privata in Italia

È morto all’età di 93 anni Giuseppe “Peppo” Sacchi, di fatto inventore della televisione privata e libera in Italia con il lancio nel 1972 di Telebiella, creata assieme alla moglie Ivana Ramella. Con lui lavorarono Enzo Tortora e Bruno Lauzi. E da questa emittente è partita inoltre la carriera di Ezio Greggio.

Il lancio di Telebiella e la sentenza della Corte Costituzionale

Nato a Como, Sacchi si era trasferito nel Biellese negli Anni 50, dopo aver lavorato in Rai, dove aveva realizzato alcune trasmissioni anche in ambito musicale. In Piemonte fondò nel 1971 Telebiella, primo esperimento di emittente locale in Italia, che iniziò le sue trasmissioni via cavo il 6 aprile 1972 lanciando lo spunto a Silvio Berlusconi per la creazione dei network televisivi privati. La novità, che sfidava il monopolio Rai, portò a un braccio di ferro legale, terminato nel 1974 con la sentenza della Corte Costituzionale che dette il via libera a Telebiella dopo un’iniziale chiusura forzata delle trasmissioni.

Il ricordo del ministro Pichetto Fratin: «Pioniere della tv privata italiana»

Questo il ricordo di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: «Sacchi è stato un pioniere della televisione privata italiana: con la sua Telebiella ebbe il coraggio e la determinazione di guardare oltre il modello del tempo, aprendo una nuova pagina del rapporto tra tv e cittadini nel Paese. La sua scomparsa mi addolora, perché prima di un grande professionista e di un innovatore è stato un vero amico, profondamente legato al Biellese, suo territorio di adozione».

Nato, Usa presentano un piano per il disimpegno in Europa

Gli Stati Uniti hanno consegnato alla Nato un documento che contiene un piano per la riduzione della presenza militare americana in Europa, inclusi aviazione e marina. A rivelarlo è il quotidiano tedesco Welt, che ha analizzato il testo presentato all’Alleanza, secondo cui il motivo di questo disimpegno sarebbe lo spostamento dell’attenzione strategica degli americani verso la regione del Pacifico. Per quanto riguarda i mezzi schierati, le prime riduzioni riguardano le forze aeree. Il numero di aerocisterne KC-135 fornite dagli Stati Uniti all’Alleanza verrebbe ridotto da 71 a 63. Gli otto moderni KC-46 sarebbero completamente rimossi dalla pianificazione, i caccia F-16 passerebbero da 99 a 63 unità e gli F-15E da 54 a 36. Washington prevede inoltre di eliminare dalla pianificazione Nato tutti i droni da ricognizione strategica a lungo raggio e di ridurre quasi della metà il numero dei droni d’attacco MQ-9. Riduzioni anche per la componente navale, per gli aerei da pattugliamento marittimo e per l’aviazione bombardiera. Il quotidiano tedesco sottolinea che la questione di come colmare le lacune sarà discussa a metà giugno dai ministeri della Difesa dei Paesi alleati.

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo

Giorgia Meloni ha annullato all’ultimo la sua partecipazione al summit Ue-Balcani di Tivat, località del Montenegro affacciata sulle Bocche di Cattaro. Il motivo? Ufficialmente, la premier si è attardata alla presentazione di un francobollo a Reggio Calabria. Ma forse dietro c’è altro.

Meloni ha espresso «rammarico» per la disdetta

Il summit Ue-Balcani, che vedeva sul tavolo temi cruciali come l’allargamento dell’Unione europea e l’Ucraina era iniziato ieri sera, con la cena dei leader dei Paesi membri. Ed è proseguito questa mattina. Meloni era attesa alle 15, decisamente in extremis visto che il vertice si sarebbe dovuto concludere alle 15:30. Ma alle 14 è arrivata la disdetta: «A causa del protrarsi della cerimonia, Giorgia Meloni non potrà più partecipare al Vertice Ue-Balcani Occidentali. Meloni ha informato personalmente il presidente montenegrino Jacov Milatović e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione».

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo
Giorgia Meloni accanto a Guido Crosetto alla cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri (Ansa/X Arma dei Carabinieri).

Cosa ci sarebbe dietro il forfait di Meloni

Ufficialmente, Palazzo Chigi ha attribuito la mancata partecipazioni di Meloni al vertice Ue-Balcani alle lungaggini della cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, iniziata alle 11, a cui la premier ha preso parte assieme ai ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi. Meloni ha però poi deciso di partecipare anche alla presentazione di un francobollo dei Carabinieri ed è stato questo, di fatto, a impedirle di arrivare in tempo in Montenegro. Secondo quanto filtra da Roma, la presidente è molto scettica riguardo al coordinamento di Francia, Regno Unito e Germania con l’Ucraina, in vista delle trattative con la Russia, sia per l’esclusione dell’Italia, sia per la mancanza al tavolo degli Stati Uniti. Come riporta Bloomberg, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friederich Merz hanno in programma di incontrare nel fine settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Crans-Montana, oggi l’interrogatorio dei Moretti

«Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti». Lo ha detto Jessica Moretti, rendendo una dichiarazione spontanea in apertura dell’interrogatorio a Sion nell’ambito dell’inchiesta sul rogo del Constellation, il locale di Crans-Montana di cui è proprietaria insieme al marito Jacques. Presenti la procuratrice generale aggiunta del Cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di avvocati delle parti civili. L’imprenditrice ha assicurato di voler collaborare con gli inquirenti e ha evidenziato di aver sempre risposto alle domande. Nelle sue dichiarazioni, si è anche detta “dispiaciuta” dell’aggressione subita il 12 febbraio scorso con il marito Jacques da parte di un gruppo di genitori della vittime. «Siamo disposi a incontrare le famiglie, se lo vorranno», ha assicurato. Presente anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile. Sono numerosi gli aspetti da chiarire durante il processo, a partire dalla gestione della serata, dal tema della formazione dei dipendenti, dal perché sono state chiuse le porte di sicurezza al perché c’era un solo ingresso per fare accedere e defluire le persone. E poi i temi economici legati ai profili di anti riciclaggio.

Banda dei Rolex, condannato il figlio del deputato meloniano Alfredo Antoniozzi

Il gup di Roma ha condannato in rito abbreviato a 6 anni e 4 mesi Tancredi Antoniozzi, figlio del deputato di Fratelli d’Italia Alfredo, vicecapogruppo meloniano alla Camera: il 22enne, che faceva parte di una banda dedita alle rapine di orologi di lusso ai danni di coetanei nel quartiere Parioli, è stato anche ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione. Il gup ha inoltre disposto una condanna a 5 anni e 8 mesi per David Cesarini e a 3 anni per Manuel Fiorani. Assolto invece «per non aver commesso il fatto» Michael Giuliano, indicato inizialmente dall’accusa come uno dei membri del gruppo. Le indagini sulla “banda dei Rolex” era nata da un colpo messo a segno l’11 dicembre 2024: il gruppo aveva rapinato un ragazzo in via Cavalier d’Arpino, sottraendogli – sotto la minaccia di un coltello da cucina – un orologio modello Daytona da 20 mila euro. Antoniozzi avrebbe orchestrato il “colpo”, tentato poi di estorcere denaro al legittimo proprietario del Rolex in cambio della restituzione dell’orologio.

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno

Giovedì, a Tor Bella Monaca, periferia romana, è stato inaugurato un campetto da basket. A un primo sguardo una non notizia, una cosuccia da niente che nemmeno meritava una brevina nelle pagine locali dello sport. E invece c’erano da leccarsi i baffi visti i partecipanti: tutti big della politica sono accorsi al piccolo evento che si è ‘celebrato’ in via Gabbiani, Municipio VI, il cui presidente Nicola Franco è di FdI. Con i fondi del Viminale, è stato tagliato il nastro di un campetto da basket. Assente il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri che ha delegato la presidente dell’Assemblea Capitolina, Svetlana Celli. Presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, e poi alti gradi della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Pure la banda. Guest star: Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia.

«Scende in campetto», si sentiva bisbigliare tra i presenti. Discorso alato quello del numero uno del Viminale: «Questa iniziativa è sostenuta da un concerto di istituzioni che qui vuole portare condizioni di sicurezza non solo attraverso l’ineludibile azione delle forze dell’ordine, ma anche attraverso la sollecitazione degli elementi della coesione sociale». Ovvero, lo sport. E qui arriva la lezione, che a molti è sembrata in versione Istituto Luce del ventennio in orbace: «Occorre dare ai giovani una disciplina, insegnare loro che darsi delle regole, che si fondono sul rispetto del prossimo e sulla capacità anche di piegare la testa quando arriva una sconfitta, predisponendosi al riscatto e preparandosi per la successiva vittoria, significa prepararsi alla vita». Non mancavano, tra il pubblico, gli atleti dei gruppi sportivi militari. Per Arianna Meloni è già cominciata la campagna elettorale sul territorio, nelle periferie, a cominciare da “Torbella”. In molti sono pronti a scommettere su una sua candidatura alle prossime Politiche. Una cosa è certa: quando la sorella della premier presenzia a un evento, i vip governativi accorrono in massa. Sarà anche perché «nel partito le liste dei candidati le fa lei», come malignano a via della Scrofa.

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
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La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno

Fratoianni a Milano per Tax the rich

Si parla sempre di tasse, di imposte sulle successioni, accise e tutto ciò che fa fisco: ed ecco che venerdì a Milano spunta Nicola Fratoianni per un appuntamento targato The Left, ovvero il gruppo parlamentare europeo di cui fanno parte, per l’Italia, Sinistra Italiana e il M5s. Il titolo dell’incontro già la dice lunga: “Tax the rich”, ovvero tassa il ricco. E il Frato, come lo chiamano a Roma, la tocca piano: «Da quando è stata diffusa la notizia del meeting che come Alleanza della Sinistra Europea terremo a Milano si è scatenata una vera e propria tempesta mediatica da parte della destra e dei suoi giornali che ha dell’incredibile per virulenza, ossessione, manipolazione della verità. Ci dicono che vogliamo fare l’inutile caccia ai ricchi, che vogliamo graziare gli evasori fiscali e punire l’esausto ceto medio, che vogliamo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Assurdo». E ancora: «Sono loro che da decenni in realtà mettono le mani delle tasche di quegli italiani che pagano fino all’ultimo centesimo e che vengono tassati ben oltre le loro capacità contributive». Inutile dire che nel governo di Giorgia Meloni i “meeting” come questi e l’idea di patrimoniali vengano salutati con favore e sono molto ben visti…

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Addio a Ettore Torri

Se n’è andato Ettore Torri, classe 1931, magistrato di lunghissimo corso che ha seguito inchieste “pesanti” durante la sua carriera, impegnandosi anche nella giustizia sportiva. Entrò in magistratura nel 1959, e per 47 anni è stato in forze alla Procura di Roma, assumendo gli incarichi più importanti. Le sue dichiarazioni sul doping fecero rumore, aprendo a tutti gli occhi su pratiche che venivano nascoste ma che in realtà erano troppo frequenti. Non aveva peli sulla lingua, quando doveva dire qualcosa non ci pensava due volte. I funerali si svolgeranno nella mattinata di sabato, a Roma, nella chiesa di San Gioacchino in Prati.

Cinque azeri sono rimasti uccisi in un attacco con droni nel mar d’Azov

L’Azerbaigian si è ritrovato inaspettatamente (e suo malgrado) al centro dei due principali conflitti in corso. Secondo quanto riferito dalle autorità di Baku, cinque marinai azeri sono rimasti uccisi in un attacco di droni contro due navi cargo provenienti dalla Turchia e dirette in un porto russo, che si trovavano nel Mar d’Azov. Il raid, presumibilmente, è stato condotto dalle forze ucraine.

Le presunte operazioni di Israele in Azerbaigian

La notizia segue a stretto giro l’indiscrezione riportata dalla Cnn, secondo cui Israele – nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medio Oriente – ha segretamente dispiegato unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian nella sua guerra contro l’Iran. Le forze di Tel Aviv, spiega l’emittente americana, hanno operato da diverse località nell’Azerbaigian meridionale, cioè vicino al confine con la Repubblica Islamica, conducendo missioni di raccolta informazioni e operazioni con droni.

Nasce Mgi Italia, joint venture tra Italia e Regno Unito per la produzione di droni

Al via Mgi Italia, una società nata dalla joint venture tra un’azienda britannica, la Mgi Engineering Ltd, e una italiana, la Vigilar Group Spa, per la produzione di droni. La prima è una società di ingegneria con sede nell’Oxfordshire specializzata nell’ingegneria di sistemi ad alte prestazioni nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico. La seconda opera nei settori intelligence, sicurezza e servizi avanzati. «Crediamo che questa partnership rappresenti un passo importante verso la costruzione di un ecosistema di innovazione più forte e l’affermazione dell’Italia come hub strategico per il futuro sviluppo tecnologico e industriale», ha dichiarato Francesco Castro, ad di Vigilar Group. La sede della nuova società è a Modena. Il focus sarà quello di sviluppare soluzioni avanzate per la difesa, la sicurezza, l’aerospaziale e altri settori ad alto valore aggiunto.

Il senatore Menia (FdI) si scaglia contro una coppia gay all’aeroporto di Fiumicino

In attesa di un volo Ita Airways nella lounge dell’aeroporto di Fiumicino, il senatore meloniano Roberto Menia si è scagliato contro una coppia omosessuale che, durante una videochiamata con amici, si era lasciata andare – a suo modo di vedere – a qualche carezza e abbraccio di troppo. «Questo è un posto pubblico, non potete fare quello che volete», ha urlato l’esponente di Fratelli d’Italia alla coppia, formata da due uomini sulla quarantina: «Le effusioni fatevele a casa vostra, non qui». Vista l’ira di Menia, che non accennava a calmarsi, la coppia è stata costretta a chiamare una hostess di Ita Airways per chiedere aiuto.

Menia non si pente: «Sono stati poco civili»

«Sono stati poco civili. Si abbracciavano, si accarezzavano, ma si possono fare queste cose in un aeroporto? Non cambio idea. Questi signori non possono fare quello vogliono. È cattiva educazione», ha detto Menia raggiunto da Repubblica, senza dimostrare alcun pentimento. Il senatore ha poi smentito di aver aggredito verbalmente la coppia perché omosessuale: «Vale anche per un uomo e una donna, vale per tutti. Non c’è una categoria superiore a un’altra. E dopo tutto questo si sono permessi di fare un’altra videochiamata e hanno ricominciato a toccarsi». Sul posto era presente anche il senatore del M5s Luca Pirondini: «Ho detto a Menia che non doveva permettersi, l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa».

Vania Traxler morta a 89 anni: addio alla Signora del cinema d’autore italiano

È morta a 89 anni Vania Traxler, Signora del cinema d’autore italiano. Milanese cresciuta a Bologna, di origine ebraica, erede di una importante famiglia di esercenti, produttori e distributori, nel 1976 fondò la società di distribuzione Academy Pictures, con la quale iniziò a distribuire film d’essai facendo conoscere al grande pubblico importanti registi come Peter Greenaway, Wim Wenders, Éric Rohmer, Jim Jarmusch, Atom Egoyan, Pedro Almodóvar, Krzysztof Kieślowski e Spike Lee. La metodologia di lavoro consisteva nella fidelizzazione del pubblico attraverso la promozione del film e l’attivazione di un rapporto di fiducia con gli esercenti, i quali finivano per dare spazio anche ai film considerati più deboli del loro listino. Negli anni successivi ha continuato il lavoro di distributrice di cinema d’autore internazionale fondando prima la Lady Film e poi la Archibald Enterprise Film.

«Punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia»

«Addio indimenticabile Vania, donna forte, bellissima e dal temperamento inimitabile. Autentica donna di cinema e abile cuoca». Così la casa editrice Edizioni Sabinae con cui aveva pubblicato Sognavamo al cinema, che raccontava la sua avventura imprenditoriale. «Con lei se ne va un punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia», ha aggiunto la Federazione italiana cinema d’essai. «La sua Academy Pictures, fondata assieme al marito, ha contribuito allo sviluppo del cinema d’essai in Italia, a partire da Il matrimonio di Maria Braun di Fassbinder nel 1978, proseguendo con Il cielo sopra Berlino, il cinema di Eric Rohmer, Peter Greenaway e una miriade di altri autori, maestri ed esordienti che hanno impreziosito la programmazione di un numero sempre crescente di sale che hanno creduto nella qualità autoriale e nella diffusione della cultura cinematografica. A lei, che oggi ci ha lasciati, va la nostra gratitudine per una vita di amore per il cinema».

Drone navale esplode nel porto romeno di Costanza

Un drone navale è stato individuato nel porto di Costanza, sulla costa romena del Mar Nero, provocando l’immediata evacuazione dell’area da parte delle autorità. Pochi minuti dopo il ritrovamento, una forte esplosione è stata avvertita nella zona portuale.
Il ministero della Difesa, confermando i fatti, ha reso noto che non ci sono feriti. Il mezzo senza equipaggio era stato localizzato presso una banchina utilizzata dall’Agenzia romena per il salvataggio della vita umana in mare (Arsvom). Simile a quelli usati nella guerra in Ucraina, è esploso autonomamente e non è chiaro a chi appartenesse. L’episodio arriva a pochi giorni da un altro incidente avvenuto nella Romania orientale, quando un drone russo di tipo Geran-2 si è schiantato contro un edificio residenziale a Galați, provocando un’esplosione, un incendio e il ferimento lieve di due persone.

No della Lega, slitta il voucher-energia da 100 euro

Nel governo sono in corso riflessioni su come rimodulare gli aiuti contro il caro energia. Allo studio c’era l’ipotesi di un voucher per le fasce più fragili della popolazione, il cosiddetto bonus anti-rincari che nelle prime settimane della guerra in Medio Oriente era stato archiviato in favore del taglio generale delle accise, che però non sarebbe piaciuto per niente alla Lega. La misura non convincerebbe troppo nemmeno Fratelli d’Italia, nonostante uno degli sponsor di questo strumento fosse stato il ministro Adolfo Urso. Per il momento quindi, non se ne fa nulla, e in Cdm non sono arrivati provvedimenti per ovviare al caro energia. Si proseguirà dunque per qualche altra settimana con un nuovo taglio delle accise.

Xi Jinping in visita in Corea del Nord l’8 e il 9 giugno

Confermate le indiscrezioni degli ultimi giorni: Xi Jinping incontrerà Kim Jong-un a Pyongyang la prossima settimana, l’8 e il 9 giugno. Da quando è salito al potere, il presidente cinese ha visitato la Corea del Nord una sola volta finora, nel 2019. Ma, dopo anni di rapporti tiepidi, i due Paesi stanno rafforzando i loro rapporti, come aveva già dimostrato il viaggio di Kim a Pechino dello scorso settembre. Inoltre, ad aprile aveva viaggiato a Pyongyang il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. In più, da qualche tempo sono ripartiti i collegamenti aerei e ferroviari tra le due nazioni asiatiche.

Xi Jinping in visita in Corea del Nord l’8 e il 9 giugno
Kim Jong-un (Ansa).

Perché Xi volerà da Kim in Corea del Nord

Negli ultimi anni, la Corea del Nord si è avvicinata alla Russia, stringendo accordi che prevedono la fornitura di petrolio, derrate alimentari e tecnologia in cambio di truppe e munizioni per la sua guerra intrapresa da Vladimir Putin in Ucraina. I due Paesi hanno anche siglato, nel 2024, un patto di difesa reciproca. Con il viaggio alle porte, Xi punta a riaffermare la propria influenza sulla Corea del Nord, anche (e soprattutto) per creare deterrenza contro un eventuale aumento della presenza militare Usa nella penisola coreana (dunque vicino alla Cina) e, in generale, nell’Asia-Pacifico. Inoltre, in uno scenario globale caratterizzato dal caos, Xi punta a presentare la Repubblica Popolare come una grande potenza in grado di dialogare con tutti, a differenza del grande rivale rappresentato dagli Stati Uniti.

Trump nel secondo mandato non ha ancora visto KIm

Durante il suo primo mandato, Donald Trump ha incontrato tre volte Kim in Corea del Nord per discutere del programma nucleare del Paese eremita, ma da quando il tycoon è stato rieletto alla Casa Bianca i due leader non si sono ancora rivisti di persona, nonostante la disponibilità – almeno a parole – a un nuovo bilaterale. Nel frattempo Xi è passato da una posizione intransigente sul nucleare nordcoreano a una più morbida, riavvicinandosi pertanto a Kim.

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti

L’addio di Pina Picierno al Pd è stato salutato persino con gioia dagli schleiniani, che evidentemente non vedevano l’ora di liberarsene. Era già accaduto di recente con Elisabetta Gualmini e con Marianna Madia. Festeggiamenti sui social e nelle chat di partito; insomma viva e vibrante soddisfazione per essersi tolti un peso. Come se Picierno stesse bloccando il dibattito pubblico del Pd, ne impedisse lo svolgimento. Come se l’immagine del centrosinistra fosse stata fin qui appesantita dalla vicepresidente del Parlamento europeo. 

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
L’intervento di Pina Picierno all’Assemblea Nazionale del Pd, 14 dicembre 2025 (Ansa).

Il renzismo di Schlein

Ragionevolmente non cambierà niente nel Pd, dove il dibattito pubblico è stato normalizzato con l’arrivo di Elly Schlein, la segretaria inclusiva che non sa ben gestire il dissenso politico; in questo ricorda alcuni aspetti deteriori di Matteo Renzi, anche se a nessuno verrebbe di ammettere che la leadership schleiniana è settaria quanto muscolare era quella dell’ex presidente del Consiglio.

È da quando Schlein ha vinto il congresso che la nuova maggioranza brinda e festeggia. Prima per aver ribaltato il risultato nelle primarie nel 2023, poi per aver azzerato la discussione in un partito litigioso nel quale la linea del segretario di turno è sempre stata impallinata sui giornali, in tv, sui social, un giorno sì e l’altro pure. Il risultato principale di Schlein è dunque quello di aver evitato il logoramento quotidiano che i suoi predecessori hanno sperimentato sulla loro pelle. L’assenza di un’alternativa politica forte – lo sconfitto Stefano Bonaccini si è presto unito al coro schleiniano – ha senz’altro aiutato.

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
Elly Schlein con Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

Ciaoni progressisti anche a un pezzo di elettorato

Epperò, fra tutti questi festeggiamenti e brindisi e stelle filanti e giochi di luce stroboscopici, insomma fra tutti questi “ciaoni” in versione progressista non verrà il dubbio a qualcuno che un pezzo dell’elettorato forse non sarà felice del trattamento ricevuto per interposta Madia, per interposta Picierno?

Percularne uno per educarne cento non sembra essere la soluzione migliore per trattenere elettori che forse faticano a stare nel Pd di oggi e che avrebbero bisogno di incentivi a rimanere.

Non manca poi molto alle elezioni politiche e gli scenari di conflitto politico suffragati dai sondaggi testimoniano una vivace polarizzazione in vista del 2027, quando non ci sarà spazio – è vero – per cose centriste, ma ci sarà sempre tutto lo spazio per restare a casa.

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
Elly Schlein, Maurizio Landini e Roberto Speranza (Imagoeconomica).

La trappola identitaria della segretaria

La trappola identitaria di Schlein non è dunque solo programmatica – la solita patrimoniale – ma insiste su un desiderio di autosufficienza politica. Altro che campo largo, insomma, dove tutti coesistono nella pacifica competizione. Pluralismo è infatti cosa decido io, un po’ come capotavola è dove si siede Max D’Alema. Fin qui il Pd ha scambiato il risultato referendario di marzo per una proiezione politica sul 2027, ma già le elezioni di Venezia – con la vittoria del centrodestra al primo turno – hanno riacceso qualche pensiero funesto, come Fantozzi fu colpito da un leggerissimo sospetto: non è che Giorgia Meloni è tutt’altro che morta politicamente?

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
Elly Schlein con Marta Bonafoni (Imagoeconomica).

Il duello con Conte tornato in casacca gialloverde

In ogni caso, c’è da aspettarsi – come già sta succedendo a destra per via di Roberto Vannacci – che l’offerta politica del Pd si radicalizzi per rispondere alle fuoriuscite riformiste. D’altronde se la prospettiva è quella delle primarie di coalizione, con il duello fra Schlein e Giuseppe Conte, bisogna già acconciarsi alla singolar tenzone. Conte ancora una volta cerca di buttare la palla in tribuna, prima proponendo le primarie dopo aver appena vinto il referendum, poi rispolverando vecchie tematiche gialloverdi sulla sicurezza dopo il primo turno delle Amministrative.

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il Pd rischia di non potersi tirare indietro nella gara al rialzo (o al ribasso, dipende dai punti di vista) con il M5s e non avrà molta pietà dei riformisti superstiti, nemmeno di quelli che si sono uniti armi e occhiali a goccia alla causa dello schleinismo, nella composizione delle liste elettorali

Zelensky scrive a Putin: «Incontriamoci e finiamo questa guerra»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha scritto una lettera indirizzata a Vladimir Putin proponendo un incontro per «porre fine a questa guerra attraverso un dialogo diretto tra noi e voi». «Oggi, la linea della guerra è la linea da cui deve partire la diplomazia. L’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati», ha aggiunto nella missiva. «Questa è la prassi consolidata e gli attuali sviluppi relativi all’Iran non fanno che rafforzare questo concetto. Il tentativo di instaurare un vero silenzio è il modo migliore per iniziare a dialogare». E ancora: «Dato che la guerra si sta svolgendo in Europa, e dato che l’Ucraina necessita di garanzie di sicurezza, mentre anche voi cercate garanzie di sicurezza per voi stessi, sarebbe logico coinvolgere coloro che possono autenticamente fungere da garanti. Riteniamo che l’Europa debba far parte di questo processo, coloro che hanno realmente la capacità di influenzare la situazione. Riteniamo inoltre che gli Stati Uniti debbano far parte del processo. Questo è ciò che potrebbe aiutare a plasmare una nuova architettura di sicurezza per la nostra parte di mondo».

La replica di Mosca: «Zelensky è benvenuto per incontrare Putin in ogni momento»

Il Cremlino ha risposto alla lettera dicendo che Zelensky è benvenuto per incontrare Putin a Mosca «in qualsiasi momento». Lo hanno riportato i media statali citando il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che al presidente russo non era ancora stata mostrata la lettera di Zelensky. In un incontro con i massimi dirigenti delle agenzie di stampa internazionali, Putin ha detto che «non è necessario sospendere le ostilità per avviare i negoziati».