Chi viene a Salerno piange due volte: quando arriva e quando se ne va. Potremmo prendere in prestito questa frase dal film “Benvenuti al Sud” per descrivere il sentimento di tanti calciatori e addetti ai lavori che, a distanza di tanto tempo dall’addio alla casacca granata, restano visceralmente legati alla Bersagliera e alla tifoseria. Marco Firenze è uno di questi. Sei mesi appena di militanza, un gol fondamentale a Cosenza, quella traversa clamorosa colpita col Pescara sotto la Sud e un addio dettato dal rapporto mai decollato col tecnico Gian Piero Ventura. Quanto è bastato, però, per innamorarsi del cavalluccio marino e per instaurare con la piazza un rapporto di stima e rispetto. Intervistato dalla redazione di Cronache, l’ex centrocampista di Pro Vercelli e Venezia continua a ripetere come un mantra la stessa frase: “Inammissibile che Salerno debba vivacchiare in serie C, fa male al cuore e non è giusto”. E i motivi di questo “galleggiamento” sono stati analizzati nel dettaglio partendo dal mercato deludente fatto fino a oggi da Faggiano fino a tornare indietro nel tempo, a quelle promesse mai mantenute che hanno illuso il popolo di fede granata. Ecco le sue dichiarazioni:
Sono andati via tanti calciatori di livello e sono arrivati giocatori svincolati, a basso costo e che, sulla carta, non rinforzano l’organico. Che idea si è fatto?
“Parto da un presupposto: secondo me Faggiano è un direttore sportivo molto competente, uno dei migliori che c’è in giro. Quando si analizzano le problematiche di mercato bisogna sempre ricordare che le decisioni finali spettano al presidente e che è la proprietà a stabilire un budget. Tutti ci aspetteremmo qualcosa in più da un patron che ha grosse potenzialità imprenditoriali e finanziarie, ma non siamo all’interno del club e non sappiamo quali possano essere i reali motivi di questo ridimensionamento. E’ vero, sono arrivati calciatori non di nome, ma di categoria. E non è detto possa essere uno svantaggio. Però capisco i tifosi: fare un colpo di spessore nei prossimi giorni darebbe un senso diverso anche a queste scommesse. E forse tranquillizzerebbe la piazza sui reali obiettivi. A oggi percepisco una preoccupazione che, in parte, mi sento di condividere”.
A proposito di tifosi, quasi 1500 abbonamenti in più dell’anno scorso e almeno 10mila spettatori annunciati col Sorrento. Dopo due retrocessioni e un campionato di C fallimentare…
“Anche in questo caso faccio una premessa: il calcio è cambiato, la C è una perdita sicura per un imprenditore e ogni anno falliscono società anche gloriose. Proprio per questo capisco il punto di vista di Iervolino e la sua decisione di gestire tutto con oculatezza. Tuttavia qui siamo a Salerno e questa gente merita di più. Nessuno chiede spese folli o scriteriate, ma dopo due retrocessioni sarebbe il minimo allestire una rosa da promozione diretta. La tifoseria sta lanciando un messaggio al club: loro ci sono sempre, al di là della categoria, al di là del mercato, senza dar peso al repentino passaggio da San Siro a Sorrento. Sicuramente ne soffrono, ma il pubblico salernitano è un qualcosa di unico ed è un fattore che andrebbe alimentato giorno dopo giorno senza darlo per scontato. Io i tifosi li capisco: c’è voglia di vincere dopo un triennio negativo, al momento temono una quarta stagione deludente e bisogna intervenire ancora sul mercato. Anche per dare un segnale a loro. Io paragono la vostra curva a quella di Sampdoria e Genoa, due grandissime realtà con un tifo pazzesco. Il livello è lo stesso, certi contesti dovrebbero giocare in A solo per la passione della gente”.
Cosmi aveva chiesto la permanenza di Ferrari, Ferraris e Cabianca e non è stato accontentato. Fosse lei l’allenatore come vivrebbe questa situazione?
“Bisogna trovarsi all’interno, capire quali siano gli obiettivi. Credo che la Salernitana abbia un allenatore espertissimo e con un palmares tale da poter dire la sua sul mercato e fissare dei paletti. Poi però penso anche che un tecnico bravo deve valorizzare il materiale umano che la società gli mette a disposizione. Chiaramente si vince con i giocatori bravi e se, alla fine del mercato, non verrà accontentato bisognerà fare chiarezza sulle reali ambizioni della proprietà. Faccio anche un discorso di natura tecnica: forse Ferrari e Lescano erano troppo simili per caratteristiche e hanno scelto D’Ursi che si sposa meglio con il vostro centravanti. Non è detto sia sempre una questione di soldi: non penso che Ferrari, al Guidonia, guadagnerà cifre astronomiche”.
E’ arrivato Capuano che, pur essendo svincolato, ha dovuto attendere due mesi prima del sì della società. Gettarlo subito nella mischia lunedì è un rischio?
“Un grande rischio per il ragazzo. Da professionista serio sicuramente avrà lavorato in queste settimane, ma il campo, la quotidianità, il ritiro e la cooperazione con i compagni sono un’altra cosa. Io due volte ho firmato per una squadra a preparazione ultimata e ho impiegato molto tempo per arrivare al 100%. Col Sorrento si fa sul serio, la posta in palio è già alta e non è coppa Italia o amichevole. L’assenza per infortunio di Heinz potrebbe spingere lo staff tecnico a gettarlo subito nella mischia, ma credo sia pericoloso. Lo sarebbe a 22 anni, figuriamoci quando non sei più giovanissimo. Anche perché Capuano dovrà essere da subito mentalmente carico a mille e proiettato a quest’avventura: Salerno vuole e deve vincere, a partire da lunedì”.
In C si è alzata l’asticella, con un girone B difficilissimo e quello meridionale che accoglie il Bari. Non allestire una rosa da promozione diretta è un autogol, è d’accordo?
“Sì. Faccio un ragionamento generale. In B il livello si è alzato molto e capita spesso che tra gli esuberi ci siano calciatori di un certo spessore. Oggi accettano la C volentieri perché ci sono piazze che non c’entrano nulla con quella categoria e che non ti fanno pesare il salto all’indietro. La Salernitana, memore anche di quello che è successo a giugno, deve provare a evitare quella lotteria eterna che ti porta a giocare a distanza ravvicinata contro club del tuo stesso blasone. Bari, Catania, Spezia, Pescara, Perugia, Ravenna, Reggiana, lo stesso Brescia…è tostissima! Ci sono tanti allenatori giovani, ma preparatissimi sotto il profilo tattico. Anche squadre meno blasonate propongono un calcio moderno e bello da vedere. Io spero che la Salernitana possa tornare in B, un habitat naturale ma anche il minimo sindacale. E se manca qualcosa è necessario che la proprietà intervenga per accontentare allenatore e tifosi. Non si può vedere quella curva in C, non ha senso. Il girone dei granata è il più duro in assoluto. Vai a Foggia e trovi 15mila persone anche se lottano per non retrocedere. Realtà come Cerignola aspettano le big come fosse una finale e si crea un ambiente che determina. Battere la Salernitana, specialmente nei derby, diventa l’obiettivo dell’anno”.
Dalle promesse europee al silenzio, c’è un problema di comunicazione alla base del flop Iervolino?
“Direi di sì. Mi sono concentrato poco sulle parole e sulle polemiche perché preferisco parlare di calcio, ma se avevano prospettato una Salernitana alla pari con le grandi del calcio italiano e poi fatichi in C è ovvio che la gente si faccia qualche domanda. Per le potenzialità economiche di Iervolino credo sia lecito che il pubblico si aspetti il grande nome e acquisti di un certo spessore. Anche io, da tifoso, farei la stessa domanda al patron: immaginavi di portare grandissimi campioni a Salerno in A e oggi non si può fare una corazzata in Lega Pro? Però voglio anche spezzare una lancia a favore del proprietario. Dal punto di vista imprenditoriale è una persona che ha fatto cose straordinarie, un vincente. A chi giova vivacchiare in terza serie, senza introiti pur con 10-12mila persone sugli spalti? Bisognerebbe capire una volta per tutte cosa sia successo, se ci siano fatti ignoti alla tifoseria e come si possa risolvere. Sono stati commessi tanti piccoli errori che, sommati, hanno comportato un triennio così negativo. Ma se ci sono 1500 abbonati in più nonostante tutto è doveroso parlare alla gente, evitando questi silenzi che alimentano preoccupazioni. Mi viene in mente, però, anche Salernitana-Sampdoria. Ricordate tutti quello che è successo, se oggi siamo in C non è soltanto colpa della proprietà ma anche di altre situazioni che hanno inciso notevolmente”.
Breve, ma intensa la sua esperienza a Salerno…
“Sei mesi bellissimi. La Salernitana è sogno e rimpianto allo stesso tempo. Fui accolto benissimo, partimmo forte in campionato e la squadra era forte. La traversa col Pescara grida vendetta, poi segnai a Cosenza e divenni un beniamino dei tifosi. Se dai tutto per la maglia è un popolo che ti spinge e ti aiuta anche se sbagli qualche prestazione. Dopo l’infortunio sono stato progressivamente messo da parte da Ventura. Nulla da dire come allenatore: preparazione super, un top player. Ma nel calcio moderno ci vuole anche un dialogo costante con i calciatori, la componente mentale fa la differenza. Sotto questo aspetto non mi sono trovato benissimo, passai da titolare a separato in casa e andai via veramente a malincuore. L’estate successiva ero di nuovo un tesserato della Salernitana, ma inadatto al gioco di Castori. Fu un addio che mi fece male, ma l’amore per il cavalluccio marino resta. E presto sarò in città a tifare granata perché dalla C dovete andare via”.
Gaetano Ferraiuolo
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