S. Cipriano: Martusciello, nessun contatto con il sindaco Alfano

“No, non è in trattativa con noi”. Così Fulvio Martusciello, coordinatore regionale di Forza Italia in Campania, alla domanda su eventuali contatti con il sindaco di San Cipriano Picentino, Sonia Alfano.
“Ho letto che ha lasciato Fratelli d’Italia per una rottura con Cirielli e che sarebbe legata al mancato sostegno al candidato alle regionali. Stimo molto il sindaco, ma non abbiamo avuto contatti”.

L'articolo S. Cipriano: Martusciello, nessun contatto con il sindaco Alfano proviene da Le Cronache.

Truffa Agenzia viaggio : rinvio a giudizio e pena concordata

Gragnano/Nocera. Clienti truffati con l’agenzia di viaggio di proprietà: pena concordata a due anni per la donna amministratrice dell’attività commerciale di Gragnano, mentre il marito è  stato rinviato a giudizio con processo a Torre Annunziata fissato per il 21 aprile prossimo. Lo ha deciso dopo l’udienza predibattimentale il gup Sabatino che ha accolto la richiesta del pm torrese Marianna Ricci. Per adesso le parti civili, che si sono costituite, ottengono un primo rimborso proprio per la scelta della donna che ha concordato la pena mentre saranno in aula per il giudizio ordinario. La difesa dell’uomo chiedeva la messa alla prova con rigetto da parte del gup che ha motivato la propria decisione spiegando “che erano tante i raggiri denunciati”, per cui solo un processo può  fare emergere la verità. Marito e moglie, ora residenti nel Modenese, avrebbero fatto sparire dall’agenzia di Gragnano una somma che avrebbe  superato i 400mila euro di caparra e acconti  (quelli registrati) per vacanze e viaggi inesistenti. Avrebbero preso i soldi dei viaggi truffando la clientela e svanendo poi nel nulla. Avevano dato acconti per una vacanza da sogno  ma quel denaro delle prenotazioni non sarebbe mai arrivato a destinazione: 412mila euro (fatturati e quindi dichiarati) spariti insieme, con ogni probabilità, a denaro versato come caparra “a nero”. Secondo la pubblica accusa di Torre Annunziata con il pm Marianna Ricci il raggiro sarebbe stato perpetrato dall’agenzia di viaggio “7D Follow Me” i cui titolari- trasferitisi in provincia di Modena – a danno delle parti offese individuate (molti però hanno scelto e sceglieranno la strada di un procedimento civile). Quasi una trentina sono domiciliati tra Scafati, Angri, Nocera Inferiore, Pagani, Cava de’ Tirreni e Salerno (difesi dagli avvocati Acanfora e Maranca). Altri truffati sono di  Avellino e provincia e dal Napoletano, prevalentemente della zona Vesuviana.  Acconti dai 200 ai 5mila euro per villaggi turistici, viaggi caraibici, città d’arte (anche italiane), in Europa, Asia, Oceania e Americhe. Per il pubblico ministero Marianna Ricci: “Marito r moglie con artifizi e raggiri convincevano i clienti dell’agenzia di viaggio a farsi anticipare somme di denaro o saldare prenotazioni senza che poi gli stessi clienti avrebbero usufruito del servizio”. I fatti contestati vanno dalla primavera del 2021 al 2022 per un totale, secondo gli inquirenti, di circa mezzo milione di euro. La “7D Follow Me” aveva chiuso improvvisamente anche se il giorno prima i titolari avrebbero continuato a chiedere il denaro per saldare il viaggio. Poi la decisione annunciata sui social con un messaggio nel quale si parlava di non meglio precisati problemi finanziari” a causa dei quali “non si riuscirà a far fronte agli impegni presi e quindi a garantire i viaggi prenotati”.  E come se non bastasse, marito e moglie,  amministratori dell’agenzia di viaggi,  si erano resi irreperibili dopo aver raccolto il denaro. 

L'articolo Truffa Agenzia viaggio : rinvio a giudizio e pena concordata proviene da Le Cronache.

Decreto bollette, i deputati vannacciani votano contro il governo

A differenza di quanto fatto con il decreto sulle forniture di armi all’Ucraina, i tre deputati vannacciani, cioè Rossano Sasso, Edoardo Ziello e Emanuele Pozzolo, hanno votato contro la fiducia al governo sul decreto Bollette e anche contro lo stesso provvedimento. La possibilità di scindere il voto è prevista alla Camera dei deputati, ma non al Senato. L’11 febbraio, al loro primo passaggio parlamentare, i deputati di Futuro Nazionale si erano detti contrari al dl sul sostegno militare a Kyiv, accordando però la fiducia all’esecutivo.

La fiducia ha ottenuto 2023 sì

La fiducia posta dal governo sul decreto bollette ha ottenuto il via libera della Camera con 203 sì, 117 no e 3 astenuti. Il voto finale sul provvedimento, nel testo identico a quello licenziato dalla commissione Attività produttive, è atteso tra stasera e domani mattina.

Decreto bollette, i deputati vannacciani votano contro il governo
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Le parole di Sasso e Ziello

«Futuro Nazionale non voterà la fiducia al governo sia nel merito che come segnale politico, in passato abbiamo dato fiducia al governo ma questa fiducia non e stata contraccambiata, né nei modi né nei fatti», ha spiegato Sasso intervenendo nell’aula della Camera. «Giorgia Meloni ha scelto di non volere il generale Roberto Vannacci. Noi ne prendiamo atto con rammarico e, siccome la fiducia deve essere reciproca, non possiamo più votargliela. Questa posizione rimarrà tale finché continueranno ad esserci indifferenza e censura», ha detto Ziello. Vannacci, in conferenza stampa, aveva parlato di una riflessione in corso sul voto dei suoi alla Camera: «La fiducia è un sentimento reciproco. Quindi vedremo se potremo corrispondere o meno questa fiducia oppure no».

Roma, Maritato(FI): “Scuole “green” in V Municipio specchietto per allodole”

“L’annuncio, come sempre, fu ridondante: “Contratto istituzionale di sviluppo”, con tanto di acronimo (CIS), come ogni distopia che si rispetti. Altrettanto faraonica la dotazione di risorse, 200 milioni per attuare in 111 scuole romane la cosiddetta transizione energetica e ambientale. Una di quelle cose che fanno rumore ma che, a distanza di poco più di un anno, si sono rivelate la montagna che ha partorito il topolino”. Così, Michel Emi Maritato, Presidente della commissione Smart City di Forza Italia per Roma, commenta il progetto previsto per sette edifici scolastici in V Municipio, nel Comune di Roma. “Per non smentirsi, i vertici di Roma Capitale lanciano progetti mirabolanti come specchietto per le allodole ma la realtà, agli occhi dei romani, si palesa del tutto diversa – tuona il segretario – soprattutto in V Municipio, uno dei più arretrati per quanto attiene all’avanzamento del programma che, al momento, manca ancora di progettazione esecutiva. Da non credere. Ci troviamo di fronte alla solita situazione incongruente: ritardi burocratici, mancanza di organizzazione, uffici tecnici in difficoltà, inadempienze delle ditte. C’è da chiedersi a chi, l’amministrazione capitolina, abbia affidato l’arduo compito, tanto da tenere in ostaggio alunni e famiglie che aspettano speranzosi il munifico intervento dall’alto. A poco servono le rassicurazioni degli assessori competenti. Quando si lancia un progetto di tale spessore – incalza Michel Maritato – si deve provvedere almeno a un minimo di programmazione. Un termine che, a quanto pare, a cominciare dal Campidoglio e, via via a strascico, in tutti i XV municipi, difetta fortemente in coloro che ne dovrebbero portare la responsabilità. Altro che “smart city” e rigenerazione ambientale e tecnologica. Di questo passo a Roma non andremo da nessuna parte, se non cambiamo indirizzo”, conclude il segretario romano di Fi Roma in V Municipio.

L'articolo Roma, Maritato(FI): “Scuole “green” in V Municipio specchietto per allodole” proviene da Le Cronache.

Picentini in lacrime per il 49enne Ciro Di Martino

Rabbia, lacrime e dolore a Bellizzi per la morte di Ciro Di Martino, operaio 49enne che lunedì pomeriggio ha perso la vita in un ovattificio, a causa di un incidene sul lavoro. Questa mattina operai e sindacati hanno manifestato dinanzi ai cancelli dello stabilimento, in forma di lutto ma anche per chiedere maggiori controlli e sicurezza. Un messaggio rilanciato anche dai rappresentanti dei lavoratori.

«Siamo profondamente addolorati per la perdita del nostro collega – dichiarano Gerardo Giliberti e Fabio Giordano della Femca Cisl Campania Sud – e ci stringiamo alla famiglia e ai colleghi in questo momento di grande dolore. La vita dei lavoratori vale più di qualsiasi obiettivo produttivo o commerciale, e la sicurezza sul lavoro non può e non deve essere oggetto di trattative».

La Femca Cisl Campania Sud ha annunciato il proprio impegno a sostenere la famiglia di Ciro Di Martino e a lottare affinché vengano garantite giustizia e sicurezza sul lavoro. «Chiediamo all’azienda di fermare immediatamente tutti gli impianti – aggiungono Giliberti e Giordano – per rispetto della memoria di Ciro e della sua famiglia».

Solidarietà e vicinanza sono arrivate anche dalla Cisl Salerno, guidata dalla segretaria generale Marilina Cortazzi, che ha ribadito la necessità di rafforzare la cultura della sicurezza e di non tollerare più rischi evitabili sui luoghi di lavoro.

L'articolo Picentini in lacrime per il 49enne Ciro Di Martino proviene da Le Cronache.

L’avvocato Famiglia di Domenico, ‘spero Monaldi si costituisca parte civile’

La speranza è che anche il “Monaldi possa costituirsi parte civile” nel possibile procedimento penale che potrebbe aprirsi nei confronti degli eventuali imputati per la morte di Domenico Caliendo, il bambino di tre anni deceduto dopo che gli era stato trapiantato un cuore “bruciato”. Ad auspicarlo, a nome della famiglia del piccolo, è l’avvocato Francesco Petruzzi. Intervenuto alla trasmissione ‘Campania 24’ in onda su Canale 9, il legale, rispondendo alle domande del conduttore Vincenzo Mele, ha parlato dell’eventualità della costituzione di parte civile della Regione Campania, ipotizzata dal governatore Roberto Fico: “Lo spero – ha detto – Spero che la Regione sia al nostro fianco in questa vicenda, che vede dei tratti assurdi. Come spero che a un certo punto avremo anche lo stesso Monaldi costituito parte civile e al nostro fianco”. Nel corso dell’intervista televisiva, Petruzzi ha anche fatto sapere che “c’è un’altra famiglia che sarebbe pronta a sporgere denuncia contro il Monaldi per la morte di una bambina. Insieme alle quattro posizioni già aperte – ha sottolineato il legale – c’è una mamma che ha sottoposto alla nostra attenzione la cartella clinica della figlia”.

L'articolo L’avvocato Famiglia di Domenico, ‘spero Monaldi si costituisca parte civile’ proviene da Le Cronache.

Controlli Nas in mense ospedaliere: irregolari quasi metà

A Taranto c’è stata l’interdizione della produzione di pasti per celiaci a causa dell’assenza di spazi e attrezzature dedicate e per carenze igienico-strutturali; a Napoli e a Brescia, la sospensione immediata dell’attività di due mense ospedaliere entrambe per gravi condizioni igieniche e infestazione da insetti, con l’irrogazione di sanzioni amministrative; a Salerno, il riscontro di contaminazione microbiologica (enterobatteri e coliformi) su vassoi destinati alla distribuzione dei pasti, con conseguenti prescrizioni correttive; a Catania, la denuncia del responsabile della preparazione dei pasti e il sequestro di circa 60 chili di alimenti in cattivo stato di conservazione; a Parma, l’accertamento di diffuse carenze igienico-strutturali nei locali di deposito bevande. Questi i provvedimenti adottati, el periodo compreso tra il 19 febbraio e il 22 marzo 2026, dai carabinieri per la Tutela della Salute (Nas) nell’ambito di una campagna straordinaria di controlli sulle mense ospedaliere e sui servizi di ristorazione sanitaria, finalizzata alla verifica del rispetto delle normative igienico-sanitarie e della sicurezza alimentare all’interno delle strutture destinate a pazienti. Nel corso dell’attività ispettiva sono state complessivamente controllate 558 strutture su tutto il territorio nazionale, di cui 525 operanti nel settore della ristorazione collettiva e 31 afferenti direttamente all’ambito sanitario. Gli accertamenti hanno evidenziato 238 strutture non conformi, pari al 42,7% del totale, confermando un livello di criticità significativo nel comparto, con oltre quattro strutture su dieci risultate non in linea con gli standard previsti. Le principali irregolarità riscontrate hanno riguardato carenze igienico-sanitarie nei locali di preparazione e deposito degli alimenti, criticità strutturali e manutentive, inadeguata applicazione delle procedure di autocontrollo (HACCP), nonché irregolarità nella gestione e conservazione dei prodotti alimentari, con particolare attenzione alle diete speciali destinate a soggetti vulnerabili.

L'articolo Controlli Nas in mense ospedaliere: irregolari quasi metà proviene da Le Cronache.

Salernitana-Benevento: Di Loreto dirige il derby

Sarà Marco Di Loreto, della sezione di Terni, a dirigere il derby tra Salernitana e Benevento Calcio.

A coadiuvare il direttore di gara saranno gli assistenti Simone Della Mea (Udine) e Matteo Lauri (Gubbio). Il quarto ufficiale sarà Alessandro Silvestri (Roma 1), mentre al Football Video Support opererà Luigi Ferraro (Frattamaggiore).

Per il fischietto umbro si tratta del terzo incrocio con i granata: il bilancio è di una vittoria (1-0 contro il Siracusa all’esordio stagionale) e un pareggio (1-1 con il Trapani lo scorso 7 dicembre), entrambi ottenuti in casa.

Un solo precedente, invece, con il Benevento, sconfitto per 1-0 sul campo del Catania il 26 ottobre.

L'articolo Salernitana-Benevento: Di Loreto dirige il derby proviene da Le Cronache.

L’Italia nega l’atterraggio di due bombardieri Usa a Sigonella: cosa sappiamo

L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella per l’atterraggio di due bombardieri, che avevano programmato una sosta tecnica in Sicilia, prima di proseguire verso il Medio Oriente con destinazione Iran. L’episodio, che non può non riportare alla mente quanto successo nel 1985 – se non altro per il luogo interessato e i Paesi protagonisti – è accaduto qualche sera fa, ma la notizia è stata tenuta riservata fino alla ricostruzione pubblicata dal Corriere della Sera. E ha alimentato la polemica politica: le opposizioni chiedono maggiori chiarimenti sull’accaduto e una presa di distanza netta da parte di Giorgia Meloni dall’alleato americano, mentre nel centrodestra c’è chi teme che la decisione presa dal ministro della Difesa Guido Crosetto (non è chiaro se condivisa con Palazzo Chigi) possa inasprire i rapporti con Trump.

L’Italia nega l’atterraggio di due bombardieri Usa a Sigonella: cosa sappiamo
Un UKC-130J Super Hercules a Sigonella (Archivio Ansa).

Il no di Crosetto all’atterraggio dei bombardieri: cosa è successo

Secondo quanto ricostruito dal Corriere (e non smentito dalla Difesa), il capo di Stato maggiore Luciano Portolano ha informato Crosetto che alcuni bombardieri Usa avevano previsto di atterrare alla base di Sigonella. Nessuno aveva però chiesto alcuna autorizzazione, né consultato i vertici militari italiani: il piano era stato semplicemente comunicato mentre gli aerei erano già decollati. Accertato che non si trattava di voli normali o logistici compresi nel trattato con l’Italia, Crosetto ha negato l’uso della base. È stato poi Portolano a informare il Comando Usa della decisione presa, spiegando che i bombardieri non potevano atterrare a Sigonella in quanto non erano stati autorizzati e perché non c’era stata alcuna consultazione preventiva.

L’Italia nega l’atterraggio di due bombardieri Usa a Sigonella: cosa sappiamo
Guido Crosetto (Imagoeconomica).

Palazzo Chigi: «Solidi rapporti con gli Usa, rispettiamo i trattati»

Palazzo Chigi è rapidamente intervenuto con una nota, sottolineando che l’Italia «agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere» e che «ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato». Richiesta che, in questo caso, è stata quantomeno tardiva. «Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione», si legge poi nel comunicato. Sulla stessa lunghezza d’onda Crosetto, il quale ha assicurato su X che «non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi». Il ministro della Difesa ha poi parlato di decisioni in continuità rispetto al passato, negando che l’Italia abbia deciso di sospendere l’utilizzo delle basi agli asset Usa (come invece ha fatto la Spagna di Pedro Sanchez): «Cosa semplicemente falsa, perché sono attive, in uso e nulla è cambiato». Semplicemente, ha spiegato, in base agli accordi internazionali ci sono operazioni Usa che necessitano l’autorizzazione del governo e altre invece comprese nei trattati. L’atterraggio dei bombardieri rientra nella prima fattispecie e nessuno aveva chiesto il permesso di atterrare. Da qui il no.

Stefania Craxi e la crisi del 1985 gestita dal padre Bettino

Rispondendo ai cronisti sul confronto con la crisi di Sigonella che vide lo scontro tra il governo guidato dal padre Bettino e l’Amministrazione Reagan per la crisi dell’Achille Lauro, Stefania Craxi (fresca di nomina a capogruppo di Forza Italia al Senato), ha affermato che «c’è una sola cosa in comune con le due vicende che avevano tutta un’altra genesi ed è la centralità della base di Sigonella e quindi del Mediterraneo, che è centrale non solo per l’Italia e l’Europa ma per tutto il sistema internazionale». Le due vicende, ha spiegato Craxi, «non sono paragonabili». Anche se, ha aggiunto, «si tratta in entrambi i casi non di uno strappo diplomatico, ma della richiesta di rispetto della sovranità internazionale».

LEGGI ANCHE: Basi americane in Italia: quante e dove sono

L’opposizione attacca mentre Vannacci promuove Crosetto

La decisione di Crosetto ha scatenato le opposizioni. «Ora il governo faccia un passo in più: neghi anche il supporto logistico offerto dalle nostre basi», ha dichiarato Giuseppe Conte, presidente del M5s. Pur definendo il no del ministro «un fatto rilevante e corretto», il deputato dem Anthony Barbagallo ha parlato di «quadro estremamente opaco e preoccupante», esortando il governo a riferire in Parlamento. Categorico Angelo Bonelli di Avs «Prendere una posizione chiara e netta, e segnare una distanza dalle politiche di questo bullo del pianeta, come Donald Trump, pensa di governare il mondo attraverso la supremazia militare». Passando alla maggioranza, così Raffaele Nevi, portavoce di Forza Italia: «Quando si compiono scelte di questa portata ci si assume una responsabilità, ma si dimostra anche la capacità di mantenere una linea coerente». Maurizio Lupi, presidente di Noi Moderati, ha dichiarato che «l’Italia non è in guerra con l’Iran e non vuole entrarci ed è giusto che ogni decisione in deroga ai trattati vigenti debba essere approvata dal Parlamento». Infine, la promozione a pieni voti per Crosetto da parte dell’ex generale Roberto Vannacci: «Secondo me ha fatto bene».

L’Italia nega l’atterraggio di due bombardieri Usa a Sigonella: cosa sappiamo
La base di Sigonella (Archivio Ansa).

Perché gli Usa non hanno chiesto di poter atterrare a Sigonella?

Ci si chiede però perché gli alleati americani non abbiano chiesto di poter atterrare a Sigonella prima della partenza. Forse perché Donald Trump considera l’Italia una provincia dell’impero? O perché era convinto che l’amica Giorgia non avrebbe avuto niente da ridire? Se Sanchez ha negato espressamente l’uso delle basi americane in Spagna per operazioni di guerra contro l’Iran, l’Italia si è mantenuta sul filo della diplomazia, cercando di tenere il piede in più staffe. A pensar male, forse The Donald voleva stanare una volta per tutte Meloni, che ha già pagato parecchio in termini di consenso (e si è visto anche al referendum) la sua vicinanza alla Casa Bianca.

Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu

Guai a chiamarla intimidazione. Quello della Domenica delle Palme è stato solo un incidente, o meglio, un «fraintendimento». Israele, si sa, è molto suscettibile, rispetto alle scelte lessicali relative a certi suoi interventi: a Gaza non è in corso un genocidio, ma un’operazione anti-terrorismo; quelli che in Cisgiordania vessano e uccidono i palestinesi non sono terroristi, ma coloni intraprendenti; e impedire al patriarca latino di raggiungere la chiesa del Santo sepolcro per celebrare una delle messe più importanti del calendario liturgico cattolico è solo frutto di un equivoco, come ha diplomaticamente sottolineato lo stesso involontario protagonista, il cardinal Pierbattista Pizzaballa.

LEGGI ANCHE Perché il rapporto tra Santa Sede e Israele è diventato quasi impossibile

Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu

Comunque lo si chiami, l’accaduto ha generato nella politica e nell’opinione pubblica italiana uno scoordinato gioco dei quattro cantoni. La sinistra laica e femminista si è improvvisata paladina del patriarcato (quello di Gerusalemme) e delle secolari tradizioni cristiane della Terrasanta; il centrodestra, finora strenuamente filo-israeliano, ha parlato di decisione «inaccettabile» e di «offesa alla libertà religiosa».

LEGGI ANCHE Pizzaballa papa? Noi ex compagni di classe tifiamo per lui

Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Corteo per la Palestina per dire no al genocidio (foto Imagoeconomica).

Eddai, Netanyahu voleva solo proteggere l’incolumità del cardinale…

Alessandro Sallusti, uno di quei tradizionalisti che ogni dicembre tuonano in difesa dei presepi e delle recite natalizie nelle scuole, ha sostenuto in tivù che Benjamin Netanyahu voleva solo proteggere l’incolumità del cardinale, lasciando intendere che se Pizzaballa (ormai noto fra gli ultrà pro-Israele come Pizzapal, per le sue evidenti simpatie per i gazawi) ci teneva tanto a celebrare la messa della domenica delle Palme, poteva farlo su Zoom, anziché gironzolare per la Città Vecchia con il subdolo intento di farsi molestare dalla polizia e mettere Bibi in cattiva luce.

Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Giorgia Meloni con il premier israeliano Benjamin Netanyahu (foto Imagoeconomica).

Meloni e Tajani presi a pesciate sui social dai filo-palestinesi

Ma le giravolte non sono finite: per una volta che Antonio Tajani e Giorgia Meloni erano usciti dalla modalità maggiordomo e nanny di Donald Trump e Netanyahu e avevano alzato un po’ la voce, si sono visti presi a pesciate sui social dai filo-palestinesi, per aver mostrato per l’oltraggio al patriarca cento volte più sdegno che per gli eccidi di innocenti a Gaza, mentre su X l’ideologo neo-vetero-con Francesco Giubilei ha rinfacciato alla sinistra di difendere un alto prelato cattolico, ma di infischiarsene dei cristiani perseguitati o uccisi dagli islamisti.

Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Il cardinale Pizzaballa nella nuova opera di Alxsandro Palombo sui muri del palazzo arcivescovile in via Delle Ore, a Milano (foto Ansa).

C’è chi è animato dalla fede e chi è sostenuto da una malafede

Anche a non essere credenti e praticanti, si prova un certo disagio nel vedere la differenza di stile fra chi è genuinamente animato dalla fede, come il cardinal Pizzaballa, e chi è sostenuto da una malafede altrettanto fervida, a prescindere dallo schieramento in cui milita. Mai come oggi, la Chiesa cattolica sguscia come una saponetta bagnata dalle mani della politica occidentale: sui diritti delle donne e sulla morale sessuale è rimasta ferma al Concilio di Trento, deliziando le destre, per deluderle clamorosamente subito dopo con posizioni “comuniste”: il rifiuto di ogni guerra e dell’accumulo sfrenato di ricchezze, la condanna del suprematismo bianco e perfino di quello cristiano.

Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Il cardinal Pierbattista Pizzaballa in Vaticano (foto Ansa).

Il cardinale che manda aiuti allo sventurato popolo di Gaza

Per il papa di Roma, Gesù è sempre lo sfigato mezzo nudo inchiodato alla croce, non il figaccione vichingo in tunica di cachemire venerato nelle mega church dove si predica il Vangelo della prosperità, secondo cui i veri cristiani hanno la Ferrari, la villa con piscina e un fucile d’assalto per difendere entrambe. È il Gesù che piace a Trump, a JD Vance e a Pete Hegseth e che alla fine sta simpatico anche a Netanyahu – sicuramente, molto più di quello povero e sofferente, in nome del quale il cardinale Pizzaballa disobbedisce alla polizia e ogni volta che può manda aiuti allo sventurato popolo di Gaza.

Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
Il cardinal Pierbattista Pizzaballa (foto Ansa).

I missili sono cattivi solo quando sono iraniani

L’incidente/fraintendimento della domenica delle Palme ha avuto un finale che ricorda le storie di don Camillo: Netanyahu, un Peppone ben più feroce e fanatico di quello di Giovannino Guareschi, ha fatto marcia indietro e ha concesso al patriarca Pizzaballa «il pieno e immediato accesso alla basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme», ricordando peraltro che è già stata bersaglio dei missili iraniani. Traduzione: se se ne becca uno in testa, poi non venite a lamentarvi con noi. Attenzione: essendo i missili iraniani, si può dire che la chiesa è stata un «bersaglio». La chiesa di Gaza, centrata dalle bombe israeliane nel luglio scorso, bilancio tre morti e parecchi feriti fra cui il parroco, è stata solo un qui pro quo.

Pizzaballa, l’ipocrisia della destra e il fraintendimento del povero Netanyahu
La chiesa della Sacra Famiglia a Gaza (foto Ansa).

Madre e figlia morte a Campobasso, la svolta: non fu intossicazione ma avvelenamento

Svolta nel caso delle due donne, mamma e figlia, morte durante le vacanze di Natale all’ospedale Cardarelli di Campobasso dopo una sospetta intossicazione alimentare. Un nuovo fascicolo di indagine, al momento contro ignoti, ipotizza un duplice omicidio premeditato. Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Jelsi, 50 anni, sarebbero state avvelenate nella loro casa di Pietracatella con la ricina. Tracce del veleno sono state trovate durante gli esami effettuati sul sangue, sia in Italia che all’estero.

Grillo ha avviato l’azione legale per riprendersi nome e simbolo del M5s

Beppe Grillo e l’associazione M5S di Genova hanno notificato al partito presieduto da Giuseppe Conte l’atto di citazione davanti al Tribunale di Roma per rivendicare la titolarità del nome e del simbolo “MoVimento 5 Stelle”. Lo riporta Open. L’udienza si dovrebbe tenere a luglio. Estromesso dalla formazione politica da lui stesso cofondata, Grillo aveva annunciato a giugno 2025 l’intenzione di fare causa per riappropriarsi di contrassegno e nome. «Vedere questo simbolo rappresentato da queste persone mi dà un senso di disagio», aveva detto in occasione della Costituente voluta da Conte.

Grillo ha avviato l’azione legale per riprendersi nome e simbolo del M5s
Giuseppe Conte e Beppe Grillo (Imagoeconomica).

Il lungo post dell’ex deputato Bella a supporto di Grillo

«In un mondo normale, se io Beppe Grillo concedo a te Giuseppe Conte di usare qualcosa che mi appartiene, non servirebbe alcuna azione legale affinché tu, Giuseppe Conte mi restituisca ciò che non è affatto tuo». Lo ha scritto sui social l’ex parlamentare pentastellato Marco Bella, molto vicino al comico. E poi: «In un mondo normale, se io Beppe Grillo ho messo tanto lavoro, tanti soldi miei e mi sono beccato una serie infinita di querele per permettere a te, Giuseppe Conte, di diventare da signor nessuno Presidente del Consiglio e di avere uno staff di decine di persone che si occupano della tua comunicazione, tu, Giuseppe Conte, dovresti essere almeno grato a me Beppe Grillo». Bella ha inoltre aggiunto: «La battaglia legale sarà difficile, lunga e complessa. E chi sarà in prima fila sarà purtroppo Beppe. Proprio la persona che il MoVimento lo ha fondato, costretto ancora una volta a metterci soldi suoi. Contro qualcuno che, invece, si è assicurato milioni di finanziamenti pubblici. La dignità, però, non ha prezzo. È una battaglia giusta e per quanto difficile va fatta».

Il 14 aprile esce il nuovo libro di Conte: Una nuova primavera

Intanto, il 14 aprile uscirà il nuovo libro di Conte, intitolato Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia. «Di fronte alle ingiustizie del nostro tempo dobbiamo sentire il dovere di reagire, mettendo in campo competenze, passione, coraggio per difendere i diritti di coloro che hanno perso ogni tutela, per riaffermare i valori che ci tengono insieme», scrive nel volume l’ex premier. «Il leader alla testa di tante battaglie per la prima volta si racconta, senza censure e senza sconti. Mette ordine tra le vicende del passato, pubblico e privato, e ricostruisce gli snodi della sua ascesa professionale e politica, le riforme più osteggiate, la rottura con Grillo e l’arrivo alla guida del Movimento 5 Stelle», si legge nella scheda della casa editrice Marsilio.

Trump agli alleati: «Dovrete imparare a combattere da soli»

Donald Trump di nuovo contro gli alleati. «A tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero 2, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo», ha scritto in un post su Truth. «Dovrete imparare a combattere da soli, gli Stati Uniti non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi. L’Iran è stato, in sostanza, decimato. La parte difficile è fatta. Andate a procurarvi il vostro petrolio!», ha aggiunto. Presa di mira, oltre al Regno Unito, anche la Francia: «Non ha permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il territorio francese. È stata molto inutile con noi nei confronti del “Macellaio dell’Iran”, che è stato eliminato con successo! Gli Stati Uniti non dimenticheranno!».

Il 10 aprile Meloni riferirà alla Camera sui provvedimenti del governo

«Per chiarire una volta per tutte che il governo continua a lavorare anche dopo il referendum, Giorgia Meloni ha dato la disponibilità a riferire la prossima settimana in Parlamento, illustrando i provvedimenti su cui l’esecutivo è quotidianamente impegnato e su cui continua a lavorare». È quanto hanno fatto sapere all’Ansa fonti di Palazzo Chigi. A seguito di contatti con il presidente Lorenzo Fontana, l’informativa in Aula alla Camera dei deputati è stata fissata per venerdì 10 aprile, alle ore 9. A confermare la presenza della premier in Aula è stato anche Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento. La maggioranza viene da una settimana post-referendum molto complicata. Nel giro di pochissimo tempo si sono infatti dimessi – anche a causa dell’esito negativo della consultazione – Andrea Delmastro, sottosegretario alla Giustizia, Giusi Bartolozzi, capo di gabinetto del ministro del Guardasigilli Carlo Nordio, e Daniela Santanchè, ministra del Turismo.

LEGGI ANCHE: La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI

Sigonella, la nota di Palazzo Chigi: «Solidi rapporti con gli Usa, rispettiamo i trattati»

Dopo le indiscrezioni del Corriere riguardo il divieto, da parte dell’Italia agli Stati Uniti, di utilizzare la base di Sigonella per l’atterraggio di alcuni bombardieri americani, Palazzo Chigi è intervenuto con una nota ribadendo che il nostro Paese «agisce nel pieno rispetto degli accordi internazionali vigenti e degli indirizzi espressi dal governo alle Camere». «Ogni richiesta viene esaminata con attenzione, caso per caso, come sempre avvenuto anche in passato», spiega l’esecutivo. «Non si registrano criticità né frizioni con i partner internazionali. I rapporti con gli Stati Uniti, in particolare, sono solidi e improntati a una piena e leale collaborazione». Il governo, pertanto, «continuerà a operare nel solco dei trattati vigenti, nel rispetto della volontà dell’esecutivo e del Parlamento, garantendo al contempo affidabilità internazionale e piena tutela dell’interesse nazionale».

Crosetto: «Decisioni in continuità rispetto al passato»

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Qualcuno sta cercando di far passare il messaggio che l’Italia avrebbe deciso di sospendere l’uso delle basi agli assetti Usa. Cosa semplicemente falsa, perché le basi sono attive, in uso e nulla è cambiato. Il governo continua a fare ciò che hanno sempre fatto tutti i governi italiani in totale aderenza agli impegni presi in Parlamento e alla linea ribadita anche in Consiglio supremo di Difesa, in continuità con tutti i precedenti Consigli, nei decenni. Gli accordi internazionali disciplinano e distinguono con chiarezza ciò che necessita di specifica autorizzazione del governo (per la quale si è deciso di coinvolgere sempre il Parlamento) in assenza della quale non è possibile concedere nulla e ciò che invece è considerato autorizzato tecnicamente perché ricompreso negli accordi. Un ministro deve solo farli rispettare. Terzium non datur. In ultimo voglio ribadire che non c’è alcun raffreddamento o tensione con gli Usa, perché conoscono le regole che disciplinano dal 1954 la loro presenza in Italia bene come le conosciamo noi».

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto

Alberto Leonardis, presidente e amministratore delegato del gruppo editoriale Sae, anche se non ha ancora perfezionato l’acquisto de La Stampa si è già messo alla ricerca di compratori che possano rilevare il polo di quotidiani che ha creato dal 2020 a oggi.

Esborso da 22 milioni di euro da parte di un gruppo indebitato

E in effetti molti osservatori del mercato hanno valutato che l’operazione La Stampa, con un esborso da 22 milioni di euro per un giornale che produce perdite per una decina di milioni all’anno e ha in pancia una redazione di 178 dipendenti, fosse un passo davvero più lungo della gamba per il gruppo Sae, che ha i conti in rosso.

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto
Alberto Leonardis (foto Imagoeconomica).

Al momento la Sapere Aude Editori (Sae) già controlla Il Tirreno (Livorno), Gazzetta di Modena, Gazzetta di Reggio e La Nuova Ferrara, comprati da Gedi nel 2020, e poi La Nuova Sardegna (rilevata nel 2022) e La Provincia pavese (nel 2025), oltre ad aver rilevato Paese Sera (2025).

Come operano questi “spazzini” di testate in difficoltà

Come insegnano operazioni simili compiute nel passato, questi “spazzini” di testate in difficoltà (e Sae è stato il partner sodale di Gedi in tutte queste dismissioni) ricevono in genere dal venditore una dote milionaria per riuscire a gestire i giornali nei primi tempi. Quando la dote si esaurisce, o li chiudono, o li rivendono a qualcun altro, o fanno pesanti ristrutturazioni per avere un equilibrio economico-finanziario.

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto
John Elkann in visita alla sede de La Stampa (Ansa).

Lo schema usato finora da Leonardis è il seguente: lui fa da aggregatore, poi i soldi li mettono soprattutto imprenditori e politici locali. Finora però si trattava di piccole testate molto legate al territorio di competenza. Da valutare, adesso, come verrà strutturato il veicolo che acquisterà La Stampa, e se effettivamente, tra i soci di minoranza, ci sarà anche la Sportcast srl, società posseduta dalla Federazione italiana di tennis e padel, e che si occupa di editoria producendo il canale tivù Supertennis. In questo caso ci sarebbe però un cavillo da superare: lo statuto di Sportcast, nell’oggetto sociale, ammette l’edizione e la produzione di giornali, esclusi però i quotidiani. E quindi sarebbe poco adatta per l’ingresso in Sae. Si vedrà.

Leonardis possiede solo il 3 per cento di Sae

Nel frattempo, come detto, Leonardis da un lato è impegnato a finalizzare il contratto preliminare per l’acquisto de La Stampa (chiusura entro giugno), dall’altro ha già iniziato a sondare il terreno per un’ipotetica cessione di tutta la Sae, di cui lui personalmente possiede solo il 3 per cento.

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto
Urbano Cairo (Imagoeconomica).

Tra i tavoli ai quali ha fatto pervenire il dossier Sae c’è di sicuro quello di Rcs MediaGroup, che al momento si è però detto non interessato ad affiancare al Corriere della sera e a La Gazzetta dello sport una catena di quotidiani locali (La Stampa, a tendere, diventerà un giornale locale con una redazione più che dimezzata).

Leonardis di Sae ha appena comprato La Stampa e vuole già vendere tutto
Theodore Kyriakou e, dietro di lui, la prima pagina di Repubblica.

E presto sui tavoli della business community italiana potrebbe arrivare anche un altro dossier: quello di Repubblica. È noto, infatti, che il gruppo greco Antenna ha chiuso l’operazione con Gedi solo perché interessato alle radio (Deejay, M2o, Capital), mentre non sa che farsene del quotidiano, che perde circa 15 milioni di euro all’anno e ha una redazione di 270 giornalisti.

Sondaggi politici Swg 30 marzo 2026: salgono Pd e M5s

Secondo i sondaggi politici realizzati da Swg per il TgLa7 del 30 marzo 2026, Fratelli d’Italia si conferma saldamente la prima forza del Paese restando ancorata al 29,5 per cento, mentre il Partito democratico registra la crescita più significativa della settimana portandosi al 22 per cento (+0,5). Salgono anche il Movimento 5 stelle al 12,3 per cento (+0,1) e Forza Italia al 7,9 per cento (+0,1), mentre la Lega cede lo 0,2 e scivola al 6,6 per cento – lo stesso valore registrato da Alleanza verdi-sinistra, stabile. Tra i partiti minori, Azione e Futuro nazionale mantengono le proprie posizioni invariate, rispettivamente al 3,4 e al 3,3 per cento, mentre Italia Viva perde lo 0,2 calando al 2,3 per cento. Infine, Più Europa resta stabile all’1,4 per cento mentre Noi moderati registra l’1,1 per cento (-0,1).

Sondaggi politici Swg 30 marzo 2026: salgono Pd e M5s
Sondaggio Swg (X).
Sondaggi politici Swg 30 marzo 2026: salgono Pd e M5s
Sondaggio Swg (X).

Perché Paolo Zampolli, amico di Trump, ha chiesto 5 milioni di risarcimento a Fedez e Mr Marra

L’imprenditore Paolo Zampolli, amico di vecchia data di Donald Trump che lo ha nominato rappresentante speciale degli Usa per le partnership globali, ha querelato per diffamazione aggravata Fedez e Mr Marra, che nel corso di una puntata di Pulp Podcast lo hanno accostato a Jeffrey Epstein: il suo legale ha anticipato che chiederà un risarcimento di almeno 5 milioni di euro. Ecco cosa è successo e chi è Zampolli.

Perché Paolo Zampolli, amico di Trump, ha chiesto 5 milioni di risarcimento a Fedez e Mr Marra
Fedez (Imagoeconomica).

La querela depositata da Zampolli alla Procura di Milano

Nella querela, depositata il 30 gennaio alla Procura di Milano, Zampolli ha sottolineato di essere stato definito da Fedez «quello che in teoria portava, a detta di Fabrizio Corona, le signorine a Trump e ha fatto conoscere Melania a Trump». L’imprenditore inoltre ha evidenziato altre parole pronunciate dal rapper: «Sarebbe interessante andare ad approfondire che cosa c’è all’interno degli Epstein files riguardo Zampolli». Un post su Instagram di Pulp Podcast recitava inoltre: «Definito “killer” negli Epstein Files, ora accusato di aver fatto deportare la ex, eppure resta intoccabile – Ma quanto potere ha Paolo Zampolli?».

«Mi si accosta, altresì, in maniera subdolamente insinuante al caso Epstein, alludendo al mondo della moda di cui ho fatto a lungo parte, avendo fondato, negli Anni 90, un’importante agenzia denominata ID Models», ha scritto Zampolli nella querela, spiegando nelle sei pagine di essere un «impegnato imprenditore nei vari settori del business» e di avere un «rapporto pluriennale di solida e fraterna amicizia» con Trump, che lo ha nominato rappresentante speciale degli Stati Uniti per le partnership globali. Un incarico, questo, che si è aggiunto a quello di rappresentante all’Onu dell’isola caraibica di Dominica. Insomma, i suoi rapporti con alte cariche politiche, governative e imprenditoriali a livello mondiale sono più che motivati. Sostanzialmente, l’imprenditore contesta il ruolo di procacciatore di ragazze per Trump che gli è stato attribuito da Corona, citato dai conduttori del podcast, che però non sarebbe attendibile. Contestate poi anche le allusioni secondo cui gli incarichi che gli sono stati affidati siano il frutto di un rapporto poco limpido con Trump.

Perché Paolo Zampolli, amico di Trump, ha chiesto 5 milioni di risarcimento a Fedez e Mr Marra
Paolo Zampolli (Imagoeconomica).

Eredità Agnelli, John Elkann verso il rinvio a giudizio per truffa ed evasione fiscale

Entro la metà di aprile, la procura di Torino potrebbe chiedere il rinvio a giudizio di John Elkann nell’ambito dell’inchiesta sull’eredità Agnelli e sulla presunta residenza fittizia in Svizzera della vedova di Gianni Agnelli, Marella Caracciolo. Lo riporta il Fatto Quotidiano, aggiungendo che un analogo provvedimento potrebbe arrivare anche al commercialista di famiglia Gianluca Ferrero, attuale presidente della Juventus, e al notaio Remo Maria Morone. Intanto è stato notificato agli indagati l’avviso di chiusura delle indagini. I reati contestati a suo tempo a Elkann e Ferrero erano indicati nel decreto di sequestro per 73,8 milioni del 20 settembre 2024, ovvero truffa ai danni dello Stato ed evasione fiscale per dichiarazioni dei redditi fraudolente.

Voto anticipato, l’amo gettato da Mancini a Meloni e le altre pillole del giorno

«È stato mandato avanti l’uomo più astuto che c’è, Claudio Mancini», spifferano nel Pd, dopo aver letto l’intervista al deputato considerato il «vero sindaco di Roma» al Fatto Quotidiano. Parlamentare da due legislature, Mancini conosce tutti, sia nel suo partito sia nella maggioranza, tanto che non ha paura a mettersi a tavola con gli esponenti di Fratelli d’Italia. Già, perché ogni trattativa romana passa attraverso di lui, dai poteri per la Capitale ai trasporti, Metro C compresa. E cosa ha detto Mancini? Che si vota «forse domenica 7 giugno»: «Appena (Meloni, ndr) avrà completato il rinnovo delle nomine nelle grandi aziende statali. Metterà in sicurezza le poltrone e poi – suppongo – ci manderà in campagna elettorale».

Voto anticipato, l’amo gettato da Mancini a Meloni e le altre pillole del giorno
Claudio Mancini con Alessandro Onorato (Imagoeconomica).

Un pronostico buttato lì, che liscia il pelo a quelli che vogliono correre verso le elezioni anticipate. Della serie «vediamo se Giorgia Meloni ci casca», perché «con la Presidenza della Repubblica non si scherza». E chi assicura al centrodestra che, una volta caduto il governo, non se ne formi un altro, il classico esecutivo tecnico, alla Mario Draghi per esempio? «C’è la fila di gente disposta a guidarlo, tra professoroni, riserve della Repubblica e magistrati di lungo corso», si ricorda. Intanto Mancini ha gettato l’amo, per vedere l’effetto che fa. Anche perché se mai si andasse a elezioni anticipate non ci sarebbe il tempo tecnico, quello sì, di cambiare la legge elettorale. Un bel rebus per Meloni & Co. Poi si sa, Mancini sbaglia raramente previsioni. Lo ha dimostrato anche il 17 settembre scorso quando, durante il dibattito fiume sulla riforma della giustizia alla Camera, alle 3.40 del mattino se ne uscì con un pronostico: «Siccome non avete i due terzi dei voti in Parlamento, saranno chiamati a rispondere i cittadini. E i cittadini voteranno contro di voi, e perderete il referendum. Credete che la maggioranza del Paese sia dalla vostra parte, ma se entrate in un bar e prendete quattro persone, tre non hanno votato per voi. Ecco perché perderete». E aggiungeva: «Dopo la sconfitta, il vostro governo cadrà». Premier avvisata…

Il nipote di Mattarella e la Ferrari Luce

Scene ordinarie di vip, a Roma: lunedì 30 marzo, poco dopo le 16, in via Calabria si trovava Bernardo Mattarella. Che è l’ad di Invitalia, l’Agenzia nazionale di sviluppo, un colosso pubblico che controlla le società Dri d’Italia, Infratel Italia,  Mediocredito Centrale, Italia Turismo e Invitalia Partecipazioni. Stava salutando chi, dall’altra parte della strada – dove si trovano le colonnine della ricarica elettrica – aveva parcheggiato una fiammante Ferrari Luce color ruggine, modello che verrà ufficialmente presentato a Roma solo il prossimo maggio. La prima ‘Rossa’ elettrica. Sì, valeva davvero la pena scendere dall’ufficio per vederla, come ha fatto Mattarella.

Voto anticipato, l’amo gettato da Mancini a Meloni e le altre pillole del giorno
Bernardo Mattarella (Imagoeconomica).

L’ex legale di Andrea Sempio lascia l’avvocatura e si candida a sindaco di Vigevano

Massimo Lovati, ex legale di Andrea Sempio, ha deciso di lasciare l’avvocatura e di candidarsi come sindaco di Vigevano. Lo ha annunciato a Mattino Cinque il suo avvocato, Fabrizio Gallo. Nuovo colpo di scena, dunque, nell’intricato caso del delitto di Garlasco. «Vuole chiudere col passato, vuole rilasciare la toga. Questo è un danno per l’avvocatura, credetemi, perché ha aiutato tante e tante persone e ha l’avvocatura nel sangue. Amava questo lavoro ma al momento è costretto a fare un passo indietro. Le minacce, le varie cose in tv… Vuole occuparsi di altro. Vuole dedicarsi alla sua città e vuole fare il sindaco della sua città», ha detto Gallo, spiegando di non sapere «neanche il partito» con cui correrà Lovati. A supportare l’ex legale di Sempio sarà Democrazia Sovrana Popolare, il partito di Marco Rizzo.

https://www.facebook.com/plugins/video.php?height=314&href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Freel%2F923471210396001%2F&show_text=false&width=560&t=0

Lovati avrebbe ricevuto telefonate con minacce di morte

Secondo quanto affermato da Gallo nella puntata di Mattino Cinque del 30 gennaio, Lovati dopo aver pubblicamente parlato «delle ferite sulle palpebre di Chiara Poggi, che lui disse potevano essere per il fatto che non dovesse vedere qualcosa», ha ricevuto «una serie di telefonate da un numero anonimo» in cui veniva minacciato di fare «la fine di David Rossi», ovvero il capo della comunicazione di Mps trovato morto lungo la strada di Siena su cui si affacciava il suo ufficio presso Rocca Salimbeni.

Sempio ha revocato l’incarico a Lovati a ottobre 2025

Sempio, indagato per l’omicidio di Poggi, ha revocato l’incarico a Lovati a metà ottobre del 2025, dopo le numerose apparizioni dell’avvocato in televisione e dell’episodio di Falsissimo di Fabrizio Corona in cui aveva definito il suo assistito «un comunista, un disadattato», affermando di non averci mai parlato da solo. Dopo aver salutato Lovati, Sempio ha scelto come nuovo legale Liborio Cataliotti, cioè lo storico avvocato di Wanna Marchi, che ancora oggi assiste la figlia di lei, Stefania Nobile e l’ex compagno Davide Lacerenza.

Antologia Sarnese di Livio Pastore

Chi si dedica alla storia locale lo fa, prima di tutto, per amore. Un amore silenzioso e tenace per la propria comunità, per quella terra in cui si è nati, cresciuti e nella quale, spesso, si sceglie di restare. Perché appartenere a un luogo non significa soltanto viverlo, ma conoscerlo nel profondo: custodirne i ricordi, scoprirne i segreti, riconoscerne l’anima. È proprio da questo sentimento che nasce il volume che ci apprestiamo a sfogliare, il nono della collana «Antologia Sarnese», curata da Livio Pastore. Un libro che si offre come uno scrigno di memoria, prezioso e necessario, che ogni cittadino di Sarno dovrebbe accogliere nella propria casa, tra i volumi da conservare e tramandare. Pagina dopo pagina, tra immagini e racconti, l’autore ricompone con pazienza il mosaico del passato: frammenti dispersi, ricordi sbiaditi dal tempo che tornano a vivere. Sono i “fattarielli” — piccoli e grandi — che hanno segnato il cammino della comunità, restituendo voce a storie che rischiavano di essere dimenticate. Queste pagine nascono da un viaggio appassionato dentro le nostre radici, un percorso fatto di memoria, tradizioni e storie che continuano a parlare al presente. Raccontano il centenario della morte di Giovanni Amendola e riportano alla luce le origini del fascismo a Sarno, intrecciando vicende locali e storia nazionale. Tra fede e mistero, prende forma la storia del quadro della Madonna delle Tre Corone, che attraversa i nomi di Volpicelli, De Majo e Monsignor De Pirellis, mentre affiora il racconto del presunto miracolo ricevuto da Califano, sospeso tra devozione e leggenda. Il filo della narrazione prosegue con il ricordo del Maestro Raffaele Vincenti, nel centenario della sua nascita, e con le pagine drammatiche della Seconda guerra mondiale: dalle stragi di Sarno alla Battaglia di Scafati, eventi che hanno segnato profondamente la comunità. Infine, uno sguardo si apre sul mondo della comunicazione: dai 131 anni della stampa sarnese al momento in cui la radio nazionale scoprì Sarno e i suoi emigrati, fino alla vivace stagione delle radio libere, che diedero voce a un territorio in trasformazione. «Antologia Sarnese» diventa così un ponte tra generazioni. Offre ai giovani — a chi è rimasto e a chi è stato costretto a partire — la possibilità di riscoprire le proprie radici, mentre agli anziani regala il conforto di ritrovare la Sarno di un tempo, con i suoi volti, le sue voci, le sue atmosfere. Perché conoscere il passato non è un esercizio di nostalgia, ma un atto di consapevolezza: significa dare valore al presente e costruire il futuro con maggiore coscienza. Vuol dire imparare ad ascoltare ciò che luoghi e oggetti hanno ancora da raccontare, fare tesoro degli errori e diventare custodi attenti di un patrimonio che non appartiene solo a noi, ma anche a chi verrà dopo. Appartenere a un luogo, in fondo, è questo: non dimenticare chi lo ha vissuto prima di noi. Sono le persone, le loro scelte, i loro esempi ad aver tracciato le strade che oggi percorriamo. E conoscere la storia del proprio paese è il primo, autentico passo per imparare ad amarlo — perché è una realtà che merita, profondamente, di essere amata.

L'articolo Antologia Sarnese di Livio Pastore proviene da Le Cronache.

Salernitana, si riparte per il Benevento

di Marco De Martino

SALERNO – Dopo due giorni di stop trascorsi a riflettere sull’ennesima umiliazione rimediata in stagione, la Salernitana si ritroverà questo pomeriggio al Mary Rosy per guardarsi negli occhi e riprendere a lavorare in vista del derby di Pasquetta, all’Arechi, contro il Benevento. Lunedì prossimo gli stregoni potrebbero festeggiare la promozione in cadetteria proprio al cospetto dei granata, i quali a loro volta, proveranno a raccogliere tre punti vitali nell’ottica della volata a tre, con Cosenza e Casertana, per la conquista del terzo posto in classifica. Serse Cosmi, prima della seduta, avrà modo di esprimere tutta la sua amarezza per la sconfitta di Potenza e quella sensazione, espressa anche davanti a taccuini e microfoni, che la prestazione del Viviani abbia in un colpo solo demolito tutto quanto sia stato costruito nell’ultimo mese caratterizzato dalla sua gestione. Cosmi chiederà, a chi non se la sente, di fare un passo indietro e di mettersi da parte per il bene della Salernitana e, proprio in virtù di questa ferma intenzione del trainer, non sono da escludere decisioni clamorose sotto il profilo tecnico. Per quanto riguarda lo stato fisico del gruppo, Cosmi spera nel rientro dei tanti difensori ancora in infermeria. Quasi certo quello di Golemic il quale ha smaltito il colpo alla testa subito durante il match contro il Team Altamura e sarà dunque di nuovo disponibile. Sarà abile ed arruolabile anche Quirini, che a Potenza ha scontato il turno di squalifica, mentre sono da valutare le condizioni di Arena e soprattutto di Berra. L’ex di turno vuole assolutamente esserci lunedì prossimo e potrebbe accelerare il suo percorso di recupero dopo il ko post Crotone. Continua, invece, ad essere un mistero il recupero di Roberto Inglese. Più volte invocato da Serse Cosmi, l’attaccante in queste settimane ha continuato a lavorare a parte nonostante fosse dato in lento ma progressivo recupero. Che sia proprio il ritorno di Bobby English, per la Salernitana, il punto da cui resettare tutto e ripartire?

L'articolo Salernitana, si riparte per il Benevento proviene da Le Cronache.

Iran, il Parlamento approva l’introduzione di un pedaggio per le navi a Hormuz

Il Parlamento dell’Iran ha approvato l’introduzione di un pedaggio per le navi che transitano nello Stretto di Hormuz. Lo riporta l’agenzia di stampa iraniana Fars. Nel testo si afferma il «ruolo sovrano» del Paese e delle sue forze armate nello stretto, la cooperazione con l’Oman e il divieto a qualsiasi Paese di imporre sanzioni unilaterali a Teheran. Da Hormuz normalmente transita circa un quinto delle forniture mondiali di petrolio e gnl e, dall’inizio della guerra, l’Iran ha già imposto un pedaggio alle navi per un transito sicuro. Secondo Nbc, alcuni avrebbero pagato anche milioni per transitare.

Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter

L’inchiesta sulla vendita dello stadio “Giuseppe Meazza”, affidata ai militari del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Gdf di Milano, ipotizza la turbativa d’asta e la rivelazione del segreto di ufficio. Sono in corso perquisizioni in Comune a Milano, alla M-I Stadio di Milan e Inter e nelle abitazioni degli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada De Cesaris e del dg di Palazzo Marino, Christian Malangone, tutti e tre indagati. Ma sono nove nel complesso le persone iscritte nel fascicolo: tra esse anche Fabrizio Grena e Marta Spaini, rispettivamente consulenti di Inter e Milan, e Simona Collarini, ex responsabile del settore Rigenerazione urbana del Comune e responsabile unica del procedimento su San Siro. Assieme a loro ci sono poi Mark Van Huukslot, già manager dell’Inter, Alessandro Antonello, ex ceo corporate del club nerazzurro, e Giuseppe Bonomi, presidente di Sport Life City, controllata del Milan.

Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter

Tancredi, Malangone e De Cesaris sono già indagati nell’inchiesta sull’urbanistica

Le perquisizioni (anche presso terzi) e i sequestri dei telefoni cellulari in corso oggi 31 marzo si sono resi necessari in seguito allo sviluppo dei contenuti delle chat e delle mail raccolte nell’indagine sull’urbanistica a Milano, che nell’estate del 2025 aveva portato ad alcuni arresti, poi annullati dal Tribunale del Riesame e dalla Cassazione. Tancredi, Malangone e De Cesaris, peraltro, sono già indagati proprio nella maxi-inchiesta sull’urbanistica.

Vendita di San Siro, indagati ex assessori e manager di Milan e Inter
Lo stadio “Giuseppe Meazza” (Imagoeconomica).

Il Comune di Milano ha incassato 197 milioni dalla vendita di San Siro

Il fronte giudiziario sul Meazza è stato aperto dopo una serie di esposti arrivati in Procura, tra cui quello firmato dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter musicale Claudio Trotta, tra i fondatori del comitato Sì Meazza. Il Comune di Milano ha incassato 197 milioni di euro dalla vendita di San Siro a Inter e Milan: il sospetto è che la legge sugli stadi sia stata usata per sostenere il progetto di urbanizzazione dell’area e quindi di determinate società costruttrici, favorendo interessi privati a scapito di quello pubblico.

L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella

L’Italia ha negato agli Stati Uniti l’uso della base di Sigonella. Lo riporta il Corriere della sera, spiegando che l’episodio è accaduto qualche sera fa, ma la notizia è stata tenuta riservata. Secondo le ricostruzioni del quotidiano, il ministro della Difesa Guido Crosetto è stato informato dal capo di Stato maggiore della Difesa Luciano Portolano che alcuni bombardieri Usa avevano previsto di atterrare a Sigonella per poi partire verso il Medio Oriente. Nessuno, però, aveva chiesto alcuna autorizzazione né consultato i vertici militari italiani, il piano era stato comunicato mentre gli aerei erano già in volo. Non trattandosi di voli normali o logistici compresi nel trattato con il nostro Paese, Crosetto ha vietato l’utilizzo della base. È stato Portolano a informare il Comando Usa della decisione presa, dicendo che gli aerei non potevano atterrare a Sigonella perché non erano stati autorizzati e perché non c’era stata alcuna consultazione preventiva.

Forza Italia, si allontana l’incontro tra Tajani e Marina Berlusconi

Complici l’agenda fitta di impegni della presidente di Mediaset e le festività pasquali, ma anche l’infuocato clima geopolitico, si allontana l’atteso faccia a faccia tra Marina Berlusconi e Antonio Tajani, che dovrebbe avere come obiettivo quello di abbassare i toni in casa azzurra dopo la batosta del referendum. L’incontro non è in programma nelle prossime due settimane, come minimo. Intanto il clima resta teso.

Forza Italia, si allontana l’incontro tra Tajani e Marina Berlusconi
Stefania Craxi e Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).

Dopo Gasparri potrebbe saltare anche l’altro capogruppo Barelli

La sconfitta referendaria ha portato a degli scossoni nel partito. Disarcionato Maurizio Gasparri, sfiduciato dai senatori azzurri e sostituito da Stefania Craxi alla guida del gruppo parlamentare a Palazzo Madama: un avvicendamento, questo, benedetto da Marina Berlusconi. Congelata, invece, la raccolta firme a Montecitorio per sfiduciare il capogruppo Paolo Barelli, fedelissimo di Tajani, che potrebbe comunque saltare dopo Pasqua. In pole per sostituirlo c’è Giorgio Mulè, attuale vicepresidente della Camera. Ma circola anche il nome di Deborah Bergamini. In Forza Italia non si va però “solo” verso il cambio di entrambi i capigruppo parlamentari: ci sarebbe anche l’idea di sostituire Raffaele Nevi come portavoce del partito.

Forza Italia, si allontana l’incontro tra Tajani e Marina Berlusconi
Raffaele Nevi, Paolo Barelli e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Capitolo congressi: Tajani vuole andare avanti, ma c’è chi frena

E poi c’è la questione dei congressi, su cui Tajani vorrebbe andare avanti spedito. Ma non tutti ritengono siano una priorità. Roberto Occhiuto, governatore della Calabria e vicesegretario di Forza Italia, ha dichiarato: «Dobbiamo avere meno ansia per tesseramento e congressi e, forse, un po’ di ansia in più per le idee che dobbiamo fornire al centrodestra». E poi: «Abbiamo 250 mila tesserati, quanti ne ha Fratelli d’Italia, ma un po’ di voti in meno. Dovremmo tentare di avere qualche voto in più con una attenzione minore a tesseramento e congressi». Il dossier sui congressi, assicurano dentro FI, sarà certamente uno degli argomenti di discussione tra Tajani e Marina Berlusconi, quando finalmente ci sarà l’incontro. Nel frattempo i due continua a sentirsi, anche tramite Gianni Letta.

Caso Delmastro, si dimettono Chiorino e Franceschini

Un’altra giornata di dimissioni sulla scia dell’inchiesta che ha coinvolto la società Le 5 forchette – che controllava il ristorante Bisteccheria d’Italia di Roma -, all’attenzione della magistratura perché sospettata di riciclare soldi della criminalità organizzata. Lunedì 30 marzo 2026 si sono dimessi Elena Chiorino (che aveva già lasciato nei giorni precedenti la vicepresidenza della Regione Piemonte e ha ora lasciato anche il ruolo di assessora regionale) e Cristiano Franceschini, che ha abbandonato l’incarico di assessore di Biella. I due erano soci, insieme al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, de Le 5 forchette.

Chiorino: «Continuerò a difendere la mia onorabilità sociale e onestà personale»

«Ho comunicato al presidente Alberto Cirio la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili. È una scelta che assumo per senso di responsabilità e per il bene della Regione Piemonte, della maggioranza di centrodestra e del mio partito, Fratelli d’Italia», ha scritto Chiorino. «Sono una persona perbene e non posso accettare che vengano strumentalizzate le evoluzioni di un’indagine che riguarda terze persone, e non la sottoscritta. Non posso accettare che, senza alcuno scrupolo, si tenti di colpire la mia persona, mettendo in discussione l’azione amministrativa portata avanti in questi anni e coinvolgendo, in modo irresponsabile, anche persone estranee». E ancora: «L’ultimo presunto scoop consisterebbe nel fatto che forse domani potrebbe essere nominata una persona di mia conoscenza in ente legato agli Special Olimpics, con emolumenti zero e in assenza di altre candidature nei termini previsti dalla legge. Faccio un passo indietro a testa alta, nella consapevolezza della mia correttezza e del lavoro svolto al servizio delle istituzioni. Continuerò a difendere le mie idee dal gruppo di Fratelli d’Italia e la mia onorabilità sociale e onestà personale, contro ogni eventuale forma di sciacallaggio, in tutte le sedi».

Franceschini: «Ho commesso una leggerezza, mi scuso con i cittadini

Queste invece le parole di Franceschini: «Ho comunicato al sindaco Marzio Olivero la decisione di rassegnare le mie dimissioni irrevocabili da assessore. È una scelta che assumo con responsabilità, mettendo al primo posto il Comune di Biella, la serenità dell’azione amministrativa e il rispetto verso il mio partito, Fratelli d’Italia». «Nelle ultime settimane», ha sottolineato in una nota, «si è assistito a una polemica che ha oltrepassato ogni limite, trasformando una vicenda personale, affrontata con trasparenza e senza alcuna malizia, in un attacco mediatico costruito su insinuazioni e accuse prive di qualsiasi fondamento. Sono state usate parole gravi e inaccettabili, senza riscontro nei fatti, con l’unico obiettivo di delegittimare la mia persona e il lavoro svolto. Rivendico con fermezza la correttezza del mio operato, non vi è stato nulla di irregolare o opaco. Nel momento in cui sono venuto a conoscenza di elementi che prima ignoravo, ho agito subito, senza esitazioni, prendendo le distanze e assumendo le decisioni necessarie».

Caso Delmastro, si dimettono Chiorino e Franceschini
Cristiano Franceschini con Giorgia Meloni (Facebook).

Infine: «Ho commesso una leggerezza, e me ne assumo la responsabilità. Per questo rivolgo le mie scuse ai cittadini. Non accetto però che si tenti di trasformare questa vicenda in uno strumento per infangare me e le istituzioni attraverso ricostruzioni distorte. Per questo mi tutelerò in tutte le sedi opportune, affinché la verità venga ristabilita. Lascio il mio incarico a testa alta, consapevole dell’impegno garantito in questi anni e del fatto che sono una persona perbene. Continuerò a difendermi con determinazione, contrastando ogni forma di strumentalizzazione».

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare

È il gran gioco della politica, gli scacchi dei palazzi del potere: stiamo parlando dell’elezione del presidente della Repubblica. Prematuro e inelegante verso l’attuale Presidente? Sì, certo, anche perché il mandato di Sergio Mattarella scade a gennaio 2029. Ma nessuno può arrivarci impreparato e dunque chi sa come funzionano i meccanismi più raffinati sa che bisogna restare sotto coperta fino all’ultimo, preparandosi però con sette anni d’anticipo.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La vittoria referendaria riscalda il campo largo

Se da mesi si discute dietro le quinte della possibilità di un capo dello Stato di centrodestra in caso di nuova vittoria a stragrande maggioranza di Giorgia Meloni, magari complice una legge elettorale con un cospicuo premio di maggioranza, dal risultato del referendum anche nel centrosinistra si sono riaffacciate vecchie speranze. E dunque il numero dei papabili è raddoppiato di colpo, in un tiepido pomeriggio di fine marzo, andando da Meloni a Mario Monti, da Ignazio La Russa a Paolo Gentiloni. Nomi insomma non ne mancano, sia a destra sia a sinistra, senza dimenticare il centro.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Giorgia Meloni con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La priorità è evitare le figuracce del 2013 e del 2022

Ma di nomi ce n’erano a bizzeffe anche nel 2013 e nel 2022, quando per l’imperizia politica e i giochi di palazzo si è dovuto chiedere il sacrificio del bis prima a Giorgio Napolitano e poi a Sergio Mattarella. Dunque la prima lezione che i due schieramenti stanno studiando è tecnica: come evitare figuracce anche questa volta. Molto dipenderà dunque dalla legge elettorale, molto dipenderà dal risultato delle prossime elezioni politiche, ma tanto passerà anche dai rapporti che si sapranno tessere tra coalizioni, partiti, gruppi di influenza nei prossimi tre anni.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Da La Russa a Mantovano: chi sale nel centrodestra

Ma tornando ai nomi, in caso di vittoria netta di uno dei due schieramenti, la maggioranza che verrà potrebbe eleggersi il ‘suo’ presidente. Esercizio rischioso, come possono confermare i testimoni della Prima e della Seconda Repubblica, perché un manipolo di franchi tiratori può impallinare anche il candidato più forte. Ma scontando questa avvertenza, in caso di vittoria di centrodestra i nomi che circolano sono quelli della premier, di La Russa, di Antonio Tajani, di Alfredo Mantovano, di Giancarlo Giorgetti e di Lorenzo Fontana.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare

I papabili del campo largo e gli ex bipartisan

Nel centrosinistra, in caso di vittoria del campo largo, l’elenco si allunga: si va da Walter Veltroni e Dario Franceschini a Paolo Gentiloni e Pier Luigi Bersani, tra i politici; da Franco Gabrielli ad Andrea Riccardi tra i profili ‘tecnici’.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare

Se invece, per forza o per scelta, si cercasse una figura bipartisan, con amici sia di qua che di là e comunque senza troppi nemici, l’elenco comprende alcuni ex premier che sono stati sostenuti da maggioranze trasversali, da Mario Monti a Mario Draghi (già deluso per la mancata candidatura nel 2022) fino a Enrico Letta.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare

Le seconde linee: Casini e Crosetto

Rispettando invece la vecchia regola che al Quirinale non sale mai un leader di primo piano ma uno di seconda linea, ecco Pierferdinando Casini e Guido Crosetto. Insomma, i nomi non mancano, ma come è stato chiaro fin dall’elezione di Enrico De Nicola e Luigi Einaudi, e soprattutto dalle sonore bocciature di leader del calibro di Giulio Andreotti, l’importante non è il curriculum ma la strategia e sulla carta ci sono ancora tre anni per metterla a punto.

Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare
Il toto-Quirinale riparte dal No: perché il centrosinistra torna a sperare