Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra

Negli Usa c’è qualcosa che sta agitando le piazze di tutto il Paese: i data center. Le mega strutture necessarie ad alimentare il boom dell’intelligenza artificiale sono al centro di grandi contestazioni, tanto da parte del mondo del lavoro quanto dei singoli comitati civici che si oppongono a specifiche costruzioni (in Italia il più grande verrà costruito a Colleferro, in provincia di Roma). Il movimento è più esteso e trasversale di quanto si pensi, perché tocca sia comunità democratiche sia repubblicane. Ma in cosa consiste?

In tre mesi 75 progetti sono stati bloccati

Il 2026 è stato l’anno cruciale del movimento anti-data center, con quattro momenti cardine. La prima fase è stata quella di gennaio e febbraio. Secondo un rapporto dell’osservatorio indipendente Data center watch, «nelle prime sei settimane del 2026 sono stati presentati oltre 300 progetti di legge statali sui data center, con proposte di moratoria a livello statale introdotte in 14 Stati da entrambi gli schieramenti politici. Solo tra gennaio e marzo almeno 75 progetti sono stati bloccati, con un congelamento delle spese dal valore di 130 miliardi di dollari».

Nello stesso periodo si sono formati i primi gruppi di attivisti sui social. Poi, in primavera, il movimento si è rafforzato ed è apparso un sondaggio nazionale di Gallup, che ha certificato come il 70 per cento degli americani sia contrario alla costruzione di queste strutture nella propria area residenziale.

A Memphis proteste contro l’impianto di Musk

A maggio, terza fase, le proteste sono entrate nel momento più concitato, con le prime manifestazioni e addirittura i primi arresti, come avvenuto a Memphis, in Tennessee, dove un picchetto ha cercato di fermare i lavori intorno al mega-impianto “Colossus”, realizzato da xAI di Elon Musk. In generale, nel Paese si sono registrati diversi arresti legati a forme più o meno organizzate di contestazione dei nuovi impianti. A metà luglio l’organizzazione Humans First ha organizzato 142 manifestazioni in 42 Stati e, in almeno 12 eventi, le forze dell’ordine sono intervenute in via preventiva.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
Elon Musk (Ansa).

La proposta di una “carta dei diritti” dei residenti

La quarta fase ha coinciso con l’inizio dell’estate: da un lato con l’impennata delle manifestazioni, dall’altro con provvedimenti legislativi più strutturati, come una sospensione ufficiale di un anno per i nuovi data center nello Stato di New York e varie proposte al Congresso, tra cui una legge contro la costruzione su terreni federali o una sorta di “carta dei diritti” dei residenti per vietare costruzioni a meno di 800 metri dalle case.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
Data center (foto Unsplash).

In questo momento nel Paese ci sono dei cosiddetti hot spot della resistenza anti-data center. È il caso della già citata Memphis, diventata una specie di centro per l’AI e le criptovalute, in una sorta di esperimento tech, ma anche delle zone rurali e suburbane della Georgia, delle aree tra il Missouri e il Texas e di parti del Midwest, con il Michigan al centro della contesa, in particolare nelle cittadine di Saline, Augusta e Washington Township. Secondo il progetto collaborativo Data center opposition report, oggi oltre mezzo milione di americani è iscritto a uno dei 430 gruppi che popolano Facebook e ogni giorno nel Paese nascono almeno due nuove formazioni. Proprio mentre Meta sta investendo in AI e data center.

In questa battaglia è coinvolta anche l’attivista Erin Brockovich, resa celebre dal film in cui veniva interpretata da Julia Roberts, che ha lanciato un piano di tracciamento open-source per individuare le comunità prese di mira dalla costruzione degli impianti. Il progetto oggi raccoglie informazioni su quasi 9 mila strutture, costruite o in fase di realizzazione, con segnalazioni in tutti i 50 Stati americani.

Per cosa si protesta? Mancanza di trasparenza e impatto ambientale

Ma quali sono le ragioni dietro questa guerra? Diciamo che potrebbero essere definite glocali, perché intrecciano fenomeni globali e territoriali. Da un lato c’è una componente storica dell’Occidente: le proteste Nimby (acronimo di Not in my back yard, «non nel mio cortile»), che indicano la volontà delle persone di non avere grandi opere proprio sotto casa, o comunque nei paraggi. Ma in questo caso si va molto più in là. C’è una contestazione per la mancanza di trasparenza su quello che succede in questi enormi impianti, ma soprattutto per il loro impatto ambientale e i costi per le comunità coinvolte.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
Un data center visto dall’alto (foto Unsplash).

I data center occupano superfici enormi e producono rumori e frequenze che in molti casi sono stati associati a cefalee croniche e nausea. Altri hanno impatti inquinanti e spesso vanno a colpire comunità già svantaggiate. L’impianto di Musk a Memphis, per esempio, usa turbine a gas non autorizzate che inquinano soprattutto la vicina area residenziale a maggioranza afroamericana. Ma i data center hanno un impatto devastante anche sui costi dell’energia e sulle bollette, con consumi di elettricità e acqua che spingono le utility ad alzare i costi di fornitura per tutte le aree interessate.

Joe Allen e Steve Bannon, mondo Maga in fermento

Ci sono pure questioni di secondo livello legate alla lotta contro l’AI per il suo impatto sul mondo del lavoro. Ma è interessante notare che una parte di queste battaglie venga animata in ambienti Maga, i trumpiani più invasati, quelli del Make America great again. In particolare Wired ha avuto una lunga conversazione con Joe Allen, commentatore anti-tech ospitato a War Room, podcast dell’ex stratega di Trump Steve Bannon.

In una puntata i data center vengono descritti proprio come «laboratori di armi» che sono «rivolti contro la popolazione». Per l’influencer politica Hannah Cox il fatto che intorno ai data center si muova una macchina di sorveglianza è un dato di fatto: ormai molte bolle social hanno fatto propria questa sensazione, indipendentemente dall’orientamento politico.

L’influenza del complottismo di estrema destra

Il tech-man di Bannon, Allen, si è spinto a dire che i data center sono un’infrastruttura hardware per qualcosa che va oltre, ossia una sostituzione dell’umanità in un delirio di onnipotenza dei tecno-ottimisti dell’AI. Qui è evidente l’influenza del complottismo di estrema destra, che si è fatto sempre più sofisticato e stratificato. Il punto però è che, un po’ per i deliri dei tech bros come Sam Altman, Elon Musk e Peter Thiel, un po’ per la genuina paura di un impatto devastante dell’AI, sempre più americani vogliono limiti stringenti all’intelligenza artificiale. E su questo punto si saldano populismi di destra e ambientalismi di sinistra.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
Il ceo di OpenAI Sam Altman (Ansa).

Man mano che il movimento si allarga, crescono anche nuove psicosi. Aziende e gruppi pro-AI da settimane lanciano allarmi su come la Cina, attraverso reti di bot, stia inondando i social di messaggi anti-data center. Una sorta di psyop, di guerra psicologica, che Pechino condurrebbe contro gli Stati Uniti per soffiare sul fuoco della protesta e vincere la gara dell’intelligenza artificiale. Il numero di questi post non è quantificabile, ma profili provenienti da Asia, Africa ed Europa pubblicano con costanza messaggi contro le operazioni immobiliari delle aziende AI.

Usa, tutti contro i data center per l’IA: populisti di destra e ambientalisti di sinistra
I data center sono mega strutture che servono a sostenere il boom dell’IA (foto Unsplash).

In tutto questo l’amministrazione Trump cosa fa? Procede spedita. Per il presidente l’AI è un’occasione da non perdere. E infatti non sono mancati momenti di frizione tra i repubblicani del Congresso e i conservatori nei singoli Stati, che spingono per regolamentare il settore. Per la Casa Bianca, al contrario, AI e data center sono questioni di sicurezza nazionale, i blocchi locali vanno superati con il voto di Washington e ogni obiezione viene bollata come anti-americana.

Per la famiglia Trump è anche una questione di affari

I più maliziosi, però, hanno fatto notare che per la famiglia Trump l’accelerazione su AI e impianti è, tanto per cambiare, una questione di affari. Nel portafoglio degli investimenti di Donald e figli ci sono sia aziende che investono nel digitale sia società di costruzioni che stanno materialmente realizzando i data center. Intanto, però, i cittadini sono sempre più arrabbiati e il consenso dei repubblicani scende. Un dato pericoloso per il partito dell’elefantino in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.

Schlein: «Fake il video con me e Vannacci»

Elly Schlein ha smentito la veridicità di un filmato, cominciato a circolare sui social, in cui si vede la segretaria del Partito democratico a colloquio (e anche piuttosto divertita) con Roberto Vannacci, fondatore di Futuro Nazionale. «Non è mai accaduto. Non ci siamo nemmeno mai incontrati. E quella cena non è mai esistita. Ora, non mi interessa tanto la smentita in sé di un fatto poco credibile già di suo», ha dichiarato Schlein, mettendo poi in guardia sui pericoli legati all’intelligenza artificiale: «Mi interessa riflettere insieme su dove sta portando le democrazie questo tipo di abuso dell’IA. Su cosa può fare ai diritti di tutte e tutti i cittadini. E voglio rilanciare l’appello che ho rivolto a tutte le forze politiche, già raccolto dalla presidente Giorgia Meloni, a un uso responsabile ed etico dell’intelligenza artificiale». Questa vicenda, ha osservato la segretaria dem, «dà l’idea degli enormi rischi di inquinamento della campagna elettorale attraverso deepfake sempre più raffinati». Tutte le forze politiche, ha chiosato, «dovrebbero impegnarsi a non usare l’AI per attribuire agli avversari politici fatti o parole che non sono reali».

A Colleferro sorgerà un maxi data center per l’intelligenza artificiale

Colleferro sarà il primo Comune del Centro-Sud a ospitare un data center di ultima generazione per l’intelligenza artificiale con 150 megawatt di potenza elettrica assegnata dal gestore di rete Terna. Il campus sorgerà nell’area di circa 76 ettari compresa tra l’autostrada A1, la via Casilina e la linea ferroviaria dell’alta velocità, a soli 3 chilometri dal centro logistico di Amazon. L’hub, con circa 57.800 metri quadrati coperti, sarà dotato di impianti fotovoltaici. L’energia utilizzata sarà fornita da fonti rinnovabili attraverso contratti con gestori green. Nel data center saranno impiegate circa 700 persone contemporaneamente in fase di costruzione e 220 circa, tra diretti e indiretti, in fase di gestione. Si tratta di occupazione di alta specializzazione per cui il Comune di Colleferro avvierà programmi di formazione in loco ai fini delle future assunzioni. Il progetto architettonico è stato realizzato dallo studio Lombardini 22 di Milano, mentre Telecom Sparkle ha progettato l’infrastruttura di connessione dati alla rete fotonica nazionale.

Non mancano le polemiche

Sebbene la costruzione del polo sia stata approvata dal Consiglio comunale senza alcun voto contrario, in città non tutti sono d’accordo. È infatti già sorto un comitato cittadino contro il progetto a suo dire «approvato tramite variante urbanistica al piano regolatore generale, con cambio di destinazione d’uso da agricolo non urbanizzato a produttivo». Il gruppo, rappresentato da Ina Camilli, ha sottolineato che il progetto non è stato sottoposto, su decisione della Regione, a valutazione ambientale strategica «nonostante la relazione istruttoria di accompagnamento contenga numerosi pareri dei soggetti competenti fortemente critici».

Cosa sappiamo del progetto politico di Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate e attualmente alla guida del comitato civico Più Uno, ha annunciato un suo progetto politico di centrosinistra in vista delle elezioni politiche del 2027. La presentazione ufficiale avverrà il 10 ottobre. Ruffini ha spiegato di avere voglia di «provare a unire e dialogare», ma solo «con chi ci starà».

Cosa sappiamo del progetto politico di Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate
Ernesto Maria Ruffini (Imagoeconomica).

Secondo Ruffini serve «un nuovo Ulivo»

«Sono passati quattro anni di governo Meloni e ora vedo che i leader del centrosinistra rimandano a settembre il momento della sintesi: questo mi sorprende e mi dispiace», ha detto Ruffini intervistato da La Stampa, parlando poi della necessità di «un nuovo Ulivo», ovvero la coalizione guidata da Romano Prodi che riuscì a battere il centrodestra nel 1996. A tal proposito, Ruffini – escludendo velleità di leadership – ha criticato la lentezza con cui il Partito democratico di Elly Schlein e il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte stanno costruendo un’alleanza politica.

Francia, il Consiglio costituzionale boccia il divieto di social network per gli under 15

Il Consiglio costituzionale francese ha bocciato la legge che puntava a introdurre il divieto dei social network ai minori di 15 anni, misura voluta fortemente dal presidente francese Emmanuel Macron. I giudici dell’equivalente transalpino della nostra Corte costituzionale hanno ritenuto che il provvedimento avrebbe rappresentato «una violazione sproporzionata della libertà di espressione e di comunicazione» dei minori.

Francia, il Consiglio costituzionale boccia il divieto di social network per gli under 15
Emmanuel Macron (Imagoeconomica).

Macron incarica Lecornu di riscrivere la legge

La massima istituzione giurisdizionale francese era stata chiamata in causa a fine luglio da un gruppo di deputati socialisti e de La France Insoumise sull’articolo 1 della legge. Pur riconoscendo «l’esigenza costituzionale della protezione dell’interesse superiore del minore», i giudici hanno dato parere negativo. Appresa la decisione di bocciare alcune parti della legge adottata dal parlamento, Macron ha incaricato il premier Sébastien Lecornu, di procedere a una nuova redazione del provvedimento per arrivare ad una soluzione «entro la primavera 2027». Lo ha reso noto l’Eliseo.

OpenAI, fatturato 2026 oltre i 40 miliardi in vista dell’Ipo

OpenAI potrebbe superare nel 2026 i 40 miliardi di fatturato, in base delle attuali prestazioni del gruppo, raddoppiando il tasso di crescita previsto a partire dalla fine del 2025 e rafforzando il piano per il debutto a Wall Street. Lo scrive Bloomberg citando fonti informate sulla questione. Il fatturato di OpenAI ha registrato un’accelerazione negli ultimi mesi, trainato dalla crescita del suo software di programmazione basato sull’Ia, dalle vendite degli abbonamenti e dalla recente attività pubblicitaria.

Attacco di Netanyahu alla «Repubblica islamica di Gran Bretagna»

Nel corso di un’intervista alla radio dell’Idf, Benjamin Netanyahu ha definito il Regno Unito «la Repubblica islamica di Gran Bretagna», descrivendo inoltre il Paese come la «prima repubblica islamica a dotarsi di armi nucleari». L’attacco frontale è arrivato mentre Bibi stava parlando del giornalista britannico Randolph Churchill (figlio di Winston a lungo premier), che coprì la Guerra dei sei giorni – avvenuta nel 1967 tra lo Stato ebraico e una coalizione di Paesi arabi – «in modo molto positivo» per Israele. «Provate a trovare oggi qualcosa di simile nel Regno Unito, che potremmo chiamare la Repubblica islamica di Gran Bretagna», ha affermato Netanyahu, riferendosi all’atteggiamento sempre più critico assunto negli ultimi anni da Londra nei confronti di Tel Aviv. E anche all’aumento delle comunità musulmane nel Paese. «È già così in tutta Europa, no?», gli ha chiesto a quel punto l’intervistatore. «Sì», ha risposto Netanyahu rincarando poi la dose: «La prima repubblica islamica nucleare sarà la Repubblica islamica di Gran Bretagna. Ci stiamo assicurando che non ce ne sia un’altra in Iran». “Piccolo” appunto alle parole di Bibi: il Pakistan è una potenza atomica dal 1998, anno in cui condusse i test sotterranei di Chagai in risposta a quelli dell’India. Quindi la sua battuta del premier israeliano, oltre che infelice, si basa anche su presupposti errati.

Le relazioni tra Regno Unito e Israele sono sempre più tese

Negli ultimi mesi le relazioni tra Regno Unito e Israele si sono fatte sempre più tese, in particolare da quando Andy Burnham è approdato a Downing Street al posto di Keir Starmer. Poco prima di assumere la carica di primo ministro, l’ex sindaco di Manchester si è scusato per l’appoggio iniziale del Labour all’azione militare israeliana a Gaza, affermando che il partito «ha sbagliato» e «dovrà fare meglio» sotto la sua guida, segnando così un cambiamento significativo nell’approccio del Regno Unito alla crisi in Medio Oriente.

Salernitana, Ferrari possibile addio a sorpresa

di Gaetano Ferraiuolo

Fulmine a ciel sereno in casa Salernitana.

Su indicazione della società e con il parere non propriamente favorevole di mister Cosmi, Franco Ferrari e il suo entourage hanno avuto l’ok per trattare col Casarano.

L’assenza dall’elenco dei convocati aveva già destato sospetti negli ambienti del tifo granata, sul sito ufficiale si parlava genericamente di indisponibilità senza però entrare nello specifico.

Ma la notizia rimbalzata nella tarda mattinata, e confermata  in via ufficiosa dalla stessa Salernitana, ha trovato riscontro nel pomeriggio: la proprietà ha chiesto di abbassare ulteriormente il monte ingaggi, non ha intenzione di discutere in anticipo il rinnovo del contratto ai tanti calciatori in scadenza e ha dato mandato al direttore sportivo Daniele Faggiano di considerare qualsivoglia offerta se vantaggiosa dal punto di vista finanziario.

Il budget risicato e la necessità di reperire denaro da reinvestire per gli acquisti hanno spinto il ds a prendere in considerazione un’ipotesi che, fino a pochi giorni fa, era considerata quantomeno remota. Che dietro il possibile addio di Ferrari ci sia qualche trattativa per l’attacco tenuta in gran segreto? Al momento il club smentisce un ritorno di fiamma per Ferraris (che però gradirebbe la destinazione Salerno, magari a titolo definitivo) e tiene in stand by l’operazione D’Ursi, calciatore che piace molto allo Spezia.

E’ evidente che l’eventuale partenza del “loco” – tra l’altro a favore di una potenziale diretta concorrente playoff – acuirebbe il malcontento di una tifoseria che, attraverso uno striscione, ha chiesto l’arrivo di giocatori “o’ver” dopo una serie di innesti giovani a basso costo. Entro domenica saranno sciolte le riserve ma, come stava per accadere a gennaio, le strade tra i granata e il bomber rischiano davvero di dividersi. Nulla di certo, sia chiaro, ma la trattativa è in fase molto avanzata. Solo una proposta economica bassa del Casarano spingerebbe Faggiano a fare un passo indietro. Nel frattempo lunedì potrebbe essere il giorno di Marco Capuano, difensore fortemente voluto da Cosmi e che il ds segue da oltre un anno.

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Scafatese. Romano: Non hanno capito contro chi giocano

SCAFATI – Cresce l’attesa e non potrebbe essere altri- menti. Domani alle 21 la Sca- fatese affronterà la Salernitana all’Arechi, nel match valido per il primo turno di Coppa Italia di Serie C. C’è entusiasmo e non po- trebbe essere altrimenti e la dimostrazione si è avuta nel corso della serata di presen- tazione condotta, come l’anno scorso da Pierluigi Pardo. A rubare la scena e non poteva certo essere altri- menti, il presidente Felice Ro- mano che come suo solito ha infiammato il pubblico, non lesinando una frecciatina alla Salernitana, in vista del derby di domani. “La Scafatese gio- cherà con lo scudetto sul petto, tutti devono invidiar- celo – ha esordito il presi- dente gialloblù – Non vedevo l’ora di salire su questo palco dopo due mesi e non vedo l’ora che arrivi sabato per an- dare a giocare contro una grande squadra che è la Sa- lernitana, almeno così dicono loro, ma non hanno capito che devono giocare con la Scafatese, questo ci tengo a precisarlo. Prima la Scafatese stava in Serie D, adesso fac- ciamo vedere cosa siamo ca- paci di fare in C, Speriamo che questo anno sia di esperienza ma non siamo inferiori a nes-

suno, cercheremo sempre di vincere”. Infine la previsione sul campionato: “Se l’anno scorso ho detto che avremmo vinto il campionato a dicem- bre, quest’anno dico che lo facciamo a marzo, anche se il campionato è difficile e con tante squadre. Io mi sento che a marzo finiremo il campio- nato come fatto l’anno scorso. Siamo nei professionisti e non solo dobbiamo far vedere quello che facciamo in campo, ma anche sugli spalti, noi amiamo il calcio e non la

violenza. Scafati è da invi- diare, se Dio vuole e le cose vanno bene ci sarà anche qualche sorpresa. Questo è solo l’inizio”. In chiave mer- cato ufficiale il trasferimento a titolo provvisorio del por- tiere Jonas Arlanch; l’estremo difensore si aggregherà in prestito al Chievo Verona. In entrata ecco Pasquale De Mi- chele. Attaccante classe 2007, il nuovo attaccante arrivato a disposizione di mister Fer- raro. ha disputato nelle ul- time due stagioni il

campionato di Primavera con l’Avellino, andando in doppia cifra realizzativa nell’ultimo anno. Su Maggio ci sarebbe il forte pressing da parte della Pro Patria che avrebbe messo sul tavolo anche un’offerta importante per il calciatore. Maggio, nell’ultima stagione, ha realizzato 14 gol in cam- pionato contribuendo alla promozione in Serie C della ScafatesA dirigere il derby di domani sarà Colelli di Ostia Lido, mentre saranno 500 i ti- fosi canarini nel settore ospiti.

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Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi

All’improvviso, come un temporale in piena estate, la destra si è accorta che nelle nostre città mancano gli alberi. L’allarme, a dire il vero, fu lanciato durante la campagna elettorale per le Politiche già nel 2022: Silvio Berlusconi suggerì di piantare un milione di alberi all’anno su tutto il territorio nazionale. Fissato con quella cifra come unità di misura, il sor Bonaventura del milione di posti di lavoro sparò la sua proposta, che allora sembrò eccentrica, e che trovò spazio e cassa di risonanza sui quotidiani d’area, in particolare su il Giornale, pur venendo accolta con un certo scetticismo per la sostenibilità pratica.

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Storicamente è sempre stata la sinistra ecologica a preoccuparsi del verde urbano, dei parchi, dell’inquinamento atmosferico, delle piste ciclabili. L’uomo che piantava gli alberi, il long seller di Jean Giono pubblicato nel 1953, trova posto, da quando è uscito, in tutte le librerie nelle case del ceto medio riflessivo, che lo legge la sera ai bambini, prima che si addormentino.

La storia che ha deliziato milioni di pargoli coi genitori di sinistra

La storia del pastore che pianta ogni giorno 100 ghiande e, rimasto vedovo, decide di migliorare il luogo desolato in cui vive facendovi crescere una foresta, un albero alla volta, ha deliziato milioni di pargoli coi genitori di sinistra. In tre anni il pastore riesce a piantare 100 mila ghiande per far nascere 10 mila querce. Ma come mai la destra fa ora sua questa battaglia per ripopolare di alberi le città?

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
Poi non dite che a Milano non c’è il verde: il parco Biblioteca degli Alberi visto da Palazzo Lombardia (foto Ansa).

Meloniane sfegatate invocano sui social il depaving

Signore barricadere meloniane sfegatate invocano sui social il depaving, il processo di rimozione dell’asfalto e della pavimentazione cementizia per restituire il suolo a terra permeabile a vegetazione. Avevano appena finito di lamentarsi che l’area antistante la stazione Termini sembrava un centro di accoglienza per immigrati e, ora che il sindaco Roberto Gualtieri l’ha restaurata, si lagnano che l’asfalto bolle perché non ci sono alberi, facendo finta di ignorare che le radici danneggerebbero le sottostanti linee di metropolitana.

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Vanno di moda i climate refuge, da Roma a Bologna

Vanno di moda i “rifugi fito-bioclimatici“, gli anglosassoni climate refuge, ​adottati non solo da Roma, ma da varie amministrazioni, per esempio a Bologna: niente di nuovo, una volta si chiamavano pensiline per fare ombra, fontane girevoli, come a New York, oasi con qualche pianta rampicante e spruzzini nebulizzatori. La destra è saltata addosso a Gualtieri e alla sindaca di Firenze Sara Funaro, colpevoli di aver abbattuto alberi per far posto alla riqualificazione urbana nella Capitale, mentre nella città toscana per far posto alla tramvia.

Alberi lasciati morire per assenza di irrigazione e cura

Niente a che vedere con una battaglia propositiva per piantarne di nuovi: la polemica è usata come argomento politico contro le amministrazioni locali di centrosinistra. Articoli ed editoriali hanno spesso denunciato gli abbattimenti di alberature storiche o la cattiva manutenzione del verde pubblico, accusando le giunte progressiste di fare greenwashing a parole e cementificare nei fatti. Servizi di cronaca locale su il Giornale e Libero mettono periodicamente in evidenza come i nuovi alberi messi a dimora dai Comuni vengano poi lasciati morire per assenza di irrigazione e cura.

Nuovi paladini della ripiantumazione? Credibilità zero

​Da che pulpito viene la predica, verrebbe da dire: la destra negazionista del riscaldamento globale che si fa improvvisamente paladina della ripiantumazione delle città ha credibilità pari a zero. I siti e i profili di destra sui social continuano a essere popolati da post e meme su amministrazioni di sinistra che abbattono alberi e contemporaneamente da paradossale scetticismo verso le misure green ritenute punitive: forte contrarietà a ZTL, ai limiti a 30 chilometri orari, ai blocchi del traffico, per non dire della transizione elettrica.

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
Piantumazione (foto Ansa).

Ora gli alberi e l’ombra naturale vengono mitizzati

La destra si ritrova unita, come al solito, sulle apparenze: difesa del decoro cittadino, limitata a interventi di manutenzione del verde esistente. Ogni annuncio su progetti di nuove piantumazioni sono percepiti come di pessimo impatto per l’immagine. Gli alberi e l’ombra naturale vengono mitizzati come retaggio dell’origine agreste del pastore di Giono, tradizione che ha però finito storicamente per produrre città cementificate, calde e paradossalmente spoglie di verde funzionante.

Il paradosso della destra negazionista climatica che diventa paladina degli alberi
La sindaca di Firenze Sara Funaro (Imagoeconomica).

Ma alla destra non importa se i piani delle amministrazioni di Roma e di Firenze prevedono la piantumazione di un numero maggiore di alberi nuovi. Gli interventi sulle tramvie fiorentine prevedono inoltre tecnologie moderne, come l’inerbamento delle sedi tramviarie, per ridurre l’effetto isola di calore nel lungo periodo. L’obiettivo principale della tramvia fiorentina è togliere dalle strade decine di migliaia di auto private al giorno, riducendo le emissioni di CO2 e di polveri sottili, un beneficio strutturale per l’ambiente a medio e lungo termine. Ma le signore della destra scopertesi improvvisamente ecologiste piangono sui media locali: «La mia Firenze! Senza alberi non la riconosco più!».

Villaggio palestinese assediato da coloni israeliani, evacuati cinque italiani

Ci sono anche cinque italiani nel villaggio palestinese di Qusra, a sud di Nablus, in Cisgiordania, assediato dai coloni israeliani. Lo scrivono Il Fatto Quotidiano e Repubblica e lo confermano fonti della Farnesina. Gli italiani si troverebbero adesso in una casa palestinese non assediata, secondo quanto si apprende da fonti informate. Le stesse hanno spiegato che i cinque sono usciti «tranquillamente» dall’abitazione assediata, «senza uso di forza o di violenza». Hanno età compresa tra i 20 e i 40 anni. Stando al Fatto si troverebbero insieme a Qusai Abu Rida, che ha la cittadinanza statunitense e il cui fratello ha denunciato l’assedio dagli Stati Uniti. La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi e in collegamento con il consolato di Gerusalemme e l’ambasciata di Tel Aviv, sta seguendo la vicenda.

Ponte Morandi, Silvia Salis annuncia la richiesta di un maxi-risarcimento per Genova

Il Comune di Genova «chiederà un risarcimento molto, molto importante per i danni patrimoniali e di immagine che ha subito con il crollo del ponte Morandi». Lo ha annunciato la sindaca Silvia Salis nel suo intervento alla Radura della Memoria, durante l’ottavo anniversario della commemorazione delle 43 vittime del disastro, avvenuto il 14 agosto 2018: «Qualsiasi risorsa riusciremo a ottenere, verrà interamente dedicata a un programma di cura, manutenzione, decoro e messa in sicurezza della città. Lo dobbiamo alle persone che hanno perso la vita e lo dobbiamo alla nostra città». La cifra indicata dal Comune in sede di risarcimento civile potrebbe oscillare tra i 100 e i 150 milioni di euro.

Ponte Morandi, Silvia Salis annuncia la richiesta di un maxi-risarcimento per Genova
Il ponte Morandi dopo il crollo (Imagoeconomica).

Meno di un mese fa la sentenza di primo grado e le scuse di Autostrade per l’Italia

L’annuncio di Salis arriva a meno di un mese dalla sentenza di primo grado con cui il Tribunale di Genova ha condannato la maggior parte degli imputati nel processo per il crollo del Ponte Morandi, accusati di omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, crollo doloso, omissione d’atti d’ufficio, attentato alla sicurezza dei trasporti, falso e omissione dolosa di dispositivi di sicurezza sui luoghi di lavoro. A Giovanni Castellucci, all’epoca amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e principale imputato, è stata inflitta una pena di 12 anni di carcere. Condannati anche altri ex vertici di Aspi e Spea: 11 anni per Michele Donferri Mitelli, 5 anni e mezzo per Paolo Berti e Antonino Galatà. Cinque anni per Mauro Coletta, ex direttore della vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero dei Trasporti. Alla vigilia della sentenza, Autostrade per l’Italia aveva rotto un silenzio lungo quasi otto anni, chiedendo scusa con una lettera in cui il ceo Arrigo Giana ha scritto di «ferite indelebili per le azioni e le scelte di alcuni».

Grand Hotel, a Salerno va in scena il trash dell’accoglienza

di Erika Noschese


Nel 2001, Garth Jennings e i R.E.M. regalarono alla storia della videoclip art un capolavoro di venti secondi: venti secondi di girato unico in una piscina, riavvolti, ingranditi, mandati avanti e indietro in uno scrubbing continuo dove ogni personaggio faceva un’azione apparentemente sconnessa dal contesto, ma millimetricamente incastrata nel piano sequenza. Un meccanismo perfetto.

A Salerno, nel pieno della stagione estiva, si è deciso di girare la versione locale di “Imitation of life”. La location c’è: il piazzale del Grand Hotel sul lungomare Tafuri. L’inquadratura è fissa. Il loop di venti secondi è realizzato tra la mezzanotte del 12 e il pomeriggio del 13 agosto. La differenza è che se nel video dei R.E.M. il caos apparente produceva genio, qui l’effetto finale è una clamorosa bocciatura per direttissima, senza appello e senza TAR che tenga.
Ingrandiamo l’inquadratura, un dettaglio alla volta, muovendo la rotella dello scrubbing video.

FRAME 1: IL SINDACO-SCERIFFO (VERSIONE FERMO IMMAGINE)

Al centro della scena, dove Michael Stipe nel video originale cantava in playback facendo mosse spastiche davanti a una fontana, ci si aspetterebbe il Governatore-Ombra, Vincenzo De Luca. Lo avevamo lasciato in un fermo immagine a minacciare blitz, a invocare il rispetto della legge, a perlustrare marciapiedi e a redarguire incauti fruitori di piazza Bolognini quando era ancora Presidente della Regione Campania. Qui il nastro parte: la Polizia Municipale avanza verso la hall, le notifiche sono pronte, l’ultimatum da nove milioni di euro è scaduto. Ma se fate il “zoom in” sul punto del piazzale dove lo “Sceriffo” dovrebbe presenziare per prendersi il merito della restaurata legalità, il rettangolo si sgrana: non c’è. Scomparso dal campo visivo. Un fantasma nel loop. Un caso?

FRAME 2: IL NUCLEO OPERATIVO NOS (AVANTI E INDIETRO)

Muoviamo il video in avanti di tre secondi: entrano in scena tre agenti del NOS della Polizia Municipale. Movimento plastico, notifica in mano, aria solenne. Mandiamo il nastro indietro: ritirano la licenza. Mandiamo avanti: bloccano le attività. Sembra una scena di rigore istituzionale. Ma allargando l’inquadratura al grandangolo, nello stesso identico momento in cui gli agenti mettono i sigilli burocratici, si nota l’assurdità del sincronismo: alle loro spalle non ci sono i proprietari ad arrendersi, ma una processione di clienti sconcertati.

FRAME 3: I TURISTI SENZA BUSSOLA E LA CITTÀ AZZERATA

In un angolo in basso a sinistra del video — dove nel clip dei R.E.M. c’era la ragazza che versava il bicchiere d’acqua in faccia alla signora anziana — a Salerno ci sono i turisti. C’è una villeggiante tedesca con la valigia a rotelle che vaga smarrita nell’atrio con un soggiorno di due settimane saldato in anticipo. Pur sapendo che la responsabilità diretta del reindirizzo spetterebbe all’hotel, ci si chiede: è davvero questa l’immagine di una città europea? In un territorio in cui già scarseggiano i servizi di base, mancano cartelloni di eventi di qualità e la gestione delle spiagge latita, si sfrattano i fruitori il 13 agosto senza che il Comune ipotizzi una soluzione alternativa o un presidio di garanzia. La distanza tra la Salerno reale e quella millantata sui dépliant non è mai stata così plastica.

FRAME 4: I TITOLARI DELLA DELEGA (GLI ASSENTI IN LIP-SYNC)

In un angolo della piscina dei R.E.M., Mike Mills versava il vino a cascata nei calici. Nel nostro video salernitano, quell’angolo è completamente vuoto. L’inquadratura stringe sull’assessorato al Turismo: Alessandro Ferrara non c’è. Riavvolgiamo la pellicola: ancora non c’è. Mandiamo avanti: silenzio. Spostiamo la telecamera al livello superiore, verso Palazzo Santa Lucia, alla ricerca di Enzo Maraio, assessore regionale al Turismo, salernitano doc ed ex titolare della stessa delega a Palazzo di Città. Niente. In un video dove tutti recitano a soggetto, i due custodi della promozione turistica hanno scelto la tecnica del mimetismo totale.

FRAME 5: LA PROPRIETÀ, IL TAR E IL BRUSCO RISVEGLIO POLITICO

Ed eccoci al secondo diciotto del video, il momento del twist. La società di gestione sembra all’angolo, ma muove il braccio e lancia il ricorso cautelare monocratico al TAR Campania. Il video si riavvolge a velocità doppia: i giudici firmano la sospensiva d’urgenza, il provvedimento del Comune viene congelato, la struttura riapre. L’eco della figuraccia scuote infine le opposizioni, che proprio in queste ore hanno depositato le undici firme necessarie per convocare un Consiglio Comunale straordinario. Dai banchi della minoranza, voci diverse come quelle di Giso Amendola (Salerno Democratica) e Gabriele Casaburi (Forza Italia) affondano il colpo, parlando da un lato di parodia di uno “spettacolino pseudodecisionista” che tace sulle responsabilità decennali dell’Ente e sulla vicenda Foce Irno, e dall’altro di una legalità “a corrente alternata” che finisce per penalizzare solo lavoratori e ospiti.

IL FERMO IMMAGINE FINALE
Se nel videoclip dei R.E.M. la sovrapposizione di eventi surreali produceva una magia visiva coordinata a tavolino, il montaggio della giornata salernitana restituisce la fotografia di un disastro senza scusanti.
Un’amministrazione che decide di fare la voce grossa a Ferragosto, dimenticando di proteggere l’unica cosa che conta davvero per una sedicente “città turistica europea” – vale a dire l’accoglienza e i viaggiatori – e che nell’arco di otto ore passa dal blitz sbandierato sulle agenzie alla smentita secca di un giudice amministrativo.
Non serve attendere l’udienza di merito di settembre per emettere il verdetto su questa giornata. Questo piano sequenza si chiude con un’unica certezza: un clamoroso, irrimediabile e definitivo autogol d’immagine.

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Pagani. Abusivismo, intero complesso da sgomberare

Pagani. Nessuno sconto per l’abusivismo edilizio a Pagani. Si è chiuso un capitolo lungo oltre 15 anni, fatto di cemento illegale, ordinanze ignorate e un’ampia struttura industriale utilizzata senza alcun titolo da privati e aziende. L’amministrazione comunale, guidata dalla commissione straordinaria ha firmato il provvedimento : entro un mese l’intero complesso dovrà essere sgomberato e restituito alla collettività. In caso contrario, saranno le forze dell’ordine a far scattare lo sgombero coattivo con spese a carico di chi occupa. La vicenda inizia nella primavera di 16 anni fa quando la polizia locale scoprì una serie di cantieri mai autorizzati: un ampliamento per uffici da oltre 90 metri quadrati, la crescita dei capannoni e due nuove strutture coperte, per un totale superiore ai settecento metri quadrati. Pochi giorni dopo arrivò la prima ingiunzione di demolizione, rimasta completamente lettera morta. Nel dicembre di 14 anni fa, accertata la mancata rimozione degli abusi, scattò la sanzione prevista dalla legge urbanistica: l’acquisizione automatica e gratuita dell’intero immobile e dell’area di sedime al patrimonio indisponibile del Municipio. Gli spazi sono rimasti comunque occupati illecitamente per anni da privati e impiegati da una società per attività industriali e commerciali, con continui passaggi di quote societarie del tutto inefficaci nei confronti dell’Ente di Palazzo San Carlo. Quindi ora l’ordinanza chiarisce un principio fondamentale: il tempo trascorso non sana l’illegalità. Trattandosi di un illecito permanente, il ritardo non crea alcun diritto e nessuna pretesa privata può impedire al Comune paganese di rientrare in possesso di un bene proprio. Gli occupanti della struttura industriale hanno 30 giorni per consegnare le chiavi e liberare i locali da arredi, macchinari e merci. In caso di rifiuto, si procederà con l’ausilio della forza pubblica.

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Caccia italiani abbattono in Lettonia un drone probabilmente ucraino

Giovedì 13 agosto 2026 un drone sui cieli della Lettonia è stato abbattuto da un caccia italiano che partecipa alla missione di difesa aerea della Nato dei Paesi Baltici. A dare la notizia è stata la ministra degli Esteri di Riga Blaze in un post su X: «Siamo grati ai nostri alleati italiani per il loro contributo e per il mantenimento dell’integrità dello spazio aereo alleato. Un velivolo senza pilota straniero è stato abbattuto sopra la Lettonia orientale». Si è trattato probabilmente di un drone ucraino diretto in Russia che aveva deviato dalla sua rotta. Nelle stesse ore Kyiv ha infatti nuovamente attaccato il porto russo di Ust-Luga, vicino a San Pietroburgo, il cui percorso più breve passa per i confini orientali di Lettonia ed Estonia.

Pisano: Cosmi, dichiarazioni sbagliate

“E segna sempre lui” cantavano in 2000 nel giorno del compleanno numero 107 della Salernitana, a conferma di quanto sia indissolubile il patto di sangue sottoscritto nei magici anni Novanta e che durerà per tutta la vita. E a intonare con le lacrime agli occhi uno dei motivetti che spopolavano all’Arechi nell’era di Rossilandia non erano soltanto i tifosi che hanno avuto la fortuna di vivere quelle emozioni in prima persona, ma anche quelle nuove generazioni che conoscono la squadra forse più forte di sempre grazie ai racconti di nonni e genitori e che inventerebbero la macchina del tempo solo per tornare indietro e godersi una Salernitana magica. E non solo per i risultati e per il gioco espresso. Dici Giovanni Pisano e la mente fa un salto all’indietro, con la Bersagliera che dava spettacolo in giro per l’Italia e il vero 4-3-3 che esaltò le peculiarità di uno dei bomber più forti in assoluto. In un momento in cui la società fatica a creare quell’imprescindibile rapporto di simbiosi tra la squadra e il territorio, ecco che la redazione di Cronache ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva chi incarna in pieno i valori della curva e di un popolo che ha sottoscritto quasi 7000 abbonamenti nonostante un triennio fallimentare alle spalle. Ecco le dichiarazioni dell’indimenticato numero 9:

Come giudica il mercato condotto sin qui dalla Salernitana? La sensazione è che si vada al risparmio e che si fatichi a piazzare i colpi più importanti…

“Parto da una premessa: per me il direttore sportivo Faggiano è un capace uomo di calcio che, però, andrebbe messo nelle condizioni di operare senza paletti come accade per esempio ad Angelozzi in quel di La Spezia. Se si punta prima a cedere e poi ad acquistare diventa dura e la società sta commettendo un grosso sbaglio. Il Bari è in ritardo, a Catania sappiamo tutti quello che sta succedendo e la Salernitana deve assolutamente approfittarne. Dispiace che, a ridosso dell’inizio della nuova stagione, non sia stato ancora preso un attaccante forte oltre che un centrale difensivo affidabile. Il nome di Capuano circola da settimane, ma quando lo ufficializzano?”.

C’è il rischio di vivere una stagione anonima?

“Chi rappresenta la Salernitana non può permettersi di propinare al pubblico un anno di galleggiamento o di assestamento. Stiamo parlando di una piazza che ha sottoscritto settemila abbonamenti dopo un triennio disastroso. Sia chiaro: io sono curioso di vedere all’opera i nuovi arrivati. Di Llano si parla molto bene e spero possa ripetersi in un contesto particolare come quello di Salerno. Ma occorrono altri rinforzi, in tutti i reparti. E spero che l’allenatore dia un gioco alla squadra”.

Non è convinto della scelta di rinnovare il contratto a Cosmi?

“Non dico questo. Ma è evidente che la Salernitana della passata stagione non avesse un gioco. Puoi avere gli attaccanti più forti del mondo, ma se non li metti in condizioni di esprimersi fai fatica. E c’è una cosa che proprio non mi scende…”.

Dica…

“Le dichiarazioni che ha fatto dopo l’ultima amichevole. I panni sporchi si lavano in famiglia. Non è possibile che un dirigente lavori sotto traccia per provare a rinforzare la squadra tra mille difficoltà indipendenti dalla sua volontà e l’allenatore si lamenta pubblicamente. Al massimo ti chiudi in sede e discuti esprimendo le tue idee. Così si crea confusione. Certo, con una società maggiormente presente e formata da uomini di calcio certe cose non succederebbero…”.

Lescano-Ferrari coppia complementare?

“Torniamo al discorso di prima. Indiscutibilmente stiamo parlando di due top player per la categoria, ma se non hai gioco li esponi a brutte figure. Devono stare in area di rigore e ricevere palloni dai compagni. A me questo calcio moderno, con il centravanti che fa le sponde e girovaga per il campo, non piace per niente. Un attaccante deve fare gol, punto! E un altro giocatore con caratteristiche diverse deve essere preso, a maggior ragione dopo l’addio di Roberto Inglese. Nulla contro Bevilacqua, un giovane che avrà modo di dimostrare il suo valore, ma l’asticella va alzata in ogni reparto”.

Oltre all’aspetto tecnico è d’accordo con chi dice che manchi attaccamento alla maglia?

“Torniamo indietro alla doppia gara col Brescia. Ma possibile che, in una semifinale playoff e davanti a 30mila spettatori, tiri in porta una sola volta? Ci sta prendere gol alla fine, la Salernitana è stata anche sfortunata, ma che gioco avete visto? Al Rigamonti ancora peggio: il colpo di testa di Inglese e poi il vuoto: 2-0 e tutti a casa. Una roba veramente triste. L’atteggiamento non deve mai mancare, noi facevamo parte di un calcio in cui se perdevi ti sentivi in colpa nei confronti della gente. Oggi invece, tra porte chiuse e calciatori che battono la mano sul petto per poi chiedere di essere ceduti, c’è un modus operandi diametralmente opposto a quello che meriterebbe una piazza come quella granata”.

Tanti abbonati, Arechi che nell’esordio col Sorrento offrirà un bel colpo d’occhio. Giusto così o ci vorrebbe qualche civile, ma dura presa di posizione rispetto all’ennesimo mercato a rilento?

“Ci vorrebbe una giusta via di mezzo. Il presupposto non cambia mai: Salerno è innamorata della maglia, ha un senso d’appartenenza fuori dal comune e ha inteso dimostrare che la categoria o il triennio disastroso non hanno scalfito l’amore per il cavalluccio marino. Però è chiaro che la società debba far capire al pubblico cosa voglia fare da grande, questa piazza non può vivacchiare in serie C dopo due retrocessioni che gridano vendetta. Ai miei tempi credo che un periodo così lungo di errori e sconfitte sarebbe stato accompagnato da ben altre pressioni e prese di posizione. Chapeau a uno stadio da 20-25mila anche in C, ora tocca al presidente”.

Deluso da Iervolino?

“C’erano stati tanti proclami in avvio, poi è andata come tutti sappiamo. Chi se la prende principalmente con Faggiano ricordi sempre che un direttore sportivo si muove in base ai parametri imposti dalla società. Io credo che dovrebbe circondarsi solo di uomini di calcio. Ed è fondamentale rinforzare questa squadra, la C va vinta direttamente perché i playoff quest’anno saranno tra i più duri di sempre. Nell’altro girone ci sono Spezia, Ravenna, Reggiana, Pescara e Perugia. Aggiungiamo almeno una tra Catania e Bari, oltre a Cittadella, Brescia e altri campi infuocati laddove per la Salernitana sarebbe durissima. Non approfittare delle difficoltà sul mercato delle dirette concorrenti sarebbe un autogol inspiegabile. Iervolino, Salerno deve lottare per vincere. Ha un pubblico meraviglioso ed è tempo di risalire la china dopo un progressivo tracollo”.

Quanto sembrano lontani i tempi in cui la Salernitana e la gente erano una cosa sola…

“La differenza la noti quando ci sono eventi dedicati alla storia. Anche chi non ci ha visto giocare snocciola a memoria la formazione degli anni Novanta e si emoziona quando fa una foto con noi. Era un gruppo vero, composto da gente che amava e ama visceralmente la curva Sud e la Salernitana. Se perdevi stavi male, quando vincevi sentivi di aver fatto felice un popolo che spingeva e ti aiutava per tutto l’anno. Altro che allenamenti a porte chiuse: avevamo voglia di tastare con mano l’umore della gente, di coinvolgerla 365 giorni su 365 e non solo quando c’era da pagare il biglietto per venire allo stadio. Ci hanno riconosciuto il rispetto per la maglia, erano per davvero il dodicesimo uomo in campo. A distanza di lustri la passione del popolo salernitano è rimasta immutata, tocca alla società capire quale patrimonio di inestimabile valore rischi di disperdere. E non è solo questione di risultati”.

Gaetano Ferraiuolo

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Rispetto delle regole per evitare incidenti in mare

Con l’avvicinarsi del Ferragosto e il conseguente aumento dell’affluenza di bagnanti, diportisti e turisti lungo le coste e le baie del Golfo di Salerno e delle Costiere Amalfitana e Cilentana, la Capitaneria di Porto – Guardia Costiera di Salerno rinnova l’appello alla prudenza e al rispetto delle regole. L’obiettivo è quello di garantire una stagione estiva all’insegna della sicurezza, prevenendo comportamenti imprudenti e situazioni che potrebbero mettere a rischio la vita delle persone. La Guardia Costiera è impegnata sul fronte della sicurezza della navigazione, della salvaguardia della vita umana in mare e della tutela dell’ambiente nell’ambito dell’operazione “Mare e laghi sicuri 2026”, disciplinata a livello nazionale dal Comando generale delle Capitanerie di porto e coordinata, sul territorio regionale, dalla Direzione marittima della Campania. L’attività di vigilanza interessa tutti gli utenti del mare: bagnanti, diportisti, subacquei, pescatori e operatori del settore marittimo. Un dispositivo particolarmente importante in queste settimane, considerando che l’area di giurisdizione della Capitaneria di Porto di Salerno rappresenta uno dei tratti di costa maggiormente frequentati dell’intera regione. La Guardia Costiera ricorda che il primo e più efficace strumento di prevenzione resta il senso di responsabilità. Gran parte degli incidenti e degli eventi critici, infatti, può essere ricondotta a imprudenza, superficialità, scarsa conoscenza delle norme di sicurezza o mancata consultazione delle condizioni meteomarine prima di uscire in mare. L’invito ai bagnanti Particolare attenzione viene rivolta a chi trascorrerà le giornate sulle spiagge. Il consiglio è innanzitutto quello di non allontanarsi mai oltre i propri limiti fisici e natatori e di non sopravvalutare le proprie capacità. Fondamentale anche prestare attenzione ai repentini cambiamenti delle condizioni del mare e del vento. Massima attenzione deve essere riservata alla bandiera rossa, esposta dagli assistenti bagnanti quando le condizioni rendono pericolosa la balneazione. Le indicazioni del personale addetto al salvamento devono essere sempre rispettate: si tratta, infatti, di operatori che svolgono un servizio di pubblica necessità. Considerate inoltre le elevate temperature e il forte irraggiamento solare di questi giorni, viene raccomandato di evitare esposizioni prolungate al sole e di adottare tutte le necessarie precauzioni. La Guardia Costiera invita inoltre i bagnanti a prendere visione dell’Ordinanza di Sicurezza Balneare, affissa presso gli stabilimenti e le strutture balneari. Le ordinanze emanate dai Capi di Circondario Marittimo di Salerno, Agropoli e Palinuro disciplinano limiti e regole di sicurezza, oltre al corretto utilizzo della fascia di mare prioritariamente riservata alla balneazione. Per quanto riguarda invece l’utilizzo del demanio marittimo per finalità turistico-ricreative, occorre fare riferimento alle specifiche ordinanze dei Comuni competenti. Diportisti, velocità e distanze Particolare attenzione viene richiesta anche ai diportisti. La fascia di mare riservata alla balneazione arriva, in linea generale, fino a 200 metri dalla battigia e 100 metri dalle coste a picco, ed è delimitata dalle apposite boe. In tale area è vietato il transito e la sosta delle unità a motore e a vela. L’avvicinamento alla battigia è consentito esclusivamente per il tempo strettamente necessario al trasbordo di persone o merci, a lentissimo moto e utilizzando gli appositi corridoi di lancio autorizzati e segnalati. Nella fascia di navigazione costiera, orientativamente compresa tra i 200 e i 1.000 metri dalle spiagge e tra i 100 e i 500 metri dalle coste a picco, le unità a motore devono navigare a una velocità non superiore ai 10 nodi e con lo scafo rigorosamente in dislocamento. Regole specifiche riguardano anche le moto d’acqua, la cui conduzione richiede sempre la patente nautica. Queste unità non possono navigare a meno di 500 metri dalla costa né oltre un miglio nautico, pari a 1.852 metri, dalla costa o dall’unità madre, rispettando inoltre i limiti di velocità previsti per le unità da diporto. Prima di prendere il mare, la Guardia Costiera raccomanda di verificare accuratamente l’efficienza dell’imbarcazione, il livello del carburante e lo stato del motore e dello scafo. Occorre inoltre avere con sé i documenti di bordo e tutte le dotazioni di sicurezza previste. Attenzione anche alle immersioni Non meno importanti le regole per chi pratica attività subacquee. Le immersioni devono essere effettuate nel rispetto delle ordinanze emanate dai Capi di Circondario Marittimo di Salerno, Agropoli e Palinuro. La presenza del subacqueo deve essere segnalata attraverso l’apposito pallone galleggiante con bandiera rossa e striscia diagonale bianca, mantenendosi entro un raggio prudenziale di 50 metri dal segnalamento. Tutte le unità in navigazione devono mantenere una distanza di sicurezza di almeno 100 metri dai segnali che indicano la presenza di subacquei. È inoltre sempre vietato utilizzare il fucile subacqueo all’interno della zona di mare riservata alla balneazione. Prima di uscire in mare controllare le condizioni meteo Un capitolo particolarmente importante riguarda le condizioni meteorologiche. Gli improvvisi e violenti fenomeni che possono svilupparsi anche in conseguenza delle intense ondate di calore che stanno interessando la Penisola rendono ancora più importante consultare i bollettini meteomarini prima di intraprendere qualsiasi navigazione. La Guardia Costiera invita inoltre a verificare le ordinanze locali e le disposizioni di sicurezza, consultando il sito ufficiale della Guardia Costiera. In caso di improvviso peggioramento delle condizioni del mare mentre ci si trova già in navigazione, il primo consiglio è quello di mantenere la calma. È preferibile evitare lunghe navigazioni per raggiungere il porto di partenza e cercare, invece, il più vicino luogo di rifugio, attendendo che le condizioni meteomarine migliorino. È inoltre opportuno informare familiari o congiunti della situazione, così da evitare inutili allarmismi. La Capitaneria di Porto di Salerno ricorda, infine, che l’Autorità marittima è a disposizione 24 ore su 24 per tutti gli utenti del mare, per informazioni, segnalazioni e situazioni di emergenza. In caso di necessità in mare è possibile utilizzare il Canale 16 VHF per le unità dotate dell’apparato radio, oppure contattare il 1530, Numero Blu della Guardia Costiera per le emergenze in mare, attivo 24 ore su 24 e gratuito. In alternativa è possibile utilizzare il 112, Numero Unico Europeo per le emergenze. L’invito, dunque, è semplice: godersi il mare senza trasformarlo in una sfida. Prudenza, rispetto delle regole e conoscenza delle proprie capacità restano gli strumenti più efficaci per garantire a tutti un’estate sicura lungo le coste salernitane.

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Toti: Il tempo perduto non si archivia

Pino Bicchielli*

Ci sono vicende giudiziarie che, quando si concludono, non lasciano vincitori. Quella di Giovanni Toti è certamente una di queste. L’archiviazione delle accuse più gravi formulate contro l’ex presidente della Liguria restituisce oggi una realtà profondamente diversa da quella rappresentata due anni fa. Ma nessun provvedimento potrà restituirgli il tempo sottratto, la sofferenza degli arresti domiciliari, l’onore ferito e una brillante carriera politica spezzata. Durante quei mesi di arresti domiciliari, nella mia veste di parlamentare della Repubblica, volli andare a trovarlo nella sua casa di Ameglia. Non fu soltanto una visita di solidarietà politica. Sentivo il dovere umano e istituzionale di incontrare un amico, un uomo che, prima ancora di essere un esponente di partito, era il presidente della regione Liguria scelto dai cittadini e si trovava improvvisamente privato della libertà e della possibilità di esercitare il proprio mandato. Conservo un ricordo nitido di quell’incontro. Trovai Giovanni determinato, lucido, pienamente consapevole della gravità di ciò che stava vivendo. Affermava con fermezza la propria innocenza, ma non cercava scorciatoie né si sottraeva al confronto con le accuse. Era lì a studiare le carte, a leggere ogni contestazione, a ricostruire ogni passaggio. Voleva comprendere e difendersi attraverso gli strumenti dello Stato di diritto. Ma ciò che più mi colpì fu l’assenza di qualsiasi parola di odio o di rancore verso i magistrati che lo accusavano. Nessun attacco alle istituzioni, nessun desiderio di vendetta. Persino nel momento più duro seppe conservare rispetto per lo Stato e una misura che oggi conferisce ancora maggiore dignità al suo comportamento. La sua preoccupazione più grande, inoltre, non riguardava se stesso. Mi parlava delle opere in corso in Liguria, dei cantieri che rischiavano di fermarsi, degli investimenti, delle imprese e dei lavoratori. Soffriva pensando a una Regione costretta a rallentare proprio mentre provava a rilanciarsi. Anche agli arresti domiciliari continuava a ragionare da presidente, anteponendo il destino della propria comunità al dramma personale che stava attraversando. Oggi l’impianto accusatorio che aveva descritto la Liguria come una Regione ostaggio del malaffare risulta crollato nelle sue contestazioni più pesanti. Toti non era il capo di un sistema criminale. Era un presidente che governava, assumeva decisioni, cercava investimenti e lavorava per il proprio territorio. E allora una domanda non può essere evitata: chi risponderà di quanto è accaduto? L’autonomia e l’indipendenza della magistratura sono pilastri irrinunciabili della democrazia e costituiscono una garanzia fondamentale per tutti i cittadini. Proprio per questo una funzione tanto delicata deve essere esercitata con equilibrio, rigore, prudenza e responsabilità. Il principio di non colpevolezza fino alla condanna definitiva è scolpito nella nostra Costituzione e non può essere svuotato da processi mediatici, verdetti anticipati o misure cautelari capaci di produrre conseguenze politiche e umane irreversibili. Un’indagine non può diventare una condanna pronunciata davanti all’opinione pubblica. Una misura cautelare non può trasformarsi in una sentenza politica senza appello. Perché quando un’inchiesta determina le dimissioni di un presidente eletto, interrompe un’esperienza amministrativa e modifica il corso democratico di una Regione, non siamo più soltanto di fronte a una vicenda individuale. Siamo di fronte a una ferita istituzionale. Si può archiviare un fascicolo, ma non si possono archiviare oltre ottanta giorni trascorsi agli arresti domiciliari. Non si possono cancellare le dimissioni imposte dalle circostanze, il rapporto interrotto con gli elettori, le opere rallentate e una reputazione esposta per mesi al pubblico disprezzo. Si può riconoscere che una ricostruzione accusatoria non regge, ma non si può riavvolgere la storia. Giovanni Toti merita oggi che gli venga restituita pienamente la sua dignità politica. Non per compassione, ma per giustizia. Ripenso all’uomo che incontrai ad Ameglia: provato, ma non piegato; amareggiato, ma privo di rancore; privato della libertà, ma ancora preoccupato per la sua Liguria. La giustizia deve cercare la verità, non produrre martiri. Perché le accuse possono cadere e i fascicoli possono essere chiusi. Ma il tempo perduto, la fiducia spezzata e la volontà degli elettori cancellata non possono essere restituiti da nessun tribunale.

*Deputato della Repubblica

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Trump impone dazi del 100 per cento sulle importazioni di droni

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato dazi doganali sui droni importati con lo scopo di tutelare la sicurezza nazionale e difendere l’industria domestica in questo settore. L’imposta sarà del 100 per cento sui droni con peso al decollo superiore ai 25 kg, per quelli dotati di telecamere termiche, per le stazioni di ricarica e per alcuni componenti. Il dazio scende al 25 per cento per i droni dimensioni inferiori. Tariffe più basse verranno applicate sui prodotti provenienti dall’Unione europea, dal Giappone, dal Liechtenstein, dalla Corea del Sud, dalla Svizzera e da Taiwan, mentre sui droni provenienti dal Regno Unito viene applicato un dazio del 10 per cento a condizione che tutto l’hardware, il software e la tecnologia provengano da questi paesi e dagli Stati Uniti. Le tariffe entreranno in vigore 21 giorni dopo la firma del decreto (quindi il 3 settembre), mentre per le componenti non ritenute sensibili dopo 180 giorni. L’obiettivo, ha detto Trump, è quello di incoraggiare la produzione di droni negli Stati Uniti e ridurre la dipendenza dai fornitori stranieri.

Perché l’Ucraina ha proposto alla Russia un cessate il fuoco nel Mar Nero

A causa delle preoccupazioni per la diminuzione delle scorte alimentari, l’Ucraina ha inviato alla Russia una proposta per la cessazione reciproca degli attacchi contro obiettivi civili nel Mar Nero. Lo riferisce la Reuters, citando due fonti a conoscenza della comunicazione: Kyiv ha presentato la sua proposta a Mosca tramite un intermediario, un Paese terzo, ed è ancora in attesa di una risposta.

Ucraina e Russia sono attori chiave del mercato agricolo globale

Nei giorni scorsi entrambi i Paesi (attori chiave del mercato agricolo mondiale) avevano avvertito che gli attacchi a navi e porti minacciavano le forniture alimentari globali. La Russia ha preso di mira i porti ucraini nel Mar Nero fin dall’inizio dell’invasione, così come le navi mercantili. Nelle ultime settimane, le forze di Mosca hanno regolarmente colpito i porti della regione di Odessa, da cui transita circa il 90 per cento delle esportazioni di cereali e girasole. L’Ucraina di recente ha preso di mira diverse infrastrutture portuali russe, nonché le navi nel Mar Nero e nel Mar d’Azov: oltre 200 le imbarcazioni colpite, tra petroliere e cargo che trasportavano cereali. Il 12 agosto, ad esempio, è finito nel mirino il porto di Novorossíjsk: tre importanti terminal per cereali hanno sospeso le operazioni. Mosca, in risposta, ha bombardato il più grande porto cerealicolo ucraino sul Danubio.

Giovanni Trombone: la voce baritonale della Salernitana

di Antonio Roma

“Pronto!” e le lancette del mixer schizzavano pericolosamente nella zona proibita dei decibel. Quella della distorsione via etere e da evitare per il buon esito della diretta radiofonica. Ma la voce del tifoso Giovanni De Luca per tutti noto come “trombone” per la sua voce baritonale era inconfondibile, unica. Anche lui un esponente della tifoseria più vera, più ruspante che è stata costretta ad ingoiare tanti rospi amari a partire dal 1956. Oltre 35 campionati, molti anonimi, in terza serie e pochissimi acuti. Giovanni “Trombone” era fra i più sanguigni ma anche quello che cedeva alla speranza più pura di un pronto riscatto. Che avrebbe guidato la Salernitana alla categoria che realmente meritava. Quella seconda lettera dell’alfabeto tanto agognata di una categoria da riassaporare magari un attimo prima di morire. E con lui, ma non soltanto lui, c’era da stare bene attenti se la Salernitana le aveva prese di brutto. Perché nessuno gli avrebbe impedito di schiodare tutti i santi dal calendario in una reazione frutto di un mix fra rabbia e delusione. Ma anche dalla paura di aver perso ancora un anno, di aver visto ancora una volta il sogno di lasciare la serie C maledetta. Giovanni De Luca era solito seguire le gare della Salernitana sul muro della tribuna del Vestuti. A fargli compagnia, secondo chi lo conosceva bene,un corroborante che a volte serviva per annegare qualche dispiacere se la beneamata non raggiungeva il risultato sperato. Eppure, nonostante le delusioni, soprattutto per i risultati che non arrivavano, Giovanni “Trombone” era sempre pronto a riporre la speranza in un immediato riscatto. Che la prossima stagione sarebbe stata quella del riscatto granata, quella del salto di categoria, in quella che ampiamente meritava la Salernitana. E poi…poi sarebbe stato il momento di morire finalmente felici…

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Lavitola, Gip dice no ai domiciliari

Un movente “inverosimile” tenuto in piedi da affermazioni “fumose, assolutamente generiche e prive di qualsivoglia indicazione concreta”. E un ruolo di primo piano nell’organizzazione dell’attentato, perché non è pensabile che la banda e il suo factotum si siano mossi senza il suo “preventivo consenso”. Il giorno dopo la ‘confessione’ di Valter Lavitola, è il gip di Roma – nell’ordinanza con cui rigetta la richiesta dei domiciliari avanzata dal difensore – a mettere nero su bianco che la storia raccontata da Valterino per spiegare la bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci non sta in piedi e ci sono ancora tanti punti che vanno chiariti. Dunque, dice il giudice nessuna azione dinamitarda per “amicizia” per fare innalzare il livello di scorta al conduttore di Report. Nell’ordinanza si cita il parere negativo della Procura alla scarcerazione e si afferma che il movente non solo è inverosimile ma anche “in contraddizione con quanto emerso dalle indagini: Lavitola asserisce che, poco prima dell’attentato, aveva appreso di un non meglio specificato progetto omicidiario nei confronti del Ranucci ad opera dell’intelligence israeliana, causato dal servizio realizzato da Report sulla vicenda del cantiere navale ‘Vittoria’. Tale notizia – scrive il Gip – lo avrebbe fortemente preoccupato per le sorti dell’amico, spingendolo a realizzare l’attentato del 16 ottobre scorso”. Ma si tratta di un dato definito dalla procura “privo di riscontro”. Non solo. “pur ammettendo di essere il mandante dell’azione delittuosa”, Lavitola “ha cercato – dice ancora il giudice – di ridimensionare fortemente il ruolo svolto nell’organizzazione dell’azione criminosa, negando di essere a conoscenza delle modalità di esecuzione concretamente messe in atto, negando di avere svolto il sopralluogo in data 15 settembre 2025”. Ed ha “offerto un movente diverso, volto evidentemente a dimostrare come avesse agito esclusivamente nell’interesse della persona offesa e non anche per fini personali”. Un tentativo di ridimensionamento che riguarda anche il ruolo del suo factotum. Le sue parole “appaiono contraddette dalle risultanze in atti – spiega il Gip – che inducono, allo stato, ad escludere che Clesio Tavares possa avere assunto autonome iniziative in merito alle concrete modalità di esecuzione dell’azione delittuosa o, quantomeno che in merito a tali iniziative, l’indagato non abbia dato il suo preventivo consenso”. Ma non c’è solo l’incoerenza del racconto, a far sì che Lavitola debba rimanere in carcere. Secondo il giudice, infatti, è concreto il pericolo di fuga: “è indubbio che Lavitola abbia una rete di contatti in Italia e all’estero che gli consenta, con estrema facilità, di allontanarsi dal territorio italiano e far perdere le sue tracce”. È stata consegnata all’amministratore delegato Giampaolo Rossi la relazione del Comitato Etico sulla vicenda che coinvolge Sigfrido Ranucci e si avvicina dunque la decisione sulla conduzione di Report. Ora Rossi si prenderà qualche giorno per leggere il contenuto, che è stato secretato, come da prassi per questo tipo di documentazione, e farà le sue valutazioni – come spiegano fonti aziendali – in piena autonomia, perché si tratta di un parere meramente consultivo e non vincolante, che non determina, dunque, automatismi sulla scelta editoriale relativa a una eventuale sostituzione del conduttore. Fatto sta che il malcontento è forte ai piani alti della tv pubblica per il danno reputazionale che la vicenda sta causando all’azienda. Tanto che i vertici non nascondono insofferenza e preoccupazione per possibili ricadute anche sotto il profilo della raccolta pubblicitaria. Gli occhi sono puntati sul prosieguo dell’inchiesta, perché i contorni dell’azione messa in atto da Valter Lavitola restano ancora poco chiari, al punto che lo stesso Gip di Roma, nell’ordinanza con cui ha confermato il carcere per l’imprenditore, ha parlato di “dichiarazioni fumose e assolutamente generiche”, oltre che di movente “inverosimile” in relazione al suo interrogatorio. Su questa scia dalla maggioranza si sollevano voci sempre più critiche nei confronti del conduttore, accusato da più esponenti di Fratelli d’Italia di opacità, perché non fa chiarezza, ad esempio sul perché “il giorno della perquisizione a Lavitola è stato due ore al telefono con il presunto mandante dell’attentato per tentare di concordare un alibi per lo stesso Lavitola”.

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L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa

Migra più in là. Sarà questo molto probabilmente uno degli slogan della campagna elettorale multipla che interesserà nel 2027 quasi 200 milioni di cittadini europei. Anche a dispetto dei numeri reali. Solo così si spiega il nervosismo innescato con la crisi di Ceuta e che ha messo l’un contro l’altro armati tre Paesi che, a onor di geografia, nemmeno confinano tra loro, con l’obiettivo di far sbarcare il migrante un po’ oltre il proprio suolo patrio. Con l’Italia che ha sospeso il trattato di Schengen verso la Spagna, immediatamente ricambiata con la stessa moneta, e la Germania che ha a sua volta ricominciato ad applicare le espulsioni verso Roma e Atene dei clandestini sbarcati sulle coste mediterranee e transitati poi verso Berlino.

L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa
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I partiti nazionalisti e la propaganda contro lo straniero

La paura della spallata delle estreme destre è tanta, del resto, e il prossimo anno si voterà, oltre che in Italia, anche in Francia, Spagna, Polonia, Grecia, Finlandia, Slovacchia ed Estonia, tra primavera e autunno saranno chiamati alle urne quasi 200 milioni di elettori, la metà dei 400 milioni di europei con diritto di voto. Il fenomeno migratorio sarà sicuramente uno dei temi caldi, a maggior ragione vista la presenza di partiti nazionalisti e identitari, dagli spagnoli di Vox ai francesi del Rassemblement national, che mettono il contrasto allo straniero illegale (ma anche a quello legale) tra le loro priorità.

Gli estremisti tedeschi di AfD mettono Merz all’angolo

La Germania non è da meno, perché se è vero che le elezioni politiche si dovrebbero tenere nel 2029, nel 2027 si eleggerà il prossimo presidente federale con un sistema simile al nostro, in cui ai voti del parlamento si uniscono quelli dei Lander, mentre la destra dell’Alternative für Deutschland bombarda il cancelliere Friedrich Merz proprio sul tema di frontiere e integrazione.

L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Ma gli sbarchi illegali sono diminuiti del 37 per cento nel 2026

Eppure… eppure i numeri dicono altro. La tanto temuta invasione, di fatto, non c’è. I dati di Frontex registrano nel primo semestre del 2026 un calo del 37 per cento degli sbarchi illegali rispetto allo stesso periodo del 2025. I motivi, secondo l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, sono legati agli accordi con i Paesi d’origine e all’entrata in vigore del Patto Ue su migrazione e asilo che ha uniformato i controlli da parte di tutti e 27 gli Stati europei.

In Italia c’è stato un calo del 52 per cento

Nei primi sei mesi del 2026 sono stati registrati “solo” 49 mila arrivi di irregolari, il 60 per cento dei quali dalle rotte del Mediterraneo orientale e centrale (Italia e Grecia in particolare), con la rotta balcanica in netta contrazione. Sono stati oltre 16 mila gli arrivi in Grecia e oltre 14 mila in Italia, solo 8 mila in Spagna. Ma al di là dei numeri netti, mentre in Spagna si è registrato un aumento del 17 per cento degli arrivi, in Italia c’è stato un calo del 52 per cento e in Grecia del 20 per cento. E già nel 2025 gli ingressi in Ue erano calati del 26 per cento rispetto all’anno precedente.

L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa
La nave Humanity 1 sbarcata a Napoli dopo aver tratto in salvo alcuni migranti al largo della Libia nell’agosto del 2025 (foto Ansa).

La maggior parte degli arrivi non si trasforma in presenze stabili

Va poi ricordato che la maggior parte degli arrivi non si trasforma in presenze stabili: in base al fenomeno dei movimenti secondari o dublinanti (dall’accordo di Dublino del 2003, superato dal nuovo patto entrato in vigore il 12 giugno 2026), la stragrande maggioranza di chi approda in Italia e Grecia poi chiede asilo in Germania e Francia. Proprio per questo Parigi prosegue la sua politica di controlli alla frontiera con Ventimiglia e anche Berlino ha scelto la linea dura.

L’altro grande non detto, che peserà però sui risultati delle prossime elezioni in tutta Europa, è che ormai il nodo non sono tanto gli arrivi di migranti illegali, quanto la presenza stabile di milioni di migranti e delle loro famiglie. Eurostat nel febbraio di quest’anno stimava nel 10,4 per cento la percentuale di abitanti in Ue nati al di fuori dei nostri confini, circa 46,7 milioni su 450,6 milioni di abitanti.

Convivenza e integrazione, i temi che anche la sinistra ha paura di affrontare

La convivenza e l’integrazione, che dall’estrema destra cercano di far coincidere con il tema della sicurezza, fanno parte dunque di un dossier che pochi hanno voglia di affrontare: è un tema spinoso, tocca argomenti sensibili come cultura, religione, origine e si estende ormai anche alle seconde generazioni. Di certo le diverse sfumature di centrosinistra temono di doversi confrontare con realtà complesse e difficili da decodificare, lasciando così alle destre campo libero.

Lo strano asse tra la socialdemocratica Frederiksen e Meloni

Per questo ha fatto notizia la posizione della premier danese Mette Frederiksen, socialdemocratica ma in sintonia con Giorgia Meloni, che sta attuando in Danimarca una politica di rigore nei ricongiungimenti familiari e nelle richieste di asilo, convinta che il prezzo dell’immigrazione di massa sia in realtà «pagato dalle classi inferiori», quelle che la sinistra dovrebbe rappresentare e difendere.

L’invasione non c’è, la paura sì: così la propaganda sui migranti contagia l’Europa
Giorgia Meloni e Mette Frederiksen.

Come si vede dai numeri, dunque, le destre amplificano un’invasione che non c’è, solo a fini di propaganda, mentre le sinistre nascondono problemi di integrazione che ci sono, sempre con gli stessi scopi elettorali. La corsa al voto è cominciata per mezza Europa, e il tema migranti farà ballare le urne.

Eruzione dell’Etna, prolungata la chiusura dell’aeroporto di Catania

A causa dell’attività eruttiva dell’Etna, è stata disposta l’estensione della chiusura del settore C1 e B3 dell’aeroporto di Catania, con conseguente sospensione degli arrivi e delle partenze fino alle ore 2 del 15 agosto. Lo comunica la Sac, la società che gestisce lo scalo di Fontanarossa. Continua dunque l’odissea dei viaggiatori che dovevano partire o arrivare nello scalo etneo (in questo periodo transitano dallo scalo almeno 40 mila passeggeri al giorno) e che adesso stanno tentando di riproteggersi con voli da Palermo, Comiso, Trapani o addirittura Lamezia Terme. All’interno dell’aeroporto sono presenti circa 300 persone in attesa di essere trasferite negli altri aeroporti.

Uk, Nigel Farage rieletto deputato: battuto il comico Mr. Spazzatura

Nigel Farage, leader del partito Reform Uk, ha vinto le elezioni suppletive a Clacton venendo rieletto membro del Parlamento. Il politico, che ha battuto il suo principale sfidante Count Binface (Mister Spazzatura, al secolo Jonathan Harvey), ha ottenuto il 62,82 per cento dei voti dopo essersi dimesso a luglio e aver indetto nuove elezioni suppletive con l’obiettivo di vincerle e dimostrare all’establishment che l’opinione pubblica è dalla sua parte. La vittoria è arrivata con 22.239 voti contro i 9.455 raccolti dal comico (26,7 per cento dei voti).

L’inchiesta che lo coinvolge

Farage si era dimesso per protestare contro un’indagine parlamentare sulle donazioni e altri finanziamenti ricevuti. Al centro degli accertamenti c’è un dono da 5 milioni di sterline ricevuto da un miliardario delle criptovalute con base in Thailandia. La questione è se il leader di Reform Uk avrebbe dovuto dichiararlo prima delle elezioni politiche del 2024. Le regole parlamentari impongono ai deputati di segnalare, entro un mese dall’insediamento, ogni donazione ricevuta nell’anno precedente al voto. Farage ha ammesso di aver incassato la somma senza dichiararla, sostenendo però di non aver commesso alcuna irregolarità perché si trattava di un dono personale. Se le autorità concludessero che ha violato le norme, il leader potrebbe essere sospeso dal Parlamento e costretto a un nuovo voto per mantenere il seggio.

Grand Hotel, la reazione della politica

«Ora basta! Solo in una città come Salerno, si poteva assistere a una tarantella come quella del Grand Hotel». A dirlo la consigliera comunale di opposizione, eletta in quota Fratelli d’Italia, Ersilia Trotta. «Preso dalla smania di far capire che è tornato lo “sceriffo” oggi si mandano i vigili con l’ordinanza di chiusura alla vigilia di Ferragosto. Nessuna dilazione, nessun piano di rientro. Soprattutto nessun interesse per i dipendenti, completa indifferenza per un centinaio di famiglie sul lastrico – ha aggiunto la consigliera Trotta – Lui deve dimostrare di essere un duro. Il tutto nel silenzio del consiglio comunale e soprattutto dei sindacati assenti e vili quando si tratta di andare contro De Luca». La consigliera Trotta ha annunciato di aver presentato, nei giorni scorsi, una richiesta di accesso ai dati delle proprietà comunali per capire a chi siano state assegnate, in particolare a quali associazioni, con quali canoni e se questi vengono pagati e se siano state attivate procedure contro gli evasori. «Perché ora davvero basta. Se questi dati non mi dovessero essere forniti mi rivolgerò prima al Presidente del Consiglio comunale poi, nel caso, al Prefetto di Salerno – ha aggiunto l’esponente di Fratelli d’Italia – Così capiremo se lo sceriffo ci vede bene o se ci vede solo dove vuole vedere lui. Perché queste sceriffate a senso unico devono finire. Sono e sarò al fianco dei lavoratori del Grand Hotel che non devono pagare per colpe non loro, per guerre che passano sopra le loro teste». Parla invece di «regolamento di conti» il consigliere di Forza Italia, Sarel Malan, annunciando di aver effettuato verifiche nelle scorse settimane, dalle quali «non sembrano emergere responsabilità o omissioni degli uffici comunali, che appaiono aver correttamente esercitato il proprio ruolo nelle attività amministrative di accertamento e recupero delle somme dovute». Per il consigliere di Forza Italia «resta invece aperta una questione tutta politica. Perché questa vicenda appare sempre più come un regolamento di conti. Ed è proprio questo l’aspetto che intendo approfondire». A tentare di chiarire i fatti è intervenuto il consigliere comunale di maggioranza Fabio Piccininno. «Il Grand Hotel Salerno risulta debitore nei confronti del Comune di Salerno per una somma di circa 9 milioni di euro, dovuta al mancato pagamento di tributi. A fronte di tale esposizione debitoria, il Comune ha invitato la società che gestisce il Grand Hotel Salerno a regolarizzare la propria posizione. Dinanzi al silenzio della società e al perdurare del grave inadempimento, il Comune ha quindi adottato e notificato un provvedimento di revoca della licenza, successivamente sospeso dal Tar di Salerno in sede cautelare», ha dichiarato attraverso i propri canali social. «Alla luce di ciò – ha aggiunto – il Comune di Salerno ha semplicemente posto in essere le azioni previste dalla legge per il recupero del proprio credito. In questa vicenda la politica c’entra poco o nulla: il Comune ha applicato la legge». Per l’esponente della maggioranza che sostiene il sindaco De Luca, «anche la circostanza che il provvedimento sia stato notificato il 13 agosto, cioè in un momento di piena attività della struttura, non può essere imputata al Comune creditore, ma semmai costituisce una conseguenza della posizione debitoria rimasta irregolare da parte del Grand Hotel Salerno. Ogni ulteriore discussione, sotto questo profilo, appare francamente superflua e pretestuosa». Piccininno ha poi precisato un ulteriore aspetto della vicenda: «Per amore della verità e per rispetto della città, va chiarito che il provvedimento con cui il Tar ha sospeso la revoca della licenza è un provvedimento cautelare, quindi urgente e temporaneo, adottato al solo fine di evitare un possibile pregiudizio nell’attesa della decisione di merito». Secondo il consigliere, «il Tar è chiamato a pronunciarsi sulla correttezza dell’applicazione della normativa che ha condotto all’adozione e alla notifica del provvedimento di revoca; non è invece chiamato a decidere sul merito dei tributi – peraltro già esecutivi – dovuti dal Grand Hotel Salerno, questione che appartiene alla competenza di una diversa autorità giudiziaria». «Per questi motivi – conclude – risulta difficile comprendere le ragioni per le quali alcuni hanno ritenuto di gridare allo scandalo. Questa è una vicenda che richiede serietà ed equilibrio. I fatti, ad oggi, dicono con chiarezza che il Comune di Salerno ha agito nell’esercizio delle proprie prerogative e nel rispetto della legge, a tutela dell’interesse pubblico e della collettività». Il consigliere ha infine espresso «pieno sostegno e vicinanza a tutti i lavoratori», aggiungendo però che, a suo avviso, «le responsabilità non vanno ricercate nel Comune di Salerno, bensì nel datore di lavoro, per il grave inadempimento consistente nel mancato pagamento dei tributi, circostanza che sta incidendo pesantemente anche sul rapporto di lavoro».

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Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein

Lo stato di salute del centrosinistra suscita qualche comprensibile preoccupazione, ma il check-up è già fissato in agenda. Martedì 8 settembre, alla festa nazionale di Alleanza verdi e sinistra (Avs) a Roma, i quattro leader del campo largo sono attesi da un confronto in un panel dal titolo decisamente eloquente: “Prima le idee”. In questo modo Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli provano a prendere in mano il timone del progetto, in bilico per via del dualismo tra Elly Schlein e Giuseppe Conte su chi dovrebbe guidare la coalizione. Ma in quale direzione? È proprio questo il punto: la terza edizione di “Terra!“, kermesse del cartello rossoverde, vuole cercare di mettere il programma davanti ai personalismi, per – spiegano dal quartier generale – «dare un chiaro messaggio al Paese sulla nostra discontinuità rispetto al governo Meloni». Funzionerà?

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (foto Ansa).

Da Gaza alla patrimoniale, più sinistra di così…

Il palinsesto degli otto giorni di eventi ospitati a Testaccio Estate equivale a una dichiarazione programmatica, che mira a spostare verso sinistra l’asse dell’irrequieta coalizione. Il vernissage del 6 settembre, con l’inaugurazione di una mostra fotografica su Gaza, verrà seguito dal dibattito “Tax the rich“: un’esplicita esortazione alla patrimoniale, con la partecipazione del sindaco capitolino Roberto Gualtieri e di Jeremy Corbyn, già leader della corrente hard left del Partito Laburista inglese e oggi alla guida dell’ancora più radicale Your Party.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein

Don Ciotti, Ilaria Cucchi e Mimmo Lucano sono attesi il 7 settembre come relatori sui diritti umani, per poi lasciare il microfono a Francesca Albanese e quindi al teologo Paolo Benanti, punto di riferimento del Vaticano sul tema dell’intelligenza artificiale. Un abbrivio decisamente di livello prima del dibattito tra i quattro leader, snodo cruciale nella marcia verso la campagna elettorale per le Politiche 2027.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
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Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
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Ci sarà un candidato targato Avs alle Primarie?

Nel corso di un’intervista al Corriere dell’Umbria che ha fatto molto discutere, il leader di Sinistra italiana Nicola Fratoianni ha ventilato la possibilità di un candidato targato Avs alle Primarie, in competizione con Schlein e Conte, ma probabilmente anche in risposta ai rumor su una discesa in campo del leader di Italia viva Matteo Renzi, in prima persona o magari tramite la sindaca di Genova Silvia Salis. Lo si deduce anche dalla contemporanea apertura di Fratoianni sull’allargamento al centro della coalizione.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Elly Schlein a Genova con Silvia Salis (foto Ansa).

Un’istanza «testardamente unitaria», direbbe la segretaria dem, che si riflette nel dibattito del 9 dal titolo “Democrazia fragile: maneggiare con cura”, al quale parteciperanno Maria Elena Boschi (Italia viva), Riccardo Magi (+Europa), Simona Bonafè (Pd, area riformista) e Maurizio Acerbo (segretario di Rifondazione comunista). Notevole anche il panel dell’11, col confronto tra l’ex leader della sinistra ecologista Nichi Vendola, Marco Boato di Europa Verde e l’aspirante leader civico Alessandro Onorato (assessore della Giunta Gualtieri).

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«La presunta underdog Meloni non ha fatto niente per intaccare i poteri forti»

Spiega Angelo Bonelli direttamente a Lettera43: «Dare priorità ai contenuti è necessario, in un Paese sempre più in difficoltà e nel quale la presunta underdog Giorgia Meloni non ha fatto niente per intaccare poteri forti come banche e aziende energetiche». Il leader dei Verdi prosegue dettando un’agenda da sottoporre al centrosinistra: «La coalizione deve essere ecologista, progressista e pacifista. Il primo punto è il ripristino del diritto internazionale, dopo che Vladimir Putin, Donald Trump e Benjamin Netanyahu hanno imposto la legge del più forte. La spesa militare è già oltre i 288 miliardi di dollari, ma le guerre continuano, alla faccia di chi sosteneva che la pace si difende con le armi».

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Angelo Bonelli (Imagoeconomica).

Al secondo posto tra le priorità c’è la crisi climatica: «Sta alimentando le diseguaglianze sociali. Anche su questo la destra difende le élite e ha boicottato le politiche ecologiche: serve un cambio di rotta in senso etico». Sul piano economico, Bonelli ricorda che l’Italia è l’unico Paese europeo tra quelli più avanzati in cui gli stipendi reali medi sono calati rispetto a 30 anni fa (la media Ocse è del +35 per cento): «Bisogna creare le condizioni per alzarli, adeguandoli all’inflazione e con una riforma del fisco in senso più equo. Recuperiamo la progressività prevista dalla Costituzione».

L’ultima suggestione riguarda gli investimenti: «C’è un enorme gap nel trasporto pubblico nelle città, ma dobbiamo stimolare anche le politiche energetiche, attraverso le rinnovabili. Invece di criticare Pedro Sánchez, Meloni pensi al fatto che gli spagnoli spendono la metà rispetto a noi per l’energia. E poi abbiamo scuola, ricerca e università: è su questi fronti che dobbiamo investire, non accettiamo il diktat di Trump sul 5 per cento del Pil in investimenti bellici».

Il tema del caro-casa con l’agguerrita Cucchiara

Della delicata questione del caro-casa nelle grandi città parlerà Francesca Cucchiara, che nella sua prima esperienza di consigliera comunale a Milano si è particolarmente distinta sul tema: «È uno dei problemi principali in città e la situazione delle case popolari è particolarmente critica. Sto seguendo diversi comitati di inquilini e nel prossimo mandato ci vorrà un affondo deciso sul tema», spiega la 33enne a L43.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Francesca Cucchiara (foto Imagoeconomica).

Il problema non è certo limitato a Milano, ma rappresenta un’emergenza nazionale: «Il piano casa del governo è ridicolo, tant’è che è stato criticato anche dai governatori di centrodestra. Al capitolo delle risorse si parla di 970 milioni per le ristrutturazioni nell’arco di cinque anni, ma soltanto a Milano ce ne vorrebbero 100! Con il piano casa comunale invece stiamo andando nella giusta direzione, ma ci sono molte regole da riscrivere: dal sistema di convenzionamento a quello dell’housing sociale, che paradossalmente è accessibile solo a pochi», conclude l’emergente dei Verdi, già quotatissima sia per la prossima giunta meneghina che per un eventuale salto in parlamento.

Il finale coi botti: salari, sicurezza e salute

Il delicato tema dei salari bloccati sarà affrontato il 9 con il faccia a faccia tra i leader sindacali Maurizio Landini (Cgil) e Pierpaolo Bombardieri (Uil) e le deputate Luana Zanella (Europa Verde) ed Elisabetta Piccolotti (Avs). Quest’ultima, sempre particolarmente attiva, torna sul palco nella giornata conclusiva del 13 per l’assemblea sul cruciale dossier della sicurezza. Tutto l’atto conclusivo della festa sarà caratterizzato da una raffica di temi pesanti per l’agenda politica dei prossimi mesi: dal dibattito sulla salute con Nino Cartabellotta e Ignazio Marino al rilancio della piattaforma “Decidiamo!”, per stimolare la partecipazione popolare sulle proposte da mettere in campo nelle prossime elezioni.

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
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I sondaggi quotano Avs al 6,4 per cento

I dati di YouTrend quotano Avs al 6,4 per cento: nettamente davanti alla Lega e di poco distanziata non solo dall’astro nascente Futuro nazionale, ma anche dalla ben più consolidata Forza Italia. Il co-fondatore dell’istituto di ricerca, Giovanni Diamanti, fa il quadro con L43: «È un dato molto interessante, anche perché ormai stabile fin dalle Europee. Nel centrodestra i partiti con questo livello di consenso hanno una centralità che Avs ancora non ha ottenuto, ma che è alla sua portata. Il partito si è consolidato nonostante la polarizzazione del dibattito tra Schlein e Conte e può dire la sua con autorevolezza, sia sull’opportunità di fare o meno le Primarie, sia sui contenuti».

Quanto conta Avs? Bonelli e Fratoianni provano a superare il duello Conte-Schlein
Giovanni Diamanti di YouTrend (foto Ansa).

Ed è proprio la scelta di lavorare sul programma che, secondo lo stratega della comunicazione, può fare la differenza: «Le posizioni di Avs non sono dissimili dal resto del centrosinistra, ma sono le priorità a essere diverse, dal conflitto IsraelePalestina alla questione climatica. Quando Schlein divenne segretaria del Pd, molti prevedevano che avrebbe gradualmente svuotato Avs. Invece i dem sono cresciuti, ma i rossoverdi hanno quasi raddoppiato i consensi. Questo significa che hanno trovato bacini diversi: quello di Avs è sicuramente più giovane, più radicale e credo che si possa ampliare ulteriormente. La vera sfida per il centrosinistra è recuperare il voto degli astenuti non definitivi, cioè di coloro che non votano per i partiti, ma sono andati alle urne per il referendum sulla giustizia. Il posizionamento sui temi alti è una scelta saggia: può essere la chiave per centrare l’obiettivo».

Lollobrigida sponsor di un evento con Corona: come la prenderà Meloni?

Fabrizio Corona stasera sarà ospite del “Gran Premio Città di Corridonia”, che si terrà all’Ippodromo Martini nella località del Maceratese. Fin qui niente di strano: si tratta di un personaggio in grado di attirare molto pubblico. Come evidenzia Dagospia, però, la presenza di Corona stona con quella del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste tra gli sponsor dell’evento. La premier Giorgia Meloni, leader del partito del ministro Francesco Lollobrigida nonché sua ex cognata, è infatti al momento in causa proprio con Corona.

Lollobrigida sponsor di un evento con Corona: come la prenderà Meloni?
La locandina dell’evento.

Perché Meloni ha querelato Corona

Meloni sarà sentita il 28 settembre come persona offesa nel processo per diffamazione aggravata a carico di Corona: il procedimento è scaturito dalla querela che la premier e il deputato (ex Fratelli d’Italia) Manlio Messina hanno sporto contro Mr Falsissimo per un articolo pubblicato su Dillingernews.it il 20 ottobre 2023 dal titolo: “E se il cuore di Giorgia Meloni fosse già occupato? Dalla Sicilia ci raccontano che..”. Nel pezzo veniva ipotizzata una relazione tra i due dopo la rottura con Andrea Giambruno. Dopo tutto questo, sorge una domanda: la presidente del Consiglio sarà contenta dell’ospitata di Corona a Corridonia?

Lollobrigida sponsor di un evento con Corona: come la prenderà Meloni?
Francesco Lollobrigida e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Lavitola resta in carcere: il gip respinge la richiesta di arresti domiciliari

Valter Lavitola resta in carcere. Lo ha deciso il gip di Roma respingendo l’istanza del difensore, l’avvocato Sergio Cola, che al termine dell’interrogatorio di garanzia – durante il quale il suo assistito ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci – aveva chiesto gli arresti domiciliari. In attesa della pronuncia del gip, la Procura di Roma aveva già espresso parere negativo.

La confessione di Lavitola dopo l’arresto

Lavitola, in carcere da lunedì e al quale viene contestato il metodo mafioso, ha confessato spiegando di aver agito affinché fosse innalzare il livello di protezione per Ranucci, suo amico, «che era oggetto di parecchi pericolosi tentativi di aggredirlo». Nessun movente politico, nessun piano per far accrescere la popolarità di Ranucci per poi candidarlo in politica, ha assicurato. Nel corso dell’interrogatorio Lavitola ha anche affermato di aver chiesto agli esecutori materiali dell’attentato di sparare quattro o cinque colpi di pistola contro la villetta del giornalista e non di piazzare una bomba.

Colleferro, incendio e maxi-esplosione in una fabbrica di munizioni

Incendio e maxi-esplosione nello stabilimento di Colleferro (Roma) dell’ex Simmel Difesa oggi KNDS Ammo Italy, azienda che produce munizioni di medio e grosso calibro per la difesa terrestre e navale, nonché combustibili solidi per vettori aerospaziali. L’incidente sarebbe partito dal reparto pressatura polveri e in particolare da un miscelatore utilizzato all’interno dello stabilimento. Diverse le squadre di vigili del fuoco giunte sul posto, ma i soccorritori hanno difficoltà a entrare nella fabbrica. Non ci sono feriti né persone coinvolte. Già il 9 ottobre 2007 si era verificata un’esplosione presso lo stabilimento di Colleferro: era morto un operaio e altri 13 lavoratori erano rimasti feriti.