Elodie sceglie il Cilento per le sue vacanze estive

Elodie sceglie il Cilento per le sue vacanze. La cantante romana, reduce da una stagione ricca di concerti e dai grandi successi ottenuti con la sua musica, ha trascorso alcuni giorni alla scoperta delle bellezze del territorio cilentano, facendo tappa in alcune delle sue località più suggestive. Tra le mete visitate anche il Castello di Rocca Cilento, nell’omonima frazione del comune di Lustra, uno dei luoghi simbolo dell’entroterra. Qui l’artista si è concessa con grande disponibilità ai numerosi fan presenti, fermandosi per foto, autografi, strette di mano e qualche battuta, confermando ancora una volta il forte legame con il suo pubblico. Nello scatto, Elodie posa sorridente accanto alla giovane campionessa di danza Silvana Borrelli, protagonista di un incontro che ha regalato emozioni e soddisfazione alla giovane atleta. Il tour cilentano della cantante è poi proseguito a Santa Marina, dove è stata avvistata nelle ore successive, continuando così il suo soggiorno alla scoperta delle eccellenze paesaggistiche e delle atmosfere autentiche del Cilento, meta sempre più apprezzata anche da artisti e personaggi del mondo dello spettacolo. In foto, l’artista posa con la giovane campionessa di danza Silvana Borrelli.

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Pagani. Auto contro muro, muore l’avv Fragolino

Pagani/Nocera Inferiore. Un malore alla base del tragico sinistro costato la vita al penalista 68enne Francesco Fragolino, finito con la sua  auto contro un muro. Era di Pagani con studio anche nella centralissima via Barbarulo a Nocera Inferiore. Due comunità sotto shock per la grave perdita sia dal punto di vista umano che professionale. La tragedia è  avvenuta lunedì pomeriggio e davanti a increduli passanti e automobilisti, quando il noto professionista ha perso la vita  probabilmente a causa di un malore forse per il gran caldo: avrebbe perso il controllo della macchina andando a sbattere violentemente.  Fragolino era a bordo della sua Smart quando si è schiantato contro un muro, all’incrocio tra via Ugo Foscolo con via Nicola Pagano, non lontano da Palazzo San Carlo, sede del Comune. La causa secondo il medico legale intervenuto sul posto insieme ai volontari del 118 sarebbe riconducibile proprio a un malore che gli avrebbe fatto perdere il controllo del veicolo. Il legale è stato soccorso nell’immediatezza dal personale medico e dai tanti presenti. I sanitari hanno tentato di rianimarlo per quasi 40 minuti, sotto gli occhi attoniti dei tanti testimoni e automobilisti, senza riuscirci. Dopo circa un’ora gli operatori sanitari non hanno potuto fare altro che costatare il decesso del noto professionista Paganese. Oltre all’intera classe forense nocerina e salernitana, arriva anche il cordoglio dell’amministrazione comunale di Nocera Inferiore guidata da Paolo De Maio, anche lui avvocato. “La perdita di Francesco Fragolino  lascia un profondo vuoto tra quanti hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di apprezzarne le doti umane e professionali. Alla sua famiglia, ai figli, alla compagna e a tutti i suoi cari giungano le più sentite espressioni di cordoglio e di sincera vicinanza in questo momento di immenso dolore”, scrive il sindaco Paolo De Maio a nome dell’Amministrazione Comunale di Nocera Inferiore.  La salma dello sfortunato Francesco Fragolino era stata trasferita presso l’ospedale Umberto I a disposizione della procura che ha dato il via libera sulla restituzione della salma alla famiglia..

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Bicchielli: “ Scafati riaprire il pronto soccorso

“Condivido pienamente le posizioni espresse dal sindaco di Scafati, Pasquale Aliberti. La battaglia per la riapertura del pronto soccorso dell’ospedale di Scafati non è una rivendicazione campanilistica, ma una questione di civiltà, di sicurezza sanitaria e di rispetto per un intero territorio”. Lo dichiara Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia, ricordando la propria presenza alla manifestazione promossa a sostegno dell’ospedale Mauro Scarlato. “Ho partecipato personalmente alla manifestazione perché ritengo che questa vicenda meriti attenzione istituzionale e politica al massimo livello. Parliamo di un bacino di oltre 150.000 cittadini che oggi non dispone di un pronto soccorso pienamente funzionante. Questo significa lasciare senza un presidio essenziale un’area vasta, popolosa e strategica dell’Agro nocerino-sarnese”, aggiunge il deputato salernitano. “Il problema — prosegue Bicchielli — non riguarda soltanto Scafati. L’assenza del pronto soccorso produce effetti negativi sull’intero sistema sanitario provinciale e regionale: i cittadini sono costretti a rivolgersi ad altri presidi, già sottoposti a fortissima pressione, contribuendo a intasare gli spazi e ad allungare i tempi di attesa negli altri pronto soccorsi. È una situazione che penalizza i pazienti, mette in difficoltà medici e operatori sanitari e rende meno efficiente l’intera rete dell’emergenza”. “Per questo ha ragione il sindaco Aliberti quando richiama la necessità di applicare l’atto aziendale. Non bastano dichiarazioni generiche o impegni di circostanza: serve una scelta concreta, amministrativa e politica, capace di restituire al presidio ospedaliero di Scafati il ruolo che gli spetta all’interno della rete dell’emergenza-urgenza – conclude Bicchielli – Al presidente della Regione Campania Roberto Fico chiediamo di ascoltare il territorio e di assumere un impegno preciso. La sanità non può essere terreno di propaganda né di rinvii. Quando una comunità così ampia chiede un diritto essenziale, le istituzioni hanno il dovere di rispondere con atti concreti. Continuerò a sostenere questa battaglia al fianco del sindaco Aliberti, degli amministratori locali, degli operatori sanitari e dei cittadini. Scafati e l’Agro nocerino-sarnese non chiedono privilegi, ma il riconoscimento di un diritto fondamentale: avere una sanità vicina, efficiente e capace di intervenire quando c’è davvero bisogno, attraverso la semplice e sola applicazione dell’atto aziendale”.

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40 anni di maltrattamenti, chiesti 100mila euro di risarcimento danni

di Erika Noschese

Una storia di dolore, di violenze atroci, di fughe e di una relazione tossica dalla quale è stato difficile liberarsi. È la vicenda di una donna, residente a Bellizzi, vittima per decenni di violenze fisiche e psicologiche da parte del marito, già condannato, con il riconoscimento della recidiva, per il reato di maltrattamenti in famiglia. Per la donna potrebbe ora arrivare una forma di riscatto, o almeno il riconoscimento del danno subito dopo una vita segnata da soprusi e paura. Mentre è in corso la battaglia giudiziaria sul piano penale, il suo legale, l’avvocato Maria Gabriella Gallevi, ha chiesto al Tribunale ordinario di Salerno la condanna dell’imputato al risarcimento dei danni per un importo di 100 mila euro. La storia. La vicenda affonda le proprie radici nel 1977. Secondo quanto ricostruito negli atti processuali, i primi episodi di violenza sarebbero iniziati fin dall’inizio della convivenza e si sarebbero aggravati dopo la nascita della seconda figlia. La donna avrebbe subito per anni continue vessazioni, umiliazioni e aggressioni fisiche. Tra gli episodi più inquietanti, il marito le avrebbe più volte rovesciato addosso secchi d’acqua gelata mentre dormiva. La spirale di violenza sarebbe proseguita negli anni successivi. Nel 1987, dopo essersi allontanata dall’abitazione coniugale, la donna sarebbe stata raggiunta dal marito, che le avrebbe sparato con un fucile, ferendola agli arti inferiori. Neppure un episodio tanto grave avrebbe posto fine alle violenze: secondo la ricostruzione processuale, le aggressioni fisiche e psicologiche sarebbero continuate fino a spingere la vittima a tentare il suicidio. Tre anni dopo, il trasferimento della famiglia a Battipaglia non avrebbe segnato la fine dell’incubo. Al contrario, secondo l’accusa, i maltrattamenti sarebbero diventati ancora più violenti. La donna sarebbe stata costretta a dormire sul pavimento, ripetutamente presa a calci, percossa, strattonata per i capelli e sottoposta a continue minacce e umiliazioni. L’ennesimo episodio si sarebbe verificato nel 2015, quando una delle figlie intraprese una relazione sentimentale non gradita al padre. La giovane, per sottrarsi alle tensioni e alle violenze familiari, trovò rifugio in una casa famiglia, mentre la madre decise di lasciare definitivamente l’abitazione coniugale, mettendo fine a quasi quarant’anni di convivenza segnata da soprusi e maltrattamenti. La vicenda assume contorni ancora più drammatici alla luce delle testimonianze raccolte nel corso del processo. Diversi familiari hanno confermato il clima di terrore in cui la donna era costretta a vivere, riferendo che l’uomo aveva più volte manifestato l’intenzione di ucciderla. Tra gli elementi acquisiti agli atti vi sarebbe anche un video nel quale l’imputato urla, mima ripetutamente il gesto di tagliare la gola, descrive nei dettagli come avrebbe ucciso la moglie, si vanta di averle già sparato in passato e afferma: «Questa volta finisce nel cimitero». La richiesta di risarcimento. Nella memoria depositata al Tribunale, l’avvocato Maria Gabriella Gallevi chiede la condanna dell’imputato al risarcimento di 100 mila euro in favore della vittima, oltre al riconoscimento di una provvisionale immediatamente esecutiva di 60 mila euro e alla rifusione delle spese processuali. La richiesta si fonda anche sull’orientamento consolidato della Corte di Cassazione, secondo cui il danno morale conseguente al reato di maltrattamenti in famiglia può ritenersi sussistente in re ipsa, senza necessità di una specifica prova della sua esistenza; la protrazione delle condotte violente per un lunghissimo arco temporale costituisce un elemento idoneo ad aggravare sensibilmente il pregiudizio subito dalla vittima; inoltre, la concessione di una provvisionale è ritenuta legittima quando il danno risulti già certo nella sua esistenza, rinviando a una successiva fase la quantificazione definitiva.

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Gambino (ECR/FdI): piattaforma europea per contrasto al reclutamento minorile da parte della criminalità organizzata

Rivolgo un sentito ringraziamento al Copresidente dell’Intergruppo per i Diritti dei Minori, On. Caterina Chinnici, ai Membri dell’Ufficio di Presidenza, al Direttore Generale Emilio Puccio e a tutti i Membri dell’Intergruppo per l’impegno che quotidianamente dedicano alla tutela dell’infanzia e dell’adolescenza in Europa. È un onore poter offrire il mio contributo a questo organismo parlamentare, il cui valore risiede anzitutto nella capacità di operare come sede di confronto e di iniziativa comune, al di là di ogni appartenenza politica”.

Lo dichiara Alberico Gambino, eurodeputato di Fratelli d’Italia. “I fenomeni dell’emergenza minorile e le difficoltà che incontrano le famiglie – ha spiegato l’eurodeputato di Pagani – interessano, in misura crescente, tutti gli Stati membri. Meritano particolare attenzione i minori con disabilità — circa quattro milioni in Europa — e le loro famiglie, che ancora oggi affrontano ostacoli burocratici, frammentazione tra servizi scolastici, sanitari e sociali e disparità territoriali nell’accesso alle cure e all’istruzione. Si tratta di sfide che richiedono, per loro natura, una risposta europea coordinata”.

In questo quadro si inserisce il lavoro del gruppo di studio che trae origine dai Tavoli tecnici regionali promossi dall’Avv. Maria Concetta Falivene — già Garante dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Abruzzo — e che ho inteso proseguire e rafforzare, formato dall’Avv. Maria Concetta Falivene, dall’Avv. Fulvio Fiorillo, dal Dott. Andrea Menna, dall’Avv. Giuseppe Orsini, Dott Stefano Tumini e dal Prof. Roberto Veraldi.

Il gruppo ha articolato il proprio lavoro in tre direttrici: Programma scolastico europeo 2026/2027 per la prevenzione del disagio giovanile; EU-Child Inclusion Platform (EU-CIP); contrasto al reclutamento minorile da parte della criminalità organizzata

Le tre direttrici condividono una comune impostazione metodologica: sono il risultato di studi empirici che hanno raccolto e sistematizzato gli interventi di maggiore efficacia adottati nei diversi Stati membri. Le proposte sono state sviluppate nella convinzione che l’Unione europea possa tradurre i principi in strumenti operativi, mettendo a disposizione norme, risorse e competenze condivise.

“Ritengo che questo patrimonio di analisi e proposte – ha aggiunto Gambino – costituire un terreno di lavoro comune per tutti i Membri dell’Intergruppo. La varietà delle esperienze, delle sensibilità e delle competenze rappresentate in questa sede è la risorsa più preziosa per trasformare ciascuna delle tre direttrici in iniziative parlamentari incisive e in un dialogo autorevole con la Commissione europea”.

A settembre 2026, presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles, la conferenza stampa di presentazione, nel corso della quale saranno comunicate priorità, calendario e modalità operative del lavoro comune.

“L’Europa – ha concluso Gambino – ha l’opportunità di confermare la propria vicinanza ai cittadini più giovani e alle loro famiglie, traducendo i principi di prevenzione, inclusione e innovazione in misure concrete e verificabili. Un obiettivo che l’Intergruppo per i Diritti dei Minori, ne sono certo, saprà perseguire con la determinazione e l’unità di intenti che lo hanno sempre contraddistinto”.

 

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Il ‘Venezuela d’Italia’ piange le 5 vittime del sisma

Camerota, il “Venezuela d’Italia”, piange le cinque vittime della famiglia Garofalo, originaria della frazione di Licusati, morte nel terremoto che ha colpito il Venezuela. Una tragedia che scuote una comunità legata al Paese sudamericano da quasi un secolo di emigrazione. Per decenni il Venezuela è stato la principale destinazione dell’emigrazione camerotana, tanto da far guadagnare al comune cilentano un appellativo che ancora oggi racconta la profondità di quel legame. Le vittime sono Gennaro Garofalo, Luis Gerardo Garofalo, Giovanna Garofalo, il piccolo Emanuel Garofalo e Luis Aguilar. Da anni vivevano a La Guaira, dove sono morti nel crollo dell’edificio “Mision Vivienda”, nel quartiere Los Cocos, tra le aree maggiormente colpite dal sisma. “L’intera comunità si stringe ai familiari delle vittime e alle popolazioni colpite – afferma il sindaco Mario Scarpitta -. Il legame con il Venezuela fa parte della nostra storia e della nostra identità. Oggi Camerota condivide il dolore di una comunità che ha sempre sentito vicina e continuerà a sostenere chi sta vivendo questa tragedia”. Camerota è conosciuta come il “Venezuela d’Italia”. L’emigrazione verso il Paese sudamericano iniziò nel 1928, proseguì nel secondo dopoguerra e con una nuova ondata negli anni Settanta. Molti emigranti sono poi rientrati nel Cilento contribuendo allo sviluppo del territorio. Marina di Camerota è cresciuta anche grazie ai capitali inviati dagli emigrati e sul lungomare sorge una statua dedicata a Simón Bolívar, simbolo di un legame che continua ancora oggi. “Circa l’80 per cento delle famiglie di Camerota ha parenti o legami con il Venezuela”, spiega Giuseppe Volpe, presidente dell’Associazione italo-venezuelana Alma Llanera. “Qui si parla ancora il castigliano, la cucina venezuelana è entrata nelle nostre tradizioni e quel Paese continua a essere parte della nostra identità. La famiglia Garofalo mancava da Licusati da almeno vent’anni e oggi in pochi la conoscevano direttamente, ma questa tragedia è vissuta come un lutto dell’intera comunità”. L’associazione ha promosso una raccolta fondi già affidata alla Caritas italiana, che provvederà a far pervenire gli aiuti in Venezuela. Intanto si è attivata una rete di solidarietà in tutta l’area a sud di SALERNO. Tra Cilento, Vallo di Diano e Alburni sono state avviate iniziative a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma. A Corleto Monforte è stato attivato un servizio di assistenza per gli iscritti all’Aire; a Pertosa è partita una raccolta di beni di prima necessità, medicinali e materiale sanitario; a Sassano sono state promosse una raccolta fondi e la disponibilità di alloggi per le famiglie sfollate. Raccolte fondi sono in corso anche a Marina di Camerota e Moio della Civitella. Nelle prossime ore sono attese ulteriori iniziative promosse da associazioni, amministrazioni comunali e volontari a sostegno delle comunità venezuelane colpite dal terremoto.

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Notte Bianca 2026 a Salerno: Fiordaliso, Fausto Leali, LDA, Aka 7even e tanti big l’11 e 12 luglio

È stata presentata questa mattina, presso la Sala Genovesi della Camera di Commercio di Salerno, la XIV edizione della Notte Bianca Week-End Salerno, uno degli appuntamenti più attesi e partecipati dell’estate salernitana, in programma sabato 11 e domenica 12 luglio 2026.

 

La manifestazione, organizzata dalla FeNAILP – Federazione Nazionale Autonoma Imprenditori e Liberi Professionisti, con il patrocinio di Regione Campania, Provincia di Salerno, Comune di Salerno, Camera di Commercio di Salerno, Scabec, Fondazione della Comunità Salernitana e Fondazione Cassa di Risparmio Salernitana, si conferma un grande contenitore di spettacolo, cultura, promozione del territorio e valorizzazione delle eccellenze.

Nata nel 2011 come progetto di rilancio commerciale e culturale della città, la Notte Bianca è diventata negli anni un vero e proprio brand territoriale, capace di attrarre migliaia di visitatori provenienti da tutta la Campania e di coinvolgere interi quartieri cittadini attraverso un’offerta artistica trasversale, pensata per tutte le generazioni.

Ad aprire la conferenza stampa è stato il presidente FeNAILP Città di Salerno, Gregorio Saetta, la manifestazione continua a rappresentare un importante momento di condivisione. «Abbiamo lavorato per realizzare un programma capace di coinvolgere famiglie, giovani e adulti, mantenendo sempre alta la qualità dell’offerta artistica e culturale. La Notte Bianca appartiene ai salernitani e continua a crescere grazie al contributo di tutti».

Il segretario nazionale FeNAILP, Mario Arciuolo, ha evidenziato il valore nazionale dell’iniziativa. «La Notte Bianca di Salerno è ormai un format riconosciuto e apprezzato ben oltre i confini regionali. È la dimostrazione concreta di come il sistema delle imprese, delle istituzioni e dell’associazionismo possa generare eventi di grande impatto economico, turistico e culturale. Quattordici edizioni rappresentano un patrimonio costruito insieme alla città. La Notte Bianca è molto più di un evento: è un’occasione di crescita economica, di aggregazione e di valorizzazione delle attività commerciali e produttive del territorio».

L’assessore all’urbanistica del Comune di Salerno, Dario Loffredo, ha posto l’accento sulla dimensione urbana della manifestazione. «La scelta di coinvolgere quartieri diversi della città conferma la volontà di costruire un evento diffuso, capace di valorizzare gli spazi urbani e rafforzare il senso di appartenenza della comunità».

L’assessore al turismo del Comune di Salerno, Alessandro Ferrara, ha rimarcato la capacità dell’evento di attrarre flussi turistici. «La Notte Bianca rappresenta uno dei momenti centrali della programmazione estiva della città. Salerno si conferma città dell’intrattenimento e dell’accoglienza, con una manifestazione capace di generare presenze, promuovere il territorio e offrire spettacoli di qualità per ogni fascia di pubblico».

Il vicepresidente vicario della Camera di Commercio di Salerno, Giuseppe Gallo, ha concluso dicendo: «La Notte Bianca rappresenta un modello virtuoso di collaborazione tra istituzioni, imprese e territorio. È un evento che genera economia, promuove la nostra identità e valorizza le migliori energie della provincia di Salerno. La Camera di Commercio continua a sostenere iniziative capaci di creare sviluppo, partecipazione e promozione delle eccellenze».

Le piazze della Notte Bianca

L’edizione 2026 si svilupperà attraverso alcuni dei luoghi simbolo della città, trasformando quartieri e centro storico in un grande palcoscenico a cielo aperto. Sabato 11 luglio, la festa coinvolgerà tre importanti aree della città con un programma ricco di musica, spettacolo e intrattenimento.

Nel quartiere Mercatello, in Piazza Monsignor Grasso, si alterneranno sul palco Fiordaliso (ore 22), Pasquale Palma (ore 23) e lo storico gruppo de I Collage, protagonisti del concerto di mezzanotte. A condurre la serata saranno Benny Ronca e Lisa Pinto.

A Pastena, in Piazza della Libertà, il pubblico potrà assistere al concerto di Fausto Leali alle ore 22, seguito dallo spettacolo di Mariano Bruno a mezzanotte e dall’attesissima esibizione di Tony Tammaro all’una di notte. La conduzione sarà affidata ad Attilio Romita e Grazia Serra.

Nel quartiere Torrione, in Piazza G. Gloriosi, la serata prenderà il via alle ore 22 con il Dj Anonimo, per poi culminare, a mezzanotte, con il concerto di Rosario Miraggio, uno degli artisti più amati della scena musicale napoletana contemporanea. A presentare gli spettacoli sarà Cinzia Paolini.

Domenica 12 luglio, il gran finale della Notte Bianca Weekend Salerno si trasferirà nel cuore del centro cittadino, nella suggestiva Piazza Portanova, che ospiterà, a partire dalle ore 22, due degli artisti più seguiti dal pubblico giovane: LDA e AKA 7even, protagonisti di una serata destinata a richiamare migliaia di spettatori. A condurre l’evento conclusivo saranno Attilio Romita, Grazia Serra, Rossella Pisaturo, Benny Ronca, Lisa Pinto e Cinzia Paolini.

La cerimonia dei Premi Notte Bianca

Uno dei momenti più prestigiosi della manifestazione sarà rappresentato dalla tradizionale Cerimonia di Consegna dei Premi Notte Bianca Week-End Salerno 2026, in programma sabato 11 luglio alle ore 10.30, presso la Sala Augusto Strianese della Camera di Commercio di Salerno, con la conduzione del giornalista Attilio Romita.

La giuria ha assegnato il Premio Notte Bianca Week-End Salerno 2026 al giornalista Carlo Verna, già presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, inviato speciale e conduttore del TG Campania Rai, quale riconoscimento per la sua lunga e qualificata attività professionale svolta con equilibrio, autorevolezza e costante attenzione all’informazione di servizio.

Il Premio Speciale Notte Bianca Week-End Salerno 2026 sarà invece conferito alla Dott.ssa Marina Ciaravolo, Responsabile Delegazione di Napoli Fondazione Umberto Veronesi, per il prezioso impegno profuso nella promozione della ricerca scientifica, della prevenzione e della cultura della salute.

Tornerà inoltre il Premio Luciano Schiavone, istituito nel 2013 per mantenere vivo il ricordo e l’esempio umano e professionale di una figura che ha lasciato un segno importante nel territorio. Per l’edizione 2026 il riconoscimento sarà assegnato, nella categoria New Generation, alla giovane attrice Carola Santopaolo, tra le interpreti emergenti più promettenti del panorama nazionale, mentre il Special Award andrà al noto DJ Aniceto, da sempre impegnato nella diffusione di messaggi sociali e culturali attraverso la musica.

Grande rilievo avrà anche il Premio Andrea Carrano, che inaugura una nuova fase dedicata alla valorizzazione delle eccellenze dell’imprenditoria, dell’artigianato e delle professioni. Il riconoscimento sarà attribuito a Biagio Staiano, protagonista della tradizione casearia con il Caseificio Ravello, ad Alberto Mucciolo, espressione dell’eccellenza sartoriale del territorio, a Laura Caracciolo, artigiana del marchio “Preziosi”, a Salvatore Barbato, rappresentante del Gruppo Senter, e ad Enrico Memoli, professionista del settore pubblicitario e della comunicazione.

EPY URBAN ZONE: la cultura urban protagonista

Tra le principali novità dell’edizione 2026 figura EPY URBAN ZONE, il progetto ideato e curato da Pierluigi Nicoletti, titolare di Epycut Barberia. L’evento, in programma sabato 11 luglio dalle ore 17.30 alle 21.30 in Piazza Caduti Civili di Brescia, proporrà un grande contenitore dedicato alla cultura urban, alla barber culture, alla street art e alla musica. Il programma prevede una prima fase dedicata alla live street art, realizzata in collaborazione con il collettivo 4 Elements, accompagnata dai dj set di giovani artisti del territorio. A seguire spazio alla Track Battle, contest riservato ai talenti emergenti del rap locale, valutati da una giuria composta da TEXCole T e Raimo, con la partecipazione in console di Fabio Musta e la conduzione affidata a Ferix. Il vincitore riceverà un premio in denaro e la realizzazione di contenuti promozionali dedicati.

Mobilità e trasporti

Per favorire la partecipazione del pubblico e garantire una mobilità sostenibile, l’organizzazione ha predisposto servizi straordinari e gratuiti di trasporto pubblico. Sabato 11 luglio sarà attivo un servizio di navette con partenza dal Parcheggio Arechi e collegamento con Via Leucosia, con corse di andata e ritorno. Domenica 12 luglio, invece, sarà potenziato il servizio della metropolitana cittadina, con collegamenti tra la Fermata Arechi e la Stazione Centrale di Salerno. Entrambi i servizi saranno operativi fino alle ore 3.00 del mattino, consentendo al pubblico di vivere l’intera manifestazione in sicurezza e senza problemi di viabilità.

Il ringraziamento alla Croce Bianca di Salerno

Nel corso della conferenza stampa è stato rivolto un particolare ringraziamento alla Croce Bianca Città di Salerno, che garantirà il servizio di assistenza sanitaria e primo soccorso durante tutte le giornate della manifestazione. «L’impegno, la professionalità e il grande spirito di servizio dei volontari rappresentano una garanzia fondamentale per la sicurezza e il benessere dei cittadini e delle migliaia di visitatori che prenderanno parte alla Notte Bianca Week-End Salerno 2026. A nome della FeNAILP e dell’intera comunità salernitana va il più sincero ringraziamento per la preziosa collaborazione».

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Sicurezza a Salerno: attivo l’indirizzo e-mail per le segnalazioni al Nos

Il Comune di Salerno ricorda ai cittadini che è attivo l’indirizzo di posta elettronica del Nucleo Operativo Sicurezza (NOS) per raccogliere segnalazioni riguardanti situazioni che incidono sulla sicurezza, sul decoro urbano e sulla vivibilità della città.

Come annunciato nel corso della conferenza stampa di presentazione del servizio e nelle successive comunicazioni istituzionali, è possibile inviare le proprie segnalazioni all’indirizzo nos@comune.salerno.it.

L’Amministrazione invita i cittadini, ove possibile, ad allegare anche fotografie e video utili a documentare le situazioni segnalate, così da agevolare le verifiche e gli eventuali interventi da parte degli uffici competenti.

«Tutti i cittadini possono collaborare – si legge nella nota del Comune – per contribuire alla sicurezza, al decoro e al vivere civile della nostra comunità», sottolineando l’importanza della partecipazione attiva della cittadinanza nella tutela del territorio.

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Kalashnikov tra le strade di Napoli, Piero De Luca attacca il Governo

La violenta “stesa” avvenuta nel quartiere Montesanto di Napoli riaccende il dibattito sulla sicurezza urbana e scatena la dura reazione del Partito Democratico. A intervenire è il segretario regionale del Pd Campania, Piero De Luca, che punta il dito contro il Governo chiedendo un cambio di strategia immediato per contrastare criminalità e violenza.

Secondo De Luca, quanto accaduto nel cuore del capoluogo partenopeo rappresenta un episodio di estrema gravità, simbolo di una situazione che definisce ormai sempre più preoccupante. L’immagine di un uomo armato di kalashnikov in pieno centro cittadino, tra residenti e passanti, viene descritta come «inaccettabile» e incompatibile con uno Stato chiamato a garantire sicurezza ai propri cittadini.

Per l’esponente dem non si tratta di un caso isolato, ma dell’ennesimo episodio di un’escalation che comprende stese, baby gang e fenomeni di microcriminalità diffusa, non solo a Napoli ma anche in numerosi centri urbani italiani.

Nel mirino finisce l’operato dell’esecutivo nazionale. De Luca sostiene che, nonostante i ripetuti richiami alla sicurezza come priorità, i risultati concreti siano insufficienti. Gli ultimi episodi registrati a Napoli, secondo il parlamentare, dimostrerebbero l’assenza di una strategia realmente efficace sul fronte della prevenzione e della repressione.

Da qui l’appello rivolto al Ministero dell’Interno e al Governo affinché venga avviato un deciso cambio di passo. Per il segretario regionale del Pd servono interventi strutturali: un rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine nelle aree più esposte, maggiori investimenti nella prevenzione e un piano capace di affrontare le cause della devianza giovanile.

«Le nostre città non possono essere lasciate sole», conclude De Luca, chiedendo risposte immediate e misure concrete per restituire sicurezza ai cittadini e serenità alle comunità locali dopo l’ennesimo episodio di violenza che ha scosso Napoli.

 

 

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Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle

«Chi entra Papa esce cardinale». Sarà che il Quirinale è stato per secoli il palazzo dei Papi, sarà la scaramanzia tipica italiana, ma il detto che si bisbiglia alla vigilia di ogni conclave vale anche per l’elezione del presidente della Repubblica. Lo sanno tanti illustri giubilati, da Giulio Andreotti a Mario Draghi passando per Romano Prodi. E dunque quando dai microfoni di Rete 4 Giorgia Meloni ha avanzato la candidatura (senza nome, per carità) di un esponente della sua parte politica, al Colle la notizia ha fatto rumore. Ma qualche vecchio volpone non si è scosso più di tanto.

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle
Giorgia Meloni intervistata da Nicola Porro su Rete 4 (Ansa).

La destra in cerca di legittimazione

Di certo non si è mossa foglia al Quirinale. Un po’ per inclinazione personale, un po’ per rigore istituzionale, non sarà Sergio Mattarella a emettere un fiato su chi potrà essere il suo successore. A lui basta consegnargli un ruolo non menomato in questi anni, cosa non scontata, dunque con gli stessi poteri che erano previsti da Costituzione e prassi 12 anni fa, al momento della sua prima elezione. E allora i ragionamenti che si fanno in queste ore tra Camera e Senato, tra Palazzo Chigi e le diverse segreterie dei partiti si dividono sostanzialmente in due grandi titoli.

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle
Sergio Mattarella (foto Ansa).

Il primo è che l’aspirazione di un leader politico di candidare un esponente del suo partito o della sua coalizione al Quirinale è del tutto legittima. Qualcuno nota però che ascrivere al centrosinistra personalità del calibro di Luigi Einaudi, Antonio Segni, Francesco Cossiga è quantomai azzardato. Ma far salire al “sacro soglio” un esponente della destra è una legittimazione che manca nella storia repubblicana come mancava alla sinistra fino a che non fu eletto Giorgio Napolitano.

Il senso e i destinatari dell’appello lanciato da Meloni

Il secondo titolo è che esiste una lettura politica di medio respiro per le parole di Giorgia Meloni. Il suo a molti è sembrato un appello rivolto alla sua maggioranza, e anche al pirotecnico Roberto Vannacci, a serrare i ranghi per un obiettivo che va oltre le prossime elezioni e guarda al Colle più alto considerato, spesso giustamente, il crocevia di una influenza politica che travalica i concreti poteri previsti dalla Carta. Come a dire: non mi date problemi e andiamo compatti alle prossime elezioni, perché la posta in gioco è storica.

Quirinale 2029: il messaggio di Meloni alla maggioranza passa dal Colle
Giorgia Meloni e Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Il vero arbitro della corsa al Colle? Il franco tiratore

Le opposizioni ovviamente notano la concomitanza con il voto sulla riforma elettorale: l’accusa alla premier è di volersi fare una legge che le garantisca una maggioranza tanto solida da poter eleggere nel 2029 il successore di Mattarella. Ma i più smaliziati notano che spesso nemmeno una solida maggioranza è bastata a eleggersi un presidente “su misura”. Il franco tiratore, durante le elezioni più complicate della politica, è spesso stato il vero arbitro della corsa al Colle. Perché quel numeretto, 2029, ha in sé un pizzico di veleno. Il centrodestra ha spesso saputo fare fronte comune, anche superando divergenze che avrebbero spaccato in due il centrosinistra, ma tre anni sono parecchi. E le scorie che si possono accumulare in così tanto tempo sono un dato imponderabile anche per i leader più solidi.

Usa e Iran verso colloqui indiretti in Qatar

Saltato l’incontro tra le rispettive delegazioni annunciato da Donald Trump (e smentito da Teheran), gli Stati Uniti e l’Iran terranno colloqui indiretti in Qatar domani, mercoledì primo luglio, alla presenza dei mediatori. Lo riporta Al Arabiya, citando fonti secondo cui i negoziati si concentreranno sullo stretto di Hormuz e sulla stabilità generale della regione. Durante un briefing con i media Majed Al Ansari, portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, ha confermato che gli alti inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner non terranno un incontro di alto livello con l’Iran, aggiungendo che questa settimana si terranno invece colloqui tecnici su questioni quali la sicurezza regionale, che potrebbero successivamente essere elevati a un livello superiore.

L’Iran dovrebbe ricevere presto tre miliardi di dollari di fondi congelati

Le stesse fonti di Al Arabiya affermano che l’Iran, nell’ambito del memorandum d’intesa siglato con gli Usa, dovrebbe ricevere entro la fine della settimana circa tre miliardi di dollari di fondi congelati. È inoltre previsto che entrambe le delegazioni incontrino a Doha il primo ministro qatariota Mohammed bin Abdulrahman Al Thani e mediatori pakistani. Quanto a Hormuz, il New York Times riporta che l’Iran e l’Oman vogliono riscuotere il pagamento per il transito nello stretto.

L’ultima sfida dei lefebvriani a Leone XIV: quattro vescovi, un nuovo scisma

Dal rimpianto per l’età perduta in cui Pio IX si opponeva alle istanze risorgimentali della Repubblica romana all’odio per il ‘68, annus horribilis che ha sconvolto l’ordine costituito. Dalla rievocazione nostalgica dell’imperatore Costantino che sconfisse il paganesimo e unì il trono all’altare alla Rivoluzione francese – considerata l’origine di tutti i mali moderni – e all’esaltazione di quella Vandea che vi si oppose nel nome del sacro cuore di Gesù. Così, su e giù per li rami della storia, si potrebbe proseguire per individuare facilmente ciò che più è amato e detestato dagli ultra-tradizionalisti della Fraternità di San Pio X, ovvero i lefebvriani.

La Fraternità di San Pio X a caccia di massima visibilità mediatica

Il primo luglio, il gruppo scismatico più noto della Chiesa cattolica si appresta a ordinare quattro nuovi vescovi senza l’autorizzazione del Papa, cosa che porterà alla scomunica immediata sia di chi effettua l’ordinazione sia dei nuovi vescovi: lo svizzero don Pascal Schreiber, 53 anni, ordinato sacerdote nel 1998; l’americano Michael Goldade, originario del North Dakota e cresciuto a St. Marys, in Kansas; e i due francesi, don Michel Poinsinet de Sivry, 42 anni, e don Marc Happier, di appena 36. È noto che Roma non gradisce questi colpi di teatro, né tantomeno dover produrre pubblicamente un nuovo atto di scomunica, o rendere nota la distanza – ormai abissale – con gruppi come i lefebvriani. Tuttavia, la Fraternità che ha sede in Svizzera, a Econe, ha impostato la propria strategia per giocare di sponda con i “niet” del Vaticano fin dall’inizio dello scorso febbraio, quando era stata annunciata la nomina dei quattro nuovi vescovi, per arrivare all’appuntamento del primo luglio con il massimo di attenzione mediatica. D’altro canto, come dichiarato lo scorso 13 maggio dal cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero vaticano per la Dottrina della Fede, visto che le ordinazioni non hanno il corrispondente mandato pontificio, il «gesto costituirà un atto scismatico e l’adesione formale allo scisma costituisce una grave offesa a Dio e comporta la scomunica stabilita dal diritto della Chiesa». Parole che suonano come un ultimo avvertimento.

L’ultima sfida dei lefebvriani a Leone XIV: quattro vescovi, un nuovo scisma
Il cardinale Victor Manuel Fernandez e don Davide Pagliarani, inviato della Fraternità sacerdotale San Pio X (Ansa).

La ricostruzione della gerarchia interna

Parlando con i giornalisti il 16 giugno scorso, Papa Leone si è soffermato proprio sul possibile scisma dei lefebvriani spiegando che le divisioni nella Chiesa portano «dolore». Si è poi appellato alla Fraternità affinché si fermasse in tempo per scongiurare una nuova scomunica anche se la Chiesa, aveva concluso, «deve andare avanti». L’ultimo appello dei lefebvriani a Prevost, invece, è datato 24 giugno: con una lettera aperta inviata al Pontefice e ai «cardinali della santa Chiesa» alla vigilia del concistoro straordinario tenutosi venerdì e sabato scorsi in Vaticano, avevano formulato «una professione integrale di fede cattolica». Resta tuttavia esclusa l’adesione al Concilio Vaticano II. «La scelta e la consacrazione di questi eletti», ha messo in chiaro il superiore della Fraternità, l’italiano don Davide Pagliarani, «non procedono da alcuna volontà di rivendicare un potere di giurisdizione o di stabilire un’autorità parallela nella Chiesa. Esse non costituiscono in alcun modo una negazione, un rifiuto o una sfida lanciata al potere di giurisdizione supremo, plenario e immediato del Vicario di Cristo sulla Chiesa universale». Sarà, eppure sembra esattamente il contrario. Dietro l’azione dei lefebvriani, va detto, c’è anche la necessità di ricostruire una propria gerarchia, dopo che due dei quattro vescovi ordinati da monsignor Marcel Lefebvre nel 1988 (atto che comportò la prima scomunica comminata da Giovanni Paolo II) sono morti: si tratta dell’inglese Richard Williamson, scomparso lo scorso anno ed espulso dalla stessa Fraternità per le sue reiterate affermazioni negazioniste della Shoah, e del francese Bernard Tissier de Mallerais deceduto nel 2024. Restano lo svizzero Bernard Fellay, a lungo superiore generale dell’organizzazione, e lo spagnolo Alfonso de Galarreta.

L’ultima sfida dei lefebvriani a Leone XIV: quattro vescovi, un nuovo scisma
Don Davide Pagliarani nel 2009 (Ansa).

Gli attriti tra Vaticano e lefebvriani

I punti di attrito fra il Vaticano e il gruppo che si riconosce nella tradizione dura e pura erano e sono noti: l’ecumenismo, il dialogo interreligioso (a cominciare da ebraismo e islam), la concezione di una Chiesa più sinodale e meno rigidamente piramidale, quindi il tema dell’autorità, del ruolo dei laici e delle donne nella vita ecclesiale, della rinuncia al clericalismo come funzione principale dell’organizzazione del potere nella Chiesa, senza contare il sorgere all’interno del cattolicesimo contemporaneo di quelle correnti come la teologia della liberazione, che denunciano le ingiustizie sociali in nome del Vangelo. Non solo. Tra i temi divisivi ci sono quello della libertà religiosa, oltre ad alcuni aspetti rilevanti della riforma liturgica. Quest’ultima, peraltro, non può essere considerata l’unico ostacolo, dal momento che la celebrazione della messa secondo il rito antico continua a essere possibile in determinate forme e a determinate condizioni previste dalla Chiesa.

L’ultima sfida dei lefebvriani a Leone XIV: quattro vescovi, un nuovo scisma
L’istituto S. Pio X della confraternita dei padri lefebvriani (Ansa).

Pochi giorni fa, Leone XIV aveva già fatto intendere che la piena accettazione del Concilio Vaticano II è una delle condizioni per risolvere la situazione. Resta dunque da capire – a meno di colpi di scena dell’ultimo momento – se le consacrazioni del prossimo primo luglio in contrasto con le indicazioni di Leone XIV segneranno una nuova fase di irrigidimento nelle relazioni fra Santa Sede e i lefebvriani, oppure rappresenteranno l’ennesimo capitolo di una frattura che continua da 40 anni e che va ben oltre la messa in latino, diventando a tutti gli effetti una dissidenza politica e culturale, nonché interpretativa sul ruolo della Chiesa in questo tempo.  

Campania, l’agricoltura cambia volto

Ricambio generazionale, aziende agricole, piccoli e medi produttori, prospettive del settore primario: agricoltura in Campania tra criticità e rilancio. Confeuro- Confederazione Agricoltori Europei ha analizzato e messo a sistema i dati dell’Osservatorio Statistico- Mondo Agricolo pubblicato dall’Inps nel 2025, le elaborazioni Ismea contenute nel rapporto 2024 “Giovani e Agricoltura” e i numeri del 7° Censimento generale dell’Agricoltura dell’Istat. Un territorio dalla storica vocazione agroalimentare, uno dei pilastri economici, sociali e identitari della regione, che negli ultimi anni ha dovuto confrontarsi con profonde trasformazioni che ne stanno modificando struttura e prospettive. ”Il quadro che emerge restituisce per la Campania un settore primario in evoluzione, attraversato da segnali contrastanti ma anche da dinamiche di vitalità”, sottolinea Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro. Partendo dalla superficie agricola utilizzata, la Sau in Campania è diminuita dell’8,3% in dieci anni, tra il 2010 e il 2020, anno del settimo e ultimo censimento generale dell’Agricoltura. Scendendo nello specifico dei territori provinciali, Caserta passa dai 107.359 ettari del 2010 agli 88.638 del 2020, con una variazione negativa del 17,4%; Benevento da 108.420 a 101.989 ettari, con una diminuzione del 5,9%; Avellino va dai 124.617 ai 119.718 ettari, con una variazione negativa del 3,9%; perdita sensibile di Sau anche per Salerno, che passa dai 185.784 ettari del 2010 ai 163.945 del 2020, con un saldo passivo dell’11,8%. In controtendenza Napoli, la cui Sau passa dai 23.088 ettari del 2010 ai 29.289 del 2020, per una variazione positiva del 26,9%. Napoli, però, detiene viceversa il negativo primato regionale della più alta percentuale di aziende agricole perse, il 55%: erano 14.311 nel 2010, appena 6.444 nel 2020. La lettura congiunta dei due dati – superficie in aumento e numero di aziende quasi dimezzato – segnala con particolare evidenza un processo di concentrazione fondiaria, con poche aziende che gestiscono superfici più ampie. Su scala regionale, la forte diminuzione del numero di aziende in Campania – dalle 136.872 del 2010 alle 79.353 del 2020 – unitamente al decremento delle superfici, ha determinato un importante aumento della dimensione media aziendale, che passa da 4,0 a 6,3 ettari. ”Siamo di fronte a numeri che impongono attenzione, e l’analisi dei dati conferma come l’agricoltura campana stia attraversando una fase di profonda trasformazione strutturale – osserva il presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso-. Siamo di fronte soltanto a una riduzione delle superfici coltivate e a una diminuzione del numero delle aziende, oppure a un vero e proprio cambiamento del modello produttivo che interessa l’intero territorio regionale? In attesa dell’Ottavo Censimento generale dell’Agricoltura, si tratta senz’altro di una dinamica che impone una riflessione attenta, perché il valore del settore primario non si misura esclusivamente in termini produttivi, ma anche per la funzione sociale, ambientale e di presidio del territorio che esso svolge, soprattutto nelle aree interne e rurali”.

Aziende agricole, un processo di riorganizzazione del settore? – ”Sul versante delle imprese che occupano operai agricoli dipendenti – continua Tiso, analizzando l’Osservatorio Statistico –Mondo Agricolo – i dati Inps dicono per la Campania che nel 2019 le aziende erano 12.185, per scendere a 11.436 nel 2024: oltre 700 aziende in meno in appena un quinquennio”. Tendenza positiva, invece, per il numero di operai agricoli dipendenti, che passa da 67.506 nel 2023 a 68.982 nel 2024: a livello regionale si è quindi verificato un incremento del 2,2%, sulla scia della media nazionale del 2,4. ”Da un lato – spiega Tiso – assistiamo a una progressiva diminuzione del numero di aziende che impiegano operai agricoli dipendenti, segnale delle difficoltà che una parte delle imprese continua a incontrare in un contesto caratterizzato dall’aumento dei costi di produzione, dalla complessità burocratica e dalle incertezze dei mercati. Dall’altro, registriamo una crescita del numero complessivo di lavoratori agricoli dipendenti, elemento che testimonia la capacità del comparto campano di mantenere e creare occupazione. Questi dati sembrano indicare un processo di riorganizzazione del settore, con una maggiore concentrazione dell’occupazione in aziende più grandi. È una dinamica che può contribuire a rafforzare la competitività dell’agricoltura campana, ma che al tempo stesso impone di non trascurare il ruolo fondamentale delle piccole e medie imprese, decisive per la tenuta economica e sociale delle aree rurali. Per questo è necessario continuare a sostenere gli investimenti, favorire l’innovazione e garantire condizioni che consentano alle aziende di crescere senza perdere il legame con il territorio e con l’occupazione di qualità”.

Giovani e agricoltura, una realtà tra luci e ombre – ”Sul fronte giovanile, infine, Confeuro ha analizzato il Rapporto Ismea, che segnala per la Campania una riduzione delle imprese agricole condotte da giovani: dalle 6.667 del 2018 alle 5.176 del 2023. Si tratta di un calo del 22,4%, con quasi 1.500 imprese in meno, poco meno di un terzo della riduzione complessiva del numero di imprese agricole under 35 in Italia. La Campania, dunque, da una parte resta una delle regioni a maggiore intensità di imprenditoria giovanile (il 9,2% delle imprese agricole è under 35), mentre dall’altra vede la propria quota sul totale nazionale calare, tra il 2018 e il 2023, dall’11,6% al 9,8%. _”I dati sull’imprenditoria agricola giovanile in Campania – conclude il presidente Tiso – raccontano una realtà fatta di luci e ombre. Da un lato, la regione continua a confermarsi tra le aree del Paese con buon potenziale di giovani alla guida delle aziende agricole, segnale del forte legame delle nuove generazioni con il settore primario. Dall’altro, la significativa riduzione del numero di imprese agricole under 35 registrata negli ultimi anni evidenzia difficoltà strutturali che non possono essere sottovalutate. Molti giovani continuano a guardare all’agricoltura come a una prospettiva professionale concreta, ma incontrano ostacoli che spesso rendono difficile consolidare e sviluppare le proprie attività. L’accesso alla terra, al credito, all’innovazione e ai mercati rappresenta ancora una sfida rilevante, soprattutto in una fase economica caratterizzata da costi crescenti e forte competizione. Per la Campania, così come per l’intera Italia, il ricambio generazionale non è soltanto una questione occupazionale, ma una condizione indispensabile per garantire il futuro del settore agricolo. Rafforzare il legame tra i giovani e il settore primario significa sostenere il nostro Paese come eccellenza agroalimentare a livello internazionale e valorizzare produzioni di qualità, nel rispetto dell’ambiente e della sicurezza alimentare. È quindi fondamentale comunicare efficacemente ai giovani le opportunità offerte dal comparto agricolo, anche attraverso iniziative come l’indagine nazionale “Agri Under 35 – Coltiviamo il futuro”, realizzata per Confeuro dall’Istituto Piepoli, che ha analizzato le opinioni dei giovani italiani sull’alimentazione e la loro percezione del futuro dell’agricoltura”.

L'articolo Campania, l’agricoltura cambia volto proviene da Le Cronache.

Pizzaiolo ucciso: la Lega chiede la remigrazione del killer, ma è italiano

Dopo l’omicidio di Raffaele Stipa per una pizza gratis negata, alcuni esponenti emiliani della Lega si sono scagliati contro il presunto killer, indicato come straniero dalle prime informazioni raccolte, invocandone la remigrazione. Per poi fare retromarcia quando si è invece scoperto che la persona arrestata è al 100 per cento italiana, chiedendo di annullare i comunicati inviati.

L’attacco allo straniero di due esponenti del Carroccio

Tommaso Fiazza, capogruppo della Lega in Regione Emilia-Romagna, aveva scritto di una tragedia «che impone una riflessione seria, senza ipocrisie», sottolineando che «non siamo davanti a un episodio di ordinaria criminalità, ma all’ennesima dimostrazione di una violenza incompatibile con il nostro modo di vivere». Aggiungendo poi che «la remigrazione deve diventare uno strumento concreto di tutela della sicurezza». Così la deputata del Carroccio Laura Cavandoli, eletta nel collegio uninominale Emilia-Romagna – 02 (Parma): «Basta a persone che portano la violenza, efferata e ingiustificabile come in questo caso, nel nostro Paese».

L’identità dell’omicida e la richiesta dei due leghisti

Successivamente è giunta la notizia dell’arresto dell’autore del delitto: Andrea Pellati, 43enne pluripregiudicato con diversi precedenti per droga, nato a Reggio Emilia e italianissimo. E così Fiazza e Cavandoli si sono affrettai a inviare una successiva comunicazione, chiedendo di annullare le precedenti note «alla luce delle nuove informazioni diffuse dagli inquirenti, che modificano un elemento centrale della ricostruzione iniziale».

Leonardo Maria Del Vecchio ha disertato l’assemblea di Delfin

Leonardo Maria Del Vecchio non ha preso parte all’assemblea dei soci di Delfin convocata per oggi, 30 giugno. E non è intervenuto neanche attraverso un suo rappresentante. La decisione è stata comunicata con una lettera, in cui il quartogenito del fondatore di Luxottica ha ripercorso tutta la serie di «gravi criticità irrisolte», scrivendo di «board inerte» e sottolineando che «non c’erano i presupposti per un’assemblea produttiva». Nell’assemblea del 27 aprile, quando in sei (sette su un punto specifico) avevano votato a favore delle sue proposte di delibera, Del Vecchio riteneva di aver ottenuto conferma dell’appoggio di gran parte dei soci e di conseguenza di Delfin. Da allora, scrive nella lettera, «vari fattori sono cambiati». Tra le altre cose, Del Vecchio – intenzionato a salire al 37,5 per cento della holding di famiglia – si è lamentato di non aver mai ottenuto «accesso a documentazione aziendale indispensabile anche per le interlocuzioni con le banche finanziatrici», ricevuto solo risposte telefoniche e nessun riscontro scritto.

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Assemblea Delfin: l’ordine del giorno

All’ordine del giorno dell’assemblea dei soci Delfin, che si è tenuta in Lussemburgo, c’erano l’approvazione del bilancio (arrivata all’unanimità, utile intorno a 1,5 miliardi), l’innalzamento dei dividendi al 10 per cento, le richieste di uscita dei soci Clemente Del Vecchio e Rocco Basilico, l’aumento degli emolumenti del cda e l’introduzione di un collegio di commissari dei conti che potrà accedere ai lavori del board. Ne sono stati approvati solo due, Lara Forte e Fabio Scoyni, mentre è stato bocciato l’altro candidato all’incarico, Marco Talarico, ex amministratore delegato di LMDV Capital, la società di Leonardo Maria Del Vecchio.

Chiude Wired Italia: la lettera d’addio della redazione

L’amministratore delegato di Condé Nast Roger Lynch aveva annunciato a metà aprile la chiusura di Wired Italia, magazine di tecnologia, cultura digitale e innovazioni nata nel 2009. Il 20 giugno è uscito l’ultimo numero della rivista cartacea, mentre da oggi – 30 giugno – il sito non verrà più aggiornato. Nel giorno della fine delle pubblicazioni, la redazione ha salutato i lettori con una lunga lettera-editoriale. Eccola.

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La lettera-editoriale della redazione di Wired Italia

Oggi Wired Italia chiude.
E questo messaggio è per te.
No, non ci conosciamo.
Perché tu arrivi sulla scena quando noi siamo andati via.
Noi abbiamo finito il trasloco, chiuso gli scatoloni, spento la luce, chiusa la porta a doppia mandata.
Poi arrivi tu. Chissà dopo quanto. Apri la porta. Accendi la luce. Spalanchi le finestre. E ti domandi cosa fosse questo posto, prima.
Questo è il nostro messaggio in bottiglia, affidato ai marosi del web. Non viaggia solo nello spazio, ma anche nel tempo. Così è arrivato tra le tue mani, le mani di chi non ha mai sfogliato Wired Italia prima d’ora, gli occhi di chi non ha mai letto un nostro articolo.

Chissà quanto suoneranno vecchie, o strane, certe parole alle tue orecchie. Sai, nel fare il nostro mestiere noi ci siamo sempre domandati cosa sarebbe successo dopo e per anni, diciassette anni per l’esattezza, qui in Italia abbiamo fatto di tutto per trovare le risposte attraverso cui comprendere meglio il futuro. Era il nostro lavoro: guardarsi intorno per captare quei segnali, spesso debolissimi, che tracciavano la rotta verso il domani. E quando quel domani si avverava, più o meno come noi lo avevamo raccontato attraverso approfondimenti, notizie, articoli, interviste, podcast e inchieste, ci lanciavamo in una nuova corsa.

Comprenderai che, avendo spento i motori il 30 giugno 2026, ci rimangono tante domande su cosa si sarebbe svelato dopo l’ennesima curva. Chissà se nel tempo in cui ci stai leggendo i robot sono diventati compagni quotidiani di vita e colleghi di lavoro. Chissà se il paesaggio fuori dalla finestra è tornato a colorarsi di un sano azzurro e di un verde brillante e siamo riusciti a impedire le peggiori catastrofi climatiche. Chissà se abbiamo messo radici sulla Luna. E se siamo riusciti a far passare il messaggio che non è vero che chi non ha nulla da nascondere non deve aver paura di essere controllato in ogni momento. Chissà se stiamo usando l’AI per il bene comune? E se siamo tornati a riporre la giusta fiducia nella scienza e nei suoi progressi? Dove viaggiamo, cosa mangiamo, in quali case abitiamo.

Sai, te lo chiediamo perché i nostri sono tempi strani. Di invenzioni straordinarie e inutili stragi. Non sappiamo in che luogo o tempo tu ti trovi, ma noi ci sentiamo come se ti scrivessimo una lettera da quella fenomenale epoca di arte e cultura, scoperte geografiche e guerre che fu il Rinascimento.

Non staremo a raccontarti chi siamo stati noi. Ormai sei dentro, puoi scoprirlo da te vagando per queste stanze che chiamiamo articoli. Oppure facendo una ricerca in internet, se si usa ancora come facevamo noi. A noi interessa più sapere di te. Di te che ci scopri oggi che noi siamo storia. Che fai, cosa studi, dove vivi. Cosa ti ha portato fin qui, se il caso o una ben fondata ragione. Le persone e le loro storie sono sempre state il nostro pallino.

Magari le nostre strade si sono già incrociate, con altri nomi. Quello che stai percorrendo non è un mausoleo, uno spazio di echi e di silenzi. A suo modo, è un luogo ancora vivo, abitato dalla curiosità, dalla ricerca della verità, dal lavoro di tante persone. È un luogo dove per lungo tempo si usava spesso il tempo futuro. Oggi lo attraversi facendo ricorso al passato ma quel che trovi potrà aiutarti a capire come siamo arrivati al presente in cui tu vivi, a quale bivio la storia ha svoltato in una direzione e non in quella opposta. Per anni siamo stati uno strumento per comprendere e conoscere e tante persone ce lo hanno riconosciuto. Chissà che non potremo contribuire in qualche modo anche al tuo sapere.

Come si scrive una lettera a qualcuno che non ti leggerà mai? È un assegno in bianco, affidato alla buona fede di chi lo riceverà. Noi, però, per anni siamo stati guide ed esploratori e siamo stati abituati a prendere per mano chi si affidava per fare strada in terre incognite. Non avrebbe avuto senso mettere bussola, mappe e torce sotto teca. Le abbiamo lasciate qua, dove chi vorrà potrà beneficiarne ancora. È il nostro dono e il nostro contributo per costruire quel domani di cui siamo sempre stati innamorati.

Oggi Wired Italia chiude ma il viaggio nel futuro continua.

Maurizio Molinari direttore editoriale del Gruppo Sae

Maurizio Molinari assumerà dal primo luglio l’incarico di direttore editoriale del Gruppo Sae. Succede ad Antonio Di Rosa che contestualmente – come già annunciato – assumerà l’incarico di direttore de La Stampa. Nel nuovo ruolo Molinari, ex direttore de La Repubblica con cui ha cessato il rapporto, avrà la responsabilità di coordinare lo sviluppo delle attività editoriali del Gruppo Sae e lo sviluppo negli Stati Uniti. Il Gruppo ha anche ufficializzato la nomina di Giacomo Bedeschi a direttore de La Nuova Sardegna, incarico che assume succedendo a Luciano Tancredi che entrerà a far parte della direzione de La Stampa con il ruolo di vicedirettore vicario. Alla guida de La Provincia Pavese arriverà invece Manila Alfano, giornalista entrata a far parte del Gruppo Sae nel 2025. «Le nuove nomine confermano l’impegno del Gruppo Sae nella valorizzazione delle migliori professionalità interne e nel rafforzamento della qualità e l’autorevolezza delle testate che ne fanno parte», ha detto il presidente e amministratore delegato Alberto Leonardinis. «Si tratta di un passo che guarda al futuro, sostenendo i progetti di crescita e innovazione previsti dal piano di sviluppo del Gruppo e consolidando la nostra presenza editoriale in Italia e all’estero».

Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno

Giù la maschera, ora tutti conoscono il tabù di Giorgia. Che poi su questo sito l’indiscrezione era apparsa da più di un anno: parliamo della partita sulla scelta del prossimo capo dello Stato. «Non è detto che non si possa superare questo altro grande tabù e avere un presidente della Repubblica che non sia di centrosinistra», ha detto la leader di Fratelli d’Italia ospite di 10 minuti su Rete 4. Che magari potrebbe entrare nella storia in prima persona: Meloni è nata a Roma il 15 gennaio 1977, e ovviamente si può ambire alla carica di capo dello Stato allo scoccare del 50esimo anno di età. Quindi sia attendere la fine della legislatura sia anticiparne la chiusura ad aprile del 2027 significa comunque vedere la premier già potenzialmente in pista per il Quirinale. I maligni, che non mancano mai, dicono che «quello di Giorgia è stato un test per vedere le reazioni». Già, perché qualcuno ipotizza che qualora Sergio Mattarella decidesse con congruo anticipo di porre fine al suo settennato, che scade nel 2029, scardinerebbe il piano meloniano. E se le elezioni si tenessero in autunno, con un risultato di sostanziale pareggio? L’argomento è degno del mago Otelma, ma di certo il tabù di Giorgia farà ballare tutta l’estate.

Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Un fotomontaggio di Meloni e Mattarella in versione Una poltrona per due.

Chi sta alla finestra ed è pronto a intervenire in qualsiasi momento è Matteo Renzi, che essendo nato nel 1975 può guardare con attenzione la situazione e «offrirsi sapendo che una sua salita al Colle permetterebbe di disintegrare il suo movimento, per la gioia di tutta la sinistra, il centro e la destra». Fantapolitica? Può darsi, anche se i contatti giusti a livello mondiale Renzi li ha, come ha dimostrato con l’invito rivolto solo a lui, in Italia, da parte di Barack Obama. E anche in ambito europeo l’ex rottamatore sguazza che è un piacere…

Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
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Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno

Per Conte il campo largo… non esiste

Nel corso della lunga sfida televisiva di lunedì sera tra Nicola Porro e Giuseppe Conte, durante l’ultima puntata di Quarta Repubblica concentrata sul tema delle mascherine per il Covid e la gestione commissariale di Domenico Arcuri, l’avvocato del popolo sembra aver seppellito il cosiddetto campo largo. Per Conte «non esiste», e anzi c’è un «campo progressista»: tutto per non mettere in mezzo Matteo Renzi, che ormai fa la parte dell’ospite indesiderato in qualunque compagnia, tanto che l’ex premier pentastellato ha chiesto a bruciapelo a Porro «ma lei si fida di Renzi?», e il conduttore, che era già molto provato dal faccia a faccia, se ne è uscito con un rapido «no». La serata era andata avanti tra un «non rida», «non faccia quelle risatine», «non faccia il fenomeno», «questa è diffamazione», fino a una stretta di mano. Da segnalare che Conte ha elogiato il giornalismo d’inchiesta de La Verità, per poi andare pesante sui quotidiani del gruppo Angelucci, mettendo Porro in serie difficoltà…

Il “regalino” di Giorgetti a Malagò

Come sarà la gestione del calcio nelle mani di Giovanni Malagò? Qualcuno spiffera di un piano per far mandare su tutte le furie l’ex presidente del Coni: se ne parla dalle parti del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il tema è sempre quello delle tasse: avendo sotto mano la relazione della Corte dei conti sulla flat tax per i super ricchi è balzato agli occhi un dato molto particolare. La mega agevolazione concessa a chi si trasferiva in Italia, con tanto di residenza nel nostro Paese, ideata per attirare i Paperoni di ogni parte del mondo, alla fine interessa il mondo del calcio. Non a caso era stata battezzata, in origine, legge Ronaldo. I “pedatores”, per usare un termine che era caro a Gianni Brera, rappresentano una vasta fascia dei fortunati, con redditi da lavoro dipendente, gente che ha trasferito la residenza in Italia per motivi professionali perché chiamati dai club del calcio tricolore.

Il tabù di Meloni e quella pista Quirinale: le pillole del giorno
Giancarlo Giorgetti e Giovanni Malagò (foto Imagoeconomica).

In realtà la norma era nata per attrarre i possessori dei grandi patrimoni internazionali, consentendo di pagare un’imposta sostitutiva forfettaria sui redditi prodotti all’estero. E chi gioca al pallone magari dopo qualche anno se ne va, senza rimanere più in Italia, perché chiamato da un club straniero, rendendo inutile la norma e creando vantaggi solo per le squadre che possono attirare talenti con ingaggi praticamente esentasse per chi gioca sul campo. Oltretutto, a sentire i tecnici, questo “favoritismo fiscale” ha distrutto le scuole per i giovani calciatori italiani, visto che c’è uno straordinario interesse a muoversi su scala internazionale, specie quando ci sono cambi con valute non appartenenti all’area euro. E quale sarebbe l’idea per azzoppare Malagò, appena arrivato a guidare il calcio italiano? Cancellare la flat tax per coloro che sono destinati a fare i lavoratori dipendenti e arrivano dall’estero, e in particolare per gli sportivi. In difesa dello sport italiano. La trovata piacerebbe anche al ministro competente, Andrea Abodi, che ha sempre duellato con Malagò. Non resta che attendere: in effetti, una riforma più sovranista di questa non c’è…

Le nuove nomine del Papa: suor Smerilli prefetto allo Sviluppo umano

Papa Leone ha nominato prefetto del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale la reverenda Alessandra Smerilli, finora segretario del medesimo dicastero, che diventa così la terza prefetta in Vaticano. La donna assumerà l’incarico il primo settembre 2026. Il Santo Padre ha altresì nominato pro-prefetto dello stesso dicastero, con incarico speciale per il Centro di alta formazione Laudato si’, il cardinale Fabio Baggio, finora sotto-segretario. Anch’egli entrerà in carica dal primo settembre 2026.

Le altre nomine di Papa Leone

Leone ha inoltre nominato:

  • monsignor Jozef Barlaš segretario del dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale;
  • monsignor Marco Mellino segretario del dicastero per i Testi legislativi;
  • monsignor Lucio Adrián Ruiz segretario del Dicastero per il Servizio della carità;
  • il laico Massimo Ralli sottosegretario del dicastero per il Servizio della carità.

Axel Springer perfeziona l’acquisizione del Telegraph

In seguito all’ottenimento delle autorizzazioni normative nel Regno Unito, in Irlanda e in Austria, Axel Springer ha perfezionato l’acquisizione del Telegraph per 575 milioni di sterline (oltre 667 milioni di euro). Il colosso tedesco aveva superato in extremis l’offerta dell’editore del Daily Mail, presentando una proposta superiore proprio all’ultimo momento. Il Telegraph entrerà così a far parte di un portafoglio che comprende le testate tedesche Bild (il quotidiano più venduto d’Europa) e Die Welt, oltre a Business Insider e Politico (finora l’acquisizione finanziariamente più importante, avvenuta nel 2021).

Axel Springer perfeziona l’acquisizione del Telegraph
La sede di Axel Springer a Berlino (Ansa).

Il gruppo Axel Springer ci aveva già provato nel 2004

Il closing pone fine a tre anni di incertezza sulla futura proprietà delle testate del gruppo britannico: il quotidiano The Daily Telegraph, Sunday Telegraph (cioè l’edizione domenicale) e la rivista The Chelsea Magazine Company. «Oggi è un giorno per il quale abbiamo lavorato a lungo e che ricorderemo per sempre», ha dichiarato Mathias Döpfner, amministratore delegato e azionista di riferimento di Axel Spinger, che aveva tentato di rilevare il quotidiano londinese già nel 2004: all’epoca era stato superato dai fratelli Barclay, che avevano offerto 665 milioni di sterline.

Axel Springer perfeziona l’acquisizione del Telegraph
Mathias Döpfner, ceo di Axel Springer (Ansa).

Le tappe della cessione del Telegraph Media Group

Come detto, il closing mette fine a tre anni di incertezza sul destino di Telegraph Media Group, la cui vendita era stata avviata nel 2023, quando la famiglia Barclay ne aveva perso il controllo a causa di debiti non pagati per 1,16 miliardi di sterline nei confronti di Lloyds Bank. A rilevare il gruppo era stata la joint venture RedBird IMI – controllata al 75 per cento dallo sceicco Mansour bin Zayed Al Nahyan, vicepresidente degli Emirati Arabi Uniti e proprietario del Manchester City – che aveva concordato di saldare i debiti dei Barclay. Tuttavia, la joint venture è stata costretta a rimettere in vendita le testate dopo che il governo britannico ha approvato una legge che vieta a Stati esteri o a soggetti a essi collegati di detenere la proprietà di testate giornalistiche nel Regno Unito (attualmente è in vigore un limite del 15 per cento). Visto il semaforo rosso, era subentrato un consorzio guidato dalla RedBird Capital di Gerry Cardinale – partner di minoranza di RedBird IMI, nonché proprietario del Milan – con un’offerta da 500 milioni di sterline per le testate, ritirata però poco dopo, a novembre del 2025. A quel punto era stata la multinazionale Daily Mail and General Trust a concludere l’accordo acquisire il controllo delle testate del gruppo Telegraph, ottenendo anche il via libera dal governo britannico. In extremis era però arrivata la tedesca Axel Springer, con un’offerta superiore di 75 milioni di sterline rispetto a quella di DMGT: la proposta, unita a un iter normativo lineare, era stata accettata da RedBird IMI. Ora il closing.

Di Maio, missione per l’Ue a Doha mentre continua il giallo sull’incontro Usa-Iran

Luigi Di Maio, rappresentante speciale dell’Unione europea per il Golfo, ha incontrato a Doha Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar. Il colloquio si inserisce nel quadro delle iniziative dell’Unione europea volte a sostenere gli sforzi di mediazione portati avanti dall’emirato tra Stati Uniti e Iran sul dossier nucleare e assume “particolare rilievo” alla luce della presenza a Doha di una delegazione Usa composta da Jared Kushner e Steve Witkoff, attesa per colloqui con Al Thani nell’ambito del medesimo sforzo diplomatico.

Di Maio, missione per l’Ue a Doha mentre continua il giallo sull’incontro Usa-Iran
Luigi Di Maio e Mohammed bin Abdulrahman Al Thani nel 2021 (Imagoeconomica).

Teheran ha smentito Trump sull’incontro Usa-Iran

La “missione” di Di Maio in Qatar si svolge mentre continua ad aleggiare il mistero sull’incontro tra le delegazioni di Usa e Iran, annunciato da Donald Trump (secondo cui sarebbero stati i pasdaran a chiedere un faccia a faccia) ma di nuovo smentito da Teheran. Come detto, Kushner e Witkoff sono infatti attesi a Doha. E vedranno certamente Al Thani. Ma il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, pur confermando che una delegazione di esperti si recherà a Doha questa settimana, ha escluso categoricamente un incontro con gli americani.

La lettera di 50 eurodeputati per sollecitare la Fifa a indagare su Infantino

Cinquanta membri del Parlamento europeo hanno chiesto alla Commissione Etica della Fifa di indagare sul suo presidente, Gianni Infantino, in merito a presunte violazioni delle norme della stessa federazione calcistica internazionale sulla neutralità politica. Lo riporta Politico, spiegando che gli eurodeputati in una lettera hanno espresso sostegno a un esposto presentato dall’ong per i diritti umani FairSquare dopo la doppia decisione di Infantino di istituire un premio Fifa per la pace e di assegnarlo subito a Donald Trump.

La lettera di 50 eurodeputati per sollecitare la Fifa a indagare su Infantino
Gianni Infantino assegna a Donald Trump il premio Fifa per la pace (Ansa).

La Coppa del Mondo «dovrebbe unire il mondo», ha dichiarato l’eurodeputato irlandese Barry Andrews, spiegando che, «quando il capo della Fifa favorisce un presidente rispetto a un altro, ciò scredita l’organismo calcistico e l’intero torneo». Andrews ha poi aggiunto che la denuncia di FairSquare in materia di etica «rappresenta per la Fifa un’opportunità per dimostrare il proprio impegno a favore della neutralità politica, della trasparenza e della responsabilità».

LEGGI ANCHE: Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione

Infantino avrebbe violato lo statuto della Fifa

Trump ha ricevuto il premio il 5 dicembre 2025 e la denuncia iniziale di Fairsquare è stata depositata tre giorni dopo. Infantino non aveva nemmeno informato il Consiglio Fifa prima di istituirlo: i critici hanno interpretato il riconoscimento come un palese tentativo del capo del calcio mondiale di ingraziarsi il presidente statunitense. Gli eurodeputati firmatari della lettera sostengono che le dichiarazioni pubbliche di Infantino a favore del tycoon violano lo statuto della federazione, in base a cui «la Fifa rimane neutrale in materia di politica e religione».

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Sondaggi Swg 29 giugno 2026: Futuro nazionale supera la Lega

I sondaggi Swg per il Tg La7 del 29 giugno 2026 evidenziano una leggera flessione per la prima forza politica del Paese, Fratelli d’Italia, che cala al 27,3 per cento pur mantenendo saldamente la testa della classifica. Resta invece stabile il Partito democratico, fermo al 21,8 per cento rispetto alla settimana precedente. Tra le altre forze principali, si nota un segno positivo solo per il Movimento 5 stelle, che sale al 13,3 per cento. A seguire, Forza Italia mostra una lieve contrazione e scende al 7,2 per cento, così come Alleanza Verdi-Sinistra che si attesta al 6,4 per cento. Il maggior balzo in avanti viene registrato da Futuro nazionale, raggiunge il 5,6 per cento superando la Lega, stabile al 5,4. Nelle posizioni successive, si osserva un calo generale per le forze di centro, con Azione al 3,5 per cento, Italia viva al 2,4 per cento e +Europa all’1,5 per cento. Fa invece registrare un trend incrementale Noi Moderati, che sale all’1,2 per cento.

La Polonia si rifiuta di trasferire i suoi caccia MiG-29 all’Ucraina: cosa è successo

Le autorità polacche si sono rifiutate di trasferire i caccia MiG-29 all’Ucraina perché Kyiv non intende condividere con Varsavia la tecnologia dei suoi velivoli a pilotaggio remoto. Lo ha annunciato il ministro della Difesa polacco e vicepremier Władysław Kosiniak-Kamysh, durante il programma televisivo Gość Wydarzeń. Continuano le tensioni tra i due Paesi, scaturite da una decisione di Volodymyr Zelensky fortemente contestata dalla Polonia.

La Polonia si rifiuta di trasferire i suoi caccia MiG-29 all’Ucraina: cosa è successo
Władysław Kosiniak-Kamysh (Ansa).

Kosiniak-Kamysh punta il dito contro Kyiv

La Polonia e l’Ucraina avevano un accordo in base al quale Kyiv avrebbe condiviso con Varsavia la sua esperienza nell’uso dei droni sul campo di battaglia, ha spiegato Kosiniak-Kamysh, in cambio di nove aerei da combattimento dismessi dall’esercito. «Ho proposto, credo, un approccio molto collaborativo. Gli ucraini inizialmente hanno accettato la proposta, ma non l’hanno attuata. Quindi non avranno i MiG», ha detto il ministro polacco: «A differenza del governo precedente, non ci limitiamo a dire che forniremo sussidi, ma ci aspettiamo il principio di solidarietà: tu aiuti, ma se il tuo partner si rende conto di poterti supportare, di poterti mostrare nuove soluzioni, deve condividere queste informazioni».

La Polonia si rifiuta di trasferire i suoi caccia MiG-29 all’Ucraina: cosa è successo
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Da cosa è nata la crisi diplomatica tra i due Paesi

Il no della Polonia arriva sullo sfondo della recente crisi diplomatica con l’Ucraina, nata dalla decisione di Zelensky di intitolare un’unità d’élite dell’esercito agli «eroi dell’Upa», ossia all’Esercito insurrezionale ucraino, organizzazione paramilitare che durante la Seconda guerra mondiale fu il braccio armato dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (Oun-B) di Sepan Bandera. A tal proposito, Kosiniak-Kamysz nel corso dell’intervista in tv ha anche detto: «Non dobbiamo mettere nel pantheon coloro che distruggono la cooperazione europea. L’Ucraina non entrerà nell’Ue con Bandera. Nessuno ci dirà come votare per l’adesione di un determinato Paese».

I massacri di polacchi durante la Seconda guerra mondiale

Nel corso della Seconda guerra mondiale l’Upa raccolse l’eredità di quei gruppi paramilitari che all’inizio dell’Operazione Barbarossa accolsero come liberatori i nazisti. E, nelle regioni occupate dal Terzo Reich, operò spesso in accordo con le decisioni dei tedeschi e in funzione antisovietica. In Polonia l’Upa è considerato una forza genocidaria: nel biennio 1943-44 il gruppo uccise decine di migliaia di civili nelle regioni della Volinia, della Galizia orientale, in alcune parti della Polesia e nella regione di Lublino. Come rappresaglia, migliaia di ucraini furono poi uccisi dall’Armia Krajowa, il principale movimento armato polacco dell’epoca. Accusando Zelensky di aver «fornito alla propaganda russa ottimo materiale e molti spunti di riflessione», il presidente polacco Karol Nawrocki ha revocato al presidente ucraino la più alta onorificenza di Stato, l’Ordine dell’Aquila bianca, che gli era stata assegnata dal predecessore Andrzej Duda. In aperta polemica con Varsavia, Zelensky ha poi disertato l’ultima Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina, che si è tenuta a Danzica.

Dal 1° luglio dazio di 3 euro sui mini pacchi da Cina e Paesi extra-Ue

Dal 1° luglio l’Unione europea introduce un dazio doganale forfettario di 3 euro per ogni pacco di valore inferiore a 150 euro proveniente da Paesi terzi. Due le motivazioni principali della misura, ovvero garantire parità di condizioni ma anche garantire alle autorità doganali strumenti necessari per affrontare, controllare ed eventualmente rimuovere dal mercato i prodotti pericolosi. Nel 2025 sono infatti entrati nell’Ue circa 5,9 miliardi di articoli da Paesi extra-Ue senza pagare dazi, oltre 16 milioni di pacchi al giorno, di cui oltre il 90 per cento provenienti dalla Cina. Oltre il 60 per cento non era conforme agli standard di sicurezza Ue, in particolare giocattoli, elettronica, cosmetici e integratori alimentari. Il prelievo non si applicherà per pacco ma per articolo – per esempio comprando una maglietta, un ombrello e un paio di scarpe si pagano tre dazi, per un totale di nove euro. A pagare il dazio è generalmente la piattaforma o il venditore, non il consumatore finale.

Quattro arresti per l’attentato dinamitardo contro Ranucci

Quattro persone sono state arrestate per l’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigrfrido Ranucci, avvenuto la sera del 16 ottobre 2025 a Pomezia (Roma), quando un ordigno venne fatto deflagrare davanti al cancello dell’abitazione del conduttore di Report, provocando la distruzione delle sue due autovetture parcheggiate in strada e danneggiando il muro perimetrale.

Indagini in corso per individuare i mandanti

Tre le persone finite in carcere, mentre una ai domiciliari: sono gravemente indiziate, a vario titolo, di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, con l’aggravante del metodo mafioso. Il commando avrebbe agito su mandato di terze persone, allo stato non identificate, come “favore” e dietro compenso economico: le indagini proseguono per svelare l’identità dei mandanti.

Quattro arresti per l’attentato dinamitardo contro Ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

I mandanti, appunto, si sono adoperati per garantire supporto per tutelare gli esecutori materiali dell’attentato esecutori fornendo fondi, schede telefoniche, assistenza legale e pianificando una loro eventuale fuga all’estero. Gli indagati hanno tentato in più occasioni di ostacolare le indagini effettuando bonifiche per cercare microspie, distruggendo schede sim e concordando linee difensive omertose per dissimulare il loro coinvolgimento e coprire i mandanti.

Esplosione nel Principato di Monaco contro la famiglia di un oligarca ucraino: cosa sappiamo

Tre persone sono rimaste ferite, due delle quali in modo grave, a causa di un’esplosione in un edificio residenziale nel Principato di Monaco. Un portavoce del governo ha parlato di «atto doloso». I feriti appartengono alla stessa famiglia, quella dell’oligarca ucraino Vadim Ermolaev – tra gli uomini più ricchi dell’Ucraina e soggetto a sanzioni dal dicembre 2023 come deciso dal presidente Volodymyr Zelensky. I fatti si sono verificati nella serata di lunedì 29 giugno 2026 in Rue du Révérend Père Louis Frolla, lungo il confine con la Francia. «È molto probabile che si tratti di un attentato», ha dichiarato all’Afp Christophe Mirmand, capo del governo. Ermolaev e la moglie sono in pericolo di vita, mentre il loro figlio 13enne ha riportato ferite meno gravi. Secondo il procuratore generale di Monaco Stéphane Thibault, qualcuno avrebbe lasciato una borsa o un pacco nell’atrio dell’edificio, poi esploso. È stata anche diffusa una foto del sospetto autore.

Il principe Alberto: «Crimine efferato»

Sulla vicenda è intervenuto anche il principe Alberto II di Monaco, parlando di «crimine efferato» e «shock per l’intera comunità monegasca». «Il Principato di Monaco rimarrà unito e determinato di fronte alla violenza e alla criminalità. La sicurezza della nostra comunità è sempre stata una priorità. Lo rimarrà più che mai, qualunque siano le minacce», ha aggiunto.

Il giorno del giudizio su Delfin: che partita gioca Leonardo Maria Del Vecchio?

L’assemblea di Delfin di martedì 30 giugno non è una formalità. L’ordine del giorno mette in fila bilancio, innalzamento dei dividendi, richieste di uscita dei soci, aumento degli emolumenti del board e l’introduzione di un collegio di commissari. Ognuna di queste voci è una leva, e ognuna ha una soglia statutaria che ne decide l’esito. Questa è la griglia per leggere il voto, con i numeri che contano e cosa significa ciascun risultato.

Il bilancio: la soglia di sopravvivenza del sistema

Il primo punto è anche il più sottovalutato. L’approvazione del bilancio è ordinaria amministrazione in tempi normali, ma in un clima di guerra diventa un termometro. Una bocciatura del bilancio e della ripartizione degli utili è lo scenario che apre la china più ripida, fino all’ipotesi estrema di messa in liquidazione della holding evocata nelle ultime settimane. Da osservare se passa liscio o se qualcuno lo trasforma in terreno di scontro. Un bilancio che inciampa segnala che la frattura è andata oltre il punto di non ritorno.

I dividendi: la leva di cassa di Leonardo

Qui si gioca la liquidità, e va letto con una premessa. L’8 maggio l’assemblea aveva già deliberato di alzare il payout fino all’80 per cento degli utili, contro il 10 per cento ordinario, e su quella delibera Rocco Basilico ha depositato ricorso in Lussemburgo. Il voto del 30 vale quindi come conferma ed esecuzione. La soglia è la maggioranza dei due terzi, sei soci su otto. Il punto da seguire: con riserve sopra i 5,7 miliardi e una capacità di cedola intorno al miliardo e mezzo, un payout massimo è lo strumento con cui Leonardo fa cassa senza banche per servire il proprio debito. Un dividendo confermato all’80 per cento segnala un erede che gioca la sopravvivenza. Un blocco sui due terzi riaprirebbe la tensione di cassa, e il fronte che storicamente ha frenato i dividendi è quello dei tre che hanno accettato con beneficio d’inventario, Luca, Clemente e Paola. Con Luca e Paola oggi interessati a monetizzare, l’incognita vera resta Clemente.

Il giorno del giudizio su Delfin: che partita gioca Leonardo Maria Del Vecchio?
Il giorno del giudizio su Delfin: che partita gioca Leonardo Maria Del Vecchio?
Il giorno del giudizio su Delfin: che partita gioca Leonardo Maria Del Vecchio?
Il giorno del giudizio su Delfin: che partita gioca Leonardo Maria Del Vecchio?

Il collegio dei commissari: il test di forza su Talarico

Questa è la partita sulla governance, ed è il punto dove Marco Talarico diventa cartina di tornasole. La proposta porta tre nomi, con Talarico in testa, mandato fino al 2030 e poteri di accesso all’intera contabilità. Il meccanismo da capire è quello degli osservatori previsto dallo statuto: l’assemblea può nominare fino a tre figure che siedono alle riunioni del board senza diritto di voto, e se un amministratore cessa la carica per qualsiasi motivo diverso dalla revoca, l’osservatore più alto in grado ne prende automaticamente il posto. Piazzare l’uomo di Leonardo dentro quel presidio significa pre-posizionarlo per cadere nel board nel momento in cui l’amministratore delegato di Delfin Romolo Bardin dovesse vacillare. Se la proposta passa, Leonardo e Francesco Milleri hanno segnato il punto più pesante contro l’attuale gestione. Se cade, il fronte della prudenza ha tenuto la soglia.

Il giorno del giudizio su Delfin: che partita gioca Leonardo Maria Del Vecchio?
Il giorno del giudizio su Delfin: che partita gioca Leonardo Maria Del Vecchio?
Il giorno del giudizio su Delfin: che partita gioca Leonardo Maria Del Vecchio?

Le uscite e il buyback: la sconfitta ordinata, con tre trappole

Il buyback è l’esito che in queste ore prende quota, e va spiegato perché è una vittoria avvelenata per chiunque lo invochi. Lo statuto pone tre vincoli che ne cambiano la natura. Il riacquisto deve essere aperto a tutti i soci, e non solo a Luca e Paola, con conseguenze incontrollabili se altri decidono di uscire. Il prezzo di esercizio della prelazione, secondo le fonti vicine al dossier, andrebbe fissato intorno ai 6,5 miliardi a quota sul valore di Nav (Net asset value, il Valore patrimoniale netto), non i 5 pattuiti tra i fratelli. E il riacquisto di azioni proprie è ammesso solo nei limiti degli utili distribuibili, con le quote che finiscono in tesoreria senza voto né dividendo, oppure annullate con riduzione di capitale. In tutte le varianti la conseguenza è una sola: Leonardo non sale al 37,5 per cento e non diventa socio di riferimento. Da osservare se l’assemblea imbocca questa strada, perché è la sconfitta strategica di Leonardo in forma ordinata.

L’incognita: la legittimazione di Rocco

Il primo scontro è procedurale e si gioca prima ancora del merito. Dall’8 maggio è pendente in Lussemburgo, oltre a un giudizio italiano, il ricorso con cui Rocco contesta il trasferimento del 25 per cento alla newco Lmdv Fin: i suoi legali sostengono che, trattandosi di un soggetto terzo, servisse l’88 per cento, sette soci su otto, mentre la delibera passò con il 75 per cento, sei voti, contro lui e Claudio. La lettura di Delfin è opposta, perché Lmdv Fin sarebbe controllata da un socio già presente. Da seguire se Rocco viene ammesso al voto e con quali riserve, e se la sua proposta di vendere le partecipazioni con lo sconto del 25 per cento su EssilorLuxottica arriva al tavolo o viene respinta in via pregiudiziale. Un Rocco ammesso con riserva apre un fronte legale che durerà mesi e tiene ogni delibera sotto la spada di un’impugnazione.

Le crepe interne: Claudio e l’eventuale passo indietro di Milleri

Due figure dicono più di qualsiasi conta. Claudio Del Vecchio ha votato contro il trasferimento insieme a Rocco e alla vigilia del voto ha proposto un bonus straordinario per il lavoro del board, una mossa che fotografa la frattura. Se Claudio emerge come polo del fronte anti-Leonardo, gli equilibri cambiano più di qualsiasi dichiarazione. E poi c’è Milleri, il segnale che vale più di tutti. La sua alleanza con Leonardo è uno scambio: vota con lui perché gli serve il blocco di eredi allineato per il proprio legato. Si racconta che leggendo la lettera aperta di Leonardo su QN il presidente si sia molto rabbuiato, perché quel patto di fiducia non era mai stato messo in discussione. Qualunque passo indietro di Milleri, anche solo nei toni, è la spia che Leonardo è rimasto solo.

Il giorno del giudizio su Delfin: che partita gioca Leonardo Maria Del Vecchio?
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La pressione reale: titolo, banche, debito

Mentre in assemblea si vota, tre indicatori esterni misurano la pressione reale. Il titolo EssilorLuxottica ha perso oltre il 37 per cento da gennaio, intorno ai 166 euro: ogni ulteriore scivolone peggiora le garanzie sui prestiti personali di Leonardo e avvicina la chiamata a margine. Il pool bancario si è già assottigliato, con BNP Paribas sfilata e Lmdv a trattare con fondi come Apollo per costruire il prestito da 10-11 miliardi. E la coda di private debt al 14-16 per cento è la spia che la tensione di liquidità è già in corso: se quel filone si muove, lo stallo sta diventando spirale. Sono i segnali più silenziosi e i più affidabili.

La diagnosi: la prima mossa di Leonardo dopo il voto

Al netto delle dichiarazioni, la strategia vera si legge da cosa fa il giorno dopo. Se spinge sul dividendo massimo, punta alla sopravvivenza. Se rilancia sul buyout o torna a chiedere garanzie a Delfin, resta in modalità conquista e si scava la fossa. Se vira sulla vendita delle partecipazioni, ha accettato la logica di Rocco e cerca cassa a ogni costo. La guerra mediatica contro il board, va ricordato, è già cominciata il 19 giugno con la lettera aperta su QN, il giornale di cui è editore: il punto ora è se alza ancora il tiro o rientra.

Conquista o sopravvivenza: che partita sta giocando Leonardo?

La domanda che tiene insieme ogni segnale è una sola: Leonardo sta giocando la conquista o la sopravvivenza. Fino alla primavera erano la stessa cosa, perché comprare le quote dei fratelli significava anche rifinanziare il debito. Da oggi si separano. Un erede che “pivota” sulla liquidità, dividendo e riduzione dell’esposizione, ha capito la partita. Un erede che continua a spingere sul 37,5 per cento mentre il titolo scende e i creditori cari battono cassa sta correndo verso la margin call che Warren Buffett ha passato la vita a evitare. E sopra tutto resta il muro che il padre ha costruito: con l’unanimità richiesta per statuto, manager e operazioni straordinarie, ogni erede pesa per il suo 12,5 per cento. E nessuno vince da solo.

    Televisione: La serie animata Ghostbusters: Night Shift arriverà su Netflix nel 2027

    La serie animata Ghostbusters: Night Shift arriverà su Netflix nel 2027

    Con un primo filmato presentato al festival di Annecy, una nuova generazione di acchiappafantasmi sta per arrivare nel canone di Ghostbusters

    Gli acchiappafantasmi sono pronti a tornare su Netflix nel 2027 con Ghostbusters: Night Shift, serie animata che ha l'obiettivo di inserirsi nel canone del franchise. Il progetto, guidato dagli showrunner Ben Hibon (Star Trek: Prodigy) e Elliott Kalan, vede Jason Reitman e Gil Kanan – sceneggiatori di Ghostbusters: Legacy e Ghostbusters – Minaccia glaciale – nei panni di produttori esecutivi ed è stato recentemente presentato al festival d'animazione di Annecy, dove è stato rivelato che la serie si ambienterà dopo gli eventi del film del... - Leggi l'articolo

     

    SERIE TV - Televisione - 30 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni

    Editoria: Sabbie ribelli, distopia steampunk

    Sabbie ribelli, distopia steampunk

    I pirati steampunk di Firenze resistono tra sabbie roventi al governo mondiale di un social network invasivo che regala sogni sintetici. Un bambino diventa l’arma più imprevedibile contro il potere della rete.

    Carlo Menzinger di Preussenthal è un autore eclettico e le sue idee sono spesso interessanti e originali. Lo dimostra anche con Sabbie ribelli mettendo in scena pirati, social network, un futuro post-apocalittico e un Mare di sabbia attorno a Firenze: ce n'è sicuramente più che d'avanzo per rendere intrigante questo nuovo volume della collana Dystopica. Sabbie ribellidi Carlo Menzinger di PreussenthalI pirati steampunk di Firenze resistono tra sabbie roventi al governo mondiale di un social network invasivo che regala sogni sintetici. Un bambino diventa l’arma... - Leggi l'articolo

     

    LIBRI - Editoria - 30 giugno 2026 - articolo di S*