Salvatore Memoli
Non entro nel merito delle problematiche amministrative della Diocesi di Salerno. La Chiesa da queste parti non é mai stata facile da gestire per i Vescovi, anzi a qualcuno ha dato molto da fare. Leggo di recente gli articoli che parlano di problemi concreti, descritti con una precisione tecnica e con un tono interrogativo che non é offensivo. Quando si evidenziano queste situazioni non c’é altro da fare che confrontarsi con la realtà e rispondere in modo conciso e rispettoso, piuttosto che in modo piccato. Sono tra coloro che, all’inizio del suo ministero, ritenevano un Vescovo di prima nomina non adeguato alla gestione di un’Archidiocesi Primaziale come Salerno che ha sempre avuto Pastori di seconda e terza nomina, con un’esperienza vasta e pragmatica. Dopo l’Arcivescovo Demetrio Moscato ( 22 gennaio1945-22 ottobre1968), gli Arcivescovi di Salerno hanno avuto sempre problemi nella gestione della Diocesi, un poco meno per Guerino Grimaldi per il quale si sentivano solo mugugni intestinali di parte del clero che si poneva serie domande sul patrimonio immobiliare, poi utilizzato per costruire il Seminario. Mons. Gaetano Pollio ne soffriva intimamente e confidava alle persone più vicine di non gradire “i conciliaboli di preti, nell’atrio del Palazzo”, Mons. Gerardo Pierro era più combattivo, tuttavia fu sommerso da lettere anonime contro la sua gestione che avevano come primi destinatari il Vaticano e il Nunzio Apostolico. Mons. Moretti ha camminato su percorsi difficili ed ha dovuto tener conto della non facile eredità della sede diocesana, forte della fiducia che Roma gli aveva garantito. Diciamo che in alcuni settori del clero salernitano esiste un rigurgito di bile pastorale che si scarica su tutte le scelte del Vescovo pro tempore e del suo staff. Cose comuni che hanno causato dispiaceri disumani! A Pollio causarono le dimissioni ( a Roma lo sapevano moribondo!), per fare posto a Guerino Grimaldi che aspirava da sempre alla sede Primaziale. Era stato Paolo VI a scartarlo, preferendo lo stimato missionario del PIME arcivescovo di Otranto, confidandogli di averlo scelto per Salerno, durante la Messa della notte di Natale, celebrata tra gli altiforni dell’Italsider di Taranto, il 24 dicembre 1968. Col suo arrivo a Salerno, Guerino Grimaldi dovette partire per Nola! Con la morte di Grimaldi, il 12 aprile 1992, si concretizzò il suo desiderio di avere come successore Mons. Gerardo Pierro che continuò il programma che gli era stato lasciato in eredità spirituale. Per Mons. Pierro gli strali e le inimicizie di parte del clero furono epiche, in una lotta senza risparmio che indebolì la figura di un pastore dinamico, instancabile lavoratore sebbene testardo realizzatore di cose non condivise. Mons.Bellandi, arrivato da Firenze, non ha avuto modo di conoscere il magma salernitano che é stato sempre vivo nella Chiesa a lui affidata. La sua esperienza, non poteva considerarsi tale, il suo incarico di Vicario Generale di Firenze, città, con ben altre caratteristiche, non poteva bastargli. D’altra parte la sua storia personale lo aveva legato agli studi teologici, con massima lode, cosa che non si é evidenziata molto a Salerno. Osservando le sue scelte di nominare un Vescovo Ausiliare, Mons. Bellandi ha giocato male di fioretto. Da un lato ha bruciato le tante aspirazioni di quelli che aspiravano allo zucchetto, dall’altro si é fatto dei nemici. Niente brucia più di una frustrazione! Purtroppo il numero degli aspiranti sembra da ultimo essere cresciuto e preme sulla Chiesa, in modo strisciante e subdolo, facendo male a chi capita! Bellandi farebbe bene a rispondere con toni fraterni a chi gli domanda conto della gestione di attività che rispondono alla logica dell’uso dello “sterco del diavolo”, quello che sporca sempre chi lo usa e rischia di coinvolgere comunque le qualità amministrative del Pastore. Deve tener conto che, alla fine, Roma asseconda gli scontenti e punisce il Pastore che non riesce a tenerli a bada! Mons. Bellandi non cerchi nella stampa i suoi nemici, guardi al suo interno ed individui chi fa più uso d’inchiostro e penne di galline per scrivere libelli accusatori che divulga con infido compiacimento. Mandi a lavorare nelle parrocchie i preti che fanno vita comoda e usi la massima rotazione in tutti gli incarichi concordando con tutto il clero i criteri da seguire. Se posso consigliargli ancora una cosa, faccia affidare una diocesi al suo Vescovo ausiliare e lasci libera questa postazione di lancio di carriera a cui molti aspirano. Come avvengono certe cose non interessa a molte persone, consideri una fortuna che i maldicenti non si siano soffermati su altre polemiche. Ponga fermo rimedio al suo interno, l’opinione pubblica non s’interessa se non alle pruderie di segreti che possono far male alla Chiesa. Il resto è ristoro per i conciliaboli di preti che s’immergono nei pettegolezzi di comodo ed usano tutte le strade per rafforzare le loro cattiverie.
L'articolo La Chiesa di Salerno e il Vescovo Bellandi proviene da Le Cronache.



































