Caccia al killer di Lorenzo Spasiano

NAPOLI. La tragedia scoperta dalla mamma dopo le grida disperate del figlio: «Aiuto, aiuto». Tre parole gridate un attimo prima del rumore sordo di uno sparo.

La donna si è precipitata fuori dall’appartamento a piano terra in cui vive la famiglia e ha trovato nel piccolo spiazzo vicino alla palazzina il figlio Lorenzo Spasiano a terra, con un’enorme macchia di sangue sulla maglietta all’altezza del torace, immobile e privo di coscienza, centrato da un colpo di pistola in pieno petto.

Ucciso forse, ed è al momento la pista più seguita dagli inquirenti se non l’unica, per una vendetta scaturita da un litigio con un ragazzo ancora minorenne per un fallo di gioco su un campo di calcetto, a marzo scorso. Carabinieri e procura ipotizzano il collegamento tra i due episodi e hanno ricostruito altri screzi tra i due giovani, venuti alle mani almeno in due occasioni nelle strade di Miano.

Ma al momento il fascicolo assegnato alla pm Enrica Parascandolo della Dda è a carico di ignoti. L’agguato è scattato in via Caprera mezz’ora dopo la mezzanotte di ieri. Lorenzo Spasiano, incensurato e fuori da contesti camorristici sia per parentela che per frequentazioni, stava rincasando da solo.

Era a piedi quando si è trovato un killer solitario alle spalle che forse lo ha chiamato per nome: lui si è girato ed è stato freddato da distanza ravvicinato da un proiettile calibro 7,65. Non è chiaro se l’assassino fosse da solo o in compagnia di un complice in attesa a poca distanza.

La mamma, accorsa sentendo le grida di aiuto, non avrebbe visto nessuno fuggire. Si è precipitato in strada pure il padre, autista delle ambulanze del 118, che ha prestato il primo soccorso tamponando la ferita mentre la moglie chiamava in lacrime il servizio di soccorso pubblico. Ma Il 21enne, trasportato al Cardarelli, non ce l’ha fatta: troppo grave la ferita ed è morto un’oretta dopo.

Lorenzo era appassionato di boxe e alternava lo sport in palestra con il lavoro prima in un panificio e recentemente come muratore. A marzo scorso prese parte a una partita di calcetto a Miano tra amici e conoscenti, tra cui c’era un 17enne imparentato con un esponente di spicco del clan Lo Russo.

E proprio con il minorenne ci fu un fallo di gioco, tra l’altro a centrocampo secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri della compagnia Stella che indagano, che non si risolse sportivamente. I due vennero alle mani e l’acredine reciproca sarebbe rimasta. In un’altra occasione il 21enne sarebbe stato avvicinato e minacciato: “te ne devi andare da Miano”.

Fino a un secondo episodio violento con una scazzottata in strada. Agli atti delle forze dell’ordine non ci sono denunce, ma sulle voci di quartiere gli inquirenti avrebbero trovato riscontri. Le indagini sono partite dalle immagini delle telecamere: private e non pubbliche, poco chiare e non decisive per risalire a chi ha sparato. Non ci sarebbero testimoni oculari né tracce sul posto. Il sicario sapeva dove abitava la vittima e si è appostato, entrando in azione sbucando nell’oscurità.

L'articolo Caccia al killer di Lorenzo Spasiano proviene da Le Cronache.

Martusciello, un altro sindaco civico sceglie Forza Italia

– Il sindaco di Paolisi, Umberto Maietta, medico di professione, annuncia la sua adesione a Forza Italia, condividendone i valori moderati, liberali ed europeisti che da sempre ne caratterizzano l’azione politica. “Ho scelto di aderire a Forza Italia – dichiara Maietta – perché ritengo che oggi rappresenti il punto di riferimento per quanti credono in una politica moderata, responsabile e vicina ai territori. È un partito che interpreta con equilibrio le esigenze delle comunità locali e che guarda con concretezza allo sviluppo e alla crescita del Paese”. Una decisione maturata “anche grazie al rapporto di stima e fiducia instaurato con l’onorevole Francesco Maria Rubano, parlamentare e segretario provinciale di Forza Italia nel Sannio”. “Nutro grande fiducia nell’onorevole Rubano – prosegue il sindaco Maietta – che sta svolgendo un importante lavoro di radicamento del partito sul territorio, dimostrando una costante attenzione verso gli amministratori locali e le comunità sannite. La sua capacità di ascolto, unita a una visione politica chiara e concreta, rappresenta un valore aggiunto per Forza Italia e per l’intera provincia”. “Ancora un sindaco civico sceglie Forza Italia. È un segnale politico importante che conferma la crescita del nostro partito e la fiducia che sempre più amministratori locali ripongono nel progetto che stiamo costruendo in Campania”, dichiara Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia. “L’adesione di Umberto Maietta dimostra che Forza Italia è sempre più la casa naturale di chi amministra con serietà, competenza e radicamento sul territorio. Accogliamo con entusiasmo un professionista stimato e un sindaco apprezzato dalla sua comunità. Voglio ringraziare Francesco Maria Rubano per il lavoro straordinario che sta portando avanti nel Sannio. Il rafforzamento di Forza Italia passa attraverso gli amministratori locali e il mondo civico, che continuano a riconoscersi nei nostri valori moderati, liberali ed europeisti”. Soddisfazione viene espressa da Rubano. “Accolgo con grande piacere l’adesione del sindaco Umberto Maietta alla famiglia di Forza Italia. La sua scelta conferma la credibilità e la capacità attrattiva del nostro progetto politico, fondato sui valori del moderatismo, della buona amministrazione e della vicinanza ai cittadini. Umberto Maietta è un amministratore stimato, profondamente radicato nel territorio e impegnato quotidianamente al servizio della propria comunità. Il suo ingresso rappresenta un importante valore aggiunto per il partito e contribuirà a rafforzare ulteriormente la nostra presenza nel Sannio. Grazie al lavoro del nostro segretario regionale Fulvio Martusciello – conclude Rubano – Forza Italia continua a consolidare una classe dirigente capace di costruire una prospettiva politica seria, credibile e duratura per il territorio”.

L'articolo Martusciello, un altro sindaco civico sceglie Forza Italia proviene da Le Cronache.

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

«Sarà Federica Sciarelli la figura in grado di coalizzare il campo largo in vista delle elezioni del 2027? L’ormai ex conduttrice di Chi l’ha visto? è bionda e sportiva come Silvia Salis, navigata come Pier Luigi Bersani, dalla parte degli ultimi come Nicola Fratoianni, ben vista dal Quirinale fin dai tempi di Francesco Cossiga, e tecnicamente pure “Cav” (Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica), titolo che col suo richiamo berlusconiano potrebbe attirare nostalgicamente anche qualche voto da Forza Italia». Sarebbe stato bello leggere questa indiscrezione su Dagospia, il sito delle voci che puntualmente diventano realtà. E invece anche il sito più pettegolo si limita a confermare la notizia che oggi ha gettato tutti noi Chilhavisters nello sconforto: quella di mercoledì primo luglio sarà l’ultima puntata condotta da Sciarelli.

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

Ma siccome è Dagospia, lascia scivolare l’insinuazione più ovvia, visto l’andazzo di Telemeloni: è stata «silurata». In effetti, la nota diffusa dalla Rai emana l’aria gelida e maleodorante che ti investe quando apri il frigorifero di un serial killer: «Rai e Federica Sciarelli, in vista della scadenza del contratto della professionista con la tv pubblica… bla bla… futuro professionale… nuovi progetti che la vedano protagonista». Ora, affidare il proprio futuro professionale alla Rai attuale è prudente come comprare un iPhone 17 nel parcheggio di un Autogrill, visto che gli ultimi «nuovi progetti» sfornati dalla tivù di Stato «vedono protagonisti» per lo più figure vicine al governo, e attirano meno spettatori di un cantiere stradale.

Immergersi nelle angosce di tante persone è un lavoro usurante

E certo, c’è il contratto in scadenza, i 22 anni di anzianità al programma di punta di Rai 3, anzi, forse di tutte le reti Rai, l’ammissione della stessa Sciary che immergersi ogni settimana nelle angosce di tante persone alla lunga è un lavoro usurante, anche per una sgobbona dai nervi d’acciaio come lei. Mettiamoci anche il fatto che nei suoi 37 anni di vita, Chi l’ha visto? ha attraversato felicemente diversi cambi di conduzione, dalla coppia originaria Donatella RaffaiPaolo Guzzanti, alla bravissima e compianta Marcella De Palma, all’attrice Daniela Poggi, da cui Federica Sciarelli ereditò il programma nel 2004.

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

Testardamente rimasta una trasmissione di servizio

Un successo costante nel tempo, grazie alla formula nazional-popolare a prova di bomba inventata da Lio Beghin negli anni d’oro di Rai 3 (quelli di Angelo Guglielmi), e anche di una scelta sempre accorta dei conduttori: professionisti dal tratto discreto e autorevole, affabili, ma mai così empatici da farsi sopraffare dal pathos che spesso scorre a fiumi. I più controindicati sarebbero i gigioni dall’ego straripante, inadatti a quella che è sempre testardamente – e fieramente – rimasta una trasmissione di servizio. (E di servizi alla verità e alla giustizia Chi l’ha visto? ne ha resi davvero parecchi, anche solo tenendo sempre acceso un faro su casi che sarebbero caduti nel dimenticatoio, dal Circeo a Giulio Regeni a decine di altri).

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Angelo Guglielmi, storico direttore di Rai 3 dal 1987 al 1994, morto nel 2022 (foto Imagoeconomica).

L’erede perfetta, a nostro parere, sarebbe l’inviata di punta

Per questo noi fan, se proprio dovessimo rinunciare a Sciarelli, auspicheremmo una successione interna, come aveva ventilato di recente la stessa conduttrice in un’intervista a Vanity Fair dove non aveva fatto nomi. L’erede perfetta, a nostro parere, sarebbe la valorosa e intrepida Chiara Cazzaniga, l’inviata di punta della redazione, l’unica a cui affideremmo la trasmissione a occhi chiusi.

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Chiara Cazzaniga.

Giletti no grazie, Fagnani troppo glamour

I nomi che circolano per il dopo-Sciary, invece, mettono i brividi. Massimo Giletti, “il Pasolini con la coppola”, come lo chiama Il Foglio? Troppo narciso e autoriferito, il programma dovrebbe cambiare il titolo in Chi mi ha visto?. Francesca Fagnani? Troppo glamour, intimidirebbe i familiari degli scomparsi e porrebbe al povero Nicodemo Gentile dell’associazione Penelope domande aggressive tipo «lei che belva si sente?».

Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra
Addio a Chi l’ha visto?, ora Sciarelli può cercare il consenso sparito della sinistra

Eleonora Daniele apprezzata dalla dirigenza (auguri)

Si parla anche di Eleonora Daniele, la conduttrice di Storie italiane, «molto apprezzata dall’attuale dirigenza», pare, e basta questo dettaglio per visualizzare uno share in picchiata. Lo share del campo largo, invece, si impennerebbe, se Elly Schlein e Giuseppe Conte avessero davvero la buona idea di sollevare il telefono e arruolare la cavaliera Federica Sciarelli, ora libera e bella, come leader del centrosinistra, in vista delle Politiche del 2027. Chi più di lei sarebbe in grado di ritrovare un consenso scomparso da anni?

Lavoratori Grand Hotel La Sonrisa: fateci lavorare fino al 31 ottobre

Sant’Antonio Abate (NA) – Oltre mille tra dipendenti e lavoratori dell’indotto legato all’hospitality, chiedono alle istituzioni una soluzione che consenta al Grand Hotel La Sonrisa di proseguire temporaneamente la propria attività almeno fino al prossimo 31 ottobre, dopo la decisione del Consiglio di Stato che ha confermato nei giorni scorsi la revoca delle licenze disposta dal Comune di Sant’Antonio Abate in esecuzione dei provvedimenti giudiziari che hanno interessato la struttura, imponendole così l’immediata chiusura.

La richiesta è stata avanzata nel corso del sit-in organizzato nella giornata di oggi dai dipendenti, preoccupati per il proprio futuro occupazionale e per le conseguenze economiche e sociali che la chiusura della struttura rischia di determinare sull’intero territorio.

«Non stiamo difendendo soltanto un posto di lavoro – spiega Emma Acampora, in rappresentanza dei lavoratori – ma il futuro di centinaia di famiglie che da anni vivono grazie a questa realtà produttiva. Chiediamo alle istituzioni di consentire la prosecuzione delle attività almeno fino al termine della stagione, per tutelare i lavoratori, i clienti che hanno già programmato eventi e l’intero indotto economico».

La vicenda giudiziaria

La storia processuale che ha coinvolto il Grand Hotel La Sonrisa affonda le proprie radici in un procedimento penale per presunta trasformazione urbanistica che, secondo l’impostazione accusatoria, avrebbe interessato il complesso turistico-ricettivo nell’arco temporale compreso tra il 1978 e il 2011.

Una ricostruzione che la difesa ha sempre contestato, sostenendo che l’attività è sorta su un nucleo originario regolarmente autorizzato e destinato fin dall’inizio a finalità turistico-ricettive e che, nel corso degli anni, sono stati rilasciati concessioni edilizie, autorizzazioni amministrative, licenze commerciali e sanitarie da parte degli enti competenti.

Il reato contestato, una contravvenzione urbanistica, è stato dichiarato prescritto. Nonostante ciò, è stata applicata la misura della confisca urbanistica dell’intero complesso, provvedimento che la difesa continua a ritenere sproporzionato rispetto ai fatti contestati e agli interessi coinvolti.

Secondo i legali, la misura finirebbe per colpire non soltanto gli imputati, ma anche soggetti estranei al procedimento che non hanno mai avuto la possibilità di partecipare al giudizio. Viene inoltre evidenziato come alcuni imputati non abbiano mai potuto vedere accertata la propria posizione per il sopravvenuto decesso, mentre altri siano stati assolti perché non hanno commesso il fatto.

Ulteriore elemento richiamato dalla difesa riguarda il contesto urbanistico del territorio. Per decenni, infatti, il Comune di Sant’Antonio Abate è stato privo di un piano regolatore generale aggiornato. Il primo strumento urbanistico moderno è stato adottato soltanto nel 2019, dopo oltre trent’anni di attività della struttura e dopo circa sessant’anni di sostanziale assenza di una pianificazione urbanistica organica.

Per la difesa, appare quindi contraddittorio sostenere che sia stata lesa una potestà pianificatoria che, per lungo tempo, non è stata esercitata in maniera effettiva. Particolarmente significativo sarebbe inoltre il fatto che l’ultimo intervento edilizio indicato come presupposto della permanenza del reato risultasse già esistente nel 2007 e fosse stato oggetto di un autonomo procedimento conclusosi con archiviazione, circostanza che, secondo la tesi difensiva, escluderebbe i presupposti stessi della confisca.

«Una confisca sproporzionata che mette a rischio un patrimonio del territorio»

Per la famiglia Polese e per i lavoratori, la vicenda rappresenta una misura dagli effetti devastanti sul piano economico e sociale.

Il Grand Hotel La Sonrisa costituisce da decenni una delle principali realtà produttive di Sant’Antonio Abate, garantendo occupazione diretta e indiretta a centinaia di persone e sostenendo un indotto che coinvolge imprese, fornitori, professionisti e attività commerciali dell’intera area.

La voce della famiglia Polese

«Per quasi quarant’anni La Sonrisa ha operato con autorizzazioni, concessioni, sanatorie, licenze commerciali e sanitarie rilasciate dagli enti competenti. Ha pagato regolarmente tasse, tributi e contributi, rappresentando una realtà imprenditoriale solida e un punto di riferimento per il territorio – sottolinea la famiglia Polese -. Non entriamo nel merito della vicenda giudiziaria, che continuerà ad essere affrontata nelle sedi competenti. Il nostro caso è stato sottoposto anche al primo vaglio di ammissibilità della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Oggi però c’è un’emergenza concreta: centinaia di persone rischiano di perdere il lavoro. Sono padri, madri, figli. Per questo chiediamo aiuto alle istituzioni, allo Stato e a chiunque possa sostenere concretamente questi lavoratori. Non ci arrendiamo».

L'articolo Lavoratori Grand Hotel La Sonrisa: fateci lavorare fino al 31 ottobre proviene da Le Cronache.

Universo Beach, il deputato Bicchielli (FI) presenta interrogazione parlamentare

Garantire il turismo estivo in sicurezza ai cittadini e ai visitatori di Salerno e la verifica di eventuali danni di natura ambientale. È questa la richiesta che il deputato salernitano di Forza Italia Pino Bicchielli ha rivolto ai Ministri del Turismo e dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica attraverso un’interrogazione parlamentare presentata per fare luce sulle criticità esistenti sulla spiaggia ribattezzata “Universo Beach”. Una richiesta giunta a gran voce anche dal consigliere comunale di Forza Italia, Gabriele Casaburi.

“Il Comune di Salerno, in particolare il tratto di spiaggia compreso tra i quartieri di Pastena e Torrione, è stato recentemente interessato da interventi di ripascimento, finalizzati anche alla realizzazione di una barriera sottomarina per contrastare il fenomeno dell’erosione costiera – si legge nell’interrogazione presentata da Bicchielli – Nel giugno 2025 il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, ha inaugurato la prima parte dei lavori, che hanno comportato l’ampliamento dell’arenile con sabbia bianca e fine, estendendo il bagnasciuga di circa 70 metri verso il mare”.

Il deputato salernitano, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul dissesto idrogeologico e sismico e membro della Commissione Cultura, ha poi ricordato le “lamentele da parte dei cittadini riguardo alla composizione del fondo: non si tratterebbe, in realtà, di sabbia fine, bensì di un materiale molto compatto, tale da rendere quasi impossibile il posizionamento degli ombrelloni senza il ricorso a strumenti professionali”.

Il Codacons Campania aveva già chiesto al comandante della Capitaneria di Porto di Salerno di interdire la spiaggia alla balneazione per ragioni di sicurezza, dopo la conferma, da parte del responsabile del procedimento in Commissione Urbanistica, che il materiale utilizzato per il ripascimento non sarebbe stato quello previsto dal contratto e che risulterebbero assenti le necessarie certificazioni di qualità.

“La polemica nasce nel momento di maggiore afflusso turistico e di maggiore opportunità per la città, anche a fronte di cittadini che hanno versato somme per il noleggio di cabine e ombrelloni sulla nuova spiaggia – ha aggiunto il deputato – Nel giugno 2026 il sindaco De Luca avrebbe riferito alla stampa che, anche per questa stagione balneare, la spiaggia non sarà fruibile dai cittadini a causa di responsabilità imputabili alla precedente amministrazione. A distanza di un anno, si ripropone dunque il rischio di negare a cittadini e turisti la possibilità di usufruire delle spiagge pubbliche, aggravato dall’ipotesi di un danno ambientale. In una nota del 22 giugno 2026, il Consorzio Stabile Infratech, in qualità di appaltatore, ha specificato che il materiale utilizzato era stato preventivamente campionato e sottoposto ad approvazione dall’amministrazione comunale”.

Da qui la richiesta rivolta ai ministri Gianmarco Mazzi e Gilberto Pichetto Fratin di valutare l’adozione di iniziative, anche di carattere ispettivo, volte a tutelare la cittadinanza e a salvaguardare il turismo estivo.

“A seguito delle segnalazioni relative al ripascimento della spiaggia di Salerno, ho ritenuto opportuno portare la vicenda all’attenzione nazionale. Non è accettabile che, a distanza di un anno dall’esecuzione dei lavori, i cittadini salernitani non possano ancora usufruire di un bene demaniale di fondamentale importanza per la collettività – ha dichiarato il consigliere Casaburi – È necessario fare piena chiarezza sulle responsabilità. L’attuale amministrazione attribuisce le criticità emerse alla ditta esecutrice dei lavori; quest’ultima, tuttavia, sostiene che le opere realizzate e i materiali impiegati siano stati preventivamente approvati dalla Giunta Napoli, della quale facevano parte numerosi esponenti che oggi siedono nell’attuale esecutivo comunale. Per questo motivo – ha concluso – ritengo indispensabile un accertamento puntuale dei fatti, nell’interesse della trasparenza amministrativa e dei cittadini salernitani”.

L'articolo Universo Beach, il deputato Bicchielli (FI) presenta interrogazione parlamentare proviene da Le Cronache.

Vigili del Fuoco Salerno, Clara Modesto nuovo comandante

Il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Salerno comunica che venerdì 26 giugno, alle ore 10.00, presso la sede centrale del Comando, si svolgerà la cerimonia di avvicendamento al vertice dell’Ufficio.

 

L’ing. Domenico De Pinto lascerà l’incarico di Comandante Provinciale di Salerno per assumere quello di Dirigente presso l’Ufficio per la Prevenzione Incendi della Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica, Antincendio ed Energetica del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile, con sede a Roma. Asuccedergli sarà l’ing. Clara Modesto, attuale Comandante dell’Istituto Superiore Antincendi di Roma, dirigente di consolidata esperienza professionale maturata in molteplici settori del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.

L’avvicendamento assicura continuità nell’azione istituzionale del Comando di Salerno, presidio fondamentale per la sicurezza del territorio provinciale, impegnato quotidianamente nelle attività di soccorso tecnico urgente, prevenzione incendi e protezione della pubblica incolumità. Nel corso del proprio mandato, l’ing. De Pinto ha promosso il rafforzamento della capacità operativa del Comando, il dialogo con le istituzioni, nonché la valorizzazione delle professionalità interne e delle attività di prevenzione sul territorio.

L’ing. Clara Modesto assumerà ufficialmente la guida del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Salerno al termine della cerimonia. Al presente comunicato sono allegati il curriculum professionale e una fotografia della nuova Comandante.

Il saluto dell’ing. Domenico De Pinto “Lascio Salerno con profonda gratitudine per le donne e gli uomini di questo Comando, che ogni giorno operano con competenza, coraggio e straordinario senso del dovere al servizio della collettività. Porto con me il ricordo di un’esperienza professionale e umana intensa e preziosa. Ringrazio le istituzioni e tutti coloro che hanno condiviso con me questo percorso.

L'articolo Vigili del Fuoco Salerno, Clara Modesto nuovo comandante proviene da Le Cronache.

Nella legge elettorale spunta un emendamento anti-Vannacci

Nella nuova legge elettorale – il cosiddetto Melonellum – è spuntato un emendamento voluto dalla maggioranza, in base al quale non dovranno raccogliere le firme in vista delle prossime elezioni le forze politiche che hanno un gruppo parlamentare (alla Camera o al Senato) formatosi entro il 31 dicembre 2025. La riformulazione del testo esclude dall’esonero Futuro Nazionale: i deputati del movimento di Roberto Vannacci hanno costituito solo una componente autonoma all’interno del Gruppo Misto della Camera dei deputati e perdipiù a maggio del 2026. Il deputato di FN Edoardo Ziello ha definito l’emendamento una «marchetta per Azione».

Nella legge elettorale spunta un emendamento anti-Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Stessa sorte per +Europa, che avendo solo una componente e non un gruppo a Montecitorio sarà costretta alla raccolta delle firme. “Salvi” invece appunto Azione, Alleanza Verdi e Sinistra e Noi moderati, che hanno un gruppo in almeno una delle due Camere.

LEGGI ANCHE: La grana europea di Vannacci: perché i suoi Sovranisti sono nel mirino

Continua il braccio di ferro sull’approdo in Aula

Prosegue intanto il braccio di ferro per l’approdo in Aula del Melonellum. La maggioranza insiste per venerdì 26 giugno, ma le opposizioni sono contrarie. «Sostenere che la legge elettorale possa approdare in Aula già venerdì significa ignorare la realtà dei lavori», ha affermato Federico Fornaro, deputato dem componente della commissione Affari costituzionali della Camera: «Lo stanno dicendo gli stessi relatori, che continuano a chiedere supplementi di tempo per sciogliere questioni ancora aperte e affrontare temi di grande rilevanza politica». La maggioranza, che vuole velocizzare l’iter per arrivare al più presto all’ok finale, ha messo da parte gli emendamenti che riguardano le preferenze. Così il capogruppo di Avs Filiberto Zaratti: «Vogliamo sapere quali siano i pareri sugli emendamenti accantonati, cosa la destra voglia fare sui nodi critici, dai fuori sede alle preferenze».

Venerdì all’Arbostella il ricordo di Paolo Masullo

Non sarà soltanto la presentazione di un libro. L’appuntamento in programma il prossimo 26 giugno alle 19,30 presso il centro sportivo comunale di Parco Arbostella si annuncia come un momento di incontro e condivisione per la città di Salerno, nel segno della memoria, dell’amicizia e della passione granata. Protagonista della serata sarà “Novanta minuti e una vita intera”, il volume che ripercorre sessant’anni di storia della Salernitana intrecciandoli ai cambiamenti, alle emozioni e ai ricordi di una città che nel calcio ha sempre trovato uno dei suoi principali elementi identitari. L’incontro assumerà però un significato ancora più profondo grazie al ricordo di Paolo, per tutti “Paoletto”, giovane salernitano scomparso prematuramente in un tragico incidente automobilistico. Una figura rimasta nel cuore di tanti amici e conoscenti, simbolo di una generazione che ne ha apprezzato l’entusiasmo, la capacità di aggregare e la straordinaria voglia di mettersi al servizio degli altri. Con il suo carattere solare e la naturale predisposizione a coinvolgere le persone, Paoletto è stato per anni un punto di riferimento per molti ragazzi della città. Amato dagli amici, legato al liceo Severi, appassionato di sport e tifoso della Salernitana, ha lasciato un ricordo ancora vivo nella comunità salernitana. La serata del 26 giugno rappresenterà dunque un’occasione per celebrare non solo un libro, ma anche quei valori di amicizia, appartenenza e solidarietà che caratterizzano la parte più autentica della città. Ad arricchire l’incontro con l’autore, Andrea De Simone, saranno gli interventi della giornalista Monica Di Mauro e di Fulvio Bonavitacola, entrambi ex studenti del liceo Severi, che dialogheranno sui temi affrontati nel volume e sul rapporto tra Salerno, la sua storia e la sua squadra di calcio. L’ avv. Gianluca Masullo porterà il saluto dell’Associazione dedicata a Paolo, molto attiva in progetti di cooperazione e solidarietà. Importante anche il contributo organizzativo di Nicola Landolfi, amico della famiglia ed ex alunno del Severi, che ha collaborato alla realizzazione dell’iniziativa. Più che una presentazione letteraria, quella dell’Arbostella si preannuncia come una serata capace di riunire persone, ricordi e sentimenti condivisi. Un modo per raccontare una città attraverso le sue passioni e per rendere omaggio a chi continua a vivere nella memoria di quanti gli hanno voluto bene.

L'articolo Venerdì all’Arbostella il ricordo di Paolo Masullo proviene da Le Cronache.

Il Board of Peace di Trump riparte da zero a Cipro

Il Board of Peace istituito da Donald Trump si riunirà in un resort di Cipro il 30 giugno per «rivedere la propria strategia». Lo hanno riferito a Politico due alti funzionari dell’Ue, coinvolti nell’organizzazione del summit, spiegando che l’incontro durerà due o tre giorni. L’obiettivo è quello di «ripartire da zero» dopo che negli ultimi mesi «la guerra con l’Iran ha completamente distolto l’attenzione».

Il Board of Peace di Trump riparte da zero a Cipro
Nikolay Mladenov (Ansa).

Cipro parteciperà in qualità di osservatore

All’incontro parteciperanno rappresentanti del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza, formato da tecnocrati palestinesi e incaricato di sostituire Hamas nel governo della Striscia, e dell’ufficio di Nikolay Mladenov, ex diplomatico bulgaro nominato da Trump come suo alto rappresentante per il territorio. Cipro, in linea con la posizione dell’Unione europea, non è co-organizzatore dell’evento: parteciperà infatti esclusivamente in qualità di osservatore.

Il Board of Peace di Trump riparte da zero a Cipro
Donald Trump (Ansa).

Il Board of Peace non ha fatto progressi

Trump ha istituito il Board of Peace (assegnandosi fin dall’inizio la presidenza a vita) per supervisionare cessate il fuoco, stabilizzazione e ricostruzione della Striscia di Gaza. Il gruppo – che nei progetti del tycoon dovrebbe poi allargare il raggio d’azione – ha tenuto la sua prima riunione a febbraio a Washington, ma da allora ha compiuto pochi progressi a causa di problemi di finanziamento, ostacoli logistici e dubbi sulla sua legittimità internazionale e legale. Secondo quanto a maggio dal Financial Times a maggio, nei primi quattro mesi trascorsi dalla sua creazione il Board of Peace non aveva ricevuto alcuna donazione, nonostante promesse di finanziamenti per 17 miliardi di dollari. Nel frattempo, la situazione nella Striscia resta drammatica.

Truffa su fondi Invitalia e corruzione, chiuse indagini per consigliere Zannini

La Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere (sostituto Giacomo Urbano) ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari per il consigliere regionale campano, attualmente sospeso, Giovanni Zannini, e per altre nove persone, tutti coinvolti nelle due vicende oggetto dell’inchiesta, ovvero la truffa sui fondi di Invitalia per la realizzazione di un caseificio con la connessa ipotesi corruttiva e le pressioni rivolte da Zannini nei confronti dell’ex direttore sanitario dell’Asl di Caserta al fine di ottenerne le dimissioni e il trasferimento. Con Zannini, politico di Forza Italia originario di Mondragone (Caserta) e attualmente in Abruzzo su ordine del gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, che ha disposto a suo carico il divieto di dimora in Campania, rischiano il processo gli imprenditori caseari Paolo e Luigi Griffo, Antonio Postiglione, direttore generale per la Tutela della Salute e coordinamento del sistema sanitario regionale, Alfredo Campoli, imprenditore e amico di Zannini, oltre a cinque funzionari delle commissioni che sono intervenute nella vicenda del caseificio (Flora Cirelli, Daniele Braccini, Salvatore Perfetto, Giancarlo Andolfo e Luigi Pilotti). Sul fonte del caseificio, la Procura ipotizza che Zannini, all’epoca dei fatti presidente della Commissione ambiente, energia e protezione Civile, sia intervenuto in Regione per far avere un finanziamento da parte di Invitalia (società del Ministero dell’Economia) agli imprenditori Paolo e Luigi Griffo, che stavano realizzando un caseificio senza però possederne i requisiti amministrativi, soprattutto di carattere ambientale. Ruolo chiave lo avrebbero avuto i cinque tecnici delle commissioni che si sono pronunciate sul caseificio e che, su istigazione di Zannini e dei Griffo, avrebbero realizzato un falso studio ambientale. Zannini sarebbe stato “pagato” dai Griffo con una gita su un lussuoso yacht. Per la vicenda Asl, invece la Procura contesta il reato di concussione: Zannini avrebbe esercitato pressioni, avvalendosi dell’intermediazione di Antonio Postiglione per ottenere la rimozione di Enzo Iodice dall’incarico di direttore sanitario dell’Asl di Caserta.

L'articolo Truffa su fondi Invitalia e corruzione, chiuse indagini per consigliere Zannini proviene da Le Cronache.

Salvini al lavoro per «militarizzare» le stazioni ferroviarie

Matteo Salvini, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, è al lavoro per «militarizzare» le stazioni ferroviarie italiane. È quanto si legge in una nota diffusa dal segretario della Lega, in cui non vengono usate mezze misure: «C’è ancora troppa gentaglia in giro, serve controllare metro per metro le stazioni».

Salvini al lavoro per «militarizzare» le stazioni ferroviarie
Matteo Salvini (Ansa).

Il piano di Salvini per la sicurezza nelle stazioni

«Meno 47 per cento di aggressioni al personale FS, -46 per cento di furti nelle stazioni italiane, nel 2026 rispetto al 2025, anche grazie alle 1.348 unità di FS Security, strumento fortemente voluto dal ministro Salvini», si legge nel comunicato, in cui dopo i progressi ottenuti viene illustrato il piano per – appunto – «militarizzare» gli scali ferroviari d’Italia: «Numeri incoraggianti, emersi dalla riunione con i vertici di FS tenutasi ieri, ma che possono e devono ancora migliorare secondo Salvini, che è al lavoro per militarizzare e liberare le principali stazioni italiane, portando l’organico di FS Security a 1.700 unità e aumentando sensibilmente il numero di donne e uomini in divisa a presidio degli scali».

Nocera: narcotizza il marito e lo evira, disposto giudizio immediato

Il gip del Tribunale di Nocera Inferiore Federico Noschese ha disposto il giudizio immediato nei confronti della 35enne imputata per aver evirato il marito 41enne lo scorso 1° maggio ad Angri, in provincia di Salerno. Secondo la ricostruzione della Procura di Nocera Inferiore la donna, originaria del Bangladesh, avrebbe somministrato farmaci al marito suo connazionale durante il pranzo provocandone la sonnolenza, per poi approfittare del suo stato di incapacità causandogli l’evirazione e la perdita dell’uso dell’organo genitale.Nel procedimento intendono costituirsi parte civile la vittima, Mizanur Rahman, assistito dall’avvocato Angelo Pisani, la moglie e i figli della vittima assistiti dall’avvocato Francesco Laudisio, e l’associazione Potere ai Diritti con il Team Antiviolenza 1523.it rappresentata dall’avvocato Sergio Pisani. L’udienza si terrà il 9 settembre al Tribunale di Nocera Inferiore.

L'articolo Nocera: narcotizza il marito e lo evira, disposto giudizio immediato proviene da Le Cronache.

Università telematiche: innovazione digitale, accessibilità e formazione continua trainano la crescita del settore

Le università telematiche non rappresentano più soltanto una modalità alternativa di fruizione della didattica, ma una risposta sempre più rilevante ai cambiamenti del lavoro, alla domanda di aggiornamento continuo delle competenze e alla necessità di rendere l’istruzione universitaria più accessibile. È quanto emerge dal primo Rapporto Censis-United sulla didattica digitale, realizzato su quasi 4 mila laureati delle sette università telematiche associate. L’immagine che emerge dalla ricerca è quella di un sistema che sta contribuendo ad allargare la platea di chi può accedere agli studi universitari, raggiungendo categorie di studenti che spesso incontrano maggiori ostacoli nei percorsi accademici tradizionali – lavoratori, genitori, adulti che riprendono gli studi dopo anni, ma anche giovani alla ricerca di percorsi più flessibili. La didattica digitale si conferma uno strumento capace di adattarsi alle esigenze di una società in continua trasformazione.

L’impatto sociale della didattica online

Il dato più significativo riguarda proprio l’impatto sociale delle università telematiche. Il 45,1 per cento dei laureati intervistati dichiara infatti che, senza la possibilità di frequentare un’università telematica, con ogni probabilità non avrebbe conseguito la laurea. Una percentuale che cresce tra gli studenti provenienti da percorsi tecnici e professionali, tra chi ha alle spalle contesti familiari meno istruiti e tra coloro che provengono da famiglie con condizioni economiche più fragili. La formazione digitale si rivela quindi un importante strumento di mobilità sociale. A beneficiarne sono soprattutto le persone che devono conciliare studio, lavoro e responsabilità familiari. Oltre la metà dei laureati con figli afferma di essere riuscita a conseguire il titolo proprio grazie alla flessibilità garantita dalla didattica online, che consente di organizzare i tempi di apprendimento in modo personalizzato.

Competenze in linea con le richieste del mercato e superamento dei divari geografici

Non si tratta soltanto di favorire l’accesso all’università, ma anche di sostenere lo sviluppo delle competenze necessarie al sistema produttivo. L’82,7 per cento dei laureati sottolinea il contributo delle università telematiche alla promozione dell’apprendimento permanente e al miglioramento delle competenze professionali, mentre l’86,8 per cento ritiene che questi atenei siano particolarmente capaci di rispondere alle nuove esigenze tecnologiche della società contemporanea. Particolarmente rilevante è anche il contributo alla riduzione dei divari territoriali. Oltre la metà dei laureati risiedeva nel Mezzogiorno al momento dell’iscrizione, un segnale della capacità della formazione digitale di superare barriere geografiche e logistiche che spesso limitano l’accesso agli studi universitari.

Soddisfazione degli studenti e prospettive occupazionali

La soddisfazione degli studenti conferma questa tendenza. Più di nove laureati su 10 esprimono un giudizio positivo sull’esperienza formativa svolta. Tra gli aspetti maggiormente apprezzati figurano la possibilità di conciliare studio, lavoro e vita personale, l’autonomia nella gestione del percorso e la qualità degli strumenti tecnologici utilizzati. Intelligenza artificiale, chatbot didattici, ambienti immersivi e strumenti di apprendimento personalizzato stanno progressivamente ridefinendo le modalità della formazione universitaria digitale, rendendo i percorsi sempre più accessibili, interattivi e flessibili. Anche sul fronte occupazionale emergono segnali incoraggianti. Tra coloro che hanno trovato o cambiato lavoro entro un anno dalla laurea, quasi otto su 10 considerano il titolo conseguito utile nella ricerca di un’occupazione, soprattutto grazie alle competenze e alle conoscenze acquisite durante il percorso formativo.

Acea, completato con successo il collocamento di un Blue Bond inaugurale da 500 milioni

Facendo seguito alla delibera del Consiglio di Amministrazione del 14 maggio 2026 e al completamento dell’attività di bookbuilding, Acea ha concluso con successo il collocamento dell’emissione, sotto forma per la prima volta di blue bond, per un importo complessivo pari a 500 milioni di euro, tasso 3,375%, della durata di 6 anni, rappresentando la prima emissione pubblica italiana in formato Blue. Realizzata nell’ambito del Green & Blue Financing Framework pubblicato il 13 febbraio 2025 e a valere sul programma Emtn (Euro Medium Term Notes) da 5 miliardi di euro, sulla base del Base Prospectus supplementato in data 22 giugno 2026, l’operazione ha registrato una forte domanda da parte di investitori istituzionali di elevato standing e con ampia diversificazione geografica, con richieste complessive superiori a tre volte l’ammontare offerto.

I proventi finanzieranno progetti focalizzati sulla gestione sostenibile dell’acqua

I proventi dell’emissione saranno destinati al finanziamento e/o rifinanziamento di progetti selezionati in linea con il Green & Blue Financing Framework della società, con particolare riferimento a iniziative dedicate alla gestione sostenibile e alla sicurezza della risorsa idrica, tra cui:

  • riduzione delle perdite di rete e incremento dell’efficienza idrica;
  • potenziamento e resilienza delle infrastrutture idriche anche in ottica di adattamento ai cambiamenti climatici;
  • miglioramento della capacità e della qualità del trattamento delle acque reflue, promuovendo il riuso della risorsa.

Tali interventi contribuiscono agli Obiettivi di Sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare SDG 6 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) e SDG 13 (Lotta al cambiamento climatico), rafforzando la resilienza e la sicurezza del sistema idrico, migliorando l’efficienza operativa e contribuendo alla tutela degli ecosistemi.

La data di regolamento è stata fissata per il 2 luglio 2026

L’obbligazione è disciplinata dalla legge inglese, ha un taglio unitario minimo di 100 mila euro ed è stata collocata a un prezzo di emissione pari al 99,541 per cento, che implica un rendimento pari al 3,461 per cento. La data di regolamento è stata fissata per il giorno 2 luglio 2026. Da tale data, l’obbligazione sarà quotata presso il mercato regolamentato di Borsa Italiana. È previsto che le agenzie Moody’s e Fitch Ratings attribuiscano al Blue Bond oggetto dell’emissione un rating rispettivamente pari a Baa1 e BBB+.

Ragni: «Elevato interesse testimonia rilevanza dei nostri obiettivi Esg»

Queste le dichiarazioni del co-general manager di Acea Pier Francesco Ragni: «Il successo dell’emissione Blue Bond conferma la fiducia del mercato nella solidità industriale e finanziaria di Acea e nella coerenza della nostra strategia di crescita sostenibile. L’elevato interesse manifestato dagli investitori istituzionali testimonia la qualità del nostro profilo creditizio e la rilevanza degli obiettivi Esg perseguiti dal Gruppo. I proventi dell’operazione saranno destinati al finanziamento di investimenti strategici nelle infrastrutture idriche, con l’obiettivo di incrementarne l’efficienza, la resilienza e la sostenibilità nel lungo periodo. Attraverso questa iniziativa Acea rafforza ulteriormente il proprio ruolo di leader nella gestione sostenibile della risorsa idrica e prosegue nel percorso di creazione di valore condiviso per gli stakeholder, i territori e l’ambiente».

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno

Nonostante Antonio Preziosi sia stato riconfermato alla guida del Tg2, in Rai dicono che «per lui presto si preannuncia un nuovo incarico». Quale sarebbe? Gli spifferi indicano Preziosi come il candidato numero uno alla direzione della televisione dei vescovi, Tv2000. Intanto “a bordo campo” c’è Mario Sechi che attende una collocazione di riguardo, in area governativa, dopo essere stato detronizzato dalla famiglia Angelucci a Libero: chi meglio di lui, Sechi, se al telegiornale della seconda rete Rai dovesse liberarsi un posto? Anche perché tutti, a cominciare dalla “sodale” e corregionale Bianca Berlinguer, chiamano sempre Sechi «direttore». E Vincenzo Morgante, l’attuale direttore di Tv2000, che fine farebbe? Per ora è andato a Bruxelles, facendosi fotografare con Pina Picierno, fuggita dal Partito democratico, alla presentazione al parlamento europeo del documentario KM333, ultima fermata diretto da Gianni Vukaj e scritto con Beatrice Bernacchi, a 10 anni dalla tragedia in cui 13 studentesse persero la vita il 20 marzo 2016 al chilometro 333 dell’autostrada tra Valencia e Barcellona, tra cui sette giovani italiane. Picierno ha tenuto un discorso di benvenuto. Chissà se c’è la politica nel futuro di Morgante, dato che lui ha lavorato fianco a fianco con il capo del dicastero della Comunicazione della Santa Sede Paolo Ruffini, che tra l’altro è il fratello di Ernesto Maria, da molti ritenuto il prossimo numero uno della futura Dc, sempre elogiato dall’ex presidente del Consiglio Romano Prodi.

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno

Ravasi, ormai ribattezzato «il cardinale ovunque»

Il cardinale Gianfranco Ravasi, come Jep Gambardella de La grande bellezza, non perde un evento. Ormai lo chiamano «il cardinale ovunque»: nella serata di martedì 23 giugno era in Campidoglio, nella sala della Protomoteca, dove il premio internazionale per la leadership e la benevolenza Joaquín Navarro-Valls veniva conferito ad Andrea Bocelli e Giulia Lapertosa: immancabile una lectio magistralis del cardinale, dal titolo “Unità e benevolenza per le sfide del mondo attuale”. L’agenda è fittissima: giovedì sempre a Roma, nella sede dell’Associazione della stampa estera, ecco Ravasi impegnato in un “Dialogo sul futuro dell’Uomo”, a colloquio con Roberto Sommella. E lì, a Palazzo Grazioli, c’è stato per tanti anni un uomo che ha ricoperto d’oro Ravasi: Silvio Berlusconi. Il cardinale ogni domenica mattina, su Canale 5, per una trentina d’anni ha condotto Le frontiere dello spirito, con laute soddisfazioni…

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Il cardinale Gianfranco Ravasi (Ansa).

Pronti per la nuova Dc? Dopo il Concistoro

In Vaticano, e anche fuori dai sacri palazzi, è cominciato il countdown (del resto con papa Leone XIV, che è americano, il linguaggio è quello degli States): tutto è pronto per ricominciare a mettere in campo i cattolici, nel terreno della politica, anche con un movimento ad hoc. Il gong verrà dato dal Concistoro, in programma in Vaticano nelle giornate del 26 e del 27 giugno: ai cardinali riuniti verranno poste tante domande, alle quali servirà dare una risposta. Una tra tutte: «Quali linguaggi, atteggiamenti e pratiche possono aiutare a costruire riconciliazione, convivenza e pace?», con un programma di lavoro che non prevede soste e si concluderà con una cena presieduta dal pontefice. Si parte con una messa nella Basilica di San Pietro, quindi nell’aula Paolo VI ecco il cardinale Giovanni Battista Re, decano del Collegio Cardinalizio e la prima sessione, sul tema “In quale mondo siamo chiamati ad annunciare il Vangelo?”, con una meditazione biblica del cardinale Grzegorz Ryś. Nessuno ne fa mai il nome, ma il “convitato di pietra” è Donald Trump, presidente degli Stati Uniti. E dopo, che succederà? L’attesa dei cattolici italiani in politica è grande, per capire se fare il passo verso un partito che dovrebbe ricordare, agli elettori, la vecchia Dc.

L’ad della Rai Rossi legge solo Il Messaggero

Avvisate Mario Orfeo, il direttore del quotidiano la Repubblica, l’uomo che ha ricoperto ogni tipo di incarico nel servizio pubblico radiotelevisivo italiano: alla Rai dicono che l’amministratore delegato Giampaolo Rossi legga solo un giornale, Il Messaggero di Francesco Gaetano Caltagirone, diretto da Roberto Napoletano.

Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno
Preziosi verso Tv2000 e l’effetto domino con Sechi: le pillole del giorno

Blitz di De Luca: In via Fornari nascerà nuovo parco giochi per i bambini”

Prosegue il monitoraggio delle aree urbane della città. Tra i luoghi attenzionati anche l’area verde di via Vito Fornari, a Mercatello, da tempo in stato di abbandono.
«È una delle tante aree che stiamo trovando in condizioni di incuria durante le nostre visite nei quartieri della città. C’è da essere sinceramente un po’ arrabbiati per questa situazione», ha dichiarato il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca.
Dall’abbandono, però, alla rinascita: per l’area di via Vito Fornari è infatti previsto un progetto di riqualificazione che porterà alla realizzazione di un nuovo parco giochi dedicato ai bambini, restituendo uno spazio verde e sicuro alle famiglie del quartiere.
Un intervento che punta a valorizzare il territorio e a trasformare un’area degradata in un luogo di aggregazione, socialità e svago per i più piccoli.

L'articolo Blitz di De Luca: In via Fornari nascerà nuovo parco giochi per i bambini” proviene da Le Cronache.

32enne muore dopo tuffo in mare per festeggiare il compleanno

E’ di un 32enne di origini nigeriane il corpo recuperato dai vigili del fuoco in mare, nei pressi delle ex giostrine, all’inizio del lungomare Colombo, nel quartiere di Pastena.

 

Poco prima della mezzanotte di ieri, una coppia di fidanzati, lui extracomunitario e lei salernitana, si è tuffata in mare  per festeggiare il compleanno dell’uomo. La donna è riemersa regolarmente, mentre il 32enne non è più tornato in superficie.

Sono immediatamente scattate le ricerche da parte dei vigili del fuoco, del personale del 118 e dei carabinieri, che  indagano sulla vicenda.

La salma è stata recuperata dai vigili del fuoco.

L'articolo 32enne muore dopo tuffo in mare per festeggiare il compleanno proviene da Le Cronache.

Villa Certosa vicina alla vendita alla famiglia reale del Qatar per 350 milioni di euro

Villa Certosa, residenza di Silvio Berlusconi in Sardegna, sarebbe vicina a essere venduta alla famiglia reale del Qatar. L’acquirente, secondo le anticipazioni della Nuova Sardegna, sarebbe infatti la famiglia Al Thani, dinastia che governa il Paese da oltre 150 anni e che nella regione vanta già una presenza consolidata attraverso importanti investimenti che spaziano dalla Costa Smeralda al Mater Olbia Hospital. Le indiscrezioni parlano di una valutazione vicina ai 350 milioni di euro, una cifra inferiore rispetto ai circa 500 milioni ipotizzati dal mercato. Gli eredi Berlusconi hanno deciso di mettere in vendita la proprietà dopo la morte dell’ex premier avvenuta il 12 giugno 2023.

La rivelazione di Rutte sugli aerei Usa decollati dall’Italia per attaccare l’Iran

Intervistato da Fox News, il segretario generale della Nato Mark Rutte ha rivelato che, nell’ambito dell’operazione americana Epic Fury contro l’Iran, dalle basi italiane sono decollati circa 500 aerei da guerra statunitensi.

Rutte: «Dall’Europa tra 4 e 5 mila missioni di volo»

Sottolineando il sostegno europeo all’azione militare Usa contro la Repubblica Islamica, Rutte ha affermato che, guardando a tutto il continente, «si parla di un numero compreso tra 4 e 5 mila missioni di volo». Così sul nostro Paese: «Comprendo la delusione (di Donald Trump, ndr), ma se prendiamo ad esempio l’Italia, 500 aerei statunitensi sono decollati dalle basi americane in Italia per supportare l’operazione». A dimostrazione dell’enorme impegno Ue, un Paese come la Romania, ha aggiunto Rutte, «nella sua capitale Bucarest ha dovuto ridurre il traffico aereo commerciale perché l’aeroporto veniva utilizzato come deposito per le aerocisterne».

Federica Sciarelli lascia “Chi l’ha visto?”

La Rai ha confermato le indiscrezioni sull’addio di Federica Sciarelli a Chi l’ha visto?, programma che la giornalista conduceva dal 2004, anno in cui aveva ricevuto il testimone da Daniela Poggi. «Rai e Federica Sciarelli, in vista dello scadere del contratto che lega la professionista alla tv pubblica, stanno ragionando insieme sul futuro professionale della giornalista e sui possibili progetti che la vedano protagonista nelle prossime stagioni», si legge in una nota dell’emittente pubblica: «Parallelamente sono in corso riflessioni anche su Chi l’ha visto?, programma di cui Sciarelli è da oltre 20 il volto di riferimento e centrale nell’offerta del Servizio pubblico e su chi potrebbe raccoglierne l’eredità».

Sciarelli non dovrebbe passare alla concorrenza

Secondo quanto riportato da Affari Italiani, alla base della decisione di Sciarelli di lasciare Chi l’ha visto? ci sarebbe «la stanchezza che ha davvero preso il sopravvento per un programma che ormai ha tanti cloni sparsi per la tv», oltre che il carico emotivo accumulato in molti anni trascorsi a stretto contatto con le famiglie delle persone scomparse. Nel 2024, con l’avvicinarsi dell’età pensionabile (raggiunta nel 2025), la Rai aveva “blindato” Sciarelli con un contratto biennale come collaborazione esterna: secondo le indiscrezioni, il passo indietro riguardante Chi l’ha visto? non comporterebbe un addio alla tv di Stato, in quanto la giornalista non dovrebbe passare alla concorrenza. Tra i nomi che circolano per sostituire Sciarelli al timone di Chi l’ha visto?, ci sono quelli di Eleonora Daniele e Massimo Giletti.

Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia

Dopo un anno, cinque mesi e 24 giorni Gianni Alemanno ha lasciato il carcere di Rebibbia a Roma. L’ex sindaco di Roma era stato condannato per il reato di traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio, nell’ambito dell’inchiesta “Mondo di Mezzo”.

Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia
Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia
Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia
Alemanno fuori dal carcere di Rebibbia

Alemanno: «Il governo non ha fatto niente per il sovraffollamento»

«Esco dal carcere da innocente», ha detto parlando con i cronisti. Per poi puntare il dito contro il governo Meloni, che «non ha fatto niente» per il sovraffollamento dei penitenziari. Nel periodo trascorso dietro le sbarre l’ex ministro delle Politiche agricole ha raccontato regolarmente l’inferno carcerario italiano nel suo diario pubblicato sull’account Facebook. «Ho rivisto e ho conosciuto una realtà terribile che è una vergogna per la nostra Repubblica. In questo carcere la Repubblica Italiana perde la faccia per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di uscire a testa alta, di rifarsi una vita. E questa è una vergogna», ha dichiarato.

Caldo estremo, 16 città italiane da bollino rosso

Prosegue l’ondata di caldo record in Europa, che non sta risparmiando l’Italia. Oggi i capoluoghi da bollino rosso sono 16: Ancona, Bologna, Bolzano, Brescia, Firenze, Frosinone, Latina, Milano, Perugia, Pescara, Rieti, Roma, Torino, Venezia, Verona e Viterbo. Domani giovedì 25 giugno diventeranno 17: si aggiungerà anche Bari. Il bollino rosso rappresenta l’allerta massima (livello 3), che indica condizioni di emergenza con possibili effetti negativi sulla salute anche di persone sane e attive e non solo sui sottogruppi a rischio come gli anziani, i bambini molto piccoli e le persone affette da malattie croniche.

Caldo estremo, 16 città italiane da bollino rosso
La temperatura rilevata su un display (Imagoeconomica).

L’ondata di caldo record in Europa

Dopo il dominio di Cerberus, nei prossimi giorni ci sarà un ulteriore rafforzamento dell’alta pressione con l’arrivo dell’anticiclone africano Caronte. La situazione sta mettendo sotto pressione diversi Paesi europei: in Francia ieri è stata ufficialmente la giornata più calda mai registrata dall’inizio delle rilevazioni nel 1947. Criticità analoghe in Spagna, dove l’agenzia Aemet ha emesso allerta rossa per l’Andalusia, con previsioni di 44°C, e avvisi per Cantabria e Paesi Baschi, dove le temperature raggiungeranno i 40°C. Avviso rosso persino per l’Inghilterra centrale e meridionale, dove sono previste temperature fino a 40°C.

L’allarme dell’Oms: «Emergenza sanitaria»

«L’aumento delle temperature sta già mettendo a rischio vite umane e sta ponendo sotto pressione i sistemi sanitari in tutta la regione europea dell’Oms», ha dichiarato Hans Kluge, direttore europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità: «La nostra regione è quella che si sta riscaldando più rapidamente al mondo. Solo negli ultimi quattro anni il caldo ha causato oltre 200 mila decessi, mentre la mortalità correlata al caldo è aumentata del 30 per cento negli ultimi 20 anni».

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran

Nuova presa di distanza del Congresso dalla Casa Bianca sull’Iran. Dopo la Camera dei rappresentanti anche il Senato ha approvato la risoluzione che chiede la cessazione delle operazioni militari a meno di una preventiva autorizzazione parlamentare. Il provvedimento non ha poteri di legge, ma ha un forte valore simbolico e segnala il crescente dissenso bipartisan per la gestione del conflitto da parte di Donald Trump.

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran
Donald Trump a Capitol Hill (Ansa).

Hanno votato a favore anche quattro repubblicani

La risoluzione è passata al Senato (a maggioranza repubblicana) con 50 voti favorevoli e 48 contrari. Quattro gli esponenti conservatori che hanno votato assieme ai democratici per il via libera al documento: Rand Paul, Lisa Murkowski, Susan Collins e Bill Cassidy. L’unica eccezione nel campo progressista è stato John Fetterman, che ha invece votato contro il testo. È la prima volta dall’approvazione della War Powers Resolution del 1973 in cui entrambe le Camere approvano una risoluzione congiunta che impone al presidente di mettere fine a un conflitto.

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran

La rabbia di Trump: «Voto inopportuno e inutile»

Ovviamente, dopo il semaforo verde alla risoluzione Trump ha attaccato il Senato con uno dei suoi post su Truth, sostenendo che il Congresso stia interferendo con i negoziati in corso con Teheran: «Quindi, ho messo l’Iran alle corde, pronto a crollare, disposto a darci praticamente qualsiasi cosa e, per la prima volta in decenni, con un enorme rispetto per gli Stati Uniti e il suo presidente, e il Senato degli Stati Uniti decide di votare in un momento inopportuno e inutile sulla Risoluzione sui poteri di guerra, dicendo al principale sponsor del terrorismo al mondo che agli Usa non piace quello che sto facendo loro, e che devo fermarmi, e così facendo ho fornito aiuto e conforto al nemico. Quattro repubblicani perdenti hanno votato con i democratici, e l’Iran ha chiesto al mio popolo: hanno appena reso il mio lavoro più difficile, ma lo porterò a termine, in un modo o nell’altro, perché lo porto sempre a termine!».

Trump, crollo nei sondaggi e sfida del Senato sulla guerra in Iran
Donald Trump (Ansa).

The Donald continua intanto a calare nei sondaggi

Oltre alla “ribellione” di Capitol Hill, Trump deve far fronte anche al crollo di consensi, punto più basso del suo secondo mandato. Il livello di popolarità di The Donald è in picchiata: secondo il rilevamento mensile dell’American Research Group, il suo tasso di gradimento è sceso al 30 per cento, mentre il 66 per cento non approva il suo operato. Un mese fa lo stesso sondaggio aveva rivelato che il 31 per cento degli americani approvava Trump, che era stato invece bocciato dal 64 per cento degli intervistati. E non c’è solo la guerra, perché sull’economia le cose vanno ancora peggio per il tycoon: appena il 26 per cento dei cittadini approva le sue scelte, che hanno portato a un’accelerata dell’inflazione.

Meloni: «Colpita da Trump ma la politica non è Temptation Island»

Dopo giorni di botta e risposta con Trump, la premier Meloni ha assicurato di non vedere «rischi di contraccolpi» ma ha chiarito che «il nostro lavoro bilaterale con gli Stati Uniti deve tornare alla sua normalità», e in quest’ottica non vuole «continuare ad alimentare il confronto» con il presidente Usa. Intervistata da Maurizio Belpietro a Il giorno della verità, ha aggiunto che i suoi attacchi l’hanno «sinceramente colpita», senza sbilanciarsi ma nemmeno escludere la veridicità delle ricostruzioni secondo cui il tycoon ha reagito al suo atteggiamento che «poteva sembrare assertivo» o per «distogliere l’attenzione dall’andamento dei negoziati sull’Iran, riportandola sulle difficoltà in ambito Nato». Ad ogni modo, la linea è che «la politica estera italiana sarà quella degli ultimi 80 anni», dato che «mantenere solido il rapporto tra Usa e Ue è quello su cui si basa la forza dell’Occidente». Una dinamica profonda di cui «non si può parlare come fosse Temptation Island».

Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?

Un mix di idee irrealizzabili e riciclate dal passato. L’asticella delle sparate che si sposta ogni giorno un po’ più in là. E una presenza politica capillare sul territorio. Mentre i sondaggi lo premiano e i transfughi degli altri partiti lo cercano. Effetto Vannacci. Basta guardare la mappa dei comitati di Futuro nazionale per notare la macchia di pallini blu che copre l’Italia da Merano a Lampedusa. Il generalissimo va forte soprattutto in Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Nel Nord-Est, secondo i dati analizzati da Demos, lo voterebbe il 9 per cento degli elettori. Quasi il doppio della media nazionale. Ma occhio anche al Centro-Sud: oltre alla Toscana (sua terra natia), le truppe vannacciane avanzano nel Lazio e in Puglia (Regione al terzo posto per numero di tesserati). E ci sono anche degli avamposti all’estero, da Monaco di Baviera ad Hammamet.

Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
La mappa dei comitati di Futuro nazionale.

Il conteggio dei circoli ovviamente è in itinere: per aprirne uno bastano 10 persone che vogliono aderire e un form disponibile online. Una crescita che colpisce ancor di più se paragonata alla crisi dei partiti tradizionali, sempre meno capaci di presidiare il territorio. Ma tra slogan buoni solo per la propaganda, poche proposte davvero concrete e una campagna elettorale che sembra più contro la destra di governo che contro la sinistra, dove può arrivare Vannacci da qui alle elezioni politiche del 2027?

LEGGI ANCHE La grana europea di Vannacci: perché i suoi Sovranisti sono nel mirino

La virata a destra per conquistare i delusi

Tra i partiti dell’arco costituzionale, il più antico è la Lega, nato nei primi Anni 90 come ribellione all’establishment. La politica è una ruota che gira e, come diceva il leader socialista Pietro Nenni, «a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura». Oggi infatti nel mirino di Futuro nazionale c’è proprio il Carroccio di Matteo Salvini, del quale Vannacci è stato vicesegretario nel breve tratto dal post-Europee alla diaspora dalla quale è nato Fn. Un movimento definito «l’unica destra che io conosca» dal fondatore, che così attacca frontalmente anche Fratelli d’Italia e la premier Giorgia Meloni.

Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La strategia politica è evidente: dopo una legislatura (quasi) completa, anche il governo più a destra della storia repubblicana si è dovuto “imborghesire”, adeguandosi alle sempre più stringenti regole non scritte di un sistema nel quale i famigerati poteri forti (l’immancabile Europa, ma soprattutto i giganti dell’economia) fanno virare verso miti consigli anche le voci più ribelli. E allora bisogna alzare i toni. L’esempio più lampante è dato dall’immigrazione: Meloni aveva promesso i blocchi navali (e invece i flussi sono persino aumentati), Vannacci ora punta sulla remigrazione. E chissà quale sarà il prossimo step.

Gli italiani decidono di dare sempre una chance al nuovo che avanza

Più in generale, il terremoto vannacciano ha il suo epicentro nella logica a escludere che caratterizza i cicli politici di questa fase storica. In un tourbillon sempre più frenetico, gli italiani decidono di dare una chance al nuovo che avanza, che però poi con la stessa velocità invecchia e perde fascino. Dopo i brevi cicli di Matteo Renzi, Salvini e del Movimento 5 stelle, Meloni sta tenendo botta – i suoi consensi sono ancora piuttosto alti – ma comincia a sentire il fiato sul collo del generalissimo.

Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, saluta i militanti chiudendo l’assemblea costituente (foto Ansa).

Il più recente sondaggio SWG per La7 accredita Futuro nazionale al 5,3 per cento, con la Lega che riesce, almeno per ora, a non farsi sorpassare. I più entusiasti tra i suoi sostenitori indicano il 10 per cento come target per le Politiche 2027. Con diversi politologi che paventano un sostanziale pareggio tra centrodestra e centrosinistra, non c’è da stupirsi che Meloni abbia approntato un piano B, strizzando l’occhio a Carlo Calenda che, con una legge elettorale dalla bassa soglia di ingresso, potrebbe andare da solo e indebolire il campo largo, magari con la prospettiva di unirsi alla maggioranza nel caso ne sortisse una nuova versione di un governo tecnico e di larghe intese.

La remigrazione andrà inevitabilmente a scontrarsi con la difficoltà di stabilire accordi efficaci con i Paesi d’origine, i rimpatri si riveleranno difficilissimi e ancora più costosi, con il flop albanese del governo Meloni che evidentemente non ha insegnato granché. Però il termine suona bene, titilla istinti che vengono da lontano senza usare i linguaggi del passato e alimenta quella “guerra tra poveri” che da sempre sostiene la crescita dei populisti.

Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Meloni e Rama in visita ai centri in Albania (foto Imagoeconomica).

I continui richiami a sovranismo, identità nazionale e tradizione sono anch’essi dei déjà-vu, un classico vintage con spruzzate di arretratezza, come per la lotta alle correnti «politicizzate» dei magistrati, il reddito di maternità (le donne a casa ad accudire la famiglia e gli uomini al lavoro) o l’ideona del libretto di lavoro agli adolescenti: «Perché un ragazzo a 14 anni non può fare il cameriere o l’aiuto bagnino? Spiegatemi il perché, io non ci arrivo».

Le controverse posizioni su femminicidio ed eccesso di legittima difesa

Certo, siamo nella fase iniziale della storia del movimento e quindi è più che normale che i toni siano roboanti e le proposte poco approfondite. Talvolta sono persino stantie, come il guizzo di abolire il termine femminicidio e la tutela a prescindere di chi viene accusato di eccesso di legittima difesa, non solo se in divisa. L’ovvio obiettivo è fare breccia nelle masse e il modo migliore è dire poche cose, ripeterle di continuo e far apparire semplice la soluzione di problemi che, se esaminati seriamente, sono più complessi di come vengono presentati.

Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?

La propaganda agisce così: è una ricetta che funziona, già sperimentata a più latitudini e che molto probabilmente produrrà un risultato di tutto rispetto nei primi test elettorali probanti. L’entourage di Vannacci continua a registrare new entry di volti noti: dal “Barone Nero” Jonghi Lavarini a Gianni Alemanno, da Mario Borghezio a Pier Gianni Prosperini, passando per la showgirl Sylvie Lubamba, toscana di origini congolesi.

Nuove adesioni, vecchi obiettivi

Vannacci fa incetta anche di titolari di cariche pubbliche. Già oggi rispondono al generale otto parlamentari, tra cui i più noti sono l’ex forzista Laura Ravetto, che sarà il volto del partito in televisione, e l’ex meloniano Emanuele Pozzolo, pistolero di Capodanno e recentemente tornato nei guai per un incidente stradale con tasso alcolemico sopra i limiti. Col suo inconfondibile stile a metà tra l’ironico e il didascalico, Vannacci lo ha difeso tramite una curiosa analisi tecnica sulla definizione di ubriaco, che ai lettori più affezionati del compianto Stefano Benni ha ricordato un memorabile passaggio di Bar Sport, nel quale si immaginava una rissa verbale tra filosofi su questo stesso tema.

Il ciclone Vannacci, un mix di idee irrealizzabili e riciclate: dove può arrivare?
Laura Ravetto, un’immagine realizzata con l’IA.

Ravetto invece ha fatto tutto da sola, presentandosi al congresso fondativo del partito con uno spray per la stiratura brandizzato “Merito”, giusto per chiarire la posizione sulle quote rosa. Pur chiamandosi Futuro nazionale, il nuovo partito sulla scena italiana pare davvero guardare a un passato che in parte è storico e in parte è mitologico, più idealizzato che effettivo. Eppure la ricetta potrebbe funzionare, consentendo a Vannacci di sedersi al tavolo del centrodestra per trattare il suo ingresso in coalizione. Perché l’alternativa è andare da soli e rischiare di far vincere il centrosinistra, ma è piuttosto raro che un generale si spari dritto sui piedi.

Cinema: Klara e il Sole, ecco il trailer dell’adattamento del romanzo di Kazuo Ishiguro

Klara e il Sole, ecco il trailer dell'adattamento del romanzo di Kazuo Ishiguro

Il film, con Jenna Ortega e Amy Adams, è co-scritto e diretto da Taika Waititi

Dopo le immagini pubblicate negli scorsi giorni da Sony Pictures, arriva oggi il primo trailer di Klara and the Sun, adattamento cinematografico del romanzo Klara e il Sole di Kazuo Ishiguro. Guarda il video: KLARA AND THE SUN – Official Trailer Il film, diretto da Taika Waititi che ne firma anche la sceneggiatura insieme a Dahvi Waller (Mad Men, Mrs. America), arriverà nelle sale italiane il prossimo 22 ottobre e vede Jenna Ortega (Wednesday) protagonista nei panni dell'Amica Artificiale Klara, accolta con vari gradi di gentilezza all'interno della famiglia composta da Josie... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 24 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Cinema: Spider-Man Brand New Day: chi sarà il villain del film?

Spider-Man Brand New Day: chi sarà il villain del film?

Il nuovo trailer rivela il nemico invisibile che sfiderà Peter Parker nel nuovo capitolo del MCU

Film Marvel dell'estate 2026, in arrivo nelle sale il prossimo 29 luglio, Spider-Man: Brand New Day inizia a rivelare qualcosa di più della sua trama. Oltre al trailer della scorsa settimana, che presenta al pubblico per la prima volta l'Hulk grigio interpretato da Mark Ruffalo, una nuova sinossi del film aiuta a comprendere i cambiamenti in atto per il giovane Peter Parker (interpretato da Tom Holland). Guarda il video: SPIDER-MAN: BRAND NEW DAY | Secondo Trailer Ufficiale In seguito agli eventi di No Way Home, infatti, il giovane supereroe si trova in un mondo che non si ricorda... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 24 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura

Negli uffici milanesi di LMDV Capital, in via Montenapoleone, l’aria si è fatta pesante. Secondo quanto risulta, Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe avuto un confronto durissimo con Marco Talarico, amministratore delegato del suo family office. Al termine del faccia a faccia, il manager sarebbe stato sollevato dall’incarico. Eppure Talarico era l’uomo che il rampollo di casa Luxottica aveva messo alla guida operativa della holding fin dai primi passi: ex executive director per i grandi patrimoni di UBS, prima ancora relationship manager in Kairos Partners. Quattro anni a costruire una galassia di partecipazioni che oggi varrebbe intorno al mezzo miliardo, tra hospitality di lusso, editoria, ristorazione, real estate e tech.

Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Marco Talarico, ad di LMDV Capital (foto Imagoeconomica).

Costi guardati con occhi sempre meno indulgenti

Le indiscrezioni che circolano negli ambienti finanziari milanesi parlano di frizioni montate su più fronti. Ritmi di crescita vertiginosi, forse eccessivi, e un controllo dei costi che l’azionista unico avrebbe cominciato a guardare con occhio sempre meno indulgente. Da qui una stretta che, raccontano, non si fermerebbe al solo Talarico.

Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura

Passate al setaccio deleghe e scelte dell’intera squadra

Anche il direttore generale Luigi Mascellaro, arrivato da PwC, sarebbe finito sotto la lente. Del Vecchio jr avrebbe deciso di passare al setaccio deleghe e scelte dell’intera squadra, con un piglio da padrone di casa che vuole vederci chiaro fino in fondo. E qui entra in scena il nome che guadagna posizioni.

Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Luigi Mascellaro.

A raccogliere pezzi pesanti della macchina sarebbe Gabriele Benedetto, ex amministratore delegato di Telepass. Pescarese, classe 1982, Bocconi, oltre un decennio di consulenza in Value Partners tra Europa e Asia, poi la trasformazione di Telepass nel sistema di pagamento della mobilità italiana.

Del Vecchio jr alla resa dei conti: i nomi coinvolti nella clamorosa rottura
Gabriele Benedetto (foto Imagoeconomica).

I collaboratori osservano il risiko con un certo nervosismo…

In LMDV, in realtà, Benedetto è già di casa: siede nel board e segue alcuni dossier, da EsaNanotech ad Acqua Fiuggi fino al fintech Qomodo. La novità sarebbe il salto di grado, con un ruolo nella plancia di comando. Il quadro è quello di un erede che, mentre tenta la scalata alla cassaforte di famiglia Delfin, decide di rimettere ordine nel proprio cortile. I collaboratori che fin qui hanno costruito la holding osservano il risiko con un certo nervosismo. Quando il principale comincia a contare le poltrone, c’è sempre qualcuno che resta in piedi nel momento in cui la musica si ferma.

Eni prima azienda al mondo per potenza di calcolo nella nuova classifica mondiale Top 500

Eni ha annunciato l’avvio del nuovo sistema di super calcolo HPC7 (High Performance Computing – HPC) che, con una capacità di oltre 861 Pflops/s, si posiziona al sesto posto assoluto della nuova classifica mondiale Top 500 – secondo supercomputer in Europa – confermandosi il più potente High Performance Computer al mondo ad uso industriale. HPC7 supera quindi HPC6, avviato a novembre 2024, che si è a sua volta posizionato nella Top 10 collocandosi all’ottavo posto nel ranking Top 500.

HPC6 e HPC7 sono in grado di effettuare insieme oltre 1 Exaflop/s

La combinazione dei sistemi di calcolo di HPC6 e HPC7 supera la scala dell’Exascale. HPC6 e HPC7, insieme, sono in grado di effettuare oltre 1 Exaflop/s (1Exaflop/s = 1000 PFlops/s), ovvero oltre 1 miliardo di miliardi di operazioni matematiche complesse al secondo. Il superamento della classe Exascale da parte del sistema di supercalcolo di Eni rappresenta il raggiungimento della più avanzata e straordinaria frontiera tecnologica nel mondo dei supercomputer e conferma la leadership dell’azienda nel settore.

Il supercalcolo accelera l’innovazione e supporta l’efficienza delle filiere emergenti

L’avvio di HPC7 rappresenta una tappa fondamentale nella strategia di valorizzazione delle fonti energetiche e decarbonizzazione di Eni, un modello in cui la tecnologia è un elemento centrale di innovazione, capace di guidare la crescita, l’efficienza e la competitività sia nei business tradizionali sia in quelli di transizione. Il calcolo avanzato e i sistemi HPC si confermano centrali per l’azienda, consentendo di integrare e valorizzare competenze e applicazioni lungo l’intera catena del valore – dalla comprensione del sottosuolo all’ottimizzazione degli impianti industriali, fino al miglioramento dell’accuratezza degli studi geologici e fluidodinamici per lo stoccaggio della CO₂ e nello sviluppo di tecnologie energetiche avanzate. Il supercalcolo contribuisce inoltre ad accelerare l’evoluzione delle principali direttrici di innovazione, supportando l’efficienza delle filiere emergenti – come quella dei biocarburanti– e la simulazione di fenomeni complessi, tra cui il comportamento del plasma nella fusione a confinamento magnetico. In questo quadro, l’HPC si afferma anche come abilitatore cruciale per gli sviluppi interni di use cases di intelligenza artificiale dedicati ai business di Eni.

Descalzi: «Transizione verso rinnovabili non può prescindere da evoluzione tecnologica»

Queste le dichiarazioni di Claudio Descalzi, amministratore Delegato di Eni: «La transizione verso un’energia da fonti tradizionali e rinnovabili sempre più sicura, accessibile e pulita non può prescindere da una profonda evoluzione tecnologica. L’adozione del supercalcolo e delle tecnologie predittive all’interno di ogni attività è fondamentale per lo sviluppo di nuove soluzioni energetiche, per abbattere le emissioni, massimizzare l’efficienza nella ricerca e produzione e generare valore. In questo contesto, la realizzazione e la messa in esercizio di HPC7 in tempi rapidissimi, ancora inferiori a HPC6 che era già un riferimento, rappresenta un esempio concreto della nostra capacità di esecuzione frutto delle competenze, dell’impegno e della qualità dei nostri team operativi. Questo solido ecosistema digitale, sviluppato grazie al talento, alla collaborazione e alla ricerca interna, non solo accelera il nostro percorso verso Net Zero, ma consolida il nostro posizionamento strategico e il nostro vantaggio competitivo sul mercato». Entrambi i supercomputer si trovano in un’area dedicata del Green Data Center di Eni, beneficiando di un’infrastruttura progettata per coniugare efficienza operativa e sostenibilità ambientale.