Salernitana, il futuro di Cosmi a rischio

di Gaetano Ferraiuolo

Notte di riflessione in casa Salernitana o la montagna partorirà il proverbiale topolino? Ancora poche ore e i tifosi avranno una risposta. Di certo c’è che, per la prima volta, la posizione del tecnico Serse Cosmi è seriamente in discussione dopo sette mesi oggettivamente deludenti sotto il profilo del gioco e dei risultati e con la Bersagliera a -11 dalla vetta della classifica. Ma andiamo per ordine. Il trainer granata, a fine partita, ha palesato un certo nervosismo e si è rivolto in modo tutt’altro che affettuoso ai tanti tifosi presenti in tribuna che contestavano il suo operato. “Bravi, continuate a fischiare”, una frase accompagnata da inequivocabili gesti di stizza che hanno alimentato tensione e malessere sugli spalti.  Lo “show” è proseguito all’interno della sala stampa. Prima con un’analisi alquanto opinabile della gara (“Abbiamo giocato benissimo, avremmo meritato di vincere e ai ragazzi non potevo chiedere di più” è frase che ha scatenato critiche feroci sul web), poi con un battibecco con alcuni cronisti locali sfociato in parole pesanti che non sono affatto piaciute alla società. E mentre Cosmi, visibilmente contrariato, lasciava l’Arechi da solo, ecco che il direttore sportivo Daniele Faggiano convocava una riunione all’interno dello spogliatoio per capire se il gruppo credesse ancora nell’allenatore. Un partito di scontenti c’è. Su tutti quel Lescano che, rimanesse Cosmi al timone, potrebbe chiedere la cessione a gennaio al pari di Gyabua e di altri calciatori mai valorizzati. Poco dopo le 20:30, nella sede di via Allende, altro summit infuocato, con patron Iervolino in prima linea affiancato dall’amministratore delegato Umberto Pagano e da Maurizio Milan, tornato all’Arechi dopo mesi su richiesta del proprietario. Il presidente, a quanto pare, spinge per l’esonero di ds e allenatore. Milan non ha apprezzato l’atteggiamento post gara di Cosmi e non proseguirebbe il rapporto lavorativo con un dirigente che ha speso milioni rivoluzionando l’organico senza completarlo adeguatamente. Prudente, invece, Pagano che, a quanto filtra, concederebbe almeno un’altra chance al mister nella trasferta del 26 ottobre a Picerno. Ultima parola a Iervolino che, entro domani in tarda mattinata, scioglierà le riserve. Prosperi (avvistato spesso all’Arechi) e Toscano sono due dei nomi che circolano, Castori in C tornerebbe solo per la Salernitana ma è un profilo che non stuzzica la fantasia di Faggiano, mero fantacalcio l’accostamento di Eziolino Capuano alla panchina granata anche per i recenti trascorsi burrascosi con Lescano in quel di Trapani. Intanto il CCSC ha preso posizione condannando l’atteggiamento di Cosmi e non è da escludere un’altra protesta pacifica della tifoseria organizzata durante la settimana. Siamo appena alla decima giornata, ma ambiente e spogliatoio sono già una polveriera.

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Salernitana, solo pari con la Scafatese

di Marco De Martino

SALERNO – Pari e patta tra le polemiche tra Salernitana e Scafatese: all’Arechi finisce 2-2 coi canarini che acciuffanno il pari nel finale dopo aver subito la rimonta granata. Nel primo tempo, la Salernitana inizia bene e crea subito le condizioni per portarsi in vantaggio, ma Djamanca, dopo aver vinto un rimpallo, da mezzo metro tira sul portiere Forte che smancaccia sul palo e poi blocca. Gol mancato, gol subito per i granata che pochi istanti dopo vedono la Scafatese passare in vantaggio. Novella dalla destra lascia partire un cross perfetto per la testa dell’accorrente Proia il quale, indisturbato in mezzo all’area della Salernitana, di testa batte Galeotti. Vantaggio canarino che non era nell’aria ma che viene legittimato da una prima frazione condotta con coraggio e serenità dalla compagine di mister Facciolo. La Salernitana, dal canto suo, si affida alle azioni estemporanee e confusionarie che fruttano tanti corner e pochi brividi per la porta difesa da Forte. I granata finiscono per innervosirsi e collezionanio cartellini gialli, tendenti all’arancione, con Tascone e Llano. Nella seconda parte la  Salernitana rientra in campo molto più aggressiva e con un baricentro altissimo per provare a mettere in difficoltà il palleggio basso  della Scafatese. A salire in cattedra è Tascone che prima risolve una mischia dopo un cross di Llano e poco dopo è autore di un suggerimento in verticale perfetto per D’Ursi, il quale dopo due tentativi andati a vuoto, riesce finalmente a sbloccarsi con un diagonale che batte imparabilmente Forte. Sembra la fotocopia del match con il Bari, con l’unica differenza che restano da giocare ancora 20’ nei quali la Scafatese si riversa in avanti a caccia del pari. Ci prova Emmausso ma Galeotti è bravo, poi Zoia nel tentativo di anticipare Volpicelli colpisce la propria traversa con un colpo di testa all’indietro. Scampato pericolo? Nemmeno per sogno. Nell’ultima fase i canarini collezionano corner a ripetizione ed all’ultimo, con un’azione in stile rugbystico, è Longo a battere Galeotti. Un gol ai limiti della regolarità che però Bozzetto convalida. Finisce con un pareggio che serve a poco alla Salernitana e tanto alla Scafatese, che allunga la propria imbattibilità esterna uscendo ancora una volta indenne dall’Arechi. SALERNITANA-SCAFATESE 2-2 Salernitana (3-4-2-1): Galeotti; Pieraccini, Celiento, Anastasio (74’ Zoia); Llano, Vitale, Tascone (74’ de Boer), Villa; Djamanca, D’Ursi; Lescano (80’ Bevilacqua). A disp.: Cevers, Capuano, Boncori, Djibril, Del Pin, Longobardi, Cardoni. All.: Cosmi

Scafatese (4-3-3): Forte; Novella (59’ Guerra), Scognamiglio, Bacchetti, Ferrara (80’ Ortisi); Toscano (74’ Esposito), Brunet (80’ Longo), Proia; Palmieri (59’ Dambros), Volpicelli, Emmausso. A disp.: Becchi, Suhs, Molinaro, Terribili, De Michele, De Chiara. All.: Facciolo

Arbitro: Bozzetto di Bergamo. Assistenti Martinelli e Carella. Quarto uomo: Luongo. FVS: La Regina

Marcatori: 13′ Proia, 54’ Tascone, 70’ D’Ursi, 86’ Longo.

Note: Spettatori totali 10692, di cui 3 ospiti (quota abbonati 6674). Ammoniti Tascone, Llano, Ferrara, D’Ursi. Corner: 8-6. Recupero: 4′ pt, 6’ st.

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Cosa ribolle nelle proteste in India e perché Modi rischia di non essere più invincibile

Le famiglie investono i risparmi nella preparazione di un concorso, gli studenti dubitano degli esami, le ragazze chiedono di poter tornare a casa senza paura, gli elettori cercano il proprio nome in una lista. A 12 anni dall’arrivo di Narendra Modi al governo, la promessa di un’India più ricca, forte e rispettata si scontra con una popolazione sempre più insoddisfatta. Soprattutto quella più giovane. I nuovi impianti industriali, le ambizioni tecnologiche e il nazionalismo indù celebrato nei templi raccontano un’ascesa che in molti non ritrovano nella propria vita.

Meno male che Meloni ha definito Modi «il leader più amato al mondo»

Da mesi, questa insoddisfazione è salita in superficie, sporcando l’immagine che colui che Giorgia Meloni ha definito «il leader più amato al mondo» prova a presentare all’esterno. La patina del racconto di Modi è offuscata dagli Scarafaggi, il movimento che da mesi sfida l’esecutivo del premier giunto ormai a metà del suo terzo mandato. Ma la protesta è più ampia e si intreccia con le rimostranze di altre categorie sociali, in uno scenario nel quale sembra per la prima volta incrinarsi il sistema Modi.

Cosa ribolle nelle proteste in India e perché Modi rischia di non essere più invincibile
Narendra Modi con Giorgia Meloni. Dietro di loro, Donald Trump (foto Ansa).

La reazione delle autorità, come spesso accaduto, è forte. In un fine settimana, a Nuova Delhi, sono stati dispiegati circa 41 mila agenti in una capitale blindata per provare a stoppare le manifestazioni: stazioni della metropolitana chiuse, posti di blocco e strade sbarrate. Oltre 7 mila persone sono state fermate. Due leader degli Scarafaggi, Ashutosh Ranka e Saurav Das, sono stati in seguito trasferiti nel carcere di Tihar per cinque giorni di custodia giudiziaria.

La presunta violazione degli impegni a mantenere la «pace sociale»

Liberati e tornati a manifestare, avevano scavalcato le barricate di Jantar Mantar, l’osservatorio astronomico settecentesco diventato uno dei principali luoghi del dissenso nella capitale. Lì avevano sventolato il tricolore, dopo che la polizia aveva cancellato il sito dall’elenco degli spazi autorizzati alle proteste. Per le autorità hanno violato gli impegni a mantenere la «pace sociale».

Cosa ribolle nelle proteste in India e perché Modi rischia di non essere più invincibile
Manifestanti in India (foto Ansa).

La Corte suprema ha convocato un’udienza urgente, ordinando di ripristinare trasporti e comunicazioni e riesaminare le limitazioni alla circolazione: chi manifesta pacificamente può essere privato della libertà soltanto secondo le procedure previste dalla legge. Quasi 150 giornalisti si sono riuniti al Press Club contro i fermi dei colleghi. La città sta moltiplicando i luoghi della ribellione.

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Polizia in India schierata per tenere a bada i manifestanti (foto Ansa).

Musulmani e minoranze penalizzati elettoralmente

Il bersaglio principale è Gyanesh Kumar, capo della Commissione elettorale. La revisione delle liste ha cancellato oltre 130 milioni di nominativi, più di due volte la popolazione dell’Italia. L’opposizione denuncia un impatto sproporzionato su musulmani e minoranze, accusando Kumar di preparare un vantaggio duraturo per il Bharatiya Janata Party di Modi.

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I manifestanti chiedono le dimissioni del capo della Commissione elettorale Gyanesh Kumar (foto Ansa).

In gioco la possibilità stessa di scegliere chi governa

La Commissione respinge le accuse: la pulizia delle liste elimina duplicazioni e iscrizioni irregolari, chi è stato escluso erroneamente può registrarsi di nuovo. Ma essere costretti a dimostrare di esistere, dopo essere scomparsi da un registro, pesa diversamente su chi ha documenti, tempo e denaro e su chi vive ai margini. Per il BJP i manifestanti vogliono minare la democrazia mettendo in discussione operazioni legittime. Per gli Scarafaggi, però, è in gioco la possibilità stessa di scegliere chi governa.

Cosa ribolle nelle proteste in India e perché Modi rischia di non essere più invincibile
Donne protestano in strada (foto Ansa).

Chieste e ottenute le dimissioni del ministro dell’Istruzione

Nei mesi precedenti erano scesi in piazza contro le fughe delle tracce degli esami di ammissione universitari e dei concorsi pubblici, fino a ottenere a luglio le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan. Dietro quella mobilitazione c’erano anni di studio, risparmi familiari spesi nei corsi di preparazione e opportunità di lavoro troppo scarse: il sospetto che anche la selezione fosse manipolata aveva trasformato la frustrazione individuale in una contestazione collettiva.

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Un cartello bruciato con la faccia del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan (foto Ansa).

Il concorso pubblico e l’università restano strumenti di mobilità in un’economia incapace di offrire abbastanza impieghi sicuri a una popolazione giovane enorme. Le fabbriche di iPhone e i progetti sui semiconduttori alimentano le ambizioni industriali del governo, mentre milioni di candidati continuano a contendersi un posto pubblico.

Il governo però non vuole cedere sull’arbitro del voto

Ora il movimento chiama questa nuova fase “Season 2″: dalla possibilità di conquistare un posto a quella di contare attraverso il voto. Due meccanismi di selezione, due promesse di uguaglianza che una parte dei giovani considera compromesse. Cedere su un ministro è una cosa, farlo sull’arbitro del voto espone il governo a una contestazione della propria legittimità.

Cosa ribolle nelle proteste in India e perché Modi rischia di non essere più invincibile
I manifestanti salgono su una camionetta della polizia (foto Ansa).

D’altronde, attorno alla battaglia sul voto si addensano frustrazioni accumulate nelle università, nel mercato del lavoro, negli spazi pubblici. Il governo può spostare una protesta sulla mappa. Più difficile cancellare le ragioni per cui continua a ricomparire: la mancanza di fiducia nelle istituzioni.

Il principale rivale di Modi è Rahul Gandhi

Rahul Gandhi sta provando a portare questa energia dentro una battaglia comune delle opposizioni. Il leader del Congresso, principale rivale di Modi, è stato fermato temporaneamente più volte, assieme ad altri parlamentari. Su tivù e social tutti lo hanno visto caricato su un mezzo dagli agenti, mentre anche la sorella Priyanka veniva arrestata.

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Rahul Gandhi, sulla destra con le mani giunte (foto Ansa).

Tornato in libertà, Rahul ha subito guidato la marcia verso la Corte suprema, mostrando una copia della Costituzione indiana da un autobus scoperto. Con lui migliaia di sostenitori e i vertici della coalizione d’opposizione “India“, dal Congresso ai partiti regionali. Per Gandhi, che nelle lunghe marce attraverso il Paese ha cercato un rapporto meno mediato con gli elettori, si apre uno spazio politico. Riempirlo richiede però di convincere una generazione diffidente anche verso le vecchie dinastie.

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Priyanka Gandhi (foto Ansa).

Lo stupro di una 17enne e le richieste delle studentesse

Nei campus di Delhi, intanto, le studentesse chiedono di poter attraversare quelle porte e tornare a casa senza paura. La denuncia dello stupro di una 17enne nel parco di Aastha Kunj, nella seconda metà di settembre, ha riacceso le proteste assieme ad altri gravi casi di violenza contro minorenni.

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La polizia cerca di fermare i manifestanti (foto Ansa).

Centinaia di studenti di Lady Shri Ram, Miranda House, Gargi e altri college si sono mobilitati contro le molestie quotidiane, l’illuminazione insufficiente e l’assenza di controlli negli spazi attorno alle università. Chiedono trasporti sicuri e strumenti di denuncia che funzionino, contestano i consigli a evitare luoghi e orari, le restrizioni che scaricano sulle donne il compito di prevenire le aggressioni. Nel parco dell’aggressione non c’erano telecamere interne e alcune di quelle agli ingressi non funzionavano.

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Un manifestante arrestato dalla polizia in India (foto Ansa).

In India oltre 80 violenze sessuali al giorno secondo le statistiche

Secondo i dati del National crime records bureau riportati, nel 2024 la polizia ha registrato in India 29.536 casi di stupro, oltre 80 al giorno. A Delhi 1.058, il numero più alto tra le grandi città censite. Sono soltanto le violenze denunciate, perché stigma, pressioni familiari e timore delle conseguenze ne lasciano molte altre fuori dalle statistiche. Quattordici anni dopo Nirbhaya, la giovane violentata su un autobus nel 2012, la Corte suprema è tornata a chiedere verifiche sulle falle della sicurezza. Le manifestanti vogliono sapere chi risponde quando illuminazione, sorveglianza e sistemi di protezione promessi dopo ogni aggressione non funzionano.

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Un manifestante indiano colpito dalla polizia (foto Ansa).

Anche nelle campagne la promessa di modernizzazione incontra chi teme di pagarne il prezzo. A luglio migliaia di agricoltori del Punjab hanno marciato verso Nuova Delhi contro quello che descrivono come un accordo commerciale «segreto» con Washington: l’apertura alle importazioni americane di olio di soia, cereali per mangimi e latticini minaccerebbe i redditi di milioni di famiglie. È una mobilitazione che ha riportato nella capitale una delle opposizioni più tenaci a Modi. Tra il 2020 e il 2021 i contadini avevano presidiato per mesi gli accessi alla città, costringendo il premier a ritirare tre leggi di liberalizzazione agricola. Dietro la difesa dei prezzi e delle protezioni del mercato c’è la stessa domanda che attraversa i campus: quale spazio riserva l’India che cresce a chi dispone di pochi margini per assorbire un’altra perdita?

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Un manifestante con la bandiera dell’India (foto Ansa).

Il nazionalismo ha spostato l’identità indiana verso quella indù

Non vanno poi dimenticate le inquietudini delle minoranze delle enormi “periferie” territoriali dell’India, soprattutto musulmane. Le accuse di esclusione dalle liste elettorali si innestano su anni di politiche e mobilitazioni nazionaliste che hanno spostato l’identità indiana verso quella della maggioranza indù.

Cosa ribolle nelle proteste in India e perché Modi rischia di non essere più invincibile
Attivisti arrestati (foto Ansa).

La legge sulla cittadinanza approvata nel 2019 agevola l’accesso per migranti di sei religioni provenienti da Afghanistan, Bangladesh e Pakistan, lasciando fuori i musulmani. Nello stesso anno, la revoca dello status speciale del Jammu e Kashmir, a maggioranza musulmana, è stata accompagnata da arresti e blocchi delle comunicazioni. Nel gennaio 2024 Modi ha presieduto la consacrazione del tempio di Ram ad Ayodhya, sul sito della moschea demolita da estremisti indù nel 1992. Un trionfo per il suo elettorato, un altro segnale di estraneità per molti cittadini musulmani.

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Attivisti portati via a forza (foto Ansa).

Queste tensioni non confluiscono automaticamente in un fronte comune con contadini, studentesse e Scarafaggi. Il nazionalismo indù conserva un consenso profondo, le opposizioni restano attraversate da rivalità e interessi diversi. Ma nelle mobilitazioni ricorre la richiesta di poter accedere alle opportunità e alle garanzie che il governo promette: un lavoro, la libertà di attraversare la città, istituzioni imparziali, il riconoscimento di un’appartenenza che non dipenda dalla religione. Modi, dopo aver già perso la maggioranza assoluta alle elezioni del 2024, è chiamato a dare risposte. Altrimenti il rischio è vedere incrinarsi un sistema nel quale si è sentito a lungo invincibile.

Avengers: Endgame, come cambia la percezione dei miliardari tecnocrati

In questi giorni è tornato al cinema Avengers: Endgame, l’ultimo film della saga Marvel che ha dominato i botteghini degli anni Dieci. Oltre a renderlo il titolo con più incassi di sempre, la seconda vita di Endgame serve a lanciare la volata al nuovo ciclo di film con cui Marvel mira a riportare il brand ai fasti del passato. La nuova edizione di Endgame contiene perciò alcune scene extra che hanno lo scopo di preparare il terreno per il primo film del ciclo: Avengers – Doomsday (uscita prevista: 18 dicembre). Ovviamente i fan più incalliti le hanno già dissezionate in ogni dettaglio, riempiendo la rete di teorie. A catalizzare l’attenzione è stato soprattutto una scena che richiama il primo film di Iron Man: Tony Stark (l’identità in borghese di Iron Man) forgia la celebre armatura rossa e dorata ma, al posto della maschera d’ordinanza, appare quella del super-cattivo della nuova saga, Doctor Doom, che oltretutto avrà il volto di Robert Downey Jr., lo stesso attore che aveva interpretato Tony Stark/Iron Man.

La sovrapposizione tra eroe e super-cattivo

Per gli appassionati, la scelta dello stesso attore pone soprattutto una questione di trama: quale rapporto esisterà tra i due personaggi? È possibile che, in virtù di qualche paradosso temporale di cui l’universo Marvel è pieno, i due personaggi siano in realtà una cosa sola? È una teoria affascinante ma, dato che quando parliamo di supereroi parliamo di uno dei massimi prodotti della cultura pop americana, è forse più interessante domandarsi cosa ci racconti, in termini politici e di psicologia collettiva, questa strana inversione di polarità dei personaggi interpretati da Robert Downey Jr. E perché il volto con cui la Marvel aveva reso pop l’immagine del miliardario tecnologico (Tony Stark/Iron Man) viene oggi utilizzato per rappresentare la figura, estremamente minacciosa, di un despota tecnocrate come Dottor Doom. Si tratta evidentemente di un ribaltamento che ci aiuta a leggere quanto sia cambiato, nel corso di due decenni, il sentiment del pubblico per i detentori del potere tecnologico.

Avengers: Endgame, come cambia la percezione dei miliardari tecnocrati
Robert Downey Jr (Ansa).

L’era Obama e la rappresentazione del capitalismo virtuoso

Il primo Iron Man uscì nel 2008. Era l’inizio dell’era Obama e Tony Stark offriva una sintesi particolarmente efficace tra due forme di capitalismo americano. Aveva ereditato un’impresa dell’industria militare, ma possedeva il talento e la creatività associati all’imprenditore della Silicon Valley. Poteva quindi rappresentare contemporaneamente la potenza industriale e bellica degli Stati Uniti e la promessa di rinnovarla, dopo gli errori dell’Iraq, attraverso lo spirito di iniziativa e l’eccezionale capacità di singoli inventori.
Da subito la figura di Stark/Iron Man era stata per questo associata ad alcuni degli imprenditori più in vista della Silicon Valley, all’epoca particolarmente popolari perché sembravano rappresentare una forma di capitalismo “virtuoso”, rispetto ai disastri combinati dai banker di Wall Street nel 2008.

Avengers: Endgame, come cambia la percezione dei miliardari tecnocrati
Iron Man (Ansa).

Il paragone Stark/Musk

Nessuno rispondeva a questo identikit meglio di Elon Musk. Musk sembrava perfetto per il ruolo di Tony Stark non solo perché era un personaggio un po’ eccentrico, ma anche perché, a differenza di altre figure, le sue società non si limitavano a sviluppare software ma avevano a che fare con l’hardware, proprio come quelle di Tony Stark. Lo stesso Musk aveva accolto l’investitura tanto da accettare di comparire in un cameo in Iron Man 2. Il paragone Stark/Musk funzionava anche perché attribuiva un significato pubblico a un successo privato. L’imprenditore capace di costruire automobili elettriche e razzi poteva essere considerato in grado di affrontare problemi che eccedevano il perimetro delle sue aziende: Tesla e il clima, SpaceX e il futuro della specie, Starlink e la connettività dei Paesi poveri. Dal canto suo Musk coltivava, all’epoca, una immagine se non da salvatore quantomeno da filantropo. E proprio come i supereroi, sembrava vivere secondo un ethos per cui «da grandi poteri derivano grandi responsabilità». Poi qualcosa, come ben sappiamo, è andato storto.

Avengers: Endgame, come cambia la percezione dei miliardari tecnocrati
Elon Musk (Ansa).

Il crescente disprezzo per i tecnocrati

L’accumulazione di potere tecnologico, economico e politico nelle mani di pochissime persone ha reso sempre più impopolari le aziende della Silicon Valley. Molte delle figure che, negli anni Dieci, venivano venerate sono oggi guardate con preoccupazione se non con disprezzo. Il che non ha solo cambiato la percezione delle loro attività ma ha trasformato anche il modo in cui i cosiddetti broligarchi si approcciano al pubblico. Dall’Elon Musk supereroe siamo passati al Musk che fa saluti nazisti su un palco e ammette di considerare l’empatia per i più deboli una qualità sopravvalutata. Il trumpismo e l’IA hanno fatto il resto e oggi gran parte dell’opinione pubblica statunitense mette la tecnologia in cima alla lista delle proprie preoccupazioni il futuro.

Avengers: Endgame, come cambia la percezione dei miliardari tecnocrati
Donald Trump (Ansa).

Marvel intercetta lo spirito dei tempi

Sempre molto abili a intercettare lo spirito dei tempi, gli sceneggiatori di Marvel hanno evidentemente deciso di utilizzare lo sdoppiamento di Robert Downey Jr., da Iron Man a Dottor Doom, anche per commentare questa trasformazione. Come Tony Stark, anche Dottor Doom indossa un’armatura ed è uno scienziato geniale. Tuttavia anziché usare il proprio potere a fin di bene, lo utilizza per costruire una specie di totalitarismo tecnologico globale, che ricorda da vicino le tesi del cosiddetto dark enlightment, un movimento che sta raccogliendo sempre più sostenitori nella Silicon Valley. Che dire a questo punto? Verrebbe quasi da invidiare i cittadini dell’universo Marvel. È vero che ogni due film, le loro città vengono rase al suolo ma almeno loro possono contare su Thor.

Eboli, Rocco: Serve nuova classe dirigente

EBOLI – «È arrivato il momento di cambiare davvero, superando una stagione politica che per troppo tempo ha alimentato contrapposizioni, personalismi e divisioni, senza riuscire a restituire alla città quella prospettiva di sviluppo e fiducia che merita». È questo il messaggio lanciato dall’avvocato Edoardo Rocco, candidato sindaco di Eboli e presidente del movimento Cosmo Innovatore, che torna a porre al centro del dibattito la necessità di un profondo rinnovamento della classe dirigente cittadina. Una riflessione che prende le mosse dalle recenti polemiche tra esponenti politici e che, secondo Rocco, rappresenta l’ennesima dimostrazione di quanto sia necessario andare oltre le dinamiche del passato. Il confronto politico, infatti, non può esaurirsi in una continua resa dei conti tra protagonisti di stagioni amministrative precedenti, mentre la comunità attende risposte concrete sui temi dello sviluppo, dei servizi, del lavoro, della vivibilità urbana e delle opportunità per le nuove generazioni. «Eboli non può restare prigioniera dei soliti volti, delle appartenenze precostituite e di un sistema di contrapposizioni che rischia di allontanare sempre più i cittadini dalla partecipazione democratica. Non si tratta di mettere in discussione le persone per pregiudizio, ma di riconoscere che una città complessa come la nostra ha bisogno di energie nuove, competenze diverse e una classe dirigente capace di guardare al futuro, senza continuare a riproporre schemi che hanno ormai esaurito la loro spinta propulsiva». Da qui l’appello a costruire un progetto che coinvolga l’intera società civile, aprendosi a giovani, professionisti, imprenditori, lavoratori, associazioni e cittadini che, pur possedendo capacità ed esperienze preziose, spesso restano lontani dalla politica attiva. L’obiettivo è allargare il perimetro della partecipazione, facendo incontrare sensibilità differenti intorno a un programma condiviso per il rilancio della città. «La rinascita di Eboli non può essere proprietà esclusiva di un partito, di una corrente o di una singola personalità. Deve diventare una responsabilità collettiva. Per questo intendiamo superare gli steccati ideologici e partitici, senza rinnegare le idee e i valori di ciascuno, ma mettendo al primo posto il bene comune. Le competenze, l’onestà, la disponibilità al servizio e la capacità di realizzare progetti devono contare più delle vecchie appartenenze». È la prospettiva di un movimento civico che ambisce a federare esperienze, professionalità e sensibilità diverse, restituendo ai cittadini un ruolo da protagonisti. Non una semplice aggregazione elettorale, dunque, ma un percorso di partecipazione e formazione politica che possa costruire, nel tempo, una nuova generazione di amministratori preparati, trasparenti e indipendenti. In questa visione, i giovani rappresentano una risorsa fondamentale, non una presenza da esibire durante le campagne elettorali. Devono poter contribuire alle scelte, assumere responsabilità e acquisire le competenze necessarie per governare Eboli anche negli anni a venire. «Dobbiamo creare le condizioni affinché, già dal 2032 o anche prima, una nuova classe dirigente ebolitana sia pronta a raccogliere il testimone, con idee, capacità e senso delle istituzioni». Rocco ribadisce inoltre la propria disponibilità a mettere l’impegno amministrativo al servizio esclusivo della comunità, dichiarando di voler rinunciare a qualsiasi compenso per l’attività politica. Una scelta che, nelle intenzioni del candidato sindaco, vuole rappresentare un segnale di discontinuità e un richiamo alla necessità di recuperare credibilità e fiducia nei confronti delle istituzioni. «Non promettiamo miracoli e non pensiamo che basti cambiare qualche nome per risolvere i problemi di Eboli. Serve un metodo nuovo, fondato sulla trasparenza, sulla competenza, sull’ascolto e sulla partecipazione. Ma bisogna avere il coraggio di cominciare, rompendo con quelle logiche che hanno trasformato troppo spesso la politica in un confronto tra gruppi contrapposti, anziché in uno strumento per migliorare la vita delle persone». Il messaggio di Edoardo Rocco si chiude con un invito rivolto alla città: «Eboli appartiene ai suoi cittadini, non a una ristretta cerchia di protagonisti della politica. È il momento di coinvolgere chi ha voglia di fare, chi crede nelle istituzioni e chi desidera contribuire senza chiedere nulla in cambio. Cosmo Innovatore vuole essere una casa aperta, un luogo d’incontro per costruire una proposta civica autentica, oltre le bandiere e gli interessi particolari. La rinascita di Eboli comincia dalla capacità di credere che un futuro diverso sia possibile e dalla volontà di costruirlo insieme».

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Salerno. Per il turismo, riflettiamo sui numeri

di Alfonso Malangone*

I risultati conseguiti nel 2025 dalla Città nel settore del turismo, già commentati nel precedente intervento (Cronache 07/10), non possono considerarsi appaganti. Con i numeri forniti dall’Istat, cioè 225.410 arrivi e 632.426 pernottamenti, la percentuale di occupazione delle strutture alberghiere corrisponde ad appena il 23,4% della complessiva capacità ricettiva annua pari a 2.693.700 posti letto. Le tabelle questo dicono, purtroppo, anche se non è provato che i metodi di rilevazione siano ineccepibili. In effetti, è ben noto agli operatori del settore che il sistema meriti tuttora una ‘messa a punto’, probabilmente realizzabile con la piena operatività del portale web regionale, il ‘Sinfonia Turismo Smart’, avviato nel Maggio 2025 per centralizzare la gestione amministrativa delle strutture e la raccolta dati ai fini statistici. Quando andrà a regime, la Campania sarà allineata alle altre Regioni già dotate di efficienti sistemi di rendicontazione. In ogni caso, è certo che oggi c’è ancora tanto da fare per attrarre flussi turistici più adeguati alle dotazioni della Città per posizione geografica, per ricchezza storico-culturale, per forza della tradizione e del folklore. Il primo passo deve essere quello di raggiungere, subito, il 30% di copertura dei posti letto, con l’obiettivo di arrivare almeno al 40% entro il 2030. Cioè, nel 2027 i pernottamenti dovrebbero arrivare a 800.000 per salire, poi, almeno al milione. Questo richiede l’elaborazione di un complessivo programma annuale, coerente e sostenibile dal punto di vista finanziario, volto a trasformare la Città in luogo di ‘destinazione’ dei flussi ribaltando, finalmente, la funzione di ‘distribuzione’ degli stessi in favore di altre località. Questa condizione, non è difficile da dimostrare. Il movimento turistico effettivo non si può quantificare contando le persone che gironzolano parlando inglese o spagnolo, ma la porzione di esse che decide di pernottare in Città. Infatti, secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo, è definibile ‘turista’ solo chi viaggia in paesi diversi dalla sua residenza anagrafica e vi trascorre almeno una notte. Chi non soddisfa questa condizione è un ‘escursionista’ (fonte: WTO), cioè un visitatore di passaggio. E’ evidente che, per calcolare l’effettivo apporto del turismo all’economia della Città, si deve prima procedere alla divisione in due gruppi del flusso complessivo poiché solo il turista vero è in grado di apportare ricchezza acquistando beni e servizi, mentre un escursionista ‘mordi e fuggi’ arriva in gruppo, magari portando da casa la frittata di maccheroni o il panino imbottito per una mezza giornata di baldoria. Ovviamente, chi più ne sa, può aggiungere senza problemi, e può modificare o anche integrare la riflessione. Ciò premesso, per fare le giuste riflessioni, si deve disporre di indicatori oggettivi e di parametri affidabili confrontabili durevolmente nel tempo e nello spazio. Altrimenti si diffondono narrazioni o favole. Di fatto, per la quantificazione dei turisti, è l’Istat a fornire i dati del 2025 secondo la seguente tabella: Un primo commento è immediatamente possibile: diversamente da quanto generalmente si pensa, è il mese di Agosto a denunciare la maggiore percentuale di occupazione, insieme a Luglio e Novembre, mentre in tutti gli altri le permanenze si equivalgono, persino a Dicembre e Gennaio con Luci di Artista. Un secondo è frutto di un consulto con l’Intelligenza Artificiale che, relativamente ai flussi estivi, ha messo in evidenza l’incidenza dei pernottamenti collegati ai viaggi in Costiera Amalfitana (quella Cilentana è tuttora fuori gioco) dove i prezzi sono diventati davvero proibitivi. In Città, si paga molto meno per un posto letto. In particolare ha riferito della delusione espressa dagli operatori commerciali per la debolezza dell’offerta turistica, ritenuta frammentata, priva di identità e minata da carenze organizzative. Ma, si era nel 2025. Passando ai flussi degli escursionisti, va sottolineata l’assenza di un efficace sistema di quantificazione collegabile alle motivazioni dei viaggi tra chi viene per un pomeriggio al sole, una manifestazione o una cena. Qualcosa, però, si può dire, sia pure con la dovuta approssimazione. Un primo dato è fornito dall’Autorità Portuale per le biglietterie del Masuccio e del Manfredi. Nel 2025, le partenze dai due imbarchi sono state 653.068, di cui 391.711 nei mesi da Giugno a Settembre. Calcolando anche i rientri, l’A,P. quantifica in 1.250.035 i passaggi di persone che, però, possono aver consumato solo un caffè o un gelato tra Stazione Ferroviaria e moli. Per le crociere, sono stati segnalati 108 approdi con almeno 150.000 passeggeri (fonti: varie). Di questi, però, la stragrande maggioranza ha affollato gli autobus per Paestum, Pompei o la Costiera Amalfitana (in quella Cilentana ci si va a sperdere), mentre una quota residuale ha girovagato neppure frequentando i ristoranti, visto che sulle navi da crociera si mangia in continuazione. Poi, ci sono stati gli arrivi per altre motivazioni e, sul podio, per le Luci d’Artista. Altra volta, una misurazione attendibile ha quantificato gli arrivi in 650/700.000 escursionisti provenienti soprattutto dalle Regioni del centro-sud e anche con la formula dei viaggi ‘a costo fisso’, comprese la sosta per la pizza e la visita all’Ikea di Baronissi o al Maximall di Pontecagnano o a qualche altro centro commerciale lungo il tragitto. Comunque sia, il movimento degli escursionisti dovrebbe aver portato almeno 1.600.000 persone, benché per poche ore. Se questi sono i numeri, una prima riflessione è naturale: lo sviluppo del settore è possibile aggregando escursionisti e turisti con proposte ‘golose’, diversificate, identitarie e della tradizione, incentrate su servizi di qualità, sull’utilizzo di spiagge balneabili, su eventi di richiamo almeno nazionale, su percorsi storico-culturali, sul recupero di molte strutture in abbandono o degradate, come gli Archi di via Arce, su mostre e fiere, su gare sportive amatoriali e, perché no, sul volo degli aquiloni. Tutto questo deve poggiare su modalità di gestione più strutturate da orientare in funzione delle motivazioni che spingono i flussi interni ed esteri nel rispetto delle variabili stagionali. Un connazionale, abituato alle ricchezze ambientali e artistiche del paese, viene per conoscere e confrontare; uno straniero, portatore di una prevalente cultura scientifica, viene per meravigliarsi ed emozionarsi di fronte alle memorie storico-culturali, alle opere dell’ingegno, del talento, della tradizione e all’umanità della nostra gente. Se vogliono altro, vanno a Dubai o in Costa Azzurra. In conclusione, l’aumento dei flussi stanziali è subordinato alla elaborazione di un ‘progetto di ospitalità’ che metta in mostra l’anima della Città con offerte identitarie, valide tempo per tempo r rispettose di standard qualitativi adeguati alle migliori esigenze della potenziale clientela. Magari, si potrebbe cominciare, già da subito, con i bagni pubblici. E’ necessario convincersi che solo ritornando al passato, la Città potrà avere un futuro. Sono solo parole? No, se ne parlerà la prossima volta. Salerno ha bisogno di amore vero.

*Ali per la Città P.S.: i dati e le informazioni sono state acquisite dal web. Si fa salvo ogni errore.

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Recommerce: luci e ombre del boom dell’usato

C’è stato un tempo in cui vendere oggetti usati significava soprattutto liberare cantine e armadi, provando a recuperare qualche soldo extra. Oggi, invece, l’economia di seconda mano diventa sempre più una risposta strutturale al caro-vita, sulla quale le piattaforme digitali stanno costruendo attività miliardarie. A misurare più di recente il cambiamento è stato il Recommerce Report 2026 di eBay, realizzato su oltre 10 mila consumatori di 10 Paesi: in Italia il 77 per cento degli intervistati considera il second hand importante per le proprie finanze, 7,6 punti in più rispetto alla media globale; il 43 per cento ha venduto online almeno un oggetto usato nell’ultimo anno contro il 38 per cento a livello internazionale, percentuale che nella fascia d’età tra i 30 e i 40 anni sale al 51 per cento.

Recommerce: luci e ombre del boom dell’usato
L’app di eBay (via Unsplash).

Liberare spazio, meno sprechi e guadagni extra

Ma il fenomeno non si esaurisce qui: tra le motivazioni di chi vende, al primo posto resta la necessità di «fare ordine e liberare spazio» (63 per cento degli intervistati), seguita dalla «volontà di ridurre gli sprechi» (51 per cento) e dalla «ricerca di un guadagno aggiuntivo» (43 per cento). La combinazione di questi impulsi distingue il recommerce dal vecchio mercato dell’usato: lo stesso utente può infatti (ri)vendere per integrare il proprio reddito e comprare per spendere meno, alimentando un circuito nel quale ogni oggetto diventa allo stesso tempo risparmio, liquidità e merce.

Un boom trainato dal digitale

Non è un fenomeno passeggero: nei prossimi 12 mesi l’87 per cento degli acquirenti italiani prevede di comprare usato almeno quanto oggi e il 37 per cento pensa di aumentare gli acquisti (il 43 per cento è rappresentato dalla Generazione Z). L’abbigliamento rimane un po’ ovunque la categoria principale, ma ci sono anche libri, vinili, videogiochi, elettronica, prodotti per la casa, scarpe e oggetti da collezione. Va da sé che nulla di tutto questo sarebbe potuto avvenire senza la spinta del digitale: il 41 per cento degli italiani coinvolti nella ricerca eBay acquista prodotti di seconda mano primariamente online, contro una media globale del 28 per cento (tra i più giovani si arriva addirittura al 58). Le piattaforme, del resto, hanno eliminato molti degli ostacoli che un tempo frenavano l’usato, e app create ad hoc hanno semplificato ulteriormente il sistema: permettono di pubblicare un annuncio in pochi secondi, suggeriscono il prezzo, gestiscono spedizione e pagamento. Per dare un’idea delle dimensioni del fenomeno, su Vinted, società di recommerce nata nel 2008 a Vilnius, in Lituania, nel 2025 sono stati scambiati prodotti per 10,8 miliardi di euro, il 47 per cento in più rispetto all’anno precedente. I ricavi hanno raggiunto 1,1 miliardi, con un utile netto di 62 milioni.

Recommerce: luci e ombre del boom dell’usato
L’app di Vinted (via Unsplash).

Quando la ricerca dell’offerta diventa impresa

È un mercato che fa bene, e piace, anche ai consumatori. Sempre secondo Vinted, nel 2025 gli utenti europei avrebbero risparmiato 21,6 miliardi di euro acquistando moda per adulti sulla piattaforma anziché ai prezzi originari del nuovo, con uno sconto medio del 72 per cento. E non c’è solo il mero risparmio. Accanto a chi vende i vestiti che non indossa più sono comparsi anche utenti che acquistano espressamente per rivendere e guadagnare, cercando prodotti sottoprezzati e organizzando la propria presenza online come una piccola impresa. Tant’è che, in alcuni casi, può scattare l’obbligo di aprire la partita Iva. A fare la differenza è il carattere dell’attività: vendere occasionalmente oggetti personali, anche ricavandone somme consistenti, non equivale a esercitare un’impresa; acquistare per rivendere, pubblicare inserzioni con continuità e organizzarsi con finalità di guadagno potrebbe esserlo. Esiste poi una soglia legata alla DAC7, la direttiva europea che riguarda sia Vinted sia eBay: se in un anno solare un utente conclude almeno 30 vendite oppure incassa più di 2 mila euro, la piattaforma deve raccoglierne i dati e comunicarli alle autorità fiscali. Ciò non significa automaticamente dover pagare imposte o aprire la partita Iva: Vinted precisa che, in linea generale, la vendita di beni personali non è tassata, e anche eBay chiarisce che la comunicazione non modifica gli obblighi fiscali già esistenti. Le informazioni, però, possono consentire al Fisco di distinguere più facilmente chi svuota saltuariamente l’armadio da chi vende in modo abituale e organizzato.

Recommerce: luci e ombre del boom dell’usato
Un mercato dell’usato (via Unsplash).

Il second hand rischia di riprodurre la logica del consumo veloce

Per una parte dei consumatori, insomma, il second hand è un modo per recuperare un extra e continuare ad acquistare a dispetto dell’inflazione e dei redditi sotto pressione; sempre più spesso, poi, il possibile valore di rivendita entra nel calcolo già in fase di acquisto, e vestiti, accessori o smartphone vengono valutati anche in base alla rapidità con cui potranno tornare sul mercato. Tutto questo, però, contiene anche una contraddizione: comprare usato può ridurre la spesa per ogni singolo prodotto, ma non necessariamente la spesa complessiva. Prezzi bassi, notifiche, offerte e possibilità di rivendere ciò che non serve più possono incoraggiare acquisti più frequenti, riproducendo nel second hand la stessa logica del consumo veloce che dovrebbe contrastare. Anche il beneficio ambientale dipende dal fatto che l’usato sostituisca davvero un prodotto nuovo, anziché aggiungersi a ciò che non avremmo comprato. L’economia di seconda mano vive dunque su un doppio binario: da una parte risponde al bisogno di spendere meno, recuperare denaro e prolungare la vita degli oggetti; dall’altra genera un nuovo mercato, governato da aziende che guadagnano su servizi, pagamenti e logistica di milioni di transazioni tra privati. La vera novità è che, con stipendi che faticano a tenere il passo con i prezzi e piattaforme sempre più efficienti, comprare e rivendere usato sta diventando una componente ordinaria dell’economia familiare.

La politica prima del potere (I parte)

Luigi Snichelotto

Non amo scrivere di politica. Forse è proprio per questo che, questa volta, ho deciso di farlo. Mi interessa capire come siamo arrivati a chiedere a chi ci rappresenta di essere continuamente riconoscibile, mentre diventa più difficile riconoscere il progetto che dovrebbe rappresentare. La domanda non è se la politica di ieri fosse migliore di quella di oggi. Sarebbe una scorciatoia nostalgica. Il dubbio è un altro: una democrazia può funzionare bene quando la ricerca del consenso immediato prevale sulla preparazione e la visibilità pesa più della responsabilità? Ricordo un tempo in cui la politica sembrava quasi una “materia” da studiare. Bisognava appassionarsene per poterla frequentare davvero. Chi avesse avuto voglia di partecipare cominciava generalmente un lento cammino di avvicinamento. Entrava nella sezione di un partito, ascoltava, osservava, interveniva. E, nello stesso tempo, veniva osservato. Chi c’era prima valutava, soppesava, cercava nel nuovo arrivato quegli elementi che, ancora da istruire e disciplinare, potevano renderlo interessante per una futura partecipazione. Prima delle capacità individuali contava spesso la coerenza con una storia, una cultura, una visione della società. Non bastava voler fare politica. Bisognava impararla. Naturalmente non voglio costruire l’immagine romantica di un mondo che non è mai esistito. Anche allora c’erano ambizioni, raccomandazioni, correnti, fedeltà personali e lotte di potere. Le organizzazioni potevano trasformarsi in apparati chiusi e l’appartenenza poteva contare più del merito. La politica non è mai stata un seminario per anime pure. Si occupa della parte più complessa della convivenza: interessi differenti, aspirazioni, conflitti, mediazioni, potere. Proprio per questo, però, dovrebbe avere bisogno di persone preparate a comprenderla. La Repubblica nata dalle macerie della guerra conobbe scontri ideologici durissimi, clientelismi, corruzione e una crescente occupazione partitica degli spazi pubblici. Dentro quel sistema, tuttavia, esistevano anche percorsi di formazione. Sezioni, federazioni, movimenti giovanili, sindacati, associazioni e amministrazioni locali potevano offrire occasioni per incontrare problemi reali e misurare le proprie convinzioni con quelle degli altri. Quei luoghi svolgevano funzioni diverse e non erano tutti ugualmente aperti. Permettevano comunque, in molti casi, di conoscere la politica prima di esercitarne le responsabilità maggiori. Si imparava a parlare, certamente, ma anche ad ascoltare. A proporre una mozione e a perderla. A costruire una maggioranza e a rappresentare una minoranza. Ad amministrare un comune, leggere un bilancio, discutere con chi apparteneva allo stesso partito ma la pensava diversamente. Si poteva imparare perfino una delle cose più difficili per chi esercita il potere: non avere sempre ragione. Era una gavetta politica. Non garantiva persone migliori. Concedeva però tempo per comprendere la macchina nella quale si sarebbe entrati e per lasciare agli altri qualche elemento con cui giudicare chi chiedeva di guidarla. Il tempo, naturalmente, non basta. Si può accumulare esperienza e utilizzarla soprattutto per conservare la propria posizione. La formazione diventa utile quando obbliga a verificare le idee e a correggere gli errori. Altrimenti anche la gavetta può ridursi a un’attesa disciplinata davanti alla porta del potere. Qui vedo una distinzione che merita attenzione. Un partito può insegnare a ragionare oppure insegnare ad adeguarsi. Può cercare persone capaci di discutere la linea comune oppure persone capaci soprattutto di ripeterla. Nella prima situazione prepara una classe dirigente; nella seconda rischia di riprodurre un ceto fedele a se stesso. Le due possibilità potevano convivere ieri e possono convivere oggi. Per giudicare un sistema di selezione bisogna osservare anche che cosa accade a chi pone una domanda scomoda, dissente con argomenti o riconosce un errore della propria parte. Le culture politiche offrivano comunque riferimenti riconoscibili. La sinistra discuteva di uguaglianza, lavoro, redistribuzione e ruolo dello Stato. La cultura cattolico-democratica ragionava sulla mediazione sociale, sulla famiglia, sui corpi intermedi e sulla solidarietà. Le culture liberali insistevano sulla libertà individuale, sulle istituzioni e sui limiti del potere pubblico. Le diverse destre attribuivano centralità all’identità nazionale, all’autorità e alla tradizione. Questa sintesi non rende giustizia alle differenze interne, alle trasformazioni né alle distanze storiche fra quei mondi. Aiuta però a ricordare che lo scontro si organizzava anche intorno a interpretazioni riconoscibili della società. Si poteva essere radicalmente contrari. Ma si capiva abbastanza chiaramente su cosa si fosse contrari. Una proposta sul lavoro rimandava a un’idea dei rapporti fra impresa, lavoratori e Stato; una scelta sulla scuola esprimeva una concezione della persona e delle opportunità da offrirle. Non sempre i comportamenti erano coerenti con le dichiarazioni. Eppure le dichiarazioni fornivano almeno un termine di confronto: si poteva chiedere conto della distanza fra ciò che un partito sosteneva e ciò che faceva. Una cultura politica serviva anche a rendere riconoscibili le contraddizioni di chi pretendeva di rappresentarla. La democrazia vive della possibilità di scegliere fra persone differenti e fra differenti progetti di società. Il volto di chi guida ha un’importanza comprensibile: ispira fiducia, rende una proposta più vicina, permette di attribuire responsabilità. Il problema nasce quando il progetto diventa un accessorio della persona. Se una posizione cambia, dovremmo poter discutere le ragioni del cambiamento. Quando invece l’appartenenza coincide soprattutto con la fiducia nel capo, rischiamo di difendere una scelta perché è sua, anche dopo avere sostenuto il contrario. La coerenza finisce allora per essere misurata dalla fedeltà alla persona. Ed è qui che nasce il mio interrogativo. Non se fossero migliori i politici di ieri. Ma se fosse migliore la macchina che li preparava. Perché anche una macchina imperfetta può produrre competenze, mentre una selezione costruita prevalentemente sull’immediatezza rischia di premiare soprattutto la capacità di conquistare attenzione. Attenzione e competenza possono incontrarsi, ma non coincidono. Saper farsi ascoltare è necessario a chi vuole rappresentare gli altri. Occorre poi avere qualcosa da dire, conoscere ciò di cui si parla e accettare che le proprie parole siano confrontate con i risultati. Chi comprende la complessità di un problema tende a spiegare, distinguere, introdurre condizioni e variabili. Chi deve imporsi in pochi secondi è spinto verso la semplificazione. Il primo dice: “Dipende”. Il secondo è tentato di dire: “È così”. Molte scelte democratiche abitano dentro quel “dipende”, perché devono tenere insieme diritti, risorse limitate e conseguenze differenti. Questo non significa che tutti i princìpi siano negoziabili o che ogni certezza sia sospetta. Significa riconoscere che una risposta sicura, da sola, non dimostra la conoscenza della domanda. La competenza politica, d’altra parte, non coincide con il possesso di un titolo di studio o con la specializzazione in una materia. Governare richiede conoscenze che nessuno può possedere da solo. Serve la capacità di scegliere collaboratori preparati, comprendere le alternative, interrogare gli esperti e assumere una decisione che rimane politica. Un tecnico può spiegare costi ed effetti di una misura; stabilire quali obiettivi perseguire e come distribuire quei costi implica un giudizio sul quale i cittadini devono poter intervenire. La preparazione aiuta la rappresentanza quando rende quel giudizio più consapevole e controllabile. Anche per questo diffido dell’idea che alla democrazia basti affidarsi ai più istruiti. L’esperienza di un lavoratore, di un imprenditore, di chi si occupa della cura o di chi vive un servizio pubblico può far emergere aspetti che una buona relazione tecnica non vede. Nessuna categoria possiede da sola la conoscenza del Paese. Una politica capace di formarsi dovrebbe saper mettere in relazione queste esperienze, senza trasformare il linguaggio specialistico in una barriera all’ingresso. La preparazione dovrebbe allargare la partecipazione, non diventare il pretesto per riservarla a pochi. Pensiamo a una scelta comunale apparentemente semplice: destinare un edificio a un servizio per anziani, a uno spazio per i giovani oppure a uffici amministrativi. Ciascuna proposta può rispondere a un bisogno reale. Il bilancio aiuta a capire che cosa sia sostenibile, ma non risolve da solo il conflitto fra le priorità. Chi amministra deve ascoltare, valutare gli effetti, scegliere e spiegare anche a chi rimarrà insoddisfatto perché abbia deciso in quel modo. È in passaggi come questo che si vede la distanza fra annunciare una soluzione e assumersi il compito di realizzarla. Una palestra politica dovrebbe mettere alla prova anche questa capacità. Il dissenso può segnalare un costo ignorato o un bisogno trascurato. Non tutte le richieste possono essere accolte, naturalmente. La responsabilità consiste anche nel dire di no, rendendo comprensibili le ragioni del limite. Resta il problema di chi abbia accesso a questa palestra. Una formazione chiusa nelle proprie consuetudini può escludere proprio le energie che le servirebbero. Se per essere ascoltati bisogna parlare sempre il linguaggio dell’apparato, avere le relazioni giuste o poter dedicare una quantità di tempo incompatibile con il proprio lavoro, la partecipazione rischia di diventare una possibilità diseguale. Il valore delle vecchie organizzazioni va dunque misurato anche attraverso le porte che aprivano e quelle che lasciavano chiuse. Ricordarne la funzione formativa non autorizza a dimenticarne i limiti. Forse è proprio la memoria a suggerirci talvolta un ordine maggiore di quello che esistesse davvero. Quando ero ragazzo il mondo sembrava arrivare più lentamente. Porto con me il ricordo della provincia italiana, della sua apparente calma, di una spensieratezza che probabilmente attribuisco al mondo mentre apparteneva soprattutto alla mia età. Per questo diffido della frase: “Una volta era meglio”. La memoria è un editor formidabile: taglia ciò che ci ha fatto soffrire e qualche volta migliora persino le scene che decide di conservare. Anche chi scrive del passato deve lasciarsi interrogare dal proprio ricordo. Quando cominciò a cambiare tutto? Una data precisa probabilmente non esiste. Anche i partiti di massa avevano leader forti. Tra la caduta del Muro di Berlino e la crisi italiana dei primi anni Novanta si colloca però una svolta decisiva. La fine della Guerra fredda modificò il contesto nel quale quei partiti avevano costruito la propria identità, indebolendo molte appartenenze. In Italia, le inchieste di Mani Pulite portarono alla luce un sistema di corruzione e contribuirono, insieme ad altri fattori, a una crisi politica profonda. Sarebbe riduttivo attribuire a un solo evento la dissoluzione di un equilibrio già attraversato da contraddizioni. Quella frattura sarà il centro della prossima riflessione. Qui interessa una conseguenza: quando un’organizzazione perde credibilità, possono indebolirsi anche le funzioni utili che svolgeva. E ciò che prende il suo posto non eredita necessariamente la capacità di formare, collegare e rappresentare. La vecchia politica, criticata per essere chiusa e autoreferenziale, ha lasciato progressivamente spazio a forme di comunicazione più dirette. Ma l’apertura della comunicazione non garantisce, da sola, l’apertura della decisione. Nella sezione si poteva discutere, votare, litigare, qualche volta uscire sbattendo la porta. Quella porta esisteva e dietro di essa c’era un luogo nel quale la politica prendeva forma prima di arrivare nelle istituzioni. Poteva essere un luogo insufficiente, persino respingente. La domanda è quali occasioni abbiamo costruito per sostituirlo e migliorarne la funzione. Oggi possiamo commentare un leader in tempo reale, applaudirlo o contestarlo, condividere una dichiarazione con migliaia di persone. Siamo apparentemente molto più vicini al potere. Eppure dovremmo chiederci se siamo davvero più vicini alla decisione. Poter reagire a una proposta è diverso dal contribuire a formularla, discuterne le alternative e controllare ciò che accade dopo. La disponibilità di un canale attraverso cui esprimersi non dimostra, da sola, che qualcuno abbia assunto il compito di ascoltare. Vale per una piattaforma digitale come valeva per una riunione organizzata soltanto per ratificare quanto era già stato deciso. Se si indebolisce l’organizzazione, può aumentare il peso del leader. La personalizzazione può rendere più riconoscibili le responsabilità: sapere chi decide permette anche di sapere chi giudicare. Il problema nasce quando il leader smette progressivamente di rappresentare una comunità politica e diventa egli stesso la comunità politica. Il partito rischia allora di passare da luogo nel quale si seleziona una guida a organizzazione costruita intorno a una guida. Nel primo caso chi dirige assume temporaneamente la responsabilità di qualcosa che lo precede e può continuare dopo di lui. Nel secondo, la continuità del progetto rischia di dipendere dalla permanenza della stessa persona. La politica dell’io chiama in causa anche il rapporto che noi cittadini costruiamo con chi ci rappresenta. Possiamo chiedergli di dare forma alle nostre domande oppure affidargli il compito di rassicurarci, confermando ciò che già pensiamo. Possiamo tollerare una spiegazione scomoda o premiare soprattutto chi ci promette che il problema sia sempre altrove. Anche la qualità della domanda politica contribuisce alla qualità dell’offerta. Questo non cancella le responsabilità maggiori di chi dispone del potere; ci ricorda però che la democrazia vive dentro una relazione e che nessuno può osservarla come se ne fosse completamente estraneo. Per ora rimango sulla domanda iniziale. Quali capacità deve possedere una persona per ottenere il potere, e quanto quelle capacità servono poi a esercitarlo bene? Se i due percorsi si allontanano, il problema riguarda la qualità della nostra rappresentanza. Una democrazia deve poter scegliere chi la governa e conservare la possibilità di capire perché lo scelga. È su questa consapevolezza, fragile e mai acquisita una volta per tutte, che vorrei continuare a ragionare. Il prossimo passaggio ci porterà dentro gli anni in cui un sistema finì e il suo futuro rimase ancora da scrivere. .

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Rossella Vingiani debutta nel Trovatore

di Olga Chieffi

Grande attesa per l’allestimento de’ Il Trovatore di Giuseppe Verdi, per la Stagione d’Opera e di Balletto della Fondazione Teatro Petruzzelli. L’opera rappresenta il vertice dell’architettura drammatica e musicale dell’Ottocento, unendo l’eredità del belcanto di Rossini, Bellini e Donizetti con l’inconfondibile energia, la passione e la vena malinconica tipiche del compositore di Busseto. Ambientato in un’atmosfera notturna e cavalleresca, Il Trovatore porta in scena personaggi emblematici e passioni travolgenti: dall’amore alla gelosia, dall’eroismo agli affetti familiari più profondi. La trama svela una vicenda fitta di pathos, segnata da un antico infanticidio, dalla rivalità tra due fratelli ignari del loro legame di sangue, e dalla figura di una figlia determinata a vendicare la propria madre difendendo al tempo stesso un figlio non suo. Elemento centrale del racconto è il fuoco, simbolo tangibile e metaforico dei sentimenti brucianti che animano i protagonisti. La produzione del Petruzzelli avrà la regia di Davide Livermore, supportato dallo scenografo Giò Forma, con i costumi Anna Verde e il disegno luci di Antonio Castro e i video D-Wok. La prima dello spettacolo, con l’ allestimento scenico del Teatro Regio di Parma, è in programma domani alle 20,30 al Teatro Petruzzelli. Sul podio dell’ Orchestra del Teatro e del coro preparato dal maestro Alfonso Caiani ci sarà il direttore Vincenzo Milletarì. Per questo atteso debutto, la produzione schiera un cast vocale di prim’ordine: Daranno vita all’opera: Amartuvshin Enkhbat sarà il Conte di Luna, ruolo che condividerà con Serban Vasile, Alessia Panza darà voce a Leonora, mentre il secondo cast saluterà in palcoscenico Vittoria Yeo, Silvia Beltrami e Chiara Mogini saranno Azucena, i tenori Fabio Sartori e Ivan Magrì, il Trovatore Manrico, Alessio Cacciamani, Ferrando, Murat Can Guvem, Ruiz, Raffaele Pastore, un messo e Pasquale Arcamone, un vecchio zingaro. L’universo drammaturgico di Giuseppe Verdi trova una delle sue vette più oscure e affascinanti nel Trovatore, un’opera dominata dal fuoco, dalla vendetta e dal fatalismo orchestrale, all’interno della quale la figura di Ines, che vedrà debuttare il soprano napoletano Rossella Vingiani, pupilla di Donata D’Annunzio, vincitrice di diversi concorsi, sul palcoscenico del prestigioso massimo barese, finisce spesso per occupare un perimetro erroneamente liquidato come marginale. Dal punto di vista prettamente musicologico, il personaggio di Ines rientra nell’alveo della cosiddetta seconda donna, una figura di supporto drammatico e strutturale ereditata dalla tradizione belcantistica e qui piegata alle esigenze del realismo drammaturgico verdiano degli anni Cinquanta dell’Ottocento. Lungi dall’essere un mero pretesto di scena per consentire le pause della protagonista, Ines svolge una funzione architettonica imprescindibile: è l’interlocutrice ideale a cui Leonora confessa le proprie pulsioni e la memoria della prima apparizione del Trovatore, fungendo da cassa di risonanza morale e presagio del destino tragico che incombe sui protagonisti. Il suo intervento nella celebre cavatina-racconto “Tacea la notte placida” non è solo una guida narrativa per l’ascoltatore, ma un contrappunto razionale alle vertigini liriche di Leonora; dove Ines avverte il pericolo e richiama all’osservanza del senso di realtà la protagonista che trascende nella dimensione dell’idealizzazione amorosa. Sotto il profilo vocale, la scrittura di Ines richiede una voce ben timbrata e centrata, omogeneo e da un’emissione composta, incapace di rivaleggiare per peso drammatico o estensione con le campate melodiche di Leonora, ma indispensabile per garantire l’equilibrio dei concertati e la solidità dei recitativi. Il contrasto timbrico che Verdi instaura tra Leonora e Ines replica una dialettica vocale collaudata, si pensi al rapporto tra Desdemona ed Emilia, dove la seconda donna si muove in un registro medio-centrale senza grandi sfoghi acuti, incarnando una vocalità piana, quasi prosastica, che risalta per antitesi rispetto ai virtuosismi e ai filati celestiali della protagonista. Proprio questa sobrietà trasforma Ines nell’incarnazione del coro tragico greco in scala ridotta: la sua voce rappresenta la voce della prudenza umana, schiacciata dall’impeto inarrestabile delle passioni di Manrico, Azucena e del Conte di Luna, confermando come anche il dettaglio vocale più contenuto della drammaturgia verdiana sia intriso di un preciso rigore formale e semantico.

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Salernitana, l’ex Colombo: Problemi di spogliatoio

Vola Colombo e la capolista se ne va. Titolavano così i giornali locali e nazionali quando, nel marzo del 2015, un suo colpo di testa permise alla Salernitana di sbancare il Via del Mare di Lecce. Un colpaccio che consentì alla formazione di Leonardo Menichini di blindare la vetta della classifica e di tenere a debita distanza un Benevento quanto mai agguerrito, ma che dovette arrendersi a cospetto dello strapotere della Bersagliera. Quella allestita dall’ex direttore sportivo granata Angelo Fabiani era un’autentica corazzata, una squadra composta da calciatori di categoria nettamente superiori che, trascinati da una tifoseria super, dominarono a suon di record un girone difficilissimo e ricco di insidie. In quella formazione era titolare inamovibile Riccardo Colombo, uno degli esterni più forti che la Salernitana abbia avuto negli ultimi 15 anni. Un moto perpetuo sulla corsia di competenza, quel mix tra qualità e quantità di cui tanto ci sarebbe bisogno anche oggi. A poche ore dal derby con la Scafatese, la redazione di Cronache lo ha intervistato in esclusiva parlando di passato, presente e futuro. Ecco le sue dichiarazioni:
-9 dalla vetta e derby decisivo per Serse Cosmi. Se lo aspettava?
“Francamente no. Salerno, per blasone e passione, dovrebbe competere per le prime due posizioni e non è assolutamente concepibile si ritrovi in una zona quasi anonima della classifica. Non vivo lo spogliatoio e non conosco le dinamiche interne, ma chi indossa la maglia granata dovrebbe sempre scendere in campo con un altro tipo di mentalità. Evidentemente non c’è serenità all’interno del gruppo. Se passi repentinamente dalla sconfitta di Crotone ai 20 minuti perfetti col Bari per poi chiudere il primo tempo di Casarano con zero tiri in porta non può essere soltanto un problema di natura tattica. In due settimane abbiamo visto il meglio e il peggio della Salernitana, una discontinuità lampante che nel tempo rischia di compromettere la stagione. A Cosmi il compito di trovare le soluzioni giuste”.
Il mister è in discussione e oggi si gioca la panchina…
“Nel calcio contano i risultati. Il problema non si porrà perché sono convinto che la Salernitana batterà la Scafatese, ma cosa succederà se nella trasferta successiva inciamperà di nuovo? Intendiamoci: la società ha scelto un allenatore carismatico, esperto, con trascorsi in serie A e un palmares che parla da solo. Ha tutte le carte in regola per toccare le corde giuste e dare alla squadra un gioco adatto alle caratteristiche dei calciatori in organico. La falsa partenza è stata inaspettata e il rendimento in trasferta è il vero tallone d’Achille. Ma a tratti si sono viste anche cose interessanti”.
Cosmi pubblicamente ha lasciato trasparire una certa insofferenza, anche in estate manifestò insoddisfazione per il mercato e spesso non è stato accontentato. Lei come si sarebbe comportato se il ds non avesse seguito le sue indicazioni?
“Lo dico con estrema sincerità: avrei evitato di esternare il mio malcontento. A mio avviso sono problematiche che si affrontano nelle sedi opportune parlando direttamente con il direttore sportivo e con la società. Antonio Conte è uno di quelli che agisce in questo modo, ma un conto è guidare club con budget importantissimi e un altro è lavorare in serie C seppur in un contesto ambizioso come Salerno. Ognuno ha il suo carattere, ci mancherebbe, e sono certo che un allenatore esperto come Cosmi abbia colto l’occasione per mandare messaggi a qualcuno. E chi doveva recepirli li ha recepiti. Sarà stata una strategia comunicativa per stimolare ambiente e calciatori”.
La Gumina si è fatto male e sarà out per diverse settimane, ma fino a ieri si parlava tanto della possibile coesistenza con Lescano. Per Cosmi o l’uno o l’altro. Per lei?
“Nessuno in Italia può avere le idee più chiare di Cosmi. E’ lui a vedere i calciatori tutti i giorni durante gli allenamenti e le sue scelte sono sempre fatte a fin di bene. Personalmente, però, credo che abbiano caratteristiche complementari e che possano tranquillamente giocare in coppia. Probabilmente non è accaduto perché il mister sta ricercando un equilibrio tattico negli altri reparti prima di affidarsi a due attaccanti che in fase di non possesso perdono qualcosa. Dispiace molto per l’infortunio di La Gumina”.
Come spiega questo rendimento totalmente diverso tra le partite in casa e le gare in trasferta?
“E’ un insieme di tanti fattori. Anzitutto bisogna tener presente che tutte le squadre vivono l’arrivo della Salernitana come l’evento dell’anno e si crea un clima nel quale è difficile giocare. I granata fanno parte del girone più complicato in assoluto e vincere in trasferta è complicato. So che spesso i tifosi non possono seguire la Bersagliera in campo esterno e viene a mancare quella spinta che, all’Arechi, fa la differenza e ti spinge a superare le difficoltà. Certo, per andare in B non basta essere performanti solo tra le mura amiche…”.
Vendo-non vendo. La querelle societaria può incidere sul rendimento dei calciatori?
“Faccio appello alla deontologia professionale e sono convinto che nessun giocatore possa distrarsi per le voci sul futuro della proprietà. Sicuramente tutti i fattori incidono e non sapere chi sarà il presidente da qui ai prossimi mesi può creare un minimo di confusione. Ma mi risulta che siano pagati puntualmente e profumatamente per la categoria e dunque non hanno nessun alibi. Sono loro a scendere in campo, è un alibi che non regge e che non va concesso”.
Dalle promesse europee al rischio galleggiamento in C. In cosa ha sbagliato Iervolino?
“Da neofita ha commesso l’errore più grande in assoluto: circondarsi di persone che erano inesperte quanto lui. Il risultato è stato inevitabile: doppia retrocessione nonostante abbia speso tanti soldi. A fare la differenza non è la quantità, ma la qualità di un investimento e chi era al suo fianco probabilmente non è stato d’aiuto. Ha agito in buona fede, sono convinto che oggi non rilascerebbe quelle dichiarazioni roboanti che alimentarono aspettative. Va detto, però, che i primi due anni e le sue enormi potenzialità economiche lasciavano presagire per davvero l’inizio di un percorso particolarmente ambizioso. Non so cosa lo abbia frenato, probabilmente la perdita della A ha costituito una ferita profonda dalla quale non è riuscito a ripartire”.
Eppure la tifoseria è stata più “tenera” con Iervolino rispetto alla società targata Lotito-Mezzaroma che lei ha ben conosciuto…
“Prevale la voglia di sostenere la maglia, è una scelta che va rispettata. Certo, se analizziamo i risultati possiamo dire che Lotito, Mezzaroma e Fabiani sono stati sinonimo di garanzia. Ai miei tempi avvertivamo per davvero la sensazione che non ci mancasse nulla, quando hai una società forte alle spalle i risultati positivi sono una logica conseguenza. E’ impossibile fare un paragone tra due personalità così diverse. Lotito è fatto così: o lo si ama o lo si odia. Ha un modo di rapportarsi ai tifosi un po’ particolare, ma dalla D è arrivato in A e questo resterà nella storia. Spero che possa fare lo stesso percorso anche a Reggio Calabria, altra piazza che ho nel cuore”.
Apriamo l’angolo amarcord…
“Devo ringraziare mister Somma, fu lui a volermi fortemente a Salerno. E’ destino che non debba lavorare con lui: mi portò a Trieste e fu esonerato la settimana successiva, in granata invece la sua avventura è durata una trentina di giorni. Quel gruppo era veramente forte, spinto da una tifoseria eccezionale e guidato da una società di spessore. Di recente ho incontrato Mendicino, la mente è andata immediatamente alla curva. Vedere la Sud venir giù dopo un gol è un qualcosa di pazzesco e che non si può descrivere a parole. Il 2-0 sul Benevento ci diede la spinta decisiva, assieme al colpaccio di Lecce che mi vide protagonista con il gol della vittoria. In B ci salvammo un pochino a fatica, ma alla fine raggiungemmo l’obiettivo con merito. Mi dispiacque molto non essere riconfermato, il direttore fece scelte diverse. Ma non ho mai avuto rancore: aver giocato lì è un privilegio”.
Magari un giorno tornerà sotto un’altra veste…
“Ora faccio l’allenatore: ho avuto qualche proposta in D, ma sono diventato padre da poco e ho preferito godermi la famiglia. Certo, se un giorno chiamasse la Salernitana non avrei alcuna esitazione. E’ un ambiente eccezionale, con una città bellissima e un pubblico da serie A. Nei prossimi mesi conto di scendere giù per vedere una partita all’Arechi e ammirare quella curva che canta per novantacinque minuti”.
Gaetano Ferraiuolo

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Nocera Sup. L’acquisto di terreni per affari legati ai parcheggi

La vicenda dei cambi societari nelle società di distribuzione e vendita del gas metano a Nocera Superiore pochi mesi dopo l’insediamento del sindaco Gennaro D’Acunzi, sollevarono un polverone con esposti e denunce alla Procura della Repubblica e sulle quali sembra ci siano ancora indagini in corso considerate top-secret. Licenze edilizie concesse ai limiti del rispetto delle norme urbanistiche e alcune addirittura favorendo l’ingresso sul territorio di gruppi legati a noti clan di paesi vicini. Le dimissioni inspiegabili a pochi mesi dalle elezioni di Teo Galante Oliva il presidente del Consiglio comunale giovane tra i più votati e ragazzo sopra ogni sospetto sostenuto da numerosi gruppi clericali del paese. L’acquisto di terreni per affari legati ai parcheggi da parte di qualcuno molto vicino al sindaco. Le dichiarazioni di un vecchio volpone della politica, che senza alcuna “precauzione” parla di rimettere mano al Puc quando il piano regolatore del paese è stato approvato nuovo di zecca neanche dieci anni fa. Generalmente quando si mette le mani sul Puc equivale alla frase camorristica de “Le mani sulla città” nel senso di fare affari con colate e colate di cemento. Tutte queste cose, e anche altro, potrebbero aver costretto il sindaco alle dimissioni, e Gennaro D’Acunzi che è persona perbene, probabilmente ha salvato capra e cavoli parlando di un ritorno a tempo pieno alla professione inconciliabile con il ruolo di sindaco. Certo, avrebbe potuto andare in Procura a denunciare fatti, cose e persone, ma poi avrebbe anche dovuto spiegare che certi assessori li aveva scelti lui e che certi consiglieri avevano contribuito alla sua elezione due anni e mezzo fa. E allora, in maniera indolore ha scelto la strada delle dimissioni e con una motivazione plausibile sulla quale nessuno può proferire parola. Resta però l’amarezza per quanti lo avevano scelto come giovane che garantiva il rinnovamento come il cambio dopo dieci anni di un sindaco forte e forse a tratti autoritario, ma che comunque aveva dimostrato che in dieci anni era possibile amministrare senza far aprire una sola inchiesta giudiziaria e senza che nessuno si alzasse dalla sua maggioranza per voler “mettere le mani sulla città” e dichiararlo pure in tv. Insomma D’Acunzi ha guidato il paese per due anni e mezzo, ma il suo essere perbene forse troppo spesso ha fatto da paravento a chi tale forse non lo era. E così ora Nocera Superiore si ritrova a fare i conti con un’altra scelta senza che al momento ci sia una figura forte, che abbia il consenso unanime del paese, e che sappia continuare sul perbenismo degli ultimi due sindaci.E’ ancora troppo presto però per parlare di veri nomi che hanno qualche carta da giocare. Al momento il paese si interroga su quali cose e quali pressioni possano veramente aver portato allo stallo attuale.

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Le “sviste” degli 007 tedeschi: dal caso Nord Stream agli scandali di spionaggio

Si è aperto ad Amburgo il processo per il sabotaggio di Nord Stream, il gasdotto russo-tedesco sotto il Mar Baltico fatto saltare nel settembre 2022 da un commando ucraino, il cui presunto regista, l’ex 007 di Kyiv Serhii Kuznetsov, è per ora l’unico imputato. L’uomo è accusato di crimini di guerra, per aver distrutto un’infrastruttura civile in quello che è stato il più grande attacco di questo genere nella storia della Germania. Al di là del procedimento in sé, che durerà mesi e su cui pesa l’ombra dei mandanti, che la procura tedesca ha identificato in apparati statali ucraini, il caso Nord Stream è anche una delle tante vicende in cui il Bnd (Bundesnachrichtendienst), i servizi segreti tedeschi, non hanno certo brillato per efficienza. E arriva proprio in un momento in cui l’intelligence di Berlino deve affrontare forse il più grande scandalo dalla sua fondazione, dopo la fine della Seconda Guerra mondiale.

Le “sviste” degli 007 tedeschi: dal caso Nord Stream agli scandali di spionaggio
La polizia federale con l’imputato per il sabotaggio del Nord Stream (Ansa).

I servizi tedeschi sarebbero stati avvisati dagli alleati

Secondo le ricostruzioni più accreditate, sia il governo tedesco sia il Bnd erano stati formalmente avvertiti di un imminente piano di sabotaggio ucraino già tre mesi prima che Nord Stream fosse colpito, il 26 settembre 2022. Nel giugno di quell’anno, il servizio segreto militare olandese Mivd avrebbe intercettato un piano dettagliato proveniente da fonti interne ucraine, girato immediatamente agli alleati, cioè alla Cia, che a sua volta avrebbe allertato il Bnd: l’informativa arrivata a Berlino descriveva uno scenario che si è poi rivelato coincidere con quello reale. L’operazione descritta avrebbe coinvolto anche il generale Valery Zaluzhny, allora numero 1 delle Forze armate che fanno capo, in ultima istanza, al presidente Volodymyr Zelensky. L’allarme iniziale poi sarebbe rientrato dopo che, è l’ipotesi, gli statunitensi riuscirono a far congelare il piano trattando direttamente con Kyiv. Il Bundesnachrichtendienst, sempre secondo questa ricostruzione, valutò l’informazione, ma la ritenne ormai superata o comunque non del tutto verificabile. Così abbandonò la pista. Com’è andata a finire è noto. Se questa ipotesi fosse confermata, per il Bnd si tratterebbe di un fallimento colossale. L’intera vicenda è poi uscita dai radar sia per la sua delicatezza sia perché l’attacco all’infrastruttura è stato compiuto da un alleato della Germania nella guerra per procura tra Russia e Occidente.

Le “sviste” degli 007 tedeschi: dal caso Nord Stream agli scandali di spionaggio
La sede dei servizi segreti tedeschi a Berlino (Ansa).

L’arresto dell’ex presidente del Bnd August Hanning

Che per l’intelligence tedesca i tempi siano pessimi lo dimostra anche la recentissima vicenda di August Hanning, presidente del Bnd tra il 1998 e il 2005 e sottosegretario di Stato al ministero dell’Interno fino al 2009, finito in carcere la scorsa settimana con l’accusa di spionaggio. All’80enne la procura generale federale ha contestato lo spionaggio finalizzato al tradimento, la rivelazione di segreti di Stato, il tentato alto tradimento e l’attività di agente segreto. Anche se a oggi non è ancora chiaro per conto di chi spiasse. Le speculazioni vanno dalla Cina alla Russia, passando per l’Azerbaigian, non escludendo neppure la Cia, visto che il Bnd è nato nel 1956 dall’Organizzazione Gehlen, la struttura di spionaggio costruita dagli americani nella Germania Ovest: Reinhard Gehlen era un ex nazista, ufficiale della Wehrmacht hitleriana, ottimo conoscitore dell’Unione Sovietica. Insieme a Hanning è stato arrestato il suo ex capo ufficio e stretto collaboratore all’interno del Bnd, Manfred D., rimasto in servizio attivo fino al suo pensionamento nella primavera di quest’anno. Secondo le indagini, i due avrebbero stretto un accordo finanziario già nella primavera del 2010 e almeno sino al 2022 Manfred D. avrebbe sottratto e consegnato a Hanning circa 2 mila documenti interni e riservati del Bnd, in cambio di denaro. Non è chiaro invece, non essendo almeno per ora oggetto di inchiesta, se l’ex capo dei servizi abbia svolto questa doppia attività anche mentre era in carica, tra la fine degli Anni 90 e i primi Duemila. Non è escluso perciò che possano giungere altre brutte sorprese per il presidente Martin Jäger, che ha dichiarato come la sicurezza interna tedesca non debba ammettere compromessi, mai.

Le “sviste” degli 007 tedeschi: dal caso Nord Stream agli scandali di spionaggio
August Hanning (Ansa).

L’intelligence tedesca col vizio del doppio gioco

In realtà la storia, vecchia e recente del Bnd, è piena di scandali, a cominciare da quello di Heinz Felfe, anche lui ex nazista, ufficiale della SS diventato il capo del reparto Controspionaggio dell’Unione Sovietica, con il vizio del doppiogioco a favore di Mosca e arrestato nel 1961, dopo aver trafugato circa 15 mila documenti interni, bruciando le coperture di centinaia di agenti occidentali dietro la cortina di ferro. Negli ultimi 20 anni nell’intelligence tedesca sono stati pizzicati spioni al soldo della Russia, ma anche degli Usa, come Markus R., che tra il 2008 e il 2014 ha venduto agli americani oltre 200 documenti riservati in cambio di un compenso di circa 80 mila euro. Nel 2016 fu condannato a otto anni di reclusione per alto tradimento. Per non contare il grande scandalo dell’Nsa del 2013 quando le rivelazioni di Edward Snowden mostrarono che il Bnd non era soltanto una possibile vittima dello spionaggio americano — come nel caso del telefono di Angela Merkel — ma collaborava anche con la National Security Agency.

Salerno, il mistero dello striscione in Via Rotunno

di Angelo Parisi

In un 2026 dominato dall’algoritmo, in cui le relazioni nascono con un “like”, si consumano a colpi di note vocali e rischiano di dissolversi con un semplice “blocca”, c’è ancora chi decide di affidare i propri sentimenti alla materia, al tempo e allo spazio urbano. Succede a Salerno, in Via Arcangelo Rotunno, dove nelle ultime ore è comparso un grande striscione bianco, scritto a mano con tratti decisi di vernice nera: «Gli occhi tuoi incisi nel cuore mio». Un gesto antico, romantico e sfrontato al tempo stesso, che ha subito attirato l’attenzione dei passanti e dei residenti del quartiere, scatenando il classico “totonomi” e facendo sorridere quanti, passeggiando di sera, si sono ritrovati ad alzare lo sguardo verso quella dedica pubblica. A colpire non è solo la dolcezza del messaggio — una frase semplice, intima, che richiama lo sguardo della persona amata come un’impronta indelebile —, ma il supporto scelto per gridarlo al mondo. Nell’epoca delle stories che durano appena ventiquattro ore e dei messaggi istantanei che si dimenticano nell’arco di una notifica, c’è qualcuno che ha sentito il bisogno di rallentare. Ha comprato un telo, ha preso un pennello, ha impresso una data — probabilmente il giorno di un primo incontro o di una promessa — e ha sfidato il buio della notte per affiggerlo lungo un muretto cittadino. È la rivincita della strada sul digitale. Se un messaggio in chat rischia di perdersi tra decine di conversazioni, uno striscione affisso nel cuore della città impone una sosta. Costringe chiunque passi di lì a chiedersi chi siano i due protagonisti, quale storia si nasconda dietro quelle poche parole e se la destinataria (o il destinatario) abbia già visto quella dedica. C’è chi potrebbe liquidare l’episodio come una semplice goliardata giovanile o un’infrazione al decoro urbano. Eppure, a guardarlo bene, questo striscione ci racconta qualcosa di più profondo sulla nostra società attuale. Ci dice che, nonostante le infinite piattaforme di messaggistica istantanea che ci permettono di raggiungere chiunque in un secondo, l’essere umano ha ancora un bisogno ancestrale di tangibilità. C’è una poesia del tutto particolare nell’esposizione pubblica del proprio sentimento: un’attestazione di coraggio che rifiuta la freddezza dello schermo per cercare il calore dello sguardo collettivo. Via Arcangelo Rotunno diventa così, per un giorno, la scenografia involontaria di un romanzo urbano in corso di scrittura. Non sappiamo se questa storia d’amore avrà un lieto fine, né chi siano gli autori di questa traccia d’affetto. Ma in un mondo spesso sommerso da notizie grigie e frenesia digitale, ritrovare la traccia di un sentimento inciso “a mano” nel cuore della città è un promemoria che fa bene a tutti: l’amore, quello vero, continua a preferire la realtà al virtuale.

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Centro Studi FeNAILP Nazionale: i settori trainanti nella crescita

Quali saranno i settori destinati a sostenere maggiormente l’economia italiana nei prossimi anni? È questa la domanda al centro dell’analisi prospettica del Centro Studi FeNAILP Nazionale, che individua nel turismo, nella manifattura, nei servizi, nella trasformazione digitale e nella transizione energetica alcune delle principali leve sulle quali costruire nuove opportunità di crescita, occupazione e competitività. Il quadro economico richiede prudenza. Le previsioni pubblicate dall’Istat il 5 giugno 2026 indicano una crescita del Pil italiano dello 0,7% sia nel 2026 sia nel 2027, mentre gli investimenti continuerebbero a beneficiare nel 2026 degli interventi collegati al PNRR. Numeri che evidenziano la necessità di rafforzare la produttività e creare condizioni favorevoli allo sviluppo delle imprese. Per comprendere come potrebbe distribuirsi il potenziale di crescita tra le principali filiere produttive, il Centro Studi FeNAILP propone una simulazione orientativa, articolata in percentuali indicative del contributo potenziale dei diversi comparti alla futura spinta economica. Non si tratta di quote ufficiali del Pil né di una previsione statistica certificata, ma di uno scenario di lavoro utile a individuare priorità e opportunità. Nella ripartizione ipotetica, il turismo e l’intera filiera dell’accoglienza potrebbero rappresentare il 18% del potenziale traino individuato, considerando ricettività, ristorazione, trasporti, commercio, cultura, intrattenimento ed esperienze territoriali. Seguono manifattura e Made in Italy, con il 20%; servizi professionali, commercio e attività alle imprese, con il 16%; digitale, intelligenza artificiale e innovazione, con il 14%; costruzioni e riqualificazione del patrimonio immobiliare, con il 10%; energia e tecnologie ambientali, con il 9%; agroalimentare e filiere di qualità, con il 7%; logistica, trasporti e infrastrutture, con il 6%. Queste percentuali, che complessivamente raggiungono il 100%, rappresentano una possibile distribuzione del potenziale di sviluppo tra comparti selezionati e non la ripartizione effettiva della crescita economica italiana. Le filiere, inoltre, sono strettamente interconnesse: l’innovazione digitale può aumentare la competitività del turismo e dell’industria, mentre energia, logistica e infrastrutture incidono sui costi di produzione dell’intero sistema. «Non esiste un unico settore capace, da solo, di garantire la crescita dell’Italia», dichiara Sabato Pecoraro, Presidente Nazionale della FeNAILP. «La nostra economia possiede una struttura articolata, nella quale convivono piccole imprese, attività commerciali, artigianato, industria, turismo e servizi. La sfida consiste nel mettere queste realtà nelle condizioni di collaborare, investire e creare valore aggiunto. Le percentuali elaborate dal Centro Studi vogliono offrire una chiave di lettura delle opportunità, non una graduatoria definitiva del futuro». TURISMO, UNA FILIERA CHE COINVOLGE L’INTERO TERRITORIO Il turismo conserva un ruolo strategico perché genera ricadute che vanno oltre le strutture ricettive. Un visitatore spende per pernottare, mangiare, spostarsi, acquistare prodotti locali, partecipare a eventi e visitare luoghi culturali. Il beneficio economico può quindi raggiungere alberghi, bed and breakfast, ristoranti, bar, negozi, guide, artigiani e imprese di trasporto. «Dobbiamo superare l’idea che il turismo coincida esclusivamente con le presenze negli alberghi», sottolinea Pecoraro. «Il vero obiettivo è aumentare il valore della spesa sul territorio, prolungare i soggiorni e distribuire i flussi durante tutto l’anno. Borghi, aree interne, città d’arte, destinazioni balneari ed enogastronomia possono contribuire a costruire un’offerta più equilibrata, capace di creare lavoro anche fuori dai mesi estivi». In questa prospettiva diventano essenziali la qualità dei servizi, la formazione professionale, la mobilità, la promozione integrata e la digitalizzazione delle imprese. La crescita turistica, tuttavia, non è automatica: dipende dall’andamento dei redditi, dai costi dei trasporti, dalla concorrenza internazionale e dalla capacità delle destinazioni di offrire servizi adeguati. MADE IN ITALY, ARTIGIANATO E COMMERCIO: IL VALORE DELLE IMPRESE La manifattura rimane una componente fondamentale della competitività italiana, soprattutto quando riesce a coniugare qualità, specializzazione, design, ricerca ed esportazioni. Agroalimentare, moda, meccanica, arredamento e produzioni artigianali possono rafforzare il proprio posizionamento attraverso nuovi mercati e processi produttivi più efficienti. «Le piccole e medie imprese non devono essere lasciate sole davanti alle trasformazioni economiche», prosegue il Presidente Nazionale FeNAILP. «Servono accesso al credito, semplificazione amministrativa, incentivi stabili e percorsi di formazione. Un’impresa che investe in macchinari, competenze e nuove tecnologie deve poter programmare il futuro senza essere ostacolata da costi eccessivi o da una burocrazia sproporzionata». Anche il commercio di prossimità e i servizi professionali possono contribuire alla vitalità dei centri urbani. La loro competitività dipenderà dalla capacità di integrare presenza fisica, vendite online, servizi personalizzati e valorizzazione delle produzioni locali. DIGITALE, ENERGIA E COSTRUZIONI: LE INFRASTRUTTURE DELLA CRESCITA La trasformazione digitale può migliorare l’organizzazione aziendale, ridurre gli sprechi e rendere più efficienti i rapporti con clienti e fornitori. Intelligenza artificiale, automazione, sicurezza informatica e competenze digitali rappresentano ambiti nei quali investimenti e formazione potranno fare la differenza. Parallelamente, l’energia costituisce una variabile decisiva per la competitività. Ridurre i consumi, migliorare l’efficienza degli edifici, sviluppare fonti rinnovabili e rendere più prevedibili i costi energetici significa aiutare le imprese a difendere margini e occupazione. Le costruzioni, invece, potranno trovare opportunità nella riqualificazione urbana, nell’efficientamento energetico e nella manutenzione del patrimonio immobiliare, pur dovendo affrontare l’incertezza legata agli incentivi e al costo dei finanziamenti. «La crescita futura dovrà essere accompagnata da investimenti concreti», afferma Pecoraro. «Digitalizzazione, energia e riqualificazione non sono temi separati dall’economia quotidiana: incidono sulle bollette, sulla produttività, sulla qualità del lavoro e sulla capacità delle imprese di restare sul mercato. È necessario orientare le risorse verso progetti realizzabili e risultati misurabili». UNA STRATEGIA PER TRASFORMARE LE OPPORTUNITÀ IN OCCUPAZIONE Per il Centro Studi FeNAILP Nazionale, la questione centrale non consiste soltanto nell’individuare i comparti con maggiori prospettive, ma nel creare le condizioni affinché il loro sviluppo produca benefici diffusi. Occorre favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, investire nelle competenze tecniche, sostenere l’imprenditoria giovanile e femminile e rafforzare il collegamento tra formazione, imprese e territori. «L’Italia può valorizzare le proprie eccellenze soltanto se riesce a trasformarle in produttività, redditi e occupazione stabile», conclude Sabato Pecoraro. «La politica economica deve guardare oltre l’emergenza del momento e costruire una strategia di medio periodo, con regole chiare e strumenti accessibili anche alle realtà più piccole. Il futuro non dipenderà da un solo comparto, ma dalla capacità di far lavorare insieme turismo, industria, artigianato, commercio, agricoltura e innovazione». La sfida dei prossimi anni sarà dunque costruire un modello di sviluppo nel quale la competitività delle imprese si accompagni alla qualità del lavoro e alla valorizzazione dei territori. È su questo equilibrio che l’Italia potrà consolidare le proprie specializzazioni e affrontare con maggiore solidità le trasformazioni dell’economia internazionale.

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Appuntamenti: Stranimondi, prima giornata

Stranimondi, prima giornata

È il giorno! Dalle 10 oggi a Gadames 57 la nuova edizione 2026 della grande fiera dell'editoria del fantastico indipendente. Quest'anno anche Italcon, con la cerimonia dei Premi Italia.

Ebbene ci siamo, inizia oggi la prima edizione di Stranimondi nella nuova sede. Dopo tanti anni nella leggendaria Casa dei Giochi, dove ormai si stava molto stretti, Stranimondi riparte da una sede bellissima e futuristica. Iscrizione È possibile iscriversi solo online: non ci si può iscrivere sul posto (o meglio si può, usando un telefono; se c'è bisogno di aiuto, gli addetti saranno a disposizione). Gli indirizzi sono: Acquisto biglietto solo sabato (10 euro + comm) Acquisto biglietto solo domenica (10 euro + comm) Acquisto abbonamento FULL PASS valido... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 17 ottobre 2026 - articolo di S*

TeleMeloni fa anche cose buone? Le ragioni dietro il blitz di Fiorello su Rai1

TeleMeloni fa anche cose buone? Dipende. Sicuramente sì, se la guardi con gli occhi disincantati di chi ha capito che la tivù di Stato non è più un servizio pubblico, ma un affare di famiglia regolato a colpi di Lego e scatole di cartone. La risposta definitiva è nel blitz domenicale di Rosario Fiorello su Rai1, il 18 ottobre, un capolavoro di manovra politica che riporta a casa il figliol prodigo. Non chiamatelo scontro fratricida, ma staffetta d’oro: da una parte c’è lo scugnizzo dell’89 Stefano De Martino, svezzato a latte e Auditel nell’access prime time per rifilare a suon di pacchi un paio di sberle alle “vecchie” glorie del Biscione; dall’altra il fuoriclasse assoluto, l’ex codino d’Italia, che si riprende le chiavi nella stessa ora dopo 15 anni di finta pensione notturna. Sarà un nuovo show o solo uno spot della prossima stagione de La Pennicanza?

TeleMeloni fa anche cose buone? Le ragioni dietro il blitz di Fiorello su Rai1
Rosario Fiorello (foto Imagoeconomica).

Un pezzo da novanta come scudo spaziale contro le accuse di censura

La strategia dei piani alti segue una logica precisa: per ogni testa eccellente che rotola nei corridoi serve un pezzo da novanta da esibire come risarcimento danni e scudo spaziale contro le accuse di censura. Quando passi intere stagioni a far fuggire i pesi massimi sul Nove e a silenziare i monologhi sul fascismo degli scrittori scomodi, hai un disperato bisogno di un paio di miracoli generalisti. Quindi, prima si rischia il tutto per tutto con l’ex ballerino e prossimo monarca di Sanremo, trasformando le accuse di raccomandazione in un trionfo di numeri. Poi si punta dritto a poppa, direzione “arancini e cassatine”. 

TeleMeloni fa anche cose buone? Le ragioni dietro il blitz di Fiorello su Rai1
Fiorello e Fabrizio Biggio nello studio di Rai Radio2 della trasmissione La pennicanza.

Ce la farà a rianimare il varietà, un genere considerato clinicamente morto?

Da tempo la dirigenza corteggiava il reuccio del risveglio per riaverlo in prima serata. Sebbene il varietà sia un genere considerato clinicamente morto, l’ex animatore ha già ampiamente dimostrato di saper compiere miracoli aziendali capaci di far resuscitare persino le fasce orarie più desertiche, portando l’alba a share da capogiro. E allora chi meglio dell’ex re del karaoke per riportare in vita il cadavere eccellente? Lui che è l’unico rimasto sulla piazza che può permettersi il lusso di prendere per i fondelli l’esecutivo senza rischiare il posto fisso.

Una 18enne militante della Garbatella era la babysitter della figlia…

Il motivo? Sembra uscito da una sceneggiatura di B-movie Anni 90: la capa del governo, quando era solo una 18enne militante della Garbatella, sbarcava il lunario facendo la babysitter a domicilio per Olivia, la figlia maggiore dello showman. Un “aneddoto di Stato” raccontato con orgoglio nei salotti televisivi e cavalcato nelle conferenze stampa di inizio anno, dove la stessa Giorgia Meloni ironizzava sulla voglia di essere pagata per lavorare al fianco di Fiorello. Oggi quel passato si trasforma in una polizza assicurativa sulla vita catodica.

Oltre a Biggio arriva l’aiuto del vecchio sodale Amadeus?

Il “patto della tata” garantisce al mattatore siculo l’immunità totale dal bavaglio. Ma per fare il grande miracolo ed evitare il flop del genere, Fiorello potrebbe usare come Cavallo di Troia, in surplus alla spalla Fabrizio Biggio, il vecchio sodale di Sanremo. Parliamo di Amadeus, reduce dal disastro d’ascolti sulle frequenze di Discovery e rifugiato a fare il commissario tecnico alla corte di Maria De Filippi. I vertici Rai probabilmente storceranno il naso davanti a un fuggiasco che aveva osato tradire la patria. Ma un Fiorello blindato su Rai1 vale bene una tazza di brodo caldo per l’amico pentito.

TeleMeloni fa anche cose buone? Le ragioni dietro il blitz di Fiorello su Rai1
Amadeus e Fiorello (foto Ansa).

Partiti gli avvisi di cassa integrazione a zero ore per i dipendenti ex Ilva

Gruppo Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria sta comunicando a un numero crescente di dipendenti la sospensione dal lavoro, con collocamento in cassa integrazione a zero ore. Lo riferiscono fonti sindacali: le prime comunicazioni hanno riguardato la sede di Milano, a seguire poi quelle per il personale di Taranto. Dove il personale del centro ricerche di AdI è in ferie forzate da una settimana.

L’attuale autorizzazione riguarda 4.500 addetti

La misura potrebbe essere il preludio a un nuovo ricorso alla cassa integrazione straordinaria: l’attuale autorizzazione riguarda 4.500 addetti del gruppo, 3.800 dei quali a Taranto. Ma giorni fa Acciaierie d’Italia ha trasmesso ai sindacati una nuova procedura di cassa per 38 dei 40 dipendenti del sito di Salerno. Sul piano industriale, l’altoforno 2 di Taranto è stato portato al regime minimo, mentre l’acciaieria 2 risulta ferma: da qualche giorno di fatto non c’è più produzione. Tutta l’area a caldo, parte centrale del siderurgico, è bloccata: l’azienda si è preparata al decreto di fermata della Corte d’Appello di Milano, oltre a non avere più materie prime e risorse economiche. Le prospettive occupazionali restano limitate anche con l’arrivo di 350 mila tonnellate di bramme acquistate, in parte già arrivate.

Rientrato il caos voli nei cieli italiani

È rientrato il caos voli nei cieli italiani causato da un’avaria al sistema di controllo dell’Enav, necessario per governare il traffico degli aeromobili in Italia. Lo ha reso noto la stressa azienda pubblica, che opera come fornitore di servizi alla navigazione aerea civile in Italia, spiegando che l’operatività è stata ripristinata al 100 per cento. In tarda mattinata Enav aveva fatto sapere di aver fatto ricorso alla rete secondaria satellitare per supplire a quella fisica in avaria e di aver avviato «un lavoro approfondito e costante con i fornitori esterni, a partire da Tim», chiamata in causa per il guasto alla rete fisica.

Numerosi i voli cancellati e i ritardi registrati

I problemi erano stati già registrati nella notte, ma Enav era riuscita a garantire il normale servizio fino alle 6 del mattino. Poi nel corso della mattina, di fronte all’aumentare dei decolli e degli atterraggi previsti, di fronte «al persistere delle anomalie, per continuare a garantire la massima sicurezza delle operazioni», la società aveva ridotto la capacità di gestione del traffico aereo di circa il 50 per cento. Numerosi i voli cancellati e i ritardi registrati in vari scali del Paese: Enav ha fin da subito escluso che si sia trattato di un attacco hacker o di un sabotaggio.

Le richieste di Zelensky al Consiglio europeo

«L’anno prossimo la guerra costerà 155 miliardi di euro. E abbiamo bisogno di almeno altri 70 miliardi di euro da parte vostra: per la difesa, per le armi e per la nostra resilienza. Si tratta di una cifra realistica. E vi chiedo di trovare questo sostegno. Ci aiuterà a tenere a bada la Russia». Lo ha detto Volodymyr Zelensky nel discorso rivolto al Consiglio europeo a Bruxelles.

Le richieste di Zelensky al Consiglio europeo
Antonio Costa, Volodymyr Zelensky e Ursula von der Leyen (Ansa).

Zelensky: «L’Ue ha i Patriot per farci superare l’inverno»

«La Russia non smetterà di essere pericolosa», ha spiegato Zelensky: «Ed è proprio la nostra forza, quella ucraina, il nostro esercito e le nostre tecnologie a contribuire a garantire anche la sicurezza europea, la vostra sicurezza. Queste garanzie non trovano ancora riscontro, a nostro avviso, nel vostro bilancio a partire dal 2028». E poi: «Prendiamo la questione sul serio. Cerchiamo di definire esattamente in che modo le capacità di difesa dell’Ucraina debbano essere incluse in quel bilancio». Zelensky ha inoltre affrontato il tema specifico degli intercettori Patriot, spiegando che l’Europa, ha detto, ha il numero di missili «necessario per permettere all’Ucraina di superare l’inverno». Tuttavia, ha aggiunto, Kyiv andrà avanti con il progetto Freja per arrivare a una propria difesa missilistica.

Le richieste di Zelensky al Consiglio europeo
Volodymyr Zelensky (Ansa).

Zelensky: «Se cadiamo ci saranno 20 milioni di profughi»

Nel suo discorso, Zelensky ha insistito sul fatto che a Vladimir Putin non basterà il Donbass. «Allora perché l’invasione è iniziata con l’attacco a Kyiv? Un Paese non esiste senza capitale. Ci vuole annichilire, ci vuole distruggere, non rispetta la nostra sovranità né la nostra integrità territoriale», ha affermato il capo della Bankova spiegando che, in caso di sconfitta, «20 milioni di ucraini verranno in Europa».

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein

Le aree della maggioranza Pd a Montepulciano. Prima ancora i riformisti a Prato. E il gruppo dem della Camera che si dà appuntamento nei pressi di Arezzo. Un attivismo che, come insegna la storia del Partito democratico, spesso anticipa un tornante insidioso, un «momento di chiarimento politico».

Il rischio assenteismo

In questo caso si tratta dell’assemblea nazionale chiamata a prorogare il mandato di Elly Schlein da segretaria. Un passaggio che nel Pd, tanto nella maggioranza quanto nella minoranza, viene dato per acquisito. Al punto che in Transatlantico, alla Camera dei deputati, tra una chiacchiera e l’altra sui divanetti rossi c’è chi manifesta il timore del flop di partecipazione. La formula ibrida, in presenza e da remoto, introdotta nel periodo della pandemia, ha decimato di volta in volta i partecipanti all’assise che si tiene, o si dovrebbe tenere, due volte l’anno. Domenica 18 ottobre l’appuntamento è alla Nuvola dell’Eur, una sala da oltre 1.700 posti, per un organismo che conta circa 1.200 delegati. Il rischio di lasciare larghi spazi vuoti è concreto. Non a caso la convocazione ufficiale è stata preceduta da una mail di pre-convocazione per allertare i componenti del parlamentino dem.

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
La Nuvola dell’Eur (Imagoeconomica).

Schlein e il correntone di sicurezza

Nessuno, comunque, si aspetta eventi traumatici, considerando i numeri di cui gode la segretaria. Dal suo insediamento, Schlein ha visto la maggioranza interna allargarsi ai lettiani e a un pezzo di riformisti che hanno seguito Stefano Bonaccini. Ma soprattutto ha visto la nascita del “correntone” di Montepulciano, creato alla fine del 2025 per rafforzare la posizione di Schlein alla testa del partito. Almeno sulla carta.

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein

In molti hanno guardato con sospetto la scelta dei capi area, da Andrea Orlando a Dario Franceschini per arrivare fino a Roberto Speranza. L’idea dei maligni è che si trattasse di un modo per formare un cordone sanitario attorno a una leader che agiva troppo in autonomia. E forse anche per influenzarne le scelte in vista della scrittura delle liste elettorali.

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein

Al di là dei sospetti, i membri del correntone si rivedranno nella stessa cittadina toscana dal 23 al 25 ottobre. L’idea era quella di incontrarsi prima dell’assemblea, che era inizialmente attesa per novembre. La convocazione ottobrina ha quindi spiazzato gli organizzatori. Niente paura, però: l’assemblea non si svolgerà “al buio”.

L’incontro a Rondine per serrare le fila

Prima di essa si vedranno vicino ad Arezzo i deputati e le deputate del Pd per una due giorni a Rondine, «luogo simbolico dove si lavora per promuovere la pace, il dialogo e la trasformazione dei conflitti attraverso il ruolo dei giovani», spiegano i dem alla Camera. L’obiettivo della due giorni, ufficialmente, è serrare le fila in vista della stesura del programma e della legge di bilancio.

Pd in fermento prima dell’assemblea: le manovre delle correnti e i rischi per Schlein
Graziano Delrio (Imagoeconomica).

Ma sembra evidente che, alla vigilia dell’assemblea, ci sia anche la necessità di compattare la maggioranza pro-Schlein per evitare che l’appuntamento si trasformi in uno sfogatoio, come avvenuto l’ultima volta, all’inizio del 2026. In quel caso riformisti e maggioranza se ne dissero di ogni sul disegno di legge contro l’antisemitismo presentato dal senatore Graziano Delrio.

Migliorano le condizioni del Papa, ha celebrato la messa

Nella mattinata di venerdì 16 ottobre, Papa Leone XIV ha eseguito esami del sangue e radiografia del torace, che hanno confermato il costante miglioramento delle sue condizioni generali. Ha proseguito le sedute di fisioterapia respiratoria e il recupero post operatorio gli permette di svolgere le normali attività quotidiane in completa autonomia. Lo si legge nel bollettino medico diffuso dal vaticano. Alle 12 ha anche celebrato la messa nella sala allestita al decimo piano del Policlinico Gemelli. Erano presenti personale medico e infermieristico dell’ospedale, in quel momento libero dal servizio, e del Corpo della gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano. Nella sua omelia, il Papa ha ringraziato il personale dell’ospedale, medici, infermieri, inservienti, «per il lavoro che svolgono ogni giorno prendendosi cura dei malati e della loro fragilità e, in modo particolare, per quanto hanno fatto e fanno per lui». Ai cronisti che chiedevano se domenica l’Angelus ci sarà, la sala stampa vaticana ha detto di sì, non precisando però dove e in quale forma.

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno

Mostre dedicate alla fotografia di scena, mostre su Jacques Perrin e su Luchino Visconti. E poi iniziative di ogni tipo tra una proiezione e l’altra, con degustazioni di caffè e pacchi di pasta. «Ma la Festa del Cinema non ricorda un protagonista dell’immagine come Umberto Pizzi che nella sua carriera ha immortalato tante star», lamentano i professionisti che lavorano all’Auditorium Parco della Musica. Alla kermesse, però, si parla eccome di Pizzi. Che poi il patron dell’Auditorium, Raffaele Ranucci, aveva più volte detto allo stesso Pizzi, scomparso lo scorso 29 settembre, che gli sarebbe piaciuto allestire una sua mostra fotografica, con gli scatti del mondo del cinema e non solo, celebrandolo con un grande evento. Fatto sta che senza Pizzi la Festa del Cinema è molto più povera.

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno
Raffaele Ranucci con Roberto Gualtieri (Imagoeconomica).

Nella serata della quarta giornata, quella di venerdì, calcherà il red carpet Jovanotti per la presentazione del documentario Lorenzo – L’incredibile avventura di Jovanotti di Dario Zonta e Carlo Zoratti, in Sala Sinopoli alle 21.30. Tocca accontentarsi, perché un’ora prima, presso il Teatro Studio Gianni Borgna, è in programma Un jeu dangereux di Karine Silla. L’ennesimo film con protagonista Valeria Bruni Tedeschi e gli immancabili francesi plaudenti.

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno
Jovanotti in concerto (Ansa).

L’incrocio delle Marie Rosarie

Maria Rosaria Campitiello, moglie del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli, ha lasciato la guida del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute (affidato ad anterim a Sergio Iavicoli) per dirigere l’Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria. Negli stessi giorni un’altra Maria Rosaria, che di cognome fa Boccia, è stata avvistata in zona Lungotevere Ripa, sede del ministero della Salute, dove regna il sottosegretario Marcello Gemmato, fedelissimo di Giorgia Meloni e presente in passato a iniziative con l’imprenditrice-scrittrice di Pompei sulla dieta mediterranea e a Sanremo. Si mormora che le due Marie Rosarie si sarebbero incrociate lo scorso giugno sulla partita delle nomine all’ospedale Ruggi di Salerno: per l’incarico di direttore generale, Campitiello avrebbe sostenuto Giuseppe Gambale, ma alla fine l’ha spuntata Nicola Cantone, molto vicino a Boccia.

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

Sosta per i rider in biblioteca

I rider, a furia di pedalare tutto il giorno, spesso non hanno tempo nemmeno per un caffè. Così a Roma il Campidoglio ha pensato di promuovere il progetto Sos Rider, con l’apertura di 10 spazi di sosta e ristoro dedicati ai lavoratori del delivery per offrire riparo dal maltempo, ricarica dei dispositivi e servizi essenziali. Ma dove si trovano i primi quattro punti attivati? Nelle biblioteche: per ora sono stati attivati a Villa Leopardi, presso la Laurentina, all’Arcipelago e alla Vaccheria Nardi. Insomma, oltre agli zaini degli studenti in biblioteca si vedranno anche quelli termici brandizzati. Ma obbligare questi colossi planetari a tirare finalmente fuori qualche spicciolo, obbligandoli ad affittare locali per i propri fattorini, non si può?

La Festa del Cinema senza Pizzi e le altre pillole del giorno
Riders Glovo (Imagoeconomica).

 

Le parole di Salvini sulla non ricandidatura di Giorgetti

«Faccio fatica a commentare le fantasie, le bugie e le falsità». Lo ha detto Matteo Salvini da Sala Comacina, sul lago di Como, rispondendo a una domanda dei giornalisti sull’indiscrezione secondo cui Giancarlo Giorgetti rischierebbe l’esclusione dalle liste della Lega alle elezioni politiche del 2027.

Come sono nate le voci sull’esclusione di Giorgetti

La voce sulla non ricandidatura di Giorgetti nasce dal “grande freddo” che ormai caratterizza il rapporto con Salvini: il capo di via Bellerio sarebbe convinto – a torto o a ragione – che ministro dell’Economia e delle Finanze abbia avuto un ruolo nella fronda nordista assieme al governatore lombardo Attilio Fontana e al segretario regionale Massimiliano Romeo, che gli hanno chiesto di farsi da parte. Alla base dell’indiscrezione c’è, soprattutto, una lista di possibili candidature che sta girando sulle chat leghiste, riferita da una persona molto vicina a Salvini, in cui appunto non compare il nome di Giorgetti. Il quale, peraltro, non presiederà il congresso straordinario della Lega del 24 e 25 aprile, come invece aveva fatto un anno e mezzo fa a Firenze: Salvini ha infatti incaricato Lorenzo Fontana, presidente della Camera.

Flotilla, indagato a Roma anche il ministro della difesa israeliano Katz

Sono una dozzina gli indagati dalla procura di Roma nell’ambito delle indagine sulle due missioni della Global Sumud Flotilla, la flotta di attivisti bloccata e arrestata dalle forze israeliane. Nel procedimento è indagata la catena di comando delle autorità israeliane tra cui il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir e quello della Difesa Israel Katz. L’indagine parla di abbordaggi navali avvenuti in violazione del diritto internazionale, condizioni di detenzione e trattamenti degradanti e il mancato rispetto dei diritti basilari e di difesa. La procura ha evidenziato che «sono state accertate a danno di numerosi partecipanti percosse, lesioni, minacce di morte, epiteti offensivi ed accuse di terrorismo, privazioni primarie e la mancata assistenza medica». Emerso inoltre il reiterato diniego di somministrazione di generi alimentari essenziali, la deliberata assenza di cure mediche, anche a fronte di evidenti necessità fisiche ed emergenze, le precarie condizioni ambientali e igienico-sanitarie imposte ai fermati, la privazione del sonno inflitta ai partecipanti detenuti a Kzi’ot, la mancanza del rispetto dei diritti basilari e di difesa, la totale assenza di adeguata assistenza legale e l’impossibilità di comunicare tempestivamente con le rappresentanze diplomatiche o con i difensori durante l’intero periodo di fermo.

Inflazione al 4,2 per cento a settembre, ai massimi da tre anni

Vola l’inflazione a settembre, ai massimi da tre anni. Nel mese scorso l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione pari a +0,7 per cento sul mese e a +4,2 per cento sull’anno (da +3,3 di agosto). Lo ha reso noto l’Istat, confermando la stima preliminare.

Pesano soprattutto i rincari sull’energia

L’accelerazione dell’inflazione è dovuta perlopiù alla crescita dei prezzi dei Beni energetici, sia regolamentati (da +18,6 per cento a +25,8) che non (da +17 per cento a +22,5), e degli Alimentari non lavorati (da +3,8 per cento a +5,5). Crescono a ritmo più sostenuto anche i prezzi dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,6 per cento a +2,9) e dei Servizi relativi ai trasporti (da +0,8 per cento a +1,6).

Carrello della spesa: +1,5 per cento

A settembre il carrello della spesa (che comprende i prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona) è aumentato dell’1,5 per cento su base annua (da +0,9 di agosto). Si accentua anche la crescita tendenziale dei prezzi dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto (da +4,3 per cento a +5,2). L’inflazione acquisita per il 2026 è pari a +3,1 per cento per l’indice generale e a +1,9 per la componente di fondo.

Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo

C’è chi al cinema va per dimenticare i problemi e chi, forse, per dimenticare quelli della propria banca. Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis, ha scelto la Festa del Cinema di Roma, di cui il suo istituto è main partner fino al 2028, per celebrare il valore della cultura, dell’empatia e dello spirito critico. Tutto molto nobile. Peccato che, lontano dai riflettori dell’Auditorium Parco della Musica, la sceneggiatura sia decisamente meno rassicurante.

Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Gli stand di Banca Ifis alla Festa del Cinema di Roma (foto L43).

In Borsa il titolo Ifis, che a febbraio aveva toccato i 27,72 euro, è scivolato sotto quota 10, lasciando sul terreno quasi due terzi del suo valore. Un andamento che riflette le preoccupazioni del mercato per una banca impegnata in una complicata riorganizzazione, alle prese con i rilievi della vigilanza e con un’acquisizione, quella di Illimity, che si sta rivelando assai più impegnativa del previsto. Insomma, mentre Fassio si concede il tappeto rosso, agli azionisti è toccato finora uno spettacolo di tutt’altro genere.

Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo

Il rapporto di Bankitalia e i 215 milioni di possibili rettifiche

La parte meno cinematografica della vicenda è contenuta nel rapporto ispettivo consegnato il 23 settembre da Bankitalia, al termine degli accertamenti condotti tra gennaio e giugno. Il giudizio è stato «parzialmente sfavorevole», con rilievi che spaziano dall’antiriciclaggio ai controlli interni, dalla gestione del credito alle cartolarizzazioni, fino al governo societario e alla sostenibilità del modello di business. Un elenco sufficientemente ampio da suggerire che i problemi non si esauriscano in qualche dettaglio amministrativo.

Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia (Imagoeconomica).

Non solo. In un’integrazione informativa richiesta dalla Consob, Ifis ha precisato che l’eventuale recepimento delle risultanze ispettive comporterebbe rettifiche sui crediti per complessivi 215 milioni di euro, di cui 157 relativi ai deteriorati e 58 ai finanziamenti in bonis. Su questi ultimi, 45 milioni erano già stati contabilizzati al 30 giugno. La banca ha annunciato piani di intervento per rispondere alle richieste della vigilanza e confermato l’intenzione di cedere il business dei crediti deteriorati. Una revisione profonda di un’attività che ne aveva caratterizzato il modello industriale.

Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Ernesto Fürstenberg Fassio, presidente di Banca Ifis, con Frederik Geertman (foto Imagoeconomica).

Il cambio dell’amministratore delegato e il rating rivisto da Moody’s

Nel frattempo è cambiato anche l’amministratore delegato. Il 24 settembre Frederik Geertman ha lasciato l’incarico, sostituito da Raffaele Zingone. Sullo sfondo, un primo semestre nel quale l’utile è sceso da 88 a 8 milioni e una previsione di risultato netto per il 2026 ridimensionata a 100-110 milioni, rispetto ai 170-190 milioni precedentemente indicati. A completare il quadro è arrivata Moody’s, che il 5 ottobre ha rivisto i rating della banca, mantenendo un outlook negativo.

Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Raffaele Zingone (foto Imagoeconomica).

Illimity, l’acquisizione che presenta il conto

Poi c’è Illimity, la banca fondata da Corrado Passera e acquisita da Ifis nel luglio 2025. Un’operazione nata con l’ambizione di creare un gruppo più forte e diversificato, ma accompagnata da svalutazioni e problemi ereditati dalla precedente gestione. La due diligence affidata a PwC aveva individuato la necessità di ulteriori rettifiche per 75 milioni, da aggiungere ai 290 milioni già contabilizzati da Illimity nel corso del 2025. E il conto non si è fermato lì: secondo quanto ricostruito da Repubblica, tra il 2025 e il 2026 le rettifiche e gli accantonamenti riferiti a Illimity hanno raggiunto complessivamente 405 milioni.

Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Corrado Passera (foto Imagoeconomica).

A rendere la vicenda ancora più delicata è la prospettiva di un’azione di responsabilità contro gli ex amministratori della banca di Passera. Al centro degli approfondimenti figurano alcuni accordi tecnologici e i trattamenti economici riconosciuti a dirigenti usciti dopo l’acquisizione. In particolare, un audit interno avrebbe individuato la retrodatazione di cinque accordi relativi a liquidazioni particolarmente generose. Il consiglio di Illimity ha avviato ulteriori accertamenti per quantificare gli eventuali danni e verificare le responsabilità.

Si punta a completare la fusione entro la fine dell’anno

Una situazione che solleva anche un interrogativo sulla capacità dell’acquirente di valutare fino in fondo ciò che stava comprando. Non significa che la due diligence abbia necessariamente mancato il suo obiettivo, ma la successione delle rettifiche e delle criticità emerse dopo l’operazione rende legittimo chiedersi quanto fosse effettivamente visibile prima dell’acquisizione. Per il momento Ifis conferma le sinergie attese, pari a 75 milioni annui dal 2027, e punta a completare la fusione entro la fine dell’anno.

Il cinema, la musica e quello «sguardo critico»…

In questo scenario, la banca ha trovato anche il tempo e le risorse per diventare protagonista della 21esima Festa del Cinema di Roma. Non una semplice sponsorizzazione, ma una partnership triennale con la Fondazione Cinema per Roma, corredata da una Banca Ifis Lounge destinata a incontri, interviste e attività di networking. C’è anche un premio musicale, il Banca Ifis Music Award, assegnato per la prima volta al compositore Nicola Piovani, premio Oscar per La vita è bella, al quale Fassio ha consegnato il riconoscimento durante la serata inaugurale.

Fassio tra cinema e red carpet mentre Banca Ifis offre tutt’altro spettacolo
Il compositore Nicola Piovani (foto Imagoeconomica).

Naturalmente, non c’è nulla di censurabile nel fatto che una banca sostenga la cultura. E nemmeno che il suo presidente partecipi agli eventi che finanzia. Semmai colpisce il contrasto tra l’immagine che Ifis propone di sé e le difficoltà che sta attraversando. Da una parte le fotografie con il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, gli incontri con i protagonisti del cinema e le dichiarazioni sulla responsabilità sociale dell’impresa. Dall’altra i conti da rimettere in ordine, i rilievi di Bankitalia, gli azionisti alle prese con il crollo del titolo e un’acquisizione di cui si stanno ancora misurando le conseguenze.

No Meloni Day, studenti in piazza in tutta Italia

Decine di migliaia di studenti sono scesi in piazza in diverse città italiane per il No Meloni day, una protesta per chiedere più soldi alla scuola e non alla guerra, meno armi e più diritti. Da Roma a Genova, da Venezia a Cagliari fino a Torino e Firenze, i ragazzi hanno intonato cori contro il governo, la presidente del Consiglio Meloni, il ministro dell’Istruzione Valditara e il leader di Futuro nazionale Vannacci.

A Roma bruciate bandiere di Usa e Palestina

A Roma, lungo il percorso del corteo, alcuni manifestanti incappucciati hanno lanciato bombe carta e petardi e fatto rotolare i cassonetti in mezzo alla strada per bloccarla. Una volta raggiunto il ministero dell’Istruzione in viale Trastevere, hanno poi lanciato petardi contro l’edificio. Bruciate poi una bandiera degli Stati Uniti e una di Israele, sullo sfondo di cori che invitavano a boicottare lo Stato ebraico. Nel corteo sono state notate decine di bandiere palestinesi.

Tensioni a Bologna tra studenti e polizia

Momenti di tensione in stazione a Bologna. Qui il corteo è stato fermato dalle forze dell’ordine in tenuta anti sommossa. Gli studenti hanno acceso fumogeni e lanciato bottiglie, poi c’è stato un momento di contatto quando sono stati respinti dagli agenti della questura con gli scudi. Il corteo è poi ripartito in direzione di via Irnerio.

Sospensione di Schengen, Italia e Spagna al lavoro per una soluzione

A seguito di un confronto tra Roma e Madrid, l’Italia ha scelto di prorogare di sette giorni i controlli temporanei sui collegamenti con la Spagna, in modo da allinearli alla scadenza della sospensione di Schengen adottata dal Paese iberico. Si tratta di un passo importante verso la fine del braccio di ferro iniziato dopo la crisi migratoria di Ceuta. Come filtra da Palazzo Chigi, infatti, nel corso della prossima settimana i rispettivi ministri dell’Interno lavoreranno assieme per valutare misure di cooperazione. A confermare che i due Paesi «lavoreranno nei prossimi giorni per procedere all’eliminazione dei controlli» istituiti reciprocamente è stata anche la delegazione spagnola a Bruxelles.

A2A cede la partecipazione in Retragas a Dolomiti Energia

A2A, attraverso la capogruppo e la controllata Unareti, ha sottoscritto un accordo con Dolomiti Energia per la cessione della partecipazione complessiva del 91,6 per cento detenuta in Retragas, società attiva nel trasporto regionale di gas naturale. La partecipazione oggetto dell’accordo comprende la quota dell’87,27 per cento detenuta da A2A e quella del 4,33 per cento detenuta da Unareti. Retragas gestisce una rete di trasporto regionale di gas naturale di circa 394 chilometri, di cui circa 350 in Lombardia nell’area bresciana e 44 in Trentino-Alto Adige, attraverso la quale vengono movimentati annualmente oltre 390 milioni di metri cubi di gas.

A2A punta a rafforzare le attività di distribuzione elettrica

L’operazione si inserisce nel percorso delineato dal Gruppo – guidato dall’amministratore delegato Renato Mazzoncini – orientato a una progressiva riduzione della presenza nelle reti gas e al rafforzamento delle attività di distribuzione elettrica, in linea con gli obiettivi del piano industriale. La cessione consentirà ad A2A di focalizzare ulteriormente le proprie risorse sulle reti elettriche, il cui potenziamento costituisce una leva fondamentale per accompagnare la transizione ecologica del Paese. L’elettrificazione dei consumi, insieme alla crescente diffusione delle fonti rinnovabili, richiede infatti reti sempre più moderne, bilanciate e flessibili, capaci di sostenere l’evoluzione del sistema energetico. L’enterprise value di Retragas si attesta a circa 64,4 milioni di euro. Il perfezionamento dell’operazione è previsto entro la fine del 2026, subordinatamente all’avveramento delle condizioni sospensive previste dall’accordo, tra cui gli adempimenti relativi alla normativa Golden power.

Fine dello sciopero all’ex Ilva di Taranto, rimosso il blocco della raffineria Eni

Le proteste degli operai dell’ex Ilva, con tanto di blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, hanno causato una vera e propria emergenza-carburanti in Puglia, ma anche in Basilicata e Calabria. Che però è destinata ad attenuarsi: al termine dell’assemblea con i lavoratori, i sindacati metalmeccanici hanno deciso di liberare con effetto immediato la statale 106 davanti all’impianto Eni e di terminare alle 23 lo sciopero all’ex Ilva di Taranto. Stop subito anche al presidio e blocco stradale sulla statale 7, nei pressi dello stabilimento siderurgico ex Ilva. La decisione è stata presa dopo la convocazione a Palazzo Chigi per il 27 ottobre e il documento condiviso con Regione Puglia, Comune e Provincia di Taranto: ieri la protesta era arrivata anche a Bari, con un presidio davanti alla Regione e un incontro con il governatore Antonio Decaro.