Progettare il futuro della Costa di Eboli

Le fotografie che ho pubblicato documentano una situzione che merita spiegazioni pubbliche. Al di là dell’intervento e delle domande che ho posto, credo sia necessario aprire una riflessione più ampia sul futuro del nostro litorale. Da troppo tempo affrontiamo i problemi dell’erosione e delle mareggiate cercando di difendere le strutture esistenti, spesso con inteventi che rischiano di rivelarsi temporanei, costosi e ulteriormente impattanti sull’ambiente. Dobbiamo avere il coraggio di porci una domanda diversa: è davvero razionale continuare a investire per difendere strutture collocate in aree nelle quali si registra un’erosione spinta e il mare che inesorabilmente avanza? Il demanio marittimo è un bene pubblico e il suo utilizzo deve essere compatibile bcon l’evoluzione naturale della costa, con la tutela ambientale e con l’interesse collettivo. Bisogna aiutare gli investitori a programmare il futuro delle loro attività, evitando che investimenti sempre più onerosi siano destinati a essere danneggiati o distrutti dalle mareggiate. Allora la gradualità dell’arretramento dei lidi non può e non deve essere rinviato. Non si tratta di un trasferimento generalizzato e immediato di tutte le strutture balneari. Occorre distinguere le situzioni, sulla base delle reali condizioni della costa. Dove non si manifestano fenomeni significativi di erosione e non sussistono particolari condizioni di rischio, i concessionari possono continuare tranquillamente la propria attività, senza inutili preoccupazioni. Il problema riguarda soprattutto le aree ripetutamente colpite dalle mareggiate, dove occorre smettere di rincorrere le emergenze e cominciare a programmare soluzioni durature. In un sistema in perdita di sedimenti e soggetto a erosione progressiva, non tutte le aree possono essere trattate allo stesso modo. E’ indiscutibile: Si deve passare dalla gestione uniforme del territorio alla zonizzazione della stabilità costiera. Un principio da moltissimi anni già applicato nella pianificazione urbanistica generale. Questo significa che il PAD (Piano Aree Demaniali) e il PUC (Piano Urbanistico Comuunale) devono evolvere verso una funzione più avanzata. Ne deriva la necessità di redigere una carta di stabilità del litorale, che distingua: *aree ad alta dinamica erosiva; *aree di transizione; *aree relativamente stabili. A ciascuna categoria devono corrispondere regole differenti di utilizzo del territorio. Una mera fotografia dell’organizzazione attuale non è sufficiente a governare le trasformazioni naturali in atto. Invece per costruire un modello competitivo bisogna costruire una strategia di vasto respiro. Allora poiché nessuno operatore economico razionale è disposto a sostenere costi di investimenti rilevanti in un contesto in cui: *il litorale in cui si investe è instabile; *i danni sono ricorrenti; *manca una visione pubblica di medio-lungo periodo l’investimento non è semplicemente rischioso, ma è strutturalmente scoraggiato. Il risultato e evidente: • si riducono gli investimenti di qualità; • si privilegiano situazioni temporanee; • si consolida un modello di bassa qualità. E’ evidente che il rischio ambientale si trasforma così in un rischio economico di sistema. Quando il rischio non è governato il sistema si blocca. Non ci sono nuovi investitori; quelli esistenti non innovano; il valore dell’offerta turistica non cresce; il territorio perde competitività. Non è un caso se il posizionamento di Eboli nella graduatoria di offerta turistica dei Comuni della Campania si colloca al posto 56 su 60 , in evidente posizione marginale. L’unico modo per riattivare il sistema è intervenire alla radice: Ridurre il rischio costruendo un modello coerente con la dinamica del litorale ; Costruire un modello coerente con la dinamica del litorale; Dare certezza urbanistica; Ampliare l’area pinetata fino alla strada Provinciale; Spostare le funzioni pesanti del turismo balneare e ricreativo residenziale oltre la strada provinciale. Solo così si può aprire una nuova prospettiva di sviluppo turistico della fascia costiera: UN SISTEMA CHE CRESCE IN ESTENSIONE E QUALITA’.

Carlo Moscariello

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Lega, i nordisti preparano la scissione: le tre mosse per mettere all’angolo Salvini

Tira aria di scissione nella Lega. Dopo le proteste dell’estate, i ‘nordisti’ cominciano a muovere le loro pedine nella difficile partita a scacchi contro il capo Matteo Salvini. E l’annuncio della candidatura dell’ex ministro Massimo Garavaglia al congresso federale in programma il 24 e 25 ottobre non è l’unica mossa sul tavolo.

Lega, i nordisti preparano la scissione: le tre mosse per mettere all’angolo Salvini
Massimo Garavaglia al Senato (Imagoeconomica).

La battaglia per la Lega Nord di Pini sarebbe sostenuta da alcuni lombardi

La lista dei candidati alle prossime Politiche che circola nelle chat di partito – dalla quale sarebbero esclusi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo, come anticipato da L43 – è stata solo la goccia che ha fatto traboccare il vaso del malcontento. Il piano era in cantiere già da mesi.

Lega, i nordisti preparano la scissione: le tre mosse per mettere all’angolo Salvini
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

In primo luogo, ci sono contestazioni giudiziarie in fase di definizione contro la gestione del vecchio partito, la Lega Nord, che Salvini ha dato in ‘gestione’ all’amico fraterno Igor Iezzi. Contro di lui sarebbe pronto un esposto per presunte irregolarità nella percezione delle quote del due per mille. Il movimento fondato da Umberto Bossi è tenuto in vita come ‘bad company’ perché titolare del debito contratto con lo Stato dopo la condanna per i rimborsi irregolari ai tempi del tesoriere Belsito. Alla Lega Nord da fine 2017 è stata sostituita, nell’attività politica, la Lega Salvini premier. I critici di Salvini contestano poi a Iezzi di non celebrare un congresso del movimento da troppo tempo e chiedono una assise straordinaria. La battaglia legale è portata avanti dall’ex deputato romagnolo Gianluca Pini ma il sostegno tra i dirigenti lombardi sarebbe più ampio, anche se finora nessuno è uscito allo scoperto.

Lega, i nordisti preparano la scissione: le tre mosse per mettere all’angolo Salvini
L’ex parlamentare della Lega Gianluca Pini (Imagoeconomica).

L’ipotesi scissione con la formazione di una componente nel Misto

E qui veniamo alla terza mossa: quella più eclatante. Alcuni deputati sarebbero pronti a uscire dal gruppo parlamentare della Lega per dar vita a una componente nel Misto. Per regolamento ne bastano tre, come accaduto con Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. E l’uscita dovrebbe avvenire nelle prossime ore, prima del 24 ottobre, quando entrerà in vigore la nuova legge elettorale. In questo modo, per poter correre alle Politiche i fuoriusciti dovrebbero raccogliere 1.500 firme a collegio invece che 6 mila. L’uscita di Vannacci dalla Lega, lo scorso febbraio, non fu una scissione ma una rottura: l’allora vicesegretario fondò ‘semplicemente’ un nuovo partito. Ma l’addio di chi si vuole ricandidare sotto il simbolo della Lega Nord lo può diventare: uno scenario appare assai insidioso per Salvini e per l’attuale maggioranza.

De Luca, sicurezza e grandi eventi

di Erika Noschese

Ieri mattina il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, ha colto l’occasione per spaziare a tutto campo sulle principali e più stringenti tematiche che animano attualmente il dibattito cittadino, tracciando un bilancio accurato sulle future mosse dell’amministrazione in materia di sicurezza pubblica, assetto urbanistico e grandi appuntamenti turistici. Il primo nodo cruciale affrontato dal vertice di Palazzo di Città ha riguardato l’annoso e fastidioso fenomeno dei parcheggiatori abusivi, una piaga sociale che continua a destare profonda preoccupazione tra i residenti e gli automobilisti. Interpellato dai giornalisti sulle recenti indiscrezioni relative a una possibile stretta contenuta nel nuovo Codice della Strada, che prevederebbe addirittura l’arresto per i soggetti recidivi, il primo cittadino ha mostrato un approccio cauto ma fermamente orientato alla tolleranza zero. “Vediamo, non ho ancora avuto modo di leggere nel merito questo provvedimento”, ha esordito il sindaco, precisando tuttavia che la macchina comunale è già pienamente operativa per inasprire le normative locali, in quanto “noi manderemo comunque la proposta elaborata con la Polizia Municipale per inasprire le pene”. Il mirino dell’amministrazione non punta esclusivamente sulla gestione illegale della sosta, ma abbraccia un concetto molto più ampio di decoro, includendo sanzioni severe per quanto riguarda “i rovistatori di rifiuti indifferenziati nella serata del giovedì e, in generale, i comportamenti incivili e gli sversamenti di rifiuti ingombranti soprattutto nel centro storico”. La necessità di un intervento legislativo forte a livello nazionale appare comunque imprescindibile agli occhi del sindaco, poiché, ha rimarcato con decisione, “se non c’è un provvedimento che crei qualche preoccupazione, la guerra contro i delinquenti parcheggiatori abusivi diventa una guerra infinita”, aggiungendo che un’eventuale norma nazionale rigorosa rappresenterebbe “un aiuto importante anche alla Polizia Municipale per il contrasto ai parcheggiatori abusivi”. L’analisi del fenomeno si è poi spostata sugli aspetti squisitamente sociologici e criminali della questione, prendendo spunto da un singolare episodio verificatosi nei pressi dello storico stadio salernitano, dove i parcheggiatori hanno affisso un cartello dal tono apparentemente amichevole. “Ho visto che hanno fatto una scritta davanti allo stadio Vestuti recitante la frase non si nega un caffè”, ha ironizzato amaramente De Luca, per poi cambiare repentinamente tono e affondare il colpo contro chi maschera l’illecito dietro false cortesie, tuonando che “il caffè lo si prende al bar e non te lo dà la donna al volante”. L’evoluzione del fenomeno, secondo l’analisi del primo cittadino, ha ormai oltrepassato i confini della mera richiesta di elemosina per sconfinare in ambiti di rilevanza penale ben più gravi. “Bisogna spiegare a questi signori che ai miei tempi, quando eravamo giovani, si parlava di caffè”, ha ricordato il sindaco, sottolineando però il pericoloso mutamento in atto, dato che “adesso si parla di estorsione, perché hanno preso l’abitudine di chiedere 5 euro fissi a un automobilista, in modo particolare a una donna al volante”. Su questo punto specifico la condanna istituzionale è stata tranciante e inequivocabile, rifiutando qualsiasi giustificazione di natura sociale, perché “questo non è 1 euro e 50 centesimi, questa si chiama estorsione, un atto di delinquenza e di violenza nei confronti dei cittadini”. L’obiettivo finale dell’azione di contrasto mira a restituire la piena e serena fruibilità degli spazi urbani alla collettività, garantendo che “chi sta in città e viene qui e parcheggia ha il diritto di vivere con grande serenità e tranquillità, e in ogni caso non ci devono rompere le scatole”. Chiusa la dura parentesi legata alla sicurezza stradale, l’attenzione della stampa si è focalizzata sulle accese polemiche sollevate nelle scorse settimane da alcuni comitati civici in merito al presunto e temuto intervento di trasformazione radicale del porticciolo di Pastena. Anche in questo frangente, l’intento del sindaco è stato quello di gettare immediatamente acqua sul fuoco, smontando pezzo per pezzo le paure dei residenti della zona orientale. “L’abbiamo già detto, non c’è niente in corso”, ha chiarito lapidariamente De Luca rispondendo a chi invocava azioni concrete per fermare i cantieri, domandandosi provocatoriamente “quindi che dobbiamo bloccare se non sta camminando niente?”. L’assenza di lavori imminenti non significa tuttavia disinteresse per l’area, che necessita comunque di interventi mirati di riqualificazione, a partire dalle strutture fatiscenti che ne deturpano l’immagine. “Per la verità stiamo cercando di individuare i proprietari di un vecchio ristorante dismesso”, ha rivelato il vertice istituzionale descrivendo “un edificio abbandonato proprio nel porticciolo, perché intendiamo demolirlo, se non lo faranno i proprietari, in quanto fra l’altro è una costruzione abusiva”. Per quanto concerne le visioni future sull’assetto della costa orientale, il sindaco ha ammesso l’esistenza di interlocuzioni in corso, ma con volumetrie assolutamente ridimensionate rispetto ai progetti del passato. “È arrivata al Comune una proposta credo 1 o 2 mesi fa”, ha confermato ai taccuini dei cronisti, puntualizzando immediatamente che tale bozza “prevede il dimezzamento dell’intervento del porticciolo di Pastena e la realizzazione del lungomare”. A prescindere dalle carte depositate negli uffici comunali, la garanzia politica offerta alla popolazione è totale e vincolante. “Noi abbiamo assunto un impegno con i cittadini di Pastena e in generale di Salerno”, ha scandito il primo cittadino, assicurando che “qualunque intervento importante mettiamo in campo lo faremo dopo aver parlato e aver concordato con i cittadini”. Pertanto, le barricate preventive risultano del tutto ingiustificate, poiché “finché non ci sono cose concrete non c’è da preoccuparsi”, e qualora l’amministrazione decidesse di muoversi, “quando dovesse esserci qualche progetto andremo a Pastena e parleremo con i cittadini con grande tranquillità”. Una rassicurazione che porta con sé anche la definitiva pietra tombale sul vecchio e mastodontico disegno originario, bocciato senza mezzi termini dal sindaco stesso, il quale ha sentenziato che “non sarà di quelle dimensioni, quello non si farà mai, quello non è un porticciolo ma è un intervento devastante”. L’ultima parte del lungo e articolato intervento mattutino è stata infine dedicata all’imminente appuntamento invernale con le Luci d’Artista, l’evento cardine dell’offerta turistica salernitana, la cui macchina organizzativa è già entrata nel vivo in diverse zone strategiche della città. Alla precisa domanda sulle tempistiche di accensione delle spettacolari installazioni luminose, De Luca ha fornito un orizzonte temporale abbastanza definito, indicando “la prima settimana di novembre, tempo permettendo”, pur riconoscendo che “abbiamo cominciato ad avere qualche giornata di pioggia”. C’è grande attesa per il risultato finale degli allestimenti, che promettono di stupire i turisti, dato che, secondo le previsioni dell’amministrazione, “dovrebbe essere un bell’effetto”. Un lavoro che si sta svolgendo sotto una notevole pressione cronologica, un fattore che il sindaco non ha mancato di evidenziare ai presenti, ricordando che “tenete conto che abbiamo lavorato qui anche in emergenza, avendo avuto 2 mesi di tempo per operare”. Una menzione particolare è stata riservata alla delicata questione tecnica degli impianti energetici, al fine di rassicurare esercenti e avventori dopo i disagi registrati nelle edizioni passate. “C’era qualche idea precedente ma, insomma, non dovremmo avere gli spegnimenti continui che abbiamo avuto l’anno scorso”, ha garantito De Luca, ricordando con rammarico come in quell’occasione “erano più spente le luci che accese”. Le operazioni di montaggio procedono spedite e l’attenzione si sposterà a breve verso i luoghi simbolo della kermesse, tanto che “passeremo immediatamente al centro storico perché lì avremo di nuovo il giardino incantato”, ha anticipato il primo cittadino rivelando che per quell’area “sono stati riprodotti degli elementi floreali molto belli”. Subito dopo i tecnici interverranno anche nella Villa Comunale, in un vero e proprio sforzo logistico e operativo, spinto dalla necessità ineludibile di “fare la corsa perché alla fine abbiamo poco tempo”. I calcoli sul calendario non ammettono distrazioni o ritardi, essendoci a disposizione “non più di 20 o 25 giorni di tempo utile tolte le domeniche e tolta qualche giornata di pioggia”, un ritmo lavorativo decisamente serrato che ha spinto il sindaco a trarre le sue personali conclusioni sull’intera organizzazione logistica dell’evento cittadino, affermando con un certo orgoglio istituzionale che “stiamo dando tempi coreani all’amministrazione, più di questo non possiamo fare”.

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Il miracolo socialista: esserci ancora

di Gaetano Amatruda*

Ho letto con interesse l’intervista ad Attilio Naddeo pubblicata su Le Cronache. Attilio è un amico, un socialista che ha attraversato una stagione importante della politica salernitana, quella nella quale il PSI era una forza centrale nella vita amministrativa e nel dibattito pubblico. Una stagione che merita di essere ricordata, studiata e, per molti aspetti, rivalutata. È ciò che, nel mio piccolo e senza pretendere di riuscirci, ho provato a fare anche con il mio libro Quando Salerno era socialista. Naddeo definisce il PSI di oggi un partito di nicchia. È un giudizio che merita qualche riflessione, soprattutto per comprendere cosa sia accaduto al socialismo italiano negli ultimi trent’anni e quali prospettive possa avere oggi. Partiamo da un dato difficilmente contestabile. Il PSI non ha più i numeri, il radicamento elettorale e il peso politico della stagione di Bettino Craxi, di Carmelo Conte e di una classe dirigente che ha contribuito a modernizzare il Paese e tanti territori. Sarebbe poco serio negarlo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato fermarsi a questa constatazione, senza considerare ciò che è accaduto dopo Tangentopoli. Tenere in vita il PSI, dopo il terremoto politico e giudiziario degli anni Novanta, è stato quasi un miracolo. Non è una valutazione sentimentale, ma una considerazione politica. Mentre scomparivano partiti che avevano segnato la storia repubblicana, una parte della comunità socialista ha continuato a difendere un’identità, una tradizione e una presenza organizzata. Lo ha fatto attraversando divisioni profonde, sconfitte elettorali, difficoltà economiche e una progressiva marginalizzazione. Spesso senza incarichi, senza prospettive immediate e senza le risorse di un grande partito. È un elemento che qualsiasi analisi dovrebbe riconoscere. Naturalmente, la sopravvivenza non può essere considerata un risultato sufficiente. Un partito non esiste soltanto per conservare una storia, a quello pensano le fondazioni, ma per rappresentare interessi, interpretare bisogni e costruire prospettive. La riduzione del peso politico del PSI non è stata determinata soltanto da fattori esterni. Ha inciso anche il progressivo disimpegno di una parte della sua vecchia classe dirigente. Persone che avevano ricoperto ruoli importanti, costruito relazioni, amministrato territori e che, venute meno determinate condizioni politiche o gli spazi personali di un tempo, hanno preferito allontanarsi. Non tutti, naturalmente. Sarebbe ingeneroso generalizzare. Ma resta una contraddizione: una parte di quella classe dirigente, dopo aver scelto il disimpegno, ha continuato a giudicare severamente chi era rimasto a tenere in piedi una forza organizzata. Quando non ci sono più spazi personali, la politica non dovrebbe finire. E quando si sceglie di restare fuori, sarebbe utile ricordare che chi continua a impegnarsi affronta difficoltà che dalla finestra possono apparire molto più semplici. È una riflessione che riguarda il PSI, ma potrebbe essere estesa a molte altre esperienze politiche italiane. C’è poi il tema della cosiddetta nicchia. Se con questa espressione Naddeo intende descrivere una forza politica che oggi dispone di un consenso elettorale limitato, il ragionamento ha un fondamento. I numeri sono quelli che sono e non possono essere sostituiti dalla nostalgia o dall’entusiasmo. Ma se per nicchia si intende uno spazio ristretto, riservato a pochi, incapace di aprirsi e coinvolgere nuove energie, allora il giudizio appare decisamente meno convincente. Anzi, rischia di non cogliere proprio ciò che sta accadendo. Il progetto Avanti, promosso da Enzo Maraio, rappresenta il tentativo di superare una dimensione esclusivamente identitaria e di ricollocare la tradizione socialista dentro una proposta politica più ampia. È un’operazione che merita attenzione, indipendentemente dalle simpatie personali o dalle appartenenze. Il punto non è soltanto recuperare un simbolo o una memoria. È verificare se esista, e tutto propende per un sì, uno spazio politico per una forza socialista, riformista, garantista, europeista, capace di parlare di lavoro, casa, professionisti, partite IVA, nuove imprese e diritti civili. E c’è un elemento che nell’analisi non dovrebbe essere trascurato: quello che Maraio è riuscito a costruire in Campania può rappresentare un modello da riprodurre anche nel resto d’Italia. In Campania Enzo Maraio ha compiuto un’operazione politica che merita di essere riconosciuta. Ha tenuto in vita il PSI e il suo garofano, conservando una tradizione che rischiava di disperdersi, ma ha saputo anche innovare, coinvolgere nuove energie e costruire una rete di amministratori e una presenza significativa nelle istituzioni. Tenere insieme tradizione e innovazione è stato il grande miracolo politico di Maraio in Campania. Non soltanto custodire una storia, ma dimostrare che quella storia può ancora produrre consenso, classe dirigente e capacità di governo. Naturalmente, la Campania ha caratteristiche politiche e territoriali particolari. Non esistono modelli automaticamente esportabili. Ma il metodo può essere replicato: presenza costante, amministratori riconoscibili, apertura alla società civile, capacità di costruire alleanze e attenzione ai problemi quotidiani. I primi segnali che arrivano da altre regioni sembrano andare proprio in questa direzione. Le iniziative nazionali e territoriali di Avanti, la ripresa dell’attività organizzativa, il confronto con altre componenti del centrosinistra e la presenza parlamentare indicano un tentativo di allargare il perimetro politico. Un lavoro duro che deve continuare, utile all’intera coalizione di centrosinistra. A questo impegno politico si affianca anche quello culturale. Maraio ha rilanciato l’Avanti, un giornale che appartiene alla storia del socialismo italiano e che oggi prova a essere nuovamente uno spazio di confronto, di elaborazione e di discussione. Un’esperienza alla quale, insieme ad altri, contribuisco con passione, pur nella consapevolezza dei limiti e delle difficoltà. È proprio il confronto, anche quello critico, che si vorrebbe alimentare. E dibattiti come quello aperto da Naddeo sono utili, perché aiutano a interrogarsi sul presente e sul futuro di una tradizione politica senza limitarsi alla celebrazione del passato. La sfida è passare dalla conservazione di una comunità alla costruzione di una proposta capace di parlare anche a chi socialista non è mai stato. Per riuscirci serviranno nuove generazioni, amministratori, competenze e idee. Ma sarebbe un errore rinunciare all’esperienza di chi ha conosciuto stagioni politiche importanti. Ed è qui che torno all’amico Attilio Naddeo. La sua esperienza, come quella di tanti protagonisti del socialismo salernitano, rappresenta un patrimonio che non dovrebbe essere disperso. La conoscenza delle istituzioni, dei territori e delle dinamiche politiche e amministrative può ancora offrire un contributo significativo. Per questo vorrei rivolgere ad Attilio Naddeo una sfida amichevole, che è anche un auspicio: non limitarsi a raccontare quanto il PSI sia diventato piccolo, ma contribuire a farlo diventare ancora più grande. Non si tratta di chiedergli un’adesione acritica o di suggerirgli una collocazione politica. Non è il mio compito, non è il mio ruolo. È una riflessione più generale sul contributo che chi ha vissuto stagioni importanti può ancora offrire alla politica e ai territori. La critica è utile, soprattutto quando arriva da persone che hanno esperienza e conoscenza delle istituzioni. Ma sarebbe ancora più preziosa se accompagnata da una rinnovata disponibilità all’impegno. Del resto, chi ha contribuito a scrivere una pagina importante della storia socialista non dovrebbe limitarsi a raccontarla. Potrebbe contribuire anche a scriverne una nuova. E questo vale per Naddeo come per tanti altri protagonisti di quella stagione. La storia, da sola, non produce consenso. Ma senza memoria e senza radici è difficile costruire una proposta politica credibile. Il PSI di oggi è certamente più piccolo di quello di ieri. Nessuno può negarlo. Ma averne garantito la continuità dopo Tangentopoli è un risultato che merita rispetto. Adesso la questione è capire se quella continuità possa diventare il punto di partenza di una nuova stagione. L’esperienza campana suggerisce che una strada esiste. I primi segnali nazionali meritano di essere osservati con attenzione, ottimismo ma anche senza pregiudizi. Se il PSI è una nicchia, la risposta non può essere rassegnarsi alle sue dimensioni. La sfida è provare ad allargarla, anche con il contributo di chi conosce quella storia e ha ancora qualcosa da offrire. Anche Attilio Naddeo. Perché, in fondo, il miracolo per i socialisti è stato esserci ancora. La vera sfida, adesso, è continuare a crescere. Servirebbe a tutta la sinistra. *Direttore editoriale Avanti!

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“Iacovazzo minacciava i nostri mariti”

Salerno. “Più volte Iacovazzo ci aveva minacciato ma non lo abbiamo mai denunciato”. Sono state le parole della moglie di una delle vittime del duplice omicidio al mercato del pesce di Salerno dove, a ottobre del 2024, il 74enne Franco Iacovazzo uccise Carmine De Luca e Rosario Montone. Nuova udienza in Corte d’Assise a carico del salernitano Iacovazzo accusato dii duplice omicidio aggravato dai futili motivi e della premeditazione oltre che di porto abusivo d’arma da fuoco, una pistola calibro 7.65. Parte civile nel giudizio otto persone quali parti offese (sono i familiari delle due vittime che si sono affidati agli avvocati Giovanni Annunziata, Massimo ed Emiliano Torre) e anche la Eurofish srl, società datrice di lavoro di De Luca e Montone. Secondo la ricostruzione della procura di Salerno Iacovazzo si sarebbe voluto vendicare delle delazioni riportate dalle vittime al datore di lavoro, Pietro Avolio, relativamente al furto di una cassa di pesce. L’autore del duplice omicidio, difatti, collaborava con la Eurofish ma sarebbe stato allontanato proprio a causa di queste voci riportate. E in questo contesto, a dire della moglie di una dei sue uomini uccisi, Iacovazzo avrebbe più volte minacciato i due dipendenti. Il 74enne salernitano reo confesso del duplice omicidio avrebbe rivelato più volte di voler cancellare quella macchia della sua vita, da lui considerata un’infamia, ad amici e conoscenti. Lo aveva detto sin dal 2021, da quando quelle accuse di furto che riteneva ingiuste gli erano costate il posto di lavoro presso la cooperativa napoletana con sede a Volla, fra le più importanti dell’ingrosso ittico in Campania, dove per diverso tempo, nella postazione alla zona industriale, aveva svolto il ruolo di addetto ai frutti di mare. Da subito aveva indicato Carmine De Luca di Salerno e nel 58enne Rosario Montone di Portici le “cause” del suo licenziamento. Chi lo conosceva bene, sapeva che negli ultimi tempi era cresciuta in lui questa voglia di vendicare quell’episodio: lo aveva ripetuto, prima del delitto, più volte ad amici e conoscenti, in particolare dopo aver scoperto di essere affetto da una grave patologia. Nessuno, però, aveva dato peso alle sue parole fino in fondo. Nessuno, infatti, credeva che Iacovazzo potesse spingersi a tanto. Anche perché, nel frattempo, aveva cercato di riorganizzare la sua vita, aprendo la pescheria Iacovazzo in via Mobilio, a pochi passi dal ponte di via Torrione: un’attività che in poco tempo si era ritagliata il suo spazio sul mercato, contando sull’aiuto della compagna e dei suoi tre figli. Poi quelle parole a cui nessuno aveva dato il giusto peso si sono trasformate in tragica realtà: tre volte il dito premuto sul grilletto per realizzare la sua vendetta prima di costituirsi ai carabinieri della stazione di Mercatello e raccontare ai militari dell’Arma che l’avevano interrogato le stesse cose che riferiva ormai da qualche anno. Ieri nuova udienza del processo con in aula i familiari delle vittime.

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Salerno hub turistico d’eccellenza

Prosegue con il consueto successo la partecipazione del Comune di Salerno al TTG Travel Experience 2026, uno degli appuntamenti di riferimento del panorama fieristico internazionale, in programma fino al 16 ottobre. L’Amministrazione Comunale, rappresentata dall’Assessore al Turismo Alessandro Ferrara, che ha guidato la delegazione di operatori turistici salernitani, ha presentato l’inestimabile patrimonio storico, artistico e paesaggistico di Salerno. Cerniera ideale e strategica tra la Costiera Amalfitana e la Costiera Cilentana e tra i meravigliosi siti archeologici di Pompei e Paestum, la città si impone sempre di più come hub di soggiorno e destinazione autonoma di eccellenza, capace di coniugare la millenaria storia della sua Scuola Medica e dei suoi monumenti più belli e conosciuti, alla bellezza mozzafiato delle sue spiagge e alla modernità delle sue opere di grande architettura contemporanea. Senza dimenticare, ovviamente, il patrimonio enogastronomico: il gusto inconfondibile delle tante eccellenze del territorio è stato tra i protagonisti più apprezzati da centinaia tra tour operator, buyer, giornalisti di settore e visitatori che hanno affollato nei giorni della fiera lo stand allestito, così come nelle ultime edizioni, in condivisione con il Comune di Vietri sul Mare, nell’ottica di una promozione territoriale più vasta ed integrata. Un focus centrale è stato dedicato al sistema dei trasporti, che rende oggi Salerno una delle mete più accessibili del Mezzogiorno. L’aeroporto, che vede crescere costantemente i suoi numeri e l’interesse di viaggiatori e compagnie aeree, si prepara ad un ulteriore slancio nel mese di novembre e nel 2027 con un forte incremento di tratte nazionali ed estere; le Vie del Mare nella stagione estiva hanno consentito ad oltre un milione di passeggeri di dirigersi dal capoluogo verso le due costiere; le crociere nel 2026 hanno fatto registrare una forte impennata fino a 177 scali e quasi 400.000 passeggeri con una previsione 2027 di rialzo fino a 253 scali e 500.000 passeggeri; e poi l’Alta Velocità che garantisce collegamenti diretti e frequenti con le principali città italiane ed europee: Salerno, complice anche la sua posizione geografica al centro di alcune delle più conosciute mete turistiche al mondo, è oggi un vero e proprio hub turistico di eccellenza del Mediterraneo. Si è parlato in particolare di trasporti integrati, ma anche dei numeri e delle prospettive future del boom turistico di Salerno, nel corso del panel “Salerno e Vietri: tra mare e cultura, luci e ceramica”, che si è tenuto presso il Padiglione della Regione Campania nella giornata centrale della fiera, giovedì 15 ottobre. Al momento di confronto, insieme all’Assessore al Turismo del Comune di Salerno Alessandro Ferrara e al Consigliere delegato al Turismo del Comune di Vietri sul Mare Vittorio Mendozzi, hanno partecipato il Presidente di ITA Airways Sandro Pappalardo, autorevoli esponenti del mondo crocieristico e dei trasporti via mare, le associazioni di categoria. Coinvolta anche l’Università di Salerno con un progetto che coinvolgerà Unisa, Comune, Gruppo Stratego per far vivere un’esperienza immersiva mettendo al centro dell’attenzione la competizione tra studenti di circa venti atenei italiani ed esteri. Il TTG di Rimini è stato anche la vetrina ideale per illustrare il fitto cartellone degli eventi in programma. Accanto alla ormai storica e attesissima kermesse invernale delle Luci d’Artista, che a partire dal mese di novembre trasformerà la città in un museo a cielo aperto di opere d’arte luminosa, sono state presentate le principali iniziative culturali previste nel corso del 2027, pensate per garantire un flusso turistico costante durante tutto l’anno. “Stiamo vivendo giornate entusiasmanti al TTG Rimini, un appuntamento chiave del mondo fieristico – dichiara l’Assessore al Turismo Alessandro Ferrara – dove Salerno si è confermata come una delle mete più attrattive e dinamiche del panorama turistico nazionale e internazionale. In questi giorni di intenso lavoro e di fitti incontri B2B, abbiamo registrato un interesse da parte dei buyer di ogni parte d’Italia e del mondo per la nostra destinazione. Il brand Salerno cresce e si consolida, grazie al suo patrimonio storico e paesaggistico inestimabile, grazie al suo posizionamento di crocevia di autentiche perle del turismo, grazie ad un sistema di trasporti che ne fa un hub strategico, grazie al lavoro di promozione che da anni, in sinergia con le altre istituzioni, portiamo avanti nei più importanti appuntamenti fieristici. Gli entusiastici riscontri ottenuti a Rimini ci danno ulteriore slancio e ci dicono che siamo sulla strada giusta: Salerno è ormai una destinazione protagonista del turismo internazionale. Siamo pronti a vivere un altro straordinario momento con la nuova edizione di Luci d’Artista che attirerà in città centinaia di migliaia di visitatori ed un’altra stagione di record e di sviluppo economico per tutta la nostra comunità”. La partecipazione al TTG di Rimini rappresenta la prima tappa di un fitto calendario di promozione internazionale che vedrà il Comune di Salerno presente nei prossimi mesi alle principali fiere mondiali: il WTM di Londra, il FITUR di Madrid e la BIT di Milano.

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Televisione: X-Files: il pilot di Ryan Coogler convince Hulu a produrre la prima stagione

X-Files: il pilot di Ryan Coogler convince Hulu a produrre la prima stagione

Il regista di Sinner scriverà e dirigerà la prima stagione del reboot della serie creata da Chris Carter

Se i fan di X-Files hanno passato i mesi trascorsi dall'annuncio del reboot della serie a ripetersi "I want to believe", possono adesso gioire della decisione di Hulu di proseguire con la produzione di una prima stagione scritta e diretta da Ryan Coogler (Sinners). Dopo un episodio pilota convincente, infatti, la serie – che vede Himesh Patel (The Odyssey) e Danielle Deadwyler (Station Eleven) nel ruolo della coppia di agenti dell'FBI protagonisti, impegnati a riaprire una sezione dormiente del Bureau, quella dedicata ai fenomeni inesplicabili – è stata confermata.... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 16 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Salerno, al via i Compliance Days

Il rapporto tra innovazione tecnologica, intelligenza artificiale e conformità normativa è al centro dei Compliance Days Salerno, l’iniziativa che ha preso il via oggi nella cornice del Complesso San Michele con le prime due sessioni di lavoro.

 

La manifestazione è organizzata dallo Studio Legale Nunziante Magrone, dallo Studio Raffaele D’Arienzo e dallo Studio Legale Sica Associato, con l’obiettivo di promuovere un confronto tra competenze e prospettive applicative sui temi della compliance nell’era della trasformazione digitale.

La rassegna riunisce contributi e riflessioni sulle sfide che l’evoluzione tecnologica pone alle imprese e alle organizzazioni, chiamate a coniugare sviluppo, utilizzo delle nuove tecnologie e rispetto delle regole. L’ambizione degli organizzatori è fare dei Compliance Days un appuntamento annuale di riferimento per approfondire il rapporto tra innovazione e conformità normativa.

Domani i panel su governance digitale e intelligenza artificiale

I lavori proseguiranno domani con due panel dedicati a temi centrali nel dibattito sulla trasformazione digitale: “Governance Digitale e AI Regulation” e “Istituzioni della Compliance nell’era dell’intelligenza artificiale”.

Gli incontri saranno l’occasione per approfondire le questioni legate alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale, ai modelli di governance digitale e agli strumenti necessari per garantire che l’innovazione si sviluppi nel rispetto del quadro normativo.

Con le due giornate di confronto, i Compliance Days Salerno puntano a favorire il dialogo tra mondo giuridico, innovazione e applicazioni concrete, in un contesto in cui l’intelligenza artificiale sta ridefinendo processi, responsabilità e modalità di gestione della compliance.

 

 

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Piogge intense e siccità: trattenere l’acqua piovana per adattarsi al clima

 

Il recupero dell’acqua piovana consiste nel raccogliere la pioggia che cade su tetti e coperture, conservarla in una vasca e impiegarla per gli usi non potabili. Per secoli cisterne e pozzi di raccolta hanno garantito riserve idriche a case di campagna, conventi e interi centri abitati. La stessa logica torna oggi al centro dei progetti edilizi per una ragione legata al clima: la pioggia arriva sempre più spesso concentrata in pochi eventi intensi, separati da lunghi periodi asciutti, e le superfici impermeabili di città e aree produttive la convogliano in fretta verso fognature e fiumi.

Un impianto di raccolta permette di trattenere una parte di quell’acqua nel momento in cui è abbondante, per restituirla alle attività quotidiane nei mesi in cui scarseggia. La raccolta diventa così una forma di adattamento climatico alla scala del singolo edificio, che affianca le grandi opere di accumulo e alleggerisce la pressione sulle fonti di approvvigionamento.

 

Un Paese piovoso che trattiene poca acqua

 

La necessità di conservare la pioggia emerge con chiarezza dal bilancio idrico italiano. Secondo l’ANBI, l’associazione che riunisce i consorzi di bonifica, sull’Italia cadono ogni anno oltre 300 miliardi di metri cubi d’acqua, ma le infrastrutture esistenti ne trattengono soltanto l’11%. Nel luglio 2026 il ministro per la Protezione civile Nello Musumeci ha messo questo valore a confronto con quello della Spagna, che accumula circa il 32% dell’acqua piovana.

Il nodo riguarda la distribuzione della pioggia nel tempo più che la sua quantità complessiva. Per l’ANBI periodi siccitosi e periodi piovosi si alternano ormai in modo strutturale, e le precipitazioni intense cadono su suoli impermeabilizzati o compattati che ne assorbono solo una parte. Il presidente dell’associazione, Francesco Vincenzi, ha ricordato che il Veneto ha disperso in mare in due mesi un miliardo di metri cubi d’acqua per mancanza di bacini in cui raccoglierla.

Gli effetti si misurano nei mesi più caldi. Nel 2024, rileva l’Istat, oltre un milione di residenti nei capoluoghi di provincia e nelle città metropolitane è stato interessato da misure di razionamento dell’acqua, pari al 5,8% della popolazione di quei comuni, contro i 760mila dell’anno precedente.

 

Dagli invasi ai tetti: il contributo della raccolta diffusa

 

Le risposte al deficit di accumulo passano in primo luogo per i grandi invasi, ma una parte del lavoro può essere svolta nel punto in cui la pioggia cade, cioè sugli edifici. Ogni copertura funziona da bacino di raccolta: un tetto di 100 metri quadrati in una zona con 800 millimetri di pioggia l’anno riceve circa 80 metri cubi d’acqua. Una quota di questo volume si perde per evaporazione e con il primo dilavamento della copertura, ma il resto può essere accumulato. Sommando le superfici di condomini, capannoni, centri commerciali e strutture agricole, la raccolta diffusa forma una riserva distribuita sul territorio, disponibile proprio dove serve.

Lo strumento che rende possibile questa riserva è l’impianto di recupero dell’acqua piovana, che intercetta l’acqua che scende dalle coperture, la libera da foglie e detriti, la conserva in una vasca e la rende disponibile per gli usi che non richiedono acqua potabile, dall’irrigazione del verde agli scarichi dei servizi igienici. In questo modo l’acqua caduta durante un temporale resta a disposizione dell’edificio nelle settimane successive, anche quando non piove.

Sul piano normativo la raccolta ha un quadro semplice. L’articolo 96 del D.Lgs. 152/2006 stabilisce che la raccolta di acque piovane in invasi e cisterne al servizio di fondi agricoli o di singoli edifici, a uso civile o industriale, è libera e non richiede licenza né concessione di derivazione, fermo restando il rispetto delle norme edilizie e antisismiche per la costruzione dei manufatti. Gli impianti rientrano inoltre tra gli impianti idrosanitari disciplinati dal DM 37/2008, con le relative regole di installazione.

 

Come funziona un impianto di recupero dell’acqua piovana

 

Dietro la definizione di impianto di recupero c’è un sistema composto da poche parti, ciascuna con un compito preciso. La superficie di raccolta è di norma il tetto dell’edificio: grondaie e pluviali ne convogliano l’acqua verso una tubazione che la porta all’impianto. Prima dello stoccaggio l’acqua attraversa un filtro, che trattiene foglie, sabbia e detriti trascinati dalla copertura. Il passaggio è necessario perché il materiale organico, se finisse nella vasca, si decomporrebbe deteriorando la qualità dell’acqua e potrebbe danneggiare la pompa.

L’acqua filtrata viene conservata nella vasca di accumulo, in genere interrata perché al buio e a temperatura costante si limita la crescita di alghe e batteri. Proprio perché resta sotto terra, la vasca deve resistere al peso del terreno e, sotto le aree di passaggio, a quello dei veicoli, e una delle soluzioni per sopportare questi carichi è il calcestruzzo armato. La vasca deve anche essere a tenuta, cioè non lasciare uscire l’acqua: per questo il calcestruzzo deve risultare compatto e privo di microfessurazioni, le piccole crepe attraverso le quali l’acqua potrebbe disperdersi nel terreno. Entrambe le caratteristiche dipendono da come il calcestruzzo viene prodotto e messo in opera. Nelle soluzioni Gazebo per il recupero dell’acqua piovana, per esempio, compattezza e resistenza alla fessurazione dei serbatoi monoblocco si ottengono con due sistemi di produzione sviluppati dall’azienda: SCC Gazebo System impiega calcestruzzo autocompattante, abbastanza fluido da riempire la cassaforma con il proprio peso senza lasciare vuoti, mentre FRC Gazebo System utilizza calcestruzzo fibrorinforzato, in cui le fibre di polipropilene distribuite nella miscela contrastano la formazione di fessure. In ogni impianto, quando la vasca è piena, l’acqua in eccesso viene scaricata da un troppopieno verso la rete di scarico o in un sistema di dispersione nel terreno.

Il gruppo di pompaggio preleva l’acqua dalla vasca e la invia ai punti di utilizzo. Le tubazioni che la distribuiscono formano una rete separata da quella dell’acquedotto e segnalata come non potabile, così che i due circuiti non entrino mai in contatto e l’acqua piovana non venga usata per bere. Negli edifici in cui l’acqua recuperata alimenta anche i servizi interni, questa rete raggiunge le cassette dei WC e gli altri punti di prelievo attraverso una centralina di distribuzione.

 

Dagli edifici pubblici alle aziende agricole: dove si usa l’acqua recuperata

 

Una volta accumulata e rilanciata, l’acqua piovana trova impiego negli usi che la UNI/TS 11445 individua: irrigazione di giardini e aree verdi, alimentazione delle cassette dei WC, lavaggio delle superfici esterne e altri usi non potabili ammessi dalla normativa, a condizione che la rete interna sia separata da quella destinata al consumo umano.

Negli edifici pubblici queste soluzioni sono ormai un requisito di progetto. I Criteri ambientali minimi per l’edilizia, cioè i requisiti ambientali che le pubbliche amministrazioni sono tenute a inserire nei bandi, sono stati aggiornati con il DM 24 novembre 2025. I nuovi criteri prevedono reti di scarico separate per acque meteoriche, grigie e nere, una rete duale con una linea per i servizi potabili e una per quelli non potabili, e sistemi di raccolta, stoccaggio e riuso della pioggia per l’irrigazione o le cassette dei WC, progettati secondo la UNI/TS 11445. L’obbligo discende dall’articolo 57 del Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023) e vale per ogni appalto pubblico di progettazione e lavori, senza soglie minime di importo.

Fuori dall’ambito pubblico, i contesti più adatti sono quelli che uniscono grandi coperture e fabbisogni idrici non potabili elevati. Capannoni industriali e poli logistici dispongono di superfici di raccolta estese e di aree esterne da lavare, mentre aziende agricole, serre e vivai possono destinare l’acqua piovana all’irrigazione, riducendo i prelievi da pozzi e corsi d’acqua. Il tema tocca da vicino il settore primario: secondo l’Istat, nel 2024 oltre il 90% delle aziende agricole italiane ha segnalato difficoltà di irrigazione. Con precipitazioni sempre più irregolari, la capacità di conservare l’acqua caduta nei mesi piovosi entra a pieno titolo tra i requisiti con cui si progetta un edificio o un’azienda.

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Celano a Fico: Chiarisci la questione Arpac

«È necessario fare piena chiarezza sulla base normativa degli adeguamenti economici riconosciuti al Direttore Amministrativo e al Direttore Tecnico dell’ARPAC e sulle relative conseguenze per le finanze dell’Agenzia». È quanto dichiara Roberto Celano, consigliere regionale di Forza Italia, che questa mattina ha presentato un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta regionale della Campania, indirizzata al presidente Roberto Fico, anche nella sua qualità di assessore ad interim al Bilancio, e all’assessore all’Ambiente, Politiche abitative e Pari opportunità, Claudia Pecoraro. Al centro dell’iniziativa le deliberazioni ARPAC n. 794 del 19 dicembre 2025 e n. 287/2026, con le quali sono stati rideterminati e successivamente applicati gli adeguamenti economici relativi agli incarichi di Direttore Amministrativo e Direttore Tecnico, facendo riferimento agli aggiornamenti retributivi del CCNL dell’Area Sanità. «L’ARPAC è un ente strumentale della Regione Campania, con una propria disciplina ordinamentale, e non appartiene al Servizio Sanitario Nazionale. Per questo – sottolinea Celano – occorre chiarire se e a quali condizioni gli incrementi previsti dal contratto collettivo dell’Area Sanità possano essere applicati ai vertici dell’Agenzia, considerato che la legge regionale richiama il trattamento economico del dirigente di struttura complessa del ruolo sanitario, senza prevedere espressamente un meccanismo automatico di adeguamento». L’interrogazione chiede alla Giunta di chiarire quale sia la specifica disposizione normativa o contrattuale che legittimerebbe gli aumenti, se le deliberazioni siano state sottoposte a verifiche da parte degli uffici regionali competenti e quali pareri siano stati acquisiti dall’Avvocatura regionale. Viene inoltre sollecitata una valutazione sulla coerenza della disciplina applicata con la natura giuridica dell’ARPAC e con i principi di economicità, efficienza e contenimento della spesa pubblica. Particolare attenzione è dedicata ai riflessi finanziari degli adeguamenti retributivi, con la richiesta di conoscere il costo annuo complessivo dei due incarichi, comprensivo delle componenti fisse e variabili, nonché l’eventuale esistenza di verifiche sulla sostenibilità finanziaria e sulla regolarità contabile dei trattamenti riconosciuti. «Non si tratta di formulare giudizi preventivi, ma di ottenere risposte puntuali su atti che incidono sull’impiego di risorse pubbliche. È doveroso accertare che ogni trattamento economico sia fondato su una chiara base normativa e sia coerente con la disciplina vigente», prosegue il consigliere regionale. Celano chiede infine se la Giunta ritenga opportuno promuovere un chiarimento normativo dell’articolo 9, comma 7, della legge regionale n. 10/1998 e attivare ulteriori verifiche giuridiche, contabili o ispettive. L’interrogazione affronta anche l’eventualità che, all’esito degli approfondimenti, emergano somme corrisposte in eccedenza rispetto a quelle spettanti, chiedendo quali iniziative si intendano adottare per tutelare le risorse pubbliche e, ove ne ricorrano i presupposti, procedere al recupero delle somme non dovute.«La trasparenza nella gestione degli enti regionali e la tutela dell’equilibrio dei bilanci pubblici sono principi imprescindibili. Attendiamo dalla Giunta risposte chiare e documentate, nell’interesse dei cittadini campani e della corretta amministrazione delle risorse pubbliche», conclude Celano.

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Carburanti: De Luca (Pd), Sud in panne, Meloni scomparsa dai radar

Nel Mezzogiorno si registra una situazione drammatica. Agricoltori, autotrasportatori ed imprenditori di tanti altri comparti stanno lavorando in perdita e ogni giorno che passa un’azienda in più rischia di spegnere i motori. La propaganda o lo scaricabarile continuo del Governo e della Premier Meloni non aiutano a fare il pieno con l’attuale impennata dei costi dei carburanti”. Lo dichiara il deputato democratico Piero De Luca, segretario del Pd Campania. “Le proposte del Pd, indicate dalla segretaria Elly Schlein, sono chiare e si possono adottare subito. Le accise mobili, per restituire a cittadini e imprese quello che lo Stato guadagna in più con i rincari. Un prelievo sugli extraprofitti delle compagnie energetiche, perché chi si è arricchito con la crisi contribuisca a superarla. Un piano straordinario per rifornire i territori rimasti senza scorte. Servono azioni concrete”. “Chi governa ha il dovere di unire il Paese, non di dividerlo proprio quando il Sud è in difficoltà. Prima il carburante, poi la propaganda. Davanti al Sud in panne, Meloni sì è eclissata. È comparsa solo quando si è trattato di blindare uno scambio politico vergognoso con la Lega sulla pelle del Mezzogiorno, con la firma delle intese sull’autonomia differenziata. Ecco la risposta di Palazzo Chigi. Mentre le imprese rischiano di chiudere, Meloni pensa a dividere il Paese. Noi continueremo a batterci accanto alle imprese e alle famiglie abbandonate e tradite dal Governo”, conclude De Luca.

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Omicidio Avallone, nuovo sequestro a Vibonati:

Nuovo sviluppo nelle indagini sull’omicidio di Walter Avallone, il metronotte di 55 anni originario di Eboli, ucciso martedì con un colpo di pistola alla gola nel parcheggio della baia di Trentova, ad Agropoli, nel Salernitano. I carabinieri della compagnia di Agropoli hanno posto sotto sequestro una stanza di un bed and breakfast in corso Umberto I, a Vibonati, presa in affitto dalla vittima.

 

L’alloggio sarebbe stato utilizzato dal vigilante come punto d’appoggio per ridurre gli spostamenti dalla Piana del Sele. Negli ultimi mesi Avallone lavorava infatti come guardiano dei treni merci presso la stazione ferroviaria di Sapri. Gli investigatori stanno verificando se la stanza fosse frequentata anche da un’altra persona e se possa fornire indicazioni utili a ricostruire la rete di conoscenze e le frequentazioni del 55enne.

Il nuovo sequestro si aggiunge a quello della Ford B-Max bianca nella quale è stato trovato il corpo del metronotte. Le indagini, coordinate dalla Procura di Vallo della Lucania, si concentrano anche sulle immagini dei sistemi di videosorveglianza, che hanno permesso di ricostruire alcuni passaggi della notte in cui è stato commesso il delitto.

Secondo la ricostruzione finora emersa, Avallone avrebbe raggiunto Agropoli a bordo della propria auto insieme a un uomo. I due si sarebbero fermati nel parcheggio vicino all’oasi naturalistica di Trentova. Dopo pochi minuti, il passeggero avrebbe esploso un colpo di pistola alla gola della vittima, per poi prelevare due borsoni dal bagagliaio e allontanarsi a piedi in direzione del belvedere.

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C’è spazio negli Usa post Trump per una destra più radicale di quella Maga?

Il 7 ottobre Marco Rubio ha parlato dalla Pnice, il luogo dell’antica assemblea ateniese, con l’Acropoli alle spalle, di una bellezza struggente al tramonto. Nel suo discorso, uno dei più rilevanti e commentati del Trump-bis, il segretario di Stato americano ha invitato l’Europa a «svegliarsi» dal torpore, e a riscoprire le qualità che, secondo lui, avrebbero prodotto la grandezza occidentale: ambizione, competizione, eccellenza, potenza, se necessario violenza.

Il concetto implicito era che le suddette qualità gli americani non le avevano mai perse di vista e – se proprio era accaduto – le avevano riscoperte grazie a Donald Trump. Ora, secondo Rubio, toccava agli europei mostrarsi all’altezza dei “loro” grandi uomini del passato e contribuire, ovviamente da junior partner degli Usa, alla restaurazione del dominio occidentale sul mondo.

Lo Stato come un’azienda dotata di un sovrano con poteri da ceo

Una delle critiche più radicali a Rubio è arrivata su X da Curtis Yarvin, ideologo di riferimento dei vari Peter Thiel, Elon Musk e J. D. Vance: un teorico neoreazionario e tecno-feudale amatissimo dalla Silicon Valley perché, tra le altre cose, immagina di riorganizzare lo Stato sul modello di un’azienda dotata di un sovrano con poteri da ceo. Il giorno dopo il discorso sulla Pnice, Yarvin ha invitato i suoi seguaci della “nuova destra” a non lasciarsi ingannare da quella che ha definito «pure Reaganite slop»: brodaglia reaganiana.

Una vera destra radicale dovrebbe liquidare questo ordine mondiale

A detta di Yarvin, l’idea di un’America chiamata a risvegliare l’Europa appartiene alla destra repubblicana della Guerra fredda, una destra superata e da superare. Riproporla oggi significa offrire un’altra giustificazione a un ordine mondiale che una vera destra americana, una destra nuova e radicale, dovrebbe invece liquidare. Secondo Yarvin, col suo discorso su un Occidente da restaurare, Rubio crede di mettere l’Europa al servizio degli Stati Uniti e del trumpismo, ma in realtà rimette gli Stati Uniti e il trumpismo al servizio dell’Europa.

L’alternativa drastica a suon di golpe e uomini forti

Dietro la polemica c’è una diversa interpretazione di ciò che tiene insieme gli Usa e i loro alleati. Rubio insiste su una comune eredità culturale. Yarvin vede invece un rapporto imperiale nel quale Washington garantisce la sopravvivenza politica di un’Europa di fatto ormai alla canna del gas. L’alternativa proposta da Yarvin è drastica, anzi di più: inquietante ed eversiva. L’amministrazione Trump dovrebbe dichiarare di non avere interesse per quelle che Yarvin chiama «ex province imperiali americane». A quel punto, prevede l’ideologo, colpi di Stato di destra e uomini forti emergerebbero rapidamente in tutta Europa, poiché la caduta delle garanzie esterne permetterebbe alle forze che Yarvin considera patriottiche di conquistare il potere.

C’è spazio negli Usa post Trump per una destra più radicale di quella Maga?
Donald Trump, J. D. Vance e Marco Rubio (foto Ansa).

La dimostrazione di come un Paese possa smantellare la democrazia

Tutto questo, a detta di Yarvin, si rifletterebbe positivamente anche sugli Usa: gli americani vedrebbero che un Paese può smantellare la democrazia nel giro di pochi mesi e una svolta autoritaria europea renderebbe concepibile una trasformazione analoga negli Stati Uniti. Il vantaggio sarebbe duplice. Se nel discorso di Rubio l’Europa è dunque una componente indebolita della civiltà occidentale, da mobilitare sotto la guida americana, nella teoria di Yarvin è un Continente da abbandonare a se stesso, così da provocare una crisi capace di modificare non solo i rapporti di forza atlantici, ma anche quelli interni agli Stati Uniti.

Rubio vuole far diventare convenzionale la corrente Maga

Ricostruire questo dibattito ci aiuta a distinguere due diverse destre che convivono nel trumpismo. La prima, a cui appartiene Rubio, vuole dare alla politica Maga (Make America great again) una durata, inserirla nelle istituzioni e legittimarla attraverso la Storia. È una destra tutto sommato convenzionale, una versione “maleducata” delle frange più reazionarie del Partito repubblicano (nel solco della linea Goldwater–Nixon–Reagan).

C’è spazio negli Usa post Trump per una destra più radicale di quella Maga?
Un classico cappellino rosso Maga (foto Ansa).

Chi si candiderà a volto politico della frangia più estrema?

La domanda quindi diventa: se col discorso sulla Pnice Rubio sembra essersi candidato a rappresentante della prima destra in un eventuale dopo Trump, chi potrebbe candidarsi a volto politico della seconda? Fino a un anno fa si sarebbe potuto rispondere J. D. Vance. Anche il vicepresidente infatti ha vissuto il suo momento da “grande statista” a febbraio 2025, alla conferenza di Monaco, dove ha tenuto un discorso decisamente radicale, in cui di fatto accusava l’Europa di essere sulla buona strada per sparire culturalmente, a causa dell’influsso dell’immigrazione, mettendo perciò in dubbio proprio la sua appartenenza all’Occidente, al centro del discorso di Rubio.

Lo speech di Vance a Monaco era palesemente intriso di retoriche e di idee estrapolate di peso da quelle della “nuova destra” di Yarvin. Il fatto, però, è che da allora Vance sembra tornato a un profilo più discreto e istituzionale, forse perché richiamato all’ordine da Trump, infastidito dalla ricerca di attenzioni del suo vice.

Con Trump le due anime sembrano poter convivere assieme

Di certo c’è che, almeno finché Trump tiene insieme la coalizione col suo stile anarchico e transazionale, le due destre (che non sono divise solo sull’Europa ma su molto altro, incluso il futuro della democrazia) sembrano poter convivere all’interno di uno stesso progetto politico. La successione costringerà però a una maggiore definizione di cosa siano oggi il movimento Maga e il Partito repubblicano. Per gli europei, il segnale deve però arrivare forte e chiaro: dentro la destra americana c’è chi considera la proposta di subordinazione formulata da Rubio ancora troppo conciliante. E immagina che il successo dell’America dipenda dalla scelta di lasciare che gli europei si autodistruggano.

Trump, la decisione sulla fucilazione del killer di Fort Hood

La fucilazione di Nidal Malik Hasan, l’autore della strage di Fort Hood, non sarà trasmessa in streaming. Lo ha annunciato Donald Trump su Truth, smentendo l’annuncio da parte del segretario della Difesa Pete Hegseth, che aveva sollevato forti polemiche. «Morirà, come previsto, davanti a un plotone d’esecuzione, ma l’evento non sarà trasmesso in streaming». Tuttavia, ha aggiunto il presidente Usa, «i familiari più stretti delle vittime potranno assistere all’esecuzione di persona, se lo desiderano», in quanto «meritano di vedere la giustizia in azione».

Trump, la decisione sulla fucilazione del killer di Fort Hood
Pete Hegseth e Donald Trump (Ansa).

Trump: «Avrebbe mostrato come trattiamo i terroristi»

«Ritengo che trasmettere l’esecuzione in diretta, affinché tutti potessero vederla, avrebbe potuto costituire un forte deterrente, mostrando al mondo come l’America affronta i terroristi e la feccia come Hasan», ha spiegato Trump nel suo post. Tuttavia, ha aggiunto, «molte persone perbene e animate da buone intenzioni preferirebbero non assistere alla sua morte, né tramite una diretta né attraverso qualsiasi altro mezzo visivo».

Trump, la decisione sulla fucilazione del killer di Fort Hood
Il post di Trump sulla fucilazione di Hasan (Truth).

Il ricordo della strage e il dito puntato contro Obama

La strage di Fort Hood è avvenuta il 5 novembre 2009 nell’omonima base militare statunitense in Texas (oggi rinominata Fort Cavazos). Hasan, maggiore dell’esercito e psichiatra militare («trasformatosi in traditore»), spinto da motivazioni legate all’estremismo islamico, fece fuoco uccidendo 13 persone – tra cui una soldatessa incinta, deceduta insieme al figlio che portava in grembo – e ferendone altre 32. Nel suo post, Trump ha ricordato i fatti, lanciando pesanti accuse nei confronti di Barack Obama: «L’Fbi intercettò comunicazioni elettroniche tra Hasan e il religioso radicale yemenita-americano Anwar al-Awlaki. Dopo averle esaminate, la task force antiterrorismo dell’Fbi stabilì che le e-mail di Hasan non costituivano una minaccia. Tale valutazione, riconducibile all’operato dell’Amministrazione Obama, è stata in seguito considerata un grave fallimento dell’intelligence».

Autostrade e Webuild firmano contratto per il Lotto B del tunnel subportuale di Genova

È stato firmato, presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il contratto da 803 milioni di euro tra Autostrade per l’Italia e Webuild per la realizzazione del Lotto B del tunnel subportuale di Genova, progetto del Gruppo Aspi che ridisegna la mobilità e l’aspetto paesaggistico dell’intera area portuale e del capoluogo ligure. La firma segue l’aggiudicazione dello scorso luglio ed è avvenuta alla presenza del viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Edoardo Rixi, del subcommissario per la ricostruzione di Genova Carlo De Simone, dell’amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Arrigo Giana e dell’amministratore delegato di Webuild Pietro Salini.

Un’opera sostenibile che riqualifica l’area metropolitana

Il tunnel subportuale è un’opera unica nel Paese per complessità ingegneristica. L’infrastruttura, progettata da Tecne, società di ingegneria del Gruppo Autostrade per l’Italia, prevede un tracciato di circa 4,2 chilometri, di cui oltre 3 costituiti da due gallerie separate, una per ogni direzione di marcia. Il tunnel, che collegherà il ponente e il levante cittadino, è stato concepito come un approccio altamente sostenibile sia in termini ambientali che sociali, configurandosi come un intervento di ricucitura e riqualificazione dell’area metropolitana e restituendo alla città 6 ettari di verde grazie al nuovo parco della Lanterna. Il Lotto B comprenderà la realizzazione della parte centrale del tracciato, sviluppata sotto il porto e il tessuto urbano cittadino. Si tratta della sezione più complessa dell’intervento, che fa del tunnel subportuale una delle opere sotterranee più impegnative da realizzare in Italia. Per lo scavo, Webuild impiegherà una TBM con un diametro di circa 16 metri, tra le più grandi mai utilizzate nel Paese. È prevista la creazione di oltre 700 posti di lavoro tra diretti e di terzi. La firma del contratto apre una nuova fase di lavorazioni, in continuità con le attività partite nel 2024 e affidate ad Amplia, società di costruzione del Gruppo Aspi. Nell’ambito del cosiddetto Lotto A sono state infatti completate, oltre alle opere di demolizione e preparazione dell’area, anche una galleria ferroviaria di 410 metri, la nuova viabilità portuale e lo scolmatore del Fosso San Bartolomeo.

Giana: «Impegno per consegnare l’infrastruttura nei tempi previsti»

Queste le dichiarazioni di Arrigo Giana, ad di Autostrade: «Il tunnel subportuale è un’opera in cui si esprime al meglio la sinergia tra le varie competenze del nostro Gruppo. Da quella ingegneristica e progettuale di Tecne, fino alla capacità realizzativa di Amplia che ha completato in linea con il cronoprogramma e con la previsione di spesa tutte le attività della prima fase. Consegnare nei tempi previsti alla città di Genova un’infrastruttura unica nel Paese per complessità e visione paesaggistica è stato e continua a essere per noi una priorità. Confidiamo che, con questa nuova fase, si proceda con la stessa determinazione che ci ha accompagnati fin dalla nascita di questo progetto, segno tangibile del nostro impegno verso la città».

Salini: «Sfida ingegneristica di altissimo livello»

Gli ha fatto eco Pietro Salini, ad di Webuild. «Portiamo a Genova il meglio dell’ingegneria italiana per realizzare il primo tunnel sottomarino del Paese, un’opera che rappresenta una sfida ingegneristica di altissimo livello. È la stessa eccellenza che abbiamo già messo al servizio della Liguria contribuendo a realizzare alcune delle opere più importanti per il futuro del Paese, destinate a cambiare strutturalmente la competitività del sistema logistico italiano. Dal Ponte Genova San Giorgio, nato da una straordinaria sfida collettiva, alla nuova diga foranea, fino al terzo valico dei Giovi–Nodo di Genova e da oggi al tunnel subportuale, continuiamo a investire in competenze ingegneristiche, innovazione e capacità esecutiva per creare infrastrutture che generano valore duraturo per il territorio e rafforzano il ruolo di Genova quale porta strategica di accesso dell’Europa meridionale».
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Chiesto il processo per Cinturrino, cade la premeditazione

Il procuratore di Milano Marcello Viola e il pm Giovanni Tarzia hanno chiesto il processo per omicidio volontario per Carmelo Cinturrino, l’ex poliziotto del commissariato Mecenate che, il 26 gennaio, nel boschetto della droga di Rogoredo (Milano) ha ucciso con un colpo di pistola alla testa – esploso da circa 30 metri – il pusher Abderrahim Mansouri. Nella richiesta di rinvio a giudizio i pm non contestano più l’aggravante della premeditazione, indicata fino alla chiusura delle indagini. Resta solo quella della violazione dei doveri inerenti la pubblica funzione. Senza premeditazione Cinturrino potrà chiedere il rito abbreviato e non rischierà più l’ergastolo.

Sondaggi politici, la Supermedia: Forza Italia supera Vannacci

L’ultima Supermedia Youtrend/Agi, media ponderata di nove sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto realizzati dal primo al 14 ottobre da sette istituti, conferma il calo di Futuro Nazionale, con tanto di controsorpasso da parte di Forza Italia, nonché il testa a testa tra il campo largo e il centrodestra (in recupero): le due coalizioni risultano quasi appaiate attorno al 43 per cento.

I dati dell’ultima Supermedia Youtrend/Agi

Rispetto a due settimane fa, Fratelli d’Italia guadagna lo 0,4 per cento e si attesta al 27,2 per cento, confermandosi con ampio vantaggio la principale formazione politica del Paese. Segue il Partito democratico, in calo (-0,3) al 20,1 per cento. Perde terreno (-0,4) anche il Movimento 5 stelle, che scende al 12,4 per cento. Stabile al 7,4 per cento Forza Italia, che però effettua il sorpasso su Futuro Nazionale in virtù della frenata (-0,5) dei vannacciani, scesi al 7,2 per cento. Alleanza Verdi e Sinistra è data in leggera crescita (+0,1) al 6,4 per cento e risale (+0,3) pure la Lega, ora al 6 per cento. Seguono Azione stabile al 3,2 per cento, Italia Viva al 2,4 per cento (+0,2), +Europa ferma all’17 per cento, il Partito Liberal Democratico all’1,4 (+0,1), Noi Moderati all’1,2 (+0,1) e Sud chiama Nord all’1,1. Grazie all’ingresso di quest’ultimo partito nel centrodestra, la coalizione di maggioranza (42,9 per cento) torna a tallonare il campo largo (43,1).

Al via la rottamazione di bolli e multe, come fare domanda dal 16 ottobre

Entra nel vivo la rottamazione quinquies delle cartelle riferite a tasse, imposte e multe di Comuni, Regioni e altri enti locali affidati all’Agenzia delle entrate-Riscossione. Sul sito è possibile richiedere il prospetto informativo che contiene l’elenco dei carichi che possono essere inseriti nella rottamazione e l’importo delle somme dovute per la definizione agevolata. Venerdì 16 ottobre si aprirà la finestra per inviare le domande, che rimarrà attiva fino al 15 dicembre, esclusivamente in via telematica. L’Agenzia ricorda che la rottamazione quinquies non riguarda i tributi locali gestiti in proprio (riscossione diretta) o affidati a concessionari privati, per i quali la Legge di bilancio 2026 attribuisce agli enti territoriali la possibilità di emanare apposite delibere e regolamenti per introdurre una definizione agevolata autonoma che sarà gestita secondo le modalità decise da ciascun ente. Gli enti territoriali che hanno aderito sono in tutto circa 1.500.

Leone XIV, il nuovo bollettino: «Buona ripresa del polmone»

Dopo una notte tranquilla, Leone XIV «questa mattina ha eseguito i controlli di routine che sono risultati nella norma». La radiografia del torace «ha mostrato la buona ripresa del polmone operato». Il pontefice «ha svolto le attività quotidiane autonomamente» e «la seduta di fisioterapia ha comportato attività motorie complete». Lo rendono noto i dottori Luigi Carbone e Stefano Margaritora nell’ultimo bollettino che aggiorna sulle condizioni di salute del papa, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma dopo la rimozione di un tumore maligno subita martedì 13 ottobre: «Complessivamente il decorso post-operatorio procede regolarmente». Mentre all’esterno del Gemelli continua il via vai di fedeli, Prevost ha inoltre «ripreso l’attività lavorativa». Lo fa sapere Matteo Bruni, direttore della Sala Stampa Vaticana. Come già successo ieri, anche oggi Leone XIV ha concelebrato messa. Per ora il papa non ha ricevuto visite.

Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi

Manca poco all’8 novembre, data della prima puntata del nuovo Report de-ranuccizzato. E la tensione in redazione sale alle stelle. A quanto apprende Lettera43, i vertici Rai avrebbero pensato a una conferenza stampa di presentazione, ma potrebbe rivelarsi un trappolone. Immaginate il direttore dell’Approfondimento Paolo Corsini seduto fianco a fianco con i neoconduttori Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, con in platea Giorgio Mottola e tutti gli altri: se i giornalisti presenti volessero fare il loro lavoro, le domande imbarazzanti fioccherebbero. Detto ciò, è mistero fitto sull’auto-inchiesta di Report: ci sarà o non ci sarà il servizio su Sigfrido Ranucci, Valter Lavitola e tutto quello che è successo in questi due mesi, fino alla rimozione dell’ex conduttore? E se ci sarà, chi lo curerà e con quale linea? E cosa succederà se Ranucci dovesse intervenire live sui social durante o dopo la conferenza stampa oppure dopo la messa in onda della puntata per dire la sua? Insomma, un gran casotto… (di Carlo Tarallo)

Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi

Studentati e tende, il trasformismo di Manzi

Il piede in due staffe, per cavalcare la protesta degli studenti ma anche per presenziare alla presentazione degli interventi politici che provano a trovare una soluzione all’emergenza. È il curioso caso della 49enne Irene Manzi, deputata del Partito democratico e responsabile Scuola della segreteria di Elly Schlein. Bionda e con una vistosa montatura nera degli occhiali, a luglio 2026 è stata facilmente riconosciuta dietro la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini a Macerata (non a caso città natale di Manzi), durante l’inaugurazione di uno studentato realizzato con le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Neanche tre mesi dopo però rieccola davanti a Montecitorio con la segretaria dem e Virginia Libero dei Giovani Pd (quella dei «disertori») per sostenere la protesta delle tende, al presidio organizzato dall’Unione degli Universitari che chiedono alloggi sostenibili a suon di slogan come «Senza casa nessuna dignità» e «Non rimarremo a guardare mentre viene smantellato il nostro futuro». Probabilmente studia talmente bene il dossier da saltare con una certa disinvoltura da una parte all’altra della barricata. Chi ha orecchie per intendere… in tenda.

Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Irene Manzi dietro la ministra Bernini al taglio del nastro dello studentato a Macerata.
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Nel cerchio rosso, Irene Manzi.
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi
Il rischio trappolone per il nuovo Report, il piede in due staffe di Manzi e gli altri spifferi

L’ultima del Comune di Roma? Il “non compleanno” nelle scuole

Finora era solo una categoria letteraria, unbirthday, inventata da Lewis Carroll, traslata in una festa e in una celebre canzone nel cartone animato Disney Alice nel Paese delle Meraviglie. Ma il Comune di Roma ha compiuto il miracolo di trasformare l’immaginifico in realtà. Da quest’anno, nelle scuole dell’infanzia capitoline si festeggerà il “non compleanno”. Niente cappellaio matto, lepre marzolina o ghiro a cantare gli auguri – non illudetevi -, ma la trovata di fissare un solo giorno utile per festeggiare i bambini che compiono gli anni in quel mese. La decisione è stata presa per evitare l’ingresso di cibi (nello specifico torte) dall’esterno, a tutela della salute dei bambini. La torta, un ciambellone, verrà fornita dalla mensa scolastica, ma solo in una data prestabilita con anticipo. E quel giorno si festeggeranno tutti i bambini che compiono gli anni nell’arco del mese solare. La commissione mensa ha già stabilito le date fino a Natale: 26 ottobre, 27 novembre e 21 dicembre. E quindi chi ha compiuto gli anni a inizio ottobre dovrà aspettare il 26; chi li compie dopo deve invece anticipare la festa, e farla condivisa. Una delusione per bambini e famiglie. E qualcuno sta pensando di comprare torte finte per mantenere la festa il giorno (giusto) del compleanno. Malgrado Carroll, caro sindaco, meglio la torta finta piuttosto che il “non compleanno” collettivo.

Emergenza carburante in Puglia e Basilicata a causa degli scioperi per l’ex Ilva

Le proteste degli operai dell’ex Ilva, che hanno previsto anche il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto, bloccando così gli approvvigionamenti di carburante, stanno causando una vera e propria emergenza in Puglia ma anche in Basilicata e Calabria. Decine di distributori sono stati presi d’assalto dagli automobilisti, che temono di restare senza benzina e diesel senza l’arrivo di nuove scorte. Alcune stazioni di servizio hanno terminato il carburante e hanno chiuso l’attività, esponendo il cartello “tutto esaurito”. Fra i titolari e i dipendenti serpeggia l’incertezza sulla data di riapertura. Tutto è legato alla fine del blocco degli accessi alla raffineria di Taranto e alla ripresa della catena distributiva. Impossibile, per gli stessi addetti ai lavori, indicare una giornata in cui la situazione potrebbe tornare alla normalità.

Gli autotrasportatori minacciano un fermo nazionale

Ad aggiungere disagio anche la protesta degli autotrasportatori per il caro carburante che, in assenza di risposte dal governo, minacciano un fermo nazionale. «La situazione è molto preoccupante perché l’eccesso di prezzo che sta subendo l’autotrasporto ha generato una situazione di alta tensione fra le imprese, che è sfociata in proteste spontanee in alcune aree del Paese. Proteste che si stanno allargando in queste ore perché abbiamo notizia che altri trasportatori di altre aree, soprattutto del Mezzogiorno d’Italia, si stanno organizzando per fare blocchi stradali», ha detto all’Ansa il presidente di Conftrasporto Pasquale Russo. Di qui il suo appello: «Il governo renda disponibile delle risorse che sono state stanziate proprio per il caro carburante ma che ancora non sono arrivate».

Nuovi guai per Corona: denunciato per guida senza patente e fuga pericolosa

Fabrizio Corona è stato denunciato a piede libero per non essersi fermato all’alt dei carabinieri e aver compiuto una serie di manovre azzardate nel successivo breve tentativo di fuga a bordo di un suv. È successo nella notte a Milano, in zona Sempione. L’ex re dei paparazzi, oggi autore del format Falsissimo, invece di fermarsi ha accelerato. Ma è stato poi raggiunto e bloccato dai militari dopo aver percorso circa 700 metri. Il controllo ha fatto emergere la guida senza patente e il fermo amministrativo già disposto sul veicolo, una Range Rover. La vettura è stata sequestrata. Corona, oltre che per guida senza patente, è stato denunciato anche per fuga pericolosa.

Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno

Show della famiglia Castellitto, padre Sergio e figlio Pietro, in occasione della presentazione della campagna pubblicitaria istituzionale di Intesa Sanpaolo alla Villa Magistrale del Sovrano militare ordine di Malta, all’Aventino. I Castellitto’s curano la regia dei nuovi spot in onda dal 18 ottobre. «Finalmente un sogno che si realizza», ha confessato il vecchio Sergio. Perché? «Dopo il diploma, mio fratello maggiore mi impose, e fu lui e non mio padre che invece era anarchico sul tema, di inviare il mio curriculum a 14 banche per essere assunto. Nessuno mi rispose. Oggi con questi spot, dopo tanti anni di attesa, lavoro per una banca. Devo dire che è una grande soddisfazione». Ma qual è stato il momento più bello dello spot? «Alla fine, quando a mio figlio do degli scappellotti, tutti quelli che avrei dovuto dargli negli anni passati». Pietro racconta quale è stata la sua vendetta: «Gli ho rifilato una schicchera nelle parti basse». All’incontro era presente anche la star della danza Roberto Bolle, che appare nello spot in un cameo girato in Galleria Borghese, fresco del titolo di Chevalier dans l’Ordre des Arts et des Lettres ricevuto dall’ambasciatrice di Francia in Italia Anne-Marie Descôtes.

Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno
Lo show dei Castellitto e quell’amour fou tra registi: le pillole del giorno

Festa del Cinema, amour fou tra due registi

C’è la Festa del Cinema, anche se nella Capitale la kermesse si sta svolgendo in sordina tra partite di calcio come Roma-Real Madrid e altri eventi sparsi per la città, tipo la Settimana nazionale della Protezione civile a piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese. Si dice che per riempire le sale gli organizzatori si stiano attaccando ai telefoni, cercando di piazzare biglietti. Ma se i film e i red carpet hanno perso fascino, il gossip continua a tenere banco. In questi giorni c’è un amore che fa impazzire i salotti: si spiffera che tra due registi si starebbe consumando un amour fou. Entrambi sono famosi. Lui ha girato film di successo e gode della fama di scapestrato. Lei ha cominciato da poco, ma è sempre applauditissima. Gli incontri tra i due, a quanto si sente, avvengono nella massima segretezza, per non scatenare le malelingue, ma qualcuno li avrebbe visti insieme. Certo, se uscissero allo scoperto sarebbe un bel colpo, roba da rispolverare La dolce vita di via Veneto. Anche perché un antenato dei due con la «Hollywood sul Tevere» ha avuto a che fare, eccome…

Perché Trump sta valutando di ridurre le sanzioni alla “flotta ombra”

L’Amministrazione Trump sta valutando la possibilità di revocare parzialmente le sanzioni contro la cosiddetta “flotta ombra” che trasporta petrolio e derivati da Paesi come Russia, Iran e Venezuela. Lo riporta Reuters, citando una fonte e spiegando che sul tavolo c’è la possibilità di consentire il trasporto di “petrolio legale”, ovvero non proveniente da Russia e Iran, su navi già colpite da sanzioni.
Chi desidera utilizzare navi della “flotta ombra” per tali scopi, nei piani della Casa Bianca, dovrà ottenere l’autorizzazione dal Dipartimento del Tesoro Usa. Secondo Washington tale provvedimento contribuirà a ridurre le tariffe di trasporto per le navi cisterna che trasportano greggio, attualmente ai massimi storici. Questo, a sua volta, consentirà di esportare una maggiore quantità di prodotti petroliferi dal Golfo Persico.

Perché Trump sta valutando di ridurre le sanzioni alla “flotta ombra”
Donald Trump (Ansa).

Da Trump un nuovo “regalo” per Putin?

Si tratterebbe di un altro regalo di Trump a Vladimir Putin dopo la sospensione temporanea delle sanzioni sul gasolio di Mosca. Inoltre, secondo il Financial Times, gli Usa avrebbero proposto ai Paesi europei di sbloccare alcuni beni sovrani russi congelati dopo lo scoppio della guerra in Ucraina. Per quanto riguarda la flotta ombra, gli esperti sentiti da Reuters hanno osservato che è improbabile che la revoca parziale delle sanzioni porti a una riduzione delle tariffe di trasporto. Le compagnie assicurative, infatti, saranno comunque obbligate a rispettare le leggi dell’Unione europea e del Regno Unito, che non prevedono la revoca delle sanzioni.

Assoambiente, Chicco Testa confermato presidente per altri due anni

Chicco Testa è stato confermato alla presidenza di Assoambiente, l’associazione che rappresenta le imprese che operano nei settori dell’igiene urbana, del riciclo, del recupero, dell’economia circolare, dello smaltimento dei rifiuti e delle bonifiche. La conferma è arrivata dall’assemblea dell’associazione che ha rinnovato all’unanimità il mandato per i prossimi due anni. Nel corso del nuovo mandato Assoambiente sarà impegnata a rafforzare ulteriormente la rappresentanza, a livello nazionale ed europeo, di un comparto chiamato a svolgere un ruolo sempre più centrale nelle politiche ambientali, industriali ed energetiche del Paese.

Ha ricoperto ruoli di vertice in aziende come Enel, Acea e Wind

Nato a Bergamo e laureato in Filosofia, Chicco Testa è attualmente amministratore delegato di Telit Spa e presidente di Sorgenia Spa, Energie Valsabbia Spa e Proger Spa, oltre che di Assoambiente. Ha ricoperto ruoli di vertice in aziende come Enel, Acea, Wind ed è stato Presidente di Cispel. Dal 1987 al 1994 è stato eletto parlamentare alla Camera dei Deputati, dopo essere stato per sette anni segretario nazionale e poi presidente di Legambiente. È stato anche professore universitario incaricato presso le Università di Roma (Luiss), Macerata e Napoli.

Il governo svela il Documento programmatico di bilancio: cosa prevede

È stato inviato alla Commissione europea e al Parlamento italiano il Documento programmatico di bilancio (Dpb), approvato martedì dal Cdm, che presenta le linee della prossima Manovra. Lo rende noto il ministero dell’Economia e delle Finanze. Il testo illustra una Legge di bilancio da circa 23,5 miliardi di euro nel 2027, con interventi a sostegno delle famiglie e delle imprese e coperture che arriveranno anche dal settore finanziario, dai tagli ai ministeri e dai giochi.

Le coperture dai tagli ai ministeri e dai giochi

Secondo le tabelle del Dpb, banche e settore finanziario saranno chiamati a contribuire alla prossima Manovra con un apporto stimato in oltre 4,6 miliardi di euro. Il comparto rappresenta la quota più consistente delle coperture non legate agli spazi di flessibilità concessi dall’Ue, con un contributo pari allo 0,21 per cento del Prodotto interno lordo (0,13 nel 2028 e 0,1 nel 2029). Seguono i tagli ai ministeri, per oltre un miliardo di euro, equivalenti allo 0,05 per cento del Pil, e gli interventi sul settore dei giochi, pari allo 0,03 per cento.

Il governo svela il Documento programmatico di bilancio: cosa prevede
Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze (Imagoeconomica).

Risorse per taglio delle tasse e sanità

Sul versante degli interventi, le tabelle del Dpb indicano nel 2027 quasi 2 miliardi di euro destinati alle misure fiscali e circa 2,3 miliardi alla sanità: le voci corrispondono rispettivamente allo 0,09 e allo 0,1 per cento del Pil.

Deficit al 3,4 per cento del prodotto interno lordo

Il deficit è previsto al 3,4 per cento del Pil nel 2027 e al 3,2 nel 2028, dopo il rientro sotto il 3 per cento atteso quest’anno.

Confronto con Bruxelles sulla clausola per energia e difesa

Il Dpb è un documento di finanza pubblica previsto dal Regolamento UE n. 473/2013 che i Paesi dell’Eurozona devono inviare ogni anno alla Commissione Europea e all’Eurogruppo entro il 15 ottobre. La Manovra, si legge nel testo, «consentirà il rafforzamento della difesa nazionale e della sicurezza energetica» attraverso il ricorso agli spazi di flessibilità derivanti dall’attivazione della clausola di salvaguardia nazionale: «La definizione puntuale degli interventi che confluiranno nel disegno di legge di bilancio di prossima presentazione al Parlamento terrà conto degli esiti delle interlocuzioni in corso con le Autorità europee finalizzate alla migliore definizione del perimetro di attivazione della clausola nazionale di salvaguardia».

Uniper, Michael Lewis riconfermato ceo

Il supervisory board di Uniper, colosso tedesco dell’energia, ha deliberato la riconferma di Michael Lewis nel ruolo di ceo e presidente del cda per un ulteriore mandato quinquennale che decorrerà dal 1° novembre 2026 al 31 ottobre 2031, sostituendo l’attuale che sarebbe scaduto a maggio 2028. Il Consiglio di sorveglianza ha preso questa decisione in anticipo rispetto ai tempi previsti nell’interesse della società. Ciò garantisce la continuità della leadership durante una fase critica dell’attuazione strategica. Uniper, con sede a Düsseldorf, è un’azienda energetica europea con una presenza globale. Conta circa 7 mila dipendenti e svolge un ruolo chiave nel garantire un approvvigionamento energetico sicuro in Europa, in particolare nei suoi mercati principali che sono Germania, Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi.

Lewis: «Concentrati a investire in energia sicura e sostenibile»

Queste le dichiarazioni di Lewis: «Desidero ringraziare il Consiglio di sorveglianza per la continua fiducia riposta in noi. La capacità di Uniper di guardare al futuro con fiducia è il risultato della dedizione e dell’impegno dimostrati dai nostri dipendenti. Sono stati loro a guidare l’azienda attraverso un periodo straordinario. Ora costruiamo su queste basi. Rimaniamo concentrati sull’investimento in energia sicura e sostenibile, sulla promozione della crescita e sulla creazione di valore a lungo termine per i nostri azionisti, clienti e la società».

Fine della presunta tregua energetica: colpita una raffineria in Russia

Archiviata definitivamente la presunta tregua energetica tra Russia e Ucraina, che era stata annunciata da Donald Trump. Dopo Mosca, anche Kyiv ha infatti ripreso i raid contro i siti energetici della Federazione Russa: un incendio è divampato in una raffineria di petrolio in seguito a un massiccio attacco di droni nella regione di Ryazan.

L’annuncio di Zelensky al Financial Times

Volodymyr Zelensky aveva appena annunciato la revoca del divieto di colpire le raffinerie russe durante un’intervista al Financial Times. «Ne abbiamo abbastanza», aveva tuonato il presidente ucraino, osservando che l’esercito di Kyiv non aveva attaccato infrastrutture energetiche in Russia per tre giorni, soddisfacendo così le richieste degli Stati Uniti. Mosca, invece, nel frattempo ha continuato a mettere nel mirino le infrastrutture energetiche ucraine. Il capo della Bankova ha anche spiegato che il divieto è stato revocato a causa della «pericolosa interruzione» nella trasmissione di intelligence da parte degli Stati Uniti e delle limitazioni all’utilizzo di Starlink durante i massicci bombardamenti russi.

Fine della presunta tregua energetica: colpita una raffineria in Russia
Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Perché i libri Sally Rooney non verranno più venduti in Regno Unito

I libri della scrittrice irlandese Sally Rooney non saranno più venduti nel Regno Unito. Il motivo è legato al suo sostegno economico a Palestine Action, organizzazione pro Palestina che il governo britannico ha dichiarato illegale in base alle leggi antiterrorismo del paese. Per questo, la casa editrice Faber non può versarle i proventi derivanti dalle vendite dei suoi libri in maniera legale, motivo per cui ha deciso, in accordo con l’autrice, di smettere di distribuirli nel Regno Unito in qualsiasi formato». Rooney ha 35 anni e ha scritto successi internazionali come Persone normali, Parlarne tra amici e Intermezzo.

Il sostegno alla causa palestinese

Da tempo sostiene la causa palestinese e nel 2025 aveva detto che avrebbe donato a Palestine Action i ricavi dei suoi libri e degli adattamenti televisivi della BBC di Persone normali e Parlarne tra amici. Per la legge del Regno Unito, però, ricevere denaro con l’intenzione di utilizzarlo per sostenere il terrorismo è un reato. Per il timore di essere arrestata, negli ultimi mesi la scrittrice ha anche evitato di partecipare a festival e presentazioni nel paese.

Il papa ha trascorso bene la notte al Gemelli

Papa Leone XIV, ricoverato al Policlinico Gemelli di Roma da martedì 13 ottobre, giorno in cui ha subito l’intervento chirurgico per l’asportazione del lobo inferiore del polmone destro, dove era stato individuato un adecarcinoma, ossia un tumore maligno, «ha trascorso bene la notte in ospedale, si è alzato e ha fatto colazione». Lo comunica la Sala Stampa della Santa Sede, fornendo un nuovo aggiornamento sulle condizioni di salute del pontefice. Ieri Prevost era stato sottoposto agli esami del sangue e alla radiografia del torace previsti dopo l’intervento, con esiti che hanno confermato «un decorso post-operatorio regolare».