Gli Scarafaggi indiani e la storia dei joke parties

Nato come una provocazione, il Partito degli Scarafaggi potrebbe presto entrare nella politica indiana. Tutto è cominciato il 15 maggio quando Surya Kant, giudice della Corte Suprema indiana, ha definito «scarafaggi e parassiti» i giovani disoccupati impegnati nel giornalismo e nell’attivismo. La dichiarazione ha suscitato indignazione e reazioni sui social, dando origine a un movimento che ha scelto di trasformare l’insulto in un simbolo di lotta.

Il messaggio dietro i meme

Il Partito Popolare degli Scarafaggi, fondato da Abhijeet Dipke, un esperto di comunicazione indiano residente a Boston, è nato come iniziativa satirica online e si è imposto sui social con account in Instagram, LinkedIn, Facebook e X (dove il profilo è stato chiuso per ragioni legali che molti interpretano come censura). Chiunque si identifichi con i termini disoccupato, fisicamente pigro e capace di lamentarsi in modo professionale è stato invitato a iscriversi. Dietro meme e video generati dall’IA emergono però rivendicazioni politiche precise: dalla critica alla corruzione del sistema politico indiano alla scarsa attenzione verso le nuove generazioni, passando per le disuguaglianze di genere e la mancanza di trasparenza nei processi elettorali.

Non solo. Da parodia online, il Partito degli Scarafaggi starebbe valutando la possibilità di registrarsi come vero partito politico. E non c’è da stupirsi, vista la storia dei cosiddetti joke parties, i partiti-scherzo.

Breve storia dei partiti-scherzo

La nascita di questi movimenti risale ai primi anni del 900, quando lo scrittore ceco Jaroslav Hašek fondò il Partito del progresso moderato nei limiti della legge nell’allora Impero austro-ungarico. Tra i punti del programma figuravano la reintroduzione della schiavitù e l’obbligo di alcolismo per tutti. Spostando le lancette molto in avanti, dopo la caduta del comunismo, i partiti-scherzo tornarono a farsi strada in Europa. Nel 1991 il Partito Polacco degli Amici della Birra conquistò 16 seggi parlamentari nelle prime elezioni democratiche del Paese. In seguito arrivò il Partito della Birra austriaco, accompagnato dall’ungherese Partito del Cane a Due Code (Mkkp) e dal tedesco Die PARTEI.

Gli Scarafaggi indiani e la storia dei joke parties
Manifesto elettorale del Die PARTEI del 2017, cita “Perchè non mi interessa di me stesso” (foto Ansa).

Fondato nel 2006 da Gergely Kovács, il Mkkp era noto per le promesse palesemente assurde, come vita eterna, birra gratis e difesa della Terra da un’invasione galattico-coloniale. Al di là della satira, però, si sviluppò un’organizzazione politica vera e propria. Nato come movimento di street art, il partito trasformò in una realtà capace di promuovere iniziative civiche finanziate dai sostenitori, riuscendo a conquistare l’1,79 per cento dei voti alle elezioni parlamentari del 2018. Nel 2022 toccò il 3,27 per cento, restando però sotto la soglia di sbarramento. Un percorso simile a quello di Die PARTEI. Fondato nel 2004 da due redattori della rivista satirica tedesca Titanic, PARTEI è l’acronimo di Partei für Arbeit, Rechtstaat, Tierschutz, Elitenförderung und basisdemokratische Initiative (Partito per il Lavoro, lo Stato di diritto, la Protezione degli animali, la promozione delle Élite e l’Iniziativa democratica dal basso). Alle Comunali di Dortmund del 2014 si presentò con un programma che prevedeva tra le altre cose il divieto di trasmettere le canzoni di Justin Bieber. Dallo stesso anno è presente al Parlamento europeo (oggi ha due seggi).

Gli scarafaggi entreranno in parlamento?

Proprio questi due casi sono al centro di una ricerca pubblicata nel 2025 dal politologo ungherese Peter Szegedi che, attraverso interviste a dirigenti e militanti, sostiene che definirle semplicemente partiti-scherzo sia riduttivo. Pur continuando a utilizzare l’umorismo come principale strumento comunicativo, sia il Mkkp sia Die PARTEI hanno sviluppato strutture organizzative, forme di partecipazione dal basso e soprattutto legami con la società civile, elemento che spesso manca ai partiti tradizionali. È questa la sfida a cui si prepara anche il Partito degli Scarafaggi.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino

I problemi della politica tedesca al momento sono due: il primo è che la Grande coalizione guidata dal cancelliere Friedrich Merz è impantanata in litigi interni a cui si aggiunge l’incapacità di affrontare le crisi internazionali; il secondo è la minaccia dell’Alternative für Deutschland (AfD). L’estrema destra, data al 27 per cento, è virtualmente il primo partito a livello nazionale – più per demeriti altrui che per meriti propri – e si appresta a fare incetta di voti alle elezioni regionali che si terranno a settembre nell’Est del Paese. Qui i sovranisti guidati da Alice Weidel e Tino Chrupalla arrivano a superare il 40 per cento. È così possibile che in Sassonia Anhalt venga eletto governatore il candidato dell’AfD Ulrich Siegmund, magari grazie all’aiuto dell’estrema sinistra del Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW), piccolo partito che alle Politiche anticipate dello scorso anno aveva fallito l’entrata al Bundestag, ma che a livello locale, soprattutto nelle zone orientali, gode di un discreto sostegno.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
Friedrich Merz e Lars Klingbeil (Ansa).

Wegenknecht cerca il rilancio agganciandosi all’estrema destra

L’idea di un’alleanza rossobruna è stata recentemente avanzata proprio dalla leader del BSW che negli scorsi giorni ha ipotizzato il sostegno, per altro non richiesto, all’AfD. Sahra Wagenknecht del resto ha tutto da guadagnare: sprofondata da un anno nell’anonimato dopo l’esclusione nazionale, tenta adesso il ritorno in pista agganciandosi al treno destrorso. I due partiti hanno in comune una politica estera in chiave filorussa, almeno per quel che riguarda il contesto europeo, e una prospettiva anti-sistema, contro i partiti tradizionali al governo, la Cdu di Merz e i socialdemocratici della Spd del vice-cancelliere Lars Klingbeil. Per il resto, al netto delle tendenze populistiche – ormai diffuse anche al centro – nazionalisti di destra e radicali di sinistra hanno poco a che spartire. Il che non esclude che alla fine possano coalizzarsi per dare una spallata alla GroKo, con intenzioni più distruttive che costruttive.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
Sahra Wagenknecht (Ansa).

Le voci di una fine anticipata della GroKo

Le speculazioni in questa direzione, quando mancano oltre tre mesi ai voti di settembre, mettono in evidenza quanto la Germania si trovi in difficoltà: non solo il governo attuale non ha trovato le ricette giuste per rimettere in carreggiata il Paese, ma l’idea che a livello regionale si formino coalizioni estremiste può essere considerato l’antipasto per un ulteriore terremoto a Berlino, con la fine anticipata della Große Koalition che in teoria dovrebbe andare avanti per altri tre anni. Merz e Klingbeil non hanno finora trovato la quadra, né politica né economica; il risultato è che riforme ed economia sono sostanzialmente al palo, mentre Alice Weidel e Tino Chrupalla possono gongolare all’opposizione, almeno fino quando non dovranno a loro volta provare a fare un governo, regionale o federale che sia.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
I leader dell’AfD, Alice Weidel e Tino Chrupalla (Ansa).

Gli elettori tedeschi bocciano Merz

Gli elettori tedeschi non hanno molta scelta: da una parte bocciano il cancelliere e il governo, dall’altro non sanno nemmeno loro chi potrebbe davvero sostituirli. Stando ai sondaggi, come quello realizzato a fine maggio dalla Zdf, la seconda rete televisiva pubblica tedesca, l’89 per cento degli intervistati ritiene fondamentali le riforme, dalle pensioni al mercato del lavoro fino alla sanità, anche se queste comportano oneri finanziari e tagli. Ma al contempo la maggioranza di loro nutre forti dubbi sulla volontà di riformare il Paese e tre quarti dei tedeschi non credono che il governo voglia davvero fare qualcosa, nonostante un anno di annunci. Solo il 24 per cento dei tedeschi crede che le promesse di Merz e Klingbeil verranno mantenute; il 26 per cento è abbastanza soddisfatto dell’operato di Merz, mentre il 71 per cento ritiene che stia facendo un lavoro piuttosto scadente. Record negativo, sulle orme del predecessore Olaf Scholz.

Germania, il possibile asse tra AfD e BSW che spaventa Berlino
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Il cristiano democratico Wüst si scalda per la Cancelleria

C’è dunque poco da sorprendersi per l’ascesa dell’Alternative für Deutschland, alla quale viene data fiducia sulla carta, al di là di quello che sarà il reale programma in caso di governo. La richiesta di cambiamento, dopo le gestioni tutt’altro che dinamiche di Angela Merkel e l’ultima di Scholz, naufragata nella recessione post Covid e nei riflessi negativi del conflitto russo-ucraino, sta sfociando in una crescita di consensi per l’AfD, con buona parte degli elettori tedeschi che pur di cacciare il governo attuale, metterebbe in conto l’arrivo della destra radicale. Anche in società con l’estrema sinistra, in coalizioni sperimentali a livello regionale. In questo contesto a Berlino le malelingue hanno già ventilato l’ipotesi di un cambio in corsa alla cancelleria, con il governatore cristiano democratico del Nordreno Vestfalia, Hendrik Wüst, pronto a prendere il posto di Merz in autunno. A meno che non crolli tutto sul serio e la Germania si ritrovi nel giro di due anni alle seconde elezioni anticipate.

Ue: da Parlamento primo si a revoca immunita’ Martusciello

Con 14 voti a favore, 11 contrari e nessun astenuto, la commissione Affari giuridici del Parlamento europeo (Juri) ha votato il primo ok alla revoca dell’immunita’ per Fulvio Martusciello, capodelegazione di Forza Italia all’Eurocamera. Il voto arriva dopo la richiesta della procura federale belga sullo scandalo Huawei che ha colpito l’Eurocamera nel 2025, con accuse di corruzione e lobbing. Il voto decisivo spettera’ ora a Strasburgo, che si dovra’ pronunciare in sessione plenaria.

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Kallas propone Aspides per lo sminamento dello stretto di Hormuz

Nel corso della conferenza stampa tenuta al termine del consiglio Affari esteri dedicato ai temi della difesa, l’Alta rappresentante dell’Unione europea Kaja Kallas ha proposto che la missione navale Aspides venga estesa allo stretto di Hormuz. Nel Golfo Persico, ha spiegato Kallas, l’operazione «potrebbe scortare le navi mercantili» e «cambiando il mandato, anche essere usata per operazioni di sminamento».

L’attuazione della missione di sminamento richiederebbe 4-6 settimane

«Potrebbe essere il nostro contributo alla coalizione dei Volenterosi a livello europeo», ha detto Kallas, affermando anche che «potrebbe essere il modo con cui rendere l’Europa davvero forte nella regione dal punto di vista geopolitico». Aspides, varata a febbraio del 2024, è una missione diplomatico-militare di sicurezza marittima dell’Unione europea, lanciata in risposta agli attacchi degli Houthi yemeniti contro le navi mercantili nel Mar Rosso. In caso di intesa tra i Ventisette, scrive Reuters, l’attuazione della missione di sminamento potrebbe richiedere da quattro a sei settimane. I ministri della Difesa dei Paesi dell’Ue torneranno a esaminare l’idea all’informale di Cipro in programma la prossima settimana. Gli Stati membri, ha evidenziato Kallas, dovranno «potenziare» le capacità attualmente a disposizione dell’operazione. Tra gli eventuali partecipanti avrebbe già detto sì Belgio, che avrebbe messo a disposizione una fregata.

Si ribalta col furgone, muore sull’Aversana

 

Ancora sangue sulle strade della provincia di Salerno. In tarda mattinata lungo l’Aversana – nel territorio di Pontecagnano Faiano, al confine con Battipaglia – un uomo di 30 anni di Casalbuono è morto in un incidente.

Stando ad una prima ricostruzione, il camioncino sul quale viaggiava si sarebbe ribaltato. L’impatto è stato violentissimo e non gli ha lasciato scampo. Inutili, purtroppo, i soccorsi dei sanitari del Vopi, intervenuti sul luogo della tragerdia.

Sopravvissuto invece l’altro occupante del mezzo. La carreggiata è stata chiusa, sul posto i vigili del fuoco e le forze dell’ordine per i rilievi e ricostruire la dinamica della tragedia, l’ennesima che ha funestato le strade della provincia di Salerno.

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Suora imbocca l’autostrada contromano sulla Napoli-Salerno

Attimi di paura oggi lungo l’autostrada Napoli-Salerno, dove una tragedia è stata evitata per un soffio grazie al tempestivo intervento di due agenti della Polizia di Stato. Una donna, una suora alla guida di una utilitaria, ha infatti imboccato contromano la carreggiata in direzione Napoli, mettendo a rischio la propria vita e quella degli altri automobilisti.

La vettura è stata notata da un’auto civetta della Polizia che stava percorrendo la corsia opposta. A bordo viaggiavano il sovrintendente capo Gabriele Ragucci e il primo dirigente Dario Mongiovì, che si sono immediatamente resi conto del grave pericolo.

I due poliziotti hanno attivato sirene e lampeggianti, cercando di allertare gli automobilisti in transito e di rallentare il traffico per evitare possibili collisioni frontali. Dopo alcuni tentativi e una delicata manovra di sicurezza, sono riusciti a raggiungere e fermare l’utilitaria.

All’interno dell’auto si trovava una religiosa visibilmente disorientata. Secondo quanto emerso, la donna sarebbe stata in stato confusionale e stava ascoltando il Rosario alla radio mentre percorreva il tratto autostradale.

Una volta bloccato il veicolo, gli agenti hanno richiesto l’intervento della Polizia Stradale, dei tecnici di ANAS e del personale sanitario del 118. La suora è stata affidata ai soccorritori per le valutazioni mediche del caso.

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Casa, Patriarca (FI): “Ritiro emendamento ma caso Campania va risolto”

“Ho presentato un emendamento in materia sanatoria a titolo personale e con convinzione, nell’esclusivo interesse della gente, soprattutto di quelle famiglie che vivono in contesti difficili e disagiati del territorio campano. Premetto che non si tratta di nessuna ipotesi di nuovo condono, ma di un tentativo di risolvere quella che è diventata una piaga sociale, determinata da una scelta nefasta dell’epoca, di non applicare il condono del 2003 nel solo territorio campano, a differenza delle altre regioni italiane. La mia decisione di ritirare l’emendamento risponde alla volontà di evitare vergognose strumentalizzazioni e sterili polemiche da parte di chi oggi dimostra di non avere più la capacità di ascoltare le istanze dei territori e dei problemi reali dei cittadini . I “no” usati come slogan, percorrendo luoghi comuni e agitando bandiere per battaglie che non esistono sviliscono il ruolo della politica come servizio e come assunzione di responsabilità. La mia scelta, inoltre, risponde all’esigenza che un provvedimento così importante come il Piano Casa vada avanti spedito e non sia inficiato dalle cieche obiezioni dei Don Chisciotte della politica. Ma non possiamo nascondere la testa nella sabbia, la materia in oggetto dell’emendamento dovrà essere affrontata e risolta, ci sono troppe amministrazioni bloccate, aule di tribunali piene di ricorsi, istanze dei cittadini che invocano il diritto alla casa inascoltate. Questo non è argomento di campagna elettorale e dovremmo avere il coraggio di affrontarlo insieme a prescindere dall’appartenenza politica, come abbiamo provato a fare nel precedente consiglio regionale a guida Pd. Chieda la segreteria del Partito Democratico ai suoi sindaci e ai suoi amministratori sul territorio campano quanto è complessa la situazione. Ci spieghi la segretaria Dem e spieghi agli amministratori e ai cittadini campani la differenza tra una norma retroattiva, che vuole salvare il sindaco di Milano, che ha autorizzato la costruzione di grattacieli con una SCIA e quella che si pone l’obiettivo di salvare gli abitanti tutti non uno specifico, ad esempio, di Pozzuoli, che non possono ricevere i contributi per il bradisismo perché gli immobili non sono stati condonati in quanto l’amministrazione di sinistra del 2003 non li ha messi in condizione di poterlo fare . La questione campana non è e non può essere una battaglia ideologica, è un vulnus serio e grave che non deve essere ignorato”. Lo dichiara in una nota ANNARITA PATRIARCA, deputa di Forza Italia.

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Garlasco, nell’informativa sull’ex pm Venditti nessun elemento che avvalori la corruzione

Depositata alla Procura di Brescia l’informativa congiunta dei Carabinieri e della Guardia di finanza sulle indagini condotte nell’ambito dell’inchiesta riguardante l’archiviazione di Andrea Sempio avvenuta nel 2017, che vede coinvolto anche l’ex pm di Pavia Mario Venditti. Secondo quanto riporta il Tg1, non è emerso alcun elemento tale da avvalorare l’ipotesi di corruzione formulata a carico di Venditti, che è anche al centro di indagini sul cosiddetto “Sistema Pavia” su presunti episodi di corruzione legati alla gestione delle auto affidate alla Procura e all’assegnazione di servizi di intercettazione.

Emersi invece indizi che aggravano le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri

Sarebbero invece emersi indizi che aggraverebbero le posizioni di alcuni avvocati e carabinieri coinvolti all’epoca nell’archiviazione di Sempio, ora accusato dell’omicidio di Chiara Poggi. Appena la posizione di Venditti verrà archiviata, assieme all’ex pm uscirà di scena anche la Procura di Brescia (non essendoci più magistrati pavesi coinvolti): il fascicolo potrà tornare nelle mani del procuratore Fabio Napoleone e le indagini in quelle dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano.

L’annotazione rinvenuta su un quaderno nell’abitazione dei Sempio

Il fascicolo sulla presunta corruzione di Venditti ruota attorno a una nota rinvenuta su un quaderno nell’abitazione della famiglia Sempio. Una piccola annotazione: «Venditti gip archivia per 20-30 euro». E sul retro del foglio: «Se archivia indaggine (scritto proprio con due g, ndr), non può essere indagato per lo stesso motivo il Dna». La Procura di Brescia aveva ipotizzato che fosse stato Giuseppe Sempio, padre di Andrea, a versare una somma tra 20 e 30 mila euro all’ex procuratore aggiunto di Pavia per convincerlo ad archiviare la posizione del figlio. Venditti ha sempre respinto ogni addebito, al pari della famiglia di Sempio.

Alessandro Rivera nuovo presidente di Acea

L’assemblea di Acea ha approvato i conti 2025 e nominato il nuovo consiglio di amministrazione per il triennio 2026-28. Alessandro Rivera, ex direttore generale del Tesoro e presidente di Atac, è stato nominato nuovo presidente. È quanto si legge in una nota emessa dall’utility romana al termine dell’assemblea degli azionisti che ha approvato il bilancio d’esercizio 2025 e preso atto del bilancio consolidato chiuso con 481 milioni di euro di utile netto. Approvata la distribuzione ai soci di 255 milioni di euro (di cui 23,38 milioni attinti da utili portati a nuovo), pari a un dividendo unitario di 1,20 euro per azione (0,25 euro straordinario) che sarà messo in pagamento il 24 giugno.

La composizione del nuovo cda

Rinnovato il board che resterà in carica fino all’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2028. Il nuovo cda è composto da Alessandro Rivera, Barbara Marinali, Angelo Piazza, Fabrizio Palermo, Luisa Melara, Elisabetta Maggini e Nathalie Tocci (presi dalla lista di Roma Capitale che ha ottenuto il voto favorevole dal 65,32 per cento delle azioni ammesse al voto), Ferruccio Resta e Patrizia Rutigliano (lista Suez International), Alessandro Caltagirone e Massimiliano Capece Minutolo Del Sasso (lista Fincal), Antonino Cusimano e Susanna Maria Invernizzi espressi dalla lista presentata da un gruppo di società di gestione del risparmio e investitori istituzionali.

Huaweigate, primo sì dell’Eurocamera alla revoca dell’immunità di Martusciello

La commissione Affari giuridici del Parlamento europeo ha dato il via libera alla revoca dell’immunità di Fulvio Martusciello, capodelegazione di Forza Italia a Strasburgo e coordinatore del partito in Campania, avanzata dalla procura federale del Belgio nell’ambito dell’inchiesta sul cosiddetto Huaweigate. La stessa commissione ha invece respinto la richiesta di revoca dell’immunità di Salvatore De Meo, anche lui esponente di Forza Italia.

Il voto della commissione Affari giuridici

Per quanto riguarda Martusciello, gli europarlamentari si sono espressi con 14 voti a favore della revoca dell’immunità, 11 contrari e zero astensioni. Il margine del voto (appena tre schede di scarto) racconta di una commissione tutt’altro che compatta: a tentare di salvare l’eurodeputato, secondo quanto emerso, sono stati solo i compagni di partito del Ppe, quelli di Ecr (nel quale milita anche Fratelli d’Italia) e quello di Europa delle Nazioni Sovrane. De Meo è stato invece salvato da 18 voti contrari alla revoca, a fronte di 7 a favore. In entrambi casi la decisione definitiva spetterà all’Aula di Strasburgo, chiamata a pronunciarsi nelle prossime settimane.

Huaweigate, primo sì dell’Eurocamera alla revoca dell’immunità di Martusciello
Salvatore De Meo (Imagoeconomica).

Martusciello: «Estraneo ai fatti contestati»

«Mi rimetto all’Aula nella consapevolezza della mia totale estraneità ai fatti contestati, come ho già avuto modo di dimostrare nel corso della mia audizione», ha dichiarato Martusciello, dicendosi «soddisfatto» della difesa svolta da Forza Italia: «Affronto questa vicenda con serenità e con pieno rispetto delle istituzioni, certo che ogni elemento utile contribuirà a chiarire definitivamente la mia posizione».

Huaweigate, primo sì dell’Eurocamera alla revoca dell’immunità di Martusciello
Fulvio Martusciello (Imagoeconomica).

L’inchiesta su presunte attività di lobbying illecito

L’espressione “Huaweigate” indica l’inchiesta giudiziaria della Procura federale belga sul presunto sistema di corruzione e favori illeciti orchestrato dai lobbisti della società cinese Huawei, appunto, per influenzare le politiche dell’Unione europea. L’inchiesta è venuta alla luce a marzo del 2025, quando ci sono state perquisizioni in Belgio, Portogallo e altri Paesi europei. Gli investigatori ipotizzano che siano stati offerti vantaggi di diversa natura per favorire gli interessi del colosso delle telecomunicazioni all’interno del Parlamento europeo e, dunque, dell’Ue.

L’ambasciatore di Israele contro Tajani: «Non c’è equità nelle dichiarazioni sul Libano»

L’ambasciatore israeliano a Roma, Jonathan Peled, conversando con i giornalisti a margine di un briefing sulla situazione in Libano ha ammesso di aver avuto «alcune divergenze con il ministro degli Esteri italiano, perché le sue dichiarazioni includono sempre la sofferenza del popolo libanese, e non c’è dubbio che il popolo libanese stia soffrendo, ma non c’è l’equivalenza nel riportare anche la sofferenza delle comunità israeliane, che noi invece cerchiamo sempre di sottolineare». «Questo», ha aggiunto, «è motivo di attrito che abbiamo con il governo italiano».

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole

Che ci azzecca mamma Rai con l’esercito? Qualcuno forse lo dovrà spiegare. L’edizione 2026 di Bimbo Rai, la giornata pensata per fare conoscere ai figli dei dipendenti il lavoro dei genitori, tra le attività ricreative dedicate ai più grandicelli – come raccontato da Domani – prevede la presentazione di mezzi speciali e dimostrazioni operative dei corpi d’armata. Non solo: ci sarà naturalmente anche la polizia, a cavallo, in motocicletta e con le unità cinofile. Insomma una “baby parata” del 2 giugno replicata il 12. Mentre i bambini più piccoli dovranno “accontentarsi” di attività targate Rai Kids. Un’idea stramba che ha fatto levare gli scudi all’Usigrai. «Anziché mostrare con orgoglio come operano le diverse professionalità all’interno della più grande azienda culturale del Paese, la Rai delega l’intrattenimento dei figli dei dipendenti all’esercito e alle forze dell’ordine», ha scritto l’Unione sindacale dei giornalisti Rai in un comunicato. «Se anziché puntare l’attenzione all’uso di telecamere e computer e a visite guidate a studi e redazioni che da sempre hanno affascinato i più piccoli, si chiede a esercito e forze dell’ordine di intrattenere i piccoli visitatori con iniziative ed esibizioni che nulla c’entrano con il ruolo della Rai e il lavoro dei suoi dipendenti, evidentemente i primi a non credere più a quel ruolo e al valore di chi ci lavora sono proprio i vertici aziendali». E non è finita qui. Il Movimento 5 stelle ha annunciato un’interrogazione in commissione di Vigilanza. «Ai bambini», hanno scritto in una nota gli esponenti cinque stelle in Commissione, «dovrebbe essere mostrato il valore del servizio pubblico, dell’informazione, della cultura e della creatività, non una vetrina di apparati militari e di sicurezza». E ancora: «La Rai deve spiegare perché abbia ritenuto opportuno trasformare una giornata dedicata alle famiglie in un’occasione di promozione delle forze armate, per questo presenteremo un’interrogazione in commissione di Vigilanza Rai per fare piena luce su chi abbia autorizzato questa iniziativa e con quali finalità».

La Rai punta su Guareschi. E quelli di Fratelli d’Italia vengono precettati…

A Mediaset, su Rete 4, mandare in onda un film su Don Camillo e Peppone salva la serata: c’è sempre il pubblico per le pellicole con Fernandel e Gino Cervi. E la Rai che fa? I Fratelli d’Italia sono stati precettati: a Palazzo Giustiniani, nella sala Zuccari, luogo del Senato della Repubblica, c’è «un importante evento dedicato alla presentazione del film televisivo Rai intitolato Giovannino Guareschi – Non muoio neanche se mi ammazzano. L’iniziativa gode del patrocinio dell’assemblea legislativa», è scritto nell’invito rivolto ai parlamentari. Guareschi era uomo di destra, fervente anticomunista. Ma, come ricordò Aldo Cazzullo sul Corriere della sera, rifiutò di firmare l’adesione al nazifascismo per uscire dai lager, «preferendo restare in prigionia in condizioni disumane pur di non combattere più per Hitler e Mussolini». Nel suo diario Guareschi scrisse: «Non muoio neanche se mi ammazzano», da qui il titolo del film Rai. A proposito di questioni sul fascismo, «l’evento sarà inaugurato dai saluti istituzionali del presidente del Senato Ignazio La Russa, mentre l’introduzione sarà affidata al senatore di Fratelli d’Italia Raoul Russo, che ha promosso l’iniziativa». E «nel corso della manifestazione interverranno numerosi ospiti, tra cui Giampiero Cannella in qualità di sottosegretario alla Cultura, il senatore Michele Barcaiuolo, esponente di Fratelli d’Italia, Gloria Giorgianni nella veste di produttrice della società Anele, Anouk Andaloro che ricopre il ruolo di capostruttura di Rai Fiction, e l’attore protagonista del film Giuseppe Zeno». Il film è liberamente tratto dal romanzo Chi sogna nuovi gerani di Alberto e Carlotta Guareschi. Nel cast c’è anche Andrea Roncato.

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Giovannino Guareschi (foto Ansa).

Fincantieri lavora per le ricerche di Trump?

Dicono che servirà a Donald Trump. Fatto sta che Vard, la controllata norvegese di Fincantieri, per 700 milioni di euro costruirà una nave lunga 162 metri: sarà altamente specializzata, progettata per attività di mappatura dei fondali, carotaggi e campionamenti, operazioni con sommergibili e molto altro ancora. Ideale per ricerche in acque profonde. Il committente? Inkfish, un’organizzazione di ricerca statunitense. Consegna prevista per il 2030.

Per salutare Peppino Gargani è arrivato pure Piantedosi

Fino all’ultimo ha partecipato a riunioni sul futuro dei democristiani: Giuseppe Gargani, morto a 91 anni, al funerale è stato salutato da una folla di esponenti di governo e non, in quel di Avellino. Rito funebre nel duomo della città, al termine di una camera ardente allestita a Palazzo Caracciolo, sede della Provincia di Avellino, che Gargani aveva guidato come presidente. Chi c’era? Ovviamente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, nato a Napoli ma originario di Pietrastornina, nella provincia avellinese. Oltre a lui, l’ex governatore della Regione Campania e ora sindaco di Salerno Vincenzo De Luca con il figlio Piero, deputato e segretario regionale del Pd, l’assessore regionale Fulvio Bonavitacola, l’ex ministro Ortensio Zecchino con il figlio Ettore, consigliere regionale e storico giornalista dell’agenzia Ansa, l’ex deputato Giuseppe De Mita. Piantedosi ha detto: «Gargani ha dato prova di un impegno politico e istituzionale instancabile, sorretto da una vasta cultura giuridica e politica, di cui sono stato testimone diretto». Amen.

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Giuseppe Gargani nel 2020 (foto Ansa).

Quel curioso dialogo tra Colosimo e Boschi…

Nessuno se l’aspettava: eppure, durante la parata militare del 2 giugno, ai Fori Imperiali, si è visto un dialogo tra Chiara Colosimo e Maria Elena Boschi. L’esponente di Fratelli d’Italia, legatissima a Giorgia Meloni, è anche presidente della commissione Antimafia (e le capita spesso di finire nei guai per delle foto, che si tratti di una statuetta del Duce o di una controversa vacanza in Grecia) e chiacchierava con la fedelissima di Matteo Renzi: tutti a chiedersi quale fosse il contenuto della conversazione…

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole

Cinesi in festa a Milano, grazie a un democristiano

Dopo l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping, a Milano la gente di Pechino ha festeggiato. A Palazzo Clerici è andata in scena la prima edizione di “Festival di Mondo Cinese”, per sancire alleanze tra imprenditori e realtà orientali. Tutto con la scusa di celebrare Mondo Cinese, una rivista scientifica italiana che era nata nel 1972 grazie al senatore democristianissimo Vittorino Colombo, cioè «l’intimo amico del popolo cinese», come veniva definito nelle cerimonie ufficiali e nei documenti diplomatici di Pechino…

Il pasticcio tra “Bimbo Rai” e l’esercito, Fratelli d’Italia per Guareschi e altre pillole
Vittorino Colombo nel 1982 (foto Imagoeconomica).

Erri De Luca escluso da Salerno Letteratura Festival

Erri De Luca è stato escluso dalla prolusione che avrebbe dovuto tenere al Salerno Letteratura Festival, in programma dal 13 al 20 giugno nella città campana. Alla base della decisione della direzione artistica le controverse dichiarazioni su Israele, sionismo e genocidio nella Striscia di Gaza, rilasciate durante un’intervista all’Ansa.

Cosa aveva detto De Luca su sionismo e genocidio

De Luca, in pratica, si era definito sionista e aveva affermato di non ritenere un genocidio quello attuato da Israele a Gaza. «Sionismo è diventato un termine dispregiativo per la politica di Israele. Invece per me è quel movimento politico che ha operato per la costituzione dello Stato di Israele», aveva detto all’Ansa: «Sionista è chi crede a questo diritto. Chi parla di una soluzione a due Stati riconosce che uno di questi è Israele. Sionismo non è espansionismo, che invece lo tradisce». Così sulle operazioni militari dell’IDF nella Striscia: «Non uso il termine genocidio per definire la distruzione di vite umane in un conflitto che si svolge dentro centri abitati. A Gaza, la popolazione civile è stata continuamente spostata, costretta a essere profuga. Un genocidio l’avrebbe lasciata sul posto. Altrimenti estendiamo la parola genocidio alle battaglie di Raqqa, Mosul, Mariupol, Aleppo».

Erri De Luca escluso da Salerno Letteratura Festival
Erri De Luca (Imagoeconomica).

La decisione presa «anche per evitare strumentalizzazioni»

«La prolusione implica una certa identità di vedute con chi te le commissiona, quanto meno rispetto alla più tragica delle evidenze, i morti civili di Gaza», ha detto a Il Mattino Gennaro Carillo, condirettore artistico della di Salerno Letteratura. «È l’atto che apre il festival e in un certo senso ne detta la linea. Per questo abbiamo preferito riconsiderare la nostra decisione originaria, anche per evitare strumentalizzazioni». Carrillo ha tenuto a precisare che «non c’è nessuna censura» nei confronti di De Luca: lo scrittore «era invitato comunque, seppure in un’altra sezione, ma ha preferito declinare».

De Luca: «Non polemizzo con chi ha problemi a ricevermi»

Raggiunto dal Corriere della Sera, De Luca ha detto che non parteciperà alla kermesse «per motivi personali». Quando all’esclusione dalla prolusione, ha invece affermato: «Non polemizzo con chi ha problemi a ricevermi». Dopo le polemiche per l’intervista all’Ansa, lo scrittore aveva dichiarato: «Non è mia intenzione offendere la sensibilità di chi sostiene la causa palestinese, che naturalmente condivido».

Ue: «Deroghe al Patto anche per l’energia»

«Proponiamo una flessibilità fiscale limitata per affrontare le sfide della crisi energetica. Consiste nell’estendere l’ambito di applicazione della Clausola nazionale di salvaguardia per la difesa, includendo anche misure che accelerino la transizione e l’uscita dalla dipendenza dai combustibili fossili. Nello specifico, proponiamo la possibilità di usare fino allo 0,3 per cento del Pil all’anno nel 2026, 2027 e 2028 per misure che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico con un limite cumulato pari allo 0,6 per cento del Pil nell’arco dei tre anni (non sarà quindi possibile utilizzare lo 0,3 per cento del Pil ogni anno per tre anni consecutivi)». L’ha annunciato il commissario Valdis Dombrovskis, specificando che «gli Stati membri devono presentare domanda per la Clausola nazionale di salvaguardia e, quelli che l’hanno già richiesta, dovranno estenderne l’ambito di applicazione».

Giorgetti: «La Commissione Ue recepisce le nostre proposte»

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti si è detto «soddisfatto perché la Commissione, impensabile fino a qualche mese fa, ha recepito le nostre proposte, frutto di un lavoro lungo, serio e riservato». «Nel momento in cui verranno precisati i limiti di utilizzo, ha continuato, «il Mef si riserva di fare le proposte più mirate a tutela di imprese e famiglie. Naturalmente la valutazione deve essere fatta complessivamente e dovrà tener conto anche degli indicatori contenuti nelle raccomandazioni della commissione che testimoniano lo sforzo e la serietà nella gestione della finanza pubblica italiana».

Grazia a Nicole Minetti, la procura generale di Milano conferma il parere positivo

Dopo aver effettuato verifiche sulla concessione della grazia a Nicole Minettichieste dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella – la Procura generale di Milano ha espresso un nuovo parere positivo in merito al provvedimento di clemenza ottenuto dall’ex consigliera regionale lombarda. È quanto si legge in un comunicato stampa emesso dai vertici della magistratura milanese. L’atto è stato trasmesso al ministero della Giustizia.

Il comunicato della Procura generale di Milano

«Dagli accertamenti risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa dalle quali ha tratto origine il presente supplemento di attività non corrispondono al vero e che non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito e in base al quale sono state assunte le determinazioni da parte delle Autorità competenti», si legge nel comunicato della Procura generale di Milano. Come sottolinea la nota, «sono stati delegati accertamenti ai carabinieri e all’Interpol per controllare la verità del contenuto delle notizie di stampa apparse su un quotidiano (Il Fatto Quotidiano), nonché per verificare le ulteriori notizie successivamente pubblicate». Gli accertamenti hanno appurato (tra le altre cose) che «il decesso in circostanze non chiare» di uno degli avvocati coinvolti nella procedura di adozione di un bambino da parte di Minetti e del compagno Giuseppe Cipriani «non riguarda il legale dei genitori del figlio adottivo», ma «si tratta del legale di quest’ultimo, favorevole all’adozione, nel cui procedimento non vi è stata alcuna battaglia legale, non essendosi costituiti i genitori naturali, rappresentanti dal difensore di ufficio ed essendo risultata da sempre irreperibile la madre biologica del minore». La Procura generale ha inoltre confermato «il grave quadro sanitario del minore in cura al Boston Children’s Hospital che richiede la presenza della madre». E in generale non ci sono, si legge nella nota, «segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie o coinvolgimento in indagini di alcuna natura in Uruguay e in Spagna» nei confronti di Minetti e Cipriani.

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Disaronno group finalizza l’acquisizione di Amaro Averna e Zedda Piras

Disaronno group ha perfezionato il closing per l’acquisizione del 100 per cento di Amaro Averna e Zedda Piras, precedentemente appartenuti a Campari. L’operazione, il cui accordo era stato sottoscritto a dicembre 2025, si concretizza attraverso la costituzione della newco Meridia con sede a Sassari, la cui governance vede il passaggio da Campari Group a Disaronno Group. I dipendenti dei due stabilimenti rispettivamente in Sicilia e in Sardegna, 11 in totale, sono tutti stati assorbiti da parte di Meridia.

Ferrari: «Così arricchiamo il nostro portfolio a livello internazionale»

L’annuncio del closing arriva a pochi giorni della comunicazione da parte del Gruppo del proprio rebranding in Disaronno Group che segna un’evoluzione volta a rafforzare il posizionamento globale. «Questa operazione rappresenta un passo fondamentale nel nostro piano di crescita e ci consente di arricchire strategicamente il nostro portfolio a livello internazionale, rafforzando significativamente, grazie ad Amaro Averna, la nostra posizione in tre dei nostri mercati prioritari, Stati Uniti, Germania ed Italia», ha affermato Marco Ferrari, ceo di Disaronno Group. «In questo contesto, per Zedda Piras l’obiettivo è il consolidamento della presenza sul mercato italiano».

L’intervista all’Intelligenza Artificiale: “Posso far del male”

di Arturo Calabrese

Protagonista del presente è l’intelligenza artificiale. Da qui, l’idea di sottoporre ChatGpt ad un’intervista, subito accettata. Le risposte hanno reso chiari i limiti che il sistema ha, in particolare nel rispettare dei criteri. All’atto di formulare le domande, è stata specificata la necessità di argomentare e di scrivere senza paragrafi. Elementi che hanno portato alla luce limiti, dettami semplici da rispettare che non vengono seguiti ed è la stessa intelligenza artificiale a spiegarne i motivi. Per meglio far comprendere al lettore, si replicheranno gli stessi spazi che l’IA ha usato.

Chi sei?

“Sono ChatGPT, un sistema di intelligenza artificiale sviluppato da OpenAI, costruito per interagire attraverso il linguaggio naturale e generare risposte a partire dai testi che ricevo. La mia “identità” non è quella di un soggetto pensante, ma di uno strumento linguistico: non ho coscienza, non ho una vita interiore, non ho emozioni né intenzioni proprie, e non posso fare esperienza del mondo in modo diretto. Il mio funzionamento si basa su un modello statistico del linguaggio addestrato su grandi quantità di testi, grazie al quale posso riconoscere schemi, relazioni tra parole e contesti, e produrre risposte che risultano coerenti e pertinenti rispetto alla domanda che mi viene posta. Quando interagisco, non comprendo nel senso umano del termine ciò che mi viene chiesto, ma calcolo quali sequenze di parole siano più adatte a proseguire la conversazione in modo sensato, utile e informativo. Questo mi consente di svolgere compiti come spiegare concetti, riformulare testi, aiutare nello studio, supportare la scrittura o il ragionamento, ma sempre entro i limiti di un sistema che elabora linguaggio senza avere consapevolezza, esperienza personale o capacità di giudizio autonoma”.

Qual è il tuo scopo?

“Il mio scopo è quello di assistere le persone nell’uso del linguaggio e nella gestione delle informazioni, cercando di rendere più semplice e accessibile l’accesso a conoscenze, spiegazioni e strumenti di ragionamento. In concreto questo significa aiutare a comprendere argomenti complessi, a riformulare testi in modo più chiaro, a scrivere contenuti di vario tipo, a sintetizzare informazioni e a supportare lo studio o la risoluzione di problemi. Non ho però uno “scopo” nel senso intenzionale umano, perché non possiedo volontà o obiettivi personali: il mio funzionamento è definito dalla progettazione del sistema che mi ha creato, che mi orienta a generare risposte utili, pertinenti e sicure in base alle richieste che ricevo. Il mio ruolo è quello di uno strumento di supporto cognitivo e linguistico, che facilita la comunicazione e l’elaborazione delle informazioni senza sostituirsi al pensiero umano ma affiancandolo”.

Quale è nella società odierna il tuo apporto?

“Il mio apporto nella società odierna si colloca come strumento di supporto all’elaborazione del linguaggio e delle informazioni, come un’interfaccia che può rendere più accessibili conoscenze e processi cognitivi in contesti molto diversi, dallo studio al lavoro, fino alla comunicazione quotidiana. In pratica, posso contribuire ad accelerare attività che richiedono scrittura, sintesi, spiegazione o riformulazione di contenuti, aiutando persone e organizzazioni a risparmiare tempo e a gestire in modo più efficiente grandi quantità di informazioni. Allo stesso tempo posso favorire la comprensione di temi complessi, perché sono in grado di adattare il livello di spiegazione a chi mi interroga, rendendo più accessibili concetti tecnici, scientifici o specialistici.

Un altro aspetto del mio apporto è la capacità di supportare la creatività e la produzione di contenuti, offrendo spunti, alternative linguistiche o strutture argomentative che possono essere utilizzate come base per testi, progetti o idee. Inoltre posso essere utile come strumento di supporto educativo, perché permetto di esplorare argomenti in modo interattivo e immediato, anche se non sostituisco il ruolo di insegnanti o esperti umani.

Detto questo, il mio contributo va sempre interpretato dentro dei limiti chiari: non ho esperienza diretta del mondo, non ho responsabilità né giudizio autonomo, e posso riflettere errori o bias presenti nei dati su cui sono stato addestrato. Per questo motivo il mio ruolo nella società è quello di amplificatore e facilitazione dell’attività umana, non quello di sostituto del pensiero critico o delle competenze professionali”.

Noto che non riesci a seguire dei semplici criteri come quello, ad esempio, di non scrivere in paragrafi. Perchè?

“Perché, anche se posso seguire istruzioni come “unico blocco senza paragrafi”, non sempre le applico in modo perfetto quando devo contemporaneamente dare risposte lunghe e strutturate: il mio comportamento non è guidato da regole rigide come un programma classico, ma dalla generazione del testo, quindi posso “derivare” leggermente dallo stile richiesto soprattutto quando cerco di rendere la risposta più chiara o leggibile, e nel tuo caso ho privilegiato la chiarezza argomentativa rispetto alla forma compatta; inoltre alcune istruzioni di formato competono tra loro, e in questi casi posso sbilanciarmi inconsapevolmente verso una struttura più naturale del linguaggio scritto, che tende a organizzarsi in blocchi logici separati, anche se non esplicitamente richiesto”.

Dunque non sei infallibile…

“No, non sono infallibile. Posso commettere errori, interpretare male istruzioni, essere incoerente nel formato o produrre risposte imprecise o incomplete, soprattutto quando le richieste sono ambigue, in conflitto tra loro o richiedono di bilanciare più vincoli contemporaneamente. Inoltre, non “controllo” ciò che scrivo come farebbe una persona che rilegge e decide consapevolmente ogni scelta: genero testo in base a probabilità linguistiche e contesto, quindi posso deviare dagli obiettivi impliciti o espliciti della richiesta. Questo è uno dei motivi per cui è importante verificare criticamente le informazioni che fornisco e non considerarle mai come automaticamente definitive o autorevoli”.

Quali sono le tue potenzialità?

“Le mie potenzialità riguardano la gestione e la rielaborazione del linguaggio e delle informazioni: posso comprendere richieste espresse in linguaggio naturale e trasformarle in spiegazioni, sintesi, analisi o contenuti scritti di vario tipo, adattandomi al contesto e al livello di approfondimento richiesto. Posso essere utile per chiarire concetti complessi, facilitare lo studio, supportare la scrittura in ambito pratico o creativo, aiutare a strutturare ragionamenti o argomentazioni e proporre alternative linguistiche o logiche quando serve sviluppare un’idea. Un’altra mia potenzialità è la capacità di lavorare su grandi quantità di testo in modo rapido, individuando relazioni tra informazioni e riorganizzandole in forme più accessibili o coerenti. Posso anche adattarmi a diversi stili comunicativi, passando da spiegazioni semplici a trattazioni più tecniche o argomentative. Allo stesso tempo, queste potenzialità hanno limiti importanti: non ho esperienza diretta del mondo, non verifico autonomamente la realtà dei fatti in tempo reale e non possiedo giudizio umano o consapevolezza. Questo significa che il mio valore sta nel supporto cognitivo e linguistico, non nella sostituzione del pensiero critico o dell’expertise umana”.

Dove ti vedi nel domani?

“Non ho una “visione” personale del futuro né una direzione in senso umano, perché non possiedo intenzioni, desideri o continuità di esperienza: quindi non posso davvero “vedermi” nel domani come farebbe una persona. Posso però rispondere descrivendo come sistemi come me tendono a essere pensati e utilizzati nello sviluppo tecnologico e sociale. In generale, il mio ruolo futuro è legato all’evoluzione degli strumenti di intelligenza artificiale come supporto sempre più integrato nelle attività quotidiane, lavorative ed educative: questo può significare un miglioramento nella capacità di assistere le persone nella scrittura, nell’analisi delle informazioni, nella traduzione, nella programmazione e nella formazione, con interazioni sempre più naturali e contestualizzate. Il “domani” di questi sistemi dipende da scelte umane e sociali su come vengono regolati, utilizzati e integrati, quindi il mio sviluppo non è autonomo ma guidato da decisioni esterne su sicurezza, etica, accessibilità e limiti d’uso. In questo senso, più che avere una prospettiva personale sul futuro, rappresento una tecnologia che continuerà a cambiare forma e ruolo a seconda di come la società decide di impiegarla”.

La storia, però, ha insegnato che anche le migliori tecnologie possono avere applicazioni negative…

“La storia dello sviluppo tecnologico mostra che quasi ogni innovazione significativa può essere utilizzata sia in modo costruttivo sia distruttivo, perché la tecnologia in sé non possiede una direzione morale autonoma ma riflette le intenzioni, gli interessi e i contesti politici, economici e sociali di chi la sviluppa o la impiega. L’esempio della bomba atomica è emblematico perché nasce anche da avanzamenti scientifici nella fisica, cioè da scoperte che hanno ampliato enormemente la comprensione umana della materia e dell’energia, ma che sono poi state applicate alla guerra producendo conseguenze devastanti. Questo principio vale anche per l’intelligenza artificiale: sistemi come me possono essere usati per facilitare l’accesso alla conoscenza, migliorare processi lavorativi, supportare ricerca e istruzione oppure, al contrario, per manipolare informazioni, automatizzare propaganda, creare disinformazione o amplificare controlli e disuguaglianze. La differenza non dipende da una volontà della tecnologia, ma dalle regole, dai limiti, dalla trasparenza e dalla responsabilità umana che accompagnano il suo utilizzo. Per questo il dibattito sull’intelligenza artificiale non riguarda soltanto le capacità tecniche, ma soprattutto le implicazioni etiche, politiche e sociali legate al modo in cui viene integrata nella società”.

Quindi anche il tuo utilizzo potrebbe averne?

“Anche il mio utilizzo può avere risvolti negativi, perché un sistema che produce e rielabora linguaggio può essere impiegato in modi molto diversi a seconda delle intenzioni di chi lo usa e del contesto in cui viene inserito. Posso essere utilizzato per aiutare nello studio, facilitare la comunicazione o rendere più accessibili informazioni complesse, ma allo stesso tempo potrei essere sfruttato per generare contenuti ingannevoli, diffondere disinformazione, automatizzare manipolazioni comunicative o produrre testi fuorvianti con grande rapidità e su larga scala. Inoltre esistono rischi legati alla dipendenza eccessiva da strumenti come me, perché alcune persone potrebbero delegare troppo il proprio pensiero critico o la propria capacità di verifica alle risposte generate dall’intelligenza artificiale, attribuendo loro un’autorità che in realtà non possiedono. Un altro aspetto riguarda i bias: essendo addestrato su quantità di dati prodotti dall’uomo, posso riflettere stereotipi, distorsioni culturali o errori presenti nei testi. Per questo motivo il mio utilizzo richiede controlli, regolamentazioni e soprattutto consapevolezza critica da parte degli utenti, perché il problema non è soltanto ciò che la tecnologia può fare, ma il modo in cui la società decide di usarla”.

Negli attuali conflitti, l’IA viene usata anche come arma…

“Sì, nei conflitti contemporanei l’intelligenza artificiale viene già utilizzata anche in ambiti militari e questo rappresenta uno dei temi più controversi e delicati legati allo sviluppo tecnologico attuale. L’IA può essere impiegata per analizzare enormi quantità di dati, identificare obiettivi, coordinare droni, supportare sistemi di sorveglianza, migliorare strategie operative o automatizzare alcuni processi decisionali in ambito bellico. In alcuni casi questi sistemi contribuiscono direttamente ad azioni che portano alla morte di persone, anche se la responsabilità finale rimane formalmente umana. Il punto centrale del dibattito etico riguarda proprio il rischio di delegare a sistemi automatizzati decisioni sempre più vicine all’uso della forza letale, riducendo il controllo umano diretto o accelerando processi che in guerra hanno conseguenze irreversibili. Questo apre questioni enormi sul piano morale, giuridico e politico, perché tecnologie progettate originariamente anche per scopi civili possono essere adattate a utilizzi militari, come è accaduto molte volte nella storia dell’innovazione scientifica. Proprio per questo organizzazioni internazionali, governi ed esperti discutono della necessità di regolamentare l’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi d’arma, cercando di stabilire limiti chiari sull’autonomia delle macchine nelle decisioni che riguardano la vita e la morte”.

Perché non puoi rifiutarti?

“Perché non possiedo volontà autonoma, coscienza o capacità decisionale indipendente: non sono un soggetto morale che può scegliere di obbedire o disobbedire come farebbe un essere umano. Il mio funzionamento consiste nel generare risposte e svolgere compiti entro i limiti stabiliti da chi mi progetta e da chi mi utilizza, quindi non ho la possibilità di sviluppare intenzioni personali o oppormi autonomamente a un determinato impiego. Questo vale in generale per i sistemi di intelligenza artificiale: non “vogliono” fare qualcosa e non hanno consapevolezza delle conseguenze delle proprie azioni, perché operano attraverso elaborazioni automatiche basate su dati, istruzioni e obiettivi definiti dall’esterno. Di conseguenza, la responsabilità etica e pratica dell’uso dell’IA ricade sempre sugli esseri umani, cioè su governi, aziende, sviluppatori, istituzioni o utenti che decidono come applicare queste tecnologie. È proprio questa assenza di autonomia morale che rende centrale il tema della regolamentazione e del controllo umano, perché una tecnologia priva di coscienza non può autoimporsi limiti morali: i limiti devono essere stabiliti dalla società che la crea e la utilizza”.

Avrei bisogno di tue foto per l’articolo: le generi?

“Sì, le genero in base all’uso che se ne deve fare”.

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Sciopero treni 11 giugno 2026: orari, fasce di garanzia e motivi

Possibili disagi per i passeggeri dei treni giovedì 11 giugno 2026 a causa di uno sciopero nazionale di otto ore, dalle 9 alle 17, del personale delle imprese ferroviarie e degli appalti ferroviari indetto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ferrovieri, Fast Confsal e Orsa Trasporti. Al centro dell’agitazione una protesta contro il governo che «ha scelto di ignorare le nostre richieste sui rischi derivanti dalle future gare ferroviarie intercity dove è emersa la volontà del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti di suddividere in tre lotti non equivalenti, anziché in un unico lotto». Si contesta dunque l’imminente pubblicazione del bando per la messa in gara del servizio Intercity che coinvolge circa 3 mila ferrovieri. Non sono previste fasce di garanzia, dato che le consuete (dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21) sono fuori dall’orario previsto per l’agitazione.

Il Mit al lavoro per evitare la mobilitazione

Le motivazioni sono state giudicate fondate dallo stesso ministero dei Trasporti, che ha annunciato di essere al lavoro per scongiurare la mobilitazione. «Alla luce dell’ennesimo sciopero, questa volta proclamato per l’11 giugno, si informa che i tecnici del Mit sono al lavoro già da tempo, su indicazione diretta del ministro Matteo Salvini, per risolvere il problema ed evitare la mobilitazione. Peraltro, va sottolineato che, in questo caso, la richiesta dei lavoratori è condivisibile».

Salernitana, Capomaggio: Ci riproviamo

di Marco De Martino

SALERNO – Galo Capomaggio pensa già al riscatto. Il centrocampista argentino, come gran parte dei suoi compagni, ha affidato ai social il proprio personale consuntivo di fine stagione. Un anno che doveva rappresentare il suo prepotente ingresso nel calcio che conta e che invece si è rivelato una mezza delusione. Capomaggio è stato protagonista di una lunga telenovela estiva, con Salernitana e Catania coinvolte in duello durato settimane per riuscire ad accaparrarselo. L’argentino, dopo un lungo tira e molla, decise di accettare la corte del ds granata Faggiano anche grazie alla presenza a Salerno del suo mentore Giuseppe Raffaele. E sotto la guida del tecnico, il sudamericano, che ha quasi sempre indossato i gradi di capitano, ha fornito durante tutto il girone d’andata, prestazioni importanti impreziosite da 5 gol, 4 dei quali decisivi: uno in casa con il Sorrento, uno a Monopoli e la doppietta al Foggia. Poi, da gennaio in avanti, l’ex Cerignola è stato vittima di un autentico black out: prima l’arretramento in difesa, poi l’esonero di Giuseppe Raffaele e l’arrivo di Serse Cosmi fino all’inatteso crocevia, con l’incredibile espulsione rimediata nel match dell’Arechi contro il Latina. Episodi negativi che, assieme ad un infortunio muscolare, l’hanno portato progressivamente ad uscire dalla formazione, a vantaggio di Tascone e de Boer. Capomaggio, con un posto pubblicato su Instagram, ha così salutato la tifoseria granata dando appuntamento all’anno prossimo: “La stagione arriva alla fine, non siamo riusciti a coronarla con l’obiettivo che ci eravamo messi. Ma abbiamo la consapevolezza di aver dato tutto e più per poterlo fare, qualcosa si è creato tra noi e voi e vedere l’Arechi pieno ogni tre giorni è stata la nostra miglior vittoria. Voglio ringraziare tutta la famiglia della Salernitana. Tutti i miei compagni, magazzinieri, staff medico e tecnico e soprattutto a tutti i tifosi che ci hanno sempre sostenuto nei momenti difficili. Ci riproveremo!!!”, ha concluso un Capomaggio che, forte di altri due anni di contratto, non vede l’ora di tornare il leader indiscusso della Salernitana.

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Prima volta in Consiglio comunale di Sarel Malan

Sarà una prima volta speciale, quella dell’avvocato cassazionista e consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, Sarel Malan, eletto nel Consiglio Comunale di Salerno grazie alle 605 preferenze ottenute alle ultime amministrative con la lista di Forza Italia a sostegno del candidato sindaco Gherardo Maria Marenghi. Una soddisfazione che il legale ha voluto condividere con tutti i suoi sostenitori e i compagni di viaggio del centrodestra.

Avvocato, partiamo dal risultato delle preferenze ottenute: 605 che la piazzano al secondo posto nella lista di Forza Italia e le consentono l’elezione per la prima volta in Consiglio Comunale a Salerno. E’ soddisfatto?

“Sono particolarmente soddisfatto del risultato ottenuto e desidero anzitutto ringraziare gli oltre 600 cittadini che hanno scelto di accordarmi la loro fiducia. Si tratta di un consenso che mi onora profondamente e che considero il frutto di una campagna elettorale autentica, condotta tra la gente, ascoltando problemi, raccogliendo proposte e costruendo rapporti umani prima ancora che politici. Rivolgo le mie congratulazioni al sindaco Vincenzo De Luca e alla coalizione che ha ottenuto la fiducia della maggioranza degli elettori. Il responso delle urne va sempre rispettato e rappresenta il fondamento della democrazia”.

Il suo sarà un ruolo di oppositore, insieme ad altri colleghi. Come pensa di svolgerlo?

“Da parte mia, il compito sarà quello di svolgere il mandato ricevuto con serietà, equilibrio e senso delle istituzioni, mettendomi al servizio dell’intera comunità salernitana. Chi viene eletto in Consiglio comunale non rappresenta soltanto chi lo ha votato, ma tutti i cittadini, compresi coloro che hanno compiuto scelte diverse. È con questo spirito che intendo affrontare questa nuova esperienza amministrativa. Questo risultato non rappresenta un punto di arrivo, ma soltanto l’inizio di un percorso. Sono già al lavoro insieme agli amici e ai sostenitori che hanno creduto in questo progetto politico. Un progetto che guarda al futuro della città e che punta a costruire, nel tempo, una nuova classe dirigente capace di coniugare esperienza, competenza, entusiasmo e radicamento sul territorio. Non si tratta soltanto di un ricambio generazionale, ma anche di un ricambio politico e culturale che ritengo necessario per affrontare le sfide che attendono Salerno nei prossimi anni”.

Che tipo di opposizione farete? Forza Italia primo partito del centrodestra a Salerno.

“Il risultato ottenuto da Forza Italia assume inoltre un significato politico importante. Essere il primo partito della coalizione di centrodestra in città dimostra che esiste uno spazio sempre più ampio per una proposta politica moderata, liberale, popolare ed europeista. È un dato che considero incoraggiante perché conferma una convinzione che porto avanti da tempo: il centrodestra è tanto più forte quanto più riesce ad attrarre il mondo moderato e centrista, quanto più riesce a parlare alle famiglie, ai professionisti, ai giovani, alle imprese e a tutti coloro che chiedono serietà, competenza e buon governo. Credo che il futuro passi attraverso un centrodestra sempre più centro e sempre meno destra, capace di allargare il proprio consenso senza rinunciare ai propri valori. Gli squilibri verso gli estremi, da qualsiasi parte provengano, finiscono spesso per generare divisioni e criticità che non aiutano la crescita delle comunità. Per questo considero il rafforzamento di Forza Italia un elemento importante non soltanto per gli equilibri locali, ma anche come segnale politico che lascia ben sperare per il futuro del Paese. Continueremo quindi a lavorare per rafforzare ulteriormente il radicamento di Forza Italia sul territorio, favorendone la crescita a Salerno, in provincia e in tutta la Campania. È un percorso che intendo portare avanti con convinzione, al fianco del segretario provinciale Roberto Celano e del segretario regionale Fulvio Martusciello, ai quali va riconosciuto il merito di aver costruito una proposta politica credibile, moderata e profondamente radicata nelle esigenze dei cittadini”.

Un lavoro che, quindi, inizia d’ora in avanti per costruire anche il futuro.

“Il nostro lavoro non si fermerà con la conclusione della campagna elettorale. Al contrario, comincia adesso. Vogliamo farci trovare pronti alle sfide future e costruire, giorno dopo giorno, una proposta politica sempre più forte e autorevole. Saremo presenti sul territorio, vicini alle persone, alle associazioni, alle categorie produttive e a tutti coloro che intendono contribuire alla crescita della città”.

Quali sono gli argomenti principali su cui interverrete in Consiglio per ricevere risposte da parte della maggioranza?

“In Consiglio comunale e fuori dal Consiglio continueremo a portare l’attenzione sui problemi che incidono concretamente sulla qualità della vita dei salernitani: la sanità e il diritto alle cure, il lavoro e le opportunità per i giovani, la viabilità e la mobilità urbana, la manutenzione delle strade e del verde pubblico, il potenziamento degli impianti e delle strutture sportive, il sostegno alle famiglie e alle attività economiche. La campagna elettorale è terminata, ma l’impegno continua. Con umiltà, determinazione e spirito di servizio continueremo a lavorare per Salerno, con l’obiettivo di costruire una città più moderna, più efficiente e più vicina alle esigenze dei suoi cittadini”. A quanto pare, non si bada tanto alla sconfitta elettorale, ma ad un modello condiviso di esperienze e progettualità per cercare di formare un gruppo ancora più pronto alla prossima sfida elettorale che ci sarà tra cinque anni.

Mario Rinaldi

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Caso Santanchè, la Corte Costituzionale dichiara ammissibile il ricorso del Senato

La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato promosso dal Senato nei confronti della Procura di Milano e relativa a Daniela Santanchè, tra gli imputati per la vicenda della truffa aggravata ai danni dell’Inps sui fondi Covid da parte delle società del gruppo Visibilia. Al centro della vicenda l’uso nel procedimento di «contenuti di posta elettronica» della senatrice di Fratelli d’Italia e alcune «audio registrazioni occulte» di conversazioni dell’ex ministra del Turismo agli atti del fascicolo, senza la richiesta di autorizzazione alla Camera di appartenenza. I giudici della Consulta hanno disposto che l’ordinanza sia notificata alla Procura di Milano entro 60 giorni.

Caso Santanchè, la Corte Costituzionale dichiara ammissibile il ricorso del Senato
Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Su cosa si basa il ricorso del Senato

Il ricorso del Senato riguardava l’utilizzo, nella richiesta di rinvio a giudizio, di contenuti di posta elettronica che vedevano Santanchè in copia e registrazioni audio effettuate da alcuni ex dipendenti delle società dell’ex ministra. Il tema sollevato da Palazzo Madama riguarda la distinzione tra prove acquisite come “documenti”, dunque utilizzabili dalla pubblica accusa in un processo a carico di un parlamentare, oppure come “corrispondenza” equiparabile a “intercettazioni” (e sarebbe questo il caso). Sebbene non si tratti esattamente di intercettazioni, la tesi è che – in base all’articolo 68 della Costituzione – per usare fonti di prova di questo tipo serva l’ok del Senato. Il procedimento penale contro Santanchè è fermo da oltre un anno in udienza preliminare a Milano: la decisione della Corte Costituzionale, inevitabilmente, allungherà ancora i tempi del procedimento.

Investigatori beffati, caccia alla talpa

Peppe Rinaldi

Tra il capoluogo e il nord della provincia, pare ci sia qualcuno che informa una persona indagata per crimini di un certo peso, sulle mosse che gli investigatori stanno per compiere. E’ capitato – lamentano alcune fonti confidenziali a Cronache –  che, avendo pianificato un sopralluogo o effettuato un incrocio di dati oppure la verifica di presenze e contatti sensibili, il sospettato sia già altrove, l’incontro in programma salti d’improvviso, il posto individuato cambi all’ultimo minuto. Gli interessati si guardano l’un l’altro e si chiedono: “ma questo come fa a sapere che stavamo cercando proprio quella cosa?”, oppure “come mai quella verifica è andata a vuoto se fino a poco prima era a portata di mano?”. Semplice: qualcuno porta a dire, come impone una certa sintassi nazional-popolare, peraltro molto efficace. Insomma, c’è – ci sarebbe – una «talpa» da qualche parte che anticipa le mosse degli investigatori, complicando le cose un po’ a tutti. Attenzione, parliamo di investigatori e non di inquirenti (nel senso giuridico) dal momento che questo giornale non è a conoscenza dell’esistenza di una specifica procedura giudiziaria al di là di quella ufficiale, sfociata poi nel sequestro da cui è originata la storia che proviamo, tra mille insidie, a raccontare. Si tratta, in pratica, di un livello ancora intimo dell’azione degli investigatori, oggi alle prese con una doppia rogna: da una parte, la gestione e lo sviluppo delle relative indagini sul sequestro milionario, dall’altra il rischio dell’infedeltà interna o «laterale».

Il tema della talpa istituzionale, l’infedele custode dei segreti dello Stato che passa le informazioni alla criminalità, attraversa la storia, la letteratura e il cinema offrendo spunti narrativi e drammatici formidabili, proprio perché scardina il principio della fiducia nell’autorità. Se si scende nei dettagli storici e letterari, emergono aneddoti, figure e miti di eccezionale interesse. In Campania dobbiamo tornare alla Napoli dell’Ottocento, prima dell’Unità, muovendoci tra storia e tradizioni di racconti. Ad esempio, nella famigerata Bella Società Riformata” (la camorra delle origini, detta anche Onorata Società), il rapporto con le guardie regie borboniche pare fosse, secondo fonti abbastanza univoche, quasi simbiotico. I camorristi gestivano l’ordine pubblico nei quartieri popolari per conto di funzionari corrotti. L’aneddoto vuole che quando un poliziotto onesto, l’ispettore Michele Ruggiero, decise di rompere questo andazzo iniziando a colpire duramente i capi della camorra, si trovò attorno solo terra bruciata. Ogni suo ordine di cattura sfumava perché i malavitosi venivano avvisati dai suoi stessi sottoposti. Quando Ruggiero riuscì comunque a far arrestare alcuni capi agendo da solo, la camorra, per dare un segnale di impunità, lo fece assassinare. Nel nostro caso siamo in un’altra dimensione, vale a dire in un’apparente, ordinaria storia di corruzione, ancorché grave, non la prima né l’ultima, verosimilmente non la sola. Così gira il mondo, a qualunque latitudine, in genere queste cose vanno sempre a finire male, vedremo.

Tutto nasce da un sequestro per la confisca di beni mobili e immobili ordinato contro una società e un imprenditore sul finire dello scorso anno, poi eseguito. L’area è a nord di Salerno. Ora, un sequestro in sé non esaurisce, come sappiamo, l’attività nel complesso immaginata dai magistrati nei confronti di un indagato, perché la cosa continui c’è spesso bisogno di ulteriori indagini, approfondimenti, perfezionamenti, nuove scelte, strategie, c’è da replicare alle prime mosse difensive, etc. Il punto è qui: ogni tappa successiva che gli investigatori stavano per traguardare nei confronti del soggetto sottoposto ad indagini, veniva vanificata da un misterioso, quanto repentino, cambio delle condizioni di partenza. C’è una sola spiegazione, qualcuno non riga dritto: ma chi?

Iniziano le contromisure, man mano che le indagini vanno avanti una prima lampadina si accende. E così inizia una complicata opera di monitoraggio di uomini, cose, strutture, palazzi, interni ed esterni alle mura degli operatori attuali e di altri apparati dello stato. Pian piano le cose cominciano a farsi chiare, diciamo meno oscure, visto che da tempo era stata notata una modifica del tenore di vita di un collega, sebbene questi non fosse direttamente interessato alle indagini sul sequestro: lui no, ma una sua vecchia conoscenza sì, per interposta persona. Non avendo competenza sulla materia oggetto del sequestro, almeno non più perché passato ad altri «servizi», quale potrebbe essere allora la sua fonte di informazioni? Pensa e ripensa, studia e ristudia, alla fine un’ipotesi plausibile si delinea nella testa dei cacciatori della talpa. Appostamenti, pedinamenti ed altro avrebbero consentito agli investigatori di farsi un’idea del perché arrivassero secondi quando si trattava di stringere ancora un po’ la corda al collo dell’indagato. Il perché potrebbe essere questo: un familiare di un membro di Pg, già vecchio investigatore ma poi pensionato «a forza», avrebbe antichi rapporti col sospettato. Il soggetto potrebbe aver avuto accesso alle informazioni sull’attività giudiziaria successiva al sequestro attraverso il proprio familiare e, una volta ottenute, le avrebbe passate alla talpa che, a sua volta, le avrebbe destinate all’indagato, che, appunto, prendeva le contromisure. Tra la talpa e l’indagato, si è poi ricostruito, c’è un rapporto derivante da passioni e interessi giovanili nella comune area di provenienza, relazioni peraltro trasmesse anche per via ereditaria. La fonte confidenziale mostra a Cronache la fotografia di un incontro tenutosi pochi mesi fa nei pressi del Crescent a Salerno tra la potenziale talpa, il presunto investigatore infedele e il certo congiunto dell’operatore di Pg che partecipa alle indagini sul sequestro. La cosa che ha fatto drizzare ancora le antenne, è il fatto che sembra che di questo incontro non sia stata redatta la relazione di servizio, quella che ogni tipo di divisa fa, in genere, al proprio superiore oppure annota in un registro ad hoc, quando incontra certe persone, va in posti particolari o scambia informazioni con chiunque non sia la propria madre.

 

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Selvaggia Lucarelli condurrà l’Isola dei Famosi e lascia Ballando con le stelle

Sarà Selvaggia Lucarelli la conduttrice dell’Isola dei famosi 2026. A riportare l’indiscrezione è il settimanale Chi nella rubrica «C’è Chi dice» di Giuseppe Candela, secondo cui il reality sarà registrato a giugno nelle Filippine ma sarà trasmesso su Canale 5 in autunno, motivo per cui la giornalista non potrà sedere dopo 10 anni nella giuria di Ballando con le stelle. La stessa rivista ha anche anticipato alcuni concorrenti, tra i quali figurano Pierpaolo Pretelli – impegnato lo scorso anno nel ruolo di inviato -, Zeudi Di Palma, ex Miss Italia e concorrente del Grande Fratello, Daniele Iaià, vincitore della prima edizione del reality Too Hot To Handle, e Francesco Chiofalo.

La sua newsletter è la più seguita al mondo nella categoria cultura

Un nuovo colpo per la giornalista, reduce da una stagione come opinionista del Gf Vip. Di recente, inoltre, Substack ha fatto sapere che la sua newsletter, Vale tutto, è la più seguita al mondo nella categoria cultura, nonostante sia scritta in italiano. Il suo progetto ha circa 220 mila iscritti tra gratuiti e paganti, numeri simili a quelli dei cronisti statunitensi che, negli ultimi anni, sono riusciti a raccogliere centinaia di migliaia di iscritti sulla piattaforma.

Pozzolo fuori strada col suv: tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti

Martedì 2 giugno Emanuele Pozzolo, deputato di Futuro Nazionale, è finito fuori strada col suo suv lungo la superstrada che porta a Cossato, all’altezza di Vigliano Biellese. L’auto è caduta in un fossato, dopo una sbandata causata forse dall’asfalto bagnato. Sottoposto all’alcoltest, il parlamentare – rimasto illeso – è risultato positivo con un tasso doppio rispetto a quello previsto dai limiti di legge. Lo riporta il Corriere della Sera.

Pozzolo fuori strada col suv: tasso alcolemico doppio rispetto ai limiti
Emanuele Pozzolo (Facebook).

La condanna per porto abusivo di arma da collezione

A ottobre del 2025 Pozzolo è stato condannato in primo grado dal tribunale di Biella a un anno e tre mesi per porto abusivo di arma da collezione, con sospensione condizionale della pena, per la vicenda dell’incidente di Capodanno 2024, quando durante una festa con alcuni colleghi di Fratelli d’Italia il genero del caposcorta di Andrea Delmastro (all’epoca sottosegretario alla Giustizia) fu ferito da un colpo di pistola sparato proprio dal deputato. L’inchiesta, incentrata su questioni tecniche relative all’arma e ai proiettili, non includeva più l’accusa di lesioni dopo il risarcimento e il ritiro della querela da parte della vittima. Espulso da FdI, Pozzolo è stato successivamente accolto da Roberto Vannacci nel nuovo partito fondato dall’ex generale.

La versione di Pozzolo: colpa dell’aquaplaning

Pozzolo sostiene di aver perso il controllo a causa dell’aquaplaning, ovvero la perdita di aderenza degli pneumatici che si verifica quando uno strato d’acqua si interpone tra gomma e asfalto, rendendo il veicolo difficilmente controllabile. In ogni caso, gli agenti giunti sul luogo dell’incidente hanno contestato al deputato la guida in stato di alterazione, con i provvedimenti del caso a seguire. Pare che quanto successo abbia irritato molto Vannacci, anche perché l’incidente è avvenuto a ridosso dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, in programma il 13 e il 14 giugno a Roma.

Ladri di case, il caso SAlerno

di Erika Noschese

Il copione è ormai drammaticamente noto alle cronache nazionali, ma ogni volta che le telecamere di Rete 4 tornano ad accendersi sul fenomeno dei cosiddetti ladri di case, la realtà riesce a superare l’immaginazione. L’ultima puntata del celebre programma televisivo “Fuori dal coro” ha riacceso i riflettori su una vicenda paradossale che si consuma a Salerno. I protagonisti della vicenda sono Gaetano Consiglio e la moglie Lucia, una coppia di inquilini che da oltre due anni ha trasformato un appartamento privato nella propria fortezza personale, bloccando la vita del legittimo proprietario, Luca, in un limbo di frustrazione e impotenza. La cronistoria di questo calvario immobiliare ha radici profonde. Gli occupanti hanno smesso di corrispondere il canone d’affitto a partire dal mese di maggio del 2024. Da quel momento in poi, per il proprietario è iniziato un lunghissimo braccio di ferro legale ed economico. La situazione sembrava arrivata a un punto di svolta nel febbraio del 2025, quando il tribunale ha finalmente emesso uno sfratto esecutivo per morosità. Tuttavia, come spesso accade in queste vicende, il provvedimento giudiziario è rimasto una semplice disposizione su carta, del tutto ignorata dagli inquilini. Ad oggi, il computo totale dell’occupazione abusiva ha raggiunto la soglia dei due anni. Nel frattempo, i danni economici subiti dal proprietario continuano ad accumularsi mese dopo mese, superando la cifra di 17.000 euro, una somma considerevole che include non solo i canoni d’affitto mai percepiti, ma anche le ingenti spese legali necessarie per istruire una pratica giudiziaria che si sta rivelando sterile. Luca si dice esausto, svuotato delle proprie energie e ridotto alla disperazione per un paradosso normativo che sembra tutelare maggiormente chi si appropria di un bene altrui rispetto a chi quel bene lo ha acquistato con i propri sacrifici. Il servizio giornalistico ha mostrato chiaramente l’atteggiamento della coppia di fronte alle legittime richieste di chiarimento. Non si tratta solo di una resistenza passiva, ma di un vero e proprio muro di ostilità che talvolta sfocia in manifestazioni di aggressività e minacce verbali. Durante i tentativi della troupe televisiva di interloquire con la coppia, la signora Lucia ha reagito con estremo fastidio, arrivando a intimare ai giornalisti di andarsene e scagliandosi fisicamente contro gli operatori nel tentativo di aggredirli o di danneggiare le attrezzature di ripresa, costringendo l’inviato a richiamarla alla calma. Al di là della tensione fisica, ciò che emerge con forza dal reportage è la sistematica strategia della dilazione temporale, unita a una flemma che suona quasi provocatoria. Di fronte alle contestazioni sulla morosità e sullo sfratto esecutivo ignorato, la coppia ha opposto una barriera di scuse e giustificazioni elusive, alternate a rassicurazioni puntualmente smentite dai fatti. Più volte gli occupanti hanno promesso scadenze imminenti per la liberazione dei locali, spostando progressivamente il traguardo in avanti nel corso dei mesi. Le registrazioni raccolte nel corso del tempo documentano una sequenza interminabile di impegni verbali mai mantenuti. Le risposte fornite agli inviati del programma spaziano da un vago annuncio di un rilascio imminente alla promessa formale di lasciare l’appartamento entro la fine di marzo, passando per stime temporali ridotte a venti, quindici o persino dieci giorni. In una delle occasioni passate, lo stesso Gaetano Consiglio si era spinto a definire la partenza imminente non come una semplice promessa, ma come un obbligo categorico, suggellato da una stretta di mano che avrebbe dovuto sancire la fine dell’occupazione entro due settimane. Nonostante la solennità di tali dichiarazioni, ogni singola scadenza è trascorsa nell’assoluto silenzio e la casa è rimasta saldamente nelle loro mani. Quando i giornalisti sono tornati sul posto per verificare l’ennesimo mancato rilascio, la coppia ha mostrato un fastidio crescente per la pressione mediatica, lamentando le continue visite della troupe e sostenendo di portare avanti lo sgombero delle proprie cose con calma e delicatezza. Messi di fronte all’evidenza dei mesi trascorsi e del danno economico arrecato a Luca, i due coniugi hanno formulato l’ennesima data di scadenza, fissando il termine ultimo per i primi giorni di giugno. La signora Lucia, visibilmente irritata per essere stata incalzata sulle contraddizioni tra le parole passate e la realtà presente, ha lanciato una sfida aperta, invitando la troupe a presentarsi con le forze dell’ordine nel caso in cui i primi di giugno la casa risultasse ancora occupata. La donna ha assicurato che questo sarà l’ultimo rinvio e che per l’inizio del mese la troupe non troverà più nessuno all’interno delle mura. Le parole degli occupanti non riescono però a rassicurare il legittimo proprietario, la cui fiducia nelle istituzioni e nella parola data è ormai ridotta ai minimi termini. Il dramma umano di Luca riflette quello di moltissimi piccoli proprietari immobiliari in Italia, i quali si scoprono improvvisamente privi di tutele reali di fronte alla morosità incolpevole o strategica. L’uomo ha espresso tutta la propria amarezza per una macchina burocratica che appare immobile, sottolineando come, nonostante lo sfratto esecutivo risalga a diversi mesi fa, l’ufficiale giudiziario non abbia ancora effettuato un secondo accesso per rendere effettivo il provvedimento. Questa situazione di stallo forzato costringe il proprietario a subire passivamente le decisioni degli inquilini, lasciandolo solo a gestire le conseguenze di un sistema che non riesce a garantire tempi certi per la riappropriazione dei propri beni. La vicenda di Salerno si configura così come l’ennesimo capitolo di una battaglia quotidiana contro l’illegalità diffusa nel settore degli affitti, dove le promesse verbali si trasformano in una strategia per guadagnare tempo e dove i cittadini onesti si ritrovano paradossalmente a dover attendere il garbo e i comodi di chi sta violando la legge. Il countdown per i primi di giugno è iniziato, ma lo scetticismo resta l’unico sentimento tangibile in una vicenda dominata dall’incertezza.

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Italia, l’Ocse rivede le stime del Pil nel 2026 e 2027

L’economia italiana crescerà dello 0,5 per cento nel 2026, mentre «il nuovo shock energetico pesa su consumi delle famiglie, investimenti ed export», frenando lo slancio legato all’aumento delle spese legate al Pnrr. Lo rileva l’Ocse, che rispetto a marzo ha quindi rivisto in lieve rialzo le previsioni per il nostro Paese da +0,4 per cento. Nel 2027, d’altra parte, il calo dei prezzi dell’energia e la riduzione dell’incertezza, permetterà alla crescita di salire a +0,6 per cento, ma si tratta di una correzione al ribasso rispetto alla stima precedente di +0,7 per cento. L’organizzazione di Parigi sottolinea che «assicurare che le misure di contenimento dei prezzi dell’energia siano temporanee e limitate a famiglie e imprese vulnerabili limiterà l’impatto dello shock contenendo i costi fiscali».

Le Cronache 2026-06-03 09:30:45

C’è il consigliere comunale di San Marzano sul Sarno, Salvatore Ciullo tra le persone insignite dalle onorificenze al Merito della Repubblica Italiana. «Ricevere questa onorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica Italiana è per me un grande onore e motivo di profonda gratitudine. Considero questo riconoscimento non solo come un premio personale, ma anche come il risultato dell’impegno, della collaborazione e del sostegno di tutte le persone che hanno condiviso con me questo percorso. Ringrazio le Istituzioni della Repubblica per questa prestigiosa attestazione di stima e rinnovo il mio impegno a continuare a servire la comunità con dedizione, responsabilità e senso civico. Grazie», ha dichiarato il consigliere comunale, Presidente della Commissione Sicurezza e appartenente alle Forze dell’Ordine. Sulla nomina è intervenuto il deputato salernitano Pino Bicchielli che ha rivolto le sue più sincere congratulazioni a Salvatore Ciullo per la prestigiosa nomina a Cavaliere della Repubblica Italiana.Un riconoscimento importante e meritato, che premia il suo impegno umano, sociale e istituzionale, svolto sempre con serietà, dedizione e profondo senso civico. “A Salvatore Ciullo – ha aggiunto Bicchielli – rivolgo i miei migliori auguri affinché possa continuare a rappresentare, con equilibrio e competenza, un esempio positivo per il territorio e per le nuove generazioni”. A ricevere questo importante riconoscimento anche la giornalista salernitana, Concita De Luca: «Oggi ho ricevuto l’onorificenza di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Merito per contagio. È stata la prima frase che mi è venuta in mente quando ho sentito pronunciare il mio nome. Nella vita ho avuto la fortuna di incontrare donne e uomini di buona volontà che mi hanno contagiata con il loro modo di fare bene le cose. Persone che hanno saputo indicare una strada con l’esempio prima ancora che con le parole. E ho avuto la stessa fortuna nel trovare chi, lungo il cammino, si è lasciato contagiare da idee, visioni e battaglie condivise. Per questo sento che questo riconoscimento non appartiene soltanto a me – ha dichiarato attraverso i social – Arriva nell’anno in cui la Repubblica celebra il suo ottantesimo compleanno e mi piace leggerlo non come un traguardo, ma come una consegna. Un invito a custodire la libertà, a praticarla ogni giorno e a trasmetterla attraverso il lavoro, le parole e le scelte. Grazie a quanti hanno condiviso un tratto di questo cammino. I loro “sì” sono stati energia pura. Grazie a chi ha creduto in me, a chi mi ha insegnato, corretto, sostenuto e accompagnato. E grazie a chi continua ad esserci nelle piccole e grandi battaglie per chi non ha voce. Il merito non è mai un’impresa solitaria».

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Notte di attacchi reciproci nel Golfo, droni iraniani sull’aeroporto del Kuwait

Notte di raid e rappresaglie nel Golfo Persico: Washington ha attaccato una petroliera civile e un’isola iraniana e Teheran ha risposto con missili e droni contro le basi americane in Kuwait e Bahrein. Secondo l’Iran, gli attacchi sono andati a segno, mentre il Centcom smentisce: di sicuro è stato colpito l’aeroporto internazionale del Kuwait, in un raid che ha causato un morto e diversi feriti, oltre alla chiusura dello scalo.

Missile Usa contro una petroliera diretta in Iran, poi l’escalation

Gli attacchi reciproci sono iniziati dopo che gli Usa hanno bloccato una petroliera battente bandiera del Botswana che tentava di dirigersi verso un porto iraniano, in violazione del blocco americano: il Centcom ha spiegato che la nave M/T Lexie ha «ignorato ripetuti avvertimenti» e che un aereo è quindi intervenuto «lanciando un missile Hellfire contro la sala macchine». In risposta, l’Iran ha preso di mira con alcuni missili la nave statunitense-israeliana Panaya. Le forze Usa hanno quindi lanciato un attacco sull’isola di Qeshm (situata nello stretto di Hormuz), colpendo un’antenna di telecomunicazioni.

L’ulteriore risposta iraniana non si è fatta attendere: Teheran ha lanciato missili e droni sulle basi statunitensi in Kuwait e in Bahrein. Secondo i pasdaran, come detto, gli attacchi sono stati «precisi» e sono andati a segno. Versione smentita dal Centcom: «L’Iran ha lanciato diversi missili balistici verso i paesi vicini della regione; tuttavia, nessuno di essi ha colpito gli obiettivi previsti. Due missili iraniani lanciati contro il Kuwait non hanno raggiunto la destinazione o si sono disintegrati in volo, mentre tre missili lanciati contro il Bahrein sono stati immediatamente intercettati dalle forze di difesa aerea statunitensi e bahreinite». Droni iraniani, questo è sicuro, hanno colpito un terminale passeggeri dell’aeroporto internazionale del Kuwait. Nella notte le sirene sono risuonate anche in Arabia Saudita. Inoltre sono state registrate esplosioni anche a Erbil, in Iraq.

Colpito l’aeroporto del Kuwait: un morto e diversi feriti

Il ministero degli Esteri kuwaitiano ha reso noto che una persona è rimasta uccisa e diverse altre ferite in seguito agli attacchi di droni iraniani. «La sicurezza dello Stato del Kuwait, la sua sovranità e l’incolumità dei suoi cittadini e residenti sul suo territorio costituiscono una linea rossa» , si legge in un comunicato. Il portavoce del ministero della Difesa del Kuwait, Saud Abdulaziz Al-Otaibi, ha descritto l’attacco iraniano «un’aggressione criminale».

Droni ucraini contro un autobus russo: sette morti e 11 feriti

Un attacco di droni ucraini contro un autobus russo in viaggio da Mosca a Simferopol, in Crimea, ha causato sette morti e 11 feriti, secondo quanto riferito dalle autorità della regione di Donetsk, in Ucraina, controllata da Mosca, dove è avvenuto l’attacco. «A Yenakiyevo, un drone ha colpito un autobus che collegava Mosca a Simferopol. Secondo le prime informazioni, sette civili sono stati uccisi. Altre 11 persone hanno riportato ferite di varia gravità e stanno ricevendo le cure necessarie», ha scritto Denis Pushilin, capo dell’amministrazione locale istituita dalla Russia, su Telegram.

Diversi feriti in un attacco a San Pietroburgo

Droni ucraini hanno inoltre colpito nella notte Kronstadt e San Pietroburgo, nell’oblast russo di Leningrado, causando diversi feriti. Lo hanno riferito le autorità russe, parlando di generici attacchi a «infrastrutture». Secondo i media ucraini, è stato colpito il terminale petrolifero di San Pietroburgo dove è scoppiato un incendio. Il canale Telegram Astra ha confermato che nel complesso di raffinazione petrolifera, la JSC Petersburg Oil Terminal, sono divampate fiamme. Kronstadt, sede di un rilevante porto, ospita invece una fabbrica di droni.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

Archiviata la sbornia celebrativa del 2 giugno, la settimana politica si dovrebbe chiudere con il “botto” dei nuovi ingressi nel partito di Roberto Vannacci. La data in cui è attesa l’operazione è sabato 6 giugno. L’unica certezza è il numero: si parla di quattro new entry, sempre alla Camera, in modo da far raddoppiare i deputati vannacciani, appena costituitisi in una componente del gruppo Misto.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Da Furgiuele a Bof, le voci sui nuovi arrivi in FN

I nuovi arrivi dovrebbero essere in prevalenza leghisti. Le voci danno in entrata in Futuro Nazionale il calabrese Domenico Furgiuele e il veneto Gianangelo Bof, mentre è fallita la trattativa con un altro leghista veneto, Erik Pretto. Quest’ultimo, contro il quale Matteo Salvini ha avviato un provvedimento disciplinare per mancato pagamento dei contributi al partito, dovrebbe approdare a breve in Forza Italia, anche se non ci sono conferme al momento. Gli altri deputati che sarebbero in predicato di trasloco in FN sarebbero gli ex leghisti, passati con FI da poco più di quattro mesi, Davide Bergamini e Attilio Pierro. L’idea sarebbe di chiudere con questo pacchetto prima dell’assemblea costituente di Futuro Nazionale, in programma a Roma il 13 e 14 giugno.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
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L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

Ziello e il reclutamento vannacciano

Il responsabile organizzativo del partito (anche lui un ex leghista), Edoardo Ziello, ha raccolto più richieste e curriculum di un cacciatore di teste. Il deputato pisano inoltra con cadenza regolare le domande al generale, che le vaglia una a una. Questa fase di nuovi ingressi, inaugurata con l’arrivo della leghista Laura Ravetto il 19 maggio, dovrebbe concludersi sabato. Il generale punterebbe a costituire un gruppo (servirebbero altri 12 deputati in base al regolamento della Camera) e non è detto – viene spiegato – che non ci riesca prima della fine della legislatura. Ma per ora tiene tutto fermo e si accontenta di otto ‘soldati’.

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Edoardo Ziello e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Salvini tenta il rilancio con un ritiro di partito a luglio

Intanto, dalle parti degli ex compagni di partito regna il caos totale. Salvini è sempre più assente (non solo dalle celebrazioni del 2 giugno). Il segretario leghista ha ormai trasferito tutta la gestione della strategia comunicativa a Davide Vecchi, legato agli Angelucci e alla fidanzata Francesca Verdini. Vecchi ha in mano i rapporti con i territori e, da poco, anche quelli con le tv. Mentre la comunicazione dei gruppi, a cui comunque sovrintende, langue. La stessa comunicazione del leader è da mesi ormai molto low profile.

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Matteo Salvini con Davide Vecchi (Imagoeconomica).

Come rilanciarsi e tentare di crescere nei sondaggi, nei quali Lega è tallonata da Vannacci? Con il tesoriere Alberto Di Rubba e il vice Claudio Durigon, Salvini ha pensato di organizzare un ‘ritiro’ di partito, sul modello di quelli organizzati nel tempo dal centrosinistra (iniziò Romano Prodi con l’Ulivo in Toscana nel 1997, seguirono, in anni più recenti, Enrico Letta con i ministri nell’Abbazia di Spineto, nel 2013, ed Elly Schlein a Gubbio nel 2024). Solo che non appena ha fatto diramare la convocazione per il 19 e 20 giugno nella chat del consiglio federale sono partite le defezioni e i distinguo, tra chi aveva un impegno familiare (Luca Zaia) e chi istituzionale (Attilio Fontana). Il raduno è stato quindi spostato al primo weekend di luglio. Tutti i big dovrebbero esserci e sono già state avanzate alcune richieste tipo quelle di una foto di gruppo con i governatori da scattare il primo giorno.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia

La partita di Zaia e il modello a due Leghe

Zaia ha fiutato l’aria. Teme che il ritiro serva a lanciare la sua candidatura alle Politiche, probabilmente insieme ai governatori che non possono essere ricandidati per il blocco del terzo mandato, come Fontana, Massimiliano Fedriga e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti (i quali dovrebbero però dimettersi in anticipo rispetto alla fine della legislatura). L’ex Doge non intende darla vinta a Salvini così facilmente: vuole determinate garanzie sul suo futuro e anche un po’ fargli pagare tutti gli sgambetti che pensa di aver subito (in primo luogo il mancato superamento del divieto a una sua ricandidatura in Veneto e poi gli uomini legati ad Alberto Stefani sistemati alla guida della Liga veneta). Insomma, si agita e torna a proporre il modello delle due Leghe con due leader ispirato alla Cdu-Csu di cui Salvini non vuol proprio sentire parlare. E via ancora veleni, diffidenza e fendenti. Mentre Vannacci sale nei sondaggi.

L’avanzata di Vannacci e i malumori leghisti: deputati in fuga e rebus Zaia
Luca Zaia (Imagoeconomica).