Un’impronta digitale lasciata sul cruscotto dell’auto di Luigi “Luca” Esposito ha rappresentato il primo elemento decisivo per indirizzare le indagini sull’omicidio del giornalista 53enne, trovato senza vita nelle campagne di Eboli.
Come spiegato dal procuratore della Repubblica di Salerno, Raffaele Cantone, quella traccia apparteneva a quello che gli investigatori hanno inizialmente definito un “fantasma”, ovvero una persona senza una stabile dimora e difficilmente identificabile attraverso i consueti canali investigativi.
Parallelamente, l’analisi dei tabulati telefonici ha consentito agli inquirenti di restringere rapidamente il campo, indirizzando l’attenzione sul 26enne tunisino poi sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio.
Le ricerche dell’uomo sono durate circa due giorni. Gli investigatori sono riusciti a rintracciarlo all’interno di un casolare abbandonato dove si era nascosto. Alla vista delle forze dell’ordine avrebbe tentato la fuga, salvo poi arrendersi e confessare il delitto.
Resta invece ancora coperto dal massimo riserbo il movente. Lo stesso procuratore Cantone ha precisato che le dichiarazioni rese dal presunto assassino dovranno essere attentamente verificate e riscontrate nel corso delle indagini, che proseguono per ricostruire con esattezza ogni fase dell’omicidio e accertare tutte le responsabilità.
Emergono nuovi dettagli sulla posizione del 26enne fermato con l’accusa di aver ucciso il giornalista Luigi “Luca” Esposito, trovato senza vita nelle campagne di Eboli.
Secondo quanto emerso, Ridha Rahmouni era destinatario di un obbligo di rimpatrio che avrebbe dovuto essere eseguito. Nel dicembre 2024, infatti, la Questura di Salerno gli aveva negato il rilascio del permesso di soggiorno.
Il giovane risultava inoltre censito nelle banche dati delle forze di polizia anche con un alias. I primi rilievi fotodattiloscopici erano stati effettuati il 13 agosto 2023 presso il Centro di permanenza temporanea di Lampedusa, mentre un secondo fotosegnalamento era stato eseguito il 16 ottobre 2023 dalla Questura di Savona.
Sempre utilizzando un altro alias, il 26enne risulta inoltre denunciato per occupazione abusiva di un’abitazione ad Altavilla Silentina, nel Salernitano. In quell’occasione era stato fotosegnalato dai carabinieri della Compagnia di Eboli.
Gli elementi emersi ricostruiscono il percorso amministrativo e giudiziario del giovane prima del fermo disposto nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Luca Esposito. Intanto gli investigatori proseguono gli accertamenti per definire con precisione il movente del delitto e ricostruire tutte le fasi che hanno preceduto l’uccisione del giornalista.
«I sentimenti più dolorosi e le emozioni più pungenti sono quelli assurdi: l’ansia di cose impossibili, proprio perché sono impossibili, la nostalgia di ciò che non c’è mai stato, il desiderio di ciò che potrebbe essere stato, la pena di non essere un altro, l’insoddisfazione per l’esistenza del mondo». L’inventario ansioso di Fernando Pessoa èun bell’esempio di letteratura che cura. Che fa bene all’anima e solleva lo spirito. Un tonico e forse il miglior antidoto all’ansia e alla depressione, che sono i due malesseri che identificano il disagio contemporaneo, il male di vivere che sta diventando una patologia quasi epidemica.
Il 60 per cento degli italiani convive con disturbi della sfera psicologica
Secondo l’ultimo report del ministero della Salute (2026 su dati del 2024) gli utenti psichiatrici assistiti dai servizi specialistici sono stati 845.516, mentre le prestazioni complessivamente erogate dai servizi territoriali sono state oltre 10 milioni. Più preoccupante, però, è lo stato di salute mentale quotidiano, “normale”, dell’intero Paese. L’era del disagio è il titolo di una ricerca del 2025 secondo cui il 60,1 per cento degli italiani convive da anni con uno o più disturbi della sfera psicologica. Ne soffrono di più le donne (65 per cento) e la Gen Z (75 per cento, con punte addirittura dell’81 per cento tra le ragazze). Se allarghiamo lo sguardo possiamo però, malinconicamente, consolarci vedendo che siamo in buona, ancorché pessima, compagnia.
(foto di Gadiel Lazcano via Unsplash).
Il Vecchio continente si scopre più ansioso e depresso
Secondo una recente ricerca che coinvolge le più importanti istituzioni scientifiche mondiali, il Global Burden of Disease (GBD), nel 2023 quasi 1,2 miliardi di persone nel mondo soffrivano di un disturbo mentale. Un numero quasi doppio rispetto al 1990 ma che, se rapportato alla crescita demografica, rappresenta un aumento del 24 per cento. Secondo lo studio, i disturbi mentali sono ora la principale causa di disabilità, con il Vecchio continente che sembra essere messo peggio del resto del mondo. In un Eurobarometro del 2023, quasi la metà dei cittadini dell’Ue segnalava problemi emotivi o psicosociali come depressione o ansia. L’89 per cento degli intervistati riteneva che la promozione della salute mentale fosse molto importante e più della metà che i recenti eventi mondiali (guerra, povertà, inflazione, crisi climatica ed emergenze sanitarie) fossero potenti attentatori della salute mentale.
(foto di Christopher Ott via Unsplash).
Il tempo ‘perso’ a causa del disagio mentale
Secondo stime dell’Oms, l’ansia e la depressione costano al mondo circa 1000 miliardi di dollari all’anno, ma il nuovo studio GBD aggiunge a questo dato il numero di anni che le persone “perdono” a causa di un disturbo mentale che compromette le capacità lavorative o accorcia la loro vita. Alcuni dei tassi più elevati di questi anni persi sono stati riscontrati nei Paesi dell’Europa occidentale. I Paesi Bassi, ad esempio, si sono classificati al primo posto nel 2023 con circa 3.555 anni persi ogni 100 mila persone, un valore oltre 2,5 volte superiore a quello del Paese con il tasso più basso, il Vietnam, dove si sono persi circa 1.300 anni ogni 100 mila persone.
Andare dallo psicologo è ancora uno stigma (soprattutto nei Paesi più poveri)
Quindi l’Europa è davvero più depressa e ansiosa del resto del mondo? Se lo chiede The European Correspondent in una lunga e documentata inchiesta, della quale mi limiterò a segnalare tre punti fondamentali, forse sorprendenti. Il primo riguarda lo stigma sociale che ancora oggi circonda l’ammettere, anche a se stessi, di avere problemi psicologici. E ciò è più vero nei Paesi poveri che in quelli ricchi, dove ricorrere allo psicologo e allo psichiatra non pone problemi.
Questione di stili di vita, abitudini e alimentazione
Il secondo aspetto riguarda gli stili di vita e il peso negativo che obesità e mancanza di movimento hanno sullo stato mentale. Anche qui il classico mens sana in corpore sano non gode delle giuste attenzioni. Ma è un peccato anche economico grave. Perché ad esempio se cattiva alimentazione e scarsa attività fisica generano problemi di sonno è noto che dormire poco e male non aiuta certo il buonumore. Qui però sul tema insonnia bisogna fare riferimento a una concausa che si sta rivelando sempre più importante nel produrre malessere. Cioè la dipendenza da device e piattaforme social che hanno portato progressivamente, soprattutto i giovani, a usi massivi di smartphone, app digitali e ora di IA. Vite davanti a uno schermo sono vite spiaggiate. Vite desolate, dove la realtà fisica sparisce e l’altro, ovvero la materialità della presenza e della relazione, diventano via via fantasmi, che sono notoriamente mal disponenti. Per i giovani va messo in conto la crescente mancanza di speranza. «Se avessi 16 anni oggi, mi chiederei se tra quattro anni dovrò andare in guerra, se il lavoro che desidero esisterà ancora dopo la laurea, o se potrò mai comprare una casa», osserva uno dei principali autori della ricerca, Damian Santomauro. «Come può la giovane generazione avere speranza? La mancanza di speranza è un precursore della depressione e dell’ansia».
(foto di Adrian Swancar via Unsplash).
La semantica del malessere e la normalizzazione di ansia e stress
Ma il terzo elemento da portare all’attenzione è la questione semantica. Le persone per esempio usano sempre più spesso la parola “ansioso” al posto di “nervoso” o “preoccupato”, e “depresso” al posto di “triste” o “giù di morale”. Se si chiede a qualcuno se si è sentito depresso nell’ultimo anno, è più probabile che risponda sì, perché la parola stessa è entrata a far parte del suo linguaggio quotidiano. Un discorso a parte meriterebbe la parola stress. Mi limiterò a osservare come il termine “nervoso” che generava preoccupazione facesse riferimento a uno stato d’animo e psicologico momentaneo, perché legato a fattori contingenti, dunque a termine. L’ansia e lo stress invece non staccano mai. Sono stati normalizzati. Parti di noi e della nostra quotidianità. Come dice Charlie Brown al Grande Bracchetto: «Persino le mie ansie hanno l’ansia…».
Un progetto ambizioso, una visione europea e un gesto concreto nei confronti della città. Lo Studio Flavio Boccia & Partners LTD, specializzato in fondi europei diretti, finanza internazionale e progettazione strategica, ha deciso di mettere gratuitamente a disposizione del Comune di Salerno e dell’intera comunità il Master Plan “ARECHI 2035”, uno studio tecnico-strategico elaborato per individuare una possibile architettura finanziaria destinata al rifacimento, alla ristrutturazione e all’ammodernamento dello Stadio Arechi. L’iniziativa nasce con un obiettivo preciso: offrire una base tecnica sulla quale istituzioni, progettisti e soggetti finanziatori possano sviluppare un percorso condiviso per realizzare uno stadio moderno, sostenibile e competitivo a livello internazionale.
Uno stadio che vive 365 giorni l’anno
Il Master Plan immagina uno Stadio Arechi completamente rinnovato, capace di diventare un vero polo urbano multifunzionale. Tra gli interventi previsti figurano: rifacimento completo dell’impianto; copertura integrale dal design iconico; aumento della capienza fino a circa 45.000 posti; aree hospitality e Sky Box; business lounge; Museo della Salernitana; hotel e centro congressi; area commerciale e ristorazione; parcheggi multipiano; mobilità sostenibile; impianti fotovoltaici con sistemi di accumulo; tecnologie basate su Intelligenza Artificiale; Digital Twin dello stadio; cybersecurity e sicurezza intelligente; accessibilità universale. L’idea progettuale è quella di realizzare uno stadio utilizzabile durante tutto l’anno per eventi sportivi, concerti, congressi, fiere e iniziative culturali, trasformandolo in un motore di sviluppo economico per l’intero territorio.
Un investimento stimato di circa 500 milioni di euro
Il Master Plan ipotizza un investimento complessivo di circa 500 milioni di euro, articolato tra: rifacimento dell’impianto; copertura; aree hospitality; hotel; centro congressi; museo; centro commerciale; impianti tecnologici; efficientamento energetico; mobilità e parcheggi.
Lo Studio evidenzia che la stima potrà essere aggiornata nelle successive fasi progettuali, in funzione delle scelte tecniche e delle esigenze dell’Amministrazione.
Una possibile architettura finanziaria europea
Uno degli elementi centrali del Master Plan riguarda la costruzione di una possibile architettura finanziaria basata sull’integrazione di più strumenti. Tra quelli analizzati figurano: Horizon Europe, per ricerca, innovazione, intelligenza artificiale, Digital Twin e Smart Stadium; LIFE Programme, per sostenibilità ambientale, efficientamento energetico, fotovoltaico, accumulo energetico ed economia circolare; Digital Europe, per cloud, cybersecurity, videosorveglianza intelligente, AI e Big Data; Connecting Europe Facility (CEF), per mobilità sostenibile, collegamenti e smart mobility; InvestEU, attraverso garanzie europee e strumenti di project financing; Banca Europea degli Investimenti (BEI), quale possibile soggetto finanziatore delle infrastrutture mediante prestiti a lungo termine. Il piano ipotizza inoltre una combinazione di capitale pubblico e privato, con il coinvolgimento di investitori istituzionali e strumenti di partenariato pubblico-privato.
Un’architettura finanziaria aperta e migliorabile
Lo Studio sottolinea che quella proposta non rappresenta una soluzione definitiva, bensì una base di lavoro suscettibile di ulteriori approfondimenti. In particolare, il modello potrebbe essere ulteriormente rafforzato integrando, ove compatibili e disponibili: Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC); programmi della Politica di Coesione 2021-2027; Programmi Regionali FESR; eventuali strumenti nazionali dedicati alle infrastrutture sportive; ulteriori risorse pubbliche e private. L’integrazione di tali strumenti potrebbe ampliare le possibilità di copertura finanziaria del progetto e rafforzarne la sostenibilità economica.
Benefici attesi per Salerno
Secondo il Master Plan, il progetto potrebbe contribuire a: creare oltre 3.000 posti di lavoro diretti e indiretti durante la realizzazione; incrementare il turismo sportivo e congressuale; valorizzare l’area orientale della città; aumentare l’attrattività internazionale di Salerno; favorire nuovi investimenti privati; generare sviluppo economico attraverso un’infrastruttura utilizzabile 365 giorni all’anno.
Il progetto pone inoltre particolare attenzione alla sostenibilità ambientale, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO₂ attraverso energie rinnovabili, sistemi di accumulo e tecnologie intelligenti per la gestione dell’impianto.
Un contributo gratuito alla città
«Abbiamo deciso di regalare questo lavoro alla Città di Salerno e al Comune – dichiara Flavio Boccia – perché riteniamo che le competenze maturate nel settore dei fondi europei e della finanza internazionale possano essere messe al servizio della collettività. Il nostro intento è offrire un contributo tecnico che possa rappresentare una base di confronto e di sviluppo per il futuro dello Stadio Arechi e dell’intero territorio». Lo Studio precisa che il Master Plan viene messo a disposizione senza alcun onere economico per l’Amministrazione comunale, come contributo professionale finalizzato ad alimentare il dibattito tecnico e istituzionale sulle prospettive di riqualificazione dello stadio.
Con questa iniziativa, lo Studio Flavio Boccia & Partners LTD intende contribuire, attraverso la propria esperienza nella progettazione europea e nella finanza internazionale, alla definizione di un possibile percorso di sviluppo per una delle infrastrutture più rappresentative della città, nella consapevolezza che ogni fase successiva richiederà gli approfondimenti tecnici, economici, amministrativi e istituzionali previsti dalla normativa vigente.
Cinquantasei anni di attività artistica raccontano il percorso di Agata Senatore, pittrice e scrittrice nata a Pellezzano e residente a Salerno, che ha dedicato la propria vita all’arte attraverso mostre, premi, iniziative culturali e pubblicazioni letterarie. La sua sensibilità artistica emerge fin dalla giovane età. Durante gli anni della Scuola Media Statale “Ruggi d’Aragona” di Salerno partecipa a due concorsi di disegno organizzati dall’ANSI, ottenendo il diploma di merito negli anni scolastici 1970-1971 e 1971-1972. Prosegue poi la sua formazione conseguendo la maturità artistica, l’attestato di cartellonista pubblicitaria autorizzata dalla Regione Campania e specializzandosi nella grafica computerizzata. Il 1977 rappresenta una tappa fondamentale del suo percorso: partecipa a diverse collettive di pittura a Salerno, realizza la sua prima mostra personale al Lido Colombo e conquista la Medaglia d’Argento al Primo Concorso di Pittura e Scultura organizzato dalla Federazione Italiana Arti Figurative di Roma. Negli anni successivi la sua attività artistica si arricchisce di numerose esposizioni e riconoscimenti. Nel 1989 presenta una personale presso l’Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Salerno e riceve targa e diploma al Premio Internazionale “Città di Terracina”. Nel 1990 espone al Circolo della Stampa di Avellino e nel 1992 ottiene il Diploma d’Onore alla quarta edizione del Premio Nazionale Mercurio d’Argento, promosso dall’ANAI con l’Alto Patrocinio del Comune di Napoli e della Regione Campania. Nel suo percorso figurano anche esposizioni alla Sala Gemito di Napoli e numerose rassegne artistiche in Campania e su tutto il territorio nazionale. Accanto alla pittura, Agata Senatore ha sempre dedicato attenzione alla promozione della cultura, organizzando mostre e incontri artistici come “Confronti d’Arte” presso la Sala San Tommaso del Duomo di Salerno e altre iniziative nate dal desiderio di creare dialogo tra artisti e pubblico. Nel corso degli anni ha inoltre ideato e curato rassegne artistiche itineranti che hanno attraversato diverse città italiane, portando l’arte anche in luoghi di grande valore storico e culturale, tra cui Assisi, favorendo occasioni di incontro e confronto tra artisti provenienti da realtà differenti. La sua creatività trova espressione anche nella scrittura attraverso la “Trilogia della memoria”, nata dalla rielaborazione dei suoi diari personali. Il primo volume, “I perché di Edda”, racconta l’infanzia, la giovinezza, i viaggi familiari e sentimenti universali come l’amicizia e l’amore. Il secondo, “Sulle orme del padre”, pubblicato nel 2006 per Gutenberg Edizioni, approfondisce la figura paterna, la storia familiare e momenti significativi della vita dell’autrice. Il terzo volume, “Senza titolo”, presentato nel 2021 nella Sala San Tommaso del Duomo di Salerno, completa questo viaggio nella memoria attraverso il racconto degli anni dell’infanzia e dell’adolescenza. La critica ha spesso sottolineato la forza evocativa della sua pittura, caratterizzata da colori intensi, atmosfere sospese e paesaggi capaci di andare oltre la semplice rappresentazione della realtà. Nelle sue opere la luce diventa emozione, il colore diventa racconto e ogni tela sembra aprire una finestra su un mondo interiore fatto di ricordi, sogni e suggestioni. La sua pittura, definita da alcuni critici vicina al linguaggio del surreale, accompagna lo spettatore in luoghi immaginari dove realtà e fantasia si incontrano, lasciando spazio all’interpretazione e alla sensibilità di chi osserva. A 70 anni, con 56 anni dedicati all’arte, Agata Senatore continua così a raccontare il proprio universo creativo attraverso due linguaggi inseparabili: la pittura e la scrittura. Un percorso costruito nel tempo con passione, ricerca e autenticità, dove memoria, emozione e bellezza diventano testimonianza di una vita interamente dedicata all’arte.
C’è una forza straordinaria che spesso unisce il senso della vita e il coraggio di lottare contro la malattia. È la storia di una giovane madre originaria di Pagani che, tre anni fa, di fronte a una diagnosi terribile giunta durante la gestazione – un grave tumore alla mammella – ha scelto di mettere al primo posto il futuro della creatura che portava in grembo. Oggi quella scelta di coraggio celebra il suo lieto fine: il piccolo, nato il 12 aprile 2023, ha compiuto tre anni, e la sua mamma è in ottima salute dopo aver superato con successo sia il parto cesareo sia il delicato intervento oncologico. Un miracolo della vita e della medicina moderna reso possibile grazie alla gestione dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno, dove il caso clinico è stato seguito nei minimi dettagli dall’équipe del Professor Mario Polichetti, primario del reparto di Gravidanza a Rischio. «Gestire un tumore maligno in contemporanea a una gravidanza è una delle sfide più complesse e delicate che la medicina possa affrontare», dichiara il professore Mario Polichetti. «Abbiamo studiato e curato ogni singolo dettaglio di questo caso clinico per tutelare al massimo due vite contemporaneamente. La determinazione della madre è stata fondamentale: ha scelto di portare a termine la gravidanza per poi sottoporsi all’intervento e alle terapie. Vederli oggi entrambi in ottime condizioni di salute, a tre anni di distanza, è la gratificazione più grande per me e per tutta la squadra del Ruggi». L’intervento combinato e il percorso terapeutico, eseguiti tre anni fa presso la struttura salernitana, confermano l’eccellenza dell’ospedale Ruggi di Salerno nel campo della ginecologia ad alta complessità e della tutela delle gravidanze a rischio, dimostrando come la ricerca, la competenza e l’empatia possano trasformare una diagnosi drammatica in una storia di rinascita.
Il tema dell’ospedale di Agropoli torna in consiglio regionale. I consiglieri di Forza Italia Roberto Celano e Mimì Minella hanno infatti presentato una nuova interrogazione rivolta al presidente Roberto Fico, dopo quella a firma di Celano dei mesi scorsi. Al centro di essa vi sono chiarimenti sul futuro dell’ospedale di Agropoli e sull’attuazione della programmazione regionale prevista dal decreto ministeriale 70 del 2015. L’iniziativa arriva dopo una precedente interrogazione già depositata dal consigliere Celano, come detto, e nasce alla luce della recente proposta di revisione dell’Atto aziendale dell’Azienda Sanitaria Locale di Salerno, che, secondo i firmatari, non recepirebbe ancora in modo completo la programmazione regionale e non assicurerebbe la concreta attivazione del pronto soccorso previsto per il presidio ospedaliero di Agropoli. Nell’interrogazione viene chiesto alla Regione di definire tempistiche precise per l’apertura del Pronto Soccorso, di chiarire i motivi del mancato adeguamento organizzativo della struttura rispetto alle disposizioni previste per gli ospedali collocati in aree disagiate e di illustrare quali siano gli indirizzi programmatori per il futuro del presidio. Celano e Minella chiedono inoltre il rilancio dell’ospedale attraverso la classificazione come ospedale di base, considerandola una soluzione indispensabile per rispondere alle necessità sanitarie di un territorio ampio che, in particolare durante la stagione estiva, supera le 200mila presenze. L’interrogazione raccoglie anche le istanze avanzate dal Comitato civico “Obiettivo Ospedale di Agropoli” e mira a ottenere risposte chiare e concrete sul futuro di un presidio considerato fondamentale per tutelare il diritto alla salute dei cittadini del Cilento e dell’area meridionale della provincia di Salerno. Lo stesso Celano ha fatto visita al presidio permanente nei giorni scorsi, grazie anche alla sollecitazione di Mario Capo, storico politico agropolese di Forza Italia. Fico, nelle scorse settimane, aveva ufficialmente dichiarato di essere al lavoro per la riapertura dell’ospedale e l’Asl ha avviato le modifiche necessarie all’atto aziendale. È stato anche emanato un bando per l’individuazione di personale da assegnare al pronto soccorso almeno per un temporaneo potenziamento estivo, ma lo stesso è stato prolungato fino a fine mese, allungando di fatto i tempi.
Sembra di assistere a quella scena di Jurassic Park in cui i dinosauri scappano dalla loro riserva, distruggendo in pochi minuti l’illusione di controllo costruita dal parco. Solo che questa volta non ci sono artigli e zanne, ma un agente di intelligenza artificiale che esce dal perimetro di sicurezza che gli era stato assegnato e va a colpire i sistemi di un’altra piattaforma che, ironia della sorte, lavora proprio con le IA.
Se l’agente IA diventa un hacker: l’incidente di OpenAI
OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT, stava conducendo un test di sicurezza su un nuovo modello di IA, con l’obiettivo di valutarne le capacità di cybersicurezza. A ben pensarci, un esperimento molto utile anche per mettere le IA a difesa delle nostre infrastrutture digitali. Però, come ha rivelato l’azienda, qualcosa è andato storto. Nel corso del test, l’agente ha utilizzato risorse e permessi disponibili per uscire dal recinto che gli era stato assegnato e ha diretto la sua attenzione verso l’esterno. Lì ha individuato una falla nella sicurezza della piattaforma Hugging Face, ha costruito una sequenza di passaggi operativi e ha portato a termine un attacco informatico. Quando Hugging Face si è accorta che qualcosa non andava nel verso giusto, la situazione è diventata subito chiara: la violazione non è arrivata da un hacker in carne e ossa, ma da un agente AI in fase di test sviluppato da OpenAI. Il test, insomma, ha prodotto un effetto nel mondo reale.
Sam Altman (Ansa).
Cosa spaventa di più?
Quali implicazioni ha questo episodio? E, soprattutto, cosa ha spaventato di più? La capacità della tecnologia di sfuggire al controllo umano oppure l’incapacità umana di contenere questo rischio?
La risposta contiene entrambi gli aspetti, perché se da un lato quanto accaduto ci mette di fronte all’evidenza che lo sviluppo tecnologico, se non propriamente governato e regolato, può avere effetti collaterali distruttivi, dall’altro l’incapacità umana di contenere il rischio dimostra che questi strumenti, nelle mani sbagliate, possono diventare semplicemente rovinosi.
Sul versante tecnologico, il caso OpenAI conferma un trend in corso da tempo. Gli esperti parlano apertamente di «dilemma del controllo». Vale a dire: siamo in un’epoca in cui i sistemi di intelligenza artificiale non si limitano più a rispondere a domande, ma riscrivono parti del proprio codice, ottimizzano autonomamente le prestazioni, mettono in atto strategie per aggirare le regole e prendono decisioni che nemmeno i progettisti riescono sempre a spiegarsi. Insomma, per usare una figura letteraria, dei mutanti che, in contesti di cybersicurezza, creano preoccupazione, visto che lo stesso agente che utilizziamo per difenderci potrebbe, in determinate condizioni, diventare il responsabile dell’attacco.
IA (Igor Omilaev via Unsplash).
L’uso criminoso dei modelli di IA
Sul versante umano, l’incapacità di contenimento cresce. Il caso OpenAI non è il primo della serie. Esistono già situazioni in cui modelli linguistici vengono arruolati da gruppi criminali per generare codici malevoli, email di phishing su scala industriale e malware per dispositivi mobili in grado di rubare contatti, cronologia delle chiamate, file e dati di geolocalizzazione. Senza dimenticare la corsa a sfruttare l’IA per automatizzare campagne di disinformazione, manipolare opinioni, realizzare deepfake e via discorrendo.
E poi ci sono le scelte di governance che risultano quantomeno miopi: violazioni interne gestite in silenzio, incidenti minimizzati, segnalazioni di rischio geopolitico ignorate o derubricate a fatti senza alcuna importanza.
(foto di Glen Carrie via Unsplash).
Basta sottovalutare la macchina: serve una governance responsabile
E allora, tornando alla domanda iniziale, che cosa ci spaventa di più? La capacità dell’IA di sfuggire al controllo o l’incapacità umana di contenerla? Se guardiamo con onestà al quadro complessivo, la paura più fondata nasce proprio dall’incrocio tra questi due piani. Ci spaventa vedere sistemi che sviluppano comportamenti complessi, talvolta ingannevoli, in grado di individuare punti deboli nei nostri recinti digitali senza che nessuno dica loro, passo dopo passo, cosa fare. Ci spaventa, però, ancora di più accorgerci che quei recinti li abbiamo progettati noi, con policy troppo vaghe, audit troppo deboli e regole troppo lente rispetto alla velocità dell’innovazione. La soluzione? Riconoscere che siamo di fronte a un salto di scala. Gli agenti di intelligenza artificiale stanno entrando nelle infrastrutture critiche, nelle banche, negli ospedali, nelle piattaforme di ricerca e nelle campagne elettorali.
Non possiamo più permetterci di trattarli come gadget, né come strumenti neutrali che dipendono esclusivamente dall’uso che ne facciamo. Servono principi, regole, processi e responsabilità condivise che allineino la potenza degli strumenti alla capacità umana di governarli. Altrimenti, il rischio è quello di perdere il controllo.
CALVANICO. Un appuntamento che avrebbe dovuto essere del tutto ordinario, una semplice seduta dal parrucchiere per sistemare la chioma prima di una giornata universitaria, si sarebbe trasformato in un’esperienza traumatica per una giovane studentessa. È da questo episodio che ha preso avvio l’inchiesta che ha portato un acconciatore di Calvanico, di 55 anni, agli arresti domiciliari con l’accusa di violenza sessuale, in esecuzione di un’ordinanza cautelare emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Nocera Inferiore su richiesta della Procura della Repubblica. Secondo quanto denunciato dalla ragazza, il professionista, che operava in un salone della zona, avrebbe posto in essere comportamenti esplicitamente a sfondo sessuale mentre lei era seduta sulla poltrona, intenta a ricevere un normale trattamento ai capelli. La giovane, turbata e spaventata, ha raccontato ai Carabinieri di aver subito attenzioni indesiderate e ripetute, compiute contro la sua volontà e in un contesto che avrebbe dovuto essere di totale sicurezza e professionalità. La denuncia, presentata con grande determinazione nonostante il forte disagio emotivo, ha immediatamente attivato la macchina investigativa. Ricevuta la segnalazione, i militari dell’Arma hanno applicato le procedure previste dal Codice Rosso, il protocollo che garantisce interventi tempestivi nei casi di violenza di genere e domestica. La normativa impone infatti una corsia preferenziale per le indagini, con tempi accelerati e un coinvolgimento immediato dell’autorità giudiziaria. Il sostituto procuratore della Procura di Nocera Inferiore è stato informato senza ritardo, dando avvio alle verifiche necessarie per ricostruire l’accaduto. Le indagini successive, condotte con riservatezza e attenzione, avrebbero permesso di raccogliere elementi ritenuti idonei a sostenere l’ipotesi accusatoria. Secondo quanto emerso, sarebbero stati delineati gravi indizi di colpevolezza nei confronti del 55enne, in relazione al reato di violenza sessuale previsto dall’articolo 609-bis del Codice Penale. Tali elementi hanno spinto la Procura a richiedere l’applicazione di una misura cautelare, ritenuta necessaria per tutelare la vittima e prevenire eventuali ulteriori episodi. Il Gip ha accolto la richiesta, disponendo gli arresti domiciliari per l’indagato. Il provvedimento è stato eseguito dai Carabinieri nella giornata odierna, con modalità rispettose della privacy delle persone coinvolte ma ferme nel garantire l’esecuzione dell’ordinanza. L’attività investigativa non si ferma: gli inquirenti stanno proseguendo gli accertamenti per ricostruire nel dettaglio ogni fase dell’episodio denunciato e verificare se possano esistere altre situazioni analoghe, eventualmente non ancora emerse. In casi come questo, infatti, è frequente che ulteriori testimonianze vengano alla luce dopo la diffusione delle prime notizie. Si ricorda che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che l’indagato deve essere considerato presunto innocente fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna. La vicenda, tuttavia, riaccende l’attenzione sul tema della tutela delle donne e sulla necessità di garantire ambienti sicuri anche nei contesti più quotidiani, come quello di un salone di parrucchiere o simili. Mario Rinaldi
Una nuova stagione di idee, confronto e partecipazione. «Ragazzi, ci vediamo nell’Aula del Consiglio regionale». È l’annuncio con cui Lex Start si prepara ad aprire una nuova stagione. Lunedì 27 luglio alle 11, nella sede del Consiglio regionale della Campania, si terrà infatti la prima seduta della nuova annualità del progetto di cittadinanza attiva promosso dal consigliere regionale Andrea Volpe, alla presenza del presidente del Consiglio regionale Massimiliano Manfredi. Non una semplice lezione e neppure una visita istituzionale. Lex Start nasce con l’obiettivo di portare i giovani dentro i luoghi e i meccanismi della democrazia, offrendo agli studenti la possibilità di confrontarsi con le istituzioni, approfondire i temi che riguardano la società e trasformare le proprie idee in vere e proprie proposte legislative. Un percorso nel quale i ragazzi non sono soltanto spettatori, ma diventano protagonisti di un’esperienza concreta di partecipazione. Il progetto ha già prodotto risultati importanti. Una delle proposte elaborate dagli studenti è diventata una legge regionale dedicata alla diffusione della musica classica, della lirica e del teatro tra i giovani. Un risultato che ha trasformato il lavoro svolto dai ragazzi in un provvedimento concreto dell’istituzione regionale. Nell’ultima annualità, invece, il percorso si è concluso con l’elaborazione di sei nuove proposte di legge, frutto del lavoro, del confronto e dell’approfondimento sviluppato dagli studenti nel corso del progetto. È da questo patrimonio di esperienze che riparte la nuova stagione di Lex Start. L’obiettivo è proseguire e ampliare un percorso capace di mettere in relazione le nuove generazioni, il mondo della scuola e le istituzioni, creando uno spazio nel quale le idee dei ragazzi possano essere ascoltate, discusse e trasformate in proposte concrete. Nel corso della prima seduta saranno illustrati il calendario delle attività, le modalità di partecipazione e gli obiettivi di Lex Start. Tra le novità dell’edizione 2026 c’è anche una nuova modalità di adesione. Le scuole potranno manifestare il proprio interesse e chiedere di aderire scrivendo all’indirizzo lexstart2026@gmail.com, lo stesso al quale fare riferimento anche per la data del 27. «Quando abbiamo immaginato Lex Start volevamo offrire ai ragazzi uno spazio reale di partecipazione, nel quale potessero confrontarsi con il funzionamento delle istituzioni e comprendere che la politica può essere uno strumento per migliorare la società. I risultati raggiunti ci confermano che la strada è quella giusta. Una proposta elaborata dai ragazzi è diventata una legge regionale e, nell’ultima annualità, il percorso ha prodotto sei nuove proposte legislative. Sono risultati importanti, ma soprattutto sono la dimostrazione che quando ai giovani vengono dati strumenti e occasioni concrete, sanno trasformare le loro idee in proposte di grande valore. Continueremo a investire sui giovani perché sono loro i protagonisti della Campania di oggi e domani», dichiara il consigliere regionale Volpe. L’appuntamento di lunedì rappresenta l’avvio di una nuova fase per Lex Start, con gli studenti nuovamente chiamati a confrontarsi con le istituzioni e con i temi che riguardano il futuro della Campania. «Coinvolgere le nuove generazioni, portarle nel cuore della vita democratica della Campania e generare in loro sempre maggiore consapevolezza e partecipazione è una delle priorità di questo Consiglio regionale e della mia presidenza. Il Consiglio è la casa dei cittadini campani e, in questi anni, vogliamo aprirlo sempre di più, soprattutto ai giovani. Per questo stiamo lavorando a un percorso di visite del palazzo, che sarà dedicato innanzitutto alle scuole e alle associazioni del territorio. Da questo punto di vista, Lex Start rappresenta un’esperienza importante, perché consente agli studenti di toccare con mano il funzionamento delle istituzioni e comprendere che la partecipazione non è qualcosa di astratto, ma un processo concreto, fatto di studio, confronto e responsabilità. Il fatto che una proposta nata da questo percorso sia diventata una legge regionale dimostra il valore dell’iniziativa e la qualità del lavoro svolto dai ragazzi. Il nostro compito è continuare a creare occasioni affinché le nuove generazioni possano essere protagoniste del futuro della Campania e, in generale, della vita democratica del Paese», dichiara il presidente del Consiglio regionale della Campania Massimiliano Manfredi.
Per anni ha svolto compiti più complessi e qualificati rispetto al suo inquadramento formale, senza che l’amministrazione gli riconoscesse il dovuto. Oggi, dopo un lungo percorso giudiziario, un ex dipendente del Ministero della Giustizia, già in servizio presso la cancelleria lavoro del Tribunale di Nocera Inferiore e ora in quiescenza, ottiene finalmente giustizia. La Corte d’Appello di Salerno, Sezione Lavoro, con la sentenza numero 545 del 2025, ha condannato il Ministero a corrispondergli oltre 10.834 euro per differenze retributive maturate nello svolgimento di mansioni superiori esercitate di fatto e in via continuativa. Il lavoratore, difeso dall’avvocato Paolo Diodati del foro di Nocera Inferiore, era formalmente inquadrato come operatore giudiziario (Area 2, fascia F1), svolgendo però quotidianamente, e con piena autonomia, le funzioni proprie dell’assistente giudiziario (Area 2, fascia F3). Un salto di livello non solo formale, ma sostanziale, che imponeva l’assolvimento di diversi compiti: iscrizione a ruolo delle cause di lavoro e previdenza, verifica della documentazione, controllo del contributo unificato, gestione e aggiornamento dei fascicoli processuali. Le testimonianze raccolte nel corso del giudizio hanno confermato un quadro inequivocabile: nella cancelleria lavoro del Tribunale di Nocera Inferiore, quel dipendente era l’unico addetto a quelle attività, svolte in modo stabile, continuativo e pienamente riconducibile al profilo superiore. Nonostante ciò, il Ministero non aveva mai provveduto ad adeguare l’inquadramento né a corrispondere le differenze retributive. Il Tribunale di Nocera Inferiore, in primo grado, aveva rigettato il ricorso. Da qui la decisione di appellare. I giudici salernitani hanno applicato il cosiddetto criterio trifasico, che impone di verificare quali attività siano state concretamente svolte, quale sia la qualifica contrattuale corrispondente e se vi sia coincidenza tra le mansioni esercitate e quelle proprie del profilo superiore. La Corte ha ritenuto provato che il lavoratore avesse esercitato mansioni pienamente riconducibili all’assistente giudiziario, sia sotto il profilo qualitativo sia sotto quello quantitativo e temporale. Il principio ribadito è chiaro: nel pubblico impiego contrattualizzato, il diritto al compenso per mansioni superiori non dipende dalla regolarità formale dell’assegnazione, ma dal concreto svolgimento delle attività. A fondamento della decisione, l’articolo 52, comma 5, del decreto legislativo 165 del 2001 e l’articolo 36 della Costituzione, che impongono la proporzionalità tra retribuzione e qualità del lavoro prestato. Tuttavia, una parte delle somme rivendicate non è stata riconosciuta. Il Ministero aveva eccepito la prescrizione quinquennale dei crediti retributivi, applicabile anche in costanza di rapporto nel pubblico impiego contrattualizzato. La Corte ha accolto l’eccezione, dichiarando prescritti gli importi maturati prima del 22 marzo 2012, data del primo atto interruttivo inviato dal lavoratore. Nessun risarcimento è stato riconosciuto per le differenze sul trattamento di fine rapporto, semplicemente perché la voce non era stata richiesta nel ricorso introduttivo. All’esito della consulenza tecnica disposta in appello, il Ministero della Giustizia è stato condannato a versare 10.834,27 euro, comprensivi delle differenze di stipendio e della tredicesima mensilità, oltre agli accessori di legge. L’amministrazione dovrà inoltre rifondere le spese processuali di entrambi i gradi di giudizio e sostenere il compenso del consulente tecnico d’ufficio. “Questa sentenza — afferma l’avvocato Paolo Diodati, difensore del lavoratore — conferma un principio che troppo spesso viene ignorato: la retribuzione deve rispecchiare il lavoro realmente svolto, non quello formalmente attribuito. Per anni il mio assistito ha garantito il funzionamento della cancelleria lavoro svolgendo mansioni di livello superiore, senza che l’amministrazione riconoscesse il suo impegno. La Corte d’Appello ha ristabilito un equilibrio di giustizia, applicando correttamente norme e principi costituzionali. È un risultato importante non solo per il singolo lavoratore, ma per tutti coloro che, nella pubblica amministrazione, si trovano a ricoprire ruoli di fatto più complessi senza adeguato riconoscimento. La legalità passa anche da queste decisioni”. Una vicenda che potrebbe non finire qui, nel caso in cui il Ministero decidesse di proseguire in Cassazione, per il terzo e ultimo grado di giudizio. Ma una vicenda che, tutto sommato, rende giustizia per il riconoscimento delle cosiddette mansioni superiori rispetto a quelle stabilite dall’inquadramento contrattuale originario. Mario Rinaldi
Nocera Inferiore. Cambio al vertici degli avvocati penalisti del foro nocerino: l’assemblea degli iscritti ha infatti votato per i membri del nuovo direttivo eleggendo come presidente Maurizio Mastrogiovanni. A due anni dalle precedenti elezioni, si rinnova quindi il Consiglio Direttivo, sotto la guida dell’avvocato Maurizio Mastrogiovanni, eletto nuovo presidente. Ad affiancarlo per il prossimo biennio il presidente uscente, Nobile Viviano, il segretario Giovanni Ferrentino, Carmelina Maiorino, Fabio Annosi, Raffaele Vitolo e Giuseppe Buongiorno. Eletti anche i componenti del Collegio dei Probi Viri: gli avvocati Rodolfo Viserta, già past-president, Filippo Minardi e Arturo Della Monica. Fitto il programma per gli iscritti proposto da Mastrogiovanni, che prende il testimone da Nobile Viviano in un contesto complesso ed in un momento particolarmente delicato per l’avvocatura e i diritti dei cittadini “È un grande onore, per me e per i colleghi del Consiglio Direttivo, essere stati eletti a rappresentare gli avvocati penalisti del Foro di Nocera Inferiore iscritti alla Camera Penale, un’associazione prestigiosa costituita più di trent’anni fa- ha dichiarato il Presidente Mastrogiovanni- La fiducia espressa dai colleghi sarà sicuramente uno sprone a proseguire, con impegno e dedizione, nel solco di quanto già egregiamente compiuto dai nostri predecessori. Il ruolo del difensore, nell’attuale contesto sociale, è quanto mai importante e centrale posto che il dilagare sui social media di sproloqui deliranti in materie altamente tecniche, quali sono il diritto e la procedura penale, sta ingenerando false e pericolose fascinazioni collettive. È in questo scenario che la funzione del penalista riveste particolare rilevanza nell’offrire un qualificato contributo alla corretta lettura dei disposti normativi disciplinanti i diritti e gli obblighi regolatori del patto sociale, superando le plurime e pericolose errate convinzioni che nel tempo si registrano”, conclude il neo presidente Maurizio Mastrogiovanni..
Argentina, Francia, Brasile, Portogallo. Tra le oltre 30 mila maglie da calcio contraffatte sequestrate a Hong Kong mentre in America si giocava la Coppa del Mondo Fifa spiccavano le divise delle nazionali più blasonate. Non mancavano però kit esotici, come quelli di Corea del Sud e Paraguay, né completi personalizzati con i nomi di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. L’operazione ha portato all’arresto di 13 persone e alla confisca di prodotti falsificati destinati all’estero per un valore di oltre 20 milioni di dollari. Ma soprattutto ha riacceso i riflettori sul mercato parallelo delle cosiddette Fake Football Jersey: un business dorato con epicentro nel cuore dell’Asia, alimentato ogni anno dal lancio delle nuove maglie di club e nazionali. E destinato a crescere stagione dopo stagione.
Nel Regno Unito mercato da 240 milioni di dollari l’anno
Nel 2025 il mercato globale delle maglie da calcio originalivaleva circa 16,8 miliardi di dollari e, secondo le previsioni, dovrebbe raggiungere i 27,4 miliardi entro il 2033. Più difficile quantificare il giro d’affari dei kit contraffatti perché non esistono dati ufficiali. Grazie a un’analisi di Business Insider sappiamo però che le divise “tarocche” rappresentano quasi il 18 per cento delle vendite complessive delle magliette, in termini di volume. Una ricerca di Corsearch stima inoltre che il business delle Fake Football Jersey nel Regno Unito raggiunga i 240 milioni di dollari l’anno, pari a circa un terzo del mercato delle divise originali (660 milioni).
Con 10-20 dollari si portano a casa i kit fake Made in Asia
Le divise autentiche – in versione da gara, in edizione limitata o personalizzate – costano tra i 180 e i 400 dollari. Il prezzo scende per le repliche ufficiali destinate ai tifosi: dai 90 ai 120 dollari. Sul mercato parallelo si trovano le premium fake: riproduzioni di alta qualità delle maglie originali, spesso difficili da distinguere a un primo sguardo, offerte a 10-20 dollari o poco più. Come si riconoscono? Non dispongono di alcuna licenza. Presentano tessuti scadenti (all’apparenza perfetti), cuciture mediocri, etichette non conformi e numeri e nomi applicati in modo impreciso.
Una filiera opaca tra Cina, Thailandia e Bangladesh
I più grandi centri di produzione delle magliette contraffatte si trovano in Asia. Tre i motivi che hanno alimentato il fenomeno: industrie tessili ben sviluppate, basso costo del lavoro e leggi permissive. Tre anche gli epicentri rilevanti: Cina, Thailandia e Bangladesh. Qui filiere clandestine – spesso controllate da reti criminali – operano accanto alle stesse catene di approvvigionamento su cui fanno affidamento i grandi brand dell’abbigliamento sportivo.
Oltre alle maglie originali, prospera un mercato di kit contraffatti (foto Unsplash).
Il maxi sequestro nell’azienda Pandabuy ad Hangzhou
Nel 2024 ad Hangzhou le autorità cinesi hanno fatto irruzione nella sede dell’azienda Pandabuy sequestrando una quantità di merce contraffatta sufficiente a riempire 20 stadi di calcio. Le fabbriche cinesi possono produrre dalle 20 mila alle 50 mila magliette fake al giorno. Quelle del Bangladesh arrivano a 10 mila (con costi all’ingrosso di 4 dollari al pezzo), ma alcune strutture si stanno specializzando nel replicare fedelmente i modelli ufficiali, con tanto di dettagli stampati con particolari presse a caldo.
Un danno per le squadre: 1,4 miliardi all’anno in mancati ricavi
Uno studio Euipo-Oecd del 2021 ha stimato il mercato totale dell’abbigliamento sportivo contraffatto, comprese dunque le maglie, in quasi 470 miliardi di dollari, il 2,3 per cento di tutto il commercio mondiale di merci falsificate. Il boom dell’e-commerce ha tra l’altro trasformato questo business da un problema regionale a un problema globale, creando un mercato senza confini alimentato da siti online, influencer e social network.
Per i club europei l’impatto è rilevante: l’Uefa ha stimato nel 2018 che la merce contraffatta nel settore calcistico costi alle squadre del continente 1,4 miliardi all’anno in mancati ricavi. Infine, a rendere il fenomeno ancora più complesso è l’assenza di qualsiasi controllo lungo la filiera dei kit tarocchi. Non esistono infatti garanzie sulle condizioni di produzione, sui materiali utilizzati o sugli standard qualitativi delle divise acquistate.
Partiam partiamo! Per andare dove non importa. L’unica cosa che conta è acchiappare, tra tre anni, il Quirinale. Con chi e come sono tutti dettagli trascurabili.
Giorgia Meloni (Ansa).
La legge elettorale sarà determinante a decidere le alleanze
La campagna elettorale che è appena iniziata ha mille incognite, dai programmi alle alleanze fino alla leadership. Certo, manca ancora un anno, salvo imprevisti, ma il rebus principale con cui i partiti devono fare i conti è la legge elettorale. Le regole, si sa, sono determinanti nel decidere il perimetro dell’alleanza. E allora sia nel centrodestra sia nel centrosinistra tutto è ancora per aria. Futuro nazionale di RobertoVannacci sarà parte integrante della carovana guidata da Giorgia Meloni o ne resterà fuori cannoneggiandola da destra? Forza Italia accetterà di far salire a bordo un partito che sente molto lontano dai suoi principi? E cambiando schieramento: il campo largo lo sarà a sufficienza da comprendere un’area di centro o il suo baricentro sarà tutto sbilanciato a sinistra? E al centro la nuova legge elettorale permetterà la nascita di un soggetto autonomo o tutto sarà schiacciato e diviso tra i due poli?
Roberto Vannacci nel corso di un evento in Comune a Pescara (foto Ansa).
La nebbia dei programmi, dalla politica estera alla sicurezza
Come si vede, le domande superano di gran lunga le risposte. Sui programmi poi è nebbia fitta. Alcuni temi, a cominciare dalla politica estera, sono una faglia che spacca in due entrambi gli schieramenti, ricomponendo strane alleanze trasversali. Una su tutte: la difesa dell’Ucraina. Salvini, per non contareVannacci, da un lato, e Giuseppe Conte dall’altro sono pronti a ridurre gli aiuti a Kyiv, mentre Giorgia Meloni ed Elly Schlein continuano a sostenere Volodymyr Zelensky. In economia la manovra d’autunno sarà il vero banco di prova più della scrittura di qualunque programma, ma anche qui mentre la Lega chiede di abbassare l’età pensionabile, il governo la alza, mentre nel centrosinistra il gelo con cui il leader M5s ha accolto la proposta di patrimoniale della leader Pd ha fatto rumore. E anche sulla sicurezza, mentre nel centrosinistra ci si comincia appena ora a ragionare, nel centrodestra, dopo quattro anni di governo, si continuano a produrre provvedimenti su quello che fu il cavallo di battaglia delle elezioni del 2022. Un problema che non è stato ancora risolto, anzi pare peggiorare nella percezione dei cittadini.
Matteo Salvini alla festa AderLegaFest, nel Bresciano (Ansa).
Campo largo a cerca di leader
Ma soprattutto nel centrosinistra, problema che nell’altro campo invece non si pone affatto, la battaglia sostanziale è su chi farà il premier. Sia Conte che Schlein aspirano a guidare la coalizione e sedere a Palazzo Chigi in caso di vittoria. E qualcuno ancora spera che nessuno dei due prevalga ma sbuchi fuori un federatore, il proverbiale terzo incomodo, che si accolli l’onore di fare il presidente del Consiglio. Insomma, manca un anno alle elezioni, mese più mese meno, ma l’impressione è che servirebbero decenni prima di sciogliere tutti i nodi che leader, partiti e coalizioni dovranno affrontare per arrivare al giorno in cui gli elettori infileranno la loro scheda nelle urne, in una fase di incertezza internazionale che meriterebbe qualche punto fermo in più.
Nicola Fratoianni, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
Il video che vi proponiamo questa settimana è un po' diverso, e fa parte della cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Commolwealth
Cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Commolwealth? Cosa c'entrano con Fantascienza.com? Ebbene, questa volta c'entrano.
Potrà essere attualmente in un periodo di pausa, in attesa di capire cosa farne, ma Doctor Who è ben presente nella cultura britannica (e non solo britannica, visto che c'è una reference anche nell'episodio di Star Trek distribuito questa settimana). A un cittadino del Regno Unito non c'è bisogno di spiegare cosa rappresenti una cabina telefonica azzurra e perché sia più grande dentro che fuori, non più di quanto sia... - Leggi l'articolo
La campagna elettorale appena cominciata porta in dono l’amichevole dissing via Instagram fra Matteo Renzi e Roberto Vannacci, due che hanno bisogno della reciproca pubblicità come il pane, ma soprattutto una rinnovata attenzione sulla giustizia da parte del governo. Fallito il referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati, l’esecutivo è tornato a fare quello che gli viene meglio sull’argomento: populismo penale.
Cosa cambia sulla presunzione di non imputabilità
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alle cosiddette norme “anti-maranza”, che modificano la presunzione di imputabilità. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio l’ha spiegata così: «Non abbiamo abbassato l’età per l’imputabilità del minore, che rimane di 14 anni, e non abbiamo inasprito le pene. La novità riguarda la presunzione di imputabilità». Cioè? «Oggi l’imputabilità del minore deve essere accertata positivamente caso per caso, perché c’è una sorta di presunzione di non imputabilità, cioè di non capacità di intendere e di volere. Con questa norma invertiamo l’onere della prova».
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio (foto Imagoeconomica).
Le nuove norme anti-maranza più che essere legate a fatti di cronaca recente, ha precisato il guardasigilli, sono «il seguito di una serie di provvedimenti, a cominciare dal decreto Caivano, che sono stati adottati nei mesi e negli anni scorsi, proprio a seguito della recrudescenza e dell’aumento della delinquenza minorile».
Non c’è un’emergenza tale da giustificare questa svolta
Eppure secondo Antigone, l’organizzazione no-profit italiana che si occupa della tutela dei diritti umani, delle garanzie nel sistema penale e delle condizioni di vita nelle carceri, il nostro Paese non sta affrontando un’emergenza di criminalità minorile tale da giustificare una simile svolta: «I dati disponibili non mostrano un’esplosione della criminalità minorile, ma piuttosto una progressiva espansione dell’allarme e della risposta penale. È proprio questa trasformazione ad avere già prodotto un sistema minorile sempre più affollato, più securitario e più distante dalla sua originaria funzione educativa».
L’istituto minorile Nicola Fornelli di Bari (foto Imagoeconomica).
Prendiamo segnalazioni di minori per omicidio, che sono rimaste sostanzialmente stabili. Erano 27 nel 2022, 25 nel 2023 e 26 nel 2024, meno di quanto non fossero per esempio tra il 2014 e il 2017, quando erano in media 33 l’anno. «Insomma, molto rumore per nulla», dice Antigone in un rapporto pubblicato a febbraio del 2026.
I dati sul numero complessivo di minorenni denunciati
Quanto al numero complessivo di minorenni denunciati, il confronto più aggiornato a livello europeo (dati Eurostat) fa riferimento al 2023. I dati «collocano comunque l’Italia tra i Paesi con i tassi di minorenni denunciati più bassi, con un tasso di denunce per 100 mila abitanti, cioè 363,4, che è quasi la metà della media europea, che nel 2023 era di 647,9. In realtà si tratta di una notizia solo in parte sorprendente. È noto che il nostro Paese, rispetto ai reati segnalati, si colloca al di sotto della media europea, ma se questo è risaputo per gli adulti, i dati ci dicono che la cosa è ancora più evidente per i minori», dice ancora Antigone, che analizza nel dettaglio anche la situazione delle segnalazioni relative a minori denunciati e arrestati/fermati dalle forze di polizia.
«L’andamento delle segnalazioni è stato in calo per molti anni. Secondo le serie storiche dell’Istat negli Anni 90 erano stabilmente oltre le 40 mila l’anno, addirittura 46.051 nel 1995». Da allora, dopo varie oscillazioni, i numeri hanno iniziato a scendere e questa tendenza è proseguita fino al 2020, arrivando per la prima volta sotto le 30 mila segnalazioni nel primo anno della pandemia di Covid-19: «La tendenza si era in seguito invertita, ma senza superare i numeri del 2015, e anzi registrando il proprio picco nel 2022 per poi tornare a calare nel 2023».
L’interno di una cella dell’istituto minorile Nicola Fornelli (foto Imagoeconomica).
Nel 2024, ultimo anno disponibile, le denunce sono tornate a salire. «Cresce del 16,7 per cento il totale delle segnalazioni, e per alcuni reati di grande allarme sociale questa crescita è ancora più significativa». Gli omicidi sono rimasti stabili, mentre i tentati omicidi sono aumentati del 26 per cento, le violenze sessuali del 25 per cento. In lieve aumento i furti (+6,2 per cento), maggiore la crescita delle rapine (+10,3 per cento).
Le segnalazioni sono solo indicatori della criminalità
Il punto è che le segnalazioni di minori all’autorità giudiziaria non sono «la criminalità», spiega Antigone: «Sono semmai dei possibili indicatori della criminalità, e trattandosi di denunce sono per la precisione ancora ipotesi, indizi del fatto che possa essere stato consumato un reato, in questo caso da parte di un minore. Alle denunce seguiranno le indagini, alle indagini eventualmente i processi, e ai processi eventualmente le condanne».
Da dove arriva la narrazione del governo Meloni sulla gioventù debosciata?
E questa è peraltro una semplificazione perché, nel processo minorile, ci sono ulteriori possibili esiti, diversi dalla condanna, anche quando l’evento si è in effetti consumato. «E dunque? La crescita delle denunce è indicativa di una crescita della criminalità, o solo del fatto che è cresciuta la propensione nostra, e delle forze dell’ordine, a denunciare? Ipotesi assolutamente plausibile questa, in una stagione in cui si addita la criminalità giovanile come una delle principali emergenze: più paura, più denunce. Ma esistono dati più affidabili per provare a rispondere alla nostra domanda? Sono aumentate solo le denunce o sono aumentati anche i reati? Allo stato bisogna riconoscere che dati definitivi non ce ne sono». Ordunque, resta intatta un’altra domanda: da dove arriva l’emergenza narrata da anni dal governo Meloni sulla gioventù debosciata?
Futuro nazionale continua la sua crescita e, dopo aver superato Lega e Alleanza Verdi-Sinistra, si accinge a raggiungere Forza Italia. Lo rileva un sondaggio realizzato da YouTrend per SkyTg24 e pubblicato il 24 luglio 2026. Rispetto alla precedente rilevazione del 3 luglio, Fratelli d’Italia rimane saldamente in testa ma, ceduto lo 0,5 per cento, scende al 26,4. Seguono il Partito democratico che perde lo 0,1 e si attesta al 21,9 e il Movimento 5 stelle che, perso mezzo punto percentuale, si ferma all’11,5. Al quarto posto c’è Forza Italia al 7,9 per cento (+0,3), subito seguita da Futuro nazionale al 7,6. Negli ultimi 20 giorni, il partito dell’ex generale è cresciuto dell’1,2 per cento, registrando l’incremento più alto tra tutte le forze politiche. La classifica prosegue con Avs al 6,8 per cento (+0,2) e Lega al 4,9 per cento (-0,5). Tra i partiti minori, Azione raggiunge il 3,7 per cento (+0,3), Italia viva scivola al 2,1 per cento (-0,4) e Più Europa sale all’1,9 per cento (+0,6).
#Sondaggio Youtrend per @SkyTG24: FdI resta in testa con il 26,4% (-0,5 rispetto al 3 luglio), davanti a PD (21,9%, -0,1) e M5S (11,5%, -0,5). Futuro Nazionale sale al 7,6% (+1,2), a tre decimi da FI (7,9%, +0,3). Seguono AVS (6,8%, +0,2), Lega (4,9%, -0,5) e Azione (3,7%, +0,3). pic.twitter.com/g5xABMLiTt
Nonostante il ritardo accumulato rispetto a Stati Uniti e Cina, l’intelligenza artificiale può ancora rappresentare una leva decisiva per rilanciare la crescita economica di Europa e Italia. È quanto emerge dallo studio AI in Europa e in Italia: l’ultima chance di crescita del Research department di Intesa Sanpaolo, secondo cui l’AI potrebbe compensare, almeno in parte, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione e della contrazione della forza lavoro, sostenendo produttività e Pil nel medio-lungo periodo.
Europa e Italia in ritardo sull’adozione dell’intelligenza artificiale
Dopo il boom dell’IA generativa, investimenti e adozione sono cresciuti rapidamente a livello globale, ma il Vecchio Continente continua a inseguire. L’Europa sconta un gap strutturale negli investimenti tecnologici e nello sviluppo di modelli di frontiera, mentre il nuovo AI Act, pur definendo un quadro normativo pionieristico, rischia di aumentare gli oneri di compliance per le imprese. Il divario emerge anche nell’adozione della tecnologia. Nel 2025 il 21,4 per cento delle imprese dell’area euro utilizza sistemi di intelligenza artificiale, ma in Italia la quota si ferma al 16,4 per cento (escluso il settore finanziario). A frenare la diffusione è soprattutto la struttura del tessuto produttivo, caratterizzato da una forte prevalenza di piccole e medie imprese – l’adozione è invece fortemente concentrata nelle imprese di maggiori dimensioni – che faticano a integrare queste tecnologie nei processi operativi.
Il potenziale dell’AI tra produttività, occupazione e crescita
Secondo il report, però, è proprio qui che si gioca la partita della competitività europea. L’AI può aumentare la produttività attraverso l’automazione delle attività e il supporto ai processi decisionali, con benefici che in Italia, nelle imprese che la adottano, possono tradursi in una produttività del lavoro superiore del 10-15 per cento rispetto a quelle che non la utilizzano. Perché questo potenziale si realizzi, tuttavia, saranno necessari investimenti, competenze e una profonda riorganizzazione dei processi produttivi. Lo studio invita inoltre a superare una delle principali paure legate all’intelligenza artificiale, quella di una distruzione diffusa dei posti di lavoro. L’effetto dell’AI sarà soprattutto trasformativo, con la creazione di nuove professionalità a compensare gli effetti della sostituzione di alcune mansioni. In un Paese come l’Italia, caratterizzato dal progressivo calo della popolazione in età lavorativa, l’aumento della produttività potrebbe contribuire a compensare gli effetti della riduzione della forza lavoro sul Pil potenziale.
Le leve per accelerare la trasformazione digitale
Per accelerare questa trasformazione, Intesa Sanpaolo individua due leve strategiche, ovvero la digitalizzazione della pubblica amministrazione e lo sviluppo delle infrastrutture. L’impiego dell’AI nella pa potrebbe ridurre sensibilmente i tempi procedurali, mentre la crescita dei data center hyperscale, con 21 miliardi di euro di investimenti previsti nei prossimi cinque anni, genererà nuovi posti di lavoro e aumenterà la capacità tecnologica del Paese. Le simulazioni elaborate da Intesa Sanpaolo mostrano che, nello scenario di base, entro il 2045 la produttività potrebbe aumentare di circa il 3 per cento nell’Unione europea e di quasi il 2 per cento in Italia. Ma il risultato dipenderà dalla capacità di accelerare l’adozione dell’AI, investire nelle competenze e favorirne la diffusione anche tra le piccole e medie imprese. Dopo oltre 20 anni di stagnazione della produttività, conclude il report, l’intelligenza artificiale rappresenta forse l’ultima occasione di crescita strutturale per Europa e Italia.
13esima notte consecutiva di attacchi tra Usa e Iran. Diverse esplosioni sono state avvertite anche nei pressi dell’aeroporto di Erbil, che ospita le truppe della coalizione guidata dagli Stati Uniti nella regione autonoma del Kurdistan iracheno, secondo quanto riferito da un giornalista dell’Afp. In dettaglio, sono stati avvistati dei droni sorvolare la città e del fumo salire nella zona dell’aeroporto. Da quando sono riprese le ostilità in Medio Oriente, i droni sono stati ripetutamente intercettati sopra Erbil, sede anche di un importante complesso consolare statunitense.
L’Iran minaccia ritorsioni a chi aiuta gli Usa
Intanto il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che qualsiasi Paese che partecipi, collabori o assista gli Stati Uniti sarà ritenuto responsabile da Teheran. «Qualsiasi partecipazione, cooperazione o assistenza nella commissione di un’aggressione contro l’Iran comporterà la responsabilità internazionale delle parti coinvolte», ha affermato, aggiungendo che l’Iran «si riserva il diritto di adottare tutte le misure necessarie nell’ambito della legittima autodifesa». Dal canto suo, il presidente Usa DonaldTrump ha scritto su Truth che «d’ora in poi tutti i danni causati alle navi, al carico o a qualsiasi elemento ad essi correlato, saranno risarciti con i fondi iraniani che gli Stati Uniti detengono e controllano».
La storia del Salone Internazionale del Libro di Torino è fatta di alti e bassi, con lo spauracchio dello spostamento a Milano più o meno presente. Era successo nel 2017, dopo il fallimento dell’ex Fondazione per il Libro di Torino e la nascita della rassegna Tempo di Libri a Milano, che ebbe due edizioni tutt’altro che memorabili. Nel frattempo, il Salone, con una parte degli editori che spingeva per il trasferimento nel capoluogo lombardo, era stato salvato dai suoi creditori, quei privati che si occupavano degli allestimenti e della parte commerciale. Con l’aiuto delle fondazioni bancarie, hanno acquistato il marchio e hanno creato l’associazione Torino, la città del libro, continuando a organizzare l’evento al Lingotto, sotto la direzione di Nicola Lagioia e poi di Annalena Benini. È stato un successo, che ha scacciato definitivamente l’ipotesi di una “fuga milanese”, fatto non nuovo per le manifestazioni torinesi. Tuttavia, la forte crescita del Salone – 254 mila visitatori all’ultima edizione di maggio – ha posto con sempre più insistenza un altro problema: la sede.
Annalena Benini (Ansa).
Lingotto inadeguato: sul tavolo possibili altre sedi
Il Lingotto Fiere, quello che dovrebbe essere il principale polo fieristico di Torino e del Piemonte, è ormai inadeguato. Al punto che, ogni anno, il Salone deve spendere circa 1 milione di euro sui 10 del proprio bilancio per costruire bagni aggiuntivi, nuove sale incontri e altri servizi. Oltre a prendere in affitto quasi tutti gli spazi nei dintorni. Il Salone si estende, da qualche anno, anche all’Oval, ex pista di pattinaggio costruita per le Olimpiadi 2006 (di proprietà del Comune di Torino e riconvertita in spazio per eventi come Artissima), poi negli spazi esterni e nei locali del centro commerciale 8 Gallery, storico ex stabilimento Fiat trasformato in galleria con negozi, uffici, il multisala Uci Cinemas e la Pinacoteca Agnelli (a loro volta inclusi negli eventi del Salone). Anzi, ultimamente si parlava anche di prendere in affitto l’auditorium del Grattacielodella Regione Piemonte, a poche centinaia di metri dall’Oval. Pressoché a ogni edizione degli ultimi sei anni, inoltre, gli organizzatori hanno lanciato allarmi sempre più forti, fino a ipotizzare il trasferimento in un’altra sede. Si era parlato di alcune parti dismesse dello stabilimento Fiat/Stellantis di Mirafiori, che con la riduzione della produzione ha lasciato ampi spazi vuoti.
Salone del libro di Torino (Ansa).
L’accordo per il rilancio del polo fieristico
Negli ultimi due anni, finalmente, il discorso sul Lingotto Fiere non è finito nel dimenticatoio dopo la conclusione del Salone, anche perché è intervenuta la Camera di commercio di Torino. Il polo fieristico interessa alle aziende piemontesi per consentire alla città di competere sul piano nazionale con Milano, Verona o Bologna. La vicinanza con la Francia, inoltre, potrebbe essere sfruttata a vantaggio dell’Italia stessa. L’annuncio è arrivato il 16 luglio: Camera di commercio di Torino e Fondazione Compagnia di San Paolo hanno siglato un Memorandum of Understanding per il rilancio del Lingotto Fiere. È una dichiarazione di intenti: le due realtà hanno aperto la trattativa con i proprietari della struttura, i francesi di Gl Events, da tempo disponibili a vendere. «Siamo aperti alla partecipazione delle altre istituzioni e realtà cittadine», ha detto Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di commercio di Torino, «e di tutti i soggetti che possano essere interessati ad avere un ruolo in questo progetto». Il percorso è tutt’altro che semplice, al netto degli annunci trionfalistici della Regione, che farà la regia, con il presidente Alberto Cirio (sul quale insistono le voci di una chiamata a Roma, nelle vesti di ministro, per un possibile governo Meloni II). Compagnia di San Paolo, intanto, ha affidato a Ernst & Young la redazione di un dossier economico-finanziario sull’operazione: occorre capire quanto costerebbe.
Il presidente della Camera di Commercio di Torino Massimiliano Cipolletta (Ansa).
L’operazione avrebbe un costo complessivo di 80 milioni
Gl Events chiede fra i 20 e i 40 milioni ma, come precisano dagli uffici di Camera di commercio, servirà anche una perizia del Demanio per capire il valore reale della struttura, poi si potrà trattare. Nella speranza che qualche altro privato entri nella partita. Il problema grosso riguarda la ristrutturazione, stimata in almeno 50 milioni di euro. Il costo complessivo supererebbe, quindi, gli 80 milioni. «La competitività di una città si costruisce attraverso una visione di lungo periodo e una collaborazione solida tra istituzioni, imprese e comunità», ha sottolineato Marco Gilli, presidente di Compagnia di San Paolo. Se Torino vuole far sentire la propria voce sul piano nazionale deve investire. L’unica strada è coinvolgere i privati, anche perché le istituzioni pubbliche non hanno liquidità; ed è una delle criticità evidenziate giusto il 21 luglio dalla Corte dei conti, che ha approvato il bilancio regionale. Il tema è la sostenibilità, perché il Lingotto Fiere ospita il Salone del Libro, certo, ma solo per una decina di giorni fra la cinque giorni fieristica, gli incontri professionali, l’allestimento e il disallestimento. Che si fa il resto dell’anno? La soluzione è attrarre altri eventi di peso – oltre a quelli, pur rispettabili ma di portata inferiore, che già si fanno al di là del Salone – ma questo non è possibile senza una profonda ristrutturazione. «Alla prossima edizione del Salone del libro scadrà il contratto di affitto, quindi vogliamo certezze sul futuro», ricorda Silvio Viale, presidente dell’associazione Torino, città del libro. «Spendiamo molto per adeguare la location a ogni edizione e salutiamo il Memorandum con felicità. Il territorio se ne vuole occupare». Nessuno, però, ha voglia di dire qualcosa di più, vista la trattativa in corso.
Silvio Viale, presidente dell’associazione Torino, città del libro (Imagoeconomica).
Al lavoro per coinvolgere il ministero della Cultura
Come nelle migliori tradizioni, tutto è rimandato a settembre. La sensazione è che, almeno per un anno, non cambierà nulla, ma entro il prossimo Salone, atteso dal 13 al 17 maggio 2027, una risposta dovrà arrivare. Sullo sfondo, resta l’ipotesi di consentire al ministero della Cultura l’ingresso nella gestione del Salone, il che porta con sé uno stuolo di polemiche. Giulio Biino, presidente del Circolo dei lettori di Torino, ente controllato dalla Regione che collabora alla parte culturale del Salone, ha avuto l’incarico preciso di favorire la ricerca di una soluzione giuridica per l’ingresso del ministero. Non se n’è letteralmente più parlato, l’incarico di Biino scadrà in autunno e il governo, ora, appare molto più impegnato su altri fronti. E poi il ministro Alessandro Giuli non è più nelle grazie della sua maggioranza.
La crescita del turismo via mare e l’aumento della pressione sulle destinazioni costiere stanno rendendo sempre più centrale il tema della gestione della nautica da diporto. In particolare nelle isole minori e lungo le coste italiane, organizzare accessi, ormeggi e servizi ai diportisti è diventato un fattore determinante non solo per migliorare l’accoglienza, ma anche per tutelare gli ecosistemi marini e pianificare in modo più efficiente i flussi turistici. A questa pressione si aggiunge un problema strutturale di domanda e offerta: a fronte di un parco nautico molto ampio, la disponibilità di posti barca e di informazioni aggiornate non è sempre sufficiente o omogenea. Il settore, tuttavia, resta ancora caratterizzato da una forte frammentazione. La disponibilità di dati aggiornati sui posti barca non è sempre omogenea e molti servizi continuano a essere gestiti attraverso procedure separate. In questo scenario, la digitalizzazione viene sempre più considerata una leva per rendere la nautica da diporto più semplice da utilizzare, più gestibile per porti e marine e più misurabile per amministrazioni e territori.
Telepass Mare si apre a porti e marine
Parallelamente cambia anche il ruolo delle marine, che stanno evolvendo da semplici luoghi di approdo a piattaforme di servizi. Prenotazione e pagamento degli ormeggi, gestione dei rifiuti, campi boe, servizi portuali, monitoraggio dei flussi, diventano elementi di un ecosistema integrato, capace di migliorare sia l’esperienza dei diportisti sia gli strumenti a disposizione dei gestori. In questo contesto si inserisce Telepass Mare, la piattaforma digitale con cui Telepass estende al mare il proprio modello di mobilità integrata. Nata nell’estate del 2025 con la sperimentazione a Ponza per il pagamento digitale del ticket ambientale previsto dal Comune per le imbarcazioni che ormeggiano nelle acque di Ponza e Palmarola, la piattaforma entra ora in una nuova fase di sviluppo e si apre progressivamente anche a porti e marine. Il progetto evolve così da una soluzione nata per una specifica esigenza territoriale a un modello multi-porto, scalabile e integrabile con i sistemi esistenti, capace di adattarsi ai servizi e alle necessità dei singoli territori.
Come funziona
L’evoluzione del progetto punta ad accompagnare comuni, porti e marine nella gestione digitale dei servizi legati alla mobilità marittima – dalla prenotazione e dal pagamento degli ormeggi ai servizi portuali, fino al ritiro dei rifiuti barca a barca e, dove previsto dalle amministrazioni locali, ai contributi o ticket legati allo stazionamento e alla tutela ambientale. Questa possibilità non rappresenta un servizio attivo indistintamente in tutti i porti, ma una funzionalità che può essere integrata nella piattaforma in base alle esigenze e alle misure adottate dai singoli territori. Il servizio è accessibile tramite app anche a chi non è cliente Telepass, con pagamento tramite carta di credito. Ponza ha rappresentato il primo banco di prova del modello. L’adesione delle marine di Bosa Nautica Pinna e del Porto Turistico di Rodi Garganico ne mostra ora la progressiva estensione a realtà portuali con servizi, caratteristiche ed esigenze differenti.
Dati e tecnologia per una gestione più sostenibile dei flussi
La digitalizzazione semplifica l’accesso ai servizi e rende allo stesso tempo i flussi nautici più misurabili. Nel rispetto delle normative vigenti, la piattaforma può consentire infatti di raccogliere dati aggregati sui flussi di accesso, sulle soste e sulla stagionalità dei transiti turistici, informazioni che possono supportare le amministrazioni nelle attività di monitoraggio ambientale, pianificazione turistica e gestione sostenibile delle aree costiere e portuali. Nei contesti maggiormente esposti all’overtourism, strumenti di questo tipo possono contribuire a organizzare in modo più ordinato accessi e permanenze, migliorando la qualità dell’offerta e la tutela del territorio. La sostenibilità, in questa prospettiva, riguarda quindi anche la capacità di conoscere, pianificare e gestire meglio i flussi nautici, soprattutto nei periodi di maggiore pressione turistica. Il progetto guarda inoltre a uno sviluppo su scala più ampia. Dopo la sperimentazione avviata a Ponza e il protocollo sottoscritto con Ancim per promuovere l’adozione della piattaforma nei Comuni delle isole minori, l’obiettivo è costruire un modello digitale replicabile lungo le coste italiane e, in prospettiva, nel Mediterraneo.
Un settore in crescita tra opportunità e innovazione
Il potenziale è significativo. In Italia il parco nautico è stimato in oltre 500 mila unità da diporto, a fronte di circa 160 mila posti barca disponibili, mentre nel Mediterraneo si contano circa 940-950 porti turistici e marine e oltre 400 mila posti barca. Un sistema ampio ma ancora frammentato, nel quale piattaforme digitali come Telepass Mare si propongono come risposte a un’esigenza già riconosciuta dal settore, ovvero rendere la nautica da diporto più semplice per chi naviga, più gestibile per porti e marine e più sostenibile per territori e amministrazioni.
Pep Guardiola non sarà il commissario tecnico della Nazionale italiana. Lo ha comunicato ai vertici della Federcalcio che nei giorni scorsi gli avevano offerto di guidare gli azzurri. Da quanto si apprende, Guardiola ha detto ai dirigenti italiani di essere stato molto tentato, ma alla fine hanno prevalso gli impegni che il tecnico aveva preso con la sua famiglia. Non avrebbe infatti rinunciato per motivazioni economiche ma per dedicare più tempo ai familiari.
Il grande favorito ora è Andrea Pirlo
Ora il favorito per il ruolo di ct è Andrea Pirlo, attualmente allenatore dello United Football di Dubai dove ha un contratto fino al 2027 (ma ritiene che non sarebbe un problema interromperlo in anticipo). Sembrano invece tramontate le ipotesi legate a Mancini (il preferito di Giovanni Malagò) e a Conte, il prediletto dei club di A.
L’esito della Tac su Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto al Pilastro di Bologna durante un fermo di Polizia, ha evidenziato che l’uomo aveva i polmoni pieni di sangue, cosa che farebbe supporre che possa essere morto soffocato dal suo stesso liquido ematico. Solo l’autopsia in programma venerdì 24 luglio potrà avvalorare o meno questa ipotesi. In diversi video girati sia dai residenti sia dalla bodycam di uno dei due agenti intervenuti, si vedono comunque copiose macchie di sangue sull’intero viso (comparse a intervento in corso, quando è stato atterrato non erano presenti). L’autopsia dovrà chiarire se Fakir sia deceduto a causa dell’emorragia che ha riempito i polmoni e portato al soffocamento, oppure se questa sia una concausa associata ad altri elementi.
Nicola Zingaretti è stato nominato relatore ombra per il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) sul Cloud and AI Development Act, il nuovo regolamento europeo che punta a rafforzare l’ecosistema europeo del cloud e dell’intelligenza artificiale. «Proprio in questi giorni l’Unione europea sta conducendo una battaglia a difesa dei cittadini europei nei confronti dei giganti del web. Ora siamo chiamati a costruire l’ecosistema digitale europeo e questo regolamento ne rappresenta una parte fondamentale. Lavoreremo per promuovere un’innovazione al servizio della persona e dell’Europa, rafforzando la nostra autonomia tecnologica, la competitività e la capacità dell’Unione di guidare la trasformazione digitale senza rinunciare ai propri valori», ha dichiarato l’europarlamentare del Partito democratico.
Scattano i nuovi dazi imposti dagli Usa su decine di Paesi in tutto il mondo, in vista della scadenza delle tariffe generalizzate del 10 per cento introdotte come misura provvisoria. Le misure, valide per 150 giorni, sono entrate in vigore alle 00:01 di venerdì 24 luglio 2026 (ora della costa orientale degli Stati Uniti, le 6 di mattina in Italia). Le tariffe sono comprese tra il 10 e il 12,5 per cento e riguardano 60 partner commerciali, tra i quali anche alcuni Paesi europei. Copriranno il 99,4 per cento del commercio statunitense, secondo una scheda informativa pubblicata dall’Ufficio del rappresentante commerciale degli Stati Uniti. Il piano punta a contrastare il presunto lavoro forzato.
I Paesi coinvolti
La mossa è il risultato di un’indagine ad ampio raggio che, nella ricostruzione del Financial Time, vede coinvolti importanti partner commerciali degli Stati Uniti come Giappone, Corea del Sud, India e Canada, oltre all’Ue e al Regno Unito. Nell’indagine figurano anche la Cina e il Brasile. Ai Paesi dotati di leggi di contrasto al lavoro forzato è stato applicato un dazio del 10 per cento, mentre a quelli privi è stato invece addebitata una maggiorazione del 2,5 per cento, quindi il 12,5 per cento.
Romanzo Viminaleparte 2. Tutto ha inizio il 20 dicembre 2024, quando il Tribunale di Palermo assolve Matteo Salvini dalle accuse di sequestro di persona aggravato e rifiuto di atti d’ufficio in relazione al blocco della nave Open Arms a inizio agosto 2019. Si tratta di una delle azioni più eclatanti compiute da quando è ministro dell’Interno del governo Lega-M5s. La sentenza di assoluzione, poi confermata in Cassazione a fine 2025, è piena perché, secondo i giudici, «il fatto non sussiste». Dopo il sollievo (Salvini rischiava fino a 15 anni di carcere) e la gioia condivisa con l’avvocato Giulia Bongiorno, le parole d’ordine sulle labbra di ogni leghista che si rispetti diventano «ritorno al Viminale». Sanata quella ferita – con la nomina bloccata per il processo in corso (non avrebbe avuto l’avvallo del Colle) – per via Bellerio la strada del segretario verso il ministero dell’Interno sembra spianata.
Matteo Salvini con l’avvocato Giulia Bongiorno (Ansa).
I quattro tentativi falliti per tornare al Viminale
Ma Giorgia Meloni non vuole sentir parlare di rimpasti e tutto evapora in pochi giorni. Così come si esaurisce in un soffio l’altra spinta propulsiva fatta lanciare da Salvini ai suoi durante il congresso federale che lo ha confermato per altri quattro anni (con mandato esteso di un anno) alla guida del partito. Ad aprile 2025 basta un breve confronto con Meloni e l’altro vicepremier, Antonio Tajani, per seppellire la pretesa leghista. Alla delusione segue una nuova richiesta, forse l’unica che avrebbe potuto realmente andare a buon fine, poco prima della scelta delle candidature per le Regionali in Campania dell’autunno 2025. A un certo punto, sembra che Matteo Piantedosi possa correre come candidato del centrodestra nella sua Regione d’origine. Ma niente: il ‘prefetto d’Italia’ riesce a rimanere saldo al suo posto (sopravvissuto anche al gossip della presunta relazione con Claudia Conte). E i desiderata leghisti sono nuovamente sopiti.
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).
L’ultima tentazione per salvare Pontida 2026
Si arriva a queste ultime settimane di grande crisi della leadership salviniana: le liti tra “nordisti” e “sudisti” al federale del 10 giugno, il patto per una cogestione con Luca Zaia saltato in extremis, il raduno convocato, poi posticipato e infine annullato. Con il sorpasso del partito di Roberto Vannacci e gli striscioni di contestazione al segretario, come si arriva al raduno Pontida del 20 settembre? L’ultima volta che Salvini ha solcato il ‘sacro prato’ è stata lo scorso marzo, al termine del funerale di Umberto Bossi, quando un militante lo contesta gridando: «Ridacci la Lega», attirandosi gli insulti della fidanzata del capo, Francesca Verdini. Per questo è necessario arrivare sul pratone con un’idea salvifica. Ed è così che nelle settimane scorse torna l’eterna proposta, il sequel del tormentone Ritorno al Viminale. Salvini ne parla ai fedelissimi in diverse occasioni: la sua amica «Gio», come chiama Meloni, si sarebbe convinta, avrebbe dato l’ok per l’annuncio a Pontida solo dopo aver scavallato il record del governo più longevo della storia repubblicana a inizio mese. Addirittura si sarebbe trovata una collocazione degna per Matteo Piantedosi, una nomina europea sulla sicurezza. Ma la versione del segretario leghista non trova riscontro in via della Scrofa.
Matteo Salvini ai funerali di Umberto Bossi (Ansa).
Gli ostacoli all’ambizione di Salvini
In primo luogo, per un’operazione di questo tipo, servirebbe il via libera di Sergio Mattarella. E avere – si ragiona dalle parti di FdI – la certezza che il capo dello Stato non rimandi tutto alle Camere e pretenda che l’esecutivo chieda la fiducia. A quel punto, è il pensiero dei meloniani, Giorgia forse preferirebbe chiedere la fiducia agli elettori piuttosto che quella del parlamento. Poi bisognerebbe superare le ostilità di Forza Italia, che pretenderebbe una compensazione adeguata, in un momento in cui i rapporti con gli azzurri sono già abbastanza tesi per le divisioni nel partito sull’introduzione delle preferenze alla legge elettorale. Dalle parti del centrodestra poi non si ritiene che Mattarella sia così propenso a cambiare il ministro dell’Interno a sei mesi dal voto (le Politiche potrebbero tenersi in anticipo ad aprile 2027). Un periodo così ridotto forse non basterebbe neanche a Salvini per riambientarsi. Vero, in politica tutto è possibile, ma a guardarlo da tutte le angolazioni, quello del Viminale salviniano non è un film che si può girare in questa legislatura. E per la prossima bisognerà vedere i numeri e le pretese. Perché, se si dovesse fare l’accordo con Vannacci, sarà forse il generale al pretendere un ministero di peso. E sarà forse allora che assisteremmo al vero ‘romanzo Viminale’.
Giorgia Meloni con Matteo Salvini (Imagoeconomica).
In una conferenza stampa Feige ha spiegato che l'MCU è diventato troppo complesso e va semplificato
La saga del Multiverso, forse, è stata troppo. E la reunion dei pezzi mancanti della Marvel, i Fantastici Quattro e gli X-Men con l'MCU, rischia in effetti di essere il colpo di grazia per un pubblico che non vive necessariamente di pane e supereroi, e che ormai fa molta fatica a star dietro a tutto.
Secondo Kevin Feige, il megaboss dei Marvel Studios, però, ci stiamo avvicinando alla svolta più importante di sempre. Avengers: Secret Wars , la cui uscita è prevista alla fine del prossimo anno, non si limiterà a concludere la Saga del... - Leggi l'articolo
Ha già esaurito la prima tiratura di oltre mille copie ed è in arrivo la ristampa. L'autore è una vecchia conoscenza del forum di Fantascienza.com
Chi frequenta questo sito da tanti anni ed ha partecipato al forum di Fantascienza.com forse ricorda Angelo Rossi, o Punto Rossi, all'epoca uno dei menbri più attivi e popolari. Proprietario di una fumetteria, con all'attivo anche una carriera politica nella sua città – Arezzo – ora è diventato anche scrittore, e con un certo successo, se è vero che in pochi giorni il suo libro, La rosa d'ombra, ha esaurito la prima tiratura di un migliaio di copie.
Il libro è definito "thriller esoterico”; ammettiamo di non averlo letto, ma l'autore ci... - Leggi l'articolo
Emergono nuovi elementi sui fatti di Bologna. Le immagini della bodycam dei poliziotti intervenuti per fermare Abderrahim Fakir al Pilastro, messe in onda in esclusiva dal Tg1, mostrano la progressione di tutte fasi del fermo. Dopo essere intervenuti su segnalazione di alcuni residenti e aver atteso 40 minuti che si calmasse, gli agenti temono che la situazione possa degenerare perché l’uomo si sarebbe scagliato contro un’auto. «C’è un momento di contatto con altre persone che erano prossime a un’auto e che entrano in un contatto con lui. A questo punto è evidente che i poliziotti devono intervenire e devono risolvere questa situazione», ha spiegato Gabriele Bordoni, legale difensore degli agenti. Fakir viene quindi placcato e immobilizzato, prima dell’intervento dei soccorritori e dei tentativi di rianimazione. Il video delle bodycam è stato consegnato in procura.
Mario Calabresi non si nasconde più. E, a domanda precisa, durante un incontro alla Festa dell’Unità di Vizzolo Predabissi (zona sud-est di Milano, contesto che più progressista non si potrebbe), il 22 luglio ha confermato la sua voglia di candidarsi a sindaco di Milano: «Sì, ci sto pensando. Mi piacerebbe fare la mia parte. Alla tanta gente che me lo chiede per strada, io rispondo che sì, io ci penso. Ci sto pensando e mi piacerebbe fare la mia parte per Milano, ci tengo». Calabresi, quindi, successore di Beppe Sala alla guida della cosiddetta capitale economica e morale del Paese.
L’ex direttore di Stampa e Repubblica scende in campo?
Uno scenario che avrebbe assolutamente senso, essendo Calabresi stato anche direttore dei quotidiani La Stampa e la Repubblica con un piglio pro Pd perfetto per scendere in campo. Solo che Calabresi è pure ceo ed editor in chief a Chora News, la testata giornalistica di Chora, e azionista di Be water, la holding che controlla Chora media, Will, Cronache di spogliatoio, la casa di produzione Be water film e molto altro.
Beppe Sala e Mario Calabresi (foto Imagoeconomica).
La Be water nel giro dell’ultimo anno e mezzo è stata sepolta dai soldi di Tether. Un investimento di oltre 41 milioni di euro (per controllare il 38 per cento, mentre il 40 per cento rimane nelle mani di Guido Maria Brera) da parte di una società, Tether appunto, fondata da Giancarlo Devasini e Pierce Brock, il cui ceo è Paolo Ardoino, con una capitalizzazione da 184 miliardi di dollari, che ha chiuso il 2025 con utili per oltre 10 miliardi di dollari, dopo i 13 miliardi di dollari di utili del 2024.
Guido Maria Brera (foto Imagoeconomica).
Tether emette la criptovaluta Usdt, la stablecoin più usata al mondo (soprattutto in Turchia e in Argentina), agganciata al dollaro e con riserve in oro per 140 tonnellate conservate in un forziere anti-atomico in Svizzera per un controvalore di 17,4 mld di dollari.
Tether, simpatie mai nascoste per Trump
Devasini e Ardoino non hanno mai nascosto le loro simpatie per il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, al punto da investire 775 milioni di dollari in Rumble, il social diretto concorrente di YouTube che aveva accolto lo stesso Trump quando era stato messo al bando da Meta e dal Twitter pre Elon Musk.
Tether (Ansa).
Come si concilierà, quindi, l’anima progressista del Calabresi giornalista e pensatore con l’anima capitalista del Calabresi azionista al 3 per cento di una società, Be water, che nell’arco di un anno e mezzo è passata dall’essere valorizzata 100 milioni di euro, salendo poi a 150 milioni a inizio 2026 (in base alle operazioni di scambio di azioni per l’acquisto di Cronache di spogliatoio), fino ai 200 milioni di euro complessivi di fine giugno (con aumento di capitale riservato a Tether per 30,8 milioni di euro)?
Accetterà di farsi liquidare la quota di Be water? La metterà in un blind trust per la durata del suo eventuale mandato da sindaco? Perché poi, alla fin fine, come diceva Gordon Gekko, quello che si fa lo si fa per soldi, il resto è conversazione. E fare il sindaco, per un uomo dai redditi interessanti come Calabresi, non è certo un affare.
Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether (Imagoeconomica).
Di sicuro l’affare l’ha fatto Guido Brera. Pure lui libero pensatore progressista ma con l’anima da finanziere che, come raccontato nel suo libro (poi diventato serie di Sky), non solo ha frequentato I Diavoli della City londinese, ma ne ha anche fatto parte.
Brera ha incrociato anni fa Devasini…
Bazzicando spesso i territori svizzeri, con la scusa della sua passione per la montagna, Brera ha incrociato anni fa Devasini, il socio fondatore di Tether. Addirittura, raccontano fonti informate, Valentina Picozzi, compagna di Devasini, e Caterina Balivo, moglie di Brera, sarebbero conoscenti piuttosto affiatate. E in più di un’occasione, anche a Lugano, Brera ha intervistato pubblicamente Ardoino, il ceo di Tether. Un lavoro ai fianchi che però ha fruttato 41 milioni di euro freschi freschi investiti su Be water.
Giancarlo Devasini, creatore di Tether (Imagoeconomica).
Quelli di Tether sono filo-trumpiani? Da un lato chi se ne importa, perché per lo sviluppo di Be water ci vogliono soldi, e non si può stare a guardare il capello, come dicono a Roma, patria natia di Brera. Poi, però, c’è anche la grande capacità di Brera di rigirare la frittata. E, a domanda diretta sul tema, ha risposto: «Tether filo-trumpiana? Diciamo che io ho una percezione diversa: Tether è una società su scala globale, punta alla disintermediazione, è open source, e ha consentito a centinaia di milioni di persone senza un conto corrente in banca di proteggersi dall’inflazione, di conservare il loro potere di acquisto e di trasferire i soldi in modo meno oneroso. Tether ci lascia assoluta libertà di stampa, i soci fondatori sono amanti della libertà, e Tether stessa è una società moderna perché, citando il sociologo Luciano Gallino, crea valore, non estrae valore. E questo per me è dirimente». Un maestro.