Giro di Campania: vince l’uruguaiano Fagundez

È stato l’uruguaiano Eric Antonio Fagundez a tagliare in testa il traguardo della 64ª edizione del Giro della Campania, che è tornato in vita, grazie alla Regione Campania e alla Città Metropolitana di Napoli, dopo 25 anni di abbandono. L’uruguagio ha battuto il francese Alexandre Delettre in uno splendido fotofinish, cha ha richiesto un attento esame da parte della direzione della corsa, davanti all’ucraino Andrii Ponomar e a Einer Rubio, colombiano, che ha chiuso il quartetto dei fuggitivi che sono riusciti a fare il vuoto dopo lo strappo della salita di Agerola e a giocarsi la vittoria finale nell’abbraccio del colonnato di piazza del Plebiscito, con il mare a fare da set.
Dall’ellisse vanvitelliana di piazza Carlo di Borbone, porta d’ingresso della Reggia di Caserta, al mare di Napoli, passando per tutte e cinque le province della regione: così è stato celebrato il ritorno della classica del ciclismo della Campania, che in passato ha visto nomi illustri firmare prestigiose vittorie, da Learco Guerra a Gino Bartali, da Fausto Coppi a Moser e Saronni. E che si era interrotta, un quarto di secolo fa, il 6 marzo del 2001, proprio al cospetto della sede reale vanvitelliana, quando il russo Dmitrij Konyšev tagliò il traguardo con le braccia al cielo.
Una corsa, trasmessa in tv da diversi broadcast internazionali, che, nei suoi 189,5 km, ha fatto vedere al mondo le bellezze della nostra regione, con tre siti patrimonio UNESCO: da Maddaloni con l’Acquedotto carolino a Santa Maria a Vico dalle case con le volte a botte, da Benevento – con il suo Arco di Traiano e la Chiesa di Santa Sofia – all’Irpinia, terra di eccellenze paesaggistiche e di vini robusti, da Cava de’ Tirreni all’incanto della Costiera amalfitana, per poi planare, dopo la scalata dell’Agerola, sulla costa dominata da sua maestà il Vesuvio, tra i tesori di Stabiae, Pompei, del Miglio d’Oro, sulle vestigia di Ercolano, di Portici con la sua splendida Reggia, fino al capoluogo.

Un grande lavoro per la promozione dello sport e la valorizzazione del territorio

Soddisfazione per l’enorme lavoro, anche organizzativo, messo in campo è stato espresso dall’Assessora allo Sport della Regione Campania, Fiorella Zabatta:
«Oggi la Campania ha riabbracciato il suo Giro. Dopo 25 anni questa corsa è tornata ad attraversare le nostre strade, i nostri paesi e le nostre città, dalla Reggia di Caserta fino a Piazza del Plebiscito. È stata una grande giornata di sport e di festa, capace di unire territori e comunità e di dimostrare ancora una volta quanto lo sport possa valorizzare la nostra regione”.
“Sono particolarmente fiera e orgogliosa – ha aggiunto Zabatta – che siano arrivati fino in fondo anche Pascarella Toselli, due giovani ciclisti originari di Maddaloni: campani, giovani e con tanta voglia di fare bene. È anche attraverso di loro che il nostro territorio può tornare a essere protagonista del grande ciclismo”.
“Ringrazio, infine, tutti coloro – ha concluso l’Assessora – che hanno reso possibile questo ritorno. Oggi non abbiamo soltanto riaperto una pagina della nostra storia sportiva: abbiamo dimostrato che il grande ciclismo campano sta tornando. E questo deve essere solo l’inizio».
A sostenere il ritorno della corsa, insieme a Santa Lucia, la Città Metropolitana di Napoli.
“Il Giro è una gara ciclistica – ha spiegato il Consigliere metropolitano delegato alla Promozione del territorio, Vincenzo Cirillo – ma è soprattutto una macchina straordinaria di promozione del territorio. Quello che abbiamo visto oggi è il frutto di un grande e duraturo lavoro, che ha visto la Città Metropolitana portare per ben 5 volte consecutive il Giro d’Italia a Napoli e in Campania, facendo rinascere una tradizione e una passione, ma soprattutto facendo scoprire al mondo intero le bellezze del nostro territorio, sul quale stiamo investendo molto in termini di promozione e di valorizzazione. La Città Metropolitana ha creduto, insieme alla Regione, che la storia del Giro di Campania non dovesse rimanere nei libri, ma tornare a porre Napoli e la Campania al centro di una grande narrazione internazionale attraverso lo sport, i paesaggi, le comunità e la straordinaria identità che le contraddistingue”.
“C’è, in ogni caso – ha proseguito Cirillo – un’immagine che mi ha emozionato particolarmente: oggi i corridori, ad Agerola, hanno reso omaggio alla stele dedicata a Fausto Coppi, laddove, nel 1955 il Campionissimo compì un’impresa memorabile. Oggi, su quelle strade, torna a vivere il grande ciclismo”.
Il Giro ha arricchito la collana di perle che il capoluogo sta indossando in questo anno così particolare. “Una grande emozione, uno spettacolo bellissimo, oggi con il Giro della Campania, qualche giorno fa con la gara inaugurale degli Europei di volley, da domani con la settimana delle preregate dell’America’s Cup: Napoli sempre più capitale europea dello sport e sempre più protagonista del Mediterraneo”, ha evidenziato invece l’Assessora allo Sport del Comune di Napoli, Emanuela Ferrante. Presente alle premiazioni dei vincitori anche il Comandante del Comando Territoriale Sud dell’Esercito Italiano, il Generale di Corpo d’Armata Andrea Di Stasio.
In mattinata il grande spettacolo era stato vissuto anche nella meravigliosa cornice di piazza Carlo di Borbone, la porta d’ingresso della Reggia di Caserta: “Un evento emozionante e partecipato – ha sottolineato il direttore ad interim della Reggia di Caserta, Antonio Tarasco – che ha permesso di valorizzare e far conoscere a nuovi pubblici la meraviglia del Complesso vanvitelliano e dell’intero territorio regionale. Auspichiamo per il futuro nuove importanti collaborazioni che possano promuovere il patrimonio culturale italiano in tutto il mondo”.

La corsa: i dettagli

Il 64° Giro di Campania, edizione della rinascita della storica classica dopo un quarto di secolo, ha premiato validi corridori esteri in una festa del ciclismo italiano e internazionale. A trionfare in un duello all’ultimo centimetro è stato l’uruguayano Eric Fagundez (Burgos Burpellet BH) che ha battuto il francese Alexandre Delettre (Total Energies) e terza piazza per l’ucraino Andrii Ponomar (General Store – Essegibi – F.Lli Curia).
I 118 corridori di 18 squadre hanno preso il via da una delle location più magnifiche del mondo, la Reggia di Caserta, con un primo start sbandierato dall’assessora regionale allo Sport, Fiorella Zabatta, e un secondo start dall’esterno della residenza vanvitelliana, per poi concludersi in uno degli scenari più
suggestivi, Piazza del Plebiscito a Napoli.
In mezzo 189,5 km di autentico giro… delle meraviglie tra Sannio, Irpinia, Agro nocerino e Costiera amalfitana, con una prima fuga dopo circa quaranta chilometri: Matteo Ambrosini (MBH Bank CSB Telecom Fort), Andrii Ponomar (General Store – Essegibi – F.Lli Curia), George Wood (Mg.K Vis Costruzioni e Ambiente), Thomas Rigamonti (Swatt Club) e Luca Colnaghi (Bardiani CSF 7 Saber) secondo ieri nel Gran Premio del Lazio. Un’azione che ha perso gradualmente pezzi fino a essere neutralizzata sulla mitica salita di Agerola a 54 chilometri dall’arrivo.
Lì ha lanciato un attacco solitario Einer Rubio, il forte scalatore colombiano della Movistar che ha conquistato il Gran Premio della Montagna, dove successivamente al passaggio della corsa il passaggio della corsa, il sindaco di Agerola, Tommaso Naclerio, insieme a due agenti in alta uniforme ha deposto una corona d’alloro presso la stele dedicata a Fausto Coppi.
Durante la discesa, Eric Fagundez e poi Alexandre Delettre e uno stoico Ponomar, non pago della fuga iniziale, hanno raggiunto Rubio e sono stati loro a giocarsi la vittoria: Rubio ha provato ad anticipare prima del curvone finale sul pavè e si è dovuto accontentare del 4° posto. Davanti a lui, lo sprint lanciato ai -200 metri da Delettre, beffato però al photofinish da Fagundez, con Ponomar appena alle loro spalle a completare il podio. Gorka Corres (Caja Rural Seguros RGA) si è aggiudicato nettamente la volatina per il quinto posto, davanti ad Alessandro Fancellu (MBH Bank CSB Telecom Fort) e Andrea Vendrame (Jayco AlUla) migliori italiani.
Il migliore dei tre corridori campani al via è stato Michele Pascarella (Solution Tech Nippo Rali) 31° a 3’48” dal vincitore. Primo successo stagionale, il sesto in carriera, per il 28enne Fagundez, pronto a passare in un’altra Professional spagnola, la Caja Rural: “Ci tenevo a chiudere questo bel quadriennio in Burgos con almeno una vittoria – ha dichiarato al traguardo – e ho dovuto giocare le mie carte in maniera oculata dall’inizio alla fine, perché sapevo di non essere affatto il più forte oggi. Voglio rivolgere un pensiero speciale alla squadra, alla mia famiglia e al mio Paese, l’Uruguay, che sta vivendo una bella crescita nel ciclismo e sono orgoglioso di farne parte”.
Numerose e prestigiose, inoltre, le presenze istituzionali per questo grande evento.

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Salerno, blitz del Nos nella movida: locale sanzionato per alcol ai minori

Controlli sulla movida cittadina da parte del Nucleo Operativo Sicurezza (NOS) della Polizia Municipale. Nel corso di un intervento effettuato in un bar del centro cittadino, gli agenti hanno accertato la somministrazione di cocktail contenenti superalcolici a due ragazzi minorenni.

Nel locale, dove era presente un numero elevato di giovani, i due minori sono stati identificati e, al termine degli accertamenti, affidati ai rispettivi genitori.

Nei confronti dell’esercizio commerciale sono state contestate le violazioni previste dalla normativa in materia di somministrazione di bevande alcoliche ai minori di 18 anni.

Durante lo stesso controllo, gli agenti hanno inoltre accertato la diffusione di musica all’esterno del locale, contestando anche la relativa violazione in materia di emissioni sonore.

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Mons Bellandi. Omelia Triduo San Matteo

Cari fratelli e sorelle,

quest’anno vorrei tradurre le mie riflessioni in una sorta di “lettera” nella quale mi rivolgo direttamente al nostro Santo Patrono, con la semplicità e la confidenza con cui si scrive a una persona cara.

Carissimo san Matteo, da secoli Salerno custodisce le tue spoglie in questa Cattedrale; ma soprattutto desidera custodire la tua testimonianza, ascoltare il tuo Vangelo, affidarti le sue gioie e le sue ferite. In questi giorni la nostra città è in festa. Le strade si riempiono, le campane risuonano, il tuo nome ritorna sulle labbra di tutti, preparandoci al giorno solenne della festa, quando celebreremo al mattino, insieme a tanti sacerdoti, l’Eucaristia e accoglieremo alla sera il passaggio della processione, stringendoci insieme in un unico abbraccio: anziani e bambini, famiglie e gruppi di amici, salernitani da lontane generazioni e nuovi arrivati.

Tuttavia, in fondo sappiamo – e tu concorderai – che una festa autenticamente cristiana non può limitarsi ad essere solo una tradizione da ripetere. Essa deve costituire un incontro capace di cambiare qualcosa nella nostra vita: tu per primo conosci bene la forza di una chiamata capace di cambiare l’esistenza. Il Vangelo racconta tutto con poche parole: Gesù ti vide seduto al banco delle imposte – preoccupato solo del tuo guadagno, ma prigioniero di una vita ormai rassegnata – e ti disse: «Seguimi». E tu, subito, ti sei alzato e lo hai seguito. Eri abituato, Matteo, a contare il denaro, a misurare ogni cosa in base all’interesse e al profitto, ma Gesù ti guardò e ti restituì un futuro. Non ti fece un lungo discorso e non aspettò che fossi diventato migliore. Ti chiamò così com’eri. Vide in te ciò che gli altri non riuscivano più a vedere. Dove molti scorgevano soltanto un pubblicano e un peccatore, Gesù riconobbe in te un potenziale discepolo, un apostolo e un evangelista.

Caro san Matteo, chiedi al Signore che passi ancora, questa volta per le strade della nostra città, rivolgendo a ciascuno la stessa parola che tu hai sentito: «Seguimi»! Abbiamo bisogno di alzarci da tante forme di rassegnazione; abbiamo bisogno di ritrovare il coraggio di cambiare e di sperare in un futuro migliore a tutti i livelli.

Ti affidiamo anzitutto il nostro desiderio di pace. Viviamo in un tempo attraversato da guerre, violenze e divisioni. Conflitti vicini e lontani entrano ogni giorno nelle nostre case attraverso immagini di distruzione, di bambini impauriti, di famiglie costrette ad abbandonare la propria terra. Corriamo il pericolo di abituarci anche alla guerra, quasi fosse inevitabile; di rassegnarci all’idea che la forza delle armi abbia sempre l’ultima parola. Ma il Vangelo che tu hai scritto ci dice che la pace è possibile, perché è possibile cambiare il cuore dell’uomo. Tu stesso ne sei la prova: l’incontro con Cristo ti ha fatto passare dalla logica del possesso alla libertà del dono, dalla ricerca del vantaggio personale al servizio del Regno di Dio. Intercedi, dunque, perché venga disarmata l’aggressività dei potenti e sia vinta l’indifferenza dei popoli. Ottienici una pace che non sia soltanto assenza di guerra, ma rispetto della dignità di ogni persona, ricerca della giustizia, capacità di perdonare e volontà di ricominciare. E fa’ che la pace cominci anche da noi: nelle famiglie, nei luoghi di lavoro, nella politica, nelle comunità cristiane. Quante volte invochiamo la pace nel mondo e poi alimentiamo piccole guerre quotidiane con parole dure, giudizi, rivalità, risentimenti mai superati! Ricordaci che non possiamo domandare ai popoli ciò che non siamo disposti a vivere nelle nostre relazioni.

Caro san Matteo, ti affidiamo anche la situazione economica e sociale della nostra città e del nostro territorio. Tu conoscevi bene il potere del denaro. Proprio per questo puoi aiutarci a costruire un’economia che non trasformi il profitto in un idolo e non lasci indietro i più fragili. Guarda le famiglie preoccupate per il futuro, coloro che hanno perso il lavoro, quanti vivono nella precarietà, gli anziani che faticano ad affrontare le spese quotidiane, gli imprenditori onesti che cercano di non arrendersi, i commercianti, gli artigiani, i pescatori e tutti i lavoratori che ogni giorno portano avanti con sacrificio la vita della nostra comunità. Dona sapienza e senso di responsabilità a chi amministra la cosa pubblica e a chi ha responsabilità economiche e sociali. Fa’ che il lavoro non sia un privilegio per pochi, ma un diritto legato alla dignità della persona. Liberaci dalla corruzione, dall’illegalità, dallo sfruttamento e dalla tentazione di cercare scorciatoie a danno del bene comune. Insegnaci che una città cresce davvero non quando aumentano soltanto i suoi guadagni, ma quando nessuno viene abbandonato; quando la ricchezza produce lavoro dignitoso; quando il progresso cammina insieme alla solidarietà; quando chi ha ricevuto di più comprende di avere una responsabilità verso chi possiede meno.

Ti affidiamo in modo particolare i nostri giovani. Non pochi di loro sono costretti a partire per studiare o cercare un lavoro. Partire può essere un’opportunità preziosa, ma deve mai diventare una necessità. San Matteo, aiutaci a non lasciare soli i giovani. Fa’ che trovino adulti capaci di ascoltarli e di accompagnarli, non maestri disincantati che ripetono soltanto che tutto va male. Ottieni per loro occasioni di formazione, lavoro, partecipazione e servizio. Sostienili quando sperimentano la solitudine, la paura di non essere all’altezza, la fragilità affettiva o il timore del domani. Soprattutto, fa’ che possano incontrare lo sguardo di Gesù. Lo stesso sguardo che raggiunse te al banco delle imposte: uno sguardo che non condanna, non imprigiona nel passato, non riduce la persona ai suoi errori, ma apre una strada. Che ogni giovane possa sentirsi dire: «Tu non sei inutile. Tu non sei soltanto ciò che gli altri pensano di te. Tu non coincidi con le tue cadute. Dio ti chiama, conta su di te e affida anche alle tue mani una parte del futuro».

Caro san Matteo, oggi ti affidiamo anche la nostra Chiesa di Salerno-Campagna-Acerno. L’apostolo Paolo, nella seconda lettura, ci ha rivolto un invito preciso: comportarci in maniera degna della chiamata ricevuta, «con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandoci a vicenda nell’amore», avendo a cuore di conservare l’unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace. Sono parole che sentiamo rivolte direttamente a noi. Aiutaci a essere una Chiesa unita, che non vuol dire ricercare un’uniformità nella quale tutti devono pensare e agire allo stesso modo, ma una comunione nella quale i diversi doni concorrono all’unica missione. Veglia sui sacerdoti, sui diaconi, sulle persone consacrate e su tutti i fedeli laici. Aiutaci a vincere la tentazione dell’individualismo, delle contrapposizioni e delle gelosie. Insegnaci a riconoscere il bene compiuto dagli altri, a collaborare con sincerità, a sopportarci «nell’amore», come dice san Paolo, e a mettere il bene della Chiesa davanti alle nostre ambizioni personali. I doni che abbiamo ricevuto non sono proprietà private: sono grazie donate «per edificare il corpo di Cristo», fino a raggiungere la maturità della fede. Rendici una Chiesa più capace di testimoniare il Vangelo: meno preoccupata di conservare posizioni e più disponibile a incontrare le persone; meno ripiegata sulle proprie difficoltà e più attenta ad ascoltare il grido di coloro che sono nella prova e nella sofferenza. Nel Vangelo, dopo averti chiamato, Gesù si mette a tavola con pubblicani e peccatori. Quella tavola diventa l’immagine della Chiesa che vorremmo essere: una casa dalle porte aperte, nella quale nessuno si senta definitivamente escluso; una comunità che non approva il male, ma crede nella possibilità della conversione; una famiglia nella quale chi è ferito possa trovare ascolto, cura e misericordia. Gesù dice: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati». Aiutaci a non trasformare la Chiesa in un luogo riservato a coloro che si ritengono perfetti. Rendici capaci di cercare con pazienza chi si è allontanato e di accompagnare con discrezione e fedeltà chi sta tentando di ricominciare.

«Misericordia io voglio e non sacrifici»: questa parola sia il cuore della nostra azione pastorale. Una liturgia solenne, una bella processione e una tradizione antica sarebbero vuote se non ci rendessero più misericordiosi. Non possiamo onorare le tue reliquie e ignorare il corpo sofferente di Cristo presente nei poveri. Non possiamo portare per le strade la tua immagine e poi distogliere lo sguardo da chi chiede aiuto. Ti chiediamo, perciò, di essere una Chiesa che vive la carità: non come un’attività riservata ad alcuni volontari, ma come il respiro di tutta la comunità. Una Chiesa che sappia non soltanto offrire qualcosa, ma fermarsi, ascoltare, condividere e farsi compagna di strada.

Carissimo san Matteo, vogliamo concludere questa nostra lettera tornando a quel primo incontro narrato nel Vangelo. Gesù passa, ti vede, ti chiama. E tu ti alzi. Anche oggi Gesù passa per Salerno e ci chiama. Ottienici la grazia di non rimanere seduti. Aiutaci ad alzarci dall’indifferenza, dalla sfiducia e dalla paura. Insegnaci a seguire Cristo insieme, come un solo corpo e animati da un’unica speranza.

San Matteo, apostolo ed evangelista, nostro amato Patrono, prega per noi, per la nostra Chiesa e per la nostra città.             Amen.

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Bicchielli-De Rosa-Patriarca: due ricorsi ai probiviri sul congresso campano

“Abbiamo presentato due ricorsi al Collegio nazionale dei Probiviri sul congresso regionale di Forza Italia in Campania del 9 settembre. Chiediamo una verifica sulle procedure adottate, dalle candidature fino alla proclamazione del segretario e della Segreteria regionale”. Lo dichiarano Annarita Patriarca, Raffaele De Rosa e Pino Bicchielli, deputati di Forza Italia, e Livio Petitto, consigliere regionale della Campania. I ricorsi riguardano le candidature di Alessandro Carrazza, sostenuto da De Rosa, e di Giuseppe Conte, sostenuto da Bicchielli. “Ci affidiamo agli organi competenti per fare chiarezza e verificare il pieno rispetto delle regole. Il nostro obiettivo non è alimentare divisioni, ma garantire trasparenza, correttezza e partecipazione. In assenza di una soluzione nelle sedi interne, ci riserviamo di rivolgerci all’autorità giudiziaria”. “La prima riunione della nuova Segreteria regionale, inoltre, si è svolta a porte chiuse e non ha contribuito a ricomporre la frattura. La presenza del segretario nazionale Antonio Tajani avrebbe potuto rappresentare un’occasione di confronto e riconciliazione”, concludono.

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Guasto a due Tac su tre al pronto soccorso a Salerno, disagi

Possibili rallentamenti e disagi al pronto soccorso dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno a causa di un guasto improvviso che ha interessato due delle tre Tac in dotazione al reparto. Il disservizio si è verificato nella giornata odierna ed è stato definito dalla direzione strategica “del tutto imprevedibile”. La situazione potrebbe incidere sui tempi di gestione degli utenti, in un momento in cui il pronto soccorso sta già registrando un carico di accessi “eccezionalmente elevato”, anche a causa della temporanea chiusura dei pronto soccorso di ospedali vicini. La direzione del Ruggi informa di aver immediatamente allertato i tecnici manutentori, che sono al lavoro per ripristinare nel più breve tempo possibile la piena funzionalità delle apparecchiature. La direzione si scusa con gli utenti per gli eventuali disag

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Zanella, attendiamo scuse De Luca per veleno su Bonelli

“Ovviamente ognuno e ognuna ha il proprio stile e postura retorica. Ma, mi chiedo e le chiedo, cui prodest? Qual e’ il suo obiettivo: sostenere un progetto e una proposta piu’ forte e convincente, per cercare di togliere il governo del Paese a questa destra incapace e pericolosa? Proporre altre possibili figure di rappresentanza e traino che pero’ non nomina? O semplicemente dare sfogo ai peggiori sentimenti che evidentemente inquietano la sua anima, cercando forse di esorcizzarli, sputandoci addosso veleno e negativita’?”. Luana Zanella lo scrive a Vincenzo De Luca, in una lettera aperta al sindaco di Salerno “per chiedere ragione dell’invettiva rivolta in particolare al nostro coportavoce Angelo Bonelli, utilizzando linguaggio e toni che esprimono disprezzo, umiliazione, svalorizzazione non a causa di profonde divergenze politiche, ma delle caratteristiche ritenute connaturate alla persona stessa di Bonelli, nome compreso”. “Forse qualcuno o forse meglio qualcuna, dovrebbe farla riflettere sulla portata violenta, vile, non degna di un esponente di punta della Sinistra storica, che ancora esercita un ruolo di governo, che e’ sempre anche di orientamento della Comunita’ che, pro tempore, guida”, incalza la capogruppo alla Camera e componente della Direzione Avs. “Pensa – prosegue – che sia un gesto politico utile alla causa, spero, comune? Serve per rafforzarci e vincere? Di ben altro aiuto avremmo bisogno, ne sono convinta, anche da un uomo certo non privo di qualita’ come sicuramente e’ lei e da cui aspettiamo, innanzitutto, le doverose scuse”.

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Ed Sheeran e Al Bano, quando la musica cala le braghe e ignora le cause politiche

Toccate tutto a Ed Sheeran, ma non il conto in banca. A far saltare la messinscena da bravo ragazzo della porta accanto, tutto chitarra acustica, maglioncini e buoni sentimenti, ci ha pensato il suo stesso opening act, quel rapper Macklemore che ha rifiutato la parte dell’intrattenitore muto e che sul palco americano del MetLife Stadium ha osato pronunciare: «Free Palestine». Apriti cielo. Un’entrata a gamba tesa che ha fatto venire un attacco di panico fulmineo ai padroni della baracca.

Robert Kraft, uno che con la sua fondazione foraggia i Friends of the Idf (raccogliendo fondi per l’esercito israeliano) e che si ritrova proprietario del Gillette Stadium (tappa della tournée), ha alzato il telefono dettando il ricatto: o cacciate il sovversivo o vi scordate le chiavi per il resto del giro.

Ed Sheeran e Al Bano, quando la musica cala le braghe e ignora le cause politiche
Il businessman americano Robert Kraft (foto Ansa).

Inutile offrire 2 milioni di tasca propria per mediare privatamente

Davanti all’ultimatum commerciale dei miliardari della NFL, il menestrello rosso si è preso un colpo di strizza epocale e si è comportato come il più ubbidiente dei contabili di fronte a un controllo fiscale. Prima ha provato a lavarsi la coscienza offrendo 2 milioni di tasca sua per mediare privatamente con Kraft, poi, incassato il no della lobby di Miriam Adelson (finanziatrice degli insediamenti israeliani nella Cisgiordania occupata), ha calato le braghe senza battere ciglio, licenziando il collega e nascondendosi dietro un post su Instagram che parla di una neutralità necessaria per «non ferire nessuno».

Ed Sheeran e Al Bano, quando la musica cala le braghe e ignora le cause politiche
Donald Trump con Miriam Adelson (foto Ansa).

Eppure sull’Ucraina Ed non aveva avuto problemi a schierarsi

Peccato che la favoletta del reuccio apolitico che piange per entrambe le parti diventi una barzelletta di pessimo gusto quando si spulciano gli archivi. Quattro anni fa la prudenza andò felicemente in vacanza a Varsavia per il Concert for Ukraine, con tanto di esibizione sotto il bandierone del gruppo musicale degli Antytila a favore delle telecamere occidentali. Evidentemente la morale si applica a giorni alterni e si prende una pausa solo quando il sistema dà il via libera.

Ed Sheeran e Al Bano, quando la musica cala le braghe e ignora le cause politiche
I membri della band ucraina Antytila posano con le armi nel 2022 (foto Ansa).

Crollo d’immagine verticale e 150 mila follower persi in ventiquattr’ore

Stavolta, però, il servilismo da botteghino ha fatto terra bruciata. Finneas, la folk band Beoga e l’intero entourage dei musicisti di supporto lo hanno piantato in asso, rifiutando di fare da comparse al servizio di un miliardario terrorizzato dalle penali. Un crollo d’immagine verticale certificato da 150 mila follower persi in ventiquattr’ore, dalle radio che cancellano i suoi singoli e dagli schiaffi pubblici di Roger Waters, che lo ha liquidato con un micidiale: «Ed chi? Sei solo un piccolo stronzo che fa la cosa sbagliata».

Ed Sheeran e Al Bano, quando la musica cala le braghe e ignora le cause politiche
Il cantante Finneas (foto Ansa).

Al Bano, dopo i brindisi con Putin, riscuote il suo gettone a Tel Aviv

Intanto, mentre l’inglesino piange le perdite sul tabulato dei rimorsi, l’inossidabile Al Bano spaccia per “missione umanitaria” un ricco gettone d’oro a Tel Aviv. Senza mostrare la minima esitazione, la voce più potente della Puglia ha continuato a battere cassa intonando la solita Felicità per una platea disposta a pagare biglietti salatissimi pur di dimenticare la cronaca bellica. Del resto, per chi ha costruito una fortuna facendo il pieno di rubli nei palazzetti di Mosca e collezionando brindisi privati con Vladimir Putin prima che le black list di Kyiv diventassero un fastidio, i veti fanno appena il solletico.

Ed Sheeran e Al Bano, quando la musica cala le braghe e ignora le cause politiche
Al Bano brinda insieme a Viktor Orbán e Vladimir Putin (foto Ansa).

Proprio in quei giorni, però, il leone di Cellino San Marco, abituato a trattare le frontiere del Pianeta come semplici recinzioni del suo vigneto, si è ritrovato messo alla porta dal suo stesso sangue, cancellato senza troppi complimenti dal banchetto delle nozze-bis della figlia Cristel. Una purga domestica servita fredda dalle eterne ostilità con Romina Power. Ma i Carrisi sanno come trasformare un’umiliazione privata in un risarcimento pubblico da milioni di telespettatori.

Carlo Conti sistema la legge eterna della dinastia

Ci ha pensato il Signore di Firenze, Carlo Conti, che per anni gli ha sbarrato la porta dell’Ariston, a saldare i conti in sospeso con la Rai. Jasmine, che ha fatto i provini di nascosto da papà, si è presa il posto fisso a Tale e Quale Show, dimostrando la legge eterna della dinastia: se il vecchio viene cacciato dal portone, la nuova leva impara subito a intrufolarsi dalla finestra.

Ed Sheeran e Al Bano, quando la musica cala le braghe e ignora le cause politiche
Jasmine Carrisi durante il photocall di presentazione dell’edizione 2026 di Tale e quale Show (foto Ansa).

La morale di questa doppia recita restituisce la fotografia esatta del music business ridotto a mero opportunismo monetario. Da una parte c’è il colosso anglosassone che scappa a nascondersi dietro lo schermo protettivo di uno smartphone, terrorizzato all’idea di veder scendere le quotazioni aziendali del suo nome per aver barattato la sua dignità. Dall’altra c’è l’autarchia contadina del Re delle Puglie, che se ne frega dei venti di guerra, salvo poi scoprire che puoi anche fare il leone in Medio Oriente, ma resti comunque il bersaglio preferito delle faide del tuo stesso giardino di casa.

Nocera. Ruba in Caserma, carabiniere condannato

Nocera Inferiore. Ruba nell’armadietto del superiore dei buoni pasto, li regala alla madre che li spende in un supermercato. Condannato un carabiniere nocerino che incassa una pena di due mesi definitiva e una sospensione dal servizio. Lo ha deciso la Cassazione confermando la sentenza della corte d’Appello militare a carico del 28enne. I fatti sono accaduti in una caserma del napoletano. L’analisi degli acquisti effettuati, resa possibile dall’esame della carta fedeltà del supermercato, recante le date e gli importi delle spese, nonché le modalità di pagamento (ticket o contanti), ma non il numero seriale dei ticket utilizzati, mostrava non solo che i tagliandi oggetto di imputazione erano stati spesi nelle stesse giornate in cui la madre dell’imputato aveva effettuato acquisti, ma anche che l’importo della spesa era coerente con il numero dei ticket utilizzati. È stato inoltre accertato che nei periodi di interesse risultava la spendita di buoni pasto in più rispetto a quelli assegnati all’imputato. Li aveva sottratti, insieme qualche altro oggetto, a un maresciallo che deteneva i suoi averi all’interno dell’armadietto ubicato nella stanza adibita a spogliatoio all’interno della Stazione dei carabinieri. Dopo la denuncia era stato accertato, tramite consultazione della società emittente i buoni, che i ticket pasto sottratti erano stati spesi in un supermercato in prossimità del luogo di abitazione dell’imputato e della madre. La donna peraltro era abituale cliente del supermercato ed era in possesso della carta fedeltà con la quale aveva ottenuto sconti su merce acquistata con i buoni pasto che il figlio gli avrebbe dato foo averli trafugati da un armadietto del maresciallo. Ora la sentenza definitiva della Cassazione che ha respinto il ricorso confermando di fatto il verdetto della corte d’Appello di Roma che a sua volta aveva confermato la sentenza dei giudici di primo grado di Napoli. Condannato e sospeso dal servizio per furto militare avvenuto in caserma.

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Santuari, patrimonio e fondi: le tante domande che non trovano risposta

LA «MOLTIPLICAZIONE» DEI SANTUARI Un altro aspetto che pone l’arcivescovo al centro delle polemiche è quello che alcune fonti definiscono la «moltiplicazione dei santuari diocesani», con riferimento a chiese che, a quanto viene riferito, sarebbero state elevate a santuario anche per iniziativa di sacerdoti considerati vicini all’arcivescovo. Tra i casi citati viene indicato il Santuario diocesano di Santa Maria Assunta in Cielo, in località Castelluccia, a Solofra, guidato dal rettore don Virgilio D’Angelo. Il tema, però, merita una precisazione. Il Codice di diritto canonico stabilisce che con il termine santuario si intende una chiesa o altro luogo sacro al quale, per particolare motivo di pietà, i fedeli compiono numerosi pellegrinaggi. L’elevazione a santuario, dunque, non è una semplice denominazione, ma presuppone un riconoscimento ecclesiastico e una particolare rilevanza cultuale. Da qui la contestazione delle fonti: al di là dei fedeli residenti nella zona, quale sarebbe il reale flusso di pellegrini verso alcuni dei luoghi recentemente elevati a santuario? La domanda è volutamente provocatoria, ma apre un tema concreto: la differenza tra un luogo di devozione popolare, magari profondamente radicato nella comunità locale, e un santuario riconosciuto come meta di pellegrinaggio di rilievo diocesano. E TORNA, ANCORA UNA VOLTA, IL TEMA DEI FONDI Ed è qui che torna il tema economico. Non è corretto sostenere che la semplice elevazione di una chiesa a santuario garantisca automaticamente l’accesso ai fondi dell’8xmille. La CEI prevede specifiche linee di finanziamento per edilizia di culto, beni culturali ecclesiastici e interventi caritativi, con criteri e procedure proprie. Nel 2024, ad esempio, il rendiconto CEI indica 129 milioni di euro destinati complessivamente a «Edilizia di culto e beni culturali», mentre l’Ufficio nazionale per i beni culturali ecclesiastici segnala che i contributi 8xmille possono essere richiesti dalle diocesi per interventi di restauro degli edifici di culto. La questione, dunque, non è se un santuario possa automaticamente «sbloccare» denaro. La domanda più corretta è un’altra: quali risorse vengono richieste, a quali progetti vengono destinate, con quali criteri vengono individuate le priorità e quale beneficio concreto producono per le comunità? È su questo terreno che le fonti chiedono maggiore trasparenza. A Solofra, al Santuario della Castelluccia, a Mercato San Severino, al Santuario Maria Santissima del Carmine, a Buccino, al Santuario Maria Santissima Immacolata, solo per citarne alcuni, viene posta un’ulteriore domanda: quali siano le strutture effettivamente destinate all’accoglienza dei pellegrini, delle persone povere, alle mense o ai centri di ascolto. Non si tratta, evidentemente, di mettere in discussione il valore della devozione popolare o la fede delle comunità che frequentano questi luoghi. Il punto della polemica è un altro: capire se e in che modo la trasformazione di una chiesa in santuario si traduca in una reale funzione di accoglienza, pastorale, sociale e caritativa. TRASPARENZA, PATRIMONIO E SCELTE PASTORALI Seminario, Gregge, patrimonio immobiliare e santuari finiscono così per essere ricondotti dalle fonti a un’unica questione: quali siano le priorità dell’Arcidiocesi e con quali criteri vengano assunte le decisioni. Da una parte ci sono strutture, immobili, progetti e possibili investimenti. Dall’altra ci sono parrocchie che, secondo le contestazioni raccolte, avrebbero bisogno di sostegno, chiese che necessitano di interventi, attività caritative e persone fragili che attendono risposte. Il nodo, quindi, non è soltanto la chiusura di un seminario o la destinazione di un immobile. È la richiesta di conoscere il progetto complessivo dell’Arcidiocesi, le motivazioni delle scelte e, soprattutto, il quadro economico che le sostiene. Per ora, sulle diverse questioni sollevate, restano le ricostruzioni e le contestazioni delle fonti. Serviranno eventuali comunicazioni ufficiali dell’Arcidiocesi, documenti e dati verificabili per chiarire definitivamente il quadro. Ma una cosa appare evidente: la polemica non riguarda più soltanto il futuro del Seminario Giovanni Paolo II. Coinvolge il modo in cui vengono gestiti la formazione sacerdotale, il patrimonio ecclesiastico, le risorse economiche e le scelte pastorali dell’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Ed è proprio su questi aspetti che, oggi più che mai, le domande chiedono risposte. er.no

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Salerno, sabato “Passeggiata della salute”

Salerno rilancia i temi della prevenzione e propone per sabato 26 settembre la “Passeggiata della salute”, un evento al quale sono chiamati tutti i cittadini. “Cinque chilometri di prevenzione” sottolineano gli organizzatori, con partenza alle 8,30 da Piazza della libertà e arrivo previsto sul Lungomare Colombo, dove saranno allestiti stand con punti di dimostrazione e dialoghi con i partecipanti. Si tratta di un’iniziativa ideata per promuovere la prevenzione delle malattie cardiovascolari e per sollecitare l’importanza di corretti stili di vita, ambiti nei quali si è fatto molto poco soprattutto a livello istituzionale, per cui sarà necessario ritessere rapporti organici tra strutture pubbliche, private e mondo del volontariato. Una necessità, questa della coesione e collaborazione, da rilanciare come necessaria per non vanificare quanto di buono viene proposto a livello di singoli enti o sodalizi. La manifestazione, alla quale si lavora da mesi per il più ampio coinvolgimento possibile, è stata organizzata dall’Associazione Grazie di Cuore, presieduta dal cardiologo Carmine Landi, e si svolgerà sotto il patrocinio del Comune di Salerno, ASL, CIP. È prevista la partecipazione delle maggiori strutture sanitarie e associazioni di volontariato del territorio provinciale. «Ci è sembrato indispensabile – commenta il cardiologo Carmine Landi – organizzare questa “Passeggiata della salute”, per richiamare l’attenzione di tutta la città, in particolare dei giovani, su un tema di fondo della nostra vita associata: la difesa e l’irrobustimento del diritto alla salute. Noi da anni siamo impegnati in tante iniziative di formazione – in primo luogo la cardio-protezione, attraverso l’utilizzo dei defibrillatori nel maggior numero di luoghi possibili, sia pubblici che privati – ma ogni attività non si tradurrà mai in efficaci strategie se non costruiremo una nuova cultura della vita e della prevenzione. Per questo motivo, noi dell’Associazione Grazie di cuore sosteniamo da sempre che ogni discorso associativo sulla difesa del diritto alla salute prevede una più efficace cultura civica e una più concreta democrazia diretta senza le quali ogni sforzo potrebbe risultare vano». All’insegna del motto “Camminare è salute”, tutti i partecipanti riceveranno assistenza nel corso della manifestazione e saranno previste dimostrazioni pratiche di primo soccorso e uso del defibrillatore (BLSD), con simulazioni di intervento in caso di arresto cardiaco. Purtroppo, sono ancora tantissimi in città e nella provincia di Salerno i casi in cui si verificano morti improvvise per attacchi cardio circolatori, decessi che potrebbero essere evitati se solo vi fossero strumenti adeguati e soccorsi tempestivi, che da tempo l’associazione presieduta da Landi richiede con forza ma spesso registrando tanta indifferenza pubblica. Da indiscrezioni trapelate, il sindaco De Luca si è fatto carico del problema sin dalla campagna elettorale e al più presto potrebbe essere varato un piano organico di prevenzione cardiovascolare che dovrebbe coinvolgere l’intera città. Al termine della Passeggiata, sarà allestito un Villaggio della Salute, nel quale saranno presenti gazebo informativi con medici e altri professionisti dell’area sanitaria che illustreranno ai cittadini i temi più caldi e spesso trascurati della prevenzione. Tra le varie realtà che parteciperanno al Villaggio vi saranno i più qualificati centri territoriali: Neuromed illustrerà le strategie da seguire per la prevenzione e la cura dell’ictus cerebrale; Servisan dialogherà con i cittadini sulle aritmie cardiache e il triste e gravissimo problema della morte cardiaca improvvisa; Formed, invece, fornirà notizie e percorsi relativi all’educazione alimentare e alla consulenza nutrizionale. Sarà presente anche il Check up, che fornirà utili notizie relative sia alla diagnostica che alla prevenzione delle maggiori malattie. «La Passeggiata – conclude Landi – prospetta alla cittadinanza l’elemento aggregante del movimento, utile sia per la salute fisica che per la socializzazione, mentre il Villaggio della Salute sarà un primo, organico contatto tra cittadinanza e gli operatori per richiamare l’attenzione sulla necessità di proteggere il nostro bene più grande, che è appunto quello della salute. Bene garantito dalla nostra Costituzione e troppo spesso dimenticato».

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La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?

Negli ultimi anni ci siamo raccontati grosso modo questa storia: più intelligenza artificiale, più investimenti, più chip, più modelli, più potenza di calcolo, più ricchezza. La narrazione ha funzionato al punto che AI-first è diventato uno dei modi più semplici per descrivere una trasformazione destinata a investire interi settori.

Rallentare il ritmo dello sviluppo, senza interrompere il progresso

Ora, però, qualcosa sembra cambiare. Alcuni dei protagonisti dell’industria hanno iniziato a chiedere di moderare il ritmo dello sviluppo, sostenendo che la corsa possa diventare difficile da governare. Il 12 settembre Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha pubblicato un lungo intervento nel quale sostiene che il ritmo con cui migliorano le capacità dei modelli più avanzati debba essere rallentato deliberatamente, senza però interrompere il progresso.

La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?
Dario Amodei (Ansa).

In pratica, Amodei propone valutatori indipendenti con accesso ai sistemi paragonabile a quello dei dipendenti interni, standard di sicurezza comuni tra le aziende e una forma di coordinamento internazionale. In altre parole, il capo di una delle aziende che competono più intensamente sulla frontiera tecnologica sostiene che sia necessario correre in modo più controllato. La proposta ha ricevuto il sostegno di Sam Altman, co-fondatore e ad di OpenAI, e di Elon Musk, tra le altre cose capo di xAI. Il ceo di Meta Mark Zuckerberg ha invece difeso un approccio più affidato alla responsabilità individuale dei laboratori e agli incentivi del mercato, contestando la necessità di una frenata coordinata.

La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?
La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?
La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?

Il tema ha rapidamente superato i confini dei laboratori, coinvolgendo la politica e innervosendo i mercati. Se negli Stati Uniti i democratici hanno di fatto appoggiato Amodei, primi fra tutti Barack Obama e Kamala Harris, il presidente Donald Trump si è detto invece contrario. Nel frattempo, sui mercati, il 14 settembre Nvidia è scesa di circa il 2-3 per cento nel pre-market, mentre i future sul Nasdaq 100 sono arrivati a perdere circa l’1,8 per cento. Le perdite si sono poi ridotte: il Nasdaq ha chiuso la seduta in calo dello 0,56 per cento.

La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?
Barack Obama con Kamala Harris (foto Ansa).

Il movimento è stato associato alle preoccupazioni sull’impatto di un’eventuale decelerazione della spesa per l’infrastruttura IA, ma nello stesso giorno hanno pesato anche il rialzo del petrolio, i rendimenti obbligazionari e le attese sulle decisioni della Federal Reserve, la banca centrale americana. Il nervosismo è comprensibile. Negli ultimi anni moltissime aziende hanno costruito il loro posizionamento sulla velocità: trasformazione, discontinuità, vantaggio del first mover, nuovi modelli, nuovi agenti, nuovi data center. Insomma, la velocità era la promessa di valore.

Il problema diventa la coerenza del racconto

Agli investitori però non piacciono le sorprese. Quanto è credibile chiedere di andare più piano mentre si prepara una delle più grandi operazioni finanziarie mai viste nel settore? Anthropic avrebbe scelto il Nasdaq per una possibile quotazione. Qui la questione smette di essere soltanto tecnologica. Infatti, se un’azienda dice contemporaneamente «dobbiamo rallentare» e «stiamo costruendo un business da migliaia di miliardi», il problema diventa la coerenza del racconto. E se il racconto non convince, i capitali possono diventare più selettivi.

La corsa all’IA vuole rallentare, ma cosa succede se frenano anche i mercati?
Intelligenza artificiale (Pixabay).

Se il capitale tira il freno a mano, i primi progetti a essere messi in discussione potrebbero essere quelli nei quali l’IA è soprattutto una promessa fatta di trasformazioni annunciate prima ancora di essere comprese, di investimenti giustificati più dalla paura di restare indietro che da un bisogno preciso, da applicazioni difficili da collegare a risultati concreti, da impatti nella vita quotidiana di cui non si conosce la portata.

Decelerazione e crescita finanziaria sono questioni compatibili?

Come sempre, è una questione di fiducia, e la fiducia si costruisce nel tempo, quando il comportamento segue in modo coerente le parole. Questo rende credibili le parole. Al momento, il dato concreto è che la stessa azienda che invita il settore a riflettere sulla velocità dello sviluppo si prepara a una possibile quotazione di dimensioni straordinarie. Alcuni analisti considerano il rallentamento e la crescita finanziaria due questioni compatibili. Altri vi vedono una contraddizione.

Il prossimo capitolo della corsa all’IA potrebbe essere meno spettacolare

A fare la differenza sarà la capacità di Anthropic, e dell’intero settore, di spiegare con precisione che cosa significhi andare più adagio, quali attività debbano essere rallentate e quali, invece, possano continuare a crescere. Per questo il prossimo capitolo della corsa all’intelligenza artificiale potrebbe essere meno spettacolare del precedente, ma molto più importante. Si tratterà di chi riuscirà a dimostrare che quella potenza produce valore senza chiedere agli altri di sospendere il proprio giudizio. Perché quando il capitale è abbondante, quasi ogni promessa può sembrare plausibile. Ma quando il capitale diventa più selettivo, le promesse devono cominciare a dimostrare qualcosa. E forse è proprio questa la prossima frontiera dell’intelligenza artificiale: costruire organizzazioni alle quali le persone continuino a credere mentre corrono.

Il turismo per rilanciare economia e consumi: l’ultima sfida di Pechino

Le antiche città dell’impero, le metropoli futuristiche, i paesaggi rurali e i luoghi simbolo della Rivoluzione comunista. La Cina punta forte sul turismo per rilanciare l’economia nazionale e stimolare i consumi interni. Negli ultimi mesi Pechino ha ampliato le politiche di esenzione dal visto, esteso il numero degli Stati beneficiari e lavorato all’apertura di nuove rotte aeree internazionali, oltre ad aver incrementato i collegamenti già esistenti. L’intenzione è chiara: trasformare il Paese in una “potenza turistica” entro il 2030.

Entro il 2030 potrebbero raggiungere il 6,7 per cento del Pil

Nel 2025 la Cina ha registrato 154,5 milioni di arrivi dall’estero (+17,1 per cento su base annua) che hanno generato un giro d’affari pari a 131,1 miliardi di dollari (+39,2 per cento). Nel prossimo quinquennio il Dragone vuole raggiungere i 190 milioni di ingressi internazionali annui, con una spesa complessiva superiore ai 150 miliardi, e almeno 8,3 miliardi di viaggi interni. Questi numeri, nelle intenzioni del governo, dovrebbero rendere il turismo uno dei settori trainanti dell’economia. Morgan Stanley ha stimato che i ricavi complessivi del turismo in Cina, comprendendo sia i visitatori domestici sia stranieri e i viaggi di lavoro, rappresenteranno il 6,7 per cento del Pil entro il 2030 (contro il 4,8 per cento del 2024).

Il turismo per rilanciare economia e consumi: l’ultima sfida di Pechino
Lo skyline di Shanghai (Ansa).

Più esenzioni dal visto per incrementare gli arrivi stranieri

Una delle misure più importanti adottate dal governo di Xi Jinping per incentivare il turismo è stata l’ampia estensione delle esenzioni dal visto. La misura riguarda oggi oltre il 77 per cento degli arrivi esteri. Nei primi sei mesi del 2026 questa politica ha contribuito a far crescere del 20,4 per cento su base annua il numero di ingressi di cittadini stranieri in Cina, arrivati a quota 22,9 milioni. Pechino spera che questi visitatori spendano il più possibile e che tornino a casa con un’impressione positiva del Paese.

Il turismo per rilanciare economia e consumi: l’ultima sfida di Pechino
Xi Jinping (Ansa).

La scommessa del “turismo rosso”

I turisti internazionali sono soliti visitare le grandi città, dalla capitale Pechino all’avveniristica Shanghai, passando per la cyberpunk Chongqing, ma anche mete classiche come la Grande Muraglia o l’Esercito di terracotta. I turisti cinesi stanno invece alimentando il cosiddetto hongse luyou, il turismo rosso che richiama milioni di visitatori in siti, musei e località collegate alla storia del Partito, alla Rivoluzione e alla nascita della Repubblica Popolare. Le mete più gettonate includono Yan’an, base del Partito durante la guerra civile, Shaoshan, città natale di Mao Zedong, Jinggangshan, uno dei luoghi simbolo della rivoluzione comunista, e Nanchang, legata alla nascita dell’Esercito Popolare di Liberazione. Non esiste una statistica nazionale omogenea in grado di quantificare il fenomeno nel suo complesso. Il ministero della Cultura e del Turismo lo calcola tra i viaggi domestici che nel 2025 hanno generato una spesa di circa 900 miliardi di dollari.

Il turismo per rilanciare economia e consumi: l’ultima sfida di Pechino
L’Esercito di terracotta (Ansa).

I viaggiatori spendono ancora troppo poco

Nonostante i numeri incoraggianti, resta un problema: i viaggiatori spendono ancora troppo poco. Secondo una ricerca di Trip.com citata dal Wall Street Journal, nel 2025 i visitatori stranieri hanno speso in media circa 2.200 dollari a testa: una cifra considerevole ma inferiore ai due terzi della spesa media sostenuta dai turisti stranieri negli Stati Uniti. Sul fronte interno non va meglio: nella prima metà del 2026 sono stati effettuati 3,5 miliardi di viaggi domestici, in aumento del 5,4 per cento su base annua, ma la spesa è cresciuta appena del 2 per cento raggiungendo circa 478 miliardi di dollari. Ancora troppo poco per considerare il turismo un vero volano per l’economia.

Roccadaspide. Mazzaro, mi candido contro le clientele

di Claudio Antinori

La prossima primavera vedrà i cittadini di Roccadaspide chiamati alle urne per rinnovare il consiglio comunale. Da sempre molto attiva sui temi, la minoranza composta dal gruppo Direzione Futura ha già iniziato la propria campagna elettorale. Nella squadra potrebbe militare anche il giovane Alessio Mazzaro, portavoce del locale circolo di Fratelli d’Italia. Molte anche le sue battaglie negli ultimi anni contro quello che viene ritenuto essere un sistema di potere ben radicato.

Tra i suoi obiettivi c’è quello di un ritorno della meritocrazia in città: “Basta ai clientelismi e alle parentopoli – dice – si deve premiare il merito, deve vincere la competenza e non più la parentela”. Anche sul candidato sindaco le idee sono molto chiare: “Sarà l’uomo giusto al momento giusto, oltre ad essere un uomo dedito all’ascolto e alla condivisione, l’esatto contrario di chi oggi amministra”.

Tra qualche mese Roccadaspide torna al voto: Lei sarà della partita?

“Come già detto in diverse occasioni, ho manifestato la mia disponibilità a candidarmi a sostegno di Giuseppe De Matteis Sindaco: perché ritengo che sia giunto il momento di cambiare volto alla nostra città mettendo al centro opportunità, giovani, servizi, e meritocrazia. Non è accettabile che ad avere la meglio siano sempre i figli e i parenti di, piuttosto che il merito e le competenze. Ecco, sicuramente questo sarà uno dei temi cardini da cui ripartire per rilanciare il nostro paese”.

Tanti gli scontri con l’amministrazione, anche con parole molto forti…

“È vero. Gli scontri sono stati tanti in questi anni, ma da parte mia sono stati sempre improntati sui temi che interessano i cittadini. Questioni che ho ritenuto giusto porre all’attenzione mediatica. A me non appassiona lo scontro personale, il rancore e il sentimento di odio che muove i nostri avversari. A me piace combattere le idee, non le persone. Sicuramente non cado nelle provocazioni, ma in alcune circostanze ritengo far capire che la libertà delle idee e di poter manifestare un pensiero politico appartiene a tutti, e che quindi le loro intimazioni non sortiscono alcun effetto”.

Il 3 agosto, Direzione Futura ha aperto la propria sede: la campagna elettorale è cominciata…

“La campagna elettorale è iniziata e l’inaugurazione della sede elettorale di direzione futura ha trasmesso energia, entusiasmo, forte voglia di cambiamento. È sotto gli occhi di tutti che è una città che fa passi indietro, che non dà opportunità ai giovani, che non parla di modernizzazione, che offre salari bassi, che non stimola gli investitori a venire qui. L’energia del 3 agosto, è stata la piena dimostrazione. I nostri cittadini hanno capito le potenzialità di Roccadaspide e che è ora di cambiare guida politica”.

Dove può andare Roccadaspide?

“Roccadaspide sicuramente può andare verso una direzione di crescita e sviluppo, ma la cosa che ritengo prioritaria in questo momento storico sia quella di migliorare la qualità della vita della nostra comunità. Migliorare la qualità della vita significa infrastrutture moderne, una sanità efficiente, guardare con attenzione al tema dell’ambiente, visti i recenti fatti avvenuti, offrire opportunità reali ai giovani, puntare sul merito e coinvolgere gli attori economici e sociali: commercianti, liberi professionisti, imprenditori, artigiani, associazioni, comitati, fondazioni. Insomma, il vero motore di una comunità, sviscerando con loro le criticità ambito per ambito e mettendo a disposizione tutti i rapporti e gli strumenti istituzionali utili per migliorarne le opportunità”.

Perché De Matteis pensa sia l’uomo giusto?

“Penso che Giuseppe De Matteis sia l’uomo giusto perché incarna tutti questi principi di cui parlavo. Oltre alle caratteristiche umane che è una bravissima persona, politicamente gli riconosco molti pregi tra cui l’ascolto, la capacità di confrontarsi con tutti, la perspicacia di comprendere i reali bisogni di una comunità; ma soprattutto un carattere pacato ed equilibrato. Aspetto fondamentale per un amministratore. Insomma, l’esatto contrario dell’attuale primo cittadino”.

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A destra il fantasy, a sinistra l’utopia: quando la politica deforma la realtà

Se il fantasy, come si sa, è il genere letterario d’elezione della destra italiana (e non solo italiana), quale potrebbe essere quello della sinistra? Forse l’utopia. Naturalmente si tratta di un gioco, ma i giochi, quando funzionano, qualche volta scoprono parentele che il linguaggio più serioso lascia nascoste. D’altra parte, il rapporto di una parte della destra italiana con l’immaginario fantastico ha una storia precisa, dai Campi Hobbit ad Atreju. Per i dirimpettai, l’utopia, intesa come capacità di giudicare l’esistente alla luce di un ordine possibile che ancora non c’è, appartiene da secoli all’armamentario del progressismo.

A destra il fantasy, a sinistra l’utopia: quando la politica deforma la realtà
Giorgia Meloni ad Atreju (Ansa).

Se le forme narrative pretendono di farsi realtà

Né l’una né l’altro costituiscono, di per sé, un vizio. L’utopia è una critica permanente allo status quo. Impedisce che il presente acquisti abusivamente la dignità del necessario: senza il sogno di un mondo finalmente liberato dal male, probabilmente parte considerevole delle conquiste moderne sarebbe stata impensabile. Il mito, a sua volta, non è semplicemente una menzogna: offre immagini attraverso le quali una comunità interpreta se stessa. Una politica completamente priva di immaginazione sarebbe poco più che amministrazione. I problemi cominciano quando queste forme narrative pretendono di farsi realtà.

L’idealismo e il perfettismo morale rischiano di azzerare la concretezza

L’utopia progressista corre il rischio di guardare ciò che esiste solo dal punto di vista di ciò che dovrebbe esistere, fino a fare strame della concretezza. Si pensi a un certo pacifismo: la pace, che dovrebbe costituire il problema politico per eccellenza – quali condizioni, quali equilibri, quale deterrenza possano renderla possibile – diventa talvolta una sorta di principio astratto sordo ai bisogni delle vittime. Se la guerra è il male, sottrarsi alla guerra sembra già produrre la pace. Ma tra il rifiuto della violenza e la costruzione di un ordine che impedisca al più forte di imporla esiste precisamente lo spazio della politica. Qualcosa di simile affiora in alcune declinazioni della cosiddetta cultura woke (categoria certamente imprecisa) al fondo della quale, tuttavia, è possibile riconoscere un impulso tipicamente utopico in forza del perfettismo morale che la abita, e che ne favorisce i tratti forsennatamente inquisitori e pedagogici. Per tacere poi degli oggettivi problemi connessi alla possibilità di una società universalmente inclusiva – conflitti di valori, frizioni culturali, segregazione – sovente sminuiti in nome di una fratellanza universale meritoriamente immaginata ma ancora faticosamente in costruzione.

A destra il fantasy, a sinistra l’utopia: quando la politica deforma la realtà
Alexandria Ocasio-Cortez ha appoggiato Zohran Mamdani (foto Ansa).

Gli archetipi della destra e la semplificazione del presente

Il fantasy della destra compie un’operazione quasi opposta. Non proietta anzitutto il presente verso ciò che ancora non esiste: tende piuttosto a conficcare nella complessità del presente figure antiche e immobili. Il popolo e lo straniero, il confine e l’invasore, la patria minacciata, la decadenza e la rinascita. Sono archetipi potenti anche perché semplificano: raccolgono fenomeni eterogenei e li fanno entrare in una trama immediatamente riconoscibile. L’immigrazione offre forse l’esempio più evidente. È un problema politico reale, che investe frontiere, integrazione, lavoro, sicurezza, demografia e identità culturale. Ma quando la trasformazione demografica viene narrata attraverso le categorie dell’“invasione” o della “sostituzione”, il fenomeno cambia natura: non abbiamo più soltanto persone che arrivano, istituzioni che devono governare flussi e società che cambiano, ma un Noi e un Loro, un territorio da difendere, una comunità minacciata nella propria continuità. Anche una certa idea della pace in salsa sovranista conserva qualcosa di questa grammatica: popoli nuovamente padroni del proprio destino, ciascuno entro i propri confini, potrebbero finalmente liberarsi dalle pretese universalistiche e dalle guerre delle élite. Ma proprio l’archetipo rischia di nascondere ciò che la storia mostra: le nazioni non smettono di avere interessi incompatibili per il fatto di essere più sovrane. Una somma di egoismi non genera magicamente l‘armonia.

A destra il fantasy, a sinistra l’utopia: quando la politica deforma la realtà
Una foto di gruppo dei Patrioti europei sul palco in PIazza Duomo (Imagoeconomica).

L’utopia può dimenticare il limite, il fantasy lo irrigidisce

Utopia e fantasy deformano dunque il mondo in direzioni differenti. L’utopia rischia di sottrarre alla realtà ciò che resiste al possibile immaginato; il fantasy di aggiungervi una struttura archetipica che rende tutto più schematico di quanto realmente sia. L’una può dimenticare il limite, l’altro può irrigidirlo. In entrambi i casi, c’è una forma di violenza che viene fatta alla realtà, che diventa violenza sulle persone. Posso lasciare indifese le vittime di un’aggressione imperialista, in nome di una pace utopicamente intesa. Oppure posso disinteressarmi del destino di uomini e donne abusati, torturati, affamati, perché non sono parte della mia etnia, facendo dell’appartenenza concreta il criterio per stabilire quali vittime debbano interessarci di più. Così, a sinistra come a destra, si muove guerra alla realtà, in nome di due tipi di fantasia diversi. La politica, forse, ha bisogno di entrambi i movimenti e deve diffidare di entrambi. Deve immaginare ciò che non esiste ancora senza pretendere che il mondo obbedisca al desiderio. Deve custodire appartenenze e simboli senza trasformare la storia in una saga di eroi, invasori e traditori.

Editoriali: La fantascienza come strumento d’indagine politica, sociale ed esistenziale

La fantascienza come strumento d'indagine politica, sociale ed esistenziale

di Arturo Fabra

Questa estate 2026 non si è infiammata solo di caldo africano, ma anche di polemica fantascientifica, suscitata da un primo articolo di Mauro Covacich su La Lettura de "Il Corriere della Sera" che, pur ammettendo i propri limiti di competenza, è stato un perfetto agent provocateur (colpevole di aver indicato la fantascienza come genere che “prevede il futuro” e sbaglia a farlo) suscitando qualche settimana di discussione. Alla fine, il 12 Luglio, Nicoletta Vallorani, sul medesimo periodico, ha pubblicato il suo contributo in merito alla discussione. Questo articolo prende le mosse dal passaggio finale del suo ottimo articolo.   “Ci sarebbe moltissimo da dire su tutto questo, ma per ora mi basta gettare i semi che, a quanto vedo, stanno già... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Dall'Italia - 20 settembre 2026 - articolo di Arturo Fabra

Racconti: Eden

Eden

di Ida Auletta

La Sirio avviò la manovra d’attracco verticale e la sabbia prese a vorticare, bistrattata dalla propulsione dei reattori. Il velivolo si adagiò lieve sulla spiaggia, i motori si spensero e il portello si aprì. La vista dall’hangar mostrava dune sabbiose delimitate da braccia scoscese di roccia che terminavano a picco nel mare, sulle quali proliferava una vegetazione rigogliosa, quasi opprimente. Sei led di colore verde si accesero in sequenza, lampeggiando sul display dell’olopad incastonato nel torace di Vega, l’umanoide dall’aspetto femminile, dotato di intelligenza artificiale. Rivestita della stessa tuta indossata dal ricognitore Nathan Dale, disceso lungo la rampa di accesso all’hangar, immediatamente dopo Vega. –... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Racconti brevi - 20 settembre 2026 - articolo di Ida Auletta

Radio Libera Albemuth : Fantascienza e fastidio: elogio del personaggio insopportabile

Una rubrica sui topos della fantascienza, alla segnalazione di opere particolarmente interessanti di cinema/libri/anime alla riflessione aperta sullo scrivere fantascienza (worldbuilding, coerenza scientifica, ecc…).

di Andrea Cattaneo

Ubik di Philip K. Dick Joe Chip, all’inizio di Ubik, è al verde e deve aprire la porta di casa ma, per riuscirci, la porta gli ricorda che deve infilare una moneta da cinque centesimi nell’apposita fessura. Ovviamente Joe non ha quei soldi e si mette a discutere. La porta gli ricorda gli impegni contrattuali sottoscritti compreso l’obbligo di pagare. Ma con la porta chiusa noi lettori non avremmo superato nemmeno il capitolo 3 del libro e quindi facciamo il tifo per Joe anche se, dai come fa a non avere nemmeno quei maledetti cinque centesimi!? È una scena fastidiosa. E il fastidio non viene dalla porta, viene da Joe Chip: un disgraziato che fa perdere tempo a noi lettori interessati a scoprire cosa diavolo sia questo “ubik”. Naturalmente... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Radio Libera Albemuth - 20 settembre 2026 - articolo di Andrea Cattaneo

Inside Science Fiction: Crash

Crash

L’erotizzazione dell’automobile raccontata da J. Ballard.

di Antonino Fazio

Nel romanzo Crash (1973) di James Ballard, trasposto in film nel 1996 da David Cronenberg, il protagonista (che ha lo stesso nome dell’autore) trasporta il lettore in una fantasia disturbante, in cui gli incidenti automobilistici, che sono anche scontri tra umani e macchine, vengono erotizzati dai personaggi, in quello che Freud definirebbe un “impasto pulsionale” tra libido sessuale e istinto di morte. In un suo articolo del 1976 (in Simulacra and Simulation, 1981, trad. 1994), Jean Baudrillard ha scritto che si deve resistere alla tentazione moralistica di pensare che quello di Ballard sia il racconto di una perversione, anche andando contro il parere dello stesso autore. Chi dei due ha ragione? Entrambi, probabilmente. Per Baudrillard, il romanzo descrive (non a... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Inside Science Fiction - 20 settembre 2026 - articolo di Antonino Fazio

Oltre il Cielo: Il Presidio delle Nazioni: storia e anatomia della Stazione Spaziale Internazionale

Il Presidio delle Nazioni: storia e anatomia della Stazione Spaziale Internazionale

Nata dalla Guerra Fredda, oggi la Internationa Space Station è l'avamposto umano nello spazio. 

di Vincenzo Graziano

Il nostro prossimo grande obiettivo è […] sviluppare la nuova frontiera: lo spazio. […] Stasera dirigo la NASA a sviluppare una stazione spaziale permanentemente abitata entro un decennio. […] Inviteremo i nostri amici e alleati a partecipare a questa sfida, affinché si possa rafforzare la pace e far prosperare la libertà…   Ronald Reagan, Discorso sullo Stato dell'Unione, 25 gennaio 1984   Se provate ad alzare gli occhi al cielo in una notte limpida, potreste vederla: una stella artificiale, luminosissima, che taglia il buio a ventisette mila chilometri orari. Quella scintilla d'acciaio che sfreccia a quattrocento chilometri sopra le nostre teste è la Stazione Spaziale Internazionale (ISS, International Space... - Leggi l'articolo

 

SCIENZA - Oltre il Cielo - 20 settembre 2026 - articolo di Vincenzo Graziano

Star Trek: Star Trek: dalla Prima Direttiva all’IDIC, filosofia di una serie televisiva

Star Trek: dalla Prima Direttiva all'IDIC, filosofia di una serie televisiva

L'universo cine-televisivo creato da Gene Roddenberry festeggia i 60 anni dalla nascita e ne ripercorriamo le caratteristiche che l'hanno resa un universo unico del panorama culturale americano e non solo.

di Carmine Treanni

Lo scorso gennaio, la saga di Star Trek è stata attaccata dai cosiddetti Maga, il cui nome deriva dallo slogan “Make America Great Again”, ovvero i sostenitori politici di estrema destra del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Un account del social network X, con il nome di “End Wokeness” (Basta con il “woke”), ha postato alcuni video dell’ultima incarnazione del franchise cine-televisivo Star Trek: Starfleet Academy, che narra di come un gruppo di giovani cadetti del 32° secolo sono impegnati a diventare ufficiali della Federazione. Per i Maga, la serie sarebbe troppo woke, termine che deriva dall’espressione “stay woke” (rimani sveglio) molto usata dagli afroamericani negli anni Trenta per tenere... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 20 settembre 2026 - articolo di Carmine Treanni

Storia della fantascienza: Conan il texano – Parte seconda

Conan il texano – Parte seconda

Immaginario e realtà della frontiera nella creazione di un eroe cimmero.

di Paolo Bertetti

Conan e l'immaginario western  A differenza di molti romanzi d'avventura, le storie di Conan scritte da Howard non si basano sul manicheismo classico tra bene e male, ma principalmente su un diverso tipo di contrasto. Il tema esplorato è infatti quello del barbaro che entra in contatto (o meglio, si scontra) con una civiltà più antica e raffinata, e si concentra «sull'opposizione tra l'uomo innocente (eppure non integrato nel suo mondo: il barbaro, il paria) e una società che gli appare corrotta e incomprensibile», per citare quanto scritto a suo tempo da Giuseppe Lippi nell’introduzione alla raccolta L’era di Conan (1989). Il contrasto tra barbarie e civiltà era un tema ampiamente dibattuto nella corrispondenza tra... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Storia della fantascienza - 20 settembre 2026 - articolo di Paolo Bertetti

Servizi: Lanterns, tra indagini e minacce aliene

Lanterns, tra indagini e minacce aliene

Ideata da Chris Mundy, Damon Lindelof e Tom King, la serie TV è un po’ come True Detective, ma con un sapore decisamente supereroistico.

di Redazione

Nel giorno più splendente, nella notte più profonda, nessun malvagio sfugga alla mia ronda, colui che nel buio del male si perde, si guardi dal mio potere… la luce di Lanterna Verde!. Il giuramento dei poliziotti intergalattici per eccellenza riecheggia sul piccolo schermo grazie alla nuova serie targata HBO dal titolo Laterns. Terzo progetto televisivo della DC Comics da quando il duo James Gunn e Peter Safran è a capo dei DC Studios, dopo la serie TV Peacemaker (2022-2025), basata sull'omonimo personaggio e nata come spin-off del film The Suicide Squad – Missione suicida, e la serie animata Creature Commandos (2024), Lanterns è stata ideata da Chris Mundy (co-sceneggiatore di True Detective: Night Country), Damon Lindelof (autore di serie... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 20 settembre 2026 - articolo di Redazione

Star Trek: Doctor Who e Star Trek, due icone della TV a confronto

Doctor Who e Star Trek, due icone della TV a confronto

Cosa hanno in comune le due più longeve serie televisive? 

di Arturo Fabra

C’è un momento preciso in cui ci si rende conto che il paesaggio culturale attorno a noi è cambiato con una lenta dissolvenza. Per la prima volta dopo decenni, i set di due dei franchise più longevi, influenti e identitari della storia della fantascienza televisiva si sono spenti contemporaneamente. Paul wesley in Star Trek: Strange New Worlds Da un lato dell’Atlantico, la BBC e i suoi partner di produzione hanno congelato il viaggio del TARDIS. Doctor Who entra in un periodo di pausa a ventun anni dal memorabile rilancio del 2005, quando Russell T Davies e Christopher Eccleston riportarono il Signore del Tempo sul piccolo schermo, dimostrando che l’esplorazione del tempo e dello spazio aveva ancora una voce potente nel XXI secolo.... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 20 settembre 2026 - articolo di Arturo Fabra

Anteprime: Lo stormo (Storie del trentunesimo giorno)

Lo stormo (Storie del trentunesimo giorno)

Pubblichiamo un estratto del racconto che apre l'antologia Fuoco dalla Terra, la seconda su fantascienza e cambiamento climatico, curata da Luca Ortino e Carmine Treanni e pubblicata da Delos Digital.

di Dario Tonani

Claut (PN), Friuli-Venezia Giulia, trentanovesimo giorno dall’inizio della pioggia   Zanon abbassò il binocolo e si passò una mano sotto il basco nero, retaggio di nove anni trascorsi da ufficiale nel Secondo Reggimento Genio Guastatori di stanza a Trento. Un ricordo e una condanna. Conosceva a menadito valli e montagne di quella zona, molto meno il cielo infido che le incappucciava; le nubi subdole, nere come il suo copricapo, che avevano dato la stura al diluvio e all’apocalisse che ne era seguita. Accigliato, esaminò il capello che gli era rimasto fra le dita, una pagliuzza argento alla luce del tramonto, prosaico grigio durante il resto della giornata. Comunque un segno: quello che stava cercando nel cielo era grande e sfuggente come quel... - Leggi l'articolo

 

NARRATIVA - Racconti brevi - 20 settembre 2026 - articolo di Dario Tonani

Servizi: The Dog Stars – Le Stelle dopo la fine è un film sulla speranza, parola di Ridley Scott

The Dog Stars – Le Stelle dopo la fine è un film sulla speranza, parola di Ridley Scott

Il regista di Blade Runner racconta come è nato il progetto della pellicola tratta dal romanzo di Peter Heller, con protagonisti Jacob Elordi e Josh Brolin.

di Redazione

A metà tra il thriller e il genere “sopravvissuti in un mondo devastato”, la pellicola The Dog Stars – Le Stelle Dopo la Fine, tratto dall’omonimo romanzo di Peter Heller del 2012 (in Italia lo ha pubblicato Rizzoli con il titolo Le stelle del cane), segna il ritorno di Ridley Scott alla fantascienza. Lo stesso regista di Blade Runner aveva annunciato il suo ritorno alla science fiction nel novembre del 2024, senza però specificare nulla in proposito. Scritto da Mark L. Smith e Christopher Wilkinson, vanta un cast di prim’ordine, con attori del calibro di Jacob Elordi, Josh Brolin, Margaret Qualley, Guy Pearce, Benedict Wong e Allison Janney. Il film è stato girato interamente in Italia, tra i set di Cinecittà e location a... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 20 settembre 2026 - articolo di Redazione

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana degli Emmy

Fantascienza.com, il meglio della settimana degli Emmy

Tanti Emmy per Pluribus, le divise della Space Force, la nuova serie Below, un libro su un artista italiano nella settimana di Fantascienza.com

Pluribus, la serie di Apple TV di Vince Gilligan con Rhea Seehorn, ha vinto ben sei Emmy. Ma in generale, Apple TV ha portato a Cupertino una enorme quantità di statuette, battendo, per la prima in forse decenni, la HBO. E molti dicono da tempo che Apple TV è la nuova HBO. È opinione abbastanza condivisa che quasi tutte le produzioni Apple vanno in effetti dall'ottimo all'eccezionale; è ben difficile, e in genere proprio questione di gusti, trovare qualcosa nel catalogo della piattaforma che non sia di buon livello. E la buona notizia per noi è che la... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 20 settembre 2026 - articolo di S*

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?

La notizia è clamorosa, il contesto in cui si inserisce un po’ meno. Stando a quanto riferito dal sito del quotidiano sportivo portoghese A Bola, si starebbe apparecchiando un affare che riguarda il cambio di assetto proprietario di uno fra i principali club del massimo campionato saudita: e a essere coinvolti nel dossier sarebbero Cristiano Ronaldo e il patron del Milan, Gerry Cardinale, boss del gruppo RedBird Capital Partners.

Una delle quattro squadre sotto il controllo del Public Investments Fund

Il club in questione è l’Al-Nassr, quello da cui CR7 è tesserato dagli ultimi giorni del 2022. Per la cronaca, è una delle quattro squadre della Roshan League che a giugno 2023 – cioè sei mesi dopo l’atterraggio di Cristiano nel massimo torneo saudita – sono state portate sotto il controllo del Public Investments Fund (Pif), il principale braccio finanziario del regno saudita, investito della diretta responsabilità di sviluppare il torneo calcistico nazionale.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
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CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
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CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
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CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?

Gli altri tre club allora coinvolti nell’operazione sono Al-Ahli, Al-Ittihad e Al-Hilal. Quello era il momento in cui il regno dispiegava il massimo sforzo politico ed economico nello sviluppo dello sport nazionale e, più nello specifico, del calcio come principale strumento di una politica di potenza internazionale. Da allora molte cose sono cambiate, sia nell’atteggiamento del governo saudita verso lo sport sia, soprattutto, nella megalomania della progettazione politico-economica della grandezza saudita. E il fatto che si proceda verso la messa sul mercato dei club controllati da Pif è un segnale di questo mutamento. Ma andiamo nel dettaglio.

Un consorzio di cinque investitori

L’articolo pubblicato dal sito del quotidiano portoghese parla di un’operazione da 100 milioni di dollari (92 milioni di euro) che vede la partecipazione di cinque investitori. Oltre a Cristiano Ronaldo e a Cardinale vengono infatti indicati tre imprenditori sauditi: Ibrahim Al-Muhaidib, Mohammed Al-Khereiji e Sharaf Al-Hariri.

Al-Muhaidib è un giovane quarantenne rampante che ha costruito la sua fortuna dapprima col business delle cliniche dentali (le notizie agiografiche narrano che, in questo settore, la trafila sia partita dal ruolo di receptionist all’età di 13 anni) per poi diversificare nei segmenti dell’hospitality e del real estate. A maggio del 2026 la rivista specializzata Forbes gli accreditava un patrimonio personale da 2,1 miliardi di dollari.

Confermata la presenza di CR7 tra gli investitori

Dell’Al-Nassr è stato presidente per un breve periodo, nel 2024. E già a giugno il suo nome era stato fatto come possibile acquirente della quota di maggioranza (70 per cento) che Pif sarebbe intenzionato a vendere. Fra le indiscrezioni che in quella fase erano state fatte c’era anche quella sulla possibile presenza di CR7 tra gli investitori: cosa che, a tre mesi di distanza, verrebbe confermata.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 in azione con la maglia dell’Al-Nassr (foto Ansa).

Per quanto riguarda Al-Khereiji, si tratta di un 38enne a capo di un conglomerato (l’Al-Khereiji Group) il cui settore prevalente è quello della comunicazione e dei media. Da poco più di un anno Al-Khereiji si è radicato nel mondo del calcio, avendo acquisito un club della serie B spagnola: l’Almeria. Manco a farlo apposta, è il club di cui Cristiano Ronaldo ha rilevato una quota del 25 per cento nel mese di febbraio.

Il più anziano dei tre è Al-Hariri (classe 1971), che gestisce un colosso degli investimenti globali (Hozon Holding) e ha la passione per i cavalli, ma non disdegna il pallone.

Il tentativo di disimpegno di Pif nel mondo dello sport

Questa formazione sarebbe pronta a rilevare da Pif il club che ha vinto l’ultima edizione del campionato saudita. Il fatto che uno dei possibili investitori sia anche un suo calciatore tesserato – anzi, il più importante calciatore della sua storia – è un’anomalia che passa abbastanza in secondo piano. Più interessante è comprendere il quadro economico di medio periodo in cui questa operazione avviene. Un quadro che segna il tentativo di disimpegno di Pif nel mondo dello sport.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
Il principe saudita Mohammed bin Salman (foto Ansa).

La traiettoria dell’Al-Nassr è comune a quella degli altri tre club che erano finiti sotto la sfera d’influenza del fondo sovrano. Tra fine agosto e inizio settembre è stato perfezionato il trasferimento del 70 per cento dell’Al-Hilal (il club che ha affidato la panchina a Simone Inzaghi) a Kingdom Holding Company.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
Simone Inzaghi, allenatore dell’Al-Hilal (foto Ansa).

L’Al-Nassr sarebbe il secondo club la cui maggioranza viene alienata. Anche Al-Ahli e Al-Ittihad sono posti sulla stessa rotta. Si tratta di dismissioni programmate che dicono più di quanto il fondo sovrano voglia lasciar trasparire. E il messaggio che se ne può ricavare è alquanto chiaro: dire che si era esagerato con le spese è persino un eufemismo. Adesso bisogna rientrare e gli attori dell’economia privata sono chiamati a farsi carico dei “gioielli di famiglia calcistici”, che si sono rivelati un lusso pacchiano.

Il progetto LIV Golf: un pozzo senza fondo chiuso da un giorno all’altro

Con una specificazione: che parlando di “attori privati”, a proposito dell’economia saudita, si deve usare qualche cautela definitoria. Sono tutti quanti più o meno legati alla mano munifica della corona e alle strutture di un’economia statale non ancora emancipata dal sistema dei clan: ne hanno beneficiato nel corso del tempo, dunque sono chiamati a caricarsi qualche fardello laddove sia necessario. Tornando a Pif, la dinamica del disinvestimento è ancora più chiara se si guarda all’abbandono del delirante progetto LIV Golf: un pozzo senza fondo chiuso da un giorno all’altro.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?

Why, mister Cardinale?

In questo intreccio di miliardari sauditi, di multiproprietà calcistiche e di ex fuoriclasse del calcio che non vogliono rassegnarsi al fine carriera (l’altra sera CR7, oltre a subire una sconfitta 4-0 nella Champions asiatica per mano dell’Al-Ain, si è reso protagonista di una scena di nervosismo abbastanza ridicola), resta da capire a che pro il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, entri nel business. Ha già dovuto costruirsi tutte le scappatoie possibili per sanare la posizione multiproprietaria coi francesi del Tolosa. E adesso vuole prendersi un giocattolo costosissimo in Arabia Saudita. Perché? Forse si sta lasciando ammaliare un po’ troppo dalle sirene portoghesi. Un giorno tirerà le somme e cercherà di capire se gli sarà convenuto.

Ral in chiaro: come la rivoluzione sugli stipendi cambia gli annunci di lavoro

Fino a pochi mesi fa, a chi si candidava per un posto di lavoro poteva succedere di sostenere uno o più colloqui, arrivando (quasi) alla fine della selezione senza neanche sapere quale sarebbe stata poi la sua retribuzione. Negli annunci abbondavano formule come «stipendio commisurato all’esperienza», «inquadramento da definire» o il sempreverde «Ral competitiva». Poi qualcosa è cambiato. E molto più rapidamente di quanto ci si potesse aspettare.

L’accelerazione coincide con l’entrata in vigore, il 7 giugno, delle nuove norme che recepiscono la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e che, tra le altre cose, stabiliscono il diritto a conoscere il salario iniziale o la relativa fascia prima del colloquio, vietando al datore di lavoro di chiedere quanto il candidato guadagni o guadagnasse nel precedente impiego.

Italia da ultima in classifica a un inaspettato primato

Il cambiamento italiano colpisce ancora di più se guardiamo che cosa succede nel resto d’Europa: nel marzo del 2026, poco prima cioè dell’entrata in vigore delle nuove regole, l’Italia era ferma al 36 per cento, dietro a Regno Unito (56 per cento), Paesi Bassi (48 per cento), Francia (43 per cento) e Irlanda (39 per cento) e davanti soltanto a Spagna (17 per cento) e Germania (12 per cento).

Un’accelerazione che nel resto d’Europa ancora non si vede

A luglio la situazione si è praticamente ribaltata e, come detto, il nostro Paese è arrivato al 61 per cento di annunci “trasparenti”, superando Paesi Bassi (49 per cento) e Francia (43 per cento), mentre Spagna e Germania sono rimaste rispettivamente al 18 e al 14 per cento. La spiegazione risiede nei diversi tempi di recepimento della direttiva: secondo Lisa Feist, economista di Indeed, «il rispetto della scadenza europea e l’obbligo italiano di indicare la paga direttamente nell’annuncio hanno prodotto un’accelerazione che negli altri grandi mercati europei ancora non si vede».

Ral in chiaro: come la rivoluzione sugli stipendi cambia gli annunci di lavoro
Il mercato italiano degli annunci di lavoro viene rivoluzionato (foto Unsplash).

Certo, ancora non siamo arrivati al 100 per cento completo, e ciò significa che quasi quattro annunci italiani su 10 continuano a non riportare alcuna retribuzione. Tuttavia, la stessa Indeed ricorda che esistono deroghe per alcune tipologie contrattuali e settoriali e che una parte delle imprese sta ancora adeguando i propri processi di selezione.

Quanto può essere larga una “forbice”?

Rimane scoperta, poi, la questione escamotage, di cui – anche a giudicare da alcuni annunci che si vedono ancora scorrere su LinkedIn – molti continuano ad avvalersi: la legge impone infatti di pubblicare la retribuzione, ma nulla vieta di celare il reale stipendio dentro a una fascia salariale, che può essere più o meno ampia. Prima dell’entrata in vigore della normativa, l’Italia si distingueva proprio per l’ampiezza dei range retributivi, tant’è che, nei primi tre mesi del 2026, Indeed calcolava una forbice mediana pari al 50 per cento del limite inferiore per le retribuzioni mensili: significa che un’offerta da 3 mila euro poteva arrivare anche a 4.500. Solo il 10 per cento degli annunci che fornivano informazioni sulla paga indicavano una cifra precisa.

Ral in chiaro: come la rivoluzione sugli stipendi cambia gli annunci di lavoro
La piattaforma LinkedIn (foto Unsplash).

Questo trucchetto resiste ancora oggi, ma in misura nettamente inferiore e con grandi differenze tra i settori: in quello commerciale si riscontrano offerte che vanno dai 20 ai 30 mila euro, mentre ancora più estreme appaiono alcune offerte nella ristorazione, con paghe indicate anche fra gli 810 e i 1.895 euro mensili. Si tratta di esempi che ovviamente non costituiscono un campione rappresentativo, ma mostrano quanto due annunci entrambi dotati di una cifra possano avere un grado di trasparenza molto diverso.

Dopo l’entrata in vigore della nuova legge le fasce si sono ristrette

Eppure, proprio su questo fronte arriva una sorpresa: dopo l’entrata in vigore della nuova legge le fasce si sono ristrette e, tra il 7 giugno e il 31 agosto 2026, l’ampiezza mediana della forbice negli annunci italiani di Indeed è scesa al 25 per cento del limite inferiore. In pratica, partendo da uno stipendio di 2 mila euro, una forbice che un anno fa poteva estendersi per circa 900 euro oggi si fermerebbe intorno ai 500. Una tendenza confermata anche da un’analisi del Burning Glass Institute e basata sui dati Lightcast.

La trasparenza conviene anche alle aziende

Rendere pubblica la Ral non serve soltanto a risparmiare al candidato la spiacevole scoperta, dopo svariati colloqui, che lo stipendio offerto è più basso di quello atteso e/o sperato. La direttiva europea nasce soprattutto per ridurre le asimmetrie informative e contribuire a contrastare le discriminazioni salariali: i lavoratori hanno infatti anche diritto a chiedere informazioni sui livelli retributivi medi, distinti per sesso, delle persone che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

La rivoluzione italiana è appena cominciata…

La trasparenza, però, finisce col convenire anche a chi assume. In un’indagine Indeed condotta su oltre 6 mila lavoratori di sei Paesi europei, tra il 61 e l’82 per cento degli intervistati si dice più propenso a candidarsi quando nell’annuncio compare una fascia salariale. E l’effetto risulta particolarmente forte tra le donne. La rivoluzione italiana, insomma, è appena cominciata e resta da capire che cosa succederà a quel 39 per cento di annunci ancora senza paga dichiarata. Ma i primi numeri raccontano qualcosa che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato quasi fantascienza nel nostro mercato del lavoro: scrivere quanto si guadagna sta diventando la normalità.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa

Anche la Cina ha paura dell’intelligenza artificiale. Non abbastanza, però, da togliere il piede dall’acceleratore. Mentre Anthropic e una parte della Silicon Valley chiedono di moderare lo sviluppo dei modelli più potenti, Pechino prepara regole più severe, rafforza i controlli e allarga il perimetro dei rischi. Ma respinge l’idea che la sicurezza debba tradursi in una frenata. Dietro gli allarmi americani vede anche una strategia industriale: conservare il vantaggio degli Stati Uniti, chiudere alla Cina l’accesso ai chip e alle tecnologie più avanzate, per poi negoziare da una posizione di forza.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Xi Jinping (Ansa).

I sospetti e le accuse di Pechino

La risposta ufficiale segue questa linea. Per Pechino l’IA deve restare «sicura e controllabile», subordinata alle decisioni umane e sorvegliata lungo tutto il suo ciclo di vita. Non deve però diventare monopolio di poche aziende o di un solo Paese. A parole, Xi Jinping propone un ecosistema aperto, accessibile e governato in sedi multilaterali, come confermato anche durante il vertice dei BRICS. Allo stesso tempo, la Cina accusa Washington di estendere arbitrariamente il concetto di sicurezza nazionale per contenere la crescita tecnologica cinese. Gli appelli di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, arrivano forse dal messaggero meno adatto: la stessa azienda che denuncia i rischi dei modelli di frontiera sostiene restrizioni ancora più dure sulle tecnologie disponibili alla Repubblica popolare.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Dario Amodei (Ansa).

La tenuta del regime preoccupa più dell’apocalisse algoritmica

Il sospetto politico non cancella la preoccupazione. Nei giorni scorsi Chen Yixin, ministro della Sicurezza dello Stato e capo dell’intelligence civile, ha indicato nell’IA una possibile minaccia alla stabilità politica, alle infrastrutture critiche e allo stesso potere del Partito comunista. «Attori ostili potrebbero usarla per penetrare le reti, manipolare l’informazione, interferire con le istituzioni e colpire il sistema ideologico». Il linguaggio resta quello della sicurezza nazionale, più attento alla tenuta del regime che all’apocalisse algoritmica immaginata in alcuni laboratori californiani. Eppure il salto è evidente: il pericolo non riguarda più soltanto ciò che una macchina può dire, ma ciò che può fare. Il dibattito interno si sta orientando di conseguenza. Ai timori tradizionali – contenuti incontrollati, disinformazione, stabilità sociale – si aggiungono agenti autonomi, cyberattacchi, impieghi in ambito biologico e nucleare, perdita di controllo operativo. Ricercatori e centri di analisi discutono di sistemi capaci di aggirare le protezioni, uscire dagli ambienti di prova e agire nel mondo reale. Anche l’automazione del lavoro preoccupa: in un’economia rallentata, con milioni di nuovi laureati e una vasta occupazione manifatturiera e nei servizi, la sostituzione di massa non è una previsione astratta, ma un rischio politico. Le polemiche dei tassisti contro l’espansione dei robotaxi a Wuhan e la recente sentenza di Hangzhou contraria al licenziamento di un dipendente sostituito dall’IA hanno mostrato quanto rapidamente l’automazione possa diventare una questione di occupazione e stabilità sociale.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
La World Robot Conference di Pechino (Ansa).

Il controllore ultimo resta lo Stato

Pechino non arriva impreparata. Già dal 2023 i servizi di IA generativa rivolti al pubblico devono rispettare i «valori fondamentali socialisti», evitare contenuti contrari alla sicurezza nazionale, registrare gli algoritmi e, nei casi previsti, superare valutazioni preventive. Da settembre 2025 è operativo un sistema di etichettatura dei contenuti artificiali. Le disposizioni più recenti impongono agli sviluppatori di agenti di proteggersi dall’avvelenamento dei dati, dalla manipolazione degli algoritmi e dalle vulnerabilità, oltre a individuare, interrompere e correggere comportamenti impropri. Gli utenti devono sapere quando una decisione è stata assunta autonomamente e conservare l’ultima parola. Il nuovo Quadro per la governance della sicurezza dell’IA, entrato in vigore a maggio, amplia drasticamente lo spazio dedicato agli agenti e all’IA incorporata. È inoltre in preparazione uno standard nazionale obbligatorio sulla sicurezza degli agenti, indicato dagli analisti di Concordia AI come il primo del genere. La formula politica è ormai definita: «Sviluppo prioritario, sicurezza come linea di fondo». Che cosa significa in pratica? Tracciabilità dei processi, dati confinati, test esterni e possibilità di arrestare le operazioni rischiose, ma nessun supervisore indipendente installato nei laboratori sul modello proposto da Anthropic. Il controllore ultimo resta lo Stato. D’altronde, il Partito comunista possiede strumenti coercitivi che Washington non può esercitare sulle proprie Big Tech con la stessa rapidità. Può rinviare il lancio di prodotti, imporre standard e coordinare aziende, università e apparati di sicurezza. Ma l’obiettivo non è soltanto ridurre il rischio. Le norme sui contenuti proteggono il monopolio politico del Partito, quelle sui dati rafforzano la sovranità digitale, gli standard tecnici possono diventare leve industriali e geopolitiche.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Un robot (Ansa).

La sfida con gli Usa e l’obiettivo dell’autosufficienza

L’accento sulla sicurezza non frena la penetrazione dell’IA nell’economia reale. Il programma “AI Plus” ne incentiva l’applicazione in manifattura, robotica, logistica, energia, sanità, istruzione e servizi pubblici. Pechino ritiene che il proprio vantaggio non risieda necessariamente nel dotarsi del primo modello capace di superare tutti gli altri, ma nella possibilità di applicare sistemi abbastanza potenti a una base industriale molto vasta. Le fabbriche intelligenti, le reti energetiche, gli ospedali, i veicoli autonomi e persino i giocattoli connessi producono applicazioni e dati con cui affinare ulteriormente i modelli. Washington conserva il primato nei chip più avanzati e in diversi sistemi di frontiera. La Cina prova a compensarlo con efficienza, scala produttiva e velocità di diffusione. I modelli open-weight sono parte della strategia. Possono essere scaricati, adattati e installati su infrastrutture locali, offrendo alle imprese un’alternativa più economica ai servizi chiusi americani. Facilitano l’esame delle vulnerabilità e l’impiego difensivo, ma permettono anche di rimuovere le salvaguardie e redistribuire capacità pericolose. Pechino accetta questa contraddizione perché l’apertura aiuta i suoi campioni a conquistare sviluppatori, mercati emergenti e influenza sugli standard globali. Le restrizioni americane sul calcolo avanzato, nel frattempo, accelerano gli investimenti nei semiconduttori nazionali e rendono l’autosufficienza una priorità politica.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Donald Trump (Imagoeconomica).

Lo scontro sulla distillazione

Un altro fronte è la distillazione, la tecnica con cui un modello più piccolo apprende dalle risposte di uno più potente. Le autorità americane accusano aziende cinesi, tra cui DeepSeek, Moonshot, Alibaba e MiniMax, di avere interrogato su scala industriale Claude, ChatGPT, Gemini e Grok per trasferirne capacità nei propri sistemi, violando le condizioni d’uso e aggirando almeno nello spirito i controlli tecnologici. Per Washington non è semplice apprendimento competitivo, ma appropriazione di un vantaggio costato miliardi, con possibili conseguenze sulla sicurezza nazionale. Pechino rovescia l’accusa: la distillazione è una pratica diffusa in tutta l’industria e gli Stati Uniti la trasformano in minaccia soltanto quando permette alle aziende cinesi di recuperare terreno. Dopo i chip e la potenza di calcolo, sostiene la narrativa ufficiale, Washington cerca così di chiudere anche l’accesso ai modelli, saldando gli interessi delle Big Tech alla difesa dell’egemonia americana.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Le principali app di intelligenza artificiale (foto Unsplash).

Gli effetti collaterali di una frenata

Il tema sarà al centro dell’agenda del vertice tra Xi e Trump, in calendario per il 24 settembre alla Casa Bianca. I due contendenti riconoscono molti degli stessi pericoli legati all’IA, ma li osservano attraverso lo specchio della competizione. La Casa Bianca teme che una pausa unilaterale consegni un vantaggio strategico cruciale a Pechino. La Cina teme che una pausa negoziata dagli americani congeli la superiorità di Washington. Entrambe le potenze chiedono controlli e continuano ad accelerare, entrambe descrivono le proprie restrizioni come difensive e quelle del rivale come strumenti di dominio. Un dialogo resta possibile (oltre che auspicabile) su incidenti informatici, sistemi militari e perdita di controllo. Ma l’IA è ormai considerata un’arma troppo strategica per rischiare di lasciare il primato al rivale. Per non perdere il passo, è difficile immaginare che Xi e Trump decidano di smettere di correre.

Short Movie: La mia amica bloccata nel soffitto

La mia amica bloccata nel soffitto

Dichiarare il proprio amore alla migliore amica non è mai semplice. Diventa ancora più complicato se, nel momento decisivo, la ragazza in questione finisce letteralmente incollata al soffitto.

È la premessa di My Best Friend Is Stuck on the Ceiling, cortometraggio australiano del 2015 scritto e diretto da Matt Vesely, una piccola commedia romantica che usa un espediente fantascientifico per raccontare con ironia l’imbarazzo, le aspettative e i rischi di un’amicizia che per uno dei due protagonisti è diventata qualcosa di più. Connor è innamorato in segreto della sua migliore amica Rach e, per il suo compleanno, le ha procurato un regalo decisamente fuori dal comune. Dovrebbe essere l’occasione perfetta per dichiararsi, ma... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 19 settembre 2026 - articolo di S*