M.Manfredi ‘addio a Barbirotti, la sua attività politica dedicata all’ambiente’

“Il cordoglio del Consiglio Regionale della Campania per la scomparsa del collega consigliere regionale, Dario Barbirotti, eletto nella IX legislatura, nelle fila di “Italia dei Valori”, e caratterizzatosi per aver dedicato la sua lunga ed intensa attività politica alla tutela del territorio, del paesaggio e dell’ambiente, particolarmente nella sua qualità di componente delle commissioni regionali Ambiente ed Agricoltura, di portavoce provinciale di “Europa Verde”, e di consigliere ed assessore comunale di Salerno. Alla sua famiglia, le nostre sentite condoglianze”. Lo afferma il presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi.

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Librandi (FI), su Battipaglia la Regione spieghi cosa è accaduto

“La sospensione dei ricoveri e il trasferimento dei pazienti dall’ospedale di Battipaglia rappresentano un fatto di estrema gravità che impone risposte immediate. La sicurezza dei pazienti e del personale sanitario è una priorità assoluta, ma i cittadini hanno il diritto di conoscere l’effettiva entità delle criticità riscontrate e i tempi necessari per il pieno ripristino delle attività”. Lo dichiara Gianfranco Librandi, vicesegretario regionale di Forza Italia in Campania. “Chiediamo alla Regione Campania e all’Asl Salerno di riferire con la massima trasparenza sulle verifiche tecniche effettuate, sugli interventi già programmati e sulle iniziative necessarie per restituire in tempi rapidi piena funzionalità a un presidio ospedaliero strategico per l’intero territorio della Piana del Sele”. “La manutenzione e la sicurezza delle strutture sanitarie non possono diventare un tema solo quando esplode un’emergenza. Servono programmazione, controlli costanti e investimenti adeguati, perché il diritto alla salute passa anche attraverso ospedali sicuri ed efficienti. Su questa vicenda continueremo a vigilare, nell’interesse dei cittadini e degli operatori sanitari”, conclude il vicesegretario regionale degli azzurri campani.

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Ospedale Battipaglia, Celano e Minella (Forza Italia): “Presentata interrogazione a Fico”

I Consiglieri regionali di Forza Italia Roberto Celano e Mimì Minella hanno depositato un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, per chiedere interventi urgenti a tutela dell’Ospedale “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia e dei servizi sanitari del territorio.
L’iniziativa nasce a seguito dei gravi cedimenti strutturali che hanno interessato il presidio ospedaliero, con l’evacuazione di alcuni reparti e la sospensione di attività assistenziali, una situazione che impone di fare piena luce sulle condizioni della struttura, sugli interventi di messa in sicurezza e sulle misure necessarie a garantire la continuità dei servizi ai cittadini.
L’interrogazione richiama inoltre il progressivo depotenziamento della sanità battipagliese, dallo smantellamento dello storico Distretto Sanitario 65 alla mancata valorizzazione della sede territoriale, fino alla scelta della Regione di programmare per Battipaglia una Casa di Comunità Spoke, anziché una Casa di Comunità Hub, nonostante il ruolo strategico della città e il vasto bacino di utenza della Piana del Sele.
«Chiediamo risposte immediate – dichiarano Celano e Minella – sulle condizioni dell’ospedale, sui tempi per il ripristino della piena operatività e sugli investimenti che la Regione intende destinare al presidio. Allo stesso tempo riteniamo incomprensibile e penalizzante la scelta di classificare la Casa di Comunità di Battipaglia come Spoke: una decisione che mortifica un territorio che rappresenta un punto di riferimento per decine di migliaia di cittadini e che merita una programmazione sanitaria coerente con la sua importanza.»

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Piero De Luca (PD): “Il centrosinistra costruisca un’alternativa credibile al governo”

La Festa de l’Unità di Santa Caterina dello Ionio è stata, secondo il deputato salernitano e segretario regionale del Partito Democratico della Campania Piero De Luca, un’importante occasione di confronto sui temi della democrazia, della partecipazione e del ruolo dei partiti in una fase politica che, a suo giudizio, richiede “responsabilità, ascolto e un forte impegno nei territori”.

Nel corso del dibattito, De Luca ha rivolto un duro attacco all’azione dell’esecutivo nazionale, sostenendo che “dopo quasi quattro anni di governo la destra ha tradito tutte le promesse fatte, fallendo sulle questioni economiche e sociali e contribuendo a rendere più poveri gli italiani”.

Il parlamentare ha quindi rilanciato il ruolo del Partito Democratico e della coalizione di centrosinistra, affermando che “hanno il dovere di costruire un’alternativa credibile per il Paese, mettendo al centro le esigenze e i bisogni reali di famiglie, lavoratori e imprese”.

De Luca ha infine ringraziato il sindaco di Santa Caterina dello Ionio, Francesco Severino, il circolo locale del Partito Democratico e gli organizzatori della manifestazione per l’accoglienza ricevuta. Al confronto hanno preso parte, tra gli altri, la segretaria del circolo Maria Antonietta De Francesco, la presidente del Consiglio comunale Maria Criniti, il segretario provinciale del Pd di Catanzaro Gregorio Gallello, la dirigente nazionale del Pd Enza Bruno Bossio, il capogruppo dem in Consiglio regionale della Calabria Ernesto Alecci e il segretario regionale del Pd Calabria, Nicola Irto.

“Continuiamo a lavorare, senza sosta, per il futuro dell’Italia. Avanti, insieme”, ha concluso il parlamentare campano.

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Il Cdr del Corriere contro l’intervista all’editore Cairo

Il Comitato di redazione del Corriere della Sera non ci sta e critica la lunga intervista a Urbano Cairo firmata da Fabrizio Roncone e pubblicata il 2 agosto sulle pagine (sì, due) del quotidiano.

Il Cdr del Corriere contro l’intervista all’editore Cairo
L’intervista a Urbano Cairo sul Corriere.

«Questo Cdr ritiene inopportuna la scelta di dedicare uno spazio così ampio, ben due pagine, a un’intervista all’editore (per quanto ben scritta), editore che da tre giorni consecutivi è in prima pagina sul Corriere», si legge nella nota. «Scelte di questo genere comportano un rischio concreto: renderci autoreferenziali e trasmettere ai lettori un’immagine di scarsa indipendenza della testata». E, ancora: «Ci sembra ulteriormente grave il riferimento allo sciopero dei giornalisti del 2023. Un’azione sindacale forte, certo, ma decisa dall’assemblea di redazione in modo compatto e soprattutto in risposta alla chiusura totale dell’azienda sulle vertenze aperte. Il tutto in anni in cui Rcs vantava bilanci più che positivi». Per i rappresentanti dei giornalisti è grave anche il tempismo dell’intervista visto che venerdì l’azienda aveva annunciato, a partire dal 5 agosto, l’aumento di 20 centesimi del prezzo del quotidiano. «I nostri lettori, a cui viene richiesto questo ulteriore sacrificio, meritano pagine di notizie, quelle che hanno reso unico il Corriere della Sera», conclude il Cdr. Chissà se anche i colleghi della Gazzetta dello Sport li seguiranno, visto l’intervento di Cairo nelle vesti di presidente del Torino sulla Rosea di lunedì con tanto di didascalia «numero uno»…

Il Cdr del Corriere contro l’intervista all’editore Cairo
L’intervento di Urbano Cairo sulla Gazzetta dello Sport del 3 agosto.

Amazon supera per la prima volta i 3 mila miliardi di capitalizzazione

Amazon, grazie a un rialzo del 5,6 per cento all’inizio delle contrattazioni a Wall Street, ha superato per la prima volta nella sua storia i 3 mila miliardi di dollari di capitalizzazione, unendosi così alla ristretta cerchia di colossi della Borsa capaci di superare tale soglia: Nvidia, Alphabet, Microsoft e Apple. Dopo aver raggiunto per la prima volta una valutazione di 2 mila miliardi di dollari a giugno del 2024, Amazon ha impiegato poco più di due anni per superare questa nuova soglia. E lo ha fatto al termine di alcuni mesi caratterizzati soprattutto da vendite, dovute allo scetticismo riguardante le società che avevano annunciato investimenti miliardari nell’intelligenza artificiale. Il titolo aveva perso quasi il 18 per cento tra il massimo storico registrato il 6 maggio e il minimo trimestrale toccato a luglio. Poi una nuova accelerata, grazie a un’ondata di rinnovato ottimismo sull’IA, che ha spinto i titoli tecnologici a nuovi massimi.

La mossa Gualmini e la vera strategia del centrodestra a Bologna

Qualche giorno fa, il Foglio ha proposto una lettura suggestiva dello scenario che si prospetta in vista delle prossime elezioni comunali a Bologna: Giorgia Meloni starebbe valutando di appoggiare Elisabetta Gualmini, europarlamentare ex Pd, oggi in Azione, come candidata sindaco di Bologna per colpire Elly Schlein nel cuore della sua città, la roccaforte rossa per eccellenza. Una mossa di alta politica nazionale travestita da competizione locale. Ma per capire come il centrodestra spera di far perdere il Pd a Bologna bisogna guardare meno alla candidatura in sé e più alla geometria politica che potrebbe sostenerla.

La mossa Gualmini e la vera strategia del centrodestra a Bologna
Elisabetta Gualmini con Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Perché Bologna, perché ora

Il contesto bolognese offre condizioni quasi ideali per questo disegno. Matteo Lepore è una figura politicamente indebolita: i sondaggi lo danno in difficoltà, e alcune sue uscite pubbliche recenti sono state viste con un certo scetticismo da più di un osservatore. Gli scontri del 19 luglio, seguiti al presidio convocato dallo stesso sindaco per chiedere verità sulla morte di Abderrahim Fakir durante un fermo di polizia, hanno offerto al centrodestra nazionale un assist di proporzioni inattese, alimentando la narrazione sull’amministrazione uscente come inadeguata e nemica delle forze dell’ordine. In questo contesto, non è passata inosservata la presa di distanza di Gualmini: l’ex europarlamentare, uscita dal Pd a febbraio per divergenze ritenute insanabili con la linea di Schlein, ha descritto con toni durissimi quanto visto quella sera a Bologna. Una dichiarazione che la colloca plasticamente in posizione di discontinuità rispetto all’amministrazione uscente, esattamente il profilo necessario per intercettare quell’elettorato moderato che potrebbe fare la differenza al ballottaggio.

La mossa Gualmini e la vera strategia del centrodestra a Bologna
Matteo Lepore (Imagoeconomica).

La geometria dello schema

Elemento fondamentale di questa strategia risiede nel “come” arrivare a sostenere Gualmini. L’idea che circola in alcune stanze del centrodestra bolognese sarebbe apparentemente paradossale: sostenerla, senza sostenerla. Ovvero, marciare divisi, ognuno per sé, con candidature autonome, per favorirne l’ascesa al ballottaggio. Nel quale, a quel punto, contro Lepore, non servirebbe nemmeno un appoggio esplicito: gli elettori di centrodestra si mobiliterebbero in ogni caso. La divisione delle forze di centrodestra non sarebbe quindi un segno di disorganizzazione, ma una scelta tattica. Si dice che qualcuno in Forza Italia starebbe valutando un appoggio più o meno formale a Gualmini, mentre FdI e Lega correrebbero con candidature di bandiera separate. L’obiettivo non sarebbe massimizzare il voto di coalizione al primo turno, ma favorire l’arrivo di Gualmini al ballottaggio senza che un apparentamento esplicito ne comprometta la credibilità presso gli elettori più centristi: l’ex eurodeputata Pd infatti sarebbe competitiva solo se portasse con sé in questa corsa un pezzo di base dem. Al secondo turno, il voto di centrodestra confluirebbe su di lei in modo naturale, senza bisogno di accordi formali, senza simboli sul palco, senza la foto di rito con Meloni o con altri leader “compromettenti”. Lo schema, nei suoi elementi essenziali, è questo: rinunciare a una candidatura di bandiera realmente competitiva, convogliare le proprie energie su una candidata “terza” capace di arrivare al ballottaggio e sostenerla al secondo turno, ma senza dirlo troppo ad alta voce.

La mossa Gualmini e la vera strategia del centrodestra a Bologna
Galeazzo Bignami (Imagoeconomica).

Il precedente veneziano

Una simile operazione fu sperimentata a Venezia per ben due volte. Nel 2005 il centrodestra, strutturalmente minoritario in città, favorì senza dirlo esplicitamente la candidatura di Massimo Cacciari contro il candidato di centrosinistra Felice Casson. Cacciari arrivò al ballottaggio e fu sostenuto senza apparentamento formale, per non “azzopparlo” con un abbraccio troppo visibile. Dieci anni dopo lo stesso schema fu riproposto con Luigi Brugnaro, imprenditore presentatosi con liste civiche e appoggiato ufficialmente dalla sola Forza Italia, mentre Lega e Fratelli d’Italia corsero con propri candidati al primo turno. In entrambi i casi bastò un orientamento del centrodestra sufficientemente chiaro per fare la differenza: prima vinse Cacciari, poi Brugnaro. Se Gualmini dovesse vincere, l’effetto, solo apparentemente collaterale, sul quadro nazionale sarebbe dirompente: una sconfitta di Schlein nella sua città simbolo, una crepa nell’egemonia della sinistra nel più progressista dei grandi centri urbani. Il centrodestra, con un realismo che potremmo definire machiavellico, non si candida a vincere Bologna con una propria candidatura. Si candida a far perdere la sinistra, che è cosa diversa e richiede una strategia diversa. Il modello veneziano ha già dimostrato per due volte che una simile operazione è possibile. Che possa funzionare anche a Bologna, tuttavia, rimane tutto da dimostrare.

La mossa Gualmini e la vera strategia del centrodestra a Bologna
Massimo Cacciari (Imagoeconomica).

Capital One chiuse i conti della Trump Organization dopo una verifica antiriciclaggio

Nel 2021 Capital One decise di chiudere oltre 300 conti riconducibili alla Trump Organization a seguito di una verifica antiriciclaggio riguardante l’azienda di famiglia del presidente Usa. Lo ha reso noto la banca d’affari statunitense, nel tentativo di far archiviare la causa intentata a marzo del 2025 dal Donald J. Trump Revocable Trust e da Eric Trump davanti a un tribunale della Florida, a cui si sono in seguito accodati anche DJT Holdings, DJT Holdings Managing Member e DTTM Operations, tutti convinti che Capital One avesse agito per motivi politici.

Capital One chiuse i conti della Trump Organization dopo una verifica antiriciclaggio
Donald Trump (Ansa).

Le società legate a Trump avevano parlato di una decisione politicamente orientata da parte di Capital One, incompatibile con le norme invocate a tutela dei consumatori e contro le pratiche commerciali ingannevoli, sostenendo che il debanking era avvenuto a causa delle convinzioni woke dell’istituto e dal suo desiderio di trarre profitto dal clima politico successivo all’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021. Capital One, invece, sostiene che la chiusura dei conti sia avvenuta dopo attente analisi affidate a professionisti dell’antiriciclaggio, nel rispetto delle procedure aziendali e delle indicazioni delle autorità di vigilanza.

PRECISAZIONE

Si tratta della prima volta che una banca collega formalmente dei sospetti di riciclaggio all’azienda di famiglia di Trump. Ma, va sottolineato, Capital One non ha accusato la holding di alcuna attività illegale: semplicemente, la banca ha spiegato che alcuni schemi transazionali emersi dall’indagine erano rientrati tra quelli che le indicazioni federali sottopongono a particolare attenzione. Convinto che ciò non corrisponda a verità, ad agosto 2025 Trump ha firmato un ordine esecutivo secondo cui le decisioni delle banche devono poggiare su valutazioni individuali, oggettive e basate sul rischio, non sulle opinioni politiche o religiose dei clienti.

Scuola, Tiso(Acc. Iniziativa Comune): “Uso IA rischia di ridurre pensiero critico”

“L’intelligenza artificiale rappresenta una delle innovazioni più significative del nostro tempo e sta trasformando profondamente il modo di studiare, lavorare e comunicare. Strumenti sempre più evoluti sono ormai parte della quotidianità e offrono opportunità importanti anche nel mondo della scuola, consentendo agli studenti di approfondire argomenti complessi, esercitarsi in modo personalizzato e agli insegnanti di predisporre materiali didattici più efficaci e inclusivi. Di fronte a questa rivoluzione tecnologica – dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca – è fondamentale evitare sia inutili allarmismi sia un entusiasmo privo di senso critico. L’intelligenza artificiale deve essere uno strumento al servizio della formazione e non un sostituto della capacità di ragionare, studiare e confrontarsi con gli altri”. Secondo Tiso, il ricorso eccessivo all’IA “rischia infatti di impoverire il pensiero critico, la creatività e l’autonomia degli studenti qualora venga utilizzata esclusivamente per ottenere risposte immediate o svolgere compiti senza un reale percorso di apprendimento. La conoscenza nasce dall’impegno, dal dubbio e dalla capacità di analizzare le informazioni. Se deleghiamo completamente questi processi alle macchine, rischiamo di formare giovani meno preparati ad affrontare le sfide del futuro”. Per Accademia Iniziativa Comune è quindi necessario promuovere una vera educazione digitale, che insegni a utilizzare l’intelligenza artificiale in modo consapevole, verificandone sempre i contenuti e comprendendone limiti e potenzialità. La soluzione – conclude Tiso – è investire nella formazione di studenti e docenti, introducendo percorsi di alfabetizzazione sull’IA e affiancando alle competenze digitali lo sviluppo del pensiero critico, della capacità di verifica delle fonti e del confronto umano, affinché la tecnologia resti un supporto all’intelligenza delle persone e non la sostituisca”.

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Enav, al ceo De Biasio anche la carica di direttore generale

Il consiglio di amministrazione di Enav, controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze che opera come fornitore in esclusiva di servizi alla navigazione aerea civile nello spazio aereo di competenza italiana, ha attribuito all’amministratore delegato Igor De Biasio, nominato a maggio, anche la carica di direttore generale, appositamente istituita. Visto che l’operazione è coerente con la politica di remunerazione della di Enav, ricade nei casi di esclusione della disciplina sulle operazioni con parti correlate adottata dalla società in esecuzione del regolamento Consob (De Biasio non detiene quote dell’azienda). Al dirigente, che viene da tre anni come presidente di Terna, restano attribuiti nel complesso poteri e compensi in linea con l’assetto precedente.

Stasera al Valentinia una serata tutta d’estate

sul Premio Spiaggia, che tiene a battesimo i debuttanti di 2 anni

Pontecagnano Faiano – Il grande trotto torna all’Ippodromo Valentinia: lunedì 3 agosto 2026 va in scena la Riunione N° 10 della stagione, con inizio delle corse fissato alle ore 19:50 e chiusura della pista alle 19:05. Ingresso gratuito.

Il convegno propone un programma con un totale di 87 cavalli al via nelle sette corse e un montepremi complessivo che supera i 38.600 euro. Ad aprire la serata, alle 19:50, è il Premio Spiaggia, riservato ai debuttanti: cavalli indigeni ed europei di 2 anni all’esordio assoluto, per un montepremi di 7.700 euro, il secondo più ricco dell’intero programma e valido per il gioco Trio. È la corsa che presenta al pubblico la nuova generazione, con sette puledri al via.

Alle 20:20 tocca al Premio Falò, condizionata sui 2.060 metri per i cavalli di 4 anni, valida per il Trio e con tredici iscritti. Alle 20:50 il Premio Granita porta in pista le femmine di 3 anni nella formula riservata ai gentlemen: corsa nazionale, 5.500 euro di montepremi e il campo più affollato della prima parte di serata, con quindici partenti. Alle 21:20 il Premio Ombrellone, altra corsa nazionale, mette di fronte quindici cavalli di 4 anni per 6.050 euro.

Alle 21:50 il Premio Pattino apre alla categoria F dei 5 anni ed oltre sulla distanza dei 2.060 metri, quale seconda prova del Tris, mentre alle 22:20 il Premio Gelato schiera il campo più numeroso della riunione: diciassette cavalli di categoria G al via sui 1.600 metri.

Alle 22:50 la serata regala il suo momento più atteso: il Premio Estate, corsa di categoria C/D aperta a cavalli di ogni paese di 5 anni ed oltre. È il montepremi più alto della riunione, con 8.250 euro in palio, disputato sui 1.600 metri e valido per il gioco Trio, con sette protagonisti al via.

Una curiosità lega tutti i premi della riunione: da Spiaggia a Falò, da Granita a Ombrellone, da Pattino a Gelato, fino al Premio Estate, ogni corsa della serata porta il nome di un simbolo dell’estate al mare, per una Riunione N° 10 interamente a tema estivo.

Completano il programma tecnico due prove di qualifica, in pista alle 19:25 e alle 19:30 quest’ultima con galoppino, e una prova di riqualifica alle 21:55.

Il programma della serata

Premio Categoria Montepremi Distanza Gioco Ora
01 Spiaggia Debuttanti – 2 anni € 7.700 1600 m Trio 19:50
02 Falò Condizionata – 4 anni € 4.180 2060 m Trio 20:20
03 Granita Corsa Naz. – Femmine 3 anni – Gentlemen € 5.500 1600 m 20:50
04 Ombrellone Corsa Naz. – Cond. 4 anni € 6.050 1600 m 21:20
05 Pattino Categoria F – 5 anni ed oltre € 3.850 2060 m II^ Tris 21:50
06 Gelato Categoria G – Corsa Naz. 5 anni ed oltre € 3.080 1600 m 22:20
07 Estate Categoria C/D – ogni paese, 5 anni ed oltre € 8.250 1600 m Trio 22:50

 

Ristoro e intrattenimento

Come sempre, la serata all’Ippodromo Valentinia non è solo corse: il pubblico potrà godersi lo spettacolo del trotto anche a tavola, grazie ai punti ristoro con bar, pizzeria e zeppoleria a disposizione lungo la tribuna. Per le famiglie con bambini è inoltre attivo il parco giochi, pensato per rendere la serata un’occasione di svago per tutte le età.

Prossimi appuntamenti

Dopo la riunione di lunedì 3 agosto, il trotto del Valentinia torna in pista mercoledì 5 agosto, lunedì 10 agosto con il TQQ, mercoledì 12 e lunedì 17 agosto. Il clou della stagione è fissato per venerdì 21 agosto, con il Gran Premio Valentinia 2026.

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L’attacco della Spagna all’Italia: «Siete il Paese con più arrivi irregolari in Europa»

Non si placano le tensioni tra Spagna e Italia dopo l’ondata migratoria che ha travolto Ceuta, con l’arrivo di oltre 70 mila persone a nuoto dal Marocco. Dopo la decisione di Roma di sospendere Schengen con Madrid e il successivo attacco del governo spagnolo, il ministro degli Esteri José Manuel Albares è tornato a tuonare contro il nostro Paese. «Ci sono stati governi che non sono stati all’altezza della situazione migranti, il governo italiano è stato uno di questi», ha detto in un’intervista in tv. «L’Italia è sommersa di migranti a Lampedusa ed è il Paese con il maggior numero di arrivi di irregolari in Europa. Non è capace di risolvere la situazione, come ha fatto invece la Spagna». Albares ha infatti sottolineato che, in breve tempo, quasi tutti i migranti che negli scorsi giorni hanno attraversato illegalmente la frontiera sono stati rimpatriati in Marocco. Il ministro iberico ha anche evidenziato come Ceuta e Melilla «non sono mai state minacce per lo spazio Schengen», mentre lo sono stati «altri spazi europei e la Spagna è sempre stata solidale». Come Lampedusa: «Piacerebbe all’Italia risolvere la situazione lì. Sono arrivati negli anni talmente tanti migranti al punto che la Spagna ha dovuto accoglierne una parte».

La replica del Viminale: «Con Meloni crollati gli sbarchi»

Non si è fatta attendere la risposta del Viminale, il quale dichiara che dall’inizio dell’anno gli sbarchi irregolari in Italia siano diminuiti del 55 per cento rispetto al 2025 e di circa l’82 per cento rispetto al 2023. Quanto alla «presunta invasione» di Lampedusa, il ministero dell’Interno sottolinea che sull’isola si trovano attualmente 98 migranti e che «da tempo non si vive nessuna situazione di emergenza».

Catello Maresca: Il Paese dei Balocchi non è mai finito

di Rossella Taverni

 

 

C’era una volta un burattino. Non un bambino. Un burattino. Uno che ride, sogna, corre, sbaglia. Ma che, fin dall’inizio della sua storia, vive mosso da fili che non controlla davvero. Poi arriva Lucignolo. Non è un adulto. Non è il cattivo della favola. È un coetaneo. Un amico. Uno di cui ci si fida. È lui a parlargli di un luogo straordinario, dove non esistono scuole, doveri, sacrifici. Un Paese in cui ogni giorno è vacanza, nessuno impone regole e la libertà sembra non avere prezzo. Pinocchio sale su quella carrozza senza voltarsi indietro. Per mesi tutto sembra perfetto. Poi arriva il mattino in cui le orecchie iniziano ad allungarsi, la voce si spezza in un raglio, il corpo cambia. Il Paese dei Balocchi non aveva regalato la libertà. Aveva soltanto nascosto il conto. Pinocchio e Lucignolo non sono più bambini: diventano asini, merce da vendere, forza da sfruttare. A guardarla oggi, quella di Collodi assomiglia più a un manuale sul reclutamento che a una favola. Perché il Paese dei Balocchi non è scomparso. Ha soltanto cambiato volto. Non promette più zucchero filato e giostre. Promette scooter, orologi di lusso, denaro facile, rispetto, appartenenza. Promette di saltare la scuola della fatica e arrivare direttamente al successo. E, proprio come allora, non va a cercare adulti. Va a cercare ragazzi. Ragazzi convinti da altri ragazzi. Da un amico del quartiere, da un fratello maggiore, da qualcuno che parla la loro stessa lingua e mostra una vita apparentemente semplice. Perché la tentazione è sempre più credibile quando ha il volto di un pari. «La criminalità organizzata fa vedere ai ragazzi il Paese dei Balocchi», spiega il magistrato Catello Maresca. «Lo Stato offre studio, sacrificio e risultati spesso lontani. La mafia offre tutto e subito». È una definizione che trova riscontro nei fatti. L’11 settembre 2025 la Direzione distrettuale antimafia di Salerno ha eseguito un’operazione contro il clan Fezza-De Vivo, egemone da anni a Pagani e nell’Agro nocerino-sarnese: 88 misure cautelari, tra cui tre minorenni. Le indagini rappresentano la prosecuzione di quelle concluse nel 2022 e sviluppate dopo la cattura, nell’agosto 2023, dell’ultimo elemento apicale del clan rimasto in libertà. Cambiano i nomi. Non cambia il meccanismo.

Dietro le piazze di spaccio dell’Agro nocerino ci sono adolescenti impiegati come vedette, corrieri e pusher.  Non protagonisti. Burattini. Anche i tribunali per i minorenni raccontano un fenomeno più ampio: reati commessi da ragazzi sempre più giovani, spesso under 14, e giovani coinvolti nello spaccio al dettaglio diretti da soggetti maggiorenni. È questo il dettaglio che spesso sfugge: la criminalità organizzata non ha bisogno di ragazzi liberi. Ha bisogno di giovani convinti di scegliere, mentre qualcun altro ha già deciso per loro. Per capire come si finisce nel Paese dei Balocchi bisogna ascoltare chi ci è nato dentro. C’è una differenza tra chi sceglie la mafia e chi nasce quando la mafia ha già scelto per lui. Luigi Bonaventura appartiene alla seconda storia. Nato in una delle più potenti famiglie della ‘ndrangheta calabrese, è cresciuto in un universo in cui la violenza era una lingua quotidiana e l’appartenenza non era una decisione, ma un’eredità. Per questo la sua voce non racconta soltanto un’organizzazione criminale: racconta cosa accade quando un bambino cresce senza sapere che esiste un altro modo di vivere.

Quando racconta la propria infanzia non parte dalle pistole. Non parte dagli omicidi. Parte da una frase. «Da bambino credevo di essere un bambino normale». La forza della criminalità organizzata sta anche qui: trasformare l’eccezione in normalità. Per Bonaventura la violenza non era soltanto quella delle faide. Era un linguaggio quotidiano. Si respirava nei discorsi degli adulti, nelle regole non scritte, nel modo di concepire il rispetto, l’onore e il potere. «Mio nonno aveva avuto molti figli. Lo zio più onesto, quello che aveva deciso di non affiliarsi alla ‘ndrangheta e voleva semplicemente fare l’operaio, andava in giro con due pistole addosso». Le prime domande arrivano durante l’adolescenza. «Verso i dodici, tredici o quattordici anni qualche domanda inizi a fartela». Ma le domande, da sole, non bastano. «A un certo punto si accetta, per tanti motivi — anche per un ricatto morale — e si arriva a degli accordi taciti». La mafia costruisce un sistema in cui amore, appartenenza e fedeltà vengono continuamente messi alla prova. Ti convince che dimostrare di voler bene alla tua famiglia significhi accettarne le regole. Il primo momento di ribellione arriva contro suo padre. Ha quattordici anni quando assiste all’ennesima aggressione della madre. «Gli dissi: “Dimmi chi ti devo ammazzare e io te lo ammazzo. Ma se tocchi ancora mia madre mi dimentico che sei mio padre e ammazzo te”». In quel momento Bonaventura non sta ancora rifiutando la cultura mafiosa. Sta parlando la sua lingua. Per difendere sua madre immagina soltanto un’altra violenza. La sua, però, è anche un’eccezione. Molti dei ragazzi che oggi finiscono nelle piazze di spaccio una famiglia mafiosa non ce l’hanno. La domanda allora cambia. Che cosa rende ancora così desiderabile quel mondo? Per Maresca la risposta è netta. «Purtroppo la criminalità organizzata è apparentemente più appetibile dell’offerta che proviene dallo Stato».

La promessa è la stessa. Cambiano soltanto gli oggetti del desiderio. Non più giostre. Scooter. Denaro facile. Abiti firmati. Follower. Rispetto immediato. Appartenenza. «Vuoi divertirti, non studiare e guadagnare tanto, oppure studiare, sacrificarti e ottenere un risultato forse incerto?». La forza delle mafie non sta soltanto nelle armi. Sta nella capacità di riempire un vuoto. Offrono identità a chi non ne trova una. Riconoscimento a chi non si sente visto. Una risposta immediata mentre lo Stato chiede tempo. Oggi quel modello passa anche dai social. Instagram e TikTok sono diventati una vetrina dove denaro, auto sportive e lusso trasformano la criminalità in un’estetica. Il sociologo Marcello Ravveduto l’ha definita “mafiosfera”: un universo digitale che normalizza simboli e linguaggi mafiosi. Chi tira davvero i fili resta quasi sempre invisibile: un clan, un algoritmo, un sistema. Luigi Bonaventura quei fili li ha conosciuti da bambino. E ha impiegato una vita per spezzarli.

«La malavita è come l’eroina», racconta oggi. «Il punto è fregarli la prima volta. Poi diventa una dipendenza, un vincolo». La forza più silenziosa della criminalità organizzata non è costringere. È sedurre. Convincere un ragazzo che quella sia la strada più semplice. Da quel momento uscire diventa la parte più difficile. È la stessa conclusione a cui arriva Catello Maresca. «Quando un ragazzo vede nella mafia una promessa», dice, «ha fallito la società civile. Abbiamo fallito tutti noi». Forse è proprio qui che finisce davvero il Paese dei Balocchi. Non quando arrivano gli arresti. Ma quando un ragazzo non trova più desiderabile salire su quella carrozza.

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Un libero sotto le stelle, si chiude con Coppola

Si è concluso con uno straordinario successo di pubblico il viaggio, a Castellammare di Stabia, della rassegna nazionale libraria Un libro sotto le stelle edita dall’Associazione Meridiani in collaborazione con il Circolo Velico Stabia e la Travelmar, con il patrocinio di Rai, Consiglio Regionale della Campania, Città Metropolitana di Napoli, delle Amministrazioni comunali di Salerno, Castellammare di Stabia e Vietri sul Mare e il sostegno della CCIAA di Salerno. A calare il sipario del primo ciclo degli incontri della kermesse, è stato l’ultimo lavoro del giornalista Rai e Presidente nazionale USSI Gianfranco Coppola dal titolo indimenticabili. I cento anni del Napoli raccontati con le storie delle sue amichevoli internazionali, Le Varie. “Questo libro ripercorre le 100 stagioni azzurre raccontandole da una prospettiva inedita e speciale: le amichevoli internazionali più famose e importanti degli azzurri, spesso dimenticate e che con questo volume tornano protagoniste con campioni indimenticabili che sono stati protagonisti, da Maradona a Pelè, a Cruijff, a Ibrahimovic, Zico e Messi. Il libro di Gianfranco Coppola è arricchito da 36 racconti di queste amichevoli di campioni, dirigenti e giornalisti che quel giorno erano in prima linea. Come Careca, Bruscolotti, Canè, Ferlaino, Carratelli, Acampora, Iavarone, De Luca, Cisternino e molti altri. Un libro di calcio unico nel suo genere. L’impegno solidale con Casa di Tonia e con l’Arcivescovo emerito di Napoli, il Cardinale Crescenzio Sepe, suggella ancora una volta il valore di un’idea diventata libro e quindi testimonianza dell’immensa passione di chi ha vissuto e vive per il nostro calcio”, ha sostenuto Coppola nel corso della serata affiancato da Vincenzo Ungaro, curatore della rassegna stabiese e dall’ex calciatore del Napoli e bandiera della Juve Stabia Roberto Amodio. A ricevere gli ospiti sono stati Giuseppe Esposito, Marianna Di Somma e Lino Di Capua per il Circolo Velico Stabia, Alfonso Giarletta, Nello Ferraioli, Daniela Siano e Ivana Aufiero per l’Associazione Meridiani. La conduzione delle serate è stata affidata all’impeccabile conduzione, al savoir faire e alla signorilità di Sonia Di Domenico, presenter dell’Associazione Meridiani e alla professionalità di Silvio Martino, speaker di Rai Radio Live Napoli, che ha deliziato le serate anche con le letture di brani scelti per l’occasione dall’autore. Gli autori sono stati omaggiati dal maestro ceramista Antonio Solimene con una sua opera in ceramica vietrese. Il secondo ciclo salperà da Salerno a bordo del traghetto Acquarius della Travelmar il 27 agosto alle 19:30, con il libro A(r)marsi con cinque ciottoli, San Paolo Edizioni, di don Roberto Faccenda per poi approdare nella città di Vietri sul Mare. L’ingresso agli incontri è gratuito con prenotazione obbligatoria (fino ad esaurimento posti) scrivendo a info@associazionemeridiani.it o chiamando il +39 339.7686861. Per sostenere l’iniziativa, è gradito l’acquisto del libro (almeno una copia per coppia), i cui proventi andranno direttamente alle case editrici. Al termine di ogni appuntamento seguirà un ‘vin d’honneur’ offerto dall’organizzazione.

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Mundys, Neya avvia la seconda fase del progetto Ma Honko in Madagascar

Neya, società benefit del Gruppo Mundys per il contrasto al cambiamento climatico, avvia la seconda fase del progetto Ma Honko in Madagascar, dedicata al ripristino delle mangrovie lungo le coste del Paese. Obiettivo della società è ripristinare ecosistemi degradati, migliorare la biodiversità e rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera, coinvolgendo le comunità locali. Dopo il lancio della prima fase a dicembre 2025, il progetto entra ora in una nuova fase di sviluppo che porterà l’area di intervento da 500 ettari – dove sono state avviate attività di riforestazione di aree costiere degradate con mangrovie nelle regioni di Sofia e Melaky – a oltre 2.400 ettari, estendendo il progetto al Nord del Madagascar.

Si stima una rimozione di oltre 750 mila tonnellate di CO₂ in 20 anni

Le mangrovie, tra gli ecosistemi più efficaci nella cattura e nello stoccaggio del carbonio, trattengono significative quantità di CO₂ nella biomassa e nei suoli costieri. L’ampliamento a 2.400 ettari, l’equivalente di 3.300 campi di calcio, consentirà di incrementare la capacità di assorbimento e stoccaggio del carbonio delle aree interessate, con una rimozione totale stimata di circa 755 mila tonnellate di CO₂ nell’arco di 20 anni. Accanto agli impatti climatici, Ma Honko favorisce la protezione delle coste dall’erosione, sostiene la conservazione degli habitat naturali e crea opportunità economiche per le comunità coinvolte attraverso attività di vivaio, piantumazione, pesca e apicoltura. Dalla nascita di Neya, nell’ambito della prima fase del progetto, sono già stati ripristinati 272 ettari, pari a oltre il 54 per cento dell’obiettivo iniziale, attraverso la messa a dimora di mangrovie nelle regioni di Sofia e Melaky. A supporto delle attività di riforestazione sono stati realizzati 847 vivai e piantate quasi 1,8 milioni di piante. Gli interventi seguono una metodologia basata sui cicli di marea, che consente alle giovani piante di beneficiare di un’irrigazione naturale, favorendone l’attecchimento e la crescita.

Il progetto contribuisce agli obiettivi del Climate action plan del Gruppo…

Il progetto integra agli obiettivi climatici, una forte componente di tutela della biodiversità. Le attività di monitoraggio hanno infatti confermato la presenza, nell’area, di specie endemiche e minacciate, tra cui l’ibis sacro malgascio e l’airone del Madagascar, entrambe classificate come “in pericolo” nella Lista rossa Iucn (International union for conservation of nature). Realizzato in collaborazione con partner locali, il piano di ripristino è sviluppato secondo i requisiti dello standard internazionale Gold standard. I benefici ambientali generati dall’iniziativa si inseriscono nel percorso di decarbonizzazione e nella strategia di sostenibilità del Gruppo Mundys. In questo contesto, il progetto contribuisce agli obiettivi del Climate action plan del Gruppo, tra i primi adottati nel settore delle infrastrutture di trasporto, che promuove la transizione energetica e la progressiva decarbonizzazione delle attività lungo l’intera catena del valore, con il traguardo della rimozione delle emissioni nette dirette (Scope 1 e 2) entro il 2040.

… e sostiene le comunità locali

In continuità con la prima fase, il progetto prevede il reinvestimento di parte dei benefici economici sul territorio a sostegno delle comunità locali. Le attività coinvolgono personale e lavoratori provenienti dalle aree interessate, contribuendo alla creazione di competenze e opportunità di reddito. Le attività di riforestazione proseguiranno per tutto il 2026 e 2027, con nuove piantumazioni previste nel corso dell’anno compatibilmente con le condizioni stagionali e climatiche locali, fino al completamento delle aree interessate dalla nuova fase di sviluppo del progetto.

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno

I telegiornali italiani continuano a muoversi poco. O almeno così sembrerebbe. Il tempo complessivamente dedicato dagli italiani ai notiziari della sera passa infatti da 276 a 279 milioni di ore nel primo trimestre del 2026: un incremento minimo, quasi fisiologico. Ma dietro questa apparente immobilità, i dati Agcom raccontano una geografia degli ascolti meno scontata. Al vertice cambia poco. Il Tg1 delle 20 resta il leader incontrastato con quasi 4,8 milioni di spettatori e una lieve crescita (+0,8 per cento), mentre il Tg5 consolida il secondo posto con 3,7 milioni e un modesto +0,5 per cento. Più complicata la situazione della TgR, che pur mantenendo il terzo gradino del podio con 2,3 milioni di telespettatori perde il 4 per cento, e del Tg3, fermo a un incremento assai esiguo (+0,6 per cento). La sorpresa arriva invece dal Tg2. L’edizione serale cresce del 17,1 per cento, il dato più brillante tra tutti i grandi telegiornali nazionali. Non è un semplice rimbalzo statistico: è l’unico vero cambio di passo in un mercato dove tutti gli altri si muovono di pochi decimali o arretrano. Anche Tg La7 continua la sua lenta ma costante progressione (+0,7 per cento), confermando la fedeltà del proprio pubblico. 

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno
Antonio Preziosi (foto Imagoeconomica).

Interessante anche il confronto con gli altri notiziari del gruppo Mediaset. Studio Aperto delle 18.30 sale del 17 per cento, mentre il Tg4 delle 19 cresce del 18,6 per cento, segno che l’area dell’informazione “non di punta” sta vivendo una stagione più dinamica delle edizioni principali. Il segnale favorevole al Tg2 trova conferma anche nelle edizioni diurne. Qui il notiziario di Rai2 guadagna un ulteriore 3,7 per cento, mentre il Tg1 resta sostanzialmente fermo, il Tg3 cresce dell’1,5 per cento e la TgR perde l’1,8. Sul fronte Mediaset, invece, il Tg5 continua a soffrire (-4,9 per cento), compensato dall’ottima performance del Tg4 (+26,7 per cento) e dalla crescita di Studio Aperto (+8,7 per cento). La fotografia dell’Agcom suggerisce così un cambiamento meno banale di quanto sembri. I grandi equilibri non vengono rivoluzionati: Tg1 e Tg5 continuano a dominare per volume di pubblico. Ma sotto la superficie qualcosa si sta muovendo. Il Tg2 è il notiziario che cresce di più all’interno del servizio pubblico, mentre la TgR è quello che mostra le maggiori difficoltà. È ancora presto per parlare di nuovo ordine televisivo, ma i flussi degli spettatori indicano che una parte del pubblico sta ricominciando a cambiare abitudini e fonti informative di riferimento. 

Lazio e Polymarket, verso l’indennizzo?

Il main sponsor della Lazio è sparito. Polymarket è stata infatti inserita nella blacklist dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli che la ha assimilata a un operatore di scommesse non autorizzato a operare sul mercato italiano. «È stata una scommessa», dicono scherzando alcuni tifosi riferendosi al patron Claudio Lotito. Fatto sta che alla Lazio dovevano arrivare 20 milioni di euro. Salvatore Palella – il discusso ex re dei monopattini – che con Palcomm ha curato l’accordo fra Lazio e Polymarket, «lo stop non è dovuto al rapporto tra Lazio e Polymarket, che resta ottimo, bensì alle nuove indicazioni dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (in cui ne Lazio che Palcomm sono coinvolti). La Lazio ha già percepito e continuerà a percepire un riconoscimento economico per questa operazione. Lo stesso vale per PalcommItalia, la società che ha intermediato l’accordo». Dalla Lazio si parla di un indennizzo che potrebbe coprire oltre una stagione di contratto anche senza esporre il marchio. Come andrà a finire?

Tutti fermi, tranne il Tg2: la strana geografia dei telegiornali Rai e le altre pillole del giorno
Il senatore di Forza Italia e presidente della Lazio Claudio Lotito (foto Ansa).

Infantino perde consensi: la decisione di Galles e Inghilterra

Dopo le polemiche sulla proposta di vendere a privati quote della Coppa del Mondo l’indice di gradimento di Gianni Infantino, già inviso a buona parte degli appassionati per la sua gestione della Fifa, è crollato. Il presidente dell’organo di governo del calcio mondiale ha rinunciato ai suoi propositi, ma a quanto pare è servito a poco: 50 delle 55 federazioni affiliate alla Uefa si starebbero preparando a ritirare in massa le lettere di sostegno al dirigente svizzero in vista di un possibile quarto mandato e alcune sono già passate ai fatti.

Dal Galles la prima revoca al sostegno per la rielezione

Il Galles, prima nazione a farlo, ha ritirato ufficialmente il sostegno alla candidatura di Infantino per un nuovo mandato dal 2027 al 2031. La Football Association of Wales, in una nota, ha parlato di «recenti fallimenti in termini di buona governance, processi, leadership, valori, gestione degli stakeholder, comunicazioni e giudizio sano». Nel comunicato della Federcalcio gallese si legge anche: «Non mettere al primo posto i migliori interessi del calcio è un fallimento che non possiamo accettare». A breve è attesa un’analoga presa di posizione da parte della Football Association inglese. Come scrive il Guardian, la FA scriverà a Infantino per ritirare una precedente lettera di sostegno alla sua rielezione, segno dell’approccio coordinato che l’Europa del calcio sta adottando per rimuoverlo dall’incarico il più rapidamente possibile.

Infantino perde consensi: la decisione di Galles e Inghilterra
Gianni Infantino (Imagoeconomica).

Infantino gode ancora di grande sostegno a livello globale

Tale approccio arriva dopo la dura condanna dell’Uefa: l’organo di governo del calcio europeo (che non vota) aveva minacciato di boicottare i Mondiali dopo che era diventata di dominio pubblico l’idea di Infantino di creare una holding per raccogliere miliardi cedendo agli investitori una parte dei ricavi delle future Coppe del Mondo. Con ogni probabilità molte altre federazioni calcistiche seguiranno l’esempio di quelle gallese e inglese, nel tentativo di portare Infantino a non ricandidarsi. Il destino del dirigente elvetico, tuttavia non dipende solo dai voti che verranno meno dall’Europa: in Asia e Centro-Nord America, infatti, Infantino continua a godere di grande sostegno.

Salerno, il nuovo questore Abbate: “Priorità a controllo territorio e prevenzione reati”

Si è insediato il nuovoQuestore di Salerno, Olimpia Abbate, che ha indicato fin da subito le linee guida del proprio mandato, ponendo al centro dell’azione il controllo del territorio e la prevenzione dei reati.

 

Nel corso della mattinata, il Questore ha incontrato il Prefetto Francesco Esposito, con il quale ha avuto un primo confronto sulle principali criticità che interessano il territorio salernitano.

«Darò priorità al controllo del territorio e alla prevenzione dei reati», ha dichiarato il Questore Abbate, sottolineando l’importanza di un’azione coordinata tra le istituzioni per garantire sicurezza e risposte efficaci ai cittadini.

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Il sostegno militare all’Ucraina torna a infiammare il dibattito politico nel campo largo

Tra i nodi che il campo largo deve ancora sciogliere in vista delle prossime elezioni politiche c’è anche quello del sostegno militare all’Ucraina. La speranza è che da qui al voto arrivi un accordo di pace. In caso contrario, sarà necessaria un’intesa tra i vari partiti dell’annunciata coalizione. Ieri Giuseppe Conte ha ribadito il “no” del Movimento 5 stelle alla prosecuzione degli aiuti militari a Kyiv, spiegando di essere «per una svolta negoziale che l’Europa non vuole» e che l’intesa arriverà dalle primarie. Oggi, tramite Alessandro Alfieri, responsabile Riforme della segreteria Schlein, è arrivata la replica del Partito democratico.

Il sostegno militare all’Ucraina torna a infiammare il dibattito politico nel campo largo
Alessandro Alfieri (Imagoeconomica).

La risposta del Partito democratico a Conte

«Credo che chi si candida a guidare il Paese deve sapere unire e che temi così delicati, su cui si costruisce la credibilità di una coalizione di governo, debbano essere affidati al confronto tra i partiti che trovano punti di sintesi avanzati nel programma che ci deve poi unire tutti», ha dichiarato Alfieri sottolineando poi: «Sarebbe invece un grave errore affidarne la soluzione alla battaglia delle primarie».

Il sostegno militare all’Ucraina torna a infiammare il dibattito politico nel campo largo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Cosa aveva detto il presidente del M5s

«Noi siamo stati favorevoli al primo invio di armi per una asimmetria militare e impedire alla Russia di invadere e conquistare tutta l’Ucraina», ha detto Conte a PiazzAsiago. «Se dovessi essere io vincente alle primarie, il giorno dopo mi batterò in Europa per trovare una soluzione negoziale. Chiamerei Volodymyr Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo che lui è l’aggredito, ma gli preannuncerei che un attimo dopo chiamerei Vladimir Putin, l’aggressore, per imprimere una svolta negoziale». La linea del campo largo, ha assicurato Conte, verrà sancita dalle primarie: «Faremo decidere agli italiani».

Migranti, dopo Ceuta l’Italia spinge per l’apertura di un hub extra-Ue nel 2027

Si terrà domani martedì 4 agosto il Consiglio europeo con la riunione d’emergenza dei ministri dell’Interno europei, per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata dopo i fatti di Ceuta. L’incontro è stato chiesto attraverso una lettera promossa da Italia e Danimarca, firmata da 22 Paesi e indirizzata al presidente del Consiglio europeo, António Costa, alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen e al presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea, Micheál Martin. Tra i Paesi che non hanno firmato la missiva figurano Francia e Portogallo, ovvero i due tra i Ventisette confinanti con la Spagna. In questa occasione, l’Italia tornerà a spingere per l’apertura di un hub extra-Ue per i migranti nel 2027.

Ci sarebbe già una lista preliminare di Paesi da coinvolgere

Al Consiglio europeo di domani l’Italia chiederà di sveltire le procedure la costruzione di centri di rimpatrio dei migranti fuori dai confini dell’Ue sul “modello Albania”, ma finanziati almeno in parte da Bruxelles e localizzati quasi tutti in Africa. Ci sarebbe già una lista preliminare di Paesi che potrebbero essere coinvolti: Ruanda, Ghana, Senegal, Tunisia, Libia, Etiopia, Mauritania, Egitto, Uganda, Uzbekistan, Armenia e Montenegro. L’Italia dovrebbe anche chiedere l’attuazione stringente del programma Gsp+, che sarà in vigore dal primo gennaio del 2027 e che lega i vantaggi daziari per i Paesi in via di sviluppo all’effettiva collaborazione nel riammettere i propri cittadini che soggiornano illegalmente nell’Unione europea.

Migranti, dopo Ceuta l’Italia spinge per l’apertura di un hub extra-Ue nel 2027
Agenti della Guardia Civil a Ceuta (Ansa).

A Ceuta la situazione non è ancora tornata alla normalità

Nonostante la maggior parte dei migranti arrivati nell’exclave spagnola sia stata fatta rientrare in Marocco, a Ceuta la situazione non è ancora tornata alla normalità. Lo ha spiegato Juan Jesus Vivas, presidente della città autonoma, durante una conferenza stampa con Alberto Nunez Feijoo, leader del Partito Popolare. Nonostante la celerità con cui la polizia sta portando avanti i rimpatri volontari, a Ceuta «restano ancora diverse migliaia di persone» e gli abitanti avrebbero innalzato recinzioni per impedire l’ingresso dei migranti.

Migranti, dopo Ceuta l’Italia spinge per l’apertura di un hub extra-Ue nel 2027
Barriere galleggianti al largo di Ceuta (Ansa).

Il Marocco continua ad allontanare ogni responsabilità

Le autorità spagnole hanno stimato che oltre 50 mila migranti siano arrivati nei giorni scorsi a Ceuta, mentre quelle marocchine stimano un afflusso di 40 mila persone. Molta più ampia la differenza nel bilancio delle vittime: per Madrid i morti in mare sono stati almeno 72, mentre per Rabat hanno perso la vita in 11. Allontanando le responsabilità per quanto accaduto, il ministero dell’Interno del Paese africano ha dichiarato che «il Marocco continuerà a essere un partner affidabile e responsabile, impegnato a rafforzare la cooperazione e il coordinamento internazionale nel campo della lotta contro la migrazione irregolare e la tratta di esseri umani». Rabat ha fatto poi riferimento a una recente sentenza del Tribunale Supremo spagnolo, che tre settimane fa ha stabilito che non è possibile effettuare respingimenti immediati di coloro che entrano a nuoto a Ceuta e Melilla. «Le interpretazioni errate» di questa decisione giudiziaria, si legge in una nota, possono aver portato in tanti a cercare di attraversare la frontiera, nella convinzione che «sia possibile evitare il rimpatrio immediato». Intanto a Ceuta sono pienamente operative le barriere galleggianti di contenimento al largo del molo del Tarajal, per ostacolare l’accesso dei migranti che arrivano a nuoto.

Ft: «AstraZeneca tratta con Bristol Myers Squibb per una maxi fusione da 400 miliardi»

Secondo quanto riportato dal Financial times, la britannica AstraZeneca sta trattando una maxi fusione con la rivale Usa Bristol Myers Squibb. L’operazione darebbe vita a uno dei più grandi gruppi farmaceutici al mondo, con una capitalizzazione di mercato di quasi 400 miliardi di dollari. Secondo fonti informate, le due società hanno discusso negli ultimi mesi l’aggregazione e i colloqui potrebbero portare a un accordo nel prossimo futuro. AstraZeneca, seconda società quotata britannica per valore, capitalizza 196 miliardi di sterline (260 miliardi di dollari), mentre Bms 133 miliardi di dollari.

Trump annuncia la ripresa dei negoziati con l’Iran

Donald Trump ha annunciato che con l’Iran «c’è un accordo su Hormuz» e «ce ne sarà uno sul nucleare», facendo poi sapere che oggi pomeriggio riprenderanno i negoziati tra Washington e Teheran. Il presidente americano, parlando con i cronisti a bordo dell’Air Force One durante il suo viaggio verso Il Cairo ha anche reso noto dopo aver bloccato un nuovo «massiccio attacco» contro l’Iran, pianificato congiuntamente con Israele, a condizione che si giungesse rapidamente a un accordo. Il capo della Casa Bianca ha poi spiegato che Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Qatar gli hanno chiesto di annullare l’attacco perché fiduciosi in un’intesa con l’Iran. In tal senso sarebbe stata fondamentale una chiamata da parte di Mohammed bin Salman, erede al trono saudita che da anni ha stretti rapporti con The Donald. Il tycoon ha detto che i pasdaran sapevano che l’attacco in arrivo «sarebbe stato il più grande dalla Seconda guerra mondiale».

Trump annuncia la ripresa dei negoziati con l’Iran
Mohammed bin Salman e Donald Trump (Imagoeconomica).

L’Iran frena: «Al momento solo colloqui con l’Oman»

«Al momento non sono in corso negoziati con gli Stati Uniti. Attualmente stiamo conducendo solo colloqui con l’Oman sulla gestione di Hormuz», ha sottolineato il ministero degli Esteri iraniano, che tramite il portavoce Esmaeil Baqaei, ha comunque dimostrato apprezzamento per l’intervento di Riad. «La guerra degli Usa contro la Repubblica Islamica dell’Iran non è soltanto una guerra contro il nostro Paese: è una guerra contro l’intera regione e contro la sicurezza di tutti i Paesi della regione. È quindi naturale che i Paesi dell’area cerchino di impedire un ulteriore aggravamento della situazione». Domenica 2 agosto Hassan Qashqavi, portavoce della Commissione per la sicurezza nazionale del parlamento iraniano, aveva riferito che i mediatori stavano cercando di riattivare il memorandum d’intesa tra Teheran e Washington, concordato il 17 giugno per porre fine alla guerra iniziata da Israele e dagli Stati Uniti il 28 febbraio. L’accordo aveva consentito la riapertura dello stretto di Hormuz e l’avvio di un periodo di negoziazione di due mesi per raggiungere un accordo nucleare definitivo, ma poi erano ripresi gli attacchi reciproci, durati diversi giorni.

EasyJet, estesa al 7 agosto la deadline per l’offerta di Castlelake

Al fine di allineare la deadline dell’offerta di Castlelake e quella di Apollo per Easyjet, la scadenza della prima, inizialmente prevista per il 3 agosto, è stata estesa fino al 7 agosto. Di conseguenza, entrambe le realtà dovranno, entro e non oltre le ore 17.00 di venerdì 7 agosto, annunciare una ferma intenzione di presentare un’offerta per la compagnia aerea in conformità alla Rule 2.7 del Code, oppure dichiarare di non avere intenzione di presentare un’offerta. Il comunicato ricorda che il board di Easyjet e Apollo hanno annunciato di aver raggiunto un accordo di principio sui principali termini finanziari di una possibile offerta in contanti per l’acquisizione dell’intero capitale sociale emesso e da emettere di easyJet al prezzo di 7,15 sterline per azione. Di conseguenza, il cda della compagnia ha annunciato di non essere più orientato a raccomandare la possibile offerta di Castlelake per l’acquisizione dell’intero capitale sociale emesso e da emettere di easyJet al prezzo di 6,90 sterline per azione. Da allora, EasyJet ha consentito sia ad Apollo sia a Castlelake di svolgere la due diligence, mettendo a loro disposizione la documentazione e le informazioni necessarie.

Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?

La sua tecnica è la stessa con tutti. Assomiglia al corteggiamento della mantide religiosa, uno dei comportamenti più studiati in natura. Gli esemplari maschi le si avvicinano con estrema cautela per non essere scambiati per prede. Ma se la mantide è affamata o particolarmente aggressiva, può decapitare il maschio prima, durante o dopo l’accoppiamento. E mangiarselo.

Il malcontento di Lega e FI per la tracotanza di Meloni

Nel famoso foglietto ‘carpito’ nell’ottobre del 2022 dai fotografi tra le mani di Silvio Berlusconi nelle fasi precedenti alla nascita del governo, Giorgia Meloni era definita «supponente, prepotente, arrogante e offensiva». In realtà, le accuse che le muovono da anni gli alleati di centrodestra sono meno concentrate sul temperamento ma ben più pesanti a livello politico. Per Forza Italia e Lega l’atteggiamento indigeribile messo in atto dalla premier è il carattere “fagocitante” della sua leadership. «Ci ha cannibalizzato completamente e ora che ha anche usato Roberto Vannacci contro di noi dove va?», si chiede un big leghista. «Tutto quello che di buono fa il governo riesce a intestarselo lei. Mentre a noi scarica le défaillance dei ministeri, dai Trasporti al Tesoro», fa eco un altro dirigente di via Bellerio. Insomma, il malcontento dilaga. E lo si è visto anche nel voto segreto alla Camera, dove leghisti, anche di spicco, avrebbero votato contro l’emendamento di FdI sulle preferenze alla legge elettorale. Così come esponenti di Forza Italia, partito che ormai non nasconde più la distanza sul tema. In molti hanno interpretato il voto come un segnale, anche per il futuro, un ‘alt’ alla tracotanza. Se pensa di eleggere qualcuno di suo gradimento al Colle dopo Sergio Mattarella, o se pensa addirittura di farsi eleggere lei, occhio ai franchi tiratori, sarebbe il ragionamento.

Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?
Giorgia Meloni con Sergio Mattarella (Imagoeconomica).

La debolezza di Tajani e Salvini

Ma la fotografia della ‘stanchezza’ della coalizione di centrodestra è soprattutto scolpita sui volti – appesantiti – dei due vicepremier. Antonio Tajani ormai fatica a controllare i gruppi parlamentari del suo partito e anche come ministro degli Esteri arranca; ultimo, in ordine di tempo, lo scivolone sui fondi del Safe prima richiesti in toto poi solo «prenotati». Per non parlare di Matteo Salvini, che ormai è scomparso dai giornali e fa titolo quasi solo per le gaffe, come la proposta impossibile di candidare il gioielliere Mario Roggero, condannato per duplice omicidio, o i tweet su Franco Baresi dato per morto prima che morisse, o ancora sugli effetti del decreto Maranza (peccato che si trattasse di un ddl non ancora in vigore).

I piani e le ambizioni del segretario leghista

Se per Tajani probabilmente ci penseranno gli eredi di Berlusconi a imporre un rinnovamento post voto, il segretario leghista le sta provando tutte per rimanere al suo posto. Dopo il divorzio con Roberto Vannacci e il fallimento della trattativa con Luca Zaia per una condivisione della leadership, il progetto salviniano sarebbe di tornare al piano A pre-Europee. Prima di lanciare la candidatura dell’ex generale, come piano B, Salvini aveva chiesto ai governatori (Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti) di correre con una candidatura di bandiera a Strasburgo per sostenere il partito. Loro rifiutarono, dicendo che lo trovavano un gesto poco serio nei confronti degli elettori che li avevano votati alla guida delle rispettive Regioni.

Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?
Attilio Fontana, Luca Zaia, Maurizio Fugatti e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

L’episodio resta una ferita mai rimarginata nei rapporti tra il segretario e gli amministratori (i salviniani danno la colpa ai governatori di tutto lo sfacelo poi arrivato con Vannacci) che ora potrebbe essere sanata con la candidatura dei quattro alle Politiche. È questa una delle motivazioni con cui il segretario porta avanti la decisione di acconsentire alla richiesta meloniana di introdurre le preferenze nella legge elettorale sfidando i mal di pancia dei suoi gruppi parlamentari. Ma in tanti sospettano che sia un modo per fare un ‘repulisti’ delle ricandidature senza dover far la figura del tagliatore di teste. O anche uno scambio con Meloni che gli avrebbe assicurato il Viminale (in ogni modo si tratterebbe del prossimo giro, e non in questa legislatura). Salvini sostiene da tempo in privato di aver ottenuto il via libera dell’amica «Gio». Ma sarà vero? La ‘mantide’ manterrà la promessa e ‘salverà’ per una volta uno dei suoi alleati? Molto dipenderà dai numeri che il capo di via Bellerio riuscirà a ottenere e questo sarà influenzato anche dal peso dei consensi di Zaia & Co. Oltre che dai voti che andranno a Vannacci. Sarebbe difficile accaparrarsi il ministero dell’Interno con il 4 o 5 per cento alle Politiche. Poi bisognerà aspettare i prossimi mesi anche per vedere se FdI, FI e Lega chiuderanno un accordo elettorale con Futuro nazionale in vista del voto.

Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?
Giorgia Meloni con Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La premier fagociterà pure Vannacci?

Per il momento è certo che Meloni sta tentando la strategia del ‘cannibalismo’ anche con Vannacci, cercando di anticiparlo sui temi, in particolare su sicurezza e immigrazione. Così ha fatto sulla legittima difesa con il caso Roggero; il comunicato era pronto da tempo, ed è stato diffuso praticamente in coincidenza con la sentenza. E anche con i fatti di Ceuta. La premier ha subito chiesto la sospensione di Schengen, si è attivata con alleanze variabili in Europa, sostanzialmente ‘zittendo’ il controcanto di Vannacci. Insomma, riuscirà la mantide ad arginare il generale, fagocitandolo come fatto con gli alleati e “amici” Antonio e Matteo? La determinazione per ora non sembra mancarle.

Meloni e la strategia della mantide: dopo Salvini e Tajani, fagociterà pure Vannacci?
Roberto Vannacci (Ansa).

Editoria: Arriva alla conclusione la trilogia dello Spin

Arriva alla conclusione la trilogia dello Spin

Con il romanzo Vortex arriva alla fine il ciclo dello Spin di Robert Charles Wilson.

Su Urania Jumbo di agosto si conclude con il romanzo Vortex la trilogia detta dello Spin, il nome di una barriera che aveva isolato la Terra dal resto dell'universo. Dopo essere entrati in contatto con gli extraterrestri conosciuti come "gli Ipotetici" gli uomini hanno colonizzato altri pianeti collegati da porte spaziali. Ma i problemi non sono finiti, come impara a sue spese Turk Findley, protagonista del romanzo Axis, che viene trasportato assieme all'ibrido Isaac Dvali diecimila anni nel futuro dove la Terra è un mondo morente. La storia è scritta... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 3 agosto 2026 - articolo di Giampaolo Rai

La dittatura dell’istantocrazia che ci fa vivere nell’economia della disattenzione

«Le persone infelici hanno bisogno solo di qualcuno che sia capace di prestare loro un po’ d’attenzione». Se è vero quel che ha scritto la filosofa francese Simone Weil, è chiaro perché viviamo un tempo nel quale la felicità pubblica e privata non pare essere all’ordine del giorno. Quasi fosse un lusso, come invece risulta essere oggi l’attenzione. Un modo di essere e relazionarsi con il mondo circostante (cose e persone) attivo e partecipe, insomma premuroso. Che però si attiva sempre più raramente e in tempi sempre più brevi.

Cosa fai quando non fai niente?

L’invito a stare attenti che sino a trent’anni fa era l’esortazione più ricorrente nelle scuole d’ogni ordine e grado è oggi moneta fuori corso. Giovani e giovanissimi sono ormai fisiologicamente menti vaganti e scrollanti. Ma anche per gli adulti il multitasking, che con i device mobili ha moltiplicato i modi di fare più cose nello stesso tempo e anche in movimento, è il maggiore attentatore della concentrazione; oltre che della precisione e della cura nei vari compiti nei quali si è impegnati. Fare tre cose contemporaneamente e pensarne nel contempo altrettante, magari mentre si sta guidando o telefonando è ormai comportamento molto diffuso. Tanto che non c’è forse provocazione più curiosa e interessante che chiedersi, come fa un saggio recente curato dalla British Sociological Association: cosa fai quando non fai niente?

La dittatura dell’istantocrazia che ci fa vivere nell’economia della disattenzione
Viviamo sempre più nella società della disattenzione (foto Unsplash).

È crollato il tempo in cui restiamo attenti

L’American Pshycological Association ha invece messo a confronto i dati dei due ultimi decenni e ha scoperto che il tempo medio in cui le persone restano attente e concentrate su un singolo compito è sceso da circa 2,5 minuti a circa 40 secondi. Aggiungiamoci, per fare due raffronti sul calo dell’attenzione, che il tempo medio di lettura dei quotidiani era di 40/50 minuti nel decennio degli Anni 90 ed è sceso a 15 minuti nel 2008, mentre attualmente riferito alla fruizione su smartphone è fra i tre e i cinque minuti. Era invece di 30 secondi il tempo di attesa (tollerato) per riuscire a collegarsi su un sito di e-commerce nel 2015, ora invece se il click non dà esito quasi istantaneo l’utente scappa e avvia un’altra ricerca.

Tutto e subito, senza alcun tipo di latenza

Qualsiasi tipo di latenza, cioè di attesa o pausa di una risposta a una richiesta, è percepita come un attentato o un’offesa al diritto personale (non scritto ma ormai interiorizzato) a fare tutto e subito. Alla massima velocità, perché tutto preme, le cose sono tante e volendone fare il più possibile non c’è tempo di pensarci su troppo. Men che mai di fare la fila alle poste o in banca. Un atto di consumo, a meno che non riguardi beni durevoli (casa, auto e oggetti costosi) si brucia oggi nel tempo di un click o di uno scroll.

La dittatura dell’istantocrazia che ci fa vivere nell’economia della disattenzione
Le vecchie file alle Poste (foto Ansa).

All’urgenza del fare e del dire è impossibile opporsi

Ovviamente la fretta non è mai buona consigliera, ma all’urgenza del fare e del dire, ossia all’istantocrazia, è impossibile opporsi.
“Lo pensi, lo vedi” (Sky) e “Immagina, puoi” (Fastweb): la pubblicità (e parliamo di claim di oltre un decennio fa) come sempre è fantastica nel riassumere in uno slogan il senso comune. Una richiesta d’aiuto al 118 deve essere quasi istantanea (quattro secondi per attivarsi) e non c’è antidolorifico che non prometta di agire fast, in pochi minuti. Il fatto che la situazione sia grave ma non più seria era stato magnificamente rappresentato da Stefano Benni: «Una volta gli innamorati attendevano tre mesi una lettera. Ora se non ci si trova al terzo squillo l’amore salta».

Azzeramento del pensiero critico

È evidente che catturare l’attenzione del pubblico, dei consumatori e degli utenti è un imperativo che giustifica quasi tutto pur di raggiungere l’obiettivo. In particolar modo l’azzeramento del pensiero critico e la capitalizzazione della nostra attenzione, per riprendere il tema del saggio di Chris Hayes Il canto delle sirene. «La monetizzazione dell’attenzione», ha scritto il giornalista statunitense, «ha trasformato il nostro panorama comunicativo in una terra di nessuno e ce ne accorgiamo ogni giorno… per strada ci imbattiamo in zombie al telefono, e a volte quegli zombie siamo noi. Al ristorante osserviamo il tavolo accanto in silenzio – quattro telefoni, nessuna parola – e poi sentiamo vibrare il nostro… Il confine tra pubblico e privato, un tempo netto… con l’aiuto di alcune aziende tecnologiche lo abbiamo praticamente abbattuto in meno di un decennio».

La dittatura dell’istantocrazia che ci fa vivere nell’economia della disattenzione
La distrazione dei social media (foto Unsplash).

Scrolliamo divorati dalla logica algoritmica

Attraverso post, commenti, foto, video e annunci pubblicitari che ci precipitano addosso appena attiviamo lo smartphone: senza soluzione di continuità e in ordine casuale, imposto però dalla logica algoritmica. È così che ci troviamo, dopo avere buttato un occhio su un reel di TikTok o di Instagram, a scrollare e restare ipnoticamente presi dagli altri che si susseguono mettendo assieme gente disperata, gatti, politici che straparlano, creator che spadellano, annunci di un congiunto morto o la comica di una signora bloccata in ascensore.

Compulsività digitale e niente analisi

È un caos organizzato per estrarre, appunto, e monetizzare la nostra attenzione che non ha più una bussola, ma vaga senza sapere più dove intende andare. Utenti sonnambuli che stanno facendo la fortuna delle grandi aziende tecnologiche e delle piattaforme social. «Pensiero passivo» lo definisce Enzo Argante, giornalista di Forbes, che sta scrivendo un saggio sul tema: Pensare stanca, indagine al di sopra di ogni algoritmo. Il pensiero passivo indica la condizione di perdita di spirito critico e perciò di stordimento mentale che ci impedisce di filtrare le informazioni. Che libera la compulsività digitale e impedisce analisi, esplorazione, elaborazione dei concetti. Che prescinde dalle evidenze. Entropia della conoscenza.

Distrazione dai problemi veri, tipo gli stipendi che non crescono

Con questi quesiti si può concludere segnalando che l’economia dell’attenzione è in realtà un’economia della disattenzione, che è il terreno più fertile per la distrazione. Vale a dire ciò che da sempre è lo strumento di potere, che consente di distogliere l’attenzione dei cittadini e dell’opinione pubblica dai problemi più seri e urgenti. Visto che, per fare un esempio d’attualità, l’allerta massima su sicurezza e delinquenza giovanile è il modo per continuare a non parlare degli stipendi degli italiani. Che dal 1990 al 2024 sono diminuiti dell’1,6 per cento, mentre nei Paesi Ocse la crescita è stata mediamente del 35 per cento. È così che disattenti, distratti e derubati di informazione e di dibattito pubblico informato ci ritroviamo come cittadini sempre più poveri anche economicamente.

Agosto a Milano: guida di sopravvivenza nella City

Dimentichiamoci la Milano desertificata di qualche anno fa. Certo, nelle due settimane centrali di agosto si concentra la maggior parte delle chiusure e il 15 rimane off-limits anche per gli stacanovisti, ma sempre più aziende stanno optando per le ferie scaglionate. Tra chi può organizzarsi da solo sta crescendo il trend di anticipare le vacanze a giugno/luglio, oppure di posticiparle a settembre. In un città nella quale il costo della vita è sempre più oneroso, aumenta anche il numero di chi proprio non può permettersi di andare via, problema che ormai riguarda anche i ceti medi. Pertanto, anche quest’anno la città non si svuota, semmai rallenta. I tipici ritmi forsennati diventano più umani, trovare parcheggio non è più un’impresa titanica e le attività di interesse sono veramente per tutti i gusti. Passare l’agosto sulle sponde del Naviglio può quindi essere molto piacevole, ma a patto che ci si sappia organizzare al meglio.

Agosto a Milano: guida di sopravvivenza nella City
I Navigli (Ansa).

Soluzioni low-cost per trovare un po’ di fresco

Dopo un giugno rovente, è arrivata la seconda ondata di calore che caratterizzerà l’agosto milanese, con temperature fino a 39 gradi di giorno e punte di 26 durante nottate sempre più tropicali. Si tratta di una vera e propria emergenza climatica della quale tenere debito conto. Il Comune raccomanda di cercare ristoro nei 115 spazi freschi che si trovano in luoghi pubblici come biblioteche e case di quartiere: queste ultime accolgono circa 25 mila anziani, cioè la fascia più esposta. In città sono operativi anche sette “Cold Spot”, ambulatori ad accesso libero predisposti da Regione Lombardia per chi è messo a dura prova dal meteo e necessita di aiuto, ma non fino al punto di andare nei Pronto Soccorso tradizionali, dove si rischiano code molto lunghe. Questi punti temporanei, attrezzati con aria condizionata e acqua fresca, sono stati posizionati in via Don Orione, Villa Marelli, via Baroni, via Gola, via Stromboli e al padiglione Ponti del Policlinico. Per eventuali necessità di salute, si può contattare anche lo 02.02.02, infoline di “Milano Aiuta – Estate” (attivo dal lunedì al sabato, orario 8.00/18.00). Vi sono poi i classici luoghi pubblici e privati, come i parchi e i centri commerciali, dove il caldo si sopporta meglio. Purtroppo non si può fare gran conto sulle piscine pubbliche, tema che sta suscitando molte polemiche politiche in città: quelle scoperte sono appena tre, alle quali si aggiungono 11 centri indoor. Non a caso, è tornato di moda l’Idroscalo, «il mare di Milano», dove oltre al nuoto si possono praticare vari sport (dal rugby all’equitazione).

Agosto a Milano: guida di sopravvivenza nella City
L’idroscalo di Milano (Ansa).

La musica non si ferma

Per chi ama la musica, ci sono diversi appuntamenti da mattere in agenda. Si inizia il 6 con il Candlelight Open Air: un quartetto d’archi esegue i brani più noti di Coldplay e Imagine Dragons nella cornice delle Terme De Montel, resa ancora più suggestiva dall’illuminazione soffusa delle candele. Il 18 al Carroponte di Sesto San Giovanni arrivano gli australiani Parcels, star dell’elettro-pop. Il 25 agosto il rapper Tyler The Creator si esibisce alla Fiera di Rho, mentre il 30 c’è un’ideale chiusura del mese musicale al Castello Sforzesco, dove si esibiscono i Quintorigo con John De Leo. Imperdibile, per gli amanti del genere sudamericano, il “Milano Latin Festival” che continua fino a ferragosto presso l’area MIND, dalle 18.30 alle 2 del mattino (attenzione però: la metropolitana chiude pochi minuti dopo mezzanotte).

Cinema all’aperto e in sala

Il palinsesto di “Estate al Castello“, con la direzione artistica di Federico Russo di Radio Deejay, ha il suo fiore all’occhiello nell’arena cinematografica open-air allestita presso il Cortile delle Armi, riproposta dopo il grande successo dello scorso anno. Il calendario che va dal 1 al 25 agosto include pellicole in grado di soddisfare gli amanti di ogni genere. Si va da classici come Mission (3 agosto), Il Maratoneta (4), Il cielo sopra Berlino (5) e Blade Runner (12) a commedie come Maledetto il giorno che ti ho incontrato (9), Febbre da cavallo (19) e La guerra dei Roses (22). Nel mezzo, Ghost (7) per i romantici dalla lacrima facile e Scream (10), per gli amanti dell’horror. In tema di cinema all’aperto, è impossibile non citare il cartellone di AriAnteo, la tradizionale rassegna estiva organizzata dall’Anteo. Quest’anno il suo palinsesto prevede, tra l’altro, Spider Man – Brand New Day (1, 9 e 10) e After the Hunt di Luca Guadagnino, con Julia Roberts (2). Il progetto “Anteo nella Città” vedrà animarsi Piazza Anita Garibaldi, nel cuore di Baggio, con 10 diversi titoli in programma dal 3 al 9 agosto e biglietto popolare a 5 euro. Le proiezioni nelle varie sale cinematografiche appagano invece il gusto dei più tradizionalisti, oltre naturalmente al bisogno di trascorrere un paio d’ore col confort dell’aria condizionata.

Agosto a Milano: guida di sopravvivenza nella City
Turisti al Castello Sforzesco (Ansa).

Vita di quartiere

Le proiezioni a Baggio fanno parte del più ampio palinsesto di Milano è viva, una lunga serie di eventi patrocinati dal Comune, in collaborazione con le realtà locali. Per tutta l’estate, i vari quartieri di Milano vengono animati da appuntamenti aggregativi e culturali, molti dei quali gratuiti, tra cui i 17 spettacoli di “M’Incanto d’estate“, festival diffuso ideato dal Teatro Pane e Mate per rafforzare per rafforzare l’offerta culturale nel Municipio 8, e “Il teatro delle Cicale“, in agenda dal 28 al 30 presso Cascina Carpana, a Porto di Mare. Da tutta la città invece si converge sui Navigli, anche in agosto una delle mete preferite da turisti e milanesi. Ogni sabato è dedicato alla celebre Fiera di Sinigaglia, che non fa soste, mentre il 30 è in calendario l’appuntamento con il Mercatone dell’Antiquariato. A proposito di shopping, i saldi estivi che dureranno ancora per tutto il mese rappresentano un ulteriore motivo per trascorrere del tempo nella città della moda.

Arte e cultura anche a Ferragosto

Amore per l’arte e voglia di temperature basse si intrecciano anche nell’opzione-musei, apprezzatissima ormai da anni ogni agosto. Il Castello Sforzesco per tutto il mese prolunga l’orario di apertura per due ore, fino alle 19.30. La sede meneghina delle Gallerie d’Italia, in Piazza della Scala, apre gratuitamente sia il 2 che il 15. Ferragosto intenso anche a Palazzo Reale, con una serie di mostre gratuite o accessibili in fascia oraria estesa, tra cui esposizioni dedicate a Mario Nigro, Mario Dondero, Fabrizio Plessi, Omar Galliani e Helidon Xhixha. Porte aperte anche al PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea, che dalle 12.00 alle 19.30 di Ferragosto ospita la collettiva “Performing Pac – Dance me to the end of love”. Chi non vuole o non può trascorrere il 15 tra tuffi e grigliate ha solo l’imbarazzo della scelta: sono aperti anche Museo del Novecento, GAM, Casa Museo Boschi Di Stefano, Palazzo Morando, Palazzo Moriggia, Museo Archeologico e Casa della Memoria. Attività piena per tutta l’estate anche alla Fabbrica del Vapore che, oltre ad alcune proiezioni del ciclo AriAnteo, offre percorsi a ingresso gratuito come “Women for Women against Violence” e “CORPOFORME – Oltre lo sguardo, dentro all’esperienza”.

I ristoranti che non vanno in ferie

Da quando Expo 2015 l’ha trasformata in The Place To Be, Milano attira sempre più turisti stranieri e quindi ha variato le sue abitudini. Per venire incontro alle usanze internazionali, è ormai scontato vedere ristoranti in funzione a tutte le ore del giorno. Alcuni dei più apprezzati locali cittadini lavorano a pieno ritmo anche ad agosto, tra questi: Acanto, Amami, Amami Ancora, Bela Tusa Trattoria, Davidino, Langosteria Montenapoleone, Langosteria Bistrot, Rubacuori, Sant Ambroeus, Sato Sushi Experience, Pizzium e Il Mannarino. Vanno invece appuntate le seguenti chiusure: Giacomo Bistrot dal 10 al 23; Motelombroso dal 10 al 31; Beef Club dal 10 al 30; Ricci Osteria dal 10 al 23 e Pantera dal 2 al 20.

Occhio ai mezzi

Una città per nulla vuota – ma certamente rallentata – si rispecchia anche nell’organizzazione dei mezzi pubblici. Fino al 6 settembre per tram e metropolitane è in vigore l’orario estivo, ma con alcune significative specificità: dal 3 al 21 M1 e M3 seguono lo schedule del sabato anche durante la settimana, mentre M4 e M5 lo fanno dal 3 al 28. Diverso il discorso per M2, che lo fa dal 10 al 21, ma intrecciandosi coi cambiamenti previsti per tutto il mese, a causa di alcuni lavori in corso. Per quanto riguarda i tram, l’orario del sabato viene esteso a tutta la settimana, mentre il sabato è in vigore l’orario festivo (che il 15 e 16 agosto sarà osservato da tutte le linee). Anche qui, però, ci sono diverse eccezioni riguardanti singole tratte. Il quadro di insieme è quindi piuttosto complicato, pertanto il consiglio migliore è quello di installare l’app di ATM sul proprio smartphone per venire informati in tempo reale della situazione reale e dei cambiamenti contingenti.

La stretta di Xi sui paradisi fiscali: è finita la pacchia per i ricchi cinesi

Per oltre 20 anni è stato uno dei grandi compromessi del capitalismo cinese. Mentre Pechino imponeva alcuni dei controlli più rigidi al mondo sui capitali, una parte consistente della ricchezza prodotta dai suoi imprenditori prendeva la strada delle Isole Cayman, delle British Virgin Islands o di Hong Kong. Per usare una formula nota in Italia, la pacchia è finita. Perché quella stagione sembra arrivata al capolinea.

Così cambia il rapporto tra Partito comunista e capitale privato

Con le nuove regole sulla tassazione dei trust offshore, il rafforzamento dei controlli fiscali e l’obbligo di maggiore trasparenza sui patrimoni detenuti all’estero, Xi Jinping ha chiuso una delle zone grigie che hanno accompagnato l’ascesa economica della Cina. Il messaggio è semplice: la ricchezza privata non può più svilupparsi al di fuori del perimetro di controllo dello Stato. Non si tratta soltanto di recuperare gettito fiscale. La stretta racconta soprattutto l’evoluzione del rapporto tra Partito comunista e capitale privato nell’era di Xi.

La stretta di Xi sui paradisi fiscali: è finita la pacchia per i ricchi cinesi
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

Le eccezioni che Pechino non vuole più accettare

Quando Deng Xiaoping, una delle massime autorità politiche cinesi dagli Anni 70 agli Anni 90 e sostenitore della liberalizzazione economica, invitava a «lasciare che alcune persone si arricchissero per prime», la priorità era costruire una nuova classe imprenditoriale capace di modernizzare il Paese. Per raggiungere l’obiettivo, Pechino accettò numerose eccezioni. Le strutture offshore erano una di queste. Holding registrate alle Cayman consentivano alle società cinesi di quotarsi sui mercati internazionali, raccogliere capitali stranieri e creare campioni nazionali nei settori della tecnologia, dell’immobiliare e della manifattura. Fondatori e primi investitori accumulavano così patrimoni in valuta estera, spesso custoditi fuori dalla Cina continentale.

La stretta di Xi sui paradisi fiscali: è finita la pacchia per i ricchi cinesi
Una famiglia cinese davanti al poster gigante di Deng Xiaoping (foto Ansa).

Quel modello ha accompagnato il ventennio di crescita più spettacolare della storia economica cinese. Ma oggi le priorità sono cambiate. La leadership di Xi Jinping considera sicurezza economica, monitoraggio dei flussi finanziari e stabilità politica elementi inseparabili. In questa visione, lasciare che enormi patrimoni restino schermati da trust offshore o società registrate nei paradisi fiscali rappresenta un’anomalia che il Partito non è più disposto a tollerare.

Le mani sui redditi prodotti dai trust offshore

Le nuove norme chiariscono un principio destinato ad avere effetti ben oltre il fisco. I redditi prodotti dai trust offshore costituiti da residenti cinesi entreranno nell’ambito della tassazione nazionale. I proventi derivanti dalle quotazioni o dalla vendita di partecipazioni all’estero dovranno essere ricondotti all’interno del sistema di controllo cinese, pagando le imposte dovute e seguendo procedure autorizzative per eventuali nuovi investimenti fuori dal Paese.

La stretta di Xi sui paradisi fiscali: è finita la pacchia per i ricchi cinesi
Un cittadino cinese passa davanti a un manifesto con Xi (foto Ansa).

In altre parole, Pechino non vieta la ricchezza privata né chiude le porte ai mercati internazionali. Pretende però che ogni passaggio sia visibile. È una differenza sostanziale: la crescita resta importante, ma non può più prescindere dalla politica.

La parabola del fondatore di Evergrande

Non si tratta in realtà di una svolta improvvisa. Già negli anni scorsi c’erano stati diversi segnali in tal senso, a partire dalla parabola di Xu Jiayin, conosciuto a Hong Kong come Hui Ka Yan, fondatore di Evergrande. La sua storia coincide quasi perfettamente con quella del capitalismo cinese nato dopo le riforme di Deng Xiaoping. Arrivato a Shenzhen nei primi Anni 90, nel pieno della stagione delle aperture economiche, costruì in pochi decenni il più grande gruppo immobiliare privato del Paese, finanziando una crescita senza precedenti attraverso il debito. La quotazione a Hong Kong gli ha permesso di raccogliere miliardi di dollari e di diventare prima l’uomo più ricco della Cina e poi dell’Asia.

La stretta di Xi sui paradisi fiscali: è finita la pacchia per i ricchi cinesi
Il quartier generale di Evergrande a Shenzhen, nella provincia di Guangdong (foto Ansa).

Ma Xu, oltre a essere il simbolo dell’imprenditore di successo, è diventato anche l’emblema di una ricchezza ostentata. Jet privato, yacht da decine di milioni di dollari, investimenti nel calcio con il Guangzhou Evergrande di Marcello Lippi e Fabio Cannavaro: tutto ciò che negli anni dell’espansione sembrava incarnare il trionfo del nuovo capitalismo cinese.

La stretta di Xi sui paradisi fiscali: è finita la pacchia per i ricchi cinesi
Il boss di Evergrande con Marcello Lippi nel 2012 (foto Ansa).

Ora la narrazione è quella della «prosperità comune»

Dopo il Covid-19, che oltre a peggiorare la crisi dell’immobiliare ha rallentato l’economia nazionale, l’ostentazione della ricchezza è entrata in collisione con la narrazione della «prosperità comune». La caduta di Evergrande, provocata anche dalla stretta sul credito voluta da Pechino, ha assunto così un valore che è andato oltre il settore immobiliare, segnando la fine dell’epoca in cui accumulare ricchezza e mostrarla pubblicamente era la dimostrazione del successo del modello cinese.

Colpiti anche gli influencer che esibivano il lusso

Non è un caso che negli stessi anni il Partito abbia colpito anche gli influencer che esibivano il lusso sui social, trasformando la sobrietà in una virtù politica oltre che morale. La stretta sui trust offshore si inserisce nella stessa traiettoria che ha visto il ridimensionamento dei colossi tecnologici, la crisi pilotata dell’immobiliare, la campagna sulla prosperità comune e il rafforzamento della supervisione sui movimenti di capitale. Xi sta costruendo un modello in cui il mercato continua a essere uno strumento dello sviluppo nazionale, ma perde progressivamente gli spazi di autonomia conquistati durante i decenni della riforma e apertura.

Capitali sempre più tracciabili e regolati

La ricchezza privata resta legittima, purché rimanga funzionale agli obiettivi strategici dello Stato. Questa trasformazione riguarda inevitabilmente anche Hong Kong. La città continuerà a essere il principale ponte finanziario tra Cina e mercati globali, a patto di una maggiore supervisione di Pechino. I capitali potranno continuare a transitare, utilizzando però percorsi sempre più tracciabili e regolati. A lungo, il capitalismo cinese ha convissuto con vaste zone d’ombra, tollerate perché alimentavano crescita e investimenti. Adesso quelle zone vengono progressivamente illuminate.

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana prima delle vacanze

Fantascienza.com, il meglio della settimana prima delle vacanze

Il ritorno di Axanar, le uscite di agosto, i finalisti al Premio Italia e un po' di novità – ma non tantissime – in arrivo dalla ComicCon di San Diego.

Come ogni anno, mentre noi siamo qui con il fiatone che non aspettiamo altro di poter tirare i remi in  barca e goderci un po' di riposo, a San Diego tengono la ComicCon e ci rovesciano addosso una tonnellata di novità di cui bisogna dar conto.  In realtà quest'anno però sono state anche meno del solito. La Marvel ha detto qualcosa di Black Panther 3, in cui l'eroe nero torna a essere un uomo (di questi tempi a quanto pare le donne-supereroe non convincono), ha annunciato che l'uomo che vi sareste aspettati di meno in quel ruolo, Ryan Gosling, sarà... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 2 agosto 2026 - articolo di S*