La metodologia PRAIM e UrbanMIS tracciano il futuro dei borghi irpini

Comprendere il territorio attraverso l’analisi dei dati, orientare le scelte di rigenerazione urbana e supportare il riuso strategico del patrimonio edilizio dismesso. Sono questi gli obiettivi al centro del workshop PRAIM, tenutosi il 22 maggio 2026 presso l’Ex Carcere Borbonico di Avellino, nell’ambito di un percorso di ricerca dedicato ai piccoli centri delle aree interne irpine.

L’iniziativa, sviluppata dal Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università degli Studi di Salerno in collaborazione con la Provincia di Avellino, ha rappresentato un momento di confronto istituzionale, tecnico e operativo sul tema del riuso adattivo del patrimonio costruito dismesso dei piccoli centri delle aree interne. Il coordinamento scientifico dell’impostazione metodologica PRAIM è riconducibile al professor Pierfrancesco Fiore e agli architetti Attilio Ferraro e Emanuela D’Andria, nell’ambito delle attività di ricerca condotte presso l’Ateneo salernitano.

Il workshop ha coinvolto sei tavoli di lavoro, ciascuno dedicato al possibile riuso di un edificio dismesso localizzato in sei comuni dell’area irpina connessi alla storica tratta ferroviaria Avellino-Rocchetta Sant’Antonio. L’obiettivo non è stato quello di assumere decisioni definitive, ma di costruire una base conoscitiva condivisa, raccogliere indicazioni qualificate dagli attori territoriali e far emergere priorità, criticità, vocazioni e opportunità di riuso.

Il ruolo di UrbanMIS, spin-off dell’Università di Salerno partecipato da Evolution Group

In questo quadro, UrbanMIS, spin-off dell’Università degli Studi di Salerno partecipato da Evolution Group, è stato coinvolto per fornire un supporto analitico alla lettura dei territori interessati. Lo spin-off ha contribuito alla predisposizione di mappe informative, infografiche e sintesi territoriali utili a guidare i partecipanti nella comprensione dei contesti locali, con particolare riferimento agli aspetti infrastrutturali, demografici, economici e insediativi.

Durante i lavori, UrbanMIS, rappresentata dal professor Giuseppe d’Aniello e dall’ingegnere Alessandro Polverino, ha illustrato il contributo dell’analisi dei dati territoriali a supporto dei processi decisionali pubblici. Tale attività si inserisce nel più ampio ambito di sviluppo di Janus Urbanis, piattaforma orientata all’analisi della situazione urbana e territoriale, con l’obiettivo di supportare enti pubblici e privati nella definizione di strategie fondate su dati, indicatori e rappresentazioni conoscitive integrate.

Ucraina, ucciso il contractor italiano Alex Pineschi

È morto in Ucraina il contractor italiano Alex Pineschi. Lo ha annunciato l’associazione Memorial: «Il nostro amato fratello italiano Alex Pineschi, che prestava servizio in Ucraina come volontario, ha perso la vita sul campo di battaglia. Onore, gloria e gratitudine al nostro fratello». Originario di La Spezia, Pineschi ha prestato servizio nell’8° Reggimento Alpino dell’Esercito italiano e in seguito ha lavorato nel settore della sicurezza privata. Arrivato in Ucraina ad aprile, era entrato a far parte di un’unità droni chiamata “Team Green Badgers”: sarebbe stato ucciso assieme ai suoi compagni nella zona di Liman il 23 maggio 2026. Nel 2014 Pineschi si era recato nel Kurdistan iracheno di propria iniziativa, per aiutare a combattere l’Isis.

Gli 80 anni della Repubblica: tutti gli appuntamenti per celebrarli

Per gli 80 anni della Repubblica il Quirinale e più in generale l’Italia si prepara a due lunghe giornate di celebrazioni tra eventi istituzionali, concerti, spettacoli e iniziative diffuse in tutto il Paese.

Il programma nella Capitale

A Roma il programma inizia nella mattinata del primo giugno con l’apertura dei Giardini del Quirinale alle fasce protette, accompagnata dalle esibizioni del Coro dell’Associazione Nazionale Alpini e della Jazz Campus Orchestra della Casa del Jazz. Nel pomeriggio spazio alla tradizione con il cambio della guardia a cavallo in forma solenne nella Piazza del Quirinale e con il concerto dell’Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma diretta dal Maestro Michele Mariotti, su Rai Uno a partire dalle 17.50. Il 2 giugno il presidente Sergio Mattarella ha in programma di rendere omaggio, come tutti gli anni, all’Altare della Patria, mentre in serata Piazza del Quirinale presenta I volti della Repubblica, evento dedicato alla storia e ai valori repubblicani con personalità note del mondo della musica, del teatro, del cinema, della danza e dello sport, sullo sfondo del Palazzo del Quirinale illuminato con il Tricolore. Nella Capitale è inoltre visitabile gratuitamente la mostra Le donne della Repubblica, dedicata alle conquiste femminili nelle cronache dell’Ansa, inaugurata da Samantha Cristoforetti.

Gli 80 anni della Repubblica: tutti gli appuntamenti per celebrarli
Inaugurazione della mostra “Le donne della Repubblica” con Samantha Cristoforetti (foto Ansa).

Lanciato anche un progetto online

Le celebrazioni coinvolgeranno anche il resto d’Italia. A Napoli sono previste le cerimonie istituzionali in Piazza del Plebiscito, la consegna delle Onorificenze al Merito della Repubblica e il concerto al Teatro San Carlo. A Bologna Palazzo del Podestà si illumina con i colori della bandiera italiana, mentre circa cento comuni italiani stanno installando maxi-schermi per seguire la diretta degli eventi del Quirinale. La presidenza della Repubblica ha poi lanciato un progetto partecipativo online, invitando i cittadini a condividere sul sito dedicato un breve video su cosa rappresenti per ognuno la Repubblica italiana, a 80 anni dal referendum del 2 giugno 1946. Hanno già partecipato personaggi conosciuti del Paese, come Federica Brignone, Max Pezzali e Checco Zalone.

False fatture per il suo programma su Rete 4, indagata Michela Brambilla

Michela Vittoria Brambilla, deputata di Noi Moderati ed ex ministra del Turismo, è tra gli indagati di un’inchiesta della procura di Milano che ipotizza il reato di false fatturazioni per la realizzazione del programma televisivo Dalla parte degli animali, in onda dal 2017 su Rete 4. Perquisizioni della Guardia di Finanza a Roma, Torino e Roma: investigatori nella sede dell’Enci (Ente nazionale cinofilia italiana) e di tre società di produzione televisiva.

False fatture per il suo programma su Rete 4, indagata Michela Brambilla
Michela Vittoria Brambilla (Imagoeconomica).

Il reato ipotizzato dalla Procura di Milano

La Procura di Milano ipotizza che tra il 2020 e il 2026 ci sia stato un giro di false fatture per sponsorizzazioni, per un valore totale di 1,5 milioni di euro, di cui il 90 per cento sarebbe finito a Brambilla come compenso per la conduzione e il 10 per cento alla produzione. Gli indagati sono almeno sei. Oltre a Brambilla sono stati iscritti nel fascicolo, Espedito Massimo Muto, presidente dell’Enci, e gli amministratori delle società di produzione del programma, che è stato ideato dalla stessa Brambilla assieme a Silvio Berlusconi.

Il gruppo Sae completa l’acquisizione de La Stampa

Il gruppo Sapere Aude Editori (Sae), guidato da Alberto Leonardis, ha completato l’operazione di acquisizione del quotidiano La Stampa e dei rami d’azienda collegati da Gedi, gruppo da poco ceduto da Exor – società della famiglia Agnelli-Elkann – ai greci di Antenna. Per favorire l’operazione, il gruppo di Leonardis ha costituito una sub holding, Sae Piemonte – composta da Sae con il 51 per cento e Toto Holding con il 49 – finalizzata alla partecipazione di maggioranza nella società La Stampa Sae, che sarà proprietaria della testata.

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La Stampa Sae: Briolini ceo, Ceretti presidente

«Porteremo La Stampa ancora più al centro del panorama mediatico, innovando e valorizzando i suoi talenti, la sua tradizione e la sua identità. Questo traguardo è stato possibile soprattutto grazie all’impegno e alla professionalità dei giornalisti del nostro gruppo. Conoscendo la qualità di chi compone la redazione, non possiamo che guardare al futuro con fiducia, certi che ci attendano successi ancora più grandi», ha dichiarato Leonardis, presidente e ceo di Sae. Il ruolo di amministratore delegato di La Stampa verrà affidato a Massimo Briolini, mentre la carica di presidente sarà assunta da Paolo Ceretti (che ricopriva lo stesso incarico in Gedi). La Stampa Sae, si legge in una nota, «oltre ai rilevanti investitori del territorio, su azionisti di primo piano, fra i quali: Fondazione di Sardegna, Carimonte Holding, Sportcast, Reale Mutua e Toto Holding».

Bandiere verdi 2026, bene il Cilento

Spiagge ampie che consentono di giocare indisturbati, acque cristalline con fondali che non scendono giù a strapiombo, ma dolcemente. Sulle torrette operatori del salvataggio a presidiare, e tanti servizi che rendano vive le giornate dei più piccoli. E’ l’identikit delle località di mare a misura di bambini e famiglie, certificato dai pediatri. Segni particolari: su queste rive sventolano Bandiere verdi. L’elenco aggiornato al 2026 delle spiagge che hanno ottenuto il riconoscimento è stato proclamato ieri dal fondatore e coordinatore della ricerca, Italo Farnetani. Le Bandiere verdi 2026 sono in tutto 164, alla lista quest’anno si sono aggiunte 6 nuove spiagge: 3 si trovano lungo le coste dell’Italia e 3 in Africa. Tutte riconfermate le Bandiere verdi degli anni passati. Guardando alle province italiane, sono in 6 ad avere il maggior numero di Bandiere verdi: Latina, Ragusa, Reggio Calabria, Salerno, Venezia e Teramo. Per l’estensione internazionale del progetto è stata realizzata e verrà presentata ufficialmente la Bandiera Verde in lingua inglese, a supporto della crescente partecipazione di Paesi extraeuropei. Le Bandiere verdi, illustra Farnetani, “sono state assegnate sulla base delle indicazioni di 3.238 pediatri italiani e stranieri, che hanno partecipato all’iniziativa in modo totalmente volontario, senza compensi, finalità di lucro o interventi di sponsor”. Un elemento che, evidenzia, “conferisce al riconoscimento una valenza medica e professionale, fondata sulla conoscenza diretta delle esigenze di crescita, salute e sviluppo corporeo e psicoaffettivo dei minori”. Secondo il coordinatore della ricerca, i criteri di selezione corrispondenti a parametri chiari: “Le spiagge devono essere realmente fruibili dai bambini e dalle famiglie: acqua che non diventi subito alta, spazi adeguati tra gli ombrelloni, servizi ludici e di ristorazione dedicati ai più piccoli, e la presenza indispensabile degli operatori del salvataggio”. Ma la valutazione non riguarda solo la sicurezza: “I pediatri hanno sempre privilegiato spiagge vive e animate, dove i bambini possono incontrare coetanei e ricevere stimolazioni visive, acustiche e sensoriali utili allo sviluppo psicoaffettivo”. L’esperto richiama l’attenzione anche sul benessere delle famiglie: “Perché la vacanza sia pienamente vissuta da genitori e figli è necessario che nelle vicinanze della spiaggia siano presenti servizi e attività commerciali fruibili nel pomeriggio e alla sera. Tutti sono in vacanza: per questo il mio consiglio ai sindaci è di pedonalizzare il lungomare”. Il progetto delle Bandiere verdi nasce nel 2008, con una ricerca inizialmente dedicata alle sole località italiane. Nel 2017 il riconoscimento è stato esteso ai Paesi dell’Unione europea e, dal 2021, anche alle spiagge del continente africano, segnando una progressiva apertura internazionale. La selezione può avvenire esclusivamente sulla base delle indicazioni dei pediatri, mentre la valutazione della qualità ambientale si fonda sui dati delle Arpa regionali e sulle ordinanze dei sindaci. La cerimonia di consegna ufficiale delle Bandiere verdi 2026 si terrà nella sede del Comune di Termoli (Campobasso) sabato 11 luglio, in collaborazione con l’amministrazione comunale. Nei prossimi giorni verrà inviato l’invito a sindaci e ambasciatori. In provincia di Salerno, Agropoli: Lungomare San Marco, Trentova, Ascea, Marina di Camerota, Pisciotta, Pollica-Acciaroli, Pioppi, Positano. Spiagge: Spiaggia Grande, Santa Maria di Castellabate, Sapri.

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Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno

La storia sembra uscita dal Codice da Vinci, ma la penna non è quella di Dan Brown. Tutto parte da Papa Leone XIV che alla presentazione dell’enciclica Magnifica Humanitas, dedicata all’intelligenza artificiale, ha voluto seduto vicino Christopher Olah, cofondatore di Anthropic insieme a Dario Amodei.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Pope Leone XIV con Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic (Ansa).

Proprio in questi giorni la società di Olah sta facendo tremare la BCE. Tanto che lunedì 26 maggio Christine Lagarde ha convocato un meeting urgente con le banche dell’area euro per lanciare l’allarme su Claude Mythos, il nuovo modello di IA targato Anthropic, che sarebbe in grado di individuare le vulnerabilità dei sistemi delle banche, quelle falle finora nascoste da cui potrebbero entrare i cybercriminali: chi lo ha, può gestire il futuro del mondo finanziario. Solo alcuni privilegiati di Wall Street hanno testato Claude Mythos, a cominciare da Jp Morgan, e questo ha fatto drizzare le antenne a Francoforte che ha esortato gli statunitensi a condividere le informazioni a cui finora le controparti europee non hanno avuto accesso.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Christine Lagarde (Ansa).

Ma che c’entra Papa Leone XIV in tutto questo? A sentire alcuni cardinali c’entra eccome. Non solo perché «in teologia magari non sarà ferratissimo ma è un matematico di prim’ordine che conosce la tecnologia meglio di tutti gli altri, tra i Sacri palazzi», ma anche per il suo interesse nella finanza. Prevost ha profondamente riformato lo IOR con ottimi risultati visto che il bilancio 2025 si è chiuso con un utile di 51 milioni di euro, in crescita del 55 per cento rispetto al 2024, anche grazie a una «gestione attiva e disciplinata dei portafogli». Bene, si mormora che Claude Mythos sarebbe già entrato tra le mura digitali dell’Istituto per le Opere di Religione. Se fosse confermato, la finanza vaticana avrebbe un vantaggio enorme rispetto a quella italiana ed europea. Non a caso molti porporati concordano sul fatto che «far diventare Papa uno che di numeri ci capisce davvero è stata proprio un’ottima scelta». Sotto questa luce, quel «camminare insieme» pronunciato da Olah al cospetto di Leone, assume tutto un altro significato.

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Christopher Olah (Ansa).

Vannacci, Alemanno e la “presa” di Roma

Gianni Alemanno uscirà dal carcere tra un mese e ad aspettarlo, politicamente si intende, ci sarà Roberto Vannacci. Il movimento Indipendenza dell’ex sindaco di Roma ha infatti stretto un’alleanza con Futuro Nazionale, il partito del generale che il 13 e il 14 giugno all’Auditorium della Conciliazione celebrerà l’assemblea costituente. L’obiettivo del patto di ferro? Dare vita «a un polo sovranista, identitario e nazional popolare». Caso vuole che proprio il 13 giugno, a Roma, sia stata indetta una manifestazione nazionale per la remigrazione, promossa dal comitato Remigrazione e conquista, sotto il cui ombrello si muovono CasaPound, Veneto Fronte Skinheads e Brescia ai Bresciani. Il generale saluterà i “patrioti” in marcia sulla Capitale?

Papa Leone, Anthropic e il giallo di Claude Mythos: le pillole del giorno
Gianni Alemanno (Imagoeconomica).

Tra i protagonisti dell’alleanza Alemanno-Vannacci oltre a Ramona Castellino, sorella dell’ex leader di Forza Nuova Giuliano (attualmente a Rebibbia come Alemanno), ci sono anche i futuristi Riccardo Corsetto – un passato di responsabile dell’ufficio stampa del Delegato del sindaco di Roma alle Politiche agricole e di militanza prima nella Lega e poi in FdI – e Marco Pomarici, presidente dell’Assemblea capitolini ai tempi di Alemanno, che è stato forzista, leghista e meloniano prima di essere folgorato dalla folgore Vannacci. A quanto pare una folgorazione ricambiata: si sussurra che Pomarici possa essere il candidato futurista per le Comunali a Roma, in caso in cui il generalissimo decida di non entrare nella coalizione di centrodestra. O non venisse invitato a farne parte.

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Sondaggi politici, la Supermedia: coalizioni appaiate, balzo di Futuro Nazionale

La Supermedia Agi/Youtrend del 28 maggio, basata su nove sondaggi sulle intenzioni di voto condotti da sei diversi istituti, risulta coerente con i risultati della recente tornata elettorale delle Comunali. Stabile al 28,4 per cento Fratelli d’Italia. Sale al 22,2 per cento il Partito democratico (+0,2), mentre scende al 12,3 per cento il Movimento 5 stelle (-0,3). Ferma a 8,2 per cento Forza Italia, mentre la Lega cala al 7 per cento (-0,3). Alleanza Verdi e Sinistra è data al 6,5 per cento (+0,1). Il dato più significativo è la crescita di Futuro Nazionale, che sale al 4 per cento (+0,4). Stabili Azione al 3 per cento e Italia Viva al 2,5 per cento. +Europa scende all’1,4 per cento (-0,2). Poi Noi Moderati all1,3 per cento (+0,1).

Sondaggi politici, la Supermedia: coalizioni appaiate, balzo di Futuro Nazionale
Elly Schlein e alle sue spalle sul maxischermo Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Per quanto riguarda le coalizioni, l’ultima Supermedia Agi/Youtrend non vede stravolgimenti nei rapporti di forza: vede infatti ancora appaiati campo largo e centrodestra, dati rispettivamente al 44,9 e al 44,8 per cento. Leggerissimo calo per entrambe le coalizioni: -0,2 per cento.

Tajani prova a smorzare sull’Ucraina: «Governo favorevole all’adesione all’Ue»

«Il governo è favorevole all’adesione dell’Ucraina all’Ue. Il problema è quello dei tempi, si sta studiando a livello europeo qual è la formula migliore. Ci sono tante proposte sul tavolo, però ripeto: bene l’Ucraina, noi li aiuteremo, ma è importante non mettere in un angolo l’adesione dei Balcani, che rappresentano per noi una priorità». Lo ha detto Antonio Tajani arrivando alla riunione informale dei ministri degli Esteri Ue a Cipro, smorzando le tensioni nella maggioranza.

L’accelerazione dopo la sconfitta di Orban in Ungheria

Negli ultimi giorni c’è stata un’accelerazione nel percorso di adesione dell’Ucraina (e della Moldavia) all’Ue. La proposta di aprire il primo gruppo di capitoli negoziali per i due Paesi dovrebbe essere presentata dalla Commissione al Consiglio Affari generali del 16 giugno. Poi si potrà esprimere il summit dei leader in programma il 18 e 19 dello stesso mese. La svolta, almeno per Kyiv, è arrivata dopo l’uscita di scena del filorusso Viktor Orban, sostituito come primo ministro ungherese da Peter Magyar, che nei prossimi giorni potrebbe incontrare il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Il duro comunicato della Lega contro l’Ucraina nell’Ue

«La Lega è assolutamente contraria a ogni ipotesi di adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Oltre a non avere i requisiti necessari, che altri Paesi hanno o stanno per ottenere dopo anni di lavoro, Kyiv nella Ue rappresenterebbe un danno economico e sociale di enormi proporzioni»: questa la posizione del Carroccio, espressa in un comunicato dai toni decisamente più duri del solito. La nota aveva provocato la reazione delle opposizioni, con il Pd che aveva esortato Giorgia Meloni: «Sconfessi immediatamente i suoi alleati della Lega che continuano a perseguire una agenda filorussa. L’Ucraina non solo può e deve, ma sarà nell’Ue».

Tajani: «Per noi la priorità sono i Balcani»

Dopo il comunicato della Lega, Tajani – parlando a nome di Forza Italia e in generale della maggioranza – aveva replicato che il governo italiano è favorevole «all’avvio di un percorso che porti l’Ucraina all’interno dell’Unione europea». Il titolare della Farnesina aveva aggiunto: «Non dobbiamo dimenticare che ci sono altri Paesi candidati. Per noi la priorità sono i Balcani, fermo restando che l’Ucraina e la Moldavia devono avviare un percorso, devono anche combattere la corruzione, rispettare le regole per far parte dell’Ue». Anche per Fratelli d’Italia la linea resta quella del sostegno al percorso europeo di Kyiv, fermo restando che deve andare di pari passo con quello avviato da tempo dai Paesi balcanici.

Tajani prova a smorzare sull’Ucraina: «Governo favorevole all’adesione all’Ue»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Al Verdi il Barbiere di Siviglia

Di Olga Chieffi “

Per fa’ rire bisogna fa’ chiagnere” la raccomandazione di Francesco “Nanno” Canessa al figlio Riccardo, ogni qualvolta si accingere a realizzare la regia di un’opera buffa. Così sarà per questo Barbiere di Siviglia che andrà a chiudere domani alle ore 21 e domenica 31 in pomeridiana, alle 18, il maggio rossiniano, avviato da un trionfale Signor Bruschino. Ieri mattina nel foyer del Teatro Verdi di Salerno, Antonio Marzullo, dopo aver augurato buon lavoro al nuovo sindaco Vincenzo De Luca e ringraziato quanti reggono in piedi, oltre lui, il nostro massimo, ha illustrato l’opera assieme al regista Riccardo Canessa e all’assistente di Daniel Oren, Francesco Rosa, ad una scelta platea, composta anche da ragazzi del Liceo Musicale Alfano I. Sul podio dell’Orchestra Filarmonica Salernitana e del coro preparato da Francesco Aliberti salirà Daniel Oren il quale ha rivelato Francesco Rosa è indirizzato verso una lettura di gusto “francese”, semplice e ripulita di diverse incrostazioni, tra cui qualche semplificazione della cadenza di Rosina, in cui il mezzosoprano Francesca Di Sauro, aveva addirittura inserito un Do diesis acuto. Ricordiamo la celebre confessione di Hegel nella lettera da Vienna del 1824: “Ho sentito Il Barbiere di Rossini per la seconda volta. Bisogna dire che il mio gusto si sia molto depravato perché trovo questo Figaro molto più attraente di quello di Mozart”. Che cosa doveva aver affascinato il filosofo per condurlo sino al ripudio di Mozart ed alla vituperata preferenza per l’opera buffa italiana? Certamente, l’asciutta concretezza della musica di Rossini, ben spiegata dal Maestro Francesco Rosa ai ragazzi, la totale assenza da quel mondo poetico dei sentimenti vaghi ed inafferrabili, della tensione introspettiva tipiche della sua età; l’estetica del “non so che” era decisamente ripudiata da Hegel che aborriva tutte le tendenze sentimentali o misticheggianti del romanticismo. Nessuna meraviglia dunque, se Hegel ha provato una naturale attrazione verso un’opera in cui la rappresentazione della vita aborre dall’ineffabile fluttuazione sentimentale e si articola invece con precisione assoluta nella lucidità dei colori orchestrali, nell’intaglio nettissimo della melodia e dell’armonia, nella spasmodica regolarità del ritmo. Non ci sembra troppo azzardato affermare che in quest’opera l’astrazione ludica e la concretezza della propulsione drammatica stanno in qualche modo fra loro come la tesi sta all’antitesi mentre, a ben guardare, nelle code vitalistiche di arie e duetti, solcate dal frequente emergere della parola e nei concertati statici, audacemente costruiti sulla base di un discorso diretto, i due elementi paiono avvicinarsi e fondersi nella conciliazione della sintesi. Spazio è dato all’elemento ludico, ha rivelato Riccardo Canessa, che sarà supportato dallo scenografo Alfredo Troisi, inteso come recupero di un’esigenza di costruzione formale dei concertati, usati, però, quale mezzo per garantire un trapasso fluido e quasi inavvertibile dall’azione drammatica all’aspetto più rivoluzionario del ludus rossiniano: la sospensione del “tempo”, o meglio il suo smisurato allargamento in seno ad episodi dove è la musica sola ad imporre la propria forma ed il proprio ritmo interiore. Il che non avviene solo a livello di aria singola, o nei duetti, ma anche nel cuore dell’azione di molti personaggi, per un totale di 318 battute su 687 comprensive dell’intero Finale dell’atto primo, in cui non succede più nulla ma si consuma questa lievitazione del dramma verso il puro delirio vitalistico dell’ultimo brano: l’intero atto trova così il proprio coronamento proporzionato all’arco descritto e capace di riprodurre in grande quello dei numeri solistici, secondo una perfetta corrispondenza delle parti al tutto, del microcosmo al macrocosmo, informati da un analogo principio dialettico. All’interno di questa vicenda, nei pezzi d’assieme, come in quelli solistici, si comprende, allora, la straordinaria funzione di contrasto espletata dal terzo tipo di intonazione, quello già designato con il nome di “parola scenica”. Geniale la sua improvvisa sortita nella quadrata struttura ritmica dei concertati “statici”; folgorante, in questo senso, la frase di Figaro che sarà Maksim Lisiin, “Guarda don Bartolo” nell’ Andante “Fredda ed immobile” del Finale I. Con un vero tratto di genio, Rossini riaggancia qui alla situazione drammatica, un brano che nel suo fitto intreccio polifonico stava progressivamente lievitando verso gli astratti paradisi musicali: l’inserzione di questo frammento in discorso diretto reso percepibile al massimo grado ristabilisce un rapporto concreto tra i personaggi, catalizza l’attenzione del pubblico attorno ad un fuoco drammatico da cui la situazione intera riceve senso ed icastica evidenza. Rosina ha un’aria di pura autoanalisi. La donna individualizzata è una grana, in perfetta simmetria nell’immaginario maschile con il gioco spersonalizzato delle dark lady di un secolo dopo, una bambinaccia che ama distruggere i timidi tentativi di singolarità e autocontrollo dei malcapitati partners, il tutto racchiuso in un prezioso ricamo di grande finezza psicologica del suo ruolo di vittima. “Io sono docile, son rispettosa, sono obbediente, dolce, amorosa; mi lascio reggere, mi fo guidar. Ma se mi toccano dov’è il mio debole, sarò una vipera e cento trappole prima di cedere farò giocar”. La cavatina rivela il carattere pepato della ragazza, la sua lucida perspicacia maliziosa che sostiene le variazioni ( anche musicali) della sua grazia apparentemente ingenua, del suo fascino così ben dominato. Rosina è il simbolo di vicende mutevoli e comiche che lo stesso Rossini ha vissuto, una tensione di rapporti in cui è riconoscibile la stessa condizione del vivere nelle sue inquiete alternative, nei contrasti e nelle variazioni che determina l’amore, la giovanile aspirazione alla libertà e alla felicità, nella sua concordia incessantemente turbata e ricostituita. Don Bartolo, Misha Kiria avrà ruolo anche serio: è lo stesso Rossini ad affidargli un’estensione autenticamente baritonale e non da buffo (Bartolo sale fino al Fa acuto) è sintomatica, insieme al vertiginoso sillabato del peso drammaturgico che il Dottore possiede. Comprimari dell’opera più amata che sarà ambientata nella Napoli spagnola ove abitava Gioachino Rossini, saranno Don Basilio che avrà la voce del basso Francesco Milanese, Berta, Miriam Artiaco, Fiorello Costantino Finucci e l’ uffiziale, Antonio De Rosa, ormai, militare di fiducia. Ancora una volta l’emersione della parola accende il teatro: l’origine di tanta parte della drammaturgia verdiana risale indubbiamente a qui.

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Gli Stati Uniti ripristinano le sanzioni contro Francesca Albanese

Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha ripristinato le sanzioni nei confronti della relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi Francesca Albanese, che è stata di nuovo inserita nella blacklist Usa: per il momento non sono state rese note le eventuali nuove motivazioni.

La famiglia di Albanese aveva fatto causa all’Amministrazione Trump

A febbraio la famiglia di Albanese aveva presentato una causa contro l’amministrazione Usa per le sanzioni imposte all’esperta nel 2025 per la sua presunta «guerra economica e politica» contro gli Stati Uniti e Israele, sfruttando la cittadinanza americana di uno dei loro figli, benché ancora minorenne.

Cosa prevedono le sanzioni americane nei confronti di Albanese

Albanese accusa Israele di genocidio, posizione ribadita dall’esperta italiana nel corso di conferenze e incontri in giro per il mondo. In conseguenza delle sanzioni imposte ad Albanese, la relatrice Onu non può entrare nel territorio statunitense e non ha accesso nemmeno ai suoi conti bancari, dunque non ha facoltà di utilizzare le proprie carte di credito, potendosi affidare solo ai contanti.

Addio a Peppino Gargani campione del garantismo

Antonio Manzo

“Il cuore, il cuore” diceva Peppino Gargani abbracciando l’amico che gli esprimeva cordoglio ma sussurrando le parole nel dolore dei funerali per la sua amata moglie Paola Tesauro che lui aveva perso per una infarto. E da quel giorno, Peppino ha smesso di vivere fino ad ieri mattina quando anche per lui la morte causata dal “cuore, il cuore” ha messo fine alla sua esistenza terrena. Ora Peppino carissimo i tuoi amici, i democristiani, gli ex parlamentari, tuoi amici di una vita, piangono e si disperano, mai a comprendere che il tuo stile umano era portato sempre a ricomporre i conflitti non mascherando le idee ma perché trionfasse il bene comune per l’uomo. Quando Peppino Gargani, per innata propensione all’unità dell’amicizia, si inventò perfino una presunta suddivisione dei compiti per la guida di una fantasiosa associazione dei “Cuori d’oro” . E chiese, con ironica maestria, chiese a Paolo Cirino Pomicino di voler cedere la presidenza per un suo amico che aveva risolto un grave problema cardiaco con un importante intervento cardiochirurgico. E Gargani, per sostenere l’indicazione del suo amico, disse a Paolo Cirino Pomicino che doveva fare un passo indietro perché era stato superato nel dramma chirurgico poi felicemente andato bene. Tutti giù a ridere conciando parole nello scherzo per il “potere”. Paolo, irriducibile in ogni trattativa come ben lo conosceva Peppino, subito replicò: “Ma io rispetto a tuo amico vanto anche il record di un trapianto di cuore a Pavia”. E Gargani rispose: “Allora tu sarai presidente emerito, e il mio amico presidente effettivo” ribattè a Paolo Cirino Pomicino con la sua naturale propensione a chiudere con un “lodo” ogni vertenza, Peppino Gargani era questo, passione politica, rigore morale, onestà intellettuale. E’ stato un garantista nella vita politica, per tutelare sempre i diritti delle persone ma anche il prestigio delle Istituzioni. Ora si sprecheranno i “coccodrilli” che ricordano l’intenso lavoro parlamentare di Gargani con la Dc, il Partito Popolare Italiano, il Partito Popolare Europeo, i ruoli istituzionali di Governo e l’ultimo incarico di presidente degli ex parlamentai italiani. Ma saranno davvero in pochi a ricordarlo con parole fedeli e penetranti e fare seguire ad esso una selezione accurata del suo impegno politico. Per tre convergenti ragioni: la singolarissima vicinanza personale con Ciriaco De Mita; le strette affinità ideali dei cosiddetti “valanzini” cioè gli uomini pubblici della Dc irpina e nazionale; la qualità, insieme ai suoi amici di vita, che gli dava modo di inscriversi dentro il loro tempo e, segnatamente, a cavallo tra primo e secondo tempo della Repubblica. Di più: di leggere la grandezza e le sconfitte di Peppino Gargani come un caso serio e irrisolto della lunga transizione democratica italiana tuttora in corso. La lezione di Gargani di natura etico-politica, si è dipanata lungo molteplici assi: il nesso tra ispirazione cristiana, autonomia della politica e laicità delle istituzioni; il valore umano dello Stato; il rapporto tra liberazione umana e regole della libertà; un realismo cristiano di marca agostiniana consapevole e pensoso del peso del male nella vita e nella storia degli uomini che, al più, la politica può applicarsi a limitare; il valore genuinamente politico della mediazione e della mitezza (nel solco di Sturzo); la «melanconia della democrazia», cioè la sua crisi specie di natura spirituale e morale che lui ha voluto combattere. Un cattolicesimo più liberale che democratico, in quanto singolarmente sensibile alle ragioni della libertà e delle sue regole, nonché a motivo della sua naturale (non artificiosamente e meno che mai presuntuosamente ostentata) vena aristocratico-elitaria. Gargani nella Democrazia Cristiana e nel Paese ha sempre rifiutato la ricorrente metafora del passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica – oggi tanto enfatizzata – con i segni di un oggettivo cambiamento o le allegorie interessate di chi vuole dimostrare che adesso la politica è migliore. E ha dimostrato che l’enfasi dichiarata in ordine alla Seconda Repubblica come “alternativa” alla prima è stata assolutamente falsa e non condivisibile. Per la verità molto spesso Gargani sosteneva che quando enfatizziamo la Seconda Repubblica non parliamo di qualcosa di nuovo ma della decadenza del vecchio senza alcun profilo di vera novità istituzionale e politica per la quale – a seconda dei giorni – si dichiara che il bipartitismo e il bipolarismo non è l’ostacolo o lo strumento ma è addirittura il grande obiettivo da raggiungere. Per Peppino Gargani la politica non ha avuto più gli strumenti culturali, l’umiltà morale, le ambizioni civili e anche perché ha partecipato alla situazione di crisi degli Stati nazionali, delle derive sociali e della globalizzazione. Gargani ha parlato sempre di “moderazione”, ma è stato sempre piuttosto reattivo quando sentiva parlare chi pretendeva di rappresentare i moderati. Perché è la politica che li modera per Peppino Gargani ma questa moderazione nella politica non la raggiungi se non ti muovi sul terreno della scelta culturale piuttosto che su quello della soddisfazione degli interessi immediati. Del resto già Sturzo distingueva tra “moderatismo” e “moderazione” e possiamo dire che il primo sta all’altra come l’impotenza sta alla castità. Il dibattito politico si accendeva di toni conflittuali, si cercavano colpe e colpevoli, si demonizzava l’avversario, la frammentazione personalizzava il confronto, a cominciare dai simboli stessi dei partiti. E tutto questo era l’opposizione di Gargani ai tempi nuovi, con la politica urlata sempre più lontana dalla sensibilità della gente, fino a molta sfiducia e disaffezione. Ma è sul terreno della giustizia che Peppino Gargani ha espresso il meglio della cultura garantista, fin dai tempi della opposizione alle leggi speciali contro la criminalità e il terrorismo oppure per Mani Pulite da lui fortemente avversata non per la repressione di fenomeni corruttivi ma per la semplicità con la quale si traeva dal reato di finanziamento illecito materia per stroncare la corruzione. Questi fenomeni criminali, secondo Gargani, rivelano la vera anima inquieta e giustizialista dei movimenti che sono al governo per costruire una società aggressiva che cerca il colpevole a tutti costi (anche ad esempio con i cosiddetti agenti provocatori, veri e propri professionisti della ricerca del reato anche dove non c’è) per cui la “presunzione di colpevolezza“ che ne deriva rende l’uomo succube della giustizia. Si presume la colpa e si vuole impedire al reo di reinserirsi nella società; questo non solo per reati gravi ma per qualunque trasgressione, per reati minori perché facilmente strumentalizzabile nell’immaginario collettivo. È il caso ad esempio dei reati dei “colletti bianchi” e quelli contro la pubblica amministrazione, facile cavallo di battaglia per qualsiasi rottamatore e portatore di falso cambiamento individuato scientificamente da Peppino Gargani. Al di là delle valutazioni giuridiche Gargani ha sempre rilevato un aspetto umano allarmante che disgrega la società: si vuole una comunità senza solidarietà dove l’individualismo e l’egoismo distruggono i valori dello stare insieme. Sul piano giuridico e costituzionale questa proposta è aberrante. La lezione politica che lascia Peppino Gargani è quella che il garantismo è una parola che viene interpretata come sinonimo di lassismo e invece garantismo è la ricerca di un equilibrio tra diritti e doveri rapportati alle regole dello Stato di diritto e al rispetto delle istituzioni, e alla divisione dei poteri. Grazie Peppino Gargani. A Dio con tante preghiere.

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Meloni: «Non possiamo dire agli italiani che ci sono soldi solo per la difesa»

«Non possiamo dire ai cittadini che i soldi ci sono solo per la difesa. E lo dico da persona che sostiene con forza la necessità che Italia ed Europa facciano di più per difendersi». Lo ha affermato Giorgia Meloni ospite di Mattino Cinque, parlando della trattativa con la Commissione Ue per ottenere flessibilità per le misure contro il caro energia. «Quando chiedi a qualcun altro di occuparsi della tua difesa poi lo paghi. Se di fronte alle crisi non siamo in grado di dare risposte ai cittadini e alle imprese rischiamo che non ci sia più niente da difendere in questa nazione. Bisogna cercare un equilibrio», ha aggiunto la premier.

Meloni: «Il costo del carburante è cresciuto meno che in Francia o Germania»

Meloni ha poi assicurato che i provvedimenti del governo in arrivo per scongiurare gli effetti della crisi energetica «saranno sempre puntuali», dicendo: «Ovviamente io comprendo la preoccupazione dei cittadini in questo periodo, è un po’ anche la mia preoccupazione, però voglio anche dire a quei cittadini che possono stare certi del fatto che il governo farà tutto quello che può e che deve per combattere le conseguenze delle crisi internazionali che noi stiamo vivendo». Per quanto riguarda il taglio delle accise, la presidente del Consiglio ha spiegato che «è stato un modo per impedire che esplodesse l’aumento dei prezzi», forse «una magra consolazione, ma da noi il costo del carburante è cresciuto sensibilmente meno di quanto non sia accaduto per esempio in Francia o in Germania».

Meloni: «Non possiamo dire agli italiani che ci sono soldi solo per la difesa»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Sull’immigrazione: «Questo governo ha realizzato un cambio di passo totale»

La premier ha inoltre affrontato il tema dei migranti. «Questo governo ha realizzato un cambio di passo totale rispetto al passato, di fatto interrompendo una volta per tutte l’incremento incontrollato dell’immigrazione illegale, al quale noi assistevamo da anni. Abbiamo invertito la tendenza in modo drastico», ha affermato Meloni, aggiungendo: «Potremmo anche fare ancora meglio da subito se tutte le componenti dello Stato remassero nella nostra stessa direzione».

Polo strategico nazionale, l’ad Iannetti in bilico

Cambi in vista nell’organigramma del Polo strategico nazionale (PSN), la società cui fa capo l’infrastruttura cloud creata per dotare la Pubblica Amministrazione italiana di servizi digitali ad alta affidabilità, che vede nel suo azionariato la presenza di Tim, Leonardo, Cdp Equity (che però sta cedendo a Poste la sua quota) e Sogei. In ballo la possibile sostituzione dell’amministratore delegato Emanuele Iannetti fortemente voluto dal ministro Guido Crosetto e il cui nome è finito nell’inchiesta della Procura di Roma sugli appalti della Difesa. Il candidato più accreditato a prendere il suo posto è Serafino Sorrenti, attuale capo della segreteria tecnica del Sottosegretario all’Innovazione Tecnologica, Alessio Butti.

Le domande aperte della politica salernitana

Andrea De Simone

Per ragioni di salute e per un percorso di cura ancora in corso, questa volta ho scelto di non partecipare attivamente alla campagna elettorale di Salerno. Pur sollecitato ad assumere un ruolo, ho ritenuto giusto rispettare una scelta personale condivisa con la mia famiglia. A questo si sono aggiunti dubbi e perplessità rispetto ai processi politici, che ho preferito non esternare durante la campagna elettorale, per non condizionare un percorso che non mi ha visto coinvolto direttamente e per correttezza verso i diversi attori in campo. Oggi, a voto concluso, credo sia possibile esprimere una riflessione più compiuta. Queste brevi riflessioni, richieste dal direttore de “Le Cronache” a poche ore da un’importante sfida della nostra squadra, mentre la maggioranza dei salernitani era già concentrata sulla partita, nascono anche dalle tante conversazioni avute in queste settimane con persone incontrate per strada e nei luoghi della vita quotidiana. Credo che oggi serva, da parte di tutti, rispetto per Salerno e per il voto espresso dai suoi cittadini. L’elettorato ha scelto e la democrazia impone sempre rispetto per il verdetto delle urne. Ma accanto a questo dato resta una preoccupazione seria: la partecipazione. Il 63% di affluenza alle elezioni comunali non è il 44% registrato alle regionali, ma rappresenta comunque un problema enorme. Significa che più di un salernitano su tre non è andato a votare in una competizione che vedeva oltre seicento candidati impegnati a chiedere il voto per il consiglio comunale. È evidente che anche alle comunali, come già avvenuto in altre consultazioni, si conferma una distanza crescente tra cittadini e politica. Una distanza che dovrebbe imporre a tutti, anche dalle nostre parti, una riflessione vera e non soltanto di facciata. Eppure sono passati pochi mesi da una riflessione collettiva sulla partecipazione al voto referendario, che ha visto protagonisti soprattutto i giovani. Non mi convincono, inoltre, i comportamenti di chi pensa di combattere l’avversario con le carte bollate o confidando nelle decisioni di altri organismi, rinunciando così alla lotta politica e alla sfida elettorale. Le alternanze democratiche, quando si vogliono costruire davvero, si conquistano con la politica, con le idee e con proposte credibili. Non con le convenienze del momento. Alle regionali il centrosinistra ha potuto individuare un candidato unitario soltanto dopo la decisione della Corte Costituzionale. Successivamente, tutte le forze della coalizione hanno coinvolto il presidente uscente, condividendo una sua lista che ha eletto diversi consiglieri regionali e confermato un assessore in giunta. Dunque si è beneficiato di un sostegno politico attivo. E poi? Poi, a distanza di pochi mesi, per le comunali di Salerno quello stesso schema politico viene improvvisamente archiviato e il cosiddetto “campo largo regionale” si divide. Eppure gli stessi protagonisti continuano a ripetere che, in vista delle prossime elezioni politiche, il campo largo tornerà a unirsi per battere l’attuale governo, mettendo insieme tutte le forze disponibili. In sintesi: una linea per le regionali e forse per le future politiche, una linea diversa per le comunali di Salerno. Se un esponente politico non viene ritenuto adeguato, lo si contrasta apertamente sul piano politico ed elettorale. Se invece viene considerato utile e determinante in una competizione regionale o nazionale, allora non può diventare improvvisamente impresentabile in altri contesti. Dunque, tra meno di un anno, si tornerà tutti sullo stesso palco a sostegno di una coalizione progressista e, si auspica, anche di un programma e di una leadership condivisa? C’è poi un tema che riguarda la credibilità di persone che per anni hanno ricoperto incarichi importanti, beneficiando di ruoli e responsabilità, sottoscrivendo atti e condividendo decisioni, salvo poi contestare tutto e proporsi come alternativa.A volte si ha l’impressione di assistere a un protagonismo esasperato e incoerente di chi ha ottenuto posizioni proprio grazie a quel sistema politico e amministrativo che oggi attacca. Francamente non mi aspettavo di vedere tanti improvvisi “antagonisti” schierati contro esponenti politici con cui, fino a ieri, avevano condiviso un percorso politico e amministrativo. Forse sarebbe servita maggiore prudenza e molta meno esposizione.Le alternative non si improvvisano. Gli avversari si combattono sul terreno della politica e del consenso. E chi ha avuto incarichi e responsabilità non può trasformarsi improvvisamente nel più duro oppositore di ciò che fino a ieri ha condiviso. A Salerno, come in tante altre realtà italiane, bisognerebbe invece interrogarsi seriamente sull’insoddisfazione crescente delle persone e sulla progressiva disaffezione verso la vita pubblica. Ma soprattutto bisognerebbe affrontare il tema decisivo della partecipazione delle giovani generazioni. A Salerno ci sono tanti ragazzi impegnati nello studio, nel volontariato e nelle professioni. Alcuni hanno deciso di partecipare a questa competizione amministrativa.Pochi sono quelli che ce l’hanno fatta, rispetto a chi aveva comunque deciso di candidarsi. Tanti giovani salernitani che vivono fuori città, spesso affermandosi anche all’estero, sono rimasti completamente estranei alle vicende politiche locali. Ecco perché continuo a riproporre un tema che considero centrale: quello dei giovani e delle competenze. Sono energie troppo spesso assenti dalle vicende politiche della loro città. E senza il coinvolgimento delle nuove generazioni, senza meritocrazia, competenze e partecipazione autentica, nessuna comunità può davvero costruire il proprio futuro. Da padre di tre adolescenti rifletto molto sul futuro della città nella quale abbiamo deciso di vivere. Salerno è bella e noi la amiamo. Soffriamo quando è sporca, quando non è sicura, quando è ingiusta, quando non è inclusiva, quando i servizi non funzionano. Da padre, sono molto interessato alla soluzione di problemi che, il più delle volte, accomunano tutte le città del Sud, anche per evitare — se possibile — che i ragazzi abbandonino la terra che li ha visti crescere e formarsi. Le campagne elettorali non dovrebbero continuare oltre il voto.Dopo il voto bisogna lavorare, pur da posizioni distinte — di governo e di opposizione — nell’interesse esclusivo di Salerno. Le persone non si affezionano alle formule politiche ma, soprattutto nelle elezioni comunali, alle personalità capaci di risolvere i problemi nelle sedi istituzionali, non semplicemente di enunciarli sui social. Per le formule politiche ci sarà tempo. Ci sarà tempo per ricostruire un percorso unitario delle forze progressiste, politiche e civiche, in vista delle prossime elezioni politiche e, perché no, anche delle future amministrative di Salerno. Nel frattempo, però, servirebbero più coerenza, più responsabilità e soprattutto più attenzione ai problemi reali delle persone. E forse non basta augurare buon lavoro a tutti — sindaco, consiglieri di maggioranza e di opposizione, futuri assessori — per poi restare a casa. Chi ha voglia di partecipare, anche a Salerno ha la possibilità di dire la propria: nei partiti, che dovrebbero aprirsi di più, nei comitati, nelle associazioni e nei diversi luoghi della partecipazione, e non soltanto sui social, dove troppo spesso si produce più rumore che partecipazione reale.

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Lucia Vuolo: In arrivo 120mila pignoramenti lampo

“Siamo davanti a un vero e proprio scontro frontale tra lo Stato e il suo tessuto produttivo. I dati emersi sul piano strategico dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione delineano uno scenario inquietante: un blitz da 100-120 mila pignoramenti sui conti correnti entro la fine dell’anno. Una campagna d’urto che, peraltro, colpisce in modo chirurgico e sproporzionato il nostro territorio, visto che la Campania – insieme a Lombardia e Lazio – si trova tragicamente in cima alla lista delle regioni più bersagliate.

Non possiamo accettare che la caccia ai cosiddetti ‘grandi debitori’ si trasformi in un massacro indiscriminato di imprese e professionisti che si trovano in oggettive condizioni di crisi. Quello che contestiamo è il meccanismo stesso di questi pignoramenti lampo: un iter che, scavalcando completamente il filtro preventivo di un giudice, permette il congelamento istantaneo della liquidità aziendale. Da un giorno all’altro, un imprenditore si ritrova con le mani legate, impossibilitato a pagare i fornitori o a versare gli stipendi ai propri dipendenti.

Oltre al danno, la beffa della burocrazia. Le norme attuali, aggravate dal decreto ministeriale di fine 2024, introducono una vera e propria trappola: sopra la soglia critica dei 120.000 euro, ottenere una rateizzazione diventa un percorso a ostacoli quasi impraticabile, richiedendo verifiche e documentazioni stringenti proprio a chi, essendo in crisi, avrebbe bisogno di percorsi più snelli e immediati.

Chiediamo un freno immediato a questa deriva. Curare il debito fiscale uccidendo il debitore è un suicidio economico. Lo Stato deve tornare a essere un partner comprensivo, non un soggetto che azzera la continuità aziendale con un click bancario. È una battaglia di civiltà giuridica ed economica a difesa di chi lavora onestamente.

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Porto di Salerno, NCC presentano esposto a GdF

«Ogni giorno, all’ingresso del porto di Salerno, ai noleggiatori con conducente che si recano allo scalo per accompagnare clienti in arrivo o in partenza viene chiesta una somma in contanti che, nel caso documentato dalla ricevuta che alleghiamo al presente comunicato, ammonta a venticinque euro. La ricevuta riporta una ragione sociale – Salerno Cruises S.r.l. – ma non specifica a quale titolo, in forza di quale concessione o di quale tariffa pubblicata, il prelievo venga effettuato». Lo dichiarano i rappresentanti di ACNCC, sigla che raduna gli operatori NCC, che annunciano un esposto alla Guardia di Finanza dove chiederanno chiarimenti su quella che definiscono una “prassi consolidata” che colpisce, a parità di accesso, solo gli NCC (ai taxi non è richiesto nulla). Nelle ultime ore, l’Autorità Portuale avrebbe mandato una richiesta ufficiale di chiarimenti alla concessionaria. «Questo è un buon primo passo, perché finalmente abbiamo un atto ufficiale col quale è stato richiesto un chiarimento. Attendiamo una risposta da parte del concessionario, visto che ad oggi almeno dalle ricevute che abbiamo ricevuto dai nostri associati (e non solo), stimiamo un giro d’affari di svariate centinaia di migliaia di euro». Il tutto, tra l’altro, quando agli atti gli NCC in termini di sosta al Porto di Salerno avrebbero diritto a un trattamento assolutamente diverso. «Stante le ordinanze in vigore, noi NCC dovremmo poter parcheggiare tranquillamente al Porto di Salerno. Inoltre, Salerno Cruises risulterebbe effettivamente beneficiaria di una concessione ma solo per l’accoglienza dei clienti. Nulla sembrerebbe motivare quindi una richiesta di soldi per permetterci di parcheggiare, anzi». «Inoltre, secondo quanto riferito dai conducenti coinvolti – prosegue la nota – la richiesta di poter effettuare il pagamento con strumenti elettronici verrebbe sistematicamente respinta», rincarano la dose da ACNCC. La somma viene richiesta agli operatori che, oltre all’iscrizione prevista dall’articolo 68 del Codice della Navigazione, accedono al porto di Salerno per servire la propria clientela. L’esposto in via di deposito chiederà alla Guardia di Finanza di accertare due profili: se il prelievo sia riconducibile a un titolo concessorio o autorizzativo legittimo, e a quale tariffa pubblicata o atto amministrativo corrisponda l’importo richiesto. Oltre al danno, inoltre, si aggiungerebbe la beffa: ACNCC infatti confermerebbe che tale prelievo sarebbe rivolto esclusivamente agli NCC e non ai taxi, che in realtà avrebbero medesimo profilo in questa occasione. «Scriveremo anche al neosindaco Vincenzo De Luca nelle prossime ore. Gli NCC sono trasporto pubblico non di linea essenziale per la gestione dei flussi turistici, ma da mesi vengono trattati come categoria residuale e, al tempo stesso, come una sorta di bancomat al quale attingere ad ogni occasione. Si moltiplicano gli oneri, si addebitano costi per ogni accesso, ogni operazione, ogni passaggio. Di contro, i disservizi che subiamo continuano ad aumentare proporzionalmente». «Il porto di Salerno è uno scalo turistico strategico del Sud Italia e vogliamo credere alle parole dell’ex Governatore che vuole fare della nostra città la Montecarlo d’Italia. Il modo in cui si lavora nel settore, però, dice molto della credibilità del sistema Salerno e del sistema Campania davanti agli operatori esteri che vi sbarcano ogni giorno», concludono i vertici del sindacato datoriale. «Non chiediamo trattamenti di favore. Chiediamo regole certe e applicate, e che Autorità di Sistema Portuale, Comune di Salerno e forze dell’ordine intervengano senza ulteriori rinvii per chiarire i fondamenti giuridici di un prelievo che, allo stato, grava in via continuativa sugli operatori regolari del nostro comparto».

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Trovato il tesoro della droga di Messina Denaro: sequestri per 200 milioni di euro

Trovato il tesoro della droga del capomafia Matteo Messina Denaro, arrestato nel 2023 e poi morto per un tumore nello stesso anno. Un’operazione internazionale, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo e condotta dai Finanzieri del comando provinciale del capoluogo siciliano, ha infatti consentito di ricostruire un enorme patrimonio frutto del reimpiego (anche attraverso società off shore), dei guadagni incassati dagli Anni 80 grazie al narcotraffico sotto l’egida di Messina Denaro. Sequestrati di beni, società e disponibilità finanziarie per oltre 200 milioni di euro e arrestate tre persone, accusate di impiego di denaro di provenienza illecita aggravato dall’agevolazione mafiosa.

Il denaro era stato “pulito” tramite investimenti in vari Paesi

Il denaro ricavato dal narcotraffico era stato “pulito” tramite investimenti in eolico, edilizia, grande distribuzione e turismo, in varie parti del mondo. Le operazioni, oltre che in Italia, si sono svolte infatti ad Andorra, Gibilterra, alle isole Cayman, in Lussemburgo, in Svizzera, in Libano, nel Principato di Monaco e in Spagna (a Malaga, Marbella, Benahavis e Puerto Banùs).

Salerno. Ferrara, la zampata del leone

Un risultato di tutto rispetto, primo della lista “A Testa Alta” e tra i sicuri protagonisti della nuova amministrazione del neo eletto Sindaco Vincenzo De Luca.

Alessandro Ferrara, già Assessore al Turismo e alle Attività Produttive, con i suoi 1213 voti, quattro in più rispetto a Paky Memoli, è nella top ten delle preferenze degli elettori salernitani.

Primo eletto nella lista “A Testa Alta”. Un attestato di stima e di fiducia per Alessandro Ferrara.

“Essere il primo eletto della lista “A Testa Alta” rappresenta per me un’emozione enorme e soprattutto una grande responsabilità.

Questo risultato non lo vivo come un traguardo personale, ma come la dimostrazione di un rapporto autentico costruito nel tempo con le persone, attraverso ascolto, presenza e impegno quotidiano. Ringrazio ogni cittadino che ha scelto di accordarmi fiducia: farò di tutto per esserne all’altezza”.

Cosa significano per lei questi 1213 voti?

“Questi 1213 voti hanno per me un valore umano prima ancora che politico. Dietro ogni preferenza ci sono volti, storie, strette di mano, sacrifici e speranze.

Sono il segno di una comunità che ha creduto nel nostro modo di fare politica, vicino alla gente e ai bisogni reali del territorio. Li accolgo con gratitudine e con il senso di responsabilità che un consenso così importante inevitabilmente comporta”.

Un risultato che la pone tra i papabili membri della Giunta De Luca.

“In questo momento penso esclusivamente a ringraziare i cittadini e a mettermi subito al lavoro.

Ogni valutazione relativa alla Giunta spetta naturalmente al sindaco De Luca, al quale va riconosciuto il merito di aver guidato una squadra forte, credibile e apprezzata dalla città. Per quanto mi riguarda, continuerò a dare il mio contributo con serietà, disponibilità e spirito di servizio, nel ruolo che mi verrà affidato”.

Sincero. Ha mai pensato che potesse esserci un eventuale ballottaggio? De Luca ha dimostrato ancora una volta di essere un sindaco apprezzato e soprattutto ben voluto.

“Le elezioni hanno sempre una componente imprevedibile e guai a dare qualcosa per scontato.

Per questo abbiamo affrontato ogni giorno della campagna elettorale con umiltà, determinazione e massimo rispetto verso gli elettori. Il risultato ottenuto da De Luca dimostra chiaramente quanto la città abbia apprezzato il suo lavoro e la sua grande competenza amministrativa e quanto forte sia il rapporto di fiducia costruito con i cittadini. È una vittoria che nasce dalla credibilità, dalla presenza costante sul territorio e dalla capacità di interpretare concretamente i bisogni della comunità”.

Quali saranno i primi impegni di Alessandro Ferrara da neo eletto?

“Il primo impegno sarà ascoltare ancora di più. Credo che chi riceve un consenso così importante abbia il dovere di restare vicino alle persone, senza mai perdere il contatto con la realtà quotidiana. Lavorerò fin da subito sui temi che riguardano il territorio, i giovani, i servizi, il decoro urbano e le opportunità di crescita per la comunità. Il mio obiettivo sarà essere una presenza concreta, disponibile e affidabile per tutti i cittadini”. Profilo basso per Alessandro Ferrara, pur nella consapevolezza che il suo potrebbe quasi sicuramente diventare un ruolo da protagonista nell’Esecutivo della nuova Amministrazione targata De Luca.

Mario Rinaldi

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Attacco Usa in Iran, Teheran colpisce quattro navi a Hormuz e una base americana

Altro che accordo di pace tra Stati Uniti e Iran: nella notte italiana si sono verificati vari attacchi da parte delle forze americane, che hanno portato alla risposta dei pasdaran. L’esercito Usa, ha abbattuto quattro droni di Teheran e colpito un centro di controllo nella città meridionale di Bandar Abbas, da dove stava per essere lanciare un quinto velivolo a pilotaggio remoto. Il Comando Centrale degli Stati Uniti, come accaduto in precedenza, ha descritto le azioni come «puramente difensive».

La rappresaglia dei pasdaran

Un funzionario americano ha spiegato che le ultime azioni militari hanno avuto l’obiettivo di «mantenere il cessate il fuoco». Per rappresaglia, i pasdaran hanno annunciato di aver colpito una base americana. Lo riferisce la televisione di Stato Irib. Non solo. Come riporta l’agenzia di stampa Tasnim, dopo gli attacchi statunitensi quattro imbarcazioni sono state intercettate dalle forze navali di Teheran mentre tentavano di attraversare lo stretto di Hormuz senza aver coordinato la manovra con le autorità. Le imbarcazioni hanno ricevuto e ignorato un avvertimento dalle forze navali iraniane, che poi hanno aperto il fuoco. Dopo gli spari, sono tornate indietro.

Salerno. Top e flop

di Erika Noschese

Si sono concluse nella tarda mattinata di ieri le operazioni di scrutinio della sezione numero 2, attenzionata dalla Corte d’Appello per decisione della presidente che avrebbe avuto un malore a causa delle pressioni psicologiche subite. Nessuna novità di rilievo rispetto a quanto emerso e anticipato nei giorni scorsi. La maggioranza potrà contare su 21 seggi, mentre all’opposizione ne andranno 11. Tra le forze che sostengono il sindaco, i Progressisti per Salerno risultano il gruppo più rappresentato, con sette consiglieri eletti: Nino Savastano, Rocco Galdi, Dario Loffredo, Luca Sorrentino, Vittoria Cosentino, Angelo Caramanno e Antonio Fiore (primi dei non eletti Alessandra Francese, Eva Avossa e Manuela Siniscalco). Seguono A Testa Alta, che ottiene quattro seggi con Alessandro Ferrara, risultato il più votato della lista e a seguire Paky Memoli, Fabio Piccininno e Arturo Iannelli (Felice Santoro e Criscito Pasquale primi dei non eletti). Salerno per i Giovani sarà anch’essa con quattro rappresentanti: Paola De Roberto, Gianni Fiorito, Horace Di Carlo, Fabio Polverno (Marco Mazzeo e Gigi Pacifico primi dei non eletti). Tre seggi vanno ad Avanti Salerno PSI con Simona Calzaretti, Massimiliano Natella e Antonio Cammarota (Filomeno Di Popolo primo dei non eletti), due ai Cristiani Democratici con Gaetana Falcone e Giuseppe Zitarosa (Giovanni D’Avenia primo dei non eletti) e uno a Davvero Verdi con Antonio Carbonaro. Sul fronte dell’opposizione, il candidato sindaco Marenghi entrerà in Consiglio comunale insieme a quattro consiglieri espressione della coalizione che lo ha sostenuto: due di Forza Italia (Gabriele Casaburi e Sarel Malan) e due di Fratelli d’Italia (Ciro Giordano ed Ersilia Trotta). Resta invece escluso dall’assise cittadina Dante Santoro, candidato con la lista Prima Salerno, che non riesce a conquistare alcun seggio. Confermati inoltre i tre seggi riconducibili alla coalizione guidata da Franco Massimo Lanocita, che farà il suo ingresso in Consiglio comunale insieme ai rappresentanti di Alleanza Verdi e Sinistra (Rino Avell), Movimento 5 Stelle (Claudio Russolillo) e Salerno Democratica (Giso Amendola). Siederà tra i banchi dell’opposizione anche Armando Zambrano, che ottiene un seggio e sarà affiancato da Corrado Naddeo, esponente della lista Oltre. Si completa così il quadro definitivo del nuovo Consiglio comunale di Salerno, che nelle prossime settimane sarà chiamato a insediarsi ufficialmente e ad avviare la nuova consiliatura. Con la conclusione dello scrutinio prende forma l’assetto politico dell’assemblea cittadina, che vedrà una maggioranza numericamente solida e un’opposizione articolata tra diverse forze politiche. Top. Record assoluto di preferenze per Nino Savastano, già assessore comunale alle Politiche sociali e consigliere regionale. Savastano porta a casa ben 1.701 preferenze, confermando ancora una volta il forte legame con il territorio e una capacità di consenso ormai consolidata. Tra i protagonisti di questa tornata elettorale spiccano anche Rocco Galdi, Paola De Roberto, Dario Loffredo, Paky Memoli, Vittoria Cosentino e Simona Calzaretti, candidata più votata d’Italia in quota Psi. Bene anche Massimiliano Natella, che raddoppia il numero di preferenze rispetto alla precedente competizione elettorale. In casa Forza Italia non può passare inosservato il risultato di Casaburi che, alla sua prima esperienza politica, supera quota 800 voti, così come quello di Sarel Malan che, con oltre 600 preferenze, conquista un seggio in Consiglio comunale. Discorso simile anche per Fratelli d’Italia, con Ersilia Trotta che entra per la prima volta nell’assise cittadina. Sempre per l’opposizione, tra i “top” entra di diritto Claudio Russolillo che ha raddoppiato le preferenze, nonostante il poco tempo a sua disposizione in consiglio comunale e una campagna elettorale divisa tra politica, lavoro e famiglia. Si può dire lo stesso di Giso Amendola, docente universitario che ha conquistato un seggio in consiglio comunale. Sia chiaro, la vittoria di un singolo, soprattutto quando si parla di politica e di elezioni, appartiene sempre ad un gruppo e c’è da dire che Franco Massimo Lanocita ha lavorato bene in questi mesi. Nella lista dei “top” entrerebbe di diritto anche Gianni Fiorito, autore di un risultato notevole, frutto certamente del proprio lavoro politico ma anche del sostegno garantito da Tringali e dalla famiglia Napoli. Tuttavia, scegliamo di premiare chi ha costruito il proprio percorso contando esclusivamente sulle proprie forze e non chi ha potuto beneficiare di rapporti privilegiati e reti di sostegno consolidate. Flop. Sul fronte dei flop, invece, al netto del risultato finale ottenuto, non si può ignorare il ridimensionamento politico di Antonio Cammarota che, nel tentativo di tenersi stretta la poltrona, ha scelto di salire sul carro dei vincitori. Un passaggio che, però, non ha prodotto i numeri sperati: dalle oltre 2mila preferenze ottenute in passato grazie alle tre liste nate a suo sostegno (con l’unico obiettivo di garantirgli la vittoria) – e che sfiorarono persino il 3% – oggi si ferma a 764 voti. E fa riflettere il fatto che rischi di sottrarre spazio a chi quella rappresentanza socialista ha dimostrato di meritarla sul campo, attraverso un percorso di coerenza e appartenenza politica, come Filomeno Di Popolo. Deludente anche il risultato di Eva Avossa. L’eterna assessora sembra ormai appassire sotto il peso di un consenso che non appare più quello di un tempo: porta a casa appena 661 preferenze e resta aggrappata alla speranza che la nomina di almeno due assessori possa aprirle le porte del Consiglio comunale. Flop, seppur a malincuore, anche per Barbara Figliolia, che non riesce a replicare il risultato della precedente esperienza elettorale e resta fuori dall’assise cittadina. Capitolo a parte per Noi Moderati, protagonisti di quello che può essere definito un risultato storico di questa tornata: una lista composta da 32 candidati che riesce nella non semplice impresa di raccogliere meno di 500 voti complessivi. Peggio fanno soltanto quelli di Potere al Popolo — e Di Felice, si spera, non ce ne vorrà.

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La roadmap della Nasa per realizzare una base sulla Luna

Martedì 26 maggio si è tenuta a Washington una conferenza stampa in cui la Nasa ha rivelato i prossimi passi per il ritorno dell’uomo sulla Luna, con l’obiettivo, questa volta, di restarci. All’evento hanno partecipato l’amministratore dell’agenzia spaziale Jared Isaacman, l’amministratrice associata per l’Exploration Systems Development Mission Directorate, Lori Glaze, e il capo del programma della base lunare, Carlos García-Galán. Isaacman ha reso noti, oltre alla roadmap operativa, i nuovi contratti con le aziende private coinvolte nel progetto e ha annunciato il lancio della nuova pagina ufficiale dedicata alla missione, Moon Base.

La roadmap della Nasa per realizzare una base sulla Luna
Jared Isaacman, amministratore della Nasa (foto Ansa).

Un piano in tre fasi

Il programma della futura base lunare della Nasa sarà sviluppato in tre grandi fasi, con l’obiettivo di creare entro il 2032 una presenza umana stabile sul polo sud del nostro satellite. La prima, prevista entro il 2029, sarà dedicata all’esplorazione robotica e alla preparazione del terreno, con 21 allunaggi tra robotic landers, hopping drones, rover e veicoli cargo. La seconda fase, tra il 2028 e il 2032, riguarderà invece la costruzione delle infrastrutture permanenti necessarie alla sopravvivenza dell’uomo: pannelli solari, sistemi energetici, reattori nucleari a fissione, reti di comunicazione e habitat pressurizzati. La terza fase, che si concluderà entro il 2032, punta a una presenza umana semi-permanente sulla Luna e a trasformare la base in una piattaforma scientifica avanzata, utile anche per preparare le future missioni verso Marte.

Le aziende coinvolte: da SpaceX a Blue Origin

Per costruire la futura base lunare, la Nasa ha stipulato una serie di contratti con grandi aziende private e operatori emergenti della space economy. SpaceX di Elon Musk, oltre ad occuparsi dei satelliti Starlink, collaborerà con l’agenzia spaziale per lo sviluppo dello Starship Human Landing System, il veicolo che dovrà trasportare gli astronauti dall’orbita lunare alla superficie del satellite. Sarà però Blue Origin di Jeff Bezos a guidare la prima delle tre missioni robotiche Moon Base, grazie al Blue Moon Mark 1 Endurance.

La roadmap della Nasa per realizzare una base sulla Luna
Kennedy Space Center (foto Ansa).

L’agenzia spaziale ha inoltre assegnato contratti da 219 milioni di dollari a Astrolab e da 220 milioni a Lunar Outpost per lo sviluppo dei primi Lunar Terrain Vehicles, i rover destinati alla mobilità degli astronauti e al trasporto di materiali. La Nasa ha coinvolto anche aziende più piccole altamente specializzate come Astrobotic, Intuitive Machines, e Firefly Aerospace.

La sfida con la Cina

Il principale ostacolo a questo ambizioso piano è proprio il sistema di allunaggio: lo Starship Human Landing System di SpaceX ha accumulato, nei mesi scorsi, ritardi e problemi tecnici. Secondo diversi scienziati, proprio la capacità di garantire uno sbarco sicuro sarà il fattore decisivo della nuova corsa spaziale tra Usa e Cina. E non è escluso che Pechino batta sul tempo gli americani. I cinesi infatti hanno programmato l’allunaggio nel 2030, e, secondo alcuni esperti citati da Nature, potrebbero anticipare gli statunitensi dopo che i ritardi nel programma Artemis hanno costretto a individuare non prima del 2028 la data per l’arrivo di astronauti Usa sul suolo lunare.

Il primo atto della coalizione di Lanocita

. Ieri mattina, Franco Massimo Lanocita, accompagnato da Rino Avella, Claudio Russolillo e Giso Amendola, ha incontrato il commissario prefettizio Vincenzo Panico. L’incontro è stato chiesto per chiedere soluzioni immediate per il rilascio delle nuove carte di identità e per le spiagge libere ai salernitani. «Abbiamo ritenuto doveroso esprimere al commissario il nostro ringraziamento per come ha gestito la città, al di là degli atti e delle delibere rispetto ai quali non ci siamo trovati d’accordo. C’è stata, infatti, un’attività positiva da parte del commissario che abbiamo voluto sottolineare, anche per il garbo, la gentilezza e soprattutto per la qualità con cui ha amministrato la nostra città», ha dichiarato Lanocita. Per le carte d’identità la richiesta è stata quella di definire un meccanismo che consenta di aprire, anche solo per alcune ore, gli uffici nelle frazioni alte e nelle zone più disagiate, così da permettere ai cittadini di effettuare le prenotazioni. «Probabilmente questo non sarà possibile, lo stanno valutando, ma sicuramente sarà attivato un numero dedicato tramite il quale prenotare la carta d’identità. È già un elemento importante, un passo avanti soprattutto per le persone anziane, che non possono affrontare lunghe file per effettuare la prenotazione», ha spiegato il consigliere d’opposizione. La seconda questione, ritenuta più urgente, riguarda invece la spiaggia libera. «Sostanzialmente, dopo il sequestro di una parte importante della spiaggia libera della nostra città, i salernitani non hanno più dove fare il bagno. Abbiamo inoltre sollevato la questione delle concessioni demaniali, che devono rispettare le superfici originarie e quindi adeguarsi al ripascimento effettuato, lasciando libera una parte di spiaggia per i salernitani – ha aggiunto l’avvocato Lanocita –. Su questo abbiamo chiesto una forte vigilanza anche per quanto riguarda il libero accesso alla battigia. Abbiamo la necessità di consentire ai concessionari, che hanno investito risorse economiche nelle loro attività estive, di lavorare, ma anche quella di tutelare i nostri concittadini che non possono permettersi gli stabilimenti balneari e che hanno il sacrosanto diritto di fare il bagno, insieme ai propri figli, nelle acque di Salerno. Su questo saremo intransigenti e vigileremo per tutta l’estate».

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Consap, l’ombra del conflitto d’interessi su un’assunzione: il Mef cosa dice?

Il rinvio dell’assemblea Consap al 16 giugno 2026 (era prevista il 25 maggio) apre un interrogativo politico e gestionale non secondario: che cosa sta accadendo nella società totalmente partecipata dal ministero dell’Economia mentre restano sospese le decisioni sulle nomine? Ricordiamo che Consap opera come “braccio operativo” dello Stato per gestire fondi di pubblica utilità, indennizzi e servizi di garanzia a tutela dei cittadini, ed è tra gli attori istituzionali finiti nel mirino per i ritardi nella ricostruzione post-alluvione del 2023 in Emilia-Romagna.

Consap, l’ombra del conflitto d’interessi su un’assunzione: il Mef cosa dice?
Il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo col presidente di Consap Sestino Giacomoni (foto Imagoeconomica).

Secondo quanto viene riferito, lunedì 25 maggio l’amministratore delegato Vincenzo Sanasi d’Arpe ha firmato la lettera di assunzione di Loida Divisi, legata da rapporti familiari con la moglie del presidente Sestino Giacomoni (è la cugina). Lei, forte di questa prospettiva lavorativa, avrebbe poi rassegnato le dimissioni da una società che gestisce attività di archiviazione documentale per Consap e che conserva una parte rilevante della documentazione nelle strutture dell’area di Monterotondo.

Consap, l’ombra del conflitto d’interessi su un’assunzione: il Mef cosa dice?
La lettera di assunzione.
Consap, l’ombra del conflitto d’interessi su un’assunzione: il Mef cosa dice?
Vincenzo Sanasi d’Arpe, ad di Consap (foto Imagoeconomica).

La questione del noleggio di un’Alfa Romeo Tonale 1.6 turbodiesel

A ciò si aggiunge un ulteriore tema: il presunto noleggio da parte di Consap di un’Alfa Romeo Tonale 1.6 turbodiesel. La normativa sulla mobilità delle pubbliche amministrazioni prevede che, dal 2020, almeno metà del rinnovo delle dotazioni avvenga tramite veicoli elettrici, ibridi o a idrogeno; resta inoltre il limite generale dei 1.600 cc per le auto di servizio.

Consap, l’ombra del conflitto d’interessi su un’assunzione: il Mef cosa dice?
La foto dell’Alfa Romeo Tonale 1.6 turbodiesel noleggiata da Consap.

La domanda, dunque, è semplice: il rinvio delle nomine serve solo a completare un ordinato percorso istituzionale, oppure sta offrendo tempo e spazio per ulteriori decisioni discrezionali in favore dell’attuale vertice Consap? Il Mef di Giancarlo Giorgetti, azionista unico, dovrebbe chiarire prima del 16 giugno.

Consap, l’ombra del conflitto d’interessi su un’assunzione: il Mef cosa dice?
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Sarno (Fdi): Un bilancio positivo

di Erika Noschese

È il secondo partito della coalizione di centrodestra, ma quello con il maggior numero di rappresentanti eletti. Fratelli d’Italia cresce sul territorio e, pur non riuscendo a imporsi come prima forza politica cittadina, entra in Consiglio comunale con ben tre rappresentanti: Gherardo Maria Marenghi, Ciro Giordano ed Ersilia Trotta. Ad analizzare il voto è il commissario cittadino del partito, l’avvocato Michele Sarno: «Un ottimo risultato, un momento significativo che dimostra come il partito stia crescendo nella considerazione dei salernitani. Per anni si è detto che il partito fosse forte soprattutto nelle periferie e meno radicato nel centro cittadino; oggi, invece, questo consenso si rafforza in tutta la città e rappresenta il punto di partenza per un rilancio importante e straordinario». Sarno non risparmia poi una riflessione sul risultato ottenuto da Vincenzo De Luca, sottolineando come il dato registrato dal neo sindaco sia «estremamente negativo», dal momento che non è riuscito a «raggiungere la percentuale di voti ottenuta dal suo predecessore, che all’epoca veniva definito da molti come un semplice “manovrato” di De Luca. Se oggi lui, che è il padre putativo di questa candidatura, non riesce a conseguire lo stesso risultato, significa evidentemente che ha perso molto consenso in città». Il commissario cittadino di Fratelli d’Italia ha poi evidenziato un ulteriore elemento politico: «De Luca, che per anni è stato il grande motore trainante del consenso elettorale, finisce sotto il dato complessivo delle liste. Sono numeri che non rappresentano una bocciatura, perché la vittoria c’è stata, ma certamente consegnano un segnale politico chiaro. Diciamo che, più che promosso a pieni voti, viene rimandato a settembre». Secondo Sarno, mentre De Luca mostra segnali di difficoltà, il centrodestra «continua a crescere, va avanti e consolida la propria presenza politica. Si parte da una percentuale significativa, che rappresenta uno snodo fondamentale per il futuro della città. E sotto il profilo della rappresentanza il dato è ancora più evidente: nella scorsa consiliatura, se ricordiamo bene, c’erano due consiglieri di Fratelli d’Italia e uno di Forza Italia. Oggi il centrodestra può contare su una rappresentanza molto più ampia e strutturata. E poiché la politica si misura anche nei numeri, avere una presenza più forte in Consiglio comunale significa, senza dubbio, aver compiuto un passo avanti importante». Il commissario cittadino lancia quindi quella che definisce una «perenne campagna elettorale», spiegando che i cittadini devono «percepire la presenza di un progetto politico serio, che non compaia soltanto un mese prima delle elezioni per poi sparire subito dopo la campagna elettorale. Fare opposizione costruttiva significa questo: avanzare proposte, portare all’attenzione della comunità la propria idea di città e confrontarsi con la maggioranza con forza, chiarezza e determinazione». Poi aggiunge: «Noi un’idea di città ce l’abbiamo. L’attuale sindaco ha detto che vuole trasformare Salerno in Montecarlo. Io mi accontenterei che Salerno restasse Salerno, perché questa città non ha nulla da invidiare a nessuno. E io, che a Montecarlo ci vado spesso, posso dirlo con convinzione: Salerno non ha nulla da invidiare neppure a Montecarlo». Sarno elenca quindi alcune delle criticità che, a suo dire, caratterizzano oggi il capoluogo: dalla carenza idrica alla situazione del bilancio comunale, fino ai problemi legati alla pulizia e al decoro urbano. «Negli ultimi trent’anni l’attuale sindaco si è sempre contraddistinto per un atteggiamento molto chiaro: quando le cose andavano bene, i meriti erano suoi; quando invece qualcosa non funzionava, le responsabilità sembravano appartenere sempre ad altri, anche quando a governare erano persone scelte e sostenute direttamente da lui. Come se fosse estraneo a quelle problematiche. Adesso, però, questo gioco è finito. De Luca deve togliersi la maschera e spiegare chiaramente ai salernitani chi è e cosa vuole davvero fare per questa città. Il “grande Vincenzo De Luca”, oggi, deve interrogarsi sul messaggio che arriva dai cittadini. E credo che il fatto stesso che si sottragga alle interviste rappresenti già una dimostrazione evidente di questa difficoltà», attacca Sarno. A esprimere soddisfazione per il risultato ottenuto dal partito a Salerno è anche il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Giuseppe Fabbricatore: «Un risultato importante per Fratelli d’Italia, che voglio condividere e dedicare ai 32 candidati che, con il loro impegno, hanno contribuito a raggiungere circa 4mila voti nella città di Salerno. Salerno sta cambiando, così come abbiamo già dimostrato anche a livello regionale, dove oggi esiste un rapporto politico basato sul confronto». Fabbricatore sottolinea poi che «un confronto che ci sarà sicuramente anche in Consiglio comunale a Salerno, ma che sarà costruttivo. Essere all’opposizione non significa fare opposizione a prescindere: significa valutare, proporre, controllare e lavorare nell’interesse dei cittadini». Infine, conclude: «I salernitani questo lo hanno compreso. E il dato politico emerso da queste elezioni è chiaro: Vincenzo De Luca non è più il trascinatore capace, da solo, di determinare la vittoria di un candidato sindaco. Questa volta è stato il peso delle liste a fare la differenza e a contribuire al risultato finale».

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Dall’estero: È morto Ted White, scrittore, fan, musicista

È morto Ted White, scrittore, fan, musicista

Aveva ottantotto anni. Fu nella direzione di riviste come Fantasy & Science Fiction e Amazing e pubblicò una quindicina di romanzi

È scomparso nei giorni scorsi, il 24 maggio, Ted White, autore americano noto in Italia soprattutto per la serie di fantascienza di Bob Tanner (Nato d'uomo e di macchina e La seconda missione di Bob Tanner, usciti entrambi su Urania) e per la serie fantasy di Qanar, uscita in Urania Fantasy. Una certa notorierà anche per il romanzo Il satellite pirata. Inediti in Italia almeno una decina di altri romanzi. Ma l'attività di White non è stata solo quella di scrittore. Nato nel mondo del fandom e delle fanzine, con le quali collaborava attivamente, era... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'estero - 28 maggio 2026 - articolo di S*

Editoria: La sci-fi esagerata di Venus Marion

La sci-fi esagerata di Venus Marion

Lumien pubblica il nuovo romanzo di questa autrice decisamente originale.

Un po' western, un po' country, un po' horror e un po' cyberpunk; apparentemente non è difficile catalogare Country Horror Cyber Show visto che il titolo dà già una mano, ma il libro finisce per essere più strano e intrigante di così. Venus Marion, già autrice di altri romanzi editi in self publishing, arriva adesso sugli scaffali di Lumien con questo nuovo romanzo. La quarta di copertina La più famosa rider di tori bionici, il suo fidanzato biomeccanico poco performativo, due sceneggiatori alle prese con il prossimo film "guarda,... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 28 maggio 2026 - articolo di S*

Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci

Grande è la confusione sotto il cielo leghista. L’onda Vannacci si gonfia nei sondaggi e con nuove reclute. E dopo il sorpasso di Vigevano, assurta a Caporetto pavese, e il conseguente commissariamento dei vertici locali, si cerca di reagire.

I leghisti rischiano di dover ingoiare il rospo Vannacci

I numeri però non permettono slanci. La Lega, stando ai sondaggi più ottimistici, veleggia intorno al 7 per cento, ma il trend è in calo, mentre Futuro Nazionale supera il 4 ed è in crescita. Se la tendenza fosse confermata, sarebbe difficile per il centrodestra chiudere la porta al generale, come pare chiedere Marina Berlusconi. Soprattutto davanti allo spauracchio di un pareggio nel 2027. L’opzione Calenda resta sul tavolo, ma Azione non si sposta dal 3 per cento, virgola più virgola meno. Sì, potrebbe essere una carta da giocare a Milano o Roma, ma da qui alle Politiche tutto può cambiare. E i leghisti traditi potrebbero essere costretti a ingoiare il rospo, scendendo a patti con colui che, dopo aver scalato il partito con la benedizione di un incauto Salvini, se ne è andato sbattendo la porta.

Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

I venti delle destre in Europa

Poi c’è Giorgia Meloni, a cui molti riconoscono il talento di fiutare gli umori politici. Il prossimo anno si vota anche in Francia, Spagna e Polonia, e l’estrema destra potrebbe avere la meglio. In Germania il cancelliere Friedrich Merz e la Große Koalition sono in evidente difficoltà, tallonati dall’AfD, ormai primo partito in molti Länder. Se nel Vecchio Continente a prevalere fossero le sfumature di nero, allora anche Meloni potrebbe decidere di abbandonare ogni velleità moderata per aggrapparsi alla vecchia e sempre cara Fiamma, procedendo a una vannaccizzazione della coalizione. Sempre che il generalissimo abbia intenzione di salire sul carro e abbandonare la comfort zone dell’opposizione, che garantisce campagne elettorali permanenti e massima libertà d’azione (e questo Meloni lo sa bene).

Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La carta governatori potrebbe non essere spendibile

La Lega in questo gioco rischia di farsi male. Salvini si è infilato in un cul-de-sac. Superato costantemente a destra da Vannacci (le reazioni ai fatti di Modena sono lì a dimostrarlo), sulla carta non ha né i numeri né il tempo per un nuovo Papeete e, al contempo, non è intenzionato a mollare la leadership. Ma serve un coniglio per il cilindro. L’idea di candidare alle Politiche i cosiddetti governatoriLuca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti – per riallacciare il rapporto con il Nord per molti è impercorribile. L’ex Doge difficilmente accetterebbe di scendere a Roma, abbandonando il suo Veneto, per fare il gregario. Fontana, classe 1952, sarebbe costretto a lasciare la guida della Lombardia un anno prima della scadenza naturale della consiliatura (2028). Mentre Fedriga pare stia giocando una partita sua, cercando di ottenere lo sblocco del terzo mandato in Friuli-Venezia Giulia grazie ai buoni rapporti che ha costruito con Meloni.

Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci
Attilio Fontana, Luca Zaia, Maurizio Fugatti e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

Torna l’idea di una Lega nella Lega

Per questo in ambienti leghisti c’è chi è pronto a scommettere che Zaia & co. potrebbero avere un ruolo chiave nel salvataggio, ma solo fuori dalla Lega. Siamo nei dintorni della fantapolitica, sia chiaro. Forse però, si ragiona, è arrivato il momento di rispolverare il progetto più volte scartato da Salvini di una Lega settentrionale, sul modello della Csu bavarese. Una costola del partito capace di dialogare con le imprese e il tessuto produttivo in modo meno ideologico e più pragmatico. Una corrente che tra l’altro incontrerebbe i favori di una Forza Italia a trazione milanese. Non siamo ancora alla vigilia di una nuova notte delle scope. A quel punto forse non si arriverà mai. Ma nel 2012, quando Roberto Maroni capì che a rischio oltre al suo futuro politico c’era quello del partito, uscì allo scoperto beccandosi l’accusa di parricidio. Alle Regionali lombarde dell’anno successivo la lista Maroni Presidente conquistò più del 10 per cento, dietro la Lega Nord al 12,96. Che i tempi per una “Lista Nord” siano maturi?

Terna, un fedelissimo di Monti a capo di Relazioni istituzionali e Comunicazione

Con la partenza del nuovo corso di Terna si riempiono anche le varie caselle di comando. Con nomi non certo casuali, anzi. L’era dell’amministratore delegato Pasqualino Monti è appena iniziata, una volta sciolto il groviglio della buonuscita dell’ex ad Giuseppina Di Foggia, e adesso prende forma l’organigramma aziendale con la nomina di un fedelissimo come Giovannantonio Macchiarola, scelto per il ruolo di direttore Relazioni istituzionali e Comunicazione.

Terna, un fedelissimo di Monti a capo di Relazioni istituzionali e Comunicazione
Pasqualino Monti (Imagoeconomica).

Del resto il manager, che ha già preso servizio, arriva da Enav, cioè proprio l’ex società in cui Monti è stato ceo, quotata in Borsa e leader nella gestione del traffico aereo e delle infrastrutture aeronautiche. Lì Macchiarola ha ricoperto l’incarico di Head of Public Affairs, Communication, International Affairs and Brand Identity. Da gennaio 2024 è anche componente del consiglio di amministrazione di D-Flight. In passato era stato in Eni per cinque anni, tra il 2017 e il 2023, mentre nel 2016 ha svolto l’attività di avvocato in Deloitte Legal.

Terna, un fedelissimo di Monti a capo di Relazioni istituzionali e Comunicazione
Angelino Alfano e Giovannantonio Macchiarola nel 2010 (foto Imagoeconomica).

È laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Palermo, e soprattutto ha un passato nel mondo della politica: è stato per anni uno dei più fidati collaboratori di Angelino Alfano, proprio lui, il “delfino” mancato di Silvio Berlusconi per mancanza di quid. Lo ha seguito sia al ministero della Giustizia sia al Viminale. Ora invece Macchiarola viene dato in quota Francesco Lollobrigida. Curiosità: il lavoro nelle partecipate è una questione di famiglia: anche la moglie Valeria Venuto (ex assistente di Ignazio La Russa) ha un bell’incarico come responsabile dei Rapporti istituzionali di Anas.

La legge elettorale approda alla Camera il 26 giugno

La legge elettorale approderà in Aula alla Camera dei deputati per la discussione generale il 26 giugno. I capigruppo di centrodestra hanno chiesto alla riunione dei presidenti dei gruppi di Montecitorio di poterla inserire a giugno nell’ordine del giorno. La calendarizzazione è stata aspramente criticata dalle opposizioni. Riccardo Ricciardi del M5s ha parlato di «prima legge elettorale fatta con comunicati stampa». Così Riccardo Magi, segretario di +Europa: «La trattano come fosse un decreto per poter contingentare i tempi, non è accettabile». Per Chiara Braga del Pd, la calendarizzazione è «l’ennesima forzatura di una maggioranza ossessionata dal cambiare le regole del gioco». Questo il commento di Marco Grimaldi di Avs: «Nelle prossime settimane continueremo a chiedere a tutte le istituzioni, comprese le presidenze, di non oltrepassare il segno».