Banca Monte Pruno ospita il Direttore Antiriciclaggio del Gruppo Cassa Centrale Marco Rago

Nel pomeriggio di ieri, a Salerno, la Banca Monte Pruno ha incontrato Marco Rago, Direttore Antiriciclaggio del Gruppo Cassa Centrale, per un momento di approfondimento e confronto sulle attività in ambito AML.

I lavori della seduta sono stati aperti dall’introduzione del Direttore Generale della BCC Monte Pruno Cono Federico, il quale ha illustrato le dinamiche che stanno interessando questo delicato settore per poi lasciare spazio al Direttore Antiriciclaggio di Cassa Centrale Marco Rago.

Ha contribuito alla discussione anche la Referente Interna AML della Banca Monte Pruno Fiorella Della Guardia.

Durante l’incontro, che ha avuto una forte valenza formativa, sono state condivise best practice, esperienze operative e riflessioni sulle attività effettuate.

Il dialogo ha consentito di approfondire il ruolo delle diverse strutture aziendali nella prevenzione dei rischi e l’importanza del coordinamento tra filiali, aree e Capogruppo, per rendere sempre più efficaci i presìdi antiriciclaggio.

Nel corso dell’incontro sono stati, inoltre, sottolineati i soddisfacenti risultati conseguiti dalla Banca in questo ambito, frutto dell’impegno delle strutture coinvolte e della costante attenzione alla qualità dei controlli e alla formazione del personale.

«Il confronto e la formazione continua – ha dichiarato il Direttore Generale Cono Federico – sono strumenti fondamentali per rafforzare la cultura dei controlli e la consapevolezza delle responsabilità di ciascuno. Le buone performance realizzate nell’ambito dell’antiriciclaggio valorizzano il lavoro quotidiano dei colleghi e ci stimolano a proseguire con la stessa attenzione e responsabilità. La collaborazione con la Capogruppo Cassa Centrale ci permette di condividere competenze e buone pratiche, traducendole in un impegno quotidiano a tutela della Banca, dei clienti e delle comunità. Ringraziamo Marco Rago per la sua grande disponibilità, per il professionale contributo offerto alla nostra struttura in questa occasione di crescita professionale, nonché per averci fatto visita, confermando la forte e continua sinergia esistente tra noi e la nostra Capogruppo, garanzia di valore ed efficienza. Questi incontri formativi hanno la forza di generare energia positiva nella struttura e mettere in azione competenze ed esperienze nella corretta gestione dei rischi in linea con le stringenti regole esistenti».

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De Luca, ‘richiesta Garante privacy del video sui rifiuti è demenziale’

“Il nostro Paese è arrivato a livelli di demenzialità che è difficile immaginare”. È la reazione del sindaco di SALERNO, Vincenzo De Luca, alla lettera con cui il Garante per la privacy ha chiesto al Comune chiarimenti sulla pubblicazione di un video relativo all’abbandono notturno di rifiuti ingombranti nel centro storico. Nel corso della sua consueta trasmissione settimanale, De Luca ha spiegato che le immagini diffuse mostravano una persona mentre depositava rifiuti con il volto oscurato. L’Autorità avrebbe chiesto all’amministrazione di chiarire, entro quindici giorni, le ragioni e le modalità della pubblicazione. “Ci stanno dicendo che non basta oscurare il volto”, ha commentato il sindaco, ironizzando sulla possibilità che altri elementi presenti nel filmato possano rendere identificabile il soggetto ripreso. De Luca ha contestato l’attenzione riservata alla vicenda, contrapponendola, a suo giudizio, alla diffusione sui giornali di fatti privati e familiari che possono danneggiare persone e famiglie. “Di che cosa si preoccupa l’Autorità garante della privacy? Dell’imbecille che va a sversare i rifiuti di notte nel centro storico”, ha affermato, rilanciando le critiche alla richiesta di chiarimenti ricevuta dal Comune.

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Salerno, arriva la “Solidaire” con 14 migranti

È previsto per la mattinata di sabato 10 ottobre un nuovo sbarco di migranti al porto di Salerno. Intorno alle ore 10 attraccherà la Solidaire, con a bordo 14 persone soccorse nel Mediterraneo, tra le quali figurano anche sette minori. In origine i migranti recuperati durante le operazioni di salvataggio erano 15, ma uno di loro è stato fatto sbarcare precedentemente a Mazara del Vallo.

La Solidaire è una nave di ricerca e soccorso, battente bandiera tedesca e gestita dall’omonima organizzazione umanitaria. L’unità opera nel Mediterraneo prestando assistenza a migranti e rifugiati in difficoltà durante la traversata. In vista dell’arrivo, è stata predisposta la consueta macchina dell’accoglienza, con il coordinamento delle autorità e degli operatori incaricati delle procedure sanitarie, dell’identificazione e della successiva sistemazione delle persone sbarcate.

Quello di sabato sarà il 45esimo sbarco nel porto di Salerno. L’ultimo risale all’11 settembre scorso, quando in città arrivò la Ocean Viking con 75 migranti.

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Salerno, arriva la “Solidaire” con 14 migranti

È previsto per la mattinata di sabato 10 ottobre un nuovo sbarco di migranti al porto di Salerno. Intorno alle ore 10 attraccherà la Solidaire, con a bordo 14 persone soccorse nel Mediterraneo, tra le quali figurano anche sette minori. In origine i migranti recuperati durante le operazioni di salvataggio erano 15, ma uno di loro è stato fatto sbarcare precedentemente a Mazara del Vallo.

La Solidaire è una nave di ricerca e soccorso, battente bandiera tedesca e gestita dall’omonima organizzazione umanitaria. L’unità opera nel Mediterraneo prestando assistenza a migranti e rifugiati in difficoltà durante la traversata. In vista dell’arrivo, è stata predisposta la consueta macchina dell’accoglienza, con il coordinamento delle autorità e degli operatori incaricati delle procedure sanitarie, dell’identificazione e della successiva sistemazione delle persone sbarcate.

Quello di sabato sarà il 45esimo sbarco nel porto di Salerno. L’ultimo risale all’11 settembre scorso, quando in città arrivò la Ocean Viking con 75 migranti.

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Piero De Luca (Pd), sui Campi Flegrei Musumeci dice il falso

“Il ministro Musumeci, così come la premier Meloni ed altri ministri, erano stati informati formalmente ed erano pienamente al corrente della manifestazione di ieri a Roma. Basta falsità. È ora di passare dalla propaganda ai fatti. La verità è che il Governo ha finora abbandonato e tradito in modo inaccettabile i sindaci, i comitati e i cittadini dei Campi Flegrei”. Così in una nota Piero De Luca, segretario regionale del Partito Democratico della Campania. “Ora faccia ciò che deve – sottolinea De Luca – e garantisca pieno sostegno alle famiglie sfollate e alle attività economiche, intervenendo con risorse adeguate per la prevenzione del rischio, la messa in sicurezza del territorio e degli edifici colpiti. Come Pd continueremo a sostenere questa battaglia nelle istituzioni e nelle piazze, accanto ai cittadini e agli amministratori locali”.

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H&M chiude al Maximall di Pontecagnano, 18 lavoratori a rischio

La chiusura del punto vendita H&M presso il centro commerciale Maximall di Pontecagnano Faiano, conseguente al mancato rinnovo del contratto di affitto con la proprietà della struttura, apre un preoccupante scenario per il futuro occupazionale di 18 dipendenti, che rischiano di ritrovarsi senza lavoro proprio mentre nei locali commerciali interessati si prepara l’arrivo di Lefties, società spagnola destinata a subentrare nel nuovo anno.

Una situazione che desta forte preoccupazione nella Fisascat Cisl Salerno, che chiede all’azienda di assumersi le proprie responsabilità e di individuare soluzioni concrete per garantire la continuità occupazionale dei lavoratori coinvolti.

«Non possiamo accettare che 18 lavoratrici e lavoratori paghino il prezzo di una decisione aziendale e di una mancata intesa contrattuale tra le parti. La chiusura di un punto vendita non può tradursi automaticamente nella perdita del posto di lavoro per chi, con professionalità e impegno, ha contribuito negli anni all’attività dell’azienda», dichiara Pietro Contemi, segretario generale della Fisascat Cisl Salerno.

«Chiediamo a H&M di attivarsi immediatamente affinché venga garantito l’assorbimento dei dipendenti da parte di Lefties, che subentrerà nei locali del centro commerciale Maximall. È necessario aprire subito un confronto con le organizzazioni sindacali per verificare tutte le possibilità di ricollocazione e trasferimento, nel rispetto della volontà dei lavoratori e dei loro diritti. Non è pensabile che il cambio di insegna comporti la cancellazione di 18 posti di lavoro».

La Fisascat Cisl sottolinea come, in una fase caratterizzata da profondi cambiamenti nel settore del commercio, sia indispensabile che le aziende coinvolte garantiscano trasparenza, responsabilità sociale e attenzione alle ricadute occupazionali delle proprie scelte.

«Dietro ogni posto di lavoro ci sono persone, famiglie, sacrifici e competenze che meritano rispetto. I lavoratori non sono numeri da eliminare da un bilancio, ma risorse che devono essere tutelate. Per questo chiediamo risposte chiare e impegni concreti, a partire dalla possibilità che il personale attualmente impiegato da H&M venga assorbito dalla nuova realtà commerciale», prosegue Contemi.

Il sindacato annuncia la propria disponibilità a mettere in campo tutte le iniziative necessarie per difendere i livelli occupazionali e scongiurare soluzioni traumatiche per i dipendenti, sollecitando l’apertura urgente di un tavolo di confronto con le aziende interessate e con le rappresentanze sindacali.

«Il lavoro non si chiude insieme alle saracinesche. Non permetteremo che questa vicenda venga archiviata senza aver prima esplorato ogni strada possibile per salvaguardare l’occupazione. Per i 18 dipendenti di H&M e per le loro famiglie si prospetta un Natale carico di incertezze e preoccupazioni. È necessario intervenire subito, perché il futuro di queste persone non può essere lasciato in sospeso», conclude il segretario generale della Fisascat Cisl Salerno, Pietro Contemi.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Marilina Cortazzi, segretaria generale della Cisl Salerno: «La chiusura del punto vendita H&M di Pontecagnano Faiano non può tradursi semplicemente nella perdita di 18 posti di lavoro. Dietro quei numeri ci sono persone, professionalità e famiglie. La Cisl Salerno sostiene la Fisascat Cisl e chiede all’azienda un confronto immediato e trasparente per individuare tutte le soluzioni possibili a tutela dell’occupazione, a partire dalla ricollocazione e dalla continuità lavorativa, anche alla luce della nuova gestione dei locali del Centro Commerciale Maximall. Il lavoro non può essere la variabile di aggiustamento delle scelte aziendali. Saremo al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori perché il confronto porti a soluzioni concrete e non a nuovi posti di lavoro persi sul territorio».

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Il tribunale del Lavoro respinge il ricorso di Ranucci contro la Rai

Il tribunale del Lavoro di Roma ha rigettato l’istanza presentata dal giornalista Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione della trasmissione Report. Il 5 ottobre la Rai aveva sospeso il giornalista per 10 giorni. La motivazione dell’ordinanza, a quanto apprende la Dire, si fonda sulla esistenza di un malessere della redazione di Report derivato dal clamore mediatico della vicenda e dall’accertato clima conflittuale instauratosi tra la squadra e l’ex conduttore. Questo, si spiega, ha reso opportuna la riorganizzazione della redazione e l’avvicendamento del conduttore.

Il tribunale del Lavoro respinge il ricorso di Ranucci contro la Rai
Sigfrido Ranucci (Ansa).

La decisione della Rai di «procedere a una riorganizzazione della redazione con avvicendamento autorale e di conduzione», si legge nell’ordinanza, «appare, a un esame sommario, sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e adottata quale mezzo di risoluzione della situazione di tensione interna creatasi tra i membri della redazione e, come tale, strumento di tutela del sereno operare di questa nel rispetto della normativa di legge».

De Luca attacca l’assressore del Comune di Napoli: Cafone e volgare

“Dichiarazioni di una volgarità, di una cafoneria e di una stupidità”. Così, Vincenzo De Luca, nel corso della sua consueta trasmissione settimanale, commenta quanto scritto sui social dall’assessore alle Infrastrutture del Comune di Napoli Edoardo Cosenza in relazione alla vicenda dei finanziamenti per gli stadi Arechi di SALERNO e Maradona di Napoli in un post in cui riconosceva i meriti della giunta Fico. “Il Cipess – le parole di Cosenza – ha confermato il finanziamento dei 150 milioni per il rifacimento dello stadio Maradona. Grazie a Roberto Fico. Ha mantenuto una promessa non facile. Proponendo una importante rimodulazione di fondi. Rimediando a precedenti stranezze sui finanziamenti stadi in Regione. Napoli è Napoli”. “Non vale la pena – la replica di De Luca – di seguire su questa linea di municipalismo, di volgarità e di cafoneria questo assessore”, rivendicando il lavoro avviato per la riqualificazione degli impianti salernitani e ricordando che il Comune di Napoli, secondo la sua ricostruzione, non aveva inserito lo stadio partenopeo nella prima ipotesi di accordo di coesione presentata nel 2022. “Abbiamo cominciato i lavori già da un anno e mezzo, abbiamo fatto la gara”, sottolinea. La scelta di finanziare sia l’Arechi sia il Volpe, aggiunge, è legata alla necessità di trasferire temporaneamente le partite al secondo impianto, così da aprire un unico cantiere all’Arechi e “risparmiare tempo e soldi”. La candidatura agli Europei, precisa De Luca, “è un di più”: la priorità è mettere in sicurezza e rifare uno stadio che, afferma, “cade a pezzi”. Nel mirino del governatore anche Fratelli d’Italia, con una stoccata a chi si era pronunciato contro il finanziamento per l’Arechi: “Non parlo di qualche analfabeta di Fratelli d’Italia che si era pronunciato contro il finanziamento allo stadio Arechi, ciucceria al potere, diciamo”. De Luca rivendica infine un approccio regionale alla partita degli impianti sportivi: “Avendo fatto per dieci anni il presidente della Regione, mi sento di rappresentare tutto il territorio regionale, non ho bisogno di fare municipalismi volgari e stupidi. Quindi, solidarietà, rispetto e affetto” verso le altre candidature campane.

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Operaio morto a Caivano, ai domiciliari il datore di lavoro

L’assunzione sarebbe stata registrata soltanto dopo l’incidente, ma con decorrenza dal giorno precedente, nel tentativo di far apparire regolare il rapporto di lavoro. È uno degli elementi emersi dalle indagini dei Carabinieri sulla morte di Salvatore Calignano, l’operaio precipitato il 2 ottobre dal tetto di un capannone a Caivano, mentre era impegnato in lavori edili.

Per la vicenda, il datore di lavoro, un 37enne residente a Caivano, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Il provvedimento è stato emesso dal gip del Tribunale di Napoli Nord su richiesta della Procura di Aversa. L’uomo è gravemente indiziato di omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro e di omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, la registrazione tardiva dell’assunzione, accompagnata dall’indicazione di una decorrenza anteriore all’incidente, sarebbe stata finalizzata a simulare la regolarità del rapporto lavorativo.

Gli accertamenti hanno inoltre ricostruito che Calignano stava operando sul tetto insieme ad altri due lavoratori irregolari. Durante le attività, secondo quanto emerso dalle indagini, mancavano i dispositivi e le misure di sicurezza necessari per eseguire interventi in quota.

La caduta si è rivelata fatale. L’operaio è morto il giorno successivo all’infortunio nell’ospedale San Giuliano di Giugliano in Campania.

Nell’inchiesta è coinvolto anche il committente dei lavori, proprietario del capannone, indagato per omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme antinfortunistiche in cooperazione colposa.

Il corpo di Salvatore Calignano non su spostato ma soccorso subito nel punto dove cadde da un’altezza di circa 8 metri, contrariamente alle prime ipotesi investigative. E’ quanto emerge dagli ultimi accertamenti disposti dalla procura e sfociati negli arresti domiciliari del datore di lavoro della vittima. Si apprende inoltre che lo stesso datore di lavoro, dopo il tragico incidente, tentò di regolarizzarne la posizione, registrando formalmente l’assunzione dell’operaio con decorrenza dal giorno precedente l’infortunio mortale.

Le indagini hanno permesso di ricostruire quanto accaduto e di chiarire alcune circostanze, con un’accelerazione avvenuta negli ultimi giorni dopo che alcune persone presenti sul posto hanno deciso di collaborare con gli inquirenti, superando l’iniziale ritrosia. Grazie anche all’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza, emerge che Calignano e gli altri due operai non indossavano alcuno strumento di protezione, e che la vittima fu soccorsa nello stesso posto in cui era precipitato: questo esclude che sia stato spostato e poi abbandonato in un luogo diverso da quello di caduta.

Nessuno dunque ha omesso di soccorrerlo, anzi, chi lo ha fatto nell’immediatezza del fatto, risulta aver chiamato il 118 e atteso che arrivasse l’ambulanza. Sul posto, stando all’ultima ricostruzione, c’era anche il datore di lavoro di Calignano. Secondo quanto riferito dall’avvocato della famiglia della vittima, Francesco Petruzzi, l’autopsia eseguita ieri avrebbe confermato lesioni compatibili con una caduta dall’alto: “Sono emerse fratture allo sterno, al bacino, al polso e all’osso sacro compatibili con una caduta da un’altezza considerevole, di almeno 8 metri, che sicuramente non gli potevano consentire una deambulazione autonoma”.

“Non ti preoccupare, si risolve tutto, se ti chiedono qualcosa dici che ti hanno investito e l’assicurazione ti paga”. E’ quanto il datore di lavoro di Salvatore Calignano, 61 anni, morto il 3 ottobre scorso all’ospedale di Giugliano in Campania dopo una caduta da un capannone di Caivano, avrebbe detto al suo operaio, appena precipitato da un capannone e ancora cosciente malgrado gravemente ferito, per convincerlo a nascondere la verità e, cioè, che era al lavoro per lui senza alcuna protezione e verosimilmente “a nero”.

A sentire le sue parole, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri, è stata una delle persone accorse sul luogo della caduta, che le ha riferite agli inquirenti. Dagli accertamenti dei militari del NIL, inoltre, è anche emerso che la registrazione del contratto di lavoro che legava la vittima e il titolare della ditta è avvenuto dopo l’incidente. Determinanti per capire cos’è successo, visto le difficoltà incontrare nel raccogliere testimonianze, sono state le immagini di uno dei sistemi di videosorveglianza presenti nella zona di Caivano, dove ci sono diversi capannoni: le telecamere inquadrano la vittima sul tetto del capannone con dei colleghi (uno dei quali, ascoltato dagli investigatori, ha negato la circostanza) poco prima della caduta e poco dopo i colleghi, che dopo avere recuperato i propri effetti personali, scendono velocemente dal tetto del capannone. Il luogo dove è caduto si trova nelle immediate vicinanze del posto dove Salvatore è stato poi trovato in circostanza che smentisce l’ipotesi che sia stato trasportato altrove dopo l’incidente.

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Il Comune replica al Circolo Nautico e indica la piscina Arbostella

Il Comune di Salerno prende atto con rammarico della decisione del Circolo Nautico Salerno di rinunciare al campionato di Serie A2 di pallanuoto. L’Amministrazione comunale – si legge in una nota – ritiene tuttavia doveroso precisare che, fin da subito, si è incaricata di affrontare e superare le difficoltà determinate dai lavori in corso per l’adeguamento e la riqualificazione della Piscina Simone Vitale, sollecitando gli Uffici per trovare soluzioni concrete ed immediate in costante interlocuzione con il Circolo Nautico.

 

In questo quadro, il Comune ha promosso l’intervento di Salerno Solidale S.p.A. per l’individuazione di spazi acqua alternativi da mettere a disposizione del Circolo Nautico, trovando le coperture finanziarie legate all’utilizzo della Piscina Arbostella e verificando tutte le possibili compatibilità con l’organizzazione dell’impianto e con le attività già programmate.

L’Amministrazione è pienamente consapevole che il rilancio delle pratiche sportive richiede interventi strutturali, programmazione e collaborazione tra istituzioni, cittadini, famiglie, società e associazioni e, per questo, sta lavorando, da mesi, con un rilevante sforzo organizzativo e finanziario per sostenere il mondo dello sport, per rendere disponibili e riqualificare gli spazi, ampliare le opportunità per i giovani e, soprattutto, potenziare e ammodernare il patrimonio impiantistico cittadino.

Questa vicenda, come le altre, dimostra quanto sia necessario accelerare su questo percorso e, soprattutto nelle situazioni di emergenza, lavorare senza strumentalizzazioni, con la collaborazione di tutti gli attori coinvolti. Per questo il Comune – prosegue la nota – continuerà a mantenere aperto il confronto con il Circolo Nautico Salerno e con tutte le realtà del nuoto e della pallanuoto e, in generale, con tutto il mondo dello sport, sostenendo ogni percorso utile a garantire la continuità delle attività, migliori condizioni per tutti e l’inizio di una nuova stagione per lo sport salernitano.

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Tragedia su A2, camion precipita da viadotto e prende fuoco: morto conducente

Un drammatico incidente stradale si è verificato questo pomeriggio sulla A2 del Mediterraneo, all’altezza dell’uscita di Sicignano degli Alburni. Per cause ancora in fase di accertamento, un mezzo articolato ha perso il controllo, ha impattato contro i margini della carreggiata ed è precipitato dal ponte che stava attraversando, schiantandosi al suolo.
​Dopo l’impatto, il mezzo ha preso immediatamente fuoco. Per l’autista, un uomo le cui generalità sono ancora in corso di accertamento, non c’è stato purtroppo nulla da fare: il conducente è deceduto dopo il violentissimo impatto al suolo provocato dal volo di diverse decine di metri.
​Sul posto sono prontamente intervenuti i Vigili del Fuoco del distaccamento di Eboli, supportati dall’autogru della sede centrale, insieme ai sanitari del 118 e alle forze dell’ordine. Una parte del mezzo pesante si è staccata durante la dinamica ed è rimasta sulla carreggiata, rendendo particolarmente complessa la gestione della vicenda e della viabilità.

a accertate, non c’è stato nulla da fare. La violenza dello schianto si è rivelata fatale.

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Ue, Euromò: “Siamo la voce plurale per una Europa dei popoli e della pace”

“L’obiettivo è un’Europa dei popoli, capace di mettere al centro persona, diritti sociali, democrazia e pace. Un’Europa nella quale ogni cittadino possa trasformarsi da spettatore passivo in divulgatore dei principi comunitari, operando in autonomia e indipendenza, nel rispetto dell’altrui dissenso. L’attuale modello farraginoso della Ue non può essere considerato intoccabile, soprattutto davanti alla crescente paura di un conflitto planetario, alla crisi della democrazia e alla corsa agli armamenti. Per questo occorre informare correttamente i cittadini e costruire una Grande Europa dei Popoli, capace di superare barriere e divisioni”. Cosi, in una nota stampa, il Movimento Culturale “Euromò” “Con Euromo Futura Europa – patto civile a cui hanno aderito anche Accademia Iniziativa Comune, Gente del Sole, Radici e Sentieri – il Movimento non scende in campo per mietere voti ma per affermare una “diversa idea di Europa e di umanità”. Le idee non hanno un padrone, non hanno un solo volto e sono propellente per i cittadini. Quindi Euromò cambia passo e si rifonda su due pilastri: la voce di tutti, con il superamento del Portavoce Unico e una rappresentanza diffusa, attraverso decisioni e linee d’azione frutto di una sintesi collegiale; e la Rotazione del Messaggio, con la quale qualsiasi componente può prestare la propria voce e il proprio volto per diffondere il pensiero comune. La forza di Euromò sta proprio nel messaggio, non nel messaggero. L’obiettivo è rafforzare il processo di integrazione europea, promuovere maggiore coesione tra gli Stati, costruire una voce europea autorevole nel mondo e avvicinare le istituzioni ai cittadini, favorendo partecipazione, solidarietà e diritti, per un futuro condiviso”.

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Enel protagonista nello sviluppo della geotermia avanzata

L’innovazione come alleata principale della risorsa geotermica, con Enel a fare da capofila. Dalla Toscana all’Islanda, passando dal cuore della Terra, il Gruppo ha infatti rafforzato ulteriormente il proprio ruolo internazionale nello sviluppo della geotermia avanzata, portando competenze e tecnologie sulle nuove frontiere della cosiddetta “geotermia superhot”. Il nuovo progetto del Gruppo è stato protagonista nel corso della celebrazione del 25esimo anno di fondazione dell’Unione geotermica italiana, occasione per sottolineare una volta di più la crescente rilevanza della geotermia, ormai riconosciuta unanimemente come tecnologia strategica per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, come da traguardi europei fissati nel Net-zero industry act.

Il progetto Shift per ampliare il potenziale della geotermia

Nel corso del congresso si è discusso delle opportunità e delle prospettive del settore, a partire dalla semplificazione normativa dei processi autorizzativi, i modelli finanziari e l’esigenza di un’azione coordinata e condivisa dell’intero settore nazionale, si è aggiunta la disamina delle nuove tecnologie in sperimentazione per la geotermia profonda, che permetteranno di valorizzare risorse geotermiche che fino a pochi anni fa non erano considerate utilizzabili. Capofila di questo settore è Enel, che già aveva conquistato i riflettori nell’ottobre 2025 al Superhot geothermal summit di Reykjavik, nell’ambito dell’Assemblea del Circolo polare artico 2025, dove sono stati condivisi i risultati del progetto europeo Descramble dedicato alla perforazione in ambienti geotermici ad altissima temperatura.

Enel protagonista nello sviluppo della geotermia avanzata
Geotermia (Enel).

Tra il 19 e il 20 maggio Enel ha ospitato a Larderello, capitale mondiale della geotermia, il Kick-off meeting tecnico del progetto Shift (Superhot geothermal – Integrated demonstration and flow testing). Il programma, guidato da Reykjavík Energy e finanziato dal programma Horizon Europe con 10 milioni di euro su un investimento complessivo di 28 milioni, coinvolge 17 partner europei e punta a sviluppare tecnologie per l’utilizzo di fluidi geotermici oltre i 400°C, attraverso pozzi più profondi e performanti, con l’obiettivo di ampliare in modo significativo il potenziale della geotermia. Già Descramble, guidato da Enel come capofila, aveva segnato un passaggio chiave per lo sviluppo delle tecnologie nelle superhot rocks, raggiungendo temperature fino a 515°C, tra le più alte registrate a livello mondiale in sistemi idrotermali, e contribuendo ad aprire orizzonti innovativi di ricerca e sviluppo per materiali e attività di perforazione in condizioni estreme.

L’impegno di Enel

Il contributo di Enel si fonda sulla consolidata esperienza industriale dell’azienda a livello internazionale. In Toscana è attivo il più antico e innovativo complesso geotermico al mondo con 34 centrali che, tra le province di Pisa, Siena e Grosseto, producono ogni anno quasi 6 miliardi di kWh, pari al 33 per cento del fabbisogno elettrico regionale e utili a riscaldare 13 mila utenti nonché 26 ettari di serre grazie ai teleriscaldamenti geotermici, alimentando anche un’importante filiera turistica con oltre 60 mila visite annue. La partecipazione al summit islandese e l’impegno nel progetto Shift confermano il valore della collaborazione europea tra industria, ricerca e istituzioni per accelerare lo sviluppo della “geotermia supercalda” e il suo ruolo chiave nella transizione energetica.

Le sfide per l’Italia

L’Italia è uno dei Paesi Europei con le maggiori potenzialità entro i primi 5 km di profondità, tali da rendere la geotermia una risorsa strategica chiave del Paese per accelerare la transizione. Diversi strumenti normativi e misure specifiche sono attualmente in vigore ed in itinere, ma è assolutamente urgente un ulteriore sforzo per mettere a terra un piano d’azione nazionale per la geotermia e una roadmap al 2030 e 2050 che permettano di ridurre il divario che ci divide dagli altri Paesi Europei e, allo stesso tempo, di offrire un’opportunità di crescita ed innovazione agli investitori, alla filiera nazionale di settore e al contesto socioeconomico dell’Italia.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS

Washington esce, Pechino si fa avanti. Nel momento in cui l’Organizzazione mondiale della sanità deve fare i conti con il ritiro del suo principale finanziatore, la Cina propone una propria dirigente per prenderne la guida. Si chiama Song Li, ha lavorato per oltre 20 anni alla gestione delle politiche per la salute materna e infantile e ora è ufficialmente candidata a succedere all’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, il cui secondo mandato terminerà nell’agosto 2027. Per Pechino, l’occasione è ghiotta: occupare lo spazio lasciato dagli Stati Uniti mentre Donald Trump allontana l’America dalle istituzioni multilaterali.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Sonl Li (da youtube).

Il precedente di Margaret Chan

Song è stata direttrice generale del dipartimento per la salute delle donne e dei bambini della Commissione nazionale della sanità. Dall’ottobre 2023 fa parte della segreteria della Federazione nazionale delle donne cinesi. Durante la pandemia di Covid-19, è stata la principale curatrice di un testo sugli standard nazionali per la prevenzione e il controllo del virus per le donne, con l’obiettivo di garantire assistenza alle gestanti e cure ai neonati anche nel pieno dell’emergenza. Se eletta, sarebbe la prima persona proveniente dalla Cina continentale a guidare l’Oms. Un precedente cinese però esiste: Margaret Chan, nata a Hong Kong e sostenuta da Pechino, ha diretto l’organizzazione dal 2007 al 2017. La competizione, con voto nel maggio 2027, resta aperta. Altri sei Paesi, Arabia Saudita, Belgio, Qatar, Botswana, Indonesia e Spagna, hanno già reso pubbliche le proprie candidature.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Margaret Chan con Tedros nel 2017 (Ansa).

Il sostegno al multilateralismo in funzione anti-Usa

La Cina presenta la candidatura di Song come una prova del suo sostegno al multilateralismo. Il riferimento, nemmeno troppo implicito, è alle mosse della potenza rivale. Gli Stati Uniti hanno infatti completato il ritiro dall’Oms a gennaio, dopo la decisione preannunciata da Trump al ritorno alla Casa Bianca. L’uscita del principale finanziatore ha imposto all’organizzazione una ristrutturazione che ha comportato il ridimensionamento dell’attività e il taglio di migliaia di posti di lavoro. Restano peraltro circa 260 milioni di dollari di contributi obbligatori americani non versati. La Cina ha promesso altri 500 milioni nell’arco di cinque anni. Nel biennio 2026-2027 le viene attribuito oltre il 20 per cento delle quote obbligatorie, contro il 22 per cento ancora assegnato agli Stati Uniti nonostante il ritiro. Attenzione: sono percentuali riferite ai contributi dovuti dai vari Paesi, non all’intero bilancio dell’agenzia, che dipende anche dai finanziamenti volontari.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Donald Trump (Ansa).

Il finanziamento (selettivo) alle organizzazioni internazionali

La corsa all’Oms si inserisce in una strategia più ampia e che arriva da lontano. Nel 1971, la Repubblica Popolare di Mao Zedong ottenne il seggio alle Nazioni Unite in sostituzione della Repubblica di Cina di Chiang Kai-shek. Da allora, la crescita economica del Paese ha aumentato anche le sue responsabilità finanziarie: la quota del bilancio ordinario dell’Onu è passata da circa l’1 per cento nel 2000 al 20 per cento nel triennio 2025-2027, seconda soltanto a quella americana. Secondo uno studio del Center for Global Development, nel 2024 la Cina ha destinato 3 miliardi di dollari alle banche multilaterali di sviluppo, 10 volte la cifra del 2010. Lo studio segnala anche un aumento del 47 per cento dei contributi agli organismi Onu impegnati nello sviluppo. Negli ultimi cinque anni sono cresciuti del 92 per cento i finanziamenti ai programmi delle banche multilaterali che concedono prestiti a tasso zero o agevolato. Con un impegno da 1,5 miliardi, Pechino è diventata il quinto donatore dell’International Development Association, il fondo della Banca Mondiale per i Paesi più poveri. I finanziamenti multilaterali per il clima hanno raggiunto 5,25 miliardi nel 2025. È però un’espansione selettiva. Solo l’11 per cento dei contributi cinesi agli organismi delle Nazioni Unite è volontario, contro oltre il 70 per cento di quelli americani. Pechino ha inoltre ridotto del 32 per cento il sostegno a fondi come Gavi, che finanzia l’acquisto e la distribuzione di vaccini nei Paesi a basso reddito. La Cina insomma sceglie dove investire, senza sostituire integralmente gli aiuti occidentali. Anche sul piano del potere formale il sorpasso resta lontano. Nella Banca Mondiale la sua quota è intorno al 6 per cento, meno della metà di quanto suggerirebbe la formula economica dell’istituzione. Gli Stati Uniti conservano circa il 16 per cento e il diritto di veto.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

I rapporti tra Pechino e la direzione uscente dell’Oms

Negli anni si sono moltiplicati anche gli incarichi. Il nome più visibile è quello di Qu Dongyu, direttore generale della Fao dal 2019. Dal 2020 Pechino ha perso posizioni di vertice in varie istituzioni dell’Onu, compresa l’Unione internazionale delle telecomunicazioni. I cittadini cinesi occupano cinque incarichi dirigenziali di alto livello nella Banca Mondiale e nelle altre banche multilaterali: un numero fermo dal 2021. La Cina ha peraltro coltivato rapporti molto stretti in sede Oms, anche con la direzione uscente. Nel gennaio 2020 Tedros incontrò Xi Jinping a Pechino ed elogiò l’impegno cinese contro il coronavirus. Washington accusò l’agenzia di eccessiva vicinanza alla Cina, un’accusa respinta dall’organizzazione. In seguito lo stesso Tedros ha chiesto maggiore collaborazione sulle origini della pandemia. Nel rapporto pubblicato nel 2025, l’Oms segnalava di attendere ancora informazioni dalle autorità cinesi, che hanno sempre respinto le contestazioni sulla mancata cooperazione.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Tedros Adhanom Ghebreyesus (Ansa).

Il Covid e il nodo della trasparenza sanitaria

Restano nella memoria le prime settimane di Wuhan. La trasmissione del virus tra esseri umani venne confermata pubblicamente solo il 20 gennaio 2020, molto tempo dopo le prime segnalazioni. A incidere, secondo diversi osservatori, fu anche il tentativo delle autorità locali di provare a gestire l’emergenza evitando di portare «brutte notizie» al governo centrale. Il tema della trasparenza sanitaria è peraltro attualissimo, in un momento in cui il mondo osserva la diffusione di Ebola in Kenya e il presunto caso di peste in Russia. Il ricordo del Covid potrebbe essere un’eredità politica con cui la candidatura di Song alla guida dell’Oms dovrà confrontarsi, con la Cina chiamata ad accompagnare responsabilità a un potere che si fa più grande.

Intesa Sanpaolo sigla un patto per la crescita delle pmi di commercio, artigianato e turismo

Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione Banca dei Territori, ha lanciato un piano dedicato alle piccole e piccolissime imprese di commercio, artigianato e turismo per favorire ricadute economiche e stabilità occupazionale nelle diverse aree del Paese. Un’iniziativa in linea con la missione del Gruppo di dare vicinanza e attenzione ai territori, sostenere l’economia di prossimità e le famiglie lavoratrici, compiere azioni a tutela dell’occupazione, e stringere relazioni con il mondo associativo e imprenditoriale verso una strategia comune che risponda alle esigenze di crescita e alle preoccupazioni per il futuro. In particolare, Intesa Sanpaolo mette a disposizione 20 miliardi di euro per nuovi finanziamenti in innovazione, digitalizzazione e riqualificazione, oltre ad agevolazioni sui sistemi di pagamento digitali con l’azzeramento delle commissioni per importi fino a 20 euro effettuati con il pos fisico. Misure con cui la banca punta a rispondere ai bisogni reali del tessuto produttivo, offrendo un sostegno concreto agli imprenditori che nel corso del tempo hanno ridefinito priorità ed esigenze, trasformando il proprio approccio culturale al fare impresa.

Nuovo patto di sistema con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato

Le misure nascono dal confronto e dalla continua collaborazione con le principali associazioni di categoria dei settori commercio, artigianato e turismo. Sono infatti stati rinnovati gli accordi con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato ed è stato consolidato un nuovo patto di sistema per rafforzare la competitività e affrontare alcune tra le attuali sfide, dai costi energetici agli strumenti digitali fino alla formazione specializzata e alla difesa dell’occupazione. I nuovi interventi sono destinati al segmento delle piccole e piccolissime aziende che alimentano l’economia di prossimità con negozi, servizi, strutture ricettive, laboratori. Un bacino di circa 800 mila imprese clienti della divisione Banca dei Territori, che sostiene quotidianamente il tessuto economico delle comunità locali in cui opera, ascoltando da vicino le varie esigenze grazie ad un presidio costante del territorio. Un’attenzione che dal 2020 al giugno 2026 si è tradotta in oltre 20 miliardi di euro di finanziamenti erogati alle aziende di questo segmento.

Santanchè accusata di diffamazione, tribunale ricorre alla Consulta

Il giudice monocratico di Roma, nell’ambito del processo a carico dell’ex ministro Daniela Santanchè, ha sollevato alla Consulta conflitto di attribuzione in riferimento al voto del Senato che ha riconosciuto insindacabilità delle affermazioni fatte in Aula dall’imputata. La vicenda riguarda l’accusa di diffamazione ai danni di Giuseppe Zeno, un azionista di minoranza della società Visibilia Editore Spa.
Il voto del Senato, che ha negato l’autorizzazione a procedere, è del luglio scorso. Il giudice Emilia Conforti ha disposto l’invio degli atti alla Corte costituzionale chiedendo di dichiarare che non spettava al Senato la valutazione della condotta addebitabile alla senatrice Santanchè. La difesa di Santanchè aveva chiesto il non luogo a procedere alla luce del voto parlamentare.

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame

Da presidente della Figc a commissario: un caso unico, quello di Giovanni Malagò. Ma la tela dell’ex numero uno del Coni è, come sempre, ambiziosissima. Tra le sfide importanti per la Figc conta parecchio il piano di rinnovamento dello stadio Olimpico, in vista di Euro 2032, con un investimento di 150 milioni di euro e l’inizio dei lavori nell’estate del 2027 per concludersi, si spera, entro il 2030. Un progetto che è di Sport e Salute, in accordo con la Figc e la Struttura commissariale per Uefa Euro 2032. E chi è il presidente di Sport e Salute? Marco Mezzaroma, stretto parente di Claudio Lotito (che ha sposato la sorella, Cristina Mezzaroma).

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame
Giovanni Malagò e Marco Mezzaroma (foto Imagoeconomica).

Il (contestatissimo) patron della Lazio è anche il solito “signor no” che non ha mai avuto buoni rapporti con Malagò (e con una gran parte del mondo): riuscirà Giovannino a convincere pure lui? Un gioco di incastri dove le famiglie hanno un ruolo fondamentale, come è stato dimostrato dal caso Buonfiglio (con l’ombra del conflitto di interessi per gli incarichi del figlio Marco).

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame
Claudio Lotito (foto Imagoeconomica).

Intanto viene data per imminente l’uscita del segretario generale della Figc Marco Brunelli, tagliato: era lui l’autore della certificazione della candidabilità di Malagò.

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame
Marco Brunelli (foto Imagoeconomica).

E adesso? Ci sono due mesi per indire le elezioni, la prima data utile era quella del 7 dicembre. «Ma così finiamo per infastidire i milanesi, visto che quel giorno festeggiano Sant’Ambrogio e hanno pure il classico appuntamento con la prima del teatro La Scala», dice un fedelissimo del presidente-commissario rispolverando le vecchie ruggini e la solita rivalità sull’asse Roma-Milano. Allora è scattato il 14 dicembre come prima data fattibile. Magari facendo un salto alla Scala, per stringere gli ultimi accordi con i meneghini.

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame
Il ministro dello Sport Andrea Abodi (in video) e Giovanni Malagò (foto Imagoeconomica).

Ma qual è l’ambizione di Malagò? Semplice: non avere candidati concorrenti. Tutti uniti sul nome del commissario, unico elemento da votare nella gara per diventare (di nuovo) presidente della Figc. Lavorare ai fianchi i possibili competitor, smontandone ogni velleità: cercare un protagonismo, oggi, non avrebbe senso (lo sfidante di giugno, Giancarlo Abete, ha già detto che non si ripresenterà). Fatto sta che il vero vincitore è lui, e mettersi in guerra contro Malagò vuol dire rischiare di fare la figura di Tafazzi. In troppi, negli anni, hanno provato a scalzarlo, ma non ne è rimasta traccia…

Nobel per la Pace a Pillay, Israele: «Goebbels applaude dall’inferno»

«Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno». L’ha scritto in una nota il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar dopo l’assegnazione del premio a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana nota per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale. E per aver chiaramente definito “genocidio” quello che sta accadendo a Gaza. «Mi hanno reso omaggio per il mio coraggio. E potete immaginare quanto fossi sorpresa. Perché ci vorrebbe coraggio per dire la verità? Si interpreta la legge, si esaminano tutti i fatti, quindi si tratta di un processo decisionale imparziale», ha detto, a tal proposito, nel suo primo discorso dopo la proclamazione.

La reazione dell’Ue

«Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente», ha aggiunto Sa’ar nella sua nota. L’attacco del ministro israeliano arriva dopo che diverse personalità del mondo della politica, della cooperazione internazionale e della cultura hanno commentato in termini positivi la scelta del comitato del Nobel. Tra queste la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen («pochi hanno dedicato la loro vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei»), il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa («il suo impegno di una vita a favore dei diritti umani, della giustizia e del diritto internazionale ci ricorda che la pace può durare solo se vengono tutelati la dignità, la responsabilità e lo Stato di diritto») e il premier spagnolo Pedro Sanchez («dal governo spagnolo ci uniamo al riconoscimento, al plauso al suo lavoro e ribadiamo, ora più che mai, il nostro sostegno agli organismi internazionali che si occupano di vegliare per la pace»).

Ue, Carlo Comporti nominato presidente dell’Esma

Il Consiglio dell’Ue ha formalmente nominato Carlo Comporti presidente dell’Esma, l’Autorita’ europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Comporti assumerà l’incarico l’1 novembre 2026, con un mandato di cinque anni rinnovabile una sola volta. Comporti è attualmente commissario della Consob e membro del Consiglio delle autorità di vigilanza e del Consiglio di amministrazione dell’Esma. La nomina conclude un iter avviato con la presentazione al Consiglio, da parte del Consiglio delle autorità di vigilanza dell’Esma, di una rosa di due candidati. Dopo i colloqui con entrambi, gli ambasciatori dell’Ue avevano raggiunto un accordo provvisorio sulla nomina di Comporti nel luglio 2026. Il Parlamento europeo aveva dato il proprio via libera il 15 settembre. L’Esma, che ha sede a Parigi, ha il compito di rafforzare la tutela degli investitori e promuovere mercati stabili e ordinati. Opera nell’ambito del sistema europeo di vigilanza finanziaria, in collaborazione con le altre autorità europee e con le autorità nazionali competenti per i mercati mobiliari.

Tajani: «Successo per l’Italia»

Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato la nomina: «Un ulteriore successo per l’Italia e motivo di orgoglio che un italiano sia alla guida di un’autorità così strategica per i mercati finanziari europei».

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania

Su un punto almeno Giorgia Meloni e Roberto Vannacci la pensano allo stesso modo: Napoli e la Campania sono più un problema che un’opportunità. La presidente del Consiglio e il generale all’ombra del Vesuvio si fanno vedere il meno possibile. Il motivo non è chiaro, anche se tanti pensano che il retropensiero sia lo stesso: sono terre difficili, “pericolose”, caratterizzate da una classe politica scaltra e notabilare, e oltretutto politicamente ormai considerate blindate dalla sinistra.

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Giorgia Meloni (Ansa).

Tra Comunali e referendum per FdI è stata una débâcle

Alle Amministrative della scorsa primavera, FdI in provincia di Napoli è sostanzialmente scomparsa: pensate che a Portici ha preso lo 0,98 per cento; a San Giorgio a Cremano l’1,23; a Ercolano il 2,28; ad Afragola il 3,88; a Mugnano il 4,82 per cento. Comuni grandi, con più di 50 mila abitanti, dove il partito di Giorgia Meloni si è vaporizzato. E il referendum? Un disastro: a Napoli e provincia i “no” alla riforma costituzionale sulla Giustizia sono stati il 71,5 per cento, il record italiano.

Meloni si fida più del sindaco di Napoli che dei suoi

Eppure, la Campania non è mai stata una regione “rossa”: hanno governato per il centrodestra il compianto Antonio Rastrelli, poi Stefano Caldoro, che poi perse per meno di tre punti contro Vincenzo De Luca. Eppure, col passare degli anni, la destra si è persa negli scontri interni, e la Campania è diventata più ostile di Toscana ed Emilia-Romagna. Chi conosce bene le dinamiche politiche di queste zone sostiene che in fondo Meloni si fidi più del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che dei suoi stessi esponenti locali: non a caso, l’America’s cup, evento di livello mondiale che sta facendo brillare il golfo su tutte le tv del globo, è sbarcata a Napoli soprattutto per merito di Meloni, vede come protagonisti assoluti dal punto di vista mediatico Manfredi e il presidente della Regione Roberto Fico, mentre il centrodestra locale si accontenta di qualche manifesto affisso in città.

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Il bacio tra Giorgia Meloni e Gaetano Manfredi realizzato da Ineos a Bagnoli (Ansa).

Vannacci non pervenuto

Ci sarebbero praterie per Vannacci, ma niente: pure lui, sotto ’o Vesuvio, non si fa vedere quasi per nulla. La scorsa settimana sono stati nominati i vertici locali: Antonio Ambrosio è il nuovo vice (pure vicario) del coordinatore campano di Futuro Nazionale, Catello Di Capua. Ambrosio si è candidato alle Regionali dello scorso anno con FdI e ha ottenuto, nella circoscrizione partenopea, 3.398 preferenze: nulla a che vedere con Domenico Giannetta e Tommaso Calderone, arruolati da Vannacci in Calabria e Sicilia, entrambi con un passato da capogruppo di Forza Italia, gente coi voti “veri”. Lo stesso Di Capua, ex fedelissimo del senatore di An Enzo Nespoli, non è mai stato un big delle preferenze. Di Ciro Borriello, ex sindaco di Torre del Greco, neocoordinatore provinciale a Napoli, abbiamo già scritto. «Purtroppo», dice a Lettera43 un vannacciano partenopeo della prima ora, «registriamo l’assenza di Vannacci sul territorio. Dovrebbe venire, farsi vedere, la gente ci ferma e ci chiede di incontrarlo, ma lui niente. Le nomine vengono calate dall’alto, e va anche bene, nessun problema, ma qui Fratelli d’Italia ha combinato tanti di quei guai che ci sarebbe un potenziale di voti impressionante. L’impressione è che non ci sia interesse verso di noi».

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Roberto Vannacci (Ansa).

E il centrosinistra gongola

Intanto il centrosinistra gode, preparandosi a fare il pienone alle prossime Politiche, nella terza regione d’Italia, giocando praticamente senza avversari: qui la Lega, come potete ben comprendere, non va per la maggiore, per usare un eufemismo. A tenere botta resta solo Forza Italia, ma non basta. Non può bastare.

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Elly Schlein, Roberto Fico e Giuseppe Conte (Imagoeconomica)

Anthony Vaccarello lascia la direzione creativa di Yves Saint Laurent

Anthony Vaccarello lascia la direzione creativa di Yves Saint Laurent dopo 10 anni. L’ha annunciato la maison, sottolineando che «ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo del brand, contribuendo a rafforzarne l’identità e l’influenza nel mondo della moda e della cultura» e aggiungendo che a breve svelerà il nome del suo successore. L’annuncio è giunto al termine di una Settimana della moda di Parigi dominata dalle speculazioni sulla possibile conclusione del mandato decennale del 44enne stilista belga. La sua sfilata primavera 2027, interamente dorata, è sembrata a molti addetti ai lavori del mondo della moda una sorta di addio. La favorita per la successione è Chemena Kamali, attuale direttrice creativa di Chloè. Una figura non nuova per la maison, dove aveva ricoperto il ruolo di direttrice del design del pret-à-porter femminile sotto la guida di Vaccarello dal 2016 al 2023.

De Meo: «Ha contribuito a rafforzare l’influenza del marchio»

Queste le dichiarazioni di Luca de Meo, ceo di Kering, il Gruppo francese che possiede il marchio: «Desidero esprimere la mia sincera gratitudine ad Anthony per il contributo offerto a Saint Laurent negli ultimi 10 anni. Grazie alla sua visione creativa e ai suoi standard rigorosi, ha contribuito a rafforzare la duratura influenza di una delle più grandi maison di haute couture francesi, mentre ci prepariamo ad aprire un nuovo capitolo della sua storia».

L’ex arbitro Gianluca Rocchi diventa opinionista su Dazn

L’ex arbitro Gianluca Rocchi, fino ad aprile responsabile della Can per la Serie A e la Serie B, diventa opinionista ed entrerà a far parte della squadra di Dazn per il programma Fuoriclasse, lo show della domenica sera condotto da Diletta Leotta. Un nuovo ruolo per lui dopo i mesi trascorsi al centro dell’inchiesta sul sistema arbitrale italiano. Il debutto è previsto per l’11 ottobre 2026 in occasione di Cagliari-Juventus delle 20:45. «Non vedo l’ora di ripartire e di mettermi alla prova in un ruolo diverso da quello a cui sono abituato, accompagnando i tifosi anche nella lettura più tecnica delle dinamiche di gioco che possono influenzare le decisioni arbitrali», ha commentato.

L’indagine per frode sportiva conclusasi con l’archiviazione

Qualche mese fa, Rocchi è rimasto coinvolto in un’indagine della procura di Milano per frode sportiva in concorso con l’ipotesi che, in qualità di designatore arbitrale, avesse influenzato sia le designazioni sia l’attività del Var, anche attraverso interventi nella sala di Lissone. Gli episodi contestati riguardavano partite di Serie A e Coppa Italia della stagione 2024/25 e avrebbero potuto produrre vantaggi sportivi indebiti. In particolare, la procura aveva ipotizzato che Rocchi potesse aver favorito l’Inter, evitando di assegnargli l’arbitro Daniele Doveri nelle gare più importanti. Dopo l’emersione dell’inchiesta, Rocchi si è autosospeso. L’inchiesta si è poi conclusa con un’archiviazione.

Assegnato il Nobel per la Pace 2026

Il Comitato norvegese per il Nobel ha deciso di assegnare il Nobel per la Pace 2026 a Navanethem “Navi” Pillay «per i suoi sforzi nel promuovere la pace e il diritto internazionale». Sudafricana di origini indiane tamil, è stata la prima donna non bianca a ricoprire il ruolo di giudice presso l’Alta Corte del Sudafrica. Ha inoltre prestato servizio come giudice della Corte penale internazionale e come presidente del Tribunale penale internazionale per il Ruanda. Nell’aprile 2015, Pillay è diventata il 16esimo commissario della Commissione internazionale contro la pena di morte. Dal 2008 al 2014 ha anche ricoperto la carica di alto commissario delle Nazioni Unite.

È morto Federico l’Olandese Volante, storica voce della radio italiana

È morto a 76 anni lo storico speaker radiofonico Federico l’Olandese Volante, all’anagrafe Federico Van Stageren. «Le radio italiane piangono la scomparsa di una delle voci più riconoscibili dell’etere», si legge in un post di Rtl 102.5. «Ieri la notizia del suo ricovero in terapia intensiva in Puglia, presso l’ospedale di Monopoli, oggi fonti vicino a lui hanno confermato la sua dipartita. Dalle prime radio libere a oggi, Federico ha dedicato tutta la sua vita all’intrattenimento radiofonico, condividendo con noi del gruppo Rtl 102.5 tanti anni di dirette e di musica». Tante le emittenti nelle quali gli italiani hanno sentito la sua voce, da Radio 105 a Radio Norba fino a R101.

Da RMC a Radio 1015 e Rtl 102.5

Dopo gli inizi a Radio Monte Carlo, dove grazie al Federico Show divenne noto come L’Olandese volante, ha lavorato per Rai Radio 2 e, alla fine degli Anni 70, ha iniziato a collaborare con Radio 105 dov’è rimasto come conduttore del pomeriggio per 12 anni. Poi l’esperienza a Rtl 102.5, dove ha dato vita al programma The Flight che ha condotto per 16 anni. Nel 2010 si è trasferito a R101, radio del gruppo Mondadori, mentre dal 2015 al 2024 è stato all’emittente pugliese Radionorba. Tra le ultime esperienze, nel 2025, l’approdo a RadioFreccia con il programma 0 anni a tutto rock.

Scontri Askatasuna, perquisizioni in tutta Italia: chieste 19 misure

La polizia di Stato di Torino sta eseguendo perquisizioni domiciliari in diverse parti d’Italia nei confronti di militanti antagonisti, nell’ambito delle indagini sui fatti avvenuti durante la manifestazione nazionale del 31 gennaio contro lo sgombero di Askatasuna. Le perquisizioni sono state delegate dall’autorità giudiziaria. Nell’ambito dell’inchiesta, il pubblico ministero ha richiesto 19 misure cautelari per reati che sarebbero stati commessi, a vario titolo, in occasione del corteo. Il 31 gennaio, a margine della manifestazione organizzata contro lo sgombero del centro sociale di Torino, avvenuto il 18 dicembre, si erano verificati violenti scontri tra antagonisti e forze dell’ordine. Gli agenti erano stati attaccati con razzi, bengala, bombe carta, pietre e bottiglie. I disordini erano proseguiti per circa due ore. Durante gli scontri, concentrati soprattutto nella zona di corso Regina Margherita, alcuni gruppi di manifestanti a volto coperto avevano incendiato cassonetti e un mezzo della polizia. Un agente era stato inoltre accerchiato e aggredito da un gruppo di antagonisti e colpito con un martello.

La fucilazione dell’autore della strage di Fort Hood sarà pubblica e in diretta streaming

Il segretario alla Difesa Usa Pete Hegseth ha dichiarato che la fucilazione dell’autore della strage di Fort Hood, in programma per il 3 dicembre, sarà pubblica. Nidal Hasan «affronterà un plotone d’esecuzione composto da soldati, com’è giusto che sia, e faremo in modo che la gente possa assistervi, che sia pubblica, perché la gente deve capire che ci sono serie conseguenze per questo tipo di cose», ha spiegato. Sarebbe la prima esecuzione pubblica degli Stati Uniti in 90 anni. I media hanno inoltre riferito che, in base a quanto detto da un funzionario del Pentagono, sarà trasmessa in diretta streaming. Hasan è stato condannato per l’uccisione di 13 persone e il ferimento di altre 32. I fatti risalgono al 2009, quando fece irruzione nella base militare di Fort Hood, in particolare in un’affollata sala d’aspetto dove decine di soldati aspettavano di fare una visita medica. Qui aprì il fuoco al grido di Allah Hakbar. Ex psichiatra, musulmano di origini palestinesi, aveva detto di aver agito per proteggere i ribelli islamici all’estero dall’aggressione degli Stati Uniti.

Occhiate, silenzi e tatticismi: il gelo tra Conte e Schlein alla Camera

«Cosa fa Giuseppe?». «Cosa ha detto Elly?». Ormai nel campo largo si ragiona così: i leader di M5s e Pd si studiano di sottecchi e i loro fedelissimi si marcano a vista, pronti a intercettare ogni minimo segnale in un senso o nell’altro, verso le aperture o le chiusure.

Anche in Aula tra i due leader il clima è gelido

Per rendersene conto, bastava osservare i movimenti e gli sguardi durante il voto di fiducia sulla legge elettorale, giovedì mattina alla Camera. Aula strapiena, come pure le tribune della stampa, tutti lì a osservare soprattutto loro due, tentando di captarne gesti e mimica. E così si annota che mentre parla Conte, Schlein non lo degna di uno sguardo, piegata a rivedere il suo intervento che sarebbe arrivato poco dopo. E naturalmente non ha mai applaudito l’Avvocato del popolo, così come del resto ha fatto tutto il Pd. Ma questa è una prassi in Parlamento: ogni partito applaude i suoi e basta. Poco dopo prende la parola Schlein. Ma Conte dov’è? Eccolo laggiù, in piedi sotto l’emiciclo, da solo. Almeno, però, lui Elly la guarda, segue il suo intervento, in un paio di occasioni accenna un timido applauso. Verrebbe quasi da canticchiare Gianni Morandi, «la mia nemica amatissima…». Tra i due, però, il clima resta gelido.

Occhiate, silenzi e tatticismi: il gelo tra Conte e Schlein alla Camera
Elly Schlein alla Camera (Imagoeconomica).

Conte e quel terzo nome che ha irritato Schlein

Schlein non ha mandato giù il fatto che Conte abbia svelato di averle proposto un passo indietro per lasciare il campo a un terzo nome. «Non è vero che ha avanzato questa ipotesi, mi ha solo chiesto se si andava dritti alle primarie o no», ha confidato la segretaria ai suoi. Dallo staff dell’ex premier, invece, insistono: lui quella possibilità l’ha avanzata e l’aveva fatto anche in passato. Chi dice la verità e chi mente? La questione, però, è che con questa mossa il leader pentastellato ha messo in difficoltà l’alleata, facendola sembrare l’unica rimasta ferma sulle primarie senza considerare altre ipotesi. Scavando un solco, oltretutto, tra la segretaria e la parte del Pd che le primarie non le vuole. Con il seguente sottotesto: Schlein non vuol sentire ragioni sulle primarie perché è convinta di vincerle e di poter battere pure Giorgia Meloni, puntando dritta su Palazzo Chigi. Tatticismo puro, soprattutto se si pensa che ‘Giuseppi’ è stato il primo a lanciare le primarie a urne referendarie ancora aperte, spiazzando i suoi alleati. «Ora invece ha cambiato linea, così lui passa per quello generoso, pronto al passo indietro e a sacrificarsi per il campo largo, mentre lei passa per ‘poltronara’, quella che ambisce solo a Palazzo Chigi. Quando ad ambire a Chigi è soprattutto lui…», è il ragionamento che si fa sui divanetti dove stazionano i deputati dem.

Occhiate, silenzi e tatticismi: il gelo tra Conte e Schlein alla Camera
Giuseppe Conte (Ansa).

Pranzi, chat e tattiche tra alleati

Poi ci sono le manovre di piccolo cabotaggio. Il pranzo di mercoledì tra Conte, Bonelli e Fratoianni al ristorante di Montecitorio, a cui però Schlein non ha partecipato perché aveva già lasciato la Camera e forse non si sentiva bene. O la chat su WhatsApp in cui i quattro leader (senza Matteo Renzi) si scrivono e si dovrebbero confrontare ma che evidentemente non aiuta a concordare quasi nulla. Giovedì la dem si è intrattenuta a lungo a parlare con Fratoianni nel corridoio dei fumatori di Montecitorio, poi ha interloquito in Aula anche con Bonelli.

Occhiate, silenzi e tatticismi: il gelo tra Conte e Schlein alla Camera
Angelo Bonelli (Imagoeconomica).

Il timore, nel Pd, è che AVS, che le primarie non le vorrebbe, possa portare più voti a Conte, con cui c’è maggiore sintonia, che a Schlein. A meno che Bonelli e Fratoianni non si presentino con un loro candidato. I dem lo sperano, convinti che un nome di AVS sottrarrebbe più voti a Conte che a Schlein. Insomma, questo è l’unico argomento di cui si parla nel centrosinistra e sarà così ancora per mesi, fino a quando si terranno queste benedette consultazioni per il leader. Ma anche su questo Elly e Giuseppe divergono: lui le vorrebbe il prima possibile, lei più tardi, a ridosso del voto. Ma, come mette in guardia Bonelli: «Attenzione, perché se Meloni decide di andare a votare ad aprile-maggio, saremmo presi in contropiede, senza programma e senza candidato premier».

Occhiate, silenzi e tatticismi: il gelo tra Conte e Schlein alla Camera
Giuseppe Conte con Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Intanto la segretaria del Pd e il presidente del M5s si studiano, senza fidarsi l’uno dell’altro. In un gioco di mosse, contromosse e tattica che rischia solo di fare del male alla coalizione. Come si è visto anche in queste tre intense giornate parlamentari che hanno segnato l’approvazione della legge elettorale targata Meloni. 

Editoria: Stranimondi, le novità di fantascienza / 1

Stranimondi, le novità di fantascienza / 1

Molte le novità editoriali di fantascienza che saranno proposte a Stranimondi. Cominciamo a vederne quelle di sabato 17.

Ormai manca una settimana all'edizione 2026 di Stranimondi, quest'anno più grande e più bella che mai nella nuova sede Gadames 57. Come sempre nel programma tanti temi interessanti (ne abbiamo parlato in articoli precedenti) ma anche tante presentazioni di novità editoriali. Vediamone qualcuna, selezionando quelle più strettamente fantascientifiche.    Sabato alle 12:30 la casa editrice Lumien presenterà una nuova collana dedicata alla narrativa speculativa breve, Scintille, presentata da Marta Monsellato, Alice Cervia, Venus... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 9 ottobre 2026 - articolo di S*

Televisione: Marvel annuncia la nuova serie Zodiac

Marvel annuncia la nuova serie Zodiac

La nuova serie arriverà su Disney+ nel 2028. Il nome Zodiac potrebbe avere vari significati nell'universo Marvel: ecco i più probabili.

Marvel Television ha svelato una sorpresa al New York Comic Con, annunciando Zodiac, una nuova serie thriller di spionaggio live-action in arrivo su Disney+ nel 2028. Brad Winderbaum, responsabile delle attività televisive di Marvel Studios, ha detto che avrebbero voluto tenere il progetto segreto ancora per un po', ma alla fine hanno deciso di svelarlo alla Comic Con. A parte il logo, e il fatto che le riprese cominceranno nel 2027 per una distribuzione in streaming su Disney+ nel 2028, non sono stati svelati dettagli, se non un subdolo indizio: Winderbaum ha detto che... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 9 ottobre 2026 - articolo di S*

Vox contro la Ley de Nietos: così la destra vuole cambiare il voto in Spagna

Ridisegnare collegi e circoscrizioni elettorali con l’obiettivo di influenzare il risultato delle elezioni. È una tendenza che sembra contagiosa. Negli Stati Uniti i Repubblicani e Donald Trump ne hanno fatto un vero e proprio metodo, promuovendo iniziative per irrigidire i requisiti di accesso alle urne e rinfocolando la battaglia sul gerrymandering, ovvero la pratica di ridisegnare a tavolino la mappa dei collegi per “impacchettare” o disperdere il voto degli avversari e garantirsi la maggioranza anche con un minor numero di preferenze complessive.

Vox contro la Ley de Nietos: così la destra vuole cambiare il voto in Spagna
Donald Trump (Ansa).

La logica, insomma, è quella di agire d’anticipo. Una tentazione a cui non riesce a resistere nemmeno la destra radicale spagnola di Vox. Risponde, infatti, a questa strategia il ricorso d’urgenza depositato al Tribunal Supremo (la Corte Suprema di Madrid) con cui la formazione guidata da Santiago Abascal ha chiesto di escludere dai seggi per le elezioni anticipate del prossimo 29 novembre tutti coloro che hanno ottenuto la nazionalità grazie alla cosiddetta Ley de Nietos, la legge dei nipoti.

Vox contro la Ley de Nietos: così la destra vuole cambiare il voto in Spagna
Il leader di Vox, Santiago Abascal (Ansa).

Il dibattito sulla Ley de Memoria Democrática del 2022

Per comprendere la portata della contesa, occorre fare un passo indietro e guardare al funzionamento del meccanismo finito nel mirino di Vox. Si tratta di una disposizione aggiuntiva della Ley de Memoria Democrática. In vigore dall’ottobre 2022, la norma nasceva, come suggerisce il nome, con un preciso intento di riparazione storica: consentire l’ottenimento della nazionalità ai nati all’estero con genitori o nonni che l’avevano persa a causa dell’esilio per ragioni politiche, ideologiche, religiose o di orientamento e identità sessuale durante la Guerra Civile e la dittatura franchista. Per guidare il lavoro dei consolati sommersi dalle pratiche, il ministero della Giustizia aveva introdotto una presunzione automatica: chiunque avesse lasciato la Spagna tra il 18 luglio 1936 e il 31 dicembre 1955 veniva considerato a priori un perseguitato. Ai discendenti bastava quindi certificare l’espatrio degli antenati in quell’arco di tempo per ottenere automaticamente il passaporto e quindi il diritto di voto. Secondo i più critici, la circolare ha finito per snaturare lo spirito del testo originario, spalancando le porte a una concessione generalizzata della cittadinanza anche agli eredi di chi era emigrato per meri motivi economici. Lo scorso settembre, il Tribunal Supremo era già intervenuto con un’ordinanza che congelava l’iscrizione al registro elettorale dei residenti all’estero che avevano ottenuto il passaporto tramite la cosiddetta Ley de Nietos. La Corte specificava, tuttavia, che il blocco non si sarebbe applicato alle persone per le quali i funzionari consolari avessero potuto attestare la discendenza da spagnoli esiliati per i motivi previsti dal testo.

Vox contro la Ley de Nietos: così la destra vuole cambiare il voto in Spagna
Pedro Sanchez (Ansa).

Abascal agita lo spauracchio della frode elettorale

Esattamente qui si inserisce la mossa di Vox, tornato all’attacco per chiedere una drastica inversione dell’onere della prova: invece di far verificare le carte ai consolati, spetterebbe ai singoli cittadini presentare un ricorso individuale e dimostrare con documenti alla mano l’effettivo esilio dei propri avi per poter andare alle urne. Non si tratta di una schermaglia formale, ma di un’offensiva il cui impatto aritmetico sarebbe dirompente. Tra le elezioni del 2023 e l’estate del 2026, gli iscritti al censo estero sono cresciuti di oltre 408 mila unità (+15 per cento), superando quota 2,8 milioni di potenziali aventi diritto. Un bacino che la destra radicale percepisce come strutturalmente ostile e la cui ripartizione sulle circoscrizioni di Madrid e Barcellona (le due città con gli incrementi più significativi) potrebbe spostare seggi decisivi per la futura maggioranza di governo. Agitando lo spauracchio del pucherazo (la frode elettorale), Abascal ha così trasformato la verifica dei registri consolari nel primo scontro frontale della campagna.

Vox contro la Ley de Nietos: così la destra vuole cambiare il voto in Spagna
Santiago Abascal ospite di Atreju nel 2023 (Imagoeconomica).

La riorganizzazione del Frente Amplio

Questa contesa si innesta sul terremoto politico provocato dalla decisione del premier Pedro Sánchez di sciogliere le Cortes e indire le elezioni anticipate il 29 novembre. Una mossa arrivata al culmine di una fase parlamentare segnata dalla bocciatura dei decreti sull’emergenza abitativa. Certo, la sua riconferma appare poco verosimile. Secondo le rilevazioni di RTVE, la tv pubblica spagnola, il PSOE perderebbe cinque punti percentuali rispetto al 2023 e ben 17 seggi. Per non parlare delle forze alla sua sinistra, attraversate da una profonda riorganizzazione dopo il fallimento del progetto Sumar e il definitivo disimpegno della vicepremier Yolanda Díaz. I partiti dell’alleanza — tra cui Izquierda Unida, i Comuns dell’ex sindaca Ada Colau, Más Madrid e quel che resta di Sumar — cercano di ricompattarsi sotto l’ombrello del Frente Amplio, strizzando l’occhio alle esperienze sudamericane (dall’Uruguay al Cile), più che al campo largo italiano. Inoltre, con tempi strettissimi e tensioni interne alle stelle, manca ancora la convergenza con Podemos.

Vox contro la Ley de Nietos: così la destra vuole cambiare il voto in Spagna
Pedro Sanchez (Imagoeconomica).

Popolari ed estrema destra in vantaggio nei sondaggi

Mentre il centrosinistra cerca faticosamente di salvare il salvabile per contenere l’onda conservatrice, quest’ultima viaggia a vele spiegate. Il sondaggio di RTVE accredita al blocco formato da Partido Popular e Vox un netto vantaggio: 203 seggi (27 oltre la soglia di 176 necessaria per la maggioranza assoluta). Il PP otterrebbe il 32,5 per cento dei consensi (-0,6 per cento rispetto a tre anni fa), mentre la destra radicale veleggia verso il 18,7 per cento, un dato in crescita del 6,3 per cento se confrontato con i risultati delle ultime Politiche.

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Alberto Nunez Feijo (Ansa)

Tra le condizioni poste da Vox c’è anche la remigrazione

Dopo aver riassorbito i contraccolpi di una tentata scissione interna nei mesi scorsi, Abascal ha già dettato le condizioni non negoziabili per sostenere un esecutivo a guida PP: applicazione rigida della «priorità nazionale», drastica deregulation economica, tutele per i lavoratori autonomi e il ricorso esplicito alla “remigrazione” per incentivare i rimpatri. Difficile che Alberto Núñez Feijóo possa rifiutare. D’altronde l’alleanza di governo tra popolari e Vox non costituirebbe una novità assoluta per il Paese, visti i precedenti a livello regionale in Andalusia, Castiglia e León, Aragona ed Estremadura. In questo quadro di fortissima polarizzazione, il tentato blitz di Vox svela la vera posta in gioco della competizione che attende la Spagna: un braccio di ferro non tanto su chi votare, ma per decidere chi ha il diritto di farlo.