Sui Centri di permanenza per i rimpatri “continueremo a lavorare all’attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio e abbiamo avviato, inoltre, le procedure per la realizzazione di nuove strutture: 1 in Campania, 2 in Trentino Alto-Adige, 1 in Calabria, 1 in Toscana e 1 in Emilia Romagna”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi al question time alla Camera. Piantedosi ha annunciato che “nel prossimo Consiglio ‘Gai’ (che riunisce i ministri della Giustizia e degli Interni – ndr), previsto per i primi di ottobre, la Commissione europea presenterà un piano di azione per prevenire e contrastare gli arrivi illegali improvvisi di massa dei migranti con l’intento di rafforzare la cooperazione tra i Paesi membri, consolidare le frontiere esterne dell’Ue, smantellare il traffico dei migranti e potenziare i rimpatri”.
Dalla diagnostica vascolare alla valutazione delle neuropatie, fino al supporto ai trattamenti per la spasticità: le applicazioni degli ultrasuoni in neurologia sono al centro della dodicesima edizione del corso base teorico-pratico ospitato dall’ospedale Ruggi di Salerno, sotto la direzione scientifica del dottor Maurizio Tenuta.
Il percorso formativo ha riunito specialisti provenienti da tutta Italia per tre giornate di lezioni e sessioni pratiche sui pazienti, dedicate all’impiego delle tecniche ecografiche nell’attività clinica.
A una delle giornate ha partecipato il rettore dell’Università degli Studi di Salerno, Virgilio D’Antonio, che ha sottolineato la necessità di accompagnare gli investimenti nelle attrezzature con la preparazione del personale. La disponibilità di strumenti avanzati, è il messaggio emerso dall’incontro, richiede professionisti capaci di utilizzarli e interpretarne i risultati.
Tra gli argomenti affrontati, l’impiego degli ultrasuoni nello studio delle patologie cerebrovascolari, delle neuropatie periferiche, come la sindrome del tunnel carpale, e delle malattie neurodegenerative. Spazio anche alla spasticità post-ictus, con approfondimenti sull’ecografia come guida per i trattamenti con tossina botulinica.
Il corso ha inoltre richiamato le esperienze già presenti nel territorio salernitano, tra cui l’utilizzo del Doppler al letto del paziente nelle stroke unit della provincia. Un’attività formativa che punta a rafforzare le competenze degli specialisti e il collegamento tra innovazione tecnologica e assistenza.
Una monetina può sembrare poca cosa. Un centesimo, due centesimi: valori ormai quasi dimenticati, spesso lasciati in fondo a una tasca o in un cassetto. Ma tante monetine insieme possono diventare qualcosa di utile, concreto e importante per la comunità. È questo il senso di “Monetine in…utilissime”, il progetto con il quale la Fondazione Cassa Rurale Battipaglia apre il nuovo anno di attività e che è stato presentato IERI mattina nel corso della conferenza stampa svoltasi presso la sede di Banca Campania Centro, ente fondatore della Fondazione. L’iniziativa prevede la raccolta delle monete da 1 e 2 centesimi attraverso appositi contenitori che saranno collocati anche nelle filiali di Banca Campania Centro. La raccolta avrà una durata di sei mesi e quanto ottenuto contribuirà all’acquisto di una strumentazione destinata all’UOC di Pediatria dell’Ospedale di Battipaglia, diretto dalla dottoressa Eleonora Ardia, presente alla conferenza stampa. Un progetto semplice solo in apparenza, perché accanto alla finalità concreta della raccolta porta con sé un messaggio più ampio: recuperare ciò che sembra non avere più valore e trasformarlo, attraverso la partecipazione di tante persone, in un gesto di solidarietà. Nessun gesto è troppo piccolo quando una comunità decide di farlo insieme. Alla presentazione hanno preso parte il presidente della Fondazione Franco Poeta e il presidente di Banca Campania Centro, Camillo Catarozzo, a testimonianza del rapporto tra la Fondazione e l’ente che l’ha costituita e continua ad accompagnarne l’azione sul territorio. La programmazione del nuovo anno sociale “Monetine in…utilissime” rappresenta il punto di partenza di un programma molto più articolato che la Fondazione svilupperà nei prossimi mesi, concentrando la propria attività soprattutto sulla conoscenza del territorio, sui giovani, sulla coesione sociale e sulla valorizzazione delle comunità locali. Tra i progetti di maggiore rilievo figura la ricerca sull’emigrazione giovanile, affidata a C. Borgomeo & Co., che interesserà quindici Comuni della provincia di Salerno: Acerno, Battipaglia, Bellizzi, Cava de’ Tirreni, Eboli, Giffoni Valle Piana, Mercato San Severino, Montecorvino Rovella, Nocera Superiore, Olevano sul Tusciano, Pontecagnano Faiano, Salerno, San Cipriano Picentino, Serre e Siano. Alla realizzazione del Progetto contribuiranno i giovani Soci della Bcc del Club Kairòs che si occuperanno di somministrare i questionari e si confronteranno con la società di ricerca guidata da Carlo Borgomeo. A loro si sono uniti anche giovani rappresentanti dell’Associazione Scientiae Fabri Civitatis Campaniae e giovani laureati dell’Università di Salerno. L’obiettivo è comprendere dimensioni, motivazioni e conseguenze della partenza dei giovani dal territorio, andando oltre la semplice rilevazione statistica per raccogliere informazioni utili alla costruzione di politiche e iniziative capaci di creare nuove opportunità. A questa attività si affiancherà un focus sulle trasformazioni economiche e sociali del territorio, con particolare attenzione alle dinamiche dell’area agro-nocerino-salernitana. I “Quaderni della Fondazione” Tra le nuove iniziative assume particolare rilievo anche il progetto editoriale dei “Quaderni della Fondazione”, pensato come uno spazio stabile di approfondimento sui temi economici, sociali, culturali e civili che riguardano il territorio. Il programma prevede la pubblicazione di tre volumi all’anno, con l’ambizione di costruire nel tempo un patrimonio di studi, esperienze e riflessioni capace di accompagnare l’attività della Fondazione e di offrire strumenti di conoscenza anche alle istituzioni, alle associazioni e alla comunità locale. “Radici – Casa della Comunità di Battipaglia” Particolarmente significativo è inoltre il progetto “Radici – Casa della Comunità di Battipaglia”, legato alla possibilità di restituire ad una funzione sociale un bene confiscato alla criminalità in via Belvedere. L’idea della Fondazione è quella di contribuire alla nascita di uno spazio aperto alla comunità, alle associazioni, ai giovani e alle iniziative sociali: un luogo nel quale un bene sottratto all’illegalità possa diventare simbolicamente e concretamente patrimonio collettivo. È uno dei progetti attraverso i quali la Fondazione intende rafforzare nei prossimi anni il proprio ruolo non soltanto come soggetto erogatore, ma come promotore di reti, idee e processi di sviluppo sociale. Nella stessa direzione si collocano le iniziative rivolte ai giovani e alle fragilità sociali, tra cui il sostegno ad attività di ascolto e accompagnamento realizzate sul territorio. Una Fondazione che vuole conoscere prima di intervenire Il filo conduttore della nuova programmazione è la volontà di partire dalla conoscenza dei bisogni reali delle comunità. Ricerca, analisi, ascolto, cultura e solidarietà diventano così parti di un unico percorso: comprendere come sta cambiando il territorio e individuare, insieme alle istituzioni e alle realtà sociali, strumenti capaci di produrre effetti duraturi. In questa prospettiva anche un progetto apparentemente piccolo come “Monetine in…utilissime” acquista un significato più ampio. La Fondazione vuole partire infatti proprio da un gesto quotidiano, accessibile a tutti, per ricordare che una comunità cresce quando ciascuno è disposto a mettere a disposizione qualcosa: una moneta, un’idea, una competenza, una parte del proprio tempo.
La Juventus ha trovato un’immagine che riassume gli ultimi sei anni meglio di qualsiasi relazione finanziaria. Un toast. Pane bianco, prosciutto, formaggio, quattro triangolini su un piatto a fiori. Didascalia: “Il Toast”. Lo ha pubblicato su Instagram Ginevra Elkann il 17 settembre. Dopo 12 giorni, il giornalista di calciomercato Matteo Moretto ha rilanciato l’indiscrezione secondo cui proprio lei, la sorella di John, potrebbe diventare presidente della Juventus. E i tifosi sono tornati sotto quella foto. «GRAZIE PRESIDENTE!», ha scritto uno. Un altro è passato già alla lista della spesa: «Buonissimo toast pres però a centrocampo siamo contati e non abbiamo terzini sinistri». Mentre un account satirico su X ha fotografato l’umore generale: «Il Toast. Presidente della Juventus. Sono sinceramente stanchissimo».
Cosa c’entra il cinema col calcio professionistico?
L’indiscrezione resta un’indiscrezione. Da ambienti vicini alla famiglia sono arrivate smentite, con una motivazione asciutta: Ginevra si occupa di cinema. Il curriculum lo conferma: regista di Magari, candidato ai David di Donatello, presidente della Pinacoteca Agnelli, consigliera di Exor. Di calcio professionistico non c’è traccia. Da Bertolucci a Bremer ci sono parecchie fermate. Il toast ha colpito nel segno per un motivo semplice. Qualunque cosa ci metti dentro, il conto arriva sempre agli stessi: gli azionisti.
Bilancio al 30 giugno 2026 chiuso con 66 milioni di perdita
Martedì 29 settembre il consiglio di amministrazione ha approvato il bilancio al 30 giugno 2026 con 66 milioni di perdita, il nono esercizio consecutivo in rosso. Nella stessa seduta ha proposto un aumento di capitale fino a 250 milioni. Exor, che controlla il 65,4 per cento, ne versa subito 60. Traduciamo. Nel 2019 la Juve ha chiesto ai soci 300 milioni. Nel 2021 altri 400. Tra il 2023 e il 2024 altri 200. Nel novembre 2025 altri 97,8. Totale: 997,8 milioni. In pratica un miliardo. Adesso se ne aggiungono 250.
John Elkann e Gianluca Ferrero (foto Ansa).
Dall’altra parte del tavolo c’è una cifra gemella: dal 2017/18 al 2025/26 le perdite cumulate superano il miliardo. Un miliardo entrato. Un miliardo sparito. È una simmetria da festival del cinema, e a questo punto una produttrice alla presidenza avrebbe perfino una sua logica. Il comunicato ammette anche che il fabbisogno reale per quest’anno e il prossimo vale il 45-50 per cento della delega. Chiedono 250 milioni, ne servono 110-125. Il resto, par di capire, serve a non dover tornare a chiedere tra un anno. Se ne riparla tra due.
Meno male che nuovi aumenti di capitale non erano necessari
Nel dicembre 2022 John Elkann spiegò agli analisti di Exor che nuovi aumenti di capitale non erano necessari. Dopo 11 mesi è arrivato quello da 200 milioni. Il 7 novembre 2024 il presidente-commercialista Gianluca Ferrero ha spiegato agli azionisti che il piano non prevedeva ulteriori rafforzamenti del capitale. Da allora gli aumenti sono stati due. Il debito, intanto, fa il suo mestiere. Nonostante i versamenti dei soci, l’indebitamento finanziario netto è salito da 280 a 331 milioni. Nel 2017 era 162. Il patrimonio netto consolidato si ferma a 11,5 milioni, meno dello stipendio netto annuo che la Juve pagava fino a pochi mesi fa a Dusan Vlahovic.
Dusan Vlahovic dopo il gol segnato ma poi annullato contro la Fiorentina (foto Ansa).
Un miliardo dopo, l’ultimo scudetto è sempre quello del 2020
L’ultimo scudetto è quello del 2019/20, il nono di fila. Epoca Covid, allenatore Maurizio Sarri, un’era geologica fa. Da allora sono arrivate una Supercoppa nel 2021 e due Coppe Italia, l’ultima nel maggio 2024. Poi più niente: da due anni e mezzo nemmeno la Coppa del Nonno è passata da Torino. In Champions league due eliminazioni di fila ai playoff, con i non irreprensibili Psv e Galatasaray. Quest’anno si gioca l’Europa League. Sul mercato, intanto, i milioni volavano.
Cristiano Ronaldo con Maurizio Sarri. (Ansa)
Cristiano Ronaldo è costato 117 milioni di solo cartellino. Matthijs de Ligt 85,5. Arthur 76. Il già citato Vlahovic 83,5, record italiano per un acquisto di gennaio: quest’estate è andato al Besiktas, in Turchia, a parametro zero. Per Teun Koopmeiners sono stati buttati 54,7 milioni. Per Douglas Luiz 51,5. Torino ha finanziato con rara generosità l’intera economia europea del pallone.
Teun Koopmeiners passato dall’Atalanta alla Juventus per una cifra vicina ai 60 milioni (foto Ansa).
In panchina è stata una giostra: Sarri, Andrea Pirlo, Massimiliano Allegri, Thiago Motta, Igor Tudor, Luciano Spalletti (che sta già facendo dannare i tifosi). Per mandare via Motta dopo appena 10 mesi sono serviti una ventina di milioni. Tudor è costato 8,3 milioni di buonuscita. Una classifica, almeno, la Juve l’ha vinta. Con circa 149 milioni lordi, il monte ingaggi 2026/27 è il più alto della Serie A (l’Inter è seconda a quota 143).
Il presidente a occhi chiusi che forse medita sull’indebitamento
Il 9 marzo 2025 si è giocata Juventus-Atalanta, finita 0-4. Le telecamere hanno inquadrato Ferrero in tribuna con gli occhi chiusi. I social lo hanno ribattezzato il presidente dormiente, lo Stadium fischiava. Non sappiamo se dormisse davvero. Magari meditava sull’indebitamento finanziario netto. Oppure sognava il pareggio di bilancio, che alla Juve resta appunto un sogno.
Un Ferrero che sembra appisolato allo stadio.
Tether, l’azionista stoppato dalla famiglia
Alla Juventus c’è una colletta ricorrente che si chiama aumento di capitale in opzione. Exor mette la sua quota. Gli altri soci devono mettere la loro, altrimenti si diluiscono. Tra loro c’è Tether, secondo azionista con l’11,5 per cento. A dicembre 2025 aveva offerto circa 1,1 miliardi per la quota di Exor, più un altro miliardo di investimenti nel club. Exor ha detto no all’unanimità. John Elkann ha spiegato in un video che la Juventus e i suoi valori non sono in vendita, e che la Juve fa parte della sua famiglia da 102 anni. L’epoca di Giampiero Boniperti e dell’Avvocato, di Giovanni Trapattoni e di Marcello Lippi, dei nove scudetti consecutivi.
Paolo Ardoino, amministratore delegato di Tether (Imagoeconomica).
Ora Tether deve scegliere se versare la sua parte dei 250 milioni o farsi annacquare. Paga il biglietto di uno spettacolo che avrebbe voluto dirigere. Non sapremo mai se sarebbe riuscito a rilanciare la Juve. Sappiamo però che fare peggio era complicato. Con Tether pagano i piccoli azionisti, quelli che hanno comprato le azioni per amore e lo rinnovano pro-quota ogni due anni. La famiglia ha tutto il diritto di tenersi il club, e ne ha i mezzi: dal 2019 Exor ci ha messo oltre 690 milioni. Resta una domanda che un secolo di storia rende inevitabile: per quanti anni ancora il ricordo di Boniperti e dell’Avvocato dovrà coprire i conti di oggi?
Una proprietà lontanissima dalla disperazione sportiva dei tifosi
Probabilmente Ginevra Elkann non diventerà presidente. Il toast ha già fatto il suo lavoro: ha dato forma alla sensazione di una proprietà lontanissima dal linguaggio, dalle passioni e perfino dalla disperazione sportiva dei tifosi. Un miliardo di aumenti, un miliardo di perdite, altri 250 milioni in arrivo, ultimo scudetto nel 2020. Il tifoso juventino apre Instagram e trova il toast. Almeno quello, va riconosciuto, è costato meno di 80 milioni.
La bozza del bando-tipo nazionale per i balneari, presentata dal ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti alla Conferenza unificata e ancora passibile di aggiustamenti, prevede concessioni che avranno durata da 5 fino a 20 anni, indennizzi per i concessionari uscenti e limiti alla concentrazione delle licenze.
I bandi dovranno essere pubblicati almeno sei mesi prima della scadenza
Il bando-tipo nazionale è un modello di gara destinato alle stazioni appaltanti, cioè agli enti pubblici che organizzano e pubblicano le procedure per assegnare le concessioni: l’obiettivo è ridurre le differenze tra i territori. Nel testo, previsto dal decreto legge dell’11 marzo per «promuovere condizioni omogenee di affidamento delle concessioni demaniali», si legge che i Comuni titolari della gestione del demanio marittimo dovranno pubblicare i bandi con almeno sei mesi di anticipo rispetto alla scadenza, e in ogni caso entro il 30 giugno 2027. Le procedure competitive dovranno essere aperte a tutti gli operatori e verranno aggiudicate secondo l’offerta economicamente più vantaggiosa, valutata sul miglior rapporto qualità/prezzo. Tra i requisiti minimi obbligatori figurano standard di accessibilità per i disabili, inclusi bagni, docce e passerelle larghe almeno 1,20 metri per l’accesso diretto alla battigia.
La gestione della fase di transizione e i limiti alla concentrazione delle licenze
Un punto rilevante riguarda la gestione della fase di transizione: andrà infatti garantita la continuità dei servizi durante le gare e i titoli in essere continueranno ad avere efficacia fino al subentro effettivo del nuovo concessionario. Al fine di tutelare la concorrenza e la massima partecipazione, verranno poi introdotti tetti massimi al numero di lotti che un singolo operatore o gruppi collegati potranno aggiudicarsi per ciascuna tipologia di bene (stabilimenti, ristoranti, spiagge libere attrezzate, aree sportive e punti di ormeggio). Previsti poi indennizzi per i gestori uscenti, che saranno a carico del subentrante.
Il consiglio di amministrazione di Poste italiane – come ha riportato il Tg Poste – ha deliberato l’avvio dell’esercizio delle attività di direzione e coordinamento su Tim, approvando anche il relativo Regolamento di governo operativo. Dopo la chiusura dell’opas, che ha portato il Gruppo guidato dall’amministratore delegato Matteo Del Fante e dal direttore generale Giuseppe Lasco a detenere circa l’86 per cento di Tim, il board ha approvato il documento che disciplina i rapporti e i flussi informativi tra le due aziende, assicurando l’allineamento e il coordinamento di Tim e delle sue controllate, in quanto società appartenenti al gruppo facente capo a Poste italiane. L’ingresso di Tim in Poste prevede la condivisione di obiettivi strategici, il coordinamento delle politiche industriali e gestionali, l’integrazione di attività e competenze per favorire lo sviluppo e la creazione di valore dell’intero Gruppo.
Tracciato il percorso per sviluppare le nuove sinergie tra i due gruppi
L’attività di direzione e coordinamento su Tim saranno disciplinate dal cda, dall’amministratore delegato, dal direttore generale attraverso l’esercizio dei poteri a loro attribuiti, nonché dalle strutture organizzative di Poste italiane negli ambiti di rispettiva competenza. Il regolamento garantisce la gestione accentrata delle attività ovvero il coordinamento funzionale per realizzare economie di scala e migliorare l’efficienza dei processi. Con il nuovo assetto, Poste italiane avrà così piena visibilità sulle principali attività e iniziative di Tim e verrà coinvolta preventivamente nella valutazione delle operazioni di maggiore rilievo strategico – incluse le operazioni rilevanti – ferma restando l’autonomia giuridica di Tim e delle sue controllate, a tutela anche degli azionisti di minoranza. A soli cinque giorni dalla conclusione dell’opas, il board di Poste ha così già tracciato il percorso aprendo una nuova fase destinata a guidare lo sbarco di Tim nel perimetro del Gruppo, con l’obiettivo di mettere a fattor comune infrastrutture, tecnologie e competenze e sviluppare le nuove sinergie industriali tra i due gruppi.
Angri. “Sta vivendo l’esperienza detentiva senza offrire alcun segno di ravvedimento qualificato, concreto, verificabile e fondativo ed è quindi consistente la possibilità di poter reiterare il reato”. E’ il passaggio centrale dell’ordinanza del gip Domenico Palumbo (sezione penale unica) del Tribunale di Nocera Inferiore sulla richiesta del difensore della 35emme del Bangladesh M.S.A., Giovani Pentangelo, sulla scarcerazione della propria assistita in cambio degli arresti domiciliari. Niente sconti, quindi, resta a carico della 25enne la decisione del Tribunale del Riesame di Salerno di maggio scorso. E aggiunge. “I riferimenti di essere incensurata, di essere di giovane età, della confessione del fatto ed alle difficoltà di integrazione nel tessuto sociale italiano sono argomenti già trattati, considerati recessivi, svalorati e superati” in chiave di accertamento della cautela di massimo rigore quale unica misura minimamente adeguata e proporzionata a fronteggiare il “periculum libertatis” risaltato dal delitto ascritto all’imputata. E per il giudice “Si ritiene che finanche gli arresti domiciliari, pur se rafforzati dall’applicazione di strumenti elettronici di controllo, non consentirebbero di contenere adeguatamente il pericolo di reiterazione di condotte della stessa donna considerato che l’efficacia di tale misura è pur sempre rimessa ad una capacità di autocontrollo che l’indagata, ha dimostrato di non avere”.Il primo Maggio scorso evirò il compagno nella casa di via Zurlo ad Angri e per questo motivo fu arrestata e successivamente messa sotto processo con il rito dell’immediato.. La donna avrebbe somministrato farmaci alla vittima durante il pranzo, provocandone la sonnolenza, per poi approfittare del suo stato di incapacità e colpirlo con un coltellaccio da cucina. Tutto per gelosia dopo aver saputo che il compagno aveva intrapreso una nuova relazione sentimentale con un’altra donna che avrebbe voluto portare nella stessa casa di Angri. Circostanza che scatenò le ira della 35enne ritenuta pericolosa e mai ravveduta del suo gesto nonostante il carcere. Ora il processo con l’accusa di gravissime lesioni a carico della donna.
Roberto Gualtieri è andato su tutte le furie, ma non vuole metterci la faccia: c’è grande caos in Campidoglio dopo il premio conferito a Wanna Marchi e alla figlia Stefania Nobile nella sala della Protomoteca, un “luogo trofeo” del Comune di Roma, nell’ambito di un’iniziativa organizzata dalla casa editrice 100 Edizioni. Premiate in qualità di scrittrici: Nobile è stata insignita del “Premio Internazionale della Cultura” per il suo libro Vendere… cara la pelle e la madre ha ottenuto il riconoscimento grazie a La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore. Entrambi i volumi, non a caso, sono editi proprio da 100 Edizioni.
Il consigliere presente, Dario Nanni, ha fatto pubblica ammenda dopo le polemiche sorte per l’iniziativa: «Mi assumo personalmente la responsabilità di aver richiesto, in qualità di consigliere comunale, la concessione della Protomoteca per il Premio organizzato dalla casa editrice 100 Edizioni. È una procedura spesso utilizzata nel tempo dai consiglieri comunali, di maggioranza e di opposizione. Ovviamente non ero assolutamente a conoscenza della presenza di Wanna Marchi e Stefania Nobile tra le persone premiate. Se lo avessi saputo, chiaramente, non avrei mai sostenuto la richiesta di utilizzare la sala».
Dario Nanni (foto Imagoeconomica).
Ci aveva messo anche il suo “carico da undici” l’ex sindaco di Roma Virginia Raggi, oggi consigliere comunale del Movimento 5 stelle: «Forse il Campidoglio vuole ridefinire i confini della cultura. Che l’amministrazione non sapesse chi e cosa sarebbe stato celebrato nella sala della Protomoteca, la più prestigiosa del Campidoglio, appare davvero surreale».
Virginia Raggi (foto Imagoeconomica).
Ma qual è il problema? La leggerezza con cui si gestisce l’accesso alla sala della Protomoteca, ossia la possibilità di ottenere la “location”. Un luogo che ha un costo, con tanto di tariffario per accedere e allestire un’iniziativa. La spesa può essere annullata grazie a un’antica consuetudine, usata da decenni da politici locali di maggioranza e di opposizione: un eletto dal popolo alla carica di consigliere comunale ha diritto di ottenere la sala a titolo gratuito, specificando che l’iniziativa da ospitare ha, appunto, valore culturale.
E nel tempo il concetto è stato allargato agli eventi gastronomici, dato che la cucina italiana gode del patrocinio dell’Unesco, oltre ai classici appuntamenti con il mondo del cinema, del teatro, della danza, dell’arte contemporanea. Un’elasticità che ha portato ad allestire eventi spesso borderline, godendo però del fatto che la domanda era appoggiata da un consigliere comunale. Alcuni infatti sono presenti nella sala con una decina di appuntamenti, ogni anno, sempre con finalità culturali. Ora Gualtieri vuole mettere una stretta, selezionando le domande o, come dicono alcuni consiglieri (anche della maggioranza), mettendo becco sui nomi dei partecipanti.
Anche nella prima edizione c’era lo zampino del consigliere ex calendiano
Formalmente era un’iniziativa culturale, quella con Wanna Marchi e Stefania Nobile: si trattava della cerimonia per il Premio Internazionale alla Cultura, un riconoscimento inventato dall’editore Alessandro Gian Maria Ferri e dall’imprenditore Silvestro Muccillo. Un premio giunto alla sua seconda edizione, sempre in Campidoglio dove era presente il consigliere comunale Nanni, ex Partito democratico poi eletto con la lista di Carlo Calenda, passato al gruppo misto ed entrato in maggioranza a dicembre del 2025. Stavolta però Nanni ha voluto comunicare a tutti il suo mea culpa, battendosi il petto. Ma anche alla prima edizione (in quel caso il premio era stato dato a Muccillo per due libri autobiografici, tanto per capirci) è stato sempre lui, Nanni, ad aver appoggiato la domanda per allestire la kermesse nella sala della Protomoteca. Solo che stavolta il Campidoglio non si è trovato «d’accordooo!» (cit.).
Dopo l’incontro con l’impresa che sta eseguendo i lavori, l’assessore all’Urbanistica del Comune di Salerno Dario Loffredo fa il punto sul futuro della spiaggia di Torrione, ancora interessata dal cantiere per il ripascimento.
L’impresa Universo Beach avrebbe manifestato la disponibilità a rimuovere il materiale già depositato e completare l’intervento, ma prima sarà necessario ottenere il via libera della Regione Campania.
Restano però da definire i tempi dell’operazione. Secondo quanto riferito dall’assessore Loffredo, una possibile conclusione dei lavori potrebbe arrivare entro ottobre 2027.
Una tempistica che, se confermata, rischierebbe di compromettere anche la prossima stagione balneare, prolungando di fatto i disagi per residenti e frequentatori della spiaggia di Torrione.
Il Comune resta quindi in attesa delle autorizzazioni regionali e dei successivi passaggi necessari per stabilire quando potranno riprendere concretamente le operazioni di rimozione e di completamento del ripascimento.
Intervenuto in question time alla Camera, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha annunciato l’avvio delle procedure per sei nuovi Centri di Permanenza per il Rimpatrio: uno in Campania, uno in Calabria, uno in Toscana, uno in Emilia-Romagna e due in Trentino-Alto Adige. Il governo, ha aggiunto, continuerà inoltre a «lavorare all’attivazione di ulteriori 106 posti in strutture già esistenti in Sicilia, Sardegna e Lazio».
Piantedosi: «Cpr indispensabili per la sicurezza dei cittadini»
«Riteniamo che una rete adeguata di Cpr sia indispensabile non solo per una gestione sostenibile della politica migratoria, ma anche per la sicurezza dei cittadini, tenuto conto che la quasi totalità dei soggetti ad oggi trattenuti in queste strutture risulta denunciata per gravi reati sia contro il patrimonio sia contro la persona», ha affermato Piantedosi, sottolineando che il governo ha «sempre respinto con fermezza le campagne ideologiche e le opposizioni strumentali contro la realizzazione o il potenziamento» di strutture di questo tipo. L’obiettivo, ha aggiunto il titolare del Viminale, è «consolidare ulteriormente i risultati ottenuti in tema di espulsioni, affermando il principio che, in un sistema migratorio serio e credibile, chi entra illegalmente e rappresenta un pericolo per la sicurezza pubblica va rimpatriato».
Trenord ha ufficializzato l’ingresso nell’azienda di Roberto Cattaneo, con il ruolo di direttore comunicazione e relazioni territoriali. Nel suo nuovo incarico coordinerà media, brand, digitale e social e riporterà direttamente ad Andrea Severini, amministratore delegato dell’azienda di trasporti, che svolge ogni giorno il proprio servizio per quasi 800 mila e che ha circa 5 mila dipendenti.
Chi è Roberto Cattaneo
Cattaneo ha iniziato la carriera nel giornalismo tecnologico. Successivamente è passato alla comunicazione d’impresa, con incarichi in NRG Italia (Ricoh Italia), IBM Italia e Gruppo Bracco. Nel 2019 è entrato in Brembo, di cui due anni dopo è diventato Chief Communication Officer. Nel 2021 l’approdo a Prometeon Tyre Group, dove ha assunto la guida di Comunicazione e Relazioni istituzionali
Dimenticare il PIN del proprio smartphone potrebbe presto diventare un problema molto meno grave del previsto grazie a una nuova funzionalità che sta venendo delineata all’interno del codice di Android 17 QPR2 Beta 5: tempo di dare il benvenuto a “Unlock with Google Account” o “Sblocca con l’account Google”
Secondo i report pubblicati dagli analisti, il sistema consentirà di sbloccare il proprio smartphone utilizzando le credenziali del proprio account Google collegato in caso di PIN o password dimenticati; di fatto questo permetterà di saltare a pié pari la necessità di effettuare un ripristino completo dei dati.
La funzione comparirà all’interno della sezione “Sblocco del dispositivo”: lo stesso menu dove oggi si definiscono PIN, password e riconoscimento biometrico così da integrarsi in maniera naturale con gli strumenti di sicurezza già esistenti sul dispositivo.
Diamo il benvenuto a una nuova rete di sicurezza
La funzione non è ancora disponibile pubblicamente ma è stata bensì individuata da analisti all’interno del codice disponibile della più recente beta rilasciata. Google avrebbe pensato la funzione come completamente facoltativa, lasciando agli utenti più attenti alla sicurezza la possibilità di disabilitarla in maniera esplicita qualora la ritenessero un rischio superiore al beneficio offerto.
Il vantaggio principale della funziona è il permettere la conservazione delle informazioni all’interno del telefono invece di costringere il proprietario dello smartphone alla formattazione del dispositivo. Sbloccando il telefono tramite Account Google permetterà di riottenere l’accesso al dispositivo senza perdere foto, messaggi, cronologia o applicazioni installate, incluse quelle legate a piattaforme come la nota variante di slot a tema pasticceria (dove perdere l’accesso significherebbe anche perdere lo storico delle proprie giocate).
Un ritorno al passato più che una vera novità tecnologica
Questa funzionalità non è una novità assoluta nell’ecosistema Android: una funzione molto simile esisteva fino ad Android 4.4, prima di essere rimossa proprio per andare incontro alle preoccupazioni legate allo scarso livello di sicurezza proposto. Negli stessi anni in cui Google decideva di eliminare questa possibilità dal sistema operativo, l’intero ecosistema mobile si stava orientando verso sistemi di autenticazione sempre più sofisticati, dall’impronta digitale al riconoscimento facciale, rendendo il ritorno attuale un cambio di rotta piuttosto significativo.
Il fatto che Google stia rivalutando oggi questo approccio testimonia quanto il problema delle credenziali dimenticate resti diffuso tra gli utenti. Resta da vedere se questa funzione arriverà davvero sui dispositivi finali o se resterà confinata alle sole tracce di codice individuate nella beta, ma l’interesse suscitato tra gli utenti conferma quanto il tema della sicurezza degli account resti centrale anche per titoli diventati fenomeni globali come Starburst slot e altre proposte simili del settore.
L’eventuale arrivo di “Unlock with Google Account” riporterebbe al centro un equilibrio delicato, quello tra la possibilità di recuperare l’accesso al proprio smartphone e la necessità di proteggere i dati che custodisce. In attesa di una conferma ufficiale, la prospettiva resta interessante soprattutto per chi teme di perdere i propri dati insieme al PIN; perché questa possibilità diventi un vantaggio concreto, tuttavia, il recupero dovrà risultare semplice per il legittimo proprietario e sufficientemente protetto da chiunque tenti di approfittarne.
Del ricordo del Cav non si butta via niente. Tanto più in campagna elettorale e con un partito, Forza Italia, in difficoltà nei sondaggi e sempre più balcanizzato al suo interno. Anche le celebrazioni per il 90esimo compleanno di Silvio Berlusconi hanno restituito la distanza ormai incolmabile tra Milano-Arcore e Roma. Mentre in Sardegna, a Villa Certosa, si sono ritrovati gli amici più stretti del Cav e una parte della famiglia, a Napoli il partito guidato da Antonio Tajani ha organizzato un party simil convention, che però è stato disertato dai big, più in linea con gli eredi.
L’ultimo pranzo a Villa Certosa prima del passaggio di proprietà
Alla messa e al pranzo organizzato nella villa affacciata sul golfo di Marinella erano presenti i figli Eleonora e Luigi – mentre non sarebbero pervenuti Barbara, Marina e Pier Silvio – oltre a Veronica Lario, Marta Fascina, Paolo Berlusconi. E ancora: Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Gianni Letta e Marcello Dell’Utri. Da uno dei van scuri che hanno prelevato alcuni ospiti dall’aeroporto di Olbia è spuntato pure Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, amico di Luigi e soprattutto papabile candidato sindaco per il centrodestra a Milano. La rimpatriata nella tenuta tanto amata dal Cav è servita anche per congedarsi prima di lasciare la proprietà alla famiglia reale del Qatar che l’ha acquistata tramite un fondo lussemburghese per 350 milioni di euro.
La festa-convention alla Mostra d’Oltremare con cartonati e torta
Alla Mostra d’Oltremare di Napoli, invece, è andata in scena la festa del partito organizzata da Maurizio Gasparri e dal segretario campanoFulvio Martusciello. In altre parole dal cerchio magico di Tajani. Un evento con tanto di mega torta decorata con l’immagine di Silvio che pulisce la sedia usata da Marco Travaglio a Servizio Pubblico, cartonati a grandezza naturale, gadget, fazzoletti con la scritta “siete solo poveri comunisti”. Tra gli ospiti, come raccontato dal Foglio, anche Cristina D’Avena, Maurizio Belpietro e il convalescente Bruno Vespa. Gran cerimoniere, il conduttore Giuseppe Brindisi.
Dalle parti del Vesuvio, però, non si sarebbe visto nessuno dei big azzurri dati più in sintonia con la family: da Giorgio Mulé a Paolo Zangrillo, da Alessandro Cattaneo a Deborah Bergamini, da Licia Ronzulli a Roberto Occhiuto, fresco della vittoria di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria. Tajani, impegnato a blindare la sua leadership con la stagione congressuale, sarebbe arrivato solo al taglio della torta, di ritorno da Bruxelles dove aveva partecipato all’evento “Silvio Berlusconi. 90 anni: una storia italiana”.
Il confronto per il futuro di Trevi entra in una nuova fase dopo il rilancio di Icop che, il 25 settembre 2026, ha annunciato un incremento del corrispettivo offerto nell’ambito dell’ops lanciata sull’azienda cesenate. Sul tavolo restano due proposte profondamente diverse per struttura: da una parte i 4,50 euro in contanti per azione offerti da Webuild, dall’altra 0,165 azioni Icop per ogni titolo Trevi. Una differenza che non riguarda soltanto il valore delle offerte, ma anche la natura del corrispettivo – un valore certo e interamente in contanti nel caso di Webuild, uno scambio azionario il cui valore è legato all’andamento futuro del titolo in quello di Icop.
Da Webuild un’offerta cash con un progetto industriale…
L’offerta Webuild prevede infatti un corrispettivo certo e interamente in contanti, con un premio di circa il 30 per cento rispetto al prezzo ufficiale alla data di riferimento, senza alcuna esposizione degli azionisti aderenti all’andamento futuro dei mercati finanziari. L’offerta è inoltre interamente coperta da un contratto di finanziamento volto a sostenere l’esborso per l’acquisto di tutte le azioni e l’eventuale rifinanziamento del debito di Trevi, sul quale l’offerta Webuild non pone condizioni. Ma la proposta punta anche su un progetto industriale di lungo periodo. L’integrazione delle competenze specialistiche di Trevi nelle fondazioni speciali in una piattaforma industriale globale consentirebbe alla società di proseguire ed espandere la propria attività, con accesso diretto alla rete del Gruppo Webuild, presente in 50 Paesi da più di 120 anni. Webuild ha chiuso il 2025 con 13,6 miliardi di euro di ricavi e dispone di un portafoglio ordini di 54 miliardi al 30 giugno 2026.
… che punta a garantire continuità e crescita a Trevi
Un elemento centrale della proposta riguarda inoltre la continuità per Trevi. L’ingresso nel Gruppo Webuild, secondo quanto previsto dall’offerta, consentirebbe di preservarne identità, centro direzionale in Italia e patrimonio di competenze tecniche, progettuali e manageriali, mantenendo un approccio aperto al mercato. L’operazione si inserisce peraltro in una collaborazione industriale già esistente: Webuild e Trevi lavorano fianco a fianco su alcuni dei maggiori cantieri italiani e internazionali, dalla diga di Rogun in Tagikistan alla Linea C della metropolitana di Roma. Per Webuild, l’operazione avrebbe anche una valenza industriale più ampia, consentendo di internalizzare fasi di lavoro ad alto valore aggiunto e di rafforzare il proprio posizionamento nelle gare per grandi progetti complessi, offrendo una soluzione integrata end-to-end. L’appartenenza al gruppo potrebbe inoltre ampliare il perimetro commerciale di Trevi, garantendo accesso a nuove geografie, nuovi clienti e gare di maggiore dimensione e complessità.
Da Icop un’ops basata sul concambio azionario
L’offerta Icop presenta invece una struttura differente. Gli azionisti Trevi che aderissero all’ops non monetizzerebbero il proprio investimento, ma diverrebbero azionisti dell’offerente, assumendo i rischi connessi all’andamento futuro del titolo Icop. Il consiglio di amministrazione di Trevi ha inoltre evidenziato profili di incertezza legati alle condizioni di efficacia dell’operazione e alla posizione che gli azionisti Trevi assumerebbero all’interno di una società a controllo familiare e caratterizzata da un flottante limitato. Anche le valutazioni economiche rappresentano un elemento del confronto. Secondo le analisi degli advisor di Trevi, Mediobanca e Vitale, il concambio ritenuto congruo si colloca tra 0,222 e 0,312 azioni Icop per ogni azione Trevi, a fronte dello 0,165 proposto da Icop. La partita resta quindi aperta, ma le due proposte delineano percorsi differenti per Trevi. Da un lato un’offerta cash dal valore certo, sostenuta da un progetto industriale e dalla prospettiva di integrazione in un gruppo internazionale. Dall’altro un’operazione basata sul concambio azionario e sulla futura evoluzione del valore di Icop.
Altro che frenata. Di fronte allo spauracchio del sorpasso cinese nel campo dell’intelligenza artificiale, Donald Trump a stretto giro dal bilaterale con Xi Jinpingha impresso due svolte non da poco alla politica Usa in materia tech. Il presidente ha infatti firmato sia un accordo con i big del settore per l’autoregolamentazione dell’IA sia un ordine esecutivo per inaugurare la nuova “era della super intelligenza”. Inoltre sta cercando il profilo giusto per la posizione di “zar dell’IA”, in precedenza occupata di fatto dal venture capitalist David Sacks, che però ha lasciato l’incarico a marzo, alla scadenza del suo status di dipendente pubblico speciale. Gli Stati Uniti secondo Trump hanno un forte bisogno di una figura con ampi poteri che supervisioni le politiche IA della sua amministrazione. E in pole per l’incarico ci sarebbe Jay Clayton, attuale direttore dell’intelligence nazionale.
Jay Clayton (Ansa).
Il vertice alla Casa Bianca con i big del settore
Alla domanda dei cronisti su chi volesse scegliere per l’incarico, Trump ha risposto di avere «qualcuno in mente». Sollecitato sul nome di Clayton, il presidente Usa ha detto: «È un bravo uomo. È proprio qui. È una buona idea». Trump ha quindi riferito di voler nominare il nuovo responsabile dell’IA entro pochi giorni. La mezza ammissione su Clayton è arrivata al termine del pranzo alla Casa Bianca con i vertici delle principali aziende del settore, a cui hanno partecipato Jensen Huang (Nvidia), Elon Musk (xAI), Mark Zuckerberg (Meta), Sundar Pichai (Google), Satya Nadella (Microsoft), Greg Brockman (OpenAI), Lisa Su (Advanced Micro Devices) e Dario Amodei (Anthropic), con cui di recente Trump era entrato in rotta di collisione.
David Sacks e Mark Zuckerberg (Ansa).
Tra gli esponenti dell’amministrazione erano presenti anche il presidente della Camera Mike Johnson, il segretario al Tesoro Scott Bessent e anche Sacks, ex dirigente di PayPal e amico di Musk, scelto come consigliere speciale per l’intelligenza artificiale e le criptovalute all’inizio del secondo mandato di Trump e oggi consulente esterno. In mattinata Trump aveva presentato inoltre America.gov, portale di accesso ai servizi federali basato – appunto – sull’intelligenza artificiale.
La firma dell’accordo «moralmente vincolante» sull’IA
Il vertice, perché di questo si è trattato, ha portato alla firma di un accordo «moralmente vincolante» che delinea un impegno comune delle aziende per la sicurezza dei modelli più avanzati di IA, con quattro livelli di garanzia previsti: controlli interni, squadre dedicate alla verifica, valutazioni esterne indipendenti e supervisione dei consigli di amministrazione. Trump, che considera sempre più la supremazia americana nell’IA come un elemento centrale della propria eredità politica, ha presentato l’accordo come la prova che un settore diviso sulla questione della sicurezza è comunque in grado di autoregolamentarsi. Sposando di fatto il tecno-ottimismo di figure come Huang e Zuckerberg e prendendo ancora le distanze dalla cautela di Sam Altman, ceo di OpenAI, che difatti non era alla Casa Bianca (al suo posto Brockman, il presidente): l’azienda ha appena stoppato il lancio dell’ultimo modello di intelligenza artificiale per problemi legati alla sicurezza.
Donald Trump e Elon Musk, dietro si riconosce Mark Zuckerberg (Ansa).
The Donald ha pomposamente paragonato il documento a «una costituzione», evidenziando i numerosi punti in comune tra le visioni dei leader del settore tecnologico. Trump, dopo l’incontro alla Casa Bianca – tenutosi mentre in realtà in buona parte della Silicon Valley aumentano le preoccupazioni – ha poi spiegato che la sua Amministrazione sta valutando la creazione di un comitato composto da 10 funzionari ed esperti incaricato di supervisionare l’industria dell’intelligenza artificiale. O forse sarebbe meglio dire della super intelligenza.
L’ordine esecutivo che inaugura l’era della super intelligenza
Trump ha infatti anche apposto la firma su un ordine esecutivo che impone alla macchina federale Usa di sostituire la dicitura “artificial intelligence” con “super intelligence” e che richiede entro 60 giorni una proposta per la nuova definizione giuridica. Da capire quali conseguenze deriveranno dalla nuova categoria, dalla sicurezza nazionale agli appalti pubblici, fino ai controlli sulle esportazioni e ai rapporti con le aziende che sviluppano i modelli. «Il moderno campo dell’IA è nato negli Stati Uniti, dove gli scienziati americani per primi hanno dato il nome a questa disciplina e gettato le basi per il suo sviluppo» e «l’America sta ancora una volta spingendo in avanti la frontiera tecnologica», si legge nel provvedimento reso pubblico su Truth: la misura si inserisce nella strategia della Casa Bianca per accelerare l’impiego di sistemi avanzati nella ricerca scientifica, nella medicina, nell’energia e nell’industria. Per quanto riguarda il cambio di terminologia, con il passaggio da “artificiale” a “super” è evidente una connotazione maggiormente positiva, ma non è solo un imbellettamento. Nel dibattito scientifico, infatti, l’espressione “super intelligenza” indica sistemi capaci di superare le prestazioni umane in un insieme estremamente ampio di attività cognitive.
Donald Trump (Ansa).
Clayton verso la nomina di zar dell’IA (anzi, dalla SI)
Insomma, la nuova era prospettata (o paventata) da Trump rappresenta qualcosa di molto serio. E per questo c’è bisogno di uno zar dell’IA (o, per meglio dire, della SI), individuato in Clayton. Il diretto interessato, che guida la comunità di intelligence statunitense composta da 18 agenzie, a luglio durante l’audizione di conferma aveva detto – sulla falsariga di Bessent – che l’IA rappresenta per il settore «non solo un’opportunità, ma anche una minaccia» e che dunque «è meglio prenderne il controllo». Clayton avrebbe potuto concludere la frase con «prima che lo faccia la Cina», ma non ce n’è stato bisogno. La posizione di Trump sull’IA è molto chiara: gli Stati Uniti devono rimanere la superpotenza mondiale in questo settore e, nonostante le segnalazioni di svariati esperti, la pericolosità delle intelligenze artificiali è «un inganno». Il principale timore di The Donald è che, rallentando sull’IA, gli Usa possano perdere il vantaggio tecnologico sulla Cina (poco interessata a frenare): «Siamo avanti di circa un anno, forse un anno e mezzo, stiamo costruendo strutture per migliaia di miliardi di dollari. Perché dovremmo rinunciarci? Se c’è qualcosa che non va, devono sistemarlo», aveva detto Trump a Fox News nei giorni in cui ha anche annunciato la creazione dell’AI Force, nuova agenzia governativa per sostenere lo sviluppo dell’intelligenza artificiale negli States.
Rafforzare il controllo della qualità dell’aria nel porto di Salerno e approfondire l’eventuale impatto delle emissioni navali sulla salute della cittadinanza e dei lavoratori portuali. È l’obiettivo del monitoraggio condotto da Arpac attraverso il laboratorio mobile MMA273, installato all’interno dell’area portuale salernitana. La strumentazione consente di rilevare le concentrazioni dei principali inquinanti atmosferici, tra cui ossidi di azoto, ozono, monossido di carbonio, biossido di zolfo, benzene e polveri sottili, comprese PM10 e PM2,5. I dati raccolti permetteranno di approfondire il quadro ambientale di un’area strategica per l’economia cittadina, situata a stretto contatto con il tessuto urbano. “Il porto di Salerno è un’infrastruttura fondamentale per lo sviluppo economico e occupazionale del territorio, ma le attività portuali devono essere accompagnate da un’attenta tutela dell’ambiente e della salute pubblica”, spiega l’assessora all’Ambiente della Regione Campania, Claudia Pecoraro. “Abbiamo voluto rafforzare il monitoraggio della qualità dell’aria, con particolare attenzione alle emissioni delle navi, per garantire alle cittadine e ai cittadini di Salerno maggiore conoscenza delle condizioni ambientali. La prevenzione – aggiunge – deve guidare le nostre politiche ambientali. Disporre di dati scientifici attendibili significa poter individuare eventuali criticità e programmare interventi mirati. Lo sviluppo portuale e sostenibilità ambientale devono procedere insieme, attraverso la collaborazione tra istituzioni, enti di controllo e comunità locali”.I primi dati del monitoraggio, relativi al periodo dal 24 al 28 settembre, saranno pubblicati sul sito istituzionale di Arpac al termine delle procedure di validazione. “Il nostro impegno è garantire trasparenza, prevenzione e un controllo ambientale costante. Le cittadine e i cittadini, le lavoratrici e i lavoratori di Salerno hanno diritto a conoscere la qualità dell’aria che respirano e a vivere e lavorare in un territorio in cui sviluppo economico e tutela della salute siano obiettivi condivisi”, conclude l’assessora
La Direzione Investigativa Antimafia ha dato esecuzione, in Mercato San Severino (SA) e Roccapiemonte (SA), ad un decreto di confisca emesso dalla Sezione Riesame e Misure di Prevenzione del Tribunale di Salerno su proposta congiunta del Procuratore della Repubblica di Salerno e del Direttore della Direzione Investigativa Antimafia, avente ad oggetto società, beni immobili e disponibilità finanziarie ritenute nella titolarità o nella disponibilità di un imprenditore di Mercato San Severino (SA).
Il decreto di confisca è stato emesso all’esito delle risultanze della complessa attività investigativa condotta dalla Sezione DIA di Salerno finalizzata alla ricostruzione del profilo di pericolosità sociale sia generica (dal 2009 al 2021) che qualificata (dal 2015 al 2017) del “proposto” (art. 4, comma 1, lett. a e c), del D.Lgs. 159/2011), riconosciute entrambe sussistenti dal Tribunale di Salerno
Il proposto, infatti, è indiziato di appartenere all’associazione camorristica denominata “clan Desiderio”, operativa sul territorio della Valle dell’Imo, ed è stato ritenuto, per condotta e tenore di vita, sulla base di elementi di fatto segnatamente costituiti dalle risultanze investigative di un procedimento penale iscritto nei suoi confronti per reati fallimentari, che viva abitualmente, anche in parte, con i profitti di attività delittuose.
La confisca di prevenzione, in seguito all’accertamento della sproporzione tra il patrimonio di fatto disponibile e la posizione reddituale, ha riguardato un opificio, tre interi compendi aziendali operativi nel settore degli allestimenti e noleggi di attrezzature per l’organizzazione di fiere ed eventi, una ditta individuale operante nel settore della ristorazione, quote di un fondo pensione e buoni postali.
Il valore complessivo del sequestro è stimabile in circa 5 milioni di euro.
“Grazie Salerno! Grazie per il calore e per la straordinaria partecipazione. Per me è stata la prima volta in questa bellissima città e vi assicuro che dall’alto ho visto una distesa di pubblico da pelle d’oca. Grazie per l’affetto e per i tanti messaggi che mi avete scritto“.
E’ quanto ha scritto, in un post pubblicato sul proprio profilo social, Andrea Pesenato, pilota acrobatico che ha preso parte all’Air Show delle Frecce Tricolori, domenica scorsa.
“Voglio ringraziare – ha continuato – il Sindaco Vincenzo De Luca e l’Amministrazione tutta per l’accoglienza e le parole spese nei miei confronti.
Grazie agli organizzatori, in particolare all’appassionato presidente di Aero Club Salerno, Andrea Ingenito.
Grazie ad Alberto Moretti, direttore di manifestazione col quale mi trovo con grande piacere a lavorare in eventi così importanti.
Porto con me l’entusiasmo di una città vivace, colorata e capace di esprimere emozione. Infine grazie all’amicizia e al grande lavoro della VAM di cui mi sento parte“.
La crisi mondiale, figlia dei conflitti, in particolare in Medio Oriente, continua a produrre pesanti effetti sui mercati energetici e sulle catene di approvvigionamento. Dopo la fase di relativa distensione dei mesi scorsi, che aveva portato ad una riapertura parziale dello Stretto di Hormuz, a partire da agosto, le tensioni si sono nuovamente intensificate. I
l mancato accordo, che ha comportato l’immediata chiusura al traffico marittimo e la ripresa degli attacchi alle navi commerciali e agli impianti di raffinazione, hanno riportato il prezzo del petrolio su livelli prossimi ai 100 dollari al barile (+31% nel confronto tra febbraio e agosto 2026), mentre il gasolio (inteso come “materia prima”) è andato ben oltre, segnando una variazione del +86,8%.
“La risalita dei valori del greggio – dice Fabio Napoli, Presidente di ANCE Salerno, sta incidendo, in particolare, sul prezzo del bitume stradale che, dallo scoppio del conflitto bellico è aumentato del 43,2%; per i prodotti plastici gli aumenti sono stati superiori al 20%. Analogamente al gasolio, anche il gas naturale riporta un incremento molto sostenuto (+92,3%), dovuto alla riduzione dell’export da parte del Qatar e soprattutto in virtù della forte domanda coincisa con l’intensa ondata di calore che ha colpito l’Europa nei mesi estivi. A sua volta anche l’energia elettrica ha sperimentato un consistente aumento (+57,3%), dinamica sostenuta dalla crescita delle quotazioni del gas, principale combustibile per le centrali termoelettriche”. Ma il comparto non è in sofferenza solo per l’aumento sconsiderato del greggio.
A condizionare negativamente l’edilizia provvede anche il rialzo di tutte le materie prime. “Il ferro tondo, ad esempio – prosegue Napoli – dopo aver fatto registrare un balzo in primavera è rimasto stabile durante tutta l’estate, accumulando così una variazione di prezzo da febbraio 2026, pari a poco più del 20%. In questo scenario, se i prezzi delle materie prime continueranno ad assestarsi su tali livelli, il rischio è quello di compromettere la regolare prosecuzione dei lavori in corso e di quelli che sono stati programmati e aggiudicati sulla base di condizioni economiche profondamente diverse da quelle attuali, compresi quelli del PNRR ancora in fase realizzativa”.
L’ANCE ha più volte evidenziato questa criticità e il Governo ha offerto una prima risposta al rischio di tensioni finanziarie per le imprese prevedendo, nel DL Infrastrutture (DL 107/2026), alla sospensione temporanea del recupero dell’anticipazione nei contratti di lavori pubblici, seppur con l’esclusione dei lavori finanziati dal PNRR.
“Sicuramente un segnale che abbiamo colto con soddisfazione – conclude – ma che non può, né deve, rimanere isolato anche perché il perdurare di questa situazione rischia di riflettersi negativamente su tutti gli appalti in corso, anche quelli pubblici con particolare riferimento a tutti i cantieri che afferiscono al PNRR. Appare, allora, indispensabile, individuare gli strumenti più idonei per salvaguardare la continuità dei lavori, evitando difficoltà di liquidità per le imprese e adottando misure volte a preservare l’equilibrio contrattuale, analogamente a quanto accaduto dopo la crisi pandemica e lo scoppio del conflitto in Ucraina”.
Autostrade per l’Italia avvia una nuova fase con la riorganizzazione dei due pilastri del Gruppo nei settori dell’ingegneria e delle costruzioni, Amplia Infrastructures e Tecne, in vista delle prossime fasi dell’imponente piano di rigenerazione della rete autostradale in gestione. L’operazione punta a rafforzare la filiera, integrando e valorizzando al meglio le competenze e l’expertise delle due società. Al termine del processo, il ramo di Tecne dedicato alla progettazione ingegneristica confluirà in Amplia, rafforzandone ulteriormente la struttura. Alle oltre 1.500 persone di Amplia si aggiungeranno 500 tecnici e ingegneri di Tecne. Quest’ultima manterrà, con oltre 500 risorse, le attività di direzione lavori e di coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione. Si concretizza così un passaggio strategico della visione dell’amministratore delegato di Aspi, Arrigo Giana, finalizzato a rafforzare il Gruppo e ad accelerare la realizzazione del piano di investimenti in corso.
Giana: «Operazione che valorizza nostro know-how per realizzazione piano investimenti»
«L’integrazione tra culture, professionalità ed esperienze diverse», ha affermato l’ad, «è la principale leva di valore del nuovo assetto. Maggiore sinergia tra competenze di ingegneria e costruzione, maggiore rapidità nella gestione delle decisioni e snellimento dei processi, soprattutto nella fase tra progettazione e realizzazione, sono presupposti fondamentali per l’avanzamento del grande piano di rigenerazione della rete autostradale. Un’operazione volta a valorizzare le nostre persone e il know-how di una grande azienda come Autostrade per l’Italia».
La Procura Roma ha ritirato la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulla strage di Ustica, avvenuta il 27 giugno 1980. La decisione è stata presa a seguito della mossa della Francia, che ha annunciato l’intenzione di collaborare alle indagini dopo 46 anni di sostanziale silenzio e reticenza.
Lo Voi: «Nuovo filone con nuove prospettive»
«Si apre un nuovo filone con nuove prospettive», ha spiegato il procuratore capo di Roma, Francesco Lo Voi, nel motivare il ritiro della richiesta di archiviazione durante l’udienza che davanti al gip Livio Sabatini: «Dopo le notizie arrivate dalla Francia, che si è detta pronta a collaborare, procediamo in tal senso». La nuova inchiesta sulla strage di Ustica è stata avviata nel 2008, dopo le dichiarazioni dell’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che indicava nei francesi i responsabili dell’abbattimento del DC9 Itavia che, partito da Bologna e diretto a Palermo, precipitò invece nel Mar Tirreno.
L’annuncio di Parigi a 46 anni dalla strage
Parigi ha annunciato la disponibilità al trasferimento all’Italia di tutta la documentazione relativa alla strage del 27 giugno 1980, costata la vita alle 81 persone a bordo del DC9 Itavia. Nel corso dei decenni, la magistratura italiana ha inviato numerose rogatorie internazionali a diverse nazioni (tra cui appunto la Francia) per ottenere i tracciati radar e i registri di volo di quella notte. Finora, i tentativi di ottenere piena collaborazione si erano scontrati con forti reticenze. Il governo italiano si era formalmente opposto alla richiesta di archiviazione presentata originariamente dai pubblici ministeri, unendosi alla storica battaglia dell’Associazione Parenti delle Vittime.
Beppe Grillo, in guerra con Giuseppe Conte per il nome e il simbolo del Movimento 5 stelle, di recente ai microfoni di Pulp Podcast ha escluso la possibilità di fondare un nuovo partito. Ma qualcosa, al di là delle smentite, forse bolle davvero in pentola. Il cofondatore del M5s, a Roma per il ricevimento in onore della nuova ambasciatrice cinese, ha incontrato nella Capitale Andrea Stroppa, referente di Elon Musk in Italia: c’è chi ipotizza che sul tavolo ci sia la creazione di una nuova formazione politica, che verrebbe sostenuta finanziariamente dal magnate.
Andrea Stroppa (Imagoeconomica).
Come riporta il Fatto Quotidiano, Grillo si è poi visto con i due ex parlamentari pentastellati Elio Lannutti e Marco Bella. Inoltre la sua assistente, Nina Monti, avrebbe telefonato nei giorni scorsi ad alcuni ex esponenti del M5s per tastare il terreno.
Elon Musk (Imagoeconomica).
Il messaggio criptico di Stroppa alla festa de Il Tempo
Intercettato da un giornalista di LaPresse che gli ha chiesto di cosa avesse parlato con Stroppa, Grillo ha risposto con una battuta: «Andremo su Marte». Ma, oltre all’incontro, c’è un altro indizio a sostegno della tesi un nuovo partito targato Grillo-Musk. Stroppa, che andrà alla Leopolda di Matteo Renzi, il 24 settembre è intervenuto come ospite alla prima edizione della Festa del quotidiano Il Tempo a Roma. E dal palco ha detto: «L’intelligenza artificiale non è senza rischi, ma dobbiamo smetterla di vivere nella paura. L’Italia ha ancora una finestra aperta, ma è veramente piccola. Se ci affacciamo, si vedono ancora le stelle, ma sta a noi». Che siano proprio le stelle che Grillo ha detto di non vedere più nel Movimento guidato da Conte?
L’intelligenza artificiale non è senza rischi, ma dobbiamo smetterla di vivere nella paura. L’Italia ha ancora una finestra aperta, ma è veramente piccola. Se ci affacciamo, si vedono ancora le stelle, ma sta a noi. pic.twitter.com/ZSu61n32HG
Il premier britannico Andy Burnham ha dichiarato che «tutte le opzioni» sono sul tavolo per le future relazioni del Regno Unito con l’Unione europea, da «restare come siamo» fino ad «andare fino in fondo», con la riadesione all’Ue. Lo ha affermato alla trasmissione Today diBbc Radio 4, dopo che nel suo discorso al congresso Labour aveva fortemente criticato la Brexit, sostenendo che «ha fatto più male che bene al Paese», e annunciato di voler rafforzare i legami con Bruxelles in vista del prossimo summit coi rappresentanti Ue.
"Brexit has caused more harm than good."
PM Andy Burnham says rejoining the EU is among 'different options' he will look at to reshape the UK's long-term relationship with Europe. pic.twitter.com/NMBUoVC8YX
Queste le sue parole: «Potremmo restare come siamo. È certamente un’ipotesi, se le persone pensano sia il posto giusto dove stare. Potremmo guardare a quanto George Osborne (ndr l’ex ministro delle Finanze dei Conservatori) ha detto su un’unione doganale, o quello che i Liberaldemocratici hanno detto alla loro convention sul mercato unico, oppure potremmo andare fino in fondo». Con «andare fino in fondo» intende, appunto, rientrare nell’Unione europea. Alla convention annuale del Partito Laburista, Burnham aveva fatto capire di voler scartare la prima ipotesi (rimanere nella situazione attuale) a favore delle altre, e cioè tornare nell’unione doganale, nel mercato unico europeo o addirittura nell’Unione europea.
«Argomenti, faccia valere le sue posizioni. L’ho imparato alle elementari: chi mi attacca per il mio cognome di solito non ha argomenti. Lo so, è buffo, ma è il nome di mio padre, che è pure morto, e non potrò mai averne un altro. Lei invece ha ancora tempo a cambiare idea sul duce», così Aldo Cazzullo ha replicato su Instagram a Roberto Vannacci, che aveva storpiato il suo cognome dopo l’invito del giornalista guardare la puntata di Una giornata particolare dedicata all’armistizio dell’8 settembre 1943.
Cazzullo: «Vannacci dice un sacco di inesattezze storiche»
Cazzullo, nella conferenza stampa di presentazione della quinta stagione del suo programma su La7, aveva invitato Vannacci a seguire la prima puntata. «Non mi dispiacerebbe che la guardasse, perché si renderebbe conto che sta dicendo un sacco di inesattezze storiche. La Decima Mas dopo l’8 settembre in gran parte resta fedele al re e quindi combatte contro Hitler, contro Mussolini. Tranne un gruppo di criminali che sì tracciavano la X di Decima Mas sul petto dei partigiani torturati», aveva detto Cazzullo citando la formazione inquadrata nell’esercito della Repubblica sociale italiana sotto gli ordini del Duce e autrice di diversi crimini di guerra tra il 1943 e 1945, tornata ciclicamente nella simbologia dell’estrema destra in Italia e ben presente in quella di Futuro Nazionale: «Uccisero, bruciarono villaggi, massacrarono sacerdoti, nell’entroterra di La Spezia (dove è nato Vannacci, ndr) la Decima Mas fece delle cose terribili».
L’infelice battuta di Vannacci sul cognome del giornalista
Interpellato sull’invito, Vannacci aveva replicato: «Cazzullo continua a fare il cazzullo, non mi interessa quello che scrive, quello che fa». Poi il fondatore di Futuro Nazionale aveva aggiunto di non avere il tempo per guardare la puntata.
Donald Trump ha tenuto colloqui d’emergenza con i suoi consiglieri per valutare se imporre un divieto di esportazione del gasolio o altre misure per contenere la crisi dei carburanti che minaccia di compromettere la campagna elettorale di midterm del suo Partito repubblicano. Lo riporta il Financial times. Secondo fonti vicine alla vicenda, aggiunge, i collaboratori del presidente Usa hanno presentato diverse opzioni, tra cui la limitazione delle vendite internazionali di gasolio, e i funzionari dell’amministrazione hanno informato gli alleati stranieri, incluso il Regno Unito, di possibili interruzioni nelle forniture. Londra è la prima destinazione del gasolio americano in Europa – dipende dagli Stati Uniti per un terzo delle sue importazioni di gasolio. Il bando potrebbe avere gravi conseguenze sulle forniture e sui prezzi dei carburanti in Europa che già viaggiano su livelli record. Dall’inizio della guerra in Iran, le esportazioni di diesel americano verso l’Europa sono aumentate del 50 per cento, raggiungendo i 506 mila barili al giorno. Oggi circa metà delle importazioni di diesel europee arrivano via mare dagli Stati Uniti.
Alessandro Di Battista ha raccontato, in collegamento con DiMartedì, su La7, i dettagli del suo ricovero a Cuba in seguito a un malore, spiegando di aver avuto un edema cerebrale dovuto alla presenza di un tumore. I medici cubani «hanno azzeccato immediatamente le cure che hanno ridotto l’edema permettendo di operarmi» e «mi hanno asportato quasi tutto il tumore». «Adesso farò le cure sperando che funzionino». All’ospedale Hermanos Ameijeiras a L’Avana, ha spiegato, «mi hanno fatto un’operazione raffinatissima con tecnologie che qua si usavano 30 anni fa, eppure il neurochirurgo mi ha salvato la vita». Ha quindi puntato i riflettori sulla difficile situazione di Cuba: «Non hanno la possibilità di sterilizzare per l’assenza di corrente. Sono stato operato in un ospedale senza acqua. La popolazione subisce un assedio medievale e Trump, come nel caso dell’Iran, spera si possa rivoltare contro il governo. Cuba però non vuole fare la fine di paesi come Honduras, Haiti, Repubblica Dominicana e Guatemala. Trump spera di vincere le elezioni con lo scalpo, ma i cubani sono abituati purtroppo a soffrire».
Sulle politiche: «Candidarmi? Devo pensare ad altro»
Alla domanda del conduttore Giovanni Floris se si candiderà alle elezioni politiche ha risposto: «Dovrò iniziare presto le terapie, la priorità per me è curarmi. Noi, con l’associazione Schierarsi, avevamo fatto i passi giusti per arrivarci, almeno con la possibilità di decidere. Poi la vita è imponderabile… Ma quello che dobbiamo fare è continuare a far crescere Schierarsi, per quando ci saranno altre tornate in futuro. Quanto a me, devo iniziare presto le terapie. E ora devo pensare ad altro. A curarmi».
Un aereo di linea della Flydubai (FZ 1073), in volo da Dubai a Tel Aviv, ha segnalato un’emergenza trasmettendo per breve tempo un codice indicante un dirottamento, poi è sceso a una quota sospetta e ha deviato la rotta verso l’Arabia Saudita. Lo riportano diversi media dello Stato ebraico: due caccia dell’Aeronautica militare israeliana sono stati fatti decollare d’urgenza. A bordo del velivolo ci sono 150 passeggeri.
L’invio del segnale di dirottamento
Secondo i dati di tracciamento del volo, segnalati da FlightRadar, il volo FZ 1073 ha trasmesso inizialmente il codice transponder 7700, segnale internazionale di emergenza generica. Poco dopo però, ha inviato il codice 7500, che indica invece un dirottamento o un atto di interferenza illecita. Una fonte della sicurezza ha sottolineato a Ynet che «non ci sono informazioni confermate su un dirottamento». Sempre secondo la testata israeliana, il volo dovrebbe atterrare in Arabia Saudita.
Tira davvero una pessima aria per i giornalisti del quotidiano La Notizia, il cui futuro è a rischio. Il 24 e 25 settembre la redazione ha scioperato, decisione accolta «con sconcerto» dall’editore Ready To, il quale però assicura in una nota di voler mantenere un dialogo con i dipendenti. Non sarà facile, stante l’assenza degli stipendi: per la mensilità di giugno è stato corrisposto solo un acconto e sono poi rimaste in sospeso sia le retribuzioni di luglio (comprensiva dei crediti di imposta) sia di agosto, con quella di settembre che sta per maturare. Un incubo per i sei giornalisti in forza alla testata, il direttore responsabile Antonio Pitoni e cinque redattori.
Antonio Pitoni (dal profilo Fb de La Notizia).
I conti fatti solo a voce, senza mostrare i documenti
Nel corso del primo incontro tra l’editore e i sindacati, l’amministratrice Giovanna Di Lellio ha rappresentato un quadro di crisi, determinato dal dimezzamento dei ricavi (da 800 mila euro nel 2023 a circa 400 mila nel 2026) e dall’incremento del costo del personale (da 427 mila euro a 510 mila euro nello stesso arco di tempo), nonostante diverse fuoriuscite. Quest’ultima voce non torna nemmeno al fondatore Gaetano Pedullà, oggi europarlamentare del M5s: «Non vedo i conti dal 2024, quando ho lasciato il giornale, ma non credo che il costo del personale sia aumentato in senso assoluto, anche se le retribuzioni crescono con l’anzianità. Semmai è cresciuta la loro incidenza in relazione al fatturato», spiega a Lettera43. Purtroppo non possiamo verificare questi dati, poiché giornalisti e sindacati lamentano di non aver ricevuto alcun documento dall’editore, che a noi non ha fornito nemmeno una spiegazione verbale. Di Lellio infatti afferma di non ritenere opportuno rilasciare commenti, vista la trattativa in corso.
L’elezione di Pedullà e il macchinoso cambio di editore
Pedullà ha fondato La Notizia il 5 marzo 2013. Per 11 anni ne è stato anche il direttore, sostituito da Pitoni in concomitanza con l’elezione, nel 2024. Sono passati altri due anni prima che, lo scorso primo giugno, la titolarità della testata passasse a Ready To, concessionaria di pubblicità fondata nel 2015 proprio per vendere gli spazi su La Notizia. I due anni intercorsi sono spiegati così da Pedullà: «Ho prima dovuto riacquistare le quote dei miei soci, che non avrebbero approvato un’operazione destinata ad azzerare il valore del loro investimento, ma finalizzata unicamente a salvare il giornale. Dal 2013 in avanti ho investito tutto quello che avevo su La Notizia, anche vendendo due immobili e rinunciando ai miei contributi».
Gaetano Pedullà (Imagoeconomica).
La gestione affidata alla concessionaria di pubblicità
Pur continuando a presentarsi come concessionaria sia sul proprio sito che su LinkedIn, Ready To oggi è quindi l’editrice del quotidiano, in forza di un contratto di affitto di ramo di azienda che però è stato solo raccontato a parole: anche in questo caso non sono state esibite le carte. Il compenso sarebbe – condizionale d’obbligo – di 4 mila euro mensili, più 80 mila euro di caparra. La srl romana non risponderebbe dei debiti del precedente editore, andato in liquidazione con la sorella della dottoressa Di Lellio come liquidatrice: «Entrambe avevano collaborato con lo studio di commercialisti che da sempre ha seguito il giornale e hanno assunto l’onere con responsabilità e generosità», ci spiega Pedullà.
La richiesta di Cig e la protesta dei giornalisti
Nell’ultimo incontro del 24 settembre, Di Lellio era accompagnata da due legali che hanno spiegato come lo scarto tra costi e ricavi potrebbe portare a tre esuberi. L’editore ha quindi chiesto la cassa integrazione per lo stato di crisi, per poi scegliere tra i suddetti tagli e il passaggio definitivo al part-time di tutti e sei i giornalisti. I sindacati contestano la mancanza di un contestuale piano di rilancio: si è prospettato un aumento di fatturato di circa 150 mila euro annui, ma senza spiegare come realizzarlo. Già a metà settembre l’assemblea di redazione aveva deliberato il ritiro delle firme, affidando all’organismo sindacale un pacchetto di cinque giornate di sciopero. Ai giornalisti è giunta la solidarietà di colleghi entrati in politica come Sandro Ruotolo e Filippo Sensi del Pd, nonché quella di Alleanza Verdi e Sinistra, ma non – sottolineano polemicamente – del M5s.
Il comunicato dei giornalisti de La Notizia.
Le strade per salvare il quotidiano
L’unico pentastellato a commentare la vicenda è proprio Pedullà. «Quando è emersa la possibilità di candidarmi al Parlamento europeo, Giuseppe Conte mi ha imposto una scelta tra il ruolo di politico e quello di giornalista», racconta. «È molto attento ai conflitti di interesse e il M5s combatte fermamente il modello-Angelucci, contemporaneamente editore e parlamentare». In quel momento, spiega l’ex direttore, il giornale si è trovato di fronte a un bivio: «La gestione è sempre stata complessa. Se per 13 anni siamo stati sul mercato, con immensi sacrifici, è anche grazie all’impegno dei giornalisti. Siamo durati più a lungo di tanti altri, pur essendo piccoli. Subentrato il ruolo politico, ho cercato un acquirente per La Notizia, ma le offerte ricevute erano risibili e, in ogni caso, la prima mossa dei nuovi proprietari sarebbe stata il licenziamento di tutto il personale. L’unica strada per dare un futuro al giornale era quella che abbiamo preso: per me La Notizia è come un figlio e le sue attuali difficoltà rappresentano un grande dolore. So che è in corso una trattativa per provare a salvarlo e spero che tutti facciano la loro parte, senza dover arrivare a tagli del personale. Sono preoccupato, ma ho fiducia nella generosità di Di Lellio e resto ottimista sulla possibilità di dare un futuro a una testata che in questi anni si è ritagliata uno spazio di rilievo per la qualità del suo lavoro. Se domani mattina si facesse avanti un compratore, credo che Ready To sarebbe felice di vendere la testata».
Le difficoltà del mercato editoriale
Pedullà spiega le difficoltà della testata con la situazione critica comune a tutto il mercato editoriale: «Il calo degli inserzionisti e l’abolizione della pubblicità legale sono fattori che hanno impattato su tutti i giornali. Se guardiamo al fatto che un editore industriale come Romeo chiude l’Unità e licenzia tre giornalisti, mentre Il Riformista va avanti proprio perché ha solo tre giornalisti, è ovvio che vada in difficoltà anche La Notizia, che ha il doppio dei dipendenti e non ha un editore strutturato alle spalle. Questa avventura è nata per un progetto di editoria etica, lanciato da me che sono un giornalista, con tutte le attenzioni verso i colleghi che sono saliti a bordo. Chi gestisce con una mentalità meno romantica, inevitabilmente deve guardare i numeri».
La prima pagina de La Notizia del 29 settembre.
«Temo un piano per silenziare i giornali indipendenti»
Anche il clima politico, secondo l’eurodeputato, avrebbe inciso. «C’è stato un calo lineare degli investimenti pubblicitari su tutta la stampa da parte dei big spender: partecipate pubbliche, gruppi bancari e finanziari. Se questi soggetti spendono di meno, in anni in cui fanno profitti esorbitanti, mi viene il sospetto che qualcuno abbia suggerito loro di comportarsi così, per mettere in ginocchio il settore e in particolare le testate non allineate, indipendenti, fuori dal mainstream». Nel suo nuovo ruolo, Pedullà avanza anche una proposta: «Oltre a sperare in una svolta in direzione di chi ha con la stampa un rapporto molto diverso da quello dimostrato dalla destra, il M5s ha una posizione chiara sul punto: durante la convention Nova abbiamo confermato l’abolizione dei contributi agli editori, per impiegare quei fondi nel sostegno diretto di chi si informa acquistando i giornali e sottoscrivendo gli abbonamenti. È una proposta che mettiamo a disposizione della coalizione di centrosinistra… sperando che la si faccia sul serio, per combattere la destra al governo».
L'attore della serie classica non esclude un ritorno, ma il motivo dovrebbe essere quello giusto
Tecnicamente, il Capitano James T. Kirk è morto da trent'anni, ma come ben sappiamo fin dai tempi di Sherlock Holmes e delle cascate Reichenbach, nessuna morte, nel mondo della finzione narrativa, è mai definitiva. Se infatti William Shatner ha dato il suo addio al personaggio nel film del 1994 Star Trek Generations, è pur sempre vero che nei suoi sessant'anni di storia il franchise creato da Gene Roddenberry ci ha dimostrato che il tempo, come lo spazio, è una materia molto malleabile. Per esempio, la terza stagione di Star Trek: Picard ha rivelato che il corpo... - Leggi l'articolo
SERIE TV - Star Trek - 30 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Esce per Longanesi Mars One di Charlotte Robinson. E se la trama vi sembra di averla già sentita, be', avete ragione.
Esce in questi giorni per Longanesi il romanzo dell'autrice britannica Charlotte Robinson Mars One. Il libro racconta la storia di una missione senza ritorno verso Marte, finanziata in un modo particolare: trasformandola in un reality show. Gli astronauti devono vedersela con telecamere che li riprendono in continuazione e che trasmettono la loro vita agli spettatori sulla Terra: è un modo perfetto per finanziare un'impresa costosissima.
Se vi sembra che questa trama non vi suoni nuova è perché, in effetti, non lo è: è esattamente l'idea alla base... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 30 settembre 2026 - articolo di S*