L’Arechi prova a restare in partita. Questa mattina i delegati di UEFA e FIGC hanno fatto tappa a Salerno per verificare lo stato dei lavori e valutare la candidatura dello stadio di via Allende agli Europei 2032. Un sopralluogo tecnico ma decisivo: occhi puntati sul cantiere della Curva Nord e sulle aree esterne destinate all’hospitality, infrastrutture fondamentali per accogliere migliaia di tifosi in caso di assegnazione.
Non solo stadio, dunque, ma un sistema complessivo di servizi che dovrà reggere l’impatto di un grande evento internazionale. Salerno resta ufficialmente tra le città in corsa. La FIGC, in coordinamento con la UEFA, ha definito un cronoprogramma con tutte le sedi candidate. La decisione finale passerà dalla presentazione ufficiale entro luglio 2026.
Resta però il nodo dei finanziamenti. L’Unione Europea ha bocciato l’utilizzo dei fondi FESR, ritenendo prevalenti gli interventi edilizi rispetto al semplice adeguamento. Da qui la necessità di virare sui Fondi di Coesione, passaggio che ha rallentato l’iter ma non fermato il progetto.
“L’ok della Commissione Agricoltura del Senato alla risoluzione sulla direttiva europea che disciplina l’irrorazione aerea tramite droni rappresenta un segnale importante verso un’agricoltura sempre più tecnologica, moderna e sostenibile”. Così Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro – Confederazione degli Agricoltori Europei. “Da sempre – prosegue Tiso – siamo favorevoli all’introduzione di nuove tecnologie capaci di favorire lo sviluppo del comparto agricolo anche dal punto di vista ecologico e ambientale. L’utilizzo di strumenti innovativi, come i droni nei campi, consente infatti di ottimizzare gli interventi sulle colture, ridurre l’impiego di pesticidi e fitofarmaci e risparmiare quantità significative di risorse idriche. Si tratta dunque di un passo nella giusta direzione per rendere il settore primario più efficiente e sostenibile”.
“Accogliamo inoltre con favore – aggiunge il presidente di Confeuro – gli investimenti messi in campo da Ismea, che ha avviato un bando da dieci milioni di euro destinato all’ammodernamento e al miglioramento della sicurezza del parco macchine agricole e forestali. Anche in questo caso si tratta di un intervento importante che va nella direzione di sostenere concretamente l’innovazione nel comparto. Crediamo tuttavia che questi strumenti debbano diventare strutturali, soprattutto a livello europeo, nell’ambito della nuova Politica Agricola Comune. La futura Pac dovrà puntare con decisione su sviluppo tecnologico e innovazione, che devono accompagnare e non sostituire il lavoro dell’uomo, sostenendo in particolare le piccole e medie imprese agricole dei territori. Allo stesso tempo sarà fondamentale investire nella formazione agricola, dagli istituti superiori fino alle università, per creare quelle professionalità capaci di guidare l’ammodernamento e la crescita del settore primario nei prossimi anni”, conclude Tiso.
“In tutta Europa, e in Italia in particolare, l’invecchiamento della popolazione non è più un fenomeno futuro: è già qui, e sta cambiando profondamente il modo in cui viviamo, lavoriamo e ci prendiamo cura delle persone più fragili. Le proiezioni parlerebbero chiaro: entro il 2040 si raggiungerà il picco storico di over 75, una fascia di popolazione che richiede più assistenza, più cure e più strutture dedicate. Questo aumento non è solo un dato demografico: è una trasformazione sociale che mette alla prova l’intero sistema di welfare. Le famiglie sono sempre più piccole, spesso lontane geograficamente, e non riescono più a garantire da sole l’assistenza quotidiana. Le residenze per anziani diventano quindi un punto di riferimento indispensabile. Ma proprio nel momento in cui la domanda cresce, il sistema potrebbe mostrare le sue fragilità. Le RSA e le case di riposo infatti starebbero vivendo una crisi silenziosa. Mancano spesso infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti, educatori. Con un paradosso evidente: mentre aumentano gli anziani che avrebbero bisogno di assistenza, diminuiscono le persone che possono offrirla. A complicare ulteriormente il quadro c’è l’aumento dei costi. Le rette delle residenze per anziani stanno crescendo in tutta Italia, spinte dall’inflazione, dai costi energetici e dalla necessità di assumere personale qualificato. Per molte famiglie, il ricovero in una struttura diventa un impegno economico enorme, spesso insostenibile. Questo crea una frattura sociale: chi può permetterselo trova assistenza, chi non può rischia di rimanere senza alternative. La combinazione di invecchiamento demografico, carenza di personale e aumento dei costi mette in discussione il modello di welfare così come lo conosciamo. Le istituzioni stanno iniziando a discutere di nuove strategie: potenziare l’assistenza domiciliare, rendere più attrattive le professioni socio-sanitarie, investire in formazione e stabilizzazione del personale; e ripensare il ruolo delle RSA come luoghi non solo di cura, ma anche di vita e socialità. Sono passi necessari, ma richiedono tempo, risorse e una visione di lungo periodo. In conclusione, l’invecchiamento della popolazione non è un problema tout court degli anziani: è una questione che riguarda l’intera società. Riguarda il modo in cui immaginiamo il futuro, il valore che attribuiamo alla cura, la capacità di costruire un sistema che non lasci indietro chi è più fragile. Le residenze per anziani sono un tassello fondamentale di questo sistema, ma senza personale sufficiente e senza investimenti adeguati rischiano di non reggere l’urto dei prossimi anni”. Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.
“C’è un’ispezione in corso e mi attengo a quella”. Così il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, risponde a chi gli chiede se auspichi le dimissioni da parte dei vertici dell’Azienda Ospedaliera Monaldi a seguito della vicenda che ha portato alla morte del piccolo Domenico Caliendo. Fico, a margine della firma del contratto di servizio per la realizzazione della linea 10 della metropolitana di Napoli, ha ricordato: “Abbiamo attivato il potere ispettivo sanitario in riferimento a una legge regionale, e credo sia la prima volta. Ciò dà un potere molto più importante a chi sta facendo l’ispezione, e in base a quello che poi scriveranno faremo le nostre determinazioni”.
“Quarantuno nuovi consiglieri comunali per Forza Italia in provincia di Salerno. Tra loro quattro vicesindaci, San Rufo, Torraca, Roccagloriosa e Antoni, il presidente del Consiglio comunale di Castel San Lorenzo, gli assessori di Stio, Vibonati, Celle di Bulgheria e Camerota”. Lo annuncia Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia in Campania. “Quarantuno amministratori – dice – che hanno sottoscritto l’adesione a Forza Italia rafforzando in modo straordinario il nostro partito. Forza Italia si conferma in attrattore straordinario per tutti coloro che si ritrovano in una politica moderata e di centro”. “Il lavoro straordinario – conclude il numero uno degli azzurri campani – che il vicesegretario provinciale con delega agli enti locali, l’onorevole Attilio Pierro, sta facendo dà frutti straordinari”.
“Un anno è passato… ma il tuo ricordo non è mai tramontato! Celeste per sempre con noi!”: è questo il testo dello striscione, esposto all’esterno dello stadio Arechi di Salerno, che la Curva Sud Siberiano ha voluto dedicare, a Celeste Bucciarelli ad un anno dalla sua scomparsa.
Tragedia nella mattinata di oggi lungo l’autostrada Salerno–Avellino, in direzione Salerno, dove una donna di nazionalità indiana, di circa 40 anni, è stata colta da un improvviso arresto cardiaco mentre si trovava all’interno di un’area di servizio. Il malore si è verificato nelle prime ore del mattino all’interno dell’Autogrill, in un momento di ordinaria presenza di viaggiatori e automobilisti in transito. Secondo le prime informazioni disponibili, la donna si sarebbe improvvisamente accasciata, richiamando l’attenzione delle persone presenti che hanno immediatamente allertato i soccorsi. La centrale operativa del 118 ha attivato in tempi rapidi i mezzi di emergenza: sul posto sono intervenuti un’ambulanza dell’associazione “AVIS” di Pellezzano e un’automedica de “La Solidarietà” di Fisciano. Il personale sanitario ha avviato tempestivamente le manovre di rianimazione cardiopolmonare, utilizzando anche le dotazioni di emergenza previste per i casi di arresto cardiaco. Le operazioni di soccorso si sono protratte per diversi minuti all’interno dell’area di servizio, sotto gli occhi dei presenti, mentre i sanitari tentavano di ristabilire le funzioni vitali della donna. Le condizioni sono apparse fin da subito estremamente gravi e, nonostante l’intervento rapido e qualificato, ogni tentativo di rianimazione si è rivelato inefficace. Il decesso è stato quindi constatato sul posto. Sul luogo dell’accaduto sono intervenuti anche gli agenti della Polizia Stradale, che hanno avviato gli accertamenti di competenza per ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e verificare eventuali ulteriori elementi utili. L’episodio si è verificato in un tratto particolarmente trafficato dell’arteria autostradale, utilizzata quotidianamente per i collegamenti tra l’Irpinia e il Salernitano. L’area di servizio interessata rappresenta infatti un punto di sosta frequente per pendolari, mezzi commerciali e viaggiatori diretti verso il capoluogo. Al momento non sono stati resi noti ulteriori dettagli sull’identità della vittima né sulle eventuali condizioni sanitarie pregresse. Non si esclude che possano essere disposti ulteriori accertamenti per chiarire il quadro clinico e le cause precise dell’arresto cardiaco.
Incidente mortale sul lavoro in un ovattificio a Bellizzi, dove un operaio di 49 anni, originario di Montecorvino, ha perso la vita durante il turno.
Secondo le prime ricostruzioni, l’uomo era impegnato su un macchinario quando, per cause ancora in fase di accertamento, si è verificato un incidente che non gli ha lasciato scampo.
Immediato l’allarme lanciato dai colleghi, ma all’arrivo dei sanitari del 118 ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile: per l’operaio non c’è stato nulla da fare.
Si chiude con un sospiro di sollievo per il Trapani Calcio la giornata decisiva davanti alla giustizia sportiva. La Corte Federale d’Appello ha infatti respinto il ricorso della Procura Federale che chiedeva l’esclusione del club dal campionato di Serie C 2025/26.
Resta però confermata la penalizzazione di 5 punti in classifica, oltre all’ammenda di 1.500 euro, già inflitte dal Tribunale Federale Nazionale lo scorso 9 marzo per violazioni di natura amministrativa.
Nel dettaglio, la Corte ha respinto anche il reclamo del club granata e quello della Procura Federale relativo alla presunta incongruità delle sanzioni. Inoltre, è stato dichiarato inammissibile il ricorso presentato dal Trapani per la revoca della penalizzazione di 8 punti inflitta nel maggio 2025 e successivamente confermata in appello.
In un governo che sta perdendo pezzi, con Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi dimissionati e Daniela Santanchècostretta a fare le valigie, c’è chi ritiene che sia il momento giusto per giocare una nuova mano. Guido Crosetto, ministro della Difesa, reduce dalla riforma della sanità militare che ha mandato su tutte le furie l’Arma dei Carabinieri, sarebbe pronto a calare un’altra carta. E che carta.
L’ipotesi di Barbara Caputo alla presidenza del CASD
Secondo Radio Fante, la rete informale che nelle caserme italiane funziona meglio di qualsiasi bollettino ufficiale, il ministro avrebbe in animo di piazzare la professoressa Barbara Caputo alla presidenza del CASD, il Centro Alti Studi per la Difesa. Per chi non mastica queste sigle, il CASD è l’istituzione che dal 1949 forma la classe dirigente militare del Paese. Una storia lunga 77 anni, con 33 presidenti di cui non uno — dicasi uno — è mai stato un civile. Generali di corpo d’armata, ammiragli di squadra, generali di squadra aerea: sempre e solo uomini con le stellette.
Barbara Caputo (Imagoeconomica).
Chi è la prof esperta di IA e collaboratrice di Crosetto
La professoressa Caputo, che Crosetto ha presentato al mondo come «la più grande esperta italiana di intelligenza artificiale», ha un curriculum di tutto rispetto: La Sapienza, KTH di Stoccolma, EPFL di Losanna e il Politecnico di Torino, dove dirige l’AI-Hub. Dal 2023 siede nel gabinetto del ministro come consigliere per l’intelligenza artificiale, con un compenso annuo lordo di 90 mila euro. Incarico di collaborazione conferito con decreto del 31 marzo 2025, decorrenza dal 23 aprile dello stesso anno fino al termine del mandato governativo. Novantamila euro per orientare il ministro nelle scelte sull’IA applicata alla Difesa: la collaboratrice più pagata del gabinetto dopo la capo segreteria.
Barbara Caputo (Imagoeconomica).
Il rischio di cortocircuito al Centro Alti Studi della Difesa
Il problema però non è il curriculum di Caputo, né il suo compenso. Il problema è che al CASD arrivano generali e ammiragli da mezzo mondo per programmi di alta formazione militare. Ufficiali che si aspettano di trovare alla presidenza un pari grado, qualcuno con cui condividere un linguaggio, un’esperienza. Trovarsi di fronte a una professoressa universitaria, per quanto autorevole nel suo campo, rischia di creare un cortocircuito protocollare e relazionale che nessuno al CASD ha mai dovuto gestire.
I rapporti tesi tra Crosetto e intelligence
E qui si arriva al cuore della faccenda. Perché questa mossa non sarebbe un episodio isolato, ma l’ultimo capitolo di una guerra di posizione che Crosetto combatterebbe da oltre due anni contro le strutture dell’intelligence italiana. Che le relazioni non siano esattamente distese lo dimostrano alcune uscite ministeriali. Nel gennaio 2024, Crosetto dichiarò al procuratore di Perugia di avere rapporti «non particolarmente buoni» con l’Aise. Nell’ottobre dello stesso anno lanciò accuse gravissime su possibili attività di dossieraggio nei suoi confronti. Nel giugno 2025 depositò un esposto alla Procura di Roma. Poi nel febbraio 2026, il caso Dubai: il ministro della Difesa si trovava negli Emirati anche se l’intelligence valutava come «altamente probabile» un attacco all’Iran almeno da gennaio, come dichiarato dal direttore dell’Aise, Giovanni Caravelli, a margine della presentazione della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza. Una cronologia che ha portato L’Espresso a parlare di «guerra fredda nel governo» e Il Foglio a documentare come Alfredo Mantovano abbia fatto asse con Matteo Piantedosi per blindare l’Aise e stoppare ogni tentativo di Crosetto di mettere le mani sul perimetro cyber.
Giovanni Caravelli (Imagoeconomica).
Il caso Palantir Gotham
E qui entra in campo la professoressa Caputo, che nel suo ruolo di consigliere promuove la necessità di un’IA sovrana e autonoma per le Forze armate italiane e collabora attivamente con Teledife, la Direzione informatica, telematica e tecnologie avanzate del ministero. Teledife nel 2024 ha stipulato un contratto da un milione di euro per licenze Palantir Gotham con «procedura negoziata» e «secretata», come scoperto da Domani. Nessuna informazione pubblica, neanche sulla durata del contratto per questioni di “sicurezza”. Palantir Gotham è il software di sorveglianza e analisi dati di Peter Thiel, lo stesso che a metà marzo è venuto a Roma a tenere seminari sull’Anticristo a Palazzo Taverna, beccandosi il rifiuto dell’Angelicum e un contrappunto papale in tempo reale. Una piattaforma utilizzata anche dall’Ice negli Usa e dagli israeliani a Gaza, che il tribunale costituzionale tedesco ha dichiarato incostituzionale per violazione del diritto all’autodeterminazione informativa, e che l’esercito svizzero ha rifiutato per il timore che i propri dati finissero nelle mani sbagliate attraverso il sistema Onyx. A questo si aggiunga che a marzo 2025 la Nato ha formalizzato l’acquisizione del Palantir Maven Smart System: i sistemi italiani dovranno dialogare con quelli dell’Alleanza, rendendo la dipendenza non più una scelta ma un vincolo.
Peter Thiel (foto Imagoeconomica).
Sovranità tecnologica o dipendenza dal fornitore americano?
La contraddizione è lì, e non è piccola: predicare sovranità tecnologica e contemporaneamente acquistare un sistema che crea dipendenza strutturale dal fornitore americano, che richiede ingegneri Palantir in loco per funzionare, e dal quale, come dicono gli analisti, uscire costa più che restare. È lecito domandarsi se dietro la retorica dell’autonomia non si stia costruendo, nei fatti, un sistema chiuso e dipendente, gestito al riparo dal controllo dei Servizi e di Palazzo Chigi. Intanto Meloni, che ha fatto piazza pulita di Delmastro, Bartolozzi e Santanchè, sembra aver inaugurato una stagione in cui la permanenza al governo non è più scontata per nessuno. Radio Fante, da parte sua, continua a trasmettere. E il segnale, stavolta, è piuttosto nitido.
Poste italiane continua a distinguersi per il suo impegno nella logistica sostenibile, con una flotta green di circa 30 mila veicoli a basse emissioni di cui oltre 6,200 full green. In questo scenario, la città di Viareggio rappresenta un modello virtuoso. È qui che, grazie a mezzi elettrici e soluzioni innovative, il centro di recapito rappresenta un modello di area urbana completamente ecosostenibile. Un’evoluzione concreta che unisce l’efficienza del servizio di recapito con il rispetto per l’ambiente e il territorio, come spiega il portalettere Michele in un servizio del TgPoste.
Altri due soldati della missione Unifil sono morti nel sud del Libano: si tratta di caschi blu indonesiani, come il militare rimasto ucciso nella notte da un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nei pressi di Adchit Al Qusayr, dove sono in corso scontri tra Hezbollah e l’esercito di Israele. In questo caso, ha spiegato la portavoce della missione Kandice Ardiel, «un’esplosione ha gravemente danneggiato un veicolo dell’Unifil», causando anche il ferimento di «diversi peacekeeper». Ancora da chiarire le cause dell’incidente, forse dovuto a un raid israeliano contro un posto di blocco. Nella zona sono impegnati anche i militari italiani della Brigata Sassari.
Meno male che era un voto nel merito e che non avrebbe avuto ripercussioni politiche. La verità è che, a una settimana dalla vittoria del “no”, la furia post débâcle referendaria di Giorgia Meloni non si è ancora placata. E, dopo aver travolto partiti e governo (con le teste rotolate dei vari Delmastro, Bartolozzi, Gasparri e Santanchè), ora è pronta ad abbattersi anche sulle partecipate di Stato, nell’imminente e decisiva tornata di nomine che inizia nella primavera 2026, l’ultima prima delle Politiche che sono fissate nel 2027 (a meno di irresistibili voglie di elezioni anticipate). Come cambia il vento dopo una batosta alle urne tipo quella sulla riforma della giustizia: le poltrone degli amministratori delegati prima del 22-23 marzo sembravano confermate in blocco, e al massimo si parlava di cambiamenti nelle caselle delle presidenze. Ora sono finite tutte in discussione. Scatenando il panico nei palazzi del potere.
Un nome forte dell’autorevole viatico di Fazzolari
In uno stato di fibrillazione permanente, a radio nomine rimbalza con insistenza la voce di una candidatura di Alessandro Ercolani, capo di Rheinmetall Italia (colosso tedesco degli armamenti, che sta facendo affari con questo boom dell’industria bellica in Europa) al posto di Roberto Cingolani, forte dell’autorevole viatico di Giovanbattista Fazzolari, ascoltatissimo (da Giorgia) sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri. Non proprio un’idea geniale quella di sostituire l’ad della più importante azienda della Difesa in tempi di guerra (chiedere al ministro Guido Crosetto, che infatti non vuole nemmeno tornare alle urne vista la «drammatica situazione internazionale», di cui però non si era prontamente accorto quando era volato a Dubai). Ma tant’è.
Il giro di poltrone dovrebbe chiudersi complessivamente tra aprile e giugno. Per la presidenza di Leonardo, adesso affidata a Stefano Pontecorvo, si parla invece di Elisabetta Belloni, che fino a un anno fa guidava il Dis, e di Stefano Cuzzilla, ora al vertice di Trenitalia.
Giro di nomine all’interno della Santa Sede. Leone XIV ha scelto il nuovo sostituto per gli Affari generali della Segreteria di Stato – una sorta di “ministro degli Interni” del Vaticano – affidando l’incarico all’arcivescovo Paolo Rudelli, 55 anni, sacerdote dal 1995 e incardinato a Bergamo. Laureato in teologia morale, dal 2023 era nunzio apostolico in Colombia su nomina di Papa Francesco, che lo aveva ordinato arcivescovo nel 2019. Nel 2020 era stato inviato nello Zimbabwe, dopo un’esperienza a Strasburgo da osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa.
Peña Parra nunzio in Italia, Rajič prefetto della Casa Pontificia
Il pontefice ha poi provveduto alla nomina di Edgar Peña Parra come nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. Dal 2015 guidava la nunziatura apostolica in Mozambico, partecipando anche al gruppo di mediazione per ristabilire la pace tra governo nazionale e partito politico di opposizione. Nato nel 1960, diplomatico di lungo corso con esperienze anche in Kenya, Jugoslavia, Honduras e Messico, Peña Parra è stato anche sostituto, secondo latino-americano a ricoprire l’incarico dopo l’argentino Leonardo Sandri. Il ruolo di nunzio in Italia era stato, dal 2024, ricoperto dall’arcivescovo Petar Rajič, che ora diventa nuovo prefetto della Casa Pontificia. Un incarico rimasto vacante dal 2023, quando l’arcivescovo Georg Gänswein aveva concluso il suo mandato per poi essere nominato nunzio nei Paesi del Baltico (Lettonia, Estonia, Lituania).
Donald Trump aveva detto di intravedere un possibile accordo con l’Iran e di una guerra in grado di produrre di fatto un «cambio di regime» nella Repubblica Islamica. Una volta smentito da Teheran, che ha negato l’esistenza di negoziati, il tycoon è tornato alla carica. Trump ha infatti avvertito su Truth che gli Usa potrebbero «concludere il piacevole soggiorno» in Iran «distruggendo completamente tutte le sue centrali elettriche, i pozzi di petrolio e l’isola di Kharg», finora «volutamente lasciato intatti», nel caso in cui non venisse immediatamente riaperto lo Stretto di Hormuz. Nel mirino dell’esercito statunitense, ha aggiunto, potrebbe finire «anche tutti gli impianti di desalinizzazione». Il capo della Casa Bianca ha inoltre scritto: «Questa sarà una rappresaglia per i nostri numerosi soldati, e non solo, che l’Iran ha massacrato e ucciso durante i 47 anni di “Regno del Terrore” del vecchio regime».
È scaduta sabato 28 marzo la proroga dell’incarico di Stefano Boeri come presidente della Triennale di Milano. Il secondo mandato dell’archistar proseguirà però almeno fino al 13 aprile, visto lo stallo nelle trattative tra Palazzo Marino e il Ministero della Cultura per nominare il nuovo consiglio di amministrazione, che a sua volta sceglierà all’unanimità il presidente durante la prima seduta.
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).
I motivi dello stallo istituzionale
Il cda della Triennale è formato da nove membri: tre nomi indicati dal Ministero della Cultura, due dal Comune di Milano, due dalla Camera di commercio, uno dalla Regione Lombardia e uno condiviso dalle ultime due istituzioni. Il termine ultimo per la designazione dei membri da parte del Comune è stato rinviato, appunto, al 13 aprile. Lo stallo nasce dal fatto che, sebbene lo statuto della Fondazione assegni al ministro della Cultura – in questo caso Alessandro Giuli – il compito di indicare il presidente, il sindaco – cioè Beppe Sala – detiene un sostanziale potere di veto. Che sta esercitando, in quanto orientato verso un profilo più tecnico rispetto a quello proposto dal titolare del MiC. Da qui la proroga, definita «tecnica» dallo stesso Boeri.
Beppe Sala (Imagoeconomica).
I nomi scartati e quelli ancora in lizza
Giuli ha inizialmente caldeggiato Andrée Ruth Shammah, storica direttrice del Teatro Parenti, su cui però Sala ha fatto muro (così come il governatore lombardo Attilio Fontana). Il primo cittadino di Milano ha avanzato la candidatura di Carlo Ratti, accademico del MIT di Boston e curatore della Biennale Architettura: in questo caso è stato Giuli a dire no. Lo stesso è successo con l’architetto Michele De Lucchi, con il critico dell’architettura Fulvio Irace, col designer Fabio Novembre e col presidente di Museimpresa e della Fondazione Assolombarda Antonio Calabrò. Secondo il Corriere della Sera sarebbero ancora in corsa l’ex direttore artistico della stessa Triennale Davide Rampello, lo storico dell’arte e accademico della Iulm Vincenzo Trione, gli architetti Piero Lissoni, Enrico Morteo e Mario Cucinella.
Tutti i 100 mezzi della flotta di Itabus viaggiano con il diesel HVOlution di Enilive, un biocarburante al 100 per cento da materie prime rinnovabili (ai sensi della Direttiva europea sulle energie rinnovabili). Prodotto nelle bioraffinerie Enilive di Venezia e Gela prevalentemente da scarti come gli oli esausti da cucina e grassi animali, e da residui provenienti dall’industria agrolimentare, HVOlution è un olio vegetale idrogenato che può essere utilizzato da tutte le motorizzazioni diesel validate e che è disponibile in oltre 1.550 stazioni di servizio Enilive in Italia. Contribuisce alla decarbonizzazione del settore dei trasporti, anche pesanti. La riduzione media delle emissioni di CO₂eq dell’HVO Enilive per uso trazione lungo l’intera filiera nel 2025 è stata del 79,5 per cento rispetto al mix fossile di riferimento.
L’impegno delle due realtà per una mobilità sempre più sostenibile
Prosegue così la collaborazione tra Itabus ed Enilive, iniziata nel 2021 in occasione del debutto sulle strade italiane di Itabus, e che si è sviluppata nel 2024 grazie alla sperimentazione e introduzione sui primi mezzi del diesel HVOlution. Nel 2025, i mezzi Itabus hanno percorso circa 20 milioni di chilometri utilizzando 5,7 milioni di litri di carburante Enilive, di cui 3 milioni di HVOlution. Una media di utilizzo del biocarburante diesel pari al 53 per cento, ma con un trend in crescita. Nel solo mese di dicembre dell’anno scorso, l’HVO è stato utilizzato per il 75 per cento dei rifornimenti della flotta di Itabus. Nel 2026 la media dei rifornimenti con biocarburante in purezza aumenterà ulteriormente, a conferma dell’impegno congiunto di Itabus e di Enilive per una mobilità progressivamente più sostenibile.
Quando di mezzo ci sono gli ex diccì, è sempre un’adunata buona per esercitarsi con un po’ di sano totonomi. E così al Dc Pride dell’Eur andato in scena a Roma domenica 29 marzo si è fantasticato parecchio. Innanzitutto sulla solita giostra Quirinale, pronta a ripartire. I profili proiettati verso il Colle sono quelli di Giuliano Amato, Dario Franceschini, Mario Monti e Andrea Riccardi. Più la “riserva” Pier Luigi Bersani. Anche se, ci mancherebbe, la presidenza della Repubblica è ben salda nelle mani di Sergio Mattarella. Ma, oltre al futuro capo dello Stato, chissà che tra i Popolari con la “balena bianca” nel cuore non si possa pescare anche il nuovo federatore del centrosinistra. Evitando così che Elly Schlein e Giuseppe Conte si scannino alle Primarie, logorandosi. A lanciare il sasso è stata Rosy Bindi, che parlando al Corriere della sera ha detto: «Io vorrei qualcuno che li metta insieme perché, con queste premesse, questi non si mettono nemmeno a un tavolo». Ed ecco che si parla quindi di “carta coperta“, «qualcuno che apparecchi la tavola, altrimenti le elezioni non si vincono». Già, ma chi? «È un papa, non una papessa». Niente sindaca di Genova Silvia Salis. «Io il nome ce l’ho in testa», ha dichiarato con fare misterioso Bindi. «Se c’è una possibilità che questa cosa riesca è che il nome non lo faccia io». Va bene, ma quindi? Magari si potrebbe pescare tra qualcuno di quelli avvistati alla riunione capitolina dei vecchi amici democristiani (di allora e di oggi). Franceschini teneva banco, con la collaborazione di Pier Ferdinando Casini, per evocare la segreteria targata Benigno Zaccagnini, dal 1975 al 1980, durante il periodo del compromesso storico. «Questo incontro», ha però sottolineato l’ex ministro dei Beni culturali, «non vuol avere connotazioni politiche attuali. Riguarda la memoria». Tanto ci pensano gli altri a fare qualche elucubrazione. Anche perché è stato avvistato un nome spesso associato al ruolo di facilitatore e mediatore del campo largo: Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, che aveva appena lasciato gli studi romani di La7. Presente Giovanni Minoli con i suoi filmati d’epoca, in compagnia di Beppe Sangiorgi, memoria storica della Democrazia cristiana: particolare da sottolineare, il fondatore di Mixer aveva accanto a sé Salvo Nastasi, lettiano doc. Immancabili poi Gianfranco Rotondi, Carlo Giovanardi, Giuseppe Gargani, Leoluca Orlando, Vincenzo Scotti, Carlo Fracanzani, Calogero Mannino, Angelo Sanza. Ma anche Bruno Tabacci, Lorenzo Cesa, Simone Guerini, Giovanni Bachelet, Sergio D’Antoni. Fanfaniani assenti. Per la serie “gli eredi di”, ecco Antonia De Mita, Serena Andreotti, Alessandro Forlani, Flavia Piccoli Nardelli, Livia Zaccagnini. Dulcis in fundo, Silvia Costa, l’ex capo della polizia Franco Gabrielli, e il mattarelliano Pierluigi Castagnetti. A suggellare la reunion, l’inno storico della Dc: “O Bianco Fiore” (non Michaela, l’ex berlusconiana animalista). Da questo arzillo gruppo uscirà qualche nome spendibile per Quirinale o Palazzo Chigi?
Calta si mette a tavola
Il costruttore ed editore Francesco Gaetano Caltagirone è pronto alla guerra di Mps, dove sembra poter tornare in pista l’amministratore delegato uscente Luigi Lovaglio. E a tavola certo non si tira indietro, presentandosi al ristorante Rinaldi al Quirinale, meta di gourmet e potenti. Immancabile la fotografia con i proprietari del locale, che si trova a poca distanza dal quartier generale di Caltagirone.
«Anas salva in media un animale ogni cinque giorni dal pericolo di essere investito e ucciso», racconta l’ad Claudio Andrea Gemme, e «in Italia il fenomeno dell’abbandono degli animali lungo le strade rappresenta una grave emergenza perché mette a rischio la loro vita e quella degli utenti. Negli ultimi anni abbiamo intensificato le attività di monitoraggio e intervento in collaborazione con le autorità locali e le associazioni del settore». E dal 3 aprile nasce DogLand – Anas, nel parco divertimenti MagicLand, dove i cani potranno muoversi, giocare e rilassarsi in sicurezza, sempre accompagnati dalle famiglie. Un’area completamente recintata e «realizzata con erba sintetica di alta qualità», dotata di zone ombreggiate, sedute e fontanella. Elemento distintivo, il “percorso agility” in legno a sei stazioni, progettato per stimolare movimento, gioco e interazione: pedana di attesa, pedana mobile, slalom, ostacolo regolabile, palizzata e anello fisso.
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e l’ad di Anas Claudio Andrea Gemme (foto Imagoeconomica).
Quel Piano Staff House che piaceva a Santanchè
Era il suo fiore all’occhiello, Daniela Santanchè ci teneva tantissimo: quel nuovo bando per riqualificare e creare strutture abitative a canone calmierato, con le domande pronte a partire dal 2 aprile, doveva sancire il suo dominio assoluto nel settore turistico. E invece niente: dimissioni forzate, volute dalla premier Giorgia Meloni, e addio al ministero del Turismo. Si trattava del Piano Staff House, uno stanziamento di 54 milioni di euro destinati alla riqualificazione, all’ammodernamento e alla realizzazione di alloggi per i lavoratori del settore turistico. Il provvedimento «punta a rispondere a una delle criticità più rilevanti del comparto: la difficoltà di accesso a soluzioni abitative sostenibili, soprattutto nelle località a forte vocazione turistica», all’interno di uno stanziamento complessivo di 120 milioni di euro. Ci sono i contributi per la locazione, già attivati nel 2025, e adesso anche i contributi per gli investimenti strutturali, oggetto del nuovo bando. Con la voglia di dare una casa “a chilometro zero” a tutti coloro che lavorano nel comparto turistico. Santanchè ci teneva tanto a comunicarlo: ora ci penserà direttamente la presidente del Consiglio, grazie all’interim.
Andrea Pisani? È ovunque
Era a Le Iene, a Mediaset, nella puntata dove si parlava tra l’altro della morte di David Rossi: sarà perché deve promuovere il suo film, ma Andrea Pisani, attore e cabarettista, non conosce soste ed è presente ovunque, nel piccolo schermo e non solo. Eccolo in collegamento con Fiorello, a La Pennicanza su Rai Radio 2: come giri canale, Pisani c’è. Ha un ottimo ufficio stampa, indubbiamente. E le sue dichiarazioni vengono veicolate ovunque: dopo aver scherzato su alcune critiche personali e su Max Angioni, Pisani non manca mai di colpire Raoul Bova, che ora ha una relazione con Beatrice Arnera. Ex di Pisani.
Il comico Andrea Pisani tra i protagonisti del film Cena di classe, regia di Francesco Mandelli (foto Ansa).
Olio per Anna Falchi
Nella Capitale, nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano della Camera di Commercio di Roma, alla cerimonia ufficiale di premiazione dei vincitori del “Premio Roma Evo”, ossia il concorso regionale per i migliori oli extravergine di oliva del Lazio, c’era Anna Falchi. Ha anche partecipato il senatore Giorgio Salvitti, consigliere del ministro all’Agricoltura, alla Sovranità alimentare e alle Foreste, Francesco Lollobrigida. C’era pure Giancarlo Righini, assessore regionale al Bilancio, programmazione economica, agricoltura e sovranità alimentare, caccia e pesca, parchi e foreste.
Dagli atti dell’indagine della Dda di Roma sulla società Le 5 Forchette (che gestiva il ristorante Bisteccheria d’Italia a Roma), di cui è stato azionista anche l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, è emerso che sono stati «trasferiti e reinvestiti» proventi delle attività illecite del clan di stampo camorristico dei Senese. I reati ipotizzati nell’inchiesta sono quelli di riciclaggio e intestazione fittizia dei beni. Un’attività illecita aggravata dal fatto di averla «commessa al fine di agevolare» i Senese. Secondo l’impianto accusatorio, infatti, a dicembre 2024 Mauro e Miriam Caroccia (quest’ultima azionista della società) avrebbero “investito” nella Srl al fine di «permettere al clan di accrescere e rafforzare la sua posizione sul territorio attraverso il controllo di attività economiche» e «di reinvestire i capitali illecitamente accumulati nel corso degli anni».
Giorgio Baglio, finora vicedirettore di ItaliaOggi con delega alla transizione digitale, è stato nominato direttore responsabile di FPS News, nuova agenzia di stampa e piattaforma media lanciata da FutureProofSociety, società creata a novembre del 2024 da Alessandro Tommasi, uno dei fondatori di Will Media. FPS News si concentrerà principalmente su quattro temi: rivoluzione tecnologica, politiche energetiche, cambiamento demografico, nuovo ordine internazionale. Tutti i contenuti confluiranno in FPS Updates, piattaforma di policy intelligence già attiva e destinata a un pubblico di abbonati.
Alessandro Tomasi (Imagoeconomica).
Tommasi nel 2022 ha venduto Will Media per più di 5 milioni di euro
Baglio, prima di approdare a ItaliaOggi, ha lavorato per diversi anni per Agi ed è anche stato già direttore e country manager di Upday, piattaforma news dell’editore tedesco Axel Springer. Tommasi, fondatore della società a cui fa capo FPS News, nel 2020 aveva creato Will Media, poi interamente rilevata a giugno del 2022 per 5,2 milioni di euro da Chora Media di Mario Calabresi, la maggiore società italiana di produzione di podcast. Nel 2024, dopo aver lanciato la «piattaforma abilitante» Nos, è stato candidato di Azione per le Europee nel collegio del Nord-ovest: non è però riuscito ad approdare a Strasburgo.
Bankitalia ha nominato due commissari nel board di Bff Bank, Raffaele Lener e Francesco Fioretto, per «coadiuvarlo nel rapido processo di risanamento del quadro operativo-contabile» e «nella gestione delle azioni rimediali nel comparto creditizio afferente al business del factoring e del sistema di controlli interni, già avviate dalla banca». Il cda e il collegio sindacale dell’istituto continuano a mantenere i pieni poteri e le proprie facoltà decisionali invariate.
Il titolo di Bff crolla in Borsa
Dopo la notizia, il titolo Bff Bank è crollato in Borsa facendo segnare una perdita di oltre il 50 per cento sui valori precedenti.
Un ragazzo di 17 anni, originario di Pescara e domiciliato in provincia di Perugia, è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di detenzione di materiale con finalità di terrorismo: secondo le indagini a suo carico stava progettando una strage in una scuola, ispirata a quella del 20 aprile 1999 alla Columbine High School. Cosa sappiamo.
L’Aquila: #Carabinieri#ROS arrestano minorenne trovato in possesso di manuali per fabbricazione di congegni bellici e armi, indicazioni su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, vademecum per sabotaggio di servizi pubblici essenziali. https://t.co/aEUPBHpGxnpic.twitter.com/Tx3Q9uR6iW
Stava lavorando alla fabbricazione di armi e ordigni chimici
L’arresto è stato effettuato nelle prime ore di lunedì 30 marzo. Il 17enne stava lavorando alla fabbricazione di armi da fuoco e di ordigni chimici e a tale scopo aveva reperito manuali contenenti istruzioni in merito. Sono stati sequestrati documenti contenenti indicazioni tecniche su sostanze chimiche e batteriologiche pericolose, ma anche vademecum dedicati al sabotaggio di servizi pubblici essenziali. Secondo quanto emerso dalle indagini, il minorenne aveva anche cercato informazioni sulla costruzione di armi in 3D e sulla preparazione del Tatp (perossido di acetone), sostanza già impiegata nelle stragi di Bruxelles e Parigi.
Era iscritto al gruppo Telegram “Werwolf Division”
L’attività investigativa ha poi rilevato contatti tra il minore e il vertice del gruppo Telegram “Werwolf Division”, di stampo neonazista e incentrato su contenuti e narrazioni legati alla supposta superiorità della “razza ariana”, così come sulla glorificazione di figure come Anders Breivik, autore degli attentati avvenuti a Oslo e Utoya nel 2011, e Brenton Tarrant, che sparò in due moschee a Christchurch nel 2019.
Il massacro della Columbine come fonte di ispirazione
Dall’analisi delle conversazioni su Telegram è emerso l’esplicito intento di compiere una strage scolastica ispirata quella della Columbine High School, seguita dal proprio suicidio. Nel massacro scolastico del 20 aprile 1999 morirono 13 studenti più i due assalitori, che si tolsero la vita.
Alcune pagine dei manuali sequestrati (Ansa/US Carabinieri).
Le perquisizioni nei confronti di altri sette minori
Nelle provincie di Perugia, Teramo, Pescara, Bologna e Arezzo sono state inoltre effettuate perquisizioni nei confronti di sette minorenni, che risultano inseriti «in un ecosistema virtuale transnazionale, composto da gruppi e canali social di matrice neonazista, accelerazionista e suprematista» e appaiono «particolarmente sensibili alla carica istigatoria del materiale ideologico condiviso e alla fascinazione per la violenza e l’estremismo».
L’accusa: detenzione di materiale con finalità di terrorismo
Tutti i minorenni sono sono indagati in relazione all’articolo 604 del codice penale, che fa riferimento a propaganda, istigazione e violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Il 17enne arrestato a Perugia, come detto, è anche accusato di detenzione di materiale con finalità di terrorismo.
Mario Adinolfi ha annunciato che si candiderà come sindaco di Prato alle elezioni comunali del 24 e 25 maggio 2026. «L’assemblea nazionale del Popolo della famiglia me lo ha chiesto e io ho accettato», ha detto in un video messaggio. «Siamo reduci da una battaglia politica difficilissima combattuta in Veneto proprio dove scorre il Piave (ndr il filmato inizia con un verso della Canzone del Piave), chiusa portando il Popolo della famiglia oltre il 5 per cento alle suppletive per la Camera dei Deputati», ha continuato. «Il 24 maggio si vota per le amministrative. 12 delle 18 principali città italiane sono governate dal Pd, di queste l’unica che va alle urne è Prato. Ci va perché il sindaco del Pd Ilaria Bugetti si è dovuta dimettere in quanto indagata in una pesantissima inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze, accusata di essere stata corrotta da un importante imprenditore massone».
«Prato città corrotta e con pulsioni mafiose, proporremo un percorso di rinascita morale»
Quindi l’annuncio: «Il Popolo della famiglia si candida a Prato per chiedere in particolare ai cattolici di uscire dalle catacombe e venire in battaglia con noi per dare con il voto l’occasione di una catarsi per una città corrotta, attraversata da pulsioni mafiose che non sono quelle solo della vicenda Bugetti ma intersecano l’intero tessuto sociale. Proporremo alla città un percorso di rinascita morale contro ogni consorteria e massoneria a partire dalle 70 parrocchie della città, con un programma preciso che illustreremo ai pratesi l’11 aprile prossimo all’Art Museum alle ore 11». E ancora: «Obiettivo politico del Popolo della famiglia è raccogliere una percentuale determinante dei voti e togliere l’amministrazione di Prato a una sinistra che dopo questo fatti deve stare ferma almeno un giro e rendere caso nazionale il più importante capoluogo toscano che va al voto. Un laboratorio politico che evidenzi (come è già accaduto in Veneto) la fine della diaspora dei cattolici e il rafforzarsi di un soggetto politico di ispirazione cristiana determinante per la costruzione di un’area di governo alternativa al Pd».
Cosa accade quando la verità del potere viene sfidata da ciò che è stato messo a tacere? Il concetto di “scena” elaborato da Alessandro Fontana nel 1972 non si limita alla semplice rappresentazione teatrale, ma si configura come una vera e propria “psicanalisi della storia italiana”. Riprendendo il motto cartesiano larvatus prodeo (“avanzo mascherato”), Fontana suggerisce che la verità storica in Italia non si manifesti mai in modo diretto, ma obbedisca a una dialettica inafferrabile che alterna il mostrare al celare attraverso l’uso di metafore. In questo quadro, l’autore distingue nettamente tra il “discorso della verità” — espressione delle istituzioni e del potere costituito — e il “discorso del vero”, ovvero quell’insieme di contenuti minacciosi ed esclusi che riescono a emergere solo attraverso forme illusorie, satiriche o oniriche. Questa “scena” non è dunque una semplice finzione, ma lo spazio in cui il rimosso storico emerge sotto forma di maschera, sogno o immagine. L’aneddoto del monaco napoletano che indica il crocifisso gridando «questo è il vero Pulcinella» diventa l’esempio epifanico di questa teoria: la narrazione religiosa ha trasformato la violenza fisiologica della morte in un simbolo rassicurante, delegando la sofferenza al Cristo spettacolizzato e trasformando la collettività in spettatrice passiva. La maschera di Pulcinella incarna così l’angoscia del “non dicibile” storico, creando quel senso di “perturbante” che nasce dall’accostamento tra il sacro e il grottesco.
Pasolini e il Mito: Smascherare il Presente
L’integrazione dell’opera di Pier Paolo Pasolini in questa cronologia scenica permette di leggere il ricorso al mito non come un esercizio estetizzante, ma come un paradigma per decifrare la realtà contemporanea. Per Pasolini, la messa in scena del mito greco — dal cinema di Medea e Edipo Re al teatro di Pilade e Affabulazione — funge da strumento per denunciare la “profonda mutazione antropologica” dell’Italia tra gli anni ’60 e ’70. Attraverso figure simboliche come Atena, dea della Ragione, lo scrittore inchioda l’ideologia del nuovo potere capitalista e l’edonismo consumistico che portano all’oblio del passato. In definitiva, la ricerca evidenzia come sia proprio la realtà tragica della società a dare valore al mito, trasformandolo nell’unico linguaggio capace di narrare l’orrore di una società desacralizzata. Questa lettura si approfondisce se si considera Pasolini come un pensatore biopolitico ante litteram, in dialogo ideale con Michel Foucault e con lo stesso Fontana, suo collaboratore e traduttore negli anni Settanta. Se per Foucault il potere è un “campo aperto di azioni su possibili azioni”, capace di orientare e modellare i comportamenti, Pasolini ne coglie precocemente la declinazione consumistica: il nuovo capitalismo non produce soltanto merci, ma una “nuova umanità”, trasformando antropologicamente corpi, desideri e linguaggi. Opere come Affabulazione e Pilade mettono in scena questa mutazione, mostrando come il potere penetri nelle radici pulsionali dell’esistenza, dissolva la memoria storica e trasformi la tolleranza in strumento di assoggettamento. La “scena” pasoliniana non è dunque semplice finzione, ma spazio opaco e perturbante in cui la verità emerge come esperienza destabilizzante, costringendo lo spettatore a confrontarsi con le contraddizioni profonde della modernità. In una società desacralizzata, il mito resta l’unico strumento capace di raccontare la “tragica condizione” dell’Italia, dando voce a quella forza del passato che è l’unica dimensione della vita che realmente conosciamo e amiamo, contrapponendola all’oblio imposto dalla crescita continua del capitale.
Il corpo sacrificato: l’esempio di Stracci tra maschera e rivelazione
Nel cortometraggio La ricotta di Pier Paolo Pasolini, la figura di Stracci si impone come corpo-simbolo in cui il sottoproletariato si trasfigura in icona cristologica. La sua morte per indigestione sulla croce mentre interpreta il Cristo non è soltanto una provocazione narrativa, ma una potente allegoria politica: la fame diventa verità materiale che smaschera il vuoto morale del potere borghese. In questa prospettiva, il parallelo con il Pulcinella analizzato da Alessandro Fontana illumina la “verità della maschera”: come la maschera partenopea, anche Stracci porta inscritta nel volto e nel corpo un’angoscia irriducibile che può manifestarsi solo attraverso l’ambiguità del simbolo. La lezione figurativa di Roberto Longhi, maestro di Pasolini, rafforza questa costruzione visiva: l’immagine della croce si fa dispositivo conoscitivo, saldando pittura e cinema in un’unica indagine sulla realtà contemporanea. Stracci diventa così il Cristo del presente, sacrificato non da un potere teologico ma dalla violenza silenziosa del consumismo.
In un mondo che ci chiede di essere costantemente trasparenti, la storia del pensiero ci ricorda che la verità, per sopravvivere, ha spesso bisogno di una maschera. È la lezione di René Descartes, che scelse di “avanzare mascherato” (larvatus prodeo) rinunciando a pubblicare le sue verità più radicali per non soccombere alle istituzioni del suo tempo. Una strategia che lo storico Alessandro Fontana ha trasformato in una categoria interpretativa universale: la “scena”. Questa eredità intellettuale trova in Pier Paolo Pasolini il suo interprete più tragico e attuale. Attraverso il recupero del mito e la sua cultura figurativa, Pasolini ha trasformato il cinema e il teatro in una “scena” moderna capace di smascherare i falsi miti del consumismo. Come il Cartesio di Fontana, Pasolini usa la finzione scenica per costringerci a tastare una realtà altrimenti indicibile. Oggi, tra le pieghe di una società che confonde il consenso con la libertà, queste voci ci suggeriscono che l’arte e il mito restano gli unici strumenti per dare un nome al “perturbante” che agita il nostro presente. La verità autentica, in fondo, continua a parlare la lingua della maschera: l’unico spazio in cui, paradossalmente, la realtà si esprime in tutta la sua enigmatica interezza.
Dopo la batosta del referendum Giorgia Meloni spinge per il voto anticipato, ma i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini sono contrari. E non solo loro: a fare muro è anche Guido Crosetto. Durante un’intervista a Repubblica incentrata sulla sconfitta del Sì, a una domanda in merito il ministro della Difesa ha infatti risposto: «Se non ci fosse una situazione internazionale così drammatica penso saremmo andati tutti volentieri al voto per vedere se davvero gli italiani vorrebbero affidarsi ad altri».
Giorgia Meloni e Guido Crosetto (Imagoeconomica).
Crosetto: «Il voto anticipato spaventa più il campo largo che noi»
Crosetto ha poi aggiunto, sempre a proposito di un ritorno alle urne prima della fine della legislatura: «Il voto anticipato penso spaventi più il campo largo che il centrodestra, visto come si stanno muovendo e viste le differenze totali tra di loro, ma in questo momento il senso di responsabilità ci impone di lavorare per affrontare le varie crisi in atto».
Guido Crosetto (Imagoeconomica).
L’analisi della sconfitta del Sì da parte del ministro della Difesa
Il cofondatore di Fratelli d’Italia ha inoltre escluso che alla vittoria del No abbia contributo il feeling tra Meloni e Donald Trump: «Questa storia, usata per delegittimare il governo, non so se sia più ridicola o più pretestuosa al limite dell’offesa». Piuttosto, ha evidenziato, la sconfitta della maggioranza nasce dal fatto che «il nostro è un Paese che si unisce più facilmente dietro ai No». Pur sottolineando che l’esito del referendum «deve far riflettere», il ministro della Difesa ha infine aggiunto che «il fronte del No ha unito tante cose diverse, tra loro spesso incompatibili o, addirittura, antitetiche».
La Spagna ha deciso di chiudere il suo spazio aereo ai voli dei mezzi che partecipano alla guerra in Iran. Lo riporta El País, spiegando che il divieto riguarda non solo i velivoli direttamente impegnati nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto, come aerei cisterna per il rifornimento in volo. Il provvedimento coinvolge non solo i decolli dal territorio nazionale, ma anche il sorvolo di aerei militari provenienti da basi nel Regno Unito o in Francia.
Convocata a Madrid l’incaricata di affari in Israele
La Spagna ha inoltre convocato a Madrid l’incaricato di affari di Israele (il più alto grado della rappresentanza diplomatica attualmente presente nel Paese, dopo il ritiro dell’ambasciatore) per protestare contro il divieto di accesso al Santo Sepolcro al cardinale Pierbattista Pizzaballa. «Questa mattina abbiamo convocato l’incaricato di affari di Israele al ministero degli Esteri per trasmettergli la nostra protesta e chiarire che non può accadere di nuovo», ha annunciato il ministro degli Esteri José Manuel Albares.
Nella notte un casco blu della missione Unifil nel sud del Libano è stato colpito e ucciso da un proiettile all’interno di una postazione della Forza Onu nei pressi di Adchit Al Qusayr, dove sono in corso scontri tra Hezbollah e l’esercito di Israele. Il soldato morto era indonesiano. Un secondo casco blu è rimasto gravemente ferito. Nella zona sono impegnati anche i militari della Brigata Sassari, nessuno dei quali è stato coinvolto nell’attacco.
Avviata un’indagine per chiarire le circostanze dell’accaduto
«Siamo profondamente addolorati per questa perdita. La sicurezza dei caschi blu delle Nazioni Unite deve essere sempre rispettata in conformità al diritto internazionale. Qualsiasi attacco contro i peacekeeper è inaccettabile e compromette gli sforzi collettivi per la pace e la stabilità», ha dichiarato il ministero degli Esteri dell’Indonesia. L’Agenzia nazionale del Libano sostiene che il quartier generale dei caschi blu indonesiani nel Paese sia stato bersagliato dal fuoco d’artiglieria dell’IDF. Unifil ha precisato di non conoscere per il momento l’origine del proiettile e di avere avviato un’indagine per chiarire tutte le circostanze dell’accaduto.
Tra aprile e giugno 2026, il governo dovrà occuparsi dei rinnovi dei vertici delle partecipate, assegnando complessivamente 112 posti da consigliere distribuiti in 79 società. Gli occhi sono puntati soprattutto su Leonardo, oggi guidata da Roberto Cingolani, la cui posizione di amministratore delegato è ora meno salda rispetto a qualche tempo fa. Tra i possibili sostituti, secondo le voci che rimbalzano in ambienti politici e industriali, quello con più chance è considerato Pierroberto Folgiero, ad e dg di Fincantieri che ha appena chiuso il 2025 con un bilancio da “record” e l’utile netto “più alto di sempre”. Ma si parla anche di Alessandro Ercolani, amministratore delegato di Rheinmetall Italia. Per la presidenza, ora affidata a Stefano Pontecorvo, circolano i nomi di Elisabetta Belloni, che fino a un anno fa guidava il Dis, e Stefano Cuzzilla, ora al vertice di Trenitalia.
Da Terna a Eni ed Enel, le principali partite
Tra le partecipate di primo livello c’è anche Terna, dove potrebbe essere confermata come amministratore delegato Giuseppina Di Foggia. Anche in Eni non dovrebbe cambiare l’ad Claudio Descalzi, mentre alla presidenza potrebbe essere scelto il comandante generale della Guardia di finanza Andrea De Gennaro al posto di Giuseppe Zafarana. Stesso discorso per Enel, dove l’ad Flavio Cattaneo dovrebbe essere confermato mentre è meno stabile la posizione del presidente Paolo Scaroni. Tra i vertici da rinnovare anche quelli di Poste italiane – circola l’ipotesi di confermare l’ad Matteo Del Fante e la presidente Silvia Rovere.
Dopo Indian Wells, Jannik Sinner ha vinto anche il secondo Masters 1000 che viene disputato a marzo negli Usa, cioè il torneo di Miami: niente da fare per il ceco Jiri Lehecka, regolato in due set con un doppio 6-4. Il fuoriclasse azzurro è l’ottavo nella storia del tennis (maschile) a mettere a segno in singolare la prestigiosa doppietta statunitense, nota come “Sunshine double”. Ma nessuno prima di Sinner c’era riuscito senza perdere nemmeno un set. Ecco come cambia la classifica Atp dopo questo successo.
Jannik Sinner (Ansa).
Sinner è ora molto vicino a Alcaraz
Vincendo il Miami Open, Sinner ha conquistato punti pesanti nella corsa al primo posto del ranking Atp, avvicinando Carlos Alcaraz in testa alla classifica generale. Lo spagnolo, che nel 2025 era stato eliminato al secondo turno, quest’anno ha perso contro Sebastian Korda al terzo, mettendo in cascina solo 40 punti: ora è a quota 13.590. Sinner, invece, esattamente come a Indian Well, non aveva punti da difendere in quanto nel 2025 non aveva partecipato al torneo a causa della sospensione per il caso Clostebol: grazie alla vittoria è salito a 12.400, arrivando quindi a 1.190 punti dal numero uno.
Jannik Sinner (Ansa).
A Montecarlo può tornare numero 1
Il sorpasso di Sinner su Alcaraz sarà possibile già nel prossimo torneo di Montecarlo, inizio della stagione sulla terra rossa, che si disputerà dal 5 al 17 aprile. Nel Principato l’altoatesino avrà zero punti da difendere (nel 2025 era ancora squalificato) contro i 1.000 del rivale (che qui invece aveva vinto). I due, insomma, inizieranno il torneo con soli 190 punti di scarto, cioè la differenza tra un turno di tennis e un altro. Senza fare troppi calcoli, se Sinner vincerà il torneo monegasco torna in vetta al ranking Atp, indipendentemente dal risultato di Alcaraz, altrimenti gli basterà fare un turno in più dello spagnolo.
A mezzanotte, sai, al referendum penserò. Ovunque io sarò, punirò il No. Ormai suonano come una variante di Una carezza in un pugno i sabati sera di Giorgia Meloni.
Giorgia Meloni (Ansa).
Il deputato dell’Ars siciliana, Ismaele La Vardera, ha rivelato di aver ricevuto dalla premier un messaggio su WhatsApp a mezzanotte e venti, nella notte tra sabato e domenica. La premier gli avrebbe reinoltrato il video in cui lui criticava l’impugnazione da parte del Consiglio dei ministri della legge siciliana che stanziava 40,8 milioni di ristori per i danni del ciclone Harry, sostenendo che si trattasse di una «ritorsione nei confronti di una Regione che ha maggiormente votato no al referendum». «Che modo vergognoso di fare politica, il cambiamento…», avrebbe commentato Meloni, riferendosi al filmato dell’ex Iena La Vardera, salito alle cronache della politica nazionale nel 2017 quando si candidò a sindaco di Palermo per Lega e Fratelli d’Italia e poi si scoprì che il suo obiettivo era girare un documentario su quell’esperienza (la Lega non la prese bene e lo portò in tribunale ma il giudice gli diede ragione).
Salvini e Tajani contro le elezioni anticipate
Insomma, sarà stata anche l’ora legale, ma le serate della premier non paiono proprio serene negli ultimi tempi. Anche il giorno prima, venerdì, nella villa del Torrino, periferia sud di Roma, non si può dire regnasse armonia. Ospiti della serata i due vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini, il piatto portante della cena non era allegro: la discussione, tra un piatto e l’altro, si è concentrata sui temi ‘rimpasto sì, rimpasto no’ e ‘voto anticipato sì o voto no’. Se c’è una mancanza imputabile alla premier in questi ultimi anni è la carenza di strategia. Scegliere di accantonare la riforma del premierato e di portare avanti una battaglia non sua (ma di Forza Italia), ovvero quella sulla giustizia, non ha certamente premiato. E su questo, nella sera del Torrino, la recriminazione dei vice è stata netta: d’ora in poi, basta cannibalizzarci, ognuno deve portare avanti le sue battaglie – è stato il discorso condiviso da Salvini e Tajani -, e non tentare di intestarsi quelle degli altri. La cena a tre è servita poi per un confronto sulle ipotesi sul tavolo. Meloni voleva capire cosa pensassero i due vice della possibilità di voto anticipato o di un rimpasto. Stando a quanto apprende L43, i due osteggerebbero entrambi l’ipotesi di un ricorso alle urne, mentre sarebbero più aperti alle ipotesi di cambiamento nella squadra di governo, ma le richieste che pongono complicano anche questa seconda strada.
Matteo Salvini e Antonio Tajani (Imagoeconomica).
Giorgetti spinge per il ritorno alle urne
In particolar modo, il segretario leghista sarebbe contrarissimo al voto anticipato, auspicato da una parte di Fratelli d’Italia e dal ministro leghista Giancarlo Giorgetti. Da giorni il titolare del Mef va dicendo che ormai conviene far cadere tutto e lasciar scegliere gli elettori. Più si va avanti, più le cose peggioreranno, sottolinea, vedrete quando dovremo fare lo scostamento di bilancio per mantener fede agli impegni presi sulla spesa per la difesa. Tentiamo ora, aggiunge, se vincono gli altri, vediamo Bonelli e Fratoianni alla prova. Di diverso avviso sono il segretario e i salviniani più ortodossi, che ricordano come il Papeete del 2019 sia partito da un discorso del tutto simile a quello di Giorgetti. A dividere il titolare del Mef e gli altri eletti al Nord dalla segreteria del partito è anche la nuova legge elettorale, di cui il capo di via Bellerio sarebbe un grande tifoso, convertito dagli eletti al Sud.
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).
Il segretario leghista vorrebbe Zaia al Mimit, ma l’ex Doge frena
Anche il capitolo rimpasto è un potenziale cahier de doléance per la maggioranza. In primo luogo perché, non appena si apre la discussione, Salvini ricorda come abbia dovuto cedere la poltrona di ministro dell’Interno per il processo Open Arms da cui però è stato assolto. Una rivendicazione che rischierebbe di aprire il vaso di Pandora della maggioranza perché darebbe il via a tutta un’altra serie di richieste da parte di FI. Non che Salvini avanzi le pretese sul Viminale per far fallire la trattativa. Il capo leghista non sarebbe affatto contrario a un ingresso in squadra, per esempio, di Luca Zaia, al Mimit al posto di Adolfo Urso che traslocherebbe al Turismo. Ma, come spesso accade, è Zaia a non condividere l’ipotesi avallata da Salvini. L’ex governatore del Veneto trova molto rischioso il fatto che la Lega si faccia carico di tutti i ministeri economici in un momento congiunturale così difficile per le guerre in corso e la fine dei fondi del Pnrr. E poi non si può trascurare l’aspetto economico: un ministro non parlamentare guadagna tra i 4.500 e i 5.000 euro al mese, a fronte di una cifra quasi doppia che Zaia percepisce come presidente del Consiglio regionale veneto restando peraltro a casa sua.
Luca Zaia (Imagoeconomica).
I ministri in bilico: oltre Urso, Schillaci e Calderone
Per la casella del Turismo lasciata libera da Daniela Santanchè resta quindi in pole un tecnico d’area come la presidente dell’Enit Alessandra Priante, o c’è l’ipotesi di promuovere il deputato di FdI Gianluca Caramanna a sottosegretario. Le deleghe al Dap e alla Penitenziaria che aveva Andrea Delmastro potrebbero essere distribuite tra il viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto e il sottosegretario Andrea Ostellari, anche se non è esclusa la nomina di un altro sottosegretario (Sara Kelany, Ciro Maschio o Carolina Varchi). Ad Annalisa Imparato, pm di Santa Maria Capua Vetere che si è spesa per il Sì, potrebbe essere affidata la direzione generale di un dipartimento di Via Arenula. Per evitare il rischio di logoramento, è uno dei ragionamenti che si fanno in ambienti di governo, potrebbe non bastare cambiare qualche casella. Nella maggioranza sono comunque ancora diffuse le voci su ministri in bilico, oltre a Urso, Orazio Schillaci ed Elvira Calderone.