Angelini Pharma acquista l’americana Catalyst per 4,1 miliardi

Angelini Pharma ha siglato un accordo per l’acquisto dell’americana Catalyst per 4,1 miliardi di dollari. L’azienda è focalizzata sull’in-licensing, lo sviluppo e la commercializzazione di farmaci innovativi per pazienti affetti da malattie rare e difficili da trattare. Il closing è previsto nel terzo trimestre dell’anno. L’operazione segna l’ingresso di Angelini nel mercato americano, rafforzando il suo impegno di lungo periodo nel brain health e confermando la vicinanza alle persone che convivono con malattie rare. In dettaglio, il Gruppo si è impegnato ad acquistare tutte le azioni di Catalyst per 31,50 dollari per azione, con un premio del 28 per cento rispetto al prezzo medio ponderato per i volumi degli ultimi 30 giorni dell’azienda al 22 aprile 2026.

Angelini intende sviluppare una piattaforma terapeutica di nuova generazione nelle malattie rare

L’operazione viene realizzata con la partecipazione di fondi gestiti da Blackstone e di selezionati partner internazionali, e sarà finanziata con il supporto di Bnp Paribas, che agisce in qualità di unico coordinatore globale e sottoscrittore del pacchetto di finanziamento. «La cura dei pazienti resta sempre al centro della nostra visione, e continuiamo a guardare avanti con determinazione forti di una strategia chiara e della volontà di continuare a crescere su scala globale. Siamo orgogliosi di una operazione che dimostra, ancora una volta, il dinamismo dell’industria farmaceutica italiana», si legge in una nota di Angelini. Fondata nel 2002 e quotata al Nasdaq dal 2006, Catalyst ha costruito un portafoglio di prodotti incentrati sul trattamento di malattie neuromuscolari e neurologiche rare. A seguito del completamento dell’acquisizione, Angelini ne intende integrare il portafoglio e l’infrastruttura commerciale con le proprie competenze e i propri prodotti in brain health per sviluppare una piattaforma terapeutica di nuova generazione nelle malattie rare.

Barbara Figliolia: rafforzare gli spazi di partecipazione per i giovani

Siamo nel bel mezzo della campagna elettorale con il clima che inizia a diventare rovente. Ciascun candidato alla competizione sfodera le armi a propria disposizione per essere quanto più persuasivo possibile nei confronti dei propri elettori. Una sfida che si preannuncia avvincente, con un clima di aspettativa, così come ha indicato Barbara Figliolia, candidata nelle fila dei “Cristiani Democratici” a sostegno del candidato sindaco Vincenzo De Luca.

Figliolia, lei che è molto a contatto con i giovani, quali interventi ritiene siano opportuni nel settore delle politiche giovanili?

“Lavorando a stretto contatto con i giovani, credo sia fondamentale rafforzare gli spazi di partecipazione reale: non solo consulte, ma luoghi e strumenti in cui i ragazzi possano incidere sulle decisioni. Servono investimenti in formazione, orientamento al lavoro e supporto all’imprenditorialità giovanile, oltre a politiche culturali accessibili. È importante anche intercettare il disagio, con servizi psicologici e sociali più capillari, soprattutto nelle scuole. Non a caso il motto scelto per la mia campagna elettorale è: “dove i giovani trovano spazio la comunità ritrova speranza”.  Una comunità cresce davvero solo quando mette i giovani nelle condizioni di partecipare, esprimersi e costruire il proprio futuro. “Dove i giovani trovano spazio” significa offrire opportunità reali: studio, lavoro, luoghi di aggregazione, possibilità di essere ascoltati e di incidere. Non è solo una questione di servizi, ma di fiducia e responsabilità. “La comunità ritrova speranza” vuol dire che, quando i giovani non sono costretti ad andare via o a restare ai margini, si riattiva un circolo positivo: nascono idee, si rafforza il tessuto sociale, aumenta il senso di appartenenza. In altre parole, investire sui giovani non è un favore a una categoria, ma una scelta strategica per il futuro di tutti”.

Politiche sociali: cosa manca ora alla città di Salerno?

“I precedenti ruoli di consigliera comunale e presidente della Commissione Politiche Sociali mi hanno consentito di vivere pienamente il senso del quotidiano, nelle sue molteplici dinamiche e di relazionarmi nel modo più diretto con le persone: il ruolo “istituzionale” si è tramutato in un impegno concreto rivolto all’ascolto, alla presenza nei quartieri, al confronto continuo con le famiglie, le associazioni e gli operatori”.

Ultimo report dell’Istat ha consegnato una fotografia di grande disparità tra lavoro maschile e femminile sia in termini apicali che di stipendi. Come bisogna intervenire secondo lei per invertire questo trend?

“I dati dell’ISTAT non sono una sorpresa: sono il risultato di anni di ritardi. Per cambiare rotta servono scelte nette: più servizi per l’infanzia, perché senza asili non c’è libertà di lavorare; trasparenza salariale reale; incentivi alle aziende che promuovono le donne e penalità per chi discrimina. Ma soprattutto serve un cambio culturale, che parta già dalla scuola”.

La campagna elettorale come procede?

“La campagna elettorale è intensa, ma soprattutto è concreta. Meno passerelle e più ascolto nei quartieri, tra la gente. Stiamo portando proposte chiare e misurabili, perché i cittadini non si accontentano più di promesse: vogliono risultati e persone credibili”.

Che clima si respira in città? Cosa avverte lei?

“In città si respira attenzione, ma anche aspettativa. Le persone osservano, valutano, chiedono risposte serie. C’è voglia di migliorare quello che c’è, ma anche di cambiare ciò che non funziona. È un clima esigente, e va rispettato con impegno e credibilità”. Impegno e credibilità: parole che risuonano come un monito per i candidati e Figliolia sembra aver colto nel segno.

Mario Rinaldi

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Libano, soldato dell’IDF oltraggia una statua della Madonna con una sigaretta in bocca

Dopo la statua di Gesù presa a bastonate, ecco un nuovo oltraggio di un soldato israeliano a un simbolo religioso cristiano in Libano. Sta infatti facendo il giro del web una foto scattata a un militare dell’IDF che, mentre fuma, infila una sigaretta nella bocca di una statua della Madonna.

L’IDF ha affermato che «la condotta del soldato si discosta completamente dai valori che ci si aspetta» dal personale dell’esercito di Tel Aviv e che, «a seguito di una prima verifica, l’immagine in questione è stata scattata diverse settimane fa». L’incidente «sarà oggetto di indagine e, in base ai risultati, verranno presi provvedimenti disciplinari nei confronti del soldato». Il militare protagonista del precedente episodio di vilipendio e il collega che lo aveva ripreso sono stati rimossi dal servizio operativo e condannati a 30 giorni di carcere.

Avv. Di Palo: mentalità che trasforma errori dei giovani in reati

di Rossella Taverni

 

 

La criminalità giovanile non inizia con un reato. Inizia molto prima. Nel momento in cui certi comportamenti smettono di essere riconosciuti come sbagliati. Quando si perde il senso del limite. Nella scorsa uscita abbiamo analizzato il fenomeno attraverso lo sguardo istituzionale del Dirigente Generale Gennaro Capoluongo, entrando nelle dinamiche che portano sempre più giovani ad avvicinarsi a determinati contesti.

Ma c’è un momento preciso in cui tutto cambia. Quando una “ragazzata” smette di essere tale e diventa reato. Quando il confine viene superato. Quando le conseguenze smettono di essere astratte e diventano reali. In questa seconda parte, lo sguardo si sposta su ciò che accade dopo. Su quello che spesso non si vede — o si sceglie di non vedere. Perché ogni scelta ha un peso. E a volte è molto più grande di quanto si si immagini.

Ne parliamo con l’avvocato Giuseppe Di Palo.

I giovani hanno davvero consapevolezza di quando stanno commettendo un reato?

“Spesso no. Molti ragazzi non hanno una reale percezione di cosa sia un reato, né del peso concreto delle conseguenze. In parte è comprensibile: stanno ancora costruendo il senso del limite e della responsabilità. Lo si vede bene nei casi di bullismo, di sopraffazione, di umiliazione dell’altro, ma anche in tanti comportamenti quotidiani vissuti con leggerezza, quasi fossero un gioco. Gli errori più frequenti sono proprio quelli che molti ragazzi considerano “ragazzate” e che invece, in certi casi, possono avere rilievo penale: insulti pesanti, minacce, diffusione di foto o video senza consenso, scherzi umilianti, episodi di bullismo, aggressioni, danneggiamenti, fino ai fatti legati ai social, dove spesso si scrive o si pubblica senza rendersi conto delle conseguenze. Il problema è che alcune azioni, anche se compiute senza riflettere fino in fondo, possono produrre effetti seri: per chi le subisce e per chi le commette. Molti sottovalutano il confine tra gioco e violenza, tra lite e reato, tra bravata e responsabilità personale. E spesso non percepiscono che ciò che accade in una chat, in un gruppo WhatsApp o su Instagram non resta “virtuale”, ma può avere effetti molto concreti. Oggi, poi, i social amplificano tutto: rendono più facile agire d’impulso e più difficile percepire subito la gravità di ciò che si sta facendo. Non tutto ciò che viene normalizzato tra coetanei è lecito. Per questo informare, educare e spiegare conta moltissimo“.

Quanto i social stanno cambiando il modo in cui i giovani si espongono al rischio penale?

“Tantissimo. I social hanno moltiplicato le occasioni in cui un ragazzo può esporsi, spesso senza rendersi conto fino in fondo di quello che sta facendo. Oggi basta un video pubblicato per scherzo, una storia, un commento scritto d’impulso, la condivisione di una foto privata o un insulto in chat per superare, a volte, un confine molto delicato. Il problema è che sui social tutto appare più leggero, più veloce, quasi irreale. Ma le conseguenze sono realissime. Anzi, spesso ancora più gravi, perché un contenuto può diffondersi in pochi secondi, raggiungere tantissime persone e restare online a lungo.

I social non creano il problema da soli, ma amplificano impulsività, emulazione e superficialità. Per questo oggi educare i giovani all’uso della rete non è un tema accessorio: è una vera forma di prevenzione”.

Ci sono comportamenti che oggi vengono considerati “normali” ma che possono avere conseguenze penali e, quando un giovane sbaglia, quanto pesa la responsabilità individuale rispetto a quella della famiglia e della società?

“È uno dei problemi più insidiosi: molti comportamenti vengono oggi banalizzati, soprattutto tra i più giovani, solo perché diffusi o socialmente tollerati. Ma il fatto che un gesto sia comune non significa che sia lecito. Anche nei gruppi online certe condotte vengono vissute come normali dinamiche di branco, quando invece possono ledere in modo serio la dignità, la libertà o la serenità di una persona. Il punto è semplice: normalizzare un comportamento non lo rende innocuo. E ciò che viene chiamato “scherzo” può diventare un reato. Poi c’è un’altra verità, meno comoda. C’è certamente una responsabilità individuale, perché ciascuno risponde delle proprie azioni. Ma sarebbe troppo facile fermarsi lì e far finta che certi errori nascano dal nulla. Quando un giovane sbaglia, spesso quel comportamento è anche il sintomo di qualcosa che non ha funzionato attorno a lui: nella famiglia, nella scuola, nei modelli educativi, nel contesto sociale. La mancanza di ascolto, di regole chiare, di presenza adulta. E, più in generale, una società che troppo spesso normalizza aggressività, umiliazione e sopraffazione. Questo non significa giustificare. Significa capire che prevenire è più difficile, ma molto più utile che limitarsi a punire dopo. Un ragazzo deve essere chiamato a rispondere dei propri errori, certo. Ma gli adulti dovrebbero avere il coraggio di chiedersi dove hanno smesso di educare davvero”.

Molti ragazzi pensano “tanto non succede nulla”: quanto è pericolosa questa mentalità?

“È una mentalità molto pericolosa, perché abbassa la percezione del limite e fa sembrare innocuo anche ciò che innocuo non è. Quando un ragazzo pensa “tanto non succede nulla”, spesso agisce con più leggerezza, si lascia trascinare dal gruppo, sottovaluta il danno che può causare agli altri e non immagina davvero le conseguenze per sé. Ma il punto è che, a volte, qualcosa succede eccome. E quando succede non sempre si torna indietro facilmente: può esserci un procedimento penale, conseguenze civili, disciplinari, scolastiche e perfino reputazionali. Questa idea dell’impunità è alimentata anche dal fatto che molti vedono solo il gesto e non il suo peso giuridico e umano.

Per questo è fondamentale far capire ai ragazzi che la responsabilità non inizia quando arriva un giudice: inizia molto prima, nel momento in cui scegli come comportarti”.

Un errore da giovani può rovinarti il futuro? In che modo concreto?

“Sì, può pesare molto sul futuro, ma non bisogna dirlo in modo fatalistico: non ogni errore ti condanna per sempre. Dipende dalla gravità del fatto, dall’età, da come si chiude il procedimento e da quali effetti restano nel tempo. In concreto, le conseguenze possono toccare il lavoro, l’accesso ad alcuni concorsi pubblici, la reputazione personale e, in certi casi, anche il casellario. Ad esempio, alcuni bandi escludono chi ha riportato determinate condanne e, nel sistema minorile, persino il perdono giudiziale può lasciare un precedente iscritto fino ai 21 anni; allo stesso tempo, però, strumenti come la messa alla prova, se vanno bene, possono portare all’estinzione del reato. Quindi sì, un errore può complicarti il futuro, ma il punto decisivo è evitare che un errore diventi un’etichetta definitiva.”

Quanto è reale il rischio che il sistema penale non recuperi un giovane e quali conseguenze concrete ha un errore sulla sua vita?

“Il rischio è reale, soprattutto quando l’ingresso nel sistema penale viene vissuto solo come marchio, stigma o semplice punizione, senza un vero percorso di responsabilizzazione e recupero. La nostra Costituzione dice con chiarezza che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato, non limitarsi a schiacciarlo. Per questo, se un giovane esce dal procedimento più arrabbiato, più emarginato o più vicino a certi ambienti di prima, allora sì: almeno in parte è anche un fallimento del sistema. Non perché il sistema debba cancellare ogni responsabilità personale, ma perché dovrebbe aiutare a capire l’errore e a non ripeterlo. La vera sfida non è soltanto punire, ma impedire che quel passaggio diventi l’inizio di una carriera deviante invece che l’occasione per fermarsi e cambiare. Ma c’è anche un’altra verità, altrettanto importante. Un giovane che commette un errore può perdere molto più di quanto immagini: serenità, fiducia in sé stesso, credibilità agli occhi degli altri e, in certi casi, opportunità concrete per il futuro. Un errore può incidere nei rapporti con la famiglia, con la scuola, con gli amici, lasciando addosso vergogna, senso di colpa e isolamento.

E poi ci sono i riflessi più concreti: un procedimento penale, una condanna, alcune iscrizioni, porte che si chiudono o diventano più difficili da aprire. Ma forse la cosa più grave è un’altra: la perdita di tempo prezioso della propria vita, quello in cui si costruisce il proprio futuro.

Per questo ai ragazzi bisogna dire la verità: un errore non ti definisce per sempre, ma può segnarti profondamente. E capire prima il peso delle proprie azioni significa proteggere la propria libertà, il proprio nome e il proprio domani”.

Capire la criminalità giovanile significa anche avere il coraggio di guardare alle conseguenze. A ciò che resta dopo un errore, quando la leggerezza lascia spazio alla responsabilità. Dalle parole dell’avvocato emerge un aspetto chiaro: il confine tra ciò che viene percepito come “normale” e ciò che è realmente lecito è molto più sottile di quanto si pensi. E spesso viene superato senza nemmeno rendersene conto.

Il problema, allora, non è solo l’errore in sé. È la mancanza di consapevolezza che lo precede. Perché molte scelte nascono da superficialità, impulsività, dall’idea che “tanto non succede nulla”. Ma quando qualcosa succede, le conseguenze sono reali, concrete, e possono incidere profondamente sul presente e sul futuro. Informare, raccontare e rendere consapevoli diventa quindi fondamentale. Non per giudicare, ma per prevenire. Non per colpire, ma per far capire. Perché a volte basta un attimo per sbagliare. Ma non basta un attimo per rimediare.

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Mps, Palermo si dimette dal cda

Fabrizio Palermo, consigliere d’amministrazione indipendente e componente del Comitato per le operazioni con le parti correlate di Banca Monte dei Paschi di Siena, ha rassegnato le dimissioni dalla carica, con decorrenza immediata: alla base della decisione le recenti determinazioni in materia di governance, non condivise dal ceo e direttore generale di Acea. Lo ha reso noto Mps in un comunicato.

Mps, Palermo si dimette dal cda
Fabrizio Palermo (Imagoeconomica).

Palermo era in pole come nuovo ceo, poi il ribaltone

Palermo era stato indicato come unico candidato alla carica di amministratore delegato nella lista del cda uscente per il rinnovo del board del Monte. Ma nell’assemblea del 15 aprile 2026 c’è stato il ribaltone con la vittoria a sorpresa della lista promossa da Plt Holding, che sosteneva il ceo uscente Luigi Lovaglio, il quale ha dunque ottenuto la conferma alla guida di Rocca Salimbeni.

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Vivaldi è stato invece dichiarato decaduto

Nei giorni scorsi Carlo Vivaldi, altro rappresentante della lista del consiglio poi superata da quella di Plt Holding, era stato invece dichiarato decaduto per non aver dato le dimissioni da consigliere di Banca Mediolanum. L’articolo 15 comma 1 dello Statuto di Mps prevede infatti l’immediata decadenza di coloro che siedono nel board di un istituto concorrente.

Antenne 5G, i candidati sindaci a confronto con i residenti di Giovi

di Olga Sammauro

Tutti d’accordo i candidati sindaci, almeno i 6 su otto che hanno risposto presente alla chiamata del comitato Giovi Salute e Paesaggio per mantenere alta l’attenzione sull’installazione delle antenne 5g presenti sul territorio. “Le decisioni non possono essere calate dall’alto, i cittadini devono essere coinvolti” hanno detto Franco Massimo Lanocita, Gherardo Maria Marenghi, Armando Zambrano, Elisabetta Barone, Alessandro Turchi e Pio De Felice nel corso della partecipata assemblea pubblica ospitata presso il ristorante pizzeria Circolo Juppiter. Assenti Vincenzo De Luca e Domenico Ventura. L’occasione per accendere i riflettori su una delle questioni che maggiormente preoccupa i residenti del quartiere collinare che, improvvisamente, si sono ritrovati, installata in zona Bottino, un’antenna 5G. Di qui l’intenzione di richiamare l’attenzione dei candidati sindaci affinché si esponessero prendendo una posizione e per sollecitare l’assunzione di impegni concreti. “Sappiano che la competenza su questa materia è prettamente nazionale – ha commentato il presidente del Comitato Vincenzo Benvenuto – ma il comune ha un ampio margine di manovra, potrebbe aggiornare il regolamento del 2004. La popolazione è preoccupata, la cosa certa è che queste antenne fanno male agli organi in evoluzione, quindi ai più piccoli”. Ieri, ai candidati sindaci la richiesta di un impegno vero sulla vicenda dopo che, a seguito di una denuncia penale, è arrivato il sequestro preventivo dell’opera. Una misura provvisoria che il comitato spera possa mutare in definitiva. “Dobbiamo rispettare le regole fissate dalla normativa nazionale, le decisioni però non si possono calare dal alto, bisogna coinvolgere i cittadini e tutelare il diritto alla salute il più possibile” ha dichiarato il candidato della coalizione di centrodestra Gherardo Maria Marenghi. Non è mancato poi l’affondo contro l’ex Presidente della Regione Campania. “Qualcun altro vuole fare i soliloqui, li lasciamo a lui, il fuggiasco Enzo De Luca, perché a queste iniziative non viene mai”, ha attaccato Franco Massimo Lanocita che non ha risparmiato critiche nei confronti della precedente amministrazione per aver sottovalutato Giovi. “Zone considerate di retroguardia come dimostrano l’istallazione dell’antenna, i problemi legati ai trasporti e l’assenza dell’anagrafe”. Particolarmente dura anche la candidata di “Semplice Salerno” Elisabetta Barone che nei cinque anni precedenti si è a lungo battuta in Commissione Ambiente prima e in Commissione Statuto e Regolamento poi, dopo l’installazione di una antenna anche in Piazza Principe Amedeo. “C’è stata una chiusura totale. C’è una responsabilità politica forte dell’amministrazione uscente che è stata connivente con le aziende che stavano eseguendo gli interventi”. Nessun controllo democratico e cittadini presi in giro, invece, secondo il candidato Armando Zambrano per il quale la precedente amministrazione ha gestito la vicenda “in modo quasi clandestino”. Modalità aspramente contestata anche dal candidato di “Salerno Migliore” Alessandro Turchi: “i cittadini hanno diritto a un regolamento comunale che disciplini queste opere e a una rivalutazione dei quartieri collinari che sono da tanti anni abbandonati” Per Pio De Felice, candidato di Potere al Popolo, è necessario cambiare tutto. “Trovo importante che i candidati si siano espressi su una problematica molto sentita dai cittadini di Giovi, bisogna invertire la rotta”.

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Unicredit, accordo non vincolante per la cessione di parte delle proprie attività in Russia

Unicredit ha sottoscritto un accordo non vincolante per la cessione di una parte delle attività della propria controllata russa Ao Bank. L’acquirente è un investitore privato consolidato con sede negli Emirati Arabi Uniti, con relazioni di lungo corso con la comunità istituzionale e l’imprenditoriale locale, in relazione al quale Unicredit ha effettuato le previste verifiche di conformità. Le parti collaboreranno per finalizzare la struttura dell’operazione, gli accordi correlati e la comunicazione al mercato nei tempi opportuni.

Verranno create due banche distinte, una detenuta da Unicredit e una dall’acquirente

L’accordo accelera il processo di rifocalizzazione delle attività di Unicredit in Russia principalmente sui pagamenti internazionali, in prevalenza in euro e dollari Usa, per clientela corporate occidentale e russa non soggetta a sanzioni. L’operazione è stata strutturata e sarà eseguita in modo da garantire continuità e stabilità per clienti e dipendenti. I clienti che utilizzano le soluzioni di pagamento di Unicredit da e verso la Russia manterranno l’accesso all’attuale gamma di operazioni durante tutto il processo. I dipendenti di Ao Bank beneficeranno di una transizione accelerata che porterà alla creazione di due banche distinte con strategie e obiettivi chiaramente definiti. L’operazione prevede infatti lo spin-off di una parte delle attività di Ao Bank in una nuova entità separata (New Bank), seguito dalla cessione di Ao Bank con le restanti attività (Remaining Bank) all’acquirente. Al completamento dell’operazione, Unicredit deterrà il 100 per cento della New Bank, mentre l’acquirente deterrà il 100 per cento della Remaining Bank.

Previsto un beneficio sul capitale di 35 punti base

Si prevede che l’operazione generi un beneficio complessivo sul capitale di circa 35 punti base. Un impatto negativo al closing di circa 20-25 punti base sarà più che compensato dalla riduzione della perdita residua nello scenario estremo a circa 30-40 punti base rispetto ai circa 93 punti base calcolati al primo trimestre 2026 ed escludendo le soglie regolamentari. Si prevede inoltre che l’operazione comporti un impatto negativo cumulato a conto economico di circa 3,0-3,3 miliardi di euro, inclusi circa 1,6-1,8 miliardi di euro derivanti dall’effetto della riserva cambi (voce non monetaria senza impatto sul capitale) sul conto economico. Il perfezionamento dell’operazione è atteso nel primo semestre del 2027 ed è subordinato alla sottoscrizione degli accordi vincolanti, all’attuazione dello spin-off e all’ottenimento delle necessarie autorizzazioni da parte delle autorità regolamentari competenti. L’operazione non avrà impatti sulla distribuzione agli azionisti, in quanto i relativi effetti saranno esclusi dalla definizione di utile netto ai fini distributivi.

Il sorriso di Gioachino Rossini

Di Olga Chieffi

Il maggio musicale dedicato a Gioachino Rossini, principierà domani sera, alle ore 21, quando il sipario del Teatro Verdi di Salerno si leverà sull’opera che chiude il primo periodo dell’ attività creativa del cigno pesarese, “Il Signor Bruschino ossia Il figlio per azzardo”, datata 1813, ed apre, allo stesso tempo, il periodo della maturità, dal quale uscirà, la perfetta trilogia dell’Italiana in Algeri, del Barbiere di Siviglia e della Cenerentola, che andrà a chiudersi proprio a fine maggio, con lo sbarco del factotum più amato dal pubblico, agli ordini della bacchetta di Daniel Oren. Ieri, l’incontro nel foyer del massimo cittadino, ove il direttore d’orchestra Jordi Bernàcer e il regista Raffaele Di Florio hanno presentato, ospiti del segretario artistico del Teatro Verdi di Salerno, Antonio Marzullo, la farsa gioiosa giovanile del genio pesarese. Opera questa, che difficilmente ha posto nei cartelloni, ma che è simbolo della scuola veneziana di teatro musicale, in cui, in seguito, Rossini si porrà quasi come anello di congiunzione con la nostra quella napoletana, è specchio della nativa facilità poeietica di uno dei compositori che maggiormente hanno dispensato gioia al pubblico. Semplice la lezione del direttore e del regista su questa farsa così precipitosa, così stringente che, nel collegamento delle varie scene, dà spazio a ben pochi momenti lirici, non molti più del duetto d’amore recuperato da “Demetrio e Polibio” e dell’incantevole introduzione, che in realtà è un’accorata ed elegante preghiera in forma di romanza, una strofetta notata e poi un po’ variata. Descrizione anche delle tonalità usate da parte del direttore d’orchestra, che già abbiamo avuto modo di apprezzare in più di un’ occasione, in particolare nel gala con Placido Domingo alla reggia di Caserta. Rossini è magnifico nell’uso dei disegni orchestrali che si levano autonomi a rinforzare e a superare il canto, in tal contesto una bella pausa apparente è il sapido duetto fra Gaudenzio, che avrà la voce del grande baritono Carlo Lepore e Sofia, il soprano, Maria Sardaryan su quattro parti, un Allegro moderato in due sezioni, e Allegro, si tratta di una simpatica descrizione dell’amore e del matrimonio giocata fra un tutore alquanto miope e una pupilla maliziosa già al corrente di tutto. Per il resto, l’atto unico è un inestricabile andirivieni di lazzi e battute, equivoci e sorprese avaro di assoli, cadenzato dal goffo intercalare del protagonista “Uh! Che caldo!”. Infatti, l’aria del soprano concertata con il corno inglese che avrà il suono di Antonio Rufo, si immagina detta a Bruschino (Fabio Capitanucci) che tace, quindi a suo modo è scenica. Dal canto suo l’aria caricatissima di Bruschino è veramente dialogica: prevedendo interventi di ben quattro pertichini, “Ho la testa, o è andata via?” a volte sembra addirittura un quintetto; e sulle parole “Il cervel da cima a fondo/sottosopra se ne va”, si trova a scoppiettare di crome uguali, che ogni tanto scivolano in basso trasformandosi in semicrome, fino a sembrare il primo tema di una sinfonia, anche così contraddicendo ogni forma di solismo e melodismo vocale. Ed ecco l’Allegro del duetto fra Filiberto (Dario Giorgelè) e Florville (Pierluigi D’Aloia), che è l’ennesimo susseguirsi di semicrome ribattute come accompagnamento ai versi spiritosi e allungati: “Io danaro vi darò, vi darò, vi darò”. Ma il colmo del farsesco la pièce lo tocca alla fine, quando una buona volta entra in scena Bruschino figlio (Rino Matafù), sul Re minore della marcia funebre, che accolto dal padre con le parole “Vieni avanti, disgraziato” balbetta “Padre mio! Padre mio” mio, mio , mio son pentito! Tito…tito….tito…., su note ribattute che più del pentimento suggeriscono l’idea della disarmante, irrimediabile dabbenaggine. Il regista Raffaele Di Florio, il quale ha ben “concertato” con Maestro e scenografo Alfredo Troisi, ha dichiarato che la narrazione passerà attraverso i recitativi, che verranno eseguiti senza nulla tagliare, nonché i personaggi per così dire minori, quali la servetta Marianna, un debutto assoluto nel ruolo e nel nostro teatro per il soprano Giulia Lepore, che si ritroverà a fianco del padre Carlo e per il delegato di Polizia Antonio De Rosa. Effetto comico globale, a partire dallo spirito della sinfonia, con gli archetti a battere sul leggìo, come quasi a pronunciare, un qualcosa di burlesco, una punizione, un richiamo, un attenti a voi, per, poi, porre occhi e orecchio ai personaggi dalla straordinaria verve con la quale il testo e la musica si equilibrano e dalla misura con cui è costruita l’azione, da quel grande uomo di teatro che è Gioachino Rossini, il quale si affaccerà dal cielo in lapis del nostro teatro.

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Caso Minetti, Nordio fa causa a Mediaset e Berlinguer per le parole di Ranucci

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio farà causa a Mediaset e Bianca Berlinguer per l’indiscrezione portata in studio a È sempre Cartabianca da Sigfrido Ranucci, relativa alla presenza del Guardasigilli nel ranch in Uruguay di Giuseppe Cipriani, compagno di Nicole Minetti. Nordio ha annunciato che ha annunciato che avvierà «un’azione risarcitoria in sede civile» per la «parole lesive» verso la sua persona e il Ministero della Giustizia, aggiungendo che, in caso di vittoria, la somma sarà «devoluta in beneficenza a un ente a tutela dei minori». Nordio, peraltro, aveva già smentito chiamando in studio durante la diretta: «Non esiste al mondo. Ma figurarsi se sono andato lì. C’è un limite a tutto, anche a questo degrado morale e mediatico».

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Caso Minetti, Nordio fa causa a Mediaset e Berlinguer per le parole di Ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

La lettera di richiamo della Rai e le “scuse” di Ranucci

Dopo l’ospitata a È sempre Cartabianca e le affermazioni su Nordio, la Rai aveva recapitato una lettera di richiamo a Ranucci, contestando al conduttore di Report di aver diffuso una notizia non verificata, come da lui stesso ammesso. Secondo la Rai, inoltre, Ranucci era autorizzato esclusivamente a presentare il suo libro e non a partecipare a discussioni di attualità in una trasmissione concorrente.Nel corso della successiva puntata di Report, Ranucci – pur difendendo il suo operato – aveva detto: «Sicuramente sono caduto in un eccesso, mi cospargo il capo di cenere, tuttavia non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia che è una cosa un po’ diversa». Poi aveva spiegato che avrebbe affrontato l’eventuale causa da parte di Nordio a spese proprie, vista la privazione della tutela legale preannunciata dalla Rai. Sembra però che il Guardasigilli abbia deciso di citare solo Mediaset e Berlinguer, che lo hanno ospitato.

Caso Minetti, Nordio fa causa a Mediaset e Berlinguer per le parole di Ranucci
Bianca Berlinguer (Imagoeconomica).

Berlinguer: «Nordio ha potuto replicare immediatamente»

Questo il commento di Berlinguer sulla vicenda: «Il ministro della Giustizia ha potuto replicare immediatamente e direttamente, come era suo legittimo diritto. Ha telefonato in studio durante la trasmissione, questo è stato possibile perché andiamo sempre in onda in diretta. Gli ospiti si assumono la responsabilità delle loro dichiarazioni. Tutto si è svolto alla luce del sole, Ranucci ha fatto le sue dichiarazioni per cui poi si è scusato. Il ministro ha avuto il tempo per replicare e smentire. Questa trasmissione e il suo editore sono liberi e consentono a tutti di esprimere le proprie opinioni».

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4

Carlo Nordio che perdona Sigfrido Ranucci ma querela Mediaset e Bianca Berlinguer il cui prolisso contenitore, È sempre Cartabianca, ha dato voce alle insinuazioni del conduttore di Report sulle sue visite al ranch di Cipriani junior in Uruguay. Anello di congiunzione Nicole Minetti, rediviva sui media dopo anni di assenza a squarciare il velo di oblio sul Bunga Bunga e la sua decisiva partecipazione al film Ruby nipote di Mubarak.

La querela di Nordio è un preciso segnale politico

Anche un bambino leggerebbe nell’iniziativa del Guardasigilli non la tutela dell’onorabilità infangata, ma un palese segnale politico che parla alla sua maggioranza e indica la direzione di marcia di un sistema che si sta spostando. Insomma, dietro la questione legale c’è un riflesso politico grande come una casa, che aggiunge un tassello da novanta al comatoso stato del centrodestra, con Giorgia Meloni impegnata a spegnere focolai che però non interrompono il dilagare dell’autocombustione. Centrodestra in disaccordo su tutto e un fiorir di paradossi come è appunto quello di Nordio che risparmia il conduttore della trasmissione più odiata dal governo in carica mentre innesca, per continuare la metafora di prima, il fuoco amico. La sua querela al Biscione e alla conduttrice dal blasonato cognome strappata a suon di euro alla Rai si inserisce esattamente lì: non è un atto isolato, ma la continuazione di una guerra interna per molto tempo relegata alla bassa intensità e ora esplosa su più fronti. Una di quelle guerre che non fanno rumore, ma logorano. E che finiscono per dilagare dalle aule parlamentari ai palinsesti televisivi. 

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Rete4 è ormai un laboratorio geopolitico domestico

In questo senso Rete4 fa da cassa di risonanza alla malmostosità dei Berlusconi e del loro partito a cui, da un paio di stagioni, hanno assegnato il ruolo di laboratorio geopolitico domestico. Da una parte i cosiddetti “retequattristi”: Porro, Del Debbio (ha fatto rumore la conclamata presa di distanze dalla convocazione di Tajani a Cologno, nel ventre dell’azienda), Giordano. Un fronte che, pur nei vari distinguo che si devono alla verve personale dei singoli, è sostanzialmente allineato alle posizioni di Meloni e per nulla ostile alla Lega, nonostante tra i due la competizione sia il teso denominatore dei rapporti. Dall’altra i nuovi innesti, Berlinguer e Labate, con i loro estenuanti salotti che dalla prima serata si inoltrano ben oltre la mezzanotte con un andamento meno disciplinato, talvolta imprevedibile e confuso al punto che ci si smarrisce nell’anarchia che contamina personaggi, generi e argomentazioni.

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4

La rivoluzione piersilviesca del Biscione

Massima solidarietà a Mauro Crippa, il gran capo dell’informazione Mediaset, un passato a sinistra smarritosi poi negli agi del potere, che deve orchestrare simil giostra sforzandosi di interpretare, lui manager della prima ora televisiva fedelissimo a Confalonieri, la metamorfosi di Pier Silvio che a un certo punto, d’intesa con la sorella, si è stancato della bandiera sovranista che sventolava libera sui bastioni di Mediaset rovinando il collaudato copione. Quello tradizionale dei talk show di Rete4 che ne facevano macchine narrative oliate tra l’enfatizzazione dei conflitti, l’indignazione come sfondo e un pubblico fidelizzato cui fornire propellente alle paure. Naturalmente con un occhio all’audience. I nuovi contenitori invece sono un’altra cosa: giganteschi aggregatori di temi dove la durata iperbolica diventa un metodo, per qualcuno un’arma di distrazione di massa. Più che programmi, si tratta di flussi variegati che procedono per tentativi, con esiti spesso stranianti, rispetto a una linea editoriale non più ben definita. 

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
L’Ad di Mfe-Mediaset Pier Silvio Berlusconi (Ansa).

Dietro questo apparente caos televisivo c’è forse il tentativo di ritorno al centro

Ciò nonostante l’impressione è che dentro quel caos apparente si stia muovendo qualcosa di più strutturato, il tentativo appunto di costruire uno spazio politico-mediatico che non coincida con l’attuale maggioranza. Una zona franca, o almeno più autonoma, che va dai fuorionda di Giambruno a Striscia la notizia alle ospitate di Ranucci da Berlinguer, con l’intento di infastidire gli attuali padroni di Palazzo Chigi. Forse il preludio, complice il dilagante delirio trumpiano che mette in crisi coloro che ne furono convinti estimatori, a una fase politica di ritorno al centro, qualsiasi cosa voglia dire e in qualsiasi forma essa si possa manifestare. E non è un caso che tutto questo accada dentro Mediaset, cioè dentro l’eredità più visibile di Silvio Berlusconi che da megafono di un’area si trasforma in una piattaforma di riorganizzazione politica

Nordio contro Mediaset, la guerra nella maggioranza passa da Rete4
Giorgia Meloni (Ansa).

Forza Italia sta cercando di ridefinire il proprio perimetro

In questo schema Forza Italia non appare più soltanto come il partner moderato della coalizione. Sembra, piuttosto, un partito in cerca di ridefinire un proprio perimetro. La “sua” televisione diventa il luogo dove questo perimetro viene testato e, come nel caso Nordio, talvolta forzato avvicinandolo pericolosamente (per questo governo, s’intende) al punto di rottura. 

Trump: «Possibile accordo con l’Iran la prossima settimana»

Donald Trump ritiene possibile che Usa e Iran possano firmare un accordo prima del suo viaggio in Cina, previsto per il 14 e 15 maggio 2026. L’ha affermato egli stesso in un’intervista a Pbs. Parlando con i giornalisti nello Studio Ovale, ha evidenziato che Teheran «non può avere un’arma nucleare, e non l’avrà». «Hanno accettato questo, tra le altre cose. Vedremo se ci arriveremo. Loro vogliono fare un accordo. Abbiamo avuto colloqui molto positivi nelle ultime 24 ore, ed è molto possibile che concluderemo un accordo», ha aggiunto. La Casa bianca si attende una risposta alla bozza del memorandum di intesa inviato all’Iran entro le prossime 24-48 ore. Secondo la Cnn, ciò potrebbe già avvenire in giornata. Il memorandum, di una pagina, è articolato in 14 punti e include la sospensione dell’arricchimento dell’uranio iraniano, la revoca delle sanzioni statunitensi, la distribuzione dei fondi iraniani congelati e l’apertura dello stretto di Hormuz alle navi.

Salernitana, si entra nel vivo dei play off

di Marco De Martino

SALERNO – La febbre play off sta salendo vertiginosamente in casa Salernitana. Ieri sera si è conclusa la fase regionale dei play off di serie C, con tante conferme e qualche sorpresa: passano Casertana, Casarano, Campobasso, Pianese, Cittadella e Lecco, fuori Crotone, Juve NG e Cosenza. Oggi alle ore 12.30, con diretta su Sky Sport 24, ci sarà il sorteggio del tabellone presso la sede della Lega Pro, con la Salernitana che attende di conoscere il nome della prima avversaria assieme alle altre quattro teste di serie, ovvero Lecco, Renate, Ravenna e Potenza. Nel secondo turno faranno il loro ingresso anche Ascoli, Catania e Brescia.
PORTE APERTE ALL’ARECHI Ieri mattina intanto è arrivato l’appello accorato della Curva Sud Siberiano per riempire l’Arechi già dall’allenamento a porte aperte previsto per oggi Arechi con il Faiano, compagine militante nel campionato di Promozione, con calcio d’inizio fissato alle 15. L’ingresso al pubblico sarà consentito a partire dalle 14 esclusivamente nel settore Curva Sud. Giornalisti, fotografi e persone con disabilità potranno accedere all’impianto attraverso il varco 2. I giornalisti potranno posizionarsi regolarmente in tribuna stampa; fotografi e persone con disabilità, ciascuna insieme al rispettivo accompagnatore, potranno accedere in Tribuna Verde sud. A seguire, mister Serse Cosmi incontrerà i giornalisti in conferenza presso la sala stampa per commentare a caldo la sfida di domenica prossima contro l’avversaria che sarà sorteggiata appena qualche ora prima.
L’APPELLO DELLA SUD Come detto la Curva Sud Siberiano ci sarà e l’ha comunicato ieri attraverso una nota pubblicata sui propri canali social: “Salerno: un abbraccio che non finisce mai. Giovedì ore 15:00 occorre esserci perché ci sono momenti in cui la presenza vale molto di più. Non sarà un semplice allenamento, sarà un momento fondamentale per stringerci attorno alla nostra squadra, per far sentire il calore, la passione e l’orgoglio. È il momento di fare quadrato, un solo cuore una unica voce. Ora non esistono singoli non esistono critiche, non esistono dubbi, esiste solo una maglia e un popolo che la difende e che non ha mai mollato. Invitiamo tutta la città, ogni tifoso granata, a essere presente. In vista dei playoff, abbiamo bisogno di tutti. Sul prato verde non scenderanno solo undici uomini, ma l’anima intera di una città che ha deciso di essere un tutt’uno con la sua squadra.Voce, cuore, appartenenza. Riempiamo la Curva Sud. Facciamo sentire cosa significa giocare per Salerno. Avanti Bersagliera!! Curva Sud Siberiano”.
COSMI TORCHIA IL GRUPPO Nel frattempo ieri la Salernitana ha svolto al Mary Rosy una intensa doppia seduta. Gli uomini di Cosmi in mattinata hanno svolto un lavoro fisico tra palestra e campo, mentre nel pomeriggio si sono disimpegnati in un lavoro tecnico-tattico e partitine a campo ridotto.

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Martina Manzo: Trasformare il malcontento giovanile in proposta politica

Una prima volta da vivere tutta d’un fiato, con l’entusiasmo tipico dei giovani e tanta voglia di fare. Martina Manzo si presenta così alla sfida elettorale della tornata dei prossimi 24 e 25 maggio, inserita nella lista di Forza Italia a sostegno di Gherardo Maria Marenghi. La giovane studentessa universitaria ci ha raccontato le sue impressioni.

Prima esperienza come candidata. Come si sente?

“Mi sento profondamente entusiasta e carica di responsabilità. Affronto questa sfida con l’adrenalina di chi vuole davvero cambiare le cose e con la serietà che la mia formazione in Giurisprudenza mi impone. Non vivo questa candidatura come un traguardo personale, ma come un atto di servizio verso la mia generazione e la mia città. Sentire il calore delle persone e dei tanti giovani che vedono in me un punto di riferimento è la spinta più grande per dimostrare che la politica può ancora essere fatta di passione pura e concretezza”.

Può spiegarci cosa è successo in Forza Italia? Inizialmente schierata con Zambrano, poi il cambio di rotta a sostegno di Marenghi.

“In politica, la coerenza con i propri valori e l’unità di una visione sono fondamentali. Forza Italia ha intrapreso un percorso di confronto che ci ha riportati nella nostra casa naturale, il centrodestra, a sostegno di Marenghi. Ho seguito con lealtà le indicazioni del partito: la nostra priorità era ed è costruire un’alternativa solida al sistema di potere che governa Salerno da trent’anni. Tornare nel perimetro del centrodestra unito rafforza la nostra proposta politica, permettendoci di correre con una coalizione compatta, coerente con il governo nazionale e capace di offrire a Salerno quel “cambio di passo” che i cittadini chiedono a gran voce”.

Lei è una giovane studentessa di giurisprudenza e coordinatrice dei giovani di Forza Italia. Come svolge questo incarico?

“Svolgo questo ruolo con ascolto e presenza costante sul territorio. Essere coordinatrice significa essere un ponte tra le istituzioni e le istanze dei ragazzi. Il mio impegno quotidiano è quello di trasformare il malcontento giovanile in proposta politica. Studiare Giurisprudenza mi aiuta ad approcciare i problemi con rigore tecnico, ma è il contatto umano che fa la differenza. Organizziamo incontri, momenti di discussione e attività di militanza perché credo che i giovani non debbano essere solo “spettatori” del futuro, ma i veri protagonisti delle decisioni di oggi”.

Che elezioni si aspetta?

“Mi aspetto un’elezione di rottura con il passato. I salernitani sono stanchi di una “città vetrina” che nasconde troppe ombre dietro le luci. Vedo molta voglia di partecipazione, soprattutto in quella fascia di elettori che negli anni si è rifugiata nell’astensionismo. Non sarà una partita scontata: il sistema di potere attuale mostra segni di stanchezza e autoreferenzialità. Noi siamo pronti a sfidare l’idea che Salerno sia una “proprietà privata”, parlando di soluzioni concrete e non di poltrone. Sarà una battaglia di libertà e di futuro”.

Dovesse essere eletta quale sarà il suo impegno per Salerno? E quali le priorità per questa città?

“Il mio obiettivo è restituire dignità e visione alla nostra città attraverso azioni concrete. Salerno non ha bisogno di altre promesse, ma di un cambio di passo. Ecco alcune delle mie priorità: Sicurezza e Legalità: Potenziamento della videosorveglianza e dell’illuminazione. Un maggior coordinamento e incremento delle Forze dell’Ordine per garantire quartieri sicuri a ogni ora, tutelando specialmente donne, giovani e fragili. Piano Straordinario Parcheggi: La carenza di posti auto è un’emergenza che soffoca residenti e commercio. Proponiamo la realizzazione di parcheggi multipiano interrati e fuori terra nelle aree strategiche e la creazione di aree di sosta automatizzate. È fondamentale investire in parcheggi di interscambio alle porte della città, collegati da mezzi pubblici, per liberare finalmente il centro dal caos. Decoro Urbano e Manutenzione: Salerno deve smettere di essere una “città vetrina” trascurata. Serve un piano di manutenzione ordinaria costante, cura del verde pubblico e strade finalmente sicure e pulite in ogni quartiere. Turismo e Sviluppo: Puntiamo su un turismo di qualità e destagionalizzato, rendendo Salerno il vero hub logistico tra le due Costiere, valorizzando porto e aeroporto per attrarre nuovi investimenti e creare lavoro vero. Sport e Socialità: Riqualificazione degli impianti sportivi fatiscenti. Lo sport è il miglior antidoto al disagio giovanile e il motore della salute pubblica nella nostra comunità. Lavoro e Futuro: Istituzione di uno Sportello Comunale PNRR per intercettare fondi europei e nazionali, offrendo supporto tecnico a giovani professionisti e startup che scelgono di restare a Salerno. Creazione di hub di coworking e aule studio per i giovani.  Movida Responsabile: Trasformare il divertimento in risorsa attraverso un patto di cittadinanza tra residenti e commercianti e una politica meno stringente e più elastica. Una città viva è una città più sicura, che non costringe a cercare svago altrove. Periferie al Centro: Basta distinzioni tra Salerno di “serie A” e “serie B”. Potenzieremo trasporti e servizi nei quartieri più distanti e nelle frazioni alte come Giovi e Ogliara: la città deve crescere insieme. Il mio impegno, la vostra garanzia. Questi sono solo alcuni dei punti che intendo portare avanti. Non voglio fare semplici promesse elettorali, voglio assumermi un impegno d’onore: mettere ascolto, energia e spirito di sacrificio al servizio di Salerno. La mia garanzia è la coerenza che mi ha sempre guidato; la mia visione è una politica intesa come servizio, ogni singolo giorno”. Una visione a 360 tipica di una veterana della politica per una Martina Manzo pronta a dire la sua.

Mario Rinaldi

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Patto di collaborazione tra le Asl del Sud Italia

di Erika Noschese

Un patto di collaborazione per la sanità del Mezzogiorno prende forma attraverso un protocollo d’intesa interregionale sottoscritto tra le Asl di Campania, Basilicata e Puglia. Ieri mattina, infatti, presso il Circolo Canottieri Irno di Salerno, le Aziende sanitarie locali di Salerno, Matera e Brindisi hanno firmato il protocollo di collaborazione, cooperazione e consultazione, finalizzato al rafforzamento della sanità pubblica nel Mezzogiorno. A sottoscrivere l’importante accordo interregionale sono stati l’ingegner Gennaro Sosto, direttore generale dell’Asl Salerno, Maurizio De Nuccio, direttore generale dell’Asl Brindisi, e Maurizio Friolo, direttore generale dell’Asm Matera. «Lo spirito del protocollo è trovare sinergie e confrontarci, cercando di capire come vengono affrontate in modo diverso le problematiche, per avere uno sguardo più ampio, intercettare buone pratiche e comprendere come, in alcune aree disagiate, si possa venire incontro alle esigenze dei cittadini», ha dichiarato il direttore generale dell’Asl di Salerno, Gennaro Sosto. «Questa interazione tra Campania, Basilicata e Puglia nasce proprio dalla volontà di confrontarsi e di capire come servire al meglio la cittadinanza», ha aggiunto. Tra le principali criticità ancora presenti figurano le liste d’attesa, «nodo nevralgico molto attenzionato anche dal punto di vista mediatico. Tuttavia, possono essere messe in campo azioni specifiche per i pazienti cronici, che spesso non incidono direttamente sulle liste d’attesa: prenderli in carico in modo anticipato, attraverso un’azione di prossimità, può liberare risorse e attività per le prime visite. Le liste d’attesa, infatti, vengono misurate soprattutto su queste ultime, ma esiste una fetta di popolazione che vi accede in maniera non organizzata», ha spiegato il dg dell’Asl Salerno. Le tre aziende firmatarie del protocollo, consapevoli delle sfide che caratterizzano i sistemi sanitari del Sud Italia e riconoscendo nella cooperazione istituzionale uno strumento essenziale per migliorare qualità, equità e sostenibilità dei servizi sanitari pubblici, hanno deciso di avviare un percorso comune, strutturato e permanente di collaborazione e consultazione interregionale, basato sulla condivisione di competenze, esperienze e visioni programmatiche. Con questo accordo, le tre aziende si propongono di rafforzare la sanità pubblica del Mezzogiorno, intesa come bene comune e diritto fondamentale sancito dalla Costituzione; promuovere modelli organizzativi e gestionali innovativi, adeguati ai bisogni reali delle comunità; contrastare le disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure; valorizzare il ruolo delle istituzioni sanitarie come presidi di coesione sociale e sviluppo civile. «Questo protocollo punta a rendere i percorsi di cura più semplici per chi ne ha bisogno. Molto spesso le persone rinunciano a curarsi; abbiamo specificità diverse ma professionalità importanti e, mettendole in rete, possiamo dare vita a un sistema capace di aiutare concretamente l’utenza. Le liste d’attesa sono spesso lunghe e, attraverso la telemedicina e l’intelligenza artificiale, possiamo sviluppare nuovi percorsi e rendere più efficienti i servizi, in un contesto in cui la sanità è sicuramente in difficoltà», ha dichiarato Maurizio Friolo, direttore generale dell’Asm Matera. I progetti comuni che saranno sviluppati riguardano, fra l’altro, la prevenzione primaria e secondaria e prevedono lo scambio di esperienze congiunte in materia di campagne di educazione alla salute e coinvolgimento del territorio; l’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione, attraverso la collaborazione su progetti tecnologici e organizzativi; la condivisione di dati, indicatori e strumenti di valutazione delle performance, nel rispetto delle normative vigenti; il rafforzamento del dialogo e della consultazione permanente con enti locali, università, associazioni e volontariato; la promozione di una sanità partecipata, trasparente e orientata all’ascolto e alla sostenibilità. «I punti di debolezza sono tanti: stiamo vivendo un momento storico particolarmente difficile, ma il Mezzogiorno non deve essere raccontato solo attraverso le criticità, bensì anche attraverso ciò che fanno le istituzioni sul territorio. Le istituzioni stanno collaborando per condividere competenze e professionalità e costruire insieme risposte concrete ai problemi», ha dichiarato Maurizio De Nuccio, direttore generale dell’Asl Brindisi, evidenziando che «il protocollo è solo un primo passo verso una collaborazione stabile tra istituzioni, finalizzata a fornire risposte con responsabilità, pragmatismo e una visione strategica del futuro, affrontando problemi come la carenza di personale, la necessità di rafforzare la sanità di prossimità territoriale e di garantire maggiore stabilità organizzativa alle aziende sanitarie. Arriveranno segnali immediati ai cittadini». Alla sottoscrizione del protocollo sono intervenuti: Giacomo Rosa, presidente Svimear (Associazione per lo sviluppo del Mezzogiorno e delle aree interne); Antonio De Pandis, presidente della Federazione delle associazioni civiche del Sud; Vincenzo Loviso, segretario di Cittadinanzattiva Campania; Mario Conte, sindaco di Eboli; Filippo Luberto, sindaco di Grassano; Michele Laurino, responsabile enti locali Svimear.

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Cronache incontra i candidati: Franco Massimo La Nocita

La battaglia elettorale per l’elezione del sindaco e dei 32 consiglieri comunali di Salerno è entrata nel vivo.  Col passare dei giorno il clima si fa sempre più accesso. Avvocato Lanocita lei hai paragonato il candidato sindaco De Luca ad un turista svedese. Perché?

Perché l’ormai  ex presidente  della Regione si comporta come un turista svedese sbarcato per la prima volta in città. Se ne va in giro per i quartieri e scopre che l’illuminazione pubblica è fioca, che la gente non si sente sicura, che le strade sono piene di buche e sono sporche, che i marciapiedi sono rotti, che il verde pubblico è abbandonato. Ma chi ha deciso i nomi delle persone che hanno disamministrato la città in tutti questi anni? Chi ha affidato il governo reale della città ad un manipolo di quarantenni incapaci e bramosi solo di gestire il potere? De Luca la smetta di proporsi come il salvatore della patria, ammetta le sue responsabilità e chieda scusa ai salernitani.  E soprattutto la smetta con i soliloqui, abbia il coraggio di confrontarsi. L’ho sfidato ad un  confronto pubblico, ancora non ha risposto.

L’ultimo episodio fonte di polemica, in ordine di tempo, è il concorso per le assunzioni a Salerno Solidale.

Fare un concorso per nuove assunzioni in una società partecipata durante le elezioni è a dir poco inopportuno. Non si possono alimentare le aspirazioni di tante persone ad avere ad un posto di lavoro durante una campagna elettorale. Con questo non voglio dire che il concorso non si debba fare, dopo 30 anni dalla loro costituzione nelle società emanazione del Comune tanti dipendenti sono andati in pensione è c’è necessita di subentri, però il momento è inappropriato. Il concorso va sospeso.

I lavori per le gallerie di porta Porta Ovest sono in via di ultimazione, come pure  la viabilità di accesso in via Ligea. Lei nei giorni scorsi ha definito una vera è propria schifezza quanto sta avvenendo in via Ligea.

Mi riferivo alla costruzione delle cabine di trasformazione elettrica sotto il viadotto Gatto, per le quali la Regione allora presieduta da Vincenzo De Luca indisse una conferenza dei servizi per dare il via libera all’Enel e nella quale il Comune di Salerno ha dato il proprio parere favorevole, vendendo addirittura una  propria particella di terreno. La cabina elettrica andava fatta, ma all’interno del porto e non davanti ad un costone roccioso friabile e sotto il viadotto, la qual cosa renderà complicato anche futuri lavori di manutenzione. Per quanto riguarda poi più in generale il discorso di Porta Ovest, il progetto non è ultimato e dunque l’apertura delle gallerie sposterà gli ingorghi del traffico dal viadotto Gatto al piazzale degli ex caselli autostradali.

Porto commerciale ma anche porticciolo di Pastena, lei ha detto niente colate di cemento. Cosa intende fare?

Per quanto riguarda il litorale di Pastena è di questi giorni la notizia che il Ministero ha chiesto al promotore del porto turistico una serie di integrazioni che mettono in dubbio la possibilità che l’opera possa essere realizzata. Per il porto commerciale la procedura del nuovo Piano regolatore predisposto dall’Autorità portuale va avanti, nel silenzio più assoluto del Comune di Salerno. I sindaci di Vietri e di Cetara hanno detto pubblicamente di essere contrari all’ampliamento del molo di Ponente, Salerno invece ha taciuto. A rischio non è solo la spiaggia libera, ma anche la vecchia darsena con tutte le attività che vi insistono: flotta tonniera, pescherecci, cantieri navali, pontili per il diporto, circolo canottieri.

ll gruppo Marinelli, impegnato nei lavori dell’ex D’Agostino, ha avuto una interdittiva antimafia definitiva ma dal Comune nessuna reazione. Possibile?

In realtà è una società che fa capo al gruppo Marinelli la destinataria dell’interdittiva emessa dalla Prefettura di Avellino e confermata  dal Consiglio di Stato. E’ evidente che non potrà continuare i lavori.

La grave crisi del commercio salernitano e il centro storico ormai irriconoscibile: come bisogna intervenire?

La crisi del commercio ha diverse motivazioni. Pensi che a Roma in molti negozi, già da diversi anni, fanno pagare 5 euro se si vuole misurare un capo. E’ abitudine diffusa, purtroppo, che un vestito o un paio di scarpe si misurano in negozio e si comprano poi su Internet per risparmiare. Prima i centri commerciali e poi l’e-commerce hanno dato una mazzata tremenda al commercio locale. A Salerno c’è poi il problema dei fitti dei locali che sono davvero molto alti e che, diciamola tutta, alimentano anche operazioni poco trasparenti, e non solo di riciclaggio, su cui la Finanza ma anche le altre forze dell’ordine e la magistratura, in riferimento ai permessi di soggiorno rilasciati per le assunzioni di personale,  dovrebbero  indagare. Il Comune, grazie ad una legge specifica, può impedire che certe attività commerciali aprano nel centro storico e in altre aree di pregio. Anche la Camera di Commercio, come è avvenuto a Ferrara, può svolgere un ruolo incoraggiando forme di intesa tra commercianti e proprietari dei negozi, in cui quota parte del prezzo dell’affitto è legato al fatturato annuale.

I lavori del nuovo ospedale prevedevano turni di lavoro 24 ore su 24 ma da mesi proseguono a rilento. Nessuno ne parla.

Come era ampiamente prevedibile, perché già si verificò ai tempi in cui in quell’area si stava realizzando lo stabilimento di Finmatica, poi mai ultimato, gli scavi archeologici stanno richiedendo molto più tempo di quelle preventivato. I ritardi nell’effettiva costruzione del nuovo ospedale sono dovuti a questo, i lavori veri e propri di edificazione non sono proprio iniziati.

Il degrado del vecchio Vestuti, anema e core dei salernitani. Tutti ne parlano ma nessuno interviene.

Per intervenire servono i soldi. In passato si è pensato di ricorrere all’intervento dei privati facendo costruire box ed edifici intorno. Interventi naufragati e forse è stato un bene, già stanno sorgendo palazzi come funghi in tante parti della città e non c’è bisogno di costruirne altri anche nel rione del Vestuti. Bisogna fare come si è fatto per il Collana di Napoli, chiedendo finanziamenti regionali e nazionali per ristrutturare l’impianto.

Una battuta sul lavoro per i giovani, servono sostegni e incentivi.

Serve individuare nuove funzioni per questa città, che non può puntare solo sul turismo. Bisogna recuperare il rapporto con l’Università, perché solo incrementando la ricerca e trasferendola sul territorio potranno svilupparsi nuove opportunità per i giovani.

La crisi del Ruggi e il caos del pronto soccorso, tante polemiche ma nessuna iniziativa.

Il caos si risolve innanzitutto potenziando l’assistenza territoriale, perché solo in questo modo si riducono gli accessi al pronto soccorso. A Salerno erano previste tre case di comunità e un ospedale di comunità. Al momento è stata realizzata solo una casa di comunità a Matierno. Delle altre due e dell’ospedale si sono perse le tracce. Per il resto bisogna procedere alle assunzioni. Oggi, grazie all’uscita dal piano di rientro, la Regione del presidente Fico ha stanziato risorse aggiuntive per la sanita e per nuove assunzioni.

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All’Università distribuiti volantini omotransfobici

Arcigay Salerno esprime ferma condanna per quanto avvenuto ieri mattina presso il terminal dell’Università degli Studi di Salerno, dove sono stati distribuiti volantini firmati dall’associazione “Crociata Cattolica”, realtà di ispirazione cattolica tradizionalista già nota in Campania per campagne pubbliche contro aborto, diritti LGBTQIA+ e autodeterminazione delle persone. Nei volantini, l’omosessualità viene definita un “peccato impuro contro natura” che “grida vendetta al cospetto di Dio”: espressioni violente, medievali e disumanizzanti, che non possono essere archiviate come semplici opinioni religiose. Quelle parole hanno un peso politico e sociale preciso: alimentano odio, stigma e discriminazione, soprattutto nei confronti di giovani persone LGBTQIA+ che vivono già condizioni di fragilità, isolamento e paura. Secondo quanto riportato pubblicamente nelle ultime ore, i materiali distribuiti richiamerebbero formulazioni prese direttamente dalla tradizione più integralista del catechismo preconciliare, dove l’omosessualità veniva associata ai cosiddetti “peccati che gridano vendetta al cielo”. Un linguaggio che la società democratica e la stessa Chiesa cattolica contemporanea hanno progressivamente abbandonato nel dibattito pubblico, ma che gruppi ultraconservatori continuano a rivendicare nella sua forma più estrema. «Non siamo davanti a un legittimo dibattito culturale o teologico», dichiara Emanuele Avagliano, presidente di Arcigay Salerno. «Qui siamo davanti alla diffusione pubblica di messaggi che indicano intere persone come sbagliate, impure e contro natura. È un linguaggio che storicamente ha giustificato emarginazione, violenze psicologiche, discriminazioni familiari e sociali. Ed è gravissimo che tutto questo avvenga dentro uno spazio universitario». Crociata Cattolica non è nuova a iniziative di questo tipo. Negli ultimi anni il gruppo ha portato avanti attività di propaganda in diverse città campane, con volantinaggi e manifestazioni pubbliche contro i diritti civili e contro la comunità LGBTQIA+. In precedenti occasioni, secondo quanto riportato dalla stampa locale, esponenti dell’associazione sarebbero stati allontanati o fermati durante distribuzioni di materiale nei pressi di atenei e luoghi pubblici. «Colpisce la sistematicità con cui certe organizzazioni scelgono luoghi frequentati da giovani per diffondere messaggi fondati sulla colpevolizzazione e sulla paura», continua Avagliano. «L’università deve essere uno spazio di libertà, crescita e confronto, non un terreno di reclutamento ideologico attraverso la demonizzazione delle differenze». Arcigay Salerno sottolinea come minimizzare episodi di questo tipo significhi ignorare il contesto sociale in cui avvengono. In Italia, le persone LGBTQIA+ continuano a subire discriminazioni, aggressioni verbali e fisiche, esclusione familiare e bullismo. La diffusione di messaggi che definiscono l’omosessualità “contro natura” contribuisce direttamente ad alimentare questo clima. «Per una persona LGBTQIA+, leggere di essere descritta come moralmente impura o come un problema per la società non è un’opinione astratta», aggiunge Avagliano. «Significa sentirsi delegittimata nella propria esistenza. Significa crescere nella paura e nella vergogna. Ed è per questo che non accetteremo mai che certi messaggi vengano normalizzati nel dibattito pubblico». Arcigay Salerno chiede all’Università degli Studi di Salerno una presa di posizione pubblica e chiara contro ogni forma di discriminazione e la promozione di iniziative concrete di sensibilizzazione, inclusione e contrasto ai discorsi d’odio. Chiede inoltre alle istituzioni locali e al mondo politico e culturale di non restare in silenzio davanti a episodi che colpiscono direttamente la dignità e la sicurezza delle persone LGBTQIA+. «La libertà religiosa è un diritto fondamentale e va tutelata», conclude Emanuele Avagliano, «ma non può diventare uno scudo dietro cui nascondere propaganda discriminatoria. Nessuna fede può essere utilizzata per negare dignità, rispetto e diritti alle persone. Salerno è una città democratica, aperta e pluralista: non permetteremo che venga trasformata in terreno fertile per campagne d’odio e integralismo».

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Droga con il clan Fezza/De Vivo : 8 arresti, 10 indagati

Pagani/Agro. Forse una cantata di qualche pentito alla base della quarta operazione nel giro di poco più di tre anni nei confronti di esponenti del clan Fezza/De Vivo di Pagani con ramificazione fino alla Valle dell’Irno e la provincia sud di Avellino. Droga immessa sul mercato, acquistata dalla cosca della Lamia, con guadagni enormi stimati in circa un milione di euro nel giro di pochi mesi. Scattano le manette a carico di 8 persone mentre altri 10 (per i quali è stata respinta la richiesta di misure cautelari presentata dalla procura) risultano indagati a piede libero. In cella sono finiti Gianluca Alfieri, 26 anni di Atripalda e residente a Pagani, Bartolomeo Brancaccio 31enne di Scafati, Silvestro D’Agostino 39 anni di Avellino, Mario D’Angelo 26 anni di Nocera Inferiore, Giulio De Feo 24enne di Avellino, Omar El Naggar 35 anni residente a Pagani, Dario Pisacreta 40enne di Avellino e Raffaele Taddio 23 anni di Avellino. Sequestro beni pari a 780mila euro proventi, secondo la Dda di Salerno con il pm Elena Guarino, delle attività illecite. A piede libero, inoltre, due paganesi e uno scafatese. A eseguire l’operazione, ieri mattina all’alba in 5 province, sono stati i militari della Guardia di Finanza con una ordinanza firmata dal gip del tribunale di Salerno che ha portato in carcere vertici e affiliati dell’organizzazione criminale che fa capo al clan di Pagani. Per gli 8 finiti dietro le sbarre dei penitenziari di Bellizzi Irpino e Fuorni a Salerno, l’accusa è di associazione a delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti. Probabile che dietro al quarto blitz che ha ulteriormente decapitato la cosca Fezza/De Vivo o comunque ha sottratto un’altra fonte di guadagno alle casse del clan, ci sia una ulteriore cantata di collaboratori di giustizia un tempo in organico alla consorteria criminale e ora passati dalla parte dello Stato. L’attività investigativa, che ha richiesto un imponente dispiegamento di forze, non si è limitata alla sola provincia di Salerno ma le operazioni sono scattate simultaneamente anche nelle province di Avellino, Napoli, Caserta e Latina. Il raggio d’azione del sodalizio criminale, stando alle prime ricostruzioni, copriva dunque un’ampia fetta del versante tirrenico e dell’entroterra campano, confermando la capillarità della rete di distribuzione dei narcotici. Oltre alle misure restrittive della libertà personale, l’intervento della Guardia di Finanza ha colpito direttamente il patrimonio accumulato illecitamente dal gruppo. Su decreto di sequestro preventivo emesso d’urgenza dal pm della Dda, i finanzieri hanno posto i sigilli a beni e valori per un importo complessivo superiore ai 780mila euro. Un colpo finanziario volto a neutralizzare la capacità economica dell’organizzazione e a sottrarre risorse derivanti dal mercato della droga. I soggetti destinatari dei provvedimenti sono ritenuti gravemente indiziati di far parte di una struttura organizzata e gerarchicamente definita, capace di gestire flussi costanti di droga come in un caso quando sono stati documentari il trasporto e la vendita di mezza tonnellata tra cocaina e hashish vestiti dal gruppo. Entro venerdì gli interrogatori di garanzia davanti al giudice

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Appuntamenti: Stranimondi 2026 avrà una nuova sede

Stranimondi 2026 avrà una nuova sede

L'amata Casa dei Giochi ormai era troppo piccola: Stranimondi si trasferisce in una nuova sede, più grande e avveniristica

In un famoso romanzo di John Brunner, Tutti a Zanzibar, l'autore fa questa affermazione: assegnando a ogni essere umano lo spazio di 30x60 cm, tutta l'umanità – all'epoca sette miliardi – coprirebbe totalmente la superficie dell'isola di Zanzibar. 30x60 cm sono davvero pochini, ma forse non sono molti meno dello spazio che avevano a disposizione i visitatori delle ultime edizioni di Stranimondi, che erano oggettivamente troppo affollate. Lo staff ha cercato ovunque a Milano un'altra sede che fosse abbastanza capiente ed economicamente accessibile. E alla fine ha trovato... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 7 maggio 2026 - articolo di S*

Cinema: Ci sono i cylon nel nuovo trailer dell’Odissea di Christopher Nolan

Ci sono i cylon nel nuovo trailer dell'Odissea di Christopher Nolan

È epico e grandioso il nuovo trailer del film di Christopher Nolan basato sul poema omerico. Anche se noi appassionati di fantascienza non riusciamo proprio a non vedere…

Nel primo trailer, uscito in dicembre, molti dissero che Agamennone sembrava Batman. Questo nuovo trailer dell'Odissea di Christopher Nolan, film colossale e grandioso basato sul poema omerico che in qualche modo può essere condiderato il “padre” di tutta la letteratura avventurosa (e che a noi sta particolarmente a cuore, se gli abbiamo intitolato una collana di libri e un premio letterario), appare molto più calato nell'ambientazione greca antica. Anche se a un certo punto compaiono dei guerrieri un armature di ferro o acciaio scintillanti che a chi è... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 7 maggio 2026 - articolo di S*

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

La mossa più lungimirante l’ha compiuta il Rotary Club di Garlasco: 15 anni fa, nell’intervallo fra l’assoluzione di Alberto Stasi e la sua condanna a 16 anni per l’omicidio della sua fidanzata Chiara Poggi, i rotariani garlaschesi istituivano un premio letterario, “La provincia in giallo”, oggi uno dei più ambiti fra noi scrittori noir (mi ci includo perché anni fa sono approdata nella terna dei finalisti). L’iniziativa, si presume, era un modo intelligente per volgere in positivo l’aura sinistra di un delitto che nel 2007 aveva riportato Garlasco agli onori della cronaca.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Il premio letterario “La provincia in giallo” nell’edizione del 2019.

L’unico evento notevole nella sua storia, fino ad allora, era stato il vittorioso assedio dei Visconti nel corso della guerra di Pavia; allora a Garlasco i morti ammazzati dovevano essere stati molti di più che nella villetta di via Pascoli, ma non c’erano giornali né tivù, e già a quei tempi vigeva la legge di Monsieur Verdoux: «Un omicidio fa un cattivo, milioni un eroe. I numeri santificano».

Il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda

Ai tempi della prima edizione de “La provincia in giallo”, il caso sembrava chiuso, e la colpevolezza di Stasi accertata al di là di ogni ragionevole dubbio. Così, prima che Garlasco si inabissasse di nuovo nell’oblio, il Rotary aveva pensato bene di sfruttare gli ultimi echi della faccenda. Non poteva immaginare che, vent’anni dopo, Garlasco sarebbe diventata l’indiscussa capitale italiana del cold case, la Pietrelcina del true crime e, ultimamente, il possibile scenario di uno dei più clamorosi errori giudiziari nella storia della giustizia italiana.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Gli occhi di Alberto Stasi durante i funerali di Chiara Poggi (foto Ansa).

Di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio

Ormai anche noi attempati dobbiamo fare uno sforzo per ricordare che, prima del 2007, “Stasi” era solo la famigerata polizia politica della Ddr. Ma se gli ultimi sviluppi dell’inchiesta dovessero discolpare il fidanzato della vittima, e incastrare Andrea Sempio, l’amicone di suo fratello, di Garlasco si potrebbe parlare come minimo per un altro decennio; non solo per l’iter giudiziario che attende Sempio, ma anche per le beghe intorno ai risarcimenti che spetterebbero a Stasi, qualora riuscisse a ottenere la revisione del processo. Non possiamo escludere che, dopo altri 10 anni e con l’ulteriore perfezionamento degli strumenti d’indagine, nella villetta dell’orrore non emerga un’impronta 3.333, riconducibile a un ignoto X ancora più X, e il cancan mediatico-giudiziario venga prorogato al 2046.

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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

Gli accusati dell’omicidio Poggi – che oggi sono due, uno biondo e uno bruno, come le vallette di Sanremo – potrebbero diventare chissà quanti, con relativa moltiplicazione di avvocati e periti. A quel punto, Rai e Mediaset, se esisteranno ancora, avranno già dedicato un canale al delitto di Garlasco, che già attualmente occupa un lunghissimo segmento in qualunque trasmissione del palinsesto (meteo escluso), con la pittoresca compagnia di giro dei legulei e delle criminologhe che trasforma ogni talk show nella versione true crime di Quelli della notte.

L’abominevole sciacallaggio sulla figura della «povera Chiara»

A seconda del divano televisivo, la «povera Chiara» (dove il «povera» è la foglia di fico sull’abominevole sciacallaggio sulla sua figura, alla faccia del dolore dei genitori) è una candida colomba, o un’acqua cheta col vizietto dei video hard, o una testimone pericolosa delle turpitudini consumate all’ombra della Madonna della Bozzola.

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
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Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

Non c’è italiano che non saprebbe disegnare la posizione del suo cadavere sulle scale della cantina o dire com’era vestita; ci scordiamo cos’abbiamo mangiato oggi a colazione, ma non cosa ha consumato Chiara la mattina di quel 13 agosto. Sorprende che, sull’esempio del Rotary di Garlasco, le aziende produttrici di quegli yogurt e di quei cereali non abbiano provato a trarne vantaggio: «Una buona colazione è importante, specie per la Scientifica».

Stasi è già diventato una specie di Dreyfus, ma senza Émile Zola

Intanto, per una parte dell’opinione pubblica, Alberto Stasi è già diventato una specie di Dreyfus. E pazienza se in sua difesa non scende in campo Émile Zola, ma il mio fruttivendolo, che quando la moglie lo rimprovera, replica: «Sono innocente, come Stasi!». Ma resiste una buona fetta di colpevolisti, per una svariata serie di motivi, non ultimo: «La mamma mi diceva di non andar coi biondi/perché sono vagabondi e l’amor non sanno far».

Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati
Lo sciacallaggio su Garlasco, il cold case in pasto a un’Italia mai sazia di omicidi efferati

Guardiamola dal lato positivo: le vicende del delitto di Garlasco sono la prova che l’Italia è un Paese dove, malgrado le apparenze, gli omicidi efferati sono sempre troppo pochi rispetto alle esigenze del pubblico, e così quei pochi bisogna tirarli più in lungo possibile. Chissà se a Pietracatella, “il paese delle avvelenate”, stanno già pensando a istituire un premio letterario.

SpaceX, Musk si prende poteri illimitati prima della quotazione in Borsa

SpaceX ha adottato politiche di governance aziendale che eroderanno in maniera sostanziale le tipiche tutele degli azionisti, conferendo al fondatore Elon Musk un’autorità esecutiva praticamente illimitata quando – entro la fine dell’anno – l’azienda produttrice di razzi verrà quotata in Borsa.

Le “precauzioni” adottate da Musk con SpaceX

Alcuni estratti del prospetto informativo per l’offerta pubblica iniziale di SpaceX, forniti alla Securities and Exchange Commission e esaminati da Reuters, mostrano che la società sta combinando azioni con diritto di voto plurimo, arbitrato obbligatorio, norme più severe sulle proposte degli azionisti e la legge societaria del Texas per conferire a Musk e altri dirigenti un ampio controllo. Allo stesso tempo, è prevista una drastica limitazione della facoltà degli investitori di contestare il management, intentare cause legali e imporre votazioni su questioni di governance. Insomma, l’unica persona che potrà licenziare Musk sarà Musk stesso, visto che manterrà il controllo della maggioranza.

SpaceX, Musk si prende poteri illimitati prima della quotazione in Borsa
Componenti di un razzo realizzato da SpaceX (Imagoeconomica).

Le limitazioni non scoraggeranno gli investimenti

Secondo gli esperti di corporate governance, Musk sta strutturando SpaceX in modo da proteggere l’azienda dalle critiche degli azionisti, come successo con Tesla. Gli investitori del marchio di veicoli elettrici hanno contestato Musk su diverse questioni, ad esempio per il suo pacchetto retributivo da mille miliardi di dollari all’acquisizione della sua azienda di energia solare SolarCity. Per gli analisti, queste limitazioni non dovrebbero scoraggiare i potenziali investitori, disposti ad accettare di rinunciare ad alcuni dei loro diritti come il prezzo da pagare per partecipare a quella che si preannuncia come la più grande offerta pubblica iniziale della storia. SpaceX punta a incassare fino a 75 miliardi di dollari e raggiungere una capitalizzazione di 1.750 miliardi di dollari.

Irama giudice di X Factor al posto di Achille Lauro

Irama è stato scelto da Sky come quarto giudice di X Factor 2026 al posto di Achille Lauro, che si è chiamato fuori dal talent show dopo due edizioni. Lo scrive Luca Dondoni, speaker di RTL 102.5 e giornalista de La Stampa. Come “erede” di Achille Lauro continua a girare anche il nome di Tananai.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»

È durata due ore la deposizione in Procura a Pavia di Marco Poggi, fratello di Chiara e all’epoca del delitto di Garlasco amico stretto di Andrea Sempio. Chiamato a deporre come testimone, ha negato di mai visto assieme all’unico indagato nella nuova inchiesta i video intimi della sorella e dell’allora fidanzato Alberto Stasi, che sta finendo di espiare i 16 anni di carcere confermati in Cassazione.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
La combo fotografica con Andrea Sempio, Chiara Poggi e Alberto Stasi (foto Ansa).

Sempio, rimasto in Procura quattro ore, si è avvalso della facoltà di non rispondere

Marco Poggi, dunque, sostanzialmente avrebbe ancora difeso il suo amico dell’epoca, sostenendo di non credere che sia lui l’autore del delitto. Per quanto riguarda Sempio, il 39enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi è rimasto in Procura quattro ore, ma – come avevano annunciato i legali – si è avvalso della facoltà di non rispondere, in attesa che venga depositata tutta la documentazione dell’inchiesta a suo carico cominciata oltre un anno fa. Secondo la Procura Sempio avrebbe ucciso «a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale», avvenuto nella villetta di Garlasco dopo la partenza per la montagna del resto della famiglia Poggi.

Garlasco, Marco Poggi ai pm: «Mai visto con Sempio il video intimo di Chiara»
Andrea Sempio lascia la Procura di Pavia (Ansa).

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Secondo quanto riportato dal Tg1, a Sempio sarebbe stata contestate delle intercettazioni in cui, parlando da solo, avrebbe detto di aver visto il video intimo, così come di aver chiamato Chiara Poggi e di aver tentato un approccio, respinto. Tanto che lei avrebbe detto di non voler parlare con lui, prima di riattaccare il telefono.

Ieri erano invece state sentite come testimoni le gemelle Cappa

Ieri erano invece state sentite le cugine di Chiara Poggi, Paola e Stefania Cappa, che erano state ascoltate come testimoni anche nell’ambito della prima inchiesta che aveva portato alla condanna di Stasi. Una volta chiuse le indagini, la Procura di Pavia potrebbe mettere a disposizione anche gli atti della difesa di Stasi, per una richiesta di revisione del processo da parte dei suoi legali, che già avevano partecipato al maxi incidente probatorio genetico e sulle impronte trovate in casa Poggi. Il deposito della chiusura delle indagini, che prelude alla richiesta di rinvio a giudizio, non sarebbe però imminente.

Mondiale 2026 tra prezzi folli, proteste in Messico e inquinamento

Mentre Paolo Zampolli, inviato speciale dell’amministrazione Trump per le partnership globali e lo sport, fa pressione alla FIFA per il ripescaggio dell’Italia al posto degli «inaffidabili» iraniani, la Coppa del Mondo sta facendo discutere per questioni extra campo. Soprattutto in Messico.

Mondiale 2026 tra prezzi folli, proteste in Messico e inquinamento
Paolo Zampolli (foto Imagoeconomica).

Il Messico proibitivo: in pochi possono permettersi i biglietti

L’inizio del Mondiale 2026 – che per la prima volta è stato organizzato in tre nazioni, cioè Messico, Canada e Stati Uniti – è previsto l’11 giugno all’Azteca di Città del Messico, e vedrà in campo la nazionale locale e quella sudafricana. Lo stadio, con una capienza di quasi 90 mila posti, è stato scelto per ospitare cinque partite. Ma, come riporta la Cnn, gli spalti difficilmente saranno riempiti da messicani. I prezzi dei biglietti per il primo match infatti oscillano tra i 3 mila e i 10 mila dollari, cifre insostenibili per chi vive in un Paese in cui lo stipendio medio mensile è di circa 7.500 pesos (attorno ai 400 dollari) e nettamente superiori ai prezzi dei Mondiali casalinghi precedenti, disputati nel 1970 e nel 1986.

Mondiale 2026 tra prezzi folli, proteste in Messico e inquinamento
Tifosi nello stadio Banorte, cioè l’Azteca di Città del Messico (foto Ansa).

Lo stadio della prima partita non è considerato all’altezza

Ma lo scontento dei tifosi non riguarda solo il prezzo astronomico dei biglietti: interessa anche lo stadio. La ristrutturazione dell’impianto, durata 22 mesi, non convince né soddisfa quasi nessuno. Dopo l’amichevole del 29 marzo contro il Portogallo, sono arrivate critiche legate alla posizione dei parcheggi, l’intasamento dei punti di accesso e i materiali usati nella costruzione che, in un video condiviso su X dall’edizione messicana del celebre quotidiano sportivo spagnolo Marca, appaiono particolarmente scadenti.

Come se non bastasse, ha fatto parecchio discutere l’incidente costato la vita a un giovane tifoso che, in stato di ebrezza, è precipitato dal secondo piano dello stadio. Una tragedia che pare però non essere correlata ai presunti errori di ristrutturazione.

Guadalajara: la crisi idrica e le proteste dei residenti

Le polemiche si sono estese da Città del Messico a Guadalajara, città che ospiterà altre quattro partite del Mondiale, dove i preparativi stanno generando tensioni sociali difficili da ignorare. Le opere urbanistiche bloccano la città da mesi e causano problemi alla salubrità dell’acqua. I cittadini, come rivela il quotidiano El País, denunciano anche le crescenti disuguaglianze e la priorità data all’aspetto turistico della città rispetto alla qualità della vita di chi la abita. Monterrey, la terza e ultima città messicana a ospitare partite del Mondiale (cinque per l’esattezza), per il momento è stata risparmiata dalle polemiche.

Perché potrebbe essere il Mondiale più inquinante di sempre

Secondo lo studio pubblicato nel 2025 dall’organizzazione britannica Sciencists for Global Responsibility, quella del 2026 sarà la coppa del Mondo più inquinante di sempre. Il report parla chiaro: la scelta della Fifa di sparpagliare le partite del torneo per un continente intero avrà forti ripercussioni sulle emissioni di CO2, con un totale stimato di nove tonnellate. Nella top 3 di tifosi che viaggeranno di più, e che quindi inquineranno maggiormente, ci sono quelli di Sudafrica, Germania e Francia.

È morto Ted Turner, fondatore della Cnn

Addio a Ted Turner, fondatore della Cnn, morto all’età di 87 anni. Lo riferisce l’emittente statunitense citando un comunicato della Turner Enterprises. Originario dell’Ohio, oltre che un imprenditore è stato un dirigente sportivo, un filantropo – ha fondato la Fondazione delle Nazioni unite -, un attivista e un ambientalista. Ha anche creato il cartone animato Captain Planet per educare i bambini al rispetto dell’ambiente. A renderlo famoso è stata la sua visione audace di fornire notizie da tutto il mondo in tempo reale, a tutte le ore. La Cnn è infatti stata il primo canale all news della storia. Nel 1991 fu nominato Uomo dell’anno dalla rivista Time per «aver influenzato la dinamica degli eventi e trasformato gli spettatori di 150 paesi in testimoni istantanei della storia».

Thompson: «Era e sarà sempre lo spirito che presiede la Cnn»

Mark Thompson, presidente e amministratore delegato della Cnn, ha dichiarato in una nota: «Ted era un leader intensamente coinvolto e impegnato, intrepido, impavido e sempre pronto a sostenere un’intuizione e a fidarsi del proprio giudizio. Era e sarà sempre lo spirito che presiede la Cnn. Ted è il gigante sulle cui spalle stiamo, e oggi ci prenderemo tutti un momento per riconoscere lui e il suo impatto sulle nostre vite e sul mondo». Poco più di un mese prima del suo ottantesimo compleanno nel 2018, Turner aveva rivelato di avere la Demenza a corpi di Lewy, un disturbo cerebrale progressivo. All’inizio del 2025, era stato ricoverato in ospedale per un lieve caso di polmonite prima di riprendersi in una struttura di riabilitazione. Lascia cinque figli, 14 nipoti e due pronipoti.

Hantavirus, la nave da crociera MV Hondius attraccherà a Tenerife

La nave da crociera MV Hondius con il focolaio di hantavirus attraccherà sabato 9 maggio sull’isola di Tenerife (nel porto di Granadilla) e i passeggeri stranieri saranno evacuati nei rispettivi Paesi d’origine. Lo ha annunciato la ministra spagnola della Sanità, Monica Garcia, dopo la riunione interministeriale alla Moncloa sulla crisi sanitaria. I 14 spagnoli che viaggiano sulla nave saranno sottoposti a controlli alle Canarie e trasferiti poi in aereo a Madrid, dove trascorreranno un periodo di quarantena in un ospedale militare. L’imbarcazione al momento è ancorata al largo di Capo Verde.

Il presidente delle Isole Canarie è contrario alla decisione di Madrid

Termina così lo stallo sulla MV Hondius, la nave da crociera partita dall’Argentina su cui sono verificati alcuni casi di hantavirus, con tre decessi (e probabilmente una trasmissione da uomo a uomo). Fernando Clavijo, presidente del governo delle Isole Canarie, si era infatti opposto al piano del governo di Pedro Sanchez di consentire l’attracco della nave nell’arcipelago. «Se i passeggeri sono sani e salvi, non ha senso che debbano venire alle Isole Canarie per essere rimpatriati, potrebbero farlo dall’aeroporto internazionale di Capo Verde», aveva dichiarato.

L’Oms: «Basso il rischio complessivo per la salute pubblica»

Intanto, tre pazienti affetti da hantavirus sono stati appena evacuati dalla MV Hondius e sono in viaggio verso i Paesi Bassi per ricevere cure mediche. Lo ha reso noto Tedros Ghebreyesus, direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, aggiungendo che l’organizzazione continua a collaborare con l’armatore della nave, oltre che con i governi di Capo Verde, Regno Unito, Spagna e Paesi Bassi. Sottolineando che «il rischio complessivo per la salute pubblica rimane basso», Ghebreyesus ha inoltre affermato che la situazione della nave da crociera colpita da hantavirus non è simile all’inizio della pandemia di Covid.

Zelensky: «Mosca ha violato la tregua, agiremo di conseguenza»

Il presidente ucraino Zelensky ha dichiarato che la Russia ha violato il cessate il fuoco, con un «evidente disprezzo per la salvaguardia delle vite umane», aggiungendo che l’Ucraina, «sulla base dei rapporti serali delle nostre forze armate e dell’intelligence», deciderà come agire di conseguenza. Il cessate il fuoco unilateralmente dichiarato da Kyiv, in risposta a quello richiesto da Putin per le celebrazioni della Giornata della vittoria del 9 maggio, è scattato a mezzanotte. Stando alle accuse, sei ore dopo Mosca l’ha violato sferrando un nuovo attacco. Gli allarmi sono scattati in diverse regioni ucraine e le autorità di Zaporizhzhia hanno segnalato un raid aereo contro attrezzature industriali nella zona. «Questo dimostra che la Russia rifiuta la pace e che i suoi falsi appelli al cessate il fuoco del 9 maggio non hanno nulla a che fare con la diplomazia. A Putin interessano solo le parate militari, non le vite umane», ha dichiarato il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga.

Buttafuoco: «Alla Biennale selezioniamo opere, non passaporti»

«Chiudere a qualcuno significa rendere più fragile l’apertura verso l’altro e se la Biennale selezionasse non le opere ma le appartenenze, non le visioni ma i passaporti smetterebbe di essere il luogo dove il mondo si incontro e si incontra a maggior ragione quando il mondo è lacerato». Lo ha detto il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco alla conferenza stampa di presentazione della 61esima edizione, affrontando il tema della presenza russa alla manifestazione.

I riferimenti alle parole di Mattarella e Meloni

Buttafuoco, nel suo discorso, ha anche citato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale «ha detto chiaramente ai David di Donatello qual è il mandato del lavoro artistico e culturale: libertà e audacia». Da qui la scelta di consentire la partecipazione alla Russia. Poi un commento alle parole di Giorgia Meloni: «A precisa domanda ha detto: “La Fondazione Biennale di Venezia è autonoma, non sono d’accordo ma…” ed è proprio quel ma, e la ringrazio, ha confermato sgargiante e definitiva la libertà e l’autonomia»

L’ambasciatore russo: «Inaccettabili diktat dell’Ue»

Inaugurando il padiglione della Russia alla Biennale, l’ambasciatore in Italia Alexey Paramonov ha detto che c’è «qualcosa di veramente morboso e irrazionale nell’ossessione dell’Ue di perseguitare la cultura e l’arte» di Mosca «attraverso sanzioni e ogni sorta di restrizione». E poi la difesa di Buttafuoco: «È molto deplorevole che la leadership italiana, così come la Direzione della Biennale, siano diventate bersaglio di inaccettabili e brutali diktat e pressioni da parte dell’Ue i cui burocrati grigi e senza volto hanno fatto di tutto per abbassare la “cortina di ferro” e impedire qualsiasi scambio tra i Paesi Ue e la Russia». La Commissione europea ha inviato una seconda lettera alla Biennale per condannare la decisione di far partecipare la Federazione Russa.

Il blitz di Pussy Riot e Femen con lancio di fumogeni

Questa mattina ai Giardini della Biennale di Venezia c’è stato inoltre un blitz di Pussy Riot e Femen, che hanno lanciato fumogeni in segno di protesta contro l’apertura del padiglione russo. Assieme alle attiviste anti-Putin anche qualche centinaio di manifestanti aderenti a gruppi e movimenti vicini ai dissidenti russi.

Sirene Mediaset per Fiorello, un nuovo socio al Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno

Le sirene di Mediaset stanno per caso ammaliando Fiorello? Lo showman siciliano ogni giorno invia messaggi a Pier Silvio Berlusconi, tra telefonate-parodia e veri e propri appelli. L’ultimo mercoledì su Rai2 nel corso della Mattinanza, che poi è la versione del giorno dopo della Pennicanza. Fiorello ha evocato un suo possibile futuro fuori dalla Rai, corroborato dall’invito a Pier Silvio di acquistare il Teatro delle Vittorie, messo in vendita dal servizio pubblico tra le polemiche. «Potrebbero essere dei terzi a comprare», ha esordito lo showman. Poi, rivolgendosi al ceo di Mfe MediaForEurope, ha aggiunto: «Cosa sono 7 milioni di euro per te, più altri 7 per ristrutturarlo?». Quindi, ammiccante, ha insinuato: «Se Pier Silvio lo compra…». Come ormai molti spifferano in Rai, sì, a quel punto Fiorello potrebbe pure passare a Mediaset, per andare in onda dal teatro che era stato caro a Pippo Baudo.

Sirene Mediaset per Fiorello, un nuovo socio al Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Fiorello con Biggio alla Pennicanza (dal profilo Instagram).

Del resto un invito a passare al Biscione era arrivato lo scorso marzo direttamente dal secondogenito del Cav. «Ho modo di ascoltare poco Fiorello, ho un rapporto con lui di totale simpatia, lo abbraccio», aveva detto Pier Silvio Berlusconi in occasione dell’incontro sul bilancio aziendale. «L’unica critica che posso fargli è che dovrebbe venire a fare televisione da noi». Vedremo.

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Pier Silvio Berlusconi (Imagoeconomica).

Andrea Morricone all’Aniene

Metti un Maestro al Circolo Canottieri Aniene. Andrea Morricone, direttore d’orchestra e figlio di Ennio, ha chiesto di poter essere ammesso all’esclusivo club. A presentarlo due big: Giovanni Malagò, che dell’Aniene è presidente onorario, e Giampaolo Letta. I soci sono chiamati a esprimersi dal 21 al 25 maggio, ma si presume che nessuno avrà da obiettare.

Sirene Mediaset per Fiorello, un nuovo socio al Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Andrea Morricone (Imagoeconomica).

Sala contro Roma. E Gualtieri…

Beppe Sala, da Milano, tuona contro i super poteri a Roma Capitale. «Penso che non sia giusto che ci sia una legge speciale solo per Roma Capitale», ha sottolineato il sindaco di Milano. «Bisogna ripartire dalle tre grandi città metropolitane che sono Napoli, Roma e Milano, oppure allarghiamo le città metropolitane». Roberto Gualtieri, il primo cittadino della Città eterna, un politico «che ormai non conosce confini alle proprie ambizioni, dopo aver conosciuto il valore dei social», sibilano i maligni, ha risposto a modo suo festeggiando ufficialmente i nuovi 800 dipendenti assunti dal Comune di Roma. Un vero e proprio esercito di impiegati e funzionari, donne e uomini che poi serviranno anche a dare il via alla gestione dei super poteri. «La Capitale è solo una», ripetono dal Pd romano, «un partito nel partito» che sta consolidando il proprio apparato e che, affermano anche a destra, «vincerà a mani basse le prossime elezioni comunali, sempre con Gualtieri, mentre Sala chissà dove sarà, forse in qualche giardinetto», si maligna.

Sirene Mediaset per Fiorello, un nuovo socio al Canottieri Aniene e le altre pillole del giorno
Roberto Gualtieri e Beppe Sala (Imagoeconomica).

Oscar di Montigny tra i farmacisti

Tutti lo conoscono perché fa parte della famiglia Doris. Marito di Annalisa Sara Doris, figlia di Ennio e sorella di Massimo, Oscar di Montigny, scrittore, divulgatore e per anni dirigente Mediolanum, venerdì sarà uno dei protagonisti del convegno promosso dall’Ente Nazionale di Previdenza e di Assistenza Farmacisti nell’ambito di Cosmofarma 2026, in programma a BolognaFiere. L’incontro, dal titolo “Essere previdenti. Il primo investimento sulla propria professione”, si terrà nel pomeriggio «e rappresenta un’occasione di approfondimento sui principali strumenti previdenziali e assistenziali a disposizione dei farmacisti lungo tutto il ciclo professionale». Al centro del dibattito, il tema della sostenibilità delle carriere nel settore farmacia, alla luce delle «evoluzioni normative e delle nuove esigenze di tutela, con particolare attenzione alle misure di welfare integrato, al sostegno alla genitorialità e alle iniziative dedicate ai giovani professionisti». Ad aprire i lavori sarà il presidente Enpaf, Maurizio Pace, quindi Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (è stato anche parlamentare di Forza Italia), fino ad arrivare al «comunicatore» Oscar di Montigny che «analizzerà l’evoluzione dei paradigmi professionali e sociali». Anni fa, per lui, si parlava di un futuro da sindaco di Milano…

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Oscar di Montigny (Imagoeconomica).

Frittella per Confagricoltura

Come moderatore è molto ricercato: Marco Frittella, ormai pensionato Rai, ha trovato un modo per non andare ai giardinetti. E così, lunedì 11 maggio, nella sede di Confagricoltura a Palazzo Della Valle a Roma, condurrà la presentazione della nuova edizione del Rapporto AGRIcoltura100. Tra gli ospiti, Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, Luca Filippone, direttore generale Reale Group e Sergio Marchi, direttore generale Ismea. 

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Marco Frittella (Imagoeconomica).

Mahmood al fast food

Mahmood è brand ambassador di un fast food. Burger King Italia ha dato il via alla collaborazione «con una tra le voci più iconiche e amate del panorama musicale italiano contemporaneo», ovvero Mahmood, e «la partnership trova la sua massima espressione nella campagna dedicata ai nuovi Baby Burger: è qui che il cantautore firma lo spot con una serie di barre create per l’occasione, sintetizzando alla perfezione quell’incontro tra attitudine, stile e personalità che caratterizza questa nuova evoluzione del brand».

Una scelta artistica e commerciale che non stupisce troppo. Mahmood segue infatti le orme dei colleghi Achille Lauro e Ghali che, rispettivamente nel 2025 e nel 2022, hanno collaborato con la concorrente McDonald’s.

Campbell chiede il cellulare di Giorgia Meloni a Varvello

Dopo l’addio «con rammarico» alla Rai, Marco Varvello si è messo a scrivere per i giornali: eccolo su La Stampa con interviste a personaggi britannici famosi. Mercoledì è la volta di Alistair Campbell, l’uomo che «ha condiviso la stagione blairiana, ha lavorato e conosciuto bene l’ex ministro Peter Mandelson». Campbell, il «potentissimo portavoce e braccio destro di Blair nei governi a cavallo del Millennio, poi consulente di vari governi fino a scalare oggi le classifiche dei podcast con il suo popolarissimo The rest is politics. Un pubblico da milioni di ascoltatori. Incontrarlo alla vigilia del voto che vede il rinnovo di migliaia di amministrazioni locali inglesi, nonché dei parlamenti di Scozia e Galles, è come indossare occhiali che mettono a fuoco i sommovimenti dell’elettorato britannico e consentono di vedere con maggiore chiarezza la crisi delle nostre democrazie», scrive Varvello.

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Marco Varvello (Imagoeconomica).

Si arriva a discutere di Donald Trump da cui in Europa sembrano prendere tutti le distanze, compresa la premier italiana Giorgia Meloni. Una scelta che Campbell giudica positiva. «Credo poi che sotto sotto sia anche contenta della sconfitta di Orbán», sottolinea. «È stato rimosso l’ultimo dei pasdaran di Trump nell’Unione europea. La vostra premier gode di un buon credito nel mondo politico britannico. Prima era conosciuta solo come esponente della estrema destra europea, come Marine Le Pen. La sua svolta pragmatica la rende ora molto più interessante anche per il governo britannico. Se si arrivasse a una trattativa vera per il rientro del Regno Unito il governo italiano dovrebbe appoggiarci. Sarebbe interesse comune bilanciare l’equilibrio interno dell’Unione rispetto all’asse franco-tedesco». Tutto procede, fino al gran finale: prima di congedarsi, Campbell si ricorda del suo podcast: «A proposito, da tempo vorrei avere Meloni ospite, per caso hai il suo cellulare?».

Caso Claudia Conte, Piantedosi querela Dagospia

L’avvocato Roberto De Vita, su mandato del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ha presentato atto di denuncia e querela nei confronti di Roberto D’Agostino, direttore responsabile di Dagospia, per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa. L’iniziativa, ha spiegato il legale, è stata presa «in relazione alla continuativa, massiva, seriale e persistente campagna diffamatoria, fatta di insistenza narrativa e amplificazione progressiva, attraverso oltre 50 unità comunicative nell’arco di poche settimane tra articoli, rilanci, flash, citazioni indirette, foto didascalie e post», che «con incessanti e infondate affermazioni, insinuazioni e allusioni» ha attribuito a Piantedosi di «aver fatto ottenere illegittimamente incarichi pubblici anche retribuiti ed altre munificenze pubbliche alla dottoressa Claudia Conte». Questo “tam tam” da parte di Dagospia, spiega De Vita, ha «ingenerato nell’opinione pubblica la convinzione» che il ministro dell’Interno abbia «asservito la propria funzione istituzionale a presunti interessi personali», cosa che ha leso «gravemente la reputazione e l’integrità personale, professionale ed istituzionale» del titolare del Viminale.

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Roberto D’Agostino (Imagoeconomica).

La replica di Dagospia: «Fatto solo giornalismo»

Questa la replica di Dagospia: «Piantedosi non ha il coraggio di parlare della sua relazione con Claudia Conte, ma solo di querelare per diffamazione Dagospia, che ha fatto il suo mestiere, raccontando la sfavillante carriera della prezzemolona ciociara. Dovrebbe essere Piantedosi a chiarire il perimetro di una relazione extraconiugale mai smentita, per fugare dubbi e ombre visto il delicato incarico ricoperto di ministro della legalità. Chiedersi quale sia stato il ruolo giocato dalla liaison nella carriera di Claudia Conte non è “campagna diffamatoria”: è solo giornalismo!».

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Claudia Conte (Imagoeconomica).