L’Iran ha colpito una raffineria di Haifa con una bomba a grappolo

La guerra energerica è arrivata anche in Israele. L’Iran ha infatti lanciato un attacco contro la raffineria di petrolio del gruppo Bazan nella baia di Haifa, nel nord dello Stato ebraico. A seguito del raid, che sarebbe stato condotto con una bomba a grappolo, si sono registrate interruzioni di corrente in diverse zone di Haifa e della vicina Kiryat Haim. Non sono state segnalate vittime a seguito dell’attacco che, come ha spiegato la televisione di stato iraniana, è stata una rappresaglia per i missili di Israele contro il giacimento di gas di South Pars. Teheran aveva già colpito l’area industriale di Ras Laffan in Qatar, il più grande hub di gas naturale liquefatto al mondo, provocando un incendio. A seguito del raid, Donald Trump aveva affermato che Washington «non sapeva nulla» dei piani di Tel Aviv per colpire il sito iraniano, al pari di Doha.

Il ministro israeliano dell’Energia ha escluso danni significativi

«I danni alla rete elettrica nel nord sono localizzati e non significativi», ha dichiarato il ministro dell’Energia Eli Cohen: «La corrente verrà ripristinata entro breve tempo. Inoltre, il bombardamento non ha causato danni significativi alle infrastrutture dello Stato di Israele». Il ministero della Protezione Ambientale ha reso noto che, per timore della fuoriuscita di sostanze pericolose, presto giungerà sul posto il ministro Rami Rozen.

Maretta nel Pd: Picierno-Schlein ultimo atto?

Ogni due anni e mezzo il Parlamento europeo effettua una verifica di metà mandato. Toccherà anche stavolta e a Bruxelles, nel centrosinistra, c’è chi agita già – con largo anticipo visto che le elezioni ci sono state nel 2024 – la possibilità di un cambio alla guida, per sostituire Roberta Metsola e i suoi vicepresidenti. Tra i quali c’è anche l’italiana Pina Picierno, una delle esponenti di punta dei riformisti italiani.

Maretta nel Pd: Picierno-Schlein ultimo atto?
Pina Picierno con Roberta Metsola (Imagoeconomica).

I piani di Schlein: largo a Zingaretti e Tinagli

Secondo il Corriere della Sera, Elly Schlein sostituirebbe volentieri la vicepresidente del Parlamento europeo con Nicola Zingaretti, attualmente capo della delegazione del Pd. A quel punto Irene Tinagli, ex riformista dalle molte facce, oggi gradita al Nazareno, diventerebbe leader della delegazione.

Maretta nel Pd: Picierno-Schlein ultimo atto?
Irene Tinagli (Imagoeconomica).

«Come sempre quando vengono fatti gli accordi non chiari poi vengono fuori i problemi», conferma a Lettera43 una fonte brussellese. Il riferimento è agli accordi fatti nel 2024, dopo le elezioni europee che hanno portato alla conferma di Ursula von der Leyen alla guida della Commissione e alla conferma di Metsola alla guida del Parlamento. Anche Picierno allora era stata confermata, superando due contendenti: lo stesso Zingaretti ma anche Stefano Bonaccini, che ha già peraltro molti ruoli, tra cui quello di presidente del Pd (capo dell’opposizione interna al Pd non lo è più visto che ha deciso di passare nella maggioranza qualche mese fa grazie all’accordo con Schlein).

Maretta nel Pd: Picierno-Schlein ultimo atto?
Elly Schlein con Nicola Zingaretti (Imagoeconomica).

La pasionaria dai modi «urticanti» non comunica con la segretaria

Picierno è da tempo nel mirino del Nazareno per via non soltanto delle sue posizioni politiche, in linea con quelle di altri riformisti (da Giorgio Gori a Lorenzo Guerini), ma anche per le modalità «urticanti», come le definiscono i suoi stessi compagni riformisti, con cui affronta il dibattito pubblico. E se sono considerate urticanti per i colleghi di corrente, figuriamoci che cosa ne pensa Schlein, che vede Picierno come fumo negli occhi. Fra le due non c’è comunicazione, c’è chi dice che non si parlino proprio, senz’altro faticano a intendersi politicamente.

Maretta nel Pd: Picierno-Schlein ultimo atto?
Lorenzo Guerini con Pina Picierno (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un addio al Pd: ma per andare dove?

C’è chi sostiene che Picierno potrebbe anche allontanarsi dal Pd, ma la domanda è – come sempre in questi casi – per andare dove. Interpellata sull’argomento, la vicepresidente del Parlamento europeo non ha rilasciato dichiarazioni. Carlo Calenda non è considerato affidabile, troppo umorale, con Matteo Renzi non è chiaro come siano i rapporti. Ma tutto è possibile, certo. I riformisti – che pure solidarizzano nelle loro agitatissime chat su Whatsapp e ricordano peraltro le modalità con cui si dimise Zingaretti da segretario del Pd, cioè insultando il partito che aveva diretto prima di lasciare – le rammentano che un conto è essere la coscienza critica di un partito, costituendo magari un’area politico-culturale piccola ma rumorosa, un altro conto è rischiare operazioni velleitarie. Un rischio che nessuno vuole correre, nemmeno il più acceso dei contestatori di Schlein.

Maretta nel Pd: Picierno-Schlein ultimo atto?
Pina Picierno (Imagoeconomica).

Gori e la strategia della battaglia dall’interno

Ed è il motivo per cui Gori ha scelto di intestarsi una battaglia dentro il Pd senza però uscire; riprendendo puntualmente alcuni temi che Schlein, per ideologia o distrazione, non affronta. Anche dalle parti di Gori vi è la convinzione che le battaglie si facciano dall’interno, perché fuori da un partito strutturato tutto rischia di diventare poco influente.

Maretta nel Pd: Picierno-Schlein ultimo atto?
Giorgio Gori con Pina Picierno (Imagoeconomica).

L’appuntamento dunque viene rimandato a dopo il referendum costituzionale. L’eventuale vittoria del Sì sarebbe un inciampo per Schlein, che ha investito molto sulla sconfitta della presidente del Consiglio. Ma il duello finale e definitivo arriverebbe solo alle elezioni politiche dell’anno prossimo. In quel caso sarebbe complicato per la segretaria del Pd non farsi da parte in caso di sconfitta con Giorgia Meloni. Ed è a quel varco che la attendono i riformisti del Pd.

Dalla Spagna Mattarella dà la sveglia all’Europa

«Tocca all’Europa saper dire di no» alla guerra, all’instabilità, al moltiplicarsi delle crisi. Mentre i leader sono riuniti a Bruxelles per un vertice che ha all’ordine del giorno il conflitto in Iran e le ripercussioni sul prezzo dell’energia, Sergio Mattarella parla in Spagna, patria di quel Pedro Sanchez che per primo si è opposto senza mezzi termini ai bombardamenti israelo-americani su Teheran, e spiega che il no a questo attacco unilaterale segna un passaggio fondamentale per la sopravvivenza della Ue.

Dalla Spagna Mattarella dà la sveglia all’Europa
Sergio Mattarella con il re di Spagna all’Università di Salamanca (Imagoeconomica).

L’invito a non cedere alle sirene del sovranismo

Una sveglia del capo dello Stato, l’ennesima, ai capi di Stato e di governo europei troppo spesso lenti nel capire l’urgenza delle crisi. La linea è condivisa con Giorgia Meloni, che ha già chiarito che non intende far partecipare l’Italia a questa guerra. Ma le parole del Presidente della Repubblica sono ancora più nette e allargano il ragionamento a tutto l’impianto di politica internazionale italiana e comunitaria. Uno sprone a non farsi illudere dalle sirene del sovranismo che, portato alle estreme conseguenze, sta causando solo più crisi, più guerre, più problemi per l’economia. Mattarella tiene una lectio magistralis per la laurea honoris causa che gli viene consegnata dall’Università di Salamanca. Ad ascoltarlo re Felipe VI. Il discorso parte da lontano, da Machiavelli, da Cervantes, passa per Beccaria, Primo Levi, e arriva a ricordare come il Continente abbia già pagato troppo in termini di guerre fratricide. Le fondamenta della Ue, si dice certo, «non cederanno agli attacchi di quanti vorrebbero smantellare la costruzione europea», siano essi nemici esterni o interni.

Dalla Spagna Mattarella dà la sveglia all’Europa
Dalla Spagna Mattarella dà la sveglia all’Europa
Dalla Spagna Mattarella dà la sveglia all’Europa
Dalla Spagna Mattarella dà la sveglia all’Europa
Dalla Spagna Mattarella dà la sveglia all’Europa
Dalla Spagna Mattarella dà la sveglia all’Europa

Il coraggio di non subire la legge di chi «appare più forte»

Mattarella difende anche l’Onu e i suoi tre valori fondamentali: divieto dell’uso della forza, eguaglianza tra gli Stati, diritti umani. Principi che non possono essere calpestati da un «nazionalismo esasperato» o da «un sovranismo privo di responsabilità». Perché a farne le spese sono necessariamente «i Paesi e i popoli più poveri e meno fortunati». Del resto per decenni i valori di democrazia, libertà, diritti sono stati condivisi con gli Usa, non siamo noi ad aver cambiato idea, non ancora. Per il Presidente poi non è vero che restare fedeli a questi principi marginalizza il nostro continente, anzi non subire la legge di chi «appare più forte» richiede «coraggio». Al contrario, «se perdessimo di vista i nostri obiettivi saremmo sconfitti». Citando Seneca, «per chi ignora in quale porto approdare non vi sono venti favorevoli»: i padri fondatori della Ue conoscevano il porto verso cui navigare, la speranza di Mattarella è che anche i leader riuniti oggi a Bruxelles non si facciano distrarre dalle tempeste e tengano la barra dritta.

Schlein incalza Meloni sul caso-Delmastro: «Prenda posizione prima del referendum»

Opposizioni all’attacco di Andrea Delmastro e Giorgia Meloni, dopo che sono venuti alla luce rapporti d’affari del sottosegretario alla Giustizia con un’esponente della famiglia di Mauro Carroccia, legato alla famiglia camorristica di Michele Senese. «Apprendiamo dalla stampa che Meloni sarebbe a conoscenza dei fatti addirittura da un mese. Gli italiani hanno il diritto ad avere una sua presa di posizione chiara, ma non dopo il referendum, la pretendiamo subito», ha detto Elly Schlein. «Delmastro, già condannato per aver rivelato informazioni coperte da segreto a Donzelli che le ha usate per attaccare le opposizioni in aula, non poteva non sapere chi fosse la 18enne scelta come amministratrice unica della società che stava fondando, società che a quanto pare non aveva nemmeno dichiarato come da obblighi di trasparenza», ha aggiunto la segretaria del Pd: «Meloni la smetta di difendere i suoi e cominci a difendere la dignità delle istituzioni e gli interessi italiani».

Schlein incalza Meloni sul caso-Delmastro: «Prenda posizione prima del referendum»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Perché è scoppiato un altro caso-Delmastro

Delmastro, al pari di altri tre politici di Fratelli d’Italia (tra cui la vicepresidente della Regione Piemonte Elena Chiorino), fino a poco tempo fa era socio di un ristorante romano assieme a Miriam Caroccia, figlia 18enne del “ras” della ristorazione Mauro, che era finito a processo per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa, per aver ripulito i soldi dei Senese con i suoi locali. Delmastro, come gli altri, ha ceduto le sue quote della società Le 5 Forchette (con sede a Biella) dopo che la condanna a 4 anni nei confronti di Mauro Caroccia è diventata definitiva il 18 febbraio.

Schlein incalza Meloni sul caso-Delmastro: «Prenda posizione prima del referendum»
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Delmastro da Catanzaro respinge ancora le accuse

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha parlato di «una situazione di gravità inaudita», evidenziando anche il fatto che Delmastro non ha comunicato alla Camera, come prevede la legge per ogni deputato, di possedere azioni di una società. I rappresentanti del Movimento 5 stelle nelle commissioni Antimafia hanno chiesto le dimissioni di Delmastro. Il diretto interessato, che già aveva respinto le accuse sottolineando di essere entrato in società «con una ragazza non imputata, non indagata, che poi si è scoperto essere la figlia di», a margine di un incontro a Catanzaro sul referendum del 22 e 23 marzo, rispondendo alle domande dei giornalisti sulla vicenda ha affermato che «la mafia è una montagna di merda».

Stretto di Hormuz, piano a sei per la riapertura: c’è anche l’Italia

Condannando con forza gli attacchi attribuiti a Teheran nel braccio di mare, Downing Street ha annunciato un piano a sei per garantire la navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz, chiuso in parte dall’Iran in risposta agli attacchi di Stati Uniti e Israele. Oltre al Regno Unito, i Paesi che si sono dichiarati pronti a contribuire al piano sono l’Italia, la Francia, la Germania, i Paesi Bassi e il Giappone.

Stretto di Hormuz, piano a sei per la riapertura: c’è anche l’Italia
Keir Starmer e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La nota congiunta

«Chiediamo all’Iran di cessare immediatamente le minacce, la posa di mine, gli attacchi con droni e missili e ogni altro tentativo di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, nonché di conformarsi alla risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite», si legge in una nota congiunta. «La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale». E poi: «Gli effetti delle azioni dell’Iran si faranno sentire sulle persone in tutto il mondo, soprattutto sui più vulnerabili. Accogliamo con favore l’impegno delle nazioni che si stanno adoperando nella pianificazione».

Araghchi: «Chi aiuta gli Usa sarà complice»

Durante una telefonata con l’omologo giapponese Toshimitsu Motegi, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi – riporta la Cnn – ha affermato che l’attuale situazione nello Stretto è stata causata da Stati Uniti e Israele e che la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano lo renderebbe «complice dell’aggressione e degli efferati crimini commessi dagli aggressori».

Corrispondente di Russia Today sfiorato da un missile dell’IDF in Libano: il video

Il corrispondente di Russia Today Steven Sweeney e il suo cameraman Ali Reda Sbeiti sono rimasti feriti in un attacco israeliano nel sud del Libano, vicino alla città costiera di Tiro, durante un collegamento in diretta in cui il giornalista stava parlando dei raid dell’IDF contro i siti di Hezbollah.

Impressionante il video di quanto accaduto, in cui si vede un missile cadere a pochi metri dalla postazione di Sweeney, con una forte esplosione: il giornalista era senza elmetto, ma indossa va il giubbotto antiproiettile con la scritta “Press”. Per fortuna l’incidente è stato archiviato senza gravi conseguenze per Sweeney e il cameraman, feriti solo in modo lieve.

La Bce lascia invariati i tassi al 2 per cento

Come previsto dagli analisti, la Bce ha mantenuto invariati i tassi, lasciando quello sui depositi al 2 per cento, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,15 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,40 per cento. Il comunicato introduttivo disegna però prospettive profondamente diverse per l’economia, rispetto alla riunione di gennaio, a causa del conflitto tra Israele-Usa e Iran: «La guerra in Medio Oriente ha reso le prospettive significativamente più incerte, generando rischi al rialzo per l’inflazione e rischi al ribasso per la crescita economica. Il conflitto avrà un impatto rilevante sull’inflazione a breve termine tramite i rincari dei beni energetici. Le implicazioni a medio termine dipenderanno dall’intensità e dalla durata della guerra nonché dal modo in cui le quotazioni dell’energia influenzeranno i prezzi al consumo e l’economia».

«Consiglio direttivo in una posizione favorevole per affrontare l’incertezza»

La situazione non richiede però interventi immediati: «Il Consiglio direttivo si trova in una posizione favorevole per affrontare tale incertezza. L’inflazione si è collocata intorno all’obiettivo del 2 per cento, le aspettative di inflazione a più lungo termine risultano saldamente ancorate e l’economia ha evidenziato una buona capacità di tenuta negli ultimi trimestri. Le informazioni che il Consiglio direttivo acquisirà nel prossimo periodo consentiranno di valutare l’impatto del conflitto sulle prospettive di inflazione e sui rischi a esse associati. Il Consiglio direttivo segue attentamente la situazione e definirà in modo appropriato la politica monetaria grazie al suo approccio fondato sui dati».

HSBC valuta il taglio di 20 mila dipendenti da sostituire con l’IA

HSBC, uno dei più grandi gruppi bancari e finanziari al mondo, sta valutando drastici tagli del personale da effettuare nei prossimi anni. I cambiamenti potrebbero interessare fino a 20 mila dipendenti, ovvero il 10 per cento della forza lavoro. Lo riporta Bloomberg, spiegando che l’amministratore delegato Georges Elhedery intende puntare sull’intelligenza artificiale per ridurre i ruoli nei settori middle e back office, che non prevedono il contatto diretto con la clientela.

Processo Hydra, spunta un nuovo pentito: chi è Gioacchino Amico

C’è un nuovo pentito nel processo Hydra sulla presunta alleanza tra esponenti di camorra, ‘ndrangheta e Cosa Nostra in Lombardia: Gioacchino Amico, presunto vertice del sistema mafioso nella Regione per conto del clan dei Senese. Lo ha spiegato la pm Alessandra Cerreti depositando il suo verbale del 3 febbraio, oltre a quello dell’altro nuovo collaboratore di giustizia Bernardo Pace, morto suicida in carcere il 16 marzo. Il maxiprocesso con rito ordinario vede ben 45 imputati alla sbarra, tra cui proprio Amico.

Il maxiprocesso è stato aggiornato al 30 aprile

Tre pentiti avevano già parlato nelle indagini e nel filone del processo abbreviato, che ha portato a 62 condanne, con pene fino a 16 anni. Pace, che stava scontando 14 anni per associazione mafiosa, si è suicidato pochi giorni fa in cella a Torino, un mese dopo l’inizio della collaborazione con la giustizia. Sulle modalità della morte di Pace, che era malato, sono in corso indagini. Tra gli imputati del maxiprocesso, che è stato aggiornato al 30 aprile, ci sono anche Paolo Aurelio Errante Parrino, parente di Matteo Messina Denaro detenuto al 41 bis, Santo Crea, esponente di spicco della ‘ndrangheta, e Giancarlo Vestiti, luogotenente della Camorra.

Chi è il presunto boss Gioacchino Amico

Considerato un esponente di spicco del “consorzio mafioso” lombardo, Amico avrebbe raccontato ai pm degli interessi economici di Matteo Messina Denaro in Lombardia, svelando dettagli dei suoi rapporti con l’avvocato Antonio Messina, l’ultimo degli arrestati nell’articolata indagine seguita alla cattura del superlatitante, incontrato più volte al bar San Vito a Campobello di Mazara, a pochi metri da uno dei suoi nascondigli.

Ue, la lettera di Meloni e della premier danese Frederiksen su migranti e Medio Oriente

La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni e la premier danese, Mette Frederiksen, hanno inviato una lettera ai vertici Ue riguardo ai possibili rischi per i flussi migratori derivati dai recenti sviluppi in Medio Oriente, con l’obiettivo di evitare il ripetersi della crisi migratoria del 2015. «Ciò non sarebbe solo una catastrofe umanitaria per le persone direttamente coinvolte, ma rischierebbe anche di incidere sulla sicurezza e sulla coesione della nostra Unione», si legge nella lettera secondo quanto riportato dall’Agi, che l’ha visionata. «Dobbiamo fornire immediatamente un sostegno sufficiente ai nostri partner e agli Stati ospitanti in Medio Oriente, poiché i rifugiati e i migranti dovrebbero, in generale, essere assistiti nei luoghi in cui si trovano. Possiamo aiutare più persone, in modo migliore e più efficiente, fornendo sostegno direttamente alle loro regioni di origine», continuano le due leader.

Ue, la lettera di Meloni e della premier danese Frederiksen su migranti e Medio Oriente
Giorgia Meloni e Mette Frederiksen (Ansa).

Per le due premier occorre rafforzare le frontiere Ue e esplorare meccanismi di emergenza

Meloni e Frederiksen hanno accolto con favore l’adozione, da parte della Commissione europea, del pacchetto umanitario da 458 milioni di euro in risposta alla crisi umanitaria. E sostengono con forza «la mobilitazione di tutti gli strumenti diplomatici e operativi per garantire che i bisogni siano soddisfatti, al fine di mitigare il rischio di ulteriori movimenti verso l’Ue». Allo stesso tempo, continua la missiva, «dobbiamo essere preparati e adottare le misure necessarie qualora la situazione evolvesse. Non possiamo permetterci di essere colti di sorpresa come in passato. Ciò significa rafforzare ulteriormente le nostre frontiere affinché tutti gli Stati membri siano adeguatamente attrezzati per garantire che l’Ue abbia il pieno controllo delle sue frontiere esterne». Di qui l’invito alla Commissione e alle agenzie Ue competenti ad assistere gli Stati membri in questo sforzo e ad essere pronte a fornire un supporto rapido su richiesta. «Incoraggiamo inoltre la Commissione a esplorare meccanismi che possano fungere da freno di emergenza, da attivare come forza maggiore in caso di improvvisi movimenti migratori su larga scala verso l’Unione. Lo dobbiamo ai cittadini europei e alle popolazioni colpite», conclude la lettera.

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole

Per Lucia Borgonzoni, sottosegretaria al ministero della Cultura, si tratta dell’ennesimo ko, dopo essere già stata esautorata sul cinema. Stavolta è per la scelta della Capitale della Cultura 2028, che la commissione guidata da Davide Desario ha voluto assegnare alla città di Ancona. Nella sala intitolata a Giovanni Spadolini, in via del Collegio Romano, il ministro Alessandro Giuli ha aperto ufficialmente la busta consegnatagli dal direttore dell’agenzia AdnKronos (voluto dall’ex ministro Gennaro Sangiuliano): davanti al pubblico dei sindaci che avevano candidato le loro città, e alla sottosegretaria che faceva il tifo per Forlì (è bolognese), Giuli prima ha scherzato, dicendo che «non canterò se no le muse mi inceneriscono, mi è andata bene con Vasco Rossi che non mi ha citato in giudizio» (un riferimento alla citazione di Albachiara intonata – si fa per dire – in occasione dell’annuncio di Alba Capitale italiana dell’Arte contemporanea 2027). Poi ha reso solenne l’annuncio. Non è mancato il commento di Borgonzoni: «Complimenti anche alle altre città finaliste per l’elevata qualità dei progetti». Già, «le altre». Che poi pure Antonio Tajani ci è rimasto male, dato che territorialmente faceva il tifo per Anagni e l’area della Ciociaria. Comunque, il dossier di Ancona è stato ritenuto da tutti il più completo: ha citato Luigi Vanvitelli, architetto e pittore del ‘700, e proposto il porto come spazio culturale, artistico e sociale, oltre al coinvolgimento del parco del Conero. Non mancherà l’apporto del tre volte premio Oscar Dante Ferretti, scenografo di fama mondiale, storico collaboratore del regista Federico Fellini.

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole
Lucia Borgonzoni, Alessandro Giuli, il sindaco di Ancona Davide Silvetti e Davide Desario (foto Imagoeconomica).

Il Messaggero, nominato il nuovo vicedirettore

Come anticipato da Lettera43, è stata ufficializzata dal quotidiano Il Messaggero la nomina a vicedirettore di Christian Martino, dal primo aprile 2026. Andrea Bassi è stato nominato caporedattore dell’economia.

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole
Christian Martino (foto Imagoeconomica).

La Russa saluta i consulenti finanziari

La finanza piace a Ignazio La Russa. E così, in qualità di presidente del Senato, ha inviato un videomessaggio ai consulenti finanziari riuniti a Roma all’Auditorium Parco della Musica per “Consulentia 26’”, evento organizzato da Anasf, l’associazione nazionale della categoria che conta oltre 13 mila associati e gestisce un patrimonio di oltre mille miliardi di euro. Cosa ha detto ‘Gnazio ai consulenti? «Un’attività, la vostra, che riveste un significato particolare per chi, con fiducia, si rivolge a professionisti qualificati nell’ottica di una corretta politica del risparmio. Il complicato momento storico che stiamo vivendo su scala internazionale di certo non contribuisce a rendere stabile il vostro lavoro, ma è soprattutto nelle difficoltà e nei periodi di fibrillazione che si comprende come può diventare importante il consulente finanziario». Poteva bastare? Ovviamente no: «Competenza, formazione e aggiornamento costante risultano fondamentali per poter offrire una collaborazione reale, vera e importante a chi ha fiducia in voi».

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

La democrazia di Giuliano Amato

Giuliano Amato parteciperà venerdì 20 marzo a “Libri Come 2026” a Roma, con un incontro incentrato sul tema della democrazia, nell’Auditorium Parco della Musica. Nello Spazio Risonanze l’ex presidente del Consiglio presenterà la riedizione del libro Democrazia e definizioni di Giovanni Sartori, assieme a Luca Verzichelli e con la moderazione di Alessandra Sardoni.

La sconfitta di Borgonzoni sulla Capitale della Cultura 2028 e le altre pillole
Giuliano Amato (Imagoeconomica).

Quel Patek di Mattarella

Un “Patek Philippe Golden Ellipse” al polso del presidente della Repubblica Sergio Mattarella: un orologiaio di Torino, Michele Carlino, sui social ha informato su quale meraviglia della tecnica adorna il polso del capo dello Stato. «Un capolavoro di eleganza», senza dubbio, dalla forma a ellisse, che viene valutato secondo l’esperto «tra i 15 e i 25 mila euro». Ma sul mercato dell’usato si trova anche a prezzi più bassi.

Salernitana, tocca a Capomaggio

di Marco De Martino

SALERNO – Da trascinatore assoluto nel girone d’andata a grande delusione in quello di ritorno: la parabola discendente di Galo Capomaggio in questa stagione è stata, finora, inesorabile. Dopo aver rappresentato il fiore all’occhiello del club granata nella campagna trasferimenti estiva, quando il ds Faggiano riuscì a strapparlo al Cerignola superando la forte concorrenza del Catania, il centrocampista argentino ha avuto un ottimo impatto con la nuova realtà salernitana. Nella prima parte di stagione il regista è infatti riuscito a mettere la firma su due assist e su cinque gol, quattro dei quali risultati decisivi ai fini del risultato, con addirittura una doppietta realizzata nell’ultimo turno all’Arechi contro il Foggia. Un bottino di tutto rispetto per Capomaggio che però, nel 2026, ha subito una preoccupante involuzione. Complice anche l’arretramento in difesa voluto da Giuseppe Raffaele, i numeri dell’argentino si sono azzerati e, pian piano, le prestazioni sono diventate sempre più negative. Il picco più basso Capomaggio l’ha toccato dieci giorni fa, nel match contro il Latina quando, con la squadra appena passata in vantaggio, è stato protagonista di un’entrata immotivata e sconsiderata ai danni del portiere avversario rimediando un cartellino rosso che ha costretto i suoi compagni a giocare in inferiorità numerica per gran parte della gara. La squalifica di una sola giornata ha concesso così a Capomaggio una settimana di riflessione nella quale ha ricaricato le batterie, soprattutto sotto il profilo mentale, per farsi trovare pronto da Cosmi in vista della sfida contro il Team Altamura. E contro la formazione pugliese l’argentino potrebbe ritrovare una maglia da titolare, complice anche la squalifica a sorpresa rimediata da Carriero a Crotone. Una occasione che Capomaggio non dovrà lasciarsi sfuggire per invertire la parabola e ricominciare ad essere un uomo determinante per la Salernitana in questo finale di stagione.

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Il presidente di Rothschild Italia Daffina entra in Nexi

Un ingresso di peso, che coinvolge un nome grosso della finanza italiana: il presidente di Rothschild Italia Alessandro Daffina, banchiere d’affari di lungo corso molto stimato dalla destra di governo, entra nel consiglio di amministrazione di Nexi, la società guidata da Paolo Bertoluzzo e presieduta dall’ex grand commis di Stato Marcello Sala che si occupa dei pagamenti digitali per banche, aziende, istituzioni e pubblica amministrazione. Daffina è nato a Roma nel 1959 ed è entrato nel gruppo Rothschild nel 1992. È presidente del gruppo da gennaio del 2025, dopo esserne stato anche ceo. È stato una figura chiave in grandi operazioni gestite da Rothschild, come per esempio la vendita di Capitalia a Unicredit, la fusione tra Intesa e San Paolo, la privatizzazione di Eni e la cessione della Roma.

Il presidente di Rothschild Italia Daffina entra in Nexi
Alessandro Daffina.

È morto Michael Hartono, uno dei proprietari del Como

Il magnate indonesiano del tabacco Michael Bambang Hartono, azionista di riferimento del Como col fratello Robert, è morto a Singapore all’età di 86 anni. Inserito da Forbes al 149esimo posto tra le persone più ricche al mondo con un patrimonio stimato in circa 18 miliardi di dollari, assieme al fratello aveva rilevato la società lariana nel 2019, quando era in Serie D, portandola in pochi anni ai vertici del calcio italiano.

«Il Como è profondamente addolorato per la scomparsa di Michael Bambang Hartono. Il club esprime le più sincere condoglianze alla famiglia Hartono e a tutto il Djarum Group. Sotto la guida della famiglia, il club ha aperto un nuovo capitolo della sua storia, e per questo la società lo ricorda con gratitudine e rispetto». Così il Como ha ricordato e omaggiato il patron.

L’acquisto del Como tramite la società londinese Sent Entertainment

Insieme col fratello, Michael Hartono era al vertice di un impero economico costruito attorno a Djarum, azienda produttrice di sigarette, e soprattutto alla partecipazione in Bank Central Asia, senza dimenticare gli interessi nell’elettronica (Polytron, che ha appena fatto ingresso nel settore dei veicoli elettrici in Indonesia) e nell’immobiliare, con immobili di pregio a Giacarta. I fratelli Hartono nel 2019 hanno rilevato il Como 1907 tramite Sent Entertainment, società di media e intrattenimento con sede a Londra.

Regione Lombardia, cambio ai vertici della comunicazione

Cambio ai vertici nella comunicazione di Regione Lombardia. A due anni dalla fine naturale della consiliatura, Pierfrancesco Gallizzi, dal 2023 dirigente della struttura Comunicazione della Regione e dal 2018 direttore di Lombardia Notizie, agenzia di stampa ufficiale della Giunta, il primo aprile dovrebbe lasciare l’incarico per sbarcare, secondo i ben informati, in ACI. Al suo posto si attende un interno, anche se la rosa dei nomi – nonostante si tratti di nomina “politica” (deve passare dalla Giunta regionale) e il tempo stringa – non è ancora stata definita.

Prima di diventare direttore di Lombardia Notizie, Gallizzi ne era stato vicedirettore sotto la presidenza Formigoni. In passato è stato anche portavoce di Ignazio La Russa, ai tempi in cui era ministro della Difesa. In ACI, se il passaggio fosse confermato, troverà come presidente Geronimo La Russa, figlio del suo ‘ex’ capo.

Premiati a Salerno i giovani talenti tra arte e scrittura

Si è svolta  nella Sala Affreschi del Complesso San Michele, la cerimonia di premiazione del contest fotografico e di scrittura creativa “Quindici in Classe”, promosso dalla Fondazione Carisal in collaborazione con Street Child Italia.

Il progetto ha coinvolto 116 studenti tra i 14 e i 16 anni provenienti da diversi istituti superiori di Salerno, chiamati a realizzare fotografie, racconti e poesie ispirati alla mostra documentaria “Quindici: Attraverso lo sguardo della prossima generazione”, con immagini realizzate da adolescenti di Nigeria e Uganda.

Guida turistica Salerno

Ad aprire l’evento è stato il presidente della Fondazione Carisal, Domenico Credendino, che ha sottolineato il valore educativo dell’iniziativa: «Questo progetto dimostra quanto i linguaggi dell’arte e della narrazione possano diventare strumenti di crescita e consapevolezza per le nuove generazioni, sviluppando sensibilità verso i temi della solidarietà e della cittadinanza globale».

Sono poi intervenuti, tra gli altri, Roberta Giassetti e i dirigenti e docenti degli istituti coinvolti. A concludere i lavori Michele Buonomo, che ha evidenziato la capacità del progetto di creare un ponte tra culture diverse e stimolare la partecipazione attiva dei giovani.

Momento centrale della mattinata è stata la proclamazione dei vincitori nelle tre sezioni – fotografia, racconto e poesia – accompagnata dal reading degli incipit delle opere premiate a cura di Brunella Caputo.

Durante l’incontro è stato inoltre presentato il virtual tour della mostra, realizzato dagli studenti del Liceo Artistico “Sabatini-Menna” nell’ambito dei percorsi scuola-lavoro.

La giornata si è conclusa con l’inaugurazione del percorso espositivo “Quindici in Classe”, allestito negli spazi del Complesso San Michele e guidato dagli stessi studenti protagonisti del progetto.

La mostra sarà visitabile gratuitamente fino al 20 marzo, dalle 16.30 alle 19.30, offrendo ai visitatori un percorso che unisce creatività, impegno sociale e cittadinanza attiva.

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Pagani. Campitiello si propone nel centrodestra

Tra i Comuni chiamati al voto c’è anche Pagani, dove inizia a delinearsi il quadro politico in vista delle prossime elezioni amministrative. Tra i nomi che emergono con maggiore insistenza figura quello di Nicola Campitiello, chirurgo, considerato da molti un candidato in pectore dell’area di centrodestra. Campitiello è tra i promotori di un progetto civico denominato “Progetto Civico 2030”, iniziativa che pone al centro lo sviluppo della città, osservato da diverse angolazioni e prospettive, con l’obiettivo di costruire una visione nuova per Pagani. “Sono il fondatore di Progetto Civico 2030 – dichiara – un percorso nato da un intento comune condiviso da professionisti che hanno deciso di sedersi attorno a un tavolo, tra cui Vincenzo Calce e Salvatore Cascone, iniziando a disegnare quello che vuole essere un progetto per una nuova Pagani, per il rilancio di una città che, a mio avviso, sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia”. Sul piano politico, Campitiello rivendica con chiarezza la propria appartenenza: “Sono tesserato di Fratelli d’Italia. Ho dato la disponibilità alla candidatura, richiesta personalmente dall’onorevole Gambino, già qualche tempo fa. Ho avuto un momento di riflessione, anche per le conseguenze che una scelta del genere può avere sulla mia attività professionale, ma poi è maturata la decisione”. Una disponibilità che, però, non viene presentata in chiave personale o autoreferenziale. “Non è una candidatura autoreferenziale – precisa – anche perché sul tavolo ci sono candidature autorevoli e meritevoli. Saranno fatti approfondimenti e valutazioni secondo criteri condivisi. Mettere insieme un progetto, condividerlo e poi scegliere il candidato è stata proprio la leva che ha spinto alla nascita di questo gruppo civico”. Campitiello sottolinea inoltre di non voler essere identificato esclusivamente né come uomo di partito né come espressione di una sola esperienza civica: “Non mi sento né il candidato di Fratelli d’Italia né il candidato del Progetto Civico. L’obiettivo è tenere unita la coalizione, per poi scegliere la persona più giusta per rilanciare la città”. Quanto al suo percorso e alla storia personale e professionale, il medico ritiene che possano rappresentare un elemento di forza: “Per scegliere bisogna vivere la città, altrimenti si rischia di proporsi senza credibilità. Ciò che conta davvero è la capacità, evitando finte appartenenze costruite solo per fini personali”. Infine, il passaggio forse più significativo, quello che Campitiello affida come sintesi del proprio impegno politico: “Se dovessi essere indicato, il mio impegno sarebbe solo ed esclusivamente per la mia città”.

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L’ex capo dell’antiterrorismo Usa è finito nel mirino dell’Fbi

Joe Kent, che si è dimesso da direttore del Centro nazionale antiterrorismo Usa in segno di protesta contro la guerra in Iran, è oggetto di un’indagine dell’Fbi per una possibile diffusione di informazioni riservate. Secondo il New York Times, gli accertamenti nei suoi confronti sarebbero iniziati prima delle sue clamorose dimissioni.

L’ex capo dell’antiterrorismo Usa è finito nel mirino dell’Fbi
Joe Kent (Ansa).

La lettera di dimissioni e la reazione di Trump

L’indagine dell’Fbi non sarebbe pertanto legato alle dimissioni. Di sicuro, Donald Trump non ha apprezzato il contenuto della lettera con cui Kent ha motivato il passo indietro: l’ex capo dell’antiterrorismo ha scritto che gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran «a causa delle pressioni esercitate da Israele e dalla sua potente lobby americana», facendo intendere che il tycoon sia stato in qualche modo ingannato. «Ho letto la sua dichiarazione, ho sempre pensato che fosse una brava persona, ma anche che fosse debole in materia di sicurezza, molto debole in materia di sicurezza», ha detto Trump, liquidando Kent: «Ho capito che è un bene che se ne sia andato, perché ha detto che l’Iran non era una minaccia. Invece lo era».

L’ex capo dell’antiterrorismo Usa è finito nel mirino dell’Fbi
Donald Trump (Ansa).

Complottista e di estrema destra: chi è Joe Kent

Nato in Oregon nel 1980, Kent è un politico di estrema destra, noto anche per essere promotore di varie teorie del complotto, come quella secondo cui i vaccini anti-Covid sarebbero una terapia genica sperimentale. In passato è stato agente delle operazioni speciali dell’esercito degli Stati Uniti e della Cia: ha lasciato il secondo incarico nel 2019 dopo la morte della moglie Shannon, soldatessa uccisa in un attentato kamikaze dell’Isis a Manbij, nel nord della Siria. Successivamente si è candidato due volte alla Camera dei rappresentanti per il terzo distretto congressuale di Washington, perdendo entrambe le volte contro la democratica Marie Gluesenkamp Perez. Nel 2025 era stato scelto da Trump come direttore del National Counterterrorism Center.

Il Ruggi parte civile contro Coscioni

di Erika Noschese

L’Azienda ospedaliera universitaria “Ruggi d’Aragona” di Salerno si costituisce parte civile nel processo a carico di Enrico Coscioni, cardiochirurgo e primario della Torre Cardiologica, chiamato a rispondere della morte di Umberto Maddolo, l’uomo di Montecorvino Rovella deceduto nel dicembre 2021 a seguito di un intervento chirurgico al cuore. Una vicenda che ha suscitato forte attenzione e che ruota attorno a un elemento ritenuto decisivo dagli inquirenti: nel corpo del paziente, infatti, è stata successivamente rinvenuta una garza chirurgica lunga circa 15 centimetri, dimenticata durante l’operazione. Un dettaglio che, secondo le ricostruzioni investigative, avrebbe inciso in maniera determinante sul progressivo aggravamento delle condizioni cliniche dell’uomo, fino a condurlo al decesso. Umberto Maddolo era stato ricoverato presso il “Ruggi” per gravi patologie cardiache che avrebbero dovuto essere trattate con un intervento di bypass coronarico. Tuttavia, nel corso dell’operazione, secondo quanto emerso, i sanitari avrebbero ritenuto necessario procedere anche alla sostituzione della valvola aortica, rendendo il quadro clinico ancora più complesso. Nel periodo post-operatorio, le condizioni del paziente avrebbero iniziato a peggiorare progressivamente, fino al tragico epilogo. Un decorso che ha portato all’apertura di un’inchiesta e all’individuazione di possibili responsabilità in ambito sanitario. A seguire l’iter amministrativo e legale è Annarita Colantuono, direttore ad interim dell’Unità Operativa Complessa Affari Legali dell’azienda ospedaliera, che dovrà formalizzare lo stato di eventuali procedimenti, comunicazioni o iniziative riguardanti il medico coinvolto. Contestualmente, è stato affidato l’incarico di assistenza legale all’avvocato Raffaele Miele, esperto in materia penale. L’Azienda ha quindi disposto la costituzione di parte civile nel procedimento, sebbene limitatamente al reato di falsità ideologica, a tutela della propria immagine e dell’operato della struttura sanitaria. Diversa, invece, la posizione di Biagio Farina, infermiere in servizio presso la stessa azienda ospedaliera, inizialmente iscritto nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta. Il suo coinvolgimento era scaturito dalle dichiarazioni rese nel corso dell’interrogatorio di garanzia dal cardiochirurgo Enrico Coscioni. Secondo la ricostruzione fornita dal medico, principale indagato, l’infermiere non avrebbe avviato, al termine dell’intervento di sostituzione valvolare aortica, la cosiddetta “conta intermedia” delle garze utilizzate in sala operatoria, determinando così la mancata rilevazione della garza rimasta nell’addome del paziente, stimata in circa 8 centimetri. A fronte di tale chiamata in causa, la difesa di Farina, affidata all’avvocato Federico Conte, ha ricostruito in maniera dettagliata le fasi dell’intervento chirurgico e le attività svolte da ciascun operatore sanitario, evidenziando la corretta ripartizione delle competenze e il rispetto delle procedure previste. Una ricostruzione supportata dalle linee guida vigenti e dalle migliori pratiche in ambito sanitario. A seguito dell’interrogatorio, il pubblico ministero, dottoressa Vivaldi, ha ritenuto opportuno acquisire ulteriori chiarimenti dai consulenti tecnici nominati nell’ambito dell’inchiesta. Gli approfondimenti hanno consentito di accertare la totale estraneità dell’infermiere rispetto ai fatti contestati. Per questo motivo, il 21 maggio 2025 la Procura ha avanzato richiesta di archiviazione della posizione di Farina, successivamente accolta dal giudice per le indagini preliminari, Pietro Indinnimeo, che il 5 settembre dello stesso anno ha disposto il proscioglimento. La vicenda giudiziaria resta ora concentrata sulla posizione del primario, mentre prosegue il percorso processuale volto ad accertare eventuali responsabilità per la morte del paziente.

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Al via il taglio delle accise per 20 giorni contro il caro carburante

Per aiutare i cittadini alle prese con l’aumento dei prezzi del carburante, il governo ha varato un decreto che prevede il taglio delle accise in vigore già dal 19 marzo 2026. In dettaglio, il provvedimento introduce un taglio di 25 centesimi al litro sul prezzo di benzina e gasolio, con l’obiettivo di portare i costi sotto 1,90 al litro. Il prezzo del Gpl dovrebbe diminuire invece di 12 centesimi al chilo. I tagli avranno una durata di venti giorni. Il decreto contiene anche un contributo straordinario per gli autotrasportatori sotto forma di credito d’imposta per la maggior spesa sostenuta a marzo, aprile e maggio rispetto a febbraio 2026 per l’acquisto del gasolio. Criteri e modalità applicative saranno stabiliti con un successivo decreto. Un analogo credito d’imposta, in questo caso al 20 per cento, è previsto anche per l’acquisto di carburante da parte delle imprese della pesca, con uno stanziamento di 10 milioni.

Rafforzate le sanzioni per chi specula

Il governo ha anche deciso di introdurre, per i prossimi tre mesi, «uno speciale regime di controllo» contro le speculazioni, rafforzando la vigilanza lungo tutta la filiera di approvvigionamento e distribuzione dei carburanti. In particolare, si prevede che le società petrolifere dovranno comunicare giornalmente i prezzi al ministero delle Imprese e questi prezzi non potranno essere aumentati nell’arco della giornata. Le compagnie che non invieranno i prezzi andranno incontro a una sanzione pari allo 0,1 per cento del fatturato giornaliero. Inoltre Mr prezzi, organismo di controllo del ministero delle Imprese, nel caso rilevi un anomalo e improvviso aumento dei prezzi incaricherà la Guardia di finanza di accertare eventuali speculazioni su tutta la filiera, dalle compagnie ai distributori.

Armando Lamberti: Le mie ragioni per il no

Caro Professore, com’è noto, le Camere hanno approvato in seconda deliberazione il disegno di legge di revisione costituzionale presentato dal Governo, recante il titolo “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, su cui il corpo elettorale sarà chiamato a pronunziarsi in sede referendaria il 22 e il 23 marzo prossimi. In molte occasioni pubbliche, lei ha criticato, in primo luogo, il “metodo” della riforma costituzionale. In che senso? Cosa non la convince dell’iter di revisione costituzionale che è stato seguito?

 

Mi preme mettere in rilievo sin da subito la circostanza che la proposta promana non dalla sede parlamentare, ma dal Governo: un dato già di per sé preoccupante, perché tradisce l’idea che le riforme costituzionali siano espressione di un determinato “indirizzo politico” riconducibile al Governo in carica.

Al contrario, i presupposti sottesi alla ratio della norma sulla revisione costituzionale (cioè l’art. 138 Cost.) – necessità di un metodo condiviso, ricerca di un ampio consenso tra i partiti, riconoscimento della centralità delle Camere – ci inducono a ritenere che le proposte di legge di revisione costituzionale dovrebbero nascere sempre in Parlamento.

Non è un caso, del resto, che l’unica legge costituzionale di iniziativa governativa sinora entrata in vigore – dal momento che le due ampie riforme costituzionali di iniziativa del Governo, nel 2005-2006 (Berlusconi) e nel 2016 (Renzi-Boschi), sono state sonoramente bocciate dagli elettori in sede di referendum – sia stata la legge costituzionale n. 1 del 1967, che in realtà è spesso definita una mera legge costituzionale di interpretazione autentica, giacché si è limitata semplicemente a chiarire che l’ultimo comma dell’art. 10 Cost. e l’ultimo comma dell’art. 26 Cost. non si applicano ai delitti di genocidio.

Per giunta – ed è, questo, un fatto grave, del tutto inedito nella storia costituzionale italiana – il testo approvato dalle Camere riproduce senza alcuna variazione il contenuto del disegno di legge presentato dal Governo. Ora, la circostanza che nessun emendamento sia stato approvato dalla Camera o dal Senato non rappresenta in sé e per sé un motivo di illegittimità. Tuttavia, il percorso parlamentare di questa revisione costituzionale appare certamente anomalo e preoccupante, segno di un drastico abbandono di un “metodo” condiviso nelle riforme costituzionali.

Eppure, sia la storia politico-istituzionale recente (il riferimento, naturalmente, è ai due referendum costituzionali del 2006 e del 2016) sia il comune “buon senso” suggeriscono di evitare la strada dei tentativi unilaterali di revisione: proprio quel popolo sovrano a cui spesso ci si appella retoricamente ha dimostrato ampiamente di essere legato alla Costituzione come “casa comune”, al di là degli obiettivi di parte. La Costituzione, cioè, in quanto riferimento sicuro per la tenuta del sistema democratico del Paese, non può trasformarsi in uno strumento di lotta politica connesso alle esigenze e agli obiettivi del contingente.  Di qui il mio invito a quella che si definirebbe una sana “prudenza costituzionale”.

 

Per quanto riguarda il “nodo” fondamentale della riforma, cioè la separazione delle carriere, che cosa non la convince?  E si poteva procedere diversamente?

 

Le mie perplessità muovono, anzitutto, da una considerazione “empirica”, pratica.

Non sarebbe stato forse possibile e opportuno procedere a Costituzione invariata (visto che la stessa Corte costituzionale, nella sua giurisprudenza, ha ammesso questa possibilità)?  C’era davvero bisogno di modificare la Costituzione? Ma, soprattutto, non sarebbe stato opportuno attendere, sul piano, per l’appunto, “empirico”, i risultati della così recente riforma Cartabia sul piano della “separazione delle funzioni” prima di incidere così fortemente sul testo della Costituzione? L’art. 12 della legge n. 71 del 2022, difatti, ha ridisegnato in senso più rigoroso la disciplina dei passaggi funzionali, stabilendo che la richiesta di mutamento di funzioni non possa essere avanzata più di una volta nell’intero arco della carriera.

Mi pongo, allora, un’altra domanda: considerati – per l’appunto – i primi risultati “empirici”, che ci consegnano il dato per cui solo lo 0,3% dei magistrati passa da una funzione ad un’altra nel corso della sua carriera, era davvero necessario intervenire addirittura con una riforma costituzionale?

E, ancora, siccome ciò che rende indipendente il giudice dal pubblico ministero è la previsione di regole processuali che assicurino il pieno ed eguale diritto di contraddittorio tra le parti, per cui il requisito della terzietà del giudice rispetto alle parti non ha conseguenze necessarie sulla posizione istituzionale sua e del pubblico ministero, non sarebbe stato forse opportuno incidere prioritariamente sulle regole processuali, invece di agire direttamente sulla Costituzione istituendo addirittura due Consigli superiori? Per esempio – accogliendo alcune sollecitazioni dello stesso Ministro Nordio – si sarebbe potuta prevedere anche l’eliminazione dell’impugnabilità di una sentenza di proscioglimento…

 

Eppure, alcuni sostengono che la separazione delle carriere rafforzerebbe i principi del giusto processo. Come risponderebbe a questa tesi?

 

Risponderei, socraticamente, con un’altra domanda: siamo proprio sicuri che sottrarre progressivamente il pubblico ministero a quella “cultura della giurisdizione” di cui è comunque imbevuto – e, dunque, allontanarlo da un’idea di imparziale “organo di giustizia” (così lo definisce la giurisprudenza della Corte di Cassazione) – possa produrre fruttuosi risultati garantistici?

Personalmente, non sono affatto convinto che trasformare il pubblico ministero in una sorta di “avvocato dell’accusa” – secondo il modello puro del processo penale accusatorio – sia davvero garantistico per i cittadini: nel sistema attuale, infatti, esso è, appunto, organo di giustizia, tant’è vero che, solo per evocare un esempio tra i tanti, l’art. 358 c.p.p. prevede l’obbligo per il PM di raccogliere prove anche a favore dell’indagato.

D’altronde, la stessa riforma del codice di procedura penale del 1988 non accolse un modello accusatorio puro, ma un modello “misto”, ancorché a prevalenza accusatoria. Tant’è vero che il principio costituzionale dell’obbligatorietà dell’azione penale non è mai stato modificato, né tantomeno questa riforma, formalmente, lo intacca. Né tantomeno si può sostenere che vi sia una correlazione necessaria tra principi del “giusto processo” e modello accusatorio (puro): se così fosse – mi domando – per quale motivo il modello costituzionale italiano di organizzazione della Magistratura non è stato mai censurato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo?

Insomma, già tutte queste domande – o, se volete, questioni aperte – sarebbero sufficienti per votare “No”…….

Non si può neanche sottacere, infine, che l’affermazione di un CSM dei soli pubblici ministeri potrebbe accrescere proprio quel rischio di “corporazione chiusa e autoreferenziale” che i sostenitori del “Sì”, a parole, vorrebbero evitare: senza quella imparzialità dell’habitus mentale che deriva dalla comune “cultura della giurisdizione”, vi sarebbe il rischio dell’affermazione di una “logica di risultato” nella condotta dei PM, in funzione dei successi delle accuse.

 

Ecco, veniamo proprio al tema dello sdoppiamento dei CSM. Quali sono le criticità che la riforma desta, a suo avviso, in relazione a questo punto?

 

La previsione di due CSM distinti è problematica anche sotto altri punti di vista.

In primo luogo, nel metodo, anche in questo caso si sarebbe potuto agire diversamente, per esempio prevedendo con legge ordinaria un’articolazione interna del CSM in due sezioni (tesi sostenuta, questa, fino a poco tempo fa, dallo stesso prof. Zanon, Vicepresidente emerito della Corte costituzionale, che pure è uno dei più autorevoli sostenitori del “Sì”).

In secondo luogo, lo sdoppiamento dei CSM potrebbe causare molti inconvenienti “pratici”, dato che i due CSM dovrebbero decidere su questioni che richiedono uno stretto coordinamento organizzativo (a cominciare dalle tabelle di organico).

In terzo luogo, l’introduzione del sorteggio (tra l’altro, diversificato tra componenti “togati” e componenti di nomina parlamentare) appare alquanto problematica.  Il “sorteggio”, secondo taluni, esprimerebbe una logica naturalmente “anti-sistema”, perché espressione di una diffidenza verso l’autogoverno e l’autodeterminazione democratica.

Il sorteggio – ricordiamolo – porta con sé un tendenziale distacco dal principio di responsabilizzazione, il quale richiede che chi agisce sia sempre consapevole della scelta compiuta e ne sia, perciò, responsabilizzato; inoltre, esso finisce con l’alimentare la sfiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni, il che potrebbe aprire la strada a che, in futuro, possa divenire un metodo al quale ricorrere anche per la composizione di altri organi costituzionali e di rilievo costituzionale in crisi di legittimazione.

 

Tuttavia, caro Professore, si sente, da più parti, che, con il sorteggio, sarebbe ridimensionato il potere delle correnti all’interno della Magistratura, che è stato da più parti criticato. Come risponderebbe a questa affermazione?

 

Se l’obiettivo di questa riforma è quello di ridimensionare, se non di minimizzare, il potere delle correnti, non è affatto detto che, attraverso il sorteggio, ciò avvenga davvero.

Anzi, affidare il meccanismo di selezione completamente alla sorte rischierebbe di poter far nominare, in seno ai due CSM, magistrati comunque affiliati a correnti, ma, paradossalmente, non legittimati dal voto dei loro colleghi e con il pericolo di una sotto-rappresentazione o di una sovra-rappresentazione di talune istanze “politico-culturali”.

Peraltro, è sempre bene rammentare che, come ha osservato il Presidente dell’Associazione Italiana dei Costituzionalisti, Renato Balduzzi, le correnti più pericolose per la vita democratica non sono mai quelle palesi, ma quelle occulte, e il sorteggio, proprio perché è intrinsecamente deresponsabilizzante, non potrebbe che favorire queste ultime.

Certo, ora il lettore potrebbe chiedersi: ma non c’erano altri modi per contrastare il potere delle correnti senza affidarsi al sorteggio? La risposta è affermativa.

È bene ricordare, per esempio, che la Commissione ministeriale presieduta dal prof. Massimo Luciani aveva proposto di riformare la legge elettorale per il CSM prevedendo il c.d. voto singolo trasferibile, cioè una formula elettorale proporzionale a voto di preferenza che permette all’elettore di assegnare più di una preferenza “numerando” i candidati sulla scheda elettorale.

Questo meccanismo avrebbe potuto, quindi, far prevalere non tanto l’appartenenza degli elettori ad una “corrente”, quanto il grado di fiducia con i singoli candidati al Consiglio: non già, quindi, “eliminare” le correnti né tantomeno rafforzarne il ruolo, ma consentendo di corroborare il rapporto tra i magistrati elettori e i singoli componenti eletti (pur all’interno di una corrente).

 

 

Che cosa pensa, caro Professore, dell’istituzione dell’Alta Corte disciplinare?

 

Alcune perplessità “sistemiche” suscita, a mio parere, anche l’istituzione dell’Alta Corte disciplinare. In primo luogo, per la sua composizione, è fissato un sorteggio “filtrato”, non secco, in quanto si prevede che i suoi membri debbano essere scelti, tra gli altri, fra i magistrati di legittimità: ciò rappresenterebbe, per la prima volta dopo decenni, una reintroduzione, di fatto, del principio gerarchico, a dispetto di quella garanzia fondamentale che vede i magistrati distinti fra loro solo in base alle funzioni.

Senza contare, poi, la previsione della non ricorribilità delle sentenze dell’Alta Corte davanti alla Corte di Cassazione, in deroga ad uno dei principi fondamentali dell’art. 111 Cost., col rischio di accostare questa fattispecie a quella, decisamente eccezionale, delle sentenze dei tribunali militari in tempo di guerra.

Per giunta, occorre notare che nell’Alta Corte, secondo la legge costituzionale oggetto del referendum, possono sedere insieme giudici e PM: non è forse questa una contraddizione con l’obiettivo stesso della riforma? Giudici e PM dovrebbero essere separati, eppure compartecipano dell’importante funzione della giustizia disciplinare? Un’ambiguità non da poco.

Peraltro, voglio aggiungere un’ulteriore considerazione: era davvero necessario riformare l’assetto della giustizia disciplinare? La nostra, a ben vedere, è una giustizia disciplinare severa: si pensi, addirittura, che, nel 2025, ben 16 magistrati si sono dimessi prima dell’esito della decisione disciplinare e in molti di questi casi la motivazione fu proprio quella di evitare la severità della sanzione. Le statistiche sono facilmente rinvenibili sul sito della Procura Generale della Corte di Cassazione e si trovano al termine di ogni relazione annuale del Procuratore generale.

Mi sia consentito, infine, rilevare anche un altro aspetto fondamentale: considerati sistematicamente, il sorteggio differenziato tra togati e laici per i due CSM, la reintroduzione surrettizia del principio gerarchico nella composizione dell’Alta Corte disciplinare e la non ricorribilità in Cassazione delle sue decisioni sono tutti elementi che contribuiscono ad indebolire l’indipendenza interna ed esterna della Magistratura e, quindi, ad alterare la tenuta del principio della separazione dei poteri su cui si fonda il moderno Stato costituzionale.

 

 

Di quali riforme, allora, avrebbe bisogno la giustizia italiana?

 

Mi sia consentito porre una domanda: ciò che davvero interessa ai cittadini (e agli stessi operatori del diritto) è avere carriere separate tra giudici e PM, con due CSM distinti, oppure una giustizia più efficace ed efficiente, con un maggior numero di magistrati, cancellieri e funzionari dell’amministrazione, e con tempi processuali più “ragionevoli”?

Questa riforma costituzionale, com’è noto, non inciderebbe in alcun modo su ciò che davvero appare indifferibile: una giustizia con tempi più congrui, un’azione di contrasto efficace della criminalità organizzata, modalità più accessibili per l’effettivo esercizio del diritto di azione e di difesa per i lavoratori e per le persone più vulnerabili, un sistema di garanzie adeguato per le persone sottoposte ad indagini preliminari o ad un processo penale, un sistema di esecuzione della pena che sia veramente dignitoso e contribuisca al recupero sociale e alla rieducazione del condannato.

Di qui, evidentemente, la mia personale diffidenza nei confronti di questa proposta di legge costituzionale. Il che, si badi, non significherebbe difendere uno “status quo” purchessia, quanto piuttosto, da un lato, ribadire il disegno costituzionale dell’ordine giudiziario, per come tracciato dai nostri Padri Costituenti con la saggezza e la prudenza che li caratterizzavano, dall’altro far comprendere – sia consentito di dirlo con franchezza – alle forze politiche che il “focus” sui temi della giustizia dovrebbe essere spostato altrove, cioè su un complesso organico di riforme che abbiano davvero a cuore gli interessi dei cittadini, secondo quegli assi di priorità appena delineati.

Per questo, però, abbiamo bisogno di una “buona politica”, che sappia fare “sintesi” tra le istanze in nome del perseguimento del bene comune, memore della lezione di Cicerone: “Res publica res populi est: […] coetus multitudinis iuris consensu et utilitatis communione sociatus”. La politica, cioè, è unione di molti attraverso consenso sulle regole e utilità comune. Una lezione come quella del compianto Aldo Moro, di cui, proprio pochi giorni fa, abbiamo commemorato l’anniversario del terribile rapimento: “La politica è comprensione, è mediazione, è paziente composizione degli interessi diversi”. Queste parole alte riecheggiano anche il significato più autentico dell’impegno politico nella lezione di Giorgio La Pira: la politica è lo strumento per dare risposte alle “attese della povera gente”.

 

 

Intervista a cura di Paolo Piluso

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Sarno, consegnata la relazione degli ispettori

Sarno. Concluso il lavoro della Commissione di accesso nominata dal Prefetto di Salerno, Francesco Esposito, su delega del Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, presso il Comune di Sarno, guidato dal sindaco Francesco Squillante. La Commissione, insediatasi nel settembre 2025, dopo una prima fase di attività della durata di tre mesi, la Prefettura aveva disposto, a dicembre, la proroga delle verifiche per ulteriori 90 giorni con scadenza fissata indicativamente a metà marzo. Proprio in questi giorni, secondo le ultime indiscrezioni, la relazione finale sarebbe stata già consegnata alla Prefettura di Salerno, segnando la conclusione dell’attività istruttoria. Il lavoro svolto dalla Commissione si è sviluppato su una mole rilevante di documenti: sarebbero stati oltre 2.000 gli atti acquisiti e analizzati, con verifiche estese anche ad atti riconducibili alla precedente amministrazione. Un’istruttoria ampia e articolata, che ha interessato più annualità e diversi ambiti dell’azione amministrativa. Si apre ora una fase decisiva. Saranno infatti gli organi competenti a valutare gli esiti della relazione e a determinare le eventuali conseguenze. Tra le ipotesi previste dall’ordinamento vi è anche quella dello scioglimento del Consiglio comunale, qualora la relazione dovesse evidenziare elementi tali da giustificare l’adozione di tale misura ai sensi della normativa vigente. Nel frattempo, secondo quanto trapela da ambienti locali, l’amministrazione guidata dal sindaco Francesco Squillante si mostrerebbe fiduciosa e serena rispetto all’esito della verifica. Resta tuttavia alta l’attenzione nel mondo politico cittadino, dove, con la consegna della relazione, si entra nella fase più delicata dell’intera vicenda. Le prossime settimane saranno dunque determinanti per comprendere quale sarà il futuro dell’Ente e se dagli esiti dell’accesso deriveranno provvedimenti rilevanti per l’assetto amministrativo del Comune di Sarno.

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Il punto sugli attacchi incrociati ai centri energetici del Golfo

Nelle ultime ore in Medio Oriente ci sono stati una serie di attacchi incrociati che hanno preso di mira le infrastrutture energetiche globali. Le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno infatti colpito l’area industriale di Ras Laffan in Qatar, il più grande hub di gas naturale liquefatto (gnl) al mondo, provocando un incendio. L’attacco è giunto come rappresaglia per un precedente raid contro il giacimento di South Pars, in Iran, per il quale Teheran ha incolpato Israele e Stati Uniti avvertendo i vicini del Golfo che le loro industrie petrolifere saranno «completamente distrutte» se ci saranno altri raid. Il presidente americano Donald Trump ha riferito che gli Usa «non sapevano nulla» dei piani dello Stato ebraico per colpire il sito iraniano e che «non ci saranno più attacchi da Israele a quell’importante e prezioso giacimento di gas, a meno che l’Iran non decida di attaccare il Qatar». In caso contrario, ha minacciato il tycoon «gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto e il consenso di Israele, faranno esplodere l’intero giacimento di gas di South Pars con una forza che l’Iran non ha mai visto prima». L’attacco a Ras Laffan ha provocato una rottura diplomatica immediata tra Qatar e Iran. Il ministero degli Esteri qatariota ha ordinato l’espulsione entro 24 ore degli addetti militari e di sicurezza iraniani.

Il punto sugli attacchi incrociati ai centri energetici del Golfo
South Pars (Ansa).

Esplosioni e detriti anche in Arabia e negli Emirati

La tensione si alza anche in Arabia Saudita e negli Emirati. Riad è stata nuovamente scossa da forti esplosioni dovute all’intercettazione di quattro missili balistici e un drone. Il ministro degli Esteri, il principe Faisal bin Farhan, ha dichiarato che «il regno non cederà alla pressione, e al contrario, questa pressione si ritorcerà contro… e certamente, come abbiamo dichiarato chiaramente, ci siamo riservati il diritto di intraprendere azioni militari se ritenuto necessario». Negli Emirati, invece, un’unità di produzione di gas ad Abu Dhabi è stata chiusa per la caduta di detriti, mentre una nave è stata colpita da un proiettile vicino allo Stretto di Hormuz. In risposta all’instabilità, Cathay Pacific ha sospeso tutti i voli per Dubai e Riad fino a fine aprile.

Ismart: Pollica, la culla della Dieta Mediterranea che racconta l’anima autentica del Cilento

Il Cilento continua a rappresentare uno dei territori con le maggiori prospettive di sviluppo turistico della provincia di Salerno. È quanto emerge dallo studio realizzato da Isnart per la Camera di Commercio di Salerno, che analizza la domanda turistica e individua i punti di forza su cui costruire una destinazione più organizzata e competitiva. Tra questi spiccano natura, cultura ed enogastronomia, elementi che trovano una sintesi perfetta in luoghi simbolo come Pollica, uno dei borghi più rappresentativi dell’identità mediterranea. Secondo l’indagine condotta su 500 turisti che hanno visitato Salerno e il Cilento, le principali motivazioni di viaggio sono legate al relax (38%), alla natura (36%) e alla cultura (33%), seguite dall’interesse per l’enogastronomia e per la scoperta di luoghi autentici. Un quadro che conferma come i territori capaci di coniugare paesaggio, tradizioni e qualità della vita abbiano oggi un forte potenziale di attrazione. In questo contesto Pollica rappresenta un vero e proprio simbolo del Mediterraneo. Il piccolo borgo del Parco Nazionale del Cilento è conosciuto in tutto il mondo come la culla della Dieta Mediterranea, lo stile di vita studiato e codificato proprio qui dallo scienziato americano Ancel Keys, che scelse la frazione di Pioppi come luogo di vita e di ricerca. Le sue ricerche contribuirono a definire un modello alimentare e culturale oggi riconosciuto dall’UNESCO come patrimonio immateriale dell’umanità. Il territorio di Pollica racconta questa identità attraverso un equilibrio unico tra natura, storia e tradizione. Il borgo conserva testimonianze storiche come il Castello dei Principi Capano, mentre lungo la costa si trovano alcune delle località balneari più apprezzate del Sud Italia. Tra queste spicca Acciaroli, celebre per le sue acque limpide e per un ambiente naturale preservato che negli anni ha conquistato importanti riconoscimenti ambientali, tra cui la Bandiera Blu e le Cinque Vele di Legambiente. Un mare che rappresenta uno degli asset più forti dell’offerta turistica cilentana e che si integra con un territorio ricco di tradizioni e cultura. Acciaroli è legata anche a una suggestiva storia letteraria: secondo una tradizione locale, lo scrittore Ernest Hemingway soggiornò proprio in questo borgo e avrebbe trovato qui l’ispirazione per il celebre romanzo Il vecchio e il mare. Un racconto che contribuisce ad alimentare il fascino di un luogo dove il paesaggio, la storia e le narrazioni si intrecciano in modo naturale. Lo studio Isnart sottolinea inoltre come il turismo nel Cilento sia sempre più orientato verso segmenti legati alla sostenibilità e alla qualità dell’esperienza. Tra i profili di visitatori più presenti emergono infatti quelli interessati al turismo green, culturale e familiare, a conferma di una domanda che cerca territori autentici e poco massificati. In questa prospettiva Pollica rappresenta uno degli esempi più significativi di come il Cilento possa raccontare la propria identità mediterranea. Il legame tra paesaggio, tradizioni alimentari e cultura locale diventa infatti un elemento distintivo capace di attrarre visitatori da tutto il mondo. La sfida, secondo l’analisi Isnart, sarà quella di trasformare queste risorse in un sistema turistico sempre più organizzato e integrato, capace di valorizzare i territori e di generare nuove opportunità economiche per le comunità locali. In questo scenario, Pollica continua a rappresentare non solo la culla della Dieta Mediterranea, ma anche uno dei luoghi simbolo dell’autenticità e della bellezza del Cilento.

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Trump: «Distruggeremo South Pars se l’Iran attaccherà di nuovo il sito in Qatar»

Il presidente americano Donald Trump ha minacciato di distruggere l’enorme giacimento di gas iraniano di South Pars se Teheran dovesse attaccare nuovamente l’importante impianto di produzione di gas naturale liquefatto (gnl) di Ras Laffan in Qatar. L’Iran ha infatti preso di mira quest’ultimo sito provocando un incendio dopo che Israele aveva attaccato i propri impianti. Trump ha riferito che gli Usa «non sapevano nulla» dei piani dello Stato ebraico per colpire South Pars e che «non ci saranno più attacchi da Israele a quell’importante e prezioso giacimento di gas (ndr il più grande del mondo), a meno che l’Iran non decida di attaccare il Qatar». Di qui la minaccia: «In caso contrario, gli Stati Uniti d’America, con o senza l’aiuto e il consenso di Israele, faranno esplodere l’intero giacimento di gas di South Pars con una forza che l’Iran non ha mai visto prima».

Il tycoon valuta l’invio di soldati americani in Medio Oriente

Intanto, secondo quanto riportato dalla Reuters, l’amministrazione Trump starebbe valutando l’invio di migliaia di soldati americani in Medio Oriente. Una delle opzioni discusse è l’invio di forze di terra sull’isola di Kharg. Un’altra alternativa è il dispiegamento di truppe lungo le coste dell’Iran per assicurare il passaggio sicuro dello Stretto di Hormuz. L’amministrazione sta anche valutando la possibilità di dispiegare forze per mettere al sicuro l’uranio arricchito iraniano.

Amoroso al Tasso: Custodire la Costituzione

di Erik Noschese

L’aula magna del Liceo classico statale Torquato Tasso di Salerno ha ospitato ieri un evento di eccezionale valore istituzionale e simbolico, segnando una delle tappe più significative del progetto nazionale che vede la massima magistratura di garanzia del Paese dialogare direttamente con il mondo della scuola. L’appuntamento, svoltosi nella mattinata di mercoledì 18 marzo, ha visto come protagonista il Presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso, tornato tra le mura che lo hanno visto studente per incontrare le nuove generazioni di cittadini. L’iniziativa rientra nel più ampio quadro di “Viaggio in Italia. La Corte costituzionale nelle scuole”, un percorso di educazione civica e consapevolezza democratica che mira a ridurre la distanza tra le istituzioni e i giovani, offrendo loro gli strumenti per comprendere il funzionamento dell’organo che vigila sul rispetto dei principi fondamentali della Repubblica. La giornata è stata caratterizzata da un clima di profonda partecipazione e solennità, arricchito dal legame affettivo che unisce il Presidente Amoroso alla città di Salerno e al suo storico liceo. Per il magistrato, l’incontro ha rappresentato un vero e proprio ritorno alle origini, un momento in cui la memoria personale si è intrecciata con la funzione pubblica di garante della Carta. Durante la sua lezione, dedicata significativamente a come nasce la Costituzione, Amoroso ha ripercorso le tappe storiche che hanno portato l’Italia dalla dittatura e dalle macerie della guerra alla democrazia, ponendo l’accento sul valore della coesione nazionale e sul ruolo della Consulta nella protezione dei diritti inalienabili. Il Presidente Giovanni Amoroso non ha nascosto la propria commozione nel varcare nuovamente la soglia dell’istituto salernitano, sottolineando quanto il percorso formativo scolastico sia determinante per la crescita dell’individuo e del cittadino. “Certamente questo è un tuffo nel passato. Dopo tanto tempo ritornare al liceo che ho frequentato per tutti e cinque gli anni, quando c’era ancora la distinzione tra ginnasio e liceo, rappresenta per me un’emozione sicuramente profonda”, ha dichiarato il Presidente a margine dell’incontro. Le sue parole hanno trasmesso ai presenti non solo l’autorevolezza del suo incarico, ma anche l’umanità di chi riconosce nei banchi di scuola il luogo in cui si forgia il futuro. L’iniziativa del Viaggio nelle scuole è stata descritta dal Presidente come una missione fondamentale per la diffusione della cultura costituzionale. “Questa è un’iniziativa della Corte e del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il viaggio è programmato nel corso di un biennio e ripete un’esperienza già fatta inizialmente nel 2019 su iniziativa del presidente Grossi. Abbiamo visitato varie scuole in varie città d’Italia e credo che sia un’iniziativa meritoria perché porta la voce della Corte e della Costituzione direttamente tra gli studenti”, ha spiegato Amoroso, evidenziando come il confronto diretto sia il modo migliore per rendere vivi i principi giuridici. Interrogato sulla reazione dei ragazzi di fronte a temi così complessi e talvolta percepiti come distanti, il Presidente ha espresso grande soddisfazione per l’entusiasmo riscontrato. “I ragazzi sono sempre molto interessati. In genere le loro domande sopravanzano l’iniziativa e il tema stesso che scegliamo per ogni occasione. Questo mostra quanto l’interesse dei giovani vada oltre la superficie, scavando nei meccanismi della democrazia. Il messaggio che voglio affidare oggi a questi giovani studenti salernitani è che bisogna guardare alla Costituzione come al patto fondativo della nostra società che garantisce la coesione; per questo motivo bisogna tenersela stretta”. Il dialogo non si è limitato alla teoria giuridica, ma ha toccato corde più personali riguardanti le aspirazioni dei giovani e il senso del successo professionale. “Arrivare in alto non è l’obiettivo principale, ciò che conta davvero è l’impegno civile a qualsiasi livello. Questo è il messaggio diretto che voglio dare ai ragazzi. L’aspetto più personale o intimo del mio ritorno è quasi collaterale rispetto all’importanza di trasmettere i valori portati dalla Costituzione. Nelle risposte che darò durante questa chiacchierata con i giovani, l’obiettivo non è solo far conoscere, ma ricordare che ci sono dei valori condivisi nel 1946 e nel 1947 che portarono alla Carta entrata in vigore nel 1948. Questi principi ci hanno guidato durante la ricostruzione del Paese ed è ciò che ci tiene ancora oggi insieme. La coesione si fonda sulla Costituzione, quindi è giusto che se ne parli con le nuove generazioni che saranno i veri protagonisti del futuro”. La comunità scolastica del Tasso ha accolto questa visita come un riconoscimento dell’eccellenza e del lavoro svolto quotidianamente dai docenti e dagli alunni. La dirigente scolastica, Ida Lenza, ha sottolineato l’eccezionalità della giornata, definendo la presenza del Presidente Amoroso come un modello ispiratore per gli studenti. “È un momento importantissimo quello che la comunità del Liceo Tasso sta vivendo ieri. Incontrare Giovanni Amoroso, che tra l’altro è un figlio del nostro territorio ed è un ex studente del nostro liceo che ha rappresentato l’eccellenza nel suo percorso professionale, costituisce un paradigma per le nuove generazioni e per noi un motivo di immenso orgoglio”, ha affermato la professoressa Lenza. Secondo la preside, la lezione magistrale tenuta dal Presidente rappresenta un punto di svolta nella comprensione della storia nazionale. “Sono convinta che la lectio magistralis che il Presidente Amoroso ha tenuto ai nostri studenti e a tutti noi sia stata un momento fondamentale di riflessione sulla storia del nostro Paese, dal momento in cui siamo diventati una Repubblica. La Costituzione, che come dice Roberto Benigni è la più bella del mondo, è diventata il nostro fiore all’occhiello, il gioiello più importante di cui gli italiani si possono fregiare”. Il coinvolgimento degli studenti non è stato casuale, ma frutto di un lungo percorso di approfondimento curricolare, inserito nel quadro dell’insegnamento dell’educazione civica. La dirigente ha lodato la serietà con cui i ragazzi si sono preparati all’evento. “Dobbiamo alla lungimiranza del legislatore l’aver compreso l’importanza dello studio dell’educazione civica, in cui ovviamente la Costituzione italiana rappresenta l’acme, il punto più alto, ma anche il punto di partenza necessario. In questi mesi, mentre si andava consolidando l’organizzazione per la presenza del Presidente della Corte Costituzionale nel nostro liceo, gli studenti si sono profusi in studi e approfondimenti costanti”. L’interesse dei giovani si è manifestato in una produzione critica di domande e riflessioni che hanno toccato diversi ambiti della giurisprudenza e dell’etica. “Abbiamo dovuto selezionare con cura le domande da porre al Presidente”, ha proseguito Ida Lenza, “domande in cui si coglie chiaramente il desiderio di sapere e la voglia di conoscere come si sia arrivati a determinati traguardi civili. La Costituzione è stata un punto di arrivo storico, ma è soprattutto un punto di partenza e un impegno quotidiano per ogni cittadino. I ragazzi sono andati a cogliere aspetti procedurali, culturali, filosofici e soprattutto etici che nella nostra Carta sono presenti ai massimi livelli. È stato un momento corale che ha coinvolto tutte le classi, non solo quelle del triennio terminale ma anche quelle del biennio, dimostrando una maturità che ci fa ben sperare per il futuro”.

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Nessuno come me: la lettera di Lovaglio a Mps e la maledizione dell’hybris

Circola in questi giorni sui tavoli del Monte dei Paschi e nelle redazioni di qualche giornale amico una lettera di due pagine che ha tutto il sapore dell’autoagiografia: si intitola Motivazioni a essere inserito nella lista del cda e porta la firma di Luigi Lovaglio, preparata per il Comitato nomine e per il Cda chiamati a selezionare i candidati per il nuovo cda del Monte che sarà eletto nella prossima assemblea. Una lettera di presentazione, insomma. Solo che di solito le lettere di presentazione le scrivono i candidati junior in cerca del primo impiego, non i banchieri che guidano la banca più antica del mondo. 

Nessuno come me: la lettera di Lovaglio a Mps e la maledizione dell’hybris
Luigi Lovaglio (Ansa).

All’improvviso quel sussulto narcisista…

Il testo si apre con la premessa che «la motivazione fondamentale è garantire la continuità e il completamento del progetto industriale». Un’operazione «sistemica», da concludersi entro fine anno, che richiede «stabilità, continuità e supervisione costante». Fin qui, niente di scandaloso. Poi, all’improvviso, arriva il sussulto narcisista: «Nessuno nel sistema bancario italiano e europeo possiede, al mio livello, l’insieme combinato di competenze, esperienze e track record». E, nel caso qualcuno non avesse capito, Lovaglio precisa: «Non esiste un altro banchiere che abbia guidato per 20 anni tre istituzioni in tre Paesi diversi». Tre Paesi. Vent’anni. Un solo uomo al comando.  Tanta professione di autostima ha fatto sobbalzare più di un consigliere. Non per il contenuto, che pure si presterebbe alla discussione, ma per il tono. Perché esiste una certa differenza tra presentare le proprie credenziali e dichiarare la propria cosmica indispensabilità. Lovaglio ha scelto la seconda strada con una sicurezza di sé che ha lasciato qualcuno interdetto e qualcun altro divertito. 

Nessuno come me: la lettera di Lovaglio a Mps e la maledizione dell’hybris
Uno stralcio della lettera inviata a Mps da Luigi Lovaglio (L43).

L’auto incoronazione finale all’insegna dell’hybris

Il documento prosegue con una raffica di affermazioni apodittiche. Sotto il capitolo Caratteristiche e valore aggiunto di chi ritiene di apportare, titolo già in sé memorabile, si legge che Mps «non ha bisogno solo di competenza: ha bisogno di una guida che garantisca continuità industriale, credibilità istituzionale e affidabilità regolatoria». Qualità che evidentemente Lovaglio ritiene di possedere in esclusiva. «Sono l’unico banchiere oggi candidato con oltre 20 anni di esperienza da capo azienda in tre diversi Paesi». E in chiusura, assertivo come un verdetto, l’auto incoronazione finale. «Mi considero l’unico in grado di garantire stabilità, velocità e coerenza fino al completamento dell’integrazione». Sul perché Lovaglio abbia deciso di lanciarsi in questa autocelebrazione ci sono due scuole di pensiero. La prima rimanda agli antichi greci e al loro concetto di hybris, ovvero quell’eccesso di orgoglio che spinge l’eroe a sfidare gli dei, convinto di non aver bisogno di nessuno. Nella mitologia finisce sempre male, nella finanza spesso altrettanto

Nessuno come me: la lettera di Lovaglio a Mps e la maledizione dell’hybris
Uno stralcio della lettera di Luigi Lovaglio a Mps (L43).

Una presunzione che non ha stupito chi negli anni ha lavorato con Lovaglio

Chi ha lavorato con Lovaglio in questi anni non è rimasto sorpreso. La nota ha solo messo nero su bianco ciò che molti avevano già intuito nel corso di riunioni, decisioni, silenzi, lamentando in privato la presenza di una presunzione “strutturale” propria del banchiere. Il Cda ha condiviso quelle intuizioni e ha tratto le proprie conclusioni: Lovaglio non verrà candidato. Al suo posto, tre nomi alternativi per la poltrona di amministratore delegato: Fabrizio PalermoCarlo VivaldiCorrado Passera. Tre banchieri che, è lecito immaginare, hanno letto la nota di Lovaglio. E che, altrettanto lecito immaginare, si sono fatti la loro opinione. 

“Visit Salerno & Cilento”, oggi doppio appuntamento

Terza e ultima giornata di incontri organizzati dalla Camera di Commercio di Salerno per dare forma al progetto “Visit Salerno & Cilento – Essenza Mediterranea”, attraverso la creazione del Network degli operatori, un’aggregazione volontaria e gratuita aperta a tutte le imprese della filiera turistica. L’obiettivo è costruire prodotti turistici strutturati che confluiranno nel primo Catalogo dei Prodotti Turistici della Destinazione, base delle future campagne di promozione internazionale e digitale. Doppio appuntamento -alle 10.30 a Pioppi (Pollica) e alle 15.30 a Padula nella Certosa di San Lorenzo – rivolto alle imprese che vorranno aderire al network che contribuirà a fare del territorio una destinazione turistica più integrata e competitiva. Entra nel vivo, dunque, la fase operativa del Piano Strategico sul Turismo promosso dalla Camera di Commercio di Salerno, presieduta da Andrea Prete, con l’obiettivo di trasformare le potenzialità del territorio in economia reale e sostenibile per le imprese.

Il progetto, realizzato con il supporto tecnico di ISNART e FTOURISM guidata dal destination manager Josep Ejarque, punta a superare la frammentazione dell’offerta attraverso una governance unitaria, l’integrazione dei prodotti turistici e il rafforzamento delle infrastrutture, con l’Aeroporto di Salerno nel ruolo di principale volano di crescita. Per garantire l’attuazione concreta del Piano è stata istituita una Unità Operativa dedicata all’interno della Camera di Commercio, incaricata di coordinare gli incontri con Comuni e stakeholder e di gestire il nuovo portale web del progetto, favorendo il dialogo tra gli operatori e monitorando i risultati. Durante l’incontro odierno saranno illustrati il modello operativo del network, i benefici per le imprese e le modalità di adesione. Bilancio certamente positivo per questa prima tornata di confronto con gli operatori, convinti che fare rete possa essere la strategia vincente per un comparto turistico moderno e competitivo.

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Cinema: Spider-Man: Brand New Day, ecco il trailer del nuovo film Marvel

Spider-Man: Brand New Day, ecco il trailer del nuovo film Marvel

Dopo gli eventi di No Way Home, il Peter Parker di Tom Holland dovrà affrontare i nuovi pericoli senza gli alleati di sempre 

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità, certo, ma anche grandi sconvolgimenti. Dopo gli eventi di Spider-Man: No Way Home, che hanno visto in azione più di un'iterazione dell'amichevole uomo ragno di quartiere, Tom Holland torna a indossare i panni del supereroe nel quarto capitolo della saga di Peter Parker. Guarda il video: Spider-Man: Brand New Day - Official Trailer Diretto da Destin Daniel Cretton, già regista del film Marvel Shang-Chi e la leggenda dei dieci anelli, Spider-Man: Brand New Day riporta sullo schermo la MJ interpretata da Zendaya... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 19 marzo 2026 - articolo di Angela Bernardoni