Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni

Il governo di Keir Starmer, leader laburista sempre più sulla graticola, continua a perdere pezzi. Dopo i passi indietro delle ministre Miatta Fahnbulleh, Jess Phillips e Alex Davies-Jones, anche il sottosegretario alla Sanità Zubir Ahmed ha rimesso il mandato nelle mani del premier britannico. «è chiaro, dagli ultimi giorni, che l’opinione pubblica in tutto il Regno Unito ha ormai perso irrimediabilmente la fiducia» in Starmer come primo ministro. L’inquilino di Downing Street continua a respingere l’ipotesi di dimissioni, ma la fronda all’interno del Labour si sta allargando e girano già alcuni nomi per la sua successione.

In pole c’è Streeting, attuale ministro della Sanità

Tra i favoriti come prossimo premier britannico c’è il 43enne Wes Streeting, attuale ministro della Sanità. Omosessuale e sopravvissuto a un cancro ai reni, a differenza di Starmer è considerato un ottimo comunicatore e, da ministro, ha implementato varie misure per rilanciare il Servizio sanitario nazionale, dopo anni di tagli al bilancio. Ha due handicap: è molto vicino a Peter Mandelson, l’ex ambasciatore negli Usa coinvolto nello scandalo Epstein e viene identificato con la corrente blairiana del Labour (l’immagine dell’ex premier Tony Blair è stata sporcata dal legame con Donald Trump). C’è chi sostiene ci sia Streeting dietro la rivolta laburista, orchestrata per battere sul tempo il suo principale rivale, ovvero Andy Burnham.

Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
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Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni

Piace il “re del Nord” Burnham, ma non è parlamentare

Membro dell’ala sinistra del partito e sindaco della Greater Manchester, il 56enne Burnham è attualmente il politico britannico più popolare, al punto da essere stato soprannominato “Re del Nord”. Ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour e dato come favorito dai bookmakers, ha però di fronte uno scoglio enorme: non ha un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Potrebbe tornare a Westminster (è stato parlamentare dal 2001 al 2017) se vincesse il seggio abbandonato da qualche collega laburista. Ma servirebbe tempo e questo gioca a suo sfavore.

In lizza pure Angela “la Rossa”, ex ministra dell’Edilizia abitativa

Detta “la Rossa”, per il colore dei capelli e le idee politiche, la 46enne Angela Rayner ha ricoperto la carica di vicepremier e ministra dell’Edilizia abitativa fino a settembre 2025, quando si è dimessa dopo aver ammesso di non aver pagato tutte le tasse dovute per l’acquisto di un appartamento. L’inchiesta è ancora in corso, ma l’ombra di un’evasione fiscale è un handicap non di poco conto per Rayner, che in virtù delle sue umili origini sarebbe una candidata gradita alle classi deboli che stanno disertando il Labour per votare i populisti di Reform UK di Nigel Farage.

Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Keir Starmer (Ansa).

Gli altri nomi, dall’ex leader laburista Miliband alla ministra degli Esteri Cooper

Girano poi altri nomi, che secondo i bookmakers hanno meno possibilità di succedere a Starmer. È riemerso il nome di Ed Miliband, ministro dell’Ambiente che ha guidato i laburisti dal 2010 al 2015: una figura di esperienza, che però non brillo a capo del partito, perdendo nettamente le elezioni del 2015 vinte dal premier conservatore uscente David Cameron. Tra i nomi menzionati ci sono anche altri membri dell’attuale governo, come il ministro della Difesa John Healey e quello delle Forze Armate Al Carns, la ministra degli Esteri Yvette Cooper e la titolare dell’Interno Shabana Mahmood. In lizza pure l’ex segretaria di Stato Catherine West, che ha minacciato di indire elezioni interne per sostituire Starmer.

Nella fragilità del Delirio: Jessica Pratt e Jacopo Sipari

di Olga Chieffi

 

 

Delirio è il titolo del progetto che Jessica Pratt ha scelto per consacrare il debutto della sua casa discografica Tancredi e che verrà presentato a Salerno il 16 maggio con un concerto al teatro Verdi, promosso dal Conservatorio “G.Martucci”, quale aureo sigillo di un importante convegno internazionale legato a un Progetto di Ricerca di Interesse Nazionale, con la massima istituzione musicale cittadina in veste di capofila. Tema, dedicato all’intelligenza artificiale, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Napoli e l’ISIA di Roma. Abbiamo raggiunto i due protagonisti del concerto, il soprano Jessica Pratt, attualmente a Parigi, al Théâtre des Champs-Élysées, in prova per  Die Entführung aus dem Serail di Wolfagang Amadeus Mozart e il direttore d’orchestra Jacopo Sipari di Pescasseroli, da pochissimo ri-tornato in forza al conservatorio salernitano, quale docente di esercitazioni orchestrali e immediatamente incastrato in un tour de force che lo saluterà sul podio della sua giovanissima orchestra presso il massimo cittadino.

Signora Pratt, un disco e un concerto per doti canore da vera fuoriclasse e carismatica personalità, in un tripudio di fuochi vocali fatto di pianissimi, filati, acuti, sovracuti e “superacuti”. Come ha scelto le arie in scaletta.

“La scelta delle arie nasce da un percorso maturato negli anni. Il progetto Delirio è nato inizialmente come concerto e si è trasformato poco a poco in un viaggio attraverso le diverse sfumature della follia romantica nel belcanto. In fase di progettazione abbiamo deciso di concentrarci soprattutto sulle eroine di Donizetti e Bellini, perché ciascuna racconta un diverso modo di vivere la fragilità mentale e il conflitto interiore. Mi interessava mostrare non soltanto il virtuosismo vocale, ma anche la forza e la vulnerabilità di queste donne: Lucia, Amina, Elvira, Linda, Emilia: ognuna possiede una propria identità psicologica e musicale”.

Ritrova sul palco salernitano, che ha calcato quale Gilda del Rigoletto solo lo scorso anno, il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, con il quale si è incontrato mirabilmente in Tirana sulle note di Lucia di Lammermoor, quali caratteristiche darà in questa lettura di tali celebri arie?

“Con Jacopo esiste una sintonia già sperimentata con Lucia di Lammermoor. È un direttore che possiede energia teatrale ma anche grande attenzione al respiro del canto e alla parola. In queste arie lavoreremo molto sul contrasto tra brillantezza virtuosistica e introspezione, cercando colori differenti per ogni personaggio. Sono pagine celebri, certo, ma devono sempre sembrare vissute per la prima volta”.

Come riesce a gestire il rapporto tra virtuosismo vocale e profondità interpretativa?

“Per me il virtuosismo non è mai un fine, ma solo il mezzo. La coloratura, i sovracuti, i pianissimi o i filati devono nascere dall’emozione del personaggio. Se la tecnica rimane soltanto esibizione atletica, perde significato. Bellini, per esempio, richiede un canto lunghissimo, sospeso, quasi malinconico; Donizetti invece spesso spinge verso un delirio più drammatico, più frantumato. Il lavoro interpretativo consiste proprio nel dare senso teatrale a ogni difficoltà tecnica”.

Si esibirà con l’Orchestra degli allievi del Conservatorio Martucci, lei oltre le performance che la vedono protagonista in ogni parte del mondo, insegna? Ha già sposato questa mission? Ha già individuato qualche talento che possa  raccogliere la sua eredità musicale e vocale?

“L’insegnamento è qualcosa che sento molto importante, anche se la mia attività internazionale rende difficile dedicarmici stabilmente. Però, amo lavorare con i giovani artisti e condividere ciò che ho imparato in questi anni, soprattutto sul rispetto della tecnica, della disciplina e dello stile. Ho avuto la fortuna di ricevere insegnamenti preziosi da grandi figure come Joan Sutherland, Renata Scotto, Lella Cuberli e Mariella Devia, che mi hanno trasmesso non solo conoscenza ma anche umiltà. Talenti straordinari esistono sempre; ciò che conta davvero è la pazienza di costruire una carriera con intelligenza e gradualità”.

Il duro disincanto del vestire una maschera, un personaggio, la crisi dell’identità dell’uomo contemporaneo, che non riesce a “consistere” se non fingendosi una “parte” e recitandola, pensiamo ai social, all’IA, la sofferenza di essere cantante e attrice, si lega al leitmotiv dell’ultima cena dei cavalieri del Parsifal con la sua linea spoglia che rappresenta la sfera del Graal, la coppa umile, simboleggiante l’eterna ricerca, che solo il “puro folle”, termine positivo del dolore stesso di esistere, del desiderio, del rimorso della “vocazione”, può trovare?

“Credo che il tema dell’identità sia profondamente presente nelle eroine che interpreto. Queste donne vengono spesso definite “pazze”, ma in realtà molte di loro sono semplicemente anime troppo sensibili o troppo indipendenti per il mondo che le circonda. La loro follia nasce dallo scontro tra desiderio interiore e realtà sociale. In questo senso il teatro d’opera parla moltissimo anche al presente: viviamo in un’epoca in cui spesso siamo costretti a rappresentare una versione di noi stessi. Il Parsifal e il simbolo del Graal evocano proprio una ricerca di autenticità e purezza che passa attraverso il dolore, la perdita e persino il delirio. È un tema profondamente umano”.

Ai giovanissimi, quale via consiglia loro di percorrere?

“Ai giovani consiglio soprattutto di avere pazienza. Oggi per i cantanti c’è la tentazione di bruciare le tappe, ma la voce ha bisogno di tempo per maturare. Bisogna studiare seriamente la tecnica, ascoltare molto, scegliere con attenzione il repertorio e non cercare scorciatoie. Una carriera lunga si costruisce con disciplina, curiosità e rispetto della propria natura vocale. Soprattutto bisogna ricordarsi che il canto non è solo perfezione tecnica: è comunicazione, emozione e verità.

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Scuola, Corte Ue boccia l’Italia sulle assunzioni del personale Ata

La Corte di Giustizia Ue ha stabilito che il sistema italiano di assunzione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) negli istituti di istruzione pubblica viola il diritto dell’Unione europea. In particolare, «è incompatibile con la normativa dell’Unione in materia di contratti a tempo determinato, che prevede limitazioni al loro ricorso e favorisce le procedure di assunzione a tempo indeterminato». La Corte osserva che il quadro normativo italiano non fissa alcun limite alla durata massima, né al numero massimo dei contratti temporanei del personale Ata. In secondo luogo, per quanto riguarda i concorsi organizzati per l’assunzione a tempo indeterminato del personale Ata, la Corte osserva che il requisito di almeno due anni di servizio con contratto a tempo determinato favorisce il ricorso a tali contratti, anche nei casi in cui, invece, ci sono esigenze di contratti a lungo termine.

Coscia: Sicurezza, decoro e vivibilità le priorità

di Erika Noschese

 

 

La vittoria di Geppino Parente, neo presidente della Provincia di Salerno, è il primo importante risultato raggiunto da Giovanni Coscia, segretario provinciale del Pd di Salerno.  Coscia parla di un grande risultato, anche in termini percentuali, vista anche la mancata partecipazione, elettoralmente, «pesante», del comune di Salerno, che premia il lavoro svolto in questi anni, in ogni territorio della nostra provincia.

Segretario, il Pd porta a casa un importante risultato: la vittoria di Parente alla presidenza della Provincia di Salerno…

«Un risultato significativo per il Partito Democratico Provinciale, che ha affrontato, dopo pochi mesi dall’elezione del Consiglio Provinciale, anche quella del Presidente. Esprimo grande soddisfazione per il Partito Democratico che ha guidato la coalizione di centro sinistra a sostegno di Geppino Parente. Tutto il partito, ad iniziare da Segretario regionale on. Piero De Luca, ha sostenuto con  determinazione la candidatura di Parente, amministratore di spiccate doti umane, di grande capacità amministrativa e di visione unitaria del territorio provinciale di Salerno. Un risultato che conferma la fiducia della stragrande maggioranza degli amministratori della nostra provincia (840 su 1249 votanti), per il lavoro svolto in questi anni e per la volontà di rilanciare l’azione sinergica e la funzione di raccordo e sussidiarietà dell’ Ente provinciale».

Un dato preoccupa: l’affluenza. Sempre meno amministratori si recano al voto. Secondo lei perché?

«C’è sicuramente una ragione strutturale, perché le Province sono state svuotate di competenze e risorse e quindi se un Ente non incide sulla vita dei cittadini, anche chi amministra perde motivazione. Questa, nello specifico, è stata una tornata elettorale particolare, sopravvenuta dopo poco tempo dall’elezione del consiglio provinciale ed a seguito della decadenza del presidente Napoli. C’è sicuramente da mettere nel conto che si è votato in un giorno feriale (lunedì) e subito dopo il weekend del primo maggio. Considerato, peraltro, che tantissimi amministratori debbono sobbarcarsi diverse decine di chilometri per arrivare a Salerno, il 65%, circa, di votanti è comunque un dato rilevante».

Salerno in piena campagna elettorale. Mancano ormai poche settimane al voto. Cosa si aspetta da questa tornata elettorale?

«Mi aspetto una campagna elettorale vera, sui contenuti e non sugli slogan e quindi che i cittadini di Salerno premino chi, in questi anni, ha dimostrato nei fatti e non con le chiacchiere a vuoto, di avere capacità di visione e di gestione amministrativa, di parecchio al di sopra degli altri, cioè Vincenzo De Luca. La concretezza dei temi affrontati da De Luca, in questa campagna elettorale: Sicurezza Urbana; Decoro e manutenzione delle infrastrutture; Lavoro e sviluppo economico; Politiche sociali e sanità, incarnano le istanze dei cittadini che vedono in De Luca l’unico amministratore capace di rilanciare definitivamente lo sviluppo della nostra bellissima città».

Da cittadino prima ancora che da politico: quali sono, secondo lei, le priorità per la città?

«Da cittadino salernitano le priorità le vivo ogni giorno. Il lavoro. Dobbiamo attrarre imprese, sbloccare le opere da completare e sostenere chi fa impresa, con l’efficientamento della macchina amministrativa e l’accelerazione degli iter burocratici. Senza lavoro i giovani vanno via e la città invecchia. Sicurezza, decoro e vivibilità nei quartieri. Sono i tre elementi che rendono una città a misura d’uomo. Salerno già lo è, ma alcuni aspetti dovranno essere ripresi e rilanciati con forza e determinazione. Potenziare i servizi di prossimità, in maniera tale che tutti i cittadini, del centro, di Mariconda, di Fratte, delle zone collinari, abbiamo la possibilità di accedere a tutti quei servizi che una Pubblica Amministrazione può e deve mettere a disposizione di coloro che ne hanno bisogno, senza difficoltà e limitazioni territoriali. La buona politica deve ripartire da qui, dalle cose concrete, quelle che migliorano la vita delle persone».

Quale il bilancio di questi primi mesi alla guida del Partito Democratico?

«Il bilancio di questi primi due mesi e mezzo, circa, da Segretario del Partito Democratico della Provincia, è sicuramente positivo. Ho assunto questo incarico con grande entusiasmo e responsabilità, supportato dalla stima del Segretario regionale on. Piero de Luca, con il quale c’è una sinergia e condivisione costante sulle cose da fare, per rafforzare sempre di più il radicamento del partito in provincia di Salerno così come in tutta la Campania. Ho riscontrato una grande voglia e richiesta di partecipazione alla vita del partito, in ogni territorio dove siamo stati. Personalmente, sono gratificato dall’affetto e dalla stima di tanti militanti, che, da subito, si sono resi disponibili a dare una mano, affinché il nostro partito possa essere sempre più, un partito che deve stare tra la gente. Sono stato catapultato, da subito, nella operatività dei temi da affrontare, sia a livello locale che nazionale. Abbiamo contribuito allo straordinario risultato nella “Campagna per il no”, nel referendum sulla riforma della Giustizia, organizzando, in provincia di Salerno, con la fattiva collaborazione dei segretari di circolo ed il coinvolgimento di tanti giovani, oltre 30 iniziative, tra banchetti informativi ed incontri sui temi referendari. Per ultimo, l’importante risultato elettorale che ha portato all’elezione di Geppino Parente alla presidenza della Provincia di Salerno. Anche qui il Partito democratico ha fatto il suo dovere, ha unito, ha proposto, ha lavorato con umiltà e determinazione. Il mio impegno sarà quello di contribuire a fare del PD, la casa di tutti i progressisti salernitani, un partito vivo aperto, dove tutti si sentano coinvolti e partecipi».

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Candidati sindaci in piazza Portanova per l’ultimo incontro con gli elettori

di Erika Noschese

Piazza Portanova sarà a disposizione di tutti i candidati sindaci, che potranno utilizzarla suddividendosi in turni e occupando lo spazio per un massimo di due ore ciascuno. È quanto stabilito dal commissario prefettizio Vincenzo Panico, che nella giornata di ieri ha convocato una riunione con i delegati di lista per risolvere la questione relativa ai comizi di chiusura della campagna elettorale previsti per il 21 e il 22 maggio. La polemica era stata sollevata dai candidati sindaci Franco Massimo Lanocita, Armando Zambrano, Gherardo Maria Marenghi e Pio De Felice, dopo che l’avvocato Lanocita aveva tentato di prenotare la piazza, già occupata il 21 maggio dai socialisti guidati da Enzo Maraio e il giorno successivo dal governatore della Campania Vincenzo De Luca. Nel corso dell’incontro, il commissario Panico ha illustrato le indicazioni della Prefettura, che richiamano una disposizione del Ministero dell’Interno in materia di par condicio. La normativa prevede infatti che ogni forza politica possa utilizzare la piazza per un tempo massimo di due ore, garantendo così pari condizioni a tutti i candidati impegnati nella competizione elettorale. Alla riunione hanno partecipato, tra gli altri, Andrea Cioffi per il Movimento 5 Stelle, Paolo Costagliola per Alleanza Verdi e Sinistra, il candidato sindaco Lanocita, Nello Mastursi per A Testa Alta, Enzo Luciano, Mimmo Ventura con Dimensione Bandecchi e Pio De Felice per Potere al Popolo. Come spiegato dal commissario prefettizio, l’assegnazione di Piazza Portanova avverrà sulle due giornate del 21 e 22 maggio, seguendo l’ordine cronologico delle richieste presentate. Per il 21 maggio il calendario prevede: dalle 16.30 alle 18.30 Elisabetta Barone, che tuttavia ha già comunicato la rinuncia all’utilizzo della piazza; dalle 19 alle 21 il comizio di Franco Massimo Lanocita; dalle 21.30 alle 23.30 quello di Gherardo Maria Marenghi. Il 22 maggio, invece, si partirà alle 17 con Armando Zambrano, che concluderà il proprio intervento alle 19. Dalle 19.30 alle 21.30 sarà la volta di Vincenzo De Luca, mentre dalle 22 alle 23 interverrà Pio De Felice. A chiudere la serata, dalle 23 alle 24, sarà Mimmo Ventura. «Siamo stati convocati dal commissario prefettizio per definire le nostre istanze relative agli ultimi comizi di campagna elettorale sulla base di una circolare del Prefetto di Salerno che ha rimesso tutti i candidati sindaci sullo stesso piano», ha dichiarato Franco Massimo Lanocita. «Nel caso di richiesta della stessa piazza da parte di più candidati si procederà al sorteggio, garantendo a ciascuno uno spazio di una o due ore». L’avvocato Lanocita ha inoltre sottolineato come, a suo giudizio, sia stata superata «quella delibera che inibiva la possibilità di utilizzare Piazza Sedili di Portanova ad alcuni candidati sindaci». «Abbiamo combattuto questa battaglia – ha aggiunto – perché è giusto che a Salerno vengano rispettate le regole della competizione elettorale. Evidentemente i rappresentanti del candidato De Luca continuano invece a voler applicare una delibera che ritengo inopportuna e contrastante con la circolare della Prefettura, la quale richiama un principio di parità per tutti i candidati». Lanocita ha poi spiegato di aver chiesto al commissario prefettizio anche l’avvio di una procedura di autotutela finalizzata alla revoca della delibera contestata, che secondo il candidato penalizzerebbe le forze politiche prive di rappresentanza parlamentare nazionale o europea. Di segno diverso la posizione della candidata sindaca Elisabetta Barone, che ha scelto di non tenere il comizio conclusivo in Piazza Portanova. «Abbiamo deciso di non utilizzare questa piazza – ha spiegato Barone – perché, così come abbiamo iniziato in maniera dissonante, concluderemo il nostro percorso nello stesso modo. Saremo a Piazza San Francesco, una piazza centrale ma spesso trascurata. Vogliamo chiudere lì la campagna elettorale per dialogare con i cittadini e continuare a proporre un’alternativa politica fondata sulle relazioni tra le persone e sulla ricostruzione del tessuto di comunità. Per questo motivo non ci interessa alimentare la polemica su Piazza Portanova». Il candidato sindaco di Salerno Migliore, Alessandro Turchi, assente alla riunione di ieri sera, ha invece annunciato che chiuderà la campagna elettorale martedì 19 maggio alle ore 19 al Piccolo Teatro del Giullare.

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La classifica dei governatori più apprezzati: in testa Fedriga, tre del Sud in top 5

Sono due governatori leghisti del Nord a guidare la classifica di gradimento dei presidenti di Regione. Lo rileva un sondaggio di Swg secondo cui al primo posto c’è Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia) con il 65 per cento, in crescita di un punto rispetto al 2025, seguito dal veneto Alberto Stefani al 58 per cento. Completano la top 5 tre governatori del Sud, ovvero il presidente della Calabria Roberto Occhiuto con il 53 per cento, Antonio Decaro in Puglia al 51 per cento e Roberto Fico in Campania al 47 per cento. Al sesto posto si collocano a pari merito Michele De Pascale (Emilia-Romagna) e Stefania Proietti (Umbria), entrambi al 45 per cento. Seguono Eugenio Giani (Toscana) al 42 per cento, Alberto Cirio (Piemonte) al 40 per cento, Marco Bucci (Liguria) e Francesco Acquaroli (Marche) al 37 per cento, e Attilio Fontana (Lombardia) al 35 per cento. Scendendo oltre i primi 10, troviamo Marco Marsilio (Abruzzo), Alessandra Todde (Sardegna) e Vito Bardi (Basilicata), tutti al 33 per cento, Francesco Rocca (Lazio) al 29 per cento e Renato Schifani (Sicilia) al 25 per cento.

Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Federcalcio

Giovanni Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Figc dopo aver ottenuto anche l’endorsement della Lega Serie B, l’ultima componente di cui attendeva una posizione. È stato lo stesso ex capo del Coni a renderlo noto: «Lo avevo detto e sono stato di parola, per rispetto istituzionale della presidente Cio Coventry che era qui a Roma e delle componenti ho sempre ribadito che avrei sciolto le riserve subito dopo». La formalizzazione avverrà oggi. Malagò (grande favorito) avrà come sfidante Giancarlo Abete, che contattato da LaPresse ha confermato la sua candidatura come presidente della Figc, incarico già ricoperto dal 2007 al 2014: da quattro anni è alla guida della Lega Nazionale Dilettanti.

Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Federcalcio
Giancarlo Abete (Imagoeconomica).

Il comunicato della Lega Serie B

«La Lega Nazionale Professionisti Serie B comunica il completamento del percorso intrapreso nelle scorse settimane sul tema dell’Assemblea Elettiva Federale del prossimo 22 giugno, incentrato sul metodo e sui contenuti, concretizzatosi con la stesura di un documento programmatico», si legge in una nota. «L’esito della consultazione che il presidente Paolo Bedin ha svolto in questi giorni con le singole società, a valle dell’incontro tenutosi la scorsa settimana in Figc con i potenziali candidati, ha registrato un deciso orientamento sulla figura di Giovanni Malagò, sul quale quindi si intende convergere. Si entrerà ora, all’avvenuta formalizzazione della candidatura, nell’analisi del relativo programma elettorale».

Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Federcalcio
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

L’Attila del verde si ferma a Eboli

Di Antonio Manz

o L’arrivo a Eboli dell’Attila del verde è una notizia disarmante. Arriva distrugge il verde con le motoseghe e va via. In attesa di essere richiamato con le ruspe. Nel destino della città, l’arrivo di Attila non offre motivi di contrasto. E lo fanno diventare il protagonista della cosiddetta riqualificazione urbana, una sigla per dire tutto e niente nella città delle ruspe che demoliscono e non ricostruiscono beni pubblici e delle anonime piazze di cemento anonimo (piazza Pezzullo) appena colorate da sgangherate giostre per i bambini tanto per tacitare i cittadini. Attila ha un esercito ebolitano che l’accompagna ed agisce da decenni contro ricorrenti proteste di distratti ambientalisti, di falsi rivoluzionari del cambiamento e volenterosi esperti che da decenni gridano a vuoto. Un esempio di ieri e di oggi? E’ il settembre 2018 e un appassionato della città, Francesco Paolo Abbinente, esperto in agraria, lancia l’allarme sui platani di viale Amendola malati a causa di un problema patologico. C’è sempre la risposta pronta dell’amministratore dell’epoca di voler incaricare un agronomo da foraggiare con una consulenza da pagare anziché valutare gli stati di scurezza degli alberi storicamente contrassegnati dalle filiere di chiome verdi. Arriva l’agosto del 2025, due anni fa e il geologo Carlo Moscariello, ex amministratore e buon conoscitore del territorio, protesta contro il feroce attacco al patrimonio arboreo della città con il previsto abbattimento di 32 platani. Ottiene il consenso di Europa Verde di Salerno, ma solo il conforto individuale di cittadini esasperati. Viene informato il comando provinciale dei Carabinieri forestali ma non avviene nulla. Ora gli addetti alla demolizione con tagliaseghe impiegheranno meno di un’ora per eliminare i platani che, secondo i cittadini, sono dei veri e propri monumenti.. Sono lì da decenni, hanno sempre resistito al tempo e alle intemperie. Hanno fornito uno spazio di ristoro ai residenti che ora sono adirati e definiscono l’abbattimento “uno scempio” . Non si esclude l’idea di rivolgersi al ministro della cultura Giuli perché in tempi politici di cancel culture provveda con decreto ministeriale a cambiare le indicazioni delle strade di viale Giovanni Amendola, martire antifascista, e piazza Carlo Levi, scrittore confinato ad Aliano. Viale Amendola. C’è già la proposta allo studio di storici locali di proporre al barcollante ministro della cultura Giuli di denominare Viale dei Platani di Eboli e togliere di mezzo l’ingombrante antifascista Giovanni Amendola e a ricordo di quello che c’era ed è stato distrutto intitolare il viale ai platani che non cino più. Nella città di Attila ha funzionato anche il movimento sospetto delle ruspe. Così come nel rione Borgo fu abbattuto la scuola elementare “Berniero Lauria”, costruita negli anni 60” ed ora quello slargo, dopo decenni di abbandono in pieno centro, ora è diventato suolo privato per edificare. Incredibile, ma ad Eboli è avvenuto in silenzio anche questo scambio di destinazione d’uso: una scuola abbattuta per far posto ad un investimento privato. E nessuno spiega lo scambio innaturale. Sono comunque già azionate le ruspe per provvedere ad abbattere un’altra scuola, a salita Ripa, dove il povero missionario ebolitano Berniero Lauria aveva trovato posto di onore ed ora vedrà nuovamente abbattuta la scuola a lui intitolata. Si abbatte di nuovo una scuola, così come avvenuto nel rione Paterno con quella elementare. A salita Ripa i lavori dovrebbero essere conclusi per l’estate 2026 secondo le regole del Pnrr. E non sono neppure iniziati. Nel frattempo, ad Eboli vanno avanti i progetti di demolizione di un bene pubblico e si abbatte di nuovo una scuola. Poi si vedrà. Che bella la città conquistata e goduta da Attila. Con le motoseghe e le ruspe.

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Ruggi: «Mia madre colpita da ictus non trova posto in reparto»

Porto alla vostra conoscenza la situazione del Pronto Soccorso dell’Ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno, nella fondata speranza che non ne siate a conoscenza — diversamente, confido che sarebbero già stati adottati opportuni interventi, anche tampone. Mia madre, 89 anni, colpita da ictus con emiplegia sinistra lo scorso anno e titolare di riconoscimento di invalidità ai sensi della L. 104/92, è stata ricoverata in codice giallo presso il Pronto Soccorso in data 5 maggio us Provenendo da altra regione, dove vivo per ragioni di lavoro, sono riuscita a raggiungerla solo il giorno successivo. Dopo oltre sei ore trascorse al suo fianco, che vanno ad aggiungersi alle precedenti 24-, ho chiesto al personale medico e paramedico presente dopo quante ore sarebbe stata trasferita in reparto. La risposta è stata: “Signora, giorni, non ore.” Ho creduto si trattasse di una battuta. Alla terza richiesta di conferma, mi è stato spiegato che l’attesa minima era di 72 ore — salvo l’arrivo di codici rossi prioritari che avrebbero ovviamente alzato questi giorni di attesa — e che il personale (il 6 maggio) stava ancora gestendo i pazienti giunti al Pronto Soccorso il 29 aprile. La cosa in sé è già grave; ciò che mi ha lasciata ancor più sconcertata è la normalità con cui questa situazione viene descritta e accettata. Assicuro che normale non è, e non può e non deve esserlo. Il medico ha anche sostenuto che la situazione è così ovunque, posso assicurare -per esperienza diretta- che in altre regioni le cose funzionano diversamente. Aggiungo che a mia madre — dopo che era stato diagnosticato l’ittero — è stato somministrato lo stesso vitto degli altri pazienti (riso al pomodoro, fagiolini e hamburger di carne bianca); e che, nonostante reiterate richieste di assistenza perché venisse riposizionata dopo 10 ore di immobilizzazione— indispensabile per chi è emiplegico — ho ricevuto una battuta che di ironico aveva poco e ho atteso oltre 1 ora prima di ricevere un aiuto concreto, e solo dopo il mio quarto sollecito, prestando io stessa assistenza fisica all’infermiera che da sola ovviamente non ce la faceva.Tengo a precisare, a onor del vero, che i medici che l’hanno presa in carico si sono dimostrati professionali e disponibili: la mia segnalazione non riguarda le singole persone, ovviamente vittime anch’esse, bensì un sistema evidentemente al collasso. Chiedo pertanto: è davvero accettabile, al di là di quanto si legge sulla stampa (le ultime allucinanti notizie di malasanità risalgono a ieri), che un’attesa minima di 96 ore in Pronto Soccorso venga considerata normale amministrazione? Che un paziente anziano, invalido e impossibilitato a muoversi deve giacere su una barella per giorni in attesa di un posto letto? Sono stata nuovamente costretta a chiamare il 118 poche ore fa e- in assenza del medico a bordo dell’ambulanza – sono stata costretta a far portare mia madre nuovamente in ospedale. Saprò dirvi se l’evoluzione è la medesima, se l’attesa è migliore o -sarebbe incredible – peggiore. Lettera firmata

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L’Iran minaccia di lavorare all’atomica in caso di ripresa degli attacchi Usa

L’Iran ha minacciato esplicitamente di puntare alla bomba atomica se gli Stati Uniti dovessero riprendere gli attacchi. «Una delle opzioni in caso di nuovo attacco potrebbe essere l’arricchimento dell’uranio al 90 per cento», livello idoneo per l’arma nucleare. «Ne discuteremo in Parlamento», ha detto il portavoce della commissione per la Sicurezza nazionale Ebrahim Rezaei. Mentre prosegue lo stallo sul fronte diplomatico, Donald Trump incontra i vertici delle forze armate per valutare la ripresa dei raid.

Trump attacca i media: «Chi dice che l’Iran sta vincendo è un traditore»

Il tycoon è anche tornato ad attaccare i media in merito al racconto del conflitto: «Quando le fake news affermano che il nemico iraniano sta avendo la meglio, militarmente, contro di noi, si tratta di un atto di virtuale tradimento, data l’assoluta falsità — e persino l’assurdità — di tale dichiarazione», ha scritto in duro post su Truth in cui accusa quei media di «favorire e spalleggiare il nemico». E ancora: «Tutto ciò che ottengono è infondere nell’Iran una falsa speranza, laddove non dovrebbe essercene alcuna. Si tratta di codardi americani che fanno il tifo contro il nostro Paese».

Hantavirus, negativo il turista inglese in quarantena a Milano

Sono risultati negativi al test per l’hantavirus il turista inglese in quarantena all’ospedale Sacco di Milano e l’accompagnatore che viaggiava con lui in Italia. Come ha spiegato il ministero della Salute, il turista britannico viene considerato un contatto a rischio perché era sul volo Sant’Elena-Johannesburg su cui si trovava la moglie della prima vittima, poi morta nella città sudafricana. Le due persone decedute, di nazionalità olandese, erano passeggeri della MV Hondius. Il turista si trova al Sacco perché a Milano alloggiava in un B&B e, pertanto, non disponeva di una sistemazione privata idonea in cui trascorrere il periodo di isolamento.

Negativa anche una turista argentina ricoverata a Messina

Il ministero della Salute ha inoltre reso noto che «sono altresì negativi i test effettuati sul giovane calabrese che si trova in isolamento fiduciario e sulla turista che è stata ricoverata a Messina per polmonite e che proviene da una zona endemica dell’Argentina». Gli accertamenti per la donna erano stati richiesti dalle autorità sanitarie locali. Il ministero sottolinea che «il rischio connesso al virus resta molto basso in Europa e, dunque, anche in Italia».

Cosa c’è dietro la missione italiana del custode del trumpismo

È ora di trovare il designated survivor della destra italiana. Giorgia Meloni ha tradito le aspettative della destra americana, sicché serve un sostituto: Matteo Salvini, Capitan America. Ci pensa il movimento MAGA e ci pensano gli intellettuali del gruppo conservatore in missione per conto di dio, pardon, di Donald Trump, a indicare la rotta sovranista, a tracciare la mappa dell’egemonia culturale, quella che non è riuscita agli Alessandro Giuli in questi anni. Ci pensa Breitbart, che ha pubblicato l’ormai nota intervista a Salvini in cui il leader della Lega si spertica (era stata fatta a febbraio, d’altronde) in elogi per l’amministrazione Trump, intervista che lo stesso Trump ha rilanciato su Truth Social proprio mentre stava per arrivare in Italia il segretario di Stato, Marco Rubio, per un giro di incontri abbastanza inutile (con il Papa non c’è bisogno di ricucire niente; continuerà a dire quello che vuole, è il pastore del mondo). 

Cosa c’è dietro la missione italiana del custode del trumpismo
Donald Trump (Imagoeconomica).

Giubilei e la presentazione del libro di Kevin Roberts

Ma non c’è solo la creatura co-fondata dal principe delle tenebre, Steve Bannon. C’è anche Kevin Roberts, presidente della potente Heritage Foundation (il think tank che ha partorito il Project 2025) da martedì a Roma, dove ha presentato l’edizione italiana del suo libro Riprendere Washington per salvare l’America, con prefazione del vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance. La presentazione è stata organizzata dal think tank Nazione Futura, si è tenuta nella sede di Confedilizia e Roberts ne ha discusso con l’editore del libro, Francesco Giubilei, da tempo al lavoro in Italia per costruire un movimento conservatore.

L’intervento alla Camera con il leghista Centemero

Missione tutt’altro che semplice, visto che nemmeno Giorgia Meloni è riuscita a dare vita a un movimento rivelatosi immaginario. «Il suo messaggio è semplice: élite globali, il vostro tempo è scaduto. Riprendere Washington per salvare l’America traccia un percorso promettente per il popolo americano che vuole riprendersi il proprio Paese. Capitolo dopo capitolo, identifica le istituzioni che i conservatori devono costruire, altre che devono riprendersi e altre ancora che sono troppo corrotte per essere salvate», recitava l’invito all’evento. Mercoledì Roberts tiene presso la sala del gruppo leghista alla Camera un keynote speech su “Europa e relazione transatlantica”, alla presenza del deputato leghista Giulio Centemero, presidente dell’Assemblea parlamentare del Mediterraneo (Pam), che di recente ha presentato a un gruppo di politici e di docenti degli Stati Uniti – a nome del Sandwich Club, think tank fondato dallo stesso Centemero – i punti di forza delle istituzioni italiane in materia di difesa e tecnologia. Doveva essere presente pure Matteo Salvini che però ha dato forfait. Dopo le tensioni tra Casa Bianca e Vaticano, il leader della Lega ha preso le distanze dall’amico The Donald per non essere associato alla galassia trumpiana.

Cosa c’è dietro la missione italiana del custode del trumpismo
Giulio Centemero (Imagoeconomica).

L’esportazione del trumpismo all’estero con un occhio a Salvini

La destra MAGA ha però bisogno di nuove sponde in Italia e in Europa per diffondere la dottrina americana, che qua e là emerge dai documenti ufficiali della Casa Bianca. Come quello del dicembre scorso sulla sicurezza in cui veniva mostrato tutto il disprezzo dell’amministrazione Trump per l’Unione Europea o quello pubblicato pochi giorni fa con le nuove linee sull’antiterrorismo, secondo cui il problema principale dell’Europa è l’immigrazione. I funzionari americani, c’è scritto nel documento dello scorso dicembre, «si sono abituati a pensare ai problemi europei in termini di spesa militare insufficiente e stagnazione economica. C’è del vero in questo, ma i veri problemi dell’Europa sono ancora più profondi». Le questioni più importanti che l’Europa deve affrontare «includono le attività dell’Unione Europea e di altri organismi transnazionali che minano la libertà politica e la sovranità, le politiche migratorie che stanno trasformando il continente e creando conflitti, la censura della libertà di parola e la repressione dell’opposizione politica, il crollo dei tassi di natalità e la perdita delle identità nazionali e della fiducia in se stessi. Se le tendenze attuali dovessero continuare, il continente sarà irriconoscibile entro 20 anni o meno». L’amministrazione Trump, convinta com’è di poter esportare il trumpismo all’estero, è particolarmente interessata a «coltivare la resistenza alla traiettoria attuale dell’Europa all’interno delle nazioni europee». E per coltivare la resistenza c’è bisogno di leader in ascolto. Come Salvini appunto, che nonostante l’allontanamento da Trump deve pur trovare alleati e sostenitori in vista delle elezioni politiche dell’anno prossimo. Dagli Stati Uniti sono pronti a dare una mano alla culture war salviniana. 

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Un fotomontaggio con Donald Trump nei panni di Zio Sam e Matteo Salvini.

Zambrano: non è il caso di trastullarsi con i sogni

di Armando Zambrano*

Mancano meno di due settimane alla fine della campagna elettorale. Si può dire che il meglio (o il peggio) deve ancora venire. Come siamo partiti noi, la mia coalizione, il mio gruppo di lavoro quando ci siamo presentati il 28 marzo scorso? Spiegando, illustrando, promuovendo, facendo conoscere, difendendo. Che cosa? Le idee, le strategie, le persone, il programma, i valori che ci muovono. Subito dopo ci siamo messi al lavoro attraverso una complessa ricognizione prima e selezione delle informazioni poi, riguardo alla città di Salerno, alla sua vita negli ultimi 33 anni, identificando i punti neri, le criticità, le mancanze, le promesse disattese, gli abbandoni, le illusioni che hanno provocato danni. Solo dopo che è stato compiuto questo lavoro preliminare, siamo passati alla fase di preparazione, confezione, gestione dei messaggi. Solo dopo abbiamo rimodulato i toni e da ora in poi si entrerà nel vivo dell’incontro con le persone, nella conoscenza diretta di ogni parte di questo corpo che è la città di Salerno, ma da subito, da oggi, perché – lo diceva Sun Tzu – “In guerra fai sì che il tuo primo obiettivo sia la vittoria, non le lunghe campagne”. Allora voltiamo pagina e pensiamo a farci conoscere con più precisione e più urgenza, perché la campagna elettorale nasce per un dato momento e per un dato luogo, non può essere sempre uguale a se stessa. Un candidato difficilmente riesce a fare da solo queste operazioni, perché se è solo vede la propria intrapresa al centro dell’universo e ne sopravvaluta l’importanza e l’interesse. Non ha occhi esterni che gli forniscano il “punto di vista” degli altri. E’ quello che fa la differenza. Cosa dice di me la mia squadra? Che sono un ingegnere di qualità, che mi basta fare una passeggiata in un quartiere per avere subito in testa il progetto di rigenerazione e la soluzione ai problemi di quel quartiere; di conoscere le regole commerciali, burocratiche, le procedure per la ricerca dei fondi pubblici e privati per mettere in cantiere le opere; che sono un cittadino che capisce i bisogni degli altri cittadini; che ho voglia e attitudine a lavorare con gli altri; che ho un sorriso che si accende spesso, che sono empatico e facilmente entro in contatto con gli altri; che mi piace parlare agli altri. E, soprattutto, che mi piace ascoltarli. Ma soprattutto la mia squadra ha capito una cosa: che vedo la trama della città di Salerno e riconosco buchi ovunque, zone d’ombra e di abbandono, aree di indifferenza, povertà malcelata dalle dimensioni ridotte, dalle periferie mascherate da centro; e poi vedo opere sovradimensionate, brutte, tecnicamente da controllare, che hanno attratto l’attenzione di tutti, insieme a eventi come le luminarie di Natale, a parole come pannelli, ceramiche, teleferiche, luci a led, tutta roba ormai vecchia, buona per vecchie campagne elettorali, per cittadini-bambini a cui luccicavano gli occhi di fronte a queste immagini (ne potremmo citare tante: le navi da crociera da cui scendevano miliardari che acquistavano orologi e gioielli nei negozi del Crescent; boulevard, palmeti e ponti; e per carità non continuo), ma cittadini-bambini che sono cresciuti male – dove fa freddo come scrive Pino Daniele – e a tutto questo non credono più. Un candidato a Sindaco dovrebbe porsi sempre queste domande: cosa importa di questo alla gente? Io me lo sto ponendo giorno e notte, ripensando ad alcuni quartieri di questa città e a tutti quelli che ancora vorrò visitare, alle mani che vorrò stringere, alle persone che vorrò conoscere, al sorriso che vorrò mostrare, all’empatia, al sentirsi tutti insieme, impegnati in un’operazione di liberazione della mente da catene ormai troppo ben strette e di liberazione di Salerno da un sistema di potere che un poco si alimenta con gli scambi, un poco con la superficialità, un poco col carpire la buona fede, il senso di affezione, la paura di cambiare, l’apatia. Cominciano le due ultime (quasi) settimane di campagna elettorale e dobbiamo mettercela tutta per mettere fine ai malintesi oppure anche la nostra bella fantasia si fermerà e questa volta sarà per sempre. *Candidato a Sindaco di Salerno con Noi Popolari Riformisti–Udc; Oltre in Azione; Salerno di Tutti

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Hantavirus: la video intervista del dottor Iovane

 

di Erika Noschese

 

 

Nessun allarmismo, ma massima vigilanza scientifica. Il presunto caso di Hantavirus in Campania, legato a un marittimo di Torre del Greco rientrato da un volo internazionale, ha riacceso i timori su possibili nuove emergenze epidemiche. Tuttavia, i confini del rischio delineati dalle autorità sanitarie raccontano una realtà ben diversa. Per fare chiarezza sulla natura di questo patogeno e sull’efficacia dei protocolli di sorveglianza attivati, abbiamo intervistato il professor Giuseppe Iovane, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno. Tra prevenzione “One Health” e analisi di laboratorio, ecco qual è la situazione reale sul territorio.

Direttore, si parla di un nuovo virus in Campania, l’Hantavirus. Qual è il rischio concreto per i cittadini?

«Non c’è nessun rischio, o meglio, il rischio è estremamente basso. Non è un virus che non conosciamo: vive principalmente nei roditori e ogni roditore di ogni continente ha il suo Hantavirus. Quindi non abbiamo alcun problema; non è il Covid né un altro virus capace di fare simili salti di specie».

Quali sono le procedure attivate e cosa sappiamo della variante argentina che ha coinvolto alcuni viaggiatori?

«In sanità vige il principio di precauzione, per il quale tutte le persone che hanno avuto contatti o che si trovavano su quel volo da Johannesburg sono state messe sotto controllo. Si tratta di un controllo fiduciario: restano a casa e devono allertare le autorità nel caso presentino segni clinici o una sintomatologia strana. Per il resto sono liberi. In mezzo a tante situazioni un po’ deliranti, bisogna chiarire che questo è un virus che viene dall’Argentina e ha colpito delle persone olandesi. Con questa procedura ne verremo fuori senza alcun tipo di problema. In questo momento l’Istituto gioca un ruolo fondamentale, come già accaduto per il coronavirus».

Su cosa si sta lavorando e quali sono le disposizioni del Ministero?

«Il Ministero ha dato disposizioni precise. Trattandosi di una zoonosi, noi siamo i deputati della One Health e siamo pronti con le nostre attrezzature e con i nostri laboratori di classe terza per eseguire eventuali diagnosi».

Il cittadino comune teme il morso del roditore. In che modo avviene realmente il contagio?

«Il caso argentino è l’unico che si sia trasferito da uomo a uomo, o meglio tra una coppia di olandesi, a causa di un contatto estremamente stretto. In genere il contagio avviene per aerosolizzazione: se una persona si reca in un posto chiuso dove sono presenti feci o urina di topi, il particolato che circola può essere pericoloso. Tuttavia, non parliamo di quel tipo di virus: si può contrarre l’Hantavirus del continente europeo, ma non è quello che si trasferisce da uomo a uomo come capitato a bordo della nave».

Esiste il rischio di un nuovo lockdown per la Campania? Cosa può dirci del cittadino attualmente in isolamento?

«Per la Campania assolutamente no. Il cittadino in questione è un marittimo che viaggiava su quell’aereo; a bordo si sono accorti che una persona stava male, l’hanno fatta scendere dopo un quarto d’ora e, per il principio di massima precauzione, tutti quelli che si trovavano nel raggio di dieci posti sono stati rintracciati e messi in isolamento fiduciario. L’uomo sta a Torre del Greco e sicuramente fra quindici giorni sarà libero di uscire».

Quali sono i sintomi da monitorare e come si effettua la diagnosi?

«Parte come una normale influenza, con malessere e letargia. Bisogna stare tranquilli perché, se elenchiamo questi segni, le persone cominciano subito a spaventarsi. L’unica variante che dà un’insufficienza cardio-polmonare è quella argentina. Per capire se un cittadino è positivo si effettuano tamponi del sangue per cercare il materiale genetico tramite PCR e PCR Multiplex».

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Rosaria Striano (A Testa Alta): un programma ambizioso

di Erika Noschese

Buona la prima per l’avvocato Rosaria Striano, candidata al Consiglio comunale di Salerno con la lista A Testa Alta a sostegno del candidato sindaco Vincenzo De Luca. Nella mattinata di domenica, presso la Galleria Capitol, l’avvocato Striano, accompagnata dal consigliere regionale Franco Picarone, ha illustrato i punti principali del proprio programma elettorale nel corso di un incontro partecipato con cittadini ed elettori. Tra le priorità presentate figura il progetto “Movida Salerno. La città che torna a suonare”, un’iniziativa pensata per rilanciare la vita culturale e musicale cittadina attraverso eventi di musica dal vivo nei fine settimana, con palchi leggeri, spazi dedicati e programmazioni mensili condivise con gli esercenti. Il progetto prevede inoltre la presenza di musica di strada regolamentata nell’area del Crescent e sul litorale orientale, con set musicali al tramonto dedicati a giovani band emergenti, che avranno la possibilità di esibirsi anche nei vicoli del centro storico. Prevista anche la collaborazione con scuole di musica e realtà culturali del territorio. Secondo quanto illustrato dalla candidata, la musica potrà accompagnare le serate cittadine dalle 21 fino alla mezzanotte, nel rispetto delle regole e della vivibilità urbana, grazie anche alla collaborazione con la polizia locale. Agli esercenti sarà invece affidato il compito di garantire il controllo dell’identità dei clienti e l’utilizzo di materiali ecosostenibili, come bicchieri in carta ecologica. Grande attenzione sarà dedicata anche ai temi dell’inclusione sociale attraverso il progetto “Salerno che ascolta con gli occhi”. L’iniziativa punta a introdurre la Lingua dei Segni Italiana (LIS) negli asili comunali e nelle scuole del territorio, con l’obiettivo di offrire ai bambini sordi pari opportunità e sensibilizzare tutti gli alunni alla cultura dell’ascolto, dell’inclusione e del rispetto reciproco. Il progetto prevede corsi LIS per bambini, attività quotidiane e giochi visivi, oltre alla formazione del personale educativo per garantire un’accoglienza competente e inclusiva. Tra le proposte illustrate anche “Fornelle in Tavola Fest”, progetto nato cinque anni fa con l’obiettivo di riportare nel rione Fornelle il valore più autentico della comunità: cucinare per gli altri, condividere le ricette di famiglia e trasformare i vicoli del quartiere in una grande tavola comune. L’iniziativa prevede tre appuntamenti annuali durante i quali il rione diventerà una vera e propria sala da pranzo a cielo aperto, coinvolgendo famiglie e residenti nella preparazione dei piatti della tradizione locale. «Il progetto si integrerà con “Home Cooking”, il programma attivo tutto l’anno attraverso il quale dodici famiglie certificate apriranno le porte della propria cucina a piccoli gruppi di ospiti, garantendo reddito, turismo autentico e relazioni vere», ha spiegato Rosaria Striano. Un ulteriore punto programmatico riguarda infine il recupero del vecchio tribunale di Salerno. La proposta è quella di trasformare la struttura in un polo dedicato alle associazioni, con spazi concessi in comodato d’uso gratuito per laboratori di ceramica, pittura, teatro, canto, lavorazione del cuoio ed erbe officinali. Parallelamente, la candidata ha sottolineato la necessità di favorire il ritorno dell’Università nel centro cittadino, con l’obiettivo di rilanciare socialità, cultura e vivibilità urbana. Sempre nell’ottica dell’inclusione, grande attenzione sarà dedicata anche al tema dell’autismo, attraverso la valorizzazione della Fondazione Ebris e dell’associazione Una Breccia nel Muro, con l’obiettivo di costruire servizi realmente inclusivi e accessibili. Il progetto prevede il potenziamento dei servizi dedicati e la realizzazione di opere pubbliche “autism friendly”, oltre alla creazione di parchi sensoriali, tirocini comunali per persone con disturbi dello spettro autistico, percorsi di formazione per la polizia municipale sulla gestione delle crisi e programmi rivolti agli esercenti commerciali per garantire un’accoglienza adeguata e consapevole. Ampio spazio, inoltre, alla valorizzazione di Via Portacatena e Via Mercanti, due strade storiche che, secondo la candidata, possono tornare a essere il cuore pulsante della città. «Via Portacatena, la prima strada che accoglie i turisti delle navi da crociera, deve tornare a essere un percorso di bellezza, un asse capace di riconnettere i luoghi simbolo della città e restituire a Salerno la sua identità più autentica. In continuità, Via Mercanti può ritrovare la sua vocazione di strada delle botteghe e dell’artigianato, dove rivivono ceramiche, lavorazioni del cuoio, erbe officinali, arte e tradizioni», ha spiegato Rosaria Striano. «Il tutto prenderà forma in sinergia con il Polo delle Associazioni, che creerà laboratori, formerà competenze e sosterrà le botteghe del centro storico attraverso prodotti autentici e professioni ritrovate. Nel cuore di questo percorso nascerà anche l’InfoPoint della Bellezza in Via Portacatena, una porta simbolica che accompagnerà residenti e visitatori alla scoperta del cammino tra Via Portacatena e Via Mercanti. Due strade che possono tornare a rifiorire», ha aggiunto la candidata. Tra i progetti illustrati anche il “Progetto Giovani”, pensato per offrire ai ragazzi spazi concreti dove studiare, lavorare, creare e socializzare, utilizzando edifici comunali e locali dedicati non solo nel centro storico, ma anche nella zona orientale e nei quartieri collinari, così da costruire una rete diffusa e accessibile. Nel vecchio tribunale dovrebbe nascere il “Coworking Hub Giovani”, uno spazio condiviso con Wi-Fi gratuito e limitazioni all’accesso a siti non idonei, progettato per favorire studio, lavoro, startup e creatività. Il progetto sarà affiancato da biblioteche, sale studio e laboratori professionali in sinergia con il Polo delle Associazioni, dedicati a ceramica, pittura, teatro, canto, lavorazione del cuoio, erbe officinali, fotografia e scrittura. Lo stesso modello sarà esteso anche alla zona orientale, dove locali comunali potranno diventare sale studio e coworking di quartiere, e nelle aree collinari, con edifici pubblici trasformati in laboratori, sale lettura e punti di aggregazione. «Una rete di luoghi che accoglie, unisce e fa crescere, offrendo ai giovani opportunità reali di studio, lavoro, cultura e creatività», ha sottolineato la candidata. Sul fronte della sicurezza, invece, la proposta punta a un modello capace di affiancare al controllo del territorio una comunità partecipe e attenta. «La sicurezza diventa più forte quando cittadini e istituzioni collaborano, condividono informazioni e costruiscono insieme un ambiente più protetto», ha spiegato Rosaria Striano. Il progetto si articola in quattro azioni principali: una linea WhatsApp dedicata alle segnalazioni immediate, anche anonime, di situazioni sospette o episodi di degrado; la Consulta degli amministratori di condominio, pensata come presidio stabile dei quartieri e strumento di dialogo costante con l’amministrazione; un presidio notturno dei principali varchi cittadini, operativo dalla mezzanotte alle 7 del mattino grazie a pattuglie coordinate; e una presenza serale della polizia municipale a tutela degli esercenti, prevista tra le 20 e le 21 sul Corso Vittorio Emanuele e nella zona orientale di Pastena, per prevenire furti e garantire maggiore sicurezza durante la chiusura dei negozi. «Quattro strumenti che delineano un modello di sicurezza fondato su tecnologia, prossimità e collaborazione civica. Deve tornare il senso di appartenenza: una comunità unita, attenta e capace di proteggersi», ha aggiunto la candidata. Spazio anche al progetto “Sport Beach Village”, che punta a rendere vive tutto l’anno le spiagge di Pastena e Mercatello. Dal 1° aprile al 30 maggio, ogni venerdì, sabato e domenica, le spiagge ospiteranno un villaggio sportivo con attività di beach volley, beach soccer, beach tennis, beach rugby, yoga, atletica da spiaggia, bocce, aquiloni, aree solarium e un baby park protetto. Ampio spazio nel programma elettorale viene infine dedicato alla mobilità e ai rioni collinari. «Giovi, Sala Abbagnano, Ogliara e La Mennolella chiedono da tempo una mobilità più semplice e vicina ai bisogni quotidiani. Il progetto di continuità territoriale nasce per ridurre le distanze e rafforzare il legame tra centro e quartieri», ha spiegato ancora Rosaria Striano. Tra gli interventi previsti figurano l’installazione di pensiline moderne, trasparenti e semichiuse per offrire maggiore comfort agli utenti del trasporto pubblico e, in collaborazione con Busitalia, l’attivazione di bus circolari ad alta frequenza su tratte brevi come Giovi-Belvedere, Sordina-San Giovanni Bosco e Seripando-Piazza San Francesco, così da garantire collegamenti più rapidi e tempi di attesa ridotti. Previsto anche il potenziamento dei collegamenti diretti con ospedale e cimitero, per consentire soprattutto agli anziani di muoversi in autonomia.

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Cronache incontra i candidati: Mimmo Ventura

«Sul porticciolo di Pastena serve una linea chiara: sviluppo sì, ma non a costo di snaturare il quartiere». A dirlo Mimmo Ventura, candidato sindaco con Dimensione Bandecchi, la lista a suo sostegno per le prossime elezioni amministrative.

La variante per Porta Ovest e l’azione del commissario prefettizio. Cosa c’è che non va?

«Su Porta Ovest il problema non è solo tecnico, è politico: quando un’opera strategica accumula anni di ritardi, ulteriori stanziamenti e continue promesse, la responsabilità ricade su chi ha governato Salerno e la Campania per così tanto tempo. De Luca non può continuare a raccontare quest’opera come un successo mentre i cittadini convivono con disagi, incertezze e danni per i residenti. Il commissario prefettizio deve pretendere verità, tempi certi e tutela per chi vive in quell’area».

Porto commerciale ma anche porticciolo: cosa bisogna fare?

«Sul porticciolo di Pastena serve una linea chiara: sviluppo sì, ma non a costo di snaturare il quartiere. Il progetto del Marina di Pastena è dentro una programmazione pubblica e prevede centinaia di posti barca e nuovi servizi; quindi, proprio per questo la politica deve garantire che non diventi l’ennesima operazione calata dall’alto. E qui il punto politico è semplice: la politica in questa città ha sempre preferito decidere per la città invece che con la città. Io penso invece che residenti, pescatori e comunità debbano essere ascoltati prima di qualsiasi scelta definitiva».

Il gruppo Marinelli, impegnato nei lavori dell’ex D’Agostino, ha avuto una interdittiva antimafia definitiva ma dal Comune nessuna reazione. Possibile?

«Io non faccio il magistrato, ma il Comune ha il dovere politico e amministrativo di spiegare ai cittadini quali verifiche ha attivato e quali atti intende assumere nel pieno rispetto della legge».

La grave crisi del commercio salernitano e il centro storico ormai irriconoscibile: come bisogna intervenire?

«La crisi del commercio salernitano è sotto gli occhi di tutti: negli ultimi anni è stato segnalato un calo del dettaglio nel centro storico, mentre la città discute di desertificazione commerciale e di strumenti come il Distretto urbano del commercio. Qui l’attacco politico è inevitabile: chi ha governato Salerno per decenni non può accorgersi solo adesso che il centro storico sta perdendo identità. Servono regole contro la saturazione delle stesse attività, sostegno alle botteghe storiche e un patto sugli affitti, non le solite passerelle. Io propongo tre cose: stop alla saturazione delle stesse licenze, sostegno alle botteghe storiche e di prossimità, e un patto con i proprietari per canoni più realistici».

I lavori del nuovo ospedale prevedevano turni di lavoro 24 ore su 24 ma da mesi proseguono a rilento. Nessuno ne parla…

«Sul nuovo ospedale sono stati fatti annunci molto precisi: si parlava di tre turni sulle 24 ore e di un cronoprogramma definito. Se oggi il cantiere procede a rilento, De Luca deve smettere di fare il dominus degli annunci e assumersi la responsabilità politica dei ritardi. In questa città si è governato troppo con la propaganda e troppo poco con i risultati».

Il degrado del vecchio Vestuti, anema e core dei salernitani. Tutti ne parlano ma nessuno interviene…

«Il Vestuti è un simbolo di Salerno, e lo stesso Comune lo ha inserito in una visione di riqualificazione con sport, servizi, commercio e parcheggi, mentre da anni si denuncia pubblicamente il degrado dell’area. Anche qui De Luca non può cavarsela con le promesse ripetute: dopo tanti anni di potere, se un luogo simbolico è ancora in abbandono la responsabilità è politica, non del destino. I salernitani meritano opere vere, non annunci che ritornano a ogni stagione elettorale».

Una battuta sul lavoro per i giovani, servono sostegni e incentivi.

«Per i giovani servono incentivi alle assunzioni stabili, sostegno a chi apre attività innovative e un collegamento serio tra formazione e impresa. E qui sta il fallimento di una classe dirigente che ha governato per decenni ma non ha costruito abbastanza opportunità per trattenere i ragazzi a Salerno. De Luca ha incarnato il potere, ma il potere senza ricambio e senza prospettive produce soltanto emigrazione e precarietà».

La crisi del Ruggi e il caos del pronto soccorso, tante polemiche ma nessuna iniziativa

«Sul Ruggi non bastano più le rassicurazioni: il pronto soccorso è finito al centro di polemiche durissime e di verifiche interne dopo la diffusione di video che hanno scosso l’opinione pubblica.

Il punto politico è che chi ha guidato la sanità regionale per dieci anni non può chiamarsi fuori. De Luca deve rispondere di una sanità in cui cittadini e operatori vivono ogni giorno disservizi, attese e caos organizzativo»

Via Federico Della Monica: lavori per un nuovo fabbricato ma, a parte la mancanza di distanza dalla ferrovia, lo spazio doveva essere riservato ad attrezzature pubbliche e attività produttive, compresa la fermata della metropolitana. Nessuno denuncia…

«Su via Federico Della Monica bisogna pretendere accesso agli atti, verifica urbanistica e chiarezza assoluta sulla compatibilità dell’intervento con l’interesse pubblico. Anche qui il problema è politico: a Salerno si è consolidata l’idea che tutto possa essere deciso da pochi, senza un vero confronto pubblico. È esattamente questo il modello di potere che contesto a De Luca».

Il caso della struttura in stile liberty delle ex Mcm che il Comune ha abbandonato.

«Sulla struttura liberty delle ex MCM il Comune ha il dovere di dire perché si è arrivati all’abbandono e quale destino concreto si vuole dare a quell’immobile. De Luca ha costruito la propria immagine sull’idea della trasformazione urbana, ma una città non si governa con la narrazione: si governa recuperando davvero il patrimonio storico e impedendone il degrado. Se i simboli vengono lasciati a sé stessi, allora la propaganda crolla davanti ai fatti».

Infine si faccia una domanda e sia una risposta…

«Domanda: non pensa che il ritorno politico di Vincenzo De Luca sulla scena salernitana, dopo le dimissioni del sindaco e l’arrivo del commissario prefettizio, dimostri che questo sistema di potere non riesce ad accettare né ricambio né autonomia della città? Risposta: sì, lo penso con convinzione. Dopo essere stato sindaco di Salerno in più mandati e presidente della Regione Campania dal 2015 al 2025, De Luca non può presentarsi come il futuro: rappresenta un potere che torna sempre su se stesso. Salerno ha bisogno di una stagione nuova, non dell’ennesimo ritorno dell’uomo solo al comando».

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Villa dei Fiori: La riabilitazione si fa musica

Una melodia che accompagna il movimento, il verde del parco che diventa spazio di cura, il sorriso dei pazienti che si trasforma in partecipazione autentica. È iniziato ieri, e proseguirà ogni lunedì, presso il Presidio di Riabilitazione Villa dei Fiori di Nocera Inferiore, il nuovo percorso di ginnastica dolce all’aperto accompagnato dal violino: un progetto pensato per coniugare riabilitazione, emozione e qualità della vita. La prima sessione si è svolta in un clima di grande coinvolgimento emotivo. I degenti hanno partecipato con attenzione, serenità ed entusiasmo, lasciandosi guidare dai movimenti e dalle note del violino in un’esperienza che ha saputo trasformare l’attività terapeutica in un momento di relazione, ascolto e benessere condiviso. L’iniziativa si svolge nel parco della struttura, nei pressi della fontana, in uno spazio naturale e accogliente che favorisce rilassamento e partecipazione. Le sessioni sono condotte dalla fisioterapista Carmen Luciano, mentre l’accompagnamento musicale dal vivo è affidato al violinista Gabriele Battipaglia, il cui contributo dona all’attività una forte dimensione emotiva e multisensoriale. Il progetto è rivolto in particolare a pazienti affetti da cerebropatie, disturbi dello spettro autistico, disabilità psichiche, disabilità sensoriali e patologie neurologiche e neuroevolutive. La ginnastica dolce, unita alla musica dal vivo e al contatto con l’ambiente naturale, permette di lavorare sulla mobilità articolare, sull’equilibrio, sulla coordinazione motoria e sul rilassamento psicofisico, contribuendo al tempo stesso a ridurre tensioni e stati d’ansia. I pazienti saranno coinvolti a rotazione in gruppi organizzati per modulo educativo-riabilitativo, così da garantire continuità terapeutica e un’esperienza sempre più partecipata e inclusiva. Con questa iniziativa, Villa dei Fiori conferma una visione della riabilitazione che mette al centro non soltanto il recupero funzionale, ma anche la dimensione emotiva, relazionale e umana della cura. Perché, a volte, anche una melodia può diventare parte della terapia.

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Editoria: Diario di un androide

Diario di un androide

Quando un androide si prende la responsabilità di salvare un'umanità in via di estinzione

Ci segnalano solo ora ma è uscito lo scorso novembre il romanzo Diario di un androide di Tea C. Blanc, finalista al Premio Urania 2023, edito da Calibano Editrice. Una storia dalle atmosfere “simakiane”, ricca di spiritualità incarnata, in questo caso, nella figura di un robot filosofo. La quarta di copertina All’inizio del ventiduesimo secolo, sulla Terra avviene una conflagrazione planetaria. Gli unici superstiti risiedono sulla Luna, coadiuvati da androidi. Tetris, il capo degli androidi, e il suo mentore umano, Dorje Sempa, si fanno carico della... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 13 maggio 2026 - articolo di S*

Dall’estero: Avatar: James Cameron viene denunciato da Pocahontas per furto d’immagine

Avatar: James Cameron viene denunciato da Pocahontas per furto d'immagine

L'attrice di The New World Q'orianka Kilcher ha scoperto di essere stata usata come modello per la protagonista del franchise da miliardi di dollari

Il regista di Avatar, James Cameron e The Walt Disney Company sono stati citati in giudizio per aver utilizzato senza autorizzazione l'immagine di un'attrice indigena, a sua insaputa e senza il suo consenso, come ispirazione per la Na'vi Neytiri. Secondo il portale di informazione Variety, che è entrato in possesso dei documenti, l'attrice Q'orianka Kilcher ha annunciato che il regista avrebbe estratto i suoi tratti somatici da una fotografia pubblicata nel periodo in cui la quattordicenne aveva da poco interpretato Pocahontas nel film di Terrence Malick The New World e che,... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 13 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Le ore perdute di Hayley Gelfuso

Le ore perdute di Hayley Gelfuso

Dall'Editrice Nord un curioso romanzo d'esordio, un'avventura nelle pieghe della storia e della memoria

Sebbene non sia più da anni il punto di riferimento per la fantascienza, ogni tanto qualche titolo interessante per il nostro genere viene ancora proposto dall'Editrice Nord. In questo caso non è neppure semplicissimo individuare un genere preciso; ma si parla si dimensioni parallele, quindi possiamo incuderlo nei nostri interessi. L'autrice, la giovane Hayley Gelfuso, è al suo esordio con questo libro uscito in USA l'anno scorso. La quarta di copertina Per Lisavet, tutto comincia a Norimberga una drammatica notte del 1938, quando una folla inferocita a caccia di... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 13 maggio 2026 - articolo di S*

Perché Meloni non può abbandonare Merlino

Emanuele Merlino silurato. Viva Emanuele Merlino. Lo strappo del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha dimissionato, così de botto, il capo della segreteria tecnica insieme con la segretaria particolare, Elena Proietti, è vissuto come un affronto dalle parti di Palazzo Chigi. Prova, per i retroscena, sia della tensione che si respira in Fratelli d’Italia (puntualmente smentita) sia del fatto che Giuli evidentemente non ne può davvero più.

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Giuli ha deciso di giocare duro

Dopo “imperdonabili” divergenze di opinione in cdm con Matteo Salvini (con tanto di punzecchiature reciproche) e pure con una spazientita Giorgia Meloni – a cui ha chiesto scusa per i toni usati – e ancora dopo le tensioni con Pietrangelo Buttafuoco per il padiglione russo in Biennale, dopo il caso Venezi, il pacato Giuli ha rotto gli indugi revocando gli incarichi ai due fedelissimi della Fiamma Magica: Merlino, uomo di Giovanbattista Fazzolari, e Proietti, data molto vicina ad Arianna Meloni. Che a sua volta è amica di vecchissima data di Antonella Giuli, ora all’ufficio stampa della Camera e per anni addetta stampa di Francesco Lollobrigida (tout se tient). C’è chi ha definito quello di Giuli un seppuku politico, visto che dopo il bel daffare dato al partito difficilmente verrà candidato alle prossime Politiche (ammesso e non concesso che la candidatura sia tra le ambizioni del ministro). Insomma, una mossa alla Yukio Mishima, uno degli autori più amati dal titolare del Collegio Romano.

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
Giovanbattista Fazzolari (Ansa).

Perché a Palazzo Chigi si sono sentiti traditi

Giuli, sempre secondo i ben informati, avrebbe optato per la linea dura anche nella convinzione di non essere sostituibile. E deriverebbe da questo il senso di tradimento vissuto ai piani alti di Palazzo Chigi. Rimuoverlo per Meloni equivarrebbe ad ammettere l’ennesimo errore in un ministero già tormentato (si cominciò con la cacciata del sottosegretario Vittorio Sgarbi, per arrivare alle dimissioni di Gennaro Sangiuliano a causa dell’affaire Boccia e pure al niet alla nomina di Francesco Spano che Giuli avrebbe voluto come capo di gabinetto). Meloni poi non può permettersi il lusso di un altro cambio nella squadra di governo prima di ottobre, quando raggiungerà l’agognato record di premier più longeva di sempre. In altre parole Giuli avrebbe agito sapendo che Giorgia ha le mani legate. Sebbene si tratti di auto-Shibari, per restare nelle metafore nipponiche.

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Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Merlino e la controegemonia

Ma torniamo a Merlino, il fedelissimo che non si può abbandonare. Tanto che, come scrive Repubblica, in via della Scrofa starebbero già pensando a un ricollocamento all’altezza. Ossia con uno stipendio annuo che non scenda sotto gli attuali 133 mila euro, magari ai vertici di un altro ministero. Lo stesso trattamento, con ogni probabilità, sarà riservato anche a Proietti, esponente di spicco di FdI in Umbria.

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
Elena Proietti (dal profilo Instagram).

In un’intervista a Repubblica, ha raccontato di essere stata informata ufficialmente del licenziamento tramite una Pec e ha smentito le voci che la vorrebbero in conflitto con Chiara Sbocchia, la capo segreteria che Giuli si è portato con sé dal Maxxi. Ma ha messo pure ben in chiaro che con il ministro non ha mai litigato, perché «sia io sia Emanuele siamo persone di partito e continueremo a sentire il partito come casa nostra». Partito da cui si sente ovviamente «sostenuta». Vedremo. Sicuramente FdI è la casa di Merlino, il cui ruolo di capo della segreteria tecnica al MiC di tecnico non aveva proprio nulla. La sua funzione è sempre stata squisitamente politica. C’è addirittura chi lo ha descritto come un ministro ombra, il filo diretto tra Collegio Romano e Chigi (cioè Fazzolari). Di più: figlio di Mario Merlino, noto esponente di Avanguardia nazionale morto a febbraio del 2026, Emanuele è uno degli spin doctor culturali di Meloni, il padre della controegemonia.

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Emanuele Merlino (Imagoeconomica).

Il piano per imporre gli intellettuali di destra

Nel primo bollettino editoriale di FdI del novembre 2023, in qualità di vice responsabile nazionale del Laboratorio Editoria guidato da Alessandro Amorese, Merlino illustrava senza giri di parole il piano d’azione per ribaltare il tavolo e la narrazione mainstream. «Gli intellettuali d’area sono quelli che poi creano suggestioni, vengono intervistati e possono rappresentare il partito, o le idee a noi vicine, ovunque sia necessario ma per farlo devono acquisire una visibilità che i media mainstream non concedono», scriveva nel suo editoriale. «Come sempre è dal basso, dal territorio, dagli enti locali che possono e devono nascere opportunità, visibilità, finanziamenti». Merlino puntava il dito, con il ben noto vittimismo della Fiamma, contro l’intellighenzia: «Possiamo continuare a subire passivamente gli insulti dei grandi “intellettuali” di sinistra, è inutile che faccia i nomi, e le loro esternazioni sui giornali e in televisione? Fratelli d’Italia è in crescita perché rappresenta le idee degli italiani. Il successo straordinario di Io sono Giorgia dimostra, oltre al valore della nostra leader, che c’è voglia di idee di Controegemonia». Eccola là la parola d’ordine. E la necessità di proporre «un’alternativa alla narrazione dominante dando spazio e visibilità ai nostri autori. Bisogna organizzare e, se si è al governo, finanziare festival, rassegne, presentazioni, momenti di dibattito con autori nostri». E se non hanno successo, poco importa: «Certo presentare il libro di un grande nome televisivo vuol dire riempire le piazze, ma a quale costo? Quello di aver finanziato chi da quel palco ci insulterà, ci sminuirà e farà, grazie al microfono che gli avremo dato, campagna elettorale per la sinistra».

Perché Meloni non può abbandonare Merlino
L’editoriale di Emanuele Merlino sul bollettino editoria di FdI.

Insomma: i nostri contro i loro. Una guerra di religione senza quartiere: «Oggi, grazie ai social, e ai giornali locali, è possibile fare così tanta promozione che i nostri autori, le nostre case editrici e, soprattutto, le nostre idee possono acquisire così tanta forza da sfondare il ghetto dell’area e arrivare ovunque. Possiamo continuare a sprecare occasioni? Possiamo continuare a subire un’egemonia che non ha più ragione d’essere e che è, soprattutto, anti-italiana?».

Il problema della Fiamma con la cultura

Una dichiarazione di intenti bellicosa che però, al momento, non ha portato i frutti sperati. La controegemonia si è arenata davanti alla mancanza di teste. Gli intellettuali d’area – da Buttafuoco a Veneziani e Giordano Bruno Guerri – non sono stati totalmente fedeli alla linea e hanno criticato apertamente la politica culturale della destra. Finanziare documentari e film sovranisti e arci-italiani ha innescato un processo di autocombustione. Imporre Beatrice Venezi alla Fenice è stato un boomerang, e non perché il “direttore” fosse una donna (argomento spesso usato dalla underdog per eccellenza), ma perché sprovvista di un curriculum ritenuto adeguato al ruolo. Pure nella tivù pubblica, la mamma Rai «dell’Italia profonda», TeleMeloni ha inanellato un flop dietro l’altro, fatta eccezione per De Martino. Forse anche in via della Scrofa si sono accorti che la rivoluzione non è un pranzo di gala, ma nemmeno un picnic con Pio e Amedeo.

Famiglia nel bosco, il nuovo avvocato è Simone Pillon

È Simone Pillon il nuovo avvocato di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, i genitori della famiglia nel bosco. L’ex senatore della Lega, esperto di diritto di famiglia e in passato tra gli organizzatori del Family Day, prende il posto di Marco Femminella e Danila Solinas, che oggi hanno annunciato di aver rinunciato al mandato.

Famiglia nel bosco, il nuovo avvocato è Simone Pillon
Simone Pillon (Imagoeconomica).

Femminella e Solinas erano a loro volta subentrati al primo legale della coppia

Femminella e Solinas hanno rinunciato al mandato di rappresentanti legali della famiglia del bosco perché «non c’era una visione comune». I due avvocati erano a loro volta subentrati, a novembre, al primo legale ad aver seguito la coppia anglo-australiana, Giovanni Angelucci. Quest’ultimo aveva lasciato a causa dell’atteggiamento di Trevallion e Birmingham. «Ritengo doveroso e necessario rinunciare al mandato difensivo non potendo in tutta coscienza e nel rispetto della deontologia professionale impostare una difesa monca e non aderente alla linea difensiva che io avevo indicato e concordato già da tempo con i miei assistiti», aveva spiegato.

Rivolta Labour contro Starmer: si dimettono tre ministre

Keir Starmer tiene duro, ma la sua leadership è sempre più in bilico dopo la disfatta delle elezioni locali. Nel giro di poche ore si sono dimesse tre ministre del suo governo, in quella che appare come una vera e propria rivolta interna al Labour: Miatta Fahnbulleh (Comunità), Jess Phillips (Tutela dei minori) e Alex Davies-Jones (Vittime e contrasto alla violenza contro le donne). Non tre dicasteri di primo piano, ma tant’è: l’attuale premier è sempre più sulla graticola.

Le lettere di dimissioni delle tre ministre

La prima ad aver fatto un passo indietro è stata Fahnbulleh. «Lei ha perso fiducia e stima della gente», ha scritto nella lettera di dimissioni rivolgendosi direttamente a Starmer. Fahnbulleh ha dichiarato esplicitamente di essere pronta a sostenere come nuovo premier una figura più progressista come Andy Burnham, popolare sindaco di Manchester, laddove gli fosse consentito il ritorno in Parlamento attraverso un’elezione suppletiva.

«Ciò che conta sono gli atti, non le parole», ha scritto Phillips – seconda a lasciare – nella sua lettera di dimissioni indirizzata a primo ministro, affermando d’aver perso fiducia in Starmer, come decine di deputati laburisti che invocano un suo passo indietro. Phillips nel 2020 si era candidata (senza fortuna) come leader del partito.

Davies-Jones ha invece scritto: «Il Paese ha parlato e noi dobbiamo ascoltare. Ora è il tempo di azioni coraggiose e radicali. So che sei un uomo buono e onesto, ma ti prego di agire nell’interesse del Paese e di mettere in agenda la tua uscita di scena».

Starmer: «Intendo continuare a governare»

«Intendo continuare a governare», aveva dichiarato Starmer prima di queste tre dimissioni, ribadendo di non volersi arrendere alla rivolta interna che monta nel Labour e aggrappandosi al «mandato popolare» ricevuto alle Politiche del 2024: «Mi assumo la responsabilità per i risultati delle elezioni, ma anche la responsabilità di realizzare il cambiamento che abbiamo promesso». Oltre 100 parlamentari laburisti hanno firmato una lettera in cui affermano che «non è il momento per una competizione per la leadership». Sarebbero invece 88 quelli a favore delle dimissioni di Starmer.

Hantavirus, non ha sintomi il 25enne in isolamento in Calabria

Il marittimo 25enne Federico Amaretti, che si trova in quarantena in Calabria per aver viaggiato sul volo KLM sul quale era stata per pochi minuti la passeggera olandese della MV Hondius poi deceduta, non ha sintomi riconducibili all’hantavirus. A smentire la notizia, riportata da alcune testate, sono stati lo stesso Amaretti e Giusy Caminiti, sindaca di Villa San Giovanni (Reggio Calabria), città dove risiede il giovane. «Federico non ha mai avuto sintomi riconducibili all’hantavirus; domani sarà sottoposto come gli altri italiani presenti su quel volo ad esami disposti in via precauzionale dal ministero della Salute e i campioni prelevati verranno trasferiti allo Spallanzani. Ci teniamo a rassicurare i nostri concittadini in merito all’allarmismo che si è creato», ha spiegato Caminiti. Campioni biologici verranno inviati allo Spallanzani di Roma: uan procedura questa, che riguarderà anche le altre persone in isolamento in Italia.

Negativo l’uomo in isolamento in Veneto

«È negativo il test della persona in isolamento» a Padova perché sullo stesso volo Johannesburg-Amsterdam della donna olandese morta poi di hantavirus. Lo ha riferito questa mattina Maria Rosaria Campitello, capo del dipartimento della Prevenzione del ministero della Salute: «Questo non significa che non si potrebbe un domani positivizzarsi, ma ci lascia ben sperare perché è asintomatico, ha un test oggi negativo, ricordando che la misura di sanità pubblica è sicuramente sempre la quarantena e la sorveglianza, però ci lascia buone speranze». L’uomo in quarantena in Veneto è un cittadino sudafricano. In Italia sono in tutto quattro le persone poste in isolamento: gli altri casi (asintomatici) in Toscana e Campania.

La circolare del ministero della Salute

Il ministero della Salute ha diffuso una circolare che prescrive una serie di comportamenti adatti a evitare il contagio e assegna compiti specifici a Regioni e aziende sanitarie. Il documento prevede una quarantena fiduciaria di sei settimane per i contatti ritenuti ad alto rischio di aver contratto l’hantavirus, non solo i passeggeri della nave da crociera ma quelli di «aerei seduti nella stessa fila, e entro due file in tutte le direzioni in un volo lungo sei ore» rispetto a un caso confermato di contagio. I contatti ad alto rischio dovrebbero «utilizzare una stanza propria, mantenere una distanza di almeno due metri dai membri della famiglia, non usare le stesse stoviglie, aprire le finestre per garantire la ventilazione». Vietati mezzi pubblici e voli commerciali. Per chi ha avuto contatti brevi o occasionali, è previsto l’automonitoraggio di febbre, mialgie, cefalea, affaticamento e sintomi respiratori, sempre per 42 giorni. In caso di sintomi isolamento immediato e segnalazione alle autorità sanitarie per test e valutazione medica. Il rischio di diffusione dell’Hantavirus Andes in Italia, sottolinea il ministero della Salute, «è molto basso».

Salgono a nove i casi confermati

I casi confermati sono intanto saliti a nove. Agli otto già segnalati si è infatti aggiunto un crocerista spagnolo, risultato positivo al test per l’hantavirus cui è stato sottoposto all’arrivo ieri all’ospedale della Difesa Gomez Ulla di Madrid assieme ad altri 13 connazionali, tutti asintomatici al momento dello sbarco dalla nave. Il paziente è ritenuto «positivo in maniera provvisoria» in attesa dell’esito di un secondo test a cui sarà sottoposto nelle prossime ore, riferiscono fonti del ministero della Sanità.

Piano pandemico 2006, prescritte le accuse per Ranieri Guerra e altri due

Il gup di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per l’ex numero due dell’Oms Ranieri Guerra, per l’ex direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute Giuseppe Ruocco e per la dirigente del ministero della Salute Maria Grazia Pompa nel procedimento relativo al mancato aggiornamento del piano pandemico del 2006 e alla gestione dell’emergenza Covid. Per i tre indagati, l’accusa era di rifiuto di atti d’ufficio. Per questa vicenda la Procura aveva sollecitato l’archiviazione nel 2023, ma il gip aveva disposto per gli indagati l’imputazione coatta. Archiviata, invece, nel 2025 la posizione dell’ex presidente dell’Iss Silvio Brusaferro sia per l’ipotesi di truffa, in riferimento a erogazioni pubbliche, sia per il rifiuto di atti d’ufficio. Per quest’ultima ipotesi sono state archiviate anche la posizione dell’ex capo della protezione civile Angelo Borrelli e dell’allora dirigente del ministero Claudio D’Amario.

L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno

Genny è quasi magia. Sangiuliano pare essere riuscito nell’impresa di mettere d’accordo un centrodestra spaccato. Dopo l’affaire Boccia, l’addio forzato al ministero della Cultura, il ritorno al giornalismo come corrispondente Rai da Parigi e la seconda vita politica da consigliere regionale in Campania per Fratelli d’Italia, ora sul suo nome è arrivata la tanto agognata convergenza politica: farà il capo dell’opposizione in Campania, ruolo ereditato da Edmondo Cirielli, che dopo la sconfitta si è dimesso da consigliere regionale ed è tornato a fare il viceministro degli Esteri a tempo pieno. Alla fine anche Forza Italia si è convinta, come ha detto il segretario regionale degli azzurri, Fulvio Martusciello, dopo l’incontro alla Farnesina proprio con Cirielli: «C’è un accordo nazionale e intendiamo rispettarlo. Prendiamo atto dell’indicazione di Fratelli d’Italia». Non proprio un’adesione entusiasta. Anche perché i forzisti rivendicavano per loro questo ruolo e avevano già individuato il nome giusto, quello del consigliere Massimo Pelliccia, mister preferenze (17 mila): «Il capo dell’opposizione deve essere chi ha ricevuto più voti», aveva detto Martusciello. Poi evidentemente si è fatto convincere. La Lega, invece, si è schierata da subito con Sangiuliano. Alla fine tutti più o meno d’accordo, con qualche sorriso tirato. L’intesa era delicata anche perché ci sono da giocare le partite in programma tra fine maggio e inizio giugno ad Avellino e soprattutto a Salerno, dove Gherardo Maria Marenghi deve sfidare un pezzo da novanta come Vincenzo De Luca. L’obiettivo realistico? Puntare al ballottaggio. E non ci si poteva permettere di rimanere spaccati. Se al Sud le frizioni sono state superate, a Milano, con prospettiva 2027, su Maurizio Lupi ancora non c’è unità. Il leader di Noi Moderati è appoggiato da Ignazio La Russa, ma la Lega è contraria e Forza Italia resta divisa. Forse dovranno chiedere a Genny qualche consiglio per andare d’amore e d’accordo…

L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno

Dalla prima lettera di Buttafuoco ad Avvenire

Ha fatto molto discutere la lettera vergata dal musulmano Pietrangelo Buttafuoco e apparsa in prima pagina sul quotidiano della Cei, Avvenire. I vescovi italiani sembrano aver fatto una scelta di campo, dando spazio al presidente della Biennale di Venezia: Buttafuoco, onoratissimo, in realtà ha risposto all’intervento di padre Antonio Spadaro, teologo e sicilianissimo come Pietrangelo (il religioso si chiama in realtà Antonino ed è di Messina), e ha gettato la bomba, incurante del pericolo. Ricordando che «alla Biennale Arte del 1997 viene attribuito il Leone d’oro a Marina Abramovic per la performance Balkan Baroque, ispirata alla tragedia della guerra dei Balcani, partecipante della mostra centrale curata dal compianto Germano Celant». E ancora: «Più di una volta abbiamo letto o sentito appelli rivolti alla “denazionalizzazione” della mostra, auspicando l’abbandono della formula ottocentesca che prevede le partecipazioni nazionali. Ma se la Biennale di Venezia ha assunto nel tempo e ancora riveste – come clamorosamente in questi mesi si è visto – un valore simbolico riconosciuto nel mondo, ciò lo si deve proprio alla dialettica poc’anzi ricordata fra le sue due componenti originarie, la mostra centrale e le mostre proposte dalle nazioni». Non una parola sul ministro della Cultura Alessandro Giuli, completamente assente nei ragionamenti di Buttafuoco. L’unico impegno del presidente della Biennale di Venezia era quello di applaudire il conterraneo padre Antonino Spadaro.

L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

Melandri entra nella moschea

La grande moschea di Roma è vicina al Maxxi. La distanza è di poche centinaia di metri. Sarà anche per questo che Giovanna Melandri, già ministra dei Beni culturali, poi sempre in quota Partito democratico diventata presidente del Maxxi, nella giornata di mercoledì sarà nella moschea per il convegno “Architetture di pace” assieme ad Abdellah Redouane, segretario generale del Centro islamico culturale d’Italia-Grande Moschea di Roma, Nader Akkad, imam della Grande Moschea di Roma e direttore generale del Dipartimento di Studi Islamici Cuirif e Paolo Cancelli, direttore sviluppo della Pontificia Università Antonianum e presidente Cuirif, per parlare di politiche urbane e scenari geopolitici, «ponendo al centro il ruolo delle città come piattaforme relazionali capaci di generare coesione, costruire pace e attivare nuove forme di cittadinanza». Vasto programma.

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Giovanna Melandri (foto Imagoeconomica).

Il riso non abbonda sulla bocca degli italiani

Il vicepresidente del Senato, il leghista Gian Marco Centinaio, che voleva fare il ministro dell’Agricoltura al posto del meloniano Francesco Lollobrigida, “spara” sull’Europa che ha deciso di non tutelare il settore del riso dalle massicce importazioni di prodotto a dazio zero, in particolare da Myanmar e Cambogia. Per Centinaio, gli squilibri del mercato negli scambi commerciali tra i produttori di riso dell’Unione europea e quelli dei Paesi meno avanzati (Pma), stanno venendo al pettine: per il settore del riso, di cui l’Italia è primo produttore europeo con oltre il 50 per cento dei quantitativi, viene messa a rischio la tenuta delle imprese e dei territori rurali, visto che è sempre più complicato competere in un mercato globale così instabile. Non solo riso, comunque: Centinaio sottolinea che «il giorno dopo l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo tra Ue e Mercosur, il Brasile ha fatto arrivare in Grecia tre tonnellate di carne di pollo che è risultata per l’80 per cento contaminata da salmonella. Per fortuna, almeno in questo caso, i controlli sono riusciti a bloccarla prima che arrivasse nei supermercati. Ma sarà sempre così?».

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Gian Marco Centinaio (Imagoeconomica).

Cazzullo nel mirino della Gialappa’s

GialappaShow su Tv8, dove protagonista è il mago Forest, ha messo nel mirino Aldo Cazzullo. Il giornalista del Corriere della sera e di La7 è stato “puntato” da Edoardo Ferrario, che ha creato un nuovo programma, Una giornata di merda. Anche Maurizio Crozza sul Nove aveva creato un personaggio terribile, sempre evocando Aldo Cazzullo, ma presto ha smesso di prenderlo in giro: lì era stata inventata Una ca**ata particolare. Peccato perché il pezzo dedicato a Paolo Petrecca, con Cazzullo che spiegava la carriera del giornalista Rai, era straordinario. E pure quello sulla nascita del Partito democratico, con Walter Veltroni sotto tiro: ma “Uolter” è sempre stato una preda amatissima da Crozza.

Ci sarà ancora la finta Toffanin?

Al GialappaShow la brava Brenda Lodigiani ha debuttato con un personaggio originale, Bereguarda, «una cantante un po’ naïf che si lamenta sempre delle sue sfortune sentimentali, e ha lo sguardo triste per non aver ancora raggiunto il successo tanto agognato». E poi eccola nei panni della finta Silvia Toffanin, protagonista delle nuove puntate di Vererrimo. Ma alcuni dicono che non durerà tanto, questo sketch, anche perché la famiglia è già all’attenzione del pubblico con Ubaldo Pantani nei panni di Pier Silvio Berlusconi.

A Chiocci non piace il calcio a “colazione”

“Un titolo vale più di un lungo articolo”, dice una massima del giornalismo: e al Tg1 diretto da Gian Marco Chiocci accade ogni giorno. Nella mattina di martedì 12 maggio ecco che il suo telegiornale spara “calcio a colazione di domenica”, una sintesi mirabile per condannare la scelta di giocare il derby Roma-Lazio il 17 maggio alle 12.30, quando di domenica, nella Capitale, i vip si sono appena alzati. Tra l’altro poi la prefettura ha spostato il match alla giornata di lunedì 18 maggio, ore 20.45, per la concomitanza con gli Internazionali Bnl d’Italia al Foro Italico. Che poi tutti con la primavera di solito a mezzogiorno vanno a un bel brunch negli alberghi di lusso con terrazza spettacolare. Pezzo impeccabile, quello del Tg1, ma quelle impronte digitali sul titolo…

L’intesa della destra su Sangiuliano in Campania e le altre pillole del giorno
Gian Marco Chiocci (Imagoeconomica).

La7, Sardoni scivola sull’editore

«Ma che fa, mi scivola sull’editore?». Per Alessandra Sardoni è stato come cadere su una buccia di banana, appena iniziata la trasmissione su La7, Omnibus. Doveva trattare con i guanti bianchi il corrierista Goffredo Buccini, pronto a parlare del suo libro Tyrannis. Il secolo delle nuove autocrazie e l’ultima reazione democratica, ma Sardoni, dopo aver pronunciato il titolo, ha detto che è stato pubblicato «da Guanda». Orrore! Buccini subito l’ha corretta, dicendo «Neri Pozza», ma ormai la frittata era stata fatta. La prossima volta Buccini farà bene a pubblicare con Solferino, sempre sotto l’ombrello di Urbano Cairo, editore sia del Corriere della Sera sia di La7.

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Goffredo Buccini (foto Imagoeconomica).

Corte Ue, Meta dovrà pagare gli editori per i contenuti online

Sì della Corte di giustizia europea all’equo compenso agli editori per l’utilizzo online dei contenuti giornalistici. La pronuncia è arrivata nella causa avviata da Meta contro l’Italia e, in particolare, i criteri delineati dall’Agcom per la corresponsione di un equo compenso per l’utilizzo digitale di contenuti editoriali. Per Meta la normativa italiana violava il quadro europeo relativo ai diritti degli editori nel mercato unico digitale. La Corte Ue era dunque stata incaricata di verificare la compatibilità della disciplina italiana con il diritto comunitario e ha espresso parere positivo. Ha infatti dichiarato che il diritto a un’equa remunerazione per gli editori è compatibile con il diritto dell’Unione, a condizione che la remunerazione costituisca il corrispettivo economico dell’autorizzazione all’utilizzo online delle loro pubblicazioni. Agli editori deve inoltre essere permesso il rifiuto dell’autorizzazione o, al contrario, la sua concessione a titolo gratuito.

Panetta eletto presidente della Banca dei regolamenti internazionali

Il consiglio di amministrazione della Banca dei regolamenti internazionali (Bri) ha eletto come nuovo presidente Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia. Succederà all’omologo transalpino François Villeroy de Galhau, che aveva annunciato la decisione di lasciare la Banca di Francia.

Cos’è la Banca dei regolamenti internazionali

La Bri, fondata nel 1930 e con sede a Basilea in Svizzera, funge da “banca centrale delle banche centrali”, promuovendo la cooperazione tra 63 istituti nazionali. Il cda, che si riunisce regolarmente durante l’anno, è responsabile è responsabile della definizione degli orientamenti strategici e politici della Bri, della supervisione della sua gestione e dell’adempimento dei compiti specifici previsti dallo Statuto.

eBay respinge l’offerta di acquisizione da 56 miliardi dollari di GameStop

eBay ha respinto l’offerta di acquisizione da 56 miliardi di dollari da parte di GameStop, affermando che la proposta del ceo di GameStop Ryan Cohen «non è né credibile né attraente». eBay, i cui headquarters sono a San Jose, California, ha dichiarato che il consiglio di amministrazione e i consulenti indipendenti hanno esaminato attentamente la proposta di 125 dollari per azione e hanno deciso di respingerla, citando le prospettive di crescita dell’azienda di e-commerce come entità indipendente, l’incertezza relativa alla proposta di finanziamento di GameStop e la leva finanziaria, i rischi operativi e la struttura di leadership previsti per la nuova entità combinata. Analisti e investitori nutrivano dubbi sulla possibilità che l’offerta potesse andare a buon fine.

Migranti, l’Albania non estenderà oltre il 2030 l’accordo con l’Italia

L’Albania non estenderà l’accordo sull’immigrazione con l’Italia oltre il 2030. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri Ferit Hoxha in un’intervista a Euractiv, spiegando che entro quella data l’Albania conta di essere membro dell’Unione europea e, dunque, non sarà più territorio extraterritoriale rispetto all’Ue. «Tutti hanno fatto lo stesso calcolo», ha aggiunto Hoxha riferendosi alla scadenza dell’intesa Roma-Tirana.

Migranti, l’Albania non estenderà oltre il 2030 l’accordo con l’Italia
Il ministro degli Esteri albanese Ferit Hoxha (Imagoeconomica).