Amalfi, sequestrati 4 stabilimenti balneari

Blitz della Guardia Costiera lungo il litorale amalfitano: nella mattinata di mercoledì sono stati posti sotto sequestro quattro stabilimenti balneari già interessati dal blocco delle proroghe delle concessioni demaniali disposto dal TAR lo scorso dicembre.

 

Secondo quanto emerso, alcune strutture avevano riaperto nonostante i giudici amministrativi avessero respinto tutti i ricorsi presentati dai gestori, confermando la decadenza dei titoli demaniali e la legittimità degli ordini di sgombero emanati nel 2024 dal Comune.

Le pronunce del Tribunale Amministrativo Regionale hanno evidenziato situazioni differenti, ma accomunate da criticità rilevanti, tra cui: abusi edilizi; ampliamenti non autorizzati; modifiche non conformi alle concessioni originarie.

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Salernitana, Iervolino dice no a Rufini

Dopo la notte di riflessione, in queste ore non sobo stati passi in avanti. Come anticipato ieri è saltato l’incontro con il notaio per la firma della cessioneLa fase di stallo continua e anche l’appuntamento per il rogito, programmato per questo pomeriggio, potrebbe venir meno. Tra Danilo Iervolino e Cristiano Rufini si va verso un nuovo nulla di fatto. Dopo il mancato appuntamento nella settimana che ha portato alla Santa Pasqua, ora arriva il nuovo passo indietro. Inizialmente il 15, poi la giornata odierna. Tutto lascia presagire ad un dietrofront.

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Napoli: assalto in banca, 25 ostaggi e rapinatori in fuga da buco in pavimento

Sono fuggiti da dove sono entrati: un buco praticato nel pavimento. A Napoli e’ caccia a tre banditi che in mattinata hanno messo a segno una rapina ai danni della filiale Credit Agricole in piazza Medaglie d’Oro al Vomero, tenendo in ostaggio ben 25 persone tra dipendenti e clienti. L’allarme e’ scattato nella tarda mattinata, intorno alle 12.45. I carabinieri hanno immediatamente cinturato la zona e, con giubotti antiproiettile indosso, hanno predisposto le attivita’ necessarie per mettere in sicurezza gli ostaggi e poi fare irruzione allo scopo di bloccare i malviventi. Sul posto e’ giunto anche il procuratore di Napoli Nicola Gratteri. Dopo circa un’ora, i carabinieri hanno aperto un varco e hanno liberato gli ostaggi. Tutti stavano bene, solo per tre persone e’ stato necessario sul posto l’intervento dei sanitari del 118 per via di qualche malore dovuto dalla paura. I 25 ostaggi sono stati poi “schedati”, l’operazione si e’ resa necessaria per consentire ai militari dell’Arma di ascoltarli nelle prossime ore al fine di provare ad acquisire elementi utili alle indagini. Intorno alle 16.30 sul posto sono giunti i carabinieri i carabinieri del Gruppo intervento speciale (Gis) di Livorno, che sono entrati all’interno della struttura: la sede della filiale era vuota, gli investigatori hanno rinvenuto un buco nel pavimento che dava accesso a un cunicolo attraverso il quale la banda e’ scappata. I rapinatori, armati, hanno fatto razzia del contenuto di diverse cassette di sicurezza: il bottino, pertanto, non e’ al momento quantificabile. Dalle prime deposizioni raccolte, si sa che hanno agito tre persone, con volto coperto da una calza e tutte con indosso una tuta scura

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Torraca: Sindaco a processo per violenza sessuale

È alle battute finali l’indagine coordinata dalla Procura di Lagonegro, che vede imputato il primo cittadino di Torraca con l’accusa di violenza sessuale.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, i fatti risalirebbero alla notte del 26 febbraio 2025 e sarebbero avvenuti all’interno dell’abitazione del sindaco. A far partire l’inchiesta è stata la denuncia di una giovane donna, che ha raccontato di aver inizialmente acconsentito alle avances per poi revocare il consenso nel corso dell’incontro.

La versione della denunciante è stata ribadita anche in sede di incidente probatorio, dove sono stati acquisiti elementi ritenuti rilevanti, tra cui un referto medico del pronto soccorso dell’Ospedale di Sapri.

Nel corso delle indagini sono state ascoltate diverse persone presenti nell’appartamento quella sera. Le testimonianze e gli accertamenti tecnici raccolti costituiscono il quadro probatorio su cui il giudice dell’udienza preliminare sarà chiamato a esprimersi.

Il 27 maggio sarà quindi una data chiave: il gup dovrà decidere se disporre il rinvio a giudizio o archiviare la posizione del sindaco, aprendo eventualmente la strada al processo.

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Frecciata di Leone XIV a Trump: «Mondo devastato da una manciata di tiranni»

Dal Camerun, seconda tappa del suo viaggio apostolico in Africa, papa Leone XIV ha lanciato (senza citarlo) una frecciata a Donald Trump, criticando i «leader che spendono miliardi in guerre» e denunciando inoltre che il mondo «è devastato da una manciata di tiranni». Il pontefice ha anche detto: «Guai a coloro che manipolano la religione nel nome stesso di Dio per il loro guadagno militare, economico o politico, trascinando ciò che è sacro nell’oscurità e nella sporcizia». Insomma, il pontefice non ha fatto “quel” nome, ma è come se l’avesse fatto.

LEGGI ANCHE: Trump attacca ancora un Papa: perché questa volta può costargli caro

Frecciata di Leone XIV a Trump: «Mondo devastato da una manciata di tiranni»
JD Vance e Donald Trump (Imagoeconomica).

Gli attacchi rivolti al papa da Trump e Vance

Indispettito dalla parole di Prevost contro la guerra all’Iran, Trump lo aveva definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», aggiungendo che non sarebbe in Vaticano senza di lui alla Casa Bianca. Il pontefice aveva replicato di non aver paura dell’Amministrazione Trump, aggiungendo che avrebbe continuato a «parlare del Vangelo e quindi ad alta voce contro la guerra». Il presidente Usa a quel punto aveva rincarato la dose: «Qualcuno può per favore dire a papa Leone che l’Iran ha ucciso almeno 42 mila manifestanti innocenti e completamente disarmati negli ultimi due mesi, e che per l’Iran possedere una bomba nucleare è assolutamente inaccettabile?». Al fianco del capo della Casa Bianca si è schierato il vicepresidente JD Vance, cattolico convertito (e pure ricevuto dal papa in Vaticano), il quale è arrivato a dire che «il papa dovrebbe essere cauto quando parla di teologia», aggiungendo poi: «Come si può dire che Dio non sia mai dalla parte di chi impugna la spada? Non era forse dalla parte degli americani che liberarono i campi di concentramento?».

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno

Mi si nota di più se attacco Donald Trump a muso duro o se mi smarco parzialmente? L’Ecce Bombo di Matteo Salvini va avanti da settimane. Almeno da quando il capo della Casa Bianca ha iniziato quella «stramaledetta guerra» contro l’Iran, come l’ha definita il leghista. Da lì tutto è cambiato.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini in versione Ecce Bombo (Immagine realizzata con l’IA).

La solidarietà tardiva a Giorgia Meloni

In via Bellerio, ancor prima di perdere il referendum, erano certi che il centrodestra sarebbe stato fortemente danneggiato dagli effetti dell’escalation in Medio Oriente. E quindi via all’operazione di smarcamento progressiva, ancor prima che fosse costretta ad avviarla Giorgia Meloni. Ora che la premier è stata netta dopo l’attacco di Trump al Papa, Salvini smorza un po’. Pochi se ne sono accorti ma il leader leghista è stato l’ultimo a esprimere solidarietà a Meloni per l’intervista al Corriere della Sera in cui il presidente Usa si diceva «scioccato» dal mancato coraggio della premier. Martedì, il giorno dell’intervista, il leghista è rimasto in assoluto silenzio. La solidarietà a Meloni è arrivata solo in conferenza stampa a mezzogiorno del giorno dopo, sollecitata dalla domanda di un cronista.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini e Giorgia Meloni (Ansa).

La Lega è divisa sulla linea da tenere con Trump

Questo perché sulla linea da adottare con Trump il dibattito nel partito è ancora acceso. Se ne è parlato nella riunione del consiglio federale. I big si sono divisi tra quelli più tranchant dopo l’attacco al Papa, come il presidente della Camera Lorenzo Fontana, e quelli che vorrebbero adottare una linea più soft, come i capigruppo di Camera e Senato. Insomma – è il ragionamento di Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo – abbiamo sostenuto Trump fin dal 2016, festeggiato l’approdo di un sovranista alla Casa Bianca, e ora che si comporta da sovranista non possiamo rinnegare di punto in bianco la nostra collocazione. Occorre essere più cauti. La discussione è aperta nel partito. Ed è così che se ci sono giornate in cui il segretario si lascia andare alla critica, poi cerca di rimediare nelle ore successive.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Salvini ha preso le distanze anche dall’amico Bibi

Diversamente dai vertici di Fratelli d’Italia e di Forza Italia, allo stato molto assorbiti dalle vicende interne di partito, gli ex lumbard hanno ancora un confronto assiduo con il territorio, il mondo produttivo, le partite Iva, gli artigiani, la ‘vecchia’ base. E dai sondaggi delle settimane scorse il verdetto è arrivato inappellabile: contro Trump e contro la guerra. La sentenza contro chi appoggia il conflitto è così netta che Salvini, premiato meno di un anno fa come politico «miglior amico di Israele» da alcune associazioni ebraiche alla presenza dell’ambasciatore di Tel Aviv, ha preso le distanze persino da Benjamin Netanyahu. Dall’amico israeliano, il capo leghista era volato a febbraio 2025, quando già da un anno la Corte internazionale di giustizia parlava di «genocidio» della popolazione palestinese nella Striscia di Gaza (più prudente Meloni che non si è fatta fotografare con Netanyahu dal 2023).

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini e Benjamin Netanyahu nel 2025 (Imagoeconomica).

Mentre il sovranismo arranca, a Milano si ritrovano i Patrioti

Ma ora, appunto, tutto è cambiato. Meloni ha annunciato la sospensione del rinnovo del memorandum di collaborazione con Israele nel settore della difesa e la giravolta si è completata. Messo in un cassetto l’impopolare Trump con la scusa dell’attacco al Papa, e abbandonato anche Netanyahu, di amici ‘scomodi’ al leghista resta Viktor Orbán, azzoppato però dalla sconfitta alle elezioni in Ungheria. E in un contesto di grande difficoltà del sovranismo mondiale, in tempi in cui le guerre alle porte dell’Europa stanno producendo gravi conseguenze alle economie del Continente, non è facile mobilitare i militanti sotto la bandiera dei Patrioti europei il 18 aprile. Con quale messaggio, idea o progetto, poi? La manifestazione era stata lanciata da Salvini al raduno di Pontida, lo scorso settembre. Parola d’ordine: «Difesa dei valori dell’Occidente», dopo l’uccisione del ‘trumpista’ Charlie Kirk. L’evento avrebbe dovuto tenersi il giorno di San Valentino, poi è stato posticipato per la coincidenza con le Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Col passare dei mesi tutto è cambiato e di Kirk, in Italia, non parla più nessuno. Ma la manifestazione organizzata dal gruppo a Strasburgo era convocata e si deve tenere.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Matteo Salvini a un gazebo della Lega (Imagoeconomica).

L’Europa torna a essere il nemico

A sostegno del leghista saranno presenti, tra gli altri, il primo ministro ceco Andrej Babis, tra gli uomini più ricchi del Paese, una sorta di Silvio Berlusconi di Bratislava (dove è nato), l’anti-Islam Geert Wilders e il francese Jordan Bardella che, da poco “paparazzato” da Paris Match con l’ereditiera Maria Carolina di Borbone, potrebbe essere il candidato del Rassemblement National alle prossime presidenziali francesi. Attesi i messaggi di Marine Le Pen e Santiago Abascal di Vox, la manifestazione dovrebbe essere incentrata sui temi dell’economia e sulla richiesta di maggiore flessibilità europea in questo momento di difficoltà economica. Nel dubbio se smarcarsi troppo o troppo poco da Trump, intanto si preferisce attaccare l’Europa.

Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno
Salvini e il dilemma Trump: la Lega è divisa, la base molto meno

Saviano assolto nel processo per diffamazione a Salvini

Il giudice monocratico del tribunale di Roma ha assolto Roberto Saviano dall’accusa di diffamazione nei confronti di Matteo Salvini. Il segretario della Lega aveva denunciato l’autore di Gomorra per averlo chiamato «ministro della malavita» nel 2018, in risposta ad alcuni post in cui l’allora titolare del Viminale polemizzava sulla scorta allo scrittore. A distanza di otto anni, il tribunale di Roma ha stabilito che il fatto non costituisce reato.

Saviano assolto nel processo per diffamazione a Salvini
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Cosa aveva detto Saviano a Salvini nel 2018

«Le parole pesano, e le parole del ministro della malavita, eletto a Rosarno con i voti di chi muore per ‘ndrangheta, sono parole da mafioso. Le mafie minacciano. Salvini minaccia», aveva detto Saviano, che avrebbe poi ripetuto negli anni la stessa espressione. Lo scrittore ha sempre affermato che la sua critica a Salvini nasceva da una posizione culturale e politica ben precisa, citando Gaetano Salvemini per sottolineare la tradizione di denuncia morale nei confronti del potere.

Saviano: «Salvini mi ha perseguitato per anni»

Dopo la sentenza, Saviano ha dichiarato: «Salvini per anni mi ha perseguitato letteralmente, facendo campagne elettorali su di me. Soprattutto, lo ricorderete, continuando a dichiarare che avrebbe tolto la mia scorta. Questa sentenza ci dimostra che lui aveva preso in considerazione la possibilità di consegnarmi ai clan. Chi chiede di togliere la scorta a chi è scortato dallo Stato, senza tra l’altro addurne una motivazione, sta accettando di consegnare la persona ai clan. Questa sentenza per me, soprattutto, va a sottolineare questo».

Usa: «Pronti a combattere se l’Iran rifiuta l’accordo»

Gli Stati Uniti sono pronti a riprendere le operazioni militari nel caso in cui l’Iran rifiuti un accordo. Lo ha affermato il capo del Pentagono Pete Hegseth a pochi giorni da un possibile secondo round di negoziati. Hegseth ha inoltre sostenuto che gli Usa stiano controllando il traffico nello Stretto di Hormuz, affermando che Teheran «non ha più una marina militare», aggiungendo che Washington manterrà il blocco navale «per tutto il tempo necessario», a meno che gli iraniani «non scelgano saggiamente». «Se sceglieranno male, allora si troveranno di fronte a un blocco e a bombardamenti contro infrastrutture, energia e settore energetico». Quindi la minaccia diretta: «Prego che scegliate un accordo alla vostra portata, per il bene del vostro popolo e del mondo».

È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus

Mondo del calcio in lutto per la morte dell’ex portiere della Juventus e della Nazionale austriaca Alex Manninger, travolto da un treno mentre con la sua auto attraversava un passaggio senza barriere nei pressi di Salisburgo. Aveva 48 anni. Illesi circa 25 passeggeri del treno locale che si è scontrato col minivan di Manninger, così come il macchinista. Da verificare se il segnale rosso in corrispondenza del passaggio a livello fosse attivo o meno.

È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus
È morto in un incidente stradale Alexander Manninger, ex portiere della Juventus

La carriera di Manninger con i club e l’Austria

Nato nel 1977 a Salisburgo, Manninger dopo gli esordi in patria si era trasferito all’Arsenal, militando nel club londinese fino al 2001, anno in cui si era trasferisce in prestito Fiorentina. Aveva poi terminato la stagione successiva, iniziata in Spagna con l’Espanyol, vestendo la maglia del Torino. In seguito aveva difeso la porta di Bologna, Brescia e Siena, con un intermezzo nel Salisburgo. Poi l’ingaggio, nel 2008, da parte della Juventus: quattro le stagioni vissute in bianconero. Nel 2012 era passato all’Augusta, in Germania, dove era rimasto per altri quattro anni. Aveva poi chiuso la carriera nel 2017 dopo una stagione al Liverpool. Come detto, Manninger ha giocato anche in Nazionale: 33 le presenze collezionate tra il 1999 e il 2009.

Il Pentagono ora chiede alle case automobilistiche Usa di produrre armi

Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, funzionari del Pentagono hanno avuto colloqui con alti dirigenti del settore automobilistico, tra cui l’amministratore delegato di Ford, Jim Farley, e la presidente e ceo di General Motors, Mary Barra, nel croso dei quali hanno chiesto la disponibilità a passare rapidamente alla produzione militare.

Il Pentagono ora chiede alle case automobilistiche Usa di produrre armi
Logo di General Motors a Wall Street (Ansa).

Sta aumentando la preoccupazione per l’esaurimento delle scorte di armi

I colloqui del Dipartimento della Difesa con aziende come Ford e General Motors si inseriscono in un contesto di crescente preoccupazione per l’esaurimento delle scorte di armi americane, che ha spinto i funzionari statunitensi a cercare alternative ai tradizionali appaltatori per incrementare la produzione di armi e altre forniture militari. Le fonti del Wsj hanno spiegato che i colloqui sono iniziati prima dell’inizio della guerra con l’Iran, alla fine di febbraio, e che al momento hanno carattere preliminare.

La “chiamata alle armi” del settore automotive sarebbe qualcosa di già visto

Un funzionario del Pentagono ha spiegato al Wsj che il Dipartimento della Difesa «si sta impegnando a espandere rapidamente la sua base industriale, sfruttando tutte le soluzioni e tecnologie commerciali disponibili per garantire che i militari mantengano un vantaggio decisivo». La “chiamata alle armi” del settore automotive sarebbe qualcosa di già visto: durante la Seconda guerra mondiale, infatti, le case automobilistiche statunitensi interruppero la produzione di veicoli civili per realizzare bombardieri, motori per aerei e camion.

Il Pentagono ora chiede alle case automobilistiche Usa di produrre armi
Donald Trump e Pete Hegseth, capo del Pentagono (Ansa).

Trump aveva chiesto aiuto alle case automobilistiche già durante la pandemia

Non è la prima volta che Donald Trump si rivolge direttamente alle case automobilistiche americane. Durante le prime fasi della pandemia di Covid, infatti, GM e Ford avevano collaborato col settore sanitario per produrre decine di migliaia di ventilatori.

Maturità 2026, commissari esterni: quando escono i nomi e dove trovarli

Si avvicinano gli esami di maturità per gli studenti dell’ultimo anno di superiori. Oltre a scritti ed orali, a generare ansia ci pensa anche l’incognita dei commissari esterni ed interni. Anche per il 2026 si riconferma infatti il sistema a commissione mista, con due membri interni, cioè i professori che hanno seguito gli alunni sotto esame, due membri esterni, professori da altri istituti, e un presidente di commissione esterno, che supervisiona il corretto svolgimento delle pratiche d’esame. Ecco come, dove e quando trovare i nomi dei professori.

Quando e dove escono i nomi dei commissari esterni

Il 13 aprile è scaduto il termine, stabilito dal ministero dell’Istruzione, per la presentazione delle domande per svolgere gli incarichi di presidente e commissario esterno. Per la pubblicazione dei nomi ci vorranno diverse settimane. Osservando le tabelle di marcia degli anni precedenti, si può affermare con alta probabilità che l’elenco uscirà a cavallo tra il mese di maggio e di giugno. I nomi si troveranno sul portale online del ministero, nella sezione dedicata all’Esame di Stato, con lo strumento “cerca la tua commissione“.

Mancato rinnovo del contratto, terzo giorno di sciopero dei giornalisti

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Il comunicato della Fnsi

Le giornaliste e i giornalisti italiani scioperano, il 16 aprile, per la terza volta. Non lo facciamo a cuor leggero, ma riteniamo che sia necessario informare i lettori, la società e la politica di ciò che sta accadendo nel nostro settore, tanto fondamentale per la democrazia quanto fragile.

Il contratto stipulato con gli editori della Fieg per regolare il lavoro dei giornalisti dipendenti è scaduto da 10 anni, anni in cui gli editori hanno goduto di aiuti pubblici, mentre i nostri stipendi sono stati erosi dall’inflazione. Non esiste alcuna regola per l’uso dell’intelligenza artificiale e per il giusto riconoscimento economico agli autori dei contenuti ceduti agli Over the top.

E va anche peggio alle migliaia di colleghe e colleghi collaboratori e a partita Iva che da anni attendono la determinazione dell’equo compenso e che per questo motivo hanno redditi che sono sotto la soglia di povertà.

Gli editori si sono garantiti tagli del costo del lavoro ricorrendo a pratiche di dumping contrattuale attraverso l’uso smodato del lavoro precario. Con il nostro lavoro e i nostri sacrifici quotidiani, siamo gli azionisti di maggioranza di molte aziende editoriali.

Per la Federazione nazionale della Stampa italiana dignità e futuro dell’informazione passano attraverso il rinnovo contrattuale, il recupero salariale e la difesa dei diritti che non sono privilegi, ma il modo con cui possiamo resistere alle minacce, dentro e fuori dalle redazioni.

La dignità del nostro lavoro incide pesantemente sulla qualità dell’informazione che arriva a voi cittadini. Per questo riteniamo anche che il settore debba essere finanziato di più e meglio, che i finanziamenti non possano produrre la distruzione e l’appiattimento dell’informazione, ma riportare ricavi alle testate. Noi giornalisti siamo pronti a parlarne e a confrontarci. Ma gli editori?

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole

Alla fine è saltata l’alleanza tra la Cisl e Giorgia Meloni. E pure male. «Tutta colpa del referendum», sibilano nei corridoi di Palazzo Chigi: da parte governativa pare infatti che ci siano state pesanti lamentele (per non dire di peggio) nei confronti di quello che viene considerato «lo scarsissimo apporto della Cisl nella campagna referendaria sulla giustizia». Luna di miele terminata, dunque. E chi ci rimette, in questo caso? L’ex numero uno del sindacato cattolico, Luigi Sbarra, chiamato alla corte della premier con un incarico da sottosegretario con delega al Sud. «Se la Cisl non ci porta voti, allora cosa ci facciamo?», è la domanda che circola tra quelli di Fratelli d’Italia. Senza capire però che alla base della mancanza di interesse sindacale c’era l’orientamento della Chiesa cattolica, che non vedeva certo di buon occhio il referendum. Fatto sta che anche con il cosiddetto decreto Primo maggio il governo non ha voluto pacificare gli animi, in vista della festa dei lavoratori, con il risultato che la Cisl è tornata a battagliare insieme alla Cgil e alla Uil, lasciando Meloni con il cerino in mano.

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
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La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole

Così Maurizio Landini, Pierpaolo Bombardieri e Daniela Fumarola ora parlano continuamente tra loro. Anche davanti a tutti, non solo nelle stanze private e al telefono. Un plateale “ritorno nella Triplice” da parte della Cisl è avvenuto, oltretutto, in occasione del tradizionale evento organizzato da Confcommercio nella romana Villa Miani, officiato da Carlo Sangalli detto Carluccio, classe 1937, il quale è impegnato nella battaglia contro il “dumping contrattuale”, mettendosi così pure lui insieme al fronte dei sindacati.

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole

Per il governo si tratta di una disfatta totale se pure i commercianti si mettono a remare contro Palazzo Chigi. In cima a Monte Mario l’esecutivo ha inviato come rappresentante Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro ed ex sindacalista dell’Ugl che però non ha convinto nessuno dei presenti, a proposito del decreto che dovrebbe riscrivere le regole della rappresentanza sindacale: si è messo a parlare di un «incentivo alla contrattazione», poi ha detto che di soldi ce ne sono pochi, ma che «come Lega pensiamo che si debba sforare il patto di stabilità». Insomma, «acqua fresca», per usare un commento della sala.

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
Da sinistra Pierpaolo Bombardieri, Claudio Durigon, Carlo Sangalli, il suo vice Mauro Lusetti, Maurizio Landini e Daniela Fumarola (foto Imagoeconomica).

Glaciale la frase pronunciata da Landini, per mettere alle corde il governo e dare l’idea del rinnovato clima d’intesa tra i sindacati, con la Cisl pronta a fare la propria parte insieme a Cgil e Uil: «Riabituatevi a vederci insieme». Senza dimenticare di dire che «il governo sta discutendo dell’ennesimo decreto Primo maggio senza le parti sociali, come ha già fatto, e non ci sono stati risultati importanti per chi lavora. Dovrebbero imparare dall’esperienza: sarebbe meglio si fermassero». La festa dei lavoratori segnerà un punto di non ritorno, tagliando ogni rapporto con il governo. Un fatto che, in vista delle prossime elezioni politiche, si può tradurre in un serio problema per Giorgia Meloni.

Mazzi, un ministro coi piedi per terra

Il 16 e il 17 aprile i ministri del Turismo dell’Ue si sono dati appuntamento in quel di Lefkosia, a Cipro, per un incontro informale per favorire la collaborazione tra i 27 e stabilire linee d’azione comuni. Pare però che il neo nominato Gianmarco Mazzi non parteciperà al meeting, almeno non in presenza. Il motivo? La sua notoria paura di volare. Alquanto bizzarro per chi si occupa di promuovere le mete italiane all’estero…

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
Gianmarco Mazzi in versione (improbabile, vista la sua paura) pilota d’aereo.

Sciopero dei giornalisti, ma a Rai 2 c’è Federico Rampini

Sciopero dei giornalisti, con la Rai che non propone telegiornali: però, nonostante la serrata dell’informazione, al mattino c’è Rai2 Social Club, con Luca Barbarossa, che per tantissimo tempo ospita Federico Rampini, invitato a parlare degli Stati Uniti d’America, ovviamente con il suo ultimo libro da promuovere…

Martelli alla Camera, Amato alla Fondazione Besso

I socialisti sono scatenati: nella giornata di giovedì, a Montecitorio, nella sala della Regina, per “Cultura socialista” è in programma il quarto appuntamento del ciclo di sei seminari organizzati dalla Camera dei deputati sulle culture politiche in occasione dell’80esimo anniversario dell’elezione dell’Assemblea Costituente, con guest star Claudio Martelli. Alla Fondazione Marco Besso, sempre per parlare della Costituzione, ecco l’ex presidente del Consiglio Giuliano Amato. E alle riunioni dei socialisti di solito si presentano in tanti…

È morto Emmanuele Emanuele

Nella notte tra il 15 e il 16 aprile è morto Emmanuele Francesco Maria Emanuele: nato nel 1937, ha guidato per tanti anni la Fondazione Roma. Voleva essere ricordato come «mecenate e filantropo», per le innumerevoli manifestazioni artistiche realizzate e i musei creati nella Capitale.

La rottura tra Cisl e Meloni, la paura dell’aereo di Mazzi e altre pillole
Emmanuele Francesco Maria Emanuele con Sergio Mattarella nel 2019 (foto Imagoeconomica).

Regione Lombardia, chi è il nuovo capo della comunicazione

Passaggio di testimone ai vertici della comunicazione di Regione Lombardia e alla direzione di Lombardia Notizie: al posto di Pierfrancesco Gallizzi è subentrato Davide Bertani. In Regione da più di 22 anni, Bertani dal 2019 al 2024 è stato condirettore del sito dell’agenzia di stampa ufficiale della Giunta e poi dirigente responsabile della comunicazione di Areu, l’Agenzia regionale emergenza urgenza fino alla promozione dello scorso aprile. Inoltre è consigliere nazionale della Fnsi. Gallizzi, che ha lasciato l’incarico a due anni dalla fine naturale della consiliatura, come aveva anticipato Lettera43, è passato in ACI dove ha trovato come presidente Geronimo La Russa, del cui padre Ignazio era stato portavoce ai tempi in cui l’attuale presidente del Senato era ministro della Difesa.

Regione Lombardia, chi è il nuovo capo della comunicazione
Pierfrancesco Gallizzi (Imagoeconomica).

Fonderie Pisano, presidio dei lavoratori

Continua lo stato di agitazione dei lavoratori delle Fonderie Pisano, da venti giorni in assemblea permanente. Oggi presidio davanti allo stabilimento di Fratte per incontrare la proprietà e decidere le prossime iniziative

 

L’iniziativa – come riporta anche il sito web radioalfa.fm – arriva dopo la decisione del Tar Salerno che ieri ha respinto il ricorso con cui la proprietà aveva chiesto la sospensiva al diniego dell’Autorizzazione Integrata Ambientale da parte della Regione Campania.

Nell’ordinanza, il TAR ha richiamato “l’obbligo, per le competenti autorità, di adottare le misure necessarie a proteggere la popolazione dagli effetti dannosi della prolungata esposizione ad agenti inquinanti”.

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Banco Bpm, Castagna e Tononi rieletti ai vertici

Giovedì 16 aprile 2026 i soci di Banco Bpm si sono riuniti a Milano per rinnovare la governance, confermando l’amministratore delegato Giuseppe Castagna e il presidente Massimo Tononi per un nuovo mandato. La lista del cda ha infatti ottenuto il 58,87 per cento dei voti, accaparrandosi 10 posti in Consiglio. Quattro sono andati ai francesi di Credit Agricole, che hanno ottenuto il 30,9 per cento delle preferenze, e uno ad Assogestioni, che ha registrato l’8 per cento. Dopo la notizia della riconferma dei vertici, il titolo di Banco Bom ha registrato un rialzo di quasi tre punti percentuali a Piazza Affari. Alla votazione era presente il 72,32 per cento del capitale. Il nuovo Consiglio di Piazza Meda che sarà in carica fino alla primavera del 2029 risulta così composto: Massimo Tononi (presidente), Giuseppe Castagna (amministratore delegato), Marina Mantelli, Luigia Tauro, Alberto Oliveti, Costanza Torricelli, Eugenio Rossetti, Giovanna Zanotti, Francesco Mele, Silvia Stefini (lista del cda), Domenico Siniscalco, Frederic de Courtois, Rossella Leide, Alessio Foletti (Credit Agricole) e Giampiero Massolo (Assogestioni).

Cavese, messa per ricordare Catello Mari

Ricorre oggi il tragico anniversario della morte di Catello Mari. Sono passati esattamente 20 anni da quel 16 aprile del 2006 quando il difensore della Cavese perse la vita in un terribile incidente stradale.

 

La tragedia si consumò  nella mattinata successiva alla promozione della Cavese in Serie C1.

Mari stava rientrando a Castellammare di Stabia per festeggiare la Pasqua con la famiglia. Poche ore prima, la squadra metelliana aveva sconfitto il Sassuolo ottenendo la promozione in C1 che mancava da vent’anni. Forse per un colpo di sonno, avvenne l’incidente che costò la vita all’atleta che aveva solo 28 anni.

Catello Mar era nato a Castellammare di Stabia il 5 luglio 1978. Era chiamato “Leone” o “Guerriero”, per le sue capacità di leadership ma, per molti era anche il “calciatore buono”.

Dopo qualche anno, gli ultras della Cavese hanno ottenuto l’intitolazione del loro settore dello stadio “Simonetta Lamberti” proprio alla memoria di Catello Mari.

Per ricordarlo oggi si terrà la santa messa, alla parrocchia di Sant’Alfonso con inizio alle ore 19.

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Rifiuti tra Pontecagnano e Salerno, Borrelli: “Sostanze cancerogene ed ecotossiche”

Ecco come avevamo trovato il rimorchio abbandonato fronte strada tra Salerno e Pontecagnano: pieno di rifiuti tossici e pericolosi.

 

I test di laboratorio non lasciano spazio a dubbi, classificando i materiali come sostanze cancerogene ed ecotossiche.

La “firma” dei rifiuti è chiara e rimanda direttamente ai fanghi dell’industria conciaria, vista l’altissima concentrazione di cromo, metallo pesante tipico della lavorazione delle pelli, che minaccia ora il suolo e l’ecosistema marino“.

E’ quanto ha denunciato, in un post pubblicato sul proprio profilo Facebook il parlamentare campano Francesco Borrelli, deputato di Avs.

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Hormuz, la proposta iraniana: libero transito per le navi dal lato omanita

Nell’ambito dei colloqui con gli Stati Uniti, l’Iran potrebbe valutare la possibilità di consentire alle navi di attraversare liberamente lo Stretto di Hormuz dal lato omanita senza rischio di attacchi, a condizione che i negoziati con Washington producano un’intesa capace di scongiurare una nuova escalation. Lo riporta Reuters, citando un funzionario di Teheran. La fonte non ha specificato se la Repubblica Islamica è intenzionata o meno a consentire l’attività di bonifica dalle mine navali posizionate nel tratto di mare e nemmeno se il libero transito verrebbe consentito a tutte le imbarcazioni, comprese quelle collegate a Israele.

Da Hormuz passa un quinto dei flussi di greggio e gnl

La guerra intrapresa da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha causato la più grande interruzione di sempre delle forniture globali di petrolio e gas a causa del blocco del traffico attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui passa circa il 20 per cento dei flussi mondiali di greggio e gnl, oltre un’enorme quantità di altre merci strategiche, tra cui i fertilizzanti. La proposta di libero passaggio dal lato omanita – l’architettura dei transiti nello stretto si fonda sul sistema di separazione del traffico a doppio senso adottato nel 1968 – rappresenterebbe il primo passo indietro di Teheran rispetto alle idee più aggressive emerse nelle scorse settimane. Tre esse l’imposizione di pedaggi alle navi per il transito attraverso la via navigabile internazionale e l’affermazione della sovranità su Hormuz, considerate dall’industria navale globale misure unilaterali senza precedenti e in violazione delle convenzioni marittime.

Intanto prosegue il blocco navale imposto dagli Stati Uniti

A complicare ulteriormente la situazione, dal 13 aprile le forze armate statunitensi stanno mettendo in atto un blocco navale nei confronti delle imbarcazioni di tutte le nazioni che (adeguandosi alle richieste di pedaggio) entrano o escono dai porti iraniani, compresi quelli affacciati sul Golfo Persico e sul Golfo di Oman. L’esercito di Teheran ha avvertito di essere pronto a bloccare il traffico commerciale nel Mar Rosso, se tale azione da parte degli Usa dovesse proseguire.

Ucraina, almeno 16 morti in attacchi russi nella notte

Nella notte tra il 15 e il 16 aprile 2026 la Russia ha lanciato una nuova ondata di attacchi su larga scala contro l’Ucraina, colpendo diverse città con centinaia di droni e decine di missili. Il bilancio provvisorio è di almeno 16 morti e circa 100 feriti. Tra le vittime anche un ragazzo di 12 anni, ucciso a Kyiv. Proprio nella capitale sono scoppiati numerosi incendi e diversi edifici sono stati danneggiati, per un totale di quattro vittime: Squadre di emergenza hanno lavorato per ore tra le macerie e diversi paramedici sono rimasti feriti, come reso noto dal sindaco Vitali Klitschko. Tra le altre città colpite figurano Odessa, dove sono morte nove persone e sono state danneggiate infrastrutture portuali e civili, e Dnipro, dove si sono registrate due vittime. Secondo l’aeronautica ucraina, gran parte dei droni e dei missili è stata intercettata, ma una quota degli ordigni ha raggiunto i bersagli.

Oltre l’archeologia il futuro

Vito Pinto

Nel cinquantesimo anniversario della prematura scomparsa di Mario Napoli il “Centro per l’Archeologia”, dedicato a lui ed al cognato Alfonso de Franciscis, ha ritenuto giustamente di organizzare, per il 17 aprile prossimo, un convegno nella prestigiosa “Sala Bottiglieri” del Palazzo della Provincia di Salerno, introdotto e presieduto da Alfonso Andria, che vede coinvolti personaggi di spicco nel mondo dell’archeologia, i quali porteranno sicuramente un notevole contributo alla mai completa conoscenza de “L’archeologo che salvò la pittura di Paestum” come ebbe a titolare “Repubblica” un articolo di Emanuele Greco, sulla edizione del 21 novembre 1996.

Un convegno che sarà preceduto da un filmato realizzato da Enzo Ragone e Lucia Napoli sfruttando il vasto patrimonio di immagini conservato nelle teche RAI. Dice Ragone: «Ogni parola di accompagnamento alle foto sarebbe stata probabilmente insufficiente a restituire la figura di questo grande archeologo. Pertanto si è lasciato che, a raccontare la sua attività, fosse direttamente lui, Mario Napoli. La sua voce e il suo modo di porsi all’ascoltatore sono la forza di questo video. Le interviste sulle sue battaglie per proteggere i siti archeologici e l’ambiente dall’avanzare delle costruzioni, sulle sue grandi scoperte e una parte di un servizio televisivo sulla grande visione di un possibile e necessario confronto-incontro tra arte antica e arte moderna formano la linea centrale della nostra proposta, mentre le fotografie che allacciano i diversi filmati raccontano il suo rapporto con gli studiosi e i giovani».

Nel citato articolo di Repubblica, l’autore – già suo allievo – si chiedeva chi fosse Mario Napoli. E rispondeva «Il viaggiatore non troppo informato che vada in giro per la Campania – a Baia, a Capua, Cuma, a Napoli, a Paestum o a Velia visitando Musei o scavi archeologici – inevitabilmente vedrà le terme di Baia, leggerà brani della storia urbana di Napoli greca e romana, visiterà il Foro di Cuma, ammirerà la Tomba del Tuffatore e le tombe dipinte lucane al Museo di Paestum, vedrà la testa di Parmenide e la Porta Rosa ed i quartieri urbani di Velia, così quasi fossero luoghi spuntati per chissà quale misterioso sortilegio. In realtà quelle scoperte, che abbiamo per brevità ridotte a pochi elementi significativi, si devono all’attività di ricerca sul terreno che Mario Napoli condusse incessantemente per un quarto di secolo, fino alla sua assai immatura scomparsa nel 1976»

Soprintendente Archeologico di Salerno e Docente all’Università, Mario Napoli affrontò i silenzi della storia e i segreti del campo d’indagine come in una sfida, in cui gettare, tendendole fino a farle vibrare, quasi corde d’un arco, tutte le forze dello spirito. «L’intuito, che lo guidava sul terreno archeologico – scriveva nel 1996 Mario Mello in un saggio sulla Rassegna Storica Salernitana edita da Laveglia – e spesso lo conduceva a letture che parevano divinazioni, ma che valeva a dargli rapidi e sicuri orientamenti».

Il Prof. Napoli aveva la straordinaria capacità di farsi contemporaneo degli antichi, d’arricchire di sempre nuove motivazioni il quotidiano rapporto che intratteneva con essi, d’intenderne la voce, e quella d’operare per rendere attuale e feconda l’eredità classica, restituendo vita e consegnando alla fruizione le sue sopravvissute espressioni materiali, valorizzando l’enorme contributo che da esse poteva venire per l’elevazione culturale dell’ambiente.

Quando nel 1968 portò alla luce quella che fu subito definita come “La tomba del tuffatore”, Napoli cominciò a pensare ad un “Museo delle lastre dipinte”, perché fosse “un interminabile dialogo d’arte e confronto tra passato e presente in direzione del futuro”.

La scoperta della “Tomba”, risalente al 480-70 a.C., è ancora oggi una testimonianza unica della grandezza di Paestum. Ma poi vi fu la serie inesauribile di scoperte delle tombe dipinte lucane, sempre a Paestum, tuttora oggetto di studio degli specialisti e di stupore di migliaia di visitatori che oggi, nelle sale del Museo pestano, possono ammirare una straordinaria e rarissima pinacoteca antica del IV inizi III secolo a.C.

Alfonso Andria, già attento Presidente della Provincia di Salerno, ricorda: «Tarda primavera 1973: l’Assessore al Turismo e Beni Culturali della Regione Campania, On. Roberto Virtuoso, lancia il decentramento teatrale e musicale nei centri studi e nei siti archeologici e monumentali del territorio campano, incaricando gli Enti per il turismo delle cinque province di curarne l’organizzazione, d’intesa con gli enti locali e le associazioni. Per l’EPT di Salerno il Presidente Mario Parrilli e il Direttore Tommaso Cunego affidarono il compito a me, appena ventunenne, assunto in servizio qualche settimana prima. Doveva essere scelto lo spazio più appropriato per collocare il palcoscenico e disporre il pubblico, ma a me, che in quel momento conoscevo il sito archeologico, fu offerta l’occasione indimenticabile di avere come “Guida” d’eccezione il grande Mario Napoli. Dopo oltre cinquant’anni ricordo ancora e testualmente alcune intere frasi che pronunciò illustrando Porta Rosa, una delle sue strepitose scoperte insieme con la Tomba del Tuffatore che è esposta nel Museo Nazionale di Paestum».

Posidonia ed Elea furono i suoi laboratori privilegiati, amatissimi e fecondi. Elea, Hyele, città che cresceva non solo per pensiero e per leggi, ma anche per disegnato costrutto urbano. E tra queste antiche vestigie di un florido passato, Mario Napoli portò alla luce “Porta Rosa” così chiamata in omaggio alla moglie Rosa, “nome inciso in eterno nella pietra della splendida Porta”.

Una scoperta di particolare importanza che Napoli, allora Sovrintendente Archeologico di Salerno, portò alla luce nel corso dei suoi scavi alla ricerca dell’antica Elea, la città del pensiero di Parmenide e Zenone. «Là dove “si trova la porta che divide i sentieri della Notte e del Giorno”, in una piccola città nel golfo di Salerno chiamata Hyele, cinque secoli prima di Cristo si poteva “scorgere una figura che non era persona, ma pensiero di un uomo” assorto nel “Poema sulla natura”. Era Parmenide, filosofo, che viveva i suoi giorni meditando circa l’Essere ed il non essere, dando inizio, come affermava Hegel, alla vera filosofia, “dove l’uomo si libera dalle rappresentazioni sensibili e dalle inquietudini”».

Ricorda il figlio Francesco: «Mio padre sapeva leggere il terreno e lo scavo così come sapeva leggere l’arte contemporanea, lui che all’indomani della Grande guerra, in quei suoi primi anni napoletani ha insegnato all’Accademia di Belle Arti della città partenopea. Ha saputo far dialogare i mondi dell’arte, tanto da pensare a un Museo della Pittura che andasse dalla Tomba del Tuffatore alla contemporaneità. Ne discusse a lungo con l’amico, artista e pittore, Sergio Vecchio, pestano e in quanto tale con l’antichità magnogreca nel Dna e lo sguardo ben fisso al presente.

E sapeva leggere al pari la letteratura contemporanea, come la poesia di Alfonso Gatto il quale dedicò “ai sette figli sette del carissimo professor Napoli” una copia de “Il vaporetto” firmando affettuosamente come “il papà-nonno-cantautore Alfonso”, seguito dalla sagoma di un gatto che guarda la luna. Con Gatto ha condiviso l’amore per l’arte, la letteratura e per Salerno».

La naturale facilità di sintesi, la chiarezza e l’eleganza dell’espressione, il tratto gentile e sicuro gli consentiva di guadagnare senza sforzo credito e simpatia.

Con un’espressione ormai desueta ma calzante nei suoi riguardi, ben può dirsi che Mario Napoli fu intellettuale a tutto tondo, capace di congiungere la sua conoscenza scientifica di archeologo a una sensibilità culturale che l’ha portato a contatto con pittori, poeti e artisti di primo piano.

Non a caso Giorgio Bassani per lui scriveva: «Non lasciarmi solo a scavare nella mia città a resuscitare / grado a grado alla luce / ciò che a lei sta sepolto là sotto il duro / spessore di ventimila e più giorni».

Funzionario della Soprintendenza di Napoli partecipò alla vita culturale di quel celebre gruppo di intellettuali che, con Pugliese, Carratelli, Lepore, De Martino, Gigante, Stazio ed altri animavano la rivista “La parola del Passato”. A Salerno frequentò quel cenacolo di cultura voluto da Alfonso Gatto, “Il Catalogo” di Lelio Schiavone, dove si alternavano pittori, scrittori, artisti di chiara fama nazionale. Scrisse libri quali “La pittura antica in Italia”, “Civiltà della Magna Grecia”, “La Tomba del Tuffatore”, cui ancora oggi fanno riferimento studenti e studiosi delle culture antiche del Mezzogiorno.

Amava disegnare il futuro, nutrire grandi idee, dar loro forza, consistenza, crescere con esse, coltivandole un po’ come sogno, un po’ come direttrice per un impegno di lungo respiro.

Grazie a Mario Napoli oggi il Museo di Paestum è una delle più grandi pinacoteche antiche al mondo. Ricordava Mario Mello: «Senza dubbio il vigorosissimo quindicennio della Soprintendenza salernitana rappresentò il periodo di maggior significato nello sviluppo della presenza di Napoli all’interno del panorama culturale italiano».

Nelle calde sere di mezza estate cilentana, quando i corpi sono rinfrancati dalla brezza del vicino mare, sull’ampia, sacra spianata della Stoà, alta si eleva ancora la voce di Parmenide e, come allora, sui discepoli di ogni tempo, scende il pensiero: «è, e non è possibile che non sia». Allora «anche le cose lontane, per mezzo della mente, diventano sicuramente vicine». In quelle lunghe sere di chiara luna, seduto sui gradini degli antichi templi, Mario Napoli amava “conversare sulla probabile fisionomia del territorio dell’antica Posidonia”.

 

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Mosca pubblica un elenco di produttori europei di droni per Kyiv: ci sono anche aziende italiane

Il Ministero della Difesa russo ha pubblicato sul suo canale Telegram un elenco di aziende europee che, secondo Mosca, sarebbero coinvolte nella produzione di droni d’attacco per Kyiv. Le liste sono in realtà due: quella delle “filiali di aziende ucraine in Europa” comprende 11 aziende, mentre sono 10 le “aziende straniere produttrici di componenti”. Degli elenchi fanno parte anche alcune ditte italiane.

Medvedev: «Sono potenziali obiettivi per le forze armate russe»

Mosca ha giustificato la pubblicazione delle due liste spiegando che «l’opinione pubblica europea non solo deve comprendere chiaramente le vere cause delle minacce alla propria sicurezza», ma anche «conoscere gli indirizzi e le sedi delle imprese ‘ucraine’ e ‘congiunte’ che producono droni e componenti per Kyiv sul territorio dei loro Paesi». Dmitry Medvedev, ex presidente e primo ministro, oggi il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza, ha scritto su X: «L’elenco degli stabilimenti europei che producono droni e altre attrezzature rappresenta un elenco di potenziali obiettivi per le forze armate russe. Quando gli attacchi diventeranno realtà dipenderà da cosa accadrà in seguito. Dormite sonni tranquilli, partner europei!».

Per l’Italia citati prodotti in quattro stabilimenti, uno a Venezia

Secondo il Ministero della Difesa russo, componenti per i droni ucraini sono prodotti da aziende in Germania, Turchia, Israele, Spagna, Italia e Repubblica Ceca. In Germania, i motori a pistoni verrebbero prodotti nella città di Hanau. In Spagna, a Madrid verrebbero realizzati i ricevitori di segnali di radionavigazione satellitare. In Repubblica Ceca, la produzione si concentrerebbe a Praga; in Israele a Haifa e Or Yehuda; in Turchia, a Ankara e Yalova. Per quanto riguarda l’Italia, Mosca sostiene che i componenti per i droni ucraini vengono prodotti in quattro stabilimenti, uno dei quali si trova a Venezia. L’elenco comprende poi società di Londra, Monaco di Baviera, Riga e Vilnius.

Mondadori acquisisce l’editoria scolastica di Hoepli

Il Gruppo Mondadori ha sottoscritto un contratto per l’acquisizione del ramo d’azienda relativo all’editoria scolastica di Hoepli. L’operazione, si legge in una nota, è attesa perfezionarsi entro il primo semestre dell’esercizio in corso, subordinatamente all’avveramento di specifiche condizioni sospensive. Si ricorda che il 10 marzo 2026 l’assemblea dei soci della storica libreria e casa editrice Hoepli ha deciso per lo «scioglimento volontario della società e la sua messa in liquidazione all’esito di una sofferta e approfondita riflessione sulla situazione complessiva della società stessa».

Trump ha annunciato un colloquio tra i leader di Israele e Libano

Dopo l’incontro a livello di ambasciatori tenutosi a Washington, Donald Trump ha annunciato su Truth che Israele e il Libano terranno colloqui oggi, giovedì 16 aprile, a distanza di 34 anni dall’ultima volta. Sebbene il tycoon non abbia esplicitamente nominato i partecipanti alla conversazione prevista, tutto lascia pensare che si riferisse al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e al presidente libanese Joseph Aoun. Nessuno dei due, però, ha ufficialmente confermato l’imminente colloquio.

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Gila Gamliel, membro del Gabinetto di Sicurezza e ministra della Scienza e della Tecnologia, ha dichiarato alla radio dell’IDF che Netanyahu e Aoun avranno un colloquio diretto nel corso della giornata. Tuttavia, sia Agence France-Presse che Reuters citano una fonte ufficiale libanese che, commentando l’annuncio di Trump, ha affermato di non essere a conoscenza di alcuna conversazione imminente tra i due leader.

Trump ha annunciato un colloquio tra i leader di Israele e Libano
Benjamin Netanyahu (Imagoeconomica).

Gli ultimi colloqui diretti risalgono all’inizio degli Anni 90

Un colloquio diretto tra Netanyahu e Aoun sarebbe in effetti una circostanza peculiare, anche se fosse solo una telefonata. Vero, il 14 aprile a Washington si sono incontrati l’ambasciatore israeliano negli Stati Uniti Yechiel Leiter e l’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Mouawad: le parti, dopo decenni di silenzio diplomatico, hanno concordato di avviare negoziati diretti, i primi dal 1993. Ma l’incontro è stato mediato dal segretario di Stato Usa Marco Rubio.

Trump ha annunciato un colloquio tra i leader di Israele e Libano
Joseph Aoun (Ansa).

Beirut chiede un cessate il fuoco prima di avviare negoziati

L’ultimo precedente di colloqui diretti risale alla Conferenza di Madrid del 1991, che aprì a negoziati bilaterali proseguiti per due anni, i quaali non sfociarono però in un accordo di pace. Da allora, i contatti sono avvenuti solo in forma indiretta, anche a causa della legislazione libanese che vieta rapporti con lo Stato ebraico. E poi c’è il fattore-Hezbollah, che ha un enorme peso politico (e non solo) nel Paese dei cedri. La notizia di possibili colloqui diretti arriva in un momento in cui l’IDF ha intensificato le operazioni contro il gruppo islamista nel Libano meridionale. Beirut esige un cessate il fuoco come precondizione per qualsiasi colloquio pubblico e diretto a un livello così elevato, mentre Tel Aviv, in questa fase, rimane riluttante a impegnarsi per una tregua, adducendo la necessità di proseguire gli attacchi contro Hezbollah.

Fondazione Menna, Lorenzo Forte accusa

Un affondo sul tema della gestione del patrimonio pubblico e un’accusa politica diretta al cosiddetto “sistema De Luca” arriva da Lorenzo Forte, presidente del Comitato Salute e Vita e candidato al consiglio comunale di Salerno con il Movimento 5 Stelle a sostegno della candidatura a sindaco di Franco Massimo Lanocita, intervenuto sulla vicenda dell’ex Casa del Combattente, immobile pubblico cittadino che, secondo quanto denunciato dal nostro quotidiano, sarebbe utilizzato come sede operativa di una campagna elettorale. Secondo Forte, la questione sarebbe resa ancora più grave dalle ammissioni della stessa Fondazione Menna, che avrebbe riconosciuto come gli spazi risultino occupati senza titolo, essendo scaduti da tempo gli accordi che ne regolavano l’utilizzo. “Parliamo di un immobile pubblico che appartiene a tutti i cittadini di Salerno e che oggi, invece, è diventato il quartier generale di una campagna elettorale”, dichiara Forte. “Se persino la Fondazione Menna ammette che quegli spazi sono occupati senza titolo, allora la domanda è inevitabile: com’è possibile che un candidato al consiglio comunale utilizzi un bene pubblico in queste condizioni per fare propaganda?”. Il presidente del Comitato Salute e Vita punta il dito contro quella che definisce una gestione opaca delle regole e dei beni comuni. “Non siamo di fronte a una svista, ma a un sistema. Un sistema in cui il patrimonio pubblico viene trattato come proprietà privata e in cui qualcuno pensa di potersi collocare al di sopra delle regole. È il sistema De Luca”, afferma Forte. Da qui la richiesta di un intervento immediato da parte delle istituzioni competenti. “Salerno merita rispetto, trasparenza e istituzioni capaci di far rispettare le regole, non di aggirarle”, conclude Forte. “Per questo chiedo chiarezza immediata e atti concreti subito. Perché il silenzio, in questo momento, non è neutralità: è complicità. E questa complicità non la possiamo più accettare”. Nel merito della proposta politica, Forte rilancia anche un’idea di riqualificazione e valorizzazione degli spazi pubblici attraverso la nascita di una Casa delle Associazioni. L’iniziativa prevede la messa a disposizione di immobili pubblici inutilizzati o sottoutilizzati come luoghi stabili di aggregazione per le realtà associative del territorio, con un contributo simbolico per l’utilizzo degli spazi, individuato anche in una quota minima come 100 euro. “L’obiettivo è semplice: restituire i luoghi alla città e a chi la vive ogni giorno attraverso l’impegno civico”, spiega Forte. “Spazi pubblici concessi con un fitto simbolico per dare alle realtà del territorio un luogo stabile in cui incontrarsi, progettare, crescere”. In cambio, le associazioni sarebbero chiamate a costruire un impegno condiviso con l’amministrazione e la comunità cittadina, attraverso la definizione di un cartellone annuale di attività aperte alla città. “Le associazioni sono motore di cultura, creatività e partecipazione”, sottolinea Forte. “Sono inclusione, cittadinanza attiva, impegno civico. Tutto questo genera valore. Un valore che resta, che si stratifica nel tempo, diventando patrimonio – anche immateriale – della città”. La polemica è sorta in seguito alla diffusione di uno spot elettorale di Gianni Fiorito, che riprende – o comunque ripropone – spezzoni riconducibili alle attività dell’associazione Limen all’interno della Fondazione Menna. Ad oggi, Limen non dispone di un protocollo attivo che ne garantisca la presenza all’interno del bene comunale; circostanza che solleva interrogativi, soprattutto alla luce del fatto che l’ex presidente è candidato al Consiglio comunale di Salerno a sostegno di Vincenzo De Luca. Va inoltre ricordato che Fiorito utilizza gli spazi della Fondazione Menna in virtù di un rapporto personale con la famiglia dell’ex sindaco Vincenzo Napoli e con l’ex assessore alla Trasparenza, Claudio Tringali. La moglie di Tringali, infatti, è oggi membro del CdA della Fondazione grazie a una donazione di sedie, mentre Fiorito ha ricoperto il ruolo di segretario dello stesso Tringali durante il suo incarico assessorile.

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Una giuria Usa ha giudicato Live Nation colpevole di monopolio

Una giuria di Manhattan ha stabilito che Live Nation, il colosso dei concerti che possiede anche Ticketmaster, ha agito in un regime di monopolio. Il giudice che presiede il caso, Arun Subramanian, stabilirà in un procedimento separato le sanzioni che potrebbero includere disinvestimenti significativi da parte di Live Nation o persino lo smembramento di Live Nation e Ticketmaster, un esito che il governo federale aveva invocato al momento della presentazione del caso, quasi due anni fa, sotto la presidenza di Joe Biden. Il gigante dovrà inoltre far fronte a risarcimenti economici nei 34 Stati americani che hanno intentato la causa. La giuria ha stabilito, infatti, che Ticketmaster ha applicato ai consumatori un sovrapprezzo di 1,72 dollari per ogni biglietto.

Nocera Sup. Il politico che garantiva tutti

Una azienda edile cresciuta troppo in fretta, una amministratrice di condominio spregiudicata e con il pallino per gli affari, e infine un direttore dei lavori oramai a fine carriera e perciò disposto a prestare il fianco anche a “condizioni” ai limiti della decenza e infine qualche politico senza scrupoli pronto ad approfittare di un sistema rodato e a beneficiare di una ditta che dopo essere divenuta punto di riferimento ha bisogno di mantenere ed ingrandire il proprio giro di affari per mantenere il vorticoso “business” derivato in questi anni dal bonus 110. Un mix criminale che per i privati era gestito direttamente dall’amministratrice con i lavori di ristrutturazione dei condomini e per i lavori pubblici dal politico senza scrupoli. A leggere tra le carte dell’inchiesta che sembra alle battute iniziali c’è da mettersi le mani tra i capelli. Il punto centrale dell’affare sembra l’amministratrice condominiale. Una donna all’apparenza “innocua” ma capace invece di tessere trame criminali tese a massimizzare i guadagni sia su lavori di poche centinaia di euro sia su lavori di centinaia di migliaia di euro giocando a volte sulla fiducia dei propri condomini amministrati, altre volte su clamorosi equivoci, altre volte con il sistema della falsa ingenuità e così lavori che valgono 10 lievitano fino a 100 con “aggiunte” improvvise e sopravvenute, migliorie urgenti e non previste a cui per i condomini diventa poi difficile sottrarsi ma che in pratica erano già tutte calcolate grazie a preventivi equivoci, superficiali e volutamente incompleti. Il sistema rodato e applicato ad ogni lavoro condominiale comincia a diventare “sistema” quando per facilitarsi il compito la apparente “innocua” amministratrice comincia a scegliere sempre lo stesso direttore dei lavori, a quanto pare un anziano architetto che in quanto a controllare i lavori sui cantieri non ci pensa proprio. E non deve farlo! La ditta, infatti, se fosse controllata non potrebbe usare materiali scadenti, non potrebbe effettuare lavori in difformità ai computi metrici e in alcuni casi addirittura sbagliati. Insomma una catena di malaffare, legato vicendevolmente da un patto non scritto, in cui a reggere le fila della vicenda ci pensa la Mata Hari dei condomini. Addirittura tra i documenti compare qualche Sal (stato di avanzamenti lavori) non firmato dal direttore dei lavori mas solo dalla ditta in questione (probabilmente il povero architetto avrà avuto un rigurgito di legalità e perbenismo) in cui venivano conteggiati e dati per eseguiti lavori mai fatti. E anche su questo gli inquirenti stanno ora cercando di vederci chiaro specie di come l’amministratrice si sia prestata al gioco di consegnare questo documento taroccato ai condomini. Il gioco si inceppa, però, quando qualcuno decide di inviare un dettagliato esposto alla Procura della Repubblica, corredato di fotografie con lavori non eseguiti a regola d’arte e relazioni tecniche, e quando la ditta per necessità e per aumentare il proprio giro d’affari, decide di partecipare a lavori pubblici del Comune di Nocera Superiore. E se ne aggiudica anche due: uno da effettuarsi presso la casa comunale e un altro presso un altro edificio sempre di proprietà comunale. E qui entra in gioco il politico che garantisce tutto e tutti. Ma anche qui l’amministratice di condominio gioca un ruolo non secondario. Per favorire la ditta con cui è in affari nei condomini, mette a disposizione i suoi rapporti e i suoi legami di parentela o pseudo tale, con alcuni esponenti politici locali. Questi ultimi, all’insaputa di quello che succede nei condomini e nei rapporti tra ditta e amministratrice, probabilmente hanno anche sprecato qualche “buona parola” nei confronti della ditta e il gioco si è chiuso anche lì. E la longa manus dell’amministratrice si è allungata anche sugli appalti del Comune grazie anche ad amministratori “parenti e amici”. Insomma un vero e proprio sistema criminale che si estendeva e si estende da Nocera Superiore ai comuni vicini ma sul quale finalmente, dopo anni di impunità, si sta cercando di fare luce.

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Stati Uniti-Iran, colloqui indiretti per estendere di due settimane il cessate il fuoco

Karoline Leavitt, portavoce della Casa Bianca, il 15 aprile ha negato che gli Stati Uniti siano «formalmente» al lavoro per un’estensione del cessate il fuoco con l’Iran, aggiungendo tuttavia che Washington rimane «molto impegnata in questi negoziati». Secondo quanto filtra dal Pakistan, però, i due Paesi sono già impegnati in colloqui indiretti volti a estendere di due settimane la tregua, in scadenza il 22 aprile. L’Iran, da parte sua, ha ribadito la propria disponibilità a proseguire i negoziati.

Islamabad è pronta a ospitare un nuovo round di colloqui

Un secondo round di colloqui si terrà «molto probabilmente» a Islamabad, ha affermato Leavitt, sottolineando che la Casa Bianca è «fiduciosa sulle prospettive di un accordo» dopo il fallimento dei negoziati per raggiungere la pace. Fonti di Teheran hanno riferito che l’Iran ha chiesto la fine degli attacchi israeliani contro il Libano come precondizione per un nuovo ciclo di negoziati con gli Stati Uniti. Tel Aviv, da parte sua, ha descritto i suoi colloqui col governo libanese a Washington come «un’opportunità storica» per porre fine al controllo sul Paese dei cedri da parte di Hezbollah, proxy dell’Iran.

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri

C’è un’ironia sottile, quasi crudele, in quello che è accaduto mercoledì all’assemblea del Monte dei Paschi. Mentre la Procura di Milano continua a scavare, convinta dell’esistenza di un concerto tra Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri nell’operazione che ha portato la banca senese a mettere le mani su Mediobanca, gli stessi protagonisti si sono presentati all’appuntamento per il rinnovo dei vertici suonando spartiti diversi

Il vecchio ad defenestrato torna in sella

Concerto che diventa sconcerto, dunque. Per i protagonisti, ma anche per quanti, quasi tutti, avevano scommesso sulla vittoria della lista del cda uscente. Tanto più che il nuovo amministratore delegato, che poi è il vecchio appena defenestrato, torna in sella pur essendo a sua volta toccato dall’accusa di aver partecipato (concorso esterno, bizzarra e assai discutibile formula) a quel medesimo concerto. Luigi Lovaglio, fatto scendere dal podio, ci è risalito nell’incredulità generale. Forse anche nella sua. Ma veniamo ai concertisti, presunti tali. Delfin, cioè la famiglia Del Vecchio, vota contro la lista del cda uscente, quella che aveva in Caltagirone il suo sponsor più convinto. E aggiunge a una storia già piuttosto barocca un elemento quasi teatrale, che i magistrati milanesi faranno fatica a incasellare nelle loro costruzioni. Il mondo al contrario, direbbe qualcuno. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Luigi Lovaglio (Ansa).

Dalla rottura tra Caltagirone e Lovaglio al colpo di scena di Delfin

Breve riassunto delle puntate precedenti. Il governo stoppa UniCredit nel tentativo di scalata a Bpm, invocando un golden power che grida vendetta per la sua bislaccheria. Nel frattempo spinge Mps a osare l’inosabile: l’assalto a Piazzetta Cuccia, con un occhio a ciò che davvero conta, il controllo delle Generali. L’operazione riesce. Fine della storia? Nemmeno per sogno, perché subito qualcosa si incrina. Lovaglio e Caltagirone, che all’indomani della conquista di Milano si scambiavano affettuosi convenevoli, si dividono sulla gestione della preda. Il consiglio si spacca e si arriva alla resa dei conti. E qui il colpo di scena. Delfin vota contro la lista del cda, quindi contro il suo alleato Caltagirone. Una scelta che riflette la tensione crescente tra gli eredi Del Vecchio e lo stesso Milleri, con i primi che gli avrebbero imposto di votare contro la lista del cda. Cosa che, sorprendentemente, fa anche Bpm. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio (Ansa).

L’assenza del Mef a Siena pesa più di una presenza

Eravamo tre amici al bar, poi non più. Calta e i signori degli occhiali si dividono e il governo, che su Mps era entrato in scena come azionista forte, decide che non è più il caso di occuparsene. Così a Siena il Mef non si fa vedere. Una scelta che pesa più di una presenza, perché segnala che la sua regia non è più operativa. O forse che ha semplicemente cambiato posizione, defilandosi in un momento in cui, specie dopo il tracollo referendario, l’attenzione giudiziaria consiglia di non venire allo scoperto. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Il voto di Bpm rafforza il progetto di un terzo polo bancario

A questo punto la domanda è inevitabile: come si passa, in poche settimane, da un’operazione percepita come coordinata a una dispersione così evidente delle forze in campo? E ancora: perché anche Bpm, che quel percorso aveva accompagnato, decide di votare Lovaglio? Qui la politica riemerge, ma senza dichiararsi. La banca più sensibile agli umori leghisti potrebbe aver fatto i suoi calcoli: con Lovaglio al timone, l’ipotesi di un terzo polo bancario che unisca Milano e Siena si fa più agibile. Un progetto cui potrebbero frapporsi  dinamiche personali, tipo la non irresistibile sintonia tra Lovaglio e Castagna, ma che resta, nel complesso, coerente con un disegno che circola da tempo. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Giuseppe Castagna (Imagoeconomica).

Palermo resta una riserva credibile per le prossime partite

In questo gioco di spostamenti laterali, esce di scena Fabrizio Palermo. Non era l’amministratore delegato uscente, ma quello designato a segnare la discontinuità rispetto alla precedente gestione. Il mercato, ovvero i proxy advisor che ne raccolgono gli umori, avevano indicato in lui un profilo di garanzia per il futuro di Rocca Salimbeni. Resta in Acea, con un secondo mandato davanti. E con un’età, 55 anni, e una rete di relazioni che lo rendono una riserva credibile per le prossime partite pubbliche quando molti degli attuali protagonisti usciranno di scena. 

Mps, cosa rivela la vittoria di Lovaglio tra vecchi piani e nuovi equilibri
Fabrizio Palermo (Ansa).

La vittoria di Lovaglio fa emergere nuovi equilibri in via di definizione

Tutto finito dunque col ritorno di Napoleone Lovaglio? Difficile crederlo. La politica è già in campagna elettorale e nei prossimi mesi le fibrillazioni aumenteranno. Impensabile che il sistema finanziario ne resti immune. Siena chiude una pagina e ne riapre subito un’altra. Con nuovi equilibri, vecchie logiche e attori pronti a rientrare in gioco. Quella di Lovaglio non è solo una vittoria, è l’emersione di equilibri che stanno altrove: più opachi, più mobili, ancora in cerca di una forma definitiva. Alleanze che fino a ieri venivano raccontate come granitiche si sono rivelate per quello che sono sempre state: costruzioni temporanee, tenute insieme più dalla convenienza che dalla convinzione. Non si rompono davvero, semplicemente smettono di coincidere. E a quel punto ciascuno torna a muoversi lungo la propria traiettoria, su nuovi fronti, come se nulla ci fosse stato prima. 

Sondaggi politici Youtrend, Schlein in testa in caso di primarie

In caso di primarie nel campo largo per scegliere il candidato premier, Elly Schlein sarebbe in vantaggio. È quanto emerge dal sondaggio Youtrend per Sky Tg24 pubblicato il 15 aprile 2026. In particolare, è stato chiesto agli elettori dei partiti del campo largo chi voterebbero alle eventuali primarie di coalizione per scegliere il candidato premier del 2027 e sono stati individuati due scenari. Nel primo scenario, che considera quegli elettori del campo largo che hanno detto che sicuramente andranno a votare, Schlein vincerebbe con il 41 per cento davanti a Giuseppe Conte (26 per cento) e Silvia Salis (25 per cento). Nell’altro scenario, che considera gli elettori del campo largo che indicano una probabilità di almeno 8 su 10 di andare a votare alle primarie, il 36 per cento indica la segretaria del Pd, il 29 per cento la sindaca di Genova e il 26 per cento il presidente del Movimento 5 Stelle. Percentuali più marginali per un generico candidato espresso da Alleanza Verdi-Sinistra (3 o 5 per cento a seconda dello scenario), per il fondatore di Più Uno Ernesto Maria Ruffini (3 o 4 per cento) e per il sindaco di Napoli nonché presidente dell’Anci Gaetano Manfredi (1 per cento).