Pitti Pizza & Friends, il villaggio è pronto tra pizza, musica e spettacolo

Non soltanto una grande festa della pizza, ma un vero villaggio sul mare nel quale gusto, musica, formazione, inclusione e solidarietà convivono per sei giorni nello stesso spazio. Da oggi, martedì 25 a domenica 30 agosto Piazza della Libertà torna ad accogliere Pitti Pizza & Friends: la pizza resta il cuore, ma intorno cresce un’esperienza che mette insieme professionisti e giovani, tradizione e nuove generazioni, grandi artisti e talenti emergenti, eccellenze gastronomiche e impegno sociale. La manifestazione è ideata da Maurizio Falcone e promossa dall’Associazione Alimenta, presieduta dallo stesso Falcone, con Alfonso Aufiero vicepresidente. L’evento è organizzato con Effe Emme Eventi, con il patrocinio e il sostegno di Comune di Salerno, Regione Campania, Provincia di Salerno, Camera di Commercio di Salerno, Fondazione Cassa di Risparmio, Banca Monte Pruno, ASI Salerno, Fondazione Banco di Napoli, Parco Nazionale del Cilento Vallo di Diano e Alburni, Humanitas, Onmic, IPSEOA R. Virtuoso, AiC Campania – Associazione Italiana Celiachia, ENS Salerno – Ente Nazionale Sordi. Una nuova disposizione degli spazi restituisce quest’anno il senso più autentico del villaggio. I forni non saranno allineati lungo il perimetro della manifestazione, ma disposti in due grandi mezze lune fronte palco. Una configurazione pensata per creare un unico grande spazio condiviso: da una parte le pizzerie, dall’altra il palco, in mezzo il pubblico, gli stand e gli ospiti. E tutto con lo sguardo rivolto verso il mare. Piazza della Libertà, affacciata sul Golfo di Salerno, diventa così una piazza nella piazza, un luogo nel quale mangiare, ascoltare musica, incontrarsi e vivere lo spettacolo senza separazioni. Un villaggio aperto, dove anche i pizzaioli diventano parte della festa e possono godere dello spettacolo insieme al pubblico. LA PRIMA SERA: I DITELO VOI E IL PALCO DEI GIOVANI. Ad aprire la sei giorni, oggi, martedì 25 agosto alle 22.30, saranno I Ditelo Voi, storico trio comico napoletano, protagonisti di una serata all’insegna della comicità e dell’intrattenimento. A seguire il dj set di Rosario Della Ragione. A guidare la serata sarà Pippo Pelo, volto storico della radio italiana e protagonista di una conduzione capace di accompagnare il pubblico lungo il viaggio musicale e spettacolare della manifestazione. Ma prima dei protagonisti della serata il palco sarà tutto per gli emergenti, secondo una formula che accompagnerà ogni appuntamento della manifestazione: ogni sera, dalle 20, infatti, i giovani artisti precederanno i big, trasformando Pitti Pizza & Friends anche in una vetrina per chi sta costruendo il proprio percorso. A inaugurare questa parte del programma, condotta da Aurelia Santoro, saranno i Frenèsia, sette giovani musicisti della provincia di Salerno che hanno unito pop, blues e R&B in un progetto nato appena otto mesi fa. Con loro Modna, al secolo Mauro Tummolo, artista di Lavello con oltre trent’anni di musica alle spalle, tre album pubblicati e più di 750mila stream su Spotify. Sul palco salirà poi DINìCHE, dal Concertone del Primo Maggio di Roma al Pitti con il suo elettropop contaminato da napoletano, italiano e inglese. Spazio quindi alla Zeronegativoband, formazione nata sedici anni fa e oggi composta da musicisti professionisti, con un repertorio che attraversa pop, rock e dance e quattro inediti attualmente in promozione. La prima serata vedrà inoltre protagonisti Antinea, che lo scorso 31 luglio ha pubblicato il primo singolo «Playa Abama», e Taix, nome d’arte di Alessandro Taiani, artista che unisce stand-up comedy, doppiaggio, musica e contenuti social. Una scelta precisa: il palco di Pitti Pizza & Friends non vuole essere soltanto quello dei nomi già affermati, ma anche uno spazio nel quale chi sta iniziando possa incontrare un pubblico importante. La musica dunque come occasione di crescita e promozione dei nuovi talenti. SEI SERE, UN PALCO CHE ATTRAVERSA LE GENERAZIONI. Il programma proseguirà mercoledì 26 agosto con Francesco Procopio, anticipato da Giulia Molino, talentuosa rapper e cantautrice e poi sempre il dj set di Rosario Della Ragione. Giovedì 27 sarà la volta di Giovami, Napoleone, Lorenzo Lupo, Lime Loop, Luk3 ed Eddie Brock, protagonista del Festival di Sanremo 2026 con «Avvoltoi». Venerdì 28 spazio a Jasley, Gabriele Esposito, Cioffi, Federica Abbate e TrigNo. Sabato 29 arriveranno Valentina Pesaresi, Cosmonauti Borghesi, Florinda, Francesco Da Vinci, Banfy e Lorenzo Salvetti, vincitore di Amici 25. Gran finale domenica 30 agosto con Petit, Btwins, Senza Cri, Leo Gassmann, Settembre, Dolcenera e Rovazzi. LA PIZZA, IL TERRITORIO E IL GUSTO. Se la musica porta sul palco le nuove generazioni e i grandi protagonisti della scena italiana, il villaggio racconta invece la tradizione gastronomica. I 21 forni, sotto la direzione tecnica di Nunzio Mascolo, rappresentano diverse anime della pizza campana e italiana, con pizzerie provenienti da Salerno, dalla Campania e anche dall’estero. L’obiettivo è offrire al pubblico non soltanto una pizza, ma una vera esperienza di degustazione, attraverso impasti, prodotti e interpretazioni differenti: Antica Pizzeria Reginè di Salerno, I Due Fratelli di Salerno, Il Panuozzo di Gragnano – I Due Fratelli, 280 Grammi di Caserta, Brandi di Napoli, Pizza a Metro di Vico Equense, La Pizza di Umberto Falcone di Salerno, L’Angelo e il Diavolo di Salerno, Quanto Basta di San Giorgio del Sannio e Salerno, La Perla di Pulecenella di Salerno, Il Vicolo della Neve di Salerno e Antico Borgo di Nocera. Con Pizzeria Madison sarà inoltre presente un forno dedicato alle persone celiache, in collaborazione con AIC Campania – Associazione Italiana Celiachia. Torna anche la pizzeria San Matteo di New York. Tra le novità dell’edizione 2026 c’è la partecipazione del Maestro Cavaliere Giuseppe Corsini, riconosciuto come il primo pizzaiolo sordo d’Europa. La collaborazione con ENS Salerno porta nel villaggio il tema dell’accessibilità e della valorizzazione delle professionalità, dimostrando come il lavoro e il talento possano abbattere le barriere. Accanto alla pizza ci saranno i prodotti tipici e le eccellenze del territorio, con A casa tua sapori Cilentani, e quest’anno il vino incontrerà la pizza grazie alla collaborazione con In Vino Civitas, il Salone del Vino di Salerno, creando un dialogo tra due mondi della cultura enogastronomica e valorizzando il momento della degustazione. DALLA PIAZZA ALLA FORMAZIONE: GLI STUDENTI ALBERGHIERI AL LAVORO Il villaggio sarà anche un luogo di formazione. Gli studenti dell’IPSEOA R. Virtuoso di Salerno saranno coinvolti fattivamente nella manifestazione e lavoreranno a contatto con il pubblico, anche nel servizio ai tavoli. Non semplici spettatori, dunque, ma ragazzi chiamati a vivere dall’interno una grande manifestazione, mettendo in pratica competenze e conoscenze acquisite a scuola. Piazza della Libertà diventa così anche un’aula a cielo aperto, dove la formazione incontra direttamente il mondo del lavoro e dell’evento. SOLIDARIETÀ E INCLUSIONE La convivialità si tradurrà anche in solidarietà. Nel corso delle sei giornate saranno diverse le associazioni coinvolte nelle attività di beneficenza e sensibilizzazione, perché il valore di una manifestazione popolare si misura anche nella capacità di restituire qualcosa alla comunità. Il coinvolgimento di realtà come Humanitas, Onmic, ENS Salerno e le altre associazioni partner rafforza la dimensione sociale dell’appuntamento. Con Salerno Pulita, CIAL, Corepla, Ricrea e Comieco torna inoltre la «Ruota del Riciclo», con giochi, informazioni e premi per sensibilizzare il pubblico alla corretta raccolta differenziata. MOBILITÀ, SOSTENIBILITÀ E UN VILLAGGIO FACILE DA RAGGIUNGERE. Per permettere al pubblico di raggiungere Piazza della Libertà senza dover necessariamente utilizzare l’auto, durante le sei serate sarà potenziata la Metropolitana di Salerno e saranno attive navette gratuite tra Piazza Vittorio Veneto e Piazza della Libertà. Le navette saranno operative per l’andata dalle 19 alle 23 e per il ritorno dalle 21 fino all’1.15, con corse ogni 30 minuti. La Metropolitana sarà potenziata nelle fasce serali e notturne, con collegamenti da Salerno fino alle 22.35 e da Arechi (con partenza da Arechi dalle 18.35 e da Piazza Vittorio Veneto dalle 19) fino all’1.35. Media Partner: Radio Kiss Kiss. Main sponsor: Molini Pizzuti, La Rosina, Etè Supermercati, Motta Caffè, Latteria Sorrentina, Autodue, Santoro Creative Hub. Sponsor: Coca-Cola, Peroni Nastro Azzurro, Fabbrocino, Finocchietto Esagerato, La Contadina, SEV-Iren, Humankey, FG Industria grafica, Melella Group, Tecno Inox, Ormeggio Autuori, Sponsor tecnici: I-Move Smart Mobility, 84100 Ingegneria srl, Arck De Rosa, Caseificio Ilka-Fiordilatte San Matteo, I Casola Consulenti di bellezza, Zio Pepe, Ricciardi Computer-VNE S.p.A., In Vino Civitas – Salone del Vino Salerno, Portadimare enoteca, Vitale srl, Convergenze, Linee Contemporanee, Capece workwear. Il costo del biglietto d’ingresso è di 20 e comprende quattro tranci di pizza, una bibita, un caffè e l’accesso all’area spettacolo. Per i bambini di altezza inferiore a un metro e venti l’ingresso è gratuito. Chi invece vuole godersi esclusivamente la musica può scegliere la drink card, al costo di 15 euro. I biglietti possono essere acquistati direttamente al botteghino e sono validi esclusivamente per la giornata di acquisto. Ulteriori ticket potranno essere acquistati anche all’interno dell’area.

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Salernitana, De Luca presente all’Arechi

C’è anche Vincenzo De Luca sugli spalti dell’Arechi per la prima gara di campionato della stagione 2026/27 tra Salernitana e Sorrento.

Il primo cittadino di Salerno è arrivato allo stadio pochi minuti prima del fischio d’inizio e si è accomodato in tribuna per assistere alla sfida e seguire da vicino la formazione granata allenata da Serse Cosmi.

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Salernitana-Sorrento: le formazioni

SALERNITANA-SORRENTO – 1^ GIORNATA, SERIE C, GIRONE C – STADIO ARECHI (SALERNO) – ORE 21

Salernitana (3-4-2-1): Galeotti; Matino, Capuano, Zoia; Villa, Gyabuaa, Vitale, Anastasio; Achik, D’Ursi; Lescano. A disp: Cevers, Cataldo, Del Pin, Longobardi, Sorbino, Mastrovito, Djibril, Di Vico, Cardoni, Boncori. All: Cosmi

Sorrento (3-5-2): Harrasser; Di Somma, Cargnelutti, Viscardi; Puzone, Cuccurullo, Capezzi, Marchesi, Crecco; Starita, Bolzan. A disp: Del Sorbo, Boccarusso, Evangelisti, Solcia, Castaldi, Paglino, Cangianiello, Falasca, Ricci, Bernabeo, Plescia. All: Maiuri

Arbitro: Vogliacco di Bari (Capriuolo/Massari). IV uomo: Liotta. FVS: Monaco

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Salernitana, la Sud carica la squadra: «Onorate la maglia, onorate la nostra città»

Noi vogliamo gente che lotta. Onorate questa maglia, onorate questa città». È il messaggio lanciato dalla Curva Sud della Salernitana, che questa sera ha accolto il pullman della squadra all’Arechi, a pochi minuti dall’esordio in campionato contro il Sorrento.

Cori, fumogeni e uno striscione hanno accompagnato l’arrivo della squadra allo stadio, in un clima di grande attesa per l’inizio del campionato di Serie C.

Il messaggio dei tifosi è stato netto: «Non ci interessa la società, ci interessa la maglia». Un invito ai calciatori a dare tutto sul campo, al di là delle vicende societarie e delle dinamiche del club.

«Sudate e sputate sangue e saremo con voi», hanno ribadito i sostenitori granata, chiedendo alla squadra di affrontare ogni partita con determinazione, sacrificio e attaccamento ai colori.

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Incidente mortale a Capaccio, 17enne gravemente ferita trasferita a Napoli

È stata trasferita in eliambulanza dall’ospedale San Luca di Vallo della Lucania all’ospedale del Mare di Napoli la 17enne di Ceraso rimasta gravemente ferita nell’incidente stradale avvenuto all’alba di ieri sulla Statale 18, in località Spinazzo, a Capaccio Paestum, nel Salernitano, costato la vita a un 33enne, Fabio Barlotti. La ragazza, intubata, è stata trasferita per ricevere cure specialistiche. Nella notte, intanto, si è tenuta a Pellare, frazione di Moio della Civitella, una veglia di preghiera per la vittima e i giovani coinvolti nello scontro. A promuoverla è stato il parroco don Aniello Carinci, contattato dalla madre di una delle ragazze rimaste ferite nello scontro. “La preghiera è l’unica cosa che conta, il resto sono chiacchiere”, ha detto il sacerdote. Restano ricoverati gli altri due giovani feriti: la 22enne di Ceraso, all’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, e il 21enne di Moio della Civitella, trasferito all’ospedale Ruggi d’Aragona di Salerno. Oggi alle 17, nella chiesa di San Pietro Apostolo a Capaccio, si svolgeranno i funerali di Barlotti, morto sul colpo nello scontro tra due auto. La camera ardente è stata allestita nella Casa del Commiato Santalucia, in località Santa Venere. L’incidente era avvenuto intorno alle 5 di ieri. Barlotti era alla guida di una delle due vettura, sull’altra vettura viaggiavano quattro giovani: tre sono rimasti feriti e uno è rimasto illeso. Sul posto erano intervenuti vigili del fuoco, Polizia stradale e Carabinieri. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire la dinamica del sinistro.

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Esplosione in una palazzina a Cassino, gravi due salernitani

Sono entrambi originari della provincia di Salerno il 54enne e la 40enne rimasti gravemente ustionati in seguito all’esplosione verificatasi all’interno di una palazzina a Cassino. I due, lei oss e lui infermiere all’ospedale di Cassino, sono stati inizialmente trasportati al pronto soccorso del “Santa Scolastica” dove sono stati intubati. Poco dopo è stato disposto il trasferimento in elicottero al “Sant’Eugenio” di Roma.

Sono in corso accertamenti per ricostruire la dinamica di quanto accaduto. Le indagini sono state delegate ai carabinieri della compagnia di Cassino, con il supporto dei vigili del fuoco. Il sospetto è che l’esplosione sia stata provocata da una fuga di gas. La deflagrazione ha causato il crollo del tetto dell’appartamento – situato all’ultimo piano di una palazzina di via Guado – nel quale i due vivevano.

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Vasto rogo in Costa d’Amalfi, in azione 3 canadair

Tre canadair e tre elicotteri sono in azione in Costiera amalfitana per fronteggiare un incendio divampato in piu’ punti tra Tramonti e Maiori, nel Salernitano. Le fiamme hanno colpito duramente diverse localita’, concentrandosi in particolare nelle zone di Vitagliano, Santa Maria delle Grazie e Trapulico, dove la situazione e’ monitorata con estrema attenzione per la vicinanza alle aree abitate e alla fitta vegetazione. Sul campo e’ dispiegato un imponente dispositivo di soccorso. Oltre ai vigili del fuoco e alle associazioni di volontariato locali, l’intervento vede il coinvolgimento di forze della Regione Campania. A coordinare le complesse operazioni di spegnimento e’ il direttore delle operazioni di spegnimento (Dos) dei caschi rossi che, da diverse ore, dirige dal campo le manovre di contenimento. Sul posto anche due Dos della Regione. Per arginare l’avanzata del fuoco e proteggere il territorio, e’ in corso un massiccio attacco dall’alto: sono in azione tre canadair, due elicotteri della Regione Campania e un elicottero pesante Erickson S-64. Le operazioni proseguiranno senza sosta per cercare di domare i diversi focolai ancora attivi e mettere in sicurezza l’intera area della Costiera.

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Salernitana, l’appello del CCSC: “Ci aspettiamo sacrificio e rispetto per i nostri colori”

“Il Centro Coordinamento Salernitana Club invita tutti i tifosi, tutti i club e tutti coloro che hanno a cuore la nostra Salernitana a ritrovare quella compattezza che nei momenti più difficili, così come in quelli più belli, ha sempre rappresentato la nostra forza.
Chi veste la maglia granata non indossa semplicemente una divisa: porta con sé la storia, l’orgoglio e l’amore di un’intera città. Ogni partita, ogni contrasto, ogni corsa e ogni goccia di sudore devono essere accompagnati dalla consapevolezza di ciò che significa rappresentare Salerno e la Salernitana.
A chi scenderà in campo chiediamo una cosa semplice, ma fondamentale: lotta, carattere, sacrificio e rispetto per questi colori. Dal primo minuto fino all’ultimo secondo.
Per questo insieme agli ultras della curva sud siberiano invitiamo tutta la tifoseria a ritrovarsi oggi, alle ore 18:30, all’esterno dello Stadio Arechi, piazzale Tribuna, per accogliere la squadra e far sentire immediatamente la vicinanza e la passione di Salerno.
Sarà il primo appuntamento di una stagione che dovrà vederci tutti dalla stessa parte.
Perché quando in campo c’è la Salernitana, non ci sono divisioni.
C’È SALERNO.
E Salerno deve farsi sentire.
E’ questo il messaggio rivolto dal Centro Coordinamento Salernitana Clubs, presieduto da Francesco Mussio, alla vigilia dell’inizio del campionato di Lega Pro della squadra granata

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Celano (Forza Italia): “ Ora Capaccio Paestum merita una nuova stagione”

«Apprendiamo con soddisfazione della conclusione, dopo poco più di un anno, dell’esperienza amministrativa guidata dal sindaco Gaetano Paolino.
Si chiude una parentesi che, a nostro avviso, non è riuscita a garantire a Capaccio Paestum quella stabilità e quella capacità amministrativa di cui la città ha bisogno.
Ora è il momento di guardare avanti e di costruire una nuova stagione, con un’amministrazione seria, competente e profondamente legata al territorio. Capaccio Paestum ha bisogno di donne e uomini che conoscano realmente la città, i suoi problemi e, soprattutto, le sue straordinarie potenzialità.
Le priorità sono chiare: risanare il bilancio, migliorare i servizi, programmare gli interventi necessari e rilanciare lo sviluppo turistico ed economico di uno dei territori più belli e attrattivi della provincia di Salerno.
Non servono improvvisazione e personalismi, ma un progetto concreto e una classe dirigente capace di assumersi responsabilità e lavorare nell’interesse esclusivo della comunità.
Capaccio Paestum merita un’altra stagione, fatta di stabilità, competenza e concretezza. Forza Italia è pronta a fare la propria parte per contribuire alla costruzione di un futuro migliore per la città».
Roberto Celano
Segretario provinciale Forza Italia – Consigliere regionale

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Comunali di Milano, Patto per il Nord punta su Gabriele Abbiati

Avanti un altro! Alla già lunghissima lista di candidati alla successione di Beppe Sala si aggiunge Gabriele Abbiati, neodirigente di Patto per il Nord. La sua candidatura non è ancora ufficiale, ma – come può anticipare Lettera43 – sta rapidamente maturando in seno al cartello di movimenti settentrionalisti fondato due anni fa da ex leghisti delusi dalle politiche nazionaliste e sovraniste di Matteo Salvini e desiderosi di tornare alle istanze originali di Gianfranco Miglio e Umberto Bossi. Proprio quest’ultimo – mancato lo scorso marzo – aveva benedetto la nascita del nuovo soggetto, guidato da Paolo Grimoldi e successivamente rinforzatosi passo dopo passo con le adesioni di Grande Nord, Rete22, Associazione Gianfranco Miglio, Rete per il Nord, Forza Nord, Autonomia e Libertà e diverse altre sigle minori, non solo afferenti all’ambito leghista.

Comunali di Milano, Patto per il Nord punta su Gabriele Abbiati
Paolo Grimoldi (Imagoeconomica).

Un programma da Carroccio prima maniera

Gli obiettivi politici recuperano pari pari quelli del primo Carroccio: diventare un vero e proprio “sindacato del Nord” per rappresentare a Roma tutte le istanze del territorio più produttivo d’Italia, a partire dalla questione del residuo fiscale. «A Milano vale circa 11 miliardi di euro, una cifra che coprirebbe per intero il bilancio comunale», confida un esponente del movimento. Si sottolinea inoltre l’intenzione di ergersi a baluardo non solo dei “milanesi”, ma anche di vive in città – staccandosi quindi dalla remigrazione e dalle posizioni estremiste che ruotano intorno a Roberto Vannacci – attraverso una legge speciale che dia a Milano le stesse risorse e gli stessi poteri di cui gode Roma, potenziando nel contempo la Città Metropolitana. 

Un ex leghista lontano dal celodurismo

Non è un caso che il frontman più accreditato di questa difficilissima sfida sia Abbiati, ex leghista entrato a Palazzo Marino nel 2019 al posto di Salvini, allora proiettato verso il governo Roma e oggi in fortissima crisi. Abbiati, 39 anni, è un ex leghista davvero sui generis: mite, pronto al dialogo, attivo nel sociale, paziente arbitro nei tornei di calcio ACLI (dove certi calciatori amatoriali fanno più bizze dei politici di professione), più attento ai rapporti umani che ai diktat politici e, si dice, mai sdraiato sugli input provenienti da via Bellerio. Per questo è apprezzato trasversalmente anche dagli avversari, sia quelli incontrati a Palazzo Marino, sia quelli della precedente esperienza nel Municipio 9 (Niguarda, Affori e Bruzzano), dove ha mosso i primi passi in politica. 

Comunali di Milano, Patto per il Nord punta su Gabriele Abbiati
Gabriele Abbiati.

Le ambizioni di Bernardelli

È iniziata molto prima la traiettoria di Roberto Bernardelli, imprenditore del settore alberghiero entrato in politica negli Anni 80 sulla scia del fenomeno-Bossi. Presidente del Patto per il Nord, ex leghista e già fondatore del partito Pensionati e del Grande Nord, Bernardelli a 77 anni è ancora molto attivo, conduce una trasmissione televisiva autogestita, e non disdegnerebbe certo di essere lui il candidato sindaco di questa eterogenea aggregazione.

Comunali di Milano, Patto per il Nord punta su Gabriele Abbiati
Roberto Bernardelli (Ansa).

Tutto, al momento, propende però nella direzione di Abbiati, che insieme a Grimoldi dovrà decidere dove orientare questo temerario vascello: il porto finale è una sfida in solitaria o si troveranno produttive alleanze lungo il percorso? Occasioni di incontro certamente non mancheranno: l’amichevole Abbiati si è incamminato lungo una strada già frequentata, nel centrodestra, dal moderato Maurizio Lupi alla pasionaria salviniana Silvia Sardone, dal civico Antonio Civita al redivivo Pietro Tatarella, dall’outsider Giovanni Terzi all’immancabile Alessandro Spada (ai quali, a destra destra, si aggiunge il vannacciano Carmelo Burgio). Vincere sarà complicato, stringere accordi molto meno.

Comunali di Milano, Patto per il Nord punta su Gabriele Abbiati
Comunali di Milano, Patto per il Nord punta su Gabriele Abbiati
Comunali di Milano, Patto per il Nord punta su Gabriele Abbiati
Comunali di Milano, Patto per il Nord punta su Gabriele Abbiati
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Altro che accordo col Canada: Trump alza al 50 per cento i dazi su auto e acciaio

Con un messaggio sul suo social Truth, Donald Trump ha annunciato che a partire «dal primo gennaio 2027 i dazi su tutte le auto, i camion (grandi e piccoli), la componentistica automobilistica e l’acciaio» provenienti dal Canada «saliranno al 50 per cento». Nel suo post, il tycoon ha accusato Ottawa di aver «truffato» per anni Washington con le sue tariffe «scandalosamente elevate» sui prodotti agricoli statunitensi: «Non è sostenibile, non più. Il Canada non sarà più trattato come uno Stato! Anche sul fronte commerciale, oltre che sotto altri aspetti, è una delle nazioni con cui è più difficile trattare al mondo. Noi non abbiamo bisogno del Canada, sono loro ad aver bisogno di noi».

Altro che accordo col Canada: Trump alza al 50 per cento i dazi su auto e acciaio
Il post di Trump su Truth.

E pensare che il 19 giugno Trump aveva annunciato su Truth la sospensione per tre giorni dei nuovi dazi del 50 per cento su un’ampia gamma di prodotti provenienti dal Canada, che sarebbero dovuti entrare in vigore quel giorno. Alla base della decisione progressi – a questo punto finiti nel nulla – nelle trattative tra Washington e Ottawa.

Salta la visita di Kushner e Witkoff a Mosca: «Poca sostanza»

La prevista visita a Mosca di Steve Witkoff e Jared Kushner, inviati di Donald Trump, è stata rinviata «poiché non esiste un’agenda sufficientemente sostanziosa per l’incontro» e, certamente, non si terrà prima di settembre. Lo ha riferito alla Tass Ivan Timofeev, direttore generale del Consiglio Russo per gli Affari Internazionali. Witkoff e Kushner in questi giorni erano (in teoria) attesi sia a Kyiv che a Mosca: i due hanno però disertato le celebrazioni per il 35esimo anniversario dell’indipendenza dall’Unione Sovietica in Ucraina e adesso è arrivata anche la notizia che non si presenteranno in Russia.

Timofeev: «Un conto è fare tentativi, un altro è ottenere risultati»

«È positivo che ci sia una certa attività da parte americana e dei tentativi, seppur procedendo per tentativi ed errori, di individuare un approccio praticabile», ha dichiarato Timofeev: «Ciò contrasta con l’atteggiamento dell’Amministrazione Biden, che non ha intrapreso iniziative di questo genere. Tuttavia, un conto è fare dei tentativi, un altro è ottenere risultati. E di questi ultimi non se ne sono ancora visti». Del rinvio della visita di Witkoff e Kushner ha parlato anche il ministro degli Esteri Sergej Lavrov, il quale ha ribadito la disponibilità da parte di Vladimir Putin a un nuovo incontro con gli emissari di Trump. Resta da capire, ha sottolineato, quali proposte presenteranno al Cremlino.

Lagarde verso la guida del World Economic Forum

Secondo la testata svizzera Neue Zürcher Zeitung, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde è vicina a prendere il timone del World Economic Forum: l’attuale leadership di Davos è affidata al momento ai co-presidenti Larry Fink (ceo di BlackRock) e André Hoffmann (vicepresidente di Roche), che dovrebbero lasciare dopo il prossimo vertice annuale, previsto a gennaio del 2027.

L’investitura da parte del fondatore del Wef

Lagarde, membro del cda del World Economic Forum da 18 anni e considerata dal fondatore Klaus Schwab una candidata ideale alla guida dell’organizzazione, avrebbe dato la propria disponibilità a ricoprire l’incarico dopo l’investitura ricevuta dal board riunitosi a Cologny, vicino a Ginevra. Se ciò accadesse, diventerebbe la prima donna a guidare il Wef. A luglio Lagarde ha aperto alla possibilità di lasciare la guida della Banca centrale europea prima della scadenza naturale del mandato nell’autunno del 2027 (è in carica dal 2019), facendo intendere di volersi impegnare nella campagna per le prossime elezioni presidenziali francesi.

Dall’aborto all’eutanasia, tutti i “no” della seconda parte del programma di FN

Futuro Nazionale ha pubblicato la seconda parte della sua Base Ideologica e Programmatica, che parte dal consueto presupposto dei vannacciani: l’identità cristiana «come elemento pubblico della tradizione nazionale». Tanti i “no” snocciolati nel documento: da quello all’aborto (che non sarebbe un diritto), a quello al matrimonio tra persone dello stesso sesso, fino a quello all’eutanasia. «Dopo la prima, dedicata a remigrazione ed economia, questa volta mettiamo al centro ciò che decide il futuro di una Nazione: la famiglia, le politiche di riattivazione demografica, la difesa della vita, la sovranità digitale, la cybersicurezza, il sociale e le scelte di difesa», spiega Roberto Vannacci prima di approfondire i singoli temi dal sito del partito.

Per Vannacci «l’aborto non è un diritto»

«Il matrimonio rimane l’unico istituto di coppia, perché solo la procreazione ha rilievo pubblico. Difendiamo la vita dal concepimento alla morte naturale, rifiutiamo eutanasia e omicidio del consenziente, garantiamo le cure palliative e vietiamo di far morire di fame e di sete», si legge nel programma di FN. «Come già stabilito dalla legge 194/1978 l’aborto non è un diritto». Il concepito, anzi, dovrebbe essere «soggetto titolare di interessi giuridicamente tutelati»: riconosciuto già in gravidanza per bonus e agevolazioni, dalle borse di studio alle case popolari, con aggravanti per i reati contro donne incinte che ne provochino la perdita. Vannacci poi elenca una serie di proposte: «esenzioni progressive per chi ha figli, il “Reddito di Rinascita” per le madri e il Mutuo Tricolore che azzera gli interessi al terzo figlio e le “quote azzurre” per facilitare i trasferimenti alle famiglie numerose dei dipendenti delle Pubbliche amministrazioni». Inoltre l’ex generale vorrebbe l’istituzione «del ministero della Vita, della Famiglia naturale e dell’Identità, della Giornata nazionale della Vita nascente il 25 marzo e di un Piano nazionale per la Vita nascente e la Prevenzione dell’Aborto».

Dall’aborto all’eutanasia, tutti i “no” della seconda parte del programma di FN
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

No a «eutanasia e omicidio del consenziente»

Visto che la posizione di Futuro Nazionale è quella «pro-vita dal concepimento alla morte naturale», da qui il netto no a «eutanasia e omicidio del consenziente (dalla sinistra detto suicidio assistito)». FN vuole pertanto «l’applicazione piena della legge sulle cure palliative (oggi precluse a circa il 70 per cento degli aventi diritto perché sinistra e ipodestra non stanziano quanto necessario) e potenziamento della terapia del dolore». Idratazione e alimentazione «non saranno considerate come terapie, perché non lo sono, e nessuno potrà più esser fatto morire intenzionalmente di fame e di sete». Si legge poi nel programma: «Sospendibili solo i trattamenti oggettivamente sproporzionati perché non raggiungono l’effetto, creano più danni fisiologici che benefici o producono un dolore fisico la cui sopportazione richiederebbe, sul piano oggettivo e non soggettivo, una capacità eroica. Consentite terapie di riduzione del dolore che, indirettamente, possano provocare un accorciamento della vita, senza però poter mai voler produrre direttamente e intenzionalmente la morte: ciò sarebbe omicidio».

FN vorrebbe l’abrogazione delle unioni civili

La seconda parte del programma di Futuro Nazionale, ovviamente, sottolinea come la famiglia naturale debba essere «fondata sull’unione di uomo e donna come modello da sostenere con politiche fiscali, abitative, asili nido e congedi». In tal senso, la proposta più netta è l’abrogazione delle unioni civili: «Le facoltà oggi collegate all’istituto (permesso lavorativo per visite ospedaliere, visita carceraria, disposizioni personali, rappresentanza legale, eredità, ecc.) verrebbero ricondotte a diritti individuali esercitabili dal cittadino verso la persona da lui indicata, senza necessità di elevare il rapporto sessuale a criterio di concessione dei diritti».

Maternità surrogata: chieste pene più severe

Passando a un tema correlato, il programma di Futuro Nazionale dichiara la «contrarietà alla fecondazione eterologa»: adozioni e affidi dovrebbero essere possibili solo «per la famiglia, composta da un uomo e da una donna coniugati». Nel documento si auspicano poi pene più severe per chi ricorre alla maternità surrogata: 5-10 anni di reclusione la sanzione per il cosiddetto utero in affitto e interdizione dai pubblici uffici per chi viene condannato «essendo reato analogo alla riduzione in schiavitù». Vannacci propone inoltre «il divieto di trascrivere atti che attribuiscano al medesimo bambino due madri o due padri: nessuna menzogna in materia d’anagrafe».

Stop in tv ai contenuti genderisti/omosessualisti

Per i vannacciani deve diventare reato universale – perseguibile cioè anche se commesso all’estero – ogni pratica che in qualsiasi modo possa aiutare il cambiamento di genere per i minori. Da vietare pertanto «interventi chirurgici di riassegnazione del sesso, ormoni cross-sex e bloccanti della pubertà sui minorenni». E, nei pensieri dell’ex generale, anche i contenuti scomodi in tv con «l’estensione della fascia protetta televisiva 6-23 con tanto di divieto di contenuti audiovisivi genderisti/omosessualisti quando possano essere esposti i bambini e il rifiuto di direttive internazionali volte alla promozione dell’agenda Lgbt».

Esplosione in una palazzina a Cassino, due ustionati gravi

Una violenta esplosione si è verificata, nella mattina di lunedì 24 agosto 2026, in un appartamento all’ultimo piano di una palazzina a Cassino in via Guado Santa Maria. Il tetto dello stabile è crollato. Le cause sono in corso di accertamento e i sospetti si concentrano su una fuga di gas. Due persone sono rimaste gravemente ustionate e trasferite in elicottero al centro Grandi Ustionati presso l’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Sul posto Vigili del fuoco, Carabinieri, personale sanitario, il sostituto procuratore della Repubblica Laura D’Elia ed il sindaco Enzo Salera.

La bomba Giannetta in Forza Italia e le altre pillole del giorno

«Tira ‘na giannetta» è un detto popolare romano che evoca l’arrivo di un vento freddo, pungente. Una corrente che annuncia tempesta dalle parti di Forza Italia. A partire dalla Calabria, dove Roberto Vannacci ha candidato per le suppletive del 27 e 28 settembre indette per sostituire il sindaco di Reggio Francesco Cannizzaro, Domenico Giannetta, fino a qualche ora fa capogruppo azzurro in Regione, che dopo essere stato cacciato dal governatore Roberto Occhiuto è passato al Misto. Uno schiaffo doppio e forse pure triplo quello assestato dal generalissimo a FI. Non solo in faccia ad Antonio Tajani, leader già nel mirino di Arcore e recentemente sfidato da Paolo Zangrillo. La botta è arrivata anche al presidente calabrese vicino ad Arcore – anche se Giannetta ha precisato che lo strappo non è stato dovuto a dissapori con Occhiuto – e forse ha colpito di striscio anche Marina Berlusconi che pare abbia imposto come candidato il fidato Fabio Roscioli, tesoriere nazionale del partito e avvocato di Fininvest. FN, scegliendo come primo candidato nazionale Giannetta, tenta il colpaccio simbolico. Nel post con cui ha annunciato la candidatura dell’ex capogruppo azzurro in Regione, Vannacci ha giocato pesante sottolineando «la differenza tra noi e la politica rancida e poltronara di Forza Italia che preferisce candidare un romano sconosciuto al territorio usando i voti dei reggini».

Le suppletive nel collegio di Reggio Calabria, del resto, sono «l’ultimo e unico test politico-elettorale prima del voto per il nuovo Parlamento previsto tra la primavera e l’autunno del 2027», ricorda il futurista calabrese Domenico Tellini. «Si tratta, pertanto, di un’elezione a forte valenza nazionale che, sia pure in un ambito circoscritto, servirà a pesare le coalizioni». FN con Giannetta punta a conquistare gli elettori di FI delusi e, parole di Tellini, «traditi dalla svendita del collegio a candidature imposte da Arcore». Il guanto si sfida dunque è lanciato: «Occhiuto si interroghi sulle promesse mancate e dello stato del suo partito in tutta la Calabria dove il malumore di tanti forzisti potrebbe portarci tante altre adesioni che noi accoglieremo per una nuova destra calabrese con Futuro Nazionale». Una mossa, la candidatura di Giannetta, che è anche un messaggio diretto al partito di Giorgia Meloni: «A Reggio Calabria offriremo un’alternativa a quanti nel centrodestra non si riconoscono più in una destra moderata e sbiadita che candida un romano senza alcun radicamento sul territorio», ha messo in chiaro il commissario di Futuro Nazionale Calabria Domenico Furgiuele. «A chi si sente di destra ma non si riconosce nella deriva democristiana di Fratelli d’Italia diciamo che è tempo di tornare a casa, è tempo di tornare veramente a destra. E agli elettori delusi di una Forza Italia i cui rappresentanti arrivano a definire l’immigrazione un fenomeno antico, irreversibile e positivo, diciamo che oggi un’alternativa esiste».

La bomba Giannetta in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Roberto Occhiuto e Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Volpi fonda l’ALF

Gli ex leghisti si danno un gran daffare. E non solo in Futuro Nazionale. Pochi giorni fa Raffaele Volpi, ex sottosegretario alla Difesa nel Conte I e già presidente del Copasir, ha annunciato la creazione di un nuovo movimento, ALF-Area Liberale Federalista. Nella sonnecchiosa afa agostana ecco una «nuova area politica e culturale, liberale e riformista» promossa insieme con Jonny Crosio, già deputato e senatore del Carroccio e Walter Togni. «Alf non nasce contro qualcuno», precisano i fondatori. «Nasce per dare rappresentanza a chi produce, a chi lavora e a chi chiede allo Stato risposte verificabili al posto degli annunci […]. Il percorso istituzionale dei promotori non è un titolo da rivendicare: è il capitale di esperienza messo a disposizione di un’area centrale, moderata e pragmatica che nel Paese esiste già, ma non ha ancora una casa politica capace di rappresentarla con serietà». Gli “alfisti” si dichiarano riformisti e naturalmente federalisti: «Il nostro federalismo è una forma di organizzazione efficiente dello Stato, non una rivendicazione territoriale né una spinta separatista». In politica estera poi è netto il sostegno all’Ucraina, lo stesso che portò Volpi a lasciare la Lega salviniana nel 2022. «Alf sceglie di essere in Ucraina perché lì passa una parte decisiva del futuro dell’Europa», scrivono. «La frontiera della sicurezza euro-atlantica e il luogo dove si misura il diritto di un popolo a difendere la propria indipendenza. Essere al fianco di Kyiv significa difendere un’idea di Europa capace di assumersi le proprie responsabilità». Amen.

La bomba Giannetta in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Raffaele Volpi (Imagoeconomica).

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È morto Alessandro Filippi, direttore generale di Ama

Alessandro Filippi, direttore generale di Ama dal 2023, è morto a Roma all’età di 56 anni a causa di una malattia. Ingegnere meccanico e già manager di Acea, era stato dg in Ama anche tra il 2014 e il 2016, apportando radicali cambiamenti su tutti i piani gestionali societari. Il cda della società, in una nota di cordoglio, ha ricordato alcuni successi di Filippi, tra cui la gestione di importanti eventi come le esequie di Papa Francesco, l’intronizzazione di Leone XIV e il Giubileo dei Giovani svoltosi a Tor Vergata. Occasioni durante i quali «l’operato dell’azienda è stato unanimemente riconosciuto». Ha inoltre «lavorato al rinnovamento di Ama dalla realizzazione di Ucronia, il programma di digitalizzazione dei servizi di spazzamento stradale e raccolta dei rifiuti, al rinnovamento della flotta, alla riorganizzazione dei servizi sul territorio fino all’avvio della costruzione dei nuovi impianti per la chiusura del ciclo dei rifiuti».

Il cordoglio del sindaco

Appresa la notizia, il sindaco Roberto Gualtieri ha diffuso una nota di cordoglio: «Roma perde un grande manager, che con competenza, passione e straordinaria dedizione ha guidato Ama in anni decisivi, contribuendo in modo fondamentale al cambiamento e al rilancio dell’azienda. Alessandro ha lavorato senza mai risparmiarsi, con un impegno e un attaccamento al servizio pubblico che non sono mai venuti meno, fino agli ultimi mesi. In questi anni ho avuto modo di apprezzarne, oltre alle grandi qualità professionali, la serietà, la generosità e il forte senso di responsabilità con cui ha affrontato ogni sfida. La sua scomparsa rappresenta una perdita dolorosa per Roma e per tutti noi. Alla sua famiglia rivolgo il mio abbraccio più affettuoso e il cordoglio di tutta la città, insieme a una particolare vicinanza a tutte le lavoratrici e i lavoratori di Ama che hanno condiviso con lui questi anni di intenso lavoro».

Fissata l’udienza al Riesame per Lavitola, poi sarà sentito Ranucci

È stata fissata al 7 settembre l’udienza per Valter Lavitola davanti al Tribunale del Riesame di Roma. Il faccendiere, che ha confessato di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci, tramite i suoi legali Sergio e Arturo Cola, ha chiesto la scarcerazione e contestato l’aggravante del metodo mafioso. Nel frattempo, il pm Edoardo De Santis ascolterà tre dei quattro indagati accusati di essere gli esecutori materiali dell’attentato.

Fissata l’udienza al Riesame per Lavitola, poi sarà sentito Ranucci
Sigfrido Ranucci (Ansa).

Ranucci sarà sentito come persona informata sui fatti

Dopo l’udienza al Riesame, Ranucci sarà poi convocato dai magistrati come persona informata sui fatti. Continuano a rincorrersi le voci di una ricollocazione del giornalista all’interno della Rai, che avrebbe deciso di procedere dopo le verifiche interne sul rispetto del codice etico aziendale. Ranucci non verrà sospeso e non perderà nemmeno il ruolo di vicedirettore di Rai 3, ma – tranne clamorose sorprese – riceverà la comunicazione della chiusura della lunga stagione alla conduzione di Report, iniziata nel 2017.

Gli Usa annullano una grande esercitazione anfibia con la Corea del Sud

Gli Stati Uniti hanno annullato una grande esercitazione congiunta di sbarco anfibio con la Corea del Sud: denominata “Ssangyong” e annunciata a marzo, si sarebbe dovuta tenere a settembre lungo le coste di Pocheon, nel Paese asiatico. Invece è stata cancellata, ha fatto sapere il portavoce militare sudcoreano Han Seung, a causa delle limitazioni nella disponibilità di forze Usa legate alla guerra con l’Iran.

Gli Usa annullano una grande esercitazione anfibia con la Corea del Sud
Soldati statunitensi durante le esercitazioni Ssangyong del 2023 (Ansa).

L’ordine di Trump: ridurre le esercitazioni militari con Seul

Oltre alla necessità di dispiegare truppe in Medio Oriente, dietro c’è però altro. Pochi giorni fa, alla vigilia delle esercitazioni “Ulchi-Freedom Guardian”, puntando il dito contro la Corea del Sud per il rifiuto di partecipare alla campagna americana per la «denuclearizzazione» dell’Iran, Donald Trump ha infatti ordinato al Pentagono di ridurre sensibilmente le esercitazioni militari congiunte con le forze di Seul, in particolare di quelle che simulano un attacco da parte di Pyongyang, giustificando la decisione con i suoi «ottimi rapporti» con il dittatore Kim Jong-un. Il tycoon ha spiegato che le esercitazioni sono troppo costose e «mandano un segnale completamente inappropriato e ostile» alla Corea del Nord, definita un Paese «non minaccioso e rispettoso» degli Usa.

Gli Usa annullano una grande esercitazione anfibia con la Corea del Sud
Portaerei Usa in Corea del Sud per le esercitazioni Ssangyong del 2023 (Ansa).

L’Olanda ha deciso di boicottare l’Eurovision 2027

L’Olanda non parteciperà all’Eurovision Song Contest 2027 perché la manifestazione «non può più essere considerata neutrale» alla luce delle divisioni sulla guerra a Gaza. Lo ha annunciato l’emittente pubblica olandese Avrotros. «È innegabile che i conflitti internazionali incidano sempre di più sul concorso, minandone il carattere neutrale. L’Eurovision è quindi diventato una piattaforma di divisione», ha dichiarato il direttore generale Taco Zimmerman. La nota non cita Israele, ma diversi Paesi avevano già boicottato l’edizione del 2026 per protestare contro la partecipazione israeliana. L’Esc 2027 si terrà a Burgas, in Bulgaria, l’11, il 13 e il 15 maggio 2027. L’European broadcasting union, l’ente che organizza il concorso, ha introdotto una nuova regola per cui se a vincere è un Paese coinvolto in un conflitto armato non potrà ospitare l’edizione successiva.

I prezzi di gasolio e benzina schizzano ancora più in alto

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy ha comunicato che, in base agli ultimi dati rilevati dall’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, oggi – lunedì 24 agosto 2026 – il prezzo medio della benzina modalità “self service” lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,010 euro al litro, mentre quello del gasolio è arrivato a 2,131 euro al litro. Sulla rete autostradale, invece, il prezzo medio self è di 2,088 euro al litro per la benzina e 2,204 euro al litro per il gasolio. Come sottolinea il Codacons, in autostrada il prezzo medio del gasolio ha superato il record storico raggiunto nella settimana del 14 marzo 2022, quando un litro di diesel costava in media in Italia 2,154 euro al litro. Ieri il ministro delle Finanze Giancarlo Giorgetti, assieme a quello dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, ha firmato il decreto che attiva il meccanismo delle accise mobili, prorogando di due giorni, cioè fino al 26 agosto, lo sconto di 17 centesimi sul gasolio. Come sottolinea il Codacons, a partire dal 27 agosto, senza nuovi interventi da parte dell’esecutivo, il gasolio volerà sulla rete ordinaria a una media di oltre 2,3 al litro, mentre in autostrada il prezzo medio è destinato a salire a 2,37 euro.

Chi è Domenico Giannetta, primo vannacciano a correre per un seggio in Parlamento

Prima candidatura per un seggio in Parlamento per un esponente di Futuro Nazionale: l’ormai ex capogruppo forzista in Consiglio Regionale Domenico Giannetta correrà infatti col partito di Roberto Vannacci in occasione delle suppletive che si svolgeranno domenica 27 e lunedì 28 settembre nel collegio uninominale 05 di Reggio Calabria, per assegnare il seggio alla Camera rimasto vacante dopo l’elezione di Francesco Cannizzaro – deputato azzurro dal 2022 – a sindaco della città.

Ci sono già vannacciani alla Camera. Ma si tratta di deputati che erano stati eletti con altri partiti e poi passati dalla parte dell’ex generale. L’eventuale approdo – anzi ritorno – di Giannetta a Montecitorio rappresenterebbe dunque una prima volta. E già lo è, appunto, la sua candidatura. Medico chirurgo nato a Reggio Calabria nel 1970, Gianetta è alla sua quarta legislatura regionale ed ha già avuto un breve passato come deputato dal 31 marzo al 7 maggio 2020, data in cui aveva rinunciato al mandato per mantenere il seggio in Regione. Rieletto nel 2025 sempre con Forza Italia, Gianetta era diventato poi capogruppo azzurro lo scorso dicembre. «Amante della natura e dell’agricoltura biologica», come si legge sul sito del Consiglio regionale della Calabria, Giannetta è medico volontario della Croce Rossa Italiana. Dal 2014 al 2019 è stato sindaco di Oppido Mamertina dal 2014 al 2019 e anche capogruppo di Forza Italia al Consiglio della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Chi è Domenico Giannetta, primo vannacciano a correre per un seggio in Parlamento
Domenico Giannetta (Facebook).

Il deputato vannacciano Furgiuele: «Il dado è tratto»

«Il dado è tratto. Per la prima volta nella nostra storia affrontiamo il battesimo del voto in una competizione politica nazionale. E lo facciamo dalla Calabria, da Reggio. In meno di un mese e mezzo abbiamo costruito gruppi consiliari a Lamezia Terme e Crotone, acquisito una presenza nel Consiglio provinciale crotonese, raccolto l’adesione di numerosi amministratori e superato i mille nuovi tesserati. Oggi arriva anche un consigliere regionale», ha scritto il deputato vannacciano Domenico Furgiuele, che a giugno è passato dalla Lega a Futuro Nazionale: «Offriremo un’alternativa al campo largo del centrosinistra, che somiglia sempre più a un campo santo, ma soprattutto a quanti non si riconoscono più in una destra moderata e sbiadita. A chi si sente di destra ma non si riconosce nella deriva democristiana di Fratelli d’Italia diciamo, è tempo di tornare a casa, è tempo di tornare veramente a destra. E agli elettori delusi da Forza Italia diciamo che oggi un’alternativa esiste».

L’ira di Occhiuto: «Vannacci non faccia il gradasso»

Lo “scippo” da parte di Vannacci non è decisamente piaciuto al governatore Roberto Occhiuto, forzista, che ha espulso Giannetta dalla maggioranza di centrodestra: «Da questo momento è fuori. Il mio governo regionale non ha nulla a che spartire con chi sceglie Vannacci. Quanto al generale, gli consiglierei di non fare troppo il gradasso. Vedremo la sera del 28 settembre quale sarà il partito vincitore e quale quello rancido». Vannacci, in una nota firmata assieme al coordinatore nazionale del partito Massimiliano Simoni, aveva scritto che «da questa candidatura si palesa la differenza tra Futuro Nazionale e la politica rancida e poltronara di Forza Italia».

Legnano, gli organizzatori del Pride rispondono alle polemiche su Alberto da Giussano nel logo

È polemica a Legnano, in provincia di Milano, per il Pride in programma domenica 13 settembre 2026. Nel logo della manifestazione, gli organizzatori hanno inserito Alberto da Giussano, simbolo della città ma anche, storicamente, della Lega. A sollevare la polemica era stato il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Mario Almici, già candidato sindaco sconfitto a giugno, secondo cui la scelta di rivisitare il guerriero con i colori della bandiera Lgbt era «quantomeno discutibile». Il sindaco Lorenzo Radice gli aveva risposto con una lettera aperta:«Prima dei simboli vengono le persone. Per questo al centrodestra di Legnano faccio una domanda molto semplice: pensate che le persone Lgbtq+ abbiano pieno diritto di essere visibili, di manifestare e di rivendicare pari dignità e diritti nella loro città?». Ora a inasprire la polemica è arrivata la risposta degli organizzatori dell’evento: «Se dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano, Legnano deve essere la casa di tutt? […] Con tutta probabilità farà ulteriormente storcere il naso a qualcuno, visto che scomodiamo addirittura l’Inno d’Italia». Sulla scelta del simbolo, rivendicano il legame profondo con la città: «Il guerriero appartiene alla storia e all’immaginario collettivo legnanese, cresciuto tra le contrade e il Palio. Farlo proprio significa ribadire un’appartenenza. Siamo persone queer, ma siamo anche e soprattutto legnanesi».

Shein si quoterà in Borsa dall’1 settembre

Shein ha annunciato che si quoterà alla Borsa di Hong Kong a partire dall’1 settembre 2026. Il colosso del fast fashion prevede di offrire 280 milioni di azioni a un prezzo compreso tra 47,60 e 49,50 dollari di Hong Kong, raccogliendo fino a 13,86 miliardi di dollari di Hk (circa 1,5 miliardi di euro al tasso di cambio attuale), per una capitalizzazione di mercato di 210,3 miliardi di dollari di Hk, pari a circa 23 miliardi di euro e 27 miliardi di dollari. Un numero enorme in termini assoluti, ma piccolo se confrontato con i 98,2 miliardi di dollari della valutazione privata raggiunta da Shein nel 2022.

Aveva provato a quotarsi a New York e Londra

Shein, fondata in Cina e ora con sede a Singapore, aveva inizialmente puntato alla Borsa di New York, ma il progetto era fallito anche per le verifiche delle autorità statunitensi sulle condizioni di lavoro e sulla catena di approvvigionamento in Cina. In seguito, la società aveva valutato Londra, senza però ottenere il via libera delle autorità cinesi. A luglio ha infine ricevuto l’approvazione della Cina per quotarsi a Hong Kong. Una soluzione che le permette di accedere al mercato dei capitali mantenendo un legame più stretto con Pechino e con il suo ecosistema finanziario.

Vertice dei Volenterosi a Kyiv, l’Ue annuncia altri 6 miliardi per l’Ucraina

Si tiene oggi a Kyiv, in occasione del 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’Ucraina, un nuovo vertice della Coalizione dei Volenterosi, con leader in presenza e videocollegamento (tra quest’ultimi anche Giorgia Meloni). Al centro dei colloqui, a cui prende parte anche il presidente del Consiglio europeo António Costa, la richiesta ucraina di rafforzare la difesa aerea del Paese e aumentare la pressione sulla Russia: a tal proposito, ha approvato nuovi appalti nel settore della difesa per l’Ucraina per un valore di 6,1 miliardi di euro. I nuovi fondi stanziati da Bruxelles sono destinati a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar, «a conferma dell’impegno dell’Europa a sostenere la difesa e la resilienza dell’Ucraina di fronte alla continua aggressione da parte della Russia», sottolinea la Commissione europea in una nota.

Von der Leyern: «Sostegno dell’Ue incrollabile e concreto»

«Nel giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina, l’Europa dimostra che il suo sostegno è incrollabile e concreto», ha scritto sui suoi canali social Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea. Il nuovo finanziamento Ue, che fa parte del Prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro, arriva in un momento molto difficile per il Paese, che negli ultimi due mesi ha dovuto affrontare numerosi e massicci attacchi missilistici russi. Dal 2022 l’Ue e i suoi Stati membri hanno fornito all’Ucraina un sostegno complessivo di circa 220 miliardi di euro.

Vertice dei Volenterosi a Kyiv, l’Ue annuncia altri 6 miliardi per l’Ucraina
Ursula von der Leyen (Ansa).

Zelensky ha appena annunciato un piano per la fine della guerra

Nel fine settimana Volodymyr Zelensky ha annunciato di aver elaborato con Unione europea e Stati Uniti un piano di pace per porre fine alla guerra, che prevede un cessate il fuoco, la creazione di una zona economica libera attraverso un arretramento delle forze ucraine e russe e la formazione di una fascia cuscinetto affidata all’amministrazione di una parte terza, e infine garanzie e impegni di Ue, Nato e Kyiv. L’ultimo round di colloqui trilaterali tra Ucraina, Stati Uniti e Russia si è tenuto a Ginevra il 17 e 18 febbraio.

Crans Montana, Jacques Moretti in carcere per violenza sulla moglie

Jacques Moretti, proprietario del Constellation, è stato arrestato e portato in carcere con l’accusa di violenze sulla moglie Jessica. L’episodio – secondo quanto riferito dalle televisioni svizzere Léman Bleu e Rts – risalirebbe alla notte tra l’11 e il 12 agosto 2026. La donna sarebbe stata ricoverata in ospedale. I coniugi Moretti, titolari del locale in cui sono morte 41 persone, sono indagati per la strage di Capodanno dalla procura del Vallese insieme con altre 14 persone.

Gli avvocati: «Fatti della vita privata»

Sulla vicenda sono intervenuti gli avvocati della coppia Mes Yaël Hayat, Nicola Meier et Patrick Michod, spiegando che «questi fatti, oggetto di un procedimento separato, riguardano esclusivamente la loro vita privata» e pertanto «non vanno confusi con la tragedia del Constellation». «Si inseriscono comunque in un contesto che non può essere ignorato, quello di una prova particolarmente intensa che i Moretti stanno cercando di affrontare insieme dall’1 gennaio. La vita privata deve ora riprendere i suoi diritti», hanno aggiunto.Fino al 9 ottobre i due hanno il divieto di lasciare la Svizzera e l’obbligo di presentarsi quotidianamente a un posto di polizia.

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta

C’è sempre qualcosa di stonato nel vedere la politica prendere le distanze dalle mode che essa stessa, fino al giorno prima, aveva contribuito ad alimentare. Succede adesso con il woke, concetto evocato per molto tempo con reverenza o disprezzo, mai con indifferenza, e che improvvisamente a sinistra comincia a provocare l’imbarazzo di quando si guarda una foto dei tempi andati. Possibile che ci vestissimo davvero così? 

Lo strappo in avanti di Conte

Giuseppe Conte, che possiede la furbizia di accorgersi rapidamente quando il vento cambia, ha rotto gli indugi. Su Repubblica ha spiegato che il progressismo deve lasciarsi alle spalle certe degenerazioni identitarie e tornare a occuparsi di diseguaglianze, lavoro povero, sanità e via discorrendo. Non proprio una scoperta copernicana, visto che poveri, diseguali e malati esistevano anche prima. Ma tant’è. 

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il distinguo di Boldrini: l’Italia ora non è l’America

Pochi giorni dopo, sul Corriere della Sera, arriva l’intervista a Laura Boldrini, ovvero la campionessa italiana di woke, anche se dalle sue risposte non sembra così. Qualche esagerazione c’è stata, dice, ma soprattutto negli Stati Uniti, non da noi dove si puntava sull’inclusione e sul rispetto dei diritti civili. Niente a che vedere con le follie dei campus americani. Ma la memoria di quel recente passato racconta una storia un po’ diversa. Perché Boldrini non fu una comparsa, ma diventò uno dei volti più riconoscibili di quella temperie culturale, attirandosi per anni feroci e spesso volgari attacchi della destra

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta
Laura Boldrini (Imagoeconomica).

La vecchia battaglia sul linguaggio

E se c’era un terreno sul quale tutto questo si misurava ogni giorno era proprio il linguaggio. Da presidente della Camera, Boldrini volle che negli atti parlamentari le cariche fossero declinate al femminile: sindaca, ministra, avvocata, ingegnera. Non era un vezzo grammaticale. Dietro c’era una teoria precisa: il modo in cui chiamiamo le cose contribuisce a costruire la realtà e dunque, per trasformarla, bisogna cominciare dalle parole. Spirito del tempo: siccome cambiare il mondo restava complicato, a sinistra si cominciò dal vocabolario

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta
Laura Boldrini è stata presidente della Camera da marzo 2013 a marzo 2018 (Imagoeconomica).

I tempi di «I can’t breathe» e «Black lives matter» alla Camera

Poi arrivò il caso di George Floyd e l’America, che oggi appare così lontana, sembrò improvvisamente dietro l’angolo. Boldrini riprese alla Camera il «I can’t breathe» delle proteste americane declinandolo all’italiana: «Non respiro perché sono donna, disabile, immigrata, ebrea, musulmana, gay, lesbica o perché ho la pelle nera». Concluse con «Black lives matter!» e si inginocchiò insieme ad altri deputati del Pd. A parte l’enfasi, niente di scandaloso, anzi. Solo che allora tra il progressismo americano e quello di casa nostra non sembrava esserci quella distanza che Boldrini oggi rivendica. Ma dalle parole ai simboli il passo era breve. Se il linguaggio non è mai neutrale, non lo sono neppure i segni che la storia lascia dietro di sé.

Un terreno sul quale Boldrini si era avventurata già qualche anno prima, quando propose di togliere la scritta «Mussolini Dux» dall’obelisco del Foro Italico. Non, bontà sua, di abbatterlo. In fondo il principio era sempre quello: le parole contano, ancor più se sono scolpite nel marmo. Si poteva essere d’accordo oppure no, ma una coerenza c’era. Ed è qui che la sua presa di distanza di oggi mostra qualche crepa. Non perché abbia cambiato idea, cosa perfettamente legittima. Ma perché, a sentirla adesso, sembra quasi che da quelle parti non sia mai passata. Gli eccessi erano americani, lei difendeva soltanto i diritti. Possibile. Solo che all’epoca il confine appariva assai meno sorvegliato. 

Il woke è passato di moda e pure Boldrini se n’è accorta
Laura Boldrini (Imagoeconomica).

La moda è passata e ora se ne prendono le distanze

Nel frattempo, però, qualcosa è cambiato. E a dare il segnale non è stata Elly Schlein, segretaria del partito nel quale milita Boldrini, ma Giuseppe Conte. Il capo dei Cinque Stelle ha capito prima di altri che certe battaglie cominciavano a pesare più di quanto rendessero e si è mosso. Il Pd, come quasi sempre gli accade, si è accodato. Ed è forse questo l’aspetto politicamente più interessante della vicenda. Non stabilire quanto Boldrini sia stata o meno woke, esercizio che ormai interessa soprattutto gli archeologi del politicamente corretto. E neppure chi abbia ragione: Conte quando dice che la sinistra farebbe meglio a tornare a occuparsi di questioni sociali, oppure l’ex presidente della Camera quando ricorda che molte delle sue iniziative riguardavano diritti che meritano di essere difesi. Interessa vedere con quale rapidità ciò che fino a pochi anni fa sembrava destinato a cambiare la sinistra sia diventato un argomento da cui prendere le distanze. E come, quando certe convinzioni cominciano a mostrare l’usura del tempo, ci sia sempre chi scopre di non averle mai condivise fino in fondo. 

La Corea del Sud pensa già al post-IA: ecco le nuove sfide tecnologiche

«Faremo il salto per diventare una delle tre principali potenze mondiali dell’intelligenza artificiale». Dal palco del Summer Davos di fine giugno a Dalian, il primo ministro sudcoreano Kim Min-seok ha fissato un obiettivo ambizioso. Già oggi, la Corea del Sud è un polo tecnologico globale, snodo cruciale per un’ampia gamma di settori strategici. E non si vuole fermare. L’amministrazione del presidente Lee Jae-myung sta aumentando gli investimenti in ricerca, capacità di calcolo e infrastrutture, forte di una posizione già centrale nella filiera mondiale dei semiconduttori. I chip di memoria dei colossi Samsung e SK Hynix sono ambiti a qualsiasi latitudine. Mentre accelera sull’intelligenza artificiale, la Corea del Sud sta però già preparando il terreno per ciò che potrebbe venire dopo in quello che i media asiatici definiscono «post IA».

La Corea del Sud pensa già al post-IA: ecco le nuove sfide tecnologiche
Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung (Ansa).

Il programma SEED tra energia, spazio e tecnologie quantistiche

Il governo ha individuato sette settori sui quali concentrare risorse nei prossimi 10-20 anni: piccoli reattori modulari, fusione nucleare, rinnovabili avanzate, tecnologie quantistiche, spazio e aviazione, biotecnologie e catene di approvvigionamento strategiche. È lo scheletro di un nuovo ambizioso piano, appena annunciato dal ministero del Commercio, dell’Industria e delle Risorse. Il programma si chiama suggestivamente SEED (seme in inglese), acronimo di Strategic Emerging Engines for Disruptive Innovation, cioè “motori strategici emergenti per un’innovazione dirompente”. SEED fissa già alcune scadenze: primo allunaggio sudcoreano entro il 2030, leadership mondiale nella produzione di chip quantistici entro il 2035, produzione di elettricità dalla fusione nel decennio successivo.

La Corea del Sud pensa già al post-IA: ecco le nuove sfide tecnologiche
(foto di Vishnu Mohanan via Unsplash).

La creazione di una K-Quantum Foundry

Il programma SEED si inserisce in una lunga tradizione della Corea del Sud, che in passato ha saputo costruire la propria ascesa economica spostando più volte il baricentro industriale: acciaio, cantieristica, automobili, elettronica, semiconduttori, batterie. La prossima transizione parte da tecnologie meno mature. Il quantum non ha ancora un’architettura dominante, la fusione resta lontana dalla commercializzazione su larga scala, nello spazio costellazioni satellitari, telecomunicazioni e difesa stanno convergendo mentre standard e modelli di business sono ancora in formazione. Per guadagnare la leadership sul quantum, Seul prova a trasferire il vantaggio accumulato nei microchip. Entro il 2035 vuole diventare il maggiore produttore mondiale di chip quantistici e creare una K-Quantum Foundry. Samsung e SK Hynix hanno già impianti, competenze nella microelettronica, reti di fornitori e capitale umano difficili da replicare. Il governo punta a portare quella capacità manifatturiera nel passaggio dalla sperimentazione alla produzione industriale dei dispositivi quantistici. Le memorie ad alta larghezza di banda offrono un precedente significativo: sono solo una componente dell’infrastruttura hardware dell’IA, ma sono diventate indispensabili per gli acceleratori avanzati. SK Hynix ha conquistato una posizione centrale proprio mentre la domanda esplode, trasformando una specializzazione produttiva in un collo di bottiglia della filiera. La Corea del Sud sta cercando segmenti analoghi nelle industrie ancora in formazione, senza dover controllare l’intera catena del valore.

La Corea del Sud pensa già al post-IA: ecco le nuove sfide tecnologiche
Il quartier generale della SK hynix a Icheon (Ansa).

Allunaggio previsto entro il 2030

Nello spazio, l’allunaggio entro il 2030 è il traguardo più visibile di un programma che punta anche alle infrastrutture terrestri. Nel prossimo quinquennio, Seul mira a disporre di una rete indipendente di comunicazioni satellitari in orbita bassa in preparazione al 6G. Satelliti, elettronica, telecomunicazioni e lanciatori entrano nella stessa filiera, con applicazioni civili e militari e un peso crescente sull’autonomia delle comunicazioni.

Fusione e rinnovabili per garantire sicurezza energetica

Il boom del comparto tecnologico e spaziale porta però con sé una necessità impellente, diventata ancora più chiara negli scorsi mesi: la sicurezza energetica. La domanda di energia accompagna in modo indissolubile l’espansione dell’IA. Data center, fabbriche di microchip e manifattura avanzata richiedono forniture elettriche crescenti e stabili. Ed ecco che col piano SEED, Seul mira a commercializzare entro il 2035 l’i-SMR, un innovativo piccolo reattore modulare ad acqua leggera. Contestualmente, si finanzia lo sviluppo dei reattori a sali fusi con l’obiettivo di realizzare una centrale a fusione da 100 megawatt (MW) entro il 2039. Dopo il 2040, si prevedono invece tre o quattro reattori a fusione commerciale da 300-500 MW. Non manca il focus sulle rinnovabili. Qui, Seul cerca spazio oltre i segmenti dove la capacità produttiva cinese ha già abbattuto costi e margini. Il target è portare l’efficienza delle celle solari almeno al 35 per cento entro il 2035, sviluppare turbine eoliche più potenti e sistemi di elettrolisi dell’acqua di nuova generazione.

La Corea del Sud pensa già al post-IA: ecco le nuove sfide tecnologiche
Un datacenter (foto di Imail Enes Ayhan, via Unsplash).

La scarsità di terre rare e minerali strategici

Certo, c’è una debolezza: la Corea del Sud ha poche risorse minerarie. Per alcuni minerali strategici e terre rare dipende fino al 99 per cento dalle importazioni. Non a caso il piano SEED include ingenti investimenti per rafforzare e mettere in sicurezza le catene di approvvigionamento avanzate. L’amministrazione Lee ha portato il bilancio per ricerca e sviluppo a livelli record, cercando di tessere una tela di fondi e competenze trasversali o interdipendenti. La scommessa è che le competenze già fortissime sui microchip possano tramutarsi in capacità produttiva per il balzo in avanti sul quantum. Allo stesso modo, intelligenza artificiale e robotica potrebbero favorire l’accelerazione delle biotecnologie, dove si mira alla scoperta di nuovi farmaci e allo sviluppo entro il 2035 di un farmaco capace di generare oltre un miliardo di dollari di vendite annue. Seul non dispone della produzione su scala di Stati Uniti e Cina. È però convinta che, concentrando capitale e ricerca nei segmenti dove le capacità accumulate possono produrre il maggiore vantaggio, sarà in grado di ritagliarsi un ruolo imprescindibile sullo sviluppo post IA.  

La seconda casa è ancora un affare?

Nell’estate 2026, secondo l’ultima indagine di Federalberghi, l’11,9 per cento dei vacanzieri italiani ha soggiornato o soggiornerà in una casa di proprietà, mentre il 28,6 per cento sceglierà l’ospitalità di parenti e amici. Numeri che raccontano una piccola inversione di tendenza: se per anni la seconda casa sembrava un rito in via d’estinzione, sostituito da viaggi brevi e partenze frequenti, oggi torna protagonista, almeno in parte, dell’estate degli italiani. Resta però da capire se, oltre al valore affettivo, la seconda casa conservi anche quello economico: tra Imu, manutenzione, bollette sempre più care e le nuove regole sugli affitti brevi, possedere un immobile utilizzato solo poche settimane all’anno rischia infatti di essere, per molti proprietari, più un lusso che un investimento.

Forte dei Marmi, Capri e Madonna di Campiglio in vetta

Il mercato, in questo senso, non mostra grandi segni di crisi. Secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio Fimaa-Confcommercio realizzato con Nomisma e relativa al 2024, i prezzi medi degli immobili turistici oscillavano dai 1.486 euro al metro quadrato di una casa usata in una località lacustre ai 3.814 euro di una nuova costruzione al mare, con incrementi annui tra lo 0,3 e il 3,6 per cento. In cima alla classifica restavano Forte dei Marmi, con quotazioni fino a 16 mila euro al metro quadro per le nuove costruzioni, Capri (15.500 euro) e Madonna di Campiglio (12 mila euro). «Il settore immobiliare turistico continua a mostrare segnali di crescita, sia nel numero di compravendite sia nei prezzi», aveva spiegato Fabrizio Savorani, referente del settore turistico dell’Ufficio studi Fimaa, commentando quei dati. L’interesse per le seconde case, secondo l’Osservatorio, si sta tuttavia spostando in parte verso le città d’arte che, rispetto alle località puramente stagionali, offrono servizi migliori, più accessibili, e la possibilità di affittare per una porzione più ampia dell’anno. Ed è proprio questa la prima discriminante: un immobile che produce reddito per otto o 10 mesi è un investimento, uno che rimane chiuso da settembre a giugno è soprattutto un costo.

La seconda casa è ancora un affare?
La piazzetta a Capri (Ansa).

Tra Imu, Tari e spese varie, la seconda casa può diventare un salasso

Il primo esborso da considerare è l’Imu, dovuta sulle abitazioni diverse da quella principale. L’aliquota ordinaria di riferimento è il 7,6 per mille, ma i Comuni possono modificarla, e in molti casi si arriva al 10,6 per mille. La cifra effettiva dipende dalla rendita catastale, non dal valore di mercato, e può facilmente superare i mille euro l’anno. A questa vanno aggiunte Tari, eventuali spese condominiali, assicurazione (ormai necessaria per proteggere la casa dalle sempre più frequenti, ahinoi, calamità naturali), utenze, interventi ordinari e straordinari. Anche una casa vuota consuma: occorre controllare infiltrazioni e impianti, proteggerla dall’umidità, sostituire elettrodomestici e arredi deteriorati. E le abitazioni in località marine o montane, esposte a salsedine, gelo e lunghi periodi di chiusura, richiedono spesso più cure di una casa in ambiente urbano. Una regola non scritta ma frequentemente usata come riferimento nel settore raccomanda di accantonare ogni anno almeno l’1 per cento del valore dell’immobile per manutenzioni e imprevisti: per un appartamento da 250 mila euro significa 2.500 euro l’anno, ai quali sommare imposte e costi fissi. Basta rifare una facciata, sostituire la caldaia o intervenire sul tetto perché il conto aumenti rapidamente.

La seconda casa è ancora un affare?
(foto di Jakub Zerdzicki via Unsplash).

L’incognita economica dell’affitto breve

Molti, per questo, decidono di mettere la seconda casa a reddito, magari con gli affitti brevi. Ma anche qui bisogna fare i conti – letteralmente – con i guadagni reali: dal fatturato occorre sottrarre le commissioni delle eventuali piattaforme, le spese di pulizia, lavanderia, consumi, il compenso del gestore (se c’è) e, soprattutto, le tasse. Dal 2026 la cedolare secca sugli affitti brevi segue un sistema a scaglioni legato al numero di immobili: 21 per cento sul primo, 26 per cento sul secondo, mentre dal terzo immobile locato l’attività si presume imprenditoriale, con obbligo di partita Iva e adempimenti fiscali e amministrativi più pesanti. E, cosa che non tutti sanno, il calcolo è sul compenso lordo, cioè comprensivo delle commissioni delle OTA (Online Travel Agency), tariffe che le piattaforme addebitano ai proprietari per ogni prenotazione ricevuta. Anche chi affitta senza organizzazione imprenditoriale è però tenuto a rispettare standard di sicurezza e obblighi precisi: presenza di estintori nell’alloggio (con relativa manutenzione), rilevatori di monossido di carbonio e di gas. Contrariamente a quanto si pensi, insomma, l’affitto turistico non è una rendita soltanto passiva, ma una piccola attività che richiede tempo, competenze e una gestione (quasi) professionale.

La seconda casa è ancora un affare?
Il logo di Booking (via Unsplash).

Occhio alla rivalutazione

Resta la questione della rivalutazione. Nel primo trimestre del 2026 il sondaggio di Banca d’Italia, Tecnoborsa e Agenzia delle Entrate ha rilevato indicazioni più diffuse di aumento dei prezzi e tempi di vendita ancora contenuti. Il presidente di Fimaa Italia, Santino Taverna, descrive un mercato «strutturato» e solido, ma sottolinea che la domanda cerca ormai spese di gestione basse, servizi vicini e soluzioni flessibili. Non tutte le seconde case, insomma, si rivalutano allo stesso modo: tengono meglio gli immobili efficienti, facilmente raggiungibili e collocati in destinazioni frequentate non solo in alta stagione. Quelli energivori, isolati o bisognosi di grandi lavori di ristrutturazione o manutenzione sono più difficili da vendere. La seconda casa può essere dunque ancora un affare, ma non per il solo fatto di essere un immobile: lo è se si compra al prezzo giusto, in una zona con domanda stabile, facendo i conti sul rendimento netto. Per chi la usa poche settimane e non intende affittarla, resta invece primariamente un consumo: prezioso per la qualità della vita e gli affetti familiari, ma non certamente un investimento.