Scritto e diretto da Takashi Yamazaki, il sequel di Godzille Minus One sarà il primo film giapponese girato per IMAX
A due mesi dall'arrivo di Godzilla Minus Zero nelle sale italiane, è stato pubblicato il primo trailer del film, sequel del Godzilla Minus One del 2023 e girato per IMAX dal regista e sceneggiatore premio Oscar per gli effetti speciali Takashi Yamazaki.
Guarda il video: Godzilla Minus Zero | Trailer Italiano
Ambientato nel 1949, il film vede il ritorno di Ryunosuke Kamiki e Minami Hamabe nei panni dell'ex pilota kamikaze Koichi Shikishima e della moglie Noriko, mentre si unisce al cast Masami Nagasawa nei panni del prodigio delle previsioni Makoto Aoyama, arruolata per porre... - Leggi l'articolo
CINEMA - Cinema - 14 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
add riporta in libreria l'autrice coreana Kim Bo-Young, autrice di Il mare infetto
add editore, rigorosamente minuscolo, sta svolgendo una pregevolissima opera di traduzione della fantascienza asiatica. Dopo L’origine delle specie e Il mare infetto pubblica per la terza volta un'opera di Kim Bo-Young, notevole autrice coreana. Si tratta del romanzo del 2020 tradotto in altri paesi col titolo “Ti sto aspettando”, per il quale add fa una scelta un po' strana con un titolo che potremmo definire “anni settanta”, Odissea stellare.
La quarta di copertina
Nell’immensità del cosmo, due amanti vagano in cerca... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 14 settembre 2026 - articolo di S*
La sfida per il terzo posto del Trofeo Basilicata è stata anche il primo derby dell’anno tra Longobardi Scafati e Napoli Basket. Sono stati gli azzurri di coach Repesa a conquistare il successo – 106 – 90 il punteggio finale – al termine di una gara quasi sempre controllata. Per i gialloblu una serata negativa al tiro dalla lunga distanza (7 su 29 nelle triple con appena il 24% di realizzazione) e una difesa quasi mai efficace, che ha subito 106 punti. Ma nella sconfitta ci sono anche note positive, come la capacità di reazione dimostrata proprio nel momento peggiore, che ha portato Scafati a risalire fino al -4 poco prima del riposo lungo.
La partita
L’equilibrio regna per oltre metà primo quarto (18-15 per i partenopei), poi la squadra di Repesa inizia ad aumentare i giri in difesa, creando più di qualche problema alla gestione offensiva della Longobardi Scafati. Ramsey, White e Jakimovski infilano la retina con continuità, piazzando un parziale di 13-5 che chiude il periodo sul 31-20. Il secondo quarto parte con lo stesso spartito. Napoli allunga e Scafati fatica. Un break di 10-2 per gli azzurri garantisce il massimo vantaggio dopo al 12’ (+19 sul 41-22). Ma è proprio nel momento peggiore della gara che la Longobardi ritrova energie e soprattutto gioco. Lever diventa un fattore, Johnson, Mascolo e Nevels fanno da supporting cast. E lo svantaggio torna sotto la doppia cifra, addirittura diventano solo 4 i punti di distacco a due minuti dalla fine del quarto (52-48). Poi si va al riposo lungo con Napoli avanti di
sei lunghezze (56-51). L’inizio di ripresa fa registrare un nuovo predominio della formazione azzurra, ma Scafati resta quasi sempre in scia. Al 25’ è una tripla di Jakimovski ad aprire un ulteriore divario (70-58), ma ancora Lever e Onyema, che godono degli assist di Moore prepotentemente entrato nel flow della partita, mantengono in linea di galleggiamento i gialloblu. Bucchi, nel frattempo, che ha già dovuto fare a meno di Ceron già dalla semifinale, perde anche Johnson che ricade sul piede di un avversario ed è costretto a uscire dal campo per una scavigliata. Ma ci sono Moore e Nevels a spingere per l’80-72 della penultima sirena. Nell’ultimo periodo, Napoli cerca la fuga definitiva, al 35’ è a +16 (93-77). Il divario si amplia pericolosamente, Scafati si smarrisce e i partenopei superano quota cento quando mancano ancora 3 minuti e 30 secondi alla fine (101-80). Bucchi chiama time out. E la sua strigliata garantisce una minima reazione. Ma oramai la partita volge al termine. Alla sirena finale il punteggio è 106-90 per gli azzurri.
Napoli Basket – Longobardi Scafati: 106-90 (31-20, 26-31, 23-21, 26-18)
Napoli: Spissu 14, Seljaas 7, Faggian 7, Sankare 11, White 15, Brown, Jakimovski 24, Caruso 8, Ramsey 20. Coach J. Repesa
Scafati: Lever 20, Iannuzzi, Moore 13, Spinelli n.e., Nevels 16, Offurum 4, Onyema 11, Horton 5, Mascolo 13, Johnson 8. Coach P. Bucchi.
Con la tappa inaugurale di sabato 19 settembre in Piazza Sant’Agostino, ripartono i Centri Mobili di Raccolta e Riuso di Salerno Pulita, il servizio itinerante che ogni sabato, dalle 9 alle 12.30, raggiunge i quartieri della città e le frazioni collinari per offrire ai cittadini un punto di conferimento comodo, vicino e sempre presidiato dagli operatori dell’azienda.
Un appuntamento che rafforza la cultura del riuso e della sostenibilità, promuovendo comportamenti virtuosi e una partecipazione sempre più ampia.
Il calendario autunnale 2026 prevede dodici tappe distribuite in tutta la città:
19 settembre – Centro, Piazza Sant’Agostino (con la partecipazione di Sos Solidarietà);
26 settembre – Pastena, Piazza Caduti di Brescia;
3 ottobre – LungoIrno, Via Vinciprova;
10 ottobre – Sant’Eustachio, parcheggio pubblico in via Marchiafava;
17 ottobre – Carmine, Largo Andrea Sinno;
24 ottobre – Torrione, Piazza Gian Camillo Gloriosi;
31 ottobre – Giovi, Via San Nicola di Giovi;
7 novembre – Carmine, Piazza Marino Filangieri;
14 novembre – Porto, Via Ligea;
21 novembre – Ogliara, Via di Ogliara;
28 novembre – Mercatello, Via Trento;
5 dicembre – Centro, Piazza San Francesco (Eco Dono).
Durante ogni appuntamento, promosso in collaborazione con il Comune di Salerno, i cittadini potranno conferire piccoli RAEE, tessili, pentole, oli vegetali esausti, batterie e ingombranti di piccole dimensioni e prenotare il ritiro a domicilio di quelli più grandi.
Chi è in possesso di “Una Card di Successo” potrà ritirare i kit di sacchetti per carta e cartoncino e le buste per il multimateriale e il non differenziabile. Chi non ha la Card può chiederne il rilascio direttamente presso il gazebo.
Inoltre, ai cittadini più virtuosi verranno distribuiti gadget, come riconoscimento dell’impegno quotidiano nella corretta gestione dei rifiuti. Ogni tappa sarà realizzata in compagnia di un’associazione di volontariato: i cittadini potranno scegliere di donare prodotti ancora buoni da riutilizzare, ai quali dare una seconda vita.
Abiti, libri, giocattoli, piccoli oggetti e materiali utili alle attività sociali saranno raccolti direttamente dai volontari presenti, incentivando così una filiera del riuso a chilometro zero.
Per la tappa inaugurale di sabato 19 settembre sarà presente Sos Solidale, impegnata nella raccolta di abiti e oggetti destinati alle famiglie seguite dall’associazione.
«La presenza dei Centri Mobili in tutti i quartieri e nelle frazioni collinari – dichiara l’amministratore unico di Salerno Pulita, Vincenzo Bennet – è un segno concreto di vicinanza ai cittadini e di attenzione al territorio. Offriamo un servizio capillare, semplice e accessibile, che non solo facilita la raccolta differenziata, ma promuove anche la cultura del riuso grazie alla collaborazione con le associazioni di volontariato. Premiare i cittadini virtuosi è il nostro modo per dire che ogni gesto conta e contribuisce a rendere Salerno una città più sostenibile.»
Il servizio, ormai consolidato e molto partecipato, conferma la missione di Salerno Pulita Spa: essere vicini ai quartieri, alle famiglie e alle comunità, accompagnando la città verso un futuro più responsabile e attento all’ambiente.
«Il percorso dei Centri Mobili non è solo un servizio ambientale, ma un’occasione di partecipazione collettiva- ha aggiunto Massimiliano Natella, assessore all’Ambiente del Comune di Salerno- porta le buone pratiche direttamente nelle comunità, coinvolge le famiglie, crea relazioni e sostiene il volontariato. Salerno cresce anche attraverso questi gesti semplici, che costruiscono una città più attenta, più solidale e più consapevole.»
L’entrata in vigore dell’Accordo di libero scambio tra Unione Europea e Mercosur, avvenuta lo scorso 1° maggio 2026, ha aperto nuovi scenari commerciali per il tessuto industriale italiano. In questo contesto, il Gruppo Gallozzi partecipa alla missione attraverso GF Logistic e Gallozzi Shipping, mettendo a disposizione delle imprese italiane una presenza internazionale consolidata e l’esperienza necessaria per accompagnarle nei nuovi flussi commerciali e trasformare l’azzeramento dei dazi in un concreto vantaggio competitivo. Il Gruppo opera attraverso una rete di sedi a Salerno, Parma, Verona, Genova e Napoli in Italia; Colchester e Heathrow nel Regno Unito; Istanbul, Izmir e Mersin in Turchia; Shanghai e Tianjin in Cina; Rotterdam nei Paesi Bassi e Clifton, nel New Jersey, negli Stati Uniti.
Il Presidente di GF Logistic, Enrico Gallozzi, è attualmente a San Paolo del Brasile dove ha preso parte alla missione istituzionale promossa da Confindustria, impegnato negli incontri con aziende e operatori del mercato brasiliano per offrire servizi che agevolino le esportazioni dei prodotti italiani.
I dati macroeconomici evidenziano le enormi potenzialità di questo interscambio, dove la solidità della logistica gioca un ruolo decisivo: il Brasile si conferma la prima economia dell’America Latina, con un Prodotto Interno Lordo di 2.020 miliardi di euro. Con una popolazione di circa 213 milioni di abitanti, il Paese rappresenta un mercato di proporzioni continentali.
L’Italia consolida la sua leadership come nono fornitore del Brasile a livello globale e secondo in ambito UE, subito dietro la Germania. Nel 2025, l’interscambio commerciale bilaterale ha raggiunto il valore record di 11 miliardi di euro. Il mercato brasiliano assorbe da solo il 32,1% del totale esportato dall’Italia in America Latina, con una forte spinta nei comparti dei macchinari e apparecchiature (32,3%), mezzi di trasporto (15%) e settore farmaceutico (9,2%).
L’eliminazione delle barriere tariffarie non è sufficiente se non è supportata da una supply chain efficiente e affidabile. Attraverso la propria rete internazionale, GF Logistic collega i mercati e coordina i flussi di merce tra Europa, Asia, Nord America e le principali destinazioni internazionali, mettendo a disposizione delle imprese servizi multimodali Sea & Air Freight, warehousing e Freight Forwarding, magazzinaggio doganale e operazioni di Customs Clearance gestite interamente in-house.
La presenza diretta nei principali mercati consente al Gruppo Gallozzi di affiancare le aziende lungo le diverse fasi della supply chain, dalla gestione della spedizione internazionale alle operazioni doganali, dallo stoccaggio alla distribuzione finale, con un unico interlocutore e soluzioni costruite sulle esigenze di ogni filiera.
Da San Paolo-Brasile, Enrico Gallozzi:
“L’accordo UE-Mercosur è un acceleratore per le nostre filiere produttive. I numeri dell’interscambio e la dimensione demografica del Brasile parlano chiaro: le opportunità di business sono immense. Tuttavia, l’azzeramento dei dazi si traduce in valore solo se supportato da catene di approvvigionamento affidabili.
La nostra presenza istituzionale a San Paolo ribadisce la vocazione internazionale del Gruppo Gallozzi e di GF Logistic, che oggi può contare su una rete di sedi dirette in diversi mercati strategici. Grazie a una rete internazionale di sedi e partner e a competenze che coprono trasporto, dogana, magazzinaggio e distribuzione, siamo in grado di accompagnare le imprese italiane lungo l’intero percorso della loro supply chain.
Siamo qui per intercettare le esigenze delle imprese e offrire risposte puntuali, mettendo a disposizione esperienza, competenze e una presenza internazionale concreta.
Il nostro obiettivo è garantire alle imprese italiane un partner logistico solido, in grado di accompagnarle nella gestione dei propri flussi internazionali e di far viaggiare le loro merci con efficienza, sicurezza e tempistiche certe, da e verso il Sud America.”
«Sono vicino alla comunità di Positano e a quanti stanno affrontando le conseguenze del vasto incendio divampato nella notte in località Laurito. La frana e la conseguente chiusura della statale Amalfitana rendono necessario un intervento rapido e coordinato per mettere in sicurezza il versante e ripristinare al più presto la viabilità».
Lo ha dichiarato Edmondo Cirielli, vice ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.
«È ora che la Regione Campania ripristini la protezione civile regionale smantellata da De Luca.
Questo è un altro dei disastri della gestione De Luca a cui Fico deve porre rimedio.
È necessario ritornare ad un sistema che veda i Vigili del Fuoco protagonisti della
Protezione Civile. È indispensabile sostenere il territorio non soltanto nella gestione dell’emergenza, ma anche nelle successive attività di bonifica e prevenzione”, ha aggiunto Cirielli.
“Ringrazio i Vigili del fuoco, impegnati durante la notte in condizioni particolarmente difficili a causa del forte vento. Il loro straordinario lavoro ha consentito di riportare il rogo sotto controllo e di proteggere persone, abitazioni e infrastrutture. Grazie anche alle forze dell’ordine, alla Polizia municipale, al personale Anas e ovviamente alla stessa Regione e a tutti gli operatori presenti sul posto», ha concluso il vice Ministro.
La riscossa della “porchetta magica”. Da qualche tempo in Forza Italia gli uomini vicini al segretario Antonio Tajani hanno ricominciato a rialzare la testa. La famosa “porchetta magica”, così chiamata perché si parla di esponenti quasi tutti del basso Lazio, con qualche sconfinamento in Umbria e Campania. L’ultimo colpo è stato piazzato con la vittoria di Fulvio Martusciello al congresso campano, dopo una spaccatura che ha generato liti e malumori. Ma a far gonfiare il petto alla vecchia guardia è la caduta del partito nei sondaggi. «Dall’inizio dell’estate abbiamo perso l’1,5 per cento nelle rilevazioni e ora siamo stabilmente sotto Futuro Nazionale di Roberto Vannacci. Peggio di così…», fa notare un fedelissimo del ministro degli Esteri.
La rivoluzione imposta da Marina dopo la sconfitta al referendum
Il ragionamento è il seguente. Dopo il referendum perso malamente, Marina Berlusconi ha imposto la sua rivoluzione, con il cambio dei capigruppo alla Camera e al Senato (via Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, dentro Enrico Costa e Stefania Craxi), più potere ai suoi fedelissimi – in primis Mario Occhiuto e Paolo Zangrillo – e rinnovamento totale dei volti da mandare in tivù.
In televisione i “vecchi” sono completamente spariti
«Nei talk show non voglio più vedere Gasparri e compagnia. Largo ai giovani!», fu l’input giunto direttamente da Arcore. E così è stato, non senza frizioni e malumori. L’ex capogruppo a Montecitorio Barelli non ha affatto gradito la sostituzione e ha reagito in modo ruvido («i partiti si guidano da dentro», ebbe a dire, quasi a sfidare i Berlusconi). Comunque il rinnovamento del partito azzurro è ormai inarrestabile e l’approdo finale sarà il cambio alla guida, dopo le elezioni: Tajani dovrà lasciare in favore di Zangrillo oppure di Occhiuto, si vedrà. Ma intanto in televisione i vecchi sono completamente spariti e imperversano le “nuove” leve, da Alessandro Cattaneo a Giorgio Mulè (che però ha quasi 60 anni, altro che “nuova” leva…).
Alessandro Cattaneo e Giorgio Mulè (foto Imagoeconomica).
Vannacci cresce, Forza Italia crolla
Tutto bene? Neanche per sogno. Perché da quando Vannacci ha iniziato a crescere, la curva forzista si è arrestata, e anzi ha preso a deflettere. E ora è arrivato pure il sorpasso. Insomma, secondo le rilevazioni delle intenzioni di voto non sono soltanto la Lega e Fratelli d’Italia a cedere elettori al generale, ma pure i “berluscones”.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
«Quando c’eravamo noi si viaggiava verso il 10 per cento…»
Se infatti a luglio, secondo Nando Pagnoncelli, Forza Italia viaggiava sull’8,3 per cento con Futuro Nazionale al 6, la rilevazione di Swg del 7 settembre ha dato il partito azzurro al 6,9 per cento mentre Vannacci è salito al 7,7. Una discesa che nessuno finora aveva previsto. Per l’esultanza della vecchia guardia, che si sta godendo la sua amara rivincita. «Quando c’eravamo noi si viaggiava verso il 10 per cento, adesso siamo al 7 e continuiamo a scendere. Qualcuno ad Arcore dovrebbe porsi il problema e fare qualche ragionamento. Forse non eravamo tanto male», ragiona un altro scudiero del segretario.
L’avanzata della candidatura di Matteo Perego di Cremnago
Tajani, naturalmente, sul tema tace. Anche perché vuole mantenere un buon rapporto con Marina e Pier Silvio. Ma anche lui un filo di soddisfazione lo sta provando. E il successo di Martusciello in Campania rappresenta una sua vittoria. Questo non significa che la tendenza verrà invertita. Il rinnovamento del partito andrà avanti, come dimostra l’avanzata della candidatura per Milano di Matteo Perego di Cremnago, sottosegretario alla Difesa, amico personale di Luigi Berlusconi, il più giovane dei figli del Cavaliere.
Matteo Perego di Cremnago (foto Imagoeconomica).
«Se continuiamo così facciamo la fine della Lega»
Una mossa subito benedetta da Cattaneo: «Perego è un milanese doc, ha una storia parlamentare e di governo, ha le caratteristiche giuste per rappresentare esperienza e novità». Però, ecco, qualche riflessione in più sul modus operandi tra Arcore, corso Venezia e Roma dovrà essere elaborata. La vecchia guardia sta rialzando la testa. «Anche perché se continuiamo così facciamo la fine della Lega», dicono i laziali, e non solo, vicini a Tajani. “Porchetta magica” alla riscossa.
EBOLI. Una periferia che non vuole essere considerata soltanto per le sue criticità ma anche per quello che potrebbe rappresentare nel futuro di Eboli. È questa la lettura che l’avvocato Edoardo Rocco, candidato sindaco per il movimento politico “Cosmo Innovatore”, affida al sopralluogo effettuato a Santa Cecilia, una delle aree più importanti e strategiche del territorio comunale. Accompagnato dal giovane Manuel Cetrulo, Rocco ha attraversato le strade della frazione soffermandosi non solo sulle principali emergenze ma pure sulle potenzialità che, a suo giudizio, attendono ancora di essere valorizzate. A seguire il giro di ricognizione sul campo, con telecamere e microfoni, c’era Radio Città 105. Il punto di partenza è proprio il valore produttivo di Santa Cecilia. Qui agricoltura, comparto agro-bufalino e florovivaismo costituiscono una parte significativa dell’economia locale e rappresentano una ricchezza che potrebbe essere ulteriormente sviluppata attraverso una maggiore integrazione tra attività produttive, infrastrutture, servizi e territorio. Una vocazione che, tuttavia, si confronta quotidianamente con una serie di problemi irrisolti. SCUOLA, SPORT E SERVIZI: LE OPERE ATTESE La prima tappa della visita ha riguardato l’area dell’Istituto Comprensivo Virgilio, con particolare attenzione alle condizioni degli spazi esterni, agli accessi e alle esigenze legate alla sicurezza. Di fronte alla scuola si trova il centro sportivo “Spartacus”, interessato da un finanziamento pubblico di circa 2 milioni di euro per la relativa riqualificazione. Un intervento atteso da tempo dalla comunità, soprattutto perché la disponibilità di strutture sportive e di aggregazione può assumere un ruolo centrale in una zona periferica caratterizzata dalla presenza di numerose famiglie e giovani. La questione, dunque, non riguarda soltanto la conclusione dei lavori, ma anche la capacità dell’amministrazione di trasformare un investimento pubblico in una struttura realmente fruibile e funzionale alla comunità. LE INCOMPIUTE E IL DEGRADO Il sopralluogo ha poi portato l’attenzione su alcune delle ferite più evidenti del territorio: una vecchia stazione di rifornimento ormai dismessa, all’interno della quale permane un serbatoio di GPL in un’area caratterizzata da vegetazione e mancata manutenzione, a poca distanza dalle abitazioni. E poi “La Vela”, il grande scheletro in cemento realizzato oltre trent’anni fa e mai completato. Una struttura che nel corso degli anni è diventata uno dei simboli delle incompiute di Santa Cecilia e che continua a rappresentare una questione urbanistica irrisolta. Per Rocco, tuttavia, proprio queste situazioni possono diventare il punto di partenza per una riflessione più ampia sul futuro della frazione: non soltanto eliminare ciò che non funziona, ma recuperare spazi, patrimonio edilizio e aree che potrebbero tornare a produrre valore per la comunità. LA VOCE DEI RESIDENTI Durante il percorso non sono mancati gli incontri con cittadini e commercianti. Dai colloqui è emersa la percezione di una comunità che chiede maggiore attenzione da parte delle istituzioni. Manutenzione delle strade, sicurezza, decoro urbano e presenza delle forze dell’ordine sono tra le richieste più ricorrenti. A queste si aggiunge la necessità di creare luoghi di aggregazione destinati ai giovani, affinché una periferia caratterizzata da una forte identità sociale e produttiva possa offrire anche occasioni di incontro e di crescita. È proprio dal confronto con i residenti che prende forma la riflessione politica di Rocco: Santa Cecilia, secondo il candidato sindaco, non deve essere considerata una periferia da amministrare soltanto attraverso interventi di emergenza, ma una parte strategica di Eboli sulla quale costruire una prospettiva di sviluppo. DALLA DENUNCIA ALLA PROSPETTIVA Il messaggio che emerge dalla visita è quindi quello di una Santa Cecilia dalle potenzialità ancora inespresse. Un territorio nel quale esistono importanti realtà agricole e produttive, ma che necessita di infrastrutture adeguate, servizi efficienti, sicurezza e una programmazione urbanistica capace di guardare oltre l’emergenza. La sfida, per Rocco e per “Cosmo Innovatore”, è quella di ricucire il rapporto tra il centro cittadino e le sue periferie, superando una visione nella quale le frazioni vengono considerate soltanto come luoghi nei quali intervenire quando emergono problemi. Santa Cecilia, nella prospettiva illustrata dal candidato sindaco, può invece diventare una delle aree sulle quali costruire il futuro della città: valorizzando la sua vocazione agroalimentare e produttiva, recuperando le opere incompiute, completando gli interventi pubblici e restituendo ai cittadini spazi e servizi. Un percorso che, naturalmente, dovrà confrontarsi con la complessità amministrativa, urbanistica ed economica di una realtà che attende da anni risposte concrete. Ma proprio da qui, secondo Rocco, potrebbe partire una nuova idea di periferia: non più marginale rispetto al centro, ma parte integrante di un progetto complessivo di sviluppo di Eboli.
Pagani. Tre condanne annullate e altre da rivedere per un capo di imputazione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione per 7 imputati ritenuti esponenti del clan Fezza e condannati a giugno 2025 dalla Corte d’Appello di Salerno che aveva comminato 130 anni di reclusione. Per Giuseppe Attianese (10 anni e 10 mesi), Alfonso Marrazzo imprenditore Pedema (4 anni e 8 mesi) e Giuseppe De Vivo (10 anni) nuovo esame ad altra sezione della corte d’Appello. Il blitz è quello di fine 2022 quando furono colpiti i clan “Fezza-De Vivo” di Pagani e “Giugliano” di Poggiomarino detto “il minorenne”. La cosca paganese, guidata da Francesco Fezza e Andrea De Vivo, dopo aver estromesso Antonio Petrosino D’Auria – anche lui storico appartenente alla consorteria criminale della città di Sant’Alfonso -, aveva mantenuto il predominio assoluto sul territorio di Pagani e in buona parte dell’Agro Nocerino Sarnese, controllando il mercato degli stupefacenti, imponendosi con richieste estorsive e riuscendo ad infiltrarsi nell’economia legale in settori particolarmente delicati. Particolarmente pervasiva sarebbe proprio l’attività posta in essere al fine di inserirsi nel sistema economico. Emblematico per la pubblica accusa quanto avvenuto a partire dal mese di maggio 2020, in corrispondenza del periodo successivo al al primo “lockdown”, quando il clan avrebbe imposto nel settore delle sanificazioni la cooperativa Pedema, società gestita da Alfonso Marrazzo e controllata dai vertici del sodalizio. In una circostanza ci sarebbe stato anche un pestaggio nei confronti di un imprenditore concorrente. Per la procura di Salerno almeno fino al 2020 a Pagani era attiva un’associazione finalizzata al narcotraffico al cui vertice vi erano Andrea De Vivo, Francesco Fezza e Daniele Confessore che inizialmente riforniva, con particolare frequenza, di ingenti quantitativi di droga diversi pusher presenti sul territorio, imponendo loro i prezzi e ricorrendo ad atti di violenza ed a minacce di gravi ritorsioni, per ottenere dai debitori il puntuale pagamento dei corrispettivi dovuti. Questo è quanto scrivevano i giudici del III Collegio del Tribunale di Nocera Inferiore, nelle motivazioni della sentenza contro il cartello paganese. Ora la decisione della suprema Corte con motivazioni. Rinvio anche per Gennaro Marra (10 anni), mentre è stata annullata la sentenza nei confronti di Daniele Confessore Andrea De Vivo e Francesco Fezza (oltre 60 anni complessivi) limitatamente a un reato e quindi pene da rivedere.
Non è stato soltanto un raduno di trattori. Non è stata soltanto una festa dedicata ai motori e alle macchine agricole d’epoca. La IV Edizione della Meccanizzazione Agricola – Città di Oliveto Citra, organizzata dal Club Salerno Autostoriche, si è trasformata in un vero viaggio nella memoria, capace di coinvolgere un numeroso pubblico attraverso storia, cultura, didattica, musica, gastronomia e tradizioni popolari. Per due giornate la Località Madonna della Consolazione è diventata il punto d’incontro tra generazioni diverse: anziani che hanno vissuto direttamente il mondo agricolo di un tempo, appassionati e collezionisti che oggi custodiscono con passione i mezzi storici, famiglie e tanti giovani, chiamati a conoscere una parte importante della storia del territorio. La manifestazione ha ricevuto il patrocinio morale del Sele d’Oro, un riconoscimento particolarmente significativo per un’iniziativa che ha fatto della cultura, della passione, della tradizione e della memoria i propri elementi caratterizzanti. A sottolineare il valore dell’evento sono state anche le parole del Sindaco di Oliveto Citra, dott. Carmine Pignata, che ha espresso il proprio apprezzamento per l’organizzazione e per il significato culturale della manifestazione. Nel suo intervento, il primo cittadino ha invitato il pubblico a guardare oltre la semplice esposizione dei mezzi, cogliendo il messaggio umano che arriva dalla civiltà contadina. In un momento storico segnato da guerre, tensioni, incertezze e da una società sempre più frenetica, il Sindaco ha richiamato la necessità di ritrovare il tempo per se stessi, per la famiglia e per gli altri. Un invito a rallentare, almeno per qualche momento, e a riscoprire quei valori che sembrano oggi sempre più difficili da preservare: il rispetto, la solidarietà, il senso della comunità, il rapporto con la natura e il piacere di stare insieme senza essere continuamente distratti dalla velocità della vita moderna. Una riflessione che ha trovato piena sintonia nello spirito della manifestazione: guardare al passato non per rimpiangerlo, ma per recuperare ciò che di prezioso può ancora insegnare al presente. Positivo anche il riscontro del Commissario alle Manifestazioni Agricoltura, dott. Luigi Iuozzo, che ha elogiato l’organizzazione e, in particolare, il percorso didattico realizzato con l’Istituto Comprensivo di Palomonte attraverso il progetto “Dal seme al pane”. Il coinvolgimento di quattro classi ha rappresentato uno dei momenti più significativi dell’intera iniziativa. Gli studenti hanno potuto seguire il percorso dalla terra alla tavola, comprendendo il valore del lavoro agricolo e di quelle conoscenze che per generazioni sono state trasmesse all’interno delle famiglie. Un progetto che ha offerto anche un importante spunto di riflessione: quanto sappiamo oggi del lavoro che esiste dietro un alimento che arriva sulle nostre tavole? Proprio da questa domanda è partito il percorso storico curato dal presidente del Club Salerno Autostoriche, ing. Dino Nardiello, dedicato all’evoluzione della meccanizzazione agricola dai motori a testa calda degli anni Trenta fino agli anni Novanta. I vecchi motori, i trattori, i cingolati e le macchine agricole sono diventati così autentici strumenti didattici. Attraverso la loro evoluzione è stata raccontata la trasformazione delle campagne italiane: il passaggio dal lavoro manuale alla forza animale, dai primi motori ai trattori, fino alla progressiva introduzione dell’idraulica, dell’elettronica e delle tecnologie moderne. Ma dietro ogni macchina è stata raccontata soprattutto una storia di uomini e donne. Ogni trattore ha ricordato una famiglia, una campagna, una stagione di lavoro, una fatica, un sacrificio. Il ferro è diventato memoria. E proprio questa è stata una delle intuizioni più importanti della manifestazione: conservare un mezzo agricolo storico significa conservare anche la storia di chi lo ha utilizzato. La giornata di sabato ha avuto un momento particolarmente suggestivo con “Note sotto le stelle”, realizzato con la collaborazione della Pro Loco di Oliveto Citra. Una serata nella quale motori, musica, gastronomia e tradizioni popolari si sono incontrati in un’atmosfera suggestiva. Il pubblico ha potuto degustare piatti della cultura contadina e riscoprire i sapori della tradizione, mentre la musica popolare accompagnava racconti, abiti tradizionali e atmosfere di altri tempi. Protagonista della serata anche lo studioso e cultore della cultura contadina Antonio Giordano, insieme al gruppo di canto e ballo popolare, che ha regalato momenti di grande partecipazione, trasformando la serata in un autentico incontro tra cultura musicale e memoria popolare. Un filo conduttore ha unito l’intera manifestazione: la conservazione e la divulgazione. Conservare i motori, conservare le macchine agricole, conservare i sapori, conservare la musica e, soprattutto, conservare i racconti. Grande entusiasmo anche per la rievocazione storica dell’aratura e per la sfilata dei trattori cingolati. Tra le immagini più apprezzate dal pubblico quella di Gerardina Calzaretta e della figlia Sabrina Antonello, appena 18 anni, alla guida di un OM 512. Una madre e una figlia al volante di un mezzo agricolo storico: un’immagine diventata simbolo del passaggio della memoria da una generazione all’altra. Il momento conviviale “Mangiando con i contadini”, presso il Ristorante La Carriera, ha completato il percorso dedicato alla tradizione, proponendo piatti dal sapore autentico della cucina olivetana. Anche la tavola, infatti, è memoria. Le ricette tramandate, i prodotti della terra e i sapori semplici rappresentano una parte fondamentale dell’identità di una comunità. La manifestazione si è conclusa con le premiazioni, che hanno voluto valorizzare non soltanto i mezzi, ma soprattutto la passione e l’impegno di chi li conserva. Il premio per il veicolo più anziano è stato assegnato ad Antonio Zagaria, con il suo Landini a testa calda del 1954. Il premio al partecipante più giovane è andato a Danny Vede, presente con un Fiat 550 del 1969. Il Trofeo alla Memoria “Di Vona Argentina” è stato assegnato a Emidio Monaco, con il suo Landini Testa Calda 25 del 1956. Particolarmente significativo il Trofeo Sele d’Oro alla Cultura, alla Passione e alla Conservazione, assegnato a Gerardo Vece, classe 1939, di Senerchia, presente con il suo inseparabile Fiat 550 del 1969. Un doppio riconoscimento è stato assegnato a Giuseppe Clemente, premiato per l’impeccabile restauro del Fiat 25 R e per l’autocarro Fiat 642 R65. Il Premio Memoria Contadina è andato alla famiglia Antonello, rappresentata da Gerardina Calzaretta e dalla giovane Sabrina, insieme agli altri familiari. Prima ancora dei premi ufficiali, un riconoscimento simbolico particolarmente importante è stato dedicato ai bambini presenti alla manifestazione, considerati il vero cuore e il futuro del movimento storico. Ed è proprio ai giovani che guarda il progetto del Club Salerno Autostoriche. Perché un vecchio trattore restaurato non deve diventare semplicemente un oggetto da ammirare, ma deve continuare a raccontare. Raccontare che il progresso nasce dal lavoro. Raccontare che dietro ogni conquista ci sono sacrifici. Raccontare che la terra ha i suoi tempi. Raccontare che una famiglia unita e una comunità solidale rappresentano una ricchezza che nessuna tecnologia può sostituire. Al termine della manifestazione, grande soddisfazione è stata espressa dal presidente ing. Dino Nardiello, che ha ribadito la necessità di continuare a investire nella divulgazione della cultura contadina e nella conservazione dei mezzi agricoli storici. Il messaggio è apparso chiaro: non basta restaurare il ferro, bisogna restaurare la memoria. In una società nella quale tutto corre e nella quale spesso non troviamo più il tempo per fermarci, la Meccanizzazione Agricola di Oliveto Citra ha rappresentato una sorta di pausa collettiva. Un’occasione per guardare un vecchio trattore e ricordare un nonno. Per ascoltare una canzone popolare e ritrovare un’emozione. Per assaggiare un piatto tradizionale e riconoscere un sapore dell’infanzia. Per ascoltare un racconto e comprendere quanto sia preziosa la memoria. La vera sfida, oggi, non è soltanto conservare le macchine del passato, ma conservare i valori che quelle macchine rappresentano. Forse è proprio questo il messaggio più forte arrivato da Oliveto Citra: possiamo andare avanti senza dimenticare da dove veniamo. E mentre i vecchi motori tornano ad accendersi, la memoria torna a camminare. Perché dietro ogni trattore c’è una storia. Dietro ogni storia c’è una famiglia. E dietro ogni famiglia c’è una parte della nostra identità
Se andate in giro a chiedere a un passante qualsiasi chi sia Pico Cibelli, vi risponderà con un’alzata di spalle, convinto che gli stiate parlando di un nuovo terzino di serie B o di un marchio di caffè solubile in offerta speciale. Logico. Il Nostro non ha l’ansia da prestazione dei palchi, schiva i follower compulsivi come una tassa e si guarda bene dal salire sulle scene a elemosinare applausi. Eppure questo milanese classe 1977 è il Re Mida (ombra) che decide quale ritornello vi deve ossessionare in macchina e chi ha il diritto divino di blindare gli stadi da Milano a Napoli.
Pico Cibelli (Imagoeconomica).
L’operazione Per noi con Geolier e Lauro
La prova che il signore non scherza affatto è il siluro terra-aria planato nelle playlist proprio questo venerdì, intitolato Per noi. Sulla carta, la solita furbata d’inizio autunno per fare cassa nel weekend incrociando due nomi pesanti. Guardato da dietro le quinte, invece, è una prova di equilibrismo industriale che fa sorridere le radio. Significa prendere il padrone assoluto dello streaming, Geolier, e agganciarlo al pop d’immagine di Achille Lauro, spingendo l’Icaro capitolino a masticare il dialetto verace dopo il test di questa estate all’Olimpico. Altro che canzonette. Questo è un risiko che blinda le frequenze unendo il Nord dei bottoni, il Sud dei server digitali e il Centro della Capitale.
Dal negozio di famiglia ai club del Nord Italia
Il sesto senso per il talento non si impara certo frequentando i master: il futuro presidente e ad di Warner Music Italia cresce respirando musica fin da bambino all’interno del Pico Disco, (noto anche come Pico Records), il negozio di dischi di famiglia dove i genitori vendevano vinili a Milano, un legame fisico con i trentatré giri da cui deriva il suo stesso nome professionale. Prima di salire in vetta, si sporca le mani nella vita notturna come dj e produttore nei club del Nord Italia. Nel 1999 arriva il primo vero salto con il trasferimento in Self Distribuzione, come label manager internazionale e cacciatore di teste dance, dopo un passaggio a Dig It International.
L’operazione Maneskin con Ferraguzzo
È il preludio al ventennio d’oro nelle grandi multinazionali. Nel 2000 arriva la chiamata di Universal Music Italy, dove Cibelli rimane fino al 2011. Prima cavalca gli anni d’oro della dance gestendo lo scouting e il marketing di hit planetarie con gli Eiffel 65, Gabry Ponte e Planet Funk. Poi, dimostrando una rara capacità di annusare il vento prima degli altri, passa alla divisione locale e intercetta l’ondata del rap italiano quando le grandi emittenti radiofoniche ancora si tappavano il naso, svezzando le carriere di pilastri come Fabri Fibra, Marracash e Club Dogo, senza mai perdere il contatto con pesi massimi del calibro di Jovanotti o Gianna Nannini. Nel 2011 trasloca in Sony Music Italy come uomo di punta della divisione Local. La scalata interna è rapida: direttore A&R nel 2015 e local director nel 2018. Da quella plancia firma o segue da vicino Salmo, Marco Mengoni, Achille Lauro e Rocco Hunt, giocando un ruolo cruciale nell’esplosione globale dei Måneskin. È proprio lui a intuire il potenziale di Fabrizio Ferraguzzo come A&R in Sony, figura che dal 2021 diventerà poi il manager ufficiale della rock band romana e persino direttore musicale del Festival di Sanremo 2027.
Fabrizio Ferraguzzo e Shablo (Ansa).
Lo sbarco in Warner e il rilancio di Annalisa
Il colpo definitivo si compie a dicembre 2022 con il blitz di Warner Music Group, che lo strappa alla concorrenza per affidargli la poltrona più alta al posto di Marco Alboni. Al suo arrivo trova una major ridotta a Cenerentola del mercato, che al Sanremo 2023 contava una presenza ridottissima in cartellone. Da quel momento scatta una terapia d’urto che non fa prigionieri e inanella una sequenza di rilanci. Annalisa, sebbene fosse già nel roster, viene sottoposta a una totale rivoluzione d’immagine e di sound. Una metamorfosi che genera la prima tripletta con Bellissima, Mon Amour e Ragazza Sola, trasformandola nella regina assoluta del pop radiofonico e delle classifiche FIMI. Poco dopo, lo stesso trattamento rigenerante tocca ai The Kolors, esplosi con il tormentone di Italodisco.
La prima vera scossa tellurica di mercato si registra però nel 2023, quando scippa Geolier alla concorrenza, dopo aver già appaltato Fedez direttamente da Sony. Il golden boy di Secondigliano compie così il salto definitivo da fenomeno urban a dominatore del mainstream. L’apice si consuma a Sanremo 2024: il manager milanese riesce a posizionare ben 13 ugole di casa in gara su 30, conquistando la vittoria con Angelina Mango e la sua La noia, che riporta il Leone rampante in casa Warner dopo 10 anni di digiuno, e monopolizzando quasi interamente la top 5 di Spotify con Geolier, Annalisa, Ghali e Irama. Un monopolio replicato quest’anno portando al trionfo e rilanciando in grande stile persino il quasi sessantenne Sal Da Vinci.
Sal Da Vinci a Sanremo (Ansa).
La rivoluzione interna alla major
Tutta questa montagna di soldi e di dischi di platino finisce inevitabilmente per mandare all’aria la vecchia vocazione all’anonimato. Gli americani si adeguano ai numeri e Billboard Usa lo inserisce per due anni di fila, nel 2025 e nel 2026, come unico manager italiano tra i 100 leader più influenti del Pianeta. Per il resto ci pensano i paparazzi, visto che da qualche tempo il chirurgo dei bilanci è finito sui radar del gossip a causa della relazione con Ambra Angiolini.
Ma le chiacchiere da spiaggia stanno a zero quando si deve fare terra bruciata intorno ai rivali. Per celebrare degnamente il cinquantesimo anniversario della major in Italia, invece di stappare champagne nei salotti, si lancia in una riorganizzazione. L’azienda viene spaccata in due etichette verticali distinte per ottimizzare la gestione dei talenti, raddoppiando l’aggressività sul mercato e massimizzando la competizione interna: Warner Records Italy affidata a Eleonora Rubini e Atlantic Records Italy sotto la guida di Marco Masoli, due generali che rispondono al braccio destro Gianluca Guido (“scippato” a Sony). Con questa egemonia strategica, “Pico dei miracoli” che un tempo voleva essere solo un fantasma, ha dimostrato che per dominare il gioco non basta vendere canzonette. Bisogna ridisegnare (da zero) la mappa del potere.
Un nuovo pattinodromo, però su terreni privati, e quindi pare di capire, con gestione presumibilmente privata. Ma perché non si aggiusta quello vecchio, che costerebbe di meno e non comporterebbe consumo di suolo? “Stadio Arechi e Campo Volpe, stiamo andando avanti”. Ma come, se non c’è la copertura finanziaria, e il Comune non risponde a chi ha chiesto l’accesso agli atti? Polo sportivo e campo di rugby a Fratte? “Si va avanti”, annuncia imperterrito il Sindaco! Ma come è stato risolto il problema della partecipazione all’appalto di una azienda del Gruppo Marinelli, colpita da interdittiva Antimafia? Ma De Luca è impermeabile ai problemi della realtà! Lui fa come Trump: l’assurdo e l’iperbole, ha capito da tempo, sono valvole essenziali per catturare il consenso. Già Orazio Flacco, più di duemila anni fa, sentenziava in una sua satira “Il Popolo vuole essere fatto fesso”. De Luca ha fatto studi classici al Liceo Tasso, e verosimilmente ha preso conoscenza di questi versi di Orazio. Ne ha tratto una lezione che ha messo in pratica, anche in vecchiaia, oggi. La realtà per De Luca non conta. Quello che vale, nella comunicazione, è la Profezia. Il tempo futuro, l’avvenire radioso, la Montecarlo del Sud come la sponda della striscia di Gaza pari a Miami Beach, secondo Trump, sono il canto delle sirene omeriche per narcotizzare le plebi non pensanti. Queste sono lezioni che può avere imparato solo chi ha avuto nozioni di storia e cultura classica. Trump, che è ignorante fin all’osso, è venuto dopo De Luca. E forse lo sta imitando, nello stile e nella grinta; forse c’è una intesa, tra i due, e una gara a chi la spara più grossa. La retorica populista, che in Europa pare prendere piede con i tromboni squillanti della Destra estrema, è un pericolo peggiore dell’Intelligenza Artificiale. Che è disumana, mentre la propaganda illusionistica è figlia dell’Inferno! Ma torniamo alla CITTA’ VIRTUALE della Play Station di De Luca. Si ha l’impressione che il Sindaco si comporti come un abilissimo adolescente creativo che si diverte a costruire sul proprio computer una città immaginaria. Ovviamente con le opere che piacciono ad un adolescente: impianti sportivi, per iniziare. Tanti impianti, anche troppi (se lo è lasciato sfuggire lo stesso De Luca l’altro ieri, dicendo pubblicamente che gli impianti stanno diventando sovrabbondanti per una città di 130 mila abitanti). E poi palazzi, rotatorie verticali (vedi Porta Ovest) come nel film Metropolis del 1925, grattacieli a bordo mare, come ad Acapulco (città bruttissima, con sei omicidi al giorno per guerre di droga). Nella realtà virtuale del computer di De Luca, la realtà vera del quotidiano della città scompare, ancora una volta. Il vecchio Tribunale di Corso Garibaldi prende vita solo quando si gira l’ennesima serie de “L’ Avvocato Malinconico”. La cultura secolare di Salerno è affidata solo a quei piccolissimi esempi di Musei, tipo Museo della Minerva, e il minuscolo Museo Provinciale di via Mercanti. La cultura continua ad essere minuscola: il Casino Sociale dentro il Teatro Verdi, luogo secolare di incontri e di dibattiti, è chiuso e in rovina da quindici anni. Perché sono pericolosi, in una certa logica, tutti quei luoghi di incontro libero di persone pensanti. Meglio evitare i posti dove può esserci occasione di dibattito civico. De Luca ha paura del dibattito; teme sempre che qualcuno possa dirgli in faccia qualcosa a cui non sa e non vuole, perché non può, rispondere. Vedete se consente, in una pubblica riunione, di dare l’occasione a qualcuno di chiedergli: “Ma cosa ha da dire sulla questione e le responsabilità della vendita dei suoli di Foce Irno?” In un certo senso, questa fuga nell’immaginario e nel sogno, che è costretto a fare De Luca, fa un po’ tenerezza. E sarebbe ingenerosa l’irrisione a una persona in evidente difficoltà! Ma di fronte alle reali emergenze e ai legittimi quesiti sulla legalità e fattibilità dei progetti vantati, purtroppo non c’è posto per le regole cavalleresche a favore dell’imputato.
di Giovanni Terranova Da tempo ci si pone una domanda, ed è anche un desiderio silenzioso che attraversa i borghi dell’entroterra salernitano: quello di restare, valido anche per i tanti che sono dovuti partire. Oggi per molti non si tratta di rassegnazione, ma di una scelta. È la voglia di chi desidera aprire un’attività nel centro del proprio paese, di chi vuole rinnovare la terra dei nonni o trasformare un bosco o un fiume in un’opportunità di lavoro. Per fare in modo che queste idee diventino realtà, basta smettere di considerarle semplice nostalgia e iniziare a trattarle come risorse su cui investire. Imparare un mestiere prima di tutto Riscoprire l’importanza del lavoro manuale e pratico è fondamentale. Negli anni Sessanta, per rispondere alle esigenze del territorio, vennero creati i “Cantieri di Lavoro” (o Cantieri-Scuola): progetti promossi dallo Stato in cui la costruzione di opere pubbliche si univa all’insegnamento di un mestiere. I giovani imparavano la falegnameria, l’agricoltura o l’edilizia direttamente sul campo. Oggi le ricerche confermano che la formazione più efficace è proprio quella sul campo (il cosiddetto sistema “duale” scuola-lavoro). Portare questo spirito nelle aree interne significa creare percorsi brevi e pratici insieme alle aziende locali. Imparare a curare un uliveto, gestire un agriturismo, lavorare il legno o filare la lana accanto a chi fa questo mestiere da sempre non è una scelta di serie B, ma una strada dignitosa che permette ai giovani di non dover per forza emigrare. Non dobbiamo dimenticare che una volta era tutto riciclabile. Supportare gli uffici locali e valorizzare le reti Spesso chi vuole aprire un’impresa si perde tra i passaggi amministrativi, ma la colpa non è dei singoli municipi, che al contrario si trovano ad affrontare carichi di lavoro enormi con personale spesso ridotto all’osso. Piuttosto che caricare ulteriormente gli enti locali, la soluzione è affiancarli: mettere a disposizione degli uffici comunali strumenti digitali standardizzati e sportelli di orientamento integrati. In questa direzione, la Camera di Commercio di Salerno offre già un supporto prezioso con il Servizio Nuove Imprese. Collegare questo servizio ai Comuni, alle Pro Loco e alla Regione permette di alleggerire il carico sui singoli uffici e di creare una rete di promozione unica. In questo modo si dà visibilità ai prodotti e ai servizi del territorio sui portali turistici e sui mercati online, trasformando la burocrazia da ostacolo a punto di riferimento. L’esperienza come guida: il ruolo dei Maestri del Lavoro L’innovazione ha sempre bisogno dell’esperienza. Molti studi dimostrano che le nuove imprese falliscono meno quando sono affiancate da figure esperte. In quest’ottica, i Maestri del Lavoro possono fare la differenza. Si tratta di lavoratori insigniti della Stella al Merito che conoscono da vicino il mondo produttivo. È da diversi anni che i Maestri del Lavoro del Consolato di Salerno incontrano i giovani nelle scuole del territorio salernitano, coinvolgendo istituti come il Profagri o il Galilei-Di Palo. Coinvolgerli come tutor al fianco dei giovani imprenditori significa fare da ponte tra l’esperienza del passato e le idee di oggi. Un esempio pratico: botteghe artigiane e riscoperta della lana tra tradizione ed economia circolare Immaginiamo una rete di giovani che decida di riaprire le vecchie botteghe nei borghi del Cilento, degli Alburni o del Vallo di Diano. Da un lato c’è chi recupera l’antica forgia per battere il ferro a caldo — realizzando coltelli, asce da spacco e ringhiere su misura — e la affianca alla falegnameria di precisione, lavorando il legno con incastri tradizionali a coda di rondine. Dall’altro c’è chi affronta un problema urgente per la pastorizia locale: il recupero della lana. Oggi considerata spesso uno scarto costoso da smaltire, la lana tosata negli allevamenti può tornare a essere lavorata ai ferri o al telaio per capi di pregio, oppure impiegata nell’edilizia sostenibile come isolante termico naturale. Un Maestro del Lavoro, forte dell’esperienza maturata nella gestione aziendale, nell’organizzazione dei processi o nella sicurezza, aiuta i giovani a impostare la produzione e a rispettare le normative. I ragazzi, a loro volta, portano l’innovazione: disegnano modelli contemporanei, aprono un e-commerce e usano la narrazione digitale sui social per vendere prodotti unici a clienti internazionali. Il problema dello smaltimento si trasforma così in una risorsa economica, dimostrando come l’artigianato di una volta possa rispondere alle sfide ambientali di oggi. Un patto per il territorio Le aree interne non chiedono assistenzialismo, ma strumenti semplici e collaborazione. La Regione Campania, i Comuni, la Camera di Commercio, le scuole e i Maestri del Lavoro possono formare una squadra coesa per accompagnare le nuove attività nei loro primi anni di vita. Se formazione pratica, supporto amministrativo agli enti ed esperienza lavorano insieme, restare nei propri paesi torna a essere la scelta migliore.
Non abbiate paura del nuovo anno scolastico che inizia». È questo il cuore del messaggio che l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, monsignor Andrea Bellandi, ha rivolto a studenti e insegnanti in occasione dell’avvio dell’anno scolastico 2026/2027. Un augurio che guarda soprattutto ai ragazzi, alle loro paure, alle aspettative e alle domande che accompagnano ogni nuovo inizio, ma che si rivolge anche agli adulti chiamati quotidianamente ad accompagnarli nel loro percorso di crescita. Bellandi parte proprio dalla quotidianità del ritorno tra i banchi: le sveglie presto, gli zaini, i libri, le aule, i compiti, le interrogazioni, ma anche le amicizie e le risate nei corridoi. Un nuovo anno che può essere vissuto con entusiasmo oppure con qualche timore. «Come andrà? Sarò all’altezza? Riuscirò nelle cose che mi aspettano?», sono alcune delle domande che, secondo l’arcivescovo, possono attraversare i pensieri degli studenti. Per affrontare l’incertezza, Bellandi sceglie una metafora antica: quella dell’Odissea. Ulisse lascia Itaca, affronta tempeste, mostri, paure, tentazioni e nostalgia, ma continua a navigare perché sa che da qualche parte esiste una meta verso cui tornare. «Anche voi avete bisogno di una Itaca», scrive l’arcivescovo, precisando che non deve necessariamente essere un lavoro già scelto o un progetto definito. È piuttosto «un desiderio grande, qualcosa per cui valga la pena spendersi, una ragione per alzarsi ogni mattina e mettersi in viaggio». Un richiamo al valore del desiderio che Bellandi collega anche alla riflessione dello scrittore Alessandro D’Avenia. In una società nella quale, osserva l’arcivescovo, è facile confondere il desiderio con il consumo, la libertà con la possibilità di scegliere qualsiasi cosa e la felicità con la ricerca continua dell’approvazione degli altri, diventa fondamentale interrogarsi su ciò che si vuole davvero essere. E proprio questa, secondo Bellandi, dovrebbe essere una delle domande centrali per chi entra in una nuova classe: non soltanto «Che voti prenderò?», ma soprattutto «Chi voglio diventare?». La scuola, dunque, non come semplice luogo nel quale acquisire conoscenze e prepararsi al futuro, ma come spazio nel quale scoprire progressivamente sé stessi. L’arcivescovo invita inoltre gli studenti a non avere paura degli errori. Un brutto voto, una difficoltà o persino una bocciatura possono trasformarsi in occasioni di crescita se non si decide di arrendersi. «Non abbiate paura di sbagliare. Abbiate paura soltanto di smettere di cercare», è il monito rivolto ai ragazzi. Perché, proprio come Ulisse, non è l’assenza di ostacoli a condurre alla meta, ma la capacità di continuare il viaggio. Nel messaggio trova spazio anche il tema delle relazioni. Bellandi augura agli studenti non soltanto «buoni voti», ma soprattutto «buoni incontri» e invita chi si sente solo ad avere il coraggio di cercare qualcuno. «Nessuno diventa grande da solo», sottolinea, richiamando anche l’importanza di saper riconoscere gli adulti di cui potersi fidare. Una parte significativa della lettera è infine dedicata agli insegnanti. «Voi non trasmettete soltanto nozioni», scrive Bellandi, ricordando il ruolo educativo dei professori, capaci di vedere una possibilità laddove un ragazzo vede soltanto un limite, di offrire una parola di fiducia e di accompagnare gli studenti verso la libertà. Agli insegnanti l’arcivescovo affida così una responsabilità che va oltre la didattica: aiutare i ragazzi a non rinunciare ai propri sogni, ma anche ad accettare che possano cambiare e che non tutti si realizzino. «L’importante è non fallire nel compito di diventare pienamente umani», scrive. «Buon viaggio» è dunque l’augurio finale di Bellandi agli studenti e ai docenti. Un viaggio nel quale la scuola non rappresenta soltanto una tappa obbligata, ma un percorso capace di trasformare chi lo compie. E con una benedizione «di cuore» rivolta a tutti, l’arcivescovo affida al nuovo anno scolastico un messaggio di fiducia, coraggio e crescita.
La politica non ha mai abitato il regno asettico delle ragioni. Paura, speranza, risentimento, senso di appartenenza e altre passioni hanno sempre accompagnato la lotta per il potere. Per lo più l’elettore non sceglie per chi votare soppesando i curriculum come un addetto alle risorse umane, ma parte da un richiamo sentimentale che poi organizza logicamente. Ciò che sembra essersi modificato negli ultimi decenni è piuttosto l’insieme delle cornici che organizzavano tali passioni e le restituivano in forma collettiva. Partiti, chiese, sindacati, e associazioni trasformavano gli affetti in fedeltà relativamente stabili, in grado di produrre anche contenuti razionali. Il loro indebolimento ha prodotto una costellazione più mobile di appartenenze, nella quale le passioni circolano freneticamente, alla continua ricerca di un capo tribù capace di rispecchiarle.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Se la liberazione dalla colpa diventa liberazione dalla memoria
Fra le emozioni, oggi il senso di colpa merita molta attenzione. Il recente trionfo elettorale di Alternative für Deutschland in Sassonia-Anhalt offre un osservatorio eloquente. Da anni l’AfD, partito di estrema destra con simpatie naziste, contesta una cultura della memoria che giudica troppo concentrata sul nazionalsocialismo e rivendica una narrazione capace di restituire ai tedeschi orgoglio e grandezza storica. Nel suo programma respinge esplicitamente una «cultura della colpa e della vergogna», riferendosi alla rilettura postcoloniale della storia europea. Una grammatica simile, con accenti diversi, attraversa il movimento MAGA negli Usa. Nell’America trumpiana la polemica contro la «vergogna nazionale» è divenuta anche politica pubblica della memoria: musei, monumenti e programmi educativi sono chiamati a celebrare l’eredità americana e a sottrarla a quelle interpretazioni che la descrivono principalmente attraverso razzismo, sessismo e oppressione. In Europa, forme analoghe di rivendicazione identitaria ricompaiono nelle retoriche che promettono di liberare la maggioranza da un presunto obbligo di scusarsi per ciò che è occidentale, nazionale, bianco, maschile. Ora, una comunità, per riconoscersi, deve potersi guardare allo specchio senza vedervi soltanto il proprio delitto. Il problema comincia quando la liberazione dalla colpa diventa liberazione dalla memoria. Un’identità che pretende di conservarsi espellendo le proprie zone d’ombra finisce infatti per trasformare la storia in un insieme di assoluzioni, e farà del disconoscimento del diverso uno dei suoi tratti identitari.
Alice Weidel e Tino Chrupalla (Ansa).
Il rischio di una penitenza senza fine
Ma esiste anche il rischio contrario. A sinistra, in alcuni filoni della cultura postcoloniale, la colpa dell’Occidente sembra esaurire la sua storia e tende a farsi ereditaria: non riguarda più ciò che qualcuno prima di noi ha fatto, bensì ciò che qualcuno è, la posizione simbolica che occupa, il gruppo al quale appartiene. L’Occidente, il bianco, il maschio diventano allora soggetti collettivamente imputabili prima ancora di ogni condotta individuale. La memoria cessa di essere esercizio critico e assume la forma di una penitenza senza termine di una colpa, in fondo, irredimibile.
Il discorso su Israele e le pulsioni di affrancamento dell’Europa
La lotta attorno al sentimento della colpa storica, insomma, sembra davvero lo spartito della lotta politica e culturale di questi anni. Il discorso si fa più arduo e delicato quando il dibattito tocca Israele, che pure è fondamentale citare in questo contesto. Le responsabilità del governo Netanyahu e la condotta israeliana a Gaza possono e devono essere deplorate con la severità richiesta dai fatti, a prescindere dal terrorismo di Hamas. Sarebbe tuttavia scorretto intellettualmente negare come, dentro la crescita documentata dell’antisemitismo europeo, si muovano anche linguaggi nei quali la critica a Israele slitta verso l’ebreo in quanto tale, o nei quali la Shoah viene evocata soprattutto per accostare Israele ai suoi persecutori di ieri. In altri termini, è possibile scorgere in una parte del discorso pubblico una pulsione di affrancamento dal debito della memoria europea, quasi che la colpa attribuita oggi a Israele potesse retroattivamente emancipare l’Europa dal dovere di ricordare ciò che essa ha fatto. Anche qui la questione del senso di colpa torna a giocare un ruolo importante nel discorso pubblico, spesso al di sotto della soglia della consapevolezza, indipendentemente dalle rispettive posizioni.
Manifesti contro Netanyahu e Trump in Yemen (Ansa).
Il senso di colpa cerca nuovi imprenditori politici
Forse torna utile qui la riflessione di Karl Jaspers sulla «colpa politica», elaborata dopo la caduta del nazismo. Nessun cittadino è giuridicamente o moralmente colpevole dei delitti commessi dallo Stato (potremmo allargare e dire civiltà) cui appartiene, ricorda il filosofo. Nessuno eredita una colpa come si eredita un cognome. Ne ereditiamo però le conseguenze, le istituzioni e le memorie, e con esse la responsabilità. È una distinzione che il nostro tempo sembra avere smarrito, oscillando fra il desiderio di proclamarsi innocente mediante l’oblio e quello di distribuire colpe in base all’appartenenza. Quando le tradizionali cornici collettive si dissolvono, anche il senso di colpa cerca nuovi imprenditori politici, pronti ora a esasperarlo, ora a prometterne la cancellazione. È la via semplicistica della demagogia populista cui, mi pare, non sappiamo ancora opporre la strada della responsabilità.
Sessant'anni di Star Trek, le novità di settembre, la prossima stagione di Silo, notizie su Neuromancer, una nuova libreria e un nuovo sito, il programma di Stranimondi nella settimana di Fantascienza.com.
L'otto settembre in Italia è una data con un significato storico piuttosto rilevante; nel resto del mondo però è lo Star Trek Day, ovvero l'anniversario della prima messa in onda (in USA, in Canada era arrivato due giorni prima) del primo episodio di Star Trek. Quasi a voler celebrare questo anniversario l'episodio di Star Trek: Strange New Worlds di questo giovedì ha finalmente soddisfatto tutti. Niente pupazzi o altre stravaganze, un vero episodio di fantascienza, in perfetto stile Star Trek Serie Classica, tanto che il protagonista assoluto era lo stesso... - Leggi l'articolo
Nel regolamento de Il Mondo al Contrario, i Team Vannacci sono presentati come parte di una strategia di «guerra asimmetrica», nella quale forze minoritarie ma agguerrite agiscono di sorpresa, «colpendo l’avversario». La macchina politica di Roberto Vannacci si autodefinisce con il lessico dei manuali militari. Prendiamoli in parola, allora. E leggiamola con lo strumento adatto: un manuale vero.
Cosa sono le operazioni psicologiche
Si intitola Mind Weavers, “i tessitori di menti”, ed è uscito a Islamabad nell’aprile 2024. Lo firma Fahd Ayub, militare pakistano. Nel manuale l’autore spiega come si progetta una psy-op: come si sceglie il bersaglio, come lo si studia, come lo si lavora, come si misura il risultato. Ma che cos’è una psy-op? In parole povere è un insieme di strategie messe in atto per influenzare emozioni, comportamenti e opinioni di un gruppo o di una popolazione. Prima si studiano paure, frustrazioni e abitudini dei soggetti. Poi si somministrano stimoli a dosi calibrate, uno alla volta. Ogni messaggio è un mattone che si ha l’impressione di aver posato in autonomia. E alla fine il muro nemmeno si vede. Ayub condensa questa tecnica in un’immagine: gli schiavi possono ignorare perfino l’esistenza del padrone. Ora proviamo a leggere le tappe dell’avventura vannacciana attraverso questa lente.
La copertina di Mind Weavers.
Le tappe: dal Mondo al contrario a Futuro Nazionale
Agosto 2023. Un generale in servizio pubblica tramite la piattaforma in self-publishing Il mondo al contrario. Costo editoriale contenuto. Resa: settimane di prime pagine, oltre 230 mila copie vendute e una seconda edizione curata dalla casa editrice Il Cerchio con la prefazione di Francesco Borgonovo. Diritti d’autore stimati in quasi 1 milione di euro. Un’operazione che nel manuale di Ayub ricorda lo stimolo d’innesco, la provocazione costruita perché sia il pubblico a selezionarsi da solo. Chi si indigna amplifica. Chi applaude alza la mano, e si fa contare. Il titolo stesso scelto da Vannacci taglia il mondo in due: noi del mondo dritto, loro che l’hanno rovesciato.
Roberto Vannacci presenta Il mondo al contrario (Imagoeconomica).
Giugno 2024. Alle Europee, Vannacci viene candidato da indipendente nelle liste della Lega ottenendo 555.980 preferenze totali, il secondo in assoluto più votato in Italia dietro Giorgia Meloni. È una dinamica simile a quella che Ayub descrive quando parla di scelta del veicolo: cerchi un gruppo già organizzato, con simboli, sedi e platee, ci entri e sali.
Roberto Vannacci con Matteo Salvini in campagna elettorale per le Europee (Imagoeconomica).
Aprile-maggio 2025. Vannacci prende la tessera della Lega e poco dopo Matteo Salvini lo nomina, tra le polemiche interne, vicesegretario. Intanto, all’esterno del partito cresce la rete con il suo marchio: l’associazione Il Mondo al Contrario e i Team Vannacci della «guerra asimmetrica». Dieci tesserati minimo, un team leader, nomi come “Decima Laghi” e “Decima Bustense”. Tessera a 20 euro. Così Vannacci costruisce un proprio fortino all’interno della casa che lo ospita. Una dinamica analoga a quella descritta nel manuale: il gruppo che ti ospita si conquista dall’interno, e intanto ti prepari la struttura tua, per il giorno in cui non ti servirà più.
Matteo Salvini consegna la tessera della Lega a Roberto Vannacci (foto Imagoeconomica).
Febbraio 2026. La scissione. Nasce Futuro Nazionale. A giugno si tiene il congresso a Roma, tesseramento dichiarato dal partito a quota 100 mila iscritti. Vannacci accoglie i suoi definendoli i rifiuti degli altri, “la sporca dozzina”, «la feccia». Nel suo libro, Ayub parla di coesione per marchio d’infamia: prendi l’insulto che il tuo pubblico riceve e trasformalo in divisa; l’esclusione diventa orgoglio, il gruppo si salda proprio sulla ferita.
Giugno 2026. Il sorpasso: i sondaggi danno Futuro Nazionale sopra la Lega. Ora l’ha praticamente doppiata, superando anche Forza Italia. L’ospite è svuotato. Alle Comunali di Vigevano accade una cosa piccola ma significativa. Furio Suvilla, il candidato di Vannacci, resta fuori dal ballottaggio col 14,2 per cento e ordina ai suoi: scheda nulla o bianca. Secondo l’analisi dei flussi di YouTrend, su 100 elettori di Suvilla, 52 si sono astenuti, 41 hanno votato il candidato di Forza Italia e 7 quello del centrosinistra. Un dato che misura almeno in parte la capacità di incidere sul comportamento elettorale. Nel manuale di Ayub questo momento è compatibile con quello che viene definito l’indicatore di impatto. Ogni operazione seria misura i propri risultati, e il risultato qui è la prova che il pubblico risponde ai comandi.
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).
Settembre 2026. Continuano gli attacchi alla «coerenza» della Lega (l’ultimo sulla giravolta di Matteo Salvini circa l’AfD) il partito che gli aveva aperto la porta.
Come può essere letto il caso-Egonu
Ogni tappa, da sola, è politica ordinaria. La sequenza intera, letta alla luce del manuale, è un’operazione a fasi: sotto-operazioni concatenate, correzioni di rotta, un obiettivo che avanza un gradino alla volta. Ayub mette in guardia: il professionista si riconosce dalla pazienza del dosaggio. Anche qui le similitudini non mancano. Un esempio? Il caso Egonu. Ne Il Mondo al contrario, la campionessa di pallavolo è «italiana di cittadinanza», però «i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità». Bufera. Nelle uscite successive la frase si ripresenta con la premessa nuova: «Non sono razzista. Io ammiro Paola Egonu, sono orgoglioso dei suoi successi sportivi, ma…». Il contenuto delle due dichiarazioni è identico, la dose però è ricalibrata. Prima la formulazione brutale che apre il ciclo mediatico, poi la versione ammorbidita che consolida il messaggio presso il pubblico esitante. Anche Ayub descrive un comportamento simile: misura la reazione, aggiusta lo stimolo, prosegui (la querela di Egonu è stata archiviata: le frasi erano inappropriate e scorrette ma il tribunale di Lucca non ha ritenuto la condotta penalmente rilevante come diffamazione).
Nella combo, Roberto Vannacci e Paola Egonu (Ansa).
Le parole-cardine e la satira gentile
Poi ci sono le parole-cardine. Il manuale insegna a costruire i messaggi con le glittering generalities, generalità scintillanti: parole-virtù talmente gonfie di consenso da non aver bisogno di argomenti. Prendiamo termini come “normalità”, “buonsenso” e “patria”. Il trucco della propaganda sta nella vaghezza: ognuno può riempirle come vuole. Proprio per questo tutti si sentono d’accordo. Smontarle è facile: basta chiedere: «Sì, ma in concreto?». Se la risposta è un’altra parola scintillante, si è scivolati dentro il meccanismo. E infine c’è il sorriso. Il manuale dedica pagine alla satira gentile: la battuta abbassa le difese, il messaggio entra senza attrito. Anche quando l’ex generale sfotte o posta meme e video assurdi, qualcuno ride. Poi rifila il sondaggio in crescita. È il tema dell’inevitabilità: la vittoria raccontata prima che accada, per convincerti a salire sul carro. E una volta a bordo tutto il resto si accetta a scatola chiusa.
Il primo ministro russo Mikhail Mishustin lo ha definito un «simbolo di amicizia». Il suo omologo nordcoreano Pak Thae-song ha parlato di un «evento storico». Russia e Corea del Nord hanno inaugurato un ponte stradale lungo il confine. Dietro la solida intesa tra Kim Jong-un e Vladimir Putin, così come nelle relazioni tra Pyongyang e Pechino, ci sono tuttavia esigenze strategiche più che ideologiche. Ed è questo che muove la nuova diplomazia di Kim, intenzionato a mantenere ottimi rapporti con il vicinato ma anche ad ampliare la sua rete di alleanze per acquisire influenza internazionale.
Kim e la figlia nel 2024 (Ansa).
Il ponte tra Russia e Corea del Nord
Il ponte Yakov Novichenko, intitolato all’ufficiale sovietico che nel 1946 salvò il primo leader nordcoreano Kim Il-sung da un attentato, collega Russia e Corea del Nord attraverso il fiume Tumen. Al netto della propaganda, la sua realizzazione è stata tutt’altro che lineare. L’inaugurazione prevista per il 19 giugno è slittata a fine agosto e i lavori sul lato russo risultavano completati solo al 65 per cento. Anche i costi sono lievitati: i 100 milioni di dollari inizialmente stanziati dal Cremlino sono raddoppiati. Presentato da Mosca e Pyongyang come un’infrastruttura commercialee civile, il ponte potrebbe anche essere utilizzato per lo scambio di personale militare, di operai, di tecnologia bellica e risorse energetiche.
L’inaugurazione del ponte sul fiume Tumen (Ansa).
L’equilibrismo necessario di Kim tra Pechino e Mosca
Gli interessi però vengono prima dell’amicizia. Kim e Putin hanno infatti siglato un Trattato di partenariato strategico globale che, tra le varie aree di collaborazione, prevede una clausola di assistenza militare reciproca in caso di necessità. I legami con Mosca sembrano dunque solidi, ma dietro questa intesa ci sono due aspetti da considerare. La Corea del Nord sa innanzitutto di dover mantenere un equilibrio diplomatico tra Russia e Cina, evitando di avvicinarsi troppo a una delle due potenze per non compromettere i rapporti con l’altra.
Vladimir Putin con Kim Jong-un nel 2019 (Ansa).
Allo stesso tempo Kim non intende trasformare Pyongyang nel satellite di un alleato più forte. «L’allineamento tra Russia e Corea del Nord rimane fondamentalmente pragmatico e contingente, fondato più sulla convenienza a breve termine che su una solida architettura di alleanza», ha scritto l’Australian Journal of International Affairs. La diffidenza è evidente anche nei legami con la Cina. La sponda del Cremlino ha notevolmente accresciuto il senso di indipendenza nordcoreano dal Dragone, sfidando il quasi monopolio cinese sull’influenza geopolitica esercitata sul vicino. La convergenza tra Kim e Putin non è vista di buon occhio a Pechino, principale partner economico di Pyongyang (2,73 miliardi di dollari di interscambio commerciale nel 2025). Non farà inoltre piacere alla Cina la decisione della Corea del Nord di ricostruire le difese lungo il confine settentrionale tra i due Paesi, ripristinando campi minati. Ufficialmente per contrastare contrabbando ed espatri illegali, ma non esattamente un segnale di fiducia.
Xi Jinping con Kim Jong-un (Ansa).
Dal Vietnam alla Tanzania, la rete diplomatica di Pyongyang
In politica estera Kim sta mostrando una curiosa intraprendenza diplomatica alla ricerca di nuove aree di cooperazione. Nel Sud-est Asiatico, per esempio, la Corea del Nord ha intensificato i dialoghi soprattutto con Vietnam e Laos. Sono poi andati in scena avvicinamenti analoghi con la Bielorussia di Alksandr Lukashenko e con la Tanzania, insospettabile Paese africano nel quale il governo nordcoreano vanta da tempo un’attivissima ambasciata. Kim vuole insomma ridurre l’isolamento internazionale ed evitare di dipendere troppo dai suoi vicini. Che restano comunque alleati imprescindibili.
Non è un periodo facile per il presidente Volodymyr Zelensky. Mentre le truppe russe premono lungo tutta la linea del fronte e le principali città sono continuamente colpite dai bombardamenti, il capo di Stato ucraino deve affrontare le crescenti tensioni politiche interne legate all’ultimo rimpasto di governo e allo scandalo di corruzione che ha coinvolto alcuni dei diretti collaboratori del presidente.
Uomini vicino al presidente finiti nelle indagini
Iryna Mudra, vice capo dell’ufficio di Zelensky, è stata licenziata il 19 agosto, in seguito alle indagini condotte dal National anti corruption bureau of Ukraine (Nabu) e dalla procura specializzata anticorruzione (Sapo). Secondo gli investigatori, la nuova operazione anticorruzione sarebbe direttamente collegata a quella che ha interessato il settore dell’energia, condotta nel novembre 2025, per smantellare un sistema di riciclaggio e pagamento di tangenti attraverso il quale sarebbero transitati circa 100 milioni di dollari. Dalle indagini erano emersi i nomi dell’uomo d’affari Timur Mindich e dell’ex ministro della giustizia e dell’energia Herman Halushchenko, entrambi molto vicini al presidente ucraino.
Iryna Mudra (foto Ansa).
«Il sistema funziona, ma bisogna migliorarlo»
Olena Halushka, esponente dell’Ong Anti corruption action center, spiega a Lettera43: «Il problema della corruzione sistemica è una piaga che affligge l’Ucraina fin dalla sua nascita dopo il collasso dell’Unione Sovietica. È presente a ogni livello: amministrativo, politico, militare. Fin dalla rivoluzione della dignità nel 2014, abbiamo lottato per garantire l’indipendenza di organi come Nabu e Sapo, implementare il sistema legislativo in materia di anticorruzione e istituire un’Alta corte di giustizia anticorruzione indipendente per giudicare questi reati. Le recenti indagini condotte e le sentenze emesse dimostrano che il sistema funziona, ma bisogna migliorarlo».
Pressioni esterne su funzionari e agenti di Nabu e Sapo
Nonostante i risultati ottenuti negli ultimi anni, l’Ucraina deve ancora compiere importanti passi in materia legislativa per tutelare gli organi impegnati nella lotta alla corruzione. Nel luglio 2026 l’Ong ucraina Zmina ha pubblicato uno studio sulle pressioni esterne a cui sono sistematicamente sottoposti funzionari e agenti di Nabu e Sapo nelle loro indagini. «Da luglio 2025 a maggio 2026 abbiamo riscontrato 29 casi in cui agenti, attivisti e impiegati sono stati sottoposti a presunte pressioni politiche nello svolgimento delle loro funzioni», dice a L43Hanna Chekhovych, una delle autrici dello studio.
Proteste a Kyiv contro le restrizioni all’autonomia delle autorità anti-corruzione in Ucraina (foto Ansa).
«I dati raccolti hanno mostrato pratiche ricorrenti come perquisizioni nelle abitazioni degli agenti senza precedente autorizzazione da parte dei magistrati, sequestro di pc e smartphone contenenti file legati alle indagini, uso della forza. Molti dei sospettati sono stati interrogati e trattenuti in strutture detentive in attesa di processo. Alcuni di loro sono stati accusati di collaborazionismo con il nemico e di tradimento, per poi essere assolti al processo. Tuttavia, questi procedimenti hanno portato all’interruzione delle indagini che gli agenti di Nabu stavano conducendo».
La necessità di istituire un’agenzia forense indipendente
Secondo Halushka la tutela dell’indipendenza di Nabu e Sapo è un punto chiave da cui il governo e la Bankova devono partire per ottimizzare il sistema legislativo in materia di anticorruzione. «È necessario apportare cambiamenti al processo di selezione per la nomina del procuratore generale e dei funzionari dello State Bureau of Investigation, istituire un’agenzia forense indipendente e libera dalle pressioni esterne, oltre a rafforzare i diversi organi giuridici, tra cui l’Alta corte di giustizia».
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (foto Ansa).
Tema cruciale nel processo di adesione all’Unione europea
Le riforme in ambito giudiziario sono infatti un passo fondamentale nel processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Nel giugno 2022 la Commissione europea ha concesso all’Ucraina lo status di Paese candidato a entrare nell’Ue. Ha poi formalmente avviato i negoziati, articolati in sei gruppi tematici, nel giugno 2024. Tra giugno e luglio 2026 sono stati aperti due di questi cluster, di cui quello più importante riguarda le cosiddette «questioni fondamentali» come la riforma del sistema giudiziario, lo sviluppo di un’economia di mercato, la tutela dei diritti delle minoranze, la modernizzazione dell’amministrazione pubblica e la lotta contro il riciclaggio di denaro.
Bisogna guadagnare la fiducia dei partner europei e internazionali
Secondo Halushka, la lotta alla corruzione assume un’importanza fondamentale soprattutto per dimostrare ai partner europei e internazionali che l’Ucraina è disposta a seguire le direttive indicate dall’Ue e accelerare il processo di adesione. «Il popolo ucraino chiede da anni di entrare a far parte dell’Unione europea e il governo deve fare tutto il possibile affinché ciò avvenga nel minor tempo possibile. Un sistema legislativo e di lotta alla corruzione che funziona non serve solamente a dimostrare all’Ue i progressi compiuti dal Paese in questo ambito, ma è necessario anche dal punto di vista militare e diplomatico. In questo momento storico, con l’Ucraina impegnata in un conflitto da oltre quattro anni, è cruciale che gli aiuti economici forniti dai nostri alleati vengano utilizzati dal governo per sostenere l’esercito, la popolazione civile e migliorare l’amministrazione pubblica. Lottare contro la corruzione e il riciclaggio significa soprattutto evitare che questi fondi vengano utilizzati per scopi personali da coloro che sono incaricati di gestirli».
Forza Italia lo ha ufficialmente proposto al tavolo del centrodestra come suo candidato sindaco per Milano. Anche in Fratelli d’Italia (e specialmente nell’area di Daniela Santanchè) l’idea pare gradita, sebbene il grande capo Ignazio La Russa si sia ampiamente sbilanciato a favore di Maurizio Lupi. Bisogna però contestualizzare l’opzione Matteo Perego di Cremnago nella vorticosa giostra dei papabili scatenata da uno scenario politico decisamente complesso.
Matteo Perego di Cremnago (Imagopeconomica).
La tattica: agire di rimessa in base al nome del centrosinistra
A microfoni spenti, i leader del centrodestra confessano di voler giocare di rimessa. Da tempo aspettano che l’attuale maggioranza milanese di centrosinistra scelga il suo candidato, per poi decidere come rispondere. Per capirci: se la spuntasse Pierfrancesco Majorino si potrebbe azzardare una candidatura speculare come quella di Silvia Sardone; se invece il portabandiera fosse Mario Calabresi, allora servirebbe un kamikaze disposto ad andare incontro a sconfitta praticamente certa. Il fatto che ancora manchi una decisione degli avversari sta dilaniando l’opposizione.
Mario Calabresi e in secondo piano Elly Schlein con Pierfrancesco Majorino.
Il curriculum del sottosegretario non pare proprio il più adatto
In ogni caso, le chance di riaprire la partita meneghina sono veramente ridottissime. Perego di Cremnago, classe 1982, è nato a Milano, ma non è particolarmente radicato in città, almeno dal punto di vista politico. Certo, negli ultimi giorni lo si è visto con una certa frequenza nelle tivù di Mediaset, dove non ha lesinato critiche alla Giunta Sala. Tuttavia il suo ruolo attuale di sottosegretario alla Difesa nel governo Meloni è piuttosto lontano dai veri problemi della città – dal caro vita all’inquinamento – e il fatto che dal 2018 si sia trasferito a Roma, dapprima come deputato, non favorisce. Oltretutto, in precedenza si era occupato di moda, lavorando con Armani. Insomma, non il profilo che viene immediatamente in mente se si pensa di riprendere la città a partire dalle periferie, dove il centrosinistra è più debole (e dove ora c’è anche la concorrenza del generale Roberto Vannacci).
Andare a sbattere per poi avere un posto sicuro in lista alle Politiche?
Il fatto che Perego di Cremnago sia molto amico di Luigi Berlusconi, ultimo figlio di Silvio, induce molti (maligni) a pensare a una sorta di accordo: siccome qualcuno dovrà pure estrarre la pagliuzza corta e andare alla sfida improba col centrosinistra, tanto meglio che lo faccia una persona fidata, magari in cambio di visibilità e di garanzie su un posto in lista alle Politiche del 2027. Illazioni da retroscenisti? Può darsi, si vedrà, intanto l’augurio da rivolgere al sottosegretario è che il suo nome non finisca nell’elenco dei tanti già bruciati dal centrodestra in prospettiva delle amministrative 2027. Eccoli tutti (in ordine alfabetico, per non scontentare nessuno).
Marta Fascina e Luigi Berlusconi (Ansa).
Demetrio Albertini (civico)
Se ne è parlato poco, perché Demetrio Albertini ha subito respinto le avance. Eppure in ambienti leghisti si era pensato proprio all’ex centrocampista del Milan e della Nazionale, che attualmente si occupa di attività di comunicazione e gestisce diversi centri sportivi, votati al padel.
Demetrio Albertini (foto Imagoeconomica).
Gabriele Albertini (civico)
Gabriele Albertini è già stato sindaco di Milano per due mandati, dal 1997 al 2006. C’è chi lo ricorda per la sua sfilata in mutande in un défilé di Valentino e chi per la sua concezione del primo cittadino come «amministratore di condominio» dell’intera città. In ogni caso, ha lasciato un ricordo più che buono e a ogni tornata elettorale c’è chi gli propone di riprovarci e chi di indicare un successore. A questo giro ha prima sponsorizzato Antonio Civita e poi espresso il suo apprezzamento per Mario Calabresi.
Massimiliano Bastoni (Futuro Nazionale)
Già consigliere comunale della Lega, Massimiliano Bastoni era stato indicato come possibile candidato per via della sua capacità di condurre campagne aggressive (vedi il famigerato slogan “Bastoni per gli immigrati“). Nel 2023 è uscito dal partito di Matteo Salvini e, dopo una breve liaison con Forza Italia, è entrato nella squadra di Vannacci, ma senza più ambizioni da candidato sindaco.
Max Bastoni (foto Imagoeconomica).
Luca Bernardo (Futuro Nazionale)
Pediatra molto stimato in città, nel 2021 Luca Bernardo venne candidato nell’improba sfida con il sindaco uscente Beppe Sala. Lanciato all’ultimo momento, senza budget e con poca convinzione, perse male, come da pronostici unanimi. Da consigliere di Forza Italia, però, si è fatto apprezzare per l’impegno e ha chiesto la chance della rivincita. Non l’ha ottenuta e in seguito è passato con Vannacci, che però ha puntato sul generale dei carabinieri in pensione Carmelo Burgio.
Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra a Milano nel 2021 (Imagoeconomica).
Guido Bertolaso (civico)
Se fosse una gara basata sul curriculum, Guido Bertolaso avrebbe pochi rivali. La lista degli incarichi che ha ricoperto è impressionante, dalla direzione del dipartimento della Protezione civile (dal 2001 al 2010, gestendo diverse emergenze nazionali) al ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Berlusconi IV. Un romano sindaco di Milano? Beh, il fatto che attualmente sia assessore al Welfare in Regione Lombardia ammorbidirebbe l’impatto. Giusto un po’.
Guido Bertolaso (Imagoeconomica).
Marco Bestetti (Fratelli d’Italia)
L’ex golden boy di Forza Italia (classe 1987) Marco Bestetti ha rotto il cordone ombelicale che lo legava a Silvio Berlusconi dopo le tante promesse infrante di promuoverlo dal ruolo di presidente del Municipio 7 allo scenario cittadino, se non nazionale. Accolto a braccia aperte nella squadra di Giorgia Meloni, attualmente è consigliere regionale e – si dice – punti principalmente alla conferma nel ruolo.
Marco Bestetti (foto Imagoeconomica).
Filippo Borsellino (civico)
Grazie alla popolarità acquisita come portavoce del comitato “Famiglie sospese – Vite in attesa”, nato per rappresentare gli acquirenti di abitazioni coinvolti nel blocco di diversi cantieri edilizi milanesi, Filippo Borsellino a gennaio è stato votato dai lettori del Corriere della Sera come milanese dell’anno. Prontamente la politica è andata a bussare alla sua porta, a Baggio, ma l’ha trovata chiusa.
Filippo Borsellino (foto Imagoeconomica).
Giovanni Bozzetti (civico)
Vicinissimo a Fratelli d’Italia e soprattutto a La Russa, del quale è stato consigliere, Giovanni Bozzetti è attualmente alla guida di Fondazione Fiera. La sua nomina è stata interpretata da molti come il trampolino di lancio verso Palazzo Marino, ma poi l’ipotesi è sfumata. Forse anche perché un manager delle sue capacità (riconosciute da tutti) non può essere rischiato in un’impresa così disperata.
Giovanni Bozzetti (foto Imagoeconomica).
Urbano Cairo (civico)
Editore di La7 e del Corriere della Sera, nonché presidente del Torino, a più riprese Urbano Cairo è stato invitato a seguire le orme del suo mentore Berlusconi anche in politica, guidando il centrodestra nella sua città natale. Finora ha sempre declinato, seppur dicendosi lusingato.
Antonio Civita (civico)
Imprenditore noto per il successo del suo brand Panino Giusto, Antonio Civita è stato tra i primi a scendere in campo in prospettiva 2027. Dapprima come civico di centrodestra, con Albertini come mentore, in seguito ha cercato l’appoggio dei partiti e ha flirtato anche con Azione, visto che il suo centrismo non è particolarmente gradito alle parti più radicali della coalizione. Azione però punta su Calabresi (e quindi sul centrosinistra) e di conseguenza Civita potrebbe persino correre per conto suo. Se non fermarsi.
Antonio Civita, fondatore di Panino Giusto (Imagoeconomica).
Giuseppe Cruciani (civico)
«Come lo vedreste sindaco di Milano?». A dirlo è stato Matteo Salvini, ovviamente con una provocazione. Ma la candidatura di Giuseppe Cruciani, conduttore de La zanzara, non sarebbe meno clamorosa di altre opzioni in questa lista. È però praticamente impossibile che succeda: si diverte troppo nel guidare ogni sera l’autodefinita «sciagurata trasmissione» con David Parenzo come sparring partner.
Giuseppe Cruciani, giornalista (Imagoeconomica).
Maurizio Dallocchio (civico)
Professore ordinario di finanza aziendale alla Bocconi, nonché socio fondatore della società di consulenza DGPA & Co SpA, Maurizio Dallocchio ricopre tanti incarichi societari, compresi quelli in Phoenix, A2A, Disney e Lega Calcio. Vicepresidente di Fondazione Illy, in passato lo è stato anche di Atm, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi, nonché presidente di Tpm (Trasporti pubblici monzesi) e consigliere di Aem (Azienda energetica milanese), con l’incarico di seguire la privatizzazione. Un profilo sicuramente d’appeal per gli elettori milanesi, ma che finora non ha dato segni di disponibilità.
Maurizio Dallocchio (foto Imagoeconomica).
Regina De Albertis (civica)
Classe 1983, prima donna alla guida di Assimpredil Ance, in più occasioni Regina De Albertis è stata apertamente corteggiata per la candidatura a sindaca. Esattamente come suo padre – il compianto Claudio, che riposa al Famedio – ha sempre declinato per i problemi che ciò comporterebbe all’impresa di famiglia, specialmente in un periodo così difficile per l’edilizia milanese.
Regina De Albertis (foto Imagoeconomica).
Alessandro De Chirico (Forza Italia)
Consigliere comunale in carica, da 10 anni Alessandro De Chirico propone di scegliere il candidato del centrodestra attraverso le Primarie. La prima volta, nel 2016, stilò persino il regolamento specifico, ma non se ne fece nulla. In questa tornata l’idea era sembrata attecchire, al punto che in molti lo hanno invitato a candidarsi lui stesso, ma le alchimie tra partiti hanno fatto nuovamente insabbiare il progetto.
Alessandro De Chirico (Imagoeconomica).
Paolo Del Debbio (civico)
Tutti lo conoscono per le sue scoppiettanti trasmissioni televisive, nelle quali i problemi di Milano sono spesso spunto per accese polemiche. Pochi ricordano che Paolo Del Debbio è stato assessore della Giunta Albertini dal 1998 al 2001, oltre che tra i principali ideologi della nascita di Forza Italia. Profondo conoscitore della città e della politica, pare proprio non avere nessuna intenzione di tornare a Palazzo Marino, anche perché a Mediaset guadagna decisamente di più.
Paolo Del Debbio (foto Ansa).
Sergio Dompè (civico)
Classe 1955, Sergio Dompè rappresenta la quarta generazione alla guida dell’azienda farmaceutica di famiglia, con oltre 130 anni di storia. Già presidente di Assobiotec e Farmindustria e vicepresidente di Assolombarda, membro di vari direttivi e, dal 2023, presidente del Comitato Leonardo, è stato corteggiato in tutti i modi dalla politica. Alla quale però non si è ancora mai concesso.
Sergio Dompè (foto Imagoeconomica).
Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia)
Marchigiano di nascita, Carlo Fidanza è cresciuto personalmente e politicamente a Milano, che quindi conosce molto bene. Gode della stima di La Russa e Meloni, ma non ha molta voglia di spendersi in una partita che quasi certamente sarà persa. Per lui è molto più interessante la corsa alla presidenza di Regione Lombardia, dove sarebbe in pole position se FdI prevalesse nello spoils system.
Carlo Fidanza (Imagoeconomica).
Giulio Gallera (Forza Italia)
L’idea lo solletica da tempo, cioè da quando i primi mesi del Covid gli avevano dato un’enorme visibilità mediatica. Poi, però, le evidenti difficoltà di Regione Lombardia nel fronteggiare la crisi gli sono costate care e Giulio Gallera ha fatto un po’ da capro espiatorio dei problemi diffusi, perdendo lo scranno di assessore alla Sanità. Il suo vero obiettivo è tornare protagonista alle prossime Regionali, per questo si vocifera anche di una candidatura a consigliere comunale del figlio Matteo, la cui elezione dimostrerebbe l’intatta forza del brand.
Giulio Gallera (Imagoeconomica).
Giovanna Iannantuoni (civica)
Economista classe 1970, Giovanna Iannantuoni è stata rettrice dell’Università degli Studi Milano-Bicocca fino al 2025. Il suo è un caso davvero particolare, perché è stata proposta sia al tavolo del centrodestra sia a quello del centrosinistra. Come talvolta accade a chi ha troppe opzioni, il progetto è rimasto sulla carta.
Beppe Sala con Giovanna Iannantuoni (foto Imagoeconomica).
Antonino La Lumia (civico)
Palermitano classe 1978, Antonino La Lumia è il presidente dell’ordine degli avvocati di Milano. Il suo nome circola negli ambienti politici da tempo, ma la clamorosa sconfitta al referendum sulla Giustizia (dove guidava il comitato per il Sì) ha decisamente raffreddato gli entusiasmi. Forse anche i suoi.
Antonino La Lumia (foto Imagoeconomica).
Geronimo La Russa (civico)
Non ha ruoli di partito, ma Geronimo La Russa è il primogenito del presidente del Senato e quindi il suo nome è stato più volte inserito nella lista dei papabili. Ha però scelto di prendere una strada diversa, con il salto dalla presidenza della divisione milanese dell’Automobile Club Italia a quella italiana. A candidarsi per Palazzo Marino (ma come consigliere) sarà invece suo fratello Lorenzo Kocis, attualmente in carica al Municipio 1.
Geronimo La Russa.
Giulia Ligresti (civica)
Classe 1968, Giulia Ligresti è figlia di Salvatore, il più importante e discusso costruttore degli Anni 80. Laureata alla Bocconi, ha ricoperto ruoli dirigenziali in Premafin e Fondiaria Sai. Coinvolta nel caso giudiziario Fonsai, alla fine è stata assolta e ha raccontato la sua esperienza nel libro Niente è come sembra. Attualmente si occupa di design e attività umanitarie. Quando il suo nome è uscito nel totocandidature, ha evitato ogni commento.
Giulia Ligresti con Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).
Maurizio Lupi (Noi Moderati)
In pratica one man band del suo partito, non solo a Milano, Maurizio Lupi vanta una particolarità: essere stato proposto dal leader di un altro partito, cioè Ignazio La Russa. Secondo i maligni, il presidente del Senato vuole cooptare i moderati nell’area di Fratelli d’Italia, allargandone il bacino elettorale. Gli estimatori di Lupi invece lo giudicano il più competente della rosa, nonché il miglior conoscitore della città. E a pensarlo sono anche diversi esponenti del centrosinistra.
Letizia Moratti (Forza Italia)
A volte ritornano. Dopo il tracollo del 2011 contro Giuliano Pisapia (memorabili le sue gaffe sui social e nel duello in tivù) e il bis alle Regionali del 2023, quando non è nemmeno entrata in Consiglio, Letizia Moratti è tornata in auge a 76 anni. Qualcuno ne ha parlato come possibile candidata, mentre lei si è atteggiata a kingmaker: nel corso di un convegno, ha affermato baldanzosa che tra chi era seduto in platea c’era già il candidato del centrodestra. Ma correva il mese di marzo e a oggi nessuno ne ha ancora avuto notizia.
Alessandro Morelli (Lega)
Già viceministro all’ombra di Salvini, di cui è un fedelissimo, Alessandro Morelli oggi è sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Vista la sua lunghissima esperienza a Palazzo Marino, prima come consigliere e poi come assessore, il suo nome è comparso nelle discusse Primarie della Lega, ma senza sollevare entusiasmi epocali.
Alessandro Morelli (Imagoeconomica).
Marco Osnato (Fratelli d’Italia)
Marco Osnato è sposato con Mariacristina La Russa, figlia di Romano e nipote di Ignazio. In un partito nel quale i legami di famiglia spesso si incrociano con quelli politici, si è più volte parlato di lui come possibile opzione per Palazzo Marino. Il suo vero obiettivo è però la conferma in parlamento, dove attualmente presiede la Commissione Finanze alla Camera.
Marco Osnato (Imagoeconomica)
Roberto Parodi (civico)
Roberto Parodi è giornalista come le più note sorelle Cristina (moglie di Giorgio Gori del Partito democratico) e Benedetta (moglie del telecronista sportivo Fabio Caressa). Protagonista di campagne social a favore delle automobili e contro Beppe Sala, ha acquisito una popolarità che ha spinto diversi dirigenti politici a sondare la sua disponibilità. Lui da tempo scalda accuratamente i muscoli, ma nessuno gli ha ancora dato il segnale per entrare in campo.
Roberto Parodi con Silvia Sardone (foto Imagoeconomica).
Annarosa Racca (Lega)
Nata a Milano nel 1952, Annarosa Racca è presidente di Federfarma Lombardia dal 2006 e ha guidato anche Federfarma nazionale dal 2008 al 2017. È inoltre presidente della Fondazione Guido Muralti e socia fondatrice del Banco Farmaceutico. Nel 2016 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro e dal 2023 è anche consigliera comunale a Milano, oltretutto la più ricca, con una dichiarazione dei redditi che supera persino quella di Beppe Sala. E chi glielo fa fare di candidarsi sindaca?
Annarosa Racca (foto Imagoeconomica).
Ferruccio Resta (civico)
Bergamasco classe 1968, Ferruccio Resta si è laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, del quale poi è stato rettore dal 2017 al 2022. Dal 2023 presiede la Fondazione dell’ateneo e ha inoltre presieduto la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui). Il suo nome è un evergreen per ogni amministrativa meneghina, finora senza seguito.
Ferruccio Resta (foto Imagoeconomica).
Filippo “Champagne” Romeo (civico)
È il fratello di Massimiliano Romeo, serissimo capogruppo della Lega al Senato, ma i due non potrebbero essere più diversi. Lanciato da Cruciani e Parenzo nella trasmissione La zanzara, Filippo “Champagne” Romeo si è fatto un nome per la sua vita spericolata, tra alcol e gioco d’azzardo. Ha dichiarato di volersi candidare sindaco, ma è difficile capire quanto ci credesse davvero nel dirlo.
Filippo Romeo.
Alessandro Sallusti (civico)
Comasco classe 1957, Alessandro Sallusti è uno dei più quotati giornalisti in area centrodestra. Ex direttore del Giornale, ora è tornato alla guida di Libero. Hanno riscosso enorme successo i libri scritti con Luca Palamara sui problemi della giustizia. Probabilmente sa di poter incidere più con i suoi articoli che alla guida di una città complessa come Milano.
Alessandro Sallusti (Imagoeconomica).
Matteo Salvini (Lega)
Ciclicamente, si fa il nome di Matteo Salvini per lo scranno più alto a Palazzo Marino. Nel 2016 disse che lo avrebbe fatto volentieri, ma solo a fine carriera. Allora gli amici gli fecero notare l’indelicatezza di proporre ai milanesi un sindaco alle soglie della pensione. Oggi, probabilmente, i governatori ribelli gli direbbero di pensarci bene, visto che il capolinea potrebbe non essere poi così lontano.
Silvia Sardone (Lega)
Tra tutti i nomi di questa lunga lista, Silvia Sardone è quella col più rilevante bagaglio elettorale. Proprio per questo, però, è decisamente improbabile che voglia rischiare il ruolo di primadonna in una mission impossible come quella milanese. Potrebbe uscire dalla Lega (che rischia il tracollo) e trasferirsi da Vannacci, ma Futuro Nazionale ha già scelto Burgio come candidato sindaco.
Andrée Ruth Shammah (civica)
Nota regista teatrale e direttrice artistica di origine sefardita, Andrée Ruth Shammah dirige i discussi Bagni Misteriosi, la piscina sopra il Teatro Parenti che per molti è il simbolo di una gestione rivedibile degli impianti sportivi comunali. Sempre presente nei dibattiti pubblici cittadini – spesso ospitati proprio da lei al Parenti – era stata indicata come possibile vicesindaca in un ticket con Lupi, ma ha gentilmente declinato l’invito.
Andrée Ruth Shammah in una foto del 2009 (foto Imagoeconomica).
Alessandro Spada (civico)
Nato a Monza nel 1965, Alessandro Spada è un imprenditore del settore manifatturiero e digitale. È cresciuto nell’azienda di famiglia Vrv, che si occupa di progettazione e produzione di apparecchiature per l’industria chimica, petrolchimica e farmaceutica. Attualmente è vicepresidente del gruppo e fa parte di vari cda. Le sue esperienze in Assolombarda, Confindustria, Ispi, Federchimica e Aspen Institute Italia ne fanno un ideale trait d’union tra il mondo economico e quello delle istituzioni. Bisogna però convincerlo a metterle a disposizione della città.
Alessandro Spada (foto Imagoeconomica).
Pietro Tatarella (civico)
Cresciuto in Forza Italia, nel 2019 Pietro Tatarella tentò il salto dal Consiglio comunale al parlamento europeo. Durante la campagna elettorale fu arrestato con l’accusa di corruzione, dalla quale è stato assolto dopo sette anni di calvario. Ormai fuori dai partiti, si è riproposto come candidato trasversale per simboleggiare la rinascita del centrodestra, ma il suo nome è finito nell’ingorgo delle aspirazioni frustrate. Almeno per ora.
Giovanni Terzi (civico)
Dal 2024 Giovanni Terzi è sposato con Simona Ventura e quindi si parla di lui principalmente nelle pagine di gossip. Recentemente l’impasse del centrodestra ha riassociato alla politica il nome del giornalista, che è già stato assessore dal 2006 al 2011, nella giunta di Letizia Moratti. Lui la disponibilità l’ha data, il problema è la confusione degli interlocutori.
Giovanni Terzi con Simona Ventura (foto Imagoeconomica).
Riccardo Truppo (Fratelli d’Italia)
Di professione avvocato, Riccardo Truppo è l’attuale capogruppo dei meloniani a Palazzo Marino. Stare all’opposizione può talvolta essere frustrante, ma dà grande visibilità mediatica. Per questo anche di lui si è parlato come possibile carta da giocare al tavolo politico, però – per dirla tutta – soprattutto in uno scenario di sconfitta più che probabile. Più realistico che punti alle Regionali o alle Politiche.
Riccardo Truppo (foto Imagoeconomica).
Paolo Veronesi (civico)
Classe 1961, Paolo Veronesi è oncologo, avendo seguito le orme del suo famoso padre, Umberto, e presiede la fondazione a lui intitolata. Non ha mai commentato pubblicamente le voci sulla sua possibile discesa in campo, mentre Beppe Sala ne ha elogiato le qualità umane.
Paolo Veronesi (foto Imagoeconomica).
Alessandro Verri (Lega)
Classe 1995, Alessandro Verri rappresenta la nuova generazione della Lega, lontanissima dalle durezze bossiane e molto incline al dialogo. Dopo la gavetta nel Municipio 4, dal 2021 è consigliere comunale a Palazzo Marino, dove è capogruppo. Il suo profilo si inserirebbe perfettamente in un percorso di rinnovamento che però al momento è difficile anche da immaginare.
Curava la fanzine Il magazzino dei mondi, con la quale aveva creato una importante community di appassionati e autori. Aveva solo cinquant'anni.
Matteo Ciccone, ma si firmava anche Gargaros nei molteplici forum a cui partecipava, oppure Il Magazziniere per chi lo ha seguito nella sua ultima impresa, cioè la rivista Il Magazzino dei Mondi, fanzine aperiodica di fantascienza (e oltre)… ci ha lasciato. Aperiodica con l’ultimo numero perché cominciava a non stare bene. Ma Matty, o Garghy come lo chiamavo a seconda degli umori che mi attraversavano, non aveva un cenno per i dolori che spesso lo immobilizzavano. Troppo signore, troppo schivo per parlarne. Se ne è andato agli inizi di... - Leggi l'articolo
LIBRI - Dall'Italia - 12 settembre 2026 - articolo di Tea C. Blanc
Un corto claustrofobico che ruota intorno a un interrogatorio. E a come è accaduto un evento potenzialmente devastante.
Dopo che un mostro terrificante e letale è fuggito dalla Fondazione SCP, l’ispettrice Arlia interroga il dottor Daniels, l’uomo incaricato di contenere la creatura. In un primo momento Daniels approfitta dell’interrogatorio per criticare e insultare il potente e misterioso Consiglio 0-5. Tuttavia, man mano che Arlia rivela i dettagli raccapriccianti della fuga, Daniels diventa sempre più preoccupato per la domanda a cui tutti vogliono una risposta: come, esattamente, è potuto accadere tutto questo?
Si intitolac 096 questo corto diretto dall'americano... - Leggi l'articolo
Nella prima convention organizzata da un partito prima delle elezioni di midterm, Donald Trump si è appellato ai Repubblicani promettendo un incentivo di 5 mila dollari per il voto al GOP e mandandoli preventivamente al diavolo in caso contrario. Che il presidente Usa stia avvertendo la pressione in vista delle elezioni che potrebbero costare la maggioranza alla Camera e al Senato? Di sicuro, il sostegno a Trump è in calo in tutte le fasce d’età, ma soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z, categorie che nel 2024 erano state fondamentali per il suo ritorno alla Casa Bianca. Da qui il bisogno di coinvolgere il più possibile (compatibilmente col suo ego) il vice JD Vance, che a Dallas ha fatto le prove per le Presidenziali del 2028.
Donald Trump (Ansa).
Una generazione sul piede di guerra
A preoccupare macchina politica del Grand Old Party sono soprattutto le – cattive – opinioni dei Millennials (i nati dal 1981 al 1996). Innanzitutto, ormai costituiscono la generazione più numerosa negli States. Inoltre sono la fascia demografica con il maggior numero di figli in età scolare (dunque a carico) e che pertanto risente maggiormente dell’aumento dei prezzi di generi alimentari e carburante, fattore che sta pesando molto nel crollo dei consensi di The Donald. Gli sforzi paralleli delle campagne di Trump e di Kamala Harris per raggiungere i Millennials attraverso podcast e altri media digitali erano emersi come un elemento chiave del ciclo elettorale del 2024. Anche alle Midterm lo scontro tra repubblicani e democratici si giocherà su questo terreno.
Donald Trump a Dallas (Ansa).
Il sentiment negativo dilaga soprattutto tra i maschi
Secondo un recente sondaggio di Navigator, il tasso di approvazione di Trump tra i Millennials è calato al 38 per cento. E tra chi lo ha votato nel 2024, il 28 per cento ammette di essersi pentito. Un’altra indagine Economist/YouGov, condotta sempre ad agosto, evidenzia dati ancora peggiori: solo il 26 per cento delle persone di età compresa tra 30 e 44 anni approva attualmente l’operato di Trump come presidente. Il sentiment negativo per l’operato di Trump è forte, evidenziano i sondaggi, in particolare tra i maschi.
Donald Trump alla convention di Dallas (Ansa).
A Vance il compito di riconquistarli
Trump nella seconda e ultima serata della convention di Dallas non ha ripetuto il comizio-show della prima, concedendo 41 minuti sul palco a Vance, suo vice e volto più giovane di un’amministrazione guidata dalla persona più anziana mai eletta alla presidenza, un 80enne della generazione dei Baby Boomer. Vance invece è nato nel 1984 e, come ha ricordato con piena retorica MAGA, è padre di quattro figli piccoli che hanno il «diritto di nascita a ereditare le benedizioni del più grande Paese della Terra». Ha insomma le caratteristiche ideali per parlare a quella che oggi è la fetta più larga dell’elettorato: Trump, pur non investendolo ufficialmente del ruolo di erede politico, gli ha dato il compito di riconquistare i Millennials in vista delle elezioni di metà mandato. Con un occhio già al 2028.
Colpo di scena in tribunale. La giudice dell’udienza preliminare Irene Giani ha respinto la richiesta di Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio John Elkannnel procedimento penale in corso a Torino sull’eredità della madre, Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. La figlia dell’Avvocato è stata invece ammessa come parte civile per la parte di processo che vede alla sbarra il commercialista di famiglia Gianluca Ferrero (che è anche l’attuale presidente della Juventus) e il notaio Remo Moroni, accusati di falso in atto pubblico. Accolta dunque solo parte dell’istanza presentata il 22 giugno dai legali. Come ha spiegato in una nota, l’avvocato Paolo Siniscalchi, del team legale che difende Elkann, Margherita Agnelli (nella nota indicata come “de Phalen”, cognome del secondo marito), «non ha alcun titolo per lamentare danni» contro il figlio per i fatti al centro del procedimento: «La costituzione di parte civile non può basarsi su insondabili rancori personali. Ora ci concentreremo sulla sostanza del procedimento: dimostrare che Elkann ha agito sempre nel pieno rispetto della legge».
La principessaAstrid di Norvegia è morta all’età di 94 anni. L’ha comunicato la casa reale norvegese. Sorella maggiore del Re Harald V, aveva partecipato pochi giorni prima ai funerali di Stato del fratello deceduto a fine agosto.
La Commissione europea ha approvato ulteriori 6,1 miliardi di euro a favore dell’Ucraina per l’acquisizione di vari prodotti nei settori della difesa aerea e missilistica, delle munizioni, dei droni e della guerra elettronica. Questi fondi sosterranno la capacità dell’Ucraina di resistere alla continua intensificazione degli attacchi russi condotti con missili balistici e droni. La decisione consente a Kyiv di acquistare anche missili Pac-3 per i sistemi Patriot. Finanziato nell’ambito del prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro (30 miliardi per aiuti di bilancio e 60 miliardi per la difesa nel periodo 2026-2027), il pacchetto prevede cinque deroghe alle condizioni standard di ammissibilità – tre per droni e componenti di fabbricazione ucraina che superano le soglie di costo e due per attrezzature di fabbricazione statunitense (in particolare missili Pac-3) anche attraverso il meccanismo Purl coordinato dalla Nato. Con questa approvazione, i 28,3 miliardi di euro destinati al sostegno della difesa ucraina per il 2026 sono stati interamente assegnati.
Massimo D’Alema «si è stufato di guardare gli altri che fanno disastri». Gli amici del vecchio Pci romano sono contenti, “Baffino” sembra essere tornato nella battaglia politica. E ha scelto il suo “cavallo”, che poi è lo stesso che aveva individuato tanti anni fa, uno storico appassionato di Antonio Gramsci e della storia del partito, conosciuto grazie alla moglie Linda Giuva, archivista e “mente” dell’istituto che si occupa delle memorie di Gramsci: Roberto Gualtieri. Venne candidato al parlamento europeo proprio in “quota D’Alema”, ed era il 2009, la settima eurolegislatura: D’Alema, da non laureato, ama circondarsi di professori, come è la moglie e come è lo stesso Gualtieri. Anche stavolta vuole dire la sua, in vista delle elezioni 2027. Con la sua Fondazione Italianieuropei, Baffino segna una linea molto ben definita: martedì 15 settembre in Campidoglio tirerà le conclusioni di un convegnone dal titolo “Governare le città, governare l’Italia” che vuole far tornare in pista il vecchio, caro, partito dei sindaci. E i primi cittadini sparsi nel nostro Paese verranno messi a confronto sotto le insegne del Partito democratico e del progressismo: ecco così da Napoli il sindaco Gaetano Manfredi, da Firenze Sara Funaro, da Milano Beppe Sala, da Cagliari Massimo Zedda, da Bologna Matteo Lepore, da Perugia Vittoria Ferdinandi, da Bari Vito Leccese. D’Alema già procede spedito: sì, fare lo studioso gli piace tantissimo, ma la passionaccia per la politica è sempre lì, un tarlo. Di certo in quasi 30 anni deve aver mutato la sua idea sull’argomento: in un articolo del 1997 su il manifesto l’ex premier, allora leader della Quercia, caricava a testa bassa proprio contro… il partito dei sindaci! Ecco i virgolettati al veleno: «Accampamenti di cacicchi, ognuno con la sua tenda e la sua bandiera. Si avrebbe la versione moderna del vecchio notabilitato». Come si cambia…
Quel colloquio fitto tra Ranucci e Fratoianni
Sigfrido Ranucci continua a negare le voci che lo vorrebbero candidato alle prossime elezioni. Anche perché c’è ancora in ballo il reintegro d’urgenza a Report e presto si conoscerà la decisione del giudice. Nel frattempo lui continua a girare l’Italia col suo libro e ha iniziato a farsi vedere agli eventi politici. Mercoledì 9 settembre è stato a Terra!, la festa di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre domenica 13 è atteso alla kermesse del Fatto Quotidiano. Piccola curiosità: alla festa di Avs l’intervento di Ranucci era atteso per le 18. Lui è arrivato puntualissimo. Ma è salito sul palco soltanto alle 18.30. Come mai? Semplice: è rimasto mezz’ora nel retropalco a parlare con Nicola Fratoianni. Avranno discusso di liste e candidature? Chissà…
Nicola Fratoianni, Sigfrido Ranucci e Angelo Bonelli (foto Imagoeconomica).
Alessandro Di Battista dovrebbe partire da Cuba venerdì 11 settembre 2026, a distanza di due settimane dal malore che l’ha costretto a un ricovero prima a Santa Clara e poi a L’Avana. Secondo quanto appreso, si tratterebbe di un volo a tappe e a bassa quota che potrebbe durare 12 ore. L’arrivo in Italia è previsto per il pomeriggio di sabato. Da giorni si lavora per il rientro ma le sue condizioni, finora, non erano compatibili con il viaggio. Doveva infatti partire il 4 settembre ma un intervento chirurgico l’ha trattenuto sull’isola.
Il malore e il ricovero
L’ex parlamentare del M5s, 48 anni, si era sentito male venerdì 28 agosto mentre era a Cuba per realizzare un reportage per il Fatto quotidiano, con cui collabora. Un forte mal di testa, a cui è seguito il ricovero d’urgenza a Santa Clara, l’ospedale più vicino, e poi il trasferimento nel più attrezzato Hermanos Ameijeiras a L’Avana. Sull’isola, nel frattempo, era stato raggiunto dalla compagna Sahra Lahouasnia e da due specialisti del Policlinico Gemelli, un neurochirurgo e un rianimatore, che hanno collaborato con l’equipe cubana alla sua assistenza.
Tensione sull’asse Pechino-Roma: la Cina ha presentato una protesta formale all’Italia a causa del viaggio nella Penisola di Hsiao Bi-khim, vicepresidente di Taiwan, arrivata a Ventotene assieme al ministro degli Esteri Lin Chia-lung per partecipare alla seconda Conferenza europea per libertà e democrazia.
Dito puntato di Pechino contro le «forze straniere» che appoggiano Taipei
Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che le autorità del Partito Progressista Democratico (Dpp), al governo a Taiwan, stanno usando il pretesto della democrazia e della libertà «per cercare l’indipendenza facendo affidamento su forze straniere». La Repubblica Popolare Cinese considera Taiwan – ufficialmente Repubblica di Cina – parte proprio territorio e, come esplicitato a più riprese dal presidente Xi Jinping, non esclude l’uso della forza per ottenere la «riunificazione nazionale». Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri, ha parlato di «comportamento spregevole» e «vano» di Taipei, aggiungendo che la Cina «si oppone fermamente a qualsiasi forma di scambio ufficiale» con Taiwan da parte dei Paesi che hanno relazioni diplomatiche con Pechino».
Di fronte alle crescenti preoccupazioni sui rischi legati a un’intelligenza artificiale fuori controllo, espresse peraltro da alcuni ricercatori di Anthropic, OpenAI – l’azienda che ha lanciato la corsa globale ai chatbot – sta valutando di rallentare il ritmo di sviluppo dei suoi sistemi di IA più avanzati. Lo riporta l’agenzia Bloomberg, citando una riunione interna in cui l’amministratore delegato Sam Altman ha parlato della possibilità di coordinarsi su un’eventuale frenata con altre realtà del settore. Pochi giorni fa, il ricercatore britannico Jacob Coxon ha annunciato le proprie dimissioni da Anthropic (in precedenza aveva lavorato proprio per OpenAI), lanciando l’allarme riguardo ai pericoli di un’intelligenza artificiale fuori controllo, capace di distruggere l’umanità nel corso di un decennio.