A destra il fantasy, a sinistra l’utopia: quando la politica deforma la realtà

Se il fantasy, come si sa, è il genere letterario d’elezione della destra italiana (e non solo italiana), quale potrebbe essere quello della sinistra? Forse l’utopia. Naturalmente si tratta di un gioco, ma i giochi, quando funzionano, qualche volta scoprono parentele che il linguaggio più serioso lascia nascoste. D’altra parte, il rapporto di una parte della destra italiana con l’immaginario fantastico ha una storia precisa, dai Campi Hobbit ad Atreju. Per i dirimpettai, l’utopia, intesa come capacità di giudicare l’esistente alla luce di un ordine possibile che ancora non c’è, appartiene da secoli all’armamentario del progressismo.

A destra il fantasy, a sinistra l’utopia: quando la politica deforma la realtà
Giorgia Meloni ad Atreju (Ansa).

Se le forme narrative pretendono di farsi realtà

Né l’una né l’altro costituiscono, di per sé, un vizio. L’utopia è una critica permanente allo status quo. Impedisce che il presente acquisti abusivamente la dignità del necessario: senza il sogno di un mondo finalmente liberato dal male, probabilmente parte considerevole delle conquiste moderne sarebbe stata impensabile. Il mito, a sua volta, non è semplicemente una menzogna: offre immagini attraverso le quali una comunità interpreta se stessa. Una politica completamente priva di immaginazione sarebbe poco più che amministrazione. I problemi cominciano quando queste forme narrative pretendono di farsi realtà.

L’idealismo e il perfettismo morale rischiano di azzerare la concretezza

L’utopia progressista corre il rischio di guardare ciò che esiste solo dal punto di vista di ciò che dovrebbe esistere, fino a fare strame della concretezza. Si pensi a un certo pacifismo: la pace, che dovrebbe costituire il problema politico per eccellenza – quali condizioni, quali equilibri, quale deterrenza possano renderla possibile – diventa talvolta una sorta di principio astratto sordo ai bisogni delle vittime. Se la guerra è il male, sottrarsi alla guerra sembra già produrre la pace. Ma tra il rifiuto della violenza e la costruzione di un ordine che impedisca al più forte di imporla esiste precisamente lo spazio della politica. Qualcosa di simile affiora in alcune declinazioni della cosiddetta cultura woke (categoria certamente imprecisa) al fondo della quale, tuttavia, è possibile riconoscere un impulso tipicamente utopico in forza del perfettismo morale che la abita, e che ne favorisce i tratti forsennatamente inquisitori e pedagogici. Per tacere poi degli oggettivi problemi connessi alla possibilità di una società universalmente inclusiva – conflitti di valori, frizioni culturali, segregazione – sovente sminuiti in nome di una fratellanza universale meritoriamente immaginata ma ancora faticosamente in costruzione.

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Alexandria Ocasio-Cortez ha appoggiato Zohran Mamdani (foto Ansa).

Gli archetipi della destra e la semplificazione del presente

Il fantasy della destra compie un’operazione quasi opposta. Non proietta anzitutto il presente verso ciò che ancora non esiste: tende piuttosto a conficcare nella complessità del presente figure antiche e immobili. Il popolo e lo straniero, il confine e l’invasore, la patria minacciata, la decadenza e la rinascita. Sono archetipi potenti anche perché semplificano: raccolgono fenomeni eterogenei e li fanno entrare in una trama immediatamente riconoscibile. L’immigrazione offre forse l’esempio più evidente. È un problema politico reale, che investe frontiere, integrazione, lavoro, sicurezza, demografia e identità culturale. Ma quando la trasformazione demografica viene narrata attraverso le categorie dell’“invasione” o della “sostituzione”, il fenomeno cambia natura: non abbiamo più soltanto persone che arrivano, istituzioni che devono governare flussi e società che cambiano, ma un Noi e un Loro, un territorio da difendere, una comunità minacciata nella propria continuità. Anche una certa idea della pace in salsa sovranista conserva qualcosa di questa grammatica: popoli nuovamente padroni del proprio destino, ciascuno entro i propri confini, potrebbero finalmente liberarsi dalle pretese universalistiche e dalle guerre delle élite. Ma proprio l’archetipo rischia di nascondere ciò che la storia mostra: le nazioni non smettono di avere interessi incompatibili per il fatto di essere più sovrane. Una somma di egoismi non genera magicamente l‘armonia.

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Una foto di gruppo dei Patrioti europei sul palco in PIazza Duomo (Imagoeconomica).

L’utopia può dimenticare il limite, il fantasy lo irrigidisce

Utopia e fantasy deformano dunque il mondo in direzioni differenti. L’utopia rischia di sottrarre alla realtà ciò che resiste al possibile immaginato; il fantasy di aggiungervi una struttura archetipica che rende tutto più schematico di quanto realmente sia. L’una può dimenticare il limite, l’altro può irrigidirlo. In entrambi i casi, c’è una forma di violenza che viene fatta alla realtà, che diventa violenza sulle persone. Posso lasciare indifese le vittime di un’aggressione imperialista, in nome di una pace utopicamente intesa. Oppure posso disinteressarmi del destino di uomini e donne abusati, torturati, affamati, perché non sono parte della mia etnia, facendo dell’appartenenza concreta il criterio per stabilire quali vittime debbano interessarci di più. Così, a sinistra come a destra, si muove guerra alla realtà, in nome di due tipi di fantasia diversi. La politica, forse, ha bisogno di entrambi i movimenti e deve diffidare di entrambi. Deve immaginare ciò che non esiste ancora senza pretendere che il mondo obbedisca al desiderio. Deve custodire appartenenze e simboli senza trasformare la storia in una saga di eroi, invasori e traditori.

San Matteo, la festa dei portatori

A Salerno la festa di San Matteo comincia anche così: ritrovandosi. Nel cuore del centro storico, al Vicolo della Neve, una serata ha riunito i portatori dei Santi in un momento di convivialità e aggregazione con alcuni dei piatti simbolo della cucina salernitana. Non è soltanto l’attesa della processione..È la Salerno che, alla vigilia della festa patronale, si ritrova insieme e riconosce nella fede un elemento ancora capace di unire. È questo il senso della serata organizzata dai commercianti del Vicolo della Neve per rendere omaggio ai portatori dei Santi, protagonisti della processione del 21 settembre. Perché dietro la processione ci sono uomini e ragazzi che non portano soltanto il peso delle statue. Portano con sé storie familiari, ricordi, nomi e insegnamenti. E spesso portano un’eredità ricevuta proprio da chi li ha preceduti. Tra i più giovani ci sono Giuseppe Fiorillo e Giovanni Palumbo, entrambi 23 anni. Due storie diverse, ma entrambe legate alla famiglia e alla volontà di non interrompere una tradizione. Fiorillo fa parte della Paranza di San Fortunato, uno dei Tre Santi Martiri, e indossa la maglia verde. E dietro la scelta di Giuseppe c’è la storia di nonno Giuseppe che è stato «uno dei volti storici della processione» e lui ha raccolto quell’eredità. Una tradizione che non considera soltanto come una consuetudine, ma come un percorso che deve avere un significato anche fuori dal giorno della festa. E poi c’è la fatica,quella vera .«L’importante è essere coordinati e potersi fidare l’uno dell’altro – spiega Giuseppe –. In ogni paranza, anche in un momento di difficoltà fisica, deve esserci un collega pronto a sostenerti». Non ci sono particolari allenamenti durante l’anno. «È tutto ad impatto», racconta. Si impara insieme, nel momento in cui arriva la responsabilità di sollevare e sostenere la statua. Ed è proprio questa fiducia reciproca a trasformare lo sforzo individuale in una forza collettiva. «Ci deve essere prima di tutto la fede – racconta – perché senza quella si va poco avanti e spero di portarla avanti e tramandarle anche nelle prossime generazioni». Poi c’è Giovanni Palumbo, portatore di San Matteo. La sua storia, però, comincia molto prima e affonda le radici in un’immagine che lo accompagna ancora oggi. Aveva appena cinque anni quando andò all’Alzata del Panno con una piccola statuetta di San Matteo tra le mani. Suo padre,, era entrato nella paranza l’anno precedente e Giovanni era lì, bambino, a vivere quel momento da vicino. Un collega del padre lo fotografò proprio con quella statuetta in mano. Quella fotografia finì su un giornale e l’articolo che ne raccontava la storia contribuì a renderlo, ancora piccolissimo, quasi un simbolo di quella festa. Per Giovanni quella fotografia è rimasta uno degli eventi più significativi della sua vita. Un’immagine nata quasi per caso che, nel tempo, è diventata il primo capitolo di un legame sempre più forte con San Matteo e con la paranza. Cinque anni fa, a 18 anni, è entrato ufficialmente a farne parte, seguendo un percorso che aveva ormai radici profonde. E insieme alla presenza del padre c’era quella del nonno, Giovanni Palumbo, uno dei riferimenti della tradizione familiare.. Una scelta che nasce dunque da una storia cominciata quando era bambino e che oggi, a 23 anni, lo vede dall’altra parte: non più soltanto spettatore con una statuetta tra le mani, ma portatore della statua di San Matteo. Una continuità che Giovanni vorrebbe mantenere anche nel futuro. Perché quella che è iniziata come una fotografia di un bambino è diventata una responsabilità adulta, fatta di fede, appartenenza e volontà di tramandare. Quando gli si chiede cosa significhi essere portatore, mette subito i Santi al centro: «I protagonisti sono i Santi. Noi facciamo una piccola parte, siamo dei veicoli delle speranze dei Salernitani». Parole che raccontano un ruolo vissuto con grande umiltà. Perché la processione, spiega, continua a occupare un posto speciale nella città: «Passano gli anni, ma questo giorno nel calendario delle festività è sempre al primo posto». È forse questo il significato più profondo della serata al Vicolo della Neve. In un tempo nel quale non è sempre facile ritrovarsi attorno a qualcosa che appartiene a tutti, San Matteo riesce ancora a mettere insieme generazioni diverse. I giovani non sono semplicemente i destinatari di una tradizione ricevuta: ne diventano protagonisti. Lo sottolinea anche don Felice Moliterno, parroco della Cattedrale, osservando come entusiasmo ed emozione possano rappresentare per i ragazzi un punto di partenza verso una fede più consapevole. La tradizione, spiega, ha un valore proprio perché permette di tornare alle proprie radici, di ricordare chi c’era prima: i genitori, i nonni, le generazioni che hanno costruito quella memoria collettiva. E così, tra un panino con la milza, una parmigiana, “o muss e puorc”e una conversazione che si allunga nella sera, la festa prende forma prima ancora della processione. Perché il 21 settembre, prima ancora di essere il giorno in cui le statue attraversano Salerno, è il giorno in cui una città torna a riconoscersi nella propria storia. E forse è proprio questo il senso più autentico del portare un Santo: non portarlo soltanto sulle spalle, ma portare con sé la memoria di chi lo ha fatto prima e la responsabilità di chi lo farà dopo. Raffaella D’Andrea

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Il Prefetto dei Vescovi a Salerno uno scudo per Mons Bellandi

Si indice una conferenza stampa per mettere in imbarazzo il Prefetto dei Vescovi o per farsi scudo di questa presenza su dei silenzi imbarazzanti e che mettono in crisi una Chiesa gloriosa come quella di Salerno. San Matteo è’ stato un apostolo fedele e sopratutto trasparente ed amante della verità. Il contrasto evidenzia una tensione tipica dell’esperienza ecclesiale: da un lato la profezia del Santo, che esige una verità gridata anche a costo del conflitto, dall’altro la governance dell’Ordinario, che ricorre al silenzio per difendere suoi collaboratori sapendo di difendere l’indifendibile. La presenza del Prefetto del Dicastero per i Vescovi a Salerno in occasione della festa di San Matteo assume inevitabilmente un peso politico ed ecclesiale che va ben oltre la semplice devozione popolare. In un contesto già teso, la partecipazione di un vertice della Curia romana non viene percepita soltanto come un omaggio liturgico al Patrono, ma rischia di tradursi in un messaggio implicito: una presenza d’autorità che finisce, nei fatti, per fare da scudo. Un’apparizione di questo calibro sembra calare un velo sui troppi silenzi dell’arcivescovo Andrea Bellandi. Quando le istituzioni ecclesiastiche scelgono di non rispondere con chiarezza ai dubbi dei fedeli e della comunità cittadina, il silenzio smette di essere prudenza e diventa un peso. Vedere i vertici vaticani affiancare la guida della diocesi salernitana trasmette l’impressione di una blindatura strategica, una mossa tesa a normalizzare ciò che normalizzabile non è. Il nodo cruciale e più doloroso riguarda la percezione della gestione economica dell’8×1000 che serve per pagare stipendi di familiari assunti grazie a cooperative gestite dalla Caritas. L’idea che delle firme dei cittadini si possa “fare quel che si vuole” incrina alla radice il patto di fiducia tra comunità e istituzione. Quando la sacralità della festa patronale incrocia la politica di gestione della Chiesa, l’effetto finale è l’amarezza. Una vicenda che lascia il segno non solo per l’opacità dei fatti, ma per la sensazione che la pompa delle celebrazioni serva a coprire questioni che meriterebbero, invece, risposte chiare, responsabilità e rispetto. Le celebrazioni patronali — e in particolare le figure come San Matteo, legati nell’immaginario collettivo all’idea di conversione, trasparenza e rigore morale — mal si prestano a fare da scenografia per l’elusione dei problemi. Utilizzare la solennità della festa per coprire con il silenzio o con la diplomazia questioni aperte può accentuare il senso di distanza tra il vertice diocesano e il popolo dei fedeli. Nel magistero del Papa e nel diritto canonico recente, la figura del Vescovo è sempre più chiamata alla trasparenza di fronte al proprio popolo. Qualora le critiche e le richieste di chiarimento vertano su fatti concreti, scelte amministrative o questioni di condotta, la presenza di un’autorità romana non sostituisce né annulla l’obbligo del Vescovo diocesano di dare risposte chiare e dirette. 3. L’effetto sulla comunità Utilizzare la diplomazia o le visite di alto profilo per silenziare istanze legittime comporta il rischio di: Aumentare la sfiducia: La percezione che la gerarchia si autotuteli anziché affrontare la realtà alimenta il disincanto dei fedeli e della cittadinanza. Coinvolgere Un Prefetto che viene percepito come “usato” per coprire critiche fondate rischia di vedere la propria autorevolezza e quella del Dicastero strumentalizzata in dinamiche di politica ecclesiastica locale. In sintesi, se da un lato un Vescovo ha il diritto di avvalersi della presenza delle autorità della Curia per le solennità liturgiche, dall’altro nessun intervento o presenza illustre può sostituire la responsabilità personale del pastore di rispondere alle aspettative di chiarezza e verità avanzate dalla propria comunità

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Battipaglia. Fials, “Uniti curiamo la Sanità”

Un confronto ampio e multidisciplinare per mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, professionisti, dirigenti sanitari e rappresentanti del mondo del lavoro. È questo il senso dell’incontro “Siamo tutti rami dello stesso albero – Uniti curiamo la Sanità”, promosso dalla Fials Salerno e svoltosi presso il Majestic Business Center di Battipaglia, con l’obiettivo di aprire una riflessione concreta sul futuro della sanità e sulla necessità di rafforzare il dialogo tra pubblico e privato accreditato. L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto sui principali temi che interessano il sistema sanitario provinciale e regionale: dall’integrazione tra le diverse realtà assistenziali alla valorizzazione del personale, dalla tutela dei lavoratori alla qualità dei servizi, fino alla necessità di costruire una rete capace di rispondere in maniera sempre più efficace ai bisogni dei cittadini. «Abbiamo voluto ribadire un concetto semplice ma fondamentale: la sanità non può procedere per compartimenti stagni. Pubblico e privato accreditato sono parti dello stesso sistema e devono essere messi nelle condizioni di collaborare, valorizzando professionalità, competenze e risorse – sottolinea Carlo Lopopolo, segretario provinciale della Fials Salerno – Il confronto di Battipaglia ha dimostrato che esiste una forte esigenza di dialogo e di programmazione condivisa. Ora è necessario trasformare questo confronto in un percorso concreto, nell’interesse dei lavoratori e soprattutto dei cittadini». Al centro della discussione anche il ruolo del personale della sanità privata accreditata e la necessità di garantire pari attenzione alla qualità del lavoro e alla tutela dei professionisti. «Quando parliamo di sostenibilità del sistema sanitario dobbiamo parlare innanzitutto delle persone che ogni giorno garantiscono assistenza e cura. Non possono esserci lavoratori di serie A e di serie B in un sistema che ha l’obiettivo comune di tutelare la salute – afferma Felice Vocca, segretario provinciale Fials per la sanità privata accreditata – Il nostro impegno è continuare a favorire un confronto costante tra aziende, istituzioni e organizzazioni sindacali, affinché la valorizzazione del personale diventi uno degli elementi centrali della programmazione sanitaria». La partecipazione di rappresentanti istituzionali, ordini professionali e vertici delle strutture sanitarie ha consentito di ampliare il confronto alle diverse componenti del sistema. «La risposta che abbiamo ricevuto dimostra che c’era bisogno di un momento come questo. Abbiamo messo insieme mondi e professionalità differenti perché crediamo che soltanto attraverso il confronto sia possibile individuare soluzioni condivise – dichiara Antonio Malangone, segretario organizzativo della manifestazione – L’incontro non deve essere considerato un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso. L’obiettivo è continuare a creare occasioni di dialogo per contribuire a una sanità più integrata, sicura ed efficiente, capace di mettere al centro tanto i professionisti quanto i cittadini». Al convegno hanno preso parte, tra gli altri, anche Cecilia Francese, sindaca di Battipaglia, Andrea Volpe, consigliere regionale, Franco Picarone, consigliere regionale, Francesco Iovino, consigliere regionale; Angelica Saggese, assessore regionale al Lavoro e alla Formazione; Maria De Angelis, vice presidente dell’Ordine Tsrm e Pstrp di Salerno, Maria Consiglia Calabrese, presidente dell’Ordine dei Fisioterapisti di Salerno, Giovanni D’Angelo, presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Salerno, Salvatore Stabile, segretario regionale della Fials, Elena Marrazzi, presidente nazionale del coordinamento donne della Fials e Pino Carbone, segretario nazionale della Fials.

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Fontana di Falcone e Borsellino, Trotta chiama il Prefetto

La fontana monumentale dedicata a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nella zona del Trincerone, finisce al centro di un esposto presentato al Prefetto di Salerno nei confronti del sindaco Vincenzo De Luca. A depositarlo è la consigliera comunale di Fratelli d’Italia, Ersilia Trotta, che contesta innanzitutto la mancata risposta a una seconda interrogazione presentata all’amministrazione comunale e chiede l’intervento della Prefettura per garantire il rispetto delle prerogative consiliari. La vicenda prende le mosse dal 21 luglio scorso, quando la consigliera aveva trasmesso al sindaco un’interrogazione per chiedere il ripristino della fontana, che, secondo quanto denunciato, si presenta senza acqua, sporca e in condizioni di degrado, fino a essere diventata, viene evidenziato, una sorta di pattumiera a cielo aperto. Il manufatto, dedicato ai due magistrati simbolo della lotta alla mafia, viene dunque indicato come un luogo che necessiterebbe di un intervento di manutenzione e riqualificazione. Il 7 agosto è arrivata la risposta della struttura tecnica del Comune, nella quale veniva comunicato che erano previsti futuri «interventi di ripristino». Una risposta che, secondo il consigliere, non avrebbe però chiarito né la data di avvio dei lavori, né i tempi previsti, né le modalità tecniche dell’intervento. Da qui la seconda interrogazione, trasmessa via Pec al sindaco il 18 agosto, con la quale veniva chiesto di conoscere in maniera precisa la data di avvio degli interventi. A distanza di oltre un mese, sostiene il consigliere, non sarebbe arrivata alcuna risposta. Nell’esposto viene richiamato l’articolo 43, comma 3, del Testo unico degli enti locali, secondo cui il sindaco o gli assessori delegati devono rispondere entro 30 giorni alle interrogazioni e alle altre istanze di sindacato ispettivo presentate dai consiglieri. Il mancato riscontro, secondo la ricostruzione contenuta nell’esposto, comprimerebbe le prerogative legate al mandato elettivo e ostacolerebbe l’esercizio della funzione di controllo politico-amministrativo del Consiglio comunale. Per questo motivo è stato chiesto al Prefetto di Salerno di valutare quanto rappresentato e di adottare le iniziative ritenute necessarie per assicurare il rispetto dell’articolo 43 del TUEL e il pieno esercizio delle prerogative consiliari. Ma nell’esposto c’è anche una questione più strettamente legata al decoro urbano. Il consigliere sollecita infatti un intervento del Comune affinché la fontana venga restituita alla città in condizioni adeguate, sottolineando il particolare valore simbolico del monumento dedicato a Falcone e Borsellino, la cui memoria, viene evidenziato, «travalica i confini cittadini» e rappresenta un richiamo ai valori dello Stato e della legalità. Durissima la posizione politica espressa dell’avvocato Trotta, che parla di «disprezzo istituzionale» e contesta quella che definisce una gestione «padronale» del Comune. Parole che si aggiungono alla denuncia sul mancato riscontro all’interrogazione e che riportano al centro del dibattito consiliare anche il tema del rapporto tra amministrazione e opposizione e dell’effettivo esercizio delle prerogative di controllo. Al di là dello scontro politico, resta dunque la questione della fontana del Trincerone: un monumento dedicato a due figure simbolo della lotta alla criminalità organizzata che, secondo la denuncia, versa da tempo in condizioni di degrado. Ora la parola passa anche alla Prefettura, alla quale è stato chiesto di valutare l’esposto e le iniziative da assumere.

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Salernitana, Cosmi è la strada giusta

di Marco De Martino

SALERNO – Serse Cosmi è soddisfatto della vittoria con- quistata dalla Salernitana ai danni del Giugliano, ma il tec- nico avrebbe preferito chiu- derla prima». «Come tutti. Crei tanto, giocando anche bene, ma stavolta non c’è stata imprecisione, secondo me c’è stata troppa precipita- zione, vedi D’Ursi che è uno che vive per il gol, ci ha pro- vato, ha fatto due giocate che valevan la partita ma che quando ha provato a fare gol non ci è riuscito. E’ ovvio che conoscendo il calcio queste partite ti capita di pareggiarle e se capita anche i giudizi cambiano». A confortare Cosmi, oltre al risultato, l’en- nesima grande prestazione di

Celiento: «Ultimamente è di- ventato goleador ma anche il Sorrento ha un difensore come capocannoniere, oggi Celiento è stato strepitoso, è stato un acquisto straordina- rio. Di testa ha uno stacco im- pressionante alla Cannavaro, Pieraccini è giovane e smali- ziato, deve migliorare ancora ma è forte. Di strapositivo c’è il fatto che per la prima volta non abbiamo subito gol». Funzionano anche gli schemi da palla inattiva: «Nelle ul- time tre partite abbiamo fatto tre gol su calci piazzati, sem- pre con Celiento. E’ bravo lui a segnare ma anche a battere. Nel mio primo anno di serie A il capocannoniere di squadra fu Materazzi con 12 gol ed an- cora il record rimane imbat- tuto». Cosmi attende sempre il ritorno degli infortunati:

«Non vedo l’ora che torni Heinz, perchè è una possibi- lità in più il campionato è ini- ziato da poco ed avere giocatori di livello sarà fonda- mentale in caso di ammoni- zioni o infortuni». Si cominciano a vedere anche le potenzialità di Djamanca: «Ha fatto molto bene, meritava il gol, ha fatto degli strappi di categoria superiore. Se gio- chiamo con due esterni de- vono sapere che rientrare a metàcampo non è un sacrifi- cio, è una necessità. Se perdi palla e loro non tornano di- fendiamo in inferiorità nu- merica, Achik, Villa e Djamanca devono capire che a volte devono venire anche dentro il campo a fare i cen- trocampisti». Si fa via via più intenso il rapporto con il pa- tron: «Abbiamo sentito, io e il

 

direttore, Iervolino durante la settimana, commentando la partita di Barletta. E’ nel suo diritto di proprietario chie- dere alcune cose, sempre in maniera garbata. Questa mattina -rivela Cosmi- mi ha chiamato a Marina d’Arechi dove aveva la barca per par- lare della partita ma soprat- tutto di altre cose. Quello che posso intuire è che il suo stato d’animo è molto positivo, per il coraggio, per la voglia di lot- tare e anche per i limiti che ha. Stiamo creando tantis- simo, a mio avviso abbiamo imboccato la strada giusta e

credo che lo pensino anche i tifosi che hanno apprezzato il coraggio di questa squadra». Domani Cosmi potrà godersi lo spettacolo dei festeggia- menti in onore di San Matteo: «Voglio godermi la festa dopo questo risultato positivo. Il panino con la milza? Ho sen- tito l’odore, vivendo nel cen- tro storico e passeggiando per le viuzze ho sentito quer- sto odore di aceto dapper- tutto. Non lo so se la mangerò, mia moglie di sicuro. C’è anche mia figlia e partecipe- remo di sicuro», conclude Serse Cosmi.

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Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana degli Emmy

Fantascienza.com, il meglio della settimana degli Emmy

Tanti Emmy per Pluribus, le divise della Space Force, la nuova serie Below, un libro su un artista italiano nella settimana di Fantascienza.com

Pluribus, la serie di Apple TV di Vince Gilligan con Rhea Seehorn, ha vinto ben sei Emmy. Ma in generale, Apple TV ha portato a Cupertino una enorme quantità di statuette, battendo, per la prima in forse decenni, la HBO. E molti dicono da tempo che Apple TV è la nuova HBO. È opinione abbastanza condivisa che quasi tutte le produzioni Apple vanno in effetti dall'ottimo all'eccezionale; è ben difficile, e in genere proprio questione di gusti, trovare qualcosa nel catalogo della piattaforma che non sia di buon livello. E la buona notizia per noi è che la... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 20 settembre 2026 - articolo di S*

Nasce l’Unione Club Salernitana nel nome di Gianni Novella

Nel segno di Gianni Novella e con la parola “Unione” in bella vista. Perché, a prescindere dal percorso e dalle idee dei singoli club, “siamo tutti tifosi della Salernitana”. Presso la sala congressi del bar “Moka” di via Gramsci si è svolta ieri mattina alle 10 la conferenza stampa di presentazione del gruppo “Unione Club Salernitana”, presieduto da Alfonso Pugliese e sostenuto da numerosi club di Salerno e provincia che, affiliandosi, hanno inteso sposare questo progetto mossi dalla smisurata passione per la Bersagliera e dalla voglia di mettere in campo numerose iniziative anche a sfondo benefico e con un occhio di riguardo soprattutto per i bambini. Il patron, per lustri tra le colonne del Centro di Coordinamento e ideatore della trasmissione Cuore Granata e della kermesse Miss Granata, ha ufficializzato i nomi dei componenti del consiglio direttivo. Nel dettaglio: Antonio Guariglia presidente onorario, Roberto Buonfrisco e Massimo Falci vice-presidenti, Francesco Guariglia tesoriere, Michele Carraturo segretario, Pietro Lamberti addetto ai rapporti con la società, Giovanni Apicella sezione “cerimoniale e striscioni”, Vincenzo Milite responsabile e organizzatore delle trasferte, Vito Guariglia riferimento per le attività socio-culturali, Carlo Balbiani legale rappresentante, e il trio Nico Caruccio, Vincenzo Pugliese e Pasquale Iuzzolino per la gestione dei social. L’UCS, come si legge nella nota diffusa sul web, si propone come un vero e proprio laboratorio sociale fondato su tre pilastri programmatici: fede e presenza incondizionata sulle gradinate dell’Arechi e nei settori ospiti di tutta Italia, condivisione e partecipazione, cultura e solidarietà. A sintetizzare questa filosofia è l’emblema ufficiale, uno scudo rigorosamente granata che fonde i simboli cardine della salernitanità: dalla sagoma maestosa del Castello Arechi allo storico ippocampo stilizzato. A margine della conferenza stampa la redazione di Cronache ha intervistato patron Pugliese. Ecco le sue dichiarazioni: “Il nostro club nasce da una scissione con il Centro di Coordinamento. Ci sono stati 13 gruppi che hanno deciso di revocare l’affiliazione e che mi hanno prospettato la possibilità di intraprendere un nuovo percorso. All’inizio ero titubante, dopo una lunga militanza nel mondo del tifo organizzato avevo deciso di concedermi un attimo di pausa pur senza mai abbandonare la mia squadra del cuore. Nelle scorse settimane, presso la sede del club Highlander di cui sono fondatore, ci siamo riuniti e, di fatto, i miei amici e soci avevano organizzato tutto chiedendomi di fare il presidente. E così abbiamo fondato ufficialmente l’Unione Club Salernitana. Nello Statuto abbiamo specificato che tutte le iniziative saranno fatte in onore e in memoria di Gianni Novella, un cuore granata vero che ci manca ogni giorno di più”. Pugliese, visibilmente commosso, svela una delle prime iniziative in cantiere ricordando quello che è stato un meraviglioso compagno d’avventura a tinte granata: “Gianni è uno di quegli amici che non puoi dimenticare, la sua scomparsa rappresenta per me e per tantissime persone una ferita che non potrà mai rimarginarsi. Proprio per questo annuncio con orgoglio l’imminente inaugurazione del club “Amici di Gianni”: abbiamo previsto una vera e propria festa nella palestra in cui lavorava, in presenza di una delegazione dell’U.S.Salernitana. Gianni è stato al mio fianco in tantissime occasioni: conduceva Cuore Granata e Miss Granata, era vice presidente del club Highlander, ha seguito con smisurato amore la Salernitana anche quando le condizioni fisiche erano precarie. Un simbolo di appartenenza e di signorilità che rivivrà attraverso questo progetto interamente dedicato a lui”. Pugliese chiosa così: “La parola “unione” è quella alla quale teniamo di più perché rispecchia in pieno la nostra mentalità. Ogni club può avere una propria linea di pensiero, ma siamo tutti innamorati della stessa squadra e sarebbe bello accantonare progressivamente ogni sorta di spaccatura. La Salernitana, la città e la provincia, per crescere, hanno bisogno del contributo di ciascuno di noi. Senza personalismi, ma con il piacere di stare insieme e di condividere con gli amici più stretti l’amore e la passione per il calcio e per la Bersagliera Siamo pronti a collaborare con chiunque voglia avvalersi del nostro supporto: senza mai perdere la nostra identità, ma con la certezza che la simbiosi tra ogni componente farà sempre la differenza”. Parola anche al presidente onorario Antonio Guariglia: “Faccio parte del mondo del tifo organizzato da una vita, sono fondatore del club “Vittorio Tosto” e tutti conoscono il mio sentimento per il cavalluccio marino e per la nostra squadra di calcio. Ringrazio il presidente Pugliese e tutti gli amici che hanno scelto me per ricoprire un incarico prestigioso e ricco di responsabilità. Ho trovato persone motivate e perbene, professionisti di spessore che dedicheranno anima e corpo a una nuova avventura incentrata sul sostegno incondizionato alla maglia. Forza Salernitana, sono convinto che con la spinta del dodicesimo uomo scaleremo posizioni in classifica e torneremo in serie B”. Gaetano Ferraiuolo

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Iervolino all’Arechi con la moglie

Danilo Iervolino torna all’Arechi. Il patron della Salernitana è stato presente questa sera allo stadio per assistere alla sfida contro il Giugliano, dopo l’assenza in occasione delle precedenti gare ed il difficile esordio stagionale contro il Sorrento

Il patron si è accomodato in Tribuna Rossa, accompagnato dalla consorte. Nella fila alle sue spalle anche l’Amministratore delegato Umberto Pagano, mentre più distante, in seconda fila, siede il direttore sportivo Daniele Faggiano.

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Salernitana, basta Celiento. Giugliano ko

SALERNITANA-GIUGLIANO 1-0

SALERNITANA (4-4-2): Galeotti; Llano, Pieraccini, Celiento, Zoia (46’ Anastasio); Achik (67’ Djamanca), Tascone (73’ Gyabuaa), Vitale, Villa (82’ Cardoni); La Gumina, D’Ursi (73’ Lescano). A disposizione: Cevers, Capuano, Boncori, Del Pin, Longobardi, Bevilacqua. All. Cosmi

GIUGLIANO (4-3-2-1): Bolletta; Improta (67’ D’Avino), Justianiano (73’ Laezza), Caldore, La Vardera; Forciniti (67’ Zammarini), Varone, De Rosa (74’ Ogunseye); Esposito, Galletta (80’ Cimmaruta); Baldè. A disposizione: Santarelli, Greco, Panico, Broh, Minelli, Silvestri, Giordano, Rigo, Basile, Cuomo. All. Di Napoli

ARBITRO: Di Reda di Molfetta (Romagnoli di Albano Laziale-Iuliano di Siena. IV Uomo: Manzo di Torre Annunziata. FVS: Valcaccia di Castellammare di Stabia)
MARCATORI: 15’ Celiento

NOTE: Spettatori 10992 (quota abbonati 6674 compresa), 31 dei quali nel settore ospiti. Ammoniti: Caldore (G), Baldè (G), Achik (S), Pieraccini (S). Calci d’angolo: 12-2 per la Salernitana (3-2 pt). Recupero 2’pt, 5’st. Prima del match osservato un minuto di raccoglimento in memoria di Sandro Mazzola

DI FABIO SETTA

SALERNO – Sotto gli occhi di Danilo Iervolino alla seconda presenza stagionale e accompagnato dalla moglie, la Salernitana in un sol colpo ha sfatato il tabù derby di questo inizio stagione e conquistato la seconda vittoria stagionale e il quinto risultato utile consecutivo. Ha deciso la sfida Celiento, arrivato quasi per caso, l’ultimo giorno di mercato e già leader in difesa ed in attacco, di questa Salernitana che cresce e che ha ancora margini, soprattutto se evitasse di sbagliare troppe occasioni da rete. Zoia per Anastasio, subentrato poi ad inizio ripresa, è stata l’unica novità di formazione presentata da Cosmi nonostante i tanti impegni ravvicinati. Una scelta di continuità per una squadra che è sembrata ancora in crescita, sia dal punto fisico sia della quadratura. Il 4-4-2, modulo obbligato dopo gli infortuni ed un mercato chiuso con troppe incognite, anche grazie al sacrificio di Vitale e Tascone sembra esaltare le caratteristiche di questa squadra che per la prima volta in stagione non ha subito reti. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto di aver segnato soltanto un gol, in un match in cui la squadra di Cosmi ha creato davvero tanto. Che non fosse la serata ideale in fase offensiva si è visto subito quando servito da D’Ursi, La Gumina da pochi passi ha litigato col pallone, favorendo il disperato recupero di Justiniano. Era il minuto undici, poi dopo quattro minuti, sugli sviluppi di un corner battuto da Achik, Celiento, a segno per la terza partita consecutiva, ha sbloccato il risultato. Poi Villa prima e Llano hanno sfiorato il raddoppio ma è stato soprattutto nel secondo tempo che la Salernitana ha dilagato senza riuscire a raccogliere nulla. Nella ripresa la squadra di Cosmi, infatti, ha creato davvero tanto, non riuscendo ad approfittare delle difficoltà della squadra avversaria. Un po’ sicuramente per sfortuna, visti i due legni nel giro di due minuti colpiti da La Gumina e Vitale, molto anche per un eccesso di leziosità. Troppe ripartenze cestinate nel peggiore dei modi per una scelta sbagliata o per un appoggio di troppo. D’Ursi ci ha provato due volte, poi ci ha provato ancora Celiento, così come Djamanca ma oltre a collezionare angoli i granata di Cosmi non hanno avuto il killer instinct per chiudere il match. Non è servito neppure l’ingresso di Lescano, entrato con Gyabuaa, mentre Cardoni è stata l’ultima mossa dalla panchina. Il mancato raddoppio ha così tenuto in vita il Giugliano che nel primo tempo si era reso pericoloso soprattutto con tiri dalla distanza senza riuscire a sorprendere Galeotti, plastico in diversi interventi, mentre nella ripresa al 54’ in contropiede Forciniti di testa ha avuto il pallone del pareggio, sprecando da pochi passi per il sospiro di sollievo della Curva Sud Siberiano. Lo stesso sospiro di sollievo arrivato dopo i cinque minuti di recupero.

 

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Borrelli, ‘solidarietà a Bonelli e il Pd prenda una posizione netta

“Una cosa è la discussione politica, ben altra cosa sono gli attacchi personali di pessimo gusto che possono avere ripercussioni gravemente lesive che vanno ben oltre la politica. Nessuno nel Pd ritiene di dover dire qualcosa e prendere le distanze da questi toni intollerabili? Ad Angelo Bonelli va la nostra più totale e incondizionata solidarietà. Assistere a questo comportamento da parte di un ex presidente della Regione è inaccettabile. Qualcuno dal PD si faccia avanti e prenda una posizione netta”. Lo dicono Francesco Emilio Borrelli, deputato di Alleanza Verdi – Sinistra, e Carlo Ceparano, consigliere regionale in Campania per Europa Verde. L’ex presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca ieri ha lanciato un duro attacco al co-portavoce di Alleanza Verdi-Sinistra Angelo Bonelli.

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Salernitana-Giugliano. Le formazioni

Salernitana (4-4-2): Galeotti; Llano, Celiento, Pieraccini, Zoia; Achik, Tascone, Vitale, Villa; D’Ursi, La Gumina. A disp: Cevers, Perina, Capuano, Del Pin, Longobardi, Anastasio, Gyabuaa, Cardoni, Djamanca, La Gumina, Boncori, Bevilacqua. All: Cosmi

Giugliano (4-2-3-1): Bolletta; Improta, Justiniano, Caldore, La Vardera; Forciniti, Varone; Esposito, Zammarini, Baldé; Udoh. A disp: Santarelli, Greco, Panico, D’Avino, Laezza, Minelli, Giordano, Rigo, Basile, Broh, Cimmaruta, De Rosa, Silvestri, Galletta, Ogunseye, Cuomo. All: Di Napoli

Arbitro: Di Reda di Molfetta (Romagnoli/Iuliano). IV uomo: Manzo. FVS: Valcaccia

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CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?

La notizia è clamorosa, il contesto in cui si inserisce un po’ meno. Stando a quanto riferito dal sito del quotidiano sportivo portoghese A Bola, si starebbe apparecchiando un affare che riguarda il cambio di assetto proprietario di uno fra i principali club del massimo campionato saudita: e a essere coinvolti nel dossier sarebbero Cristiano Ronaldo e il patron del Milan, Gerry Cardinale, boss del gruppo RedBird Capital Partners.

Una delle quattro squadre sotto il controllo del Public Investments Fund

Il club in questione è l’Al-Nassr, quello da cui CR7 è tesserato dagli ultimi giorni del 2022. Per la cronaca, è una delle quattro squadre della Roshan League che a giugno 2023 – cioè sei mesi dopo l’atterraggio di Cristiano nel massimo torneo saudita – sono state portate sotto il controllo del Public Investments Fund (Pif), il principale braccio finanziario del regno saudita, investito della diretta responsabilità di sviluppare il torneo calcistico nazionale.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
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CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?

Gli altri tre club allora coinvolti nell’operazione sono Al-Ahli, Al-Ittihad e Al-Hilal. Quello era il momento in cui il regno dispiegava il massimo sforzo politico ed economico nello sviluppo dello sport nazionale e, più nello specifico, del calcio come principale strumento di una politica di potenza internazionale. Da allora molte cose sono cambiate, sia nell’atteggiamento del governo saudita verso lo sport sia, soprattutto, nella megalomania della progettazione politico-economica della grandezza saudita. E il fatto che si proceda verso la messa sul mercato dei club controllati da Pif è un segnale di questo mutamento. Ma andiamo nel dettaglio.

Un consorzio di cinque investitori

L’articolo pubblicato dal sito del quotidiano portoghese parla di un’operazione da 100 milioni di dollari (92 milioni di euro) che vede la partecipazione di cinque investitori. Oltre a Cristiano Ronaldo e a Cardinale vengono infatti indicati tre imprenditori sauditi: Ibrahim Al-Muhaidib, Mohammed Al-Khereiji e Sharaf Al-Hariri.

Al-Muhaidib è un giovane quarantenne rampante che ha costruito la sua fortuna dapprima col business delle cliniche dentali (le notizie agiografiche narrano che, in questo settore, la trafila sia partita dal ruolo di receptionist all’età di 13 anni) per poi diversificare nei segmenti dell’hospitality e del real estate. A maggio del 2026 la rivista specializzata Forbes gli accreditava un patrimonio personale da 2,1 miliardi di dollari.

Confermata la presenza di CR7 tra gli investitori

Dell’Al-Nassr è stato presidente per un breve periodo, nel 2024. E già a giugno il suo nome era stato fatto come possibile acquirente della quota di maggioranza (70 per cento) che Pif sarebbe intenzionato a vendere. Fra le indiscrezioni che in quella fase erano state fatte c’era anche quella sulla possibile presenza di CR7 tra gli investitori: cosa che, a tre mesi di distanza, verrebbe confermata.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 in azione con la maglia dell’Al-Nassr (foto Ansa).

Per quanto riguarda Al-Khereiji, si tratta di un 38enne a capo di un conglomerato (l’Al-Khereiji Group) il cui settore prevalente è quello della comunicazione e dei media. Da poco più di un anno Al-Khereiji si è radicato nel mondo del calcio, avendo acquisito un club della serie B spagnola: l’Almeria. Manco a farlo apposta, è il club di cui Cristiano Ronaldo ha rilevato una quota del 25 per cento nel mese di febbraio.

Il più anziano dei tre è Al-Hariri (classe 1971), che gestisce un colosso degli investimenti globali (Hozon Holding) e ha la passione per i cavalli, ma non disdegna il pallone.

Il tentativo di disimpegno di Pif nel mondo dello sport

Questa formazione sarebbe pronta a rilevare da Pif il club che ha vinto l’ultima edizione del campionato saudita. Il fatto che uno dei possibili investitori sia anche un suo calciatore tesserato – anzi, il più importante calciatore della sua storia – è un’anomalia che passa abbastanza in secondo piano. Più interessante è comprendere il quadro economico di medio periodo in cui questa operazione avviene. Un quadro che segna il tentativo di disimpegno di Pif nel mondo dello sport.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
Il principe saudita Mohammed bin Salman (foto Ansa).

La traiettoria dell’Al-Nassr è comune a quella degli altri tre club che erano finiti sotto la sfera d’influenza del fondo sovrano. Tra fine agosto e inizio settembre è stato perfezionato il trasferimento del 70 per cento dell’Al-Hilal (il club che ha affidato la panchina a Simone Inzaghi) a Kingdom Holding Company.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
Simone Inzaghi, allenatore dell’Al-Hilal (foto Ansa).

L’Al-Nassr sarebbe il secondo club la cui maggioranza viene alienata. Anche Al-Ahli e Al-Ittihad sono posti sulla stessa rotta. Si tratta di dismissioni programmate che dicono più di quanto il fondo sovrano voglia lasciar trasparire. E il messaggio che se ne può ricavare è alquanto chiaro: dire che si era esagerato con le spese è persino un eufemismo. Adesso bisogna rientrare e gli attori dell’economia privata sono chiamati a farsi carico dei “gioielli di famiglia calcistici”, che si sono rivelati un lusso pacchiano.

Il progetto LIV Golf: un pozzo senza fondo chiuso da un giorno all’altro

Con una specificazione: che parlando di “attori privati”, a proposito dell’economia saudita, si deve usare qualche cautela definitoria. Sono tutti quanti più o meno legati alla mano munifica della corona e alle strutture di un’economia statale non ancora emancipata dal sistema dei clan: ne hanno beneficiato nel corso del tempo, dunque sono chiamati a caricarsi qualche fardello laddove sia necessario. Tornando a Pif, la dinamica del disinvestimento è ancora più chiara se si guarda all’abbandono del delirante progetto LIV Golf: un pozzo senza fondo chiuso da un giorno all’altro.

CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
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CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?
CR7 e Cardinale soci nell’Al-Nassr, il disimpegno di Pif: che succede in Arabia?

Why, mister Cardinale?

In questo intreccio di miliardari sauditi, di multiproprietà calcistiche e di ex fuoriclasse del calcio che non vogliono rassegnarsi al fine carriera (l’altra sera CR7, oltre a subire una sconfitta 4-0 nella Champions asiatica per mano dell’Al-Ain, si è reso protagonista di una scena di nervosismo abbastanza ridicola), resta da capire a che pro il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, entri nel business. Ha già dovuto costruirsi tutte le scappatoie possibili per sanare la posizione multiproprietaria coi francesi del Tolosa. E adesso vuole prendersi un giocattolo costosissimo in Arabia Saudita. Perché? Forse si sta lasciando ammaliare un po’ troppo dalle sirene portoghesi. Un giorno tirerà le somme e cercherà di capire se gli sarà convenuto.

Ral in chiaro: come la rivoluzione sugli stipendi cambia gli annunci di lavoro

Fino a pochi mesi fa, a chi si candidava per un posto di lavoro poteva succedere di sostenere uno o più colloqui, arrivando (quasi) alla fine della selezione senza neanche sapere quale sarebbe stata poi la sua retribuzione. Negli annunci abbondavano formule come «stipendio commisurato all’esperienza», «inquadramento da definire» o il sempreverde «Ral competitiva». Poi qualcosa è cambiato. E molto più rapidamente di quanto ci si potesse aspettare.

L’accelerazione coincide con l’entrata in vigore, il 7 giugno, delle nuove norme che recepiscono la direttiva europea sulla trasparenza retributiva e che, tra le altre cose, stabiliscono il diritto a conoscere il salario iniziale o la relativa fascia prima del colloquio, vietando al datore di lavoro di chiedere quanto il candidato guadagni o guadagnasse nel precedente impiego.

Italia da ultima in classifica a un inaspettato primato

Il cambiamento italiano colpisce ancora di più se guardiamo che cosa succede nel resto d’Europa: nel marzo del 2026, poco prima cioè dell’entrata in vigore delle nuove regole, l’Italia era ferma al 36 per cento, dietro a Regno Unito (56 per cento), Paesi Bassi (48 per cento), Francia (43 per cento) e Irlanda (39 per cento) e davanti soltanto a Spagna (17 per cento) e Germania (12 per cento).

Un’accelerazione che nel resto d’Europa ancora non si vede

A luglio la situazione si è praticamente ribaltata e, come detto, il nostro Paese è arrivato al 61 per cento di annunci “trasparenti”, superando Paesi Bassi (49 per cento) e Francia (43 per cento), mentre Spagna e Germania sono rimaste rispettivamente al 18 e al 14 per cento. La spiegazione risiede nei diversi tempi di recepimento della direttiva: secondo Lisa Feist, economista di Indeed, «il rispetto della scadenza europea e l’obbligo italiano di indicare la paga direttamente nell’annuncio hanno prodotto un’accelerazione che negli altri grandi mercati europei ancora non si vede».

Ral in chiaro: come la rivoluzione sugli stipendi cambia gli annunci di lavoro
Il mercato italiano degli annunci di lavoro viene rivoluzionato (foto Unsplash).

Certo, ancora non siamo arrivati al 100 per cento completo, e ciò significa che quasi quattro annunci italiani su 10 continuano a non riportare alcuna retribuzione. Tuttavia, la stessa Indeed ricorda che esistono deroghe per alcune tipologie contrattuali e settoriali e che una parte delle imprese sta ancora adeguando i propri processi di selezione.

Quanto può essere larga una “forbice”?

Rimane scoperta, poi, la questione escamotage, di cui – anche a giudicare da alcuni annunci che si vedono ancora scorrere su LinkedIn – molti continuano ad avvalersi: la legge impone infatti di pubblicare la retribuzione, ma nulla vieta di celare il reale stipendio dentro a una fascia salariale, che può essere più o meno ampia. Prima dell’entrata in vigore della normativa, l’Italia si distingueva proprio per l’ampiezza dei range retributivi, tant’è che, nei primi tre mesi del 2026, Indeed calcolava una forbice mediana pari al 50 per cento del limite inferiore per le retribuzioni mensili: significa che un’offerta da 3 mila euro poteva arrivare anche a 4.500. Solo il 10 per cento degli annunci che fornivano informazioni sulla paga indicavano una cifra precisa.

Ral in chiaro: come la rivoluzione sugli stipendi cambia gli annunci di lavoro
La piattaforma LinkedIn (foto Unsplash).

Questo trucchetto resiste ancora oggi, ma in misura nettamente inferiore e con grandi differenze tra i settori: in quello commerciale si riscontrano offerte che vanno dai 20 ai 30 mila euro, mentre ancora più estreme appaiono alcune offerte nella ristorazione, con paghe indicate anche fra gli 810 e i 1.895 euro mensili. Si tratta di esempi che ovviamente non costituiscono un campione rappresentativo, ma mostrano quanto due annunci entrambi dotati di una cifra possano avere un grado di trasparenza molto diverso.

Dopo l’entrata in vigore della nuova legge le fasce si sono ristrette

Eppure, proprio su questo fronte arriva una sorpresa: dopo l’entrata in vigore della nuova legge le fasce si sono ristrette e, tra il 7 giugno e il 31 agosto 2026, l’ampiezza mediana della forbice negli annunci italiani di Indeed è scesa al 25 per cento del limite inferiore. In pratica, partendo da uno stipendio di 2 mila euro, una forbice che un anno fa poteva estendersi per circa 900 euro oggi si fermerebbe intorno ai 500. Una tendenza confermata anche da un’analisi del Burning Glass Institute e basata sui dati Lightcast.

La trasparenza conviene anche alle aziende

Rendere pubblica la Ral non serve soltanto a risparmiare al candidato la spiacevole scoperta, dopo svariati colloqui, che lo stipendio offerto è più basso di quello atteso e/o sperato. La direttiva europea nasce soprattutto per ridurre le asimmetrie informative e contribuire a contrastare le discriminazioni salariali: i lavoratori hanno infatti anche diritto a chiedere informazioni sui livelli retributivi medi, distinti per sesso, delle persone che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

La rivoluzione italiana è appena cominciata…

La trasparenza, però, finisce col convenire anche a chi assume. In un’indagine Indeed condotta su oltre 6 mila lavoratori di sei Paesi europei, tra il 61 e l’82 per cento degli intervistati si dice più propenso a candidarsi quando nell’annuncio compare una fascia salariale. E l’effetto risulta particolarmente forte tra le donne. La rivoluzione italiana, insomma, è appena cominciata e resta da capire che cosa succederà a quel 39 per cento di annunci ancora senza paga dichiarata. Ma i primi numeri raccontano qualcosa che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato quasi fantascienza nel nostro mercato del lavoro: scrivere quanto si guadagna sta diventando la normalità.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa

Anche la Cina ha paura dell’intelligenza artificiale. Non abbastanza, però, da togliere il piede dall’acceleratore. Mentre Anthropic e una parte della Silicon Valley chiedono di moderare lo sviluppo dei modelli più potenti, Pechino prepara regole più severe, rafforza i controlli e allarga il perimetro dei rischi. Ma respinge l’idea che la sicurezza debba tradursi in una frenata. Dietro gli allarmi americani vede anche una strategia industriale: conservare il vantaggio degli Stati Uniti, chiudere alla Cina l’accesso ai chip e alle tecnologie più avanzate, per poi negoziare da una posizione di forza.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Xi Jinping (Ansa).

I sospetti e le accuse di Pechino

La risposta ufficiale segue questa linea. Per Pechino l’IA deve restare «sicura e controllabile», subordinata alle decisioni umane e sorvegliata lungo tutto il suo ciclo di vita. Non deve però diventare monopolio di poche aziende o di un solo Paese. A parole, Xi Jinping propone un ecosistema aperto, accessibile e governato in sedi multilaterali, come confermato anche durante il vertice dei BRICS. Allo stesso tempo, la Cina accusa Washington di estendere arbitrariamente il concetto di sicurezza nazionale per contenere la crescita tecnologica cinese. Gli appelli di Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, arrivano forse dal messaggero meno adatto: la stessa azienda che denuncia i rischi dei modelli di frontiera sostiene restrizioni ancora più dure sulle tecnologie disponibili alla Repubblica popolare.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Dario Amodei (Ansa).

La tenuta del regime preoccupa più dell’apocalisse algoritmica

Il sospetto politico non cancella la preoccupazione. Nei giorni scorsi Chen Yixin, ministro della Sicurezza dello Stato e capo dell’intelligence civile, ha indicato nell’IA una possibile minaccia alla stabilità politica, alle infrastrutture critiche e allo stesso potere del Partito comunista. «Attori ostili potrebbero usarla per penetrare le reti, manipolare l’informazione, interferire con le istituzioni e colpire il sistema ideologico». Il linguaggio resta quello della sicurezza nazionale, più attento alla tenuta del regime che all’apocalisse algoritmica immaginata in alcuni laboratori californiani. Eppure il salto è evidente: il pericolo non riguarda più soltanto ciò che una macchina può dire, ma ciò che può fare. Il dibattito interno si sta orientando di conseguenza. Ai timori tradizionali – contenuti incontrollati, disinformazione, stabilità sociale – si aggiungono agenti autonomi, cyberattacchi, impieghi in ambito biologico e nucleare, perdita di controllo operativo. Ricercatori e centri di analisi discutono di sistemi capaci di aggirare le protezioni, uscire dagli ambienti di prova e agire nel mondo reale. Anche l’automazione del lavoro preoccupa: in un’economia rallentata, con milioni di nuovi laureati e una vasta occupazione manifatturiera e nei servizi, la sostituzione di massa non è una previsione astratta, ma un rischio politico. Le polemiche dei tassisti contro l’espansione dei robotaxi a Wuhan e la recente sentenza di Hangzhou contraria al licenziamento di un dipendente sostituito dall’IA hanno mostrato quanto rapidamente l’automazione possa diventare una questione di occupazione e stabilità sociale.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
La World Robot Conference di Pechino (Ansa).

Il controllore ultimo resta lo Stato

Pechino non arriva impreparata. Già dal 2023 i servizi di IA generativa rivolti al pubblico devono rispettare i «valori fondamentali socialisti», evitare contenuti contrari alla sicurezza nazionale, registrare gli algoritmi e, nei casi previsti, superare valutazioni preventive. Da settembre 2025 è operativo un sistema di etichettatura dei contenuti artificiali. Le disposizioni più recenti impongono agli sviluppatori di agenti di proteggersi dall’avvelenamento dei dati, dalla manipolazione degli algoritmi e dalle vulnerabilità, oltre a individuare, interrompere e correggere comportamenti impropri. Gli utenti devono sapere quando una decisione è stata assunta autonomamente e conservare l’ultima parola. Il nuovo Quadro per la governance della sicurezza dell’IA, entrato in vigore a maggio, amplia drasticamente lo spazio dedicato agli agenti e all’IA incorporata. È inoltre in preparazione uno standard nazionale obbligatorio sulla sicurezza degli agenti, indicato dagli analisti di Concordia AI come il primo del genere. La formula politica è ormai definita: «Sviluppo prioritario, sicurezza come linea di fondo». Che cosa significa in pratica? Tracciabilità dei processi, dati confinati, test esterni e possibilità di arrestare le operazioni rischiose, ma nessun supervisore indipendente installato nei laboratori sul modello proposto da Anthropic. Il controllore ultimo resta lo Stato. D’altronde, il Partito comunista possiede strumenti coercitivi che Washington non può esercitare sulle proprie Big Tech con la stessa rapidità. Può rinviare il lancio di prodotti, imporre standard e coordinare aziende, università e apparati di sicurezza. Ma l’obiettivo non è soltanto ridurre il rischio. Le norme sui contenuti proteggono il monopolio politico del Partito, quelle sui dati rafforzano la sovranità digitale, gli standard tecnici possono diventare leve industriali e geopolitiche.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Un robot (Ansa).

La sfida con gli Usa e l’obiettivo dell’autosufficienza

L’accento sulla sicurezza non frena la penetrazione dell’IA nell’economia reale. Il programma “AI Plus” ne incentiva l’applicazione in manifattura, robotica, logistica, energia, sanità, istruzione e servizi pubblici. Pechino ritiene che il proprio vantaggio non risieda necessariamente nel dotarsi del primo modello capace di superare tutti gli altri, ma nella possibilità di applicare sistemi abbastanza potenti a una base industriale molto vasta. Le fabbriche intelligenti, le reti energetiche, gli ospedali, i veicoli autonomi e persino i giocattoli connessi producono applicazioni e dati con cui affinare ulteriormente i modelli. Washington conserva il primato nei chip più avanzati e in diversi sistemi di frontiera. La Cina prova a compensarlo con efficienza, scala produttiva e velocità di diffusione. I modelli open-weight sono parte della strategia. Possono essere scaricati, adattati e installati su infrastrutture locali, offrendo alle imprese un’alternativa più economica ai servizi chiusi americani. Facilitano l’esame delle vulnerabilità e l’impiego difensivo, ma permettono anche di rimuovere le salvaguardie e redistribuire capacità pericolose. Pechino accetta questa contraddizione perché l’apertura aiuta i suoi campioni a conquistare sviluppatori, mercati emergenti e influenza sugli standard globali. Le restrizioni americane sul calcolo avanzato, nel frattempo, accelerano gli investimenti nei semiconduttori nazionali e rendono l’autosufficienza una priorità politica.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Donald Trump (Imagoeconomica).

Lo scontro sulla distillazione

Un altro fronte è la distillazione, la tecnica con cui un modello più piccolo apprende dalle risposte di uno più potente. Le autorità americane accusano aziende cinesi, tra cui DeepSeek, Moonshot, Alibaba e MiniMax, di avere interrogato su scala industriale Claude, ChatGPT, Gemini e Grok per trasferirne capacità nei propri sistemi, violando le condizioni d’uso e aggirando almeno nello spirito i controlli tecnologici. Per Washington non è semplice apprendimento competitivo, ma appropriazione di un vantaggio costato miliardi, con possibili conseguenze sulla sicurezza nazionale. Pechino rovescia l’accusa: la distillazione è una pratica diffusa in tutta l’industria e gli Stati Uniti la trasformano in minaccia soltanto quando permette alle aziende cinesi di recuperare terreno. Dopo i chip e la potenza di calcolo, sostiene la narrativa ufficiale, Washington cerca così di chiudere anche l’accesso ai modelli, saldando gli interessi delle Big Tech alla difesa dell’egemonia americana.

L’IA fa paura anche alla Cina, ma Pechino non frena la corsa agli Usa
Le principali app di intelligenza artificiale (foto Unsplash).

Gli effetti collaterali di una frenata

Il tema sarà al centro dell’agenda del vertice tra Xi e Trump, in calendario per il 24 settembre alla Casa Bianca. I due contendenti riconoscono molti degli stessi pericoli legati all’IA, ma li osservano attraverso lo specchio della competizione. La Casa Bianca teme che una pausa unilaterale consegni un vantaggio strategico cruciale a Pechino. La Cina teme che una pausa negoziata dagli americani congeli la superiorità di Washington. Entrambe le potenze chiedono controlli e continuano ad accelerare, entrambe descrivono le proprie restrizioni come difensive e quelle del rivale come strumenti di dominio. Un dialogo resta possibile (oltre che auspicabile) su incidenti informatici, sistemi militari e perdita di controllo. Ma l’IA è ormai considerata un’arma troppo strategica per rischiare di lasciare il primato al rivale. Per non perdere il passo, è difficile immaginare che Xi e Trump decidano di smettere di correre.

Short Movie: La mia amica bloccata nel soffitto

La mia amica bloccata nel soffitto

Dichiarare il proprio amore alla migliore amica non è mai semplice. Diventa ancora più complicato se, nel momento decisivo, la ragazza in questione finisce letteralmente incollata al soffitto.

È la premessa di My Best Friend Is Stuck on the Ceiling, cortometraggio australiano del 2015 scritto e diretto da Matt Vesely, una piccola commedia romantica che usa un espediente fantascientifico per raccontare con ironia l’imbarazzo, le aspettative e i rischi di un’amicizia che per uno dei due protagonisti è diventata qualcosa di più. Connor è innamorato in segreto della sua migliore amica Rach e, per il suo compleanno, le ha procurato un regalo decisamente fuori dal comune. Dovrebbe essere l’occasione perfetta per dichiararsi, ma... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 19 settembre 2026 - articolo di S*

Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica

La mobilità elettrica si sta facendo strada nella quotidianità degli italiani e rappresenta uno dei tasselli della transizione energetica. È in questo contesto che si inserisce la European mobility week, la principale campagna di sensibilizzazione della Commissione europea sulla mobilità urbana, in programma dal 16 al 22 settembre 2026 e dedicata quest’anno al tema Mobility for everyone. Un appuntamento che richiama l’obiettivo di costruire sistemi di trasporto più sostenibili, accessibili e inclusivi.

La situazione in Italia tra punti di ricarica e mercato delle auto elettriche

In Italia la rete di ricarica continua ad ampliarsi. Secondo i dati di Motus-E, al 30 giugno 2026 i punti di ricarica pubblici erano 84.564, con 6.311 nuove installazioni nel solo secondo trimestre e oltre 17 mila nell’arco degli ultimi 12 mesi. La crescita riguarda anche le autostrade, dove le infrastrutture sono salite a 1.516, rispetto alle 1.159 di giugno 2025. Il 59 per cento offre potenze superiori a 150 kW e più della metà delle aree di servizio autostradali dispone ormai di sistemi di ricarica. Parallelamente cresce il mercato delle auto elettriche. A fine agosto il parco circolante italiano di vetture completamente elettriche ha raggiunto 444.863 unità. Nei primi otto mesi dell’anno sono state immatricolate 90.381 Bev, il 68,2 per cento in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con una quota di mercato salita a circa l’8 per cento.

Enel protagonista della transizione

In questo scenario, Enel è tra i principali protagonisti. Il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo gestisce una rete di circa 28 mila punti di ricarica pubblici distribuiti sul territorio nazionale, dai centri urbani alle principali direttrici extraurbane. Di questi, 5 mila sono stati installati nell’ambito dei bandi Pnrr. Oltre 1.200 nuovi punti veloci ultimati lo scorso giugno si sono aggiunti ai 3.730 completati entro la fine del 2025, rafforzando la presenza in nove regioni, dalla Lombardia alla Sicilia, con particolare attenzione al Mezzogiorno e alle principali aree metropolitane. A questa infrastruttura si affianca la rete ad alta potenza, con oltre 1.800 punti HPC da 100 a 400 kW in più di 500 stazioni. L’impegno comprende anche la mobilità pesante, con due siti dedicati anche agli e-truck a Piacenza e Noceto. Ewiva, controllata del Gruppo Enel, si è inoltre aggiudicata tre lotti del bando Autostrade per l’Italia per nuove stazioni di ricarica da realizzare entro il 2027 lungo alcune delle principali direttrici autostradali. I nuovi siti prevedono anche sistemi di accumulo, pensiline fotovoltaiche, illuminazione intelligente e soluzioni progettate per facilitare l’accesso alle persone con mobilità ridotta.

Mobilità elettrica, Enel si conferma protagonista della transizione energetica
Flavio Cattaneo (Enel).

Le soluzioni per una ricarica semplice e integrata

La strategia di Enel, però, non riguarda soltanto il numero delle colonnine. L’obiettivo è costruire un ecosistema che renda l’esperienza di ricarica semplice e integrata. Con Enel on your way, l’app del Gruppo dedicata alla mobilità elettrica, è possibile localizzare i punti disponibili, verificarne in tempo reale lo stato, avviare e interrompere la ricarica, effettuare il pagamento e pianificare gli itinerari. Grazie al roaming interoperabile, l’app consente di accedere a oltre 55 mila punti in Italia e a più di 60 mila complessivamente. La tecnologia Plug&Charge permette invece di iniziare la ricarica collegando direttamente il veicolo alla colonnina abilitata, senza autenticazione manuale, mentre i POS integrati consentono di pagare direttamente con carta. Per la casa, Waybox permette di programmare le ricariche e gestire in maniera intelligente i consumi. A questa si aggiunge Enel Drive, la soluzione che integra veicolo elettrico, tariffa luce dedicata e Waybox con installazione inclusa.

Verso un nuovo modo di muoversi più semplice e accessibile

La prossima sfida sarà accompagnare l’espansione della rete con procedure autorizzative e connessioni alla rete elettrica sempre più rapide, soprattutto nelle aree ancora meno servite. Perché alla crescita del numero di infrastrutture dovrà corrispondere anche una maggiore facilità di utilizzo. Una rete capillare, interoperabile e veloce può contribuire a ridurre le barriere percepite dagli automobilisti e rendere l’auto elettrica una soluzione sempre più concreta per cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni. È anche questo il senso della European mobility week: fare dell’elettrificazione non soltanto una questione tecnologica, ma un nuovo modo di muoversi, più semplice e accessibile nella vita di tutti i giorni. Un percorso nel quale Enel punta a rafforzare il proprio ruolo attraverso l’espansione della rete, le soluzioni digitali e i servizi dedicati alla ricarica, contribuendo alla trasformazione della mobilità nel quadro della transizione energetica italiana.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere

Come le Presidenziali del 2024, che hanno riconfermato senza sorprese Vladimir Putin, anche le elezioni parlamentari che si concluderanno domenica si svolgono in tempo di guerra. Quella che il Cremlino aveva definito “operazione militare speciale” si è trasformata in un confronto sempre più aspro con l’Occidente e la Nato, con riflessi evidenti in Russia: il sistema politico si è irrigidito ulteriormente, si è ridotto lo spazio per il dissenso, l’architettura putiniana – basata sugli equilibri fra i poteri forti, soprattutto quelli legati all’apparato militare e d’intelligence – è stata puntellata, abbandonando gli elementi meno coesivi. In questa prospettiva il voto rappresenta un ulteriore test per l’intero apparato.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

L’esclusione di Yabloko, unica formazione pacifista

L’esito come sempre è scontato. Dominerà Russia Unita, il partito del presidente, e le formazioni della cosiddetta opposizione sistemica, quella che da decenni è inserita nei meccanismi della cosiddetta democratura, si divideranno le briciole. Sono in corsa nove partiti, tra cui quello comunista di Gennadij Zjuganov, i liberaldemocratici del LDPR, Russia Giusta e il più recente Nuova gente, nato nel 2020. Manca all’appello Yabloko, storica formazione liberale fondata agli inizi degli Anni 90, esclusa di forza dalla corsa perché unico partito apertamente pacifista. Alle scorse elezioni si era fermata a poco più dell’1 per cento. Come nel 2024, dunque, per Putin si tratta di certificare una legittimazione alla quale non ci sono alternative.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Un seggio elettorale a San Pietroburgo (Ansa).

La stabilità garantita dai tecnocrati

Oltre quattro anni di guerra e sanzioni hanno inciso sull’economia russa, pur non conducendola al collasso come molti avevano previsto. Il sistema alla fine ha retto, anzi si è addirittura rafforzato, nonostante i contraccolpi e gli imprevisti del conflitto: la rivolta armata del 2023 orchestrata da Evgeni Prigozhin, dipinta lontano da Mosca come una notte dei lunghi coltelli che avrebbe fatto crollare in quattro e quattr’otto il castello di Vladimir Vladimirovich, è rimasta un episodio isolato che però ha dimostrato quanto Putin fosse saldo in sella, malgrado le faide interne, da sempre presenti all’ombra del Cremlino. Anche l’asse tra potere politico e oligarchia si è stabilizzato, grazie ai tecnocrati che governano la macchina, dal primo ministro Mikhail Mishustin alla governatrice della Banca centrale Elvira Nabiullina, passando per Kirill Dmitriev, presidente del fondo sovrano russo e pedina fondamentale per quel che riguarda gli aspetti economici e finanziari nei colloqui fra Mosca e Washington sulla possibile road map verso la pace.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere

Il malcontento non fa calare il consenso al sistema

Non è un caso che, al di là delle urne annacquate, gli elettori russi continuino a esprimere fiducia sia nel premier (64 per cento, secondo i dati attuali del Levada Center) sia nei governatori regionali (67 per cento). Lo stesso Putin – dato in leggera risalita dal 74 al 76 per cento dopo i mesi estivi e le difficoltà che hanno toccato la popolazione tra i blackout di Internet e i droni sulle raffinerie – non sembra soffrire di tutti i mali, di salute e politici, che gli vengono attribuiti in Europa. Certo, per i russi le cose non stanno andando per il meglio. ‘Solo’ il 56 per cento dei cittadini pensa che il Paese stia andando nella direzione giusta, mentre il 27 per cento è convinto che la strada imboccata sia quella sbagliata. Ma l’ipotesi che possano scatenarsi rivolte sociali o politiche è lunare.

Perché le elezioni in Russia sono un test per Putin e il suo sistema di potere
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

La capacità di adattamento del regime

Allo stato delle cose, la Russia è dunque sostanzialmente stabile. I poteri forti fedeli al presidente si sono adattati alla nuova economia di guerra, che più di rivoluzioni necessita di costanti correzioni periodiche. Anche per questo le elezioni non rappresentano certo uno spartiacque, né per la tenuta del regime, né per gli equilibri che si delineeranno successivamente: certo, rimpasti governativi sono possibili e nemmeno Mishustin è al sicuro. Tanto che, in un ottica di cambiamento, sarebbe già pronto il vice Denis Manturov, più legato all’industria militare. E soprattutto sarà interessante capire se il Cremlino ordinerà una mobilitazione per rafforzare l’esercito o se il conflitto proseguirà sui binari attuali, senza scossoni, né al fronte né in casa. 

Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre

Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Autorità nazionale palestinese, si è fatto avanti affermando di essere la fonte citata nell’articolo di Haaretz che riportava come Benjamin Netanyahu fosse stato avvertito dei piani di Hamas dal presidente emiratino Mohammed bin Zayed, poco prima del 7 ottobre 2023. L’articolo di Haaretz si basava su alcuni passaggi del libro in uscita Kidnapped: 843 Days of Abandonment, scritto dai giornalisti Shlomi Eldarand e Ruth Yuval.

Chi è Abu Zaida, l’ex ministro dell’Anp che avrebbe avvertito Netanyahu del 7 ottobre
Benjamin Netanyahu (Ansa).

L’ammissione in un video pubblicato su Facebook

In un video su Facebook, Abu Zaida ha spiegato di aver svolto all’epoca dei fatti raccontati nel volume il ruolo di intermediario tra Israele e Hamas, trasmettendo agli Emirati e ai servizi di intelligence di Tel Aviv un avvertimento sui piani di Yahya Sinwar (allora leader di Hamas a Gaza) per una grande offensiva: scopo dell’operazione far deragliare gli Accordi di Abramo e gli equilibri in Medio Oriente. Haaretz aveva ipotizzato inizialmente che l’intermediario fosse Mohammed Dahlan, ex leader di Fatah nella Striscia di Gaza, o una persona che agiva per suo conto.

Chi è Sufian Abu Zaida, ex ministro dell’Anp

Esponente di Fatah, il 66enne Abu Zaida è stato ministro per gli Affari dei Detenuti dell’Anp dall’inizio del 2005 a quello del 2006, quando le elezioni legislative palestinesi videro la vittoria di Hamas. Originario di Jabalia e parte di una fazione di Fatah che sostiene Dahlan, nel tempo ha collaborato strettamente con Tel Aviv (nonostante avesse trascorso 12 anni in una prigione dello Stato ebraico) e intrecciato legami con importanti esponenti di Hamas, mantenendo anche contatti regolari con giornalisti israeliani. Au Zaida ha lasciato l’enclave palestinese alla volta dell’Egitto all’inizio della guerra: da allora risiede al Cairo.

Netanyahu, la smentita e l’attacco a Haaretz

L’ufficio di Netanyahu si era affrettato a smentire quanto scritto nel libro e riportato da Haaretz: «Una menzogna totale. Il primo ministro non ha parlato con il presidente degli Emirati durante il periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua». Successivamente lo stesso Netanyahu, ha inviato una lettera di diffida alla testata di sinistra, da sempre una spina nel fianco dell’attuale premier israeliano. Questa la risposta del direttore Aluf Benn: «Non siamo spaventati dalle minacce del primo ministro e dai suoi tentativi di strangolarci finanziariamente. Continueremo a difendere i diritti umani e civili e denunciare le irregolarità e i crimini di guerra del governo».

San Marino Rtv presenta la nuova stagione 2026-2027

San Marino Rtv presenta la nuova stagione televisiva 2026-2027. Un palinsesto profondamente rinnovato che rafforza l’identità del servizio pubblico sammarinese e consolida la presenza dell’emittente nel panorama televisivo italiano e internazionale. La nuova programmazione sarà presentata martedì 29 settembre, dalle ore 11 alle 13, con un evento in diretta realizzato contemporaneamente da due sedi – a San Marino, presso gli studi di San Marino Rtv in Piazza J.F. Kennedy, e a Roma, presso lo studio Roma Montecitorio, in Piazza Montecitorio 116. A condurre l’appuntamento saranno Vittoriana Abate da Roma e Silvia Pelliccioni da San Marino.

I protagonisti della nuova offerta

La stagione segna un ulteriore passaggio nel percorso di trasformazione di Rtv con più produzioni originali, nuovi programmi e nuovi protagonisti, maggiore spazio all’informazione e all’approfondimento, all’attualità, alla cultura, alla musica, allo spettacolo, allo sport e ai grandi eventi. Una squadra ampia e autorevole che vede tra i protagonisti Dario Fabbri, Monica Giandotti, Daniele Ruvinetti (i due su San Marino Rtv conducono assieme il programma Point Break, su attualità nazionale e internazionale, che nelle prime 10 puntate ha ottenuto ottimi ascolti), Giovanni Terzi, Myrta Merlino, Mauro Mazza, Simona Ventura, Red Ronnie, Roberto Giacobbo, Mirko Casadei, Andy Luotto, Fabrizio Maffei, Eraldo Pecci, Senhit, Luciano Onder, Angelica Amodei, Giovanni Anversa, Marco Carrara e Giordano Fatali, insieme ai volti e ai giornalisti di San Marino Rtv.

Rafforzate le aree di informazione, approfondimento e intrattenimento

Il nuovo palinsesto rafforza l’area dell’informazione e dell’approfondimento, con uno sguardo aperto sui principali temi italiani e internazionali, ma anche sulla società, sulla cultura, sull’economia e sui territori. Una programmazione che vuole offrire confronto, pluralismo e libertà, valorizzando al tempo stesso la specificità e l’identità della Repubblica di San Marino. Crescono anche gli spazi dedicati all’intrattenimento, alla musica, allo sport, alla cultura e alla memoria televisiva, con produzioni originali, nuovi format e il coinvolgimento di personalità provenienti da esperienze e linguaggi differenti.

Spazio all’Eurovision per otto mesi

Un capitolo strategico sarà dedicato al mondo Eurovision. Un percorso continuativo accompagnerà il pubblico per otto mesi, dal Junior Eurovision Song Contest di ottobre, passando per Dreaming San Marino Song Contest da ottobre a febbraio, fino alle tre serate del San Marino Song Contest di marzo e all’Eurovision Song Contest di maggio 2027. Una vera filiera editoriale, musicale e produttiva che lega San Marino al più grande evento televisivo musicale internazionale e che accompagnerà il pubblico, senza interruzioni, dall’autunno 2026 alla primavera 2027.

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina

È iniziato alle 14 e terminerà allo stesso orario di domenica 20 settembre il voto online degli iscritti pentastellati sulla “Alleanza per la Costituzione”, in pratica il programma del M5s, che si tiene in concomitanza con la due giorni di Nova a Milano. Il documento, «sintesi politica che tiene conto dei contributi degli oltre 17 mila cittadini coinvolti negli eventi sul territorio», è diviso in 20 aree tematiche, che vanno dalla sanità al lavoro, fino alle pensioni e alle tasse, passando per scuola, ambiente e sicurezza, senza dimenticare l’immigrazione e diritti Lgbt. Tra tutti i punti che il partito di Giuseppe Conte porterà «al tavolo della coalizione» spicca quello al numero 17, dedicato alla guerra. O, meglio, al suo ripudio.

M5s, il programma al voto: niente sconti al Pd sull’Ucraina
Elly Schlein e, sul maxischermo, Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il punto 17: “L’Italia ripudia la guerra”

Nessuno sconto al Pd, tantomeno giri di parole nell’affrontare il tema più discusso all’interno della coalizione progressista, cioè il sostegno militare a Kyiv. «Cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia e dell’Europa nei confronti della guerra in Ucraina. Continuare a inviare armi significa allontanare la pace», si legge al punto 17. E poi: «È necessaria una svolta negoziale che tuteli le ragioni del paese aggredito, con il coinvolgimento dell’intera comunità internazionale». Questa parte del documento ribadisce inoltre i “no” al piano Rearm Eu e all’innalzamento della spesa per la difesa al 5 per cento del Pil in sede Nato. Sì invece al riconoscimento dello Stato della Palestina.

“Bussate” in sala Var, chiesta l’archiviazione per Rocchi e gli altri indagati

La Procura di Monza ha inoltrato all’Ufficio Gip la richiesta di archiviazione dell’inchiesta sulle “bussate” alla sala Var di Lissone, filone dell’indagine sugli arbitri che vedeva indagati per concorso in frode sportiva l’ex designatore Gianluca Rocchi, l’ex supervisore Var Andrea Gervasoni e gli ex varisti Luigi Nasca e Rodolfo Di Vuolo. Secondo la Procura monzese, dagli atti dell’indagine non sono emerse condotte «di natura fraudolenta» né il «dolo» per l’alterazione dei risultati del campo, ma solo la volontà di «correggere gli errori arbitrali» degli addetti al Var. Ora il fascicolo passerà alla giustizia sportiva, che nei prossimi 60 giorni deciderà se archiviare o procedere.

La spiegazione della Procura di Monza

La Procura di Monza ritiene che la nozione di “atto fraudolento” «non coincida con qualsiasi violazione di una regola sportiva o organizzativa». La frode, viene spiegato, «richiede un quid pluris di artificiosità, inganno, dissimulazione o abuso strumentale idoneo a incidere sul corretto svolgimento della competizione al fine di alterarlo». Altrimenti, «ogni errore arbitrale intenzionale nella sua dimensione decisionale, ogni inosservanza del protocollo Var e persino ogni indebita interlocuzione interna verrebbero automaticamente attratti nell’area penale con una sovrapposizione incompatibile con il principio di offensività tra illecito sportivo, responsabilità tecnica e delitto».

L’archiviazione per il filone delle designazioni

I Pm di Milano già a luglio avevano chiesto di archiviare l’accusa di frode sportiva per Rocchi e l’Inter in merito al filone sulle designazioni arbitrali per quattro partite dei nerazzurri, avvenute su presunte pressioni della società milanese (circostanza dunque esclusa). Non trovano invece per il momento riscontro le anticipazioni uscite su alcuni quotidiani in merito alla richiesta di archiviazione da parte della Procura Federale.

Acea, Aquanexa acquisisce Danphix ed Ecoris e lancia la business unit Trenchless technologies

Aquanexa, piattaforma integrata di servizi per l’industria idrica acquisita da Acea, ha annunciato il perfezionamento delle acquisizioni di Danphix ed Ecoris, due realtà italiane d’eccellenza specializzate nelle tecnologie trenchless per la riabilitazione delle condotte. Le due società entrano a far parte del Gruppo confluendo nella nuova business unit Trenchless Technologies, che concentra sotto un’unica regia industriale — insieme a Dinamica Project — tutte le competenze di Aquanexa dedicate al rinnovo infrastrutturale senza scavo, dando vita a uno dei poli più solidi del panorama nazionale nelle tecnologie di relining con un fatturato aggregato 2025 che supera i 20 milioni di euro. Il Gruppo Aquanexa conta 14 aziende e un ecosistema di collaborazioni strategiche che copre l’intero ciclo dell’acqua, con circa 350 professionisti e oltre 140 milioni di euro di fatturato, unendo infrastruttura, IoT, ingegneria di rete e piattaforme digitali al servizio dei gestori idrici.

Gli ambiti di azione delle due società

Danphix, fondata nel 2016 e con sede a Reggio Emilia, opera nell’ingegneria civile con specializzazione nella riabilitazione trenchless di condotte idriche, fognarie e in pressione, utilizzando tecnologie avanzate come il Cipp (Cured in place pipe) e il sistema Primus line, e offrendo servizi di videoispezione e prove di tenuta in pressione a clienti pubblici e privati in Italia e all’estero con specifico riferimento anche al settore Oil & Gas. La società può contare su un team di circa 14 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 13 milioni di euro, con un Ebitda reported di circa 4,8 milioni di euro. Ecoris, fondata nel 1992 a Viareggio, opera nel relining e nella manutenzione di reti idriche e fognarie, con attività di videoispezione, mappatura delle condotte e risanamento non distruttivo. La società può contare su un team di circa 15 professionisti e nel 2025 ha realizzato ricavi per circa 4,8 milioni di euro, in crescita del 49 per cento rispetto all’anno precedente, con un Ebitda reported di circa 2,0 milioni di euro. Le due aziende si affiancano a Dinamica Project, che entra nella nuova business unit portando 40 anni di esperienza, 16 mezzi allestiti con sistemi di relining, videoispezione e robot, e la divisione North sea project dedicata alle tecnologie no-dig per il risanamento e la ricostruzione non distruttiva di condotte fognarie e idriche.

Il ruolo strategico delle tecnologie no-dig

La nuova business unit nasce per rispondere a una domanda che, in un Paese con reti tra le più vecchie d’Europa, non è più se rinnovare le infrastrutture, ma come farlo con la minore invasività possibile. Dopo la stagione straordinaria del Pnrr, il settore è chiamato a garantire continuità agli investimenti programmati — oltre 21,2 miliardi di euro per il sessennio 2024-2029 secondo i programmi degli interventi approvati dagli enti di governo d’ambito — senza gravare eccessivamente sulle tariffe e senza immobilizzare le città in cantieri aperti per mesi. In questo contesto le tecnologie no-dig assumono un ruolo strategico poiché consentono il recupero funzionale delle condotte interrate esistenti senza scavi a cielo aperto, eliminando demolizioni, ripristini stradali e disagi per cittadini e attività commerciali, con una riduzione significativa di emissioni di CO₂, consumi di carburante, materiali di scarto e rumore rispetto allo scavo convenzionale, come dimostrato dalle analisi del ciclo di vita condotte con le principali utility italiane.

La tecnica del relining

La tecnica principale è il relining. All’interno del “tubo ospite” viene inserito un liner in materiale composito a base di resine termoindurenti che, attraverso processi come il Cipp nelle varianti termica, Uv e Uv-Led, si polimerizza aderendo alle pareti interne e creando un nuovo tubo strutturalmente autonomo, per diametri da DN80 a DN1500, anche in presenza di curve accentuate e accessi difficoltosi. A queste competenze Aquanexa affianca la tecnologia brevettata Talr (Trenchless automated leakage repair) di una società del Gruppo, Pipecare, per la riparazione massiva delle perdite, offrendo ai gestori una copertura completa — oltre 100 mezzi sul territorio e l’intera gamma delle tecnologie di relining — che nessun altro operatore garantisce oggi con la stessa profondità.

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway

Warren Buffett lascia la presidenza di Berkshire Hathaway, il colosso che ha guidato per oltre 60 anni. Il suo posto sarà preso dal figlio Howard, 71 anni, nel cda della holding dal 1993 e amministratore di una delle tre fondazioni a cui il padre ha già destinato in eredità il suo immenso patrimonio. In passato è stato anche membro del consiglio di amministrazione di Coca-Cola, uno dei principali investimenti di Berkshire Hathaway. Warren resterà nel consiglio di amministrazione e assumerà il titolo di presidente emerito. La holding ha un portafoglio azionario del valore di oltre 300 miliardi e capitalizza a Wall Street più di 1.000 miliardi di dollari. Fra le sue principali partecipazioni per valore figurano i pacchetti in Apple, Alphabet-Google, Bank of America e American Express.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno

Francesco Rocca unchained. Il numero uno della Pisana in quota Fratelli d’Italia in questi giorni è vulcanico. Il bersaglio? il forzista Claudio Lotito. Circa l’inchiesta della Procura di Roma sul presunto complotto per destituirlo dalla presidenza della SS Lazio, Rocca, agguerrito tifoso biancoceleste, pare avere le idee chiare: «Sull’inchie­sta sospen­de­rei il giu­di­zio», ha detto al Corriere della sera, «e comun­que non ci vedo un nesso tra la pro­te­sta di popolo e la poli­tica. Sil­vio Ber­lu­sconi can­didò Lotito per­ché era il pre­si­dente della Lazio e dun­que capace di por­tare con­sensi, ma con le sue barac­co­nate si è cac­ciato lui adesso in que­sta situa­zione. È un pro­blema di postura». E ancora: «Lui è fis­sato col com­plotto, credo abbia pro­prio un pro­blema carat­te­riale, una totale man­canza di empa­tia». Complotto o meno, è un fatto che Lotito ormai è completamente isolato anche all’interno di Forza Italia. Sarà, maligna qualcuno, anche perché «Antonio Tajani è juventino». O più probabilmente perché la curva dà e la curva prende. E un ulteriore salasso di voti gli azzurri, tallonati se non superati da Futuro Nazionale, proprio non possono permetterselo.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Claudio Lotito con Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Parole che hanno ringalluzzito gli aquilotti, tanto da far pensare a una possibile candidatura di Rocca per il Campidoglio. Suggestione che il diretto interessato ha però stroncato sul nascere. Non solo dovrebbe lasciare anzitempo l’incarico in Regione, ma vorrebbe ricandidarsi per un secondo mandato. Fatto sta che alle feste dei vip, come a quella di giovedì sera del Circolo Parioli, Roberto Gualtieri e Rocca sembravano impegnati in un “testa a testa” dal sapore elettorale. A questo punto resta da capire chi candiderà il centrodestra contro il sindaco di centrosinistra, che secondo i sondaggi è il favorito per una rielezione. I primi nomi sono noti: l’eterno gabbiano Fabio Rampelli, la destrissima Roberta Angelilli, assessora regionale allo Sviluppo economico e la consigliera regionale di FdI Laura Corrotti. E Rocca che dice? «Rampelli è un ottimo profilo, vediamo se accetta».

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca (foto Imagoeconomica).

Rai, Sergio non va in pensione: deve recuperare le ferie

Guai a dire che Roberto Sergio ora andrà in pensione: il dg della Rai ha ufficializzato che il 30 settembre concluderà anticipatamente il suo percorso professionale e ha chiarito che il suo pensionamento scatterà il primo giugno 2027. Com’è possibile? Anche in Rai c’è l’abitudine di cumulare il cosiddetto “monte ferie” che deve essere liquidato o consumato prima di lasciare l’azienda. Forse Sergio di giorni arretrati ne aveva parecchi… Resta invece aperto il capitolo sammarinese, a cui Sergio pare tenere parecchio. «A valle delle determinazioni che il consiglio di amministrazione della Rai assumerà nella riunione prevista a fine mese», spiega, «valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale. Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino Rtv, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali». Vedremo, anche perché si vocifera che Sergio ambirebbe a ritornare nel cda Rai alla prossima infornata di nomine.

Francesco Rocca scatenato e l’addio a metà di Roberto Sergio: le pillole del giorno
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Anniversario della presa di Porta Pia? Meglio l’Angelus di Leone

«Minimo sindacale, anzi, nemmeno quello»: in Campidoglio tengono a precisare che quest’anno le celebrazioni per il 20 settembre, anniversario della presa di Porta Pia, sono al lumicino. Quello che una volta era un rito della sinistra romana ora è solo un ricordo. Anzi, visto che quest’anno il 20 settembre cade di domenica, e che si avvicina l’appuntamento con le elezioni anche nella Capitale, è meglio andare a piazza San Pietro a sentire l’Angelus di papa Leone XIV, magari facendosi notare dalle telecamere.

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale

Sigfrido Ranucci ha smentito la veridicità di un’immagine in cui lo si vede baciare Maria Rosaria Boccia, «evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ma finita al centro di un articolo di Libero.

«Altra falsità dei giornali di Angelucci, il parlamentare più assenteista d’Italia. Oggi Libero, ripreso da Open di Mentana e Franco Bechis, detto “Fosca” parla di una foto proveniente da uno scatto di investigatori o servizi segreti, in merito a un presunto bacio tra me e Boccia. È una fake e la foto a cui fanno riferimento, che ho recuperato dalla chat, è stata evidentemente realizzata con intelligenza artificiale», ha scritto Ranucci su Facebook. «Giusto per farvi capire cosa state finanziando con il vostro denaro pubblico. Il direttore è Sallusti, graziato dal carcere, che ha chiesto e ottenuto con FdI, la sospensione delle repliche estive di Report».

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

L’interrogatorio della compagna di Lavitola, ricostruito da Libero

Nell’articolo di Libero viene riportata una frase di Valter Lavitola, reo confesso mandante dell’attentato a Ranucci, rivelata dalla compagna Natalia Potenza in procura durante l’interrogatorio del 12 settembre: «Questo scemo non può più essere candidato. Ci hanno fatto vedere una foto in cui Sigfrido si bacia con la Boccia». Queste parole risalirebbero allo scorso maggio, ovvero al periodo in cui il faccendiere stava lavorando al famoso sondaggio su Ranucci in politica. Secondo la testimonianza, il Lavitola era «rientrato a casa dopo mezzanotte ed era proprio furioso, come una belva», dopo aver visto quella foto – palesemente fake – che, ha affermato Potenza, era stata mostrata al compagno «dai servizi segreti o da qualche investigatore». La foto in questione non era mai stata diffusa e lo stesso articolo di Libero, va detto, metteva in dubbio la sua effettiva esistenza: ci ha pensato Ranucci, come ha spiegato, a ripescarla dalla chat.

Il caso del bacio tra Ranucci e Boccia creato con l’intelligenza artificiale
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

La reazione di Boccia, che ha scritto un libro sul rapporto con Ranucci

Sulla questione si è espressa (tramite il suo legale) anche Boccia. «Nell’interesse della mia assistita comunico che nella giornata odierna procederemo nelle competenti sedi giudiziarie nei confronti della signora Natalia Potenza, del quotidiano Libero e del giornalista Giacomo Amadori, in relazione alle dichiarazioni e ai contenuti pubblicati nell’edizione odierna», ha dichiarato l’avvocato Francesco Di Deco: «Contestiamo nel modo più categorico l’esistenza e la veridicità della fotografia descritta nell’articolo, nei termini in cui viene rappresentata, e ogni ricostruzione idonea a far ritenere che tra la mia assistita e Ranucci ci siano stati incontri o rapporti della natura insinuata dalla pubblicazione». Di Deco ha inoltre precisato che, negli ultimi due anni gli incontri tra Boccia e Ranucci «sono sempre avvenuti in presenza di altre persone e mai da soli». L’arco temporale indicato non è casuale: da domani sarà infatti disponibile Guai a chi lo tocca – Io, Sigfrido e le tempeste, libro nel quale l’imprenditrice ricostruisce, dal proprio punto di vista, quasi due anni di rapporto con il giornalista, conosciuto a settembre del 2024 quando Boccia era al centro della vicenda politica legata all’allora ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV

Roberto Sergio ha ufficializzato l’addio anticipato alla Rai, di cui era direttore generale dal primo ottobre 2024, lasciando però aperta la porta a una sua permanenza alla guida dell’emittente San Marino RTV. «Come già noto, il prossimo 30 settembre concluderò anticipatamente, per mia scelta personale, il percorso professionale in Rai, dopo oltre 22 anni trascorsi al servizio dell’Azienda in ruoli di crescente responsabilità», ha scritto sui social, spiegando che la decisione è stata presa per scelta personale e che non coincide col pensionamento, previsto invece per il primo giugno 2027. Con l’uscita di Sergio, considerato espressione delle componenti vicine a Fratelli d’Italia e Lega nell’attuale governance, l’interim verrà assunto dall’amministratore delegato Giampaolo Rossi.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Sergio è deciso a rimanere alla guida di San Marino RTV

«Valuterò, in piena e totale autonomia, il mio futuro professionale. Deciderò quindi se proseguire il mio impegno alla guida di San Marino RTV, accompagnando il percorso di rilancio e sviluppo avviato in questi anni, oppure se considerare nuove sfide e opportunità professionali», ha poi aggiunto Sergio. Che è direttore generale di San Marino RTV, partecipata al 50 per cento dalla Rai, dal 7 novembre 2024. Secondo il dirigente, quest’ultimo incarico non risulterebbe in scadenza in quanto arrivato dal cda di RTV e non dai vertici Rai.

Sergio lascia la Rai, ma non San Marino RTV
Roberto Sergio (Imagoeconomica).

La decisione su RTV verrà presa nel prossimo cda Rai

La volontà di Sergio di dire addio alla tv di Stato italiana, mantenendo però contestualmente le redini di quella sammarinese, ha causato tensioni interne. Anche perché si vocifera che il suo piano sarebbe poi di rientrare nel cda Rai con la prossima infornata di nomine. Alla fine ha prevalso la linea che rimetterà la questione a una delibera del consiglio d’amministrazione. Come si legge in un comunicato della Rai, infatti, «il tema della direzione generale di San Marino RTV è stato aggiornato alla prossima seduta consiliare». La prossima seduta del cda, spiega la nota, si svolgerà il 29 settembre a L’Aquila, che in quei giorni ospiterà l’edizione 2026 del Prix Italia, appuntamento annuale per la valorizzazione della produzione radiotelevisiva, digitale e multimediale a livello internazionale.

In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?

C’erano una volta i pacifisti. Potevano avere torto o ragione, essere ingenui, velleitari, persino un po’ noiosi, ma nessuno chiedeva loro di scusarsi perché preferivano la pace alle armi. Poi Vladimir Putin ha invaso l’Ucraina e anche il pacifismo è finito sotto processo. Sono comparsi i «pacifinti», orribile storpiatura lessicale che contiene già una sentenza: chi è contro la guerra diventa sospetto, e avere qualche dubbio sul riarmo basta per essere arruolati tra i complici di Mosca.

Nel Pd la componente bellicista si è imbestialita

Virginia Libero, segretaria dei Giovani democratici, lo ha scoperto a sue spese. Dal palco della Festa dell’Unità di Reggio Emilia ha detto che i ragazzi della sua generazione non saranno «i soldati delle vostre guerre» e, già che c’era, ha promesso di «organizzare i disertori». Apriti cielo. Nel Pd la componente bellicista le ha ricordato che la difesa della Patria è un dovere, mentre in pochi si sono schierati dalla sua parte. Non Elly Schlein, che per tenere insieme le varie tribù del partito è ormai costretta a equilibrismi da vecchia Dc.

Se bisogna parlare come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi

Certo, magari Virginia si è un po’ lasciata trascinare dai sentimenti, ma ha 28 anni. E se a quell’età bisogna già pesare le parole come un diplomatico della Farnesina tanto vale nascere vecchi. A farla diventare rapidamente adulta ci hanno pensato le polemiche, seguite dall’inevitabile precisazione: sta con l’Ucraina e condanna Putin. Una specie di liberatoria che ormai accompagna qualsiasi discorso sul tema: prima si certifica di non essere agenti del Cremlino, poi si può cominciare a parlarne.

Il pacifista-pacifinto si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin

Se prendiamo sul serio questo nuovo galateo, un problema ce l’ha persino la Costituzione. L’articolo 11 dice infatti che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e mezzo per risolvere le controversie internazionali. Il verbo è piuttosto categorico, anche se la stessa Carta stabilisce che la difesa della Patria è un sacro dovere. Due principi che per decenni sono riusciti a convivere senza che nessuno sentisse il bisogno di scegliere tra l’uno e l’altro. Oggi, invece, il riarmo è diventato sinonimo di realismo, mentre dubitarne è già un indizio a carico. Cercare uno sbocco politico diventa cedimento, e discutere quanti miliardi spendere in armamenti subito suona di appeasement col nemico. Così il pacifista, diventato pacifinto, si ritrova senza accorgersene in compagnia di Putin.

In difesa di Virginia Libero: da quando pacifisti è sinonimo di complici col nemico?
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A spiegare ai giovani che il mondo è diventato troppo pericoloso per permettersi il pacifismo sono spesso i boomer, ossia quelli di una generazione cresciuta quando Hiroshima era ancora una memoria vicina e il Vietnam mostrava che cosa significasse mandare dei ragazzi a combattere dall’altra parte del mondo. Allora erano loro a scendere in piazza contro le armi, a diffidare dei generali e a non vergognarsi affatto di essere pacifisti.

Non si può considerare vigliacco chi continua a preferire la pace alle armi

Mezzo secolo dopo, parecchi hanno cambiato idea. Ma fa un certo effetto sentirli spiegare ai più giovani che bisogna essere pronti a combattere. Il fatto che Libero non lo sia non è un buon motivo per gettarle la croce addosso. Senza che ciò significhi confondere le carte. L’Ucraina è stata invasa, Putin è l’aggressore e gli ucraini hanno tutto il diritto di difendersi. Ma riconoscere questa realtà non obbliga a considerare vigliacco, o peggio complice del nemico, chi continua a preferire la pace alle armi.

La generazione comoda di quelli che se la prendono con i giovani…

Anche perché, se le cose dovessero mettersi davvero male, e la guerra diventare realtà, quelli della generazione della segretaria dei Giovani dem non vi assisterebbero davanti alla televisione. Mentre coloro che oggi spiegano quanto sia necessario essere pronti a combattere possono farlo con una certa serenità. Per raggiunti limiti d’età, non toccherebbe a loro imbracciare un fucile.

Torino, tensioni al presidio anti Vannacci

Attimi di tensione davanti all’hotel Nh a Torino, dove Roberto Vannacci ha partecipato al convegno sull’insicurezza urbana organizzato dal sindacato Fsp della Polizia di Stato. Una cinquantina di manifestanti si sono radunati fuori dall’edificio avvicinandosi allo schieramento delle forze dell’ordine e lanciando uova contro gli agenti, dai quali non è giunta alcuna risposta. «Nessun generale per nessuna guerra, Vannacci fuori da Torino», recita lo striscione esposto. Alcuni manifestanti hanno anche cercato di aggirare il blocco delle autorità per raggiungere la sede del convegno, ma i tentativi sono andati a vuoto. Ogni strada di accesso è presidiata da personale in tenuta antisommossa. Il presidio è stato organizzato dal network antagonista torinese che fa capo al centro sociale Askatasuna, sgomberato lo scorso 18 dicembre.

Attacco a una base aerea in Arabia Saudita, colpito Eurofighter italiano

Nella notte la base aerea saudita di Tàif, dove è presente personale italiano impegnato nell’operazione Inherent Resolve, è stata oggetto di una serie di attacchi. Lo ha reso noto il ministro Guido Crosetto. «Non ci sono militari italiani coinvolti. Nell’attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all’interno della base ed in un’area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale», ha spiegato il titolare della Difesa. Inherent Resolve è la missione militare della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti contro i terroristi dell’Isis operanti in Iraq e Siria: è entrata in atto nel 2014, a seguito di una richiesta formale di assistenza da parte del governo di Baghdad.