Poste italiane, numeri da record per l’app P

La nuova app P di Poste Italiane continua a superare record. Con 16 milioni di utenti attivi e più di 4 milioni di utenti giornalieri, è diventata ormai la prima app italiana. Un fatto sottolineato anche dall’amministratore delegato Matteo del Fante durante la presentazione dei risultati del 2025. «Con l’ultimo trimestre del 2025 abbiamo finito la migrazione di tutte le nostre app sulla nostra super app, sulla nostra app unica», ha spiegato. «La somma degli utenti delle app che avevamo prima è inferiore agli utenti che abbiamo oggi sulla nostra super app, quindi vuol dire che, nella migrazione, non solo non abbiamo perso utenti, ma ne abbiamo guadagnati. Questo ci fa molto piacere e oggi siamo di gran lunga l’app italiana di un’azienda italiana più utilizzata nel Paese, con oltre 4 milioni di utenti giornalieri. Per darvi un’idea, la seconda app di un’azienda italiana ne ha circa la metà».

L’app permette anche di ottimizzare il lavoro degli uffici postali

Un risultato che conferma la solidità del progetto che dall’anno scorso ha riunito tutta l’offerta di Poste italiane in un’unica piattaforma, dando vita a un unico punto di accesso digitale per i prodotti del Gruppo. Uno strumento che, come ha ricordato Del Fante, affianca il lavoro degli uffici postali, in linea con la strategia omnicanale di Poste. «La cosa che sta funzionando benissimo della nostra app», ha continuato Del Fante, «è che ci sta aiutando a far lavorare meglio gli uffici postali. Ci serve a prendere gli appuntamenti in ufficio, ma anche a dare delle informazioni base ai clienti che poi vengono in ufficio a chiudere il contratto. Quindi stiamo arrivando a delle percentuali di clienti che noi chiamiamo “scaldati” dall’app molto significative. Il 30/40 per cento di quello che noi chiudiamo nell’ufficio postale viene preparato dall’app, e questo vuol dire aver supportato l’ufficio postale attraverso la tecnologia». Con un voto medio di 4.7 su 5 e oltre 500 mila recensioni, l’app P è stata tra le tre applicazioni più scaricate per iPhone sull’app store nel 2025. Oggi conta 16 milioni di utenti, di cui più di 300 mila con più di 80 anni, a conferma del ruolo giocato da Poste italiane nell’innovazione del Paese e nella chiusura del divario digitale.

Netanyahu gioca a freccette con le facce dei leader nemici uccisi

Yahya Sinwar, leader di Hamas a Gaza. Hassan Nasrallah, segretario generale di Hezbollah. Ali Khamenei, Guida Suprema dell’Iran. Sono i tre bersagli centrati con una serie di freccette da Benjamin Netanyahu in un video postato su X dal suo consigliere Topaz Luk. In cui non si può notare un particolare: le freccette sono contrassegnate da due bandiere, quelle statunitense e britannica. Se per gli Usa di Donald Trump la guerra è un videogioco, per il primo ministro di Israele a quanto pare è una partita a freccette.

La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa

Elon Musk consolida il primo posto nella classifica di Forbes dei più ricchi al mondo, con una fortuna stimata di 839 miliardi di dollari. Dietro a Mr Tesla sul podio ci sono Larry Page (257 miliardi) e Sergey Brin (237), cofondatori di Google. Al 22esimo posto un italiano: Giancarlo Devasini, creatore della criptovaluta Tether, con quasi 90 miliardi. L’elenco dei miliardari cresce ancora come numero: nel 2025 erano 3.028 e adesso sono passati a 3.428, per un patrimonio complessivo da record di 20.100 miliardi di dollari, 4 mila in più rispetto all’anno scorso. La lista di Forbes resta dominata dagli Stati Uniti, con 989 super-ricchi di cui 15 dei primi 20. Seguono Cina (610) e India (229). Sono 20 i paperoni che fanno ormai parte del cosiddetto “Club dei 100 miliardi”: tra le nuove entrate spicca Changpeng Zhao, fondatore di Binance. Sono 390 i nuovi miliardari entrati in classifica quest’anno. Alcuni nomi? Dr. Dre, Beyoncé, Roger Federer.

Aumentano le donne e il 67 per cento dei miliardari ha costruito la propria fortuna da zero

La tecnologia e l’IA hanno creato nuove fortune a una velocità senza precedenti, spiega Forbes: almeno 86 miliardari devono gran parte della loro ricchezza all’intelligenza artificiale e il 67 per cento ha costruito la propria fortuna da zero. Cresce anche la presenza femminile, con 481 donne miliardarie nel mondo. È donna, ma certo non si è fatta da sola la più giovane della lista: la brasiliana Amelie Voigt Trejes, appena 20 anni, erede del colosso WEG. Ecco nella gallery i primi 22 della classifica di Forbes, fino a Devasini.

La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
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La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
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La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
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La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa
La classifica di Forbes dei più ricchi al mondo: Musk sempre in testa

Conte l’equilibrista tra malumori interni e rincorsa a Schlein

In uno scenario fluido e mai immobile, il compassato Conte rischia di condannarsi all’irrilevanza. I malumori di alcuni dei suoi sono riapparsi in maniera plastica pochi giorni fa alla vigilia dell’elezione del nuovo direttivo al Senato. Nonostante l’ufficializzazione di Luca Pirondini come capogruppo e Stefano Patuanelli come vicepresidente del Movimento, le tensioni e la maretta che hanno preceduto l’evento hanno dipinto il quadro di un Conte che, lungi dall’essere il monarca indiscusso come spesso viene percepito all’esterno, deve fare i conti con una fronda interna che non disdegna di far sentire la propria voce. Le ‘sconfitte’ di questo direttivo sono Dolores Bevilacqua che si è dovuta ‘accontentare’ della tesoreria invece che della vicepresidenza e Alessandra Maiorino, costretta a fare un passo indietro (aveva presentato un suo gruppo di fedelissimi) dopo essersi “vivacemente confrontata” con Paola Taverna.

Conte l’equilibrista tra malumori interni e rincorsa a Schlein
Conte l’equilibrista tra malumori interni e rincorsa a Schlein
Conte l’equilibrista tra malumori interni e rincorsa a Schlein
Conte l’equilibrista tra malumori interni e rincorsa a Schlein
Conte l’equilibrista tra malumori interni e rincorsa a Schlein

Conte l’equilibrista in perenne rincorsa

L’avvocato del popolo divenuto leader di un Movimento 5 stelle in perenne mutamento sembra aver assunto il ruolo dell’equilibrista. Un ruolo che, a giudicare dalle recenti evoluzioni, si sta rivelando più precario di quanto si potesse immaginare, con tanto di funambolismi interni e rincorse affannose all’esterno. Elly Schlein, sua sparring partner, sembra aver innescato in Conte una sorta di “rincorsa” politica. Una dinamica che lo vede spesso costretto a inseguire, a posizionarsi in relazione alle mosse altrui, perdendo forse un po’ di quella spinta propulsiva e originale che lo aveva caratterizzato. Il rischio è quello di trasformarsi da protagonista a spalla, in un duetto dove il ritmo lo detta qualcun altro.

Conte l’equilibrista tra malumori interni e rincorsa a Schlein
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il nodo primarie e i rischi di un’intesa col Pd

E poi ci sono le primarie, quelle benedette primarie che dovrebbero definire la leadership del centrosinistra. Qui, l’ironia della sorte si fa ancora più pungente. Nonostante i buoni uffici e le mediazioni del padre nobile del Pd romano Goffredo Bettini, la sicurezza di primeggiare per Conte appare tutt’altro che garantita. Anzi, l’intervento di Bettini, figura di spicco e tessitore di alleanze, sembra quasi un tentativo di tenere insieme i cocci di un’intesa che, per Conte, potrebbe rivelarsi un boomerang. Un aiuto, insomma, che sa più di stampella che di trampolino di lancio. In definitiva, Giuseppe Conte si trova a navigare in acque agitate, tra la gestione di una base parlamentare irrequieta tutta concentrata sulle candidature delle prossime elezioni, e la necessità di affermare la propria leadership in un campo largo dove gli spazi si fanno sempre più stretti. Un compito arduo, che richiede non solo abilità politica, ma anche una buona dose di autoironia (che a lui manca totalmente) per non soccombere sotto il peso delle aspettative e delle continue, piccole, grandi sfide quotidiane.

Conte l’equilibrista tra malumori interni e rincorsa a Schlein
Elly Schlein con Goffredo Bettini (Imagoeconomica).

Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum

«Sono solo canzonette», cantava il pirata Bennato, quando voleva scanzonarsi di dosso il peso del mondo. Eppure, a Palazzo Chigi, hanno capito che una riforma della giustizia non la spieghi con le slide, la risolvi con un do di petto.

Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum
Edoardo Bennato (Ansa).

Il neomelodico si fa jingle di Stato

La scena è una sceneggiata di quelle fatte bene: Giorgia Meloni, stretta tra un dossier sul Medio Oriente e una crisi del greggio, ha alzato la cornetta e ha arruolato Salvatore Michael Sorrentino, per tutti Sal Da Vinci. Non è stata una telefonata di cortesia, ma un’operazione di esproprio sentimentale, un sequestro di persona e di spartito: «La tua Per sempre sì è pure un regalo per il referendum», avrebbe detto la premier poco prima che l’ugola d’oro di Napoli iniziasse il suo giro di campo al Maradona. E zac: il pop si fa linea politica, il neomelodico si fa jingle di Stato.

Se la riforma non scalda i cuori almeno può far muovere i piedi

Dalle parti di via della Scrofa hanno intuito il trucco: se la riforma della giustizia non scalda i cuori, può almeno far muovere i piedi. Il piano è semplice: trasformare il comizio in un varietà del consenso. Si parte giovedì al Teatro Parenti di Milano, che per un giorno si presterà a fare da scenografia alla Politica Karaoke. In scaletta giuristi di peso come Sabino Cassese, ma il sospetto è che il pubblico aspetti solo il momento in cui le casse sputino il motivetto. Perché, diciamocelo: chi ha voglia di sentire parlare di separazione delle carriere quando puoi gridare un Sì a squarciagola seguendo un giro di Do?

Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum
Sabino Cassese (Imagoeconomica).

Per La Russa il Sì ha già vinto (almeno a Sanremo)

Il ministro Francesco Lollobrigida ha già iniziato la marcatura a uomo, piazzando strofe da innamorato sotto i post di Instagram, mentre Ignazio La Russa ironizza sul fatto che, dopotutto, a Sanremo il Sì ha già vinto. È un’appropriazione che non sappiamo se definire indebita o semplicemente disperata. Perché se un governo con una maggioranza blindata sente il bisogno di aggrapparsi a un ritornello per far digerire una riforma, significa che la sostanza scarseggia. I sondaggi non sorridono, il prezzo della benzina scotta e l’entusiasmo spontaneo per il voto del 22 e 23 marzo è pervenuto solo nelle chat dei parlamentari. Così Fratelli d’Italia punta sul Sud-washing melodico. Napoli è il fronte dove il No morde più forte, e allora cosa c’è di meglio che provare a scardinare il fortino meridionale con il sentimento? Lo si impacchetta e lo si serve a tavola come se fosse dottrina giuridica.

Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum
Il post di Francesco Lollobrigida.

Sal rischia di trasformarsi in un Jovanotti di destra

E Sal? Lui, vecchio lupo di mare, prova a fare melina. «Non ho mai dichiarato nulla, è una fake news», diceva a Sanremo a proposito di un meme che lo voleva arruolato tra le fila del No. Sa bene, Salvatore Michael, che il bacio della politica, a volte, è un bacio della morte. Certo, a livello di diritti Siae e SCF, chi organizza paga e canta, e il parere dell’artista conta quanto il due di picche. Ma il rischio morale c’è: trasformarsi nel Jovanotti di destra per una stagione referendaria significa ipotecare la propria trasversalità. Resta da capire se il Paese reale, quello che fa i conti col pieno alla pompa, avrà voglia di ballare questa sceneggiata referendaria. Perché alla fine, spenti i riflettori e riposte le bandiere, resterà il dubbio: abbiamo riformato la giustizia o abbiamo solo cambiato la playlist a un sistema che continua a stonare?

Sal Da Vinci e l’arma neomelodica di Giorgia per il referendum
Sal Da Vinci a Sanremo (Ansa).

La mobilità come fattore chiave dell’esperienza turistica e della competitività delle destinazioni

Negli ultimi anni il turismo in Italia è tornato a crescere con intensità, riportando il Paese tra le principali destinazioni globali. Secondo i dati del ministero del Turismo, nel 2025 si è registrato un nuovo record storico con oltre 480 milioni di presenze, in aumento del 3 per cento rispetto al 2024. Una crescita che rappresenta un motore economico strategico, con un impatto rilevante su occupazione e Pil, ma che pone anche una questione strutturale, vale a dire la gestione dei flussi. In questo contesto, infatti, la competitività turistica non dipende più soltanto dall’offerta culturale o ricettiva, ma dalla qualità della mobilità: spostarsi facilmente, accedere ai servizi senza attriti, evitare code e congestioni è diventato parte integrante dell’esperienza di viaggio.

Dalla crescita dei flussi alla sfida della mobilità turistica

Per affrontare queste sfide, risulta fondamentale investire nelle infrastrutture digitali della mobilità – dai sistemi di pagamento integrati come i mobility wallet, che centralizzano in un’unica soluzione il pagamento e l’accesso a svariati servizi di trasporto pubblico e privato (bus, treni, bike/car sharing, monopattini), fino all’automatizzazione degli accessi, con tornelli intelligenti, check-in digitali, prenotazione degli slot di entrata e sistemi di controllo dei flussi, e a servizi di infomobilità in tempo reale che forniscono indicazioni su traffico, tempi di percorrenza, disponibilità dei mezzi, ritardi e alternative di percorso. Queste soluzioni permettono di gestire in modo dinamico i picchi di domanda, particolarmente rilevanti nelle destinazioni turistiche ad alta concentrazione di visitatori, evitando code, sovraffollamento e congestioni. La digitalizzazione degli accessi consente inoltre di raccogliere dati in tempo reale, fondamentali per monitorare e regolare i flussi in modo proattivo così da governare la domanda senza limitare l’offerta, rendendo il turismo più sostenibile e competitivo senza snaturare i luoghi.

I servizi Telepass per viaggiare in modo più semplice e accessibile

In questo contesto, il contributo di operatori come Telepass si inserisce come fattore abilitante di una mobilità più semplice e integrata. Grazie al noto dispositivo, infatti, è possibile usufruire del telepedaggio – che consente di saltare le file ai caselli autostradali – e dell’accesso a parcheggi convenzionati, oltre che a servizi come il traghetto per lo stretto di Messina. Grazie all’app, inoltre, è possibile pagare i parcheggi con strisce blu – oltre che i rifornimenti di carburante, il bollo, l’assicurazione e la revisione della propria auto – ma anche avere l’accesso prioritario ai controlli di sicurezza in aeroporto, acquistare biglietti e/o abbonamenti ai mezzi pubblici, noleggiare scooter, biciclette e monopattini elettrici e prenotare taxi. Tutti servizi che concorrono a rendere l’esperienza turistica più fluida e accessibile, riducendo tempi di attesa, passaggi intermedi e complessità per l’utente. Soluzioni integrate come queste non si limitano a semplificare la fruizione individuale dei luoghi, ma contribuiscono a migliorare l’efficienza complessiva del sistema di mobilità, favorendo una gestione più sostenibile e intelligente dei turisti.

Via libera del Parlamento Ue a Vujcic vicepresidente della Bce

Il Parlamento Ue ha confermato la nomina di Boris Vujcic, dal 2012 governatore della Banca nazionale croata e uno dei principali protagonisti del percorso che ha portato il suo Paese nell’eurozona, come nuovo vicepresidente della Banca centrale europea. Prende il posto dello spagnolo Luis De Guindos, che aveva lasciato l’incarico il 31 maggio 2025. Vujcic ricoprirà un mandato non rinnovabile di otto anni, che inizierà il primo giugno.

Via libera del Parlamento Ue a Vujcic vicepresidente della Bce
Boris Vujcic (Ansa).

La nomina definitiva spetta al Consiglio Europeo

Il voto, che ha confermato il parere favorevole già espresso dalla Commissione per i problemi economici e monetari dell’Europarlamento, si è svolto in sessione plenaria a Strasburgo: 460 gli eurodeputati a favore, 68 i contrari e 91 gli astenuti. Il passaggio parlamentare rappresenta una fase consultiva del processo di designazione: la nomina definitiva spetta infatti al Consiglio Europeo, che decide a maggioranza qualificata dopo aver consultato sia l’Eurocamera sia il Consiglio direttivo della Bce, che aveva già dato il via libera a fine febbraio, definendo il governatore della Hrvatska narodna banka «una figura di riconosciuta levatura ed esperienza professionale in materia di politica monetaria o bancaria».

Via libera del Parlamento Ue a Vujcic vicepresidente della Bce
Boris Vujcic (Ansa).

Opposizioni contro Nordio in Aula: «Bartolozzi non può restare»

Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Partito democratico e Italia viva hanno chiesto alla Camera che il ministro della Giustizia Carlo Nordio riferisca sul caso Bartolozzi, la sua capo di gabinetto che in un’intervista tv ha invitato a votare sì al referendum per «toglierci di mezzo la magistratura che sono plotoni di esecuzione». «Parole eversive che non si possono minimizzare», ha detto Valentina D’Orso del M5s chiedendo un intervento del Guardasigilli.

Opposizioni contro Nordio in Aula: «Bartolozzi non può restare»
Giusi Bartolozzi (Ansa).

Le opposizioni: «Come può il governo girarsi dall’altra parte?»

Anche Angelo Bonelli di Avs ha chiesto «un’informativa urgente di Nordio perché le dichiarazioni del suo capo di gabinetto sono indecenti, inaudite». «Facciamo fatica a comprenderle», ha spiegato. È come se il capo di gabinetto del ministro degli Interni dicesse che bisogna sbarazzarsi della Polizia. Facciamo fatica a comprendere come Nordio ritenga che Bartolozzi debba rimanere al suo posto.
Cosa nasconde? Credo che a questo punto ci sia qualcosa che il Parlamento non sa». Della stessa opinione anche il dem Federico Gianassi: «Come può il governo fare spallucce e girarsi dall’altra parte? Bartolozzi non può rimanere un secondo di più in quel luogo». Secondo Roberto Giachetti di Iv, che si è associato alla richiesta dell’informativa, «l’intergruppo per il sì dovrebbe citare per danni il capo di gabinetto del ministro Nordio». «Chiediamo le dimissioni di un magistrato fuori ruolo, perché quella che vuole spazzare via la magistratura è un magistrato. Cominci ad andarsene lei!», ha aggiunto.

Nordio tira dritto: «Bartolozzi non deve dimettersi»

Ma, per il Guardasigilli, Bartolozzi non deve dimettersi. «Si riferiva a una piccola parte di giudici politicizzati, non avrà alcuna difficoltà a scusarsi per parole che, sono certo, non rispecchiano il suo pensiero e la stima che ha della magistratura di cui, tra l’altro, lei stessa fa parte. Non deve dimettersi», ha detto in un incontro a Torino.

Russia alla Biennale, continua lo scontro a distanza tra Giuli e Buttafuoco

Continua lo scontro a distanza tra il ministro della Cultura Alessandro Giuli e il presidente della Fondazione Biennale Pietrangelo Buttafuoco sulla partecipazione della Russia alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia, decisa – ha fatto sapere il MiC – «nonostante l’orientamento contrario del Governo italiano». Giuli ha infatti disertato la presentazione ufficiale del padiglione Italia al MiC, inviando però un videomessaggio nel quale ha puntato il dito contro Buttafuoco.

Russia alla Biennale, continua lo scontro a distanza tra Giuli e Buttafuoco
Alessandro Giuli (Ansa).

Il videomessaggio di Giuli

«L’arte è una delle migliori espressioni dell’identità plurale di un popolo: è libera quando è libero il governo che la mette in condizioni di esprimersi. L’Italia appartiene al mondo libero ed è felice di valorizzare qualsiasi forma artistica, anche l’arte dissidente», ha detto Giuli. Poi la frecciata a Buttafuoco: «Non si può dire lo stesso delle autocrazie che, all’interno della Biennale di Venezia, sono titolari di padiglioni come quello della Federazione Russa che verrà aperto, contrariamente all’opinione del governo italiano che rappresento, per la libera e autonoma scelta della Biennale di Venezia che siamo tenuti a rispettare». E poi: «Come ministro della Cultura, ritengo che l’arte di un’autocrazia sia libera soltanto nella misura in cui sia dissidente rispetto a quella autocrazia. Quando è scelta dai vertici di uno Stato autocratico, non ha la libertà consentita alla pura espressione artistica quell’espressione che il popolo ucraino vede ogni giorno calpestata dalle bombe della Russia che, da oltre quattro anni, ne ha invaso i confini, le case, le famiglie, la libertà».

Russia alla Biennale, continua lo scontro a distanza tra Giuli e Buttafuoco
Pietrangelo Buttafuoco (Ansa).

La replica di Buttafuoco

Questa la replica di Buttafuoco: «La diversità delle regole, delle procedure e delle leggi, persino internazionali, conclama l’autonomia di un’istituzione che da 130 anni, in una città speciale e particolare come Venezia, costruisce un sentiero in cui, ancora una volta, chiusura e censura sono fuori dall’ingresso della Biennale».

Il caso è arrivato anche al Parlamento Ue

Il caso della partecipazione della Russia alla 61esima Biennale, che si svolgerà dal 9 maggio al 22 novembre, è peraltro arrivato fino al Parlamento Ue: 26 eurodeputati, tra cui Pina Picierno, l’hanno definita «inaccettabile» e ne hanno chiesto la revoca in una lettera indirizzata al presidente Buttafuoco e al cda .

Riarmo europeo, boom dell’industria bellica in Germania

L’Europa ha aumentato le sue importazioni di armi del 210 per cento tra il 2021 e il 2025, diventando il maggiore compratore mondiale. Il legame con la guerra in Ucraina è evidente, visto che è proprio Kyiv il maggiore acquirente su scala internazionale, mentre gli Stati Uniti, che fino all’avvento di Donald Trump erano stati i più generosi supporter dell’ex repubblica sovietica nel conflitto con la Russia, hanno consolidato la loro posizione di principale esportatore. Questi sono i risultati principali del rapporto annuale del Sipri (Stockholm International Peace Research Institute), che ha evidenziato come i trasferimenti globali di armamenti siano aumentati del 9,2 per cento tra il 2021 e il 2025 rispetto allo stesso periodo dal 2016 al 2020. Una delle novità più importanti riguarda la Germania, diventata il quarto esportatore al mondo, superando la Cina e dietro Francia e Russia. L’industria bellica tedesca ha saputo reagire in maniera rapida alla guerra in Ucraina grazie alla flessibilità di colossi come Rheinmetall, accompagnando la tendenza al riarmo nelle capitali europee voluta con fermezza dalle élite politiche continentali.

Riarmo europeo, boom dell’industria bellica in Germania
Il logo Rheinmetall (Ansa).

La guerra in Medio Oriente darà nuovo impulso ai produttori

Secondo il Sipri il conflitto fra Kyiv e Mosca ha provocato la reazione dei Paesi europei, che stanno acquistando ancora più armi di quanto avessero già pianificato prima del 2022. E a questo si aggiunge la preoccupazione per gli sviluppi in altre parti del mondo, con l’incertezza sulla misura in cui gli Usa difenderebbero i loro partner della Nato in caso di crisi allargata. Complessivamente, il 32 per cento di tutte le forniture di armi è andato agli Stati europei e, secondo gli analisti svedesi, è improbabile che la situazione cambi, visto che comunque l’acquisto di armi a stelle e strisce contribuisce a rafforzare le relazioni transatlantiche a lungo termine. Le crescenti tensioni internazionali e l’attuale guerra in Medio Oriente aumenteranno ulteriormente la domanda di armi, con nuovo slancio per i produttori.

Le quotazioni in Borsa a Francoforte: da Gabler a Vincorion

La Germania, con il cancelliere Friedrich Merz che ha più volte ripetuto di voler allestire entro il 2030 il più forte esercito convenzionale in Europa, Rheinmetall rappresenta solo la punta di un iceberg la cui base si sta facendo sempre più larga. E Armin Pappenberg, il ceo del gigante di Düsseldorf che ha già pronosticato in maniera interessata che la guerra in Ucraina non finirà quest’anno, sta facendo scuola. All’inizio di questa settimana il Gruppo Gabler, fornitore di equipaggiamenti per sottomarini, è entrato in Borsa a Francoforte, settima azienda del settore della difesa a essere quotata, dopo Rheinmetall, Hensoldt, Renk, Airbus, Knds e Thyssenkrupp Marine Systems. Si tratta in realtà di una piccola società, attualmente valutata circa 266 milioni di euro, le cui azioni emesse a 44 euro sono salite del 10 per cento al primo giorno di contrattazioni. Secondo la società di consulenza Ey si prevedono altre entrate sulla piazza di Francoforte nei prossimi mesi, tra cui quella di Vincorion, azienda che fornisce soluzioni per i sistemi di alimentazione di carri armati e aerei. L’offerta pubblica iniziale (Ipo) è prevista prima di Pasqua e secondo fonti interne è valutata oltre 1 miliardo di euro.

Riarmo europeo, boom dell’industria bellica in Germania
Armin Papperger (foto Ansa).

Merz si è allineato con Trump e Netanyahu

Berlino continua inoltre a esportare armi verso Israele, dopo lo stop parziale dello scorso anno che era durato un paio di mesi; la ripresa delle forniture era stata già criticata da Amnesty International, che aveva evidenziato come il traffico continuasse a violare il diritto internazionale, dato che secondo l’organizzazione umanitaria la comunità mondiale, e quindi anche il governo di Merz, ha l’obbligo legale di impedire il genocidio nella Striscia di Gaza e deve adottare misure per porvi fine. Il cancelliere tedesco però pare essere sordo agli appelli di Amnesty e con l’avvio della nuova guerra in Medio Oriente, come ha dimostrato la sua ultima visita alla Casa Bianca, si è messo in linea con Donald Trump e Benjamin Netanyahu, dando poco peso alle questioni del diritto internazionale e la precedenza invece alla legge del più forte. Facendo così l’ennesimo favore a Papperger e ai piccoli Lords of War che in Germania si stanno moltiplicando.  

Riarmo europeo, boom dell’industria bellica in Germania
Friedrich Merz stinge la mano a Donald Trump (foto Ansa).

Valerio Sarcone nominato vice capo di gabinetto del ministero della Cultura

Valerio Sarcone è stato nominato vice capo di gabinetto del ministero della Cultura. Nel suo nuovo ruolo, che ha validità dal 16 febbraio 2026, contribuirà al coordinamento delle attività istituzionali del Mic, supportando la gestione delle relazioni tra il dicastero, le altre amministrazioni pubbliche e gli organismi istituzionali. Prima della nomina è stato direttore della direzione Gestione operativa emergenze e grandi eventi del dipartimento della Protezione civile di Roma Capitale.

Ha un passato al ministero della Salute e alla presidenza del Consiglio

Laureato in Scienze politiche presso l’Università degli Studi Roma Tre, ha successivamente conseguito un master in Management pubblico e comunicazione di pubblica utilità e un dottorato in Diritto amministrativo. Dopo aver lavorato presso la Polizia di Stato, nel 2006 è passato al ministero della Salute prima come collaboratore amministrativo e poi come funzionario giuridico. Dal 2020 al 2022 ha collaborato anche con la presidenza del Consiglio dei ministri per poi svolgere l’incarico di dirigente presso Roma Capitale.

Salernitana rimaneggiata a Crotone

di Marco De Martino

SALERNO – Sarà una Salernitana decimata da squalifiche ed infortuni quella che domenica prossima si presenterà allo Scida per sfidare il Crotone del tecnico salernitano Emilio Longo. La battaglia, fortunatamente vinta, contro il Latina ha lasciato i segni sul gruppo granata. Questo pomeriggio il giudice sportivo provvederà a squalificare Golemic, Capomaggio ed Anastasio. ma mentre per quest’ultimo scatterà una giornata di squalifica per somma di ammonizioni stagionali, per i primi due è in arrivo un’autentica stangata. Sia Golemic che Capomaggio hanno infatti subito un’espulsione diretta, il primo per un intervento a piede a martello su un avversario, il secondo per il tackle killer ai danni del portiere del Latina. Saranno almeno due le giornate di squalifica per il difensore serbo, mentre ce ne dovrebbe essere una in più per il centrocampista argentino visto che ad aggravare la sua posizione ci sono i gradi di capitano. Queste le possibili sanzioni per i due esperti calciatori granata sempre che il signor D’Eusanio, nel referto, non calchi ulteriormente la mano provocando un appesantimento delle squalifiche. Oltre ai «cattivi» Anastasio, Golemic e Capomaggio, la Salernitana contro i pitagorici sarà ancora priva degli infortunati Carriero e Arena. Ieri il difensore si è sottoposto ad accertamenti presso il centro polidiagnostico Check-Up di Salerno: gli esami hanno evidenziato una lesione muscolare di basso grado al bicipite femorale della coscia destra. Almeno un mese di stop per Arena, con mister Serse Cosmi (nella foto di Gambardella) che a questo punto ha ben poche alternative in vista del Crotone. Per il tecnico si profilano dunque scelte obbligate sia in difesa che a centrocampo. Il pacchetto arretrato avrà a disposizione solo cinque uomini contati, ovvero Longobardi, il rientrante Villa, Berra, Matino e Cabianca. La linea a quattro potrebbe essere dunque formata da Cabianca e Villa sugli esterni e da Berra e Matino in mezzo, con l’unica alternativa rappresentata da Longobardi. Una possibile variante potrebbe essere quella di schierare l’ex Rimini a destra, accentrando Cabianca accanto ad uno tra Berra e Matino. Per quanto riguarda il centrocampo, si va verso la soluzione Quirini esterno destro, con Achik dalla parte opposta e con Gyabuaa e de Boer a formare la cerniera centrale. In alternativa, in panchina, ci sarà il solo Tascone sempre che Cosmi non dia l’opportunità al giovane Di Vico di tornare nuovamente tra i convocati dopo l’esclusione di domenica scorsa. In attacco l’unico certo di giocare è il bomber Lescano, arrivato con la rete di rapina siglata contro il Latina a quota 5 centri stagionali che lo fanno già il capocannoniere granata. In coppia con l’argentino aumentano le chance di Molina, soprattutto per la sua capacità di sacrificio come accaduto nel finale di gara contro i pontini. Ferraris ed Antonucci seguono a ruota l’ex Siracusa, più staccato El Loco Ferrari. A partire da questo pomeriggio, quando la Salernitana si ritroverà per la ripresa degli allenamenti dopo il giorno di riposo concesso ieri, mister Cosmi ed il suo vice Scurto inizieranno a valutare le possibili soluzioni da proporre domenica prossima contro il Crotone. Un appuntamento che già vale quanto un turno preliminare play off.

L'articolo Salernitana rimaneggiata a Crotone proviene da Le Cronache.

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno

Il referendum, dicono gli stessi promotori del quesito sulla giustizia, «è una corsa ad ostacoli». E in effetti proprio domenica 22 marzo, nella prima giornata di voto, Roma sarà bloccata perché si corre la maratona. Quella vera, con decine di migliaia di iscritti, che gireranno in lungo e in largo per 42 chilometri, toccando ogni parte della città. La classica manifestazione podistica che fa arrabbiare i negozianti romani del centro, innanzitutto, e che invece fa godere chi ha uno store in un centro commerciale situato fuori dal raccordo anulare. Si chiama esattamente “Acea Run Rome The Marathon”, con partenza dai Fori Imperiali e un percorso che fatalmente blocca una quantità enorme di mezzi pubblici, con bus fermi per la durata della corsa, vigili urbani impegnati a tenere a bada gli automobilisti e pure i pedoni che vorrebbero semplicemente attraversare una strada ma non possono farlo.

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno
Una veduta dei Fori Imperiali (Imagoeconomica).

Sul percorso si trovano, più o meno ovunque, tavoli con acqua e spugne, tutto gentilmente donato da organizzatori e sponsor ma che finirà gettato per terra tra una sgambata e l’altra. E in questo scenario complicato, con la maratona nemica del referendum e la città ferma, ci sono i seggi (se gli addetti riescono ad arrivarci) con le urne aperte nelle scuole, che a Roma nelle ultime settimane sono vittime dei vandali: l’ultimo caso riguarda il liceo Righi, con estintori scaricati nelle aule rese così inagibili e lezioni sospese fino al completo ripristino dell’istituto.

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno
Carlo Nordio e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Senza contare che, come da tradizione, ai seggi non mancano mai come scrutatori gli autisti dell’Atac, ossia il servizio dei mezzi pubblici romani, con l’effetto di veder diminuire i bus in circolazione perché mancano i guidatori. Insomma un allarme rosso, dato che al referendum dedicato alla giustizia non serve il quorum: vince chi è andato a votare esprimendo la propria preferenza, sì o no. Nel governo qualcuno vorrebbe “dirne quattro”, per non dire proprio litigare, con il ministro dello Sport Andrea Abodi, una presenza immancabile a eventi come questa maratona. Anche se l’organizzazione è responsabilità delle imprese che gestiscono l’evento, mentre la decisione finale sulla data e il percorso spetta al Comune di Roma (forse il sindaco Roberto Gualtieri ha cucinato lo scherzetto sperando di abbattere l’affluenza, visto che più bassa sarà e più probabilità avrà il no di vincere, dicono i sondaggi).

Se il nemico del referendum è la maratona di Roma: le pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Forse Abodi potrebbe rimediare quando, posizionato accanto allo starter, con la pistola in mano, potrà urlare: «Appena terminata la maratona andate tutti a votare!». C’è qualcuno che vorrebbe persino rinviare ad altra data la manifestazione, con la motivazione che «impedirebbe l’esercizio regolare del voto». Tra l’altro non bisogna dimenticare le esigenze delle persone con disabilità, che vengono accompagnate ai seggi con mezzi idonei per le loro condizioni che però rischiano di non poter essere utilizzati. Insomma, un caos. Che poi è l’ennesima spinta per rilanciare il voto elettronico, da casa, con ognuno davanti al suo computer a esprimere la preferenza: dicono che con la nuova carta d’identità l’innovazione sarebbe possibile, però si potrà solo fare quando la avranno tutti…

Una targa mette Arianna Meloni a fianco dell’extra-Pd Smeriglio

Massimiliano Smeriglio a Roma è l’assessore alla Cultura che ha preso il posto di Miguel Gotor: “sinistrissimo”, come lo definiscono nel centrodestra, è stato tra i fondatori del partito Articolo Uno, poi parlamentare europeo con la benedizione di Alleanza Verdi e Sinistra, ora in Campidoglio per la generosità di Goffredo Bettini che punta su forze “extra-Pd” per consolidare la rielezione di Roberto Gualtieri a sindaco di Roma. Ebbene, da lunedì sera nella Capitale girano foto di Smeriglio al fianco di Arianna Meloni, postate sui social dalla stessa sorella di Giorgia: tutta colpa della targa toponomastica che è stata creata nel parco Garbatella, zona dell’infanzia meloniana, posta per ricordare la figura di padre Guido Chiaravalli.

Arianna ha scritto che l’oratorio della parrocchia San Filippo Neri è stato «un luogo dove anche noi abbiamo passato davvero tante ore», sottolineando che qui «c’è tutta la sua comunità riunita in modo semplice e autentico». Smeriglio ha ringraziato «le tantissime persone presenti, le autorità, Arianna Meloni per essere qui all’intitolazione del viale a padre Guido Chiaravalli, nel parco Garbatella». Che fu un sacerdote innovatore: cambiò le regole dell’oratorio per permettere anche alle ragazze di partecipare, all’epoca precluse, nel nome della coesione e della solidarietà. Era apprezzato da tutti, dalla sinistra e dalla destra, tanto che Smeriglio ha detto: «Ho ritrovato delle lettere di padre Guido di oltre 20 anni fa che voleva informarsi su come andava la mia vita di presidente di municipio. Ripeteva spesso che è sempre stato a contatto con la vita perché è stato un prete di popolo in mezzo alla sua gente, con gentilezza, coraggio e anche con ruvidità. È sempre stato alla ricerca costante del giusto e del vero, con l’amore per il recupero dei ragazzi di strada e dei fragili». Non solo: «Io non sono cattolico, ma trovo giusto che il quartiere e la città lo ricordi come un eroe popolare, semplice. Uomo molto misurato e schivo, che aveva capito, tra l’altro, il problema della violenza di genere, che 30 anni fa era semi sconosciuto: per questo era un uomo del passato e del futuro». A Roma, si sa, il Partito democratico, anche nella versione “extra”, è sempre più avanti di Elly Schlein. E martedì 10 marzo, per stare in tema di sport, in Campidoglio, nell’aula Giulio Cesare, il sindaco Gualtieri interviene alla cerimonia di presentazione della maglia della Virtus Roma per la prossima Final Four di Coppa Italia di basket.

Angri, svaligiata la casa dell’assessore

Angri. Furto in casa dell’assessore di Angri Maria D’Aniello. È accaduto lo scorso fine settimana quando la sua casa è stata violata: oggetti di valore, ma soprattutto ricordi di una vita familiare, sono stati portati via. Un gesto che ha lasciato un segno profondo, non solo materiale. È lo stesso amministratore della Giunta Ferraioli a denunciarlo. “Qualcuno è entrato, ha rovistato tra le cose, ha portato via oggetti di valore. Ma il valore più grande, purtroppo, non era quello economico. Erano ricordi, piccoli pezzi di vita custoditi negli anni, oggetti che raccontavano affetti, momenti, storie familiari”, dice la D’Aniello. L’assessore descrive la sensazione di smarrimento che ha provato tornando in casa: “Una sensazione di silenzio che resta nelle stanze quando rientri e trovi tutto sottosopra. Come se qualcuno avesse attraversato la tua intimità, lasciando un vuoto difficile da spiegare”. D’Aniello sottolinea quanto la vicenda abbia rafforzato la consapevolezza dell’importanza della sicurezza domestica: “In quel momento capisci davvero quanto sia preziosa la serenità delle nostre case. Quanto sia importante sentirsi al sicuro tra le proprie mura, nei luoghi dove vivono i nostri affetti”. E aggiunge che da amministratore con i suoi colleghi continuerà ciascuno nel proprio ruolo, a lavorare perché la sicurezza e la tranquillità delle persone restino sempre una priorità. “Perché la casa non è fatta solo di muri, ma di vita, di ricordi e di dignità. E quelle, per fortuna, nessuno potrà mai portarle via”. Sul caso denunciato, indagano i carabinieri della locale Stazione agli ordini del comandante Andrea Cinque. Un furto che segue a numerosi altri colpi messi a segno nelle case non solo di Angri che ha indotto i cittadini a chiedere maggiore presenza in strada di forze dell’ordine per ripristinare il senso di sicurezza.

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Mattarella: «Non permettiamo che si realizzi una regressione alla tirannide cesarista»

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ricevendo a Firenze la laurea magistrale honoris causa in Politica, istituzioni e mercato, ha lanciato un appello per non lasciare che si verifichi una delle intuizioni profetiche di Tocqueville, «quella che prevede un futuro oscillante fra la libertà democratica e la tirannide cesarista, cui la moderna scienza del dispotismo suggerisce quell’aspetto filantropico, quelle forme fraudolentemente rappresentative, quel temibile ufficio tutorio dell’individuo». «Non lasciamo che questo avvenga, che si realizzi una simile regressione», ha esortato Mattarella ricevendo una standing ovation.

Mattarella: «C’è la pretesa di agire al di fuori di organismi sovranazionali»

«Il fondatore della Cesare Alfieri (ndr la scuola di Scienze politiche presso cui ha ricevuto la laurea) esortava i docenti a dare ai giovani buone vettovaglie e di fornirli di buone armi per tutta la campagna della vita militante. Questo proposito appare oggi quanto mai essenziale perché la contemporaneità sta imponendo sfide rivoluzionarie nell’ordine internazionale e in quello economico, con evidenti riflessi sugli ambiti istituzionali», ha aggiunto il capo dello Stato. «I protagonisti degli scenari globali, con grande e crescente influenza sulla vita quotidiana di singoli e comunità, sono soggetti tecnologici e finanziari. Sovente vi si fondono i due aspetti. Non si tratta di fenomeni completamente nuovi. Nuova è la pretesa di abbattere gli impegni assunti dopo la Seconda guerra mondiale per dare ordine ai rapporti internazionali su base di parità tra gli Stati. La pretesa, infatti, è di agire al di fuori delle regole di Stati e di organismi sovranazionali, erodendo la sovranità dei primi e il crescente ruolo positivo dei secondi», ha continuato.

L’Iran minaccia gli Stati Uniti: «Attenti a non essere eliminati»

«Il popolo iraniano non teme le vostre minacce vuote. Nemmeno il più grande tra voi è riuscito a cancellarlo. Fate attenzione a non essere voi a scomparire». Lo ha scritto su X Ali Larijani, capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale iraniano, condividendo un post pubblicato da Donald Trump su Truth, in cui il presidente Usa ha minacciato l’Iran di attacchi più duri in caso di blocco del flusso di petrolio dallo Stretto di Hormuz.

Cosa aveva scritto Trump su Truth

«Se l’Iran facesse qualcosa per fermare il flusso di petrolio nello Stretto di Hormuz, verrebbe colpito dagli Stati Uniti d’America VENTI VOLTE PIÙ FORTE di quanto non sia stato colpito finora. Inoltre, elimineremmo obiettivi facilmente distruggibili, così da rendere virtualmente impossibile per l’Iran ricostruirsi, come nazione, di nuovo: morte, fuoco e furia regnerebbero su di loro. Ma spero, e prego, che ciò non accada!», ha scritto Trump su Truth: «Questo è un regalo degli Stati Uniti alla Cina e a tutte quelle nazioni che sfruttano intensamente lo Stretto di Hormuz. Spero che il gesto sarà molto apprezzato».

La cardioprotezione nel Cilento con Castellabate in prima linea

Sono passati quindici anni – era il 24 giugno del 2011 – da quando, nell’ambito del progetto “Provincia cardioprotetta”, l’Associazione Grazie di Cuore, presieduta dal cardiologo Carmine Landi, partecipò alla donazione di due defibrillatori al Comune di Castellabate, nel corso di una cerimonia svoltasi a Palazzo S. Agostino che fu indetta anche per il rilascio degli attestati di partecipazione per la formazione dei futuri addetti al servizio di cardio-emergenza.

Da allora molta acqua è scorsa sotto i ponti e il Comune cilentano torna alla ribalta per un nuovo incontro di sensibilizzazione che si svolgerà presso la sala consiliare venerdì 13 marzo alle ore 10, per la sottoscrizione di un protocollo d’intesa che rilancia le attività dell’amministrazione comunale per fronteggiare l’emergenza cardiologica. All’iniziativa interverranno il sindaco Marco Rizzo e il consigliere comunale Clemente Migliorino, che introdurranno i lavori. I relatori dell’incontro seminariale saranno il professore Maurizio Santomauro, presidente nazionale GIEC (Gruppo Intervento Emergenze Cardiologiche), la dottoressa Carla Riganti, specialista in Medicina legale, e il cardiologo Carmine Landi, presidente dell’Associazione Grazie di Cuore e a capo anche della sezione campana GIEC.

«L’incontro rappresenta – spiega il cardiologo Carmine Landi – un nuovo tassello nella nostra politica sociosanitaria di penetrazione nelle comunità, per diffondere la cultura della prevenzione, facendo in modo che essa si trasformi in una nuova etica civica, che porti i diritti di tutti, in primo luogo quello alla salute, al centro delle vicende esistenziale comunitarie. Come abbiamo spesso occasione di affermare nei nostri numerosi incontri che teniamo in tutta la provincia di Salerno, vi sono centinaia di decessi nel nostro territorio che potrebbero essere evitati, se solo diventasse diffuso il presidio dei defibrillatori e se, contemporaneamente, si poterà avanti una formazione di base per l’utilizzo di quei dispositivi. Utilizzo che non è assolutamente difficile, perché intuitivo, ma che deve avvenire con determinazione e competenza e per il quale, quindi, occorre una rigorosa formazione».

L’Associazione Grazie di Cuore, in quest’ottica, conduce da quasi due decenni una capillare attività nel Capoluogo e in provincia per l’uso diffuso dei defibrillatori che risultano essere risolutivi in caso di arresto cardiaco improvviso (sono crescenti purtroppo i casi anche tra giovani e giovanissimi).

Si tratta di un impegno che attraversa, trasversalmente, la società: tutte le fasce di età sono coinvolte, con un occhio particolare ai giovani. Si interviene in qualunque area densamente popolata (stazioni, porti, aeroporti, scuole, università, recentemente anche le chiese, alcune delle quali sono state dotate di defibrillatori; senza dimenticare palestre, campi e campetti di calcio).

Gli interventi sono finalizzati a diffondere una sensibilità che crei o rafforzi le premesse per un servizio di emergenza efficiente e diffuso. «Da qui la nostra doppia operazione – continua Landi – condotta sia nelle cellule primarie della società, in particolare la scuola e le associazioni sportive, che presso le istituzioni, molte delle quali stanno aderendo o hanno già aderito da anni con slancio al nostro progetto, come nel caso del Comune di Castellabate».

L’iniziativa di venerdì potrebbe calamitare le attenzioni e la sensibilità di altri Comuni della costa cilentana. È questo l’auspicio degli organizzatori, soprattutto in considerazione del fatto che già dalla tarda primavera, e fino alla fine dell’estate, i residenti crescono vertiginosamente per via di un turismo che, per fortuna, già dalla metà del secolo scorso premia il Cilento per la bellezza dei suoi luoghi e l’ospitalità impareggiabile delle sue comunità.

Nel corso delle settimane scorse l’Associazione Grazie di Cuore aveva segnalato alcune bacheche del porto di Salerno abbandonate e prive di defibrillatori. Per la verità – e ci scusammo per l’errore – i dispositivi c’erano, ma posizionati in altra area della stazione. Ora, però, rileviamo con piacere che nell’area da noi segnalata è stato installato un altro defibrillatore in una bacheca che risultava vuota ed è stata, inoltre, bonificata l’area che ai nostri obiettivi fotografici risultava affollata di rifiuti varie. E ciò va ascritto a merito della sensibilità dei vertici portuali.

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Le madri del Sud nei versi di Alfonso Gatto

Olga Chieffi

“Non dimenticate le madri. Le madri non hanno parola e non ricordano nemmeno la vita per continuare a vivere. Ma da loro – invisibili negre di una famiglia che mostra sul corso figliole ben vestite, giovanotti pallidi e capelloni, già vanitosi d’intelletto e oscuri d’anima – sembra quasi possa venire la parola che fermi il raggiro in cui la storia del Sud ha fatto minuziosamente il suo dovere”. E’ questo, l’avido appello che Alfonso Gatto rivolge a un ipotetico lettore ne “I figli di buona famiglia”, un capitolo di uno dei libri più densi e intensi che siano stati scritti su Napoli e il Mezzogiorno, “Napoli N.N.” La madre occupa un posto centrale nella biografia quotidiana che il critico-poeta tratteggia di una città, di cui si sente in qualche modo figlio, e di un Sud, sedotto e abbandonato al suo destino. La condizione materna aiuta a portare alla luce la situazione psicologica e storica della donna meridionale, almeno quale Gatto la reinventava sotto la pulsione anche di specifiche proiezioni culturali, all’interno di un nucleo familiare, nel quale l’elemento maschile giocava un ruolo di appartata latitanza: “(…)la donna pazienta con la propria indulgenza per l’uomo che porta a casa soltanto il bisogno d’essere sconfitto e viziato, si difende con la forza sfinita dall’imbelle che le attizza il desiderio senza soccorrerlo e che si ripromette da lei anche la sua incapacità di giudicare, di conoscere o soltanto di vedere. Lei deve dimostrare di ignorare tutto quello che sa o che teme, paga della finzione che le assicura i figli con cui le sarà dato di perpetuare, almeno nell’immaginazione, la vittoria dell’uomo”. Sono le parole, pronunciate “otre il segno”, da un saggio napoletano, Don Gerardo, nel capitolo “L’abito nero da cerimonia” di “Napoli N.N.” E i figli? I figli sono l’unico scarto che la norma impone a una società, segnata da un difficile incontro di solitudini. (…)la madre è sempre pronta a raccogliere la messe e quasi l’abbondanza della sua prostrazione e della sua fatica. Con un fil di voce resiste sempre all’usura della sua pazienza. E l’improvviso rigoglio con cui, lavando i panni a braccia nude, quasi s’ingolfa nella gioia, presto decade nell’allusiva cattiveria con cui strizza i panni o nella furia con cui li batte sull’asse. L’abbondanza della sua fatica sono i figli che, a vederseli sempre intorno, non ha mai avuto modo di contemplare e distinguere”. Questa ferma testimonianza si incide nello spettro di una biografia gattina, segnata dall’abbandono della casa del padre e della madre ergendosi ad emblema di una cronaca-storia meridionale, scandita dalla necessità di dare un nome, un nome vero, al proprio destino. In questa prospettiva, profondamente antropologica, di riconquista di una identità perduta o smarrita, al richiamo iniziale a “Non dimenticare le madri” fa eco la fede ancora in loro, “furie pazienti della generazione”, secondo le ultime parole de “La dinastia dei cugini”. Le affermazioni di gatto, riferibili a una realtà di cronaca e di storia tra primo e secondo dopoguerra, più che ad un’analisi rigidamente razionale, si prestano ad una rivisitazione realisticamente surreale. Nello spirito del paradosso e del grottesco, il critico-poeta costruisce i suoi suggestivi spartiti, rivendicando alla scrittura il potere di sublimazione, ma anche di identificazione, dei laceranti conflitti e delle spericolate sintesi, che contraddistinguono la storia di ogni autentico figlio del Sud. In una stretta interferenza tra prosa e poesia in atto dalla critica, le madri di “Napoli N.N.” riaffiorano nelle icastiche immagini di una fantasia lirica e onirica, contenuta ed infinita. “La mamma in carrozza con la luna del Sud” della raccolta “Poesie d’amore” (1941-49), “mamma piena come la notte, affaticata negra”, mentre si innesta puntualmente nella ideografia di “Napoli N.N.”, solleva surrealmente un concentrato alone di verbale verità:”Il palazzo che fugge ad altro rosa/t’alza la luna nelle braccia, il frutto/della gioia terrena,è tua la vita/di tutti e la bontà che non perdona./Il silenzio ci resta,l’incantato/trotto che da lontano veglia un lume./” La surrealtà diviene intima realtà nel caldo invito che il poeta salernitano, esule a Milano, rivolge alla mamma lontana, nel “Giornale di due inverni”: “Pensando a mia madre. Verrai quassù, ti porterò per mano/per una dolce tregua, in un inverno/che non conosci, ti dirò:”Milano/ s’illumina di sera, nell’interno/ delle sue case ha il vigile tepore/ dove si parla piano”. Tu sorridi/ da sempre in questo timido favore/d’avere intorno il tremolio dei nidi.”/ Tra tenerezza e passione si consuma, anche nelle sillogi poetiche, il rapporto intellettuale, sentimentale, che l’anima culturale di Alfonso Gatto instaura con la radice della sua regione e del suo istinto. Ecco perché ne “La forza degli occhi” scrive:”Una madre che dorme dorme al panneggio ardente d’una fiera che la guarda mansueta;” ed ecco, ancora, perché, in “Osteria flegrea”, l’invito che il figlio le rivolge vibra di umanissima ferinità:” Ch’io ti veda demente per ragione/e come sempre avere nel peccato/ rimorso e sdegno per la tua passione,/ ch’io ti veda all’oscuro illuminato/ il cuore nei presagi, o madre morta./ La dignità che ti raggiunge sale/ alla neve, ai millenni, con l’assorta/ tentennante magia dell’animale/ che non ode più caccia e si fa solo./” Ma alla madre morta, sempre in “Osteria flegrea”, il poeta, consueto all’emblematico contrasto ambientale ed atmosferico tra rigido Nord e mite Sud, sa dire parole, che esprimono la fermezza delle impressioni, la fragile forza delle riflessioni, in una mitica continuità tra vita e morte che solo il Sud sa regalare a chi intimamente vive le sue cicliche morti e le sue impreviste resurrezioni:” Tu sei lontana ove la tomba è un luogo/che altri veglia per me nella memoria/ del cielo mite, ove la sera al rogo/ del vento scalda i primi freddi, i gridi/ dei fanciulli che corrono alla fiamma./ Tu sei lontana, affaticata storia/ di tutti, dignità che non ha dramma/ ma l’onore cocente. Così vidi/ sempre tristezza nei tuoi occhi e amore”.

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L’Iran ha “invitato” le calciatrici della Nazionale a rientrare in patria

La Procura generale iraniana ha invitato le giocatrici della Nazionale femminile di calcio che hanno disputato la Coppa d’Asia in Australia a tornare in patria. «Alcune componenti di questa squadra, involontariamente ed emotivamente eccitate dalla cospirazione e dalle malefatte del nemico, si sono comportate in un modo che ha provocato la gioia delirante dei leader criminali della guerra imposta dagli americani e dai sionisti», si legge in una nota. Sono cinque le calciatrici che hanno chiesto e ottenuto asilo dalle autorità di Canberra: temevano di subire persecuzioni in patria per non aver cantato l’inno nazionale prima della partita d’esordio nel torneo.

Cosa era successo

Prima dell’esordio contro la Corea del Sud, le giocatrici erano rimaste in silenzio durante l’inno nazionale iraniano: il gesto era stato interpretato come solidarietà alle proteste scoppiate in Iran e alle vittime della repressione del regime. E, di conseguenza, come un implicito appoggio all’operazione Epic Fury. Poi, contro le padrone di casa dell’Australia, ci avevano “ripensato”, cantando l’inno con tanto di saluto militare. Stessa cosa prima del match contro le Filippine, ultimo per l’Iran (eliminato) in Coppa d’Asia. Più che un ripensamento, un obbligo: le calciatrici avevano infatti ricevuto minacce dal regime, tanto da chiedere aiuto dal pullman in partenza dallo stadio. Poi la fuga dall’hotel e la richiesta d’asilo. Sulla questione è persino intervenuto Donald Trump: il presidente Usa prima ha scritto su Truth che l’Australia avrebbe commesso «un terribile errore umanitario», se non avesse concesso asilo alle calciatrici iraniane, aggiungendo che in tal caso lo avrebbero fatto gli Stati Uniti. Poi si è complimentato col premier australiano Anthony Albanese per aver affrontato nel modo giusto la situazione.

Cinecittà, nuovo blitz della Guardia di finanza per acquisire i bilanci 2022 e 2023

Nella mattina di martedì 10 marzo 2026, la Guardia di Finanza ha effettuato un nuovo blitz negli uffici di Cinecittà a Roma. Lo riporta l’Adnkronos, spiegando che starebbe acquisendo la documentazione relativa ai bilanci 2022 e 2023. Già qualche mese prima le Fiamme Gialle si erano recate negli stessi uffici per acquisire i documenti riguardanti i finanziamenti pubblici di alcuni film. Sotto la lente erano finiti in particolare Siccità, L’immensità e Finalmente l’alba rispettivamente di Paolo Virzì, Emanuele Crialese e Saverio Costanzo. Gli investigatori avevano chiesto di fornire gli atti riguardanti il tax credit, cioè la procedura che consente alle produzioni cinematografiche di recuperare parte delle spese sostenute. Ora, secondo Domani, i finanzieri starebbero controllando i finanziamenti concessi a Queer diretto da Luca Guadagnino (2024) e alla serie M – Il figlio del secolo, adattamento del best seller di Antonio Scurati diretto da Joe Wright (2025).

Il M5s chiede a Giuli di riferire in commissione Cultura

Il nuovo blitz è stato confermato dalla stessa Cinecittà in una nota: «Questa mattina nell’ambito del filone di indagine risalente al periodo 2022/2023 la Guardia di Finanza si è presentata presso la nostra sede per acquisire documentazione necessaria ad accertamenti. Cinecittà ha come sempre garantito la massima, piena e utile collaborazione». Intanto il deputato del Movimento 5 stelle Gaetano Amato ha chiesto al ministro Alessandro Giuli di riferire in commissione Cultura.

Modifiche della Costituzione più bella del mondo

Salvatore Memoli

La nascita della nostra Costituzione é intessuta dei fatti gravi e dolorosi in cui si trovava l’Italia, dopo la devastazione della Seconda Guerra Mondiale. > I danni dell’Italia erano fisici per le macerie che si raccoglievano in tutte le città italiane ed in tutte le periferie. Oltre a ciò c’erano i danni patiti dal Popolo italiano. Tutto presupponeva una maggiore stabilità e giustizia con una migliore qualità della politica e dei suoi ordinamenti, in grado di pensare a tutto. > In quel contesto socio-politico ed economico, per costruire una nuova tappa della vita democratica, nel 1946 si pensò all’Assemblea Costituente , composta da 556 rappresentanti di diversi schieramenti politici. Queste persone sono note a noi come “Padri Costituenti”. Con loro erano rappresentate tutte le diversità culturali, tutte le radici sociali, ideologiche e politiche. > Da queste persone é nata una Costituzione inclusiva. I Padri Costituenti hanno profuso il loro genuino impegno per costruire un’Italia nuova che nasceva dalle loro speranze che interpretavano i bisogni del Popolo di allora! > Con la Costituzione italiana fu scelta anche la forma Repubblicana come sistema di governo. La Repubblica è il sistema irrevocabile e immutabile per costruire la convivenza di tutti, nella diversità delle visioni che si professano da parte di tutti. > Era stato il Popolo sovrano, il 2 giugno 1946, a decidere di dare vita alla Repubblica, rifiutando la Monarchia. > L’impegno dei Padri Costituenti fu veramente intenso affinché la Costituzione, approvata successivamente il 1 gennaio 1948, rappresentasse il punto normativo più alto e solenne della vita della Nazione. Ancora oggi la Costituzione é un punto instancabile della vita del Popolo italiano che nella forma scritta dei valori comuni ha trovato il suo riferimento a valori fondamentali. > Domandarsi oggi se la Costituzione é modificabile non può essere un atto di superbia intellettuale e politica. Piuttosto fa paura l’idea dell’immodificabilità dello scritto costituzionale. > Cambiare o modificare non può voler dire rinunciare: alla tutela dei diritti umani, alla divisione dei poteri, alla separazione tra Stato e Chiesa, al rifiuto della guerra o del totalitarismo. Può darsi che occorra riempire di nuovi significati questi valori fondamentali. Ci sono persone che difendono la Costituzione Italiana nella sua stesura del 1948 e ritengono che tutto sia intoccabile. Personalmente, ritenendo solenne l’atto politico del 1948, ricordo a me stesso che ci sono Paesi importanti che non hanno una Costituzione scritta. Penso al Regno Unito, in cui l’assenza di una Costituzione scritta, esalta l’attività del Parlamento e le leggi aventi natura costituzionali, le convenzioni e le consuetudini. > Tutto ha valore come Costituzione flessibile, pur conservando principi non soggetti ad abrogazione. In questo Paese, nessuno si strappa le vesti se avanza, nelle materie consentite, un orientamento popolare di cambiamento che affida al Parlamento la legittimità di rappresentare la fonte suprema e definitiva delle leggi. Ed é così che ogni legge approvata dalla maggioranza del Parlamento ha implicitamente valore costituzionale. Tutto qui! Il Regno Unito non si fascia la testa nel fare le differenze tra legge ordinaria e legge costituzionale! C’è qualcuno che può dire che nel Regno Unito non esiste uno Stato di Diritto? Soprattutto che la sovranità del Parlamento rappresenta una minaccia per la salute del Regno? > Se a nessuno viene il mal di pancia, il Regno Unito riesce a cambiare le leggi conservando alle modifiche il rango costituzionale, perché la costituzionalità risiede nella concezione non scritta della legge e cioè la Costituzione inglese é fondata sulla consuetudine. > Le modificazioni della Costituzione richiedono soltanto il cambiamento della consuetudine. > Lo spirito è l’orientamento della nazione sono sufficienti per modificare una legge. Con buona pace di tutti i progressisti conservatori della nostra Italia sarebbe molto facile e normale cambiare per migliorare anche la Costituzione Italiana, la più bella Costituzione del Mondo!

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PORTICCIOLO

 

Alberto Cuomo

 

Nella sua ultima uscita su un canale di Facebook De Luca, quasi sia già sindaco di Salerno, in risposta alle manifestazioni per la salvaguardia del “porticciolo” di Pastena, ha sostenuto, con il plurale maiestatis, che “non consentiremo porcherie sul piano urbanistico” essendo, a suo dire, contrario alle colate di cemento e attento piuttosto all’ambiente. Se si considera che a Salerno non esiste più alcuno spazio libero e che la città è affogata nel calcestruzzo e nei mattoni, viene da pensare che forse l’ex presidente regionale non approvi le tante costruzioni realizzate dai pochi, soliti, imprenditori, con la complicità di dozzinali e corrivi progettisti, in un vero e proprio sacco della città. Per fortuna De Luca non ha pronunciato la parola “riqualificazione” utilizzata in altri casi e dai propositori del nuovo porto turistico progettato diversi anni fa unitamente al “polo nautico” in sfregio alle spiagge libere ed agli edifici esistenti. L’ingegnere Angelo Ilardi infatti, a nome della società proponente, è intervenuto a sua volta dopo la protesta dei residenti, per chiarire che il porto progettato è in attesa delle autorizzazioni dei ministeri responsabili – tra essi il Ministero dei trasporti che vede sottosegretario l’onorevole salernitano Antonio Iannone – e che il progetto intende “riqualificare” l’area definendo un più ampio lungomare (forse sarebbe meglio dire lungoporto) e nuovi servizi, senza sottrarre spazi alle spiagge o inquinare le acque. È probabile che l’uso errato del termine “riqualificazione” sia dovuto proprio al significato che gli ha attribuito De Luca tale da consentire all’ingegnere Ilardi di utilizzarlo allo stesso modo. Infatti molti interventi urbani, tra i quali il più noto è quello per l’area delle cosiddette “chiancarelle”, sono stati oggetto di presunte “riqualificazioni” che si sono sostanziate in realtà nella realizzazione di nuove edificazioni, nel caso citato, una falsa piazza, invero  un solaio privo delle pendenze necessarie per il corretto deflusso della acque piovane, e un enorme fabbricato il cui intento speculativo è stato mascherato da colonne simildoriche in un dispositivo simile alle vendite o agli acquisti di borse, abiti, orologi che imitano prodotti dei grandi marchi mettendo solo la griffe. Evidentemente nell’uso salernitano, il termine indica nuove disposizioni dei luoghi sì da essere utilizzato dall’ingegnere Ilardi per il progetto del porto turistico a Pastena in sostituzione dell’attuale porticciolo. E invece, sia nel gergo urbanistico, con la sua distinzione dalla rigenerazione, sia nel senso comune, la parola “ri-qualificazione”, dal prefisso ri- implica un ripetere, ovvero un qualificare ripetendo il luogo cui si vuole conferire nuova qualità. L’ingegnere Ilardi ha sicuramente il diritto di difendere il proprio progetto sebbene non possa non comprendere che la costa della città lunga, dal confine con Vietri sul mare al Picentino, poco più di 10 chilometri non possa accogliere ben cinque porti i quali, interrompendo ha vista e la fruizione del mare per i bagnanti, sono, per così dire, inquinanti visivi e funzionali e pertanto per niente qualificanti. Il progetto del porto-Ilardi, con il temporeggiamento allusivo di De Luca, e i sottaciuti giudizi (positivi) degli esponenti dei partiti della destra, appare essere la cartina di tornasole dei rapporti tra le due maggiori parti politiche salernitane, portando a considerare che tra esse non vi sia una netta contrapposizione circa gli interventi passati e futuri per la città. Del resto è noto che De Luca abbia molti simpatizzanti nella Lega e che a Salerno ben due candidati-sindaco della destra sono passati, subito dopo la loro sconfitta elettorale, con armi e bagagli dalla sua parte. E non solo, a mostrare la sostanziale approvazione dei suoi atti politici e amministrativi la destra non si è opposta al nefasto Piano urbanistico firmato da Bohigas e alla conseguente campagna di cementificazione della città, alla progettazione dell’ampliamento del porto commerciale, agli inutili appalti qual è quello per un nuovo ospedale copia del Ruggi. Anche per le prossime elezioni comunali, se non appare giustificato l’attendismo nel definire un programma e individuare un candidato da parte della coalizione di sinistra, il cosiddetto campo largo, tanto largo da essere slabbrato, ancor più inspiegabile è l’indugio della destra a esprimere i suoi disegni per Salerno oppositivi a quelli di De Luca, essendo intenta e attardata solo a determinare il suo rappresentante per la poltrona di primo cittadino. Invero i nomi dei possibili candidati sin qui individuati (Marenghi, Fauceglia, etc.) sono sicuramente ottimali e tuttavia non ha senso scegliere una persona per lasciarla sola e farne una vittima sacrificale. Sarebbe infatti opportuno che, come è accaduto in passato, con il Psi, quando presentò alle elezioni civiche i maggiori esponenti del partito, il ministro Conte compreso, si candidino, nelle liste della destra al Consiglio comunale i maggiorenti di Fratelli d’Italia, di Forza Italia, Lega, Noi Moderati, Unione di Centro e così via. In caso contrario bisogna rassegnarsi al fatto che a Salerno capoluogo non c’è una opposizione a De Luca e che questioni come quella del porticciolo sono lasciate al suo libero arbitrio.

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Perché la guerra di Trump all’Iran rischia di essere un assist per Kim

L’espansione della guerra in Medio Oriente – e la minaccia esistenziale al regime di Teheran – stanno probabilmente rafforzando la decisione di Kim Jong-un di dotare la Corea del Nord di un arsenale nucleare, considerato dal leader supremo l’unica via per la deterrenza e, dunque, per la sopravvivenza stessa del regime di Pyongyang. È quanto si legge in un’analisi del Guardian, in viene anche evidenziato che stanno aumentando le speculazioni su un possibile incontro tra Kim e Donald Trump entro fine mese.

Perché la guerra di Trump all’Iran rischia di essere un assist per Kim
Donald Trump e Kim Jong-un (Imagoeconomica).

La Corea del Nord prosegue i test dei suoi missili

«Kim deve aver pensato che l’Iran sia stato attaccato in quel modo perché non aveva armi nucleari», ha affermato Song Seong-jong, professore all’Università di Daejeon ed ex funzionario del ministero della Difesa della Corea del Sud, dopo lo scoppio del conflitto in Medio Oriente. Di sicuro, la decisione di dare enorme importanza alla deterrenza nucleare (e di stringere un’alleanza con Russia e Cina) finora ha garantito a Kim di evitare la sorte degli ex leader di Iraq, Libia, Venezuela e appunto Iran. La scorsa settimana, dopo il lancio di un missile dal cacciatorpediniere Choe Hyon – la più grande nave da guerra della flotta nordcoreana – Kim ha affermato che l’armamento con ordigni nucleari «sta facendo progressi soddisfacenti».

Le stime sull’arsenale nucleare di Pyongyang

Pyongyang è impegnata da decenni anni in un programma nucleare (il primo test risale al 2006) e sta continuando a sviluppare tecnologia balistica avanzata nonostante le sanzioni internazionali: a settembre del 2024 la KCNA, ossia l’agenzia di stampa nazionale, ha pubblicato per la prima volta foto di Kim in visita ad un sito di arricchimento dell’uranio. Secondo un rapporto pubblicato nel 2025 dallo Stockholm International Peace Research Institute, la Corea del Nord ha assemblato circa 50 testate e possiede abbastanza materiale fissile per produrne fino a 40 in più. Restano dubbi sulle effettive dimensioni dell’arsenale di Pyongyang e sulla sua capacità di combinare una testata nucleare miniaturizzata con un missile a lungo raggio teoricamente in grado di colpire gli Stati Uniti. Ma Washington non dorme sonni tranquilli.

Perché la guerra di Trump all’Iran rischia di essere un assist per Kim
Donald Trump (Imagoeconomica).

Possibile la ripresa dei colloqui sul nuclerare: le condizioni

Tornando alla guerra contro l’Iran, Pyongyang – tramite il ministero degli Esteri – ha definito l’operazione Epic Fury come un «atto illegale di aggressione» che ha messo a nudo gli istinti «egemonici e canaglia» degli Stati Uniti, senza però arrivare a “condannare” esplicitamente Trump, mai nominato. Questo lascia la porta aperta a una potenziale ripresa dei colloqui sul nucleare, a condizione che Washington abbandoni la richiesta che Pyongyang rinunci alle sue armi nucleari e accetti la Corea del Nord come uno stato nucleare legittimo.

Mafia, il direttore del Policlinico di Messina indagato per concorso esterno

Salvatore Iacolino, direttore generale del Policlinico di Messina ed ex parlamentare europeo del Pdl, è indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione aggravata. L’accusa è di aver agevolato Cosa nostra nell’ambito di un’inchiesta che, martedì 10 marzo 2026, ha portato all’arresto per corruzione del dirigente regionale Giancarlo Teresi e di un imprenditore. Secondo i magistrati della Dda di Palermo, guidati dal procuratore Maurizio de Lucia, il manager avrebbe messo a disposizione di Carmelo Vetro, boss di Favara suo compaesano, già condannato per associazione mafiosa, l’influenza e la rete di relazioni costruite grazie alla posizione ricoperta alla Regione (come dirigente generale del dipartimento Pianificazione strategica dell’assessorato alla Salute) e la sua esperienza politica, contribuendo al rafforzamento del clan di Favara.

Avrebbe compiuto atti contrari ai propri doveri in cambio di finanziamenti

All’ex deputato, i pm contestano di aver sostenuto gli interessi economici del capomafia e dei suoi uomini, tra cui l’imprenditore Giovanni Aveni, dando loro informazioni su procedure amministrative in corso o agevolando incontri con importanti funzionari regionali. Secondo l’accusa, inoltre, Iacolino, da direttore generale della Pianficazione strategica dell’assessorato alla Salute, avrebbe compiuto atti contrari ai propri doveri d’ufficio, attraverso continue sollecitazioni nei confronti dei vertici amministrativi dell’Asp di Messina su procedimenti amministrativi indicati da Vetro. L’ex eurodeputato avrebbe poi agevolato la creazione di canali riservati tra Vetro e figure di spicco dell’amministrazione regionale, allo scopo di fargli ottenere lavori nel settore pubblico. In cambio, avrebbe ricevuto finanziamenti per campagne elettorali e promesse di assunzioni di lavoratori.

Cilento Autentico DMO : Cuccaro Vetere aderisce

Con la delibera di Giunta comunale anche il Comune di Cuccaro Vetere ha formalizzato la propria adesione a Cilento Autentico DMO, portando a 17 il numero dei Comuni che hanno scelto di far parte della rete di governance turistica promossa dalla Fenailp Turismo. Un risultato che rafforza ulteriormente il percorso avviato negli ultimi anni e che conferma Cilento Autentico DMO come l’unica DMO ad oggi formalmente costituita nel territorio e l’unica a poter contare su una rete già strutturata di 17 amministrazioni comunali, oltre che su un ampio partenariato di soggetti privati del sistema turistico. L’adesione di Cuccaro Vetere arriva in una fase particolarmente significativa, mentre a livello territoriale si intensifica il dibattito sul tema dell’organizzazione delle destinazioni turistiche e in vista dell’imminente riconoscimento regionale delle DMO previsto dall’avviso della Regione Campania. Il percorso portato avanti da Cilento Autentico DMO rappresenta oggi la proposta più concreta e avanzata già costruita sul territorio. Un progetto nato dalla visione e dal lavoro di Fenailp Turismo, che negli ultimi anni ha promosso incontri, momenti di confronto e attività di coordinamento tra amministrazioni locali, operatori e associazioni, con l’obiettivo di dotare il Cilento di uno strumento moderno e operativo per la gestione e la promozione della destinazione. L’adesione progressiva di numerosi Comuni testimonia la crescente consapevolezza dell’importanza di lavorare in modo coordinato e di dotarsi di una struttura capace di programmare strategie di marketing territoriale, attrarre nuovi flussi turistici e valorizzare in maniera integrata le risorse dell’area. «Abbiamo scelto di aderire a Cilento Autentico DMO – dichiara il Sindaco di Cuccaro Vetere, Simone Valiante – perché riteniamo fondamentale che i piccoli borghi dell’entroterra siano parte attiva di un progetto territoriale più ampio. Il turismo oggi richiede visione, cooperazione e capacità di fare sistema. La DMO rappresenta uno strumento concreto per promuovere in maniera coordinata le nostre comunità, valorizzando le identità locali e creando nuove opportunità di sviluppo». Soddisfazione è stata espressa anche da Marco Sansiviero, Presidente nazionale di Fenailp Turismo e promotore del progetto. «L’adesione del Comune di Cuccaro Vetere rappresenta un ulteriore passo avanti in un percorso che negli anni abbiamo costruito con serietà, pazienza e spirito di collaborazione. Cilento Autentico DMO si conferma oggi l’unica DMO già costituita sul territorio e l’unica che può contare su una rete di ben 17 Comuni aderenti. Questo dimostra che quando si lavora con metodo e con una visione chiara, i risultati arrivano. Il nostro obiettivo resta quello di costruire uno strumento realmente operativo, capace di mettere insieme pubblico e privato per rafforzare il posizionamento turistico del Cilento sui mercati nazionali e internazionali». Con l’ingresso di Cuccaro Vetere, Cilento Autentico DMO consolida dunque il proprio ruolo come aggregato territoriale più rappresentativo già attivo nel percorso di riconoscimento regionale, confermandosi come la piattaforma di cooperazione più avanzata per lo sviluppo di una strategia turistica condivisa. Il progetto resta aperto all’adesione di altri Comuni e operatori del territorio che intendano contribuire alla costruzione di una destinazione turistica sempre più organizzata, competitiva e capace di valorizzare l’autenticità del Cilento.

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Morte Vitolo, si aggrava la posizione della moglie

Sant’Egidio del Monte Albino/Pagani. Marito morto e moglie in carcere e neppure i sigilli apposti dai carabinieri hanno fermato i ladri che, nella notte tra sabato e domenica hanno fatto irruzione nella villa di viale Degli Aranci, a Sant’Egidio del Monte Albino. L’abitazione è sotto sequestro da una settimana, a seguito della morte di Franco Vitolo, l’imprenditore 62enne che, secondo la Procura di Nocera Inferiore, è stato ucciso dalla moglie Raffaella Cirillo. Infatti, secondo gli investigatori, l’esame autoptico avrebbe confermato il quadro indiziario, rafforzando la tesi della Procura. A poche ore dai funerali, celebrati sabato mattina a Pagani, i figli della coppia hanno dovuto subire un nuovo shock.I ladri hanno fatto irruzione nella villa e non è da escludere che i malviventi non si siano nemmeno accorti dei sigilli, in quanto si sono introdotti nella casa da un ingresso secondario. I carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore hanno già effettuato diversi sopralluoghi fino al giorno dell’autopsia, cristallizzando la situazione. A seguito del sequestro, tra l’altro, l’abitazione era stata parzialmente svuotata, il che lascia ipotizzare che il bottino portato via dai ladri possa essere esiguo. Nella stessa zona, tra l’altro, si sono verificati altri furti sempre nel corso della notte. I carabinieri del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore, guidati dal colonnello Gianfranco Albanese, sono al lavoro per provare a individuare i responsabili. La villa è chiusa e sigillata da giorni, teatro di un omicidio che ha scosso l’Agro nocerino-sarnese. Nonostante questo, ignoti sono riusciti a introdursi all’interno della proprietà. Secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, tuttavia, l’irruzione dei ladri non dovrebbe avere alcuna incidenza sul quadro delle indagini relative all’omicidio. I militari dell’Arma, infatti, avevano già effettuato numerosi sopralluoghi nell’abitazione nei giorni successivi al delitto, fino alla giornata in cui è stata eseguita l’autopsia sul corpo dell’imprenditore. I funerali dell’imprenditore si sono svolti sabato mattina a Pagani, città di origine della vittima. Proprio nelle ore successive alla cerimonia funebre si è verificato il furto nella villa di Sant’Egidio del Monte Albino. È stata invece smentita la notizia secondo cui il colpo sarebbe stato messo a segno durante lo svolgimento dei funerali. Resta ora da chiarire come i ladri siano riusciti ad accedere all’abitazione nonostante i sigilli e quali fossero i loro obiettivi. Al momento, però, per gli investigatori l’episodio appare scollegato dall’inchiesta sull’omicidio e non dovrebbe modificare gli elementi già acquisiti nel corso delle indagini. Gli accertamenti proseguono anche per ricostruire con precisione la dinamica dell’intrusione e verificare eventuali segni di effrazione.

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Referendum, Meloni pronta a giocarsi la carta Sal Da Vinci

Alla fine Giorgia Meloni è scesa in campo per il referendum sulla giustizia. Lo ha fatto – in modo tardivo – con un video di 13 minuti, girato e diffuso «per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione». E, ovviamente, spingere gli elettori verso il Sì. Per superare il fronte del No, scrive Repubblica, la premier sarebbe ora pronta ad arruolare persino Sal Da Vinci, trionfatore dell’ultimo Festival di Sanremo col brano Per sempre sì.

Referendum, Meloni pronta a giocarsi la carta Sal Da Vinci
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Meloni avrebbe già sentito Sal Da Vinci

Fratelli d’Italia vorrebbe infatti usare il tormentone Per sempre sì per i comizi finali in vista del voto del 22 e 23 marzo. Per questo, riporta Repubblica citando due fonti, la premier ha telefonato a Sal Da Vinci nella serata di venerdì 6 febbraio, prima dell’esibizione allo stadio “Diego Armando Maradona” per Napoli-Torino. «La tua “Per sempre sì” è pure un regalo per il referendum», avrebbe detto la presidente del Consiglio al cantautore.

Referendum, Meloni pronta a giocarsi la carta Sal Da Vinci
Fan d Sal Da Vinci a Napoli (Ansa).

Il No è dato in vantaggio in Campania

Che a FdI stuzzichi l’idea non è un mistero: il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha già usato Per sempre sì come colonna sonora di una storia su Instagram. Inoltre la Campania, da dove proviene ed è estremamente popolare il napoletano Sal Da Vinci (all’anagrafe Salvatore Michael Sorrentino), il No è dato in vantaggio: usare il suo brano per i comizi potrebbe davvero spostare voti. Infine l’idea, stando a quanto fatto intendere dai meloniani partenopei, non dispiacerebbe nemmeno allo stesso Da Vinci, che dopo il Festival ha smentito di essere intenzionato a votare No, smentendo una fake news sulla questione.

LEGGI ANCHE: Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi

Sondaggi Swg 9 marzo 2026: salgono M5s e Lega, giù Fdi

Cala Fratelli d’Italia, salgono M5s e Lega. È questa la fotografia che emerge dal sondaggio politico Swg trasmesso il 9 marzo 2026 durante il TgLa7. Il partito della premier Meloni cede quasi mezzo punto in una settimana (-0,4) e arriva al 29,4 per cento. Resta comunque saldamente il testa alla classifica, davanti al Partito democratico che guadagna lo 0,2 per cento e si porta al 21,8 per cento. In ripresa anche i pentastellati, che salgono al 12 per cento (+0,3). Seguono in trend negativo Forza Italia all’8,2 per cento (-0,2) e Alleanza Verdì Sinistra al 6,8 per cento (-0,2). Quinta posizione per la Lega, che recupera lo 0,2 per cento e si porta ora al 6,8 per cento, a pari merito con Avs. Tra i partiti minori, Futuro nazionale di Roberto Vannacci perde ancora terreno e ottiene il 3,4 per cento (-0,2). Stabile Azione al 3,3 per cento, mentre Italia Viva sale al 2,4 per cento (+0,2). Nessuna variazione invece per +Europa all’1,5 per cento e per Noi Moderati all’1 per cento.

Sondaggi Swg 9 marzo 2026: salgono M5s e Lega, giù Fdi
Sondaggio Swg 9 marzo 2026 (X).
Sondaggi Swg 9 marzo 2026: salgono M5s e Lega, giù Fdi
Sondaggio Swg 9 marzo 2026 (X).

Marco Galdi: non è una resa dei conti fra politica e magistratura

di Erika Noschese

 

 

Mancano ormai pochi giorni al voto per il Referendum Giustizia, in programma il prossimo 22 e 23 marzo. A battersi per il sì Marco Galdi, docente universitario, tra i relatori dell’evento in programma domenica 15 marzo con l’avvocato Lello Ciccone.

Professore Galdi, ultimi giorni di campagna referendaria. La sua posizione è per il sì. Perché questa scelta?

«La mia non è una posizione dettata dall’appartenenza ad uno schieramento politico di destra o di sinistra. Ho analizzato con cura la riforma, soppesandone pregi e difetti. Così, alla fine mi sono determinato per sostenere il SI, perché ritengo prevalenti i pregi e superabili i difetti, con un’attuazione legislativa conforme a Costituzione, che si avrà anche grazie alla vigilanza della Corte costituzionale. Mi ha maggiormente indotto a questa scelta rileggere il pensiero di Charles Luis de Secondat, barone di Monsquieu, per il quale “Il potere di giudicare (…) non dovrebbe essere collegato a un certo stato o professione” diventando “invisibile e nullo”. Ciò che il padre della separazione dei poteri temeva era che la magistratura fosse un gruppo organizzato, in ragione degli enormi poteri di cui dispone. È esattamente quanto è avvenuto nel nostro Paese con le correnti della magistratura nel Csm ed è esattamente ciò che la riforma Nordio consente di superare».

Da docente universitario, come spiegherebbe ai suoi studenti un tema così delicato come la riforma della giustizia?

«Come ho fatto in occasione di un convegno organizzato nello scorso mese di dicembre, a conclusione del corso di Diritto Pubblico, di cui sono titolare all’Università di Salerno: si tratta di una riforma del Titolo IV della Parte II della Costituzione, che assolutamente non riduce le garanzie di imparzialità della magistratura (sia giudicante che  requirente) e che porta a compimento il processo di riforma avviato con la modifica dell’art. 111 Cost., che, nel 1999, ha previsto, a garanzia dei cittadini, un “giusto processo”, con un contraddittorio tra le parti in condizioni di parità. A ciò ho aggiunto che l’istituzione dell’Alta Corte Disciplinare porrà rimedio all’attuale giurisdizione domestica dei magistrati, le cui condotte sono attualmente valutate da colleghi dagli stessi eletti, consentendo così, quantomeno sotto il profilo disciplinare, l’accertamento di un minimo di responsabilità, per una categoria che, altrimenti, è chiamata ben poco a rispondere nei casi di condotte riprovevoli, considerata la disciplina attualmente vigente per la responsabilità civile (legge n. 117/1988), che ha chiaramente tradito il voto espresso a larghissima maggioranza (oltre l’80%) nel referendum popolare del 1987. Infine, ho ricordato come questa riforma, che incide sulle modalità di costituzione del CSM, sia stata ripetutamente invocata dal Capo dello Stato, Sergio Mattarella, per fare fronte allo scandalo Palamara del 2019. Questa vicenda ha messo a nudo quanto sia pervasivo e intollerabile in uno Stato di diritto il sistema delle correnti interne della magistratura, centri di potere che, si è visto, influiscono impropriamente sulle scelte del CSM e possono gravemente limitare la stessa indipendenza interna dei magistrati (cioè la assoluta autonomia di giudizio che deve possedere ogni giudice, anche rispetto alle pressioni indebite che provengono dalla stessa magistratura)».

Secondo lei, questo referendum può andare a risolvere le criticità che vive il sistema giustizia?

«Abbiamo un sistema giudiziario che richiederebbe molteplici interventi. Eppure, non escludo che la vittoria del SI possa apportare più efficienza. Basti pensare all’altissima percentuale di richieste di rinvio accolte dai GUP (Giudici per l’Udienza Preliminare), che spesso intasano le aule di giustizia e si concludono poi con assoluzioni piene. Ritengo che, se ci fosse un’effettiva separazione fra le carriere, i GUP farebbero un filtro più efficace, a tutto vantaggio del buon funzionamento della giustizia. Così, un esercizio effettivamente terzo del giudizio disciplinare potrebbe colpire in modo ben più significativo i ritardi e le inefficienze di alcuni magistrati. Ma è chiaro che lo scopo immediato della riforma sia quello di garantire maggiormente la terzietà del giudice, a vantaggio dei cittadini. E, francamente, anche se la riforma portasse solo a questo risultato, esso sarebbe tutt’altro che trascurabile».

Separazione delle carriere, cosa cambierebbe con la vittoria del sì?

«Fare insieme il concorso, frequentare gli stessi corsi di aggiornamento, votare insieme ed essere insieme rappresentati nello stesso organo che decide delle promozioni o dei trasferimenti (ed attualmente dei giudizi disciplinari), fa di giudici e PM dei colleghi a tutti gli effetti, mettendo il PM in una indubbia posizione di privilegio agli occhi del giudice, rispetto all’Avvocato, che difende noi cittadini. Ma ciò non realizza quella parità delle armi nel processo fra accusa e difesa che è l’essenza stessa del processo accusatorio, oggi garantito anche nell’art. 111 Cost. La vittoria del SI, evidentemente, ristabilirà l’equilibrio».

Come avvicinare i cittadini al voto?

«Dico semplicemente: non è una resa dei conti fra politica e magistratura. La riforma è a tutto vantaggio dei cittadini. Non capirlo e farsi abbindolare da letture assolutamente non rispondenti alla verità (del tipo che i politici vogliono sottomettere i giudici) vorrebbe dire perdere un’occasione unica per avere un “Paese normale”. E quindi, andiamo tutti a votare, con la stessa determinazione e con la stessa voglia di cambiare di quando, ottanta anni fa, i nostri nonni si recarono alle urne e nacque la Repubblica!».

Secondo una certa narrazione, il referendum sembra diventato una sfida ideologica tra destra e sinistra…

«Vero. Ma in parte. Ci sono moltissime donne e uomini di sinistra che stanno facendo aperta campagna elettorale per il SI. Cito, per tutti, Augusto Barbera, deputato prima del PCI, poi dei DS e infine del Partito Democratico; poi presidente della Corte costituzionale; e mio amato professore negli anni del dottorato a Bologna. C’è il tentativo di far passare il referendum come una questione di schieramento. E la ragione è evidente: se votassero per il no tutti coloro che votano per il cd. “Campo largo”, almeno sulla carta, la riforma dovrebbe potrebbe bocciata. Ma io confido nell’intelligenza delle italiane e degli italiani e sulla loro capacità di farsi un’idea nel merito, andando a votare e votando in modo consapevole!».

Domenica evento a Salerno con l’avvocato Ciccone. Cosa dirà ai cittadini presenti per spingerli ad interessarsi alla questione?

«Prima di tutto ricorderò loro che il voto è un dovere civico. Poi cercherò di spiegare perché questa riforma sia nell’interesse di noi cittadini e non di altri. Infine, chiarirò loro l’etimologia della parola “idiota”. Essa deriva dal greco idiòtes, che indicava originariamente il “privato cittadino”, colui che si disinteressava della vita politica della polis, preferendo i propri interessi personali. Ebbene, lo dirò sabato e lo scrivo adesso… non facciamo gli idioti! Capiamo bene di cosa si tratta e, soprattutto, andiamo a vorare!».

 

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Salerno. Malan: “Servono più aree di sgambamento”

Sicurezza, rispetto delle regole e spazi adeguati: la città deve occuparsi in modo serio e strutturato dei cani e dei loro proprietari. A sostenerlo è l’avvocato Sarel Malan, candidato al Consiglio comunale di Salerno con Forza Italia, che interviene nel dibattito pubblico aprendo una riflessione sulla necessità di avviare una vera e propria politica urbana dedicata agli animali d’affezione. Avvocato cassazionista e Consigliere dell’Ordine degli Avvocati della città, Malan sembra avere le idee chiare su alcune priorità da mettere in campo per il futuro di Salerno. «Apprendo dalle cronache dei controlli effettuati dalla Polizia Municipale nel quartiere Torrione e delle prime sanzioni elevate nei confronti di proprietari di cani lasciati senza guinzaglio o responsabili di deiezioni non raccolte. Episodi come l’aggressione di un cane a una bambina, che ha giustamente suscitato forte preoccupazione nell’opinione pubblica, vanno condannati con fermezza: la sicurezza delle persone, a partire dai più piccoli, deve essere sempre tutelata», ha dichiarato l’aspirante consigliere comunale. «È giusto – prosegue – che chi possiede un cane rispetti pienamente le regole: l’uso del guinzaglio negli spazi pubblici, l’attenzione al comportamento dell’animale, la raccolta delle deiezioni e, più in generale, il rispetto della convivenza civile. Si tratta di doveri elementari per ogni proprietario responsabile e rappresentano la base di una corretta vita di comunità». Tuttavia, secondo Malan, fermarsi soltanto alla dimensione repressiva non è sufficiente. «Da proprietario di cani e da cittadino che quotidianamente dialoga con tante persone che condividono questa esperienza, conosco bene il disagio diffuso tra chi vive con un animale d’affezione nella nostra città. A Salerno, infatti, mancano spazi adeguati dove i cani possano muoversi, correre e socializzare in sicurezza. Le poche aree di sgambamento esistenti risultano spesso troppo piccole, poco curate, sporche oppure prive di una manutenzione costante». Per il candidato di Forza Italia, questa situazione genera un evidente squilibrio. «Da un lato – osserva – si chiedono comportamenti rigorosi ai proprietari, dall’altro la città non offre luoghi realmente idonei dove poter far vivere gli animali in modo equilibrato e civile. È un problema concreto che riguarda la qualità della vita urbana e la gestione degli spazi pubblici». Da qui la proposta di aprire un confronto serio e strutturato sul tema. «Ritengo necessario avviare una riflessione concreta su una politica urbana dedicata agli animali d’affezione. Una città moderna e attenta alle esigenze dei cittadini dovrebbe prevedere innanzitutto un numero maggiore di aree di sgambamento distribuite in modo equilibrato nei vari quartieri. Servono spazi più ampi, curati e regolarmente manutenuti, dotati di servizi essenziali come fontanelle, cestini e punti di raccolta per le deiezioni». Accanto alle infrastrutture, Malan sottolinea anche l’importanza della cultura civica. «È altrettanto fondamentale promuovere iniziative di educazione e sensibilizzazione rivolte ai proprietari, affinché si rafforzi la consapevolezza dei doveri legati alla gestione degli animali negli spazi pubblici. Il rispetto delle regole deve sempre andare di pari passo con servizi adeguati. Solo così si può costruire una convivenza equilibrata tra chi possiede animali e chi non ne ha». Infine, lo sguardo si allarga alla trasformazione sociale della città. «Salerno è una realtà in cui sempre più famiglie vivono con un cane o con altri animali d’affezione. Non si tratta di un tema marginale o secondario, ma di una questione che incide direttamente sulla qualità della vita urbana, sulla gestione degli spazi pubblici e sul benessere della comunità. Per questo motivo serve certamente più responsabilità da parte dei proprietari, ma anche maggiore attenzione, programmazione e lungimiranza da parte dell’amministrazione», conclude l’avvocato Sarel Malan.

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