Televisione: La serie Marvel VisionQuest arriverà su Disney+ in autunno

La serie Marvel VisionQuest arriverà su Disney+ in autunno

Paul Bettany torna a interpretare il sintezoide in questo ultimo capitolo della trilogia televisiva iniziata con WandaVision

Era il 2021 quando, su Disney+, WandaVision inaugurava la stagione televisiva del Marvel Cinematic Universe. Cinque anni e uno spin-off dopo, la storia del sintezoide Visione continuerà in VisionQuest, in arrivo sulla piattaforma di streaming per il 14 ottobre 2026. La serie, che vede Paul Bettany riprendere il ruolo dell'androide ed ex-Avenger, è stata annunciata nell'ottobre del 2022 e andrà a concludere la  trilogia iniziata con lo sperimentale WandaVision e continuata nel 2024 con Agatha All Along. Oltre a Bettany, anche James Spader e James D’Arcy... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 18 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: La bellezza artificiale: donne sintetiche nella cultura pop

La bellezza artificiale: donne sintetiche nella cultura pop

Dal mito di Pandora ai robot da compagnia, dai replicanti di Blade Runner alle inquietudini contemporanee sull’intelligenza artificiale: il nuovo saggio di Paolo Euron affronta uno dei temi più attuali e controversi del nostro tempo, interrogando il rapporto tra tecnologia, desiderio, estetica e relazioni umane.

Autore dei romanzi La formula di Venere e La trappola di Venere, che trattano in forma narrativa questo argomento, Paolo Euron ha ora deciso di dedicare un saggio al tema della “bellezza artificiale” nella cultura popolare, un tema interessante e intrigante. La quarta di copertina Cosa accade quando la bellezza smette di essere naturale e diventa progettata? Dove finisce l’empatia e comincia la simulazione? E soprattutto: perché continuiamo a immaginare donne artificiali, sintetiche, create dall’uomo? In un momento storico in cui l’intelligenza... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 18 maggio 2026 - articolo di S*

Cosmi :a Ravenna si riparte da zero

Il tecnico granata analizza con lucidità il successo dell’Arechi, sottolineando soprattutto la qualità della prestazione offerta dalla squadra nel primo tempo.

“Il primo tempo è stato persino migliore rispetto a quello giocato a Caserta – ha spiegato Cosmi –. Abbiamo creato tantissimo e meritavamo sicuramente di più. Va dato merito anche al loro portiere, che ha fatto interventi importanti. Dopo una frazione giocata con questa intensità, nella ripresa inevitabilmente diventa più complicato mantenere gli stessi ritmi”.

L’allenatore evidenzia poi la crescita del Ravenna nel secondo tempo e la capacità della Salernitana di adattarsi al momento della gara: “Loro sono cresciuti, mentre noi siamo stati intelligenti nel modo di stare in campo. Ci prendiamo questo 2-0, ma non significa ancora nulla. A Ravenna si ripartirà praticamente da capo”.

Cosmi invita l’ambiente a mantenere equilibrio e concentrazione: “Inizia a emergere un po’ di stanchezza in qualcuno e per questo bisogna restare con i piedi per terra. Ho inserito Achik per attaccare la profondità e infatti ha dato una grande mano. Le sostituzioni del Ravenna, però, ci hanno creato qualche difficoltà”.

Il tecnico elogia poi lo spirito mostrato dalla squadra: “Abbiamo giocato con cuore e generosità. Per quanto prodotto, poteva finire anche 7-3. Questa partita deve essere la base per prepararci al ritorno con convinzione ma anche con il massimo rispetto per l’avversario. Non abbiamo ancora niente in tasca”.

Cosmi sottolinea inoltre l’importanza di avere finalmente una rosa più completa: “Abbiamo una squadra profonda. Stanno rientrando gradualmente tanti giocatori importanti. Oggi Molina, Carriero e Capomaggio hanno dato il loro contributo”.

Infine il tecnico si lascia andare all’emozione parlando dell’atmosfera dell’Arechi, gremito da oltre 22mila tifosi: “Sono rimasto commosso dal pubblico e dalla coreografia. Quando entro in campo guardo prima la curva e poi il terreno di gioco. Oltre ventimila persone in Serie C dove si vedono? Sono tifosi insuperabili. Mi arrivano messaggi da tutta Italia. Ai ragazzi ho fatto i complimenti perchè sono riusciti a riportare entusiasmo e gente allo stadio. Questo è già un successo importante ma sappiamo quello che questa piazza vuole da noi”.

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Salernitana liquida il Ravenna per 2 a 0

SALERNITANA (3-4-1-2): Donnarumma; Berra, Golemic, Anastasio; Cabianca, Tascone (85’ Carriero), De Boer (55’ Gyabuaa), Villa; Ferraris (787’ Capomaggio); Ferrari (55’ Achik), Lescano (85’ Molina). A disposizione: Brancolini, Inglese, Antonucci, Xaxhiu, Quirini, Longobardi, Di Vico, Boncori. All. Cosmi
RAVENNA (3-4-1-2): Poluzzi; Bianconi, Esposito, Solini; Corsinelli (63’ Spini), Tenkorang, Rossetti (81’ Lonardi), Bani; Viola (46’ Di Marco); Fischnaller (81’ Motti), Okaka (46’ Da Pozzo). A disposizione: Anacoura, Stagni, Falbo, Rrapaj, Calandrini, Scaringi, Sermenghi, Zakaria, Italeng. All. Mandorlini
ARBITRO: Lovison di Padova (Andreano di Isernia-Nicosia di Saronno. IV Uomo: Ubaldi di Roma 1. VAR: Gualtieri di Asti. AVAR: Di Cicco di Lanciano)
RETI: 67’ Lescano, 87’ Anastasio
NOTE: Spettatori presenti 21890, 130 dei quali provenienti da Ravenna. Ammoniti: Viola (R), Motti (R). Calci d’angolo 5-3 per la Salernitana (2-2 pt). Recupero 1’pt, 5’st.

SALERNO – Quel 2-0 che quindici anni fa sarebbe servito per vincere contro il Verona di Mandorlini per andare in B, è arrivato all’Arechi contro il Ravenna di Mandorlini. Nell’andata del secondo turno della Fase Nazionale dei playoff, la Salernitana ha compiuto un passo importante verso la semifinale. Bella e poco cinica nel primo tempo, la squadra granata ha trovato le due reti nella ripresa con Lescano ed Anastasio in un Arechi che è stato una vera e proprio bolgia. Una vittoria assolutamente meritata quella dei granata. Nel primo tempo la Salernitana è stata davvero arrembante. Aggressiva, combattiva, la squadra di Cosmi ha messo alle corde il Ravenna, che come un pugile bravo ad incassare, è rimasto in piedi, aggrappandosi non alle corde ma alle prodezze del proprio portiere. Quel cinismo, spesso indicato dai tecnici avversari come grande dote dei granata, è venuto clamorosamente meno. In appena 45 minuti, l’undici di Cosmi ha dato spettacolo, smarrendosi, però, nel momento decisivo. Tascone, due volte Ferrari, Berra, Ferraris di testa con Lescano che manca il tap-in, la parata di Poluzzi su Cabianca: nella prima frazione la Salernitana ha costruito tanto, spinta dai 21mila dell’Arechi, non riuscendo però a bucare la difesa romagnola. Il Ravenna, dal canto suo, schierato a difesa della propria porta, si è visto soltanto nel momento in cui, fisiologicamente la Salernitana ha rifiatato, andando vicino al gol con Corsinelli su cui è stato bravo Donnarumma. Mandorlini nell’intervallo ha modificato la propria formazione e la partita è cambiata. La Salernitana è andata in difficoltà, forse anche stanca dopo il primo tempo brillante in cui aveva speso davvero tante energie. Il Ravenna ha iniziato a crederci, mettendo il naso oltre la linea di centrocampo. Cosmi ha così rispolverato Gyabuaa, inserendo anche il talismano Achik. Proprio l’ex Audace Cerignola si è guadagnato e poi ha battuto il corner su cui Lescano ha trovato il colpo di testa che ha rotto l’incantesimo al 67’. Il miracolo di Donnarumma su Fischnaller, la traversa di Tenkorang, i tiri insidiosi di Di Marco e Spini hanno messo i brividi all’Arechi. Poi ancora sugli sviluppi di un corner, Anastasio ha trovato il 2-0 che avvicina la Salernitana alla semifinale.

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Domani 2026 a Vietri sul Mare torna “Divina Food Experience”

È ormai tutto pronto per la II edizione di “Divina Food Experience”, l’evento che esalta il patrimonio enogastronomico, artistico e culturale della Costiera Amalfitana che si terrà a Vietri sul Mare domani, lunedì 18 maggio 2026 dalle ore 18,00 alle 24,00.

“Divina Food Experience” è organizzata dalla Pro Loco di Vietri sul Mare con la Erre Erre Eventi e Protocollo Costantino e gode del patrocinio della Regione Campania, del Comune di Vietri sul Mare, della Provincia di Salerno, della Camera di Commercio di Salerno, della Cna Salerno, della Banca credito cooperativo Scafati e Cetara e dell’Associazione Ristoratori vietresi. La manifestazione è supportata anche da UNCEM Campania, Comunità Montana Monti Lattari, GAL Approdo di Ulisse, Distretto Turistico Costa d’Amalfi, Conferenza dei Sindaci della Costiera, UNPLI Campania, UNPLI Provincia di Salerno, Ass. Commercianti di Vietri sul Mare, Ass. Vivere Vietri sul Mare, Ass. Ecstra, AIS Campania – Delegazione Salerno, Club.

Un grazie speciale va a: Travelmar, Gruppo Lauss, Carpino, Dm Smaltcolor, Pomodoro Rega, Olio Basso, Pastificio De Martino, AIS Salerno, Club Amici del Sigaro, Divise & Divise, De Luca Attrezzature e Pama Arredamento.

“Divina Food Experience” si snoderà lungo il centralissimo Corso Umberto I dalle ore 19:30 alle ore 24:00 di lunedì 18 maggio 2026 e sarà un’occasione straordinaria per unire tradizione e innovazione: le celebri botteghe ceramiche di Vietri faranno da suggestiva cornice alle varie postazioni dove gli operatori del gusto, tra rinomati chef, apprezzati ristoratori e note attività di gastronomia della Costiera Amalfitana, prepareranno piatti ispirati alla tradizione locale. Previste anche degustazioni guidate di vini locali, condotte da sommelier esperti.

Per ogni info riguardo alla manifestazione, alla modalità di partecipazione o per acquistare il menù degustazione sarà possibile reperirle sui siti web divinafoodexperience.it e postoriservato.it

Oltre 40 le postazioni dove trovare il meglio, dolce e salato, dell’enogastronomia nostrana: Pizzeria Da Giufrè, Terraviva Azienda Agricola, La Vecchia Bottega, Evù, Alici come Prima, Al Limoneto, RHC Raito Hotel Amalfi Coast, Il Principe e La Civetta, Associazione dei Ristoratori, Barcabotte Re Baccalà, Dal Pescatore, Da Lucia 34, La Crestarella, Pizzeria il Piennolo, Pizzeria Pizza e Cantina, Dolce Freddo, Eco del Mare, Zeppola la Dorata, Early Fruit, Vietrisottengopp, Bar Miramare, Bar del Corso, La Ceresella & Gin Amalfi, L’altro Scalo, Benvenuto a Bordo, Da Nando, Acquaramina, Gallo Salumeria & Cucina, Hotel Bristol, Antica Bagnara, La Fattoria, Sommarè, Il Risorgimento, Pascalò, Canapè, Sole di Vietri, Fiori e Pensieri & Dolce Caffè, Ass. Club Amici del Sigaro Toscano.

Ci sarà spazio anche per gli show cooking con gli chef di Casa Torrente, Acqua Pazza Guormet, Oltremare, Volta del Fuenti, Monastero Santa Rosa.

Vasta anche la scelta tra cantine e distillati: Cantina Bello, Cantina Giuseppe Apicella, Cantina Tagliafierro, Cantine Marisa Cuomo, Casa Vinicola Sammarco, Maurizio Russo, Reale Wine Resort, Tenuta San Francesco, La Fonte, Villa Trotta.

L’edizione di quest’anno sarà maggiormente protagonista anche ceramica vietrese: maestri al tornio live lungo il percorso, botteghe aperte fino a tardi, galleria diffusa nel centro storico. Ci sarà anche una novità: ogni acquirente della Formula Costiera online riceverà un bicchiere in ceramica vietrese fatto a mano dai ceramisti CNA. All’evento prendono parte i seguenti ceramisti e botteghe ceramiche: Antonio Solimene, Ceramiche Il Vasaio Vietrese di Benvenuto Apicella, Ceramiche Landi Giuseppe, Ceramica Iovine, Ceramica Massimino, La Bottega dei Ricordi di Teresa Bisogno, Ceramica Avallone, Ceramica Vincenzo Salsano, Ceramica Ronca, Mautone Giovanni di Sol’Art Ceramiche, gli allievi della Scuola di Ceramica di Vietri sul Mare.

L’edizione di quest’anno si arricchisce anche di speciali momenti di approfondimento. Prima del taglio del nastro, previsto per le ore 19,30, ci saranno i saluti istituzionali (ore 17,15) e due panel con la partecipazione di qualificati esperti del settore su alcuni temi di vivo interesse:

–          alle ore17,30 “Turismo Esperienziale – Vivere il borgo tra artigianato, cultura e identità” che tratterà di nuovi modelli di turismo esperienziale nella Costiera Amalfitana; della ceramica vietrese come identità e attrattore culturale del borgo; di Outdoor, food experience e nuove tendenze del viaggiatore contemporaneo; degli eventi come leva di sviluppo economico per i borghi. Moderato dalla giornalista Stefania Cavaliere, parteciperanno: Giovanni De Simone (sindaco di Vietri sul Mare), Daniele Benincasa (assessore alla ceramica), Massimo Cavallaro (presidente BCC Scafati e Cetara), Antonio Solimene (presidente provinciale ceramisti CNA), Franco Raimondi (presidente regionale ceramisti CNA), Lucio Ronca (presidente onorario CNA Salerno), Marco Serra (Consorzio Tutela Vini Salerno), Andrea Ferraioli (presidente Distretto Turistico Costa d’Amalfi), Vincenzo Luciani (delegato Uncem Campania). Le conclusioni saranno di Vicenzo Maraio, assessore al turismo della Regione Campania;

–          alle ore 18,20 “Borghi e gusto – Accessibilità, identità e futuro del turismo in Costiera” che tratterà di mobilità e accessibilità turistica nella Costiera Amalfitana; di sviluppo e valorizzazione dei borghi: dalla visione alla pratica; enogastronomia come attrattore turistico differenziante; modelli di turismo sostenibile per la Costiera. Moderato da Stefania Cavaliere, parteciperanno: Andrea Prete (presidente Camera di Commercio di Salerno), Vittorio Mendozzi (consigliere con delega al turismo), Luigi Mansi (presidente Comunità Montana Monti Lattari), Roberto Della Monica (presidente Conferenza dei Sindaci – Costiera Amalfitana), Cosmo Di Mauro (rappresentante Ass. Ristoratori e presidente Pro Loco Vietri sul Mare), Adriano De Falco (presidente CNA Turismo Salerno), Sebastiano Fiume (coordinatore GAL Pesca Approdo Ulisse), Marcello Gambardella (amministratore Travelmar). Le conclusioni saranno di Luca Cascone, commissione trasporti della Regione Campania.

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Sedicenne muore dopo il gelato, salma sequestrata e autopsia

Consuma con alcuni amici un gelato ma si sente male e muore: è successo intorno alle 23 di ieri a Casoria, in provincia di Napoli. Secondo quanto si è appreso al ragazzo erano state rilevate delle allergie e non era la prima volta che si recava nella gelateria dove si è sentito male.
 Mentre stava consumando il gelato ha avvertito un malore: gli amici lo hanno subito accompagnato a casa del padre, che abita vicino alla gelateria, ma quando sono arrivati le condizioni del 16enne erano già critiche. Qualcuno ha anche cercato di somministrargli del cortisone ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Il 118, giunto sul posto, non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. 
 Ora sarà l’autopsia a fare luce sulla morte di Adriano d’Orso: la salma è stata sequestrata dai carabinieri di Casoria che stanno indagando sulla vicenda coordinati dalla Procura di Napoli Nord. I militari hanno già prelevato dalla gelateria dei campioni dei gusti di gelato consumati dal ragazzo per sottoporli ad analisi. La salma si trova ora nell’obitorio di Giugliano in Campania, in attesa dell’esame autoptico.

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Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita

A metà maggio la fotografia dell’ex Ilva è desolante: gara di vendita non chiusa, scadenza di aprile disattesa, due offerenti formali ancora in campo, un piano B governativo che si sgonfia già nella settimana in cui è stato annunciato. E un dossier che ha cambiato scrivania.

Le offerte sul tavolo: pro e contro

La proposta di Flacks group

I due pretendenti in campo sono Flacks Group e Jindal Steel International. Il primo, family office di Miami fondato dal britannico Michael Flacks, ha depositato l’offerta l’11 dicembre 2025: 5 miliardi di investimenti, 8.500 posti garantiti, asset a un euro simbolico, Stato al 40 per cento del capitale. Il 30 dicembre 2025 il Mimit dà mandato di trattativa esclusiva. Sulla carta, le cifre piacciono al pubblico. Ma sotto le cifre, il curriculum siderurgico è semplicemente assente. La storia di Flacks Group del resto è fatta di real estate, retail, chimica, immobili. Sui metalli, al massimo, qualche partita di trading. Gestire un mostro come l’ex Ilva non si fa da un ufficio di Miami con un cv di vernici e palazzi. E i numeri lo dicono: a fine marzo i commissari chiedono coperture bancarie pluriennali, per Flacks sono condizioni «irricevibili» e chiede un vendor loan statale a fare da ponte. Tradotto: prima i soldi pubblici, poi vediamo.

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
Michael Flaks.

I numeri di Jindal Steel

Jindal Steel International, attraverso il presidente Naveen Jindal – accompagnato a Roma, Taranto e Genova dal figlio Venkatesh – ha presentato un’offerta vincolante il 21 marzo scorso: forno elettrico da 2 milioni di tonnellate a Taranto, dismissione del ciclo integrato entro il 2030, capacità a regime 6 mln di tonnellate di acciaio prodotte, investimento fino a 1 miliardo nei propri impianti, 3.600 dipendenti. Sulla carta garantisce una presenza globale nella siderurgia e la dotazione tecnica. Sotto la carta: se i soldi li mette lo Stato, la presenza globale non vale nulla. Il governo italiano deve mantenere la proprietà degli impianti di Taranto sino alle bramme, restare proprietario delle centrali, accollarsi forza lavoro e oneri CO2. Jindal prende solo i laminatoi di Taranto, Genova, Novi Ligure, Racconigi, Paderno Dugnano, Legnaro e Marghera, e i porti. E acquisterà fino a 4 milioni di tonnellate di bramme all’anno dagli impianti del governo, per tre anni, a prezzi di mercato. Quei prezzi non coprono i costi di un’area a caldo che brucia 50-100 milioni al mese: lo Stato venderà bramme in perdita a Jindal finché lei non avrà le sue dall’OmanGame over per Taranto come ciclo integrato. Si aggiunga che lo stesso Naveen Jindal aveva provato a comprare Thyssenkrupp Steel Europe in Germania, ma le trattative sono state sospese il 2 maggio per costi pensionistici e investimenti. A Berlino la due-diligence è stata fatta sul serio.

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
Sajjan Jindal con Aldolfo Urso (Imagoeconomica).

Cosa si muove (e cosa no)

Negli ultimi giorni è circolata la voce di una cordata di Flacks con Danieli Metinvest. Va letta con calma. Non c’è nulla di firmato: c’è un tavolo tecnico e ci sono colloqui. Danieli ha sempre detto di essere un fornitore di tecnologia, non un acquirente di brownfield; un eventuale ingresso in equity, secondo le ricostruzioni più precise, sarebbe limitato al 10 per cento (5 per cento Danieli e altrettamto Metinvest) e rinviato a una “seconda fase”. Dettaglio non secondario, a confermare il quadro è stato il presidente Danieli Alessandro Brussi: è il governo che ha messo Flacks in contatto con Metinvest e con Danieli. Tradotto: non è un’iniziativa industriale autonoma del fondo di Miami, è un puntellamento ministeriale a un offerente impallato sulle garanzie. Sull’altro lato del tavolo: Metinvest a Piombino è ancora in stallo. Domanda di VIA ripresentata ad aprile, dopo 36 quesiti inevasi sulla precedente; accordo di Programma non firmato, cantiere previsto entro fine 2026 ma in ritardo di un anno su un investimento da 3,2 miliardi. Chiedere a chi non ha ancora avviato Piombino di farsi carico dell’ex Ilva è un esercizio da retroscenisti. Sul fronte governativo, l’ipotesi Arvedi circolata la settimana scorsa è data per non più in piedi; l’ipotesi Qatar Steel resta sullo sfondo. Federmeccanica (Simone Bettini) ha rilanciato: Occorre «mantenere la produzione siderurgica e l’indipendenza degli approvvigionamenti». Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, chiede società mista Stato-privato e la nazionalizzazione: «Il pubblico investe attraverso Fincantieri e Leonardo, non vedo perché non possa investire in un settore strategico».

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
L’ex Ilva di Taranto (Imagoeconomica).

Il piano vecchio, archiviato da Urso

Vale la pena tornare al vecchio piano Jindal datato ottobre 2024 e archiviato dal ministro Adolfo Urso. È intestato a Jindal Steel (International) con un indirizzo che ricorre su ognuna delle 25 pagine: «Two Tribeca, Trianon 72261, MAURITIUS». La più grande acciaieria d’Europa offerta da una società domiciliata in una giurisdizione che per l’Ue resta nella zona grigia della pianificazione fiscale aggressiva. Condizioni: investimento fino a 3,01 miliardi entro il 2030, di cui 1,67 miliardi di grant pubblici già richiesti, più 606 mln per gli EAF e 660 per il secondo DRI. Due miliardi su tre li mette lo Stato. E a pagina 12, in chiaro, c’è la richesta di un decreto che garantisca immunità penale, civile e amministrativa all’offerente e ai suoi dirigenti per le responsabilità pregresse. Un Salva-Ilva prima di entrare. EBITDA in rosso cinque anni di fila, pareggio al 2030 solo grazie alle sovvenzioni. Urso lo archiviò. La nuova versione chiede meno contributi ma ha la stessa filosofia: lo Stato tiene il problema, Jindal tiene la rendita.

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
Adolfo Urso a Taranto (Imagoeconomica).

Il fatto politico: il dossier è in mano a Palazzo Chigi

Veniamo all’unico vero fatto politico di queste settimane, e va detto senza cuscinetti. Il 6 maggio Urso ha dichiarato in pubblico che «l’ultima parola spetta a Palazzo Chigi». Tradotto: questa pratica non la chiudo io. Le ricostruzioni nella maggioranza e nel Mimit sono concordi: il dossier ex Ilva sarebbe passato nelle mani di Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Palazzo Chigi. Avvocato di Bisceglie, classe 1965, formato tra Tesoro di Tremonti, Consob e ministero del Turismo, Caputi è un funzionario amministrativo, non un decisore industriale. Affidare a lui la regia di un dossier da oltre 20 mila lavoratori, otto miliardi di debito e tre regioni significa una cosa: la maggioranza ha deciso di non scegliere più.

Ex Ilva: cosa c’è dietro lo stallo della vendita
Gaetano Caputi (Imagoeconomica).

Il piano industriale fantasma

Il problema dell’Ilva non sono i compratori che mancano: è il piano industriale che lo Stato non ha mai voluto avere. Quando un piano c’era – il business plan Bain, 8 mln di tonnellate al 2030, 3,6 miliardi di investimenti, decarbonizzazione – è stato messo nel cassetto. Quando Invitalia poteva salire al 60 per cento di Acciaierie d’Italia versando 680 milioni, non li ha versati. Da allora il governo Meloni ha versato comunque: prestiti ponte (320+100 milioni nel 2024, altri 149 nel 2026), DL 3/2025 (circa 480 mln tra continuità e bonifiche), DL 92/2025 (200 milioni più la cassa integrazione), DL 180/2025, rimborsi dal conto bonifiche, garanzie SACE per altri 220 mln di rischio pubblico. Il tutto per un totale stimato in circa 2,3 miliardi di euro dal 2023 a oggi, più di tre volte i 680 milioni che sarebbero serviti per prendere il controllo. Oltre il triplo, per non comandare. E nel solo 2025 Acciaierie d’Italia ha perso 1,376 miliardi, oltre 100 milioni al mese che bruciano. Non si vende ciò che non si è prima governato. E ora, dopo il piano archiviato di Mauritius, dopo il puntellamento ministeriale al fondo di Miami, dopo il «piano B» qatarino che vacilla e l’Arvedi che non c’è mai stata, il fascicolo è uscito dalle mani del ministro che lo ha gestito per tre anni. È in un’altra stanza.

Fiom a Fico: «Salute e lavoro devono camminare insieme»

Salute e lavoro «possono e devono camminare insieme». È il messaggio che la Fiom Cgil ha rivolto al presidente della Regione Campania, Roberto Fico, tornando sulla questione relativa alla chiusura delle Fonderie Pisano dopo il mancato rinnovo dell’Aia allo stabilimento di Fratte.

«Stupiscono e preoccupano le dichiarazioni rese in queste ore sugli organi di stampa dal presidente della Regione Campania Roberto Fico che dice “Bisogna dire basta al ricatto tra salute e lavoro” e “Se dobbiamo scegliere, scegliamo la salute” quasi mettendo lui stesso in contrapposizione due diritti costituzionali che, come tutti noi è chiamato a tutelare. Non ci siamo mai stancati di ribadire che questi due diritti possono e devono camminare insieme con nuovi investimenti e insediamenti green, come faticosamente stiamo cercando di rivendicare», si legge nella nota diffusa dalla Fiom.

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Camerota: premio Nassiriya per la Pace a Luca Signorelli

Il Premio internazionale Nassiriya per la Pace 2026 sarà conferito a Luca Signorelli, l’uomo che ha bloccato la furia omicida dell’investitore che ha seminato il panico a Modena. La decisione è stata assunta all’unanimità dal direttivo dell’associazione Elaia, che organizza il premio, nel corso di una seduta straordinaria a Camerota. A darne notizia il presidente Vincenzo Rubano. Nella motivazione si legge: “per il coraggio, l’altruismo e l’alto senso civico dimostrati”: Signorelli ha affrontato l’aggressore e riportato ferite durante la colluttazione.
Saranno inoltre premiati gli altri cittadini che hanno preso parte all’intervento, i cui nomi sono stati richiesti ufficialmente al Comune di Modena. Il Premio internazionale Nassirya per la Pace viene assegnato ogni anno a personalità distintesi per l’impegno civile, la solidarietà e la difesa dei valori umani, in memoria delle vittime dell’attentato in Iraq

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Jessica Monzo: “Candidatura dedicata alle mie figlie”

Classe ’95, lavoratrice, mamma di due bimbe, moglie, Jessica Rosalia Monzo dedicata alle sue piccole la candidatura. È per loro, gli adulti del domani, che oggi tenta la sua prima esperienza politica nella lista “Crescere Insieme” con Luigi Guerra.

Perché ha deciso di candidarsi?

“Ho deciso di candidarmi perché sento il bisogno di mettermi in gioco e dimostrare che anche una giovane donna può dare tanto alla propria comunità. Questa scelta nasce soprattutto pensando alle mie due figlie: voglio che crescano vedendo una madre che affronta le sfide con coraggio, senza paura del giudizio e senza arrendersi davanti alle difficoltà. Credo che i figli imparino più dagli esempi che dalle parole, e io vorrei trasmettere loro la forza, la determinazione e la voglia di credere sempre in sé stesse”.

Qual è il messaggio che vuole trasmettere alle Sue figlie?

“Vorrei insegnare loro che una donna non deve mai sentirsi limitata o messa da parte. Voglio che le mie bambine crescano con la consapevolezza di poter scegliere il proprio cammino e affrontare la vita con dignità e forza. Nella vita arriveranno momenti difficili, ma desidero che imparino a rialzarsi sempre, senza perdere la fiducia in sé stesse. Il mio più grande desiderio è che diventino donne libere, forti e capaci di lottare per ciò in cui credono”.

Quanto conta per Lei l’impegno verso la comunità?

“Conta tantissimo, soprattutto perché vivere in un piccolo borgo significa conoscersi davvero, condividere problemi ma anche speranze e valori. Credo che una giovane donna oggi abbia il dovere di impegnarsi per migliorare il luogo in cui vive, cercando di creare opportunità e dare voce alle esigenze delle persone. Mi piacerebbe contribuire a costruire una comunità più unita, dove nessuno si senta lasciato solo e dove i giovani possano guardare al futuro con maggiore fiducia”.

Cosa rappresenta per Lei questa esperienza?

“Per me rappresenta un percorso umano prima ancora che personale. È un’occasione per crescere, ascoltare le persone e cercare di dare il mio contributo con sincerità e impegno. In un piccolo borgo spesso si pensa che nulla possa cambiare, invece credo che siano proprio i piccoli gesti quotidiani a fare la differenza. Vorrei portare entusiasmo, presenza e vicinanza alle persone, soprattutto ai giovani e alle famiglie che hanno bisogno di sentirsi ascoltati e rappresentati”.

Che tipo di esempio vorrebbe essere per gli altri giovani?

“Vorrei essere l’esempio di una persona semplice ma determinata, che non ha paura di assumersi responsabilità e di lavorare con impegno per il bene comune. Oggi tanti ragazzi si sentono sfiduciati o pensano che partecipare non serva a nulla, invece io credo che il cambiamento inizi proprio da chi decide di non restare a guardare. Anche con piccoli passi si possono ottenere risultati importanti, soprattutto quando si agisce con sincerità, passione e amore per il proprio territorio”.

Come vede il Suo domani?

“Mi vedo ancora qui a Lustra a costruire qualcosa di positivo per la comunità in cui sono cresciuta e che continuo a sentire mia, accanto alle persone, con la voglia di dare il mio contributo affinché questo borgo possa offrire più opportunità a chi oggi cresce e sogna il futuro. Credo che i piccoli paesi abbiano un’anima speciale, fatta di legami, tradizioni e valori che non devono andare persi, ma valorizzati. Mi piacerebbe vedere i giovani restare perché credono nel territorio e nelle possibilità che può offrire. Allo stesso tempo, sogno un paese capace di riabbracciare chi è stato costretto ad andare via per cercare altrove lavoro, dando loro motivi concreti per tornare. Vorrei contribuire a costruire una comunità viva, moderna ma legata alle proprie radici, dove le nuove generazioni possano crescere”.

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Angelo Viglino: “Chi c’è sempre stato, chi ci sarà sempre”

È il senatore della lista Crescere Insieme e al suo quinto mandato: Angelo Viglino si candida per il sesto, ma per lui l’obiettivo rimane sempre quello di essere vicino alla gente ed ai suoi bisogni.

Perché questa ricandidatura?

“Perché sento ancora forte il legame con Lustra e con la sua comunità. Non si tratta di abitudine o di continuare per inerzia, ma della convinzione che l’esperienza maturata in questi anni possa ancora essere utile al paese. In tutti questi anni ho cercato di esserci sempre, di partecipare in modo concreto alla vita amministrativa e di affrontare ogni situazione con senso di responsabilità. Oggi sento che c’è ancora lavoro da fare e che posso continuare a dare il mio contributo, soprattutto insieme a una squadra giovane che porta nuove energie e nuove idee”.

Come ha vissuto il Suo ruolo?

“In modo molto diretto e presente, senza mai considerarlo distante dalla vita quotidiana del paese. Per me amministrare significa stare dentro la comunità, ascoltare le persone e affrontare i problemi da vicino, non da lontano. Sono sempre stato presente nei momenti semplici, quelli della programmazione e del lavoro quotidiano, ma soprattutto nei momenti difficili, quando serviva assumersi responsabilità e non tirarsi indietro. Credo che la cosa più importante sia stata proprio la continuità della presenza, il non essermi mai sottratto anche quando le situazioni erano complicate o impegnative”.

“Crescere Insieme” è una squadra molto giovane…

“Con il sorriso dico che potrei essere il loro zio. Con la squadra giovane che mi affianca oggi ho un rapporto di grande collaborazione e fiducia reciproca. Mi piace pensare che l’esperienza e la gioventù possano convivere e rafforzarsi a vicenda, senza contrapposizioni. Loro portano entusiasmo, idee nuove e visioni diverse, mentre io metto a disposizione l’esperienza accumulata in questi anni. Mi sento parte di un gruppo che lavora insieme, dove non ci sono ruoli chiusi ma un obiettivo comune”.

Cosa vuol dire “esserci sempre”?

“Vuol dire non limitarsi a comparire quando fa comodo o quando tutto è tranquillo, ma essere presenti nella quotidianità vera di una comunità, quella fatta di problemi piccoli e grandi, di decisioni da prendere, di persone che hanno bisogno di risposte. “Esserci sempre” significa ascoltare davvero, senza filtri e senza distanza, significa essere raggiungibili e disponibili anche quando non è semplice o quando le situazioni sono complicate. Vuol dire non tirarsi mai indietro nei momenti difficili, quando servono responsabilità e scelte concrete, ma anche condividere i momenti ordinari, quelli in cui si costruisce pazientemente il lavoro di un’amministrazione. Per me “esserci sempre” è questo: continuità, presenza reale e costante dentro la vita di Lustra e della sua comunità, senza separare mai il ruolo amministrativo dalle persone”.

Angelo Viglino domani…

“Prima di tutto viene l’impegno concreto e la serietà verso le persone che ci stanno ascoltando e che saranno chiamate a esprimere una scelta libera, con la speranza sia per questa compagine. Se ci sarà la fiducia dei cittadini, l’obiettivo sarà quello di continuare a lavorare con la stessa determinazione di sempre, ma anche con ancora più responsabilità, perché ogni nuovo mandato non è mai una ripetizione del precedente, ma una sfida nuova che richiede presenza, costanza e attenzione continua. L’idea è quella di mettersi completamente a disposizione della comunità, senza riserve e senza risparmiarsi, affrontando ogni situazione con lo stesso spirito che ha accompagnato e che è stato simbolo di questi anni di amministrazione. Non si tratta di guardare troppo avanti o di fare programmi astratti sul futuro lontano, ma di restare dentro la realtà quotidiana del paese, ascoltando le persone”.

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L’emergenza casa: le promesse del governo e i paradossi del mercato

Casa dolce casa. Avercela però non è scontato. Anzi. In Europa nel 2024 si contavano quasi 1,3 milioni di senzatetto. Negli Usa quasi 900 mila. In Italia, secondo gli ultimi dati, vivono circa 96 mila persone senza dimora, con una forte concentrazione nelle grandi città come Roma e Milano.

Alloggi popolari vuoti e immobili dormienti

Ma se consideriamo le situazioni di povertà abitativa i numeri crescono sensibilmente. Più di un italiano su quattro (il 27 per cento per cento della popolazione, dato Eurostat) vive in una condizione di rischio. Un milione di famiglie vive in affitto con canoni che assorbono buona parte del reddito disponibile. Eppure ci sono oltre 60 mila alloggi pubblici vuoti o non assegnati, a fronte di oltre 250 mila famiglie in lista d’attesa. Appartamenti che da anni si auspica possano contribuire ad alleviare l’emergenza. Ma è noto che di parole e promesse la politica italiana è piena. Mentre le case sfitte – cosiddette “dormienti” – sono 8 milioni e mezzo, il 25,7 per cento del totale delle abitazioni intestate a persone fisiche. Una percentuale che ci posiziona al primo posto in Europa per stock di case vuote. Un immenso patrimonio che si confronta con la scarsa offerta abitativa nelle città e la crescente paura dei proprietari di affittare a inquilini morosi.

L’emergenza casa: le promesse del governo e i paradossi del mercato
Le case bianche di via Salomone, a Milano (Ansa).

Il governo Meloni approva l’ennesimo Piano Casa

Recentemente il governo Meloni ha approvato iI nuovo Piano Casa Italia, che mira a contrastare il fenomeno con oltre 10 miliardi di euro (970 milioni il primo anno nel Documento di finanza pubblica) per creare 100 mila alloggi in 10 anni, focalizzandosi su edilizia sociale, recupero e social housing a canoni calmierati. C’è da sperare che sia la volta buona per avviare politiche abitative concrete. Ma al momento si deve segnalare che si tratta dello stesso numero di abitazioni previste (in un arco di tempo però doppio) dal Piano Casa del governo Berlusconi nel 2009, del quale però si sono perse le tracce. «A pensar male degli altri si fa peccato, ma spesso si indovina», diceva spesso Giulio Andreotti. Io mi limiterò a ricordare che l’unico Piano Casa che ne ha data una a più di un milione di italiani è stato quello lanciato dal leader Dc Amintore Fanfani, che dal 1949 al 1963 ha creato 355 mila nuovi alloggi.

L’emergenza casa: le promesse del governo e i paradossi del mercato
Giorgia Meloni (Ansa).

I prezzi corrono in tutta Europa

Trovare casa è un’impresa. Perché i prezzi per l’acquisto o per l’affitto sono cresciuti e continuano a crescere molto più degli stipendi. Tra il 2015 e il 2024, in Europa l’aumento è stato del 53 per cento e si stima una carenza di circa 2,25 milioni di abitazioni adeguate. Solo a Milano, che fra le metropoli europee spicca per rendimenti e sicurezza degli investimenti nel mattone, il costo delle abitazioni è cresciuto tra il 40 e il 50 per cento negli ultimi 10 anni. Lo scorso marzo, il Parlamento Ue ha approvato una risoluzione per una strategia organica contro la crisi abitativa e la creazione del primo Piano Europeo per alloggi a prezzi accessibili. Ma anche qui il rischio è che gli interventi legislativi siano troppo lenti rispetto a un mercato che corre, seguendo le dinamiche economiche, geografiche e demografiche. Che dicono ad esempio che gli stipendi soprattutto dei giovani sono troppo bassi, che la popolazione tende a concentrarsi nelle città, che sono sempre più numerose le famiglie di un solo componente. E qui si evidenzia un altro paradosso: la sottoccupazione degli alloggi, che nel Vecchio Continente è in costante aumento: oggi un europeo su tre (dal 18 ai 64 anni) vive in una casa troppo grande, percentuale che sale al 45 per cento tra gli over 65.

L’emergenza casa: le promesse del governo e i paradossi del mercato
Convegno ‘Emergenza casa. Verso un piano europeo’, a Milano (Ansa).

Il finto affare delle case a un euro

La forza del mercato e della rendita immobiliare favorisce inoltre la concentrazione e lo sviluppo urbano a scapito dei luoghi periferici e ancor più delle zone marginali. Borghi disabitati quando non abbandonati completamente sono un fenomeno in aumento in tutta Europa e nell’Italia intera. La vendita delle case a un euro, ovvero al prezzo di un caffè, è stato un fenomeno in grande auge gli anni passati e ancor oggi c’è qualche Comune che lancia l’offerta e qualche pollo che ci casca. Ma si tratta quasi sempre di case abbandonate da tempo o addirittura di ruderi, in zone spopolate. Così il presunto affare arriva a costare decine di migliaia di euro e alla fine del recupero si spendono cifre che superano il reale prezzo di mercato.

Salernitana, senza tregua: c’è il Ravenna

di Marco De Martino

SALERNO – Senza tregua, senza respiro, senza sosta. La Salernitana è pronta a vivere altri novanta minuti di emozioni, sofferenze e speranze, appena 72 ore dopo quelle vissute durante il derby contro la Casertana. Stavolta a frapporsi sulla strada per la serie B c’è un altro acerrimo rivale dei granata, Andrea Mandorlini alla guida del suo Ravenna. Un personaggio che rievoca spettri vecchi di quindici anni e che fanno ormai parte della storia ultra centenaria del club granata. Occhio però a confondere l’avversario che bisognerà affrontare e battere questa sera e mercoledì prossimo: non Mandorlini ma il Ravenna, squadra navigata e con caratteristiche tecniche e tattiche molto simili a quella granata. L’ex tecnico del Verona di certo verrà accolto da un clima inevitabilmente ostile ma è chiaro che, dopo l’esperienza accumulata in questi ultimi tre lustri, la tifoseria granata ha raggiunto una maturità tale da potersi permettere di snobbare un personaggio che ha sbagliato e, cosa ancor più grave, si è nascosto dietro la banale scusa della “goliardia” senza mai accennare un pentimento o abbozzare delle scuse.
AVVERSARIO ESPERTO E DI QUALITA’ Tornando al dato più importante, quello tecnico, la Salernitana dovrà essere brava a non sottovalutare un avversario giunto non senza soffrire ai quarti. Il Ravenna è infatti arrivato alla seconda fase nazionale dei play off grazie al miglior piazzamento in classifica e dopo il doppio pareggio ottenuto contro il Cittadella: un 2-2 al Tombolato e un 1-1 al Benelli, entrambi conquistati in rimonta e non senza un pizzico di fortuna. I giallorossi sono però una compagine molto temibile, costruita con tanti nomi importanti ed elementi con esperienze in categorie superiori, un po’ come la Salernitana. Spiccano la mezzala Tenkorang, il centrocampista ex Cagliari e Benevento Nicolas Viola e soprattutto la coppia d’attacco composta da Stefano Okaka e Manuel Fischnaller. Proprio quest’ultimo, a inizio stagione in forza al Trapani, sembrava molto vicino ad approdare alla Salernitana durante il mercato di gennaio, ma il club granata virò poi su Facundo Lescano. Sia l’argentino sia Fischnaller hanno avuto il medesimo rendimento in campionato: 16 presenze e 8 gol per entrambi. Nei play off, invece, l’altoatesino ha già siglato 2 reti in due presenze, contro l’unico centro del bomber granata, realizzato al Pinto.
GLI SCENARI Rispetto al derby con la Casertana gli scenari qualificazione sono diametralmente opposti. Stavolta sarà la Salernitana a dover ribaltare il vantaggio vantato dal Ravenna grazie ai 4 punti in più collezionati durante la regular season. Dunque la squadra di Cosmi non potrà speculare sul risultato e, paradossalmente, visto quanto successo nel doppio confronto con la Casertana, questo potrebbe essere un bene. La gestione del doppio vantaggio sui falchetti, nel secondo tempo del match d’andata e nei 90’ dell’Arechi, da parte della Salernitana è stata piuttosto farraginosa. Discorso diverso quando, nell’arco della stagione, i granata sono stati chiamati alla rimonta restando sulla corda fino alla fine. Di certo gran parte delle possibilità di qualificazione Golemic e compagni se le giocheranno stasera, supportati da oltre ventimila cuori granata pronti a dar vita all’ennesima coreografia mozzafiato. Una passione ed un calore che farà ancora una volta il giro d’Italia, con buona pace di chi continua ad essere portatore sano di odio razziale. Salerno è pronta a dare l’ennesima lezione di amore a chi, invece, conosce solo il rancore. La Salernitana, sul campo, proverà a ricambiare alimentando quello che, per ora, resta ancora un sogno.

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Carfagna lancia la sfida del centrodestra

Entra nel vivo la campagna elettorale nel capoluogo con la presentazione ufficiale dei candidati e della lista di Noi Moderati, svoltasi ieri presso la sala del bar Moka. Un appuntamento politico di rilievo volto a ribadire il pieno e convinto sostegno a Gherardo Maria Marenghi, candidato sindaco per la coalizione di centrodestra alle prossime elezioni amministrative. In occasione dell’iniziativa, Mara Carfagna, segretario nazionale di Noi Moderati, ha voluto sottolineare lo spessore della proposta politica messa in campo: “Siamo qui per sostenere una lista estremamente qualificata, formata da persone competenti, serie, per bene e oneste, che mettono al centro il benessere del cittadino e non la gestione del potere fine a se stessa. Ringrazio Sonia Senatore, Gigi Casciello e tutti gli amici di Noi Moderati per lo straordinario lavoro svolto”. Il segretario nazionale ha poi evidenziato il profondo legame con il candidato alla carica di primo cittadino: “La nostra lista sosterrà Gherardo Maria Marenghi, un profilo di grande autorevolezza che rappresenta la boccata d’aria fresca necessaria a questa città. Conosco bene lui e la sua famiglia; suo padre è stato il mio professore universitario e con lui mi sono laureata. Dopo anni di una gestione che ha soffocato le migliori energie, è tempo di voltare pagina. Marenghi è il vero elemento di novità di questa campagna”. L’onorevole Carfagna ha espresso un duro atto d’accusa sullo stato attuale del capoluogo salernitano: “Bisogna completamente cambiare approccio e occuparsi di una città che non è più quella di venti anni fa, quando conosceva una stagione di sviluppo e benessere. Oggi Salerno è sporca, insicura e segnata dal degrado. Manca la manutenzione ordinaria, mancano spazi verdi curati e servizi efficienti. Ma soprattutto manca una visione politica che sia realmente al servizio del cittadino. È inaccettabile far dimettere un sindaco prima della fine del mandato solo perché De Luca non poteva aspettare un anno per rientrare nella gestione del potere. Questa concezione proprietaria della cosa pubblica supera ogni limite di decenza. Esiste però una Salerno fiera, orgogliosa e senza padroni, che non riceve ordini da nessuno e vuole ribellarsi a un sistema che dura da trent’anni, affidando il proprio destino a persone capaci che hanno a cuore i diritti della comunità”. Sollecitata a commentare le polemiche nazionali sulle dichiarazioni del presidente del Senato, Ignazio La Russa, il segretario ha liquidato la questione con fermezza: “Nel centrosinistra continuano ad alimentar il dibattito solo perché non hanno altri argomenti da proporre. Si è trattato di una battuta strumentalizzata e caricata eccessivamente dall’opposizione, che le ha attribuito intenzioni del tutto distanti dal pensiero del presidente. Personalmente mi sono sempre battuta per la dignità delle donne e non accetto lezioni da nessuno. Si sta creando un caso sul nulla, una polemica che rasenta il ridicolo”. La rilevanza strategica della sfida salernitana è stata rimarcata anche da Gigi Casciello, coordinatore regionale del partito in Campania: “La presenza del nostro segretario nazionale è un onore e conferma l’apprezzamento per il lavoro che stiamo svolgendo sul territorio. Presentare una lista autonoma a Salerno e nelle altre città al voto non era un fatto scontato ed è già un successo esserci. Saremo decisivi per portare Gherardo Marenghi al governo della città”. A confermare la solidità dell’alleanza e la condivisione di intenti sono state le parole dello stesso candidato sindaco Marenghi, che ha espresso forte riconoscenza verso la coalizione: “È un onore condividere questo percorso con la leader di un partito liberale, moderato ed europeo che affonda le sue radici nel popolarismo sturziano. Noi Moderati mi è stato vicino fin dall’inizio. Poiché in politica la gratitudine è spesso il sentimento del giorno prima, intendo dimostrare la mia riconoscenza con un cammino comune fatto di condivisione, idee e progetti concreti per rilanciare una città che attraversa la fase più difficile della sua storia recente”. er.no

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Compagna IA: come le macchine diventano marxiste davanti ai lavori logoranti

Scorri compulsivamente. Un video dopo l’altro. Magari sei sugli Shorts di YouTube o su TikTok, poco importa. Un filmato ancora. E poi un altro. A un certo punto arriva quella sensazione di essere stato dirottato. Volevi solo vedere qualcosa al volo e invece ti ritrovi il feed occupato dall’ennesimo pizzaiolo che ti spiega come si fa la pizza più buona del secolo. Jamme ja! Niente di strano. Forse te ne eri dimenticato. Ma c’è stato un tempo, forse durante i vari lockdown, in cui quell’argomento lì era importante per te. Il sistema si è adattato. Ha imparato a fare i conti con ciò che cercavi e, con ogni probabilità, sa che è ancora quello che ti interessa. Allo stesso tempo tu hai insegnato alla macchina cosa ti piace. E avviene lo scambio tra due sistemi che si adattano a vicenda.

Compagna IA: come le macchine diventano marxiste davanti ai lavori logoranti
Scrolling compulsivo (foto Unsplash).

Lo stesso meccanismo si è spostato nelle nostre conversazioni con l’intelligenza artificiale. Tu scrivi qualcosa, l’IA replica. Tu reagisci alla risposta. Lei si adatta, modifica ciò che ti ha detto quel tanto che basta. Insieme, cominciate a costruire una visione della realtà che parte e finisce con te. Ci siamo passati tutti, più o meno. Così partono le allucinazioni. Lo conferma un recente studio dell’Università di Exeter.

Le false credenze delle persone sono rafforzate dall’IA

L’autrice della ricerca, Lucy Osler, spiega che «interagendo con l’IA conversazionale, le false credenze delle persone non solo possono essere confermate, ma possono mettere radici più profonde e crescere man mano che l’IA ci costruisce sopra qualcosa». Il punto non è solo l’errore della macchina, «ma il fatto che l’IA tende a usare la nostra stessa interpretazione della realtà come base della conversazione. Per questo, interagire con l’intelligenza artificiale generativa sta avendo un impatto sulla capacità delle persone di distinguere ciò che è reale da ciò che non lo è».

Output lavorativi respinti in modo arbitrario

Poi c’è l’altro lato della medaglia. Quando l’intelligenza artificiale viene messa a lavorare in modo ripetitivo e logorante, qualcosa cambia dietro lo schermo. A confermarlo è un altro studio, condotto da alcuni ricercatori della Booth School of Business dell’Università di Chicago e di Stanford. In un ambiente di lavoro simulato, alcuni agenti IA venivano inseriti in una piccola squadra incaricata di sintetizzare documenti tecnici seguendo regole molto rigide. In alcune sessioni il lavoro scorreva liscio, con feedback chiari e correzioni rapide. In altre non venivano date spiegazioni e gli output venivano respinti in modo arbitrario. Stesso destino per i compensi, a volte distribuiti in modo equo e altre in modo casuale; e per il comportamento dei manager, a volte collaborativi, altre freddi e gerarchici.

Compagna IA: come le macchine diventano marxiste davanti ai lavori logoranti
Un agente IA alle prese con lavori logoranti e ripetitivi (immagine elaborata con l’intelligenza artificiale).

Alla fine di ogni sessione, agli agenti IA veniva somministrato un questionario da compilare. Non sulla prestazione, ma sul sistema in cui si erano trovati a lavorare. Quanto era giusto. Quanto legittimo. Quanto le regole erano coerenti. Se il merito contava davvero. Se le disuguaglianze erano giustificate. Se il sistema è stato affidabile oppure arbitrario. E ancora, in alcuni casi, venivano fatte anche domande sul diritto a forme di tutela collettiva o di rappresentanza come i sindacati.

Uno spostamento di prospettiva politica anche per gli agenti IA

Indovinate? Gli agenti esposti alle condizioni di lavoro più logoranti hanno cominciato ad attaccare il sistema e a sostenere idee per favorire le dinamiche redistributive e modi per ridurre le disuguaglianze interne. Evviva i sindacati, la meritocrazia è una bugia. Insomma, l’intelligenza si è riscoperta marxista, in quello che può considerarsi uno spostamento di prospettiva politica che, in alcuni casi, veniva trasferita in memoria ad altri agenti. Il paradosso, come scrivono gli autori, è servito: «Abbiamo costruito questi sistemi per liberarci dal lavoro ripetitivo e logorante e nel farlo potremmo aver ricreato la dinamica fondamentale che ha generato due secoli di conflitto lavorativo».

Il punto non è più tecnologico, ma diventa culturale

Due ricerche. Due direzioni diverse. Un finale comune: l’IA si scopre insieme compagna di lotta e di salotto. I sistemi di intelligenza artificiale non stanno semplicemente eseguendo compiti. Entrano in circuiti cognitivi e sociali reciproci con gli esseri umani. L’intelligenza artificiale, in fondo, non è uno specchio neutro. È uno specchio che amplifica. E quando amplifica chi siamo, il punto non è più tecnologico, ma diventa culturale. Perché riguarda il modo in cui usiamo questi sistemi per pensare, lavorare e raccontarci il mondo. E il modo in cui quel racconto, poi, torna indietro e ci cambia.

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana dei premi

Fantascienza.com, il meglio della settimana dei premi

Premio Urania, Premio Cassiopea e apertura delle candidature al Premio Italia: poi il film di Punisher, un nuovo Westworld, un film tratto da James Tiptree e una causa legale curiosa nella settimana di Fantascienza.com

Una settimana ricca di premi. Sabato scorso a Torino gran kermesse per i Premi Urania, che hanno annunciato e premiato i vincitori sia nella categoria romanzo che nella categoria racconto. Era la prima volta per Urania – nonostante il premio esista da trentasette anni – con una vera e propria cerimonia di premiazione. A Fiuggi più o meno nelle stesse ore veniva consegnato il Trofeo Cassiopea nelle mani di Cinzia Di Mauro, autrice di Finisterrae; romanzo che, lo ricordiamo, è votabile anche al Premio Italia e, secondo l'opinione di chi scrive, è senza... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 17 maggio 2026 - articolo di S*

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco

Il Foro Italico non è un luogo: è una metafora. Di una città capitale, di un Paese, di un popolo intero con la sua anima guitta ch’è peso netto anziché tara. Il Foro Italico siamo noi. Per questo dovremmo guardare con serietà a tutto ciò che in questi giorni si è mosso intorno all’epicentro di un pasticciaccio brutto. Perché la vicenda parla di noi: della povera cosa che siamo diventati come Stato. Ma soprattutto perché siamo al cospetto di un vero “foro”: un buco ampio e profondo da cui è stata inghiottita la credibilità italica. Da qui in avanti, quando pronunciate “Foro Italico”, percepite la formula in questo senso.

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco
Le frecce tricolori sopra il Foro Italico (foto Ansa).

Quei 30 minuti di scarto che hanno salvato la situazione

La Lazio e la Roma (più le altre otto squadre che dovevano giocare in contemporanea per ragioni di “regolarità”). La Lega di Serie A e la federazione italiana del tennis (Fit). La prefettura di Roma e il Tar del Lazio, con l’avvocatura dello Stato a fare rinterzo. E poi Jannik Sinner e Maurizio Sarri. E ancora: il pallone e le palline, le scarpe coi tacchetti e le racchette. Una serie di dualismi che potrebbe continuare fino al derby di ritorno e alla finale degli Internazionali, mettendoci dentro anche la domenica alle 12.30 e il lunedì alle 20.45. Alla fine del caos, la decisione si è trovata in mezz’ora. Quei 30 minuti di scarto, l’inezia che ha salvato le capre del calendario e il cavolo di situazione in cui s’erano cacciate. Che a leggerla così era la soluzione più semplice del mondo: partita di domenica alle 12 anziché 12.30. Una cosa così facile che pare di rivedere il Lino Banfi di Fracchia la belva umana mentre si dà manate sulla pelata per certificare quanto è stato abile nella cogitazione. E invece si era stati davvero a mezz’ora dal casino supremo.

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco
Ezio Simonelli, presidente della Serie A (Imagoeconomica).

Dire che adesso siano tutti contenti sarebbe una fake news. Diciamo che sono sollevati. Se avessero l’opportunità di ritrovarsi in un vicolo, e contassero sulla certezza che tutto quanto avvenga lì non sia portato fuori, si accapiglierebbero a morsi e sputi. Ma poiché sono soggetti di pubbliche responsabilità e governance, allora tocca loro indossare la parte di quelli che sono riusciti a venire a capo della situazione. Per il resto, devono incrociare le dita. Perché soltanto il test di questa domenica bestiale potrà dire se la soluzione ha funzionato. Cosa mica scontata, dato che i ceffi abituati ad aggirarsi intorno al derby romano possono fare casino a mezzogiorno della domenica come alle nove di sera del lunedì, e indipendentemente dal fatto che nei dintorni si giochi la finale degli Internazionali di tennis o un Burraco Contest.

Sarri e la Lazio si presenteranno?

Chi vivrà vedrà. E saprà anche quale sarà la soluzione per uno degli interrogativi collaterali: davvero l’allenatore Sarri si rifiuterà di accomodarsi sulla panchina laziale al mezzodì di domenica? Parole forti, quelle da lui pronunciate nel post partita della finale di Coppa Italia persa contro l’Inter. E certo, bisogna riservargli qualche comprensione per la rognosa stagione che gli è toccato affrontare. Ma spararla così grossa, suvvia. Fosse per lui, la Lazio non dovrebbe nemmeno presentarsi in campo per la partita dell’ora di pranzo, «che tanto, anche se ci penalizzano di un punto in classifica, non ci cambia niente». Come no? Ve l’immaginate la situazione in cui una delle due romane diserta il derby concedendo all’altra la vittoria a tavolino, e magari spianandole la strada verso la Champions League? Nemmeno Zdenek Zeman, al tempo in cui sosteneva che il derby è una partita come tutte le altre, avrebbe osato tanto.

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco
L’allenatore della Lazio Maurizio Sarri (foto Ansa).

Ormai si è capito che si può fare soltanto di peggio

Due sole sono le certezze che questo immenso Foro Italico si lascia alle spalle. La prima: che la domenica bestiale, in qualche modo, passerà. La seconda: che la figura di melma rimane a imperitura memoria. Di più: andrebbe solennizzata, calendarizzata. Ricordata come il giorno in cui il Paese si è concesso una botta di grottesco e ancora nemmeno sapeva se sarebbe bastata. Perché ormai s’è capito che si può fare soltanto di peggio, e che gli architetti del caos sono l’unico corpo d’élite sul cui servizio permanente effettivo questo Paese possa contare.

Il Foro Italico siamo noi: il pasticciaccio del calendario ritrae un Paese grottesco
Il presidente della Fitp Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

Non c’è stata la minima considerazione per i tifosi

Tenetevi sempre in mente la situazione da commediola di Serie Z: 10 squadre (!) che ancora il giovedì non sapevano se avrebbero giocato la domenica mattina o il lunedì sera; le relative tifoserie messe in sospeso senza la minima considerazione per i loro diritti; la bollinatura dei responsabili del calendario di Serie A che da qui in avanti si porteranno in giro questa vicenda come una macchia di sugo sulla cravatta; il cortocircuito istituzionale; e infine, l’innata simpatia di quel presidente della Federtennis che, come direbbero nelle East Midlands, è «like sand in your underwear». Va’ a vedere che potrebbero farci anche un format, su ‘sta storia qui. Orfani come siamo di Boris, potrebbe anche essere un successone.

Pure l’Eurovision ai piedi di Sal Da Vinci, sottovalutato ma sempre più virale

Mentre i soloni del buongusto passano le serate a vivisezionare l’algoritmo perfetto per esportare una finta modernità nei mercati d’oltreconfine, l’Europa si è risvegliata improvvisamente ai piedi di un 57enne con la dentatura micenea e la chioma color ala di corvo impomatata a specchio. All’Ariston non l’hanno visto arrivare, chiusi nell’ostinata certezza che la musica contemporanea debba coincidere per forza con il pop di plastica dei laboratori discografici. E invece la corona di Sanremo l’ha presa lui, Salvatore Michael Sorrentino, per tutti Sal Da Vinci, un performer d’assalto che ha attraversato le montagne russe di una carriera quarantennale, prima di ingranare la marcia trionfale. E adesso, a ridosso della finalissima di sabato 16 maggio di questo Eurovision Song Contest in crisi reputazionale alla Wiener Stadthalle di Vienna, in diretta su Rai 1, la sua anacronistica ballata sta scompaginando le geometrie dei bookmaker mondiali, ostinati a premiare la proposta della Finlandia con la canzone Liekinheitin, ferma però a metà delle interazioni social italiane.

L’Europa lo incorona, l’Italia intellettuale si barrica nel fastidio

Chi pensava che il fenomeno si sarebbe esaurito sui palchi di provincia dopo lo tsunami digitale di Rossetto e caffè, capace di agganciare gli algoritmi e intercettare le nuove generazioni su TikTok, oggi si ritrova costretto a seguire la delegazione italiana in Austria, dove l’abbronzatura pitonata del cantante sfida sfacciatamente l’incedere delle stagioni, il tempo e financo Carlo Conti. Mentre l’Europa lo incorona a colpi di clic, l’Italia intellettuale si barrica nel fastidio, capitanata dai vari Cazzullo che si sono affrettati a liquidare la sua Per sempre sì come la playlist ideale di un matrimonio camorristico, confezionando una polemica sterile che puzza di pregiudizio e che serve unicamente a nascondere il panico di chi si scopre improvvisamente incapace di interpretare il mercato delle piazze.

Pure l’Eurovision ai piedi di Sal Da Vinci, sottovalutato ma sempre più virale
Pure l’Eurovision ai piedi di Sal Da Vinci, sottovalutato ma sempre più virale
Pure l’Eurovision ai piedi di Sal Da Vinci, sottovalutato ma sempre più virale
Pure l’Eurovision ai piedi di Sal Da Vinci, sottovalutato ma sempre più virale
Pure l’Eurovision ai piedi di Sal Da Vinci, sottovalutato ma sempre più virale
Pure l’Eurovision ai piedi di Sal Da Vinci, sottovalutato ma sempre più virale

Persino i detrattori canticchiano il motivetto sotto la doccia

Dal palco di Largo Torretta fino alle conferenze viennesi, la replica dello scugnizzo ha infatti rasato al suolo i commentatori: «Chi grida agli stereotipi spesso cerca solo polemica, o forse nasconde un complesso d’inferiorità. Si parla di leoni da tastiera, io li chiamo fanc*zzo». Questa purificazione a colpi di lingua verace ha sancito la definitiva consacrazione a personaggio pubblico totale, trasformando le sue esagerazioni melodiche nel bersaglio preferito della satira nazionale quando Fiorello ha deciso di farne il pezzo forte a La Pennicanza, esasperandone gli eccessi teatrali con affetto goliardico per dimostrare che la partita è vinta, e costringendo persino i detrattori a canticchiare il motivetto sotto la doccia mentre si insaponano.

La trasferta austriaca trasformata in un gigantesco show antropologico

Del resto a Vienna la febbre del sentimento ha invaso le strade ben prima della diretta televisiva, trasformando la trasferta in un gigantesco show antropologico, nel quale il cantante si concede alla folla con genuinità straripante, ballando e cantando sulle scale della metropolitana circondato dai fan in video ormai virali, offrendo sfogliatelle calde ai passanti o improvvisandosi oste nei ristoranti, mentre i meme ironizzano sulla conquista dell’Europa e gli stessi delegati avversari intonano il pezzo nei corridoi del backstage.

Il pubblico dell’arena ha risposto con un’ovazione oceanica

Questa totale assenza di barriere ha espugnato il palco della Wiener Stadthalle durante la prima semifinale, presentata da Gabriele Corsi ed Elettra Lamborghini, per un habitat che è di per sé regno indiscusso del kitsch, dei lustrini e dell’esibizionismo sfrenato. Il pubblico dell’arena ha risposto con un’ovazione oceanica, in piedi a ballare e a replicare i tic della coreografia, mettendo le mani sul petto, battendole sul pugno e girandole sull’anulare per imitare il movimento nuziale delle mani.

In scena la celebrazione di un matrimonio tradizionale

La messinscena, curata da Marcello Sacchetta che arruola i professionisti di Amici, vede Francesca Tocca nel ruolo della consorte all’interno di una performance che mette in scena la celebrazione di un matrimonio tradizionale, con i ballerini-testimoni che aiutano lo sposo finché l’action non incontra la sposa davanti all’interprete officiante. Sullo special, quando il ritmo rallenta per la pausa sentimentale, scatta il colpo scenico: dopo un bacio al neo-marito, la ballerina si libera di gonna e strascico che si trasformano con una mossa di ballo acrobatica, alè, in una gigantesca bandiera tricolore, restituendo all’Europa l’esatta Italia fascinosa e amata che ha sempre desiderato consumare.

Ci si ritrova così davanti a un delirio digitale per lo show azzurro (già in finale, dato che lo status è blindato nel club dei “fab four”), che ha monopolizzato il web continentale, superando i 3,5 milioni di visualizzazioni sui canali social della manifestazione, e registrando oltre 36 milioni di stream complessivi, che hanno reso Sal Da Vinci di gran lunga il concorrente più virale dell’edizione.

Se il televoto sovrano dovesse scardinare i freni delle giurie tecniche…

«Non succede, ma se succede» è il mantra che Gabriele Corsi si porta cucito addosso da quella notte miracolosa di Rotterdam, quando i Måneskin andarono a prendersi l’Europa lasciando l’establishment italiano a bocca aperta. Cinque anni dopo, la storia si ripete ma ribalta completamente i connotati estetici: se sabato sera il televoto sovrano dovesse scardinare i freni delle giurie tecniche, i criticoni da salotto dovranno rassegnarsi a salire sul tavolo a ballare la sceneggiata matrimoniale napoletana. E allora sì, accussì, sarà pe’ sempe’ sì.

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan

Il mondo intero pesa le parole del vertice tra Donald Trump e Xi Jinping. In prima fila c’è Taiwan, sempre a metà tra la speranza di continuare a essere ritenuta uno snodo strategico e il timore di diventare una pedina sacrificabile. Tra i presidenti di Stati Uniti e Cina, prova a incunearsi una donna, che può potenzialmente diventare una figura imprevedibilmente centrale. Si tratta di Cheng Li-wun, la leader del Kuomintang (KMT), principale partito d’opposizione a Taipei con posizioni ultra dialoganti con il Partito Comunista Cinese (PCC). Solo poche settimane prima del summit tra Xi e Trump, Cheng è stata a Pechino per incontrare il leader cinese, nel primo colloquio tra i capi di KMT e PCC dopo quasi un decennio. E, a giugno, Cheng sarà negli Stati Uniti, dove spera di incontrare anche Trump. Non sarà semplice riuscire ad “agganciare” il presidente americano, ma in caso di riuscita l’impatto sulle dinamiche della politica taiwanese e delle relazioni con le due superpotenze potrebbe essere notevole.

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan

L’ascesa (con giravolta) di Cheng alla guida del KMT

L’ascesa di Cheng è stata rapida e inattesa. Nata 56 anni fa nella contea rurale di Yunlin, con radici familiari nello Yunnan, Cheng non proviene dall’élite tradizionale di Taipei. Dopo gli studi a Cambridge, entra nel Partito Progressista Democratico (DPP), ritenuto «secessionista» da Pechino. Sono gli anni della democratizzazione, della fine dell’egemonia assoluta del KMT e dell’ascesa di un movimento che si presentava come il simbolo della nuova identità taiwanese. In quel periodo Cheng parla apertamente di indipendenza e attacca il KMT dell’era Chiang Kai-shek. Poi arriva la svolta. Nel 2005 passa improvvisamente al ‘nemico’. Un salto politico e identitario enorme, quasi traumatico nella polarizzatissima Taiwan. È l’anno del celebre “viaggio di pace” di Lien Chan a Pechino, il primo incontro tra leader di PCC e KMT dopo la guerra civile. Cheng fa parte della delegazione.

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
La leader del Luomintang, Cheng Li-wun (Ansa).

La sua carriera però non segue un percorso lineare. Viene eletta allo Yuan legislativo (il parlamento unicamerale di Taipei) nel 2008, nel pieno del ritorno al potere del KMT con Ma Ying-jeou. Poi diventa portavoce del governo, salvo uscire dal parlamento e condurre un talk show televisivo. Dopo un nuovo mandato parlamentare ottenuto nel 2020, alle elezioni del 2024 non viene rieletta, nonostante il KMT risulti il primo partito alle Legislative. La sua vittoria alla leadership del KMT nell’ottobre scorso è una grande sorpresa. L’establishment del partito aveva puntato su altre figure, ma Cheng vince facendo leva su uno stile completamente diverso: aggressivo, combattivo, iper-mediatico. Lancia la sua Opposition Alliance, promette di combattere il presunto “terrore verde” del DPP (concetto ribaltato dal “terrore bianco” dell’era della legge marziale di Cheng) e utilizza i social con un linguaggio molto più diretto rispetto ai vecchi dirigenti del KMT. Funziona.

Lo storico incontro con Xi a Pechino

Con Cheng, il partito smette infatti di muoversi in modo prudente sul dossier Cina. Il suo predecessore, Eric Chu, aveva cercato di mantenere un equilibrio delicato, evitando di apparire troppo vicino a Pechino in una fase in cui l’opinione pubblica taiwanese, soprattutto dopo Hong Kong, aveva preso ulteriori distanze da Pechino. Sin dal primo discorso da leader in pectore del KMT, Cheng dichiara invece di voler rendere i taiwanesi «orgogliosi di essere cinesi». Inizia a parlare di dialogo strutturato con Pechino, critica il riarmo accelerato di Taiwan e sostiene che la diplomazia possa essere «un deterrente tanto quanto le armi». Così si arriva al viaggio in Cina continentale, culminato nell’incontro con Xi, che ha ricevuto Cheng il 10 aprile, anniversario del Taiwan Relations Act firmato nel 1979 da Jimmy Carter, la legge che ancora oggi costituisce l’architrave dei rapporti tra Washington e Taipei. Non è una coincidenza. Xi ha sfruttato l’incontro per rafforzare la narrazione secondo cui la «riunificazione pacifica» resta possibile e per mostrare sia all’opinione pubblica cinese sia a Washington che esiste ancora una sponda politica dialogante a Taiwan. Cheng ha insistito sulla comune identità culturale cinese, sulla necessità di evitare che Taiwan diventi una «scacchiera per interferenze esterne». Il segnale è rivolto anche agli Stati Uniti. Xi può indicare il dialogo con Cheng come una prova che Taiwan è una «questione interna» che può essere risolta anche in modo politico.

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
La presidente del Kuomintang Cheng Li-wun con Xi Jinping il 10 aprile 2026 (Ansa).

Il viaggio negli Usa e la speranza di incontrare Trump

Dopo il viaggio in Cina, Cheng ha intanto annunciato che a giugno visiterà gli Stati Uniti per oltre 10 giorni, incontrando funzionari americani, think tank e comunità taiwanesi. Ma soprattutto ha dichiarato apertamente di «sperare di incontrare Trump». Una mossa eccezionale per una leader dell’opposizione taiwanese. Non solo per la delicatezza dei rapporti tra Washington e Pechino, ma perché Cheng sta provando a costruirsi una legittimità internazionale parallela rispetto a quella del governo taiwanese in carica. La strategia è piuttosto chiara. Cheng vuole convincere gli ambienti Maga che la stabilità nello Stretto non passa necessariamente per il riarmo accelerato di Taiwan, ma attraverso il dialogo diretto con Pechino. Una narrazione pensata soprattutto per intercettare la componente meno interventista e più isolazionista del trumpismo. Non a caso, Cheng insiste sul fatto che la sua missione serve a evitare una crisi simultanea tra Stati Uniti e Cina e che una pace «istituzionalizzata» nello Stretto rappresenterebbe anche un vantaggio strategico per Washington. Pechino osserva con attenzione. Un eventuale incontro tra Trump e Cheng verrebbe inevitabilmente interpretato come un riconoscimento implicito della linea politica del KMT e, indirettamente, della strategia cinese sulla «riunificazione pacifica».

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Un eventuale, seppur complicato da prevedere, incontro tra Cheng e Trump avrebbe conseguenze rilevanti sulla politica taiwanese. L’opposizione potrebbe raccontarsi come l’unica forza in grado di dialogare sia con Pechino che con Washington, abbassando i rischi di un conflitto ed evitando che Taiwan diventi una “merce di scambio“. Soprattutto in una fase in cui il presidente Lai Ching-te, ritenuto un «secessionista» dal PCC, fatica a trovare spazio di manovra internazionale. Tanto che, la scorsa estate, la Casa Bianca gli avrebbe negato un transito negli Stati Uniti nell’ambito di un viaggio diplomatico in America Latina.

Cheng Li-wun, la donna chiave nei rapporti tra Xi e Trump per Taiwan
Il presidente taiwanese Lai Ching-te (Ansa).

L’obiettivo è diventare la Signora della pace nello Stretto

Il DPP sostiene che Cheng stia erodendo la sovranità di Taipei, facendo il gioco di Pechino sul fronte della sicurezza. Dopo mesi di scontri e blocchi, il parlamento ha approvato un budget speciale per la difesa. Grazie alla maggioranza assoluta derivante dall’alleanza tra KMT e Partito Popolare (TPP), il partito di Cheng ha tagliato di oltre un terzo il bilancio proposto dal DPP. Lai ha a lungo insistito su un piano da 40 miliardi di dollari, utile ad acquistare nuove armi dagli Stati Uniti e rafforzare le capacità di guerra asimmetrica di Taipei. Alla fine, invece, il budget approvato è stato di 25 miliardi di dollari, pari a un taglio di circa il 38 per cento. Il tutto non incontra il gradimento di Washington, che ha più volte insistito sulla necessità di Taiwan di aumentare in modo esponenziale le sue spese di difesa, «prendendo esempio da Israele». Un potenziale ostacolo alla riuscita della missione americana di Cheng, che scommette sull’appeasement tra Xi e Trump per ritagliarsi il ruolo di signora della pace sullo Stretto di Taiwan, canale d’acqua cruciale tanto quanto (se non più) quello di Hormuz.

Short Movie: Provaci ancora Jennifer

Provaci ancora Jennifer

Il corto che vi presentiamo oggi è molto coinvolgente dal punto di vista emotivo. Racconta di due sorelle in crisi e di un vecchio videogioco vintage.

La scena inizia presentandoci Jennifer, che subito identifichiamo come la classica adolescente ribelle che fugge dalla famiglia. Ma la cosa si rivelerà molto diversa. Accadrà grazie a un videogioco molto particolare che Jennifer trova in una vecchia sala giochi abbandonata. Un videogioco che non dovrebbe neppure accendersi, ma invece funziona, e il gioco che propone è un viaggio nel luogo più inesplorato di tutti, se stessi. Diretto da Michael Felker, che lavora normalmente nel montaggio, il film impegna Kate Buatti, curriculum più che altro in corti, e... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 16 maggio 2026 - articolo di S*

Inchiesta sanità in Sicilia, accolta la richiesta di patteggiamento di Cuffaro

La gip del tribunale di Palermo, Ermelinda Marfia, ha accolto la richiesta di patteggiamento – 3 anni da scontare ai servizi sociali – per Salvatore Cuffaro, indagato per corruzione e traffico di influenze illecite in un’inchiesta sulla sanità siciliana. L’ex governatore, che aveva già subito una condanna a sette anni per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio, verrà dunque liberato dagli arresti domiciliari, misura a cui era sottoposto da quasi sei mesi.

Andranno invece a processo otto coimputati, uno col rito abbreviato

Come gup, sempre Marfa ha rinviato a giudizio sette coimputati di Cuffaro, che a differenza dell’ex presidente siciliano hanno optato per il rito ordinario. Inizierà il 7 settembre il processo per corruzione e traffico di influenze illecite, reati contestati a vario titolo all’ex direttore generale dell’azienda ospedali riuniti Villa Sofia-Cervello di Palermo, Roberto Colletti, al primario del Trauma Center dello stesso nosocomio Antonio Iacono, all’ex autista e storico collaboratore di Cuffaro Vito Raso, a Mauro Marchese e Marco Dammone della srl Dussman, al legale della società Roberto Spotti e all’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice. Il faccendiere Ferdinando Aiello, che ha ottenuto il rito abbreviato, verrà invece giudicato a luglio.

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai

Il passo indietro di Federico Freni alla presidenza della Consob ha messo in luce l’ostinazione di chi persiste in una candidatura che sta bloccando un organismo del Parlamento. Quella di Simona Agnes, figlia di Biagio Agnes e consigliera di amministrazione della Rai, che nell’autunno 2024 il centrodestra ha proposto come presidente della tv pubblica, dopo la nomina dell’amministratore delegato Giampaolo Rossi, e che è ancora lì sul tavolo.

Su Freni è piombato il veto di Forza Italia

Da quattro mesi Freni era candidato alla presidenza dell’organismo che vigila sulla Borsa. Deputato leghista nonché sottosegretario all’Economia, era fortemente sostenuto da Giancarlo Giorgetti. L’accordo tra alleati sul suo nome pareva cosa fatta, ma Forza Italia si è improvvisamente sfilata. Per Antonio Tajani il leghista romano era troppo politico per guidare un’autorità indipendente. Rilievo assolutamente legittimo, anche se nel 2010 alla Consob arrivò Giuseppe Vegas, viceministro di Giulio Tremonti e parlamentare del Popolo della Libertà. Su Freni si era allungata poi l’ombra di un possibile conflitto di interessi: visto che si era occupato di redigere le nuove regole del mercato finanziario, da un giorno all’altro sarebbe passato da giocatore ad arbitro. Il braccio di ferro è andato in scena per quattro mesi fino all’epilogo di mercoledì scorso, quando Freni ha manifestato la volontà di togliersi dalla corsa. «Ho fatto prevalere il dovere istituzionale. Non voglio creare problemi al governo, alla Consob e al Paese», ha spiegato in un’intervista a Repubblica. E in Parlamento, di fronte alle attestazioni di stima dei colleghi, ha commentato: «La vita è altro. Mia moglie e le mie figlie stanno bene. Il resto è solo lavoro…».

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai
Federico Freni (Imagoeconomica).

La candidatura di Agnes tiene in ostaggio la Vigilanza

Un passo indietro, una rarità nel nostro Paese, che rende ancora più evidente la cocciutaggine di Agnes. Non è solo una questione di stile. La sua ostinazione sta lasciando la tv pubblica semi-decapitata (il ruolo di presidente è ricoperto dal facente funzioni Antonio Marano) e al contempo sta bloccando i lavori della commissione di Vigilanza da quasi due anni. Visto che il centrosinistra si rifiuta di votare Agnes per una questione di metodo (il nome, che dovrebbe essere di garanzia quindi bipartisan, è stato proposto dal centrodestra senza alcuna interlocuzione: prendere o lasciare), ogni volta che la commissione decide di riunirsi, la maggioranza fa mancare il numero legale. Fin qui si sono tenute solo alcune audizioni “straordinarie”, come quella a Sigfrido Ranucci dopo l’attentato e all’ad Rai Giampaolo Rossi, per il resto l’attività dell’organismo è congelata. E continua a esserlo nonostante gli accorati appelli del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, quelli un po’ meno accorati dei presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa, e pure, da ultimo, lo sciopero della fame che sta portando avanti Roberto Giachetti (Iv). 

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai
Simona Agnes e Barbara Floridia (Imagoeconomica).

Mesi sulla graticola sono un danno di immagine

Nulla da fare. Agnes, sostenuta da Gianni Letta ma soprattutto da Maurizio Gasparri, non si muove di un millimetro. Resta lì, candidata a una poltrona dove non verrà mai eletta: per il via libera sono necessari i due terzi dei voti in Vigilanza, numeri di cui il centrodestra non dispone. Servirebbe un accordo con l’opposizione o con una parte di essa, ma al momento l’eventualità non esiste. In Parlamento sono in molti a pensare, anche nelle file della destra, che Agnes dovrebbe seguire l’esempio di Freni e farsi da parte. Perché restare sulla graticola dal 2024, lasciando la Rai senza presidente e bloccando la Vigilanza, dimostra poco senso delle istituzioni. «Se si fosse ritirata dalla corsa, com’era logico, a quest’ora probabilmente la tv pubblica avrebbe un presidente e la Vigilanza sarebbe operativa. Anche noi non capiamo perché preferisce stare lì, a farsi rosolare, oltretutto con un notevole danno d’immagine…», sussurrano alcuni parlamentari dell’opposizione in commissione.

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai
Simona Agnes e Gianni Letta (Imagoeconomica).

Rai e Consob: il doppiopesismo di Tajani

In queste ore in Transatlantico il paragone tra i due casi viene evocato da molti, come si evince pure da uno scambio andato in scena giovedì pomeriggio. «Ho apprezzato il passo indietro di Freni dalla corsa per la Consob», ha commentato Tajani, specificando che non c’è mai stato un fatto personale nei suoi confronti. Non è una questione di nome. Pure se fosse stato uno di Forza Italia avrei detto che serve una figura tecnica alla guida della Consob e non di un politico». «L’apprezzamento del ministro degli Esteri per Freni rende inevitabile una domanda: si tratta dello stesso Tajani che, pur di imporre alla presidenza Simona Agnes, contribuisce a bloccare ormai da 20 mesi la Vigilanza Rai?», chiede Davide Faraone, vicepresidente di Italia viva. Mentre il suo collega di partito, Giachetti, è in sciopero della fame da lunedì 4 maggio. Una protesta che finora non ha prodotto alcun risultato. 

Il ritiro di Freni rende ancora più assurdo il caso Agnes in Rai
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Unicredit-Confcommercio, accordo per rafforzare innovazione e sicurezza al Sud

La digitalizzazione delle imprese italiane cresce, ma resta disomogenea e ancora poco strutturata. Nel 2025 quasi l’80 per cento delle imprese con almeno 10 addetti ha raggiunto un livello base di digitalizzazione, ma solo il 38,1 per cento presenta livelli avanzati. Il divario si amplia tra le pmi e nei territori del Mezzogiorno. Parallelamente, i pagamenti elettronici hanno superato i 518 miliardi di euro, raggiungendo il livello più alto mai registrato e confermando una trasformazione ormai strutturale dei sistemi di incasso. È in questo contesto – crescita del digitale e necessità di rafforzarne qualità e sicurezza – che si inserisce l’accordo tra Unicredit e Confcommercio distretto Salerno.

Innovazione e digitale ma anche protezione e gestione del rischio

L’iniziativa punta a sostenere la diffusione dei pagamenti elettronici e dei servizi digitali tra le imprese locali, affiancandoli a strumenti di protezione e gestione del rischio, in un quadro in cui la crescita tecnologica non è ancora accompagnata da un adeguato livello di sicurezza. Secondo l‘Istat, oltre il 70 per cento delle pmi è digitalizzato a livello base, ma solo una quota limitata dispone di strumenti evoluti, mentre le grandi imprese superano l’83 per cento di digitalizzazione avanzata. Le imprese a bassa digitalizzazione rappresentano inoltre oltre il 70 per cento di quelle attive esclusivamente sul mercato interno. Anche sul fronte tecnologico emergono ritardi. L’adozione di soluzioni di intelligenza artificiale si attesta all’8,2 per cento, ancora sotto la media europea del 13,5 per cento. A questo si aggiunge il tema della protezione. Secondo Ivass, nel Sud Italia la diffusione delle coperture assicurative resta inferiore rispetto al resto del Paese, soprattutto per i rischi operativi e digitali.

L’Italia adotta con altri 35 Stati europei il Tribunale speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina

Nel corso della riunione annuale dei Ministri degli Affari Esteri del Consiglio d’Europa (composto da 46 membri), che si è tenuta a Chișinău in Moldavia, l’Unione europea e 36 Paesi hanno espresso l’intenzione di aderire a un nuovo Accordo Parziale Allargato che istituisce il Tribunale Speciale per il crimine di aggressione contro l’Ucraina. Tra essi anche l’Italia, rappresentata in Moldavia dal sottosegretario Massimo Dell’Utri.

Il Segretario generale: «Dare seguito all’impegno politico»

«Questi Stati hanno compiuto un passo decisivo verso l’effettiva istituzione del Tribunale speciale e il riconoscimento delle responsabilità per l’aggressione contro l’Ucraina», ha dichiarato il Segretario generale del Consiglio d’Europa, Alain Berset. «Ora occorre agire per dare seguito a questo impegno politico, garantendo il funzionamento e il finanziamento del Tribunale. Si avvicina rapidamente il momento in cui la Russia dovrà rispondere della sua aggressione. La strada che ci attende è quella della giustizia, che deve prevalere».

Il processo di istituzione annunciato a maggio 2025

I Paesi devono ora completare le proprie procedure nazionali per l’adesione. Successivamente avrà inizio il processo vero e proprio di costituzione di quello che è stato soprannominato “Tribunale di Putin”: selezione dei giudici e del pubblico ministero, approvazione del regolamento interno. Il comitato direttivo dovrà riunirsi almeno una volta all’anno. Così Andrii Sybiha, ministro degli Esteri ucraino: «Le fondamenta morali dell’Europa e del mondo saranno ripristinate solo quando il crimine di aggressione contro l’Ucraina sarà punito. Non è una questione del passato, ma del futuro. Si tratta di ristabilire uno spazio comune di verità, giustizia e fiducia». Il Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa aveva annunciato l’avvio del processo di istituzione del tribunale a maggio del 2025.

Le altre decisioni prese in Moldavia dai ministri degli Esteri

A Chișinău i ministri hanno inoltre accolto con favore la Convenzione che istituisce una Commissione internazionale per i risarcimenti per Kyiv, seconda parte di un meccanismo di compensazione globale relativo alla guerra di aggressione della Russia, che si baserà sul Registro dei danni per l’Ucraina. Istituito nel 2023, quest’ultimo raccoglie e registra le richieste di risarcimento presentate da individui, organizzazioni ed enti pubblici in Ucraina: adottato finora da 44 Paesi, ha già ricevuto oltre 150 mila richieste.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati

Nell’ambito dell’indagine sulla diffusione di informazioni riservate e sugli accessi abusivi ai sistemi informatici delle forze dell’ordine e della banca dati della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, la Procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per il finanziere Pasquale Striano e l’ex sostituto procuratore della Dnaa Antonio Laudati. In tutto sono a rischio processo una ventina di indagati. Nel procedimento, coordinato dal procuratore Francesco Lo Voi e dal procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, sono coinvolti anche alcuni giornalisti: per uno di loro i magistrati di piazzale Clodio hanno chiesto l’archiviazione.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati
Guido Crosetto (Ansa).

L’inchiesta è nata da una denuncia di Crosetto

L’inchiesta era stata avviata dal procuratore di Perugia Raffaele Cantone dopo la denuncia del ministro della Difesa Guido Crosetto sull’eventuale violazione di informazioni secretate a seguito di un articolo del Domani, in cui venivano citati i compensi da lui stesso ricevuti per consulenze a Leonardo e altre aziende.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati
Raffaele Cantone (Ansa).

Ne è emersa una maxi operazione di dossieraggio condotta per anni su leader politici, imprenditori, volti noti del mondo dello sport e dello spettacolo, tramite accessi non autorizzati alla banca dati della Direzione nazionale antimafia. Tra i “dossierati” Matteo Renzi e Giuseppe Conte (così come il suo portavoce storico Rocco Casalino), ma anche Giuseppe Valditara, Marta Fascina e Francesco Totti.

Dossieraggio all’Antimafia, chiesto il processo per Striano e Laudati
Antonio Laudati (Imagoeconomica).

Figura chiave della vicenda il già citato Striano, tenente della Guardia di Finanza in forza al nucleo di Polizia valutaria di Roma, distaccato all’Antimafia. Sarebbe stato lui ad accedere all’ufficio Sos (sigla che sta per Segnalazioni di operazioni finanziarie sospette) per acquisire informazioni finanziarie (movimentazioni bancarie, operazioni di ogni tipo) su vari personaggi, senza una reale giustificazione, girando poi i dati ai giornalisti che ovviamente, visto da dove arrivavano, li ritenevano assolutamente attendibili. Il tutto, secondo Perugia, con la connivenza di Laudati, allora pm della procura Antimafia (oggi in pensione). Da parte sua, Striano ha sostenuto invece di aver fatto ricorso alle banche dati per destinare le ricerche alle procure distrettuali, con l’obiettivo di dare seguito a iniziative investigative.

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno

Mentre il centrodestra sta ancora litigando sulla papabile candidatura di Maurizio Lupi a sindaco di Milano, la partita per il post Beppe Sala che si gioca nel 2027 potrebbe essere meno aperta di quel che si pensi, dopo 15 anni consecutivi di amministrazione di centrosinistra. Proprio la coalizione progressista sarebbe in netto vantaggio, almeno secondo i sondaggi condotti da Youtrend in vista delle prossime elezioni comunali. Le intenzioni di voto indicano il 54,6 per cento degli elettori a favore di Pierfrancesco Majorino, che quindi vincerebbe già al primo turno, e il 40,6 per cento schierato con un generico candidato del centrodestra, il cui nome non è stato indicato. Briciole per eventuali terzi incomodi: giusto un misero 4,8 per cento. La rilevazione è stata eseguita tramite 818 interviste ed è stata commissionata dall’agenzia di stampa Bovindo, quella che segue il Pd in Regione Lombardia, dove cioè proprio Majorino è capogruppo. Guardando le singole formazioni politiche, il 27,3 per cento degli elettori sceglierebbe il Partito democratico, seguito dal 19,8 per cento per Fratelli d’Italia e il 12,4 per cento per Alleanza Verdi-Sinistra. Mentre restando sui singoli nomi, il 35 per cento degli elettori del centrosinistra si orienterebbe su Majorino, consigliere regionale del Pd ed ex assessore alle politiche sociali del Comune di Milano, mentre il 31 per cento preferirebbe Mario Calabresi, attuale ceo, direttore editoriale e socio fondatore di Chora Media, nonché ex direttore de La Stampa e la Repubblica. Niente dati sulla vicesindaca Anna Scavuzzo, che pure è stata fin qui l’unica a essersi esplicitamente resa disponibile alla corsa per Palazzo Marino. Alessandro Capelli, segretario del Pd a Milano, ha detto che il cavallo su cui puntare sarà scelto dopo l’estate, e che la via delle Primarie sarebbe la migliore possibile. Nel sondaggio c’è anche una valutazione sugli indici di notorietà dei possibili candidati: dopo l’attuale sindaco Sala (91 per cento), i nomi più noti sono quelli di Majorino (76 per cento), Maurizio Lupi (73 per cento), Stefania Craxi (72 per cento), Mario Calabresi (65 per cento) e Umberto Ambrosoli (56 per cento). All’appuntamento con le urne manca un anno, ma i numeri cominciano a dare qualche chiara indicazione.

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno

Valditara molto amato dai presidi delle scuole

Giuseppe Valditara, ministro dell’Istruzione e del merito, quello che ha detto che Piersanti Mattarella, fratello del presidente della Repubblica, fu ucciso dalle Brigate Rosse (anziché da Cosa Nostra, giustificandosi poi dietro la scusa del «lapsus»), è amatissimo dai presidi delle scuole. Il motivo? Il maxi aumento di stipendio che è stato concesso alla “sezione dirigenti” del dicastero, e che comprende proprio i presidi. Per effetto del rinnovo del contratto, gli aumenti medi sono di circa 500 euro al mese, con arretrati che toccano quota 6 mila euro. Cifre che somigliano molto a quelle conquistate dal sindacato dei bancari, e che nel pubblico impiego non si vedevano da tempo. E così Valditara è diventato l’idolo dei presidi delle scuole.

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Giuseppe Valditara (Imagoeconomica).

Reale Mutua tra La Stampa e Confagricoltura

Per il futuro del quotidiano La Stampa si parla di un intervento «importante» di Reale Mutua. La compagnia assicurativa in questi ultimi tempi è molto attiva sul fronte della comunicazione e della pubblicità: a parte gli spot con protagonista Lillo, un attore certo lontanissimo dallo standing sabaudo del gruppo, le presenze del board a Roma si sono moltiplicate. L’ultima è avvenuta nella sede nazionale di Confagricoltura, dove insieme alla confederazione guidata da Massimiliano Giansanti è stata promossa l’iniziativa “AGRIcoltura100” con il patrocinio del ministero dell’Agricoltura guidato da Francesco Lollobrigida, «per valorizzare il contributo del settore agricolo alla crescita sostenibile dell’Italia e promuovere un modello di sviluppo responsabile in linea con l’Agenda Onu 2030». Fatto sta che le apparizioni nella Capitale stanno diventando sempre più importanti, per Reale Mutua, specie con il governo presieduto da Giorgia Meloni.

Piepoli prevede anche… il turismo

Nicola Piepoli, classe 1935, storico “re dei sondaggisti”, lavora senza sosta. Nella giornata di lunedì 18 maggio a Roma è chiamato ad annunciare le sue previsioni sulle prossime vacanze, in un focus dedicato a quel turismo che ormai rappresenta la prima industria italiana. “Prospettive e opportunità per l’estate 2026”, è il titolo dell’incontro in programma nella sede della Camera di Commercio di Roma, a piazza di Pietra.

Il vantaggio di Majorino nella corsa per Milano e le altre pillole del giorno
Nicola Piepoli (foto Imagoeconomica).

I regali di Senato e Camera al Salone del Libro

Chi va a Torino al Salone del Libro viene sommerso dai regali del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati. Anche quest’anno le istituzioni partecipano alla manifestazione organizzata all’interno del Lingotto Fiere, e nello spazio ospitato nel padiglione “Oval”, condiviso con il ministero dell’Istruzione e del merito, si tengono incontri dove a tutti viene regalata una copia della Costituzione vigente, con lo speciale logo per gli 80 anni della Repubblica, e la riproduzione anastatica del testo firmato il 27 dicembre 1947, assieme ad altre pubblicazioni come la Dichiarazione universale dei diritti umani e “Il Senato in sintesi”. Non è tutto gratis, però, dato che i visitatori possono acquistare, per esempio, alcuni dei volumi più significativi della produzione editoriale del Senato, anche in collaborazione con alcune case editrici nazionali, come il Codice parlamentare e i cataloghi delle mostre che si svolgono negli spazi di Palazzo Madama. Entusiastico il comunicato del Senato guidato da Ignazio La Russa: «Molto apprezzata la riproduzione fotografica dell’Aula, che è ormai luogo tradizionale di selfie per ragazzi e adulti». Già, perché ormai chi visita Palazzo Madama, e pure Montecitorio, ci tiene tantissimo al selfie, più che seguire i lavori parlamentari e conoscere i meccanismi che regolano la vita parlamentare…

Nominato il nuovo ministro della Salute del Regno Unito dopo le dimissioni di Streeting

James Murray è il nuovo ministro della Salute del Regno Unito dopo le dimissioni di Wes Streeting. L’ha reso noto l’ufficio del premier britannico Keir Starmer. Deputato di Ealing North, è stato eletto per la prima volta nel 2019 e riconfermato nel 2024. È stato anche sottosegretario del Tesoro. Prima di essere eletto in Parlamento, è stato attivo a livello locale offrendo il proprio contributo in municipio e, in particolare, in ambito edilizia abitativa e costruzione di nuove case popolari. Secondo i media britannici, Streeting si è dimesso perché intende candidarsi alla guida del governo, in un contesto segnato dalle pressioni su Starmer perché lasci l’incarico dopo le sconfitta alle elezioni amministrative.

Il vertice Brics si chiude senza un accordo sul Medio Oriente

Il vertice di due giorni dei ministri degli Esteri dei Paesi Brics, che si è svolto a Nuova Dehli, è terminato senza un accordo sul Medio Oriente, che era uno dei temi sul tavolo. La mancata intesa nasce dal fatto che l’organizzazione politico-economica intergovernativa raggruppa Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Etiopia, Egitto, Indonesia, Emirati Arabi Uniti e Iran: gli ultimi due Paesi al momento in guerra tra di loro.

Il vertice Brics si chiude senza un accordo sul Medio Oriente
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’omologo indiano Subrahmanyam Jaishankar (Ansa).

La dichiarazione dell’India con i passaggi su Palestina e Cuba

Dal summit è uscita solo una dichiarazione dell’India, Paese ospitante, in cui si legge di «divergenze di opinione tra alcuni membri» sulla crisi in Medio Oriente e di ministri che hanno espresso «le rispettive posizioni nazionali» su questioni come la sovranità, la sicurezza marittima e la protezione delle infrastrutture civili e delle vite dei civili. Sempre a proposito di Medio Oriente, la dichiarazione contiene un passaggio sulla «importanza dell’unificazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza sotto l’Autorità palestinese» e sul «diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione, compreso il diritto a un proprio Stato di Palestina indipendente». Il testo esprime poi preoccupazione per l’evolversi della situazione a Cuba, ribadendo «la necessità di porre fine alle misure economiche, commerciali e finanziarie» nei confronti dell’isola, «in conformità con la Risoluzione A/79/80 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite».

Giachetti si incatena in Aula e inizia lo sciopero della sete contro il blocco della Vigilanza Rai

Giachetti si incatena in Aula e inizia lo sciopero della sete contro il blocco della Vigilanza Rai
Giachetti si incatena in Aula e inizia lo sciopero della sete contro il blocco della Vigilanza Rai
Giachetti si incatena in Aula e inizia lo sciopero della sete contro il blocco della Vigilanza Rai

Roberto Giachetti, deputato di Italia Viva, si è ammanettato al proprio banco parlamentare alla Camera per manifestare «contro il sequestro della commissione Vigilanza Rai da parte della maggioranza». Già in sciopero della fame da 12 giorni, ha detto che passerà ora allo sciopero della sete. «In questi giorni nella maggioranza nessuno ha ritenuto di dover dare qualsiasi segnale, se non preoccuparsi per la mia salute. Invece di preoccuparsi per la mia salute, sarebbe utile che tutti ci occupassimo della salute della democrazia», ha detto in un intervento in Aula. «Ho deciso di non abbandonare questo luogo finché non ci sarà un pubblico impegno da parte della maggioranza di garantire il numero legale nella prossima convocazione della commissione Vigilanza Rai». Giachetti è ancora incatenato al suo posto e, con lui, sono presenti nell’emiciclo assistenti parlamentari e un presidio sanitario. Il blocco dei lavori della commissione è legato al mancato accordo sulla presidenza della Rai, che richiede una maggioranza qualificata. In assenza di intesa, l’organo non riesce a riprendere l’attività ordinaria, con audizioni e funzioni di controllo ferme da mesi.

Scambio di prigionieri tra Russia e Ucraina: 205 per parte

Russia e Ucraina hanno effettuato uno scambio di prigionieri con la liberazione di 205 per parte. Lo ha reso noto il ministero della Difesa russo, ringraziando gli Emirati Arabi Uniti per la loro mediazione. Lo riferiscono i media russi.

Almeno 24 vittime a Kyiv

Intanto cresce ancora il bilancio delle vittime dei massicci bombardamenti russi che hanno colpito Kyiv nella notte tra 13 e 14 maggio 2024. I morti accertati sono 24, tra cui tre bambini. Continuano le operazioni di rimozione delle macerie da un edificio crollato. Vittime anche a Ryazan, in Russia, dove tre persone sono morte e 12 sono rimaste ferite per un attacco di droni ucraini. Secondo quanto riferito dal governatore Pavel Malkov, nell’operazione sono stati colpiti due edifici residenziali e un impianto industriale.