Angri, trovato cadavere in decomposizione: indagini in corso

Macabro ritrovamento nel pomeriggio ad Angri, dove il cadavere di un uomo in avanzato stato di decomposizione è stato scoperto in un terreno situato nei pressi dell’ingresso dei depuratori della Gori, nella zona Taurano.

A lanciare l’allarme è stato un dipendente della società che, durante le attività nell’area, si è accorto della presenza del corpo e ha immediatamente contattato i soccorsi.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri, impegnati nei rilievi e negli accertamenti per ricostruire la dinamica della vicenda. Da una prima valutazione degli investigatori non si esclude l’ipotesi di un gesto estremo, ma tutte le piste restano al momento aperte.

Resta ancora sconosciuta l’identità dell’uomo. Secondo le prime informazioni, alcuni elementi potrebbero far ipotizzare che si tratti di una persona di origine straniera, ma saranno gli accertamenti medico-legali e gli esami disposti dall’autorità giudiziaria a fornire risposte definitive.

La salma è stata posta sotto sequestro e trasferita presso l’obitorio dell’ospedale di Nocera Inferiore, dove saranno effettuati gli esami necessari per chiarire le cause e il momento del decesso.

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Campi Flegrei, Piero De Luca (PD): da Musumeci solo offese ma nessuna risposta

“L’ennesima scossa di terremoto doveva essere affrontata come un’emergenza nazionale. Invece, l’intervento del Ministro Musumeci alla Camera conferma l’immobilismo colpevole di un Governo immobile, che prova a scaricare le proprie responsabilità, non fornisce risposte adeguate ai bisogni di cittadini stremati, e come se non bastasse attacca ed offende anche in modo vergognoso i sindaci e le comunità locali interessate”. Lo dichiara il Deputato e Segretario Regionale Campania del PD, sottolineando la gravità della situazione nei Campi Flegrei e le mancanze dell’esecutivo. “I numeri riportati sono drammatici: dopo ogni scossa si registrano tra le 30 e le 40 rotture della rete idrica, lasciando la popolazione senza acqua per giorni interi. I Comuni non possono più sostenere da solo questi interventi. Dove sono le risorse ‘una tantum’ promesse dal Ministro Musumeci per fronteggiare questa emergenza?. Perché nel decreto non c’è traccia dei 100 milioni annunciati”. Secondo l’esponente dem, il Governo sta ignorando le reali necessità di sicurezza e sostegno sociale: “È fondamentale garantire le risorse per il CAS (Contributo di Autonoma Sistemazione) e innalzare la quota del contributo statale per le ristrutturazioni dal 70% al 100%, assicurando la piena copertura per l’adeguamento sismico. Non si può chiedere ai cittadini di farsi carico della riduzione della vulnerabilità degli edifici se lo Stato non fa la sua parte”. “Inoltre – prosegue il Segretario regionale PD – il Governo continua a ignorare la richiesta dei Comuni di prorogare e stabilizzare con fondi nazionali i tecnici impegnati nel controllo di scuole, edifici strategici e viabilità. Chiediamo infine l’immediata realizzazione degli hub ipotizzati e un cambio di passo concreto: la resilienza dei Campi Flegrei non si costruisce con gli annunci, né con le offese, ma con i fondi, mezzi e strumenti adeguati, che oggi mancano”.

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The Duke Legacy

Tributo al Duca del jazz in occasione del centenario dei suoi Sacred Concert, giovedì 6 agosto alle ore 21,15 nel Chiostro di San Francesco in Tagliacozzo, con il Dino Plasmati quintet con il leader alla chitarra, Franco Schepisi al pianoforte, Giuseppe Bassi al basso e Marcello Nisi alla batteria, con ospite la voce di Sara Rotunno. Nel pomeriggio la presentazione del volume “La fattoria di Gesù” di Emiliano Antenucci

Di Olga Chieffi

Serata jazz, per la XLII edizione del Festival di Mezza Estate, con un tributo particolare dedicato a Duke Ellington, in occasione del centenario dei suoi Sacred Concert, una delle gemme di un cartellone di larga visione firmato dal Direttore Artistico, Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, tassello privilegiato della programmazione di l’Aquila città della Cultura, grazie alle istituzioni, in primis il Ministero della cultura, la Regione Abruzzo, il Comune di Tagliacozzo, e la sinergia con istituzioni quali la Sinfonica Abruzzese, resident orchestra e l’ Accademia musicale di Alto perfezionamento vocale “Daltrocanto” diretta da Donata D’Annunzio Lombardi. Il Festival di Mezza Estate diventa così un crocevia sonoro, costruito in tanti anni, per continuare a godere delle ragioni estetiche dettate dalla direzione artistica e generale di Jacopo Sipari e Luca Ciccimarra, nonché dal Sindaco Vincenzo Giovagnorio e dalla sua delegata alla cultura Alessandra Ricci. Jacopo Sipari ha affidato al Dino Plasmati Quintet composto dal leader alla chitarra, Franco Schepisi al pianoforte, Giuseppe Bassi al basso e Marcello Nisi alla batteria, con ospite la voce di Sara Rotunno, questo appuntamento con il jazz classico, anzi con la più fulgida testimonianza dell’arte nero-americana della storia della musica. Nel pomeriggio, alle ore 18 nella abituale cornice del cortile d’arme del Palazzo Ducale, verrà presentato il volume “La fattoria di Gesù”, di Emiliano Antenucci, in dialogo con Fabio Ciciotti, tredici bellissime preghiere dedicate ai bambini con tredici immagini da colorare. Attraverso le caratteristiche degli animali, il bambino rivolge a Dio le sue intenzioni e racconta a Gesù le sue difficoltà. Un festival quale è il F.I.M.E. che si è lasciata “spazzare” dal vento del jazz, accogliendo valenti musicisti, appassionati, nonché un esigente pubblico, non può non onorare un personaggio con il quale tutti gli interpreti di questo genere, hanno dovuto, prima o poi, fare i conti, “riunendosi in un certo giorno, mettendosi in ginocchio e ringraziandolo” – secondo un famoso commento di Miles Davis -, Edward Kennedy Ellington “The Duke”. Il 2026 è l’anno del centenario della creazione dei Sacred Concert da parte di un compositore, pianista, band-leader, musicista che in sessant’anni di attività ha prodotto circa 1200  partiture, consistenti in centocinquanta ore di musica personalissima, riconoscibile alle prime battute, spesso toccata dal soffio della poesia, aristocratica e popolare, colta e disimpegnata, lirica ed effervescente, impossibile da definire in tutte le sue sfaccettature. La filosofia del XIX secolo ha insegnato la ricerca oltre la coscienza della propria verità, il jazz realizza questo nell’improvvisazione. C’è poi una tradizione che, nel ruolo della emotività, del rapporto amore-odio, piacere-dolore, vita-morte, fa del jazz un linguaggio, iniziatici, neo-romantico, poetico. L’emozione e l’espressione dell’emozione stessa sono perseguite nelle opere che ascolteremo dal quintetto e che l’esegesi ha voluto fossero opere chiave della storia del jazz e del popolo negro, dallo spiritual, da cui tutto è nato. Quando negli anni Sessanta venne chiesto a Duke di scrivere musiche per una serie di concerti nelle maggiori chiese degli Stati Uniti, incluse naturalmente le voci nella composizione ma dovette fare i conti con l’impossibilità di portare in tour un intero coro e la difficoltà logistica di effettuare prove prolungate con formazioni locali; per questo motivo e forse anche per la sua minor dimestichezza con la scrittura corale, il coro cantava prevalentemente all’unisono ed aveva un ruolo minore. La prassi jazzistica dell’improvvisazione portava inoltre a modificare l’ordine dei brani, a non scrivere alcune parti strumentali ed ad accostare brani del Primo, del Secondo e del Terzo Sacred Concert per comporre la scaletta della serata. Nel 1993 Høybye/Pedersen prepararono una nuova versione, attingendo al materiale dei tre concerti, prepararono parti orchestrali complete e soprattutto realizzarono una parte corale molto più estesa e riccamente armonizzata che risulta così quasi più ampia del materiale strumentale. Questa musica è oggi cantata dalle formazioni più disparate, con vocalità gospel o pop, classiche o moderne, dal “belting” al “belcanto”, per il messaggio di libertà e la piacevolezza melodica e ritmica. Il Dino Plasmati Quintet proporrà quattro brani dal secondo dei Sacred Concert, Almighty god, Ellington scrisse questo pezzo specificamente per la straordinaria estensione e il timbro cristallino del soprano svedese Alice Babs. La sua interpretazione originale rimane la pietra di paragone per tutte le esecuzioni successive, mentre il testo dipinge un’immagine poetica e rassicurante del paradiso, attraverso il dialogo dei diversi strumenti. Quindi, ascolteremo Come Sunday, nato originariamente come parte del primo movimento della suite orchestrale Black, Brown and Beige, al quale Ellington nel 1958 aggiunse un testo, trasformandola in un inno gospel intenso che in seguito inserì nei suoi famosi Sacred Concerts, non mancherà Heaven, una pagina realizzata per il sax alto di Johnny Hodges, per le sue morbide acciaccature, il suo sound incantevolmente terso, il fraseggio asciutto, nervoso e agilissimo, mantenuto entro arpeggi distanziati, i suoi glissandi da delirio, “Il tema è di Strayorn (l’alter ego di Ellington, l’ombra china sulle partiture a cavar fuori i più incantevoli frutti dell’orchestra) – diceva Johnny – l’ha scritto per me. Del resto, quasi tutti i suoi temi li ha scritti per me, ma quei passaggi li ho inventati io. Anzi no li ho brevettati”. Chiuderà la parte dedicata ai Sacred concert Freedom (suite), che sintetizza meglio lo spirito del concerto, una composizione lunga e complessa, in cui viene declamata la parola libertà in 25 lingue diverse, citato un vecchio tema del pianista Willie “The Lion” Smith e recitate le quattro libertà di cui il suo amico Billy Strayhorn, da poco venuto a mancare, praticava: “libertà dall’odio, incondizionatamente; libertà dalla autocommiserazione; libertà dalla paura di fare qualcosa che possa aiutare qualcuno più di quanto si possa fare con se stessi; libertà dall’orgoglio che ci fa sentire migliore di un nostro fratello”. La serata, però, non potrà non comprendere pagine ellingtoniane, che sono nel sentire di tutti, a cominciare da quel Take the “A” train, nata dal genio di Billy Strayorn, l’arrangiatore e pianista, ombra di Ellington che prendendo spunto da un modo di dire del Duca, per cui la stazione metropolitana di linea “A” sulla 155 esima strada era solo a 15 minuti di distanza dalla parte centrale di Manhattan, compose Take the “A” Train , un pezzo in tempo medio-veloce, divenuto la sigla dell’orchestra, Caravan, brano firmato da Juan Tizol, trombonista portoricano, con lo stesso spirito esotico che ha ispirato l’effigie delle sigarette Camel, il quale conferì una nuova dimensione all’orchestra attraverso le sue “Conghe” e “Carovane”, e ancora Cotton Tail, datato 1940, che si basa sui cosiddetti rhythm changes, ovvero sulla struttura armonica ed evoluzione degli accordi del celebre brano “I Got Rhythm” di George Gershwin, Perdido, ancora un successo di Juan Tizol, dedicata a Perdido Beach in Florida, It dont’ mean a thing, del 1931, pagina in cui compare per la prima volta nel jazz la parola swing, quel sacro verbo che nel giro di tre anni avrebbe indicato quella moda e quello stile jazzistico che per non poco tempo dominerà lo scenario di questa musica.  Si passerà per “Just Squeeze Me (But Please Don’t Tease Me)” del 1941, originariamente noto come “Subtle Slough” e arricchito dal testo di Lee Gaines, riconosciuto per il suo stile romantico e giocoso, “Isfahan” pubblicato nel leggendario album “The Far East Suite” del 1967 e per la performance liquida e sensuale di Johnny Hodges, sino a “Day Dream” è composto nel 1939, una delle ballate più sofisticate e suggestive del canzoniere jazz, caratterizzata da un’atmosfera sospesa ed evocativa che attinge apertamente all’impressionismo musicale francese. Si continuerà con immortali classici per schizzare l’universo ellingtoniano, quali “Things Ain’t What They Used to Be” , famosissimo standard jazz del 1942, brano è stato in realtà composto dal figlio del Duca, Mercer Ellington, un classico blues in 12 battute, caratterizzato da un ritmo swing travolgente e da un riff melodico estremamente orecchiabile e “In a sentimental Mood”, song datata 1935,  nata da un momento di improvvisazione durante una festa in North Carolina, dove Ellington compose il tema sul momento per calmare gli animi dopo un litigio tra due sue amiche. Sarà questo un tributo anche al centenario della nascita di John Coltrane, poiché forse l’incisione più celebre e amata in assoluto è quella del 1963, quel dialogo tra il pianoforte del Duca e il tenor sax di “Trane”, considerato un vertice assoluto di lirismo jazz. Altre pagine verranno proposte, da “I Let a Song Go Out of My Heart” del 1938, dalla sofisticata struttura armonica, a “Love You Madly” un celebre brano del 1950, nato dal saluto di Ellington, che ripeteva spesso alla sua platea “We love you madly” (“Vi amiamo alla follia”), trasformando questa espressione in un vero e proprio marchio di fabbrica della sua eleganza, mentre per chiudere verrà eseguito “Sunset and the mockingbird”, dalla fresca invenzione e ispirazione. Prossimo appuntamento: Venerdì 7 agosto, sarà Antonino Spadaccino a confrontarsi con le grandi melodie dei big, alle 21,15 nel quadriportico di San Francesco, con i capolavori di Giorgia, Mina, Battisti, Mango, Cocciante, Dalla, Concato, Baglioni, arrangiati da Walter Sivilotti e Davide Coppola, insieme all’ orchestra dell’ Isa, diretta da Dian Tchobanov.

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Commozione e silenzio ai funerali di Luigi Esposito

Silenzio, dolore e lacrime: una folla commossa ha partecipato ai funerali di Luigi ‘Luca’ Esposito, il giornalista 53enne ucciso nella notte tra il 18 e 19 luglio in un terreno agricolo alla periferia di Eboli (SALERNO) da Ridha Rahmouni, 26enne tunisino irregolare sul territorio nazionale e destinatario di un provvedimento di rimpatrio. Una vicenda che ancora oggi presenta aloni di mistero. Il giovane – accusato di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dalla premeditazione, nonché di soppressione di cadavere – avrebbe picchiato la vittima, dandole fuoco quando era ancora in vita. Questa mattina la chiesa di Santa Maria Maggiore, a Nocera Superiore (SALERNO), ha accolto parenti, amici e conoscenti del 53enne molto noto in città. Alla funzione religiosa non hanno presenziato gli operatori di radio e tv che hanno atteso fuori il sagrato. La cerimonia – infatti – è stata aperta solo a chi conosceva realmente Luca proprio per permettere alla famiglia di vivere questa tragedia tra le persone più care. Ancora incredula per quanto accaduto, Mary Esposito, storica amica della vittima, presente anche lei alle esequie. “Ho vissuto i funerali di Luca – ha spiegato Mary – con grande partecipazione emotiva. Al di là del dolore della famiglia, ciò che ha colpito è stato il coinvolgimento dell’intera comunità, segno di quanto una perdita così tragica lasci un segno profondo in tutti. I funerali non rappresentano solo un momento di saluto, ma anche un’occasione di riflessione collettiva: dietro ogni tragedia ci sono persone, emozioni e fragilità che meritano rispetto, senza giudizi affrettati. È fondamentale che, accanto al dolore, ci sia anche l’impegno di tutta la comunità che “benedica” la memoria di Luca così come ha detto il parroco durante l’omelia, “trasferiamo l’amore di Luca” così come faceva lui in vita. Luca ha bisogno di giustizia e sono fiduciosa nel lavoro del procuratore Cantone che egregiamente sta svolgendo le indagini”. Parla di “dramma umano”, l’ex sindaco di Nocera Superiore, Gaetano Montalbano. “Quello che rimane alla famiglia – ha detto – è un dolore immenso. Conoscevo Luca sia come cronista sportivo, sia perché è stato un mio paziente, un bravissimo ragazzo. Mi dispiace che su tutte queste cose poi c’è sempre chi vuole speculare. Qui rimane il dramma umano di una famiglia. Mi auguro che la giustizia faccia il suo corso e arrivi a scoprire tutta la verità in una faccenda che ha troppi lati oscuri”. Da oggi la salma di Luca riposa accanto alla mamma e al papà nel cimitero comunale nella frazione Camerelle di Nocera Superiore.

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15 persone in una casa: blitz dei vigili nel centro storico

 

Prosegue l’attività di controllo del Nucleo Operativo Sicurezza (N.O.S.) della Polizia Municipale di Salerno. Nel corso di un sopralluogo, condotto insieme al personale del nucleo Viabilità e con il supporto della ASL, è stato accertato un grave caso di sovraffollamento abitativo all’interno di un immobile cittadino nel centro storico.

Il sovraffollamento riscontrato

All’interno dell’abitazione sono state identificate 15 persone, tutte regolarmente presenti sul territorio nazionale, a fronte di una sistemazione predisposta con 24 posti letto.

Le carenze igienico-sanitarie e di sicurezza

Gli accertamenti hanno evidenziato gravi carenze igienico-sanitarie e di sicurezza all’interno dell’immobile, tra cui impianti elettrici non a norma, presenza di bombole di GPL in ambienti interni, vie di fuga ostruite e condizioni incompatibili con i requisiti minimi di abitabilità. Sulla base di queste criticità, l’ASL ha espresso parere di inidoneità dell’immobile all’uso abitativo.

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Mediobanca, semestre da record per Melzi D’Eril

Il consiglio di amministrazione di Mediobanca, presieduto da Vittorio Umberto Grilli, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. L’istituto chiude i primi sei mesi dell’anno con il miglior risultato netto di sempre derivante dalla dinamica diversificata delle attività, dalle forti relazioni con la clientela e dall’ampia dotazione di capitale. Il risultato operativo è in crescita a 1,2 miliardi +11,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1,05 miliardi), beneficiando dell’aumento dei ricavi (1,9 miliardi +6,1 per cento a/a) e del controllo dei costi (775,3 milioni, -1,7 per cento a/a) con una riduzione del rapporto costi/ricavi di 3pp al 40 per cento. Il brillante andamento del secondo trimestre (ricavi a oltre un miliardo, utile netto di 388,5 milioni), trainato dal CIB, consente di consuntivare un utile netto semestrale di 711,2 milioni, in crescita del 5,9 per cento a/a.

Melzi D’Eril: «Performance solida nonostante incertezza geopolitica»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato e direttore generale Alessandro Melzi d’Eril: «Abbiamo chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi e utile netto ai migliori livelli di sempre, ottenendo una performance solida, attesa proseguire anche per i prossimi mesi malgrado il contesto operativo e di mercato caratterizzato da elevata incertezza. Un andamento commerciale vivace nell’attività di erogazione nella divisione Consumer finance così come un’accelerazione delle commissioni nell’ultimo trimestre (in aumento del 15 per cento t/t), in particolare nelle attività di Corporate & Investment banking (+31 per cento t/t), hanno bilanciato la fase di stabilizzazione del Wealth management, che chiude, comunque, il semestre con masse in crescita a 117 miliardi di euro. Il semestre conferma, inoltre, la disciplina mantenuta in questa fase di transizione e pone le fondamenta per proseguire efficacemente il processo di integrazione con Banca Mps, su cui restiamo pienamente concentrati. In questo percorso, sono sempre più convinto che la solidità del modello, la vicinanza alla clientela e la determinazione e qualità delle nostre persone contribuiranno a generare valore per tutti gli stakeholder, valorizzando una storia di 80 anni al servizio del sistema Paese».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid

Dopo aver definito «un plotone di esecuzione» e «una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti» la Commissione Covid del Senato, Giuseppe Conte è passato al contrattacco portando in audizione un documento appena depositato in Procura relativo all’operato di JC Electronics, società a cui lo Stato a ottobre 2025 ha riconosciuto un indennizzo di 100 milioni di euro.

La lettera anonima e il verbale su JC Electronics

Conte ha spiegato di avere consegnato in Procura una lettera anonima ricevuta nei giorni scorsi, assieme a un verbale del 14 aprile 2022 di un incontro tra rappresentanti dell’area legale e logistica della struttura commissariale e dell’Agenzia delle Dogane, riguardante la verifica delle forniture consegnate da JC Electronics, società ha vinto una causa in primo grado per un mancato appalto delle mascherine anti-Covid. Stando al verbale, «emergerebbe che quei colli non sarebbero mascherine con efficacia filtrante», ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, chiedendo pertanto di fare piena luce sulla maxi-transazione: «Mi sono molto meravigliato che lo Stato, cioè la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute, abbiano sottoscritto una transazione da 100 milioni di euro. Uso il condizionale perché non ho elementi per fare accertamenti diretti, ma per coscienza civica e responsabilità ho ritenuto di segnalare questo documento».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Conte: «L’Italia fu un modello a livello internazionale»

Nel corso dell’audizione, Conte ha rivendicato che «l’Italia è stata un modello a livello internazionale» nella gestione della pandemia, con una serie di decisioni prese in un contesto senza precedenti. E con conoscenze scientifiche limitate sul virus: «Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese. Non distinguendo il giorno dalla notte, ma non è una frase fatta. Abbiamo salvato nel 2020 oltre 330 mila posti di lavoro, grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare». E poi: «Non mi sono mai lamentato delle indagini e non ho mai tentato di delegittimare i giudici titolari delle inchieste alludendo a una loro presunta politicizzazione come spesso purtroppo capita anche adesso, ho risposto con piena disponibilità, senza recriminazioni e con il dovuto rispetto e con il peso della responsabilità, non ho mai cercato di scaricare su altri, questo da me non lo avrete mai. Ho accantonato gli impegni durante la pandemia per rispondere a un pool di giudici per quattro ore, ma mai lamentato poiché ero stato sottratto a responsabilità più urgenti per dover rispondere ai pubblici ministeri, anche perché ho sentito il dovere di rendere conto di ogni scelta fatta in uno dei momenti più bui della nostra storia».

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Ci ha lasciati lì, sul crinale dell’Appennino, tra il silenzio di Pavana e il ricordo di quel mulino di famiglia che non macina più ma continua a impastare memoria. Francesco Guccini se n’è andato a 86 anni, portandosi via quel vocione profondo, da patriarca, capace di trasformare la strofa di una canzone in un saggio di storia, in un saggio di resistenza quotidiana. La sua uscita di scena assomiglia tanto a un ultimo fendente, un colpo di sciabola sferrato con la consueta ironia a un’Italia che troppo spesso dimentica e che, oggi più che mai, si esercita nell’arte del paradosso politico.

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Il cordoglio bipartisan della politica

Nelle ore successive alla scomparsa, sono partiti accorati omaggi bipartisan, citazioni nostalgiche anche di chi, dall’altra parte della barricata, lo ha sempre ascoltato di nascosto, o forse neanche troppo. Luca Zaia ha messo il sigillo ufficiale: Dio è morto, ma la sua poesia resterà viva, arrampicandosi su quel capolavoro che la Rai di allora censurava per blasfemia e Radio Vaticana mandava in onda.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Fratelli d’Italia si spinge a reclamare la medaglia della Camera alla memoria. È la certificazione di una grandezza che supera le barricate. Ma la destra che oggi lo canta e lo piange, semplicemente non lo ha mai capito. Oppure ha finto di non farlo per poter tollerare la bellezza dei suoi versi. 

Le frecciate a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini

L’uomo di Pavana, del resto, non ha mai fatto sconti e non ha mai lasciato spazio ad ambiguità di comodo. Quando la stessa Giorgia Meloni, pazza per Cirano, decise di alzare la cornetta per invitarlo personalmente sul palco di Atreju, si sentì rispondere un «no» dritto in faccia. «I fascisti non mi piacciono», tagliò corto lui. Fine delle trasmissioni, con l’aggiunta ravvicinata che la futura inquilina di Palazzo Chigi non avesse capito nulla delle sue canzoni, bollando la sua gestione del dissenso come qualcosa di illiberale. Non andò meglio al leader della Lega. Sapere che Matteo Salvini suonava La Locomotiva a 16 anni non lo rendeva affatto orgoglioso. Anzi, il Maestrone ricordava di aver l’abitudine di sintonizzare la radio sulle frequenze di Radio Padania solo per divertirsi, arrivando a definire il leader della Lega un «comiziante furbo». Caso vuole che anni dopo, nel 2023, Roberto Vannacci scelse proprio di cantare La Locomotiva a Karaoke Reporter di Radio Rock. «La musica non ha colore politico», disse dopo essersi tolto le cuffie.

Guccini ha sempre mantenuto la posizione. Lo conferma la carica partigiana di quel 25 aprile del 2020, quando in pieno lockdown regalò alla rete una versione personalizzata di Bella Ciao: «Partigiano, porta via Salvini e Berlusconi. E i fasci della Meloni», identificando l’intera coalizione di centrodestra con l’invasore da cui liberare le nostre strade. Per inciso, Meloni lo accusò di istigazione all’odio. Un’allergia all’attuale maggioranza rimasta intatta fino alle sue ultime uscite pubbliche, come la battaglia per il No al referendum sulla riforma della giustizia, accusata senza mezzi termini di voler sottomettere le toghe.

Il rifiuto di ogni dogmatismo

Certo, Guccini non è mai stato neanche un polveroso santino della sinistra. Rifiutava i dogmatismi del Pci, ironizzava sulla tendenza dei progressisti a considerarsi sempre più puri degli altri e preferiva il dubbio e la poesia alla propaganda dei comizi, tanto che agli esordi certa sinistra con il dito alzato lo accusava di essere un piccolo borghese disimpegnato. Ma questa refrattarietà non ha mai significato agnosticismo ideologico. La bussola era chiara: un libertario che votava a sinistra tenendo sempre gli occhi aperti e il fegato sano. Oggi che il suo bicchiere di vino si è svuotato, l’onestà dei suoi dischi rimane l’argine più solido contro ogni tentativo di riscrittura post-mortem. Per cui sì, cantiamolo e celebriamolo tutti, perché L’ultima Thule resterà per sempre un porto chiuso per i bastimenti della conservazione.

Camera di Commercio di Salerno: la sfida è il digitale

Il turismo salernitano continua a correre. Nel primo semestre del 2026 le presenze in città sono cresciute dell’8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, secondo i dati del Comune di Salerno, con prospettive di ulteriore crescita per la seconda parte della stagione. Un segnale che si inserisce in un quadro nazionale da record: secondo l’Istat, nel primo trimestre 2026 le presenze turistiche in Italia sono cresciute del 7,5% sull’anno precedente, e le stime ISNART-Unioncamere indicano 171,8 milioni di presenze attese nel solo bimestre di luglio-agosto.

 

Una domanda che riguarda, con intensità diverse, l’intera filiera turistica provinciale: dalla Costiera Amalfitana al Cilento, dal capoluogo alla Piana del Sele. Dietro questi numeri, però, si apre un paradosso che riguarda da vicino le micro e piccole imprese della filiera turistica salernitana. Il turista di oggi scopre una destinazione attraverso i motori di ricerca e i social, confronta le recensioni, interroga gli assistenti di intelligenza artificiale e prenota sulle piattaforme prima ancora di entrare in relazione con le imprese del territorio.

Non tutte le imprese della provincia sono attrezzate per intercettare questa domanda: il rischio concreto è che il valore generato dalla crescita finisca ai grandi intermediari digitali, invece di restare sul territorio. È per rispondere a questo scarto che la Camera di Commercio di Salerno, attraverso il progetto PIDMed, realizzato in partnership con l’Università degli Studi di Napoli Federico II, ha sostenuto 61 imprese turistiche della provincia con il Bando Voucher PIDMed 2025 – Turismo, per un totale di 670.250 euro di risorse erogate su oltre 20 comuni.

Da questo percorso nasce ora l’ebook “Turismo 5.0. Trasformazione digitale, comunità e territori“, che raccoglie otto leve operative per la trasformazione digitale del comparto, rispettose dei territori, che intrecciano centralità delle persone, radicamento territoriale, forza delle imprese, governo dei dati, sostenibilità rigenerativa e governance collaborativa.

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Castlelake si ritira dalla corsa per easyJet

Colpo di scena nella partita per il controllo di easyJet. Castlelake ha deciso di non presentare alcuna offerta per la compagnia low cost britannica. Lo ha annunciato lo stesso fondo d’investimento statunitense all’avvicinarsi della deadline di domani entro cui sia Castlelake che Apollo Global Management (altro fondo Usa) avrebbero dovuto annunciare se presentare una offerta o meno per easyJet.

L’unica offerta valida resta quella di Apollo

Il 5 luglio Castlelake e easyJet si erano accordati per un intento di offerta da 6,9 sterline ad azione sul 100 per cento del capitale di quest’ultima. Castlelake si era riservata il diritto di trasformare l’intesa preliminare in una offerta pubblica di acquisto per la compagnia aerea di Luton, ma cinque giorni dopo la sua proposta era stata superata da quella del fondo Apollo Global Management, che aveva rilanciato con 7,15 sterline ad azione (sempre sul 100 per cento del capitale), mettendo dunque sul piatto il 3,6 per cento in più. In quell’occasione il consiglio di amministrazione di easyJet aveva raccomandato agli azionisti di non aderire più alla possibile offerta di Castlelake. Al fine di allineare la deadline delle due offerte, la scadenza di quella di Castlelake, inizialmente prevista per il 3 agosto, era stata estesa fino alle 17 del 7 agosto. Poi il dietrofront: l’unica offerta valida resta quella di Apollo.

Salerno, i572 detenuti in una struttura da 370 posti

La situazione nella Casa Circondariale di Salerno resta estremamente critica: 572 persone vivono stipate in una struttura che conta soli 370 posti regolamentari, registrando un tasso di sovraffollamento del 154,6%.  Spazi ridotti all’estremo mettono quotidianamente a dura prova la dignità dei ristretti e le condizioni di lavoro di agenti della Polizia Penitenziaria e operatori socio sanitari. E’ l’allarme lanciato dal garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, che ha fatto a Fuorni.

?A questo quadro si aggiunge un’alta incidenza di fragilità: il 30,2% (173 persone) affronta problemi di tossicodipendenza — una realtà che richiede cura e assistenza sanitaria mirata, non mera reclusione. Tra loro, circa 30 detenuti sono attualmente inseriti nella terza sezione per il trattamento avanzato, da questa sezione  sono stati  trasferiti alcuni detenuti lo scorso anno verso l’ICATT di Eboli(Istituto a Custodia Attenuta per Tossicodipendenti) o presso comunità terapeutiche.
Non meno complessa è la condizione della sezione femminile, dove 52 donne (il 9,1% del totale) vivono le medesime criticità degli spazi. All’uscita dalla visita della struttura, il Garante dei detenuti della Campania, Samuele Ciambriello, ha tracciato un bilancio dai due volti a seguito degli incontri con la direzione, il comandante, i responsabili dell’area educativa e diversi detenuti e detenute: ?«Si tocca con mano un’organizzazione e una progettualità trattamentale evidente, con la pianificazione di molte attività, corsi di formazione e progetti di volontariato.  Tuttavia, la struttura risulta complessivamente fatiscente e bisognosa di interventi urgenti: sono presenti problemi diffusi di muffa e umidità negli spazi interni, mentre il complesso destinato ai 31 detenuti in semilibertà va dignitosamente ristrutturato.
?Una luce sul futuro del plesso arriva sul fronte delle risorse:” la direzione mi ha comunicato l’arrivo di un finanziamento ministeriale da 4,5 milioni di euro, destinato prioritariamente ai lavori di ristrutturazione della prima sezione, distribuita su 3 piani e garante della permanenza di circa 350 detenuti.”

?L’impegno per il reinserimento si estende anche oltre le mura dell’istituto: il Garante campano si è infatti recato a Pontecagnano presso la cooperativa San Paolo, guidata dal responsabile Roberto Romano, che gestisce un programma di inclusione sociale per detenuti senza fissa dimora, un programma finanziato da anni dalla regione Campania e Cassa Ammende. In questa comunità di accoglienza  Ciambriello ha incontrato i 6 detenuti attualmente inseriti nel percorso.

E infine nel pomeriggio il Garante Campano si è recato per L’ICATT di Eboli per una manifestazione teatrale che ha visto protagonisti 10 detenuti.

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Linea ferroviaria Napoli-Salerno, ragazzo travolto da un treno

Un ragazzo è stato travolto  da un treno sulla linea ferroviaria Napoli-Salerno. E’ attualmente, in gravissime condizioni.

Il giovane è stato investito sui binari da un convoglio in transito. Le autorità competenti e la Polizia Ferroviaria sono al lavoro per effettuare i rilievi, identificarlo e ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.

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Campi Flegreii, centrodestra chiede a Fico l’adozione dello stato di emergenza

Tutti i consiglieri di opposizione hanno depositato in queste ore, al presidente del Consiglio regionale della Campania Massimiliano Manfredi, una richiesta di convocazione, ai sensi del regolamento interno, di consiglio regionale straordinario sull’emergenza Campi Flegrei. L’istanza è stata coordinata dal capo dell’Opposizione Gennaro Sangiuliano e dai capigruppo Massimo Pelliccia, Raffaele Pisacane, per la Lega Micaela Rostan, Sebastiano Odierna.
In particolare, le forze di opposizione chiedono al Presidente Roberto Fico di attivare lo “stato di emergenza” perché la deliberazione dello stato di emergenza consente l’adozione di ordinanze di protezione civile ai sensi dell’articolo 25 del Codice della protezione civile. Tali ordinanze permettono di attuare misure straordinarie e, nei limiti consentiti dall’ordinamento, introdurre deroghe normative più ampie rispetto a quelle normalmente utilizzabili in situazioni ordinarie, in ragione della particolare urgenza degli interventi.
«L’adozione dello Stato di emergenza è fondamentale per velocizzare le procedure, costituisce un atto di assunzione di responsabilità da parte del presidente Fico», dichiarano il capo dell’Opposizione e i capigruppo della minoranza di centrodestra. «Siamo sicuri della sensibilità del presidente Massimiliano Manfredi che non farà mancare la convocazione di un consiglio regionale da tenersi in tempi strettissimi. Perché siamo tutti chiamati alle nostre responsabilità in ogni momento».

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Il Board of Peace di Trump assegna il primo contratto edilizio a Gaza

Seppur lentamente, il Board of Peace istituito da Donald Trump istituito a gennaio per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza, ha finalmente assegnato il primo contratto edilizio nel territorio devastato dalle bombe di Israele. Che non riguarderà però edifici civili. Come riferisce il Guardian, un’azienda della Louisiana si è infatti aggiudicata l’appalto per la costruzione di un avamposto militare da 150 posti destinato a ospitare truppe provenienti dal Marocco.

L’avamposto misurerà appena 100 metri per 120

L’azienda in questione è la Arkel International ed ha già ha collaborato in precedenza con il governo degli Stati Uniti, ad esempio in Iraq. La struttura attualmente in fase di progettazione misurerà appena 100 metri per 120 e, come detto, sarà destinata a ospitare un contingente di truppe marocchine, con i militari che si avvicenderebbero provenendo da una base in Israele: sorgerà all’interno di quel 60 per cento del territorio di Gaza direttamente controllato dall’IDF. Secondo la fonte del Guardian, l’avamposto verrà costruito a meno di due chilometri dal confine israeliano e disporrebbe di una «via di evacuazione rapida» nel caso in cui il piccolo contingente dovesse subire un attacco. La base da 150 effettivi costituisce la prima fase di un piano volto a realizzare nella Striscia un sito militare da 5 mila unità per la Forza internazionale di stabilizzazione, che nel frattempo contribuirà alle operazioni di disarmo di Hamas.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile

Negoziare o non negoziare: questo è il dilemma. Perché come si è capito in questi giorni è proprio sul concetto di negoziabile che molto probabilmente si decideranno le prossime elezioni.

I niet di Conte

Il primo a tirare fuori la parolina magica è stato Giuseppe Conte, che ha definito appunto «non negoziabili» il no al riarmo dei singoli Stati, il no al sostegno militare all’Ucraina e all’economia di guerra. Immediata la batteria dei riformisti del Pd per cui non negoziabile è invece il sostegno a Kyiv. Apriti cielo. A calmare di poco le acque si è dovuto organizzare in fretta e furia un pranzo (peraltro non risolutivo) tra Elly Schlein e lo stesso Conte.

LEGGI ANCHE: Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?

Il senso del centrodestra per la governabilità (o per le poltrone)

Nelle stesse ore nel centrodestra cadevano come birilli diversi punti fermi, dal no alle preferenze di Lega e Forza Italia al no del partito di Salvini alla clausola di salvaguardia per la difesa militare invece che per la sicurezza nazionale, come in questi quattro anni era stato per l’aumento dell’età pensionabile, mentre Fratelli d’Italia ha rinunciato via via alle madri di tutte le riforme, il presidenzialismo e il premierato. Insomma, la coalizione guidata da Giorgia Meloni ha finora interpretato alla massima potenza la risposta di Giulio Andreotti a Ciriaco De Mita che lo accusava di tirare a campare: «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia». Fuor di battuta, i partiti di centrodestra hanno dimostrato di essere pronti a trattare anche sui punti più qualificanti del loro programma pur di continuare a governare. La lettura positiva è che la governabilità è un valore in sé, quella delle malelingue è che le poltrone piacciono assai. Molto probabilmente sono vere entrambe e di certo caratterizzano la coalizione, anche se l’incognita Vannacci getta un’ombra anche su questa fotografia.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il centrosinistra e la specialità di tiro al governo

Nel centrosinistra invece Pd, AvS e Italia Viva hanno abituato gli elettori a precipitose cadute dei propri governi, dall’Ulivo all’Unione di Prodi, fino al Conte 2. E gli elettori, soprattutto i più moderati, non apprezzano più di tanto chi fin da ora annuncia che non intende trattare con gli alleati fino a far pensare che è pronto a far saltare l’alleanza o magari il futuribile esecutivo Pd-M5s-Avs. Non esattamente un bello scenario.  

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

E se quello del M5s fosse un bluff?

La posizione di Conte sui punti non negoziabili del suo programma molto probabilmente è invece in realtà trattabilissima. Così la legge chi ha memoria dei suoi cambi di linea politica, così come del suo passare da essere premier di un governo giallo-verde a esserlo di uno giallo-rosso, fino al sostegno all’esecutivo Draghi. Ma il ritorno di Beppe Grillo potrebbe aver condizionato le ultime uscite del presidente M5s, così come l’ambizione di vincere le primarie e tornare a palazzo Chigi nella speranza di una spinta dei giovani Propal. Il rischio è che invece la sua intransigenza venga considerata credibile, insomma vera, da parte di molti elettori, moderati o incerti, che potrebbero disertare le urne temendo di votare una coalizione litigiosa fino al suicidio. Al netto di ogni valutazione di merito su questo o quel punto di programma (di cui ancora nel campo largo non v’è traccia), il passato fa ancora paura, nel centrosinistra, e allora la parolina ‘negoziabile’ potrebbe fare la differenza tra vincere e perdere le prossime elezioni. 

Ferragosto, tolleranza zero contro gli incendi

Massima allerta tra le serate del 9, 10 (festività di San Lorenzo), del 14 e l’intera giornata del 15 agosto. L’Ente Riserve rafforza la vigilanza: chi accenderà fuochi o utilizzerà fuochi d’artificio nelle aree protette rischia sanzioni e denuncia all’Autorità giudiziaria. In vista del Ferragosto, l’Ente Riserve Naturali Foce Sele-Tanagro – Monti Eremita Marzano lancia un appello alla massima prudenza e annuncia un rafforzamento dei controlli su tutto il territorio di competenza. L’attenzione sarà concentrata soprattutto tra la serata del 14 agosto e l’intera giornata del 15 agosto, quando il forte afflusso di persone nelle pinete, nelle aree naturalistiche e lungo il litorale aumenta sensibilmente il rischio di incendi. L’Ente ricorda che, nel periodo di massima pericolosità dichiarato dalla Regione Campania, è assolutamente vietato accendere fuochi di qualsiasi tipo nelle aree delle Riserve Naturali e nella fascia pinetata. Particolare attenzione viene richiamata anche sull’utilizzo dei fuochi d’artificio, spesso utilizzati durante i festeggiamenti di Ferragosto. L’accensione e l’esplosione di fuochi pirotecnici nelle aree protette, nelle pinete e in prossimità delle zone boscate è severamente vietata perché rappresenta una delle principali cause di innesco degli incendi estivi. L’Ente Riserve avverte che nei confronti dei trasgressori, specie chi accenderà fuochi d’artificio, non saranno applicate soltanto le previste sanzioni amministrative: nei casi previsti dalla legge scatterà anche la denuncia all’Autorità giudiziaria, oltre a ogni ulteriore provvedimento conseguente qualora dai comportamenti illeciti derivino incendi o situazioni di pericolo per l’ambiente e la pubblica sicurezza. Per questo motivo le attività di vigilanza saranno ulteriormente intensificate. Le guardie ambientali volontarie, coordinate dal vicepresidente dell’Ente Luca D’Ambrosio, delegato alla gestione del servizio, opereranno insieme alle forze dell’ordine in un monitoraggio costante delle aree più sensibili, con particolare attenzione alle pinete, ai boschi, alle aree attrezzate e ai luoghi maggiormente frequentati durante il Ferragosto. Accanto ai controlli sul territorio prosegue anche il piano di installazione delle fototrappole, strumenti che consentiranno di identificare gli autori di eventuali incendi, dell’accensione abusiva di fuochi e dell’abbandono illecito di rifiuti, altro fenomeno che contribuisce ad aumentare il rischio di propagazione delle fiamme. Il presidente dell’Ente Riserve Antonio Cuomo, rivolge un appello a cittadini, agricoltori, turisti, escursionisti e visitatori affinché rispettino rigorosamente le disposizioni in vigore:«La prevenzione è il primo e più efficace strumento per difendere il nostro patrimonio ambientale. Ognuno deve fare la propria parte evitando comportamenti irresponsabili che potrebbero provocare danni irreparabili». L’invito è quello di vivere il Ferragosto nel pieno rispetto dell’ambiente, evitando qualsiasi comportamento che possa provocare fiamme o scintille e segnalando tempestivamente eventuali principi d’incendio o situazioni sospette agli organi competenti. Boschi, pinete, dune costiere, oasi naturalistiche e aree protette rappresentano un patrimonio di valore inestimabile per il territorio della Valle del Sele. La loro tutela passa anche attraverso il rispetto delle regole: a Ferragosto non ci sarà alcuna tolleranza per chi metterà a rischio l’ambiente con fuochi, barbecue improvvisati e soprattutto fuochi d’artificio.

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PagoPA cambia vertici: Pimpinella presidente, Pantaleoni ad

L’assemblea degli azionisti di PagoPA ha formalizzato l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, nominando Maurizio Pimpinella nel ruolo di presidente e Marco Pantaleoni in qualità di amministratore delegato. L’assemblea ha altresì nominato Giorgia Prete, Clementina Ciotti e Mario Marotta nel ruolo di consiglieri del board presieduto da Pimpinella. La designazione dei nuovi organi di governance segue il perfezionamento del closing relativo all’acquisizione della società, la cui compagine azionaria è ora composta dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, che detiene il 51 per cento delle quote, e da Poste italiane, titolare del restante 49 per cento. A conclusione dei lavori, la società e gli azionisti hanno espresso un sentito ringraziamento all’amministratore unico uscente, Alessandro Moricca, per il lavoro svolto e l’impegno profuso alla guida dell’azienda nell’ultimo triennio, formulando al contempo i migliori auguri di buon lavoro alla nuova governance.

Hormuz, palla a Trump: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

Non è ancora stato firmato dalle due parti, ma l’accordo tra Iran e Oman sullo stretto di Hormuz è stato praticamente definito. È quanto filtra dal Medio Oriente e in particolare dai canali Al-Arabiya e Al-Hadath, che citano una fonte di primo piano. Manca solo l’approvazione del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. «Presto una dichiarazione congiunta se non si intromettono parti terze», il messaggio di Teheran a Washington.

Cosa prevede l’accordo tra Teheran e Muscat

L’accordo, secondo la fonte citata dalle due emittenti, prevede – sulla falsariga del memorandum di Islamabad – un cessate il fuoco di 60 giorni (prorogabile). L’intesa tra Teheran e Muscat «mira a rompere lo stallo e permettere la ripresa dei negoziati tecnici» tra Stati Uniti e Iran, alla ricerca della quadra non solo su Hormuz, ma anche sul nucleare. Le navi in entrata a Hormuz utilizzeranno la corsia di navigazione più vicina all’Iran, mentre quelle che lasciano lo stretto useranno rotte prossime all’Oman. Per quanto riguarda la questione dei pedaggi, non saranno imposte tariffe alle navi in transito, almeno nei primi due mesi. Verrà però introdotta una «tassa di servizio» per coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni Teheran intende varare poi pedaggi di transito obbligatori per tutte le navi mercantili e le petroliere, un punto sul quale l’amministrazione Usa si è detta irrevocabilmente contraria. Gli altri Paesi della regione, ha aggiunto la fonte di Al-Arabiya e Al-Hadath, potrebbero partecipare alla sminamento della via centrale dello stretto e alle procedure tecniche necessarie per lo svolgimento della navigazione. Questo entro altri 30 giorni dalla prima scadenza dell’intesa, dopodiché i flussi in entrambe le direzioni seguiranno il corridoio centrale di Hormuz. L’intesa raggiunta da Iran e Oman riguarda solo Teheran e Muscat e non deve ricevere alcun via libera da parte di Donald Trump, tornato a minacciare la Repubblica Islamica. Lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché continueranno quelle che l’Iran definisce «violazioni degli Stati Uniti», ovvero il blocco navale. Tra i due Paesi sarebbero in corso contatti indiretti attraverso i mediatori.

Tekne passa agli americani di Nuburu con il via libera del governo

Nuburu, azienda statunitense operante nel settore Difesa e Sicurezza dual use, ha reso noto che il governo italiano ha autorizzato – ai sensi della normativa in materia di golden power – l’acquisizione del 70 per cento del capitale sociale di Tekne Spa, società con sede operativa a Ortona (Chieti) specializzata in ingegneria della difesa e nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, per poco meno di 35 milioni di euro, subordinandone il perfezionamento al rispetto delle prescrizioni previste dal provvedimento. L’autorizzazione fa seguito alla formale notifica inviata a giugno 2026 dall’azienda e rappresenta un passaggio decisivo verso il closing dell’operazione, previsto per settembre. In base del piano industriale definito da Nuburu, Tekne genererà ricavi cumulati per il periodo 2026-2030 pari a circa 565 milioni di euro, con una crescita occupazionale pari a circa 370 unità. «Tekne assumerà un ruolo centrale nella strategia integrata di Nuburu, diventando l’hub industriale e tecnologico attraverso il quale il Gruppo intende sviluppare una piattaforma avanzata per la Difesa e la Sicurezza, fondata sulle eccellenze industriali italiane e orientata ai mercati dei Paesi Nato e alleati», si legge in una nota.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

Lo si potrebbe definire il sogno di una bozza di mezza estate. Lo Statuto del Partito Federalista Liberale Italiano inoltrato da Attilio Fontana in una vecchia chat leghista e svelato dal Foglio ha avuto l’effetto di un bicchiere di carcadè ghiacciato nell’agosto avido di refrigerio e di notizie. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

La presunta fuga in avanti di Fontana

Il governatore lombardo, classe 1952, al suo secondo e ultimo mandato, si sarebbe fatto avanti non avendo nulla da perdere. Nemmeno una possibile candidatura alle Politiche visto che finora ha sempre detto di voler restare alla guida della Regione fino alla scadenza naturale del mandato nel 2028. Il profilo perfetto del “barbaro nostalgico“, semicitando Salvini, deciso a dare una scossa alla Lega dopo l’affossamento dell’accordo per la creazione di una costola nordista da affidare a Luca Zaia. L’intenzione, stando a quanto poi spiegato dal diretto interessato, era non tanto fondare una nuova forza politica quanto dimostrare la necessità di aprire una discussione interna con la circolazione di un nuovo statuto, «segnale plastico del malessere tra i militanti». L’esercizio giuridico di un amico avvocato che Fontana si sarebbe limitato a condividere è invece la versione alternativa data da fonti vicine al governatore alla Stampa

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Attilio Fontana (Imagoeconomica).

I soliti sospetti

Resta il fatto che, quale che fosse l’intenzione, diffondere lo statuto di un partito in una vecchia chat in cui sono presenti pure Matteo Salvini e il fedelissimo Andrea Paganella pare una mossa così insensata da far pensare a un banale errore. Soprattutto in un momento di forte crisi del partito e soprattutto del suo segretario. Ammesso e non concesso che si trattasse di un colpo di mano anti-Salvini, chi sarebbe della partita insieme con il governatore? Il Foglio cita i soliti sospetti: il segretario nazionale lombardo, Massimiliano Romeo, e fa il nome di Massimo Sertori, assessore agli Enti locali che gode della stima di Fontana. Portavoce, forse, di una fetta di Lega lombarda stanca del sovranismo del Capitano e pronta alla pugna per riprendersi il partito. O, nell’impossibilità, per fondarne un altro. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Senza un leader riconoscibile, ogni progetto rischia di arenarsi

Comunque sia, il risultato era scritto. Da un lato Salvini, com’era prevedibile, ha convocato subito un direttivo a Milano per chiarire la questione prima del raduno di Pontida. Dall’altro, una volta scoperto, il piano – ripetiamo, se di questo si trattava – è automaticamente morto, kaputt. Adesso è difficile che i presunti congiurati escano allo scoperto. E così i soliti sospetti, già nel mirino dei pretoriani salviniani, rischiano di fungere da parafulmine all’ira del capo. Si è scritto anche che lo statuto, sempre nella mente dei registi dell’operazione, avesse l’obiettivo di spingere Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia a rompere gli indugi. Un assist per l’ex doge, un «Noi andiamo, loro ci seguiranno». Così, almeno per ora (perché in politica si sa tutto è possibile) non è stato. E senza un volto riconoscibile che si intesti il progetto e la battaglia, si va poco lontano. Zaia, dopo la fallita trattativa per una Lega del Nord, non pare avere tutta questa fretta e voglia di sfidare a viso aperto Salvini. Giorgetti men che meno. Anche il più giovane Massimiliano Fedriga sembra impegnato a giocare una partita sua. Romeo, per quanto segretario nazionale lombardo, non pare avere le physique du rôle per guidare un movimento, per di più nuovo di zecca.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Roberto Calderoli, Attilio Fontana e Luca Zaia (Imagoeconomica).

La resa dei conti, se ci sarà, può aspettare

Una cosa però è vera: una forza federalista, liberale, europeista, a suo modo centrista risponderebbe alle esigenze di una fetta di elettorato del Nord deluso se non arrabbiato dal fu Capitano. E soprattutto di un certo mondo imprenditoriale. Forse, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi di scuola, qualche big leghista della prima ora, lungi dallo scoprirsi, potrebbe avere dato un tacito via libera all’iniziativa, ma solo per «vedere di nascosto l’effetto che fa». Un test per verificare la determinazione e la forza d’urto dei promotori. Visto com’è finita (o iniziata), c’è da scommettere che il PLFI sarà declassato a malessere di stagione. Malattia però tutt’altro che immaginaria visto che le tensioni all’interno della Lega sono palpabili e destinate ad aumentare in modo inversamente proporzionale alle percentuali dei consensi. I segnali dunque ci sono tutti, ma che sfocino a breve in un mini golpe è un’altra storia. La resa dei conti, se mai ci sarà, è rimandata.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Mondiali ai privati, la Fifa chiede scusa e conferma pieno sostegno a Infantino

Dopo le polemiche e il ritiro della proposta di vendere a privati quote della Coppa del Mondo, il Consiglio direttivo della Fifa si è riunito in Marocco (Paese che co-ospiterà la Coppa del Mondo nel 2030): al termine dell’incontro, tramite una nota, il massimo organo di governo del calcio ha chiesto scusa per l’idea di Gianni Infantino, ribadendo la piena fiducia all’attuale presidente, intenzionato a candidarsi per un nuovo mandato.

Il comunicato della Fifa dopo il summit di Rabat

«Il processo avrebbe dovuto essere gestito diversamente. È stato inoltre riconosciuto che sono stati commessi errori anche dopo che la proposta è trapelata ai media. In una lettera separata al Consiglio della Fifa e alle associazioni membri della Fifa, sono state presentate delle scuse per questi errori, impegnandosi a garantire che non si ripetano. Verrà ora condotta una revisione e un rapporto sarà presentato al Consiglio Fifa nella prossima riunione prevista», si legge nel comunicato diffuso al termine della riunione, a cui ha partecipato lo stesso Infantino: «Con il ritiro del progetto, è stato concordato che la Fifa non tollererà più alcun attacco alla sua integrità, al suo buon governo e al suo giusto processo e adotterà tutte le misure necessarie per proteggere e salvaguardare il suo nome e la sua reputazione». Nell’incontro di Rabat, come sottolineato nella stessa nota, «il segretario generale della Fifa e i membri del Consiglio Direttivo presenti hanno ribadito il loro pieno sostegno al presidente Infantino, in quanto unico funzionario eletto dalle 211 Federazioni affiliate».

La levata di scudi contro il piano di Infantino

L’iniziativa Fifa Forward Enterprise, condotta senza una reale condivisione preventiva, ha provocato un’immediata levata di scudi su scala mondiale, con molteplici richieste di dimissioni da parte di Infantino. Hanno fatto muro Uefa (organo amministrativo, organizzativo e di controllo del calcio in Europa), Concacaf (Nordamerica, Centroamerica e Caraibi) e Afc (Asia). Numerose le federazioni calcistiche nazionale che si sono opposte al progetto, revocando il sostegno a Infantino in vista delle elezioni del presidente Fifa. Hanno preso poi le distanze dal dirigente svizzero anche alcune figure chiave della Fifa, come il responsabile dello sviluppo mondiale del calcio Arsène Wenger, il segretario generale Mattias Grafström e Carlos Cordeiro, consigliare strategico di Infantino, che si è addirittura dimesso denunciando il rischio di «ipotecare il futuro del calcio».

Antitrust, multa milionaria a tre società di monopattini e bikesharing

L’Antitrust ha concluso le istruttorie, avviate a novembre 2025, nei confronti dei tre operatori autorizzati a svolgere il servizio di micromobilità (e-bike e monopattini elettrici) a Roma, per il periodo 2023-2026. Si tratta di Bird, Dott e Lime, sanzionate complessivamente per 2,675 milioni di euro per aver ostacolato la fruizione dei pacchetti di corse gratuite (cd Pass) riservati agli abbonati annuali Metrebus, il titolo di viaggio per il trasporto pubblico locale romano, secondo gli obblighi assunti dagli operatori in sede di aggiudicazione del servizio.

Limitata la fruizione di un servizio di mobilità più sostenibile

In particolare, l’Autorità ha ritenuto che le tre società abbiano adottato misure e strutture organizzative inadeguate a gestire le richieste degli utenti, rendendo faticosa l’attivazione e lunga l’attesa per il rilascio dei Pass e, di conseguenza, riducendo il tempo a disposizione degli utenti per poterne fruire. Inoltre, nei confronti di Bird, l’Autorità ha accertato anche un’altra pratica commerciale scorretta e cioè la disattivazione arbitraria degli account, senza un’informativa preventiva sulle circostanze che la legittimavano e senza un contraddittorio con gli utenti. Le condotte sanzionate hanno un forte impatto sui consumatori, perché le tre società hanno limitato la fruizione di un servizio di mobilità che è complementare al trasporto pubblico locale e più sostenibile, grazie all’uso di mezzi meno inquinanti.

È morto Francesco Guccini

È morto Francesco Guccini. Lo ha reso noto la famiglia del cantautore, scomparso a 86 anni nella sua adorata Pavana (Modena), spiegando che «nel rispetto delle sue volontà le esequie si svolgeranno nei prossimi giorni e in forma strettamente privata». Poi a settembre, «per permettere a chi lo ha amato di ricordarlo e di salutarlo, verrà organizzata una cerimonia commemorativa». Durante la sua lunga carriera, Guccini – autore di brani come La Locomotiva, Canzone per un’amica e Autogrill, ha pubblicato 30 album, di cui 17 in studio: l’ultimo, Canzoni da intorto, era uscito nel 2022.

L’Iran smentisce Trump: «Su Hormuz negoziati solo con l’Oman»

Dopo aver annunciato l’accordo con l’Oman sulla navigazione nello stretto di Hormuz (con una frecciata agli Stati Uniti: «Presto una dichiarazione congiunta se non si intromettono parti terze»), l’Iran ha smentito che ci siano colloqui in corso con gli Usa per la riapertura del passaggio marittimo, cruciale per il commercio globale. «L’affermazione degli Stati Uniti secondo cui sono in corso negoziati con l’Iran è falsa», ha dichiarato in un’intervista televisiva il viceministro degli Esteri, Kazem Gharibabadi, parlando di colloqui solo con Muscat in forma strettamente bilaterale e riconoscendo però che Teheran ha ricevuto messaggi da Washington sulla disponibilità a tornare agli impegni precedenti. Donald Trump, negli ultimi giorni, ha parlato più volte di «ottimi colloqui» in corso con l’Iran, dichiarando anche che i pasdaran hanno chiesto negoziati mentre gli Stati Uniti erano «pronti per il più grande attacco dalla Seconda guerra mondiale».

L’Iran smentisce Trump: «Su Hormuz negoziati solo con l’Oman»
JD Vance (Ansa).

Vance ammette: «Negoziati complessi, servirà tempo»

Intanto, JD Vance in un’intervista a Fox News ha definito «complessi» i negoziati di pace con Teheran, spiegando che richiederanno ancora tempo: «Gli iraniani sono un popolo straordinariamente difficile, con un sistema frammentato. Il nostro compito è quello di muoverci in questo contesto e ottenere il miglior risultato possibile per il popolo americano, ma anche per il presidente degli Stati Uniti». E poi: «I prezzi del petrolio scenderanno e rimarranno bassi. L’Iran non avrà mai un’arma nucleare e gli Usa saranno in una posizione più forte. Ma siamo ancora nel vivo della questione e credo che molti stiano cercando di prevedere con esattezza come andrà a finire».

L’Iran smentisce Trump: «Su Hormuz negoziati solo con l’Oman»
Donald Trump e Pete Hegseth (Ansa).

Trump smentisce la carenza di missili, ma sarà vero?

«Gli Stati Uniti possiedono enormi quantità di “munizioni”, soprattutto di certi tipi. Inoltre, grandi quantità vengono prodotte e spedite negli Stati Uniti secondo necessità. Le aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese. I ‘responsabili’ di queste dichiarazioni traditrici verranno braccati. Saranno richieste lunghe pene detentive!». Lo ha scritto Trump su Truth, riferendosi sulle rivelazioni di alcuni media sulla ridotta disponibilità di missili a causa della guerra in Iran. The Donald ha smentito la carenza di munizioni, ma il Washington Post scrive – citando due fonti – che la scorsa settimana a Camp David il presidente americano avrebbe chiesto spiegazioni a Pete Hegseth su questo problema: il segretario alla Guerra si sarebbe difeso attribuendo ogni responsabilità al suo vice Stephen Feinberg. Secondo la Cnn, a causa del conflitto contro l’Iran gli Usa hanno usato quasi l’80 per cento delle loro riserve missilistiche: alla base della decisione di Trump di rinunciare, negli ultimi giorni, a lanciare nuovi attacchi contro Teheran ci sarebbe proprio la carenza di razzi a lungo raggio e di intercettori per la difesa aerea.

La Camera nega l’uso delle chat di Delmastro: bagarre in Aula

Con 206 voti a scrutinio segreto, la Camera ha negato alla procura di Roma l’autorizzazione ad accedere alle chat dell’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro. All’esito della votazione, in Aula è scoppiata la bagarre con urla, proteste e accuse incrociate che hanno causato la sospensione della seduta. I deputati di Avs si sono bendati gli occhi simbolicamente (a significare che il governo vorrebbe occultare la verità agli italiani), mentre l’esponente Elisabetta Piccolotti ha definito «una barbarie impedire le indagini sulla mafia». A seguire, la segretaria dem Elly Schlein ha parlato di «due pesi e due misure» per definire il modo in cui la maggioranza intende la legalità. «Nessuno sta chiedendo a quest’Aula di fare un processo, non è il nostro mestiere. Noi stiamo chiedendo solo di far fare ai magistrati il loro mestiere. La questione è non fare saltare un processo per fatti connessi alla mafia». E ancora: «Se Delmastro ha detto che non ha nulla da nascondere, perché nascondete voi? Meloni ha detto che non avrebbe più coperto nessuno, perché sta facendo il contrario? Tutte le vostre energie sono per salvare voi stessi».

Conte: «Lo scudo vi appartiene per mentalità»

Protesta anche da parte del Movimento 5 stelle, i cui parlamentari hanno sollevato gli smartphone dietro lo slogan #fuorilechat. Durante il suo intervento, il leader Giuseppe Conte è stato protagonista di un botta e risposta con la presidente di turno Anna Ascani. Lui ha segnalato la totale assenza di esponenti del governo nei banchi dell’esecutivo, lei gli ha ricordato che, trattandosi di una deliberazione interna alla Camera, «non è previsto che i banchi del governo siano occupati». Il pentastellato è andato oltre accusando la maggioranza di aver «macchiato con disonore le istituzioni». «Lo scudo vi appartiene per mentalità», ha aggiunto.

Cairo, il Corriere e l’arte di trasformare il nulla in un prodotto premium

Da mercoledì 5 agosto il Corriere della Sera costa 20 centesimi in più. Da 1,50 passa a 1,70 euro. Poco più di un caffè, purché lo si beva in piedi. Ma, a differenza dell’espresso, il giornale dura molto di più, anche quando lo si sfoglia distrattamente. 

Il Corriere è un successo industriale prima che giornalistico

Qualcuno potrebbe obiettare che l’aumento è eccessivo per un quotidiano che, a giorni alterni, riesce nell’impresa di celebrare il suo editore Urbano Cairo contemporaneamente nelle pagine di politica, economia, sport e spettacoli. Viene in mente la battuta di Enzo Biagi su Berlusconi, di cui peraltro Cairo è stato il giovane assistente: «Se avesse avuto le tette, avrebbe fatto anche l’annunciatrice». Naturalmente si scherza. Perché il sistema Corriere – carta, sito, podcast, newsletter, video e tutto ciò che oggi si definisce con l’elegante espressione di brand extension – per ampiezza dell’offerta quei 1,70 euro li vale tutti. La questione interessante però è un’altra. Che cos’è diventato il Corriere della Sera dopo 10 anni di gestione Cairo? La risposta è semplice: il giornale più forte d’Italia. Ha doppiato stabilmente Repubblica nelle vendite, ha costruito un ecosistema editoriale che macina di continuo contenuti on e off, domina l’informazione generalista e rappresenta il punto di riferimento del mercato. Un successo industriale prima ancora che giornalistico. 

Cairo, il Corriere e l’arte di trasformare il nulla in un prodotto premium
L’editoriale di Luciano Fontana sull’aumento del prezzo del quotidiano (5 agosto).

La metamorfosi del format intervista

Ed è proprio qui che nasce il paradosso. Per vincere, il Corriere ha progressivamente abbassato l’asticella di una parte consistente della propria offerta. Non tutta, naturalmente, ma abbastanza da trasformare l’eccezione in metodo. Il giornale che una volta selezionava temi e personaggi oggi ha preso a inseguirli. E quando non li trova abbastanza interessanti li promuove a dignità di pagina. Lo ha fatto trasformando un genere fin troppo frequentato, l’intervista, in un format. Non importa più che l’intervistato abbia qualcosa da raccontare: basta che sia vagamente riconoscibile, o che conosca qualcuno che riconoscibile lo è. E allora ecco la truccatrice che ricorda come profumava Monica Bellucci, il bidello che racconta le imprese di Sinner da bambino, l’attricetta convinta che il sorriso ricevuto da Brad Pitt al ristorante potesse essere il segnale di una possibile storia però mai consumata, il piccolo imprenditore che misura il proprio successo raccontando che il tender di Jeff Bezos era ormeggiato due pontili più in là del suo, l’influencer che spiega come una frase di Vasco Rossi le abbia cambiato la vita. Il tutto senza che nessuno riesca a capire perché il lettore dovrebbe esserne informato. Non sono episodi isolati, sono un vero e proprio genere editoriale

L’intuizione di Fontana? Prendere sul serio la superficialità

Dietro questa trasformazione c’è la mano di Luciano Fontana, che si avvia a diventare il direttore più longevo nella storia del Corriere. Un primato cui è arrivato senza mai dare l’impressione di volerlo conquistare. Parla poco, appare ancora meno e, quando lo fa, sembra chiedere scusa di essere lì. È un understatement quasi monastico, il travestimento perfetto. Dietro quell’aria dimessa, però, il giornale cambia pelle con una continuità che nessun suo predecessore ha saputo imprimergli. La sua intuizione è stata semplice: prendere sul serio la superficialità. Capire che il chiacchiericcio televisivo, il rumore continuo dei social, le confessioni senza notizia, i racconti di seconda mano e le vite riflesse dei personaggi minori non sono insignificanti frattaglie del nostro tempo, ma il nostro tempo

Cairo, il Corriere e l’arte di trasformare il nulla in un prodotto premium
Luciano Fontana (Imagoeconomica).

Quella sottile perfidia editoriale

C’è però un dettaglio che colpisce più di ogni altro. Una sottile perfidia editoriale. Quelle paginate di interviste sembrano costruite non tanto per valorizzare i protagonisti, quanto per lasciarli parlare abbastanza a lungo da rivelare, quasi sempre inconsapevolmente, la loro irrilevanza. Fontana li espone e lascia parlare finché non sono loro stessi a smarrire il senso del ridicolo. E sa trasformarsi, con ammirevole spontaneità, nella caricatura della società che pretendono di rappresentare. È un giornalismo che mostra, non giudica. Ed è proprio per questo che riesce a essere ancora più feroce. 

Il quotidiano non ha abbassato il livello, ma la soglia d’accesso

Il Corriere non rincorre più i social, li ha ormai interiorizzati. La notorietà sostituisce la notizia, la presenza vale più dell’interesse. L’importante non è avere qualcosa da dire, ma occupare lo spazio disponibile. In questo senso il quotidiano di via Solferino non ha abbassato il livello ma la soglia d’accesso, decidendo che tutto può diventare racconto. Dall’analisi geopolitica alla dieta del personaggio televisivo, dal saggio sull’intelligenza artificiale al ricordo dell’attore di terza fila che 40 anni fa prese un ascensore con Alain Delon. Tutto convive, e tutto pesa uguale. Repubblica, nel frattempo, continua a fare i conti con la propria storia, cercando di alleggerire un bagaglio ideologico di cui non riesce del tutto a liberarsi. Cinque direttori in quattro anni raccontano più di qualsiasi analisi. Il Corriere, invece, il problema lo ha risolto alla radice. Ha rinunciato a difendere un’identità riconoscibile per trasformarsi nella piattaforma dove ogni profilo trova cittadinanza. Non è opportunismo, è una lucidissima scelta industriale. Ed è probabilmente il motivo per cui funziona così bene. 

Cairo, il Corriere e l’arte di trasformare il nulla in un prodotto premium
Urbano Cairo (Imagoeconomica).

L’autorevolezza oggi sta nel dare dignità editoriale a ciò che non ne ha

Alla fine, quei 20 centesimi in più sono qualcosa che va oltre un semplice aumento di prezzo. Raccontano di un giornale che continua a vendere autorevolezza mentre distribuisce, con impeccabile professionalità, una quantità crescente di irrilevanza. È un’operazione editoriale di rara intelligenza: trasformare il nulla in un prodotto premium. Quei 20 centesimi in più, in fondo, non servono a comprare un quotidiano migliore. Servono a certificare che il mercato premia chi ha capito prima degli altri che oggi l’autorevolezza non consiste più nel selezionare ciò che conta, ma nel dare dignità editoriale a ciò che conta sempre meno. 

Editoria: Campo Archimede di Thomas Disch

Campo Archimede di Thomas Disch

Un mondo dove gli esseri umani sono considerati pedine sacrificabili nel romanzo su Urania Collezione di agosto. 

A volte capita di riprendere in mano un libro scritto tanto tempo fa e rendersi conto che è ancora molto attuale, forse più di quanto è stato scritto. E no, non è sempre una bella sensazione. Come esempio potremmo prendere il romanzo Campo Archimede, scritto da Thomas Disch nel 1968… il che significa che ha quasi sessanta anni… e repubblicato su Urania Collezione di agosto. Nel romanzo viene descritto un mondo in cui gli Stati uniti sono in guerra con diverse nazioni e la loro democrazia è ormai solo una facciata che copre un regime... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - NARRATIVA - Editoria - 6 agosto 2026 - articolo di Giampaolo Rai

Editoria: Cinzia Di Mauro parla di Finisterrae

Cinzia Di Mauro parla di Finisterrae

In una videointervista l'autrice catanese parla del suo romanzo vincitore del Premio Cassiopea.

Finisterrae è il romanzo che ha portato alla ribalta nel mondo della fantascienza Cinzia Di Mauro. Uscito nel 2025, lo scorso marzo a Fiuggi ha vinto il Premio Cassiopera, uno dei due premi (l'altro è il Vegetti) dedicati a opere edite e votati da una giuria. Il canale YouTube Radio Diffusione Europea le ha dedicato un'intervista, che è visibile qui sotto. Nella rubrica “Tra le righe – interviste a scrittori” speciale DeepCon 2026 si parla di totalitarismo e libertà, vecchi e nuovi, di plutocrazia legata a doppia mandata alla tecnocrazia... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 6 agosto 2026 - articolo di S*

Legge elettorale, intesa nel centrodestra su preferenze e alternanza di genere

Il vertice di maggioranza nella sede di Fratelli d’Italia in via della Scrofa a Roma, a cui hanno preso parte gli sherpa dei partiti di governo, ha portato alla fumata bianca: il centrodestra presenterà dunque anche al Senato l’emendamento alla legge elettorale sottoposto alla Camera per l’introduzione delle preferenze con una sola modifica per rafforzare maggiormente l’alternanza di genere. A metà luglio Montecitorio aveva bocciato con 187 voti a favore e 188 contrari (a scrutinio segreto) l’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale, sottoscritto da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Unione di Centro e solamente appoggiato – in extremis ed evidentemente solo a parole – da Lega e Forza Italia.

Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?

Rilancia, strappa, ricuce. Riparte daccapo: rilancia, strappa, ricuce. È americano? È forse il presidente degli Stati Uniti? Ma no, è Giuseppe Conte, che dopo le sue improvvide parole sull’Ucraina, con le quali ha rischiato e rischia tuttora di spaccare il campo largo, è andato a pranzo con Elly Schlein.

Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Al Pd e al M5s manca una visione del mondo condivisa

Il copione lo conosciamo: attacca, attacca, attacca, secondo le regole di The Apprentice, poi rallenta prima di cadere nel dirupo. C’è però un problema sostanziale: la politica estera per una coalizione non è negoziabile. O si è d’accordo o non si può andare d’accordo. È una precondizione per poter sviluppare un progetto, un programma, persino per poter fare delle primarie e duellare. Perché ci si sfida a partire da una visione del mondo condivisa. Dunque fra sostenere l’Ucraina e non sostenere l’Ucraina c’è tutto un mondo di differenza; una coalizione può esistere e può non esistere. Poi possono arrivare tutti i Dario Franceschini – già teorico della “casa comune” con i cinque stelle – di questo mondo a riportare ordine e disciplina democristiana.

Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?
Dario Franceschini con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Il problema resta, perché Conte fa del no al sostegno militare all’Ucraina un valore non negoziabile. È la sua operazione politica speciale sul Pd in vista delle future primarie. Magari Kyiv è solo un pretesto per la sfida finale sul campo largo e tornare così a Palazzo Chigi da capo del sinistra-centro. Conte sa di avere un vantaggio rispetto alla settaria Schlein, che è la sua trasversalità. Il leader del M5s sa come modulare il proprio messaggio, d’altronde è uno che ha governato con la Lega e poi con il Pd senza soluzione di continuità. Sa rendersi riconoscibile insomma. Sulla sicurezza dice cose che agitano il Pd, sulla politica estera uguale. Non basterà l’accordo sul salario minimo o sulle liste d’attesa nella sanità per creare le precondizioni di un’alleanza politica alle elezioni del 2027. 

Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Ansa).

Il pranzo di Conte e Schlein ha solo contenuto i danni

Dunque c’è da immaginarsi che il pranzo Conte-Schlein avrà provvisoriamente contenuto i danni ma non sarà stato risolutivo. Conte continuerà a sostenere sull’Ucraina quello che ha detto fin qui, nella consapevolezza di poter spingere l’asticella più in alto senza preoccuparsi troppo delle conseguenze. Il Pd in questi anni d’altronde gli ha concesso quasi tutto. L’ex presidente del Consiglio si muove già da leader della coalizione, anche quando rinfresca i suoi dubbi – che per qualcuno come Chiara Appendino sono certezze – sull’eventualità di una presenza di Matteo Renzi nella coalizione del campo largo. Anche quando distribuisce patenti di pacifismo agli alleati. Anche quando stabilisce le regole del gioco in vista delle primarie: viene prima il programma o la scelta del capo? E via così.

Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?
Chiara Appendino (Imagoeconomica).

Il progetto viene prima del programma e pure prima delle primarie

Il campo largo in questi anni ha giustamente sottolineato le linee di frattura del destra-centro, l’incompatibilità fra Lega e Forza Italia (sempre su Russia e Ucraina peraltro), ma la coalizione guidata da Giorgia Meloni si è fatta trovare tutto sommato pronta in Parlamento per quattro anni. Solo l’eventuale ingresso di Roberto Vannacci – tutt’altro che scontato – trasformerebbe il destra-centro in una compagine più litigiosa di ora, pronta a dividersi sui valori non negoziabili. Il centrosinistra, per ora all’opposizione, non ha l’onere del governo – che appiana molte incomprensioni – ma potrebbe anche scoprire di non avere un progetto condiviso. Il progetto viene prima del programma, prima anche delle primarie. Insomma, in che cosa crede il centrosinistra, posto che creda in qualcosa?