Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema

Carlo Verdone a novembre 2026 compie 76 anni. E ne sono passati 46 dalla sua prima regia, Un sacco bello, del 1980. Da allora non si è risparmiato, dirigendo 10 film tra il 1980 e il 1990, poi sette tra il 1991 e il 2000, quindi cinque tra il 2001 e il 2010, quattro tra il 2011 e il 2020. E due tra il 2021 e il 2026. Inframmezzando questi impegni pure con una decina di pellicole in cui è stato solo interprete e non regista.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
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La svolta verso lo streaming a causa del Covid

Tanto lavoro, moltissime idee già sviluppate, e poi, insieme col suo storico produttore Filmauro, l’approdo sulle piattaforme in streaming. Una scoperta, diciamo così, forzata. Dopo Benedetta follia del 2018 (8,4 milioni di euro al box office), arrivò Si vive una volta sola, programmato in sala dal 26 febbraio 2020. Tuttavia il Covid si mise di mezzo, coi cinema chiusi. Il titolo allora slittò al 26 novembre 2020, ma la pandemia ebbe un ritorno di fiamma, ed ecco un ulteriore posticipo al 20 gennaio 2021, quando però le sale erano ancora deserte. Infine, la scelta di uscire al cinema solo su Roma, dal 28 aprile 2021, e poi farsi distribuire direttamente da Prime Video, dal 13 maggio 2021.

La gran paura di non incassare nulla (Si vive una volta sola era costato 5,9 milioni di euro), poi rientrata grazie a ricchi contributi pubblici (3,3 milioni complessivi) e ai fondi di Amazon, convinse tuttavia sia Verdone sia Filmauro che lo streaming rappresentava un’ottima alternativa, comoda e soprattutto senza rischi d’impresa, poiché il prodotto audiovisivo veniva comprato a scatola chiusa e quindi non c’erano le incertezze del botteghino.

Le quattro stagioni della serie Vita da Carlo

Tra il 2021 e il 2025 sono arrivate dunque le quattro stagioni della serie Vita da Carlo. La prima (6,9 milioni di costi produttivi e 2,4 milioni di contributi pubblici) è stata distribuita da Prime Video. Poi il fumantino Aurelio De Laurentiis, patron di Filmauro, ha litigato coi manager di Amazon e trasferito il prodotto, armi e bagagli, alla nascente piattaforma Paramount+: la seconda stagione ha avuto costi per 6,7 milioni e due milioni di contributi pubblici; nella terza il conto è lievitato a 8,2 milioni di euro (2,4 milioni di tax credit); e, infine, nella quarta si è arrivati a 9,1 milioni di euro (2,7 milioni di tax credit).

Una pacchia assicurata che adesso continua con il film Scuola di seduzione

Una specie di paradiso in terra: ricavi assicurati ex ante, nessun rischio d’impresa per Filmauro, lauti cachet per Verdone. E l’accordo con Paramount prevedeva, in chiusura, pure un film originale da distribuire solo in piattaforma, Scuola di seduzione (appena rilasciato su Paramount+), 7,2 milioni di costi produttivi e 2,1 milioni di tax credit.

È il ritorno di Verdone al formato film dopo sei anni: senza un ruolo di protagonista, ma con lo stesso numero di pose degli altri attori che lo hanno affiancato (Lino Guanciale, Vittoria Puccini, Karla Sofía Gascón e Beatrice Arnera, tra gli altri). Un prodottino leggero, impalpabile, di sicuro non indimenticabile.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
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Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema

E ci immaginiamo Verdone, nell’incontro con il management di Paramount+, un po’ come Nanni Moretti nella pellicola Il sol dell’avvenire, quando lo stesso Moretti ricostruisce un ipotetico colloquio coi vertici di Netflix Italia che gli dicono: «Dovete essere più ambiziosi, i nostri prodotti sono visti in 190 Paesi, 190 Paesi, 190 Paesi… Purtroppo la sua sceneggiatura è uno slow burner che non esplode. Gli spettatori decidono se continuare a guardare un film nei primi due minuti. Bisogna arrivare prima all’incidente scatenante. Mentre il primo turning point a che minuto arriva? Comunque c’è un grosso problema: in questo film manca un momento What a fuck!».

Verdone sembra un po’ più stanco del solito

In effetti Verdone, nelle sue ultime uscite, è apparso un po’ più stanco del solito, come se gli fosse rimasta addosso la malinconia del suo personaggio ne La grande bellezza, e pure quel senso di inadeguatezza nel partecipare a un film premiato con l’Oscar senza però essere personalmente celebrato da nessuno.

De Laurentiis preoccupato dal possibile flop al box office

Adesso, ha annunciato, tornerà a girare un film vero, di quelli pensati per la sala, dove è assente dal 2018. E il produttore Filmauro, che non è più abituato a questo genere di imprese (basta vedere il sito web della Filmauro, non più aggiornato dal febbraio 2020), già trema. Si dice, addirittura, che De Laurentiis abbia ricevuto tre versioni del soggetto pensato da Verdone, rimandandole tutte e tre al mittente. Perché alle piattaforme puoi rifilare di tutto. Ma al cinema, se fai flop al box office, poi rischi di perdere soldi veri.

Verdone, la trappola malinconica delle piattaforme e il difficile ritorno al cinema
Carlo Verdone tra Aurelio e Luigi De Laurentiis (foto Ansa).

Musica in volo tra gli sfarzi borbonici

Di Olga Chieffi
Sapore di antica eleganza al Palazzo Reale di Napoli, per il concerto della Banda Musicale dell’Aeronautica Militare, per festeggiare, in primis, l’Arma dei cieli che ha compiuto 103 anni e i giovani del corso Grifo VI, i quali hanno, poi, il giorno successivo giurato fedeltà alla Repubblica sotto un cielo colorato dalle frecce. Frac, divise, spadini su e giù per lo scalone vanvitelliano, immaginando lo sguardo di quegli aristocratici eroi, quali Francesco Baracca e Fulco Ruffo di Calabria che fecero la storia, con la loro 91° squadriglia, quella degli Assi, che aveva come stemma il Grifone, ma che, ad imitazione dei cavalieri medievali, ogni pilota scelse il suo simbolo da apporre sulla fusoliera dei loro Spad: Ruffo un teschio nero, Ranza una civetta e Baracca il cavallino rampante, oggi sul cofano delle Ferrari. Nella comune visione, sono tutti piloti i membri dell’ Arma azzurra, ma le specializzazioni sono diversissime dalla logistica, alle telecomunicazioni, controllo del traffico aereo, difesa Aerea, meterologia, medicina, chiaramente il genio con gli ingegneri in eterno work in progress e tante altre divulgate in queste splendide giornate azzurre, durante le quali è campeggiata una fiammante freccia tricolore al centro di Piazza Plebiscito, perfettamente amalgamatasi con il colonnato della chiesa di San Francesco di Paola. Passato e futuro dell’arma, con i ragazzi di Grifo VI e anche della banda, che agli ordini del Maggiore Pantaleo Leonfranco Cammarano, è partita dalle storiche e splendide marce del suo primo Maestro Alberto Di Miniello, all’indovinato arrangiamento di Napul’è di Pino Daniele, firmato dallo stesso Maggiore Cammarano, attraverso Rossini, Bacalov e Rota, con tanti eccellenti giovani nelle diverse sezioni (e ancora tanti ne giungeranno visto che sono aperti i concorsi), a leggio con i “senatori” della formazione. Il concerto è principiato con la Marcia d’ordinanza, una delle più belle, scritta da Alberto Di Miniello, pupillo di Ottorino Respighi, che in concerto ascoltiamo sempre monca del suo caratteristico trio, per, quindi, applaudire il suo omaggio all’Italia, una marcia sinfonica che sviluppa  in sé quel gusto per il colorito fonico, che è rimasto come una delle caratteristiche della sua arte e il pregio indiscutibile del suo segno, al quale la banda ha reso giusta ragione, a cominciare dai clarinetti che hanno sostenuto un obbligato affatto semplice. Ed ecco il Gioachino Rossini della sinfonia dell’Italiana in Algeri, eseguita lenta, alla “francese”, nel suo Andante dal Maestro Cammarano, invaghitosi della perfetta acustica del Teatrino di Corte di Palazzo Reale, col sospiroso motivo dell’oboe, elevato dal I Lgt. Francesco Sorrentino che sorvola gli accordi sommessi e misteriosi delle misure iniziali, prima di abbandonarsi al celebre Allegro, con l’incisività dello scatto, la lucente sonorità dei legni, sovrastati dall’ottavino del I M.llo Paola Filippi e l’oboe ancora a dir la sua, attivando la perentorietà del crescendo, ovvero dello spirito della sinfonia. Novecento russo con il Valzer n°2 di Dmitri Shostakovich, appartenente alla suite per Orchestra di Varietà.  Banda in bello spolvero nell’esecuzione del tema principale, dolce e accattivante, con il Maestro che è riuscito a sottolineare l’armonia della pagina, che suggerisce un senso di inquietudine latente, ambiguità emotiva che è una costante nell’opera del compositore, il quale, spesso utilizzava la musica per esprimere sentimenti nascosti, dietro una facciata ufficiale. Primo omaggio a Napoli e ai Napoletani con Napul’è di Pino Daniele. La città ha 2500 anni e l’arrangiamento di finissima intenzione del Maestro Cammarano, ha avuto nelle “voci” del flicorno soprano di Daniele Colossi e nell’oboe, gli strumenti evocativi, assieme ai corni, di una città antica, ma che è stata attraversata da mille fiumi, mantenendo intatta la sua identità, Dna, che la fa riconoscere, in una perfetta fusione tra tradizione, innovazione e improvvisazione, attraverso proprio i soli del sassofono alto di Valerio D’Orazio e del sax soprano di Domenico Di Biase. Tra uno stacco e l’altro della visionaria presentatrice Valeria Altobelli, uno sguardo al passato con la cabaletta di Alzira, ancora un tributo alla città, essendo l’opera andata per la prima volta in scena al Teatro San Carlo di Napoli il 12 agosto 1845. Virtuosismi affidati al flicornino di “famiglia” il I Lgt Enzo Cozza per “Su fragil barca”, dove la coloratura ha mantenuto la linea melodica espressiva, non un vuoto esercizio di stile, quasi a voler pronunciare le parole della pagina. Si continua con l’omaggio a Napoli e stavolta è Massimo Troisi, con il suo ultimo film, Il Postino, Mario che in bicicletta portava la posta a Pablo Neruda, nostalgia e melanconia, nelle note di Luis Bacalov, appartenenti a tutti i Sud del Mondo, simbolo della storia e degli occhi di Massimo, con le ance ad evocare la fisarmonica, protagonista della colonna sonora originale. E’ la tromba di Angelo Zanfini, a presentare il tema di Gelsomina de’ La Strada firmato da Nino Rota. Nessuno come lui nel ricreare quel climax dimesso, un po’ scorato: Zampanò aveva insegnato a soffiare nella tromba Gelsomina, in una tromba tedesca, un po’ ammaccata, come lo deve essere il suono di chi si accinge ad eseguire la pagina di Rota. Quindi, il girotondo di Otto e mezzo a chiudere il programma ufficiale, col suo inizio trasognato che fatica a farsi timidamente largo fra tintinnare di carillons e un’enunciazione frammentata, quasi balbettata; questo prima che l’orchestrazione si ampli a proporzioni inattese, con l’ esposizione quasi epica e il flauto di Luca Lombardi che ha avuto modo di mettere in evidenza la propria lievissima, imprendibile e stratosferica agilità, sulle tracce di Severino Gazzelloni, che incise il tema diverse volte. I saluti del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Generale di Squadra Aerea Antonio Conserva, per gli auguri ai ragazzi del Grifo VI, e la mission delle intere Giornate azzurre, per tutti noi, ovvero la beneficenza con “Un dono dal Cielo”, in favore della Fondazione Buzzi di Milano, Ospedale San Pietro Fatebenefratelli di Roma e il Giovanni XXIII di Bari eccellenze pediatriche. Finale con il Canto degli Italiani e stavolta senza omettere quel patriottico Si!. Momento conviviale dinanzi al teatro e, arrivederci a Salerno.

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Sabato Santo, si aprono le pastiere

di Raffaella D’Andrea

C’era un tempo in cui il calendario non era solo fatto di giorni, ma di gesti precisi, tramandati con rigore e amore. Il Sabato Santo non era un giorno qualunque: era il momento in cui, finalmente, si aprivano le pastiere. Almeno a casa mia era così. Regole non scritte, ma incise nella memoria, custodite gelosamente da chi, come mia nonna Raffaella, figlia dei primi del ’900, considerava le tradizioni quasi sacre. Il Giovedì Santo si accendeva il forno a legna. Era il giorno della preparazione, quello in cui la casa si trasformava in un laboratorio di profumi e attese. Non c’erano solo le classiche pastiere di grano, ma anche quelle di riso e perfino di spaghetti. Un patrimonio di varianti oggi quasi dimenticate. Insieme a loro prendevano forma il pane di Pasqua con le patate, i calzoni, la pizza nel ruoto e i “piccilli”: piccoli nidi di pasta con l’uovo sodo incastonato al centro, simbolo antico di rinascita, molto prima delle uova di cioccolato che oggi dominano le tavole di Pasquetta. Siamo nella provincia di Salerno, nella Piana del Sele. Qui le tradizioni seguivano un’altra linea: niente casatielli o zuppe di cozze, ma una cucina profondamente contadina, dove il vero protagonista era il pane. Non solo alimento, ma simbolo di sostentamento, di famiglia, di vita. Mentre il forno raggiungeva la temperatura giusta, si preparava la pizza nel ruoto, fatta con la stessa pasta del pane. Veniva cotta sulla brace, protetta dal ruoto per evitare che si bruciasse. Sopra, i pomodori “a pacchetelle”, conservati in estate con cura, e una generosa grattugiata di ricotta salata. Un sapore semplice, ma pieno. E poi c’era lei, la mia preferita: la pizza dolce di spaghetti di nonna Raffaella. Un dolce che forse mangiavamo solo io e lei. Ricotta, latte, uova, zucchero e tanta cannella. Tantissima. Non veniva mai perfetta: si attaccava al ruoto, gli spaghetti sopra si bruciacchiavano. Eppure, era insostituibile. Ne sento ancora il sapore. Il Venerdì Santo era silenzio. Un giorno sospeso, quasi di lutto. La tavola restava senza tovaglia, in segno di rispetto. La casa rallentava, si faceva essenziale. E poi arrivava il Sabato Santo. La casa si preparava ad accogliere le visite per gli auguri di Pasqua. I compari, di battesimo, di cresima, di matrimonio passavano a dare gli auguri. L’aria era intrisa del profumo delle viole e delle fresie. E finalmente si tagliavano le pastiere. Era un gesto semplice, ma carico di significato: la fine dell’attesa, l’inizio della festa. Oggi, lo ammetto, io stessa ho stravolto tutto. Mi sono liberata di quei vincoli che un tempo consideravo inutili, ho portato novità in cucina, ho sbuffato davanti alla ripetizione delle stesse cose. Eppure, adesso, ne sento la nostalgia. Forse è il tempo che passa. Forse è il bisogno di restare ancorati a qualcosa di autentico. O forse è semplicemente il richiamo delle radici, della famiglia, di quei gesti che, senza accorgercene, ci hanno costruiti. Buon Sabato Santo. Pastiera napoletana: profumo di Pasqua tra storia e tradizione La pastiera napoletana non è solo un dolce: è un rito. È il profumo che invade le case nei giorni che precedono la Pasqua, è l’attesa, è la memoria che si tramanda di generazione in generazione. Simbolo della tradizione partenopea, racchiude in sé ingredienti semplici e profondamente simbolici: il grano, emblema di rinascita, la ricotta, segno di abbondanza, le uova, la vita nuova, e i fiori d’arancio, che raccontano la primavera. Le origini della pastiera si perdono tra leggenda e storia. Si narra che sia nata nel Monastero di San Gregorio Armeno, dove le suore, nel periodo pasquale, mescolavano ingredienti dal forte valore simbolico per creare un dolce che celebrasse la Resurrezione. Un’altra leggenda racconta invece che fu offerta alla sirena Partenope dagli abitanti del golfo: ogni ingrediente rappresentava un dono della natura. Ingredienti (per uno stampo da 28 cm) Per la pasta frolla: 500 g di farina 200 g di zucchero 200 g di burro (o strutto) 2 uova intere + 1 tuorlo Scorza di limone grattugiata Per il ripieno: 500 g di grano cotto 300 ml di latte 30 g di burro Scorza di limone 700 g di ricotta di pecora 600 g di zucchero 6 uova intere + 2 tuorli 1 fiala di aroma di fiori d’arancio 1 cucchiaino di cannella 100 g di canditi (cedro e arancia) Procedimento Impastare farina, zucchero, burro, uova e scorza di limone fino a ottenere un composto omogeneo. Formare un panetto e lasciarlo riposare in frigo per almeno 1 ora. In un pentolino unire il grano cotto con latte, burro e scorza di limone. Cuocere a fuoco lento finché il composto diventa cremoso. Lasciar raffreddare. Lavorare la ricotta con lo zucchero fino a ottenere una crema liscia. Aggiungere le uova, i tuorli, la cannella, l’aroma di fiori d’arancio e i canditi. Unire infine il grano ormai freddo. Stendere la frolla e rivestire uno stampo imburrato. Versare il ripieno e decorare con le classiche strisce di pasta frolla incrociate. Cuocere in forno statico a 170°C per circa 80–90 minuti, finché la superficie sarà dorata. Lasciare riposare la pastiera almeno 24 ore prima di servirla: è proprio con il tempo che sviluppa il suo profumo inconfondibile. Un consiglio della tradizione: La pastiera non si mangia appena fatta. A Napoli si dice che “ha da riposà”, perché solo così tutti i sapori si armonizzano alla perfezione.

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La Rai e il merito rovesciato: l’enigma Diaco e Antonella Clerici

Evidentemente in Rai il mercato è dato per morto e l’Auditel viene considerato un fastidio statistico da ignorare. Non contano i break pubblicitari, non conta la capacità di parlare a un Paese reale che ancora accende la tv: conta solo la fedeltà. Benvenuti nell’era del merito rovesciato, dove se tieni in piedi i bilanci sei un asset da sopportare e se invece inanelli flop da prefisso telefonico ti stendono il tappeto rosso verso l’Ammiraglia.

L’amica Giorgia con cui si «cazzeggia»

Il caso di scuola, il simbolo plastico di questa deriva, ha un nome e un cognome: Pierluigi Diaco. Uno che nel settembre 2022 si è portato a casa un contratto «da sballo», come lo definirono i corridoi sussurranti della tv pubblica: quasi 300 mila euro, oltre 1.500 euro a puntata per il suo BellaMa’. Una cifra che ha fatto tremare i polsi per la sproporzione tra l’investimento e la resa, ma che trova la sua logica in una rivendicazione d’appartenenza che lo stesso aveva consegnato con orgoglio alle cronache di Repubblica: «Giorgia Meloni è una delle mie migliori amiche, onesta e leale. Ma non ho mai parlato con lei di Rai, parliamo di altre cose e si cazzeggia». Non c’è motivo per non crederci, certo. Il punto però è un altro: l’amico della premier potrà anche non parlare di Rai con la premier mentre «cazzeggia», ma è solare che in Rai non facciano altro che parlare del conduttore blindato, trasformandolo nel totem intoccabile di TeleMeloni.

La Rai e il merito rovesciato: l’enigma Diaco e Antonella Clerici
Pierluigi Diaco nello studio di BellaMa’ (Ansa).

La lista di flop e il disastro di Per sempre Gino

In questo sistema di protezione speciale, il fallimento seriale non è una colpa, ma quasi una medaglia al valore. I fatti dell’ultimo anno sono una sentenza senza appello: nel settembre 2025, lo spin-off BellaMa’ di sera, lanciato in prima serata su Rai2 con ospiti dal cachet pesante, è stato chiuso dopo appena due puntate. Un flop, con lo share crollato al 2,6 per cento dopo un esordio ancora più deprimente. Eppure, nessuna conseguenza, nessun imbarazzo ai piani alti. Anzi, si rilancia: la scorsa domenica, lo speciale Per sempre Gino, un omaggio al cantautore scomparso, messo su in fretta e furia, affonda a un misero 3,2 per cento di share. Perché affidare un evento di tale statura a lui invece che, per dire, ad Antonella Clerici? La logica del merito avrebbe imposto tra i nomi possibili anche quello della fuoriclasse di Legnano, che mastica musica da decenni con successo: madrina de Il Volo, titolare di Sanremo, l’unica capace di resuscitare un format musicale dato per morto come The Voice. Eppure, la governance ha preferito la “narrazione identitaria” del fedelissimo, sacrificando lo share sull’altare dell’appartenenza. Il risultato è stato uno scempio celebrativo, che il sistema aveva già siglato con un atto rarissimo: una nota ufficiale di solidarietà del cda, ossia uno scudo politico per difendere Diaco dalle critiche social nate dopo l’endorsement per il Sì al referendum. Il premio finale per questa scia di flop? È già scritto nel Piano Mellone: Diaco è in pole position per sbarcare su Rai1 nel pomeriggio domenicale, dal prossimo autunno, con un nuovo varietà.

La Rai e il merito rovesciato: l’enigma Diaco e Antonella Clerici
Pierluigi Diaco nello speciale Per Sempre Gino.

Antonella Clerici è ancora considerata una lussuosa ruota di scorta

Dall’altra parte della barricata, trattata quasi come un’inquilina morosa nonostante paghi l’affitto e le bollette per tutti, c’è Antonellina. Lei è la vera cassaforte aziendale, l’unica capace di resuscitare i cadaveri televisivi. I numeri della regina del mezzogiorno sono lì a dimostrarlo: a febbraio, con la finale di The Voice Kids, ha centrato il 23,4 per cento di share, superando ufficialmente la corazzata di Maria De Filippi e il suo C’è posta per te. A marzo, con The Voice Generations, l’ammazza-reality ha dominato al 24 per cento di share, doppiando letteralmente il Grande Fratello VIP fermo al palo. È lei che garantisce la tenuta dei bilanci con il 16 per cento quotidiano di È sempre mezzogiorno. È lei la scopritrice di talenti che nel 2009, a Ti lascio una canzone, ha inventato dal nulla i tre tenorini del Volo, creando un sigillo che oggi la Rai usa come garanzia istituzionale ogni volta che deve darsi un tono. Eppure, viene usata come ruota di scorta di lusso.

La Rai e il merito rovesciato: l’enigma Diaco e Antonella Clerici
Antonella Clerici (Imagoeconomica).

Il «massacro» di Gaza contro le pastarelle della domenica

Nonostante i Sanremo da record, quello del 2005 con Bonolis e il trionfo solitario del 2010 e i ritorni recenti nel 2020 con Amadeus e nel 2025 accanto a Carlo Conti e Gerry Scotti, l’azienda la guarda con sospetto. Perché Clerici ha il vizio di tenere la schiena dritta. Come sei mesi fa, quando in diretta a È sempre mezzogiorno ha rotto il protocollo del silenzio su Gaza parlando apertamente di «massacro». Un gesto che su TeleMeloni suona rivoluzionario, specialmente se confrontato con la narrazione delle «pastarelle» tra la premier e Mara Venier, consumata tra sorrisi di circostanza mentre il mondo andava a fuoco.

Conta più lo share o la fedeltà?

La tesi è blindata: a Viale Mazzini se produci ricchezza, ascolti, crei talenti mondiali e hai il vizio dell’indipendenza sei un corpo estraneo da isolare. Se invece inanelli flop al 3 per cento ma rivendichi con orgoglio di essere uno dei «migliori amici» di chi comanda, sei l’uomo del futuro. Il mercato è stato sostituito dalla fedeltà di rito, e il risultato è un’azienda che premia l’organico al sistema e sopporta chi ha la colpa imperdonabile di avere successo.

Scafati. Dubbi sull’appalto per il concerto

Scafafi. Una relazione della commissione comunale di Garanzia, datata 30 marzo 2026, solleva dubbi pesanti sulla regolarità degli appalti per il concerto del 2 gennaio voluto dalla maggioranza di Palazzo Mayer e che ha visto protagonisti i rapper Luchè e Leone. Secondo il documento firmato dal presidente e consigliere comunale Michele Grimaldi, l’operazione presenterebbe anomalie procedurali. Il punto centrale delle critiche riguarda la scelta del Comune di dividere l’evento in tre diversi tronconi invece di procedere con un appalto unico. I conti, secondo la relazione, non tornano: il Comune avrebbe pagato circa 183.606 euro, ovvero quasi 10.000 euro in più rispetto al miglior preventivo ricevuto inizialmente. Ad esempio, sono stati pagati oltre 4mila euro extra per collaudi e sicurezza e altri 5.600 euro per transenne e bagni chimici, nonostante tali servizi fossero già inclusi nelle proposte iniziali delle agenzie. Il documento evidenzia infine un clima di “caos” tra gli uffici: il settore Ambiente e sicurezza ha contestato duramente agli Affari generali il rifiuto di una delle agenzie di fornire le certificazioni necessarie, costringendo l’Ente a un incarico d’urgenza a un professionista esterno per evitare il blocco dell’evento.Nonostante il palco fosse lo stesso e gli artisti si esibissero nella medesima location, l’Ente ha separato i contratti per i due cantanti e per i servizi tecnici. Questo “frazionamento”, secondo la commissione, appare privo di motivazioni economiche e finalizzato a eludere i controlli più rigorosi previsti dalla legge per le cifre elevate. C’è poi il mistero delle esclusive artistiche. Inizialmente, due diverse agenzie avevano presentato preventivi “cumulativi” che includevano entrambi gli artisti. Tuttavia, dopo contatti informali con gli uffici, le offerte sono state improvvisamente rimodulate: ogni società ha dichiarato l’esclusiva su un solo cantante. La commissione contesta al Comune di aver accettato queste versioni senza verificare i documenti reali, nonostante fosse evidente che il mercato offrisse inizialmente canali alternativi per avere entrambi i rapper insieme La relazione è stata trasmessa alla segretaria generale e ai Revisori dei conti per accertare potenziali profili di danno erariale.

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La “lavanda dei piedi” al centro “Nuovo Elaion”

In un silenzio carico di emozione, interrotto solo dal suono dell’acqua che scorre, il Centro di riabilitazione Nuovo Elaion ha vissuto uno dei momenti più alti della Settimana Santa. Non è stata solo una celebrazione religiosa, questa di mercoledì sera in contrada Tavoliello ad Eboli, ma una lezione di umanità: con la rievocazione della “lavanda dei piedi”, il confine tra chi assiste e chi è assistito si annulla nel segno del servizio reciproco. A guidare la liturgia è stato padre Gianfranco Pasquariello, che con gesti misurati e sguardo attento ha incarnato il messaggio evangelico della “carezza di Dio”. Ma i veri protagonisti sono stati loro: gli ospiti della struttura. Seduti in cerchio, con i volti illuminati da una dignità profonda e con in dosso gli abiti del tempo hanno rappresentato gli Apostoli, prestandosi ad un rito che parla di estrema umiltà. Vedere Padre Pasquariello chinarsi davanti ad ognuno di loro ha restituito il senso più autentico della missione del Centro: mettere la persona al centro, sempre, senza riserve. L’evento assume, dunque, un significato più ampio, travalicando le mura della struttura riabilitativa. In un mondo che corre veloce e spesso ignora chi rimane indietro, momenti come questo gridano la necessità di un’inclusione reale. “Questa cerimonia ci ricorda che non esistono ultimi”, ho commentato uno degli operatori presenti, che ha aggiunto: “vedere i nostri ragazzi protagonisti del rito significa restituire loro il posto che meritano nella società. È un modo concreto per dare voce a chi spesso non ne ha, trasformando la fragilità in una testimonianza di forza collettiva”. La partecipazione è stata sentita non solo dai pazienti, ma anche dalle famiglie e dagli operatori sanitari, che ogni giorno lavorano per trasformare la riabilitazione in un percorso di vita piena. La carezza di Padre Pasquariello a ogni ospite è stata la carezza di un’intera comunità che si stringe attorno ai suoi membri più fragili. L’evento si è concluso con un momento di condivisione, lasciando nei presenti la consapevolezza che la Pasqua, in questo Centro, è già arrivata: è nella forza di chi non si arrende e nella mano tesa di chi sa servire con gioia.

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Un sogno che diventa realtà: partecipare alla Maratona di Parigi

Il prossimo 12 aprile prenderanno parte a una delle gare podistiche più famose al mondo, la prestigiosa Maratona di Parigi, un evento che ogni anno richiama migliaia di atleti da tutto il mondo. Ma come sarà possibile affrontare una sfida così impegnativa nonostante la loro condizione? È qui che entra in campo l’Associazione SognoAttivo di Bellizzi (SA) che, grazie all’impegno del suo presidente Dario Leo e di tanti volontari, rende possibile ciò che sembrava impossibile. Insieme a Nicole, Elisabetta e Giulia, ci saranno infatti anche tre “angeli” dalle gambe allenate e dal cuore grande: runner preparati che, con l’ausilio di speciali carrozzine da corsa chiamate Joelette, le accompagneranno lungo tutti i 42 chilometri del percorso. Un viaggio straordinario tra le vie più suggestive di Parigi, tra storia, monumenti ed emozioni, che permetterà alle ragazze di vivere l’adrenalina della gara e il calore del pubblico, trasformando questa esperienza in un ricordo indelebile. Un esempio concreto di inclusione, sport e solidarietà, capace di dimostrare che, con il giusto supporto, non esistono limiti ma solo traguardi da raggiungere.

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Accurso: Carni esposte, nessuna nuova ordinanza

di Raffaella D’Andrea

Nessuna nuova stretta, nessun divieto improvviso. La notizia circolata nelle ultime ore sull’ipotetico stop all’esposizione delle carcasse di agnello e capretto fuori dai locali refrigerati ha generato confusione, proprio nei giorni che precedono la Pasqua, momento clou per il consumo di queste carni. A fare chiarezza è Matteo Accurso, presidente provinciale di Federcarni Salerno, che invita a ridimensionare i toni: «Si tratta di una normativa sanitaria che esiste da oltre quarant’anni. Non c’è nulla di nuovo». Secondo quanto ricostruito, l’articolo che ha rilanciato la notizia farebbe riferimento a disposizioni già introdotte a partire dagli anni ’70, quando il Ministero della Salute stabilì l’obbligo di conservazione delle carni in condizioni di refrigerazione, vietando l’esposizione in ambienti non idonei. «La regola è semplice e vale per tutte le carni, non solo per agnello e capretto: la catena del freddo non deve mai essere interrotta, dalla macellazione fino alla vendita», spiega Accurso. «È una prassi che noi macellai applichiamo da decenni». Nessuna rivoluzione dunque, ma semmai un ritorno di attenzione su norme igienico-sanitarie consolidate, già ampiamente rispettate dagli operatori del settore. Il presidente di Federcarni sottolinea anche come l’esposizione delle carcasse all’esterno delle macellerie appartenga ormai al passato: «Quelle immagini con mezzi animali appesi davanti ai negozi fanno parte di un’altra epoca, dove non c’erano banchi frigoriferi, ma soltanto tavoli di marmo. Oggi la carne viene esposta al banco refrigerato, in totale sicurezza e nel rispetto delle normative». Un’evoluzione che è sia sanitaria che commerciale: «La macelleria moderna è cambiata. Oggi proponiamo tagli pronti, preparati, prodotti gastronomici. Esporre carcasse non ha più senso, né dal punto di vista igienico né da quello commerciale». Accurso evidenzia inoltre il livello di controllo a cui è sottoposta la categoria: registrazione costante delle temperature, separazione delle carni, sistemi di autocontrollo e verifiche continue. «I controlli sono rigidi ed è giusto che sia così, a tutela del consumatore». Ma allora perché la notizia ha fatto tanto rumore? «Probabilmente perché diffusa in un periodo particolare, come quello pasquale, quando aumenta l’attenzione su agnelli e capretti e si riaccende anche il dibattito etico sul consumo di carne», osserva. Un “terreno fertile”, dunque, che avrebbe amplificato una notizia priva di reali novità. «Si è creato un allarmismo inutile, quando in realtà si tratta di regole note e rispettate da sempre». Infine, uno sguardo alle abitudini dei consumatori: «La richiesta di agnello e capretto resta legata alla tradizione, ma negli ultimi anni è leggermente diminuita, anche per effetto della sensibilità crescente verso questi temi». Nessuna emergenza, quindi, ma solo la necessità di fare chiarezza: le norme sulla sicurezza alimentare ci sono da tempo e continuano a garantire qualità e tutela sulle tavole degli italiani, soprattutto nei giorni di festa.

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Pasqua: dal mercato ortofrutticolo alle tavole

di Raffaella D’Andrea

Tra scarichi serali e contrattazioni all’alba, il lavoro invisibile dei commissionari che riforniscono negozi e supermercati. Dalla Piana del Sele arrivano carciofi, fave e verdure simbolo della festa: tradizione, fatica e passaggio generazionale. Alla vigilia di Pasqua si guarda alle tavole, ai piatti della tradizione, ai profumi che tornano ogni anno. Ma raramente ci si ferma a pensare a ciò che c’è prima: il percorso che compiono i prodotti, dal campo fino alle nostre case.Per raccontarlo, siamo entrati nel mercato ortofrutticolo generale di Salerno, un luogo spesso poco conosciuto ma fondamentale nella filiera agroalimentare. Il mercato generale è, infatti, il punto di snodo tra produzione e distribuzione: qui arrivano i prodotti delle aziende agricole del territorio e vengono smistati verso fruttivendoli, attività locali e grande distribuzione. Un passaggio invisibile ai più, ma essenziale. «È qui che si raccoglie tutto ciò che viene coltivato nelle aziende del circondario», spiega Dario Plaitano, commissionario e rappresentante di una realtà familiare che affonda le radici da oltre 60 anni. «Noi lavoriamo molto con la Piana del Sele, che resta uno dei poli agricoli più importanti della Campania». Tra cassette in movimento e camion in arrivo, il lavoro è già iniziato nel tardo pomeriggio del Giovedì Santo. Ma il momento più intenso deve ancora arrivare. «Lo scarico parte dalle 17 e prosegue fino alle 19. Poi si riprende nella notte, dalle 3:30, quando arrivano gli acquirenti e comincia la contrattazione. Qui siamo 23 commissionari: ognuno propone i propri prodotti, con qualità e prezzi diversi. Gli acquirenti girano, confrontano, scelgono». Un sistema che si regge su equilibrio, esperienza e fiducia. «Il nostro è un lavoro a provvigione: non acquistiamo la merce, ma vendiamo per conto dei produttori. Più riusciamo a valorizzare il prodotto, meglio è per tutti. È un rapporto diretto, costruito nel tempo». Un rapporto che spesso nasce sul campo, come nel caso dell’azienda Napoliello, realtà di riferimento per i carciofi della Piana del Sele. «Ho iniziato più di vent’anni fa proprio con Sabato Napoliello con lui ho trovato qualità e serietà. Da lì è partito tutto» ci racconta Dario. Oggi quell’azienda continua a crescere grazie al lavoro di un’intera famiglia: accanto a sabato, ci sono i figli, Angelo,Rosario e Francesco, presenti anche in questi giorni frenetici. Un esempio concreto di come, in Campania, la filiera agricola sia ancora profondamente legata alle persone e alle generazioni. Famiglie intere che lavorano nei campi e che, con fatica quotidiana, portano sulle tavole i prodotti simbolo delle festività. E proprio la Pasqua rappresenta uno dei momenti più intensi dell’anno. «Il carciofo è il protagonista assoluto», spiega Vicinanza. «A tavola non può mancare. Poi ci sono le fave, la cicoria, i finocchi, le fragole. Tutti prodotti legati alla nostra tradizione». Un legame che parte dalla terra e arriva fino ai piatti tipici del territorio, attraversando il lavoro di chi opera dietro le quinte. Un lavoro duro, spesso invisibile. «Non esistono orari, soprattutto nei periodi festivi. Sappiamo quando iniziamo, ma non quando finiamo. Ci sono state giornate in cui si chiudeva a tarda sera per poi ricominciare alle 2:30 del mattino. Serve passione, altrimenti non si va avanti». Eppure, nonostante la fatica e i cambiamenti del mercato, il settore continua a guardare avanti. «Ci sono alti e bassi, ma il futuro c’è. Negli ultimi anni anche molti supermercati stanno tornando ad affidarsi ai mercati ortofrutticoli, perché qui trovano qualità e prodotto locale». Intanto, tra le corsie del mercato, si intravede già il passaggio generazionale. Giovanni, nipote di Dario ,20 anni, è uno dei volti nuovi: «Molti pensano che sia solo un lavoro di famiglia, ma non è così. A me piace davvero. Mi appassiona il rapporto con i fornitori e con i clienti, tutto quello che c’è dietro». E mentre la notte si prepara ad accendersi, il mercato entra nel suo momento più autentico. «Alle 3:30 comincia il vero movimento», sorride Plaitano. «È quello il cuore di tutto». Un mondo che lavora nell’ombra, ma che ogni giorno rende possibile ciò che, soprattutto a Pasqua, arriva sulle nostre tavole.

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Eboli piange Nunzio Rosania

di Antonio Manzo

“”Io interagisco direttamente con i miei pazienti, anche giocandoci. Hanno bisogno di abbracciarmi, baciarmi, toccarmi. E io pure. È un modo per riconoscerci. Perché in questo lavoro bisogna sporcarsi le mani”. Nunzio Rosania, per i suoi amici di Eboli, ma Nunziante per i suoi matti siciliani, era fatto così cuore grande e passione raffinata. Ora da ieri lo piange la moglie Manuela, i figli Pasquale e Elena, il fratello Gerardo già sindaco di Eboli. Insieme ai suoi familiari lo piangono i suoi matti che amava, gli agenti penitenziari, la gente di Barcellona Pozzo del Gotto che dal 1989 lo aveva adottato proveniente dalla sua Eboli e gli voleva bene per la sua capacità di parlare alla città siciliana. Lo avrebbero voluto sindaco alle prossime elezioni comunali. Lo piange la gente comune. Tutti che esternano sulla sua pagina Facevo il loro dolore. Nunzio Rosana è stato lo storico direttore di uno dei sei ospedali psichiatrici italiani. Lui fu chiamato dall’allora minierò di Giustizia, dove vinse il concorso di medio psichiatra, fu mandato a dirigere i 210 i pazienti del “Madìa” di Barcellona, molti trasferiti dagli Opg di Napoli e di Aversa , molti altri erano detenuti comuni che in carcere avevano sviluppato depressioni e psicosi. L’Ospedale psichiatrico giudiziario “Madìa” di Barcellona Pozzo di Gotto, quaranta chilometri da Messina, che lui dirigeva era famoso negli anni Ottanta per i “soggiorni facili” dei mafiosi: boss che riuscivano a ottenere l’infermità mentale per farsi spedire nell’ edificio liberty giallo e pesca, da dove continuavano a seguire i loro affari con la complicità del personale corrotto. Per Nunzio alla festa di pensionamento al carcere di Favignana lo scorso a anno, ci furono lacrime ma anche parole sul futuro di Nunzio perché a Barcellona Pozzo del Gotto erano tutti pronti ad accogliere il novello pensionato che avrebbe potuto dare il suo il suo contributo per la crescita culturale e sociale della “sua” Barcellona Pozzo di Gotto.”Il dottor Rosania – commenta Gioacchino Veneziano, leader della Uil della Polizia Penitenziaria siciliana, – è stato un direttore di carcere atipico. Infatti lui entrò in amministrazione nel 1987 come dirigente medico, e come psichiatrico, prese in mano la Direzione dell’OPG di Barcellona Pozzo di Gotto, per lasciarlo solo nel 2015 dopo la soppressione degli OPG disposta dalla legge 81/2014». Nunziante Rosania, psichiatra, girava fra i sei reparti dell’ospedale psichatrico e li abbracciava, i suoi matti. Lui era convinto che andavano chiusi, questi ex manicomi criminali dimenticati perfino dalla legge Basaglia. Diceva: “Curare una malattia mentale in un contesto carcerario è impossibile”. Tentò di far vivere al meglio quella struttura, aprendo al volontariato e cercando percorsi di reinserimento per i suoi matti. Con il pensionamento, avvenuto a conclusione dell’ultima e proficua esperienza alla guida del carcere di Favignana, splendida isola delle Egadi, che si trova di fronte alla costa trapanese, Nunzio Rosania, rientrò nella sua Barcellona Pozzo di Gotto, città che lo praticamente adottato dal 1989, quando assunse l’incarico di dirigere l’allora ospedale psichiatrico giudiziario Vittorio Madia. Il sindaco di Barcellona Pozzo del Gotto Nicola Barbera commenta: “Con lui se ne va un barcellonese d’adozione che ha saputo legare il proprio nome alla nostra città non solo per ciò che ha fatto ma soprattutto per ciò che ha pensato” La struttura di Barcellona Pozzo del Gotto, tra mille difficoltà, era cresciuta negli anni sotto la sua guida, con un occhio attento ai progetti di inserimento sociale dei pazienti detenuti. Nunzio seguì tutta questa fase di un cambiamento epocale, partecipando alle commissioni interne del Ministero della Giustizia impegnate a delineare il percorso di transizione. continuando a dirigere il “Vittorio Madia” fino al 2018, quando, nell’ottica di una rotazione interna al Dap, dipartimento amministrazione penitenziaria, fu stato trasferito alla direzione del carcere di Favignana, dove aveva concluso la sua carriera. Quando alle 18 scattavano le due ore di socialità all’opg di Barcellona Pozzo del Gotto, Nunzio Rosania salutava tutti i detenuti che si riversano nel cortile, a comprare caffè e pizzette nel chiosco-bar sotto gli alberi, a fare la fila per il karaoke, qualcuno semplicemente a fissare il vuoto da una panchina. Gli assassini schizofrenici soggiornavano accanto a persone disturbate ma in realtà innocue, denunciate per bazzecole – un bagno nudo in una fontana o una pipì in strada fatti passare per atti osceni in luogo pubblico –, legati nella stessa prigionia in questo ospedale-carcere vittima delle contraddizioni di tutti e sei gli Opg d’Italia. Raccontava Nunzio: “I nuovi psicofarmaci ci hanno aperto i loro mondi di pazienti, permettendoci di ripristinare un contatto. Io interagisco direttamente con i miei pazienti, anche giocandoci. Hanno bisogno di abbracciarmi, baciarmi, toccarmi. E io pure. È un modo per riconoscerci. Perché in questo lavoro bisogna sporcarsi le mani”. A gennaio scorso sul suo profilo Facebook pubblicò una frase di Marco Pannella, quasi come tagica premonizione finale della sua vita. Disse Pannella e Nunzio ricordò: “Quando te ne vai quel che conta non è tanto che uno senta la tua mancanza ma, piuttosto, quanti sono coloro che fanno della tua mancanza una presenza. Una lezione per i suoi familiari, i suoi conterranei adottivi di Barcellona Pozzo del Gotto, e gli amici cari di via San Berardino ad Eboli dove visse ed ai quali lascia la lezione di vita di sporcarsi le mani per migliorare la società.

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Salernitana, fermi ai box Cabianca e Gyabuaa

di Marco De Martino

SALERNO – Proprio quando sembrava che la dea bendata, sul piano degli infortuni, avesse concesso una tregua, la Salernitana deve nuovamente fare i conti con le assenze a causa dei soliti contrattempi di natura fisica. Dopo aver perso Galo Capomaggio, che dovrà stare fermo per almeno un mese a causa di una lesione di medio grado al soleo sinistro, ieri si sono fermate altre due pedine molto importanti dello scacchiere di mister Serse Cosmi. Si tratta di Eddy Cabianca, a causa di un risentimento muscolare, e di Emmanuel Gyabuaa, per una contusione al piede sinistro. I due calciatori ieri mattina, nella seduta svolta al Mary Rosy, sono rimasti precauzionalmente a riposo e le loro condizioni saranno valutate nelle prossime ore. Mentre l’ex Avellino potrebbe riuscire a recuperare in tempo per il derby contro il Benevento, almeno per essere in panchina, molto più delicata è la situazione che riguarda Cabianca. Il jolly difensivo, ribattezzato da Cosmi “il calciatore più fragile del mondo”, è reduce già da due infortuni muscolari nel corso della stagione, che complessivamente l’hanno tenuto fermo ai box per cinque mesi. Quasi certamente il tecnico, per evitare di perderlo a lungo, non rischierà Cabianca, soprattutto in ottica play off. Per quanto riguarda l’allenamento di ieri, gli uomini guidati da mister Serse Cosmi hanno svolto una fase di attivazione tecnica seguita da un lavoro tattico e partitine finali. Oltre a Cabianca e Gyabuaa, erano assenti Roberto Inglese, che sta lentamente proseguendo nel suo percorso di lavoro differenziato, e Galo Capomaggio, alle prese con le terapie. L’appuntamento per il gruppo è per questa mattina alle 10:30, sempre al Mary Rosy, con Cosmi che dovrà riuscire a trovare le soluzioni adatte per sopperire alle assenze dell’ultima ora. In preallarme ci sono i recuperati Berra, Golemic ed Arena, così come, per la corsia destra di centrocampo, uno tra Longobardi e Quirini.

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Il lutto: Lustra piange Serafina Izzo

di Arturo Calabrese

Lustra e Rocca Cilento, frazione del borgo cilentano, piangono Serafina Izzo, una delle ultime custodi di saperi antichi. La donna è venuta a mancare presso l’ospedale di Roccadaspide ed oggi si svolgeranno le esequie presso la chiesa della Madonna della Neve proprio in quel di Rocca Cilento. Serafina, molto attiva con la Pro Loco, era anche la detentrice di un piccolo museo.

La famiglia del marito, infatti, annoverava tra gli avi la maestra Adele Mazzei, giovane maestra salernitana che nel 1908 giunse nel borgo per portare istruzione. Quell’aula, tra registri, pennini, calamai, quaderni, un tricolore del Regno e tanti ricordi, è immutata. Entrando al suo interno è come affrontare un viaggio nel tempo.

Era il mese di ottobre del 2017 quando il Fai, il Fondo Ambiente Italiano, scelse la scuola di Rocca Cilento come uno dei sei luoghi del cuore e Serafina ne dischiuse le porte alla cittadinanza, ai visitatori, alle scolaresche e alla stampa.

Da quella giornata nacque un approfondimento pubblicato nelle pagine culturali di questo giornale, un focus poi riproposto anche sull’allegato “La Felce”. Serafina era la custode di quell’aula, una finestra sul passato, una pagina del lungo diario della storia.

Oggi Rocca Cilento, Lustra e l’intero territorio perdono una testimone del tempo che fu. Serafina non negava a nessuno l’ingresso in casa sua, dove l’aula occupava una parte dell’antico palazzo. Non ha mai voluto cambiare nulla e ha preteso che tutto rimanesse immutato. La maestra Adele ha insegnato ai bambini ma anche agli adulti. In quegli anni l’analfabetismo era diffusissimo, in particolare tra le classi più povere.

Il suo apporto fu importante per quella comunità, vogliosa di imparare, di conoscere, di sapere. Quell’aula, si scriveva ad ottobre, è uno scrigno che contiene dentro di sé un piccolo tesoro, in attesa di essere visitato e vissuto, ma soprattutto pronto a insegnare ancora.

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Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia

Voglio sperare che anche nella vita di Giorgia Meloni ci sia, occultato da mille veli di riservatezza, discrezione e insospettabilità, un dolce legame segreto. Con una versione maschile di Maria Rosaria Boccia o di Claudia Conte: un trentenne decorativo, dal volto levigato e dal fisico da modello e dal look curato ma non leccato, dotato (anche) di tatto e ragionevolezza, cioè capace di temperare le proprie legittime ambizioni e la fame di incarichi con il senso dell’opportunità, la devozione alla sua capa e la fierezza di essere il suo riposo della guerriera. Se lo meriterebbe, la nostra povera premier, con tutto il lavoro che fa, compreso quello che spetterebbe ad altri.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).

Relazione asimmetriche ottime per un po’ di ego-boosting

Ma probabilmente la premier è l’unica che non approfitta della sua posizione per dotarsi di una relazione asimmetrica ed ego-boosting, come hanno fatto i suoi ministri Gennaro Sangiuliano e Matteo Piantedosi. E la lista fa ancora in tempo ad allungarsi, se il governo Meloni andrà avanti, in versione anatra zoppa, fino al termine della legislatura.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
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Maestre dello speed climbing nelle stanze più alte del potere

Sì, perché, a quanto pare, non ci sono controindicazioni – né l’età più che matura, né l’aspetto non proprio apollineo, né un vincolo coniugale con una professionista rispettata e ancora piacente (giornalista Rai la signora Sangiuliano, prefetto la signora Piantedosi, nata Berardino, figlia di un pezzo grosso dei Servizi segreti) – alla relazione fra un ministro di destra e una giovane donna dall’inconfondibile modello fisico – un po’ Barbie Mar-a-Lago, un po’ soubrette di tivù locale –, con lo stesso background che mescola lauree vere e master farlocchi, comparsate nel mondo della moda o nel cinema, organizzazione di eventi in provincia e pubblicazioni su temi sociali, e con lo stesso talento per lo speed climbing nelle stanze più alte del potere, una consulenza dopo l’altra, una nomina dopo l’altra.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
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Un intervistatore complice et voilà, la bomba deflagra

Ascensione che si arresta – o sale di livello? – quando Dagospia comincia a lanciare qualche frecciata sulle doti di scalatrice della signorina e su chi provvede a fornire gli appoggi ai suoi intraprendenti piedini, rigorosamente calzati con tacchi 12. Dopodiché ci pensa lei a far scoppiare, volontariamente o no, la bomba: con un post in cui ringrazia il ministro per un incarico mai ufficializzato (Boccia) o rispondendo a una domanda concordata con un intervistatore complice (Conte). E dalla sera alla mattina, eccola diventata la donna del momento, in grado di spodestare dal podio delle hot news guerre, crisi economiche, ultime da Garlasco, rovesci sportivi e farneticazioni di Donald Trump.

Sangiuliano, Piantedosi e il vizio sovranista di demolire famiglia e meritocrazia
Gennaro Sangiuliano e Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

Rimpasto di governo? Servirebbe anche quello delle amanti

A questo punto, è lecito domandarsi: dopo quelli della Cultura e dell’Interno, dall’armadio di quale ministro uscirà la prossima esuberante sventolona che demolisce due fra le presunte priorità del governo sovranista, cioè famiglia e meritocrazia? Su quali poltrone è seduto uno sugar daddy sotto mentite spoglie, e con le ore contate? Ormai non ci sentiremmo di escludere nemmeno quel pacioccone di Gilberto Pichetto Fratin (si scherza, il ministro della Sicurezza energetica sarà troppo impegnato con lo shock petrolifero e non ammetterà distrazioni). Forse Giorgia Meloni, più casta della Vestalis Maxima, ha in un cassetto la lista delle favorite in carica. E se ha scartato l’ipotesi di un rimpasto di governo, è solo perché dovrebbe provvedere anche a un rimpasto delle amanti.

Unicredit sostiene la 38esima Louis Vuitton America’s Cup

Dopo il successo della 37esima edizione a Barcellona nel 2024, Unicredit supporterà anche la 38esima edizione della Louis Vuitton America’s Cup a Napoli in qualità di global partner e global banking partner, rafforzando il proprio impegno di lungo periodo nei confronti della competizione e verso progetti internazionali complessi e di alto profilo. La collaborazione tra Unicredit e l’America’s Cup si basa su valori condivisi, con un focus chiaro su innovazione, sostenibilità e inclusione, offrendo al contempo un contesto concreto in cui competenze finanziarie, capacità di esecuzione e coordinamento tra più stakeholder risultano centrali per il successo dell’iniziativa.

Attenzione a innovazione, sostenibilità ed energie alternative

Nelle precedenti edizioni, l’America’s Cup ha saputo coniugare eccellenza sportiva e iniziative a supporto della blue economy, dello sviluppo delle comunità locali e dell’allineamento con gli obiettivi di sostenibilità definiti da World Sailing nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’evento ha inoltre rappresentato un banco di prova per l’innovazione tecnologica, promuovendo l’adozione progressiva di soluzioni a basso impatto ambientale, la sperimentazione di piattaforme di navigazione a zero emissioni e l’applicazione di tecnologie avanzate. Nell’ambito dell’attuale protocollo che regola la 38esima Louis Vuitton America’s Cup, il programma prevede anche l’utilizzo sistematico di un’imbarcazione dedicata alimentata a idrogeno, sottolineando l’importanza crescente delle energie alternative e della finanza sostenibile nell’ambito di progetti ad alta intensità di capitale.

Il ruolo di Unicredit riflette la sua dimensione paneuropea

L’America’s Cup è la più antica competizione sportiva internazionale al mondo ed è tra gli eventi sportivi più seguiti a livello globale, con un’audience di centinaia di milioni di spettatori nelle edizioni più recenti. L’Europa rappresenta una presenza forte e in crescita, con un numero significativo di team anche nelle regate delle Youth e Women’s America’s Cup. In questo contesto, il ruolo di Unicredit come global partner riflette la dimensione paneuropea del Gruppo, il suo forte posizionamento in molteplici Paesi e l’ampia base di clienti a livello internazionale.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi

E ora? L’attivismo di Giuseppe Conte – libro in uscita, incontro con amico-inviato speciale di Donald Trump, Paolo Zampolli a seguire, indi ri-occupazione del palinsesto mediatico-televisivo – ha decisamente spiazzato il Partito Democratico. A cominciare da Elly Schlein, convinta – insieme ai suoi strateghi – che bastasse non occuparsene. Che bastasse lasciar scorrere. Primarie? Noi si parla di giovani in difficoltà. Leadership del centrosinistra? Noi si ri-parla di salario minimo.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Renzi rilancia e presenta le Primarie delle Idee

E invece no. Conte si è ripreso la scena e il Pd si trova, di nuovo, ad aggiustare il tiro. Quello che sembrava appropriato la settimana scorsa – ignorare, resistere, ignorare, resistere, ignorare – non può più essere praticato. Anche perché è pure in corso uno strano asse fra Conte e Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva non è solo il principale sostenitore dell’alleanza progressista contro Giorgia Meloni, descritta come finita, bollita, etichettata come codarda dal senatore fiorentino.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Matteo Renzi e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

No, Renzi è il teorico e pratico della nuova stagione delle primarie. Al punto da lanciare le “Primarie delle Idee”, roba in sé non nuovissima e invero sufficientemente retorica, ma per ora funzionale all’agenda politica: il prossimo 11 aprile, alle ore 11, allo Spazio Vittoria a Roma, Renzi farà partire «il cantiere delle idee». «Il centrosinistra può vincere, ma per farlo deve mettere al centro le proposte per il Paese, non le ambizioni di leader, commentatori, editorialisti», dice Renzi. «E poi anche le primarie vere e proprie. Se fatte bene le primarie sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: qual è l’alternativa? Far decidere a chi? Ognuno ha il suo nome per fare il leader. E perché il nome di un commentatore o di un ex parlamentare deve valere più del voto di due milioni di persone? Io le primarie le ho vinte e le ho perse ma non ho mai avuto paura del giudizio delle persone: finché sei in democrazia non puoi rifiutare di misurarti con il consenso».

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Leader cercasi: ora spunta pure Nardella

Lo sta dicendo anzitutto a Schlein, che adesso – qui sta il punto – non può più tirarsi indietro. Dopo aver vinto tre anni fa le primarie per fare la leader del Pd, la segretaria non può rinunciare alle primarie del campo largo. In fondo è anche merito suo se c’è questa sacra alleanza TTG, Tutti Tranne Giorgia, che cerca disperatamente di trasformare i No referendari in voti sonanti per le elezioni politiche. L’unico che potrebbe farlo per davvero sembra davvero Conte contro il settarismo schleiniano. Ma per ora sono soltanto speculazioni politiche in una fase liquida, a tratti persino ambigua. Una fase che sembra dare spazio alle ambizioni di tutti. Da Silvia Salis, che non si perde un convegno politico (a seguirla c’è Marco Agnoletti, già portavoce di Matteo Renzi), a qualcuno meno esposto ma alla ricerca di consenso più o meno facile.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Alla schiera di possibili candidati alle prossime primarie si potrebbe aggiungere persino l’ex sindaco di Firenze, Dario Nardella, oggi europarlamentare irrequieto. Ha persino fondato una sua corrente, quella dei nardelliani, un po’ per proteggere la sua eredità politica a Firenze dalla sindaca Sara Funaro, non particolarmente in forma di recente, tra sicurezza, lavori e ristrutturazione dello stadio, un po’ perché Nardella vede uno spazio fra lo schleinismo e il «riformismo radicale», come lo chiama il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Anche Nardella si muove, insomma; ha persino una scuola di formazione in politiche europee, Akadémeia, “per il governo del territorio”. Glocal, insomma. L’ex sindaco di Firenze potrebbe non giocare l’eventuale partita delle primarie partita con l’ambizione di vincere, semmai per garantirsi un futuro più stabile.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Dario Nardella (Imagoeconomica).

Schlein deve stare attenta ai contiani di casa

Schlein insomma non può davvero stare tranquilla neanche dopo una vittoria referendaria, per quanto determinata dalla partecipazione straordinaria dell’Anm, ormai partito a tutti gli effetti. Tra poco dovrà iniziare a guardarsi anche da quelli che l’hanno sostenuta e che sognano di riportare Conte a Palazzo Chigi. Tanto lui il presidente del Consiglio l’ha già fatto. 

Prove di distensione Nato-Trump: Rutte vola a Washington dal tycoon

Mark Rutte, segretario generale della Nato, si recherà nei prossimi giorni negli Stati Uniti: mercoledì 8 aprile incontrerà a Washington Donald Trump per un bilaterale e in agenda ci sono incontri anche col segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Guerra Pete Hegseth. La missione si inserisce in un contesto di forte tensione tra gli Usa e i suoi Alleati atlantici dopo le minacce del capo della Casa Bianca di ritirarsi dalla Nato. Il 9 aprile Rutte terrà poi un discorso al Ronald Reagan Presidential Foundation & Institute. Infine, dal 10 al 12 aprile, il segretario generale della Nato parteciperà alla riunione del Gruppo Bilderberg.

Prove di distensione Nato-Trump: Rutte vola a Washington dal tycoon
Mark Rutte (Ansa).

Caccia statunitense abbattuto in Iran: cosa sappiamo

È caccia all’uomo in Iran, dove sono scattate le ricerche per trovare il pilota (o i piloti, non è chiaro) di un jet F-15 statunitense abbattuto dai pasdaran. Il militare Usa era stato dato per morto, ma invece si sarebbe eiettato dal velivolo, atterrando in territorio iraniano. La tv Irib ha trasmesso un annuncio rivolto ai residenti di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad: «Catturate il pilota o i piloti nemici e consegnateli vivi alle autorità, per ottenere una lauta ricompensa».

Le operazioni di recupero da parte delle forze Usa

L’agenzia iraniana Tasnim ha riportato riporta che le forze statunitensi, ritenendo che chi era a bordo fosse ancora vivo, hanno fatto scattare le operazioni di recupero, con elicotteri Black Hawk e un aereo C-130 Hercules. Non è escluso che, in tutto questo caos, il militare sia già stato catturato dai Guardiani della rivoluzione.

Washington non ha ancora confermato l’abbattimento

Una fonte statunitense di Axios ha confermato le ricerche per trarre in salvo i due membri dell’equipaggio del caccia F-15. Washington non ha ufficialmente confermato l’abbattimento, ma sarebbe la prima volta dall’inizio della guerra contro l’Iran che un jet Usa viene distrutto dal fuoco nemico. Altri due F-15 sono stati infatti centrati da fuoco amico, mentre un aereo cisterna KC 135 Stratotanker è precipitato in Iraq: in quel caso sono morti tutti e sei i membri dell’equipaggio.

La missione di Meloni nel Golfo Persico per rafforzare la sicurezza energetica

La premier Giorgia Meloni è volata nel Golfo Persico per una missione di due giorni in alcuni Paesi della zona. Atterrata a Gedda nel pomeriggio di venerdì 3 aprile, è la prima leader occidentale a recarsi nell’area dall’inizio del conflitto di Iran. Incontrerà i principali leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. La sua visita punta, tra l’altro, al rafforzamento della sicurezza energetica nazionale.

L’ultima di Trump contro i dem: Vance diventa “zar delle frodi”

Il vicepresidente americano JD Vance, che si prepara a volare a Budapest per supportare Viktor Orban in vista delle elezioni politiche ungheresi del 12 aprile, ha appena ottenuto un nuovo incarico da Donald Trump: quello di “zar delle frodi”. Lo ha annunciato il capo della Casa Bianca su Truth.

Nell’annuncio social, Trump ha usato le virgolette per la parola “frode”. Non è dato sapere perché, ma ad ogni modo il tycoon ha spiegato che «si tratta di un fenomeno enorme e pervasivo», aggiungendo che il lavoro affidato a Vance sarà «determinante» per il futuro degli Stati Uniti. «Lo chiameremo “zar delle frodi” e la sua attenzione sarà rivolta “ovunque”», ha poi scritto ancora usando le virgolette, precisando che Vance e il suo team agiranno «soprattutto negli Stati a maggioranza democratica dove i politici democratici corrotti, come quelli di California, Illinois, Minnesota (attenzione, Somalia!), Maine, New York e molti altri, hanno avuto carta bianca nel furto senza precedenti di denaro dei contribuenti». Infine: «Le cifre sono talmente elevate che, in caso di successo, potremmo letteralmente pareggiare il bilancio americano. Le perquisizioni sono già iniziate a Los Angeles».

Teramo, arrestato un giovane che progettava attentati ispirandosi a Unabomber

Un ragazzo italiano residente a Teramo è stato arrestato con l’accusa di addestramento ad attività con finalità di terrorismo e apologia di reato. L’indagine, coordinata dalla procura distrettuale dell’Aquila, ha delineato il profilo di un uomo profondamente radicalizzato all’interno delle correnti anarco-primitiviste e accelerazioniste, il cui obiettivo dichiarato era la distruzione violenta del sistema tecnologico e democratico. Secondo gli inquirenti, l’indagato pianificava azioni terroristiche ispirandosi aTheodore Kaczynski, noto come Unabomber.

Forniva guide per fabbricare fucili e creare esplosivi

Attraverso canali telematici, diffondeva proclami volti a scatenare una rivoluzione antitecnologica, accompagnando i suoi messaggi con immagini di uomini armati e travisati per esaltare la lotta sovversiva. La sua non era solo propaganda teorica ma un vero e proprio supporto tecnico per la lotta armata attraverso la pubblicazione di guide dettagliate per la fabbricazione di pistole e fucili, suggerendo persino l’utilizzo di stampanti 3D. Oltre alla produzione di armi, l’uomo distribuiva istruzioni e manuali per la creazione di esplosivi e munizioni artigianali, indicando con precisione i bersagli strategici da colpire. Tra gli obiettivi individuati figuravano non solo i centri nevralgici della vita civile e dei servizi pubblici, ma anche data center e grandi società di gestione patrimoniale americane.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro

Gianmarco Mazzi è diventato, nel venerdì santo che precede Pasqua, il nuovo ministro del Turismo: oltre che un segnale politico, è anche un messaggio all’ex presidente del Coni Giovanni Malagò e a chi lo riteneva pronto a diventare il successore di Daniela Santanchè, oltre che un assist a coloro che lo vogliono sulla sedia lasciata vuota alla Figc da Gabriele Gravina.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Giovanni Malagò con Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Il ministero della Cultura gli stava un po’ stretto

Il potentissimo Mazzi lascia la compagnia del ministero della Cultura, dove era sottosegretario. Un ambiente che in realtà “gli stava un po’ stretto”, prima con Gennaro Sangiuliano (quando Genny si dimise travolto dal caso Boccia, il suo nome circolò tra i papabili successori) e poi con Alessandro Giuli. Ora è diventato, quasi per caso, un “ministro a tutto tondo”.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
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Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro

Mazzi tra l’altro era finito anche nella polemica sull’annullamento del concerto del direttore d’orchestra russo Valery Gergiev alla Reggia di Caserta, come ha subito ricordato la dem Pina Picierno puntandogli il dito contro.

Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona

Si tratta di «una trincea, quella di Giorgia Meloni», dicono da Forza Italia, sottolineando che «Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona, come quella del Turismo, per darla a un esterno». In effetti sul post Santanchè, uscita dal ministero dopo il disastro referendario e associata alla cacciata del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, dopo le voci di un «nome famoso ma non politico» era stato il gruppo di Ignazio La Russa a puntare i piedi. Ma da Palazzo Chigi pare ci sia stata una presa di posizione contro gli esponenti dello stesso partito della premier provenienti dalla Sicilia.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianmarco Mazzi e Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Dentro il partito è stato Gianluca Caramanna a farne le spese

Così chi ne ha fatto le spese, in primo luogo, è stato Gianluca Caramanna, che nonostante all’anagrafe sia nato in Germania, con studi al liceo romano Righi, esperto di turismo tanto da ricoprire l’incarico di capo del dipartimento settoriale nel partito di via della Scrofa, è stato eletto in Trinacria nel collegio plurinominale. Isola che per Fratelli d’Italia è un’autentica polveriera, con il caso dell’addio di Manlio Messina che ancora non ha finito di produrre i suoi effetti.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianluca Caramanna (foto Imagoeconomica).

Un trampolino per diventare poi sindaco di Verona?

E allora Meloni ha puntato decisamente a un nome del Nord, ma non nella Lombardia dominata da ‘Gnazio (a cui comunque il nome di Mazzi va certamente bene, visto che i due sono molto vicini) che fa venire il mal di testa ad Arianna Meloni, bensì in quel Veneto, e precisamente Verona, che ha sempre dato grandi soddisfazioni alla destra, nonostante le spaccature che alle ultime elezioni comunali hanno permesso di consegnare la città all’ex calciatore Damiano Tommasi, che non ha tessera di partito ma guida una compagine alternativa alla maggioranza di governo, in carica dal 2022.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Il sindaco di Verona Damiano Tommasi (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Mazzi abbia spesso pensato di diventare primo cittadino di Verona, e non manca troppo al termine del mandato di Tommasi: vestendo i panni di ministro la visibilità è assicurata, e in futuro la strada verso Palazzo Barbieri, sede del municipio scaligero, potrebbe farsi brevissima.

Primo appuntamento, non a caso, al Vinitaly di Verona

Mazzi, classe 1960, vanta un curriculum dove si legge: «Dirigente d’azienda, produttore televisivo, autore televisivo». È stato direttore artistico del Festival di Sanremo dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2012. Sempre dominando gli uffici, anche al Collegio Romano, con pugno di ferro. Quale sarà la sua prima grande uscita ufficiale? In casa, naturalmente, a Verona, dove va in scena Vinitaly: dal 12 al 15 aprile 2026 Veronafiere diventa l’epicentro del settore vinicolo e non solo, dato che è il salone internazionale di riferimento a livello europeo, con quattro giorni dedicati al business.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Francesco Lollobrigida (da Fb).

Immancabile la presenza della premier Giorgia Meloni e quella del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida (che proprio sul vino ne ha dette di cotte e di crude). L’unico “esterno” sarà il governatore della Regione Veneto, Alberto Stefani, leghista, il successore di Luca Zaia. Testimonial perfetto del Prosecco.

Gattuso lascia la Nazionale: risolto il contratto con la federazione

Dopo quello del presidente della Figc Gabriele Gravina e del capo delegazione Gigi Buffon, è arrivato anche il passo indietro di Rino Gattuso. Dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, il ct della Nazionale ha risolto il contratto con la federazione. Si dovrà ora cercare un allenatore che lo sostituisca. Verrà scelto dopo il 22 giugno, giorno dell’assemblea elettiva, dal nuovo presidente federale. I nomi che circolano maggiormente sono quelli di Allegri e Conte.

Netflix, rincari degli abbonamenti illegittimi: rimborsi fino a 500 euro ai clienti

Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia dichiarando illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati dalla piattaforma nel 2017, 2019, 2021 e a novembre 2024. In particolare, il colosso streaming ha omesso di inserire nei contratti una clausola richiesta dal Codice del consumo per giustificare il motivo dell’aumento. L’ha introdotta solo nei contratti da gennaio 2024. Ciascun abbonato avrà ora diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento, alla restituzione delle somme indebitamente pagate e all’eventuale risarcimento del danno. Il giudice ha infatti chiesto a Netflix di avvisare i clienti impattati, anche ex, dicendo che hanno diritto al rimborso. Se vuole applicare loro gli aumenti dovrà proporre un nuovo contratto, con la clausola in questione. Gli utenti potranno quindi scegliere se rifiutare il contratto (e quindi dismettere Netflix) o accettarlo con i nuovi prezzi.

Quanto valgono i rimborsi

Per il piano premium, gli aumenti illegittimi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 ammontano ad oggi complessivamente a 8 euro al mese, mentre per il piano standard gli aumenti ammontano ad oggi complessivamente a 4 euro al mese. Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro a ottobre 2024. L’abbonamento che nel 2017 costava 11,99 euro ora costa 19,99 euro, quello di 9,99 euro è aumentato a 13,99 euro.

Portacontainer francese attraversa lo Stretto di Hormuz: è la prima nave europea

La Kribi, nave portacontainer appartenente al gruppo armatoriale transalpino Cma Cgm e battente bandiera maltese, ha attraversato lo Stretto di Hormuz da ovest a est per lasciare il Golfo Persico, mostrando sul suo segnale di navigazione il messaggio “armatore francese” mentre seguiva il corridoio approvato tra le isole di Qeshm e Larak. È quanto emerge dai dati di tracciamento marittimo del sito web MarineTraffic. Si tratta della prima nave europea riuscita a varcare dall’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran il passaggio che divide la penisola arabica dalle coste della Repubblica Islamica. Secondo MarineTraffic, questa mattina la Kribi si trovava al largo di Muscat. La portacontainer sarebbe diretta verso Pointe-Noire, città portuale della Repubblica del Congo.

L’elenco dei supermercati aperti a Pasqua e Pasquetta 2026

In vista di Pasqua e Pasquetta 2026, torna centrale per i consumatori il tema delle aperture dei supermercati. La maggior parte sono chiusi domenica 5 aprile, mentre lunedì 6 molti sono aperti, seppur spesso con orari ridotti o festivi. Le principali insegne della grande distribuzione hanno fornito indicazioni sulle aperture durante le festività ma, per evitare inconvenienti, il consiglio resta quello di verificare sempre in anticipo gli orari del proprio supermercato di fiducia, consultando i siti ufficiali o le app dedicate.

Supermercati aperti a Pasqua e Pasquetta 2026

Per quanto riguarda Aldi, la catena conferma la chiusura totale nel giorno di Pasqua. Diversa la situazione a Pasquetta, quando i punti vendita seguiranno generalmente l’orario domenicale, pur con possibili variazioni locali. Stesso schema per Bennet, che non alzerà le serrande a Pasqua ma garantirà l’apertura nel Lunedì dell’Angelo. Anche in questo caso, gli orari possono cambiare a seconda della zona. Carrefour si muove su una linea simile: la maggior parte dei supermercati resterà chiusa a Pasqua, mentre molti riapriranno a Pasquetta. In particolare, i punti vendita più piccoli e centrali, come i Carrefour Express, risultano spesso operativi anche nei giorni festivi. Per Conad, la domenica di Pasqua sarà prevalentemente di chiusura, mentre a Pasquetta numerosi negozi torneranno accessibili, sebbene con orari ridotti. Una situazione più articolata riguarda invece Coop e Ipercoop, dove alcuni punti vendita potrebbero restare aperti a Pasqua (con orario limitato) e chiudere il giorno successivo. Grande variabilità per Crai, dove la gestione degli orari festivi è demandata ai singoli esercenti: ciò significa che le aperture possono cambiare sensibilmente da città a città. Anche Despar lascia margine ai territori, con alcuni supermercati aperti sia a Pasqua che a Pasquetta, ma spesso con fasce orarie ridotte. Per Esselunga si parla di chiusura totale a Pasqua e riapertura parziale a Pasquetta, soprattutto nei grandi centri urbani e nei centri commerciali. Lidl, infine, adotta una gestione flessibile, con aperture e chiusure che dipendono dalla località del punto vendita.

Rovigo, striscione di CasaPound con minacce alla deputata dem Nadia Romeo

Sulla sede della Cgil a Rovigo è comparso uno striscione intimidatorio rivolto alla deputata del Pd Nadia Romeo, con frasi di odio esplicite e violente, firmato con il simbolo di CasaPound Veneto e accompagnato da una croce celtica: «Sei solo una povera comunista di merda. Guardati le spalle, amica dei negri di merda».

Romeo: «Non è solo un attacco personale, ma a intere comunità»

«Ecco chi sono le persone che abbiamo tenuto fuori dalla Camera dei deputati», ha scritto su Facebook la deputata rodigina Romeo, che è stata sospesa per cinque giorni dai lavori parlamentari per aver impedito (con altri 31 deputati) che nella sala stampa di Montecitorio si tenesse un incontro sulla “remigrazione”, che prevedeva l’intervento di esponenti di CasaPound (e altre organizzazioni di estrema destra). «Non è solo un attacco personale: è odio, intimidazione, violenza verbale che colpisce anche intere comunità con parole razziste e inaccettabili», ha aggiunto Romeo. E poi: «Ricordiamoci chi sono e cosa rappresentano: ideologie che la nostra Repubblica, nata dalla Resistenza, ha già condannato senza ambiguità. Non possiamo permettere che qualcuno si senta protetto mentre semina odio».

La capogruppo Braga: «Inaccettabile il silenzio delle istituzioni»

Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera, ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di «intervenire per perseguire i responsabili di tale atto» e al presidente della Camera Lorenzo Fontana e a tutte le forze politiche, «anche a quelle di centrodestra», di «prendere una posizione chiara di condanna». E poi: «Abbiamo presentato denuncia e chiediamo che si faccia piena luce. Inaccettabile che CasaPound, covo neofascista, continui ad agire senza conseguenze». Inaccettabile, ha aggiunto, anche il silenzio delle istituzioni. Un concetto espresso anche da Romeo, secondo cui «rischia di essere percepito come una copertura, come un via libera implicito a chi usa odio e minacce».

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito

Dopo la Segretaria della sicurezza interna Kristi Noem, sollevata dall’incarico a marzo dopo le violenze dell’Ice in Minnesota, nel mirino di Donald Trump sono finiti anche la procuratrice generale Pam Bondi, licenziata da un presidente Usa sempre più frustrato dalla sua gestione del caso Epstein, e il capo di stato maggiore dell’esercito Army Randy George, silurato dal tycoon tramite il segretario della Difesa Pete Hegseth.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

La rimozione di Bondi era nell’aria da settimane

Annunciando su Truth la sua rimozione dall’incarico, Trump ha definito Bondi «una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente» come procuratrice generale – ovvero come ministra della Giustizia – «nel corso dell’ultimo anno». Al suo posto è subentrato ad interim Todd Blanche, finora noto soprattutto per aver rappresentato Trump nel processo penale del 2024 a New York. Ma il favorito alla successione è Lee Zeldin, attualmente segretario all’Ambiente. La rimozione di Bondi, che non è stata in grado di tenere secretati migliaia di file delle indagini su Jeffrey Epstein (compromettenti per Trump) era nell’aria da settimane: secondo il Daily Mail avrebbe implorato invano il tycoon di non cacciarla durante un’accesa discussione alla Casa Bianca. In un post sui social, in cui ha ringraziato Trump e rivendicato i successi del “suo” Dipartimento della Giustizia Bondi, si è detta «entusiasta» del nuovo incarico – non è dato sapere quale – che andrà a ricoprire nel settore privato.

George era d’intralcio alla visione di Trump per l’esercito

A chiedere ritiro immediato di George, che era stato nominato da Joe Biden avrebbe potuto ricoprire il suo ruolo fino al 2027, è stato Hegseth. Che lo riteneva d’intralcio ai piani di sviluppo della U.S. Army secondo la visione di Trump. Un alto funzionario del Dipartimento della Difesa ha affermato che «era giunto il momento per un cambio di leadership»: al suo posto il generale Christopher LaNeve, vicecapo di stato maggiore dell’esercito ed ex aiutante militare di Hegseth, «leader collaudato con decenni di esperienza operativa e su cui il Segretario pone la sua totale fiducia». George è solo l’ultimo di alti ufficiali militari che hanno lasciato il posto col ritorno di Trump alla Casa Bianca: era già successo ad esempio a C.Q. Brown, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, e a Jeffrey Kruse, ex direttore della Defense Intelligence Agency.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Tulsi Gabbard (Imagoeconomica).

La prossima a saltare potrebbe essere Tulsi Gabbard

Il repulisti di Trump, che non disdegna i mini-rimpasti, potrebbe proseguire. Nel mirino del tycoon sarebbe finita Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence Nazionale: la sua colpa, sostanzialmente, è quella di aver pubblicamente criticato l’intervento militare contro l’Iran, smentendo che Teheran abbia tentato di ricostruire gli impianti di arricchimento dell’uranio dopo gli attacchi Usa del 2025. Ma Gabbard già da prima non era tenuta in grande considerazione dal presidente Usa: sembra infatti che a gennaio sia stata tenuta all’oscuro dell’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro. La goccia che ha fatto traboccare sarebbe però stato il suo rifiuto di stigmatizzare le parole del suo ex capo di gabinetto Joe Kent, che si è dimesso accusando Trump di essersi fatto manipolare da Israele.

Via libera del Cdm al nuovo decreto carburanti: cosa prevede

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge carburanti che proroga il taglio delle accise fino al primo maggio. Oltre a questo, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il testo prevede un intervento mirato sulle aziende agricole, cui viene esteso il taglio delle imposte già adottato per le pesca. Il provvedimento recepisce infine l’accordo con le associazioni di categoria Transizione 5.0. Per la copertura del decreto sono stati stanziati 500 milioni, risorse recuperate sull’Ets.

Chi è Gianmarco Mazzi, nuovo ministro del Turismo

Gianmarco Mazzi, finora in carica come sottosegretario al ministero della Cultura, è stato scelto come nuovo ministro del Turismo. Il governo Meloni colma così la casella rimasta vuota dopo le dimissioni di Daniela Santanchè dal dicastero, arrivate il 25 marzo. Questa mattina il giuramento al Quirinale.

L’elezione alla Camera e la nomina a sottosegretario

Mazzi è approdato in Parlamento nel 2022, quando è stato eletto alla Camera dei deputati con Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Veneto 2 – 01. Da allora ha ricoperto anche il ruolo di sottosegretario alla Cultura con delega alla musica e allo spettacolo dal vivo, affiancando prima Gennaro Sangiuliano e poi Alessandro Giuli.

È stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti

La delega affidata a Mazzi non è certo casuale, visto che la sua carriera lavorativa è stata caratterizzata tra produzioni musicali/televisive di alto profilo e la gestione di eventi live di prestigio. Nato a Verona nel 1960, all’inizio degli Anni 80 è stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti con Gianni Morandi e Mogol. I suoi rapporti con il mondo della musica l’hanno portato a collaborare – tra gli altri – con Miguel Bosè, i Pooh, Caterina Caselli, Lucio Dalla, Adriano Celentano e Riccardo Cocciante. Dal 2017 al 2022 ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato dell’Arena di Verona. Nel 2017 è stato inoltre tra gli ideatori del programma Sanremo Young, condotto per due edizioni da Antonella Clerici.

Attacco hacker agli Uffizi: rubati dati e password, chiesto un riscatto

L’attacco hacker che tra fine gennaio e inizio febbraio 2026 ha colpito i servizi amministrativi del polo delle Gallerie degli Uffizi — che comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli — ha costretto la direzione a chiudere un intero pezzo di Palazzo Pitti, trasferire i gioielli più pregiati nel caveau della Banca d’Italia e murare porte e uscite di sicurezza con calce e mattoni. Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, il gruppo hacker che ha violato la rete informatica del polo museale fiorentino avrebbe svuotato i server rubando archivio fotografico, codici di accesso, password, sistemi di allarme, mappe interne, ingressi, uscite e percorsi di servizio. Le informazioni così rubate, se utilizzate, consentirebbero di muoversi tra le sale sapendo esattamente dove passare e cosa disattivare. I ladri avrebbero minacciato di vendere questi dati sul dark web se le Gallerie non pagheranno un riscatto. Al lavoro, dopo la denuncia degli Uffizi, ci sono procura e polizia postale con il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.