Congresso FI, senatore De Rosa scuote gli azzurri

“L’identità di Forza Italia deve partire soprattutto dalla sanità”. A dirlo il senatore azzurro Raffaele De Rosa, puntando l’attenzione sul prossimo congresso regionale in Campania.

Senatore De Rosa, partiamo dalla politica nazionale. Siamo in una fase in cui si discute di legge elettorale, assetti futuri delle coalizioni e identità dei singoli partiti. Quale spazio deve occupare Forza Italia nel centrodestra dei prossimi anni? «Forza Italia deve avere nel centrodestra dei prossimi anni un ruolo centrale e riconoscibile. Non siamo nati per essere semplicemente una componente della coalizione, ma per rappresentare una precisa idea dell’Italia: liberale nell’economia, popolare nei valori, garantista nelle istituzioni ed europeista nella sua collocazione internazionale. Il centrodestra può vincere le elezioni, ma soprattutto può governare bene il Paese soltanto se riesce a tenere insieme sensibilità diverse. La nostra responsabilità è fare in modo che dentro questa coalizione ci sia una forte cultura della libertà, dell’impresa, del merito, della sussidiarietà e della responsabilità individuale. Forza Italia deve quindi rafforzare la propria identità, non indebolirla. E deve farlo con una politica concreta: meno burocrazia, più competitività, sostegno alle imprese, tutela del ceto medio, attenzione alle famiglie e un sistema fiscale più semplice e più equo. Ma anche una politica estera saldamente ancorata all’Alleanza Atlantica e all’Europa. Essere europeisti, per noi, non significa accettare passivamente ogni decisione che viene da Bruxelles. Significa voler costruire un’Europa più forte, più competitiva e più capace di difendere i propri cittadini e le proprie imprese. L’Italia deve stare al centro di questo processo e Forza Italia deve essere protagonista di questa battaglia. Quanto alla legge elettorale, credo che sia necessario evitare di affrontare una questione così importante con la logica delle convenienze di partito. Una buona legge elettorale deve garantire governabilità, rappresentanza e stabilità, ma anche restituire ai cittadini un rapporto chiaro con chi viene chiamato a rappresentarli. Il nostro obiettivo, dunque, non è conquistare qualche punto percentuale in più, ma costruire una prospettiva politica. Forza Italia deve tornare a parlare a tutti quegli italiani che chiedono serietà, competenza, moderazione e riforme, senza rinunciare alla propria determinazione. Questo è il contributo che dobbiamo dare al centrodestra: non essere una forza ancillare, ma una forza decisiva. Una forza capace di garantire l’equilibrio della coalizione e, allo stesso tempo, di indicare una direzione al Paese. Il futuro del centrodestra non si costruisce soltanto sommando voti. Si costruisce attraverso una visione. E Forza Italia quella visione deve avere il coraggio di proporla con chiarezza».

La legge elettorale sarà inevitabilmente anche una scelta politica. Forza Italia deve puntare su un sistema che valorizzi maggiormente i partiti e la rappresentanza oppure sulla stabilità delle coalizioni? E, più in generale, ritiene che il centrodestra debba già cominciare a interrogarsi su quale progetto politico presentare agli italiani nella prossima legislatura?

«La legge elettorale sarà certamente una scelta politica, perché riguarda il modo stesso in cui i cittadini scelgono il Parlamento e, indirettamente, la qualità della democrazia rappresentativa. La posizione di Forza Italia deve essere molto chiara: non dobbiamo contrapporre la rappresentanza alla governabilità. Abbiamo bisogno di entrambe. Un sistema elettorale deve consentire agli elettori di riconoscersi nei partiti e nei programmi, ma deve anche garantire che dal voto nasca una maggioranza in grado di governare con stabilità. Per questo ritengo importante valorizzare il ruolo dei partiti e la loro identità politica. Le coalizioni sono necessarie, soprattutto in un sistema plurale come quello italiano, ma non possono diventare semplicemente cartelli elettorali costruiti intorno alla somma delle convenienze. Prima delle coalizioni vengono le idee, i programmi e la credibilità delle forze politiche che le compongono. Forza Italia, in particolare, deve avere il coraggio di difendere la propria identità. Non dobbiamo avere paura di presentarci agli elettori per ciò che siamo: una forza liberale, popolare, moderata ed europeista. È proprio questa identità che rende più forte il nostro contributo alla coalizione. Quanto al futuro del centrodestra, credo che sia arrivato il momento di aprire una riflessione seria sul progetto politico della prossima legislatura. Non possiamo limitarci a prepararci alla prossima scadenza elettorale. Dobbiamo chiederci quale Italia vogliamo consegnare agli italiani tra cinque o dieci anni. Il centrodestra deve parlare di crescita economica, competitività delle imprese, riforma fiscale, sicurezza, infrastrutture, energia, sanità, giovani e natalità. Ma deve anche definire con chiarezza il ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo. E qui Forza Italia può e deve dare un contributo decisivo. Noi crediamo in un’Italia protagonista in Europa, fortemente ancorata all’Occidente e all’Alleanza Atlantica, capace di difendere i propri interessi senza rinunciare alla costruzione europea. La prossima legislatura non può essere soltanto una questione di numeri parlamentari. Deve avere un orizzonte politico. Il centrodestra ha oggi la responsabilità di costruire una proposta che non sia soltanto una proposta elettorale, ma un vero progetto di governo per l’Italia. E Forza Italia deve essere protagonista di questa fase: non limitarsi a chiedere quale spazio avrà nella coalizione, ma contribuire a stabilire quale futuro vogliamo costruire attraverso quella coalizione».

Su quali temi Forza Italia dovrebbe costruire la propria identità e tornare a essere protagonista del dibattito politico campano?

«In Campania Forza Italia deve tornare a parlare di una cosa molto semplice: della possibilità per questa regione di crescere e di offrire ai propri cittadini gli stessi diritti e le stesse opportunità che esistono nelle aree più avanzate del Paese. La nostra identità deve partire innanzitutto dalla sanità. Non possiamo accettare che un cittadino campano debba sentirsi meno tutelato perché vive in questa regione. Dobbiamo lavorare per una sanità più efficiente, con tempi di attesa più brevi, maggiore integrazione tra ospedali e territorio, valorizzazione dei professionisti e una rete di servizi capace di rispondere anche alle esigenze delle aree interne. La sanità non può essere soltanto una voce di bilancio: è un diritto fondamentale. Poi c’è il tema delle infrastrutture e dei trasporti. Senza collegamenti efficienti non esiste sviluppo. La Campania deve essere messa nelle condizioni di collegare meglio Napoli e le altre grandi aree urbane con le province, i territori produttivi, i porti, gli aeroporti e soprattutto le aree interne. Dobbiamo superare una visione nella quale alcune zone della regione sembrano condannate alla marginalità. Le aree interne, infatti, devono diventare una priorità politica. Spopolamento, carenza di servizi e difficoltà nei collegamenti stanno impoverendo interi territori. Servono incentivi per chi investe, sostegno alle attività produttive, servizi essenziali, infrastrutture digitali e una fiscalità che renda conveniente vivere e fare impresa in quei territori. Ma il punto centrale è lo sviluppo. La Campania non può essere considerata soltanto una grande realtà turistica e culturale. È anche una regione industriale, manifatturiera, agricola, tecnologica e portuale. Forza Italia deve tornare a parlare agli imprenditori, ai professionisti, agli artigiani e a chi ogni giorno crea lavoro. Dobbiamo costruire una vera politica industriale regionale, capace di attrarre nuovi investimenti e di accompagnare le imprese già presenti sul territorio. Energia, innovazione, digitalizzazione, formazione e semplificazione burocratica devono essere al centro di questa strategia. E credo che proprio qui Forza Italia possa recuperare una parte importante della propria funzione politica. Noi non dobbiamo limitarci a denunciare ciò che non funziona. Dobbiamo proporre soluzioni e assumerci la responsabilità di realizzarle. La Campania ha energie straordinarie, competenze, università, imprese e una posizione geografica strategica nel Mediterraneo. Quello che spesso manca è una visione politica capace di mettere queste risorse in rete. Forza Italia deve essere la forza che parla a questa Campania: una Campania che non vuole essere assistita, ma vuole essere messa nelle condizioni di competere; una Campania che chiede infrastrutture, lavoro, servizi efficienti e sicurezza; una Campania che vuole trattenere i propri giovani e attrarre nuovi investimenti. Il nostro obiettivo deve essere molto ambizioso: fare della Campania una delle grandi piattaforme di sviluppo del Mezzogiorno e del Mediterraneo. È su questo terreno che Forza Italia può tornare protagonista: non inseguendo gli altri partiti sul terreno della propaganda, ma costruendo una proposta liberale e popolare fondata su crescita, lavoro, merito e sviluppo dei territori».

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Sboccia l’amore tra il dg Cantone e e Maria Rosaria Boccia?

AMORI AGOSTANI. Lei è Maria Rosaria Boccia. Lui è Nicola Cantone, direttore generale dell’Azienda ospedaliero-universitaria Ruggi d’Aragona. Spunta una foto sul profilo Instagramm di lei in barca con Nicola Cantone. E sulla foto spunta la canzone di Gabbani “Viceversa”. Una combinazione che, inevitabilmente, accende la curiosità. Maria Rosaria Boccia è stata immortalata ieri in compagnia del direttore generale dell’azienda ospedaliera universitaria Ruggi d’Aragona, Nicola Cantone. Fin qui, nulla di necessariamente sorprendente: un incontro può essere di lavoro, istituzionale, di cortesia o semplicemente casuale ma non certo in tenuta balneare con tanto di costume da bagno per godersi un po’ di relax . E allora la fantasia agostana , inevitabilmente, prende il sopravvento. Anche perché quello di oggi non sarebbe il primo avvistamento salernitano dei due. Qualche settimana fa, infatti, Boccia e Cantone erano stati insieme a Palinuro, in occasione di una festa di compleanno organizzata dal suocero di un famoso cantante salernitano. Un’altra circostanza conviviale, dunque, che aggiunge un piccolo tassello alla storia. Due occasioni, una località da cartolina, una festa di compleanno e adesso una fotografia accompagnata da una canzone che, già dal titolo, sembra fatta apposta per alimentare qualche domanda. Tra i due sembra esserci molta affinità. Ma il gossip, si sa, vive proprio di dettagli, coincidenze e piccoli indizi. E quello di oggi è un dettaglio niente male: Boccia e Cantone insieme, ancora una volta, con “Viceversa” a fare da colonna sonora. Del resto, Maria Rosaria Boccia non è certo una persona che riesce a passare inosservata. E a questo punto resta soltanto una domanda: Maria Rosaria Boccia troverà in Cantone l’ennesima vittima da guerra social, o è vero amore? Lo scopriranno solo…vivendosi.

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Pagani, il confronto politico e il rispetto delle istituzioni

Il dibattito politico che si è riacceso a Pagani dopo le dichiarazioni del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il confronto con quanto accaduto a Sorrento continua ad alimentare interventi e polemiche sui social.

Sul tema interviene Vincenzo Calce, che invita a mantenere distinti il legittimo confronto sulle decisioni istituzionali dalla battaglia politica e personale.

«Una dichiarazione, per quanto maldestra o infelice, può e deve essere criticata, ma non può essere strumentalizzata a proprio piacimento e convenienza. Chi aspira a rappresentare le istituzioni dovrebbe saper distinguere la critica politica dal populismo. Quel passaggio andava sicuramente chiarito, eventualmente corretto, ma non trasformato nel pretesto per dimostrare chissà quale danno subito».

Calce non entra nel merito della correttezza o meno delle decisioni assunte nei diversi procedimenti riguardanti Pagani e Sorrento. Il suo ragionamento riguarda soprattutto il modo in cui il confronto viene trasferito sul terreno politico locale.

«Se esistono dubbi sulle decisioni assunte, è assolutamente legittimo chiedere chiarimenti, confrontare gli atti e pretendere trasparenza. Ma una cosa è discutere nel merito, altra cosa è utilizzare ogni dichiarazione per riaprire vecchie contrapposizioni o costruire nuove accuse».

Da qui una riflessione più ampia sulla politica paganese.

«C’è poi un paradosso che non può passare inosservato. Molti di coloro che oggi denunciano torti e danni alla collettività sono gli stessi che, dopo decenni di presenza sulla scena pubblica, dovrebbero forse spiegare quali risultati, quale crescita e quali benefici concreti abbiano contribuito a produrre per la città».

E aggiunge: «È veramente sorprendente vedere oggi tutti insieme contro un “nemico comune”, quando alcuni fino a ieri erano alleati o comunque condividevano percorsi e posizioni. Sarebbe molto più utile confrontarsi sui risultati, con o senza alleanze, sui traguardi raggiunti e soprattutto su ciò che ciascuno ha realmente costruito per la propria comunità».

Il passaggio più critico riguarda proprio il clima che si sta creando sui social.

«Ma un lavoro serio sui problemi, ogni tanto, no? Se il confronto politico continua a essere alimentato dal livore personale, dalle rivalità e dalla continua necessità di individuare un nemico, Pagani non andrà da nessuna parte».

Calce richiama quindi un principio che, a suo giudizio, dovrebbe valere indipendentemente dagli schieramenti: «Fa sorridere vedere che spesso gli stessi che, quando dalla loro parte hanno un amico, un parente o un alleato, invocano solennemente il “rispetto delle istituzioni”, quando invece quelle istituzioni assumono decisioni che non condividono sembrano considerare quel rispetto improvvisamente facoltativo».

La conclusione vuole riportare il confronto sul futuro della città:

«Le istituzioni possono essere criticate e le loro decisioni possono essere contestate nelle sedi e nei modi previsti. È il sale della democrazia. Ma trasformare continuamente il dibattito pubblico in una resa dei conti personale non fa bene a nessuno. Questi interventi sui social non fanno bene alla città. Pagani ha bisogno di idee, proposte, lavoro e risultati. Ha già avuto abbastanza divisioni: continuare a cercare nemici anziché soluzioni significa condannarla a discutere ancora del passato mentre altre comunità costruiscono il proprio futuro».

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118: l’Asl proroga ancora ma non fa gara di appalto

L’Asl Salerno ha prorogato ancora per un anno il servizio di trasporto sanitario di emergenza-urgenza 118 relativo ai lotti 4, 5, 6 e 8, con un impegno economico complessivo pari a 3.387.700 euro. La decisione è contenuta nella delibera n. 1323 del 14 luglio 2026, dichiarata immediatamente esecutiva per consentire il tempestivo adempimento delle attività connesse alla continuità del servizio. L’appalto assegnato in proroga doveva durare 12 mesi, siamo al 5 anno per una spesa di oltre 1 milione di euro. Possibile che l’Asl non sia in grado di indire una gara d’appalto ed evitare proroghe. Un mistero su cui dovrebbe intervenire la Corte dei Conti. Vediamo i particolari. La proroga riguarda la Croce Rossa Italiana Comitato di Salerno (lotto 4), la Croce Bianca Salerno (lotto 5), la Croce Rossa Italiana Comitato di Costa Amalfitana (lotto 6) e l’ATS composta da Croce Rossa Italiana Comitato Giffoni Valle Piana, Croce Verde Battipagliese e Battipaglia Soccorso (lotto 8). I contratti precedenti, già rinnovati nel 2025, risultavano in scadenza nel giugno 2026. L’azienda sanitaria motiva il provvedimento con la necessità di evitare l’interruzione di un servizio pubblico essenziale, in attesa della predisposizione di un nuovo capitolato speciale e dell’avvio di una nuova procedura per l’individuazione dei futuri affidatari. Nella delibera viene evidenziato che è già in corso, da parte della UOC Emergenza-Urgenza COT 118, l’attività preparatoria necessaria per la futura gara. La richiesta di proroga è stata formulata dal direttore della struttura, Domenico Violante, che non ha segnalato contestazioni circa il proseguimento degli affidamenti attualmente in essere. Particolare attenzione è stata riservata alla Costiera Amalfitana, dove è previsto un potenziamento straordinario del servizio nel periodo estivo, caratterizzato da un forte incremento della domanda assistenziale dovuto all’aumento dei flussi turistici. Il potenziamento è stato affidato alla Croce Rossa Italiana Comitato di Costa Amalfitana e comporta un’integrazione economica di 115.500 euro. Il piano prevede l’attivazione di una Moto Medica per i mesi di luglio e agosto 2026, con un tetto massimo rendicontabile di 33 mila euro al mese, per un totale di 66 mila euro, e di una idroambulanza operativa per l’intero mese di luglio e per i primi quindici giorni di settembre, per un importo complessivo di 49.500 euro. Nel dettaglio, il lotto 4 vale 847.200 euro, il lotto 5 847.200 euro, il lotto 8 825.600 euro, mentre il lotto 6 ammonta a 867.700 euro, cifra che comprende anche il potenziamento estivo della Costiera Amalfitana. La spesa sarà imputata al conto economico “Trasporti sanitari da privato” dei bilanci 2026 e 2027 e graverà sul budget della UOC Emergenza-Urgenza COT 118. La delibera precisa infine che l’affidamento potrà cessare anticipatamente qualora la stessa Asl Salerno, la Consip o la So.Re.Sa. dovessero procedere all’aggiudicazione del servizio attraverso una nuova gara durante il periodo di validità della proroga. L’atto conferma inoltre Domenico Violante quale direttore dell’esecuzione del contratto e gli demanda la predisposizione del capitolato speciale necessario per la futura procedura di affidamento.

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Pino Cilento: Così nel 1976 nacque Radio Mariconda

Enzo Sica

Il discorso radio libere o private come è più giusto che si dica non poteva sfuggire, come poi non lo è stato, ad un quartiere importante che si trova nella zona orientale della nostra città. E la nascita di Radio Mariconda amica che prendeva il nome proprio del quartiere dove nacque e mosse i primi passi nel 1980 ha rappresentato davvero piccolo ma significativo fiore all’occhiello per tutti gli abitanti di quella zona.
Pino Cilento, oggi 70enne che fu tra i promotori di quella iniziativa e che in un certo qual modo voleva agganciarsi alle altre radio cittadine che proliferano in quegli anni ricorda quei momenti particolari anche se offuscati dal tempo. <Dico solo che fu davvero una bella iniziativa visto che quando ne parlammo con don Giovanni D’Andrea che era il parroco di Mariconda in quel periodo lui accolse la notizia in modo positivo:
In che senso?
<Facemmo una riunione, l’idea di don Giovanni e di tutti noi era quella di creare un mezzo per dare voce agli abitanti del quartiere ed io che ero stato nominato alla direzione dei programmi così come gli altri amici lo assecondiamo in questo progetto. E le varie attrezzature, i ponti per poter trasmettere nell’etere li installiamo proprio lì nella canonica della chiesa.>
Cosa trasmettevate inizialmente da una radio della parrocchia che doveva farsi largo tra le tante radio private cittadine che stanno già emergendo e con poco spazio?
<Abbiamo subito pensato di aprire al sociale, anche a fare beneficenza per radio, dare voce agli abitanti, come detto, del quartiere dando ospitalità, poi, nel corso degli anni a tanti cantanti napoletani emergenti in quel periodo e che trovavano in Radio Mariconda amica quel qualcosa in più che li potesse far emergere per il futuro>
Diciamo anche che eravamo nel post terremoto, quello appunto del 1980, e la vostra radio fu una vera amica per tante persone che uscivano da un periodo davvero triste e buio?
<E’ così visto che siamo stati una voce fondamentale per moltissimi. La priorità l’abbiamo sempre data ai bambini, alle donne, agli anziani del quartiere. La parola di Dio, la messa in diretta la domenica, le varie feste parrocchiali che trasmettavamo in diretta erano deterrenti importanti proprio perchè il nostro quartiere e la città intera cercava di uscire da quel periodo buio per rilanciarsi. E penso che la nostra radio sia stata davvero all’altezza della situazione>
Un episodio caro Pino che ricorda ancora a distanza di anni.
<Guardi ricordo bene la grande catena umana, la solidarietà che c’è stata penso proprio qualche anno dopo che abbiamo iniziato le trasmissioni per far operare un bambino che aveva problemi in un ospedale di Milano e con la famiglia che non aveva molti mezzi per poterlo fare. Ebbene iniziammo una colletta che coinvolse tutto il quartiere, un tam tam da parte della nostra radio che fu eccezionale e che permise, appunto, di aiutare la famiglia di questo bambino che stava lottando per la vita in quel nosocomio milanese. Come dire: il grande cuore di tutta Mariconda che si unì a quell’appello e che mi è rimasto certamente impresso nella mente>
Poi dopo qualche anno la situazione in radio è cambiata radicalmente?
<Se non ricordo male tra il 1985 e il 1987 io come direttore dei programmi ho lasciato la radio che poi, se non sbaglio, è andata avanti fino al 1990. Adesso penso che non c’è più ma mi lasci elogiare chi ha portato avanti questo piccolo grande progetto e don Giovanni che ci incoraggiò 46 anni fa per creare la prima radio libera nel nostro grande quartiere.

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Salernitana, cosa chiede Cosmi

di Marco De Martino

CAPRARA (KR) – Poche luci, troppo ombre: la Salernitana ha chiuso ieri pomeriggio il ritiro precampionato ma finora sono molto più evidenti le lacune che i pregi di una squadra ancora lontana dall’essere una delle possibili accreditate alla vittoria finale del campionato. A fare il consuntivo di questo avvio di stagione non poteva non essere mister Serse Cosmi (nella foto US Salernitana 1919) che ieri pomeriggio, dopo aver strigliato i suoi in campo per la prestazione poco convincente contro il Catanzaro Primavera, in conferenza stampa ha sottolineato che la Salernitana ha un assoluto bisogno di rinforzi: “Si pensa che questa squadra vada completata ma -ha tuonato il tecnico granata- il termine non è corretto, va rinforzata. Bisogna sostituire chi è andato via con calciatori con caratteristiche diverse. Mi confronto quotidianamente con il direttore Faggiano, con Gennaro Alfano e con l’amministratore delegato Pagano: tutti gli uomini all’interno della società sono al corrente di ciò che ci serve”. Il tecnico granata ha poi fatto un bilancio del ritiro appena concluso: “Sono stati due ritiri diversi, il primo a Cascia aveva una valenza e determinati obiettivi da raggiungere. In Umbria c’erano diversi giocatori che sapevano di dover lasciare la nostra squadra e fisiologicamente è stato più complesso lavorare. In queste settimane in Calabria c’è stato anche qualche contrattempo che può capitare durante la preparazione. Qui sulla Sila abbiamo trovato un contesto climatico perfetto e abbiamo lavorato molto bene”. Contro Sambiase e Catanzaro Primavera la Salernitana, pur ottenendo due vittorie, non ha brillato: “Nelle due amichevoli disputate qui -ha spiegato Serse Cosmi- abbiamo dovuto dare minutaggio in più del previsto a qualcuno perché a livello numerico in questo momento siamo contati. Con il problemino di Capomaggio e il lutto di Di Vico siamo stati in difficoltà a centrocampo. Nonostante tutto, la partita di ieri (contro il Sambiase nda) per sessanta minuti è stata molto buona, poi è subentrata la stanchezza. Bisogna solo ringraziare tutti i tifosi che sono venuti a vederci fino a qua”. Sta per cominciare la prima settimana che porterà la Salernitana ad un impegno ufficiale, quello in programma a Ferragosto in Coppa Italia con la Scafatese: “Adesso torniamo finalmente a casa, con la consapevolezza che tra sei giorni ci aspetta il primo impegno ufficiale. Cominciamo già da oggi ad essere mentalizzati sulla partita di Coppa per affrontarla nel miglior modo possibile, troveremo avversari forti e pronti fisicamente”, ha concluso Cosmi.

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Cencelli, quando la politica sapeva ancora trattare

Pino Bicchielli*

Per decenni il suo nome è stato utilizzato quasi come un’accusa. “Manuale Cencelli” è diventato sinonimo di spartizione, di posti da distribuire, di equilibri da costruire con il bilancino. Eppure, forse proprio nel giorno della scomparsa di Massimiliano Cencelli, dovremmo avere l’onestà intellettuale di andare oltre la caricatura. Perché dietro quel metodo c’era qualcosa che oggi rischiamo di avere smarrito: la politica come arte della mediazione. Ho avuto la fortuna di conoscere Massimiliano, di frequentarlo e di confrontarmi tante volte con lui. Ne ho sempre apprezzato la saggezza, l’intelligenza, l’acume politico e soprattutto quella sua profonda democristianità. Non semplicemente un’appartenenza partitica, ma un tratto culturale: la capacità di ascoltare, di comprendere le ragioni degli altri, di sapere che in politica quasi mai qualcuno può avere tutto e quasi mai è utile lasciare qualcuno senza nulla.Cencelli mi ha insegnato che trattare non significa arrendersi. Significa riconoscere l’altro. Significa partire da posizioni differenti e cercare un punto di equilibrio che consenta a una comunità di andare avanti. Abbiamo finito per considerare il compromesso una parola sporca. Ma esiste un compromesso al ribasso, certamente, ed esiste un compromesso alto, quello sul quale sono state costruite le grandi democrazie e, in fondo, anche la nostra Repubblica. Oggi rischiamo invece di confondere la politica con la forza dei numeri, la leadership con l’autosufficienza, il consenso con il diritto di non ascoltare. Si contano voti, tessere, correnti, fedeltà. Ma spesso non si costruiscono più sintesi. La lezione di Cencelli era esattamente l’opposto: i numeri servono alla politica, ma non possono sostituirla. Perché dopo aver contato bisogna parlare. Dopo essersi confrontati bisogna trovare una soluzione. E dopo essersi divisi bisogna essere capaci di tornare insieme. Forse è questo il significato più profondo di quella democristianità che ho sempre riconosciuto e apprezzato in Massimiliano: la consapevolezza che la politica comincia davvero quando nessuno può decidere da solo. Con lui scompare un uomo di un’altra stagione. Ma sarebbe superficiale pensare che scompaia anche la sua lezione. In un tempo nel quale tutti vogliono vincere e pochi sembrano ancora disposti a mediare, forse abbiamo bisogno di riscoprire proprio ciò che Cencelli aveva capito molti anni fa: la buona politica non è l’arte di prendersi tutto. È l’arte, molto più difficile, di tenere tutti dentro.

*Deputato di Forza Italia

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“L’Europa brucia”: l’allarme lanciato da The Lancet riguarda anche Salerno

di Elio Giusto*

«Europe is burning». Con queste parole, semplici e drammatiche, The Lancet, una delle più autorevoli riviste scientifiche internazionali, apre il suo editoriale dell’8 agosto dedicato agli incendi che stanno devastando diverse aree dell’Europa. Non è soltanto un titolo ad effetto. È un avvertimento rivolto ai governi e ai sistemi sanitari: incendi, temperature estreme e cambiamento climatico sono ormai una vera emergenza di sanità pubblica. Le immagini che arrivano dalla Francia e dalla Spagna mostrano territori devastati, abitazioni distrutte e centinaia di migliaia di persone costrette ad allontanarsi dalle proprie case. Ma The Lancet richiama l’attenzione soprattutto su ciò che spesso resta fuori dalle immagini televisive: le conseguenze sulla salute delle popolazioni. Il problema non è infatti rappresentato soltanto dalle ustioni o dai traumi provocati direttamente dagli incendi. Il fumo trasporta particolato fine e sostanze irritanti per chilometri, con possibili ripercussioni sull’apparato respiratorio e cardiovascolare. I più esposti sono anziani, bambini, persone affette da asma, BPCO, cardiopatie e altre patologie croniche. A tutto questo si somma il caldo estremo. Il Lancet Countdown Europe 2026 documenta un progressivo aumento degli effetti sanitari negativi dell’esposizione al calore nel continente europeo. Un’altra analisi pubblicata quest’anno sottolinea che il tasso di mortalità correlata al caldo in Europa è aumentato significativamente confrontando il periodo 2015-2024 con il decennio 1991-2000. Salerno non è fuori da questa emergenza Non possiamo leggere queste evidenze pensando che riguardino esclusivamente altri Paesi. La provincia di Salerno, per caratteristiche climatiche, demografiche e territoriali, presenta diversi elementi di vulnerabilità. Nelle ultime settimane la Protezione Civile della Regione Campania ha emanato ripetuti avvisi per ondate di calore, con temperature previste 4-6 °C superiori alle medie stagionali e livelli di umidità che nelle ore diurne hanno potuto superare il 60-70%, arrivando durante la notte fino all’80%. Quando le temperature restano elevate anche nelle ore notturne, l’organismo perde parte della possibilità di recuperare dallo stress termico accumulato durante il giorno. Per un giovane sano può rappresentare un disagio; per un anziano cardiopatico, un paziente con insufficienza renale, diabete, BPCO o in politerapia può diventare un problema clinico importante. Ed è proprio negli studi dei medici di famiglia che questi effetti si manifestano per primi: ipotensione, disidratazione, astenia, alterazioni elettrolitiche, riacutizzazioni respiratorie, peggioramento dello scompenso cardiaco e della funzione renale. La Regione Campania ha espressamente raccomandato particolare attenzione a cardiopatici, anziani, bambini e soggetti fragili, invitando le autorità locali a mantenere attivi i sistemi di vigilanza rivolti alle popolazioni maggiormente a rischio. Una provincia complessa richiede una risposta territoriale La provincia di Salerno, tuttavia, ha una peculiarità ulteriore: è un territorio vastissimo e molto diversificato. Accanto all’area urbana di Salerno e alle zone densamente popolate dell’Agro Nocerino-Sarnese e della Piana del Sele vi sono il Cilento, il Vallo di Diano e numerosi piccoli comuni delle aree interne. In queste realtà vivono molti anziani, spesso soli e talvolta lontani dai principali servizi sanitari. È qui che un’ondata di calore prolungata può diventare particolarmente pericolosa. Per questo non è sufficiente diffondere genericamente il consiglio di bere molto e non uscire nelle ore più calde. Serve una strategia sanitaria territoriale organizzata, capace di individuare preventivamente le persone fragili e di raggiungerle prima che arrivino al Pronto Soccorso. Il medico di medicina generale possiede una caratteristica che nessun algoritmo e nessuna struttura ospedaliera possono sostituire: conosce i pazienti, le loro patologie, le terapie che assumono e spesso anche il loro contesto familiare e sociale. In una popolazione anziana e affetta frequentemente da più patologie, questo patrimonio di conoscenza rappresenta uno strumento fondamentale di prevenzione. Durante le ondate di calore può essere necessario verificare l’idratazione, controllare pressione arteriosa e funzione renale e, sempre sulla base della valutazione clinica individuale, rivalutare terapie potenzialmente critiche in condizioni di disidratazione. È altrettanto importante identificare gli anziani soli e i pazienti che vivono in abitazioni non adeguatamente climatizzate. AFT e Case di Comunità devono diventare strumenti reali di prevenzione La riorganizzazione dell’assistenza territoriale prevista dal DM 77 e dall’Accordo Integrativo Regionale della Medicina Generale deve essere utilizzata anche per affrontare queste nuove emergenze. Le Aggregazioni Funzionali Territoriali, le Case di Comunità, gli infermieri e i servizi sociali dei Comuni possono costituire una rete straordinariamente efficace, ma occorrono organizzazione, personale e risorse. La risposta al caldo non può consistere soltanto nell’allungare gli orari di apertura delle strutture. Occorre utilizzare il territorio per fare medicina di iniziativa: individuare i fragili, contattarli, monitorarli e intervenire prima della comparsa delle complicanze. Per questo FIMMG Salerno ritiene necessario che l’ASL e le istituzioni locali prevedano protocolli condivisi per le ondate di calore, con collegamento tra Medicina Generale, distretti sanitari, servizi sociali e Protezione Civile. Il cambiamento climatico entra negli ambulatori Per molti anni il cambiamento climatico è stato considerato soprattutto un problema ambientale. Oggi non è più possibile farlo. Le temperature estreme incidono sulle malattie cardiovascolari e respiratorie; gli incendi peggiorano la qualità dell’aria; siccità ed eventi estremi possono influenzare disponibilità di acqua, agricoltura e sicurezza alimentare. La stessa The Lancet insiste da anni sul concetto che politiche climatiche e politiche sanitarie sono ormai inseparabili. Per la Medicina Generale questo significa anche modificare progressivamente il modo di lavorare. Nel prossimo futuro dovremo probabilmente considerare le ondate di calore come oggi consideriamo l’influenza stagionale: eventi prevedibili sui quali costruire programmi preventivi rivolti alle persone più vulnerabili. Potremmo immaginare, ad esempio, che all’arrivo di un’allerta meteo i sistemi informativi della Medicina Generale consentano di individuare automaticamente i pazienti ultraottantenni, quelli affetti da scompenso cardiaco, insufficienza renale, BPCO o sottoposti a determinate terapie, permettendo al medico e al personale di studio di contattare prioritariamente chi è maggiormente a rischio. Questa sarebbe vera innovazione: utilizzare organizzazione, tecnologia e conoscenza clinica per prevenire le emergenze invece di rincorrerle. Non aspettiamo la prossima emergenza L’editoriale di The Lancet deve essere letto anche a Salerno come un avvertimento. Non possiamo impedire da soli l’aumento delle temperature globali, ma possiamo certamente ridurre le conseguenze sanitarie sulla nostra popolazione. Occorre rafforzare la Medicina Generale, rendere pienamente operative le AFT, integrare medici, infermieri, distretti e servizi sociali e costruire registri territoriali dinamici della fragilità. La Regione, l’ASL Salerno e i Comuni devono considerare le ondate di calore non più eventi eccezionali, ma una componente prevedibile della programmazione sanitaria estiva. Perché quando The Lancet scrive che «l’Europa brucia», non sta parlando soltanto degli incendi di Francia e Spagna. Sta descrivendo un cambiamento che interessa già anche noi. E la Sanità territoriale deve essere pronta ad affrontarlo. *Segretario Provinciale Generale FIMMG Salerno

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Vibonati. Vai a mare? Paga il parcheggio al camposanto

Antonio Manzo

Vuoi andare a mare? Parcheggia al vicino cimitero e fai il ticket al parcometro. Non bastavano nell’estate di Sapri i lidi blindati e “sequestrati” dai privati con pochi spazi liberi ma il c’è anche la storia del parcheggio al cimitero con tanto di sosta controllata e strisce rigorosamente bleu non si era ancora vista. E’ frutto della fantasia di Vibonati, che incassa il danaro, prestata al confinante comune di Sapri che non prende un euro. Per frenare la sosta abusiva proprio davanti al cimitero di Sapri – che ricade nel perimetro comunale di Vibonati – l’amministrazione comunale di Manuel Borrelli, giovane speranza del Partito Democratico, ha emanato un’ordinanza che fa polemizzare i bagnanti nel golfo di Policastro. Fino al 30 settembre prossimo l’amministrazione guidata dal sindaco Manuel Borrelli ha adottato un provvedimento di sosta a pagamento (8.00 – 24.00) per stanare i furbetti della spiaggia che parcheggiano non per dirigersi nel Camposanto di Sapri, bensì scendere sull’arenile e dunque occupare abusivamente il piazzale del cimitero senza pagare un centesimo per la sosta. Il sindaco è uno dei pochi esponenti italiani del Pd che inaugura una giunta anomala degli anni Duemila lavorando in una giunta multicolore che include anche esponenti di Futuro Nazionale del generale Vannacci. Perché è proprio in questo lembo del Cilento che il generale ha arruolato nel suo esercito politico l’assessore Luigi Brusco, influente nipote dell’ex vicepresidente socialista della Provincia di Salerno e già deputato di Forza Italia, Franco. L’assessore al turismo vannacciano dà la sua firma all’ordinanza del pagamento della sosta nei pressi del cimitero ai bagnanti. Umberto Eco dalla storia del parcheggio a pagamento del cimitero di Sapri avrebbe potuto far raccontare a Simone Simonini notaio, spia, falsario e accanito antisemita il metodo di falsificare anche i ticket del parcheggio proprio per beffare l’inusuale circostanza del pagamento. D’altronde lui aveva già sperimentato la riuscita di un falso quando con una documentazione falsa e inventata ricostruiva un incontro tenutosi al cimitero di Praga tra i dodici Rabbini che facevano capo alle comunità ebraiche. Potenza del falso, da “I protocolli dei Savi di Sion” ai ticket contraffatti del cimitero di Sapri. Con il permesso dovuto a Umberto Eco potrebbe rinascere quel falsario ebreo sulle strisce blu del parcheggio a pagamento della ineffabile fantasia di Sapri e Vibonati. Sul web compaiono gli studi, molto profondi di un architetto saprese Francesco Attanasio che garantì all’urbanista napoletano Francesco Forte, tramite il sindaco dell’epoca Vito D’Agostino, un approfondito e robusto studio sulle origini di Sapri e molte storie significative del Risorgimento. Il titolo del sito è emblematico “Sapri Rouinata”, Sapri rovinata. Il dottor Nicola Gallotti nel tardo Ottocento secondo le accurate ricerche dell’architetto Francesco Attanasio riguardo al vecchio cimitero “Camposanto” , così scriveva: ” Il Campo-santo di Sapri, non solo è in posizione antigienica….io credo non avesse neppure la distanza dall’abitato….verso il 1825 proponevo al Consiglio Comunale di provvedere al più presto a spostare il Camposanto di Sapri in altro luogo che sia distante dal centro abitato. Debbo pur far notare come la ferrovia, di cui si è già parlato, lambisce quasi il Camposanto di Sapri.”. Il medico lagonegrese fu inascoltato. Mai ad immaginare che un giorno chi amministra Sapri, non conoscendo storie e radici avrebbe concepito le strisce blu per far onorare i morti nel cimitero. Sia pure con la recondita finalità di colpire i “furbetti della spiaggia”.

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Atletica: addio a Berruti, ‘Livio rubacuori’ di Roma ’60

Un giovane sottile, occhiali scuri e calzini bianchi che corre come un ‘Mercurio’ e dopo l’arrivo incespica come se la dimensione divina si fosse interrotta dopo venti secondi e cinque decimi, record del mondo dei 200 metri. Incredibile. E’ questa l’immagine piu’ bella di Livio Berruti, scomparso all’eta’ di 87 anni dopo una breve malattia nella sua Torino lasciando la moglie Silvia. Quel momento indimenticabile e’ datato 3 settembre 1960, Roma, stadio Olimpico, ancora scoperto. Livio Berruti quel giorno era diventato il primo campione olimpico non nordamericano dei 200 metri in un anno importante caratterizzato dalle proclamazioni di indipendenza di tanti Stati africani ma anche da ‘La dolce vita’ di Federico Fellini che vinse la Palma d’Oro al Festival internazionale del film di Cannes. Berruti restera’ per sempre un simbolo della rinascita dell’Italia. La sua vittoria e’ una delle immagini del miracolo economico italiano, alla stregua di Domenico Modugno vincitore del Festival di Sanremo nel 1958 con ‘Volare’. Da quel giorno memorabile sono trascorsi oltre sei decenni. Quelle di Roma ’60 erano state le Olimpiadi che resero celebre Livio ma anche i pugni di Cassius Clay (il futuro mito Muhammad Ali) e Nino Benvenuti, e la corsa a piedi nudi di quel sergente etiope di nome Abebe Bikila.Storia dell’Olimpismo, storia di sport. Roma ’60 fu l’Olimpiade di quel ‘Livio rubacuori’ attratto dalla bellezza di Wilma Rudolph, la velocista che sconfisse la poliomielite e correva con delle speciali protesi. E’ proprio da quella fantastica ‘gazzella nera’, trionfatrice all’Olimpico dei 100, 200 e staffetta 4×100, che rese celebre Berruti. Una delle foto piu’ belle, cariche di sentimento di quell’Olimpiade, fu proprio il ritratto di Livio e Wilma mano nella mano nella zona del Foro Italico. Ad ammaliare Livio era stato il sorriso, lo sguardo pieno di gioia di Wilma. Tra i due ci fu subito sintonia anche se ognuno parlava la propria lingua. Gli allenatori americani non permettevano incontri ‘privati’. Rudolph e’ scomparsa nel 1994 a soli 54 anni a seguito di una malattia al cervello. Berruti, che e’ stato uno degli alfieri della bandiera olimpica alla cerimonia d’apertura dei Giochi invernali di Torino 2006, indicava, pero’, sempre il momento piu’ bello della carriera ai Mondiali militari nel 1961 a Bruxelles. Dopo aver vinto la gara in quello stadio che 24 anni divento’ tristemente noto per la strage dei tifosi della Juventus, l’Heysel, un signore anziano si avvicino’ piangente, le prese le mani e le bacio’. Il soprannome di Berruti era anche ‘poliziotto piu’ veloce del mondo’. Le Fiamme Oro era il ‘suo’ gruppo sportivo dopo aver militato nel Cus Torino. Conclusa la carriera sportiva aveva lavorato alla Fiat. Livio Berruti era stato al centro anche di due curiosi episodi sportivo-politico-sentimentale. Invitato per una gara a Mosca, sul volo da Milano a Praga, prima di proseguire per la capitale dell’Urss, lo sprinter piemontese intraprese un dialogo con il suo vicino di posto. Si trattava di Francesco Moranino, partigiano comunista che stava fuggendo dall’Italia perche’ condannato per aver favorito l’uccisione di partigiani non comunisti. Berruti in un secondo viaggio a Mosca incontro’ la sua, come ha sempre definito, ‘fidanzata russa’. Grazie ad una atleta polacco che fece da interprete, la ragazza sali’ sul taxi ma il tassista non parti’. A quei tempi c’era il divieto per i sovietici di familiarizzare con gli occidentali. La cosa doveva restare ‘segreta’, non solo alla polizia, ma piu’ tardi tutti gli atleti presenti vennero a conoscenza della ‘fidanzata russa’ di Livio, quel giovane italiano del Nord dagli occhiali scuri che esalto’ l’Italia e anche il mondo.

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Star Trek: Noah Wylie sar&agrave; James Kirk per un giorno

Noah Wylie sarà James Kirk per un giorno

Il 30 agosto Noah Wylie e altri attori della serie The Pitt saranno per una sera l'equipaggio dell'Enterprise, in un evento di beneficienza per festeggiare i 60 anni della Writers Guild

La Writers Guild, l'associazione americana degli sceneggiatori di cinema e tv, e Star Trek hanno una cosa in comune: quest’anno festeggiano il loro 60° anniversario. Gene Roddenberry stesso è stato uno dei primi membri del consiglio direttivo. In occazione di questo doppio anniversario i membri del cast della serie medica di HBO Max, The Pitt, terranno una lettura dal vivo di un episodio della serie classica di Star Trek come raccolta fondi a favore della Guild Foundation. Il reading avverà il 30 agosto e riguarderà il primissimo episodio mai andato in... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 10 agosto 2026 - articolo di S*

L’Iran annuncia: «C’è l’accordo con l’Oman su Hormuz»

Iran e Oman hanno trovato un accordo «sulle coordinate geografiche del corridoio di navigazione» nello stretto di Hormuz. Ad annunciarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, citato dall’agenzia Isna. «Le coordinate geografiche della rotta presa in considerazione dalle parti sono state concordate e, se alcune parti terze non ostacoleranno il processo, la dichiarazione congiunta dei due Paesi, comprendente le principali considerazioni e i punti concordati, è anch’essa nella fase di esame e redazione finale», ha spiegato. Secondo un alto funzionario citato da Al Arabiya e Al Hadath, i due Stati hanno definito le linee generali di un’apertura temporanea dello stretto, in attesa di quella definitiva. L’annuncio potrebbe arrivare nei prossimi giorni, dopo il via libera del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. L’accordo proposto avrebbe durata di 60 giorni e punterebbe a ripristinare la navigazione e a sbloccare la situazione, propedeutico a negoziati tecnici. Nella proposta, le unità in entrata utilizzerebbero il canale di navigazione più vicino all’Iran, mentre quelle in uscita quello più vicino all’Oman. Il canale centrale sarà oggetto di discussione successiva, subordinata alle operazioni di sminamento e alle procedure tecniche necessarie, alle quali potrebbero partecipare anche attori regionali.

Si riaccende lo scontro tra Forza Italia e Via Arenula: cosa è successo

Una mossa di Forza Italia ha riacceso lo scontro tra il partito guidato da Antonio Tajani e il Ministero della Giustizia. Quale? La richiesta e l’ottenimento, da parte degli azzurri, di un’indagine conoscitiva sullo stato delle carceri del nostro Paese. Tra i principali promotori il deputato Tommaso Calderone, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, accusato ironicamente da Giusi Bartolozzi – ex capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio nonché ex forzista – di essere passato all’opposizione.

«Sovraffollamento, suicidi, organici ridotti, Polizia Penitenziaria esemplare ma insufficiente, attività criminali così come, anche, segnalate dal Procuratore della Repubblica di Palermo necessitavano di un immediato intervento da parte della Politica», ha scritto Calderone sui social, spiegando che «per queste ragioni Forza Italia ha chiesto una tempestiva Indagine che è stata deliberata alla unanimità» dall’Ufficio di Presidenza della Commissione Giustizia della Camera dei deputati. In una nota , firmata dal capogruppo alla Camera Enrico Costa, e dai deputati in commissione Davide Bellomo, Pietro Pittalis e dallo stesso Calderone, si legge che spiegato che «la proposta ha l’obiettivo di acquisire dati certi sul sistema carcerario italiano: dal sovraffollamento, che a giugno 2026 ha raggiunto, secondo i dati del Dap, un tasso del 139,5 per cento, allo stato di avanzamento del programma di edilizia carceraria; dalle modalità di espiazione della pena al fenomeno dei suicidi; infine, alle condizioni di lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria e di quanti operano nelle carceri».

La replica piccata di Bartolozzi all’iniziativa annunciata da Calderone

«Forse l’onorevole Calderone è passato all’opposizione e non me ne sono accorta…», ha replicato Bartolozzi, capa di gabinetto di Nordio fino al 24 marzo 2026, quando ha lasciato l’incarico a causa della vicenda giudiziaria legata al rimpatrio del generale libico Almasri (è indagata per false dichiarazioni al pubblico ministero). Nel suo post, Bartolozzi – oggi consigliera giuridica di Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei e il Pnrr – ha taggato sia Nordio che l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, che aveva la delega alle carceri.

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea

Matteo Renzi ha annunciato le date e il tema della prossima Leopolda, l’ultima prima delle elezioni politiche previste nel 2027: il convegno annuale ideato dal leader di Italia Viva si terrà dal 2 al 4 ottobre, come sempre a Firenze, e – sulla scia del film Odissea di Christopher Nolan – «sarà dedicata a Itaca».

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Il messaggio nell’ultima enews prima delle ferie

Questo il messaggio di Renzi versione Ulisse nell’ultima enews prima delle vacanze: «Sono felice di annunciare che la prossima LEOPOLDA sarà dedicata a ITACA. A riprenderci Itaca, a riconquistare Itaca, a ritrovare Itaca. A ritornare a Itaca. Quando vedrete il programma sarà più chiaro perché abbiamo scelto di usare la metafora di Itaca come ambientazione per le nostre riflessioni e per le nostre proposte. Ci vediamo il 2-3-4 ottobre a Firenze».

Gli elogi al film di Nolan visto al cinema

Curiosità: il 18 luglio Renzi aveva dedicato un post social a Odissea, elogiando la pellicola appena uscita nelle sale, basata sull’omonimo poema epico di Omero. «Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno», aveva scritto l’ex premier, aggiungendo: «Ma è un film bellissimo sull’uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film».

Usa, Meta multata per 567 milioni di dollari per danni ai minori

Un tribunale del New Mexico, negli Stati Uniti, ha condannato Meta al pagamento di una multa da 567 milioni di dollari (quasi 500 milioni di euro) per non aver avvertito correttamente gli utenti dei pericoli che i minori corrono sulle sue piattaforme (Facebook, Instagram e WhatsApp), soprattutto riguardo ai predatori sessuali online e all’esposizione a materiale sessualmente esplicito. Si tratta della sanzione più alta mai ricevuta dalla società legata a questioni sulla sicurezza dei minori. Il giudice che ha emesso la sentenza ha detto di ritenere che Meta rappresenti «un danno per il pubblico» paragonabile all’inquinamento atmosferico, ordinando all’azienda di istituire un fondo per ridurre i rischi per i minori e adottare alcune misure per la loro tutela. Tra queste l’introduzione di un sistema per limitare il tempo trascorso su Facebook e Instagram dagli utenti minorenni all’interno del New Mexico, l’occultamento del numero di like ricevuti dai contenuti da loro condivisi e l’introduzione di materiali informativi sui rischi per chi utilizza le piattaforme. Durante il processo, è emerso che Meta ha in più occasioni violato la legge del New Mexico sulla correttezza delle pratiche commerciali e sulla tutela dei consumatori per il modo in cui gli algoritmi delle sue piattaforme indirizzano gli utenti verso contenuti considerati pericolosi per i minori.

Propaganda per l’Isis, arrestato per terrorismo un 16enne residente nel Comasco

Un 16enne italiano di origini straniere, residente nel Comasco, è stato arrestato con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione all’odio razziale e religioso. Il giovane, incensurato, è stato rintracciato e fermato in provincia di Grosseto, dove si trovava in vacanza con la famiglia. L’operazione è nata da una segnalazione dell’Aisi nei confronti di un utente registrato su una piattaforma di instant messaging che, attraverso diversi profili, diffondeva contenuti di propaganda di matrice jihadista. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di ricondurre tutti i profili al giovane indagato, che finora non era mai stato individuato in ambienti radicali.

Cosa è emerso dalla perquisizione dei dispositivi informatici del giovane

La Digos di Milano ha quindi eseguito un decreto di perquisizione personale e informatica nei confronti del giovane, che ha confermato il forte livello di radicalizzazione del ragazzo. Dai file sequestrati sono emersi propaganda jihadista e suprematista (con video di esecuzioni e sessioni di addestramento), ammissioni dirette (in alcune chat rivendicava il proprio sostegno all’Isis) e anche un filmato filmato in lingua russa (idioma noto al giovane) firmato dallo Stato Islamico per la creazione di un ordigno artigianale. Il 16enne, che partecipava a chat piene di contenuti non solo jihadisti, ma anche neonazisti e antisemiti, per coprire le sue tracce e accedere ai siti ufficiali di propaganda di Daesh utilizzava reti VPN e strumenti di offuscamento dei dati.

Iran, giallo sulle condizioni di Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo di Teheran dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele che hanno ucciso suo padre e predecessore, Ali Khamenei, e in cui lui stesso è rimasto gravemente ferito. Lo scrive il sito web di opposizione IranWire, citando due fonti anonime vicine all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian. Non solo: «Nelle più alte sfere del regime circolano voci secondo cui Khamenei si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro», ha detto una delle due fonti.

Dal raid che ha ucciso il padre è diventato un fantasma

Da quando è diventato Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei non ha mai fatto alcuna apparizione pubblica. Sono state diffuse dichiarazioni attribuite al leader della Repubblica Islamica, ma senza registrazioni video o audio. Dal raid che ha ucciso il padre, Khamenei è praticamente diventato un fantasma, comunicando con i vertici dello Stato esclusivamente attraverso una rete di intermediari. Lo stesso Pezeshkian, nel corso di un’intervista trasmessa di recente dalla televisione di Stato, ha ammesso apertamente che al momento l’interazione con Khamenei è «molto difficile».

Sparatoria in una scuola in Thailandia, almeno sei morti e 15 feriti

Strage in una scuola in Thailandia, dove uno studente ha ucciso almeno sei persone tra cui tre insegnanti e tre studenti. Secondo un comunicato della polizia, prima ha ucciso i suoi nonni, usando la pistola del nonno, poi si è recato in un istituto a nord di Bangkok aprendo il fuoco contro i presenti. Il sospettato è un adolescente di 14 anni. Durante la sparatoria ha ferito anche 15 persone, di cui due sarebbero in condizioni “critiche”, prima di togliersi la vita.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione

Ma se il duello non ci fosse? Se non esistesse alcun duello? Se lo scontro Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura e in realtà non ci fosse alcun vincitore, perché tanto sono tutti d’accordo? Se l’epica linea di frattura nel campo largo fosse solo testardamente apparecchiata? I riformisti del Pd ne sono convinti: non è Giuseppe Conte ad avere in pugno il centrosinistra, ma è Elly Schlein a essere naturalmente d’accordo con quello che dice l’alleato. Certo, la segretaria non dice che la guerra è scoppiata per colpa degli ucraini e della NATO, riconosce aggressore e aggredito, ma nel posizionamento «sì alla difesa comune europea, no al riarmo dei singoli Stati» ha trovato una comfort zone che le consente di convergere con Conte e i Sussi & Biribissi della sinistra italiana, Bonelli e Fratoianni

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Se il sostegno a Kyiv è solo a parole

In fondo nella risoluzione campolarghista sbarcata in Parlamento questa settimana, durante le comunicazioni di Giancarlo Giorgetti sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, concordata tra i gruppi dirigenti dei tre partiti, c’era scritto che non ci deve essere un euro per le spese militari. Il fatto che alla fine sia stata preclusa, dunque non messa ai voti, non cambia la sostanza politica. Gli aiuti all’Ucraina non sono frutto di un’interpretazione lessicale. Non basta dunque dire di voler difendere Kyiv per riuscirci, perché a canzoni non si fan rivoluzioni. Le guerre non si vincono con le belle parole, che poi sono quelle che il Pd ripeterà anche nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, con il «massimo sostegno» all’Ucraina eccetera eccetera. Poi però resta integra una domanda: se ci fosse oggi un governo campolarghista – magari con Conte presidente del Consiglio – che cosa accadrebbe all’Ucraina? Questo presunto governo se ne infischierebbe? Bollerebbe la resistenza ucraina come furore bellicista?

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein alla Camera.

L’Ucraina val bene una scissione

Se l’angolo della visuale riformista è corretto, la settimana che si è appena conclusa potrebbe rappresentare una svolta in negativo per i rapporti interni al Pd. La minoranza è rimasta nel Pd, finora, nel tentativo di affermare non soltanto principi generici; è rimasta cercando di capire se ci sono ancora margini, spazi e agibilità politica in un partito che sta decidendo il proprio assetto in vista delle primarie, forse inevitabili, e delle elezioni politiche del 2027. La linea sull’Ucraina, se fosse quella unitaria del no agli aiuti militari, imporrebbe una seria riflessione ai riformisti superstiti. Se ci fossero davvero le primarie, tuttavia, le cose cambierebbero. Quella sarebbe l’occasione per capire davvero che spazi ci sono in una coalizione che sembra voler assomigliare sempre di più ai Democratic Socialists of America. Forse partecipare alle primarie sarebbe l’ultima iniziativa, quella definitiva, prima del congedo. L’Ucraina val bene una scissione, mica è solo uggia per la data del congresso. Sarebbe una scissione onorevole.

Primarie: l’incognita Salis e la tentazione di Gori

Ma prima c’è da combattere un’altrettanto onorevole battaglia, quella delle primarie. Per questo, se non ci fosse Silvia Salis in campo, i riformisti potrebbero scendere in campo.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Giorgio Gori, europarlamentare, ci stia pensando seriamente (Pigiama Palazzi se n’è occupato) convinto com’è che una alternativa a questa segreteria è necessaria. È anche una questione di sopravvivenza: i riformisti superstiti hanno capito che a rischiare più di chiunque altro sono loro, come forse si capirà anche dalla composizione delle liste elettorali. La “quota panda” sarà rispettata, naturalmente, perché qualche seggio riformista farà comodo, non fosse altro per poter dare l’immagine di partito pluralista e generoso. Ma per il resto potrebbe essere una lista a immagine e somiglianza della cara leader. 

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Lia Quartapelle con Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Dall’Italia: Francesco Guccini e la fantascienza: quando le stelle incontravano l&rsquo;ironia

Francesco Guccini e la fantascienza: quando le stelle incontravano l’ironia

Con la scomparsa di Francesco Guccini, la cultura italiana perde uno dei suoi narratori più originali: cantautore, scrittore, romanziere, appassionato di storia e di letteratura, ma anche autore che, pur senza essere identificato con il genere, ha lasciato un segno non trascurabile nella fantascienza italiana.

Nelle sue canzoni la fantascienza non è mai stata un tema dominante. Guccini ha preferito raccontare la memoria, il tempo, la politica, l’amicizia e la provincia, ricorrendo solo occasionalmente a immagini futuribili o fantastiche, sempre filtrate da quello sguardo ironico e profondamente umano che caratterizzava tutta la sua opera. Era però un appassionato lettore del genere e conosceva bene l’immaginario della science fiction classica, che riaffiorava qua e là nei suoi testi e nelle sue interviste. Se c’è però una canzone in cui... - Leggi l'articolo

 

MUSICA - Dall'Italia - 7 agosto 2026 - articolo di S*

Mediobanca, semestre da record per Melzi D’Eril

Il consiglio di amministrazione di Mediobanca, presieduto da Vittorio Umberto Grilli, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. L’istituto chiude i primi sei mesi dell’anno con il miglior risultato netto di sempre derivante dalla dinamica diversificata delle attività, dalle forti relazioni con la clientela e dall’ampia dotazione di capitale. Il risultato operativo è in crescita a 1,2 miliardi +11,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1,05 miliardi), beneficiando dell’aumento dei ricavi (1,9 miliardi +6,1 per cento a/a) e del controllo dei costi (775,3 milioni, -1,7 per cento a/a) con una riduzione del rapporto costi/ricavi di 3pp al 40 per cento. Il brillante andamento del secondo trimestre (ricavi a oltre un miliardo, utile netto di 388,5 milioni), trainato dal CIB, consente di consuntivare un utile netto semestrale di 711,2 milioni, in crescita del 5,9 per cento a/a.

Melzi D’Eril: «Performance solida nonostante incertezza geopolitica»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato e direttore generale Alessandro Melzi d’Eril: «Abbiamo chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi e utile netto ai migliori livelli di sempre, ottenendo una performance solida, attesa proseguire anche per i prossimi mesi malgrado il contesto operativo e di mercato caratterizzato da elevata incertezza. Un andamento commerciale vivace nell’attività di erogazione nella divisione Consumer finance così come un’accelerazione delle commissioni nell’ultimo trimestre (in aumento del 15 per cento t/t), in particolare nelle attività di Corporate & Investment banking (+31 per cento t/t), hanno bilanciato la fase di stabilizzazione del Wealth management, che chiude, comunque, il semestre con masse in crescita a 117 miliardi di euro. Il semestre conferma, inoltre, la disciplina mantenuta in questa fase di transizione e pone le fondamenta per proseguire efficacemente il processo di integrazione con Banca Mps, su cui restiamo pienamente concentrati. In questo percorso, sono sempre più convinto che la solidità del modello, la vicinanza alla clientela e la determinazione e qualità delle nostre persone contribuiranno a generare valore per tutti gli stakeholder, valorizzando una storia di 80 anni al servizio del sistema Paese».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid

Dopo aver definito «un plotone di esecuzione» e «una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti» la Commissione Covid del Senato, Giuseppe Conte è passato al contrattacco portando in audizione un documento appena depositato in Procura relativo all’operato di JC Electronics, società a cui lo Stato a ottobre 2025 ha riconosciuto un indennizzo di 100 milioni di euro.

La lettera anonima e il verbale su JC Electronics

Conte ha spiegato di avere consegnato in Procura una lettera anonima ricevuta nei giorni scorsi, assieme a un verbale del 14 aprile 2022 di un incontro tra rappresentanti dell’area legale e logistica della struttura commissariale e dell’Agenzia delle Dogane, riguardante la verifica delle forniture consegnate da JC Electronics, società ha vinto una causa in primo grado per un mancato appalto delle mascherine anti-Covid. Stando al verbale, «emergerebbe che quei colli non sarebbero mascherine con efficacia filtrante», ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, chiedendo pertanto di fare piena luce sulla maxi-transazione: «Mi sono molto meravigliato che lo Stato, cioè la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute, abbiano sottoscritto una transazione da 100 milioni di euro. Uso il condizionale perché non ho elementi per fare accertamenti diretti, ma per coscienza civica e responsabilità ho ritenuto di segnalare questo documento».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Conte: «L’Italia fu un modello a livello internazionale»

Nel corso dell’audizione, Conte ha rivendicato che «l’Italia è stata un modello a livello internazionale» nella gestione della pandemia, con una serie di decisioni prese in un contesto senza precedenti. E con conoscenze scientifiche limitate sul virus: «Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese. Non distinguendo il giorno dalla notte, ma non è una frase fatta. Abbiamo salvato nel 2020 oltre 330 mila posti di lavoro, grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare». E poi: «Non mi sono mai lamentato delle indagini e non ho mai tentato di delegittimare i giudici titolari delle inchieste alludendo a una loro presunta politicizzazione come spesso purtroppo capita anche adesso, ho risposto con piena disponibilità, senza recriminazioni e con il dovuto rispetto e con il peso della responsabilità, non ho mai cercato di scaricare su altri, questo da me non lo avrete mai. Ho accantonato gli impegni durante la pandemia per rispondere a un pool di giudici per quattro ore, ma mai lamentato poiché ero stato sottratto a responsabilità più urgenti per dover rispondere ai pubblici ministeri, anche perché ho sentito il dovere di rendere conto di ogni scelta fatta in uno dei momenti più bui della nostra storia».

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Ci ha lasciati lì, sul crinale dell’Appennino, tra il silenzio di Pavana e il ricordo di quel mulino di famiglia che non macina più ma continua a impastare memoria. Francesco Guccini se n’è andato a 86 anni, portandosi via quel vocione profondo, da patriarca, capace di trasformare la strofa di una canzone in un saggio di storia, in un saggio di resistenza quotidiana. La sua uscita di scena assomiglia tanto a un ultimo fendente, un colpo di sciabola sferrato con la consueta ironia a un’Italia che troppo spesso dimentica e che, oggi più che mai, si esercita nell’arte del paradosso politico.

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
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Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
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Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Il cordoglio bipartisan della politica

Nelle ore successive alla scomparsa, sono partiti accorati omaggi bipartisan, citazioni nostalgiche anche di chi, dall’altra parte della barricata, lo ha sempre ascoltato di nascosto, o forse neanche troppo. Luca Zaia ha messo il sigillo ufficiale: Dio è morto, ma la sua poesia resterà viva, arrampicandosi su quel capolavoro che la Rai di allora censurava per blasfemia e Radio Vaticana mandava in onda.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Fratelli d’Italia si spinge a reclamare la medaglia della Camera alla memoria. È la certificazione di una grandezza che supera le barricate. Ma la destra che oggi lo canta e lo piange, semplicemente non lo ha mai capito. Oppure ha finto di non farlo per poter tollerare la bellezza dei suoi versi. 

Le frecciate a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini

L’uomo di Pavana, del resto, non ha mai fatto sconti e non ha mai lasciato spazio ad ambiguità di comodo. Quando la stessa Giorgia Meloni, pazza per Cirano, decise di alzare la cornetta per invitarlo personalmente sul palco di Atreju, si sentì rispondere un «no» dritto in faccia. «I fascisti non mi piacciono», tagliò corto lui. Fine delle trasmissioni, con l’aggiunta ravvicinata che la futura inquilina di Palazzo Chigi non avesse capito nulla delle sue canzoni, bollando la sua gestione del dissenso come qualcosa di illiberale. Non andò meglio al leader della Lega. Sapere che Matteo Salvini suonava La Locomotiva a 16 anni non lo rendeva affatto orgoglioso. Anzi, il Maestrone ricordava di aver l’abitudine di sintonizzare la radio sulle frequenze di Radio Padania solo per divertirsi, arrivando a definire il leader della Lega un «comiziante furbo». Caso vuole che anni dopo, nel 2023, Roberto Vannacci scelse proprio di cantare La Locomotiva a Karaoke Reporter di Radio Rock. «La musica non ha colore politico», disse dopo essersi tolto le cuffie.

Guccini ha sempre mantenuto la posizione. Lo conferma la carica partigiana di quel 25 aprile del 2020, quando in pieno lockdown regalò alla rete una versione personalizzata di Bella Ciao: «Partigiano, porta via Salvini e Berlusconi. E i fasci della Meloni», identificando l’intera coalizione di centrodestra con l’invasore da cui liberare le nostre strade. Per inciso, Meloni lo accusò di istigazione all’odio. Un’allergia all’attuale maggioranza rimasta intatta fino alle sue ultime uscite pubbliche, come la battaglia per il No al referendum sulla riforma della giustizia, accusata senza mezzi termini di voler sottomettere le toghe.

Il rifiuto di ogni dogmatismo

Certo, Guccini non è mai stato neanche un polveroso santino della sinistra. Rifiutava i dogmatismi del Pci, ironizzava sulla tendenza dei progressisti a considerarsi sempre più puri degli altri e preferiva il dubbio e la poesia alla propaganda dei comizi, tanto che agli esordi certa sinistra con il dito alzato lo accusava di essere un piccolo borghese disimpegnato. Ma questa refrattarietà non ha mai significato agnosticismo ideologico. La bussola era chiara: un libertario che votava a sinistra tenendo sempre gli occhi aperti e il fegato sano. Oggi che il suo bicchiere di vino si è svuotato, l’onestà dei suoi dischi rimane l’argine più solido contro ogni tentativo di riscrittura post-mortem. Per cui sì, cantiamolo e celebriamolo tutti, perché L’ultima Thule resterà per sempre un porto chiuso per i bastimenti della conservazione.

Castlelake si ritira dalla corsa per easyJet

Colpo di scena nella partita per il controllo di easyJet. Castlelake ha deciso di non presentare alcuna offerta per la compagnia low cost britannica. Lo ha annunciato lo stesso fondo d’investimento statunitense all’avvicinarsi della deadline di domani entro cui sia Castlelake che Apollo Global Management (altro fondo Usa) avrebbero dovuto annunciare se presentare una offerta o meno per easyJet.

L’unica offerta valida resta quella di Apollo

Il 5 luglio Castlelake e easyJet si erano accordati per un intento di offerta da 6,9 sterline ad azione sul 100 per cento del capitale di quest’ultima. Castlelake si era riservata il diritto di trasformare l’intesa preliminare in una offerta pubblica di acquisto per la compagnia aerea di Luton, ma cinque giorni dopo la sua proposta era stata superata da quella del fondo Apollo Global Management, che aveva rilanciato con 7,15 sterline ad azione (sempre sul 100 per cento del capitale), mettendo dunque sul piatto il 3,6 per cento in più. In quell’occasione il consiglio di amministrazione di easyJet aveva raccomandato agli azionisti di non aderire più alla possibile offerta di Castlelake. Al fine di allineare la deadline delle due offerte, la scadenza di quella di Castlelake, inizialmente prevista per il 3 agosto, era stata estesa fino alle 17 del 7 agosto. Poi il dietrofront: l’unica offerta valida resta quella di Apollo.

Il Board of Peace di Trump assegna il primo contratto edilizio a Gaza

Seppur lentamente, il Board of Peace istituito da Donald Trump istituito a gennaio per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza, ha finalmente assegnato il primo contratto edilizio nel territorio devastato dalle bombe di Israele. Che non riguarderà però edifici civili. Come riferisce il Guardian, un’azienda della Louisiana si è infatti aggiudicata l’appalto per la costruzione di un avamposto militare da 150 posti destinato a ospitare truppe provenienti dal Marocco.

L’avamposto misurerà appena 100 metri per 120

L’azienda in questione è la Arkel International ed ha già ha collaborato in precedenza con il governo degli Stati Uniti, ad esempio in Iraq. La struttura attualmente in fase di progettazione misurerà appena 100 metri per 120 e, come detto, sarà destinata a ospitare un contingente di truppe marocchine, con i militari che si avvicenderebbero provenendo da una base in Israele: sorgerà all’interno di quel 60 per cento del territorio di Gaza direttamente controllato dall’IDF. Secondo la fonte del Guardian, l’avamposto verrà costruito a meno di due chilometri dal confine israeliano e disporrebbe di una «via di evacuazione rapida» nel caso in cui il piccolo contingente dovesse subire un attacco. La base da 150 effettivi costituisce la prima fase di un piano volto a realizzare nella Striscia un sito militare da 5 mila unità per la Forza internazionale di stabilizzazione, che nel frattempo contribuirà alle operazioni di disarmo di Hamas.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile

Negoziare o non negoziare: questo è il dilemma. Perché come si è capito in questi giorni è proprio sul concetto di negoziabile che molto probabilmente si decideranno le prossime elezioni.

I niet di Conte

Il primo a tirare fuori la parolina magica è stato Giuseppe Conte, che ha definito appunto «non negoziabili» il no al riarmo dei singoli Stati, il no al sostegno militare all’Ucraina e all’economia di guerra. Immediata la batteria dei riformisti del Pd per cui non negoziabile è invece il sostegno a Kyiv. Apriti cielo. A calmare di poco le acque si è dovuto organizzare in fretta e furia un pranzo (peraltro non risolutivo) tra Elly Schlein e lo stesso Conte.

LEGGI ANCHE: Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?

Il senso del centrodestra per la governabilità (o per le poltrone)

Nelle stesse ore nel centrodestra cadevano come birilli diversi punti fermi, dal no alle preferenze di Lega e Forza Italia al no del partito di Salvini alla clausola di salvaguardia per la difesa militare invece che per la sicurezza nazionale, come in questi quattro anni era stato per l’aumento dell’età pensionabile, mentre Fratelli d’Italia ha rinunciato via via alle madri di tutte le riforme, il presidenzialismo e il premierato. Insomma, la coalizione guidata da Giorgia Meloni ha finora interpretato alla massima potenza la risposta di Giulio Andreotti a Ciriaco De Mita che lo accusava di tirare a campare: «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia». Fuor di battuta, i partiti di centrodestra hanno dimostrato di essere pronti a trattare anche sui punti più qualificanti del loro programma pur di continuare a governare. La lettura positiva è che la governabilità è un valore in sé, quella delle malelingue è che le poltrone piacciono assai. Molto probabilmente sono vere entrambe e di certo caratterizzano la coalizione, anche se l’incognita Vannacci getta un’ombra anche su questa fotografia.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il centrosinistra e la specialità di tiro al governo

Nel centrosinistra invece Pd, AvS e Italia Viva hanno abituato gli elettori a precipitose cadute dei propri governi, dall’Ulivo all’Unione di Prodi, fino al Conte 2. E gli elettori, soprattutto i più moderati, non apprezzano più di tanto chi fin da ora annuncia che non intende trattare con gli alleati fino a far pensare che è pronto a far saltare l’alleanza o magari il futuribile esecutivo Pd-M5s-Avs. Non esattamente un bello scenario.  

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

E se quello del M5s fosse un bluff?

La posizione di Conte sui punti non negoziabili del suo programma molto probabilmente è invece in realtà trattabilissima. Così la legge chi ha memoria dei suoi cambi di linea politica, così come del suo passare da essere premier di un governo giallo-verde a esserlo di uno giallo-rosso, fino al sostegno all’esecutivo Draghi. Ma il ritorno di Beppe Grillo potrebbe aver condizionato le ultime uscite del presidente M5s, così come l’ambizione di vincere le primarie e tornare a palazzo Chigi nella speranza di una spinta dei giovani Propal. Il rischio è che invece la sua intransigenza venga considerata credibile, insomma vera, da parte di molti elettori, moderati o incerti, che potrebbero disertare le urne temendo di votare una coalizione litigiosa fino al suicidio. Al netto di ogni valutazione di merito su questo o quel punto di programma (di cui ancora nel campo largo non v’è traccia), il passato fa ancora paura, nel centrosinistra, e allora la parolina ‘negoziabile’ potrebbe fare la differenza tra vincere e perdere le prossime elezioni. 

PagoPA cambia vertici: Pimpinella presidente, Pantaleoni ad

L’assemblea degli azionisti di PagoPA ha formalizzato l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, nominando Maurizio Pimpinella nel ruolo di presidente e Marco Pantaleoni in qualità di amministratore delegato. L’assemblea ha altresì nominato Giorgia Prete, Clementina Ciotti e Mario Marotta nel ruolo di consiglieri del board presieduto da Pimpinella. La designazione dei nuovi organi di governance segue il perfezionamento del closing relativo all’acquisizione della società, la cui compagine azionaria è ora composta dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, che detiene il 51 per cento delle quote, e da Poste italiane, titolare del restante 49 per cento. A conclusione dei lavori, la società e gli azionisti hanno espresso un sentito ringraziamento all’amministratore unico uscente, Alessandro Moricca, per il lavoro svolto e l’impegno profuso alla guida dell’azienda nell’ultimo triennio, formulando al contempo i migliori auguri di buon lavoro alla nuova governance.

Hormuz, palla a Trump: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

Non è ancora stato firmato dalle due parti, ma l’accordo tra Iran e Oman sullo stretto di Hormuz è stato praticamente definito. È quanto filtra dal Medio Oriente e in particolare dai canali Al-Arabiya e Al-Hadath, che citano una fonte di primo piano. Manca solo l’approvazione del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. «Presto una dichiarazione congiunta se non si intromettono parti terze», il messaggio di Teheran a Washington.

Cosa prevede l’accordo tra Teheran e Muscat

L’accordo, secondo la fonte citata dalle due emittenti, prevede – sulla falsariga del memorandum di Islamabad – un cessate il fuoco di 60 giorni (prorogabile). L’intesa tra Teheran e Muscat «mira a rompere lo stallo e permettere la ripresa dei negoziati tecnici» tra Stati Uniti e Iran, alla ricerca della quadra non solo su Hormuz, ma anche sul nucleare. Le navi in entrata a Hormuz utilizzeranno la corsia di navigazione più vicina all’Iran, mentre quelle che lasciano lo stretto useranno rotte prossime all’Oman. Per quanto riguarda la questione dei pedaggi, non saranno imposte tariffe alle navi in transito, almeno nei primi due mesi. Verrà però introdotta una «tassa di servizio» per coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni Teheran intende varare poi pedaggi di transito obbligatori per tutte le navi mercantili e le petroliere, un punto sul quale l’amministrazione Usa si è detta irrevocabilmente contraria. Gli altri Paesi della regione, ha aggiunto la fonte di Al-Arabiya e Al-Hadath, potrebbero partecipare alla sminamento della via centrale dello stretto e alle procedure tecniche necessarie per lo svolgimento della navigazione. Questo entro altri 30 giorni dalla prima scadenza dell’intesa, dopodiché i flussi in entrambe le direzioni seguiranno il corridoio centrale di Hormuz. L’intesa raggiunta da Iran e Oman riguarda solo Teheran e Muscat e non deve ricevere alcun via libera da parte di Donald Trump, tornato a minacciare la Repubblica Islamica. Lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché continueranno quelle che l’Iran definisce «violazioni degli Stati Uniti», ovvero il blocco navale. Tra i due Paesi sarebbero in corso contatti indiretti attraverso i mediatori.

Tekne passa agli americani di Nuburu con il via libera del governo

Nuburu, azienda statunitense operante nel settore Difesa e Sicurezza dual use, ha reso noto che il governo italiano ha autorizzato – ai sensi della normativa in materia di golden power – l’acquisizione del 70 per cento del capitale sociale di Tekne Spa, società con sede operativa a Ortona (Chieti) specializzata in ingegneria della difesa e nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, per poco meno di 35 milioni di euro, subordinandone il perfezionamento al rispetto delle prescrizioni previste dal provvedimento. L’autorizzazione fa seguito alla formale notifica inviata a giugno 2026 dall’azienda e rappresenta un passaggio decisivo verso il closing dell’operazione, previsto per settembre. In base del piano industriale definito da Nuburu, Tekne genererà ricavi cumulati per il periodo 2026-2030 pari a circa 565 milioni di euro, con una crescita occupazionale pari a circa 370 unità. «Tekne assumerà un ruolo centrale nella strategia integrata di Nuburu, diventando l’hub industriale e tecnologico attraverso il quale il Gruppo intende sviluppare una piattaforma avanzata per la Difesa e la Sicurezza, fondata sulle eccellenze industriali italiane e orientata ai mercati dei Paesi Nato e alleati», si legge in una nota.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

Lo si potrebbe definire il sogno di una bozza di mezza estate. Lo Statuto del Partito Federalista Liberale Italiano inoltrato da Attilio Fontana in una vecchia chat leghista e svelato dal Foglio ha avuto l’effetto di un bicchiere di carcadè ghiacciato nell’agosto avido di refrigerio e di notizie. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

La presunta fuga in avanti di Fontana

Il governatore lombardo, classe 1952, al suo secondo e ultimo mandato, si sarebbe fatto avanti non avendo nulla da perdere. Nemmeno una possibile candidatura alle Politiche visto che finora ha sempre detto di voler restare alla guida della Regione fino alla scadenza naturale del mandato nel 2028. Il profilo perfetto del “barbaro nostalgico“, semicitando Salvini, deciso a dare una scossa alla Lega dopo l’affossamento dell’accordo per la creazione di una costola nordista da affidare a Luca Zaia. L’intenzione, stando a quanto poi spiegato dal diretto interessato, era non tanto fondare una nuova forza politica quanto dimostrare la necessità di aprire una discussione interna con la circolazione di un nuovo statuto, «segnale plastico del malessere tra i militanti». L’esercizio giuridico di un amico avvocato che Fontana si sarebbe limitato a condividere è invece la versione alternativa data da fonti vicine al governatore alla Stampa

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Attilio Fontana (Imagoeconomica).

I soliti sospetti

Resta il fatto che, quale che fosse l’intenzione, diffondere lo statuto di un partito in una vecchia chat in cui sono presenti pure Matteo Salvini e il fedelissimo Andrea Paganella pare una mossa così insensata da far pensare a un banale errore. Soprattutto in un momento di forte crisi del partito e soprattutto del suo segretario. Ammesso e non concesso che si trattasse di un colpo di mano anti-Salvini, chi sarebbe della partita insieme con il governatore? Il Foglio cita i soliti sospetti: il segretario nazionale lombardo, Massimiliano Romeo, e fa il nome di Massimo Sertori, assessore agli Enti locali che gode della stima di Fontana. Portavoce, forse, di una fetta di Lega lombarda stanca del sovranismo del Capitano e pronta alla pugna per riprendersi il partito. O, nell’impossibilità, per fondarne un altro. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Senza un leader riconoscibile, ogni progetto rischia di arenarsi

Comunque sia, il risultato era scritto. Da un lato Salvini, com’era prevedibile, ha convocato subito un direttivo a Milano per chiarire la questione prima del raduno di Pontida. Dall’altro, una volta scoperto, il piano – ripetiamo, se di questo si trattava – è automaticamente morto, kaputt. Adesso è difficile che i presunti congiurati escano allo scoperto. E così i soliti sospetti, già nel mirino dei pretoriani salviniani, rischiano di fungere da parafulmine all’ira del capo. Si è scritto anche che lo statuto, sempre nella mente dei registi dell’operazione, avesse l’obiettivo di spingere Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia a rompere gli indugi. Un assist per l’ex doge, un «Noi andiamo, loro ci seguiranno». Così, almeno per ora (perché in politica si sa tutto è possibile) non è stato. E senza un volto riconoscibile che si intesti il progetto e la battaglia, si va poco lontano. Zaia, dopo la fallita trattativa per una Lega del Nord, non pare avere tutta questa fretta e voglia di sfidare a viso aperto Salvini. Giorgetti men che meno. Anche il più giovane Massimiliano Fedriga sembra impegnato a giocare una partita sua. Romeo, per quanto segretario nazionale lombardo, non pare avere le physique du rôle per guidare un movimento, per di più nuovo di zecca.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Roberto Calderoli, Attilio Fontana e Luca Zaia (Imagoeconomica).

La resa dei conti, se ci sarà, può aspettare

Una cosa però è vera: una forza federalista, liberale, europeista, a suo modo centrista risponderebbe alle esigenze di una fetta di elettorato del Nord deluso se non arrabbiato dal fu Capitano. E soprattutto di un certo mondo imprenditoriale. Forse, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi di scuola, qualche big leghista della prima ora, lungi dallo scoprirsi, potrebbe avere dato un tacito via libera all’iniziativa, ma solo per «vedere di nascosto l’effetto che fa». Un test per verificare la determinazione e la forza d’urto dei promotori. Visto com’è finita (o iniziata), c’è da scommettere che il PLFI sarà declassato a malessere di stagione. Malattia però tutt’altro che immaginaria visto che le tensioni all’interno della Lega sono palpabili e destinate ad aumentare in modo inversamente proporzionale alle percentuali dei consensi. I segnali dunque ci sono tutti, ma che sfocino a breve in un mini golpe è un’altra storia. La resa dei conti, se mai ci sarà, è rimandata.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Matteo Salvini (Imagoeconomica).