De Luca: Arechi e Volpe, lavori al via

di Erika Noschese

La prossima settimana riprenderanno i lavori di riqualificazione dello Stadio Arechi e del nuovo campo Volpe. Ad annunciarlo il candidato sindaco Vincenzo De Luca, nel corso di un evento elettorale tenutosi ieri sera a Giovi, presso il circolo Juppiter con un candidato al consiglio comunale. De Luca ha rilanciato quelli che sono i punti principali del suo programma elettorale, a partire dalla sicurezza fino alla realizzazione della funicolare che dovrà collegare il centro storico alto con il Castello Arechi, con l’obiettivo di creare un “circuito di turismo culturale”. Tra i progetti che intende mettere in campo l’ex presidente della Giunta regionale c’è anche quello relativo alla movida. De Luca, infatti, ha anticipato che tre luoghi pubblici saranno destinati ai giovani e alla musica: l’ex Palazzina MCM-Palazzina Liberty, l’Auditorium San Giovanni di Dio nel centro storico e il complesso delle Fornaci, nell’ex Parco Salid. Non è mancata poi la stoccata agli avversari e, in particolar modo, al candidato della sinistra, Franco Massimo Lanocita che nei giorni scorsi lo aveva definito “un turista svedese”: “Qualcuno parla come se fosse un turista svedese – ha replicato Vincenzo De Luca – Abbiamo costruito l’orgoglio di essere salernitani. Salerno è conosciuta in Europa per le opere di architettura urbana ed era conosciuta per la sicurezza nei parchi e per strada, ma questo è un tema che dobbiamo riprendere. La cittadella giudiziaria non esisteva, così come la stazione marittima e il Lungoirno e noi abbiamo fatto tanto. Le prostitute arrivavano nel centro cittadino, non c’erano parchi urbani, non c’era il Parco del Mercatello, non c’era un accidente di niente, e abbiamo dato l’anima per trasformare la città. A Piazza della Libertà c’era un deposito e dobbiamo proseguire questo lavoro, risolvendo i problemi che nel tempo si sono venuti a creare”. De Luca ha poi ribadito che: “Abbiamo fatto un lavoro immenso, qualcuno di noi ci ha rimesso la vita per la città di Salerno. Ho scelto di evitare polemiche per non fare pubblicità a nessuno. Tra tutti quelli che parlano, nessuno ha mosso un dito per la città, né quando ho portato avanti le battaglie nazionali contro l’autonomia differenziata. Oggi abbiamo cantieri aperti per quasi 2 miliardi di euro e quelli che parlano non hanno portato un euro a Salerno. Abbiamo il cantiere del nuovo ospedale Ruggi, per il quale abbiamo ottenuto mezzo miliardo di euro. Abbiamo finanziato il nuovo Stadio Arechi e il Volpe, e i lavori riprenderanno la prossima settimana. Abbiamo sostenuto progetti importanti e approvato una legge sugli oratori che non esiste in nessun’altra regione d’Italia”. L’aspirante sindaco ha più volte sottolineato “l’attenzione straordinaria per il mondo della Chiesa”: “Abbiamo rifatto tutti i sagrati delle chiese per dare una mano alle parrocchie e, tra le cose più belle che ho trovato in questi due mesi, ho scoperto una quantità di giovani parroci. Daremo una mano, come Comune, a realizzare iniziative congiunte. I giovani oggi devono essere al centro della nostra attenzione”. E ancora: “Mentre i nostri avversari parlano, noi abbiamo fatto e cambiato il volto della città. La città turistica è nata, prima non esisteva, e ora dobbiamo adeguarla. Servono molti più alberghi e luoghi di accoglienza per i pullman turistici che arrivano. Dobbiamo completare l’ospedale, il palazzetto dello sport, il campo Volpe e proseguire i lavori di allungamento della metropolitana fino all’aeroporto. Serve una rete sportiva per candidare Salerno agli Europei del 2032 e il ripascimento del litorale salernitano. Faremo di Salerno una nuova Montecarlo. Dobbiamo fare scelte di abbellimento della città e pensiamo a interventi importanti: rifaremo la rotatoria con la fontana all’uscita del porto, installeremo sui piloni del viadotto Gatto pannelli di ceramica illuminati. Non faremo altri porti a Pastena e non realizzeremo piattaforme di cemento a via Porto – ha detto ancora – Dovremo creare un viale d’ingresso da Pontecagnano Faiano verso Salerno e l’attuale litoranea sarà destinata soprattutto alle attività turistiche”, ha aggiunto il candidato sindaco. Tra gli altri progetti illustrati anche quello della “città giardino”, con rotatorie illuminate e la riqualificazione di alcuni parchi urbani, a partire dal parco del Seminario, definito da De Luca “distrutto”.

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Barone: opere pubbliche il fallimento della giunta Napoli

Una vera e propria soap opera quella che riguarda le opere pubbliche, tra cantieri eternamente aperti e risorse letteralmente sprecate per cose poi mai realizzate. Per la candidata alla carica di sindaca di Salerno Elisabetta Barone è ormai il tempo per recuperare il senso della misura e smettere di sprecare risorse finanziarie in opere mastodontiche. Tra i punti principali del programma della candidata di “Semplice Salerno” c’è l’istituzione di un Comitato di Garanzia sulle opere pubbliche incompiute in città. “Non più opere faraoniche, ma invece opere strategiche che migliorino nella sostanza la mobilità, la qualità dei servizi e la fruibilità turistica della città ispirandoci a modelli di sviluppo più sostenibili – dichiara Barone – Bisogna evitare gli sprechi e le sovrapposizioni di competenze che rallentano le procedure e le rendono meno trasparenti per il cittadino”. Il caso è quello di Piazza Cavour in centro città. “Sul lungomare sembra esserci stato un bombardamento” commenta Barone che poi ripercorre la storia di un vero e proprio fallimento degli ultimi anni. “La piazza è’ stata immaginata nel 2011, all’indomani delle elezioni del 14 e 15 maggio. Nel corso del primo Consiglio comunale, nel giugno di quell’anno, fu approvato un progetto di finanza per la realizzazione di due piani sottostanti comprendenti 200 posti auto a rotazione e 16 stalli privati, con l’idea di restituire parcheggi alla movida. Per arrivare ad una prima definizione della progettazione sono passati più di 4 anni con vari ricorsi al TAR. Soltanto nel 2018, dopo un lungo iter, fu assegnata alla società che aveva promosso la progettazione l’affidamento dell’area. Si apre il cantiere, passano, poi, ancora anni prima che ci sia un appalto per i sottoservizi da realizzare. Intanto, si scopre che la società che aveva vinto l’appalto aveva problemi di natura tributaria, di qui la revoca della concessione. Poi la Parking Cavour Salerno s.r.l. ha avuto in gestione l’area con un contratto per 99 anni. Il comune aveva dimenticato che la concessione non era possibile: cioè, quando aveva rilevato l’area da RFI, aveva avuto un diritto di superficie per 30 anni. Non conosciamo tutti gli atti perché nonostante io li abbia chiesti più volte, non mi sono mai stati consegnati. Evidentemente qualcuno non vuole che i salernitani sappiano cosa è accaduto in questi anni. In questo momento c’è un contenzioso in atto. Per rimuovere quello che c’era al centro della piazza abbiamo speso più di 1 milione di euro. Tutto questo ha dell’incredibile perché i cittadini sono stati privati di quello spazio per più di dieci anni e perché grandi risorse sono state sperperate senza che i salernitani potessero avere alcun vantaggio. Allora mi chiedo: a chi è servito tutto questo?” conclude Barone.

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Eboli, Voti, appalti e concorsi

di Peppe Rinaldi

Esattamente un mese fa, il 10 aprile, questo giornale diede notizia di un’indagine giudiziaria avviata sull’amministrazione comunale di Eboli, oggi guidata dall’avvocato Mario Conte. Al centro dell’interesse investigativo, per quanto è stato possibile apprendere, vi sarebbero alcune ipotesi di reato emerse nel corso degli ultimi anni: voto di scambio, appalti e gare troppo monitorati dalla politica, scorrimento di graduatorie da altri enti e concorsi «sartoriali» (cioè, a misura di candidato già individuato come vincitore). L’inchiesta è originata dalla vecchia gestione della procura, quella targata Borrelli e, nell’interregno, Alfano, e oggi continua col nuovo capo dell’ufficio, il noto Raffaele Cantone. Tutto sarebbe partito da una serie disordinata di impulsi, denunce e delazioni che, a quanto pare, alla fine un minimo di sostanza pare l’abbiano fornita. Almeno finora, poi si vedrà. Gli inquirenti chiedono cose ben precise: ad esempio, cosa come e quando l’ex deputato di LeU, Federico Conte (cugino del sindaco) abbia avuto a che fare con il Comune, in che periodo e con quali modalità, nel contesto della presentazione di non meglio precisate candidature; inoltre, i magistrati hanno chiesto di sapere chi sia entrato ed uscito dalle stanze comunali nel periodo compreso tra il gennaio del 2024 al febbraio 2026. “Vaste programme”, diceva un famoso francese del secolo scorso, a dire dell’enormità di uno sforzo e delle titaniche difficoltà nell’adempiere a una missione. Ma la giustizia è cieca – si dice – e, pertanto, si mostra poco sensibile alle “difficoltà” altrui quando c’è da onorare un valore/interesse superiore: questo lo si vedrà, non è detto che il moto investigativo in quanto tale sia un tassello della verità oggettiva delle cose, anzi. Serve tempo, anche perché che Conte (Federico) sia entrato ed uscito dal Comune guidato dal cugino e frequentato pure da altri membri di famiglia, per chi scrive è assolutamente normale; come normale è che si intrattengano rapporti politici a 360 gradi al fine di catturare consensi. Ma tra la procura e chi scrive c’è un ovvio, incolmabile iato, le cose non vengono lette allo stesso modo: per quello, c’è un’ampia offerta giornalistica, non da oggi. Intanto va registrato un aggiornamento di cronaca: il Comune non ha ancora risposto alla procura, pare che in via Ripa se la prendano comoda, forse scommettono sull’indolenza meccanica dell’apparato giudiziario o incrociano le dita confidando nel divenire delle cose. Tutto può essere. Circa quindici giorni fa, dunque, i magistrati hanno spedito di nuovo i carabinieri in Comune. Questi arrivano, esibiscono i mandati e prelevano altra documentazione necessaria allo svolgimento delle indagini. Gli elementi di interesse sembrerebbero partire da due ambiti specifici: un convivio organizzato molti mesi addietro, prima di una consultazione elettorale, in un ristorante alla periferia est di Eboli, cui avrebbero partecipato politici e diversi imprenditori (uno dei quali appartenente a una già nota famiglia camorristica) che risulteranno essere poi affidatari di diversi appalti pubblici, o, meglio, sui quali si scava per incrociare le notizie di reato con quelle della cronaca; l’altra “macro-area” investigativa sembra sia quella di cui questo giornale si è occupato nel corso del tempo, specie in relazione a quanto avveniva (avviene?) nel Cilento in quella girandola di enti a lungo sotto il controllo, diretto o mediato, del vecchio leone del territorio, l’oggi ferito e tramortito Franco Alfieri: le graduatorie e i concorsi, lo scorrimento pilotato, il comando di un dipendente in un ente per poi lasciarlo fuggire in un altro più comodo, insomma il tipico meccanismo delle porte girevoli che ha ingrossato le file dei clienti e il rosso delle casse pubbliche. Per inciso, il neo governatore Fico ne ha caricato a bordo un esempio eloquente di queste figure professionali elasticizzate, transitate per via cartacea o digitale da un ente a un altro come se fosse una gita in montagna da concludere. Ora, da cosa si può dedurre, almeno astrattamente, che gli inquirenti, oltre allo scambio elettorale con imprese e fornitori, siano stati “attratti” dal sistema di queste porte girevoli? Dal fatto che hanno chiesto nel dettaglio informazioni sull’identità di dipendenti comunali, come abbiano ottenuto il posto di lavoro e quando. E, soprattutto, perché.

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Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?

Il 5 maggio il Teatro La Fenice di Venezia era tirato a lucido per un evento. Non si festeggiava la defenestrazione di Beatrice Venezi dalla direzione musicale del teatro, no. Si celebrava, invece, l’apertura della filiale italiana della società turca Iki Dakika creative house, una media company specializzata nella produzione di serie tivù brevi dedicate ai consumi attraverso lo smartphone, e quindi in modalità di visione verticale.

Anche Netflix introduce novità nella sua app mobile

L’iniziativa è arrivata a breve distanza dall’annuncio di Maria De Filippi, che, attraverso la sua casa di produzione Fascino, ha lanciato Witty Drama, progetto pensato per le mini-serie tivù verticali (short drama) da guardare sullo smartphone e attraverso i social network.
D’altronde, se persino un gigante come Netflix si muove introducendo nella sua app mobile un feed di video verticali, brevi, personalizzati, utilizzando un linguaggio familiare a TikTok, significa che qualcosa sta davvero cambiando nell’industria dei contenuti.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Anche Netflix pensa ai formati verticali (foto Unsplash).

In forte crescita la visione di contenuti sullo smartphone

E un paio di dati possono bene spiegare la trasformazione. L’ultimo rapporto Censis sui media testimonia, per esempio, che nel 2025 gli utenti della televisione in Italia sono il 93,2 per cento della popolazione. Tuttavia, la tivù tradizionale pesa per il 79,5 per cento, 3,6 punti in meno del 2024 (e 13,6 punti in meno del 2007), mentre gli utenti della tivù satellitare sono stabili al 47,8 per cento. Bene la web tivù al 62 per cento, e in forte crescita proprio la mobile tivù, al 38,6 per cento, con 3,7 punti in più del 2024.

Un mercato che vale già 11 miliardi di dollari (Cina esclusa)

Quindi si guarda la televisione in mobilità, ossia sul telefonino, e perciò con una visione verticale, un po’ come da approccio abituale quando si maneggia uno smartphone. C’è un business in netta crescita: il mercato mondiale (Cina esclusa) dell’intrattenimento e della serialità pensata ad hoc in verticale vale, secondo Omdia, circa 11 miliardi di dollari nel 2025, con una proiezione a 14 miliardi nel 2026. A cui aggiungere il mercato cinese, che in base ad alcune stime avrebbe già toccato gli 11 miliardi di dollari annui.

I costi di produzione restano piuttosto bassi

D’altronde i micro-drama, le serie short-form già ora registrano, in mobilità, un tempo di visualizzazione superiore a quello di Netflix o Disney+, con una narrazione, ovviamente, non di grande qualità, fatta di episodi che si chiudono con un colpo di scena per mantenere alto il coinvolgimento e stimolare la visione della puntata successiva, mentre i costi di produzione restano piuttosto bassi e i ricavi arrivano sia da pubblicità e da branded content, sia da micro-pagamenti per sbloccare i nuovi episodi.

Linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva

Come spiegano da Iki Dakika creative house, il loro è «un modello narrativo e produttivo innovativo, costruito su episodi brevi di genere drama, comedy, romance, thriller e youth, linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva. La società è infatti il primo studios interamente dedicato alle vertical short-form series ed è pure il produttore della prima serie drama verticale turca distribuita esclusivamente sui social media, senza app dedicate o piattaforme ott».

Sviluppo di titoli originali anche nel nostro Paese

La fondatrice, Ilkin Kavukcu, ha inoltre annunciato che Iki Dakika creative house avvierà presto la produzione di una nuova serie originale in Italia, per sviluppare titoli originali nel nostro Paese, ricordando che la società turca, con le sue produzioni social-first, ha raggiunto 390 milioni di visualizzazioni, 24 milioni di utenti unici, oltre 3 milioni di like e interazioni e più di 615 mila condivisioni, superando quota 600 milioni di visualizzazioni complessive e 100 milioni di minuti visti per le sue serie principali.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Una società turca specializzata in serie tivù brevi pensate per il consumo su smartphone sbarca in Italia (foto Unsplash).

Insomma, il formato 16:9 potrebbe presto lasciare il posto al verticale 9:16. E d’altronde anche il regista Peter Greenaway lo diceva, con la giusta dose di umorismo: «Gli uomini per secoli hanno realizzato la loro arte in formato orizzontale, per poi guardarla dalle loro finestre, dunque in formato verticale».

Il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione

L’importante, da un punto di vista produttivo, è non avere un approccio pigro, per esempio continuando semplicemente a trasformare in 9:16 qualcosa di pensato e girato in orizzontale. Un errore enorme, perché il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione. Infatti, sottolineano i promotori del Vertical movie festival (la nona edizione è in programma a Roma, alla Casa del cinema, dal 30 settembre al primo ottobre 2026), «il cinema orizzontale, quello di sempre, è inclusivo. Al contrario, quello verticale è escludente: un primo piano riempie lo schermo ed esclude tutto il resto. Si tratta di un formato che mette, letteralmente, al centro la figura umana, la stacca dal contesto. Le sceneggiature devono essere scritte diversamente. Puoi entrare più facilmente nella mente dei personaggi e non ci sono inquadrature che li mettono in relazione. Perciò la scrittura deve dare il tempo ai protagonisti di relazionarsi tra loro».

Marenghi: Sparo in via Roma: Svolta sulla sicurezza

In merito all’episodio verificatosi nella serata di ieri in via Roma, dove sarebbe stato esploso un colpo d’arma nei pressi di un’attività di ristorazione del centro cittadino, il candidato sindaco del centrodestra al Comune di Salerno, Gherardo Maria Marenghi, esprime forte preoccupazione per l’ennesimo episodio che alimenta un clima di insicurezza tra cittadini, famiglie e commercianti. “Pur confidando pienamente nel lavoro delle forze dell’ordine e attendendo l’esito degli accertamenti in corso – dichiara Marenghi – resta gravissimo che nel cuore della città, a pochi passi dal Comune e in una delle aree simbolo della movida salernitana, si possa assistere a episodi del genere, anche se riconducibili a comportamenti irresponsabili e definiti da alcuni come una semplice ‘goliardata’. Sparare in strada, in mezzo alle persone, non è mai un gioco. È un fatto che scuote la comunità e che impone una riflessione seria sul livello di controllo e prevenzione che oggi manca in molte zone della città”. Il candidato sindaco del centrodestra richiama ancora una volta il tema della sicurezza urbana come priorità assoluta dell’azione amministrativa futura. “Da settimane denunciamo un progressivo deterioramento della percezione di sicurezza in città. Salerno era considerata una realtà tranquilla e vivibile; oggi, invece, cittadini ed esercenti avvertono sempre più spesso paura e senso di abbandono, soprattutto nelle ore serali. Non possiamo permettere che il centro cittadino e le periferie diventino terra di illegalità, degrado e comportamenti incontrollati”. Secondo Marenghi, episodi come quello avvenuto in via Roma rischiano di compromettere anche l’immagine della città, con ripercussioni sul commercio, sul turismo e sulla qualità della vita. “Le attività economiche del centro stanno vivendo una fase delicata e meritano tutela concreta. I commercianti non possono essere lasciati soli a fronteggiare situazioni che minano la serenità di chi lavora e frequenta quotidianamente queste aree. La sicurezza non è un tema da affrontare solo dopo i fatti di cronaca, ma deve diventare una strategia permanente e strutturata”. Marenghi quindi ribadisce le proposte già avanzate durante la campagna elettorale: maggiore coordinamento istituzionale con Prefettura e Questura, potenziamento della videosorveglianza nelle aree sensibili, controlli più capillari anche in borghese da parte delle forze dell’ordine in sinergia con la Polizia Municipale, un presidio costante del territorio e una più forte attenzione alle segnalazioni provenienti dai quartieri. “Serve un cambio di passo immediato. Occorre investire nella prevenzione, nella presenza visibile dello Stato e nel recupero del rapporto di fiducia tra cittadini e istituzioni. Una città sicura è una città più libera, più vivibile e più attrattiva. Non bastano annunci o interventi sporadici: servono continuità, programmazione e una visione chiara”. “La sicurezza è un diritto fondamentale e va garantita con presenza, prevenzione e deterrenza. Occorre restituire serenità ai cittadini, tutelare le attività commerciali e consentire a giovani e famiglie di vivere Salerno senza timore. Una città moderna e attrattiva – conclude Marenghi – non può prescindere dall’ordine, dal rispetto delle regole e dalla tutela degli spazi pubblici”.

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Salernitana, pronti per la scalata

di Marco De Martino

SALERNO – Ci siamo. Stasera la Salernitana comincerà il proprio cammino nei play off nella sfida più sentita, il derby contro la Casertana. Siamo solo all’inizio, eppure l’adrenalina nell’ambiente granata è già ai massimi storici. L’attesa spasmodica, maturata in questi quindici giorni di stop, ha contribuito a far crescere in maniera esponenziale l’ansia nel popolo salernitano, che attende da undici mesi di riprendersi quello che fu scippato ai granata in malo modo nella passata stagione. Centrare l’obiettivo, però, non sarà affatto semplice, anzi. Innanzitutto bisognerà superare il primo, enorme ostacolo rappresentato da una Casertana desiderosa di concedersi con i cugini salernitani il bis dopo il successo ottenuto appena due mesi fa in campionato. Poi, eventualmente, ad attendere la Salernitana ci saranno i quarti di finali contro le big della serie C, poi ancora le semifinali e la doppia finale. Insomma, di strada ce n’è da percorrere e sarà necessario imboccare quella giusta fin da questa sera, nel catino del Pinto. Come arrivano le due squadre a questa doppia sfida? La Salernitana sicuramente più riposata, dopo quindici giorni di stop e, a parte il contrattempo per Arena, con tutti gli effettivi abili ed arruolabili dopo i recuperi di Villa, Berra, Capomaggio ed Inglese. Sul piano agonistico, però, la Casertana potrebbe avere qualcosa in più proprio grazie all’essere scesa in campo già due volte in questa settimana, sempre al Pinto, prima superando non senza difficoltà l’Atalanta U23 e, mercoledì scorso, pareggiando in extremis con il Crotone. I falchetti, con già 180’ nelle gambe ed altri 180’ da mettere in preventivo, potrebbero pagare alla lunga sul piano della brillantezza atletica ma, si sa, i derby sfuggono a qualsiasi pronostico proprio perchè riescono a tirare fuori energie mentali e fisiche anche a chi non ne ha più. I granata avranno il vantaggio della classifica visto che, a parità di risultati e gol nel doppio confronto, passeranno il turno. Guai però a cullarsi, soprattutto nel match di stasera al Pinto, dove bisognerà restare concentrati, prudenti ma non rinunciatari per provare ad ipotecare subito la pratica. In ogni caso, se la Salernitana davvero ha intenzione di recitare un ruolo da protagonista in questi play off, non può non superare l’ostacolo Casertana, con tutto il rispetto per la sorprendente formazione allenata dal bravissimo Coppitelli. Stasera al Pinto va lanciato un chiaro segnale che andrà poi confermato mercoledì prossimo in un Arechi che si preannuncia, per numero di presenze sugli spalti, ai livelli di tre stagioni fa, quando i granata calcavano i campi di massima serie. Ed allora macte animo, Salernitana.

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IL TAGLIANDO ELETTORALE

Giovanni Falci

Caro Direttore, come ti anticipavo, voglio affidarti una mia riflessione sulla pubblicità elettorale che si sta svolgendo per le elezioni comunali. Ritengo infatti che oltre lo sconcio della invasione dei manifesti per strada attaccati ovunque e su qualsiasi cosa, ci sia un altro fenomeno assolutamente intollerabile e offensivo: il tagliandino pubblicitario nella buca delle lettere. Io personalmente mi sento offeso a trovare queste pubblicità nella mia cassetta della posta perché ritengo che il candidato di turno pensi che possano esistere persone che gli danno il loro consenso perché folgorati dalla sua immagine o peggio dal suo slogan. A costoro consiglierei di leggere Chuang-Tzu un maestro del taoismo cinese che, addirittura nel IV secolo AC tra gli 8 difetti degli uomini, metteva al primo posto “farsi avanti senza che nessuno ti abbia invitato significa ingerirsi”. Questi candidati ritengono che il popolo debba votare senza cervello, senza conoscere il programma dell’aspirante rappresentante, senza conoscere la faccia, senza sapere in buona sostanza chi sia. Senza ritegno, e con faccia tosta, non esitano a martellarti di “santini” nella buca delle lettere incuranti della molestia che ti arrecano, non fosse altro di dover cestinare nella differenziata “carta” il loro inutile spot. Poi dopo l’iniziale offesa sopravviene un senso di pietà per questi candidati che spendono soldi inutili, inquinano, disturbano. La pietà nasce dal fatto che costoro si considerano prodotti da supermercato; il più delle volte infatti il loro tagliandino convive nella buca con le offerte dei vari supermercati.È triste pensare che una persona si metta in “offerta speciale” come un dentifricio o un chilo di pasta. Questi candidati adottano il sistema della pubblicità commerciale anche per quella elettorale. Essi quindi pensano che attraverso questa tecnica di distribuzione del materiale pubblicitario, riusciranno sottilmente a condizionare l’elettore fino a renderlo un automa, felice di farsi ingannare. Per raggiungere il loro scopo infatti, questi candidati sono disposti a tutto, ad approfittare di ogni ingenuità, ad abbattere ogni difesa, a smorzare la capacità critica, a violare la dignità della persona e lo stile nei rapporti e nei comportamenti. Se poi andiamo oltre con i pensieri sembra allora che costoro già si propongono per essere venduti e quindi acquistati. Bella prospettiva! Ma che cosa sarà a determinare questi comportamenti? Esiste secondo me una vera e propria sindrome che accompagna la discesa in campo nelle competizioni elettorali: LA RICERCA DI UN MOMENTO DI GLORIA! Per quei pochi giorni della campagna tante anonime persone si sentono al centro dell’attenzione e godono nel pensare di poter “comandare”, “decidere”. Costoro, perciò, hanno desiderio di farsi notare, di prevaricare, di ottenere attenzione o stima e questo li rende pedanti, indiscreti, molesti, assillanti, seccatori; in una parola, scocciatori. Nessuno che ti incontra ti dice effettivamente cosa si ripropone di voler fare da eletto; si sentono sempre e solo i soliti discorsi:” il fratello di mio cognato”,” il fidanzato di mia figlia”, il cugino dell’avvocato”, etc… È vero che non essendo una competizione politica ma solo amministrativa, le ideologie contano poco, ma per lo meno i programmi concreti e semplici dovrebbero essere esplicitati. Invece ogni giorno dovremo leggere fino al 25 maggio lo stupido slogan e vedere le facce più incredibili. Proporrei a questo punto a te Direttore il varo di un forum sul tuo giornale dove inserire le osservazioni dei cittadini sui vari manifesti e tagliandi che circolano. In questo periodo infatti ci sono persone che si sono inventati esperti di comunicazione senza sapere che questo è un campo difficile e regolato da principi scientifici. E allora si vede subito, di primo acchito, la pochezza che c’è dietro a queste centinaia di migliaia di euro letteralmente buttate al vento. “La moderna Cappuccetto Rosso, allevata a suon di spot pubblicitari, non avrebbe nulla in contrario a lasciarsi mangiare dal lupo” scriveva nel 1955 Marchall Mcluha, e ci aveva visto bene. Oggi i modelli di eloquenza non sono più i classici bensì le agenzie pubblicitarie, ma quelle di qualità, non il fai da te. Berlusconi ha insegnato che la pubblicità e la propaganda paga ma dovrebbero sapere i nostri candidati che paga quando è di qualità altrimenti diventa un pericoloso boomerang che invece di attirare consensi ha solo il pregio di fare divertire il pubblico che non può che ridere di fronte a certe facce, certe foto e certi slogan assolutamente improponibili.

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Salerno. Lanocita: Basta col ricatto politico

Il clima al Polo Nautico, ieri mattina, era quello delle grandi occasioni. Tra l’entusiasmo dei sostenitori e la presentazione della lista del Movimento 5 Stelle, il candidato sindaco Franco Massimo Lanocita ha tracciato la rotta per le ultime settimane di campagna elettorale, lanciando un guanto di sfida frontale a quella che definisce “la politica del ricatto”. Un intervento appassionato, a tratti durissimo, che ha messo nel mirino la gestione degli ultimi trent’anni e proposto una visione di città radicalmente diversa. “Se avessi dovuto pensare solo alla comodità, non sarei qui. Ma l’affetto che sto ricevendo è il vero motore di questa sfida”, ha esordito Lanocita, contrapponendo il sentimento alla gestione del potere. “Noi usiamo la passione e la volontà di metterci in gioco, buttando il cuore oltre la siepe. Qualcun altro, invece, usa il carburante del ricatto e della minaccia, persino sul lavoro o sulle piccole necessità quotidiane delle famiglie. Vogliamo lasciarci alle spalle queste miserie umane: non permetteremo più che nessuno in questa città venga trattato così”. Il candidato sindaco ha poi rivolto parole di profonda gratitudine alla squadra e, in particolare, ad Andrea Cioffi, descritto come un compagno di viaggio instancabile nella risoluzione delle innumerevoli questioni burocratiche e politiche legate alla formazione della lista. Il tono si è fatto però più aspro quando l’analisi si è spostata sul quadro politico regionale e cittadino. Secondo Lanocita, Salerno sta vivendo un vero e proprio vulnus democratico: “Siamo qui perché questa campagna elettorale è stata forzata da un atteggiamento arrogante che ha dato uno schiaffo alla democrazia e ai salernitani. Vincenzo De Luca ha stabilito, utilizzando il rapporto con il sindaco Vincenzo Napoli – che è stato il suo burattino sulla poltrona di primo cittadino – di dover anticipare i tempi per non perdere potere. È la politica dei due forni: quella che fanno loro è sempre legittima, quella degli altri diventa improvvisamente ‘politicante’”. Un punto centrale della critica di Lanocita riguarda lo stato di salute delle casse comunali. Il candidato ha denunciato una situazione finanziaria che definisce drammatica, con pesanti ricadute sulle generazioni future. “Siamo un Comune che ha 200 milioni di debiti e ha dovuto ipotecare le risorse delle famiglie salernitane fino al 2045. Per rientrare da questo baratro, i cittadini sono costretti a pagare le tariffe più alte d’Italia per Imu, Tarsu e Irpef comunale. Non solo: si è avviata una svendita sistematica del patrimonio pubblico. L’esempio di via Rapasìa è emblematico: sono stati abbattuti pioppi secolari per realizzare l’ennesimo palazzo speculativo, invece di creare centri sociali, strutture sportive o consultori per le donne”. La ricetta di Lanocita parte da un imperativo categorico: lo stop al consumo di suolo. “Diciamo basta all’aggressione edilizia. Lo strumento urbanistico del 2006 prevedeva una crescita megalomane fino a 180.000 abitanti, ignorando che dal 1971 siamo scesi da 157.000 a 126.000 residenti. Quel numero gonfiato è servito solo a giustificare la speculazione, costruendo palazzi senza standard, senza asili, senza scuole e senza centri antiviolenza. Chi governa non sa nemmeno cosa sia un centro antiviolenza”. La difesa del territorio si estende fino al mare, elemento identitario che Lanocita intende proteggere da nuovi interventi invasivi. “Ci opponiamo alla colata di cemento sulla Darsena prevista per l’ampliamento del porto commerciale. I salernitani hanno i piedi nell’acqua e un legame profondo con il mare, che è la nostra radice fin dai tempi della Scuola Medica Salernitana. Difenderemo la flotta tonnara, i pescatori e gli ormeggiatori. Siamo categoricamente a favore del Porticciolo: nessuno lo tocchi. Gli imprenditori facciano il loro mestiere, ma quando l’interesse privato cozza con quello pubblico, noi saremo sempre dall’altra parte”. Tra le proposte concrete, Lanocita ha citato la trasformazione dell’ex Caserma Cascina in un grande parco pubblico, l’incremento delle isole pedonali e la creazione dei consigli di quartiere per sollecitare la partecipazione dal basso. “Sarò il primo sindaco a chiedere critiche sulla mia amministrazione, perché il confronto è la linfa della democrazia. Qui non ci sono sudditi, ma cittadini con diritti che vanno rispettati, indipendentemente dal credo politico o dall’orientamento sessuale”. Infine, un passaggio significativo sulla solidarietà democratica, ricordando le battaglie comuni per l’accesso agli spazi pubblici durante questa campagna elettorale. “Abbiamo lottato per garantire pari opportunità a tutti i candidati, da Elisabetta Barone a Mimmo Ventura, fino ad Armando Zambrano, a cui va la nostra solidarietà per essere stato costretto a fare un’iniziativa sul marciapiede. La democrazia è un fatto di testa e di cuore. Stiamo portando avanti una rivoluzione morbida, ma inarrestabile. Comunque vada, abbiamo già vinto costruendo un soggetto politico pronto a governare Salerno per i prossimi cinque anni. Il vento sta cambiando direzione”.

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Avella: Il vento sta cambiando

Dopo la rottura con il passato, che lo ha visto presiedere la commissione sport nell’amministrazione uscente guidata dall’ex sindaco Vincenzo Napoli, Rino Avella sta proseguendo la sua campagna elettorale nella lista Alleanza Verdi Sinistra a sostegno del candidato sindaco Franco Massimo Lanocita, che lo sta vedendo impegnato su diversi fronti. Lui che del cambiamento sta facendo il suo cavallo di battaglia in questa nuova sfida elettorale.

Come procede la campagna elettorale?

“Oggi, per un candidato, non è semplice parlare alle persone. Nelle strade, nelle famiglie, c’è amarezza ed una sorta di disillusione. Per le condizioni della città, per le scelte politiche sbagliate di questi anni, per il crollo demografico determinato dall’abbandono di centinaia di giovani ogni anno – i nostri figli – che qui non vedono futuro. Il deluchismo ha occupato le Istituzioni negli ultimi vent’anni. Non ha creato condizioni per lo sviluppo – come avrebbe dovuto – ma di parassitismo. La gente lo sa. Chi non è nel ‘circuito’ o non accetta di entrarvi, alla fine sceglie di andare via. Anche la trasformazione urbanistica ha risentito di questa stortura tendente a tutelare l’interesse privato rispetto a quello pubblico. Basta vedere i nomi di chi partecipa alla loro campagna elettorale per rendersene conto”.

Lei come la sta impostando?

“Mi fa specie vedere coloro che hanno ridotto Salerno e i salernitani in queste condizioni, parlare di riprendere in mano la città… A differenza loro, non ho bisogno di rifarmi una ‘verginità’. La mia storia, passata e recente, è limpida. Anche dai banchi dell’ultimo Consiglio Comunale ho continuamente messo Sindaco, Giunta e maggioranza di fronte alle loro enormi responsabilità per una città lasciata allo sbando. Non faccio riunioni più o meno segrete: incontro le persone in strada, stringo le loro mani con la forza e la dignità di chi può guardare tutti negli occhi”.

Che aria si respira in città?

“Chi non vuole De Luca è sconfortato perché crede che comunque anche stavolta non cambierà nulla. Cerco di spiegare che avere tanti candidati a sindaco a lui alternativi, tante liste e tanta energia che spingono per un reale cambiamento è già di per sé un dato nuovo. E innovativo. Il vento sta cambiando e sento che i salernitani stavolta riusciranno riprendere in mano la propria città. Il nostro è il destino di persone libere, non di sudditi. Poi mi lasci dire che Salerno non deve accettare di essere il ‘piano B’ di nessuno”.

Lanocita può dire la sua con la squadra messa in campo?

“Lanocita e la coalizione che lo sostiene sono la dimostrazione, innanzitutto, che De Luca non è la sinistra in questa città. Noi parliamo di ambiente, di decementificazione, di giustizia sociale ma anche di riconversione delle funzioni del porto e di riqualificazione urbana ed urbanistica secondo una visione lontana dalle speculazioni edilizie. Credo che Lanocita potrà essere la sorpresa di questa tornata elettorale”.

Cosa sta dicendo Rino Avella per convincere gli elettori a votarlo?

“Innanzitutto che il racconto mirabolante della ‘Montecarlo del sud’ non fa più presa. Come non fanno presa progetti, video e rendering di una città che non sarà mai realizzata. Ciò che il deluchismo ha fatto è sotto gli occhi di tutti. Il Crescent, il porto solo privato del Marina d’Arechi, il Vestuti in quelle condizioni, i servizi minimi del tutto assenti (raccolta rifiuti, manutenzioni ecc…), la mancata opposizione allo scellerato progetto di allargare il porto commerciale… Impossibile continuare ad eleggere chi non ha più credibilità. Chiedo ai salernitani, invece, di scegliere chi rispetta loro, i loro figli e la città in cui viviamo. Di scegliere chi, per loro, non è mai sceso a compromessi – anche quando era facile farlo –  e che per questo si è posizionato della parte giusta della barricata”. Credibilità e affidabilità, sono altri due valori chi Avella fa leva per puntare all’annunciato cambiato. Basterà? Tra non molto le urne indicheranno le risposte ai tanti quesiti posti.

Mario Rinaldi

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Falsi titoli per docenti e Ati In 5 a giudizio

Sarno/Nocera Inferiore. Dopo una serie di eccezioni sollevate per questione di territorialità, 5 indagati finiscono a processo su decisione del giudice del tribunale di competenza (Vallo) come da dettato della Cassazione che aveva stabilito che per gli imputati l’udienza preliminare doveva essere celebrata dove era stata presentata denuncia. La vicenda è quella dei falsi titoli dietro compensi per un posto di docente o personale ATA. Nel frattempo, 20 precari dell’Agro nocerino (su una cinquantina di salernitani) sono stati depennati dalle graduatorie provinciali per le supplenze dopo verifiche sui titoli dichiarati. Su indagini delle varie procure e processi che si stanno celebrando nei tribunali della Campania, Il sistema scolastico regionale intensifica i controlli sulla trasparenza. Per quanto riguarda i 5 a giudizio, gli imputati erano stati stralciati dalle posizioni degli altri (oltre 500) per una questione di territorialità sulla competenza che il Tribunale di Salerno, poi, su eccezione sollevata dai difensori, aveva assegnato a Nocera Inferiore. Ma per la Cassazione, nonostante i reati fossero stati commessi a Sarno, Nocera Inferiore e Pagani, l’udienza preliminare andava fatta a Vallo della Lucania da dove è partita l’indagine a seguito di alcune denunce pervenute all’ufficio scolastico salernitano. Dopo il rinvio a processo, c’è stato anche lo spacchettamento del dibattimento che è stato diviso in diverse tranche proprio per consentire lo svolgimento regolare delle udienze giacchè nella sede di competenza (Vallo della Lucania) non ci sarebbe stata idoneità in nessun caso. Le indagini, portate a termine dai carabinieri erano partite dopo una segnalazione dell’ufficio scolastico regionale e provinciale che aveva notato, per l’assunzione in ruolo nel 2020, la presentazione da parte di numerosi docenti di titoli di studio datati ma mai presentati in nessuna procedura concorsuale precedente. È così che gli inquirenti decisero di indagare, scoprendo centinaia di diplomi falsi. Collaboratori esterni e intermediari – stando alle accuse – avrebbero definito e promesso il pagamento anche di 4mila euro per il rilascio di un falso diploma. Quel titolo sarebbe servito per insegnare oppure lavorare all’interno delle scuole come personale Ata. I “frutti” dei diplomifici nelle scuole della Campania, oltre a diventare sentenze, sono sfociati in ulteriori processi: in altre regioni diventano condanne nei Tribunali con l’allontanamento dalla scuola di chi ha beneficiato in maniera fraudolenta di curricula gonfiati quando non del tutto falsi. Facendo seguito alle inchieste, le verifiche sono partite direttamente dalle scuole, nel momento della stipula dei contratti, secondo quanto previsto dalla normativa sulle autocertificazioni. I dirigenti scolastici, su input dell’organo regionale, hanno incrociato i titoli dichiarati con la documentazione effettiva e con le banche dati disponibili. È in questa fase che sarebbero emersi criticità: titoli assenti (o non coerenti) con le classi di concorso, certificazioni non riconosciute, requisiti insufficienti per l’accesso alla prima fascia. In 50 casi, 22 dell’Agro nocerino l’esito è stato già definitivo, con la cancellazione dalle graduatorie attraverso decreto dell’Ufficio scolastico. Sul piano strettamente giudiziario, invece, arriva un altro processo per 5 imputati. Tutti avrebbero presentato un diploma falso, ad ottenere l’incarico di supplenza e percependo una retribuzione. Poi, con la stessa documentazione avrebbero ottenuto un incarico su posto di sostegno in un concorso straordinario, venendo assunti e conseguendo retribuzione per il periodo interessato.

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Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana dei Cylon nell’Odissea

Fantascienza.com, il meglio della settimana dei Cylon nell'Odissea

La nuova serie dei creatori di Stranger Things, la nuova sede di Stranimondi, il discusso trailer dell'Odissea di Nolan, gli Urania di maggio nella settimana di Fantascienza.com

Quando abbiamo pubblicato la news sul nuovo trailer di Odyssey di Christopher Nolan, facendo la battuta sui Cylon, ci aspettavamo un po' di sana polemica. Invece quasi nulla: un lettore ha commentato “so say we all”, altri hanno ammesso di aver pensato anche loro la stessa cosa. Intendiamoci, noi amiano Christopher Nolan. È forse il regista più talentuoso dell'attuale generazione, con Denis Villeneuve, e seguiremo gli sviluppi di questo film; dopotutto l'Odissea è una delle primissime opere fantastiche. Prima di Nolan, ci fu una ventina di anni fa Troy di... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 10 maggio 2026 - articolo di S*

P. De Luca, profondo dolore per scomparsa Riccardo Siano

“Con profondo dolore apprendiamo della scomparsa di Riccardo Siano, straordinario protagonista del fotogiornalismo campano. Per decenni ha raccontato Napoli attraverso il suo obiettivo, cogliendone ogni sfumatura con sensibilità, rigore e umanità. Le sue immagini hanno saputo fermare il tempo, raccontando cronaca, politica e vita quotidiana con uno sguardo unico e autentico”. Lo scrive, in una nota, l’on.Piero De Luca, segretario del Pd Campania. “Con il suo lavoro – aggiunge – ha restituito la realtà nella forza di ogni scatto, diventando un punto di riferimento per il giornalismo e per l’intera comunità. Alla sua famiglia, ai colleghi e a tutte le persone che gli hanno voluto bene va il cordoglio mio personale e del Partito Democratico della Campania”.

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Se pure il digital detox diventa un prodotto: il grande business della disconnessione

La scena sembra ipnotica. C’è un uomo impalato da ore davanti a una slot machine. Ogni volta pensa: «Ancora una e poi basta». Evidentemente non siamo nella Russia ottocentesca de Il giocatore di Dostoevskij, ma in uno dei tanti alberghi di Las Vegas. Un tiro dopo l’altro. L’uomo a volte vince. A volte no. Ma continua. I casinò sanno bene come funziona per riuscire a tenerlo lì, incollato su una sedia da ore. E non sono gli unici. Vale anche per gli smartphone.

Il desiderio che si autoalimenta tra feed, like e scroll

Il meccanismo ha un nome preciso: ricompensa variabile. In termini tecnici, la combinazione tra un feedback immediato e la variabilità della ricompensa aumenta la persistenza del comportamento. Detto in soldoni: se insegui una cosa e non la trovi mai, finisce che smetti di cercare. Idem se la trovi sempre perché ti ci abitui e l’interesse cala. Ma se quella cosa che cerchi a volte la trovi e a volte no, e non sai per certo quando la troverai e quando no, non riuscirai a smettere di cercarla. Come quando giri ancora un’altra carta o dai ancora un occhio al tuo cellulare. Piccole vincite gettate lì per caso, ma non del tutto. Diciamo abbastanza spesso da non farti smettere di cercare. Il desiderio si autoalimenta, il refresh del feed, l’ultima notifica, il penultimo like, lo scroll infinito.

Se pure il digital detox diventa un prodotto: il grande business della disconnessione
Combattere l’iper-connessione è diventata un’industria (foto Unsplash).

Riescono a sfruttare le nostre vulnerabilità psicologiche

Lo spiegava bene l’informatico e imprenditore Tristan Harris, una delle menti dietro il successo di Google e uno dei primi critici del modus operandi dei giganti del web. Un prodotto digitale costruito sul meccanismo della ricompensa variabile agisce sulla mente esattamente come il braccio di una slot machine. In quel documento riservato, Harris analizzava le nostre vulnerabilità psicologiche che qualcuno aveva imparato a sfruttare al meglio per non lasciarci andare. La nostra predisposizione agli stimoli intermittenti, il nostro bisogno di approvazione sociale, la paura di perderci qualcosa. L’incertezza che ci spinge a cercare ancora. Era il 2013.

Digital detox, un mercato che vale già quasi 3 miliardi di dollari

Un anno dopo, sempre in California, l’ex manager tech reduce da un burnout Levi Felix aprì Camp Grounded, uno dei primi retreat per disintossicarsi dagli schermi. A seguire, nel Regno Unito, fu la volta di Time To Log Off, fondato da un’ex imprenditrice digitale, Tanya Goodin: weekend offline, consulenze, percorsi per ridurre la dipendenza dallo schermo. Invece di diventare oggetto di regolamentazione, la critica al digitale si era trasformata essa stessa in un mercato. Un mercato molto ricco che oggi vale quasi 3 miliardi di dollari e che si stima raddoppi entro il 2033. Insomma, c’è domanda. Come ha messo in luce un’analisi di EY, una società di consulenza, nel 2025 più di un terzo dei consumatori britannici è interessato a un digital detox, quota che sale quasi alla metà tra i 18 e i 34 anni.

Se pure il digital detox diventa un prodotto: il grande business della disconnessione
Percorsi e weekend digital detox diventano sempre più un business (foto Unsplash).

Se si comprano prodotti o servizi, è solo un’oasi di decelerazione

E poi c’è quello che il filosofo sloveno Slavoj Žižek chiama “interpassività”, cioè la nostra convinzione di affrontare il problema comprando la soluzione piuttosto che agendo sulle abitudini che lo scatenano. Così, invece di porci dei limiti, di darci una regolata, deleghiamo a un prodotto o a un servizio. Il risultato è che la soluzione dura il tempo dell’acquisto. Pit-stop che il sociologo tedesco Hartmut Rosa definisce «oasi di decelerazione». Come infatti ha osservato uno studio dell’Università di Lancaster, ci si muove in un loop senza via di fuga. Si smette per un po’, si ricade, ci si sente in colpa, si ricompra un nuovo strumento per ricominciare. Ogni ricaduta è solo una pausa per radicarsi ancora di più in questo circolo vizioso.

Manager che pagano 2 mila euro per farsi sequestrare l’iPhone

Così l’industria del digital detox ha trovato terreno fertile, trasformando il desiderio di disconnessione in un simbolo di benessere contemporaneo. Il problema è che molte di queste soluzioni per staccare finiscono per riprodurre un evidente problema di classe. Perché il detox digitale è ormai diventato una nuova categoria del lusso. App per smettere di usare le app in abbonamento. Telefoni costosissimi che fanno meno cose. Vacanze tech-free da centinaia di euro a notte prenotate online. Manager che pagano 2 mila euro per farsi sequestrare l’iPhone per quarantotto ore e chiamarlo benessere.

Se pure il digital detox diventa un prodotto: il grande business della disconnessione
Nella natura, ma comunque schiavi dello scroll (foto Unsplash).

Per qualcuno spegnere il telefono non è mindfulness, ma perdita di fatturato

Naturalmente tutto questo vale finché puoi permetterti di mettere il cartello “Torno subito”. Perché c’è un’intera economia fatta di freelance, precari iperconnessi, creator, rider e consulenti per cui spegnere il telefono non è mindfulness, ma perdita di fatturato. E così il detox digitale finisce per somigliare a molte altre cose contemporanee. Un lusso per persone già abbastanza protette da potersi assentare.

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi

Nel film Illusione, diretto da Francesca Archibugi, ora sugli schermi italiani, si narra la storia di una ragazza minorenne dell’Est Europa, finita nelle mani della malavita internazionale. Il caso vuole che diventi oggetto di desiderio del presidente del Parlamento Europeo, il quale, impotente, giace con lei senza deflorarla. La fanciulla si innalza così quasi a leggenda, la “vergine Moldava”, e il film ne segue le penose vicissitudini, fino a che una volitiva pm italiana, interpretata da Jasmine Trinca, decide di dar poderoso seguito alle indagini.

Quei 45 secondi che racchiudono il senso del racconto

Non staremo qui a parlare del film in sé, la cui sceneggiatura è un susseguirsi di ingenuità e semplificazioni da lasciare persino stupefatti. Molto ci interessano, però, quei 45 secondi in cui la coraggiosa pm dialoga con il suo diretto superiore il quale, di fronte alla piega sensazionalistica che assumono le indagini, ossia il coinvolgimento dei vertici delle istituzioni comunitarie europee, così chiede e si chiede: «Lei non pensa che in un periodo tragico come questo, possa essere una bomba politica nel cuore dell’Europa?». Lo spettatore intuisce che ci troviamo di fronte al cuore del racconto, alla morale della storia, che giunge puntuale nella replica della pm: «La politica non c’entra niente. È una questione molto più grande: tra uomo e donna!». Giuro solennemente che ho visto una seconda volta il film per essere certo di avere colto correttamente le parole, tanto mi era parsa significativa la battuta. Significativa dei tempi in cui viviamo, e della corrispettiva ideologia che li sostiene. Il punto cruciale è proprio questo, il fatto che la politica ormai non c’entri più niente.

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi

Il riflusso, il tramonto della politica e della società

Gli Anni 50/60/70, l’intero Dopoguerra, è come se non fossero mai esistiti. Allora, magari, si esagerava all’opposto: anche il personale, si diceva, è politico. Poi giunse il cosiddetto “riflusso”, termine che ebbe una fortuna giornalistica smisurata, da cui prese avvio il disimpegno, etico e estetico, che condusse direttamente all’età berlusconiana, quella dei “sogni” da realizzare, ciascuno di noi, oltre ogni impegno o politica possibili. Gli ultimi 15 anni della storia della Repubblica sono stati infine caratterizzati dalla messa in discussione integrale della politica stessa. Si badi, non di una determinata politica, ma della politica tout-court. Negli anni del Dopoguerra, lo ricordo perché c’ero, la parola d’ordine era una, e una soltanto: lottare per una società più giusta. La visione promessa era quella di un nucleo sociale nuovo, frutto maturo dell’esperienza democratica post bellica. Nel linguaggio comune, e mediatico, oggi, la parola società viene persino abolita. La società è stata un’astrazione, un’idea temporanea e fugace, Impossibile immaginarne versioni anche parzialmente altre. Abbiamo sognato e immaginato tanto, ma tutto quanto c’era da immaginare, infine, è stato esaurientemente immaginato. Alla politica è stata quindi sostituita la geopolitica che, lo scrive Roberto Esposito, tende a non privilegiare il piano sociale (in M.Cacciari, R.Esposito, Kaos, Il Mulino, 2026, p.113). Resta dunque uno spazio vuoto

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Una scena del film Illusione (Ansa).

La venerazione del passato di cui si celebra un culto vuoto

Questo spazio vuoto può essere l’Italia, Paese votato al grigio destino di museo a cielo aperto. Lo spazio vuoto è quello tipico italiano, polo permanente delle attrazioni turistiche presenti da sempre, storiche e naturali. «In Italia comandano i morti», dice un personaggio di un film di Marco Bellocchio, Il regista di matrimoni (2006), riprendendo una battuta dell’Enrico IV pirandelliano, «Credete di vivere? Rimasticate la vita dei morti». Se soltanto il passato risulta davvero presente, allora il passato non si discute, si venera. Tutte le ossessioni mediatiche vigenti, di cui l’argomento “fascismo” è esempio quotidiano, pur nella schermaglia di posizioni contrastanti, stanno lì a dimostrare che esiste solo il passato, di cui si celebra il culto vuoto, sia a favore che contro.

Il rapporto uomo/donna smette di essere un dato antropologico-sociale

Torniamo alla coraggiosa pm interpretata dalla bravissima Jasmine Trinca. Di fronte al cruccio di innescare «una bomba politica nel cuore d’Europa», a causa delle tendenze pedofile del presidente del Parlamento Europeo, e di chissà chi altri, la replica della funzionaria è chiarissima: «La politica non c’entra niente. È una questione molto più grande: tra uomo e donna». Il caso ha voluto che Illusione uscisse in contemporanea con la riproposta in sala di Eyes Wide Shut, di Stanley Kubrick, il film che dichiara a lettere di fuoco come la questione uomo/donna sia cosa assolutamente politica, da analizzare all’interno dei meccanismi dell’ideologia dominante. Come sostiene Federico Greco, sia in Cinema e potere (Poets & Sailors, 2025), sia nelle puntate su OttolinaTV di Desaparecinema, il trucco oggi è denunciare il male senza attribuirlo al sistema ideologico di riferimento, come invece fa Kubrick, per ridurlo a momento circoscritto, caso limite da correggere. Ma Illusione, il film, va ancora più giù: il rapporto uomo/donna non è un dato antropologico-sociale, ma questione di una enormità tale, che la politica non riesce nemmeno a riflettere, pensare, immaginare. Nel momento in cui è vano qualsiasi sforzo di configurare ipotesi nuove di società, il campo di battaglia si riposiziona: la posta in gioco, né più né meno, è l’intera civiltà umana. Una volta ancora, il passato, mitico e ancestrale, si mostra presente e in azione: Adamo ed Eva. 

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Francesca Archibugi con Jasmine Trinca alla festa del Cinema di Roma (Ansa).

La trappola in cui cade il film di Archibugi

Un film che si vuole progressista come Illusione cade dunque nella trappola, l’auspicio di un accantonamento radicale della dimensione politica. Si dirà che trattasi di una forzatura artistica degli autori del dialogo, ma non c’è dubbio che il mito e l’ideologia correnti siano proprio questo. Ricominciare da zero. Cancellare la capacità visionaria della politica a vantaggio della ricapitolazione alfabetica dei fondamenti della civiltà umana. La politica, i dati storici sono lì a dimostrarlo, è infatti cosa prettamente maschile: e in quanto tale va ridotta, dimessa, dissolta. Esaurita ogni sorgente immaginativa di possibili società nuove, occorre fare di tutto ciò compiuta tabula rasa: dalla politica passare quindi all’amministrazione, che semplifica e basta, ossia ri-amministrare gli equilibri dell’umanità a partire dalla radice, il rapporto uomo-donna. 

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Filippo Timi e Michele Riondino in Illusione di Francesca Archibugi (Ansa).

Il cinema italiano quale «ostinato segnale di malessere» come disse Elio Petri, pur all’interno di un film trascurabile, contiene quei 45 secondi capaci di cogliere il segno dei tempi: il fatto che ormai la politica non c’entra per niente. Esistono solo gli individui, e i loro diritti, umani e civili. Archetipici e ancestrali. La questione evidenzia così confini molto più grandi, che sono i confini stessi della civiltà: proprio quelli su cui la politica non ha più niente da dire.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco

Novembre 2017. Xi Jinping concede a Donald Trump una visita privata nella Città Proibita, cosa assai rara nella diplomazia di Pechino. Subito dopo, vengono annunciati accordi per oltre 250 miliardi di dollari, tra cui una vendita da 37 miliardi di dollari di 300 aerei Boeing e progetti energetici per un totale di 69 miliardi. Nove anni e mezzo dopo il mondo è profondamente cambiato. Pochi mesi dopo quell’incontro, la Casa Bianca ha lanciato la prima guerra commerciale, sfociata poi in una contesa a tutto campo che coinvolge anche tecnologia, sicurezza e influenza globale. Quando, un anno fa, Trump ha avviato una nuova escalation sui dazi, la Cina si è fatta trovare più pronta della prima volta. Anche per la sua risposta forte e multiforme, le due potenze sono arrivate a siglare una fragile tregua lo scorso ottobre a Busan.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Donald Trump e Xi Jinping (Ansa).

Il tentativo di stabilizzare gli equilibri tra Cina e Usa

Ora, salvo nuovi rinvii dell’ultimo minuto, Trump si prepara a mettere nuovamente piede in Cina per l’attesissima visita del 14-15 maggio. Un incontro che rischia di essere offuscato dalla crisi in Medio Oriente e a cui ci si avvicina con l’emergere di nuovi e vecchi problemi. Da capire se si tratta di prese di posizione solide in grado di riacutizzare tensioni strutturali, oppure se sono più mosse tattiche dovute al tentativo di assumere una posizione di forza negoziale. Trump non sembra avere dubbi, visto che continua a ripetere che il summit con Xi «sarà fantastico» e che il presidente cinese «è straordinario». In realtà, il summit sembra innanzitutto un tentativo di stabilizzazione di un rapporto che entrambe le parti considerano ormai inevitabilmente competitivo, seppur troppo rischioso per essere lasciato degenerare.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Donald Trump (Ansa).

Gli obiettivi commerciali dell’incontro tra Xi e Trump

La sensazione è che la visita di Trump sarà caratterizzata da risultati limitati ma simbolicamente rilevanti. Sul piano commerciale, l’esito più concreto potrebbe essere l’estensione della tregua, con Pechino che spinge per un orizzonte più lungo e Washington che preferisce mantenere una leva negoziale con rinnovi più brevi. Accanto a questo, è plausibile un pacchetto di impegni su acquisti cinesi di beni statunitensi, in particolare agricoli ed energetici. Nel caso si arrivi a un accordo tra Stati Uniti e Iran, la Cina potrebbe anche dare il via libera agli acquisti di greggio americano, per ridurre la pressione Usa sulle sue forniture in un settore assai strategico. C’è chi immagina un grande ordine d’acquisto simbolico nel settore aeronautico, come quello su velivoli Boeing, utile a Trump per rivendicare un successo immediatamente comunicabile sul piano interno. La presenza degli amministratori delegati di Exxon, Qualcomm e Nvidia fa pensare che petrolio e chip saranno ingredienti del menù.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Un distributore Exxon a Washington (Ansa).

Il possibile dialogo sull’IA

Negli ultimi giorni, si è diffusa l’ipotesi della creazione di un meccanismo di dialogo sull’intelligenza artificiale, proprio uno degli snodi più strategici della rivalità sino-americana. Un’intesa in tal senso dimostrerebbe una consapevolezza condivisa del rischio sistemico: entrambe le potenze temono infatti che la competizione tecnologica possa trasformarsi in una dinamica fuori controllo, simile a una corsa agli armamenti.

La crisi di Hormuz e la pressione su Teheran

Certo, la crisi dello Stretto di Hormuz potrebbe incidere sul vertice. Trump sembra voler usare come leva negoziale il blocco del traffico marittimo, forse sottovalutando la capacità della Cina di reggere allo shock energetico. Di certo, Washington continua a chiedere a Pechino di esercitare una maggiore pressione diplomatica su Teheran per accettare un accordo. La Cina ha tutto l’interesse a evitare che la crisi si protragga, ma non vuole apparire subordinata alla strategia americana. Per questo, mentre invita l’Iran a negoziare e sostiene la necessità di ripristinare la sicurezza della navigazione, ribadisce anche la vicinanza politica a Teheran e denuncia l’illegittimità dell’azione militare americana e israeliana. L’incontro dei giorni scorsi tra i ministri degli Esteri di Pechino e Teheran, Wang Yi e Abbas Araghchi, va letto in questa chiave: la Cina vuole rassicurare l’Iran, evitare che Teheran interpreti il summit Xi-Trump come un cedimento a Washington, e al tempo stesso mostrare agli Stati Uniti di avere canali utili per favorire una soluzione. Tradotto: Pechino non vuole farsi trascinare nella crisi, ma non vuole neppure lasciare a Trump la possibilità di usare Hormuz come una leva strategica.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi (Ansa).

Il nodo di Taiwan

Un altro elemento centrale dell’agenda sarà inevitabilmente Taiwan, che continua a rappresentare il principale punto di frizione strategica tra le due potenze. La telefonata preparatoria al vertice tra Wang Yi e Marco Rubio mostra come Pechino voglia portare Taipei al centro della discussione. Wang ha definito l’isola il principale punto di rischio nelle relazioni bilaterali, ma ha anche collegato Taiwan alla possibilità di «aprire nuovo spazio alla cooperazione Cina-Usa». Questa formulazione suggerisce che Pechino potrebbe andare oltre alla mera riaffermazione delle sue linee rosse, mirando a testare la disponibilità di Trump a uno scambio strategico. La logica cinese appare abbastanza chiara. Se Trump vuole stabilizzare il rapporto, ottenere accordi commerciali, evitare una crisi nel Pacifico e presentare il summit come un successo personale, allora dovrebbe ridurre il sostegno politico, simbolico e possibilmente militare a Taipei. Pechino non si aspetta necessariamente un abbandono esplicito di Taiwan, ma potrebbe cercare una modifica del linguaggio americano: per esempio, passare dal tradizionale «non sosteniamo l’indipendenza di Taiwan» a una formula vicina alla «opposizione all’indipendenza di Taiwan». Sarebbe una differenza apparentemente sottile, ma politicamente rilevante.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Il presidente taiwanese Lai Ching-te (Ansa).

Il sistema anti-sanzioni di Pechino

A ogni modo, i risultati del vertice potranno difficilmente sciogliere i nodi di un rapporto destinato con ogni probabilità a restare competitivo. Proprio in queste settimane, gli Stati Uniti stanno iniziando a trattare i modelli di intelligenza artificiale come asset strategici. È un salto di qualità nella competizione tecnologica. Fino a poco tempo fa, il contenimento americano si concentrava soprattutto sull’hardware: semiconduttori avanzati, macchinari litografici, capacità produttiva, cloud computing. Ora il perimetro si sta allargando anche alla dimensione immateriale dell’IA: modelli, capacità algoritmiche, accesso remoto alla potenza di calcolo. L’irrigidimento fa parte di una più ampia strategia di controlli alle esportazioni. Il Match Act americano punta ad allineare Stati Uniti, Paesi Bassi e Giappone per impedire che la Cina continui ad accedere a macchinari avanzati attraverso “porte laterali” offerte dagli alleati.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Donald Trump (Imagoeconomica).

La risposta cinese si sta muovendo su più livelli. Da una parte, la Cina valorizza la propria centralità nelle catene minerarie globali, dalle terre rare alla grafite, fino ai metalli critici. Dall’altra, costruisce un’architettura giuridica di difesa contro sanzioni, decoupling e pressioni sulle catene di approvvigionamento. Nelle ultime settimane, sono state approvate norme che rafforzano l’arsenale giuridico cinese consentendo indagini contro governi, aziende e individui accusati di danneggiare le catene di fornitura cinesi o di adottare misure discriminatorie. Il messaggio alle multinazionali occidentali è diretto: se vi conformate alle sanzioni americane interrompendo rapporti con soggetti cinesi, potreste violare la legge. L’utilizzo per la prima volta del “divieto di blocco” introdotto dalle norme anti-sanzioni del 2021 (per neutralizzare le sanzioni americane contro cinque aziende collegate all’import di petrolio iraniano) dimostra proprio questo: Pechino è pronta a usare le sue norme come strumento di contro-coercizione. Col risultato che Paesi e attori terzi rischiano di trovarsi di fronte a due sistemi normativi biforcati, rimanendo esposti alle ritorsioni incrociate delle prime due economie mondiali. Ma questo non è un problema di Trump e Xi.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

Short Movie: Ambition, un corto con Aidan Gillen

Ambition, un corto con Aidan Gillen

Ambientato in un lontano futuro, un corto prodotto dall'ESA dedicato alla sonda Rosetta. Con Aidan Gillen, il “Ditocorto” del Trono di spade e Aisling Franciosi.

Due attori notevoli per un corto garbatamente didattico prodotto dall'ESA per celebrare la sua sonda Rosetta. Su un pianeta remoto un Maestro osserva la sua apprendista eseguire test con la nanotecnologia mentre cerca di dimostrarsi degna di avanzamento. Il Maestro è Aidan Gillen, il “Ditocorto” di Trono di spade, mentre l'allieva è Aisling Franciosi, apparsa anche lei in Trono di spade nella parte della giovane Lyanna Stark, sorella di Ned e madre di Jon Snow. Recentemente si è vista nella serie western The Abandons, insieme a un'altra alumna di Trono... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 9 maggio 2026 - articolo di S*

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma

È un pasticcio di cui si parla da un paio di settimane ma ancora non se ne viene a capo. Domenica 17 maggio, alle 17, è prevista la finale degli Internazionali Bnl d’Italia, dove si spera giochi e vinca Jannik Sinner. Nel medesimo pomeriggio, però, è previsto anche il derby capitolino Roma-Lazio, che è sempre una partita seguitissima in città, con l’aggiunta che, essendo in finale di stagione, entrambe le squadre si giocano la partecipazione alle competizioni europee: Champions ed Europa League.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Jannik Sinner (Ansa).

Spostare il derby Roma-Lazio? Sia mai!

Il derby era previsto alle 15, ma si sovrappone alla finale degli Internazionali: l’area del Foro Italico rischia di essere invasa da 60 mila spettatori per il calcio e altri 10 mila per il tennis. Troppi. In un primo tempo si era proposto di spostare il derby il giorno dopo, lunedì sera alle 20.45, ma entrambe le società, Roma e Lazio, si sono opposte. Poi si è parlato di anticipare il match alle 12.30 di domenica, ma qui sono intervenuti questore e prefetto sostenendo che il grande problema di gestione dell’ordine pubblico rimane. Troppo pericoloso. Problema che potrebbe presentarsi anche nella serata di mercoledì 13, quando all’Olimpico si giocherà la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter e, in contemporanea, le partite notturne degli Internazionali, ma di questo quasi non si parla. L’attenzione di tutti è concentrata sul derby, perché la questione ancora non si scioglie. «Credo che sarebbe il caso di fare la finale del tennis la domenica e il derby lunedì alle 20.45. Si sarebbe potuto organizzare meglio», ha detto nelle ultime ore l’assessore capitolino ai Grandi eventi, Alessandro Onorato. Ma una decisione finale ancora non c’è. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Reda Belahyane della Lazio e Lorenzo Pellegrini della Roma durante il derby del 21 settembre 2025 (Ansa).

Binaghi rispolvera la guerra tra racchetta e pallone

La vicenda ha però riacceso i riflettori sulla guerra ormai in corso tra calcio e tennis. Il presidente di Federtennis, Angelo Binaghi, uno con un bel caratterino, sta col fucile puntato. «Lo spostamento del derby? Che la finale si sarebbe giocata quel giorno a quell’ora si sa da due anni. Credo che questa possa essere la volta buona in cui il calcio si renda conto che bisogna programmare il campionato tenendo conto che a Roma ci sono gli Internazionali e a Torino le Atp Finals», ha tuonato. Non è la prima volta che calcio e tennis si incrociano a Roma, ma questa volta Binaghi si è innervosito più del solito. Perché, come lui stesso ha sottolineato, «il tennis in Italia ormai è pronto a superare il calcio, quindi meritiamo più rispetto».

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il campo centrale degli Internazionali di tennis (Ansa).

Il presidente della Fitp ne ha per tutti, compreso Malagò

Che Binaghi stia vivendo il suo momento di gloria e che un po’ goda della disfatta della Nazionale e della Federcalcio è abbastanza evidente, come emerso pure dalla conferenza stampa di presentazione degli Internazionali. Parole che poi ha ribadito in un’intervista al Foglio. «Una ventina d’anni fa noi facemmo una rivoluzione. Nel calcio non accadrà perché non ci sono le condizioni. Il governo in questi anni ha continuato a sostenere economicamente il calcio ben oltre i suoi meriti e valorizzando oltremodo la sua rilevanza sociale. E purtroppo si sono visti i risultati», ha affermato il presidente della Fitp. Che poi sorride quando sente girare il nome di Giovanni Malagò per la presidenza della Figc. «Se diventerà presidente farà quello che ha sempre fatto, diventerà amico di tutti, farà tutti contenti allargando il suo consenso, ma non farà alcuna rivoluzione, che necessita di due cose: le idee e la disponibilità a prendere decisioni impopolari, fino a rendersi antipatico. Io se mi accorgo di essere troppo simpatico, mi preoccupo…», ha tagliato corto Binaghi. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

I numeri del tennis in Italia gli danno ragione

Del resto i numeri degli ultimi anni parlano chiaro. La Fitp vanta 1 milione e 254 mila tesserati nel 2025 contro 1 milione 497 mila della Figc. Gli italiani che praticano tennis o padel l’anno scorso sono stati circa 6 milioni e 200 mila, contro i 6 milioni e 500 mila del calcio. Il sorpasso è a portata di mano. E Binaghi sta vivendo una personale rivincita della racchetta sul pallone, soprattutto grazie al momento d’oro con Sinner, numero uno al mondo, e altri tre giocatori nei primi 20 del ranking. Mentre dall’altra parte il calcio annaspa, con la nazionale esclusa dal terzo Mondiale di fila e i club che nelle competizioni europee non toccano palla, nel vero senso della parola. Non solo: quest’anno gli Internazionali potrebbero essere i più seguiti di sempre: l’obiettivo è superare quota 400 mila spettatori (393.671 nel 2025). Altro traguardo è superare l’impatto economico di 1 miliardo di euro per la città (894 milioni nel 2025), mentre il fatturato Fitp ha raggiunto il record di 243.459.085 euro. Anche per questo Binaghi pretende più rispetto dal mondo pallonaro, che invece sembra comportarsi come se nulla fosse accaduto.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il Presidente Sergio Mattarella con Angelo Binaghi presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Luciano Buonfiglio, presidente del Coni e Andrea Abodi, ministro per lo Sport (Ansa).

Il silenzio assordante di Sport & Salute

In questa diatriba sul derby, poi, c’è da registrare l’assordante silenzio di Sport & Salute, la società pubblica che gestisce tutta l’area del Foro Italico, quindi i diretti interessati della faccenda. Dal presidente Marco Mezzaroma (amico personale di Giorgia Meloni) neanche una parola, mentre l’ad Diego Nepi quando venne presentato il calendario di Serie A avanzò legittime critiche. «Non si può mettere il derby di Roma quando c’è la finale degli Internazionali, danneggia tutti e non si fa sistema», la sua accusa a inizio campionato. Poi da Sport & Salute più nulla, con la patata bollente rimasta in mano alla Fitp, alla Roma, alla Lazio, al questore e al prefetto. 

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo

Nell’ambito del programma voluto da Donald Trump “Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters”, che punta a rendere più trasparenti le conoscenze del governo Usa in merito ai cosiddetti “fenomeni aerei non identificati”, il Pentagono ha pubblicato una serie di file inediti – in tutto 161 – tra cui alcuni relativi alle missioni spaziali Apollo 1, del 1969, e Apollo 17, del 1972. Il Dipartimento della Difesa anche messaggi scambiati tra il Pentagono e la Nasa.

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo
Uno dei file diffusi dal Pentagono (Ansa).

In una delle foto, scattata dalla superficie lunare e in bianco e nero, si vedono ad esempio tre minuscoli puntini nel cielo. Un altro documento, invece, riporta l’interrogatorio dell’Fbi a una persona identificata come pilota di droni che, a settembre del 2023, aveva riferito di aver avvistato in cielo «un oggetto lineare» con una luce talmente intensa da permettere di «distinguere delle fasce all’interno della luce stessa».

Il Pentagono ha iniziato la pubblicazione dei documenti sugli Ufo
Uno dei file diffusi dal Pentagono (Ansa).

Hegseth: «È ora che gli americani vedano coi propri occhi»

«Questi documenti, a lungo classificati, hanno alimentato speculazioni giustificate, ed è ora che il popolo americano li veda con i propri occhi. La pubblicazione di questi documenti declassificati dimostra il sincero impegno dell’Amministrazione Trump per una trasparenza senza precedenti», ha dichiarato il segretario alla Difesa Pete Hegseth. «Il materiale qui archiviato riguarda casi irrisolti, ovvero casi per i quali il governo non è in grado di giungere a una conclusione definitiva sulla natura dei fenomeni osservati», si legge sul sito del Pentagono. «Ciò può verificarsi per diverse ragioni, tra cui la mancanza di dati sufficienti, e il Dipartimento della Difesa accoglie con favore l’applicazione di analisi, informazioni e competenze provenienti dal settore privato». E poi: «Continueremo a pubblicare rapporti separati sui casi di UAP risolti, come previsto dalla legge. Sotto questa Amministrazione, perseguiremo la verità e condivideremo i nostri risultati con il popolo americano».

Omicidio di Diabolik, assolto in appello il presunto killer

I giudici della Corte d’appello di Roma, ribaltando la condanna all’ergastolo del primo grado, hanno assolto l’argentino Raul Esteban Calderon, accusato dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli. Il capo ultrà della Lazio, noto con il soprannome di “Diabolik“, fu ucciso con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto del 2019, nel parco degli Acquedotti: Calderon è stato assolto «per non aver commesso il fatto».

La condanna all’ergastolo era arrivata a marzo del 2025

A marzo 2025 i giudici della Terza Corte di Assise di Roma avevano condannato all’ergastolo Calderon, con una sentenza arrivata dopo oltre cinque ore di camera di consiglio. I giudici non avevano riconosciuto il metodo mafioso per l’omicidio da parte di Calderon (per l’accusa vero nome Gustavo Alejandro Musumeci), avvenuto nell’ambito della guerra tra bande per conquistare il mercato della droga della Capitale.

L’hantavirus e il risveglio dei virologi star

L’assistente di volo di KLM che era stata ricoverata in ospedale ad Amsterdam dopo essere entrata in contatto con una passeggera olandese della MV Hondius, poi morta in Sudafrica, è risultata negativa all’hantavirus. L’attenzione resta però massima, anche perché – al di là delle tre vittime totali – a bordo della nave da crociera si è verificata una trasmissione da uomo a uomo. Certamente hanno drizzato le antenne i virologi star del Covid, che d’un colpo si sono risvegliati e hanno ripreso un’intensa attività social.

L’hantavirus e il risveglio dei virologi star
Roberto Burioni (Imagoeconomica).

Buroni e i bollettini su Substack (gratis per i tirchi)

Roberto Burioni, professore di Virologia e Microbiologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, da qualche giorno sta pubblicando su Substack articoli dedicati alla vicenda della MV Hondius, scaricabili tramite abbonamento, «per poter capire in prima persona quello che sappiamo, e quello che non sappiamo». Un’iniziativa che sta andando molto bene, come ha tenuto a precisare lo stesso Burioni.

https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2FrobertoburioniMD%2Fposts%2Fpfbid0sVaT8waK2MLk1qfx7HsAShAecK3vAQYmUQpTfvrSQQ5upFEc8npTL2nHw8hJfWuGl&show_text=true&width=500

«Alcuni dicono che lo faccio per avere visibilità, altri per i soldi, altri ancora mi dicono che sono felice che tutto questo avvenga, infine alcuni mi accusano di copiare o usare l’IA. Ebbene, voi non potete immaginare il piacere fisico che provo pensando che tutti questi rifiuti umani non possono leggere i miei articoli», aveva scritto peraltro Burioni, prima di cambiare idea e rendere i suoi articoli (teoricamente) alla portata di chiunque: «Proprio perché in una situazione di emergenza sanitaria è importante che tutti abbiano a disposizione informazioni accurate chi ha difficoltà economiche e non può pagare 1,65 euro al mese mi scrive in mail dicendomelo e io gli regalo l’abbonamento. Chi invece è così tirchio da non volere pagare 1,65 euro al mese mi scrive in mail autocertificandosi “tirchio” e l’abbonamento glielo regalo anche a lui».

Bassetti contro Heather Parisi: la storia si ripete

«Siamo passati in poche ore da milioni di esperti di mine navali nello stretto di Hormuz a criminologi per Garlasco e adesso tutti virologi di nuovo come ai tempi del Covid», ha anche scritto Burioni, che in epoca di Covid si era accapigliato con la no vax Heather Parisi. Cosa che, sul tema-hantavirus, ha già fatto Matteo Bassetti, direttore del reparto malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova. «Non andrò in lockdown per hantavirus. Non mi ingannate con la propaganda “stai uccidendo persone se viaggi o esci di casa”. E non chiedetemi di vaccinarmi contro hantavirus per proteggere i più deboli. Questo trucco subdolo e carogna ve lo siete giocato con la vostra propaganda Covid e non attacca più. Finitela di prenderci per i fondelli», ha scritto la showgirl sui social. Questa la risposta di Bassetti: «Stia tranquilla. Potrà continuare a giocare a fare la virologa. Nessuno la vaccinerà perché non esiste un vaccino e neanche una terapia specifica. Sarà per questo che il 50 per cento di chi si contagia con hantavirus muore. Lo sapeva? Non lo avevano insegnato al corso di virologia fatto su Facebook?».

Bassetti, che ha anche auspicato che «il governo voglia rivedere la sua posizione sul Piano pandemico Oms», come Burioni ha poi in qualche modo incolpato gli italiani di interessarsi a vicende in cui non ci sia traccia di agenti patogeni: «Mi raccomando, continuate a seguire il delitto di Garlasco e la salute della famiglia del bosco, mentre il mondo evoluto si interroga su come rintracciare tutti i passeggeri che hanno avuto contatti con i casi di hantavirus della nave Hondius. Sono 23, i passeggeri che erano sulla nave e sono scesi il 22 aprile. Questi hanno viaggiato tra stazioni e aeroporti e chissà quante persone hanno incontrato».

L’hantavirus e il risveglio dei virologi star
Massimo Galli (Imagoeconomica).

Galli invece se la prende con Trump: «Complimentoni…»

L’allarme-hantavirus ha infine risvegliato anche Massimo Galli, che durante la pandemia di Covid aveva prodotto decine di pubblicazioni scientifiche sulla pandemia, acquisendo – col suo gruppo di collaboratori – un ruolo di riferimento nazionale. Galli ha puntato il dito contro l’attuale presidente Usa.

«Vale la pena di ricordare che nel 2025 l’Amministrazione Trump ha sospeso i finanziamenti ai Centers for Research in Emerging Infectious Diseases (Creid), una rete che studiava virus con potenziale pandemico che possono passare dagli animali all’uomo. Uno studio in particolare riguardava il passaggio degli hantavirus dai roditori serbatoio alla nostra specie. Grande tempestività, complimentoni», ha scritto l’infettivologo su Facebook: «In un momento in cui l’Oms risulta ulteriormente indebolita dall’irresponsabile abbandono da parte degli Usa, questo virus rappresenta un ulteriore campanello d’allarme su quanto possano costare all’umanità intera falle aperte nella sorveglianza e nella prevenzione, come la pandemia da SARS-CoV-2 avrebbe dovuto insegnare».

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno

«Ma lo sapete che la sorella del leader dell’opposizione lavora al fianco del vice del capo del governo? Non si è mai vista una situazione simile», dicono tra il serio e il faceto dentro Fratelli d’Italia. In effetti è proprio così, e politicamente la coincidenza è curiosa: alla Farnesina, negli uffici che ogni giorno hanno a che fare con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajani, si aggira anche Susanna Schlein, che è la sorella di Elly, la segretaria del Partito democratico. Le cronache si erano occupate di lei solo una volta, quando lavorava nell’ambasciata d’Italia ad Atene: su un “dispaccio” Ansa del 2022 si dava conto di un attentato degli anarchici che aveva «distrutto le auto della prima consigliera d’ambasciata d’Italia ad Atene Susanna Schlein, sorella dell’esponente del Pd Elly Schlein». Un episodio che ovviamente aveva scatenato anche la pronta solidarietà dello stesso Tajani. Da allora non si è più parlato di lei: nel frattempo, e sono passati ormai tre anni e mezzo, la diplomatica è stata promossa, ed è arrivata a lavorare a Roma, nel cuore del potere del ministero degli Affari Esteri, la Farnesina. A stretto contatto con il ministro Antonio Tajani, che è di Forza Italia. L’attuale incarico di Susanna Schlein è alla direzione generale per la Cooperazione allo Sviluppo, una delle più potenti del Maeci, con il ruolo di “capo unità”. Una situazione che ha fatto dare di gomito qualcuno nel partito di via della Scrofa, dove si guardano con estrema attenzione le mosse di Forza Italia, non solo di Tajani ma anche di Marina Berlusconi: da qui a dire che questa “vicinanza lavorativa” possa provocare un ribaltone governativo e un asse “silenziosamente attivo” tra il Pd e i forzisti ce ne passa, ma del resto la fantapolitica non dorme mai. «Ve lo immaginate se in un governo presieduto da Bettino Craxi, dove il ministro degli Esteri era Giulio Andreotti, poi alla Farnesina vi trovavate la parente più stretta del capo del Pci Achille Occhetto?», è la battuta che circola tra i più ostili a Forza Italia…

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno

Metti Folgiero e Gubitosi a tavola

Cosa si saranno detti, martedì a pranzo, nel ristorante romano Al Ceppo, uno dei migliori luoghi della Capitale per “apparecchiare” i potenti, due personaggi come Pierroberto Folgiero e Luigi Gubitosi? Il dialogo tra l’amministratore delegato di Fincantieri e l’ex direttore generale della Rai, oltre che della Luiss che ha la sede proprio lì vicino, è stato fittissimo…

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno

Rubio va Dal Bolognese

Alla fine, anche l’americano Marco Rubio non ha saputo resistere al fascino della “dolce vita” romana: e così, al termine della giornata di giovedì 7 maggio, ecco il segretario di Stato Usa e la moglie Jeanette Dousdebes Rubio a cena a piazza del Popolo, nel ristorante Dal Bolognese. Tre ore d’inferno per il centro storico, con il divieto di transito anche ai pedoni su tutta la piazza: dalla porta del Popolo fino a un buon punto di via del Babuino, via del Corso e via Ripetta, blindature con un esercito di forze dell’ordine e di mezzi antisommossa, tanto che ci voleva una ventina di minuti per fare un giro lunghissimo per superare gli ostacoli. E tutti hanno ricordato quanto era stata differente la visita del presidente francese Emmanuel Macron e la moglie Brigitte, sempre nel locale di piazza del Popolo, ma senza dare così tanto fastidio ai romani.

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
Papa Leone con Marco Rubio (Imagoeconomica).

L’ex senatore forzista D’Anna contro il governo

È stato senatore di Forza Italia, Vincenzo D’Anna. Da presidente della Federazione nazionale dell’ordine dei biologi, ora D’Anna bombarda il governo di Giorgia Meloni. Tutta colpa del «grave ritardo» nell’avvio dei bandi e nell’assegnazione dei finanziamenti per le scuole di specializzazione post laurea di area sanitaria. D’Anna, che è un combattente, lamenta che «nonostante i numerosi solleciti inviati», il ritardo rischia di avere «gravi ricadute sul regolare svolgimento della specializzazione».

La sorella di Elly Schlein a stretto contatto con Tajani e le altre pillole del giorno
Vincenzo D’Anna (foto Imagoeconomica).

Delfin, Rocco Basilico fa ricorso contro la procedura per il passaggio delle quote

Rocco Basilico, figlio della vedova di Leonardo Del Vecchio, ha presentato un ricorso al Tribunale del Lussemburgo contro la procedura per il passaggio del 25 per cento di Delfin, la holding di famiglia che controlla quasi un terzo di EssilorLuxottica, a Leonardo Maria Del Vecchio per circa 10 miliardi. Lo riporta Bloomberg spiegando che Basilico, che detiene il 12,5 per cento di Delfin, sostiene che l’assemblea abbia applicato una soglia di approvazione del 75 per cento anziché dell’88 per cento richiesto dallo statuto per i trasferimenti a terzi. Tale soglia avrebbe conferito al suo voto contrario potere di veto. L’erede contesta inoltre l’approvazione di una politica di dividendi minimi all’80 per cento dell’utile netto per il triennio 2025-2027, che non figurava nell’ordine del giorno originale. L’operazione, che porterebbe Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5 per cento di Delfin come primo azionista, dovrebbe chiudersi entro il 27 giugno. All’Ansa fonti finanziarie hanno segnalato che l’iniziativa di Basilico non impedisce il trasferimento delle quote.

Crosetto-Tajani, il 13 maggio audizione alla Camera su Hormuz

Mercoledì 13 maggio la seduta dell’Aula della Camera dei deputati «inizierà alle 10:30 al fine di consentire lo svolgimento dinnanzi alle commissioni III e IV dell’audizione dei ministri degli Esteri e della Difesa», Antonio Tajani e Guido Crosetto, «sulle iniziative internazionali per il ripristino della libertà di navigazione nello stretto di Hormuz». Lo ha annunciato Giorgio Mulè, presidente di turno a Montecitorio.

Rubio a Tajani: «Le nazioni occidentali proteggano i propri interessi»

Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha avuto un incontro di circa un’ora e mezza con la premier Giorgia Meloni. In precedenza, aveva fatto visita alla Farnesina, dove era stato accolto dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. Durante il colloquio con quest’ultimo, Rubio ha sottolineato «la necessità che le nazioni occidentali proteggano i propri interessi economici», come si legge nella nota del dipartimento di Stato Usa diramata al termine dell’incontro. I due hanno discusso di cooperazione bilaterale, nonché di sfide alla sicurezza globale e regionale. Il segretario ha parlato degli sforzi per promuovere la libertà di navigazione e la sicurezza marittima nelle principali vie navigabili internazionali e affrontato l’importanza di risolvere la guerra in Ucraina.

Tajani a Rubio: «Anche gli Usa hanno bisogno di Italia e Europa»

«Sono convinto che l’Europa ha bisogno dell’America, l’Italia ha bisogno dell’America, ma anche gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa e dell’Italia. Queste sono le relazioni transatlantiche, l’unità dell’Occidente è fondamentale», ha detto Tajani a Rubio, come spiegato da lui stesso in un punto stampa al termine del bilaterale. Stando a una nota della Farnesina, nell’agenda dell’incontro c’è stato un confronto sui principali temi dell’agenda internazionale e il rafforzamento dei rapporti Italia-Usa. Al centro la guerra in Iran, la crisi nello Stretto di Hormuz e le iniziative per la libertà di navigazione, il cessate il fuoco tra Libano e Israele e il disarmo di Hezbollah, il futuro post-Unifil, l’Ucraina e la transizione in Venezuela e a Cuba. Tajani ha ribadito a Rubio che «per noi è importante una presenza americana in Europa per rafforzare la Nato e naturalmente è importante anche un impegno forte degli europei da questo punto di vista, cosa che gli europei stanno facendo».

Inchiesta sanità in Sicilia, l’ex governatore Cuffaro chiede di patteggiare tre anni

L’ex presidente della Regione Siciliana ed ex senatore Salvatore Cuffaro, accusato di corruzione nell’ambito di un’indagine della procura di Palermo sulla gestione illecita di un concorso bandito dall’ospedale Villa Sofia Cervello, sulle nomine dei vertici della sanità locale e su presunti illeciti nell’aggiudicazione di appalti, ha chiesto di patteggiare una pena di tre anni, con lavori sostitutivi per il residuo da scontare. Cuffaro, che è agli arresti domiciliari da cinque mesi, e aveva già subito una condanna a sette anni – quasi finita di scontare -per favoreggiamento personale verso persone appartenenti a Cosa nostra e rivelazione di segreto istruttorio. La decisione, che spetta alla gup Ermelinda Marfia, è attesa per il 15 maggio.

Inchiesta sanità in Sicilia, l’ex governatore Cuffaro chiede di patteggiare tre anni
Salvatore Cuffaro (Imagoeconomica).

La Procura di Palermo ha chiesto il rinvio a giudizio per altri otto indagati

La richiesta di patteggiamento da parte di Cuffaro è avvenuta in udienza preliminare davanti al gip, che deve decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio di otto coimputati. Sono accusati di corruzione Roberto Colletti, ex direttore generale dell’ospedale (che si è costituito parte civile), Antonio Iacono, primario del Trauma Center dello stesso nosocomio, e Vito Raso, ex autista e storico collaboratore di Cuffaro. Secondo gli inquirenti, l’ex governatore e i coindagati avrebbero pilotato il concorso bandito per la stabilizzazione di 15 operatori sociosanitari. Per un appalto messo a gara dall’Asp di Siracusa, con l’accusa di traffico di influenze, sono indagati invece Mauro Marchese e Marco Dammone, della srl Dussman, Roberto Spotti, legale rappresentante della società, il faccendiere Ferdinando Aiello e l’imprenditore Sergio Mazzola, titolare della ditta Euroservice.

Fastweb chiede a Iliad di ritirare la pubblicità con Megan Gale

La nuova pubblicità di Iliad con Megan Gale, che gioca apertamente sul richiamo nostalgico agli storici spot Omnitel e Vodafone andati in onda dal 1999 al 2008, è finita al centro di uno scontro con Fastweb, che ha intimato «l’immediata cessazione della diffusione della campagna su qualsiasi mezzo» (sarà trasmessa in tv dal 10 maggio ma è già visibile sui social), chiedendo una risposta entro 24 ore e riservandosi, altrimenti, di agire «nelle sedi competenti».

Lo spot Iliad con Megan Gale per le vie di Milano

Come spiega la lettera di diffida inviata da Fastweb e diffusa da Benedetto Levi, ceo di Iliad Italia, la modella e attrice australiana «mentre cammina per le vie di Milano viene riconosciuta dalla gente come protagonista di un’altra pubblicità (“Megan, cosa ci fai in questo spot?”, le chiede un passante; “Ho deciso di cambiare”, risponde lei)», poi «inaspettatamente entra in un negozio Iliad (“Megan, anche tu qui!” esclama l’addetto) e sceglie Iliad, “perché è per sempre, quindi…”», inoltre «i commenti della gente non si fermano: “Ma hai visto chi è passata?” chiede un uomo alla donna che è con lui; “Eh sì, è passata in Iliad anche lei”, risponde la donna». Megan Gale, peraltro, è vestita di rosso, «il colore che identifica Vodafone fin dal suo uso nel mercato italiano a partire dal 2003».

Fastweb:«Effetti denigratori nei confronti di Vodafone»

Secondo Fastweb, licenziataria del marchio Vodafone, la campagna di Iliad «si pone con ogni evidenza in contrasto con numerose norme del codice di autodisciplina della comunicazione commerciale e del codice civile». Lo spot, si legge nella lettera, «realizza infatti un indebito e ingiustificato agganciamento alla notorietà e all’immagine aziendale Vodafone, oggi Fastweb S.p.A., con effetti denigratori nei confronti del marchio Vodafone, abbandonato persino dalla sua storica testimonial, ed effettua una comparazione meramente suggestiva fra Vodafone e Iliad a tutto vantaggio di quest’ultima».

Inoltre, prosegue Fastweb, «l’uso strumentale che viene fatto dello storico testimonial Vodafone contrasta inoltre con obbligo di correttezza codificato nell’art. 1 c.a.». Questo il commento di Levi: «Tutto cambia. Tutti possono cambiare. Ma non a tutti il cambiamento piace».

Hantavirus, negativa al test l’assistente di volo KLM

È risultata negativa al test l’assistente di volo di KLM che presentava lievi sintomi di hantavirus e che per questo era stata ricoverata in ospedale ad Amsterdam. La hostess era entrata in contatto con una passeggera olandese che aveva cercato di imbarcarsi il 25 aprile per lasciare Johannesburg per i Paesi Bassi, dopo essere scesa dalla nave da crociera MV Hondius a bordo del quale si è sviluppato il focolaio dell’infezione. L’equipaggio, date le sue condizioni di salute, aveva rifiutato il trasporto: la donna è poi morta in ospedale in Sudafrica.

Nuovo caso sospetto sull’isola di Tristan da Cunha

L’attenzione resta però massima, anche perché a bordo della MV Hondius si è verificata una trasmissione da uomo a uomo: l’Agenzia britannica per la sicurezza sanitaria ha segnalato un nuovo caso sospetto in un cittadino del Regno Unito sull’isola di Tristan da Cunha, nell’Atlantico meridionale, dove erano sbarcati i passeggeri della nave da crociera.

Hantavirus, negativa al test l’assistente di volo KLM
L’ospedale di Amsterdam dove è stata ricoverata l’assistente di volo KLM (Ansa).

L’Oms al lavoro per capire le origini del focolaio

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce basso il rischio a livello globale legato al focolaio, ma gli esperti vogliono ricostruirne la dinamica. I coniugi olandesi morti sulla nave dopo aver contratto l’hantavirus avevano viaggiato tra Cile, Uruguay e Argentina prima di imbarcarsi, facendo birdwatching nella discarica a cielo aperto all’entrata di Ushuaia: è qui che potrebbero aver contratto l’infezione. Il virus, infatti, si trasmette all’uomo attraverso roditori selvatici, come topi o ratti, che lo eliminano con la saliva, l’urina e le feci.

L’infettivologo Galli: «Complimentoni a Trump».

«Val la pena di ricordare che nel 2025 l’amministrazione Trump ha sospeso i finanziamenti ai Centers for Research in Emerging Infectious Diseases (Creid), una rete che studiava virus con potenziale pandemico che possono passare dagli animali all’uomo. Uno studio in particolare riguardava il passaggio degli hantavirus dai roditori serbatoio alla nostra specie. Grande tempestività, complimentoni». Lo ha scritto su Facebook l’infettivologo Massimo Galli: «In un momento in cui l’Oms risulta ulteriormente indebolita dall’irresponsabile abbandono da parte degli Usa, questo virus rappresenta un ulteriore campanello d’allarme su quanto possano costare all’umanità intera falle aperte nella sorveglianza e nella prevenzione, come la pandemia da SARS-CoV-2 avrebbe dovuto insegnare».

Le rassicurazioni di Weissman, Nobel per la Medicina

«Alla luce di quello che sta succedendo con l’hantavirus e dell’importanza di interventi coordinati da parte di tutti i paesi del mondo, spero che il governo italiano voglia rivedere la sua posizione sul Piano pandemico Oms. E spiegare agli italiani perché non ha votato a favore dell’accordo pandemico globale: uno strumento per migliorare la prevenzione, la preparazione e la risposta a future pandemie su scala mondiale. Una posizione imbarazzante. Soprattutto in questo momento». Lo ha scritto su X l’infettivologo Matteo Bassetti. Intervistato da La Stampa, l’immunologo Drew Weissman, che ha vinto il Premio Nobel per la Medicina nel 2023 per i vaccini contro il Covid-19, ha detto: «L’hantavirus si trasmette tra uomini ma non si diffonde velocemente come il Covid. Sono casi sporadici, da monitorare, ma non siamo sull’orlo di una nuova pandemia. Anche se ce ne saranno di sicuro, in futuro».

La Corte Usa boccia i dazi globali al 10 per cento di Trump

I dazi del 10 per cento imposti da Donald Trump a febbraio sono stati dichiarati illegali dalla Corte per il commercio americana, che ha sottolineato che le tariffe globali generalizzate imposte dal presidente (per sostituire almeno temporaneamente quelle già bocciate dai giudici) non trovano giustificazione nella legge a cui egli ha fatto ricorso, la Section 122 del Trade Act del 1974. Secondo quanto riportato dai media americani, il tribunale ha deciso con due voti a favore e uno contrario.

Elezioni locali in Gran Bretagna: disfatta laburista, Reform UK primo partito

Le elezioni locali britanniche del 7 maggio si sono risolte in una disfatta per il Partito laburista e con un boom di Reform UK. I risultati al momento sono relativi solo all’Inghilterra, in attesa dello spoglio in Galles e Scozia, ma tant’è: il partito del premier Keir Starmer vede dimezzati i consiglieri che aveva in precedenza, superato come primo partito dalla formazione di destra guidata da Nigel Farage. Male anche i Conservatori. Guadagnano invece seggi sia i Liberaldemocratici centristi che i Verdi.

Elezioni locali in Gran Bretagna: disfatta laburista, Reform UK primo partito
Nigel Farage (Ansa).

«Reform sta conquistando un terzo dei seggi in tutto il Paese. Siamo un partito veramente nazionale», ha scritto Farage su X.

Assumendosi la responsabilità della disfatta laburista, Starmer ha dichiarato: «Giornate difficili come queste non indeboliscono la mia determinazione a realizzare il cambiamento che ho promesso. Anzi, rafforzano la mia determinazione a farlo».

Elezioni locali in Gran Bretagna: disfatta laburista, Reform UK primo partito
Keir Starmer e la moglie Victoria all’uscita dal seggio elettorale (Ansa).

Tensione a Hormuz, attacchi incrociati tra Usa e Iran

Torna la tensione nello Stretto di Hormuz, dove nella tarda serata di giovedì 7 maggio Usa e Iran si sono scambiati attacchi incrociati. Gli Stati Uniti hanno inizialmente preso di mira una petroliera iraniana che si spostava dalle acque costiere iraniane nella regione di Jask verso lo Stretto di Hormuz, così come un’altra nave che entrava nello Stretto di fronte al porto di Fujairah, negli Emirati Arabi Uniti. Teheran ha reagito immediatamente attaccando tre cacciatorpediniere americane con missili e droni. Il presidente Usa Donald Trump ha minimizzato gli scambi di colpi dichiarando che si è trattato solo di «un’energica carezza (love tap)» e che «il cessate il fuoco resta in vigore». Anche la tv iraniana ha affermato che la situazione è tornata alla normalità. «In futuro li colpiremo con molta più forza e molta più violenza, se non firmeranno il loro accordo, e in fretta», ha aggiunto Trump.