Perché Ultimo e Geolier sono i veri eredi di Vasco Rossi

Sabato 4 luglio Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, ha trasformato la spianata di Tor Vergata in un oceano da un quarto di milione di anime pronte a farsi cuocere dal sole per il maxi-evento La Favola Per Sempre. Contemporaneamente, allo Stadio Maradona, il 26enne Emanuele Palumbo, alias Geolier, ha messo le tende monopolizzando l’impianto con ben sei notti consecutive per il prossimo anno, dopo aver già fatto tre volte il pieno quest’anno e altre due volte due anni fa. Per la prima volta, la chiesa laica di Vasco Rossi trova i suoi eredi strutturali. Ma non cercate il sound del Blasco nelle ballate al pianoforte del 30enne romano o nelle metriche del ragazzo di Secondigliano: qui si parla di pura funzione sociale, di periferie metropolitane che smettono di fare le comparse e si prendono i botteghini, muovendo economie gigantesche nello scetticismo dei recensori col sopracciglio alzato.

I nuovi profeti delle masse non nascono nelle bolle dei talent

I profeti delle masse non nascono nelle serre protette dei talent show, ma si forgiano a pane e rifiuti industriali. Se il rocker di Zocca — che per il mezzo secolo di carriera blinda lo storico record di 10 concerti di fila all’Olimpico, una residency d’acciaio — comincia a masticare musica fondando Punto Radio nel 1975 sull’Appennino modenese, registrando vendite misere per i primi album nell’indifferenza del mercato, il cantautore di San Basilio deve incassare i primi no ad Amici e X Factor prima di trovare un rifugio indipendente nella label Honiro ed espugnare Sanremo Giovani nel 2018. Con la stessa identica fame, il golden boy del rione Gescal lavora da ragazzino in una fabbrica di lampadari e nel 2018 sbarca autonomamente su YouTube con P’ Secondigliano, un videoclip che diventa virale, intercettando la rete dei coetanei prima di costringere le major a piegarsi alle sue regole.

La prova di fuoco dell’Ariston

Questo legame con la strada trova nei verdetti ufficiali del Festival di Sanremo la certificazione esatta dello scontro frontale. Non a caso la kermesse posiziona il Blasco direttamente sul fondo della classifica nel 1982 con Vado al massimo e al penultimo gradino l’anno dopo con Vita spericolata, applicando il rifiuto totale della coda. Un copione che non cambia più di tanto con le nuove leve. Nel 2019 il voto congiunto di Sala Stampa e Giuria d’Onore sfila la vittoria a Ultimo per consegnarla a Mahmood, bloccando il suo 46,5 per cento di preferenze da casa e scatenando quella sua rabbiosa reazione in conferenza stampa. Un j’accuse virale contro i giornalisti che incrina per sempre i suoi rapporti con i media.

La dinamica si fa speculare nel 2024 con Geolier, che dopo aver vinto la serata delle cover tra i fischi della platea dell’Ariston viene superato in finale da Angelina Mango. Il voto della Sala Stampa e delle Radio neutralizza lo storico record del 60 per cento al televoto — mica cotica —, sanzionando quel cantare in napoletano percepito come una provocazione fonetica sgrammaticata e priva di dignità letteraria rispetto alla lingua italiana.

Le stroncature di una certa intellighenzia

Un divario profondo tra la pancia degli ascolti e certa intellighenzia che ricalca fedelmente l’archivio delle stroncature subite storicamente da Vasco. Se nel dicembre del 1980 lo scrittore e fondatore di Panorama Nantas Salvalaggio, una delle firme più autorevoli all’epoca, firmava il dissing ante litteram definendo il rocker «un bell’ebete, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumè dello zombie, dell’alcolizzato, del drogato “fatto” […] », oggi la sanzione culturale si sposta direttamente nelle aule scolastiche. Durante gli ultimi esami di terza media, una famiglia deve contestare le umiliazioni pubbliche e le derisioni della coordinatrice di classe perché il figlio osa presentare una tesina sul rapper di Napoli.

Il rapporto fisico con la fanbase

La strada, tuttavia, risponde blindando l’ugola di turno attraverso un rapporto fisico con la fanbase. Un esempio? Gli irriducibili di Ultimo hanno piantato le tende a Tor Vergata il 19 giugno, 15 giorni prima del concerto, sfidando temperature torride sotto il sole pur di conquistare la transenna e facendo scattare sui social l’ironia sulla sfida aperta alla stoica resistenza del vecchio popolo di Vasco. Un culto a cui la voce capitolina risponde aprendo le prove generali blindate esclusivamente a 1.500 fan con disabilità in modo totalmente gratuito e portando la diretta dello show nei reparti del Policlinico di Tor Vergata per i malati ricoverati. Dall’altra parte, Geolier esercita un vero e proprio feudalesimo territoriale, annunciando nel bel mezzo del suo tour estivo che nel 2027 canterà esclusivamente nella sua città («perché Napoli è casa tua») obbligando il pubblico di tutta Italia a mettersi in viaggio verso il Sud se vuole ascoltarlo in una residency estesa a sei serate. È una fede totale, riassunta nella recente intervista rilasciata a Esse Magazine: «Io a Napoli giro senza sicurezza. Cosa penserebbe altrimenti la gente di me con quello che dico nelle canzoni? La sicurezza mia, i miei bodyguard, sono i guagliuni di Napoli». Un patto di sangue, lo stesso che ha il Kom coi suoi fedelissimi che da 50 anni vanno a stanarlo fino a Zocca. Insomma, finché ci sarà un popolo disposto a migrare in massa per ascoltarli, i padroni della festa saranno sempre loro.

Trump, il Vietnam e gli sfratti: quando un resort di lusso diventa geopolitica

«Dovete lasciare la vostra casa». Nelle ultime settimane, decine di famiglie della provincia di Hung Yen, nel Vietnam settentrionale, si sono viste recapitare delle lettere di sfratto. Motivo? L’accordo concluso tra le autorità vietnamite e Donald Trump. Diversi terreni saranno infatti espropriati dopo essere stati destinati a ospitare un resort di lusso da 1,5 miliardi di dollari sviluppato dalla Trump Organization, insieme alla società vietnamita Kinh Bac City. Sul piano politico, quelle lettere di sfratto rappresentano uno dei simboli più evidenti della nuova posizione che il Vietnam occupa nella competizione tra Stati Uniti e Cina.

Un progetto mastodontico con campi da golf, ville e hotel

Il progetto rappresenta uno dei più grandi investimenti immobiliari mai realizzati dalla Trump Organization in Asia sud-orientale e prevede la trasformazione di quasi 900 ettari di terreni agricoli lungo il Fiume Rosso, a circa 40 chilometri dalla capitale.

Il masterplan è articolato in più fasi e comprende un grande resort integrato con hotel a cinque stelle, ville di lusso, complessi residenziali, aree commerciali e ricreative, oltre a tre campi da golf per un totale di 54 buche, destinati a una clientela internazionale di fascia alta.

Secondo gli sviluppatori, il complesso punta a diventare una delle principali destinazioni del turismo di lusso nel Sud-Est asiatico e un punto di riferimento per grandi eventi economici e diplomatici.

Hanoi tende la mano a Washington

L’investimento è stato presentato ufficialmente nel maggio 2025 durante una cerimonia alla quale hanno partecipato il vicepresidente esecutivo della Trump Organization, Eric Trump, e l’allora primo ministro vietnamita Pham Minh Chinh. In quell’occasione il capo del governo definì il progetto un simbolo del rafforzamento delle relazioni economiche tra Hanoi e Washington e della fiducia degli investitori americani nell’economia vietnamita. Non è un dettaglio secondario: l’annuncio arrivò proprio mentre Hanoi cercava di negoziare un allentamento dei dazi imposti dalla Casa Bianca.

Trump, il Vietnam e gli sfratti: quando un resort di lusso diventa geopolitica
Pham Minh Chinh con Eric Trump nel 2025 (Ansa).

Le proteste per gli espropri e gli indennizzi

La realizzazione del resort richiede tuttavia una delle più vaste operazioni di acquisizione fondiaria degli ultimi anni nella regione. Migliaia di famiglie sono interessate, direttamente o indirettamente, dalle procedure di esproprio.

Per mesi il progetto è rimasto bloccato dalle proteste dei residenti, che contestano gli indennizzi offerti dalle autorità: i circa 4.000 miliardi di dong (oltre 150 milioni di dollari) stanziati sarebbero largamente inferiori al valore economico dei terreni e insufficienti a garantire un nuovo sostentamento. Molti perderanno frutteti coltivati da generazioni e terreni che garantivano il principale reddito familiare. Altri dovranno abbandonare aree dove sorgono le tombe degli antenati, un elemento di grande valore nella cultura vietnamita.

Nonostante le contestazioni, Hanoi ha deciso di accelerare gli espropri, prevedendo anche lo sgombero forzato di chi rifiuterà il risarcimento. Il resort dovrebbe essere completato in tempo per il vertice APEC del 2027, che il Vietnam ospiterà alla presenza, tra gli altri, proprio di Trump.

Trump, il Vietnam e gli sfratti: quando un resort di lusso diventa geopolitica
Eric Trump (Ansa).

Il difficile equilibrismo vietnamita tra Cina e Usa

Hanoi, insomma, non ha alcuna intenzione di rallentare.

Per il governo vietnamita l’investimento rappresenta un segnale politico rivolto a Washington, in una fase in cui Hanoi cerca di limitare le tensioni commerciali con gli Stati Uniti senza compromettere il rapporto con la Cina. Il Vietnam è uno dei Paesi che ha più da perdere dalle guerre tariffarie e dalle nuove ventate di protezionismo.

Hanoi è diventata uno degli snodi più importanti delle catene globali di approvvigionamento. Samsung produce in Vietnam una parte significativa dei propri smartphone. Apple ha trasferito quote crescenti della produzione di AirPods, Apple Watch e MacBook. Foxconn, Luxshare, Pegatron e numerosi altri fornitori dell’elettronica mondiale hanno investito nel Paese. Anche il settore tessile, dell’arredamento e delle apparecchiature elettriche è ormai profondamente integrato nelle filiere internazionali.

Perché il China Plus One può rivelarsi un problema

Questa crescita è stata ulteriormente accelerata dalla guerra commerciale lanciata da Trump contro la Cina nel 2018. Migliaia di imprese hanno adottato la strategia del China Plus One, mantenendo una parte della produzione nella Repubblica Popolare ma spostando altre attività in Paesi vicini per ridurre il rischio geopolitico. Il Vietnam, grazie alla vicinanza geografica alla Cina, al basso costo del lavoro, alla stabilità politica e a una rete di accordi commerciali favorevoli, è diventato il principale beneficiario di questo processo. Molte aziende cinesi hanno trasferito nel Paese soprattutto le fasi finali dell’assemblaggio, continuando però a dipendere da componenti e semilavorati prodotti oltreconfine. Per anni questo modello ha funzionato. Hanoi ha registrato tassi di crescita tra i più elevati dell’Asia e un forte aumento delle esportazioni verso gli Stati Uniti. Oggi, però, proprio quel successo rischia di trasformarsi in un problema.

Washington guarda con crescente sospetto ai Paesi che potrebbero essere utilizzati per aggirare i dazi imposti alla Cina. Le nuove indagini commerciali statunitensi e le misure contro il cosiddetto transshipment, cioè la riesportazione di merci cinesi attraverso Paesi terzi, mettono direttamente in discussione il modello di sviluppo vietnamita.

Non a caso alcune imprese cinesi che avevano investito in Vietnam stanno riconsiderando i propri piani, temendo che anche Hanoi possa diventare bersaglio della politica commerciale americana.

Trump, il Vietnam e gli sfratti: quando un resort di lusso diventa geopolitica
Donald Trump (Ansa).

I costi della diplomazia del bambù

Questo rende ancora più delicata la posizione internazionale del Vietnam, che persegue una politica estera nota come “diplomazia del bambù“: radici solide ma sufficiente flessibilità per adattarsi ai cambiamenti del contesto internazionale. L’obiettivo è evitare qualsiasi allineamento esclusivo e mantenere rapporti stretti con tutte le principali potenze. Nel 2023 gli Stati Uniti sono stati elevati al livello di Comprehensive Strategic Partnership, il massimo previsto dalla diplomazia vietnamita. Allo stesso tempo, però, la Cina rimane il primo partner commerciale di Hanoi e il principale fornitore di componenti industriali. Sul piano della sicurezza, questa duplicità è ancora più evidente. Il Vietnam continua a contestare le rivendicazioni territoriali di Pechino nel Mar Cinese Meridionale e negli ultimi anni ha rafforzato la cooperazione con Stati Uniti, Giappone, India e Australia nel settore della sicurezza marittima. Ma, al contrario di Giappone e Filippine, evita accuratamente di trasformare questi rapporti in un’alleanza anti-cinese.

La leadership vietnamita è consapevole che la propria prosperità dipende tanto dall’accesso al mercato americano quanto dall’integrazione economica con la Cina.

Gli sfratti di Hung Yen sono un sintomo di questa realtà così complessa. Il resort della Trump Organization è uno strumento attraverso cui Hanoi cerca di consolidare il dialogo con Washington in una fase di crescente pressione commerciale, blandendo l’inquilino della Casa Bianca. Le proteste degli agricoltori mostrano il costo umano dei tempi a cui il Vietnam cerca di adattarsi. Dietro un progetto immobiliare apparentemente locale si riflettono le tensioni di un ordine internazionale nel quale commercio, investimenti e geopolitica sono sempre più intrecciati. La sfida per Hanoi è continuare a sfruttare la propria posizione strategica senza essere costretta, prima o poi, a scegliere tra Washington e Pechino.

Trump, il Vietnam e gli sfratti: quando un resort di lusso diventa geopolitica
Un contadino vietnamita (Ansa).

E’ il momento del Ravello Festival!

di Olga Chieffi Questa sera, alle ore 20, nell’aura del tramonto si accenderanno i riflettori sul palco più bello del mondo, quello di villa Rufolo e del Ravello Festival, concerto inaugurale della LXXIV edizione, nata dal dialogo tra musica, arti visive e paesaggio. firmata da Lucio Gregoretti e organizzata dalla Fondazione Ravello presieduta da Alessio Vlad e diretta da Maurizio Pietrantonio. La serata infatti, avrà il suo preludio con il vernissage della esposizione di opere di William Kentridge, previsto per le 18,30, preceduto alle ore 17, a Palazzo Avino, da un incontro con Bartolomeo Pietromarchi. Apertura d’eccezione come si confà ad uno dei più antichi festival d’Italia, con l’Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino diretta da Daniele Gatti. S’inizierà con l’ Idillio di Sigfrido di Richard Wagner, quale omaggio al genius loci del giardino. L’Idillio come dono musicale tenero e personale, è pensato per un ristretto organico strumentale; originariamente sono previsti: due violini, viola, violoncello, contrabbasso, flauto, oboe, due clarinetti, due corni, tromba e fagotto. Wagner avrebbe voluto mantere privata questa composizione, tuttavia, costretto dalle difficoltà finanziarie, nel 1878 cede la partitura alla casa editrice Schott, riorganizzandola per un’orchestra più ampia al fine di renderla commercialmente più appetibile. Il titolo fa riferimento a suo figlio Siegfried di 18 mesi. Composto in gran segreto, il brano viene eseguito alle 7 del mattino del 25 dicembre 1870 da un piccolo ensemble di 13 musicisti, entrati alla spicciolata a Villa Tribschen mentre Cosima sta ancora dormendo. E’, musicalmente, una delle partiture più perfette e pulite mai uscite dalla penna del compositore, qui dispensatore finissimo di sottigliezze timbriche e armoniche in una dimensione cameristica raccolta quanto votata alla luce, e in una luce di apoteosi culminante: la pagina forse più serena e lieta di tutta la sua vita d’artista. Il materiale musicale che lo compone, così ricco di personale significato emozionale, era già stato utilizzato da Wagner nel possente duetto finale del terzo atto di “Sigfrido”, prima delle parole di Brunilde: “Ewig war ich, ewig bin ich”, che introducono la sua decisione di accettare l’amore di Sigfrido. In partitura sono presenti alcuni motivi di precedenti composizioni di Wagner; il tema iniziale, “della Pace” o “dell’Amata immortale”, derivante da un quartetto d’archi rimasto in bozza e mai completato, il motivo del corno e la melodia dell’uccello della foresta sono tratti dal “Siegfried”, l’assolo dell’oboe proviene da antica ninna nanna tedesca, “Schlaf, Kindchen, schlafe”, trascritta nel 1868. Il brano presenta una complessa articolazione tematica; i vari motivi, tra loro sempre coerenti, si sovrappongono, si alternano e si rimescolano. Sul tema iniziale, proteso verso l’alto ed eseguito più volte dai soli archi, si innesta il tema “del Sonno” (il piccolo Siegfried), enunciato dal flauto e poi condotto in alternanza con oboe e clarinetto. I due motivi sono sviluppati insieme, quindi l’oboe, con il delicato sostegno degli archi, esegue una graziosa Berceuse. Sui vari strumenti ritorna il tema del sonno, che diventa sempre più importante, e il tema iniziale; infine, prima della conclusione, tutti i temi sono ripresi in successione, sovrapposti l’uno sull’altro. Sull’Eroica di Beethoven, che seguirà, inaugurando le celebrazioni sono state scritte più parole delle note che la compongono, e se si potesse mai farne il calcolo accurato, la sproporzione fra i due linguaggi sbalordirebbe. Eppure, è riuscito qualcuno a “spiegare” esaurientemente l’Eroica? Chi potrebbe mai offrire un chiarimento del miracolo di una nota che ne segue un’altra, o coincide con un’altra ancora, così da darci la certezza che quella relazione tra i suoni non possa in alcun modo essere diversa? Nessuno, certamente. Per quanto razionali possiamo e vogliamo essere, dobbiamo di colpo arrestarci sul limite di questa area mistica, Non è esagerato usare l’espressione “mistico” o perfino “magico”, forse nessun amante dell’arte può rimanere agnostico. Chi ama la musica è un credente, anche se con sforzi dialettici cerca disperatamente di sfuggire all’impasse, nell’affrontare il soggetto della musica, le menti più razionali hanno dovuto sempre cedere al suo misticismo e riconoscere la bellezza e l’innegabile godimento e, quindi, felicità che emanano questa indescrivibile mescolanza, che, comunque, rimane inaccessibile. Faremo parte, allora, di quel sogno che si dipana dalla terza sinfonia in Mi Bemolle maggiore, op.55, mai così attuale e necessario come oggi: eguaglianza, libertà, fraternità. Composta pensando alla figura di Napoleone Bonaparte, che per Beethoven, come per Hegel, incarnava lo spirito del tempo (uno spirito rivoluzionario, democratico), questa sinfonia è una celebrazione della storia come epos del presente. La narrazione avviene in modo non lineare, per flashback e fughe in avanti, e sembra concepita come un commento ad immagini invisibili, ma certo vivide nella mente degli ascoltatori. E infatti questa è forse la più “visuale” delle sinfonie di Beethoven: funziona quasi come una colonna sonora. È così dal primo movimento, quasi una sigla costruita intorno al motivo semplicissimo dell’attesa di qualcosa di grandioso, anche se, nello sviluppo, fa capolino – fuori dalla coppia di temi principali – un “tema” dolce, che sembra esprimere ciò che tutti in fondo ci si augura da una rivoluzione: quanto sarà felice, dopo, la vita, fino all’ultimo tempo, in cui al posto della forma-sonata viene adottata la forma delle variazioni: una successione in alternanza di quadri molto diversi, che fa di questo movimento un tentativo di conciliare, anziché una coppia, una pluralità di opposti – le tensioni e le contraddizioni di un’intera stagione storica. Nella Marcia funebre è da segnalare l’impiego di materiali elementari tratti da musiche pubbliche (marce, inni) concepite in Francia nel periodo rivoluzionario; tali elementi sono assorbiti in un contesto “alto”, messi in relazione con stilemi della musica d’arte fra i quali l’esoterica tecnica del fugato, mobilitata non però al fine d’un’astrazione rarefatta, bensì per drammatizzare il discorso musicale e condurre alla climax emotiva del movimento nel successivo straziante episodio a terzine. Una mancata elaborazione del lutto trova infine voce nell’impressionante congedo, dove il tema della marcia funebre è letteralmente frantumato, ad esprimere una prostrazione annichilita, senza ricomposizione. I richiami a Virgilio e a Omero non sono casuali perché l’Eroica fu definita dal Rolland “l’Iliade dell’Impero”, con tutte le implicazioni al mito napoleonico colto al vertice dell’ascesa e nella decomposizione dell’epicedio funebre. Nel Finale, Allegro molto, edificato attraverso la variazione di un tema innocuo preso dal balletto Le creature di Prometeo, trova spazio anche un sublime intermezzo , Andante, poi, prima della ricapitolazione, Presto, torna la rimembranza della marcia funebre. “L’eroe costa molte lacrime – ricordava Berlioz – dopo questi ultimi rimpianti offerti alla sua memoria, il poeta lascia l’elegia per intonare con trasporto l’inno della gloria”.

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Ruggi: reclutamento di medici e infermieri

di Erika Noschese

L’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno corre ai ripari per fronteggiare la cronica carenza di medici e infermieri, una criticità che rischia di aggravarsi ulteriormente con l’arrivo della stagione estiva. La nuova direzione strategica, insediatasi nei giorni scorsi, ha già avviato una serie di interventi per garantire la continuità dell’assistenza nei Pronto Soccorso aziendali, tradizionalmente sottoposti a un forte incremento degli accessi durante i mesi estivi. Nella giornata di ieri il direttore generale Nicola Cantone ha firmato una nuova manifestazione di interesse finalizzata al reperimento di personale da destinare ai dipartimenti di emergenza-urgenza dell’Azienda. L’obiettivo è quello di rafforzare gli organici in attesa della conclusione delle procedure concorsuali e delle nuove assunzioni a tempo indeterminato. «L’emergenza-urgenza rappresenta uno degli ambiti più critici, soprattutto per quanto riguarda il reperimento delle risorse umane. Proprio oggi pubblicheremo delle manifestazioni di interesse rivolte ai medici dell’emergenza-urgenza, sia specialisti sia specializzandi. Stiamo facendo davvero tutto il possibile per garantire la continuità dell’assistenza durante il periodo estivo», ha dichiarato il direttore amministrativo Sergio Russo. Russo ha evidenziato come l’Azienda abbia «messo in campo tutte le procedure consentite a un’azienda sanitaria per salvaguardare il diritto alla salute dei cittadini. Inoltre, abbiamo già espletato una procedura concorsuale, il cui termine di scadenza era fissato al 4 giugno scorso, e continueremo a lavorare per rafforzare gli organici». La situazione della Medicina d’Emergenza-Urgenza resta, infatti, particolarmente complessa. Attualmente sarebbero necessari almeno dieci dirigenti medici per garantire una piena copertura dei turni nei Pronto Soccorso aziendali. Tuttavia, dall’ultimo concorso pubblico, conclusosi nelle scorse settimane, sono risultati idonei soltanto quattro candidati e, di questi, appena due hanno successivamente perfezionato l’assunzione con la presa di servizio presso il Ruggi. Una situazione che ha costretto l’Azienda a ricorrere nuovamente a procedure straordinarie. Come si legge nella deliberazione firmata dal direttore generale Nicola Cantone, «al fine di assicurare la continuità dell’attività assistenziale, nelle more del reclutamento di personale dipendente, nel corso del primo semestre del 2026 l’Azienda ha attivato e pubblicato diversi avvisi di manifestazione di interesse per il conferimento di incarichi libero-professionali destinati a medici specialisti e a medici in formazione specialistica nella disciplina di Medicina d’Emergenza-Urgenza». Le iniziative adottate finora, tuttavia, non sono state sufficienti a colmare le persistenti scoperture di organico. Per questo motivo è stato bandito un ulteriore concorso pubblico per la copertura di otto posti a tempo indeterminato di dirigente medico nella disciplina di Medicina d’Emergenza-Urgenza, appartenente all’Area Medica e delle Specialità Mediche. Parallelamente, l’Azienda ha deciso di riaprire anche le manifestazioni di interesse rivolte ai medici specialisti e ai medici in formazione specialistica, così da garantire una risposta immediata alle esigenze organizzative dei Pronto Soccorso in vista dell’estate, periodo in cui aumenta sensibilmente il numero degli accessi. Analoga procedura è stata avviata anche per il personale infermieristico e per le altre figure sanitarie ritenute indispensabili al funzionamento dei Dipartimenti di Emergenza, con l’obiettivo di ridurre la pressione sui reparti, assicurare la copertura dei turni e garantire standard assistenziali adeguati in una fase particolarmente delicata per il sistema sanitario.

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Italo Cirielli: In democrazia non si revoca una sala perché non piace un libro»

SALERNO. Si accende lo scontro politico sulla presentazione del libro “E me ne vanto. La storia di Carlo Falvella”, curato da Tony Fabrizio, in programma il prossimo 7 luglio nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città. Sulla questione è intervenuto anche il dirigente nazionale di Gioventù Nazionale e responsabile regionale Enti Locali di Fratelli d’Italia, Italo   Cirielli.

Come giudica lo scontro politico di queste ore a Salerno sulla concessione che il Comune ha dato per la presentazione del libro su Falvella?

“Lo giudico uno scontro strumentale e profondamente sbagliato. Qui non si sta discutendo di una manifestazione di parte, ma della presentazione di un libro che racconta la storia di Carlo Falvella, un ragazzo salernitano ucciso a soli 19 anni per le sue idee. Trasformare un momento di memoria e di approfondimento culturale in un caso politico significa non comprendere il senso dell’iniziativa e, soprattutto, mancare di rispetto a una giovane vita spezzata dalla violenza politica”.

È intervenuta anche l’Assessore regionale Claudia Pecoraro, parlando di iniziative incompatibili con i valori della Costituzione. Cosa ne pensa?

“Penso che sia una dichiarazione pericolosa. La Costituzione tutela la libertà di pensiero, di espressione, di cultura e di editoria. Dire che un libro, solo perché racconta la storia di un ragazzo di destra ucciso negli anni di piombo, non possa essere presentato in una sede istituzionale, significa usare le istituzioni per selezionare la memoria. Le istituzioni non devono avere paura dei libri: devono avere paura della censura e della violenza”.

Avs e 5 Stelle hanno chiesto al sindaco De Luca la revoca dell’autorizzazione. Ritiene giusta questa richiesta?

“No, la ritengo sbagliata. Chiedere la revoca significa impedire una iniziativa culturale prima ancora che si svolga. Se qualcuno teme provocazioni o tensioni, si chieda il rispetto delle regole, non la cancellazione dell’evento. In democrazia non si revoca una sala perché non piace il contenuto di un libro. Si partecipa, si critica, si discute. Ma non si censura”.

Dopo i fatti del Porticciolo di Pastena, si teme che la violenza possa ripetersi anche in questa occasione.

“La violenza va condannata sempre, senza ambiguità e da qualunque parte provenga. Proprio per questo serve responsabilità da parte di tutti. Chi alimenta il clima di scontro, chi descrive una presentazione libraria come una minaccia per la democrazia, contribuisce ad alzare la tensione. Le istituzioni e le forze dell’ordine sapranno garantire sicurezza e ordine pubblico. Ma la risposta alla violenza non può essere il divieto della memoria”.

Da dirigente nazionale di Gioventù Nazionale e responsabile regionale degli enti locali di Fdl come andrà a finire secondo lei?

“Mi auguro che prevalgano il buon senso e il rispetto delle libertà fondamentali. L’evento deve svolgersi regolarmente, nel rispetto delle regole e delle istituzioni. Carlo Falvella appartiene alla storia di Salerno e alla memoria di una stagione tragica che non può essere ricordata a senso unico. Chi pensa di difendere la Costituzione impedendo la presentazione di un libro, a mio avviso, ne tradisce lo spirito più profondo”. Mantenere alto il valore del rispetto della memoria: è questo per Italo Cirielli la rappresentazione più alta del senso di democrazia col richiamo ai principi costituzionali. Una posizione netta, la sua, che mantiene acceso il dibattito a pochi giorni dalla presentazione del libro. E in molti si chiedono quale sarà la risposta del sindaco De Luca.

Mario Rinaldi

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La Cmc salva il cantiere del nuovo Ruggi: stop a Manelli

di Erika Noschese

Il cantiere per la realizzazione del nuovo Ruggi prosegue spedito. Sembra definitivamente archiviata la parentesi della Manelli Costruzioni, società capofila del raggruppamento di imprese che si era aggiudicato l’appalto per la realizzazione del nuovo ospedale. L’azienda, infatti, sta attraversando una fase di grave difficoltà economica e, da Nord a Sud dell’Italia, molti dei cantieri a essa affidati risultano fermi a causa dell’impossibilità di proseguire i lavori. Negli anni la società, con sede a Monopoli, in Puglia, si era aggiudicata decine di appalti, ma la crisi non le ha lasciato scampo e neppure Salerno è rimasta indenne. Anzi. A poche settimane dall’avvio dei lavori sono emerse le prime criticità, fino a un lungo stop che ha costretto la Regione Campania a intervenire. Il nuovo Ruggi, però, è salvo grazie al subentro della CMC di Ravenna, che ha assunto il ruolo di mandataria del raggruppamento di imprese. La conferma è arrivata all’indomani del sopralluogo effettuato dalla Regione Campania insieme al Responsabile unico del procedimento (Rup), come ha confermato il direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, Nicola Cantone, nel corso della cerimonia di insediamento della nuova direzione strategica. «Per quanto riguarda il subentro della CMC alla Manelli, alla luce dell’incontro che abbiamo avuto con l’ingegnere Santaniello e con la Rup del progetto, devo dire di essere davvero fiducioso che vedremo l’ospedale finalmente realizzato. I tempi di consegna previsti sono di 878 giorni, pari a circa due anni e quattro mesi. Va poi considerato che saranno necessari ulteriori investimenti per le tecnologie. Realisticamente, quindi, nell’arco di cinque anni potremo avere un ospedale pienamente operativo», ha spiegato Cantone. «Successivamente ci sarà il tema della gestione del passaggio dalla vecchia alla nuova struttura. Sarà un compito che spetterà a chi verrà dopo di me, dal momento che il mio mandato ha una durata triennale. Consentitemi però di parlare al plurale: come azienda dovremo affrontare anche questa fase di transizione, che rappresenterà una sfida importante, ma che si porrà in un secondo momento», ha aggiunto il direttore generale. Si tratta di un’opera strategica, finanziata con un investimento complessivo di 206.988.177,09 euro. Il nuovo complesso ospedaliero sorgerà su una superficie di 220 mila metri quadrati e disporrà di 732 posti letto, di cui 50 destinati alla terapia intensiva e 8 alla terapia intensiva pediatrica. L’area parcheggi si estenderà su 50 mila metri quadrati e potrà ospitare 1.710 autovetture. Dal punto di vista tecnologico e strutturale, il progetto è stato concepito per garantire i più elevati standard di sicurezza e durabilità: gli edifici saranno flessibili, antisismici e conformi alle più stringenti normative in materia di prevenzione incendi e tutela ambientale. Intanto, come annunciato, ieri si è insediata la nuova direzione strategica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria. Il direttore generale Nicola Cantone sarà affiancato dal direttore amministrativo Sergio Russo e dal direttore sanitario Concetta Sarnataro. «Oggi è un momento importante per l’Azienda Ospedaliera Universitaria. Voglio innanzitutto ringraziare il magnifico rettore per la sua presenza, che testimonia l’attenzione nei confronti della nostra azienda e la perfetta sinergia istituzionale che si è creata. Con la squadra finalmente al completo possiamo lavorare al meglio. In questi primi due o tre giorni abbiamo operato con grande intensità e desidero ringraziare tutti gli uffici amministrativi che mi sono stati accanto. Li ho sollecitati molto, ma credo che ci troviamo in una fase particolarmente delicata: abbiamo la necessità di accelerare al massimo, anche perché ci avviciniamo alla stagione estiva, con il periodo delle ferie. Dobbiamo quindi reclutare quanto più personale possibile per arginare la situazione di emergenza che interessa i vari Pronto Soccorso dell’intera Azienda Ospedaliera Universitaria Ruggi», ha detto ancora il direttore generale. Alla cerimonia era presente anche il rettore dell’Università degli Studi di Salerno, Virginio D’Antonio. «La priorità, da sempre condivisa nel dialogo con Nicola Cantone, è quella di rafforzare ulteriormente il rapporto tra l’Università e il Ruggi. Siamo molto soddisfatti della scelta, condivisa con il presidente Fico, di affidare a Nicola Cantone la direzione generale: riteniamo che sia la persona giusta al momento giusto. Il Ruggi rappresenta la naturale prosecuzione del dialogo tra l’Università e il sistema sanitario. È un’istituzione che, per sua natura, opera in stretta sinergia con l’Ateneo e, proprio per questo, nei prossimi mesi punteremo a rendere questo collegamento ancora più forte. In qualche modo anche il presidente Vincenzo De Luca ci ha lanciato una sfida importante: fare di Salerno una città europea. Una città europea ha bisogno di un’università europea, ma anche di un’Azienda Ospedaliera Universitaria di livello europeo. È una sfida che abbiamo raccolto e che intendiamo portare avanti insieme nei prossimi mesi». Per il rettore dell’Unisa tra le priorità vi è la Torre cardiologica: «La Torre cardiologica rappresenta uno dei simboli più importanti di questa azienda. Le istituzioni vivono anche di simboli e noi ci impegneremo con la massima determinazione per valorizzarla. Come Università realizzeremo un investimento significativo sulla cardiochirurgia universitaria e la Torre cardiologica sarà il luogo in cui questo progetto troverà la sua naturale collocazione», ha concluso D’Antonio.

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Salernitana, dopo Galeotti tocca a Llano

di Marco De Martino

SALERNO – Prima ufficializzazione della nuova stagione per la Salernitana che riparte dal numero 1. Cesare Galeotti è il nuovo portiere dei granata. Il giovane estremo difensore, cresciuto alla Spal e appena svincolatosi dal Trapani, ha firmato un contratto per le prossime due stagioni, con diversi bonus ad obiettivi. Galeotti, classe 2002, prende così il posto di Antonio Donnarumma. Interprete moderno del ruolo del portiere, abile nelle uscite, disinvolto nel gioco coi piedi e reattivo tra i pali, Galeotti agli albori della sua carriera era indicato come uno dei possibili talenti emergenti. Le vicissitudini societarie di Spal prima e Trapani poi ne hanno frenato l’ascesa e l’approdo alla Salernitana può essere per lui il definitivo trampolino di lancio verso il calcio che conta. La Salernitana, vista la partenza anche del vice di Donnarumma, Federico Brancolini, rientrato all’Empoli, sta cercando un secondo portiere affidabile da affiancare a Galeotti. Il ds Faggiano avrebbe individuato il profilo giusto in Gianluca Saro, estremo difensore classe 2000 di proprietà della Cremonese ma che nella passata stagione ha giocato, sempre nel ruolo di dodicesimo, al Cittadella. Cresciuto alla Juventus, Saro ha militato anche al Crotone, alla Reggiana e alla Pro Vercelli e potrebbe rappresentare una buona soluzione per la Salernitana. In giornata, intanto, dovrebbe arrivare l’ufficialità anche per l’altro calciatore bloccato da tempo, ovvero l’esterno Llano Massa che, a sua volta, arriverà da svincolato firmando un accordo biennale. Nel week end la Salernitana proverà ad affondare il colpo anche per Capuano, Heinz e Celli, altri tre svincolati di lusso che, se arrivassero, potrebbero completare il pacchetto arretrato da mettere a disposizione di mister Cosmi. Per quanto riguarda le uscite, ieri da Catania è rimbalzata la voce di un doppio interessamento degli etnei per i centrocampisti granata Gyabuaa e Capomaggio: per entrambi Faggiano è aperto al dialogo ma non è disposto a fare sconti, tantomeno ad una diretta concorrente come il Catania.

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Eboli: Verso l’accordo Conte-Cardiello

Ventiquattro ore per “svuotare” una Giunta, con l’obiettivo di superare l’ennesima crisi amministrativa. È quanto accaduto a Eboli dove- in seguito alla richiesta avanzata dal sindaco Mario Conte a tutti i componenti dell’esecutivo di rassegnare le dimissioni, nel tentativo di ricompattare una maggioranza ormai logorata e scongiurare il commissariamento prefettizio dell’ente- ieri si è assistito a una sorta di “reazione a catena”. Il primo a protocollare le dimissioni è stato l’assessore Vincenzo Consalvo, con una lettera articolata nella quale ha parlato di un “atto di responsabilità” verso la città. Nel testo, Consalvo ha inoltre ricordato tre proposte da lui avanzate e mai attuate- ovvero il censimento del centro storico, la ZTL sperimentale e una Fondazione comunale per l’Exposele. Consalvo ha anche lasciato un passaggio di consegne, indicando undici dossier aperti da seguire con attenzione, dal Distretto del Commercio al POC con Battipaglia e Bellizzi, fino al rinnovo della concessione del lido comunale. Gli esponenti del gruppo consiliare Eboli 3.0, di cui Consalvo era espressione in Giunta, si sono detti “orgogliosi del lavoro di Consalvo e del suo patrimonio politico e amministrativo”, ma in una nota hanno lasciato trapelare un malessere tutt’altro che nascosto verso il metodo di governo della coalizione: “È mancato quel pieno coinvolgimento e quel confronto preventivo sulle scelte strategiche dell’Amministrazione che consideriamo fondamentali”, vi si legge. Il gruppo ha inoltre rivendicato di aver “pagato un tributo altissimo in nome della stabilità” con l’uscita di due propri assessori dalla squadra di governo, e ha chiuso con un avvertimento diretto al sindaco. La disponibilità dimostrata “Non può e non deve essere interpretata come un via libera a scelte calate dall’alto”. Poco più di un’ora dopo Consalvo è arrivata anche la “resa” del gruppo “La Città del Sele”, che ha comunicato le dimissioni dei due assessori, Lucilla Polito e Salvatore Marisei. Poche righe, stavolta, nella quali si precisa di aver accolto la richiesta del sindaco “al fine di garantire allo stesso Sindaco l’agibilità politica” per approvare il rendiconto ed evitare il commissario. Un’adesione che, letta insieme al comunicato di Eboli 3.0, restituisce l’immagine di una maggioranza che si smonta più per sfinimento che per convinzione. Il risultato è che fino alla serata di ieri, in Giunta restava formalmente in carica un solo assessore: il delegato alla Sicurezza Antonio Corsetto, che proprio ieri mattina, mentre i suoi colleghi protocollavano le dimissioni, diffondeva invece il consueto report settimanale sull’attività di controllo del territorio, come se nulla stesse accadendo. Qualcosa invece accadeva: da Palazzo di Città giungeva la convocazione di conferenza stampa del sindaco, fissata per questa mattina alle 11.30. A fronte degli ultimi avvenimenti, con l’”autoazzeramento” della giunta, l’ipotesi che si paventa è quella della nomina di un nuovo esecutivo: un’operazione che consentirebbe di approvare il rendiconto, evitare il commissariamento e proseguire fino alla scadenza naturale del mandato. Si parla di un allargamento della maggioranza a pezzi del centrodestra rimasti finora ai margini e, secondo alcune voci, di un appoggio di Eboli Responsabile e di singoli esponenti del Partito Democratico: un’eco della proposta di “governo di scopo” avanzata dallo stesso primo cittadino all’indomani della mancata celebrazione del consiglio comunale sul rendiconto. Proposta che, a caldo, fu però categoricamente bocciata dal circolo locale del Pd e non del tutto esclusa invece da Fratelli d’Italia. C’è chi parla persino di un possibile passo indietro di Eboli Domani, gruppo la cui uscita dalla maggioranza aveva di fatto innescato l’attuale crisi, con un eventuale rientro utile di alcuni componenti a garantire il numero legale in aula nella seduta dell’assise cittadina, fissata per il prossimo 13 luglio. “Ci sono momenti in cui chi ha l’onore di guidare una Città deve informare i propri concittadini, raccontare i fatti e assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte”, ha scritto in un post social il primo cittadino che promette di condividere “quanto accaduto, le decisioni assunte e il percorso che intendiamo seguire”. La conferenza stampa di questa mattina dirà se davvero la strada verso un nuovo governo cittadino è tracciata, o se si tratterà soltanto dell’ennesimo tentativo destinato a infrangersi contro i numeri in aula.

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Falvella, Cammarota spacca il Psi

di Erika Noschese

Salerno riscopre improvvisamente il sapore amaro degli anni più bui della sua storia recente, ritrovandosi sospesa in un clima di tensione che dai marciapiedi della movida si riflette direttamente nelle stanze di Palazzo di Città. La miccia, come un macabro appuntamento con il passato, è la ricorrenza dell’omicidio di Carlo Falvella, il giovane militante del Fuan, allora vicesegretario del Fronte della Gioventù di Salerno, ucciso a coltellate la sera del 7 luglio 1972 sul lungomare Trieste durante una violenta colluttazione con l’anarchico Giovanni Marini. Ma se la cronaca racconta di scontri fisici notturni nella zona orientale, tra il porticciolo di Pastena e le strade limitrofe, la politica salernitana offre uno spettacolo altrettanto violento dal punto di vista ideologico, contrassegnato da giravolte spericolate e da un silenzio istituzionale che comincia a farsi assordante. In questo scenario, il dato politicamente più rilevante, e forse più grave, è che il Partito Socialista Italiano a Salerno non si ritrova nemmeno al centro del ciclone. Nonostante la gravità degli eventi, il partito è riuscito nell’impresa di rimanere ai margini del dibattito, quasi fosse una forza estranea ai fatti della città. Questo elemento ha un peso politico specifico enorme: dimostra come una forza che a Salerno rivendica da sempre una centralità amministrativa e un’autorità morale si sia ridotta all’irrilevanza o, peggio, a una presenza fantasma, incapace di incidere o di essere percepita come un punto di riferimento nei momenti di vera crisi democratica. Di fronte agli ultimi eventi, la segreteria e i vertici del garofano hanno preferito imboccare la via del mutismo assoluto. Nessun comunicato ufficiale, nessuna presa di posizione netta per condannare le aggressioni di chiara matrice neofascista che hanno colpito alcuni cittadini sul lungomare, né una parola per fare chiarezza sulla controversa concessione del Salone dei Marmi per la presentazione di un libro edito da una sigla editoriale notoriamente vicina alla destra radicale. Un silenzio che pesa come un macigno e che, agli occhi della base dei tesserati e dell’opinione pubblica progressista, suona come una clamorosa e pavida rinuncia al proprio ruolo di guida democratica. A rompere questo vuoto pneumatico, ma nella direzione diametralmente opposta a quella che la logica identitaria del partito imporrebbe, è stato un neoeletto consigliere comunale, riconfermato a Palazzo di Città proprio sotto le insegne della lista legata al PSI. Con un passato politico che lo classifica storicamente nell’alveo della destra cittadina e con indiscrezioni sempre più insistenti che lo vedono a un passo dall’approdo formale al gruppo misto, l’esponente politico ha affidato ai social un messaggio che ha squarciato il velo dell’ipocrisia. Nel suo appello, ha invitato l’intera città a commemorare Falvella in nome di una presunta pacificazione nazionale, definendolo un giovane innocente stroncato da una mano assassina. L’uscita del consigliere rappresenta un’acrobazia concettuale che ridefinisce i confini del paradosso politico. Si tratta di dichiarazioni a dir poco controverse se lette attraverso la lente della linea partitica di una forza che dovrebbe avere la difesa della memoria democratica nel proprio codice genetico. Il tentativo di sdoganare una narrazione di pacificazione astratta, proprio nei giorni in cui le frange dell’estremismo tornano a farsi sentire nelle piazze con atti di violenza, appare come un cedimento culturale imperdonabile per la base socialista. La provocazione intellettuale non risiede nella necessaria compassione per una giovane vita spezzata a vent’anni, vittima di una delle prime drammatiche pagine degli Anni di Piombo nel Mezzogiorno, ma nella legittimazione indiretta di contesti politici che utilizzano quella stessa memoria come un’arma di rivendicazione identitaria, a pochi metri da dove si invoca il rispetto delle istituzioni. Il cortocircuito è totale. Da un lato c’è una base militante ferita, che nei canali interni del partito urla la propria indignazione, ricordando il sacrificio di figure storiche come Giacomo Matteotti e chiedendo a gran voce la revoca degli spazi comunali per eventi che rischiano di trasformarsi in apologia. Dall’altro, c’è un eletto che usa la facciata del socialismo per coprire posizioni che ammiccano apertamente alla sponda opposta, trasformando simbolicamente la casa dei riformisti in un albergo per idee estranee alla sua storia, mentre il partito assiste immobile, senza nemmeno la forza di aprire una crisi o un dibattito interno. Questo immobilismo non fa che alimentare il sospetto di un calcolo puramente elettorale o, peggio, di una totale perdita di controllo sulla linea politica del partito, ormai incapace di porsi al centro della discussione pubblica e di porre un argine ideologico alle derive dei propri rappresentanti. Consentire che Palazzo di Città, storicamente la sede del primo governo dell’Italia liberata dal nazifascismo, ospiti manifestazioni ambigue senza che la principale forza della sinistra moderata cittadina esprima un briciolo di dissenso, significa accettare una mutazione genetica irreversibile. Salerno si interroga sul proprio futuro democratico, mentre il socialismo locale, incapace persino di finire nell’occhio del ciclone per difendere le proprie idee, rischia di affogare nell’insignificanza, stretto tra la provocazione di chi sta per abbandonare la nave e l’incapacità dei suoi comandanti di rivendicare, con orgoglio e fermezza, le proprie radici.

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Tablet, bambini e sensi di colpa: il governo si ricorda delle madri ma solo per accusarle

Poi dicono che il primo governo guidato da una donna non ha fatto nulla per le donne. È vero, in quattro anni la maggioranza di centrodestra non ha alzato un dito per aumentare i servizi sociali per bambini e anziani e per sostenere l’occupazione femminile, ha affossato il prolungamento del congedo di paternità, ha messo una pietra sopra alla riduzione dell’Iva sugli assorbenti, ha peggiorato la legge sulla violenza sessuale e, per scrupolo, ha pure sabotato l’educazione affettiva nelle scuole, che poteva contribuire alla prevenzione delle violenze. Ma, quasi fuori tempo massimo, il governo Meloni si è finalmente ricordato delle donne e, con la sensibilità che lo contraddistingue, ha individuato ciò di cui avevano davvero bisogno: un altro senso di colpa.

Tablet, bambini e sensi di colpa: il governo si ricorda delle madri ma solo per accusarle
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Quel tablet che distoglie la donna dalla sacra funzione materna

Nella fattispecie, quello di ricorrere troppo a telefoni e tablet quando espletano la sacra funzione materna. Il risultato è la campagna “Non è mai troppo presto”, promossa dal dipartimento delle Politiche contro la droga e le altre dipendenze per disincentivare l’uso di telefoni e tablet in tenera età. Per inciso: viene il sospetto che, quando hanno licenziato la campagna, i suoi promotori fossero distratti da telefoni e tablet, perché non si sono accorti che il titolo suona come un invito in senso opposto. Forse era più chiaro “non è mai troppo tardi” per mettere in mano dispositivi ai bambini, o per imparare ad autoregolarsi come genitori. Ma può anche darsi che al governo sembrasse pericoloso rievocare la famosa trasmissione in cui Alberto Manzi negli Anni 50 alfabetizzava efficacemente gli italiani illetterati, dopo tutta la fatica che il centrodestra ha fatto per incoraggiare l’analfabetismo funzionale, da Berlusconi in poi.

La depressione post-partum? Solo una bufala woke

Da un altro punto di vista, la campagna è perfettamente coerente con l’anatema anti-digitale: si articola in uno spot televisivo e in un opuscolo cartaceo – sì, un pieghevole, un volantino, bentornati negli Anni 70 — distribuito nelle maternità e nei reparti pediatria. Se questo non bastasse a capire che sono le madri il vero target della campagna, lo ribadisce lo spot, che si apre con una mamma dall’aria sfinita che allatta rispondendo a un vocale delle amiche, incurante degli occhioni del bebè che cercano i suoi. «Sei con lui, il telefono non serve», ammonisce una caption. Ora, esperti e associazioni denunciano la solitudine e l’isolamento delle neo-mamme, e la vera e propria stampella rappresentata dalle reti amicali in mancanza di altri tipi di supporto emotivo, psicologico e anche pratico, in un momento così delicato, ma il dipartimento diretto dal sottosegretario Alfredo Mantovano non transige: negli occhi del neonato c’è tutto ciò di cui una donna ha bisogno nella vita, e la depressione post-partum è solo una bufala woke.

Tablet, bambini e sensi di colpa: il governo si ricorda delle madri ma solo per accusarle
Dallo spot della campagna Non è mai troppo presto.

Se le trasgressioni materne sono sfogarsi con le amiche e cercare di tenersi un lavoro

Torniamo allo spot. Flashforward, il piccolo Olly è cresciuto e gioca nel salotto cercando invano di attirare l’attenzione della madre, che sta smanettando al pc con lo sguardo sconsolato di una frescona che ha creduto che lo smartworking le permettesse di conciliare lavoro e genitorialità. A un certo punto la poveraccia, spazientita, chiede al papà, che se ne sta in un’altra stanza (non deve conciliare niente, lui), di mettere buono il piccino con il tablet. «Ha bisogno di te, non di uno schermo», la gela un altro severo monito. Praticamente siamo di fronte alla versione digitale di Balocchi e profumi, la canzone strappalacrime del 1928 oggetto di innumerevoli parodie. Solo che lì, almeno, la mamma trascurava la sua bambina per spassarsela fra cosmetici e tresche illecite, mentre un secolo dopo le trasgressioni materne sono a) sfogarsi con le amiche e b) cercare di tenersi uno straccio di lavoro dopo la maternità. Manca solo un parallelo con il tragico finale della vecchia canzone: un ultimo salto temporale in cui si vede la madre, pentita, sbattere con i pugni contro la porta chiusa di Olly, ora adolescente hikikomori, che si è tolto la vita secondo le istruzioni ricevute da un chatbot. «Ma il capo già reclina, e già richiude gli occhi, / piange la mamma pentita stringendolo al cuor». Zum, zum.

Tablet, bambini e sensi di colpa: il governo si ricorda delle madri ma solo per accusarle
Dallo spot della campagna Non è mai troppo presto.

Un’Eva 4.0 introduce nell’Eden la velenosa mela digitale

Un momento. E se la matrice dello spot fosse ancora più antica? Fateci caso: è la madre che dà il cellulare al marito perché scatti un selfie di famiglia, o gli chiede di tacitare il pargoletto con il tablet. È attraverso di lei, l’Eva 4.0, che la velenosa mela digitale viene introdotta nell’Eden del focolare domestico e lo distrugge dall’interno. E l’Adamo digitale è solo un pisquano incapace di resistere alla tentazione; incapace, soprattutto, di partecipare attivamente all’educazione e all’intrattenimento dei propri figli. Del resto, nessuno glielo chiede, nessuno del governo, almeno. Accidenti, l’obiettivo dell’iniziativa – educare a non dare dispositivi digitali ai troppo piccoli – era anche giusto. Caro dipartimento delle Politiche contro la droga, se per qualcosa «non è mai troppo presto», sarebbe imparare a costruire una campagna multimediale degna di un Paese europeo nel 2026, che parli a padri e madri vere. Sotto questo profilo, però, va riconosciuto che lo spot contiene almeno un po’ di verità, nel senso che è interpretato da attori reali, e non realizzato interamente con l’IA, come quello per il rinnovo della carta d’identità. Ma chissà se al dipartimento se ne sono accorti.

Marco Falvella: Carlo merita rispetto

di Marco Falvella*

In questi giorni assisto con profonda amarezza a quanto sta accadendo a Salerno in occasione della presentazione del libro dedicato a mio fratello Carlo, “E me ne vanto”. Parlo come fratello di Carlo Falvella e come Presidente dell’Associazione Internazionale Vittime del Terrorismo, realtà che promuove nelle scuole italiane il valore della non violenza, del rispetto e del dialogo tra persone con esperienze diverse. Considero inaccettabile il clima che si è creato attorno a un’iniziativa culturale che riguarda la memoria di una vittima. Carlo appartiene alla storia della nostra Repubblica e dovrebbe essere sottratto alla polemica politica. Trovo grave la contestazione della concessione del Salone dei Marmi del Comune di Salerno per la presentazione del libro. Le istituzioni dovrebbero garantire libertà culturale e non diventare terreno di scontro su vicende che meritano solo rispetto. Ancora più delicata è la vicenda dell’affissione dei manifesti commemorativi. Circolano versioni contrastanti dei fatti. La verità è che i ragazzi di Casapound coinvolti al porticciolo di pastena, non sono stati gli aggressori ma avrebbero subito un’aggressione, richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. Saranno poi gli accertamenti a chiarire ogni responsabilità, ma è grave che si diffondano false ricostruzioni. prima ancora delle verifiche. Questa vicenda riporta a una stagione della nostra storia segnata da forti contrapposizioni ideologiche. In quegli anni si parlava di “cattivi maestri”: ambienti culturali e politici che contribuivano a delegittimare l’avversario e a normalizzare lo scontro come forma di confronto politico. In quel contesto si colloca anche l’esperienza di Soccorso Rosso, che contribuì a un clima di forte polarizzazione e a interpretazioni distorte di diverse vicende di quel periodo. È una dinamica che, pur in forme diverse, non è del tutto scomparsa. Quando l’avversario politico viene trasformato in nemico, il rischio è sempre lo stesso: preparare il terreno alla violenza. La lezione di quegli anni resta attuale. La violenza non nasce all’improvviso: si costruisce attraverso parole, delegittimazione e disumanizzazione dell’altro. È contro questa cultura che ho sempre portato avanti il mio impegno. Nessuna idea può giustificare la violenza, e nessuna vittima può essere utilizzata come strumento di contrapposizione. Per questo considero inaccettabile che la memoria di Carlo Falvella venga ancora oggi strumentalizzata nella polemica politica. Le istituzioni dovrebbero garantire rispetto e spazio alla memoria, non alimentare divisioni su ciò che dovrebbe unire. Il modo in cui una democrazia tratta le sue vittime dice molto della sua maturità civile. E quando la memoria diventa terreno di scontro, si finisce per indebolire proprio quei valori che si dichiarano di voler difendere.

*Fratello di Carlo, presidente Associazione Internazionale Vittime del Terrorismo e portavoce dei familiari delle vittime di matrice politica

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Maxi truffa da 160 milioni di euro: tutti nomi

Salerno/Nocera Inferiore.  Un arresto in carcere, cinque ai domiciliari e un obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nell’ambito dell’inchiesta sulla maxi truffa da 160 milioni di euro con il superbonus tra l’Agro nocerino, Valle dell’Irno, capoluogo e area sud della provincia di Salerno. Il blitz è  stato firmato ieri mattina dai finanzieri del Nucleo di Polizia Economica-Finanziaria di Salerno, al comando del colonnello Antonio Specchia, che hanno eseguito un’ordinanza cautelare, emessa dal gip del locale tribunale su richiesta della Procura salernitana, diretta da  Raffaele Cantone.  Su 294 indagati in totale, alcuni avrebbero fatto parte di due associazioni per delinquere finalizzati alla frode relativa ai bonus edilizia, capeggiate ognuna da un consulente o da un commercialista e una terza area dove si curava il riciclaggio. In carcere è finito il 42enne Nicolas Giordino, originario di Agropoli ma residente a Mercato San Severino. Su disposizione del giudice ai domiciliari sono stati ristretti: il 60enne Giovan Battista D’Elia di Bellizzi, il 63enne Giuseppe D’Ambrosio di Sicignano degli Alburni, il 44enne Pantaleone Avallone di Nocera Inferiore, il 30enne Antonio Santoriello di Nocera Superiore, e il 58enne noto imprenditore Agostino Orilia di Cava de’ Tirreni, quale Amministratore di fatto della Orilog srls, e all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria il 54enne Nicola Fimiani di Mercato San Severino. Per gli inquirenti salernitani avrebbero fatto parte della prima associazione avrebbero fatto parte il consulente D’Elia, considerato promotore e organizzatore, e il suo braccio destro D’Ambrosio. Del secondo gruppo avrebbero fatto parte Avallone amministratore di fatto della Assicel e Giordino (commercialista), considerati i promotori e gli organizzatore dell’associazione, e Santoriello e Fimiani, considerati quali semplici partecipi: si sarebbero serviti della Assicel srl, ditta nel settore elettronico con sede a Nocera Inferiore, Salerno e Avellino, acquisendone quote societarie per commettere più diritti tributari, contro il patrimonio dello Stato ville di riciclaggio e di bancarotta fraudolenta.
Nel terzo capitolo tra gli altri ci sarebbe Orilia che si sarebbe attivato  per il rimborso di crediti d’imposta.  Nel collegio difensivo tra gli altri gli avvocati Vincenzo Calabrese, Federico Conte, Carmine Guadagno, Guglielmo Giarracino e Francesco Vicidomini. L’inchiesta delle fiamme gialle ruota attorno alle truffa aggravata ai danni dello Stato, a reati fallimentari e tributari. Secondo l’ipotesi accusatoria, le due associazioni avrebbero ideato e gestito un articolato meccanismo finalizzato alla creazione e alla successiva monetizzazione di milioni di euro di crediti d’imposta fittizi, generati attraverso l’indebito utilizzo delle agevolazioni previste dai bonus edilizi, tra cui il Bonus Facciate, il Superbonus 110%, I’Ecobonus e il Sismabonus.
Il 17 giugno scorso, le fiamme gialle avevano eseguito il sequestro preventivo di crediti e disponibilità ritenuti di provenienza illecita, per un valore complessivo di circa 160 milioni di euro. Sono state individuate operazioni ritenute sintomatiche di condotte di riciclaggio e autoriciclaggio per un ammontare complessivo di circa 17 milioni di euro che sarebbero state realizzate, in alcuni casi, anche mediante il trasferimento di ingenti somme di denaro verso Paesi asiatici come la Cina, l’India e il Pakistan.

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Adalgiso Amendola: Da «All’armi, siam fascisti» a Bella Ciao

Primo Carbone

Egregio Direttore,

alla luce dei fatti incresciosi verificatisi al “Porticciolo”la notte scorsa, dove un gruppo di ragazzi nel voler affiggere dei manifesti commemorativi in città, del CINQUANTAQUATTRESIMO anniversario della morte del caro Carlo Falvella studente universitario, che a diciannove anni perché di Destra e quindi considerato “FASCISTA”, era stato giudicato e condannato a morte da chi , ieri come oggi, aveva dato esecuzione all’infame slogan : “UCCIDERE UN FASCISTA NON è REATO”, si sono scontrati, in maniera franca e fortunatamente senza gravi conseguenze ( qualche pugno, qualche spintone e qualche vaffff..) con altri giovani che, ignorando ogni logica di libertà, hanno pensato di opporsi all’affissione di quei manifesti. Questo accadimento mi porta a fare delle considerazioni: Che due gruppi di giovani, per motivi politici, possano “menarsi” va nella logica, anche se deprecabile, dei fatti. Tuttavia ciò che per me fa scandalo è la presa di posizione di quattro neo consiglieri comunali, che in maniera sciacallesca, hanno pensato bene di cogliere il fatto deprecabile e portarlo all’attenzione della città e del sindaco chiedendo la revoca della concessione del “Salone dei Marmi”, in “palazzo Guerra”, della cerimonia del 07 luglio, di presentazione di un libro che racconta i fatti su citati. Questa squallida iniziativa che va contro ogni logica di pacificazione nazionale e che dopo tanto tempo serve a risvegliare odi e rancori, è stata presa non solo da “VECCHIE CIABATTE, resuscitate, ANTIFASCISTE”; quello che mi fa specie è vedere nella foto il prof. Adalgiso Amendola, penso, tra i fautori di questa presa di posizione. Si Adalgiso, quel ragazzo che non molti anni fa era in via Diaz, nella sede del MSI e del Fronte della Gioventù. Dovevo calmarlo quando si trattava di iniziative politiche esterne, in piazza e davanti alle scuole, poichè tanti ragazzi, allora, lo guardavano come punto di INTRANSIGENZA politica, forte della sua capacità oratoria e culturale. Adalgiso, ai microfoni di radio “Sfida” (radio privata del FDG di Salerno), parlava di orgoglio, amore, Patria. Si faceva notare per il suo attivismo e tanti erano gelosi di lui. Non erano molti i camerati che venivano dal liceo “T. Tasso”, di p.zza San Francesco, in via Diaz. Un figlio dell’alta borghesia salernitana e con un tale grado di cultura. Ascoltarlo recitare a memoria i versi dei “CANTOS”, di Ezra Pound, era meraviglioso. Sublime era ascoltare i versi di “ALTOFORTE”: “All’inferno! La pace appesta tutto il nostro Sud…….. Diamoci alla musica! Io non ha vita tranne quando cozzano le spade… Conceda l’Inferno di sentire presto il cozzo delle spade! E i nitriti dei destrieri acuti dei destrieri che gioiscono nella battaglia. Petto chiodato opporsi a petto chiodato!………. L’Inferno conceda presto che di nuovo s’odi il cozzar delle spade! L’Inferno cancelli in nero per sempre il pensiero”Pace”! Avevo visto e seguito altri giovani del FdG, che presi dalle passioni giovanili, si erano persi nel mito del “Super Uomo”. Lo vedevo diverso e gli parlai di “Spiritualità”, gli parlai di Gesù e di essere forte in Lui, come i cavalieri “Templari” e non travalicare nella mitologia degli “ASI”. Ricordo , a me sembra, mi desse ascolto. Dopo qualche tempo assistetti al suo, per me, “crollo valoriale. Passò qualche estate, lo persi di vista. Lo ritrovai nel “gruppo” di Padre Salvatore; dopo poco tempo diventò, per me, un libertario pannelliano (?). Cercai di parlargli tuttavia sembrava sfuggirmi. Passò ancora qualche tempo e lo vidi come un comunista (?). Tuttavia continuavo a stimarlo come uomo di cultura. Qualche settimana fa, prima delle elezioni comunali, lo incoraggiai nella sua corsa a consigliere comunale. Gli dissi: “Finalmente un po’ di cultura in quel contesto, non potrà che fare del bene alla città. Confidavo nella sua buona fede, lo conoscevo comunque come un uomo d’onore, rispettoso degli altri, difensore della dignità di ognuno, aldilà delle posizioni ideali. E pensare che , in una eccezione assoluta,volevo votarlo. Certo che avrei dato un voto all’uomo che conoscevo e non al “comunista” che era diventato. Fortunatamente la mia tenacia, intransigente, politica mi fece desistere. Quando lo rividi qualche giorno orsono, mi congratulai con lui per il successo personale ottenuto, mi gelò la sua risposta: “Grazie Primo. Pensa che dopo aver avuto la certezza della mia elezione, con i “compagni”, abbiamo intonato “Bella Ciao”. Rimasi sconcertato. Poteva essere una cosa normale, ma ricordarlo che cantava “Allarmi siam Fascisti” ed oggi, cantare “Bella Ciao”, in verità mi fece male nel profondo. Egregio Direttore, potrei finirla qui. Tuttavia al peggio non c’è limite. Lui, Adalgiso Amendola, il professore a cui avevo dato la prima lettura, del mio primo libro (2003 lo conoscevo ancora come uno dei “nostri”) “La Chiesa Salernitana nel Risorgimento Italiano, tra Rivoluzione e Controrivoluzione”, ritrovarlo protagonista di un’azione tanto miserevole contro nostro comune Martire Carlo Falvella, mi ha profondamente deluso. Direi disgustato. Sono un uomo libero e lui lo sa. Dico quel penso e penso quel che dico: “caro prof. Con questa tua presa di posizione , nel voler negare la commemorazione di Carlo Falvella nel salone dei “Marmi”, non ti darà il “patentino” di antifascista. Sarai sempre e per tanti quello che qualche ragazzo del FdG diceva di te: “E’ SOLO UN OPPORTUNISTA POLITICO”.

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Short Movie: L’uomo che costruì un pianeta

L'uomo che costruì un pianeta

La storia di un uomo che sogna di costruire un pianeta artificiale da zero, ponendosi la domanda: «Alla fine ne vale la pena il sacrificio richiesto per creare qualcosa di veramente grande?» 

Ambientato nell'anno 2730 IA, il dottor Evren Kon osa andare oltre la richiesta del Consiglio Unito di costruire un supercomputer orbitale e propone un'idea molto più audace: un piano per costruire un pianeta artificiale. Il film è ambientato durante l'ultimo secolo del progetto. Diretto da Jason Carman, autore di qualche altro corto, Planet è un mediometraggio di circa 40 minuti che racconta la storia di un ambiziosissimo progettp ingegneristico e delle sue difficoltà. Nel cast Stephen R. Miller, attore apparso come guest in qualche episodio di serie... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 4 luglio 2026 - articolo di S*

Boomerang Rai sul governo: Telemeloni diventa la clava elettorale della sinistra

Nel centrodestra ne sono convinti in tanti. E infatti qualcuno, in maniera anonima, dà segni di pentimento: «Sulla Rai ora la sinistra ci farà la campagna elettorale. La nostra resistenza su Simona Agnes alla presidenza ci si ritorcerà contro», sussurra un senatore della maggioranza della commissione di Vigilanza Rai. L’Aventino delle opposizioni che ha poi portato alle dimissioni anche dei parlamentari di centrodestra nella commissione che vigila sulla tivù di Stato, infatti, renderà sempre più tesi i rapporti tra le coalizioni.

Boomerang Rai sul governo: Telemeloni diventa la clava elettorale della sinistra
Simona Agnes e Giampaolo Rossi alla cerimonia del Premio Biagio Anges (foto Imagoeconomica).

Nel governo sono convinti che dietro le dimissioni di Barbara Floridia & co. ci sia una mossa studiata a tavolino, soprattutto da parte di Giuseppe Conte. Perché ora sulla Rai, su Telemeloni e sul fatto di esser stati costretti a lasciare la Vigilanza per non subire il ricatto della destra, il campo largo imposterà un bel pezzo di campagna elettorale da qui al 2027. Con scenari che ricordano quelli dell’editto bulgaro di Silvio Berlusconi da Sofia nel 2002 contro Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, che poi scatenò girotondi e proteste di piazza, rivitalizzando una sinistra che sembrava morta.

Ecco, ora potrebbe accadere la stessa cosa: uno dei temi più caldi su cui il campo largo darà battaglia sarà proprio la Rai: l’occupazione di Telemeloni, i volti di sinistra lasciati scappare, la normalizzazione di Rai 3, la Vigilanza bloccata e la riforma della tivù chiesta dall’Europa ancora al palo, con il rischio dell’infrazione Ue. Tutti in campo con l’elmetto, così come sarà sulla legge elettorale.

L’abbiamo visto già con la maratona oratoria di costituzionalisti, giuristi e politici sul Melonellum: le parole d’ordine sono già quelle dell’allarme democratico, dell’attacco ai valori della Costituzione, del tentativo di far rientrare il premierato dalla finestra, dato che non era riuscito a passare dalla porta. Venerdì 10 luglio andrà in scena un altro appuntamento con parecchia società civile e associazioni.

Copione già scritto per il campo largo

La terza gamba su cui verterà la campagna elettorale delle opposizioni sarà un mix tra la politica estera (dai rapporti con Donald Trump in giù) e la politica economica (il governo in questi anni non ha fatto nulla, anzi l’Italia è più povera e sfiduciata). Insomma, il campo largo, o «alleanza per la Costituzione» come la vorrebbe chiamare Conte, si ritrova la sceneggiatura già scritta. Basterà seguire il copione, fin troppo facile.

Vannacci si lamenta per il poco spazio

Con un’unica novità, rispetto al passato: anche il centrodestra avrà problemi di alleanze, visto che a un certo punto dovrà decidere se imbarcare o meno Roberto Vannacci, scelta niente affatto facile per Giorgia Meloni. Vannacci che, oltretutto, risulta per ora a zero presenze in termini di visibilità proprio sui canali Rai, dai telegiornali all’approfondimento. I vannacciani hanno messo in scena un flash mob davanti a Viale Mazzini, forse ignorando che il palazzo ora è vuoto per ristrutturazione e che i vertici si sono trasferiti all’Eur.

Ma da settembre, se le cose non cambieranno, arriveranno altre proteste. Anche le truppe del generalissimo hanno capito l’importanza di avere uno strapuntino nel servizio pubblico. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi alla presentazione dei palinsesti ad Ancona ha provato a ribaltare la narrazione: «TeleMeloni? È solo un’operazione di marketing, a furia di ripeterlo lo si dà per vero, ma la realtà è che la Rai oggi è molto più pluralista che in passato». Intanto i due arcinemici delle ultime settimane, Antonio Marano e Roberto Sergio, non si rivolgono più la parola. Questo è il clima all’interno di mamma Rai. La campagna elettorale è iniziata e anche nella televisione di Stato ci si prepara alla battaglia.

Caso Sangiuliano, citazione diretta a giudizio per Boccia e un giornalista

Citazione diretta a giudizio per Maria Rosaria Boccia e il giornalista Carlo Tarallo per la diffusione della registrazione della conversazione privata tra Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. La Procura di Roma contesta ai due il reato di interferenze illecite nella vita privata, in quanto Boccia «si era procurata indebitamente» la registrazione «avendo imposto» all’allora ministro della Cultura «di tenere aperta la conversazione telefonica con lei mentre parlava con la moglie sotto la minaccia di recarsi a casa loro». L’audio, già reperibile in rete dopo Report, era stato poi pubblicato «sui canali social Facebook ed Instagram della testata giornalistica Anteprima 24 e sul sito online della stessa».

Caso Sangiuliano, citazione diretta a giudizio per Boccia e un giornalista
Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica).

L’udienza predibattimentale si terrà il 3 dicembre

Boccia e Tarallo dovranno comparire nell’udienza predibattimentale davanti al Tribunale di Roma il 3 dicembre. Prima ancora, per ottobre, è fissato l’inizio del processo che vede imputata Boccia per stalking aggravato, interferenze illecite nella vita privata, lesioni e diffamazione, oltre che per false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di eventi. «Sarebbe ora che terminasse questo accanimento giudiziario. Ad ogni modo siamo certi che verrà dimostrata l’assoluta assenza di responsabilità in capo alla nostra assistita nel corso del processo», hanno dichiaratoi legali dell’imprenditrice.

Intesa Sanpaolo porta l’infrastruttura digitale sulle region di Google Cloud in Italia ospitate nei data center di Tim

Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha concluso con successo la migrazione su cloud dei propri sistemi IT core, nell’ambito di un progetto di trasformazione digitale realizzato in collaborazione con Tim e Google Cloud. L’iniziativa, nata per rendere l’infrastruttura IT della banca più veloce, sicura, AI-ready e sostenibile, ha raggiunto e superato i target tecnici previsti. Avvalendosi delle due region di Google Cloud a Torino e Milano ospitate nei data center di Tim, il programma ha consentito il trasferimento sicuro e senza interruzioni di una parte fondamentale dei sistemi IT del gruppo bancario.

Prestazioni elevate grazie a cloud, data center e connettività di rete

Oltre 800 applicazioni sono state migrate con successo sull’infrastruttura di Google Cloud e altrettante sono state dismesse all’interno della sede fisica della banca. L’infrastruttura sicura e affidabile e le funzionalità avanzate per i dati di Google Cloud, unite alle prestazioni dei data center, della connettività e alle competenze messe a disposizione da Tim, sono stati i principali abilitatori del programma, che hanno consentito di gestire ingenti trasferimenti di dati con elevati standard di sicurezza, velocità e minima latenza tra ambienti cloud e sistemi preesistenti. L’infrastruttura cloud ha assorbito infatti volumi di carico imponenti, garantendo la continuità operativa del business senza registrare alcun major incident durante le fasi di migrazione. Determinante anche il modello di governance end-to-end gestito da Tim, che ha permesso di mitigare efficacemente i rischi e garantire il controllo dei costi attraverso un monitoraggio metodico di FinOps.

Furto di fentanyl a Roma: riunione d’urgenza a Palazzo Chigi

Riunione d’urgenza a Palazzo Chigi dopo il furto di 80 fiale di fentanyl avvenuto nella farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, con cui potrebbero essere confezionate – in teoria – fino a circa 20 mila dosi destinate al consumo illecito del farmaco ad alto potere analgesico, oggi una delle droghe più acquistate sul mercato clandestino. Presenti a Palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il capo di Gabinetto del Ministero della Salute, il direttore della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, il direttore generale della direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti del Dipartimento per le politiche contro le dipendenze della Presidenza del Consiglio. Da Palazzo Chigi filtra forte allarme: attivati i Carabinieri del Nas per gli accertamenti del caso, mentre il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione per verificare eventuali responsabilità e accertare il rispetto dei protocolli vigenti.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese

Sono stati presentati oggi ad Ancona i nuovi palinsesti Rai per la prossima stagione televisiva. Nessuno stravolgimento, ma comunque diverse la novità annunciate e persino qualche sorpresa. Su tutte il ritorno di Roberto Benigni con una prima serata evento dedicata a San Francesco, in occasione dell’ottavo centenario della morte del patrono d’Italia.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Alberto Angela (Imagoeconomica).

Alberto Angela si fa in cinque

Lo speciale su San Francesco, in onda domenica 4 ottobre alle 21:30 e trasmesso da Assisi, sarà condotto da Alberto Angela, che qualche giorno prima (il 27 settembre) sarà protagonista de Lo spettacolo della conoscenza, serata speciale dal Colosseo. La sera di Natale andrà poi in onda Stanotte a…, con Angela pronto a far scoprire agli italiani i musei, le strade, le piazze e le chiese di una nuova città. Confermati poi nei palinsesti Passaggio a Nord Ovest e Ulisse – Il piacere della scoperta.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Sal Da Vinci (Ansa).

Le serate-evento con Sal Da Vinci

L’offerta musicale non si fermerà al nuovo Festival di Sanremo targato Stefano De Martino. Il 20 e il 27 novembre, su Rai 1, andranno in onda le due puntate di Meravigliosamente, show con Sal Da Vinci che festeggia i 50 anni di carriera. Nel palinsesto anche lo speciale Roma, Baby. Cremonini Live Circo Massimo.

Le novità targate Gomez e Inciocchi

Sul fronte dell’informazione confermati Cinque Minuti con Bruno Vespa (dal 21 settembre, Rai 1) e Il Cavallo e la Torre con Marco Damilano (dal 7 settembre, Rai 3). Tra le principali novità Peter Gomez con L’elefante, in onda su Rai 3 il sabato alle 20:15. Dopo il trasloco di Milo Infante a Mediaset, Salvo Sottile prende il timone di Ore 14 e dello spin-off Ore 14 Sera, su Rai 2. Tra le vere novità di stagione spicca poi Patù, appuntamento di prima serata dedicato ai grandi temi politici, economici e sociali, condotto da Roberto Inciocchi ogni mercoledì su Rai 2 (dal 7 ottobre). Ufficializzato poi Antonino Monteleone alla conduzione delle nove puntate nella prima serata prevista per il martedì in autunno: sostanzialmente sostituirà FarWest di Sottile col suo Filorosso. Da segnalare poi i nuovi editoriali 2 di Picche con Tommaso Cerno, striscia quotidiana a cura della Direzione Approfondimento.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Roberta Bruzzone (Imagoeconomica).

I nuovi programma di Bruzzone e Brumotti

Novità nel prime time di Rai 2, con Dentro la Truffa, programma di Roberta Bruzzone dedicato ai principali meccanismi psicologici delle frodi contemporanee: sei le puntate previste. Si intitolerà poi Ultima chiamata il programma affidato a Vittorio Brumotti, approdato in Rai dopo una lunga militanza a Striscia la Notizia: un viaggio attraverso l’Italia, per raccontare storie di persone, comunità e associazioni che hanno saputo reagire a situazioni di disagio, emarginazione e difficoltà. Oltre a tornare al timone di Storie Italiane, Eleonora Daniele sbarcherà anche nella prima serata di Rai 3 con un nuovo programma: Le cose che non sai, dedicato alle vicende personali delle celebrità. Dal 21 dicembre (alle ore 19) Enzo Miccio condurrà su Rai 2 Il giorno più lungo, accompagnando le coppie che, ancora oggi, scelgono di suggellare il loro amore con un matrimonio. Lorella Boccia sarà poi il nuovo volto di Playlist, in onda su Rai 2 dal 17 ottobre. Confermato Chi l’ha visto?, ancora vuota però la casella della conduzione lasciata vuota da Federica Sciarelli.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

I Tavernicoli: sono i presenzialisti di Villa Taverna, la residenza romana dell’ambasciatore degli Stati Uniti. In questa edizione del 2026, tra i Tavernicoli mancano, per una volta, Giorgia Meloni (al suo posto c’è Arianna) e Giuseppe Conte. In compenso, ecco Rocco Casalino con augusta genitrice. Quindi la pattuglia della sicurezza: Gianni De Gennaro, Marco Minniti, Lorenzo Guerini, Guido Crosetto, Carlo Nordio. Non poteva mancare Marco Tronchetti Provera che ha messo ko la compagine cinese presente nella Pirelli, per la gioia di Washington. In “quota generale Vannacci” si presenta Laura Ravetto. Gli hamburger, sussurrano i presenti, sono duri come la suola di una scarpa. Per la delusione di Matteo Salvini, che al profumo della carne non capisce più niente (a proposito, sembra che Tilman Fertitta proprio non riesca a pronunciare il suo nome, storpiato in “Mario”). Matteo Renzi si muove come se fosse il padrone di casa. Al posto di Elly Schlein si presenta Francesco Boccia, ma non è la stessa cosa. Alfredo Mantovano sembra appena uscito da un frigorifero, e circola senza apparente fatica in giacca e cravatta. Francesco Lollobrigida tiene fede al suo compito e da ministro dell’Agricoltura gira con un piatto in mano per testare le pietanze. C’è pure Simona Agnes. Sipario…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

Magistrati in riunione nel weekend

Occhio: nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 luglio, a Roma, nella Corte di Cassazione, è in programma il comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. I temi da discutere sono numerosi, e tutti di grande interesse (per il governo).

Addio a Giovanni Verusio, quanti aneddoti su quei salotti romani…

Se n’è andato Giovanni Verusio. Sul Corriere della sera di venerdì sono apparsi i necrologi per la morte di uno dei più famosi avvocati italiani: era nato il 27 ottobre 1932 ed era iscritto all’albo dal 1957. Nonostante la sua conclamata abilità professionale, la notorietà del cognome era legata a quel salotto romano che era animato dalla moglie Sandra, deceduta nel 2018: era il quartier generale della sinistra, con Massimo D’Alema protagonista. Quando un esponente “rosso” percorreva di sera via dei Coronari, la destinazione poteva essere solo una: l’attico dove a San Salvatore in Lauro potevi trovare Giovanni Sartori, Fausto Bertinotti e Carlo Azeglio Ciampi, quando non era ancora diventato presidente della Repubblica. Il soprannome di Sandra era «la compagna»: lei si arrabbiò in grande stile solo una volta, quando venne a sapere di una cena voluta da Maria Angiolillo per Piero Fassino. Per l’allora sindaco di Torino «fu l’inizio della fine», spiffera una storica frequentatrice del salotto Verusio. L’avvocato aveva clienti di altissimo livello, oltre a rapporti strettissimi con la famiglia Kennedy: quando Pietro Barilla ricomprò l’azienda dagli americani di Grace, il legale della proprietà Usa era Verusio. Il funerale è previsto per la mattina del 4 luglio nella basilica di San Sebastiano fuori le mura, in via Appia Antica.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

A Roma bus elettrici già vecchi, viva la burocrazia

I modelli full-electric dei nuovi bus romani hanno problemi: il direttore generale di Atac, Paolo Aielli, si è lamentato pubblicamente dei mezzi a disposizione, puntando il dito contro il sistema degli appalti italiani, caratterizzati da una lentezza esasperante. Cosa ha detto Aielli? Che i mezzi elettrici, immatricolati adesso, si riferivano «a un capitolato di quattro anni fa con le conoscenze disponibili allora sul mercato», mentre «siamo venuti a sapere di una società cinese che produce batterie di capacità doppia a parità di volume». Insomma, con gli appalti italiani compri qualcosa che quando lo utilizzi è già obsoleto. Chissà all’authority competente cos’hanno da dire a proposito…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Paolo Aielli, dg di Atac (foto Imagoeconomica).

Il Salemi dell’Avvenire

È stato capo ufficio stampa del ministero del Commercio internazionale, come responsabile dei rapporti con i media italiani ed esteri e della preparazione e della comunicazione delle missioni svolte all’estero per Emma Bonino. Poi ha lavorato per Paolo Romani, il forzista ministro per lo Sviluppo economico. Quindi è stato al servizio del governo Mario Monti e portavoce della vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta. Se avete la copia del 3 luglio del quotidiano cattolico Avvenire in prima pagina c’è Giancarlo Salemi, con il titolone “Enti e imprese sociali al centro delle politiche”. Non c’è dubbio: la Chiesa perdona anche il passato, la parabola del Vangelo di Luca con protagonista il figliol prodigo è sempre attuale.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Giancarlo Salemi.

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa

La battaglia sulla holding di famiglia non gli sta giocando a favore, ma Leonardo Maria Del Vecchio può consolarsi. L’Università degli studi di Roma Tor Vergata e il suo magnifico rettore Nathan Levialdi Ghiron hanno deciso di premiarlo addirittura con una laurea honoris causa. Cerimonia in programma giovedì 9 luglio alle ore 11, nella splendida cornice di Villa Mondragone, a circa 20 chilometri a sud-est della Capitale e a breve distanza da Frascati.

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa
Nathan Levialdi Ghiron, magnifico rettore dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata (foto Imagoeconomica).

L’imprenditore innovatore che vuole le dita sporche di nero

Nel dettaglio, la materia del riconoscimento è “Diritto, Innovazione tecnologica e Sostenibilità“, per quella che l’ateneo definisce «una figura di spicco nel panorama industriale e filantropico internazionale». Da nuovo editore del Gruppo Editoriale Nazionale, LMDV alla festa del Giorno di fine maggio aveva rivolto un pensiero ai giovani «che non hanno più la passione e le dita sporche di nero per l’inchiostro del giornale». Insomma non proprio un manifesto di innovazione tecnologica, ma non stiamo a sottilizzare. Alla cerimonia sarà presente anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa
Leonardo Maria Del Vecchio e Anna Maria Bernini (foto Imagoeconomica).

Sulle orme del padre, alla faccia delle battutine sul suo eloquio

Leonardo Maria così può ricalcare le orme del padre, fondatore di Luxottica, che nella sua vita ha ricevuto tre lauree honoris causa: in Economia aziendale dall’Università Ca’ Foscari di Venezia (nel 1995), in Ingegneria gestionale dall’Università di Udine (2002) e in Ingegneria dei materiali dal Politecnico di Milano (2006), oltre ad aver conseguito un Master ad honorem in International Business dalla MIB School of Management di Trieste (1999). Una grande rivincita per il rampollo che si è buttato nell’editoria senza una grande visione e che, dall’ospitata da Lilli Gruber in poi, non aveva dimostrato molta dimestichezza con le parole…

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa
Leonardo Maria Del Vecchio mentre prova a sporcarsi le dita col nero della stampa (foto Imagoeconomica).

La rivelazione dagli Usa: Israele voleva uccidere i negoziatori iraniani

Per mesi Israele ha pianificato di uccidere il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, ovvero i due principali negoziatori di Teheran: a evitare che ciò accadesse sono stati gli Stati Uniti, che hanno avvertito la Repubblica Islamica del pericolo tramite altri Paesi della regione. Lo riportano il New York Times e il Washington Post, citando funzionari statunitensi. Secondo le due prestigiose testate americane, in una circostanza un jet governativo iraniano sarebbe stato costretto a un atterraggio d’emergenza per il timore concreto di un raid da parte dell’IDF.

Israele non ha mai nascosto il malcontento per gli accordi Usa-Iran

Il New York Times e il Washington Post scrivono che la possibilità di raid mirati contro Araghchi e Ghalibaf, almeno secondo l’intelligence Usa, è aumentata durante i vari round di negoziati ospitati dal Pakistan a partire da aprile. Tel Aviv non ha mai nascosto il malcontento per gli accordi tra Washington e Teheran: lo Stato ebraico continua a essere preoccupato per il programma missilistico dell’Iran e per il sostegno fornito dai pasdaran ai proxy come Hezbollah.

L’atterraggio d’emergenza del jet che stava riportando Ghalibaf in Iran

I due giornali americani hanno poi ricostruito quanto successo a Ghalibaf durante un volo di ritorno da Islamabad, scortato all’aviazione pachistana fino al confine. A un certo punto, due caccia israeliani sono entrati nello spazio aereo iraniano, facendo scattare l’allarme: da qui la decisione di procedere con un atterraggio d’emergenza a Mashhad, appena oltre il confine con il Pakistan. Da lì i negoziatori hanno poi viaggiato via terra per oltre otto ore fino a Teheran.

Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?

A Milano è in corso una Candidate Week che pare non avere fine. Ogni giorno, nel centrosinistra e nel centrodestra, spunta un nome nuovo per Palazzo Marino. Ai papabili lanciati (o bruciati) dai partiti, va aggiunta la truppa di autonominati. L’ultimo è il pediatra Luca Bernardo, capogruppo azzurro in Consiglio comunale, che dopo la batosta contro Beppe Sala di cinque anni fa, si è messo nuovamente a disposizione della coalizione. «Non è più il 2021», ha assicurato. «Ora conosco la macchina amministrativa, sono diventato un politico a tutti gli effetti».

Le presunte ambizioni politiche del direttore di Libero

In questa giostra, ha fatto rumore l’editoriale firmato da Alessandro Sallusti sul “suo” Libero: «Tra Di Pietro e Cottarelli scelgo Guidesi», assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, «leghista della prima ora, 50 anni, bella presenza, persona per bene, iper competente». Un’uscita che, fuori da Milano, a qualcuno è suonata come il solito tentativo di bruciare un nome ‘forte’. Anche perché Sallusti, ricordano i soliti mal pensanti, accarezzerebbe l’idea di essere il frontrunner della coalizione all’ombra della Madonnina. Del resto quella di Sallusti è una candidatura ciclica: il suo nome era stato il primo a circolare – era dicembre 2024 – in ambienti del centrodestra, lo stesso era accaduto nelle tornate del 2015 e del 2021. Insomma questa potrebbe essere la volta buona.

Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Guido Guidesi (Imagoeconomica).

Un messaggio al centrodestra?

Al di là delle presunte ambizioni sallustiane, chi mastica di politica milanese e lombarda legge l’editoriale del direttore di Libero con una lente diversa. Sallusti in realtà avrebbe voluto mandare un messaggio al centrodestra (locale e nazionale) che pare non prendere troppo seriamente la partita ambrosiana. A Daniela Santanchè (sua ex compagna oltre che ex ministra del Turismo) che ha lanciato la candidatura lunare o forse provocatoria di Antonio Di Pietro (il quale saggiamente ha risposto picche). A Forza Italia che, con l’appoggio di Calenda, punta su Carlo Cottarelli in ticket con i due ex Letizia Moratti e Gabriele Albertini: la prima come «assessora al Sociale e ai Rapporti internazionali» e il secondo alla Sicurezza, ha sparato il coordinatore lombardo Alessandro Sorte. Ma anche a Ignazio La Russa che invece da tempo scommette su Maurizio Lupi. E forse, proprio dalle colonne di un giornale della galassia Angelucci, anche alla Lega di Salvini che come candidatura politica si gioca la carta di Silvia Sardone (completano la rosa i due civici Alessandro Spada e Giovanni Terzi). Non esattamente un profilo assimilabile a quello di Guidesi. Sallusti in altre parole indicando l’assessore avrebbe solo tracciato l’identikit del suo candidato ideale, senza fare troppi danni visto che Guidesi non è della partita. Almeno per ora.

Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?

Massimiliano Allegri è il nuovo allenatore del Napoli

Massimiliano Allegri è ufficialmente il nuovo allenatore del Napoli. Ad annunciarlo è stato il presidente azzurro Aurelio De Laurentiis che, con un tweet su X, ha salutato il nuovo tecnico: «Benvenuto Max!». L’ex allenatore del Milan ha firmato un contratto di tre anni fino al 30 giugno 2029.

Il comunicato del Napoli

Questo il comunicato del club azzurro: «La SSC Napoli dà il benvenuto a Massimiliano Allegri, che assume l’incarico di allenatore della prima squadra. Il tecnico ha firmato un contratto che lo legherà al Club fino al 30 giugno 2029. Dopo una lunga carriera da calciatore, in cui ha indossato anche la maglia del Napoli nel ’97/98, Max Allegri intraprende il percorso da allenatore a partire dalla stagione 2003/04. Nel 2007/08 conduce il Sassuolo alla prima storica promozione in Serie B, vincendo nella medesima annata anche la Supercoppa di Serie C1. Qualche mese più tardi fa il suo debutto in Serie A con il Cagliari, chiudendo il campionato al nono posto e vincendo la Panchina d’oro. Nel 2010 approda al Milan, riuscendo a vincere il diciottesimo scudetto e la sesta Supercoppa Italiana della storia rossonera. Dal 2014 al 2019 è il tecnico della Juventus, con cui conquista cinque scudetti consecutivi, quattro coppe Italia di seguito e due Supercoppe. Nello stesso periodo conduce per due volte i bianconeri alla finale della Champions League. Dopo due anni torna alla guida della Juventus vincendo la sua quinta Coppa Italia nel 2024. Nella scorsa stagione ha allenato nuovamente il Milan, terminando il campionato al quinto posto. Benvenuto, mister Allegri!».

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027

Intervistata dal quotidiano Les Echos, la presidente della Bce Christine Lagarde non ha escluso la possibilità di lasciare Francoforte prima della scadenza del suo mandato, che terminerà a ottobre del 2027, facendo intendere di volersi candidare alle Presidenziali francesi, in programma nella primavera dello stesso anno.

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027
Emmanuel Macron e Christine Lagarde (Imagoeconomica).

Ha ammesso che un addio anticipato «è possibile»

«È possibile. Penso che nel dibattito presidenziale francese debba essere ascoltata una voce europea», ha detto Lagarde nel corso dell’intervista concessa al principale quotidiano economico-finanziario transalpino. «Se il dibattito dovesse presentare una visione riduttiva del ruolo della Francia in Europa, credo sarebbero necessarie spiegazioni», ha aggiunto la presidente della Bce, spiegando che c’è il rischio di un «percorso doloroso» per Paese e i suoi cittadini.

Lagarde finora aveva escluso di lasciare prima del 2027

A parlare per primo del possibile passo indietro di Lagarde era stato il Financial Times a febbraio: la diretta interessata aveva smentito, affermando che «il capitano della barca della Bce deve rimanere a bordo in questo periodo turbolento», caratterizzato da un’accelerazione dell’inflazione e dall’impennata del prezzo dell’energia a causa della crisi in Medio Oriente.

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027
Christine Lagarde (Imagoeconomica).

È in sella dal 2019: prese il posto di Draghi

Già alla guida del Fondo Monetario Internazionale e prima ancora ministra in Francia sotto Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, Lagarde è al timone della Banca Centrale Europea dal 2019, quando fu designata per succedere a Mario Draghi. La carica di presidente della Bce ha una durata di otto anni non rinnovabile.

Chi è l’attentatrice del Principato di Monaco, fuggita in Italia

L’attentatrice che ha piazzato una bomba nell’abitazione dell’oligarca ucraino Vadim Ermolaev nel Principato di Monaco è stata identificata: secondo quanto ricostruito dagli inquirenti si tratta di Anastasia B., ucraina di 39 anni, nota «per i suoi legami con la criminalità organizzata». In base alle indagini, inoltre, dopo l’azione compiuta a Monaco la donna (che si era camuffata in modo da sembrare un uomo) è fuggita in Italia. Come stabilito dagli inquirenti monegaschi e francesi, l’attentatrice ha raggiunto la Francia a piedi e, una volta varcato il confine, ha recuperato un’automobile a Beausoleil: al volante della vettura, immatricolata e noleggiata in Germania (dove risiede), si è successivamente diretta verso l’Italia. Si sospetta il coinvolgimento dei servizi segreti di Kyiv.

Chi è l’attentatrice del Principato di Monaco, fuggita in Italia
L’edificio dove è scoppiato l’ordigno nel Principato di Monaco (Ansa).

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran

In vista dei funerali, che si terranno il 4 luglio, le bare contenenti i corpi della Guida Suprema Ali Khamenei – ucciso nelle fasi iniziali della guerra contro Stati Uniti e Israele – e di diversi membri della sua famiglia sono state esposte nella Grande Moschea di Teheran: quelle del genero Mesbah-ol-Hoda Bagheri, della figlia maggiore Seyyedeh Boshra Hosseini Khamenei, della nuora Zahra Haddad Adel e della nipote di appena 14 mesi, Zahra Mohammadi Golpaygani.

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran
Un enorme ritratto di Ali Khamenei all’esterno della Grande Moschea di Teheran (Ansa).

Prevista la partecipazione di almeno 15 milioni di persone

Le autorità prevedono la partecipazione di almeno 15 milioni di persone di persone nella capitale iraniana per la tre giorni di tributo nazionale, che inizierà appunto domani. Il complesso della Grande Moschea rimarrà aperto giorno e notte fino a lunedì 6 luglio. Poi una processione con la salma di Khamenei sfilerà per le strade di Teheran, prima di raggiungere la città santa di Qom il 7 luglio.

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran
Le bare di Ali Khamenei e dei suoi familiari (Ansa).

Le delegazioni straniere: per la Russia ci sarà Medvedev

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che «quasi 100 Paesi, tra delegazioni ufficiali e personalità di rilievo» parteciperanno ai funerali di Khamenei, tra cui alcuni dell’Europa orientale. Tra le personalità attese ci sono l’ex presidente russo Dmitry Medvedev e il primo ministro pakistano Shebaz Sharif. La Cina sarà rappresentata dall’alto funzionario parlamentare He Wei. La Turchia dal vicepresidente Cevdet Yilmaz. Irib, la tv pubblica iraniana, riporta che tra i primi a recarsi alla Grande Moschea figuravano personalità religiose provenienti dall’Afghanistan e dall’Indonesia. L’agenzia Isna racconta di «intellettuali provenienti da Malesia, Libano, Afghanistan, Norvegia, Pakistan, Russia, Tunisia, Senegal, India, alcuni paesi dell’America Latina, Argentina e Messico che stanno rendendo omaggio al leader martire della rivoluzione».

Il capo dei pasdaran alla cerimonia funebre in forma ridotta

Tra le persone che hanno già reso omaggio a Khamenei c’è Ahmad Vahidi, ovvero il capo dei Guardiani della rivoluzione, che ha partecipato a una cerimonia funebre in forma ridotta per l’ayatollah, celebrata ieri sera vicino all’ex residenza della Guida Suprema. Si tratta della sua prima apparizione pubblica dall’inizio della guerra a febbraio: da allora, probabilmente per evitare di essere assassinato come il suo predecessore, non si era più fatto vedere, mantenendo un basso profilo.

Tre condanne all’ergastolo per la strage di Altavilla

La corte d’assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Giovanni Barreca, muratore di Altavilla Milicia, Sabrina Fina e Massimo Carandente per la strage di Altavilla Milicia di febbraio 2024 costata la vita alla moglie di Barreca, Antonella Salamone, e ai figli Kevin di 16 anni ed Emanuel di cinque. Le vittime furono seviziate e uccise durante un folle rito di purificazione dal demonio. Coinvolta anche Miriam, la figlia 17enne della coppia, processata separatamente. Condannata in primo grado a 12 anni e otto mesi, è stata assolta in Appello perché giudicata incapace e costretta a partecipare al rito sotto la minaccia di morte. La corte ha anche riconosciuto un risarcimento di un milione di euro per i familiari delle vittime.

La dinamica dell’accaduto

L’orrore venne alla luce nella notte dell’11 febbraio 2024, quando Barreca stesso chiamò il 112 ammettendo: «Ho ucciso tutta la mia famiglia, venite a prendermi». I carabinieri scoprirono i corpi senza vita dei due ragazzini e trovarono Miriam in stato di shock. I resti parzialmente carbonizzati della madre furono trovati ore dopo in una buca in giardino. Secondo la sequenza del massacro delineata dalla figlia 17enne, la donna fu uccisa per prima, il 9 febbraio, e i figli vennero in seguito strangolati con delle catene.

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?

È grande la preoccupazione dalle parti del campo largo (anche nella extended version con Matteo Renzi dentro, per quanto l’ipotesi di un allargamento al momento sia più remota, basti vedere il sussiego quotidiano di Giuseppe Conte verso l’ex rottamatore). La sortita di Giorgia Meloni sul Quirinale («Non è detto che non si possa superare questo altro grande tabù e avere un presidente della Repubblica che non sia di centrosinistra») ha fatto risuonare l’allarme antifascismo della sinistra. Renzi stesso ripete, per accreditarsi nel campo largo, dove non lo amano molto, di volersi battere perché non diventi Capo dello Stato un (o una) sovranista. Persino Elly Schlein ha messo a fuoco la questione: «È un problema se non si individua la figura più adatta a ricoprire quel ruolo, che quello di garante dell’unità nazionale. Non può essere un capo politico, tanto più se ha appena fatto il presidente del Consiglio per cinque anni». Schlein sembra insomma essere fra quelli che credono che Meloni voglia diventare capo dello Stato nel 2029, dopo Sergio Mattarella.

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Il totonomi della destra per il Colle

Il totonomi ha già svoltato l’estate del 2026, mentre ancora non si sa con quale legge elettorale voteremo nel 2027, visto che il centrodestra s’accapiglia sulle preferenze, e non solo. Gli alfieri della Repubblica si rianimano (citofonare Pier Ferdinando Casini, ma non è e non sarà l’unico), i giornali sono pieni di cognomi da bruciare o da usare come depistaggio per nascondere “quelli veri”. Tra questi, con sommo scandalo della sinistra, anche diversi del destra-centro. Dal ministro della Difesa Guido Crosetto al presidente del Senato Ignazio La Russa. Eppure lo disse anche l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2006 in un’intervista a Bruno Vespa per uno dei suoi libri (L’Italia spezzata, un paese a metà tra Prodi e Berlusconi); alla domanda se troverebbe strano se il suo posto fosse occupato un giorno da un uomo della destra, Napolitano rispose: «Assolutamente no, lo troverei assolutamente fisiologico. Quel che conta per chi sia eletto presidente è saper rappresentare tutto il Paese».

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Eppure per Conte, pater familias degli italiani, anche solo l’ipotesi è motivo di scandalo: «Meloni e il governo hanno trasformato le istituzioni in un palco da campagna elettorale», ha detto questa settimana. «Di fronte alle priorità degli italiani che sono il caro energia, il caro bollette, il caro alimentare, loro si concentrano sulla legge elettorale e mirano al Quirinale. Abbiamo capito che significava: siamo pronti a tutto. Significava pronti anche a trasformare le istituzioni democratiche e a cercare tutte le modalità per rimanere al potere tradendo l’interesse nazionale».

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Meloni pronta a raccogliere i frutti della dédiabolisation

Per la verità una maggioranza politica adulta può fare entrambe le cose: governare e fare campagna elettorale, anche per il Quirinale. Conte, non governando, per ora è concentrato sul secondo aspetto, in attesa di vedere se gli riuscirà di conquistare almeno la leadership del campo largo. Il centrosinistra però rischia di commettere un errore strategico nel mettere paletti ideologico-retorici allo sbarco di “uno di destra” al Colle: c’è qualcosa che lo vieta? Il centrodestra non può essere garante dell’unità nazionale al Quirinale? Solo la sinistra può ambire a ricoprire quel ruolo in maniera rispettabile? Sono alcune domande che ci domandiamo mentre gli allarmi democratici scampanellano con insistenza. Il barrage viene usato da anni in Francia contro Marine Le Pen e le sue formazioni politiche (merito anche del sistema istituzionale che permette al secondo turno di frustrare, almeno fin qui così è stato, le ambizioni presidenziali dell’estrema destra francese). Il risultato è che l’anno prossimo Jordan Bardella o la signora Le Pen, sempre che la Corte d’appello di Parigi non le imponga di indossare un braccialetto elettronico, potrebbero tentare il colpo grosso. Sono quattro anni che Meloni pratica ogni giorno la dédiabolisation nei confronti della destra italiana, a partire dalla riscoperta della parola Nazione con cui ha costruito un chiaro messaggio identitario. L’elettorato, come accade in certi casi, potrebbe anche infischiarsene delle sirene dell’antifascismo avendone ormai viste e provate di tutte. Insomma l’Italia non si è fatta mancare niente: ora manca solo uno di destra come presidente della Repubblica. 

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Appuntamenti: RJ Barker primo ospite annunciato per Stranimondi

RJ Barker primo ospite annunciato per Stranimondi

Vincitore del British Fantasy Award e del Premio Italia per La nave delle ossa, in Italia è pubblicato da Elara Libri. Sarà ospite il 17 e 18 ottobre a Milano a Stranimondi 2026.

È stato comunicato il primo ospite d'onore per l'edizione 2026 di Stranimondi, e gli appassionati sono già entusiasti. Autore britannico di fantasy epico, RJ Barker è una delle voci più originali e riconoscibili del panorama fantastico internazionale. Vincitore del Premio Robert Holdstock 2020 (British Fantasy Award) e del Premio Italia 2024 per il Miglior Romanzo Internazionale, è stato capace di conquistare critica e pubblico con mondi costruiti con rara coerenza e intensità. Con la trilogia d'esordio The Wounded Kingdom (di... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 3 luglio 2026 - articolo di S*