“Il Governo ha tradito tutte le promesse fatte in campagna elettorale e non ha affrontato i veri problemi che toccano la vita quotidiana delle famiglie e delle imprese. Oggi gli italiani sono più poveri. Gli stipendi restano i più bassi d’Europa e in questi anni hanno perso ulteriormente potere d’acquisto, impoverendo lavoratrici, lavoratori e famiglie. Milioni di persone, pur avendo un’occupazione, non riescono ad avere condizioni di vita dignitose”.
“Il lavoro è il pilastro su cui costruire il futuro del Paese e, soprattutto, del Mezzogiorno. Ma deve essere lavoro stabile, di qualità, dignitoso e sicuro. Senza stipendi adeguati non c’è autonomia, non c’è possibilità per i giovani di costruire il proprio futuro e non c’è diritto a restare nei propri territori”.
“Abbiamo ancora decine di migliaia di ragazze e ragazzi che ogni anno lasciano l’Italia dopo essersi formati qui. È un esodo che dobbiamo fermare creando opportunità vere. Per questo abbiamo proposto il salario minimo legale, pur valorizzando la contrattazione collettiva, perché non possiamo tollerare livelli retributivi che assomigliano più allo sfruttamento che al lavoro”.
“Nel Mezzogiorno servono inoltre investimenti e strumenti concreti per creare occupazione. Il Governo ha tagliato Decontribuzione Sud e la ZES unica non sta dando le risposte necessarie. Centrale è poi il tema della sicurezza sul lavoro: in Campania lo scorso anno abbiamo avuto 87 vittime. Di lavoro si deve vivere, non si può morire. Occorrono più controlli, più prevenzione e regole efficaci per tutelare davvero lavoratrici e lavoratori”.
Lo ha dichiarato Piero De Luca, deputato del Partito Democratico e segretario regionale del PD Campania, a margine dell’iniziativa “Il lavoro che tiene insieme il Paese”, promossa dalla FP CGIL Salerno questa mattina a Salerno.
«I lavori procedono in modo puntuale, le fondazioni sono quasi concluse». Lo scrive sulla propria pagina Facebook l’assessore all’Urbanistica del Comune di Salerno, Dario Loffredo, al termine di un sopralluogo effettuato questa mattina al cantiere del nuovo Palazzetto dello Sport insieme all’assessore allo Sport Nino Savastano.
«Contiamo che l’impresa incaricata possa completare quest’opera nei tempi previsti e regalare alla città di Salerno una struttura bellissima e funzionale», aggiunge Loffredo.
Il nuovo impianto, nelle intenzioni dell’amministrazione, non sarà destinato esclusivamente allo sport agonistico, con discipline come pallavolo e pallacanestro, ma potrà ospitare anche concerti e grandi eventi culturali.
«Un altro passo concreto per la nostra città. Andiamo avanti», conclude l’assessore.
Nessuna riduzione di pena per l’ex sottosegretario all’Economia e coordinatore di Forza Italia in Campania Nicola Cosentino, che sta attualmente scontando nel carcere di Spoleto due condanne definitive, una a 10 anni per concorso esterno in camorra, in quanto riconosciuto colpevole di aver agevolato negli anni il clan dei Casalesi, e l’altra a quattro anni per la corruzione di agenti penitenziari, avvenuta mentre era sottoposto a carcerazione preventiva nel carcere di Secondigliano. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione, che ha accolto il ricorso della Procura Generale di Napoli che chiedeva l’annullamento della decisione assunta nel maggio scorso con ordinanza dalla quarta sezione penale della Corte di Appello di Napoli, che aveva riconosciuto per Cosentino il vincolo della continuazione tra il reato di concorso esterno in camorra e quello di corruzione, concedendo uno sconto di pena di un anno e due mesi, che avrebbe permesso all’ex politico di Casal di Principe di uscire anticipatamente rispetto ai circa tre anni e due mesi che deve ancora scontare. Cosentino si costituì in carcere nell’aprile 2023, dopo che divenne definitiva su decisione della Cassazione la condanna per concorso esterno; in quel momento la pena da scontare, tolti gli anni già trascorsi in regime di carcerazione preventiva e arresti domiciliari, era di 8 anni e qualche mese. Nel frattempo l’ex parlamentare di Casal di Principe ha ottenuto il beneficio della liberazione anticipata (che toglie 90 giorni ogni anno di pena da scontare), mentre il suo difensore Dario Vannetiello presentò istanza alla Corte di Appello per provare a ridurre i mesi di carcere puntando sulla continuazione tra i due reati. La decisione della Cassazione, che ha accolto il ricorso del Pg e annullato senza rinvio l’ordinanza della Corte di Appello, elimina per ora questa possibilità.
Il prefetto di Salerno Francesco Esposito, a seguito dell’approvazione della mozione di sfiducia da parte del Consiglio comunale di Battipaglia nei confronti della sindaca Cecilia Francese,, ha disposto la sospensione dell’organo consiliare, dando avvio contestualmente al procedimento per lo scioglimento dello stesso Consiglio. Per la provvisoria gestione dell’Ente è stato nominato commissario prefettizio il prefetto in quiescenza Castrese De Rosa.Laureato in Giurisprudenza, è entrato in carriera nel dicembre 1987. Ha prestato servizio fino al 1998 presso la Prefettura di Terni, successivamente ha assunto l’incarico di direttore della II sezione presso la Direzione Centrale per l’Amministrazione Generale e per gli affari del personale del Ministero dell’Interno. Dall’anno 2019 fino al 2020 ha prestato servizio presso la Prefettura di Perugia con l’incarico di viceprefetto vicario. Nominato prefetto di Lecco dall’anno 2020 al 2022, è stato prefetto di Ravenna dall’anno 2022 fino al 2024 e prefetto di Catanzaro fino alla quiescenza. Durante la carriera è stato commissario straordinario dei Comuni di Narni (Terni), Avigliano Umbro (Terni), Attigliano (Terni) e Umbertide (Perugia).
Transatlantico, giovedì pomeriggio. In Aula sono ancora in corso le votazioni sulle pregiudiziali di costituzionalità della legge elettorale. Sotto le plafoniere che hanno ispirato il nome del salone – come quelle che illuminavano le grandi navi delle rotte transoceaniche – si aggirano i massimi esponenti del Pd. Poche ore prima, Elly Schlein aveva dettato una linea all’esecutivo del partito che suonava come un avvertimento a Giuseppe Conte e ai suoi. «Il tavolo del programma deve essere fatto con tutti», centristi compresi. E tra gli alti dignitari dem c’è quello che viene considerato coram populo il Richelieu della segretaria, Igor Taruffi. A sentirlo, però, sembra più a suo agio nella veste di Theodor Robinson: «Non c’è problema». Lo ripete a ogni cronista che gli si avvicini. Il programma? «Non c’è problema». Le primarie? «Non c’è problema». I riformisti dem? «Non c’è problema». Vero è che Taruffi è abituato a lavorare lontano dai riflettori e chi pensava che il Nazareno fosse in modalità semaforo forse si sbagliava.
Igor Taruffi (Imagoeconomica).
Le stoccate di Schlein a Meloni e a Conte
Un passo avanti. Venerdì 2 ottobre, Nazareno. È in corso la relazione della segretaria alla direzione del partito. Un appuntamento atteso, che prepara quello dell’assemblea chiamata a prorogare il mandato della leader fino a dopo le Politiche. Ci si attende una Schlein in formato «volemose bene», come dice un deputato. E invece la segretaria indossa l’elmetto e distribuisce stoccate a destra e a sinistra, dentro e fuori il partito. Incalza Giorgia Meloni sulla spesa sanitaria e le armi, sul prezzo dei carburanti e il caro vita, per chiosare: «Prima andate a casa e meglio è per l’Italia». Ma è soprattutto a Conte e agli altri alleati del centrosinistra che parla quando dice che «uno non vale uno», ovvero che il Partito Democratico «ha il doppio dei voti degli altri partiti». In qualsiasi altro Paese europeo basterebbe questo a stabilire a chi appartiene la leadership dell’alleanza di centrosinistra. Quindi, se Schlein accetta di fare le primarie lo fa come gesto di generosità. Ma attenti: «Generosi sì, ingenui no».
Elly Schlein alla direzione nazionale del Pd, 2 ottobre 2026 (Ansa)
Per le primarie servono regole certe e un patto di ferro tra alleati
Insomma, le primarie si fanno con regole certe e, soprattutto, con un patto di ferro che stabilisce che, una volta incoronato il leader, non ci saranno scappatoie: si resta e si sostiene l’alleanza. Altro che diktat sulle armi all’Ucraina. Il nodo rimane quello, senza dubbio, e Conte lo rimette sul tavolo ogni volta che ne ha la possibilità. Sa che è una faglia che divide il Pd prima ancora che il fronte di centrosinistra. «Si troverà una sintesi», continua a dire Schlein ribadendo, allo stesso tempo, che la linea del suo partito non cambia: ogni aiuto a Kyiv, ma contemporaneamente uno sforzo negoziale che veda in campo anche l’Europa. Conte non ci sta e a Frosinone, dove fa tappa per presentare il suo libro, avverte che il punto sull’Ucraina è quello posto dalla base del M5s con la campagna di ascolto. Da lì non si passa.
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).
La nuova apertura della segretaria a Renzi
A impensierire l’ex premier, però, è anche la nuova apertura arrivata da Schlein a Matteo Renzi, sul tavolo del programma. Per Conte è Schlein a doversi fare garante di questa scelta. In altre parole, se poi Renzi dovesse strappare – come accaduto quando ha fatto cadere il suo governo – dovrà essere Schlein a risponderne. «Vogliamo garanzie», è la sintesi di Conte. Renzi sembrava non attendere altro per rispolverare un vecchio adagio di Clint Eastwood: «Se vuoi garanzie, comprati un tostapane», dice dal palco della Leopolda (il film è La Recluta del 1990). Quanto a quell’«uno non vale uno» scandito dalla segretaria dem in direzione, il presidente M5s si limita a dire: «Mi pare evidente che, arrivati a questo punto, non ci siano alternative alle primarie». La segretaria non pare impressionata: «Siamo pronti a fare le primarie, a vincerle e andare al governo del Paese», ribadisce in direzione, per poi aggiungere: «C’è un pezzo di establishmentche non vuole una donna di sinistra a Palazzo Chigi».
Matteo Renzi alla Leopolda (Imagoeconomica).
L’irritazione sull’ipotesi di un terzo nome
A sondare fonti del Pd sembra che ad aver fatto cambiare il mood a Schlein – da «testardamente unitaria» a «generosa sì, ingenua no» – sia stata l’uscita di Conte sul terzo nome. «Per la leadership del centrosinistra avevo proposto di cercare un nome terzo», si era fatto scappare poche ore prima del voto sulle pregiudiziali, «ma c’è stata indisponibilità». Sottinteso: da parte di Schlein. Altri, fra i dirigenti più vicini alla segretaria, affermano però che la relazione sia stata, come al solito, ben ponderata, studiata guardando soprattutto alla «vivacità» della minoranza interna e degli alleati. Proprio alla minoranza del suo partito, Schlein riserva la terza e ultima parte della sua relazione, dopo quella dedicata a Meloni e quella rivolta a Conte. Titolo: “Mi tolgo dei sassolini dalle scarpe“. Il seguito è un bilancio del cammino fatto dal Pd con lei in plancia di comando, «siamo cresciuti in tutte le tornate elettorali, riaperto e riacquistato sedi storiche, mandato sui territori il triplo delle risorse rispetto agli anni precedenti, ricucito legami spezzati con mondi che si erano allontanati. Abbiamo risanato il bilancio, il migliore degli ultimi 15 anni, lo abbiamo fatto restituendo dignità ai nostri dipendenti, abbiamo applicato quello che chiediamo al Paese come la riduzione dell’orario a parità di salario, abbiamo fatto ripartire la formazione». E poi, «siamo il primo partito nella maggior parte delle Regioni».
La Rai ha sospeso Sigfrido Ranucci per 10 giorni. L’azienda non ha comunicato per quali specifici giorni sarà effettivo il provvedimento né ha chiarito gli elementi che hanno portato alla decisione giunta, secondo l’Adnkronos, dopo l’analisi della Commissione per il Codice etico della Rai. Tra i fatti addebitati al giornalista, a quanto si apprende, una cinquantina di ingressi di una sua stretta collaboratrice in Rai, le email aziendali girate a Valter Lavitola e la denigrazione dei colleghi nominati al suo posto per la conduzione di Report. La sospensione arriva alla vigilia della sentenza sulla richiesta di reintegro fatta da Ranucci, attesa a giorni.
Corsini: «Ranucci reintegrato a Report? Speriamo di no»
Contro il giornalista, in mattinata era arrivata la sferzata del direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini: «Ranucci reintegrato alla conduzione di Report? Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere, è ucronia. Io quello che dovevo fare l’ho fatto. Sarebbe strano che adesso auspicassi un risultato opposto a quello atteso, cioè il rientro di Ranucci. Stiamo lavorando serenamente, pensiamo di essere nel giusto e di avere fatto tutto correttamente».
Il 9° Salerno Boat Show, in programma dal 6 all’11 novembre 2026 a Marina d’Arechi, è stato presentato al Salone Nautico Internazionale di Genova, nell’ambito della presentazione della rete dei Saloni Nautici patrocinati da Confindustria Nautica, di cui l’appuntamento salernitano fa parte fin dalla sua costituzione.
Un sistema che riunisce manifestazioni diverse per dimensioni, caratteristiche e territori, accomunate dall’obiettivo di promuovere la cultura nautica, avvicinare nuovi pubblici al diporto e creare occasioni concrete di incontro tra domanda e offerta.
All’interno della rete, il Salerno Boat Show esprime la specificità di un territorio a forte vocazione marittima e turistica e di un marina moderno, sempre più proiettato nel Mediterraneo. In occasione della presentazione a Genova è stata annunciata anche la chiusura delle iscrizioni alla nona edizione, fissata al 16 ottobre. Per agevolare aziende ed espositori, Marina d’Arechi ha implementato un nuovo sistema online per la prenotazione degli spazi espositivi, attraverso il quale è possibile gestire
direttamente la richiesta di partecipazione alla manifestazione.
Un nuovo organismo per dare voce agli acconciatori della provincia di Salerno. Nasce all’interno della FeNAILP Provincia di Salerno il Sindacato degli Acconciatori, costituito nel corso di un incontro che ha riunito numerosi operatori del settore e che ha portato all’elezione del primo direttivo. A guidare la nuova struttura sarà Rocco Casola, giovanissimo acconciatore salernitano, eletto all’unanimità presidente. Al suo fianco Kikko Fortunato, vicepresidente, e Gianluca Costantino, tesoriere, veterano del settore e chiamato a mettere a disposizione del nuovo organismo la propria esperienza professionale. L’obiettivo è costruire una rappresentanza stabile e concreta per una categoria che si confronta ogni giorno con costi di gestione, pressione fiscale e contributiva, formazione, abusivismo e lavoro irregolare, sicurezza, innovazione e ricambio generazionale. Temi sui quali il nuovo sindacato intende avviare un confronto con gli operatori e con le istituzioni. «La nascita del Sindacato degli Acconciatori rappresenta un momento importante per tutta la categoria. Abbiamo scelto di unirci perché crediamo che una rappresentanza forte nasca innanzitutto dall’ascolto. Vogliamo una struttura aperta, concreta e vicina alle esigenze quotidiane di chi lavora nel settore, mettendo al centro professionalità, formazione, innovazione e tutela delle imprese», sottolinea il presidente Casola.
Il governo pone la questione di fiducia alla Camera sugli articoli 1, 2 e 3 della legge elettorale. Il presidente di turno Giorgio Mulè ha spiegato tutte le tappe della votazione, che inizierà martedì 6 ottobre alle 12.10 con le dichiarazioni di voto sull’articolo 1, a cui seguirà la votazione per appello nominale non prima delle 14. Poi ci saranno le dichiarazioni di voto sull’articolo 2 e il voto per appello nominale. Mercoledì, dalle 9, inizieranno le dichiarazioni di voto sull’articolo 3, con voto per appello nominale non prima delle 10.50. Al termine e fino alle 13.30 si passerà alla votazione dell’articolo 8 della legge elettorale. Dalle 16.15, con eventuale prosecuzione notturna, si andrà avanti con gli odg. Giovedì, a partire dalle 10.30 si svolgeranno le dichiarazioni di voto finale sul provvedimento in diretta tv. La votazione finale è prevista non prima delle ore 12.30.
Le opposizioni: «Maggioranza ha paura, schiaffo al Parlamento»
Protestano le opposizioni. Federico Fornaro del Partito democratico ha dichiarato alla Camera che «l’apposizione della fiducia è indegna», per poi esprimere «il disagio più profondo per uno schiaffo a questo ramo del Parlamento». «Avete paura della tenuta della vostra maggioranza e del voto segreto che fortunatamente ci sarà», ha aggiunto. Stesso concetto ribadito da Filiberto Zaratti di Avs: «Avete paura della democrazia e dei vostri parlamentari», le parole di Filiberto Zaratti di Avs. Enrica Alifano del M5s accusa il governo di «mettrere in soffitta la democrazia parlamentare» mentre Riccardo Magi di Più Europa ha lanciato un appello: «Fermatevi, si può fare una normativa più ragionevole»
Le autorità della regione di Irkutsk, nella Siberia meridionale, hanno adottato misure straordinarie per rischio epidemiologico dopo che il 2 ottobre una donna di 28 anni che lavorava in un centro di ricerca sulla peste è morta dopo aver accusato sintomi di una grave polmonite. Secondo i media locali, almeno quattro ospedali della città di Irkutsk sono stati messi in quarantena, vale a dire non permettono ai pazienti di uscite, non ne accettano di nuovi hanno sospeso le visite. La notizia sta avendo risalto su molti media internazionali soprattutto per la possibilità che la donna sia stata vittima di peste polmonare, una malattia molto rara e associata al passato il cui batterio causante, lo Yersinia pestis, è ancora in circolazione, seppure in forme estremamente ridotte. La peste di tipo polmonare è molto contagiosa perché si può trasmettere attraverso particelle respiratorie infette, tipicamente durante contatti ravvicinati. Causa tosse, difficoltà respiratorie e se non viene trattata per tempo può provocare complicazioni gravi, fino alla morte.
Cosa sappiamo sulla diagnosi e sull’eventuale infezione
Va specificato che ci sono pochissime informazioni per poter confermare questa diagnosi. L’ente federale russo che tutela la salute pubblica e la sicurezza sanitaria, chiamato Rospotrebnadzor, per ora ha solo riferito che la donna è morta per una polmonite dalle cause sconosciute.A parlare di peste polmonare sono stati Lyudi Baikala, un giornale locale indipendente, e il canale Telegram Mash. Per ora non ci sono state conferme ufficiali né attribuzioni più dettagliate. Su come la donna possa essersi eventualmente infettata è circolata soprattutto una teoria, ripresa da diversi media internazionali ma per ora poco solida, secondo cui avrebbe rotto una provetta che conteneva il batterio della peste mentre stava lavorando. Il Rospotrebnadzor ha però smentito questa ricostruzione e ha detto che dai test fatti sulla donna «non è stato rilevato alcun microrganismo associato alla sua attività professionale». Va anche detto che, pur essendo una fonte istituzionale, anche il Rospotrebnadzor – che dipende dal regime russo – potrebbe avere interesse a limitare le informazioni sul caso.
Usa e Ue monitorano la situazione
Dopo che la notizia è circolata in tutto il mondo, l’Unione europea e gli Stati Uniti si sono attivati seguendo con attenzione gli sviluppi. La portavoce per la Salute Eva Hrncirova ha spiegato che la Commissione Ue è in contatto con l’Ecdc (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) e monitora con molta attenzione quanto sta avvenendo a Irkutsk. Ha poi ricordato che il batterio Yersinia pestis, responsabile della peste bubbonica e polmonare, è assente dall’Europa da circa 50 anni ed è trattabile con antibiotici. L’Ecdc, assicura, ha i suoi canali per ottenere informazioni sulla situazione in Siberia. Anche la Casa Bianca monitora la situazione, secondo quanto riportato da Axios.
Cremlino: «Fidatevi delle autorità sanitarie, non delle dicerie»
Sul caso è intervenuto anche il Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov, ha invitato a fare riferimento esclusivamente alle valutazioni dell’agenzia sanitaria Rospotrebnadzor, respingendo le indiscrezioni circolate sul presunto contagio. «Rospotrebnadzor è l’agenzia principale con giurisdizione in questo ambito. Dobbiamo fare affidamento sulle sue dichiarazioni ufficiali, senza dare ascolto a varie voci e speculazioni. L’agenzia si avvale di professionisti altamente qualificati in questo campo».
Secondo quanto riportato dal Financial times, l’Estonia si sta preparando a possibili provocazioni da parte della Russia e sta spostando truppe più vicino al confine russo, acquistando armi in grado di colpire in profondità nella Federazione. Come parte della nuova strategia di «difesa attiva», la base di Johvi, a 50 chilometri dal confine con la Russia, è stata ampliata e modernizzata. Il quartier generale della 1 Brigata di Fanteria è stato trasferito lì dalla principale base militare estone nella città di Tapa (circa 150 chilometri dal confine con la Russia). Inoltre, a Narva è in costruzione una nuova base militare, progettata per 1.000 militari. Si presume che 200 militari saranno stanziati qui in modo permanente, e la base potrà accogliere altre 800 persone in caso di situazione di crisi al confine. L’Estonia, scrive ancora il Financial times, ha inoltre firmato contratti per l’acquisto di nove lanciatori Himars di fabbricazione statunitense – capaci di lanciare missili con una gittata fino a 300 chilometri – e di nove sistemi lanciarazzi multipli sudcoreani Chunmoo, dotati di una portata analoga.
L’allarme dell’intelligence tedesca: «Si rischia conflitto violento con la Russia»
Intanto il presidente del Servizio federale di intelligence tedesco ha lanciato un allarme sulla possibilità che la Germania rischi di entrare in un «conflitto violento» con la Russia dopo il «tentato attentato di Lipsia». Il riferimento è al tentato attacco con droni contro un velivolo ucraino all’aeroporto di Lipsia/Halle. «Il pericolo di attentati contro obiettivi in Germania resta reale e attuale. Dobbiamo contrastarlo. La Russia conduce una guerra ombra contro di noi. Questa guerra non dichiarata non può essere inquadrata nelle tradizionali categorie militari o giuridiche. Non ci troviamo in una situazione di difesa e tuttavia veniamo attaccati, è appunto una guerra ombra», ha aggiunto.
Una 39enne di Salerno è stata arrestata nel pomeriggio del 3 ottobre dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile della locale Compagnia. La donna è indagata per detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
Durante una perquisizione, i militari hanno rinvenuto nella sua disponibilità crack suddiviso in sette involucri e 170 euro in contanti, ritenuti provento dell’attività illecita. Non è stato indicato il peso complessivo della sostanza.
Le accuse nei confronti della 39enne dovranno essere verificate nel corso del procedimento e non costituiscono un accertamento definitivo di responsabilità.
Sviluppi nell‘inchiesta sull’aggressione avvenuta lo scorso 23 settembre nel centro storico di Salerno, dove una ragazza di 23 anni è stata ferita con una coltellata.
Si è svolto nel carcere di Ariano Irpino l’interrogatorio di garanzia per il 57enne di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, Costantino Puopolo, raggiunto nei giorni scorsi da un provvedimento di fermo con l’accusa di tentato omicidio.
Nel corso dell’udienza dinanzi al Giudice per le Indagini Preliminari, l’indagato si è sottoposto alle domande del magistrato per fornire la propria versione dei fatti. L’uomo continua a professare la propria estraneità all’aggressione.
Il legale di fiducia dell’indagato – ai microfoni di Ottochannel – ha espresso fiducia sull’iter giudiziario: “Siamo fiduciosi di poter chiarire ogni aspetto di questa vicenda e dimostrare la non appartenenza del mio assistito ai fatti contestati“, ha ribadito l’avvocato al termine dell’atto istruttorio.
L’identificazione del 57enne è giunta a seguito delle analisi condotte dagli investigatori sulle immagini dei sistemi di videosorveglianza del centro cittadino e su riscontri fotografici. Rimangono tuttavia diversi punti da chiarire nell’impianto accusatorio.
La vittima, colpita improvvisamente da uno sconosciuto, ha dichiarato di non aver mai visto prima il suo aggressore.
La difesa punta a smontare la compatibilità degli spostamenti dell’indagato con l’orario e il luogo preciso in cui si è consumata l’aggressione.
La decisione del Gip sulla convalida del fermo e sull’eventuale applicazione di una misura cautelare restrittiva è attesa nelle prossime ore.
I giovani di Forza Italia Campania prendono in giro il vicesegretario azzurro Roberto Occhiuto. Il presidente della Regione Calabria, da tempo critico nei confronti della leadership insieme con la corrente “arcoriana”, aveva definito FI sotto la guida di Antonio Tajani un partito «ingiallito».
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).
La giovanile azzurra locale ha così ben pensato di rispondere al “fuoco amico” con una gag pubblicata sui social. Due “berluschini” con camicia d’ordinanza e bandierone entrano in un negozio gestito da cinesi: «Secondo voi, Forza Italia si è ingiallita?». «Ora sì, ma solo qui», la risposta dei coetanei sorridenti dietro il bancone. Il tutto accompagnato dalla colonna sonora Mah-nà mah-nà (oViva la sauna svedese) che Pietro Umiliani compose nel 1968. Un’ironia stereotipata e – quella sì – davvero «ingiallita»…
Si chiama Sindaci d’Italia e si propone come obiettivo quello di riunire gli amministratori dei piccoli Comuni in un unico soggetto politico. Il debutto pubblico è il 5 ottobre alla Sala dell’Istituto di Santa Maria in Aquiro a Roma, evento organizzato dall’Associazione degli ex parlamentari della Repubblica. «Stiamo provando a metterci insieme, a non delegare più ad altri. Nasce il partito dei sindaci, con una rappresentanza di tutto il territorio nazionale», ha spiegato Paolo Amenta, primo cittadino Canicattini Bagni (dove è stato eletto nel 2022 con la lista civica Canicattini futura, ma ha un passato nel Pd) e presidente di Anci Sicilia. Amenta è tra i promotori del movimento insieme con Ernesto Magorno, ex sindaco di Diamante, in Calabria, con un passato da deputato e senatore: venne eletto nel 2018 a Palazzo Madama con il Pd per poi passare l’anno successivo con Italia viva, partito che ha lasciato nel 2024. L’ambizione del nuovo soggetto politico è dare voce a «una classe dirigente che viene dai territori», che ogni giorno si misura con «i problemi concreti» delle comunità locali. Secondo le indiscrezioni, Sindaci d’Italia potrebbe trovare una sponda in Fratelli d’Italia. La linea del nuovo partito sarà discussa durante la prima assemblea nazionale, in programma a Roma dal 27 al 29 ottobre. Vedremo…
Paolo Amenta e a fianco il logo di Sindaci d’Italia.
Su Ranucci Corsini cita il Vangelo secondo Matteo
Pensatela come volete sul caso-Ranucci ma quello che sta succedendo in Rai fa ridere o piangere, sempre a seconda dei punti di vista. Lunedì mattina il direttore dell’Approfondimento, Paolo Corsini, a margine della presentazione del programma di Tommaso Cerno 2 Di Picche, rispondendo a chi gli chiedeva cosa avverrebbe qualora il Tribunale del lavoro di Roma dovesse decidere per ilreintegro di Sigfrido Ranucci alla conduzione di Report, ha risposto così: «Il reintegro di Ranucci? Speriamo non accada, non pensiamo possa accadere. Matteo 5.11, “ogni giorno la sua pena”, io quello che dovevo fare l’ho fatto, stiamo lavorando serenamente. Noi pensiamo di essere nel giusto e avere fatto tutto correttamente». Cita il Vangelo secondo Matteo, il pio Corsini, e qualcuno si chiede se non si tratti in realtà del Vangelo di un altro Matteo (Salvini). Non solo: lo fa mentre presenta il programma di Tommaso Cerno, direttore de Il Giornale, che sta martellando Ranucci da due mesi, con accuse di fake news da parte del (forse) ex conduttore di Report. Comunque vada, per la Rai resta una pagina davvero da dimenticare…
Paolo Corsini (Imagoeconomica).
L’ex meloniano che finanzia Vannacci
Ben 81.900 euro di finanziamento a Futuro Nazionale. A elargire la sostanziosa donazione, come scoperto da Domani, è l’imprenditore lombardo Dylan Pedico, a capo, con il fratello, della Cartongraf accoppiati srl, azienda che si occupa di produzione e trasformazione di materiali autoadesivi e soluzioni per il packaging, con sede legale a Milano e stabilimento a Burago di Molgora, in Brianza. Orbene, fino a qualche anno fa Pedico compariva tra i componenti della direzione “Italiani nel mondo” di Fratelli d’Italia. Dunque un meloniano passato, almeno con il portafoglio, nelle fila di Vannacci. Il quale, commentando la notizia, ha ringraziato Pedico e «chi sceglie la destra vera e fiera».
La premier Giorgia Meloni ha depositato il suo marchio vocale all’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale. Un sistema per evitare che la sua voce, contraffatta dall’intelligenza artificiale, possa essere utilizzata dai malintenzionati per scopi truffaldini. Una voce clonata può infatti diventare una dichiarazione mai rilasciata, una telefonata mai fatta o un audio falso che in pochi minuti rimbalza sui social. Di qui la decisione di depositare il proprio timbro che, con le sue inflessioni e caratteristiche riconoscibili, rende appunto riconoscibile chi emette un suono, tutelando da eventuali deepfake. Secondo quanto riportato da Repubblica che l’ha ascoltato, il marchio consisterebbe in quattro secondi che sembrano riportare a quel «io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana» che negli anni è stato ripreso, campionato, remixato e trasformato in meme e canzoni da discoteca. Prima di Meloni, hanno depositato il proprio marchio vocale anche Giusy Ferreri e il doppiatore Luca Ward.
Luigi Vinaccia su prototipo di derivazione Osella PA 9/90 Honda ha vinto il 39° Slalom Salerno Croce di Cava, con il miglior tempo di giornata fatto segnare nella seconda manche in 2’24”38. Il sorrentino della Scuderia Venanzio ha preceduto l’altro Campano Pasquale Amatruda ed il siciliano Silvio Fiore, entrambi su Radical. Amatruda è poi stato il migliore nella salita conclusiva sui 3,5 Km della SP 129 Croce di Cava – Castello Arechi – Salerno, spettacolare teatro naturale della competizione organizzata dall’Automobile Club Salerno che ha completato il calendario del Campionato Italiano Assoluto Slalom, tutto trasmesso in diretta su ACI Sport TV in streaming e sul canale 228 Sky e 52 Tivùsat. A premiare i vincitori sul podio di Croce di Cava anche il Primo Cittadino di Cava de Tirreni Raffaele Giordano e l’Assessore allo Sport Umberto Ferrigno, oltre all’ing. Vincenzo Demasi Presidente dell’Ente salernitano di Via Vicinanza, che ha rivolto un sentito ringraziamento allo staff ed al Direttore Giovani Caturano. La gara ha assegnato i Titoli Italiani mancanti e proprio Silvio Fiore ha conquistato quello delle Sporscar E2SC, balzando sul podio quando alla fine della 3^ manche a Gianluca Miccio, autore del 3° tempo, è stata assegnata la penalità di 20” per due birilli toccati, costati il 6° posto finale. A ridosso del podio il pugliese Domenico Palumbo, seguito dal lucano Saverio Miglionico che sulla Osella PA 21 4C è stato autore di una ottima 2^ manche ma poi sempre limitato da qualche cosa fuori posto. Settimo il laziale Adriano Ricci che sulla Gloria B5 si è laureato Campione Italiano di Gruppo E2SS (monoposto), quindi ottava piazza per Romeo Cioffi che con la sua Radical ha dato spettacolo con tanto di testacoda in manche 3. Nono Giovanni Piccolo sulla scattante e generosa Fiat Seicento Sporting Suzuki si è assicurato il gruppo delle silhouette E2SH, davanti a Michele Sellitto che sulla Fiat 126 motorizzata Kawasaki. A ridosso della Top Ten Giuseppe Esposito su Speedcar Extrem Evo-Suzuki si è assicurato il titolo tra i kart Cross coadiuvato dalla presenza strategica in gioco di squadra del Campione Italiano sorrentino Salvatore Venanzio che con la seconda posizione ha scongiurato l’attacco da parte del contendente Giovanni Cutro su GMN Suzuki. La lucana Paola Pepe è la vincitrice della classifica tricolore in rosa su Citroen Saxo, mentre Antonio Ruocco su Radical ha conquistato il titolo under 23, grazie alla seconda piazza tra i dieci giovanissimi presenti gara, alle spalle di Valentino Tortora su Renault Clio di Gruppo E1. In gruppo E1 successo casalingo per lo scalatore Valerio Magliano su Peugeot 106 e Carlo Romano su Peugeot 205 si è assicurato successo e titolo tricolore in racing Start Plus, come il preparatore Mauro Paolillo ha vinto il gruppo Speciale Slalom con la Peugeot 106 che cura personalmente. In gruppo N primato di Alfredo Ragno in rimonta nella 2 manche su Renault Clio Williams, mentre in Racing Start dove il laziale “King Dragon” su MINI aveva già in tasca il titolo, ha vinto l’altro preparatore di casa Angelo Di Luccio su Peugeot 106 S16. Sono stati 81 i concorrenti al via del 39° Slalom Salerno Croce di Cava assicurando il primato stagionale alla gara organizzata da ACI Salerno in cui la Scuderia Vesuvio si è assicurata il titolo riservato ai sodalizi.
Il Nobel per la Medicina 2026 è stato assegnato allo statunitense Karl Deisseroth e ai tedeschi Peter Hegemann e Georg Nagel. Secondo la motivazione riportata nell’annuncio, sono stati premiati «per le loro scoperte sui canali ionici attivati dalla luce e sull’optogenetica (ndr la disciplina che combina genetica e ottica per studiare il comportamento delle cellule». Il principio alla base di questa scienza è quello di utilizzare la luce per controllare l’attività di cellule specifiche, soprattutto neuroni. Grazie a proteine sensibili alla luce, chiamate channel rhodopsin, i ricercatori possono rendere determinate cellule nervose sensibili a impulsi luminosi e quindi attivarle o inibirle con un’elevata precisione temporale. La settimana dei Nobel proseguirà martedì 6 ottobre con l’annuncio del vincitore del premio per la Fisica.
BREAKING NEWS The 2026 #NobelPrize in Physiology or Medicine has been awarded to Karl Deisseroth, Peter Hegemann and Georg Nagel “for their discoveries concerning light-gated ion channels and optogenetics.” pic.twitter.com/pkDDEBWtkz
Giovanni Grimaldi lascia l’incarico di vice dirigente del G.O.S., il Gruppo Operativo Sicurezza, l’organismo interforze che decide tutto sull’ordine pubblico in occasione delle partite. Sedeva a quel tavolo in rappresentanza della Nocerina, come voce della società in un organismo che gestisce ordine e sicurezza. Lo comunica con una lettera al presidente Alfonso Vicidomini, che gli aveva affidato il ruolo. Va detto subito: Grimaldi se ne va con uno stile che non è scontato. Nessuna polemica, nessuna accusa, nessuno strascico. Ringrazia il presidente per la fiducia e per l’opportunità, parla di “motivi esclusivamente personali e familiari” e ribadisce il suo affetto per i colori rossoneri, con l’auspicio di vedere la Nocerina raggiungere i traguardi che merita. Un congedo da persona seria, che mette la famiglia al primo posto e non scarica nulla sulla società. Un gesto che gli fa onore e che nessuno ha motivo di mettere in discussione. Ma proprio perché Grimaldi si comporta da signore, a farsi sentire è il peso di ciò che lascia. Il G.O.S. non è un incarico di rappresentanza: è il luogo dove la società dialoga con Questura e forze dell’ordine, dove si definiscono dispositivi, flussi dei tifosi e misure per le gare a rischio. Lasciarlo in questo momento, con la questione dello stadio San Francesco e delle gare casalinghe ancora aperta, non è un dettaglio. In società resta il delegato, il dottor Giovanni Amodio, funzionario di polizia in pensione, che dovrà ora accollarsi tutto il lavoro. Un profilo di esperienza, certo, e su questo non ci sono dubbi. Ma è lecito chiedersi se una sola persona possa reggere da sola il peso di un compito così delicato, che finora era condiviso. Il carico di responsabilità passa interamente sulle sue spalle, proprio mentre la stagione entra nel vivo. E allora le domande vanno poste, non a Grimaldi, ma a chi guida la società. Se un uomo di fiducia, scelto dal presidente, sente che le proprie energie devono andare altrove, la Nocerina era in grado di sostenerlo e di tutelarne il lavoro? Il ruolo era strutturato come si deve o si reggeva su pochissime persone? La società ha un piano per garantire la sicurezza delle prossime partite, o rischia di trovarsi con un solo uomo a fare il lavoro di due proprio quando il quadro è più delicato? E ancora: perché tanta cautela nel dire che la società non c’entra, se nulla c’è da spiegare? Nessuno vuole attribuire a Grimaldi ciò che non ha detto. Il suo gesto resta un esempio di correttezza. Ma la città, i tifosi e chi vive la Nocerina ogni domenica hanno diritto a risposte chiare. Il passo indietro di un uomo perbene non può essere archiviato con un comunicato di cortesia: tocca a Vicidomini e alla società spiegare cosa sta davvero accadendo.Gerardo Vicidomini
La Corte d’Appello di Milano ha confermato, per la seconda volta, il provvedimento con cui a luglio è stato disposto lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva da mettere in atto entro fine ottobre. Il collegio di giudici, presieduto da Giuseppe Ondei, ha infatti respinto anche la seconda istanza di sospensiva presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di Acciaierie d’Italia, che avevano chiesto la sospensione della decisione sul blocco dell’area a caldo in vista dell’udienza della Cassazione, a cui hanno fatto ricorso, già fissata per il 20 ottobre. Per la magistratura, il «pericolo» che consegue «all’eventuale spegnimento degli altiforni» deve cedere «rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi». La tutela «del diritto alla salute», infatti, è «comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali».
Una bombola di gas è stata ritrovata sotto la statua del David a piazzale Michelangelo, a Firenze, una delle mete panoramiche della città. A fare la scoperta, intorno alle 7,30, è stata un’addetta di Alia Servizi ambientali, la società di gestione del servizio dei rifiuti. L’operatrice ha dato l’allarme al numero unico di emergenza 112. Sul posto sono giunte pattuglie dei carabinieri e artificieri dell’Arma. Al vaglio degli investigatori i video delle telecamere. Non è noto se la bombola fosse piena o esaurita. Secondo quanto riporta l’Ansa, presentava sull’esterno un oggetto tondo e dei fili sporgenti. Il traffico è rimasto bloccato per oltre due ore nella zona del piazzale.
Flavio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair, ha battuto Lula al primo turno delle elezioni presidenziali in Brasile, lanciandosi come favorito nel ballottaggio del 25 ottobre che deciderà chi sarà a guidare il Paese. Il candidato di destra ha ottenuto il 47,14 per cento dei voti contro il 45,03 per cento del presidente uscente, con una differenza tra i due di circa 2 milioni e mezzo di voti. Gli altri candidati minori, esclusi dal secondo turno, tutti di centrodestra, hanno raggiunto insieme circa il 12 per cento. L’affluenza è stata del 79 per cento, in linea con le ultime elezioni.
La suddivisione delle liste in Senato
Il Partito liberale, principale forza del campo bolsonarista, si avvia a essere protagonista del rinnovato Senato brasiliano. Con oltre l’85 per cento delle urne scrutinate, la formazione è in testa in 20 dei 54 seggi in palio, davanti al Movimento democratico brasiliano, con sette, e al Partito dei lavoratori di Lula con sei. Le nuove elezioni riguardano due terzi dei seggi della Camera alta, composta da 81 membri. I risultati dovranno essere sommati a quelli dei 27 senatori eletti nel 2022, il cui mandato proseguirà fino al 2031. Tra questi, otto appartengono al Partito liberale, che arriverebbe così a 28 senatori affermandosi come il gruppo più numeroso della Camera alta. Il nuovo equilibrio parlamentare sarà determinante per i rapporti di forza tra governo e opposizione nella prossima legislatura, rafforzando la posizione del campo conservatore nelle battaglie politiche e istituzionali, comprese quelle relative alle richieste di impeachment dei giudici della Corte suprema, al centro di scandali di corruzione.
La Spagna andrà a elezioni anticipate il 29 novembre. Lo ha annunciato il dimissionario premier Pedro Sanchez in un discorso in diretta tv dalla Moncloa. Sanchez, stando a El Pais, domenica pomeriggio aveva informato re Felipe VI. La decisione arriva dopo le proteste di piazza per l’emergenza abitativa che hanno preso il via dallo sfratto a Madrid dell’87enne Maricarmen Abascal, e la bocciatura dei decreti casa al Congresso. Ma hanno contribuito a indebolire il governo Sanchez anche i recenti scandali di corruzione che hanno coinvolto esponenti del Partito socialista vicini al premier e la crisi migratoria di Ceuta.Intanto i sondaggi danno in forte vantaggio le destre. I Popolari guidati da Alberto Núñez Feijóo sono al 32,7 per cento contro il 26,4 per cento del Psoe, mentre Vox di Santiago Abascal veleggia oltre il 18 per cento.
Delfin si schiera con Intesa Sanpaolo nella partita per Mps. La holding della famiglia Del Vecchio, che detiene il 17,6 per cento del capitale di Monte dei Paschi, ha assunto nei confronti dell’offerente un impegno ad aderire all’opas con l’intera partecipazione detenuta nella banca senese. L’impegno riguarda 534.676.825 azioni Mps e comprende anche la partecipazione all’assemblea convocata per il 29 ottobre, nella quale Delfin si è impegnata a tenere condotte di voto coerenti con le condizioni dell’offerta in quel momento. La decisione arriva dopo il rilancio di Intesa Sanpaolo, che ha aumentato da 1 a 1,25 euro la componente cash dell’opas, lasciando invariato a 1,6 azioni Intesa il rapporto di concambio. Per ogni azione Mps consegnata all’offerta, gli azionisti riceveranno dunque 1,25 euro in contanti e 1,6 azioni di nuova emissione di Intesa Sanpaolo.
I due progetti per il futuro di Mps
Sul confronto tra Intesa e Mps si innestano due diversi progetti industriali. L’opas di Intesa punta all’integrazione della banca senese nel gruppo guidato da Carlo Messina. Il piano sostenuto dal management di Mps, guidato dall’amministratore delegato Luigi Lovaglio, prevede invece la crescita attraverso le operazioni su Banco Bpm e Banca Generali, nel quadro del progetto che comprende anche l’integrazione con Mediobanca. È su questo confronto che si concentrerà il voto del 29 ottobre.
La campagna per le Amministrative milanesi è stata finora piuttosto povera di contenuti. La ragione è semplice: il centrosinistra gode di un enorme vantaggio nei sondaggi e pensa più alla competizione interna tra i candidati che alle proposte per la città, mentre il centrodestra ha seminato poco e male in tre mandati all’opposizione e il suo tormentone sulla sicurezza inizia a essere stantio. C’è però un elemento di novità che potrebbe dare una scossa e lo scontro Sala-Majorino ne rappresenta un assaggio (per chi se lo fosse perso, il capogruppo Pd in Regione ha parlato di eccessiva cementificazione e di eccessivo peso dei fondi immobiliari. Accuse che hanno irritato, e non poco, il sindaco).
Tipicamente in campagna elettorale lo sfidante propone il cambiamento, mentre gli uscenti puntano sui buoni risultati ottenuti e prospettano di alzare l’asticella nel mandato successivo. Due case-history del centrosinistra lo esemplificano in modo chiaro: per le elezioni di Milano 2016 lo slogan “Avanti Milano” incarnava perfettamente la continuità amministrativa, pur passando da Giuliano Pisapia a Beppe Sala; alle Regionali 2018, invece, si partiva dall’opposizione, ma lo slogan “Fare, meglio” sarebbe stato più adatto agli uscenti e non ha portato bene a Giorgio Gori, nettamente sconfitto.
Giuliano Pisapia e Beppe Sala nel 2016 (Imagoeconomica).
Quando la discontinuità diventa un boomerang
Nella marcia verso Milano 2027 c’è una novità: gli sfidanti faticano a incarnare l’istanza di discontinuità che, invece, è stata fatta propria dal Pd, anche a costo di fare arrabbiare Sala. Il sindaco infatti nei giorni scorsi è tornato sul tema dichiarando che il centrosinistra rivincerà le elezioni, ma a patto di non distruggere quanto è stato fatto. Il punto di equilibrio è delicato: ogni campagna elettorale deve guardare al futuro, ma chi già governa rischia di regalare degli autogol a un avversario in enorme difficoltà. Anche qui torna utile un esempio: quando l’assessore Emmanuel Conte ha presentato la proposta di una nuova società per l’edilizia pubblica, si è aperto uno spazio per Massimiliano Lisa, strenuo oppositore della Giunta, che ha avuto gioco facile nel rivendicare l’idea come sua e nell’irridere chi solo oggi pare accorgergsi del problema.
Emmanuel Conte (Imagoeconomica).
Qualunque presa di posizione da parte della maggioranza in carica è potenzialmente un boomerang. Il rischio aumenta per chi è fortemente identificato con la Giunta uscente: tanto Conte quanto la vicesindaca Anna Scavuzzo hanno un limite oggettivo nell’essere percepiti come l’estensione del ciclo di Sala. Si trova in una posizione intermedia Pierfrancesco Majorino, che è stato assessore in due diverse sindacature, ma ha lasciato Palazzo Marino nel 2019. È ancora più labile il legame col passato di Lorenzo Pacini (assessore del Municipio 1, ma le circoscrizioni contano pochissimo) e Tommaso Goisis (già membro dello staff di due assessori, Chiara Bisconti e Gabriele Rabaiotti). Gli unici che possono dire di rappresentare una vera discontinuità sono le new-entry Mario Calabresi e Carlotta Cossutta, ma c’è modo e modo di incarnarla.
Cossutta è nipote di Armando, storico esponente del Partito Comunista, e ha nel DNA un approccio radicale non dissimile da quello di Pacini, ma implicitamente più critico nei confronti del ciclo in conclusione, tant’è che parla di un rischio di sconfitta mai paventato da alcun sondaggista. Calabresi ha invece colto tutti in contropiede alla Festa dell’Unità, dove ha sottolineato la necessità di salvaguardare il buono dell’esperienza Sala-Pisapia, salvo poi elencare in altre sedi le criticità sociali e ambientali ancora da risolvere. Insomma, il mandato precedente va valorizzato di base, per poi proporre agli elettori «un ulteriore salto in avanti», ma guidato dall’esperienza di chi già conosce la situazione.
Pietro Raffa, partner della società di lobbying e advocacy Bistoncini & Partners, promuove l’atteggiamento di Calabresi: «È quello giusto per una fase di pre-campagna: il suo è un approccio quasi analitico, da parte di chi osserva un campo nel quale è appena entrato. Alcuni messaggi chiari già li ha mandati, ma da qui alle primarie mi aspetto che la sua comunicazione diventi più diretta». Dopo averne vissute tante da spin-doctor, Raffa esamina le campagne elettorali con il metodo delle 3 M: «Il Messaggio indica idee e priorità proposte dal candidato. Alla voce Media consideriamo l’abilità nell’entrare nel dibattito politico. Poi c’è la Mobilitazione e su questo fronte le proposte più caratterizzate da discontinuità e radicalità fanno maggior presa. C’è chi, come Pacini, parla addirittura di “rivoluzione“: una scelta giusta per il suo tipo di target, ma che suonerebbe stonata in bocca a un altro candidato. Non esiste una campagna perfetta: ciascuno si cuce addosso il vestito che gli sta meglio». E quale vestito dovrebbero indossare Scavuzzo, Conte e Majorino, dopo l’esperienza amministrativa? Secondo Raffa, dipende dagli obiettivi e dalle circostanze: «Se si faranno le primarie, sarà utile alzare il tiro con toni più radicali per mobilitare i propri sostenitori. Arrivati alle elezioni vere e proprie, bisognerà in primo luogo valutare chi sarà l’avversario e poi che contributo darà ciascun partito, per poi fare proposte per il futuro, elogiando quanto fatto in passato, ma con le necessarie critiche sugli errori commessi».
Mario Calabresi (Imagoeconomica).
Diamanti: «La stanchezza è fisiologica, bisogna guardare al futuro»
L’importanza di guardare avanti è rimarcata anche da Giovanni Diamanti, già stratega delle campagne di numerosi esponenti politici, tra cui Roberto Gualtieri e lo stesso Sala: «La sua amministrazione ha governato per 10 anni, cosa che a Milano non succedeva dai tempi di Gabriele Albertini, ed è stata riconfermata con percentuali importantissime. Ma dopo 10 anni una quota di stanchezza è fisiologica, è naturale che la semplice continuità perda di appeal, considerando anche la centralità del dibattito sulla sicurezza di questo ultimo periodo. Ciò che il centrosinistra dovrebbe fare è immaginare un racconto nuovo della città, concentrarsi sui 10 anni futuri, più che sugli ultimi 10».
Lo scontro Sala-Majorino e il bilancio della Giunta
La chiave di questa campagna elettorale starà proprio in questo difficile equilibrio, che in alcuni casi richiederà abilità da funamboli. Non possono esserci mezze misure su temi enormi come la vendita di San Siro, foriera di polemiche che certamente aumenteranno all’inizio della demolizione del tempio del calcio: a meno di dolorose pronunce giudiziarie, indietro non si può tornare. Altri dossier sono invece molto più interpretabili. Nel video con cui Majorino lancia la sua candidatura ci sono dei problemi oggettivamente da risolvere, dalle scelte edilizie all’accesso allo sport, ma inevitabilmente così si chiama in causa l’operato di ben tre Giunte, compresa le sue, quindi è più che comprensibile la stizza di Sala. Conte ha preso di petto il problema della casa, ma servono soluzioni immediate per i cantieri bloccati dalle inchieste, per chi non può entrare negli appartamenti acquistati e, più in generale, per un caro-vita che sta creando quelle «due Milano» stigmatizzate da Calabresi. Una seria riflessione politica sull’urbanistica (al di là degli aspetti giudiziari) non è mai iniziata e ne servirebbe una analoga anche su ambiente, mobilità e trasporto pubblico locale. Eliminare i parcheggi abusivi è giusto, ma le auto non spariscono per decreto: se non si potenziano i mezzi e si tracciano righe blu ovunque, si crea un problema notevole per una cittadinanza che ogni giorno raddoppia con l’arrivo dei city user. C’è molto da fare e la buona volontà non basta: vanno aggiunte abbondanti dosi di strategia.
Bye-bye linea Kelvin, Star Trek si avvicina a velocità di curvatura a un nuovo reboot
Alla fine è ufficiale: Paramount ha definitivamente detto addio al progetto di riportare i film di Star Trek con Chris Pine nei panni del capitano Kirk al cinema e sta guardando oltre, probabilmente verso un nuovo reboot. I registi John Francis Daley e Johnathan Goldstein, che sono passati da Dungeons & Dragons alla proprietà intellettuale creata da Gene Roddenberry, hanno rivelato qualche particolare in più – compresa la collocazione temporale – del loro film di Star Trek nel corso di un'intervista rilasciata a Empire Magazine in cui ci tengono a... - Leggi l'articolo
CINEMA - Star Trek - 5 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni
Un ottobre vivace con diverse novità interessanti, tra cui il nuovo film DC Clayface e la serie Marvel VisionQuest.
Dopo due mesi parecchio mosci, questo ottobre presenta diversi motivi di interesse. Vediamo cosa sta arrivando.
Coven Academy: l’Accademia delle Streghe
2 ottobre, serie tv, Disney+. Briar Roberts arriva in una scuola di magia di New Orleans per scoprire cosa è accaduto a sua madre. Fra giovani streghe, vampiri e amori proibiti, si ritrova coinvolta in un conflitto soprannaturale che minaccia la città.
Guarda il video: Coven Academy - L'accademia delle Streghe | Trailer Ufficiale
Camp Miasma: Adolescenza, sesso e morte
2 ottobre, film, MUBI. Una giovane regista... - Leggi l'articolo
Su Urania collezione Lebbra antiplastica, una storia dove un elemento essenziale per la nostra civiltà rischia di scomparire.
La plastica rappresenta un problema serio, dall'inquinamento dei mari dove addirittura genera nuove isole alle microplastiche presenti anche all'interno del nostro corpo.
L'invenzione di un nuovo tipo di plastica biodegradabile, l’aminostyrene, sembra pertanto una buona notizia, purtroppo il nuovo polimero nasconde una tremenda insidia.
Questo il tema trattato nel romanzo Lebbra antiplastica, scritto a quattro mani da Christopher Magnus Howard Pedler e Gerald Davis.
Quando gli incidenti legati all'aminostyrene iniziano a diventare sempre più numerosi e... - Leggi l'articolo
«I giovani non hanno più voglia di lavorare» è diventato, molto spesso a sproposito, uno degli slogan più diffusi quando si parla di ristorazione. Ma a dimostrare che le cose non stanno esattamente così è di recente arrivato, tra gli altri, il ristorante Ratanà dello chef Cesare Battisti, a Milano, che di giovani ne ha trovati parecchi. Come? “Semplicemente” cambiando gli orari dei dipendenti, come ha raccontato lui stesso al Gambero Rosso.
Lo chef Cesare Battisti (foto Imagoeconomica).
Lo chef ha infatti eliminato il classico turno spezzato tra pranzo e cena, organizzando due squadre: una con orario continuato dalle 9 alle 17 e l’altra fino a mezzanotte. «Da quando abbiamo fatto questo cambiamento ci sono arrivati moltissimi curriculum», ha raccontato. Nel locale lavorano 50 persone e più della metà vive fuori Milano: c’è un cameriere che ogni giorno arriva da Lecco.
Nel 2025 il settore ha perso 114.338 dipendenti
Un caso singolo non fa statistica, ovviamente. Ma i numeri della ristorazione italiana raccontano un problema che invece statistico lo è eccome: secondo il Rapporto Ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, infatti, nel 2025 il settore ha perso 114.338 lavoratori dipendenti, il 10,3 per cento in un anno, e un’impresa su due dichiara di avere difficoltà a trovare personale. Non per questo sono spariti i giovani, anzi: il 39,5 per cento dei dipendenti della ristorazione ha meno di 30 anni e il 61,6 per cento meno di 40. Per il primo trimestre 2026 le imprese prevedevano comunque 168 mila nuove assunzioni, oltre 70 mila delle quali di camerieri.
Cameriera al lavoro (foto Unsplash).
Dentro questo paradosso apparente c’è, appunto, una questione di orari. Il turno spezzato nasce da una caratteristica piuttosto elementare di ogni ristorante: i clienti arrivano soprattutto in due momenti della giornata, perciò servono molte persone a pranzo, altrettante – qualche volta di più – a cena e decisamente meno alle quattro del pomeriggio.
Nessuno vuole una brigata quando i tavoli sono vuoti
Per l’impresa, concentrare le ore di lavoro intorno ai due servizi principali è quindi razionale, perché evita di avere una brigata completa da pagare nelle ore in cui i tavoli sono vuoti. Non a caso, il contratto nazionale italiano dei pubblici esercizi contempla espressamente la possibilità di dividere l’orario giornaliero in due frazioni, lasciando alla contrattazione territoriale la loro durata.
Un cameriere impegnato nell’allestimento di una sala da pranzo (foto Ansa).
Lavorare otto ore restando fuori casa tutto il giorno
Visto dall’altra parte del tavolo, però, il conto cambia. Un ipotetico turno 10.30-15 e 18.30-22 significa otto ore di lavoro distribuite su undici ore e mezza fuori casa; se la casa è vicina ed è possibile rientrare, quelle tre ore e mezza centrali possono essere ancora considerate tempo libero, o comunque riposo. Ma se per andare al lavoro occorrono 45 minuti e muoversi diventa complicato, si tratta piuttosto di tempo perso: troppo poco per tornare a casa e troppo per restare al lavoro. O, se si rientra a casa due volte, raddoppiano i costi e il tempo trascorso in strada. È questo il problema sollevato da Battisti: più della metà dei suoi dipendenti arriva da fuori Milano e, come osserva lo chef, non vuole «passare la vita in spostamenti».
La jornada partida esiste già in Spagna
Quella del turno “spezzato” in bar e ristoranti, però, non è una peculiarità – o “stranezza” – italiana. In Spagna, per esempio, si chiama jornada partida o turno partido ed è perfettamente incorporato nell’organizzazione dell’hostelería. Il contratto nazionale della ristorazione stabilisce che una giornata di lavoro possa essere divisa al massimo in due blocchi, separati generalmente da almeno due ore ma non più di quattro (anche se le regole possono variare un po’ da regione a regione). Lo stesso contratto, tuttavia, invita aziende e rappresentanti dei lavoratori a valutare la possibilità di introdurre la giornata continuata laddove le esigenze del servizio lo consentano. Ed è un dettaglio interessante, perché mette a fuoco proprio il cuore della questione, ossia la ricerca di un’organizzazione compatibile con la vita fuori dal ristorante.
Cameriere impegnato durante un turno al ristorante (foto Unsplash).
Per questo, qualcosa sta cambiando pure nei Paesi dove la flessibilità degli orari è tradizionalmente molto forte: nel 2025, la Low Pay Commission britannica ha raccolto testimonianze di lavoratori dell’hospitality che lamentavano ore “troppo” variabili e scarso controllo sull’organizzazione del lavoro. Il governo ha dunque iniziato a intervenire con nuove regole che prevedono, tra l’altro, maggiore preavviso sui turni e compensazioni quando vengono cancellati o modificati all’ultimo momento.
Quando “niente turni spezzati” diventa un benefit
Intanto basta guardare alcuni annunci di lavoro sul portale britannico Find a Job per rilevare un segnale curioso: “no split shifts” (no turni spezzati) viene ormai pubblicizzato come un benefit. Le aziende della ristorazione, insomma, lo inseriscono esplicitamente tra gli elementi con cui attrarre candidati, assieme (ovviamente) a paga e giorni di riposo.
Il momento dell’ordinazione (foto Unsplash).
Una diversa organizzazione che però ha un costo
Eliminare lo spezzato, però, non è gratis. Se un ristorante vuole coprire pranzo e cena con due squadre distinte deve necessariamente avere più persone in organico e accettare che, in alcune fasce orarie, una parte del personale sia presente anche quando il locale lavora meno. Tuttavia, questo costo aggiuntivo può avere un ritorno meno immediato da mettere a bilancio: più curriculum, minore difficoltà nel coprire i posti vacanti e, potenzialmente, meno persone da sostituire e formare continuamente.
In Asia il settore dell’aviazione civile sta attraversando una fase di profondi cambiamenti innescati da due fattori complementari. Da un lato la guerra in Iran, con l’interruzione delle forniture di petrolio e la conseguente impennata dei prezzi del carburante. Dall’altro la crescita delle rotte, dei passeggeri e degli investimenti nei mercati più dinamici del continente. Il risultato è un quadro in continua evoluzione nel quale si iniziano già a intravedere potenziali vincitori e vinti.
I conti delle compagnie aeree cinesi
In Cina nel primo semestre del 2026 le tre maggiori compagnie aeree statali – Air China, China Eastern Airlines e China Southern Airlines – hanno registrato una perdita complessiva di 8,2 miliardi di yuan (quasi 1,2 miliardi di dollari). A pesare sono stati i costi del carburante aumentati tra il 35 e il 38 per cento. I ricavi sono comunque cresciuti sostenuti dalla domanda internazionale. La compagnia di bandiera Air China ha chiuso il semestre con 341 milioni di dollari di perdite, in aumento del 27 per cento su base annua, e ricavi per circa 13,3 miliardi di dollari (+10,5 per cento). China Eastern si è fermata rispettivamente a 327 milioni (+53,8 per cento) e 11 miliardi (+11 per cento). Infine China Southern: oltre 550 milioni di perdite (+141,8 per cento) e 14 miliardi di ricavi (+9,7%). Eppure i vettori del Dragone stanno continuando ad ampliare le proprie flotte con i velivoli prodotti dalla cinese COMAC, il principale costruttore di aerei commerciali del Paese, e ad aprire nuove rotte internazionali. Si va dal collegamento Pechino–Venezia di Air China allo Xiamen–Londra di Xiamen Airlines, a quelli Pechino–Helsinki e Guangzhou–Bishkek di China Southern fino allo Shenzhen–Sydney di Shenzhen Airlines. Negli ultimi otto mesi la Cina ha inoltre inaugurato 115 rotte cargo: 41 verso l’Europa, 57 in Asia, 13 verso il Nord America, tre verso l’Africa e una verso il Sud America. Il caro carburante pesa sui bilanci ma le compagnie cinesi continuano a scommettere sull’espansione globale per conquistare (nel lungo periodo) nuovi passeggeri e mercati.
Un aereo Air China (Ansa).
La crisi del vettore malese AirAsia
AirAsia, il colosso low cost del Sud-est asiatico, si trova invece in una situazione finanziaria disastrosa. Al 30 giugno presentava passività correnti per 4,5 miliardi di dollari e circa 240 milioni in liquidità, uno dei saldi più bassi tra le compagnie aeree monitorate a livello globale da Bloomberg. La compagnia maleseprevede di raccogliere un miliardo sui mercati internazionali entro gennaio per ristrutturare il debito esistente. Secondo Reutersavrebbe però bisogno di almeno 3 miliardi di nuovi capitali per tornare a respirare. Nel frattempo il vettore ha tagliato le rotte meno redditizie, restituito 25 aeromobili alle società di leasing e rinegoziato i contratti con i fornitori per ridurre i costi. «Siamo in salute. Siamo sostenibili», ha dichiarato in conferenza stampa il cofondatore di AirAsia, Tony Fernandes, smentendo le voci sul possibile fallimento dell’azienda.
epa12931630 Travelers queue to check in at an Air Un banco check-in di Air Asia all’aeroporto di Suvarnabhumi in Thailandia (Ansa).
La crescita dell’India e le fusioni coreane
Per Airbus il mercato dell’aviazione destinato a crescere più rapidamente al mondo è quello dell’India. Nelle previsioni per il periodo 2026-2045 il costruttore ha alzato dall’8,9 per cento al 9,3 per cento la stima di crescita media annua del traffico domestico. Il mercato indiano potrebbe inoltre aver bisogno di 3.480 nuovi aerei passeggeri nei prossimi 20 anni. È anche per questo che Adani Defence & Aerospace, un ramo del Gruppo Adani, tra i maggiori conglomerati del Paese, starebbe valutando l’ingresso nel settore aereo. Una simile mossa aumenterebbe la concorrenza in un mercato oggi dominato da IndiGo e Air India, che insieme controllano oltre il 90 per cento del traffico nazionale. Semaforo verde invece in Corea del Sud per l’acquisizione di Asiana Airlines da parte di Korean Air. Dopo sei anni l’iter è stato approvato dalle autorità. Il valore dell’operazione è di circa 1.800 miliardi di won (1,6 miliardi di dollari) per un altro gigante pronto a sfidare i player indiani e cinesi. In Asia e nel resto del pianeta.
Alla fine Carlo Messina ha deciso che per convincere gli azionisti del Monte dei Paschi non bastavano le parole. Servivano altri soldi, e con essi un avvertimento piuttosto difficile da equivocare: se il 29 ottobre l’assemblea di Mps darà il via libera alle operazioni con cui Luigi Lovaglio sta cercando di costruire la sua alternativa all’Opas di Intesa Sanpaolo, Ca’ de Sass farà saltare la propria offerta.
Carlo Messina (Imagoeconomica).
L’assemblea di Mps diventa un referendum sul piano di Lovaglio
A seguito del cda straordinario convocato sabato 3 ottobre, Intesa ha aumentato di 25 centesimi la componente in contanti: per ogni azione Mps offrirà 1,6 azioni Intesa più 1,25 euro cash, contro l’euro previsto inizialmente. In caso di adesione totalitaria, il controvalore dell’operazione sale così a 31,4 miliardi, di cui 3,8 miliardi in contanti. Ma il vero rilancio non sta nei 25 centesimi, che qualcuno già dava per possibili. Sta nelle condizioni che li accompagnano. Intesa ha chiarito che se l’assemblea del Monte del 29 ottobre approverà una o entrambe le Ops su Banco Bpm e Banca Generali, con i relativi aumenti di capitale, oppure la riduzione di capitale funzionale alla distribuzione straordinaria prevista dal piano, considererà non avverate le condizioni della propria offerta. L’Opas, dunque, diventerà inefficace. Tradotto per la casalinga di Voghera: cari azionisti del Monte, scegliete. Diverso il discorso sulla fusione tra Mps e Mediobanca. Anche qui Intesa invita caldamente i soci a non procedere, giudicando evidentemente preferibile lasciare aperta la strada alla propria offerta. Ma l’invito, per quanto esplicito, non è vincolante. Se la fusione venisse comunque approvata, Intesa non farebbe automaticamente decadere l’Opas. In caso contrario Ca’ de Sass ha già fatto sapere che rinuncerebbe alla relativa condizione prevista nell’offerta. Una differenza non secondaria: Intesa sconsiglia la fusione, ma non ne fa il casus belli. Sulle due Ops, invece, non lascia margini di manovra. È qui che il rilancio di Messina diventa qualcosa di più di un aumento del prezzo. L’obiettivo è trasformare l’assemblea del 29 ottobre in una sorta di referendum sul progetto di Lovaglio.
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).
Gli ostacoli al disegno di Mps
L’ad del Monte ha costruito la propria difesa mettendo sul tavolo un disegno tanto ambizioso quanto complicato: dopo Mediobanca, anche Banco Bpm e Banca Generali, fino alla nascita di un gruppo destinato, nelle sue intenzioni, a giocare nella prima fila della finanza italiana. Più il progetto diventa grande, però, più aumentano le caselle da incastrare, i rischi di esecuzione e soprattutto i soldi necessari per realizzarlo. Con due problemi non proprio secondari. Banco Bpm ha già bollato l’offerta come a sconto anziché a premio, facendo capire di non vedere alcuna convenienza nell’aderirvi. Più complessa la partita su Banca Generali, per la quale Mps offre 6,958 proprie azioni per ogni titolo portato in adesione. Sullo sfondo c’è poi il 13,3 per cento di Generali ereditato da Mediobanca, che Mps intende acquisire direttamente e in parte distribuire ai propri azionisti attraverso la maxicedola straordinaria. Un patrimonio, dunque, che non arriva dal nulla: è già dentro il perimetro conquistato dal Monte con Mediobanca.
Giuseppe Castagna e Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).
Dove finiscono gli interessi del Monte e iniziano quelli di chi lo guida?
È precisamente su questo punto che Intesa ha deciso di battere. Da una parte offre agli azionisti Mps un prezzo certo, adesso un po’ più ricco, e la possibilità di diventare soci del maggiore gruppo bancario italiano. Dall’altra mette sotto i loro occhi un progetto che richiede di credere contemporaneamente nell’integrazione con Mediobanca, nella conquista di Banco Bpm e di Banca Generali e nelle sinergie che Lovaglio promette di ricavarne. E soprattutto costringe l’ad del Monte a rispondere a una domanda che fino a ieri poteva restare sullo sfondo: tutto questo serve davvero agli azionisti di Mps o solo a rendere la banca abbastanza grande e complicata da impedire a Intesa di conquistarla? Il dubbio è legittimo anche per un’altra ragione. Se il progetto andasse in porto, oltre a ridisegnare il sistema finanziario italiano consoliderebbe inevitabilmente Lovaglio alla guida del nuovo gruppo. Nulla di scandaloso: un amministratore delegato difende il proprio progetto e, insieme, anche il proprio ruolo. Ma gli azionisti hanno altrettanto legittimamente il diritto di chiedersi dove finisca l’interesse della banca e dove cominci quello di chi la guida. Messina ha scelto un modo piuttosto efficace per porre la domanda. Ha aggiunto 25 centesimi e ha tolto ai soci del Monte l’illusione di poter tenere aperte tutte le porte. Sulla fusione con Mediobanca possono ancora farlo, anche se Intesa li invita con forza a fermarsi. Su Banco Bpm e Banca Generali, invece, il 29 ottobre dovranno decidere con chi stare.