di Carlo Luciani
Un terzo posto finale nel Mondiale Superbike che consacra definitivamente un talento salernitano tra i grandi del motociclismo internazionale. Classe 2000, originario di Montecorvino Pugliano, Yari Montella ha chiuso la stagione iridata sul podio generale e primo tra i piloti che corrono in sella a moto di team indipendenti (ovvero non appartenenti a case ufficiali), al termine di un campionato vissuto da assoluto protagonista. In un territorio dove l’attenzione sportiva e dei media si concentra quasi esclusivamente sulle vicende del calcio locale, il traguardo raggiunto da Montella rappresenta una straordinaria vittoria di tenacia e talento. Seguendo il suo percorso fin dagli albori, lo abbiamo incontrato a semafori spenti per tracciare il bilancio di un’annata indimenticabile e raccontare la storia di chi è arrivato sul podio del mondo partendo dalla nostra provincia.
Yari, a mente fredda possiamo dirlo con i numeri alla mano: questa è stata senza dubbio la migliore stagione della tua carriera. Rispetto all’anno del tuo debutto (2025), hai fatto un salto di qualità enorme, culminato con questo terzo posto nella classifica piloti. Quando ti fermi a guardare questo risultato, quali sono stati i fattori chiave o il momento esatto in cui hai capito di aver fatto il giusto passo in avanti?
Sicuramente è stato importante analizzare cos’è successo l’anno scorso, al mio debutto in Superbike, quando un po’ per inesperienza e un po’ per errori personali non sono riuscito a concretizzare al massimo in termini di risultati. Ciò che ci ha fatto svoltare nel 2026 è stata innanzitutto l’umiltà di confrontarmi con il team e capire dove stavo sbagliando. Mi ha aiutato molto anche il lavoro svolto fuori dalla pista con il mio staff personale, dal preparatore atletico allo psicologo: questo sforzo collettivo ci ha portati a conquistare il terzo posto nel Mondiale e il primato tra i team indipendenti.
Quanto è stata importante la continuità del rapporto con il team Barni – che proseguirà anche nel 2027 – per arrivare a questo importante traguardo?
Questo è stato l’aspetto principale. Onestamente, per come stavo andando lo scorso anno, se il team Barni avesse deciso di non confermarmi sarebbe stato comprensibile. Invece hanno creduto in me e mi hanno dato nuovamente fiducia: una scelta che ho cercato di ripagare al massimo quest’anno sul campo. Ora sono motivatissimo a scrivere un altro capitolo importante di questa storia. L’obiettivo è continuare così, e magari fare ancora meglio!
Ora che sei arrivato a questo punto della tua carriera, condividendo la pista con grandi nomi del motociclismo mondiale, ti capita mai di realizzare fino in fondo la portata del percorso che hai fatto per arrivare fin qui?
Per come sono fatto io, non guardo troppo al passato, ma so bene che al Sud non abbiamo la stessa tradizione o le strutture che ci sono altrove per praticare questo sport. Essere riuscito comunque ad emergere ad alti livelli è una bellissima soddisfazione. Se in futuro dovessi continuare su questa strada, spero che la mia storia possa essere d’esempio e di stimolo per tanti nostri conterranei.
Il mondo del motociclismo sappiamo che può essere anche spietato. Il 2021, con l’impatto nel Mondiale Moto2 dopo il trionfo nel CEV, è stato un anno complesso. A distanza di tempo, hai dei rimpianti su come andarono le cose? E in futuro consideri il capitolo del Motomondiale definitivamente chiuso o c’è mai stata la possibilità di riaprire quella porta?
No, non ho rimpianti per quel periodo. Dopo la parentesi negativa in Moto2 credevo di aver perso tutto, ma sono comunque riuscito a riprendere in mano la mia carriera. Oggi, col senno di poi, se mi fossi trovato nella situazione di Luca Boscoscuro (team principal dell’allora squadra Speed Up ndr) forse avrei preso la stessa decisione. Sono contento di aver avuto la testardaggine di continuare e di essere arrivato fin qui. Più che sul futuro rimango concentrato sul presente, perché non si sa mai cosa può riservare il domani. Mi piacerebbe diventare un pilota vincente nel WorldSBK, ma nel motorsport mai dire mai.
Ci conosciamo fin dai tempi in cui dominavi l’Europeo Moto2 in Spagna, ma per i lettori che ti scoprono oggi: da dove nasce la passione per le moto e da dove è iniziato il tuo percorso?
La passione per le moto me l’ha trasmessa mio padre. Lui era il classico amatore della domenica che si divertiva durante le giornate di prove libere al Circuito del Sele, a Battipaglia. Io gli facevo da assistente, finché un giorno ho provato una minimoto per divertirmi insieme a lui. È iniziato tutto un po’ per gioco, poi a 13 anni ho disputato le prime gare e da lì è partita la mia storia.
Parliamoci chiaro: veniamo da una terra in cui lo sport è declinato quasi solo al calcio, che fa più notizia di un podio mondiale su due ruote. Ti è mai pesata questa mancanza di attenzione verso i tuoi risultati?
Forse un po’ sì, ma non nel senso letterale del termine. Non sono il tipo a cui piace ostentare, ho un carattere riservato. D’altra parte, però, sia oggi sia quando ho vinto l’Europeo Moto2, ho notato che l’interesse non è stato poi così alto nel far sapere che qualcuno della nostra zona possa fare qualcosa di importante nel motociclismo. Rimango comunque dell’idea che, nel momento in cui dovessi ottenere un risultato ancora più importante (la vittoria del Mondiale, ndr), certamente la notizia si farà sentire.
Un pilota spagnolo o romagnolo cresce con i circuiti sotto casa. Per te e la tua famiglia, quanto è stato difficile e dispendioso colmare questo gap geografico e strutturale partendo da Montecorvino Pugliano?
La mia famiglia non mi ha mai fatto pesare questo aspetto. Per me era normale alzarmi la mattina presto, attraversare l’Italia e rientrare a casa in tarda serata dopo una giornata in pista. Fortunatamente quella delle moto è una passione condivisa con mio padre, e questo mi ha aiutato tantissimo. Per quanto riguarda il territorio, con Alfonso Coppola e Luigi Montella – altri due piloti campani con esperienza nazionale e internazionale – stiamo portando avanti il progetto MCM Racing School. Abbiamo voluto unire le nostre forze per creare qualcosa che al Sud ancora non esisteva: una realtà che si occupa di allenamento per i piloti, ma rivolta anche agli appassionati che vogliono imparare ad andare in moto senza fini agonistici. È un progetto aperto a tutte le età e la cosa bella è che, con il passare del tempo, ci conoscono sempre di più.
Quando il calendario ti concede una tregua e torni a casa, che aria respiri? La gente ormai ti riconosce e ti ferma per strada o preferisci restare semplicemente il ragazzo che hanno sempre conosciuto?
Sicuramente mi è capitato di andare al cinema o a giocare a bowling e di essere riconosciuto. Con il tempo e con i risultati è normale acquisire una certa notorietà, ma fondamentalmente rimango lo stesso Yari di sempre. Ne vado orgoglioso, perché è ciò che mi aiuta a tenere la testa sulle spalle. Mi piace essere esattamente come sono e cercherò di rimanere così anche se dovessi vincere dieci Mondiali Superbike.
L'articolo Yari Montella, SUL podio del Mondiale Superbike proviene da Le Cronache.
















































