L’hacker dei clan, clonati siti istituzioni e carte credito

A quell’hacker basta un computer collegato al web per mettere a segno colpi da 200-300mila euro al giorno. Semplicemente stando seduto su una poltrona, per conto di questo o di quel clan. Sono 16 le persone legate al clan Mazzarella finite nella rete dei carabinieri e della Dda di Napoli nell’ambito di un’indagine che ha fatto luce sulle frodi informatiche della camorra, che clona i siti web delle banche per svuotare i conti dei clienti. L’hacker, un 25enne – che non figura tra gli indagati – è soprannominato il “polacco”. Una sessantina le vittime, tra il 2022 e il 2024. Ad avvalersi delle sue conoscenze è principalmente il clan Licciardi, acerrimo rivale dei Mazzarella, a cui comunque è stato ‘concesso’ perché, in tempo di pace, il business ha la massima priorità. Dalle indagini è emerso che ad una vittima sono stati sottratti, in un sol colpo, quasi 60mila euro e che in un giorno i malviventi si appropriavano anche di 2-300mila euro, utilizzando due diverse modalità d’azione. Agivano da Nord a Sud dell’Italia, e anche tra Barcellona e Madrid. Tra i destinatari dei 12 arresti (le altre 4 misure sono divieti di dimora in Campania) figurano anche figure apicali del clan Mazzarella. Tra le vittime una dipendente bancaria, riuscita a salvarsi grazie a una provvidenziale telefonata al responsabile della sicurezza del suo istituto bancario. Due i gruppi individuati, uno capeggiato da Ciro Mazzarella, l’altro dal cugino Michele Mazzarella e, poi, da Marianna Giuliano, della storica famiglia di camorra, compagna di Michele. Nella centrale telefonica lavoravano persone capaci di simulare gli accenti dei dialetti di mezza Italia. Sui telefoni delle vittime – grazie allo spoofing, la falsificazione dell’identità – erano visualizzati i numeri di telefono delle banche al posto di quelli della banda. Individuate e bloccate le piattaforme usate per replicare i siti web delle banche, spazi digitali pagati con moneta virtuale. Il funzionamento delle truffe è stato spiegato anche da un collaboratore di giustizia eccellente: “Ingaggiavamo dei tossici per aprire i conti correnti”. I dati sensibili “il polacco” li otteneva acquistando “una lista da soggetti che lavoravano in banca”. I militari dell’arma, oltre ai 12 arresti in carcere (notificati ad Alberto, Ciro e Michele Mazzarella) e 4 divieti di dimora in Campania (anche a Marianna Giuliano), hanno sequestrato beni per circa un milione di euro. L’indagine documenta anche l’ingresso di un imprenditore avellinese dei trasporti funebri incaricato di reinvestire i profitti delle truffe (in moto e auto di lusso e in orologi Rolex), che aspirava a una base operativa nel suo territorio.

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Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia

Gli Oscar 2026 si chiudono nel segno della cautela. Il mondo è in fiamme, ed è meglio tenersi stretto ciò che si conosce meglio, ossia l’autore della vecchia New Hollywood, ossia Paul Thomas Anderson, peraltro in debito finora di statuette, e anche il cinema di genere, l’horror nello specifico, che tiene pur sempre desta la baracca.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Il cast di Una battaglia dopo l’altra (Ansa).

Ha trionfato la summa del cinema americano

Una battaglia dopo l’altra, vero trionfatore dell’edizione, sei statuette su 13 candidature, è una summa del cinema americano che guarda al film d’autore europeo, come si faceva già negli Anni 70, all’epoca delle prime prove di Lucas, Coppola, Rafelson e Penn. Quando lo stesso Scorsese, complice Paul Schrader, con Taxi Driver rifaceva Robert Bresson e Arthur Penn con Gangster Story, ripensava Godard. È stata proprio la cautela, inoltre, a spingere Thomas Anderson a dividere giudiziosamente il suo film in due, classico e moderno: una prima parte, sperimentale nel ritmo narrativo e nella presentazione dei personaggi, e una seconda più incline ai canoni stabiliti del film d’azione, con tutti gli inseguimenti e quant’altro. Che Sean Penn vincesse il premio come attore non protagonista fu l’unica certezza che si ebbe a proiezione finita, esempio classico di interpretazione iper-caratterizzata, e al tempo stesso pienamente leggibile da qualsiasi tipologia di pubblico.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Sean Penn in una battaglia dopo l’altra.

Weapons si deve accontentare del premio a Madigan

L’horror poi centra il bersaglio con il premio alla Miglior attrice non protagonista ad Amy Madigan, ossia zia Gladys, la strega cattiva di Weapons, un film che, se ci fosse stato maggiore coraggio, avrebbe meritato premi migliori, essendo l’unico a trattare con lucidità il tema contemporaneo delle armi, come il titolo evidentemente suggerisce. L’Oscar alla Madigan è inoltre funzionale alla preparazione e lancio del prequel dedicato al personaggio malefico da lei interpretato, in fase di progettazione: già immaginiamo le frasi di lancio quali «la vera storia di zia Gladys, la strega cattiva del premio Oscar». Insomma, la cautela impera.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
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Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia

Il messaggio dell’Academy a Chalamet

Come nel caso del grande sconfitto, ossia Timothée Chalamet, protagonista di Marty Supreme, il film sul campione sconosciuto di ping-pong degli Anni 60. Il mancato riconoscimento implica un messaggio molto preciso che l‘Academy ha riservato al giovane divo: sii prudente, e soprattutto non giocare troppo con gli autori non americani, da Guadagnino in poi, resta invece con noi nella Hollywood che si sta riposizionando nell’ambito dell’era Netflix.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Timothée Chalamet (Ansa).

L’ingresso di Netflix nella prestigiosa fabbrica dei sogni

Netflix non a caso premiata per il Frankenstein di Guillermo del Toro, il cui riconoscimento per scenografie, costumi e trucco è meno marginale di quanto sembri: nel senso che la piattaforma va a ricevere il premio per i reparti di grande artigianato storico, quelle scene e costumi che hanno reso negli anni Hollywood il punto di riferimento dell’immaginario mondiale. In questo modo, pertanto, la piattaforma è definitivamente accolta all’interno della prestigiosa, storica, fabbrica dei sogni.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Mike Hill abbraccia Guillermo del Toro dopo l’Oscar per il Best Makeup e Hairstyling per Frankenstein (Ansa).

Jessie Buckley, una Meryl Streep con l’impertinenza di Amy Adams

Ma al di là di qualsiasi cautela, chi ha veramente trionfato è lei, l’attrice rivelazione di questi ultimi anni, ossia l’irlandese Jessie Buckley, protagonista dello zuccheroso Hamnet, proprio quel film a cui Netflix ha sottratto i meritatissimi Oscar di scene e costumi, attrice adesso ancora sugli schermi, italiani e non, con l’orribile The Bride-La sposa, ennesima e sfinita variazione sul tema di Frankenstein. Jessie Buckley, infatti, è una solenne Meryl Streep integrata con l’impertinenza di Amy Adams, diva precoce che ruba l’occhio senza che il furto possa essere denunciato. In un film, infatti, Jessie si fonde alla perfezione con l’ambiente e il paesaggio, per poi staccarsene gradualmente, fino a spiccare quale unica e incontrastata presenza. Incarna inoltre, come meglio non si potrebbe, il tipo femminile che si vuole oggi dominante, ossia la donna che ha abbandonato la dimensione dell’erotismo perché non intende essere più schiava dello sguardo del maschio: una sessualità senza eros, dunque, capace di competere con chiunque sul piano puro e semplice della capacità corporea di stare ed essere nello spazio.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Jessie Buckley in una scena di Hamnet.

In Hamnet, tutto questo è chiarissimo. Il personaggio maschile, nel film Paul Mescal, irlandese anche lui, che interpreta William Shakespeare, non ha infatti il coraggio di presenziare in casa al momento dell’estremo dolore: mentre il figlioletto di nome Hamnet soffre e muore, custodito dalle donne della casa, lui se ne sta a Londra a fare teatro. L’elaborazione del lutto deve passare quindi per la sfera sostitutiva dell’arte, ovvero la composizione e stesura della tragedia di Amleto, nel cui nome risuona quello del bambino morto. Durante lo spettacolo, al Globe Theater, sarà però solo la presenza di lei, Jessie, che interpreta Agnes la madre, a dare senso all’intera rappresentazione. Solo grazie alle sue reazioni in prima fila sotto il palco, nei gesti fendenti del corpo e nelle scultoree espressioni del volto, in breve nella corporeità materna esibita, sarà possibile che nel personaggio di Hamlet si renda vivo e presente quello di Hamnet.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Paul Mescal nel ruolo di Shakespeare in Hamnet.

L’Oscar a Sentimental Value è un inno alla cautela

Concludiamo sul premio al Miglior film internazionale, che ha visto prevalere il super melodramma di Joachim Trier, dal titolo Sentimental Value. Atto dovuto di cautela estrema, visto che a concorrere erano opere del calibro di The Secret Agent, aspro apologo sulla dittatura in Brasile negli Anni 70, e Sirat, potente allegoria sulle forme contemporanee della guerra, in cui le persone saltano in aria senza sapere né perché né per come, a causa di missili o droni o quant’altro.

Oscar 2026, Hollywood sceglie la cautela mentre il mondo brucia
Joachim Trier con l’Oscar per il Miglior film internazionale con Sentimental Value (Ansa).

Hollywood si tiene a distanza dal mondo che va a fuoco

L’Academy, allora, cerca di trattenersi all’interno di se stessa, ovvero della propria storia (Una battaglia dopo l’altra), della tradizione del cinema di genere (Sinners, Weapons, Frankenstein), del cinema europeo intimista e consapevole del proprio ruolo (Sentimental Value): emblematica e consapevole manifestazione cautelare mentre tutto all’intorno, sia presso la Casa Bianca che ben oltre la Casa Bianca, esplode e va a fuoco. Cosa di cui il cinema non si accorge e nemmeno pare percepirne l’eco, tenendosi infine a giusta e doverosa distanza. Fino a che sarà la distanza stessa, chi lo sa, a stringersi improvvisamente addosso a Hollywood e i suoi dintorni.

Pusher ucciso a Rogoredo, altri due indagati tra i colleghi di Cinturrino

Nuovi sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Abderrhaim Mansouri, il pusher ucciso il 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo dall’assistente capo di polizia Carmelo Cinturrino, che accusato di omicidio volontario aggravato è detenuto nel carcere di San Vittore. Nei suoi confronti sono emerse nuove accuse. Inoltre sono finiti sotto inchiesta ltri due colleghi.

Le nuove accuse contestate a Cinturrino

Oltre all’accusa di omicidio volontario, la procura di Milano ha mosso nuove contestazioni a carico di Cinturrino: dall’estorsione alle percosse, fino allo spaccio. Le accuse nascono dalle testimonianze a tappeto raccolte dai pm da tossicodipendenti e spacciatori arrestati da Cinturrino, ma anche chi ha solo ‘incrociato’ il poliziotto durante le sue operazioni antidroga, finite sotto la lente d’ingrandimento.

Indagati altri due poliziotti per falso e arresto illegale

Oltre ai quattro agenti presenti quel giorno nel boschetto di Rogoredo, al centro di indagini per omissione di soccorso e favoreggiamento e per questo assegnati a incarichi non operativi al di fuori del commissariato Mecenate, sono infatti sono indagati altri due poliziotti: uno per falso e uno per arresto illegale. Le nuove iscrizioni sono legate alla richiesta di incidente probatorio notificata per convocare almeno otto testimoni, tra pusher e tossicodipendenti.

Referendum, il cdr del Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico: cosa è successo

In una nota, il comitato di redazione del Giornale Radio Rai ha puntato il dito contro Annalisa Chirico e Ping pong, il suo programma su Radio Uno, «diventato lo specchio delle ipocrisie» a cui il servizio pubblico «sottopone i suoi dipendenti». Alla base del comunicato il tempo concesso alla giornalista, troppo schierata per il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, che si terrà il 22 e 23 marzo.

Referendum, il cdr del Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico: cosa è successo
Annalisa Chirico (Imagoeconomica).

Il comunicato del cdr di Giornale Radio Rai contro Annalisa Chirico

«Monitoraggio ossessivo dei tempi per il Sì e per il No. Attenzione all’equidistanza che tutti i colleghi applicano nei propri programmi, che si tratti di politica, cronaca o esteri. Tutti, tranne Annalisa Chirico. A lei è concesso dire in onda che voterà Sì al referendum, andare ospite in programmi d’informazione a difendere il fronte del Sì», si legge nella nota. A Chirico, sottolinea il cdr, «è concesso, più in generale, essere una militante più che una giornalista che collabora con la testata radiofonica del servizio pubblico. Prendere posizione, sbilanciarsi a favore dell’uno o dell’altro, non rispettare la completezza dell’informazione». Venerdì 13 marzo, ad esempio, «la puntata sul caso della famiglia del bosco è diventato un florilegio di qualunquismo e opinionismo da quattro soldi».

I dem della Commissione Vigilanza: «Ennesimo grave episodio»

Sulla questione sono intervenuti i membri del Partito democratico della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai, parlando di «preoccupante» ed «ennesimo grave episodio» per un’emittente che «sta diventando una sorta di radio del regime di TeleMeloni». Quanto a Chirico, la giornalista è stata definita una «rappresentante della destra di governo», anziché «conduttrice radiofonica imparziale e democratica». La replica dei componenti di Fratelli d’Italia è arrivata subito. I meloniani hanno parlato di «ennesima polemica strumentale e campata in aria della sinistra, che conferma di essere allergica al pluralismo e alla libertà di opinione» e del «solito doppiopesismo» dell’opposizione, quando «peraltro non risulta a carico della trasmissione condotta dalla stessa Chirico alcun rilievo dell’Agcom, a conferma della correttezza e del rispetto delle regole».

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra

In politica, si sa, tradizionalmente è il centrosinistra a dividersi. Dal Pd al M5s, da Iv a Avs ormai si discute su ogni tema o quasi, per non parlare del fiorire di correnti e correntine interne ai partiti. Al contrario, il centrodestra, nonostante le frizioni e le antipatie, riesce a mostrarsi monolitico, riuscendo nella maggior parte dei casi a ricucire in casa. Nel mondo culturale, invece, avviene l’esatto contrario. Diciamo che se fossimo in Stranger Things, la Cultura rappresenterebbe il Sottosopra della destra. La maggioranza infatti in questa bulimia di poltrone (e nella foga di arricchire il proprio Pantheon scippando numi di sinistra, da Gramsci a Pasolini) non trova pace, mentre la gauche nella difesa della propria egemonia è unita e compatta.

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Il duello Giuli-Buttafuoco

La cronaca degli ultimi giorni lo conferma. Iniziamo con lo scontro tra il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, e il presidente della Biennale di Venezia, Pietrangelo Buttafuoco, reo di aver aperto le porte della prossima Biennale d’Arte alla Russia. «Buttafuoco non ci ha detto nulla quando invece lui già sapeva del ritorno della Russia, ha messo in difficoltà il governo e isolato la Biennale agli occhi del mondo», ha sbottato Giuli arrivando a chiedere le dimissioni di Tamara Gregoretti, rappresentante del suo stesso ministero nel consiglio di amministrazione della Biennale. 

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Buttafuoco da parte sua non ha replicato, ma in sua difesa si sono schierati due intellettuali di destra del calibro di Marcello Veneziani e Franco Cardini. «Va bene una Biennale inclusiva verso immigrati, gay e mondo queer ma non verso i popoli e le civiltà del mondo», ha scritto Veneziani sulla Verità. «È sempre più difficile assumere un ruolo pubblico senza diventare servi zelanti in livrea abbaiando a comando, mentre chi disturba viene abbandonato, sconfessato, boicottato», ha aggiunto. «Noi abbiamo preferito sottrarci dal rispondere quando un ministro ci attaccò in modo volgare». Veneziani fa riferimento a un altro duello che lo ha visto protagonista contro il ministro della Cultura.

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Franco Cardini (Imagoeconomica).

Quando Veneziani criticò il governo Meloni

L’episodio risale a fine 2025, quando il giornalista e scrittore sempre sul quotidiano diretto da Maurizio Belpietro vergò un editoriale al vetriolo contro il governo Meloni. «Nulla è cambiato nella nostra vita di italiani, cittadini, contribuenti, patrioti e uomini di destra, tutto è rimasto come prima, nel bene e nel male, nella mediocrità generale e particolare». La replica di Giuli fu durissima e personale, parlando di «bile nera» e «animo ricolmo di cieco rimpianto». Come a voler dire: ti sarebbe piaciuto essere al mio posto, ma non ci sei. Del resto all’epoca della formazione del governo, e prima di nominare Gennaro Sangiuliano, Giorgia Meloni sondò informalmente proprio Veneziani, che, secondo qualche retroscena, gentilmente declinò.

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Alessandro Giuli, Gennaro Sangiuliano e Pietrangelo Buttafuoco (Imagoeconomica).

Ma nella querelle sulla Biennale a difesa di Buttafuoco è intervenuto anche lo storico Cardini. «Non vedo i presupposti giuridici e procedurali sulla base dei quali il ministro può intervenire. Giuli ha compiuto un passo inopportuno e inadeguato» ha commentato lo storico in un’intervista alla Stampa. E poi è andato oltre: «Credo che Giuli si senta molto insicuro perché sente tutte le critiche che gli vengono mosse per la sua inadeguatezza (…) Giuli è un personaggio della cultura militante che non è convincente né dal punto di vista scientifico, né da altri punti di vista».

L’allergia storica della destra per gli intellettuali

Insomma, colpi di clava. Che si inseriscono perfettamente nella tradizione degli scontri che hanno sempre contraddistinto il mondo culturale della destra italiana. Giuseppe Bottai contro Giovanni Gentile, Curzio Malaparte contro Giuseppe Prezzolini, Indro Montanelli contro lo stesso Malaparte – due toscanacci l’un contro l’altro armati – Leo Longanesi contro tutti, giusto per citare qualche esempio del passato. 

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Leo Longanesi (Ansa).

«Tutto mi sembra l’eco di un vecchio pregiudizio che alligna da sempre nei partiti della Fiamma, i cui esponenti hanno sempre visto con fastidio gli intellettuali, considerandoli come dei piantagrane buoni solo a criticare e a imbastire polemiche contro quella che dovrebbero considerare la loro casa-madre. Un tempo Giuli fustigava questo atteggiamento, ora l’ha fatto suo», spiegava qualche tempo fa sul Fatto quotidiano il politologo di destra Marco Tarchi. «Anche la storia del marxismo, con le sue infinite scuole, conventicole e diatribe dimostra che non si tratta un’esclusiva della destra. In quest’area, però, appare ancora più pronunciata per quel tarlo dell’individualismo che l’ha sempre contraddistinta, e che è una sorta di indesiderato sottoprodotto della visione antiegualitaria che le è propria», aggiungeva Tarchi. Qui poi andrebbe fatto un inciso: basta fare il giornalista ad alto livello e aver scritto qualche libro, come Sangiuliano e Giuli, per essere considerato un intellettuale?

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Marco Tarchi (Imagoeconomica).

Quel maledetto predominio culturale della sinistra

Altra figura rilevantissima della cultura destrorsa è Giordano Bruno Guerri che, forse per la sua totale indipendenza al confine con un certo anarchismo, viene spesso tenuto ai margini, ma è lui, da presidente del Vittoriale, ad aver ridato lustro e vita alla dimora di Gabriele D’Annunzio. Ecco cosa sosteneva in un’intervista alla Stampa lo scorso luglio: «Gli intellettuali di destra sono di meno e pure poco valorizzati, questo forse perché storicamente questa parte politica si è sempre interessata poco alla cultura, come ai tempi del Msi, che non era un partito ‘colto’… Ora invece mi pare ci sia una volontà di darsi da fare, magari anche sbagliando, che ho visto prima con Sangiuliano e ora con Giuli…».

Liti, personalismi, poltrone: perché la Cultura tormenta la destra
Giordano Bruno Guerri (Imagoeconomica).

Del resto, per Guerri il predominio della sinistra sul mondo culturale è innegabile e così pare pensarla lo stesso Veneziani. Insomma, la destra al governo è stata costretta ad arrancare in un mondo in cui le cariche più prestigiose (istituti culturali, musei, fondazioni, teatri) le sono sempre state negate. Con gli incarichi culturali il governo Meloni si trova a maneggiare una materia nuova e sconosciuta. Dove però spesso nelle scelte si intersecano fedeltà all’esecutivo, autonomia culturale, una certa dose di individualismo e forse una rosa di candidati abbastanza scarsa. E allora ecco le liti, gli scontri, le invettive. Insomma, il campo largo della cultura a destra è diviso e litigioso almeno quanto il campo largo politico a sinistra.  

Frammento di missile cade vicino all’ufficio di Netanyahu a Gerusalemme

Una grossa scheggia di missile è caduta vicino all’ufficio del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a Gerusalemme. Le foto sono state diffuse dai soccorritori. Colpita anche la sede di una grande scuola ebraica. I vigili del fuoco hanno riferito che nell’area della Città Santa un uomo di 42 anni è stato ferito da schegge incandescenti e ha riportato ustioni.

Tajani “scomoda” Mussolini per sostenere il Sì al referendum: cosa ha detto

Per sostenere il in vista del referendum sulla riforma della giustizia del 22 e 23 marzo, Antonio Tajani ha diffuso un video sui social – girato all’esterno di casa sua – in cui il segretario di Forza Italia, ministro degli Esteri e vicepremier ha detto che il sistema italiano è da cambiare in quanto tipico di una dittatura.

«L’Italia è un’eccezione tra le democrazie, un sistema come il nostro esiste solo in Russia, in Cina e in altre dittature, del resto è stato introdotto da Benito Mussolini e dal fascismo», dice Tajani nel video diffuso sui social, introdotto dal post: «Entriamo nel merito della riforma della giustizia. Diciamo basta a bugie e mistificazioni. Diciamo SÌ ad una magistratura finalmente libera, indipendente e imparziale».

Tajani: «Chi di voi guarderebbe una partita con un arbitro che indossa la maglia di una delle squadre?»

Nel video, Tajani dichiara anche: «In qualsiasi disputa la persona chiamata a giudicare chi ha ragione e chi ha torto non deve essere amica di nessuna delle due parti in causa». Sue la domanda retorica: «Chi di voi andrebbe a vedere una partita con un arbitro che indossa la maglia di una delle due squadre?». E poi: «Questo concetto è la materia del referendum per il quale si voterà il 22 e 23 marzo. Parliamo del processo penale, con il quale si decide la vita delle persone. Non vi sembra ovvio che chi decide non debba essere amico o collega con nessuna delle due parti?».

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni

È stata presentata la programmazione del triennio 2026-2028 del Teatro alla Scala di Milano – come chiesto una decina di giorni prima dal ministero della Cultura a tutte le fondazioni lirico-sinfoniche in vista del riparto del Fus, i fondi statali – con l’annuncio delle opere che apriranno le stagioni 2026 e 2027. Il 7 dicembre 2026 verrà rappresentato l’Otello di Giuseppe Verdi con la regia di Damiano Michieletto. Sul podio ci sarà Myung-Whun Chung, al suo debutto come direttore musicale. L’attuale, Riccardo Chailly, continuerà comunque la sua collaborazione con la Scala concentrandosi sulla musica russa. Sempre un’opera di Verdi inaugurerà la stagione successiva, nel 2027, vale a dire Un ballo in maschera. L’opera sarà di nuovo diretta da Chung e vedrà la regia del palermitano Luca Guadagnino.

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni
Myung-Whun Chung (Ansa).

Frédéric Olivieri confermato direttore del Corpo di ballo

Durante la presentazione è stato inoltre reso noto che Frédéric Olivieri resterà direttore del Corpo di ballo della Scala per altre due stagioni. Era stato nominato a febbraio 2025 per due anni dal sovrintendente Fortunato Ortombina, dopo la decisione del suo predecessore Manuel Legris di lasciare l’incarico prima della scadenza.

Prima della Scala 2026 e 2027, annunciate le opere che apriranno le stagioni
Frédéric Olivieri (Ansa).

Agroalimentare, Confeuro: “Ok numeri Ue ma non c’è nulla da festeggiare”

“Nel 2025 il commercio agroalimentare europeo raggiunge nuovi record. Tuttavia scende il surplus, con una riduzione di 13,3 miliardi di euro. A certificarlo è un nuovo report dell’Unione Europea ma, in fin dei conti, non c’è davvero molto da festeggiare. È chiaro: i numeri confermano che l’agricoltura continentale rappresenta un asset strategico capace di resistere alle guerre commerciali, ai conflitti bellici e alle congiunture economiche negative. Ma, se si entra in un’analisi più approfondita, emerge come all’aumento delle esportazioni abbia corrisposto un incremento ancora maggiore delle importazioni: un dato che, nel lungo periodo, potrebbe rappresentare un campanello d’allarme per le politiche agricole comuni europee. Come Confeuro riteniamo infatti necessario rafforzare il sostegno a determinate produzioni europee, così da renderle più competitive sui mercati globali e maggiormente in grado di resistere nei momenti delicati come l’attuale contesto internazionale, segnato da conflitti, instabilità economica e dall’impatto sempre più evidente dei cambiamenti climatici. Non bisogna cullarsi sugli allori, ma guardare con attenzione al presente e soprattutto al futuro, intervenendo in quei comparti in cui l’Europa resta ancora poco produttiva e fortemente dipendente dalle importazioni. L’obiettivo deve essere chiaro: rafforzare la sovranità alimentare del continente e garantire una maggiore autonomia dal punto di vista agroalimentare”. Lo dichiara Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro, la Confederazione degli Agricoltori Europei.

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Sociale, Tiso(Accademia IC): “Città italiane non a misura di anziano. Intervenire”

“Le città italiane stanno diventando sempre meno adatte agli anziani: infrastrutture, servizi sanitari e spazi pubblici spesso non rispondono all’invecchiamento demografico; servono interventi di pianificazione urbana, trasporti e welfare per invertire la tendenza. La popolazione infatti invecchia, il numero di ultraottantenni cresce, ma le città restano progettate per lo più per chi è giovane e mobile. Questo crea un disallineamento tra domanda (anziani) e offerta (servizi urbani).
I marciapiedi e i percorsi pedonali, ad esempio, non sono accessibili, scarsa segnaletica e panchine, trasporti pubblici poco adattati, difficoltà di accesso ai servizi sanitari e sociali, isolamento sociale e marginalizzazione degli “over” nella vita cittadina. La conseguenza è una riduzione della qualità di vita e un aumento del rischio di esclusione. Eppure servirebbero azioni concrete e forti per invertire la rotta: in tal senso l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha un programma per le “città a misura di anziani” che indica criteri pratici (accessibilità, partecipazione sociale, servizi sanitari integrati) per rendere le aree urbane più age‑friendly. Molte città, tuttavia, nel nostro paese non hanno ancora adottato pienamente queste linee guida e rischiano di diventare sempre meno vivibili per gli anziani se non si interviene con politiche urbane e sanitarie mirate. Occorre un approccio integrato che combini pianificazione urbana, servizi sanitari territoriali e iniziative sociali: adottare le linee guida dell’OMS, appunto, mappare le aree critiche e investire in infrastrutture accessibili sono passi concreti e urgenti. Solo così si potrà trasformare l’invecchiamento demografico in un’opportunità di città più inclusive per tutti”.

Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca.

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Meta, accordo da 27 miliardi con Nebius sull’IA

Meta ha firmato un accordo da 27 miliardi di dollari con Nebius, piattaforma cloud con sede ad Amsterdam specializzata nell’addestramento e nell’esecuzione di modelli di AI avanzati. In base all’intesa, il colosso di Mark Zuckerberg investirà 12 miliardi di dollari in capacità di calcolo a partire dall’inizio del 2027 e si è impegnato ad acquistare ulteriore capacità per un valore di altri 15 miliardi di dollari (sempre distribuita su più siti) nei prossimi cinque anni. Nel complesso si tratta di uno dei più grandi contratti infrastrutturali mai sottoscritti da Meta.

Meta, accordo da 27 miliardi con Nebius sull’IA
Mark Zuckerberg (Imagoeconomica).

Meta di recente ha acquisito Manus, startup focalizzata sullo sviluppo di algoritmi di IA per l’automazione delle attività, e Moltbook, piattaforma Moltbook, una piattaforma simile a Reddit progettata per ospitare conversazioni tra agenti AI. L’accordo con Nebius rappresenta un’ulteriore accelerata sull’IA per la società di Zuckerberg, che ormai ha trasformato l’intelligenza artificiale nella sua priorità strategica, nel tentativo di ridurre il gap da rivali come OpenAI e Google. Tuttavia, secondo quanto riporta Reuters, l’azienda si starebbe preparando a quello che potrebbe essere uno dei suoi più grandi giri di licenziamenti, con un taglio del 20 per cento della forza lavoro globale: coinvolti quasi 16 mila dipendenti. A gennaio del 2025, Meta aveva licenziato circa il 5 per cento dei suoi lavoratori.

Elicotteri Usa sul Parco delle Madonie, protesta dei sindaci e interrogazione a Schifani

È polemica in Sicilia per l’atterraggio di due elicotteri militari dell’esercito americano nel parco delle Madonie, in particolare a Piano Catarineci, area di pregio naturalistico tutelata da un apposito marchio Unesco e facente parte della rete Natura 2000, caratteristica che implica e richiede una particolare attenzione alla conservazione degli habitat e delle specie di fauna e flora selvatica presenti. Dopo aver visionato le fotografie pubblicate sul profilo social della marina statunitense che ritraggono i due mezzi sul suolo siciliano, 22 sindaci e il presidente del Parco delle Madonie hanno inviato una nota al presidente della Regione, Renato Schifani, e al prefetto di Palermo, Massimo Mariani, per chiedere se «fossero stati avvisati di esercitazioni, se e da quale ente il piano di volo sia stato autorizzato, se, in caso positivo, sia stata effettuata la procedura di valutazione di incidenza ambientale per le esercitazioni militari con elicotteri della base di Sigonella sul sito Piano Catarineci e se non si ritenga opportuno chiedere lo stop a tali attività, visti i rischi per la popolazione locale e l’ambiente naturale, a maggior ragione dato che ci si trova nel contesto di uno scenario bellico privo di piena legittimazione internazionale».

La marina Usa: «Volo di addestramento, squadra difende gli interessi degli Alleati»

La marina americana ha spiegato che gli elicotteri MH-60S Sea Hawk assegnati alla Helicopter Sea Combat Squadron 28 stavano conducendo un volo di addestramento sul monte Etna vicino alla stazione aerea navale Sigonella. La squadra, ha spiegato, «è attualmente dispiegata nell’area operativa della 6a flotta degli Stati Uniti, supportando l’efficacia dei combattimenti bellici, la letalità e la prontezza delle Forze navali americane Europa-Africa, mentre difende gli interessi degli Stati Uniti, degli Alleati e dei partner nella regione».

Il M5s chiede a Schifani di riferire in Aula

La vicenda ha scatenato polemiche politiche, con critiche da parte di Movimento 5 stelle e Partito democratico. Il capogruppo M5s all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, ha parlato di «fatto gravissimo che può essere motivato come estrema ratio solo da ragioni di tipo emergenziale». «Essere partner della Nato», ha evidenziato, «non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in un periodo in cui l’esercito Usa è impegnato attivamente nell’offensiva contro l’Iran. Non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani. Il presidente Schifani era stato informato? Il Parlamento certamente no, ne renda conto a sala d’Ercole». «Senza voler mettere da parte la questione ambientale», ha continuato il deputato «considerando che l’atterraggio è avvenuto in un’area definita come A, cioè di massima tutela ambientale, si tratta di un accadimento che condanniamo fermamente e che non deve più ripetersi. Per questo serve un governo regionale intransigente. Il presidente della Regione risponda ai siciliani che lo hanno eletto, non agli americani e venga in Aula a riferire con urgenza».

Il Pd presenta un’interrogazione parlamentare

La deputata regionale dem Valentina Chinnici ha annunciato che presenterà un’interrogazione parlamentare rivolta al presidente Schifani: «L’atterraggio di elicotteri da guerra della US. Navy nel cuore della Sicilia, a Piano Catarineci, non è solo una questione ambientale, è l’ennesimo atto unilaterale che rischia di trascinare la nostra Isola e l’Italia in uno scenario di tensione bellica senza che vi sia stata alcuna informazione o dibattito democratico». «Dobbiamo sapere con urgenza se Schifani e la Prefettura fossero stati avvisati, e chi ha autorizzato questo piano di volo. Non possiamo permettere che la Sicilia venga percepita come una portaerei in balia di decisioni prese altrove, senza alcuna legittimazione da parte degli organismi europei e internazionali e in spregio alla sovranità nazionale», ha continuato. Quindi l’annuncio: «L’esecutivo regionale non può più tacere. Nella mia interrogazione chiederò chiarezza immediata e di valutare lo stop a queste attività. La sicurezza dei cittadini, l’integrità del nostro territorio e la sovranità nazionale non possono essere messe in discussione da voli fantasma autorizzati chissà da chi».

Morta Cinzia Oscar, il video

 

NAPOLI. Si è spenta a 63 anni Cinzia Oscar, artista poliedrica che ha saputo incarnare, con una voce graffiante e un’anima fiera, l’essenza più profonda della melodia partenopea e del teatro di tradizione. La sua scomparsa, avvenuta dopo sei mesi di una battaglia silenziosa e dignitosissima contro gravi complicanze respiratorie, lascia un vuoto incolmabile in un panorama artistico che oggi si scopre più povero. Fino all’ultimo respiro, Cinzia ha lottato con la stessa grinta che portava sul palcoscenico. Una forza d’animo sorretta da una fede incrollabile nella vita e, soprattutto, dall’amore viscerale per il figlio, il cantante Marco Calone. È stato proprio lui a restarle accanto ogni istante, in un passaggio di testimone fatto di dedizione e spartiti condivisi, circondato dall’affetto degli amici veri e dei parenti che non l’hanno mai lasciata sola. Il percorso di Cinzia Oscar è iniziato quando era poco più che una bambina.

Nata con il dono dell’imitazione e una mimica naturale, ha calcato le scene giovanissima prima di esplodere come cantante. La sua non era una voce qualunque: era uno strumento capace di trasmettere dolore, gioia e riscatto. Questa intensità le ha permesso di collaborare con i mostri sacri della sceneggiata e della musica napoletana: da Mario Merola a Pino Mauro, passando per Mario Da Vinci e Nino D’Angelo. Nel 2002, il grande pubblico nazionale la consacrò definitivamente su Retequattro, durante una memorabile edizione del Festival di Napoli, dove fu premiata come miglior interprete. Impossibile dimenticare il suo duetto con il “re della Sceneggiata” nel brano “Si tu papà”: un momento di televisione e musica che resta scolpito nella memoria collettiva come prova della sua caratura artistica.

Ma Cinzia Oscar non è stata solo “tradizione”. Brani come “Nun so’ ’na bambola” rappresentano ancora oggi un manifesto di modernità: una denuncia contro la mercificazione della donna e ogni forma di discriminazione, cantata con una rabbia consapevole che anticipava i tempi. Tra i suoi successi immortali restano gemme come “Caro figlio mio” e il vero e proprio cult “Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria”, scritto dal compianto Enzo Rossi, brani che risuonano nei vicoli di Napoli come preghiere laiche.

Negli ultimi anni, il richiamo del teatro era tornato a farsi sentire forte. Con produzioni come “Nu Vambeniello e Tre San Giuseppe”, aveva dimostrato che la sua versatilità non era sfiorita, portando sul palco quella risata amara e quella saggezza popolare che solo chi ha vissuto davvero sa trasmettere. Oltre le luci della ribalta, resta il ricordo di una donna determinata, una madre che ha fatto della famiglia il suo porto sicuro. La sua arte non morirà con lei, ma continuerà a vibrare nelle reinterpretazioni dei classici che amava – da “’O surdato ’nnammurato” a “Palcoscenico” – e nel talento di Marco Calone, che porta nel sangue la sua stessa urgenza comunicativa. I funerali lunedì 16 marzo alle ore 17, quando la città si stringerà attorno alla sua famiglia nella chiesa di San Vincenzo alla Sanità. Napoli non saluta solo una cantante, ma un pezzo della sua storia più autentica.

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Br: 46 anni da omicidio Giacumbi, pm Salerno che rifiuto’ scorta

Quarantasei anni sono trascorsi dal 16 marzo 1980, quando Nicola Giacumbi, all’epoca procuratore di Salerno facente funzioni, fu ucciso perche’ simbolo dello Stato. L’assassinio fu rivendicato da una cellula salernitana delle Brigate Rosse. Era una domenica sera. Il magistrato, insieme con la moglie, stava rientrando a casa, quando, nei pressi del portone della sua abitazione, a due passi da Palazzo di Giustizia dove lavorava, venne freddato da una raffica di colpi, esplosi da qualcuno che gli sbuco’ alle spalle. La moglie rimase illesa. Il figlio, che all’epoca aveva 5 anni, era rimasto dai nonni e, soltanto qualche giorno, seppe che il padre non c’era piu’. Nell’accettare l’incarico di facente funzioni, Giacumbi aveva rifiutato la scorta. ‘Non voglio mettere in pericolo la vita di altri padri di famiglia’, furono le sue parole, come piu’ volte ha ricordato l’ex magistrato e oggi avvocato Carlo Correra, che da tempo si impegna affinche’ la figura dell’allora procuratore di Salerno sia conosciuta soprattutto dalle nuove generazioni. A Salerno, ricorda l’Anm, Giacumbi si era occupato, in particolare, di inchieste su corruzione e criminalita’ organizzata: “Era conosciuto – viene sottolineato oggi sui canali social dell’Associazione nazionale magistrati – per la sua altissima professionalita’ e apprezzato per il suo profondo spirito di servizio”. Dallo scorso anno, e’ l’aiuola a meta’ strada tra il vecchio tribunale e l’abitazione di Giacumbi a ospitare una lapide commemorativa del magistrato “barbaramente trucidato – si legge sulla targa – il 16 marzo 1980 nella difesa dei valori, della democrazia e della giustizia”. Ed e’, ormai gia’ da qualche anno, la torre F della nuova cittadella giudiziaria, dove ha sede la Procura di Salerno, a portare il nome di Nicola Giacumbi.

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Aeroporti: Prete: “Scalo di Salerno chiave per il Sud. La Regione faccia la sua parte”

L’Aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento può diventare uno dei principali motori di sviluppo per il territorio e per l’intero Mezzogiorno, ma per consolidare questa prospettiva servono infrastrutture efficienti e politiche di sostegno al trasporto aereo.

 

È quanto sottolinea Andrea Prete, presidente di Unioncamere e della Camera di Commercio di Salerno, intervenendo sul futuro dello scalo salernitano e sulle opportunità legate ai nuovi collegamenti nazionali e internazionali, durante la conferenza organizzata insieme a GESAC (la società di gestione degli scali campani) in cui sono stati presentati i nuovi collegamenti nazionali e internazionali che contribuiranno ad ampliare l’offerta di voli e a consolidare il ruolo strategico dello scalo salernitano nel sistema aeroportuale della Campania.

Secondo Prete, l’avvio della collaborazione proprio tra Aeroitalia e GESAC rappresenta un segnale concreto della crescita dell’infrastruttura aeroportuale.

“L’avvio della partnership tra Aeroitalia e GESAC, i cui frutti sono già visibili nei numerosi voli nazionali e internazionali annunciati, consolida la visione strategica di Salerno come secondo scalo regionale”, afferma il presidente della Camera di Commercio.

Per Prete, il ruolo dell’Aeroporto di Salerno va oltre i confini regionali e può diventare un punto di riferimento per un bacino territoriale molto più ampio. “L’aeroporto non rappresenta soltanto una risorsa per la Campania, ma un’infrastruttura fondamentale al servizio dei territori limitrofi, come Basilicata e alta Calabria, capace di accorciare in modo significativo le distanze con i principali poli economici e turistici del Paese”, spiega.

Il presidente di Unioncamere richiama poi l’attenzione sulla necessità di completare rapidamente le opere infrastrutturali e migliorare i collegamenti con lo scalo. “Il rapido completamento delle opere aeroportuali e soprattutto delle infrastrutture di collegamento – a partire dal fondamentale prolungamento della metropolitana – rappresenta l’elemento decisivo per integrare definitivamente lo scalo nel sistema dei trasporti nazionale”, sottolinea.

Tra le priorità indicate da Prete anche un intervento della Regione Campania sul piano fiscale per rafforzare la competitività dell’aeroporto. “Ci aspettiamo dalla Regione un segnale forte: un intervento deciso per l’abolizione dell’addizionale comunale sui biglietti aerei, seguendo il modello virtuoso già adottato da altre regioni con aeroporti dalle caratteristiche analoghe”, evidenzia.Secondo Prete, sarebbe inoltre strategico reinvestire le risorse derivanti dalla partecipazione regionale in GESAC per sostenere la promozione del territorio e lo sviluppo turistico. “Come Camera di Commercio di Salerno abbiamo già messo in campo un piano strategico per il turismo, ma serve un impegno corale per trasformare queste e le future rotte aeree in un vantaggio competitivo stabile per il nostro sistema produttivo e per la proiezione internazionale dell’intero territorio”, conclude.

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Famiglia nel bosco, La Russa riceverà i genitori Nathan e Catherine in Senato

A pochi giorni dal referendum sulla riforma della giustizia, il presidente del Senato Ignazio La Russa ha invitato la famiglia nel bosco per un incontro a Palazzo Madama. Nathan e Catherine Trevallion, i genitori a cui a novembre 2025 è stata tolta la potestà sui tre figli, che sono stati poi trasferiti in una comunità, saranno ricevuti mercoledì 18 marzo. All’inizio del mese il tribunale aveva disposto l’allontanamento della madre dalla casa famiglia dove ci sono i tre bambini. Una decisione presa in base alle relazioni degli assistenti sociali sugli atteggiamenti tenuti dalla donna in occasione degli incontri con i figli alla presenza delle assistenti. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva inviato un’ispezione che si svolgerà martedì 17 marzo.

Il Pd attacca: «Il governo usa la vicenda in vista del voto»

Intanto arrivano le prime critiche al governo per un’iniziativa che, secondo il senatore del Partito democratico Walter Verini, evidenzia la «faziosità» e lo «scarso rispetto per le istituzioni» del presidente del Senato. «Tutti abbiamo davvero profondo rispetto per la tragedia emotiva che stanno vivendo i bambini Travallion. Proprio per questo mai e poi mai avremmo pensato che qualcuno avesse usato la vicenda per bassi scopi elettorali in vista del referendum», ha aggiunto. Gli ha fatto eco Enza Rando, anche le senatrice del Pd: «Invitare i genitori della cosiddetta famiglia del bosco in Senato a tre giorni dal referendum, dopo mesi di campagna orchestrata dalla destra su questa vicenda per delegittimare il lavoro dei giudici che hanno solo applicato le leggi, è un atto grave e profondamente inopportuno». E ancora: «Il presidente del Senato dovrebbe svolgere una funzione di garanzia e di equilibrio istituzionale. Invece ancora una volta dimentica di essere la seconda carica dello Stato e sceglie di intervenire in modo plateale su una vicenda delicata, che riguarda decisioni dell’autorità giudiziaria e la tutela di minori. Le istituzioni non possono essere utilizzate per alimentare polemiche o per sostenere campagne politiche contro la magistratura, tanto più alla vigilia di un voto che riguarda proprio la giustizia».

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

«Dopo aver lavorato tanto a Mediaset, guarda caso Ficarra e Picone si sono schierati per il no al referendum…», sussurra velenosamente un vecchio esperto dei corridoi di Cologno Monzese. In effetti il duo comico ha lasciato la conduzione di Striscia la notizia nel 2020, dopo 15 anni di collaborazione, tra voci di malumori, nonostante le smentite di rito. Di certo sarà un piccolo dispiacere per il loro ex amministratore delegato Pier Silvio e soprattutto per Marina Berlusconi (che è intervenuta sul Corriere della sera e poi addirittura in prima pagina su la Repubblica spingendo per il sì), sapere che Ficarra e Picone hanno deciso di partecipare attivamente alla campagna referendaria: venerdì 20 marzo i due interverranno all’incontro romano di chiusura al Palazzo dei Congressi con il leader del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte. Saranno presenti anche Enzo Iacchetti, Neri Marcorè, Elio Germano, Pif, Stefano Sarcinelli e Francesco Paoloantoni. Non solo personaggi dello spettacolo, però: attesi Gustavo Zagrebelsky, Enrico Grosso, Marco Travaglio, Andrea Scanzi, Gianrico Carofiglio, Roberto Scarpinato, Federico Cafiero de Raho e Giuseppe Antoci.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone (foto Ansa).

Il no di Monti quasi quasi convince a votare sì

«Chissà perché Mario Monti ha voluto dire la sua sul referendum, annunciando il suo no», spiffera un suo vecchio amico. Già: sulle “colonne amiche” del Corriere della Sera il senatore a vita, e già presidente del Consiglio, ha tenuto a sottolineare, con tanto di richiamo in prima pagina, la sua intenzione di voto sul quesito referendario: «Lo faccio a tutela dello Stato di diritto. E non per punire il governo. Più poteri all’esecutivo mi preoccupano. Con la riforma si sposta l’equilibrio dei poteri. Pare uno smottamento, può diventare una frana». Eppure tutti sanno, specie da Milano in giù, che ogni dichiarazione di Monti non suscita grande empatia, per usare un eufemismo: il quasi 83enne Monti, maître à penser del potere meneghino, che indica il no come la scelta giusta, potrebbe far scattare la voglia di votare sì a qualcuno che non appartiene al suo côté

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Giorgia Meloni con Mario Monti nel 2022 (foto Ansa).

Fermi tutti, c’è Delmastro al Quirinale

Pomeriggio di fuoco, lunedì 16 marzo, al Quirinale: è atteso il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove. Niente paura, nell’agenda del presidente della Repubblica Sergio Mattarella è in programma l’incontro con il capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria e una rappresentanza della stessa polizia penitenziaria in occasione dell’anniversario numero 209 della costituzione del corpo. Con assoluto divieto di parlare dell’imminente referendum sulla giustizia…

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Il Tg2 si becca la benedizione di Tajani e del papa

Grande celebrazione a Roma, al Maxxi, per il mezzo secolo di vita del Tg2. Una domenica spesa allegramente, tra il direttore del telegiornale Antonio Preziosi (in quota Forza Italia) e l’amministratore delegato della Rai Giampaolo Rossi. Immancabile la presenza alla cerimonia del ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale nonché leader degli azzurri Antonio Tajani, anche perché in questi giorni deve presidiare la Farnesina, che si trova sull’altra sponda del Tevere, a pochi minuti di distanza: «Il Tg2 svolge un ruolo prezioso. Non soltanto con il suo telegiornale, ma anche con le sue rubriche. Mi viene in mente quella sull’Europa che mi sta molto a cuore», è stata la sua fondamentale dichiarazione. Ha anche voluto continuare: «La mattina seguo sempre tutti i telegiornali, in particolare il Tg2. Ha avuto direttori autorevolissimi, da Clemente Mimun a Enrico Mentana (ma qui Tajani si sbaglia, perché “Chicco mitraglia” ha fatto solo il vicedirettore, prima di passare a Mediaset, ndr). Ricordo con affetto anche il grande Giovanni Masotti che ci ha lasciati poco tempo fa. Eravamo compagni di università». Tajani è nato nel 1953, Masotti era del 1951. E quest’ultimo da pensionato aveva scelto Viterbo anche per dare vita alla testata online La Mia Città News, come editore e direttore. Intanto, nella mattinata di lunedì, a mezzogiorno nell’agenda di papa Leone ecco proprio i festeggiamenti in Vaticano per il Tg2. Sì, in effetti Preziosi ha proprio bisogno di una benedizione…

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
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Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

Leggo festeggia i 25 anni: chi c’era (e chi no)

Un quarto di secolo: i festeggiamenti del quotidiano Leggo, caro ad Azzurra Caltagirone (il giornale è edito dal gruppo caltagironesco), sono stati celebrati nella serata di domenica 15 marzo a Roma, nel Teatro Brancaccio. È l’ultimo esemplare di free press sopravvissuto con copie stampate e distribuite: una prova di resistenza che è stata salutata con affetto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri e da messaggi presidenziali, dal Quirinale con Sergio Mattarella e da Palazzo Chigi con Giorgia Meloni. Banca del Fucino era visibilissima all’evento, con il presidente Mauro Masi. Si notava l’assenza di un ex direttore, ossia Davide Desario, per impegni a Londra. Ma i vip c’erano in sala, anche perché «a un invito della manager Diamara Parodi Delfino non si può dire di no», sibila qualcuno. Presente, naturalmente, l’ex top manager Rai Giancarlo Leone, il marito di Diamara: i due nel 2017 hanno fondato assieme Q10 Media, agenzia di consulenza e comunicazione.

Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole
Ficarra e Picone per il no al referendum, il boomerang Monti e le altre pillole

Campigliano, il successo di Brace & Qualità

Di Raffaella D’Andrea

Nel cuore dei Picentini, a Campigliano, frazione di San Cipriano Picentino, c’è un locale che negli anni è riuscito a costruire una clientela affezionata puntando su qualità delle materie prime, attenzione alla selezione e un rapporto diretto con gli ospiti. Si chiama Brace & Qualità, una braceria nata nel maggio del 2019 dal progetto di Elena Peluso e del suo compagno Alfredo Barra, con l’idea di creare un luogo dedicato alla carne e ai prodotti di eccellenza. Il progetto prende forma dall’esperienza già maturata da Alfredo nel settore della ristorazione e dalla volontà di Elena di mettersi in gioco in un ambito completamente diverso dai suoi studi. Laureata in Economia e Commercio, si è infatti avvicinata progressivamente al mondo dell’enogastronomia, appassionandosi al punto da frequentare anche un corso da sommelier. «All’inizio per me era un contesto completamente nuovo – racconta – ma il lavoro con il pubblico è appagante. Quando un cliente va via soddisfatto e ritorna, magari portando altre persone, quella è la gratificazione più grande». Come suggerisce il nome, il cuore dell’offerta di Brace & Qualità è la carne alla brace, selezionata con attenzione per garantire un buon rapporto qualità-prezzo. Molti tagli provengono dall’estero, dove è più facile trovare una continuità negli standard qualitativi, ma non manca una proposta italiana. Le carni arrivano tramite distributori specializzati e vengono poi gestite all’interno del locale grazie a una cella di frollatura dedicata, che permette di offrire tagli con diversi livelli di maturazione, a seconda delle preferenze della clientela. «La frollatura è un passaggio fondamentale – spiegano dal locale – perché consente alla carne di perdere parte dei suoi liquidi iniziali e di concentrarne i sapori, regalando una maggiore intensità al gusto». Accanto alla brace, l’offerta gastronomica si arricchisce di salumi e formaggi di nicchia, scelti per sorprendere il cliente con sapori autentici e ricercati. Non mancano prodotti italiani e alcune specialità locali. Il menù propone anche antipasti caldi e contorni stagionali, con verdure che cambiano durante l’anno seguendo il ritmo della natura e del territorio. Tra i primi piatti spicca un grande classico della tradizione campana, la candela spezzata alla genovese, una delle proposte più richieste del locale. A completare l’esperienza gastronomica c’è una cantina ben fornita con circa 300 referenze, con un focus importante sui vini campani ma con uno sguardo aperto al resto d’Italia e al panorama internazionale. Tra le etichette presenti anche vini provenienti da Francia, Portogallo, Cile, Sudafrica e California. Brace Qualità può accogliere circa 60-70 coperti, in un ambiente dove il rapporto umano resta centrale. Elena è il volto della sala e il punto di riferimento per i clienti, mentre in cucina opera lo chef Alfredo Barra, affiancato da altri collaboratori. «Il lavoro deve essere sempre in sinergia tra sala e cucina – spiega Elena – perché la prima accoglienza è il biglietto da visita, ma poi bisogna dare concretezza con quello che si porta a tavola». Nonostante la concorrenza sempre più ampia nel settore della ristorazione, il locale ha costruito la propria crescita soprattutto grazie al passaparola dei clienti, molti dei quali arrivano da centri vicini.«Non facciamo molta pubblicità – racconta Elena – ma siamo felici quando chi viene da noi ritorna e consiglia il locale ad altre persone».Nei giorni scorsi i titolari hanno ricevuto la gran Croce per meriti speciali dalle mani di Roberto Schiavone. Guardando al futuro, il desiderio è quello di continuare a crescere. Tuttavia, come molti imprenditori del settore, anche Brace Qualità deve confrontarsi con una delle difficoltà più diffuse della ristorazione contemporanea: la mancanza di personale qualificato. «Avere più figure professionali ci permetterebbe di sviluppare ulteriormente il progetto – spiegano – ma oggi trovare persone preparate e motivate non è semplice».Nonostante le difficoltà, l’obiettivo resta chiaro: continuare a offrire qualità, accoglienza e una proposta gastronomica capace di distinguersi. Brace & Qualità Via cav.Antonio Amaro ,38 Campigliano ,frazione di San Cipriano Picentino (Sa) Orari di apertura Aperto tutte le sere Chiuso il mercoledì Aperto anche a pranzo il sabato, la domenica e nei giorni festivi Nel periodo invernale chiuso la domenica sera

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Vaccini più sicuri e rapidi grazie all’Intelligenza artificiale? Ecco in che modo

(Adnkronos) –
Produrre vaccini precisi in tempi record grazie (anche) all’Ia. E’ la promessa della Reverse Vaccinology 3.0, tecnologia descritta su ‘Nature Reviews Microbiology’ in un articolo firmato da Rino Rappuoli, direttore scientifico della Fondazione Biotecnopolo di Siena, Emanuele Andreano, responsabile del Laboratorio di Sierologia della stessa Fondazione, insieme a Jason McLellan dell’università del Texas, Usa. 7 

“Negli ultimi 25 anni abbiamo visto evolvere profondamente il modo di sviluppare i vaccini – spiega Rappuoli – Con la Reverse Vaccinology 3.0 integriamo genomica, immunologia e intelligenza artificiale per identificare antigeni e progettare vaccini in modo molto più rapido e razionale. L’Ia ci permette di analizzare grandi quantità di dati biologici e di individuare nuovi bersagli vaccinali in tempi che fino a pochi anni fa erano impensabili. E’ un cambiamento profondo nel modo in cui possiamo studiare i patogeni e sviluppare nuove strategie di prevenzione”.  

Da un quarto di secolo a oggi, ricostruisce lo scienziato, “la vaccinologia ha vissuto tre grandi rivoluzioni. La prima è stata la Reverse Vaccinology introdotta nel 2000, che ha utilizzato l’analisi genomica per individuare antigeni protettivi dei patogeni. La seconda fase ha sfruttato lo studio degli anticorpi monoclonali umani per comprendere quali parti del virus o del batterio siano davvero responsabili della protezione immunitaria. La Reverse Vaccinology 3.0 aggiunge a questi strumenti la potenza dell’intelligenza artificiale e della modellistica strutturale. I dati sugli anticorpi e sugli antigeni possono essere analizzati con modelli computazionali avanzati, riducendo drasticamente i tempi necessari per identificare nuovi bersagli vaccinali e allo stesso tempo aumentando la qualità, sicurezza e stabilità dei prodotti che vengono disdegnati. Il metodo è stato applicato allo studio del virus Mpox, consentendo di identificare un nuovo antigene neutralizzante, denominato OPG153, attraverso modelli di previsione strutturale basati su AlphaFold e successivamente confermato con tecniche di microscopia strutturale”.  

“L’integrazione tra biologia e Ia potrebbe aprire una nuova fase nella progettazione di vaccini, anticorpi, e terapie immunologiche”, prospetta il Biotecnopolo. “Questo approccio rappresenta un campo ancora emergente, ma con un grande potenziale per il futuro della medicina. Le stesse tecnologie potrebbero essere applicate anche ad altri ambiti della ricerca biomedica, dalla progettazione di anticorpi terapeutici fino allo sviluppo di nuove strategie contro tumori e malattie autoimmuni. La pubblicazione su Nature Reviews Microbiology – si legge in una nota – conferma il contributo della Fondazione alla ricerca internazionale sulle nuove tecnologie vaccinali e sull’uso dell’intelligenza artificiale nella biomedicina”. 

salute

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Banda, prima malore poi gioia: dimesso da ospedale per assistere a nascita figlia

(Adnkronos) –
Paura e gioia in poche ore per Lameck Banda. Il giocatore del Lecce ha accusato un malore durante la partita contro il Napoli di sabato 14 marzo, vinta in rimonta 2-1 dagli azzurri di Conte, accasciandosi sul terreno di gioco e venendo trasportato in ospedale. L’esterno zambiano però è stato rapidamente dimesso ed è tornato a casa, dove ad accoglierlo c’era una sorpresa speciale. 

È stato proprio il Lecce a comunicare, con un post pubblicato sui propri profili social, che Banda ha potuto assistere, nelle ore immediatamente successive, alla nascita della sua prima figlia: “La meravigliosa storia di Banda: dimesso dall’ospedale Cardarelli di Napoli, raggiunge Lecce giusto in tempo per la nascita della primogenita Rumi Ezlyn. L’abbraccio di tutto il Club a Lameck e alla compagna in questa meravigliosa giornata!”. 

 

Lo stadio Diego Armando Maradona, nei minuti finali di Napoli-Lecce, aveva vissuto attimi di paura. Al minuto 87 della partita, sul punteggio di 2-1 per gli azzurri, Banda si era infatti accasciato a terra per un malore. Il tecnico del Napoli Antonio Conte è stato tra i primi ad accorgersi della situazione, attirando l’attenzione dei giocatori e dell’arbitro. 

In seguito all’intervento dello staff sanitario, l’attaccante zambiano ha ripreso i sensi ed è stato accompagnato – in barella – verso una delle ambulanze a bordo campo, incoraggiato da un lungo applauso del Maradona.Il Lecce ha poi confermato come il calciatore fosse in buone condizioni, venendo poi dimesso. 

 

sport

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Referendum, Calenda analizza già la sconfitta: «Italia sempre per il no al cambiamento»

Carlo Calenda in un post su X ha saltato a piè pari il voto del 22 e 23 marzo, passando già all’analisi della vittoria del No – dunque alla sconfitta del Sì sostenuto da Azione -, descrivendo l’Italia come il Paese «più conservatore d’Europa», in quanto contrario «al cambiamento in qualsiasi settore». In Italia, ha scritto Calenda, «troviamo sempre una ragione per non cambiare: la giustizia, la scuola, il regionalismo o per non fare investimenti infrastrutturali ed energetici». Il referendum sulla riforma della giustizia è stato politicizzato, con Pd (almeno la maggior parte del partito), M5s e Avs nel fronte del No. Ma, sostiene Calenda, «questo conservatorismo è trasversale alla destra e alla sinistra che sono normalmente immobili in attesa che l’altra parte faccia “l’errore” di proporre qualcosa». E poi: «Da questo stallo dobbiamo uscire se vogliamo sopravvivere e diventare qualcosa di più di una meta turistica».

Elicotteri Usa sulle Madonie, M5S: “Gravissimo, Schifani riferisca all’Ars”

(Adnkronos) – Polemiche e riflettori accesi sull’atterraggio di due elicotteri militari dell’esercito americano, nel parco delle Madonie, in Sicilia. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea regionale siciliana, Antonio De Luca, parla di “fatto gravissimo che può essere motivato come estrema ratio solo da ragioni di tipo emergenziale. Essere partner della Nato non vuol dire essere succubi degli americani, specialmente in un periodo in cui l’esercito Usa è impegnato attivamente nell’offensiva contro l’Iran. Non possiamo tollerare ingerenze e non possiamo mettere a rischio la vita dei siciliani. Il presidente Schifani era stato informato? Il Parlamento certamente no, ne renda conto a sala d’Ercole”.  

“Senza voler mettere da parte la questione ambientale – sottolinea il deputato – considerando che l’atterraggio è avvenuto in un’area definita come A, cioè di massima tutela ambientale, si tratta di un accadimento che condanniamo fermamente e che non deve più ripetersi. Per questo serve un governo regionale intransigente. Il presidente della Regione risponda ai siciliani che lo hanno eletto, non agli americani e venga in Aula a riferire con urgenza”, conclude il capogruppo M5S. 

“L’atterraggio degli elicotteri da guerra della US Navy nel cuore del parco delle Madonie, a Piano Catarineci in pieno Unesco Global Geopark, è un preoccupante episodio”, dicono il segretario generale Cgil Palermo, Mario Ridulfo, e il segretario Cgil Sicilia, Alfio Mannino, che aggiungono: “Il costruendo telescopio sul Monte Mufara, nel Parco delle Madonie (Palermo), è un avanzato progetto astronomico situato a 1865 metri sul livello del mare e include il Wide Feld Mufara Telescope (WMT) e il futuro Flyeye dell’Esa, finalizzati al monitoraggio di asteroidi e detriti spaziali. Ci chiediamo, visto ciò che è successo ieri, proprio nelle vicinanze, se questo progetto, del quale il Governo ha dichiarato l’interesse strategico nazionale, sia in verità collegato ad altro che non sia di interesse scientifico-astronomico”.  

Per i due leader sindacali, che raccolgono i timori espressi dalle comunità dei 22 paesi delle Madonie, nel Palermitano, e dall’intera Sicilia a proposito dell’esercitazione militare avvenuta ieri in un’area tutelata dall’Unesco, “è necessario che il Governo chiarisca in Parlamento e davanti all’opinione pubblica cosa sta succedendo sulle Madonie. Chiediamo al Governo nazionale e a quello siciliano di farsi carico delle domande e delle preoccupazioni dei siciliani e dei madoniti”. 

politica

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Drone colpisce in pieno giorno Piazza Maidan a Kyiv

Un frammento di drone ha colpito Piazza Maidan, luogo simbolo dell’indipendenza ucraina e cuore di Kyiv. È la prima volta che viene attaccata dall’inizio della guerra. La parlamentare Maria Mezentseva ha postato un video che si riferisce all’accaduto, dove si vedono i detriti del drone russo, un Lancet-3, caduti nei pressi del monumento all’indipendenza. Un attacco aereo in pieno giorno che ha interessato anche altri luoghi della capitale, con esplosioni avvertite in diverse parti della città – le autorità hanno avvisato che «ci sono droni ostili vicino a Kyiv» invitando la popolazione a rimanere nei rifugi fino alla fine della giornata. La difesa ha intercettato anche due missili.

Zelensky: «Sventata una grande offensiva di primavera»

In un’intervista alla Cnn, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che le forze ucraine hanno sventato un’offensiva russa su larga scala che Mosca intendeva proseguire in primavera. «La Russia ha preparato un’importante operazione offensiva che intendeva lanciare alla fine dello scorso anno e proseguire in primavera. In risposta, abbiamo condotto una nostra controffensiva per impedire un’offensiva russa su vasta scala. È stato un successo non solo per il territorio conquistato, ma anche per il nostro personale e perché abbiamo impedito un’offensiva russa su vasta scala», ha dichiarato. Secondo lui, tutto ciò è stato possibile grazie soprattutto alla tecnologia dei droni ucraini. Zelensky ha inoltre affermato che Putin non ha mai voluto porre fine alla guerra contro l’Ucraina: «Aveva paura del presidente Trump e delle pressioni degli Stati Uniti. Per questo ha giocato questo gioco, fingendo di voler negoziare. Continuo a credere che l’America debba aumentare la pressione su Putin. Altrimenti, non negozierà in buona fede. Vuole solo lanciare ultimatum all’Ucraina, come la richiesta di ritirare le nostre truppe dal nostro territorio. Ma questo non basterà a soddisfare la sua fame».

Israele avvia «operazioni terrestri mirate» nel sud del Libano

«Nell’ambito degli sforzi volti a stabilire una difesa avanzata», che «comprende la distruzione delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi operanti nella zona, al fine di rimuovere le minacce e creare un ulteriore cuscinetto di sicurezza per i residenti del nord», l’IDF ha annunciato l’avvio di un’operazione di terra nel Libano meridionale. L’esercito di Israele «continuerà ad agire con la forza contro Hezbollah, che ha scelto di unirsi alla campagna e di operare sotto l’egida del regime terroristico iraniano, e non permetterà che vengano arrecati danni ai cittadini dello Stato di Israele».

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»

Intervistato dal Financial Times, Donald Trump ha detto che la Nato si troverà ad affrontare un «futuro molto negativo» se gli alleati europei degli Usa non contribuiranno alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, l’arteria vitale attraverso cui transita una fetta cruciale del greggio mondiale, finito al centro della guerra contro l’Iran. «È del tutto normale che chi tra profitto da questo stretto contribuisca a fare in modo che non accada nulla di spiacevole laggiù», ha affermato il presidente Usa, ricordando che l’Europa e la Cina – a differenza degli Stati Uniti – dipendono fortemente dal petrolio del Golfo.

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Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»
Una petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz (Ansa).

Trump: «Ci ricorderemo di chi resterà a guardare»

Nella stessa intervista, Trump ha ricordato che gli Stati Uniti hanno fornito supporto all’Ucraina, nonostante l’enorme distanza geografica con il conflitto est-europeo. «Non eravamo obbligati ad aiutare l’Europa con l’Ucraina. Ma lo abbiamo fatto. Ora vedremo se loro aiuteranno noi. Perché ho sempre detto che noi saremo lì per loro, ma loro non ci saranno per noi». Gli Usa, ha avvertito Trump, «si ricorderanno» di chi sceglierà di restare a guardare mentre gli interessi globali vengono minacciati.

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»
Donald Trump (Ansa).

Il presidente Usa mette pressione anche alla Cina

Le ultime affermazioni di Trump segnano un cambio di passo nella dottrina di politica estera Usa. Il tycoon, di fatto, chiede la formazione di una coalizione internazionale per la riapertura dello Stretto di Hormuz, facendo intendere che l’era della protezione unilaterale americana è finita. Se le rotte commerciali sono strategiche a livello globale, tale deve essere anche l’onere della loro difesa. Parlando con i giornalisti accreditati sull’Air Force One, Trump ha rivelato di essere in contatto con «circa sette Paesi» per stabilire il controllo di Hormuz. Tra questi interlocutori spicca la Cina, grande rivale degli Stati Uniti a livello mondiale. Sottolineando la dipendenza di Pechino dal petrolio mediorientale, Trump ha fatto capire che un rifiuto cinese di collaborare allo sforzo congiunto potrebbe portare a conseguenze diplomatiche dirette, incluso il rinvio del prossimo vertice con Xi Jinping.

Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi

Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi
Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi
Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi

Nelle prime ore di lunedì 16 marzo 2026 le squadre della Protezione Civile dell’emirato di Dubai hanno domato un incendio divampato nei pressi dell‘aeroporto causato dall’attacco di un drone. In un comunicato dell’ufficio stampa dell’emirato, diffuso tramite X, si legge che l’attacco ha danneggiato un serbatoio di carburante, provocando un rogo. Squadre specializzate hanno immediatamente adottato le misure necessarie per contenere le fiamme, seguendo gli standard di sicurezza. Le autorità di Dubai hanno confermato che finora non si sono registrati feriti e hanno sottolineato che i soccorritori continuano a lavorare intensamente per mettere in sicurezza l’area circostante l’aeroporto.

Voli sospesi temporaneamente

Hanno inoltre deciso di sospendere temporaneamente tutti i voli come misura precauzionale per garantire la sicurezza di tutti i passeggeri e del personale. Dopo qualche ora, l’Autorità per l’aviazione civile ha annunciato la graduale ripresa di alcuni voli da e per l’aeroporto internazionale di Dubai verso determinate destinazioni, consigliando ai passeggeri di contattare la propria compagnia aerea per gli ultimi aggiornamenti relativi ai propri voli.

Incontro con ambasciatore russo, Cirielli: «Farnesina sapeva, colloqui di prassi»

Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli replica alle indiscrezioni del Corriere della sera su un suo incontro con l’ambasciatore russo in Italia di cui il governo non sarebbe stato a conoscenza e che avrebbe irritato la premier Meloni. Ritenendo le ricostruzioni del giornale «destituite di ogni fondamento», ha spiegato che «l’incontro era noto alla Farnesina e risale a diversi mesi fa». «Non si tratta di un’anomalia, è prassi che i viceministri incontrino ambasciatori regolarmente accreditati di Paesi con cui i rapporti sono complessi, anche per non esporre direttamente il ministro», ha evidenziato.

Le ricostruzioni del Corriere

Il Corriere aveva parlato di un faccia a faccia non concordato tra Cirielli e l’ambasciatore Aleksej Vladimirovič Paramonov alla Farnesina, sostenendo che la reazione della premier «non è stata delle migliori». Il viceministro, sempre secondo il Corsera, avrebbe fornito spiegazioni alla presidente del Consiglio, che per giorni non le avrebbe risposto al telefono. Indiscrezioni che ora sono state smentite dal diretto interessato.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono

Divisi sulla politica estera. Separati ‘in casa’ in vista del referendum sulla giustizia. Mentre gli equilibri mondiali sono sconvolti per l’operazione statunitense e israeliana in Iran, maggioranza e opposizione in Italia si fanno notare per i distinguo.

Frizioni nel centrodestra sul gas russo

Sul fronte della politica estera, il centrodestra ha inizialmente fatto mostra di coesione sull’attacco a Teheran, presentando una risoluzione unica sulle comunicazioni di Giorgia Meloni in Parlamento, che, in vista del consiglio europeo del 19 e 20 marzo, erano estese anche alla situazione dell’Ucraina, argomento delicato per le sensibilità dei leghisti. E infatti, passate poche ore, queste ultime si sono fatte urgenti, con Matteo Salvini che ha tenuto a ufficializzare la posizione del suo partito a favore dello sblocco dell’embargo al gas russo. Tanto più dopo il via libera temporaneo (30 giorni) deciso da Donald Trump. Una posizione che non incontra il favore degli alleati della maggioranza, da Fratelli d’Italia a Forza Italia fino a Noi moderati di Maurizio Lupi.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Opposizioni in ordine sparso sull’intervento di Meloni

Il centrosinistra, unito nella condanna dell’attacco all’Iran definito «fuori dal diritto internazionale», non è invece riuscito a presentare una risoluzione unitaria all’intervento di Meloni, dividendosi su Iran e Ucraina, e presentando quattro testi (uno del Pd, uno del M5s, uno di Avs; e uno dei centristi, ovvero Iv, Azione e Più Europa). Il risultato è che, davanti all’offerta della premier di coesione e di dar vita a un tavolo aperto a tutte le forze parlamentari, le opposizioni sono andate in ordine sparso. Il Pd di Elly Schlein ha respinto l’offerta della premier definendola «tardiva» e chiedendo che vi fosse una condanna dell’azione di Trump e Benjamin Netanyahu.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
La segretaria del Pd Elly Schlein (Ansa).

Il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte ha respinto ogni dialogo, dicendo «no alle passerelle». Avs ha sottolineato come su questi temi non può esistere un dialogo con la maggioranza perché non c’è accordo su alcunché. Iv di Matteo Renzi, pur lasciando uno spiraglio a Meloni, si è poi allineato alla posizione del Pd. Infine, Azione di Carlo Calenda è l’unica forza di opposizione ad aver detto un ‘sì’ chiaro e netto al tavolo con Meloni.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Le divisioni nel centrosinistra sul referendum

Insomma, è bastata una telefonata della premier ai cinque capi delle opposizioni per far emergere tutte le divisioni. Divisioni che appaiono ancora più macroscopiche in vista del referendum sulla separazione delle carriere tra pm e giudici. Mentre la maggioranza appare compatta per il ‘sì’, anche se con accuse reciproche di non impegnarsi abbastanza nella campagna, le minoranze hanno posizioni diverse. Pd, M5s e Avs sono mobilitati per il ‘no’; Più Europa e Azione per il ‘sì’, mentre Renzi ha detto che lascerà libertà di scelta (ma l’orientamento prevalente in Iv è per il ‘sì’).

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Matteo Renzi (Ansa).

Il rush finale del Sì e del No da “separati in casa”

E mentre si apre l’ultima settimana di campagna, il rush finale è da ‘separati in casa’ per entrambe le coalizioni. Dopo la partecipazione alla kermesse di FdI al Teatro Parenti di Milano, Meloni interverrà con video social e interviste in tv. Lunedì sarà a Quarta Repubblica su Rete4, il 20 a Porta a porta.

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Giorgia Meloni durante l’evento organizzato per il Sì al al Teatro Parenti il 12 marzo (Ansa).

Martedì alla Camera dei deputati si terrà la maratona oratoria Comizio d’amore per il Sì, iniziativa promossa dall’intergruppo dei parlamentari a sostegno della riforma. Mercoledì Salvini parteciperà a un convegno del partito a Milano Io voto Sì – La riforma che fa giustizia, mentre giovedì a Roma, si terrà una nuova iniziativa di Fratelli d’Italia, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e il capo segreteria del partito, Arianna Meloni.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Il capo della segreteria politica di Fdi Arianna Meloni (Ansa).

Soltanto i comitati – da ‘Sì riforma’ a ‘Sì separa’, da quello delle Camere penali a quelli del mondo delle professioni – dovrebbero chiudere con una kermesse unitaria il 20 marzo. Per quanto riguarda il fronte del ‘no’, Conte ha annunciato un evento per venerdì a Roma, all’Eur, al Palazzo dei Congressi.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Sempre venerdì chiuderà – a Milano (ci sarà anche il sindaco Giuseppe Sala), in piazza Sant’Agostino – il Pd con Elly Schlein che domenica era a Bologna.

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Elly Schlein (Imagoeconomica).

UniCredit lancia un’offerta per superare il 30 per cento di Commerzbank

UniCredit ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica volontaria di scambio su Commerzbank, la quarta più grande banca della Germania, finalizzata a superare la soglia del 30 per cento prevista dalla normativa tedesca. Lo ha reso noto UniCredit, spiegando che l’offerta inizierà formalmente all’inizio di maggio, con un periodo di adesione di quattro settimane: nello stesso mese sarà convocata un’assemblea straordinaria al fine di ottenere l’autorizzazione all’aumento di capitale a servizio dell’offerta. Il regolamento è previsto entro la prima metà del 2027, a seguito dell’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari. Secondo il cda di UniCredit l’offerta rappresenta una «misura ragionevole e pragmatica, priva di svantaggi, tenendo conto che la partecipazione detenuta continua a rappresentare una significativa creazione di valore, indipendentemente dal superamento o meno della soglia del 30 per cento».

UniCredit lancia un’offerta per superare il 30 per cento di Commerzbank
La sede di UniCredit (Ansa).

UniCredit detiene il 26 per cento del capitale di Commerzbank in via diretta

Il rapporto di cambio dell’offerta verrà determinato da BaFin – ovvero l’autorità federale di vigilanza finanziaria tedesca – sulla base del prezzo medio ponderato per i volumi (Vwap) degli ultimi tre mesi delle azioni Commerzbank e UniCredit. Il gruppo bancario italiano, in una nota, ha spiegato di aspettarsi che «il rapporto sia pari a 0,485 azioni UniCredit per ciascuna azione Commerzbank, che corrisponde ad un prezzo di 30,8 per azione Commerzbank, ovvero un premio del 4 per cento rispetto al prezzo di chiusura del 13 marzo 2026». UniCredit detiene attualmente circa il 26 per cento del capitale di Commerzbank in via diretta e un’ulteriore posizione di circa il 4 per cento tramite total return swap. La banca italiana ha specificato che non ha alcuna «aspettativa di acquisire il controllo» dell’istituto tedesco e che «l’offerta non preclude l’avvio di un confronto costruttivo e la partecipazione detenuta continua a rappresentare una significativa creazione di valore».

Dall’estero: Premio Nebula 2025, i finalisti

Premio Nebula 2025, i finalisti

I vincitori saranno annunciati all'inizio di giugno. Tra i finalisti per il miglior romanzo Nnedi Okorafor, Emily Tesh e R.F. Kuang

La SFWA, l'associazione degli scrittori di fantascienza e fantasy, ha annunciato ieri i finalisti al Premio Nebula 2025. Come da traduzione, l'“anno” del premio fa riferimento all'uscita delle opere premiate, non all'assegnazione del premio stesso, ecco perché "2025" e non "2026". I vincitori saranno annunciati durante la Nebula Award Conference all'inizio del prossimo giugno, a chicago. All'annuncio è nata una piccola polemica relativa al fatto che la categoria "Fumetto" elenca solo gli autori dei testi e non i disegnatori; il Premio Nebula è infatti un... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'estero - 16 marzo 2026 - articolo di S*