SALERNO – Serse Cosmi sfida il suo passato. Domani il tecnico della Salernitana ritroverà come avversario quel Crotone che è stato l’ultimo club italiano che aveva allenato prima dell’esperienza in Slovenia al Rjieka ed il ritorno su una panchina del Belpaese, pochi giorni fa, a Salerno. Era il primo marzo del 2021 quando, mentre la Salernitana di Fabrizio Castori veleggiava verso la serie A, Cosmi veniva ingaggiato dal Crotone, che in quel momento era ultimo in massima serie con soli 12 punti dopo 24 partite. Il vulcanico tecnico firmò un contratto fino a fine stagione (come del resto avvenuto a Salerno), in sostituzione dell’esonerato Stroppa. Quell’ingaggio sancì il suo ritorno in serie A dopo oltre otto anni dall’ultima esperienza, con il Siena, con Cosmi che debuttò sulla panchina calabrese appena due giorni più tardi, subendo una pesante sconfitta per 5-1 contro l’Atalanta. Nel turno successivo ottenne però la sua prima vittoria battendo allo Scida il Torino per 4-2. Dopo aver perso con l’Inter, il Crotone fu aritmeticamente retrocesso in B con quattro giornate di anticipo. I pitagorici conclusero la stagione al penultimo posto con 23 punti, con il bilancio di Cosmi che fu di soli 11 punti in 14 gare, frutto di tre vittorie, due pareggi e nove sconfitte. Le strade di Cosmi e del Crotone dunque finirono per separarsi e si ricongiungeranno, cinque anni dopo, da avversari ed in terza serie.
OGGI RIFINITURA E CONVOCATI Questa mattina alle 10 la Salernitana svolgerà la rifinitura dopo la quale Cosmi ufficializzerà la lista dei convocati che non comprenderà gli infortunati Brancolini, Inglese ed Arena e gli squalificati Anastasio, Capomaggio e Golemic. Allo Scida i granata si schiereranno con il 4-4-2: davanti a Donnarumma ci saranno Cabianca, Berra, Matino e Villa. In mediana spazio a Quirini (o Longobardi), de Boer (o Carriero), Gyabuaa ed Achik, mentre in attacco uno tra Molina o Ferraris farà coppia con Lescano.
Sembra ormai irrimediabilmente compromessa l’unità del centrodestra in Campania. A spaccare la coalizione è il leader regionale di Forza Italia, Fulvio Martusciello, dopo il mancato accordo sulla commissione regionale speciale: la Lega ha rivendicato la presidenza, mentre Fratelli d’Italia ha votato contro gli azzurri. Già poche ore dopo l’incontro in Regione Campania, Martusciello aveva sollevato dubbi sulla scelta di FdI che, secondo indiscrezioni, avrebbe individuato in Gherardo Marenghi il profilo giusto per la candidatura a sindaco. Un nome condiviso dalla Lega e inizialmente anche dagli stessi azzurri, che lo avevano definito una “grande professionalità”. Ieri, però, è esploso il caos. Martusciello, intervenendo ad Avellino, si è detto pronto anche a rompere la coalizione, ipotizzando la candidatura dell’ex sindaca Laura Nargi. A questo si è aggiunta la polemica sul possibile ritorno di Marco Nonno in Consiglio regionale al posto di Edmondo Cirielli, che lascerà il ruolo di leader dell’opposizione. “Marco Nonno torna in Consiglio regionale? Sono davvero contento. Lavoreremo molto bene con lui. Ha consenso e radicamento sul territorio”, ha dichiarato Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia in Campania. “Lo dico con chiarezza: se qualcuno all’interno dell’opposizione tenterà di non farlo subentrare, troverà Forza Italia pronta a impedirlo”. Il coordinatore regionale degli azzurri ha poi rivendicato per il suo partito anche il ruolo di guida dell’opposizione. “Il capo dell’opposizione in Consiglio regionale deve essere chi ha ricevuto più voti. Servono criteri meritocratici, altrimenti questa figura non ha alcun senso”, ha affermato l’europarlamentare. “Nel centrodestra il candidato più votato è Massimo Pelliccia con circa 17 mila preferenze, seguito da Ira Fele con circa 15 mila voti. Sono dati chiari, che rappresentano un consenso reale espresso dagli elettori”, ha aggiunto. “Il capo dell’opposizione deve essere riconosciuto prima di tutto dai cittadini. È il voto popolare che dà legittimazione politica a quel ruolo. Partire da questo criterio significa dare un senso alla figura ed evitare logiche di palazzo”. Martusciello prova così a misurare il peso degli alleati anche sui numeri. “Forza Italia oggi conta sette consiglieri regionali. La Lega ne ha due. Secondo voi chi conta di più nell’opposizione?”, ha concluso. “Il dato politico è semplice: Forza Italia rappresenta la forza principale dell’opposizione in Consiglio regionale. I numeri parlano chiaro e raccontano il radicamento del nostro partito nei territori e tra gli amministratori”. Al momento dagli alleati non arriva alcuna presa di posizione, ma non è difficile immaginare che Fratelli d’Italia possa decidere di “restituire” il favore, spaccando la coalizione ad Angri, dove è in corsa Pasquale Mauri nel tentativo di conquistare la fascia tricolore. Un’occasione ghiotta anche per Noi Moderati: secondo voci vicine al partito, sarebbe in corso una polemica interna sulla scelta del candidato sindaco, rivendicata dall’ex consigliere provinciale Giuseppe Del Sorbo, pronto a scendere in campo per puntare alla fascia tricolore. La coalizione potrebbe mantenere l’unità soltanto a Cava de’ Tirreni, mentre rischia di dividersi negli altri principali comuni chiamati al voto.
Il governo italiano ha chiesto al Parlamento di autorizzare la cessione a titolo gratuito di Nave Garibaldi — prima portaerei della Marina Militare, in servizio dal 1985 al 2024 — alla Repubblica di Indonesia. Lo schema di decreto, trasmesso dal ministro della Difesa Guido Crosetto alle Camere il 19 febbraio, è ora all’esame delle commissioni Difesa ed Esteri di Camera e Senato, che dovranno esprimere un parere vincolante entro il 16 marzo.
Il regalo a Giacarta per ottenere commesse
L’Indonesia aveva stanziato 450 milioni di dollari per comprare la nave. Ora la riceverà gratis. In cambio — secondo un dossier dello Stato Maggiore che accompagna la proposta — l’Italia si aspetta «ricadute positive per il sistema industriale nazionale»: commesse per Fincantieri, Leonardo e una società privata di Livorno chiamata Drass. Il pacchetto descritto nel dossier comprende il retrofitting della nave, 24 aerei M-346, tre pattugliatori e sei sottomarini classe DGK, per un controvalore complessivo di circa 1,5 miliardi di euro. Ma un’inchiesta del Fatto Quotidiano ha rivelato l’esistenza di una lettera del ministero della Difesa indonesiano che nomina la Drass come «entità designata» per i pagamenti e gli offset legati alla cessione, documento che non risulta mai essere stato trasmesso alle Commissioni parlamentari. Le opposizioni hanno ottenuto il rinvio del voto e chiedono che Crosetto riferisca di persona. Il governo diserta le sedute.
(dal sito della Drass).
I costi per la demolizione e il confronto con il Regno Unito
Fin qui la cronaca. Ma il cuore della questione è nei numeri. E i numeri — quelli del dossier della Difesa, quelli dei bilanci depositati al Registro Imprese, quelli dei precedenti internazionali — raccontano una storia diversa da quella ufficiale. Diciannove milioni di euro. È quanto lo Stato Maggiore stima che costerebbe demolire la Garibaldi: 18,7 milioni, 24 mesi di lavoro. Questa cifra è l’argomento economico decisivo per giustificare la cessione gratuita di una nave da 54 milioni di valore residuo. Ma quei 19 milioni non reggono a una verifica elementare. Basta guardare cosa ha fatto il Regno Unito. Tra il 2011 e il 2016, il Ministry of Defence (MoD) di Londra ha dismesso tutte e tre le portaerei della classe Invincible. Navi più grandi della Garibaldi: 22 mila tonnellate contro 14 mila. Stessa tipologia di propulsione: turbine a gas. Stessa epoca di costruzione. Il MoD non ha speso un centesimo. Ha incassato. Per la HMS Invincible 2 milioni di sterline (2011); per la HMS Ark Royal 2,9 milioni (2012) e per la HMS Illustrious 2-2,1 milioni (2016). Per una media di 2,3 milioni di sterline per nave, circa 2,7 milioni di euro al cambio dell’epoca. L’acquirente, in tutti e tre i casi, era Leyal Ship Recycling, cantiere di Aliaga, Turchia (fonti pubbliche: MoD UK, USNI News, UK Defence Journal).
L’acciaio della Garibaldi varrebbe tra i 3,5 e i 4,3 milioni di dollari
Ora il confronto. Gli inglesi demoliscono navi da 22 mila tonnellate e incassano 2,7 milioni di euro ciascuna. L’Italia sostiene che demolire una nave da 14 mila tonnellate — più piccola di un terzo — costerebbe 19 milioni. È un’anomalia che esige spiegazioni. La sola variabile che potrebbe giustificare costi più alti è la presenza di amianto. Ma la bonifica della Garibaldi è già stata eseguita nel 2013, durante la ristrutturazione all’Arsenale di Taranto, come documenta l’Associazione Marinai Chiaravalle. Quella voce di costo è stata assorbita 12 anni fa. Il precedente che conta è britannico, non americano: il Regno Unito operava sotto lo stesso Regolamento UE 1257/2013 sul riciclaggio delle navi. E il distretto di Aliaga non è un’ipotesi accademica per la nostra Marina: nel giugno 2021, l’incrociatore Vittorio Veneto è stato rimorchiato da Taranto ad Aliaga e demolito presso il cantiere Simsekler. Stesso porto, stessa filiera. Quanto allo scrap, il prezzo dell’acciaio HMS 1&2 CFR Turkey si attesta tra 350 e 390 dollari per tonnellata. La Garibaldi contiene circa 10-12 mila tonnellate di acciaio: valore lordo tra 3,5 e 4,3 milioni di dollari. Non un costo, ma un ricavo potenziale.
La nave Garibaldi (Ansa).
I numeri della Drass
Ma la vera domanda non è quanto costa demolire la Garibaldi. È a chi conviene regalarla. L’Indonesia aveva 450 milioni di dollari pronti per comprare la nave. Quei soldi vengono dirottati sul retrofitting (Fincantieri, controllata dallo Stato) e su commesse Leonardo (partecipata dal Tesoro al 30 per cento). Fin qui, c’è una logica di ritorno pubblico. E poi c’è Drass. La struttura è semplice. Al vertice c’è Drass spa con sede legale in Piazza del Popolo 18 a Roma, con un capitale sociale di 500 mila euro, 46 dipendenti e due soci: Sergio Cappelletti al 90 per cento e Marco Bellomo al 10 per cento. Sotto di lei, come socio unico, Drass Galeazzi S.r.l. unipersonale, sede operativa a Livorno, 94 dipendenti. Il gruppo Drass è un’impresa familiare: due persone fisiche, un capitale di capogruppo che equivale a quello di una piccola società di consulenza, e un totale di 140 addetti tra le due entità. Tutti i dati che seguono provengono dal bilancio ufficiale depositato al Registro Imprese l’11 marzo 2026 e dalla visura camerale della stessa data. Drass Galeazzi chiude il 2024 con ricavi per 16,9 milioni di euro, un patrimonio netto di 32,2 milioni, e una perdita d’esercizio di 103.591 euro. È il secondo anno consecutivo in rosso: nel 2023 la perdita era stata di 787.247 euro. Le perdite fiscali cumulate ammontano a 8 milioni. Il capitale sociale della controllata è di 3,81 milioni. Quello della capogruppo — l’entità che in ultima istanza risponde — è 500 mila euro. Nessuna partecipazione statale in nessuna delle due società.
Guido Crosetto tra Sergio Cappelletti e Marco Bellomo nel 2025 (dal profilo Fb della Drass).
I dubbi sulla capacità patrimoniale in una gara pubblica
Ora i contratti. Il primo lotto del programma sottomarini DGK per la marina indonesiana vale 480 milioni di euro secondo il dossier parlamentare. Il programma complessivo per sei unità è stimato da Naval News in 1,4 miliardi. Il patrimonio netto di Drass Galeazzi — l’entità che la lettera indonesiana nomina come «partner designato» — non arriva al 3 per cento del valore totale del programma. Il capitale della capogruppo, 500 mila euro, ne copre lo 0,036 per cento. In qualsiasi gara pubblica, in qualsiasi procedura di procurement della Difesa, la capacità patrimoniale del contraente è un requisito fondamentale: chi risponde se il programma va in default? Con quali asset? Non con quelli di Fincantieri (controllata dallo Stato). Non con quelli di Leonardo (partecipata dal Tesoro). Con quelli di due persone fisiche che detengono una spa da mezzo milione di capitale. Nella relazione sulla gestione della Galeazzi, firmata dal presidente Cappelletti il 30 maggio 2025, si legge che «sono in corso importanti trattative, che dovrebbero concludersi entro il 2025, per la vendita di mezzi subacquei DGK». Trattative, non contratti firmati. Su un programma che il dossier dello Stato Maggiore presenta al Parlamento come fatto compiuto tra le «ricadute positive» della cessione gratuita.
Giacarta avrebbe comprato sottomarini anche senza il ‘regalo’?
La domanda è semplice: l’Indonesia avrebbe comprato i sottomarini anche pagando la Garibaldi? Il framework agreement Drass-Republik Palindo è stato firmato a IDEXAbu Dhabi il 17 febbraio 2025. L’export credit loan era già in fase di finalizzazione. Secondo una fonte citata da Naval News, il programma «si muove velocemente grazie alla relazione e alla fiducia cresciute grazie al progetto di trasferimento della Garibaldi». La cessione gratuita ha accelerato e facilitato un contratto privato. Non l’ha generato. Lo Stato rinuncia a un incasso tra i 54 e i 450 milioni per velocizzare commesse destinate a un gruppo familiare in perdita, il cui capitale complessivo — capogruppo e controllata sommate — non arriva a 4,5 milioni di euro. E la lettera indonesiana propone di accreditare a questa stessa impresa il valore di compensazione di una portaerei.
Il giallo della lettera indirizzata alla Direzione Armamenti
C’è poi un documento che le Commissioni non avrebbero mai visto: la lettera del 25 settembre 2025 del ministero della Difesa indonesiano, rivelata dal Fatto Quotidiano. Diretta al capo della Direzione Armamenti italiana, mescola cessione governativa e interessi commerciali privati in un unico testo. Alla voce “Payment Facilitation”, l’Indonesia propone di nominare Drass Galeazzi come «entità designata» per i pagamenti. Alla voce “Offset Value”, il valore di compensazione della Garibaldi verrebbe accreditato «sul conto del partner designato, Drass Galeazzi». Il ministero italiano dice di non aver mai accettato quei contenuti. Ma la lettera è stata ricevuta dalla Direzione Armamenti e non è mai stata portata a conoscenza dei parlamentari chiamati a votare. La sottosegretaria alla Difesa Isabella Rauti la definisce «irrituale». Irrituale è anche il fatto che un Paese al 109° posto nel Corruption Perceptions Index di Transparency International — punteggio 34 su 100, in peggioramento di 10 posizioni in un anno — nomini in una comunicazione ufficiale un’azienda privata come tramite finanziario per un accordo tra governi.
Le opposizioni chiedono che Crosetto riferisca in Parlamento
Il voto è stato rinviato. Le opposizioni unite chiedono che Crosetto riferisca in prima persona. Le domande restano semplici e aritmetiche. Perché il dossier dello Stato Maggiore non cita il precedente britannico delle Invincible, l’unico benchmark occidentale comparabile? Quali voci compongono i 18,7 milioni, e includono la bonifica amianto già eseguita nel 2013? È stato chiesto un preventivo a un demolitore di Aliaga prima di formalizzare la stima? Perché la lettera indonesiana non è stata trasmessa alle Commissioni? E poi la domanda che lega tutto: il ministro della Difesa si trovava a Dubainelle stesse ore e nello stesso luogo del presidente di Drass, pochi giorni prima che scoppiasse la crisi iraniana? C’è stato un incontro tra i due? I numeri non mentono. Il conto, così com’è, non torna.
Le organizzazioni sindacali Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti lanciano un nuovo e forte allarme sulla grave emergenza sicurezza che sta interessando la città di Salerno e, in particolare, le lavoratrici e i lavoratori di Salerno Mobilità S.p.A., sempre più spesso vittime di aggressioni, minacce e intimidazioni durante lo svolgimento delle proprie funzioni. Nella lettera inviata alla Prefettura di Salerno, i sindacati denunciano una “crescente e preoccupante escalation di episodi di aggressione, minacce e intimidazioni” ai danni degli ausiliari del traffico e del personale impegnato nella gestione delle aree di sosta. “Registriamo con crescente preoccupazione numerosi episodi di minacce, aggressioni verbali e, in alcuni casi, anche fisiche, spesso collegati alla presenza di soggetti dediti all’attività di parcheggio abusivo”, si legge nel documento. Una situazione che, secondo le sigle sindacali, non è più sostenibile e che riflette un quadro cittadino più ampio, segnato da un evidente indebolimento del presidio di legalità nelle aree di parcheggio, con ricadute sulla sicurezza dei lavoratori e sulla vivibilità urbana. Il documento inviato alla Prefettura evidenzia come in molte zone della città operino gruppi organizzati che controllano illegalmente le aree di sosta, arrivando a intimidire sia gli ausiliari del traffico sia gli utenti. “In molti casi gli utenti si trovano di fatto a pagare una doppia tariffa: quella dovuta a Salerno Mobilità e quella imposta illegalmente”. Una dinamica che non solo danneggia i cittadini, ma mina profondamente l’ordine pubblico, trasformando intere aree urbane in zone grigie dove la legalità rischia di essere sospesa. Le tre sigle ricordano inoltre che, grazie al lavoro svolto negli ultimi mesi con la Prefettura nell’ambito del tavolo dedicato al Trasporto Pubblico Locale, si stanno ottenendo risultati concreti nella tutela degli operatori del settore. Un modello che, secondo i sindacati, deve essere replicato con urgenza anche per Salerno Mobilità. “Riteniamo necessario l’avvio di un tavolo tecnico istituzionale, analogo a quello già attivato per il Trasporto Pubblico Locale”. Il successo del tavolo sul TPL dimostra infatti che la sinergia tra istituzioni, forze dell’ordine e parti sociali può produrre risultati efficaci. Per questo i sindacati chiedono che lo stesso approccio venga applicato immediatamente anche al settore della sosta. Nella lettera, Filt Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti avanzano una serie di proposte operative, tra cui: maggiore presenza delle forze dell’ordine nelle aree più critiche; controlli integrati tra Polizia Municipale e forze dell’ordine; protocolli di intervento rapido in caso di aggressioni; installazione di body cam, dash cam e sistemi di videosorveglianza; campagne strutturate di contrasto ai parcheggiatori abusivi; tutela legale e supporto psicologico per i lavoratori aggrediti. Misure considerate concrete e indispensabili per ripristinare la legalità e garantire la sicurezza di chi svolge un servizio pubblico essenziale. Le tre organizzazioni sindacali chiedono quindi alla Prefettura la convocazione di un incontro per l’attivazione di un tavolo tecnico permanente, sottolineando come la situazione attuale rappresenti una vera e propria emergenza cittadina. La sicurezza dei lavoratori e dei cittadini – ribadiscono i sindacati – non può essere sacrificata e richiede un intervento coordinato, deciso e immediato.
«Votare “Sì” significa finalmente allineare l’Italia ai grandi modelli democratici occidentali. Per noi avvocati, che viviamo ogni giorno le aule del Tribunale di Salerno o della Cittadella Giudiziaria, la separazione delle carriere non è un capriccio punitivo verso la magistratura, ma l’attuazione del principio del giusto processo previsto dall’Articolo 111 della Costituzione». A dirlo l’avvocato Lello Ciccone, promotore dell’incontro in programma domenica 15 marzo al Saint Joseph per il sì al Referendum Giustizia.
Avvocato Ciccone, perché un professionista del diritto e un cittadino di Salerno dovrebbe votare “Sì” a questa riforma costituzionale?
«Votare “Sì” significa finalmente allineare l’Italia ai grandi modelli democratici occidentali. Per noi avvocati, che viviamo ogni giorno le aule del Tribunale di Salerno o della Cittadella Giudiziaria, la separazione delle carriere non è un capriccio punitivo verso la magistratura, ma l’attuazione del principio del giusto processo previsto dall’Articolo 111 della Costituzione. Non può esserci un “terzo imparziale” se il giudice e l’accusa appartengono allo stesso corpo professionale, condividono lo stesso organo di governo e, fino a ieri, potevano scambiarsi i ruoli. Il cittadino deve avere la certezza che chi lo giudica sia culturalmente e professionalmente distinto da chi lo accusa. I fautori del “No” sostengono che questa riforma non risolve i problemi della giustizia. Io dico che intanto pone le premesse perché si parta da una base corretta per affrontarli e risolverli. Siamo all’inizio di un percorso che dovrà portare, spero in tempi brevi, a una giustizia giusta, rapida e alla certezza del diritto. Sono problemi che anche qui a Salerno sono molto avvertiti dagli addetti ai lavori e soprattutto dai comuni cittadini».
Una delle critiche principali riguarda il sorteggio per i membri del Csm. Non si rischia di perdere competenza a favore del caso?
«Al contrario, il sorteggio è l’unico antidoto efficace contro il “correntismo” che ha logorato la credibilità della magistratura negli ultimi anni. Salerno ha una storia giuridica nobile, ma non possiamo ignorare che il sistema delle correnti ha spesso privilegiato l’appartenenza politica o associativa rispetto al merito. Il sorteggio restituisce dignità al singolo magistrato, liberandolo dal debito di gratitudine verso le “cordate” per ottenere scatti di carriera o incarichi direttivi. È una scommessa sulla libertà del magistrato. C’è inoltre una cosa che dobbiamo tenere sempre presente: non è un mistero che la sinistra ha storicamente affermato un disegno strategico in cui è centrale il concetto di egemonia. Che doveva essere culturale e mirante anche a condizionare il ruolo delle istituzioni. Era questo il disegno gramsciano non essendoci in Italia le condizioni per una rivoluzione comunista come era avvenuta in Unione sovietica. La magistratura è stato uno degli obiettivi di questo disegno».
La riforma introduce anche l’Alta Corte Disciplinare. Qual è il vantaggio per il sistema?
«Attualmente il potere disciplinare è esercitato dallo stesso Csm, ovvero da colleghi che spesso siedono nella stanza accanto. L’istituzione di un’Alta Corte esterna garantisce che la responsabilità professionale dei magistrati sia valutata da un organo terzo e autorevole. È una questione di trasparenza: chi sbaglia deve rispondere davanti a un giudice che non sia il suo “compagno di corrente”. Questo rafforza l’indipendenza della magistratura sana, che è la stragrande maggioranza».
Tornando a quanto lei accennava prima, si dice che questa riforma non accorcerà i tempi dei processi. Cosa ne pensa?
«È vero che la velocità dipende anche da risorse e digitalizzazione, ma la riforma agisce sulla qualità e sull’efficienza organizzativa. Avere due Csm distinti (uno per i giudici e uno per i Pm) permetterà una gestione più mirata delle risorse e delle piante organiche. Inoltre, un giudice che nasce e muore come tale svilupperà una specializzazione e una terzietà psicologica che oggi, in un sistema ibrido, è più difficile da preservare. La fiducia dei cittadini nella giustizia è il primo motore per far funzionare la macchina; senza fiducia, anche il processo più veloce appare come un’ingiustizia».
Un ultimo appello ai suoi concittadini e colleghi salernitani.
«Salerno è una città che ha sempre amato la libertà e il diritto. Questo non è un referendum “contro” i magistrati, ma “per” una giustizia moderna. Bisogna spiegare ai cittadini che un giudice distante dall’accusa è la massima garanzia per l’imputato, ma anche per la parte offesa. Il 22 e 23 marzo abbiamo l’occasione storica di completare l’architettura della nostra democrazia. Votare Sì significa scegliere un processo dove la legge è davvero uguale per tutti, anche nella forma».
Cosa l’ha portata a organizzare questo convegno a più voci nella sua città con autorevoli relatori, come si coniuga col suo anche recente impegno politico-elettorale?
«Quando pochi mesi fa sono stato onorato del consenso di tanti cittadini alle elezioni regionali, l’ho inteso non come un traguardo, ma come un mandato preciso: portare la voce del nostro territorio, delle nostre professioni e della nostra sete di giustizia nelle sedi che contano. Oggi, quel mandato mi impone di metterci la faccia su una battaglia che è nel dna della nostra coalizione e della nostra storia politica. Per questo motivo, ho voluto organizzare un incontro di altissimo profilo. Non sarà una passerella, ma un momento di approfondimento con relatori prestigiosi che hanno scelto Salerno per lanciare un messaggio forte. La presenza di queste personalità a Salerno è il segno che il nostro peso politico è cresciuto e che la nostra città è diventata un laboratorio centrale per la riforma dello Stato. Non lasciamo che altri decidano per noi. La giustizia è un tema che tocca l’impresa, la famiglia, il futuro dei nostri giovani. Ai cittadini che intendono esprimere un voto responsabile e informato, dico: “Vi aspetto per dimostrare, ancora una volta, che Salerno sa essere protagonista della stagione delle riforme. Il vostro sostegno alle urne è stato l’inizio; la vostra presenza a questo incontro sarà la forza con cui porteremo il Sì alla vittoria».
Lo ha ritrovato Cronache dopo quaranta anni esatti. È il più incredibile cortometraggio satirico che si possa immaginare, girato nel 1986 da Michelangelo Russo con la regia dei due giornalisti di Telecolore Enzo Ragone e Sasà Mari. Dura trenta minuti, con una infinità di attori particolari. Sono tutti giocattoli d’epoca, di latta, mossi a corda meccanica, degli anni tra il 1920 e il 1950; molti travestiti da giudici. Mimano situazioni paradossali della vita dei Magistrati, in un crescendo di meraviglie colorate che strappano sorrisi, ma che fanno pensare. Il video pare una propaganda ante litteram girata appositamente per il NO al voto referendario, illustrando con l’arma dell’ironia le angosce e le difficoltà del Mestiere del Giudice. Eternamente in lotta pe difendere la propria autonomia dal potere incombente della politica che vuole prendere il controllo della Giustizia. Il 1986 è l’anno in cui l’allora Presidente della Repubblica Francesco Cossiga è in lotta con il Consiglio Superiore della Magistratura per dettare, lui, l’agenda dei lavori consiliari. Ma c’è anche Bettino Craxi, nel pieno del suo potere di Governo, che inizia ad attaccare le inchieste dei Magistrati, quasi presago delle sventure che gli capiteranno con gli scandali di Tangentopoli cinque anni dopo. Il video è imparziale. È beffardo con il sistema delle correnti dell’Associazione Magistrati, di cui pure Michelangelo Russo fa parte aderendo a Magistratura Democratica: benevolo, ma non troppo, Russo fa parlare i giocattoli che simboleggiano le singole correnti con il comico movimento meccanico di ciascuno, accompagnato dalla voce suadente fuori campo di Geppino Gentile, allora docente di letteratura spagnola all’ Università di Salerno. Alcune scene sono oggi non facilmente comprensibili, visti i decenni trascorsi. Sono allusioni alla lotta contro il terrorismo e alle stragi sui treni. Nel 1986 l’eco sulle inchieste sul terrorismo infiamma ancora il dibattito in Italia. E’ citato il famoso teorema di Pietro Calogero, il Pubblico Ministero di Padova che condusse l’inchiesta su Toni Negri, indicato come il capo di tutto il terrorismo insurrezionale italiano. Ma c’è anche l’accenno ad un nuovo codice di procedura penale di Giuliano Vassalli, che entrerà in vigore 4 anni dopo cambiando le regole del gioco. Appare, nel video, un solo attore umano, vestito da giudice. È un bambino di otto anni, con un perenne sorriso beffardo. È Vincenzo Russo, il figlio di Michelangelo. Indossa la toga del padre; ma è una premonizione. Molti anni dopo il giovanissimo Vincenzo Russo diventerà magistrato per davvero. Oggi è Sostituto Procuratore a Salerno. Ma nel video c’è anche un’altra premonizione. Il controllo dell’azione penale da parte della Politica. È quello che tutti i comitati per il No referendario stanno adesso denunziando. Il fine ultimo della Riforma è il controllo del Pubblico Ministero attraverso le priorità che saranno indicate dal potere governativo. Una gabbia in cui incasellare le inchieste verso i reati spiccioli soltanto, mettendo in secondo ordine le indagini sulle ipotesi di reato in cui è coinvolto il potere politico e amministrativo. Michelangelo Russo lo dice a chiare lettere. Sarà possibile colpire solo i ladri di polli. Perché? Perché il nuovo ordine delle priorità della Giustizia sarà improntato a un principio fondamentale! Assicurare la buona digestione di tutti. Perciò sarà punito innanzitutto il delitto di far digerire male. E perché allora punire soprattutto i ladri di polli? Beffarda la risposta: perché quando il ladro ruba il pollo crea all’animale un trauma che ne indurisce la carne, e quindi il pollo diventa duro e viene perciò digerito male. Lo dice la filastrocca finale, cantata da un coro di bambini, fuori campo, su musica scritta dallo stesso Michelangelo Russo. Per il resto, la colonna musicale accompagna ironicamente le immagini sulle note di Strawinski. Il filmato fu presentato il primo maggio del 1986 a Rimini a un convegno dell’Associazione Magistrati. Ne conseguì un clamore mediatico che comportò l’invito del documentario, nel settembre dello stesso 1986, a partecipare fuori concorso al Festival Internazionale della Satira Politica a Forte dei Marmi. L’anno dopo, il Mestiere di Giudice vinse il Premio per la Migliore Animazione del Festival del Cinema a Passo Ridotto di Salerno. Il nostro Cronache lo presenta da oggi sul sito www.cronachesalerno.it, sui propri social e sul canale You tube come contributo alla campagna referendaria, invitando, con il sorriso, alla riflessione di tutti.
Agro. Niente sconti su chi gestiva il traffico illecito di rifiuti speciali ed emissioni di fatture inesistenti: il Riesame di Salerno rigetta i ricorsi di 8 indagati finiti agli arresti domiciliari a gennaio scorso. Quindi, dopo il no del giudice per le indagini preliminari arriva anche la conferma dal Tribunale della Liberta. Nell’operazione furono coinvolte altre 34 persone di cui 4 finirono con una misura cautelare meno afflittiva come quella dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza, altri invece sono a piede libero con rispettive posizioni più marginali rispetto al resto. I destinatari di misure cautelari sono residenti a Scafati, Pagani, Nocera Inferiore, Salerno, Pompei e San Giuseppe Vesuviano. Coinvolte anche aziende con sede legale a Sarno e San Giuseppe Vesuviano. Contestata agli otto l’associazione per delinquere. Al centro dell’indagine anche un’azienda agricola e suinicola nel comune salernitano di Roccadaspide, dove i militari dell’Arma avevano trovato tonnellate di rifiuti tombati, tra i quali brucavano i maiali. Secondo la ricostruzione accusatoria, gli indagati avrebbero reiteratamente realizzato condotte di illecito smaltimento di rifiuti speciali pericolosi e non – in prevalenza scarti del trattamento dei rifiuti speciali/industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di Rsu – provenienti da impianti di napoletani e casertani avvalendosi di società di intermediazione del settore, al fine di conseguire profitto rappresentato dal risparmio di spesa derivante dalla mancata attivazione delle procedure di gestione dei rifiuti prescritte dalla legge. Il traffico illecito di rifiuti si sarebbe realizzato seguendo tre flussi diversi: un primo, eseguito attraverso la raccolta dei rifiuti industriali presso l’isola ecologica ed il successivo conferimento nell’impianto pubblico dello Stir di Battipaglia; un secondo effettuato attraverso l’abbandono dei rifiuti in siti anche di particolare pregio naturalistico, alcuni delle quali al di fuori della Campania; un terzo, consistito nell’interramento dei rifiuti in Roccadaspide presso in area di pertinenza di una locale azienda suinicola, con conseguente, imponente deturpamento e danneggiamento delle aree interessate. Le condotte sarebbero state attuate anche grazie alla fittizia classificazione dei rifiuti da parte degli impianti di produzione, con redazione di falsa documentazione indicante operazioni di trasporto e conferimento mai effettuate e false fatturazioni al fine di giustificare il trasporto ed il successivo illecito abbandono degli scarti industriali in siti abusivi. Sequestrati due impianti coinvolti nel flusso di illecito smaltimento, otto automezzi utilizzati per il trasporto dei rifiuti e la somma di 530mila euro, profitto dei reati di traffico organizzato e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. Le misure cautelari sono giunte dopo gli interrogatori preventivi disposti dal gip per autisti, organizzatori dei trasporti, intermediari e gestori formali e di fatto delle società responsabili, sono finalizzate ad impedire la commissione di ulteriori reati della stessa specie. Ora il Riesame di è espresso sui ricorsi rigettati per tutti, mentre a breve dovre arrivare la conclusione indagini della Dda di Salerno.
In occasione della Giornata internazionale dei diritti della donna, al fine di favorire gli interventi aventi come oggetto l’equilibrio di genere il Conservatorio di Musica «Giuseppe Martucci» ha promosso due giornate di studio dal titolo Voci ritrovate: Donne, musica e processi culturali inaugurate ieri presso la Sala Convegni e l’Aula Magna del Conservatorio e giunte alla IV edizione. Una tradizione consolidata per il nostro Conservatorio che si pone in vetrina internazionalizzando termine caro al direttore Fulvio Artiano i risultati emersi nelle precedenti occasioni di confronto, in particolare in ambito francese da Saint-Etienne, Parigi e Lione, nonché la pubblicazione di un volumetto Storie di donne musica e cultura. Dalla fine della liberazione all’inizio della libertà, editi da D’Amato nel 2024, dove sono raccolti tutti gli interventi. In continuità con questo percorso, durante gli incontri si rifletterà sul ruolo delle donne nella storia della musica, soffermandosi dapprima sull’analisi di composizioni meno rappresentate e poco discusse, per poi aprirsi a questioni legate alla contemporaneità, ai linguaggi attuali e ai processi di mediazione e comunicazione culturale. Questa mattina alle ore 10, sarà il Maestro Francesco Aliberti, docente di esercitazioni corali ad animare la mattinata, illustrando la sua ultima ricerca su Don Luigi Giovanni Guida da Massaquano, frazione di Vico Equense, il quale Incoraggiato da don Gaetano, a dodici anni entrò nel seminario arcivescovile di Sorrento, frequentando il liceo classico e mostrando particolare attitudine verso la musica. L’arcivescovo mons. Giuseppe Giustiniani apprezzò subito le capacità musicali di Luigi e, alla morte di don Gaetano, fu lui a finanziarne gli studi, chiedendogli in cambio di eseguire buona musica nella cattedrale di Sorrento. Il maestro professò i voti sacerdotali nel 1908 e inaugurò una lunga carriera di insegnante per conto dei padri gesuiti, prima a Vico Equense e poi all’Istituto Pontano alla Conocchia di Napoli, attività che svolse per oltre 40 anni. Il trasferimento a Napoli permise a Luigi di coltivare il proprio talento compositivo, diplomandosi col massimo dei voti e la lode in Composizione presso il Conservatorio di San Pietro a Majella, quindi, completando la sua formazione conseguendo l’abilitazione al canto corale e i diplomi in Pianoforte e Organo. Luigi, quindi, frequentò il Liceo Musicale di Napoli, la scuola fondata da Sigismondo Cesi ed Ernesto Marciano, allievo di Antonio Savasta, alfiere della musica da camera e strumentale, maestro tra l’altro del celebre direttore d’orchestra Ottavio Ziino. Ecco che Francesco Aliberti ha angolato la sua ricerca sul mondo femminile, titolando il suo lavoro “L’ispirazione ceciliana e l’attenzione al mondo femminile nelle opere di Luigi Guida”. “Nella ricerca sulla figura di Luigi Guida – scrive Francesco Aliberti – convergono due interessi fondamentali: il primo concerne la ricostruzione della genealogia didattica della scuola napoletana, con l’obiettivo di evidenziare una continuità da Alessandro Scarlatti fino ai giorni nostri, nella profonda convinzione che la tradizione possa ancora costituire un riferimento per le nuove generazioni di allievi. Il secondo riguarda il rapporto tra musica ed esperienza religiosa, variamente declinato mediante scelte di studio che dalla lauda filippina giungono fino all’ethos bachiano della sofferenza e alla possibilità di una prospettiva religiosa in Puccini. In particolare, Guida rappresenta il punto di convergenza tra la scuola napoletana e l’ispirazione ceciliana. Allievo di Antonio Savasta, Guida gode di una genealogia didattica che risale a Francesco Durante – e quindi al nucleo più potente della scuola storica – attraverso maestri del calibro di Nicola D’Arienzo e Vincenzo Fioravanti, fino a Giuseppe Jannacconi, che rappresenta un anello di congiunzione tra scuola romana e napoletana in quanto successore di Zingarelli presso la Cappella Giulia. Esiste un’altra linea genealogica che connette Guida alla scuola napoletana del Settecento. Il suo maestro di organo, Giuseppe Cotrufo, fu allievo di Filippo Capocci e Remigio Renzi, entrambi discepoli del padre di Filippo, Gaetano. Da qui si può risalire a diversi e prestigiosi maestri di scuola napoletana: Valentino Fioravanti, Tritto, Insanguine, Fenaroli. Ancora una terza linea è facilmente ricostruibile, se si considera che Guida fu allievo presso il Liceo Musicale di Napoli, fondato dai celebri curatori di un’iconica Antologia pianistica, Sigismondo Cesi ed Ernesto Marciano, da cui è possibile risalire, attraverso Beniamino Cesi, direttamente a Thalberg, Lablache, Rossini. L’espressione musicale di Luigi Guida si colloca a pieno titolo nel movimento ceciliano che, dopo il lungo silenzio della musica sacra nell’Ottocento, dovuto anche al sospetto ecclesiastico nei confronti delle novità, intese rilanciare il rapporto tra liturgia e musica cercando un compromesso con le esigenze espressive del mondo contemporaneo, provenienti in prevalenza dal modalismo e dalla vena melodica operistica, come attesta la produzione di Lorenzo Perosi. Mentre Perosi cerca una sintesi tra l’approccio sinfonico e la struttura contrappuntistica, pur non disdegnando una tendenza al verismo nei soli vocali, Guida si caratterizza maggiormente per una spiccata vena melodica di evidente impronta partenopea, come si evince dalla cospicua produzione di Inni agiografici: non solo quelli ritrovati nell’archivio dei Gesuiti a Napoli, ma anche i brani reperiti nei fondi privati e presso le sacrestie di provincia, o ricostruiti a partire dalla trascrizione di melodie custodite nella memoria di anziane signore di paese. Compositore ancora sconosciuto, gesuita, apprezzato da Cilea in gioventù, Guida ha onorato la sua terra e la sua fede con un’instancabile attività didattica presso l’Istituto Pontano di Napoli, scandita da una copiosa produzione di Cantate, Oratori, Inni civili e religiosi. Divenuto celebre per alcune melodie religiose, tra cui Aurora, mostra di prendersi cura della dimensione femminile, come testimonia l’amicizia con Ada Negri. La frequentazione della sua poesia è attestata dalla composizione di una lirica, Mistica, che consente senza forzature un accostamento alla sensibilità di Respighi. Decisive alcune figure femminili nella sua produzione. Vale la pena ricordarne due: Romana Rampato, autrice della lirica Sera e anima discreta nel panorama didattico italiano, autrice di testi grammaticali e antologie, unitamente a Maria Cristina di Savoia, madre beata dell’ultimo re delle Due Sicilie, Francesco II, figlia a sua volta di Vittorio Emanuele I, re di Sardegna, la cui celebrazione attraverso la Trilogia Sabauda nel 1936, a un secolo dalla morte, sta a significare la pacificazione tra i Borbone e i Savoia, nel segno della comune fede cattolica. Particolare rilievo assumono le figure sacre femminili nell’opera di Guida: prima di tutto la Vergine, cui il Maestro – riconosciuto dalla tradizione locale come il cantore di Maria – dedica due cantate; poi Giuditta, figura veterotestamentaria che si eleva a prefigura Virginis in un oratorio recentemente ricostruito ed eseguito presso la Chiesa del Carmine a Napoli lo scorso 16 novembre, con la direzione del Maestro Luigi Grima nell’ambito dei concerti di Napoli Sacra. L’incontro con Guida è un’occasione per ripensare il rapporto tra fede e musica nella liturgia e rendere omaggio alle gloriose radici della scuola napoletana cui tutti noi dobbiamo moltissimo. Cosa può insegnare oggi un compositore del genere? Che Dio è nelle cose semplici, nella musica del cuore da creare, ascoltare, accogliere, magari di fronte a una veduta eccezionale, come quella del golfo, come quella delle passeggiate della nostra infanzia, con i nonni che non ci sono più. Con Guida possiamo respirare profondamente, chiudere gli occhi e percepire ancora l’essenza di un passato ormai alle nostre spalle. Una nostalgia che non esclude la speranza di poter tornare, chissà come, chissà quando, alla quiete di quei giorni. Guida è per tutti un’occasione per rivivere le suggestioni di un piccolo mondo antico, che vale la pena custodire per ritornare a un più autentico senso della vita e della pratica religiosa. Un invito a fermare il tempo, per godere di ciò che conta davvero, prima che sia troppo tardi”. (O.C.)
In fondo, per riavvicinare un anziano padre un po' pazzo e una figlia adolescente scontrosa non ci vuole molto, basta un rapimento alieno.
Close Encounter, diretto dal veterano Jeph Porter, è un corto del 2026 che racconta la classica situazione familiare. Coppia separata, padre che cerca di coinvolgere la figlia in un'esperienza insieme, figlia adolescente scontrosa (Allison Carmody, esordiente) che non sopporta le chiacchiere del padre, vorrebbe essere da tutt'altra parte e non si stacca un attimo dal telefono.
Di fantascientifico c'è che il padre – Dale Dobson, caratterista apparso in un sacco di film – è un fanatico degli UFO e i due stanno andando a una convention di appassionati del... - Leggi l'articolo
Il derby campano sorride alla Feldi Eboli, che supera 3-1 il Napoli Futsal al termine di una sfida intensa e ricca di emozioni. Al Palasele si chiude nel migliore dei modi l’ultimo appuntamento casalingo del mese per le volpi, che grazie alle reti di Braga, Mateus e Selucio ribaltano l’iniziale svantaggio e conquistano tre punti pesantissimi. Un successo che permette alla squadra di mister Luciano Antonelli di salire al secondo posto in classifica, a sei lunghezze dalla Meta Catania, ma con una partita in meno. Decisiva anche la spinta del pubblico ebolitano, che ha riempito il Palasele creando il clima caldo delle grandi occasioni. L’avvio di gara è subito sorprendente. Dopo appena cinque minuti il Napoli passa in vantaggio con Borruto, che tenta la conclusione dalla propria metà campo e sorprende Dalcin per lo 0-1. La Feldi reagisce immediatamente: Gui prova a ristabilire l’equilibrio su calcio di punizione, mentre le volpi aumentano progressivamente la pressione. Il pareggio arriva a metà primo tempo. Echavarria serve un pallone invitante in area e Lucas Braga è il più rapido di tutti a correggerlo in rete per l’1-1. I rossoblù continuano a spingere e sfiorano anche il vantaggio con Calderolli, ma il portiere partenopeo si oppone con un intervento decisivo. A tre minuti dall’intervallo la Feldi completa la rimonta con un’azione quasi identica alla precedente: Gui scappa via sulla fascia e serve al centro Mateus, che non sbaglia e firma il 2-1 che manda le squadre al riposo. Nella ripresa la gara resta combattuta. Il Napoli prova a reagire e colpisce un palo con Guilhermao, ma la Feldi resiste e mantiene il controllo del match. Dopo una lunga fase di equilibrio sono ancora le volpi a colpire: Selucio trova il varco giusto e sigla la rete del 3-1 che indirizza definitivamente la partita. Dalcin chiude la porta con alcuni interventi decisivi sui tentativi partenopei, poi a cinque minuti dalla sirena il Napoli si gioca la carta del portiere di movimento nel tentativo di riaprire il match, ma la difesa rossoblù regge senza concedere altre occasioni. Il Palasele può così festeggiare una vittoria pesante nel derby, che conferma il grande momento della Feldi Eboli e alimenta le ambizioni di alta classifica delle volpi. Tre punti di valore, conquistati con carattere e qualità davanti al proprio pubblico, al termine di una settimana che ha visto le volpi fare bottino pieno contro due dirette rivali per gli obiettivi stagionali.
SALERNO – Sono passati venticinque anni dall’ultima vittoria della Salernitana sul campo del Crotone. Era il 20 maggio 2001, quando in Serie B, una rete di David Di Michele al 29’ regalò alla Salernitana allenata da Francesco Oddo tre punti davvero pesantissimi nella corsa salvezza. Quello di Crotone non è tradizionalmente un campo facile per i colori granata. In tutto sono quattro le vittorie della Salernitana, undici i pareggi e dieci le vittorie dei padroni di casa. Quella tra rossoblù e granata, in terra pitagorica, è una sfida che inizia relativamente tardi e che trova il suo culmine negli anni Sessanta e Settanta, quando questa sfida diventa una vera e propria classica della terza serie, disputandosi ben 17 volte in 19 anni. È il 10 aprile 1960, quando la Salernitana, allenata da Mario Piselli, scende in campo per la prima volta a Crotone. Ad imporsi sono i padroni di casa con una rete di Barbato al 69’. Nella stagione successiva al 12’ Franzò porta in vantaggio i granata, ma il Crotone ribalta tutto con la doppietta di Veglianetti al 35’ e al 57’. Al termine della stagione i calabresi troveranno la salvezza grazie alla vittoria nello spareggio contro la Cirio Napoli. Nel 61/62 la Salernitana conquista il primo punto sul campo del Crotone, andando in vantaggio dopo tre minuti con Novelli, pareggiata nove minuti dopo da Forin su calcio di rigore. Nella stagione successiva al 75’ è la rete di Visentin a firmare la prima storica vittoria della Salernitana con il Crotone che a fien stagione retrocederà in quarta serie. Tornato dopo un anno in Serie C la squadra pitagorica si vendica vincendo di misura con la rete di Fumagalli in apertura di secondo tempo. Nella stagione successiva, 65/66, la Salernitana si impone con le reti di Ronconi al 43’ e Rosati al 50’ con il Crotone che accorcia al 55’ con Rondoni, Per la squadra di Tom Rosati questa in Calabria è una vittoria pesantissima per la promozione in Serie B mentre la rete di Franco Rosati, resterà l’ultima granata in casa del Crotone per oltre dieci anni. Infatti, tornata in C, la Salernitana nel 67/68 perde 2-0 con le reti di De Giuliani al 36’ e di Rasi al 77’, mentre l’anno successivo è una rete di Pupo al 42’ a far felice il Crotone. Nel 69/70 la sfida termina a reti bianche così come sullo 0-0 è fermata l’anno successivo la Salernitana di Tom Rosati che chiuderà il campionato con un amaro secondo posto ad un solo punto dal Sorrento promosso in B. Nel 1971/72 la sfida tra Crotone e Salernitana termina ancora 0-0, così come l’anno successivo. Nel 76/77 vince il Crotone, 1-0, con gol di Abate al 53, mentre l’anno successivo, campionato 77/78, la Salernitana spezza l’incantesimo. Al 10’ è l’autorete di Miano a regalare il vantaggio ai granata che poi dilagano con la doppietta di Tivelli, il primo su rigore e le reti di Tinaglia e De Tommasi che rendono vana la tripletta di Piras con il Crotone che al termine della stagione saluterà la Serie C per diversi anni. Infatti, le due squadre si ritroveranno soltanto nel secolo successivo, in Serie B, nel 2000/01 con la già citata ultima vittoria della Salernitana firmata Di Michele. Nel 2001/02 la gara è adir poco spettacolare. La Salernitana di Zeman dopo 17’ è sotto di tre gol colpita due volte da Sculli al 4’ e al 17’ e da Leone al 9’. Sembra finita ma invece Bellotto all’81’ accorcia, Vignaroli all’86 accende le speranze e ancora Bellotto al 92’ firma il clamoroso 3-3. Il Crotone, retrocesso da ultimo in classifica, tornerà in B nel 2004/05 imponendosi all’ultima giornata con un rotondo 4-1 contro i granata, già paghi della salvezza raggiunta. A decidere la sfida le reti di Guzman al 9’ Russo al 14’ Porchia al 35’ e l’autorete di Ghomsi ad un minuto dalla fine con Benjamin che al 75’ aveva siglato la rete del momentaneo 3-1. La sfida si rinnoverà nel 2007/08 in Serie C on le due squadre che a lungo duelleranno per la promozione in B, conquistata poi dalla Salernitana. In quel torneo allo Scida termina 0-0. Nuova sfida in B nel 2009/10 con Ginestra, che poi vestirà la maglia granata che sblocca il match al 33’ e con l’autorete di Fava ad un minuto dalla fine che condanna definitivamente la Salernitana già con un piede in Serie C. I granata tornano a Crotone, ritrovata la B, nella stagione 2015/16. Quello rossoblù è un uragano che travolge i granata di Torrente: al 12’ Stojan, poi Ricci al 19’ e al 47’ e infine Torromino su rigore al 72’ firmano il poker per i rossoblù di Juric promossi poi in Serie A al termine della stagione. Le due squadre si ritrovano nel 2018/19 ancora in B e dopo la rete di Bocalon al 50’ ci pensa Simy a cinque dal termine a sventare il blitz granata. Infine, l’ultima sfida, giocata nel luglio del 2020 con Maistro che al 46’ porta in vantaggio la squadra di Ventura ma al Crotone, poi promosso in A, bastano sette minuti pe trovare la rete del definitivo 1-1 con Junior Messias.
Vincenzo De Luca torna a parlare da primo cittadino durante la consueta diretta social del venerdì, annunciando un programma di rilancio per la città.
«Sto lavorando per definire un programma di rilancio – ha spiegato – dobbiamo ricreare entusiasmo, sviluppo, lavoro, qualità urbana e sicurezza». Secondo De Luca negli ultimi anni si sarebbe registrato «un po’ di sbracamento», una situazione che, ha aggiunto, rende più difficile «riportare cittadini e visitatori a comportamenti rigorosi».
Abusivi e degrado urbano
Tra i temi affrontati anche il contrasto ai parcheggiatori abusivi e la regolamentazione delle attività commerciali nel centro storico. «Faremo una modifica rapida delle norme commerciali – ha detto – per tutelare artigianato e commercianti».
Il governatore ha poi puntato il dito contro alcuni comportamenti incivili: «Mi segnalano locali in via Gramsci con musica a tutto volume di notte e gente che accende fuochi d’artificio. Cose dell’altro mondo».
Interventi nei quartieri
Nel mirino anche alcune criticità urbane. De Luca ha citato il sottopasso della metropolitana di Pastena, da ripulire, e l’area del torrente Fuorni, dove l’erba alta e la congestione del traffico richiedono interventi.
«C’è chi pensava di realizzare un altro supermercato accanto alla chiesa di Fuorni – ha aggiunto – se lo tolgano dalla testa». Prevista invece la realizzazione di nuovi parcheggi nelle aree libere di fronte alla Centrale del Latte.
Lungomare e spiagge
Sul fronte del litorale, De Luca ha ricordato che Salerno Pulita ha già avviato la pulizia delle spiagge dopo le mareggiate invernali. Resta però da affrontare il tema dei crolli registrati sul lungomare di Torrione, nei pressi del pattinodromo e dell’ex ostello.
«Cercheremo le risorse necessarie – ha concluso – sollecitando anche l’intervento della Protezione civile regionale, perché si tratta di problemi che vanno oltre le possibilità del Comune».
Costituzione di una società entro 48 ore con un costo massimo di 100 euro, procedure completamente digitali e un piano europeo di azionariato per i dipendenti che consentirà alle imprese di offrire stock option con un unico schema valido in tutta l’Ue. Sono i pilastri della Eu Inc, il nuovo quadro societario che la Commissione europea si appresta a svelare il 18 marzo con la proposta sul 28esimo regime. Secondo una bozza visionata dall’Ansa, lo schema sarà opzionale e prevede una società europea a responsabilità limitata con regole armonizzate per semplificare la nascita e la gestione delle aziende in Europa e rafforzarne la competitività nei confronti di Stati Uniti e Cina.
Finanziamenti, azionariato, meno burocrazia
Tutte le fasi della vita della società, dalla registrazione alla gestione fino alla liquidazione, saranno gestite con procedure completamente digitali. La proposta introduce anche regole più flessibili per il finanziamento delle imprese. Le Eu Inc. potranno emettere azioni senza valore nominale e raccogliere capitali con strumenti tipici del venture capital, facilitando l’ingresso di investitori europei e internazionali e la crescita delle startup nel mercato unico. Tra le novità più attese c’è il piano europeo di azionariato per i dipendenti (Eu-Esop). Le imprese potranno emettere warrant, diritti convertibili in azioni dopo un periodo di maturazione. Il reddito derivante da queste stock option verrebbe tassato una sola volta, al momento della vendita delle azioni, superando le differenze fiscali che oggi rendono complesso l’uso di questi strumenti nei diversi Paesi Ue. Il regolamento mira inoltre a ridurre la burocrazia. I dati forniti al momento della registrazione della società saranno trasmessi automaticamente alle autorità competenti, evitando duplicazioni amministrative. Secondo le stime preliminari di Bruxelles, la riforma potrebbe generare risparmi fino a 440 milioni di euro in 10 anni per le aziende europee.
Lo United States Central Command ha confermato la morte di tutti e sei i membri dell’equipaggio del Boeing KC-135 Stratotanker precipitato nell’Iraq occidentale. «Le circostanze dell’incidente sono oggetto di indagine», si legge in una nota nel Centcom. Inizialmente le vittime accertate erano quattro, poi il bilancio dei morti è salito.
All Crew Members of U.S. KC-135 Loss in Iraq Confirmed Deceased
TAMPA, Fla. – All six crew members aboard a U.S. KC-135 refueling aircraft that went down in western Iraq are now confirmed deceased. The aircraft was lost while flying over friendly airspace March 12 during…
L’incidente, ha fatto sapere il United States Central Command «non è stato causato da fuoco ostile o fuoco amico». E, secondo quanto emerso, ha coinvolto anche un secondo aereo cisterna, che è atterrato in sicurezza senza vittime né feriti: l’incidente, avvenuto vicino a Turaibil, al confine tra Iraq e Giordania, potrebbe essere stato innescato da una collisione in volo con un altro KC-135
Matteo Salvini ha un tweet fissato sul suo account. È del 7 marzo e serve a ricordare che il 18 aprile a Milano in piazza Duomo ci sarà il «grande evento dei @PatriotsEU». «Per difendere i valori dell’Occidente, la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri confini. SENZA PAURA. In Europa, padroni a casa nostra!».
PADRONI A CASA NOSTRA!
Sabato 18 aprile alle 15, tutti in Piazza Duomo a Milano per il grande evento dei @PatriotsEU, con i nostri alleati e tanti leader da tutta Europa.
Per difendere i valori dell’Occidente, la nostra cultura, le nostre tradizioni, i nostri confini.
Le distrazioni social di Salvini: dal referendum all’Iran
Curiosamente, non è un tweet sul referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, anche se per il fine settimana sono annunciati 1.200 gazebo leghisti in tutta Italia per il Sì. Curiosamente, non è un tweet sull’Iran. Né per sostenere la popolazione iraniana né per dire che Donald Trump, stavolta, poteva risparmiarsela. Non un tweet sulle bollette o sulle accise, visto che ad aumentarle sul diesel è stato il governo di cui il segretario della Lega è vicepresidente del Consiglio nonché ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Sarà che in casi del genere dovrebbe ammettere che il presidente degli Stati Uniti non è un sincero pacifista come la Lega pensa di essere quando c’è di mezzo la madre Russia, che certe felpe e certi cappellini sono da riporre accuratamente nell’armadio. Sarà che la Difesa e gli Esteri sono problemi di Fratelli d’Italia e Forza Italia, e la Lega può continuare a occuparsi di far arrivare i treni in ritardo.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Per il Sì quasi esclusivamente dichiarazioni di rimbalzo
Salvini si è politicamente volatilizzato in queste settimane, proprio lui che è così abile nell’occupare il centro della scena con i social. Quando vuole, come sappiamo, Salvini può diventare assai pressante. Come quando era ministro dell’Interno e c’era un’emergenza migranti al giorno su tutti i telegiornali. Ora invece le dichiarazioni sono di rimbalzo, di risposta a cose dette da altri, sono quasi garbate. Quasi. L’Ansa riporta una dichiarazione di giovedì a Dritto e rovescio: «Ci sono procuratori capo che dicono che per il Sì voteranno i mafiosi. Io dico sciacquatevi la bocca. Migliaia di italiani ogni giorno si confrontano con la lentezza della giustizia, votare Sì significa togliere le incrostazioni delle correnti e della politica dai tribunali». Altro lancio, 2 marzo: «Avrei piacere che i sostenitori del No – che vedo molto nervosi, molto arroganti, molto violenti – parlassero del merito delle cose». Altro lancio, 28 febbraio, video collegamento alla direzione regionale della Lega Puglia: è «fondamentale» l’appuntamento con il referendum del 22 e 23 marzo, da «vincere con il Sì, perché anche i giudici, come tutti gli altri lavoratori, se sbagliano devono essere sanzionati. Perché se metti in galera la persona sbagliata, e anche in Puglia è successo a tante famiglie normali, non puoi rimanere impunito o essere promosso».
Matteo Salvini a un gazebo per il Sì con Silvia Sardone e Samuele Piscina (Imagoeconomica).
Il vecchio Capitano tornerà, ma solo dopo il 23 marzo
E vabbè, Salvini, tutto qua? C’è Meloni che duella con i giudici, tu pensi alla famiglia nel bosco. Non che Meloni non ci pensi, beninteso, ma quantomeno sembra avere una curiosità variegata; un giorno si occupa di Sal Da Vinci, un altro giorno di Crosetto in vacanza a Dubai. La Lega stessa, a dire il vero, è fuori dal dibattito pubblico dopo averlo occupato per settimane con la fiammata di Roberto Vannacci, sovranista identitario col botto eletto all’Europarlamento con i voti leghisti e poi passato al bosco con libro e moschetto, insieme a un paio di pasdaran o giù di lì, per dichiarare fallita l’Europa, fallita la destra troppo moscia (lui è per il celodurismo parà) e fallita la sua esperienza nel partito di Salvini. Luca Zaia e soci non lo rimpiangono, ma pure loro sanno che i problemi della Lega non finiscono con l’addio di Vannacci. Ma forse persino tutto questo dire, non dire, di Salvini, descrive l’attesa della liberazione; dopo il referendum, la Lega potrà tornare a essere sé stessa, soprattutto il leader leghista avrà meno condizionamenti politici, quantomeno nessuno gli potrà più dire di darsi una regolata per non far perdere il referendum al fronte del Sì. Il vecchio Salvini tornerà, insomma, ma solo dopo il 23 marzo, quando si potrà ricominciare a chiedere il posto di Matteo Piantedosi.
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).
Il Gran Premio del Bahrein e quello dell’Arabia Saudita verranno cancellati dal calendario del Campionato mondiale di Formula 1 a causa della guerra, che dall’Iran si è ormai allargata a buona parte del Medio Oriente. Manca solo l’annuncio ufficiale, che probabilmente arriverà nel fine settimana in Cina, dove è in programma il GP di Shanghai.
I due GP sono tra i più redditizi della F1
I due gran premi sono tra i più redditizi per la F1: quello del Bahrein vale 45 milioni di euro e quello dell’Arabia Saudita addirittura 70. Come priorità ha però prevalso la sicurezza del Circus. La Bild riporta che Riad avrebbe tentato fino all’ultimo di evitare la cancellazione del GP, offrendo voli charter per tutti i soggetti che sarebbero stati coinvolti. Tuttavia, senza la gara in Bahrein sarebbe stato praticamente impossibile spedire in tempo l’attrezzatura in Arabia Saudita.
Un momento dell’ultimo GP di Abu Dhabi (Ansa).
Pausa di quattro settimane tra il Giappone e Miami
Il Gran Premio del Bahrein era in programma il 12 aprile e quello dell’Arabia Saudita una settimana dopo. La tempistica è molto stretta: impossibile sostituite i due GP con gare da correre su altri circuiti. Il calendario dovrebbe quindi ridursi a 22 gare, con una pausa di quattro settimane tra il Giappone e Miami. Improbabile l’inserimento di altri GP in seguito, per tornare al numero originario di 24 gare. La Formula 1 comunque tornerà (o meglio dovrebbe tornare) nel Golfo Persico nel 2026: gli ultimi due GP in programma sono quelli di Qatar (29 novembre) e Abu Dhabi (6 dicembre).
Si è svolto a Palazzo Chigi un vertice dell’esecutivo per analizzare la situazione della Arctic Metagaz, la petroliera russa alla deriva nel Canale di Sicilia con a bordo circa 900 tonnellate tra gasolio e gas liquido. La nave, che era stata colpita da droni navali ucraini (partiti forse dalla Libia), si trova in acque Sar maltesi e, quindi, la prima mossa spetta a La Valletta. Il governo italiano ha tuttavia assicurato a quello maltese «la condivisione del monitoraggio, avviato fin dal primo momento». L’Italia, inoltre, «ha confermato la propria disponibilità a svolgere attività di supporto, in attesa delle determinazioni delle autorità maltesi, con le quali rimane in costante contatto».
La Arctic Metagaz era soggetta dal 2024 a sanzioni statunitensi e britanniche
La Arctic Metagaz, varata nel 2003, era soggetta dal 2024 a sanzioni da parte di Stati Uniti e Regno Unito. Secondo i dati di tracciamento delle navi sulla piattaforma MarineTraffic, la nave era salpata il 24 febbraio dal porto russo di Murmansk, dopo aver caricato merci presso un’unità di stoccaggio galleggiante, ed era diretta verso il Canale di Suez. Poi era transitata attorno al Regno Unito e poi alla Spagna, prima di entrare nel Mediterraneo, segnalando la sua posizione al largo delle coste di Malta il 2 marzo. Due giorni dopo l’attacco: i 30 membri dell’equipaggio erano stati tratti in salvo.
La procura di Parma ha chiesto una condanna a 26 anni di carcere per Chiara Petrolini, la 22enne che ha ucciso e seppellito due neonati nel giardino di casa a Traversetolo a maggio 2023 e agosto 2024. L’accusa la ritiene responsabile di tutti i reati contestati, ovvero due omicidi premeditati e altrettante soppressioni di cadavere, e la ritiene altresì meritevole delle attenuanti generiche per la giovane età e l’immaturità descritta nella perizia psichiatrica, ma equivalenti alle aggravanti. Il procuratore ha sottolineato «la gravità intrinseca del fatto, l’assoluta mancanza di difesa dei bambini uccisi, l’aver maturato una decisione e averla portata a compimento nell’arco di svariati mesi e la consapevolezza di come sarebbe andata a finire nel secondo episodio, copia conforme del primo». E ancora, «l’aver avuto la forza di nascondere la gravidanza a tutti, a partire dai genitori e il fidanzato, l’aver avuto la forza di andare in giardino a seppellire i figli, la spregiudicatezza dimostrata nell’interfacciarsi con l’autorità giudiziaria e con gli amici» e «la condotta dopo il delitto», quando Chiara andò in giro per bar e pizzerie e dall’estetista.
Il racconto di Chiara: «Non pensavo di essere incinta, non sono un’assassina»
«Sono stata anche descritta come un’assassina, come una madre che uccide i suoi figli, ma non sono questo. Io non ho mai voluto fare del male ai miei bambini», ha detto Chiara nelle dichiarazioni spontanee davanti alla Corte di assise di Parma. L’imputata ha parlato per circa sette minuti, leggendo un foglio: «Quei bambini erano parte di me, non gli avrei mai fatto del male, è una sofferenza che distrugge dentro. Molti qui fuori mi hanno descritto come una brava ragazza, con famiglia, amici, un ragazzo, che lavorava e studiava, ma questa era solo apparenza. Dentro mi sentivo sola anche quando non lo ero davvero. Era uno spazio vuoto che nessuno riusciva a riempire. Un malessere che mi accompagnava in tutte le mie giornate, mi sentivo sbagliata e giudicata». E ancora, sulla gravidanza: «Ho sempre dichiarato che sapevo di essere incinta, ma perché mi sembrava l’unica spiegazione possibile. Non ho mai fatto un test, non sono mai stata sicura di esserlo. C’erano momenti in cui ci pensavo di più, come quando facevo la doccia e vedevo questa pancia di cui nessuno si accorgeva. Allora facevo le ricerche, ma non ho mai messo in atto niente, non so perché lo facevo, ero stanca e confusa. Non pensavo di essere incinta, nella mia testa dicevo che era impossibile, altrimenti gli altri se ne sarebbero accorti. Per quello mettevo in atto comportamenti come fumare o bere. Non ho mai avuto una nausea, mai presi farmaci per anticipare il parto, mai sono stata preoccupata di partorire in aereo». Dopo il secondo parto, ad agosto 2024, la ragazza era partita per una vacanza negli Stati Uniti con la famiglia.
Chiara Petrolini (Ansa).
«Mi sono trovata i bambini tra le mani, non credevo di star partorendo»
«Anche se non mi aspettavo queste due gravidanze, io sapevo che avrei tenuto i bambini e li avrei voluti crescere. Quello che ho fatto dopo è stata una scelta sicuramente sbagliata, presa senza ragionare, che oggi sto iniziando a riconoscere, ma in quel momento per me è stata la scelta più giusta da fare. Tenerli vicino a me, per non allontanarmi più da loro». Ha quindi raccontato come ha vissuto i due parti: «Del primo non ricordo quasi niente, in quel periodo il mio problema principale era la nonna che non stava bene. Ho sentito mal di schiena e mal di pancia, mi sono alzata dal letto, mi è venuto da spingere, ho trovato questo bimbo tra le mani. Mi sono accorta che non respirava e ho fatto quel che sentivo di dovere fare, seppellirlo. Penso di non aver capito cosa è successo, di iniziare a comprenderlo solo ora. La seconda volta non pensavo di stare partorendo, per quello sono uscita, se avessi programmato tutto sarei stata a casa. Quando sono tornata a casa sono andata a letto e avevo mal di pancia, pensavo di aver il ciclo. Mi sono alzata, ho sentito di dover spingere, mi sono trovata tra le mani questa creatura, la prima cosa che ho pensato è di tagliare il cordone. Poi non ricordo cosa è successo, mi sono appoggiata al letto, sono svenuta. Quando mi sono svegliata ho visto che il bambino non respirava più e ho fatto la prima cosa che ho pensato, seppellirlo. Non ho pensato che lì c’era anche l’altro bambino, in quel momento non mi è venuto in mente».
«Nessuno può sapere il vuoto che provo, ferita che continua a sanguinare»
Dopo il parto, ha continuato, «fisicamente stavo bene, ma dentro ero distrutta». «Nessuno può capire il dolore di perdere un figlio se non gli è mai successo e non vuol dire niente se il giorno dopo sono uscita, sono andata dall’estetista e ho visto i miei amici. Non vuol dire che io non sia stata male, che non ci sto male per aver perso i miei due bambini. Non importa se il bambino era appena nato, se era una cosa inaspettata, quel bambino era parte di me. E io non gli avrei mai fatto del male». Il dolore che si prova, ha concluso, «è una sofferenza che è difficile da far capire. In molti hanno parlato di me e della mia situazione, ma nessuno ha mai pensato a quello che si prova quando perdi un bambino. Ogni giorno mi alzo con un vuoto che faccio fatica a colmare, mi immagino se fossi qui, oggi come sarebbe, che mamma sarei, mille domande a cui non potrò mai dare una risposta. Col tempo però si prova ad andare avanti con una ferita che però non si è ancora rimarginata, ma che continua a sanguinare ogni giorno».
L’uomo che il 12 marzo ha attaccato un complesso ebraico a West Bloomfield Township, nel Michigan, scontrandosi con la sua auto contro l’edificio del Temple Israel, sinagoga che ospita una scuola ebraica con asilo nido, materna e un centro diurno, per poi aprire il fuoco contro il personale di sicurezza prima di essere ucciso dalla polizia, era fratello di due membri di Hezbollah uccisi in un recente raid israeliano in Libano. Lo ha riferito a Nbc News un funzionario libanese.
Colonna di fumo dal complesso Temple Israel (X).
Chi era l’attentatore ucciso dalla polizia
Ayman Mohamad Ghazali, questo il nome dell’attentatore, aveva 41 anni ed era arrivato negli Stati Uniti nel 2011 con un visto di immigrazione IR1, perché coniuge di una cittadina statunitense. A sua volta aveva ottenuto la cittadinanza americana nel 2016. Come ha spiegato la fonte di Nbc News, Ghazali era originario di Mashghara, nella Valle della Beqa: nei recenti bombardamenti dell’IDF sulla zona sono morti due suoi fratelli maggiori (e altrettanti nipoti), che erano membri di Hezbollah, anche se non è chiaro quale ruolo ricoprissero all’interno dell’organizzazione sciita.
Prime Minister Benjamin Netanyahu:
Antisemitism knows no limits or boundaries.
Israel is attacked because it is the Jewish state. Temple Israel in Detroit was attacked today because it is a Jewish house of worship.
«L’antisemitismo non conosce limiti né confini. Israele viene attaccato perché è lo Stato ebraico», ha dichiarato Benjamin Netanyahu: «Il Temple of Israel a Detroit è stato attaccato perché è un luogo di culto ebraico».
Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini convocherà le compagnie petrolifere per un incontro mercoledì 18 marzo 2026 a Milano. L’ha comunicato il ministero dopo che il vicepremier «si è confrontato a lungo con i tecnici e ha posto l’accento sulla speculazione in atto a danno di cittadini e trasportatori, derivante da aumenti ingiustificati del prezzo dei carburanti». Le quotazioni internazionali dei prodotti raffinati si sono attestate, alla chiusura del 12 marzo rispetto al 27 febbraio, su livelli superiori di 19,3 centesimi al litro per la benzina e di 33,7 centesimi al litro per il gasolio. Per quanto riguarda i prezzi alla pompa di venerdì 13 marzo, i valori medi nazionali in modalità self per benzina (1,82 euro al litro) e gasolio (2,05 euro al litro) risultano più elevati, rispetto a venerdì 27 febbraio 2026, rispettivamente di 15,3 centesimi e 32,2 centesimi al litro.
Il Codacons: «Basta chiacchiere, serve tagliare le accise»
«Sui carburanti basta chiacchiere e basta convocazioni, serve tagliare le accise e serve farlo in fretta per evitare una escalation inflazionistica con conseguenze enormi sulla nostra economia», ha affermato il Codacons commentando la decisione del Mit di incontrare le compagnie petrolifere. L’associazione ha inoltre annunciato di essere al lavoro per un esposto a tutte le procure italiane per chiedere di indagare su possibili speculazioni sui prezzi al dettaglio.
Finora non si era esposto pubblicamente, poi alla fine ha “ceduto”: Giuliano Pisapia, ex sindaco di Milano (non un ex qualunque visto che nel 2011 riuscì nell’impresa di strappare la città al centrodestra), voterà Sì al referendum sulla giustizia. Un coming out che però non stupisce. Anzi, all’ombra del Duomo a qualcuno è tornato in mente il padre dell’ex primo cittadino, quel Giandomenico Pisapia, giurista e docente universitario, alla guida della commissione ministeriale che nel 1988 elaborò il Codice di Procedura penale (entrato in vigore l’anno successivo) nel quale si introduceva il cosiddetto ‘modello accusatorio’, del quale per molti militanti del fronte del Sì, la separazione delle carriere prevista dalla riforma Nordio è diretta conseguenza.
Giandomenico Pisapia (Imagoeconomica).
Non solo. Giuliano Pisapia, prima di entrare a Palazzo Marino e poi all’Europarlamento nelle file del Pd, fu anche per due legislature deputato di Rifondazione Comunista e nel 2001 con Giovanni Russo Spena presentò una proposta di legge per modificare l’articolo 190 dell’ordinamento giudiziario «in tema di distinzione delle funzioni requirenti e giudicanti e di passaggio da una funzione all’altra». Infine con Carlo Nordio, nel 2010 scrisse il libro In attesa di Giustizia edito da Guerini e Associati in cui si toccavano i temi della separazione delle carriere, del sorteggio, e dell’Alta corte disciplinare. Insomma, negli anni è rimasto coerente. L’attuale sindaco e suo successore Beppe Sala, che invece voterà No, ha commentato con ambrosiano fairplay. «Non ne abbiamo mai parlato. Anche il mio amico Mazzali (Mirko, consigliere comunale di Sel ai tempi dell’amministrazione Pisapia, ndr.) si è espresso per il Sì. Rispetto totalmente ogni opinione. Io voterò no e parteciperò con Schlein all’evento a Milano settimana prossima. Ma non deve essere una questione ideologica».
Giuliano Pisapia e Beppe Sala (Ansa).
Quel Pignolo di Cerno
L’Associazione del Pignolo del Friuli Venezia Giulia, fondata nel 2023 dall’irlandese Ben Little e presieduta da Fabio d’Attimis ManiagoMarchiò, il 20 marzo promuove il World Pignolo Day, allo Spazio industriale rigenerato Villalta, ex Birrificio Dormisch di Udine.
Tra gli ospiti, la giornalista Giovanna Botteri e Tommaso Cerno direttore de Il Giornale e conduttore di Due di picche su Rai2. Il il Pignolo è un raro vino rosso, in una terra “bianchista” per eccellenza come il Friuli Venezia Giulia: la sua presenza è documentata dal XIV secolo nei registri monastici dell’Abbazia di Rosazzo, dove veniva definito uno dei vitigni più pregiati. Dagli Anni 70 è stato recuperato grazie alla propagazione di vecchie viti sopravvissute nei chiostri dell’abbazia.
Tommaso Cerno (foto Ansa).
L’ex vendoliano Stefàno da Assoenologi
Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, è il protagonista del forum “Vino e Giovani: un incontro tra cultura e responsabilità” organizzato dall’associazione a Palazzo Medici Riccardi a Firenze. Sul palco anche Dario Nardella, ex sindaco di Firenze, eurodeputato dem e componente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale.
Il dibattito è moderato dal giornalista di La7 Andrea Pancani. Immancabile Dario Stefàno, presidente del Centro Studi Enoturismo Università Lumsa di Roma, già parlamentare, nato politicamente “vendoliano” in Puglia e poi passato al Pd fino a quando restituì la tessera del partito a Enrico Letta.
Riccardo Cotarella e Francesco Lollobrigida (foto Imagoeconomica).
Bollicine per Pino Strabioli
A Milano, al Teatro Gerolamo, celebrazioni per i “Cento anni di Valdo. Quando il Prosecco diventa cultura. Un racconto corale tra storia d’Italia, costume e visione d’impresa”, con Pierluigi Bolla presidente Valdo Spumanti, la chef “green” Chiara Pavan, e Giulio Somma, moderati dall’attore e conduttore tv Pino Strabioli.
Pino Strabioli (Imagoeconomica).
Josi al Festival Franciacorta
Il 14 e il 15 marzo si tiene il Festival Franciacorta di Primavera per scoprire le 50 cantine della zona. Inaugurazione ufficiale a Brescia nel Teatro Grande, con “Il Futuro dei Luoghi. Identità, visione e responsabilità culturale”, un dialogo pubblico dedicato al valore dei territori come spazi culturali vivi, moderato dal giornalista del Tg5 Dario Maltese, e con gli interventi di Luca Josi, nei panni di manager culturale e creativo, Daniele Cipriani, direttore del Festival dei Due Mondi di Spoleto, e di Melania Rizzoli, medico e membro del cda del Teatro alla Scala nonché ex vicepresidente azzurra di Regione Lombardia.
Un incontro tra Unicredit e il sistema produttivo del territorio con l’obiettivo di supportare le imprese nel percorso di internazionalizzazione consapevole, aiutandole a valutare rischi e opportunità dei mercati esteri. Con quest’obiettivo avrà luogo il 18 marzo 2026 a Frosinone, nella sede di Unindustria (Via del Plebiscito 15), il Forum delle economie dedicato all’internazionalizzazione, organizzato dalla banca in collaborazione con Unindustria. L’incontro, il cui inizio dei lavori è previsto per le ore 16, verrà introdotto dagli interventi di Corrado Savoriti, presidente Unindustria Frosinone, e di Enrico Batini, responsabile Corporate business Centro Italia di Unicredit.
Il programma dell’evento
Il programma prevede successivamente una relazione di Tullia Bucco, senior economist Group investment strategy Unicredit, sul tema Scenario globale e mercati esteri: cosa sta cambiando. A seguire ci sarà una tavola rotonda sui fattori di competitività delle imprese nel percorso di internazionalizzazione alla quale interverranno Tommaso Perna, cfo Klopman International, e Francesco Marucci, cfo Ciem. Nella seconda parte del Forum sono previsti gli interventi di Danilo Di Vito, Corporate treasury sales Italy di Unicredit, e di Maria Gheorghiu, Payment solutions sales responsabile region Centro Italia di Unicredit, sul tema Strumenti di protezione dei margini: soluzioni e best practice. A seguire ci sarà uno spazio per le domande da rivolgere ai relatori e le conclusioni di Enrico Batini.
Si è riunito venerdì 13 marzo 2026, al Palazzo del Quirinale, il Consiglio supremo di difesa presieduto dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Durante la riunione, a cui hanno partecipato tra gli altri la premier Meloni, il ministro degli Esteri Tajani, degli Interni Piantedosi e della Difesa Crosetto, è stato analizzato lo scenario di crisi in Medio Oriente, «manifestando grande preoccupazione per i gravi effetti destabilizzanti che questa crisi sta producendo nell’intera regione e nell’area del Mediterraneo», come si legge nel documento finale.
«Italia impegnata a sostenere sforzi per via negoziale e diplomatica»
Il Consiglio ha constatato con preoccupazione che la crisi dell’ordine internazionale, incentrato sull’Onu, con la moltiplicazione delle iniziative unilaterali indebolisce il sistema multilaterale anche di fronte a sfide comuni come le effettive ragioni di sicurezza legate al rischio di realizzazione di armi nucleari da parte dell’Iran, quelle relative alla sicurezza di Israele e dei suoi cittadini, alla condanna del regime di Teheran e delle sue disumane repressioni. Nell’attuale contesto di instabilità, continua la nota, «l’indebolimento delle istituzioni multilaterali e le numerose violazioni del diritto internazionale, l’Italia è impegnata a ricercare e sostenere ogni sforzo che riporti in primo piano la via negoziale e diplomatica». Il Consiglio ha poi sottolineato come l’estensione del conflitto ad opera dell’Iran rischia anche di aprire spazi a forme di guerra ibrida e a gravissime iniziative di organizzazioni terroristiche. Per l’insieme di queste ragioni «l’Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito la premier in Parlamento».
«Chiediamo a Israele di astenersi da reazioni spropositate in Libano»
Evidenziata infine l’importanza dell’iniziativa assunta dal governo di operare insieme ai principali alleati europei, in particolare Francia, Germania e Regno Unito, per coordinare le iniziative sul piano della difesa degli interessi comuni e su quello più generale della sicurezza. Ciò anche in considerazione dell’allarme per i missili lanciati verso Cipro – territorio dell’Unione Europea – e verso la Turchia – territorio dell’Alleanza Atlantica – e intercettati dalle difese Nato nel Mediterraneo orientale, nonché dei rischi che il conflitto in Iran sta producendo sul piano della sicurezza economica ed energetica, sia a livello nazionale che internazionale. Il Consiglio ha preso in esame anche la situazione in Libano, chiedendo a Israele di «astenersi da reazioni spropositate alle comunque inaccettabili azioni di Hezbollah che hanno trascinato il Paese in un nuovo drammatico conflitto».
Poi non dite che la politica, accecata dagli opposti estremismi, non è più in grado di convergere su decisioni bipartisan. Il pallone appiana le divergenze tra destra e sinistra e riunisce sotto la stessa fede calcistica addirittura Fratelli d’Italia e Partito democratico. Che insieme hanno partorito una controversa decisione, più assurda della famigerata espulsione del giocatore juventino Pierre Kalulu per doppia ammonizione contro l’Inter. E cioè candidare il calciatore che l’aveva provocata con una riprovevole simulazione, il nerazzurro Alessandro Bastoni, al premio “Rosa Camuna“, «per il valore sportivo dimostrato nel corso della sua carriera, per il ruolo simbolico che ricopre nel calcio lombardo e per la capacità dimostrata di affrontare con serietà e correttezza anche i momenti più difficili».
Alessandro Bastoni contro Pierre Kalulu durante Inter-Juve del 14 febbraio 2026 (foto Ansa).
O si tratta di un caso di curiosa omonimia, o è lo stesso Bastoni che da un mese viene fischiato dai tifosi avversari in ogni stadio in cui gioca in trasferta, dopo che qualcuno, compreso l’ex premier Enrico Letta (milanista), ha proposto persino di escluderlo dalla Nazionale.
Gli altri club rivali hanno definito la mossa «vergognosa»
Il tifo nerazzurro forse fa perdere la bussola. Chiedere a Bussolati Pietro, consigliere regionale del Pd, che ha sottoscritto la candidatura assieme al presidente del Consiglio regionale della Lombardia, il meloniano Federico Romani. Bussolati, non a caso, è presidente dell’Inter Club di Palazzo Pirelli. Insomma, una decisione che ha motivazioni soltanto calcistiche, non certo politiche. Tanto che gli altri club rivali hanno definito la mossa «vergognosa». Con in testa ovviamente quello bianconero, lo Juventus club “Amici del Pirellone” Gianluca Vialli, che tra gli iscritti vede Franco Lucente di Fratelli d’Italia, assessore ai Trasporti e alla Mobilità sostenibile.
Pietro Bussolati (foto Imagoeconomica).
Tutti i tentacoli della lobby interista, da La Russa in giù
La lobby interista d’altronde ha dimostrato di riuscire a infilarsi ovunque, pure ai piani alti delle istituzioni. A partire dalla seconda carica dello Stato, quell’Ignazio La Russa che, commentando l’episodio di Bastoni, disse che «rubare a chi ruba non è grave». Fino al sindaco di Milano Beppe Sala, che aveva lasciato tutti a bocca aperta prendendosela con un esempio di fair play come l’ex bandiera e capitano della Juve Alessandro Del Piero: «Adesso vedo commentatori come Del Piero, che hanno fatto simulazioni incredibili nella loro carriera, ci sono i video in giro a dimostrarlo, che parlano e fanno i censori». In attesa di vedere quei video che probabilmente esistono solo negli archivi del primo cittadino meneghino, registriamo anche qui un’altra larga intesa FdI-Pd nel nome del Biscione.
Ignazio La Russa e Beppe Sala (foto Imagoeconomica).
Bastoni, classe 1999, è nato a Casalmaggiore, in provincia di Cremona. E secondo Romani e Bussolati «la sua candidatura trova ragione nel fatto che rappresenta oggi uno dei volti più autorevoli e riconoscibili del calcio lombardo, italiano ed europeo. Con la maglia dell’Inter e della Nazionale ha dimostrato negli anni qualità tecniche, personalità e senso di responsabilità che lo rendono un punto di riferimento dentro e fuori dal campo». Ma forse Romani e Bussolati guardano le partite senza audio, e non si sono accorti dei fischi.
Il presidente del Consiglio regionale della Lombardia, Federico Romani di FdI (foto Imagoeconomica).
Bastoni, aggiungono i due, «ha saputo distinguersi anche per la maturità dimostrata nel riconoscere pubblicamente un proprio errore, assumendosi la responsabilità di un gesto avvenuto in campo. Un atteggiamento non scontato e non comune e che testimonia il rispetto per il gioco, per gli avversari e per i tifosi».
Alessandro Bastoni nella conferenza stampa delle scuse (foto Ansa).
Quella conferenza stampa di scuse forzate
Per entrambi, episodi come quello avvenuto in Inter-Juventus «si verificano con frequenza sui campi di calcio senza suscitare la stessa eco e lo stesso accanimento: in questo senso, la reazione di Bastoni ha rappresentato un esempio positivo di come si possa trasformare un errore in un’occasione di responsabilità e crescita». Bastoni, tre giorni dopo il fattaccio, in conferenza stampa si era sforzato di esprimere delle scuse talmente sentite che aveva precisato di voler comunque stigmatizzare «tanta falsità, tanta ipocrisia e tanto finto perbenismo».
Il premio Rosa Camuna (foto Imagoeconomica).
La Rosa Camuna, tra l’altro, è la massima onorificenza della Lombardia. Istituita nel 1996, riconosce pubblicamente «l’impegno, l’operosità, la creatività e l’ingegno di coloro che si siano particolarmente distinti nel contribuire allo sviluppo economico, sociale, culturale e sportivo della Lombardia» (nel 2025, tra gli altri, erano stati premiati Maria De Filippi e X Factor). A questo punto qualcuno candidi Pierre Kalulu, unica vera vittima dell’ingiustizia di questa storia, al premio Nobel per la Pace.
Un terzo missile balistico lanciato dall’Iran è stato distrutto dalla contraerea Nato nello spazio aereo turco. Lo ha riferito il ministero della Difesa di Ankara, spiegando che il missile «è stato neutralizzato dai sistemi di difesa aerea schierati nel Mediterraneo orientale». Si tratta del terzo incidente di questo tipo in poco più di una settimana. Il 9 marzo le difese Nato avevano abbattuto il secondo missile nello spazio aereo della Turchia: alcuni frammenti erano caduti nella provincia di Gaziantep, nel sud-est del Paese, senza causare feriti. Prima ancora, il 4 marzo, era avvenuto l’abbattimento del primo missile partito dall’Iran, che dopo aver attraversato Siria e Iraq era stato distrutto dalle difese aeree della Nato nel Mediterraneo orientale. In quel i detriti erano caduti nel distretto di Dörtyol, nella provincia di Hatay, sempre senza causare feriti.
Matt Brittin è vicino ad assumere il ruolo di direttore generale della BBC. Lo riporta il Guardian, citando fonti interne: prenderà il posto di Tim Davie, che a novembre aveva rassegnato le dimissioni(assieme alla responsabile della divisione news Deborah Turness) dopo le critiche rivolte all’emittente per un documentario su Donald Trump, nel quale il discorso tenuto dal presidente Usa il 6 gennaio 2021 era stato tagliato in modo da far sembrasse che il tycoon stesse incoraggiando l’assalto al Campidoglio.
Matt Brittin (Ansa).
Chi è Matt Brittin
Brittin, 57 anni ed ex atleta olimpico nel canottaggio, per un decennio è stato presidente di Google per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa, prima di lasciare l’incarico all’inizio del 2025. Dopo l’addio a Google (dove era entrato nel 2007) è stato nominato nel consiglio di amministrazione di Guardian Media Group come direttore non esecutivo. Visto il suo curriculum, la nomina di Brittin rappresenta un ulteriore passo dell’influenza delle big tech nel mondo dell’informazione globale.
In concomitanza con le celebrazioni della Giornata di Quds diverse potenti esplosioni hanno scosso il centro di Teheran. Tra le persone che stanno partecipando alle marce odierne anche Ali Larijani, capo del consiglio di sicurezza iraniano che ha assunto enorme potere dopo la morte di Ali Khamenei.
Images released by Iranian state media showed several senior officials attending Quds Day rallies in Tehran on Friday.
Those seen in the footage included Atomic Energy Organization chief Mohammad Eslami, Supreme National Security Council secretary Ali Larijani, police commander… pic.twitter.com/obhFNoJYVS
— Iran International English (@IranIntl_En) March 13, 2026
L’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim riporta che le esplosioni, udite nei pressi di piazza Enghelab, piazza Ferdowsi e della via Hejab, nel centro della città, sono il risultato di un bombardamento statunitense-israeliano. Le immagini diffusi dall’emittente statale Irib mostrano dense colonne di fumo che si alzano sulla città. Nell’attacco sarebbe rimasta uccisa una donna.
A video released by Iranian state media shows a location near a gathering and march by government supporters in Tehran was struck on Friday. pic.twitter.com/p6rzUxmh8Y
— Iran International English (@IranIntl_En) March 13, 2026
L’IDF aveva invitato la popolazione a evacuare due zone nel cuore di Teheran
La Giornata di Quds, istituita nel 1979 dall’ayatollah Ruhollah Khomeini, è un evento annuale che si tiene l’ultimo venerdì del mese sacro islamico di Ramadan per esprimere sostegno alla causa palestinese e opposizione a Israele. Alla vigilia delle manifestazioni odierne, il presidente Masoud Pezeshkian aveva invitato la popolazione a partecipare, scrivendo su X che era essenziale «deludere i nemici dell’Iran» scendendo in piazza in massa. L’IDF aveva invitato la popolazione a evacuare due zone nel cuore di Teheran in previsione di attacchi contro «infrastrutture militari del regime»: la partecipazione c’è stata, ma inferiore alle attese.
Quattro dei sei membri dell’equipaggio sono morti nello schianto di un aereo cisternaUsa in Iraq. L’ha reso noto il Comando Centrale degli Stati Uniti. L’incidente, che ha coinvolto un mezzo KC-135 Stratotanker dell’aeronautica Usa, velivolo per il rifornimento in volo, si è verificato nell’Iraq occidentale e «non è stato causato da fuoco ostile o fuoco amico». Ha coinvolto anche un secondo aereo, che è atterrato in sicurezza senza vittime né feriti.
È morto a 94 anni Bruno Contrada: ex numero tre del Sisde negli anni più violenti della guerra di mafia a Palermo, fu al centro di una controversa vicenda giudiziaria che lo vide condannato a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, sentenza poi revocata dalla Corte europea dei diritti umani.
Fu arrestato nel 1992 dopo le testimonianze di diversi pentiti
Dopo aver lavorato nella Squadra Mobile di Palermo, di cui divenne dirigente, Contrada guidò la sezione siciliana della Criminalpol. Negli Anni 80 entrò nel Sisde, il servizio segreto civile italiano, arrivando a ricoprire ruoli apicali nell’organizzazione. Alla viglia di Natale del 1992, sulla base delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia, fu arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per aver fornito informazioni e protezione a esponenti di Cosa Nostra.
La condanna, la successiva sentenza della Cedu e la revoca
Il lungo iter processuale, iniziato nel 1994, si concluse solo nel 2006 quando la Corte di Cassazione confermò la condanna definitiva a 10 anni di reclusione, di cui otto effettivamente scontati tra carcere e domiciliari. Successivamente Contrada si rivolse alla Corte europea dei diritti dell’uomo: i giudici si Strasburgo stabilirono che la condanna era stata pronunciata per fatti che, all’epoca in cui sarebbero stati commessi, non costituivano un reato definito in modo chiaro nell’ordinamento italiano. Sulla base di tale pronuncia, nel 2017 la Cassazione aveva dichiarato ineseguibile la condanna, cancellandone gli effetti penali. L’ex numero tre del Sisde ricevette anche un indennizzo di oltre 280 mila euro per ingiusta detenzione.
Il suo nome era riemerso nelle indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella
Il nome di Contrada era di recente riemerso in relazione alle indagini sull’omicidio di Piersanti Mattarella, fratello dell’attuale presidente della Repubblica, avvenuto il 6 gennaio 1980: l’ipotesi è che l’ex 007 avesse partecipato al depistaggio delle indagini.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky è arrivato a Parigi per incontrare l’omologo Emmanuel Macron e discutere delle modalità per aumentare la pressione sulla Russia. Lo ha annunciato il suo portavoce Serhiy Nykyforov. «Il presidente è già a Parigi», ha detto ai giornalisti. La visita avviene mentre l’invasione russa dell’Ucraina entra nel suo quinto anno. Nella notte tra il 12 e il 13 marzo 2026, Mosca ha lanciato 127 droni d’attacco contro l’Ucraina, di cui più di 80 di tipo Shahed. L’aviazione militare di Kyiv ne ha abbattuti o neutralizzati 117.
Accordo tra Romania e Ucraina per la produzione congiunta di droni
Il giorno prima, Zelensky si era recato in Romania per una visita ufficiale, in cui ha anche incontrato i piloti ucraini in addestramento presso il Centro europeo di addestramento F-16 di Fetești. Con loro ha discusso i dettagli della formazione e le principali difficoltà dell’addestramento. Ha quindi avuto un colloquio con il presidente romeno Nicusor Dan al termine del quale è stato firmato un accordo per la produzione congiunta di droni sul territorio romeno e una dichiarazione sul partenariato strategico e sulla cooperazione nel settore energetico.