De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi

«Una Banca di Sviluppo dovrebbe essere istituita al più presto». Era stato questo il passaggio più concreto del discorso programmatico di Xi Jinping sul futuro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO), pronunciato durante il summit di Tianjin lo scorso settembre. Ora la SCO prova ad accelerare e seguire l’indicazione del presidente cinese, con possibili sviluppi in vista del nuovo vertice annuale di fine agosto in Kirghizistan. Una mossa che potrebbe fornire un nuovo braccio finanziario al blocco eurasiatico, di cui fanno parte tra gli altri Cina e Russia, utile a schermarsi da dazi e sanzioni di Stati Uniti e Occidente.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Xi Jinping (Ansa).

Lo spartiacque della guerra commerciale

Nata nel 2001 per rafforzare la cooperazione tra Cina, Russia e le repubbliche dell’Asia centrale, la SCO oggi rappresenta quasi la metà della popolazione mondiale e una quota crescente della produzione economica globale. L’ingresso di India, Pakistan e successivamente Iran ha ampliato enormemente il peso dell’organizzazione, trasformandola in uno dei principali forum del cosiddetto Sud globale. La SCO è tradizionalmente una piattaforma che si concentra su temi di sicurezza, la cui attività operativa si è sempre limitata ad azioni antiterrorismo e antidroga. Ma, dopo la guerra commerciale del 2025, l’intenzione pare quella di dare una dimensione più operativa al al gruppo che vede tra i suoi membri anche Iran, India, Pakistan, Bielorussia e quattro repubbliche ex sovietiche dell’Asia centrale: Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan.

Ad aprile, durante una conferenza nella città cinese di Xi’an, i membri della SCO hanno discusso i settori prioritari da finanziare, i meccanismi di finanziamento non sovrano e l’utilizzo delle valute nazionali e di strumenti finanziari alternativi per costituire il capitale statutario della banca. L’obiettivo è arrivare al summit di Bishkek con progressi tangibili, anche se la nascita formale dell’istituzione potrebbe richiedere ancora tempo.

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Vladimir Putin e Narendra Modi al meeting della SCO a Tianjin, nel settembre 2025 (Ansa).

Cina e Russia vogliono ridurre la vulnerabilità alle pressioni occidentali

Per i Paesi dell’Asia centrale, la banca potrebbe rappresentare una nuova fonte di finanziamento per infrastrutture, trasporti, energia e digitalizzazione. Per Cina e Russia, invece, significherebbe dotare il blocco di uno strumento finanziario capace di sostenere l’integrazione economica eurasiatica e ridurre la vulnerabilità alle pressioni occidentali. Secondo diversi analisti, l’idea dell’istituto finanziario rappresenta un tassello fondamentale della più ampia strategia cinese volta a ridurre la dipendenza dei Paesi emergenti dai circuiti finanziari dominati dal dollaro statunitense. Il progetto ha assunto particolare rilevanza dopo l’invasione russa dell’Ucraina e la conseguente ondata di sanzioni occidentali. L’esclusione di molte istituzioni finanziarie russe dai circuiti dominati dal dollaro e dall’euro ha accelerato la ricerca di strumenti alternativi. Una banca multilaterale della SCO potrebbe contribuire a finanziare investimenti, facilitare i pagamenti transfrontalieri e sostenere il commercio tra i membri senza fare affidamento sulle infrastrutture finanziarie occidentali.

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Xi Jinping e Vladimir Putin (Ansa).

Il processo di dedolarizzazione coinvolge anche i BRICS

Il piano si inserisce nel processo più ampio di dedollarizzazione che coinvolge sia la SCO sia i BRICS, che a loro volta hanno da tempo istituito una banca di sviluppo. Negli ultimi anni le transazioni regolate in yuan, rubli e rupie sono aumentate in maniera significativa. La Cina e la Russia effettuano ormai quasi tutti gli scambi bilaterali nelle rispettive valute nazionali, mentre anche India e numerosi Paesi dell’Asia centrale stanno incrementando l’utilizzo delle proprie monete nei rapporti commerciali regionali. Dal 2015 al 2024, lo yuan ha visto una crescita costante come valuta di riferimento negli scambi intra-SCO e BRICS. Si partiva da una quota del 10 per cento sul totale nel 2015, salita al 22 per cento nel 2020 e fino a raggiungere circa il 44 per cento nel 2024. In generale, nell’arco di un decennio, l’uso delle valute nazionali nei circuiti SCO e BRICS è passato da una condizione marginale (poco più del 20 per cento complessivo nel 2015) a coprire oltre due terzi degli scambi nel 2024, segnando un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale dipendenza dal dollaro.

L’internazionalizzazione dello yuan è una priorità strategica

Per Pechino, la banca della SCO rappresenterebbe un ulteriore strumento per promuovere l’internazionalizzazione dello yuan. La leadership cinese considera il rafforzamento della propria valuta una priorità strategica. Nonostante il peso economico della Cina, lo yuan continua a occupare una posizione relativamente marginale nei pagamenti globali rispetto al dollaro statunitense. Attraverso nuove istituzioni finanziarie, sistemi di pagamento alternativi e l’espansione delle transazioni in valuta locale, Pechino punta a ridurre il divario. La creazione della banca si collega anche alle recenti aperture della Cina verso l’utilizzo di stablecoin ancorate allo yuan e ai progetti di diffusione internazionale dello yuan digitale.

De-dollarizzazione, la SCO accelera sulla nascita della banca voluta da Xi
Un cambio valute yuan dollaro (Ansa).

Gli ostacoli: dalla governance alle rivalità tra membri

Restano ancora degli ostacoli da superare per arrivare al risultato. Uno dei nodi principali riguarda la governance. Stabilire quanto capitale dovrà versare ciascun Paese e come distribuire il potere di voto rappresenta una questione estremamente delicata.

Le rivalità interne tra i membri della SCO rappresentano un ulteriore fattore di complessità. L’organizzazione riunisce potenze nucleari rivali come India e Pakistan, economie molto diverse tra loro e Paesi che mantengono priorità strategiche asimmetriche. Storicamente, le tensioni tra Cina e India hanno rappresentato un limite alla piena integrazione del blocco. A tutto questo, si aggiunge la variabile Iran, che aggiunge volatilità dopo la guerra contro Stati Uniti e Israele.

La transizione verso un sistema più multipolare

Eppure, in Cina sono convinti che la creazione della banca di sviluppo della SCO sia solo questione di tempo. Non si tratta di un tentativo di sostituzione dell’ordine finanziario esistente. Il dollaro rimane largamente dominante nei pagamenti internazionali, nelle riserve valutarie e nei mercati finanziari. La banca della SCO potrebbe però diventare uno dei simboli della transizione verso un sistema internazionale più frammentato e multipolare, in cui la Cina mira a far pesare il suo ruolo anche sul fronte finanziario.

Finanziamenti illeciti: a processo Brugnaro, ex sindaco di Venezia

Luigi Brugnaro, ex sindaco di Venezia (dal 2015 al 2026), è stato rinviato a giudizio per la presunta violazione della legge sulle spese elettorali relativamente alla campagna per le Amministrative del 2020. Al centro dell’inchiesta che ha portato al processo, un presunto “sforamento” del tetto di spesa elettorale attorno ai 300 mila euro. Con Brugnaro andranno a processo – a vario titolo per falso e finanziamento illecito – anche l’ex capo di gabinetto Morris Ceron, il mandatario delle spese elettorali Adriano Giugie e Walter Bianchi, del Consorzio produzione e sviluppo Nordest. Il processo inizierà il 21 settembre.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici

Il gup di Roma ha rinviato a giudizio quattro medici che ebbero in cura il giornalista Andrea Purgatori, morto il 19 luglio 2023. Al radiologo Gianfranco Gualdi, l’assistente Claudio Di Biasi e la dottoressa Maria Chiara Colaiacomo, entrambi appartenenti alla sua equipe, e il cardiologo Guido Laudani, viene contestato il reato di omicidio colposo. Il processo inizierà il 12 gennaio 2027.

La richiesta di rinvio a giudizio era arrivata a marzo 2025

La procura di Roma aveva aperto un fascicolo di indagine per omicidio colposo in relazione alla morte di Purgatori a seguito di una denuncia della famiglia, che aveva chiesto di per fare chiarezza sulla correttezza della diagnosi refertata al giornalista e delle cure a cui era stato sottoposto. La richiesta di rinvio a giudizio per Gualdi, Di Biasi, Colaiacomo e Laudani era arrivata a marzo del 2025: secondo i pm i quattro avrebbero in effetti commesso errori diagnostici e somministrato terapie non adeguate.

Morte di Andrea Purgatori, rinviati a giudizio quattro medici
Andrea Purgatori (Imagoeconomica).

La morte sarebbe stata causata da una catena di errori

Purgatori, affetto da tumore polmonare, è infatti morto a causa di un’endocardite infettiva (ovvero un’infiammazione delle valvole del cuore) non riconosciuta in tempo: l’errata diagnosi iniziale di metastasi cerebrali, formulata da Gualdi dopo una risonanza magnetica, avrebbe portato a cure inutili e debilitanti. A questo si aggiungono errori di valutazione su una grave ischemia. La catena di errori sarebbe iniziata addirittura un mese prima della morte del giornalista.

Morto Peppo Sacchi, con Telebiella inventò la televisione privata in Italia

È morto all’età di 93 anni Giuseppe “Peppo” Sacchi, di fatto inventore della televisione privata e libera in Italia con il lancio nel 1972 di Telebiella, creata assieme alla moglie Ivana Ramella. Con lui lavorarono Enzo Tortora e Bruno Lauzi. E da questa emittente è partita inoltre la carriera di Ezio Greggio.

Il lancio di Telebiella e la sentenza della Corte Costituzionale

Nato a Como, Sacchi si era trasferito nel Biellese negli Anni 50, dopo aver lavorato in Rai, dove aveva realizzato alcune trasmissioni anche in ambito musicale. In Piemonte fondò nel 1971 Telebiella, primo esperimento di emittente locale in Italia, che iniziò le sue trasmissioni via cavo il 6 aprile 1972 lanciando lo spunto a Silvio Berlusconi per la creazione dei network televisivi privati. La novità, che sfidava il monopolio Rai, portò a un braccio di ferro legale, terminato nel 1974 con la sentenza della Corte Costituzionale che dette il via libera a Telebiella dopo un’iniziale chiusura forzata delle trasmissioni.

Il ricordo del ministro Pichetto Fratin: «Pioniere della tv privata italiana»

Questo il ricordo di Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: «Sacchi è stato un pioniere della televisione privata italiana: con la sua Telebiella ebbe il coraggio e la determinazione di guardare oltre il modello del tempo, aprendo una nuova pagina del rapporto tra tv e cittadini nel Paese. La sua scomparsa mi addolora, perché prima di un grande professionista e di un innovatore è stato un vero amico, profondamente legato al Biellese, suo territorio di adozione».

Nato, Usa presentano un piano per il disimpegno in Europa

Gli Stati Uniti hanno consegnato alla Nato un documento che contiene un piano per la riduzione della presenza militare americana in Europa, inclusi aviazione e marina. A rivelarlo è il quotidiano tedesco Welt, che ha analizzato il testo presentato all’Alleanza, secondo cui il motivo di questo disimpegno sarebbe lo spostamento dell’attenzione strategica degli americani verso la regione del Pacifico. Per quanto riguarda i mezzi schierati, le prime riduzioni riguardano le forze aeree. Il numero di aerocisterne KC-135 fornite dagli Stati Uniti all’Alleanza verrebbe ridotto da 71 a 63. Gli otto moderni KC-46 sarebbero completamente rimossi dalla pianificazione, i caccia F-16 passerebbero da 99 a 63 unità e gli F-15E da 54 a 36. Washington prevede inoltre di eliminare dalla pianificazione Nato tutti i droni da ricognizione strategica a lungo raggio e di ridurre quasi della metà il numero dei droni d’attacco MQ-9. Riduzioni anche per la componente navale, per gli aerei da pattugliamento marittimo e per l’aviazione bombardiera. Il quotidiano tedesco sottolinea che la questione di come colmare le lacune sarà discussa a metà giugno dai ministeri della Difesa dei Paesi alleati.

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo

Giorgia Meloni ha annullato all’ultimo la sua partecipazione al summit Ue-Balcani di Tivat, località del Montenegro affacciata sulle Bocche di Cattaro. Il motivo? Ufficialmente, la premier si è attardata alla presentazione di un francobollo a Reggio Calabria. Ma forse dietro c’è altro.

Meloni ha espresso «rammarico» per la disdetta

Il summit Ue-Balcani, che vedeva sul tavolo temi cruciali come l’allargamento dell’Unione europea e l’Ucraina era iniziato ieri sera, con la cena dei leader dei Paesi membri. Ed è proseguito questa mattina. Meloni era attesa alle 15, decisamente in extremis visto che il vertice si sarebbe dovuto concludere alle 15:30. Ma alle 14 è arrivata la disdetta: «A causa del protrarsi della cerimonia, Giorgia Meloni non potrà più partecipare al Vertice Ue-Balcani Occidentali. Meloni ha informato personalmente il presidente montenegrino Jacov Milatović e il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, esprimendo il proprio rammarico per l’impossibilità di raggiungere in tempo la riunione».

Meloni salta il vertice Ue-Balcani in Montenegro: era alla presentazione di un francobollo
Giorgia Meloni accanto a Guido Crosetto alla cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri (Ansa/X Arma dei Carabinieri).

Cosa ci sarebbe dietro il forfait di Meloni

Ufficialmente, Palazzo Chigi ha attribuito la mancata partecipazioni di Meloni al vertice Ue-Balcani alle lungaggini della cerimonia per il 212esimo anniversario della fondazione dell’Arma dei Carabinieri, iniziata alle 11, a cui la premier ha preso parte assieme ai ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi. Meloni ha però poi deciso di partecipare anche alla presentazione di un francobollo dei Carabinieri ed è stato questo, di fatto, a impedirle di arrivare in tempo in Montenegro. Secondo quanto filtra da Roma, la presidente è molto scettica riguardo al coordinamento di Francia, Regno Unito e Germania con l’Ucraina, in vista delle trattative con la Russia, sia per l’esclusione dell’Italia, sia per la mancanza al tavolo degli Stati Uniti. Come riporta Bloomberg, Emmanuel Macron, Keir Starmer e Friederich Merz hanno in programma di incontrare nel fine settimana il presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Crans-Montana, oggi l’interrogatorio dei Moretti

«Contro di noi sono state dette solo tante falsità, siamo stati distrutti». Lo ha detto Jessica Moretti, rendendo una dichiarazione spontanea in apertura dell’interrogatorio a Sion nell’ambito dell’inchiesta sul rogo del Constellation, il locale di Crans-Montana di cui è proprietaria insieme al marito Jacques. Presenti la procuratrice generale aggiunta del Cantone vallese Catherine Seppey e una settantina di avvocati delle parti civili. L’imprenditrice ha assicurato di voler collaborare con gli inquirenti e ha evidenziato di aver sempre risposto alle domande. Nelle sue dichiarazioni, si è anche detta “dispiaciuta” dell’aggressione subita il 12 febbraio scorso con il marito Jacques da parte di un gruppo di genitori della vittime. «Siamo disposi a incontrare le famiglie, se lo vorranno», ha assicurato. Presente anche l’avvocato Romain Jordan, incaricato dal governo italiano nella costituzione di parte civile. Sono numerosi gli aspetti da chiarire durante il processo, a partire dalla gestione della serata, dal tema della formazione dei dipendenti, dal perché sono state chiuse le porte di sicurezza al perché c’era un solo ingresso per fare accedere e defluire le persone. E poi i temi economici legati ai profili di anti riciclaggio.

Banda dei Rolex, condannato il figlio del deputato meloniano Alfredo Antoniozzi

Il gup di Roma ha condannato in rito abbreviato a 6 anni e 4 mesi Tancredi Antoniozzi, figlio del deputato di Fratelli d’Italia Alfredo, vicecapogruppo meloniano alla Camera: il 22enne, che faceva parte di una banda dedita alle rapine di orologi di lusso ai danni di coetanei nel quartiere Parioli, è stato anche ritenuto responsabile del reato di tentata estorsione. Il gup ha inoltre disposto una condanna a 5 anni e 8 mesi per David Cesarini e a 3 anni per Manuel Fiorani. Assolto invece «per non aver commesso il fatto» Michael Giuliano, indicato inizialmente dall’accusa come uno dei membri del gruppo. Le indagini sulla “banda dei Rolex” era nata da un colpo messo a segno l’11 dicembre 2024: il gruppo aveva rapinato un ragazzo in via Cavalier d’Arpino, sottraendogli – sotto la minaccia di un coltello da cucina – un orologio modello Daytona da 20 mila euro. Antoniozzi avrebbe orchestrato il “colpo”, tentato poi di estorcere denaro al legittimo proprietario del Rolex in cambio della restituzione dell’orologio.

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno

Giovedì, a Tor Bella Monaca, periferia romana, è stato inaugurato un campetto da basket. A un primo sguardo una non notizia, una cosuccia da niente che nemmeno meritava una brevina nelle pagine locali dello sport. E invece c’erano da leccarsi i baffi visti i partecipanti: tutti big della politica sono accorsi al piccolo evento che si è ‘celebrato’ in via Gabbiani, Municipio VI, il cui presidente Nicola Franco è di FdI. Con i fondi del Viminale, è stato tagliato il nastro di un campetto da basket. Assente il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri che ha delegato la presidente dell’Assemblea Capitolina, Svetlana Celli. Presenti il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca, il prefetto di Roma Lamberto Giannini, e poi alti gradi della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza. Pure la banda. Guest star: Arianna Meloni, capo della segreteria politica di Fratelli d’Italia.

«Scende in campetto», si sentiva bisbigliare tra i presenti. Discorso alato quello del numero uno del Viminale: «Questa iniziativa è sostenuta da un concerto di istituzioni che qui vuole portare condizioni di sicurezza non solo attraverso l’ineludibile azione delle forze dell’ordine, ma anche attraverso la sollecitazione degli elementi della coesione sociale». Ovvero, lo sport. E qui arriva la lezione, che a molti è sembrata in versione Istituto Luce del ventennio in orbace: «Occorre dare ai giovani una disciplina, insegnare loro che darsi delle regole, che si fondono sul rispetto del prossimo e sulla capacità anche di piegare la testa quando arriva una sconfitta, predisponendosi al riscatto e preparandosi per la successiva vittoria, significa prepararsi alla vita». Non mancavano, tra il pubblico, gli atleti dei gruppi sportivi militari. Per Arianna Meloni è già cominciata la campagna elettorale sul territorio, nelle periferie, a cominciare da “Torbella”. In molti sono pronti a scommettere su una sua candidatura alle prossime Politiche. Una cosa è certa: quando la sorella della premier presenzia a un evento, i vip governativi accorrono in massa. Sarà anche perché «nel partito le liste dei candidati le fa lei», come malignano a via della Scrofa.

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
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Fratoianni a Milano per Tax the rich

Si parla sempre di tasse, di imposte sulle successioni, accise e tutto ciò che fa fisco: ed ecco che venerdì a Milano spunta Nicola Fratoianni per un appuntamento targato The Left, ovvero il gruppo parlamentare europeo di cui fanno parte, per l’Italia, Sinistra Italiana e il M5s. Il titolo dell’incontro già la dice lunga: “Tax the rich”, ovvero tassa il ricco. E il Frato, come lo chiamano a Roma, la tocca piano: «Da quando è stata diffusa la notizia del meeting che come Alleanza della Sinistra Europea terremo a Milano si è scatenata una vera e propria tempesta mediatica da parte della destra e dei suoi giornali che ha dell’incredibile per virulenza, ossessione, manipolazione della verità. Ci dicono che vogliamo fare l’inutile caccia ai ricchi, che vogliamo graziare gli evasori fiscali e punire l’esausto ceto medio, che vogliamo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Assurdo». E ancora: «Sono loro che da decenni in realtà mettono le mani delle tasche di quegli italiani che pagano fino all’ultimo centesimo e che vengono tassati ben oltre le loro capacità contributive». Inutile dire che nel governo di Giorgia Meloni i “meeting” come questi e l’idea di patrimoniali vengano salutati con favore e sono molto ben visti…

La discesa in campetto di Arianna Meloni e le altre pillole del giorno
Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Addio a Ettore Torri

Se n’è andato Ettore Torri, classe 1931, magistrato di lunghissimo corso che ha seguito inchieste “pesanti” durante la sua carriera, impegnandosi anche nella giustizia sportiva. Entrò in magistratura nel 1959, e per 47 anni è stato in forze alla Procura di Roma, assumendo gli incarichi più importanti. Le sue dichiarazioni sul doping fecero rumore, aprendo a tutti gli occhi su pratiche che venivano nascoste ma che in realtà erano troppo frequenti. Non aveva peli sulla lingua, quando doveva dire qualcosa non ci pensava due volte. I funerali si svolgeranno nella mattinata di sabato, a Roma, nella chiesa di San Gioacchino in Prati.

Ippodromo Valentinia apre la stagione 2026

La pista del Valentinia torna ad animarsi. Sabato 6 giugno 2026 l’impianto di Pontecagnano Faiano inaugura ufficialmente la propria stagione ippica con la prima delle tante riunioni di trotto in programma nei mesi a venire. Chiusura pista fissata alle ore 18:30, con la serata che prenderà il via alle 19:18 e si concluderà intorno alle 22:30. Sette corse per un montepremi complessivo che sfiora i 38.500 euro: la serata inaugurale è già un programma di tutto rispetto, capace di richiamare cavalli e gentlemen da tutta la regione. Protagonisti giovani trottatori di 3 e 4 anni, ma anche cavalli di categoria pronti a sfidarsi sui rettilinei dello storico impianto campano.Tra i piatti più attesi della serata, il Premio Zeus (ore 20:15), riservato ai Gentlemen con ben 18 cavalli di 3 anni al nastro di partenza, e il Premio dei Dell’Olimpo (ore 21:40), che con 7.700 euro di montepremi rappresenta la corsa più ricca della serata, aperta a cavalli di ogni paese di 5 anni ed oltre. UN’ESTATE INTERA IN PISTA Non si tratta di un appuntamento isolato: l’Ippodromo Valentinia sarà aperto e operativo per tutta la stagione estiva. Dopo il debutto del 6 giugno, il calendario prosegue con la riunione di mercoledì 17 giugno e poi lunedì 29 giugno, quest’ultima con le competizioni di Tris e TQQ. Gli appuntamenti si susseguiranno regolarmente fino all’autunno, tra luglio, agosto e settembre, con il clou rappresentato dal Gran Premio Valentinia 2026 previsto per venerdì 21 agosto. Il calendario completo è disponibile sul sito ufficiale e sui canali social dell’impianto. NOVITÀ E SERVIZI PER IL PUBBLICO L’Ippodromo Valentinia non è soltanto corse. L’impianto offre un’esperienza completa per famiglie e appassionati: il parco giochi accoglie i più piccoli, mentre bar e pizzeria garantiscono ristoro durante l’intera serata, accompagnati dai grandi vini dell’azienda agricola Lenza. Grande novità di questa stagione 2026 è l’apertura di una zeppoleria, che porta in tribuna il profumo delle zeppole fritte al momento, autentico omaggio alla tradizione gastronomica campana. Una serata all’ippodromo diventa così un’occasione completa di intrattenimento, all’insegna della tradizione ippica e della convivialità. DOVE SEGUIRE L’IPPODROMO VALENTINIA L’impianto è presente e attivo sui principali canali digitali. Per aggiornamenti, anticipazioni e la diretta delle gare: Facebook: @ippodromovalentinia YouTube: @ippodromovalentinia Sito web: www.ippodromovalentinia.it

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Cinque azeri sono rimasti uccisi in un attacco con droni nel mar d’Azov

L’Azerbaigian si è ritrovato inaspettatamente (e suo malgrado) al centro dei due principali conflitti in corso. Secondo quanto riferito dalle autorità di Baku, cinque marinai azeri sono rimasti uccisi in un attacco di droni contro due navi cargo provenienti dalla Turchia e dirette in un porto russo, che si trovavano nel Mar d’Azov. Il raid, presumibilmente, è stato condotto dalle forze ucraine.

Le presunte operazioni di Israele in Azerbaigian

La notizia segue a stretto giro l’indiscrezione riportata dalla Cnn, secondo cui Israele – nell’ambito di una rete di siti clandestini in tutto il Medio Oriente – ha segretamente dispiegato unità militari e di intelligence d’élite in Azerbaigian nella sua guerra contro l’Iran. Le forze di Tel Aviv, spiega l’emittente americana, hanno operato da diverse località nell’Azerbaigian meridionale, cioè vicino al confine con la Repubblica Islamica, conducendo missioni di raccolta informazioni e operazioni con droni.

Nasce Mgi Italia, joint venture tra Italia e Regno Unito per la produzione di droni

Al via Mgi Italia, una società nata dalla joint venture tra un’azienda britannica, la Mgi Engineering Ltd, e una italiana, la Vigilar Group Spa, per la produzione di droni. La prima è una società di ingegneria con sede nell’Oxfordshire specializzata nell’ingegneria di sistemi ad alte prestazioni nei settori aerospaziale, della difesa e automobilistico. La seconda opera nei settori intelligence, sicurezza e servizi avanzati. «Crediamo che questa partnership rappresenti un passo importante verso la costruzione di un ecosistema di innovazione più forte e l’affermazione dell’Italia come hub strategico per il futuro sviluppo tecnologico e industriale», ha dichiarato Francesco Castro, ad di Vigilar Group. La sede della nuova società è a Modena. Il focus sarà quello di sviluppare soluzioni avanzate per la difesa, la sicurezza, l’aerospaziale e altri settori ad alto valore aggiunto.

Il senatore Menia (FdI) si scaglia contro una coppia gay all’aeroporto di Fiumicino

In attesa di un volo Ita Airways nella lounge dell’aeroporto di Fiumicino, il senatore meloniano Roberto Menia si è scagliato contro una coppia omosessuale che, durante una videochiamata con amici, si era lasciata andare – a suo modo di vedere – a qualche carezza e abbraccio di troppo. «Questo è un posto pubblico, non potete fare quello che volete», ha urlato l’esponente di Fratelli d’Italia alla coppia, formata da due uomini sulla quarantina: «Le effusioni fatevele a casa vostra, non qui». Vista l’ira di Menia, che non accennava a calmarsi, la coppia è stata costretta a chiamare una hostess di Ita Airways per chiedere aiuto.

Menia non si pente: «Sono stati poco civili»

«Sono stati poco civili. Si abbracciavano, si accarezzavano, ma si possono fare queste cose in un aeroporto? Non cambio idea. Questi signori non possono fare quello vogliono. È cattiva educazione», ha detto Menia raggiunto da Repubblica, senza dimostrare alcun pentimento. Il senatore ha poi smentito di aver aggredito verbalmente la coppia perché omosessuale: «Vale anche per un uomo e una donna, vale per tutti. Non c’è una categoria superiore a un’altra. E dopo tutto questo si sono permessi di fare un’altra videochiamata e hanno ricominciato a toccarsi». Sul posto era presente anche il senatore del M5s Luca Pirondini: «Ho detto a Menia che non doveva permettersi, l’omofobia nel nostro Paese non è ammessa».

A Salerno arriva il Padel Excape Tour 2026

Salerno si prepara ad accogliere, dal 29 giugno al 5 luglio, una delle tappe più significative del Padel Excape Tour 2026, un progetto che unisce sport, salute, sostenibilità e impegno sociale. L’evento, ideato da Eleo Nuccorini, si svolgerà presso l’OTB Padel Hub in Via Giulio Pastore a Salerno e nasce con l’obiettivo di trasformare il padel in un veicolo di aggregazione, prevenzione e sensibilizzazione sui temi del benessere individuale e collettivo. Il Padel Excape Tour si fonda su tre pilastri principali come sport, salute e divertimento e si propone come strumento accessibile e aggregante, capace di coinvolgere atleti, appassionati, famiglie e nuovi pubblici, promuovendo uno stile di vita attivo e momenti di socialità positiva. La tappa di Salerno, a cui seguiranno quelle di Ferrara, Milano, Roma e Napoli, sarà molto più di un semplice torneo: sarà una vera e propria “giornata di comunità”, in cui il campo da padel diventa il centro simbolico di un villaggio fatto di sport, informazione, solidarietà e rispetto per l’ambiente. Tutto questo grazie alla sinergia con Asl Salerno, Fondazione Comunità Salernitana, il Comitato di Salerno della Croce Rossa Italiana, Legambiente Campania, Fondazione Giona, Villaggio della Salute. L’evento gode del prestigioso supporto della FITP – Federazione Italiana Tennis e Padel e dell’attenzione di Supertennis, confermandosi come uno degli appuntamenti più attesi della stagione. Il programma tecnico prevede un Torneo Open maschile con un montepremi di 5.000 euro, capace di richiamare i migliori specialisti del ranking, e un Torneo TPRA (maschile e femminile) dedicato alla vasta platea degli amatori. Per chi vuole approcciarsi alla disciplina, sono previsti Open Day gratuiti. La vera innovazione del format sarà il Villaggio della Salute: da mercoledì a domenica un pool di medici specialisti offrirà gratuitamente visite e screening ai cittadini e agli atleti. «Con Padel Excape vogliamo che ogni tappa lasci qualcosa di concreto: relazioni, consapevolezza, opportunità. – ha dichiarato l’organizzatore Eleo Nuccorini – Salerno ne è un esempio perfetto, grazie alla straordinaria rete di fondazioni, associazioni e professionisti che hanno deciso di condividere con noi questa visione». Non mancheranno i momenti di aggregazione serate di gala, DJ set e la partecipazione di autorità istituzionali e volti noti dello spettacolo e della politica, pronti a sostenere il binomio “Sport & Salute”. Per tutte le info: www.padelexcape.it

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Vania Traxler morta a 89 anni: addio alla Signora del cinema d’autore italiano

È morta a 89 anni Vania Traxler, Signora del cinema d’autore italiano. Milanese cresciuta a Bologna, di origine ebraica, erede di una importante famiglia di esercenti, produttori e distributori, nel 1976 fondò la società di distribuzione Academy Pictures, con la quale iniziò a distribuire film d’essai facendo conoscere al grande pubblico importanti registi come Peter Greenaway, Wim Wenders, Éric Rohmer, Jim Jarmusch, Atom Egoyan, Pedro Almodóvar, Krzysztof Kieślowski e Spike Lee. La metodologia di lavoro consisteva nella fidelizzazione del pubblico attraverso la promozione del film e l’attivazione di un rapporto di fiducia con gli esercenti, i quali finivano per dare spazio anche ai film considerati più deboli del loro listino. Negli anni successivi ha continuato il lavoro di distributrice di cinema d’autore internazionale fondando prima la Lady Film e poi la Archibald Enterprise Film.

«Punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia»

«Addio indimenticabile Vania, donna forte, bellissima e dal temperamento inimitabile. Autentica donna di cinema e abile cuoca». Così la casa editrice Edizioni Sabinae con cui aveva pubblicato Sognavamo al cinema, che raccontava la sua avventura imprenditoriale. «Con lei se ne va un punto di svolta per la distribuzione indipendente del miglior cinema d’autore in Italia», ha aggiunto la Federazione italiana cinema d’essai. «La sua Academy Pictures, fondata assieme al marito, ha contribuito allo sviluppo del cinema d’essai in Italia, a partire da Il matrimonio di Maria Braun di Fassbinder nel 1978, proseguendo con Il cielo sopra Berlino, il cinema di Eric Rohmer, Peter Greenaway e una miriade di altri autori, maestri ed esordienti che hanno impreziosito la programmazione di un numero sempre crescente di sale che hanno creduto nella qualità autoriale e nella diffusione della cultura cinematografica. A lei, che oggi ci ha lasciati, va la nostra gratitudine per una vita di amore per il cinema».

Drone navale esplode nel porto romeno di Costanza

Un drone navale è stato individuato nel porto di Costanza, sulla costa romena del Mar Nero, provocando l’immediata evacuazione dell’area da parte delle autorità. Pochi minuti dopo il ritrovamento, una forte esplosione è stata avvertita nella zona portuale.
Il ministero della Difesa, confermando i fatti, ha reso noto che non ci sono feriti. Il mezzo senza equipaggio era stato localizzato presso una banchina utilizzata dall’Agenzia romena per il salvataggio della vita umana in mare (Arsvom). Simile a quelli usati nella guerra in Ucraina, è esploso autonomamente e non è chiaro a chi appartenesse. L’episodio arriva a pochi giorni da un altro incidente avvenuto nella Romania orientale, quando un drone russo di tipo Geran-2 si è schiantato contro un edificio residenziale a Galați, provocando un’esplosione, un incendio e il ferimento lieve di due persone.

A SANT’ARSENIO ALDO MORO

Rino Mele

Ho letto moltissimi libri su Moro, ne ho anche scritto uno che ebbe, a Rovigo, nel 2002, il primo premio “DeltaPOesia”: il titolo è Il corpo di Moro, con le edizioni 10/17 (ripubblicato nel 2018, con le ed. Oèdipus). La morte è sempre una catastrofe, quella di Aldo Moro fu anche un irrazionale labirinto, lui vi entrò e non poté uscirne che da morto (dopo quasi due mesi), soffrendo senza fine: sappiamo chi l’ha ucciso, ma non conosciamo con certezza il volto obliquo dei mandanti: le Brigate Rosse non bastano a spiegare tutto, e a superare la nebbia degli apparati dello Stato, degli altri Stati, intestarditi, fin dall’inizio, a confondere i sentieri e le orme. Ieri, ho letto un nuovo libro su di lui, dal titolo icastico, essenziale, Aldo Moro (sottotitolo: “Le idee, un metodo, l’eredità”, edizioni Baldini+Castoldi. Autori, Tino Iannuzzi e Alberto Losacco, con un’utile prefazione di Pier Ferdinando Casini). Si presenta stasera a Sant’Arsenio nella Sala Cultura della Banca Montepruno (anche la presentazione di un libro è una piccola stazione della lunga sapienziale sequenza dell’utopia concreta di Michele Albanese). Il lungo saggio di Iannuzzi e Losacco su Moro porta con sé una particolare novità: scritto nella nostalgia ammirata per il prestigioso statista cattolico, non affronta la sua morte: e, non parlandone, in qualche modo la nega: non solo perché è stata orrenda e ingiusta ma perché non prenda tutta per sé l’attenzione della ricerca e allontanando la lucente centralità della straordinaria vicenda politica di Moro, giovane Padre Costituente, il pregevole lavoro di ministro degli Esteri e più volte Presidente del Consiglio, i suoi insonni progetti, alimentati dalla sua pensosa e inesausta passione politica. Fra questi, il più straordinario, e impensabile, che avrebbe cambiato il corso della nostra storia, quello di avvicinare (senza false fusioni e annegamenti) il partito comunista alla Democrazia Cristiana in una reciproca e avveniristica “strategia dell’attenzione”. Quando questo incontro, così estremo da trafiggere la storia, stava per realizzarsi, con un governo sostenuto dal Partito Comunista e dalla D.C. insieme, ecco che la terrificante mattina di giovedì 16 marzo 1978 a Roma, alle 9 e tre minuti, all’incrocio di via Stresa e via Fani, l’automobile di Aldo Moro (una Fiat 130) viene bloccata, con quella della scorta: lui è fatto prigioniero, uccisi i cinque agenti che avrebbero dovuto proteggerlo: all’improvviso il mondo si è capovolto e lugubremente appare una risibile polvere, nulla, come in una medievale macabra danza. Seguirono 55 giorni di assoluta pena in cui Aldo Moro – agnello e leone – è tenuto in una strettissima gabbia: si dibatte, scrive, crea torri di pensiero, e da quell’altezza, da quella vertigine che s’è impossessata di lui, ridisegna la sua visione politica. Di questo, però, non v’è traccia in questo intensissimo libro su Moro che oggi si presenta a Sant’Arsenio e in cui possiamo avvicinarci a Moro, nella sua immagine politica quando ancora non ha conosciuto la morte: come se al nostro statista, dai due attenti autori, venisse sottratta la morte, e il dolore cosmico (uguale per tutti gli uomini) di morire. C’è, però alla fine dell’attento studio, a pag. 284, un passaggio veloce, una nota, che ci permette di avvicinarci proprio alle cause della morte, alle sempre più scure strategie del male: il libro di Iannuzzi e Losacco riporta un episodio centrale di quest’apocalisse, ricordato da Pierluigi Castagnetti nel 2018 su “Rivista Democratica”: quando Moro “pochi giorni prima del tragico agguato di via Fani, si trovò riservatamente con Berlinguer nella casa del suo amico Tullio Àncora, di fronte alle parole del segretario del PCI: ‘Almeno sia lei in prima persona a guidare il Governo e non Andreotti’, rispose: ‘No, dovete accettare ancora Andreotti, perché gli Americani si fidano più di lui che di me”. È un sorprendente dialogo che apre molte porte e da cui rischiamo di sapere qualcosa in più di come siano andate effettivamente le cose in quegli irrespirabili giorni tra 16 marzo e 9 maggio 1978: si intuisce come la politica estera sopravanzi gli equilibri difficili delle nostre incerte strategie di provincia dell’impero. Infine: cosa significa parlare per trecento pagine di Moro eludendo la sua sacrificale morte e la coraggiosa sfida della sua lunga agonia? Un problema che si era posto Pasolini (morto tre anni prima) in un magnifico saggio in cui affermava che solo la morte restituisce un senso alla nostra inconsulta vita: essa ne percepisce il limite e i confini, ne sceglie i “momenti veramente significativi”, solo essa misura il dolore e l’incendio di una fragile esistenza. Moro prigioniero non è un diverso dall’attento statista che era esemplarmente stato: anche in questa condizione devastante, tempestosa, conserva genialità e fraterna socialità. È, pur prigioniero, lo stesso combattente per la Costituzione che, per l’art. 7 (come ci ricordano in alcune belle pagine dell’introduzione i nostri due autori) osò confrontarsi con Togliatti e forzarne il giudizio: un duello tra due alate, rarissime, intelligenti volpi, che non s’incontrano più Nella sua assurda cella di prigioniero, stretta, da incubo, Moro scriveva per ore, con una risma di carte sulle gambe, una biro tra le dita, curvo, infaticabile, alla luce di una triste lampadina appesa a un filo. Cercava una via d’uscita, si sentiva braccato dall’indifferenza più che dalla stessa orrida violenza. Ventun anni dopo, quando il sangue della cronaca ha preso il colore della storia, nell’ottobre del 1991, la sua carceriera Anna Laura Braghetti ha raccontato – sul secondo numero di ottobre 1999 di “Nouvel Observateur” – uno stupefacente episodi: Aldo Moro propose ai brigatisti che l’avevano in custodia una surreale soluzione che avrebbe salvato lui da una sempre più vicina morte e loro da una sconfitta, con quell’inutile macellazione (già iniziata con la strage della scorta). Il nostro Moro, con un salto di pensiero, una sorta di acrobazia logica, un impervio sillogismo, fece una proposta che lasciò i brigatisti sorpresi, nel sentire che quel vecchio presidente prigioniero era molto più veloce di loro: ”Propose, inascoltato, di diventare ostaggio dello Stato italiano, rimanendo rinchiuso all’Asinara per il resto dei suoi giorni”. I brigatisti non seppero rispondere, non risposero.

/Fotografia del prigioniero fatto pervenire il pomeriggio di giovedì 20 aprile 1978 dopo il volantino n.7 (attribuito ai brigatisti ma da questi poi sconfessato, in cui si alludeva alla possibile uccisione di Moro): nella fotografia, Moro è mostrato mentre tiene in mano “Repubblica” di quel giorno. La fotografia, come in un gioco di specchi, fu pubblicata dallo stesso giornale venerdì 21/

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Nencini squarcia velo d’ipocrisia sull’epurazione di Erri De Luca

di Erika Noschese

Il paradosso della cultura contemporanea somiglia sempre più a un tribunale d’inquisizione permanente, dove il reato d’opinione non si sconta nelle patrie galere, ma sulle poltrone imbottite dei salotti culturali. L’ultimo palcoscenico di questa bizzarra commedia dell’assurdo è proprio nella nostra Salerno, città che ama cullarsi nei fasti di una narrazione progressista e che ancora oggi ama definirsi la più socialista d’Italia. Eppure, per assistere a un autentico sussulto di pensiero, per ritrovare quel respiro libertario, laico e autonomo che un tempo ne animava le piazze, abbiamo dovuto attendere che un vento di lucidità soffiasse direttamente dalla Toscana, per mano di Riccardo Nencini. Mica male per una terra che della tolleranza e del pluralismo politico vorrebbe fare il proprio vessillo d’ordinanza, ma che davanti alla prova dei fatti si rifugia in un “socialismo silenzioso”, di quelli che si predicano così così e si razzolano malissimo nelle stanze del potere locale. Il casus belli che ha scosso il torpore della provincia letteraria meridionale riguarda la clamorosa e discussa esclusione dello scrittore Erri De Luca dal festival Salerno Letteratura. Un’epurazione in piena regola, consumata dietro le quinte di una kermesse che, ironia della sorte, dovrebbe celebrare la circolazione delle idee e non la loro formattazione preventiva. Nencini, intervenendo nel dibattito non solo come figura politica ma soprattutto nel suo autorevole ruolo di storico socialista e attuale presidente del prestigioso Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Vieusseux di Firenze, ha palesato un livello di analisi culturale altissimo, sideralmente lontano dalle piccole meschinità burocratiche dei censori di casa nostra. Ha deciso di squarciare il velo di ipocrisia che avvolgeva la vicenda, portando la discussione su un piano di dignità intellettuale che a Salerno sembrava smarrito. Le sue parole, affidate alle piattaforme social ma dense come un editoriale d’altri tempi, non hanno cercato comodi compromessi d’opportunità. “ERRI DE LUCA BANDITO” ha esordito Nencini senza troppi giri di parole, fotografando con chirurgica precisione l’essenza di un provvedimento che sa di censura lontano un miglio. Per lo statista toscano si tratta del sintomo evidente di una patologia che sta infettando il dibattito pubblico nazionale, un tic autoritario che si traveste da codice etico per nascondere la propria intrinseca debolezza. Nencini ha definito l’esclusione dell’autore napoletano come un fatto “bandito dal festival di Salerno per le sus idee. Un abominio. Peggio: una pratica sbagliata e pericolosa che ci precipita nei tempi più bui, le tante epoche in cui i sacerdoti della fede o di un’idea totalitaria si arrogavano il diritto di valutare il bene e il male”. La riflessione sollevata dall’ex viceministro tocca un nervo scoperto della modernità, ovvero la pretesa di sottoporre l’arte e la letteratura al vaglio di un comitato di salute pubblica o, peggio, di un tribunale di moralisti stagionali. Nella Salerno che si professa avamposto di civiltà e che si riscopre improvvisamente così bigotta da non tollerare le spigolosità ideologiche di uno degli scrittori italiani più tradotti all’estero, la lezione dello storico toscano suona come una sferzata necessaria. Il socialismo, dopotutto, o è eresia e difesa della libertà individuale contro i dogmi del potere, oppure si riduce a una vuota etichetta burocratica da esibire durante le cerimonie ufficiali per rassicurare i notabili locali, mentre nei fatti si applica il silenziatore al dissenso. Nencini rimarca questo concetto cardine della convivenza civile ricordando come il confronto debba essere il carburante della democrazia e non il motivo della sua sospensione. “Si può non condividere nulla delle idee professate da uno scrittore ma ci sich discute, non si cancella, non si censura la libertà di pensiero, non si invoca il rogo per le sue opere” argomenta con fermezza la guida del Vieusseux, richiamando l’attenzione sui rischi di un precedente morale che rischia di fare terra bruciata di qualunque voce fuori dal coro. Il sarcasmo della storia si consuma proprio qui, tra le mura di una Salerno letteraria che preferisce la quiete anestetizzata del politicamente corretto al brivido del confronto dialettico. Ma il ragionamento di Nencini non si ferma alla pur sacrosanta solidarietà di facciata. Con la lucidità dello studioso, abituato a maneggiare le dinamiche del tempo lungo, l’esponente socialista applica il filtro del passato per dimostrare la totale insensatezza logica e storiografica della cancel culture all’italiana. Se dovessimo applicare i medesimi criteri epurativi utilizzati nei confronti dell’autore di Non ora, non qui, la storia della cultura occidentale ne uscirebbe letteralmente dimezzata, ridotta a un cumulo di macerie fumanti. Nencini lancia così una serie di provocazioni retoriche che suonano come schiaffi all’indirizzo dei censori salernitani, chiedendo se sia il caso di mandare “al rogo anche le opere di Dario Fo per il suo passato di volontario nella Repubblica di Salò e nella famigerata Guardia Nazionale Repubblicana?”. Un interrogativo retorico che mette a nudo l’incoerenza di chi seleziona i cattivi da punire in base alle convenienze del momento. E la carrellata storica prosegue implacabile, allargando lo sguardo oltre i confini nazionali per dimostrare l’universalità dell’errore concettuale commesso nel capoluogo campano. Nencini si domanda infatti se sia opportuno spedire “al rogo anche i romanzi di Saramago per aver difeso Fidel Castro quando arrestò scrittori e giornalisti dissidenti?”. L’affondo finale non risparmia nessuno e tocca una delle figure più complesse e divisive del giornalismo del Novecento, a cui lo stesso politico toscano ha dedicato ampie ricerche e pubblicazioni. La provocazione si faceva memoria viva quando chiedeva se sia il caso di gettare “al rogo anche gli scritti di Oriana Fallaci per la sua posizione sull’Islam?”. L’accostamento tra giganti così distanti tra loro per biografia, stile e posizionamento politico serve a isolare il vero nucleo del problema: l’illusione di poter giudicare un’opera d’arte con il bilancino della conformità ideologica contemporanea, riducendo la complessità di un’esistenza a un singolo frammento biografico. L’errore dei direttori artistici e dei custodi dell’ortodossia salernitana risiede proprio in questa incapacità cronica di comprendere lo spessore dell’intelletto umano nella sua interezza. “Aveva ragione Balzac: chi fa della cronologia fa la storia degli sciocchi. Una vita, qualsiasi vita, non si può sezionare per scegliere il pezzo che ci piace di più” conclude magistralmente Riccardo Nencini, liquidando con una singola citazione d’autore l’intero apparato censorio messo in piedi per giustificare lo sgarbo nei confronti di Erri De Luca. Mentre Salerno si interroga sulle proprie sbiadite patenti di tolleranza, l’autentica lezione di libertà politica ed estetica arriva dunque da lontano, ricordandoci che la cultura o è uno spazio aperto al conflitto delle idee o diventa semplicemente un ufficio di propaganda per anime pavide.

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Ballottaggio a Cava: Giordano traccia la rotta

Fin dal momento in cui ha accettato la candidatura a sindaco, ha puntato a ricostruire fiducia e partecipazione. Raffaele Giordano, 44 anni, cardiochirurgo e docente universitario, è un civico sostenuto anche dalle forze politiche di centrodestra. La sfida al ballottaggio lo vedrà contrapposto a Luigi Petrone, che ha confermato la sua base elettorale già consolidata cinque anni fa. Giordano parte da un consenso largamente più ampio ottenuto al primo turno, ma decisivo sarà il voto anche di chi in precedenza ha sostenuto candidati esclusi dal ballottaggio. Giordano ha scelto di puntare, in questa seconda fase della campagna elettorale, su un rapporto diretto con gli elettori. «Queste due settimane di campagna elettorale in più – afferma il candidato sindaco – sono state un tempo prezioso che stiamo utilizzando per dialogare anche con chi non ci ha votato al primo turno e spiegare il valore dei nostri progetti per la città. Mi rivolgo a chi ha legittimamente sostenuto altri candidati, ma soprattutto a chi ha scelto di non votare. Purtroppo l’astensionismo cresce e sappiamo che al ballottaggio l’affluenza rischia di calare ancora. Mi piacerebbe, invece, vedere una grande partecipazione alle urne: ogni singolo voto conta e serve a dare forza, autorevolezza e legittimità a chi sarà chiamato ad amministrare Cava». Il progetto amministrativo si articola attorno al concetto di “cura”, utilizzato come chiave politica oltre che programmatica: attenzione ai servizi alla persona, rafforzamento del welfare locale, sostegno allo sviluppo economico attraverso commercio, imprese e turismo. Una piattaforma che mira a coniugare interventi immediati e visione di medio periodo, con particolare attenzione alla riqualificazione urbana e all’efficienza infrastrutturale. «In questi anni, insieme ad altri consiglieri di opposizione, ho girato per le frazioni e sono rimasto colpito dalla disillusione delle persone che sfiora la rassegnazione. Da candidato sindaco ho sentito il dovere di restituire speranza e fiducia a questa città, puntando su priorità reali come la salute, la sicurezza e il decoro urbano. Devo dire che, settimana dopo settimana, ho visto crescere tra la gente la convinzione che un vero cambiamento sia possibile. Il merito va soprattutto ai tanti candidati delle nostre liste, che si sono spesi senza sosta per incontrare le persone e spiegare un programma fatto di obiettivi concreti e realmente raggiungibili, formulati tenendo ben presenti le reali condizioni di partenza del nostro Comune». Tutto questo si traduce in un articolato programma che tiene conto delle possibilità concrete di un’amministrazione che è vincolata dal piano di rientro finanziario approvato dalla maggioranza uscente. «Le nostre priorità sono la rigenerazione degli spazi pubblici, il decoro e la manutenzione costante, la vivibilità tanto in centro quanto nelle frazioni. Vogliamo una città più efficiente, anche grazie a interventi mirati sulla mobilità. Ma per realizzare tutto questo servono due condizioni fondamentali. Da un lato, una riorganizzazione dei servizi comunali basata sulla digitalizzazione; un’innovazione che sarà inclusiva, affiancata dai canali tradizionali per non lasciare indietro nessuno, e che valorizzerà le professionalità dei dipendenti comunali, i quali in questi anni hanno fatto i salti mortali a causa di organici ridotti. Dall’altro lato, crediamo fortemente nella partecipazione attiva dei cittadini: il loro coinvolgimento diretto nelle scelte del Comune è determinante per costruire una città condivisa e vicina ai bisogni reali». Un’attenzione particolare è data alle condizioni per creare sviluppo. L’idea di fondo è quella di valorizzare le risorse e i settori tradizionali, agendo in modalità nuove e aprendosi alle opportunità delle nuove tecnologie. «Commercio, artigianato e turismo sono i pilastri della nostra economia che oggi richiedono massima attenzione e strategie di rilancio. L’Amministrazione deve fare la sua parte: sostenere l’iniziativa dei privati e del nostro straordinario tessuto associativo, senza ingessarne la libertà, ma creando una rete. Una delle prime applicazioni pratiche di questa visione sarà la programmazione degli eventi. Dobbiamo superare la logica degli “appuntamenti spot” per costruire un calendario integrato che metta al centro l’identità del territorio, le sue feste civili e religiose e la grande tradizione del folklore, un mondo che, com’è noto, porto nel cuore. Infine, vogliamo valorizzare i nostri talenti, anche in questo caso cercando di creare un network: con il progetto “Cava Eccellenza Digitale” vogliamo trasformare la nostra città in un vero e proprio polo dell’innovazione. L’idea è quella di creare una rete che metta in contatto tutte le aziende e i professionisti del settore hi-tech già attivi sul territorio. Unendo le competenze in campo tecnologico, i servizi digitali e le potenzialità dell’intelligenza artificiale, potremo attrarre nuovi investimenti e generare concrete opportunità di lavoro». Sul piano istituzionale, emerge la volontà di rafforzare il ruolo della città nel sistema territoriale. Per Giordano, il tema non è soltanto amministrativo ma politico: dotare Cava di un peso negoziale adeguato nei rapporti con Governo, Regione, Provincia e Comuni del comprensorio, al fine di attrarre risorse e gestire i servizi comuni in maniera ottimale. «Dobbiamo tornare ad essere un punto di riferimento per il territorio», conclude.

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No della Lega, slitta il voucher-energia da 100 euro

Nel governo sono in corso riflessioni su come rimodulare gli aiuti contro il caro energia. Allo studio c’era l’ipotesi di un voucher per le fasce più fragili della popolazione, il cosiddetto bonus anti-rincari che nelle prime settimane della guerra in Medio Oriente era stato archiviato in favore del taglio generale delle accise, che però non sarebbe piaciuto per niente alla Lega. La misura non convincerebbe troppo nemmeno Fratelli d’Italia, nonostante uno degli sponsor di questo strumento fosse stato il ministro Adolfo Urso. Per il momento quindi, non se ne fa nulla, e in Cdm non sono arrivati provvedimenti per ovviare al caro energia. Si proseguirà dunque per qualche altra settimana con un nuovo taglio delle accise.

Medaglie d’Oro, il progetto matematica

Da dieci anni la matematica è una realtà: l’IC “Medaglie d’Oro”, oggi, festeggia il decennale del Progetto M&R in occasione del 6° Meeting “Matematica e realtà in Campania”, che si svolgerà nel Salone “Bottiglieri” della Provincia di Salerno, Palazzo Sant’Agostino.  Dal 2016 ad oggi, un decennio di sperimentazione e innovazione didattica, “learning by doing” e successi sul campo per vari cicli di studenti dell’Istituto salernitano. E’ cominciata nel “lontano” 2016 nell’allora VI Circolo Didattico “Medaglie D’oro” l’adesione al  Progetto “Matematica e Realtà”, nato da una felice e  “visionaria”/intuizione dei Professori Primo Brandi ed Anna Salvadori, entrambi docenti  di Analisi matematica presso  il Dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università degli Studi di Perugia e da allora non si è mai interrotta, sostenuta sempre con fervida convinzione prima dalla Dirigente Anna Maria D’Angelo e poi dall’attuale Dirigente Emilio Costabile, che da alcuni anni guida l’istituzione scolastica diventata, nel frattempo un Istituto Comprensivo. Nato dall’esigenza improcrastinabile di innovare la metodologia didattica della matematica, “il Progetto è finalizzato a stimolare una profonda innovazione didattica in Matematica, rivolto a docenti e studenti di ogni ordine e grado.  La struttura base in cui si articola il Progetto “M&R” sono i laboratori di Sperimentazione-Innovazione didattica, attivati dalle varie Unità locali disseminate su tutto il territorio nazionale“ e continua, dopo ben 30 anni dal giorno in cui nacque, a rappresentare un valido, unico ed attuale punto di riferimento per Dirigenti e Docenti di matematica, nonché uno stimolo al naturale, continuo processo di rinnovamento che deve caratterizzare l’attività didattica e metodologica nazionale. Tre sono  i principi ispiratori del Progetto “Matematica e realtà” Learning by doing: Imparare facendo in contesti operativi e in situazioni problematiche reali; il Problem solving, ovvero, superare la logica delle formule mandate a memoria e sviluppare negli allievi capacità di analisi, di ragionamento, di motivare e comunicare le procedure risolutive al fine di fare scelte critiche e consapevoli, e, naturalmente, gli studenti protagonisti: i ragazzi non sono fruitori passivi ma gestori delle attività laboratoriali, di crescere nel confronto con gli altri pari e di imparare dagli errori. Per i docenti dell’IC “Medaglie D’oro”, guidati in questi anni dal prezioso contributo del Prof. Domenico Cariello, referente di M&R per la Campania, l’adesione al progetto ha offerto l’opportunità di  poter usufruire di  formazione continua, di scambiare e condividere il risultato di esperienze e materiali con colleghi vicini e lontani che hanno adottato lo “spirito M&R” che si concretizza con una continua interazione tra realtà/matematica e viceversa. Non trascurabile è anche la conseguenza di maturare  crediti formativi riconosciuti dal Ministero dell’Istruzione e del Merito.Per gli studenti vivere il progetto ha significato avvicinarsi allo studio della disciplina con curiosità, spirito di iniziativa e un crescente interesse, acquisendo vere competenze, spendibili nel futuro. Festeggiare il decennale di “M&R” all’IC Medaglie d’oro non significa solo celebrare un traguardo prestigioso, di cui siamo orgogliosi e grati, ma rappresenta una solida base per un impegno che si rinnova e si pone ulteriori e sempre più ambiziosi traguardi, nell’interesse esclusivo delle nuove generazioni che hanno bisogno di una formazione adeguata a fronteggiare un periodo storico complesso.

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Xi Jinping in visita in Corea del Nord l’8 e il 9 giugno

Confermate le indiscrezioni degli ultimi giorni: Xi Jinping incontrerà Kim Jong-un a Pyongyang la prossima settimana, l’8 e il 9 giugno. Da quando è salito al potere, il presidente cinese ha visitato la Corea del Nord una sola volta finora, nel 2019. Ma, dopo anni di rapporti tiepidi, i due Paesi stanno rafforzando i loro rapporti, come aveva già dimostrato il viaggio di Kim a Pechino dello scorso settembre. Inoltre, ad aprile aveva viaggiato a Pyongyang il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. In più, da qualche tempo sono ripartiti i collegamenti aerei e ferroviari tra le due nazioni asiatiche.

Xi Jinping in visita in Corea del Nord l’8 e il 9 giugno
Kim Jong-un (Ansa).

Perché Xi volerà da Kim in Corea del Nord

Negli ultimi anni, la Corea del Nord si è avvicinata alla Russia, stringendo accordi che prevedono la fornitura di petrolio, derrate alimentari e tecnologia in cambio di truppe e munizioni per la sua guerra intrapresa da Vladimir Putin in Ucraina. I due Paesi hanno anche siglato, nel 2024, un patto di difesa reciproca. Con il viaggio alle porte, Xi punta a riaffermare la propria influenza sulla Corea del Nord, anche (e soprattutto) per creare deterrenza contro un eventuale aumento della presenza militare Usa nella penisola coreana (dunque vicino alla Cina) e, in generale, nell’Asia-Pacifico. Inoltre, in uno scenario globale caratterizzato dal caos, Xi punta a presentare la Repubblica Popolare come una grande potenza in grado di dialogare con tutti, a differenza del grande rivale rappresentato dagli Stati Uniti.

Trump nel secondo mandato non ha ancora visto KIm

Durante il suo primo mandato, Donald Trump ha incontrato tre volte Kim in Corea del Nord per discutere del programma nucleare del Paese eremita, ma da quando il tycoon è stato rieletto alla Casa Bianca i due leader non si sono ancora rivisti di persona, nonostante la disponibilità – almeno a parole – a un nuovo bilaterale. Nel frattempo Xi è passato da una posizione intransigente sul nucleare nordcoreano a una più morbida, riavvicinandosi pertanto a Kim.

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti

L’addio di Pina Picierno al Pd è stato salutato persino con gioia dagli schleiniani, che evidentemente non vedevano l’ora di liberarsene. Era già accaduto di recente con Elisabetta Gualmini e con Marianna Madia. Festeggiamenti sui social e nelle chat di partito; insomma viva e vibrante soddisfazione per essersi tolti un peso. Come se Picierno stesse bloccando il dibattito pubblico del Pd, ne impedisse lo svolgimento. Come se l’immagine del centrosinistra fosse stata fin qui appesantita dalla vicepresidente del Parlamento europeo. 

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
L’intervento di Pina Picierno all’Assemblea Nazionale del Pd, 14 dicembre 2025 (Ansa).

Il renzismo di Schlein

Ragionevolmente non cambierà niente nel Pd, dove il dibattito pubblico è stato normalizzato con l’arrivo di Elly Schlein, la segretaria inclusiva che non sa ben gestire il dissenso politico; in questo ricorda alcuni aspetti deteriori di Matteo Renzi, anche se a nessuno verrebbe di ammettere che la leadership schleiniana è settaria quanto muscolare era quella dell’ex presidente del Consiglio.

È da quando Schlein ha vinto il congresso che la nuova maggioranza brinda e festeggia. Prima per aver ribaltato il risultato nelle primarie nel 2023, poi per aver azzerato la discussione in un partito litigioso nel quale la linea del segretario di turno è sempre stata impallinata sui giornali, in tv, sui social, un giorno sì e l’altro pure. Il risultato principale di Schlein è dunque quello di aver evitato il logoramento quotidiano che i suoi predecessori hanno sperimentato sulla loro pelle. L’assenza di un’alternativa politica forte – lo sconfitto Stefano Bonaccini si è presto unito al coro schleiniano – ha senz’altro aiutato.

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
Elly Schlein con Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

Ciaoni progressisti anche a un pezzo di elettorato

Epperò, fra tutti questi festeggiamenti e brindisi e stelle filanti e giochi di luce stroboscopici, insomma fra tutti questi “ciaoni” in versione progressista non verrà il dubbio a qualcuno che un pezzo dell’elettorato forse non sarà felice del trattamento ricevuto per interposta Madia, per interposta Picierno?

Percularne uno per educarne cento non sembra essere la soluzione migliore per trattenere elettori che forse faticano a stare nel Pd di oggi e che avrebbero bisogno di incentivi a rimanere.

Non manca poi molto alle elezioni politiche e gli scenari di conflitto politico suffragati dai sondaggi testimoniano una vivace polarizzazione in vista del 2027, quando non ci sarà spazio – è vero – per cose centriste, ma ci sarà sempre tutto lo spazio per restare a casa.

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
Elly Schlein, Maurizio Landini e Roberto Speranza (Imagoeconomica).

La trappola identitaria della segretaria

La trappola identitaria di Schlein non è dunque solo programmatica – la solita patrimoniale – ma insiste su un desiderio di autosufficienza politica. Altro che campo largo, insomma, dove tutti coesistono nella pacifica competizione. Pluralismo è infatti cosa decido io, un po’ come capotavola è dove si siede Max D’Alema. Fin qui il Pd ha scambiato il risultato referendario di marzo per una proiezione politica sul 2027, ma già le elezioni di Venezia – con la vittoria del centrodestra al primo turno – hanno riacceso qualche pensiero funesto, come Fantozzi fu colpito da un leggerissimo sospetto: non è che Giorgia Meloni è tutt’altro che morta politicamente?

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
Elly Schlein con Marta Bonafoni (Imagoeconomica).

Il duello con Conte tornato in casacca gialloverde

In ogni caso, c’è da aspettarsi – come già sta succedendo a destra per via di Roberto Vannacci – che l’offerta politica del Pd si radicalizzi per rispondere alle fuoriuscite riformiste. D’altronde se la prospettiva è quella delle primarie di coalizione, con il duello fra Schlein e Giuseppe Conte, bisogna già acconciarsi alla singolar tenzone. Conte ancora una volta cerca di buttare la palla in tribuna, prima proponendo le primarie dopo aver appena vinto il referendum, poi rispolverando vecchie tematiche gialloverdi sulla sicurezza dopo il primo turno delle Amministrative.

Nel Pd dei ciaoni ai riformisti, c’è un elettorato che potrebbe salutare tutti
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il Pd rischia di non potersi tirare indietro nella gara al rialzo (o al ribasso, dipende dai punti di vista) con il M5s e non avrà molta pietà dei riformisti superstiti, nemmeno di quelli che si sono uniti armi e occhiali a goccia alla causa dello schleinismo, nella composizione delle liste elettorali

Zelensky scrive a Putin: «Incontriamoci e finiamo questa guerra»

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha scritto una lettera indirizzata a Vladimir Putin proponendo un incontro per «porre fine a questa guerra attraverso un dialogo diretto tra noi e voi». «Oggi, la linea della guerra è la linea da cui deve partire la diplomazia. L’Ucraina è pronta per un cessate il fuoco completo per tutta la durata dei negoziati», ha aggiunto nella missiva. «Questa è la prassi consolidata e gli attuali sviluppi relativi all’Iran non fanno che rafforzare questo concetto. Il tentativo di instaurare un vero silenzio è il modo migliore per iniziare a dialogare». E ancora: «Dato che la guerra si sta svolgendo in Europa, e dato che l’Ucraina necessita di garanzie di sicurezza, mentre anche voi cercate garanzie di sicurezza per voi stessi, sarebbe logico coinvolgere coloro che possono autenticamente fungere da garanti. Riteniamo che l’Europa debba far parte di questo processo, coloro che hanno realmente la capacità di influenzare la situazione. Riteniamo inoltre che gli Stati Uniti debbano far parte del processo. Questo è ciò che potrebbe aiutare a plasmare una nuova architettura di sicurezza per la nostra parte di mondo».

La replica di Mosca: «Zelensky è benvenuto per incontrare Putin in ogni momento»

Il Cremlino ha risposto alla lettera dicendo che Zelensky è benvenuto per incontrare Putin a Mosca «in qualsiasi momento». Lo hanno riportato i media statali citando il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, aggiungendo che al presidente russo non era ancora stata mostrata la lettera di Zelensky. In un incontro con i massimi dirigenti delle agenzie di stampa internazionali, Putin ha detto che «non è necessario sospendere le ostilità per avviare i negoziati».

Cantone dg del Ruggi, Salzano: Serviva guida autorevole

«Accogliamo con grande fiducia la nomina dell’avvocato Nicola Cantone a direttore generale dell’Azienda Ospedaliera Universitaria OO.RR. San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona. Dopo anni particolarmente complessi per il sistema sanitario, questa designazione ha suscitato entusiasmo tra utenti, operatori sanitari e personale amministrativo. Un clima di fiducia che rappresenta una risorsa importante per un professionista che, nei diversi incarichi ricoperti, ha sempre dimostrato competenza e capacità manageriali. Le sfide che lo attendono sono numerose, a partire dalla realizzazione del nuovo ospedale Ruggi, un obiettivo strategico e fondamentale per la sanità provinciale. All’avvocato Cantone, l’intero Consiglio dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Salerno assicura sin da ora piena collaborazione e augura un proficuo lavoro». Lo dichiara Giovanni D’Angelo, presidente dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Salerno. Un messaggio di auguri arriva anche da Aniello Salzano, leader di Popolari e Moderati: «Auguro al direttore generale Cantone un proficuo lavoro affinché il San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona possa tornare a essere un punto di riferimento della sanità pubblica, come è stato in passato. La sua nomina rappresenta un’ottima notizia per il nostro territorio. La conoscenza diretta della struttura e delle sue criticità, maturata nei precedenti incarichi, gli consentirà di affrontare con maggiore efficacia le difficoltà che il nosocomio sta attraversando. Il Ruggi ha bisogno di una guida forte, competente e autorevole, capace di migliorarne l’efficienza, ottimizzare le risorse disponibili e rafforzare il rapporto di fiducia con i cittadini. Pur tra molte difficoltà, l’ospedale può contare su professionisti che ogni giorno operano con impegno e spirito di sacrificio. Per tutte queste ragioni, la scelta del suo nome rappresenta una decisione importante e condivisibile per il futuro della sanità salernitana», ha dichiarato Salzano, rivolgendosi al nuovo Dg.

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Carabinieri, oltre 48mila interventi sul territorio provinciale

Tempo di bilancio per l’arma dei Carabinieri che oggi celebrerà i 212 anni dalla sua fondazione. La giornata celebrativa avrà inizio presso il Comando Provinciale Carabinieri di Salerno con una cerimonia interna commemorativa dei Carabinieri Claudio Pezzuto e Fortunato Arena, Medaglie d’Oro al Valor Militare, alla memoria, brutalmente assassinati il 12 febbraio 1992, a Pontecagnano Faiano. La cerimonia militare avrà inizio alle ore 19.30, presso il “lido del Carabiniere”, in via Generale Clark, alla presenza delle massime autorità civili, militari e religiose della Provincia, con la partecipazione di studenti di Istituti di Istruzione della città di Salerno. Il bilancio. Da inizio anno, l’Arma dei Carabinieri per la provincia di Salerno ha garantito il servizio di pronto intervento in risposta alle 48.821 chiamate (oltre 300 al giorno) giunte al 112 quale numero unico di emergenza, alle quali sono conseguiti interventi realizzati attraverso tutte le componenti operative dislocate sul territorio: Stazioni, Nuclei Operativi e Radiomobili ed Aliquote di primo intervento. Nello specifico, sul piano della prevenzione, i Comandi costituenti l’ambito provinciale, 2 Reparti Territoriali, 8 Compagnie, 3 Tenenze e 91 Stazioni Carabinieri, hanno effettuato 78.551 servizi perlustrativi e di pattuglia, controllando complessivamente 95.726 persone, 68.406 veicoli e 56.335 documenti. Nel contrasto ad ogni forma di illegalità particolare attenzione è stata posta ai reati predatori, segnalando all’Autorità Giudiziaria per furto 116 persone, di cui 20 in stato di arresto, e per rapina 11, di cui 10 in stato di arresto. Per omicidio volontario 1 arresto, per tentato omicidio 3 deferiti, di cui 2 in stato di arresto, per associazione per delinquere 2 deferiti, per estorsione 30, di cui 4 in stato di arresto, per ricettazione 31, di cui 11 in stato di arresto, per truffe e frodi informatiche 96, di cui 4 tratte in arresto, e per lesioni dolose, percosse e minacce, 391, di cui 2 tratte in arresto. Nel contrasto allo spaccio di sostanze stupefacenti 65 persone sono state deferite all’Autorità Giudiziaria, di cui 52 in stato di arresto, con operazioni che hanno portato al sequestro complessivo di circa 20 kg di sostanze stupefacenti tra cocaina, eroina e hashish, mentre 158 sono i segnalati al Prefetto quali assuntori di sostanze stupefacenti. Nell’ambito del contrasto dei reati di cui alla normativa c.d. “codice rosso”, sono state segnalate all’Autorità Giudiziaria oltre 294 persone, in ben 157 casi sono state attivate proposte e attivate misure di vigilanza a favore della vittima, tratte in arresto 34 soggetti ed eseguiti 68 provvedimenti cautelari personali di allontanamento dalla casa familiare o divieto di avvicinamento alla persona offesa. A tutela delle fasce deboli ed in particolare per le truffe agli anziani, sono state deferite 20 persone, di cui 11 tratte in arresto. I diversi Reparti provinciali specializzati , NAS, NOE, NIL, NAC e Carabinieri Forestali, in esito alle attività di propria competenza istituzionale in materia di tutela sanitaria e alimentare, ambientale, lavoro, politiche agricole e forestali, hanno complessivamente effettuato circa 6.215mila controlli, deferendo all’A.G. 2 persone in stato di arresto e 375 in stato di libertà ed sequestri per un totale di circa 7 milioni di euro; contestate inoltre sanzioni amministrative per circa 840mila euro. In materia di controllo alle violazioni al Codice della Strada e leggi speciali, sono state comminate 3.314 sanzioni (importo totale di euro 935.432,94), di cui, per le c.d. norme “salva vita”, 146 per il mancato uso delle cinture di sicurezza, 119 per guida senza patente, 20 per guida senza l’uso del casco protettivo, 28 per guida sotto influenza dell’alcool, 11 per guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti, sequestrando ovvero sottoponendo a fermo amministrativo complessivi 304 veicoli. Infine, i Comandi Arma dipendenti hanno proposto, alle Autorità competenti, complessivamente 189 misure di prevenzione personale, nello specifico 78 fogli di via obbligatori, 93 avvisi orali e 18 sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, mentre in esito ad accertamenti patrimoniali e bancari sono state denunciate in s.l. 121 persone.

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Salernitana, attesa per la firma di Cosmi

di Marco De Martino

SALERNO – Continuano, a ritmo frenetico, gli incontri di lavoro in casa Salernitana. In mattinata è infatti previsto l’ennesimo summit tra il patron Danilo Iervolino, l’AD Umberto Pagano ed il presidente Maurizio Milan, per ratificare gli ultimi dettagli in vista della nuova stagione. Budget, programmi ma anche campagna abbonamenti e ritiro estivo saranno gli argomenti all’ordine del giorno, non prima però di aver definitivamente risolto la pratica allenatore. L’intenzione dei vertici del club granata è ormai chiara da diversi giorni: dopo anni di rivoluzioni, sia estive che invernali, stavolta si proseguirà sulla strada intrapresa lo scorso marzo con il rinnovo della fiducia a mister Serse Cosmi, al suo vice Scurto (entrambi immortalati nella foto di Guglielmo Gambardella) e all’intero staff della passata stagione. Accordo di un anno con rinnovo automatico in caso di promozione in serie B e leggero ritocco dell’ingaggio, sono i termini del nuovo contratto che l’esperto trainer è già pronto da tempo a sottoscrivere. In giornata o, più verosimilmente, dopo il week end ci sarà la tanto attesa fumata bianca e l’annuncio ufficiale. Proseguirà, nonostante le voci, anche il rapporto di collaborazione con il direttore sportivo Daniele Faggiano, tranquillo con il suo ulteriore anno di contratto e già pronto con la lista dei riconfermati, dei partenti e dei possibili obiettivi da ingaggiare sul mercato. Lista che, ovviamente, dovrà essere sottoposta ed avallata da Cosmi prima e da Iervolino poi. Insomma, la Salernitana è già pronta a ripartire.

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Il giudice Bobbio va al Ruggi ma sbaglia Cantone

Di Antonio Manzo

E’ come se Luigi Bobbio Bushido, giudice di Nocera Inferiore e già senatore di Alleanza Nazionale dopo essere stato nella DDA ( Direzione Distrettuale Antimafia d Napoli) per otto anni, all’improvviso avesse dimenticato il codice di condotta e lo stile di vita dei samurai in Giappone, ispirato al buddhismo e al confucianesimo. Di qui il nomignolo Bushido che avrebbe dovuto contrassegnare una pazienza buddista. Non gli è successo. E’ capitato proprio a Luigi Bobbio Bushido, come si fa chiamare su Facebook, il peccato mortale dell’impazienza. Il giudice, che non smentisce mai le sue simpatie di destra, si fionda a prima mattina sulla tastiera del suo computer per commentare la designazione di Nicola Cantone a direttore generale dell’ospedale salernitano “Ruggì d’Aragona”. Raffaele Cantone, chi? Ma chi è il procuratore della Repubblica di Salerno? Si è chiesta incredula la città ancora segnata dal periodo post elettorale che ha alimentato il tasso del beghinaggio o bacchettoneria, malattia sociale endemica non solo del Mezzogiorno. Secondo Luigi Bobbio, ha scritto nel suo post, lui sarebbe anche il fratello di Raffaele Cantone, procuratore della Repubblica di Salerno, ossia – spiega dettagliatamente il magistrato – “il capo dell’ufficio inquirente che ha la competenza sulle indagini cui lo stesso fratello è stato appena nominato direttore generale”. E poi la stoccata politica da ex parlamentare del centro destra: “Fico, Csm, Università, nessuna perplessità? Opportunità, questa sconosciuta”. Con tanto di tricolore similmeloniano alla fine. Non c’è sato solo errore di omonimia ma vittima di un errore che lo ha portato lontano. Un po’ come quel tifoso del Barcellona che sbagliò di circa 500 chilometri il percorso per arrivare allo stadio. Sul navigatore inserì la ricerca Sant James Park ma senza specificare il luogo. Tradito dall’omonimia geografica il navigatore lo condusse allo stadio Sant James Park di Exter City, nel Doven, nord est dell’Inghilterra. E come se il tifoso Luigi Bobbio, tifoso della Juve Stabia di Castellammare di Stabia, città della quale è stato a lungo sindaco, per raggiungere Monza avesse inserito nel navigatore dell’auto San Siro. Sbagliando due volte senza vedere il match. Come due volte ha sbagliato sul cognome Cantone, prima come collega e poi come ignaro fratello. E meno male che Luigi Bobbio Busidiho non è più un pm agguerrito ma solo un oscuro giudice fallimentare. Avrebbe fatto arrestare Nicola Caputo, finito solo per dimostrata omonimia nei file del pedofilo americano Epstein morto in carcere. elle carte desecretate infatti, erano citate anche altre persone con lo stesso cognome: Michael Caputo, Kate Caputo e Christina Caputo. Ma nessuno era un parlamentare europeo di Forza Italia. A Tommaso Caputo fu imputata solo l’omonimia non il carcere, ringraziando Dio che forse ha più pazienza di Siddhartha Gautama maglio novot come Budda, l’asceta indiano a cui si ispira nella vita Luigi Bobbio Busidiho

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Televisione: È morto Anthony Head, il Giles di Buffy

È morto Anthony Head, il Giles di Buffy

Aveva 72 anni. È morto per le complicazioni di una polmonite.

L'attore inglese Anthony Head è morto oggi, all'età di settantadue anni, in seguito alle complicazioni di una polmonite, circondato dalla sua famiglia. Lo hanno comunicato le sue figlie Emily e Daisy Head. Nato a Camden, in Inghilterra, dopo aver lavorato in teatro e in musical come The Rocky Horror Show (nella parte di Frank-n-Furter), era diventato famoso a livello internazionale grazie alla popolare serie Buffy The Vampire Slayer, andata in onda tra il 1997 e il 2003. Oltre a un gran numero di apparizioni in altre serie come guest star – tra cui naturalmente... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 5 giugno 2026 - articolo di S*

Editoria: L’universo come realtà soggettiva

L'universo come realtà soggettiva

Su Urania Jumbo di giugno un romanzo di Nancy Kress e Robert Lanza basato sulla teoria del biocentrismo.

In questo romanzo scritto a quattro mani gli autori sono davvero una coppia improbabile: Nancy Kress e Robert Lanza. La prima conosciutissima e amatissima dagli appassionati di fantascienza, il secondo praticamente sconosciuto nel campo ma scienziato importante e rispettato. Alla base di Un altro scrutare c'è la teoria di Lanza del biocentrismo, che postula l'inesistenza dell'universo come realtà oggettiva ma lo mette in relazione con la coscienza umana, filtro che organizza spazio e tempo. Non camminerò oltre sul ghiaccio sottile del biocentrismo, dato che non... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - NARRATIVA - Editoria - 5 giugno 2026 - articolo di Giampaolo Rai