Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti

Una lotta commovente, entusiasmante per chi crede che le lotte impossibili possano essere vinte. Ma solo se c’è la consapevolezza di essere dalla parte giusta. La vittoria della Lista degli studenti alle elezioni politiche in Serbia è una di queste imprese collettive che lasciano ammirati e stupiti. Soprattutto nel contesto attuale dove a ogni latitudine va di gran moda l’uomo solo al comando. Capi di governo autoritari, miliardari narcisi, politicanti furbastri e tycoon fuori di testa sono i protagonisti di storie e società che stanno andando a male. Che lasciano il sapore amaro della rassegnazione, dell’incapacità di guardare oltre l’orizzonte personale.

C’è ancora speranza contro lo «psicopatriarcato»

Effettivamente c’è solo da prepararsi al peggio, se si pensa alla comparsa segnalata da The Guardian dello «psicopatriarcato», una «reazione contraria ai progressi che abbiamo fatto su tutti i fronti (…), una realtà autoritaria e fascista, che sta avvelenando il nostro ambiente sociale e psicologico con violenza, crudeltà e precarietà terrificanti». Gli studenti universitari serbi ci dicono però che c’è ancora speranza se si riescono a riportare al centro della società i temi della democrazia, della partecipazione e della responsabilità. Come è accaduto dopo il crollo della pensilina nella stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024, che causò la morte di 16 persone. Una tragedia che è stata la scintilla per lo scoppio di proteste, rapidamente estesesi a tutto il Paese. E alimentate dalle accuse di negligenza o dolo nei lavori pubblici rivolte al governo locale e nazionale.

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Protesta contro il governo a Belgrado (Ansa).

Una lotta condotta tra la gente

A guidare la mobilitazione popolare e a trasformarla in una sfida vincente al sistema di potere costruito da Aleksandar Vucic sono stati gli studenti universitari. Sin qui la storia che tutti i media hanno raccontato in questi giorni, all’indomani della fine di un sistema autoritario e corrotto che sembrava incrollabile. C’è però tanto altro di più interessante in questa storia, cioè il modo in cui è stato pensato e costruito il movimento che ha alzato la bandiera della trasparenza, del funzionamento delle istituzioni pubbliche, della lotta alle infiltrazioni criminali. Un modo che è tanto più sorprendente e anomalo quanto più si è allontanato dalla pratiche digitali e social, che oggi identificano di fatto la politica, e si è ripreso la realtà, mettendosi materialmente in marcia. Questo è il primo elemento che va segnalato a quanti, studenti ma anche cittadini comuni, pensano che è tempo di risveglio e azione, non di proclami e parole vuote, bensì di lotte rivendicative fatte da individui in carne e ossa e non solo sul web. Gente, popolo, masse di persone – chiamatele come volete – che tornano a scendere in strada e ritrovarsi in piazza non per un concerto ma per affermare una comune identità.

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
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La marcia degli studenti in ogni villaggio

Questo viaggio degli studenti serbi al centro della democrazia è riassunto sul loro sito web. «Studente in ogni villaggio» (SUSS) è l’unità interna al movimento studentesco che si è mossa per tutta la Serbia, visitando nell’ultimo anno oltre 400 località, più di 40 mila famiglie e parlato con oltre 20 mila persone. «Da Est a Ovest, da Nord a Sud, abbiamo cercato di essere ovunque. Da Jagoštica e Krupanj a Korbovo e Velika Vrbica, da Palić e Bajmok a Vranje e Grdelica, abbiamo cercato di essere presenti. Durante il nostro viaggio in Serbia, ci siamo convinti della sua bellezza e, parlando con la gente, abbiamo capito quanto sia importante il dialogo». Un lavoro di condivisione ascoltando le persone e le loro sfide quotidiane e percependo la responsabilità, ma anche la forza che deriva dal connettersi. «Il dialogo ha offerto non solo la possibilità di cambiare le condizioni di vita, ma anche la sensazione che nessuno sia solo. È proprio qui che risiede il suo valore più grande: nel creare fiducia, nel ripristinare la speranza e la convinzione che insieme possiamo fare di più».

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Studenti serbi in marcia (Ansa).

Il coinvolgimento di chi non si riconosceva più nei partiti

Obiettivo raggiunto. Missione compiuta. Le manifestazioni che chiedevano giustizia si sono trasformate in un movimento nazionale che ha messo in discussione la legittimità del governo. Come analizzato da EU Today, le proteste hanno messo in luce un conflitto più profondo tra la società serba e le istituzioni, percepite dai manifestanti come a servizio di interessi politici piuttosto che del pubblico. A differenza dei partiti di opposizione consolidati, il movimento studentesco non si è basato su un leader politico noto o sulla tradizionale struttura partitica. Ha mobilitato le comunità universitarie, gli accademici, i professionisti e i cittadini che in precedenza erano rimasti al di fuori dell’attività politica organizzata. La sua principale rivendicazione è stata la responsabilità istituzionale, piuttosto che un programma ideologico onnicomprensivo. Tale distinzione è stata cruciale. Concentrandosi sulla corruzione, sugli standard democratici e sul funzionamento dello Stato, il movimento ha attratto elettori con diverse visioni su nazionalismo, politica estera e integrazione europea.

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Corteo della Lista degli studenti a Belgrado (Ansa).

Riannodare i fili di una società smarrita è vincente

Certo ora la stessa diversità che ha contribuito alla vittoria elettorale potrebbe rappresentare un’incognita per il nuovo governo. I candidati devono infatti concordare sulle priorità economiche, sulle nomine ministeriali, sulle relazioni estere e sull’entità delle riforme istituzionali. Questo ovviamente lo si vedrà. Certo è che la lezione e le indicazioni di metodo e di contenuti che la lotta vincente del movimento serbo offre alla protesta degli studenti europei e italiani sono principalmente due. La mobilitazione non può restare circoscritta al mondo della scuola e dell’università, ma deve porsi obiettivi politici più generali. Allargarsi e coinvolgere quella parte di cittadini e di elettori che sono in sofferenza economica ma che hanno da tempo abbandonato pratiche di resistenza attiva e di militanza partitica e sindacale. Sono i delusi, gli sconfitti, gli sfiduciati che vanno recuperati con un’idea di partecipazione e militanza, di cambiamento non velleitario, che non resti prigioniero della protesta violenta di piazza. Parlare, spiegare, ascoltare, cercare il dialogo, come hanno fatto gli studenti serbi, andando fisicamente in piazza ma anche casa per casa, serve a riannodare i fili di una socialità smarrita e ritrovare quel senso di appartenenza che consenta concretamente a ogni persona di non sentirsi abbandonata a se stessa.

Eboli. Violenza al Pronto soccorso: la UIL FP chiede un presidio fisso di sicurezza

EBOLI – Torna purtroppo alta l’attenzione sulla sicurezza degli operatori sanitari dopo quanto è accaduto al Pronto soccorso dell’ospedale di Eboli, dove momenti di forte tensione sono degenerati in una rissa tra pazienti, con conseguenti aggressioni ai danni di medici e infermieri. Un episodio che riporta in primo piano una problematica da tempo denunciata dalle organizzazioni sindacali: la tutela di chi quotidianamente lavora nelle strutture sanitarie, spesso in condizioni di particolare pressione e con il rischio di dover fronteggiare anche situazioni di violenza. A intervenire sulla vicenda è la UIL FP, attraverso il segretario Ivan Petrosino, che esprime solidarietà e vicinanza a tutto il personale coinvolto, condannando fermamente ogni forma di aggressione nei confronti degli operatori sanitari. Per il sindacato non è più possibile considerare questi episodi come fatti isolati o circostanze inevitabili del lavoro in un reparto di emergenza. «Non è più tollerabile che medici, infermieri e personale sanitario debbano affrontare, oltre alle difficoltà quotidiane legate ai carichi di lavoro e alle criticità organizzative, anche il rischio concreto di subire aggressioni durante il proprio turno di servizio. Il Pronto soccorso deve essere un luogo di cura e non un luogo in cui gli operatori lavorano nella paura», sottolinea Petrosino.Il rappresentante sindacale coglie inoltre l’occasione per ricordare che la UIL FP aveva già sollevato la questione durante la precedente Direzione sanitaria, chiedendo ripetutamente l’istituzione di un posto di guardia fisso all’interno del Pronto soccorso. Una richiesta che, secondo il sindacato, nasceva proprio dalla necessità di prevenire situazioni di tensione e garantire maggiore protezione sia ai lavoratori sia agli utenti della struttura ospedaliera. «Non si tratta di una richiesta avanzata oggi sull’onda dell’ultimo episodio. La UIL FP aveva già rappresentato alla precedente Direzione sanitaria l’urgenza di dotare il Pronto soccorso di un presidio stabile di vigilanza. Avevamo evidenziato come la presenza di personale dedicato alla sicurezza potesse rappresentare uno strumento fondamentale di prevenzione e protezione. Purtroppo, quanto accaduto dimostra quanto fosse concreta e fondata la nostra preoccupazione», ribadisce il segretario. Da qui la richiesta di interventi immediati da parte della Direzione strategica dell’ASL Salerno. Tra le misure indicate dalla UIL FP figurano l’istituzione di un posto di guardia fisso presso il Pronto soccorso, il potenziamento dei sistemi di vigilanza e del controllo degli accessi, l’adozione di protocolli specifici per la gestione delle emergenze e delle aggressioni, nonché un maggiore coordinamento tra Direzione sanitaria, forze dell’ordine e personale addetto alla sicurezza. La posizione del sindacato è chiara: occorre passare dalle segnalazioni agli interventi concreti, senza attendere che si verifichino episodi di maggiore gravità. «La tutela dei lavoratori non può essere considerata un aspetto secondario dell’organizzazione sanitaria. Chi indossa un camice e presta assistenza ai cittadini deve poterlo fare in condizioni di sicurezza e serenità. Chiediamo alla Direzione strategica di intervenire con urgenza, dando finalmente seguito a una richiesta che la UIL FP porta avanti da tempo».La vicenda riaccende dunque il dibattito sulla sicurezza nei presidi ospedalieri e, in particolare, nei servizi di emergenza, dove la presenza di personale dedicato alla vigilanza rappresenta una delle questioni centrali.

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Ucraina, droni russi su Kharkiv. Zelensky: “I 500 Patriot Usa tra qualche anno, ma noi dobbiamo difenderci ora”

(Adnkronos) –
Proseguono gli attacchi della Russia sull’Ucraina oggi, sabato 31 ottobre 2026. Tre persone sono rimaste ferite e dieci edifici residenziali sono stati danneggiati in un raid con droni su Kharkiv. Lo ha riferito dal suo canale Telegram il sindaco Ihor Terekhov, scrive l’agenzia Ukrinform. In precedenza, Terekhov aveva riferito che un drone Shahed a propulsione a reazione aveva colpito il quartiere di Osnovianskyi a Kharkiv. Sul luogo dell’impatto è scoppiato un incendio. 

Intanto il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha commentato su X l’approvazione da parte degli Usa della vendita di 500 missili intercettori Patriot Pac-3, per un valore stimato di 2,1 miliardi di dollari. “Una decisione forte da parte del dipartimento di Stato americano”, ma le consegne dei missili Patriot all’Ucraina “potrebbero iniziare solo tra qualche anno”, mentre Kiev ne ha bisogno immediatamente per contrastare gli attacchi russi, ha ha dichiarato Zelensky . “Chiediamo ai nostri partner americani di trovare una soluzione per il periodo in cui esiste un pericolo reale e una reale necessità di utilizzare gli intercettori Pac-3”, ha sottolineato Zelensky, ricordando che “in questo momento i russi attaccano le nostre infrastrutture energetiche ogni singolo giorno”. 

Secondo il presidente ucraino, Stati Uniti e alleati europei dispongono già di scorte sufficienti di missili Patriot per soddisfare le necessità immediate di Kiev, che potrebbero essere successivamente reintegrate attraverso i contratti già finanziati dall’Ucraina e dai suoi partner. Una soluzione che Zelensky ha definito “l’approccio giusto” e “assolutamente fattibile”. Il dipartimento di Stato americano ha annunciato ieri il via libera alla vendita, sottolineando che rafforzerà le capacità di difesa aerea e antimissile ucraine, senza tuttavia indicare una tempistica per le consegne. Secondo fonti informate citate dal Guardian, i missili, che devono ancora essere prodotti, potrebbero arrivare soltanto nei primi anni del prossimo decennio. Kiev starebbe quindi sollecitando il Pentagono ad anticipare le forniture, attingendo agli arsenali statunitensi per poi reintegrare le scorte con i nuovi missili. 

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha nel frattempo invitato i membri della Coalizione dei Volenterosi a una riunione a Berlino a novembre per coordinare un ulteriore sostegno all’Ucraina. Lo scrive Ukrinform. Il cancelliere tedesco ha fatto l’annuncio a Seul, facendo il punto sulle sue visite a Singapore, in Giappone e in Corea del Sud. “Ho avuto colloqui in tutti e tre i paesi per discutere di un ulteriore sostegno all’Ucraina. La natura e le forme concrete di questo sostegno variano da Paese a Paese. Ma ovunque c’è stata una chiara espressione di volontà di aiutare e, soprattutto, di fare tutto il possibile per porre fine a questa guerra. Considero questo sostegno anche nell’ambito della Coalizione dei Volenterosi, i cui membri ho invitato a Berlino tra una settimana. Non allenteremo i nostri sforzi a sostegno dell’Ucraina”, ha dichiarato Merz. 

“Dobbiamo fornire all’Ucraina maggiori capacità. Stiamo discutendo anche di molti dettagli. Vi chiedo di comprendere che lo stiamo facendo non pubblicamente, ma con la dovuta riservatezza con i Paesi che potrebbero ancora essere in grado di effettuare le forniture”. 

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internazionale/esteri

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Foce Irno: la vittoria di Pirro

La richiesta di archiviazione del Procuratore Cantone sulla vicenda della vendita dei terreni di Foce Irno ha fatto esultare l’Assessore Dario Loffredo, che ha ringraziato pubblicamente la Procura per aver messo fine a una faccenda che tormentava, verosimilmente, i sonni suoi e di chi per lui. Ma a rileggere con attenzione lo stesso provvedimento di archiviazione, ci si accorge che per i 180 denunzianti alla fine non è cambiato nulla. Anzi. La richiesta di Cantone, con gli accertamenti investigativi certificati, è un vero e proprio regalo insperato agli autori dell’esposto, che comunque Cantone gratifica come animati da benemerite intenzioni. Dunque, vediamo: l’iter della destinazione urbanistica, amministrativamente parlando, è stato ormai documentato nella pur succinta, e per certi versi, criptica decisione del Procuratore. Questa è ormai una pietra miliare, valida come documento giudiziario da poter produrre in altre sedi di contenzioso. Ma veniamo al cappio che il provvedimento ha messo intorno al collo di chi vorrà costruire il palazzone (albergo?). Cantone ha dichiarato che il vincolo di destinazione urbanistica a verde pubblico e parcheggio, nato sul suolo a seguito della imposizione di un onere reale sul bene, in forza delle leggi speciali sul terremoto del 1980 (e in primis, aggiungiamo noi, in forza dell’art. 8 della legge 730 del 1986), vincolo applicato sul bene nell’atto di compravendita tra Comune e Italcementi nel 1995, è stato oggetto di diversi provvedimenti di modifica della destinazione originaria svoltisi nel tempo, ad opera degli organi comunali. Ma, attenzione! Queste diverse destinazioni urbanistiche non hanno rispettato il dettato dell’art. 7 del Regolamento del Comune, che, per le alienazioni dei beni comunali soggette a vincoli sorti da leggi speciali, impone una specifica procedura di eliminazione del vincolo secondo legge. Quindi, annota il Procuratore Cantone, per togliere quel vincolo a verde pubblico e parcheggio, prima di procedere alla diversa destinazione urbanistica (e alla successiva vendita del suolo) andava secondo legge interpellato il Ministero dell’Industria – gestione separata Terremoto, e poi le strutture regionali o commissariali subentrate nella gestione post-sismica. Insomma un iter difficile, macchinoso e quanto mai incerto nei tempi e nell’esito. Ma tutto ciò non è avvenuto, dice Cantone. Aggiungeremo noi: verosimilmente al Comune hanno fatto i furbi, perché è chiaro che difficilmente il vincolo sarebbe stato tolto con la procedura legittima stabilita dall’art. 7 del Regolamento Comunale. Ma torniamo alla richiesta di Cantone. Che specifica che il vincolo statale è stato superato da “meri atti di pianificazione urbanistica”, al posto della procedura legale. “Meri”, parola elegante usata da Cantone, significa comunque illegittimi, cioè non idonei per cancellare il vincolo. Ma che, non essendo stati impugnati, hanno fatto venire meno il vincolo sul piano urbanistico. Sta qui l’equivoco in cui è caduto il giubilante Assessore Loffredo. Non c’è più il vincolo sotto l’aspetto delle pianificazioni urbanistiche. Che, essendo atti interni dell’amministrazione, a carattere generale, non ledono diritti di singoli cittadini. Perciò, dice Cantone, non hanno nessun titolo i 180 cittadini denunzianti a ricevere l’avviso di richiesta di archiviazione, perché non sono “parti offese”, essendo sinora la faccenda rimasta tutta interna all’Amministrazione comunale. E qui vien il bello! Il provvedimento di Cantone pare voler dire ai denunzianti: aspettate che vengano lesi i vostri diritti personali di cittadini, e allora, se volete, potete protestare. Eh già! E’ proprio così! Loffredo (e chi per lui) non hanno ancora capito che i diritti dei cittadini arriveranno con la più incredibile tagliola che si prospetta: il rilascio del permesso a costruire dell’albergone di 12 piani. Che è quello che vuole il Comune, e che è il laccio con cui si impiccherà. Perché quello che lede i singoli cittadini è proprio l’atto finale, non la pianificazione urbanistica. Appena il permesso a costruire sarà rilasciato (e chi sarà il progettista che ne attesterà la conformità a legge, visto che il vincolo statale è ancora vivo?), e appena il cartello di inizio lavori, bello grande, eh!, sarà affisso su via Torrione, scatterà il diritto non solo dei 180 denunzianti, ma anche di altri, di ricorrere al Tar denunziando il vizio di legittimità della procedura usata dal Comune per aggirare il vincolo statale, rimasta comunque illegittima! Solo dopo il permesso a costruire, potranno impugnare tale atto perché con questo sono stati privati dei loro interessi legittimi a fruire dei parcheggi e del verde pubblico attigui alle loro abitazioni. E il TAR pronunzierà la nullità del permesso a costruire! E qui finirà la storia. Da ultimo, una nota divertente. Pare che il palazzone progettato rientri in parte nella fascia di rispetto dei 150 metri dal fiume Irno. Cosa che comporta il parere della Soprintendenza. Che non può tralasciare la giurisprudenza del Consiglio di Stato usata per capitozzare il progetto iniziale del Crescent di sette piani, portati a 5 per allinearsi in altezza con i piani vicini. E a che starebbero pensando, pare, i costruttori di Foce Irno? Restringere il progetto per non toccare i 150 metri. Ve lo immaginate allora un palazzo strettissimo di venti piani al centro di Salerno? Stiamo per vederne di belle!

Irene Sarno

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Ballando con le stelle, stasera su Rai1: le anticipazioni e l’ospite speciale

(Adnkronos) –
Ballando con le stelle torna con la quinta puntata oggi, sabato 31 ottobre, alle 21.25 su Raiuno. Il dance show condotto da Milly Carlucci riparte dopo l’eliminazione della prima coppia – quella formata da Massimo Ghini e Valentina Fiorini – e dopo il successo di tappa ottenuto da Alessandro Matri e Giada Lini. Si profila un altro sabato ‘movimentato’, sulla scia dei confronti accesi tra concorrenti e giuria.  

Ballerina per una notte sarà Serena Autieri che – con la complicità del maestro Luca Favilla – proporrà una performance sulle note di ‘Diamonds’, all’insegna della grande energia del musical, in un’esibizione capace di fondere danza, musica e spettacolo. L’occasione sarà anche quella di presentare ‘Moulin Rouge’, il celebre musical che conquista il pubblico con le sue atmosfere, la potenza delle sue canzoni e delle sue scene. 

Tornando alla gara, saranno dodici le esibizioni della serata, al momento solo la coppia di Massimo Ghini con Valentina Fiorini è stata eliminata. Queste le coppie in pista: Aurora Ramazzotti – Nikita Perotti; Manuela Moreno – Carlo Aloia; Noemi Bocchi – Giovanni Pernice; Alessandro Matri – Giada Lini; Andy Diaz – Gioia Giovanatti; Jimmy Ghione – Anastasia Kuzmina; Anna Safroncik – Leonardo Lini; Alberto Ravagnani – Erika Martinelli; Monica Guerritore – Luca Urso; Riccardo Rossi – Elisa Terrasi; Eugenio Finardi – Rebecca Gabrielli; Ornella Muti – Pasquale La Rocca. 

Ad alzare le palette con i voti, la Giuria di esperti, composta dalla presidente Carolyn Smith, con Barbara D’Urso, Alberto Matano, Ivan Zazzaroni e Guillermo Mariotto. Come sempre, a bordo pista, ci saranno Simona Ventura e Francesca Fialdini, che insieme a Rossella Erra divideranno il tesoretto in 3, facendo salire in classifica le coppie per loro più meritevoli. 

Non mancheranno i ‘Tribuni del popolo’, ovvero Rossella Erra, Sara Di Vaira e Matteo Addino, le tre voci del popolo che commenteranno le esibizioni dei finalisti. Il giudizio finale spetterà sempre al pubblico da casa che avrà la possibilità di partecipare alla gara votando le proprie coppie preferite direttamente sui social network, dai profili ufficiali di Ballando con le stelle e su RaiPlay. 

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spettacoli

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Terremoto in provincia di Chieti, nuove scosse oggi 31 ottobre

(Adnkronos) – La terra continua a tremare in Abruzzo, in provincia di Chieti oggi sabato 31 ottobre. Due scosse, di magnitudo 2.2 e 2.4, si sono verificate a 3 chilometri da Palena a una profondità di 11-12 chilometri. 

La zona è interessata da uno sciame sismico da giorni. Diverse scosse sono state registrate il 27 e il 29 ottobre, con magnitudo comprese tra 2.0 e 2.6. La sequenza ha portato all’apertura del Centro operativo comunale (Coc).
 

“Siccome si tratta di uno sciame sismico – ha detto ieri all’Adnkronos il sindaco Maria Antonietta Verna – da giovedì mattina abbiamo attivato il Coc, dopo esserci sentiti con la Prefettura, anche per rassicurare la popolazione. Per fortuna è tutto tranquillo. Stiamo facendo sopralluoghi e monitorando la situazione. Oggi solo piccole scosse, 5-6 stamattina ma di bassissima entità”.  

La prima scossa segnalata dall’Ingv – Istituto nazionale di Fisica e Vulcanologia risale al 27 ottobre alle ore 3.30 ed è stata di magnitudo 2.2. Poi, ce ne sono state altre, di eguale intensità, alle 5.58 e alle 9.11. L’attività sismica è proseguita nei giorni a seguire: il 28 ottobre, alle 20.28, con magnitudo di 2.0; il 29 ottobre sono stati registrati altri eventi alle 1.43 di 2.6 e alle 4.29 di 2.0. Altre due scosse, di magnitudo 2.2, sono state rilevate alle 6.37 e nel pomeriggio, alle 15.14 e alle 15.48. Un terremoto di magnitudo 3 è stato registrato, inoltre, nella serata di ieri nell’Aquilano, con epicentro a circa due chilometri a est di Barete, a una ventina di chilometri dal capoluogo abruzzese.  

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cronaca

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Gli amici di Simone: “Il nostro Friccolo, impossibile dimenticarlo”

di Erika Noschese

Lo chiamavano tutti “Friccolo”. Un soprannome nato quasi per gioco, tra i banchi di scuola e le giornate trascorse insieme agli amici, diventato negli anni il simbolo di un legame che neppure la distanza era riuscita a spezzare. Simone Ruggia, 36 anni, era rimasto quel ragazzo solare, generoso, sempre pronto a tendere una mano. Un amico sincero, uno di quelli che, anche dopo aver lasciato la propria città, non dimenticano le persone con cui sono cresciuti. Oggi, però, a Salerno restano soltanto i ricordi e un dolore difficile da raccontare. Simone è una delle quattro vittime dell’incidente che ha coinvolto un elicottero CH-47 dell’Esercito italiano, precipitato nei pressi di Brčko, in Bosnia-Erzegovina, durante la missione europea Eufor Althea. In via Pietro de Ciccio, nel quartiere Mariconda, il silenzio ha preso il posto della quotidianità. Al secondo piano del civico 7, parenti e amici si stringono attorno alla famiglia del militare, cercando parole di conforto che sembrano impossibili da trovare. Nessuno ha voglia di parlare. Gli anziani del quartiere ricordano Simone come un ragazzo perbene, simpatico e rispettoso, che non aveva mai dimenticato le proprie radici. Nonostante vivesse ormai da anni a Viterbo, dove prestava servizio presso il primo reggimento Antares dell’Aviazione dell’Esercito, continuava a tornare a Salerno durante le festività e le ferie. Ogni ritorno era un’occasione per riabbracciare la madre Gina, la sorella Ilenia, i due nipoti e gli amici di sempre. Tra questi c’è Andrea Mattei, amico d’infanzia, che fatica ancora a credere a quanto accaduto. «Simone, per me e per il nostro gruppo, era semplicemente Friccolo. Un nomignolo nato dal nulla e da allora legato alla sua splendida persona. Siamo cresciuti insieme e ogni volta che tornava a Salerno ci riunivamo tutti. Eravamo inseparabili», racconta con commozione. Una storia di amicizia cominciata da ragazzini, quando frequentavano scuole diverse ma trovavano sempre il modo di trascorrere del tempo insieme. «Quando marinavamo le lezioni, passavamo le mattinate insieme. Era una persona perbene, un amico caro che sentivo sempre con piacere», ricorda Andrea. Simone aveva lasciato Salerno nel 2011 per inseguire la sua passione per il volo e costruire la propria carriera nell’Esercito. A Viterbo aveva trovato una nuova dimensione di vita, senza mai recidere il legame con la città d’origine. Lo scorso maggio aveva sposato Chiara, dando inizio a un nuovo capitolo della propria esistenza. Un futuro interrotto improvvisamente nei cieli della Bosnia. «Sicuramente durante le festività natalizie ci saremmo incontrati di nuovo tutti insieme, anche con Fabio, Marco e Davide, che vivono fuori. Ancora non mi capacito che un giovane brillante, generoso e leale come lui non ci sia più», aggiunge Mattei. Simone avrebbe compiuto 37 anni il prossimo 21 febbraio. Un compleanno che oggi diventa un’altra data dolorosa per chi gli voleva bene. La tragedia ha profondamente scosso l’intera comunità salernitana. Insieme a Simone Ruggia hanno perso la vita il sergente maggiore Claudio Marchesi, il tenente Franco Adriano Zecchillo e il sergente Laura Procacci, questi ultimi due appartenenti al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana. Numerosi i messaggi di cordoglio arrivati dalle istituzioni. Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, ha voluto ricordare il sacrificio dei quattro militari, sottolineando il valore del loro impegno lontano dall’Italia. «Questi giovani ci ricordano le tante persone impegnate in ogni parte del mondo a fare un lavoro prezioso, straordinario, silenzioso, per difendere la pace e le condizioni della convivenza fra popoli e individui». Il primo cittadino ha poi rivolto un pensiero particolare al sergente salernitano. «Fra questi caduti c’era anche un nostro concittadino, il sergente Simone Ruggia, che ha vissuto per lungo tempo a Salerno, nel quartiere di Pastena, prima di trasferirsi a Viterbo. Parliamo di un giovane che è caduto in una terra lontana per fare il proprio dovere, e lo ricorderemo anche nei prossimi giorni». Commosso anche il ricordo del viceministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Edmondo Cirielli. «La morte del sergente Simone Ruggia nell’incidente in Bosnia-Erzegovina mi colpisce profondamente. Alla sua famiglia e a tutte le persone che gli volevano bene esprimo il mio cordoglio e la mia vicinanza. Mi unisco al dolore di Pastena, dove era cresciuto, e di tutta Salerno». Cirielli ha ricordato la passione del giovane militare per il volo e la scelta di servire il Paese attraverso l’Esercito, esprimendo vicinanza anche alle famiglie delle altre vittime. Al dolore della città si è unito l’arcivescovo di Salerno-Campagna-Acerno, monsignor Andrea Bellandi. «Siamo vicini con la preghiera ai familiari delle quattro vittime dell’incidente accaduto in Bosnia-Erzegovina. In particolar modo esprimiamo la nostra vicinanza alla famiglia di Simone Ruggia, originario di Salerno. Che il Signore possa confortare i familiari e gli amici in questo momento di grande dolore». Parole di cordoglio anche dal consigliere comunale Marco Mazzeo, che ha espresso profonda partecipazione alla tragedia. «Mi stringo con sincera partecipazione alla famiglia del sergente Simone Ruggia, originario del quartiere Pastena di Salerno e in servizio a Viterbo. Hanno sacrificato la propria vita nell’adempimento del dovere», ha dichiarato, rivolgendo un pensiero alle altre vittime e un augurio di pronta guarigione ai militari feriti. Vicinanza alle famiglie è stata manifestata anche dal movimento Futuro Nazionale Campania, attraverso il coordinatore regionale Lello Di Capua e il coordinatore provinciale Franco Cardiello. «Ci stringiamo con commozione e rispetto attorno alle famiglie delle vittime e ai colleghi in questo momento di grande dolore. Ai feriti rivolgiamo il nostro più sincero augurio di pronta guarigione. Onore alla loro memoria». Ma al di là dei messaggi istituzionali, delle parole di cordoglio e degli omaggi al militare caduto nell’adempimento del proprio dovere, a Salerno resta soprattutto il dolore per Simone. Quello della madre Gina, della sorella Ilenia, della moglie Chiara, sposata appena pochi mesi fa, e degli amici che già immaginavano il prossimo incontro durante le festività natalizie. In via Pietro de Ciccio il silenzio continua ad accompagnare le ore di una famiglia distrutta dal dolore. E tra chi lo ha conosciuto resta il ricordo di quel ragazzo che amava tornare a casa, ritrovare gli amici e raccontare la propria vita lontano da Salerno. Per tutti loro Simone non sarà soltanto il sergente dell’Esercito morto in una missione internazionale. Resterà Friccolo, l’amico di sempre, quello che non mancava mai agli appuntamenti quando tornava in città. E che questa volta, purtroppo, non tornerà.

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Halloween, il ‘Vade retro’ della Chiesa: le iniziative in tutta Italia, dalla notte dei santuari alla festa della luce

(Adnkronos) –
Vade retro Halloween. Mentre in tanti si preparano a festeggiare la notte delle streghe, la Chiesa italiana per il 31 ottobre controbatte con una serie di iniziative dal nord al sud del Paese. L’Ufficio per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Cei – modificando il calendario – per stasera promuove la ‘notte del santuari’, iniziativa che dal 2019 si svolgeva a giugno per valorizzare i Santuari come luoghi di evangelizzazione, accoglienza e pellegrinaggio. L’evento, informa l’agenzia dei Vescovi Sir, raccoglierà 150 appuntamenti in tutta Italia, tra veglie di preghiera, pellegrinaggi, testimonianze e momenti artistici e culturali. Nella capitale, come alternativa al laicissimo ‘dolcetto e scherzetto’ si svolgerà la ‘Notte di Ognissanti – Notte di luce’, organizzata dal Snc-Charis Italia sul tema “Voi siete la luce del mondo. Nel dettaglio, nella parrocchia di Santa Dorotea in Trastevere, a partire dalle 21, si svolgerà una solenne concelebrazione con momenti di adorazione, evangelizzazione e confessioni. Stessa iniziativa anche a Trento che aderisce all’appuntamento.  

Un vero e proprio anti-Halloween l’appuntamento organizzato dalle Sorelle Clarisse di Bra nella chiesa del Monastero: il programma prevede la recita del rosario alle 20.30, l’Adorazione eucaristica alle 21 e la celebrazione della messa alle 22. I giovani della diocesi di Padova stasera si danno appuntamento per ‘Santi nella notte’ tra musica, animazione, testimonianza e preghiera in programma all’Opsa di Sarmeola. L’evento, durante il quale si tiene il concerto elettrico dei Reale, è promosso dalla Fraternità Vivere da Dio in collaborazione con la Pastorale dei giovani della diocesi di Padova. A Ravenna si farà l’alba con la ‘veglia di tutti i santi’. Sotto la Madonnina, la chiesa di Milano ha organizzato la ‘Notte dei Santi 2026’. I ragazzi della diocesi si ritroveranno nella Basilica di Sant’Ambrogio, dove, in un cammino a tappe, vivranno momenti di festa e di preghiera col vescovo. Ad Asti, alla ‘Festa della luce’ organizzata dalla parrocchia del Sacro cuore un ‘happy hour’ sacro nella ‘cena con delitto’ e alle 21 la ‘Veglia dei Santi’: attraverso il ricordo e le storie dei santi i partecipanti saranno invitati a riscoprire la chiamata alla santità come un cammino possibile, alla portata di tutti. 

 

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cronaca

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MotoGP, Jorge Martin si ritira dal Gp di Malesia: “Non avevo il controllo della moto”

(Adnkronos) – Jorge Martin chiude in anticipo il fine settimana del Gran Premio della Malesia. Il pilota spagnolo, ancora alle prese con i problemi al braccio infortunato, ha scelto di non proseguire il weekend di Sepang, rinunciando anche alla sessione di qualifiche dopo aver già saltato le Pre-qualifiche nella giornata di venerdì. 

Una decisione maturata dopo aver valutato attentamente le proprie condizioni fisiche nel corso delle seconde libere. Martin ha provato a stringere i denti, ma le difficoltà incontrate alla guida lo hanno convinto a non correre ulteriori rischi. A spiegare i motivi della scelta è stato lo stesso spagnolo ai microfoni di Sky Sport. “Ci ho provato, ho dato tutto. Ho aspettato oggi per prendere una decisione ma non ero efficace nella guida. Ho deciso di fermarmi, era un rischio per me, non avevo il controllo al 100% di quello che succedeva sulla moto. Ho preferito riposare, guadagno un giorno di recupero per il Qatar. Il Mondiale ovviamente si allontana, ora non ci penso sinceramente. Sicuramente ci proverò fino alla fine”. 

Per Martin, dunque, la priorità diventa adesso il recupero fisico in vista del prossimo appuntamento in calendario. La rinuncia al GP malese rappresenta inevitabilmente un duro colpo anche in ottica campionato, con la corsa al titolo che si complica ulteriormente.  

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sport

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Retta abbandona Futuro Nazionale

Terremoto politico all’interno di Futuro Nazionale a Salerno. Dopo le polemiche che negli ultimi giorni hanno interessato il movimento fondato da Roberto Vannacci, arriva una nuova frattura, questa volta legata non soltanto agli equilibri territoriali ma soprattutto alla linea politica. Angelo Retta annuncia ufficialmente il proprio addio al progetto, trascinando fuori dal movimento anche i Comitati Costituenti 902 e 1189, che concludono così la loro esperienza all’interno di Futuro Nazionale. Una decisione maturata nel corso delle ultime settimane e accelerata dalle tensioni che hanno attraversato la compagine salernitana. Alla base della rottura, secondo Retta, non ci sarebbero questioni legate agli incarichi o alla distribuzione dei ruoli, quanto piuttosto l’assenza di una proposta politica strutturata e di risposte sui principali temi che interessano il Paese. «Le polemiche che in questi ultimi giorni hanno investito la compagine di Futuro Nazionale a Salerno ed in provincia mi hanno indotto ad accelerare i tempi di una riflessione che, in verità, era in atto da qualche settimana. Non intendo soffermarmi su questioni relative a seggiole e sgabelli, bensì su alcuni nodi politici», chiarisce Retta. L’esponente politico ricorda di aver aderito al movimento insieme a un gruppo di persone con cui condivide da anni il proprio percorso, nella convinzione che la fase costituente potesse rappresentare l’occasione per costruire una proposta nuova. Le perplessità, tuttavia, sarebbero emerse già durante la prima manifestazione organizzata a Salerno sotto la sigla di Futuro Nazionale, in occasione dell’annuncio della nascita dei primi comitati cittadini. A distanza di tempo, quelle criticità sarebbero rimaste irrisolte. «La proposta politica del partito sembra ridursi a slogan privi di strategia o, peggio, esclusivamente securitari», attacca Retta, prendendo le distanze anche dalle proposte relative all’utilizzo di proiettili di gomma e alla concessione di maggiori margini operativi alle forze dell’ordine, considerate lontane dalla propria sensibilità politica. Ma è soprattutto il silenzio su economia, Mezzogiorno e questioni internazionali a segnare la distanza ormai insanabile. Retta richiama la crisi sociale emersa con le recenti proteste degli agricoltori e degli autotrasportatori, interrogandosi sull’assenza di una posizione chiara da parte del movimento. A queste si aggiungono le questioni legate alla formazione, alla crisi israelo-palestinese, ai nuovi equilibri nel Mediterraneo e al ruolo dell’Unione Europea. «Se tutto si riduce a sicurezza ed immigrazione, temi senz’altro importanti, ma non certo esaustivi, prendo atto della situazione e traggo le conseguenze: questo non è posto per me», afferma. Una presa di posizione che evidenzia una frattura politica profonda, destinata ad avere ripercussioni anche sull’organizzazione territoriale del movimento. Con Retta, infatti, lasciano Futuro Nazionale anche i Comitati Costituenti 902 e 1189, segnando una battuta d’arresto nel percorso di radicamento della formazione politica sul territorio salernitano. L’addio, tuttavia, non coincide con il disimpegno politico. Retta rivendica la compattezza del gruppo che lo accompagna da anni e annuncia la volontà di proseguire l’attività sul territorio, al di fuori del movimento vannacciano. «Mi conforta sapere che, una volta di più, la comunità umana e politica che abbiamo costruito nel corso degli anni resta unita nella condivisione di analisi e scelte», sottolinea, precisando che i due comitati concludono la loro esperienza in Futuro Nazionale, ma non la propria azione politica. Una scelta che apre nuovi interrogativi sul futuro della formazione a Salerno e in provincia, già attraversata da tensioni interne. La rottura annunciata da Retta sposta infatti il confronto dal piano degli incarichi a quello dell’identità e dei contenuti politici, mettendo in discussione la capacità del movimento di costruire una proposta capace di andare oltre i temi della sicurezza e dell’immigrazione.

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Nuove proteste oggi in Francia, l’allarme: “Manifestazioni ad alto rischio di violenza urbana”

(Adnkronos) – Episodi di violenza urbana di portata “paragonabile” a quelli del 17 ottobre, quando migliaia di attività commerciali furono danneggiate o saccheggiate. E’ questo l’allarme che arriva dalla Francia, dove per la giornata di oggi sono previste nuove proteste considerate “ad alto rischio”. A riferirne è stata una fonte del ministero dell’Interno francese citata dall’Afp. “Si prevedono episodi di violenza urbana analoghi a quelli del 17 ottobre, sia nel corso della giornata di sabato che dopo il calar della notte”, ha dichiarato un collaboratore del ministro dell’Interno Laurent Nunez, definendo la giornata come “ad alto rischio”. 

“Si temono atti di vandalismo e tentativi di saccheggio”, ha aggiunto la stessa fonte, sottolineando che la giornata di oggi viene considerata come “a rischio molto elevato di turbative dell’ordine pubblico”. Sono stati mobilitati circa 70mila tra poliziotti e gendarmi, come già avvenuto per la giornata del 24 ottobre, che non aveva fatto registrare incidenti di rilievo, a differenza di quella del 17 ottobre. 

 

Esiste il ”rischio significativo” che vengano commesse ”azioni violente” nella nuova giornata di mobilitazioni in Francia, ”soprattutto in serata, in concomitanza con Halloween”, ha dichiarato ieri il ministro della Giustizia francese Gerald Darmanin, che ai pubblici ministeri ha ribadito l’appello ad assumere una posizione ferma alla vigilia di un’altra giornata di disordini sociali temuti dalle autorità. In una nota ai pubblici ministeri, il ministro della Giustizia ha sottolineato “la necessità di mantenere una risposta penale ferma e rapida” di fronte al “significativo rischio che vengano commessi atti di violenza il 31 ottobre 2026, specialmente in serata”. 

Come già accaduto nei giorni precedenti di mobilitazione, Darmanin ha ribadito la sua richiesta di sanzioni aggiuntive in caso di condanna: blocco dell’utilizzo dei social media o divieto di manifestare. “L’incitamento pubblico alla violenza, in particolare sui social media, deve essere oggetto di particolare vigilanza nel suo trattamento giudiziario, avvalendosi dei meccanismi di blocco dei social media già esistenti”, ha scritto Darmanin in una nota. 

”Gli autori identificati di atti di violenza contro le forze dell’ordine, intrusioni o danneggiamenti di edifici pubblici, incendi dolosi e saccheggi saranno condotti davanti a un giudice dopo il fermo e processati mediante procedimento di comparizione immediata, oppure nell’ambito di un’indagine giudiziaria per i reati più gravi o complessi”, prosegue la nota. “I minori saranno processati con la stessa rapidità e fermezza previste per i reati più gravi, senza trascurare di ritenere responsabili coloro che esercitano la potestà genitoriale”, si legge. “E’ necessario prestare particolare attenzione a informare la Procura nazionale antiterrorismo” nei “casi di particolare gravità”, la conclusione. 

 

Ci sono “appelli a compiere saccheggi e violenze”, “appelli estremamente preoccupanti, che usano termini legati all’insurrezione e alla rivoluzione”, ha poi dichiarato il ministro dell’Interno francese Nuñez alla vigilia delle nuove manifestazioni. “Siamo fermamente determinati a fronteggiare tali raduni, qualora dovessero aver luogo”, ha aggiunto il ministro, citato da Bfmtv. 

Nuñez ha quindi annunciato che “saranno organizzati controlli lungo le arterie stradali, nelle stazioni e lungo la rete ferroviaria; ci saranno controlli ovunque”. L’obiettivo è “effettuare perquisizioni e sequestrare oggetti che possono essere utilizzati come armi” durante le manifestazioni. Questo per “dissuadere chi volesse venire a creare disordini”, ha aggiunto. 

 

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internazionale/esteri

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Short Movie: Quando solo il cane vede gli alieni

Quando solo il cane vede gli alieni

Una cittadina devastata da misteriose creature invisibili, una ragazza in cerca di vendetta e un cane che rappresenta la sua unica possibilità di sopravvivenza. Un cortometraggio fantahorror di Jason Sheedy.

Si dice spesso che gli animali siano in grado di percepire cose che sfuggono ai sensi umani. Chi possiede un cane lo avrà visto almeno una volta abbaiare furiosamente contro qualcosa che sembra non esserci. Ma cosa succederebbe se il cane avesse ragione e davanti a lui ci fosse davvero qualcosa di terribile? È questa la premessa di The Reclaimers, cortometraggio di fantascienza e horror scritto e diretto da Jason Sheedy, pubblicato su YouTube il 26 ottobre 2026, giusto in tempo per Halloween. Il film, della durata di circa venti minuti, era stato realizzato nel... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 31 ottobre 2026 - articolo di Redazione

Midterm, Leone XIV ha votato per posta, ma per chi?

La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto che, «in linea con questa consolidata prassi di partecipazione civica, il papa ha inviato la propria scheda elettorale per posta a Chicago», esprimendo dunque la propria preferenza per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Non essendoci mai stato in precedenza un pontefice statunitense, Prevost è entrato nella storia in quanto primo papa ad aver votato per un’elezione negli Usa.

Leone XIV è iscritto nelle liste elettorali a New Lenox, in Illinois

Come precisa la Cnn la scheda elettorale di Leone XIV, iscritto nelle liste elettorali a New Lenox, sobborgo di Chicago dove vive il fratello John, dovrebbe comprendere il voto per le elezioni del Senato e del governatore in Illinois, oltre a quelle per la Camera dei Rappresentanti e per le cariche a livello statale e di contea. Ma per chi avrà votato il papa? Secondo i registri elettorali consultati da Cbs News e i dati dell’Illinois State Board of Elections, l’attuale pontefice ha partecipato sia alle primarie repubblicane che a quelle democratiche (l’ultima volta è successo nel 2016): questo fa capire come non abbia una vera fede politica. Prevost, non ancora papa, aveva votato l’ultima volta negli Usa alle elezioni generali del 2024, anche se non è noto per quale partito abbia espresso la propria preferenza.

Eni Award 2026, premiate le eccellenze della ricerca nei campi dell’energia e dell’ambiente

Si è svolta giovedì 29 ottobre 2026 al Palazzo del Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del presidente del Consiglio di amministrazione di Eni Giuseppina di Foggia e dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, la cerimonia di premiazione degli Eni Award. Giunto alla sua 18esima edizione, il premio è riconosciuto a livello internazionale nel mondo della ricerca e si contraddistingue per il focus sull’energia e sull’ambiente, argomenti su cui è sempre più necessario e urgente promuovere la collaborazione all’interno della comunità scientifica. Dall’istituzione di Eni Award nel 2008 ad oggi, la commissione scientifica, che valuta le ricerche candidate, ha visto la partecipazione di scienziati che appartengono ai più avanzati istituti di ricerca a livello mondiale, tra cui anche sei premi Nobel.

Transizione Energetica

Il premio Transizione Energetica, uno dei tre riconoscimenti principali, che valorizza le migliori innovazioni per la decarbonizzazione dell’attuale sistema energetico, è stato assegnato alla professoressa Véronique Gouverneur della University of Oxford (Regno Unito). Il suo lavoro pionieristico ha aperto nuove prospettive nella chimica del fluoro, sviluppando processi più sicuri e sostenibili per produrre composti utilizzati nelle batterie, ma anche nei farmaci e nei prodotti per l’agricoltura. Queste tecnologie consentono infatti di evitare la produzione di acido fluoridrico, una sostanza altamente critica, riducendo i consumi energetici e l’impatto ambientale. Gouverneur ha inoltre dimostrato che è possibile recuperare il fluoro dai rifiuti industriali, in un’ottica di economia circolare.

Frontiere dell’energia

Il premio Frontiere dell’energia, per ricerche che rivoluzioneranno il paradigma energetico del futuro, è stato assegnato alla professoressa Laura Gagliardi della University of Chicago (Stati Uniti).  La ricerca di Laura Gagliardi ha sviluppato modelli matematici avanzati, basati sulla meccanica quantistica, che permettono di prevedere le proprietà dei materiali prima ancora di realizzarli in laboratorio, accelerando la sperimentazione. Il suo lavoro si concentra sulla progettazione di materiali innovativi per l’energia e l’ambiente, tra cui le strutture reticolari, vere e proprie “spugne molecolari” capaci di catturare l’anidride carbonica direttamente dall’aria e raccogliere acqua dall’umidità atmosferica. Questi studi contribuiscono inoltre a migliorare l’efficienza dei processi catalitici, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo di tecnologie energetiche più sostenibili.

Soluzioni ambientali avanzate

Il premio Soluzioni Ambientali Avanzate, dedicato a ricerche per la salvaguardia e l’uso sostenibile delle risorse naturali, è stato assegnato a John F. Hartwig della University of California, Berkeley (Stati Uniti). Il suo contributo rivoluzionario al riciclo della plastica si basa sullo sviluppo di un processo catalitico scalabile e sostenibile, che consente di scomporre il polietilene e il polipropilene, tra le plastiche più diffuse al mondo, nei loro componenti fondamentali, riutilizzabili per produrre nuovi materiali senza perdita di qualità. Un’innovazione che favorisce il riciclo circolare della plastica, riducendo i rifiuti, il consumo di materie prime fossili e le emissioni, contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente.

Giovane ricercatore dell’anno

Il premio Giovane ricercatore dell’anno è rivolto a ricercatori che hanno conseguito il dottorato di ricerca in università italiane; i due riconoscimenti sono stati assegnati a Leonardo Magherini e Filippo Trevisi. Leonardo Magherini, del Politecnico di Torino, nella sua tesi di dottorato, ha studiato i meccanismi di trasporto di diverse tipologie di particelle presenti nell’acqua, che possono avere una duplice natura: rappresentare una potenziale criticità per l’ambiente oppure costituire potenti strumenti per la bonifica. Filippo Trevisi, del Politecnico di Milano, ha esplorato una nuova classe di tecnologia eolica, i ventoplani, velivoli vincolati a terra da un cavo, che volano velocemente lungo traiettorie circolari ad alta quota, utilizzabili anche laddove non è possibile installare turbine eoliche tradizionali.

Giovani talenti dall’Africa

La sezione Giovani talenti dall’Africa, istituita nel 2017 in occasione del decennale di Eni Award e dedicata ai giovani talenti dal continente africano, conferisce, in questa edizione, due premi, assegnati a Nosakhare Jeremiah Aigbedion della Pan African University Institute for Basic Sciences, Technology and Innovation (Kenya) e a Gosego Keotshepile Mapula Sedikelo della University of South Africa (Sud Africa). I dottorandi vincitori ricevono un premio per potenziare e arricchire la loro attività di ricerca durante il corso di dottorato che stanno frequentando presso le università di appartenenza. La ricerca di Nosakhare Jeremiah Aigbedion punta a sviluppare nuove leghe metalliche più resistenti e durature per migliorare l’accumulo di energia da impianti solari a concentrazione e consentire la produzione di elettricità anche dopo il tramonto, favorendo un approvvigionamento energetico più stabile e sostenibile in Africa. La ricerca di Sedikelo sviluppa un metodo innovativo e sostenibile che utilizza gli ultrasuoni per recuperare metalli preziosi, come litio, nichel e cobalto, dalle batterie esauste, consentendone il riutilizzo nella produzione di nuove batterie e riducendo l’impatto ambientale.

Eni for Innovation

Per la sezione Eni for Innovation, che elegge i progetti più innovativi sviluppati da ricercatori ed esperti tecnici Eni, sono stati premiati:

  • Mario Baldassarre, Mauro Burattini, Rosa Carbone, Davide Chianetta, Davide Deriu (Eni) per aver sviluppato un processo innovativo per la valorizzazione degli scarti alimentari, massimizzando la resa a prodotti energetici (categoria: soluzione tecnologica);
  • Fabio Assandri, Francesco Bonacini, Angelo Ferrando, Ilic Formigoni, Marzia La Barbera, Mirco Nodari, Nicola Vecchini (Versalis) per aver sviluppato una tecnologia avanzata di pirolisi per il riciclo di rifiuti plastici misti a composizione altamente variabile (categoria: soluzione tecnologica);
  • Francesco Cannarile, Aurora Cerabolini, Roberto Grandi, Lorenzo Lancia, Debora Parisi, Gianmaria Tarantino (Eni) per aver sviluppato una metodologia per la specializzazione efficiente di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) applicabili ai domini aziendali (categoria: soluzione digitale).

Menzione speciale Eni Joule for entrepreneurship

Anche quest’anno Eni, attraverso Joule, la sua Scuola per l’Impresa, ha conferito la Menzione speciale Eni Joule for Entrepreneurship, un riconoscimento rivolto a team, spin off universitari, startup e finalizzato a sostenere l’applicazione, la valorizzazione e il trasferimento delle tecnologie per lo sviluppo di un ecosistema dell’innovazione sostenibile.

Tre le startup che si sono distinte:

  • Alkelux produce un nanopolimero ecosostenibile impiegato come additivo nel packaging alimentare, valorizzando gli scarti di lavorazione agricola e rendendo la filiera più sostenibile.
  • Hypermeteo raccoglie, elabora e distribuisce dati e indici meteo-climatici certificati ad alta risoluzione unendo dati osservativi globali a intelligenza artificiale e algoritmi proprietari per trasformare l’informazione meteorologica in valore digitale.
  • Algae Scope propone alternative sostenibili ai PFAS (sostanze chimiche tossiche e inquinanti) sviluppando e trasformando le alghe marine in una polvere naturale e atossica in grado di rendere i tessuti e i materiali idrorepellenti e ignifughi.

Attualmente sono aperti i bandi per l’edizione 2027 di Eni Award. Il termine per presentare le candidature è fissato al 20 novembre 2026.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto

Doppia suspense a Washington, nelle cancellerie di mezzo globo e per i malati di politica alla vigilia del voto Usa di midterm di martedì 3 novembre. Oltre alla solita, classica attesa dell’esito elettorale, di quanto questo peserà sulle prossime Presidenziali americane, c’è infatti l’incognita di come Donald Trump accoglierà i risultati nel caso non gli fossero favorevoli.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Donald Trump e Melania alle celebrazioni per Halloween (Ansa).

I fortini Gop in bilico

A metà dei quattro anni di presidenza, infatti, gli Stati Uniti rinnovano un terzo dei senatori e tutti i deputati oltre a 36 governatori. Sono le elezioni di metà mandato e vengono usate per prendere il polso all’elettorato. Spesso portano a un calo della maggioranza che sostiene il presidente di turno e provocano una situazione detta di anatra zoppa, un leader senza voti costretto a trattare ogni suo provvedimento con un Congresso in parte ostile. Il prossimo 3 novembre il rischio per il presidente è proprio questo: la solida maggioranza al Senato e la debole maggioranza alla Camera, stando ai sondaggi, potrebbero sfuggire a Trump, da mesi impopolare anche in aree del Paese in cui due anni fa aveva trionfato. Basti pensare al Texas, dove l’ultimo governatore democratico è stato eletto 36 anni fa (l’ultimo senatore nel 1988), mentre ora il giovanissimo James Talarico è dato stabilmente, seppur di poco, avanti nei sondaggi rispetto al trumpianissimo rivale Ken Paxton. O all’Alaska e al Kansas. Insomma, molti sono le partite in bilico, to close to call o stabilmente assegnati ai dem, dopo anni di dominio repubblicano.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
James Talarico con la bandiera del Texas (da Fb).

Trump affossato dal caro-vita e dalle deportazioni di massa

A piombare le ali a Trump (il cui gradimento, attenzione, comunque non scende mai sotto a un 30 per cento fortemente motivato) sono in generale i prezzi in ascesa in questi due anni, in particolare a causa dei dazi e dell’aumento della benzina dopo l’attacco all’Iran. Rincaro, quest’ultimo, particolarmente sentito nell’America rurale, tradizionale bacino elettorale dell’Elefantino e sensibile alla propaganda MAGA. Pesano poi alcune politiche che hanno intaccato il favore di pacchetti ben precisi di voti. Esempio classico il voltafaccia dei latinos, che lo avevano sostenuto nel 2024, delusi dopo le deportazioni di massa di migranti messe in campo dall’Ice. Infine sul gradimento del presidente pesa il malcontento, anche nel suo stesso partito, per la crociata a favore dei data center per l’IA.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Donald Trump nello Studio Ovale (Ansa).

La nouvelle vague di giovani dem liberali

E poi c’è la nouvelle vague di giovani democratici che stanno scalzando nei cuori degli elettori il ‘vecchio’ establishment dei Clinton-Biden-Obama-Pelosi. Di Talarico si è già detto, ma accanto a lui si fa sempre più strada un altro quarantenne senatore della Georgia, Jon Ossoff. Moderato nelle politiche, spietato nell’attaccare Trump, ormai è una star. E ancora le governatrici della Virginia e del New Jersey Abigail Spanberger e Mikie Sherrill. Questi giovani danno voce ai tanti milioni di liberal che erano rimasti muti e annichiliti dalla vittoria di Trump e non avevano trovato nessuno che li rianimasse nemmeno tra i big del partito dell’Asinello. Ora gli elettori dem rialzano la testa, vedono alcuni volti nuovi combattivi e ritrovano la speranza. Martedì si capirà se questo basterà a schiodarli dal divano per portarli ai seggi, perché in America spesso i risultati reali rispetto ai sondaggi sono falsati dall’affluenza molto bassa.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto

Gli outsider ‘socialisti’ sulla scia di AOC e Mamdani

Accanto ai nuovi moderati si è fatta poi strada una nuova ondata di outsider che si autodefiniscono senza mezzi termini socialisti. Un tempo oltreoceano questa era una bestemmia, ma l’affacciarsi di un modello con ricchi sempre più ricchi e molti nuovi poveri anche tra i giovani ha abbattuto questa barriera. Molti di loro vengono da famiglie di migranti, molti dalle periferie cittadine. Da Alexandria Ocasio-Cortez a Zohran Mamdani, da Abdul El-Sayed – che in caso di vittoria in Michigan sarebbe il primo senatore musulmano negli Stati Uniti – a Ilhan Omar stanno spostando le politiche dem a sinistra.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto

Le prossime elezioni diranno se questa corrente sarà in grado di allargare il consenso democratico o se continuerà a rappresentare uno spauracchio per gli elettori moderati, finendo per diventare un autogol.

La vera incognita è la reazione di The Donald

Ma al netto del risultato, mercoledì mattina, la vera incognita sarà la reazione di Trump. Se manterrà la maggioranza al Congresso, molti si attendono un inasprirsi di alcune sue politiche, a cominciare da un possibile nuovo attacco a Teheran. Se invece i repubblicani perdessero il controllo della Camera, e a maggior ragione del Senato, non tutti scommettono sull’aplomb e sul fair play del tycoon. Dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, c’è chi teme che Trump possa tentare di ampliare ulteriormente i propri poteri in caso di sconfitta. Tra le ipotesi c’è addirittura il ricorso alla legge marziale, nonostante gli ostacoli giuridici che comporterebbe. Inevitabilmente una simile iniziativa porterebbe a una dura reazione da parte dei democratici con conseguenze ben oltre i confini americani: quando entra in crisi la principale potenza economica e militare del mondo, a risentirne è anche l’Europa.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Donald Trump (Ansa).

Gli Stati in bilico da tenere d’occhio

Dunque gli appassionati di politica la notte del 3 novembre hanno già annullato ogni appuntamento e sono pronti con take away e thermos di caffè a sintonizzarsi sulle dirette tv e online. Il voto, ora italiana, si chiuderà in un arco temporale compreso tra l’una di notte di martedì e le 7 di mercoledì mattina. Ps. Per non perdere la testa e capire al volo come butta, questi sono i voti in bilico da tenere d’occhio, i seggi toss up che potrebbero spostare gli equilibri del Congresso, degli Usa e un po’ dei prossimi anni per tutti noi: per il Senato Texas, Alaska, Ohio, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Carolina del Nord e del Sud; per la Camera i distretti cruciali saranno 18 distribuiti tra Florida, California, Texas, Ohio, Iowa, Kentucky. Michigan, Montana, North Carolina, Virginia e Pennsylvania. Dunque martedì giornata di relax, perché la nottata sarà lunghissima.

Intesa nel campo largo: primarie entro febbraio

Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno trovato l’accordo, almeno sulle tempistiche: dalla prossima settimana «inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre», mentre le primarie «si terranno entro il mese di febbraio». È quanto si legge in una nota congiunta dei leader del campo largo. Per quanto riguarda il programma, «parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di Governo alla destra». Quanto alle primarie, spiegano Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, c’è il comune «obiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista».

LEGGI ANCHE: Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?

Intesa nel campo largo: primarie entro febbraio
Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Trovato inoltre l’accordo per organizzare a dicembre, «mentre si discute questa pessima manovra», una mobilitazione a carattere nazionale «per l’alternativa a quattro anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima alla zero e aumentato le diseguaglianze».

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino

Sciopero e cortei in tutta Italia nel venerdì di protesta promosso dall’Usb contro carovita e riarmo: come prevedibile non stanno mancando gli incidenti. Cariche in piazza Castello a Torino da parte delle forze dell’ordine contro il corteo degli studenti e degli antagonisti: azionati anche gli idranti per respingere i manifestanti diretti verso la Prefettura. Prima della partenza della manifestazione per lo sciopero generale, un gruppo di agricoltori ha scaricato due bidoni di letame davanti al Municipio.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Corteo lungo la Tangenziale Est di Milano (Ansa).

A Milano occupata la Tangenziale Est

A Milano, dove sono circa 25 mila le persone scese in piazza, il corteo di protesta è arrivato sulla Tangenziale Est (chiusa preventivamente al traffico), rimasta bloccata per un’ora e mezza. I manifestanti sono poi rientrati in città dallo svincolo di Lambrate, per dirigersi verso piazza Leonardo Da Vinci.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Corteo a Roma (Ansa).

Tensioni in Veneto: feriti a Mestre e Vicenza

Tensioni in Veneto nei cortei organizzati contro il carovita. A Mestre (Venezia) sette poliziotti sono rimasti leggermente feriti, riportando contusioni e tagli, dopo il contatto con il corteo che cercava di sfondare il blocco del percorso della manifestazione. Tre invece i feriti tra i partecipanti al corteo di Vicenza: uno sarebbe stato colpito in testa da un lacrimogeno. A Treviso alcune uova colorate sono state lanciate contro la sede di Confindustria.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Tende piantate ai Fori Imperiali a Roma (Ansa).

Roma: tende ai Fori Imperiali e lancio di oggetti al Colosseo

A Roma i manifestanti hanno montato le tende ai Fori Imperiali dopo la conclusione del corteo di protesta. Lanci di oggetti contro le forze dell’ordine quando un gruppo di 300 manifestanti si è staccato ed è andato verso il Colosseo. Nel porto di Napoli i manifestanti hanno invaso pacificamente il varco Bausan. A Genova i manifestanti, come preannunciato, hanno occupato l’area portuale da dove poi raggiungeranno il centro. A Ravenna, come effetto del corteo organizzato dalla Filt Cgil, c’è stato il blocco operativo e del traffico del porto.

Dopo l’addio al gruppo Sae, Dimito si trasferisce da Del Vecchio

Dopo un’avventura lampo, durata giusto il tempo di tre settimane, Rosario Dimito ha già trovato la sua nuova destinazione lavorativa. E quale se non la realtà editoriale da settimane sulla bocca di tutti per l’intesa campagna acquisti del suo padrone, Leonardo Maria Del Vecchio? Sì, anche Dimito entra nella galassia di Qn, assunto con un contratto da editorialista.

Dopo l’addio al gruppo Sae, Dimito si trasferisce da Del Vecchio
Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

Il big delle pagine di economia quest’estate aveva lasciato Il Messaggero per trasferirsi, da settembre, al gruppo Sae di Alberto Leonardis, con l’incarico di fare contenuti per tutto il digital. Dopo appena 21 giorni, però, la brusca separazione. Qualcuno aveva rivisto Dimito nei paraggi di via del Tritone, a Roma, sede del suo vecchio quotidiano. Ma per lui niente ritorno all’ovile. Dopo l’esperienza flash a Torino, si passa alla corte di Lmdv. Al quale consigliamo, attento com’è a ricoprire i giornalisti di benefit e lauti stipendi, di non tralasciare alcun comfort, soprattutto quando si parla di stanze di alberghi…

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere


Arci Milano rischia di chiudere per via del contenzioso col Comune di Sesto San Giovanni. Il casus belli è rappresentato dal debito di quasi 400 mila euro che l’associazione ha accumulato nei sette anni in cui ha gestito il Carroponte, peraltro trasformandolo da area abbandonata a sede dei concerti dei più rinomati artisti internazionali.

La proposta di saldarlo attraverso un piano di rientro in 10 anni

L’arretrato nasce dal consumo di energia elettrica, calcolato solo a posteriori perché con l’amministrazione di centrosinistra non si era pensato a installare contatori separati per spettacoli ed eventi targati Arci. L’associazione inizialmente ha contestato l’ammontare del debito, ma dopo la sentenza sfavorevole della Cassazione si propone di saldarlo attraverso un piano di rientro in 10 anni.

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere
Il logo di Arci Milano.

Tuttavia il Comune – nel frattempo passato al centrodestra, con la storica svolta del 2017 – non sente ragioni. Il sindaco leghista Roberto Di Stefano sostiene di non poter accettare il pagamento a rate, se non vuole essere sanzionato dalla Corte dei conti per danno erariale.

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere
Il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano (foto Imagoeconomica).

Arci a sua volta ha presentato un ricorso al Tar e un esposto alla stessa Corte dei conti, affermando che l’amministrazione non verrebbe intaccata nei propri interessi, visto che in caso di mancato pagamento anche di una sola rata scatterebbe la procedura per il saldo del debito residuo. I vertici dell’associazione parlano di «scelta politica» e di un «comportamento da campagna elettorale», visto che nella primavera 2027 si torna a elezioni e, con Di Stefano non ricandidabile, il centrodestra cercherà un terzo successo consecutivo che non è per nulla scontato.

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa

Propaganda, disinformazione e intelligenza artificiale. Un mix esplosivo ha travolto la campagna elettorale delle midterm americane in programma il 9 novembre. Non soltanto un test cruciale per il futuro politico di Donald Trump: queste elezioni di metà mandato sono anche le prime in cui l’IA ha raggiunto una potenza di fuoco tale da poter influenzare davvero le decisioni degli statunitensi. Eppure non è passato così tanto tempo dall’ultima volta in cui i cittadini sono stati chiamati alle urne. Erano le Presidenziali del 2024, Trump contro Kamala Harris. Solo che nel frattempo, in appena due anni, le grandi piattaforme social, dove milioni di elettori si informano, sono pericolosamente progredite a livello tecnologico: oggi YouTube, Facebook, Instagram, TikTok e X possono contare su sistemi avanzati basati sull’intelligenza artificiale. Per non parlare di Google, che con l’IA genera riassunti dei profili dei candidati, mentre chatbot come ChatGPT (di OpenAI) o Claude (Anthropic) sono diventati gli strumenti preferiti di chi cerca notizie sul web. E tutto questo come ha cambiato le regole del gioco?

«Ci stiamo addentrando in un territorio sconosciuto»

I politici e i loro staff ricorrono ormai sistematicamente all’intelligenza artificiale per creare contenuti propagandistici. Col rischio (e in alcuni casi proprio la spudorata intenzione) di somministrare agli utenti una dose massiccia di fake news, minacciando così l’integrità del voto. Frances Haugen, l’ex ingegnera di Facebook che ha svelato la tossicità della piattaforma di Mark Zuckerberg, ha spiegato al Guardian che «ora è possibile condurre una campagna d’informazione con una qualità che nel 2016 era impossibile, e a un prezzo molto, molto basso». L’esperto di politica digitale Deen Freelon ha detto al New York Times che «ci stiamo addentrando in un territorio sconosciuto».

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa
Mark Zuckerberg (Ansa).

I soldi spesi nell’IA sono passati da 50 mila dollari a 137 milioni…

Sarà pure sconosciuto, ma, a quanto pare, questo territorio non spaventa i candidati alle midterm, specialmente i repubblicani di Trump. Del resto, nell’IA hanno trovato un’arma micidiale per plasmare la percezione che i cittadini hanno dei loro antagonisti alle urne. Così, come segnala Wesleyan Media Project, che monitora la pubblicità politica negli Usa, soltanto nel 2026 i candidati di entrambi i partiti hanno speso più di 137 milioni di dollari per generare, tramite l’intelligenza artificiale, oltre 220 annunci, il 70 per cento dei quali senza alcuna etichetta che avvertisse della creazione attraverso l’IA. E pensare che l’investimento in questo campo era quasi nullo nella tornata precedente: meno di 50 mila dollari.

L’80 per cento di questo materiale è di produzione repubblicana

Non sorprende constatare, poi, che l’80 per cento di questo materiale è di produzione repubblicana. Certo, Trump (o chi per lui del suo staff) da tempo inquina il dibattito pubblico con le sue clip provocatorie che periodicamente danno forma alla sua visione del mondo. Da quella che promuoveva la costruzione del lussuoso resort a Gaza, sopra i cadaveri dei palestinesi uccisi, a quelle in cui umiliava chi ha osato manifestare contro la sua deriva autoritaria. Fino al video in cui il presidente si è trasformato in un personaggio dei Lego che, a tempo di rap, si vanta dei presunti risultati del suo secondo mandato. In tutto, di questi assurdi filmati ne sono stati contati almeno 60.

Intanto, la normalizzazione dell’IA ci ha messo poco a travalicare i confini dell’accettabile. Una delle vittime è stato il democratico James Talarico, che aspira a strappare ai repubblicani del Texas uno dei loro seggi più preziosi al Senato. Il suo rivale, Ken Paxton, ha fatto ricorso all’intelligenza artificiale per creare uno spot in cui gli fa rivisitare, con parole sue, la Bibbia.

Talarico è finito nel mirino anche di Ryan Amacher, un provocatore di estrema destra nostalgico della Germania nazista, che ha pubblicato un audio deepfake in cui sembrava che il democratico fosse stato ricoverato in un centro di salute mentale.

Senza dimenticare l’inadempienza dei doveri da parte dei colossi tech, che negli ultimi anni, specialmente dopo la vittoria alle Presidenziali di Trump, hanno ridotto gli sforzi per individuare e neutralizzare i contenuti manipolati. Per esempio sia Meta sia YouTube, di proprietà di Google, hanno eliminato nel 2023 le politiche contro le bufale che sostenevano la tesi della frode nella vittoria di Joe Biden nel 2020.

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa
Donald Trump e Elon Musk (Ansa).

Musk, il più grande finanziatore della storia delle midterm

Come sottolineato da uno studio del Brennan Center for Justice, quei pochi meccanismi adottati da alcune aziende di intelligenza artificiale per arginare la disinformazione falliscono: sebbene smentiscano la teoria del complotto sulle elezioni rubate a Trump, la maggior parte dei chatbot non è in grado di identificare i deepfake, «nemmeno quando erano stati loro stessi a crearli». D’altronde, molte di queste società sono accusate di conflitto d’interessi per aver donato miliardi di dollari ai candidati in campo. L’esempio di Elon Musk è il più eclatante: il proprietario di X è il più grande finanziatore della storia delle midterm, avendo investito una cifra record compresa tra i 366 e i 446 milioni di dollari complessivi a sostegno della causa conservatrice.

Maria Rosaria Boccia presenta querela in Procura: teme di essere spiata

Gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, legali di Maria Rosaria Boccia, hanno presentato una querela alla Procura di Torre Annunziata (Napoli), in cui viene ipotizzata una possibile manomissione del telefono cellulare dell’imprenditrice e dei dispositivi collegati.

Boccia dice di non riuscire a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo

Boccia, stando alla querela, non riesce a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo, assieme a lei coimputato davanti al Tribunale di Roma nel processo scaturito dalla denuncia per interferenze illecite presentata dall’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e dalla moglie, la giornalista Federica Corsini. Boccia ha pertanto chiesto di verificare se il suo smartphone sia stato oggetto di manomissioni eseguite da remoto e dunque l’eventuale sussistenza del reato di intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche attraverso l’uso di software malevoli. Alla querela sono state allegate una serie di schermate di chat su WhatsApp e la documentazione relativa al procedimento penale che vede imputati Boccia e Tarallo.

Stellantis riorganizza la comunicazione in Italia

Riorganizzazione del team di comunicazione di Stellantis in Italia, diretto da Claudio D’Amico, tramite la redistribuzione degli incarichi tra cinque manager (operativi dal primo novembre) e l’accorpamento della gestione delle relazioni con la stampa di diversi marchi del gruppo.

I movimenti nel team di comunicazione di Stellantis in Italia

Dal primo novembre Marco Freschi, finora PR Manager di Fiat, Abarth, Fiat Professional, Stellantis Pro One, Stellantis Fleet & Business, assumerà l’incarico di PR Manager di Citroen e DS Automobiles. Andrea Gualano, già PR Manager di Jeep, Dodge e Ram, assumerà lo stesso ruolo per Fiat, Abarth, Fiat, Fiat Professional e Lancia. Marco Pontida entrerà in carica come PR Manager di Peugeot, mantiene lo stesso ruolo per Alfa Romeo. Stefano Virgilio diventerà PR Manager di Pro One e di Stellantis B2B, mantenendo l’incarico per Opel. Erika Camelin, che resterà PR Manager di Leapmotor, assumerà pure l’incarico di PR Manager di Parts & Service.

Crédit Agricole in Italia, i risultati dei primi nove mesi del 2026: utile netto a 1,5 miliardi

Sono stati presentati i risultati dei primi nove mesi del 2026 del gruppo Crédit Agricole in Italia, che ha conseguito un utile netto pari a 1,526 miliardi di euro, confermando l’Italia come secondo mercato domestico per Crédit Agricole, con una crescita dei ricavi pari a 4 miliardi di euro (+4,5 per cento a/a). La performance del Gruppo guidato da Hugues Brasseur, amministratore delegato di Crédit Agricole Italia e senior country officer, si riflette nel sostegno all’economia reale con un totale finanziamenti pari a 105 miliardi di euro (+3,9 per cento a/a) e una raccolta complessiva stabile a 348 miliardi di euro. Il Gruppo ha in Italia oltre 6 milioni di clienti e 16 mila collaboratori.

Utile netto di Crédit Agricole Italia a 708 milioni

Anche Crédit Agricole Italia ha presentato i risultati relativi ai primi nove mesi del 2026. L’utile netto consolidato si attesta a 708 milioni di euro, in crescita del 2,1 per cento su base annua. La banca ha continuato ad affiancare famiglie e imprese con un’offerta di prodotti e servizi ampia e completa, facendo leva sulle sinergie con tutte le società del Gruppo presenti in Italia. Il dinamismo commerciale è confermato dall’espansione della base clienti (+3 per cento a/a), con 152 mila nuove acquisizioni, risultato sostenuto dal costante contributo del canale digitale (38 per cento). La patrimonializzazione si conferma solida. Common equity tier 1 e total capital ratio si attestano, rispettivamente, a 13,3 per cento e 18,1 per cento, mantenendo un ampio margine rispetto ai requisiti minimi assegnati dalla Bce. A livello globale, il Gruppo Crédit Agricole ha ottenuto nei primi nove mesi del 2026 un utile netto di 8,302 miliardi, con ricavi pari a 31,378 miliardi di euro.

L’inflazione a ottobre sale al 5,4 per cento: record dal 2023

Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat, a ottobre l’inflazione ha accelerato ancora, tornando al livello registrato ad agosto 2023: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione pari a +0,9 per cento su base mensile e a +5,4 per cento su base annua, in forte aumento rispetto al +4,2 per cento rilevato a settembre.

Inflazione oltre le attese con il caro energia

L’aumento, spiega l’Istat, è spinto soprattutto dalla ripresa dei beni energetici (la variazione tendenziale passa dal +22,6 per cento di settembre al +31,4 di ottobre), ancora influenzato dal quadro geopolitico internazionale, e dai rincari nel settore alimentare (in particolare i prodotti non lavorati, saliti da +5,5 per cento a +7,5) e nei servizi di trasporto (da +1,6 per cento a +3,1). Accelera anche il cosiddetto ‘carrello della spesa’ accelera (da +1,5 a +2,5 per cento) e l’inflazione di fondo si attesa a +2,0 per cento (da +1,6). L’inflazione acquisita a ottobre, per il 2026, risulta pari al +3,4 per cento.

Chi è il magnate ceco Michal Strnad, che ha offerto 30 miliardi per Delfin

https://www.lettera43.it/del-vecchio-lunico-giocattolo-che-leonardino-non-puo-comprare/Delfin ha rifiutato l’offerta del magnate ceco Michal Strnad, che il 20 ottobre aveva messo sul piatto 30 miliardi di euro per l’intero capitale della holding della famiglia Del Vecchio, la cui proprietà è molto frammentata: ognuno degli otto eredi detiene infatti il 12,5 per cento, e come noto, ci sono forti contrasti interni. La notizia, anticipata dal Domani, è stata confermata da Leonardo Maria Del Vecchio, secondo cui «il lavoro di una vita» del padre Leonardo, fondatore di Luxottica, «deve restare un patrimonio dell’Italia».

Strnadc è l’uomo più ricco della Repubblica Ceca

Strnad, che ha solo 34 anni, è l’uomo più ricco della Repubblica Ceca: nel 2018 ha rilevato dal padre Jaroslav (che a metà Anni 90 aveva fondato Excalibur Army, azienda specializzata nel recupero e nella commercializzazione di mezzi militari dismessi dopo la fine della Guerra Fredda) il controllo nel 2018 del gruppo Czechoslovak Group (CSG), attivo nella difesa, che oggi capitalizza circa 14,7 miliardi di euro. Come ha evidenziato l’Economist, il fatturato di CSG ha cominciato a lievitare nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina: il gruppo è infatti uno dei cardini della Czech Ammunition Initiative, programma promosso dal governo di Praga (e finanziato da diversi Paesi occidentali) per fornire munizioni a Kyiv.

Il colosso CSG è quotato in Borsa da gennaio

Della galassia di CSG, sbarcato a gennaio alla Borsa di Amsterdam, fanno parte oltre 100 aziende, appartenenti non solo alla difesa: dall’italiana Fiocchi, punto di riferimento a livello globale nella produzione di munizioni di piccolo calibro, a Kinetic Group, ramo delle munizioni di Vista Outdoor che comprende marchi statunitensi come Federal, CCI e Remington, fino a Tatra, storica casa automobilistica ceca, e l’italiana Armi Perazzi. Nel portafoglio di Strnad, diversificato attraverso una serie di investimenti del braccio finanziario Akipia, figurano anche la maggioranza del Viktoria Plzeň, squadra di calcio ceca, e il 14 per cento di Pirelli, acquisita dai cinesi di Sinochem per 987 milioni.

Binance, attacco hacker da 6,3 miliardi di dollari: sospetti sulla Corea del Nord

Il colosso delle criptovalute Binance è stato colpito da un attacco hacker che ha coinvolto fondi per circa 6,3 miliardi di dollari, cifra oltre quattro volte superiore a quella sottratta alla piattaforma Bybit nella più grande operazione di questo tipo registra finora. Binance, principale exchange di criptovalute al mondo per volume di scambi giornalieri, ha fatto sapere di aver congelato circa la metà degli asset e che non sarebbero state sottratte le private keys, cioè i codici univoci che permettono agli utenti di operare. Resta comunque enorme la portata dell’attacco: dietro ci sarebbe la Corea del Nord.

Tutte le strade portano a Pyongyang

Negli ultimi cinque anni, il settore delle criptovalute è stato colpito da perdite ingenti causate dagli hacker. Anche escludendo gli asset congelati, il furto denunciato da Binance supera ampiamente quello da 1,5 miliardi di dollari ai danni della piattaforma Bybit, avvenuto nel 2025. All’epoca, il colpo record ai danni fu attribuito a un gruppo di hacker noto come TraderTraitor, legato alla Corea del Nord e parte di Lazarus Group, che nel 2014 fece parlare di sé per l’attacco informatico a Sony Pictures per ritorsione contro The Interview, commedia satirica che prendeva in giro il leader nordcoreano Kim Jong-un. E anche in questo caso tutte le strade portano a Pyongyang: è noto che il regime asiatico addestri e utilizzi team di hacker per condurre operazioni e recuperare preziose risorse finanziarie. Secondo l’azienda di analisi blockchain TRM Labs, diversi elementi dell’attacco a Binance presentano analogie con precedenti incidenti riconducibili alla Corea del Nord, tra cui proprio l’hackeraggio ai danni di Bybit avvenuto l’anno scorso.

Intesa Sanpaolo: avanti con l’offerta su Mps, pronta un’opa obbligatoria su Mediobanca

All’indomani dell’assemblea dei soci di Mps che ha bocciato la fusione con Mediobanca e le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, tramite una nota Intesa Sanpaolo ha confermato formalmente l’intenzione di proseguire con l’opas rivolta alla totalità delle azioni ordinarie di Monte dei Paschi di Siena. La decisione di procedere è una diretta conseguenza dell’esito dei voti assembleari di Rocca Salimbeni, che hanno respinto una serie di operazioni straordinarie alternative che avrebbero mutato l’assetto della banca senese, e da cui è uscito un “no” anche alla riduzione volontaria del capitale funzionale alla distribuzione straordinaria di riserve.

LEGGI ANCHE: Lovaglio, Mps e quella metafora calcistica che proprio non regge

Pronta un’opa obbligatoria su Piazzetta Cuccia

Il punto cruciale per il proseguimento dell’offerta di Intesa Sanpaolo riguardava la fusione per integrazione tra Mps e Mediobanca. L’istituto guidato da Carlo Messina ha infatti confermato la rinuncia alla relativa ‘condizione di efficacia’ posta originariamente l’8 giugno. L’offerta, di conseguenza, resta pienamente valida e non viene annullata dal mancato accordo con Piazzetta Cuccia. La nota diffusa chiarisce infine un ulteriore passaggio: nel caso in cui l’opas su Mps dovesse perfezionarsi con successo, la banca torinese promuoverà un’offerta pubblica obbligatoria sulle azioni ordinarie di Mediobanca che non sono attualmente detenute né da Monte dei Paschi né dalla stessa Intesa Sanpaolo.

Novaya Gazeta chiude in Russia: «Uccisi dalle autorità e dai servizi»

Novaya Gazeta, quotidiano classificato come agente straniero da Mosca, ha annunciato la cessazione delle attività in Russia dal 9 novembre. «Siamo stati uccisi. Il 9 novembre spegneremo le luci del nostro edificio, dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo. Il giornale non esiste più. Le autorità russe e i servizi segreti russi hanno costretto la redazione a cessare le attività», si legge sul sito del quotidiano. La testata era già sottoposta a limitazioni dal 2022. Parte della redazione aveva già lasciato il Paese, continuando a lavorare al progetto Novaya Gazeta – Europe.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?

Immaginate di essere un ciclista all’affannoso inseguimento di una maglia rosa nettamente più veloce e in forma. Non riuscendo a raggiungere il rivale in altro modo, un suo eventuale intoppo sarebbe la miglior notizia possibile, a patto di saperne approfittare. Mutatis mutandis, è quello che sta succedendo nella politica nazionale. Di fronte a un governo Meloni sempre più traballante, l’opposizione sembra talmente concentrata sui suoi problemi ombelicali da non comprendere nemmeno quale grande occasione si ritrovi davanti.

Il vandalismo che distrae dai veri motivi delle manifestazioni

I leader del centrosinistra sembrano immobili davanti a questo autunno caldissimo, con le piazze che insorgono contro le crescenti diseguaglianze sociali, i licei e le univeristà occupati da studenti angosciati dal futuro e il blocco dei tir al Sud che ha svuotato gli scaffali della grande distribuzione. O, meglio, difendono chi protesta con l’obiettivo di ampliare i consensi, senza però provare a dare la spallata al centrodestra. Ovviamente non tutte le colpe possono essere addossate al governo, ma ciò non rende meno evidente il suo stato confusionale.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Scontri e saccheggi in via Torino, a Milano (Ansa).

Se Matteo Salvini e Antonio Tajani ci hanno ormai abituati a gaffe in serie, anche la premier inizia a perdere colpi, come dimostra la grave sgrammaticatura istituzionale che l’ha opposta alla gip di Milano sulla scarcerazione di Youssef Siher, creatore della chat “Movimento 17 ottobre“. Da quella fatidica data abbiamo iniziato tutti a straparlare dei disordini milanesi e delle vetrine rotte, tralasciando alcuni elementi di sostanziale importanza.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Youssef Siher (Ansa).

Piantedosi non dovrebbe rendere conto della gestione delle piazze?

Le ragioni di fondo delle proteste non possono essere sottaciute a causa di chi le ha cavalcate con ben altre finalità. A maggior ragione le distruzioni non giustificano le violenze commesse dalle forze dell’ordine ai danni di manifestanti pacifici, in qualche caso minorenni, che paiono emergere da diversi video trasmessi anche da canali non certo anti-governativi, come quelli di Mediaset. Certamente si può e si deve auspicare che la magistratura faccia chiarezza sul punto.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Una macchina dei carabinieri presa d’assalto in Piazza Duomo (Ansa).

Sul piano politico, inoltre, ci sarebbero ragioni più che sufficienti perché il centrosinistra ne chiedesse conto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (rimasto da poco senza portavoce), che dovrebbe anche spiegare perché Milano non ha diritto ad avere i poliziotti che chiede da tempo: non si nasconda dietro i militari che, opportunamente arginati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non hanno gli stessi poteri nella tutela dell’ordine pubblico. Negli anni abbiamo visto richieste di dimissioni e mozioni di sfiducia per molto meno. Oggi invece le piazze urlano e il parlamento tace.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

Qualche eccezione? Arturo Scotto del Partito democratico, che in effetti ha attaccato il titolare del Viminale; un’interrogazione parlamentare del 29 ottobre firmata dai deputati dem Matteo Mauri e Debora Serracchiani; e prima ancora lo scontro, più a livello personale che altro, tra Piantedosi e il sindaco Beppe Sala, definito «radical chic» dal ministro. Con tutto il rispetto, si può fare di più.

La vera opposizione la stanno facendo… i cittadini

Non è nemmeno la prima volta che la vera opposizione al governo Meloni viene fatta direttamente dai cittadini. A marzo il flop del referendum sulla Giustizia aveva già chiaramente evidenziato un malumore diffuso nella società civile, non intercettato dai partiti del centrosinistra, la cui somma dei consensi è nettamente inferiore al numero di chi ha votato “No”.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Cartelli per il no alla riforma della giustizia (foto Imagoeconomica).

Con un clima del genere, a pochi mesi dalle elezioni, sarebbe naturale schierarsi pancia a terra con le ragioni della protesta, magari ponendosi come garanti della legalità per evitare che ulteriori violenze delegittimino i manifestanti. In fondo è proprio quello il posto naturale di un centrosinistra capace di essere al passo con i tempi, pur senza rinnegare le sue radici. L’agenda del campo largo però sembra leggermente diversa.

Gli scontri fratricidi tra Schlein e Conte portano solo guai

Ormai da mesi viene raccontato il minuetto della rivalità tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, per nulla risolta dalla fuga in avanti della segretaria dem nell’ultima assemblea del partito. La sua candidatura a premier con le primarie o senza nasconde un sottotesto di timore, perché ai gazebo non è detto che tutti gli elettori del Pd preferiscano lei al leader del Movimento 5 stelle: i nemici interni sono tanti e determinati.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Giuseppe Conte nello studio di 5 minuti di Bruno Vespa, con l’immagine di Elly Schlein sullo sfondo (foto Imagoeconomica).

Come se non bastasse questo dualismo, tempo ed energie se ne vanno nella composizione del mosaico in vista delle elezioni, col prestito di Andrea Crisanti per agevolare l’ingresso di Rifondazione comunista in parlamento e gli immancabili sommovimenti al centro, dove la cementazione della sterminata galassia che va da Matteo Renzi ad Alessandro Onorato, passando per Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, richiede una pazienza degna di Giobbe.

Primarie addirittura il 14 marzo? Altro assist a Meloni

Una pazienza che certamente non si può chiedere agli elettori, i quali hanno ben altri problemi quotidiani da risolvere. Chissà se la cosa è percepita anche dai leader che, clamorosamente, ora meditano di spostare le (eventuali) primarie addirittura al 14 marzo. Questo continuo rinvio è doppiamente pericoloso. Nel caso di elezioni anticipate, in pratica si azzererebbe lo spazio della campagna elettorale, a tutto vantaggio di Meloni.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Quando ci saranno le primarie del Pd? (foto Imagoeconomica).

Oltretutto ci sarebbero delle ripercussioni a livello locale, perché tutto è congelato fino a nuovo ordine da Roma. Ma a Milano, dove il centrosinistra nella corsa al dopo Sala può perdere solo infilando una serie clamorosa di autogol, si attende il via libera ormai da tempo. Continuare a fare melina rischia davvero di aumentare la demotivazione degli elettori. Una scelta tafazziana, soprattutto in un’epoca di preoccupante astensionismo.

Star Trek: È morto Patrick Stewart, il capitano Picard di Star Trek

È morto Patrick Stewart, il capitano Picard di Star Trek

L’attore britannico, indimenticabile Jean-Luc Picard di Star Trek: The Next Generation e Professor Xavier degli X-Men, è morto a 86 anni. Una carriera straordinaria, dal teatro shakespeariano alla fantascienza, che ha attraversato oltre sessant’anni di spettacolo.

Dopo Water Koenig un altro grandissimo lutto colpisce la community di Star Trek.  È morto mercoledì 28 ottobre 2026, all’età di 86 anni, Patrick Stewart, uno degli attori più amati dal pubblico della fantascienza, interprete del capitano Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation e del professor Charles Xavier nella saga cinematografica degli X-Men. La notizia è stata diffusa il giorno successivo dalla famiglia. L’attore si è spento nella sua casa di Los Angeles, accanto alla moglie Sunny Ozell, dopo... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - SERIE TV - Star Trek - 30 ottobre 2026 - articolo di Redazione