Scafatese, blitz a Catania

di Davide Villa

CATANIA -SCAFATESE 1-2 CATANIA (4-2-3-1): Rinaldi; Ierardi Quaini, Perrotta, Donnarumma (45’ Bruzza- niti); Vallocchia, Torrasi (73’ Corbari); Lunetta (79’ Ma- sciangelo), Cavuoti (62’ Insi- gne), Cicerelli; Russo (79’ Coda). All: Emilio Longo SCAFATESE (4-3-3): Forte; Guerra (63’ Ferrara), Scogna- miglio, Suhs (70’ Bacchetti), Novella; Proia (63’ Esposito), Tripi, Toscano; Palmieri (63’ Ortisi), Volpicelli (79’ Con- vitto), Emmausso. All: Mi- chele Zeoli

ARBITRO: Erminio Cerbasi di Arezzo(Assistenti: Roberto Meraviglia di Pistoia e Usman Ghani Arshad di Ber- gamoQuarto ufficiale: Si- mone Gavini di Aprilia. Operatore FVS: Riccardo Le- otta di Acireale)

RETI: 16’ Emmausso (rig), 54’ Russo, 90’ Toscano
NOTE: Ammoniti Toscano (S), Forte (S), Bruzzaniti (C), Palmieri (S), Lunetta (C), Em- mausso (S). Espulso: Em- mausso (S). Calci d’angolo: 7-5. Recupero: 5’ pt, 7’st CATANIA – Un tempo si sa- rebbe esclamato “Clamoroso al Cibali. Oggi, nel nuovo Massimino, a essere clamo- rosa è la Scafatese.

Un eurogol di Marco Toscano allo scadere permette ai

campani di espugnare il Massimino di Catania e di conquistare la prima vittoria in questo campionato di Serie C Sky Wi Fi. Una vittoria di cuore e di polmoni di una squadra che non ha alzato bandiera bianca durante la ripresa, ha tenuto botta nei migliori momenti dei sici- liani e poi è andata a pren- dersi i tre punti nel momento decisivo.

Davanti al pubblico delle grandi occasioni (15.119 spet- tatori al Massimino) i cana- rini passano in vantaggio nella prima frazione con il ri- gore procurato da Palmieri e trasformato da Emmausso. Nella ripresa i padroni di casa alzano il baricentro e riescono a trovare il pareggio con Russo. La Scafatese sem- bra non averne più mentre Longo inserisce nella mi-

schia anche Coda e Insigne, ma col passare dei minuti i gialloblù recuperano ener- gie, anche trascinati da Tripi e Toscano in serata di grazia che tengono botta a centro- campo. E proprio Marco To- scano pesca il jolly dalla distanza che vale vittoria, tre punti, un’altra nottata storica dopo quella dell’Arechi e, so- prattutto, anche la fiducia nei propri mezzi.

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Banca Monte Pruno e “Ponti di Comunità

La Banca Monte Pruno ha preso parte a “Ponti di Comunità – L’Università incontra il territorio”, l’iniziativa promossa dall’Università degli Studi di Salerno, dal Laboratorio scientifico internazionale CCiSuD – Cambiamenti culturali, disuguaglianze e sviluppo sostenibile e realizzata in sinergia con la Fondazione Universitaria dell’Università di Salerno, che si è svolta a Penta, frazione di Fisciano. Un appuntamento dedicato al confronto tra Università, istituzioni, realtà associative e comunità locale, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo e costruire nuove prospettive di sviluppo a partire dalle identità, dalle risorse e dalle esigenze del territorio. L’incontro, aperto dai saluti istituzionali del dott. Vincenzo Sessa, Sindaco di Fisciano, ha visto gli interventi, tra gli altri, del Magnifico Rettore dell’Università degli Studi di Salerno Virgilio D’Antonio, della prof.ssa Paola Adinolfi, Presidente della Fondazione Universitaria dell’Università di Salerno, della prof.ssa Giovanna Truda, Responsabile scientifica e promotrice del progetto e Direttore del Laboratorio CCiSuD, del prof. Gianfranco Macrì, Direttore del Dipartimento di Scienze Politiche e della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno, e del dott. Cono Federico, Direttore Generale della Banca Monte Pruno, protagonista del panel dedicato a “Istituzioni, territorio e sviluppo” insieme al dott. Aldo Caggiano e al dott. Giorgio Marchese.La serata è stata inoltre arricchita da momenti dedicati alla memoria e all’identità della comunità di Penta, con testimonianze, una mostra fotografica e documentaria e un momento conclusivo di convivialità in piazza. “Il rapporto tra Università e territorio rappresenta una delle condizioni fondamentali per generare sviluppo, soprattutto quando questo rapporto riesce a trasformarsi in collaborazione concreta. La conoscenza, le competenze e la capacità di fare rete diventano strumenti preziosi per leggere i cambiamenti e costruire nuove opportunità per le comunità. La Banca Monte Pruno crede da sempre nel valore delle relazioni e nella necessità di sostenere quei percorsi capaci di mettere insieme istituzioni, mondo accademico, imprese, associazioni e cittadini. ‘Ponti di Comunità’ rappresenta pienamente questa visione: costruire ponti significa creare connessioni che possano produrre valore e lasciare prospettive positive alle generazioni future”, ha dichiarato Cono Federico, Direttore Generale della Banca Monte Pruno.Il progetto, come sottolineato da UniSA, nasce proprio dalla volontà di portare l’Università fuori dalle proprie aule e avvicinarla ai luoghi e alle comunità, valorizzando memoria, identità, capitale umano e sociale e conoscenza come elementi fondamentali per uno sviluppo sostenibile.

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“Gusta Marina”, lII edizione del festival dello street food di mare e non solo

La cittadina porta della Costiera Amalfitana si prepara ad accogliere la seconda edizione di Gusta Marina che animerà la frazione Marina dal 16 al 20 settembre 2026. Un appuntamento di cinque giorni pensato per celebrare la tradizione marinara, i profumi e le eccellenze gastronomiche del territorio. Piazza Mons. Attilio Della Porta sarà la location che ospiterà i numerosi stand che proporranno il meglio della cucina locale per celebrare i profumi e le eccellenze gastronomiche del territorio, tra piatti di mare e le delizie della pasticceria e della gelateria nostrana. La manifestazione è organizzata dalla Pro Loco di Vietri sul Mare con il patrocinio del Comune di Vietri sul Mare, la preziosa collaborazione delle associazioni Ristoratori di Vietri sul Mare, Vivere Vietri e Commercianti di Vietri sul Mare ed il supporto de La Fonte di Enzo Benincasa, Famiglia Pagano Vini 1968, F Auto, Amalfitana Viaggi, Studio Odontoiatrico Dott. Russo & Dott.ssa Marika Torricella, Colliery green srl, La Badia Group, Antica Ceramica Avallone, Restyling Car, Eco Coast, Klaus, Hotel Bristol, Vietri Rent, Studio Gaeta & Associati, Nobile Pomodori, Cattolica Assicurazioni, CP Fire, Santoro Grafiche, Creative HUB. Durante i cinque giorni di Gusta Marina, partire dalle ore 19,00, in Piazza Mons. Attilio Della Porta ci saranno gli stand dedicati alle migliori specialità di pesce e alle ricette tipiche della marineria locale, reinterpretate in chiave street food per consentire a visitatori e turisti di passeggiare degustando i sapori del mare. L’assortita l’offerta enogastronomica sarà garantita da Il Risorgimento, Alla Zeppola Dorata, Ristorante Pascalò, Ristorante Pizzeria Antica Bagnara, Marcina Pizzeria e Ristorante, Ristorante Benvenuti a Bordo, Ristorante Dal Pescatore, Eco del Mare Bar Gelateria, Arca Restaurant, Acqua Pazza Gourmet, Roda Bar, Pizzeria I Due Fratelli, Ristorante Pizzeria Vetus, Early Fruit, Ristorante Acqua Marina, Due Rive, Accurso Eventi. Non mancherà la parte dedicata all’intrattenimento. Durante i cinque giorni dell’evento ogni sera ci sarà un appuntamento live music: 16 settembre: Pro Events Entertainment; 17 settembre: Via Toledo;18 settembre: Coldplayer; 19 settembre: Arte in Movimento – Musical Show, Mixed by Erry; 20 settembre: Mamma Mia! Italian Dance Party.

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Intelligenza artificiale, all’Unisa presentato il Summit AI di Pompei

L’Intelligenza Artificiale che influisce e modifica il comportamento dell’uomo rispetto ai cambiamenti futuri. E’ uno dei temi affrontati all’Università di Salerno, dove è stata presentata la seconda edizione dello “Human Driven AI Summit”, in programma al Centro Congressi Nexus a Pompei (Napoli) il 18-19 settembre, evento ideato e promosso da Associazione Human Driven AI, con il patrocinio del Comune di Pompei, della stessa Università di Salerno, dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, dell’Università della Calabria, del Club Dirigenti Tecnologie dell’Informazione.
“L’evento di oggi introduce il Summit Human Driven Artificial Intelligence, che pone al centro una riflessione ormai imprescindibile: comprendere come l’Intelligenza Artificiale stia trasformando non solo i contesti sociali, tecnico-scientifici e imprenditoriali, ma anche il modo in cui dobbiamo prepararci ai cambiamenti futuri”, ha spiegato il vice rettore dell’Università di Salerno, Pietro Campiglia, “L’AI è già ampiamente utilizzata nella ricerca scientifica, dalla farmaceutica alla sanità, fino all’agricoltura, ma il tema decisivo riguarda soprattutto la formazione dei giovani.
Saranno loro a dover utilizzare e governare questi strumenti con crescente consapevolezza ed efficacia. Per questo anche le Università, come sta facendo l’Università di Salerno, sono chiamate ad aggiornare continuamente la propria offerta formativa, integrando le tecnologie emergenti nei diversi percorsi di studio e preparando gli studenti alle nuove professionalità e agli scenari occupazionali che li attendono. L’Università di Salerno è partner del Summit perché questa iniziativa mette al centro l’uomo che ha necessità di maturare consapevolezza di supporti tecnologici in continuo cambiamento”.
Il fondatore dell’evento Giovanni Sapere, tecno-umanista, direttore editoriale della rivista The Patent Magazine e ideatore del C-NDA Protocol, il sistema per la protezione delle idee nell’era dell’AI, ha detto che “il summit non è un evento che parla solo di tecnologia, ma un luogo dove i protagonisti del cambiamento si siedono allo stesso tavolo per confrontarsi su come stanno reinventando i propri mestieri”.
Alla due giorni sull’Intelligenza Artificiale in programma a Pompei il 18-19 settembre sono previsti oltre venti panel, alla presenza di oltre 40 relatori che discuteranno di temi come legal tech, sanità digitale, robotica industriale, lotta alla disinformazione, AI Act, cybersecurity. Interverranno anche scienziati, imprese, istituzioni, centri di ricerca internazionali.

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Patriarca (FI), da Campania altri fondi per disoccupati senza rimuovere irregolarità

“I disoccupati e gli inoccupati della Campania non possono essere illusi con nuovi stanziamenti se prima non vengono rimosse le cause che hanno determinato la sospensione del progetto a loro destinato”. Lo dichiara in una nota la deputata di Forza Italia Annarita Patriarca a proposito della decisione della Regione Campania di destinare oltre 8,3 milioni di euro alla prosecuzione dell’intervento rivolto ai disoccupati e agli inoccupati di lunga durata dell’area metropolitana di Napoli. “Su quel progetto Sviluppo Lavoro Italia ha investito l’Ispettorato nazionale del lavoro dopo averlo sospeso per gravi, diffuse e sistematiche irregolarità e difformità – aggiunge -. Stanziare altri milioni senza avere prima fatto chiarezza e, soprattutto, senza avere eliminato i problemi che hanno prodotto quelle storture significa creare le condizioni perché tutto possa ripetersi. Non è questa la tutela che meritano i tirocinanti e non è questo il rigore che deve accompagnare l’utilizzo delle risorse pubbliche, soprattutto quando sono destinate a cittadini in condizioni di difficoltà”.

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Salerno, inaugurata la nuova palestra della scuola Buonocore:

Una nuova palestra a disposizione degli alunni del plesso Vincenzo Buonocore di via Calenda, appartenente all’Istituto comprensivo Calcedonia-Tommaso D’Aquino. Questa mattina il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca ha inaugurato lo spazio destinato alle attività motorie, atteso da anni dalla comunità scolastica.

«Finalmente garantiamo ai nostri ragazzi il diritto alla salute, che finora non aveva trovato una risposta adeguata», ha dichiarato la dirigente scolastica Anna Martulano, ringraziando il primo cittadino per la realizzazione dell’intervento.

La palestra è stata realizzata in circa due mesi di lavori. Il sindaco ha rivolto un ringraziamento agli uffici e alle maestranze comunali impegnati nel completamento dell’opera: «Siamo riusciti a compiere un piccolo miracolo».

Nel corso della cerimonia, De Luca ha ribadito l’impegno dell’Amministrazione sul fronte dell’edilizia scolastica, ricordando il pacchetto di interventi strutturali programmato per ammodernare gli istituti cittadini.

«Vogliamo riservare la massima attenzione al mondo della scuola», ha concluso il primo cittadino. La nuova palestra consentirà agli studenti del plesso Buonocore di svolgere l’attività fisica in uno spazio dedicato e adeguato alle loro esigenze.

Il taglio del nastro ha sancito ufficialmente la consegna della struttura alla scuola e, come sottolineato da De Luca, ha rappresentato simbolicamente anche l’avvio del nuovo anno scolastico.

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Barletta-Salernitana, è ufficiale: si gioca al Puttilli alle ore 21

Adesso è ufficiale: Barletta-Salernitana si giocherà regolarmente allo stadio Cosimo Puttilli. A confermare la sede e l’orario della sfida è stata direttamente la SS Barletta 1922, attraverso un post pubblicato sui propri canali social.

La gara, valida per la quinta giornata del Girone C di Serie C, è in programma martedì 15 settembre alle ore 21. Vengono così definitivamente superati i dubbi delle ultime ore legati alla possibilità di disputare l’incontro in un altro impianto a causa delle problematiche riscontrate all’impianto di illuminazione del Puttilli.

La società biancorossa ha accompagnato l’annuncio con tutte le informazioni relative all’apertura delle biglietterie e dei botteghini, fornendo così anche le indicazioni operative per i tifosi che vorranno assistere alla partita.

Per la Salernitana si tratta del secondo impegno ravvicinato dopo la sfida interna contro il Potenza. La squadra di Serse Cosmi sarà dunque chiamata a smaltire rapidamente le energie e a preparare la trasferta pugliese con l’obiettivo di dare continuità al successo conquistato all’Arechi.

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Salerno, il Prefetto Esposito incontra il Console Usa Flynn:

Turismo, sviluppo infrastrutturale e sicurezza. Sono stati questi i principali temi al centro dell’incontro che si è svolto in Prefettura a Salerno tra il Prefetto Francesco Esposito e il Console Generale degli Stati Uniti d’America a Napoli, Terrence Flynn.

Il colloquio, improntato alla cordialità, ha offerto l’occasione per analizzare il forte incremento dei flussi turistici statunitensi verso il territorio salernitano, una crescita sostenuta anche dall’espansione del traffico crocieristico e dall’operatività del nuovo Aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi.

Nel corso dell’incontro si è parlato inoltre delle prospettive legate allo sviluppo delle infrastrutture, con un approfondimento sullo stato di attuazione degli investimenti finanziati dal PNRR e sulle ricadute che questi interventi possono avere sul territorio.

Ampio spazio anche al tema della sicurezza, alla luce dell’attuale scenario geopolitico internazionale e della necessità di mantenere elevati i livelli di attenzione e cooperazione.

Il Prefetto Esposito ha quindi richiamato le profonde radici storiche del rapporto tra Salerno e gli Stati Uniti, ricordando in particolare lo storico sbarco dell’Operazione Avalanche del 1943, episodio che rappresenta uno dei momenti più significativi della storia contemporanea della provincia.

L’incontro si è concluso con l’impegno condiviso a rafforzare la collaborazione tra le istituzioni nei prossimi mesi, proseguendo lungo un percorso di confronto sui temi di comune interesse e sulle opportunità di sviluppo dei rapporti tra il territorio salernitano e gli Stati Uniti.

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La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?

Nel regolamento de Il Mondo al Contrario, i Team Vannacci sono presentati come parte di una strategia di «guerra asimmetrica», nella quale forze minoritarie ma agguerrite agiscono di sorpresa, «colpendo l’avversario». La macchina politica di Roberto Vannacci si autodefinisce con il lessico dei manuali militari. Prendiamoli in parola, allora. E leggiamola con lo strumento adatto: un manuale vero.

Cosa sono le operazioni psicologiche

Si intitola Mind Weavers, “i tessitori di menti”, ed è uscito a Islamabad nell’aprile 2024. Lo firma Fahd Ayub, militare pakistano. Nel manuale l’autore spiega come si progetta una psy-op: come si sceglie il bersaglio, come lo si studia, come lo si lavora, come si misura il risultato. Ma che cos’è una psy-op? In parole povere è un insieme di strategie messe in atto per influenzare emozioni, comportamenti e opinioni di un gruppo o di una popolazione. Prima si studiano paure, frustrazioni e abitudini dei soggetti. Poi si somministrano stimoli a dosi calibrate, uno alla volta. Ogni messaggio è un mattone che si ha l’impressione di aver posato in autonomia. E alla fine il muro nemmeno si vede. Ayub condensa questa tecnica in un’immagine: gli schiavi possono ignorare perfino l’esistenza del padrone. Ora proviamo a leggere le tappe dell’avventura vannacciana attraverso questa lente.

La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?
La copertina di Mind Weavers.

Le tappe: dal Mondo al contrario a Futuro Nazionale

Agosto 2023. Un generale in servizio pubblica tramite la piattaforma in self-publishing Il mondo al contrario. Costo editoriale contenuto. Resa: settimane di prime pagine, oltre 230 mila copie vendute e una seconda edizione curata dalla casa editrice Il Cerchio con la prefazione di Francesco Borgonovo. Diritti d’autore stimati in quasi 1 milione di euro. Un’operazione che nel manuale di Ayub ricorda lo stimolo d’innesco, la provocazione costruita perché sia il pubblico a selezionarsi da solo. Chi si indigna amplifica. Chi applaude alza la mano, e si fa contare. Il titolo stesso scelto da Vannacci taglia il mondo in due: noi del mondo dritto, loro che l’hanno rovesciato.

La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?
Roberto Vannacci presenta Il mondo al contrario (Imagoeconomica).

Giugno 2024. Alle Europee, Vannacci viene candidato da indipendente nelle liste della Lega ottenendo 555.980 preferenze totali, il secondo in assoluto più votato in Italia dietro Giorgia Meloni. È una dinamica simile a quella che Ayub descrive quando parla di scelta del veicolo: cerchi un gruppo già organizzato, con simboli, sedi e platee, ci entri e sali.

La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?
Roberto Vannacci con Matteo Salvini in campagna elettorale per le Europee (Imagoeconomica).

Aprile-maggio 2025. Vannacci prende la tessera della Lega e poco dopo Matteo Salvini lo nomina, tra le polemiche interne, vicesegretario. Intanto, all’esterno del partito cresce la rete con il suo marchio: l’associazione Il Mondo al Contrario e i Team Vannacci della «guerra asimmetrica». Dieci tesserati minimo, un team leader, nomi come “Decima Laghi” e “Decima Bustense”. Tessera a 20 euro. Così Vannacci costruisce un proprio fortino all’interno della casa che lo ospita. Una dinamica analoga a quella descritta nel manuale: il gruppo che ti ospita si conquista dall’interno, e intanto ti prepari la struttura tua, per il giorno in cui non ti servirà più.

La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?
Matteo Salvini consegna la tessera della Lega a Roberto Vannacci (foto Imagoeconomica).


Febbraio 2026. La scissione. Nasce Futuro Nazionale. A giugno si tiene il congresso a Roma, tesseramento dichiarato dal partito a quota 100 mila iscritti. Vannacci accoglie i suoi definendoli i rifiuti degli altri, “la sporca dozzina”, «la feccia». Nel suo libro, Ayub parla di coesione per marchio d’infamia: prendi l’insulto che il tuo pubblico riceve e trasformalo in divisa; l’esclusione diventa orgoglio, il gruppo si salda proprio sulla ferita.

LEGGI ANCHE: Il Vannacci delle rozze ovvietà. Come si smonta la sua comunicazione velenosa?

Giugno 2026. Il sorpasso: i sondaggi danno Futuro Nazionale sopra la Lega. Ora l’ha praticamente doppiata, superando anche Forza Italia. L’ospite è svuotato. Alle Comunali di Vigevano accade una cosa piccola ma significativa. Furio Suvilla, il candidato di Vannacci, resta fuori dal ballottaggio col 14,2 per cento e ordina ai suoi: scheda nulla o bianca. Secondo l’analisi dei flussi di YouTrend, su 100 elettori di Suvilla, 52 si sono astenuti, 41 hanno votato il candidato di Forza Italia e 7 quello del centrosinistra. Un dato che misura almeno in parte la capacità di incidere sul comportamento elettorale. Nel manuale di Ayub questo momento è compatibile con quello che viene definito l’indicatore di impatto. Ogni operazione seria misura i propri risultati, e il risultato qui è la prova che il pubblico risponde ai comandi.

La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Settembre 2026. Continuano gli attacchi alla «coerenza» della Lega (l’ultimo sulla giravolta di Matteo Salvini circa l’AfD) il partito che gli aveva aperto la porta.

Come può essere letto il caso-Egonu

Ogni tappa, da sola, è politica ordinaria. La sequenza intera, letta alla luce del manuale, è un’operazione a fasi: sotto-operazioni concatenate, correzioni di rotta, un obiettivo che avanza un gradino alla volta. Ayub mette in guardia: il professionista si riconosce dalla pazienza del dosaggio. Anche qui le similitudini non mancano. Un esempio? Il caso Egonu. Ne Il Mondo al contrario, la campionessa di pallavolo è «italiana di cittadinanza», però «i suoi tratti somatici non rappresentano l’italianità». Bufera. Nelle uscite successive la frase si ripresenta con la premessa nuova: «Non sono razzista. Io ammiro Paola Egonu, sono orgoglioso dei suoi successi sportivi, ma…». Il contenuto delle due dichiarazioni è identico, la dose però è ricalibrata. Prima la formulazione brutale che apre il ciclo mediatico, poi la versione ammorbidita che consolida il messaggio presso il pubblico esitante. Anche Ayub descrive un comportamento simile: misura la reazione, aggiusta lo stimolo, prosegui (la querela di Egonu è stata archiviata: le frasi erano inappropriate e scorrette ma il tribunale di Lucca non ha ritenuto la condotta penalmente rilevante come diffamazione).

La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?
Nella combo, Roberto Vannacci e Paola Egonu (Ansa).

Le parole-cardine e la satira gentile

Poi ci sono le parole-cardine. Il manuale insegna a costruire i messaggi con le glittering generalities, generalità scintillanti: parole-virtù talmente gonfie di consenso da non aver bisogno di argomenti. Prendiamo termini come “normalità”, “buonsenso” e “patria”. Il trucco della propaganda sta nella vaghezza: ognuno può riempirle come vuole. Proprio per questo tutti si sentono d’accordo. Smontarle è facile: basta chiedere: «Sì, ma in concreto?». Se la risposta è un’altra parola scintillante, si è scivolati dentro il meccanismo. E infine c’è il sorriso. Il manuale dedica pagine alla satira gentile: la battuta abbassa le difese, il messaggio entra senza attrito. Anche quando l’ex generale sfotte o posta meme e video assurdi, qualcuno ride. Poi rifila il sondaggio in crescita. È il tema dell’inevitabilità: la vittoria raccontata prima che accada, per convincerti a salire sul carro. E una volta a bordo tutto il resto si accetta a scatola chiusa.

La strategia di Vannacci può essere spiegata come una psy-op?
Dalla pagina Fb di Roberto Vannacci.

Non solo Russia e Cina: come cambia la rete diplomatica di Kim Jong-un

Il primo ministro russo Mikhail Mishustin lo ha definito un «simbolo di amicizia». Il suo omologo nordcoreano Pak Thae-song ha parlato di un «evento storico». Russia e Corea del Nord hanno inaugurato un ponte stradale lungo il confine. Dietro la solida intesa tra Kim Jong-un e Vladimir Putin, così come nelle relazioni tra Pyongyang e Pechino, ci sono tuttavia esigenze strategiche più che ideologiche. Ed è questo che muove la nuova diplomazia di Kim, intenzionato a mantenere ottimi rapporti con il vicinato ma anche ad ampliare la sua rete di alleanze per acquisire influenza internazionale.

Non solo Russia e Cina: come cambia la rete diplomatica di Kim Jong-un
Kim e la figlia nel 2024 (Ansa).

Il ponte tra Russia e Corea del Nord

Il ponte Yakov Novichenko, intitolato all’ufficiale sovietico che nel 1946 salvò il primo leader nordcoreano Kim Il-sung da un attentato, collega Russia e Corea del Nord attraverso il fiume Tumen. Al netto della propaganda, la sua realizzazione è stata tutt’altro che lineare. L’inaugurazione prevista per il 19 giugno è slittata a fine agosto e i lavori sul lato russo risultavano completati solo al 65 per cento. Anche i costi sono lievitati: i 100 milioni di dollari inizialmente stanziati dal Cremlino sono raddoppiati. Presentato da Mosca e Pyongyang come un’infrastruttura commerciale e civile, il ponte potrebbe anche essere utilizzato per lo scambio di personale militare, di operai, di tecnologia bellica e risorse energetiche.

Non solo Russia e Cina: come cambia la rete diplomatica di Kim Jong-un
L’inaugurazione del ponte sul fiume Tumen (Ansa).

L’equilibrismo necessario di Kim tra Pechino e Mosca

Gli interessi però vengono prima dell’amicizia. Kim e Putin hanno infatti siglato un Trattato di partenariato strategico globale che, tra le varie aree di collaborazione, prevede una clausola di assistenza militare reciproca in caso di necessità. I legami con Mosca sembrano dunque solidi, ma dietro questa intesa ci sono due aspetti da considerare. La Corea del Nord sa innanzitutto di dover mantenere un equilibrio diplomatico tra Russia e Cina, evitando di avvicinarsi troppo a una delle due potenze per non compromettere i rapporti con l’altra.

Non solo Russia e Cina: come cambia la rete diplomatica di Kim Jong-un
Vladimir Putin con Kim Jong-un nel 2019 (Ansa).

Allo stesso tempo Kim non intende trasformare Pyongyang nel satellite di un alleato più forte. «L’allineamento tra Russia e Corea del Nord rimane fondamentalmente pragmatico e contingente, fondato più sulla convenienza a breve termine che su una solida architettura di alleanza», ha scritto l’Australian Journal of International Affairs. La diffidenza è evidente anche nei legami con la Cina. La sponda del Cremlino ha notevolmente accresciuto il senso di indipendenza nordcoreano dal Dragone, sfidando il quasi monopolio cinese sull’influenza geopolitica esercitata sul vicino. La convergenza tra Kim e Putin non è vista di buon occhio a Pechino, principale partner economico di Pyongyang (2,73 miliardi di dollari di interscambio commerciale nel 2025). Non farà inoltre piacere alla Cina la decisione della Corea del Nord di ricostruire le difese lungo il confine settentrionale tra i due Paesi, ripristinando campi minati. Ufficialmente per contrastare contrabbando ed espatri illegali, ma non esattamente un segnale di fiducia.

Non solo Russia e Cina: come cambia la rete diplomatica di Kim Jong-un
Xi Jinping con Kim Jong-un (Ansa).

Dal Vietnam alla Tanzania, la rete diplomatica di Pyongyang

In politica estera Kim sta mostrando una curiosa intraprendenza diplomatica alla ricerca di nuove aree di cooperazione. Nel Sud-est Asiatico, per esempio, la Corea del Nord ha intensificato i dialoghi soprattutto con Vietnam e Laos. Sono poi andati in scena avvicinamenti analoghi con la Bielorussia di Alksandr Lukashenko e con la Tanzania, insospettabile Paese africano nel quale il governo nordcoreano vanta da tempo un’attivissima ambasciata. Kim vuole insomma ridurre l’isolamento internazionale ed evitare di dipendere troppo dai suoi vicini. Che restano comunque alleati imprescindibili.  

L’uomo, il tempo e l’eterna paura del futuro

di Luigi Snichelotto

Sono più o meno le cinque del mattino. Il mondo sembra concedersi una pausa, mi ritrovo a riflettere. Le ore che precedono l’alba hanno qualcosa di particolare: diminuiscono i rumori, si attenuano le sollecitazioni della quotidianità e rimaniamo un poco più soli con i nostri dubbi. Forse persino senza alcuni degli inganni che durante il giorno costruiamo per non interrogarci troppo. Questa è una di quelle mattine. Una domanda  continua a tornarmi in mente: ma dove stiamo andando? Enorme, sproporzionata, a quest’ora e certamente impegnativa. Ma forse proprio per questo merita di essere posta. Perché l’uomo, da quando ha cominciato ad avere consapevolezza di sé, non ha mai smesso di interrogarsi sul proprio destino. Abbiamo sempre guardato verso ciò che non conoscevamo con due sentimenti apparentemente contraddittori: curiosità e paura. La curiosità ci spingeva ad andare oltre la montagna, attraversare il mare, osservare le stelle, costruire strumenti, cercare nuove terre e nuove spiegazioni. La paura ci suggeriva invece di rimanere dove eravamo, difendere ciò che conoscevamo, diffidare dello straniero, del diverso, dell’ignoto. Forse una parte consistente della storia dell’umanità è racchiusa proprio nella tensione fra queste due forze. La scoperta e la paura, l’uomo ha sempre avuto bisogno di scoprire. Non necessariamente perché sapesse cosa avrebbe trovato, ma perché qualcosa dentro di lui gli impediva di accontentarsi del limite conosciuto. Le prime comunità umane impararono a controllare il fuoco, coltivare la terra, addomesticare animali, costruire villaggi. Quando l’uomo divenne sedentario nacquero comunità più organizzate e con esse, divisione del lavoro, gerarchie, regole, potere, religioni organizzate, proprietà. Ogni progresso portava con sé una nuova libertà e contemporaneamente un nuovo vincolo. È una costante della storia. La città protegge, ma impone regole. La comunità accoglie, ma pretende appartenenza. La cultura emancipa, ma può diventare strumento di selezione. La religione consola e costruisce identità, ma quando diventa potere può trasformarsi in esclusione. La politica organizza la convivenza, ma può degenerare nel dominio. La tecnica ci libera da alcune fatiche, ma può renderci dipendenti dagli strumenti che noi stessi abbiamo costruito. Non è curioso? Ogni volta che crediamo di aver definitivamente conquistato uno spazio di libertà, scopriamo che quella stessa conquista genera nuove responsabilità e nuovi rischi. Quando l’uomo cominciò a interrogare se stesso? Nella Grecia antica accadde qualcosa di straordinario. Accanto alle spiegazioni mitologiche del mondo cominciò ad affermarsi il tentativo di comprendere la realtà attraverso il ragionamento. L’uomo non voleva più soltanto sapere che cosa accadesse. Cominciava a chiedersi perché. Socrate trasformò il dubbio in metodo. La consapevolezza di non sapere diventava, paradossalmente, il primo passo verso la conoscenza. Non era debolezza. Era una forma altissima di libertà. Perché chi dubita riconosce implicitamente che la propria verità potrebbe non essere l’unica possibile. Ed è forse proprio lì che nasce una delle condizioni fondamentali della convivenza: accettare che l’altro possa vedere qualcosa che noi non vediamo. Roma avrebbe costruito un’altra grande intuizione: organizzare territori, popoli e culture differenti attraverso istituzioni, diritto, cittadinanza e amministrazione. Naturalmente né Atene né Roma furono le società ideali che talvolta immaginiamo retrospettivamente. Conobbero guerre, schiavitù, disuguaglianze ed esclusioni. Eppure lasciarono un’eredità fondamentale: l’idea che la società non dovesse essere soltanto subita, ma potesse essere pensata, organizzata e gestita. Quindi, luce e oscurità non arrivano mai da sole! Poi la storia continuò. Imperi nacquero e crollarono. Popolazioni migrarono. Religioni si diffusero. Culture si incontrarono e si scontrarono. Siamo abituati a dividere la storia in epoche: antichità, Medioevo, Rinascimento, età moderna, età contemporanea. È utile per studiarla, ma rischia di suggerirci un’illusione: che l’umanità proceda ordinatamente da una fase inferiore a una superiore. Non funziona così. Anche i periodi che definiamo di oscurantismo hanno prodotto cultura, innovazione, pensiero, arte, università, architettura. E le epoche che celebriamo come luminose hanno conosciuto guerre, persecuzioni, fanatismi e violenze. Luce e oscurità convivono molto più spesso di quanto vorremmo ammettere. La storia raramente è tutta bianca o tutta nera. Forse siamo noi ad avere bisogno di dipingerla così, perché le sfumature richiedono fatica. Quando l’uomo torna al centro? Con l’Umanesimo e il Rinascimento l’uomo tornò progressivamente al centro dell’indagine. Arte, scienza, filosofia, commercio ed esplorazioni geografiche modificarono la percezione del mondo. Le vecchie mappe non bastavano più. E non parlo soltanto delle carte geografiche. Anche le mappe mentali cominciavano a diventare insufficienti. Ogni scoperta geografica ampliava il mondo conosciuto; ogni scoperta scientifica restringeva lo spazio delle certezze precedenti. Pensiamo all’effetto di comprendere che la Terra non occupasse il centro dell’universo. Non era soltanto una questione astronomica: significava mettere in discussione il posto simbolico dell’uomo nella creazione. Ogni grande scoperta, in fondo, contiene una piccola umiliazione. Ci ricorda che ciò che consideravamo assoluto era soltanto ciò che, fino a quel momento, eravamo riusciti a comprendere. E l’uomo reagisce da sempre in due modi: con meraviglia oppure con paura. Il nuovo viene accolto o respinto. Lo scienziato può diventare un visionario oppure un eretico, il filosofo un maestro oppure un pericolo, l’artista un genio oppure uno scandaloso sovvertitore dell’ordine. La collettività decide continuamente chi includere e chi escludere, quali idee accogliere e quali combattere. Il mito del progresso? Con l’Illuminismo e poi con le grandi rivoluzioni politiche e industriali prese forma una convinzione potentissima: il futuro sarebbe stato migliore del passato. Ragione, scienza, istruzione e tecnologia avrebbero progressivamente liberato l’uomo dall’ignoranza, dalla malattia, dalla povertà e dalla superstizione. Era nata, in qualche modo, la religione laica del progresso. E molti risultati sembravano confermarla. La medicina allungava la vita, le macchine moltiplicavano la capacità produttiva, le ferrovie riducevano le distanze, l’elettricità trasformava le città, la stampa diffondeva conoscenza, l’istruzione raggiungeva fasce sempre più ampie della popolazione. Diritti appartenuti per secoli a pochi cominciavano lentamente a estendersi. Ma anche qui compariva l’altra faccia della medaglia. Le fabbriche liberavano dalla scarsità e contemporaneamente producevano condizioni di lavoro spesso disumane. Le città offrivano opportunità e generavano nuove povertà. La tecnologia accorciava le distanze, ma rendeva anche più efficienti gli eserciti. La stessa chimica capace di produrre medicine poteva produrre armi. Ancora una volta: la scoperta non possiede una morale propria. Siamo noi a conferirgliela attraverso l’uso che ne facciamo. E si arriva al novecento e la fine dell’illusione? Forse nessun secolo ha mostrato con altrettanta brutalità la contraddizione del progresso umano. L’uomo raggiunse livelli straordinari di conoscenza scientifica e nello stesso tempo, utilizzò quella conoscenza per costruire strumenti di distruzione mai immaginati prima. Due guerre mondiali, totalitarismi, genocidi, persecuzioni, bombe atomiche. La civiltà tecnologicamente più avanzata della storia scopriva di non essere necessariamente la più moralmente avanzata. Ed è qui, a mio parere, che si spezza definitivamente un’illusione: il progresso tecnico non comporta automaticamente progresso umano. Possiamo sapere infinitamente più dei nostri antenati senza essere necessariamente infinitamente migliori di loro. Possiamo comunicare in un secondo con l’altro capo del pianeta e non riuscire a parlare con il vicino. Conoscere la composizione delle stelle e ignorare ciò che accade dentro di noi. Costruire macchine capaci di elaborare miliardi di informazioni e continuare a non comprendere perché gli esseri umani si odino. Dopo la paura, la speranza? Penso sarebbe ingiusto raccontare il Novecento soltanto attraverso le sue tragedie. Dalle macerie nacquero anche alcune delle più grandi costruzioni politiche e morali della storia contemporanea. Le democrazie si rafforzarono. I diritti umani acquisirono una dimensione universale. L’Europa, dopo essersi combattuta per secoli, iniziò un percorso di integrazione che rese progressivamente impensabile una guerra fra alcuni dei suoi storici nemici. Il welfare, la scuola di massa, la sanità, la crescita economica e la mobilità sociale alimentarono una nuova promessa. Per milioni di persone il futuro tornò a significare speranza. I figli avrebbero studiato più dei genitori, avuto una casa migliore, un lavoro meno faticoso, una vita più lunga. Il progresso tornava ad avere un significato quasi lineare: il domani sarebbe stato migliore di ieri. E per qualche decennio molti di noi hanno creduto che quella fosse ormai una conquista definitiva. Ma la storia non firma contratti! Forse abbiamo commesso proprio questo errore. Abbiamo pensato che alcune conquiste fossero irreversibili: la pace, la democrazia, il benessere, i diritti, la crescita, la mobilità sociale. Come se la storia avesse firmato con noi un contratto a tempo indeterminato. Ogni generazione riceve alcune conquiste dalla precedente e deve decidere se conservarle, migliorarle oppure disperderle. Il pendolo della storia sembra muoversi continuamente fra apertura e chiusura, fiducia e paura, libertà e bisogno di protezione. Quando prevale la fiducia, esploriamo. Quando prevale la paura, costruiamo muri. Quando crediamo nel futuro, investiamo nella conoscenza. Quando ne abbiamo timore, cerchiamo qualcuno che ci prometta di proteggerci. Ed è proprio allora che l’individuo può essere tentato di rinunciare a una parte della propria libertà in cambio di una rassicurante promessa di sicurezza. Il futuro che per la prima volta pensa? Ed eccoci arrivati a noi. Abbiamo attraversato il fuoco, l’agricoltura, la scrittura, la filosofia, le grandi religioni, la stampa, la rivoluzione scientifica, la macchina a vapore, l’elettricità, l’automobile, l’aeroplano, la radio, la televisione, il computer, Internet. Ora siamo davanti all’intelligenza artificiale. E forse esiste una differenza rispetto alle rivoluzioni precedenti. Fino a ieri costruivamo prevalentemente strumenti capaci di moltiplicare la nostra forza fisica, la velocità, la memoria, la capacità di calcolo. Oggi costruiamo strumenti che sembrano entrare nel territorio che consideravamo più esclusivamente nostro: quello delle capacità cognitive. Non significa che la macchina sia diventata uomo. Significa che l’uomo comincia a interrogarsi su quale sarà il proprio ruolo accanto a macchine capaci di svolgere attività che, fino a pochissimo tempo fa, ritenevamo esclusivamente umane. Ed ecco tornare la vecchissima coppia che ci accompagna dall’inizio della storia. Curiosità e paura. Scoperta e difesa. Apertura e chiusura. Abbiamo imparato a dominare il mondo, e noi stessi? Forse, allora, la domanda delle cinque del mattino comincia ad assumere un significato diverso. Non si tratta soltanto di sapere dove ci porterà la tecnologia. La domanda vera è: dove vogliamo portarci noi? Abbiamo imparato a dominare sempre meglio la materia, lo spazio, la velocità e oggi persino l’informazione. Resta da capire se, nello stesso tempo, abbiamo imparato altrettanto bene a dominare noi stessi. La nostra paura. La nostra aggressività. Il desiderio di prevalere. L’egoismo. La tentazione di considerare diverso chi non appartiene alla nostra comunità. La disponibilità a rinunciare alla libertà quando essa diventa faticosa. Forse il futuro non dipenderà soltanto da ciò che sapremo inventare. Dipenderà da quali esseri umani decideremo di essere mentre lo inventiamo. Fuori sta cominciando lentamente a fare giorno. La domanda rimane lì, sospesa. L’uomo ha sempre avuto paura del futuro e, nonostante questo, ha continuato ad avanzare. Ma se questa paura ci accompagna da millenni, perché quella che percepiamo oggi sembra avere qualcosa di diverso? È soltanto l’eterna inquietudine dell’uomo davanti al nuovo? Oppure alcuni segnali del nostro tempo meritano davvero un’attenzione particolare? Ci penserò, magari la prossima settimana. Del resto questa rubrica si chiama “Il Dubbio” proprio perché, qualche volta, una buona domanda può essere più utile di una risposta troppo sicura.

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Valiante: Non abbiamo fondato il Pd

di Erika Noschese

Il centrosinistra salernitano prova a ridisegnare i propri confini e lo fa partendo dai territori, dagli amministratori e da quella parte di elettorato sempre più distante dai partiti tradizionali. A margine della presentazione del coordinamento provinciale di Progetto Civico Italia, il movimento fondato da Alessandro Onorato, arriva anche una presa di posizione destinata a far discutere. A pronunciarla è Simone Valiante, sindaco di Cuccaro Vetere e responsabile regionale agli Enti locali del movimento, che non nasconde la propria distanza dall’attuale Partito democratico. «Quello di oggi non è il Pd che abbiamo fondato», afferma Valiante, scegliendo parole nette ma accompagnate dalla volontà di non trasformare il confronto politico in uno scontro personale. «Io non voglio criticare amici con i quali ho condiviso anni importanti della mia vita. Ho sempre rispettato il dibattito politico interno al Pd, anche con le mie critiche». Una posizione che, però, non gli impedisce di mettere nel mirino il modello politico che, a suo giudizio, si è progressivamente affermato nel partito. Valiante precisa di aver sempre contestato le scelte politiche e non le persone. «Non ho mai detto, insomma, come capita spesso al sindaco di Salerno, che siamo di fronte a una “banda di sconsiderati”. Io l’ho criticato, l’ho criticato sulla politica». Il riferimento è alla lunga stagione del confronto con il sistema politico e amministrativo riconducibile a Vincenzo De Luca. Ma il punto, per Valiante, è più ampio e riguarda il rapporto tra partiti, territorio e potere. «Ovviamente non condivido l’idea di adeguarsi ai sistemi di potere», aggiunge. E proprio qui si colloca la sua scelta di aderire a Progetto Civico Italia, realtà che punta a intercettare amministratori e cittadini che non si riconoscono pienamente nell’attuale offerta politica. Secondo Valiante, infatti, il Pd dovrebbe essere prima di tutto una comunità politica capace di garantire pluralismo e confronto. «Il Pd ha una ragione di essere se è un movimento democratico che fa vivere tutte le sensibilità, che conserva le esperienze delle maggioranze e delle minoranze e fa vivere un dibattito politico». Poi la stoccata: «Non mi pare che sia questo il Pd oggi, soprattutto in questa regione». Una critica accompagnata, precisa, dal rispetto per chi all’interno del partito continua a svolgere il proprio ruolo. La scelta di Progetto Civico Italia nasce dunque anche dalla ricerca di uno spazio politico che, secondo Valiante, oggi risulta sostanzialmente scoperto. «È l’occasione per recuperare uno spazio politico, perché in questa provincia ci sono anche dei partiti, ma c’è poco spazio politico vero: di dibattito, di costruzione e, diciamo, anche di una dimensione politica un po’ più disinteressata». Il riferimento è a una crisi di partecipazione che non riguarda soltanto gli iscritti ai partiti. «Tanti sono sfiduciati, tanti non vanno più a votare, tanti cercano qualcosa che, di fatto, oggi non c’è nell’offerta politica». Da qui l’ambizione del nuovo movimento: costruire un contenitore capace di mettere insieme esperienze differenti, senza rinunciare alla tradizione del centrosinistra ma nemmeno riprodurne automaticamente schemi e gerarchie. «Progetto Civico può avere questa valenza: mettere insieme esperienze nuove del centrosinistra, ma anche persone come me che hanno già molti anni di attività politica e che, però, vogliono trovare le giuste motivazioni per un impegno vero». Un impegno che, nelle parole di Valiante, dovrebbe tradursi nella possibilità di fare politica senza necessariamente passare attraverso le logiche del potere. «Un impegno vero significa voler costruire la buona politica senza necessariamente doversi collegare a meccanismi di potere». A dare concretezza al progetto è Vincenzo Inverso, coordinatore provinciale del movimento che individua nello slogan “Cambiare davvero” la sintesi dell’iniziativa. «L’appello è rivolto a chi è pronto per farlo», spiega, rivendicando un modello di partecipazione costruito a partire dai problemi reali dei territori. «Abbiamo in mente un modello di partecipazione diverso, che richiami soprattutto la concretezza dei fatti e la risoluzione dei problemi». La sfida dichiarata è superare quella che Inverso definisce «la politica politicante» e restituire centralità alla capacità di amministrare. «Siamo chiamati a dare risposte rapide, veloci e soprattutto concrete alle tante esigenze che vive, in particolare, la provincia di Salerno». Il movimento rivendica già una presenza articolata sul territorio provinciale, con comitati costituiti o in fase di organizzazione a Salerno, Pontecagnano, nell’Agro nocerino-sarnese, nel Cilento, a Battipaglia, Eboli e Sicignano degli Alburni. «Sono tanti, inoltre, gli amministratori che in queste ore ci stanno contattando e ci guardano con interesse», sostiene Inverso, secondo cui Progetto Civico rappresenterebbe, «nel campo del centrosinistra, l’unica vera novità». Una novità che dovrà ora misurarsi con la capacità di trasformare adesioni, comitati e dichiarazioni d’intenti in una presenza politica strutturata. La provincia di Salerno, del resto, resta un territorio nel quale i partiti tradizionali conservano reti amministrative e radicamento, ma dove la partecipazione politica appare sempre più difficile da ricondurre alle vecchie appartenenze. Ad aprire i lavori è stato Antonio Vassallo, figlio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso il 5 settembre 2010. La sua presenza ha dato alla giornata anche un significato legato alla memoria e all’impegno civile. «Oggi, con Progetto Civico Italia, porterò la mia esperienza, ma anche il ricordo di un uomo che è morto per servire la sua terra», ha spiegato. Antonio Vassallo ha ricordato il padre e il suo impegno amministrativo, sottolineando però come, in questa fase, l’attenzione resti concentrata soprattutto sul processo e sulla ricerca della verità. «Siamo molto concentrati su quello che è il processo, per capire che cosa è successo. Non vogliamo assolutamente altre distrazioni, se non quella di conoscere la verità». Progetto Civico Italia prova dunque a occupare uno spazio che nel centrosinistra salernitano appare sempre più conteso: quello di una politica territoriale che punta a recuperare partecipazione, amministratori e consenso fuori dai tradizionali recinti di partito. La vera sfida, adesso, sarà dimostrare che quello spazio non è soltanto evocato, ma può realmente diventare una nuova proposta politica.

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Zelensky e l’endemica corruzione in Ucraina: sarà mai possibile estirparla?

Non è un periodo facile per il presidente Volodymyr Zelensky. Mentre le truppe russe premono lungo tutta la linea del fronte e le principali città sono continuamente colpite dai bombardamenti, il capo di Stato ucraino deve affrontare le crescenti tensioni politiche interne legate all’ultimo rimpasto di governo e allo scandalo di corruzione che ha coinvolto alcuni dei diretti collaboratori del presidente.

Uomini vicino al presidente finiti nelle indagini

Iryna Mudra, vice capo dell’ufficio di Zelensky, è stata licenziata il 19 agosto, in seguito alle indagini condotte dal National anti corruption bureau of Ukraine (Nabu) e dalla procura specializzata anticorruzione (Sapo). Secondo gli investigatori, la nuova operazione anticorruzione sarebbe direttamente collegata a quella che ha interessato il settore dell’energia, condotta nel novembre 2025, per smantellare un sistema di riciclaggio e pagamento di tangenti attraverso il quale sarebbero transitati circa 100 milioni di dollari. Dalle indagini erano emersi i nomi dell’uomo d’affari Timur Mindich e dell’ex ministro della giustizia e dell’energia Herman Halushchenko, entrambi molto vicini al presidente ucraino.

Zelensky e l’endemica corruzione in Ucraina: sarà mai possibile estirparla?
Iryna Mudra (foto Ansa).

«Il sistema funziona, ma bisogna migliorarlo»

Olena Halushka, esponente dell’Ong Anti corruption action center, spiega a Lettera43: «Il problema della corruzione sistemica è una piaga che affligge l’Ucraina fin dalla sua nascita dopo il collasso dell’Unione Sovietica. È presente a ogni livello: amministrativo, politico, militare. Fin dalla rivoluzione della dignità nel 2014, abbiamo lottato per garantire l’indipendenza di organi come Nabu e Sapo, implementare il sistema legislativo in materia di anticorruzione e istituire un’Alta corte di giustizia anticorruzione indipendente per giudicare questi reati. Le recenti indagini condotte e le sentenze emesse dimostrano che il sistema funziona, ma bisogna migliorarlo».

Pressioni esterne su funzionari e agenti di Nabu e Sapo

Nonostante i risultati ottenuti negli ultimi anni, l’Ucraina deve ancora compiere importanti passi in materia legislativa per tutelare gli organi impegnati nella lotta alla corruzione. Nel luglio 2026 l’Ong ucraina Zmina ha pubblicato uno studio sulle pressioni esterne a cui sono sistematicamente sottoposti funzionari e agenti di Nabu e Sapo nelle loro indagini. «Da luglio 2025 a maggio 2026 abbiamo riscontrato 29 casi in cui agenti, attivisti e impiegati sono stati sottoposti a presunte pressioni politiche nello svolgimento delle loro funzioni», dice a L43 Hanna Chekhovych, una delle autrici dello studio.

Zelensky e l’endemica corruzione in Ucraina: sarà mai possibile estirparla?
Proteste a Kyiv contro le restrizioni all’autonomia delle autorità anti-corruzione in Ucraina (foto Ansa).

«I dati raccolti hanno mostrato pratiche ricorrenti come perquisizioni nelle abitazioni degli agenti senza precedente autorizzazione da parte dei magistrati, sequestro di pc e smartphone contenenti file legati alle indagini, uso della forza. Molti dei sospettati sono stati interrogati e trattenuti in strutture detentive in attesa di processo. Alcuni di loro sono stati accusati di collaborazionismo con il nemico e di tradimento, per poi essere assolti al processo. Tuttavia, questi procedimenti hanno portato all’interruzione delle indagini che gli agenti di Nabu stavano conducendo».

La necessità di istituire un’agenzia forense indipendente

Secondo Halushka la tutela dell’indipendenza di Nabu e Sapo è un punto chiave da cui il governo e la Bankova devono partire per ottimizzare il sistema legislativo in materia di anticorruzione. «È necessario apportare cambiamenti al processo di selezione per la nomina del procuratore generale e dei funzionari dello State Bureau of Investigation, istituire un’agenzia forense indipendente e libera dalle pressioni esterne, oltre a rafforzare i diversi organi giuridici, tra cui l’Alta corte di giustizia».

Zelensky e l’endemica corruzione in Ucraina: sarà mai possibile estirparla?
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (foto Ansa).

Tema cruciale nel processo di adesione all’Unione europea

Le riforme in ambito giudiziario sono infatti un passo fondamentale nel processo di adesione dell’Ucraina all’Unione europea. Nel giugno 2022 la Commissione europea ha concesso all’Ucraina lo status di Paese candidato a entrare nell’Ue. Ha poi formalmente avviato i negoziati, articolati in sei gruppi tematici, nel giugno 2024. Tra giugno e luglio 2026 sono stati aperti due di questi cluster, di cui quello più importante riguarda le cosiddette «questioni fondamentali» come la riforma del sistema giudiziario, lo sviluppo di un’economia di mercato, la tutela dei diritti delle minoranze, la modernizzazione dell’amministrazione pubblica e la lotta contro il riciclaggio di denaro.

Bisogna guadagnare la fiducia dei partner europei e internazionali

Secondo Halushka, la lotta alla corruzione assume un’importanza fondamentale soprattutto per dimostrare ai partner europei e internazionali che l’Ucraina è disposta a seguire le direttive indicate dall’Ue e accelerare il processo di adesione. «Il popolo ucraino chiede da anni di entrare a far parte dell’Unione europea e il governo deve fare tutto il possibile affinché ciò avvenga nel minor tempo possibile. Un sistema legislativo e di lotta alla corruzione che funziona non serve solamente a dimostrare all’Ue i progressi compiuti dal Paese in questo ambito, ma è necessario anche dal punto di vista militare e diplomatico. In questo momento storico, con l’Ucraina impegnata in un conflitto da oltre quattro anni, è cruciale che gli aiuti economici forniti dai nostri alleati vengano utilizzati dal governo per sostenere l’esercito, la popolazione civile e migliorare l’amministrazione pubblica. Lottare contro la corruzione e il riciclaggio significa soprattutto evitare che questi fondi vengano utilizzati per scopi personali da coloro che sono incaricati di gestirli».

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano

Forza Italia lo ha ufficialmente proposto al tavolo del centrodestra come suo candidato sindaco per Milano. Anche in Fratelli d’Italia (e specialmente nell’area di Daniela Santanchè) l’idea pare gradita, sebbene il grande capo Ignazio La Russa si sia ampiamente sbilanciato a favore di Maurizio Lupi. Bisogna però contestualizzare l’opzione Matteo Perego di Cremnago nella vorticosa giostra dei papabili scatenata da uno scenario politico decisamente complesso.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago (Imagopeconomica).

La tattica: agire di rimessa in base al nome del centrosinistra

A microfoni spenti, i leader del centrodestra confessano di voler giocare di rimessa. Da tempo aspettano che l’attuale maggioranza milanese di centrosinistra scelga il suo candidato, per poi decidere come rispondere. Per capirci: se la spuntasse Pierfrancesco Majorino si potrebbe azzardare una candidatura speculare come quella di Silvia Sardone; se invece il portabandiera fosse Mario Calabresi, allora servirebbe un kamikaze disposto ad andare incontro a sconfitta praticamente certa. Il fatto che ancora manchi una decisione degli avversari sta dilaniando l’opposizione.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Mario Calabresi e in secondo piano Elly Schlein con Pierfrancesco Majorino.

Il curriculum del sottosegretario non pare proprio il più adatto

In ogni caso, le chance di riaprire la partita meneghina sono veramente ridottissime. Perego di Cremnago, classe 1982, è nato a Milano, ma non è particolarmente radicato in città, almeno dal punto di vista politico. Certo, negli ultimi giorni lo si è visto con una certa frequenza nelle tivù di Mediaset, dove non ha lesinato critiche alla Giunta Sala. Tuttavia il suo ruolo attuale di sottosegretario alla Difesa nel governo Meloni è piuttosto lontano dai veri problemi della città – dal caro vita all’inquinamento – e il fatto che dal 2018 si sia trasferito a Roma, dapprima come deputato, non favorisce. Oltretutto, in precedenza si era occupato di moda, lavorando con Armani. Insomma, non il profilo che viene immediatamente in mente se si pensa di riprendere la città a partire dalle periferie, dove il centrosinistra è più debole (e dove ora c’è anche la concorrenza del generale Roberto Vannacci).

Andare a sbattere per poi avere un posto sicuro in lista alle Politiche?

Il fatto che Perego di Cremnago sia molto amico di Luigi Berlusconi, ultimo figlio di Silvio, induce molti (maligni) a pensare a una sorta di accordo: siccome qualcuno dovrà pure estrarre la pagliuzza corta e andare alla sfida improba col centrosinistra, tanto meglio che lo faccia una persona fidata, magari in cambio di visibilità e di garanzie su un posto in lista alle Politiche del 2027. Illazioni da retroscenisti? Può darsi, si vedrà, intanto l’augurio da rivolgere al sottosegretario è che il suo nome non finisca nell’elenco dei tanti già bruciati dal centrodestra in prospettiva delle amministrative 2027. Eccoli tutti (in ordine alfabetico, per non scontentare nessuno).

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Marta Fascina e Luigi Berlusconi (Ansa).

Demetrio Albertini (civico)

Se ne è parlato poco, perché Demetrio Albertini ha subito respinto le avance. Eppure in ambienti leghisti si era pensato proprio all’ex centrocampista del Milan e della Nazionale, che attualmente si occupa di attività di comunicazione e gestisce diversi centri sportivi, votati al padel.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Demetrio Albertini (foto Imagoeconomica).

Gabriele Albertini (civico)

Gabriele Albertini è già stato sindaco di Milano per due mandati, dal 1997 al 2006. C’è chi lo ricorda per la sua sfilata in mutande in un défilé di Valentino e chi per la sua concezione del primo cittadino come «amministratore di condominio» dell’intera città. In ogni caso, ha lasciato un ricordo più che buono e a ogni tornata elettorale c’è chi gli propone di riprovarci e chi di indicare un successore. A questo giro ha prima sponsorizzato Antonio Civita e poi espresso il suo apprezzamento per Mario Calabresi.

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Massimiliano Bastoni (Futuro Nazionale)

Già consigliere comunale della Lega, Massimiliano Bastoni era stato indicato come possibile candidato per via della sua capacità di condurre campagne aggressive (vedi il famigerato slogan “Bastoni per gli immigrati“). Nel 2023 è uscito dal partito di Matteo Salvini e, dopo una breve liaison con Forza Italia, è entrato nella squadra di Vannacci, ma senza più ambizioni da candidato sindaco.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Max Bastoni (foto Imagoeconomica).

Luca Bernardo (Futuro Nazionale)

Pediatra molto stimato in città, nel 2021 Luca Bernardo venne candidato nell’improba sfida con il sindaco uscente Beppe Sala. Lanciato all’ultimo momento, senza budget e con poca convinzione, perse male, come da pronostici unanimi. Da consigliere di Forza Italia, però, si è fatto apprezzare per l’impegno e ha chiesto la chance della rivincita. Non l’ha ottenuta e in seguito è passato con Vannacci, che però ha puntato sul generale dei carabinieri in pensione Carmelo Burgio.

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Luca Bernardo, candidato sindaco del centrodestra a Milano nel 2021 (Imagoeconomica).

Guido Bertolaso (civico)

Se fosse una gara basata sul curriculum, Guido Bertolaso avrebbe pochi rivali. La lista degli incarichi che ha ricoperto è impressionante, dalla direzione del dipartimento della Protezione civile (dal 2001 al 2010, gestendo diverse emergenze nazionali) al ruolo di sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Berlusconi IV. Un romano sindaco di Milano? Beh, il fatto che attualmente sia assessore al Welfare in Regione Lombardia ammorbidirebbe l’impatto. Giusto un po’.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Guido Bertolaso (Imagoeconomica).

Marco Bestetti (Fratelli d’Italia)

L’ex golden boy di Forza Italia (classe 1987) Marco Bestetti ha rotto il cordone ombelicale che lo legava a Silvio Berlusconi dopo le tante promesse infrante di promuoverlo dal ruolo di presidente del Municipio 7 allo scenario cittadino, se non nazionale. Accolto a braccia aperte nella squadra di Giorgia Meloni, attualmente è consigliere regionale e – si dice – punti principalmente alla conferma nel ruolo.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Marco Bestetti (foto Imagoeconomica).

Filippo Borsellino (civico)

Grazie alla popolarità acquisita come portavoce del comitato “Famiglie sospese – Vite in attesa”, nato per rappresentare gli acquirenti di abitazioni coinvolti nel blocco di diversi cantieri edilizi milanesi, Filippo Borsellino a gennaio è stato votato dai lettori del Corriere della Sera come milanese dell’anno. Prontamente la politica è andata a bussare alla sua porta, a Baggio, ma l’ha trovata chiusa.

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Filippo Borsellino (foto Imagoeconomica).

Giovanni Bozzetti (civico)

Vicinissimo a Fratelli d’Italia e soprattutto a La Russa, del quale è stato consigliere, Giovanni Bozzetti è attualmente alla guida di Fondazione Fiera. La sua nomina è stata interpretata da molti come il trampolino di lancio verso Palazzo Marino, ma poi l’ipotesi è sfumata. Forse anche perché un manager delle sue capacità (riconosciute da tutti) non può essere rischiato in un’impresa così disperata.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Giovanni Bozzetti (foto Imagoeconomica).

Urbano Cairo (civico)

Editore di La7 e del Corriere della Sera, nonché presidente del Torino, a più riprese Urbano Cairo è stato invitato a seguire le orme del suo mentore Berlusconi anche in politica, guidando il centrodestra nella sua città natale. Finora ha sempre declinato, seppur dicendosi lusingato.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Antonio Civita (civico)

Imprenditore noto per il successo del suo brand Panino Giusto, Antonio Civita è stato tra i primi a scendere in campo in prospettiva 2027. Dapprima come civico di centrodestra, con Albertini come mentore, in seguito ha cercato l’appoggio dei partiti e ha flirtato anche con Azione, visto che il suo centrismo non è particolarmente gradito alle parti più radicali della coalizione. Azione però punta su Calabresi (e quindi sul centrosinistra) e di conseguenza Civita potrebbe persino correre per conto suo. Se non fermarsi.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Antonio Civita, fondatore di Panino Giusto (Imagoeconomica).

Giuseppe Cruciani (civico)

«Come lo vedreste sindaco di Milano?». A dirlo è stato Matteo Salvini, ovviamente con una provocazione. Ma la candidatura di Giuseppe Cruciani, conduttore de La zanzara, non sarebbe meno clamorosa di altre opzioni in questa lista. È però praticamente impossibile che succeda: si diverte troppo nel guidare ogni sera l’autodefinita «sciagurata trasmissione» con David Parenzo come sparring partner.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Giuseppe Cruciani, giornalista (Imagoeconomica).

Maurizio Dallocchio (civico)

Professore ordinario di finanza aziendale alla Bocconi, nonché socio fondatore della società di consulenza DGPA & Co SpA, Maurizio Dallocchio ricopre tanti incarichi societari, compresi quelli in Phoenix, A2A, Disney e Lega Calcio. Vicepresidente di Fondazione Illy, in passato lo è stato anche di Atm, l’azienda dei trasporti pubblici milanesi, nonché presidente di Tpm (Trasporti pubblici monzesi) e consigliere di Aem (Azienda energetica milanese), con l’incarico di seguire la privatizzazione. Un profilo sicuramente d’appeal per gli elettori milanesi, ma che finora non ha dato segni di disponibilità.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Maurizio Dallocchio (foto Imagoeconomica).

Regina De Albertis (civica)

Classe 1983, prima donna alla guida di Assimpredil Ance, in più occasioni Regina De Albertis è stata apertamente corteggiata per la candidatura a sindaca. Esattamente come suo padre – il compianto Claudio, che riposa al Famedio – ha sempre declinato per i problemi che ciò comporterebbe all’impresa di famiglia, specialmente in un periodo così difficile per l’edilizia milanese.

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Regina De Albertis (foto Imagoeconomica).

Alessandro De Chirico (Forza Italia)

Consigliere comunale in carica, da 10 anni Alessandro De Chirico propone di scegliere il candidato del centrodestra attraverso le Primarie. La prima volta, nel 2016, stilò persino il regolamento specifico, ma non se ne fece nulla. In questa tornata l’idea era sembrata attecchire, al punto che in molti lo hanno invitato a candidarsi lui stesso, ma le alchimie tra partiti hanno fatto nuovamente insabbiare il progetto.

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Alessandro De Chirico (Imagoeconomica).

Paolo Del Debbio (civico)

Tutti lo conoscono per le sue scoppiettanti trasmissioni televisive, nelle quali i problemi di Milano sono spesso spunto per accese polemiche. Pochi ricordano che Paolo Del Debbio è stato assessore della Giunta Albertini dal 1998 al 2001, oltre che tra i principali ideologi della nascita di Forza Italia. Profondo conoscitore della città e della politica, pare proprio non avere nessuna intenzione di tornare a Palazzo Marino, anche perché a Mediaset guadagna decisamente di più.

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Paolo Del Debbio (foto Ansa).

Sergio Dompè (civico)

Classe 1955, Sergio Dompè rappresenta la quarta generazione alla guida dell’azienda farmaceutica di famiglia, con oltre 130 anni di storia. Già presidente di Assobiotec e Farmindustria e vicepresidente di Assolombarda, membro di vari direttivi e, dal 2023, presidente del Comitato Leonardo, è stato corteggiato in tutti i modi dalla politica. Alla quale però non si è ancora mai concesso.

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Sergio Dompè (foto Imagoeconomica).

Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia)

Marchigiano di nascita, Carlo Fidanza è cresciuto personalmente e politicamente a Milano, che quindi conosce molto bene. Gode della stima di La Russa e Meloni, ma non ha molta voglia di spendersi in una partita che quasi certamente sarà persa. Per lui è molto più interessante la corsa alla presidenza di Regione Lombardia, dove sarebbe in pole position se FdI prevalesse nello spoils system.

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Carlo Fidanza (Imagoeconomica).

Giulio Gallera (Forza Italia)

L’idea lo solletica da tempo, cioè da quando i primi mesi del Covid gli avevano dato un’enorme visibilità mediatica. Poi, però, le evidenti difficoltà di Regione Lombardia nel fronteggiare la crisi gli sono costate care e Giulio Gallera ha fatto un po’ da capro espiatorio dei problemi diffusi, perdendo lo scranno di assessore alla Sanità. Il suo vero obiettivo è tornare protagonista alle prossime Regionali, per questo si vocifera anche di una candidatura a consigliere comunale del figlio Matteo, la cui elezione dimostrerebbe l’intatta forza del brand.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Giulio Gallera (Imagoeconomica).

Giovanna Iannantuoni (civica)

Economista classe 1970, Giovanna Iannantuoni è stata rettrice dell’Università degli Studi Milano-Bicocca fino al 2025. Il suo è un caso davvero particolare, perché è stata proposta sia al tavolo del centrodestra sia a quello del centrosinistra. Come talvolta accade a chi ha troppe opzioni, il progetto è rimasto sulla carta.

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Beppe Sala con Giovanna Iannantuoni (foto Imagoeconomica).

Antonino La Lumia (civico)

Palermitano classe 1978, Antonino La Lumia è il presidente dell’ordine degli avvocati di Milano. Il suo nome circola negli ambienti politici da tempo, ma la clamorosa sconfitta al referendum sulla Giustizia (dove guidava il comitato per il ) ha decisamente raffreddato gli entusiasmi. Forse anche i suoi.

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Antonino La Lumia (foto Imagoeconomica).

Geronimo La Russa (civico)

Non ha ruoli di partito, ma Geronimo La Russa è il primogenito del presidente del Senato e quindi il suo nome è stato più volte inserito nella lista dei papabili. Ha però scelto di prendere una strada diversa, con il salto dalla presidenza della divisione milanese dell’Automobile Club Italia a quella italiana. A candidarsi per Palazzo Marino (ma come consigliere) sarà invece suo fratello Lorenzo Kocis, attualmente in carica al Municipio 1.

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Geronimo La Russa.

Giulia Ligresti (civica)

Classe 1968, Giulia Ligresti è figlia di Salvatore, il più importante e discusso costruttore degli Anni 80. Laureata alla Bocconi, ha ricoperto ruoli dirigenziali in Premafin e Fondiaria Sai. Coinvolta nel caso giudiziario Fonsai, alla fine è stata assolta e ha raccontato la sua esperienza nel libro Niente è come sembra. Attualmente si occupa di design e attività umanitarie. Quando il suo nome è uscito nel totocandidature, ha evitato ogni commento.

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Giulia Ligresti con Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Maurizio Lupi (Noi Moderati)

In pratica one man band del suo partito, non solo a Milano, Maurizio Lupi vanta una particolarità: essere stato proposto dal leader di un altro partito, cioè Ignazio La Russa. Secondo i maligni, il presidente del Senato vuole cooptare i moderati nell’area di Fratelli d’Italia, allargandone il bacino elettorale. Gli estimatori di Lupi invece lo giudicano il più competente della rosa, nonché il miglior conoscitore della città. E a pensarlo sono anche diversi esponenti del centrosinistra.

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Letizia Moratti (Forza Italia)

A volte ritornano. Dopo il tracollo del 2011 contro Giuliano Pisapia (memorabili le sue gaffe sui social e nel duello in tivù) e il bis alle Regionali del 2023, quando non è nemmeno entrata in Consiglio, Letizia Moratti è tornata in auge a 76 anni. Qualcuno ne ha parlato come possibile candidata, mentre lei si è atteggiata a kingmaker: nel corso di un convegno, ha affermato baldanzosa che tra chi era seduto in platea c’era già il candidato del centrodestra. Ma correva il mese di marzo e a oggi nessuno ne ha ancora avuto notizia.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Alessandro Morelli (Lega)

Già viceministro all’ombra di Salvini, di cui è un fedelissimo, Alessandro Morelli oggi è sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Vista la sua lunghissima esperienza a Palazzo Marino, prima come consigliere e poi come assessore, il suo nome è comparso nelle discusse Primarie della Lega, ma senza sollevare entusiasmi epocali.

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Alessandro Morelli (Imagoeconomica).

Marco Osnato (Fratelli d’Italia)

Marco Osnato è sposato con Mariacristina La Russa, figlia di Romano e nipote di Ignazio. In un partito nel quale i legami di famiglia spesso si incrociano con quelli politici, si è più volte parlato di lui come possibile opzione per Palazzo Marino. Il suo vero obiettivo è però la conferma in parlamento, dove attualmente presiede la Commissione Finanze alla Camera.

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Marco Osnato (Imagoeconomica)

Roberto Parodi (civico)

Roberto Parodi è giornalista come le più note sorelle Cristina (moglie di Giorgio Gori del Partito democratico) e Benedetta (moglie del telecronista sportivo Fabio Caressa). Protagonista di campagne social a favore delle automobili e contro Beppe Sala, ha acquisito una popolarità che ha spinto diversi dirigenti politici a sondare la sua disponibilità. Lui da tempo scalda accuratamente i muscoli, ma nessuno gli ha ancora dato il segnale per entrare in campo.

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Roberto Parodi con Silvia Sardone (foto Imagoeconomica).

Annarosa Racca (Lega)

Nata a Milano nel 1952, Annarosa Racca è presidente di Federfarma Lombardia dal 2006 e ha guidato anche Federfarma nazionale dal 2008 al 2017. È inoltre presidente della Fondazione Guido Muralti e socia fondatrice del Banco Farmaceutico. Nel 2016 ha ricevuto l’Ambrogino d’Oro e dal 2023 è anche consigliera comunale a Milano, oltretutto la più ricca, con una dichiarazione dei redditi che supera persino quella di Beppe Sala. E chi glielo fa fare di candidarsi sindaca?

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Annarosa Racca (foto Imagoeconomica).

Ferruccio Resta (civico)

Bergamasco classe 1968, Ferruccio Resta si è laureato in Ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, del quale poi è stato rettore dal 2017 al 2022. Dal 2023 presiede la Fondazione dell’ateneo e ha inoltre presieduto la Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui). Il suo nome è un evergreen per ogni amministrativa meneghina, finora senza seguito.

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Ferruccio Resta (foto Imagoeconomica).

Filippo “Champagne” Romeo (civico)

È il fratello di Massimiliano Romeo, serissimo capogruppo della Lega al Senato, ma i due non potrebbero essere più diversi. Lanciato da Cruciani e Parenzo nella trasmissione La zanzara, Filippo “Champagne” Romeo si è fatto un nome per la sua vita spericolata, tra alcol e gioco d’azzardo. Ha dichiarato di volersi candidare sindaco, ma è difficile capire quanto ci credesse davvero nel dirlo.

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Filippo Romeo.

Alessandro Sallusti (civico)

Comasco classe 1957, Alessandro Sallusti è uno dei più quotati giornalisti in area centrodestra. Ex direttore del Giornale, ora è tornato alla guida di Libero. Hanno riscosso enorme successo i libri scritti con Luca Palamara sui problemi della giustizia. Probabilmente sa di poter incidere più con i suoi articoli che alla guida di una città complessa come Milano.

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Alessandro Sallusti (Imagoeconomica).

Matteo Salvini (Lega)

Ciclicamente, si fa il nome di Matteo Salvini per lo scranno più alto a Palazzo Marino. Nel 2016 disse che lo avrebbe fatto volentieri, ma solo a fine carriera. Allora gli amici gli fecero notare l’indelicatezza di proporre ai milanesi un sindaco alle soglie della pensione. Oggi, probabilmente, i governatori ribelli gli direbbero di pensarci bene, visto che il capolinea potrebbe non essere poi così lontano.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Silvia Sardone (Lega)

Tra tutti i nomi di questa lunga lista, Silvia Sardone è quella col più rilevante bagaglio elettorale. Proprio per questo, però, è decisamente improbabile che voglia rischiare il ruolo di primadonna in una mission impossible come quella milanese. Potrebbe uscire dalla Lega (che rischia il tracollo) e trasferirsi da Vannacci, ma Futuro Nazionale ha già scelto Burgio come candidato sindaco.

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Andrée Ruth Shammah (civica)

Nota regista teatrale e direttrice artistica di origine sefardita, Andrée Ruth Shammah dirige i discussi Bagni Misteriosi, la piscina sopra il Teatro Parenti che per molti è il simbolo di una gestione rivedibile degli impianti sportivi comunali. Sempre presente nei dibattiti pubblici cittadini – spesso ospitati proprio da lei al Parenti – era stata indicata come possibile vicesindaca in un ticket con Lupi, ma ha gentilmente declinato l’invito.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Andrée Ruth Shammah in una foto del 2009 (foto Imagoeconomica).

Alessandro Spada (civico)

Nato a Monza nel 1965, Alessandro Spada è un imprenditore del settore manifatturiero e digitale. È cresciuto nell’azienda di famiglia Vrv, che si occupa di progettazione e produzione di apparecchiature per l’industria chimica, petrolchimica e farmaceutica. Attualmente è vicepresidente del gruppo e fa parte di vari cda. Le sue esperienze in Assolombarda, Confindustria, Ispi, Federchimica e Aspen Institute Italia ne fanno un ideale trait d’union tra il mondo economico e quello delle istituzioni. Bisogna però convincerlo a metterle a disposizione della città.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Alessandro Spada (foto Imagoeconomica).

Pietro Tatarella (civico)

Cresciuto in Forza Italia, nel 2019 Pietro Tatarella tentò il salto dal Consiglio comunale al parlamento europeo. Durante la campagna elettorale fu arrestato con l’accusa di corruzione, dalla quale è stato assolto dopo sette anni di calvario. Ormai fuori dai partiti, si è riproposto come candidato trasversale per simboleggiare la rinascita del centrodestra, ma il suo nome è finito nell’ingorgo delle aspirazioni frustrate. Almeno per ora.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
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Giovanni Terzi (civico)

Dal 2024 Giovanni Terzi è sposato con Simona Ventura e quindi si parla di lui principalmente nelle pagine di gossip. Recentemente l’impasse del centrodestra ha riassociato alla politica il nome del giornalista, che è già stato assessore dal 2006 al 2011, nella giunta di Letizia Moratti. Lui la disponibilità l’ha data, il problema è la confusione degli interlocutori.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Giovanni Terzi con Simona Ventura (foto Imagoeconomica).

Riccardo Truppo (Fratelli d’Italia)

Di professione avvocato, Riccardo Truppo è l’attuale capogruppo dei meloniani a Palazzo Marino. Stare all’opposizione può talvolta essere frustrante, ma dà grande visibilità mediatica. Per questo anche di lui si è parlato come possibile carta da giocare al tavolo politico, però – per dirla tutta – soprattutto in uno scenario di sconfitta più che probabile. Più realistico che punti alle Regionali o alle Politiche.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Riccardo Truppo (foto Imagoeconomica).

Paolo Veronesi (civico)

Classe 1961, Paolo Veronesi è oncologo, avendo seguito le orme del suo famoso padre, Umberto, e presiede la fondazione a lui intitolata. Non ha mai commentato pubblicamente le voci sulla sua possibile discesa in campo, mentre Beppe Sala ne ha elogiato le qualità umane.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Paolo Veronesi (foto Imagoeconomica).

Alessandro Verri (Lega)

Classe 1995, Alessandro Verri rappresenta la nuova generazione della Lega, lontanissima dalle durezze bossiane e molto incline al dialogo. Dopo la gavetta nel Municipio 4, dal 2021 è consigliere comunale a Palazzo Marino, dove è capogruppo. Il suo profilo si inserirebbe perfettamente in un percorso di rinnovamento che però al momento è difficile anche da immaginare.

Matteo Perego di Cremnago e gli altri, tutti i nomi bruciati dal centrodestra per Milano
Alessandro Verri (foto Imagoeconomica).

Dall’Italia: Se ne è andato Matteo Ciccone, il “Magazziniere”

Se ne è andato Matteo Ciccone, il “Magazziniere”

Curava la fanzine Il magazzino dei mondi, con la quale aveva creato una importante community di appassionati e autori. Aveva solo cinquant'anni.

Matteo Ciccone, ma si firmava anche Gargaros nei molteplici forum a cui partecipava, oppure Il Magazziniere per chi lo ha seguito nella sua ultima impresa, cioè la rivista Il Magazzino dei Mondi, fanzine aperiodica di fantascienza (e oltre)… ci ha lasciato. Aperiodica con l’ultimo numero perché cominciava a non stare bene. Ma Matty, o Garghy come lo chiamavo a seconda degli umori che mi attraversavano, non aveva un cenno per i dolori che spesso lo immobilizzavano. Troppo signore, troppo schivo per parlarne. Se ne è andato agli inizi di... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'Italia - 12 settembre 2026 - articolo di Tea C. Blanc

Short Movie: Come è fuggito 096?

Come è fuggito 096?

Un corto claustrofobico che ruota intorno a un interrogatorio. E a come è accaduto un evento potenzialmente devastante.

Dopo che un mostro terrificante e letale è fuggito dalla Fondazione SCP, l’ispettrice Arlia interroga il dottor Daniels, l’uomo incaricato di contenere la creatura. In un primo momento Daniels approfitta dell’interrogatorio per criticare e insultare il potente e misterioso Consiglio 0-5. Tuttavia, man mano che Arlia rivela i dettagli raccapriccianti della fuga, Daniels diventa sempre più preoccupato per la domanda a cui tutti vogliono una risposta: come, esattamente, è potuto accadere tutto questo? Si intitolac 096 questo corto diretto dall'americano... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 12 settembre 2026 - articolo di S*

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance

Nella prima convention organizzata da un partito prima delle elezioni di midterm, Donald Trump si è appellato ai Repubblicani promettendo un incentivo di 5 mila dollari per il voto al GOP e mandandoli preventivamente al diavolo in caso contrario. Che il presidente Usa stia avvertendo la pressione in vista delle elezioni che potrebbero costare la maggioranza alla Camera e al Senato? Di sicuro, il sostegno a Trump è in calo in tutte le fasce d’età, ma soprattutto tra i Millennials e la Generazione Z, categorie che nel 2024 erano state fondamentali per il suo ritorno alla Casa Bianca. Da qui il bisogno di coinvolgere il più possibile (compatibilmente col suo ego) il vice JD Vance, che a Dallas ha fatto le prove per le Presidenziali del 2028.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump (Ansa).

Una generazione sul piede di guerra

A preoccupare macchina politica del Grand Old Party sono soprattutto le – cattive – opinioni dei Millennials (i nati dal 1981 al 1996). Innanzitutto, ormai costituiscono la generazione più numerosa negli States. Inoltre sono la fascia demografica con il maggior numero di figli in età scolare (dunque a carico) e che pertanto risente maggiormente dell’aumento dei prezzi di generi alimentari e carburante, fattore che sta pesando molto nel crollo dei consensi di The Donald. Gli sforzi paralleli delle campagne di Trump e di Kamala Harris per raggiungere i Millennials attraverso podcast e altri media digitali erano emersi come un elemento chiave del ciclo elettorale del 2024. Anche alle Midterm lo scontro tra repubblicani e democratici si giocherà su questo terreno.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump a Dallas (Ansa).

Il sentiment negativo dilaga soprattutto tra i maschi

Secondo un recente sondaggio di Navigator, il tasso di approvazione di Trump tra i Millennials è calato al 38 per cento. E tra chi lo ha votato nel 2024, il 28 per cento ammette di essersi pentito. Un’altra indagine Economist/YouGov, condotta sempre ad agosto, evidenzia dati ancora peggiori: solo il 26 per cento delle persone di età compresa tra 30 e 44 anni approva attualmente l’operato di Trump come presidente. Il sentiment negativo per l’operato di Trump è forte, evidenziano i sondaggi, in particolare tra i maschi.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
Donald Trump alla convention di Dallas (Ansa).

A Vance il compito di riconquistarli

Trump nella seconda e ultima serata della convention di Dallas non ha ripetuto il comizio-show della prima, concedendo 41 minuti sul palco a Vance, suo vice e volto più giovane di un’amministrazione guidata dalla persona più anziana mai eletta alla presidenza, un 80enne della generazione dei Baby Boomer. Vance invece è nato nel 1984 e, come ha ricordato con piena retorica MAGA, è padre di quattro figli piccoli che hanno il «diritto di nascita a ereditare le benedizioni del più grande Paese della Terra». Ha insomma le caratteristiche ideali per parlare a quella che oggi è la fetta più larga dell’elettorato: Trump, pur non investendolo ufficialmente del ruolo di erede politico, gli ha dato il compito di riconquistare i Millennials in vista delle elezioni di metà mandato. Con un occhio già al 2028.

La perdita di popolarità di Trump tra i Millennials e il ruolo di Vance
JD Vance (Ansa).

Eredità Agnelli, Margherita non sarà parte civile contro il figlio John Elkann

Colpo di scena in tribunale. La giudice dell’udienza preliminare Irene Giani ha respinto la richiesta di Margherita Agnelli di costituirsi parte civile contro il figlio John Elkann nel procedimento penale in corso a Torino sull’eredità della madre, Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli. La figlia dell’Avvocato è stata invece ammessa come parte civile per la parte di processo che vede alla sbarra il commercialista di famiglia Gianluca Ferrero (che è anche l’attuale presidente della Juventus) e il notaio Remo Moroni, accusati di falso in atto pubblico. Accolta dunque solo parte dell’istanza presentata il 22 giugno dai legali. Come ha spiegato in una nota, l’avvocato Paolo Siniscalchi, del team legale che difende Elkann, Margherita Agnelli (nella nota indicata come “de Phalen”, cognome del secondo marito), «non ha alcun titolo per lamentare danni» contro il figlio per i fatti al centro del procedimento: «La costituzione di parte civile non può basarsi su insondabili rancori personali. Ora ci concentreremo sulla sostanza del procedimento: dimostrare che Elkann ha agito sempre nel pieno rispetto della legge».

Eredità Agnelli, Margherita non sarà parte civile contro il figlio John Elkann
John Elkann (Imagoeconomica).

Ucraina, la Commissione Ue approva altri 6 miliardi per la difesa

La Commissione europea ha approvato ulteriori 6,1 miliardi di euro a favore dell’Ucraina per l’acquisizione di vari prodotti nei settori della difesa aerea e missilistica, delle munizioni, dei droni e della guerra elettronica. Questi fondi sosterranno la capacità dell’Ucraina di resistere alla continua intensificazione degli attacchi russi condotti con missili balistici e droni. La decisione consente a Kyiv di acquistare anche missili Pac-3 per i sistemi Patriot. Finanziato nell’ambito del prestito di sostegno all’Ucraina da 90 miliardi di euro (30 miliardi per aiuti di bilancio e 60 miliardi per la difesa nel periodo 2026-2027), il pacchetto prevede cinque deroghe alle condizioni standard di ammissibilità – tre per droni e componenti di fabbricazione ucraina che superano le soglie di costo e due per attrezzature di fabbricazione statunitense (in particolare missili Pac-3) anche attraverso il meccanismo Purl coordinato dalla Nato. Con questa approvazione, i 28,3 miliardi di euro destinati al sostegno della difesa ucraina per il 2026 sono stati interamente assegnati.

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole

Massimo D’Alema «si è stufato di guardare gli altri che fanno disastri». Gli amici del vecchio Pci romano sono contenti, “Baffino” sembra essere tornato nella battaglia politica. E ha scelto il suo “cavallo”, che poi è lo stesso che aveva individuato tanti anni fa, uno storico appassionato di Antonio Gramsci e della storia del partito, conosciuto grazie alla moglie Linda Giuva, archivista e “mente” dell’istituto che si occupa delle memorie di Gramsci: Roberto Gualtieri. Venne candidato al parlamento europeo proprio in “quota D’Alema”, ed era il 2009, la settima eurolegislatura: D’Alema, da non laureato, ama circondarsi di professori, come è la moglie e come è lo stesso Gualtieri. Anche stavolta vuole dire la sua, in vista delle elezioni 2027. Con la sua Fondazione Italianieuropei, Baffino segna una linea molto ben definita: martedì 15 settembre in Campidoglio tirerà le conclusioni di un convegnone dal titolo “Governare le città, governare l’Italia” che vuole far tornare in pista il vecchio, caro, partito dei sindaci. E i primi cittadini sparsi nel nostro Paese verranno messi a confronto sotto le insegne del Partito democratico e del progressismo: ecco così da Napoli il sindaco Gaetano Manfredi, da Firenze Sara Funaro, da Milano Beppe Sala, da Cagliari Massimo Zedda, da Bologna Matteo Lepore, da Perugia Vittoria Ferdinandi, da Bari Vito Leccese. D’Alema già procede spedito: sì, fare lo studioso gli piace tantissimo, ma la passionaccia per la politica è sempre lì, un tarlo. Di certo in quasi 30 anni deve aver mutato la sua idea sull’argomento: in un articolo del 1997 su il manifesto l’ex premier, allora leader della Quercia, caricava a testa bassa proprio contro… il partito dei sindaci! Ecco i virgolettati al veleno: «Accampamenti di cacicchi, ognuno con la sua tenda e la sua bandiera. Si avrebbe la versione moderna del vecchio notabilitato». Come si cambia…

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole

Quel colloquio fitto tra Ranucci e Fratoianni

Sigfrido Ranucci continua a negare le voci che lo vorrebbero candidato alle prossime elezioni. Anche perché c’è ancora in ballo il reintegro d’urgenza a Report e presto si conoscerà la decisione del giudice. Nel frattempo lui continua a girare l’Italia col suo libro e ha iniziato a farsi vedere agli eventi politici. Mercoledì 9 settembre è stato a Terra!, la festa di Alleanza Verdi e Sinistra, mentre domenica 13 è atteso alla kermesse del Fatto Quotidiano. Piccola curiosità: alla festa di Avs l’intervento di Ranucci era atteso per le 18. Lui è arrivato puntualissimo. Ma è salito sul palco soltanto alle 18.30. Come mai? Semplice: è rimasto mezz’ora nel retropalco a parlare con Nicola Fratoianni. Avranno discusso di liste e candidature? Chissà…

D’Alema col partito dei sindaci, le tentazioni politiche di Ranucci: le pillole
Nicola Fratoianni, Sigfrido Ranucci e Angelo Bonelli (foto Imagoeconomica).





Di Battista, oggi il volo di rientro in Italia

Alessandro Di Battista dovrebbe partire da Cuba venerdì 11 settembre 2026, a distanza di due settimane dal malore che l’ha costretto a un ricovero prima a Santa Clara e poi a L’Avana. Secondo quanto appreso, si tratterebbe di un volo a tappe e a bassa quota che potrebbe durare 12 ore. L’arrivo in Italia è previsto per il pomeriggio di sabato. Da giorni si lavora per il rientro ma le sue condizioni, finora, non erano compatibili con il viaggio. Doveva infatti partire il 4 settembre ma un intervento chirurgico l’ha trattenuto sull’isola.

Il malore e il ricovero

L’ex parlamentare del M5s, 48 anni, si era sentito male venerdì 28 agosto mentre era a Cuba per realizzare un reportage per il Fatto quotidiano, con cui collabora. Un forte mal di testa, a cui è seguito il ricovero d’urgenza a Santa Clara, l’ospedale più vicino, e poi il trasferimento nel più attrezzato Hermanos Ameijeiras a L’Avana. Sull’isola, nel frattempo, era stato raggiunto dalla compagna Sahra Lahouasnia e da due specialisti del Policlinico Gemelli, un neurochirurgo e un rianimatore, che hanno collaborato con l’equipe cubana alla sua assistenza.

La vicepresidente di Taiwan in Italia, Pechino protesta con Roma

Tensione sull’asse Pechino-Roma: la Cina ha presentato una protesta formale all’Italia a causa del viaggio nella Penisola di Hsiao Bi-khim, vicepresidente di Taiwan, arrivata a Ventotene assieme al ministro degli Esteri Lin Chia-lung per partecipare alla seconda Conferenza europea per libertà e democrazia.

Dito puntato di Pechino contro le «forze straniere» che appoggiano Taipei

Il ministero degli Esteri cinese ha dichiarato che le autorità del Partito Progressista Democratico (Dpp), al governo a Taiwan, stanno usando il pretesto della democrazia e della libertà «per cercare l’indipendenza facendo affidamento su forze straniere». La Repubblica Popolare Cinese considera Taiwan – ufficialmente Repubblica di Cina – parte proprio territorio e, come esplicitato a più riprese dal presidente Xi Jinping, non esclude l’uso della forza per ottenere la «riunificazione nazionale». Mao Ning, portavoce del ministero degli Esteri, ha parlato di «comportamento spregevole» e «vano» di Taipei, aggiungendo che la Cina «si oppone fermamente a qualsiasi forma di scambio ufficiale» con Taiwan da parte dei Paesi che hanno relazioni diplomatiche con Pechino».

OpenAI pronta a rallentare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale più avanzata

Di fronte alle crescenti preoccupazioni sui rischi legati a un’intelligenza artificiale fuori controllo, espresse peraltro da alcuni ricercatori di Anthropic, OpenAI – l’azienda che ha lanciato la corsa globale ai chatbot – sta valutando di rallentare il ritmo di sviluppo dei suoi sistemi di IA più avanzati. Lo riporta l’agenzia Bloomberg, citando una riunione interna in cui l’amministratore delegato Sam Altman ha parlato della possibilità di coordinarsi su un’eventuale frenata con altre realtà del settore. Pochi giorni fa, il ricercatore britannico Jacob Coxon ha annunciato le proprie dimissioni da Anthropic (in precedenza aveva lavorato proprio per OpenAI), lanciando l’allarme riguardo ai pericoli di un’intelligenza artificiale fuori controllo, capace di distruggere l’umanità nel corso di un decennio.

Ex Ilva, confermato il blocco dell’area a caldo

La Corte d’Appello civile di Milano ha confermato il provvedimento con cui, a fine luglio, aveva disposto il blocco dell’area a caldo dello stabilimento dell’ex Ilva di Taranto, che dovrà essere messo in atto entro il 28 ottobre. I giudici hanno respinto l’istanza di sospensiva dello stop delle attività presentata dai legali di Acciaierie d’Italia e dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria.

«Fra il diritto all’attività di impresa e quello alla salute vince quest’ultimo»

A luglio i giudici avevano ordinato al gruppo siderurgico di interrompere entro 90 giorni l’attività produttiva dell’area a caldo degli altiforni, fin quando non fosse «rimosso integralmente l’amianto ancora presente negli impianti» e non fossero adottate «le misure necessarie per ricondurre l’emissione delle polveri sottili entro limiti di sicurezza». Ilva spa e Acciaierie d’Italia, avevano chiesto alla Corte d’Appello di sospendere il decreto, prospettando il pericolo di un grave danno economico in caso di spegnimento dell’area a caldo, con migliaia di licenziamenti e di messe in cassa integrazione. Ma i giudici non hanno accolto la richiesta, motivandola col fatto che «nel conflitto fra il diritto all’esercizio dell’attività di impresa e quello dei cittadini alla salute e al rispetto dei limiti di tollerabilità delle immissioni a cui sono assoggettati, non può che prevalere quest’ultimo».

Morto l’ex ministro Raffaele Costa

È morto a 90 anni l’ex ministro Raffaele Costa, ultimo segretario del Partito Liberale Italiano prima dello scioglimento avvenuto nel 1994 e poi esponente di Forza Italia, con cui aveva sfiorato l’elezione a sindaco di Torino.

La carriera politica di Costa

Nato a Mondovì (Cuneo), Costa era stato eletto alla Camera dei deputati la prima volta nel 1976 con il PLI. Confermato nelle successive sette legislature, sarebbe poi rimasto a Montecitorio per 30 anni esatti, fino al 2006. Nel 1994, dopo lo scioglimento del Partito Liberale Italiano, aveva fondato l’Unione di Centro, che si schierò al fianco di Forza Italia di Silvio Berlusconi, appena sceso in politica.
Dopo essere stato più volte sottosegretario di Stato tra 1979 e il 1989 in vari dicasteri, Costa tra il 1992 e il 1994 fu scelto come ministro per il Coordinamento delle politiche comunitarie e gli Affari regionali nel primo governo Amato, ministro dei Trasporti nel governo Ciampi e ministro della Sanità nel primo governo Berlusconi. Nel 1997 Costa si candidò a sindaco di Torino: perse con uno scarto di meno di 5 mila voti contro Valentino Castellani. Eurodeputato dal 1999 al 2004, successivamente (fino al 2009) è stato presidente della Provincia di Cuneo. Era il padre di Enrico Costa, anch’egli politico e deputato (è capogruppo alla Camera di Forza Italia), già ministro nei governi Renzi e Gentiloni.

Lo ha ricordato in un lungo post Guido Crosetto: «Raffaele è stato un liberale vero: laico, garantista, non incline alle mode e allergico alla burocrazia, agli sprechi, ai privilegi e a quel proliferare di norme, paletti e leggi contro cui ha condotto battaglie continue». E poi: «Alla Sanità aveva avuto un approccio innovativo: i blitz negli ospedali, visite a sorpresa per verificare di persona le attese, i disservizi e il funzionamento delle strutture. Lo stesso approccio con cui per anni ha messo nel mirino sprechi della macchina pubblica, privilegi e complicazioni burocratiche». Così Antonio Tajani: «Con lui se ne va un grande protagonista della politica italiana, un vero liberale impegnato nella difesa dei valori e nella lotta contro gli eccessi della burocrazia che paralizzano le attività di chi intraprende e creano grandi difficoltà ai cittadini».

Gli Houthi prendono il controllo dell’area di Bab al-Mandeb

Gli Houthi, i ribelli yemeniti sostenuti dall’Iran, hanno conquistato l’ultimo tratto della costa yemenita sul Mar Rosso, l’area di Bab al-Mandeb, portando a termine un’offensiva durata 18 ore che garantisce loro il pieno controllo dell’intero litorale. Le forze navali hanno poi proseguito l’offensiva in mare, conquistando l’isola di Mayyun e aprendo la strada con la forza verso l’isola di Zuqar, dove gli scontri sono ancora in corso. Lo riferiscono i corrispondenti sul campo di Al Jazeera e lo confermano fonti di France Press. La conquista arriva dopo aver preso il controllo della città portuale strategica di Mokha, sul Mar Rosso, finora controllata dal governo yemenita riconosciuto a livello internazionale. In pochi giorni oltre 25 missili l’hanno colpita, costringendo il porto a sospendere le operazioni. Insieme allo Stretto di Hormuz, quello di Bab el-Mandeb è uno dei corridoi più importanti per l’economia mondiale, da cui passano circa un quarto delle spedizioni quotidiane di petrolio e greggio.

Morte di Emma Bonino, le reazioni del mondo politico

Il mondo politico italiano e internazionale esprime il suo cordoglio per la morte di Emma Bonino, leader di Più Europa scomparsa all’età di 78 anni. Dalla premier Meloni al presidente del Senato La Russa fino alla presidente del Parlamento europeo Metsola, tutti ricordano il suo ruolo nella scena pubblica e le sue battaglie.

Meloni: «Voce forte e riconoscibile»

Questo il messaggio della premier Giorgia Meloni: «Emma Bonino ha rappresentato per decenni una voce forte e riconoscibile della politica italiana, portando avanti le sue idee con determinazione. Le nostre storie e le nostre sensibilità sono state lontane, ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica della nostra Nazione. Alla sua famiglia e ai suoi cari va il mio cordoglio».

Magi: «Ha lottato contro tutto ciò che nega le libertà»

Così Riccardo Magi, segretario di Più Europa: «Emma ci ha lasciati ma non ci lascerà mai. Oggi non ci lascia soltanto la nostra leader, ci lascia una delle protagoniste più lucide, coraggiose e libere della storia politica del nostro Paese e del mondo libero. Emma fu “scelta dalla politica radicale” quando un divieto cambiò la sua giovane vita. E da quel momento decise che avrebbe lottato affinché non potesse capitare mai più a nessuna. Attivista, parlamentare, ministra, commissaria europea. Sempre radicalmente libera. La sua vita è stata una lunga lotta contro tutto ciò che nega le libertà: contro l’aborto clandestino, contro la fame nel mondo, contro la partitocrazia, contro l’infibulazione, contro il giustizialismo, contro i genocidi, contro ogni forma di autoritarismo. Ma ancora più numerose sono state le sue battaglie per la democrazia, per lo Stato di diritto, per la giustizia internazionale, per i diritti e i doveri di ogni persona e ogni famiglia, per l’autodeterminazione delle donne, per la libertà di scegliere, fino alla fine. E per l’Europa unita, democratica e federale: gli Stati Uniti d’Europa. È questo il suo testamento: non è importante quante volte occorra perdere prima di riuscire a vincere e conquistare una libertà per tutti».

Metsola: «L’Europa per cui ha combattuto sentirà la sua mancanza»

Cordoglio anche da Bruxelles, con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola che ha scritto: «Emma Bonino non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto. Ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri. È così che sarà ricordata in Italia e a Bruxelles, dove ha ricoperto il ruolo di deputata al Parlamento europeo e di Commissaria europea. L’Europa per cui ha combattuto sentirà la sua mancanza».

Calenda: «Le sue battaglie hanno portato alla modernizzazione del Paese»

Questo il messaggio di Carlo Calenda, leader di Azione: «È mancata Emma Bonino, l’ultima grande protagonista delle battaglie civili che hanno portato alla modernizzazione di questo Paese. È un pezzo della storia politica italiana ed europea che se ne va. A nome mio e di Azione esprimo la nostra vicinanza alla sua comunità politica e alla sua famiglia».

Gentiloni: «Esempio di militante per la libertà»

Così l’ex premier dem Paolo Gentiloni: «Emma Bonino ci ha lasciati. Ci mancherà il suo esempio di militante per la libertà e di leader italiana e europea. Voleva sempre cambiare le cose. E qualche volta ci è riuscita. Buon viaggio Emma».

La Russa: «Battaglie portate avanti con forza e tenacia»

Queste le parole del presidente del Senato Ignazio La Russa: «Apprendo con sincero dispiacere della scomparsa di Emma Bonino, già vicepresidente del Senato, ministro degli Esteri nel governo Letta, ministro per il Commercio internazionale nel governo Prodi II, deputata, senatrice e Commissaria europea. Di lei ricordo le numerose battaglie portate avanti con forza e tenacia e che hanno segnato sempre il suo lungo impegno pubblico. Ai suoi familiari, ai suoi cari e alla sua comunità politica giungano le mie più sincere condoglianze e quelle del Senato della Repubblica».

Tusk: «Scongiurata una minaccia al confine polacco-ucraino»

La Polonia ha sventato nella notte del 10 settembre una «minaccia immediata» da parte della Russia a uno dei suoi valichi di frontiera con l’Ucraina. Lo ha rivelato il primo ministro polacco Donald Tusk, senza andare nei dettagli, ma limitandosi solo a spiegare che il pericolo è stato scongiurato grazie alla cooperazione con Kyiv.

Tusk: «Scongiurata una minaccia al confine polacco-ucraino»
Donald Tusk e Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Tusk, parlando con la stampa da Bratislava, ha ricordato che la Russia «ha già fatto ricorso ad attacchi provocatori contro i valichi di frontiera ucraini», ad esempio in Moldavia, e che il suo governo si aspetta «azioni simili» anche al confine ucraino-polacco da parte di Mosca, che ha l’obiettivo di indebolire economicamente Kyiv colpendo le rotte commerciali. Tusk ha affermato di aver ricevuto dalla Cia un «rapporto abbastanza accurato» sui possibili sviluppi dei prossimi mesi: «La Polonia e tutta l’Europa devono essere preparate a diversi scenari, non solo per quanto riguarda la situazione sul fronte russo-ucraino, ma anche lungo il fianco orientale dell’Ue», ha dichiarato il capo del governo di Varsavia. Il Cremlino non ha commentato le parole di Tusk, arrivate peraltro a stretto giro dalle rivelazioni della Reuters su un piano russo per il sabotaggio di alcuni cavi sottomarini nelle acque profonde artiche delle Svalbard, sventato dalla Nato.

È morta Emma Bonino

È morta Emma Bonino, fondatrice di +Europa e storica esponente del Partito Radicale. Aveva 78 anni. Ricoverata il 7 settembre a Roma a seguito di un’insufficienza respiratoria, era poi è uscita dalla terapia intensiva dell’ospedale Santo Spirito di Roma per essere trasferita in una struttura privata.

Trump lancia Vance verso il 2028: «Se non votate, andate al diavolo»

Il presidente Usa Donald Trump ha chiuso la convention repubblicana di midterm a Dallas ripercorrendo i risultati del suo secondo mandato e riproponendo molti dei temi affrontati il giorno precedente. Ha attaccato nuovamente i democratici, definiti «radicali» e «comunisti», e i media che avevano segnalato la presenza di numerosi posti vuoti nell’arena. Come riporta il Washington Post, il tycoon ha anche apparentemente indicato JD Vance come possibile erede politico alla guida del Partito repubblicano, pur senza un endorsement formale per le presidenziali del 2028. Il vicepresidente ha infatti avuto un ruolo centrale alla convention e, oltretutto, è stato anche “investito” dalla platea come candidato. La folla di delegati ha gridato «J.D 48», cioè 48° presidente, una sorta di investitura popolare a cui lui ha replicato che «bisogna curarsi di novembre» prima di pensare alla corsa per la presidenza. A tal proposito, Trump ha chiuso così la kermesse: «Sapete cosa succede se non votate? Andate al diavolo».