La campanella non è ancora suonata ma molte famiglie italiane stanno già facendo i conti con il nuovo anno scolastico (letteralmente). Secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori, infatti, nel 2026 il corredo scolastico costerà in media 673,60 euro per alunno, il 2,3 per cento in più rispetto all’anno scorso. Dentro ci sono zaino, astuccio, quaderni, penne e tutto il materiale da sostituire; a questa cifra, dalla scuola media in poi, si devono aggiungere i libri: mediamente 545,66 euro per i testi obbligatori e due dizionari, l’1,6 per cento in più rispetto al 2025 (anche se i libri di seconda mano consentono di risparmiare oltre il 29 per cento). Ma è soprattutto quando si cambia ciclo scolastico, che la spesa si impenna: per un ragazzo che entra in prima media, Federconsumatori stima 561,61 euro tra libri e due dizionari (arrivando a 1.235,21 euro se si aggiunge il corredo), mentre, per chi comincia le superiori, il totale schizza a 1.478,75 euro. E questo senza neanche aver acquistato un computer: per pc e altre dotazioni tecnologiche – tablet, webcam, microfono, antivirus e programmi – la cifra lievita ancora molto.

La mappa dei sostegni alle famiglie
In Italia, lo sappiamo, l’istruzione è pubblica, ma completamente gratuita lo è solo fino a un certo punto: alle elementari, i libri di testo vengono forniti dai Comuni; dalle medie in poi, invece, esistono tetti ministeriali al costo dei libri e agevolazioni per le famiglie con redditi più bassi, che però dipendono da Regioni e Comuni, e hanno requisiti Isee e importi differenti. La stessa Federconsumatori, nella mappa degli aiuti appena pubblicata, sintetizza la situazione con un efficace «regione che vai, agevolazione che trovi». Proprio il costo dei libri è diventato quest’estate un piccolo caso sui social grazie a Filippa Lagerbäck. La conduttrice, nata e cresciuta in Svezia e da molti anni residente in Italia, ha criticato su Instagram la pratica – a quanto pare molto “italiana” – di ricorrere continuamente a nuove edizioni di libri, cosa che rende più complicato acquistare testi di seconda mano. «In Svezia i libri vengono consegnati all’inizio dell’anno scolastico e devono essere restituiti alla fine. Mia madre non ha mai speso un centesimo per i libri scolastici», ha ricordato.

Il modello svedese: materiali, libri, mensa e trasporti gratis
Quello di Filippa Lagerback non è solo un ricordo personale: la normativa svedese stabilisce infatti che nella scuola dell’obbligo l’istruzione debba essere gratuita e che gli alunni debbano avere accesso senza costi a libri e altri strumenti necessari all’apprendimento. Anche i pasti scolastici non comportano alcuna spesa per le famiglie e, quando ricorrono determinate condizioni, lo stesso vale per il trasporto casa-scuola. Ovviamente anche in Svezia le famiglie sostengono spese legate alla vita scolastica, ma il perimetro di ciò che viene considerato «parte dell’istruzione gratuita» è più ampio. A cominciare proprio dai libri necessari a seguire le lezioni.
Come funziona nel resto d’Europa
Anche in questo caso, comunque, Paese che vai, istruzione che trovi. In Francia, ad esempio, i libri sono gratuiti nella scuola primaria e nei collèges (la nostra scuola media), mentre nei lycées intervengono spesso le Regioni; soprattutto, però, esiste l’Allocation de rentrée scolaire, un contributo nazionale legato al reddito che viene erogato alle famiglie prima dell’inizio dell’anno scolastico (e che quest’anno ammonta a 426,87 euro per i bambini dai 6 ai 10 anni, a 450,41 euro per i ragazzi tra 11 e 14 anni e a 466,02 euro per quelli tra i 15 e i 18). In Germania, per le famiglie economicamente più fragili, interviene il pacchetto Bildung und Teilhabe (Stato sociale per l’istruzione e la partecipazione) che, nel 2026, prevede 195 euro per figlio destinati al materiale scolastico e alla possibilità di coprire, in presenza dei requisiti, altre voci come gite, mensa, trasporto e attività extrascolastiche. Persino nel Regno Unito, dove alle spese per i libri e il materiale scolastico si aggiunge quella – poco familiare agli studenti italiani – dell‘uniforme, il costo dell’istruzione è diventato oggetto di intervento pubblico: a partire proprio da quest’anno, il Children’s Wellbeing and Schools Act ha fissato nuove regole per ridurre i costi scolastici a carico delle famiglie, obbligando gli istituti a garantire l’accesso a uniformi di seconda mano e limitando fortemente i capi firmati/logati obbligatori.

Una scuola gratuita solo sulla carta
Se, quindi, in Italia lo Stato garantisce la gratuità dei libri alle elementari e interviene successivamente attraverso tetti di spesa e una galassia di bonus locali (tra cui quello fino a 1.500 euro per studente per le scuole paritarie, introdotto nell’ultima legge di Bilancio e molto contestato), la Francia versa direttamente a milioni di famiglie un assegno per affrontare la rentrée, mentre la Germania sostiene le spese scolastiche dei nuclei più fragili. La Svezia, invece, considera libri, materiali necessari e mensa parte integrante della scuola pubblica, dimostrando da sola la differenza tra una scuola formalmente gratuita e una che lo è davvero.




(@cameliamihailescuvannacci)












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