Salerno resta in corsa per ospitare gli Europei di calcio 2032. Dopo l’inserimento della città nel dossier trasmesso dalla Figc alla Uefa, il sindaco Vincenzo De Luca è tornato a parlare del progetto di riqualificazione dello stadio Arechi e del campo Volpe.
La Federazione, lo scorso 30 settembre, ha inviato alla Uefa i dossier di 13 città e 14 impianti candidati a proseguire il percorso verso Euro 2032. Tra le città inserite c’è anche Salerno, insieme a Napoli e ad altri capoluoghi italiani. Successivamente alle verifiche di conformità da parte della Uefa, la Figc individuerà le cinque sedi italiane destinate a ospitare le partite del torneo.
Nel corso del suo consueto appuntamento settimanale, De Luca ha ricordato l’iter avviato per gli interventi sugli impianti salernitani: «Avevamo chiesto il 30 settembre 2022 un primo finanziamento. Poi tre anni dopo la stessa richiesta è arrivata anche da Napoli».
Il sindaco ha quindi sottolineato lo stato delle procedure: «A Salerno è stata fatta già la gara per l’Arechi e per il campo Volpe. La Uefa farà delle scelte entro ottobre».
De Luca ha mantenuto un tono prudente sul confronto tra le candidature: «Attendiamo e speriamo che ci siano valutazioni oggettive. Per il resto, grande tranquillità. Chi sarà scelto avrà il nostro sostegno».
Il sindaco ha poi espresso l’auspicio che la Campania possa comunque rientrare nella scelta finale: «Ci auguriamo che la scelta avvenga in Campania».
Sul fronte delle risorse, De Luca ha infine richiamato l’attenzione sulla riunione del Cipess, inizialmente prevista per il 30 settembre e rinviata al 6 ottobre: «Ci auguriamo che non ci siano altri slittamenti».
“La leadership spetta al primo partito della coalizione: accadrebbe in qualunque Paese del mondo, ed e’ un punto di partenza che dobbiamo rivendicare. Se le condizioni politiche non lo consentiranno, non avremo altra strada che le primarie, di cui non dobbiamo avere paura, perche’ saranno una grande festa della democrazia. Basta quindi con la retorica dei papi stranieri o di terze figure: il Partito democratico ha una segretaria pienamente legittimata, ed e’ naturale che sia la nostra unica candidata alla leadership per le primarie. Il sostegno non puo’ che essere unitario, di tutto il partito: con lei vinceremo le primarie e poi le elezioni politiche. Le primarie sono una cosa maledettamente seria e vanno affrontate con rigore. Prima servono un programma, un manifesto di valori condiviso e un perimetro chiaro delle forze che partecipano. Non possono diventare una conta tra partiti ne’ una corrida in cui chiunque cerca un posto al sole. Non dobbiamo indebolire il nostro partito: da questa direzione ripartiamo con coraggio e con orgoglio, pronti a vincere la sfida nei confronti della destra che ha fallito”. Lo dichiara Piero De Luca, deputato Pd e capogruppo in commissione affari europei, intervenendo alla direzione nazionale del Pd
Potrebbe esserci una svolta nelle indagini sull’accoltellamento della giovane aggredita a Salerno lo scorso 23 settembre, in largo San Tommaso d’Aquino. Un uomo originario di Ariano Irpino, in provincia di Avellino, sarebbe stato rintracciato dagli investigatori e, secondo quanto riferito da AvellinoToday, sarebbe attualmente sottoposto a interrogatorio.
Si tratterebbe di C.P., la cui posizione è ora al vaglio della Squadra Mobile di Salerno, impegnata nelle indagini coordinate dalla Procura.
L’uomo sarebbe stato ascoltato dagli investigatori nell’ambito degli accertamenti avviati dopo l’aggressione della giovane, rimasta ferita durante l’episodio avvenuto nel centro storico della città.
L’interrogatorio
Al momento, tuttavia, la posizione dell’uomo resta da definire. Non risultano provvedimenti restrittivi nei suoi confronti e, allo stato, non sarebbe stato raggiunto da alcuna contestazione formale.
Quarantuno cani custoditi in condizioni igienico-sanitarie gravi, all’interno e all’esterno di un’abitazione privata dove vivevano una donna e la madre ottantenne. È quanto accertato dalla Polizia municipale di Salerno durante un intervento del Nucleo Ambiente e del Nucleo Operativo Sicurezza (Nos), scattato dopo una segnalazione dei familiari delle due donne che avevano evidenziato una situazione di degrado. Nel corso del sopralluogo, gli agenti hanno trovato 41 cani, custoditi sia nei locali dell’abitazione sia nelle aree esterne. In particolare, all’esterno era stata realizzata una struttura composta da 19 box con relative cucce, riconducibile a un vero e proprio canile-rifugio, risultato privo delle necessarie autorizzazioni sanitarie e amministrative. All’intervento ha partecipato anche il personale veterinario dell’Asl e del Servizio di prevenzione collettiva, intervenuto su richiesta del Comune per gli accertamenti di competenza. Alla luce delle condizioni riscontrate, la Polizia giudiziaria ha proceduto al sequestro parziale dell’immobile e al sequestro di alcuni degli animali, con l’obiettivo di tutelarne la salute e ripristinare le condizioni di sicurezza e igiene dell’area. Gli atti dell’intervento sono stati trasmessi alla Procura della Repubblica, alla quale la Polizia municipale ha rimesso gli ulteriori accertamenti e gli eventuali provvedimenti di competenza
“La contraddizione di fondo è che la vita politica del nostro Paese è completamente separata dalla vita delle persone di carne ed ossa”. Lo ha detto il sindaco di SALERNO Vincenzo De Luca nella sua consueta trasmissione settimanale, sostenendo che il dibattito politico non riesca a intercettare i problemi quotidiani della società. De Luca ha riconosciuto al governo di aver “fatto anche delle cose utili” e di aver “difeso in qualche modo un equilibrio finanziario”, ma ha sottolineato quello che, a suo giudizio, rappresenta il limite dell’azione dell’esecutivo: “Non vi sono state politiche di vita”. Il sindaco ha quindi elencato le difficoltà che, secondo la sua analisi, stanno interessando ampie fasce della popolazione: dall’inflazione al costo dell’energia, dalle difficoltà dei bilanci familiari alle conseguenze sui trasporti, sull’agricoltura e sull’apparato produttivo. “Interi settori sono veramente in crisi, i pescatori, davvero abbiamo pezzi interi di società che non ce la fanno più”, ha affermato. Nel suo intervento De Luca ha richiamato anche il tema della sicurezza, citando “la violenza, i femminicidi, le microbande” e le tensioni nelle ore notturne. “La paura dei cittadini che non riescono a vedere una pattuglia di carabinieri o poliziotti dopo le 10, le 11 di sera”, ha detto. Per De Luca, dunque, “la società sta soffrendo e non trova risposte”. Da qui la critica a quello che ha definito “questo mondo fantastico, creativo, della politica politicante. Ne vedremo delle belle, ma ripeto la mia valutazione sempre più convinta rispetto al nostro futuro: siamo rovinati”, ha concluso. E ancora: “Stiamo assistendo all’emergere di un pulviscolo di gruppi della sedicente società civile. Piccoli contenitori che servono a trovare candidature, a proporre candidature per le prossime elezioni politiche”, ha detto De Luca, definendoli “il peggio della politica politicante, tranne qualche figura obiettivamente di valore”. “Per il resto personaggetti in cerca di autore”, ha concluso
Renzi lancia De Luca come l’anti-Salvini: caratterino ma serve a c.sinistra “Vorrei vedere in campagna elettorale un confronto sulla sicurezza tra lui e il leader della Lega” Firenze, 2 ott. (askanews) – “Enzo De Luca ha un caratterino, però è uno che serve al centrosinistra, quando c’è la campagna elettorale io voglio vedere un confronto sulla sicurezza De Luca-Salvini, vorrei che Enzo fosse in prima fila nella prossima campagna elettorale per dire che sulla sicurezza la destra ha raccontato palle”. Lo ha detto il leader di Iv Matteo Renzi dopo il confronto, tutto dedicato ai temi della sicurezza, con il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca alla Leopolda 14
Un appello ai cittadini per identificare il presunto autore dell’aggressione alla 23enne accoltellata nel centro storico di Salerno. La Procura ha diffuso un fotogramma dell’uomo individuato attraverso le indagini, invitando chiunque lo riconosca a contattare la Questura di Salerno.
Gli accertamenti della Squadra Mobile, coordinati dalla Procura della Repubblica, hanno consentito di individuare il soggetto ritenuto responsabile dell’episodio. Sono ancora in corso le attività per stabilirne l’identità.
L’aggressione risale alla sera del 23 settembre. Intorno alle 21.30, gli agenti dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico erano intervenuti in Largo San Tommaso d’Aquino, dove era stata segnalata la presenza di una giovane ferita.
Secondo il racconto reso dalla ragazza nell’immediatezza dei fatti, uno sconosciuto l’avrebbe assalita alle spalle, colpendola con calci e pugni prima di accoltellarla alla nuca. Soccorsa dal 118, la 23enne era stata trasportata in codice rosso al pronto soccorso e sottoposta alle cure necessarie, anche con trasfusioni di sangue. È stata dimessa il giorno successivo con una prognosi di 21 giorni.
Chi riconosce l’uomo nella foto può telefonare al centralino della Questura, 089 613111, oppure recarsi negli uffici della Caserma Pisacane, in via Sant’Eremita.
Le segnalazioni possono essere inoltrate anche attraverso YouPol, l’app ufficiale della Polizia di Stato che permette di inviare testi, fotografie, video e audio direttamente alla sala operativa della Questura.
Roberto Vannacci inizia a scalpitare sulla Rai. Perché vorrebbe più spazio in televisione, mentre ne ha pochissimo. E sogna anche un suo rappresentante in Vigilanza, se la commissione si dovesse ricostituire. Ma, per paradosso, a Futuro nazionale potrebbe andare addirittura la presidenza dell’organo parlamentare sulla tivù. Fantapolitica? Forse, ma andiamo con ordine.
Muro contro muro dopo lo strappo sulla riforma della Rai
Lo strappo del centrodestra sulla riforma della Rai – con una legge che la maggioranza si è votata in solitaria a suo piacimento in VIII commissione a Palazzo Madama, senza far toccare palla all’opposizione, e che arriverà in Aula il 26 novembre – come conseguenza ha bloccato la trattativa per la ricostituzione della Vigilanza, che si è dimessa in blocco all’inizio di luglio.
La Commissione parlamentare di Vigilanza Rai (Ansa).
I presidenti di Camera e Senato Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa a metà settembre hanno chiesto ai capigruppo dei partiti di fornire loro i nuovi nomi per la commissione, cosa che il centrodestra ha fatto e l’opposizione no. Da qui la minaccia di La Russa di procedere a nominare d’ufficio i rappresentanti dell’opposizione, cosa che dovrebbe fare assieme a Fontana, com’è accaduto in precedenza con la commissione Covid.
I presidenti di Senato e Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana (foto Imagoeconomica).
Dopo aver dato l’ultimatum, ora però il presidente del Senato temporeggia: «Mi prendo ancora un paio di settimane di tempo», ha fatto sapere mercoledì. Perché? Qualcuno nell’opposizione sospetta che La Russa si sia infilato in un cul-de-sac. Dopo lo strappo sulla riforma, infatti, il centrosinistra ha richiuso la porta alle trattative sulla Vigilanza. «Non daremo alcun nome, per noi il discorso è finito», hanno fatto sapere Partito democratico, Movimento 5 stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia viva. Se i presidenti di Camera e Senato procederanno d’ufficio, però, a quel punto sarà difficile non valutare la richiesta di Futuro nazionale, che a Montecitorio vanta nove deputati all’interno del gruppo misto.
In Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano
Prima della pausa estiva Fontana aveva rispedito al mittente la richiesta di Fn, spiegando che in Vigilanza un rappresentante del misto c’è già, ma ora, con l’aumento dei parlamentari vannacciani, sarebbe costretto a riprendere in considerazione la richiesta. «Per adesso non siamo stati contattati da nessuno», fa sapere Edoardo Ziello, deputato del generalissimo. Ma se la procedura d’ufficio dovesse andare avanti, in Vigilanza potrebbe fare il suo esordio un vannacciano. E magari proprio Ziello, che sul fronte televisivo sembra quello più sul pezzo.
Roberto Vannacci ed Edoardo Ziello (foto Imagoeconomica).
«In tivù, specialmente in Rai, non ci siamo mai. Non compariamo nei pastoni dei telegiornali e le poche volte che ci invitano nei talk show accade in orari in cui la televisione la guardano in pochi, com’è accaduto l’altra sera a Porta a porta», osserva ancora Ziello, a cui non è sfuggito che l’invito a Vannacci da parte di Bruno Vespa è arrivato per Porta a porta e non per l’altro suo programma, 5 Minuti (che fa quasi 4 milioni di telespettatori).
Lo scenario: l’opposizione diserta, Fn garantisce il numero legale e poi…
Ma se un esponente del generale dovesse entrare in Vigilanza, tra i banchi dell’opposizione, potrebbe addirittura diventare presidente. Può accadere, infatti, che la commissione si riunisca, il centrodestra si presenti e l’opposizione no, tranne Fn, garantendo quindi il numero legale. Nella prima seduta si vota il presidente che, per prassi, va a un parlamentare della minoranza. E chi c’è dell’opposizione? Un uomo (o una donna) di Vannacci. E tanti saluti a Barbara Floridia & company.
Barbara Floridia (Imagoeconomica).
Intendiamoci, la possibilità che ciò avvenga è tutta in salita, ma in teoria non si può escludere. «Sembra fantapolitica, ma potrebbe succedere davvero», sussurra un esponente del Pd in Vigilanza. Al momento, però, sembra difficile che i presidenti di Camera e Senato vogliano davvero dare un posto a Fn in commissione. Anche per questo, si sussurra, La Russa sta temporeggiando e Fontana sul tema non emette un fiato. Fedeli anch’essi a un preciso ordine giunto da Palazzo Chigi: non parlare di Vannacci, sminuire il suo movimento, tenerlo ai margini e non offrirgli spazio mediatico.
Roberto Vannacci e, nell’immagine dietro di lui, Giorgia Meloni (foto Imagoeconomica).
Basta vedere come nel centrodestra hanno esultato per le elezioni suppletive nel collegio di Reggio Calabria, definendo il risultato di Futuro nazionale un flop. «Ma come si fa a parlare di fallimento quando un partito nato pochi mesi fa, dato nei sondaggi all’8 per cento, alla sua prima uscita elettorale raggiunge l’11 per cento?», si chiedono tra i vannacciani. E la domanda non è così campata per aria.
Il gip di Roma ha disposto la restituzione immediata alla procura degli atti relativi al procedimento sulla strage di Ustica avvenuta il 27 giugno 1980, quando il Dc-9 Itavia precipitò nel mar Tirreno provocando la morte di 81 persone. La decisione del giudice arriva dopo che il procuratore capo Francesco Lo Voi ha formalizzato la revoca della richiesta di archiviazione alla luce della disponibilità arrivata dalle autorità francesi a trasferire all’Italia tutta la documentazione relativa alla strage.
L’ordinanza del gip
«L’ammissibilità della revoca (della richiesta archiviazione, ndr.) è la soluzione più ragionevole, favorendo un auspicato celere approfondimento investigativo onde pervenire all’ultimazione della fase processuale dei due procedimenti penali con la conferma della richiesta di archiviazione ovvero con l’esercizio dell’azione penale», ha sottoloneato il gip di Roma Livio Sabatini nell’ordinanza. «Ritenuta l’ammissibilità della revoca della richiesta di archiviazione, considerata l’istanza di restituzione degli atti formulata dal pubblico ministero e l’assenza di ulteriori richieste al gip, si deve disporre l’immediata restituzione degli atti al pubblico ministero per le determinazioni di competenza», ha continuato il giudice.
«Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani. P.S. Ah, e ovviamente lo fa elencando 10 falsità». Lo ha scritto sui social la premier Giorgia Meloni commentando le parole che la segretaria dem ha pronunciato alla direzione del partito al Nazareno.
Cos’ha detto Schlein
«Meloni mi chiede di dirle una cosa vera, io gliene dico 10», aveva detto Schlein. «Dicevate che avreste abbassato le tasse, siamo al record di pressione fiscale degli ultimi 12 anni. Abbiamo gli stipendi tra i più bassi d’Europa e il costo dell’energia all’ingrosso più caro d’Europa. Provate a negare questo. Quasi 6 milioni di persone vivono in povertà assoluta, quasi una persona su 10. Quasi 6 milioni di italiani rinunciano a curarsi perché le liste d’attesa sono troppo lunghe o perché non se lo possono permettere. Nel 2025 sono nati 355 mila bambini, è il numero più basso dal dopoguerra. Dopo quattro anni di governo sulla natalità la destra ha fatto molta retorica e pochissime politiche. Eppure i dati sono chiari, non è la mancanza di valori a frenare le nascite ma la precarietà del lavoro che colpisce soprattutto le donne i giovani. Soprattutto al Sud di questo Paese i redditi troppo bassi, le difficoltà ad accedere a una casa, la carenza di servizi di asili nido, la penalizzazione delle madri sul lavoro. Ecco, quando la stabilità si trasforma in immobilismo vuol dire che i nodi vengono al pettine. Più tasse, più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita. Questa è l’eredità che lasciano».
Cateno De Luca è letteralmente scatenato. Il sindaco di Taormina, leader di Sud chiama Nord, sta facendo incetta di amministratori locali in Sicilia, pescando in particolare tra gli esponenti della Dc, in difficoltà dopo che Totò Cuffaro, il loro leader, nel 2025 è stato coinvolto in una nuova inchiesta e ha patteggiato tre anni per corruzione e traffico di influenze. Ed è proprio sullo Scudo crociato, ora guidato da Carmelo Pace, fedelissimo di Cuffaro, che si sono concentrate le mire del leader di Sud chiama Nord. L’obiettivo è prendersi il governo della Regione Siciliana con un non meglio definito Campo nuovo. Non solo. De Luca avrebbe stretto un accordo di ferro a livello nazionale con il centrodestra, e in particolare con Fratelli d’Italia, in vista sia delle Regionali sia delle Politiche, entrambe previste nel 2027. L’idea è quella di formare un gruppo parlamentare in modo da evitare di raccogliere le firme necessarie alle forze non rappresentate in Parlamento che intendono correre alle elezioni. Ma attenzione: in pole position per un posto in parlamento ci sarebbe Laura Castelli, ex esponente di punta del M5s e ora punta di diamante del partito di De Luca: è presidente di Sud chiama Nord e dal 22 giugno 2026 vicesindaco della città di Messina.
Cateno De Luca (Imagoeconomica).
Quell’appostamento davanti all’appartamento di Ranucci
Beccato e denunciato ai Carabinieri un giornalista di un magazine online, che fornisce pezzi anche a una trasmissione Rai. Venerdì mattina avrebbe spinto alcune persone a mentire con lo scopo di intrufolarsi in un condominio di Roma per appostarsi davanti alla porta dell’appartamento abitualmente in uso a Sigfrido Ranucci. Il cronista d’assalto avrebbe tentato di arrivare fino alla porta dell’abitazione coinvolgendo nella sua impresa ignari condomini, che però non sono caduti nel tranello e hanno denunciato. Acquisito il filmato delle telecamere.
L’ambasciata russa in Italia interviene su Kaliningrad, l’exclave russa tra Lituania e Polonia da giorni al centro di un’escalation verbale tra Mosca e la Nato. In un post su Facebook ha denunciato che «osserviamo nei media italiani una campagna mediatica lanciata a capofitto da giornali come Corriere della Sera, Stampa e Repubblica per accusare la Russia di aver intensificato la questione delle armi nucleari contro la Nato». «Purtroppo», ha accusato, «questa non è la prima volta che le dichiarazioni ferme e decisive della Russia, miranti a rovesciare e raffreddare i capi scaldati da sentimenti reazionari e militari, sono state interpretate in Italia come manifestazione di aggressione, propaganda anti-occidentale e minaccia ibrida da parte di Mosca». La rappresentanza consiglia dunque «coloro che sostengono tali approcci di non perdere il contatto con la realtà e di cercare di osservare oggettivamente la situazione che si sta sviluppando nel contesto europeo e più ampio in campo della sicurezza».
Antonio Tajani come la vecchia enciclopedia Motta che un tempo occupava un ripiano intero delle librerie di molte case italiane. Prometteva il “sapere universale” ma, tolta qualche ricerca scolastica, rimaneva intonsa per anni con le pagine «ingiallite» dal tempo. Ecco quell’aggettivo, pronunciato da Roberto Occhiuto alla presentazione del libro Il coraggio di governare, è risultato indigesto al leader di Forza Italia, già nell’occhio del ciclone per gli ultimi scivoloni sulle «ragazze affidabili» e sulla sentenza Regeni.
Roberto Occhiuto (Ansa).
«Io non sono l’anti-Tajani, sono il vice di Tajani, ma FI si è un po’ ingiallita e la sua comunicazione va rivista», aveva sottolineato il governatore calabrese mercoledì nel caos di una galleria Sordi gremita da forzisti della cosiddetta minoranza ed ex (tra cui Francesca Pascale e Mara Carfagna). In prima fila sedevano i ministri Paolo Zangrillo e Maria Elisabetta AlbertiCasellati. E poi DeborahBergamini, GiorgioMulè, Alessandro Cattaneo, Francesco Paolo Sisto, Stefania Craxi e persino ClaudioLotito, presente anche ai festeggiamenti per la vittoria di Fabio Roscioli alle Suppletive di Reggio Calabria. Un attivismo che sta insospettendo i maligni: il (contestatissimo) patron della Lazio e della Reggina sarà mica in cerca di una ricandidatura?
Roberto Occhiuto alla presentazione de Il coraggio di governare alla Galleria Alberto Sordi di Roma (Ansa).
Il faccia a faccia da Letta
Tajani sembra non aver gradito né il termine né la folla accorsa ad ascoltare il suo vice. E quindi ha subito preteso un faccia a faccia chiarificatore. La levatura dell’arbitro del duello fa comprendere la gravità del conflitto: l’incontro tra il segretario e il suo vice è stato ‘moderato’ da Gianni Letta, per decenni il camerlengo di Silvio Berlusconi. Ma più che un confronto si è trattato di uno sfogo, al termine del quale ognuno è rimasto sulle posizioni di partenza. «Così non andiamo da nessuna parte», si sarebbe lamentato Tajani, «queste critiche fanno solo male al partito e ci fanno perdere voti, perché disorientano gli elettori». Il leader azzurro si sarebbe lamentato in particolar modo della tempistica scelta da Occhiuto per muovere le critiche, sostanzialmente all’indomani della vittoria del centrodestra alle Suppletive a Reggio Calabria che ha evitato l’incubo di una sconfitta a causa del candidato vannacciano – ed ex capogruppo azzurro in Regione – Domenico Giannetta.
Antonio Tajani con Gianni Letta (Ansa).
L’Opa del vicesegretario sul partito
«Io voglio dare degli stimoli», sarebbe stata la replica di Occhiuto, secondo cui una maggiore apertura sui diritti civili e sui temi più liberal con nuove proposte economiche coraggiose potrebbe solo far bene alla crescita e al rinnovamento di Forza Italia. Ospite di Un giorno da pecora, Occhiuto era tornato a ribadire la necessità di una svolta liberal e, auspicando «una gestione più condivisa del partito», aveva proposto di creare una «squadra di quattro o cinque persone che aiuti il segretario a lavorare». Una richiesta di collegialità (che suona però come commissariamento) simile a quella avanzata dai nordisti che contestano la segreteria leghista di Matteo Salvini. Il tema, ha spiegato Occhiuto, «è fare cose che siano riconoscibili dagli elettori come cose di Forza Italia e comunicarle in maniera moderna: questo lo puoi fare anche con Tajani, purché ci sia una squadra».
Il presidente della Calabria, intervistato questa volta da SkyTg24, ha poi teso una mano ai riformisti e liberali come Carlo Calenda e Luigi Marattin. «La mia preoccupazione», ha ammesso criticando il decreto Scuola sul tetto agli studenti stranieri, «è che molte di queste iniziative, pure legittime, nascano per non lasciare scoperto il fronte destro a favore di Vannacci. Invece secondo me il centrodestra ha bisogno non di inseguire il populismo ma di presidiare la parte riformista, che non è più rappresentata dal centrosinistra. Guarderei più a Calenda o Marattin e a tutti quelli che nel centrosinistra hanno sperimentato l’impossibilità di produrre un pensiero riformista e liberale. Forse questo estenderebbe il campo della coalizione di centrodestra e restringerebbe il cosiddetto campo largo».
Antonio Tajani con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto (Ansa).
La stagione congressuale e le voci su nuove fuoriuscite
La verità è che Forza Italia ribolle da mesi. Dopo le frecciate e le richieste di rinnovamento di Marina B, Tajani ha cominciato a rendersi conto delle difficoltà e dell’appannamento della sua immagine. I rapporti con la famiglia Berlusconi non sono migliorati e – viene riferito – Tajani avrebbe cominciato a lamentarsi perché si sentiva «aggredito».
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
Pur debolissimo, il ministro degli Esteri resterà però saldo alla guida del partito fino a dopo le Politiche, visto che Marina Berlusconi vede come fumo negli occhi la possibilità di celebrare un eventuale congresso prima del voto. E su questo sono d’accordo anche i possibili sfidanti di Tajani (nei mesi scorsi oltre a Occhiuto si erano fatti i nomi di Zangrillo e Alberto Cirio), perché, rafforzato dai congressi recenti, se si votasse con le regole attuali (il voto spetta agli iscritti) quest’ultimo avrebbe la meglio. Un po’ come il ‘gemello diverso’ Salvini, che ha forzato i tempi e indetto un congresso federale per disinnescare le critiche mosse dai ribelli Massimiliano Romeo e Attilio Fontana. E come l’ex lumbard, anche il vicepremier forzista sta molto attento a come si muove anche perché di uomini fidati ce ne sono sempre meno.
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Da tempo sono iniziati i rumors di fuggi fuggi imminenti. D’altronde nel partito si stima che alla Camera, per esempio, si passerà da 52 deputati a una quindicina. I campani ostili al segretario locale Fulvio Martuscielloavrebbero già un piede fuori dal partito. Il clima è pessimo, con Tajani sempre più in difficoltà che sta facendo terra bruciata un po’ attorno a tutti nel partito. Il timore condiviso da molti è che questa convivenza litigiosa, destinata a durare ancora diversi mesi, faccia scendere ancora il partito nei sondaggi.
Eni ha annunciato uno sconto sui carburanti per pesca e agricoltura, settori che acquistano gasolio all’ingrosso ed erano rimasti esclusi dal tetto ai prezzi che vale solo per la rete di distribuzione retail. Lo sconto, operativo a partire da venerdì 2 ottobre per i clienti del Gruppo, varrà fino al 31 ottobre. Gli attuali clienti Enilive potranno acquistare gasolio e benzina a uso agricolo e motopesca al prezzo scontato del 20 per cento al netto dell’Iva. «Lo sconto», si legge in una nota, «potrà essere esteso fino alla fine dell’anno, sulla base dell’andamento del mercato e delle disponibilità di prodotto». Resta dunque escluso l’autotrasporto, cioè camion e trasporto pubblico locale, che rappresenta il settore che consuma di più.
Scendono i prezzi al distributore
Nel frattempo continuano a scendere i prezzi al distributore dopo che sono entrati in vigore i price cap delle altre grandi compagnie petrolifere come Ip, Q8 e Tamoil. Nella mattina del 2 ottobre, il prezzo medio dei carburanti in modalità self service lungo la rete stradale nazionale è pari a 2,063 euro per la benzina (-21 millesimi rispetto al giorno prima), 2,260 euro per il gasolio (-25 millesimi).
Stop al velo integrale nei luoghi pubblici e contrasto al separatismo religioso. Fratelli d’Italia promuove anche in provincia di Salerno, con i primi due appuntamenti, la nuova campagna nazionale “Nessuna resti nascosta”, a sostegno della proposta di legge presentata in Parlamento per contrastare la diffusione dell’integralismo islamico e tutelare la libertà delle donne. Il primo appuntamento è in programma sabato 3 ottobre, dalle ore 16.00 alle 20.00, a Nocera Inferiore, in piazza D’Amora – piazza Amendola, organizzato dal Circolo territoriale di Fratelli d’Italia, dove sarà allestito un gazebo per la sottoscrizione della petizione a sostegno della proposta legislativa. La mobilitazione proseguirà domenica 4 ottobre, alle ore 11.00, a Salerno, in Piazza Dante Alighieri – Lungomare Trieste, all’altezza della Camera di Commercio, con un gazebo promosso dal Coordinamento cittadino di FdI Salerno. Alle iniziative parteciperanno parlamentari, consiglieri, dirigenti ed esponenti di Fratelli d’Italia, per illustrare i contenuti della proposta e promuovere il confronto sui temi della libertà delle donne, della sicurezza e della parità di genere. L’iniziativa si pone sulla scia del recente decreto del Governo Meloni per vietare burqa e niqab nelle classi scolastiche. “La dignità delle donne, la sicurezza e la parità di genere non sono negoziabili – dichiara il commissario provinciale di FdI On. Imma Vietri – Il velo integrale, i matrimoni forzati e la pratica dei certificati di verginità sono derive del fondamentalismo islamico che con questa proposta di legge vogliamo contrastare. L’iniziativa legislativa presentata in Parlamento mira inoltre a garantire più trasparenza sui finanziamenti dall’estero per la costruzione degli edifici di culto. L’obiettivo è favorire l’emancipazione femminile e contrastare la minaccia del ‘separatismo religioso’, che prevede chiusura sociale e disprezzo dei valori occidentali: fattori che costituiscono anche in Italia terreno fertile per l’integralismo e il terrorismo” conclude Vietri.
Riceviamo e pubblichiamo la lettera dell’ex sindaco di Eboli Mario Conte
Con riferimento agli articoli apparsi su Le Cronache del 30 settembre e 1 ottobre 2026 a firma di Antonio Manzo , rispettivamente dai titoli : “ AFFARI D’ORO CON I MORTI” – con il sottotitolo – “ Eboli, le mani del clan Esposito sull’impianto di cremazione. A marzo 2025 l’approvazione della Giunta Conte del progetto privato” ;
“ LA LEGALITA’ SI FERMA AD EBOLI ”
Gli articoli in questione presentano una serie di evidenti falsità, confusione di date su atti deliberativi e tempi di adozione degli stessi, mettendoli in correlazione anche con l’inchiesta giudiziaria che riguarda alcuni esponenti della criminalità organizzata risalente al marzo 2021, ma sembrerebbe riferita ad anni ancora precedenti che nulla a che a vedere con la mia amministrazione.
Innanzitutto, la Giunta da me presieduta a fronte di una proposta di project finacing pervenuta il 19.11.2024, avente ad oggetto la costruzione e gestione di un impianto crematorio, con delibera n. 61 del 18.3.2025, in osservanza dell’art. 183 comma 15 del Dlgs n.50/2016, dava solo indirizzo all’ufficio Lavori Pubblici, nella persona dell’ing. Giovanni Cannoniero di avviare la procedura di verifica sulla fattibilità dell’opera .
Successivamente, nella sezione Amministrazione Trasparente, del sito istituzionale del Comune veniva pubblicato l’AVVISO PUBBLICO di avenuto ricevimento della proposta di partenariato pubblico-privato a norma dell’art. 193 del dlgs 36/2023.
A seguito di tale avviso pubblico pervenivano al Comune di Eboli due proposte di project finance per la progettazione, costruzione e gestione di un impianto crematorio e, precisamente : 1) DAC PUBLIC SRVICE in ATI da costituire con Officine Meccaniche Ciroldi s.p.a e Cosil s.r.l. (nuova compagine sociale subentrata a DAC Company srls) ; 2) ITALGECO SCARL.
Dopo una lunga e approfondita istruttoria, in data 4.12.2025, quindi successivamente alla delibera del 18.3.2025 e non prima come erroneamente riferito dal dott. Manzo , giungeva all’attenzione del Sindaco , della Giunta e del Segretario Comunale la relazione istruttoria dell’ing. Cannoniero, il quale esprimeva parere tecnico negativo sulla possibilità di attuazione del project finance, in ragione dell’incertezza provocata dalla Regione Campania circa la realizzazione del terzo impianto crematorio in provincia di Salerno ed anche per motivi di spazi per la localizzazione all’interno del cimitero della struttura, oltre al vincolo paesaggistico in cui ricade l’area cimiteriale .
Il sindaco e la Giunta si sono conformati al parere negativo ed hanno declinato la proposta progettuale dell’opera in questione. Quindi, non vi è stato nessun altro atto della Giunta dopo la relazione istruttoria negativa del funzionario comunale.
Se in anni antecedenti addirittura al 2021, qualcuno di malaffare si è interessato di un impianto crematorio nel Comune di Eboli, alla mia amministrazione non era dato sapere, non potendo conoscere l’informativa della Questura di Salerno di anni antecedenti al 2021. Certamente non riguarda la procedura amministrativa trasparente e a norma di legge espletata nel 2025 e non risulta da nessun atto che le due aziende che hanno partecipato all’avviso pubblico siano collegate a esponenti della criminalità organizzata.
Venendo al secondo articolo dell’1 ottobre scorso, l’articolista reitera la sua erronea ricostruzione dei fatti laddove scrive “ con la rivisitazione degli atti che impedirono al clan della camorra di Paolo Esposito di attuare il disegno di un impianto di cremazione nel cimitero di Eboli, tecnicamente avversato dall’ingegnere Giovanni Cannoniero contro la volontà dell’allora Giunta di Mario Conte”. Ed ancora in seguito chiosa “ L’ipotesi del progetto pubblico-privato non poteva proprio essere preso in considerazione secondo la relazione dell’ingegnere Cannoniero. Ma la Giunta Conte decise di andare avanti senza ascoltare il tecnico”.
Alla luce degli atti amministrativi innanzi riportati e le date della loro adozione, le notizie esposte nei due articoli sono palesemente false essendo evidente il travisamento dei fatti operato dal dott. Manzo che pur avendo rivisitato gli atti amministrativi, devo ritenere che la sua rivisitazione assolutamente non rispondente alla verità sia stata finalizzata solo a gettare ombre sulla mia amministrazione.
Tale atteggiamento è confermato anche rispetto alla vicenda dell’ex area Pezzullo.
Se il dott. Manzo avesse interpellato l’ing. Cannoniero , l’ing. Giuseppe Barrella e il segretario Comunale, avrebbe appreso che la mia giunta si è adoperata per giungere alla risoluzione bonaria del contratto con la Eboli 2010 s.r.l. senza danni o oneri a carico del Comune, come prevedeva l’atto transattivo già concordato tra le parti. Poi al momento della firma, il legale rapp.te della Eboli 2010 s.r.l. per suoi problemi di salute ha interrotto ogni contatto con l’ufficio lavori pubblici e non essendo intervenuta la materiale firma dell’accordo si è dato incarico all’ing. Barrella di procedere con la risoluzione unilaterale del contratto e la riacquisizione del possesso dell’area.A conclusione dell’iter procedimentale posto in essere dall’ing. Barrella è stata proposta la delibera di Giunta di indirizzo all’ufficio lavori pubblici di rendere la determina di risoluzione del contratto in questione. E’ stato proprio l’ing. Cannoniero, quale funzionario competente ad emettere tale determina , mentre eravamo in giunta per deliberare, a un ulteriore supporto legale mediante l’acquisizione di un parere da parte di un avvocato amministrativista al fine di rafforzare le motivazioni della risoluzione unilaterale del contratto, proprio per evitare contenziosi che potessero rivelarsi dannosi per il Comune. Cosa che è avvenuta attraverso il segretario comunale. Poi è sopraggiunto anche il fallimento della Eboli 2010 s.r.l. e la delibera già predisposta l’ha adottata il Commissario essendo venuta meno la mia amministrazione. Questa la verità dei fatti e le azioni compiute dalla Giunta anche rispetto all’annosa vicenda dell’ex area Pezzullo che nulla centrano con le scelte o i rapporti intessuti dai precedenti sindaci con chicchessia.
Sono due articoli dai titoli e contenuti che mirano solo a denigrare l’amministrazione uscente dal chiaro connotato diffamatorio esponendo fatti non veri, o chiaramente travisati .
Tutto quanto sin qui rilevato mi fanno ritenere che gli articoli siano ispirati da altre intenzioni che non siano quelle di informare e legittimamente criticare, e di questo non posso che rammaricarmi.
Confido che vorrà provvedere a dare corso alla richiesta rettifica a norma dell’art. 8 legge n. 47/ 1948.
La procura di Palermo ha chiesto l’arresto dell’ex vicepresidente ed ex assessore della Regione Sicilia Gaetano Armao. Le forze dell’ordine hanno perquisito la sua abitazione e i suoi studi di Palermo e Roma. I pm ipotizzano il reato di corruzione. Oltre che per Armao, i magistrati hanno chiesto misure cautelari per otto persone tra le quali l’avvocato Pierluigi Matta e alcuni imprenditori. Armao, noto legale e politico siciliano, fino ad agosto è stato presidente della Commissione tecnica specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale. Alle nove persone coinvolte è stato notificato l’invito a comparire davanti al gip per l’interrogatorio preventivo, atto che, per la nuova normativa, precede la pronuncia del giudice sulla richiesta di misura cautelare. Armao è il marito dell’ex capo di Gabinetto del ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi.
Il Grand Hotel Salerno resterà regolarmente aperto, almeno fino al prossimo 3 dicembre, quando è stata fissata l’udienza di merito sulla controversia che vede contrapposti Immobiliare Panoramica Srl e il Comune di Salerno. È quanto stabilito dal Tribunale amministrativo regionale della Campania, sezione staccata di Salerno, che ha accolto l’istanza cautelare presentata dalla società attraverso il proprio legale di fiducia, l’avvocato Lorenzo Lentini. La decisione è arrivata al termine della camera di consiglio del 30 settembre. Il Tar, con l’ordinanza firmata dal presidente Nicola Durante e dalla relatrice Gaetana Marena, ha ritenuto sussistenti le condizioni per accogliere la richiesta cautelare e ha quindi sospeso l’efficacia del provvedimento adottato dal Comune il 13 agosto scorso, con il quale era stata disposta la sospensione «ad horas», per 90 giorni o fino alla regolarizzazione, della licenza alberghiera e delle licenze per la somministrazione di alimenti e bevande relative al Grand Hotel Salerno. Il provvedimento comunale aveva di fatto disposto la chiusura dell’attività alberghiera e di ristorazione della struttura di via Carlo Tafuri. Alla base della decisione dell’amministrazione vi era la posizione debitoria tributaria della società, indicata come «irregolare» dagli uffici comunali, e il mancato accoglimento di una proposta di regolarizzazione attraverso un piano di rateizzazione garantito da polizze fideiussorie a prima richiesta. È proprio contro questa serie di provvedimenti che Immobiliare Panoramica ha presentato ricorso al Tar, chiedendo anche la sospensione in via cautelare degli effetti della chiusura. Nel ricorso la società ha contestato, tra gli altri atti, il provvedimento del Settore Sportello Unico Attività Produttive e Mercati del 13 agosto, la certificazione della posizione debitoria tributaria, il rigetto della proposta di rateizzazione garantita e gli atti adottati dal concessionario RTI Municipia-Gamma Tributi. Il Tribunale amministrativo, nella fase cautelare, non ha però definito il merito della controversia. I giudici hanno evidenziato la sussistenza del periculum, ossia il pregiudizio che la società potrebbe subire nelle more della definizione del giudizio di merito in conseguenza dell’esecuzione del provvedimento di sospensione dell’attività. Il Tar ha inoltre richiamato quanto già valutato nel decreto monocratico numero 437 del 13 agosto 2026, confermando quindi, in sede collegiale, le condizioni che avevano portato alla precedente sospensione cautelare. La conseguenza immediata è che il Grand Hotel Salerno può continuare la propria attività. L’efficacia del provvedimento comunale di sospensione è infatti congelata fino alla definizione della controversia, con la questione che tornerà davanti ai giudici amministrativi il 3 dicembre 2026, data fissata per l’udienza di merito. Il Tar ha infine disposto la compensazione delle spese relative alla fase cautelare tra le parti. Nel procedimento si sono costituiti in giudizio sia il Comune di Salerno, difeso dagli avvocati Nicola Comunale, Roberto Malzone e Anna Attanasio, sia il RTI Municipia Spa, rappresentato dall’avvocato Aida Giannattasio. La decisione di ieri, dunque, non chiude la partita tra Palazzo di Città e Immobiliare Panoramica, ma congela gli effetti del provvedimento di chiusura in attesa che il Tar entri nel merito della vicenda. Per il momento, il Grand Hotel resta aperto. La prossima tappa sarà quella del 3 dicembre, quando i giudici saranno chiamati a esaminare nel merito i numerosi atti impugnati dalla società.
Generali ha raggiunto un accordo per l’acquisizione di una partecipazione pari a circa il 9,9 per cento in Banco de crédito cooperativo (Bcc), holding di Grupo cooperativo Cajamar (Gcc), per un corrispettivo pari a 150 milioni di euro. L’operazione rappresenta un passo significativo nell’evoluzione della partnership di bancassurance tra Generali e Gcc, uno dei principali gruppi finanziari spagnoli, avviata oltre 20 anni fa. L’investimento rafforza inoltre l’allineamento strategico tra le due società e consolida il ruolo di Generali come partner assicurativo di riferimento in Spagna. L’operazione è pienamente in linea con il piano strategico Lifetime partner 27: Driving excellence di Generali, che ha l’obiettivo di accelerare la crescita nei principali mercati europei nei quali il Gruppo vanta già dimensioni rilevanti e una posizione di leadership, anche attraverso solide reti in franchising e partnership di lungo periodo.
Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027
La partnership con Grupo cooperativo Cajamar riveste una rilevante importanza strategica per Generali Spagna e ha contribuito a consolidare la posizione di leadership del Gruppo in segmenti assicurativi chiave, nonché una presenza capillare attraverso l’ampia rete distributiva nazionale di Gcc. L’operazione, che sarà realizzata da Generali Spagna attraverso il proprio portafoglio di investimenti, non avrà un impatto materiale sul solvency ratio del Gruppo. Il perfezionamento è previsto nella seconda metà del 2027, subordinatamente all’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari. Per Generali, Deloitte ha agito in qualità di advisor finanziario esclusivo e Garrigues in qualità di advisor legale.
L’ex capo della Polizia Franco Gabrielli scende in campo e lo fa aderendo a Più uno, il progetto di Ernesto Maria Ruffini. Si tratta di un movimento di centrosinistra che punta a rivolgersi «agli elettori di csx distanti, ma anche a tanti elettori moderati, disorientati dalla deriva estremista di Vannacci», il cui manifesto verrà presentato il 10 ottobre. «Vi ho riconosciuto valori molto vicini ai miei. Lo faccio senza chiedere ruoli o garanzie. Prima viene il progetto, poi il resto», ha detto Gabrielli in un’intervista al Corriere. «Avrei potuto aspettare la nascita di un governo che mi affidasse magari qualche incarico. Ma non è questo che mi interessa. Credo sia più importante impegnarsi in prima persona nella costruzione di una nuova idea di Paese». E ancora: «Dai 14 ai 24 anni ho militato nel Movimento giovanile della Democrazia cristiana, arrivando a responsabilità nazionali. Poi scelsi un altro modo di servire il Paese. Torno alla politica con la stessa idea di servizio che ha accompagnato tutta la mia vita pubblica». Già a maggio era uscito allo scoperto candidandosi al Viminale per il dopo Piantedosi in caso di vittoria del campo largo.
Gabrielli si è poi espresso sull’operato del governo Meloni: «La stabilità è un valore, ma è uno strumento, non un risultato politico in sé. La storia italiana ci ricorda che negli Anni 70, con governi molto più brevi e fragili, furono approvate riforme che ancora oggi segnano la vita della Repubblica. Il governo Meloni ha avuto tempo, numeri parlamentari e una leadership indiscussa. Eppure molte delle promesse su cui aveva costruito il consenso non sono state realizzate, o hanno prodotto risultati molto inferiori agli annunci». Il riferimento è «all’immigrazione, alla sicurezza, alla pressione fiscale, alle pensioni, alle grandi riforme istituzionali». Una dimostrazione del «fallimento del governo» è, per lui, la crescita del partito di Roberto Vannacci. «Dice oggi molte delle cose che Giorgia Meloni diceva quando era all’opposizione. Ma un conto è spararle grosse dall’opposizione, un altro è governare fenomeni complessi».
L’Italia chiede maggiore flessibilità all’Ue in materia di spese per l’energia, viste le ripercussioni dei conflitti in corso sull’inflazione, che a settembre è balzata a +4,2 per cento. La premier Giorgia Meloni ha scritto una lettera alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen puntando il tasto sulla rigidità delle regole di bilancio Ue, in un contesto caratterizzato dalla necessità di sostenere famiglie e imprese contro il caro prezzi, chiedendo di discutere una possibile revisione già all’Ecofin in programma la prossima settimana.
La richiesta della premier e la risposta di Bruxelles
«I percorsi concordati di spesa nell’ambito del quadro fiscale europeo lasciano un margine limitato per alleviare l’impatto su famiglie e imprese senza ricorrere a misure di contenimento in un momento di significativi rischi al ribasso per l’economia», ha scritto Meloni nella missiva. «Dovremmo comunque cercare modi per utilizzare almeno una parte delle entrate extra per attenuare l’aumento dei costi energetici in modo temporaneo e mirato». La premier si è detta consapevole «del rischio che comporta la modifica delle norme di bilancio», volte «al raggiungimento di un obiettivo che tutti condividiamo, la sostenibilità del debito», ma ritiene anche che il quadro di bilancio «lasci alla Commissione europea il margine necessario per tenere conto dei fattori rilevanti» esposti nella sua lettera. Secca la replica di Bruxelles: «Abbiamo già concesso maggiore flessibilità agli Stati membri».
Doveva essere la formalità finale di un’operazione già scritta. Invece l’Opas lanciata da Poste Italiane su Tim, pur rilanciata da 1,67 a 1,97 euro in contanti più 0,218 azioni Poste per ogni titolo Tim conferito, si è fermata all’85,823 per cento del capitale. Non abbastanza per raggiungere o superare il 90 per cento, la soglia che consente lo squeeze-out: in parole semplici, il diritto dell’azionista di controllo, al ricorrere delle condizioni previste dal Tuf, di acquistare anche le azioni rimaste in mano alla minoranza e portare così la società fuori dalla Borsa. Poste, però, non ha perso tempo. Con gli acquisti effettuati il primo ottobre sul mercato è già salita all’86,952 per cento di Tim. La strada verso il delisting, insomma, è già ripartita. Per coprire la distanza che ancora separa l’azienda guidata dall’ad Matteo Del Fante e dal dg Giuseppe Lasco dal 90 per cento serviranno altri acquisti sul mercato, con ogni probabilità anche per blocchi. E questa volta niente concambio con azioni proprie, come nell’Opas: bisognerà pagare cash. Il conto finale dipenderà da quante azioni Poste deciderà di acquistare oltre la soglia e dai prezzi a cui riuscirà a farlo. In Borsa il rovesciamento si è visto subito. Se nelle settimane dell’Opas era stata Poste a sostenere Tim, adesso è Tim a pesare su Poste: il mercato prova a calcolare quanto costerà a Del Fante chiudere davvero la partita.
Giuseppe Lasco e Matteo Del Fante (Imagoeconomica).
Il paradosso fiscale che ha scoraggiato i fondi
C’è poi un capitolo meno raccontato, ma che nei desk dei grandi gestori avrebbe pesato parecchio: la tassazione. Aderire all’Opas equivaleva fiscalmente a una cessione a titolo oneroso, con la plusvalenza tassata al 26 per cento sull’intero controvalore ricevuto, cash più azioni Poste. Il meccanismo utilizzato da alcuni intermediari per calcolare il valore di carico ha prodotto un paradosso che ha fatto discutere nelle sale operative: agli aderenti è stata attribuita una plusvalenza gonfiata di circa 1,80 euro per azione Tim, con un’imposta in eccesso stimata in 0,47 euro per azione rispetto a quanto ci si sarebbe aspettati ai valori di mercato. Le azioni Poste ricevute in concambio sono state caricate in portafoglio a circa 35,15 euro, contro un valore di Borsa più vicino ai 25,85 euro. Il risultato, per ora, è una perdita soltanto sulla carta. La minusvalenza diventerebbe effettiva con la vendita delle azioni Poste e potrebbe poi essere utilizzata per compensare eventuali plusvalenze fiscalmente compatibili realizzate nello stesso anno o nei quattro periodi d’imposta successivi. Per un fondo che deve rendere conto trimestralmente ai propri sottoscrittori, anticipare l’uscita di cassa per le tasse e lasciare il recupero fiscale sospeso fino a quattro anni non è un dettaglio. Può diventare un disincentivo concreto ad aderire all’offerta anziché vendere direttamente sul mercato. Anche per questo la scelta di alcuni grandi gestori di restare fuori dall’Opas appare meno sorprendente di quanto sembrasse a prima vista.
Logo Tim (Imagoeconomica).
Tre piste e nessuna certezza
Perché l’operazione non abbia raggiunto la soglia attesa è la domanda che circola con più insistenza nei corridoi finanziari milanesi. Le spiegazioni che si rincorrono sono tre. Nessuna, per ora, ha la forza di una certezza.
1. La posizione di Labriola
La prima porta a Pietro Labriola. L’amministratore delegato di Tim, rimasto ai margini della regia dell’operazione, secondo alcune letture non avrebbe avuto particolare interesse a favorirne il successo. C’è però un dato che complica questa ricostruzione: lo stesso Labriola ha personalmente aderito all’offerta con circa 1,7 milioni di azioni Tim, incassando un controvalore, tra cash e azioni Poste, superiore ai 13 milioni di euro. Un comportamento che mal si concilia con l’idea di un’opposizione frontale all’operazione.
Pietro Labriola (Imagoeconomica).
2. La strategia di Assogestioni
La seconda pista chiama in causa Assogestioni. Alcuni gestori avrebbero preferito liquidare parte delle proprie posizioni direttamente sul mercato anziché aderire all’offerta, anche per evitare l’anticipo di tassazione descritto sopra, tema discusso da settimane negli uffici legali dei fondi. Resta da capire quanto abbia pesato il fattore fiscale e quanto, invece, la volontà di non aumentare indirettamente l’esposizione a Poste. Da qui nasce anche la domanda, inevitabile, sulla loro piena fiducia nel piano di Del Fante. Chissà che cosa ne dirà Massimo Menchini, direttore affari istituzionali di Assogestioni, nelle sue prossime cene romane. Il papillon, almeno, non dovrebbe passare inosservato.
Massimo Menchini (Imagoeconomica).
3. L’ombra di Kkr
La terza pista, forse la più delicata, porta a Kkr. Il fondo americano è già in tensione sul dossier della rete unica e sull’estensione dell’earn out legato alla cessione della rete Tim, per oltre due miliardi e mezzo di euro. Secondo la ricostruzione che circola negli ambienti vicini al dossier, Kkr avrebbe voluto segnalare che il futuro di FiberCop non può essere deciso unilateralmente da Poste, pur destinata a esserne il primo cliente. Sullo sfondo restano due nodi: la richiesta di oltre 500 milioni di danni per mancate performance avanzata da Tim contro FiberCop e i solleciti che l’ex monopolista dei telefoni indirizzerebbe quotidianamente alla società della rete. Solo sciolti questi punti, sostengono fonti vicine alla partita, il confronto potrebbe ripartire. Anche la scelta di Marco Nespolo per la guida di FiberCop è stata letta in questa chiave. Un manager proveniente da un settore lontano dalle telecomunicazioni è stato preferito ai nomi che circolavano a Roma. Una decisione con cui Kkr ha mostrato di voler mantenere autonomia nelle proprie scelte. Chi sostiene la terza pista legge nello scarso apporto all’Opas lo stesso messaggio. Ma, anche in questo caso, si tratta di una lettura e non di una prova.
Marco Nespolo (Imagoeconomica).
Del Fante irritato, il cda nel mirino
Il risultato ha lasciato Del Fante molto irritato e riaperto immediatamente il dossier del consiglio di amministrazione di Tim. L’ad vorrebbe un controllo più saldo del board, ma la strada non è ancora evidente. La soluzione più lineare, quella che il mercato si sarebbe aspettato dopo un’operazione di questa portata, sarebbe il passo indietro di presidente e amministratore delegato. Ed è proprio qui che cominciano le resistenze.
Matteo Del Fante (Poste italiane).
La presidente Alberta Figari, avvocato d’affari passata da Clifford Chance e poi da Legance, specialista di M&A ed equity capital markets, già consigliere indipendente e presidente del comitato controllo e rischi di Generali, sarebbe per ruolo uno dei primi profili su cui si concentra il ragionamento sul nuovo assetto. Al momento, però, non emergono segnali di una sua disponibilità a lasciare. Negli ambienti finanziari milanesi si parla da tempo di rapporti consolidati con quello che era il mondo Mediobanca, fino a una vicinanza personale con l’ex amministratore delegato Alberto Nagel, e di una distanza dalla galassia Caltagirone. È una ricostruzione che resta tale, ma circola proprio mentre Mediobanca e Caltagirone si fronteggiano sui dossier Generali, Mps e Banca Generali. Figari avrebbe inoltre fatto presente che la sua sostituzione con un uomo gradito a Del Fante potrebbe aprire un tema di rappresentanza di genere nel board: argomento che, secondo quanto si raccoglie, a Poste non viene considerato decisivo.
Alberta Figari (Imagoeconomica).
Poi c’è Labriola. Negli ultimi anni non ha presentato un piano industriale di ampio respiro e la sua visione del mercato viene considerata sempre meno sovrapponibile alla strategia di Poste. Il suo mandato scade nella primavera 2027 e, secondo le ricostruzioni che circolano, l’ad di Tim può contare su rapporti solidi con Gaetano Caputi, capo di gabinetto di Giorgia Meloni e figura centrale nei dossier delle partecipate, e con il vicepremier Antonio Tajani. Labriola si sarebbe inoltre reso disponibile per un passaggio alla guida di FiberCop e, secondo indiscrezioni, avrebbe osteggiato alcuni dei candidati più accreditati alla poltrona. Alla fine Kkr ha scelto Nespolo. Da qui, secondo i suoi critici, sarebbe nata una parte della tensione successiva tra Tim e FiberCop. È una lettura che va tenuta distinta dai fatti accertati, ma aiuta a capire il clima che circonda il dossier.
L’ad di Tim Pietro Labriola (Imagoeconomica).
Il resto del cda, nome per nome
Scendendo nella composizione del board, il quadro non diventa più semplice. Giovanni Gorno Tempini, in consiglio dal 2021 in rappresentanza di Cdp e membro della lista del cda uscente, è un uomo di lungo corso delle istituzioni finanziarie e viene considerato vicino a Poste. Per Del Fante avrebbe poco senso liberare una casella già favorevole per occuparla personalmente: semmai l’obiettivo sarebbe aggiungerne un’altra.
Giovanni Gorno Tempini (Imagoeconomica).
Federico Ferro Luzzi, professore ordinario di Diritto commerciale ed esponente di area Assogestioni, siede in consiglio dal 2021 come indipendente. Il punto politico è evidente: la stessa area di riferimento viene indicata tra quelle che avrebbero preferito vendere sul mercato anziché aderire all’offerta. Si parla inoltre di un rapporto personale stretto con lo stesso Menchini. Se questa ricostruzione fosse confermata, aiuterebbe a spiegare la solidità della sua posizione. Ferro Luzzi presiede il comitato rischi e sostenibilità, incarico che rafforza il suo peso nel board ma non chiude il tema della sua collocazione nel nuovo equilibrio azionario.
Federico Ferro Luzzi (dal sito di Tim).
Stefano Siragusa è da sempre contrario alla cessione della rete e favorevole a una sua nazionalizzazione sotto controllo pubblico, sia esso Cdp o Poste. Resta uno dei pochi indipendenti con una forte matrice industriale presenti in consiglio ed è al tempo stesso allineato al piano di digitalizzazione del Paese portato avanti da Poste. Per Labriola è una presenza scomoda. Da gennaio 2026 siede anche nel comitato parti correlate. Negli ambienti finanziari viene ricordato un precedente: le sue dimissioni dal cda di Saipem, che aprirono la strada all’ingresso in consiglio di Leone Pattofatto. Se quella scelta fu davvero, come si racconta, un favore ad Assogestioni per consolidare la posizione di Ferro Luzzi, oggi la domanda è se Siragusa sarebbe disposto a una mossa analoga, questa volta con effetti anche sugli equilibri attorno a Labriola.
Stefano Siragusa (dal sito ufficiale di Tim).
Lorenzo Cavalaglio, notaio cooptato il primo gennaio 2026 in sostituzione di Umberto Paolucci, dimessosi per ragioni professionali, era stato indicato come presidente nella lista a suo tempo promossa da Siragusa. È entrato su indicazione di Poste ed è oggi membro del comitato nomine e remunerazione. Vota in linea con Siragusa, che a sua volta vota generalmente in linea con Gorno Tempini. Ne risulta un alleato indiretto di Del Fante che Poste non avrebbe interesse a perdere, anche se il suo curriculum non presenta esperienze specifiche nel settore delle telecomunicazioni.
Lorenzo Cavalaglio (dal sito Tim).
Completano il quadro tre consigliere la cui posizione, secondo alcuni osservatori critici, appare oggi meno direttamente collegata alla base azionaria che le aveva espresse. Paola Giannotti De Ponti, presidente del comitato nomine – proprio la casella che sarebbe particolarmente utile a Del Fante – è entrata in consiglio nella lista presentata dal fondo attivista Bluebell Capital Partners di Giuseppe Bivona, il finanziere che negli anni ha animato i cda di Leonardo, Mps e Mediobanca anche con richieste di azioni di responsabilità. Bluebell ha chiuso il proprio hedge fund nel dicembre 2024, restituendo il capitale ai sottoscrittori esterni perché le dimensioni non erano più considerate sufficienti a giustificarne i costi. Continua tuttavia a svolgere attività tramite co-investimenti e mandati di consulenza. La lista da cui proviene Giannotti De Ponti, insomma, fa oggi riferimento a una realtà molto diversa da quella che l’aveva presentata.
Paola Giannotti De Ponti (dal sito Tim).
Alessandra Perrazzelli, ex vicedirettrice generale della Banca d’Italia, è stata cooptata nel settembre 2025 al posto della dimissionaria Domitilla Benigni. È un profilo di forte impronta istituzionale, che diversi osservatori considerano vicino alla linea Mef-Bankitalia e quindi, nei fatti, compatibile con quella di Del Fante. Proprio nei giorni della sua nomina, il cda ha votato all’unanimità di escludere il Mef dall’elenco delle parti correlate di Tim. Perrazzelli è oggi parte della lista del cda e non è espressione diretta di uno specifico azionista.
Alessandra Perrazzelli (dal sito Tim).
Paola Camagni, giurista con un passato specialistico nel diritto tributario internazionale, è presidente del comitato parti correlate dove siede insieme a Ferro Luzzi e Siragusa. È anch’essa considerata espressione dell’area Assogestioni e, secondo i critici, il nuovo assetto azionario rende meno immediato il rapporto tra quella rappresentanza e il capitale di Tim. Anche qui torna, sullo sfondo, la scelta attribuita a una parte dei gestori di vendere sul mercato anziché consegnare le azioni all’Opas. Un elemento politico più che formale, ma destinato a pesare nella discussione sul futuro del board.
Paola Camagni (Imagoeconomica).
Un rebus senza soluzioni facili
La soluzione più netta, secondo gli osservatori favorevoli a un riassetto, sarebbe l’uscita di presidente e amministratore delegato. Ma Figari viene considerata forte di relazioni importanti nella piazza finanziaria, mentre Labriola ritiene di poter contare su solidi interlocutori a Roma. Del Fante, dal canto suo, avrebbe potuto allargare il consiglio già nel 2025 oppure prendere direttamente il posto lasciato da Paolucci. Non lo fece, anche per non alterare gli equilibri con Labriola. Adesso il quadro è cambiato. Poste è già salita all’86,952 per cento e il rastrellamento verso il 90 per cento è cominciato, mentre diversi analisti si aspettano conti trimestrali dell’ex monopolista dei telefoni poco brillanti. In questo scenario torna la domanda che per mesi si era preferito rinviare: quanto può restare immutato il cda di Tim dopo che l’azionista di controllo è cambiato? Tra le ipotesi che circolano c’è anche la richiesta di dimissioni in blocco di almeno cinque consiglieri. Per ora nessuno si muove. E forse è proprio questo, più dell’86,952 per cento, il numero che Del Fante vorrebbe cambiare.
Una complessa vicenda che si sviluppa nel tempo e nello spazio nel romanzo Fenomeno Norimberga.
Tre fatti separati da tempo e distanza, apparentemente del tutto slegati tra di loro ma che lentamente si intrecceranno tra loro sino a comporre un quadro coerente ma a tinte oscure.
Questo il tema scelto da Andrea Micalone per il romanzo Fenomeno Norimberga, vincitore del trentasettesimo Premio Urania e come da tradizione pubblicato sul numero di ottobre della rivista.
Completano il volume i racconti vincitori ex aequo del premio Urania Short 2026: Cronofagia di Giuseppe Mascolo e Quegli anni su Agalia di Angelo Maria Perongini.
Il libro
Norimberga, 1561. Il cielo sopra la... - Leggi l'articolo
Il creatore di The Orville (ma anche dei Griffin) sta lavorando a una nuova serie sci-fi per il canale Peacock. Con lui Brannon Braga.
Mentre noi continuavamo a guardare l'orologio chiedendoci quando arriva la quarta stagione di The Orville, Seth MacFarlane era impegnato in tutt'altro.
Si dovrebbe intitolare Future Housewives il nuovo progetto dell'eclettico produttore americano. Variety la descrive così:
Ambientata nella decadente colonia asteroidale di New Beverly Hills, dove ricchi personaggi dell’alta società si destreggiano tra trattamenti di bellezza bioingegnerizzati, rivalità spietate e scandali interplanetari. Ma quando un giovane outsider dagli occhi pieni di sogni... - Leggi l'articolo
Zona 42 torna in libreria con uno degli autori più apprezzati del suo catalogo, uno “space-noir” ma anche un pirotecnico omaggio alla fantascienza classica
Tra le novità di Zona 42 portate a Stranimondi c'è Operazione Red Star, l'ultimo romanzo di Sam J. Miller, un autore molto apprezzato dai lettori di questa casa editrice, che ha pubblicato in precedenza il romanzo La città dell'orca e l'antologia Ragazzi, belve e uomini. Curiosità: nell'edizione originale (Red Star Hustle) questo romanzo è stato pubblicato in un'edizione “bifronte” affiancato a Apprehension di Mary Robinette Kowal.
La quarta di copertina
Aran, un sex worker d’alto bordo, è stato incastrato per l’omicidio... - Leggi l'articolo
L’assemblea nazionale del Partito Democratico si terrà domenica 18 ottobre al centro congressi La Nuvola, nel quartiere romano dell’Eur. Lo riporta Agi citando fonti parlamentari dem che, spiega l’agenzia, in attesa della convocazione formale hanno ricevuto la comunicazione di prendere nota dell’appuntamento.
Per la seconda volta in pochi giorni, la Casa Bianca ha rimosso unilateralmente la CNN dall’incarico di principale emittente televisiva del press poll al seguito di Donald Trump: è successo in occasione della visita del presidente Usa allo stabilimento della società costruttrice di autocarri Peterbilt a Denton, in Texas, seguita da un comizio a Durant, in Oklahoma. Sabato la CNN era stata esclusa dal gruppo di giornalisti a bordo dell’Air Force One, nonostante la decisione di un giudice distrettuale di annullare il divieto imposto dalla Casa Bianca.
Continua il braccio di ferro tra Trump e la CNN
Tutto è iniziato con la revoca dei pass di accesso per la Casa Bianca decisa per i giornalisti dell’emittente, di Politico e di MS Now, dopo una serie di articoli non graditi al tycoon, che li aveva accusati di diffondere fake news. Le tre testate avevano avviato un’azione legale contro Trump e tre suoi stretti collaboratori (la capo di gabinetto Susie Wiles, il direttore della comunicazione della Casa Bianca Steven Cheung e il direttore del Secret Service Sean Curran), accusandoli di aver violato il Primo emendamento della Costituzione Usa, che prevede la libertà di stampa. A quel punto un giudice federale aveva ordinato all’Amministrazione Usa di ripristinare per 14 giorni l’accesso. Nonostante ciò, Trump aveva di nuovo escluso dalla Casa Bianca i cronisti delle tre testate, adottando poi la stessa misura per la CNN sull’Air Force One. Tuttavia, domenica – in quello che sembrava un allentamento delle tensioni – la Casa Bianca aveva pubblicato l’elenco delle assegnazioni per il press pool al seguito di Trump, indicando la CNN come responsabile della copertura delle attività di oggi in Texas e Oklahoma e l’emittente conservatrice Real America’s Voice come secondo membro. Poi, mercoledì sera, la White House ha improvvisamente escluso la CNN, lasciando dunque Real America’s Voice come unica emittente tv del gruppo stampa al seguito di Trump.
Proprio il 29 settembre un’altra festa a sorpresa?
In molti, tuttavia, sono rimasti piuttosto spiazzati nel notare il comportamento di uno degli assenti più illustri, cioè Pier Silvio Berlusconi. Il figlio del Cavaliere e numero uno di Mfe–Mediaset non soltanto quel giorno è rimasto al lavoro a Cologno Monzese, ma ha anche impegnato risorse e tempo per organizzare, proprio il 29 settembre, una festa di compleanno a sorpresa per i 70 anni di Giorgio Restelli, direttore delle risorse artistiche di Mediaset. Ma come? Sembra quasi uno sgarbo nei confronti del resto dei Berlusconi.
La storia, tuttavia, va raccontata bene. Innanzitutto, le celebrazioni del 29 settembre a Porto Rotondo erano state volute soprattutto da Luigi Berlusconi, il più giovane dei figli dell’ex presidente del Consiglio: a Villa Certosa sono arrivate anche la sorella Eleonora, la mamma Veronica Lario e poi l’ultima compagna del Cavaliere, Marta Fascina. Assieme a loro Paolo Berlusconi, Fedele Confalonieri, Adriano Galliani, Gianni Letta, Marcello Dell’Utri, Matteo Perego di Cremnago. Insomma, un gruppo vacanze che, di questi tempi, non potrebbe essere più lontano da Marina e Pier Silvio, figli di primo letto del Cavaliere.
Villa Certosa non è mai stata un luogo del cuore per Marina e Pier Silvio
Una lettura un po’ più superficiale mette in evidenza che Villa Certosa non è un luogo del cuore per i due fratelli. Marina, molto riservata, si è creata i suoi ritiri di vacanza in Svizzera e in Costa Azzurra, mentre Pier Silvio vive tra Arcore e Portofino e non ha mai amato la Sardegna, tanto da aver detto pubblicamente: «Trovo proprio terribili posti tipo Porto Rotondo o Porto Cervo, dove la gente sta a guardare come sei vestito. Insomma, la vacanza deve essere vacanza. Conosco poco la Sardegna, ma di sicuro preferisco andare in Corsica. Lì ci sono solo motociclisti, campeggiatori, gente sportiva che non se la tira. Ho visitato tanti paesi corsi bellissimi, un mix tra la Liguria e un respiro internazionale che invece in Sardegna non c’è. E poi in Corsica fai una corsetta di 40 minuti e passi dal mare alla spiaggia, alle fortezze della Legione straniera, alla pineta fino al deserto, meraviglioso. Sono luoghi eccezionali, non capisco proprio quelli che per fare le vacanze vanno fino ai Caraibi».
Villa Certosa, peraltro, evoca pure le estati folli del Cavaliere, le serate, le feste, le cene eleganti. E anche il 2020, l’anno del Covid, non ha lasciato buoni ricordi. Allo scoppiare della pandemia a marzo, infatti, Marina si era premurata di portare il papà a Châteauneuf-Grasse (località sulle alture vicino a Cannes e Nizza), all’interno della sua villa di proprietà, dove Silvio Berlusconi trascorse l’intero periodo di isolamento preventivo sotto stretto controllo medico.
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).
Tutti questi riguardi, però, vennero meno quando il Cavaliere, in vacanza a settembre in Sardegna a Villa Certosa, prese il virus: qualcuno ipotizzò fosse colpa della figlia Barbara, passata a salutare il papà dopo alcuni giorni trascorsi a Capri. Versione che però venne smentita dallo stesso Berlusconi. Fatto sta che il Covid debilitò pesantemente il fisico del fondatore di Forza Italia, che dopo alcuni giorni di ricovero al San Raffaele di Milano fece nuovamente ritorno nella tenuta provenzale di Marina per trascorrervi la convalescenza al sicuro da ulteriori rischi e visite.
Barbara Berlusconi.
Tornando al video dei festeggiamenti organizzati da Pier Silvio per Restelli, proprio il 29 settembre, e reso pubblico sulle piattaforme Mediaset Infinity e su YouTube, ecco che questo lascia tuttavia spazio a interpretazioni un po’ più profonde e intime, che hanno a che fare anche con quello che gli psicologi incasellano nella definizione di distacco definitivo dalla figura paterna, che prima o poi tutti i figli compiono per costruire la propria identità autonoma (e per qualcuno evidentemente ci possono volere anche 57 anni, a tre anni dalla morte di Silvio).
Resto a Cologno perché qui sono quello che comanda
Io, Pier Silvio, decido chi festeggiare e quando farlo. Non vado a Villa Certosa e neppure all’intitolazione dell’aeroporto di Malpensa a mio padre, perché lì sono il figlio di Berlusconi. Mentre qui a Cologno, come a Portofino, sono il Berlusconi originale, quello che adesso comanda e che convoca tutto il management per celebrare il mio collaboratore fidato.
E festeggio i 70 anni di Giorgio Restelli con una cerimonia (chi avrà la pazienza di vedere il video lo potrà constatare) in cui io, capo azienda, lo ringrazio per quelle telefonate all’una di notte grazie alle quali si è preso il toro per le corna e si è deciso di chiudere Striscia la notizia.
Un’ombra da scacciare con tutti i mezzi
Non banali gli stacchi di camera su Gerry Scotti, che con La ruota della fortuna ha rilanciato gli ascolti di Canale 5 in access prime time, e l’intervento di Ezio Greggio, ossia colui che è stato privato del suo programma di punta, Striscia, ma che da scaltro uomo di business è già salito sul carro del vincitore, abbandonando Antonio Ricci al suo destino. D’altronde pure Ricci intravedeva in Pier Silvio l’ombra ingombrante del padre. Un’ombra che negli ultimi anni il capo azienda di Mediaset sta provando a scacciare con tutti i mezzi.
Gruppo Fs e Fondazione IncontraDonna rinnovano l’impegno per la prevenzione con FrecciaRosa, il progetto che nel 2026 raggiunge la 16esima edizione. L’iniziativa, realizzata con il supporto dell’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) torna a bordo delle Frecce, degli Intercity e dei treni del Regionale di Trenitalia. Dal lunedì al venerdì, per tutto il mese di ottobre, i viaggiatori potranno ricevere gratuitamente informazioni e consulenze sulla prevenzione oncologica dai professionisti messi a disposizione da Aiom. Sarà inoltre possibile prenotareteleconsulti per ottenere chiarimenti da approfondire successivamente nelle strutture del servizio sanitario nazionale. Medici e volontari di Fondazione IncontraDonna distribuiranno inoltre il Vademecum della salute, realizzato con il ministero della Salute. La guida sarà disponibile in formato digitale e in più lingue.
Attività anche a terra
Le attività di prevenzione si estendono anche “a terra”, per la prima volta nella stazione Rfi di Cosenza e nello scalo Fs Logistix di Sampierdarena, Genova, affiancando l’appuntamento già previsto presso lo scalo di San Lorenzo a Roma. Quest’anno, inoltre, Rfi sarà protagonista di una speciale “accensione” di 40 stazioni, illuminate di rosa nelle serate del 30 settembre e del 1° ottobre, a partire dalle 20.00, per richiamare l’attenzione sull’importanza della prevenzione. La stazione di Cosenza tornerà ad accendersi di rosa anche nelle serate del 19 e del 20 ottobre.
I numeri della prevenzione
In Italia vengono diagnosticati ogni anno oltre 390 mila nuovi casi di tumore, circa 176 mila dei quali riguardano le donne. Secondo i dati riportati nel progetto, più di 70 mila casi potrebbero essere evitati attraverso stili di vita sani e una maggiore adesione ai programmi di prevenzione e diagnosi precoce. Nel 2025 il carcinoma mammario, la neoplasia più frequentemente diagnosticata nella popolazione femminile, ha interessato oltre 53 mila donne.
Anche Tamoil Italia, società appartenente al gruppo petrolifero Oilinvest, con sede nei Paesi Bassi e siti estrattivi in Libia, ha deciso di adottare «una serie di misure volte a mitigare il prezzo dei carburanti commercializzati presso la propria rete di distributori a marchio». L’iniziativa resterà in vigore fino al 31 ottobre. Tamoil non ha specificato l’ammontare dello sconto e nemmeno se la riduzione dei prezzi sarà graduale, come per IP e Q8, oppure simultanea in tutti i distributori come per Eni. Ieri Palazzo Chigi aveva anticipato le trattative con Oilinvest e il governo libico per favorire l’adesione del marchio all’appello sul price cap dei carburanti.