Chiede “comprensione” e “pazienza” a cittadini ed operatori economici, garantendo che l’Amministrazione “è impegnata nella ricerca di soluzioni che consentiranno in tempi rapidi il ritorno alla normalità”. Il sindaco di Cetara, Fortunato Della Monica è tornato a parlare del sequestro disposto dalla Procura di SALERNO per la spiaggia interessata dai lavori di ripascimento. “Parliamo di un’opera attesa da quasi cinquant’anni, fondamentale per lo sviluppo migliorativo del paese e che per la delicatezza del nostro territorio richiede oggi la massima attenzione di tutti”, ha spiegato Della Monica che si è poi rivolto ai suoi concittadini. “Vi chiedo in questo particolare momento di avere comprensione, ringraziandovi sin d’ora per quella già manifestata, così come la pazienza di attendere gli esiti degli accertamenti. Ci siamo già affidati a un gruppo di avvocati e tecnici che lavorerà a stretto contatto con l’autorità giudiziaria per risolvere questa emergenza il prima possibile e tutelare il nostro territorio e la nostra economia turistica”. “Sono certo – ha aggiunto il sindaco – che i nuovi accertamenti verificheranno la correttezza amministrativa dell’iter avviato nel rispetto di tutte le regole severissime previste dalla normativa vigente. Restiamo, pertanto, fiduciosi rispetto alla bontà del nostro operato”.
“Italia agli italiani, Italia agli italiani, non mi vergogno a dirlo. O con noi, con Futuro Nazionale, guardiani della sovranità, o con von der Leyen, Draghi e il globalismo”. E’ l’aut aut che Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, invia al centrodestra dal palco dell’Auditorium della Conciliazione di Roma dove oggi, sabato 13 giugno, va in scena l’assemblea costituente della neonata formazione politica. “Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo. In Parlamento siamo una sporca dozzina, qui siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo”, dice Vannacci aprendo il suo intervento preceduto dall’esecuzione dell’Inno di Mameli.
“Si parla di patrimoniale negli ultimi giorni, con la sinistra che la vuole imporre, senza rendersi conto che non funziona e che di patrimoniali ne paghiamo già parecchie. Tajani ha detto: ‘Fintanto che ci sono io al governo, non ci sarà’. Bene. In Europa però ha votato a favore per dare altri soldi all’Ue. E io sarei quello che vota con la sinistra e le fa da stampella? Che aiuta Zan e finanzia il Gay Pride, o aiuta Schlein?”, dice l’ex generale.
“Alla prova dei conti c’è un asse tra il Partito popolare europeo e i socialdemoctratici in Europa” e questo governo “si allinea totalmente a supportare questa Commissione europea e la rinsecchita von der Leyen. E io sarei quello che parteggia per la sinistra? Poi si invoca il voto utile: secondo questo manicheismo o stai con noi o stai con la sinistra… Io rispondo chiaramente: o con noi, con Futuro Nazionale, guardiani della sovranità, o con von der Leyen, Draghi e il globalismo”, afferma.
Appena uscito sugli schermi, Disclosure Day, ideato e diretto da Steven Spielberg, si propone come uno dei film più importanti dell’estate 2026, alle spalle dell’attesissimo The Odyssey di Christopher Nolan, previsto per il 16 luglio.
L’incrocio tra film e politica trumpiana
Come ormai tutti sanno, il giorno della rivelazione del titolo è quello in cui il contenuto dei documenti audiovisivi in possesso del governo americano riguardanti la presenza di alieni sul nostro pianeta viene rivelato, appunto, all’opinione pubblica mondiale. Nel film, ciò avviene in maniera avventurosa e acrobatica, come nella tradizione degli action-movie spielberghiani. Ed è altrettanto noto che, nella realtà, l’amministrazione Trump ha recentemente avviato una procedura di progressiva desecretazione di tale patrimonio documentale, iniziativa che lo stesso presidente ha così illustrato: «Sulla base del grande interesse mostrato, incaricherò il segretario della guerra e agenzia competenti di iniziare il processo di identificazione e il rilascio dei file governativi relativi alla vita aliena e extraterrestre (…) God bless America». Per amore o per forza, così, il film di Spielberg si incrocia con la politica trumpiana, tanto che le leggende virtuali circolanti in Rete mettono sull’avviso che l’uscita al cinema di Disclosure Day altro non sarebbe che l’introduzione favolistica a imminenti rivelazioni del governo Usa, allo scopo di attutire ogni rischio di choc culturale dell’umanità intera, posta di fronte a sconvolgenti e straordinarie rivelazioni. Introduzione che tanto favolistica poi non sarebbe, come sostengono coloro che si sono già messi alla caccia di informazioni inedite, verissime, all’interno del racconto imbastito da Spielberg.
Una nuova era in cui ‘accompagnare’ l’umanità
Con simili premesse, ci troveremmo di fronte a qualcosa di molto simile al presunto finto allunaggio girato in studio da Stanley Kubrick, nel 1969, in caso di mancata, o difettosa, ricezione del segnale televisivo dalla luna: quello di Spielberg sarebbe così un film a funzione prevalentemente pedagogica, attestante l’imminente salto dell’umanità verso una nuova era, quella della condivisione universale della vita. Come Silvio Berlusconi si era investito del ruolo virtuoso di arbitro della guerra fredda, condotta a buon fine nell’hangar di Pratica di Mare, il 28 maggio del 2002, alla presenza di Bush e Putin, adesso Donald Trump si assumerebbe la responsabilità politica storica e morale del «non siamo soli nell’universo», di cui il film di Spielberg sarebbe l’affabulazione introduttiva a metà tra fiction e realtà. Più la seconda, che la prima.
Donald Trump (Ansa).
Spielberg si staglia come erede della Hollywood classica
In tal modo, la figura di Spielberg si staglia come testimone ed erede della Hollywood classica, quella che durante la Seconda Guerra mondiale aveva collaborato attivamente con l’amministrazione Roosevelt per la propaganda al conflitto: figura capace di sintetizzare il populismo di Frank Capra (che di quella propaganda fu ideatore), quindi l’epica biblica di Cecil B. De Mille, poi l’esperienza della frontiera di John Ford, ancora l’estro liberal-umanistico di Stanley Kramer, infine, come accennato, la perizia tecnica di Kubrick. In un’epoca orfana delle cosiddette grandi narrazioni, il film di Spielberg si pone così quale super-narrazione rivolta a un pubblico planetario, a beneficio di una ricezione composta e programmata dello choc culturale derivante dal «non siamo soli nell’universo». In un mondo sull’orlo della terza guerra mondiale, nel film come nella realtà, il giorno della rivelazione sarà anche il giorno in cui, con effetto immediato, l’umanità distoglierà lo sguardo dalla violenza terrena per rivolgerlo alla fratellanza cosmica.
Steven Spielberg alla prima londinese di Disclosure Day (Ansa).
Come già nel vetero-testamentario Incontri ravvicinati del terzo tipo, 1977, epifania aliena localizzata in prossimità di una versione yankee del monte Sinai, protagonisti dell’avventura sono i classici personaggi ordinari in circostanze straordinarie. Americani comuni, caricati del peso della portentosa missione: un esperto informatico reduce dal carcere, un’annunciatrice televisiva del meteo, un’ex novizia, un ricercatore tra gli altri. L’avversario, senza il quale non ci sarebbero avventura e azione, ha nome Noah, intendendo così, in antifrasi, colui che ha in animo di preservare l’umanità dal diluvio di notizie scioccanti riguardanti l’esistenza degli alieni, rinchiudendo così l’umanità stessa in un’arca dell’ignoranza. Solo i primi due sono tuttavia i veri prescelti, maschio e femmina, selezionati durante l’adolescenza, quando l’anima è ancora aperta a qualsiasi sorpresa.
L’immaginario di E.T. e Guerre stellari non esiste più
Per quanto ci riguarda, resta forte l’impressione di uno Spielberg preda di impulsi etici senili, datati e scaduti. La dura verità è che l’immaginario inaugurato da E.T. e Guerre stellari oggi non esiste più. George Lucas lo ha ben capito, cedendo allora tutto il pacchetto Star Wars alla Disney. Era un’altra epoca, quella. Con la scusa degli alieni, Incontri ravvicinati in realtà magnificava la potenza ancora immaginifica della stessa Hollywood, capace di risorgere dalle proprie ceneri dopo la crisi post-68. La parte finale di quel film, l’atterraggio della grande astronave aliena sulla pista appositamente allestita ai piedi della Devil’s Tower, altro non era che la gloriosa allegoria della magnificenza spettacolare del set cinematografico targato Hollywood. Ne scrisse subito Franco La Polla: «Questo è un film sul cinema. Spielberg sta filmando una ripresa cinematografica. E il disco volante variopinto non è altro che il prezioso, misterioso, affascinante oggetto di ogni ripresa cinematografica, l’essenza da catturare nella visione impressionata di una pellicola» (in Cinema & cinema, 15, aprile-giugno 1978, p. 92).
Foto di scena di E.T. l’extra-terrestre (E.T. the Extra-Terrestrial), film di fantascienza del 1982 diretto da Steven Spielberg di cui ricorre quest’anno il trentennale. ANSA
Dallo splendore cinematografico al potere della tv
Di una pellicola, appunto. Quello splendore ancora fotografico, che riempiva e faceva pulsare il telone dello schermo, oggi, non esiste più. Disclosure Day, infatti, sottolinea piuttosto il potere dello studio televisivo: la sequenza finale del film è un tripudio di schermi e monitor che attraversano l’inquadratura per disseminarsi a tutte le latitudini della Terra, divulgando in diretta il messaggio messianico alieno. In Incontri ravvicinati, l’immagine pulsava ancora di sé stessa, tanto che vi agiva una doppia allegoria: quella del set cinematografico, evidente, e un’altra, un poco più sottile. Al comparire dell’astronave aliena, oltre la cima del monte, spuntava una corona di raggi appuntiti che richiamava il copricapo della Statua della Libertà, mentre il disvelamento del corpo tutto intero, sfavillante di luci, rovesciandosi, metteva in mostra lo skyline di Manhattan. Ecco l’allegoria, ovvero il trionfo della tradizione del populismo americano: gli alieni, allora, altro non erano che l’allegoria degli emigranti, i quali, giunti in prossimità della East Coast, ne avvistavano il segno attraverso la Statua della Libertà prima, e il profilo di New York, poi.
Emily Blunt in una scena di Disclosure Day (dal trailer).
Il film profuma di vecchio
Oggi, se parli degli alieni, si tratta solo e soltanto di alieni, tanto che nelle interviste lo stesso Spielberg insiste sulla capacità tutta veridica del suo racconto, fino alla leggenda virtuale, di cui si è fatto cenno, del film prodotto quale vademecum per la rivelazione finale a gloria dell’amministrazione Trump, presumibilmente in vista delle elezioni di medio termine. Nonostante tenti l’indispensabile aggiornamento, il film profuma di vecchio. Il dono dell’empatia che gli alieni trasmettono ai prescelti è farina del sacco dei precogs veggenti provenienti da un altro film di Spielberg, Minority Report, tanto che qui, il personaggio di Emily Blunt, accingendosi alla rivelazione finale in diretta tv, annuncia al mondo uno «special report». È forse un caso, allora, che nel film spadroneggi la televisione, e la Rete, in fondo, non rivesta alcun rilievo? Un segnale, ancora, della difficoltà di Spielberg a entrare in contatto con l’immaginario davvero contemporaneo? Quello che, per restare al cinema, fa capo ai campioni di incasso Backroomse Obsession, sui quali lo stesso Trump dubitiamo abbia in serbo qualcosa da dire.
Un’aula gremita e un lungo applauso hanno accolto ieri il professor Giuseppe Fauceglia, docente di Diritto Commerciale, nell’Aula 3 del Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’Università degli Studi di Salerno, dove ha tenuto la sua ultima lezione prima del pensionamento, dopo oltre quarant’anni di insegnamento e ricerca.
Quella che doveva essere una normale giornata accademica si è trasformata in una commovente festa a sorpresa organizzata da amici, collaboratori ed ex allievi. Convocati nel massimo riserbo, docenti, magistrati, avvocati, commercialisti, notai, imprenditori e professionisti hanno riempito l’aula per rendere omaggio a uno dei protagonisti della vita accademica dell’Ateneo.
Visibilmente emozionato, il professore è stato accolto da una standing ovation che ha segnato l’inizio di un pomeriggio di ricordi, testimonianze e riflessioni. Sono intervenuti, tra gli altri, il rettore Virgilio D’Antonio, il presidente del Consiglio Didattico del Dipartimento, Giuseppe D’Angelo, e rappresentanti degli ordini professionali e della magistratura.
Un caso clinico di particolare rilevanza si è concluso con successo presso l’Istituto Clinico Mediterraneo di Agropoli, dove nei giorni scorsi la signora Rosa Giordano ha dato alla luce Federico, un bambino di 3,75 chilogrammi, al termine di una gravidanza considerata ad altissimo rischio per la complessità della storia clinica materna.
La paziente era stata infatti sottoposta in precedenza a un delicato intervento chirurgico che aveva comportato l’asportazione di ben quindici fibromi uterini. Nonostante le criticità legate ai molteplici interventi subiti dall’utero, la ricostruzione dell’organo ha consentito di affrontare e portare avanti con successo la gravidanza fino alla 38ª settimana di gestazione.
L’intervento ostetrico è stato eseguito dall’équipe guidata dal professor Mario Polichetti, con la collaborazione del dottor Giuseppe Allegro e dell’ostetrica Venus Buonaiuto.
«Si è trattato di una gravidanza eccezionale sotto il profilo clinico – dichiara il professor Mario Polichetti – perché la paziente presentava un quadro estremamente delicato a seguito dell’asportazione di quindici fibromi uterini. Il risultato ottenuto dimostra come una corretta ricostruzione dell’utero e un attento monitoraggio multidisciplinare possano consentire di raggiungere traguardi che fino a qualche anno fa sarebbero stati considerati molto difficili».
«L’aspetto più significativo – aggiunge Polichetti – è che siamo riusciti ad accompagnare la gestante fino alla 38ª settimana, garantendo la massima sicurezza sia alla madre sia al bambino. La nascita di Federico rappresenta una grande soddisfazione professionale e umana per tutta l’équipe che ha seguito il percorso assistenziale».
Il professor Polichetti ha inoltre voluto sottolineare il lavoro di squadra che ha reso possibile il successo dell’intervento: «Desidero ringraziare il dottor Giuseppe Allegro, l’ostetrica Venus Buonaiuto e tutto il personale sanitario coinvolto. Un ringraziamento particolare va alla dottoressa Paola De Domenico, direttrice della struttura, che sta portando avanti con determinazione un percorso orientato all’eccellenza clinica e organizzativa».
Le condizioni della madre e del piccolo Federico sono ottime. Il caso rappresenta un importante esempio delle possibilità offerte dalla moderna chirurgia ginecologica e dall’assistenza specialistica nelle gravidanze ad alto rischio, confermando il livello professionale raggiunto dall’Istituto Clinico Mediterraneo di Agropoli.
Nocera Inferiore/Castel San Giorgio. Ergastolo per l’omicidio del 54enne marocchino Msadd Hadraoui avvenuto a gennaio 2023: lo hanno stabilito ieri i giudici della Corte d’assise di Napoli, presidente Maurizio Conte, a carico di Gerardo Palumbo, il ragioniere 67enne di Castel San Giorgio che avrebbe ammazzato con un colpo di pistola alla testa la vittima per una vicenda di immigrazione clandestina. Accolta quindi la richiesta della a procura di Nola al che aveva presentato istanza di fine pena mai con isolamento diurno di 9 mesi (non confermato), puntando l’indice contro l’imputato. Il delitto avvenne il 29 gennaio 2023 e il corpo Palumbo lo avrebbe avvolto in un telo e portato nelle campagne di Castel San Giorgio. Per lui omicidio premeditato e occultamento di cadavere. Palumbo nella sua dichiarazione spontanea durante la scorsa udienza, si era dichiarato innocente puntando l’indice contro i connazionali del magrebino ai quali entrambi avrebbero dovuto dare dei soldi per l’immigrazione clandestina. E siccome quel denaro non era nelle disponibilità dei due, che stavano andando a Napoli per incontrarli, la banda di nordafricani non avrebbe evitato a premere il grilletto e fare fuoco contro Msadd Hadraoui.. il ragioniere lo avrebbe ucciso nel gennaio 2023 sull’A16 il 54enne e trasportato all’interno di un telo in un terreno in zona Trivio a Castel San Giorgio. Secondo la pubblica accusa, il 68enne avrebbe assassinato lo straniero in autostrada a Casalnuovo di Napoli (competenza procura di Nola), mentre si recavano in aeroporto a Capodichino per un viaggio in Marocco senza però comprare nessun biglietto d’aereo. Si fece accompagnare all’aeroporto di Napoli per prendere un volo per Casablanca senza aver acquistato in realtà alcun biglietto. Portò una pistola calibro 38 e condusse la vittima dapprima in un luogo isolato e successivamente nell’area di sosta dell’autostrada A16, direzione Napoli dove per eseguire il delitto parcheggiava l’autovettura in prossimità del guardrail precludendo alla vittima qualsiasi possibilità di fuga. Poi avrebbe “portato il cadavere dell’uomo coperto da un telo in zona Trivio a Castel San Giorgio”. E per queste accuse è stato chiesto l’ergastolo e l’isolamento diurno. Come accessorio della sentenza la sospensione della potestà genitoriale e il pagamento dei danni ai familiari della vittima assistita da Manuel Capuano. Ieri la sentenza di primo grado. Dopo le motivazioni si va in Assise Appello.
Tutto ciò che cerchiamo in una relazione è, in fondo, un porto sicuro, uno spazio in cui avere la libertà di sentirci vulnerabili. Eppure accade che proprio questo diventi, paradossalmente, la tomba dell’amore, soprattutto quando la relazione dura da molti anni. Così, magari complice la crisi di mezza età, può emergere il desiderio di cercare altrove quell’adrenalina che fa sentire di nuovo desiderati, visti, ancora vivi.
L’IA e il meccanismo della sycophancy
Davanti a questi dubbi esistenziali, si cerca un confronto. Amici, psicoterapeuti, familiari. Ed è qui che entra in gioco lei: l‘IA. Consulente d’amore alla bisogna, è rapida, sempre disponibile. Così cominciano le domande, una dopo l’altra, senza fine. Ma soprattutto si avvia un processo più sottile in cui la risposta non è mai neutra. L’IA tende infatti a comportarsi come lo specchio emotivo dell’utente restituendo una versione coerente e rassicurante del suo vissuto. Si tratta di un meccanismo noto come sycophancy, una specie di compiacenza che produce sollievo immediato ma riduce la frizione cognitiva necessaria alla comprensione. D’altronde capiamo e impariamo solo se quella frizione esiste, dobbiamo sbatterci la testa. E invece quelle domande diventano in breve tempo messaggi, interpretazioni, strategie, un flusso che rischia di rendere l’atmosfera ancora più tesa invece di scioglierla. In altri termini, ammesso che si voglia salvaguardare quel porto sicuro, la presenza di un terzo algoritmico può complicare le cose, e non poco, per diverse ragioni.
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La subdola trappola del chatbot
Innanzitutto va ricordato che le figure a cui ci si rivolge nei momenti di crisi sono capaci di leggere il contesto, cogliere sfumature, ricordare la storia della relazione e restituire empatia. L’intelligenza artificiale invece opera in modo diverso. Rielabora il linguaggio che riceve, generando risposte plausibili a partire da ciò che viene inserito nel sistema. La trappola consiste nel fatto che più la risposta è fluida, più sembra vera nell’illusione di essere compresi. Alcune analisi giornalistiche recenti su coppie in crisi che fanno uso intensivo di chatbot descrivono la formazione di un feedback loop emotivo, cioè una spirale che si alimenta da sola, in cui la narrazione di uno dei due partner viene progressivamente rafforzata e restituita in forma sempre più compatta, fino a diventare una versione quasi autosufficiente della realtà.
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L’ambiguità relazionale va preservata non azzerata
Da qui emerge un altro nodo, quello della sostituzione dei mediatori umani. In condizioni normali il conflitto di coppia si apre verso l’esterno. Amici, familiari o terapeuti introducono memoria, aiutano a contestualizzare, a mettere sul piatto della bilancia le mancanze di entrambi, a rielaborare. L’IA invece tende a offrire una forma di ascoltonon conflittuale, sempre disponibile, sempre allineata alla richiesta implicita di chiarezza e validazione. Tuttavia, le relazioni mature non si fondano su risposte corrette, ma sulla capacità di attraversare l’ambiguità senza eliminarla, accettando che la realtà dell’altro resti in parte opaca e non del tutto decifrabile. In questo senso l’ingresso dell’intelligenza artificiale nei conflitti di coppia non è soltanto una questione tecnologica, ma un cambiamento più profondo nella gestione dell’ambiguità relazionale e delle sue cinquantamila sfumature di grigio. E forse è proprio questo il punto. Il conflitto nella coppia non è soltanto un problema da risolvere, ma lo spazio in cui si decide che cosa significhi restare insieme. Ammesso che si scelga ancora di farlo.
Don Peppe Diana, il sacerdote ucciso dal clan dei Casalesi nel marzo del 1994, non aveva paura e non mancava di dichiararlo pubblicamente. Era un sacerdote e non solo prete anticamorra. “Per lui l’idea del riscatto della sua terra e della sua gente gli impediva di essere imprigionato nel pantano del terrore e, anzi, alimentava quel sogno di una vita senza violenza che condivideva con i giovani delle scuole e della parrocchia, affinché si potesse tramutare in un concreto e comune progetto”. Dice così Antonio Mattone alla vigilia della presentazione del libro “Il Casalese di Dio. Storia, omicidio e verità” che si terrà martedì prossimo alle 19,30 nell’Atrio del Duomo di Salerno con lo stesso autore e l’arcivescovo Andrea Bellandi (conduce Rosario Pellegrino). Il 19 marzo 1994, nella sacrestia della sua chiesa a Casal di Principe, don Peppe Diana viene ucciso mentre si appresta a celebrare la messa. Ha trentacinque anni. La sua morte colpisce una comunità già segnata dalla presenza pervasiva della camorra e apre una ferita destinata a segnare a lungo la memoria collettiva del territorio.Con Il casalese di Dio, Antonio Mattone torna su una vicenda che, a distanza di anni, continua a suscitare interrogativi. Attraverso un attento lavoro di ricostruzione, l’autore ripercorre la vita del sacerdote, riesaminando il contesto in cui ha operato e le ragioni profonde del suo impegno.Dopo tre processi passati in giudicato è forte la sensazione che manchi qualcosa, che non si sia fatta piena luce sull’omicidio. Mattone leggendo gli atti processuali, con testimonianze inedite, tra cui quelle di alcuni di coloro che furono condannati per l’omicidio ha messo in fila gli accadimenti per analizzarli e offrire al lettore uno spaccato di tutte le ipotesi che potrebbero aver determinato l’omicidio. Ne emerge un ritratto più sfaccettato, lontano da letture riduttive. Dopo l’omicidio, infatti, intorno al sacerdote si diffusero insinuazioni e narrazioni distorte, volte a screditarne la memoria e a ridimensionarne il significato. Il libro invita così ad andare oltre l’immagine del “prete anticamorra”, per riconoscere la profondità di un percorso umano e pastorale più ampio, una ricostruzione capace di restituire complessità a una figura simbolo, proponendo al lettore una riflessione sul rapporto tra fede, responsabilità e impegno civile in contesti segnati dalla violenza.Antonio Mattone è editorialista de Il Mattino, oltre che autore di saggi. A Napoli è tra i principali riferimenti della Comunità di Sant’Egidio, di cui è portavoce, e porta avanti da molti anni un impegno concreto nel volontariato. In particolare, da più di vent’anni frequenta con continuità diversi istituti penitenziari italiani, tra cui il Carcere di Poggioreale, dedicandosi all’ascolto e al sostegno delle persone detenute. Ha pubblicato diversi saggi dedicati ai temi della giustizia, della criminalità e delle possibilità di riscatto, tra cui E adesso la palla passa a me. Malavita, solitudine e riscatto nel carcere (Guida, 2017) e La vendetta del boss. L’omicidio di Giuseppe Salvia (Guida, 2021). Nel corso della sua attività ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui i premi Premio Carlo Pisacane, Premio Giancarlo Siani e il Premio Massimo Milone per la comunicazione.
Meglio premetterlo, al fine di non offendere o indispettire nessuno: non c’è nulla di male nell’augurare buon compleanno a qualcuno. Fa storcere il naso, però, quando questo qualcuno è ai domiciliari per una serie di accuse, tra cui il voto di scambio politico-mafioso, e, in quanto tale, non può ricevere messaggi. È già accaduto in diverse occasioni e anche in questo 12 giugno 2026 si è ripetuta l’usanza: esponenti politici locali che sui social pubblicano foto insieme a Franco Alfieri, già ospite delle patrie galere, accompagnate da lunghi messaggi di auguri e di vicinanza.
È il secondo compleanno che l’ex presidente della Provincia di Salerno trascorre in regime di restrizione domiciliare, in custodia cautelare. Come già l’anno scorso, sia per il compleanno sia per un inspiegabile Ferragosto, sui social fioccano i messaggi. Qualcuno fa anche sorridere, ma è chiaro che sia scattata la gara a chi si genuflette di più o a chi lo fa meglio.
La “proskýnesis”, l’atto di inginocchiarsi al potere, continua. Il più divertente tra i messaggi è quello di Luca Cerretani, in passato imparentato con il già ospite e suo designato delfino, prima che vicende private, sulle quali non si interviene, complicassero l’ascesa dello stesso. “Venti anni fa – scrive l’ex vice presidente della Provincia e coordinatore del Gal Cilento – organizzai con tanti amici una salsicciata con il Forum dei giovani di Torchiara, una bella occasione per riunire la comunità ed autofinanziare le attività associative. Ricordo limpidamente che ordinasti – si rivolge a lui – oltre cinquanta panini per festeggiare il tuo compleanno a casa con i tuoi ospiti facendo sentire concretamente a noi giovani la tua vicinanza, attenzione ed apprezzamento. Cuore, dedizione e passione. Auguri Sindaco”.
Tra gli auguri nei commenti spunta il sindaco di Agropoli Roberto Antonio Mutalipassi. Anche il vicesindaco Rosa Lampasona dice la sua: “Con la stima e l’affetto di sempre, dal profondo del mio cuore, possano giungerti gli auguri per il tuo compleanno”. Non poteva mancare il messaggio del presidente del Consiglio Franco Di Biasi:
“Nella vita si incontrano tante persone, ma poche sanno dimostrarsi amici veri, di quelli su cui puoi contare sempre, a prescindere da tutto. Oltre alla stima profonda che ho da sempre per le tue grandi capacità, quello che ti rende unico è il tuo cuore e la tua capacità di farti volere bene da chiunque ti conosca davvero – le sue parole – ti auguro una giornata serena e un futuro pieno di tutto il meglio che meriti. Un abbraccio forte”.
Presente anche Domenico “Mimmo” Gorga, presidente dell’Agropoli Cilento Servizi e della Cst Sistemi Sud: “Da una parte c’è qualcuno che ti ha voluto consegnare a un giudizio mediatico che corre più veloce di quello dei Tribunali ma dall’altra ci sono anche tante persone che provano per te affetto sincero ed in silenzio soffrono e ti sono vicine – il toccante messaggio – buon compleanno Franco”.
La tradizione è stata rispettata, chi doveva porgere gli auguri lo ha fatto e la vita può andare avanti come sempre. L’elenco sarebbe ancora molto lungo tra amministratori vari che firmano gli auguri. Lo spazio, però, è tiranno e si porgono le scuse a coloro i quali non sono stati nominati. Sarà per la prossima volta.
Nicola Cantone torna alla guida dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona di Salerno. Ieri mattina, alle ore 12, il nuovo direttore generale si è ufficialmente insediato alla guida dell’ospedale salernitano e, dopo un primo saluto ai dipendenti, ha raggiunto il suo ufficio avviando l’attività amministrativa. In un’intervista rilasciata alla collega Monica Di Mauro e andata in onda su TvOggi, Cantone ha illustrato le priorità del suo mandato, soffermandosi in particolare sugli obiettivi fissati dalla Regione Campania per i direttori generali delle aziende sanitarie. «Sono obiettivi assolutamente condivisibili. Sono contenuti nell’atto di nomina e riguardano temi ai quali ho sempre prestato particolare attenzione, anche nel corso del mio precedente mandato», ha dichiarato il manager. Il riferimento è alle indicazioni contenute nel provvedimento approvato dalla Giunta regionale guidata dal presidente Roberto Fico, che lega la valutazione dei direttori generali non solo all’equilibrio economico-finanziario delle aziende, ma anche al raggiungimento di specifici risultati in materia di qualità dell’assistenza e organizzazione sanitaria. Obiettivi che incideranno in maniera significativa sia sulla conferma dell’incarico sia sulla retribuzione di risultato. Nei giorni scorsi la Regione aveva chiarito che i direttori generali saranno valutati anche in base al rispetto dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), all’allineamento agli standard nazionali per la permanenza dei pazienti nei pronto soccorso in attesa di ricovero, al contenimento delle liste d’attesa, alla sicurezza delle cure e alla piena trasparenza nei confronti dell’amministrazione regionale. Contestualmente, il nuovo direttore generale ha sottoscritto una dichiarazione formale di indipendenza, nell’ambito del nuovo indirizzo politico-amministrativo della Regione, che punta a rafforzare la separazione tra gestione sanitaria e attività politica. «L’attenzione verso la qualità dell’assistenza e la riduzione dei tempi di permanenza in pronto soccorso sono temi che mi hanno sempre visto particolarmente impegnato. Ricorderete le mie frequenti visite al pronto soccorso per sostenere il lavoro degli operatori e verificare direttamente le criticità organizzative, cercando di evitare quei fenomeni di congestione che impediscono il trasferimento dei pazienti nei reparti», ha spiegato il direttore generale. Tra le prime iniziative annunciate dal neo manager figura un’attività di ricognizione interna per analizzare le problematiche che continuano a interessare l’azienda ospedaliera universitaria. «È mia intenzione avviare immediatamente un percorso di conoscenza e approfondimento delle criticità che hanno caratterizzato e che ancora oggi interessano il Ruggi, sia attraverso il confronto con la direzione strategica sia mediante incontri con i responsabili dei servizi e con le organizzazioni sindacali», ha aggiunto. Cantone si è soffermato anche sulla vicenda relativa al nuovo appalto dell’azienda ospedaliera, precisando il proprio ruolo rispetto alla procedura in corso. «Si tratta di un percorso che segue un iter procedurale specifico. Il direttore generale non è direttamente coinvolto nelle questioni tecnico-amministrative connesse alla gara. Qualora dovesse essere richiesta la mia partecipazione o il mio contributo, in qualsiasi forma, sarò naturalmente a completa disposizione della Regione Campania», ha concluso.
Ci sono storie in cui la burocrazia smette di essere una noiosa trafila di moduli e diventa un’arma di deumanizzazione di massa. Protagonista, suo malgrado, un’anziana donna della Piana del Sele affetta da gravi patologie, sola, in attesa del riconoscimento dell’invalidità civile e con un’unica, vitale fonte di sostentamento: l’assegno sociale erogato dallo Stato, che oggi ammonta a circa 770 euro mensili. Nessun’altra entrata, nessun patrimonio, a fine mese ci si arriva sempre meno facilmente, a ottantuno anni il problema si raddoppia, si triplica rispetto a chi può ancora giocarsela (volendo). La signora è sola. Su quel conto corrente postale, utilizzato esclusivamente per ricevere il sussidio, piomba mesi fa un pignoramento presso terzi, spauracchio per milioni di consociati. Il creditore è una delle tante società di recupero crediti che agiscono per conto, stavolta, di un’azienda idrica: sul piatto c’è un debito pregresso di circa 1.300 euro che la signora, semplicemente, non ha potuto pagare. Acqua contro sopravvivenza. Poste Italiane, ricevuta l’ordinanza, esegue. E qui scatta il primo, gigantesco cortocircuito. Perché se è vero che l’istituto deve dare seguito agli atti giudiziari, è altrettanto vero che quell’assegno sociale è, per sua natura giuridica, assolutamente impignorabile. Lo stabilisce la legge italiana (in particolare l’articolo 545 del Codice di procedura civile, rafforzato dai decreti sul “minimo vitale”) e lo impone il principio costituzionale della tutela della dignità umana: nessuno, men che meno lo Stato, può togliere a un cittadino i soldi minimi per non morire di fame. Un limite invalicabile che resiste persino di fronte a procedure esecutive di natura penale. Giustamente, verrebbe da dire, se la legge avesse ancora un senso pratico. Eppure, il conto viene bloccato, anche se dentro ci sono solo le briciole di quei 770 euro. Per quattro o cinque mesi la situazione si trascina grazie all’intervento generoso di un avvocato che assiste la donna gratuitamente. Il legale tempesta Poste Italiane di Pec, spiegando l’ovvio: quei soldi non si toccano. Poste, inizialmente, sembra capire. Del resto si tratta di fare una banale verifica di 30 secondi: si vedono provenienza e causale dell’accredito, che è unica e sempre la stessa, cioè “Inps per assegno sociale” e si digita un semplice tasto di sblocco. Non dovrebbe essere molto complicato, come in effetti è stato nei mesi scorsi, nonostante le 48/72 ore di ritardo sul giorno dell’accredito dell’assegno fossero comunque troppe. Ora, però, siamo in zona rossa, rossissima, siamo a 14 giorni, un tempo infinito per chi può contare solo su quell’entrata, anche questo non sarà difficile da far capire al giudice che, come vedremo, sarà investito del caso: non è una storia bagattellare, è una questione vera di sostanza giuridica – oltre che morale -, se la legge non regola queste cose e pure velocemente (ma qui poi si aprirebbe un’altra storia), che cosa altro deve regolare? Qualcosa induce a pensare che è cominciata la via crucis delle ferie. Ad ogni buon conto, mese dopo mese, a seguito delle segnalazioni formali, PT sblocca la somma permettendo all’anziana di fare la spesa e comprare i farmaci. Una tregua armata, ma pur sempre una tregua. Poi, e siamo a oggi, il buio. Il primo giugno scorso il meccanismo si inceppa inspiegabilmente. Da quattordici giorni la signora è letteralmente ridotta alla fame. Non può prelevare l’unica cifra che le spetta, il conto è blindato e Poste Italiane è improvvisamente diventata un muro di gomma. A nulla sono valse le nuove, reiterate PEC inviate dal legale: dall’altra parte del filo c’è il silenzio assoluto. Un silenzio che respinge i solleciti, ignora l’urgenza e intanto produce effetti devastanti: scadenze saltate, il rischio imminente del distacco dell’energia elettrica e l’angoscia di chi si vede privato del diritto all’esistenza da un algoritmo o da un funzionario distratto. O in ferie. La vicenda, a questo punto, esce dalle stanze della burocrazia postale per entrare in quelle della Procura della repubblica. L’avvocato ha infatti preparato una denuncia-querela penale contro Poste Italiane. Sarà la magistratura a dover fare luce su condotte che potrebbero configurare reati pesanti, a partire dall’appropriazione indebita (per il trattenimento di somme non pignorabili), dall’interruzione di un pubblico servizio o, peggio, dal reato di violenza privata ed omissione di atti d’ufficio, avendo l’istituto ignorato diffide formali concernenti la sopravvivenza di una persona vulnerabile. Parallelamente si muoveranno le azioni civili.
Castel San Giorgio si prepara a vivere l’estate con un ricco programma di intrattenimento, che coinvolgerà tutti i borghi, ciascuno con il proprio appuntamento gastronomico e culturale. Ma non finisce qui. Anche sul piano amministrativo, l’amministrazione guidata dalla sindaca Paola Lanzara, sta proseguendo una serie di lavori importanti, cercando di mantenere fede al proprio programma elettorale. E’ stata proprio la prima cittadina a descrivere i principali interventi.
Sindaco, come prosegue l’attività amministrativa? Può tracciarci un bilancio di metà dell’anno in corso?
“Amministrare una comunità richiede impegno, dedizione e presenza costanti. Dopo nove anni alla guida di Castel San Giorgio, posso affermare con soddisfazione che abbiamo dimostrato come governare bene sia possibile, con serietà, programmazione e capacità di intercettare risorse. A testimoniarlo sono gli oltre 80 milioni di euro di investimenti ottenuti per il nostro territorio grazie al lavoro dell’intera macchina comunale e di tutta l’amministrazione. Il bilancio di questo ultimo anno del mio secondo mandato non può che essere positivo. Abbiamo opere pubbliche già completate, altre in corso e altre ancora prossime ad essere avviate. Abbiamo consegnato la nuova caserma dei Carabinieri e siamo ormai vicini all’inaugurazione; sono in costruzione un nuovo asilo nido e una nuova scuola dell’infanzia; procedono i lavori per il teatro all’aperto, il restyling della villa comunale Pio La Torre e la realizzazione di un parcheggio da 24 posti auto. Terminati anche i lavori di sistemazione del piazzale antistante l’autorimessa comunale e consegnato il restyling del Pendino De Simone. Grande attenzione è stata dedicata anche all’innovazione e alla modernizzazione della macchina amministrativa. Grazie ai finanziamenti ottenuti nell’ambito dei programmi di digitalizzazione, stiamo rendendo i servizi comunali sempre più efficienti, accessibili e vicini ai cittadini, favorendo la transizione digitale e semplificando il rapporto tra utenti e pubblica amministrazione. Tra gli interventi più significativi va inoltre ricordato l’avvio dei lavori per l’Ospedale di Comunità, una struttura che sta sorgendo sul vecchio ospedale di Trivio, fermo per oltre quarant’anni. Si tratta di un’opera fortemente voluta da questa amministrazione, che rappresenterà un presidio sanitario fondamentale per l’intero territorio e una risposta concreta ai bisogni di salute della popolazione. Importanti risultati sono arrivati anche sul fronte dei servizi cimiteriali, con la prossima realizzazione di nuovi loculi che consentiranno di rispondere alle esigenze delle famiglie e di migliorare la funzionalità dell’area cimiteriale. A questi interventi si aggiunge la prossima collocazione della statua di San Giovanni Paolo II, a cui il nostro cimitero è intitolato, simbolo di fede, memoria e valori condivisi dalla nostra comunità. A questi risultati si aggiungono due importanti finanziamenti ottenuti proprio nelle ultime settimane: 1,7 milioni di euro destinati alla messa in sicurezza dell’area antistante il cimitero cittadino, con la realizzazione di nuovi marciapiedi, percorsi dedicati ai non vedenti, nuovi parcheggi e interventi per il miglioramento della viabilità; e ulteriori 2 milioni di euro nell’ambito del Piano Strade, che ci consentiranno di intervenire in maniera significativa sulla rete viaria comunale, migliorando sicurezza, decoro e qualità della mobilità urbana. Sul fronte dei servizi alla persona abbiamo inaugurato il centro per la terza età “Terzo Tempo”, una realtà che ogni giorno accoglie decine di over 65 attraverso attività di psicomotricità, aggregazione e inclusione sociale. Sono risultati concreti che raccontano una città che cresce, investe e guarda al futuro con fiducia”.
L’estate è alle porte. Quali programmi sono previsti per Castel San Giorgio?
“L’estate è da sempre il periodo in cui Castel San Giorgio esprime al meglio la propria identità. Il merito va soprattutto al grande lavoro delle tante associazioni del territorio che, con passione e spirito di collaborazione, contribuiscono ad animare la nostra comunità. Ogni borgo avrà il suo appuntamento gastronomico, occasioni importanti per valorizzare una delle caratteristiche che più ci contraddistinguono: l’accoglienza. Attraverso le sagre e le iniziative popolari raccontiamo i sapori, i saperi e le tradizioni della nostra terra. Accanto agli eventi enogastronomici ci saranno incontri culturali, spettacoli, appuntamenti artistici e momenti di intrattenimento pensati per tutte le fasce d’età. Grande attenzione sarà dedicata anche ai più giovani e alle famiglie con l’organizzazione dei campi estivi comunali, un servizio molto atteso che rappresenta un importante sostegno per i genitori durante il periodo di chiusura delle scuole e un’opportunità di crescita, socializzazione e svago per bambini e ragazzi. L’obiettivo è offrire occasioni di socialità e vivere pienamente la stagione estiva, valorizzando al tempo stesso le bellezze e le eccellenze del nostro territorio”.
Lo scorso mese di febbraio c’è stato l’aumento delle tariffe per l’asilo comunale, che ha suscitato qualche malcontento. Cosa si prevede per il prossimo anno?
“Ritengo che le polemiche nate attorno a questo tema siano state in gran parte strumentali. È importante ricordare che la retta sostenuta dalle famiglie viene interamente rimborsata attraverso il Bonus Nido previsto dallo Stato. Comprendo che ogni variazione tariffaria possa generare discussioni, ma occorre guardare al quadro complessivo. Come amministrazione abbiamo investito con convinzione nei servizi per l’infanzia, consapevoli di quanto siano fondamentali per sostenere le famiglie e favorire la conciliazione tra vita privata e lavoro, soprattutto per le donne. Non a caso stiamo realizzando un nuovo asilo nido nel capoluogo, nei pressi di Piazza Martiri di Nassiriya, ampliando così l’offerta educativa e i servizi disponibili. Continueremo a lavorare affinché le famiglie possano beneficiare di strutture moderne, sicure e accessibili”.
Due Comuni dell’Agro nocerino, Pagani e Sarno, commissariati per infiltrazioni camorristiche. Una piaga ricorrente.
“Si tratta di vicende che impongono rispetto e prudenza. Conoscendo e stimando personalmente entrambi i sindaci, non posso che esprimere loro la mia vicinanza sul piano umano e istituzionale. Al tempo stesso, ho piena fiducia nel lavoro degli organi dello Stato e della magistratura. La lotta contro ogni forma di criminalità e infiltrazione nelle istituzioni deve essere una priorità assoluta e richiede l’impegno di tutti. Confido che venga fatta piena luce sulle situazioni oggetto di accertamento, nel rispetto delle persone coinvolte e della verità dei fatti”.
Ve lo abbiamo già chiesto e lo chiediamo di nuovo. Si sta rafforzando in voi la convinzione di un terzo mandato?
“Sono sicuramente pronta a continuare questo percorso amministrativo, soprattutto perché c’è ancora tanto da fare e numerosi progetti strategici da completare. In questi anni abbiamo programmato interventi importanti che stanno cambiando il volto di Castel San Giorgio e ritengo che la continuità amministrativa possa rappresentare un valore aggiunto per portare a termine quanto avviato. Naturalmente le decisioni politiche verranno assunte nei tempi e nelle sedi opportune, insieme alla coalizione e alle forze che hanno condiviso questo progetto. Quello che posso dire oggi è che l’entusiasmo, la determinazione e la voglia di lavorare per la mia comunità sono gli stessi del primo giorno. Se ci saranno le condizioni, sono pronta a mettere ancora una volta la mia esperienza e il mio impegno al servizio di Castel San Giorgio, per completare il programma di sviluppo che abbiamo costruito e continuare a dare risposte concrete ai cittadini”. Una Paola Lanzara a tutto campo, tra attività politico-istituzionali in corso e altre in itinere e, soprattutto, la volontà di voler continuare in questo percorso alla guida della sua Castel San Giorgio.
Il termine bottegai ha poco di elegante. Nel circolo Pickwick di Dickens, ai commercianti era vietato l’ingresso e lo “spirito di bottega” è stato sino a tempi recenti sinonimo di chiusura mentale e interesse esclusivo al tornaconto personale.
Ora rimpiangiamo il fruttivendolo all’angolo
Oggi le botteghe (artigianali) sopravvivono solo nella pubblicità dei brand del fashion. Però è noto che la storia spesso si tinge di rimpianto. Magari proprio per ciò che a lungo disdegnato viene improvvisamente rivalutato. Con i bottegai non siamo ancora a questo punto, ma ci siamo molto vicini. Perché la desertificazione commerciale è ormai un dato di fatto.
È iniziata nell’ultimo decennio del secolo scorso con la moltiplicazione incontrollata dei centri commerciali. Ma ora è Amazon che sta dando il colpo di grazia al commercio di prossimità. Tutto ciò con la responsabilità della classe politica e delle associazioni di categoria incapaci di interpretare le profonde trasformazioni economiche e sociali originate da internet e poi delle piattaforme. Così ora ci troviamo a rimpiangere il negozio sotto casa, il fruttivendolo all’angolo e il fornaio della piazza. Come implicitamente suggerisce la proposta di legge di iniziativa popolare lanciata da Confesercenti e sulla quale sono assolutamente d’accordo, anche se temo sia tardi. Perché, al di là degli aspetti economici che pure sono il cuore del problema, ovvero la sostenibilità delle piccole imprese familiari, ci sono da affrontare questioni sociali e culturali forse più importanti.
La vetrina abbassata di un negozio storico (Ansa).
La scomparsa dei bar e l’impoverimento del tessuto sociale
La volta scorsa ho scritto della scomparsa di bar e caffè e segnalato come il venire meno di questi luoghi sia un danno rilevante per il sistema della socialità e convivialità che tiene assieme le comunità, allargando i confini della famiglia e degli amici. In Italia negli ultimi 10 anni sono stati chiusi 21 mila bar e caffè e il fenomeno ha riguardato soprattutto i piccoli centri, i territori marginali che già scontavano una povertà di relazioni sociali. Sono invece 156 mila i punti vendita del commercio al dettaglio e ambulante scomparsi tra il 2012 e il 2025. Questa la cifra, che rappresenta oltre un quarto del totale, emersa nell’ambito del rapporto “Città e demografia d’impresa” condotto dall’Ufficio Studi di Confcommercio su 122 città italiane, tra cui 107 capoluoghi di provincia e 15 comuni non capoluogo ma tra i più popolosi del nostro Paese. Senza addentrarci in analisi specifiche, mi limiterò a sottolineare che bar e negozi sono per eccellenza i luoghi nei quali le persone entrano in contatto, sia pure per brevi attimi e casualmente, con sconosciuti o persone che appena si conoscono.
Ci si vede, magari ci si tocca (una stretta di mano, una pacca sulla spalla), si scambiano due chiacchiere sul tempo che fa o farà, si commenta il fatto del giorno. Insomma niente di speciale, ma qualcosa di molto prezioso per il nostro umore del momento, per il nostro sentirci meno soli e in sintonia con l’ambiente esterno.
Foto di Yasin Aribuga via Unsplash.
L’importanza dei legami deboli
Questa socialità minore ma essenziale per la tenuta dei legami sociali trova la sua espressione nei “legami deboli”, teorizzati dal sociologo Mark Granovetter e intesi come “funzioni ponte” che uniscono e collegano cerchie sociali differenti e attraverso scambi di notizie, idee e suggerimenti arricchiscono il capitale socialedegli individui. Ovviamente i legami deboli non sono una prerogativa esclusiva di bar e negozi, però ne sono una componente rilevante.
Si può senz’altro affermare che la loro rarefazione, che non dà segni di rallentamento, è una delle principali cause della spoliticizzazionedello spazio pubblico, così come della vita quotidiana delle persone. Un fenomeno segnato anche dalla scomparsa, nell’ultimo trentennio, delle sezioni di partito e dalla progressiva crisi degli oratori, che hanno comportato anche una crescente incomunicabilità fra giovani e adulti, essendo stati a partire dal Secondo Dopoguerra due luoghi topici per la socializzazione e per la formazione di un civismo responsabile.
Ogni anno perdiamo più di 120 mila parole
L’afasia sociale che stiamo vivendo e scontando è stata ed è anche un’afasia comunicativa. Nel senso che ci siamo mangiati letteralmente le parole, non servono più per comunicare, non le usiamo più. Per la semplice e drammatica ragione che non abbiamo più o abbiamo sempre meno i luoghi e le occasioni per farlo. Secondo una recente ricerca della rivista scientifica Perspectives on Psychological Science, tra il 2005 e il 2019 nei Paesi occidentali abbiamo pronunciato in media 338 parole in meno al giorno rispetto all’anno precedente: siamo passati da 16 mila parole al giorno nel 2005 alle 12.700 nel 2019, per un totale di 120 mila parole sottratte in un anno alle nostre conversazioni quotidiane. Trecentotrentotto parole in un giorno possono sembrare poca cosa. Non abbiamo infatti perso le conversazioni più lunghe che ci capitano in una giornata, ma le parole sparse in tanti brevi e occasionali scambi quotidiani. Convenevoli casuali, fatti di brevi momenti che si accumulano, anche se ora si sta accumulando anche la loro assenza.
Foto di Matt Quinn via Unsplash.
Una vera chiacchiera ci salverà
Riccarda Zezza, sul settimanale Vita, ha messo in fila le tante occasioni e parole che negli ultimi anni si sono perse, impoverendo i legami sociali e riducendo le occasioni di conversazione, le possibilità di dialogo e la spontaneità nelle interazioni. «La chiacchiera con il barista, ogni mattina, al banco. Il barista che sa come prendi il caffè, ti chiede come è andata la settimana. Oggi ordini su un’app, paghi col telefono, prendi e vai». Il tragitto in macchina con i figli. «Portarli a scuola era 20 minuti di conversazione quasi obbligatoria […]. Oggi molti si mettono le cuffie, così quel viaggio è diventato silenzioso». La telefonata al posto del messaggio. «C’è stato un momento in cui chiamare qualcuno senza preavviso era normale e non era scortese. Oggi si manda un messaggio per chiedere se si può chiamare».
Per concludere quelle 338 parole che si perdono ogni giorno possiamo considerarle l’unità di misura dell’attuale povertà sociale e relazionale. Ma anche il silenzioso e insieme potente invito a smettere di messaggiare e inviare vocali e ricominciare invece a parlarci faccia a faccia. Ritrovarci a fare due chiacchiere al bar e dal barbiere, tra un «oggi come va?» dal salumiere e un «sua moglie come sta?» dal panettiere.
Insomma a riprenderci quelle parole che, pur richiedendo limitati investimenti emotivi e di tempo, ci permettono di mantenere una rete ampia di conoscenze, in grado di alimentare le dinamiche e la mobilità sociale.
Invincibile, indistruttibile, dotata di una forza superumana. Ma anche per Power Woman arrivano i problemi della vecchiaia, ed è responsabilità del nipote farsene carico.
Il corto di questa settimana parla di supereroi, e fa parte di quel genere un po' “meta” che affronta l'argomento da un punto di vista realistico. Ed è un corto davvero notevole.
Holding Out racconta la storia di un'anziana signora ricoverata nell'equivalente inglese di una RSA. Una struttura però che non la vuole più tenere, perché con l'età avanzata – 125 anni – la signora comincia a dare segni di demenza. E in quei momenti diventa molto pericolosa.
Perché la signora è una supereroina.
Alla fine la struttura... - Leggi l'articolo
Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma, attualmente in carcere a Rebibbia per una condanna per traffico di influenze, tornerà libero il prossimo 24 giugno. Il tribunale di Sorveglianza di Roma ha rigettato il reclamo del Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, contro la riduzione di pena per le condizioni inumane di detenzione. In questi anni l’ex ministro delle Politiche agricole ha raccontato regolarmente l’inferno carcerario italiano nel suo diario dal carcere pubblicato sul suo account Facebook. Un memoir in corso d’opera che ha contribuito a diffondere, in virtù della notorietà di Alemanno, lo stato di salute degli istituti di pena in Italia, sempre più sovraffollati e carichi di morte (27 i suicidi in carcere dall’inizio del 2026; l’anno scorso furono 80 e l’anno prima 91, cifra record).
Il Presidente della Camera, Lorenzo Fontana con Gianni Alemanno durante una visita nel carcere di Rebibbia (Ansa).
La lettera dei compagni di Rebibbia
I suoi compagni di Rebibbia gli hanno anche scritto una lettera per salutarlo e ringraziarlo: «Vogliamo farti un augurio speciale affinché tu, appena libero, possa riabbracciare i tuoi cari e dedicarti a quello che sai fare meglio, cioè la politica», scrivono. «Hai dimostrato in questa valle di lacrime che i diritti umani non hanno colore politico e sono al di sopra di tutto. Noi che non vedevamo di buon occhio la politica, grazie a te ci siamo potuti appassionare alla materia, lo abbiamo fatto perché eri come noi, ma in più avevi quella ‘cazzimma’ per far conoscere il carcere e le persone che lo abitano. Ci hai fatto capire che la politica è lo studio di fatti e di idee e in questa tua detenzione di fatti e di idee ne hai potuto studiare tanti, per poi trasformarli in battaglie civili».
I numeri di Antigone sul sovraffollamento carcerario
Chissà se dopo il 24 giugno Alemanno continuerà a raccontare che cos’è il carcere in Italia al tempo del governo Meloni. Nemmeno l’amico Ignazio La Russa ha potuto fare alcunché, i suoi appelli d’altronde sono rimasti inascoltati. Lo testimoniano anche i numeri più recenti, registrati da Antigone. «La popolazione detenuta continua ancora a crescere. E d’altronde, in assenza di qualunque intervento utile, perché mai questa crescita dovrebbe fermarsi?», si chiede l’associazione presieduta da Patrizio Gonnella. «Il carcere, oggi, è fuori dalla legalità costituzionale». Al 31 maggio 2026 i presenti erano 64.741, 305 in più di un mese fa, 1.980 in più di un anno fa. Con un tasso di crescita come quello degli ultimi 12 mesi supereremo quota 66 mila per la fine del 2026, ma con il tasso di crescita degli ultimi cinque mesi ci arriveremo ancora prima. «I numeri della condanna Torreggiani sono sempre più vicini», osserva Antigone.
Detenuto in carcere (Imagoeconomica).
A fine maggio le donne erano 2.881, il 4,5 per cento dei presenti, e gli stranieri 20.350, il 31,4 per cento. «Da segnalare il fatto che nell’ultimo anno, se gli stranieri sono cresciuti del 2,7 per cento, dunque meno della crescita della media della popolazione detenuta, che è complessivamente aumentata del 3,2 per cento, nello stesso periodo le sole donne detenute sono aumentate del 5,3 per cento». Il dato, storicamente sostanzialmente stabile, della presenza femminile all’interno della popolazione detenuta, negli ultimi 12 mesi ha mostrato una leggera crescita. A livello regionale, la crescita di presenze più alta nell’ultimo anno si è registrata in Abruzzo (+14,9 per cento), nel Trentino-Alto Adige (+14 per cento) e nelle Marche (+11,2 per cento). I posti effettivamente disponibili alla stessa data erano 46.320 (390 in meno di 12 mesi fa) e dunque il tasso medio di affollamento nazionale raggiunge il 139,8 per cento. Gli istituti più sovraffollati sono Lucca (259 per cento), Foggia (220 per cento), Grosseto (213 per cento), Milano San Vittore (212 per cento), Brescia Canton Monbello (210 per cento), Busto Arsizio (206 per cento), Varese (204 per cento), Lodi (202 per cento), Taranto (200 per cento).
L’istituto penitenziario minorile Fornelli di Bari (Imagoeconomica).
I bambini in prigione con le madri sono saliti a 30
«Con il crescere del sovraffollamento continua a crescere il numero di persone sottoposte a trattamenti inumani e degradanti. Oltre 6.500 ricorsi sono stati accolti nel 2025 e, con l’aumento della popolazione detenuta, è facile presumere che nel 2026 saranno ancora di più», sottolinea Antigone. L’inciviltà delle carceri italiane è testimoniata da dati terribili come questi appena citati. Ma ce n’è uno che è più terribile di altri, quello sui bambini in prigionecon le loro madri: sono 30, al momento. Erano anni che non si registravano numeri così alti. Nel 2025 erano 11. «Si tratta di un effetto diretto del decreto sicurezza, che ha cancellato il rinvio obbligatorio della pena per le donne incinte o con figli piccoli», dice Antigone. «Come se la sicurezza del Paese passasse da una manciata di donne. Da anni in Italia una legge prevede la costruzione di case famiglia dove far scontare la pena, evitando così che bambini piccoli debbano iniziare la loro vita dentro un carcere. Ma è una legge senza finanziamenti e senza nessun impegno obbligatorio». Alemanno, grazie al governo Meloni, avrà di che scrivere anche dopo il 24 giugno.
Alberto Stasi esce dal carcere e ottiene l’affidamento in prova ai servizi sociali. Lo ha deciso il Tribunale di Sorveglianza di Milano accogliendo l’istanza della difesa, su cui la procura generale aveva dato parere favorevole. L’unico condannato per il delitto di Garlasco era in regime di semilibertà. La concessione dell’affidamento in prova non è collegata con l’eventuale procedimento di revisione del processo a carico di Stasi, per cui la difesa presenterà istanza.
L’agenzia francese per la sicurezza informatica Viginum ha accusato la società tecnologica israeliana BlackCore, con sede a Tel Aviv e specializzata in cybersecurity, di aver interferito in tornate elettorali che si sono tenute in Francia, ma anche in Scozia, a New York e persino in Angola e Togo. BlackCore, in particolare, avrebbe perso di mira alcuni candidati ideologicamente vicini alla causa palestinese, come Zohran Mamdani poi eletto sindaco della Grande Mela.
Zohran Mamdani (Ansa).
Le inteferenze elettorali di BlackCore
In Francia l’azienda israeliana è stata accusata di aver messo in piedi diffamatoria online contro tre candidati di La France Insoumise, notoriamente pro-Pal. Nel tentativo di deviare le elezioni, BlackCore avrebbe diffuso dati sensibili dei candidati, oltre a pubblicare false accuse di aggressione sessuale. In Scozia, tramite vari account social, ci sarebbero state interferenze volte a danneggiare il primo ministro John Swinney – che a più riprese ha criticato Benjamin Netanyahu -, il Partito Nazionale Scozzese e il governo di Edimburgo. Come detto, a New York le operazioni di BlackCore si sarebbero concentrate contro Mamdani, che poi è diventato il primo sindaco musulmano della città. I dettagli delle presunte operazioni di BlackCore in Africa non sono ancora stati diffusi.
John Swinney (Ansa).
Non è ancora chiaro chi ci sia dietro BlackCore
Reuters, che in passato si era già occupata di BlackCore, spiega che la società ha cancellato il sito web dopo essere stata contattata dai giornalisti dell’agenzia e che non ha risposto alle richieste di commento. Il capo di Viginum, Marc-Antoine Brillant, ha dichiarato che non è ancora chiaro chi abbia incaricato BlackCore di interferire in Francia e in altri Paesi. L’ambasciata israeliana a Parigi, da parte sua, ha affermato di attendere i dettagli dell’inchiesta transalpina prima di avviare una propria indagine.
Gli Stati Uniti stanno pianificando un netto taglio del numero di caccia e navi militari a disposizione delle operazioni Nato in Europa. Lo scrive il New York Times, spiegando che tale intenzione è stata comunicata agli alleati all’inizio di giugno. La sforbiciata da parte del Pentagono prevederebbe la riduzione da 150 a 100 degli F-16 e degli F-15E in territorio europeo. Verrebbero inoltre ridotti da 26 a 15 degli aerei da ricognizione. In più ci sarebbe il ritiro di tutti e otto gli aerei cisterna e il ricollocamento di un sottomarino lanciamissili, di una portaerei e di «diverse navi da guerra», spiega il Nyt citando due alti funzionari europei.
La Nato è già al lavoro per compensare le riduzioni Usa
La Nato «è già al lavoro» per compensare il taglio delle capacità Usa al suo modello forze, ovvero il «quadro generale per la messa a disposizione delle forze nazionali all’Alleanza». Lo ha detto all’Ansa una fonte diplomatica, spiegando che un piano completo «non è ancora pronto»: questo perché Washington ha comunicato da poco l’entità delle riduzioni. Rimpiazzare i caccia allocati all’Europa non viene definito «problematico», mentre per altre capacità la compensazione si potrebbe rivelare più difficoltosa.
«Le condizioni che l’Iran ha fatto trapelare ai media sono delle fake news che non hanno nulla a che fare con i termini concordati per iscritto. Ciò che hanno dichiarato — inclusa la loro debole e patetica affermazione sull’esistenza di un accordo — non ha alcun riscontro nella realtà». Lo ha scritto Donald Trump sul suo social Truth, dopo che nelle ultime ore erano trapelate notizie sulla possibile firma di un memorandum nel fine settimana. «Sono persone estremamente sleali con cui trattare. Con loro, la buona fede è un concetto inesistente». E ancora: «L’attacco con droni della scorsa notte contro navi indiane in uscita dallo Stretto di Hormuz — attacco che è stato completamente respinto — è assolutamente inaccettabile. L’Iran farebbe meglio a rimettersi in riga, e in fretta».
L’Eliseo ha annunciato data e luogo di quello che sarà il primo bilaterale tra Emmanuel Macron e Giorgia Meloni, oltre che il primo tra Francia e Italia dopo quello di Napoli di febbraio 2020. Il vertice intergovernativo si terrà il 25 giugno ad Antibes, in Costa Azzurra. Il summit, spiega Parigi, «permetterà di approfondire la cooperazione franco-italiana in molti settori strategici, in particolare la difesa, lo spazio, l’energia e le infrastrutture». Si tratterà, peraltro, del primo incontro di questo formato dall’entrata in vigore del Trattato del Quirinale, firmato nel 2021. Il vertice riunirà nove ministri per ciascun Paese e comprenderà anche un forum economico a Le Cannet, nonché sessioni ministeriali, tra cui una visita – a Cannes – alla sede dell’azienda franco-italiana Thales Alenia Space.
Giorgia Meloni e Emmanuel Macron (Imagoeconomica).
Politico è certamente una testata autorevole. E fa parte di quella ristretta cerchia di brand giornalistici che conferisce credibilità a indiscrezioni o analisi: è un po’ come quando si citano l’Economist, il Financial Times, The Athletic o il Wall Street Journal, la propria aura aumenta a dismisura, a prescindere. Bene, tra pochi mesi anche le élite italiane potranno animare i pranzi e le cene snocciolando le news lette sull’edizione nazionale di Politico.
Dopo il lancio delle edizioni britannica, francese, tedesca e quella europea da Bruxelles, infatti, Axel Springer, editore di Politico, si appresta a debuttare in Spagna, da settembre. E poi, a seguire, toccherà all’Italia.
Riavvolgiamo il nastro, giusto per capire di cosa stiamo parlando: Politico è una piattaforma di produzione di contenuti editoriali, principalmente di politica, fondata nel 2007 da Robert Albritton negli Stati Uniti. Nel 2015 ha debuttato in Europa in joint venture con la tedesca Axel Springer. Nel 2017 il fondatore e direttore, Albritton, ha lasciato l’azienda. E a fine ottobre 2021 il gruppo editoriale tedesco Axel Springer ha comprato tutto Politico, pagando oltre un miliardo di dollari.
Robert Albritton nel 2017 (foto Ansa).
Piattaforma redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno
La testata ha piedi e mente ben saldi in Occidente, supportando, nella sua linea editoriale, l’Europa unita, l’alleanza tra Usa e Ue, l’economia di mercato. E la piattaforma Politico è anche piuttosto redditizia, con un giro d’affari di circa 250 milioni di dollari all’anno e una marginalità attorno al 20 per cento, grazie agli incassi da abbonamenti.
Il sito europeo di Politico.
Come detto, sta per arrivare una versione italiana di Politico, tra la fine del 2026 e l’inizio del 2027, con una redazione di poche persone (si parla di 4-5 al massimo) molto capaci e introdotte.
Va tuttavia sottolineato che le recenti esperienze di Axel Springer in Italia in campo news non sono proprio andate benissimo. L’editore tedesco, dopo aver comprato la testata Business Insider nel 2015, nel 2016 lanciò Business Insider Italia in accordo col gruppo Gedi (la Repubblica, La Stampa, eccetera). Ma l’iniziativa, purtroppo, non è mai decollata, fino alla chiusura del sito italiano, dal primo giugno del 2021.
Mathias Döpfner, ceo di Axel Springer (foto Imagoeconomica).
La chiusura di Upday e un sistema quasi interamente basato sull’IA
La stessa Axel Springer ha poi lanciato Upday, una piattaforma di aggregazione di notizie per smartphone sviluppata in collaborazione con Samsung. Pure in questo caso, però, l’operazione ha subito ridimensionamenti e trasformazioni, tanto che nella seconda metà del 2023 è stata chiusa la redazione di Milano dove lavorava un manipolo di giornalisti, avviando una transizione per trasformare la piattaforma in un sistema quasi interamente basato sull’intelligenza artificiale.
Playbook, una newsletter con un target molto specializzato
Adesso, nel presentare l’iniziativa di Politico in Spagna, i vertici di Axel Springer hanno sottolineato come si partirà con Playbook, una newsletter quotidiana distribuita via email ogni mattina e rivolta a chi lavora in politica e a un target molto specializzato. Un format lanciato 10 anni fa a Bruxelles e successivamente esteso al Regno Unito, a Parigi e a Berlino.
Il logo dell’editore tedesco Axel Springer (foto Imagoeconomica).
Politico «non è una pubblicazione di destra, di sinistra o di centro», e le sue espansioni in Europa mirano «solo a rafforzare la copertura informativa da una prospettiva non ideologica», spiegano dai vertici. «La testata non intende esprimere giudizi e mantiene comunque una posizione critica nei confronti dei governi quando ritiene che non agiscano in modo appropriato». Come andrà a finire in Italia?
Il gup Roma ha rinviato a giudizio Denis Verdini, coinvolto nelle indagini sulle commesse in Anas. Il reato contestato all’ex parlamentare è corruzione. Il processo che vedrà alla sbarra il “suocero” di Matteo Salvini (il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti è il compagno della figlia Francesca) inizierà il 16 settembre. Il giudice dell’udienza preliminare ha inoltre dato il via libera al patteggiamento – in continuazione – a 2 anni e 10 mesi per il figlio di Verdini, Tommaso. Uno dei manager imputati, Domenico Petruzzelli, è stato invece condannato in abbreviato a un anno e 4 mesi e assolto dall’accusa di turbativa d’asta.
Le commesse Anas e l’attività di lobbying dei Verdini
L’inchiesta che ha portato al rinvio a giudizio di Verdini riguarda presunti illeciti negli appalti Anas (tra cui una commessa di 180 milioni di euro per il risanamento di gallerie) e tra i reati contestati c’è, appunto, anche la corruzione. L’ex parlamentare e il figlio sarebbero stati al centro di un sistema illecito messo su attraverso la società di lobbying Inver. Nel corso delle indagini è venuto alla luce che Verdini intratteneva rapporti telefonici regolari, attività non consentita dalla sua situazione di arresti domiciliari.
Condannato per altre vicende, Verdini è già ai domiciliari
Verdini è già stato condannato in via definitiva a 6 anni per bancarotta nelle vicende del Credito Cooperativo Fiorentino, a 5 anni e 6 mesi per il fallimento della Società Toscana Edizioni e a 3 anni e 10 mesi per il fallimento di un’impresa edile di Campi Bisenzio (Firenze), condanne che sta scontando nel carcere di Sollicciano. Gli erano stati concessi i domiciliari, poi revocati a fine 2025 dal tribunale di sorveglianza di Firenze: aveva violato tre volte la misura detentiva partecipando a cene con politici e manager a Roma, utilizzando come scusa supposte visite dal suo dentista nella Capitale.
Il ministero dell’Economia e delle Finanze ha comunicato che il tasso annuo minimo garantito della prima emissione del nuovo Btp Italia Sì, al via da lunedì 15 giugno e fino a venerdì 19 giugno alle ore 13, salvo chiusura anticipata, è stato fissato all’1,60 per cento. Per il calcolo del valore delle cedole a questo tasso minimo, garantito anche in caso di deflazione, dovrà quindi essere sommato il tasso di inflazione nazionale (Indice Foi senza tabacchi – Indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi) rilevato nel periodo di riferimento. Si potrà prenotare in banca, posta e tramite home-banking.
È morto David Hockney, considerato una delle figure più influenti e rappresentative dell’arte contemporanea del XX e XXI secolo. Avrebbe compiuto 89 anni tra un mese. Nativo dello Yorkshire, nel nord dell’Inghilterra, e aveva studiato al Royal College of Art di Londra, dove partecipò alla mostra Young Contemporaries, che preannunciò l’arrivo della Pop Art. Poi il successo negli Stati Uniti: Hockney ha vissuto gran parte della sua vita in California, facendo dei suoi panorami suburbani motivo ricorrente delle sue opere.
“Portrait of an Artist (Pool with Two Figures)”, venduto per oltre 90 milioni di dollari 8Ansa).
Le opere più famose di Hockney
Nel corso della sua carriera Hockney ha attraversato oltre sei decenni, tra pittura, disegno, fotografia, incisione e media digitali. Tra le sue opere più famose A Bigger Splash (1967), che raffigura semplicemente gli effetti di un tuffo in piscina. Ma anche We Two Boys Together Clinging (1961): Hockney era gay e nella sua ritrattistica ha più volte esplorato la natura dell’amore omosessuale. E poi non si può non citare Portrait of an Artist (Pool with Two Figures) (1972), che nel 2018 fu battuto da Christie’s a 90,3 milioni di dollari, diventando l’opera più costosa realizzata da un artista vivente (record poi superato dalla scultura Rabbit di Jeff Koons, venduta a 91,1 milioni nel 2019). Nel 2012 era stato colpito da un ictus che aveva compromesso temporaneamente la sua capacità di parlare, ma Hockney non aveva mai smesso di dipingere.
Da quando si è sfilato dalla possibile corsa per il Campidoglio lo chiamano «don Abodi», manco fosse il don Abbondio manzoniano. Fare il sindaco «è un lavoro meraviglioso, amare la città è la cosa più bella del mondo, poterla migliorare e cambiare è fantastico. Ma non è il mio caso», ha messo in chiaro il ministro dello Sport a Un giorno da pecora. «Non credo sia questa la mia prospettiva». Forse Abodi non ha troppa voglia di correre contro Roberto Gualtieri partendo sfavorito, almeno stando ai sondaggi. Senza contare che le “faccende locali” nella Capitale sono pericolosissime da gestire. Nel centrodestra agitato dal fantasma Vannacci – per Futuro Nazionale potrebbe correre l’ex leghista Antonio Maria Rinaldi, che a gennaio era stato indicato come candidato di bandiera da Matteo Salvini – i nomi che continuano a girare sono quelli dei meloniani Fabio Rampelli e Roberta Angelilli, che comunque non sarebbero in grado, a quanto pare, di scalfire il dominio di Gualtieri, specie da quando Il Messaggero dell’ottavo re di Roma, ossia Francesco Gaetano Caltagirone, tratta con i guanti di velluto il primo cittadino.
Andrea Abodi e Roberto Gualtieri (Imagoeconomica).
Fitto for president
Mentre in Italia si litiga, pure tra ex alleati (imperdibile l’attacco in Aula a Giorgia Meloni della neo-vannacciana Laura Ravetto) in Europa c’è chi punta ad alti traguardi. Nel silenzio, come spesso accade tra Bruxelles e Strasburgo, un italiano sta seminando e pare molto proficuamente per il suo futuro. Stiamo parlando di Raffaele Fitto, meloniano con Dna democristianissimo, che da vicepresidente della Commissione Ue continua a coltivare relazioni a tutto campo e senza dare nell’occhio. Fitto riceve e ascolta tutti, non alza mai la voce, offre la massima disponibilità su ogni argomento. Una linea così efficace che secondo alcuni europarlamentari, anche nordeuropei, sarebbe «un ottimo presidente per voi italiani». Insomma, Fitto potrebbe essere un avversario davvero temibile per chi spera di diventare presidente della Repubblica dopo Sergio Mattarella. Solo fantapolitica?
Raffaele Fitto (Imagoeconomica).
Il Pd per i vigilantes nel centro di Roma
Incredibile ma vero: il Partito democratico si converte ai vigilantes nel centro della Capitale. Dopo Cicalone e Serpico, protagonisti di blitz contro i borseggiatori in metropolitana, ecco che la presidente del Primo Municipio, la piddina Lorenza Bonaccorsi, ha avviato un piano per l’impiego di vigilantes privati a supporto delle forze dell’ordine nel centro storico. L’iniziativa mira a presidiare le aree più critiche e contrastare il degrado, integrando il lavoro di polizia, carabinieri e polizia locale.
Venerdì 12 giugno 2026 SpaceX, il colosso spaziale di Elon Musk, debutta al Nasdaq con un’offerta pubblica iniziale (Ipo) da record, che punta a raccogliere circa 75 miliardi di dollari. Una giornata storica non soltanto per l’imprenditore, ma anche per 4.400 dipendenti dell’azienda – tra ex e attuali – che si apprestano a incassare il valore delle loro quote azionarie. SpaceX ha comunicato, in un documento depositato presso l’autorità di regolamentazione dei mercati statunitensi, di voler collocare 555,6 milioni di azioni a 135 dollari ciascuna, dato che conferisce alla società una capitalizzazione di mercato di circa 1.770 miliardi di dollari. Lo sbarco in borsa supera il precedente record di Ipo stabilito da Saudi Aramco, che aveva raccolto oltre 29 miliardi di dollari nel 2019. Le azioni inizieranno a essere negoziate alle 15.30 per gli investitori istituzionali, mentre il mercato retail potrà accedere ai titoli dopo qualche ora. Questa valutazione renderebbe Musk la prima persona con un patrimonio netto superiore a 1.000 miliardi di dollari, in base al valore delle sue partecipazioni in SpaceX e in Tesla.
L’Ucraina ha condotto un attacco aereo con droni nella città industriale di Nizhnekamsk, che si trova nella Repubblica del Tatarstan, a ben 1.600 chilometri dal confine con la Russia. Il sindaco Radmir Beliaev ha segnalato su Telegram che un drone si è schiantato contro un edificio residenziale: l’attacco ha causato il ferimento di quattro persone.
L’ubicazione della città industriale russa di Nizhnekamsk, che si trova nel Tatarstan.
Un altro velivolo a pilotaggio remoto, soprattutto, ha colpito la raffineria di petrolio Nizhnekamskneftekhim (parte della holding Sibur). Per motivi di sicurezza, sono stati annullati tutti gli eventi pubblici in programma per oggi: il 12 giugno ricorre la Festa della Russia.
— Anton Gerashchenko (@Gerashchenko_en) June 12, 2026
Il Ministero della Difesa di Mosca ha riferito che nella notte del 12 giugno sono stati abbattuti 231 droni ucraini in 15 regioni della Federazione Russa, nella Crimea annessa e nel Mar d’Azov.
The Nizhnekamsk petrochemical plant. The Tolyatti rubber factory. The Simferopol thermal power plant.
Every day, more strategic targets have sudden unplanned downtime due to drone sanctions.
And the drone sanctions will keep coming. Because drone sanctions don't have waivers. pic.twitter.com/zGQyvsk3aN
L’ex presidente della Corea del Sud, Yoon Suk-yeol, è stato condannato a 30 anni di carcere per alto tradimento e abuso di potere, per aver mandato alcuni droni in Corea del Nord nel 2024. Secondo la procura, l’uomo aveva ordinato l’invio dei droni per provocare di proposito una reazione di Pyongyang e aumentare le tensioni tra i due Paesi, così da avere un pretesto per imporre la legge marziale e accentrare i poteri su di sé. Yoon si trova già in carcere dove sta scontando una condanna all’ergastolo per abuso della propria autorità e insurrezione. Il 3 dicembre del 2024 infatti aveva annunciato l’imposizione della legge marziale, creando un grande caos nel Paese. L’emergenza durò solo sei ore, perché il parlamento votò per annullare la sua decisione. Poi lui venne destituito e arrestato. Due mesi prima, a ottobre, aveva fatto volare alcuni droni sopra la capitale nordcoreana per lanciare alcuni volantini di propaganda. Secondo la procura, ciò aveva messo a rischio la sicurezza nazionale, aumentato le tensioni con la Corea del Nord e permesso al regime di Kim Jong-Un di ottenere informazioni riservate sulle capacità tecnologiche della Corea del Sud, impossessandosi di alcuni droni che erano stati abbattuti.
Yoon nega le accuse
Yoon e i suoi avvocati hanno negato le accuse. Hanno confermato l’invio dei droni, spiegando che però non aveva nulla a che fare con l’imposizione della legge marziale. Era infatti una risposta all’invio di palloni aerostatici carichi di spazzatura ed escrementi da parte della Corea del Nord verso quella del Sud. Gli avvocati hanno anche sostenuto che non fu Yoon a ordinare l’operazione, e che non la approvò mai.
Il gip di Napoli Sorrentino ha disposto l’interdizione dalla professione medica per il cardiochirurgo Guido Oppido e per la sua vice Emma Bergonzoni, che il 23 dicembre 2025 hanno eseguito il trapianto di cuore fallito al piccolo Domenico Caliendo, morto il 21 febbraio nell’ospedale Monaldi. I due medici sono accusati di falso materiale e ideologico, oltre che di omicidio colposo.
Accolte le richieste della Procura
Accolte le richieste della Procura: Oppido è stato sospeso per un anno, mentre Bergonzoni per sette mesi. Ai due, accusati assieme ad altri cinque medici di omicidio colposo, viene contestato anche di aver attestato due circostanze non vere nella cartella clinica del bimbo, a cui fu trapiantato un cuore gravemente danneggiato dal ghiaccio secco durante il trasporto da Bolzano: la contemporaneità tra l’avvio della circolazione extracorporea e l’arrivo all’ospedale Monaldi dell’equipe proveniente dall’Alto Adige e la contestualità dell’inizio dell’espianto del cuore con l’apertura del contenitore con l’organo da trapiantare.
Dan Jarvis è stato nominato nuovo ministro della Difesa britannico dopo le dimissioni di John Healey, veterano del Labour e grande alleato del premier Keir Starmer, che ha lasciato in aperta polemica col premier (sempre più sulla graticola) e la titolare del Tesoro Rachel Reeves.
Chi è Jarvis, nuovo ministro della Difesa britannico
Anche Jarvis, 53 anni, è considerato un fedelissimo di Starmer. Deputato dal 2011 ed ex sindaco del South Yorkshire, dal 2024 ricopriva fino a oggi la carica di sottosegretario alla Sicurezza nazionale. Prima di intraprendere la carriera politica ha servito come ufficiale del Reggimento Paracadutisti britannico, partecipando a missioni in Afghanistan, Iraq, Kosovo e Sierra Leone.
Le rassicurazioni di Starmer sul budget per la difesa
«Il mio primo dovere è mantenere al sicuro il popolo britannico», ha detto Starmer annunciando la nomina di Jarvis. Il primo ministro ha inoltre sostenuto che il governo laburista sta realizzando «il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda», aggiungendo che le forze armate riceveranno le capacità necessarie per difendere il Paese. Healey ha lasciato dopo aver chiesto – invano – di portare la spesa militare al 3 per cento del Pil entro il 2030, ma il governo ha fissato come obiettivo il 2,68 per cento. Nella lettera di dimissioni l’ex ministro ha Reeves, ostinata nel non voler aumentare il budget per la difesa, e Starmer per non aver avuto la forza di contraddirla.