Mastella, quando si riconosce il giusto peso dell’area centrale si vince

“Ero stato facile profeta nel preconizzare come la vittoria referendaria avrebbe avuto effetti politico-elettorali modesti. Non era la prima manche delle Politiche. I risultati confermano, ovunque, che la sinistra quando coltiva il suo orticello e si crogiola nell’autosufficienza perde. Quando si produce invece uno sforzo unitario e si riconosce il giusto peso all’area centrale si vince. Vince la mitezza, estremismi e illusioni di dividendi pseudogiustizialisti (come si era ritenuto, a torto, a Venezia) sono sconfitti nelle urne”. Lo scrive in una nota il leader di Noi di Centro Clemente Mastella. “In Campania Noi di Centro si conferma forza-traino dell’area centrale del campo progressista. La sinistra ricordi l’assioma di Cardito, in vista dell’anno prossimo: senza centro, la sinistra perde – sottolinea – Lì come NdC abbiamo eletto il sindaco, battendo il Pd e la sinistra. Ad Avellino invece con il centro e un afflato di maturità unitaria, i risultati sono stati positivi. NdC si conferma è baricentro politico nelle aree interne: nel triangolo simbolico Benevento-Avellino-Ariano siamo la principale forza del centro e la seconda di tutto il campo largo. In quest’area geografica, da più di 500mila abitanti, senza NdC il campo largo diventa una strettoia”.

L'articolo Mastella, quando si riconosce il giusto peso dell’area centrale si vince proviene da Le Cronache.

Sangiuliano: valutare sospensione fondi Giffoni Film Festival

“Non sono abituato a gioire delle disavventure altrui ma quanto accaduto in queste ore con un danno erariale ipotizzato dalla Corte dei Conti di 478 mila euro da parte del Giffoni Film Festival pone un tema evidente di trasparenza di una gestione di per sé anche legata a un evento culturalmente valido. Sarà la magistratura contabile a definire i termini giuridici del caso. Tuttavia, in sede di definizione del bilancio regionale avevo chiesto, alla luce di tali criticità, di tagliare, non eliminandoli del tutto, i fondi al Giffoni film Festival. Non sono stato ascoltato. Ora ho chiesto con una interrogazione urgente al Presidente Fico di valutare la sospensione dei finanziamenti regionali”. Lo dichiara il capo dell’Opposizione in Regione Campania, Gennaro Sangiuliano.

L'articolo Sangiuliano: valutare sospensione fondi Giffoni Film Festival proviene da Le Cronache.

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana

Il Pd toscano è giubilante – festa grande! – per la vittoria a Prato e Pistoia alle elezioni amministrative, in attesa dei ballottaggi di Arezzo e Viareggio. A Prato, la Gotham City del centro Italia, il Pd governava già, ma c’erano stati parecchi casini, compreso le dimissioni dell’ex sindaca Ilaria Bugetti accusata di corruzione. A Pistoia la destra aveva conquistato il Comune nel 2017 grazie ad Alessandro Tomasi, poi promosso in Regione. Sono due città in cui la sinistra ha sempre governato e ha anche perso, giusto lo spazio di una parentesi politica (Prato ha avuto un sindaco di centrodestra, Roberto Cenni, dal 2009 al 2014). Adesso i dirigenti locali del Pd spacciano formule proto-nazionali, l’unità che la vince, la solidità che la trionfa, il campo largo quale categoria dello spirito. Salvo dimenticare che l’Italia non è una gigantesca Toscana, ma leggermente più variegata.

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Matteo Biffoni con Ilaria Bugetti (Ansa).

A Prato vince Biffoni ma il Pd perde voti

A Prato vince anzitutto Matteo Biffoni, già mister 22 mila preferenze alle Regionali di qualche mese fa. Dopo pochissimi mesi in Consiglio regionale, Biffoni è tornato a Prato per salvare il Pd pur mettendoci parecchio del suo: la sua lista civica ha preso il 17,30 per cento (sette seggi); l’ultima volta, nel 2019, aveva preso l’8,67 per cento (quattro seggi). Il Pd è arrivato stavolta al 28,63 per cento (11 seggi) contro il 31,70 per cento del 2019 (14 seggi). Eppure Emiliano Fossi, il segretario del Pd toscano commissariato da Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd nazionale, è lì che brinda.

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Matteo Biffoni (Ansa).

Pistoia conferma il problema di classe dirigente in FdI

Il colpo grosso semmai è Pistoia, dove Fratelli d’Italia dimostra (e non è la prima volta) che c’è un problema di classe dirigente a destra. Tomasi vinse nel 2017 e anche cinque anni dopo prendendo voti pure a sinistra. Poi però è stato eletto in Consiglio regionale, dopo aver sfidato Eugenio Giani e lasciando in anticipo l’incarico di sindaco. Da quel momento in poi la sconfitta del centrodestra era già assicurata, perché a Pistoia in 10 anni non è nato un nuovo Tomasi.

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Alessandro Tomasi (Instagram).

Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI, dice che andava clonato e ammette che il centrodestra ha perso tempo a scegliere l’avversario del Pd, o meglio, l’avversaria, Anna Maria Celesti. A vincere a Pistoia dunque è stato il centrosinistra guidato da Giovanni Capecchi, anche se il Pd ha rischiato come al solito di farsi male. Ci sono state le primarie (benedette primarie!), vinte appunto da Capecchi, garbato professore di letteratura italiana all’Università per stranieri di Perugia, vicino ad Alleanza Verdi e Sinistra, sostenuto nelle suddette primarie da Furfaro, che se n’è infischiato delle direttive del Pd locale, schierato sulla candidata del Pd Stefania Nesi (futuro vicesindaco).

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Il neo sindaco di Pistoia, Giovanni Capecchi (Ansa).

Risultato: le primarie le ha vinte uno non del Pd, appoggiato da un pezzo grosso del Pd, contro il Pd locale. Sembra in fondo la parabola della segretaria Elly Schlein, che ha vinto puntando sul voto delle primarie aperte e poi ha costruito una segreteria a sua immagine e somiglianza con tutta gente che non faceva parte del Pd: da Furfaro a Igor Taruffi a Marta Bonafoni, eccetera eccetera.

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Intanto mister preferenze guarda già al dopo Giani

Il riformista Biffoni – uno dei «riformisti radicali» come li chiama sprezzantemente Giani – ha salvato la faccia al Pd dopo che il Pd ha cercato di fare a meno di quelli che non si sono bonaccinianamente uniti al coro per la segretaria. Epperò quando ce n’è bisogno sono lì a prendere voti e a lanciare la sfida in vista delle prossime elezioni regionali. Biffoni è infatti sicuro di un fatto: anche da sindaco di Prato si può ambire a fare il grande salto e a fare il presidente della Regione. È quello che cercherà di fare al momento opportuno.

Israele espande le operazioni di terra nel sud del Libano oltre la linea gialla

L’esercito di Israele sta espandendo le operazioni di terra nel sud del Libano, oltre il fiume Litani e la Linea Gialla della tregua armata, con massicci bombardamenti che stanno causando diverse vittime. Sono 28 i morti accertati negli ultimi raid, tra cui due bambine. Almeno 104 i feriti. Lo ha reso noto il ministero della Salute libanese.

Undici morti a Mashghara, tra cui due bambine

Il bilancio più pesante è stato a Mashghara, nella Bekaa Occidentale, dove ci sono state 11 vittime, tra cui appunto i due bambini. Almeno 15 i feriti: i soccorritori stanno scavando sotto le macerie. Due paramedici dell’organizzazione Islamic Message sono rimasti uccisi a Srifa. Altre due persone sono morte a Zawtar al Sharqiyah, dove sono caduti almeno otto colpi di artiglieria. Un’altra vittima è stata colpita da un drone mentre viaggiava in auto nell’area di Khirbet Selm.

L’Idf vuole spingere i miliziani di Hezbollah verso nord

L’Idf, si legge su Ynet, ritiene che «più terroristi di Hezbollah vengono spinti verso nord, minore sarà la possibilità di lanciare droni esplosivi verso i residenti» lungo la linea di demarcazione fissata unilateralmente da Israele e che, in teoria, delimita la zona di sicurezza designata in alcune aree del Libano meridionale. Durante tutta la notte, secondo i militari di Tel Aviv, sono stati danneggiati oltre 190 depositi di armi appartenenti a Hezbollah.

Il Mondiale a 50 dollari per i newyorkesi: la mossa di Mamdani contro il caro-biglietti

Il dynamic pricing, il nuovo sistema tariffario sperimentato dalla Fifa in vista del Mondiale 2026 che adegua il costo dei biglietti in tempo reale sulla base della domanda e dell’offerta, continua a far discutere i tifosi, questa volta al di fuori del Messico. Secondo i dati riportati da The Athletic, i prezzi di tutti i match sono aumentati del 34 per cento tra ottobre 2025 e aprile 2026, mentre il costo medio per assistere alla finale nel New Jersey del 19 luglio sfiora i 13 mila dollari. Tra i più critici del sistema c’è il sindaco di New York, Zohran Mamdani, che sui social ha annunciato un’iniziativa rivolta alla classe lavoratrice della Grande Mela: una lotteria riservata ai residenti che mette in palio mille biglietti al prezzo di 50 dollari ciascuno.

La Fifa non ha nulla a che fare con la proposta

L’iniziativa è frutto di una collaborazione tra l’ufficio del sindaco Zohran Mamdani e il New York/New Jersey Host Committee, organismo indipendente dalla Fifa. Proprio il presidente della federazione calcistica mondiale, Gianni Infantino, è recentemente tornato a difendere il contestato sistema dei prezzi durante una conferenza a Beverly Hills, sostenendo che il dynamic pricing risponde alle logiche del mercato e serve a evitare fenomeni di bagarinaggio con rivendite a cifre ancora più elevate. Donald Trump è uno dei tanti ad aver reagito negativamente alla decisione della Fifa, dichiarando al New York Post che a questi prezzi nemmeno lui si presenterebbe allo stadio.

Il Mondiale a 50 dollari per i newyorkesi: la mossa di Mamdani contro il caro-biglietti
Gianni Infantino, presidente della Fifa (foto Ansa).

L’iniziativa da mille biglietti a 50 dollari

La lotteria, aperta da lunedì 25 maggio, prevede la distribuzione di mille biglietti al prezzo di 50 dollari per le sette partite del Mondiale 2026 in programma al MetLife Stadium, escludendo però la finale. L’iniziativa è riservata esclusivamente ai residenti di New York sopra i 15 anni e include anche il trasporto gratuito verso lo stadio, anch’esso travolto dal caro-prezzi: il costo dei treni da e per l’arena è infatti aumentato di oltre il 700 per cento rispetto alle tariffe normali. I biglietti, non rivendibili, sono assegnati tramite una lotteria online aperta per sei giorni, con un limite massimo di 50 mila richieste giornaliere: nella prima mattinata gli accessi disponibili sono andati esauriti in appena tre minuti. Ogni vincitore ottiene fino a due ticket, così da consentire anche ai minori di assistere alle partite accompagnati da un adulto.

Il Mondiale a 50 dollari per i newyorkesi: la mossa di Mamdani contro il caro-biglietti
Il MetLife Stadium (foto Ansa).

Il calcio è finito anche nella campagna elettorale di Mamdani

Durante la campagna elettorale culminata con la vittoria democratica alle elezioni di New York nel novembre 2025, Zohran Mamdani aveva più volte sollecitato la Fifa a facilitare la partecipazione dei residenti newyorkesi al Mondiale, criticando apertamente anche il nuovo sistema di prezzi dinamici. Secondo il sindaco, è fondamentale che a vivere l’evento siano soprattutto le persone che contribuiscono ogni giorno a rendere unica la città. Una visione condivisa anche dal New York/New Jersey Host Committee, partner dell’iniziativa.

Il Mondiale a 50 dollari per i newyorkesi: la mossa di Mamdani contro il caro-biglietti
Il sindaco di New York Zohran Mamdani dopo la vittoria (foto Ansa).

Inclusività del torneo: il caso iraniano

Ma il Mondiale fa discutere anche per altro. La lotteria ideata dal sindaco di New York si inserisce in un contesto sempre più complesso attorno alla partecipazione della nazionale iraniana al Mondiale 2026. Secondo quanto riportato dalla BBC, la squadra di Iran ha dovuto spostare la propria base di preparazione dagli Stati Uniti al Messico, dopo che le autorità americane avrebbero espresso resistenze legate a motivi di sicurezza e gestione dei visti. Una cosa, tra tante incertezze, è sicura: niente ripescaggio dell’Italia, né al posto dell’Iran né a quello della Repubblica democratica del Congo per l’epidemia di ebola.

I vertici del Giffoni Ff: chiariremo tutto

“In relazione al decreto notificato questa mattina, avendo in oggetto riferimenti risalenti nel tempo, abbiamo conferito l’incarico ai nostri legali per avere accesso agli atti alla base del provvedimento in questione”. Così in una nota il Giffoni Film Festival. “Informati solo oggi delle contestazioni a nostro carico, nate a seguito di una denuncia anonima del 2024, abbiamo la necessità, attraverso i nostri legali, di studiare gli atti – scrivono i vertici nella nota – con tempistiche ridotte, anche in vista dell’approssimarsi della 56esima edizione del Giffoni Film Festival, in programma dal 17 al 25 luglio 2026. Crediamo fermamente nel lavoro delle autorità competenti, ribadendo la nostra volontà nel chiarire tutti quelli che sono gli aspetti citati”

L'articolo I vertici del Giffoni Ff: chiariremo tutto proviene da Le Cronache.

Choc al Viminale: dipendente si suicida lanciandosi dal quarto piano

Tragedia al Viminale: questa mattina un dipendente che lavorava in una posizione amministrativa si è suicidato lanciandosi dal quarto piano del palazzo sede del Ministero dell’Interno. L’uomo, di circa 60 anni, era arrivato regolarmente in ufficio. Poi, per motivi ancora da accertare, attorno alle 9:30 si è buttato nel vuoto dalla rampa delle scale, davanti ad alcuni colleghi. Sul posto sono intervenuti immediatamente i sanitari del 118, ma non c’è stato nulla da fare. Il funzionario non ha lasciato messaggi o biglietti d’addio.

Pienone per lo scrittore Michele Emiliano e le altre pillole del giorno

Da ex presidente della Regione Puglia e magistrato, Michele Emiliano ha attirato molti amici lunedì sera alla presentazione romana del suo romanzo intitolato L’alba di San Nicola, edito da Solferino, alla Mondadori di Galleria Alberto Sordi. Accanto a lui c’era Gianrico Carofiglio, altro pugliese doc.

Pienone per lo scrittore Michele Emiliano e le altre pillole del giorno
Michele Emiliano con Gianrico Carofiglio durante la presentazione del libro L’alba di San Nicola (Ansa).

Tra i presenti anche Nunzia De Girolamo, moglie di Francesco Boccia. Era attesa anche la segretaria dem Elly Schlein che però ha dato forfait forse per la delusione delle Comunali. Quando ormai si era fatta una certa, si è palesato Angelo Chiorazzo, fondatore della Cooperativa Auxilium, vicepresidente vicario dell’Associazione Generale Cooperative Italiane, e soprattutto vicepresidente del Consiglio regionale lucano e leader di Basilicata Casa Comune. Emiliano, comunque, ancora una volta ha dimostrato di avere tanti amici.

Pienone per lo scrittore Michele Emiliano e le altre pillole del giorno
Michele Emiliano (Ansa).

A Rainews24 Faustini con la foto di Mattarella

Rassegna stampa post voto martedì mattina a Rainews24. A commentare i risultati delle Comunali con Roberto Vicaretti c’era il noto giornalista Alberto Faustini. Curioso il set casalingo alle sue spalle: al muro, “impecettata”, con lo scotch perfettamente visibile, era in bella mostra una sua foto insieme presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla sua destra un pupazzo di Topolino, quindi appesa al muro una stampa con la coda di una balena. Un “pantheon” davvero particolare…

Pienone per lo scrittore Michele Emiliano e le altre pillole del giorno
Alberto Faustini in collegamento con Roberto Vicaretti.

Capezzone spin doctor di Marina?

Per caso Marina Berlusconi è in cerca di uno spin doctor? Nel caso c’è sempre Daniele Capezzone… Nel numero del Tempo in edicola martedì, il direttore verga un editoriale in cui individua tre possibili strade politiche per la primogenita del Cav in Forza Italia: la discesa in campo, una regia dietro le quinte e una terza via «probabilmente la più interessante e congeniale agli impegni imprenditoriali, oltre che la più naturale: quella di incarnare un punto di rappresentanza valoriale, la garante di alcuni princìpi, senza coinvolgimenti politici diretti o indiretti. Indicare obiettivi alti, segnalare temi, incoraggiare la discussione pubblica in quelle direzioni». Insomma un faro per tutti coloro che per decenni hanno venerato e votato Silvio. Tra gli azzurri c’è chi legge questa disamina come un’autocandidatura al ruolo di consigliere…

Pienone per lo scrittore Michele Emiliano e le altre pillole del giorno
L’editoriale di Daniele Capezzone sul Tempo.

Fiorello punzecchia Gualtieri

Fiorello alla Pennicanza è tornato a punzecchiare il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. «Quando ci siamo incontrati agli Internazionali di tennis quasi manco mi ha salutato e mi ha dato la mano, ma era moscia», ha raccontato lo showman in diretta su Radio2. Ma quale sarebbe il motivo di questo gelo? «Forse c’entra la questione del ticket per le auto elettriche», ha ipotizzato Fiorello. «Io me l’ero appena comprata. E tu mo’ mi metti il ticket? Ma allora io mi compro un trattore e vado in città con il trattore!». Il riferimento è alla decisione del Comune di Roma di introdurre dal primo luglio la ztl a pagamento anche per le e-car e le auto a idrogeno, su cui Fiorello aveva ironizzato lo scorso febbraio: «I soldi li prenderanno dalla Fontana di Trevi, dalle multe sulla Tangenziale e da quella cosa che per attraversare la strada devi pagare 50 centesimi che ho proposto. Non bastano?! Devono prenderli pure dalla mia macchina elettrica? Ma io voglio andare a Via del Corso gratis, voglio parcheggiare sulle strisce blu gratis!».

Delmastro in Antimafia: «Finii nel locale dei Caroccia perché era carino»

Ascoltato in Antimafia in merito alla sua partecipazione nel ristorante Le Cinque Forchette assieme alla figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni e per aver agevolato il clan Senese, l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro ha dichiarato di essere finito per la prima volta nel locale perché «aveva una struttura simpatica». Precisando, inoltre, di essere stato all’oscuro delle vicissitudini giudiziarie di Caroccia.

Delmastro in Antimafia: «Finii nel locale dei Caroccia perché era carino»
Andrea Delmastro e Mauro Caroccia (TIKTOK/BISTECCHERIA DA BAFFO).

Delmastro: «Se avessi saputo non ci avrei fatto una società»

«Nessuno mi ha consigliato il locale. Non ricordo se consultando le app, ci siamo fermati lì ma era comunque pieno: aveva una struttura simpatica e così dopo qualche mese ci finii per la prima volta», ha detto Delmastro: «Ovviamente se avessi saputo non ci avrei fatto una società e non ci sarei andato mai più immediatamente». L’ex sottosegretario, in Antimafia, ha poi sottolineando che «la precipitosa fuga dalla società lo testimonia inequivocabilmente». Rispondendo all’obiezione che sarebbe stato sufficiente consultare un motore di ricerca su Internet per sapere chi fosse Mauro Caroccia, Delmastro ha inoltre detto: «Bastava digitare Google, è vero. Non farlo è stata una imperdonabile leggerezza politica e non giuridica, che ha portato alle mie dimissioni».

Lovati a processo: l’ex avvocato di Sempio è accusato di diffamazione

Il giudice della Terza sezione penale di Milano, a conclusione di una breve udienza predibattimentale, ha rinviato a giudizio Massimo Lovati. L’ex avvocato di Andrea Sempio, reduce dal flop elettorale a Vigevano, andrà a processo il 14 settembre a causa di «dichiarazioni gravemente diffamatorie» nei confronti dello Studio Giarda, che fino al 2018 si era occupato della difesa di Alberto Stasi. A costituirsi parte civile sono stati i due figli del professor Angelo Giarda (deceduto nel 2021), che hanno chiesto a Lovati un risarcimento da 116 mila euro per danni morali e di immagine.

Le dichiarazioni di Lovati del 13 marzo 2025

Il 13 marzo 2025, all’inizio della nuova indagine sul delitto di Garlasco, Lovati dichiarò – a favore di telecamere all’uscita dalla Caserma Montebello di Milano – che l’istruttoria del 2017 contro Sempio era stata «frutto di una manipolazione» organizzata dagli avvocati di Stasi, che avrebbero «clandestinamente prelevato il Dna» a quello che allora era il suo assistito.

Respinta la richiesta di sospensione del procedimento

Fabrizio Gallo, difensore di Lovati, aveva chiesto la sospensione del procedimento in attesa dell’esito del nuovo processo. La richiesta non è stata però accolta, al pari di quella di ricevere gli atti dell’inchiesta della procura di Pavia sull’omicidio. «Non patteggiando, non abbreviando, non chiedendo riti alternativi la sorte è questa. Ne riparliamo il 14 settembre. Più avanti svelerò qualcosa che riguarda la macchinazione del 2007. Alla fine del processo vedremo se c’è stata», ha dichiarato Lovati all’uscita dall’aula.

Salerno, ira De Luca per cantieri fermi e parcheggiatori abusivi

Nessuna pausa dopo l’elezione. A meno di 24 ore dal ritorno alla guida del Comune, il sindaco Vincenzo De Luca ha già avviato una serie di sopralluoghi nei punti più critici della città, puntando l’attenzione sui cantieri fermi del Corso Vittorio Emanuele e sulla presenza dei parcheggiatori abusivi in diverse aree urbane.

Il primo cittadino ha effettuato in mattinata un’ispezione lungo il principale asse cittadino e nelle traverse interessate dai lavori, a partire da via Fieravecchia, denunciando pubblicamente i ritardi accumulati nei cantieri che da mesi stanno provocando disagi ai residenti e soprattutto ai commercianti della zona.

“È scandaloso che i lavori siano ancora bloccati”ha dichiarato De Luca, annunciando l’immediata convocazione da parte degli uffici comunali dei direttori dei lavori e delle imprese coinvolte. Obiettivo dell’amministrazione è fissare tempi “rapidissimi e definitivi” per la conclusione delle opere.

Il sindaco ha inoltre lanciato un chiaro avvertimento alle aziende incaricate: in caso di ulteriori ritardi potrebbe scattare la rescissione dei contratti con l’affidamento degli interventi ad altre imprese attraverso procedure di somma urgenza.

L'articolo Salerno, ira De Luca per cantieri fermi e parcheggiatori abusivi proviene da Le Cronache.

Da ambasciatrice a consigliera, un ritorno importante per Mattarella

A volte ritornano. Emanuela D’Alessandro, attuale ambasciatrice a Parigi, a 65 anni rientra al Quirinale dove ha già ricoperto fino a quattro anni fa il ruolo di consigliera diplomatica di Sergio Mattarella. Prima donna a esercitare questa funzione, una delle più prestigiose nella carriera diplomatica, D’Alessandro fu nominata, a ridosso del bis del capo dello Stato, ambasciatrice in una delle capitali cruciali per i rapporti internazionali dell’Italia.

Da ambasciatrice a consigliera, un ritorno importante per Mattarella
Da ambasciatrice a consigliera, un ritorno importante per Mattarella
Da ambasciatrice a consigliera, un ritorno importante per Mattarella
Da ambasciatrice a consigliera, un ritorno importante per Mattarella
Da ambasciatrice a consigliera, un ritorno importante per Mattarella

Ottimo il rapporto tra Mattarella ed Emmanuel Macron, più conflittuale quello tra l’inquilino dell’Eliseo e Giorgia Meloni: D’Alessandro si è trovata a gestire mesi difficili, riuscendo a tenere sempre aperto il canale di dialogo tra Roma e Parigi. Negli anni al Colle aveva assecondato la “politica estera” del presidente, tra sostegno a Onu, Unione europea e Nato e apertura a Cina, Sud Est asiatico, Africa e Sud America.

Segnale di quanto sia importante per Mattarella il rapporto con la Francia

Ora rieccola al Quirinale. Un segnale di quanto sia importante per Mattarella il rapporto con la Francia che entra in un difficile anno elettorale (si vota nel 2027, così come in Italia). Tra le due consigliature di D’Alessandro, la feluca del Colle è stato l’ambasciatore Fabio Cassese, ora destinato a un’altra capitale fondamentale per Roma e per il futuro di Nato e Ue: Londra.

Da ambasciatrice a consigliera, un ritorno importante per Mattarella
Fabio Cassese (foto Imagoeconomica).

Salerno. Santoro dentro con i resti al posto di Fdi

Aggiustamenti notturni per la composizione del nuovo consiglio comunale anche se si attendono i risultati del seggio della scuola Barra. Nella lista Salerno per i Giovani Mazzeo è il primo dei non eletti superando al fotofinish Gigi Pacifico. Ora bisognerà capire se gli assessori saranno uno o due. Con i resti Dante Santoro della Lega, che non ha raggiunto il quorum, dovrebbe entrare in Consiglio al posto di Trotta di Fdi, seconda classificata

CLICCA QUI PER TUTTE LE PREFERENZE: ECCO CHI SONO I PIU’ VOTATI

L'articolo Salerno. Santoro dentro con i resti al posto di Fdi proviene da Le Cronache.

Da Casalino al botto dei vannacciani: le Comunali che parlano a Roma

Oltre alle grandi sfide di questa tornata di ComunaliVenezia, Reggio Calabria e Salerno su tutte – l’attenzione, per lo meno quella mediatica, era concentrata anche su corse chiamiamole vip che vedevano protagonisti big appannati, viceré, feudatari e nuove leve agguerrite.

Casalino non è stato eletto, ma si prenota per le Politiche

Partiamo con Rocco Casalino. Ex factotum di Giuseppe Conte a Palazzo Chigi e già deus ex machina della comunicazione cinque stelle, Casalino non solo da marzo 2026 dirige il sito La Sintesi, edito dalla TaTaTu di Andrea Iervolino, ma è tornato alla politica candidandosi a consigliere comunale nella “sua” Ceglie Massapica, località del Brindisino spesso scelta dalla premier Giorgia Meloni per le vacanze estive.

Da Casalino al botto dei vannacciani: le Comunali che parlano a Roma
Rocco Casalino con Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Sfida persa per Casalino, ma solo a metà. Con 246 voti raccolti, l’ex portavoce è risultato il secondo più votato della lista “Uniti si cambia”, appoggiata anche dal M5s, al suo debutto in città e risultato primo partito del campo largo con il 10,67 per cento (il Pd si è fermato a un modestissimo 6 per cento). Vero, Ceglie Massapica resta convintamente di centrodestra – è stato eletto Angelo Palmisano (67 per cento) – ma forse Casalino non resterà fuori da un palazzo ancora per molto. Stando all’articolo 2 del Codice etico del Movimento 5 stelle, «per proporre la propria candidatura al parlamento italiano, al parlamento europeo e nelle Regioni, è necessario essere stati candidati in una lista comunale o di municipio/circoscrizione avendo conseguito un numero di preferenza non inferiore alla media delle preferenze raccolte dai candidati della lista». Quelle 246 preferenze sono così il pass per poter correre alle prossime Politiche. Vedremo.

Da Casalino al botto dei vannacciani: le Comunali che parlano a Roma
Rocco Casalino (Imagoeconomica).

Vannacciani col botto a Vigevano

Un altro risultato che si riverbera sul palcoscenico nazionale è quello ottenuto da Furio Suvilla a Vigevano, comune di 60 mila abitanti nella provincia pavese. Suvilla, frontrunner di Roberto Vannacci, ha incassato un sorprendente 14,33 per cento, superando la Lega, con l’assessore uscente Riccardo Ghia fermo all’11 per cento.

Da Casalino al botto dei vannacciani: le Comunali che parlano a Roma
Furio Surilla (da Fb).

Suvilla non andrà al ballottaggio, ma il suo tesoretto di preferenze potrebbe pesare parecchio l’8 e il 9 giugno. «Vigevano è apripista per le prossime elezioni politiche», ha commentato il generale che in Lombardia ha appena accolto due consiglieri regionali inaugurando così una sua componente al Pirellone. Restando a Vigevano, si segnala anche il flop di Massimo Lovati. L’ex avvocato di Andrea Sempio era appoggiato da Marco Rizzo: per lui un tombale 1 per cento.

Da Casalino al botto dei vannacciani: le Comunali che parlano a Roma
Massimo Lovati (Ansa).

A Cene dopo 36 anni tramonta il regno leghista

Schiaffo simbolico per la Lega anche nella Bergamasca. A Cene, comune di 4 mila abitanti in Val Seriana, Gaia Anselmi ha dovuto cedere il passo al civico Roberto Radici che ha incassato il 61 per cento con 1.178 voti. Anselmi si è fermata a 752: fine dei 36 anni di potere leghista.

Santa Marinella non premia Mariarosaria Rossi

Difficilmente avrà un altro palcoscenico Mariarosaria Rossi. L’ex “badante” del Cav, un tempo zarina di Forza Italia, era in corsa con Noi Moderati, FI e due liste civiche, a Santa Marinella, a pochi chilometri da Roma, ma si è dovuta accontentare del 5,27 per cento. Al ballottaggio nella località costiera in cui il centrodestra si è presentato diviso, vanno Damiano Gasparri sostenuto da Fratelli d’Italia, Futura, Lega, Lista Civica Gasparri (32,58 per cento) e il civico Alessio Manuelli appoggiato da Noi con Manuelli sindaco, Orizzonti Comuni, Uniti per Manuelli sindaco, Onda Nuova Manuelli sindaco (27,77 per cento).

Da Casalino al botto dei vannacciani: le Comunali che parlano a Roma
Mariarosaria Rossi (dal profilo Fb).

Cateno De Luca in chiaroscuro

La tornata elettorale è stata caratterizzata anche per la conferma a Messina del regno di Cateno De Luca, ex primo cittadino e leader di Sud chiama Nord. Nella città dello Stretto ha vinto il suo fedelissimo Federico Basile. Male invece ad Agrigento, dove Luigi Gentile non è riuscito ad arrivare al ballottaggio, e pure a Milazzo, dove l’ex viceministra all’Economia Laura Castelli, già storica esponente del M5s e presidente di Sud chiama Nord, si è fermata al 15 per cento, molto più delle liste che la sostenevano (8 per cento) e superando di gran lunga il Pd.

Da Casalino al botto dei vannacciani: le Comunali che parlano a Roma
Cateno De Luca (Imagoeconomica).

Festa per i Cuffaro, derby per i Fitto

Sempre in Sicilia, a Raffadali, nell’Agrigentino, il Comune resta in mano ai Cuffaro. Con una percentuale bulgara – 75,5 per cento – ha trionfato Ida Cuffaro, 27enne figlia del sindaco uscente Silvio Cuffaro, fratello dell’ex governatore Totò. Infine non poteva mancare un derby familiare.

Da Casalino al botto dei vannacciani: le Comunali che parlano a Roma
Il manifesto elettorale di Ida Cuffaro.

A Maglie, nel Leccese, è stato eletto sindaco l’uscente Ernesto Toma, con cui era candidato consigliere Felice Fitto, fratello di Raffaele, vicepresidente della commissione Ue. Toma ha avuto la meglio su Antonio Fitto, zio di Raffaele e Felice, già per tre volte sindaco di Maglie e sostenuto dalla Lega.

Droga dal Sudamerica al porto di Salerno, 8 arresti

Un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Salerno su richiesta della Dda, è stata eseguita dai finanzieri del Comando provinciale di Salerno e dello Scico nei confronti di 8 persone indagate a vario titolo per i reati di associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, importazione di stupefacenti e reati contro il patrimonio. Il provvedimento dispone la custodia cautelare in carcere per 6 indagati e gli arresti domiciliari per altri due. L’indagine riguarda un sodalizio criminale dedito all’importazione in Italia, per il tramite di vettori marittimi, di diversi quantitativi di sostanze stupefacenti provenienti dal Sudamerica. È emerso, infatti, che gli indagati hanno realizzato diverse operazioni di importazione di ingenti quantitativi di cocaina e alcuni inoltre hanno rubato imbarcazioni nel porto di Salerno anche al fine di effettuare l’esfiltrazione della droga giunta dall’estero. Nel corso delle indagini sono stati sottoposti a sequestro oltre 180 kg di cocaina, transitati nello scalo marittimo salernitano.

L'articolo Droga dal Sudamerica al porto di Salerno, 8 arresti proviene da Le Cronache.

Contributi Giffoni film festival, GdF sequestra quasi mezzo milione

Un danno erariale di oltre 478mila euro, in relazione alle edizioni del Giffoni Film Festival che vanno dal 2016 al 2024, viene contestato dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Napoli e dalla Procura Regionale per la Campania della Corte dei conti (sostituto procuratore Mauro Senatore, procuratore regionale Giacinto Dammicco) all’ente autonomo Giffoni Experience, al direttore artistico e organizzativo dell’ente e al Responsabile Unico del Procedimento a cui i finanzieri hanno notificato un invito a dedurre, con contestuale atto di messa in mora.

 

Contestualmente è stato anche eseguito un sequestro conservativo equivalente al danno erariale riguardante rapporti bancari e crediti statali e regionali riconducibili ai destinatari degli inviti a dedurre.
Le contestazioni riguardano gli affidamenti diretti conferiti, dal 2016 al 2024, a un’associazione culturale operante nell’ambito delle attività sociali collegate alla manifestazione cinematografica, presieduta dalla coniuge del direttore artistico dell’Ente e avente come unica dipendente la figlia della coppia.

Le indagini, infatti, avrebbero fatto emergere presunte criticità relative agli affidamenti diretti, tra il 2016 e il 2024, a un’associazione culturale presieduta dalla moglie del direttore artistico di Giffoni Experience e che ha come unica dipendente la figlia della coppia.

Gli inquirenti ipotizzano che parte dei contributi pubblici destinati al festival sia stata “dirottata” verso l’associazione sotto forma di servizi di inclusione e solidarietà sociale: denaro che, si sottolinea in una nota, sarebbe stato in realtà destinato “alla copertura del costo dell’unica dipendente” e avrebbe determinato “una situazione di conflitto d’interessi tra i vertici dell’ente organizzatore e l’associazione destinataria degli affidamenti”.

Le attività finanziate, sempre secondo quanto emerso dalle indagini dei militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria, sarebbero state in realtà svolte gratuitamente da altre persone o associazioni. Il responsabile unico del procedimento, infine, avrebbe attestato alla Regione Campania “la regolare esecuzione delle prestazioni e la conformità delle procedure amministrative relative agli affidamenti contestati, contribuendo così a rappresentare come ammissibili spese successivamente ritenute prive dei necessari requisiti di rendicontazione e non pertinenti rispetto alle finalità del finanziamento pubblico”

L'articolo Contributi Giffoni film festival, GdF sequestra quasi mezzo milione proviene da Le Cronache.

Seggio nel caos: a Salerno: sospesa la composizione del nuovo Consiglio

Una sola sezione ancora aperta basta a congelare il nuovo Consiglio comunale. A Salerno, dopo una notte di conteggi e verifiche, resta infatti bloccata la proclamazione definitiva degli eletti. Il nodo è tutto concentrato nel seggio numero 2, allestito nella scuola “Barra” sul Lungomare Trieste, dove le operazioni di spoglio non sono state completate.

CLICCA QUI PER TUTTE LE PREFERENZE: ECCO CHI SONO I PIU’ VOTATI

L'articolo Seggio nel caos: a Salerno: sospesa la composizione del nuovo Consiglio proviene da Le Cronache.

Salernitana, serve l’impresa al Rigamonti

di Fabio Setta

SALERNO – Per raggiungere la finale playoff la Salernitana avrà un ostacolo in più da superare: la tradizione negativa sul campo del Brescia. Al Rigamonti si gioca la sfida numero ventitré tra i padroni di casa e i granata che soltanto in tre occasioni ha portato via l’intera posta in palio. Cinque i pareggi, ben tredici le vittorie locali. Ancor più netto il disavanzo per quanto riguarda i gol realizzati: sono solo tredici le reti granata a Brescia; ben 36, quelle subite con il Brescia che soltanto in quattro gare non ha trovato la via della rete contro la Salernitana. La prima volta della Salernitana sul campo del Brescia risale al campionato di Serie B 1948/49. Il Brescia passa in vantaggio al 36’ con Schiavi, ma dopo tre minuti Flumini trova il pari. Nella ripresa però al 63’ Rosso e al 75’ Bulgarelli firmano il 3-1 finale. L’anno successivo, alla penultima giornata, una rete di Castaldo al 44’ regala alla Salernitana la prima vittoria in terra bresciana. Nel 1950/51 una rete di Bettini al 65’ stende i granata che invece l’anno seguente sbloccano subito con Giraulo al 1’ ma si fanno raggiungere al 7’ da Bonatti per il primo pareggio della storia tra i due club nell’anno in cui il Brescia perderà la promozione in Serie A per un solo punto di distacco dalla Roma. Borra al 5’ su rigore una doppietta di Scaramuzzi al 42’ e al 66’ rendono superfluo il gol granata al 48’ su rigore di Costantino De Andreis nel 3-1 per i locali del 52/53, mentre l’anno successivo proprio De Andreis a segno al 52’ regala il successo di misura alla Salernitana. Nel 54/55 riecco la legge del Rigamonti con i locali che si impongono un perentorio 3-0 firmato da Carta al 29’, Fraschini al 42’ e Gei al 54’ mentre l’anno seguente dopo la rete al 31’ di Bersellini, futuro allenatore di Inter e Torino tra le tante, e il pareggio granata di Malighetti al 45’, è Buratti a due minuti dalla conclusione a regalare la vittoria al Brescia, nell’ultimo match giocato dai granata nel vecchio Stadium di viale Piave. Retrocessa in serie C al termine della stagione, la Salernitana torna a Brescia soltanto nel 1990, due volte a distanza di poche settimane. La prima per il match di Coppa Italia che termina 0-0, la seconda per la sfida di campionato, valida per la seconda giornata, che vede i granata di Giancarlo Ansaloni trionfare grazie alla doppietta al 17’ e al 56’ di Daniele Pasa (nella foto), intervallata dalla rete bresciana del solito Maurizio Ganz al 55’. Questa, del 16 settembre 1990, è l’ultima vittoria dei granata sul campo del Brescia. Dopo la retrocessione in terza serie della Salernitana al termine di quella stagione, le squadre si ritrovano in B nel 95/96. I granata lottano per la A, le rondinelle per la salvezza, ma una rete di Saurini al 47’ regala la vittoria ai lombardi che concedono il bis l’anno seguente con le reti di Bizzarri al 16’ e Criniti al 48’. Mentre la Salernitana troverà la salvezza in extremis, il Brescia volerà in Serie A con la sfida che si rinnova poi nel 1999/00. Con una partenza super i padroni di casa allenati da Nedo Sonetti si portano subito sul 3-0 con Filippini al 6’, Zanoncelli al 21 e Bonazzoli al 23’. Belmonte accorcia al 30’ per i granata di Cadregari ma dopo appena tre minuti “el pulpo” Yllana sigla il definitivo 4-1. Con i lombardi promossi in A, le due squadre si ritrovano in B nel 2008/09 e una rete di Zambelli al 62’ condanna la Salernitana guidata da Castori. Con il Brescia che vedrà sfumare la promozione in A, nella finale playoff contro il Livorno, le squadre si ritrovano anche nella stagione 2009/10 quando la Salernitana farà ritorno in Serie C. Al Rigamonti è ancora 3-0 per i padroni di casa grazie alle reti di Caracciolo al 18’, Rispoli al 28’ e Taddei al 57’. Nel 2015/16, alla seconda giornata di campionato, con i granata appena tornati in cadetteria, dopo il gol di Schiavi al 45’, la doppietta di Morosini al 56’ e al’80’ lancia il Brescia ma è una magia di Gabionetta a sei minuti dal termine a regalare all’undici di Torrente il pareggio. Parità anche l’anno dopo grazie alla rete di Improta al 42’ e al pareggio firmato da Bisoli a dieci dal termine. Nel 2017/18 il Brescia ritrova il successo grazie all’autogol di Vitale al 50’ e la rete di Caracciolo all’80’ mentre nel 2018/19 Tremolada al 3’, Torregrossa, che poi vestirà la maglia granata, al 37’ e l’ex Donnarumma al 59’ su rigore stendono la Salernitana di Gregucci. A conferma della tradizione negativa per la Salernitana a Brescia, anche la Salernitana di Castori, promossa in Serie A è tornata dalla Lombardia a mani vuote. È amara per i colori granata anche la sfida della stagione 20/21, sempre in Serie B. All’undicesima giornata del girone di andata non gioca con il piglio della capolista la formazione di Castori che si fa sorprendere decisamente dal Brescia allenato da Dionigi. Con le reti di Van de Looi al 3’ e di Spalek al 21 i padroni di casa mettono in discesa la sfida. Tutino al 43’ su rigore accende le speranze granata che sfumano nella ripresa dopo il gol al 76’ di Bjarnason che chiude definitivamente la sfida. Infine, il match dello scorso anno, giocato il sette febbraio e terminato a reti bianche, il primo storico risultato senza reti nella storia delle sfide tra Brescia e Salernitana.

L'articolo Salernitana, serve l’impresa al Rigamonti proviene da Le Cronache.

Flotilla terrestre, rientreranno in Italia gli attivisti sgomberati in Libia

Nella serata di ieri 25 maggio gli attivisti del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla sono stati sgomberati dal campo che avevano allestito nei pressi di Sirte, in Libia: i sette italiani potrebbero tornare già oggi in patria con voli di linea.

«Siamo stati attaccati dalle forze libiche dell’ovest nel nostro accampamento verso le 18:30. Eravamo in presidio ad attendere il rilascio delle compagne e dei compagni, quando abbiamo visto arrivare le camionette nere con a bordo i militari. Erano tutti a volto coperto. Prima due, poi quattro, poi altri ancora. Ci siamo radunati tutti nella moschea ma i militari hanno iniziato a intimarci violentemente di sgomberare l’area, di salire sui pullman e di andare via». Questo il racconto all’Adnkronos di Sara Suriano, attivista pugliese: il gruppo è stato scortato verso Misurata e ha avuto comunicazione dal console che presto verrà rimpatriato.

Ancora a Bengasi gli altri due attivisti italiani

Nelle sue parole, Suriano ha fatto riferimento alla delegazione di 10 persone che si era diretta verso un checkpoint per negoziare il passaggio, ma successivamente fermata dalle autorità. Tra loro anche i due italiani Domenico Centrone e Leonarda Alberizia: gli attivisti in questione non sono stati ancora rilasciati. Secondo quanto emerso, sono stati trasferiti a Bengasi: trattati come possibili immigrati clandestini, potrebbero essere presto espulsi dalla Libia dopo un processo per direttissima.

Il convoglio era partito dalla Tripolitania occidentale

Del Global Sumud Land Convoy, partito dalla Tripolitania occidentale, facevano parte circa 250 persone, sette ambulanze e 10 camion di aiuti per la popolazione di Gaza. La missione terrestre, che puntava a raggiungere la Striscia dopo aver attraverso Libia ed Egitto, è stata fermata a Sirte, uno dei principali punti di transizione tra le aree occidentali, controllate dal Governo di unità nazionale di Tripoli, e la Cirenaica orientale sotto influenza dell’Esercito nazionale libico (Enl), guidato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar. Il convoglio era rimasto accampato per nove giorni proprio vicino alla stessa moschea citata da Suriano, senza che accadesse nulla.

Al Complesso San Michele di Salerno la mostra “Spazi Atemporali”

Giovedì 28 maggio, alle ore 18.30, presso il Complesso San Michele, si terranno la conferenza stampa e il vernissage della mostra “Spazi Atemporali”, dedicata all’opera del Maestro Bartolomeo Gatto. L’iniziativa è promossa dall’Associazione culturale Opificio Art, in collaborazione con la Fondazione Bartolomeo Gatto e con il sostegno della Fondazione Carisal. L’esposizione propone un ampio percorso dedicato alla produzione artistica di Bartolomeo Gatto, pittore e scultore tra le figure più significative del panorama contemporaneo nazionale, presentando anche alcune opere inedite realizzate nell’ultima fase della sua attività artistica. Un viaggio attraverso linguaggi, forme e visioni che restituisce al pubblico la profondità della ricerca espressiva dell’artista. La serata inaugurale si aprirà con i saluti istituzionali del Presidente della Fondazione Carisal, Domenico Credendino, del Direttore, Francesco Paolo Innamorato e del Presidente di Associazione culturale Opificio Art, Vincenzo Adinolfi. Seguiranno gli interventi della critica d’arte Gabriella Taddeo, della Dirigente del Liceo Artistico Sabatini-Menna, Renata Florimonte, e dell’architetto della Fondazione Bartolomeo Gatto, Carla Gatto. A moderare l’incontro sarà il giornalista e vicepresidente di Associazione culturale Opificio Art, Stefano Pignataro. Accanto al percorso espositivo principale, la mostra si arricchisce di una sezione speciale dedicata alle grandi opere scultoree in pietra realizzate da Bartolomeo Gatto e collocate in spazi pubblici del territorio salernitano. L’impossibilità di trasferire all’interno del Complesso San Michele alcune delle monumentali installazioni dell’artista, ha dato vita a un progetto curatoriale che crea un dialogo diretto tra la mostra e il territorio, attraverso un percorso fotografico capace di restituire il rapporto tra opera, paesaggio e comunità. Le immagini, realizzate dal fotografo Valentino Petrosino, presidente dell’Associazione Culturale LAB 147, offrono una rilettura visiva delle sculture di Bartolomeo Gatto, valorizzandone il dialogo tra materia, luce e spazio urbano. Attraverso la fotografia, le opere assumono una nuova dimensione narrativa ed emozionale, ampliandone la forza simbolica. Il percorso comprende le sculture “Abbraccio”, installata in Piazza del Carmine a Salerno; “Inseguendo la Pace”, collocata nel Giardino degli Aranci di Giffoni Valle Piana; “Verso il Futuro”, presente nella Villa Comunale di Coperchia, frazione di Pellezzano; e “Incontro”, custodita presso la sede della Fondazione Bartolomeo Gatto a Giovi. La sezione rappresenta un omaggio alla produzione monumentale dell’artista e, al tempo stesso, testimonia il profondo legame tra Bartolomeo Gatto e il territorio della provincia di Salerno, che nel tempo ha accolto e custodito molte delle sue opere pubbliche, trasformandole in autentici riferimenti culturali e identitari. Particolare rilievo assume inoltre il coinvolgimento degli studenti del Liceo Artistico Sabatini-Menna, protagonisti di un percorso formativo dedicato alla conoscenza dell’artista e della sua eredità culturale. Nell’ambito delle attività promosse durante l’anno scolastico, la Fondazione Bartolomeo Gatto ha accolto gli studenti negli spazi che furono studio e luogo creativo del Maestro, offrendo loro un’esperienza immersiva di conoscenza e confronto diretto con l’universo artistico e umano della sua produzione. Gli studenti del corso di Audiovisivo hanno inoltre realizzato una video-intervista dedicata all’esperienza vissuta e al valore dell’arte come patrimonio condiviso, contribuendo con uno sguardo contemporaneo alla narrazione dell’opera di Bartolomeo Gatto. I lavori prodotti entreranno a far parte integrante della mostra, trasformando l’esposizione in uno spazio di dialogo tra memoria, territorio e nuove generazioni. La mostra sarà visitabile gratuitamente dal 29 maggio al 26 giugno 2026, dal lunedì al sabato, dalle ore 16.30 alle ore 20.00. BIOGRAFIA DELL’ARTISTA Bartolomeo Gatto nasce il 25 Agosto 1938 a Moio della Civitella, ma negli anni ‘50 lascia il suo luogo natio e si trasferisce a Roma dove ha intensi scambi con personalità importanti dell’arte. Lì ha frequentato la cerchia di grossi nomi dell’arte visiva, a Madrid conosce Salvador Dalì, mentre a Milano incontra Giorgio De Chirico che apprezza le sue opere per la loro “carica coloristica”. Negli anni ‘70 fonda il mensile “Il Cigno”. I suoi figli, la primogenita Carla e poi Davide, il secondogenito, diverranno per un certo periodo i modelli del suo “ciclo dei bimbi” a cui seguiranno i cicli delle pietre amanti. Innumerevoli i riconoscimenti e le esposizioni sia monografiche che collettive che hanno fatto conoscere la sua arte in Italia e nel mondo. Nel 1990 il Banco di Sardegna gli dedica il volume “Pietre Amanti” con la presentazione di Everardo Dalla Noce. Fra i premi più rilevanti ricordiamo: nel 1969 Bruxelles, Les Art in Europe, 1989 Milano, Ambrogino d’oro,1989 Bologna, Premio nazionale “Percorsi creativi e nuovi orizzonti”,1997 Salerno, Premio nazionale “Il Castelluccio”,2012 Capri – Premio Biagio Agnes.

L'articolo Al Complesso San Michele di Salerno la mostra “Spazi Atemporali” proviene da Le Cronache.

Giffoni Film Festival, contestato danno erariale: sequestro da 478 mila euro

I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, su delega della Procura Regionale per la Campania della Corte dei conti, hanno notificato un invito a dedurre, con contestuale atto di messa in mora, nei confronti dell’ente autonomo Giffoni Experience, del direttore artistico e organizzativo e del Responsabile Unico del Procedimento in relazione ai contributi pubblici erogati dalla Regione, in quanto ritenuti responsabili di un danno erariale di 478.769 euro, riferito alle edizioni del Giffoni Film Festival dal 2016 al 2024.

Giffoni Film Festival, contestato danno erariale: sequestro da 478 mila euro
Claudio Gubitosi (Imagoeconomica).

I fondi pubblici “dirottati” dal 2016 al 2024

Parte dei fondi pubblici assegnati alla kermesse sarebbero stati “dirottati” dal 2016 al 2024 all’associazione presieduta dalla moglie del direttore artistico, Claudio Gubitosi, che avrebbe una sola dipendente, la figlia della coppia, sotto forma di servizi di inclusione e solidarietà sociale. Questo, peraltro, avrebbe determinato «una situazione di conflitto d’interessi tra i vertici dell’ente organizzatore e l’associazione destinataria degli affidamenti».

L’indagine è lo sviluppo di una precedente inchiesta

Contestualmente, su decreto del Presidente della Sezione Giurisdizionale della Corte dei conti, è stato anche eseguito un sequestro conservativo di conti bancari e crediti statali e regionali riconducibili ai destinatari del provvedimento, equivalente al danno erariale contestato, comprensivo di rivalutazione e interessi. L’indagine è lo sviluppo di una precedente inchiesta su sprechi legati all’utilizzo di bus per ospiti e giurati durante il festival, per il quale è pendente un giudizio davanti alla Corte dei conti.

Antitrust, istruttoria su easyJet per pratica commerciale scorretta

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di easyJet Airline Company Limited per una pratica commerciale scorretta. La società, spiega l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, «avrebbe strutturato – sul proprio sito internet – la procedura di acquisto online del servizio accessorio di trasporto in stiva di bagagli e/o attrezzatura sportiva, per viaggi di andata e ritorno, pubblicizzando solo il prezzo medio del servizio e proponendo come opzione di default l’acquisto cumulativo del servizio per entrambe le tratte, anche quando non effettivamente interessato».

L’Antitrust: «Consumatore indotto in errore»

Il consumatore, si legge nella nota Antitrust, «sarebbe così indotto in errore sull’effettivo prezzo del servizio per ciascuna tratta di viaggio e, nel caso voglia acquistare il servizio accessorio per una sola delle tratte, dovrebbe attivarsi per superare la scelta di default operata da easyJet, interrompendo la procedura di prenotazione online (tramite sito o app)». Secondo l’Autorità, la condotta della compagnia aerea «potrebbe costituire una pratica commerciale ingannevole e aggressiva, ai sensi degli articoli 20, 21, 22, 24 e 25 del Codice del consumo».

Google, Meta e i controversi corsi per (non) fare usare i social ai bambini

I colossi tecnologici americani Google e Meta, società madri di piattaforme come YouTube e Instagram, fanno ancora discutere. Questa volta le critiche riguardano le costose collaborazioni con celebri marchi per l’infanzia come Sesame Street, Girl Scouts e Highlights Magazine, iniziate tra il 2024 e il 2025 e che nel frattempo hanno raggiunto oltre 1 milione di studenti. Con il sostegno finanziario dei due giganti tech, i brand sono stati coinvolti nella realizzazione di lezioni sull’uso responsabile della tecnologia, diffuse attraverso personaggi colorati, riviste illustrate e jingle facilmente riconoscibili. Secondo molti, però, questa strategia rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento per incentivare l’utilizzo dei social media tra i più giovani.

Google, Meta e i controversi corsi per (non) fare usare i social ai bambini
Bambina che usa un tablet (foto Unsplash).

I marchi scelti per queste partnership si rivolgono principalmente a bambini intorno ai 12 anni. Un’età che, secondo molti pediatri, è ancora troppo precoce per il possesso e l’uso abituale di uno smartphone. Un’iniziativa presentata come educativa e orientata al benessere digitale che si contrappone, però, al modello di business di aziende come Google e Meta, fondato proprio sulla massimizzazione del tempo trascorso dagli utenti sui dispositivi digitali.

Le collaborazioni: dal badge al sacco a pelo per lo smartphone

Secondo quanto riportato da Reuters, parte del materiale promosso da Meta e Google punta a fornire istruzioni sulla sicurezza digitale, includendo suggerimenti per creare password efficaci ed evitare truffe online. Nella collaborazione con le Girl Scouts, per esempio, viene proposto un percorso di alfabetizzazione digitale che consente alle ragazze di ottenere un badge dedicato. Nel 2024, una campagna simile prevedeva il conseguimento di un distintivo che aveva anche il logo di Google.

La partnership iniziata nel 2024 con la rivista per l’infanzia Highlights presenta invece un elemento singolare: in un’edizione speciale sponsorizzata da Google viene spiegato ai bambini come creare un “sacco a pelo” per il proprio smartphone, un’attività che, secondo i detrattori, contribuirebbe a normalizzare il possesso e la personalizzazione del dispositivo già in età molto precoce. Iniziative di questo tipo rischiano di trasformarsi in una sorta di preparazione psicologica all’ingresso dei bambini nel mondo dei social media una volta raggiunta l’età minima consentita.

Google e Meta a processo per aver creato dipendenza nei giovani

Le polemiche sulle collaborazioni con i marchi per l’infanzia si inseriscono in un contesto già particolarmente delicato per i due colossi. Nel marzo 2026, infatti, una giuria californiana ha condannato Meta e Google a risarcire con sei milioni di dollari una ventenne americana, ritenendo le aziende responsabili dei danni psicologici legati alla dipendenza da Instagram e YouTube. Si tratta del primo processo di questo tipo arrivato a sentenza negli Stati Uniti.

Google, Meta e i controversi corsi per (non) fare usare i social ai bambini
Mark Zuckerberg a Los Angeles per il processo a Google e Meta (foto Ansa).

Il problema principale, indicato dal giudice, risiederebbe nella negligenza progettuale delle aziende e nella mancata tutela degli utenti più vulnerabili, in particolare adolescenti e bambini. Durante il processo, gli avvocati dell’accusa hanno sostenuto che Meta e Google avessero deliberatamente cercato di attrarre utenti sempre più giovani, privilegiando il profitto rispetto alla sicurezza.

Negative all’ebola le due persone rientrate nel Comasco dall’Uganda

Sono risultati negativi all’ebola i due cooperanti residenti nel Comasco che, rientrati domenica 24 maggio dall’Uganda, avevano accusato sintomi riconducibili al virus. I due, un 30enne di Lurate Caccivio e di una 31enne di Bulgarograsso, erano stati prelevati dalle loro abitazioni e portati in isolamento all’ospedale Sacco di Milano, in attesa dei risultati dei test. I cooperanti sono stati sottoposti a tutte le analisi per malattie infettive potenzialmente responsabili dei loro sintomi: alla fine sono risultati positivi a un batterio responsabile di forme acute di gastroenterite.

Nuovo attacco americano nel sud dell’Iran: «Autodifesa»

Gli Usa hanno condotto un raid nel sud dell’Iran «per autodifesa», colpendo nei pressi di Bandar Abbas, sede di una grande base navale vicina allo stretto di Hormuz. Nel mirino, secondo quanto affermato dal Comando Centrale degli Stati Uniti, alcune imbarcazioni che cercavano di collocare mine nel braccio di mare e anche postazioni per il lancio di missili.

«Abbiamo appena scoperto che è possibile uccidere 80 mila persone, tra cui più di 10 mila bambini, sfollare 2 milioni di persone e chiamarla legittima difesa»: così la tv di Stato iraniana ha commentato la notizia dei nuovi raid americani.

Nuovo attacco americano nel sud dell’Iran: «Autodifesa»
Un manifesto su Hormuz per le strade di Teheran (Ansa).

Teheran minaccia una «risposta durissima, anche fuori regione»

«Se verremo attaccati, i nostri attacchi saranno più duri, più intensi e più potenti. La nostra risposta andrà oltre la regione. L’obiettivo è già stato individuato ed è pronto. La risposta a qualsiasi nuova aggressione sarà diversa. Se impediranno le nostre esportazioni, l’Iran impedirà al petrolio di lasciare la regione», ha dichiarato Abolfazl Shekarchi, portavoce di alto livello delle Forze Armate iraniane. Nel suo messaggio per l’Hajj, cioè l’annuale pellegrinaggio islamico verso La Mecca, la Guida Suprema iraniana Mojtaba Khamenei ha detto che «l’ago della lancetta del tempo non torna indietro e le nazioni e i territori della regione non saranno più uno scudo per le basi americane», aggiungendo: «L’America non avrà più un punto sicuro per le sue malefatte e per l’installazione di basi militari nella regione».

Nuovo attacco americano nel sud dell’Iran: «Autodifesa»
Donald Trump (Ansa).

Trump: «L’uranio arricchito verrà distrutto, in Iran o altrove»

L’attacco è avvenuto poco dopo un nuovo annuncio di Donald Trump sull’approssimarsi di un accordo con Teheran. «L’uranio arricchito (polvere nucleare!) sarà immediatamente consegnato agli Stati Uniti per essere portato qui e distrutto oppure, preferibilmente, in collaborazione e coordinamento con l’Iran, distrutto in loco o in un’altra località accettabile», ha scritto su Truth il presidente Usa, che nel frattempo ha incassato il “no” di Islamabad alla sottoscrizione degli Accordi di Abramo, che normalizzano le relazioni con Israele. «Non credo che dovremmo aderire ad alcuna intesa che contrasti con le nostre ideologie fondamentali», ha dichiarato il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif.

De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno

«Marty, dobbiamo tornare indietro!». Solo che sul sedile di questa DeLorean scassata che viaggia sul lungomare Trieste, all’altezza di Palazzo di Città, non c’è lo scienziato pazzo Doc Brown con i capelli elettrici. C’è Vincenzo De Luca, 77 anni, eterno Monarca di Ruvo del Monte, con le portiere ad ali di gabbiano spalancate e lo scarico che fuma risentimento contro le geometrie del Nazareno. Salerno non ha assistito a una normale, grigia tornata di elezioni amministrative, ma a un esperimento di fisica politica applicata, una scarica di corrente da 1,21 giga watt che piega le leggi dello spazio-tempo e incenerisce i sogni di normalizzazione del centrosinistra.

De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
Vincenzo De Luca alla chiusura della campagna elettorale in piazza Portanova a Salerno, 22 maggio 2026 (Ansa).

De Luca è saltato nel passato per riprendersi il presente

Sfrattato da Napoli dopo lo stop della segreteria Elly Schlein al terzo mandato regionale, l’ex governatore si è ritrovato improvvisamente orfano della cabina di regia e delle risorse di Palazzo Santa Lucia. Accerchiato dai veti capitolini, ha fatto l’unica cosa che un animale politico di razza sa fare quando sente l’odore del tramonto: ha impostato i circuiti temporali sul 1993, l’anno esatto del suo primo insediamento con la fascia tricolore, ha premuto a tavoletta l’acceleratore fino a toccare le 88 miglia orarie ed è saltato nel passato per andarsi a riprendere il presente. Il verdetto delle urne spazza via ogni dubbio: il brand personale agguanta un 57,9 per cento al primo turno riportandolo per la quinta volta sullo scranno di sindaco.

De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno

Una vittoria schiacciante Nonostante il Pd

Quando i fisici teorici del Pd hanno provato a staccargli la spina, lui ha risposto intercettando il fulmine del voto popolare direttamente dal cruscotto della sua intramontabile autarchia. Il vero capolavoro rock, lo schiaffo a mano aperta (poi trasformatosi in buffetto) impresso ai piani della segreteria romana sta proprio nelle modalità del successo: la vittoria è arrivata correndo senza il simbolo del Partito Democratico stampato sul passaporto elettorale. E Nonostante il Pd, come recita il titolo del suo libro, anche se il partito a livello locale è in mano al figlio Piero. Nelle sezioni cittadine la ditta nazionale è stata letteralmente sfrattata dalle schede per fare spazio alle sette liste civiche. La scommessa di Schlein si è infranta contro il muro di gomma del consenso locale. Il Nazareno era convinto che privando il vecchio leone del marchio ufficiale lo avrebbe prosciugato, costringendolo alla resa o a un umiliante ballottaggio. L’esito dello scrutinio certifica invece il fallimento totale del centralismo romano: il brand personale cancella l’apparato di Roma con la stessa disinvoltura con cui si cancella un graffito sul muro. Nelle terre salernitane non servono le tessere se possiedi il monopolio dell’immaginario collettivo.

De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
Elly Schlein, Vincenzo De Luca e suo figlio Piero (Ansa).

Il gran ritorno del monarca con il lanciafiamme

Mentre lo spoglio blinda un risultato che non ha bisogno di appendici, la galassia dei social viene sommersa dai meme del trionfo. L’iconografia del web si è scatenata all’istante, fondendo la cronaca elettorale con la parodia più spinta: le bacheche sono sature dell’immagine del Sultano del Lungomare che imbraccia il suo leggendario lanciafiamme per fare piazza pulita sul podio dei vincitori, scacciando i «pinguini» e i «fannulloni». Su WhatsApp gira la tavola pseudo-religiosa con la scritta dorata: «A Salerno non esiste altro Dio all’infuori di De Luca». Del resto, Maurizio Crozza ha trasformato questa debordante e spigolosa personalità in uno dei suoi cavalli di battaglia televisivi più epici e longevi. La satira ha regalato all’Italia la caricatura definitiva di un leader che non accetta i limiti fisici, dipingendolo come un monarca assoluto circondato da mascherine tarocche e «fratacchioni». Ma la realtà di questo spoglio ha persino superato la genialità del comico ligure. La celebre imitazione televisiva che risuona sul lungomare da un decennio ha trovato il suo sigillo definitivo nella realtà delle urne: «Vedi Napoli e poi muori, ma con Salerno resusciti». E la profezia si è avverata alla lettera. Liquidati i diktat romani, il Grande Solista è risorto nel proprio feudo d’adozione, dimostrando che per lui la morte politica non è un dato biologico, ma solo un concetto relativo da piegare a colpi di preferenze.

Le percentuali si spiegano con la cinica ingegneria del consenso

Il nucleo profondo di questa elezione non si esaurisce però nella percentuale bulgara ma affonda le radici in un meccanismo di cinica ingegneria del consenso. Per più di 10 anni, Vincenzo De Luca ha amministrato Salerno per procura, muovendo fili dall’alto dell’impero regionale, mentre il sindaco uscente Vincenzo Napoli gestiva l’ordinaria amministrazione. Negli ultimi anni, tuttavia, la macchina del «Sistema Salerno» (ossia quella fitta rete di affidamenti finiti sotto la lente della magistratura per le inchieste sulle cooperative sociali), è stata lasciata vistosamente ingolfare. Tra cumuli di immondizia non raccolta, scippi all’ordine del giorno nei quartieri storici e una cronica paralisi dei servizi, la città è apparsa progressivamente allo sbando. Questo declino si è rivelato il perfetto tappeto rosso steso per il ritorno del Re. Lo scorso gennaio, con una mossa studiata al millimetro, Napoli ha rassegnato le sue dimissioni anticipate parlando genericamente di «mutati scenari politici», aprendo così le porte al commissariamento prefettizio. Un passo indietro orchestrato a tavolino per fare tabula rasa dei fallimenti amministrativi e preparare il terreno per il rientro in pompa magna del titolare del marchio. Lo Sceriffo si è ripresentato ai suoi concittadini come l’unico, insostituibile Salvatore della patria. Ha liquidato i suoi stessi viceré, si è rimesso la tuta da lavoro ed è sceso in piazza a raccogliere le macerie che la sua stessa ombra aveva lasciato accumulare. La paura del caos ha spinto i salernitani a rifugiarsi nell’usato sicuro deluchiano, trasformando una ritirata strategica in un’invocazione di soccorso popolare.

De Luca e l’ingegneria del consenso che batte il Nazareno
Vincenzo De Luca (Imagoeconomica).

Il flusso canalizzatore ha così funzionato alla perfezione. Il fulmine della torre dell’orologio è stato intercettato, ma il viaggio nel tempo ha comunque i minuti contati dal timer della storia. La “repubblica autarchica di Salerno” è ufficialmente riaperta: una splendida gabbia dorata da cui il vecchio leone continuerà a ruggire e a cannoneggiare contro Roma, consapevole di aver salvato la pelle e l’onore, ma all’interno delle sue sole, storiche ed eterne mura che vanno da via Carmine fino a Fuorni.

Televisione: Vi manca The Boys? Niente paura, arriva Vought Rising

Vi manca The Boys? Niente paura, arriva Vought Rising

Il primo trailer del prequel delle avventure dei supes vede protagonista Soldatino e Stormfront

Mentre il pubblico è ancora impegnato a discutere il finale di The Boys, serie supereroistica creata da Eric Kripke e conclusasi nel sangue la scorsa settimana, i supes creati sulla carta da Garth Ennis e Darick Robertson e portati sullo schermo da Amazon MGM Studios sono pronti a fare un salto nel passato con Vought Rising. Guarda il video: Vought Rising | First Look | Prime Video La serie prequel, ambientata negli anni '50, vede il ritorno da protagonisti di Jensen Ackles nei panni di Soldatino e Aya Cash in quelli di Stormfront, a cui si unisce il supe Bombsight brevamente... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 26 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Silvio Sosio seduto a un metro dalla fine del mondo

Silvio Sosio seduto a un metro dalla fine del mondo

Curata da Franco Ricciardiello, Laura Coci e Roberto Del Piano, esce in Odissea Fantascienza la raccolta della produzione di Sosio scrittore.

Conoscete l'autore di questo articolo come giornalista curatore di Fantascienza.com e di Robot, forse come editore di Delos Digital. Difficilemente lo conoscerete come scrittore di narrativa, perché da molti anni, a parte sporadiche incursioni con racconti brevissimi, ho spostato quella attività nel baule delle “cose che sarebbe bello fare ma non si può fare tutto”. Laura Coci, Roberto Del Piano e Franco Ricciardiello hanno voluto raccogliere tutta la mia produzione narrativa, che risale principalmente agli anni Ottanta e Novanta (con le eccezioni dei... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 26 maggio 2026 - articolo di S*

Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria

Oltre il referendum c’è di più. I dati definitivi e ufficiali devono ancora essere certificati, è vero, ma una prima analisi del voto amministrativo che avrebbe dovuto portare alle urne 6 milioni di italiani (e invece ne ha portati poco più della metà) consegna la foto di un pareggione tra centrodestra e centrosinistra, con una città che spariglia, Venezia, e fa pendere la bilancia politica a favore di Giorgia Meloni

La vittoria di Venturini suona come una sberla al campo largo

I dati saranno poi pesati, letti e valutati in controluce, ognuno canterà vittoria, nessuno pronuncerà la parola sconfitta. Ma quando sui desk delle redazioni è arrivata la prima notizia della possibile e non prevista vittoria in Laguna di Simone Venturini, civico di centrodestra, sul compassato dem Andrea Martella, la lettura che ha prevalso è stata quella di una sberla al campo largo. O perlomeno, di un sano bagno di realismo dopo la sbornia del referendum. 

Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria
Simone Venturini (Imagoeconomica).

Le battaglie nazionali alle Comunali contano poco

Perché troppi nei palazzi avevano fatto una facile equazione: Meloni sconfitta al referendum vuol dire Meloni sconfitta alle Politiche tra un anno. E invece oltre al No al referendum c’è di più. Innanzitutto chi bazzica un po’ la politica sa che le elezioni amministrative anticipano i trend politici ma non si fanno anticipare da loro. Chi spera di conquistare i Comuni grazie alle battaglie nazionali spesso sbaglia. Contano i candidati forti e non piazzati a fine carriera (e in questa tornata hanno vinto o i giovani o i capipopolo, come Vincenzo De Luca pronto a tornare regnante della sua Salerno per la quinta volta), contano i programmi più puntuali, dal futuro dei bus alla realizzazione di un marciapiede. 

Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria
Vincenzo De Luca (Imagoeconomica).

Al campo largo non basta che il centrodestra combini guai

Eppure tutti a Venezia, dopo i disastri del trio Nordio-Venezi-Buttafuoco/Giuli, si aspettavano la vittoria del senior Andrea Martella sul giovane braccio destro dell’uscente Brugnaro. La vittoria del diligente e ordinato centrosinistra però non è arrivata nemmeno a fronte di un centrodestra pasticcione e scombussolato. Perché evidentemente non basta al campo largo che il centrodestra combini guai, nemmeno guai di rango internazionale, per vincere le elezioni. Un promemoria, questo, arrivato abbastanza in tempo per correre ai ripari, se Elly Schlein e Giuseppe Conte capiscono il messaggio. 

Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La scelta di un sindaco scalda meno del No al referendum

Martedì con calma si cercherà anche di capire perché l’affluenza continua a calare; si cercherà di capire se, come molti temono, quei giovani corsi in massa a votare No al referendum sulla giustizia siano rimasti invece a casa quando si trattava di scegliere un sindaco. Ma intanto il messaggio degli elettori è arrivato forte e chiaro: servono programmi concreti e non ambigui, alleanze certe, candidati brillanti, insomma un progetto con la P maiuscola. Gli errori degli altri, l’antipatia degli italiani per Trump, la timidezza del governo nel criticare Israele, i salari bassi, le ristrettezze della sanità pubblica, non bastano. Per vincere, oltre al No, serve di più. 

Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria
Giorgia Meloni (Ansa).

Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso

Secondo i suoi detrattori più incalliti è più bravo ad allenare i giornalisti che i giocatori. Nel senso che Massimiliano Allegri, reduce da un cocente fallimento alla guida del Milan, è forse il tecnico della Serie A che più gode di buona stampa. Difficilmente finisce sul banco degli imputati, spesso viene assolto anche di fronte a risultati modesti. Che farebbero rotolare la testa di qualsiasi altro collega meno protetto. Insomma, una narrazione spesso benevola, alimentata in particolar modo da una piccola ma agguerrita schiera di opinionisti che popolano le tivù e i salotti in cui si litiga sul pallone, difendendo la posizione del 58enne livornese con un trasporto che tradisce amichettismo. Questa volta però, almeno involontariamente, anche la carta stampata ha teso un imprevedibile agguato a Max. E per di più su La Gazzetta dello Sport, il quotidiano più letto d’Italia e di certo nella lista di quelli indulgenti con Allegri.

Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso

“Meglio di una vittoria di corto muso c’è solo un colpo sul muso”

A pagina 4 dell’edizione digitale della Rosea, infilata proprio tra gli articoli che raccontavano la disfatta rossonera in casa contro il Cagliari, lunedì 25 maggio è comparsa un’enorme pubblicità sul wrestling che sponsorizzava la Wwe trasmessa in esclusiva su Netflix. Peccato che il claim fosse questo: “Meglio di una vittoria di corto muso c’è solo un colpo sul muso”, con tanto di immagine di un calcione in faccia tra due combattenti sul ring. Beffardo, quasi canzonatorio per l’allenatore del Milan che aveva metaforicamente appena sbattuto il muso fortissimo, mancando in modo clamoroso la qualificazione alla Champions League 2026-2027 perdendo a San Siro dopo essere stato tra le prime quattro posizioni praticamente per tutto il campionato.

Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
La beffarda pubblicità sul wrestling.

Per chi fosse sbarcato da Marte nel weekend, quella del corto muso è una filosofia teorizzata da Allegri il 13 aprile 2019, quando allenava la Juventus, dopo una partita persa a Ferrara contro la Spal: «Sei intenditore di ippica?», chiese a un giornalista in conferenza stampa. «Nelle corse dei cavalli non c’è bisogno di vincere di cento, basta mettere il musetto davanti. Fotografia: corto muso».

Game over per i “risultatisti” senza risultati

Pragmatismo e vittorie speculative al fotofinish, senza dare spazio allo spettacolo: il neologismo divertì tutti tantissimo e finì sulla Treccani nel 2021, ma dopo quel campionato il tecnico non ha vinto (quasi) più nulla, eccezion fatta per una Coppa Italia nel 2023-2024. A dimostrazione che il modo sparagnino e “risultatista” di intendere lo sport (e la vita) è stato superato dalla storia e dall’evoluzione del calcio, che va nella direzione dei “giochisti” alla Cesc Fabregas (Como), chiamati con disprezzo «filosofi» dalla claque allegriana, ma che alla fine guarda caso hanno superato il Milan all’ultima curva, per un punto. Di corto muso.

Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
L’allenatore del Como Cesc Fabregas (foto Ansa).

Da “Solo Max” alla rivoluzione che gli costerà la panchina

E pensare che fino a tre giorni prima la stessa Gazza titolava in prima pagina “Solo Max”, profetizzando per lui un contratto allungato fino al 2028 con ingaggio alzato da cinque a sei milioni di euro l’anno più bonus. Poi è arrivato lo sgambetto cagliaritano e la probabile rivoluzione degli assetti societari che non risparmierà nemmeno l’allenatore: secondo Sky Sport il proprietario Gerry Cardinale vuole accompagnare alla porta l’amministratore delegato Giorgio Furlani, il responsabile dell’area scouting Geoffrey Moncada, il direttore sportivo Igli Tare oltre allo stesso Allegri. Che forse, secondo radio mercato, potrebbe però trovare subito una nuova sistemazione al Napoli, chiamato dal presidente Aurelio De Laurentiis. Un altro che rischia così di farsi abbindolare dalla grancassa mediatica dei tirapiedi di Max. Fino al prossimo colpo sul muso.

Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
La prima pagina de La Gazzetta di giovedì 21 maggio 2026.