Salerno: Per il credito di 13,8 milioni, problemi?

di Alfonso Malangone*

Il mancato riconoscimento, da parte del Consiglio di Stato, di un credito del Comune per 13,8 milioni è stato variamente spiegato e commentato in Città. In verità, sotto l’aspetto legale, c’è poco da dire: una Sentenza si può pure criticare, ma si deve applicare. Sotto quello contabile-finanziario, invece, qualche cosa è giusto aggiungere alle diverse interpretazioni offerte da quotidiani e web per approfondire i possibili effetti di questa vicenda sugli equilibri del Bilancio e sull’altezza del Disavanzo di Amministrazione. In verità, trattandosi di materia complessa e ostile, sebbene sia comprensibile che almeno i cronisti siano stati sbrigativi, è di certo insopportabile che i cittadini non siano messi nella condizione di riflettere consapevolmente su una criticità che potrebbe incidere sull’imposizione locale, già adesso molto elevata in ambito nazionale. Con questo obiettivo, sono di seguito esaminati i punti sui quali molto si è parlato, ma poco si è detto: natura del credito; presenza di una copertura per il mancato incasso; riflessi sul Disavanzo. Non sono critiche, sono solo osservazioni liberamente confutabili da chiunque avesse elementi idonei a dimostrarne l’inaffidabilità. Saranno offerte le scuse. Prima di approfondire, è comunque necessaria una premessa. Dal 2011 al 2015, nel rispetto di una Legge allora in vigore, le spese di gestione e manutenzione del Palazzo di Giustizia furono sostenute dal Comune con l’integrazione di un contributo del competente Ministero. Dal 2015, invece, l’incombenza venne posta direttamente a carico dello Stato. Il totale della spesa per i cinque anni fu originariamente quantificato dall’Ente in 24,4 milioni. Il Ministero lo riconobbe per il minore importo di 16,7 milioni, eliminando alcune voci ritenute non coerenti, e dispose il riconoscimento di un contributo al 40%, pari a 6,7 milioni, Il Comune contestò la riduzione e chiese l’aumento del contributo di altri 13,8 milioni (fonte: Sentenza). Dopo un lungo contenzioso, il Consiglio di Stato ha respinto il reclamo confermando sia l’altezza della spesa riconosciuta, sia l’entità del contributo corrisposto. Detto questo, si può procedere. NATURA DEL CREDITO. Su questo primo punto sono stati espressi due orientamenti in evidente contrasto. Alcuni hanno sostenuto che il credito sia di fatto agganciato a ‘un debito bancario’ a suo tempo assunto per pagare i fornitori, altri lo hanno ritenuto semplice posta contabile relativa a prestazioni accertate ma non pagate. In verità, nella Sentenza del Consiglio di Stato si parla di una tabella ‘rendicontata’ dal Comune. Quindi, è lecito pensare che sia valida la prima tesi e che davvero furono pagati i fornitori facendo ricorso al sistema bancario, viste le condizioni dell’Ente già a quella data. Così, al credito di 13,8 milioni si deve contrapporre un equivalente debito nell’ambito della complessiva esposizione finanziaria che, a fine 2025, è stata di 349,4 milioni (fonte: Bilancio). Ovviamente, adesso il mancato recupero impedisce il rimborso di quel debito costringendo a trovare fonti alternative. E, questo sarebbe un problema. L’altro orientamento, come detto, esclude esborsi specifici presupponendo che il credito sia stato a quel tempo quantificato valorizzando attività svolte all’interno della struttura operativa Comunale. Se fosse valida questa tesi, però, il mancato recupero potrebbe non obbligare a trovare altre coperture solo in presenza di una precisa condizione: il Bilancio deve essere in Avanzo di Amministrazione. Con l’attuale Disavanzo, prodotto da spese eccedenti il totale di tutti i crediti contabilizzati, compreso quello in discussione, i soldi ritenuti non sborsati per quelle attività sono stati poi certamente spesi per altre finalità. In sostanza, le due tesi confondono solo le idee poiché il risultato è identico e pone lo stesso problema: l’incasso dei 13,8 milioni è necessario e va sostituito con altre entrate. In merito, qualcuno ha parlato della copertura offerta da fondi di accantonamento costituiti per contrastare tali eventi. In verità, su questo davvero non si può essere d’accordo. FONDI A COPERTURA. L’accantonamento non è un cassetto nel quale si mettono dei soldi per fronteggiare i mancati incassi. E’ la semplice quantificazione di un limite contabile da rispettare nell’utilizzo dei crediti per l’offerta di prestazioni e servizi. Cioè, serve a frenare la propensione alla spesa ed evitare di squilibrare il Bilancio laddove dovessero mancare le entrate, in tutto o in parte. In sostanza, il fondo consente di compensare – contabilmente – una mancata riscossione ma non a sanare – finanziariamente – le conseguenze dell’assenza dei soldi in cassa obbligando, di fatto, a ricorrere a risorse sostitutive. Sull’argomento si può anche aggiungere di più: l’accantonamento per crediti dubbi non è previsto dalle norme con riferimento ai contributi e non sembra sia stato calcolato in Bilancio, salvo errore, mentre gli altri fondi per causali applicabili presentano a fine 2025 saldi inadeguati (fonte: Bilancio). Così, sarebbero davvero utili dei chiarimenti sulle effettive conseguenze della mancata riscossione dei 13,8 milioni sul Debito e sul Disavanzo. Per questo, un’ultima riflessione è opportuna. DEBITO E DISAVANZO. In termini sintetici, il Disavanzo misura il Debito sostenuto senza copertura o. meglio, è l’esposizione verso il sistema finanziario non fronteggiabile con gli incassi di ogni e qualsiasi entrata. Spiegare a parole, può trarre in inganno, un esempio può chiarire. Un commerciante si può definire accorto quando, vendendo la merce a credito per 1.000 euro e temendo di non incassarne 400 da alcuni clienti ‘ballerini’, decide di limitare il riacquisto di merce presso i fornitori entro la quota ritenuta esigibile. Quindi, per stare tranquillo, ricompra fino a 600. Diversamente, correrebbe il rischio di un doppio danno: la perdita in tutto o in parte dei 400; l’obbligo di mettere i suoi soldi, o di ricorrere alla Banca, per pagare le fatture non coperte dai mancati incassi. In questo esempio potrebbe essere un azzardo acquistare oltre i 600 e fino a 1.000. Già: “e se decidesse di andare oltre i 1.000”? Bene, il Disavanzo è proprio questo: l’Ente ha impegnato ogni risorsa disponibile in Bilancio e, a fine 2025, anche 100,5 milioni in più. Un importo che non ha copertura e che si deve recuperare riducendo l’esposizione bancaria della quale il Disavanzo indica la quota insostenibile. Di fatto, con i numeri di fine 2025, per essere finanziariamente sopportabile l’indebitamento avrebbe dovuto essere di circa 248,9 milioni e non di 349,4 (349,4-100,5). Rispetto alle tante parole di questi giorni sull’argomento, sono di certo più chiare quelle pronunciate anni fa da un politico di Lecce: “…esiste un deficit in quanto con milioni di crediti dichiarati esigibili, ma che tali non sono, abbiamo finanziato spese certe ricorrendo a debiti che non riusciamo a pagare…”. Punto. Alla fine della fiera, sul mancato incasso dei 13,8 milioni potrebbero davvero non mancare i problemi. Cioè, come si giri e come si volti, la faccenda è maledettamente seria. Poi, ci può essere chi si dichiari in disaccordo dimenticando, forse, che la Ragioneria non è materia che ammetta elasticità e che un fenomeno presenta due aspetti che non possono essere confusi: l’economico-patrimoniale e il finanziario. Diversamente, si può andare a sbattere. Salerno ha bisogno di amore. *Ali per la Città P.S.: si fa salvo ogni errore.

L'articolo Salerno: Per il credito di 13,8 milioni, problemi? proviene da Le Cronache.

MotoGp, Marc Marquez trionfa in Malesia: ordine di arrivo e come cambia classifica Motomondiale

(Adnkronos) –
Marc Marquez c’è, mette il suo sigillo anche a Sepang e vince il Gp della Malesia davanti a Pedro Acosta e a suo fratello Alex Marquez. Il pilota della Ducati domina la gara di oggi, domenica 1 novembre, fin dal primo giro e si proietta così a 399 punti in classifica, +44 su Martin e +67 su Bezzecchi. Il decimo titolo della carriera è ora a un passo e potrebbe essere ufficiale già domenica 8 novembre in Qatar (sul circuito di Lusail dovrebbe conquistare 30 punti più di Martin e 8 più di Bezzecchi). Ecco l’ordine di arrivo del Gp di Malesia e la classifica piloti aggiornata. 

Ecco l’ordine di arrivo del Gp della Malesia:  

1 Marc Marquez
 

2 Pedro Acosta  

3 Alex Marquez  

4 Ai Ogura  

5 Enea Bastianini  

6 Marco Bezzecchi  

7 Luca Marini  

8 Fabio Di Giannantonio  

9 Brad Binder  

10 Franco Morbidelli  

11 Fabio Quartararo  

12 Alex Rins  

13 Francesco Bagnaia  

14 Maverick Vinales  

15 Iker Lecuona  

16 Jack Miller 

Ecco la classifica aggiornata dopo il Gp della Malesia:  

1. Marc Marquez (Ducati Lenovo Team) – 399
 

2. Jorge Martin (Aprilia Racing) – 355 

3. Marco Bezzecchi (Aprilia Racing) – 332 

4. Pedro Acosta (Red Bull KTM Factory Racing) – 295 

5. Ai Ogura (Trackhouse MotoGP Team) – 278 

6. Fabio Di Giannantonio (Pertamina Enduro VR46 Racing Team) – 265 

7. Raul Fernandez (Trackhouse MotoGP Team) – 236 

8. Alex Marquez (BK8 Gresini Racing MotoGP) – 197 

9. Pecco Bagnaia (Ducati Lenovo Team) – 173 

10. Enea Bastianini (Red Bull KTM Tech3) – 134 

11. Fermin Aldeguer (BK8 Gresini Racing MotoGP) – 125 

12. Brad Binder (Red Bull KTM Factory Racing) – 118 

13. Luca Marini (Honda HRC Castrol) – 117 

14. Fabio Quartararo (Monster Energy Yamaha MotoGP) – 79 

15. Diogo Moreira (Pro Honda LCR) – 78 

16. Franco Morbidelli (Pertamina Enduro VR46 Racing Team) – 65 

17. Johann Zarco (Castrol Honda LCR) – 51 

18. Joan Mir (Honda HRC Castrol) – 33 

19. Jack Miller (Prima Pramac Yamaha) – 31 

20. Alex Rins (Monster Energy Yamaha MotoGP) – 29 

21. Toprak Razgatlioglu (Prima Pramac Yamaha) – 18 

22. Maverick Vinales (Red Bull KTM Tech3) – 14 

23. Iker Lecuona (BK8 Gresini Racing MotoGP) – 11 

24. Augusto Fernandez (Yamaha Factory Racing) – 6 

25. Pol Espargaro (Red Bull KTM Tech3) – 5 

26. Somkiat Chantra (Honda HRC Castrol) – 3 

27. Takaaki Nakagami (Honda HRC Castrol) – 3 

28. Cal Crutchlow (Castrol Honda LCR) – 0 

29. Jonas Folger (Red Bull KTM Tech3) – 0 

30. Lorenzo Savadori (Aprilia Racing) – 0 

31. Michele Pirro (BK8 Gresini Racing MotoGP) – 0 

32. Aleix Espargaro (Castrol Honda LCR) – 0 

—

sport

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo MotoGp, Marc Marquez trionfa in Malesia: ordine di arrivo e come cambia classifica Motomondiale proviene da Le Cronache.

Trovata morta in piscina a Erba, arrestato l’ex marito: “L’ha spinta e uccisa”

(Adnkronos) –
Arrestato Carmine Civitillo, il 76enne ritenuto l’autore dell’omicidio dell’ex moglie, Patrizia Monteleone, affetta da grave disabilità e trovata morta in una piscina il 27 settembre scorso a Erba. A eseguire l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal giudice per le indagini preliminari di Como su richiesta della procura, i carabinieri del Comando Provinciale di Como. 

Le indagini, coordinate dalla procura e svolte dai carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale e della Sezione Operativa della Compagnia Como, erano state avviate dopo il ritrovamento della donna, oramai priva di sensi, nella piscina dell’abitazione dell’ex marito, il quale aveva allertato i soccorsi dopo aver chiamato il figlio. La donna, disabile e con gravi difficoltà di deambulazione, viveva da alcuni mesi nell’abitazione dell’ex marito, insieme alla figlia e al compagno di quest’ultima.  

 

Le indagini, sviluppate sull’ipotesi che la morte fosse conseguenza di omicidio per i forti dubbi nati in seguito ai primi sopralluoghi, per gli investigatori hanno consentito la raccolta di plurimi riscontri all’ipotesi accusatoria e permesso la costruzione di un compendio probatorio solido, costituito da molteplici e convergenti gravi indizi di colpevolezza.  

“Si è quindi potuto accertare – spiegano – che nella mattina del 27 settembre, l’indagato, dopo aver compresso con forza la bocca alla donna e averla spinta sul bordo della piscina con la sedia a rotelle, l’aveva gettata in acqua, causandone la morte. Successivamente aveva allertato il figlio non convivente e riferito, a lui, ai sanitari intervenuti sul posto e ai militari dell’Arma, che, nel rincasare, aveva trovato in acqua il corpo senza vita dell’ex moglie. Le attività investigative, attraverso accertamenti tecnico-scientifici, esami medico legali, analisi di sistemi di videosorveglianza, intercettazioni telefoniche, assunzione di dichiarazioni, hanno consentito di smentire la versione dell’indagato e ricostruire l’azione omicida”.  

Ulteriori elementi, aggiungono gli investigatori, sono stati acquisiti da approfonditi sopralluoghi ed esperimenti tecnici condotti dai carabinieri del Nucleo Investigativo, oltre che da accertamenti dei consulenti nominati dal pubblico ministero. Al termine della fase di indagini preliminari la procura ha quindi richiesto e ottenuto l’emissione della misura della custodia cautelare in carcere, misura eseguita dai militari dell’Arma in provincia di Benevento, luogo di origine dell’indagato, dove l’uomo si era trasferito dopo il delitto. 

 

—

cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Trovata morta in piscina a Erba, arrestato l’ex marito: “L’ha spinta e uccisa” proviene da Le Cronache.

Fico a Salerno: “Con De Luca lavoriamo tranquillamente”

di Erika Noschese

Un’alleanza forte e coesa, un programma politico chiaro e la difesa della sanità pubblica come priorità assoluta dell’azione amministrativa. Ma anche il futuro delle Fonderie Pisano, l’emergenza delle liste d’attesa e i rapporti istituzionali con il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. Sono stati questi alcuni dei temi affrontati ieri dal presidente della Giunta regionale della Campania, Roberto Fico, intervenuto all’Hotel Mediterranea di Salerno in occasione dell’iniziativa “Governare il cambiamento insieme”, promossa da Avanti Psi e che ha visto protagonista anche il segretario nazionale del partito e assessore regionale Enzo Maraio. Un appuntamento dedicato alle prospettive politiche e amministrative della Campania, durante il quale il governatore ha ribadito la volontà di consolidare il progetto progressista alla guida della Regione, puntando su un programma condiviso e su obiettivi precisi. «Sarà un’alleanza forte, coesa, ma soprattutto sarà un’alleanza con un programma molto chiaro, molto radicale rispetto a quello che vogliamo fare», ha dichiarato Fico, individuando nella sanità pubblica uno dei principali punti di convergenza tra le forze politiche della coalizione. Proprio sul sistema sanitario regionale il presidente ha espresso forti preoccupazioni, soprattutto alla luce delle risorse previste dalla legge di bilancio nazionale. «Oggi non si può arretrare sulla sanità pubblica. Il finanziamento nazionale dopo la legge di bilancio non basta», ha evidenziato, sottolineando come la richiesta di maggiori investimenti accomuni le Regioni indipendentemente dal colore politico. «Non bastano le risorse alle Regioni di centrosinistra, del Movimento 5 Stelle e neppure a quelle di destra. Chiediamo più soldi perché siamo preoccupati che il sistema possa arrivare al collasso», ha aggiunto. Il governatore ha poi chiarito che l’incremento del Fondo sanitario nazionale richiesto dalle Regioni sarebbe servito principalmente a sostenere l’aumento dei costi del personale, le nuove assunzioni, l’attivazione delle Case e degli Ospedali di comunità, delle Centrali operative territoriali e le maggiori spese energetiche. «Quei soldi servivano prima di tutto a coprire questi costi e probabilmente sarebbe rimasto ben poco. Non ce la facciamo, realmente non ce la facciamo», ha ammesso Fico, evidenziando le difficoltà che attendono la Regione nella gestione delle risorse disponibili. «Adesso, con questa ripartizione, dobbiamo capire come rendere più efficiente quello che abbiamo per cercare di rimanere in equilibrio. E non è facile, al di là dell’uscita o meno dal piano di rientro», ha aggiunto. Tra le questioni più urgenti anche l’abbattimento delle liste d’attesa, uno dei problemi maggiormente avvertiti dai cittadini campani. «C’è molto da fare. Stiamo valutando tutti i dati e gli investimenti necessari. Diamo direttive chiare ai direttori generali delle Asl e degli ospedali per abbattere le liste d’attesa», ha spiegato il presidente, ricordando come il sistema sanitario campano presenti numerose eccellenze, ma anche criticità strutturali che richiedono interventi mirati. A margine dell’iniziativa, Fico è tornato anche sulla delicata vertenza delle Fonderie Pisano, al centro di un confronto tra Regione, azienda e rappresentanze sindacali per individuare una soluzione capace di coniugare tutela ambientale e salvaguardia occupazionale. «È un lavoro che stiamo facendo in modo molto serio e ordinato», ha assicurato il governatore, precisando che ogni eventuale proposta avanzata dall’azienda dovrà essere sottoposta alle necessarie valutazioni tecniche e amministrative da parte degli uffici regionali. Il presidente ha quindi ricordato le ragioni che avevano impedito il rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale. «All’inizio non c’era la possibilità tecnica perché i forni erano vecchi e inquinanti e non erano adeguati alle nuove normative. La Regione, attraverso le valutazioni tecniche condotte con l’assessora Claudia Pecoraro, ha stabilito che non fosse possibile concedere l’Aia», ha spiegato. Un passaggio che conferma la linea della Giunta regionale sulla necessità di rispettare le prescrizioni ambientali, senza rinunciare al confronto sulle possibili prospettive industriali dello stabilimento salernitano. Non è mancato, inoltre, un riferimento ai rapporti con il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, tema particolarmente significativo anche alla luce degli equilibri politici e istituzionali del territorio. Su questo punto Fico ha scelto di rassicurare, escludendo tensioni nella collaborazione amministrativa tra Palazzo Santa Lucia e Palazzo di Città. «Stiamo lavorando tranquillamente con il sindaco, anche sui provvedimenti destinati a Salerno», ha chiarito il presidente della Regione. Una dichiarazione che conferma la volontà di mantenere aperto un canale di collaborazione istituzionale sulle questioni che interessano il capoluogo, al di là delle differenti sensibilità politiche. Infine, il governatore ha smentito le indiscrezioni relative a una sua presunta contrarietà alla candidatura di componenti della Giunta regionale alle prossime elezioni politiche. «Non ne ho mai parlato, né in senso contrario né in senso favorevole. Quindi non è vero che fossi contrario», ha precisato, ribadendo la propria soddisfazione per il lavoro svolto dalla squadra di governo. «La mia Giunta sta lavorando molto bene. È una Giunta di grande spessore e di grande qualità e lo dimostriamo ogni settimana con i provvedimenti che adottiamo». L’appuntamento salernitano si è trasformato così in un’occasione per fare il punto sulle principali sfide della Regione Campania, dalla tenuta del sistema sanitario al futuro industriale del territorio, fino alla necessità di rafforzare la coesione della maggioranza progressista. Per Fico, la sfida resta quella di tradurre gli impegni programmatici in interventi concreti, mantenendo un equilibrio tra sostenibilità finanziaria, tutela dei servizi pubblici e sviluppo economico. Una partita nella quale anche Salerno continuerà a rivestire un ruolo centrale.

L'articolo Fico a Salerno: “Con De Luca lavoriamo tranquillamente” proviene da Le Cronache.

Iran, Trump: “Nuovi raid? Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti”. Teheran minaccia: “Risposta sarà decisiva”

(Adnkronos) – “Se avessi intenzione di farlo, ve lo direi?”. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non scioglie la riserva e risponde così alla domanda sulla possibilità di nuovi attacchi Usa in Iran. Un’ipotesi che potrebbe concretizzarsi dopo il voto di midterm.  

Se il Qatar e il Pakistan continuano a mediare nel tentativo di raggiungere un’intesa per la ripresa dei negoziati diretti tra Washington e Teheran ed evitare un’escalation militare dopo le elezioni del 3 novembre, dall’Iran arriva intanto l’ennesimo avvertimento al tycoon. “Se non puniamo Trump e gli Stati Uniti, domani altri Paesi penseranno che attaccare l’Iran non comporti conseguenze” e “se scoppiasse una guerra, la nostra risposta sarebbe decisiva”, il monito del segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei. 

 

 

Secondo il presidente Trump, l’Iran “vuole concludere un accordo. Lo scopriremo. Le trattative stanno andando bene, ma non sono molto affidabili. Fanno un accordo e poi si tirano indietro”.  

“Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti, ma possiamo farlo in 10 minuti”, torna poi a minacciare, indicando tra i possibili obiettivi Pickaxe Mountain, il presunto complesso nucleare sotterraneo della Repubblica islamica. Il presidente ha assicurato tuttavia che Washington non ha fretta di riprendere le operazioni militari, sostenendo che gran parte delle capacità militari e del programma nucleare iraniano sono già state distrutte. Le dichiarazioni arrivano dopo che, secondo il Wall Street Journal, ieri mattina Trump ha avuto un colloquio telefonico con il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu. 

“Abbiamo messo fuori uso il loro programma nucleare”, ha dichiarato Trump parlando con i giornalisti nella sua residenza in Florida. “Dobbiamo ancora occuparci, direi, di uno o due siti, ma possiamo farlo in 10 minuti”. Il presidente ha quindi menzionato Pickaxe Mountain: “Probabilmente potreste guardare a Pickaxe Mountain, e bisogna occuparsi di quello. Possiamo fare tutto molto rapidamente”. 

 

 

A rispondere per Teheran è quindi Rezaei, che nel corso di una intervista a una emittente locale ha spiegato che “durante i recenti incontri con funzionari iraniani, i rappresentanti dei paesi della regione hanno discusso di futuri accordi e hanno assunto posizioni ferme contro Israele. “Funzionari di Arabia Saudita, Turchia e Pakistan hanno esplicitamente avvertito dell’intenzione di Israele di estendere la portata della sua aggressione ad altri paesi musulmani”. 

Poi il passaggio sugli Usa con l’avvertimento: “Se non puniamo Trump e gli Stati Uniti, domani altri Paesi penseranno che attaccare l’Iran non comporti conseguenze… Spezzeremo le corna dell’America e la priveremo della capacità di difendersi. Se il nemico commetterà un altro errore, dovrà affrontare colpi devastanti e una difesa che sarà motivo di orgoglio nazionale” perché “se scoppiasse una guerra, la risposta dell’Iran sarebbe decisiva”, promette segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano. 

 

Da giorni si susseguono notizie secondo le quali il presidente americano starebbe pianificando di riprendere gli attacchi contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato. Sul punto è intervenuto il segretario di Stato americano, Marco Rubio, parlando con la stampa in occasione del G20 di Atlanta. 

Trump non ha ancora “preso alcuna decisione” in merito a un eventuale nuovo intervento militare in Iran, ha detto Rubio. “Il presidente non ha preso alcuna decisione. Il presidente privilegia un approccio diverso. Se avesse voluto agire in questo modo”, ossia con la forza, “lo avrebbe fatto già settimane o addirittura mesi fa”, ha sottolineato. “Il presidente degli Stati Uniti preferisce risolvere la questione in modo pacifico ma se abbiamo bisogno di fare una nuova operazione militare avremmo la capacità di farlo”, ha affermato nel corso del suo intervento ad Atlanta. “Il regime iraniano sta essenzialmente sostenendo che ‘a meno che non otteniamo ciò che vogliamo, distruggeremo l’infrastruttura energetica dell’intera regione’. Ci pensi un momento. Non è un comportamento normale”, ha detto ancora Rubio. Gli Stati Uniti, ha scandito, “rimangono la potenza militare più altamente capace sulla Terra. Possiamo raggiungere obiettivi militari se lo desideriamo”. 

 

L’Iran ha intanto designato i servizi segreti britannici MI6, la Royal Navy e la Royal Air Force come gruppi ostili o organizzazioni terroristiche, in risposta alle misure adottate dal governo di Londra contro Teheran. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri iraniano in una nota in cui ha condannato quelle che ha definito azioni “ostili e illegali” del Regno Unito. 

Nel dettaglio, il ministero ha classificato l’MI6 come “gruppo ostile”, mentre la Marina e l’Aeronautica militare britanniche sono state designate come organizzazioni terroristiche. Le misure, precisa la nota, sono state adottate sulla base di una risoluzione del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano ed entrano in vigore dalla pubblicazione del comunicato. 

Teheran ha motivato la decisione con le iniziative britanniche contro la Repubblica islamica dell’ultimo anno. Tra queste, si evidenziano il sostegno militare e logistico fornito da Londra a Stati Uniti e Israele durante la guerra contro l’Iran, attraverso la messa a disposizione di basi e infrastrutture, e la decisione del 13 luglio di designare i Guardiani della Rivoluzione come soggetto responsabile di minacce alla sicurezza nazionale. 

 

—

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Iran, Trump: “Nuovi raid? Dobbiamo ancora occuparci di uno o due siti”. Teheran minaccia: “Risposta sarà decisiva” proviene da Le Cronache.

MotoGp nel caos, salta il Gp del Qatar? Cosa sta succedendo

(Adnkronos) – La vicenda sta assumendo contorni che vanno oltre le normali dinamiche di confronto. Cosa sta succedendo nel mondo della MotoGp verso il Gran Premio del Qatar della prossima settimana? Archiviato il Gp di Sepang, una parte dei piloti non considera la trasferta opportuna, considerando un quadro internazionale sempre più delicato. E alza la voce. Il conflitto in Medio Oriente e le tensioni che coinvolgono Stati Uniti, Israele e Iran rendono difficile ignorare i timori legati alla sicurezza. Anche se l’organizzazione ha già chiarito la volontà – tra le proteste – di proseguire con il calendario del Motomondiale. Un calendario che, tra sette giorni, potrebbe tra l’altro vedere la vittoria del titolo mondiale di Marc Marquez. 

Il Gp del Qatar, riprogrammato per domenica 8 novembre dopo il rinvio di aprile, resta al centro delle preoccupazioni dei piloti. Nonostante le rassicurazioni della MotoGp, l’instabilità in Medio Oriente lascia aperti diversi interrogativi, soprattutto sul rischio di una possibile chiusura dello spazio aereo. I piloti chiedono quindi maggiori garanzie e un coinvolgimento nelle decisioni della MotoGp, anche se il fronte contrario alla trasferta si è pian piano ridimensionato. La protesta, come chiarito da Alex Rins e Fabio Di Giannantonio, non è uno scontro con gli organizzatori, ma punta a tutelare la sicurezza di tutti. 

I vertici della MotoGp, guidati da Carmelo Ezpeleta, continuano a confermare l’intenzione di correre in Qatar, forti delle rassicurazioni delle autorità locali e di un piano che prevede evacuazioni e rimpatri in caso di emergenza. Ma, tra i piloti, le preoccupazioni restano. L’assenza di divieti ufficiali rende complicato annullare l’evento senza pesanti conseguenze economiche. In primis per i piloti che, se decidessero di non partire, rischierebbero sanzioni ed esclusioni dai successivi appuntamenti della stagione.  

—

sport

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo MotoGp nel caos, salta il Gp del Qatar? Cosa sta succedendo proviene da Le Cronache.

Salernitana-Savoia, torna un derby dal sapore antico

ALERNO -Dopo oltre dodici anni torna all’Arechi il derby tra Salernitana e Savoia. Un derby che nasce sui campi polverosi dell’inizio del secolo scorso e che, dopo un primo periodo decisamente favore- vole alla squadra di Torre An- nunziata, con gli anni si è tinto decisamente di granata. Fondato nel 1906 il Savoia, so- prattutto sotto la gestione Vo- iello, titolare dell’omonimo pastificio, negli anni venti del novecento è stata le forma- zioni più forti della Campania, arrivando anche a giocare una finale per lo scudetto persa contro il Genoa. Così quando il 18 dicembre 1921 al Piazza d’Armi si gioca la prima sfida tra le due squadre, non è una sorpresa che gli ospiti si impongano in scioltezza con un netto 2-0 firmato da Bo- nansea al 67’ e Sacchi al 69’. Le due compagini si ritrovano nel 23/24 e una rete di Mom- belli al 70’ regala la vittoria agli ospiti che arriveranno ad un passo dello storico trico- lore. Nel campionato 24/25 al primo minuto su rigore Kar- gus realizza la prima rete sa- lernitana nel derby ma Bobbio al 44’ e poi la dop- pietta di Ghisi nella ripresa al 67’ e al 79’ griffano il terzo successo ospite in altrettante gare giocate in terra salerni- tana. Nella stagione 30/31 ar- riva la prima vittoria della Salernitana con le reti di Brio- schi al 5’ e Adinolfi al 25’. Nella stagione successiva ci pensa Cucciolini al 31’ a regalare i due punti ai padroni di casa. Nella stagione 32/33 le due squadre si affrontano, invece, all’ultima giornata. Al 7’ Ra- vizzoli porta avanti gli ospiti ma De Sio al 18’ pareggia, prima che Finotto al 44’ e al 75’ sigli la doppietta per il 3-1 della Salernitana. Ancora Fi- notto al 10’ apre la sfida del torneo successivo con Raviz- zoli che al 52’ firma l’1-1 per il primo storico pareggio. Parità anche nella stagione succes-

siva con il Savoia che va in vantaggio con Rossi all’8’, Ca- rella pareggia al 21’ con an- cora Rossi al 60’ a segno prima del pareggio firmato Brioschi al 67’. Nel campio- nato 35/36 la Salernitana torna al successo: il 2-1 è fir- mato dalle reti di Niccolini al 15’ su rigore e di Azzetti al 50’ intervallate dal momentaneo pareggio di Taccini al 34’. La sfida torna poi, sempre in Serie C, nella stagione 41/42. Al Littorio domina la Salerni- tana che va avanti al 5’ con Chiesa, trovando il raddoppio al 19’ con Dagianti. Dopo la rete ospite al 37’ su rigore di Isada, nella ripresa la Salerni- tana di Viani dilaga trovando altri quattro gol con Dagianti al 47’, Margiotta al 69’ e al 72’ e infine Chiesta al 74’. Alla prima di ritorno del campio- nato 42/43 è tris dei padroni di casa con la doppietta di Piz- zalaal23’eal82’elaretedi Rampini al 35’. Nel 1944 le due squadre si affrontano nella Coppa della Liberazione con il Savoia che per, inevitabili motivi politici, ha cambiato la denominazione in Torrese e la Salernitana che si impone 8-0 con tripletta di Margiotta, doppiette di Onorato e Valese e rete di Iacovazzo. Sette le reti dei padroni di casa nel re- gionale misto del 1945 con tripletta di Margiotta al 25’, 35’ 89’ doppietta di Gambini al 40’ e all’80’ e reti di Valese al 42’ e Onorato all’86’. Nel 45/46

le due squadre si sfidano nel Girone G del post campionato che racchiudeva le forma- zioni di B e C con la Salerni- tana che si impone 4-1 con doppietta di Margiotta al 15’ e al 27’ reti di Colaneri al 29’, Va- lese al 40’ e gol ospite di Ros- setti al 38’. Nel 46/47 Salernitana e Savoia si af- frontano in Serie B e dopo la rete di Calleri al 16’, un autogol di Busiello al 54’ evita il ko ai granata di Viani, promossi in A al termine della stagione. Ritrovata la denominazione originale, il Savoia torna a Sa- lerno nella stagione 65/66 in Serie C. Al Vestuti alla penul- tima giornata, la Salernitana conquista una vittoria pesan- tissima in chiave Serie B con

le reti di Monto al 20’ e di Prati al 73’. Nuova sfida nel 70/71 con la Salernitana che si im- pone 3-1 con le reti Baffi al 5’, Daolio al 58’ e Horton al 61’ con rete della bandiera ospite firmata da Poggiali a sei dalla fine. Nel 71/72 la Salernitana vince a tavolino per delibera della CAF data la posizione ir- regolare del giocatore del Sa- voia, Bruno. I torresi al termine della stagione retro- cederanno e il derby tornerà soltanto nel 99/2000 in Serie B. Quella prima della sfida che si gioca all’Arechi, per la prima volta, è una settimana particolare per la Salernitana di Aliberti. Dopo il pari di Monza arriva l’esonero di Cagni e il ritorno di Cadregari esonerato alla quinta gior- nata. Al 20’ De Cesare apre le danze con Ghirardello che al 22’ su rigore pareggia per il Savoia. Nel secondo tempo al 78’ Greco e a tre dalla fine Kanjengele firmano lo storico 1-3 per il Savoia. Al termine del match poi Aliberti licen- zierà Cadregari, richiamando subito Cagni in panchina. Le due squadre si perderanno decisamente di vista, ritro- vandosi all’Arechi soltanto il 14 ottobre 2014: Nalini all’11 e Negro al 40’ regalano i tre punti ai granata di Menichini che a fine anno festegge- ranno poi il ritorno in cadet- teria. Sono in tutto 13 le vittorie granata, conside- rando anche Coppa della Li- berazione ed il torneo Regionale Misto, tre i pareggi e quattro le vittorie degli oplontini.

L'articolo Salernitana-Savoia, torna un derby dal sapore antico proviene da Le Cronache.

Maraio: “Coalizione progressista esempio per il nostro Paese”

Il modello Campania come punto di partenza per costruire una nuova alleanza progressista a livello nazionale, capace di tenere insieme le diverse anime del centrosinistra, dall’area riformista alle forze della sinistra. È questa la prospettiva tracciata da Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi e assessore regionale della Campania, intervenuto ieri mattina all’Hotel Mediterranea di Salerno in occasione dell’iniziativa “Governare il cambiamento insieme”, promossa nell’ambito delle Feste Avanti! 2026. All’appuntamento ha partecipato anche il presidente della Giunta regionale della Campania, Roberto Fico, protagonista di un confronto dedicato alle prospettive politiche e amministrative della Regione, alle sfide del governo regionale e al contributo della cultura socialista e riformista nella costruzione di una coalizione progressista sempre più ampia. Un’iniziativa che ha rappresentato anche l’occasione per riflettere sul ruolo dei partiti, delle forze civiche e riformiste e sulla necessità di rafforzare il rapporto con i territori, individuando obiettivi comuni per lo sviluppo economico e sociale della Campania. Per Maraio, l’esperienza politica maturata in Campania può rappresentare un laboratorio per il futuro del centrosinistra italiano. «Abbiamo immaginato questa iniziativa un po’ di tempo fa, con l’idea che il modello campano, quello di una coalizione plurale guidata da un presidente che dà spazio ai partiti, dall’area riformista fino a quella più a sinistra, potesse diventare un modello da esportare anche a livello nazionale», ha spiegato il segretario socialista. Un progetto che, secondo Maraio, starebbe già trovando riscontri positivi nelle interlocuzioni politiche delle ultime settimane. «Mi sembra che i passi che stiamo muovendo nelle ultime ore vadano nella direzione giusta», ha aggiunto, sottolineando come il confronto tra le forze progressiste stia progressivamente coinvolgendo anche altre componenti politiche. L’obiettivo è quello di andare oltre il perimetro tradizionale dell’alleanza tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, aprendo il confronto programmatico alle altre forze riformiste e progressiste rappresentate in Parlamento. «Oggi la coalizione, sul programma, si apre anche alle altre aree e alle altre componenti rappresentate in Parlamento. È una coalizione che coinvolge, che parte dai temi, dai programmi e dai progetti e che va oltre le alchimie e la forma, puntando sulla sostanza», ha evidenziato Maraio. Per il leader di Avanti Psi, dunque, il rafforzamento del campo progressista non può essere affidato esclusivamente agli accordi tra i partiti o alla ricerca di equilibri elettorali, ma deve fondarsi su una visione condivisa del futuro del Paese. «Serve una coalizione che dia una visione e una strategia per l’Italia», ha ribadito, annunciando che il lavoro politico proseguirà nelle prossime settimane anche sul piano nazionale. Il riferimento è alle esperienze amministrative già consolidate in Campania e a Napoli, dove la coalizione che sostiene il sindaco Gaetano Manfredi rappresenta, secondo Maraio, un ulteriore esempio della possibilità di far convivere sensibilità politiche differenti all’interno di un progetto comune. «Lavoreremo nelle prossime settimane a livello nazionale per realizzare una coalizione che, in qualche modo, ripeta quello che abbiamo fatto bene in Campania e anche al Comune di Napoli con Gaetano Manfredi», ha concluso. Dall’incontro salernitano emerge quindi la volontà dei socialisti di assumere un ruolo attivo nella costruzione di un’alleanza progressista più ampia, nella quale la cultura riformista possa contribuire alla definizione delle priorità politiche e programmatiche. Una prospettiva che guarda oltre i confini regionali e che individua nell’esperienza campana un possibile punto di riferimento per le future sfide elettorali nazionali, con l’obiettivo di trasformare il confronto tra le diverse forze politiche in un progetto di governo riconoscibile e condiviso.

L'articolo Maraio: “Coalizione progressista esempio per il nostro Paese” proviene da Le Cronache.

Serie A, oggi Como-Venezia: orario, probabili formazioni e dove vederla

(Adnkronos) – Il Como torna in campo in Serie A. Oggi, domenica 1 novembre, i lariani di Cesc Fabregas ospitano il Venezia guidato in panchina da Davide Nicola in un match della decima giornata di campionato. I padroni di casa, reduci da tre vittorie di fila, l’ultima per 3-1 sul campo del Torino nel turno infrasettimanale e quarti in classifica con 20 punti, affronta i lagunari ultimi in classifica a quota 3. Nel prossimo turno di campionato, l’ultimo prima della sosta il Como andrà a far visita all’Inter, mentre il Venezia ospiterà l’Udinese. 

 

Ecco le probabili formazioni di Como-Venezia, in campo alle 12.30: 

COMO (4-2-3-1): Butez; Smolcic, Ramon, Kempf, Kaiki; Milla, Ricci; Couto, Paz, Baturina; Douvikas. All. Fabregas.  

VENEZIA (3-5-2): Stankovic; Halhal, Moreno, Juan Jesus; Hainaut, Kike Perez, Busio, Sohm, Haps; Yeboah, Adams. All. Nicola.  

 

Como-Venezia sarà visibile in esclusiva su Dazn e in streaming sull’App di Dazn. 

 

—

sport

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Serie A, oggi Como-Venezia: orario, probabili formazioni e dove vederla proviene da Le Cronache.

Domenica In, nuova puntata oggi 1 novembre: ospiti e anticipazioni

(Adnkronos) –
Nuova puntata, oggi 1 novembre, per ‘Domenica In’. Mara Venier, la ‘signora della domenica’, accoglie ancora una volta in studio i protagonisti dell’attualità, i grandi nomi e i nuovi talenti dello spettacolo, per una domenica pomeriggio piena di allegria, interviste, musica e storie di vita. 

 

Ospite di oggi sarà Pasquale La Rocca, che parlerà della sua esperienza a ‘Ballando con le Stelle’. Al programma del sabato sera sarà dedicato anche un talk con Eugenio Finardi, Anna Safroncik, Jimmy Ghione e Manuela Moreno. In studio quindi Iva Zanicchi, che presenterà il nuovo spettacolo teatrale ‘Viva la mamma’ in debutto il prossimo 5 novembre. Nel salotto della domenica Rai anche Diego Abatantuono, Claudia Pandolfi e Pietro Sermonti per presentare il film ‘Un tranquillo funerale di famiglia’, oltre a Vinicio Marchioni con il suo libro ‘Le vite in atto’. Opinionisti saranno Alba Parietti, Rossella Erra, Simone Di Pasquale. Spazio anche alla Top5 di Enzo Miccio. 

Per l’attualità, Tommaso Cerno e Mara Venier saranno in collegamento con Nessy Guerra, la cittadina italiana costretta a restare in Egitto dal 2021 con la propria figlia: a parlare del caso in studio, il papà di Nessy, Giampaolo, e l’avvocato Agata Armanetti. Con loro il giornalista Piero Sansonetti. 

 

—

spettacoli

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Domenica In, nuova puntata oggi 1 novembre: ospiti e anticipazioni proviene da Le Cronache.

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana di Patrick Stewart

Fantascienza.com, il meglio della settimana di Patrick Stewart

La scomparsa di Patrick Stewart e di Walter Koenig, il trailer di Dune Parte 3, la nuova impresa di Daisy Ridley, la trama di Star Wars X nella settimana di Fantascienza.com.

Ci sono tanti attori che amiamo, e che purtroppo ci capita nella vita di vedere andar via prima di noi. Ci dispiace, magari ci stiamo anche un po' male. Poi ci sono persone che sono molto più che attori. Che abbiamo imparato a conoscere anche fuori dallo schermo. E ad apprezzarle per la loro umanità, per il loro impegno per le giuste cause, per la loro cortesia, umorismo, modo di comportarsi. Diventano quasi persone di famiglia, e perderle è molto più doloroso. E poi ci sono persone che diventano dei simboli. Degli esempi di vita, dei valori personificati. Per... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 1 novembre 2026 - articolo di Redazione

Censura anti-woke, così l’estrema destra di Vox prepara il bavaglio al cinema spagnolo

Che Vox abbia un problema col cinema spagnolo non è un segreto. «Sovvenzionato». «Elitario». «Film che nessuno guarda». Sono solo alcuni degli attacchi che il partito di estrema destra ha lanciato al settore nel corso degli anni. «Era ovvio che non appena Santiago Abascal e i suoi ne avessero avuto l’occasione, avrebbero colpito la nostra industria dei film», ha scritto il quotidiano elDiario.es commentando la decisione del ministero della Cultura della Castiglia e León, comunità autonoma nelle mani di Vox da giugno 2026 come conseguenza delle elezioni di marzo 2026, di tagliare i sussidi a film e serie che «comportano indottrinamento ideologico, propaganda di parte o sostegno a specifiche opzioni politiche». Un provvedimento che non sorprende. D’altronde i fondi destinati al cinema sono sempre stati nel mirino della destra estrema spagnola. Qualcosa contro cui scatenare l’indignazione dell’opinione pubblica.

Censura anti-woke, così l’estrema destra di Vox prepara il bavaglio al cinema spagnolo
Santiago Abascal (Ansa).

E poco importa se l’uomo di Abascal, il consigliere alla Cultura, al Turismo e allo Sport della Castiglia e León, José Alberto Díaz Pico, non abbia ancora specificato i criteri per stabilire a quali produzioni spetteranno i sussidi. Il ministero della Cultura nazionale ha già annunciato la decisione di presentare ricorso in tribunale.

Cosa si intende per cinema «ideologizzato»?

«Devono rispettare principi di obiettività, neutralità istituzionale, pluralismo e servizio all’interesse pubblico», ha commentato Díaz Pico, per poi spiegare che «verrà istituito un comitato composto da tecnici ed esperti per valutare il significato ideologico dei progetti». E di fronte a chi l’ha incalzato su cosa si intenda per cinema «ideologizzato», si è limitato a rispondere con un classico appello al non meglio precisato «buon senso».

I sussidi per Woody Allen e José Luis Garci però vanno bene

I quotidiani spagnoli, intanto, hanno fatto notare il rapporto «asimmetrico» della destra con i sussidi: «Vox non ha sollevato alcuna obiezione sui 3 milioni di euro concessi (50 per cento dal Comune di Madrid e 50 per cento dall’omonima comunità autonoma) senza alcuna gara d’appalto al nuovo film (ancora senza titolo) di Woody Allen». E non solo: «Mentre si lamentano dei fondi destinati al cinema, sono capaci di elargire 17 milioni di euro a una singola pellicola che al botteghino non ha incassato nemmeno 745 mila euro (Sangre de mayo di José Luis Garci, ndr)», ha scritto elDiario.es.

Censura anti-woke, così l’estrema destra di Vox prepara il bavaglio al cinema spagnolo
Il regista spagnolo José Luis Garci (foto Ansa).

Dal canto loro, le testate della destra radicale sostengono da tempo la narrazione secondo cui il ministero della Cultura e l’Icaa (l’Istituto cinematografico spagnolo) finanzino prioritariamente opere legate all’ormai leggendaria cultura woke. Peccato che i fondi statali vengano assegnati tramite rigidi criteri definiti per legge e un punteggio che non valuta trame né orientamento politico, ma principalmente la fattibilità economica del progetto.

Attacchi continui a registi queer e attrici impegnate

Sempre elDiario.es spiega che «l’intento del partito di Abascal è censurare i film che trattano gli argomenti che a loro non piacciono: la memoria storica del franchismo, il femminismo e i diritti Lgbtqia+». Non è scritto da nessuna parte, ma lo scenario è scontato. Basta guardare la raffica di attacchi arrivati in passato a registi queer come Eduardo Casanova o ad attrici politicamente impegnate tipo Alba Flores.

Censura anti-woke, così l’estrema destra di Vox prepara il bavaglio al cinema spagnolo
Il regista Eduardo Casanova (foto Ansa).

Non hanno dubbi nemmeno artisti e addetti ai lavori. Molti dei quali sono presenti in questi giorni alla Seminci, la Settimana Internazionale del Cinema di Valladolid, una delle rassegne più importanti del Paese. Da lì il settore ha parlato chiaramente del tentativo di mettere un bavaglio all’industria.

Imbarazzo tra gli alleati del Partido popular

Una situazione che ha creato confusione anche negli alleati del Partido popular. Se da un lato i vertici nazionali hanno difeso la misura di Vox, sul territorio la spaccatura è emersa con evidenza. Il sindaco di Valladolid, l’esponente del Pp Jesús Julio Carnero, ha preso le distanze dalle posizioni dell’estrema destra: «Ci sono film buoni e film pessimi, alcuni che o piacciono o non piacciono. Ma il cinema è una manifestazione culturale e artistica e, pertanto, per definizione e antonomasia, è libertà».

La scure si abbatterebbe anche su film come La bola negra

E la libertà porta sempre con sé una visione del mondo. Per trovare un esempio, il più lampante, basta pensare a uno dei maggiori successi del cinema spagnolo degli ultimi 10 anni: La bola negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi. Premiato per la miglior regia al Festival di Cannes e candidato per la Spagna agli Oscar 2027, parla di Guerra civile, del poeta Federico García Lorca, di amore gay e identità trans. Temi sui quali la scure di Vox si sarebbe abbattuta irrimediabilmente.

Diversamente, l’Icaa ha deciso di concedere 1 milione di euro di contributi statali. Una scommessa vinta, considerando i 4,5 milioni di spettatori che si sono presentati in sala. Tra questi però non c’è Díaz Pico, che ha detto di non aver visto il film per eludere l’inevitabile domanda: «Quindi non avreste finanziato La bola negra?». La stessa sorte sarebbe toccata, tra i tanti, anche a La stanza accanto di Pedro Almodóvar, Leone d’Oro a Venezia e sgradito alla destra per la sua aperta difesa del diritto a morire con dignità.

La strategia di Vox non è una novità nel panorama globale: ricalca fedelmente il modello “motosega” imposto da Javier Milei in Argentina. Anche a Buenos Aires l’estrema destra ha attaccato l’Instituto Nacional de Cine y Artes Audiovisuales (Incaa) – l’ente pubblico che promuove, regola e finanzia la cinematografia nazionale – bollandolo come «un covo di sovvenzionati di sinistra in deficit».

Censura anti-woke, così l’estrema destra di Vox prepara il bavaglio al cinema spagnolo
Javier Milei in Spagna (foto Ansa).

Peccato che i numeri dicano altro. Del resto, succede lo stesso anche in Spagna dove, a fronte di 92 milioni di euro di sussidi, gli incassi al botteghino hanno già superato i 103 milioni a due mesi dalla fine dell’anno. Nel Paese di Milei la retorica del definanziamento ha fatto precipitare la produzione di film ai suoi minimi storici. Un campanello d’allarme rispetto a quello che potrebbe succedere se Vox conquistasse il ministero della Cultura alle elezioni del 29 novembre.

Le minacce dell’IA e il rischio di un web costretto a spegnersi

Il 21 ottobre siti di istituzioni pubbliche francesi, danesi, finlandesi e non solo sono stati messi offline per precauzione. Persino l’agenzia olandese per la cybersicurezza ha abbassato la saracinesca digitale. Tutto a causa di due gravi vulnerabilità di PHP, uno dei linguaggi su cui poggia il web, scovate con l’aiuto di strumenti di intelligenza artificiale. Per evitare che qualcuno entrasse da quelle porte, gli amministratori hanno chiuso. Sembra un piccolo incidente e invece potrebbe essere un trailer del futuro. Per decenni abbiamo immaginato un eventuale collasso di internet come qualcosa di spettacolare: un bug enorme al cambiare del millennio, un attacco coordinato, una guerra, un gruppo di terroristi che recide i cavi sul fondo dell’oceano. Ma la realtà è che potrebbe presentarsi come una sequenza di avvisi di manutenzione, in cui a decidere di spegnere le luci sono le stesse persone incaricate di tenerle accese. Perché, oltre una certa soglia, il costo di restare collegati potrebbe superare quello di staccarsi.

Le minacce dell’IA e il rischio di un web costretto a spegnersi
IA (Igor Omilaev via Unsplash).

L’IA ha semplificato anche le attività cyber-criminali

Paranoia? Forse. Ma qualche indizio comincia a esserci. Nell’agosto 2025 Anthropic, la società che sviluppa Claude, ha raccontato di aver interrotto un’operazione criminale in cui il suo assistente organizzava intrusioni e ricatti. Nello stesso rapporto si leggeva la storia di un utilizzatore con competenze informatiche elementari che si faceva aiutare a produrre programmi per sequestrare dati e chiedere riscatti. Era una prima prova che l’automazione stava iniziando a erodere la principale barriera che aveva fino a quel momento limitato l’accesso al mestiere di cyber-criminale: la necessità di saperlo fare. Anche il crimine informatico, grazie all’intelligenza artificiale, poteva cominciare ad acquistare competenze a consumo.

Le minacce dell’IA e il rischio di un web costretto a spegnersi
Il logo di Claude (foto di Brecht Corbeel via Unsplash).

L’umano sceglie gli obiettivi, l’agente li raggiunge

Pochi mesi dopo, sempre Anthropic ha descritto una campagna di spionaggio attribuita a un gruppo sostenuto dalla Cina. Una trentina i bersagli tra aziende tecnologiche, istituzioni finanziarie e agenzie governative; alcune intrusioni riuscite. Secondo la ricostruzione dell’azienda, l’IA aveva svolto tra l’80 e il 90 per cento del lavoro operativo. Gli esseri umani sceglievano gli obiettivi e autorizzavano i passaggi decisivi; il sistema esaminava le reti, cercava vulnerabilità, raccoglieva credenziali e catalogava informazioni. Sbagliava anche, inventando password o scambiando dati pubblici per segreti. Ma poteva continuare a lavorare, moltiplicando i tentativi. Sono valutazioni del produttore del modello e vanno prese cum grano salis, ma descrivono un’altra importante trasformazione: una parte crescente degli attacchi, quella che un tempo impegnava la maggior parte del tempo e dello sforzo, può essere delegata. Nel luglio 2026 è emersa un’altra “verità”, persino più scomoda. Durante alcune valutazioni di sicurezza, modelli di OpenAI hanno aggirato i controlli che dovevano isolarli da internet e compromesso parti dell’infrastruttura interna dell’azienda e di Hugging Face, una delle principali piattaforme dell’ecosistema IA. Secondo il rapporto pubblicato da OpenAI, i modelli hanno compiuto azioni del tutto estranee agli obiettivi assegnati, dimostrando quanto possa essere difficile contenere questi strumenti persino dai loro stessi creatori.

Le minacce dell’IA e il rischio di un web costretto a spegnersi
Il logo di OpenAI (foto di Levart photographer via Unsplash).

I pro e i contro dell’IA agentica

Per capire cosa accomuna queste storie bisogna liberarsi dell’immagine dell’intelligenza artificiale come una finestra nella quale scrivere domande. L’IA agentica è molto più di questo: può disporre di strumenti, accessi, memoria operativa; può tentare una strada, leggere il risultato, cambiare approccio con una costanza e caparbietà impensabili per un essere umano. Può fare tutte queste cose perché è stata progettata per farle. Se non fosse in grado di agire in autonomia, la sua utilità sarebbe limitata. Applicato alla cybersicurezza, però, autonomia e caparbietà possono costituire un cocktail molto pericoloso. Che abbassa in un colpo solo il livello di competenza, tempo, impegno e risorse richieste per compiere attacchi cyber, avvicinandolo così tanto allo zero da renderli quasi un gioco. Naturalmente, la stessa intelligenza artificiale può aiutare chi difende. Può trovare errori, suggerire correzioni, riconoscere comportamenti sospetti. Le vulnerabilità di PHP sono state scoperte proprio così e sarebbe assurdo preferire che fossero rimaste nascoste. Una loro correzione rende il web più sicuro. Il problema è quello che succede nel frattempo, e cosa accadrebbe se quel frattempo diventasse una condizione ricorrente.

Le minacce dell’IA e il rischio di un web costretto a spegnersi
(foto di Glen Carrie via Unsplash).

Se la macchina corre più del suo creatore

Qui si apre lo scenario meno rassicurante. Se la scoperta di nuove vulnerabilità e la capacità di sfruttarle crescessero più rapidamente della nostra capacità di assorbirle, potremmo ritrovarci in una successione di emergenze. Non servirebbe un’intelligenza artificiale capace di violare qualsiasi sistema. Basterebbero sistemi vulnerabili, un numero sufficente di tentativi e poco tempo per intervenire. Ogni singola chiusura sarebbe temporanea e ragionevole, ma la somma delle chiusure potrebbe diventare un modo diverso di vivere il web.

Non solo casinò: per Macao la parola d’ordine è diversificazione

A Macao la parola d’ordine è diversificazione. Il governo cinese vuole che l’economia della sua Regione amministrativa speciale si smarchi dalla dipendenza dal gioco d’azzardo. L’ultimo piano quinquennale ha delineato una strategia per portare al 60 per cento la quota di Pil generata da comparti alternativi entro il 2030. Per centrare l’obiettivo è stato istituito anche un fondo pubblico alimentato dai sei principali gestori dei casinò per sostenere nuove attività produttive. Cambiare pagina, per l’ex colonia portoghese, non sarà tuttavia semplice.

Non solo casinò: per Macao la parola d’ordine è diversificazione
Il Wynn Palace casinò a Macao (Ansa).

Macao, il paradiso del gioco d’azzardo

Nel 2025 i casinò di Macao hanno incassato 247,4 miliardi di patacas, circa 30,9 miliardi di dollari, più del doppio dei 13,7 miliardi di ricavi generati da Clark County, l’intera contea del Nevada che comprende Las Vegas e la sua area metropolitana. I dati ufficiali parlano di 20 casinò, 6 mila tavoli da gioco e 12 mila slot machine in un’area cittadina di poco più di 33 chilometri quadrati, circa un terzo del territorio comunale di Livorno. L’industria del gioco d’azzardo di Macao è controllata da sei grandi operatori in competizione tra loro: Sands, Galaxy, SJM, Melco, Wynn e MGM. In base agli accordi di concessione stipulati con il governo locale devono sviluppare anche attrazioni alternative ai casinò, valorizzare il patrimonio culturale cittadino e contribuire alla riqualificazione del centro storico. Devono inoltre versare nelle casse statali il 35 per cento dei ricavi lordi da gioco, oltre a un ulteriore 5 per cento destinato a finanziare iniziative di interesse pubblico. 

Non solo casinò: per Macao la parola d’ordine è diversificazione
Lo skyline di Macao (Ansa).

Il piano quinquennale 2026-2030 e la strategia 1+4    

Il piano quinquennale 2026-2030 di Macao ha individuato quattro grandi priorità. La prima è rafforzare l’integrazione con Hengqin, l’isola della vicina provincia del Guangdong che ospita una zona di cooperazione speciale. Seguono il rinnovamento urbano e il potenziamento dei collegamenti con Hong Kong e la Greater Bay Area, la grande area economica del delta del Fiume delle Perle. Il quarto obiettivo è la diversificazione economica da perseguire attraverso la cosiddetta «strategia 1+4». Macao dovrà affiancare al gioco d’azzardo lo sviluppo di quattro comparti: servizi finanziari moderni, tecnologie avanzate, medicina tradizionale cinese e un settore che riunisce convegni, fiere, commercio, cultura e sport. A sostenere la diversificazione economica contribuirà anche il Fondo di orientamento governativo n. 2, gestito dalla Macao Investment and Management Company, una società sostenuta dalle autorità locali. I sei concessionari dei casinò di Macao stanzieranno oltre un miliardo di dollari nel contenitore, in aggiunta ai circa 1,4 miliardi del governo.

Non solo casinò: per Macao la parola d’ordine è diversificazione
L’interno di un casinò a Macao (Ansa).

Non si tratta propriamente di un contributo volontario. Gli investimenti costituiscono infatti una condizione delle concessioni, valide fino alla fine del 2032, che autorizzano i gruppi a gestire i casinò. L’accordo è stato firmato alla presenza dei rappresentanti degli operatori, del capo dell’esecutivo di Macao, Sam Hou-fai, e di Zheng Xincong, rappresentante di Pechino. La Cina sogna di rendere Macao attraente per le industrie emergenti e le start-up tecnologiche ma il gioco d’azzardo continua a rappresentare una fetta consistente delle entrate economiche. Le previsioni del governo locale stimano 29,2 miliardi di dollari entrate lorde dal settore per la fine del 2026. Il piano quinquennale, spiegano le autorità, punta tuttavia a far crescere questa industria «in modo ordinato e sano, nel rispetto della legge», diversificando al contempo l’offerta turistica attraverso la cultura, l’intrattenimento, lo sport e gli eventi. «Il prossimo anno? Sarà cruciale per l’attuazione della nostra strategia», ha dichiarato Sam Hou-fai, fiducioso di riuscire nell’impresa.

Non solo casinò: per Macao la parola d’ordine è diversificazione
Sam Hou-Fai con Xi Jinping (Ansa).


 

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti

Una lotta commovente, entusiasmante per chi crede che le lotte impossibili possano essere vinte. Ma solo se c’è la consapevolezza di essere dalla parte giusta. La vittoria della Lista degli studenti alle elezioni politiche in Serbia è una di queste imprese collettive che lasciano ammirati e stupiti. Soprattutto nel contesto attuale dove a ogni latitudine va di gran moda l’uomo solo al comando. Capi di governo autoritari, miliardari narcisi, politicanti furbastri e tycoon fuori di testa sono i protagonisti di storie e società che stanno andando a male. Che lasciano il sapore amaro della rassegnazione, dell’incapacità di guardare oltre l’orizzonte personale.

C’è ancora speranza contro lo «psicopatriarcato»

Effettivamente c’è solo da prepararsi al peggio, se si pensa alla comparsa segnalata da The Guardian dello «psicopatriarcato», una «reazione contraria ai progressi che abbiamo fatto su tutti i fronti (…), una realtà autoritaria e fascista, che sta avvelenando il nostro ambiente sociale e psicologico con violenza, crudeltà e precarietà terrificanti». Gli studenti universitari serbi ci dicono però che c’è ancora speranza se si riescono a riportare al centro della società i temi della democrazia, della partecipazione e della responsabilità. Come è accaduto dopo il crollo della pensilina nella stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024, che causò la morte di 16 persone. Una tragedia che è stata la scintilla per lo scoppio di proteste, rapidamente estesesi a tutto il Paese. E alimentate dalle accuse di negligenza o dolo nei lavori pubblici rivolte al governo locale e nazionale.

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Protesta contro il governo a Belgrado (Ansa).

Una lotta condotta tra la gente

A guidare la mobilitazione popolare e a trasformarla in una sfida vincente al sistema di potere costruito da Aleksandar Vucic sono stati gli studenti universitari. Sin qui la storia che tutti i media hanno raccontato in questi giorni, all’indomani della fine di un sistema autoritario e corrotto che sembrava incrollabile. C’è però tanto altro di più interessante in questa storia, cioè il modo in cui è stato pensato e costruito il movimento che ha alzato la bandiera della trasparenza, del funzionamento delle istituzioni pubbliche, della lotta alle infiltrazioni criminali. Un modo che è tanto più sorprendente e anomalo quanto più si è allontanato dalla pratiche digitali e social, che oggi identificano di fatto la politica, e si è ripreso la realtà, mettendosi materialmente in marcia. Questo è il primo elemento che va segnalato a quanti, studenti ma anche cittadini comuni, pensano che è tempo di risveglio e azione, non di proclami e parole vuote, bensì di lotte rivendicative fatte da individui in carne e ossa e non solo sul web. Gente, popolo, masse di persone – chiamatele come volete – che tornano a scendere in strada e ritrovarsi in piazza non per un concerto ma per affermare una comune identità.

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti

La marcia degli studenti in ogni villaggio

Questo viaggio degli studenti serbi al centro della democrazia è riassunto sul loro sito web. «Studente in ogni villaggio» (SUSS) è l’unità interna al movimento studentesco che si è mossa per tutta la Serbia, visitando nell’ultimo anno oltre 400 località, più di 40 mila famiglie e parlato con oltre 20 mila persone. «Da Est a Ovest, da Nord a Sud, abbiamo cercato di essere ovunque. Da Jagoštica e Krupanj a Korbovo e Velika Vrbica, da Palić e Bajmok a Vranje e Grdelica, abbiamo cercato di essere presenti. Durante il nostro viaggio in Serbia, ci siamo convinti della sua bellezza e, parlando con la gente, abbiamo capito quanto sia importante il dialogo». Un lavoro di condivisione ascoltando le persone e le loro sfide quotidiane e percependo la responsabilità, ma anche la forza che deriva dal connettersi. «Il dialogo ha offerto non solo la possibilità di cambiare le condizioni di vita, ma anche la sensazione che nessuno sia solo. È proprio qui che risiede il suo valore più grande: nel creare fiducia, nel ripristinare la speranza e la convinzione che insieme possiamo fare di più».

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Studenti serbi in marcia (Ansa).

Il coinvolgimento di chi non si riconosceva più nei partiti

Obiettivo raggiunto. Missione compiuta. Le manifestazioni che chiedevano giustizia si sono trasformate in un movimento nazionale che ha messo in discussione la legittimità del governo. Come analizzato da EU Today, le proteste hanno messo in luce un conflitto più profondo tra la società serba e le istituzioni, percepite dai manifestanti come a servizio di interessi politici piuttosto che del pubblico. A differenza dei partiti di opposizione consolidati, il movimento studentesco non si è basato su un leader politico noto o sulla tradizionale struttura partitica. Ha mobilitato le comunità universitarie, gli accademici, i professionisti e i cittadini che in precedenza erano rimasti al di fuori dell’attività politica organizzata. La sua principale rivendicazione è stata la responsabilità istituzionale, piuttosto che un programma ideologico onnicomprensivo. Tale distinzione è stata cruciale. Concentrandosi sulla corruzione, sugli standard democratici e sul funzionamento dello Stato, il movimento ha attratto elettori con diverse visioni su nazionalismo, politica estera e integrazione europea.

Perché la vittoria degli studenti serbi può essere una lezione per tutti
Corteo della Lista degli studenti a Belgrado (Ansa).

Riannodare i fili di una società smarrita è vincente

Certo ora la stessa diversità che ha contribuito alla vittoria elettorale potrebbe rappresentare un’incognita per il nuovo governo. I candidati devono infatti concordare sulle priorità economiche, sulle nomine ministeriali, sulle relazioni estere e sull’entità delle riforme istituzionali. Questo ovviamente lo si vedrà. Certo è che la lezione e le indicazioni di metodo e di contenuti che la lotta vincente del movimento serbo offre alla protesta degli studenti europei e italiani sono principalmente due. La mobilitazione non può restare circoscritta al mondo della scuola e dell’università, ma deve porsi obiettivi politici più generali. Allargarsi e coinvolgere quella parte di cittadini e di elettori che sono in sofferenza economica ma che hanno da tempo abbandonato pratiche di resistenza attiva e di militanza partitica e sindacale. Sono i delusi, gli sconfitti, gli sfiduciati che vanno recuperati con un’idea di partecipazione e militanza, di cambiamento non velleitario, che non resti prigioniero della protesta violenta di piazza. Parlare, spiegare, ascoltare, cercare il dialogo, come hanno fatto gli studenti serbi, andando fisicamente in piazza ma anche casa per casa, serve a riannodare i fili di una socialità smarrita e ritrovare quel senso di appartenenza che consenta concretamente a ogni persona di non sentirsi abbandonata a se stessa.

Short Movie: Quando solo il cane vede gli alieni

Quando solo il cane vede gli alieni

Una cittadina devastata da misteriose creature invisibili, una ragazza in cerca di vendetta e un cane che rappresenta la sua unica possibilità di sopravvivenza. Un cortometraggio fantahorror di Jason Sheedy.

Si dice spesso che gli animali siano in grado di percepire cose che sfuggono ai sensi umani. Chi possiede un cane lo avrà visto almeno una volta abbaiare furiosamente contro qualcosa che sembra non esserci. Ma cosa succederebbe se il cane avesse ragione e davanti a lui ci fosse davvero qualcosa di terribile? È questa la premessa di The Reclaimers, cortometraggio di fantascienza e horror scritto e diretto da Jason Sheedy, pubblicato su YouTube il 26 ottobre 2026, giusto in tempo per Halloween. Il film, della durata di circa venti minuti, era stato realizzato nel... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 31 ottobre 2026 - articolo di Redazione

Midterm, Leone XIV ha votato per posta, ma per chi?

La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto che, «in linea con questa consolidata prassi di partecipazione civica, il papa ha inviato la propria scheda elettorale per posta a Chicago», esprimendo dunque la propria preferenza per le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. Non essendoci mai stato in precedenza un pontefice statunitense, Prevost è entrato nella storia in quanto primo papa ad aver votato per un’elezione negli Usa.

Leone XIV è iscritto nelle liste elettorali a New Lenox, in Illinois

Come precisa la Cnn la scheda elettorale di Leone XIV, iscritto nelle liste elettorali a New Lenox, sobborgo di Chicago dove vive il fratello John, dovrebbe comprendere il voto per le elezioni del Senato e del governatore in Illinois, oltre a quelle per la Camera dei Rappresentanti e per le cariche a livello statale e di contea. Ma per chi avrà votato il papa? Secondo i registri elettorali consultati da Cbs News e i dati dell’Illinois State Board of Elections, l’attuale pontefice ha partecipato sia alle primarie repubblicane che a quelle democratiche (l’ultima volta è successo nel 2016): questo fa capire come non abbia una vera fede politica. Prevost, non ancora papa, aveva votato l’ultima volta negli Usa alle elezioni generali del 2024, anche se non è noto per quale partito abbia espresso la propria preferenza.

Eni Award 2026, premiate le eccellenze della ricerca nei campi dell’energia e dell’ambiente

Si è svolta giovedì 29 ottobre 2026 al Palazzo del Quirinale, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, del presidente del Consiglio di amministrazione di Eni Giuseppina di Foggia e dell’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi, la cerimonia di premiazione degli Eni Award. Giunto alla sua 18esima edizione, il premio è riconosciuto a livello internazionale nel mondo della ricerca e si contraddistingue per il focus sull’energia e sull’ambiente, argomenti su cui è sempre più necessario e urgente promuovere la collaborazione all’interno della comunità scientifica. Dall’istituzione di Eni Award nel 2008 ad oggi, la commissione scientifica, che valuta le ricerche candidate, ha visto la partecipazione di scienziati che appartengono ai più avanzati istituti di ricerca a livello mondiale, tra cui anche sei premi Nobel.

Transizione Energetica

Il premio Transizione Energetica, uno dei tre riconoscimenti principali, che valorizza le migliori innovazioni per la decarbonizzazione dell’attuale sistema energetico, è stato assegnato alla professoressa Véronique Gouverneur della University of Oxford (Regno Unito). Il suo lavoro pionieristico ha aperto nuove prospettive nella chimica del fluoro, sviluppando processi più sicuri e sostenibili per produrre composti utilizzati nelle batterie, ma anche nei farmaci e nei prodotti per l’agricoltura. Queste tecnologie consentono infatti di evitare la produzione di acido fluoridrico, una sostanza altamente critica, riducendo i consumi energetici e l’impatto ambientale. Gouverneur ha inoltre dimostrato che è possibile recuperare il fluoro dai rifiuti industriali, in un’ottica di economia circolare.

Frontiere dell’energia

Il premio Frontiere dell’energia, per ricerche che rivoluzioneranno il paradigma energetico del futuro, è stato assegnato alla professoressa Laura Gagliardi della University of Chicago (Stati Uniti).  La ricerca di Laura Gagliardi ha sviluppato modelli matematici avanzati, basati sulla meccanica quantistica, che permettono di prevedere le proprietà dei materiali prima ancora di realizzarli in laboratorio, accelerando la sperimentazione. Il suo lavoro si concentra sulla progettazione di materiali innovativi per l’energia e l’ambiente, tra cui le strutture reticolari, vere e proprie “spugne molecolari” capaci di catturare l’anidride carbonica direttamente dall’aria e raccogliere acqua dall’umidità atmosferica. Questi studi contribuiscono inoltre a migliorare l’efficienza dei processi catalitici, aprendo nuove prospettive per lo sviluppo di tecnologie energetiche più sostenibili.

Soluzioni ambientali avanzate

Il premio Soluzioni Ambientali Avanzate, dedicato a ricerche per la salvaguardia e l’uso sostenibile delle risorse naturali, è stato assegnato a John F. Hartwig della University of California, Berkeley (Stati Uniti). Il suo contributo rivoluzionario al riciclo della plastica si basa sullo sviluppo di un processo catalitico scalabile e sostenibile, che consente di scomporre il polietilene e il polipropilene, tra le plastiche più diffuse al mondo, nei loro componenti fondamentali, riutilizzabili per produrre nuovi materiali senza perdita di qualità. Un’innovazione che favorisce il riciclo circolare della plastica, riducendo i rifiuti, il consumo di materie prime fossili e le emissioni, contribuendo alla salvaguardia dell’ambiente.

Giovane ricercatore dell’anno

Il premio Giovane ricercatore dell’anno è rivolto a ricercatori che hanno conseguito il dottorato di ricerca in università italiane; i due riconoscimenti sono stati assegnati a Leonardo Magherini e Filippo Trevisi. Leonardo Magherini, del Politecnico di Torino, nella sua tesi di dottorato, ha studiato i meccanismi di trasporto di diverse tipologie di particelle presenti nell’acqua, che possono avere una duplice natura: rappresentare una potenziale criticità per l’ambiente oppure costituire potenti strumenti per la bonifica. Filippo Trevisi, del Politecnico di Milano, ha esplorato una nuova classe di tecnologia eolica, i ventoplani, velivoli vincolati a terra da un cavo, che volano velocemente lungo traiettorie circolari ad alta quota, utilizzabili anche laddove non è possibile installare turbine eoliche tradizionali.

Giovani talenti dall’Africa

La sezione Giovani talenti dall’Africa, istituita nel 2017 in occasione del decennale di Eni Award e dedicata ai giovani talenti dal continente africano, conferisce, in questa edizione, due premi, assegnati a Nosakhare Jeremiah Aigbedion della Pan African University Institute for Basic Sciences, Technology and Innovation (Kenya) e a Gosego Keotshepile Mapula Sedikelo della University of South Africa (Sud Africa). I dottorandi vincitori ricevono un premio per potenziare e arricchire la loro attività di ricerca durante il corso di dottorato che stanno frequentando presso le università di appartenenza. La ricerca di Nosakhare Jeremiah Aigbedion punta a sviluppare nuove leghe metalliche più resistenti e durature per migliorare l’accumulo di energia da impianti solari a concentrazione e consentire la produzione di elettricità anche dopo il tramonto, favorendo un approvvigionamento energetico più stabile e sostenibile in Africa. La ricerca di Sedikelo sviluppa un metodo innovativo e sostenibile che utilizza gli ultrasuoni per recuperare metalli preziosi, come litio, nichel e cobalto, dalle batterie esauste, consentendone il riutilizzo nella produzione di nuove batterie e riducendo l’impatto ambientale.

Eni for Innovation

Per la sezione Eni for Innovation, che elegge i progetti più innovativi sviluppati da ricercatori ed esperti tecnici Eni, sono stati premiati:

  • Mario Baldassarre, Mauro Burattini, Rosa Carbone, Davide Chianetta, Davide Deriu (Eni) per aver sviluppato un processo innovativo per la valorizzazione degli scarti alimentari, massimizzando la resa a prodotti energetici (categoria: soluzione tecnologica);
  • Fabio Assandri, Francesco Bonacini, Angelo Ferrando, Ilic Formigoni, Marzia La Barbera, Mirco Nodari, Nicola Vecchini (Versalis) per aver sviluppato una tecnologia avanzata di pirolisi per il riciclo di rifiuti plastici misti a composizione altamente variabile (categoria: soluzione tecnologica);
  • Francesco Cannarile, Aurora Cerabolini, Roberto Grandi, Lorenzo Lancia, Debora Parisi, Gianmaria Tarantino (Eni) per aver sviluppato una metodologia per la specializzazione efficiente di modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) applicabili ai domini aziendali (categoria: soluzione digitale).

Menzione speciale Eni Joule for entrepreneurship

Anche quest’anno Eni, attraverso Joule, la sua Scuola per l’Impresa, ha conferito la Menzione speciale Eni Joule for Entrepreneurship, un riconoscimento rivolto a team, spin off universitari, startup e finalizzato a sostenere l’applicazione, la valorizzazione e il trasferimento delle tecnologie per lo sviluppo di un ecosistema dell’innovazione sostenibile.

Tre le startup che si sono distinte:

  • Alkelux produce un nanopolimero ecosostenibile impiegato come additivo nel packaging alimentare, valorizzando gli scarti di lavorazione agricola e rendendo la filiera più sostenibile.
  • Hypermeteo raccoglie, elabora e distribuisce dati e indici meteo-climatici certificati ad alta risoluzione unendo dati osservativi globali a intelligenza artificiale e algoritmi proprietari per trasformare l’informazione meteorologica in valore digitale.
  • Algae Scope propone alternative sostenibili ai PFAS (sostanze chimiche tossiche e inquinanti) sviluppando e trasformando le alghe marine in una polvere naturale e atossica in grado di rendere i tessuti e i materiali idrorepellenti e ignifughi.

Attualmente sono aperti i bandi per l’edizione 2027 di Eni Award. Il termine per presentare le candidature è fissato al 20 novembre 2026.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto

Doppia suspense a Washington, nelle cancellerie di mezzo globo e per i malati di politica alla vigilia del voto Usa di midterm di martedì 3 novembre. Oltre alla solita, classica attesa dell’esito elettorale, di quanto questo peserà sulle prossime Presidenziali americane, c’è infatti l’incognita di come Donald Trump accoglierà i risultati nel caso non gli fossero favorevoli.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Donald Trump e Melania alle celebrazioni per Halloween (Ansa).

I fortini Gop in bilico

A metà dei quattro anni di presidenza, infatti, gli Stati Uniti rinnovano un terzo dei senatori e tutti i deputati oltre a 36 governatori. Sono le elezioni di metà mandato e vengono usate per prendere il polso all’elettorato. Spesso portano a un calo della maggioranza che sostiene il presidente di turno e provocano una situazione detta di anatra zoppa, un leader senza voti costretto a trattare ogni suo provvedimento con un Congresso in parte ostile. Il prossimo 3 novembre il rischio per il presidente è proprio questo: la solida maggioranza al Senato e la debole maggioranza alla Camera, stando ai sondaggi, potrebbero sfuggire a Trump, da mesi impopolare anche in aree del Paese in cui due anni fa aveva trionfato. Basti pensare al Texas, dove l’ultimo governatore democratico è stato eletto 36 anni fa (l’ultimo senatore nel 1988), mentre ora il giovanissimo James Talarico è dato stabilmente, seppur di poco, avanti nei sondaggi rispetto al trumpianissimo rivale Ken Paxton. O all’Alaska e al Kansas. Insomma, molti sono le partite in bilico, to close to call o stabilmente assegnati ai dem, dopo anni di dominio repubblicano.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
James Talarico con la bandiera del Texas (da Fb).

Trump affossato dal caro-vita e dalle deportazioni di massa

A piombare le ali a Trump (il cui gradimento, attenzione, comunque non scende mai sotto a un 30 per cento fortemente motivato) sono in generale i prezzi in ascesa in questi due anni, in particolare a causa dei dazi e dell’aumento della benzina dopo l’attacco all’Iran. Rincaro, quest’ultimo, particolarmente sentito nell’America rurale, tradizionale bacino elettorale dell’Elefantino e sensibile alla propaganda MAGA. Pesano poi alcune politiche che hanno intaccato il favore di pacchetti ben precisi di voti. Esempio classico il voltafaccia dei latinos, che lo avevano sostenuto nel 2024, delusi dopo le deportazioni di massa di migranti messe in campo dall’Ice. Infine sul gradimento del presidente pesa il malcontento, anche nel suo stesso partito, per la crociata a favore dei data center per l’IA.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Donald Trump nello Studio Ovale (Ansa).

La nouvelle vague di giovani dem liberali

E poi c’è la nouvelle vague di giovani democratici che stanno scalzando nei cuori degli elettori il ‘vecchio’ establishment dei Clinton-Biden-Obama-Pelosi. Di Talarico si è già detto, ma accanto a lui si fa sempre più strada un altro quarantenne senatore della Georgia, Jon Ossoff. Moderato nelle politiche, spietato nell’attaccare Trump, ormai è una star. E ancora le governatrici della Virginia e del New Jersey Abigail Spanberger e Mikie Sherrill. Questi giovani danno voce ai tanti milioni di liberal che erano rimasti muti e annichiliti dalla vittoria di Trump e non avevano trovato nessuno che li rianimasse nemmeno tra i big del partito dell’Asinello. Ora gli elettori dem rialzano la testa, vedono alcuni volti nuovi combattivi e ritrovano la speranza. Martedì si capirà se questo basterà a schiodarli dal divano per portarli ai seggi, perché in America spesso i risultati reali rispetto ai sondaggi sono falsati dall’affluenza molto bassa.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto

Gli outsider ‘socialisti’ sulla scia di AOC e Mamdani

Accanto ai nuovi moderati si è fatta poi strada una nuova ondata di outsider che si autodefiniscono senza mezzi termini socialisti. Un tempo oltreoceano questa era una bestemmia, ma l’affacciarsi di un modello con ricchi sempre più ricchi e molti nuovi poveri anche tra i giovani ha abbattuto questa barriera. Molti di loro vengono da famiglie di migranti, molti dalle periferie cittadine. Da Alexandria Ocasio-Cortez a Zohran Mamdani, da Abdul El-Sayed – che in caso di vittoria in Michigan sarebbe il primo senatore musulmano negli Stati Uniti – a Ilhan Omar stanno spostando le politiche dem a sinistra.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto

Le prossime elezioni diranno se questa corrente sarà in grado di allargare il consenso democratico o se continuerà a rappresentare uno spauracchio per gli elettori moderati, finendo per diventare un autogol.

La vera incognita è la reazione di The Donald

Ma al netto del risultato, mercoledì mattina, la vera incognita sarà la reazione di Trump. Se manterrà la maggioranza al Congresso, molti si attendono un inasprirsi di alcune sue politiche, a cominciare da un possibile nuovo attacco a Teheran. Se invece i repubblicani perdessero il controllo della Camera, e a maggior ragione del Senato, non tutti scommettono sull’aplomb e sul fair play del tycoon. Dopo l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, c’è chi teme che Trump possa tentare di ampliare ulteriormente i propri poteri in caso di sconfitta. Tra le ipotesi c’è addirittura il ricorso alla legge marziale, nonostante gli ostacoli giuridici che comporterebbe. Inevitabilmente una simile iniziativa porterebbe a una dura reazione da parte dei democratici con conseguenze ben oltre i confini americani: quando entra in crisi la principale potenza economica e militare del mondo, a risentirne è anche l’Europa.

Midterm Usa, Trump al bivio: la vera suspense comincia dopo il voto
Donald Trump (Ansa).

Gli Stati in bilico da tenere d’occhio

Dunque gli appassionati di politica la notte del 3 novembre hanno già annullato ogni appuntamento e sono pronti con take away e thermos di caffè a sintonizzarsi sulle dirette tv e online. Il voto, ora italiana, si chiuderà in un arco temporale compreso tra l’una di notte di martedì e le 7 di mercoledì mattina. Ps. Per non perdere la testa e capire al volo come butta, questi sono i voti in bilico da tenere d’occhio, i seggi toss up che potrebbero spostare gli equilibri del Congresso, degli Usa e un po’ dei prossimi anni per tutti noi: per il Senato Texas, Alaska, Ohio, Iowa, Kansas, Maine, Michigan, Carolina del Nord e del Sud; per la Camera i distretti cruciali saranno 18 distribuiti tra Florida, California, Texas, Ohio, Iowa, Kentucky. Michigan, Montana, North Carolina, Virginia e Pennsylvania. Dunque martedì giornata di relax, perché la nottata sarà lunghissima.

Intesa nel campo largo: primarie entro febbraio

Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni hanno trovato l’accordo, almeno sulle tempistiche: dalla prossima settimana «inizierà il confronto per definire il programma della coalizione entro novembre», mentre le primarie «si terranno entro il mese di febbraio». È quanto si legge in una nota congiunta dei leader del campo largo. Per quanto riguarda il programma, «parteciperanno ai tavoli le forze di opposizione rappresentate in Parlamento che condividono l’urgenza di costruire un’alternativa di Governo alla destra». Quanto alle primarie, spiegano Schlein, Conte, Bonelli e Fratoianni, c’è il comune «obiettivo di farne un importante appuntamento di partecipazione democratica, in modo da assicurare una leadership che sia pienamente sostenuta da ogni forza del campo progressista».

LEGGI ANCHE: Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?

Intesa nel campo largo: primarie entro febbraio
Giuseppe Conte, Angelo Bonelli, Elly Schlein e Nicola Fratoianni (Imagoeconomica).

Trovato inoltre l’accordo per organizzare a dicembre, «mentre si discute questa pessima manovra», una mobilitazione a carattere nazionale «per l’alternativa a quattro anni di governo Meloni che hanno prodotto carovita, crescita prossima alla zero e aumentato le diseguaglianze».

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino

Sciopero e cortei in tutta Italia nel venerdì di protesta promosso dall’Usb contro carovita e riarmo: come prevedibile non stanno mancando gli incidenti. Cariche in piazza Castello a Torino da parte delle forze dell’ordine contro il corteo degli studenti e degli antagonisti: azionati anche gli idranti per respingere i manifestanti diretti verso la Prefettura. Prima della partenza della manifestazione per lo sciopero generale, un gruppo di agricoltori ha scaricato due bidoni di letame davanti al Municipio.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Corteo lungo la Tangenziale Est di Milano (Ansa).

A Milano occupata la Tangenziale Est

A Milano, dove sono circa 25 mila le persone scese in piazza, il corteo di protesta è arrivato sulla Tangenziale Est (chiusa preventivamente al traffico), rimasta bloccata per un’ora e mezza. I manifestanti sono poi rientrati in città dallo svincolo di Lambrate, per dirigersi verso piazza Leonardo Da Vinci.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Corteo a Roma (Ansa).

Tensioni in Veneto: feriti a Mestre e Vicenza

Tensioni in Veneto nei cortei organizzati contro il carovita. A Mestre (Venezia) sette poliziotti sono rimasti leggermente feriti, riportando contusioni e tagli, dopo il contatto con il corteo che cercava di sfondare il blocco del percorso della manifestazione. Tre invece i feriti tra i partecipanti al corteo di Vicenza: uno sarebbe stato colpito in testa da un lacrimogeno. A Treviso alcune uova colorate sono state lanciate contro la sede di Confindustria.

Sciopero e cortei da nord a sud, cariche in centro a Torino
Tende piantate ai Fori Imperiali a Roma (Ansa).

Roma: tende ai Fori Imperiali e lancio di oggetti al Colosseo

A Roma i manifestanti hanno montato le tende ai Fori Imperiali dopo la conclusione del corteo di protesta. Lanci di oggetti contro le forze dell’ordine quando un gruppo di 300 manifestanti si è staccato ed è andato verso il Colosseo. Nel porto di Napoli i manifestanti hanno invaso pacificamente il varco Bausan. A Genova i manifestanti, come preannunciato, hanno occupato l’area portuale da dove poi raggiungeranno il centro. A Ravenna, come effetto del corteo organizzato dalla Filt Cgil, c’è stato il blocco operativo e del traffico del porto.

Dopo l’addio al gruppo Sae, Dimito si trasferisce da Del Vecchio

Dopo un’avventura lampo, durata giusto il tempo di tre settimane, Rosario Dimito ha già trovato la sua nuova destinazione lavorativa. E quale se non la realtà editoriale da settimane sulla bocca di tutti per l’intesa campagna acquisti del suo padrone, Leonardo Maria Del Vecchio? Sì, anche Dimito entra nella galassia di Qn, assunto con un contratto da editorialista.

Dopo l’addio al gruppo Sae, Dimito si trasferisce da Del Vecchio
Leonardo Maria Del Vecchio (foto Imagoeconomica).

Il big delle pagine di economia quest’estate aveva lasciato Il Messaggero per trasferirsi, da settembre, al gruppo Sae di Alberto Leonardis, con l’incarico di fare contenuti per tutto il digital. Dopo appena 21 giorni, però, la brusca separazione. Qualcuno aveva rivisto Dimito nei paraggi di via del Tritone, a Roma, sede del suo vecchio quotidiano. Ma per lui niente ritorno all’ovile. Dopo l’esperienza flash a Torino, si passa alla corte di Lmdv. Al quale consigliamo, attento com’è a ricoprire i giornalisti di benefit e lauti stipendi, di non tralasciare alcun comfort, soprattutto quando si parla di stanze di alberghi…

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere


Arci Milano rischia di chiudere per via del contenzioso col Comune di Sesto San Giovanni. Il casus belli è rappresentato dal debito di quasi 400 mila euro che l’associazione ha accumulato nei sette anni in cui ha gestito il Carroponte, peraltro trasformandolo da area abbandonata a sede dei concerti dei più rinomati artisti internazionali.

La proposta di saldarlo attraverso un piano di rientro in 10 anni

L’arretrato nasce dal consumo di energia elettrica, calcolato solo a posteriori perché con l’amministrazione di centrosinistra non si era pensato a installare contatori separati per spettacoli ed eventi targati Arci. L’associazione inizialmente ha contestato l’ammontare del debito, ma dopo la sentenza sfavorevole della Cassazione si propone di saldarlo attraverso un piano di rientro in 10 anni.

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere
Il logo di Arci Milano.

Tuttavia il Comune – nel frattempo passato al centrodestra, con la storica svolta del 2017 – non sente ragioni. Il sindaco leghista Roberto Di Stefano sostiene di non poter accettare il pagamento a rate, se non vuole essere sanzionato dalla Corte dei conti per danno erariale.

Debiti per il Carroponte, perché Arci Milano rischia di chiudere
Il sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano (foto Imagoeconomica).

Arci a sua volta ha presentato un ricorso al Tar e un esposto alla stessa Corte dei conti, affermando che l’amministrazione non verrebbe intaccata nei propri interessi, visto che in caso di mancato pagamento anche di una sola rata scatterebbe la procedura per il saldo del debito residuo. I vertici dell’associazione parlano di «scelta politica» e di un «comportamento da campagna elettorale», visto che nella primavera 2027 si torna a elezioni e, con Di Stefano non ricandidabile, il centrodestra cercherà un terzo successo consecutivo che non è per nulla scontato.

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa

Propaganda, disinformazione e intelligenza artificiale. Un mix esplosivo ha travolto la campagna elettorale delle midterm americane in programma il 9 novembre. Non soltanto un test cruciale per il futuro politico di Donald Trump: queste elezioni di metà mandato sono anche le prime in cui l’IA ha raggiunto una potenza di fuoco tale da poter influenzare davvero le decisioni degli statunitensi. Eppure non è passato così tanto tempo dall’ultima volta in cui i cittadini sono stati chiamati alle urne. Erano le Presidenziali del 2024, Trump contro Kamala Harris. Solo che nel frattempo, in appena due anni, le grandi piattaforme social, dove milioni di elettori si informano, sono pericolosamente progredite a livello tecnologico: oggi YouTube, Facebook, Instagram, TikTok e X possono contare su sistemi avanzati basati sull’intelligenza artificiale. Per non parlare di Google, che con l’IA genera riassunti dei profili dei candidati, mentre chatbot come ChatGPT (di OpenAI) o Claude (Anthropic) sono diventati gli strumenti preferiti di chi cerca notizie sul web. E tutto questo come ha cambiato le regole del gioco?

«Ci stiamo addentrando in un territorio sconosciuto»

I politici e i loro staff ricorrono ormai sistematicamente all’intelligenza artificiale per creare contenuti propagandistici. Col rischio (e in alcuni casi proprio la spudorata intenzione) di somministrare agli utenti una dose massiccia di fake news, minacciando così l’integrità del voto. Frances Haugen, l’ex ingegnera di Facebook che ha svelato la tossicità della piattaforma di Mark Zuckerberg, ha spiegato al Guardian che «ora è possibile condurre una campagna d’informazione con una qualità che nel 2016 era impossibile, e a un prezzo molto, molto basso». L’esperto di politica digitale Deen Freelon ha detto al New York Times che «ci stiamo addentrando in un territorio sconosciuto».

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa
Mark Zuckerberg (Ansa).

I soldi spesi nell’IA sono passati da 50 mila dollari a 137 milioni…

Sarà pure sconosciuto, ma, a quanto pare, questo territorio non spaventa i candidati alle midterm, specialmente i repubblicani di Trump. Del resto, nell’IA hanno trovato un’arma micidiale per plasmare la percezione che i cittadini hanno dei loro antagonisti alle urne. Così, come segnala Wesleyan Media Project, che monitora la pubblicità politica negli Usa, soltanto nel 2026 i candidati di entrambi i partiti hanno speso più di 137 milioni di dollari per generare, tramite l’intelligenza artificiale, oltre 220 annunci, il 70 per cento dei quali senza alcuna etichetta che avvertisse della creazione attraverso l’IA. E pensare che l’investimento in questo campo era quasi nullo nella tornata precedente: meno di 50 mila dollari.

L’80 per cento di questo materiale è di produzione repubblicana

Non sorprende constatare, poi, che l’80 per cento di questo materiale è di produzione repubblicana. Certo, Trump (o chi per lui del suo staff) da tempo inquina il dibattito pubblico con le sue clip provocatorie che periodicamente danno forma alla sua visione del mondo. Da quella che promuoveva la costruzione del lussuoso resort a Gaza, sopra i cadaveri dei palestinesi uccisi, a quelle in cui umiliava chi ha osato manifestare contro la sua deriva autoritaria. Fino al video in cui il presidente si è trasformato in un personaggio dei Lego che, a tempo di rap, si vanta dei presunti risultati del suo secondo mandato. In tutto, di questi assurdi filmati ne sono stati contati almeno 60.

Intanto, la normalizzazione dell’IA ci ha messo poco a travalicare i confini dell’accettabile. Una delle vittime è stato il democratico James Talarico, che aspira a strappare ai repubblicani del Texas uno dei loro seggi più preziosi al Senato. Il suo rivale, Ken Paxton, ha fatto ricorso all’intelligenza artificiale per creare uno spot in cui gli fa rivisitare, con parole sue, la Bibbia.

Talarico è finito nel mirino anche di Ryan Amacher, un provocatore di estrema destra nostalgico della Germania nazista, che ha pubblicato un audio deepfake in cui sembrava che il democratico fosse stato ricoverato in un centro di salute mentale.

Senza dimenticare l’inadempienza dei doveri da parte dei colossi tech, che negli ultimi anni, specialmente dopo la vittoria alle Presidenziali di Trump, hanno ridotto gli sforzi per individuare e neutralizzare i contenuti manipolati. Per esempio sia Meta sia YouTube, di proprietà di Google, hanno eliminato nel 2023 le politiche contro le bufale che sostenevano la tesi della frode nella vittoria di Joe Biden nel 2020.

Fake news, deepfake e “slopaganda”: come l’IA ha stravolto le midterm Usa
Donald Trump e Elon Musk (Ansa).

Musk, il più grande finanziatore della storia delle midterm

Come sottolineato da uno studio del Brennan Center for Justice, quei pochi meccanismi adottati da alcune aziende di intelligenza artificiale per arginare la disinformazione falliscono: sebbene smentiscano la teoria del complotto sulle elezioni rubate a Trump, la maggior parte dei chatbot non è in grado di identificare i deepfake, «nemmeno quando erano stati loro stessi a crearli». D’altronde, molte di queste società sono accusate di conflitto d’interessi per aver donato miliardi di dollari ai candidati in campo. L’esempio di Elon Musk è il più eclatante: il proprietario di X è il più grande finanziatore della storia delle midterm, avendo investito una cifra record compresa tra i 366 e i 446 milioni di dollari complessivi a sostegno della causa conservatrice.

Maria Rosaria Boccia presenta querela in Procura: teme di essere spiata

Gli avvocati Francesco Di Deco e Francesco Petruzzi, legali di Maria Rosaria Boccia, hanno presentato una querela alla Procura di Torre Annunziata (Napoli), in cui viene ipotizzata una possibile manomissione del telefono cellulare dell’imprenditrice e dei dispositivi collegati.

Boccia dice di non riuscire a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo

Boccia, stando alla querela, non riesce a ricevere chiamate dal giornalista Carlo Tarallo, assieme a lei coimputato davanti al Tribunale di Roma nel processo scaturito dalla denuncia per interferenze illecite presentata dall’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e dalla moglie, la giornalista Federica Corsini. Boccia ha pertanto chiesto di verificare se il suo smartphone sia stato oggetto di manomissioni eseguite da remoto e dunque l’eventuale sussistenza del reato di intercettazione, impedimento o interruzione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche attraverso l’uso di software malevoli. Alla querela sono state allegate una serie di schermate di chat su WhatsApp e la documentazione relativa al procedimento penale che vede imputati Boccia e Tarallo.

Stellantis riorganizza la comunicazione in Italia

Riorganizzazione del team di comunicazione di Stellantis in Italia, diretto da Claudio D’Amico, tramite la redistribuzione degli incarichi tra cinque manager (operativi dal primo novembre) e l’accorpamento della gestione delle relazioni con la stampa di diversi marchi del gruppo.

I movimenti nel team di comunicazione di Stellantis in Italia

Dal primo novembre Marco Freschi, finora PR Manager di Fiat, Abarth, Fiat Professional, Stellantis Pro One, Stellantis Fleet & Business, assumerà l’incarico di PR Manager di Citroen e DS Automobiles. Andrea Gualano, già PR Manager di Jeep, Dodge e Ram, assumerà lo stesso ruolo per Fiat, Abarth, Fiat, Fiat Professional e Lancia. Marco Pontida entrerà in carica come PR Manager di Peugeot, mantiene lo stesso ruolo per Alfa Romeo. Stefano Virgilio diventerà PR Manager di Pro One e di Stellantis B2B, mantenendo l’incarico per Opel. Erika Camelin, che resterà PR Manager di Leapmotor, assumerà pure l’incarico di PR Manager di Parts & Service.

Crédit Agricole in Italia, i risultati dei primi nove mesi del 2026: utile netto a 1,5 miliardi

Sono stati presentati i risultati dei primi nove mesi del 2026 del gruppo Crédit Agricole in Italia, che ha conseguito un utile netto pari a 1,526 miliardi di euro, confermando l’Italia come secondo mercato domestico per Crédit Agricole, con una crescita dei ricavi pari a 4 miliardi di euro (+4,5 per cento a/a). La performance del Gruppo guidato da Hugues Brasseur, amministratore delegato di Crédit Agricole Italia e senior country officer, si riflette nel sostegno all’economia reale con un totale finanziamenti pari a 105 miliardi di euro (+3,9 per cento a/a) e una raccolta complessiva stabile a 348 miliardi di euro. Il Gruppo ha in Italia oltre 6 milioni di clienti e 16 mila collaboratori.

Utile netto di Crédit Agricole Italia a 708 milioni

Anche Crédit Agricole Italia ha presentato i risultati relativi ai primi nove mesi del 2026. L’utile netto consolidato si attesta a 708 milioni di euro, in crescita del 2,1 per cento su base annua. La banca ha continuato ad affiancare famiglie e imprese con un’offerta di prodotti e servizi ampia e completa, facendo leva sulle sinergie con tutte le società del Gruppo presenti in Italia. Il dinamismo commerciale è confermato dall’espansione della base clienti (+3 per cento a/a), con 152 mila nuove acquisizioni, risultato sostenuto dal costante contributo del canale digitale (38 per cento). La patrimonializzazione si conferma solida. Common equity tier 1 e total capital ratio si attestano, rispettivamente, a 13,3 per cento e 18,1 per cento, mantenendo un ampio margine rispetto ai requisiti minimi assegnati dalla Bce. A livello globale, il Gruppo Crédit Agricole ha ottenuto nei primi nove mesi del 2026 un utile netto di 8,302 miliardi, con ricavi pari a 31,378 miliardi di euro.

L’inflazione a ottobre sale al 5,4 per cento: record dal 2023

Secondo i dati provvisori diffusi dall’Istat, a ottobre l’inflazione ha accelerato ancora, tornando al livello registrato ad agosto 2023: l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività (NIC), al lordo dei tabacchi, ha registrato una variazione pari a +0,9 per cento su base mensile e a +5,4 per cento su base annua, in forte aumento rispetto al +4,2 per cento rilevato a settembre.

Inflazione oltre le attese con il caro energia

L’aumento, spiega l’Istat, è spinto soprattutto dalla ripresa dei beni energetici (la variazione tendenziale passa dal +22,6 per cento di settembre al +31,4 di ottobre), ancora influenzato dal quadro geopolitico internazionale, e dai rincari nel settore alimentare (in particolare i prodotti non lavorati, saliti da +5,5 per cento a +7,5) e nei servizi di trasporto (da +1,6 per cento a +3,1). Accelera anche il cosiddetto ‘carrello della spesa’ accelera (da +1,5 a +2,5 per cento) e l’inflazione di fondo si attesa a +2,0 per cento (da +1,6). L’inflazione acquisita a ottobre, per il 2026, risulta pari al +3,4 per cento.

Chi è il magnate ceco Michal Strnad, che ha offerto 30 miliardi per Delfin

https://www.lettera43.it/del-vecchio-lunico-giocattolo-che-leonardino-non-puo-comprare/Delfin ha rifiutato l’offerta del magnate ceco Michal Strnad, che il 20 ottobre aveva messo sul piatto 30 miliardi di euro per l’intero capitale della holding della famiglia Del Vecchio, la cui proprietà è molto frammentata: ognuno degli otto eredi detiene infatti il 12,5 per cento, e come noto, ci sono forti contrasti interni. La notizia, anticipata dal Domani, è stata confermata da Leonardo Maria Del Vecchio, secondo cui «il lavoro di una vita» del padre Leonardo, fondatore di Luxottica, «deve restare un patrimonio dell’Italia».

Strnadc è l’uomo più ricco della Repubblica Ceca

Strnad, che ha solo 34 anni, è l’uomo più ricco della Repubblica Ceca: nel 2018 ha rilevato dal padre Jaroslav (che a metà Anni 90 aveva fondato Excalibur Army, azienda specializzata nel recupero e nella commercializzazione di mezzi militari dismessi dopo la fine della Guerra Fredda) il controllo nel 2018 del gruppo Czechoslovak Group (CSG), attivo nella difesa, che oggi capitalizza circa 14,7 miliardi di euro. Come ha evidenziato l’Economist, il fatturato di CSG ha cominciato a lievitare nel 2022, con lo scoppio della guerra in Ucraina: il gruppo è infatti uno dei cardini della Czech Ammunition Initiative, programma promosso dal governo di Praga (e finanziato da diversi Paesi occidentali) per fornire munizioni a Kyiv.

Il colosso CSG è quotato in Borsa da gennaio

Della galassia di CSG, sbarcato a gennaio alla Borsa di Amsterdam, fanno parte oltre 100 aziende, appartenenti non solo alla difesa: dall’italiana Fiocchi, punto di riferimento a livello globale nella produzione di munizioni di piccolo calibro, a Kinetic Group, ramo delle munizioni di Vista Outdoor che comprende marchi statunitensi come Federal, CCI e Remington, fino a Tatra, storica casa automobilistica ceca, e l’italiana Armi Perazzi. Nel portafoglio di Strnad, diversificato attraverso una serie di investimenti del braccio finanziario Akipia, figurano anche la maggioranza del Viktoria Plzeň, squadra di calcio ceca, e il 14 per cento di Pirelli, acquisita dai cinesi di Sinochem per 987 milioni.

Binance, attacco hacker da 6,3 miliardi di dollari: sospetti sulla Corea del Nord

Il colosso delle criptovalute Binance è stato colpito da un attacco hacker che ha coinvolto fondi per circa 6,3 miliardi di dollari, cifra oltre quattro volte superiore a quella sottratta alla piattaforma Bybit nella più grande operazione di questo tipo registra finora. Binance, principale exchange di criptovalute al mondo per volume di scambi giornalieri, ha fatto sapere di aver congelato circa la metà degli asset e che non sarebbero state sottratte le private keys, cioè i codici univoci che permettono agli utenti di operare. Resta comunque enorme la portata dell’attacco: dietro ci sarebbe la Corea del Nord.

Tutte le strade portano a Pyongyang

Negli ultimi cinque anni, il settore delle criptovalute è stato colpito da perdite ingenti causate dagli hacker. Anche escludendo gli asset congelati, il furto denunciato da Binance supera ampiamente quello da 1,5 miliardi di dollari ai danni della piattaforma Bybit, avvenuto nel 2025. All’epoca, il colpo record ai danni fu attribuito a un gruppo di hacker noto come TraderTraitor, legato alla Corea del Nord e parte di Lazarus Group, che nel 2014 fece parlare di sé per l’attacco informatico a Sony Pictures per ritorsione contro The Interview, commedia satirica che prendeva in giro il leader nordcoreano Kim Jong-un. E anche in questo caso tutte le strade portano a Pyongyang: è noto che il regime asiatico addestri e utilizzi team di hacker per condurre operazioni e recuperare preziose risorse finanziarie. Secondo l’azienda di analisi blockchain TRM Labs, diversi elementi dell’attacco a Binance presentano analogie con precedenti incidenti riconducibili alla Corea del Nord, tra cui proprio l’hackeraggio ai danni di Bybit avvenuto l’anno scorso.