La strategia del Pd per arginare Conte

Nel Pd l’entusiasmo per la vittoria referendaria è stato parzialmente congelato dalla sortita di Giuseppe Conte immediatamente successive al risultato. Le primarie rilanciate, l’idea di farsi carico di una nuova riforma della giustizia (per conto di chi e in nome di cosa non è chiaro), quel tono da aspirante ri-presidente del Consiglio. No, non sono piaciute quelle frasi da apprendista stregone, pardon, da apprendista leader del campo largo (se non qualcosa di più). Da qui sembra venire l’idea di provare a non dar seguito alle iniziative contiane, rischiando però che diventino – in ogni caso – materia di dibattito pubblico giornalistico-televisivo.

La strategia del Pd per arginare Conte
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il balletto delle primarie oscura la vittoria al referendum

I giornali parlano delle primarie, quando Elly Schlein vuole continuare a parlare di salario minimo, delle difficoltà dei giovani, eccetera eccetera.Per questo, anche per Matteo Orfini, deputato del Pd, è bene lasciare che Conte dica la sua, certo, ma senza dargli seguito. «Noi ci occupiamo d’altro», spiega, convinto che la strategia del Pd di questi mesi sia stata giusta. Per esempio sull’essere in piazza per Gaza. È anche da lì che arriva l’apporto dei giovani alla causa del No. Perché smettere proprio adesso?, ragiona l’ex presidente dem.

La strategia del Pd per arginare Conte
Matteo Orfini (Imagoeconomica).

Sembra condividere anche l’ala riformista del Pd: «A sinistra, siamo incredibili: neanche passate 24 ore dalla vittoria del No, ci siamo già infognati nella faida delle primarie. Coso il più lesto a sparigliare e buttarla in caciara. A ruota tutti, commentatori e umarell, cinture nere di candidature», scrive Filippo Sensi – che al referendum ha votato No – su X.

Conte, risorsa e spauracchio del Pd

Resta da capire se lo schema identitario del Pd possa funzionare alle elezioni politiche. D’altronde non di soli rider può vivere il dibattito pubblico a sinistra, anche se per Schlein è senz’altro un buon punto di partenza. Il caso Conte però non può essere liquidato. Anche perché dentro il Pd c’è chi non disprezza affatto il capo dei cinque stelle. E nell’elettorato di sinistra Conte rimane un leader credibile, persino autorevole. I sondaggi dicono che sarebbe persino competitivo in uno scontro diretto con Giorgia Meloni, ma nel Pd si fa notare anche che c’erano sondaggisti che dicevano che con un’affluenza alta sarebbe cresciuto il consenso per il Sì (e invece no). Conte dunque sembra essere diventato un po’ una risorsa un po’ uno spauracchio; lo si evoca e lo si scaccia, ma in ogni caso non sembra poterne fare a meno, il Pd, anche per via della logica testardamente unitaria costantemente richiamata dalla segreteria Schlein. Un tentativo comunque verrà fatto: provare a ignorare quelle che qualcuno chiama «le provocazioni di Conte».

La strategia del Pd per arginare Conte
Elly Schlein e sullo schermo Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il No congela le ambizioni delle Picierno e dei centristi

Il risultato del referendum congela anche le ambizioni dei riformisti, non solo quelli che hanno votato Sì (Pina Picierno) ma anche quelli che hanno votato No. Schlein vuole intestarsi una battaglia che è stata vinta anche con la collaborazione straordinaria dei magistrati, che magari l’anno prossimo non parteciperanno alle Politiche. Senz’altro la sua leadership, almeno sul fronte interno, ne esce rafforzata ed è difficile che qualcuno, dentro il partito, abbia voglia di sfidarla. Diventa sempre più difficile anche cercare spazi fuori dal Pd, almeno in questa fase. Già prima le formazioni centriste non erano appetibili, ora forse lo sono ancora meno.

La strategia del Pd per arginare Conte
Pina Picierno (Imagoeconomica).

Sondaggi politici, sorpasso del campo largo sul centrodestra

La prima Supermedia Agi/Youtrend dopo il referendum costituzionale che ha visto la vittoria del No, e dunque dell’opposizione, fotografa il sorpasso del campo largo (Pd-M5s-Avs-Iv e +E) sul centrodestra. In termini aggregati, l’attuale coalizione di governo mette insieme un 44,6 per cento, perdendo mezzo punto percentuale. Il campo largo si spinge invece al 45,4 per cento, guadagnando quasi un punto (+0,9).

Le intenzioni di voto ai partiti

In base alla media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto che include sondaggi realizzati dal 12 al 25 marzo, Fratelli d’Italia registra un calo dello 0,6 per cento, scendendo al 28,2 per cento: si tratta del dato peggiore dalle Europee del 2024. Forza Italia sale all’8,9 per cento (+0,2) e di contro la Lega scende al 6,3 (-0,2). Il Partito democratico sale invece al 21,8 per cento (+0,2). Balzo del Movimento 5 stelle, che arriva al 13,2 per cento (+0,8). Stabili Alleanza Verdi e Sinistra (6,7 per cento) e Italia Viva (2,2 per cento). Azione cala al 3 per cento (-0,3) e +Europa all’1,5 per cento (-0,1). Cresce Futuro Nazionale, che sale al 3,6 per cento (+0,4). Noi Moderati si attesta all’1,2 (+0,1).

LEGGI ANCHE: Vittoria del No: le conseguenze della prima vera sconfitta di Meloni

Sondaggi politici, sorpasso del campo largo sul centrodestra
Angelo Bonelli, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Elly Schlein (Imagoeconomica).

Mundys, Alessandro Benetton nuovo presidente

Nomine in dirittura d’arrivo in Mundys. Alessandro Benetton sale al vertice e diventa presidente della società attiva nel settore delle infrastrutture autostradali e aeroportuali. Andrea Mangoni verrà invece riconfermato amministratore delegato. È quanto filtra da fonti vicine all’azienda (precedentemente Atlantia e già Autostrade) in vista dell’assemblea del 30 marzo. Il presidente uscente Giampiero Massolo “scalerà” a vicepresidente, restando dunque nel team di Mundys.

Mundys, Alessandro Benetton nuovo presidente
Andrea Mangoni (Imagoeconomica).

Finora era vicepresidente

Benetton, che nel board uscente ha ricoperto il ruolo di vicepresidente, sarà presidente di Mundys per il prossimo triennio nell’ambito di una riorganizzazione complessiva del gruppo «allo scopo di accelerarne la realizzazione dei piani di crescita e sviluppo», come riporta Ansa. Il nuovo incarico sarà affiancato a quello di numero uno di Edizione, la holding di famiglia che controlla appunto Mundys.

Mundys, Alessandro Benetton nuovo presidente
Giampiero Massolo e Alessandro Benetton (Imagoeconomica).

I nomi indicati per il nuovo cda

Sempre sulla base delle designazioni di Edizione, il cda che guiderà Mundys sarà composto da Enrico Laghi (ceo), Ermanno Boffa (membro del board), Christian Coco (chief investment officer), Stefania Dotto (investment director). Blackstone ha indicato i nomi di Peter Joseph Guarraia (senior managing director), Adam Neil Kuhnley (senior managing director) e Scott Schultz (managing director). Fondazione Crt ha indicato l’economista Carlo Cottarelli.

Zelensky in Arabia Saudita: il motivo della visita a sorpresa

Visita a sorpresa di Volodymyr Zelensky a Riad. «Arrivati in Arabia Saudita. In programma importanti incontri. Apprezziamo il supporto e sosteniamo coloro che sono disposti a collaborare con noi per la sicurezza», ha scritto il presidente ucraino sui social.

Il motivo del viaggio di Zelensky in Arabia Saudita

Nei giorni scorsi, Zelensky ha annunciato l’invio da parte dell’Ucraina di specialisti militari in Qatar, negli Emirati Arabi Uniti e in Arabia Saudita, per condividere l’esperienza maturata in quattro anni di guerra con la Russia e aiutare le forze armate locali a intercettare i droni iraniani Shaed. Secondo Zelensky, Mosca avrebbe iniziato a fornire velivoli a pilotaggio remoto a Teheran e ne starebbe potenziando le difese aeree. Proprio oggi, giovedì 26 marzo, Zelensky ha confermato l’invio di 200 specialisti anti-drone in Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Giordania e Kuwait.

Zelensky era stato in Arabia Saudita anche a marzo 2025

Zelensky era stato in Arabia Saudita anche un anno fa, in quell’occasione non a Riad ma a Gedda, in occasione dei colloqui tra funzionari ucraini e statunitensi su un’eventuale tregua nella guerra con la Russia. Il capo della Bankova non aveva preso parte ai colloqui, ma aveva incontrato il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman.

L’idea del Pentagono: dirottare in Medio Oriente le armi destinate all’Ucraina

Il Dipartimento della Guerra degli Stati Uniti sta valutando la possibilità di dirottare verso il Medio Oriente armamenti destinati all’Ucraina. Lo scrive il Washington Post, citando tre fonti vicine al Pentagono secondo cui la guerra in Iran sta riducendo le scorte di munizioni più cruciali delle forze armate americane.

Quali armi potrebbero finire in Medio Oriente

Tra le munizioni più richieste nel conflitto in Medio Oriente ci sono gli intercettori ad alta tecnologia per la difesa aerea, compresi i sistemi Patriot e Thaad, ordinati da Kyiv tramite un programma Nato avviato nel 2025, in base al quale sono i Paesi partner a pagare le armi Usa per l’esercito ucraino. Separatamente, il Pentagono ha notificato al Congresso l’intenzione di dirottare circa 750 milioni di dollari di fondi forniti dai Paesi Nato attraverso il programma Purl (Prioritized Ukraine requirements list) per ricostituire le scorte militari nazionali, anziché destinarli a Kyiv.

Gli Usa hanno già speso più di 30 miliardi di dollari

Anche se non è stata ancora presa una decisione definitiva, il solo fatto che gli Usa stiano valutando una mossa del genere non fa che mettere in luce i crescenti compromessi necessari per sostenere la guerra contro l’Iran, dove il Comando Centrale degli Stati Uniti ha colpito oltre 9 mila obiettivi in poco meno di quattro settimane di combattimenti, con un enorme esborso economico, già superiore (secondo le stime) a 30 miliardi di dollari. Secondo Axios, che cita due funzionari statunitensi, Washington sta lavorando a opzioni militari contro Teheran che potrebbero includere l’uso delle forze di terra e una massiccia campagna di bombardamenti.

Ior, Pauly nominato presidente del Consiglio di Sovrintendenza

L’Istituto per le Opere di Religione (Ior) ha annunciato che il lussemburghese François Pauly è stato nominato prossimo presidente del Consiglio di Sovrintendenza: la scelta è stata approvata dalla Commissione Cardinalizia il 28 gennaio. Succederà a Jean-Baptiste Douville de Franssu, che ricopre l’incarico dal 2014: l’attuale presidente resterà in carica fino alla riunione del Consiglio prevista per il 28 aprile, quando saranno approvati i risultati finanziari dello Ior al 31 dicembre 2025.

Chi è François Pauly

Pauly è membro del Consiglio di Sovrintendenza dal 2024 e, come sottolinea lo stesso Ior in una nota, «vanta una solida esperienza nel settore finanziario». Ha iniziato la carriera in ambito bancario alla fine degli Anni 80, ricoprendo nel corso dei decenni incarichi di primo piano in diversi Paesi europei. In Italia è stato vice amministratore delegato di Dexia Crediop nel biennio 2002-2003. In seguito è stato ceo di Banque Internationale à Luxembourg (2011-2016) e membro del cda del Fondo Pensioni Vaticano (2017-2021). Nel board di diverse società nei settori assicurativo, bancario e dell’asset management in Lussemburgo, Svizzera e Belgio, Pauly è attualmente presidente di La Luxembourgeoise Group e fa parte della Commissione per gli Affari Economici dell’Arcidiocesi di Lussemburgo.

Via libera dell’Eurocamera alla direttiva anticorruzione: tra gli italiani solo Vannacci vota contro

Il Parlamento europeo, con 581 voti a favore 21 contrari e 42 astenuti, ha dato semaforo verde alla direttiva che stabilisce a livello comunitario le fattispecie dei casi di corruzione che devono essere qualificate come reati dai Paesi Ue. Tra esse, oltre alla corruzione nel settore pubblico e in quello privato, figurano l’appropriazione indebita, l’ostruzione della giustizia, il traffico di influenze. Presente nella lista anche un articolo dedicato all’abuso d’ufficio, definito «esercizio illecito di funzioni pubbliche», reato che dunque l’Italia dovrà reintrodurre.

L’obiettivo della direttiva anticorruzione

Il nuovo quadro adottato dall’Ue mira a colmare le lacune nell’applicazione delle norme, in particolare nei casi transfrontalieri, modernizzando le regole, allineando le definizioni giuridiche e introducendo livelli comuni di sanzioni.

Via libera dell’Eurocamera alla direttiva anticorruzione: tra gli italiani solo Vannacci vota contro
Bandiere dell’Ue all’esterno di Palazzo Berlaymont (Ansa).

Tra gli italiani solo Vannacci ha votato contro

La direttiva anticorruzione approvata dal Parlamento di Strasburgo ha ottenuto il voto favorevole di tutti gli eurodeputati italiani, tranne uno: Roberto Vannacci. In generale, gli unici a schierarsi contro sono state alcune delegazioni del gruppo dei Patrioti e in particolare quelle spagnole, belghe, portoghesi e polacche.

Parlamento europeo, via libera con condizioni all’accordo Ue-Usa sui dazi

Via libera dell’Eurocamera all’accordo Ue-Usa sui dazi, ma con delle condizioni. I deputati di Strasburgo, riuniti in sessione plenaria, hanno adottato a larga maggioranza la loro posizione su due proposte legislative che attuano gli aspetti tariffari dell’accordo commerciale Ue-Usa stretto nell’estate del 2025 al golf resort di Turnberry, in Scozia, da Ursula von der Leyen e Donald Trump. In vista delle trattative con i Paesi Ue sono stati introdotti tre paletti: una clausola di sospensione in caso di introduzione da parte degli Stati Uniti di nuove tariffe; una clausola “sunrise” che ne subordina l’entrata in vigore al rispetto degli impegni da parte di Washington; una clausola “sunset” che fissa le scadenze al 31 marzo 2028, salvo rinnovo.

Parlamento europeo, via libera con condizioni all’accordo Ue-Usa sui dazi
Ursula von der Leyen e Donald Trump (Ansa).

Cosa cambierà con l’adozione dei due atti legislativi

I due atti legislativi sono stati adottati con 417 voti a favore e 154 contrari, con 71 astensioni (adeguamento dei dazi doganali e apertura di contingenti tariffari per l’importazione di alcuni beni originari degli Stati Uniti); e con 437 voti a favore e 144 contrari, con 60 astensioni (non applicazione dei dazi doganali sulle importazioni di alcuni beni). Se concordati con i governi dell’Ue, i due testi elimineranno la maggior parte dei dazi sui beni industriali Usa e garantiranno un accesso preferenziale al mercato per un’ampia gamma di prodotti ittici e agricoli statunitensi, in linea con gli impegni assunti nell’estate 2025 tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. La missione diplomatica degli Stati Uniti presso l’Ue, si legge in una nota, ha accolto «con favore il voto odierno del Parlamento europeo», che «garantisce la stabilità e la prevedibilità richieste dalle parti interessate americane ed europee, favorendo la crescita economica e la competitività» di entrambe le economie.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Il terremoto scatenato dalla vittoria del No al referendum dopo Fratelli d’Italia (dove è in corso una guerra tra correnti dopo le dimissioni di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè), ha colpito pure Forza Italia. La delusione per la mancata riforma in nome del padre avrebbe spinto Marina Berlusconi a intervenire per accelerare quel cambio di passo più volte evocato da Arcore. La prima vittima in casa azzurra è Maurizio Gasparri che ha lasciato la poltrona di capogruppo al Senato.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno

Il passo indietro è arrivato dopo la lettera con cui 14 senatori azzurri (su 20 del gruppo) – compresi, a quanto pare, i ministri Paolo Zangrillo ed Elisabetta Casellati – chiedevano di sostituire il capogruppo a Palazzo Madama per salvaguardare l’unità del partito. Per sostituirlo è stata Stefania Craxi, che ha battuto la concorrenza di Licia Ronzulli. Gasparri, a sua volta, potrebbe prendere il posto della figlia di Bettino, come presidente della Commissione Esteri al Senato.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Licia Ronzulli e Stefania Craxi (Imagoeconomica).

Nel mirino degli eredi del Cav c’è dunque il cerchio magico laziocentrico di Antonio Tajani che, per il momento, non sembra coinvolto nel repulisti. Il capogruppo alla Camera Paolo Barelli, fedelissimo e consuocero del vicepremier, alla domanda di Repubblica se tema un’iniziativa analoga contro di lui a Montecitorio si è limitato a rispondere: «Mi sto occupando di altre cose. Non ho notizie, a me non hanno detto niente». E, come Alberto Sordi nei panni dell’attore fallito Gastone, nell’omonimo film di Mario Bonnard, che a ogni disgrazia commentava «a me m’ha rovinato la guerra», Barelli assicura: «Colpa della guerra se ha vinto il no».

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Paolo Barelli, capogruppo Forza Italia alla Camera (Imagoeconomica).

Federalberghi ringrazia la Santa

«Salutiamo la senatrice Santanchè con un ringraziamento per l’impegno al servizio del settore turismo e per l’attenzione che ha dedicato alle esigenze delle imprese». È il commento del presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, alle dimissioni della ministra del Turismo. Non solo: per Bocca, «dinamismo e capacità di ascolto sono i tratti principali che hanno caratterizzato i tre anni e mezzo trascorsi alla guida del ministero». Il terremoto a via di Villa Ada – in attesa del nuovo inquilino – arriva in un momento delicato per il settore turistico che sta pagando caro le conseguenze della guerra in Medio Oriente. Secondo un’analisi realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze per Assoviaggi Confesercenti su un campione di 681 agenzie, dall’inizio delle ostilità a oggi si stimano oltre 7.100 prenotazioni cancellate, riprogrammate o dirottate verso altre destinazioni, con un impatto economico complessivo che, nelle prime settimane, raggiunge già quasi 100 milioni di euro.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Bernabò Bocca e Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Prodi porta Mario Monti al ristorante

Romano Prodi ama la buona tavola. E lo ha dimostrato portando il senatore a vita Mario Monti al ristorante bolognese Al Cambio, il regno di Piero Pompili. Chissà di che avranno discusso i due professori tra un piatto e l’altro…

Passera a Londra per salutare l’ambasciatore Lambertini

Qualche giorno fa, un nutrito gruppo di ospiti ha affollato la residenza dell’ambasciatore italiano a Londra per salutare Inigo Lambertini che ha festeggiato il suo addio alla Capitale britannica per fine mandato e carriera. Dei tanti invitati – dal politico conservatore Sir Edward Leigh al presidente della Camera di Commercio Italiana nel Regno Unito Roberto Costa – uno solo ha incuriosito tutti: Corrado Passera, volato da Milano a Londra per l’evento. Dopo che Banca Ifis di Ernesto von Fürstenberg Fassio ha acquisito la sua Illimity, Passera era tornato in scena come candidato alla guida di Mps, ma il cda gli ha preferito Fabrizio Palermo.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Corrado Passera (Imagoeconomica).

Domenica delle Palme, Franceschini riunisce i diccì

L’ex ministro dei Beni culturali Dario Franceschini si sta muovendo moltissimo. E si sa, quando si muove Franceschini qualcuno nel Partito democratico trema. Per esempio non è passato inosservato il pranzo con la sindaca di Genova Silvia Salis, che si è detta contraria alle Primarie per il campo largo. Franceschini organizza pure convegni. La sua “officina” situata a poca distanza dalla stazione Termini è sempre operativa e ora è impegnata all’appuntamento di domenica prossima, che poi è quella delle Palme: la celebrazione del cinquantesimo anniversario di Benigno Zaccagnini, segretario della Democrazia cristiana. Per questo Franceschini ha chiamato a raccolta Pier Ferdinando Casini, Rosy Bindi, Leoluca Orlando, Calogero Mannino, Gianfranco Rotondi, Clemente Mastella, Bruno Tabacci, Pierluigi Castagnetti.

La resa dei conti in Forza Italia e le altre pillole del giorno
Dario Franceschini (Imagoeconomica).

Corruzione: perquisizioni della Finanza al ministero della Difesa, in Terna e Rfi

Sono in corso perquisizioni da parte della Guardia di Finanza presso il ministero della Difesa e nelle sedi di Rete Ferroviaria Italiana, di Terna – società che gestisce la rete elettrica nazionale – e di Polo Strategico Nazionale. Le perquisizioni stanno avvenendo nell’ambito di una indagine della Procura di Roma (sviluppo di quella su Sogei) in cui sono stati ipotizzano i reati di corruzione, riciclaggio e autoriciclaggio, oltre alla turbativa d’asta e al traffico di influenze illecite. Al centro dell’indagine, che ha portato all’iscrizione nel registro di 26 persone, ci sono presunte irregolarità negli appalti informatici.

Gasparri si è dimesso da capogruppo di Forza Italia in Senato

Maurizio Gasparri, sfiduciato dai senatori del suo partito, si è dimesso da capogruppo di Forza Italia in Senato. Per le 16:30 è stata convocata a Palazzo Madama una riunione dei senatori di FI. Questo l’ordine del giorno, firmato dallo stesso Gasparri: “Dimissioni presidente del gruppo. Elezione nuovo presidente del gruppo”.

LEGGI ANCHE: I No in Forza Italia: berluscones tra accuse incrociate e resa dei conti

Le firme raccolte (da Claudio Lotito) per far sì che Gasparri lasciare la carica sono in tutto 14, su un totale di 20 senatori azzurri. Tra esse anche quelle dei ministri Maria Elisabetta Alberti Casellati e Paolo Zangrillo. Non ha invece firmato Anna Maria Bernini. A spingere per l’uscita di Gasparri è stata anche la famiglia Berlusconi. A prendere il posto dell’ormai ex capogruppo dovrebbe essere Stefania Craxi.

Gasparri si è dimesso da capogruppo di Forza Italia in Senato
Maurizio Gasparri e Stefania Craxi (Imagoeconomica).

I giovani del Liceo Musicale “Alberto Galizia” a Pescasseroli

I giovani del Liceo Musicale “Alberto Galizia” a Pescasseroli per il Concerto per la Pace nel Mondo Domani alle ore 21:00, la suggestiva Abbazia dei Santi Pietro e Paolo di Pescasseroli (Aq) ospiterà il “Concerto per la Pace nel Mondo”, un appuntamento di alto valore culturale e simbolico che intreccia musica, formazione e impegno civile, affidando ai giovani il compito di tradurre in note un messaggio universale. In questo scenario carico di storia e spiritualità, gli studenti del Liceo Musicale “Alberto Galizia” di Nocera Inferiore (Sa) saranno protagonisti di una serata che va oltre la dimensione artistica. Il concerto si configura infatti come un percorso narrativo ed emotivo, in cui la musica diventa strumento di dialogo tra i popoli e linguaggio capace di superare ogni barriera. Non una semplice esibizione, ma un racconto collettivo costruito attraverso l’interpretazione consapevole di giovani musicisti che, negli anni, hanno maturato esperienze significative e sviluppato una solida identità artistica. Un percorso sostenuto dalla dirigente scolastica, la dottoressa Raffaelina Trapanese, che con costanza promuove il valore educativo della musica come strumento di crescita culturale e personale. Fondamentale, in questo cammino, il contributo dei docenti di strumento, impegnati quotidianamente nella formazione artistica e umana degli studenti. Un lavoro meticoloso e condiviso che si traduce non solo nello studio e nella preparazione, ma anche nella presenza attiva accanto ai ragazzi in ogni esperienza musicale. A comporre questo impegno corale sono i professori Luigi Amabile, Angelo Antonacchio, Loredana Capozzoli, Filomena Costa, Luigi De Nardo, Biagio Fierro, Alessandro Fortunato, Antonio Saturno, Alessandro Ponte, Francantonio Pipolo e Ugo Rodolico. Il programma proposto accompagna il pubblico in un viaggio attraverso alcune delle pagine più significative della tradizione classica, scelte per il loro forte legame con i temi della pace e della fratellanza. Dall’“Inno alla Gioia” della Nona Sinfonia di Beethoven, emblema universale di unità tra i popoli, alle intense suggestioni verdiane con il “Va’ pensiero” dal Nabucco, fino ai momenti più celebri e drammatici de La Traviata, in un intreccio di emozioni che restituisce tutta la complessità dell’esperienza umana. Sul palco si alterneranno l’Ensemble di Chitarre diretto dal Maestro Antonio Saturno e l’Orchestra di fiati, percussioni e coro del Liceo, guidato dal tenore Alessandro Fortunato, insieme al coro dell’Associazione “Decima Sinfonia” di Pescasseroli diretto dalla Maestro Anna Tranquilla Neri. La direzione artistica e musicale è affidata al Maestro Luigi De Nardo, figura di riferimento capace di coniugare rigore interpretativo e sensibilità espressiva. La serata sarà presentata da Anna Maria Terrazzi, alla presenza del parroco don Patrizio Ciccone, in un contesto in cui la dimensione artistica si intreccia con quella spirituale, rafforzando il valore simbolico dell’iniziativa. Il concerto si inserisce in un percorso di crescita che vede gli studenti del Liceo “A. Galizia” sempre più presenti sulla scena musicale. Tra le esperienze più recenti, la partecipazione con la Banda Musicale dell’Aeronautica Militare a Roma e l’esibizione a Scafati nel concerto “Suoni in armonia”, dedicato alla vita, testimoniano un cammino in continua evoluzione. Quello di Pescasseroli rappresenta non solo un importante momento artistico, ma anche l’inizio di un dialogo con il territorio, destinato a svilupparsi in future collaborazioni e progettualità condivise. In un tempo segnato da tensioni e incertezze, saranno ancora una volta i giovani a farsi interpreti di un messaggio necessario, affidando alla musica il compito di ricordare che la pace è una costruzione quotidiana, fatta di ascolto, rispetto e armonia.

L'articolo I giovani del Liceo Musicale “Alberto Galizia” a Pescasseroli proviene da Le Cronache.

Israele annuncia l’uccisione del comandante della Marina dei Pasdaran

Fonti israeliane hanno annunciato uccisione dell’ammiraglio iraniano Alireza Tangsiri, dal 2018 comandante della Marina del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica e, pertanto, tra i principali responsabili della chiusura da parte dei pasdaran del transito internazionale nello Stretto di Hormuz. L’uccisione di Tangsiri sarebbe avvenuta durante un attacco condotto dall’IDF sulla città costiera di Bandar Abbas, affacciata sul Golfo Persico. Tangsiri nel 2019 era stato sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti come terrorista globale. Nel 2024 gli Usa avevano poi disposto misure secondarie nei suoi confronti a causa della presenza nel cda della Paravar Pars Company, società militare iraniana che sviluppa droni, a sua volta sanzionata dagli Stati Uniti. La morte di Tangsiri è stata poi confermata da Israel Katz. «Le nostre forze armate vi daranno la caccia e vi elimineranno uno per uno», ha detto il ministro della Difesa israeliano rivolgendosi ai pasdaran: «Continueremo a operare in Iran con tutte le nostre forze per raggiungere gli obiettivi della guerra».

La suonata di Lanocita

di Erika Noschese

Anche l’altra parte del non più “campo largo” trova la sintesi sul nome del candidato sindaco. Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Associazione Terra Socialista, Salerno in Comune, PER, Comitato Salute e Vita, insieme a numerose realtà del territorio, annunciano con convinzione la scelta condivisa di indicare nell’avvocato Franco Massimo Lanocita il candidato sindaco per la città di Salerno. «Questa candidatura nasce da un percorso unitario, costruito nel tempo attraverso battaglie comuni, impegno civile e una visione condivisa di città. Non si tratta di una semplice alleanza elettorale, ma dell’incontro tra esperienze politiche e civiche che hanno scelto di mettere al centro l’interesse collettivo, la tutela dei diritti e il futuro di Salerno. Franco Massimo Lanocita rappresenta una figura autorevole, capace di unire competenza giuridica, sensibilità sociale e una lunga storia di impegno nelle realtà progressiste e nei movimenti civici. Una candidatura che interpreta il bisogno crescente di cambiamento che attraversa la città», hanno dichiarato i rappresentanti politici che sostengono la candidatura di Lanocita, avvocato amministrativista noto per le sue battaglie ambientali. «Salerno vive oggi una fase complessa, segnata da questioni aperte che riguardano l’ambiente, il lavoro, la salute pubblica, la gestione del territorio e la qualità della vita. Di fronte a tutto questo, riteniamo necessario costruire un’alternativa credibile, fondata sulla trasparenza amministrativa, sulla partecipazione dei cittadini e su politiche orientate alla giustizia sociale. Vogliamo una città che torni ad ascoltare, che coinvolga realmente i quartieri e le frazioni alte, che difenda i beni comuni e che metta al centro del progetto Salerno la cittadinanza e i suoi giovani; una città che metta al primo posto la salute delle persone, la tutela dell’ambiente, la cultura e la qualità della vita. Una città più giusta, inclusiva e sostenibile – hanno aggiunto – Questa candidatura è anche un invito aperto: a tutte le cittadine e i cittadini, alle associazioni, ai movimenti, in particolare ai giovani e alle energie vive del territorio, chiediamo di essere parte di questo percorso. Perché il cambiamento non si delega, si costruisce insieme. Con Franco Massimo Lanocita sindaco vogliamo aprire una nuova fase per Salerno: una fase fondata sulla responsabilità, sulla partecipazione e sulla dignità. È il tempo di restituire la città ai cittadini e alle cittadine». Intanto, come già annunciato, il Psi perde pezzi. Il consigliere uscente Rino Avella (che fino all’ultimo ha mantenuto una posizione ambigua, senza mai confermare nè smentire l’addio al partito di Maraio), insieme a Massimiliano Amato, Valerio Casilli, Fabio Croce, Mimmo De Chiara, Salvatore Gaeta, Nino Parlavecchia e Antonio Tommasiello, ha costituito l’associazione politica Terra Socialista che, fanno sapere, «prende spunto dalla battaglia politica svolta negli ultimi mesi dal consigliere socialista uscente Rino Avella e da altri militanti per creare anche a Salerno le condizioni di legittimità e di unità del campo largo del centrosinistra alle elezioni comunali previste per maggio 2026». Duro l’attacco a Pd e Psi: «Tutto ciò non è stato possibile per responsabilità gravi dei gruppi dirigenti del Pd e del Psi, che hanno in ogni modo impedito questa possibilità. Con l’Associazione Terra Socialista questo gruppo politico intende, nell’immediato, partecipare e supportare lo sforzo dei partiti di sinistra, Avs e M5s, di dare vita a una coalizione capace di realizzare un vero cambiamento nella città». L’associazione Terra Socialista assume, come proprio contenuto programmatico, il “Manifesto per il socialismo” proposto dalla rivista Critica Sociale nella primavera del 2025. Propone inoltre un percorso per stringere un patto federativo con il partito Risorgimento Socialista – di cui si apprezzano le tesi politiche congressuali del 2019, ispirate alla migliore tradizione socialista – anche al fine di consolidare importanti riferimenti politici a livello regionale e nazionale. Al momento, resta fuori dai giochi Semplice Salerno, il movimento politico che fa capo ad Elisabetta Barone, già consigliera comunale. Per l’ex candidata sindaca, stando a quanto emerge, non vi sono i presupposti né per sostenere Armando Zambrano, candidato sindaco sostenuto dalla civica di Forza Italia, Azione, Casa Riformista, Ali per la città né l’avvocato Lanocita. Dalla consigliera uscente nessuna dichiarazioni ma voci interne alla coalizione fanno sapere che avrebbe scelto di non candidarsi e tirarsi fuori dalla politica.

L'articolo La suonata di Lanocita proviene da Le Cronache.

Paky Memoli: Salerno la nostra casa

di Erika Noschese

C’è un’immagine che, più di ogni altra, descrive il legame profondo tra un amministratore e la propria terra: quella del cammino mattutino tra le strade che si risvegliano. È in quei momenti, quando la città si svela senza i filtri del traffico e della frenesia, che emergono le sue bellezze ma anche le sue ferite più esposte. Proprio da questa osservazione quotidiana è partito ieri l’intervento di Paky Memoli. Già vicesindaco di Salerno e figura da sempre radicata nel tessuto sociale e sanitario cittadino, la dottoressa Memoli ha scelto di non affidarsi a freddi slogan, preferendo un richiamo diretto alla responsabilità individuale e al decoro urbano. In un momento in cui l’attenzione pubblica è naturalmente proiettata verso le prospettive future della città, il suo messaggio ha voluto rimettere al centro l’ordinario, quello “stare insieme” che trasforma un semplice agglomerato di strade in una vera comunità. Il suo impegno, oggi declinato nel sostegno a una visione amministrativa di continuità e rinnovamento al fianco di Vincenzo De Luca nella lista “A testa alta”, si muove su un binario preciso: la politica della presenza e dell’ascolto. “Voglio innanzitutto lanciare un messaggio chiaro ai miei concittadini e far capire loro che io ci sono, oggi come sempre”, ha esordito ieri Paky Memoli, con una semplicità che nasconde una profonda visione del ruolo pubblico. Non è solo una questione di reperibilità, ma di testimonianza attiva. Esserci significa osservare i disagi prima che diventino emergenze, ascoltare le lamentele e, soprattutto, farsi carico delle piccole criticità che segnano la giornata del cittadino comune. L’appello lanciato ieri nasce proprio da questa vicinanza. Il punto di partenza è un’ammissione di onestà intellettuale: “Sono consapevole che esistano tante difficoltà nella nostra città e che le sfide da affrontare siano ancora molte”, ha riconosciuto la candidata. Eppure, proprio in questa complessità, emerge l’importanza strategica del contributo del singolo. Per la Memoli, il rilancio di Salerno non passa solo attraverso le grandi opere o le strategie macroscopiche, ma germoglia nel quotidiano rispetto degli spazi condivisi. È un invito a riscoprire quel senso di appartenenza che troppo spesso viene sacrificato sull’altare dell’indifferenza. Entrando nel merito di una questione che anima da tempo il dibattito pubblico, la Memoli ha sollevato il problema del decoro e dell’igiene urbana, con un riferimento specifico alla gestione delle deiezioni canine. Può sembrare un tema di secondo piano rispetto ai grandi nodi della politica amministrativa, ma è, in realtà, uno dei termometri più affidabili del grado di civiltà di una popolazione e dell’efficacia del vivere comune. “Il problema delle deiezioni canine sparse lungo le vie e sui marciapiedi di tante città, e purtroppo in modo particolare nella nostra Salerno, rappresenta un tema ricorrente per chiunque abbia davvero a cuore il decoro e l’igiene degli spazi pubblici”, ha spiegato con fermezza. Uscire di casa e trovare i percorsi pedonali deturpati non è solo un disagio estetico o igienico, ma un colpo all’orgoglio di una città che aspira a standard elevati di accoglienza e vivibilità. “Si tratta di un argomento capace di tenere banco e di accendere gli animi dei residenti, ed è comprensibile”, ha proseguito Memoli, sottolineando come la frustrazione dei cittadini nasca proprio dall’amore per i propri quartieri. “Poiché ogni mattina, uscendo di casa, trovo strade e marciapiedi continuamente sporchi, sento il dovere di rivolgere un appello accorato ai miei concittadini affinché abbiano un po’ più di rispetto per i nostri spazi comuni”. L’appello ai salernitani è, dunque, un invito al protagonismo civico. “Certamente la città ha bisogno di tante cose e di interventi strutturali su più livelli, ma il mantenimento del decoro è un ambito in cui il cittadino comune può fare immediatamente la differenza per rendere più bella la nostra Salerno”, ha ribadito ieri la candidata. Un concetto, questo, che si sposa perfettamente con l’idea di camminare “a testa alta”: non si può essere pienamente orgogliosi della propria comunità se non si contribuisce, nel proprio piccolo, a preservarne la dignità. Il richiamo alla normativa vigente, nelle parole di Paky Memoli, non è stato letto come un’imposizione burocratica, ma come un promemoria di civiltà fondamentale per la convivenza. «Sappiamo bene che, per legge, il proprietario di un cane ha l’obbligo di raccogliere gli escrementi lasciati dall’animale per strada, portando sempre con sé gli strumenti necessari per la raccolta e il corretto smaltimento delle deiezioni», ha ricordato. Portare con sé il kit di pulizia non è un onere accessorio, ma un requisito fondamentale per chi sceglie di condividere la propria vita con un animale in un contesto urbano moderno. Con l’arrivo imminente della bella stagione, il tema del decoro urbano assume una rilevanza ancora maggiore. Salerno, con il suo lungomare, le sue piazze storiche e i suoi parchi, si prepara a cambiare volto. Le giornate si allungano e la città torna a popolarsi di famiglie, turisti e proprietari di animali che giustamente desiderano godere del clima mite. “Con l’inizio della primavera usciremo di più, passeggeremo con maggiore frequenza e vivremo intensamente i nostri spazi all’aperto», ha osservato ieri la Memoli. «Proprio per questo è necessaria una soglia di attenzione più alta. Dobbiamo amare profondamente i nostri cani, ma amarli significa anche educarli e, soprattutto, rispettare la sensibilità altrui e l’integrità dei luoghi che condividiamo”. L’intervento di ieri di Paky Memoli ha tracciato un percorso che va oltre l’episodio specifico della pulizia stradale. È una filosofia dell’abitare che vede il cittadino non come un utente passivo di servizi comunali, ma come un partner attivo del cambiamento. In una fase di trasformazione e di nuove sfide per Salerno, questo ritorno all’essenziale – al gesto del singolo che protegge la bellezza di tutti – rappresenta un punto fermo del suo programma. Il messaggio è dunque duplice: da un lato la conferma di una presenza politica e umana che non indietreggia davanti ai problemi minimi, conscia che siano essi a determinare la percezione della qualità della vita; dall’altro la richiesta di una collaborazione sincera. Perché una città che vuole guardare al futuro con ambizione è, prima di tutto, una città che sa prendersi cura del proprio presente, un marciapiede alla volta. L’appello di ieri è stato un tassello di un dialogo costante che Paky Memoli intende portare avanti: un invito a riscoprire l’orgoglio di Salerno attraverso la cura che ogni cittadino mette nel calpestare le sue strade. La sfida è lanciata, e la risposta non risiede solo nelle urne, ma nella quotidiana dedizione al bene di tutti.

L'articolo Paky Memoli: Salerno la nostra casa proviene da Le Cronache.

Una petroliera turca è stata attaccata nel Mar Nero: cosa sappiamo

Una petroliera battente bandiera turca, che «aveva caricato petrolio greggio dalla Russia», è stata attaccata nel Mar Nero, probabilmente da «un veicolo di superficie senza equipaggio a livello dell’acqua». Lo ha reso noto Abdulkadir Uraloglu, ministro dei Trasporti turco. Segnalata un’esplosione nella sala macchine, «presa di mira specificamente». Illesi i 27 membri dell’equipaggio.

Una petroliera turca è stata attaccata nel Mar Nero: cosa sappiamo
Abdulkadir Uraloglu (Ansa).

L’attacco è avvenuto a 24 chilometri dall’entrata settentrionale del Bosforo

Secondo l’emittente turca Ntv, al momento dell’attacco la petroliera partita dalla Russia trasportava 140 mila tonnellate di petrolio e si trovava a circa 24 chilometri dall’entrata settentrionale del Bosforo: il raid è avvenuto dunque non troppo lontano da Istanbul.

La petroliera è stata sanzionata da Unione europea, Svizzera, Ucraina e Regno Unito

Il portale turco Haber Denizde scrive che la petroliera è stata sanzionata tra ottobre 2025 e febbraio 2024, nell’ordine, da Unione europea, Svizzera, Ucraina e Regno Unito. La nave, che in precedenza operava nella flotta della Besiktas Maritime con il nome di ‘Besiktas Dardanelles’, è stata acquisita a maggio del 2024 dalla Kayseri Shipping (con sede a Panama) e ribattezzata ‘Kayseri’. A novembre del 2025 la nave è stata comprata dalla Pergamon Maritime, con sede a Istanbul: da allora si chiama ‘Altura‘.

Salernitana, De Vico e Cabianca ok

di Marco De Martino

SALERNO – La Salernitana, grazie all’intuito di Cosmi, ha scoperto di avere in casa due rinforzi che potrebbero rinvigorire un gruppo troppo spesso a corto di risorse, di idee e di energie. Rocco Di Vico ed Eddy Cabianca sono le note più liete emerse dalla sofferta vittoria ottenuta in rimonta, lunedì scorso all’Arechi, ai danni del Team Altamura. Il centrocampista classe 2007 ed il difensore classe 2003 finora, per motivi molto diversi, sono riusciti a ritagliarsi pochissimo spazio in stagione. Di Vico, pur facendo il suo esordio già nel girone d’andata quando al timone c’era Giuseppe Raffaele, è riuscito a collezionare solamente cinque presenze, mentre Cabianca, complice un doppio infortunio che l’ha costretto ai box per oltre cinque mesi, ne ha racimolate otto. Tra l’altro con il difensore in campo la Salernitana è imbattuta, vincendo sette gare e pareggiandone una. Contro il Team Altamura sono stati tra i migliori in campo ricevendo, a fine gara, gli elogi di mister Cosmi: “La Salernitana -ha dichiarato il tecnico- ha in casa un giocatore di grande prospettiva, che è Rocco Di Vico. E’ il prototipo di centrocampista davanti alla difesa che piace a me. Non fa mai fatica, è sempre nella posizione giusta, magari sbaglierà qualche pallone ma a mio avviso è un calciatore di grande prospettiva che mi auguro possa crescere a Salerno e magari in altre categorie. Mandarlo in campo per me non è stato un esperimento, anzi. Cabianca -ha proseguito Cosmi- è un gran giocatore, se mi dicessero l’anno prossimo di prendere un calciatore il primo nome che farei è il suo. Deve imparare a saltare ma per il resto è fortissimo”. Il futuro, sia di Di Vico che di Cabianca, è, però, in bilico. Il primo andrà in scadenza di contratto il prossimo 30 giugno mentre il secondo dovrà essere riscattato dalla Cremonese, proprietaria del suo cartellino, che però gode del diritto di contro-riscatto. Alla società granata il compito di non lasciarsi scappare due talenti giovanissimi che potrebbero davvero fare le fortune della Salernitana.

L'articolo Salernitana, De Vico e Cabianca ok proviene da Le Cronache.

Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè

Giovanni Malagò, già presidente del Coni e patron delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, apprezzato al’estero e con agganci importanti non solo nel mondo dello sport, sarebbe perfetto come ministro del Turismo dopo l’addio di Daniela Santanchè, che si è dimessa cedendo al pressing di Giorgia Meloni. Malagò però non è l’unico candidato. E nemmeno il favorito. Ecco chi c’è il pole e gli altri nomi in lizza.

LEGGI ANCHE: La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI

Il favorito è il deputato meloniano Caramanna

Più che Malagò, al momento è in pole Gianluca Caramanna, deputato di Fratelli d’Italia, considerato una figura di riferimento del partito proprio sulle politiche turistiche e culturali. Classe 1975, nato in Germania e laureato in Economia del Turismo, Caramanna ha lavorato nel settore alberghiero ricoprendo importanti incarichi manageriali, anche nel gruppo Hotel Domus. Eletto alla Camera nel 2022, è attualmente capogruppo di FdI in Commissione X e membro della Commissione di Vigilanza Rai. Finora ha anche ricoperto il ruolo di consigliere di Santanché per i rapporti istituzionali. L’ipotesi forte è quella di interim del Turismo a Meloni, con successivo passaggio del timone del dicastero a Caramanna, nel frattempo promosso sottosegretario.

Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè
Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè
Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè
Non solo Malagò: i nomi per il dopo Santanchè

Gli altri nomi in lizza, da Nembrini a Sallemi

Come riporta Adnkronos, per il ministero del Turismo circola poi il nome di Elena Nembrini, attuale direttrice generale dell’Enit, ovvero l’Agenzia Nazionale del Turismo. Nembrini è componente di organi di controllo e organismi di vigilanza di istituti bancari e società, anche quotate, e di fondazioni. Un altro candidato -seppur con minori possibilità di investitura – è Sandro Pappalardo, che da gennaio 2025 è presidente di ITA Airways. Girano poi altri due nomi, entrambi pescati da Palazzo Madama: Lucio Malan, attuale presidente dei senatori di Fratelli d’Italia, e Salvo Sallemi.

Trump fa insider trading? La guerra in Iran e l’ombra dei giochetti con la Borsa

Il rapporto di Donald Trump con la Borsa è da sempre borderline, visti i numerosi interessi finanziati dell’inquilino della Casa Bianca, uomo d’affari prima che presidente degli Stati Uniti, e le possibili ripercussioni a Wall Street (e non solo) di ogni sua singola decisione. Come ha evidenziato il Financial Times, poco prima dell’annuncio da parte di Trump del rinvio degli attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane – in virtù di «discussioni costruttive», poi smentite da Teheran – investitori non identificati hanno venduto contratti sul petrolio per un controvalore di 580 milioni di dollari, per poi ricomprarli a un prezzo inferiore dopo che la notizia aveva causato un crollo delle quotazioni del greggio. Insomma: o qualcuno ha fatto soldi grazie a un incredibile colpo di fortuna, oppure era in possesso di informazioni privilegiate.

I movimenti del 23 marzo sono stati anomali per volume e tempistica

Aleggia così il sospetto di insider trading, cioè la compravendita di titoli da parte di soggetti che, grazie alla loro posizione lavorativa o societaria, sono venuti in possesso di informazioni riservate, non ancora pubbliche. Si tratta di una pratica illegale, perché altera la trasparenza del mercato, consentendo un profitto sleale a danno degli altri investitori. Quanto accaduto la mattina del 23 marzo appare sicuramente anomalo, se non altro per la tempistica. Tra le 6.49 e le 6.50, ora di New York, sono stati scambiati 6.200 contratti futures sul Brent e sul West Texas Intermediate per un valore di 580 milioni di dollari. Movimenti insoliti per l’orario e anche per il volume. Il fatto è che alle 7.04 è arrivato, puntualissimo, il post di Trump via Truth sulle presunte negoziazioni positive con l’Iran, che ha innescato un flusso di vendite sul greggio, con conseguente calo del prezzo.

Trump fa insider trading? La guerra in Iran e l’ombra dei giochetti con la Borsa
Barili di petrolio (Ansa).

Il petrolio Wti, prima dell’annuncio, era quotato a circa 99 dollari al barile e dopo ha pesantemente ritracciato, attestandosi attorno agli 86. Stesso movimento per il Brent che, partito da 112 dollari, è crollato in pochi minuti a 99. La speculazione non si è limitata al greggio: anche i future sull’indice S&P 500 hanno registrato movimenti inconsueti per l’orario, pre-mercato.

Trump fa insider trading? La guerra in Iran e l’ombra dei giochetti con la Borsa
Operatori di Borsa (Ansa).

C’erano già stati scambi sospetti in concomitanza con gli annunci di Trump

A questo è seguito il riacquisto a un prezzo più basso. La sensazione è che qualcuno fosse in possesso di questa notizia market sensitive, come si definiscono le indiscrezioni capaci di far schizzare o deprimere i corsi azionari. Il fatto è che non è la prima volta che si verificano scambi sospetti in concomitanza con importanti decisioni o dichiarazioni di The Donald. Che non sempre corrispondono a realtà: da qui le passate accuse di aggiotaggio, cioè la manipolazione dei prezzi di titoli tramite notizie false. Era già accaduto ad aprile 2025 quando il presidente, commentando lo stop ai dazi precedentemente imposti a tutto il mondo, aveva candidamente parlato di «momento giusto per comprare».

Trump fa insider trading? La guerra in Iran e l’ombra dei giochetti con la Borsa
Wall Street (Ansa).

Ma, come ha evidenziato il Financial Times, lo schema si era già verificato il 10 marzo, giorno che ha visto un rimbalzo dei mercati dopo la dichiarazione di Trump sul conflitto iraniano «praticamente finito» e la successiva smentita del segretario alla Guerra Pete Hegseth. Il 20 marzo, Wall Street aveva perso l’1,8 per cento durante la giornata, appesantito dalle indiscrezioni su un possibile intervento di terra in Iran. Poi, poco prima della chiusura degli scambi, sono arrivate la parole del presidente americano sulla riduzione graduale degli attacchi: perdite appianate in pochi minuti. E non si può non citare la scommessa da 32 mila dollari su Polymarket sulla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro: effettuata in un momento in cui era considerata improbabile, ne ha fruttati circa 400 mila.

Trump fa insider trading? La guerra in Iran e l’ombra dei giochetti con la Borsa
Donald Trump (Ansa).

La Casa Bianca ha ovviamente smentito: «Accuse infondate»

Sembra esserci un pattern. Ma è difficile, anzi praticamente impossibile, provare il nesso tra il comportamento di Trump e quanto accaduto il 23 marzo nelle compravendite del petrolio. Da parte sua, la Casa Bianca ha – ovviamente – negato l’uso improprio di informazioni privilegiate, parlando di «accuse infondate». Eppure in questo caso specifico, insistono gli analisti, la massiccia vendita dei future sul greggio si è verificata nelle prime ore di una giornata che non prevedeva né la pubblicazione di dati economici importanti, né discorsi da parte di esponenti della Federal Reserve. Mercoledì 25 marzo, dopo l’annuncio da parte dell’Iran della riapertura dello Stretto di Hormuz alle navi ritenute «non ostili» e la trasmissione di un piano di pace Usa all’Iran, i prezzi del petrolio sono continuati a scendere. Nessun sospetto di insider trading. Quanto a due giorni fa, come diceva qualcuno (cioè Giulio Andreotti), a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Pagani. Campitiello lancia la “super coalizione”

Pagani entra ufficialmente nella fase più calda della campagna elettorale e i movimenti politici degli ultimi giorni stanno ridisegnando in maniera profonda gli equilibri in campo. A catalizzare l’attenzione è la scelta di Massimo D’Onofrio, indicato come candidato a sindaco, di abbandonare il percorso civico per approdare in Forza Italia. Una decisione formalizzata attraverso un comunicato dei dirigenti provinciali e regionali del partito azzurro, che segna un passaggio politico rilevante e apre a nuove dinamiche nel centrodestra locale. D’Onofrio, inoltre, guarda anche all’attuale maggioranza amministrativa, intercettando possibili adesioni provenienti dall’area del sindaco uscente De Prisco. Tra i nomi che potrebbero confluire nel suo progetto vi sono esponenti riconducibili all’area D’Amato, oggi rappresentata in giunta, segnale evidente di una progressiva disgregazione degli equilibri interni all’amministrazione. Nel frattempo, si muove anche l’altra anima del centrodestra. Vincenzo Violante potrebbe orientarsi verso il sostegno alla lista di Fratelli d’Italia, che avrebbe individuato in Nicola Campitiello il proprio candidato a sindaco, sostenuto da un fronte composto da quattro liste civiche. Proprio su questo fronte, Campitiello appare oggi come il candidato più strutturato, forte di un’aggregazione politica costruita nel tempo insieme a Vincenzo Calce e Cascone, già candidati nel 2020. Un percorso che oggi si ricompone attorno al nome del dottor Campitiello, con il supporto di Fratelli d’Italia e dell’onorevole Gambino, e con l’obiettivo di presentare una “super coalizione” ampia, competitiva e radicata sul territorio. Sul versante opposto, il centrosinistra lavora a una candidatura capace di tenere insieme le diverse sensibilità. Il nome che prende quota è quello di Raffaele La Femmina, già assessore alle finanze dell’amministrazione Bottone. A sostegno della coalizione si profilano il Partito Democratico, i Socialisti e una parte dei fuoriusciti di Orizzonte Comune, già protagonisti alle ultime elezioni proprio a supporto dell’attuale sindaco. Il dato politico che emerge con maggiore evidenza è però la difficoltà dell’amministrazione guidata da De Prisco, che sembra non godere più dello stesso consenso popolare di un tempo. Le fuoriuscite, i riposizionamenti e le nuove alleanze raccontano una fase di logoramento politico che apre scenari del tutto nuovi. Si preannuncia una campagna elettorale intensa, competitiva e ricca di colpi di scena. A Pagani, più che i nomi, saranno determinanti le scelte strategiche, la credibilità dei progetti e la capacità di intercettare un elettorato sempre più esigente e disilluso. Una partita tutta da giocare, dove nulla appare scontato.

L'articolo Pagani. Campitiello lancia la “super coalizione” proviene da Le Cronache.

La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI

Altro che semplici “pulizie di primavera” per rilanciare l’azione del governo. La battaglia ingaggiata da Palazzo Chigi, all’indomani della sconfitta al referendum, che ha fatto vittime in via Arenula e in via di Villa Ada, ha il suo fulcro in via della Scrofa. La crisi innescata dall’esito deludente della consultazione del 22 e 23 marzo nasconde una “guerra tra bande” all’interno di Fratelli d’Italia, che Giorgia Meloni sta tentando di nascondere e governare.

La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Le condizioni poste da Delmastro

Certamente, è stata la presidente del Consiglio a pretendere le dimissioni di Andrea Delmastro e della fidata Giusi Bartolozzi dal ministero della Giustizia. Il primo ha dovuto lasciare per lo scandalo della società di cui faceva parte insieme alla figlia di Mauro Caroccia, legato al clan Senese. Mentre la capo di gabinetto di Carlo Nordio, nel mirino per il caso Almasri, ha fatto un passo indietro per le parole usate in campagna elettorale contro i pm definiti «plotone di esecuzione», dopo aver promesso che avrebbe lasciato l’Italia in caso di vittoria del Sì al referendum sulla separazione delle carriere. Alla fine, insieme a Delmastro, non ha lasciato il Paese ma via Arenula.

La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI
Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi (Ansa).

L’addio non è stato indolore. Stando a quanto risulta a L43, il sottosegretario di FdI ha posto una condizione netta alle sue dimissioni. Spalleggiato da Giovanbattista Fazzolari e Giovanni Donzelli, Delmastro ha puntato i piedi: «Io non me ne vado se non salta anche la Santanchè» (rinviata a giudizio per falso in bilancio e indagata per truffa aggravata e per due ipotesi di bancarotta). «Se devo lasciare per un fatto per cui non sono neanche indagato, la Santanchè, plurindagata con accuse gravi, deve dimettersi contestualmente».

La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI
La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI
La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI

Il motivo della resistenza di Santanchè

La richiesta è stata inoltrata al ministero di via di Villa Ada. Probabilmente, Meloni non aspettava altro. Ma la ministra, sostenuta da un pezzo da novanta come Ignazio La Russa, non ha voluto cedere, rifiutando la pretesa, a suo giudizio, scomposta avanzata dalla ‘banda’ di Delmastro & Co. E da qui è nata quella nota assai strana in cui Meloni esprimeva «apprezzamento» per la scelta di Delmastro e Bartolozzi di dimettersi e, contestualmente, auspicava che, «sulla medesima linea di sensibilità istituzionale, analoga scelta fosse condivisa da Santanchè». Perché tirare in ballo la ministra del Turismo, che non c’entrava nulla con il referendum? Si è trattato – si apprende – di un comunicato nato dalla necessità, avanzata da Delmastro, di tracciare un parallelo tra la sua ‘cacciata’ e quella dell’esponente della corrente avversa. Un parallelo rifiutato poi esplicitamente dalla ministra, che nella lettera di dimissioni presentata il giorno dopo – scritta insieme a La Russa – ha tenuto a sottolineare come il suo certificato penale sia «immacolato».

La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI
Daniela Santanchè con Ignazio La Russa (Ansa).

Di chi sono i conti «pagati per errori degli altri?»

«Ieri forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità a una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio», ha scritto nella missiva indirizzata all’amica Giorgia. «Volevo che le mie dimissioni inoltre fossero separate dalla vicenda contingente e assai diversa che ha riguardato Delmastro che pure paga un prezzo alto», ha continuato. «Chiarito questo, non ho difficoltà a dire ‘obbedisco‘ e a fare quello che mi chiedi. Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri», ha concluso. «I miei conti e quelli degli altri»: una frase al vetriolo. E di chi saranno questi conti che Santanchè dice di pagare per errori degli altri? Di Delmastro? O della stessa Meloni? Di sicuro non è finita qui.

La mano dietro le dimissioni di Santanchè e la guerra tra bande in FdI
Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Pisano, Fico: “tutela della salute prima di ogni cosa”

di Erika Noschese «

La tutela della salute e dell’ambiente viene prima di ogni cosa. Per questo, come Regione Campania, abbiamo detto no all’Autorizzazione Integrata Ambientale per le Fonderie Pisano. Una decisione presa per senso di responsabilità, dopo anni di problemi e senza più margini per soluzioni sostenibili che avrebbero garantito la sicurezza dei cittadini». A dirlo è il presidente della Giunta regionale della Campania, Roberto Fico, annunciando attraverso i social lo stop alle Fonderie Pisano. «Abbiamo scelto di intervenire sulla base di valutazioni tecniche rigorose e nel rispetto delle indicazioni arrivate anche dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, che ha riconosciuto un danno alla vita privata e familiare delle persone residenti nei territori interessati, richiamando le istituzioni al dovere di agire. Ed è quello che abbiamo fatto oggi, sulla base di un’istruttoria approfondita e dell’impegno dell’assessora Claudia Pecoraro e degli uffici regionali – ha aggiunto il presidente Fico – Sappiamo che questa scelta ha conseguenze sull’occupazione e accompagneremo questo momento con attenzione, mettendo in campo tutte le misure possibili per non lasciare indietro nessuno. Difendere la salute dei cittadini e la qualità dei territori resta per noi un dovere. E su questo non si torna indietro». A parlare di «passo importante» è anche l’assessora regionale all’Ambiente, Claudia Pecoraro, che chiarisce come la «Regione Campania scelga di agire con responsabilità, nel rispetto delle istituzioni e dei diritti fondamentali, per restituire qualità della vita ai territori e costruire un futuro finalmente compatibile con la salute delle comunità». «Come Regione ci siamo messi all’opera, rappresentando la necessità di tutelare la salute della cittadinanza e di dare rispetto e risposte adeguate alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Purtroppo, allo stato, dalla documentazione e dagli atti presentati dalla società Pisano, non è possibile considerare rispettate le nuove BAT richieste, dal novembre 2024, dall’Unione europea e, quindi, non abbiamo avuto altra alternativa se non disporre la chiusura dell’opificio», ha dichiarato l’assessora Pecoraro. L’assessora ha inoltre rinnovato il suo impegno a tutela dei lavoratori e delle lavoratrici: «Insieme alla collega Angelica Saggese, che si occupa di lavoro e formazione, e al collega Fulvio Bonavitacola, delegato alle attività produttive, abbiamo già aperto un tavolo con i sindacati, con la Fiom Cgil e con le RSU aziendali, proprio al fine di individuare le migliori strategie possibili per tutelare l’asset lavorativo e i livelli occupazionali. Abbiamo già avviato verifiche sull’età dei lavoratori, per valutare eventuali strumenti di accompagnamento al pensionamento anticipato». Per i lavoratori si parla anche di riqualificazione e di ricollocamento mirato, ma «la soluzione principale, quella auspicata, resta la delocalizzazione dell’opificio, che consentirebbe di garantire il mantenimento dei livelli occupazionali. Come Regione Campania, oltre a impegnarci per la tutela dei lavoratori, abbiamo dato la nostra massima disponibilità agli imprenditori e alla società Pisano per accompagnarli nel percorso di delocalizzazione, cosa che finora non è mai avvenuta. Naturalmente, sarà l’imprenditore a dover individuare una nuova area dove trasferire le Fonderie Pisano, ma, una volta scelta la zona, non sarà lasciato solo: garantiamo la nostra piena disponibilità ad accompagnare il percorso, ad aprire un dialogo con i territori interessati e a favorire un insediamento dell’opificio in maniera serena, pacifica e ben accolta». Dal canto suo, la Fiom Cgil parla di «un provvedimento che non può che segnare, ancora più drammaticamente, il futuro delle 100 maestranze e delle loro famiglie impegnate nello stabilimento di Fratte. La preoccupazione è al limite estremo! Mentre, proprio in queste ore, attendevamo di conoscere la data di convocazione di un tavolo di crisi al Ministero, richiesto dalla stessa azienda tramite Confindustria Salerno, per un confronto il più ampio possibile sul futuro dell’intero gruppo industriale Pisano». La segreteria provinciale ricorda, infatti, che «già da tempo la proprietà aveva evidenziato il rischio che una possibile discontinuità produttiva a Fratte potesse avere ricadute su tutti gli stabilimenti correlati, operanti dentro e fuori il nostro territorio (Napoli, Luogosano – AV -, Foggia), con una voragine di oltre 140 posti di lavoro. Oggi questa prospettiva può diventare gravemente attuale, a partire, nell’immediato, dallo stabilimento di Fratte a Salerno, che avrà solo il tempo di mettere in sicurezza gli impianti e chiudere i battenti, salvo un eventuale ricorso della proprietà nelle sedi competenti. Affronteremo, dunque, dalle prossime ore una dolorosa emergenza occupazionale, economica e sociale, ma non possiamo ritrovarci soli!». Da qui la chiamata a una responsabilità collettiva: «Anche il diritto al lavoro esige risposte concrete e di prospettiva. Ed esige la massima attenzione e imparzialità nelle soluzioni, perché l’intera vertenza non può essere scaricata solo sulle spalle dei lavoratori. Rivendicheremo, dunque, responsabilità in sede territoriale, a partire da iniziative che verranno organizzate in prosieguo e da un incontro urgente che chiederemo all’azienda in sede confindustriale; la ribadiremo in sede regionale, dove circa venti giorni fa ci fu assicurato che nessuno sarebbe stato lasciato senza futuro, e la richiameremo in sede ministeriale, sollecitando la definizione di una data di incontro. Restiamo convinti che un futuro sia ancora possibile, con nuovi investimenti in area industriale e con soluzioni di continuità economico-lavorativa per le maestranze. Ci aspettiamo il massimo e necessario impegno da parte di tutti gli attori coinvolti!». Ad intervenire anche il presidente del Codacons Campania, Matteo Marchetti: «Questo decreto sarebbe dovuto arrivare almeno quarant’anni fa. Il Codacons Campania è stato per anni impegnato nei processi penali nei confronti delle Fonderie Pisano per la salvaguardia dell’ambiente nella città di Salerno e nella Valle dell’Irno. Le nuove generazioni hanno ottenuto questo importante risultato, che costituirà un rilevantissimo precedente in tutta Italia per la lotta all’inquinamento ambientale. Compito della politica, adesso, è salvaguardare i lavoratori». Ad esultare anche il comitato Salute e Vita: «Con l’ufficialità del decreto di chiusura termina uno dei capitoli più tragici del nostro territorio. Con la condanna della CEDU e il decreto emanato dalla nuova Giunta regionale presieduta dal presidente Fico, grazie anche all’impegno dell’assessora regionale all’Ambiente Claudia Pecoraro, si è fatto ciò che doveva essere fatto vent’anni fa: osservare e applicare la legge!», ha dichiarato il presidente Lorenzo Forte, che ha convocato per questa mattina una conferenza stampa chiedendo la bonifica del sito e il ricollocamento degli operai, «perché solo la proprietà Pisano deve pagare per il crimine commesso», ha aggiunto.

L'articolo Pisano, Fico: “tutela della salute prima di ogni cosa” proviene da Le Cronache.

Si e’ costituita a Salerno l’ Associazione Politica “Terra Socialista”

L’Associazione prende spunto dalla battaglia politica svolta , negli ultimi mesi, dal consigliere socialista uscente Rino Avella e da altri militanti per creare anche a Salerno le condizioni di legittimita’ e di Unita’ del Campo Largo del Centrosinistra alle elezioni comunali di Salerno previste x il.maggio 2026.
Tutto cio’ non e’ stato possibile per responsabilita’ gravi dei gruppi dirigenti del PD e del PSI che hanno in ogni modo impedito questa possibilita.’
Con l’Associazione Terra Socialista questo gruppo politico intende , nell’ immediato, partecipare e supportare lo sforzo dei partiti di sinistra AVS e M5S di dare vita ad una coalizione capace di realizzare un vero cambiamento nella citta’.
L’Associazione Terra Socialista assume , a proprio contenuto programmatico, il “manifesto per il socialismo” proposto dalla rivista Critica Sociale nella primavera del 2025.
Propone un percorso per stringere un Patto Federativo con il partito di Risorgimento Socialista,- di cui si apprezzano le tesi politiche congressuali del 2019 , che si richiamano alla migliore tradizione socialista – anche al fine di concretizzare importanti riferimenti politici a livello regionale e Nazionale.

Per l’Associazione Terra Socialista:

Rino Avella
Massimiliano Amato
Valerio Casilli
Fabio Croce
Mimmo De Chiara
Salvatore Gaeta
Nino Parlavecchia
Antonio Tommasiello

L'articolo Si e’ costituita a Salerno l’ Associazione Politica “Terra Socialista” proviene da Le Cronache.

Spoke 2: Intelligenza artificiale

Si concluderà oggi, presso l’Università degli Studi di Salerno il convegno scientifico “Sicurezza, Informazione, Manipolazione – aspetti informatici, giuridici, sociologici”, promosso nell’ambito delle attività della Fondazione SERICS, a conclusione del Progetto Spoke 2 “Disinformazione e Fake News”. «La trasformazione digitale e l’evoluzione dell’intelligenza artificiale stanno ridefinendo profondamente i paradigmi della sicurezza e del diritto nella sfera pubblica», ha dichiarato il Presidente della Fondazione SERICS, il professore Vincenzo Loia. «Con questo convegno intendiamo promuovere una riflessione scientifica rigorosa e interdisciplinare – la sfida non è solo tecnologica: è culturale e istituzionale. Servono strumenti nuovi per garantire sicurezza, trasparenza e diritti, ma anche per rafforzare la capacità delle democrazie di resistere alle distorsioni prodotte dai nuovi ecosistemi informativi». L’evento rappresenta un passaggio cruciale nel percorso della Fondazione SERICS, confermandone il ruolo di riferimento nazionale nella ricerca sui temi della sicurezza, dell’informazione e dell’impatto sociale delle tecnologie emergenti. L’iniziativa rappresenta un momento di sintesi e rilancio delle ricerche condotte sul mutamento strutturale della sfera comunicativa contemporanea, caratterizzata dalla crescente diffusione di forme di agentività non umana – come algoritmi e bot – nella produzione e nella manipolazione del consenso. In questo quadro, la sicurezza dell’ecosistema informativo emerge come elemento cruciale: dalla protezione dei processi decisionali alla resilienza delle istituzioni democratiche rispetto a manipolazioni e interferenze. L’iniziativa punta a rafforzare il dialogo tra diritto, sociologia e teoria dell’informazione per sviluppare strumenti operativi contro la disinformazione. Il programma prevede la partecipazione di studiosi ed esperti provenienti da diverse università italiane, articolandosi in sessioni tematiche e tavole rotonde dedicate al rapporto tra intelligenza artificiale, diritto, società e democrazia. In particolare, la giornata di ieri è stata dedicata alla tavola rotonda “Intelligenza artificiale e saperi interdisciplinari”, un momento di confronto tra accademici e ricercatori volto a mettere in dialogo prospettive giuridiche, sociologiche e tecnologiche. L’obiettivo è approfondire le implicazioni sistemiche dell’intelligenza artificiale nei processi di produzione e circolazione dell’informazione, con attenzione ai profili di sicurezza, responsabilità e governance. La giornata di oggi, sarà invece articolata in una serie di relazioni scientifiche che esploreranno, da diverse angolazioni, il rapporto tra macchine intelligenti e trasformazioni della democrazia. «L’esperienza di ricerca in Serics – ha dichiarato il prof. Pasquale Femia – è stata densa di pensiero e di passione. Oggi più che mai la comunicazione pubblica, sociale e politica, è realizzata con strumenti di diritto privato: la reticolarità contrattuale dei social media rischia di produrre una finestra aperta non su di un luminoso spazio collettivo, ma su di un illusorio cortile digitale – eppure attraverso di essa transita e si costituisce un nuovo fragile senso sociale. La giornata, inoltre, approfondirà, con l’ausilio di esperti molto qualificati il rapporto tra macchine intelligenti e democrazie meccanizzate: un bivio, quello della potenza veritativa dei flussi informativi, che può condurre tanto al prosciugamento autoritario delle sorgenti della società civile quanto al rafforzamento di forme rinnovate di partecipazione democratica. I pericoli per le nostre società seguono le vie della manipolazione, modificando i confini della soggettività e della conoscenza. La ricerca giuridica è la via della riflessività». Il titolo del convegno – ha concluso la prof.ssa Mariassunta Imbrenda – fissa i punti focali del manifesto culturale del Centro di Ricerca Dipartimentale Diritto e Sicurezza Digitale DeSD , da me diretto col prof. Femia – centro che intende proseguire il percorso di ricerca Serics. Sulla scorta della teoria giuridica contemporanea, DeSD pone al centro dell’attenzione il ruolo della comunicazione, la configurazione dell’ambiente comunicativo, e la conseguente considerazione del diritto come complessa interazione di discorsi e pratiche ordinanti: dalla comunicazione emergono reti discorsive, dalle reti si consolidano istituzioni, dalle istituzioni muove la riflessione scientifica. Il tema della sicurezza – segnatamente, digitale – e della cybersecurity incombe su tali riflessioni. Basti pensare, da un lato, alla connessione tra la sicurezza dell’ecosistema e quella degli individui (si pensi ai dati sanitari) e dei loro diritti; dall’altro, al ruolo essenziale che i privati svolgono nella governance della sicurezza: l’intreccio proattivo di cooperazione e di collaborazione dell’apparato pubblico con i privati configura un nuovo paradigma di governo».

L'articolo Spoke 2: Intelligenza artificiale proviene da Le Cronache.

Blitz Givova, vetta a due punti

Torino – Givova Scafati 74-82  (18-15, 13-23, 13-16, 30-28)

Reale Mutua Torino: Eruke n.e., Ghirlanda 4, Schina 11, Bruttini 17,    Allen 14, Stazzonelli 2, Massone 5, Severini 6, Teague 15, Tortù.

Head coach Paolo Moretti, assistente Flavio Bottiroli.

Givova Scafati: Walker, Chiera, Iannuzzi, Mollura, Nobili, Allen, Italiano, Mascolo, Bartoli, Caroti.

Head coach Frank Vitucci, assistente Alberto Mazzetti.

 

Una vittoria in trasferta che pesa. Tanto. E che potrebbe essere determinante nell’equilibrio finale del campionato. Perché con il raid a Torino (74-82), e grazie alla contingenza degli altri risultati del turno infrasettimanale, la Givova Scafati si porta a soli due punti dalla vetta della classifica della serie A2. Pesaro è sconfitta in casa da Bologna, che la raggiunge al primo posto, insieme a Brindisi che con tanta difficoltà vince a Cento. Le tre battistrada sono a quota 42, ma appena due punti sotto c’è Scafati, in compagnia di Verona. Il rush finale di campionato può riservare qualsiasi sorpresa. Ma non ne ha riservate la gara di Torino. Con la Givova Scafati che ha avuto in Terry Allen e Caroti due protagonisti assoluti. Insieme alla solita prestazione di qualità di Mascolo e alla solidità di Italiano. Non c’è però tempo per gioire. Domenica si ritorna in campo. Alla Beta Ricambi Arena – Palamangano è di scena Forlì, che ha battuto Avellino in un match serratissimo.  I due allenatori scelgono quintetti “bassi” per la contesa. Moretti per necessità, Torino non ha Cusin disponibile. Vitucci, invece, per equilibrare il suo starting five lancia subito Italiano, lasciando Iannuzzi in panchina. L’inizio di gara non è dei più spettacolari. Polveri bagnate su entrambi i fronti e pochi canestri all’attivo. Tant’è che dopo cinque minuti il punteggio è appena sul 4-6.  Inizia il valzer dei cambi. I gialloblu spediscono sul parquet Caroti e Iannuzzi. Per i piemontesi arrivano Bruttini e Tortù. Poco cambia nell’equilibrio della partita, con nessuna delle due squadre che trova un canestro da tre punti. A 60 secondi dalla prima sirena il punteggio è 14-13. Poi il primo quarto va in archivio sul 18-15, con un primo mini-allungo dei padroni di casa e qualche distrazione difensiva di troppo degli ospiti.

La ripresa riprende con lo stesso spartito. Ma al 12’ arrivano due triple in sequenza, le prime di tutta la partita, griffate Caroti. Seguite da una canestro nel pitturato di Italiano. Per un parziale di 8-0 a favore della Givova Scafati che ribalta il punteggio: 18-23. La partita comincia ad aumentare di giri. E con l’intensità di gioco cresce anche la fisicità nei confronti diretti. Torino se ne avvantaggia e recupera qualcosa (22-24 al 15’). Ma subito risponde Terry Allen da tre, e poi Mascolo in penetrazione. Basta poco alla Givova per portarsi sul +7 (22-29 al 16’). L’inerzia appare saldamente nelle mani di Scafati in questi frangenti. La squadra adesso difende, corre e segna. Toccando il +12 al 17’ con un parziale di 10-0 (22-34). Ma proprio quando la partita sembrava già segnata, la Givova va in black out momentaneo. Torino ne approfitta e assesta un parziale di 7-0. Così a un minuto dal riposo di metà gara il punteggio è 29-34. Due liberi di Terry Allen sbloccano l’aridità offensiva degli ospiti, poi una scorribanda in area di Mascolo per altri due punti e infine un tiro di Teague chiudono il secondo quarto con il tabellone che segna 31-38.

La ripresa parte in grande equilibrio, ma è Torino che lentamente macina gioco e ricuce fino al 41-45 del 24’. L’emorragia di canestri della Givova è interrotta da una tripla di Italiano (41-48), poi entrambe le squadre restano a secco per quasi tre minuti. Fino a un libero di Robert Allen per Torino e un canestro di Iannuzzi per gli ospiti (42-50 al 28’). Le polveri tornano ad essere bagnate per entrambe le formazioni, anche con tanti errori ai liberi. Fino all’ultimo mini-riposo che fa segnare sul tabellone il punteggio di 44-54, con una tripla di Terry Allen per il +10 per Scafati.

Torino parte lancia in resta nell’ultimo quarto. Sfrutta le giocate di Bruttini e Robert Allen fino a riportarsi a -5 (52-57 al 32’). Vitucci è costretto al time out. Al rientro in campo, Terry Allen segna da sotto ma subito risponde Massone da tre: i piemontesi sono adesso a -4. Nel momento forse più complicato della gara, torna protagonista Caroti con una tripla. Poi va in scena la sfida al tiro dei due Allen e un gran canestro di Mascolo. La Givova al 34’ è di nuovo avanti di 10 (57-67). I gialloblu sembrano essere in controllo, toccano anche il +14 (57-71 al 35’), ma poi cadono in un altro black out. Teague diventa protagonista, con 11 punti di fila, e Torino arriva addirittura al -3 (68-71 al 38’). La palla adesso scotta. Ma Terry Allen addirittura la brucia, con una tripla determinante per la Givova Scafati (68-74). Mancano sessanta secondi, ma non è finita. Mascolo perde palla e Schina va a segnare (70-74). Poi Caroti va in lunetta dopo aver subito un fallo e ne converte due (70-76). La squadra di Vitucci vede ora più vicina la vittoria. E il finale premia la formazione di patron Longobardi: 74-82

L'articolo Blitz Givova, vetta a due punti proviene da Le Cronache.

La Feldi Eboli batte il Napoli e va in semifinale

Quando sente odore di Coppa o di scontri diretti, ‘El Toro’ Gui non fa sconti a nessuno. Doppietta, ancora contro il Napoli, ancora in una sfida secca, con lo score di 14 gol stagionali di cui la metà sono arrivati tra Supercoppa e Coppa Italia. E’ un dato di fatto che Gaio Gui, oltre ad essere un uomo spogliatoio, nelle sfide che contano alza i giri del suo motore. Nettamente l’uomo decisivo del match.La Feldi Eboli fa così sua la gara inaugurale delle Final Eight di Coppa Italia e stacca il pass per la semifinale battendo 2-0 il Napoli Futsal al termine di una sfida intensa, equilibrata e decisa nei momenti chiave. RETI INVIOLATE – L’avvio è bloccato ma non privo di spunti. È la Feldi a farsi vedere per prima con Selucio, pericoloso con diverse conclusioni dalla distanza su cui Bellobuono risponde presente. Il Napoli replica con Grasso, mentre la partita si mantiene su ritmi alti ma con poche vere occasioni nitide. Dopo 8 minuti arriva la prima grande chance del match: Echavarria si ritrova tutto solo davanti a Bellobuono ma non riesce a centrare lo specchio della porta. Dall’altra parte l’ex Pelezinho prova a scuotere i suoi impegnando Dalcin dalla distanza. Le due squadre si affrontano a viso aperto ma con grande attenzione, cercando varchi soprattutto con tiri dalla media distanza: Bolo per il Napoli e Gui per la Feldi creano i presupposti senza però sbloccare il risultato. A 6 minuti dall’intervallo l’episodio più discusso del primo tempo: Pelezinho manca il pallone sotto porta e, nello slancio, colpisce Dalcin. L’arbitro estrae inizialmente il rosso diretto, ma dopo revisione al Video Support la decisione viene modificata in ammonizione. Nel finale la Feldi alza il baricentro con Gui e lo stesso Dalcin, ma Bellobuono è attento e mantiene lo 0-0 fino all’intervallo. LA CARICA DEL TORO – La ripresa segue lo stesso copione: gara tattica, combattuta e giocata sui dettagli. A metà secondo tempo la Feldi costruisce una doppia occasione clamorosa con Braga e Mateus, ma Bellobuono si supera con due interventi decisivi. Poco dopo proteste rossoblù per un presunto fallo di mano di Grasso su tiro delle volpi: il Video Support conferma il contatto ma non sanzionabile in quanto non aumenta lo spazio della sagoma. Anche il Napoli chiede la revisione per un contatto tra Gui e Bolo, ma l’arbitro lascia correre. Sugli sviluppi del calcio d’angolo successivo, la difesa partenopea perde di vista Gui al limite dell’area: Selucio lo serve e il numero 10 lascia partire un sinistro potente e preciso che batte Bellobuono. Un gol pesantissimo che rompe l’equilibrio e indirizza la gara. Il Napoli si gioca subito la carta del portiere di movimento e sfiora il pareggio, ma Dalcin è decisivo nel finale con un intervento provvidenziale su Chino. A 6 secondi dalla sirena arriva l’episodio che chiude definitivamente i conti: i partenopei superano il limite dei falli e concedono un tiro libero. Sul dischetto va ancora Gui, che non sbaglia e firma la doppietta personale per il definitivo 2-0. GRUPPO – Al termine della gara grande soddisfazione nelle parole del protagonista: “È stata una partita combattuta contro una squadra fortissima, contro di loro è sempre dura. Faccio i complimenti ai miei compagni perché abbiamo vinto da squadra. La doppietta? Ogni tanto mi scateno. Dedico la vittoria alla mia famiglia”, spiega Gui. Sulla stessa linea mister Luciano Antonelli: “Nonostante l’assenza di Venancio sono contento per come si è compattata la squadra e per l’atteggiamento. Siamo stati perfetti in fase difensiva e abbiamo dimostrato che la nostra forza è il gruppo. Siamo qui per competere fino alla fine”. La Feldi Eboli vola così in semifinale, dove affronterà sabato la vincente tra L84 e Genzano, per continuare a difendere con determinazione il titolo conquistato lo scorso anno.

L'articolo La Feldi Eboli batte il Napoli e va in semifinale proviene da Le Cronache.

Televisione: The Punisher si è guadagnato uno special dedicato su Disney+

The Punisher si è guadagnato uno special dedicato su Disney+

Si intitolerà The Punisher: One Last Kill e sarà disponibile subito dopo la fine della seconda stagione di Daredevil: Born Again

Contrariamente a quanto annunciato nei mesi passati da voci non confermate, Frank Castle, l'antieroe dal grilletto facile interpretato nel Marvel Cinematic Universe da Jon Bernthal, non comparirà in nessuno degli episodi di Daredevil: Born Again, serie tornata su Disney+ questa settimana con il primo episodio della seconda stagione. Tuttavia, The Punisher, che abbiamo recentemente visto nel trailer di Spider-Man: Brand New Day (in arrivo nelle sale il prossimo luglio), tornerà sulla piattaforma di streaming prima dell'esordio sul grande schermo con uno speciale... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 26 marzo 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Star Trek: Il futuro incerto di Star Trek

Il futuro incerto di Star Trek

Per la prima volta da quasi un decennio non ci sono serie di Star Trek in produzione. Riuscirà Star Trek a superare questo momento, e riuscirà a rinnovarsi? Segnaliamo un articolo che ne parla.

Abbiamo ancora due stagioni di Strange New Worlds e una di Star Trek Academy da vedere. Ma sono già state girate e segnano la fine di entrambe le serie: per la prima volta da quasi un decennio non ci sono progetti su Star Trek dopo il fatidico 2027 che vedrà il rilascio delle ultime stagioni prodotte. Sono due e sono entrambe esistenziali le sfide che deve affrontare Star Trek. Da una parte c'è proprio il varo di nuovi progetti, uno sguardo sul futuro che al momento è bloccato dalla fresca acquisizione di Paramount da parte di Skydance. Non ci sono ancora... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 26 marzo 2026 - articolo di S*

Dalla rete: I video fatti con la AI hanno un futuro?

I video fatti con la AI hanno un futuro?

A giudicare dalle mosse di OpenAI e Disney delle ultime ore non sembra così sicuro.

I video generati con l'intelligenza artificiale sono ormai parte della nostra realtà quotidiana. Che siano booktrailer, video umoristici, anticipazioni per futuri resort per ricchi sulle spiagge di Gaza o sberleffi indirizzati dall'Iran verso Trump e gli Stati Uniti, siamo ormai abituati a vederne tutti i giorni. Anche per questo coglie un po' di sorpresa la decisione di Open AI di chiudere il progetto Sora, uno dei software più sofisticati e più usati per questo genere di creazioni. La notizia è arrivata martedì, quando ancora lunedì Open AI... - Leggi l'articolo

 

SCIENZA - Dalla rete - 26 marzo 2026 - articolo di S*

Editoria: Dimensione Cosmica e i cent’anni della fantascienza

Dimensione Cosmica e i cent'anni della fantascienza

Il numero di marzo 2026 della rivista di Tabula Fati riproduce la copertina di quel numero di Amazing Stories che cent'anni fa inaugurò la fantascienza.

Diretta da Gianfranco de Turris, la storica rivista Dimensione Cosmica arriva al numero 33 di questa nuova serie edita da Tabula Fati con un numero che ripercorre i cento anni compiuti quest'anno dalla fantascienza, se si prende come data di inizio convenzionale l'uscita del primo numero di Amazing Stories che inaugurò la parola “scientifiction”, poi diventata “science fiction”. Nel numero articoli di Sebastiano Fusco (Le quattro ere della fantascienza, Di cosa parliamo quando parliamo di fantascienza?), Piero Giorgi (Hugo Gernsback e la nascita di un... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 26 marzo 2026 - articolo di S*