De Luca lancia Parente: “Una candidatura autorevole”

La candidatura alla presidenza della Provincia di Salerno di Geppino Parente, sindaco di Bellosguardo, “è assolutamente autorevole”. Lo ha sottolineato il segretario regionale del Partito Democratico in Campania, il deputato Piero De Luca, in un incontro con la stampa in vista del voto del 4 maggio, quando si sfideranno Parente per il centrosinistra e Pasquale Aliberti, primo cittadino di Scafati. “Siamo molto soddisfatti – ha detto il parlamentare dem – del lavoro politico che è stato fatto all’interno del Pd e insieme a tutte le forze di centrosinistra, la coalizione progressista che ringrazio per la responsabilità e la serietà che hanno dimostrato accogliendo questa indicazione del Partito democratico”.Per il deputato dem si tratta di “una candidatura radicata che avrà l’obiettivo di continuare a portare avanti gli importanti progetti di investimento che sono in corso in provincia di Salerno. Ci sono circa 60 milioni di euro di interventi finanziati attraverso il Pnrr nell’edilizia scolastica, interventi legati alla riqualificazione energetica, all’adeguamento antisismico, alla ristrutturazione e alla manutenzione straordinaria di tantissimi plessi scolastici ed e’ questa una priorita’ assoluta per quanto ci riguarda come forze politiche di centrosinistra. Poi, – ha proseguito – ci sono circa 300 milioni di investimento in atto legati alle infrastrutture viarie della mobilità, parte delle quali sono legate all’aeroporto, altre al masterplan Sud e toccano, per esempio, la biblioteca provinciale di Salerno, la pista ciclabile della litoranea, l’area archeologica di Fratte, così come tanti interventi su Aversana, Pisciottana, Fondovalle Calore e altri interventi quadro per le manutenzioni straordinarie e ordinarie in provincia di Salerno”.”Insomma, – ha detto De Luca – un quadro di interventi importante, che si lega in particolare, allo sviluppo dell’infrastruttura dell’aeroporto, cui saranno anche collegati alcuni investimenti legati all’intermodalita’, per esempio da alcuni moli che dovranno essere costruiti e realizzati in prossimita’ della stessa infrastruttura aeroportuale”. Oltre al segretario provinciale del Pd di Salerno, Giovanni Coscia, presente nella sede del Partito Democratico anche il candidato presidente della Provincia, Geppino Parente, il quale ha ricordato che “veniamo da una situazione di grandi investimenti sulle infrastrutture, sull’edilizia scolastica, tenendo conto anche degli investimenti dei Comuni. Credo – ha aggiunto- che il compito che avremo, come area vasta, se vogliamo essere effettivamente esserlo, e’ quello di portare tutto a sistema su viabilità, trasporti, ambiente”.

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Il caso delle fatture inviate ai feriti di Crans Montana

L’ospedale di Sion ha inviato a tre famiglie di feriti italiani le fatture relative alle spese sanitarie sostenute per la cura dei ragazzi nei giorni immediatamente successivi al rogo di Crans Montana. Si tratta di cifre cospicue: gli importi indicati sono compresi tra 15 mila e 60 mila franchi svizzeri, che all’incirca è la stessa somma in euro. L’avvocato Domenico Radice, che assiste alcune vittime dell’incendio, ha definito «inopportuni» i documenti inviati dall’ospedale svizzero.

L’ambasciatore italiano vedrà il presidente del governo cantonale

«In linea generale riteniamo che le spese debbano essere a carico delle autorità svizzere, anche considerate le presunte responsabilità pubbliche finora emerse, e proprio per questo l’invio delle fatture poteva essere evitato», ha spiegato Radice. Della questione si sta occupando l’ambasciata italiana nella capitale elvetica Berna. «Le autorità del Canton Vallese hanno sempre detto che nulla è dovuto dalle famiglie italiane e quindi le spese di cura dei feriti sono a carico delle autorità locali», ha dichiarato l’ambasciatore Gian Lorenzo Cornado, aggiungendo che chiederà chiarimenti durante un incontro col presidente del governo cantonale Mathias Reynhard, in programma il 24 aprile.

Il caso delle fatture inviate ai feriti di Crans Montana
Gian Lorenzo Cornado (Imagoeconomica).

Salvezza Cavese, la gioia di Servalli

Con la vittoria corsara a Benevento ed il pareggio a Siracusa, ad una gara dal termine da giocare domenica prossima alle 18 con il Cosenza al Simonetta Lamberti, gli Aquilotti e la Città intera festeggiano l’obbiettivo raggiunto: la permanenza in Serie C.

 

“Congratulazioni alla Cavese 1919 per aver centrato l’importante obiettivo della permanenza in Serie C – afferma il Sindaco di Cava de’Tirreni Vincenzo Servalli – Un plauso speciale va al Presidente Alessandro Lamberti, per la sua visione, la solidità del progetto sportivo e la passione con cui sta guidando il club, mantenendo alto il nome della nostra città nel panorama calcistico nazionale; alla Società e allo Staff Tecnico, per il lavoro incessante, la professionalità e la resilienza dimostrata nei momenti cruciali della stagione; alla Squadra, per l’impegno profuso in campo e per aver onorato la maglia blufoncé fino all’ultimo respiro, lottando per difendere la categoria”.

“La Serie C – prosegue il primo cittadino – rappresenta per Cava de’ Tirreni un patrimonio non solo sportivo, ma anche sociale e una storia ultracentenaria da onorare e difendere. Un pensiero finale va alla curva e a tutti i tifosi, per il calore e l’attaccamento viscerale che sono stati, ancora una volta, l’uomo in più in campo. Domenica prossima faremo una bella festa tutti insieme”.

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Pisano: Consiglio di Stato respinge istanza

Nuova battuta d’arresto per il futuro delle Fonderie Pisano di Salerno. Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza cautelare urgente presentata dalla proprietà contro la precedente sentenza del Tar della Campania, confermando di fatto il blocco della produzione.

I giudici di Palazzo Spada hanno convalidato il diniego dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) emesso dalla Regione Campania, rigettando la richiesta di sospensiva che avrebbe consentito la ripresa immediata delle attività. La decisione si fonda sulla necessità di tutelare il diritto alla salute e all’ambiente, messi in discussione dai rilievi tecnici che avevano già portato alla pronuncia sfavorevole del tribunale amministrativo regionale.

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Salernitana, Rufini rinuncia definitivamente

E’ saltata – definitivamente – la trattativa per la cessione della Salernitana da Iervolino a Rufini. Il termine di oggi era ed è soltanto solo una formalità, in quanto dal notaio Occorsio di Roma non ci sarà alcun incontro.

 

La società granata resta, dunque, nella mani dell’imprenditore di Palma Campania. Che, però, non ha cambiato idea, nonostante gli appelli di varie componenti della tifoseria e di tanta gente comune.

La sua volontà resta quella di vendere la Salernitana e a partire dai prossimi giorni saranno vagliate ulteriori proposte per il passaggio delle quote in altre mani.

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Milano Design Week, Iqos e Devialet presentano Soundsorial Design

In occasione della Milano Design Week 2026, Iqos – il sistema di riscaldamento del tabacco numero uno al mondo1 – e Devialet – leader internazionale nell’ingegneria acustica – hanno presentato Soundsorial Design, rinnovando per l’undicesimo anno consecutivo la presenza della linea di prodotti di Philip Morris all’interno della settimana del design più rilevante a livello globale. La missione di Devialet di riportare il suono al centro dell’esperienza di ascolto, attraverso innovazioni acustiche, incontra lo spirito all’avanguardia di Iqos, che guida il brand in un percorso costante di ricerca e sviluppo. Due culture orientate all’innovazione, unite da una comune ricerca dell’eccellenza.

Un’esperienza in cui il suono si trasforma in visione

«In entrambe le realtà il design è profondamente funzionale, e l’innovazione ne rappresenta il fondamento. Brevetti, prodotti e standard di settore ne sono la prova. Uniti da una ricerca costante dell’innovazione, Devialet e IQOS mettono in discussione lo status quo», ha dichiarato Oggie Kapetanovic, president Heat not burn di Philip Morris International. Con un’installazione realizzata attraverso tecnologie innovative, Soundsorial Design diventa uno spazio in cui spingersi oltre i confini dell’esperienza sensoriale, un ambiente in cui il suono di Devialet è vivo – visibile nel movimento dei suoi iconici woofer e percepibile fisicamente grazie alla potenza dell’infrabasso –, invitando ciascun visitatore a esplorare lo spazio da diverse posizioni, fino a individuare la propria frequenza e ad assistere al momento in cui il suono si trasforma in visione.

Un incontro tra tecnologia, estetica e performance

«Portando il savoir‑faire di Devialet all’interno dello spazio, il suono diventa un elemento centrale: non è un semplice sfondo, ma accompagna e scandisce il percorso. Le prestazioni del diffusore Devialet Phantom Ultimate trasformano l’ascolto in una presenza fisica», ha sottolineato Jacques Demont, chief executive officer di Devialet. In linea con lo spirito della collaborazione, Iqos e Devialet hanno inoltre presentato la Soundsorial limited edition capsule drop, che riflette l’approccio condiviso all’innovazione e al design. I pattern, ispirati alla propagazione delle onde sonore, traducono visivamente l’incontro tra tecnologia, estetica e performance. Creata come espressione creativa della partnership, la capsule non sarà disponibile per la vendita.

Continua il processo di trasformazione di Iqos

«Milano e la Design Week rappresentano per noi un appuntamento chiave: un luogo in cui cultura del progetto, innovazione e visione si incontrano in modo unico», ha dichiarato Pasquale Frega, presidente e amministratore delegato di Philip Morris Italia. «Essere presenti per l’undicesimo anno consecutivo significa rinnovare il nostro impegno nel dialogo con il mondo del design e della creatività, raccontando il percorso di trasformazione che stiamo portando avanti anche in Italia, fondato sull’innovazione e sulla ricerca. In Italia questo percorso si traduce in investimenti continui, nello sviluppo di competenze avanzate e in una filiera industriale e agricola sempre più orientata all’innovazione. Collaborazioni come quella con Devialet rappresentano per noi un modo concreto per condividere e valorizzare questo percorso di trasformazione» L’installazione sarà aperta al pubblico dal 20 al 26 aprile 2026, dalle 10.00 alle 21.00, presso Opificio 31, Tortona Rocks.

Trump: «Se la tregua scade senza accordo pioveranno molte bombe»

Nel giorno segnato dalla cattura di una nave iraniana nello Stretto di Hormuz, sembra essersi sbloccata l’impasse sui nuovi colloqui Usa-Iran in Pakistan. Donald Trump ha infatti detto al New York Post che la delegazione americana – guidata dal suo vice JD Vance – è in volo verso Islamabad. «È molto potente, molto forte. Perdono 500 milioni di dollari al giorno», ha dichiarato sempre Trump parlando con The Hill, riferendosi al blocco marittimo americano sulle navi iraniane, su cui Washington ha fatto leva per spingere Teheran ad accettare nuovi colloqui. Secondo fonti riservate, Trump starebbe pianificando di recarsi personalmente in Pakistan entro giovedì 24 aprile per firmare un accordo con la Repubblica Islamica. La Cnn, intanto, riporta – citando fonti a conoscenza dei piani – che Vance in realtà dovrebbe partire da Washington domani, mentre i negoziati si terrebbero mercoledì.

Trump: «Se la tregua scade senza accordo pioveranno molte bombe»
JD Vance (Ansa).

Trump allontana l’ipotesi di una revoca del blocco navale

Trump ha inoltre affermato che l’accordo con l’Iran «sarà firmato oggi» in Pakistan. Ondivago come al solito, intervistato da Pbs ha dichiarato: «Vedremo se ci saranno o meno. Se non ci saranno, va bene lo stesso». Poi ha aggiunto che, in caso di scadenza del cessate il fuoco martedì «allora inizieranno a esplodere molte bombe». Trump ha tra l’altro smentito la notizia, pubblicata da Reuters, che su consiglio del capo dell’esercito pakistano Asim Munir lo vedeva in qualche modo intenzionato a rimuovere il blocco navale, di ostacolo per i negoziati: «Non mi ha detto nulla». L’annuncio di Vance in volo per Islamabad è arrivato a stretto giro dalle dichiarazioni all’Afp di due funzionari pakistani, che avevano mostrato ottimismo sul nuovo incontro tra le delegazioni iraniana e statunitense. L’Iran sta riconsiderando il suo ritiro da un proposto secondo round di colloqui di pace diretti con gli Stati Uniti, ha dichiarato a Reuters un alto funzionario di Teheran.

L’Iran denuncia il «comportamento irragionevole» di Trump

Teheran, in giornata, aveva ribadito che non avrebbe partecipato a un secondo round di negoziati in presenza, a meno di una revoca del blocco navale. Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian, durante un colloquio col primo ministro pakistano Shehbaz Sharif, ha denunciato le «continue mancanze» di Washington, che si sommano al «comportamento intimidatorio e irragionevole» di Trump, il quale continua a parlare di accordo imminente, minacciando però attacchi alla Repubblica Islamica, senza nessuna intenzione di porre fine al blocco navale.

Giovedì 23 aprile nuovi colloqui diretti Israele-Libano a Washington

Il secondo incontro diretto tra Israele e Libano si terrà giovedì 23 aprile a Washington, con la partecipazione dell’ambasciatore israeliano Yechiel Leiter e dell’ambasciatrice libanese Nada Hamadeh Moawad. Lo ha rivelato il Jerusalem Post. Il presidente libanese Joseph Aoun, da parte sua, ha dichiarato che i negoziati bilaterali con Israele saranno gestiti da una delegazione libanese guidata da Simon Karam, l’ex ambasciatore negli Stati Uniti.

Hezbollah: «Nessuno sarà in grado di disarmarci»

La notizia della data dei nuovi colloqui non è stata accolta con favore da Hezbollah. Il deputato del movimento sciita libanese Hassan Fadlallah ha dichiarato che «nessuno, né in Libano né all’estero, sarà in grado di disarmare» il gruppo, foraggiato dall’Iran. «Il tentativo dell’esercito israeliano di stabilire una zona cuscinetto, con il pretesto di una linea difensiva, una linea gialla, una linea verde e una linea rossa… tutte queste linee saranno infrante e non ne accetteremo nessuna», ha aggiunto. Fadlallah ha anche detto che Aoun «dovrebbe abbandonare i negoziati diretti con Israele».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Nelle grandi stanze di via Goito, a Roma, nella sede di Cassa depositi e prestiti, non hanno preso affatto bene la decisione del tribunale di Amsterdam, dove la giudice Willemien de Vries ha dato ragione a Euronext nella contesa sulle nomine. Uno scontro che riguarda gli accordi di governance per il rinnovo dei vertici. I francesi, che nel 2021 hanno acquisito Borsa Italiana, si erano infatti impuntati sulla conferma di Fabrizio Testa come amministratore delegato a Piazza Affari e di Angelo Proni alla guida di MTS, piattaforma leader nel trading elettronico di titoli a reddito fisso e parte di Euronext. Ma come, in Cdp hanno quindi promosso un’azione legale per contestare una decisione che premia i due manager italiani? In realtà non è proprio così: la Cassa, azionista di peso del gruppo Euronext, ha portato avanti la causa per tutelare il suo diritto di nomina degli ad, che le spetta per contratto, e che invece a Parigi hanno bellamente disatteso. Per Roma insomma Piazza Affari non può essere considerata una semplice filiale di un network europeo. La vicenda è tutt’altro che finita. Con l’ente guidato da Dario Scannapieco che si prepara a presentare appello…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno

Che cena elegante, Renzi

Vestito a festa, con addirittura un farfallone nero che ricordava quello esibito da Fiorello quando imita, alla grande, il vincitore di Sanremo, Sal Da Vinci: Matteo Renzi si è presentato così, in collegamento da Firenze, su La7, per parlare con Marianna Aprile e Luca Telese che avevano in studio il gran capo della Cgil Maurizio Landini, uno che ha abbandonato le camicie con canottiera a vista, quelle che arrivano fino al collo, per indossare panni borghesissimi giacca e cravatta. Era senz’altro una “cena elegante”, quella dove era atteso, e la scritta alla sua sinistra recitava “Maggio Musicale Fiorentino”. Ora lì il sovrintendente è Carlo Fuortes, e in passato c’è stato Salvo Nastasi, sempre accompagnato da Gianni Letta, un fedelissimo delle serate a Firenze. Fatto sta che al festival era in programma la prima di The death of Klinghoffer, regia e scenografia di Luca Guadagnino, per l’opera del musicista americano John Adams che prende spunto dal dirottamento della nave da crociera Achille Lauro da parte dei terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina nell’ottobre 1985, conclusosi con l’assassinio di Leonard Klinghoffer, cittadino americano di religione ebraica. Per la cronaca, oltre a Renzi erano presenti Jovanotti, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Firenze Sara Funaro, l’ex primo cittadino e attuale eurodeputato Dario Nardella, Simona Bonafè, Maria Elena Boschi, Daniela Ballard, console generale Usa, Guillaume Rousson, console generale di Francia, Huang Xinhua e Guan Zhongqi in rappresentanza della Cina. Immancabili le contestazioni, sintetizzate nel testo del volantino dal gruppo “Firenze per la Palestina”, dove si sottolinea che «l’opera inizia con i due cori, quello degli esuli palestinesi e quello degli ebrei e quindi ci porta istintivamente a pensare che il contrasto sia tra i palestinesi e gli ebrei, mentre il contrasto è tra i palestinesi e gli israeliani che hanno occupato la Palestina, quindi non è una lotta tra due civiltà, tra due religioni, è una lotta tra un occupante e un occupato».

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Matteo Renzi.

Opus dem

Ma era proprio la piddina Marianna Madia la devota fedele cattolica, in jeans, che domenica sera, dopo le 19, è entrata in quella che viene definita come “la chiesa dell’Opus Dei”, ossia la basilica dedicata a Sant’Eugenio, in via delle Belle Arti, e che ha acceso vari lumini e pregato davanti a diverse immagini sacre? Ah, saperlo…

Cdp sconfitta, ma la causa contro i francesi non finisce qui: le pillole del giorno
Marianna Madia con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo

Nel secondo giorno dell’Assemblea nazionale di +Europa, domenica 19 aprile, si è consumato un serio strappo all’interno del partito. Tutta colpa di una mozione messa ai voti e regolarmente passata, ma poi dichiarata non valida. Risultato? Riccardo Magi e l’intera segreteria di +Europa rimangono al loro posto. Ecco cosa è successo.

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo
Matteo Hallissey (Imagoeconomica).

L’approvazione della mozione e il colpo di scena

Durante l’assemblea il presidente del partito, Matteo Hallissey, presidente anche dei Radicali italiani e fedelissimo dell’ex segretario Benedetto Della Vedova, ha presentato una mozione che chiedeva l’azzeramento della segreteria del partito. Dunque la rimozione del segretario Magi, dai vice Rosario Mariniello e Antonella Soldo e dalla tesoriera Carla Taibi. La mozione è stata votata e, dopo alcuni momenti di tensione, è arrivato il risultato: 52 voti a favore su 100. Successivamente, però, la presidente dell’assemblea Agnese Balducci ha dichiarato “non legittima” la mozione. Il motivo? Da statuto, il congresso si deve tenere ogni tre anni a meno che non venga approvata una sfiducia della segreteria votata da almeno i due terzi dell’assemblea.

+Europa, strappo interno al partito: cosa è successo
Benedetto Della Vedova (Imagoeconomica).

Il commento di Magi, Della Vedova e Hallissey

«Come accade in tutti i partiti, in particolare in quelli autenticamente democratici, e ancor più con l’avvicinarsi delle elezioni anche +Europa è attraversata da un confronto interno vivace e articolato», ha commentato Magi, segretario dal 26 febbraio 2023 dopo essere stato presidente dal 18 luglio 2021: «È mia precisa volontà valorizzare questo dibattito, ascoltando tutte le posizioni e trasformandole in un elemento di rafforzamento politico, per mettere il partito nelle condizioni migliori di portare avanti il nostro impegno per un’Europa federale e a difesa dello stato di diritto». Quanto successo, ovviamente, non è andato giù a Della Vedova, secondo cui la mozione era «perfettamente legittima». Altrimenti, ha spiegato, «non sarebbe stata messa ai voti». L’ex segretario ha poi detto di ritenere che «un congresso politico da tenersi al più presto sia la via migliore per una ripartenza forte e unitaria, piuttosto che andare avanti in una difficile situazione di divisione negli organi interni e senza maggioranza, scenario che rischia paralizzare il partito». Dello stesso avviso Hallissey, noto per i video di protesta contro tassisti e balneari: «Serve aprire una fase di confronto autentico, a partire da un dibattito sul Congresso libero da veti da parte del segretario o della presidente dell’assemblea».

Pulp Podcast, Vannacci: «Senza barra dritta alle elezioni vado da solo». Il duello con Renzi

Scintille a Pulp Podcast, il format di Fedez e Mr. Marra, tra il generale Roberto Vannacci e il leader di Italia Viva Matteo Renzi. «Sei un doroteo. Anzi: un paraculo. La verità è che se vai da solo la destra perde. Sembro scemo, ma non sono mica come tutti quelli che frequenti te!», ha esordito l’ex premier rivolgendosi all’interlocutore. Che ha replicato: «Io voglio far vincere la destra, ma bisogna riportare la barra dritta. O sono d’accordo con me o me ne vado da solo». In particolare, Vannacci ha ricordato le promesse non mantenute dal governo sulla chiusura dei porti ai migranti illegali.

Il dibattito sui migranti e la gaffe di Vannacci

Proprio sull’immigrazione si è consumato uno scontro tra i due. «Io sono quello che apriva le porte e con il vostro governo ci sono meno rimpatri che con il nostro. O te ne vai dal governo o mi chiedi scusa», ha detto Renzi. Pronta la replica del generale: «Su quest’aspetto, Matteo, non puoi parlare, perché durante il tuo governo avevi la tua ministra degli Esteri, la signora Bonino, che ha ammesso di fronte a tutti “Abbiamo chiesto noi che gli sbarchi avvenissero in Italia”. Quindi, sei responsabile». Immediata la reazione dell’ex premier, che fa notare la gaffe: «E qui c’è l’errore, epic fail: la ministra Bonino era ministra di Enrico Letta. Hai presente “Stai sereno”? Non c’entro una mazza io. Quindi, epic fail di Vannacci».

Bppb, Vittorio Sorge direttore generale e Francesco Acito condirettore generale

Il consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Puglia e Basilicata (Bppb) ha definito gli assetti di governo societario per il triennio 2026-2028. In tale ambito, sono stati costituiti i seguenti comitati endoconsiliari: Comitato Rischi, presieduto da Giuseppe Abatista e composto da Caterina Luisa Appio e Candida Bussoli; Comitato Esg, presieduto da Lucia Forte e composto da Rosa Calderazzi e Valeria Stefanelli; Comitato Esecutivo, di nuova costituzione, presieduto da Luigi Montemurro e composto da Giovanni Rosso e Giuseppe Tammaccaro. Alla carica di vicepresidente è stata nominata Rosa Calderazzi. Nel corso della stessa seduta, il cda ha nominato Vittorio Sorge direttore generale e Francesco Paolo Acito condirettore generale. La scelta dei due manager è finalizzata ad assicurare continuità gestionale e a valorizzare le risorse interne.

Milano, smantellato giro di escort di lusso: tra i clienti anche calciatori di Serie A

I finanzieri del Comando provinciale di Milano hanno eseguito quattro arresti domiciliari nei confronti di un gruppo che «ha promosso un’attività finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, con conseguente autoriciclaggio dei relativi proventi». Tra i clienti del giro di escort scoperto a Milano figurano anche un numero «consistente» di calciatori di Serie A, che avrebbero partecipato a eventi in cui venivano offerte prestazioni sessuali. Oltre agli arresti è scattato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto dei reati, per un valore di oltre 1,2 milioni di euro.

Il servizio di escort era fornito da una società di eventi

Secondo quanto emerso, il servizio di escort era fornito da quella che sembrava una normale agenzia di eventi, che metteva a disposizioni pacchetti ‘all inclusive’ per serate che iniziavano nei locali della movida e si concludevano nelle camere di hotel. Gli indagati, secondo l’accusa, «avevano incentrato il proprio business sul reclutamento di donne, tra cui anche escort di professione, disponibili a partecipare agli eventi organizzati e pronte a rendere anche prestazioni di natura sessuale, successivamente remunerate, a favore di una clientela particolarmente facoltosa e disposta a spendere importanti cifre». Nessun calciatore risulta indagato nell’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dalla procuratrice aggiunta Bruna Albertini.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?

Secondo fonti riservate, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump starebbe pianificando di recarsi personalmente a Islamabad entro giovedì 24 aprile per firmare un accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran. L’intesa, che sarebbe già stata negoziata nelle sue linee fondamentali attraverso canali riservati, prevedrebbe due pilastri: uno stop decennale al programma nucleare iraniano e un meccanismo di divisione dei proventi del transito commerciale attraverso lo Stretto di Hormuz tra Washington e Teheran. Se confermato, si tratterebbe del colpo di scena più clamoroso dall’inizio della guerra Iran-Usa, il 28 febbraio scorso. Le stesse fonti indicano che Trump intenderebbe intestarsi personalmente il merito dell’accordo prima che la notizia trapeli attraverso altri canali. Questa sarebbe la sequenza prevista: lunedì sera Steve Witkoff e Jared Kushner partecipano al secondo round negoziale; tra martedì sera e mercoledì – allo scadere dell’ultimatum del 22 aprile – ci dovrebbe essere l’annuncio della Casa Bianca; giovedì Trump volerà in Pakistan per la firma.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
JD Vance, Steve Witkoff e Jared Kushner (Ansa).

A Islamabad la sicurezza è stata raddoppiata

A supportare questa indiscrezione intervengono elementi oggettivi e verificabili. Il più eloquente è il dispositivo di sicurezza, drasticamente superiore a quello approntato per la visita del vicepresidente JD Vance dell’11-12 aprile. Per il primo round — 21 ore di negoziato, 300 membri nella delegazione americana — il Pakistan aveva dispiegato circa 10 mila unità tra polizia e forze paramilitari. Per il secondo round la scala di grandezza è diversa: oltre 18 mila unità nella sola Islamabad, con 7 mila rinforzi dal Punjab, per un totale che, secondo l’agenzia statale cinese Xinhua, raggiunge le 20 mila unità nelle twin cities. A questi si aggiungono 400 commandos d’élite, un centinaio di cecchini sui tetti con coordinamento radio in tempo reale e 600 posti di blocco su tutti i punti di accesso. Le misure aggiuntive sono senza precedenti: sospensione totale del trasporto pubblico, privato e merci; chiusura di ristoranti, banche, palestre, ostelli; requisizione del Serena e del Marriott Hotel; università chiuse con lezioni online. L’aumento di uomini rispetto alla visita di Vance è dell’ordine del 100-150 per cento. Non si prepara un dispositivo simile per un inviato speciale: lo si prepara per un Capo di Stato.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
L’Hotel Serena a Islamabad (Ansa).

Tre C-17 Globemaster III atterrati a Rawalpindi

L’altro segnale materiale è il tipo di aerei militari americani atterrati alla Nur Khan Airbase di Rawalpindi. Per il primo round era arrivato un singolo C-130 Hercules con il team avanzato di sicurezza, inclusi agenti del Secret Service e della CIA. Sabato 19 aprile, i dati di flight tracking documentano tre C-17 Globemaster III dell’USAF — il primo alle 8.30, il secondo alle 11.03, il terzo alle 14.40 — con un quarto in rotta. Un C-17 trasporta fino a 77 tonnellate: tre significano oltre 230 tonnellate di capacità, contro le 20 del singolo Hercules della settimana precedente. Nella prassi delle visite presidenziali all’estero, i C-17 trasportano i veicoli blindati della scorta, le apparecchiature di comunicazione sicura e il materiale logistico necessario a replicare un perimetro di sicurezza equivalente a quello della Casa Bianca. A questi si aggiungono, secondo un funzionario pakistano intervistato da MSNBC, quattro ulteriori voli con i nominativi del team avanzato del vicepresidente.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
Le bandiere degli Stati Uniti e dell’Iran (Ansa).

Il rebus Vance e il protocollo di continuità

L’indizio più pesante però è il balletto sulla partecipazione di JD Vance. Domenica, in poche ore, la Casa Bianca ha prodotto quattro versioni incompatibili. Al mattino, l’ambasciatore statunitense all’Onu Michael Waltz e il segretario all’Energia Chris Wright confermano la partenza. Mezz’ora dopo, Trump telefona a Jonathan Karl di ABC: Vance non va, il Secret Service non riesce a organizzare la sicurezza con 24 ore di preavviso. Novanta minuti più tardi, la portavoce rettifica: Vance andrà con Witkoff e Kushner. La spiegazione delle «24 ore insufficienti» è fragile: la stessa operazione era stata realizzata una settimana prima. La confusione trova invece una lettura coerente in un protocollo fondamentale della sicurezza americana: nella prassi consolidata dalla Guerra Fredda, fondata sulla National Security Presidential Directive 51, presidente e vicepresidente non devono trovarsi contemporaneamente nello stesso luogo all’estero. Il principio è la continuity of government: la dispersione geografica della leadership garantisce che la catena di comando resti intatta in caso di evento catastrofico. Se Trump vola a Islamabad, Vance deve rientrare. La danza delle dichiarazioni potrebbe riflettere una decisione presidenziale ancora in fieri.

Trump pronto a volare a Islamabad per firmare l’accordo con l’Iran?
JD Vance (Ansa).

Sul piatto la divisione dei proventi di Hormuz e lo stop decennale al nucleare

Lo stop decennale al nucleare rappresenterebbe un compromesso tra la proposta americana di 20 anni — respinta da Teheran e sgradita dallo stesso Trump — e la posizione iraniana, che rivendica il diritto sovrano all’arricchimento. Il revenue sharing su Hormuz sarebbe l’innovazione più radicale: durante il primo round lo Stretto era rimasto un nodo irrisolto. Trump venerdì scorso aveva ribadito dall’Air Force One che «non ci saranno pedaggi». Un accordo di divisione dei proventi, però, potrebbe consentire a entrambi di dichiarare vittoria. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha parlato domenica della volontà di Teheran di porre fine al conflitto «con dignità». La delegazione negoziale, tuttavia, è guidata dal presidente del Parlamento Bagher  Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi. Le agenzie iraniane hanno formalmente rigettato il secondo round, ma fonti di Teheran hanno contemporaneamente riferito alla CNN l’arrivo di una delegazione a Islamabad per martedì. Il cessate il fuoco scade mercoledì 22: senza accordo o proroga, le ostilità riprenderebbero. Il sequestro della nave Touska da parte della USS Spruance e la minaccia di ritorsione dell’IRGC aggiungono volatilità. Al momento della pubblicazione, nessuna fonte ufficiale ha confermato una visita presidenziale a Islamabad. Lo scenario resta condizionale e la fluidità della situazione — testimoniata dal caos comunicativo della stessa Casa Bianca — lascia aperta la possibilità che i piani cambino nelle prossime ore. Ma ciò che appare difficilmente contestabile è che il dispositivo in fase di dispiegamento nella Capitale pakistana non è proporzionato alla visita di un inviato. Qualcuno, a Washington, si sta preparando per qualcosa di molto più grande.

Urto tra treni sulla Milano-Genova: ritardi fino a tre ore

Un urto tra un treno merci e un treno della linea S13 avvenuto tra le stazioni di Locate (Milano) e Certosa (Pavia) sta provocando pesanti ritardi alla circolazione ferroviaria lungo la linea Milano-Genova, inizialmente sospesa e ora in graduale ripresa. Rfi ha spiegato che si è trattato di un «leggero contatto» tra il regionale che procedeva a 30 km/h in uscita dalla stazione e il treno merci in sosta. Dopo aver visto quest’ultimo su un binario adiacente, il macchinista ha frenato immediatamente, senza riuscire a evitare lo sfregamento della prima carrozza con il cargo. L’incidente, avvenuto alle 8.20 di lunedì 20 aprile, non ha provocato alcuna conseguenza per i passeggeri del convoglio né per il personale Trenord, ma “solo” cancellazioni e ritardi sino a 200 minuti, con problemi sia per i treni regionali di Trenord che per quelli a lunga percorrenza di Trenitalia. È stato attivato un servizio di autobus sostitutivo tra le stazioni di Pavia e Certosa.

Musk convocato in tribunale a Parigi per gli abusi su X

Elon Musk è stato convocato a Parigi, dove gli inquirenti stanno indagando su presunte irregolarità legate a X, tra cui la diffusione di materiale pedopornografico e contenuti deepfake. Assieme a Musk è stata convocata per «coloqui volontari» anche Linda Yaccarino, ex amministratrice delegata di X (ha ricoperto tale ruolo da maggio 2023 a luglio 2025). Altri dipendenti della piattaforma saranno ascoltati come testimoni nel corso di questa settimana, fa sapere la procura di Parigi.

Musk convocato in tribunale a Parigi per gli abusi su X
Linda Yaccarino (Ansa).

A febbraio è stata perquisita la sede francese di X

Musk è stato convocato a seguito di una perquisizione avvenuta a febbraio presso la sede francese di X, nell’ambito di un’indagine avviata a gennaio del 2025. «Questi colloqui volontari con i dirigenti hanno lo scopo di consentire loro di presentare la propria posizione in merito ai fatti e, ove opportuno, alle misure di conformità che intendono attuare», hanno dichiarato i procuratori: «In questa fase, lo svolgimento dell’indagine si inserisce in un approccio costruttivo, con l’obiettivo finale di garantire che la piattaforma X rispetti la legge francese, nella misura in cui opera sul territorio nazionale». Non è ancora chiaro se Musk e Yaccarino si recheranno a Parigi.

Musk convocato in tribunale a Parigi per gli abusi su X
La app e il sito di Grok (Ansa).

Quali sono i reati ipotizzati dagli inquirenti

Le autorità francesi hanno avviato un’indagine in seguito alle segnalazioni di un parlamentare, secondo cui algoritmi distorti sulla piattaforma X avrebbero probabilmente alterato il funzionamento di un sistema automatizzato di elaborazione dati. L’inchiesta si è poi ampliata dopo che il sistema di intelligenza artificiale della piattaforma, Grok, ha generato post negazionisti sull’Olocausto, reato punibile con la reclusione in Francia, e diffuso deepfake a sfondo sessuale. Gli inquirenti hanno ipotizzato i reati di “complicità” nel possesso e nella diffusione di immagini pornografiche di minori, deepfake a sfondo sessuale, negazionismo di crimini contro l’umanità e manipolazione di un sistema automatizzato di elaborazione dati nell’ambito di un’organizzazione criminale.

La sindrome cardiorenale metabolica

di Erika Noschese

Si è concluso ieri nel Vallo di Diano un vertice di fondamentale importanza dedicato alla gestione della sindrome cardiorenale metabolica, un incontro nato per definire una governance regionale finalmente condivisa e strutturata. Al dibattito ha partecipato attivamente la dottoressa Paky Memoli, responsabile della U.O.S.D. Coordinamento CAD e Rete Diabetologica presso il Centro Anti Diabete del Distretto 66 dell’ASL di Salerno, la quale ha sottolineato l’urgenza di un intervento sistemico contro una patologia che non colpisce più singoli organi in modo isolato. Questa sindrome rappresenta infatti una malattia complessa in cui i rischi metabolici, cardiovascolari e renali si intrecciano in un circolo vizioso che accelera il declino clinico dei pazienti, spesso anziani, portando a gravi eventi vascolari e a una gestione organizzativa estremamente onerosa. Il quadro nazionale descritto durante i lavori è allarmante, con circa 11 milioni di italiani colpiti da questa condizione. L’impatto sociale ed economico è devastante, con oltre 255.000 decessi annui e circa 900.000 ricoveri che gravano sulle casse dello Stato per una cifra vicina ai 37 miliardi di euro. Guardando al futuro prossimo, le proiezioni al 2030 sono ancora più critiche: a causa dell’invecchiamento della popolazione e della crescente diffusione dell’obesità, si attende un incremento dei casi superiore al 30%. Una pressione che l’attuale assetto del Sistema Sanitario Nazionale non appare in grado di reggere senza una profonda riforma strutturale che metta in comunicazione diretta gli ospedali con i presidi territoriali. Per rispondere a questa emergenza, la Regione Campania ha già iniziato a implementare modelli innovativi di presa in carico, puntando su strumenti come le botteghe di comunità e le farmacie dei servizi. L’ASL di Salerno si è distinta in questo panorama grazie a un progetto di proattività nella salute che trasforma la cura in una “medicina d’iniziativa”. Questo approccio non attende che il paziente arrivi in ospedale in fase critica, ma punta sulla prevenzione e sull’integrazione multidisciplinare delle competenze, creando percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA) che accompagnano il cittadino in ogni fase della malattia. L’attività di monitoraggio ha permesso di realizzare una mappatura dettagliata della popolazione nei 158 comuni della provincia salernitana. Attraverso una rigorosa stratificazione del rischio basata su età, genere e grado di urbanizzazione, l’azienda sanitaria ha potuto calibrare l’invio delle risorse. Un risultato tangibile di questo sforzo è l’attivazione delle botteghe di comunità in 29 piccoli comuni, tra cui realtà come Aquara, Bellosguardo, Ottati, Monteforte Cilento, Vallo della Lucania e Sant’Angelo a Fasanella. L’obiettivo è garantire a chi vive nelle aree interne la medesima qualità assistenziale di chi risiede nei grandi centri urbani, abbattendo le barriere geografiche che spesso limitano il diritto alla salute. Il modello presentato ieri si articola su tre livelli di prevenzione coordinati tra loro. Il primo coinvolge i medici di medicina generale nel monitoraggio primario, il secondo si affida alla competenza degli specialisti e il terzo vede l’azione di un team multidisciplinare capace di gestire le complicazioni più avanzate. Questo sistema integrato coinvolge attualmente circa 28.000 cittadini, i quali possono beneficiare non solo di cure dirette ma anche di programmi di educazione sanitaria e di servizi di telemedicina. Quest’ultima tecnologia è considerata il pilastro per assicurare equità e continuità nell’assistenza, permettendo ai professionisti del territorio di monitorare lo stato di salute dei pazienti in tempo reale e di intervenire tempestivamente, valorizzando così il tessuto sanitario locale e migliorando sensibilmente la qualità della vita dell’intera comunità.

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Dossier e spionaggio, perquisizioni a Roma nell’ambito delle indagini sulla Squadra Fiore

I carabinieri del Ros stanno eseguendo delle perquisizioni nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma sulla Squadra Fiore, un gruppo clandestino con ex appartenenti delle forze dell’ordine accusati di confezionare dossier. Le accuse contestaste sono accesso abusivo a sistema informatico, violazioni relative alla privacy ed esercizio abusivo della professione. Le perquisizioni riguardano anche il filone di indagine dello stesso procedimento in cui si procede per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi.

Del Deo, ex vicedirettore del Dis, indagato per peculato

Al centro delle perquisizioni ci sarebbero due vicende. La prima è l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Carmine Saladino a cui, tra il 2022 e il 2024, la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di euro per la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza. Il secondo filone di indagine è più specifico sugli spionaggi illeciti condotti dalla Squadra Fiore e coinvolge chi ne faceva parte. Coinvolgerebbe anche anche l’ex vicedirettore del Dis (Dipartimento delle informazioni sulla sicurezza) Giuseppe Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra società di spionaggio Equalize e una manciata di membri della squadra. Del Deo sarebbe indagato per peculato da 5 milioni di euro che, in base all’impianto accusatorio, affidava con contratti alla società amica Sind, gestita all’epoca dei fatti da Enrico Fincati, anch’egli indagato.

Ecco i candidati delle liste di De Luca

di Erika Noschese

Sono sette le liste a sostegno del candidato sindaco Vincenzo De Luca, che sarà appoggiato da A Testa Alta (la lista che sostituisce Campania Libera), Salerno per i Giovani, Progressisti per Salerno, Davvero Ecologia e Diritti, Insieme per Salerno, Cristiani Democratici e Avanti Salerno Psi. Le liste storiche di riferimento deluchiano sono ormai quasi complete, con poche caselle ancora da riempire. Tra i candidati di A Testa Alta figurano la vicesindaca uscente Paky Memoli, l’assessore al Turismo uscente Alessandro Ferrara, Marcello Murolo, nipote di Mimmo De Maio (che ha scelto di non ricandidarsi), l’avvocato Rosaria Striano, Giuseppe Zullo, il consigliere uscente Salvatore Telese, Fabio Piccininno, Debora Quaranta, Pasquale Criscito, Matteo Voccia, Luca Giannattasio, Sara Costante, Nicola Pastore, Saturnino Mulinaro, Loredana Gasparri, Pina Esposito, Carminia Marina Ingenito, Felice Santoro, Deborah Capuano e Chiara Di Napoli. Per Salerno per i Giovani sono in campo l’assessore uscente Paola Di Roberto e i consiglieri uscenti Horace Di Carlo, Gianluca Memoli e Fabio Polverino. Tra le new entry, invece, Marco Mazzeo, Enzo Gallo, Samson Neculai, Carmen Tisci, Gianpietro Pastore, Gianni Fiorito, Umberto Caso, Antonio Luca De Rosa, Matteo Perruso, Mimmo Napoli, Raffaella Cilumbriello, Alfonso Pagano, Laura Sapere e Italia Di Tella. Quasi completa anche la lista Progressisti per Salerno, che schiera l’assessore uscente Dario Loffredo e i consiglieri uscenti Luca Sorrentino, Antonio Fiore, Alessandra Francese, Eva Avossa, Angelo Caramanno e Vittoria Cosentino. Tra gli assessori uscenti spicca anche Rocco Galdi, mentre tornano in campo Nino Savastano e Veronica Mondany (già consigliera comunale in quota Psi). Completano il quadro Massimo Ronca, Annarita Coscarelli, Caterina Verrone, Vincenzo D’Amato, Teresa Senatore, Enzo Marra, Valeria Caggiano, Fiorinda Stieven, Adriana Amendola, Oscar Adinolfi, Alfonso Sparano, Barbara Scuoppo, Chiara Tancredi, Angelo Somma e Titti Ferraioli. Work in progress per Davvero Ecologia e Diritti, che riparte dal consigliere uscente Antonio Carbonaro e ufficializza le candidature di Giacinto Iannuzzi, Eugenio Gammaldi, Gerardo Del Guacchio e Maria Marsicano. Tra le novità figura Cristiani Democratici, lista nata da Giuseppe Zitarosa, Barbara Figliolia e Gaetana Falcone dopo l’addio ai Popolari e Moderati di Armando Zambrano. In lista: Ima Caracciuolo, Rosaria Petrosino, Ivan Petrosino, Giovanni D’Avenia, Anna Maria Cerrato e Sonia Napoli. Per Avanti Salerno Psi sono in campo gli uscenti Massimiliano Natella, Filomeno Di Popolo e Tonia Willburger. Tra i nuovi volti compaiono Licia Claps (già candidata nella precedente tornata elettorale), Francesco Iandiorio, Francescopio Greco, Simona Calzaretti, Michela Parisi, Gabriele Guarini, Vincenzo Caserta, Mirella Milite, Stefania De Martino e Mirko Bove. Sono quasi pronte anche le liste dei competitor. Gherardo Maria Marenghi può contare su quattro liste a suo sostegno, dopo l’addio di Forza Salerno ad Armando Zambrano: Fratelli d’Italia, Forza Italia, Prima Salerno e Noi Moderati. Per Fratelli d’Italia sono in campo Ciro Giordano (consigliere uscente), Marco Rampolla, Ersilia Trotta, Gilda Timpanaro, Marilena Gaeta, Alexander Ugo Pisapia, detto Alex, e Pietro Vuolo (coordinatore cittadino). Prima Salerno riparte dall’uscente Dante Santoro e schiera, tra gli altri, Elisa Lambiase, Guido Sessa e Annalisa Parente. Per Forza Italia, invece, i nomi sono Martina Manzo, Luca Esposito, Sarel Malan, Gerardo Postiglione, Gianluigi Montoro e Davide Guarini. Tra i candidati al Consiglio comunale per Salerno Migliore, la civica che fa riferimento ad Alessandro Turchi, figurano Maurizio Falcone, Nando De Martino, Nicola Annunziata, Rossana Tomeo e Paola Coppola. Tre le liste a sostegno di Franco Massimo Lanocita: Lanocita Sindaco, Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana. Con il Movimento 5 Stelle, tra i primi candidati ci sono Claudio D’Elia, Claudio Russolillo, Federica De Martino, Alessia Fernicola, Nadia Bassano, Melania Izzo, Chiara Criscuolo ed Elio Sparano. Per Sinistra Italiana, invece, figurano il consigliere uscente Rino Avella, Giusy Parlavecchia, Gianluca De Martino e Massimo De Crescenzo. Dovrebbero essere tre anche le liste a sostegno di Armando Zambrano. Tra queste Oltre in Azione, che schiera gli uscenti Donato Pessolano e Corrado Naddeo, il già consigliere comunale Peppe Ventura e Paolo Intennimeo. Presente anche Noi Popolari Riformisti, con Alessio Volpe e Patrizia Santoro.

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Libano, soldato israeliano vandalizza una statua di Gesù: le scuse dell’IDF

L’esercito di Israele è stato costretto a scusarsi dopo la diffusione sui social media della foto di un soldato dell’IDF intento a colpire con una mazza la testa una statua di Gesù, caduta da una croce nel sud del Libano.

L’IDF: «Saranno presi provvedimenti adeguati»

L’IDF, dopo aver appurato l’autenticità della fotografia (scattata nel villaggio cristiano di Debl), ha affermato che «la condotta del soldato è totalmente incompatibile con i valori» delle forze armate di Tel Aviv, aggiungendo che «saranno presi provvedimenti adeguati nei confronti dei responsabili, in base agli esiti dell’indagine». L’esercito israeliano «sta collaborando con la comunità per il ricollocamento della statua al suo posto», si legge inoltre nel post. E poi: «Le IDF operano per smantellare l’infrastruttura terroristica creata da Hezbollah nel Libano meridionale e non hanno alcuna intenzione di danneggiare infrastrutture civili, inclusi edifici religiosi o simboli religiosi».

Gideon Sa’ar, ministro degli Esteri di Israele, si è detto «fiducioso che verranno presi i necessari provvedimenti severi contro chiunque abbia compiuto questo vile gesto», che va contro i valori dello Stato ebraico, «che rispetta le diverse religioni e i loro simboli sacri e promuove la tolleranza e il rispetto reciproco tra le fedi».

Tajani: «Violento accanimento contro i cristiani»

«Il danneggiamento di un simbolo religioso cristiano da parte di un soldato dell’Idf nel sud del Libano è un atto grave e vergognoso. Mi congratulo con l’Idf per la loro dichiarazione, per aver condannato l’accaduto e per aver avviato un’indagine», ha scritto Antonio Tajani su X. E poi: «Un violento accanimento contro i cristiani che in Medio Oriente rappresentano uno strumento di pace. Un episodio inaccettabile che auspichiamo non si ripeta mai più. Profanare i simboli del cristianesimo, dell’ebraismo e dell’Islam non è una manifestazione di forza ma solo di debolezza, contraria a tutti i principi in favore della libertà e del dialogo interreligioso».

Sospeso lo sciopero degli autotrasportatori dopo l’investimento di un camionista

Era da poco iniziato in tutta Italia lo sciopero nazionale degli autotrasportatori, proclamato per protestare contro il caro carburante, quando un camionista, impegnato nella protesta, è stato investito e ucciso da un’auto sulla A1 in provincia di Caserta. A seguito dell’episodio, Trasportounito (che aveva indetto l’agitazione) ha deciso di sospendere lo sciopero che avrebbe dovuto durare fino al 25 aprile. La protesta, proclamata nonostante le valutazioni della commissione Garanzia sciopero, avrebbe messo a rischio la logistica e la distribuzione delle merci con un possibile aumento dei prezzi al consumo per gli utenti finali. Se l’adesione fosse stata massiccia, si sarebbe infatti rischiato un vero e proprio blackout della logistica in Italia, dove la gran parte delle merci si muove proprio su gomma, con ripercussioni sulla disponibilità di materie e materiale.

Longo: «Crisi senza precedenti»

«L’aumento nel costo dei carburanti ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti. E ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente», aveva dichiarato il segretario generale di Trasportounito, Maurizio Longo, nell’indire lo sciopeo. «Paradossalmente l’unica istituzione che ha prestato attenzione all’autotrasporto è la commissione Sciopero dei servizi pubblici essenziali che ha in modo reiterato provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento».

Euroscettico e filorusso: chi è Rumen Radev, vincitore delle elezioni in Bulgaria

Le elezioni bulgare (le ottave in cinque anni) hanno visto il trionfo dell’ex presidente Rumen Radev, euroscettico e filorusso, che col suo partito Bulgaria Progressista ha ottenuto la maggioranza assoluta dei 240 seggi in Parlamento: questo gli permetterà di governare senza allearsi con nessuno, contrariamente a quanto facevano presumere prima i sondaggi e poi gli exit poll.

Euroscettico e filorusso: chi è Rumen Radev, vincitore delle elezioni in Bulgaria
Rumen Radev (Ansa).

Radev è stato presidente della Bulgaria dal 2017 all’inizio del 2026

Nato a Dimitrovgrad nel 1963, Radev ha un passato nell’Aeronautica Militare bulgara: è stato infatti un pilota di caccia, raggiungendo il grado di generale. Nel 2016, scelto dal Partito Socialista Bulgaro e da Alternativa per la Rinascita Bulgara come candidato indipendente per le elezioni presidenziali, vinse al ballottaggio contro Tsetska Tsacheva. Confermato nel 2021 (vince contro Anastas Gerdzhikov), non potendo riproporsi alla presidenza a causa del limite costituzionale di due mandati consecutivi, si è dimesso da capo di Stato a gennaio 2026, in modo da potersi candidare a primo ministro.

Euroscettico e filorusso: chi è Rumen Radev, vincitore delle elezioni in Bulgaria
Rumen Radev (Ansa).

La figura di Radev è molto simile a quella di Orban: un assist per Putin

Radev ha vinto dopo una campagna elettorale all’insegna della promessa di una dura lotta alla corruzione e allo smantellamento delle oligarchie che controllano la Bulgaria, messaggi che hanno attecchito soprattutto tra gli elettori più anziani e nelle aree rurali. L’elezione di Radev solleva però interrogativi a livello Ue: critico nei confronti dell’Unione europea (e anche dell’euro, entrato in vigore nel Paese quest’anno), il nuovo primo ministro bulgaro è contrario agli aiuti militari all’Ucraina e favorevole alla riapertura di un dialogo con la Russia. Si tratta, insomma, di una figura molto simile a quella di Viktor Orban: dopo la sconfitta politica dell’alleato ungherese, Vladimir Putin potrebbe aver trovato nel bulgaro Radev una nuova opportunità di influenza all’interno dell’Ue. «Credetemi, una Bulgaria forte e un’Europa forte hanno bisogno di pensiero critico e pragmatismo. L’Europa è caduta vittima della propria ambizione di essere un leader morale in un mondo con nuove regole», ha dichiarato Radev dopo la vittoria.

Agropoli, corteo pro ospedale: la carica dei 3mila

di Arturo Calabrese

Oltre 3mila persone di nuovo in strada ad Agropoli. Dopo il corteo dell’8 agosto 2025, ieri pomeriggio i cilentani sono scesi ancora per le vie cittadine con l’obiettivo di portare all’attenzione delle istituzioni la riapertura dell’ospedale e del pronto soccorso. Ad organizzare la marcia è stato il comitato che, da quella calda giornata agostana, ha preso le mosse. In preciso ordine alfabetico, sono tre i “primus inter pares”, registi dell’evento: Giuseppina “Gisella” Botticchio, Nicola Botti e Francesco Voso.

Con loro, una serie di attivisti e volontari che non hanno voluto far mancare la propria presenza, mettendosi in gioco per ottenere la tanto agognata riapertura. Tra i manifestanti, anche Antonio Corrado “Pigiamino” Mancino che, nella notte tra sabato e domenica, ha cominciato una sua personale battaglia incatenandosi ai cancelli del nosocomio e rivolgendosi, nell’ordine, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al presidente della Regione Roberto Fico.

Il corteo ha preso il via dalla piazza antistante al Comune per poi proseguire su viale Europa e percorrere l’intera via Pio X, arterie centralissime, per poi terminare davanti alla struttura, dove si è tenuto un momento di confronto tra le istituzioni. Presenti la senatrice Felicia Gaudiano, il deputato Attilio Pierro e il consigliere regionale Mimì Minella. Assente giustificato, perché impegnato a Salerno per vicende politiche che si possono leggere su altre pagine di questo quotidiano, l’omologo Roberto Celano, che nelle scorse settimane ha presentato un’interrogazione consiliare finalizzata a comprendere la reale volontà di destinare le risorse necessarie all’ospedale. Folta la presenza di primi cittadini.

Oltre al padrone di casa Roberto Antonio Mutalipassi, che dal palco ha preso la parola in rappresentanza dei colleghi, c’erano i primi cittadini di Giungano, anche lui intervenuto, di Castellabate, di Scafati, di Capaccio Paestum, di Cicerale, di Prignano Cilento, di Trentinara. Vice sindaci o rappresentanti per Ogliastro Cilento, Laureana Cilento, Montecorice, Roccadaspide.

Molto critico Orlotti: «Tante promesse in questi anni, ma ad oggi siamo di nuovo qui a marciare e protestare. Non dobbiamo fare un discorso di destra o di sinistra, di colore bianco o nero – le sue parole – la salute del popolo non può essere paragonata a tutto questo. Adesso si riapra l’ospedale quanto prima, senza più scuse. La Regione deve ascoltarci e, se non si farà nulla, siamo pronti ad andare in maniera pacifica a Napoli per far sentire la nostra voce».

Il primo cittadino agropolese, dal canto suo, ha ribadito il continuo impegno per il nosocomio. «Con la senatrice Gaudiano – ha detto – abbiamo preparato un fascicolo che è sulla scrivania di Fico. Come tutti, anche noi vogliamo che l’ospedale sia riaperto e ce la metteremo tutta affinché sia davvero così».

Pasquale Aliberti non ha partecipato agli interventi finali ma è stato presente alle prime battute: «Non servono più chiacchiere, la chiusura dell’ospedale, come quella di Scafati, rappresenta il fallimento della sanità – ha fatto sapere – ho partecipato perché credo che la sanità di questa provincia vada pianificata, mettendo insieme amministratori e competenze del territorio. Ho letto sui volti della gente la disperazione di chi la notte scorsa si è incatenato davanti all’ospedale per una tragedia familiare che aveva vissuto e di cui mi ha parlato». Il popolo, poi, grande protagonista.

Senza giri di parole urlava la richiesta di un ospedale funzionante. «Manifesto per i miei genitori – dice la giovane Annamaria Calì – ma anche per i miei e i nostri futuri figli».

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Si stringe per completare la squadra governo, resta il nodo Consob

Potrebbe essere quella di mercoledì 22 aprile 2026 la data buona per chiudere la vicenda delle poltrone ancora vacanti nel governo, tra cui quelle dei sostituti di Andrea Delmastro alla Giustizia (le deleghe per ora sono distribuite tra Francesco Paolo Sisto di Forza Italia e Andrea Ostellari della Lega) e del neo-ministro Gianmarco Mazzi alla Cultura. Sei le caselle che, a conti fatti, possono essere nuovamente riempite. Il dossier si intreccia con quello per la guida della Consob dove, in attesa di alcuni approfondimenti, resta in pole il nome del sottosegretario al Mef Federico Freni.

Le poltrone vacanti

I rumors danno per probabile un ingresso di Paolo Barelli al ministero per i Rapporti con il Parlamento. In un dicastero senza portafogli non ci sarebbe, infatti, il tema dell’incompatibilità con il suo ruolo alla guida della Fin. L’esponente di FI potrebbe, dunque, affiancare l’altra azzurra Matilde Siracusano e la leghista Giuseppina Castiello, ma è da capire se in qualità di viceministro o terzo sottosegretario. Oltre alla poltrona lasciata vacante da Delmastro, restano da coprire quelle all’Università di Augusta Montaruli, di Vittorio Sgarbi alla Cultura e ancora di Massimo Bitonci e Giorgio Silli. Nel complesso, si tratta di tre caselle in quota Fratelli d’Italia, una Lega e una Forza Italia.

Il nodo Consob

Nel mosaico degli incarichi entra poi anche la questione Consob. Come anticipato, in pole per la guida dell’autorità di controllo della Borsa c’è il nome del sottosegretario Freni, sul quale però sarebbe in corso un approfondimento visto che, come componente del Mef, è tra gli autori della riforma del mercato dei capitali. Da fonti di maggioranza vicine al dossier si fanno comunque notare diversi precedenti di componenti dell’esecutivo passati all’autorità, dall’uscente Paolo Savona a Giuseppe Vegas, che aveva anche le stesse deleghe attualmente detenute da Freni. In tutti e due i casi – si evidenzia – l’Antitrust, che valuta le incompatibilità ai sensi della legge Frattini, ha ritenuto che la norma non si applicasse alle autorità indipendenti. Qualora Freni fosse nominato alla Consob, a sostituirlo al Mef ambirebbe l’attuale sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon che, a sua volta, potrebbe lasciare il suo incarico all’azzurra Chiara Tenerini.

Caos nel centrodestra, a Salerno e Pagani. Le rinunce

di Erika Noschese

Una giornata lunga, iniziata nelle prime ore del mattino e conclusa solo in tarda serata, segna un punto di svolta negli equilibri del centrodestra campano. Il dato politico è chiaro: Forza Italia rientra pienamente nella coalizione e lo fa tornando sul nome di Gherardo Maria Marenghi, archiviando di fatto l’esperienza di Armando Zambrano, la cui candidatura appare ora svuotata di significato e sempre più a rischio ritiro. Il primo segnale arriva già in mattinata con il vertice tra Edmondo Cirielli e Fulvio Martusciello, che certifica un “clima nuovo di collaborazione” e soprattutto la volontà di ricomporre il centrodestra in tutti i comuni al voto, a partire da Salerno e Avellino. Un passaggio tutt’altro che formale: dietro quella formula si consuma il riavvicinamento politico che riporta Forza Italia nell’alveo della coalizione. Nel pomeriggio l’intesa prende forma concreta con un documento sottoscritto da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi Moderati. Non solo vengono definite le candidature per le amministrative imminenti — con Marenghi a Salerno e Nargi ad Avellino — ma si compie anche un passo ulteriore: l’accordo si proietta già sulle sfide del prossimo anno, in particolare su Napoli e sulle sue municipalità. “C’è l’intesa nel ricomporre il centrodestra in ogni comune al voto”, si legge nella nota sottoscritta dal senatore Antonio Iannone (Fratelli d’Italia), l’onorevole Fulvio Martusciello (Forza Italia), Aurelio Tommasetti (Lega)e Gigi Casciello (Noi Moderati). Partendo dai capoluoghi di provincia: Avellino (la candidata sarà Laura Nargi) e Salerno (il candidato sarà Gherardo Maria Marenghi), dove l’unità è considerata imprescindibile, e per finire ai comuni sopra i 15mila abitanti chiamati al voto. L’incontro tra i responsabili regionali di Fratelli D’Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati – fanno sapere dalla coalizione – si è svolto in un clima costruttivo, “dovuto anche alla consapevolezza delle sfide in programma e alla conferma degli accordi già fatti che vedono in capo a Forza Italia la responsabilità di indicare il candidato sindaco di Napoli e 4 presidenze di Municipalità, mentre le rimanenti 6 presidenze vedranno la rappresentanza degli altri tre partiti al tavolo, del Comune di Caserta per la Lega e di Benevento per FdI. C’è un clima nuovo di collaborazione anche in vista delle future elezioni politiche che necessitano assolutamente di unità anche al livello comunale. Per questa ragione la riunione è stata allargata ai segretari provinciali di Salerno e Avellino, per declinare la definizione specifica del quadro politico scaturito di piena unità del centrodestra. Sulla Regione gli esponenti apicali del centrodestra riconoscono che Forza Italia deve avere la giusta visibilità e responsabilità politica scaturita da un grande risultato ottenuto alle ultime elezioni regionali con la valorizzazione dei consiglieri regionali Errico e Minella”, hanno aggiunto. Dopo l’incontro tra i coordinatori regionali, Martusciello ha convocato i candidati al consiglio comunale di Salerno e, come facilmente prevedibile, non sono mancate polemiche e attacchi al segretario regionale. A prendere di mira Martusciello Leonardo Gallo, già consigliere comunale e oggi nuovamente in campo. Poi, l’intervento dell’avvocato Sarel Malan, avvocato cassazionista e Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Salerno: “Le scelte assunte da Forza Italia in queste ore si collocano in un percorso di chiarezza e coerenza politica, nel solco dell’unità del centrodestra già consolidata a livello nazionale. Mi riconosco pienamente nel progetto di Forza Italia e nella linea indicata dai suoi dirigenti nazionali, regionali e provinciali, che hanno lavorato per una sintesi politica solida e credibile – ha dichiarato Malan a margine dell’incontro – La mia candidatura nasce all’interno di questo percorso e si sviluppa nel rispetto delle scelte del partito, che rappresenta per me una comunità politica prima ancora che un contenitore elettorale. In questa cornice, sosterrò con convinzione il candidato sindaco Gherardo Marenghi, contribuendo con il mio impegno e la mia esperienza. Restano centrali i temi sui quali ho impostato la mia presenza in questa campagna: vivibilità urbana, rilancio del commercio, sicurezza, attenzione ai giovani e alla sanità. È su questi obiettivi che intendo offrire il mio contributo, con serietà e senso di responsabilità. Oggi il centrodestra si presenta unito: è da questa unità che può nascere una proposta di governo credibile per Salerno”. La proposta di Martusciello. I candidati al consiglio comunale hanno più volte evidenziato le spese sostenute in questi giorni di campagna elettorale. Il segretario regionale si è detto disponibile ad aprire un fondo straordinario per rimborsare i candidati di quanto pagato fino ad oggi. Una proposta che sarebbe stata accolta favorevolmente ma, a quanto pare, non approvata. Gli azzurri perdono pezzi. Il cambio in corso d’opera, a pochi giorni dalla presentazione delle liste, non ha risparmiato colpi di scena. Nel corso della riunione, infatti, qualcuno avrebbe ipotizzato di fare un passo indietro. Tra questi, la preside del Progafri, Carmela Santarcangelo, che avrebbe espresso non poche perplessità. Ad ufficializzare il passo indietro, invece, Gianluigi Montoro che, attraverso un post sui social, fa sapere: “A seguito degli ultimi, inaspettati sviluppi relativi alle scelte sulla composizione della coalizione e all’individuazione del candidato sindaco, ritengo che i miei valori di coerenza, integrità e rettitudine non mi consentano di proseguire nel percorso politico intrapreso. Continuare significherebbe sostenere una narrazione diversa da quella in cui credevo al momento della presentazione della mia candidatura, e questo non è in linea con il mio modo di intendere l’impegno pubblico”. Da qui la decisione di ritirare la candidatura. Lo scenario a Pagani. La ritrovata intesa del centrodestra mette in difficoltà anche la città di Pagani, dove Forza Italia dovrebbe sostenere la candidatura di Nicola Campitiello, cognato del viceministro Edmondo Cirielli. Una scelta mal digerita da Massimo D’Onofrio, il candidato inizialmente individuato dagli azzurri, che con un post sui social non ha risparmiato attacchi: “Nella mia vita mi sono piegato solo due volte: davanti a Dio e davanti alla bara di mia madre. Non mi piegherò davanti a nessun potere, a nessun compromesso, a nessuna logica che tradisce la dignità delle persone”, ha detto. A perdere, su Pagani, sembra però essere il partito: stando a quanto raccontato da D’Onofrio, i candidati avrebbero confermato la loro fiducia. “Al di là dei simboli, la squadra rimane compatta e motivata. Stasera (ieri per chi legge, ndr) ho ricevuto una commovente attestazione di stima da tutte le amiche e da tutti gli amici delle nostre quattro liste: andiamo avanti tutti insieme per il nostro progetto per Pagani – ha detto –. Possono toglierci tutti i simboli che vogliono, ma non la nostra dignità e l’amore per la città. Grazie a tutti, mi avete dato ancora più forza e motivazioni”. Intanto, alcuni candidati della lista di Forza Italia, a poche ore dalla notizia dell’intesa nel centrodestra, hanno dovuto coprire i manifesti elettorali che già da qualche giorno tappezzavano la città.

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Libia tra gas e fondo sovrano: il fronte cruciale dimenticato dall’Italia

Mentre l’attenzione mondiale è concentrata sulla guerra in Iran e la sua appendice in Libano, c’è un altro fronte che per l’Italia è altrettanto importante, anzi sempre più cruciale, anche se dimenticato per ignavia: la Libia.

I nuovi giacimenti sono un’opportunità energetica per l’Italia

Il 16 marzo l’Eni ha annunciato la scoperta di giganteschi giacimenti di gas al largo delle coste libiche, complessivamente stimati in oltre 28 miliardi di metri cubi. La vicinanza alle esistenti strutture estrattive di Bahr Essalam, il maggiore campo offshore del Paese, in attività dal 2005, consentirebbe lo sfruttamento in tempi record. Ciò fornirebbe un cospicuo flusso di entrate di cui la Libia ha un disperato bisogno, oltre a risolvere quasi tutti i problemi di approvvigionamento energetico dell’Italia (e in parte di qualche altro grande Paese europeo) per le prevedibili turbolenze future, senza dover strisciare ai piedi di Vladimir Putin.

Libia tra gas e fondo sovrano: il fronte cruciale dimenticato dall’Italia
La premier Giorgia Meloni il premier libico Abdul Hamid Mohammed Dbeibeh (foto Ansa).

Il portafoglio della Libyan Investment Authority congelato dalle Nazioni Unite

Analogamente cruciale per la stabilità e lo sviluppo economico della Libia è il suo fondo sovrano, la Libyan Investment Authority (Lia), dotato di un considerevole patrimonio, stimato in circa 76 miliardi di dollari. Gran parte del portafoglio della Lia venne congelato nel 2011 dalla Risoluzione 1970 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, adottata durante le fasi più acute della guerra civile per proteggere gli asset accumulati durante il regime di Muammar Gheddafi da mala gestio, appropriazioni indebite o saccheggio da parte di fazioni o bande. A distanza di 15 anni, data la perdurante instabilità, la maggior parte delle attività della Lia rimane soggetta a rigidissime sanzioni.

Risorse che sarebbero fondamentali per lo sviluppo del Paese

Queste risorse sarebbero fondamentali per la ricostruzione e lo sviluppo del Paese, invece vengono lentamente dilapidate perché la risoluzione dell’Onu, stolidamente rigida, impedisce di investirle in modo utile. Addirittura, il management della Lia non può nemmeno rinnovare le obbligazioni in scadenza, per la felicità delle banche depositarie dei conti correnti congelati su cui pagano interessi ridicoli.

L’alto profilo internazionale che può sbloccare lo stallo

Ora si presenta un’opportunità di smuovere le acque. Il mandato dei vertici della Lia è scaduto. La scelta del nuovo ceo e delle altre cariche apicali è stata finora bloccata da veti incrociati del governo di Tripoli e di quello della Cirenaica che si contendono il potere nella nostra ex colonia. Al momento esistono due consigli di amministrazione nominati dai due governi rivali. Ciascuno afferma la propria legittimità, denunciando l’altro come usurpatore. Tuttavia, dalla confusione sta emergendo una candidatura che potrebbe sbloccare l’impasse e riportare la Lia a essere un’istituzione nazionale. Si tratta di Yusser Al-Gayed, personalità di vastissima esperienza internazionale coltivata tra Banca mondiale, Nazioni Unite, Chatham House, autorità di regolamentazione internazionali e organizzazioni non governative attive in materia di governance.

Libia tra gas e fondo sovrano: il fronte cruciale dimenticato dall’Italia
Yusser Al-Gayed.

Un’esperienza così sarebbe preziosa per un’organizzazione costretta a operare nell’ambito di uno dei regimi sanzionatori più complessi al mondo. La gestione dei beni congelati richiede un coordinamento costante con i governi stranieri, le autorità giudiziarie, i partner finanziari globali e i vari stakeholder libici.

Una posizione neutrale tra i potentati dell’Est e dell’Ovest

Un’altra freccia nella faretra di Al-Gayed è la sua appartenenza alla componente indigena berbera del Paese, gli Imazighen, concentrata soprattutto in aree come Zuara e i monti Nafusa. Rappresentano una minoranza significativa con una forte identità linguistica e culturale di cui chiedono il riconoscimento costituzionale. Nella guerra civile hanno assunto una posizione sostanzialmente neutrale tra i potentati dell’Est e dell’Ovest. Il governo italiano avrebbe tutto da guadagnare se fornisse il suo appoggio a una tale scelta di alto profilo. Segnalerebbe una svolta decisiva verso una gestione professionale del fondo sovrano libico la cui leadership deve assicurare il massimo livello di competenza professionale e trasparenza.

Il più grande ostacolo del fondo alla credibilità internazionale

Per anni l’Ufficio di revisione contabile libico ha pubblicato rapporti che evidenziavano conflitti di interessi sistemici, sprechi fiscali e violazioni flagranti della governance, ma che sono stati accolti dal totale silenzio istituzionale. Al contrario, Al-Gayed è stato un critico feroce, dichiarando pubblicamente che la Lia a tutt’oggi non soddisfa gli standard di governance e di controlli interni che si era impegnata ad adottare circa 10 anni fa. Questo divario tra i proclami e la realtà operativa rimane il più grande ostacolo del fondo alla credibilità internazionale. E all’uso delle sue risorse a beneficio della popolazione.

Guerra in Iran, incognite sul nuovo round di negoziati a Islamabad

Donald Trump ha annunciato la ripresa – lunedì – dei negoziati a Islamabad, tornando a minacciare l’Iran: «Offriamo un accordo equo, accettino o distruggeremo ogni singola centrale elettrica e ogni singolo ponte in Iran», ha tuonato il presidente Usa. «Nessun colloquio finché rimarrà in vigore il blocco navale statunitense», aveva messo in chiaro Teheran. Anche resta aperto uno spiraglio: se dagli Usa arriveranno «segnali positivi», l’Iran potrebbe inviare una delegazione di negoziatori in Pakistan, ha dichiarato ad Al Jazeera il presidente della Commissione Parlamentare iraniana sulla Sicurezza Nazionale, Ebrahim Azizi. CENTCOM intanto ha diffuso sui social un video della nave iraniana catturata dagli Usa dopo il tentativo di forzare il blocco dello Stretto di Hormuz.

La nave mercantile iraniana Touska è stata catturata dalla Marina statunitense mentre stava tentando di forzare il blocco navale imposto da Washington ai porti iraniani. «Ha cercato di violare il nostro blocco marittimo e ne ha pagato il prezzo», ha scritto Trump sul social Truth. Intercettata da un cacciatorpediniere statunitense nel Golfo dell’Oman, alla Touska è stato intimato di fermarsi, ma al rifiuto dell’equipaggio, la nave da guerra l’ha disabilitata aprendo il fuoco sulla sala macchine. In risposta, come riporta l’agenzia Tasnim vicina ai pasdaran, l’Iran ha lanciato droni contro alcune navi statunitensi.

Teheran ha definito l’accaduto un atto di «pirateria armata». Il portavoce dello Stato Maggiore iraniano ha affidato a Telegram una nota ufficiale in cui assicura che «le forze armate della Repubblica islamica dell’Iran reagiranno presto e adotteranno misure di rappresaglia contro questo atto e contro l’esercito americano». L’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver «violato il cessate il fuoco di due settimane» in vigore dall’8 aprile.

Barbara Figliolia: Dare fiducia ai giovani

di Mario Rinaldi

 

 

Comincia la campagna elettorale dell’ex consigliera comunale, Barbara Figliolia, candidata nelle fila dei “Cristiani Democratici” a sostegno del candidato sindaco Vincenzo De Luca. Probabilmente, era già iniziata da un po di tempo.

La sensazione è che in questi giorni frenetici che precedono il termine ultimo per la presentazione delle liste, la competizione entra sempre più nel vivo. E ad animarla sono proprio loro, i candidati al consiglio comunale. Un esercito di centinaia tra uomini e donne pronti a darsi battaglia sul campo elettorale, ma nel pieno rispetto di regole morali e di educazione l’uno nei confronti dell’altro.

Come procede la campagna elettorale? Tra qualche giorno si entrerà nel vivo della competizione.

“Questa campagna elettorale per me ha un significato diverso: è la mia seconda candidatura. Non è più solo entusiasmo, è anche coraggio e maggiore consapevolezza.

So cosa vuol dire metterci la faccia, assumersi responsabilità e restare accanto alle persone anche oltre i momenti elettorali. E adesso si entra davvero nel vivo, con ancora più determinazione”.

Lei come pensa di impostarla?

“La imposterò partendo da quello che ho già dimostrato e da quello che voglio continuare a costruire. Non riparto da zero: riparto dall’esperienza, dall’ascolto fatto in questi anni, dal rapporto costruito con il territorio. Sarà una campagna vera, concreta, fatta di presenza e coerenza”.

Che sensazioni sta avendo in questi giorni camminando per le strade di Salerno?

“A Salerno si respira attenzione, ma anche tanta esigenza di risposte vere. Le persone sono stanche delle parole vuote: chiedono serietà, concretezza e presenza. È una sfida, ma anche una grande occasione per dimostrare che la politica può essere diversa. Camminando per Salerno sento tanta preoccupazione, ma anche speranza.

Sentono il bisogno di essere ascoltati, di non essere lasciati soli e di avere validi punti di riferimento. E questo ti tocca, ti responsabilizza ti ricorda perché hai scelto di esserci”.

Manca poco alla presentazione delle liste. La vostra é pronta?

“Sì, la lista è pronta. Sì è conclusa qualche giorno fa per cui non ho avuto ancora l’opportunità di conoscere tutti i candidati, ma ho potuto già constatare che è una squadra che unisce esperienza e nuove energie, proprio come questa mia candidatura: continuità e rinnovamento insieme.

Persone che hanno scelto di esserci, non per caso, ma per convinzione”.

Lei é una dirigente scolastica. Cosa manca oggi ai giovani per emergere davvero? La politica può aiutare il loro percorso di istruzione e di crescita.

“Ai giovani oggi non manca la voglia, né il talento. Manca qualcuno che creda in loro fino in fondo.

Come dirigente scolastica lo vedo ogni giorno: ragazzi pieni di capacità che però spesso non trovano la strada. La politica deve fare questo: aprire porte, creare occasioni, dare fiducia. Perché quando un giovane viene messo nelle condizioni giuste, può fare cose straordinarie. E noi abbiamo il dovere di non spegnere quella luce”.

Una rivoluzione continua e fatta di cambiamento grazie alla presenza di volti nuovi, che si mescolano a quelli che possono dare tanto in termini di esperienza e professionalità. Figliolia c’è e crede molto in questa forza di rinnovamento.

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Corso di lingua ucraina presso l’Università di Salerno

di Silvia Siniscalchi

Lo scorso 8 aprile, presso il Laboratorio di Autoapprendimento del Centro Linguistico d’Ateneo (CLA), l’Università degli Studi di Salerno ha inaugurato il primo corso di Lingua Ucraina. L’evento, che ha visto la partecipazione del Magnifico Rettore dell’Ateneo salernitano, prof. Virgilio D’Antonio, del Direttore del Dipartimento di Studi Umanistici (DipSUm), prof. Carmine Pinto, del Direttore del CLA, prof. Rosario Pellegrino, di Salvatore Del Gaudio, Direttore scientifico del corso, si è svolto in presenza di Maksym Kovalenko, Console Generale d’Ucraina a Napoli, e di alcuni esponenti della comunità ucraina di Salerno. Ciò nonostante, l’avvenimento, dalle molteplici e rilevanti implicazioni di carattere sociale, politico e culturale, ha rischiato di passare sotto silenzio, per l’incomprensibile assenza dei giornalisti di diverse testate locali e nazionali invitati a prendervi parte. Un’assenza forse indotta dalla sottovalutazione dell’importanza, oggi particolarmente evidente, della lingua ucraina nello scenario geopolitico europeo e nazionale. L’iniziativa stessa, d’altra parte, non ha avuto una facile gestazione, essendo maturata nel corso degli anni grazie ai tenaci, costanti sforzi di Del Gaudio che, oltre a essere professore di Slavistica presso il DipSUm, è un esperto studioso ucrainista, impegnato da molto tempo nella diffusione della conoscenza della lingua ucraina, per la cui valorizzazione si è speso senza sosta, anche attraverso i molteplici rapporti istituzionali, professionali e personali coltivati durante la sua lunga attività di ricerca e docenza presso l’Università Nazionale Taras Shevchenko di Kyiv. L’Ateneo di Salerno – ha osservato Del Gaudio – è stato sinora l’unico ad avere effettivamente compreso il grande rilievo strategico e culturale del progetto. Ha assunto così, di fatto, il ruolo di apripista in un filone di studi che, pur non facendo parte della sua più remota tradizione euristica, trova finalmente, nei luoghi della “Hippocraticas Civitas”, una sede adeguata che, grazie alla sensibilità e intelligenza del Rettore D’Antonio e degli organi dirigenziali e rappresentativi del DipSUm, gli conferisce la giusta visibilità e considerazione scientifica. Il vantaggio, d’altra parte, è reciproco: la rilevanza dell’idea è difatti legata anche al suo carattere esclusivo, trattandosi del primo corso di questo tipo che si inaugura in Italia Meridionale e che assume un significato ancora più importante per la Campania, seconda regione (dopo la Lombardia) per numero di residenti ucraini (il 15% dei circa 400.000 presenti in Italia, secondo gli ultimi dati del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali). Se questa forte presenza nella nostra regione rappresenta una peculiarità storica per dinamiche insediative legate a reti migratorie consolidate, la diaspora attuale dall’Ucraina le conferisce un valore ancora più rilevante. È difatti indubbio il ruolo anche simbolico assunto dalla prima edizione di questo corso, pur essendo pensato, in tale sua iniziale formulazione, come un lavoro di alfabetizzazione di base nella lingua ucraina, rivolto a un pubblico eterogeneo. Ma forse proprio per questo motivo la proposta è riuscita a suscitare un notevole interesse, raggiungendo i 100 iscritti, con 44 partecipanti effettivi. Ragion per cui l’esperimento potrebbe via via consolidarsi – ha aggiunto ancora Del Gaudio – diventando in futuro un vero e proprio insegnamento universitario, tanto più considerando il suo inserimento nella più ampia cornice teorica dei seminari dedicati alla lingua ucraina nell’ambito del corso di Filologia e linguistica slava del DipSUm. Vi si aggiunge la crescente importanza della comunità ucraina salernitana, coinvolta a pieno titolo nell’iniziativa. Non si tratta, dunque, di una riflessione fondata su mere stime statistico-quantitative: l’importanza dello studio della lingua ucraina risiede nel suo essere strumento di mediazione culturale, tanto più rilevante considerando la funzione economica e sociale svolta dagli Ucraini e, in particolare, dalle Ucraine residenti in Campania. È inoltre, allo stesso tempo, evidente il ruolo della lingua come ponte diplomatico di alto valore prospettico in vista dell’auspicato futuro ruolo dell’Ucraina quale partner politico ed economico sempre più integrato nelle dinamiche europee. Riconoscere la specificità linguistica e letteraria di questa Nazione, a fronte della sua plurisecolare marginalizzazione storica e, oggi, della oppressione esercitata nei suoi confronti da una guerra crudele e cruenta volta a minarne l’autonomia, significa pertanto rispettarne e rafforzarne l’identità e sovranità culturale, oltre che politica. Significa, quindi, concorrere sul piano formativo alla sua liberazione e indipendenza. L’avvio di questo corso può dunque a ragione ritenersi un contributo volto al raggiungimento di questo vasto e rilevante obiettivo, di cui l’Ateneo di Salerno si rende partner consapevole e lungimirante.

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Fantascienza.com: Delos Science Fiction 275: 100 anni di Fantascienza

Delos Science Fiction 275: 100 anni di Fantascienza

Un numero speciale interamente dedicato all'anniversario del primo secolo della science fiction, con alcune analisi sul genere e una vera e propria breve Storia della fantascienza.

Nell’aprile del 1926, apparve nelle edicole americane una nuova rivista, un pulp magazine dal nome altisonante: Amazing Stories (storie incredibili). Il suo “inventore” si chiamava Hugo Gernsback e con questa sua creatura editoriale intendeva dar corso a una nuovo tipo di narrativa che avesse come pilastri i “fatti scientifici” e le “visioni profetiche”. Nasceva così la science fiction, che in Italia diventerà fantascienza, grazie a Giorgio Monicelli, primo curatore di Urania, che coniò, o se volete tradusse a suo modo, il... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Fantascienza.com - 20 aprile 2026 - articolo di Redazione