Intesa Sanpaolo: avanti con l’offerta su Mps, pronta un’opa obbligatoria su Mediobanca

All’indomani dell’assemblea dei soci di Mps che ha bocciato la fusione con Mediobanca e le offerte su Banco Bpm e Banca Generali, tramite una nota Intesa Sanpaolo ha confermato formalmente l’intenzione di proseguire con l’opas rivolta alla totalità delle azioni ordinarie di Monte dei Paschi di Siena. La decisione di procedere è una diretta conseguenza dell’esito dei voti assembleari di Rocca Salimbeni, che hanno respinto una serie di operazioni straordinarie alternative che avrebbero mutato l’assetto della banca senese, e da cui è uscito un “no” anche alla riduzione volontaria del capitale funzionale alla distribuzione straordinaria di riserve.

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Pronta un’opa obbligatoria su Piazzetta Cuccia

Il punto cruciale per il proseguimento dell’offerta di Intesa Sanpaolo riguardava la fusione per integrazione tra Mps e Mediobanca. L’istituto guidato da Carlo Messina ha infatti confermato la rinuncia alla relativa ‘condizione di efficacia’ posta originariamente l’8 giugno. L’offerta, di conseguenza, resta pienamente valida e non viene annullata dal mancato accordo con Piazzetta Cuccia. La nota diffusa chiarisce infine un ulteriore passaggio: nel caso in cui l’opas su Mps dovesse perfezionarsi con successo, la banca torinese promuoverà un’offerta pubblica obbligatoria sulle azioni ordinarie di Mediobanca che non sono attualmente detenute né da Monte dei Paschi né dalla stessa Intesa Sanpaolo.

Genova, fiamme in un appartamento: morta una donna

(Adnkronos) – Una donna è morta in un incendio divampato ieri sera, intorno alle 22.45 nella sua abitazione di via Posato, ad Avegno, nell’entroterra di Recco, in provincia di Genova. Sul posto sono intervenute le squadre dei vigili del fuoco di Chiavari e Rapallo, con il carro aria, un’autobotte e una squadra dalla sede centrale di Genova. Per la donna, le cui generalità non sono state ancora rese note, non c’è stato niente da fare. 

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San Severino: Don Aniello Del Regno assolve il suo vice per l’omelia

MERCATO SAN SEVERINO – In sagrestia c’è un via vai continuo: mamme che chiedono informazioni, parrocchiani che passano per un certificato, l’organizzazione dell’appuntamento del giorno dopo con i bambini davanti alla chiesa. Don Aniello Del Regno si divide tra tutti, con un sorriso e una parola per ciascuno. Del resto, il suo motto lo prende in prestito da San Paolo: «Farsi tutto a tutti». È arrivato il primo ottobre alla guida della parrocchia di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni in Parco, ma sembra già di casa. Ha 58 anni, 33 di sacerdozio, e alle spalle quindici anni da parroco a Lancusi e Bolano, nel comune di Fisciano. Raccoglie il testimone di don Giuseppe Iannone, per tantissimi anni punto di riferimento della comunità. Lo abbiamo incontrato per parlare dei suoi progetti e della polemica nata dopo l’omelia del viceparroco, don Antonio Marchiori, domenica scorsa, raccontata su queste pagine sulla base di una segnalazione verificata con più fedeli presenti alla celebrazione.

Don Aniello, come è stato accolto?

«Bene. I cambiamenti non sono mai semplici, soprattutto a 58 anni, perché si esce dalla propria zona di comfort e si intraprende un altro cammino. Sto cercando di farmi conoscere: mi presento a chiunque incontro, chiedo, mi informo. Voglio stabilire relazioni umane vere. Il cristianesimo non è una disincarnazione, è un’incarnazione: il Verbo si è fatto carne ed è venuto ad abitare in mezzo a noi. La nostra fede non è un’ideologia né un moralismo, è un’esperienza di incontro. Se incontro Gesù Cristo, la mia vita rifiorisce. E questo non significa senza difficoltà, anzi».

Cosa porta con sé dall’esperienza di Lancusi?

«Sono un prete girovago: in 33 anni di ministero questa è la mia quarta parrocchia. Ogni comunità mi ha arricchito, nel bene e nel male. Non sono tutte rose e fiori: come non esistono le famiglie da Mulino Bianco, non esistono comunità perfette. Esistono comunità che fanno fatica, che si impegnano, che hanno i loro momenti no. A Lancusi il segno più bello è stato unire due parrocchie, Lancusi e Bolano, in un’unica comunità».

Che stile porta qui a San Giovanni in Parco?

«Il mio. Non sono artefatto, sono una persona molto concreta. Nel mio ministero non ho mai fatto differenze: dal piccolo al grande, dal povero al ricco, dal politico all’operaio, dal professionista a chiunque. Cerco di farmi tutto a tutti, come diceva San Paolo. Non sempre ci riesco, ma mi impegno, perché un prete, come ogni cristiano, non è mai arrivato: si costruisce giorno dopo giorno».

E che comunità ha trovato?

«Più grande di quella che ho lasciato. Ancora non conosco i numeri, ma è un punto di riferimento anche per chi, nato a San Severino, è andato ad abitare altrove e continua a tornare qui».

Raccoglie l’eredità di don Giuseppe Iannone, parroco per tantissimi anni. Da dove riparte?

«Non do giudizi, non è il mio compito. Ai sacerdoti va sempre il rispetto, perché si sacrificano e si impegnano. Io sono dell’opinione che bisogna cambiare spesso: quando ho lasciato Lancusi, dopo quindici anni, la gente piangeva, e lì abbiamo realizzato tante cose insieme. Ma a un certo punto bisogna rimettersi in discussione: quando il vescovo mi ha chiamato, ho obbedito. I cambiamenti fanno bene al parroco e alla comunità. Qui trovo una bella comunità, da mettere un po’ insieme».

Molti parlano della sua attenzione ai giovani. Ha già dei progetti?

«Il tema dei giovani è scottante. Avvicinarli non è facile, anche per un tipo socievole come me, perché hanno un linguaggio nuovo. Io presenterò Gesù Cristo, e Cristo crocifisso, come direbbe San Paolo. C’è l’Azione Cattolica, e il mio desiderio è un oratorio aperto, anche se gli spazi sono quelli che sono. Qualcosa faremo, ma con l’aiuto della comunità: non bisogna chiedersi cosa fa la parrocchia per me, ma cosa faccio io per la parrocchia».

Cosa dice ai ragazzi?

«Che il mondo è allettante, ma spesso offre acqua di cisterna: ci si disseta, ma non è buona. Quella che offre il Signore è acqua viva. Solo che la sorgente si trova in alta montagna, e per arrivarci serve un po’ di fatica. Al di là delle cose da fare, spero che qualche giovane si avvicini per vivere un incontro vero con il Signore».

Domenica scorsa l’omelia di don Antonio Marchiori sugli immigrati ha spinto alcuni fedeli a lasciare la messa. Era a conoscenza dei fatti?

«Ero presente, ma stavo confessando e non ho ascoltato. Per quel poco che conosco don Antonio, posso dire che non è intollerante né razzista. Non so se sia stata un’espressione infelice, o una frase tolta dal contesto che ha acquistato tutt’altro significato. Io dico sempre che è importante il confronto: chi è rimasto colpito poteva fermarsi a parlare con me o con lui, e sarebbe finita lì».

Come chiude questa polemica?

«Con un principio: la Chiesa non può essere razzista. Abbiamo maestri che ci insegnano l’arte della carità. E la carità non è l’elemosina: è prendersi cura, stare accanto. La gente ha bisogno di una parola buona, di un sostegno, di una stretta di mano. Credo che lo stiamo facendo, anche in modo semplice».

Come sogna questa comunità tra qualche anno?

«Come una famiglia. Nelle parrocchie, come nelle famiglie, le difficoltà si superano con il dialogo, mentre il chiacchiericcio, il parlarsi sopra e l’egoismo impediscono relazioni vere. Mi auguro che gruppi e movimenti risplendano per i loro carismi e siano un dono, non un motivo di divisione, senza nessuno che voglia predominare. Gesù ce lo ha detto: siamo tutti servitori, chiamati a impegnarci senza cercare il successo. Il mio sogno è che chi ci guarda da fuori possa dire: che bella comunità, si rispettano, si vogliono bene».

Un messaggio ai parrocchiani?

«Si cammina insieme, non ci possono essere battitori liberi. Bando al chiacchiericcio e al pettegolezzo, che sono lo strumento più becero di controllo sociale: allontanano anche chi vorrebbe avvicinarsi. Se qualcuno deve dirmi che sto sbagliando, lo faccia nella carità e io ne sarò contento; se viene alzando la voce, non serve a nessuno. Desidero che il mio cammino a Mercato San Severino sia fondato sul rispetto. Una comunità cristiana si costruisce su Gesù Cristo, nella carità e nella verità».

 

Carmine Rosamilia

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Meteo, weekend di freddo e maltempo: crollano le temperature, temporali e neve a 1.000 metri

(Adnkronos) –
Weekend di maltempo e freddo in arrivo sull’Italia: due ondate di aria gelida dal Nord-Est europeo faranno crollare le temperature, con piogge, temporali e forti venti soprattutto sulle regioni adriatiche, al Centro-Sud e in Sicilia. Domenica attesi nubifragi con accumuli fino a 60 millimetri e neve sull’Appennino anche a 1.000 metri. Ecco le previsioni meteo per il 31 ottobre e il 1° novembre. 

Lorenzo Tedici, meteorologo responsabile media de iLMeteo.it, conferma che l’assetto barico a scala continentale subirà una marcata variazione in corrispondenza del fine settimana del 31 ottobre e 1° novembre: la dinamica sarà guidata da una struttura di blocco caratterizzata da un’estesa area anticiclonica posizionata tra la Penisola Iberica e la Danimarca, con massimi di pressione al suolo collocati tra Regno Unito, Francia e Germania, contrapposta a una circolazione ciclonica stazionaria tra la Penisola Ellenica, la Turchia e il Mar Nero 

Questa configurazione favorirà l’apertura di un corridoio di correnti fredde di estrazione artico-continentale, originate tra la Finlandia e la Russia occidentale, dirette verso il bacino del Mediterraneo. Tale flusso determinerà una diminuzione termica sensibile su gran parte del territorio nazionale, con valori sia minimi sia massimi che scenderanno, entro domenica, circa 3-4°C al di sotto delle medie climatologiche del periodo. 

Dopo un venerdì a tratti instabile sul settore orientale e sul Sud peninsulare, nel corso di sabato 31 ottobre si registreranno i primi rovesci più organizzati sulle regioni del Centro-Sud e sulle due Isole Maggiori, con apporti stimati tra 5 e 15 mm/24h. 

La fase di maggiore instabilità atmosferica si manifesterà tuttavia durante la giornata di domenica 1° novembre: l’ingresso di altre masse d’aria fredda sul Mediterraneo favorirà l’approfondimento di un centro di bassa pressione con lo sviluppo di sistemi temporaleschi organizzati tra Romagna, Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania, Calabria, Sardegna e Sicilia, con cumulate localmente fino a 50-60 millimetri nell’arco di poche ore, specie lungo il versante adriatico e sul Basso Tirreno. 

Sul resto del Paese prevarranno condizioni di tempo asciutto, seppur in un contesto termico a tratti freddo per il periodo con massime anche inferiori ai 14-15°C. Per la valutazione delle criticità idrogeologiche e idrauliche connesse ai fenomeni temporaleschi, si rimanda alla consultazione dei bollettini ufficiali della Protezione Civile. 

Il transito depressionario sarà accompagnato da una sostenuta ventilazione settentrionale, con raffiche di Grecale e Tramontana stimate fino a 50-60 km/h sui bacini centro-meridionali e in Toscana; i mari risulteranno molto mossi o localmente agitati al largo, con un’altezza d’onda significativa compresa tra 1,5 e 2,5 metri e punte fino a 3 metri in mare aperto. 

L’afflusso freddo determinerà inoltre un repentino abbassamento della quota neve. Sull’Appennino centrale i fiocchi si spingeranno fino a quote comprese tra 1000 e 1200 metri, in particolare tra la serata di domenica e le prime ore di lunedì, interessando le zone interne di Marche, Abruzzo, Molise e Lazio, mentre sui rilievi meridionali la quota si attesterà oltre i 1400 metri. Nevicate a quote superiori ai 1000 metri interesseranno anche i rilievi alpini centro-orientali. 

Questa configurazione fredda e instabile caratterizzerà anche l’avvio della prossima settimana al Centro-Sud, prima di una progressiva attenuazione dell’afflusso freddo attesa da mercoledì. 

NEL DETTAGLIO
 

Venerdì 30. Al Nord: tempo stabile con ampie schiarite; fresco al primo mattino. Al Centro: cieli parzialmente nuvolosi sul versante adriatico con isolati piovaschi, soleggiato altrove. Al Sud e sulle Isole: addensamenti tra Puglia e Calabria ionica con deboli piovaschi isolati; ventilazione da nord-est con raffiche fino a 30-40 km/h e mari fino a mossi con altezza d’onda tra 1 e 1,5 metri. 

Sabato 31. Al Nord: cieli poco nuvolosi; deboli nevicate sulle Alpi centro-orientali di confine oltre i 1000 metri. Al Centro: piogge sparse lungo il versante adriatico tra Marche e Abruzzo (5-15 mm/24h); schiarite sulle tirreniche. Al Sud e sulle Isole: instabilità con rovesci sparsi su Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna orientale (5-15 mm/24h); venti settentrionali in rinforzo con raffiche fino a 40-50 km/h. 

Domenica 1. Al Nord: condizioni asciutte ma con nubi sparse; clima freddo con massime inferiori ai 14-15°C. Al Centro: rovesci e temporali su Romagna, Marche, Abruzzo e Molise (fino a 50-60 mm in poche ore); quota neve in calo serale a 1000-1200 metri. Al Sud e sulle Isole: precipitazioni diffuse anche a carattere temporalesco su Puglia, Campania, Calabria, Sicilia e Sardegna orientale (localmente 50-60 mm); venti tesi con raffiche fino a 50-60 km/h e mari molto mossi o agitati (onde tra 1,5 e 3 metri). 

Tendenza: persistenza di correnti fredde nord-orientali e instabilità residua al Sud fino a martedì; progressiva attenuazione dell’afflusso freddo e graduale rialzo termico a partire da mercoledì. 

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Intersections 2026: Zanolini (Piaggio), ‘in mondo digitalizzato, noi vogliamo amplificare emozioni reali’

(Adnkronos) – “Il mondo si sta digitalizzando. Un processo che mette a disposizione un sacco di strumenti interessanti per capire meglio quello che ci succede intorno. Abbiamo però la fortissima necessità di continuare a essere amplificatori di emozioni, perché è ciò che desidera e chiede il cliente finale. Abbiamo infatti delle affinità con il mondo della musica: non è mai stata così facilmente accessibile e con costi limitati come con il digitale, eppure, se vuoi un biglietto per un concerto, non lo trovi neanche se diventi pazzo. La stessa cosa succede per noi: dobbiamo continuare a coltivare le emozioni fisiche. L’intelligenza artificiale e tutto il mondo digitale ci possono aiutare magari a raccontarle meglio e a raggiungere molte più persone”. Così Davide Zanolini, cmo ed evp Global Marketing & Communication di Piaggio Group, a Intersections 2026, il più grande evento in Italia dedicato a marketing, comunicazione, creatività e tecnologia, in corso all’Allianz MiCo di Milano. 

“Le aziende abituate a lavorare molto sulla matrice ingegneristica fanno un po’ di fatica ad avere una cultura aperta a questo genere di sperimentazione – spiega, precisando però che l’Ia offre al tempo stesso benefici innegabili – Ad esempio la possibilità di vedere in anticipo e di sviluppare un numero quasi illimitato di prototipi di prodotti. Una volta, per scegliere un prodotto, lo si disegnava; dopo bisognava realizzarlo fisicamente, farlo vedere alle persone e apportare poi accorgimenti e correzioni. Oggi, invece, abbiamo la possibilità di creare un numero quasi illimitato di prodotti che ci aiutano a scegliere quello giusto”.  

L’intelligenza artificiale consente così a Piaggio di ridurre i tempi di sviluppo dei nuovi veicoli, accorciando un ciclo che dura dai due ai tre anni, aumentando la reattività sul mercato e riducendo i costi. L’utilizzo degli strumenti di Ia è invece molto ridotto nella comunicazione dell’azienda, poiché “chi utilizza le due ruote lo fa per emozione, vuole avere contenuti reali ed è abbastanza allergico a quelli non veri: le persone si accorgono subito se qualcosa non è autentico. L’uso che ne facciamo è quindi orientato a cercare di capire meglio come si muovono i nostri consumatori – aggiunge – così da capire quali sono i prodotti migliori da sviluppare”. 

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Intersections 2026, artista Troilo: “Mia opera con mano a sei dita è meta-ritratto dell’Ia”

(Adnkronos) – “L’opera scultorea, un po’ atipica perché sono un pittore e non uno scultore, rappresenta, secondo me, il primo vero ritratto dell’intelligenza artificiale. Sappiamo infatti che questa potrebbe prendere le fattezze di una qualsiasi persona, esistente o inventata. L’unica cosa che forse davvero può caratterizzarla è l’imprinting dato dall’inizio, rappresentato dall’errore delle sei dita. Ho voluto fermare nel tempo un meta-ritratto dell’intelligenza artificiale. Come la polizia individua” i responsabili dei crimini sulla base di alcune particolarità, “come una cicatrice sulla fronte, noi dobbiamo saper individuare l’intelligenza artificiale: non potendole attribuire un volto preciso, la individuiamo con questa mano a sei dita, il famoso bug dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale”. Lo spiega Paolo Troilo, artista che ha creato la mano a 6 dita simbolo di Intersections 2026, il più grande evento in Italia dedicato a marketing, comunicazione, creatività e tecnologia, in corso all’Allianz MiCo di Milano.  

“L’opera nasce da tre dipinti già presentati alla mia mostra a Palazzo Reale a Milano quest’anno. È il frutto di un ingrandimento di una scultura modellata da me, a grandezza naturale, di una mano che è stata scannerizzata e poi resa alta quasi due metri e mezzo. È la scultura di una mano con il pollice in alto, il famoso like – spiega – però con sei dita, perché è un like che può portarci a interrogarci su quanto noi possiamo credere all’Ia, soprattutto quando si parla di campi psicologici, filosofici e più personali”. 

“Se oggi potessi parlare con l’intelligenza artificiale e se questa mi potesse capire veramente, e non elaborare semplicemente una risposta, probabilmente le direi: “Mantieni questo tuo modo di essere diverso” – prosegue -. L’Ia è uno strumento. Io, come artista, non sento nessun tipo di preoccupazione, perché l’intelligenza artificiale non viene condizionata da una giornata, da un litigio, dalla preoccupazione per un figlio, da un evento bello o dallo sbattere un mignolo, che sono di solito le cose che fanno cambiare la giornata a un artista. La presenza fisica l’Ia non la avrà mai, quindi ben venga che venga usata come strumento”. 

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Intersections 2026, Lenoci (Evolution Group): “Per visibilità brand devono collaborare con editori e creators”

(Adnkronos) – “Oggi, nella comunicazione digitale, un brand può diventare più autorevole attraverso strategie diverse rispetto a qualche anno fa. Una volta si cercava visibilità attraverso l’indicizzazione sui motori di ricerca. Oggi, con l’avvento dei sistemi di llm, il paradigma è cambiato totalmente. Per essere visibili è importante che il brand investa nei rapporti con gli editori e con i creatori di contenuti, per assorbire parte dell’autorevolezza che hanno e attribuirla al proprio brand. In poche parole, è importante che fonti autorevoli parlino di te. Si tratta di un aspetto su cui ogni brand dovrebbe lavorare e investire nel futuro”. Lo afferma Marco Lenoci, ceo di Evolution Group, partecipando a Intersections 2026, il più grande evento in Italia dedicato a marketing, comunicazione, creatività e tecnologia, in corso all’Allianz MiCo di Milano.  

Un processo particolarmente complesso da abbracciare da parte delle pmi: “La difficoltà principale è che generalmente le piccole e medie imprese italiane si basano su business che hanno avuto successo offline. La necessità di sviluppare una presenza anche online è sempre stata uno scalino difficile da affrontare -. sottolinea – Le piattaforme si stanno moltiplicando, i canali di distribuzione stanno diventando tantissimi ed è sempre più difficile capirli e farli propri. Spesso queste aziende mancano anche di risorse digitalmente preparate o di team che possano occuparsi di queste dinamiche a 360 gradi”.  

In quest’ottica “le aziende stanno iniziando a capire che hanno bisogno di generazioni più giovani per imparare a comunicare in modo diverso. Inoltre, anche le persone di un’altra generazione cercano il proprio brand sui motori di ricerca basati sull’intelligenza artificiale: vogliono sapere cosa dicono Claude o Google della loro azienda. Quando non trovano le risposte che si aspettano – chiosa – percepiscono questa situazione come una necessità da affrontare”. 

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Setti (Wpp Media Italy): “Comunicare oggi significa avere relazione con consumatore”

(Adnkronos) – “La comunicazione è spinta anche dalla rivoluzione digitale. Fino a qualche tempo fa avremmo detto che si doveva cercare di catturare l’attenzione dei consumatori. Oggi, invece, bisogna aggiungere all’attenzione anche la costruzione di una relazione influente con il consumatore. Per farlo attiviamo diversi canali e, soprattutto, cerchiamo di parlare al cuore e alla testa del consumatore. Così i brand riescono a tornare centrali”. Lo afferma Federica Setti, chief data, technology & analytics officer di Wpp Media Italy, a Intersections 2026, il più grande evento in Italia dedicato a marketing, comunicazione, creatività e tecnologia, in corso all’Allianz MiCo di Milano.  

“Nel tempo, i brand hanno perso di differenziazione. Questo è un problema non solo di equity, ma anche di perdita di valore economico e finanziario. La costruzione di un sistema di influenza passa attraverso la testa – sottolinea – lavorando sempre di più sugli algoritmi, e attraverso il cuore, tornando a riscaldare la relazione con il consumatore. Lo vediamo nella comunicazione: al di là dell’utilizzo dei media classici, si lavora sempre di più anche sullo sviluppo di esperienze territoriali, esperienze con gli influencer, grandi eventi sul territorio”. 

“Nell’era dell’Ia il rischio è proprio l’omologazione dei contenuti e dei formati. Per distinguersi si deve usare il potere del cervello umano. L’Ia diventerà sempre di più una commodity – conclude – quindi dobbiamo imparare a usarla come un alleato quotidiano”. 

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Magnaghi (Wpp Media): “Sistema di influenza approccio per rendere brand distintivi”

(Adnkronos) – “In Wpp parliamo di sistema di influenza come del nostro approccio per permettere ai brand di essere distintivi e di influenzare le decisioni. Di fatto, è un modello che replica ciò che abbiamo sempre fatto: articolare la pubblicità, unificarla ai canali gestiti direttamente dai brand e fare in modo che le persone parlino positivamente del marchio”. Lo ha detto oggi a Milano Marco Magnaghi, managing director Media Solutions & Digital Activation, Wpp Media, partecipando a Intersections 2026.  

“Quello che succede oggi con l’Ia – continua Magnani – è che è diventata la vera giudice in grado di capire se un brand sta comunicando in maniera coerente. Infatti, solo la coerenza è in grado di influenzare correttamente la risposta che darà l’Ia”. 

“Di fatto, l’intelligenza artificiale è oggi una delle fonti fondamentali per orientare le scelte delle persone – aggiunge – Il marketing moderno si fa quindi parlando alle persone, come abbiamo fatto finora, ma anche parlando alle macchine che, a loro volta, parlano alle persone”. Ma come si fa a parlare alle macchine? “È necessario essere coerenti, semplici e distintivi”, conclude. 

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Ersilia Trotta. Faro della Giustizia nel degrado

Il Faro della Giustizia, simbolo della legalità e del rispetto delle istituzioni, versa in condizioni di degrado. A denunciarlo è la consigliera comunale di Fratelli d’Italia, Ersilia Trotta, che ha presentato un’interrogazione al sindaco di Salerno per chiedere interventi urgenti di manutenzione e ripristino dell’opera collocata dinanzi al Palazzo di Giustizia. Mattonelle danneggiate, parti deteriorate e segni evidenti di incuria restituiscono, secondo l’esponente dell’opposizione, un’immagine poco dignitosa di uno dei luoghi simbolo della città. Una situazione che, oltre a compromettere il decoro urbano, assume un significato particolare proprio per il valore istituzionale del monumento. «È inaccettabile che un simbolo della giustizia versi in queste condizioni proprio davanti al Tribunale», denuncia Trotta, sollecitando un intervento immediato dell’amministrazione comunale. «L’Amministrazione intervenga subito per restituire dignità a un’opera che appartiene all’intera comunità». Attraverso l’interrogazione, la consigliera di Fratelli d’Italia chiede di conoscere le ragioni che hanno determinato l’attuale stato di deterioramento e, soprattutto, quali iniziative l’ente intenda adottare per restituire decoro al monumento. Al centro della richiesta anche la necessità di individuare tempi certi per gli interventi, evitando che la situazione possa ulteriormente aggravarsi. La vicenda riaccende così l’attenzione sul tema della manutenzione degli spazi pubblici e sulla tutela del patrimonio urbano. Per Trotta, la cura di un’opera dal forte valore simbolico dovrebbe rappresentare una priorità, soprattutto quando si trova in un’area frequentata quotidianamente da cittadini, avvocati, magistrati e operatori della giustizia. L’esponente di Fratelli d’Italia attende ora una risposta da Palazzo di Città, auspicando che alle richieste di chiarimento possano seguire interventi concreti. L’obiettivo è restituire al Faro della Giustizia il decoro che merita, salvaguardando un simbolo che richiama i principi fondamentali della legalità e del rispetto delle istituzioni.

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Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?

Immaginate di essere un ciclista all’affannoso inseguimento di una maglia rosa nettamente più veloce e in forma. Non riuscendo a raggiungere il rivale in altro modo, un suo eventuale intoppo sarebbe la miglior notizia possibile, a patto di saperne approfittare. Mutatis mutandis, è quello che sta succedendo nella politica nazionale. Di fronte a un governo Meloni sempre più traballante, l’opposizione sembra talmente concentrata sui suoi problemi ombelicali da non comprendere nemmeno quale grande occasione si ritrovi davanti.

Il vandalismo che distrae dai veri motivi delle manifestazioni

I leader del centrosinistra sembrano immobili davanti a questo autunno caldissimo, con le piazze che insorgono contro le crescenti diseguaglianze sociali, i licei e le univeristà occupati da studenti angosciati dal futuro e il blocco dei tir al Sud che ha svuotato gli scaffali della grande distribuzione. O, meglio, difendono chi protesta con l’obiettivo di ampliare i consensi, senza però provare a dare la spallata al centrodestra. Ovviamente non tutte le colpe possono essere addossate al governo, ma ciò non rende meno evidente il suo stato confusionale.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Scontri e saccheggi in via Torino, a Milano (Ansa).

Se Matteo Salvini e Antonio Tajani ci hanno ormai abituati a gaffe in serie, anche la premier inizia a perdere colpi, come dimostra la grave sgrammaticatura istituzionale che l’ha opposta alla gip di Milano sulla scarcerazione di Youssef Siher, creatore della chat “Movimento 17 ottobre“. Da quella fatidica data abbiamo iniziato tutti a straparlare dei disordini milanesi e delle vetrine rotte, tralasciando alcuni elementi di sostanziale importanza.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Youssef Siher (Ansa).

Piantedosi non dovrebbe rendere conto della gestione delle piazze?

Le ragioni di fondo delle proteste non possono essere sottaciute a causa di chi le ha cavalcate con ben altre finalità. A maggior ragione le distruzioni non giustificano le violenze commesse dalle forze dell’ordine ai danni di manifestanti pacifici, in qualche caso minorenni, che paiono emergere da diversi video trasmessi anche da canali non certo anti-governativi, come quelli di Mediaset. Certamente si può e si deve auspicare che la magistratura faccia chiarezza sul punto.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Una macchina dei carabinieri presa d’assalto in Piazza Duomo (Ansa).

Sul piano politico, inoltre, ci sarebbero ragioni più che sufficienti perché il centrosinistra ne chiedesse conto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (rimasto da poco senza portavoce), che dovrebbe anche spiegare perché Milano non ha diritto ad avere i poliziotti che chiede da tempo: non si nasconda dietro i militari che, opportunamente arginati dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, non hanno gli stessi poteri nella tutela dell’ordine pubblico. Negli anni abbiamo visto richieste di dimissioni e mozioni di sfiducia per molto meno. Oggi invece le piazze urlano e il parlamento tace.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (foto Imagoeconomica).

Qualche eccezione? Arturo Scotto del Partito democratico, che in effetti ha attaccato il titolare del Viminale; un’interrogazione parlamentare del 29 ottobre firmata dai deputati dem Matteo Mauri e Debora Serracchiani; e prima ancora lo scontro, più a livello personale che altro, tra Piantedosi e il sindaco Beppe Sala, definito «radical chic» dal ministro. Con tutto il rispetto, si può fare di più.

La vera opposizione la stanno facendo… i cittadini

Non è nemmeno la prima volta che la vera opposizione al governo Meloni viene fatta direttamente dai cittadini. A marzo il flop del referendum sulla Giustizia aveva già chiaramente evidenziato un malumore diffuso nella società civile, non intercettato dai partiti del centrosinistra, la cui somma dei consensi è nettamente inferiore al numero di chi ha votato “No”.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Cartelli per il no alla riforma della giustizia (foto Imagoeconomica).

Con un clima del genere, a pochi mesi dalle elezioni, sarebbe naturale schierarsi pancia a terra con le ragioni della protesta, magari ponendosi come garanti della legalità per evitare che ulteriori violenze delegittimino i manifestanti. In fondo è proprio quello il posto naturale di un centrosinistra capace di essere al passo con i tempi, pur senza rinnegare le sue radici. L’agenda del campo largo però sembra leggermente diversa.

Gli scontri fratricidi tra Schlein e Conte portano solo guai

Ormai da mesi viene raccontato il minuetto della rivalità tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, per nulla risolta dalla fuga in avanti della segretaria dem nell’ultima assemblea del partito. La sua candidatura a premier con le primarie o senza nasconde un sottotesto di timore, perché ai gazebo non è detto che tutti gli elettori del Pd preferiscano lei al leader del Movimento 5 stelle: i nemici interni sono tanti e determinati.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Giuseppe Conte nello studio di 5 minuti di Bruno Vespa, con l’immagine di Elly Schlein sullo sfondo (foto Imagoeconomica).

Come se non bastasse questo dualismo, tempo ed energie se ne vanno nella composizione del mosaico in vista delle elezioni, col prestito di Andrea Crisanti per agevolare l’ingresso di Rifondazione comunista in parlamento e gli immancabili sommovimenti al centro, dove la cementazione della sterminata galassia che va da Matteo Renzi ad Alessandro Onorato, passando per Ernesto Maria Ruffini e Franco Gabrielli, richiede una pazienza degna di Giobbe.

Primarie addirittura il 14 marzo? Altro assist a Meloni

Una pazienza che certamente non si può chiedere agli elettori, i quali hanno ben altri problemi quotidiani da risolvere. Chissà se la cosa è percepita anche dai leader che, clamorosamente, ora meditano di spostare le (eventuali) primarie addirittura al 14 marzo. Questo continuo rinvio è doppiamente pericoloso. Nel caso di elezioni anticipate, in pratica si azzererebbe lo spazio della campagna elettorale, a tutto vantaggio di Meloni.

Autunno caldo e proteste, perché il campo largo non riesce a cavalcare l’onda anti-Meloni?
Quando ci saranno le primarie del Pd? (foto Imagoeconomica).

Oltretutto ci sarebbero delle ripercussioni a livello locale, perché tutto è congelato fino a nuovo ordine da Roma. Ma a Milano, dove il centrosinistra nella corsa al dopo Sala può perdere solo infilando una serie clamorosa di autogol, si attende il via libera ormai da tempo. Continuare a fare melina rischia davvero di aumentare la demotivazione degli elettori. Una scelta tafazziana, soprattutto in un’epoca di preoccupante astensionismo.

Cocaina con gli albanesi, 11 narcos dell’Agro a processo

Scafati/Agro. A processo 11 imputati coinvolti in una inchiesta con 120 persone per un giro di spaccio da Nord a Sud della penisola. Dopo la condanna per lo scafatese Ivano Busiello, altri complici sono accusati – a vario titolo- di associazione finalizzata al narcotraffico per un giro di milioni e milioni di cocaina. Sullo sfondo c’è l’imponente indagine denominata “Tornado” che ottenne l’emissione di 61 misure cautelari, per le accuse di traffico internazionale di droga, riciclaggio di denaro attraverso un sistema di fatture per operazioni inesistenti. Il pm si era concentrato – tra i tanti – sul ruolo del 49enne Busiello che, insieme a due fratelli napoletani avrebbe avuto contatti diretti con il gruppo di albanesi, trattando gli acquisti e le consegne della droga. Determinante il contenuto di una chat in cui lo stesso Busiello che avrebbe segnalato i clan camorristici destinatari finali della cocaina. Con lui avrebbero operato i 9 imputati originari di Angri, Pagani, San Marzano sul Sarno e Scafati. Con Busiello rispondono di tre grossi acquisti di cocaina per poi inondare il territorio ognuno di sua competenza – in un caso il 49enne scafatese avrebbe importato 130 chili di cocaina- in concorso con altre persone, di nazionalità albanese. Gli acquisti risalgono al 2022, definiti tra Scafati, agro e i vesuviani. A gestire lo stupefacente era un gruppo criminale ramificato in Albania e nel nord Italia, che importava in Europa la droga dal Sud America mediante l’utilizzo di rotte di navigazione commerciali, come Spagna e Olanda, con destinazione finale l’Italia. La rotta della bianca individuata dalla Dda e che attraversa anche l’Agro nocerino, venne svelata dalle chat decriptate in Francia dall’applicazione Sky Ecc usata su appositi telefonini, oltre che da intercettazioni telefoniche e ambientali. Nelle accuse dell’Antimafia bresciana, inoltre, gran parte del denaro contante ricavato dalla vendita dello stupefacente veniva consegnato ad una parallela associazione italo-cinese, che avrebbe offerto un servizio bancario occulto per il trasferimento dei capitali illeciti all’estero. In pratica, i guadagni del narcotraffico – grazie al tramite di un cittadino cinese – finivano in un complesso sistema di riciclaggio teso a “monetizzare” fatture false (circa 375 milioni di euro) emesse da “imprenditori” compiacenti. Per Busiello prima dell’estate c’era stata la condanna a quasi 5 anni di reclusione mentre per altri 11 complici residenti nell’Agro si va a processo ordinario come deciso dal giudice per le udienze preliminari del Tribunale bresciano. Un processo che dovrebbe restare incardinato nel capoluogo lombardo anche se i difensori degli imputati salernitani (e napoletani) hanno presentato un’istanza per il trasferimento del dibattimento nei tribunali della Campania. Decide il collegio dei giudici della cittadella giudiziaria bresciana.

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Star Trek: È morto Patrick Stewart, il capitano Picard di Star Trek

È morto Patrick Stewart, il capitano Picard di Star Trek

L’attore britannico, indimenticabile Jean-Luc Picard di Star Trek: The Next Generation e Professor Xavier degli X-Men, è morto a 86 anni. Una carriera straordinaria, dal teatro shakespeariano alla fantascienza, che ha attraversato oltre sessant’anni di spettacolo.

Dopo Water Koenig un altro grandissimo lutto colpisce la community di Star Trek.  È morto mercoledì 28 ottobre 2026, all’età di 86 anni, Patrick Stewart, uno degli attori più amati dal pubblico della fantascienza, interprete del capitano Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation e del professor Charles Xavier nella saga cinematografica degli X-Men. La notizia è stata diffusa il giorno successivo dalla famiglia. L’attore si è spento nella sua casa di Los Angeles, accanto alla moglie Sunny Ozell, dopo... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - SERIE TV - Star Trek - 30 ottobre 2026 - articolo di Redazione

Dall’estero: La trama di Star Wars – Episodio X potrebbe essere stata leakata

La trama di Star Wars – Episodio X potrebbe essere stata leakata

Secondo voci di corridoio, il nuovo capitolo della saga avrebbe una coppia come protagonista

Una nuova trilogia di film si avvicina per Star Wars, e con essa speculazioni e rumors su quale sia il futuro della galassia lontana lontana. L'Episodio X è infatti stato affidato da Lucasfilm al regista Jon Watts (Star Wars: Skeleton Crew) e allo sceneggiatore Simon Kinberg (Star Wars Rebels), su cui ricade il compito di continuare la Saga degli Skywalker dopo gli eventi di Episodio IX. Proprio per questo desiderio di continuità, sembra che il nuovo film riporterà sullo schermo Daisy Ridley nei panni di Rey – che avrebbe dovuto essere protagonista di un film... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 30 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Le poesie di Ursula K. Le Guin

Le poesie di Ursula K. Le Guin

Per la prima volta tradotte in italiano con la raccolta Il mondo mi sognò, io sogno il mondo

Abbiamo conosciuto Ursula K. Le Guin come scrittrice di fantascienza, come scrittrice fantasy e anche come saggista. Ma fino a oggi il lettore italiano non aveva ancora avuto modo di conoscere la Le Guin poetessa. Pone rimedio a questa lacuna l'editore Crocetti col volume Il mondo mi sognò, io sogno il mondo, nella traduzione di Annalisa Crea e introduzione di Harold Bloom. La quarta di copertina Per la prima volta in traduzione italiana, una scelta di componimenti dall'ampia produzione poetica di Ursula K. Le Guin, che abbraccia quattro decenni e si muove in un territorio... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 30 ottobre 2026 - articolo di S*

Editoria: Da Neuromancer a Ghost in the Shell: quando la fantascienza ha anticipato l’identità digitale

Da Neuromancer a Ghost in the Shell: quando la fantascienza ha anticipato l’identità digitale

Negli anni ’80 e ’90 la fantascienza cyberpunk aveva già iniziato a immaginare un futuro in cui l’identità di una persona non sarebbe stata legata soltanto al corpo fisico.

Nomi, informazioni, accessi e perfino la coscienza avrebbero potuto viaggiare attraverso reti digitali, diventando parte integrante del modo in cui un individuo veniva riconosciuto dagli altri e dai sistemi informatici. A distanza di decenni, quelle intuizioni appaiono sorprendentemente attuali: oggi una parte crescente della nostra vita passa attraverso account, credenziali e strumenti di identificazione digitale che permettono di dimostrare chi siamo senza essere fisicamente presenti. Neuromancer e la nascita del cyberspazio Uno dei punti di partenza di questa visione è... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 30 ottobre 2026 - articolo di S*

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti

Cercasi accompagnatore. Pare un annuncio per gigolò. Invece è soltanto la condizione terminale della Federazione italiana giuoco calcio (Figc), che continua a dimenarsi in cerca di un presidente, sette mesi dopo la terza mancata qualificazione consecutiva alla fase finale del Mondiale 2026. A contendersela sono due soggetti che di ritirarsi a vita privata non vogliono proprio saperne: il dottore in giurisprudenza Giovanni Malagò, 67 anni, e il geometra Adriano Galliani, 82 anni. Entrambi alle prese con un problema di tesseramento: ciò che risulta incredibile, se si pensa alla vastità del loro curriculum dirigenziale. Ma tant’è. Per questo entrambi hanno dovuto trovare l’escamotage per sanare la propria posizione: farsi tesserare come dirigenti accompagnatori, appunto.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò e Adriano Galliani nel 2013 (Imagoeconomica).

I taxi del Calcio a 5 dell’Aniene e dell’interista (sic!) Enotria

Nel caso di Malagò, il ruolo gli è stato concesso dalla squadra di calcio a 5 del Circolo Aniene, istituzione di cui è presidente onorario. Quanto a Galliani, si è rivolto all’Enotria. Che sarebbe un club milanese specializzato in formazione di giovani calciatori nonché affiliato all’Inter. Fatto che, per l’uomo che ha rappresentato un trentennio di milanismo, stride parecchio. Ma che volete farci? Siamo nell’epoca delle società liquide e del calcio gassoso. Sicché può starci pure che l’ex plenipotenziario rossonero compia il primo passo verso la candidatura presidenziale foderandosi di nerazzurro. Conta solo che i due, proponendosi nel ruolo di attempati accompagnatori, si siano messi nelle condizioni di rispettare le regole. Che solo dirlo fa sganasciare dalle risate. A proposito: ma non è che, per caso, sarebbe disponibile anche il buon vecchio Tonino Matarrese, che alla fine di anni ne ha solo 86?

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).

Figc, un crescendo di pasticci

Non serve che chiediate al calcio di dimostrare la sua impossibilità di essere normale: lo fa benissimo da sé, senza necessità di sollecitazioni. E per scongiurare il rischio che ve ne dimentichiate, ne dà mostra ogni volta in modo peggiore. Basta guardare freddamente la situazione, senza soffermarsi sui singoli episodi e sul loro carattere pirotecnico, che pare fatto apposta per calamitare l’attenzione sul dettaglio, deviandola dall’insieme. L’insieme dice che, da quel 31 marzo a Zenica che vide la Nazionale azzurra eliminata dalla Bosnia-Erzegovina, la Figc ha perso qualsiasi parvenza di stabilità.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti

C’è stato dapprima il “trimestre bianco” di Gabriele Gravina, dimissionario ma rimasto in carica per l’ordinaria amministrazione nell’attesa del nuovo presidente: che in realtà non è stato un presidente, ma un circo. Il Circo Malagò. Fatto di finta innovazione della governance e reale personalismo nella gestione delle cose federali. Il primo intoppo, quello di cui è stata vittima la triade Maldini-Leonardo-Pirlo, sarebbe già stato prova sufficiente per rimandarlo a casa. Ma poi c’è stato anche il resto: l’anienizzazione della Nazionale e dei ruoli federali, la nomina di Diana Bianchedi palesemente incompatibile con la carica di vicepresidente Coni, e infine la scoperta che lo stesso Malagò fosse ineleggibile perché non tesserato dalla Figc. Risultato: federazione commissariata, con Malagò nominato commissario di se stesso e al lavoro per preparare l’elezione di se medesimo.

Galliani, orfano di Silvio, adesso prova a fare da sé

In un Paese normale sarebbe intervenuto non già il ministero competente, ma l’ambulanza dotata di camicie di forza. Ma siamo in Italia e questo basta per spiegare anche l’altra candidatura: Galliani Adriano da Monza, che si concede una nuova sfida nel calcio. Ne era uscito una prima volta dopo la fine dell’era berlusconiana al Milan; vi era rientrato durante la breve parentesi in cui Silvio ha voluto regalarsi il Monza come balocco calcistico della vecchiaia, ma dopo la morte del capo anche per il geometra è arrivata la fine di quella traiettoria. Adesso Galliani prova a fare da sé, senza l’ombra di Sua emittenza a tutelarlo.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Adriano Galliani (Imgoeconomica).

Può spendere un passato dirigenziale che lo ha visto impegnato anche nel ruolo di presidente della Lega Serie A. Un ruolo che ha lasciato il segno al punto tale che, come ci è stato raccontato da una voce confidenziale in Lega, ai tempi in cui era amministratore delegato del Monza il geometra, durante le assemblee, sedeva accanto ai dirigenti dei grandi club anziché nelle poltrone di retrovia della sala. Anche dove piazzi le natiche dice chi sei. Tornando al discorso del Paese normale, uno che nel 1991 ritirò dal campo la squadra durante una partita dell’allora Coppa dei Campioni contro il Marsiglia, in Francia, per il blackout di uno dei riflettori, non avrebbe più dovuto avere cittadinanza nel mondo dello sport. Ma, ancora una volta, siamo in Italia: sicché, 35 anni dopo quella prodezza, Galliani può serenamente correre per la presidenza Figc.

La partita decisiva si gioca in Lega Serie A

La candidatura di Galliani è un sasso nello stagno. Il balletto di Malagò che commissaria se stesso e poi si avvicenda era dato come naturalmente destinato verso l’esito di Malagò Giovanni che succede a Giovanni Malagò. E invece adesso l’esito è tutt’altro che scontato: perché se scende in campo un soggetto che ha alle spalle un passato (remoto) come quello di Galliani, non si può certo parlare di una candidatura di testimonianza: c’è alle spalle un sommovimento serio. A dimostrarlo è il fatto che due delle componenti di voto (l’Aic che rappresenta i calciatori e l’Aiac che rappresenta gli allenatori) si sono già schierate dalla sua parte. Ma la partita decisiva si gioca, ancora una volta, in Lega Serie A. La cosiddetta Confindustria del calcio era stata la componente che con maggiore decisione si era schierata dalla parte di Malagò in estate (19 società su 20) e grazie a questo endorsement la candidatura dell’ex presidente Coni aveva preso quota.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò (foto Ansa).

La logica della scelta è quella del meno peggio

Ma poi sono cominciati i mal di pancia, a partire dalla nomina del commissario tecnico: la Lega pressava per Antonio Conte, Malagò voleva Roberto Mancini (socio Aniene e suo compagno di squadra nel calcio a 5), tanto da far fuori la triade Maldini-Leonardo-Pirlo e rimpiazzarla con Claudio Ranieri (Aniene pure illo) accanto al ct. E poi c’è stato tutto il balletto delle decisioni prese in totale autonomia, senza consultare le altre componenti. Era troppo sicuro del suo potere, Giovannino. Ma adesso che sente sul collo il fiato di Galliani, si preoccupa sul serio. Potrebbe essere ricordato come il presidente che non lo è mai stato, e che per nemmeno un anno ha governato da abusivo. Degna chiusura della carriera da dirigente sportivo. Per questo adesso rivendica risultati improbabili come prova del suo buon governo: tipo le vittorie della Nazionale sotto il suo mandato (due partite contro una scassatissima Turchia, capirai). Dal canto suo, Galliani non sa ancora su chi potrà contare come base elettorale. In Lega Serie A il consenso non è così scontato: persino i suoi due ex club, Milan e Monza, non sembrano schierati in partenza con lui. Ma potrebbe far leva sulla vasta delusione provocata da Malagò nelle stanze di via Rosellini. In fondo, la logica della scelta sarà quella del meno peggio. Di modo che il calcio italiano continui a galleggiare nella melma che è il suo habitat più recente.

Cosa c’è dietro la sfida Malagò-Galliani per la Figc, tra pasticci e sommovimenti
Giovanni Malagò con Roberto Mancini.

Sondaggi politici, la Supermedia: Vannacci scende ancora, sorpasso di Avs

L’ultima Supermedia Youtrend/Agi, media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto realizzata sulla base di nove sondaggi realizzati da sei istituti dal 15 al 28 ottobre, evidenzia un netto calo di Futuro Nazionale. Il partito di Roberto Vannacci è infatti dato adesso al 6,1 per cento: -1,1 rispetto alla Supermedia di due settimane fa.

Futuro Nazionale viene anche raggiunto dalla Lega

La nuova Supermedia evidenzia la crescita di Fratelli d’Italia, principale beneficiario del netto calo dei vannacciani: il partito di Giorgia Meloni sale al 27,9 per cento (+0,7). Il Pd è dato al 20,2 per cento (+0,1), mentre frena ancora il Movimento 5 stelle, ora all’11,9 per cento (-0,5). Forza Italia è stabile al 7,4 per cento. Segue Alleanza Verdi e Sinistra, che nonostante un leggero calo (-0,2) con il 6,2 per cento è ora davanti a Fn, raggiunto peraltro dalla Lega (+0,1). Per quanto riguarda i partiti minori, Azione è al 3,3 per cento (+0,1), Italia Viva è stabile al 2,4 per cento, +Europa scende all’1,5 per cento (-0,2) e il Partito Liberal Democratico all’1,3 per cento (-0,1). In leggera frenata Noi Moderati all’1,1 per cento (-0,1), stessa quota di Sud chiama Nord. Per quanto riguarda le coalizioni, entrambe in risalita, c’è sostanziale parità tra il campo largo al 43,8 per cento (+0,7) e il centrodestra al 43,7 (+0,8).

I soci Mps bocciano le offerte su Banco Bpm e Banca Generali

Dopo aver detto no alla fusione per integrazione con Mediobanca, l’assemblea dei soci di Monte dei Paschi di Siena ha bocciato le due offerte pubbliche di scambio su Banco Bpm e Banca Generali: tramonta così il piano dell’amministratore delegato Luigi Lovaglio per resistere all’offerta di Intesa Sanpaolo.

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I soci Mps bocciano le offerte su Banco Bpm e Banca Generali
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

In entrambi i casi il ‘no’ ha superato quota 90 per cento

All’offerta pubblica di scambio su Banco Bpm, primo punto del piano di Lovaglio, ha detto no il 91,1 per cento del capitale presente (due terzi del totale), a fronte di un 6,47 favorevole e di un 2,41 che si è astenuto. Nel caso dell’offerta su Banca Generali, i voti contrari sono stati pari al 90,9 per cento del capitale presente, quelli favorevoli al 6,66 e gli astenuti al 2,41.

Delfin, Rocco Basilico respinge l’offerta di Lmdv per l’acquisto del suo 12,5 per cento

Dopo quello dei soci fondatori del Fatto Quotidiano, Leonardo Maria Del Vecchio incassa un altro no: il fratellastro Rocco Basilico ha infatti respinto la sua offerta di 3,5 miliardi di euro per il 12,5 per cento delle quote di Delfin (che alla morte di Leonardo Del Vecchio sono state divise tra otto eredi).

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I tre motivi per cui Basilico ha detto no a Leonardo Maria Del Vecchio

La cifra avrebbe comportato uno sconto del 30 per cento sul valore netto patrimoniale di Delfin: la finanziaria lussemburghese è quotata attorno a 40 miliardi. Ma non è questo l’unico motivo che ha spinto Basilico (anch’egli figlio di Nicoletta Zampillo che in prime nozze ha sposato Paolo Basilico) a dire no. Ce ne sono altri due: il fratellastro di Lmdv non ha intenzione di vendere e inoltre c’è la questione dell’affidabilità compromessa del compratore, indebitato per oltre un miliardo, senza flussi di dividendi in entrata e in difficoltà a ricevere ulteriore credito dal sistema bancario.

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Lmdv aveva già provato a rilevare le quote dei fratelli Luca e Paola

Lmdv aveva già provato ad acquistare per 10 miliardi (5 a testa) il 25 per cento di Delfin dai fratelli Luca e Paola. L’operazione, praticamente definita, era poi saltata a causa di problemi di finanziamento bancario e garanzie, oltre che per il rifiuto del cda di Delfin su determinati passaggi. Rimasto scottato, Lmdv aveva disertato l’assemblea della holding del 31 giugno e, ad agosto, aveva lasciato tutte le cariche ricoperte in EssilorLuxottica. Successivamente, Luca e Paola Del Vecchio hanno chiesto una penale complessiva di 500 milioni di euro per la mancata acquisizione delle quote di Delfin.

Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)

Il popolo ha fame? Dategli le targhe personalizzate. È l’ultima trovata del governo Meloni, che nella recente riforma del Codice della Strada ha sbloccato la possibilità appunto di scegliere targhe personalizzate sui propri veicoli, come già succede negli Stati Uniti. «Ci si potrà sbizzarrire. Qualcosa mi dice che la creatività degli italiani potrebbe farsi vedere», ha commentato sorridente la presidente del Consiglio. Ma attenzione, per dare prova della creatività e del genio italico si dovrà aspettare. E anche parecchio.

Le targhe personalizzate non arriveranno prima del 2028

Il testo del nuovo CdS dovrà infatti concludere l’iter parlamentare e ricevere i pareri degli organi competenti (Consiglio di Stato, Conferenza Unificata) prima della pubblicazione definitiva in Gazzetta Ufficiale, previsto nella primavera del prossimo anno. L’entrata in vigore formale della normativa è prevista per il primo gennaio del 2028, poi bisognerà attendere che la Motorizzazione Civile emani i regolamenti attuativi specifici e aggiorni i propri sistemi informatici e il Portale targhe personalizzate.

Costeranno 600 euro, ma per le moto ne basteranno 360

Le targhe personalizzate avranno un costo totale (anteriore e posteriore) di 600 euro: 500 verranno corrisposti all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato per la produzione fisica, mentre 100 di maggiorazione saranno destinati al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Per i motoveicoli basteranno 360 euro.

Ci si potrà sbizzarrire, ma con qualche paletto

Le nuove targhe ‘on demand’ avranno la struttura standard. Stile del font, dimensioni delle targhe, posizioni e colori (sfondo bianco con caratteri neri e bande blu laterali) rimarranno identici a quelli oggi in vigore. Lo schema sarà dunque quello fisso di sette caratteri (due lettere, tre numeri, due lettere), ma con diversi paletti. Innanzitutto, saranno vietate combinazioni di lettere e numeri già assegnate. Resteranno inoltre escluse le lettere storicamente vietate (I, O, Q e U) che possono confondere la lettura. E anche quelle accentate o straniere (come Ç, Ñ e Ö). Ovviamente niente combinazioni offensive, ambigue o fuorvianti.

Targhe personalizzate: i meme e gli sfottò al governo

Come ha anticipato Meloni, ci si potrà comunque sbizzarrire utilizzando le restanti 22 lettere che sono ammesse, comprese X, Y, W, K, J. Aspettando di poter sfoggiare la propria targa, il popolo ha già cominciato a impratichirsi sui social, tra meme e sfottò. Ecco i più gettonati.

Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)
Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)
Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)
Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)
Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)
Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)
Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)
Arrivano le targhe personalizzate: le cose da sapere (e i meme migliori)

Speranza rischia grosso, aria di promozione per Molinari: le pillole del giorno

Stavolta Roberto Speranza rischia grosso. Il ministro della Salute del periodo del Covid, uscito malconcio dalla audizione nella commissione parlamentare di inchiesta dedicata alla pandemia, non ha alcuna garanzia di essere ricandidato dal Pd. Speranza, nel 2022, venne catapultato a Napoli, capolista nella circoscrizione Campania 1, collegio plurinominale P01. Niente preferenze, l’elettore dem doveva votare per forza per lui, che infatti risultò l’unico eletto. Nato e cresciuto a Potenza, Speranza fu paracadutato all’ombra del Vesuvio, ma stavolta non se ne parla: il Pd ha troppi pretendenti a un posto da capolista bloccato radicati sul territorio, e quindi non c’è posto per concederne uno a Speranza. Che magari potrebbe candidarsi “a preferenze”… Ps. Speranza, con Dario Franceschini e Andrea Orlando, guida la corrente maggioritaria dei Democratici che recentemente si è riunita a Montepulciano.

Speranza rischia grosso, aria di promozione per Molinari: le pillole del giorno
Roberto Speranza (Imagoeconomica).

Promozione in vista per il leghista Molinari

Chiuso il Congresso straordinario, nella Lega potrebbe arrivare qualche promozione. Non solo Matteo Salvini ha aperto all’ingresso dell’ex sfidante Massimo Garavaglia nella nascitura segreteria politica, ma è nell’aria la nomina a vicesegretario di Riccardo Molinari. Promotore della mozione sul Nord, sottoscritta pure dai “ribelli”, il piemontese si è riavvicinato al fu Capitano dopo le frizioni tra quest’ultimo e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Ora, come scrive Lo Spiffero, Molinari potrebbe essere ripagato con un avanzamento nell’organigramma di via Bellerio. Un altro settentrionale da affiancare a Claudio Durigon, fedele alla linea nazionale (o nazionalista?) salviniana.

Speranza rischia grosso, aria di promozione per Molinari: le pillole del giorno
Riccardo Molinari al Congresso (Imagoeconomica).

Nuovo scontro tra magistratura e governo

Nuova frizione tra Magistratura e Palazzo Chigi. Al Csm è stato chiesto di aprire una pratica per tutelare la gip di Milan Tiziana Landoni dopo l’attacco di Giorgia Meloni contro il provvedimento di non convalida del fermo di Youssef Siher. La richiesta è stata sottoscritta da tutti i togati del Csm, tranne gli esponenti di Magistratura indipendente, e dai membri laici di centrosinistra Ernesto Carbone, Michele Papa e Roberto Romboli.

Del Vecchio rinuncia all’opa sul Fatto Quotidiano

Niente opa sul Fatto Quotidiano. Lmdv Media ha preso atto della decisione del cda della società editrice della testata di non accogliere la richiesta di due diligence confermatoria e della volontà dei soci fondatori di non aderire all’offerta. «Non essendo stato possibile accedere alle informazioni necessarie per una valutazione completa, Lmdv Media non intende, allo stato, promuovere l’offerta», si legge in una nota. «La nostra porta resta aperta, al Fatto come a ogni editore che voglia costruire un’informazione libera e sostenibile. L’informazione è un’infrastruttura essenziale del Paese e Lmdv Media continuerà a investire per difenderla».

«Il futuro dell’informazione si garantisce investendo in tecnologia»

La proposta, continua il comunicato, «nasceva da una convinzione che resta immutata», ovvero che «il futuro dell’informazione non si garantisce riducendo i costi all’infinito per inseguire ricavi in calo, ma investendo in tecnologia e in chi fa i giornali». «In Italia troppi giornalisti, a partire da collaboratori e freelance, sono pagati pochi euro a pezzo e vivono nella precarietà. Restituire dignità a questo lavoro, con compensi equi e contratti stabili, è il primo dovere di un editore e la prima condizione per un’informazione libera. Non esiste indipendenza editoriale senza giornalisti messi in condizione di lavorare».

L’assemblea dei soci di Mps boccia la fusione con Mediobanca

L’assemblea di Monte dei Paschi di Siena ha bocciato il progetto di fusione per incorporazione di Mediobanca. I voti contrari alla delibera sono stati il 63,65 per cento del totale, mentre i favorevoli sono stati il 32,91 per cento e gli astenuti il 3,42 per cento. Al momento del voto era rappresentato il 65,86 per cento del capitale di Mps. Il voto sulla fusione era l’unico punto all’ordine del giorno sul quale Delfin (che detiene il 17,53 per cento di Siena) non aveva assunto l’impegno di votare contro. Nel suo intervento assembleare, il ceo Luigi Lovaglio aveva evidenziato l’incertezza del voto: «Conoscevamo le posizioni di alcuni azionisti rilevanti e sapevamo che l’aritmetica della fusione sarebbe stata difficile». Rocca Salimbeni, che controlla l’86,5 per cento del capitale di Piazzetta Cuccia, in caso di via libera dell’assemblea avrebbe dovuto poi varare un’opa residuale per realizzare il delisting. All’assemblea non ha preso parte Banco Bpm.

Progettava attentati in sinagoga e moschea, 22enne arrestato a Milano

I carabinieri, su ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Milano, hanno arrestato un 22enne «intenzionato ad eseguire un attentato in una sinagoga e in un luogo di preghiera islamica dell’hinterland, dopo aver pianificato nei minimi dettagli le modalità di confezionamento di ordigni esplosivi e la modifica di armi da sparo». Nei suoi device sono stati trovati «contenuti suprematisti, accelerazionisti, negazionisti della shoah e xenofobi». Il 22enne è indagato per il reato ex art.270-quinquies del codice penale che punisce l’addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale. Dall’analisi dei suoi dispositivi elettronici è emersa «attività nel costante autoaddestramento con finalità terroristiche, nel reperimento di sostanze chimiche atte a confezionare ordigni, nonché nella divulgazione e condivisione di materiale di propaganda e istigazione a delinquere». Rinvenuti «proclami ideologici con denominazione di “testamento”», nonché «scritti e pensieri di Anders Breivik», il terrorista autore delle stragi in Oslo e Utoya nel 2011.

Sciopero generale del 30 ottobre, i motivi della protesta e i settori a rischio stop

Venerdì 30 ottobre si prospetta come una giornata di forti disagi a causa della mobilitazione nazionale indetta dall’Unione Sindacale di Base (Usb), che ha chiamato alla protesta il personale impiegato sia nel settore pubblico sia in quello privato. Tra le principali richieste di Usb ci sono l’adeguamento degli stipendi all’aumento del costo della vita, anche attraverso il ripristino della scala mobile. Il sindacato chiede inoltre interventi per ridurre i prezzi dei beni essenziali, le bollette e i costi degli affitti, così come una riduzione dell’Iva sui beni di prima necessità. Secondo Usb, il governo sta destinando troppe risorse alle spese militari, mentre quelle per la sanità, l’istruzione e gli altri servizi pubblici restano insufficienti.

Gli orari della mobilitazione nel settore dei trasporti

Nel settore ferroviario l’astensione dal lavoro è prevista dalle 21 di giovedì 29 ottobre alle 20:59 del 30 ottobre, mentre nel trasporto aereo è previsto che duri per tutta la giornata di venerdì. Nel trasporto pubblico locale orari e modalità varieranno a seconda delle città. Lo sciopero dovrebbe riguardare anche i taxi (intera giornata di venerdì) e il personale autostradale (a partire dalle 22 di giovedì). Venerdì 30 ottobre è prevista inoltre una giornata di mobilitazione internazionale per i lavoratori portuali contro il traffico di armi, le politiche di riarmo e la militarizzazione dei porti.

Sciopero generale del 30 ottobre, i motivi della protesta e i settori a rischio stop
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Salvini ha precettato, ma il sindacato Usb non ci sta

Il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha firmato l’ordinanza che chiede per i settori del trasporto aereo, taxi, trasporto pubblico locale, trasporto ferroviario e marittimo, appalti ferroviari e circolazione e sicurezza stradale, «interessati dalla regola della franchigia legata alla commemorazione dei defunti, il differimento ad altra data» dello stop. Nonostante la precettazione, Usb ha invitato ugualmente a scioperare, «accollandosi le sanzioni che sono pesantissime ma nella consapevolezza che queste siano illegittime». Parallelamente anche i Cobas hanno proclamato uno sciopero generale insieme con Adl, Clap e Sial, per i settori pubblici e privati, ma nel loro caso con l’eccezione dei trasporti.

Sciopero generale del 30 ottobre, i motivi della protesta e i settori a rischio stop
Manifestazione da parte di studenti (Imagoeconomica).

Cortei degli studenti nelle principali città d’Italia

Si uniranno protesta anche tutte le principali associazioni studentesche, pronte a scendere in piazza nelle principali città d’Italia. Allo sciopero ha aderito pure Ultima Generazione. Il 30 ottobre sarà dunque un nuovo banco di prova per l’ordine pubblico. «Gli allarmi ci sono, perché avete visto questo modo di attivazione delle piazze molto insidioso, ma nulla diverso rispetto a quello che abbiamo trattato finora», ha dichiarato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi.

Lagarde lascerà la presidenza della Bce il 7 febbraio

Christine Lagarde, attuale presidente della Banca centrale europea, porrà fine al suo mandato il 7 febbraio 2027, data in cui lascerà ufficialmente l’incarico alla guida dell’istituzione monetaria. «È stato un grande orgoglio servire questa istituzione. Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito, sostenuto e realizzato la missione che abbiamo in Europa: essere una roccia, essere solidi, garantire la stabilità dei prezzi e la stabilità finanziaria», ha detto Lagarde in un messaggio pubblicato su X dopo che la stessa Bce aveva reso noto in un comunicato la sua decisione di lasciare l’incarico in anticipo rispetto alla scadenza naturale a ottobre.

L’erede di Lagarde verrà nominato dal Consiglio europeo

La decisione di Lagarde, che aveva assunto la carica di presidente della Bce il primo novembre 2019 (la scadenza naturale del suo mandato sarebbe stata a ottobre 2027) era stata resa pubblica poco prima anche da Antonio Costa, presidente del Consiglio europeo. La procedura per la nomina del successore sarà avviata immediatamente: l’erede di Lagarde verrà nominato dal Consiglio europeo, secondo la procedura prevista dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue). Per Lagarde, che aveva smentito un suo addio anticipato e anche il possibile coinvolgimento nella corsa all’Eliseo, si è anche parlato di un futuro alla guida del World Economic Forum: sarebbe la prima donna al timone di Davos.

Lagarde lascerà la presidenza della Bce il 7 febbraio
Christine Lagarde (Ansa).

Ucraina, russi attaccano un treno a Dnipro: almeno 13 morti

Le forze russe hanno attaccato un treno a Dnipro causando la morte di almeno 13 persone. Lo hanno riferito le autorità locali spiegando che l’attacco è avvenuto con droni presso la banchina della stazione ferroviaria, sulla quale si trovava il treno Dnipro-Zaporizhzhya. Almeno cinque i feriti. I russi hanno inoltre attaccato, sempre con droni, un’imbarcazione nel Mar Nero che trasportava un carico destinato all’esercito ucraino. «Una nave da carico, che stava trasportando verso il porto di Odessa forniture militari e a duplice uso destinate alle forze armate ucraine, è stata colpita in mare in seguito agli attacchi», si legge nella nota del ministero della Difesa russo.

Elezioni in Israele, scatta un’indagine su presunte interferenze del Qatar

Il giudice Noam Sohlberg, presidente della Commissione elettorale centrale israeliana, ha chiesto a David Zini, direttore dello Shin Bet, di indagare sul presunto «trasferimento di ingenti somme di denaro» da parte di soggetti arabi, «allo scopo di aumentare l’affluenza alle urne nella comunità araba attraverso mezzi illegali». Lo riporta Channel 12, spiegando che il capo dell’intelligence interna ha presentato informazioni «eccezionalmente gravi». Rompendo con la tradizione di sfiducia e astensionismo, i palestinesi con cittadinanza israeliana si sono recati in masse alle urne: alla fine dello scrutinio delle urne (mancano le cosiddette ‘doppio buste’), i partiti arabi si sono aggiudicati 19 seggi alla Knesset.

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Le accuse al Qatar

«Anche se non posso comprovare la veridicità di questi sospetti, dato che coinvolgono entità straniere, ritengo che vi sia l’obbligo di indagare a fondo», ha spiegato Sohlberg senza citare il Qatar, anche se tutti gli indizi portano all’emirato. Il Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu, che aveva parlato di «elezioni rubate dai partiti arabi attraverso gravi reati penali di corruzione, minacce, violenze, falsificazioni e l’uso di software illegali per mobilitare gli elettori», ha fatto sapere di ritenere il Qatar la principale fonte dei finanziamenti che sarebbero stati inviati a gruppi impegnati a mobilitare i cittadini arabi. E, allo stesso tempo, non ha escluso il coinvolgimento della Turchia.

Elezioni in Israele, scatta un’indagine su presunte interferenze del Qatar
Benjamin Netanyahu al seggio elettorale (Ansa).

Secondo il Times of Israel, il Qatar avrebbe trasferito fondi per incentivare la partecipazione alle elezioni del 27 ottobre nella comunità araba attraverso canali «molto simili a quelli impiegati in passato per finanziare attività terroristiche», come cambiavalute e istituzioni locali. Intanto, dopo i tre arresti avvenuti il 27 ottobre, sono stati fermati altri sospettati nell’ambito dell’inchiesta sul presunto pagamento di denaro in cambio di voti a favore del partito Ra’am. Le informazioni raccolte non si limitano ai materiali presentati dal Likud, ma comprendono anche ulteriori elementi individuati dallo Shin Bet.

Musk vuole comprare una città in Mississippi per i suoi data center IA

Elon Musk vuole acquistare un’intera città per i suoi data center. L’obiettivo è Southaven, in Mississippi, dove sorge una centrale elettrica fondamentale per sviluppare i suoi ambiziosi piani per l’intelligenza artificiale. La proposta che il patron di Tesla ha fatto agli abitanti di questo piccolo centro, già ribattezzato Elonville dai media americani, è quella di vendergli le loro case e trasferirsi altrove. Il piano prevede l’acquisto di 418 abitazioni e 18 proprietari avrebbero già accettato di vendere. Secondo quanto riferito dal sindaco della città, le case serviranno ad accogliere il personale di xAI, la società di intelligenza artificiale di Musk confluita in SpaceX a febbraio che sta vivendo una fase di espansione rapidissima nell’area. Negli ultimi due anni, infatti, l’azienda ha realizzato tre data center tra Southaven e la vicina Memphis, in Tennessee. Non si può dire che i residenti siano entusiasti. Per quanto alcuni abitanti di Southaven siano propensi ad accettare l’offerta dell’uomo più ricco del mondo e lasciare la città, altri intendono dare battaglia. A giugno tre residenti della zona, esasperati dal frastuono causato dai lavori di espansione dell’impianto di xAI, hanno intentato una causa, lamentando rumori costanti, vibrazioni e altri disagi.