La Salernitana sbanca a Ravenna

RAVENNA (3-5-2): Poluzzi; Donati, Esposito, Bianconi; Da Pozzo, Lonardi (66’ Tenkorang), Mandorlini M., Di Marco (66’ Okaka), Falbo (46’ Bani); Fischnaller (85’ Corsinelli), Spini (85’ Spini). A disposizione: Anacoura, Stagni, Solini, Rossetti, Motti, Rrapaj, Calandrini, Corsinelli, Scaringi, Sermenghi, Karim, Italeng. All. Mandorlini A.
SALERNITANA (3-4-1-2): Donnarumma; Matino, Golemic, Anastasio; Cabianca, Tascone, De Boer, Villa (76’ Longobardi); Ferraris (80’ Achik); Ferrari (66’ Inglese), Lescano (80’ Antonucci). A disposizione: Brancolini, Berra, Capomaggio, Gyabuaa, Xaxhiu, Carriero, Quirini, Molina, Di Vico, Boncori. All. Cosmi
ARBITRO: Mastrodomenico di Matera (Consonni di Treviglio-Cadirola di Milano. IV Uomo: Cerbasi di Arezzo. VAR: Baroni di Firenze. AVAR: Ursini di Pescara)
RETI: 69’ Villa, 72’ Inglese
NOTE: Spettatori presenti 4995, 550 dei quali provenienti da Salerno. Ammoniti: Donati (R), Mandorlini A. (all. R), Villa (S), Cosmi (all. S), Espulsi al 55’ per doppia ammonizione Bianconi (R), al 90’ Esposito (R) per rosso diretto. Calci d’angolo 6-0 per il Ravenna (2-0 pt). Recupero 3’+1’pt, 3’st.

RAVENNA – Missione compiuta. Con la prima storica vittoria sul campo del Ravenna, la Salernitana ha bissato il successo dell’Arechi conquistando la semifinale playoff con le reti di Villa e soprattutto di Inglese, che non segnava dal derby contro la Cavese all’andata e che finalmente sembra poter mettersi alle spalle un lungo periodo complicato. Domenica all’Arechi arriva il Brescia ma per il momento la squadra di Cosmi ha qualche ora di tempo per godersi la soddisfazione di aver sicurato con maturità e intelligenza, riuscendo a soffrire quando doveva, questo primo traguardo. Non era facile, nonostante il doppio vantaggio ottenuto all’Arechi, il match di Ravenna ma i granata hanno concesso davvero poco ai padroni di casa. Con Matino unica novità di formazione, la squadra granata ha cercato di prendere alto il Ravenna, andando in pressing sul primo possesso, rischiando però di esporsi troppo ed in alcune circostanze i padroni di casa hanno trovato spazio con rapide ripartenze, mancando però di precisione e concretezza. I granata soprattutto nella prima parte di gara hanno provato a palleggiare con personalità ma troppe volte è mancata precisione nei passaggi e non sono state poche le palle perse, a volte per frenesia, tensione ma comunque in maniera un po’ banale. C’è da dire che aggrappata all’esperienza di Golemic, alla fisicità di Matino e Anastasio, la Salernitana ha concesso al Ravenna un’unica occasione al 15’ quando Fischnaller di testa ha sfiorato il palo. Sicuramente l’episodio che ha cambiato il match è stata l’espulsione di Bianconi, per doppia ammonizione, la prima nel recupero del primo tempo, la seconda dopo dieci minuti della ripresa. In superiorità numerica la Salernitana è andata a segno due volte nel giro di pochi minuti prima con Ferrari e poi con Ferraris ma il VAR ha spento la gioia dei cinquecento tifosi granata. L’urlo di gioia è stato rimandato solo di qualche minuto: al 69’ la rasoiata di Villa ha sbloccato il match con Inglese, che dopo tre minuti, sempre su assist dell’ex Padova, ha congelato la qualificazione e gelato Mandorlini. Ora la Salernitana tornerà all’Arechi per affrontare il Brescia domenica nella semifinale di andata mentre il ritorno si giocherà mercoledì in Lombardia. Un passo alla volta inseguendo un sogno.

L'articolo La Salernitana sbanca a Ravenna proviene da Le Cronache.

Martusciello, ‘su Sangiuliano accordo chiuso con segretari regionali e capigruppo’

“Su Sangiuliano accordo chiuso con i segretari regionali e i capigruppo. Voglio ringraziare Massimo Pelliccia, capogruppo di Forza Italia, per aver seguito, dal giorno dopo le dimissioni di Edmondo Cirielli, il tema della scelta del nuovo capo dell’opposizione”. Lo dice Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia Campania. “Ora lavoriamo insieme, capigruppo e segretari regionali, per costruire una opposizione consiliare e politica. A Sangiuliano va l’augurio di un grande lavoro per tornare a vincere”, conclude Martusciello.

L'articolo Martusciello, ‘su Sangiuliano accordo chiuso con segretari regionali e capigruppo’ proviene da Le Cronache.

Cava. Il Pd difende l’impresentabile Padovano Sorrentino

Apprendiamo da notizie di stampa che la Commissione parlamentare antimafia avrebbe inserito in un elenco di candidati “impresentabili” per le prossime elezioni comunali, relativo alle
violazioni del codice di autoregolamentazione dei partiti, la dott.ssa Anna Padovano Sorrentino,
candidata al Consiglio comunale di Cava de’ Tirreni per il Partito Democratico.

Per doverosa chiarezza, precisiamo che la dott.ssa Padovano Sorrentino, in merito ad una
vicenda risalente al 2017, pur potendo beneficiare della prescrizione — istituto a cui hanno fatto ricorso altri coimputati — ha scelto di rinunciarvi e di proseguire il processo per ottenere l’assoluzione nel merito, per poter dimostrare la propria assoluta estraneità ai fatti contestati.

È opportuno ricordare che nel nostro ordinamento vige il principio costituzionale della
presunzione di innocenza, che tutela ogni cittadino da giudizi sommari fondati sulla mera
pendenza di un procedimento. Tale garanzia vale a maggior ragione quando una persona, avendo
la possibilità di uscire dal processo, decide invece di restarvi per dimostrare la propria innocenza.

Il Partito Democratico va avanti, quindi, senza esitazioni, forte del lavoro svolto nella consiliatura uscente e fiducioso nell’operato della magistratura, in attesa della definizione del procedimento.

Il Segretario Cittadino PD

Carmine Senatore

L'articolo Cava. Il Pd difende l’impresentabile Padovano Sorrentino proviene da Le Cronache.

Bicchielli (FI), Sangiuliano valore importante per il centrodestra

“I miei migliori auguri di buon lavoro a Gennaro Sangiuliano per la designazione a capo dell’opposizione del Consiglio regionale della Campania. La sua esperienza e il suo profilo istituzionale rappresentano un valore importante per il centrodestra campano e per il confronto politico in Regione. Sono certo che saprà svolgere questo incarico con equilibrio e senso delle istituzioni, nell’interesse dei cittadini campani e delle sfide che attendono la nostra Regione”. Lo dichiara in una nota Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia e viceresponsabile nazionale Enti locali del partito.

L'articolo Bicchielli (FI), Sangiuliano valore importante per il centrodestra proviene da Le Cronache.

Omaggio al Prof. Pasquale Versace, figura centrale del “modello Sarno”

“Ci sono uomini che, con il proprio lavoro, riescono a lasciare un segno profondo nella storia di un territorio” Il Prof. Ing. Pasquale Versace, scomparso il 6 dicembre 2023, è stato uno di questi. Il suo nome è legato in modo indelebile alla ricostruzione post-frana del 5 maggio 1998 e al cosiddetto “modello Sarno”, diventato riferimento anche oltre i confini nazionali per la gestione del rischio idrogeologico e la difesa del suolo. Ad Episcopio, la Città di Sarno ha reso omaggio alla sua figura con una giornata dedicata alla memoria, alla conoscenza e alla prevenzione, promossa dal Comitato Episcopio con il Comune di Sarno e l’Ordine dei Geologi della Campania. Nel corso della cerimonia è stata intitolata la vasca Curti ed è stata svelata la targa commemorativa dedicata al Prof. Pasquale Versace, pioniere della Protezione Civile e riferimento fondamentale nello studio e nella difesa del suolo. Dopo la benedizione di don Antonio Calabrese, il momento commemorativo si è svolto con il Sindaco Francesco Squillante, l’Amministrazione Comunale, i più stretti collaboratori del Prof. Versace durante il suo incarico di Vice Commissario per la ricostruzione post-frana, una delegazione dell’Università della Calabria, dove ha insegnato per molti anni, i rappresentanti della Regione Campania, delle Forze dell’Ordine, dei Vigili del Fuoco e della Protezione Civile. Parole di memoria e gratitudine nell’intervento del Sindaco di Sarno Francesco Squillante: “Il nome del Professore Pasquale Versace resterà legato per sempre a una fase decisiva della storia di Sarno. Dopo il 5 maggio 1998, la difesa del suolo non fu più soltanto un tema tecnico, ma una responsabilità pubblica, civile e morale. Il Professor Versace mise competenza, rigore e senso dello Stato al servizio di una città ferita, contribuendo a trasformare il dolore in conoscenza, prevenzione e sicurezza”. “Intitolare questa vasca alla sua memoria significa riconoscere un lavoro che non appartiene solo agli archivi tecnici, ma alla memoria viva della nostra città”. Ha concluso il Sindaco Squillante. Il significato più profondo di questa intitolazione è racchiuso nelle parole incise sulla targa commemorativa dedicata al Prof. Versace: “È stato un pioniere della Protezione Civile e un instancabile difensore della fragilità del suolo. Con la forza del rigore scientifico e l’altruismo del servizio pubblico, trasformò il dolore della nostra terra in una missione di sicurezza e speranza. Sarno ne onora la memoria, custode eterno del suo insegnamento e della sua rettitudine”. Il legame del Prof. Versace con la Città di Sarno non fu soltanto tecnico e professionale. Era un rapporto profondo, costruito nel tempo attraverso il lavoro, la presenza discreta e l’affetto che la comunità sarnese gli ha sempre riconosciuto. A Sarno tornava con naturalezza, sentendosi parte di una storia che lo aveva coinvolto non solo come studioso e uomo delle istituzioni, ma anche sul piano umano. L’ultima volta fu in occasione del venticinquennale della tragedia del 5 maggio 1998.

L'articolo Omaggio al Prof. Pasquale Versace, figura centrale del “modello Sarno” proviene da Le Cronache.

Ravenna-Salernitana. Le formazioni ufficiali

Le formazioni ufficiali

Ravenna (3-5-2):
Poluzzi; Donati, Bianconi, Esposito; Da Pozzo, Di Marco, Lonardi, Mandrolini M., Falbo; Spini, Fischnaller.
A disp.: Anacoura, Solini, Stagni, Motti, Rossetti, Bani, Rrapaj, Okaka, Calandrini, Corsinelli, Scaringi, Sermenghi, Karim, Italeng, Tenkorang.
All.: Andrea Mandorlini

Salernitana (3-4-1-2):
Donnarumma; Matino, Golemic, Anastasio; Cabianca, De Boer, Tascone, Villa; Ferraris; Lescano, Ferrari.
A disp.: Brancolini, Arena, Quirini, Longobardi, Gyabuaa, Capomaggio, Haxhiu, Carriero, Di Vico, Achik, Inglese, Antonucci, Molina, Boncori.
All.: Serse Cosmi

Dirige l’incontro Leonardo Mastrodomenico della sezione di Matera, coadiuvato dagli assistenti Consonni e Cadirola. Quarto uomo Cerbasi, VAR Baroni e AVAR Ursini.

L'articolo Ravenna-Salernitana. Le formazioni ufficiali proviene da Le Cronache.

Sociale, Tiso(Iniziativa Comune): “Povertà culturale è disuguaglianza silenziosa”

“La povertà culturale non riguarda solo la mancanza di denaro, ma l’assenza di accesso a libri, cinema, teatro, musei, musica e occasioni di crescita personale. Questa forma di povertà limita conoscenze, senso critico, creatività e partecipazione sociale. Uno dei segnali più evidenti è la chiusura di molte biblioteche, soprattutto nei piccoli comuni e nelle periferie. Una questione grave e allarmante visto che le biblioteche sono spazi di incontro, studio e confronto, fondamentali per i giovani che cercano luoghi gratuiti dove leggere, usare internet o partecipare ad attività culturali. La loro chiusura priva i quartieri di un punto di riferimento educativo e sociale. Insomma, mentre le grandi città offrono più cinema, librerie ed eventi, periferie e piccoli paesi hanno opportunità molto più limitate. In tal modo la povertà culturale in quei posti rischia di privare le persone degli strumenti necessari per comprendere il mondo, esprimersi e costruire il proprio futuro. Non si vede subito, ma incide sulla qualità della vita, sulle opportunità e sulla capacità di immaginare un futuro diverso. È chiaro ed evidente che è necessario e concreto l’intervento delle istituzioni: contrastare questa forma di povertà infatti significa garantire a tutti – indipendentemente dal luogo in cui vivono o dalle risorse economiche – la possibilità di accedere alla cultura come diritto fondamentale. Solamente così la nostra comunità potrà crescere più equa, più aperta e più ricca di idee”.

Così, in una nota, Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della associazione Bandiera Bianca

L'articolo Sociale, Tiso(Iniziativa Comune): “Povertà culturale è disuguaglianza silenziosa” proviene da Le Cronache.

Nuova campagna nazionale di comunicazione del Gruppo Cassa Centrale

Presso la Sede di Cassa Centrale Banca a Milano, è stata presentata, in anteprima esclusiva, la nuova campagna di comunicazione nazionale del Gruppo Bancario. L’evento ha rappresentato l’occasione per condividere contenuti e obiettivi di un importante progetto di Brand Marketing, che punta a rafforzare il posizionamento “Fondato sul bene comune” del Gruppo, delle Società e delle Banche affiliate, valorizzandone la presenza sia a livello nazionale sia locale. Durante l’incontro sono stati approfonditi, inoltre, insight tecnici sul mondo della comunicazione e trend di marketing, con un focus specifico sul settore bancario. La campagna, il cui go-live è previsto per domenica 24 maggio, valorizza come i temi ESG – Environmental, Social e Governance – siano da sempre parte integrante dell’identità delle BCC, traducendosi concretamente nel modo di operare ogni giorno a favore di Soci, clienti, comunità e territori. Durante i lavori sono intervenuti alcuni esponenti del Gruppo Cassa Centrale: Roberta Famà, Chief ESG, Brand e Rapporti Istituzionali, Giuseppe Armani, Head of Brand Marketing and Communication e Lara Olmi, Senior Advisor di PwC. Hanno partecipato, per la Banca Monte Pruno, Antonio Mastrandrea, Responsabile Area Executive della BCC e componente del gruppo di lavoro nazionale creato dalla Capogruppo su tali progettualità, insieme a Umberto Mazzali, addetto marketing della Banca. Grande soddisfazione è stata espressa dal Direttore Generale della Banca Monte Pruno, Cono Federico, che ha sottolineato l’importanza della presenza della Banca in contesti strategici di confronto e crescita professionale legati alla comunicazione, all’identità cooperativa e alla valorizzazione del legame con i territori. Il Direttore Generale ha inoltre rivolto un particolare plauso ad Antonio Mastrandrea e ad Umberto Mazzali, definiti “punti di forza della Banca Monte Pruno”, per l’impegno, la competenza e la qualità del lavoro che stanno portando avanti in un settore sempre più strategico per il sistema del Credito Cooperativo e per il posizionamento dell’Istituto nel panorama territoriale e nazionale.

L'articolo Nuova campagna nazionale di comunicazione del Gruppo Cassa Centrale proviene da Le Cronache.

Domenica Prima edizione di ‘Baronissi in Bici’

Il Comune di Baronissi promuove la prima edizione di “Baronissi in Bici”, una giornata dedicata allo sport, alla mobilità sostenibile e alla partecipazione attiva della cittadinanza. L’iniziativa si svolgerà domenica 24 maggio 2026, con raduno alle ore 9:30 presso il Parco del Ciliegio e arrivo previsto al Parco della Rinascita, con un itinerario che si snoderà attraverso gli angoli più belli della città. Un evento pensato per valorizzare il territorio attraverso una modalità di fruizione lenta e inclusiva, incentivando l’uso della bicicletta come mezzo ecologico, salutare e accessibile a tutti. L’iniziativa si inserisce nel più ampio percorso di promozione di stili di vita sani e sostenibili, favorendo la riscoperta degli spazi urbani come luoghi di incontro, socialità e benessere collettivo. Il percorso della pedalata collettiva attraverserà alcune aree simboliche della città, con l’obiettivo di rafforzare il senso di comunità e promuovere una maggiore consapevolezza sull’importanza della mobilità dolce e del rispetto dell’ambiente. Le attività di iscrizione e informazione saranno curate dalla Pro Loco di Baronissi presso la sede di Piazzetta Municipio 1, nei giorni venerdì 22 e sabato 23 maggio (09:30 – 13:00 / 17:00 – 20:00) e la mattina di domenica 24 maggio dalle ore 08:30 presso il Parco del Ciliegio. L’iscrizione è gratuita ed è finalizzata alla consegna della maglietta realizzata in esclusiva per l’evento. “Con Baronissi in Bici vogliamo promuovere una nuova idea di città, più sostenibile, più vivibile e più vicina alle persone – dichiara la Sindaca Anna Petta –. La bicicletta diventa il simbolo di una comunità che si muove insieme, che sceglie il benessere, la socialità e il rispetto dell’ambiente. È un’occasione per vivere il territorio in modo diverso, condiviso e partecipato”. L’evento nasce con l’intento di rafforzare il legame tra cittadini e spazi urbani, valorizzando la dimensione comunitaria attraverso un’esperienza collettiva che unisce sport e partecipazione civica. “Lo sport è uno straordinario strumento di aggregazione e crescita sociale – sottolinea l’Assessora allo Sport Anna Sica –. Con questa iniziativa promuoviamo non solo l’attività fisica, ma anche valori fondamentali come la condivisione, il rispetto e l’inclusione. Pedalare insieme significa costruire comunità e vivere la città in modo più sano e consapevole”. Il Comune di Baronissi invita tutta la cittadinanza a partecipare a questa prima edizione, che rappresenta un momento di festa, socialità e sensibilizzazione verso una mobilità più sostenibile e una qualità della vita sempre più attenta all’ambiente e alle persone.

L'articolo Domenica Prima edizione di ‘Baronissi in Bici’ proviene da Le Cronache.

Sangiuliano capogruppo, gli auguri di Fico

“Auguro buon lavoro al consigliere Gennaro Sangiuliano designato come capo dell’opposizione in Consiglio regionale. Nel rispetto dei diversi ruoli e delle differenti visioni, sono certo che continueremo a lavorare con senso di responsabilità rafforzando un confronto leale e proficuo nell’interesse dei cittadini campani. Ancora un ringraziamento sentito a Edmondo Cirielli per l’impegno svolto in questi mesi sempre improntato a una costruttiva collaborazione istituzionale”. Così in una nota il presidente della Regione CAMPANIA Roberto Fico.

L'articolo Sangiuliano capogruppo, gli auguri di Fico proviene da Le Cronache.

L’importanza della sovranità digitale per rendere più solide le infrastrutture italiane

Nel mondo contemporaneo, la distinzione tra infrastrutture fisiche e digitali è ormai superata. Centrali energetiche, ospedali, reti di trasporto, sistemi di pagamento e telecomunicazioni dipendono da architetture informatiche che sostengono il funzionamento quotidiano del Paese. Quando queste si interrompono, gli effetti non restano confinati al cyberspazio ma incidono direttamente sulla vita dei cittadini, sull’operatività delle imprese e sulla continuità dei servizi essenziali. In questo scenario, la sovranità digitale assume una crescente importanza. Il concetto fa riferimento alla capacità di uno Stato, di un’azienda o di un’organizzazione di mantenere il controllo sulle proprie tecnologie, sui dati e sulle infrastrutture critiche, senza dipendere da soggetti esterni che rispondono a normative e interessi differenti.

Il rischio di affidarsi a fornitori esterni

Per anni, le scelte tecnologiche sono state guidate prevalentemente da criteri di convenienza economica e diffusione di mercato. Le piattaforme cloud più utilizzate, i principali fornitori di servizi digitali e molti strumenti di cybersecurity appartengono a grandi operatori internazionali. Una scelta spesso efficace dal punto di vista operativo, ma che ha sollevato interrogativi sempre più rilevanti sulla reale autonomia di governi e imprese. La dipendenza da fornitori esteri comporta infatti rischi che non riguardano soltanto l’aspetto tecnico. Un servizio può essere limitato o sospeso per decisioni aziendali, tensioni geopolitiche o obblighi imposti dalle autorità del Paese di origine del provider. In questi casi, il controllo dei dati e la continuità operativa possono essere messi in discussione, anche in presenza di accordi contrattuali formalmente solidi.

L’importanza della sovranità digitale per rendere più solide le infrastrutture italiane
Infrastrutture digitali (Zenita Group).

In Italia manca ancora una visione coordinata

La sovranità digitale non è quindi un tema teorico, ma una componente concreta della sicurezza nazionale e della competitività economica. Significa poter contare su infrastrutture governate in modo diretto, con dati custoditi in ambienti soggetti a giurisdizioni certe e con tecnologie progettate per garantire continuità e resilienza. In Italia, il dibattito si intreccia con le opportunità offerte dal Pnrr, con il percorso di digitalizzazione della pubblica amministrazione e con la crescente attenzione verso la cybersicurezza. Uno dei principali ostacoli individuati dagli operatori del settore è la frammentazione. Progetti sviluppati in modo isolato, tecnologie non integrate e fornitori scollegati tra loro possono compromettere l’efficacia degli investimenti e aumentare la dipendenza da soggetti esterni. La trasformazione digitale richiede invece una visione coordinata, capace di coniugare progettazione, integrazione e protezione delle infrastrutture.

Il ruolo di Zenita Group

In questo contesto si inserisce Zenita Group, realtà italiana che ha fatto della sovranità digitale uno dei propri elementi distintivi. Il gruppo opera con oltre 1.500 specialisti distribuiti in più di 20 sedi sul territorio nazionale e si propone come partner tecnologico per organizzazioni pubbliche e private impegnate nel rafforzamento della propria autonomia digitale. L’approccio dell’azienda si fonda su un principio preciso, quello di consentire ai clienti di mantenere il pieno controllo dei propri dati, delle piattaforme e delle infrastrutture critiche. Ciò significa progettare soluzioni che riducano la dipendenza da giurisdizioni estere e che assicurino una governance coerente con le normative e gli interessi del contesto italiano ed europeo. In un momento storico in cui cloud computing, intelligenza artificiale e cybersecurity sono diventati anche strumenti di competizione geopolitica, la scelta dei partner tecnologici assume un valore che va oltre la semplice fornitura di servizi. Diventa una decisione strategica, legata alla capacità di preservare autonomia, sicurezza e continuità operativa.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi

Qualche giorno dopo l’atteso faccia a faccia tra Donald Trump e Xi Jinping, poche ore prima dell’ennesimo colloquio tra Vladimir Putin e lo stesso presidente cinese, ad Andong è andato in scena un altro vertice. Non c’era nessuno dei leader delle tre grandi potenze globali, eppure l’incontro è sembrato l’emblema di come il mondo stia provando a rispondere alla nuova epoca del “G2” profetizzato da Trump in relazione ai rapporti tra Stati Uniti e Cina. Andong è una città patrimonio dell’Unesco nel centro della Corea del Sud, lontana dai lustrini della patinata Seul. I protagonisti di questo “altro vertice” sono stati Sanae Takaichi e Lee Jae Myung. La premier giapponese e il presidente sudcoreano si sono visti all’ingresso di un hotel nel centro della città in cui peraltro è nato lo stesso Lee. Un modo immediato per segnalare un rapporto personale tra i due vicini asiatici, acerrimi rivali fino a solo qualche anno fa. D’altronde, Takaichi aveva fatto lo stesso nel 2025, quando aveva ricevuto Lee a Nara, dov’è nata lei.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Andong, sede dell’incontro fra Sanae Takaichi e Lee Jae Myung.

La visita di Takaichi in Corea del Sud è carica di un simbolismo ancora più ampio, a partire dal fatto che è stata organizzata mentre prende forma l’idea di un rapporto diretto e sempre più personale tra Washington e Pechino. Una relazione potenzialmente capace di ridefinire gli equilibri regionali senza passare dagli alleati asiatici. Il cosiddetto “Japan passing”, il timore di essere scavalcati nelle grandi trattative strategiche, è una paura antica della politica estera giapponese. Ma ora quel timore assume una dimensione diversa. A Tokyo hanno ascoltato con enorme preoccupazione le dichiarazioni di Trump nell’intervista concessa alla Fox al termine del summit con Xi, in cui sembra aver ridotto il supporto a Taiwan, definendo «arma negoziale» le vendite di armi a Taipei. Il tutto dopo che, nei mesi scorsi, la stessa Takaichi si era molto esposta a favore dell’isola rivendicata da Pechino.

La questione energetica e il rischio di shock industriali

Nei colloqui tra Takaichi e Lee, il primo grande capitolo è stato quello energetico. La guerra contro l’Iran e la crescente instabilità mediorientale hanno aperto uno scenario che inquieta profondamente entrambe le economie. Giappone e Corea del Sud importano gran parte del loro petrolio dal Medio Oriente e dipendono dalla sicurezza delle rotte marittime che attraversano lo Stretto di Hormuz. Eventuali interruzioni potrebbero trasformarsi rapidamente in shock industriali. Per questo, Lee e Takaichi hanno concordato un rafforzamento dei meccanismi comuni di sicurezza energetica. I due governi hanno deciso di ampliare la cooperazione sul gas naturale liquefatto (gnl), intensificare la condivisione di informazioni sulle scorte di greggio e rafforzare i canali di comunicazione per affrontare eventuali crisi sulle forniture. Takaichi ha anche parlato apertamente della possibilità di accordi di scambio su petrolio greggio, prodotti raffinati e gas naturale.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi

Un nuovo coordinamento anche sui minerali critici

C’è poi la questione dei minerali critici. Negli ultimi anni l’Asia orientale ha scoperto la propria vulnerabilità nella dipendenza da catene di approvvigionamento che passano in larga parte dalla Cina. Terre rare, semiconduttori, componenti industriali strategici: tutto questo è diventato improvvisamente parte della sicurezza nazionale. Anche qui i due governi hanno avviato nuovi meccanismi di coordinamento. Formalmente si tratta di sicurezza economica. Ma, in sostanza, significa prepararsi a uno scenario in cui le tensioni geopolitiche potrebbero interrompere flussi essenziali per il funzionamento delle rispettive economie.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Proteste a Seul contro il governo giapponese e la cooperazione militare tra Tokyo e Usa (foto Ansa).

Il vertice ha affrontato anche la cooperazione trilaterale con Washington. Lee e Takaichi hanno ribadito l’importanza del formato Corea-Giappone-Stati Uniti. Ma la necessità stessa di ribadirlo rivela un problema più profondo: nessuno appare certo della postura americana nei prossimi anni.

Giappone molto preoccupato per il comportamento di Trump

Non a caso, subito dopo la fine del summit con Xi, Takaichi ha chiesto una telefonata urgente con Trump. La conversazione è avvenuta mentre il presidente americano si trovava ancora a bordo dell’Air Force One. Trump le ha illustrato «in grande dettaglio» i contenuti del vertice con Xi. Ma la preoccupazione del Giappone non è forse mai stata così forte. Per decenni, il sistema regionale costruito dagli Stati Uniti si è fondato su un principio: Washington offriva deterrenza e protezione militare, gli alleati fornivano basi e integrazione economica.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Con Trump quella logica sembra trasformarsi. Le alleanze non appaiono più garanzie permanenti ma rapporti da rinegoziare continuamente. Una postura che apre enormi spazi strategici per la Cina. Non a caso, mentre Takaichi era ad Andong, la Marina cinese annunciava nuove esercitazioni della portaerei Liaoning nel Pacifico occidentale. Sì, una relazione più stabile tra Washington e Pechino potrebbe ridurre alcune tensioni commerciali. Ma è capace di far aumentare i dubbi degli alleati. Per Tokyo il rischio è evidente. Negli ultimi mesi Takaichi ha accelerato il riarmo giapponese, superato restrizioni storiche sull’export di armamenti e aumentato il bilancio della difesa. Una postura costruita attorno all’idea che gli Stati Uniti rimangano pienamente impegnati nella regione. Se quella certezza vacilla, tutto diventa più complesso.

Lee vorrebbe anche riaprire il dialogo con Pyongyang

La Corea del Sud si trova in una situazione diversa, ma non meno delicata. Lee punta a riequilibrare i rapporti con Cina e Stati Uniti. Vorrebbe ridurre la conflittualità tra le due super potenze e riaprire il dialogo con Pyongyang. Ma anche Seul dipende dall’ombrello americano e dai circa 29 mila soldati statunitensi presenti sul suo territorio. Negli ultimi mesi alcuni sistemi anti-missile americani sono stati spostati verso il Medio Oriente. Anche questo alimenta interrogativi. Se Washington dovesse concentrare risorse altrove, cosa accadrebbe nella penisola coreana?

Costretti ad allinearsi per non finire travolti

Sono domande che nessuno formula pubblicamente in modo diretto. Ma sono i dubbi che hanno accompagnato la visita di Takaichi e l’incontro di Andong, dove gli ex rivali Giappone e Corea del Sud cercano di dimenticare definitivamente le contese storiche nel tentativo di costruire un meccanismo regionale che possa compensare l’incertezza americana. Un tentativo che assume ancora maggiore rilevanza se si tiene conto del fatto che Takaichi e Lee sono considerati agli antipodi per le rispettive linee politiche: ultra conservatrice quella della premier giapponese, decisamente progressista quella del presidente sudcoreano. Ma, nella nuova era delle grandi potenze e della triangolazione fra Trump, Xi e Putin, Giappone e Corea del Sud sono convinti di doversi allineare per non finire travolti.

Salvini: «Governo fino al 2027? Non so, dipende dall’economia»

Il vicepremier Matteo Salvini rompe il tabù del voto anticipato. Al Festival dell’economia di Trento, ha ammesso che la durata della legislatura non è più un approdo scontato: «Se si andrà al voto a scadenza naturale non lo so, dipende anche dai fattori economici. Oggi abbiamo inflazione, caro spesa, caro bollette ed è normale che la fiducia dei cittadini cala». È la prima volta che un leader del centrodestra non dà più per scontata la linea della coalizione, che finora era stata quella della stabilità – governo destinato ad arrivare fino al 2027 e legislatura blindata. A fargli eco anche il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo a Un giorno da pecora su Rai Radio1: «L’importante è che il governo faccia le cose. Non mi affeziono alla durata, il più longevo o meno longevo. Non è che vai in giro a dire che è il governo più longevo, allora uno dice “Lo voto perché era il governo più longevo”. Lo voto perché ha fatto le cose per noi cittadini».

Ben Gvir e il senso di Lucio Malan sulla Flotilla

«Giusta la protesta ufficiale del governo Meloni nei confronti dello Stato di Israele, chiedendo la liberazione degli italiani della “Flotilla” e le scuse dopo le vergognose immagini di Ben Gvir». Lo twitta Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato. Che aggiunge: «Anche in risposta alla protesta, pochi minuti fa lo stesso ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, in reazione al video del ministro Ben Gvir ha postato questo: “Con questa vergognosa dimostrazione, hai consapevolmente arrecato danno al nostro Stato, e non è la prima volta. Hai vanificato gli enormi sforzi, professionali e coronati da successo, compiuti da moltissime persone, dai soldati delle Forze di Difesa Israeliane al personale del Ministero degli Esteri e molti altri. No, tu non rappresenti Israele”».

Malan dunque condanna insieme con il governo italiano il video postato dal ministro della Sicurezza israeliana in cui irride gli attivisti fermati, bendati e costretti a terra. Ben Gvir, nonostante la presa di distanza del collega degli Esteri e pure di una timidissima tirata d’orecchi da parte di Benjamin Netanyahu, («Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza», ha scritto il primo ministro israeliano in un comunicato. «Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele») non pare assolutamente intenzionato a fare un passo indietro: «C’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo», scrive ancora su X. «Ci si aspetta che il ministro degli Esteri israeliano capisca che Israele ha smesso di essere un sacco da boxe. Chiunque venga sul nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas verrà colpito e non porgeremo l’altra guancia».

Ben Gvir, così come Netayahu, continua a definiore gli attivisti fiancheggiatori del terrorismo e di Hamas. Fermi tutti: ma è proprio quello che sosteneva Malan almeno fino allo scorso ottobre. Una posizione rilanciata a più riprese anche sui suoi canali social. Oggi il senatore meloniano ne è ancora convinto?

Israele, Ben Gvir deride gli attivisti fermati e bendati. Meloni e Tajani: «Inaccettabile»

Fanno discutere e scatenano l’ira del governo italiano le immagini postate dal ministro israeliano Ben Gvir mentre rivolge un ironico “Benvenuti in Israele” agli attivisti della Flotilla fermati dall’Idf, derisi mentre erano inginocchiati e bendati. «Sono inaccettabili.
È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona», hanno affermato in una dichiarazione la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani. «Il governo italiano», aggiungono, «sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del governo italiano. Per questi motivi convocheremo immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto».

Il video postato da Ben Gvir

Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha visitato il porto di Ashdod, dove sono detenuti gli attivisti della flottiglia fermati dalla marina militare israeliana e ha diffuso un video in cui li deride mentre sono ammanettati e bendati in ginocchio. «Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa. Il popolo d’Israele vive», dice. In un altro filmato, si vede un attivista che grida Free Palestine mentre viene sbattuto a terra da un agente. «Sono arrivati con grande orgoglio, grandi eroi, e guardate come sono ora. Niente eroi o altro, sono sostenitori del terrorismo. Chiedo a Netanyahu di consegnarmeli a lungo, li mettiamo nelle carceri dei terroristi», ha detto Ben Gvir in un altro video diffuso durante la visita al porto.

Russia e Cina: «Affrontare le cause profonde della crisi ucraina»

Russia e Cina hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui spiegano di ritenere necessario «affrontare le cause profonde del conflitto in Ucraina basandosi sull’adesione ai principi della Carta delle Nazioni Unite nella loro interezza, completezza e interrelazione, al fine di garantire la sicurezza reciproca e porre le basi per una pace duratura», si legge nel documento citato dalle agenzie russe. Mosca e Pechino inoltre «sostengono tutti gli sforzi che contribuiscono all’instaurazione di una pace duratura e sostenibile e promuovono la continua ricerca di una soluzione attraverso il dialogo e i negoziati». Mosca ha sempre detto di ritenere che tra le cause profonde del conflitto ci sia l’espansione della Nato verso Est dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica.

Scintille tra Sala e il Pd a Milano e le altre pillole del giorno

Che farà Beppe Sala dopo aver concluso il secondo mandato da sindaco a Milano? Difficile dirlo. A inizio anno, quando il suo nome ribalzava nel flipper impazzito dei possibili federatori del centrosinistra, il primo cittadino era stato chiaro: la politica era la sua prima opzione, ma non certo un obbligo. «Devo solo verificare se c’è bisogno di me», aveva detto. Da verificare, però, c’è anche il campo in cui questa voglia di mettersi al servizio dei cittadini potrebbe essere esercitata. La spaccatura che si è consumata nel centrosinistra in Consiglio comunale sul gemellaggio con Tel Aviv non è un buon presagio. Soprattutto a un anno dalle Comunali. Riassumiamo: lunedì, l’ordine del giorno presentato dai Verdi per sospenderlo è stato bocciato grazie ai voti contrari di tre consiglieri Pd che si sono uniti ai Riformisti e alla Lista La Civica Milano, mentre la maggioranza dei dem si era espressa favorevolmente.

Scintille tra Sala e il Pd a Milano e le altre pillole del giorno
Il sindaco di Milano Beppe Sala (Ansa).

Duro il commento di Beatrice Uguccioni, capogruppo Pd a Palazzo Marino: «Oggi siamo qui a discutere nuovamente della sospensione del gemellaggio con Tel Aviv. Non perché il Consiglio comunale non si fosse già espresso, ma perché quella volontà, approvata democraticamente da quest’Aula otto mesi fa, non ha trovato seguito ai piani superiori». Parole pesanti che Sala ha definito «improprie». Aggiungendo: «I toni utilizzati dal Pd segnano un momento di sfiducia nei confronti del mio operato». Dal canto suo il Pd ha provato a ridimensionare l’incidente: non si tratta di «sfiducia nell’operato del sindaco», ha precisato il segretario cittadino Alessandro Capelli, «ma la riaffermazione di una posizione specifica che il Pd aveva già espresso sia in Aula sia all’interno dei propri organismi».

Scintille tra Sala e il Pd a Milano e le altre pillole del giorno
Elly Schlein con il segretario Pd di Milano, Alessadro Capelli (Imagoeconomica).

Intanto, mentre sotto la Madonnina è in corso una riflessione su quanto accaduto («No, la riflessione no», verrebbe da dire parafrasando Moretti) e Sala è al festival dell’Economia di Trento, partono le scommesse e le solite malelingue: viste la maretta col Pd milanese, vuoi vedere che il sindaco vira verso il solito Matteo Renzi? Per ora nulla si muove. Agli atti resta il sostegno dato da Sala un mese fa alle Primarie delle idee promosse dal senatore di Rignano. Il sindaco aveva però smentito un avvicinamento a Italia viva. «Ho sentito Renzi. Siccome parla di programmi e di idee, e io credo che sia il momento di parlare di programmi, di idee e non di primarie, una mano la do», aveva spiegato. «Sono sempre stato e sono un elettore del Pd, da questo punto di vista non voglio generare ambiguità». Il rapporto con Schlein invece secondo i ben informati resta saldo. Tanto che si era parlato non solo di una possibile candidatura di Sala alle prossime Politiche ma, in caso di vittoria, anche di una poltrona di governo… vedremo.

Scintille tra Sala e il Pd a Milano e le altre pillole del giorno
Matteo Renzi (Ansa).

Quanti russi all’Arena di Verona

L’Arena di Verona ha presentato a Roma il cartellone della prossima stagione dell’opera. Il programma è davvero ricco: una nuova Traviata, due diversi allestimenti di Aida, e poi le più recenti produzioni di Nabucco e La bohème, e quindi Turandot a un secolo dalla prima assoluta. Anche qui non mancano gli interpreti russi, nonostante le polemiche e la bufera che si è abbattuta sulla Biennale di Venezia. Qualche nome? La soprano Vasilisa Berzhanskaya, che farà il suo debutto nel ruolo di Violetta. E poi il basso Alexander Vinogradov. Immancabile la superstar Anna Netrebko. Ce n’è abbastanza per mettere in imbarazzo il veronesissimo neo ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, oltre al ministro della Cultura Alessandro Giuli. In prima fila ci si aspetta di scorgere Pietrangelo Buttafuoco…

Scintille tra Sala e il Pd a Milano e le altre pillole del giorno
Gianmarco Mazzi con Alessandro Giuli (Imagoeconomica).

Zuppi e Zagrebelsky, che coppia

Scende in campo la doppia zeta, una religiosa e l’altra laica. Ovvero, Zuppi e Zagrebelsky. L’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana invita alla riflessione e al dialogo sulla fragilità del nostro tempo con l’incontro “Giustizia, verità e pace in un mondo diviso”, in programma mercoledì 20 maggio nell’aula magna della Gregoriana, con ospiti d’eccezione come il cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il giurista Gustavo Zagrebelsky, professore emerito della Facoltà di Giurisprudenza – Università di Torino, e Martín María Morales, direttore dell’Archivio Storico della Pontificia Università Gregoriana. L’incontro è accompagnato da un’esposizione documentaria con due preziosi testimoni provenienti dal fondo di San Roberto Bellarmino: il codice autografo del suo commento al Salmo 84 (85), dove “giustizia e pace si baceranno”, e un volume delle sue “Controversie”.

Scintille tra Sala e il Pd a Milano e le altre pillole del giorno
Matteo Zuppi (Imagoeconomica).

Chi ha paura del lupo cattivo? La plastica riciclata è una risorsa per l’ambiente

L’idea è di Heads Collective, un’agenzia creativa, con sede a Milano e a Treviso, fondata da ex borsisti di Fabrica, il centro di ricerca sulla comunicazione della Benetton. E si fonda su un concept tanto semplice quanto provocatorio: la plastica, in particolare quella riciclata, non è buona o cattiva. È come viene trattata. Un messaggio che decostruisce la narrazione ideologica che negli anni ha trasformato la plastica nel simbolo per antonomasia del problema ambientale, riportandola invece al centro del processo industriale, tecnologico e normativo che ne determina l’impatto reale. E che evidenzia come la plastica riciclata sia oggi una risorsa strategica e preziosa per l’industria europea, soprattutto in un contesto economico segnato da crisi energetica, instabilità delle catene di approvvigionamento e aumento dei costi delle materie prime vergini. Il riciclo consente non solo di ridurre la dipendenza da fonti esterne e fossili, ma anche di garantire continuità produttiva, controllo dei costi e maggiore resilienza industriale. Affidarsi a filiere del riciclo evolute significa oggi integrare sostenibilità e competitività, trasformando un obbligo normativo in un vantaggio concreto per le imprese.

Il ruolo di Aliplast e l’impegno per la transizione circolare

La campagna è promossa da Aliplast, fondata nel 1982 e parte di Herambiente (Gruppo Hera), una realtà di riferimento a livello europeo nel recupero, riciclo e rigenerazione delle materie plastiche. L’azienda ha sviluppato un modello industriale integrato che copre l’intera filiera, dalla raccolta dei rifiuti plastici alla loro trasformazione in materia prima seconda, fino alla produzione di nuovi manufatti come film flessibili in Ldpe, lastre in Pet e polimeri rigenerati. Complessivamente, Aliplast produce ogni anno circa 100 mila tonnellate di prodotti riciclati. Elemento distintivo è la capacità di sviluppare progetti su misura in collaborazione con le aziende clienti, finalizzati a intercettare e valorizzare i flussi di scarto. Un approccio che consente di ridurre il conferimento a smaltimento e di reintrodurre i materiali nei cicli produttivi, contribuendo allo sviluppo di filiere circolari nel settore del packaging.

Petrone: «Vogliamo contribuire a cambiare il modo in cui si parla di plastica»

«La nuova campagna rappresenta un passo importante nel percorso di rafforzamento del brand Aliplast a livello internazionale», ha affermato Michele Petrone, amministratore delegato di Aliplast. «In un contesto industriale sempre più regolato e complesso, vogliamo contribuire a cambiare il modo in cui si parla di plastica. La plastica non è buona o cattiva in sé, è il modo in cui viene gestita a fare la differenza. In Aliplast lavoriamo ogni giorno per trasformare questa materia in una risorsa concreta, attraverso una filiera europea sicura, tracciabile e conforme alle normative. Who’s afraid of recycled plastics? è un invito a superare paure e semplificazioni, per guardare al riciclo industriale come a un volano della sostenibilità e un abilitatore reale della transizione circolare».

Chi ha paura del lupo cattivo? La plastica riciclata è una risorsa per l’ambiente
Michele Petrone (Aliplast).

Abi, Patuelli presidente per il prossimo biennio

«Esco da un comitato esecutivo dove si è confermata una grande prova di unità del mondo bancario italiano. Abbiamo, con le dichiarazioni di tutti i componenti del comitato esecutivo, indicato Antonio Patuelli come presidente dell’Abi per il prossimo biennio». Lo ha detto all’Ansa Camillo Venesio, vice presidente Abi e ad di Banca del Piemonte in una pausa della riunione. L’Abi ha inoltre deciso di avviare un processo di modifiche statutarie in modo tale che si possa ampliare la platea di coloro che possono essere nominati in comitato esecutivo e, di conseguenza, di coloro che possono diventare presidenti. Venesio ha aggiunto che Patuelli ha richiesto espressamente che questo sia il suo ultimo mandato alla guida dell’Associazione bancaria. «Tutti gli hanno espresso un’estrema positività e gratitudine per il ruolo che ha svolto in maniera ottima in rappresentanza dei legittimi interessi delle banche in questi anni», ha concluso.

Ft, Ue valuta Draghi o Merkel come mediatori con Mosca

Secondo il Financial Times, i governi dell’Ue stanno discutendo se l’ex presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi o l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel possano rappresentare il blocco in potenziali negoziati con Vladimir Putin, mentre cresce l’interesse a riaprire i canali formali di dialogo con la Russia. Stando al quotidiano, i ministri degli Esteri discuteranno i meriti dei possibili candidati in una riunione dell’Ue a Cipro la prossima settimana, dopo che Stati Uniti e Ucraina hanno espresso il loro sostegno a un dialogo tra l’Europa e il presidente russo sulla guerra in Ucraina, secondo quanto riferito da persone informate sui colloqui. Interrogata sulla sua disponibilità ad assumere l’incarico, riporta il quotidiano, l’ex cancelliera ha risposto che probabilmente altri sarebbero più adatti, sottolineando che Putin prende sul serio solo i leader ad interim.

Primarie Usa, in Kentucky trionfa il candidato di Trump

Il presidente Usa Donald Trump consolida la presa sul Partito repubblicano con le primarie in Kentucky, dove il deputato Thomas Massie, tra i pochi esponenti del Gop disposti a sfidare apertamente il presidente su dossier sensibili, è stato sconfitto dal candidato sostenuto da Trump Ed Gallrein, che ha ottenuto il 54 per cento dei voti. Nelle ultime settimane il tycoon aveva già contribuito alla sconfitta di cinque senatori statali repubblicani in Indiana contrari alla sua spinta per ridefinire i collegi elettorali a metà legislatura. In Louisiana, ha inoltre ostacolato l’avanzata del senatore Bill Cassidy, che nel 2021 aveva votato contro di lui nel procedimento di impeachment. Massie era finito nel mirino di Trump per le sue posizioni contrarie su alcuni temi chiave, dal piano fiscale e di spesa alla richiesta di pubblicazione dei file legati a Jeffrey Epstein.

Il Pentagono taglia da quattro a tre le brigate in Europa

Il Pentagono ha annunciato il taglio delle brigate di truppe Usa in Europa da quattro a tre. Ciò riporta i loro livelli ai valori registrati nel 2021. La decisione, si legge in una nota, «è il risultato di un processo esaustivo e articolato su più livelli, incentrato sul posizionamento delle forze statunitensi in Europa. Ciò comporta un ritardo temporaneo nello schieramento delle forze americane in Polonia, Paese che rappresenta un alleato modello per gli Stati Uniti». Il Pentagono stabilirà la collocazione definitiva delle tre brigate e di altre forze statunitensi in Europa «sulla base di ulteriori analisi relative ai requisiti strategici e operativi degli Stati Uniti, nonché in funzione della capacità degli alleati stessi di contribuire con le proprie forze alla difesa dell’Europa». L’analisi, punta a «promuovere l’agenda America First del presidente Donald Trump in Europa e in altri teatri operativi, anche incentivando e mettendo in condizione i nostri alleati della Nato di assumersi la responsabilità primaria della difesa convenzionale dell’Europa».

Perché Leone XIV ha così a cuore l’Intelligenza artificiale

Il prossimo 25 maggio sarà pubblicata la prima enciclica di Leone XIV e, come noto, il tema al centro del documento è l’intelligenza artificiale. O, meglio, la «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Sì, perché Prevost non intende solo fare il punto sui rischi e le possibilità offerte dall’IA ma, considerato che siamo già entrati in una nuova fase della rivoluzione tecnologica, riflettere sulla condizione umana all’interno di quello che Papa Francesco aveva definito un cambiamento d’epoca. Il documento si annuncia di grande importanza anche perché a presentarlo, fra gli altri, ci sarà lo stesso pontefice, cosa mai avvenuta per un’enciclica.

Perché Leone XIV ha così a cuore l’Intelligenza artificiale
Leone XIV sul volo per Algeri, il 13 aprile 2026 (Ansa).

Verso una Rerum novarum 2.0

Un impegno che non stupisce visto che il primo Papa di origini statunitensi ha preso il suo nome da Leone XIII che, nel 1891, pubblicò la Rerum novarum, un’altra enciclica decisiva per il futuro della Chiesa e del cattolicesimo, che può essere considerata alla base della dottrina sociale della Chiesa e si confrontava con la seconda rivoluzione industriale. La Rerum novarum, se da una parte prendeva nettamente le distanze dal socialismo ateo in forte ascesa fra le classi popolari, dall’altra denunciava con forza le storture di un capitalismo che tendeva a pensare solo al profitto ignorando le condizioni di vita e di lavoro di milioni di operai.

Perché Leone XIV ha così a cuore l’Intelligenza artificiale
Un’immagine di papa Leone XIII nel 1896.

I Minerva dialogues e l’interesse per la tecnologia

A Leone XIV – che non a caso ha firmato l’enciclica Magnifica humanitas il 15 maggio scorso, 135esimo anniversario della promulgazione della Rerum novarum – l’idea di un documento che segni la storia della Chiesa in questa stagione storica è apparsa quanto mai urgente e necessaria. E si inserisce in un percorso cominciato una decina di anni fa. Dal 2016, infatti, proseguono in forma riservata i Minerva dialogues concepiti dal frate domenicano Éric Salobir, che ha lavorato nell’ambito del rapporto tra teologia e tecnologia. Dopo aver incontrato scienziati del Mit di Boston e rappresentanti della Silicon Valley, Salobir registrò il loro interesse a confrontarsi sulle nuove tecnologie con teologi ed esponenti della Curia. Lo scopo del dialogo era favorire una maggiore consapevolezza sul tema, tenendo conto dell’impatto sociale e culturale delle tecnologie digitali, in particolare dell’Intelligenza artificiale. Nel gennaio 2025, poi, il Vaticano ha pubblicato una lunga nota dottrinale dal titolo Antiqua et nova, sul rapporto fra intelligenza artificiale e intelligenza umana. Infine, Leone XIV nel corso del primo anno di pontificato è tornato almeno una cinquantina di volte sull’argomento. Forse il testo più sistematico che ha scritto in tal senso è il Messaggio per le comunicazioni sociali del 2026 che indaga sulla relazione fra IA e informazione (e disinformazione). Questo per citare solo i momenti salienti di una riflessione che ha visto coinvolte diverse istituzioni vaticane.

Perché Leone XIV ha così a cuore l’Intelligenza artificiale
Papa Francesco riceve in udienza in Vaticano i partecipanti all’Incontro Minerva Dialogues, nel marzo 2023 (Ansa).

Leone e i paradossi dell’algoritmo

Sempre Prevost, nel corso del V incontro con i movimenti popolari dello scorso ottobre, ha toccato la questione in due modi: in primo luogo spiegando che intendeva guardare alle «cose nuove» di questa stagione storica adottando uno sguardo che parte dalle «periferie» e non dal «centro». Ne risultava, e questo è il secondo aspetto, un’analisi che, citando il Papa, inquadrava così la questione: «Quando parliamo di esclusione, ci troviamo anche di fronte a un paradosso. La mancanza di terra, cibo, alloggio e lavoro dignitoso coesiste con l’accesso alle nuove tecnologie che si diffondono ovunque attraverso i mercati globalizzati. I telefoni cellulari, i social network e persino l’intelligenza artificiale sono alla portata di milioni di persone, compresi i poveri. Tuttavia, mentre sempre più persone hanno accesso a Internet, i bisogni primari rimangono insoddisfatti. Assicuriamoci che, quando vengono soddisfatti bisogni più sofisticati, quelli fondamentali non vengano trascurati». Questa dunque la prima grande contraddizione individuata da Leone. Poi, nel messaggio per le comunicazioni sociali, dal titolo Custodire voci e volti umani, Prevost ha ricordato che l’IA è in mano a un piccolo gruppo di grandi aziende i cui interessi potevano facilmente prevalere sull’interesse generale. «Ciò determina una preoccupazione importante», sottolineava il pontefice, «riguardo al controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persino riscrivere la storia umana, compresa la storia della Chiesa, spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto».

Perché Leone XIV ha così a cuore l’Intelligenza artificiale
Leone XIV (Ansa).

L’algoritmo minaccia l’unicità dell’essere umano

La tutela della dignità umana nell’epoca dell’ipertecnologia passa anche, secondo la Santa Sede, attraverso il controllo di news diffuse con il solo scopo di massimizzare il profitto. Per questo la trasparenza dei sistemi informativi risulta decisiva per una ricerca della verità che non può prescindere dal confronto con la realtà per come essa si presenta e non per come vorremo che fosse. Il rischio intravisto dal Papa è alto: «Il potere della simulazione è tale che l’IA può anche illuderci con la fabbricazione di ‘realtà’ parallele, appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci. Siamo immersi in una multidimensionalità, dove sta diventando sempre più difficile distinguere la realtà dalla finzione». La manipolazione delle persone, al fine di controllarne gli orientamenti, è il timore sollevato dalla Chiesa alla luce della pervasività dei moderni mezzi di comunicazione sociale. La sensibilità e l’amore disinteressato per il prossimo, dice ancora Leone, non possono essere oggetto del calcolo di un algoritmo; la coscienza, con la sua libertà, resta, in definitiva, il baluardo dell’unicità di ogni essere umano da salvaguardare. Per questo Prevost chiede una governance globale per gestire l’introduzione progressiva dell’Intelligenza artificiale, una sorta di alleanza fra tutte le parti coinvolte- «dall’industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori» – per dare vita a una cittadinanza digitale il più possibile consapevole e responsabile.

Star Wars: The Mandalorian and Grogu arriva nei cinema oggi

The Mandalorian and Grogu arriva nei cinema oggi

A sette anni di distanza dall'ultimo film, Star Wars torna nelle sale con Pedro Pascal e Sigourney Weaver

Dopo un'assenza che perdura dal 2019, Star Wars torna oggi nei cinema italiani con The Mandalorian and Grogu, film che porta sul grande schermo le avventure del mandaloriano Din Djarin e dell'alieno Grogu (formerly known as Baby Yoda). Diretto dal creatore della serie The Mandalorian Jon Favreau, che ne è anche co-sceneggiatore insieme al presidente di Lucasfilm Dave Filoni e a Noah Kloor, il film promette una classica avventura guerrestellaresca con voli spaziali, intrighi politici, duelli e momenti emozionanti. Ambientato nel periodo che si estende dalla fine della trilogia... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Star Wars - 20 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: L’hotel galattico di Grace Curtis, Floating Hotel

L'hotel galattico di Grace Curtis, Floating Hotel

Per Oscar Fantastica un romanzo “cozypunk” dell'autrice inglese Grace Curtis, al suo esordio in Italia.

Se cercate “Floating Hotel” su Google troverete decine di annunci alberghiere. Solo aggiungendo il nome dell'autrice e un po' di fortuna troverete notizie su questo libro, che prende il concetto di crociera, ovvero di viaggio-vacanza che tocca varie mete turistiche, e lo porta nello spazio.  Secondo alcuni commentatori può essere avvicinato al “cozypunk”, ovvero a quella fantascienza senza conflitti, di lettura piacevole, della quale si era già parlato con l'uscita dei romanzi di Backy Chambers. L'illustrazione di copertina è dell'artista... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 20 maggio 2026 - articolo di S*

Televisione: Doctor Who trova una nuova casa per i vecchi episodi

Doctor Who trova una nuova casa per i vecchi episodi

Tutte le stagioni precedenti alla partnership con Disney saranno disponibili su AMC+ a partire da giugno

Perso nello spazio e nel tempo dopo la brusca conclusione dell'accordo tra BBC e Disney, Doctor Who torna disponibile per il pubblico fuori dal Regno Unito grazie a una nuova partnership tra la TV inglese e AMC, canale di tv via cavo statunitense proprietario della piattaforma di streaming AMC+, nuova casa del Dottore. L'annuncio è stato dato attraverso il profilo Twitter di Doctor Who, in un post che gioca con la lunga pausa intercorsa negli aggiornamenti sulla serie dopo il sofferto divorzio di cui maggiore vittima è stata la serie spin-off co-prodotta da Disney+ The War... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 20 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Glovo, verso possibile revoca dell’amministrazione giudiziaria

Nell’ambito del procedimento avviato dalla procura di Milano, il percorso intrapreso e gli impegni formalizzati da Glovo hanno ottenuto il parere positivo del pubblico ministero Paolo Storari, «costituendo la base condivisa delle attività che, una volta implementate, potranno condurre alla revoca della misura dell’amministrazione giudiziaria». Lo comunica la società di delivery in una nota, sottolineando come, in questi mesi, «ha collaborato in modo continuativo, trasparente e costruttivo con la procura, definendo un articolato piano di interventi volto a rafforzare ulteriormente i propri standard operativi, organizzativi e di controllo». Le misure prevedono un impegno economico e un rafforzamento in termini organizzativi e della compliance, che confermino la centralità del mercato italiano e la volontà del Gruppo di continuare ad investire nel Paese.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega

Matteo Salvini avrebbe provato a convincerla in ogni modo. Il pressing del segretario leghista su Laura Ravetto sarebbe stato insistente. L’ultima telefonata poco prima dell’annuncio dell’addio, fatto uscire sul sito di un quotidiano. Ma non c’è stato nulla da fare.

Le liti e l’isolamento dal gruppo parlamentare

Per l’ex pasionaria leghista, divenuta salviniana nel 2020 dopo un trascorso ventennale in Forza Italia, la misura era colma. Le liti con il tesoriere Alberto Di Rubba erano sotto gli occhi di tutti, così come l’isolamento dai colleghi del gruppo parlamentare. Da mesi Ravetto ormai parlava con pochissimi. Molte smorfie e rispostacce in Transatlantico, e qualche ‘soffiata’ al vetriolo passata ai giornali. Per non parlare del video, diventato virale sui social e girato parecchio pure nelle chat del partito, in cui Ravetto aggrediva verbalmente una giornalista durante il corteo dei Patrioti a Milano.

La mancata nomina in Arera

La responsabile Pari opportunità del partito non aveva digerito la mancata nomina, a novembre scorso, alla presidenza di Arera. Un incarico prestigioso – si sarebbe ‘sistemata’ per sette anni – che le era stato promesso dal capo. Da allora le crepe sarebbero diventate faglie, fino alla rottura sancita dall’accordo, siglato sabato scorso a Viareggio, con Roberto Vannacci. Ravetto sarà il volto del generale in tv da qui alle Politiche.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega

I contributi da saldare alla Lega

Nel caos della comunicazione leghista degli ultimi mesi – sconvolta dalla transizione tra Matteo Pandini e Davide Vecchi – la deputata cuneese faticava ad accedere nelle trasmissioni, l’unica cosa che veramente le stava a cuore. E poi c’era la questione dei soldi. Nell’ultimo incontro con i parlamentari leghisti, Salvini era stato tranchant: chi non paga il contributo (2800 euro al mese) è fuori dal partito. Ravetto doveva scegliere: saldare l’arretrato a un partito che forse non le avrebbe assicurato la rielezione o cambiare casacca. Ha scelto la seconda opzione.

Laura Ravetto sarà il volto di Vannacci in tv: i motivi dell’addio alla Lega
Matteo Salvini (Ansa).

Si attendono nuovi arrivi in Futuro Nazionale

Ora attendiamo solo di vedere se e quanti altri la seguiranno, attratti dai consensi in crescita di Futuro Nazionale. Si parla di tre o quattro ingressi a partire dalla prossima settimana, non tutti dalla Lega. In tal caso, i deputati vannacciani – saliti a quattro con Ravetto che si unisce agli ex leghisti Rossano Sasso ed Edoardo Ziello e all’ex FdI Emanuele Pozzolo – si avvicinerebbero alla soglia minima richiesta per diventare componente del Misto e accedere ai fondi messi a disposizione della Camera.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi

Adriano Panatta, 76 anni a luglio, si è ritirato dai campi di tennis nel 1983. Dal 1984 al 1997 è stato capitano non giocatore di Coppa Davis. E poi ha fatto il direttore degli Internazionali di tennis di Roma dal 1999 al 2003. Ma nel 2002 è iniziato lo scontro con la Federtennis, già presieduta da Angelo Binaghi (siede su quella poltrona dal 2001), che peraltro Panatta aveva appoggiato, assieme ad altri, nella scalata per abbattere Paolo Galgani, presidente dal 1976 al 1998. Cos’era successo?

Una vecchia storia di compensi in nero versati dagli sponsor

La Federtennis aveva risolto il contratto di consulenza con Panatta, imputando all’ex campione «comportamenti lesivi dell’immagine e delle finanze della Federazione», relativi a ipotesi di compensi in nero versati da alcuni sponsor. Panatta, successivamente, perse sia la causa civile sia davanti ai giudici sportivi. E da lì in poi è iniziato il periodo di grande freddezza con la Fit.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Adriano Panatta (Ansa).

Nel 2015, quando al Foro Italico venne inaugurata la Walk of fame dello sport italiano, Binaghi fece di tutto perché la targa di Adriano Panatta venisse esclusa. Poi, però, con la mediazione dell’allora presidente del Coni Giovanni Malagò, il nome del campione di tennis rientrò tra i primi 100 (e negli anni successivi sono stati aggiunti altri 48 nomi incisi nelle targhe sulla pavimentazione del Foro Italico).

I rapporti tra i due sono rimasti comunque ai minimi storici

I rapporti tra Panatta e Binaghi, anche una volta risolte le questioni legali, sono rimasti comunque ai minimi storici. E, nell’avvicinarsi dell’edizione 2026, quella a 50 anni dalla vittoria di Panatta agli Internazionali di Roma del 1976, tutti si interrogavano sulla sua eventuale presenza alla cerimonia di premiazione.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Un Adriano Panatta d’annata (foto Ansa).

Il 22 aprile, tuttavia, a pochi giorni dal via degli Internazionali (disputati dal 4 al 17 maggio), Panatta faceva sapere: «Nessuno mi ha invitato. Però mi è arrivato l’invito di Parigi, come sempre: lo fanno con i campioni del Roland Garros e i francesi della Davis. A Roma mancano due settimane, magari ci ripensano: facciano un po’ come gli pare. Una decina di anni fa mi invitarono per celebrare i 40 anni dalla vittoria della Coppa Davis. Lo facemmo in uno stadio vuoto, deserto, erano andati tutti a mangiare. È stato abbastanza triste».

«Mi piacerebbe tanto consegnare la coppa a un italiano»

Evidentemente qualcuno, lette queste parole, si è messo una mano sulla coscienza. E lo stesso Panatta, in una successiva intervista al Corriere della sera del 5 maggio, disse: «Mi hanno invitato al Foro Italico per premiare il vincitore. È arrivata una mail a nome del consiglio della Federtennis. Mi fa piacere, ci vado volentieri. Mi piacerebbe tanto consegnare la coppa a un italiano».

In tribuna autorità sul Centrale Panatta era molto defilato

Le apparenze sembravano salve, insomma. Il resto è cronaca: la finale di domenica 17 ha visto Jannik Sinner vincitore. Un altro italiano dopo 50 anni. Un passaggio di consegne perfetto tra lui e Panatta. Ma attenzione, colpo di scena. Innanzitutto, anche solo osservando la tribuna autorità sul Centrale del Foro Italico durante la finale maschile, si poteva notare come Panatta fosse stato fatto accomodare lontano da tutti, in posizione molto defilata rispetto al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi
Panatta, il giallo della premiazione a Sinner e i rapporti gelidi con Binaghi

In secondo luogo, è stato lo stesso Binaghi a rivelare cos’è accaduto: «Sono stato io, senza che nulla fosse programmato, a convincere il capo dello Stato a venire in campo a fare la premiazione, nel minuto immediatamente successivo alla vittoria di Jannik. Tutti gli italiani avrebbero voluto che fosse lui a premiare Sinner. Gli ho detto che anche Jannik sarebbe stato molto emozionato di essere premiato da lui».

Niente passaggio di consegne, solo un abbraccio

E così è andata. Niente passaggio di consegne tra il vecchio e il nuovo campione. Al buon Panatta, pure lui sul campo centrale, non è rimasto che abbracciare con affetto Sinner, premiato da Mattarella, farsi spettinare il ciuffo, e poi, mesto mesto, tornarsene al suo circolo tennis a Treviso. Perché Binaghi non perdona.