S. Severino: «Immigrati delinquenti», bufera sull’omelia del viceparroco

MERCATO SAN SEVERINO – Il Vangelo di ieri era quello del «grande comandamento»: amare Dio e il prossimo come se stessi. E la prima lettura, dall’Esodo, ammoniva: «Non molesterai il forestiero né lo opprimerai». Eppure, nella parrocchia di Santa Maria delle Grazie in San Giovanni in Parco, l’omelia della messa delle 9.30 avrebbe preso tutt’altra direzione.

A raccontarlo è una fedele che si è rivolta al nostro giornale. A celebrare era il viceparroco, don Antonio Marchiori, che, parlando proprio dell’amore per il prossimo, avrebbe sostenuto che molti immigrati sono delinquenti e dovrebbero tornare nei loro Paesi, dal momento che già tanti italiani delinquono. I pochi «perbene», per restare, dovrebbero dare prove significative di serietà.

«Sono rimasta un po’ sconvolta – racconta la donna – e ho avuto l’impulso di andare via o di parlarne con il parroco, ma ho desistito». Altri, invece, la chiesa l’hanno lasciata davvero, durante la celebrazione.

Parole che stridono con le letture del giorno e con la linea della Chiesa. Appena sabato i vescovi campani, tra cui il cardinale di Napoli Domenico Battaglia, sono tornati a dire no al Centro di permanenza per il rimpatrio di Castel Volturno. E lo stesso Papa Leone XIV ha fatto dell’accoglienza uno dei temi del suo pontificato: a giugno, alle Canarie, ha ricordato ai migranti che non sono numeri né fascicoli, ma persone; a luglio, a Lampedusa, ha ringraziato gli abitanti per l’umanità dimostrata verso chi arriva dal mare.

Del tutto estraneo alla vicenda il parroco, don Aniello Del Regno, da poco alla guida della comunità, che contatteremo nei prossimi giorni. Resta però una domanda, che tra i banchi di San Giovanni in Parco in molti si sono posti ieri mattina: se il prossimo da amare sia davvero ciascuno, o soltanto chi ha il passaporto giusto. Una domanda che, da domenica prossima, toccherà alla parrocchia sciogliere.

Carmine Rosamilia

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Parco del Cilento, Coccorullo: “siamo una risorsa per il territorio”

di Raffaella D’Andrea

Il Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni non è soltanto un patrimonio ambientale da tutelare, ma una risorsa da mettere a sistema per generare sviluppo, sostenere le comunità locali e creare nuove opportunità economiche. È questa la visione del presidente Giuseppe Coccorullo, che indica tra le priorità del suo mandato il rafforzamento del turismo lento, la valorizzazione delle produzioni agricole e una maggiore consapevolezza del ruolo svolto dall’Ente sul territorio. «Dobbiamo essere più bravi a comunicare i dati reali e a far capire quanto abbiamo investito in questi anni», afferma Coccorullo. Un’esigenza che nasce anche dalla percezione, ancora diffusa, del Parco come istituzione legata prevalentemente ai vincoli, anziché come soggetto capace di sostenere concretamente le amministrazioni e le realtà produttive. Ciclovie e sentieri, il valore del turismo lento Tra i progetti in corso c’è il potenziamento del cicloturismo, attraverso il completamento delle iniziative già avviate e la collaborazione con la Via Silente, percorso che attraversa il Cilento e che il Parco intende valorizzare nella propria strategia di promozione. Parallelamente, l’Ente sta lavorando alla ricognizione della rete sentieristica, chiedendo ai Comuni di trasmettere i dati relativi ai percorsi presenti sui rispettivi territori. L’obiettivo è confrontare le informazioni disponibili, aggiornare il censimento e arrivare a una carta dei sentieri del Parco, utile a escursionisti, visitatori e operatori turistici. Il turismo lento può infatti contribuire a distribuire le presenze durante l’anno e a valorizzare anche le aree interne, spesso meno frequentate rispetto alle località costiere. Investimenti e rapporto con le comunità Coccorullo rivendica inoltre il contributo dell’Ente alla riqualificazione di scuole ed edifici comunali, agli interventi per la mobilità lenta e alle iniziative per la sicurezza della viabilità. Un lavoro che, secondo il presidente, merita maggiore visibilità attraverso una ricostruzione puntuale delle risorse destinate al territorio. «Il Parco non è soltanto un vincolo», ribadisce. Anche sul fronte delle autorizzazioni, osserva, la grande maggioranza delle pratiche riceve parere favorevole, perché il Piano del Parco definisce le regole e le possibilità d’intervento. Non sempre, invece, le difficoltà incontrate dai cittadini dipendono direttamente dall’Ente, ma la presenza del territorio in area protetta finisce talvolta per diventare il riferimento di ogni problema. La sfida è quindi duplice: continuare a investire e comunicare meglio i risultati, affinché il ruolo del Parco venga riconosciuto non soltanto nella tutela del paesaggio, ma anche nel sostegno alle comunità. Cinghiali, serve una filiera Un tema particolarmente delicato è quello della presenza dei cinghiali, con le conseguenze sull’agricoltura e sugli equilibri ambientali. Il presidente riferisce che, da gennaio, sono stati abbattuti circa 3.500 capi ufficialmente censiti nell’ambito delle attività di contenimento. Il problema, tuttavia, non si esaurisce nel controllo numerico della specie. Occorre gestire gli animali abbattuti e individuare una destinazione sostenibile per le carni. «Se non sappiamo a chi dare il cinghiale, il problema rimane», osserva Coccorullo. Mentre in altre aree italiane la carne di cinghiale trova spazio nella ristorazione e nella trasformazione alimentare, sul territorio cilentano la domanda resta limitata. Per rendere più efficiente il sistema, il Parco ha predisposto un albo di operatori autorizzati al ritiro, ampliando le possibilità di intervento nei centri di raccolta. Resta però necessario costruire una filiera commerciale stabile, anche attraverso il confronto con la Regione e il coinvolgimento delle aziende interessate. Agricoltura, ricerca e fondi europei La valorizzazione delle produzioni locali rappresenta un altro asse strategico. Il Parco guarda alle eccellenze agricole, a partire dall’olio, con l’intento di sostenerne la crescita e rafforzarne la presenza sul mercato. In questa direzione si inseriscono gli accordi con l’Università degli Studi di Salerno, che puntano alla raccolta e all’organizzazione dei dati territoriali e allo sviluppo di attività formative legate al Centro della biodiversità. «Con la qualità non siamo secondi a nessuno, ma spesso ci manca la quantità», sottolinea il presidente, richiamando una delle difficoltà delle produzioni locali: trasformare le eccellenze in un’offerta organizzata, capace di garantire continuità e raggiungere nuovi mercati. C’è poi la questione della programmazione europea. In vista dei nuovi fondi dal 2028, Coccorullo intende chiedere alla Regione un coinvolgimento più diretto del Parco nelle decisioni. «Non vogliamo subire la programmazione territoriale, ma essere partecipi», spiega. L’obiettivo è contribuire a definire interventi realmente rispondenti alle esigenze del Cilento, evitando che le risorse vengano indirizzate verso progetti poco adatti alle caratteristiche del territorio. Cinque weekend per scoprire il Cilento Tra le iniziative in preparazione c’è un programma di cinque weekend esperienziali, pensato per promuovere il territorio anche nei periodi di minore affluenza turistica. L’idea è mettere in rete eventi, produttori agricoli, cantine, frantoi e musei, offrendo ai visitatori la possibilità di conoscere da vicino le produzioni e le tradizioni locali. Le esperienze dovrebbero coinvolgere diverse aree del Parco, anche attraverso appuntamenti organizzati nelle proprietà dell’Ente, tra cui quelle situate a Teggiano, Castellabate e Palinuro. Il progetto, ha spiegato Coccorullo, dovrà essere definito in tempi rapidi, rispettando le scadenze previste dal finanziamento. Sarà fondamentale costruire proposte prenotabili e promuoverle attraverso il coinvolgimento di operatori, associazioni e gruppi organizzati. La direzione è chiara: fare del Parco un soggetto capace di collegare tutela ambientale, agricoltura, cultura e turismo. Perché il valore del Cilento non risiede soltanto nella bellezza dei suoi paesaggi, ma anche nella capacità di trasformare questo patrimonio in opportunità concrete per chi lo vive ogni giorno.

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Elezioni in Israele, duello Netanyahu-Eisenkot: sfida all’ultimo voto

(Adnkronos) –
Israele va alle urne oggi 27 ottobre per le elezioni in un clima di fortissima tensione, con il primo ministro, Benjamin Netanyahu, impegnato in una difficile battaglia per la sopravvivenza politica e la Cisgiordania nuovamente al centro di una violenta escalation. Il paese va al voto per rinnovare i 120 seggi della Knesset, con la sfida serrata tra il Likud del primo ministro e Yashar, la formazione guidata dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot, mentre l’opposizione cerca di costruire un’alternativa alla coalizione di destra e ultradestra al potere. Urne aperte dalle 7 ora locale, le 6 in Italia, e chiusura alle 22, le 21 in Italia. Alle urne chiamati oltre 7,3 milioni di elettori. 

 

A irrompere nella fase finale della campagna elettorale è stata soprattutto la crisi di Hebron, dove l’esercito israeliano ha avviato una vasta operazione militare dopo l’attacco a un checkpoint costato la vita a due soldati. La risposta di Tel Aviv è stata durissima: chiusura di Hebron e della vicina Halhul, blocco dell’intera Cisgiordania, perquisizioni, arresti e demolizioni nei quartieri da cui provenivano gli attentatori. L’esercito sostiene di voler smantellare infrastrutture terroristiche e individuare armi e militanti, ma le autorità palestinesi denunciano una punizione collettiva contro la popolazione civile. La nuova offensiva si inserisce in un contesto già segnato dall’espansione degli insediamenti israeliani e dall’aumento delle aggressioni dei coloni contro i palestinesi, in particolare durante la raccolta delle olive. 

A rendere ancora più incerto il voto israeliano è il quadro emerso dagli ultimi sondaggi, raccolti anche dal tracker elettorale di Haaretz. Le rilevazioni confermano una competizione aperta, con Yashar in vantaggio sul Likud e nessuno dei due schieramenti in grado, da solo, di raggiungere la soglia dei 61 seggi necessaria per governare. Nell’ultimo sondaggio Maariv, realizzato da Lazar Research, il blocco del premier si ferma a 48 seggi, contro i 54 delle opposizioni e i 14 attribuiti ai partiti arabi. Yashar è accreditato di 21 deputati, contro i 19 del Likud, mentre la formazione dell’ex premier Naftali Bennett raggiunge quota 15. 

Il principale ostacolo per Eisenkot resta la costruzione di una maggioranza alternativa, anche per la riluttanza di una parte dell’opposizione a governare con il sostegno delle formazioni arabe. Netanyahu punta invece sulla sicurezza nazionale e sulla capacità di presentarsi come garante della protezione di Israele. Il capo del governo ha promesso una risposta senza precedenti all’attacco contro i militari israeliani, mentre il ministro della Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha rilanciato la richiesta di assumere il pieno controllo della Cisgiordania e smantellare l’Autorità nazionale palestinese (Anp). 

 

Tecnicamente, il voto espresso è per un partito. Il leader del partito che ottiene il maggior numero di voti ha maggiori probabilità di diventare primo ministro, a condizione che riesca a formare un governo. Ma questo non avviene immediatamente. I risultati ufficiali delle elezioni si limitano ad avviare il processo di formazione del governo e di nomina del primo ministro. Circa 7.331.981 israeliani hanno diritto di voto, pari al 71,15% della popolazione totale di 10.305.000 abitanti. Alle ultime elezioni del 2022 gli aventi diritto al voto erano 6.788.804, ovvero il 70,31% della popolazione di 9.656.000 abitanti. La partecipazione elettorale in Israele è generalmente elevata e nel 2022 il 70,63% degli aventi diritto al voto, pari a 4.794.593 persone, si è recato alle urne. 

 

Per entrare alla Knesset c’è una soglia di sbarramento e un partito ha bisogno del sostegno del 3,25% dei voti per essere rappresentato in Parlamento. Questa cifra equivale a quattro seggi. Secondo diversi sondaggi recenti, su 37 partiti registrati, solo 10 dovrebbero raggiungere questa soglia. Il leader del partito che riesce a ottenere un numero sufficiente di alleati per formare una coalizione diventa primo ministro. 

Di solito questa coalizione ha la maggioranza dei seggi, 61 su 120, ma non è un requisito indispensabile. I governi di minoranza guidati da Yitzhak Rabin e Shimon Peres tra il 1993 e il 1996, ad esempio, non avevano la maggioranza assoluta e riuscirono a governare con il sostegno di partiti esterni alla coalizione. I partiti scelgono i potenziali deputati prima delle elezioni, tramite primarie o decisioni unilaterali del leader di partito. Maggiore è la percentuale di voti ottenuta, maggiore sarà il numero di rappresentanti che quel partito potrà inviare in Parlamento. 

 

Entro sette giorni dalla pubblicazione dei risultati ufficiali delle elezioni, il presidente Isaac Herzog deciderà chi avrà più opportunità di formare un governo, basandosi sul leader di partito alla Knesset che, a suo giudizio, ha le migliori possibilità di raccogliere un numero sufficiente di alleanze per mettere in piedi una coalizione. Il candidato deve essere un membro della Knesset, ma il suo partito non deve necessariamente aver ottenuto il maggior numero di voti. Herzog deciderà dopo un giro di consultazioni con tutti i leader dei partiti. Il candidato scelto da Herzog ha 28 giorni per formare una coalizione di governo, con la possibilità di una proroga di 14 giorni. La coalizione deve poi essere approvata dalla maggioranza dei membri della Knesset presenti al voto. Durante questi 28 giorni e oltre, il candidato alla carica di premier cerca di convincere i partiti ad aderire alla sua coalizione, spesso promettendo incarichi ministeriali. 

 

Se il candidato premier non riesce a formare una coalizione, il presidente ha tre giorni per sceglierne un altro. L’unico requisito è che il candidato sia un membro della Knesset. Si applica lo stesso termine di 28 giorni, ma senza possibilità di proroga. Herzog potrebbe anche decidere di non nominare nessuno e informare la Knesset che nessun candidato è in grado di formare un governo, una posizione che è tenuto comunque ad assumere qualora anche il secondo candidato alla carica di primo ministro non riesca a formare un governo. 

Esiste un periodo di 21 giorni durante il quale 61 deputati possono presentare una petizione al presidente perché conceda a un candidato, che deve essere un membro della Knesset, il potere di formare un governo. Il presidente ha due giorni per accogliere la richiesta e concedere al candidato 14 giorni per formare un governo. Questo governo dovrà poi ottenere l’approvazione della Knesset. Se non arrivano petizioni o il candidato nominato non riesce a formare un governo, la Knesset si scioglie e inizia un nuovo ciclo elettorale di 90 giorni. 

 

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Sciopero generale 30 ottobre 2026, venerdì nero: a rischio treni, aerei, bus e scuola

(Adnkronos) –
Sciopero generale il 30 ottobre 2026: venerdì nero per i trasporti e possibili disagi in tutta Italia. La mobilitazione nazionale coinvolgerà diversi comparti pubblici e privati, con possibili ripercussioni su treni, aerei, trasporto pubblico locale, porti, scuole e servizi sanitari. I primi disagi per chi deve viaggiare potrebbero iniziare già dalla sera di giovedì 29 ottobre, quando scatterà lo sciopero del personale ferroviario. In programma anche manifestazioni in numerose città italiane. 

La protesta – proclamata da Usb con l’adesione di Cobas Pt Usb, Sindacato Sociale Di Base, Sudd Cobas, Fi-si – interesserà diversi settori, ma le modalità di adesione e gli orari varieranno a seconda del comparto e del territorio. Secondo il calendario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, lo sciopero ferroviario inizierà alle ore 21 di giovedì 29 ottobre e terminerà alle 20.59 di venerdì 30 ottobre. La mobilitazione coinvolgerà il personale di Gruppo FS Italiane, Italo e Trenord. 

Per il trasporto ferroviario sono previste possibili cancellazioni e variazioni dei collegamenti per tutta la durata dell’agitazione. Trenitalia assicura i servizi minimi garantiti previsti dalla normativa per i giorni feriali, mentre non sono previste fasce di garanzia per i servizi FrecciaLink. I viaggiatori sono invitati a verificare in anticipo la circolazione dei propri treni attraverso i canali ufficiali delle imprese ferroviarie. 

Lo sciopero potrebbe determinare modifiche al servizio anche prima dell’inizio e dopo la conclusione ufficiale della protesta. È quindi consigliabile controllare gli aggiornamenti prima di partire, soprattutto per i collegamenti a lunga percorrenza e quelli programmati nelle prime ore del mattino e in serata. 

Per il trasporto aereo, lo sciopero è previsto per l’intera giornata del 30 ottobre, da mezzanotte alle 23.59, e si incrocerà con la mobilitazione del trasporto aereo a Firenze e Pisa che vedrà incrociare le braccia, dalle ore 00.00 alle ore 23.59, i lavoratori di Consulta, Gh Toscana, Toscana Aeroporti Spa. I passeggeri sono invitati a verificare lo stato del proprio volo con la compagnia aerea e a consultare gli avvisi pubblicati dagli aeroporti. Le modalità effettive dei disagi dipenderanno dall’adesione del personale e dai servizi interessati. 

A rischio anche il trasporto marittimo a causa dello sciopero nazionale del settore che coinvolgerà per l’intera giornata i lavoratori dei porti.  

Possibili criticità anche per autobus, tram e metropolitane. Per il trasporto pubblico locale, durata e modalità dello sciopero saranno stabilite a livello territoriale: non esiste quindi un unico orario valido per tutte le città italiane. Per conoscere le fasce di garanzia e gli eventuali servizi ridotti sarà necessario consultare gli avvisi delle aziende di trasporto locali. 

Lo sciopero generale del 30 ottobre interesserà anche il mondo della scuola e altri comparti del pubblico impiego. Per docenti, personale ATA e lavoratori dell’istruzione sono possibili disagi nel regolare svolgimento delle lezioni e nelle attività amministrative, in base all’adesione del personale dei singoli istituti. 

La mobilitazione riguarda inoltre la sanità pubblica e privata. Saranno comunque garantiti i servizi essenziali e le prestazioni di emergenza previste dalla normativa, mentre alcune attività programmate potrebbero subire rallentamenti, rinvii o sospensioni. 

Le famiglie sono invitate a verificare le comunicazioni diffuse dalle scuole, mentre gli utenti dei servizi sanitari dovrebbero controllare eventuali avvisi delle strutture interessate. 

“Il 30 ottobre sarà una grande giornata di sciopero generale, una mobilitazione indetta da Usb contro l’economia di guerra imposta dal Governo Meloni, contro il carovita che sta strangolando la popolazione, contro la repressione dei giovani e dei lavoratori che protestano per migliori condizioni di vita. Sarà anche giornata di mobilitazione anche nei porti di mezzo mondo contro il traffico di armi: un’iniziativa di lotta lanciata da più organizzazioni sindacali di veri paesi tra cui Usb che ha ormai coinvolto più di 100 scali portuali in 17 paesi diversi. È il momento di abbassare i prezzi, le tariffe energetiche, gli affitti e i mutui, di alzare i salari e di dire basta con la guerra”, fa sapere l’Unione sindacale di base. 

Nella giornata sono previste anche diverse manifestazioni, tra cui Roma in piazza dei Cinquecento a partire dalle ore 10.30; Napoli dalle ore 9.30 in piazza Mancini; a Torino dalle 9.30 in Piazza palazzo di Città, e a Milano in piazza Duca d’Aosta dalle ore 10. Sono oltre 40 le manifestazioni previste al momento, da nord a sud della penisola, isole comprese, e la lista è in continuo aggiornamento. 

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Fentanyl, “con test rapidi rischio di falsi positivi”: studio Iss svela l’interferenza di un farmaco

(Adnkronos) – I test rapidi sulle urine utilizzati per individuare il fentanyl possono, in determinate circostanze, fornire risultati positivi anche quando la sostanza non è presente. Tra le possibili cause ci sono alcune terapie farmacologiche, in particolare quelle a base di risperidone, un farmaco impiegato in psichiatria. Lo evidenzia uno studio condotto dai ricercatori del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto superiore di sanità, pubblicato su ‘Clinical Chemistry and Laboratory Medicine’.  

Gli autori – informa l’Iss – hanno osservato che, in alcuni servizi di Salute mentale, diversi pazienti risultavano positivi al fentanyl dopo essere stati sottoposti a test rapidi sulle urine. Qualcosa, però, non tornava: quando gli stessi campioni venivano analizzati con strumenti di laboratorio più precisi, il fentanyl non veniva rilevato. Attraverso analisi di laboratorio in grado di identificare numerose sostanze, gli studiosi hanno individuato nei campioni due farmaci: il risperidone, usato per il trattamento di alcuni disturbi psichiatrici, e l’acido valproico, impiegato nel trattamento dell’epilessia e di alcuni disturbi dell’umore. Per capire quale dei due potesse interferire con i test, i ricercatori hanno condotto un esperimento, aggiungendo i farmaci separatamente e poi in combinazione a campioni di urina che inizialmente non li contenevano. Il risultato è stato chiaro: i test segnalavano erroneamente la presenza di fentanyl quando nelle urine era presente il risperidone, anche in combinazione con l’acido valproico. Quest’ultimo, invece, non provocava lo stesso effetto quando era presente da solo.  

“Il fenomeno si chiama cross-reattività, ma il concetto è semplice”, spiegano Manuela Pellegrini e Annagiulia di Trana del Centro nazionale Dipendenze e Doping, tra le autrici dello studio. “Il test – chiariscono – può confondere una sostanza con un’altra e segnalare una positività che, in realtà, non corrisponde alla presenza del fentanyl. Un aspetto particolarmente importante è che questa interferenza è stata osservata a una concentrazione di risperidone compatibile con quella riscontrabile nelle urine delle persone che assumono il farmaco a scopo terapeutico”. 

“Un falso positivo – afferma Simona Pichini, direttrice del Centro nazionale Dipendenze e Doping dell’Iss – può avere conseguenze importanti, soprattutto per una persona che assume regolarmente farmaci psichiatrici. Un risultato errato potrebbe infatti far sospettare il consumo di sostanze stupefacenti, generando preoccupazioni e incomprensioni o influenzando decisioni sanitarie e assistenziali. Per questo motivo, un test rapido positivo non deve essere considerato da solo una prova definitiva dell’assunzione di fentanyl. Quando il risultato è inatteso o può avere conseguenze rilevanti, è fondamentale verificarlo con analisi di laboratorio più specifiche e affidabili”. 

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cronaca

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Star Trek: Addio a Walter Koenig, il Checkov di Star Trek (e Bester in Babylon 5)

Addio a Walter Koenig, il Checkov di Star Trek (e Bester in Babylon 5)

Aveva appena compiuto novant'anni. Si è spento per cause naturali nella sua casa a North Hollywood.

Un altro pilastro di Star Trek se ne è andato questa domenica, 25 ottobre. Aveva novant'anni Walter Koenig, ed era il più giovane del ponte dell'Enterprise dopo George Takei, più giovane di circa sei mesi. Proprio Takei, insieme a Shatner, sono gli unici due attori del cast principale ancora in vita: DeForest Kelley è scomparso nel 1999, James Doohan nel 2005, Majel Barrett nel 2008, Leonard Nimoy e Grace Lee Whitney nel 2015, Nichelle Nichols nel 2022. Mentre Jeffrey Hunter, il primo interprete del capitano Pike, morì nel 1969 a soli 43 anni. Nato a... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 27 ottobre 2026 - articolo di S*

Dall’estero: Daisy Ridley sarà la protagonista di Viaggio in fondo al mare

Daisy Ridley sarà la protagonista di Viaggio in fondo al mare

Il remake della serie degli anni '60 è in sviluppo per Paramount+

Daisy Ridley (Star Wars) è pronta a esplorare le profondità marine nel remake di Viaggio in fondo al mare, serie prodotta da Legendary Television in fase di sviluppo per Paramount+. L'attrice sarà infatti protagonista e produttrice esecutiva – insieme allo sceneggiatore Akiva Goldsman (Star Trek: Strange New Worlds) e al regista Matt Shakman (Monarch: Legacy of Monsters) – di Voyage to the Botton of the Sea, basata sul film e sulla serie dallo stesso nome create nel 1961 dal "Master of Disaster" Irwin Allen. Sviluppata in collaborazione con la Irwin Allen... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Dall'estero - 27 ottobre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Cambiare il corso del futuro (è possibile)

Cambiare il corso del futuro (è possibile)

Presentata a Stranimondi, ecco la terza antologia del Premio Porco Rosso, vinto da Silvia Tebaldi

Giuliano Cannoletta, Lee La Bella, Mariano Rampini, Giovanna Repetto e Silvia Tebaldi sono gli autori e le autrici dei cinque racconti finalisti alla terza edizione del Premio Porco Rosso, ospitati nel volume Cambiare il corso del futuro, arricchito anche da una introduzione di Laura Coci e da scritti di Angelica De Palo, Silvio Sosio e Roberto Del Piano. Terza e ultima edizione del premio indirizzato alla fantascienza di ispirazione “comunistica”, progressista, di sinistra, o più semplicemente di speranza per il futuro. Un volume coerentemente ospitato nella collana... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 27 ottobre 2026 - articolo di Redazione

Ucraina, Zelensky: “Missili russi ancora contro Kiev, Usa bloccano fornitura di Patriot”

(Adnkronos) –
I missili della Russia colpiscono Kiev, mentre l’Ucraina continua ad aspettare la fornitura di Patriot dagli Stati Uniti. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky denuncia l’ennesimo raid di Mosca nella serata del 26 ottobre. “I missili balistici russi hanno colpito a Kiev nell’area di una delle università, di fatto il campus, un parco, la zona vicino alla stazione della metropolitana e edifici residenziali. Purtroppo, ci sono vittime. Ci sono feriti. Ci sono molti danni e ci sono informazioni secondo cui le persone potrebbero essere sotto le macerie. Tutti i servizi sono sul posto e stanno svolgendo il loro lavoro: stanno salvando le persone. L’impatto dei missili è avvenuto in luoghi molto affollati e nelle vicinanze non c’è alcun obiettivo militare. Si tratta di un colpo diretto alla città, alle infrastrutture. Continua anche l’attacco con droni Shahed sia contro Kiev che contro le nostre altre città”, scrive il presidente ucraino su Telegram. 

“Ed è proprio in queste condizioni, quando la minaccia è costante e quando i colpi arrivano in qualsiasi momento direttamente contro città e villaggi, i ritardi nella fornitura di sistemi di difesa aerea all’Ucraina favoriscono il terrore. È importante che gli accordi politici vengano realizzati rapidamente a livello di comando. È importante che i partner comprendano che l’Ucraina ha bisogno di strumenti adeguati per distruggere i sistemi di lancio di missili”, afferma Zelensky. “Questo sarebbe il modo più efficace per salvare vite umane. È importante che il mondo veda che la Russia non dimostra nulla, se non il desiderio di uccidere e di continuare la guerra. L’Ucraina non deve restare sola con questo, ed è esclusivamente colpa della Russia che la guerra continua ancora e che le persone continuano a morire. Tutti i partner dovrebbero stare con l’Ucraina, per difendere la vita”, dice ancora. 

L’Ucraina, ha detto Zelensky nel corso della giornata, attende da quasi un mese la firma del segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth per la fornitura di missili per i sistemi di difesa aerea Patriot e Nasams. “Il ministro della Difesa dell’Ucraina, il Comandante in Capo delle Forze Armate ucraine e il Ministro degli Affari Esteri hanno riferito sulla situazione relativa alla fornitura di intercettori per la difesa aerea all’Ucraina, principalmente Patriot. Stiamo lavorando su diversi fronti: con gli Stati Uniti, l’Europa e altri partner che dispongono di scorte di missili Pac-2 e Pac-3. In particolare, da quasi un mese attendiamo la firma del signor Hegseth in merito ai missili Patriot e Nasam. Ho dato istruzioni di discuterne nuovamente con la controparte americana. Il dialogo è in corso anche con altri Paesi”, ha spiegato. 

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Vergogna Salernitana, il Picerno ne fa tre

AZ PICERNO-SALERNITANA 3-0

AZ PICERNO (4-3-3): Marcone; Gemignani, Bellodi, Bassoli, Rillo (84’ Pistolesi); Maselli, Franco, Bianchi (84’ Olivero); Kanoute (64’ Esposito), Abreu (76’ Coppola), Pugliese. A disposizione: Pecci, Cortese, Perri, Maiorino, Egharevba, Tolovan, Nocerino, Scravaglieri. All. Di Deo
SALERNITANA (3-4-2-1): Galeotti; Pieraccini, Celiento, Anastasio; Llano (81’ Boncori), Tascone (66’ De Boer), Vitale, Villa; Cardoni (52’ Longobardi), D’Ursi; Lescano (66’ Bevilacqua). A disposizione: Cevers, Zoia, Capuano, Djibril, Del Pin. All. Cosmi
ARBITRO: Frasynyak di Gallarate (Capriuolo di Bari-Cantatore di Molfetta. IV Uomo: Di Reda di Molfetta. FVS: Martinelli di Potenza)
MARCATORI: 33’ Gemignani, 53’ Rillo, 90’ Pugliese
NOTE: Spettatori 2mila circa, 650 dei quali nel settore ospiti. Ammoniti: Esposito (A), Pieraccini (S), Maselli (A), Villa (S), Coppola (A), Pugliese (A). Calci d’angolo: 2-4 per la Salernitana (1-3 pt). Recupero 1’pt, 6’+1’st.

DI FABIO SETTA

PICERNO – Sei sconfitte nelle ultime sette gare. Questo lo score dell’AZ Picerno prima della sfida contro la Salernitana. Con il salernitano ed ex, da giocatore, Guido Di Deo all’esordio in panchina, però, la squadra lucana ha vinto meritatamente, giocando in maniera semplice con un pizzico di grinta e qualche idea, contro una Salernitana derelitta e che obiettivamente sembra decisamente allo sbando. Le parole, gli slogan servono a poco se poi le risposte in campo sono queste. La verità è che questa squadra è stata costruita male, allenata peggio, con le assenze che non sono un alibi e guidata da una proprietà ondivaga che alterna entusiasmi e voglia di cedere se non al primo almeno al secondo che passa di lì. Il match di Picerno potrebbe rappresentare il punto più basso degli ultimi anni, ma il timore è che la prossima volta potrebbe essere anche peggio. Che sia una squadra messa male in campo ed in evidente difficoltà è stato facilmente deducibile nelle due occasioni concesse all’AZ Picerno nei primi quarantacinque minuti Al 17’ dopo un tiro di Llano respinto dal portiere di casa, la squadra lucana è andata vicina al vantaggio con Kanoute che ha sfiorato il palo. Gioia però soltanto rinviata di qualche minuto quando sempre in contropiede al 33’ Abreu ha prima trovato la risposta di Galeotti per poi servire di testa Gemignani che da pochi passi ha sbloccato il risultato. Due contropiedi all’avversario sarebbe anche lecito concederli in caso di dominio assoluto. Invece al Curcio non si è mai visto niente di tutto questo. Seppur spinta dal tifo di 650 tifosi, la Salernitana ha prodotto nel primo tempo soltanto un avvio di partita illusorio. Dopo nemmeno quindici secondi, Tascone ha avuto il pallone buono ma ha trovato la riposta di Marcone. Poi qualche altro minuto di spinta, qualche cross ma nessuna vera occasione creata. L’esordio di Cardoni, schierato alle spalle di Lescano, con D’Ursi, non è certo memorabile ma non può essere l’ex di turno certo il responsabile principale dello sfacelo granata. Troppe imprecisioni, troppa lentezza ma soprattutto la sensazione è che questa squadra non abbia molte idee. Se a questo si aggiungono poi i movimenti sbagliati, anche come tempi e inserimenti, gli errori difensivi, il quadro è completo. Longobardi per Cardoni, dopo che a inizio ripresa l’AZ Picerno aveva sfiorato il raddoppio in due circostanze, è stata la mossa di Cosmi, subito vanificata dall’errore di D’Ursi che di testa ha praticamente servito Abreu che dal limite ha colpito la traversa, con Rillo bravo e rapido a insaccare il pallone che aveva già superato la linea bianca sulla conclusione del nove di casa. Gara chiusa a inizio ripresa con i padroni che hanno calato il tris con Pugliese al 90’ mentre la notte scende sulla Salernitana. Una lunga notte nerissima in attesa di una svolta a questo punto necessaria. La classifica piange, più di quanto ha fatto piangere la squadra sul terreno di gioco.

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Milano, studentessa denuncia violenza sessuale

(Adnkronos) – Una 19enne ha denunciato una violenza sessuale questo pomeriggio a Milano. L’allarme è scattato alle 17.11 nel pomeriggio di oggi. Sul posto gli uomini della Questura di Milano, dopo che è stato allertato il numero di emergenza 113. La versione della ragazza è al vaglio degli investigatori, che devono ancora ascoltare alcune persone e raccogliere ulteriori riscontri per delineare con precisione la dinamica dei fatti. 

L’Università Iulm precisa che, secondo quanto riferito dalla giovane, “l’aggressione sarebbe avvenuta nel mezzanino della stazione della metropolitana di Cadorna e non nei pressi dell’Ateneo, come riportato da alcune testate”. 

La studentessa ha successivamente raggiunto il campus universitario, dove ha raccontato l’accaduto a un’amica e compagna di studi. Quest’ultima l’ha convinta a rivolgersi all’Università per chiedere aiuto. L’Ateneo ha immediatamente allertato i Carabinieri e il 112, attivando i soccorsi. L’Università Iulm precisa pertanto che “il campus è stato il luogo dal quale è partita la richiesta di intervento, e non quello in cui, secondo il racconto della studentessa, si sarebbe verificata l’aggressione”. 

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cronaca

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Società Benefit, fatturato più alto del 13 per cento e filiere più stabili

Si è tenuto lunedì 26 ottobre 2026 a Milano l’evento Società Benefit: dalla competitività all’interdipendenza, durante il quale è stata presentata la nuova edizione della ricerca nazionale sulle Società Benefit 2026. Attraverso gli interventi dei partner del progetto – Nativa, il Research department di Intesa Sanpaolo, InfoCamere, l’Università di Padova, la Camera di commercio di Brindisi-Taranto e Assobenefit – è emerso un quadro aggiornato su competitività, relazioni di filiera e rapporto con i territori. Si ricorda che Società Benefit è uno status giuridico adottato da imprese che, oltre allo scopo di distribuire gli utili, perseguono una o più finalità di beneficio comune e operano in modo responsabile, sostenibile e trasparente nei confronti di persone, ambiente e stakeholder, impegnandosi a valutare in maniera trasparente il proprio impatto.

Società Benefit, fatturato più alto del 13 per cento e filiere più stabili
Presentazione della ricerca sulle Società Benefit (Intesa Sanpaolo).

L’adozione del modello Benefit concorre a una migliore performance delle imprese

L’analisi sulla competitività abbina circa 2 mila Società Benefit ad altrettante imprese non-benefit con profili il più possibile omogenei per dimensione, settore, territorio e coorte di età. L’analisi evidenzia un’associazione positiva tra qualifica Benefit e crescita d’impresa, con uneffetto stimato risulta pari a circa +13 per cento per il fatturato, +17 per cento per il costo del lavoro e +12 per cento per il valore aggiunto. L’adozione del modello Benefit risulta quindi uno degli elementi che concorrono alla migliore performance delle imprese. Il vantaggio si rafforza quando l’identità Benefit si accompagna a strategie orientate alla qualità, alla sostenibilità ambientale e all’apertura internazionale.

Filiere più stabili

Le filiere delle Società Benefit sono più stabili. Il 27,4 per cento degli acquisti è destinato a fornitori con cui esiste un rapporto continuativo negli ultimi nove anni, contro il 21,8 per cento delle non-benefit. Questo dato offre uno spunto di riflessione sulla tenuta delle supply chain. In una fase caratterizzata da elevata volatilità dei mercati e da frequenti tensioni nelle catene di fornitura globali, la capacità di mantenere relazioni stabili con i fornitori potrebbe rappresentare un elemento di forza. La stabilità delle relazioni può tradursi in un vantaggio competitivo, favorendo non solo l’efficienza e la continuità degli scambi, ma anche la diffusione di conoscenze, pratiche e valori condivisi tra le imprese coinvolte e la gestione delle criticità. L’ecosistema include anche le imprese più piccole. Quando l’impresa ordinante è una microimpresa Società Benefit, la quota di fornitori Benefit di pari dimensioni è pari al 57 per cento, quasi il doppio rispetto a quanto osservato quando gli acquirenti sono le società non-benefit. Il dato indica un ecosistema diffuso, in cui anche le realtà più piccole riescono a consolidare relazioni commerciali con imprese che condividono valori simili.

L’ultima di Gedi? Un team building a colpi di padel

Non si vive solo di piani industriali. Dopo l’arrivo della nuova proprietà e il rilancio editoriale, c’è tempo persino per un po’ di team building a tema sportivo. E se sei a Roma, cosa c’è di più praticato e popolare del padel? Così il Gruppo Gedi ha deciso di organizzarci un torneo per dipendenti. Appuntamento nella Capitale domenica 29 novembre, in un centro sportivo dedicato. La nuova gestione delle Risorse umane ci tiene. E ha chiamato a raccolta tutti: «L’obiettivo? Passare qualche ora insieme, divertirci e fare squadra. Non serve essere campioni, né aver mai preso in mano una racchetta: si gioca in coppia e, se vuoi partecipare ma non hai un partner, pensiamo noi agli abbinamenti».

Partecipazione gratuita, iscrizione entro il 15 novembre

Dunque, dopo la trasferta ad Atene del cdr di Repubblica a caccia del piano strategico di Theo Kyriakou, ecco un’altra iniziativa del nuovo corso greco che travalica i confini del Gruppo e diventa una curiosità dal magico mondo dei giornali. La partecipazione è gratuita e aperta a chiunque. Per le iscrizioni c’è tempo fino al 15 novembre. Con tanto di messaggio motivazionale finale: «Che tu sia un giocatore esperto o alla prima partita, l’importante è esserci. Ci farebbe davvero piacere incontrarvi in campo. Ci vediamo a padel!». Allora che fa, batti lei?

Confermato il viaggio di Leone XIV in Sudamerica

La Sala Stampa della Santa Sede, in un comunicato diffuso oggi, ha reso noto che «il viaggio apostolico di papa Leone XIV in Uruguay, Argentina e Perù, previsto dal 6 al 17 novembre 2026, si svolgerà secondo il programma precedentemente pubblicato». A due settimane dall’intervento chirurgico al quale è stato sottoposto, il recupero del pontefice procede «in linea con le valutazioni favorevoli comunicate dall’équipe medica che lo segue». In particolare il dottor Luigi Carbone, medico personale del papa e chirurgo che l’ha operato il 13 ottobre al Policlinico Gemelli, ha confermato che il recupero postoperatorio di Leone XIV «continua a progredire e gli ultimi esami medici confermano la buona salute e le condizioni cliniche favorevoli». Non ci sono dunque controindicazioni, «visto il quadro clinico attuale, gli esami strumentali e di laboratorio eseguiti, che impediscano di intraprendere il prossimo viaggio apostolico in America Latina come programmato».

La dichiarazione di Leone XIV

«Sono felice di poter tornare nel continente nel quale ho vissuto tanti momenti della mia vita. Possa questo viaggio essere un’occasione per aprire i nostri cuori gli uni agli altri, rafforzare la nostra comunione come fratelli e sorelle e rinnovare il nostro impegno ad annunciare il Vangelo con gioia», ha dichiarato Leone XIV. I successivi accertamenti medici dopo l’intervento per la rimozione di un adenocarcinoma hanno confermato che la patologia era localizzata e che per il pontefice non sono necessari trattamenti oncologici.

Opa sul Fatto, chi e cosa c’è dietro la provocazione di Del Vecchio jr

In Noi uomini duri Renato Pozzetto è Silvio, banchiere milanese finito in una scuola di sopravvivenza, che risolve ogni guaio tirando fuori il portafoglio: «Vabbè cià, quanto costa la baracca?».

Leonardo Maria Del Vecchio ha rifatto la scena con il Fatto Quotidiano. Domenica sera Lmdv Media ha annunciato una due diligence in vista di un’Opa totalitaria su Seif, l’editrice del giornale, garantendo che Marco Travaglio resterebbe direttore e la linea inalterata. Leonardino paga e il Fatto continua a fargli le pulci con i suoi soldi. La notizia più gustosa riguarda la paternità dell’idea. Negli ambienti della finanza milanese si racconta che la mossa sia stata suggerita al giovane erede da casa Angelucci, sua socia nel Giornale, di cui Lmdv possiede il 30 per cento. È un’indiscrezione, e come tale la riportiamo. Trova però un riscontro curioso in edicola: lunedì mattina i quotidiani degli Angelucci sono schierati come un sol uomo a favore dell’operazione, con lo slancio che si riserva ai rigori all’ultimo minuto.

Opa sul Fatto, chi e cosa c’è dietro la provocazione di Del Vecchio jr
Opa sul Fatto, chi e cosa c’è dietro la provocazione di Del Vecchio jr
Opa sul Fatto, chi e cosa c’è dietro la provocazione di Del Vecchio jr
Opa sul Fatto, chi e cosa c’è dietro la provocazione di Del Vecchio jr

Un’Opa morta in poche ore

Che l’offerta non potesse andare da nessuna parte lo sapeva chiunque avesse letto lo statuto di Seif: nessun socio può superare il 17 per cento, e per far saltare il tetto Lmdv chiedeva adesioni all’82,9 per cento. La maggioranza sta in mano ai fondatori, che in poche ore si sono detti non interessati a cedere. Lo 0,286 euro per azione, 7,1 milioni più circa quattro stimati per la ricapitalizzazione, è rimasto sul tavolo. La “baracca”, gli hanno spiegato, non è in vendita. Il 22 ottobre Leonardino aveva chiamato i cronisti del Fatto «ratti del giornalismo». Tre giorni dopo ha provato a comprarsi la colonia, garantendo per iscritto che avrebbe continuato a rosicchiare.

Qual è il vero obiettivo della mossa?

Resta da capire che cosa intendesse comprare, visto che promette di mantenere sia il direttore sia la linea. L’Opa in realtà serviva a dire in pubblico che il Fatto ha bisogno di soldi: il comunicato lega la due diligence ai richiami sulla continuità aziendale che Kpmg ha messo nelle relazioni sui conti di Seif, e stima che per tenere in piedi il quotidiano servano fino a quattro milioni. Mario Seminerio ha proposto su X l’esperimento mentale giusto: che succede se la due diligence non conferma la cifra e l’Opa viene ritirata? Resta in circolo un solo messaggio: i conti del Fatto sono peggio del previsto. Missione compiuta e a costo zero. La crisi delle copie riguarda mezza editoria, compreso il Giornale di cui Lmdv è socio, che ha chiuso nel 2025 con tre milioni di perdita. Per il 30 per cento di quel Giornale, il rampollo ha pagato 30 milioni, per tutto il Fatto ne offre sette. I giornali “amici” evidentemente costano di più. E un favore al Fatto l’ha fatto comunque: ora i soci sanno di dover trovare liquidità, e quattro milioni, per una testata radicata come quella di via di Sant’Erasmo, sono alla portata di molti. Generosità pura.

Opa sul Fatto, chi e cosa c’è dietro la provocazione di Del Vecchio jr
Marco Travaglio (Imagoeconomica).

Un family office alla Stanlio e Ollio

Poi ci sono i consiglieri. Le intercettazioni dei Ros depositate nel fascicolo stralcio di Equalize raccontano un family office che pare uscito da un film di Stanlio e Ollio. Il 4 maggio l’amministratore delegato di Lmdv Capital, Marco Talarico, e il consigliere Gabriele Benedetto, entrambi non indagati in quel filone, ragionano sulla direzione di Qn. Benedetto propone: «E se gli rubiamo Orfeo?». Con lui avrebbero la sinistra in mano, e se vincesse Meloni le direbbero di averlo preso «al guinzaglio». Orfeo, estraneo a quelle conversazioni, da settembre dirige davvero Qn. Poi Talarico passa ai conti: «500 milioni di penali», «c’abbiamo l’aria fritta», «Stiamo bluffando con tutti». Domenica il bluff è diventato strategia ufficiale, con tanto di comunicato. Talarico dice anche di capire il detto «rido per non piangere». Viene da Beaumarchais, che lo mise in bocca a Figaro, barbiere e faccendiere di Siviglia. Figaro, però, i guai li risolveva. Dietro le risate resta un fatto serio: un family office che tratta le direzioni dei giornali come fiches da puntare sulle Politiche voleva comprarsi il quotidiano che ha reso pubbliche quelle conversazioni.

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Marco Talarico con Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

Fedez starebbe mettendo mano alla comunicazione

Il resto della corte non va meglio. In città raccontano che Fedez stia rimettendo in ordine la comunicazione dell’erede, e domenica è arrivato un indizio: Pulp Podcast è stato il primo a rilanciare l’Opa, spiegando che Leonardino, «stupito delle difficoltà economiche del Fatto», ha deciso di salvarlo. Lui ha ripostato tutto su Instagram.

Opa sul Fatto, chi e cosa c’è dietro la provocazione di Del Vecchio jr
Dal profilo Instagram di Pulp Podcast.

Due settimane prima, a quel microfono, ne era uscito come un pugile alla quindicesima ripresa, tra la droga che riempiva il buio e le 2 mila donne, regalando a Selvaggia Lucarelli un pezzo intitolato «Del Vecchio jr fa harakiri da Fedez». A Milano si sussurra anche che quel podcast non porti una gran fortuna agli ospiti: Giorgia Meloni ci andò il 19 marzo a perorare la causa del Sì al referendum, e quattro giorni dopo vinse il No. Ora il podcast vuole salvare il Fatto, e in via di Sant’Erasmo sono partiti gli scongiuri.

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Leonardo Maria Del Vecchio ospite di Fedez e Mr. Marra a Pulp Podcast.

Prima di chiedere quanto costa la “baracca” altrui…

Poi c’è l‘azienda di casa. Lmdv dichiara 950 milioni di debiti, il Fatto ne conta 1,3 miliardi, e Lmdv Media, il veicolo dell’Opa, è in pegno alle banche che hanno finanziato le acquisizioni. Il 14 settembre l’erede aveva risposto su X: «Il Fatto parla di debiti. Il punto è un altro». Il punto, si è capito domenica, era comprarselo. Le banche il miliardo glielo hanno prestato, e hanno una memoria da elefante: prima o poi lo rivogliono indietro. Selvaggia Lucarelli gli ha suggerito una cura più economica: «Prova a cambiare vita. Costa meno che comprarti i giornali». Ci permettiamo di aggiungere un consiglio gratuito. La regola Leonardino la conosce: i manager che non funzionano si cambiano, e di recente qualcuno l’ha cambiato davvero. Tra il podcast, le intercettazioni, l’Opa morta in poche ore, non sarebbe forse il caso di dare un’occhiata a quelli che ha in casa? Prima di chiedere quanto costa la baracca degli altri, conviene sapere quanto costa la propria. Le banche il prezzo lo conoscono già.

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Leonardo Maria Del Vecchio, editore di Qn (Imagoeconomica).

L’annuncio di Sinner: quando tornerà in campo

Jannik Sinner, ai box per un problema al ginocchio destro che l’ha costretto a saltare praticamente tutta la seconda metà di stagione, tornerà in campo al Six Kings Slam, il ricchissimo torneo-esibizione a Riad posticipato a fine dicembre (27-30) per la crisi in Medio Oriente. Il tennista azzurro ha infatti repostato sui suoi canali social la locandina del torneo arabo, in cui è stata annunciata anche la sua presenza.

Sinner non scende in campo dal 12 luglio

L’ultima partita disputata da Sinner, ovvero la finale di Wimbledon vinta sul tedesco Alexander Zverev (che gli soffierà la prima posizione del ranking), risale al 12 luglio. Il Six Kings Slam si sarebbe dovuto tenere a fine ottobre e il fenomeno altoatesino aveva dato forfait per colpa dell’infortunio al ginocchio: gli organizzatori lo avevano sostituito con lo statunitense Learner Tien. Ma, visto che il torneo è stato posticipato, potrà invece prendervi parte assieme a Carlos Alcaraz, Novak Djokovic, Zverev, Alex De Minaur e Taylor Fritz.

Bolsonaro e Vucic come Orban: appoggiati da Trump e sconfitti

A voler essere maligni si potrebbe insinuare che ricevere il sostegno di Donald Trump in vista delle elezioni non sia esattamente di buon auspicio per un candidato. Dopo la débâcle di Viktor Orban in Ungheria dello scorso aprile, nel fine settimana sono infatti usciti sconfitti dalle tornate elettorali in Serbia e Brasile il presidente uscente Aleksandar Vučić, battuto dalla Lista degli studenti, e Flavio Bolsonaro, che non è riuscito a spodestare Luiz Inácio Lula da Silva. Che tre indizi facciano davvero una prova?

Bolsonaro e Vucic come Orban: appoggiati da Trump e sconfitti
Donald Trump (Ansa).

Trump accusa Lula: «Ha usato il manuale di Biden»

Lula, 81enne leader della sinistra brasiliana, al ballottaggio ha ottenuto il quarto mandato (non consecutivo) come presidente con quasi il 52 per cento dei voti, prevalendo su Bolsonaro, senatore e candidato del Partito liberale, che invece aveva vinto il primo turno. Cristiano Zanin Martins, giudice del Supremo Tribunal Federal, con una decisione arrivata a pochi minuti dalla chiusura prevista dei seggi ha disposto il prolungamento delle operazioni elettorali di due ore, circostanza che lo stesso figlio di Jair Bolsonaro e Trump hanno colto al balzo per contestare l’esito delle urne. «È impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni. Chiederò l’annullamento del voto. Per la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha cambiato le regole in corso», ha dichiarato Bolsonaro. Zanin, ex avvocato di Lula, ha posticipato la chiusura dei seggi dalle 17 alle 19 in seguito alle segnalazioni di difficoltà nei trasporti pubblici e alle richieste presentate dalle campagne dei due candidati, ma tant’è. Alle rimostranze si è unito Trump, che ha paragonato la vittoria di Lula a quella ottenuta da Joe Biden nel 2020, risultato che continua a non riconoscere. «Hanno semplicemente applicato il manuale di Biden in Brasile. Bolsonaro aveva un grande vantaggio al primo turno ed era il chiaro favorito per vincere il secondo. Ma i comunisti non cedono il potere una volta che lo ottengono», ha dichiarato il capo della Casa Bianca senza fornire alcuna prova di irregolarità. Mai, nella storia politica del Brasile, il vincitore del primo turno era uscito poi sconfitto dal ballottaggio.

Bolsonaro e Vucic come Orban: appoggiati da Trump e sconfitti
Flavio Bolsonaro (Ansa).

Trump e quel legame con Vucic, oltre la politica

In Serbia è stata la Lista degli studenti a porre fine all’era-Vucic. Il Partito Progressista Serbo, che però a dispetto del nome è di destra e a lungo forza politica dominante nel Paese, si è fermato al 39 per cento (104 seggi in Parlamento su 250) cedendo il passo al movimento di massa che da novembre del 2024, ovvero da quanto il crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad provocò la morte di 16 persone, ha portato in piazza milioni di serbi contro il sistema di Vucic, caratterizzato da episodi di corruzione e opacità negli appalti pubblici. Se in Brasile la vicinanza al candidato di destra è soprattutto ideologica, in Serbia il legame di Trump con lo sconfitto – che fu ministro dell’Informazione dei tempi di Slobodan Milosevic – risulta ancora più stretto.

Bolsonaro e Vucic come Orban: appoggiati da Trump e sconfitti
Aleksandar Vucic (Ansa).

Secondo quanto rivelato dal Guardian, Vucic sarebbe intervenuto personalmente per promuovere i progetti per la controversa Trump Tower a Belgrado, mega-hotel e complesso residenziale di lusso che il genero del presidente Usa, Jared Kushner, tramite la sua Affinity Global di Development avrebbe voluto costruire sulle macerie dell’ex quartier generale dell’esercito jugoslavo, bombardato dalla Nato nel 1999. L’edificio, da allora sventrato, gode dello status di patrimonio culturale e delle relative tutele. Ma Vucic avrebbe fatto pressione su alcuni membri dell’esecutivo per cedere il generalštab in comodato d’uso gratuito per 99 anni alla società di Kushner: l’inchiesta ha fatto saltare il banco e il ministro della Cultura, Nikola Selaković, è stato incriminato assieme ad altri tre funzionari per abuso di ufficio e falsificazione di documenti ufficiali. La rabbia dei serbi di fronte alla svendita del monumento nazionale era scattata anche perché era emerso che la società di Kusher avrebbe trattenuto il 78 per cento dei ricavi, mentre alla Serbia sarebbe toccato solo il 22 per cento: non è mai stato ammesso apertamente, ma l’obiettivo di Vucic era far sì che Trump togliesse le sanzioni imposte al gruppo petrolifero Nis, dovute al fatto che il colosso energetico russo Gazprom ha la maggioranza della proprietà.

Bolsonaro e Vucic come Orban: appoggiati da Trump e sconfitti
Protesta a Belgrado contro l’abbattimento dell’ex quartier generale dell’esercito jugoslavo (Ansa).

In Ungheria sosteneva Orban, che ora vorrebbe segretario delle Nazioni Unite

Molto vicino a Trump era (e lo è ancora) Orban, primo ministro ungherese per 16 anni, che ad aprile ha dovuto cedere il passo all’ex fedelissimo Péter Magyar, non a caso uno dei primi a congratularsi con la Lista degli studenti. The Donald, che non ha mai fatto mancare il sostegno a Orban, ricevuto più volte alla Casa Bianca, avrebbero incoraggiato direttamente l’ex premier ungherese a entrare nella corsa per succedere ad António Guterres, il cui mandato termina il 31 dicembre, come segretario generale della Nazioni Unite. Lo scrive il Wall Street Journal, spiegando che sulla base di precedenti colloqui diplomatici Orban potrebbe raccogliere anche l’appoggio di Russia e Cina. Insomma, mentre Bolsonaro e Vucic si leccano le ferite, per Orban – ai box da qualche mese – si stanno almeno aprendo prospettive interessanti.

Bolsonaro e Vucic come Orban: appoggiati da Trump e sconfitti
Donald Trump e Viktor Orban (Ansa).

I “patrioti” amici di Matteo Salvini

Dopo tanto girovagare, torniamo in Italia. Anche la politica nostrana ha il suo Trump, ovvero una figura vicina a Orban, Bolsonaro e Vucic. Si tratta, ovviamente, di Matteo Salvini: ad aprile, dopo le elezioni in Ungheria il segretario della Lega, arrendendosi al fatto che «chi vota ha sempre ragione» aveva rivolto «un abbraccio e un grande ringraziamento all’amico Viktor, vero patriota». Nel fine settimana, in occasione del congresso straordinario del Carroccio che ha visto la sua rielezione, Salvini ha rivolto un doppio in bocca al lupo proprio a Bolsonaro e Vucic: «Quello che può diventare il presidente del Brasile era a Pontida l’anno scorso, con la maglietta dell’Alberto da Giussano, e quello che può essere riconfermato in Serbia è un amico».

Ex Ilva, chiesti gli arresti domiciliari per l’ex ad Morselli e altri due dirigenti

La Procura di Taranto ha chiesto gli arresti domiciliari per Lucia Morselli, ex presidente del consiglio di amministrazione di Acciaierie d’Italia (l’ex Ilva) per Alessandro Labile, già direttore dello stabilimento siderurgico, e per Francesco Astorri, responsabile Ispra della sezione per la valutazione e i controlli degli impianti di interesse strategico nazionale. Le richieste sono arrivate nell’ambito delle indagini sul presunto inquinamento provocato dalle emissioni dello stabilimento tra il 2019 e il 2024. Nel complesso sono state chieste misure interdittive per 10 persone.

Ex Ilva, chiesti gli arresti domiciliari per l’ex ad Morselli e altri due dirigenti
Lucia Morselli (Imagoeconomica).

Complessivamente risultano indagate 28 persone

Morselli amministrava Acciaierie d’Italia nell’ambito di una gestione che vedeva la multinazionale ArcelorMittal come socio di maggioranza, poi superata a febbraio 2024 con l’immissione di AdI nell’amministrazione straordinaria, tuttora vigente. Complessivamente risultano indagate cinque società e 28 persone: in otto rispondono – secondo l’impostazione accusatoria – di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro l’ambiente, l’incolumità pubblica e la pubblica amministrazione: la gestione dello stabilimento di Taranto, infatti, sarebbe stata orientata a massimizzare profitti e produzione a scapito della tutela ambientale.

Perché la Procura di Milano ha chiesto il carcere per Youssef Siher

La Procura di Milano ha chiesto la convalida del fermo con l’applicazione della custodia cautelare in carcere per Youssef Siher, il ricercatore di origini marocchine ritenuto dagli investigatori della Digos e dai pm la mente del Movimento 17 ottobre, nato sui social dopo gli scontri e i saccheggi avvenuti nel centro del capoluogo lombardo. Siher è stato fermato sabato 24 ottobre con le accuse di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e di violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, tramite la creazione e gestione di canali social e chat, anche su Telegram, per alimentare la mobilitazione nelle piazze. Assieme a Youssef è indagata per istigazione a delinquere in concorso anche la moglie Sagia Hammoud.

Perché la Procura di Milano ha chiesto il carcere per Youssef Siher
Sagia Hammoud.

Il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato

Secondo i pm Siher deve restare in carcere perché sussistono il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato. Il politologo e attivista pro Pal, spiegano, ha assunto «un profilo di spicco nel movimentismo» ed era a «conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone». Le istruzioni fornite agli utenti «denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l’appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine». La Procura di Milano ritiene poi insufficiente la misura degli arresti domiciliari perché «appare evidente la sussistenza» del pericolo di fuga: Siher, infatti, «ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce». L’interrogatorio di convalida del fermo è in programma martedì 27 ottobre nel carcere milanese di San Vittore davanti al gip Tiziana Landoni.

Giulia Tramontano, i giudici riconoscono la premeditazione per Impagnatiello

È stata riconosciuta l’aggravante della premeditazione per Alessandro Impagnatiello nel processo d’appello bis per l’omicidio della fidanzata Giulia Tramontano, incinta di sette mesi e uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese. La Corte d’Assise d’Appello di Milano è stata chiamata a rivalutare l’aggravante, esclusa nel precedente giudizio di secondo grado, su indicazione della Cassazione. Impagnatiello è già stato condannato all’ergastolo ed è in carcere a Pavia. Il riconoscimento della premeditazione comporta un isolamento diurno di tre mesi sulla condanna all’ergastolo. Dopo la lettura del verdetto, i familiari della vittima hanno applaudito in aula. Ci sono poi stati abbracci tra la madre, la sorella e il fratello di Giulia e il loro legale Nicodemo Gentile. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 45 giorni.

La sorella di Giulia: «Alessandro dovrebbe solo chiedere scusa»

Chiara Tramontano, sorella di Giulia, ha così dichiarato dopo la sentenza: «Mi appello alle nuove generazioni. Se volete un esempio da non seguire scrivete su Google “Alessandro Impagnatiello” e vedrete che è una persona che nella vita non si è mai pentita. È entrato in quest’aula credendo di avere il diritto che non gli fosse riconosciuta la premeditazione, quando dovrebbe avere solo il dovere di chiedere scusa, non necessariamente a parole, ma con un atteggiamento che dimostri di sentirle».

Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano

Urlare in continuazione dev’essere faticoso, si rischia di danneggiare le corde vocali. Meglio, almeno ogni tanto, abbassare la voce. Un suggerimento di buon senso che Silvia Sardone sembra ignorare. Vicesegretaria della Lega ed europarlamentare, la pasionaria di via Bellerio è nota per le sue indubbie capacità polmonari. Finché si tratta di comizi e talk show, poco male. Il problema è che adesso si candida a diventare la prossima sindaca di Milano. Matteo Salvini ci crede al punto da minacciare, se gli alleati non si rassegnano, primarie nei gazebo, terreno sul quale la sua candidata gioca in casa.

Più che confrontarsi con l’interlocutore, punta a demolirlo

Sardone appartiene a quella categoria di persone alle quali il dubbio non ha mai rovinato una giornata. Qualunque sia l’argomento ha la risposta pronta, e sempre per dare la colpa a qualcun altro. Nei talk televisivi che frequenta con assiduità, più che confrontarsi con l’interlocutore punta a demolirlo prima che riesca a finire una frase, riducendo il dibattito a una chiassosa lite condominiale.

Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
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Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
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Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
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Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano

Il suo modello, va da sé, è il Capitano, del quale ha assimilato l’intero repertorio, con una differenza: il maestro ha imparato a dosare le provocazioni, l’allieva no. Ogni fatto di cronaca diventa un caso politico, possibilmente da trasformare in un video per i social. Come a giugno a Torino, quando ha fermato una donna con il niqab che spingeva un passeggino per chiederle se fosse costretta a coprirsi e se potesse sollevare il velo. Un’opera di emancipazione femminile condotta con lo smartphone in mano, benché l’interessata chiedesse di non essere ripresa. Versione persino più aggressiva delle citofonate bolognesi di Salvini a caccia di spacciatori.

Sottovalutarla, però, sarebbe un errore. Dietro questa idea rudimentale del confronto democratico c’è una professionista che conosce il suo pubblico. Le oltre 75 mila preferenze raccolte alle Europee del 2024 le sono valse la promozione ai vertici della Lega. Sardone ha capito che una parte dell’elettorato non cerca tanto chi risolve i problemi, quanto chi dà voce alla sua insofferenza. E lei lo fa senza lasciarsi distrarre dalla fastidiosa abitudine di ascoltare le ragioni degli altri.

I problemi a Milano sono reali: meritano qualcosa di più di un volantino

Il suo cavallo di battaglia è la sicurezza, tema in cui riesce a far confluire pressoché ogni questione milanese. Non che Milano sia un’isola felice, ci mancherebbe. Il degrado e la criminalità sono problemi seri, sui quali l’amministrazione uscente ha responsabilità che non può liquidare sciorinando qualche statistica rassicurante. Ma proprio perché reali, quei problemi meriterebbero qualcosa di più di un volantino. Nel racconto di Sardone, invece, la città è perennemente sull’orlo del precipizio, in attesa di qualcuno che venga a salvarla. Ovvero lei, la proto vannacciana (copyright Corriere) della Lega.

Sardone non convince Forza Italia

A nutrire i dubbi più seri sulla sua candidatura è Forza Italia, dove Sardone è cresciuta prima di trasferirsi armi e bagagli nella Lega. O forse proprio per questo. Antonio Tajani le preferisce Matteo Perego di Cremnago, mentre Maurizio Lupi, sostenuto da Ignazio La Russa, coltiva un’ambizione tutta sua. Le perplessità si capiscono: Sardone è una specialista della campagna elettorale permanente, mentre amministrare una metropoli richiede attitudini che difficilmente trovano spazio in un comizio.

Silvia Sardone, la pasionaria urlatrice che non è adatta fare la sindaca di Milano
Matteo Perego di Cremnago (foto Imagoeconomica).

La capitale economica, del resto, deve buona parte del proprio successo alla capacità di accogliere energie provenienti dall’esterno, senza badare troppo all’origine. Non per generosità d’animo, ma per quel pragmatismo un po’ cinico che è tra le migliori qualità dei milanesi: se porti idee, lavoro o denaro, sei il benvenuto, e poco importa quale lingua parli.

Milano ha sempre avuto un’alta considerazione di sé, talvolta eccessiva, ma le va riconosciuta una discreta familiarità con il mondo. Le è già capitato di scegliere sindaci che non le somigliavano, ma stavolta il contrasto sarebbe stridente. L’idea che a governarla sia Sardone fa un certo effetto. Un po’ come affidare il podio della Scala a qualcuno convinto che la musica migliore sia quella che, indipendentemente dallo spartito, l’orchestra suona più forte.

Il veltronismo della Gialappa’s band, i La Russa per le moto storiche e le altre pillole del giorno

Dopo il documentario di Walter Veltroni presentato alla mostra del Cinema di Roma, nuova vita per la Gialappa’s. Anche se, nonostante la popolarità del trio, il film ha avuto per ora un’accoglienza gelida in sala.

Ma torniamo alla tv. Lunedì sera, per il secondo appuntamento della nuova stagione di GialappaShow ad affiancare il Mago Forest sarà la modella e conduttrice Bianca Balti, ma c’è chi nota anche la presenza di un fedelissimo di Veltroni: l’attore Stefano Fresi.

Il veltronismo della Gialappa’s band, i La Russa per le moto storiche e le altre pillole del giorno
Stefano Fresi (Ansa).

Non solo. Anche l’imitazione di Aldo Cazzullo portata in scena da Edoardo Ferrario desta qualche sospetto. I maligni sibilano che sotto sotto ci sarebbe la rivalità tra il giornalista e Veltroni (Fresi, tra l’altro, è stato anche protagonista di C’è tempo uscito nel 2019). Al Corriere della Sera sembra ci sia una gara tra i due a chi occupa più spazio con interviste e altre amenità, fatto sta che la concorrenza esiste. E, curiosamente, nel programma osannato da Veltroni arriva il “perculamento” di Cazzullo…

Giacomo Poretti chi ringrazia? Veltroni

Giacomo Poretti, protagonista della nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste ai principali interpreti dello spettacolo di Sky Tg24, ospite del vicedirettore Omar Schillaci, che cosa fa? Ringrazia Walter Veltroni. Nella puntata di lunedì, Poretti spiega la nascita e il successo di Tafazzi: «Stavamo costruendo uno sketch dei supereroi. Ad Aldo e Giovanni erano venute due belle idee: Aldo faceva Superman, Giovanni faceva Flash. E io avevo solo il vestito. Quando sei umiliato, sei vicino al fallimento. Ho visto la bottiglia lì sul tavolo, che casualmente era lì, e ho cominciato a battermela addosso. Loro sono morti dal ridere. Tafazzi non aveva proprio un testo, non aveva battute, non aveva niente». La fortuna del personaggio è arrivata grazie a Walter Veltroni, allora direttore de L’Unità, che fece scrivere a Sandro Veronesi un articolo in prima pagina: «Mi telefonò dicendo che era un personaggio geniale. Io devo questa fortuna anche a lui». Se non ci fosse Veltroni, cosa sarebbe la televisione italiana?

I La Russa per il motorismo storico

Giornata memorabile, quella di martedì 27 ottobre a Roma. Nel pomeriggio, presso la sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, edificio del Senato, si terrà un prezioso convegno intitolato “Motorismo storico, patrimonio vivo d’Italia”, organizzato dall’Automotoclub Storico Italiano (ASI) per celebrare i 60 anni dell’associazione. L’iniziativa, coordinata da Francesco Giorgino, docente di Comunicazione e Marketing alla LUISS, vedrà l’intervento di Ignazio La Russa. Il presidente del Senato poi passerà la parola al numero 1 dell’ACI, cioè suo figlio Geronimo. Parteciperanno anche Alberto Scuro in qualità di presidente Asi e Fiva, il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, Cristina Rossello, presidente dell’intergruppo parlamentare Patrimonio Italiano e fedelissima della famiglia Berlusconi, Remo Chiodi dg per l’ippica del ministero per l’Agricoltura, Maria Pace Odescalchi, presidente dell’Associazione Dimore Storiche Italiane.

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Geronimo e Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

Eccellenze italiane, Centinaio “sfida” Lollobrigida

Il Senato premia le eccellenze italiane. Ma pare esserci una sfida tutta interna al centrodestra per stabilire chi è più attento alla gastronomia. Il ministro all’Agricoltura Francesco Lollobrigida è “insidiato” dal leghista e vicepresidente di Palazzo Madama, Gian Marco Centinaio che qualche giorno fa è stato protagonista del Premio Luxury Food 2026, per premiare gli chef che con il loro percorso sono gli “Alfieri del nuovo lusso Made in Italy”. Una vera e propria sfida lanciata al ministro di Subiaco, paladino dell’italianità a tavola. La tavola rotonda dell’evento è stato da Angelo Mellone, direttore del Day Time della Rai.

Il veltronismo della Gialappa’s band, i La Russa per le moto storiche e le altre pillole del giorno
Gian Marco Centinaio (Imagoeconomica).

Israele, Liberman invoca un’inchiesta penale contro Netanyahu per tradimento

Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, partito politico israeliano appartenente alla destra nazionalista, ha reso noto su X di aver scritto una lettera alla procuratrice generale di Israele Gali Baharav-Miara chiedendo di avviare un’indagine penale contro il primo ministro Benjamin Netanyahu per tradimento, in seguito alle notizie secondo cui starebbe per riaprire le ostilità con l’Iran. «Il tentativo di trascinare lo Stato di Israele in una guerra alla vigilia delle elezioni, insieme alla volontà di sacrificare i soldati dell’esercito israeliano per il solo timore di perdere le elezioni, costituisce un tradimento dello Stato, della sua sicurezza e dei soldati dell’Idf», ha scritto Liberman nel suo messaggio. «Nell’ultimo mese, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu sta facendo pressione sui vertici dell’apparato di sicurezza affinché adottino misure che potrebbero provocare un errore di valutazione nei confronti dell’Iran».

Il tema della guerra contro la Repubblica islamica continua a tornare, a ridosso delle elezioni della Knesset del 27 ottobre. Netanyahu ha giocato la carta della “minaccia atomica” per sostenere che ci sono ancora due anni «per finire il lavoro con l’Iran», ovvero quelli che mancano al presidente americano Donald Trump per terminare il suo mandato.

Simonetta Matone lascia la Lega e passa a Forza Italia

All’indomani del congresso straordinario della Lega a Milano, dove Matteo Salvini è stato riconfermato segretario federale, Simonetta Matone (che non ha partecipato) ha deciso di lasciare il Carroccio e passare a Forza Italia. «Me ne vado per tre motivi. Non sono stata valorizzata dal partito, il progetto del segretario sembra non contemplare più il Centro e il Sud e soprattutto non sono d’accordo con la deriva giustizialista, di estrema destra e antieuropeista di Salvini», ha spiegato. Prima di lasciare la Lega ha scritto due lettere, una indirizzata a Salvini e l’altra al vicesegretario Durigon.

Durigon: «Si accorge solo ora che siamo sovranisti»

Questo il commento di Durigon: «Simonetta è una persona molto preparata e una grande professionista, mi spiace che si accorga soltanto adesso ora, a pochi mesi dalle elezioni, che siamo un partito sovranista con una posizione chiara in Europa da anni, da quando venne candidata con la Lega in Parlamento».

Leonardo Maria Del Vecchio vuole anche il Fatto Quotidiano

Dopo aver rilevato QN, cioè i quotidiani degli eredi Riffeser, ed essere salito al 30 per cento del Giornale, Leonardo Maria Del Vecchio ha messo nel mirino pure il Fatto Quotidiano: la società LMDV Media (società di investimento dedicata all’editoria riconducibile al family office LMDV Capital) ha avviato un’attività di due diligence su SEIF (Società Editoriale Il Fatto) al fine di promuovere un’offerta pubblica di acquisto finalizzata al delisting. Una mossa a sorpresa, quella dell’erede di EssilorLuxottica, considerando che solo pochi giorni fa aveva pubblicato via social un durissimo attacco ai «ratti del giornalismo» del Fatto Quotidiano dopo la pubblicazione di una serie di intercettazioni riguardanti l’indagine su un’estorsione ai suoi danni. Lo stesso giornale ha poi ripreso un’inchiesta del New York Times che riguarda le accuse dell’ex fidanzata di Del Vecchio nei suoi confronti.

Pronto un investimento complessivo di oltre 7 milioni

Come spiega una nota di LMDV Capital l’offerta – subordinata all’esito positivo della due diligence l’offerta – verrebbe promossa al prezzo di 0,286 euro per azione per un controvalore complessivo di 7.152.860 euro per il 100 per cento delle azioni di SEIF: l’ultimo prezzo fatto segnare sul mercato è stato 0,22 euro. L’offerta è subordinata anche a precise condizioni di efficacia, tra cui il raggiungimento di una partecipazione complessiva almeno pari o superiore all’82,9 per cento del capitale votante nell’assemblea ordinaria. Tale soglia è ritenuta indispensabile per rendere inoperante il limite statutario interno che vieta a un singolo azionista di possedere più del 17 per cento del capitale sociale della società.

I soci fondatori fanno sapere di non essere interessati

Le quote di SEIF sul mercato sono pari al 40 per cento del totale. Il resto è invece detenuto da giornalisti e manager: Antonio Padellaro e Cinzia Monteverdi hanno il 16,25 per cento a testa, Francesco Aliberti possiede il 5 per cento, mentre Marco Travaglio, Peter Gomez, Luca D’Aprile e Marco Lillo hanno meno del 5 per cento. Tramite un comunicato, SEIF ha fatto già sapere che le persone in possesso della maggioranza del capitale sociale «hanno manifestato l’intenzione di non cedere la propria quota» e, dunque, di non voler aderire all’eventuale offerta di acquisto.

Caro carburanti, presidio di taxi e Ncc davanti al Mit

Dopo la tregua ottenuta con autotrasportatori, agricoltori e pescatori, si scalda di nuovo il fronte contro il caro carburante con mobilitazioni e assemblee di tassisti e Ncc. Al momento la protesta si sostanzia con un presidio davanti al ministero dei Trasporti, senza blocchi o interruzioni di servizio. Numerose sigle sindacali che rappresentano i tassisti confluiranno poi martedì 27 ottobre 2026 a Firenze per una maxi assemblea di categoria. Un rappresentante di Federtaxi Cisal ha spiegato che la richiesta del settore riguarda il credito d’imposta che «anno dopo anno si è ridotto ai minimi». «Si tratta di una misura facilmente praticabile e può avere effetto sui costi di gestione che da quando è cominciata la crisi sono aumentati del 25-30 per cento. Siamo determinati e tra le varie forme di protesta sul piatto c’è anche lo sciopero», ha evidenziato. Alcune sigle chiedono anche l’estensione del gasolio professionale (ma i taxi ormai sono quasi tutti a benzina o ibridi o elettrici) e quella di un fondo di compensazione straordinario.

La Lista degli studenti ha vinto le elezioni in Serbia

Storico risultato elettorale in Serbia: la Lista degli studenti ha infatti vinto le elezioni politiche anticipate indette a settembre dall’ormai ex presidente Aleksandar Vučić con circa il 52 per cento dei voti, ottenendo 138 seggi sui 250 del Parlamento di Belgrado e, dunque, la maggioranza. Il Partito Progressista Serbo, finora la forza politica dominante nel Paese balcanico, si è fermato al 39 per cento (104 seggi) e dunque, per la prima volta dopo quasi 14 anni, si avvia all’opposizione.

La Lista degli studenti ha vinto le elezioni in Serbia
Festa a Belgrado dopo le elezioni (Ansa).

Affluenza record: sfiorato il 70 per cento

Il filorusso Vučić, che ha ammesso la sconfitta poco dopo la chiusura dei seggi, aveva indetto le elezioni anticipate dopo quasi due anni di proteste di massa, nate dal crollo di una pensilina presso la stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024, che aveva causato la morte di 16 persone: un disastro attribuito alla corruzione diffusa in Serbia. A premiare la Lista degli studenti, passata da movimento nato dopo mesi di proteste giovanili a principale forza politica del Paese, è stata un’affluenza record che ha sfiorato il 70 per cento: un dato che non si vedeva dalla fine della Jugoslavia e prevista da tempo dagli analisti. Alle elezioni si sono presentate 18 liste: diversi partiti di opposizione avevano scelto di non candidarsi, esortando i propri sostenitori a dare il loro appoggio agli studenti. La maggior parte dei 250 candidati della lista studentesca provengono dall’università e più in generale società civile: il numero uno della Studentska Lista era Ilija Srdanovic, cardiologo di Novi Sad.

La Lista degli studenti ha vinto le elezioni in Serbia
Aleksandar Vučić (Ansa).

Le congratulazioni di Bruxelles

«Oggi, il popolo serbo si è mobilitato in numeri record per plasmare il futuro del proprio paese. Congratulazioni alla Lista Studentesca per la sua vittoria nelle elezioni parlamentari», ha scritto su X Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: «Siamo pronti a sostenere le riforme sullo stato di diritto, la libertà dei media, la lotta alla corruzione e istituzioni democratiche solide, e a lavorare insieme per promuovere il futuro della Serbia nell’Unione Europea».

Brasile, Lula rieletto presidente: Bolsonaro contesta l’esito del voto

Lula ha vinto le elezioni in Brasile con il 51,74 per cento dei voti, contro il 48,2 di Flavio Bolsonaro. Uno scarto netto, superiore al testa a testa serratissimo previsto alla vigilia della tornata elettorale. «Ringrazio la generosità dei giovani brasiliani che si sono battuti a difesa della democrazia», ha detto Lula. Bolsonaro, invece, non ci sta e ha già annunciato che chiederà l’annullamento del voto, a suo giudizio falsato dalla decisione del giudice di rinviare di due ore la chiusura dei seggi, misura richiesta anche da lui. «È impossibile riconoscere il risultato di questo voto in queste condizioni. Chiederò l’annullamento del voto. Per la prima volta nella storia del Brasile un giudice ha allungato le operazioni di voto, ha cambiato le regole in corso», ha affermato. Una posizione, la sua, che al momento appare isolata. I due presidenti delle Camere, prima che lui parlasse, avevano infatti già ratificato l’esito elettorale.

Ha ribaltato il risultato del primo turno

Il trionfo di Lula arriva a pochi giorni dalle elezioni di midterm negli Stati Uniti e segna uno stop all’avanzata della destra trumpiana in America Latina. Mai, nella storia della politica brasiliana, un candidato uscito sconfitto dal primo turno era riuscito a ribaltare il risultato nel ballottaggio. La notte del primo turno era indietro di circa due milioni di voti rispetto al suo avversario, consapevole di avere la vittoria in tasca anche perché convinto di incassare i nove milioni di voti dei candidati esclusi, tutti di centrodestra. Ora Lula avrà il compito di governare un Paese con un Parlamento in mano alla destra, punto che ha già affrontato nel suo primo discorso dopo la vittoria: «Molti dicono che Lula avrà difficoltà a governare, ma questo congresso di destra è stato eletto dal popolo, ed è con loro che lavorerò per approvare le cose».