Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?

La comunicazione del generale Roberto Vannacci è talmente rozza da raggiungere vertici paradossali di raffinatezza: è una comunicazione insidiosa perché si basa sull’affermare ovvietà facendole sembrare verità rivelate. Dice cose che una parte consistente della popolazione pensa già, ma le dice con la voce di chi rivendica il diritto di farlo: come se i luoghi comuni che sciorina non li ascoltassimo tutti i giorni, al bar sotto casa, e lui fosse il primo a strillarli. E ne abbiamo avuto l’ennesima dimostrazione col debutto del leader di Futuro nazionale nel salotto televisivo di Lilli Gruber, a Otto e mezzo su La7.

Un fantomatico bavaglio a quelle verità che lui non ha paura a sbandierare

Nella retorica classica si chiama “parresìa“, il “dire tutto”, il coraggio di essere l’unico a osare. Ma la parresìa di Vannacci è solo simulata: non rivela nulla che già non sappiamo, è una messinscena della rivelazione. Michel Foucault, che alla parresìa ha dedicato gli ultimi corsi al Collège de France, la definisce come l’atto di chi mette a rischio qualcosa dicendo la verità in faccia al potere, restio ad accettarla. Vannacci fa esattamente l’inverso: dice al popolo ciò che il popolo già sa, fingendo di sfidare un potere che, secondo lui, metterebbe il bavaglio a quelle verità che lui non ha paura a sbandierare.

Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
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Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?

I contenuti di Vannacci sugli immigrati, sui gay, sulle élite e sulle femministe circolano da sempre nei tinelli italiani, nei bar, nelle palestre, nei gruppi WhatsApp di famiglia. La novità è che lui li enuncia come se li dicesse per la prima volta, col sottotesto che un “potere” non meglio definito, oppure una “sinistra” non meglio identificata, li vorrebbe oscurare, rimuovere dal discorso pubblico.

Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Roberto Vannacci (foto Imagoeconomica).

Il risultato è che chi lo ascolta, tra quelli sensibili a questo tipo di retorica, sbotta un «finalmente uno che gliele canta chiare» al potere, alla sinistra, alle élite. Il gesto dell’enunciazione pubblica, e soi-disant autorevole, che viene da un generale, l’uniforme, i gradi, il curriculum militare trasformano gli stereotipi più vieti in atti di coraggio civile. È la stessa struttura del Re nudo (o meglio ancora del Re migra, cit. @politici.brutti) della famosa favola di Hans Christian Andersen, ma capovolta: stavolta niente bambino che grida la verità che tutti vedono, è l’adulto in divisa che dice la bugia che tutti credono, e che si autodefinisce, con spregiudicato cinismo, coraggioso.

La retorica dell’ovvio spacciata per sfida

Ciò che rende questa comunicazione insidiosa, oltre alla rozzezza deliberata e per nulla ingenua, è la lusinga implicita che contiene: quello che sto dicendo io tu lo pensavi già, e avevi ragione a pensarlo. Ogni ascoltatore viene premiato e promosso a testimone di una verità occultata, o addirittura soppressa. La retorica dell’ovvio spacciata per sfida.

Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Roberto Vannacci da Lilli Gruber (foto Imagoeconomica).

Un generale, un uomo di Stato, uno che «ha servito la Patria»: il messaggio implicito è la legittimazione di chi parla, più che il contenuto. Finalmente qualcuno – che scrive libri, che parla cinque lingue – dice le cose come stanno. Questa struttura retorica è più antica della destra di Vannacci: è il populismo classico, che funziona ancora, perché ogni uscita del generale è abbastanza forte da fare notizia, abbastanza ambigua da permettere la ritirata («ho detto che è normale, non che è giusto») e vittimistica, ovviamente.

Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Il leader di Futuro nazionale Roberto Vannacci (foto Imagoeconomica).

Appena arriva la critica, scatta l’accusa di censura, dell’élite che non tollera il dissenso, del «non si può più dire niente». Il nemico finisce per diventare «chi vuole imporci qualcosa», chi non è «normale», chi disturba un ordine che esisteva e che qualcuno ha deliberatamente distrutto.

Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Roberto Vannacci con un suo ritratto (foto Imagoeconomica).

Come si smonta questo modo di argomentare velenoso? Limitarsi a dire «è omofobo», «è razzista», «dice falsità», «ha perso la testa» non funziona, anzi spesso rinforza il meccanismo. Ogni accusa di questo tipo viene immediatamente riletta come conferma: vedete? Lo vogliono zittire. Il dibattito si sposta dal contenuto alla libertà di parola, e Vannacci vince a mani basse perché su quel terreno ha già preparato il campo.

L’antidoto? Smontare la logica interna del discorso

L’unico approccio che ha qualche efficacia è più faticoso e, purtroppo, poco televisivo: smontare la logica interna del discorso, mostrare le contraddizioni strutturali. Vannacci difende «il mondo com’è», ma qual è esattamente questo mondo? Quello dell’Italia contadina degli Anni 50? Quello della famiglia nucleare già in crisi negli Anni 70? La «normalità» che evoca non è mai esistita nella forma in cui la racconta, o, se è esistita, lo è stata a spese di qualcuno che quella normalità la subiva in silenzio.

Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Lilli Gruber e Roberto Vannacci nello studio televisivo di Otto e mezzo (foto Imagoeconomica).

L’antidoto che intacca le fondamenta di questo linguaggio militare, assertivo, privo di subordinate complesse, che comunica certezza in un’epoca di incertezze è quello che oppone argomenti seri ai suoi slogan. Chi vuole contrastarlo dovrebbe evitare al contempo l’errore speculare, e cioè la complessità ostentata, il registro professorale, la litania dei «dipende», senza però cedere alla semplificazione opposta. Si può essere chiari senza essere rozzi come lui, ma è un’abilità rara, e la sinistra italiana, in particolare, sembra averla smarrita da qualche decennio.

Il Vannacci delle rozze ovvietà: come si smonta la sua comunicazione velenosa?
Roberto Vannacci (foto Imagoeconomica).

Non vincerà, però il problema è il vocabolario che sta sdoganando

Vannacci fa il gioco del campo largo più di quanto sembri, sottraendo consensi alla destra di Giorgia Meloni senza costruire una vera alternativa di potere. Non vincerà (i sondaggi più ottimistici lo danno poco sotto il 5 per cento dei consensi), ma il rischio è che la sua presenza normalizzi un lessico – sulla remigrazione, sulla famiglia, sull’invasione, sulla sostituzione etnica – che viene da lui imposto a partiti ben più strutturati e capaci di governare. Il problema cioè è il vocabolario che sta sdoganando, l’agenda dei temi che, nel frattempo, sono già entrati in circolo.

Juventus: Comolli verso le dimissioni, Carnevali nuovo amministratore delegato

È durata solo un anno l’esperienza di Damien Comolli come amministratore delegato della Juventus. Al termine di una stagione segnata da deludenti risultati sportivi, complici anche una serie di acquisti disastrosi, il manager francese formalizzerà le dimissioni domani, venerdì 12 giugno, nel corso della riunione del cda. La decisione è maturata dopo gli ultimi confronti con la proprietà, che nel frattempo ha già individuato il successore: Giovanni Carnevali, da 12 anni al Sassuolo di cui è l’attuale ceo. Secondo quanto filtra da Torino, il consigliere d’amministrazione Antonio Belloni dovrebbe assumere un ruolo sempre più centrale nella gestione finanziaria del club.

Juventus: Comolli verso le dimissioni, Carnevali nuovo amministratore delegato
Giovanni Carnevali (Ansa).

Eolico offshore, lo studio su sicurezza energetica, competitività e filiera industriale 

Si è chiuso mercoledì 10 giugno 2025 a Roma, nella Sala Capranichetta dell’Hotel Nazionale, il quarto Convegno nazionale dell’Aero, l’Associazione delle energie rinnovabili offshore, con un’ampia partecipazione di istituzioni, imprese, mondo accademico e stampa specializzata. Al centro della giornata la presentazione dello studio indipendente Il valore socioeconomico della filiera dell’eolico offshore, commissionato da Aero e realizzato da Intesa Sanpaolo, Politecnico di Torino, Politecnico di Bari, Prometeia e Owemes. Il report quantifica per la prima volta, con metodo bottom-up e oltre 250 voci di filiera ricostruite una per una, l’impatto economico, occupazionale e fiscale di una scelta tempestiva sull’eolico in mare.

I benefici economici che può apportare l’eolico offshore

Nello scenario di attivazione tempestiva delle aste Fer2, l’eolico offshore può generare, nel periodo che va dall’attivazione delle aste al 2080, circa 129 miliardi di euro di produzione attivata, 56 miliardi di euro di valore aggiunto pari a quasi il 3 per cento del Pil italiano del 2025, 25 miliardi di euro di gettito fiscale e oltre 800 mila occupati misurati in unità di lavoro standard. Nello scenario di ritardo, le cifre si dimezzano – 25 miliardi di euro di valore aggiunto, 11 miliardi di euro di gettito, 399 mila occupati. La manifattura pesa per il 35 per cento del valore generato, il doppio della sua incidenza nell’economia italiana.

L’appello di Aero al governo per la calendarizzazione di un’asta del Fer2

«L’Italia può costruire un modello industriale nazionale ed europeo attraverso lo sviluppo della filiera dell’eolico offshore, garantendo nuova occupazione, crescita economica e una filiera italiana integrata che contribuisca all’indipendenza energetica del Paese. I risultati dello studio sono sorprendenti», ha dichiarato in apertura dell’evento il presidente di Aero Fulvio Mamone Capria. «A fronte di circa 2,8 GW di progetti che hanno già superato la valutazione d’impatto ambientale, non è stata ancora calendarizzata un’asta del Fer2, nonostante il decreto del Mase sia stato emanato nell’agosto 2024 con uno scenario di disponibilità di 3,8 GW di aste incentivanti. L’appello che lanciamo al governo è di fare presto, per evitare che gli ingenti investimenti già spesi dalle società di sviluppo vengano dirottati in altri Paesi del Mediterraneo, con una perdita di credibilità, competitività e sviluppo industriale».

Pichetto Fratin: «Ci sono le condizioni per creare una robusta filiera nazionale del settore»

Secondo il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, «esistono tutte le condizioni per creare una robusta filiera nazionale dell’eolico offshore». «Stiamo andando avanti con la rivisitazione del decreto Fer2 per coniugare le esigenze degli operatori con gli obiettivi di decarbonizzazione, garantendo una razionale programmazione degli investimenti e della spesa per la collettività».

Intesa Sanpaolo: «Opportunità strategica per rafforzare la sicurezza energetica»

«Le recenti tensioni geopolitiche in Medio Oriente rafforzano il percorso europeo e italiano di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, già accelerato dall’invasione dell’Ucraina. In questo contesto, l’eolico offshore rappresenta un’opportunità strategica perché contribuisce a rafforzare la sicurezza energetica, a diversificare le fonti di approvvigionamento, a contenere i costi dell’energia e a ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici», ha dichiarato Giovanni Foresti, responsabile Regional research di Intesa Sanpaolo. «Al tempo stesso, può generare importanti ricadute per il sistema manifatturiero italiano. L’analisi evidenzia che questa traiettoria può evitare che la minore dipendenza dagli idrocarburi si traduca semplicemente in nuove dipendenze tecnologiche e produttive, a condizione che il Paese sviluppi tempestivamente una filiera nazionale. Già oggi l’Italia dispone di una solida base industriale in comparti strettamente collegati all’eolico offshore, dalla meccanica alla cantieristica, dalla logistica portuale alla filiera elettromeccanica, con competenze consolidate in ambiti quali i cavi elettrici, le lavorazioni meccaniche e i servizi tecnici specializzati». Elisa Zambito Marsala, responsabile Education ecosystem & Global value programs di Intesa, ha aggiunto che «la banca è impegnata nel promuovere una collaborazione continua tra atenei e tessuto industriale, produttivo e dei servizi per contribuire a formare profili in linea con i fabbisogni di competenze richiesti dalle imprese e per orientare le giovani generazioni verso le nuove opportunità legate alla blue economy e alla transizione energetica».

Poste italiane lancia la nuova campagna antifrode

«Un truffatore non può fare nulla senza di te». È il messaggio recapitato dall’ultima campagna antifrode lanciata da Poste italiane per contrastare il fenomeno sempre più diffuso delle truffe digitali. Il focus dell’iniziativa è centrato sulla manipolazione, una tecnica utilizzata da male intenzionati che tentano in questo modo di far leva sulle emozioni o stati d’animo come paura, urgenza o fiducia con l’obiettivo di indurre i malcapitati ad autorizzare trasferimenti di denaro, approfittando soprattutto della crescente diffusione dei bonifici istantanei. Per raggiungere il più alto numero di persone, Poste ha attivato tutti i principali canali di contatto con la clientela – dal sito poste.it nella sezione “Sicurezza online”, all’app, ai social, ai 23 mila display degli oltre 12 mila uffici postali.

Le modalità di truffe più comuni e come difendersi

I truffatori adottano stratagemmi di vario tipo, promettendo ad esempio investimenti vantaggiosi e guadagni facili, fingendosi operatori di Poste italiane o funzionari di pubblica sicurezza, o ancora simulando l’emergenza di un familiare in difficoltà oppure fingendo di intavolare relazioni sentimentali online. Se le tecniche variano, l’obiettivo è sempre lo stesso: ottenere dati personali, codici di accesso o indurre le vittime ad effettuare pagamenti immediati. Per questo la campagna ricorda che i truffatori non possono fare nulla senza la collaborazione delle vittime e mette in guardia da coloro che avanzano richieste urgenti, o che chiedono di condividere credenziali o codici OTP, e invita a verificare sempre richieste sospette attraverso i canali ufficiali.

Trump annuncia nuovi attacchi all’Iran: «Colpiremo molto duramente»

Dopo aver annunciato per 37 volte di aver quasi raggiunto l’accordo con Teheran e aver ripreso i raid contro l’Iran per «diplomazia coercitiva» (parole del Pentagono), Donald Trump ha fatto sapere – tramite Truth – che gli Stati Uniti torneranno ad attaccare la Repubblica Islamica questa notte, aggiungendo inoltre che presto gli Usa si prenderanno la strategica isola di Kharg.

Trump annuncia nuovi attacchi all’Iran: «Colpiremo molto duramente»
Il post di Donald Trump su Truth.

Il messaggio di Trump su Truth

Questo il messaggio di Trump su Truth: «Gli Stati Uniti colpiranno duramente l’Iran (la cui Marina, Aeronautica, Radar, Difesa antiaerea e tutte le altre forme di difesa, insieme alla maggior parte delle sue capacità offensive, sono state distrutte!), questa notte. In un futuro non troppo lontano, prenderemo l’isola di Kharg e altri punti strategici per le infrastrutture petrolifere, assumendo il controllo totale dei loro mercati del petrolio e del gas, proprio come abbiamo fatto con il Venezuela, cosa che sta funzionando brillantemente sia per il Venezuela che per gli Stati Uniti d’America».

Altro duro colpo per Starmer, lascia anche il ministro della Difesa

Perde un altro pezzo il governo di Keir Starmer, alle prese con una crisi sempre più serie della sua leadership. Dopo il passo indietro del ministro della Sanità Wes Streeting, che aveva fatto seguito ad altri addii eccellenti, si è infatti dimesso a sorpresa anche John Healey, ministro (ex ormai) della Difesa considerato un fedelissimo del premier: alla base della decisione il rifiuto del Tesoro di concedere gli investimenti che aveva richiesto il suo dicastero per difendere il Regno Unito «in questo momento di minacce crescenti».

Altro duro colpo per Starmer, lascia anche il ministro della Difesa
Keir Starmer (Ansa).

Le accuse a Starmer e alla ministra delle Finanze

«Questa nuova era per la difesa richiedeva ulteriori investimenti attraverso il piano di investimenti per la difesa. L’eccellente e approfondito lavoro intergovernativo concluso a gennaio – sotto la supervisione mia, vostra e del Cancelliere dello Scacchiere – ha confermato la portata della sfida e le crescenti esigenze in materia di difesa», si legge nella lettera di dimissioni di Healey. «Da allora, non siete stati in grado, e il Tesoro non ha voluto, impegnare le risorse di cui la nazione ha bisogno per difendere il Paese in questo momento di crescenti minacce».

Healey ha dunque criticato la titolare del Tesoro Rachel Reeves, ostinata nel non voler aumentare il budget per la difesa, e Starmer per non averla contraddetta.

Altro duro colpo per Starmer, lascia anche il ministro della Difesa
Rachel Reeves (Ansa).

I ritardi nell’approvazione del Defence Investment Plan

L’approvazione di un piano decennale di investimenti nella difesa, inizialmente prevista per l’autunno del 2025, è stata rinviata più volte: il governo britannico si è infine impegnato a pubblicare il “Defence Investment Plan” prima del vertice Nato del 7 luglio. Starmer si è impegnato a portare la spesa britannica per la difesa al 2,5 per cento del prodotto interno lordo entro il 2027, poi al 3 per cento dopo il 2029 e al 3,5 per cento del Pil entro il 2035, in linea con l’obiettivo fissato dalla Nato. Ma, appunto, secondo Healey le risorse stanziate dal governo sono tutt’altro che sufficienti. L’ex ministro della Difesa aveva chiesto almeno 18 miliardi di sterline nel prossimo quadriennio, mentre il Tesoro, calcolatrice e stime alla mano, era sceso a poco più di 13.

Milano-Cortina: indagata Elisabetta Pellegrini, dirigente del Ministero dei Trasporti

Elisabetta Pellegrini, dirigente del ministero dei Trasporti, è indagata nell’ambito dell’inchiesta sulle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina e in particolare nel filone sull’appalto per la costruzione della cabinovia “Apollonio Socrepes”, che vede iscritto nel fascicolo anche il commissario straordinario per le opere Fabio Massimo Saldini. Coordinatrice della Struttura Tecnica di Missione (STM) presso il Mit e considerata uno dei punti di riferimento più vicini a Matteo Salvini, Pellegrini ha ricevuto oggi l’avviso di garanzia.

Milano-Cortina: indagata Elisabetta Pellegrini, dirigente del Ministero dei Trasporti
Elisabetta Pellegrini al fianco di Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Ipotizzato il reato di turbativa d’asta

Pellegrini è tra gli indagati nell’inchiesta della Procura di Belluno per turbativa d’asta su presunte irregolarità nell’affidamento della realizzazione della cabinovia a Cortina d’Ampezzo. Ieri gli investigatori hanno sequestrato computer e telefoni cellulari della dirigente del Mit, acquisendo dispositivi e materiali ritenuti utili per ricostruire passaggi, comunicazioni e rapporti attorno alla procedura contestata.

Fertilizzanti, Confeuro: “Ok Commissione Ue ma svolta è agricoltura meno dipendente da chimica”

“Accogliamo con favore la sensibilità dimostrata dalla Commissione europea nei confronti delle difficoltà che stanno affrontando gli agricoltori, in particolare a causa delle tensioni geopolitiche internazionali e del conseguente aumento dei costi dei fertilizzanti. Tuttavia, è necessario mantenere un approccio realistico: il percorso che dovrà portare all’approvazione definitiva della proposta rischia infatti di essere lungo e complesso, dovendo passare attraverso il vaglio e il voto del Parlamento europeo e del Consiglio dell’Unione europea. Un iter che potrebbe determinare un preoccupante allungamento dei tempi, proprio mentre il settore primario necessita di risposte rapide ed efficaci”.* Così Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro – Confederazione degli Agricoltori Europei, commenta la proposta della Commissione europea di rafforzare la riserva agricola della Pac con ulteriori 300 milioni di euro destinati a sostenere gli agricoltori colpiti dagli effetti della guerra in Medio Oriente e dall’incremento dei prezzi dei fertilizzanti. “Questa iniziativa riapre inevitabilmente anche una riflessione più ampia sul funzionamento delle istituzioni europee e sulla necessità di rendere i processi decisionali più snelli, tempestivi e realmente vicini alle esigenze concrete dei cittadini e delle imprese agricole. In un contesto caratterizzato da crisi sempre più frequenti e imprevedibili, l’Europa deve essere in grado di intervenire con maggiore rapidità. Al tempo stesso, emerge con forza una questione strutturale che non può più essere ignorata: il sistema agricolo europeo continua a dipendere eccessivamente da prodotti chimici e fertilizzanti importati da Paesi terzi. Una dipendenza che espone il comparto alle oscillazioni dei mercati internazionali e agli effetti dei conflitti geopolitici, minando quella stabilità indispensabile per la crescita e la competitività delle piccole e medie imprese agricole. È arrivato il momento di invertire la rotta e costruire un modello produttivo più resiliente, autonomo e sostenibile. Per raggiungere questo obiettivo occorre investire con decisione nelle Tea, nell’agroecologia, nella diffusione delle pratiche di agricoltura rigenerativa e nell’uso di fertilizzanti alternativi, come il digestato. L’approccio green non rappresenta un lusso ideologico o ambientale, ma una scelta strategica indispensabile per rafforzare la sicurezza, la competitività e il futuro dell’agricoltura europea”, conclude il presidente nazionale Confeuro, Andrea Tiso.

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La Bce torna ad alzare i tassi dopo due anni e mezzo

La Bce ha deciso di alzare i tassi di interesse di area euro di 0,25 punti percentuali. Non lo faceva da più di due anni e mezzo, l’ultima volta fu il 14 settembre 2023. Il tasso sui depositi sale, così, dal 2 al 2,25 per cento, quello sulle operazioni principali di rifinanziamento al 2,40 per cento e quello sui prestiti marginali al 2,65 per cento. L’ente ha poi tagliato le previsioni sulla crescita dell’Unione europea, e alzato quelle sull’inflazione, a fronte del prolungarsi della guerra di Usa e Israele all’Iran. Nel nuovo scenario di base, la crescita è ora attesa allo 0,8 per cento per il 2026 (da 0,9 per cento delle precedenti proiezioni di marzo) e all’1,2 per cento per il 2027 (da 1,3). L’inflazione è alzata al 3 per cento per quest’anno (da 2,6) e al 2,3 per cento per il 2027 (da 2).

Incidente d’auto per Pier Silvio Berlusconi

Pier Silvio Berlusconi è rimasto coinvolto in un incidente stradale mentre tornava a casa dal suo ufficio di Cologno Monzese. I fatti si sono verificati tra Villasanta e Arcore nella serata di mercoledì 10 giugno 2026. Secondo quanto riportato dall’Ansa, il manager ne è uscito praticamente illeso, riportando solo lievi ferite, nonostante la violenza dell’impatto frontale. Una macchina proveniente dalla corsia opposta ha infatti perso il controllo in piena accelerazione, invadendo la carreggiata e finendo nel senso di marcia contrario, colpendo la vettura di Berlusconi Jr. Lo scontro ha causato la distruzione della parte anteriore del veicolo e l’apertura di tutti gli airbag. Pier Silvio ha comunque mantenuto invariati i suoi impegni e sarà regolarmente presente alla celebrazione del terzo anniversario della scomparsa di suo padre in programma nella sede di Mediaset con tutti i collaboratori del Gruppo.

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole

Pina Picierno se ne va dal Partito democratico. E questo si sa. Ma intanto che fa? Propone film al parlamento europeo. Mercoledì 10 giugno infatti Bruxelles ha ospitato la proiezione speciale del film Elena del ghetto, diretto da Stefano Casertano. Un «evento privato» promosso proprio da Picierno, vicepresidente del parlamento europeo con delega alla Giornata della memoria (che si celebra il 27 gennaio) e alla lotta contro l’antisemitismo. Il film è stato presentato nell’ultima edizione della Festa del Cinema di Roma, mentre a Bruxelles si è detto che «l’iniziativa rappresenta un importante momento di riflessione dedicato alla memoria della Shoah. In un contesto storico in cui il contrasto all’antisemitismo e la tutela dei valori democratici sono quanto mai urgenti, il cinema si conferma un linguaggio universale capace di parlare alle coscienze, promuovere la consapevolezza civile e dialogare con le nuove generazioni». Con Picierno c’erano Maria Grazia Saccà, ceo di Titanus Production, il regista Casertano, l’attore Marcello Maietta e Guido Lombardo, presidente di Titanus Spa.

Ma al di là del “Nuovo Cinema Picierno”, come l’ha ribattezzata qualcuno, cosa farà politicamente ora la fuoriuscita dem? L’appuntamento è al Teatro Franco Parenti di Milano, lunedì 15 giugno. Lì, dalle 17 alle 20, verrà presentato ufficialmente il Movimento degli europeisti. A proposito di quella “Cosa centrista” che sa tanto di chimera. Hanno aderito al progetto, tra gli altri, Mario Monti, il leader di Azione Carlo Calenda, l’ex commissario alla spending review Carlo Cottarelli, il presidente di +Europa Matteo Hallissey. Si punta forte su «difesa comune», «difesa dell’Ucraina», «difesa dei confini». C’è davvero un elettorato pronto a dire ciaone a Elly Schlein per seguire questa iniziativa?

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
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Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole

A Cardinaletti ormai il Tg1 va stretto

Il Tg1 ormai sta stretto a Giorgia Cardinaletti, sposa promessa del giornalista del quotidiano Il Messaggero Francesco Bechis, figlio di Franco, oggi direttore di Open. Dopo l’exploit al Festival di Sanremo, la conduttrice del tg della rete ammiraglia del servizio pubblico condurrà il mega concerto “Vita!”, al Circo Massimo, nella Capitale, lunedì 22 giugno. In occasione della giornata mondiale contro la droga e le dipendenze, sono attesi 10 artisti: sul palco saliranno Andrea Bocelli, Annalisa, Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Emma, Antonello Venditti, Alessandra Amoroso, Gigi D’Alessio, Riccardo Cocciante e Il Volo, accompagnati dalla Nuova Orchestra Sinfonietta diretta dal maestro Leonardo De Amicis. A condurre la serata, assieme a Giorgia Cardinaletti, ci sarà Nek. Ospiti Lorella Cuccarini e Raoul Bova. Patrocinano Gianmarco Mazzi e Alessandro Giuli, con i ministeri del Turismo e della Cultura, con la “regia” dell’evento nelle mani di Salvo Nastasi, presidente della Siae. Tra l’altro Cardinaletti sarà sul palco di quel Circo Massimo dove per due giorni, il 6 e 7 giugno, c’è stato il suo ex Cesare Cremonini, con concerti sold out…

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
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Anche Carraro junior a La Stampa

C’è pure Luigi Carraro, figlio di Franco, ex presidente del Coni, nel board del quotidiano La Stampa “deagnellizzato”. Luigi è a capo della federazione del padel, sport amatissimo nei circoli romani, formalmente indipendente ma nei fatti “costola” di quella Fit che è guidata da Angelo Binaghi. E il salotto di casa Carraro, nella Capitale, con Sandra, è sempre stato lo snodo di tanti accordi e trattative, con la benedizione di Gianni Letta. Maria Angiolillo, la regina dei salotti con il suo villino a Trinità de’ Monti, definiva Sandra Carraro la sua «migliore amica». Il mondo è piccolo…

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Luigi Carraro (Imagoeconomica).

L’Inps e quei concorsi che fanno discutere

È un classico: ormai l’Inps mette a concorso decine di posti di dirigenti di seconda fascia per chi vanta «almeno cinque anni di servizio nella pubblica amministrazione, oppure in alternativa, requisiti specifici equivalenti per dipendenti di organismi internazionali o con funzioni dirigenziali già maturate». Insomma, si assume chi già lavora nello Stato. Una modalità che suscita qualche polemica, ma che stranamente viene vista “di buon occhio” dai sindacati, che da sempre hanno vantato nel board i loro rappresentanti (è sufficiente vedere quanti numeri uno dell’istituto facevano il mestiere di sindacalista, uno fra tutti lo scomparso Giacinto Militello, Cgil e presidente Inps, compagno di Laura Pennacchi, sottosegretaria al Tesoro nel primo governo di Romano Prodi). E pensare che Beppe Grillo favoleggiava anni fa di un sistema potentissimo con un gigantesco computer che avrebbe permesso a una persona sola di gestire le pensioni di tutti gli italiani, senza avere uffici sparsi in ogni città…

Niente Salerno? Erri De Luca va al festival “Ebraica”

Cacciato dalla kermesse che Salerno dedica alla letteratura, Erri De Luca diventa protagonista a Roma del festival “Ebraica”. E probabilmente per lo stesso motivo (cioè le sue parole su Gaza). Si parte domenica 14 giugno, di sera, nel Palazzo della Cultura, con “Difendiamo le parole”, una conversazione tra lo scrittore e l’ex direttore di Repubblica Maurizio Molinari per «proteggere il linguaggio da veleni, aggressività e fake news che generano intolleranza, con l’idea che rispettare le parole significhi rispettare chi le pronuncia». Non mancheranno le polemiche. A seguire, “Disegnare il futuro. Cultura, innovazione, speranza. Il caso Roma” , un dibattito con protagonisti il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, Enrico Vanzina e ancora Molinari.

Picierno tra film e nuovi movimenti, l’ascesa di Cardinaletti e altre pillole
Erri De Luca (Imagoeconomica).

Condannata a 18 anni la donna che a Viareggio travolse e uccise un ladro col suo suv

La Corte di Assise di Lucca ha condannato a 18 anni di reclusione Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare che l’8 settembre 2024 a Viareggio, dopo essere stata rapinata, inseguì e poi travolse uccidendolo il 52enne marocchino Noureddine Mezgui, che le aveva portato via la borsa. Concesse le attenuanti, non riconosciute tutte le aggravanti. Sconterà la pena agli arresti domiciliari, misura cautelare a cui era già sottoposta.

La Procura aveva chiesto l’ergastolo

La Procura aveva chiesto l’ergastolo per Dal Pino, accusata di omicidio volontario pluriaggravato al termine di quella che era stata definita una «forma di giustizia privata». Secondo l’accusa, l’imprenditrice era consapevole delle conseguenze del suo gesto: lo investì quattro volte. La donna, peraltro, non effettuò alcuna richiesta di soccorso per il borseggiatore, rimasto a terra agonizzante. «Non volevo ucciderlo, ma solo farlo cadere a terra per poter recuperare la mia borsa», ha detto Dal Pino nel corso del processo, spiegando di essere poi tornata a casa pensando che Mezgui «fosse al massimo ferito». Secondo le ricostruzioni la donna investì più volte il 52enne mentre camminava a piedi a bordo strada su via Coppino: durante il processo il medico legale ha indicato come causa della morte il primo impatto.

Ponte sullo Stretto, Miele si dimette da presidente del Collegio dei revisori del Csm

L’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, indagato per corruzione nell’ambito dell’inchiesta sul Ponte sullo Stretto, ha rassegnato le proprie dimissioni dall’incarico di presidente del Collegio dei revisori dei conti del Csm. Aveva assunto l’incarico per il quadriennio 2025-2028 a titolo gratuito e, da marzo 2026, il plenum aveva invece deliberato un compenso lordo di 27 mila euro l’anno. «Massima fiducia nell’attività della magistratura. Con il tempo si chiarirà la totale estraneità del mio assisto alle contestazioni», ha affermato il suo avvocato Pier Paolo Dell’Anno.

Avvocata Corte Ue: «Cpr in Albania legittimi, ma l’Italia garantisca le tutele sull’asilo»

I Paesi membri dell’Ue possono localizzare centri di permanenza per migranti anche fuori dall’Unione europea, ma «restano tenuti a rispettare le garanzie previste dal diritto comunitario in materia di asilo». È la posizione di Laila Medina, avvocata generale della Corte di giustizia dell’Ue, nelle conclusioni sul protocollo Italia-Albania.

Avvocata Corte Ue: «Cpr in Albania legittimi, ma l’Italia garantisca le tutele sull’asilo»
Protesta contro i Cpr in Albania (Imagoeconomica).

La sentenza della Corte di giustizia Ue è attesa nei prossimi mesi

Medina evidenzia che il protocollo siglato da Roma e Tirana e la normativa italiana di attuazione «non sembrano contenere norme chiare e precise in grado di garantire l’insieme dei diritti» previsti da Bruxelles come «la difesa, il rispetto della vita privata e familiare e il rilascio immediato alla scadenza del termine di convalida del trattenimento». Di conseguenza, tali disposizioni «possono incidere o modificare le garanzie procedurali minime previste dal diritto dell’Ue». L’avvocata generale indica una possibile soluzione giuridica, non decide l’esito della causa: la sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea è attesa nei prossimi mesi.

Parroci salernitani, non siete i proprietari delle chiese

Mons. Mario Salerno

“Semplici sacerdoti, di cui prendersi cura con grande paternità”. Sono parole di papa Leone XIV ai vescovi spagnoli e che ovviamente varrebbero per tutti. Ma per tanti sono parole al vento! Semplici sacerdoti, persone e non personaggi. Semplici sacerdoti che non hanno grilli per la testa, che non fanno incetta di incarichi e di nomine “prestigiose”, ma che vivono nel silenzio operoso il loro ministero, dentro le comunità loro affidate, guidate nella quotidiana fatica del servizio umile e generoso. Semplici sacerdoti, che non si lasciano traviare da lusinghe mediatiche di fama e notorietà e perciò tante volte dimenticati, scartati, trattati con indifferenza e lasciati soli nelle loro lunghe “notti oscure”, che non si eludono ma si attraversano con spirito di fede. Semplici sacerdoti, perché liberi, fuori da ogni cordata e lontani dal Palazzo e relativi “cerchi magici”, consapevoli di quanto affermava Santa Teresina di Lisieux, nelle sua “Piccola via: non cercare di attirare a te i cuori degli altri ma conducili a Dio da servo inutile”. Quanto è lontana e abissale la differenza con quelli che, invece, introducendosi in comunità nuove, si presentano: “ora dovete abituarvi alla mia persona”! dimenticando che tutti, preti e laici, dobbiamo abituarci ad una sola Persona: il Signore Gesù! La pastorale si gioca tutta qui. Se si sceglie o si subisce l’idea di “personalizzazione” e “padronanza” (sacerdotale o episcopale che sia) del ministero a discapito della Parola che spinge sul senso di “amministrazione” di ciò che non è tua proprietà, le polemiche e le lamentele sono solo strumentali e non fanno bene a nessuno. Ho letto tanti commenti sui trasferimenti salernitani di questi ultimi anni che lasciano molto perplessi ma ce n’è uno che mi ha particolarmente colpito: “ diversità personale di talenti, mozioni, e attitudini. Ci sono tanti preti che bisogna spostare, dove distruggono le Comunità”! pesante certamente ma direi anche molto realistico e se ne parla con cognizione di causa. Talvolta si ha l’impressione che le parrocchie siano considerate buchi da tappare e che i preti vengano visti semplicemente come tappabuchi, senza discernere i vissuti comunitari e la Io personalmente ringrazio il Signore per avermi dato luce e non ho atteso decisioni dall’alto. Questo dà tanta serenità, non certo senza amarezze e delusioni ma sempre attraversate con quella Grazia, che, sola, ci deve bastare. Penso che valgano per tutti le parole di papa Leone XIV, nel suo viaggio apostolico in Spagna: “ Anche quando il cammino è difficile, non smettere di scegliere il bene: ogni passo nella verità lascia un segno che il tempo non cancella. Se oggi vedi i tuoi limiti, non scoraggiarti. Dio non cerca perfezione immediata, ma un cuore sincero che ogni giorno ricomincia. Continua ad essere fedele al giusto, anche quando nessuno se ne accorge. La coerenza costruisce in silenzio la tua grandezza e apre strade di speranza per te e per chi ti incontra”.

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Nella Lega volano gli stracci: la rivoluzione può attendere

Anche oggi la Lega cambia domani. È il refrain che si ode al termine della riunione del consiglio federale di mercoledì, uno ‘sfogatoio’ di tre ore, tutti in presenza, nella sala Salvadori del gruppo a Montecitorio. E, mentre volano gli stracci, Luca Zaia appare sempre più arroccato sulle sue posizioni e meno disponibile a mettersi a disposizione per ‘salvare’ il partito dal calo di consensi dopo l’uscita del generale Roberto Vannacci.

Nella Lega volano gli stracci: la rivoluzione può attendere
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

I dubbi di Zaia

Non si capisce bene se il Doge sia più restio a farsi carico del partito o Matteo Salvini a cedergli spazio all’interno della struttura leghista. Anche perché chi è vicino al segretario sostiene che non sia ben chiaro cosa l’ex governatore voglia. Gli è stato proposto di tutto e lui ha sempre rifiutato tutto, è la lamentela. Chi è invece vicinissimo a Zaia sa cosa il veneto non vuole: fare da vice a Salvini con il rischio di essere trascinato giù al 4 per cento alle Politiche del prossimo anno. «Se continua così, finiremo al 3 per cento, segnatevelo», va dicendo da almeno un anno con chiunque parli della Lega. Da sempre critico rispetto all’operazione Vannacci, nei giorni scorsi era apparso più possibilista rispetto a un suo coinvolgimento. «Non posso tirarmi indietro. Mi tocca candidarmi», aveva confidato ai leghisti che lo avevano contattato.

Nella Lega volano gli stracci: la rivoluzione può attendere
Il presidente del Consiglio regionale del Veneto ed ex governatore, Luca Zaia (Ansa).

L’affondo di Romeo contro la leadership

Ma c’è il tema della «immagine deteriorata» del segretario, per citare le parole choc usate da Massimiliano Romeo durante il federale. Nel durissimo intervento, il capogruppo al Senato parla di partito «in crisi di credibilità» senza più ormai anticorpi. «Tra poco non saremo più in grado neanche di organizzare una serata delle scope», aggiunge, citando la notte in cui Umberto Bossi chiese scusa ai militanti, piangendo sul palco di Bergamo dopo l’inchiesta sui rimborsi irregolari. Ed è questo che più allontana Zaia dal posto di vicesegretario della Lega. Non è disposto al sacrificio della sua immagine al fianco di un leader che tutti considerano ormai «finito». La mediazione però non è ancora completamente chiusa. Salvini ha rinviato ogni decisione alla prossima settimana, ma Zaia ha fatto spallucce. «Io la prossima gliel’ho detto che sono via», lamenta, «non posso andare ad alcun federale, lo sa». Insomma, sembra proprio che questo matrimonio non s’abbia da fare. E intanto continuano i litigi. Contro Romeo tuona il senatore ‘sudista’ Roberto Marti, per mesi dato come colui che avrebbe voluto sfilare proprio al lombardo il ruolo di capogruppo a Palazzo Madama. Interviene Attilio Fontana a difendere le ragioni del Nord.

Nella Lega volano gli stracci: la rivoluzione può attendere
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Torna l’ipotesi di Salvini al Viminale

E poi c’è il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari che rilancia l’idea di Salvini al Viminale. «Possiamo chiedere», propone, «di avere garanzie su questo in cambio del via libera alla riforma della legge elettorale». L’idea viene proposta da molti. Non si capisce se con intenzioni reali o solo come suggestione per accontentare il capo. Anche perché si tratta di un progetto molto difficile da realizzare, come si vorrebbe, nel corso dell’attuale legislatura: dovrebbe quantomeno avere l’avvallo degli alleati, Giorgia Meloni e Antonio Tajani, e il via libera del Quirinale. Resta comunque scolpita nelle menti di tutti la frase di Giancarlo Giorgetti che su Matteo Piantedosi confessa: «Neanche io lo capisco a volte quando parla in Consiglio dei ministri».

Nella Lega volano gli stracci: la rivoluzione può attendere
Riccardo Molinari (Imagoeconomica).

I governatori contro Siri

Altri momenti di tensione si registrano tra Salvini e Susanna Ceccardi. Al segretario non va giù che l’europarlamentare toscana si sia fermata qualche minuto a rilasciare dichiarazioni ai giornalisti, prima dell’inizio della riunione del federale. E quando lei definisce i vannacciani dei «minus habens» senza futuro politico, fenomeni da baraccone creati dalla stampa, Salvini interviene duramente per rimproverarla e chiedere di parlare meno di Vannacci alla stampa: è controproducente. Ma il climax si ha solo alla fine. Il responsabile dei dipartimenti Armando Siri pensa bene di esplicitare quello che i salviniani vanno dicendo da anni: ovvero che i governatori hanno remato contro Salvini e il partito, decidendo di non candidarsi alle Europee.

Nella Lega volano gli stracci: la rivoluzione può attendere
Matteo Salvini e Armando Siri (Imagoeconomica).

La reazione di Zaia, Massimiliano Fedriga e Fontana non si fa attendere. Fedriga rivendica i risultati ottenuti alle Regionali, ultimo in ordine di tempo in Veneto con il 36 per cento. Il governatore lombardo si infervora ed esce sbattendo la porta. Zaia si arrabbia e poi la butta in caciara, sfoderando sarcasmo. «E cosa fa di mestiere questo? L’ideologo …» chiede, parlando di Siri, tra le risate. Sipario. Attendiamo la nuova puntata. Se ci sarà.

Nella Lega volano gli stracci: la rivoluzione può attendere
Attilio Fontana.

Ft: «Francia e Germania vogliono smantellare il servizio diplomatico Ue»

Alcuni Paesi dell’Ue stanno valutando la possibilità di “smantellare” il Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), il servizio diplomatico dell’Unione europea attivo da 15 anni. Lo scrive il Financial Times, citando alti funzionari di Bruxelles e spiegando che a spingere in tale direzione solo al momento la Francia e la Germania, oltre ad altri Paesi però non citati. Al centro dei colloqui ci sarebbero diverse opzioni, tra cui la revoca dei poteri all’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza – ruolo attualmente ricoperto dall’estone Kaja Kallas – e la redistribuzione delle competenze del servizio, che ha un budget annuo di un miliardo di euro, tra la Commissione Ue e i 27 Paesi membri. Le fonti del Ft hanno spiegato che la struttura attuale viene ritenuta «disfunzionale» di fronte alle crisi geopolitiche nel mondo. Secondo i sostenitori della ristrutturazione, l’operazione potrebbe essere realizzata senza modificare i Trattati europei.

Cosa è il Servizio europeo per l’azione esterna

Il Seae, spesso definito de facto il ministero degli Esteri dell’Unione europea, è operativo dal 2011 e ha il compito di condurre la politica estera e di sicurezza comune (Pesc) e di gestire le relazioni diplomatiche con i Paesi extra-Ue, collaborando con l’Alto rappresentante e con i servizi diplomatici nazionali dei Ventisette, dell’Onu e delle altre potenze mondiali. Guidato dal responsabile degli affari esteri dell’Ue, l’organo è composto a Bruxelles da personale esperto trasferito dal Consiglio dell’Ue, dalla Commissione e dai servizi diplomatici dei Paesi membri e, nel mondo, da una serie di uffici locali, le delegazioni dell’Ue (in tutto 140), che svolgono un ruolo analogo a quello di un’ambasciata.

Belfast, un’altra notte di disordini contro i migranti

Seconda notte di disordini a Belfast, la capitale dell’Irlanda del Nord, con proteste contro l’immigrazione legate all’accoltellamento di un quarantenne per cui è stato arrestato e incriminato un uomo sudanese. Quella di mercoledì 10 giugno 2026 è stata una serata più calma rispetto alla precedente, ma ci sono comunque stati scontri fra la polizia e i manifestanti, che hanno lanciato contro gli agenti bombe molotov, mattoni, bottiglie e pezzi di legno. In risposta, la polizia ha usato un idrante per disperdere i presenti. Alcuni edifici sono stati vandalizzati e incendiati al grido di slogan razzisti. Un centinaio di manifestanti ha cercato di avvicinarsi a un hotel nel Nord della città dove vengono alloggiati alcuni migranti, ma le forze dell’ordine li hanno allontanati. In giornata era circolata online una lista di circa 25 indirizzi dove si credeva che abitassero immigrati, poi rimossa da molti siti.

Alodid è stato incriminato per tentato omicidio e altri reati

Intanto il presunto responsabile dell’accoltellamento, il 30enne Hadi Alodid, si è presentato in tribunale, dove è stato incriminato per tentato omicidio, possesso di armi in luogo pubblico e minacce di morte. L’uomo, che per il momento rimarrà in carcere, non era noto alla polizia, viveva nel Regno Unito dal 2023 e aveva un permesso di soggiorno come rifugiato valido fino al 2028. Il ferito si chiama invece Stephen Ogilvie e nell’attacco ha perso la vista da un occhio e subìto gravi ferite in faccia e sulla schiena.

Letteratura con la kefiah

di Peppe Rinaldi

 

Caro direttore,

da temerario qual sei sempre stato, sfidi ancora una volta la mia accidia chiedendomi di partecipare alla discussione nata dopo la presenza/assenza dello scrittore De Luca a “Salerno Letteratura” (di seguito SL). Come spesso accade, sei tu a vincere la sfida, pur sapendo cosa dovrai sorbirti. E quanto a lungo.

Allora. A Salerno c’è un caso De Luca, nel senso di Erri, scrittore e altro. E c’è un caso De Luca, nel senso di Vincenzo, sindaco e (molto) altro. I due casi non si intrecciano, se non per le ovvie implicazioni cittadine, ma, semplicemente, si spiegano allo stesso modo perché sintomi della stessa malattia, come tenterò di dire.

Abituati a soggettivizzare tutto, perdiamo spesso di vista il cuore di un problema, il suo oggetto, nel nostro caso ciò che precede il pur significativo dibattito sui diritti, forse negati, forse conculcati allo scrittore dopo l’intervista a Israel HaYom, tradotta per l’Italia da Giulio Meotti, pubblicata da Il Foglio Internazionale del lunedì e con evidente successo: cioè, i promotori del festival perché gli hanno chiesto di rinunciare alla prolusione? Cosa c’è alla radice di una decisione tanto significativa? Il confronto accesosi sul suo diritto a parlare, sul dissenso, sugli spazi di libertà, peraltro neppure rivendicati dall’interessato, ha sofisticato la discussione costringendoci lontani dal punto di fondo, eludendolo. Ora, al netto del comprensibile funambolismo riparatorio dei vari responsabili, Erri De Luca potrebbe essere stato offerto in sacrificio o perché SL non è d’accordo con ciò che egli ha detto nell’intervista, oppure perché intimorita dalle conseguenze della sua presenza, a maggior ragione se ne incarni l’anima con la pompa della prolusione/introduzione. Ma quali conseguenze e, soprattutto, perché dovrebbero esserci conseguenze? Che cosa ha detto, in sostanza?

 

La coerenza di “Salerno Letteratura”

 

De Luca al quotidiano israeliano ha detto che a Gaza non c’è e non c’è stato nessun genocidio e che gli ebrei hanno diritto ad avere una loro patria: roba che a ogni mente sana apparirebbe sana. Poi ha detto di essere, di sentirsi sionista, che quella non è mai stata una parolaccia, anzi, aggiungendo, tra molte altre cose, di inchinarsi dinanzi all’autorevolezza millenaria della cultura ebraica: ma qui saremmo già sul confine delle opinioni, del gusto personale; invece, che a Gaza non ci sia nessun genocidio e che gli ebrei debbano avere un loro stato e una loro patria come tutti – che, peraltro, già hanno, et pour causegià non è più un’ottica soggettiva ma sono entrambi elementi della realtà attuali e concreti, rinforzati da un dato di valore (assiologico, direbbero gli eruditi) universalmente acquisito dopo incalcolabili anni di tragedie estreme. SL, evidentemente e legittimamente, non è d’accordo con lo scrittore e pensa ciò che pensa larga parte delle élite occidentali così dette progressiste (coadiuvate in questo da pezzi di clero poco cattolico e molto «marcionista») con il loro enorme peso sulla società in termini di condizionamento corrosivo delle fondamenta: e cioè, che il sionismo equivalga al nazismo o che, quando va bene, equivalga al colonialismo; e pensa, inoltre, che a Gaza ci sia stato o, addirittura, sia tuttora in corso il genocidio di una popolazione oppressa. Un ge-no-ci-dio, capisci direttore? Quindi, migliaia di morti, decine di migliaia, centinaia di migliaia, milioni di morti, uccisi in modo «sproporzionato», secondo alcuni anche per sfizio, per «rubare la terra», individui soggiogati, torturati, in un mulinello perverso di notizie capovolte che si mettono dritte per effetto non delle immagini ma di un pensiero malato. Bambini, soprattutto bambini, miriadi di bambini arabi (50mila, 70mila, 350mila, mezzo milione, un miliardo, va bene qualsiasi numero) uccisi per il gusto di ucciderli. E le Idf – ruttano in molti tutt’oggi – sparano loro direttamente in testa, disintegrano le ambulanze di soccorso con le granate, violentano le donne dei poveri villaggi. Hai capito, caro direttore, cosa c’è e neanche tanto in filigrana che, piano piano, lento lento, ti fa arrivare alle ischemie di casi come il nostro? A me pare ci sia il sottosopra della realtà, il rovesciamento della verità oggettiva – esiste una «verità oggettiva», sembra strano ma è così – , come accade quando ci si convince che il sole sorga di notte e la neve sia nera, non sarebbe la prima volta. Intanto, però, questa cosa ha avuto un enorme successo, anche tra molti insospettabili, in fondo perché si parla di ebrei, ai quali per secoli non s’è perdonato di non avere una patria e da 80 anni circa non si perdona di averne una, figuriamoci poi se la difendono con i denti come, del resto, sono obbligati a fare: hai mai sentito, caro direttore, qualcuno della schiatta del tipo di SL disperarsi per il Mali, la Siria, l’Armenia, il Sud-Sudan, la Nigeria e tanti altri? SL è coerente con questo impianto, con questa mentalità, con quest’imbarazzante cacofonia per accumulo sulle note di Free Palestine al ritmo di Bella ciao, un ossimoro plateale e sfacciato. Non è non aver fatto parlare Erri De Luca il problema, il problema semmai è SL che, a quanto abbiamo potuto capire, rappresenta una delle tante rassegne letterarie che si svolgono in giro per l’Italia, con discreti risultati numerici a fronte di copiosi fondi pubblici e privati. Che questo, poi, possa implicare un po’ di marchette, qualche passerella istituzionale o altro non scandalizza né appassiona, godere di una spinta pubblica che diventa in qualche caso gestione casalinga è, in fondo, l’aspetto residuale di un problema molto più serio.

 

Utili idioti

 

SL aveva tutto il diritto di fare, disfare, decidere chi debba parlare e chi no. SL ha scelto da che parte stare, inserendosi in quella lunga scia di iniziative culturali (e mediatiche e politiche e di costume) caratterizzate dall’insopprimibile esigenza di “restare umani” e di dichiararlo a scanso di equivoci, come succede con i soliti attori/artisti che ritirano i soliti premi nei soliti festival con le solite contrizioni legnose per i mali generati dall’uomo bianco, specie se ebreo: che, tradotto, significa dar credito, incrementare e moltiplicare all’infinito la più grande e riuscita menzogna della storia moderna, il genocidio di Gaza. Provare a spiegare, chiarire, chiedere di fermarsi a pensare, è  inutile: manco Erri De Luca ci è riuscito, eppure è della ditta, ha scritto sempre per Feltrinelli, ha fatto l’operaio e pure il teorico di una misterica autonomia avanguardistica o roba simile, ha giustificato la violenza degli anni 70 e scrive libri con titoli che sembrano post-it appiccicati sul frigorifero (cit.), “Aceto, arcobaleno”, “Tu, mio”, e altri. A parte la evidente sceneggiata del Sud Africa alla Corte internazionale di giustizia, le cui questioni preliminari si chiuderanno, forse, alla fine del 2029, non c’è alcun elemento serio, vero, concreto, tecnico, giuridico, sostanziale che possa essere invocato che autorizzi a parlare di genocidio, cioè di deliberata, pianificata e realizzata volontà di sterminare un’etnia in quanto tale, a parte quella ebraica (e cristiana) come i fatti della storia – non le allucinazioni di questi tempi – dimostrano da infiniti anni prima del 7 ottobre 2023.

Il sionismo vituperato da ignari ragazzini con piercing e capelli viola infoiati da adulti sepolti da decenni di cattivi maestri e pessime letture, non c’entra nulla con Gaza, non c’entra nulla con nulla, è un’autentica scemenza, eppure l’idea che se ne ricava a furia di abusare delle parole, grazie anche ai tanti SL sparpagliati in giro, segna il destino di intere società per l’incoraggiamento che ogni utile idiota, in genere, regala in questi casi. Questo si chiama, purtroppo, in un solo modo: antisemitismo, cioè l’idea presupposta e definitiva di una menzogna (il genocidio per mano ebraica) che si fa verità assoluta per masse rabbiose e ceti dirigenti e intellettuali rimbambiti o codini. E’ sempre avvenuto così nei secoli, anche in belle menti e grandi cervelli, come sa chiunque abbia aperto un libro di storia, almeno uno di quelli depurati dalle sincopi liberal impastate del cascame marxista stratificato nelle nostre scuole e università, in quelle woke degli Usa o in ciò che un tempo chiamavamo Gran Bretagna (vai a vedere, caro direttore, come sono ridotte Inghilterra, Scozia e Irlanda, a tacer del resto d’Europa e come si sta avviando a diventare l’Italia dopo anni di catechismo «multiculturale» tradottisi in politiche, leggi, regolamenti, delibere, fondi, etc). Strano che non abbiano invitato anche Francesca Albanese, una specie di Stella Kubler-Goldschlag dell’era digitale, il peggio che l’Italia abbia mai esportato. SL è questo, è un pezzo di quel mondo, un pezzo a suo modo istruito ma pur sempre una tessera di questo mosaico macabro che di tanto in tanto si affaccia sul cortile della Storia. Come oggi, dove l’unico genocidio è quello della ragione. SL l’ha dimostrato con il riflesso condizionato dello scandalo per le parole sensate e civili di un Erri De Luca che, tra l’altro, si conferma degno esponente di quel milieu culturale avendo fatto una mezza retro-marcia appena la parrocchia è entrata in tumulto. SL non ha compiuto, dunque, nulla di anomalo, è tutto in linea con ciò che succede in metà Occidente dall’8 ottobre 2023, appena 24 ore dopo il gigantesco pogrom in cui migliaia di così detti palestinesi (a valle di decenni di analoghi tentativi) oltrepassarono i confini di uno stato legittimo, sovrano e democratico dandosi alla pazza gioia squagliando con gli Rpg da 2mila gradi persone inermi, decapitandole con zappe e roncole dinanzi ai familiari, facendo il tiro al piccione su centinaia di giovani indifesi mentre ballavano a una festa nel deserto, rapendo, torturando, stuprando qualunque ebreo capitasse nelle loro mani: e vantandosene pure, caro direttore, roba che neppure i nazisti ebbero lo stomaco di fare. Fu un «Olocausto bonsai» quel giorno, 24 ore di mattanza biblica, l’assaggio di ciò che succederebbe se non ci si potesse difendere (quasi) a ogni costo, da nord, da sud, da sotto, da sopra, ovunque. E, quello stesso giorno, caro direttore, avvenne tutto con il conforto e l’apprezzamento di almeno metà della popolazione «genocidata». Ci sono migliaia di ore girate con le Go-Pro nei kibbutz durante la macelleria palestinese, ma le uniche che contano sono quelle costruite e organizzate da Al Jazeera, ingoiate come miele divino dai nostri media. L’antisemitismo è così, fatto di tanta gente che non torcerebbe un capello a nessuno, come di certo quelli di SL, e che oggi trova la formula giusta per far combaciare tutto: ad esempio, ospitare qualche ashamed jews, cioè quegli ebrei che secondo Harold Jacobson hanno interiorizzato l’antisemitismo vergognandosi della propria identità e/o dei propri governi (da noi sono i Lerner, gli Ovadia), come avverrà, ad esempio, con la pur strutturata Anna Foa, ospite del festival, teorica del “suicidio di Israele” quasi non fosse, invece, il suo “omicidio” a precederlo come problema vero. Che SL abbia questo timbro appare, dunque, evidente (se no, perché questa caciara?) ed è lecito immaginare che la sola idea possa dare l’orticaria: spiace, ma il razzismo antiebraico è fatto così, è sottile, compunto, stentoreo, trova mille modi per alleggerirsi una coscienza incerta con ridicoli distinguo, oggi è Netanyahu, ieri era Sharon e prima ancora Begin e poi chissà chi. Come se cambiare un governo (altrui) fosse la soluzione, appare ovvio che non sappiano bene di cosa parlano. Risultato della canea? Grazie alle tante SL in giro per il mondo, siamo di nuovo precipitati nelle pozzanghere più fetide: ancora una volta, cioè, gli ebrei non sono al sicuro, tornano a scappare a decine di migliaia dall’Europa, non possono uscire da casa, vengono picchiati, quando non uccisi, gli si impedisce di parlare, muoversi, si incendiano le sinagoghe (un giorno parleremo del turno delle chiese e dei cristiani se SL ce ne darà il destro), devono vivere in incognito, insomma un’indecenza che riesce difficile perfino di scrivere. Ma il problema, direttore, dicono sia la «islamofobia». Christopher Hitchens la definì parola creata dai fascisti e usata dai codardi per manipolare i cretini”. Perfetta.

 

La “poesia” palestinese e gli intellettuali parlanti

 

Ecco, non sarà certo il caso di SL ma qualche sospetto ci viene quando scorriamo l’elenco dei partecipanti, dove pure alligna qualche ottima penna, c’è perfino qualche amico oltre a molti altri giornalisti e scrittori di varia gloria. Ad esempio: hai notato, caro direttore, la presenza di Yassine  Adnan, una sorta di Tomaso Montanari versione Marrakesh? Adnan è l’autore marocchino che ha valorizzato nel mondo il «poeta» palestinese innamorato di Shakespeare, Refaat Alareer, un ex docente universitario di Gaza (dove se non sei di Hamas puoi essere solo della Jihad islamica) con eccellente curriculum scientifico, che del massacro del 7 ottobre disse candidamente “…è stato legittimo e morale, è esattamente la rivolta del ghetto di Varsavia. Questa è la rivolta del ghetto di Gaza contro 100 anni di colonialismo e occupazione europea e sionista”. Capito? Il «poeta» amato da uno dei front-man di SL dice che il 7 ottobre è stato come la rivolta del ghetto di Varsavia, non sembra vero ma è così. A SL piace questa roba qui, forse se ne compiace, va da sé che De Luca non possa rappresentarne lo spirito, se ciò che ha detto l’ha condannato, allora tutto torna. Insomma, se non abbiamo capito male, SL non promuove libri ma «milita», non fa cultura ma «resistenza», e per questo viene pure ben pagata. Lo ribadiscono i tanti sostenitori che hanno sposato la linea di questa 14esima edizione. Vuoi qualche esempio, direttore? Ho passato in rassegna alcune dichiarazioni, limitandomi alle testate giornalistiche e sorvolando sulle discariche social, dove non c’è bisogno che ti spieghi cosa succeda. Ho letto di un’ispano-americanista, Rosa Maria Grillo, che dice: “…un fenomeno per il quale mancavano le parole, genocidio, ritorna prepotente a imporci riflessione e giudizio”. E’ scontato per la studiosa che ci sia stato il genocidio, lei non ha dubbi, lei lo sa, solo che – dice – il fatto “ci impone riflessioni”. Riflettere su ciò che non esiste può generare mostri ma a molti riesce bene. Poi ho letto di uno psichiatra, Giulio Corrivetti, che mi pare presieda un ente organico all’assetto politico-istituzionale della città, che dice che “…(Erri De Luca) avrebbe contaminato il percorso del festival”. Lo avrebbe “contaminato”, capisci caro direttore? Uno scrittore, Diego De Silva, con la comodità che allieta in genere chi non sa cosa dice, affonda la lama dando del pavido a De Luca: “Sarebbe stato meglio fosse venuto per confrontarsi col pubblico”. Sabrina Prisco, ostessa e scrittrice, ci rende partecipi dei propri tumulti interiori: “De Luca ha scritto pagine meravigliose che hanno inciso nel mio sentire. Certo, è libero di dire la sua ma i suoi tecnicismi lessicali li trovo offensivi al cospetto di un orrore senza fine”. La signora, dunque, nel suo imperdibile «sentire» ha trovato «offensivo» sostenere che gli ebrei hanno diritto a una patria e che a Gaza non c’è stato e non c’è alcun genocidio. Paolo Apolito, antropologo con consolidata inclinazione alle dichiarazioni pubbliche, pure non ha dubbi: “ …non era in gioco una questione puramente ideale. C’è una strage in atto”. Almeno non ha detto genocidio. Dalle pieghe del marxismo universitario viene, in genere, fuori il meglio al cospetto di problemi come il nostro. Come accadde a UniSa solo poche settimane dopo la festante carneficina del 7 ottobre, quando un comitato di professori e professorini vari si costituì per il boicottaggio di Israele e altre amenità alla Greta Thundberg. Alfonso Amendola, ad esempio, dopo aver trascinato Alfonso Gatto nei tunnel di Gaza in cui si lasciavano morire di fame e stenti incolpevoli ebrei, dice di “condividere la scelta di SL, che è di coscienza netta e profondamente umana”. Coscienza “netta”, soprattutto “profondamente umana»” è stato questo opporsi agli sbagli del compagno Erri.

 

Le propedeutiche «imbecillità» dell’altro De Luca

 

Potrei continuare all’infinito, caro Tommaso, ma è già tanto se tra i nostri cinque lettori ne sarà arrivato indenne uno sin qui. Prima di salutarti, però, vorrei parlarti dell’altro De Luca, il sindaco ritrovato di Salerno, primo motore, quasi aristotelico, di tutto questo imbarazzante quadretto. Qualche giorno prima delle ultime amministrative, al rush finale, De Luca ha gettato nella fogna un patrimonio di credibilità che era riuscito ad accumulare presso aree culturali distanti dalla sua storica appartenenza, per realismo, pragmatismo e anche una certa postura su questioni più generali. Poi, ciò che lo rende(va) meravigliosamente godibile era soprattutto quel modo brutale e sarcastico di trattare i suoi «compagni» con le loro tipiche isterie scatenate dalla frustrazione di un «cambiamento» che non arriva mai, neppure nel proprio ascensore condominiale. De Luca (il sindaco) ha detto: “Israele è governata da bestie. Hanno ucciso 65mila bambini a Gaza, vivono tra i topi, la sporcizia, la peste”. Sessantacinquemila bambini? La peste? Ecco, la peste ci mancava dopo la carestia provocata e i bombardamenti intenzionali sugli ospedali e sugli asili, dettagli verosimilmente condivisi da SL. Ma De Luca (il sindaco) ha fatto di più, molto di più quella sera in quell’hotel di Salerno: ha aizzato la platea all’applauso per le sue frasi «imbecilli» (sia in senso latino che napoletano), come lo stesso De Luca non risparmia di dire altrove. Sembrava di sentir parlare Di Battista, Ranucci, Fratoianni. Se si fosse trattato di un effetto alcolico, De Luca (il sindaco) sarebbe stato nostro fratello, come si dice, ma pare che De Luca (il sindaco) sia quasi astemio. E degli astemi – diceva uno scrittore – bisognerebbe diffidare. Restando umani, s’intende.

 

 

 

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La Procura indaga sul “filetto alla Stanzione”

Di Antonio Manzo

Il “filetto alla Stanzione” entra significativamente nel menù della Procura di Roma che indaga sul presidente e il collegio dell’Autorità Garante Protezione Dati Personali. Il “piatto” è una delle accuse, a vario titolo ipotizzato, della presunta corruzione e peculato su rimborsi per camere d’albergo e viaggi a Tokyo ma anche per la singolare spesa del presidente Stanzione di circa 6 mila euro nella più nota macelleria di Roma di Angelo Feroni per acquisti fatti dal 2023 al 2025. Il presidente Pasquale Stanzione ha dichiarato di essere “tranquillo” e di rispettare il lavoro della magistratura. Tutti i componenti del collegio Garanti Privacy hanno respinto ogni addebito affermando anche di essere a disposizione degli inquirenti per chiarire ogni aspetto delle pesanti accuse che si fondano anche sulle testimonianze dell’ex segretario generale Angelo Fanizza. Procede così l’inchiesta della procura di Roma coordinata dal procuratore aggiunto Giuseppe Di Falco che nei giorni scorsi ha ordinato una serie di perquisizioni anche a Salerno presso l’abitazione di Pasquale Stanzione, oltre che in quelle degli altri consiglieri Autorità Privacy. Tra le accuse di una gestione “abbastanza disinvolta” delle spese pubbliche ci sono anche quelle dei componenti del collegio che in alcune decisioni si sarebbero fatti influenzare in cambio di danaro e favori. Di qui, l’accusa tutta da verificare di peculato e corruzione. Dal 2021 al 2024 le spese per il collegio dell’Autorità sono aumentate del 46 per cento. Tra le accuse oltre quello del “filetto alla Stanzione” carne pagata con danaro pubblico, c’è anche la “messa in piega” della vice presidente Ginevra Cerrina Feroni che avrebbe pagato con la carta di credito del Garante ma questa spesa sarebbe poi stata restituita. Poi c’è il capitolo della casa presa in affitto in piazza della Pigna a Roma dal presidente Pasquale Stanzione fittata a privati come bad and breakfast. La Finanza a Unisa All’università di Salerno, epicentro del potere di Pasquale Stanzione poi finito a Roma da docente emerito e presidente Autority, sono in questi giorni numerose visite della Guardia di Finanza di Roma per acquisire atti per conto della Procura nel contesto dell’indagine Autorità Garante. Gli investigatori, molto discretamente, sono all’opera quasi tutti i giorni per atti che riguardano in particolare il “giro” accademico di Stanzione e dei suoi più stretti collaboratori all’ateneo di Salerno tra cui anche docenti della sua scuola giuridica. Il caso Sciancalepore C’è una vicenda che i magistrati romani vorrebbero approfondire. All’inizio del 2025 fu al centro di una nostra inchiesta giornalistica sull’Università di Salerno poi enrata anche nella trasmissione Report. E quella del docente universitario Giovanni Sciancalepore che sarebbe stato destinatario di un contratto di collaborazione all’Autorità fatto dal presidente Stanzione a ridosso di un concorso universitario nel quale risultò vincente una nipote dello stesso Stanzione. Sciancalepore qualche giorno dopo sarebbe stato nominato da Stanzione all’Autorità Garante. (foto Dagospia)

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Vannacci da Gruber: cosa ha detto su remigrazione, diritti Lgbt, Salvini e Meloni

«I miei compagni di partito sono i rifiuti degli altri, quello che avanza, e a me sta bene. Voglio la sporca dozzina». Lo ha detto Roberto Vannacci nel corso della sua prima ospitata da Lilli Gruber a Otto e Mezzo su La7, nel corso della quale ha anche respinto per Futuro Nazionale l’etichetta di estrema destra. Semmai, ha precisato, «destra autentica». Ecco i temi affrontati e le affermazioni dell’ex generale.

Sulla remigrazione: «Servono tanti Cpr. Le piacciono i clandestini?»

Tra i temi affrontati l’immigrazione o, meglio la remigrazione: «Innanzitutto vanno remigrati coloro che non hanno motivo e diritto di essere da noi. Sono la maggior parte, l’80 per cento». E come si fa la remigrazione? «Intanto creando tanti Cpr. Ci sono già accordi bilaterali per il rimpatrio, con quasi tutti i Paesi. Il problema è che poi in Europa c’è qualcuno che fa parte di questa alleanza di centrodestra che quando c’è da votare sull’applicazione di questi accordi vota contro». Secondo l’ex generale «possiamo portare queste persone in Paesi terzi sicuri, l’importante è che non stiano da noi». Poi Vannacci, citando le espulsioni messe in atto da Donald Trump, ha provocato Gruber: «A lei piacciono i clandestini?».

Vannacci da Gruber: cosa ha detto su remigrazione, diritti Lgbt, Salvini e Meloni
Roberto Vannacci (Ansa).

Su Salvini: «Non l’ho usato, lui ha usato me per prendere 500 mila voti»

Così su Matteo Salvini: «Non l’ho usato, lui ha usato me per prendere 500 mila voti. Oggi il mio partito ha fatto 100 mila iscritti in soli tre mesi. Sono tutti quelli che probabilmente mi hanno votato quando ero nella Lega, senza voler votare per il Carroccio. È la dimostrazione plastica di quello che ho portato alla Lega». L’europarlamentare ha anche dichiarato: «Come mai proprio adesso il centrodestra è così titubante nei miei confronti e ogni giorno c’è qualcuno che dice che non vuole Vannacci mentre gli andavo bene quando ero vicesegretario della Lega? Non ho cambiato mai alcuna posizione, sono le stesse che ho oggi».

Vannacci da Gruber: cosa ha detto su remigrazione, diritti Lgbt, Salvini e Meloni
Roberto Vannacci e Matteo Salvini (Ansa).

Meloni «destra autentica, ma probabilmente deve dimostrarlo di più»

«È destra autentica, ma probabilmente deve dimostrarlo di più», ha detto poi Vannacci riferendosi a Giorgia Meloni. «Con la presidente del Consiglio ho tante idee in comune, il problema poi è stato come metterle a terra», ha aggiunto il fondatore di Futuro Nazionale, puntando il dito sulle «molte proposte mai realizzate» e sulle riforme mancate del governo. «Tante posizioni che vengono prese in Europa da alcuni partiti di questa coalizione di centrodestra sono le stesse che prende il Pd», ha osservato Vannacci, definendosi poi «il sestante che fa il punto nave e riporta sulla giusta rotta una destra che ha perso la trebisonda».

Vannacci: «I gay? In ospedale vengono curati e in strada possono guidare»

Al centro del dibattito a Otto e Mezzo anche le posizioni di Vannacci sui diritti Lgbtq+: «E se scoprissimo che lei è gay?», la domanda posta a un certo punto all’ex generale. La risposta: «Non accamperei diritti. I gay se vanno in ospedale li curano, e in strada possono guidare. Continuo a promuovere la famiglia naturale. Non capisco perché il frutto di un orientamento sessuale, quindi di un gusto personale, debba dare luogo a diritti».

Meloni in Aula: «Sì alle sanzioni contro i coloni e Ben Gvir»

La premier Meloni ha tenuto alla Camera le comunicazioni in vista della riunione del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, esprimendosi su diversi temi di politica estera. «Sosteniamo la difesa dell’Ucraina, la nostra linea non cambia. Sostenere Kyiv e mantenere la pressione su Mosca rappresenta ancora oggi l’unico modo per aprire una stagione negoziale. Per questo sosteniamo il ventesimo pacchetto di sanzioni europee», ha detto in merito alla guerra in Ucraina, sostenendo «la necessità di individuare una figura autorevole investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa». E ancora: «Dobbiamo contribuire a costruire le condizioni della pace, lavorando insieme ai nostri alleati a solide garanzie di sicurezza per l’Ucraina, una nuova architettura di sicurezza europea che possa assicurare stabilità nel lungo periodo, obiettivo per il quale è chiaramente indispensabile preservare l’unità euroatlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti, sfida non sempre facile ma necessaria, solo che coordinamento non significa delega».

Meloni contro Ben Gvir: «Dichiarazioni inaccettabili»

Quanto a Israele, ha dichiarato: «L’Italia intende sostenere misure contro coloro che, come i coloni violenti, fomentano l’odio e l’estremismo. Come il ministro Ben Gvir che abbiamo chiesto di sanzionare dopo l’inaccettabile comportamento nei confronti di cittadini italiani. Approfitto per rispedire al mittente le dichiarazioni che lo stesso ministro ha fatto, inaccettabili per l’Italia e poco dignitose per Israele».

Salernitana, caccia al trequartista

di Marco De Martino

SALERNO – In attesa di ufficializzare il rinnovo di Serse Cosmi, la Salernitana ha iniziato a muoversi sul mercato. Una delle priorità del direttore sportivo Daniele Faggiano è quella di reperire un fantasista da mettere a disposizione del tecnico che vorrebbe riproporre il 3-4-1-2 che ha condotto i granata alle soglie della finalissima play off. L’obiettivo principale rimane Andrea Ferraris. Dopo aver lavorato a lungo sull’ex Monza, Cosmi vorrebbe riaffidargli le chiavi della regia offensiva della Salernitana. La trattativa con il Pescara per riscattare il cartellino di Ferraris a titolo definitivo è complessa ma non impossibile, anche per gli ottimi rapporti che legano il patron biancazzurro Sebastiani al ds granata Faggiano. Quest’ultimo però resta vigile sul mercato per non lasciarsi scappare eventuali occasioni. Una di queste potrebbe essere rappresentata da uno dei protagonisti della promozione dell’Ascoli in serie B, vale a dire Andrea Rizzo Pinna (nella foto in alto). Il classe 2000 è di proprietà del Cosenza, ma si è trasferito in bianconero l’estate scorsa, dopo aver rinnovato l’accordo con i rossoblù fino al 30 giugno del 2027. Dopo aver messo insieme 8 gol e 7 assist nell’ultima stagione all’Ascoli, trascinandolo in cadetteria, il ds marchigiano Patti è pronto a riscattarlo ma vorrebbe strappare uno sconto al patron silano Guarascio. Mezzo milione di euro: questa la cifra considerevole che chiede il presidente del Cosenza e che l’Ascoli potrebbe non essere disposta a versare. Rizzo Pinna così potrebbe essere messo all’asta e la Salernitana, che l’ha seguito dal vivo proprio attraverso gli occhi di Faggiano al Del Duca durante la finale di ritorno con il Brescia nella quale realizzò il primo dei tre gol dei bianconeri, potrebbe essere una delle società disposte a fare un sacrificio per ingaggiare il talento del Cosenza. Nel frattempo il ds granata vuole sistemare subito il pacchetto arretrato, nota dolente della passata stagione e che ha già perso in un sol colpo Golemic, Donnarumma e Cabianca. Tra i pali potrebbe tornare Brancolini dall’Empoli, stavolta a titolo definitivo, mentre per il ruolo di centrale resta forte la candidatura dell’esperto Marco Capuano. Svincolatosi dopo il fallimento della Ternana, di cui è stato a lungo il capitano, l’ex Cagliari è stato a lungo inseguito già un anno fa da Faggiano e stavolta il matrimonio potrebbe essere celebrato molto più facilmente.

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Centro Studi Villa dei Fiori: basta favorire gli ambulatori

C’è una domanda che dovrebbero porsi tutti i consiglieri regionali, i dirigenti delle Asl e chiunque abbia a cuore il futuro delle persone con disabilità gravi e gravissime: le risorse pubbliche stanziate per assistere i pazienti più fragili, seguono davvero i loro bisogni oppure vengono in parte dirottati verso modelli assistenziali più convenienti, meno impegnativi e soprattutto più remunerativi per i titolari dei centri? Il meccanismo è fin troppo noto: le strutture residenziali e semiresidenziali – che ospitano persone con disabilità gravi e gravissime, pazienti che quindi necessitano di assistenza continuativa, presa in carico multidisciplinare, monitoraggio costante e, spesso, presenza assistenziale sulle ventiquattro ore – sono destinatari di un budget per assistere la fascia più fragile dell’intero sistema sociosanitario. Il sistema – nonostante specifici appostamenti di bilancio (e quindi concreti finanziamenti) del sistema ambulatoriale – consente ai titolari dei centri di “dirottare” fino al 15% del budget ottenuto per i pazienti residenziali, su setting decisamente più remunerativi: l’ambulatoriale, appunto. Ciò rischia di produrre un effetto perverso: riduce progressivamente l’interesse verso i percorsi più complessi e costosi, favorendo invece attività che richiedono minori livelli organizzativi e assistenziali. Riducendo l’offerta per chi è affetto da disabilità gravi e gravissime, e rimpinguando il conto in banca degli artefici di questo “spostamento” formalmente legale e consentito, ma umanamente e costituzionalmente inconcepibile. Le persone con disabilità gravi non possono diventare la variabile di aggiustamento di un sistema costruito sulla ricerca di un equilibrio economico che non guarda all’assistenza, ma ai ricavi e agli utili. La programmazione sanitaria dovrebbe partire dal bisogno reale del paziente e non dalle convenienze organizzative delle strutture. È uno dei principi cardine che chiama in causa una programmazione regionale rimasta ancorata a logiche economiche e parametri storici, incapaci di intercettare l’evoluzione del fabbisogno assistenziale (con le Asl che vi si accodano di conseguenza). Negli ultimi anni sono aumentate in modo significativo le patologie neurologiche, psichiche e le disabilità congenite e acquisite ad elevata complessità. Parallelamente, molte famiglie lamentano difficoltà crescenti nell’accesso ai percorsi di presa in carico: eppure, numerosi centri tendono a ridurre la disponibilità verso questi casi, ritenuti più impegnativi e onerosi. La questione non è tecnica, ma politica nel senso più alto del termine. Chi deve avere la priorità nel sistema sanitario regionale? Il paziente più fragile o l’equilibrio dei budget (o peggio ancora, il conto in banca di chi gestisce i centri)? La risposta dovrebbe apparire scontata. Eppure il dibattito è aperto: il Centro Studi Villa dei Fiori – che ha organizzato un convegno che si terrà il 21 giugno su questo e su altri temi – dimostra, con una pubblicazione che sarà presentata proprio in quella circostanza, che la risposta scontata non lo è.affatto. Nel documento si legge chiaramente che la distinzione tra setting assistenziali nasce proprio per rispondere a bisogni non fungibili. Un paziente residenziale con disabilità gravissima non può essere assimilato a un paziente che accede a una prestazione ambulatoriale settimanale. Mescolare le risorse significa, secondo gli estensori del testo, indebolire la capacità del sistema di rispondere ai casi più complessi. È una riflessione che arriva in un momento particolarmente delicato per la sanità campana, alle prese con liste d’attesa, carenza di personale e crescente domanda assistenziale. Il convegno del 21 giugno rappresenterà dunque molto più di un semplice appuntamento tecnico. Sarà un’occasione per discutere quale modello di assistenza la Campania intenda costruire per il futuro: un sistema centrato sulla persona e sui suoi bisogni oppure un sistema nel quale la fragilità rischia di essere penalizzata dalla rigidità delle regole e dalla ricerca dell’efficienza economica. La proposta del Centro Studi Villa dei Fiori è chiara: le risorse destinate ai pazienti più gravi devono restare ai pazienti più gravi. Nessuna osmosi, nessuno spostamento di risorse. Perché quando si parla di disabilità gravissime, ogni euro sottratto alla presa in carico può tradursi in minore assistenza, minore continuità terapeutica e minori opportunità di vita. Questo, in una società che si definisce civile, dovrebbe rappresentare un limite invalicabile. È una questione scomoda, ma inevitabile, quella sollevata dal Centro Studi Villa dei Fiori nella pubblicazione “Il futuro della riabilitazione per persone con disabilità gravi”, documento tecnico e giuridico che sarà al centro del convegno in programma appunto il prossimo 21 giugno. Tra le proposte contenute nel documento, una delle più significative riguarda proprio la cancellazione dell’attuale meccanismo che consente alle strutture accreditate di utilizzare fino al 15% delle economie maturate nei setting residenziali e semiresidenziali per incrementare le prestazioni ambulatoriali. Per il Centro Studi Villa dei Fiori il problema non è soltanto un dato contabile. È prima di tutto culturale e assistenziale.

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Nuova offensiva Usa in Iran, Teheran risponde: «Colpite basi americane»

La tregua tra Israele e Iran regge, quella tra Stati Uniti e Repubblica Islamica è invece ancora lontana. Nella notte c’è stata infatti una nuova ondata di missili Usa: lanciati in tutto 49 Tomahawk per colpire target all’interno Iran, alcuni dei quali a 65 chilometri da Teheran.

I pesanti attacchi statunitensi in Iran

Gli Stati Uniti, come hanno fatto sapere i pasdaran, hanno attaccato «un complesso produttivo, un centro di intrattenimento e una fortezza militare nei pressi di Karaj e Nazarabad, nonché una base locale delle Guardie rivoluzionarie a Pishva». Il New York Times, sulla base di immagini satellitari, riporta che gli Stati Uniti hanno colpito un’infrastruttura per la fornitura di acqua potabile sulla costa dell’Iran, vicino allo stretto di Hormuz: i danni osservati sono compatibili con la Gbu-39, una bomba piccola di precisione. Esplosioni sono state udite nella città portuale meridionale di Bandar Abbas, sull’isola di Qeshm e nelle città di Minab, Kargan e Sirik. Il Centcom, ha sottolineato che i raid «di autodifesa» hanno riguardato i sistemi di comunicazione, sorveglianza e difesa aerea. Il Pentagono ha spiegato che gli attacchi all’Iran sono un atto di «diplomazia coercitiva», che punta a ottenere concessioni da Teheran.

La risposta di Teheran: nel mirino basi Usa

La replica militare del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica non si è fatta attendere. I pasdaran hanno annunciato di aver colpito «in due ondate di operazioni, 18 importanti obiettivi appartenenti all’esercito statunitense» presso le basi di Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber in Kuwait e quella aerea di Sheikh Isa in Bahrein. Presa di mira, con 12 missili balistici, anche la base aerea e il centro di comando di Al-Azraq in Giordania: «Abbiamo distrutto le strutture e un gran numero di caccia».

Nuova offensiva Usa in Iran, Teheran risponde: «Colpite basi americane»
Donald Trump (Ansa).

Le parole di Trump e la smentita dei pasdaran

Donald Trump, parlando con Fox, ha affermato che i raid «riprenderanno domani se l’Iran non firmerà l’accordo» e che Israele non è stato coinvolto negli ultimi attacchi americani. Il presidente Usa ha anche detto che funzionari di Teheran gli hanno chiesto di fermare i bombardamenti, chiamandolo mentre era nella Situation Room. Una circostanza, questa, subito smentita dai Guardiani della rivoluzione: «Le affermazioni di Trump sono un pretesto per evitare la guerra. Continueremo a rispondere militarmente a qualsiasi aggressione». I pasdaran hanno poi ribadito che lo stretto di Hormuz è chiuso, smentendo le affermazioni Usa secondo cui il transito delle navi attraverso il canale sarebbe ancora in corso.

L’ambasciatore russo a Roma contro il Colle: «Falsità su di noi»

«Qui in Italia, da alcuni degli alti colli romani, ci sentiamo spesso accusati. La Russia sarebbe colpevole di tutti gli attuali problemi dell’ordine mondiale odierno, che si tratti dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente o dell’Africa. Posso affermare con fermezza che queste accuse non corrispondono assolutamente al vero, sono una palese falsità. I fatti testimoniano l’esatto opposto». L’ha detto Alexei Paramonov, ambasciatore russo in Italia, sferzando un duro attacco alle autorità del nostro Paese – e, in particolare, al Quirinale, anche se non citato esplicitamente.

Le accuse alla Nato: «Ha spinto i propri confini verso Est tramando minacce reali»

Nel discorso ufficiale nella sua residenza per la festa della Giornata della Russia, ha aggiunto che «è stata proprio la Nato che, a partire dalla metà degli Anni 90, ha spinto con insistenza, senza alcuna giustificazione, i propri confini verso Est, procedendo all’assimilazione politico-militare dei Paesi dell’Europa Orientale e degli Stati che un tempo facevano parte dell’Urss, impegnandosi a tramare, nei confronti della Russia attuale, minacce reali е non immaginarie». «In questa situazione», ha proseguito, «a Mosca non restava, né resta oggi, altra via d’uscita se non quella di prendere in mano il proprio destino e di difendere in maniera autonoma gli interessi nazionali». «È difficile immaginare che uno Stato sovrano, dotato di una storia plurisecolare, possa agire a discapito dei propri interessi. Così si comportano solo gli Stati e i leader che hanno ormai smarrito la propria sovranità e indipendenza, trasformatisi in definitiva in vassalli e servitori dei potenti del mondo, a scapito degli interessi della propria stessa popolazione».

«Operazione in Ucraina risposta alla guerra ibrida dell’Occidente contro la Russia»

Paramonov ha concluso affermanto che l’operazione militare speciale in Ucraina «rappresenta una risposta alla guerra ibrida dell’Occidente contro la Russia, una risposta ai tentativi di limitare le nostre capacità di sviluppo sovrano, di minare i nostri legittimi interessi politici ed economici, di destabilizzare l’assetto politico interno e di relegare la Russia ai margini della storia mondiale».

Processo Alfieri: sì alle trascrizioni delle intercettazioni

Entra nel vivo il processo a carico di Franco Alfieri, già sindaco di Capaccio Paestum ed ex presidente della Provincia di Salerno, dell’imprenditore capaccese Roberto Squecco, dell’agente della Polizia Municipale Antonio Bernardi e dell’ex addetto al cimitero Michele Pecora, imputati nell’ambito dell’inchiesta che ipotizza il reato di voto di scambio politico-mafioso. Nella mattinata di ieri gli imputati sono comparsi davanti al giudice Domenico Diograzia, presidente del collegio giudicante del Tribunale di Salerno, per una nuova udienza dedicata principalmente alle richieste istruttorie formulate dalle parti. Una fase ritenuta particolarmente importante in vista dell’avvio dell’esame del materiale probatorio che dovrà essere valutato nel corso del dibattimento. Al centro dell’udienza vi è stata la richiesta della Procura di procedere alla trascrizione delle intercettazioni telefoniche e ambientali considerate rilevanti ai fini del procedimento. Si tratta di conversazioni che, secondo l’accusa, rappresentano uno degli elementi fondamentali per ricostruire i rapporti tra i soggetti coinvolti e delineare il quadro accusatorio. Proprio per questo motivo i magistrati della Procura hanno insistito sulla necessità di acquisire integralmente il contenuto delle captazioni ritenute di interesse investigativo. Oltre alle intercettazioni, i pubblici ministeri Carlo Rinaldi ed Elena Guarino hanno chiesto l’acquisizione di ulteriore documentazione giudiziaria. Tra gli atti richiesti figurano le sentenze a carico di Vincenzo De Cesare e Antonio Cosentino, entrambi ritenuti appartenenti al clan di Baronissi, nonché la documentazione relativa al procedimento penale che vede coinvolto Angelo Genovese, indicato dagli inquirenti come altro componente del gruppo criminale. Particolare attenzione è stata inoltre riservata alla documentazione riguardante il lido Kennedy, struttura balneare finita negli anni al centro di una complessa vicenda amministrativa e giudiziaria che ha coinvolto l’allora titolare Roberto Squecco. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la vicenda rappresenterebbe uno degli elementi da approfondire nell’ambito dell’inchiesta. Il lido fu successivamente demolito in esecuzione di provvedimenti amministrativi adottati durante l’amministrazione guidata da Alfieri. Sul fronte della difesa, gli avvocati Domenicantonio D’Alessandro e Agostino De Caro, che assistono Franco Alfieri, hanno chiesto la trascrizione di una specifica intercettazione ritenuta particolarmente significativa per sostenere la posizione dell’ex amministratore. Una richiesta che non ha trovato opposizione da parte della Procura e che è stata accolta dal collegio. È stato così conferito l’incarico a due periti che avranno novanta giorni di tempo per procedere alla trascrizione del materiale intercettato e al successivo deposito degli elaborati. A margine dell’udienza, l’avvocato D’Alessandro ha affrontato anche il tema della misura cautelare che interessa il suo assistito. «Non abbiamo richiesto la revoca della misura cautelare per Franco Alfieri, ma lo faremo: il 4 giugno sono trascorsi 20 mesi agli arresti domiciliari, un periodo molto lungo. Oggi parlare di esigenze cautelari sembra eccessivo», ha dichiarato il legale. Sui tempi del processo è intervenuto anche l’avvocato Mario Turi, difensore di Roberto Squecco. «Quando ci sono misure cautelari il calendario processuale è necessariamente piuttosto serrato», ha spiegato, confermando che la prossima udienza è stata fissata per il 13 luglio quando sarà ascoltato il tenente colonnello della Dia, Fabio Gargiulo. Il 5 ottobre, invece, dovrebbero essere disponibili le trascrizioni. Nel corso della giornata ha preso la parola anche l’avvocato Francesco Raeli, difensore di Michele Pecora, che ha sottolineato il peso che le intercettazioni avranno nel corso del dibattimento. «Le intercettazioni sono fondamentali per la ricostruzione storica dei fatti, ma alla base vi è soprattutto una questione di qualificazione giuridica delle singole condotte contestate, aspetto sul quale le difese si stanno confrontando con particolare attenzione», ha affermato il penalista. Tutti gli imputati erano presenti in aula. Unica eccezione Domenico De Cesare, collegato in videoconferenza dal carcere di Cosenza, dove si trova detenuto per altri reati. Con la fase delle trascrizioni ormai avviata, il procedimento si prepara dunque a entrare in una fase cruciale, nella quale il contenuto delle intercettazioni e la documentazione acquisita potrebbero assumere un ruolo determinante nell’accertamento dei fatti contestati.

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Simona Calzaretti, la socialista più votata in Italia

La più votata in Italia nelle liste Avanti – Psi. E già questo potrebbe bastare per comprendere la portata del risultato ottenuto, che a conseguirlo è stata Simona Calzaretti, studentessa in Medicina, all’Università Federico II di Napoli, di appena 24 anni, capace di risultare la prima eletta a Salerno, davanti anche all’assessore uscente (poi confermato) Massimiliano Natella. Un trionfo inatteso, che ha reso questo traguardo ancora più prestigioso, facendola entrare di diritto nella nuova maggioranza del sindaco Vincenzo De Luca.

Emerge un dato molto significativo dalle ultime amministrative. Lei é stata la candidata socialista più votata d’Italia. Cosa si prova?

“È una bellissima soddisfazione che ha ripagato l’impegno speso durante i mesi di campagna elettorale. È stato un percorso intenso, fatto di incontri e confronto continuo con i cittadini. Ricevere questo consenso rappresenta per me un motivo di orgoglio ma anche una grande responsabilità, che mi spinge a continuare con ancora maggiore determinazione e senso del dovere verso la comunità”.

Prima candidatura, prima eletta, prima in assoluto. Si prospetta una carriera di tutto rispetto. Privilegia più la carriera professionale o politica? Lei sarà un futuro medico.

“Mi sono avvicinata alla politica per un senso profondo di impegno personale, per la nostra città e per la volontà di avvicinare i miei coetanei alla politica, ma proseguirò nel mio percorso e sarà il mio principale obiettivo: portare a termine gli studi quanto prima e proseguire con la scuola di specializzazione. Ringrazio tutti i candidati, l’Assessore Natella, Filomeno Di Popolo, il nostro segretario Nazionale Enzo Maraio e tutta la squadra del Partito Socialista”.

Su Salerno è riuscita addirittura ad arrivare davanti a un veterano come Natella. Da cosa è dipeso questo successo?

“Il successo è dipeso da un impegno di squadra che ci ha permesso di conseguire un ottimo risultato, 1247 preferenze, durante il periodo elettorale. Una campagna basata su incontri ed ascolti, sul dialogo costante con le persone e sulla presenza sul territorio. Abbiamo costruito un rapporto autentico con i cittadini, raccogliendo idee, esigenze e proposte. Questo risultato è il frutto del lavoro condiviso, della passione e della dedizione di tutti coloro che hanno creduto nel nostro progetto”.

Nonostante l’ottimo risultato conseguito per lei nessun assessorato. Può spiegarci il motivo?

“L’assessorato non era una mia ambizione, ho intenzione di continuare a dare il massimo nella disciplina in cui mi sto formando. La parentesi politica è una bellissima esperienza che continuerò ad affrontare insieme a tutta la squadra che ringrazio, come impegno civico al servizio dei cittadini”,

Quale sarà l’impegno di Calzaretti nella maggioranza targata De Luca?

“Portare la voce dei cittadini che necessitano di ascolto, presenza ed impegno costante. Credo che la politica debba essere innanzitutto vicinanza alle persone e capacità di comprendere le problematiche quotidiane della comunità. Il mio obiettivo sarà quello di rappresentare le esigenze dei cittadini con serietà e responsabilità, favorendo il dialogo e contribuendo a costruire risposte concrete ai bisogni del territorio”. Un esempio di umiltà, soprattutto per tanti giovani. E’ questo il messaggio che Simona Calzaretti intende diffondere alla sua Salerno.

Mario Rinaldi

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Il mistero Bettini: perché ogni sua intervista accende gli animi nel Pd

Goffredo Bettini ha saldamente preso il posto del Conte Max (Massimo D’Alema): ogni volta che c’è una sua intervista, e non si capisce peraltro da cosa derivi tutta questa sovraesposizione mediatica, il capo della “corrente thailandese” del Pd provoca ferite nel dibattito pubblico del partito di Elly Schlein.

Il mistero Bettini: perché ogni sua intervista accende gli animi nel Pd
Massimo D’Alema e Goffredo Bettini (Imagoeconomica).

La frenata sull’Ucraina e la volata a Onorato

L’ultima conversazione è stata con il Corriere della Sera, nel corso della quale Bettini, solitamente spacciato per intellettuale pubblico, lancia la solita volata al bencapitato di turno (stavolta tocca ad Alessandro Onorato, assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda del Comune di Roma e animatore della solita formazione paracentrista che piace a Bettini), distribuisce patenti di legittimità a sinistra e a sinistra, ritenendo che Pina Picierno fosse ormai incompatibile con il Pd e sparacchia sulla Russia e sull’Ucraina a favore dei putiniani (frenando parecchio sull’entrata di Kyiv nell’Ue): «Considerare la Russia asiatica e barbarica per sua natura, la spinge ancor di più verso un nazionalismo autocratico. La Russia è parte della storia europea. Serve all’Europa, alla sua stabilità e alla sua economia. E poi, altro che asiatici: Puskin, Gogol, Dostoevskij hanno capito, più di ogni altro, l’ombra della modernità occidentale».

Il mistero Bettini: perché ogni sua intervista accende gli animi nel Pd
Alessandro Onorato (Imagoeconomica).

I riformisti contro la deriva filorussa

Filippo Sensi, senatore del Pd, ha però un sospetto: che Bettini non abbia letto o abbia capito poco della letteratura russa che cita. «Penso l’opposto, ovviamente, delle parole di Bettini sull’Ucraina consegnate oggi al Corriere. L’opposto. E un Pd che seguisse questa agenda filorussa, che equivoca le stragi con Puskin, sarebbe una follia e un errore esiziale che non avverrà. Sul mio cadavere».

Il mistero Bettini: perché ogni sua intervista accende gli animi nel Pd
Filippo Sensi (Imagoeconomica).

E quando dà patenti di incompatibilità sulla politica estera, dice la deputata del Pd Lia Quartapelle, Bettini «parla di sé? Sembrerebbe di sì, visto che oggi il Pd presenta una risoluzione in cui ribadisce che l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue è una scelta strategica di fondo che non può essere rallentata». La miglior risposta, aggiunge la senatrice Simona Malpezzi, «è la risoluzione del Pd che ribadisce con forza il pieno sostegno all’Ucraina e, soprattutto, il suo necessario ingresso nell’Ue. Noi riteniamo l’allargamento a Kyiv una scelta decisiva». 

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Simona Malpezzi (Imagoeconomica).

È Bettini che è contiano o Conte che è bettiniano?

Citofonare però Giuseppe Conte, l’alleato preferito di Bettini, che ammette di avere divergenze con il Pd sull’Ucraina (è Conte che è bettiniano o Bettini che è contiano? Ah, saperlo). E lui, l’ex europarlamentare di stanza a Bangkok, è proprio lì per far cambiare idea ai suoi compagni di partito. Sono anni che Bettini teorizza d’altronde l’alleanza demopopulista con l’aggiunta di una quota centrista, giusto per preservare la specie, purché non rompa troppo le scatole e sappia stare al posto suo. Ogni volta trova qualcuno che lo ascolta per un po’ – con i suoi riferimenti, sempre i soliti peraltro, a terze o quarte gambe o terze o quarte punte della coalizione di centrosinistra, un mix di giuoco del calcio e soldatini – s’accende il solito giro di repliche più o meno efficaci, poi si ricomincia daccapo, come nel giorno della marmotta o nel giorno della patrimoniale, la tassa più citata dai leader di sinistra italiani, imprescindibile a giorni alterni.

Il mistero Bettini: perché ogni sua intervista accende gli animi nel Pd
Goffredo Bettini e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La pratica della doppiezza comunista

È un mistero buffo quello di Bettini, che ha la capacità unica di far adontare anche quando prende una decisione apparentemente interessante. Come quando prima del referendum disse di essere a favore della separazione delle carriere dei magistrati, salvo poi rimangiarsi la parola per motivi puramente ideologici: «Non posso sostenere una contrapposizione così pesante alla sinistra e al Pd», disse a Radio24, spiegando però che il voto non era sulla giustizia bensì sull’esecutivo: «La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni». Bettini d’altronde è fatto così, pratica la doppiezza comunista che qualcuno teorizzava. 

Il mistero Bettini: perché ogni sua intervista accende gli animi nel Pd
Goffredo Bettini con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Il vescovo ferma le rendite di posizione

Nicola Russomando

L’arcivescovo di Salerno mons. Andrea Bellandi ha pubblicato in data 9 giugno una lettera indirizzata al Clero e alle Parrocchie della diocesi, in cui preannuncia i prossimi avvicendamenti – in ogni caso per il mese di settembre- dei parroci in alcuni settori della sua giurisdizione. Nulla di strano se si considera la prassi normalmente vigente degli avvicendamenti alla guida delle parrocchie. Tuttavia, in questo caso, sorprende la formulazione in chiave giuridica della lettera, quasi a volere rimarcare il peso dell’autorità di fronte ad inevitabili opposizioni da parte dei parroci e degli stessi parrocchiani. Infatti, Bellandi si richiama esplicitamente al decreto della Conferenza episcopale italiana del 1983 che stabilisce un limite temporale di nove anni nell’esercizio del mandato parrocchiale, salvo diverso avviso del vescovo diocesano. Le disposizioni del 1983 segnarono una rivoluzione nella concezione del rapporto parroco-parrocchia, fondato su una specie di vincolo d’indissolubilità sul modello del matrimonio. Del resto, il Codice di diritto canonico, pure promulgato nel 1983, al canone 522 stabilisce come regola la stabilità del parroco mediante una nomina a tempo indeterminato, salvo che le Conferenze episcopali abbiano stabilito diversamente nel senso della nomina a tempo determinato. Appare evidente che tra le prime Conferenze episcopali ad aderire alla deroga c’è stata quella italiana, anche se la novità è stata sempre gestita con discrezionalità dai vescovi. Tornando alla lettera di Bellandi, il tono complessivo ricorda come, nella logica dell’avvicendamento, sia implicato il dovere dell’obbedienza in cui “è possibile fare esperienza di rinnovata libertà, sconosciuta invece a coloro che l’attendono solo al verificarsi di condizioni da sé prefissate”. La frase sembra alludere a contrattazioni che precedono e accompagnano gli spostamenti sulla base di acquisite rendite di posizione. Il vescovo, quindi, annuncia che una decina di comunità parrocchiali saranno interessate agli avvicendamenti del prossimo mese di settembre. Tra l’altro, sembra evidente che sarà interessata in primo luogo la forania di Giffoni Valle Piana che vive da decenni una situazione di totale immobilismo, aggravata dalla creazione di un’unità pastorale che ha appiattito ancora di più la vita parrocchiale rendendo una chiesa subordinata ad un’altra. Il risultato è stato la materiale desertificazione della frequentazione parrocchiale, concepita solo come centro di erogazione di servizi ecclesiali. Prossimamente Bellandi renderà noti i nomi dei nuovi parroci che, ufficiosamente, già circolano tra quelli che hanno frequentazione dell’ambiente ecclesiastico. L’auspicio è che questa sia anche l’occasione per superare l’unità pastorale che ormai, in tredici anni, ha mostrato il fallimento pratico della sua azione, concepita solo nel senso di una semplificazione burocratica.

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