E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?

E se lasciassero fuori dal gruppo Matteo Renzi? Proprio lui, che per mesi è stato il miglior portavoce del campo largo, il primo a crederci, l’ultimo a spegnere la luce, mentre Elly Schlein cavalcava la logica «testardamente unitaria» e Giuseppe Conte era lì che si smarcava e Bonelli & Fratoianni, i nostri Sussi e Biribissi, iniziavano a seminare patrimoniali. La foto postprandiale dell’altro giorno ha agitato non Renzi, che è uomo di mondo e sa come vanno certe cose, ma quelli che lo sostengono. Quelli del campo largo versione ristretta, Partito democraticoMovimento 5 stelleAlleanza Verdi e sinistra, sotto sotto sono convinti di vincere da soli, vorrebbero dettare l’agenda e la linea. Senza altre alleanze. Conte maramaldeggia, dice che non accetta «accozzaglie», gli animal spirits schleiniani vedono Renzi come una colpa da espiare, anche ora che non è più nel Pd da anni. Eppure Elly ha fatto intendere di non voler mettere veti. E quindi, cosa fare con questo Renzi?

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

La «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni

L’ex rottamatore rischia grosso. Può solo continuare a ripetere per convincere gli alleati che la «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni politiche del 2027 e che il bipolarismo è l’unica via, perché non ci sono ricette centriste in grado di funzionare (ciao Carlo Calenda). Lo dice Renzi e lo dicono i suoi, come Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera di Italia vivaCasa Riformista, parlando a Radio Anch’io: «Il centrosinistra non può ripetere l’errore del 2022, quando la divisione regalò la vittoria alla destra. Italia viva ha una proposta riformista chiara, diversa su molti temi da altre forze del centrosinistra, ma proprio per questo lavoriamo da tempo a un programma comune serio, perché ciò che conta non è cancellare le differenze ma costruire una proposta credibile per il Paese».

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Maria Elena Boschi e Matteo Renzi (foto Imagoeconomica).

Lo spauracchio di un sovranista al Quirinale basterà?

L’argomento punta su un elemento drammatico: disuniti si perde, rivince la destra che si elegge il suo presidente della Repubblica. Lo spauracchio di un sovranista al Quirinale potrebbe funzionare, chissà. Ma per ora c’è un elemento di burbanza che prevale nel campo largo, che punta a riottenere l’effetto politico del referendum costituzionale di marzo proiettato sulle elezioni politiche. La presunzione fa sì che Renzi venga messo in attesa dal “call center” del campo largo. Casomai dopo, in un secondo momento, potrebbe esserci un qualche tipo di accordo. Ma prima Pd-M5s-Avs vogliono iniziare a scrivere loro le regole insieme, anche perché i problemi non mancano, checché ne dicano gli entusiasti sostenitori di un’alleanza demopopulista. C’è la patrimoniale (Pd e Avs favorevoli, M5s contrario), c’è la politica estera (M5s contro gli aiuti all’Ucraina, Pd favorevole).

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Elly Schlein e, dietro di lei una foto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Per ora lo lasciamo fuori, poi si vedrà

Su Renzi sembra esserci maggiore armonia: per ora lo lasciamo fuori, poi si vedrà. In questo modo il campo largo versione identitaria potrebbe cercare di appianare le sue divergenze sviluppando un potere contrattuale nettamente superiore rispetto a quello dei renziani. La questione non è tanto «non fidarsi», come riassume Chiara Appendino, convinta che Renzi fregherà tutti il giorno dopo, quanto occupare – colonizzare – lo spazio ideologico possibile, senza lasciare libertà ad altri di connotare troppo la coalizione che si oppone a Giorgia Meloni.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Chiara Appendino (Ansa).

Meglio che non avanzi troppe pretese di incarichi e ricompense politiche

Il campo più o meno largo vuole evitare che Renzi e quel che gli ruota ancora attorno condizionino eccessivamente il programma elettorale. L’esclusione di Renzi è l’ammissione che con lui i conti ancora non si sono chiusi, che lui resterà sempre, ai loro occhi, un traditore del centrosinistra e che in fondo non serve averlo in coalizione. Potrebbe anche essere solo una tattica per fargli abbassare parecchio il prezzo nella trattativa futura e dunque le aspettative di incarichi e ricompense politiche.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Matteo Renzi con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Per qualcuno il renzismo è stata una malattia politica

Ma quale sia l’esito di questa gara a chi è più puro e ha meno colpe da espiare, Renzi rischia grosso. Anche se dovesse partecipare alla coalizione di centrosinistra, come alla fine è probabile, potrebbe rimanere ai margini in caso di vittoria elettorale. D’altronde, per una parte del Pd e della sinistra il renzismo è stata una malattia politica. Loro vogliono essere la cura. Gli schleiniani, anche se dovessero accettare Renzi in coalizione, negherebbero a Italia viva uno spazio troppo ingombrante di agibilità politica. Nella loro testa Renzi è una quota minoritaria, di mera testimonianza, di una sottosfumatura del centrosinistra. E lì deve restare.

Maturità: Quintiliano al Classico, allo Scientifico lo studio del livello di un lago

Seconda prova scritta per gli oltre 527 mila maturandi. A differenza del tema di Italiano, uguale per tutti a livello nazionale, gli studenti sono chiamati a cimentarsi con le materie di competenza nei loro indirizzi, per esempio latino al Liceo Classico e matematica allo Scientifico.

Il testo scelto per la prova di latino al Classico

Agli studenti del Classico è stata chiesta la comprensione e l’interpretazione del testo, l’analisi linguistica e stilistica, l’approfondimento e riflessioni personali di un passaggio dell’Institutio oratoria, opera maggiore di Marco Fabio Quintiliano e l’unica a esserci pervenuta per intero.

I problemi di matematica e i quesiti allo Scientifico

Allo Scientifico, nella prova di matematica, uno dei due problemi è incentrato sullo studio del livello dell’acqua del lago di Bracciano, oggetto di prelievi nel 2016 e 2017 e utilizzato come riserva idrica di emergenza per i Comuni limitrofi e per l’approvvigionamento di Roma. Ai maturandi viene chiesto di compiere una serie di misurazioni utilizzando i dati che vengono riportati in una tabella, definendo il modello matematico che esprime l’andamento del livello delle acque del lago in funzione del tempo. Il secondo problema è invece uno studio di funzione proposto nella formulazione classica. Poi otto quesiti, con domande che partono da sport e giochi: da un torneo di pallavolo a una partita di scopone. Viene anche citato Albert Einstein, con una sua dichiarazione tratta dalla conferenza “Geometrie und Erfahrung” del 1921.

Ordinanza di Fico: stop al lavoro dalle 12.30 alle 16

Il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha firmato un’ordinanza in materia di igiene e sanità pubblica finalizzata a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori maggiormente esposti agli effetti delle elevate temperature estive. Il provvedimento, identificato come Ordinanza n. 1 del 17 giugno 2026, entrerà in vigore il prossimo 21 giugno e resterà efficace fino al 31 agosto 2026. L’iniziativa si inserisce nel quadro delle misure di prevenzione adottate dalla Regione per contrastare i rischi derivanti dalle sempre più frequenti ondate di calore, che negli ultimi anni hanno interessato il territorio campano con crescente intensità. L’obiettivo è ridurre l’esposizione dei lavoratori agli effetti dello stress termico e prevenire episodi di malori, disidratazione e colpi di calore, particolarmente pericolosi durante le attività svolte all’aperto. Nel dettaglio, l’ordinanza dispone il divieto di svolgimento delle attività lavorative nei settori agricolo, edile e in tutti i comparti assimilabili che comportano un’esposizione prolungata ai raggi solari. Il divieto si applica nella fascia oraria compresa tra le ore 12.30 e le ore 16.00, limitatamente ai giorni e alle aree in cui le mappe di rischio pubblicate dal sistema Worklimate dell’Inail segnalano un livello di rischio “alto” per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa. Sono escluse dal divieto le attività urgenti e indifferibili necessarie per il ripristino di servizi essenziali a seguito di eventi imprevedibili o situazioni emergenziali, purché vengano comunque rispettate tutte le disposizioni previste dalla normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro. L’ordinanza introduce inoltre l’obbligo, per i concessionari di pubblico servizio e per le attività connesse a ragioni di pubblica utilità, di adottare adeguate misure organizzative e preventive, al fine di garantire la continuità e i livelli minimi delle prestazioni dei servizi pubblici essenziali senza compromettere la sicurezza dei lavoratori. “Con questa ordinanza interveniamo per tutelare concretamente i lavoratori agricoli, quelli del settore edile e tutti coloro che, per ragioni professionali, svolgono attività all’aperto esposti per molte ore al sole e alle alte temperature. La salute e la sicurezza dei lavoratori vengono prima di tutto. Di fronte a fenomeni climatici sempre più estremi è dovere delle istituzioni adottare misure di prevenzione efficaci per ridurre i rischi legati allo stress termico e ai colpi di calore, garantendo condizioni di lavoro più sicure nei comparti maggiormente esposti”, ha dichiarato il presidente della Regione Campania, Roberto Fico. L’ordinanza è stata accolta con favore da Confagricoltura Campania, che ha espresso apprezzamento per l’attenzione rivolta alla tutela dei lavoratori agricoli impegnati quotidianamente nei campi durante i mesi più caldi dell’anno. “La sicurezza nei luoghi di lavoro rappresenta una priorità assoluta per le imprese agricole”, sottolinea Confagricoltura Campania. “È tuttavia necessario tenere conto delle peculiarità del settore primario, dove molte attività produttive sono strettamente legate ai tempi della natura e non possono essere facilmente rinviate senza conseguenze sulle produzioni e sulla qualità dei raccolti”. Secondo l’organizzazione, i provvedimenti emergenziali devono essere accompagnati da strumenti che consentano alle aziende agricole di riorganizzare efficacemente il lavoro e di sostenere i costi aggiuntivi derivanti dall’adozione delle misure di prevenzione. Per questo motivo, Confagricoltura Campania propone l’apertura di un tavolo di confronto permanente tra Regione, organizzazioni datoriali e rappresentanze dei lavoratori, con l’obiettivo di individuare soluzioni condivise e strutturali capaci di garantire, al tempo stesso, la tutela della salute e la continuità delle attività produttive. Il direttore di Confagricoltura Campania, Paolo Conte, evidenzia come tra le possibili misure da valutare vi sia una rimodulazione degli orari di lavoro durante i periodi caratterizzati da caldo estremo, anticipando l’avvio delle attività nelle ore più fresche della giornata e limitando l’esposizione dei lavoratori nelle fasce orarie più critiche. “I cambiamenti climatici stanno imponendo nuovi modelli organizzativi anche al settore agricolo”, osserva Paolo Conte. “Servono maggiore flessibilità, investimenti mirati e una stretta collaborazione tra istituzioni, imprese e lavoratori per coniugare la tutela della salute, la sostenibilità delle produzioni e la competitività delle aziende agricole. Solo attraverso un approccio condiviso sarà possibile affrontare in maniera efficace le sfide poste dalle temperature sempre più elevate e dagli eventi climatici estremi”. L’ordinanza regionale rappresenta dunque un primo importante passo verso una gestione più strutturata dei rischi connessi alle ondate di calore, ponendo al centro la sicurezza dei lavoratori e aprendo al tempo stesso una riflessione più ampia sull’adattamento del sistema produttivo agricolo e delle attività all’aperto agli effetti del cambiamento climatico.

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Salernitana. Oggi ritroviamoci al Vestuti

Andrea De Simone

Ci sono città che hanno una squadra di calcio. E poi c’è Salerno, dove la Salernitana è qualcosa di diverso, qualcosa che appartiene alla storia familiare, alla memoria collettiva, all’identità stessa di un popolo. Per questo la festa del 19 giugno, nella piazza che custodisce il ricordo dello storico Donato Vestuti, non sarà soltanto la celebrazione della fondazione del 1919. Sarà il ritrovarsi di una comunità attorno a uno dei simboli più autentici della propria appartenenza. I salernitani conoscono bene il valore delle tradizioni. Da secoli tramandano la devozione per San Matteo, patrono della città, la cui festa del 21 settembre rappresenta il momento più intenso dell’anno. È il giorno delle tavole imbandite con i sapori della memoria, della processione che attraversa il cuore antico della città, delle voci dei capiparanza che si intrecciano con le note delle bande musicali. È il giorno in cui ogni famiglia ritrova un pezzo della propria storia. La stessa forza emotiva vive nel rapporto tra Salerno e la sua squadra. Perché la Salernitana, come scrisse Alfonso Gatto, è “femmina e popolana”: passionale, generosa, imprevedibile, capace di suscitare sofferenza e amore nello stesso istante. Salerno è orgogliosa della sua storia millenaria, della Scuola Medica Salernitana che illuminò l’Europa, del Regimen Sanitatis, di Trotula de Ruggiero, la prima donna medico della storia occidentale. Ma accanto a queste straordinarie eredità culturali c’è anche la Salernitana, che da oltre un secolo accompagna la vita della città, ne interpreta gli umori, ne rappresenta le speranze. Per questo meritano un plauso i ragazzi della Curva, a cominciare dal gruppo UMS, che hanno voluto trasformare il compleanno della Salernitana in una festa aperta a tutti e soprattutto ai più giovani. Perché l’appartenenza, nel mondo moderno, non è un sentimento da archiviare ma un patrimonio da custodire e trasmettere. A completare il programma della giornata ci saranno anche altre iniziative promosse dalle diverse realtà del tifo granata: la mostra delle maglie a Palazzo di Città e la sfida sulla spiaggia di Santa Teresa tra ex atleti che hanno vestito la maglia granata. Appuntamenti che contribuiranno a rendere ancora più ricco il clima di partecipazione e condivisione che accompagnerà il compleanno della nostra Salernitana. I numeri raccontano soltanto una parte della storia. Oltre settantamila spettatori nelle ultime tre gare dei playoff, migliaia di tifosi in viaggio per seguire la squadra in ogni angolo d’Italia. E tutto questo dopo tre stagioni amare, che hanno portato la Salernitana dalla Serie A alla Serie C. Eppure i salernitani sono rimasti lì. Sempre. “Comunque vada”, come canta la curva. Perché il vero amore non conosce classifiche. Alla festa del Vestuti sarà presente anche il mio ultimo lavoro, “Novanta minuti e una vita intera”, un libro che raccoglie sessant’anni di passione granata, di trasferte, di emozioni, di incontri e di ricordi. Un racconto personale che, in fondo, è anche il racconto di migliaia di salernitani.Sono grato ai ragazzi che hanno voluto questo incontro e a quanti stanno lavorando allo spettacolo teatrale ispirato al libro. Gli attori salernitani Gaetano Stella e Claudio Tortora stanno dando forma a un progetto che vedrà la luce nei prossimi mesi al Teatro Delle Arti e che, mi auguro, coinvolgerà anche alcuni di quei giovani protagonisti di coreografie che hanno fatto conoscere il nome di Salerno ben oltre i confini della città. Il 19 giugno, dunque, non sarà soltanto una ricorrenza. Sarà una dichiarazione d’amore. Alla Salernitana, certo. Ma anche a Salerno. Perché ci sono squadre che rappresentano una città. E poi ci sono città che si riconoscono in una squadra come in uno specchio. La Salernitana è questo. Oltre un secolo di calcio, una vita intera di emozioni, un sentimento che continua a passare di padre in figlio e che nessuna categoria potrà mai cancellare. Che sia davvero una grande festa. Una festa di orgoglio, di memoria e di appartenenza per la città che amiamo.

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Fico e i suoi assessori salernitani: che temi alla maturità?

di Erika Noschese

Immaginate lo squillo di una campanella vecchio stile che cancella in un colpo solo le poltrone di Santa Lucia, le tessere di partito e i rancori politici accumulati negli anni. Stamattina, nell’aula di un liceo salernitano, la delegazione della Campania e i consiglieri regionali della provincia si sono ritrovati schierati fianco a fianco. Tutti diciottenni, tutti con la stessa ansia da foglio bianco e, soprattutto, tutti studenti alla pari. Compreso il giovane Roberto Fico, seduto all’ultimo banco con l’aria di chi sta per inventare un nuovo corso politico, ignaro del fatto che un giorno si troverà a guidare l’intera regione. Di fronte alle tracce della Maturità 2026, la classe si è divisa immediatamente, anticipando sul foglio protocollo le virtù, i compromessi e i futuri vizi delle proprie carriere. Il diciottenne Roberto Fico non ha avuto esitazioni: penna stilografica in mano, si è fiondato sul discorso di Giuseppe Saragat all’Assemblea Costituente, focalizzandosi sul “volto umano” della democrazia. Il suo è un tema fluviale e appassionato sul valore dei beni comune, sulla centralità dell’ascolto e sulla dignità pubblica. Fico scrive da primo della classe, convinto che le istituzioni si guidino con l’ortodossia del dialogo e che la sua futura giunta debba essere un monolite inscindibile per tutto il mandato, senza eccezioni o cambi in corsa. Un compito eccellente per sensibilità ideale, che però suona oggi come un enorme promemoria per il Fico del futuro: per dare un volto umano alla Regione Campania non basteranno i manifesti valoriali o le rigidità regolamentari da cortile scolastico, ma servirà una spietata concretezza per sbloccare le liste d’attesa della sanità e i trasporti di una provincia salernitana che non può vivere di sola etica. Poco distante, il giovane Fulvio Bonavitacola – storico alter ego dello sceriffo e futuro assessore alle Attività Produttive e allo Sviluppo Economico – ha aggredito la traccia di Mario Calabresi sul valore della fatica e sul significato profondo dell’alzarsi all’alba. Bonavitacola ha strutturato un saggio rigoroso, quasi ingegneristico, teorizzando che l’industrializzazione di Salerno e il rilancio delle sue aree produttive passino necessariamente per il sacrificio quotidiano della burocrazia. Un testo solido, che tuttavia la realtà odierna costringe a rileggere con una punta di amaro sarcasmo: la vera fatica, oggi, la fanno gli imprenditori della zona industriale salernitana e dei distretti dell’agro sarnese-nocerino, rimasti al palo a contare i danni di infrastrutture promesse da anni e mai completate. L’alba del giovane Fulvio è ancora un miraggio per il tessuto economico reale. Il vero capolavoro di equilibrismo scolastico, però, lo firma lo studente Vincenzo Maraio. Il futuro segretario del PSI sceglie Cesare Pavese e i versi di “Passerò per piazza di Spagna”, ma l’analisi letteraria diventa lo specchio della sua precoce attitudine a elemosinare un ruolo attivo in classe. Nel tema, Maraio si aggrappa alla poesia per giustificare una presenza che i numeri non gli concederebbero: nonostante il risultato abnorme e straripante del compagno di banco Andrea Volpe, e nonostante il “preside” Fico avesse giurato che la giunta sarebbe rimasta blindata senza sconti per nessuno, il giovane Enzo è riuscito a imporsi, ottenendo l’assessorato a Turismo e Transizione Digitale dopo una lunga e sfinente insistenza nei corridoi. Il testo pavesiano sulla bellezza diventa così la scusa per nascondere il patto politico: l’importante era entrare nel “campo largo”, una missione di compattezza fallita ancor prima di iniziare, come si è visto plasticamente a Salerno città e in tante, troppe parti d’Italia. Ma d’altronde, come si diceva proprio tra i banchi di scuola, “una cosa regalata è bella e conservata”, e Maraio la sua poltrona se la tiene stretta, a prescindere da tutto e tutti, compresi i suoi. Claudia Pecoraro sposa la medesima traccia dell’incanto della natura, declinandola in chiave di politiche abitative e parità di diritti. La commissione apprezza la sensibilità ecologista precoce della futura assessore all’Ambiente, ma il compito le ricorda che per rinvigorire Salerno non basterà la meraviglia, ma serviranno piani di bonifica reali e alloggi sociali sottratti al degrado. Andrea Volpe (“Avanti Campania”), dal canto suo, affronta la traccia sull’incanto della natura di Wenke Husmann con il suo solito brio comunicativo, firmando un compito fresco e pieno di entusiasmo che fa colpo sulla commissione, ma che fotografa anche il paradosso di chi, pur avendo una valanga di preferenze, si ritrova a guardare i posti in giunta assegnati con il bilancino dei partiti. Tra i consiglieri d’aula, dunque, la prova si fa geometrica ed elettorale. Luca Cascone si cimenta con la traccia di Piero Bianucci sulla scienza di “farsi capire”. Da futuro signore delle infrastrutture e dei trasporti regionali, Cascone sviluppa una tesi arditissima per spiegare che i ritardi nei cantieri stradali e ferroviari sono in realtà tappe di un processo scientifico-comunicativo. Un capolavoro di retorica che i pendolari salernitani, costretti ai disagi della viabilità, boccerebbero senza pietà. I democratici Corrado Matera e Franco Picarone scelgono la prudenza dei vecchi saggi: Matera va su Vitaliano Brancati e i legami generazionali, un testo perfetto per blindare il suo futuro bacino elettorale nel Cilento profondo; Picarone usa il saggio di Frank Furedi sui confini per spiegare, con precisione chirurgica, dove finisca il perimetro del PD e dove inizino le liste civiche di supporto, comprese quelle che ultimamente lo stanno “corteggiando” per far sì che saluti definitivamente il Partito Democratico. All’opposizione, la destra salernitana mostra i muscoli fin dai banchi di scuola, ma si divide sulle tracce. Giuseppe “Peppe” Fabbricatore sceglie Furedi e i confini: un tema patriottico, identitario e d’ordine, utile a marcare la centralità di Fratelli d’Italia, anche se la maturità amministrativa gli richiederà presto di passare dalle barricate ideologiche alle proposte di legge per la provincia. Roberto Celano (Forza Italia) si rifugia su Calabresi e la fatica dell’opposizione, scrivendo un testo tagliente contro la gestione della maggioranza, ma lasciando parzialmente in bianco la pagina delle soluzioni alternative in attesa dell’orale, quando potrà dar sfoggio della sua abilità nelle interrogazioni. Mimì Minella affronta la globalizzazione cambiando tre volte la scaletta e la disposizione del banco prima di consegnare, un’anticipazione perfetta delle sue future capriole tra i gruppi del consiglio (dalla Lega al Misto, fino a Forza Italia). Infine, Sebastiano Odierna chiude le fila scegliendo Saragat, per dimostrare che anche l’area identitaria ha studiato la Costituzione, pur ricordando alla giunta che il “volto umano” della politica si misura sui fatti e non sulle poltrone distribuite per quieto vivere. Al suono della campanella, i ragazzi della Regione consegnano compiti ambiziosi ma pieni di cancellature: per essere davvero maturi, la strada è ancora lunghissima.

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Come avrebbe svolto la maturità la giunta De Luca?

di Erika Noschese

Immaginate un prodigio spazio-temporale. Cancellate per un attimo le auto blu, le delibere e le conferenze stampa. Riportate l’orologio biologico della classe dirigente salernitana all’età dei diciott’anni, scaraventandoli tutti insieme, stamattina, all’interno di un’aula d’esame. Vocabolario sotto il braccio, due penne biro e la consapevolezza che la “maturità” – quella vera, amministrativa – sia ancora tutta da dimostrare. Se la giunta guidata da Vincenzo De Luca si fosse trovata ieri ad affrontare la prima prova in un ipotetico ritorno al passato, le tracce ministeriali sarebbero diventate il palcoscenico perfetto per anticipare sogni, vocazioni e, soprattutto, i futuri “orrori” delle loro deleghe. Una presa di coscienza tardiva, tra i banchi di scuola, per capire che un conto è riempirsi le tasche di voti, un altro è riempire le buche sull’asfalto. Il primo a consegnare, con tre ore d’anticipo e lo sguardo infastidito di chi deve spiegare l’ovvio a una commissione di analfabeti di ritorno, sarebbe stato lo studente Vincenzo De Luca. Per il futuro sindaco-sceriffo, la scelta è un obbligo morale: la traccia di Frank Furedi sui confini e sulle frontiere. Tra i banchi, il giovane De Luca avrebbe vergato un trattato nucleare contro il “cafonismo” intellettuale e la barbarie estetica. Nel suo tema, la frontiera diventa la linea Maginot che separa la civiltà della sua programmazione dal “nulla cosmico” rappresentato da sovraintendenze e burocrati parassitari. Con una prosa a metà tra un editto imperiale e un monologo di Crozza, il giovane Vincenzo avrebbe spiegato che l’unico confine accettabile è quello stabilito da lui medesimo. Una performance magistrale, certo, ma con un invito implicito alla sua futura coscienza: va bene blindare i confini del potere e della cultura alta, ma occhio a non isolarsi troppo dal mondo reale che, fuori dal perimetro, attende ancora risposte terra-terra. Al secondo banco, con le maniche rimboccate e l’aria di chi non ha tempo da perdere in filosofie, il futuro vicesindaco Giovanni (Nino) Savastano avrebbe agguantato la traccia di Mario Calabresi sul valore della fatica e sull’alzarsi all’alba. Savastano, uomo del fare per definizione storica, avrebbe buttato giù un saggio d’assalto. Niente chiacchiere vane al vento, niente promesse da marinai o mozioni di commissioni consiliari che negli ultimi cinque anni hanno millantato miracoli a parametro zero, sperando di fare sport con il portafogli altrui. Il giovane Nino avrebbe profetizzato la sua futura missione: prendere per i capelli un ambito – lo sport e le politiche giovanili – ridotto a un lumicino e rinvigorirlo a suon di fatti, non di relazioni programmatiche. La commissione d’esame avrebbe apprezzato la grinta, ma il tema di maturità serve anche a ricordargli che la fatica più grande sarà proprio quella di far dimenticare il deserto degli anni passati. L’alba è sorta, ora servono i fatti. Chi invece si sarebbe mossa con assoluta autorevolezza scientifica è Pasqualina (Paky) Memoli. Di fronte alla traccia di Piero Bianucci sulla necessità di “farsi capire” quando si parla di scienza, la futura dottoressa avrebbe vergato un bignami di medicina territoriale e prevenzione sanitaria impeccabile. Quando la professionalità c’è, si vede anche a diciott’anni. La studentessa Memoli avrebbe spiegato che la salute non è un algoritmo e che la medicina deve scendere in strada, tra la gente, con un linguaggio chiaro ed empatico. Un compito da dieci e lode, che però oggi suona come un promemoria per l’assessore: la teoria era eccellente, ma la sanità sul territorio ha bisogno di una terapia d’urto quotidiana, non solo di ottime diagnosi sulla carta. Incomprensioni linguistiche che avrebbe affrontato invece Gaetana Falcone, decisa a svolgere la stessa traccia sulla divulgazione ma applicata alla Pubblica Istruzione. Il suo tema avrebbe analizzato il cortocircuito comunicativo tra istituzioni e mondo della scuola. Un bell’esercizio di stile, utilissimo per ricordarle, cinquant’anni dopo, che per rinvigorire i plessi scolastici di Salerno non bastano i programmi ministeriali, ma serve una comprensione profonda (e rapida) dei bisogni materiali di studenti e famiglie. L’autentico capolavoro del surrealismo logistico sarebbe stato però il tema di Rocco Galdi. Attratto dalla medesima traccia sui confini e sulla libertà di movimento della globalizzazione, il futuro assessore alla mobilità avrebbe sviluppato una tesi geometrica sulla fluidità dei trasporti. Un ossimoro vivente. Il giovane Galdi avrebbe scritto di flussi costanti e mobilità alternativa mentre, per ironia della sorte, il suo banco continuava a traballare. Leggere oggi quel tema fa quasi sorridere (o piangere): il “ragazzo” ha fatto il pieno di consensi, d’accordo, ma sulla mobilità sostenibile e sul trasporto pubblico locale sembra rimasto fermo alla stazione di partenza. Tra cantieri aperti come ferite di guerra ed esplorazioni archeologiche sull’asfalto delle strade cittadine, il Galdi adolescente avrebbe dovuto comprendere che la “libertà di movimento” non significa costringere i salernitani a un percorso a ostacoli quotidiano. Si resta in attesa di un esame di riparazione, soprattutto per le strade. Non meno tormentato il compito di Dario Loffredo. Affascinato dai versi di Cesare Pavese su Piazza di Spagna, il futuro assessore all’urbanistica avrebbe celebrato la bellezza millenaria degli spazi urbani. Un testo poetico, quasi romantico, se non fosse che la realtà ha brutalmente superato la fantasia letteraria. Se il diciott’anni Loffredo avesse potuto dare uno sguardo al futuro Corso Vittorio Emanuele, avrebbe stracciato il foglio. Altro che l’incanto di Pavese: qui siamo alle prese con il dramma dei commercianti imbestialiti, costretti a chiudere i battenti a tempo indeterminato o a vedere le entrate ridotte al lumicino a causa di ritardi stratosferici nel restyling. La maturità di Loffredo sarebbe dovuta passare da qui: capire che l’urbanistica è un cantiere che deve finire prima che la città fallisca, senza limitarsi alla “richiesta di un piccolo sacrificio” che perdura da tanto, troppo tempo per chi ha investito in una zona clou della propria città. Sulla traccia dell’incanto della natura si sarebbero infine scontrati Alessandro Ferrara e Massimiliano Natella. Il primo, futuro assessore al turismo, avrebbe dipinto il Golfo di Salerno come un paradiso terrestre capace di generare stupore e ricchezza. Un’ode alla bellezza che, purtroppo, non si trasforma automaticamente in posti letto e flussi turistici organizzati se manca una strategia di marketing territoriale degna di questo nome. Il secondo, Massimiliano Natella, avrebbe affrontato il tema con un taglio ecologista encomiabile per un ragazzo che, dopotutto, “non è del mestiere”. Il giovane Natella avrebbe commosso la commissione parlando di transizione ecologica e cura maniacale del verde pubblico. Per Natella, l’invito alla maturità verde è un imperativo: lo stupore per la natura è bello, ma un servizio che funziona è decisamente meglio. Sul fronte dell’analisi sociale, la studentessa Paola De Roberto si sarebbe fiondata sulla prosa di Vitaliano Brancati. Le riflessioni dell’autore sui legami generazionali e sulla memoria intima avrebbero fornito alla futura assessore alle politiche sociali il pretesto perfetto per un’analisi accorata sul welfare di prossimità. De Roberto avrebbe scritto un tema incentrato sulla necessità di non spezzare mai il filo della solidarietà tra anziani e giovani, trasformando la letteratura in un manifesto politico-sociale precoce. Un compito lineare, che però oggi suona come una strigliata alla sua stessa gestione: va bene la centralità dei legami, ma a Salerno le politiche sociali hanno un disperato bisogno di uscire dalle secche della precarietà dei servizi, passando dalle enunciazioni di principio all’assistenza reale e tempestiva per le famiglie in difficoltà. La memoria va bene, ma il presente morde. Al suono della campanella, la giunta salernitana avrebbe consegnato i fogli protocollo alla commissione. Esaminati oggi, quei temi non sono più una prova scolastica, ma una gigantesca chiamata alla responsabilità. Salerno, per stessa ammissione del primo cittadino, ha finito il tempo delle giustificazioni. Un fallimento che i cittadini non meritano e sul quale è doveroso pretendere risposte chiare e concrete.

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Blitz Positano: nel mirino ex sindaco ed ex giunta

Blitz dei Carabinieri nelle prime ore della mattinata di ieri presso gli uffici del Comune di Positano. I militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Salerno, su disposizione della Procura della Repubblica di Salerno, hanno effettuato un’attività di acquisizione documentale riguardante l’attività amministrativa e gestionale dell’ente nel corso della precedente consiliatura guidata dall’ex sindaco Giuseppe Guida. L’operazione, che non è passata inosservata ai cittadini e agli operatori presenti nel centro cittadino per la presenza di diverse vetture di servizio nei pressi della sede municipale, si è svolta per diverse ore all’interno degli uffici comunali. I militari hanno acquisito numerosi fascicoli, atti amministrativi e documentazione relativa a procedure e affidamenti sui quali l’autorità giudiziaria ha avviato specifici approfondimenti investigativi. Al momento, dagli ambienti della Procura, non trapelano dettagli ufficiali sull’inchiesta né sono state rese note eventuali ipotesi di reato o persone sottoposte a indagine. L’attività svolta dai Carabinieri rientrerebbe infatti in una fase preliminare degli accertamenti, finalizzata alla raccolta e all’analisi della documentazione ritenuta utile per ricostruire i fatti oggetto di verifica. L’intervento della magistratura giunge a poche settimane dalle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio, che hanno sancito l’elezione della nuova sindaca Gabriella Guida. Proprio quest’ultima, nel corso dell’ultimo anno della precedente consiliatura, quando sedeva tra i banchi dell’opposizione, aveva più volte espresso pubblicamente perplessità e avanzato rilievi critici sulla gestione amministrativa dell’ente, chiedendo maggiore trasparenza su alcune procedure e scelte adottate dall’allora amministrazione comunale. Secondo quanto emerso nelle ultime ore, le attività di acquisizione documentale non si sarebbero limitate esclusivamente al Comune di Positano, ma avrebbero interessato anche altri territori della Costiera Amalfitana e dell’area salernitana, nell’ambito di un’inchiesta più ampia coordinata dalla Procura di Salerno. Gli investigatori starebbero concentrando l’attenzione, in particolare, sulle modalità di assegnazione di alcuni lavori pubblici e di determinati affidamenti effettuati durante la precedente amministrazione. L’obiettivo dell’indagine sarebbe quello di verificare l’eventuale esistenza di condizionamenti o irregolarità nelle procedure amministrative, con particolare riferimento al rispetto del principio di rotazione degli affidamenti previsto dalla normativa vigente. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti vi sarebbe la verifica dell’eventuale concentrazione di incarichi e lavori pubblici in favore di un numero limitato di imprese operanti sul territorio, circostanza che, qualora accertata, potrebbe configurare possibili violazioni delle regole che disciplinano la concorrenza e la trasparenza nell’azione amministrativa. Si tratta, tuttavia, di accertamenti ancora in corso e sui quali vige il massimo riserbo investigativo. Nelle prossime settimane l’analisi del materiale acquisito consentirà agli inquirenti di delineare con maggiore precisione il quadro della vicenda e di valutare eventuali ulteriori sviluppi investigativi. Fino ad allora, resta fermo il principio della presunzione di innocenza per tutti i soggetti eventualmente coinvolti, in assenza di contestazioni formali da parte dell’autorità giudiziaria.

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Cinema: Brand New Day sarà l’ultimo film di Spider-Man?

Brand New Day sarà l'ultimo film di Spider-Man?

Il regista Destin Daniel Cretton ha fatto alcuni commenti in un podcast che, diciamo, fanno preoccupare per la sorte di Peter Parker.

Durante un’apparizione al podcast Crew Call di Deadline, Destin Daniel Cretton, il regista del nuovo film Spider-Man: Brand New Day, in uscita a luglio, ha fatto un commento interessante. Il regista ha incoraggiato il pubblico ad affrontare il film con una mentalità specifica, dicendo che dovrebbero andare a vederlo come se fosse l’ultimo Spider-Man. A prima vista, sembra che il regista stia incoraggiando i fan a vivere appieno l’esperienza e ad apprezzare la storia. Ma date le speculazioni che attualmente circondano il film, quel commento susciterà... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 19 giugno 2026 - articolo di S*

Fenailp Turismo: «Palinuro non è tra le spiagge più care»

In merito ad alcune interpretazioni diffuse sull’indagine realizzata da Altroconsumo relativa ai costi degli stabilimenti balneari italiani, Fenailp Turismo ritiene necessario precisare correttamente i dati che riguardano Palinuro. La rilevazione prende in esame il costo di una settimana di spiaggia attrezzata e attribuisce a Palinuro una tariffa media di 188 euro per sette giorni, comprensiva generalmente di un ombrellone e due lettini e, in diversi casi, di ulteriori servizi accessori. Un dato che, tradotto in termini giornalieri, corrisponde a circa 27 euro al giorno per due persone e che colloca Palinuro ben al di sotto delle località più costose monitorate dall’associazione dei consumatori. Nella stessa indagine, infatti, figurano destinazioni con prezzi medi sensibilmente superiori, come Alassio (340 euro), Gallipoli (324 euro), Alghero (240 euro), Taormina-Giardini Naxos (237 euro) e Viareggio (232 euro). «Leggendo attentamente i numeri emerge che Palinuro non compare tra le spiagge più care d’Italia. Al contrario, i dati evidenziano una destinazione competitiva, che offre servizi, qualità ambientale e un’esperienza turistica di alto livello a costi assolutamente equilibrati rispetto ad altre località balneari nazionali», dichiara Marco Sansiviero, Presidente Nazionale di Fenailp Turismo. Secondo Fenailp Turismo, il parametro corretto per valutare una destinazione non può essere rappresentato esclusivamente dal prezzo di una postazione in spiaggia, ma dal rapporto tra costi e valore complessivo dell’esperienza offerta. «Chi sceglie Palinuro sceglie uno dei tratti di costa più suggestivi del Mediterraneo, un mare premiato e riconosciuto a livello nazionale e internazionale, il patrimonio naturalistico del Parco Nazionale del Cilento, la qualità dell’accoglienza, dell’enogastronomia e dei servizi. Sono elementi che incidono concretamente sul valore della vacanza e che rendono il nostro territorio particolarmente competitivo», prosegue Sansiviero. Fenailp Turismo sottolinea inoltre che il dato medio rilevato da Altroconsumo comprende spesso servizi aggiuntivi messi a disposizione dagli stabilimenti, come parcheggi, docce, assistenza e altre dotazioni, che contribuiscono a qualificare l’offerta. «In una fase in cui l’intero comparto turistico nazionale è chiamato a confrontarsi con l’aumento dei costi energetici, del lavoro e della gestione delle imprese Palinuro continua a distinguersi per la capacità di coniugare qualità, sostenibilità e accessibilità. I numeri dell’indagine non certificano affatto una destinazione costosa; semmai confermano che il Cilento resta una delle aree turistiche italiane con il miglior rapporto qualità-prezzo», conclude Sansiviero. Fenailp Turismo invita a una lettura completa dei dati, evitando interpretazioni fuorvianti che non trovano riscontro nell’indagine e che rischiano di trasmettere un’immagine non corrispondente alla realtà del territorio.

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Salerno. Giro di prostituzione: sconto in Appello

Salerno/Fisciano. Giro di prostituzione da Salerno a Fisciano con clienti che arrivavano da ogni angolo della provincia. Gli imputati, 5, avrebbero creato un vero e proprio affare con le lucciole tra il capoluogo, Pontecagnano, Battipaglia e la Valle dell’Irno. Secondo la Procura, si trattava di un’associazione finalizzata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione sgominata a giugno scorso. Gli imputati hanno concordate le pene in Appello dopo le condanne per quasi 18 anni di reclusione stabilite dal gup Marilena Albarano del Tribunale di Salerno a marzo 2025 che parzialmente aveva accolto le istanze del pubblico ministero Gianpaolo Nuzzo. Per Armando Del Giorno dai 4 anni e 4 mesi di reclusione si va 3 anni e 4 mesi , dai 5 anni incassati in primo grado Pietro Schiavo concorda la pena con 3 anni e 10 mesi di reclusione mentre per gli altri 3 pene intorno ai 2 anni. Nel collegio difensivo tra gli altri, Giovanna Eliana Fiore e Luigi Gargiulo. L’indagine aveva portato lo scorso giugno all’esecuzione di cinque misure cautelari, sgominando tre gruppi accusati di gestire otto case d’appuntamento e due night club. Gli altri imputati, diciannove in totale, affronteranno invece il rito ordinario. Secondo la tesi della Procura, Del Giorno e Schiavo erano i promotori dell’associazione, mentre gli altri avevano ruoli specifici, tra cui la gestione degli immobili, la riscossione delle somme pagate dalle prostitute, la ricerca dei domicili da adibire al meretricio e la pubblicazione degli annunci su internet. Era persino coinvolto un autista che si occupava di spostare le donne nelle diverse abitazioni. Tariffe dai 50 ai cento euro a seconda delle esigenze sessuali della folta clientela. Sotto sequestro tra Salerno (Via De Greci) valle dell’Irno (Fisciano) e la litoranea tra Pontecagnano e Battipaglia (fino a Lido Lago dove c’era il night club) erano finiti 10 immobili. Con le pene concordate in Appello il processo si avvia alla conclusione.

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Cultura, 23 mln per cinema e spettacolo nel 2026

Su proposta dell’assessore alla Cultura Ninni Cutaia, la Giunta regionale ha approvato i due programmi triennali che orienteranno gli interventi nello spettacolo dal vivo e nel cinema per il periodo 2026-2028, definendone priorità, risorse e modalità di attuazione anche a seguito del confronto con le associazioni di categoria. Si punta al rafforzamento del comparto cinematografico locale, attivando linee di intervento che favoriscono la crescita delle imprese campane; ai nuovi accessi per gli under 35 nell’ambito della produzione dello spettacolo dal vivo e al miglioramento dell’offerta culturale per i cittadini, attraverso il sostegno agli esercizi cinematografici ed alle attività di promozione.
Con 23 milioni di euro complessivi stanziati nel 2026 ed un incremento di ben 2 milioni rispetto al 2025, la Regione Campania individua chiaramente nella cultura un asset strategico per lo sviluppo del territorio.
Con il primo provvedimento viene adottato il Programma Triennale di investimento e promozione dello Spettacolo (2026-2028), previsto dalla legge regionale 15 giugno 2007, n. 6, il cui stanziamento complessivo per il 2026 è di 17 milioni di euro. La principale novità riguarda la rimodulazione delle percentuali di ripartizione delle risorse: l’analisi degli anni passati aveva evidenziato una forte penalizzazione del comparto della produzione, asset principale delle attività di spettacolo, la Giunta – in accordo con le associazioni di categoria – risponde aumentando le risorse destinate a questo ambito.
Ma la vera svolta guarda al futuro: nel 2027 parte dei fondi saranno orientati a garantire l’accesso ai finanziamenti a nuovi soggetti a prevalenza under 35, per favorire il ricambio generazionale. Il testo passa ora al Consiglio regionale per l’approvazione, ai sensi dell’articolo 7, comma 1, della stessa legge.
La Giunta ha, inoltre, approvato il Programma triennale di interventi per l’attività cinematografica e audiovisiva (2026-2028), ai sensi dell’articolo 5 della legge regionale 17 ottobre 2016, n. 30, acquisito il parere della VI Commissione consiliare permanente.
Le linee di indirizzo per il triennio puntano a rafforzare i produttori campani e le loro opere audiovisive e introducono importanti nuove iniziative: l’istituzione di un fondo per sostenere le imprese campane nella co-produzione con soggetti internazionali; il supporto alla distribuzione per garantire la circolazione delle opere campane sui mercati nazionali e internazionali; il sostegno agli esercenti e lo studio e la progettazione di misure complementari al Piano Cinema per l’apertura di nuove sale civiche, a partire dai capoluoghi di provincia e dalle aree interne che ne sono privi.
“Con questi due programmi triennali diamo allo spettacolo e al cinema una cornice di programmazione stabile e regole chiare. Per lo spettacolo dal vivo abbiamo previsto l’apertura dal 2027 al ricambio generazionale e ai soggetti a prevalenza under 35: garantire il più ampio accesso al sostegno pubblico è la nostra priorità. Per l’audiovisivo stiamo delineando una nuova strategia che punti in maniera sempre più decisa allo sviluppo della creatività locale, soprattutto attraverso la misura di internazionalizzazione dei produttori campani ed alla crescita dei pubblici, ampliando la rete delle sale. È un lavoro incessante, di cui vediamo i primi risultati, che intende accompagnare in modo continuativo la crescita di un settore che genera occupazione qualificata e rafforza l’identità culturale della Campania”, ha dichiarato l’assessore alla Cultura Ninni Cutaia.
“Investiamo nella cultura, nello spettacolo e nel cinema come leve di crescita e di identità per la Campania. Con questi programmi diamo continuità e certezza alle risorse, sostenendo chi produce e chi lavora nel settore e rendendo l’offerta culturale più accessibile su tutto il territorio regionale”, ha dichiarato il presidente della Giunta regionale Roberto Fico.

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Salerno celebra compleanno Salernitana nel ricordo di Ricchetti

Venerdì 19 giugno 2026, in occasione dell’anniversario della fondazione della Salernitana, la
città di Salerno vivrà una giornata speciale dedicata alla storia, ai protagonisti e alla
passione che da oltre un secolo uniscono il popolo granata alla propria squadra.
L’intera manifestazione sarà dedicata alla memoria dell’indimenticabile Carlo Ricchetti, per
tutti “CR7”, figura amatissima della tifoseria granata e simbolo autentico di un amore
incondizionato per la Salernitana. Il suo ricordo accompagnerà ogni momento della
giornata, nel segno dell’appartenenza, dell’amicizia e della passione che hanno
caratterizzato la sua vita.
Alle ore 12.00, presso il Salone dei Marmi di Palazzo di Città, saranno inaugurate due mostre
dedicate alla storia della Salernitana e all’identità della città. La prima, “Le Maglie della
Storia della Salernitana”, curata da Casacca Granata, proporrà un viaggio attraverso le divise
che hanno accompagnato alcune delle pagine più significative della storia granata. La
seconda, curata da Massimo De Vita, sarà una mostra fotografica dedicata alla Salernitanità,
con particolare attenzione alla figura del pisciuaolo e ai simboli più rappresentativi
dell’identità cittadina, in un racconto per immagini che intreccia tradizione, appartenenza e
passione.
Alla manifestazione prenderanno parte numerosi ex calciatori che hanno scritto pagine
importanti della storia della Salernitana. Hanno già confermato la loro presenza Pisano,
Radovanović, Lanzaro, Di Michele, Polito, Tosto, Del Grosso, Ginestra, Fusco, De Cesare,
Ferrarese, Cardinale, Mounard, Botticella, Bombardini, Montervino, Cudini, Amore,
Mancuso, Imparato, Ferraro, Coscia, Efficie, Cartone, Genco, Franco, De Crescenzo, Avallone,
Vastola, Carbonaro, Siano, Sica, Di Fruscia, Zaccaro, Madaro, Giannatiempo, Tinaglia,
D’Aversa, Vulpiani, Pasquali, Chiancone, Viscido, Marchi, Leccese, Capone, De Canio, Giuliani,
Genovese, Incarbona, Di Venere e Braione.
Sarà inoltre presente la Fiaccola della Prevenzione della Fondazione Fioravante Polito,
simbolo dell’impegno sociale e della promozione della cultura della prevenzione attraverso
lo sport.
Nel pomeriggio, alle ore 17.30, il Santa Teresa Beach Soccer ospiterà un triangolare tra
vecchie glorie granata e amici della Salernitana. Il momento sportivo rappresenterà il cuore
della manifestazione e costituirà un ulteriore e sentito omaggio a Carlo Ricchetti, una
persona che ha lasciato un segno profondo nel mondo granata e nel cuore di quanti hanno
avuto la fortuna di conoscerlo.

 

A rendere ancora più speciale la giornata sarà la partecipazione di alcuni tra i più apprezzati
artisti e personaggi del panorama salernitano, tra cui Villaperbene, Tonico & Morfuco, Yari
Gugliucci, Pierluigi Gigante e Don Roberto, che contribuiranno a celebrare una grande festa
popolare all’insegna dell’identità e dell’orgoglio granata.
La giornata del 19 giugno rappresenterà un’importante occasione di incontro per tifosi,
appassionati e cittadini, un momento per celebrare il compleanno della Salernitana
attraverso il ricordo dei suoi protagonisti, la passione della sua gente e la memoria di Carlo
Ricchetti “CR7”, il cui amore per la Bersagliera continua ancora oggi a essere un esempio
per l’intera comunità granata.

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Salernitana, festa per i 107 anni: divieti e viabilità

Tutto pronto per la festa dedicata al 107° anniversario della Salernitana, in programma domani pomeriggio a Salerno. Tra i principali punti di ritrovo individuati per le celebrazioni c’è Piazza Casalbore, dove sono attese numerose iniziative e la partecipazione di tanti tifosi granata.

Per garantire il regolare svolgimento della manifestazione e tutelare l’ordine pubblico, il Comune di Salerno ha emanato un’ordinanza che introduce specifiche limitazioni in diverse strade della zona.

I provvedimenti interesseranno Piazza Casalbore, via Nizza nel tratto compreso tra via Sele e via Paolo De Granita, via Michele Conforti, via Zenone, via D’Ajutolo, via Pellecchia, via Generale Michele Amaturo, via Mario Mascia, via Piave, via B. Grafeo, Largo Annibale Sterzi, via Fuso, Piazza San Francesco d’Assisi, via Costantino l’Africano e Piazzetta Longobardi.

Nelle aree indicate sarà vietata la vendita per asporto, il consumo e l’abbandono di bevande alcoliche e superalcoliche. Inoltre, dalle ore 16 e fino al termine della manifestazione, non sarà consentita la vendita per asporto, il consumo e l’abbandono di bottiglie, bicchieri e contenitori in vetro, nonché di lattine in alluminio.

Previsti anche provvedimenti sulla sosta. In particolare, in Piazza Casalbore sarà in vigore il divieto di parcheggio a partire dalle ore 8 del mattino e fino alla conclusione dell’evento.

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Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

La vicenda che nelle ultime settimane ha coinvolto Enav parla molto più di semplici nomine. Racconta piuttosto un meccanismo che nel capitalismo pubblico italiano è diventato quasi una prassi non scritta. Da una parte l’Ente nazionale per l’assistenza al volo, società quotata, che ha affidato a una primaria società di executive search, Antal Italy, la ricerca dei due responsabili delle relazioni esterne e della comunicazione. Dall’altra una serie di manager e professionisti contattati, selezionati, convocati per colloqui con le risorse umane e, secondo diverse testimonianze, perfino con l’amministratore delegato Igor De Biasio. Nel frattempo, però, il nome di Alberto Mina, ex capo di gabinetto di Roberto Formigoni, e quello di Matteo Pandini, storico portavoce di Matteo Salvini al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che controlla Enav, hanno iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza nei corridoi romani e sulle testate specializzate.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Alberto Mina con Roberto Formigoni nel 2011 (foto Imagoeconomica).

La notizia data da L43 e poi uscita un po’ ovunque

Noi di Lettera43 siamo stati i primi a dare conto dei movimenti in corso. Poi è arrivata anche Prima Comunicazione, successivamente la notizia è rimbalzata su Policy Maker, iMille, Professione Reporter, AVIONEWS e altre pubblicazioni di settore, fino alla conferma arrivata attraverso dichiarazioni dello stesso Pandini, riportate da Il Foglio, e di Mina che ha pubblicato il suo nuovo incarico su LinkedIn.

Nulla di illegittimo, naturalmente. Professionisti che cambiano ruolo e passano dalla politica alle aziende esistono da sempre. Il punto, semmai, è ciò che accade quando un mercato intero sembra conoscere il nome del vincitore mentre la selezione è ancora formalmente aperta.

Più che una caccia al migliore, si legittimano solo scelte politiche

Nessuno può dire con certezza che la scelta fosse stata presa in anticipo. Sarebbe una conclusione che richiederebbe prove che oggi non esistono. Anche se i sospetti sono tanti. Ma che percezione si genera tra i candidati coinvolti? Come ci rimarreste di fronte a una procedura che formalmente continua mentre giornali, addetti ai lavori e ambienti istituzionali danno ormai per acquisito un esito? Hai voglia a considerare quella selezione come una vera competizione. Addio caccia al migliore, siamo di fronte a una ricerca di legittimazione di scelte politiche e non meritocratiche.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

Così i cacciatori di teste diventano notai di un rituale burocratico

Ma allora gli head hunter che ci stanno a fare? Dovrebbero rappresentare il mercato, il merito, la competizione tra competenze. Solo che così questi cacciatori di teste finiscono per essere percepiti come i notai di decisioni già maturate altrove. Eppure non stanno certo con le mani in mano: chiamano professionisti qualificati, raccolgono candidature, organizzano colloqui, producono report, costruiscono shortlist. Solo che l’intero esercizio rischia di ridursi a un sofisticato rituale burocratico.

De Biasio e Pandini, si vede lo zampino della Lega

Poi il caso Enav è anche politico. Pandini proviene direttamente dall’ufficio del ministro Salvini. De Biasio è da anni considerato vicino all’universo leghista, e del resto nel 2019 il Capitano celebrò personalmente il suo matrimonio civile, come ampiamente documentato dai giornali dell’epoca. Nessuno di questi elementi è una prova di interferenza politica, però unendo i puntini…

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Igor De Biasio (foto Imagoeconomica).

La credibilità del sistema non ne esce rafforzata…

Alla fine, chi ottiene l’incarico “si sistema” con comodi ritmi aziendali invece degli stress totalizzanti della politica. Però la credibilità del sistema ne esce malconcia. Se un manager investe giorni di lavoro per partecipare a una selezione che – sotto sotto – potrebbe essere già orientata, la fiducia nel mercato evapora. E al prossimo giro sarà dura convincere i migliori professionisti a partecipare. Che finaccia, quella degli head hunter: dovevano essere cacciatori di talenti, si sono ridotti a fare i direttori di casting di una rappresentazione dal finale già scritto.

Usa-Iran, annullata la cerimonia di firma dell’accordo

È stata annullata la cerimonia per la firma del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran, che si sarebbe dovuta svolgere venerdì 19 giugno al Bürgenstock Resort, nei pressi di Lucerna, in Svizzera. Lo ha reso noto Ishaq Dar, ministro degli Esteri del Pakistan (Paese mediatore): il testo, che nei suoi 14 punti prevede lo stop alla guerra, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati è già stato firmato digitalmente a distanza dalle parti ed è già in vigore. Pertanto la firma non risulta più necessaria nella sua forma fisica.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole

“Furti di cavi da parte di ignoti”: niente da fare, a Matteo Salvini non ne va bene una, né come capo della Lega (mentre i sondaggi registrano i primi sorpassi da parte di Futuro nazionale di Roberto Vannacci) e nemmeno come ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Poche ore dopo aver sgominato il gruppo di anarchici che metteva a rischio la circolazione ferroviaria, ecco che qualche ladruncolo di rame ha messo in ginocchio i treni. Federconsumatori ha rigirato il coltello nella piaga sciorinando gli impietosi dati del 2026: «In quattro mesi, ogni mese, sei giorni su 30 il servizio funziona regolarmente, mentre nei restanti 24 giorni si registrano disagi di varia entità che ricadono sistematicamente sui cittadini, in particolare su lavoratori, pendolari e soggetti con minore flessibilità negli spostamenti». Non solo, ci mancavano le frasi scritte su Il Foglio e nate da una conversazione tra Carmelo Caruso e Simonetta Matone, con l’esponente leghista che ha detto chiaramente cosa succede tra Luca Zaia e Salvini. La voglia di scappare è tanta, da parte di deputati e senatori eletti nelle liste del Carroccio, e Caruso ha riportato queste parole di Matone: «Io sono stata eletta anche grazie a Fratelli d’Italia che mi ha fatto votare in un seggio gioiello». Un messaggio per chi vuole capire quale potrebbe essere la destinazione…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Simonetta Matone con Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Calta ordina, Il Messaggero esegue

Francesco Gaetano Caltagirone lo aveva detto chiaramente, nel suo discorso a Villa Miani, che a Roma vale come quello del “predellino” fatto da Silvio Berlusconi: parlando di tasse, con la voce bene impostata, Calta ha sentenziato lentamente, davanti al sindaco di Roma Roberto Gualtieri seduto accanto ad Azzurra Caltagirone: «Faccio un esempio, piazza Navona. I ristoratori occupano lo spazio pubblico con tavolini all’aperto. Quello spazio è il più ambito. Il cliente lo preferisce. Il canone che il ristoratore versa non riflette questo valore. La collettività sovvenziona un vantaggio privato. La misura è semplice: il canone di occupazione del suolo pubblico deve essere fissato dal valore di mercato. Se un posto al coperto vale 100, quello all’aperto vale 100». È passato solo qualche giorno, giusto il tempo per fare un’inchiesta approfondita, ed ecco che giovedì 18 giugno sulla prima pagina de Il Messaggero è apparso un titolone: “Centro di Roma, giungla dehors. Evasione e anarchia dei tavolini: 4 su 10 non pagano il (poco) dovuto”, con la firma tra l’altro del neo caporedattore dell’economia. Sembra quasi uno “sbobinato”, come si diceva una volta, delle parole dell’editore, fatto sta che il diktat caltagironiano ora è diventato notizia. Il testo? «Il suolo è pubblico. Come pure il disagio. Il profitto, invece, è privato. Uno scandalo che si consuma impunito tra un pranzo e una cena, con l’intermezzo di uno spritz o di un gin tonic». Pare molto difficile scoprire le differenze tra l’articolo giornalistico e le frasi della proprietà…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
L’inchiesta del Messaggero sui dehors.

Sindrome da Bourlot

È uno «del giro di Raffaele Ranucci», il potentissimo braccio destro di Francesco Gaetano Caltagirone: e così ecco un nuovo acquisto in Campidoglio, che risponde al nome di Giuseppe Cornetto Bourlot, che ha ricevuto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri l’incarico di collaborazione, a titolo gratuito, «a supporto delle attività di sviluppo economico, attrazione degli investimenti e promozione del mecenatismo». Gualtieri sta allargando la sua schiera di amici anche nel mondo dell’economia, e questa nomina è stata voluta fortemente, con l’obiettivo di rafforzare «il posizionamento internazionale di Roma Capitale», per promuovere la capacità della città di attrarre investimenti, innovazione e opportunità di sviluppo economico. Non solo: tra i compiti di Cornetto Bourlot c’è la promozione e il coordinamento di progetti di fundraising, mecenatismo e partenariato pubblico-privato destinati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, musicale e architettonico della città. Classe 1960, Cornetto è stato presidente dell’agenzia di stampa Askanews, cara alla famiglia Abete, e siede nel cda della casa editrice di Internazionale, nel ruolo di vicepresidente.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Giuseppe Cornetto Bourlot (foto Imagoeconomica).

Ruini e quel filo diretto con Letta

È morto il cardinale Camillo Ruini, e con lui se ne va un pezzo della storia italiana, quella della Seconda Repubblica. Con tanto di funerale nella basilica di San Pietro, celebrato da papa Leone XIV. «Quel prete di Sassuolo che si chiamava don Camillo»: una coincidenza straordinaria, perfetta, per ricordare la serie fortunata di film con protagonisti Peppone e don Camillo, che deve aver ispirato anche Silvio Berlusconi e il centrodestra, contribuendo a schierare gran parte dell’elettorato cattolico verso Forza Italia, e non solo, pur di «combattere i comunisti». I contatti personali con Berlusconi erano pochi, perché Ruini il filo diretto lo aveva con Gianni Letta: due super mediatori, che potevano dialogare avendo alle spalle due big, perché uno parlava a nome di papa Giovanni Paolo II, e l’altro era il plenipotenziario del Cavaliere. Ruini esercitava il potere senza averne paura, una sorta di Richelieu che aveva la fortuna di essere italiano con un pontefice straniero, polacco, anti-comunista. Per uno come Ruini «la gioiosa macchina da guerra» evocata da Achille Occhetto da segretario del Pds bisognava solo combatterla.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Camillo Ruini con Silvio Berlusconi e Gianni Letta (foto Imagoeconomica).

Sondaggi politici, primo sorpasso di Vannacci su Salvini

Dopo l’aggancio, infine è arrivato anche il sorpasso di Roberto Vannacci su Matteo Salvini. L’ultimo sondaggio Youtrend per Sky TG24 sulle intenzioni di voto vede infatti Futuro Nazionale al 5,9 per cento (+1,5 punti rispetto al 29 maggio) e la Lega al 5,8 per cento (in calo di un decimo percentuale). Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8 per cento (+0,1). In crescita di mezzo punto il Partito democratico, che sale al 22,2 per cento. Male il Movimento 5 stelle, che perde l’1,4 per cento e scende dal 12,1. Bene invece Forza Italia all’8,2 per cento e Alleanza Verdi Sinistra al 6,8: in entrambi i casi il sondaggio registra un +0,4. Lieve calo (-0,1) poi per Azione, che si attesta al 3,1 per cento, e per Italia Viva, al 2,1 per cento.

BaxEnergy presenta il Piano industriale 2026–2028

Con oltre 140 GW di capacità rinnovabile connessa – tra le più ampie basi installate nel software energetico in Europa -, una presenza in più di 30 Paesi e 15 anni di esperienza, BaxEnergy, società del Gruppo Yokogawa, colosso industriale giapponese globale quotato alla borsa di Tokyo, presenta il Piano industriale 2026 – 2028, che punta all’evoluzione da azienda di alta ingegneria a piattaforma industriale globale scalabile, integrata e sicura. La strategia poggia su una crescita organica sostenibile e su una possibile accelerazione per linee esterne. «Abbiamo definito un modello che coniuga disciplina operativa, crescita sostenibile e flessibilità strategica», ha evidenziato il ceo Roberto Tundo. Il piano fissa per il 2028 un obiettivo di ricavi pari a circa 33 milioni di euro (+39 per ceto medio annuo rispetto al 2025) e un Ebitda in forte rafforzamento a circa 14 milioni di euro (+81 per cento medio annuo). Gli investimenti complessivamente programmati nel triennio, al netto di eventuali operazioni per linee esterne, ammontano a circa 17 milioni di euro, con un organico in crescita da 140 a 210 persone.

La strategia di crescita passa da internazionalizzazione e innovazione

Fondata ad Acireale nel 2010, BaxEnergy ha costruito in 15 anni un patrimonio di competenze nei settori software ed energetico che oggi supporta progetti in oltre 30 Paesi. L’azienda conta attualmente 140 persone, prevalentemente ingegneri e sviluppatori, e continua a mantenere in Sicilia il proprio centro di sviluppo strategico. L’ingresso nel Gruppo Yokogawa ha rafforzato la dimensione internazionale della società, grazie anche alla rete commerciale globale del gruppo. Il piano di sviluppo prevede un significativo incremento dell’organico, con l’obiettivo di consolidare un polo di innovazione tecnologica del Sud specializzato nell’energia digitale. La strategia di crescita dell’azienda si fonda su quattro direttrici principali. La prima riguarda l’espansione dei ricavi ricorrenti attraverso servizi e modelli destinati alla capacità installata. La seconda è rappresentata dalla forza commerciale del Gruppo Yokogawa, che apre nuove opportunità di accesso ai mercati internazionali. La terza leva è l’industrializzazione della delivery alla clientela, che permette di sostenere la crescita mantenendo sotto controllo i costi grazie a processi standardizzati e a una rete di partner certificati. Infine, l’azienda punta su segmenti ad alto potenziale come cybersecurity, gestione delle risorse energetiche distribuite, intelligenza artificiale e mercati a forte intensità energetica. Nei prossimi tre anni, le maggiori prospettive di espansione sono attese nelle rinnovabili ibride utility-scale, nella cybersecurity per gli ambienti operativi e nei servizi ricorrenti lungo l’intero ciclo di vita degli impianti.

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»

Rivolgendosi ai ministri della Difesa presso il quartier generale della Nato a Bruxelles, il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha annunciato una nuova revisione del dispiegamento delle truppe americane in Europa, minacciando di sospendere parte dei contributi Usa all’Alleanza atlantica in caso di mancato rispetto degli impegni dei Pesi del Vecchio Continente: «Gli Usa non possono preoccuparsi della difesa europea, né pagare di più di quanto facciano i nostri alleati».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Pete Hegseth (Ansa).

Hegseth: «Il Pentagono condurrà una revisione entro sei mesi»

«La Nato 3.0 è il riconoscimento, dopo la Guerra Fredda, della necessità di tornare a una vera alleanza militare intransigente, dotata di reali capacità militari in grado di esercitare un’influenza deterrente proprio qui sul continente e di assumere la guida della difesa convenzionale dell’Europa», ha affermato Hegseth, senza quantificare l’eventuale riduzione del dispiegamento delle forze americane in Europa: «Alcuni devono ancora fare di più, e lo diremo apertamente, sia in privato che in pubblico. Credo che tra amici ci debba essere onestà». Hegseth ha spiegato che il Pentagono condurrà una revisione della propria presenza militare in Europa entro i prossimi sei mesi. Il processo includerà consultazioni con il Congresso degli Stati Uniti, che ha stabilito per legge un numero minimo di forze da mantenere in Europa. La revisione, ha sottolineato Hegseth senza escludere un’accelerata, «potrebbe durare anche meno».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Alexus Grynkewich (Ansa).

Crescono gli interrogativi in vista del vertice Nato di Ankara

A maggio Washington ha comunicato ai propri alleati la decisione di ridurre il numero di capacità militari statunitensi a disposizione dell’alleanza in caso di crisi, sollevando interrogativi urgenti in vista del vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio. Secondo il generale dell’aeronautica statunitense Alexus Grynkewich, a capo del Comando europeo degli Stati Uniti (Eucom) e Comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur), la mossa mira a porre fine gradualmente a una «malsana codipendenza» dalle forze statunitensi, in un momento in cui Washington si trova ad affrontare la possibilità di conflitti simultanei in più teatri operativi.

Alta Velocità ancora in tilt: «Furto di cavi da parte di ignoti»

Dopo la difficile giornata di ieri, che ha visto forti ritardi – anche di quattro ore – per un guasto tra Milano e Piacenza, anche giovedì 18 giugno è caratterizzato da disagi lungo l’Alta Velocità. Questa volta lungo il tratto Napoli-Roma, dove la circolazione è fortemente rallentata per «danneggiamenti alla linea da parte di ignoti nei pressi di Tora e Piccilli», in provincia di Caserta: c’è stato un furto di cavi. I treni alta velocità «possono essere instradati da Napoli a Roma sulla linea convenzionale via Formia e registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 90 minuti», si legge su Infomobiltà, sito di Trenitalia. Tra i treni AV direttamente coinvolti ci sono quello partito alle 6 da Firenze Santa Maria Novella e diretto a Napoli Centrale e quello partito dal capoluogo campano alle 7:45, con destinazione Milano.

Puglia, si dimette l’assessora Starace indagata per concussione

L’assessora pugliese al Turismo Grazia Maria Starace, indagata per concussione ai danni dell’ex marito e imputata per abusi edilizi, si è dimessa. «Ringrazio il presidente per la fiducia nei miei confronti, tuttavia ritengo sia giusto rimettere nelle sue mani le mie deleghe assessorili, con l’impegno di continuare a lavorare per la mia terra dai banchi del Consiglio regionale, per l’estremo valore che io ho sempre attribuito alle istituzioni e che riconosco in questo momento all’istituzione di cui faccio parte, la Regione Puglia», ha dichiarato. «Ho sempre vissuto il mio impegno politico ispirandomi ai principi di legalità, trasparenza e rispetto delle regole. E sono certa di essermi sempre comportata correttamente nello svolgimento delle mie funzioni pubbliche», ha aggiunto. «Tuttavia, in questo momento devo essere libera di raccontare le mie verità e di tutelare la mia famiglia dall’esposizione mediatica che ha assunto la vicenda, che mio malgrado mi vede coinvolta. Oggi sento il dovere di difendere il mio nome, la mia storia e la storia della mia famiglia, e posso farlo solo avendo la possibilità di dimostrare la correttezza del mio operato».

Atm, in otto sulla chat sessista: anche un “tranviere dell’anno”

Emergono nuovi particolari sulla vicenda che vede al centro alcuni dipendenti dell’Atm, “pizzicati” a scambiarsi in chat foto delle passeggere rubate dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici e a commentare le immagini con frasi sessiste. È di ieri la notizia dell’iscrizione di un 58enne nel registro degli indagati per accesso abusivo a sistema informatico. Come spiega Il Giorno tra conducenti (due, più uno in pensione), controllori (uno) e impiegati (quattro), sono in tutto otto i partecipanti accertati alla chat di WhatsApp “Staff Ticinese”. Tra essi, oltre all’unico indagato, anche un suo coetaneo in servizio da quasi tre decenni, premiato tempo fa agli “Atm Awards” su segnalazione dei colleghi, che ne hanno sempre apprezzato professionalità, abnegazione e capacità di fare squadra.

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce della chat

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce del gruppo subito dopo lo scoppio del caso. In cinque hanno subito perquisizioni e tre di essi, riporta Repubblica, si sono presentati in deposito per provare a chiarire, chiedendo scusa e dicendosi pronti a collaborare. Uno di loro ha anche fornito l’elenco dei componenti del gruppo Whatsapp finito nella bufera. Da parte sua, Atm ha disposto la sospensione dei dipendenti coinvolti.

Maturità, le tracce della prima prova

Primo giorno di esami di Stato per i 527.747 maturandi d’Italia. Si parte, come sempre, con il tema. Le tracce, comuni a tutti gli indirizzi di studio, sono in tutto sette, divise in tre tipologie diverse: due analisi del testo (uno poetico e l’altro in prosa), tre di testo argomentativo e due di attualità. Eccole.

Le analisi del testo (poesia e prosa)

Una delle due analisi del testo proposte ai maturandi riguarda la poesia Passerò per Piazza di Spagna di Cesare Pavese, che parla dell’amore non ricambiato per l’attrice statunitense Constance Dowling. L’altro brano proposto, in prosa, è tratto da I piaceri di Vitaliano Brancati, diario nel quale lo scrittore espresse riflessioni, fantasie, nostalgie e ricordi di esperienze anche dolorose.

Maturità, le tracce della prima prova
Studenti pronti a sostenere l’esame di Stato (Ansa).

Le tracce di tipo argomentativo

Le tracce di tipo argomentativo sono tre. La prima riguarda l’Assemblea Costituente, con un brano tratto dal discorso di insediamento del presidente Giuseppe Saragat, pronunciato il 26 giugno 1946 a Montecitorio. Agli studenti viene chiesto di individuare gli «altri doveri» che per Saragat sovrastavano l’Assemblea costituente e di spiegare per quale motivo la democrazia «è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo» e a quali eventi si riferiva Saragat con l’espressione «pesante eredità di miserie e di dolori». Un’altra traccia di tipo argomentativo è un brano tratto dal libro Alzarsi all’alba di Mario Calabresi. C’è poi un passaggio dal libro Te lo dico con parole tue di Piero Bianucci, volume che passa in rassegna le diverse forme giornalistiche e affronta argomenti delicati come la scelta delle fonti e l’etica professionale di chi scrive.

Le proposte legate all’attualità

Per quanto riguarda le tracce di attualità, uno di due temi proposti ruota attorno al concetto di “incanto”. La fonte è un articolo della giornalista Wenke Husmann, intitolato “Funziona a meraviglia” e apparso su Internazionale a gennaio. Tra le proposte ai maturandi per la prima prova scritta, infine, c’è un brano tratto da I confini contano: Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere di Frank Furedi.

Trump: «Ho firmato il memorandum d’intesa con l’Iran»

«Il memorandum of understanding è firmato, l’ho firmato a Versailles». Lo ha detto Donald Trump, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg. La Cnn ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno inviato una foto dell’accordo firmato dal tycoon agli iraniani. «Domenica il memorandum è stato firmato digitalmente da Vance e Ghalibaf alla presenza di Trump. Ora è stato firmato da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian», ha spiegato un funzionario. Il Pakistan, con il sostegno del co-mediatore Qatar, ospiterà venerdì in Svizzera la cerimonia ufficiale di firma.

Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare

C’è una stanza, in un albergo di Islamabad, dove ad aprile è successo qualcosa che la diplomazia mondiale dava per impossibile. Una delegazione americana e una iraniana si sono ritrovate nello stesso edificio, per la prima volta da quando Khomeini tornò a Teheran. Da una parte il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, dall’altra gli uomini della Repubblica Islamica. In mezzo, a tenere il filo, i pakistani. Da quel tavolo è uscita, mese dopo mese, l’intesa che il 14 giugno Washington e Teheran hanno dichiarato raggiunta: la cessazione «immediata e permanente» delle operazioni militari su tutti i fronti, Libano incluso, con la firma fissata per il 19 giugno in Svizzera.

Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare
Donald Trump e Shehbaz Sharif (Ansa).

Una nuova centralità diplomatica

Un accordo ancora fragile. Mentre lo si annunciava, i raid israeliani sui sobborghi di Beirut lo mettevano già a rischio, ricordando a tutti chi, in questa partita, fa il guastatore. Resta però una domanda che vale più di mille analisi. Chi ha apparecchiato l’intesa? Non una grande potenza, né un mediatore di professione. Un Paese che meno di 10 anni fa lo stesso presidente americano accusava pubblicamente di «menzogne e inganni». Eppure è lì che le due parti hanno mandato i loro uomini; è dalla voce del primo ministro Shehbaz Sharif che il mondo ha saputo dell’accordo. Ed è il capo dell’esercito Asim Munir che ha fatto la spola con Teheran. Islamabad ha guidato e ospitato uno sforzo più ampio, accanto a Qatar, Arabia Saudita e Turchia, e la sua diplomazia ha portato le due delegazioni nella stessa città.

Il Pakistan non è inciampato in questo ruolo, ma ci è arrivato per geografia e per influenza costruita pazientemente: 900 chilometri di confine con l’Iran, rapporti tenuti in piedi insieme con Teheran e con Riad, una collocazione che per anni era stata una condanna e che la crisi ha trasformato in rendita. Quando la regione è andata a fuoco, il Pakistan era l‘unico interlocutore che entrambe le sponde potevano accettare. La storia, qui, ha riscritto le gerarchie. E per capire perché non sia un episodio ma una traiettoria, bisogna venirci.

Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi con il capo dell’esercito pakistano Asim Munir (Ansa).

Un Paese dove tutto manca è un Paese tutto da costruire

Occorre atterrare a Islamabad e vedere una capitale che non somiglia all’immagine che l’Europa si porta in testa; quella dei droni, del default, delle code per la farina. Una città disegnata a tavolino mezzo secolo fa e oggi cresciuta in strade larghe, infrastrutture nuove, quartieri ordinati ai piedi delle colline Margalla. Una città che ha l’aria di chi sta provando a diventare qualcos’altro: non più solo il centro del potere politico e militare, ma una piazza del villaggio globale. Bisogna scendere a Lahore, il cuore colto e industriale del Paese, e trovarci fabbriche che spingono, una borghesia produttiva che sa esattamente cosa vuole diventare, e che ha un solo, enorme problema: trovare i capitali per diventarlo. E bisogna arrivare a Karachi – 20 milioni di persone, una delle metropoli più popolose del pianeta, il polmone commerciale e il porto della nazione – per sentire una città che pulsa a una velocità che a Milano non immaginiamo. Karachi è il mercato fatto persona. E a Karachi, come a tutto il Pakistan, manca esattamente ciò che rende una metropoli una metropoli: l’acqua, la gestione dei rifiuti, l’energia. È la contraddizione che spiega il Paese intero. Dove tutto manca, tutto è da costruire. E dove tutto è da costruire, qualcuno, prima o poi, costruisce, ne beneficia e detta le regole a chi arriva dopo. 

Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare
epa04162012 A slow Lo skyline di Lahore (Ansa).

I numeri che demoliscono lo stereotipo occidentale

Basta soffermarsi sui numeri che, in questo caso, demoliscono lo stereotipo. Duecentocinquantasette milioni di persone, quinto Paese più popoloso del mondo. Un’età mediana di 20 anni e otto mesi contro i quasi 48 dell’Italia. Sessantaquattro pakistani su 100 hanno meno di 30 anni. È una valanga di manodopera, di consumatori, di fame di futuro che entra nel mercato del lavoro proprio mentre l’Occidente invecchia e perfino la Cina comincia a ingrigire.

È il bene più scarso del pianeta, la gioventù, e il Pakistan ne ha in eccesso. Qui non si devono importare lavoratori dall’estero, né preoccuparsi del mercato interno: 250 milioni di persone con una classe media che cresce impetuosamente sono il mercato.

E accanto, a Ovest, c’è un vicino da quasi 90 milioni di abitanti, l’Iran, che una volta uscito dall’isolamento potrebbe agganciarsi a quest’area come un vagone a una locomotiva.

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Il ministro degli Interni pakistano, Mohsin Naqvi, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi (Ansa).

Il «piccolo miracolo» pakistano

C’è un Pakistan che l’Europa non immagina nemmeno: coste lunghe e ancora vergini sull’Oceano Indiano, e a nord il Karakorum, il K2, una delle catene montuose più spettacolari della Terra. Un turismo interno dai ritmi frenetici, e un turismo internazionale tutto da inventare. E mentre il Vecchio Continente raccontava il Pakistan come un caso disperato, la Borsa di Karachi è stata, due anni di fila, tra le migliori del mondo. Il KSE-100 ha chiuso il 2025 con un +51 per cento, ha sfondato per la prima volta i 150 mila punti a settembre, e a inizio 2026 viaggiava su massimi storici, con un guadagno vicino al 65 per cento in 12 mesi. Bloomberg lo ha collocato tra gli indici più performanti del globo. Barron’s ha definito la ripresa pakistana un «piccolo miracolo». L’inflazione, che due anni fa galoppava ben oltre il 30 per cento, è crollata a cifra singola. La crescita ha sorpreso al rialzo. C’è del denaro all’interno che ha già fiutato l’aria e in larga parte è denaro che parla cinese

Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare
La Borsa pakistana a Karachi (Ansa).

La Cina ha capito le potenzialità del Paese 10 anni fa

Ma sarebbe disonesto raccontare solo la metà luminosa. Perché il Pakistan resta un Paese dove il reddito pro-capite sfiora a malapena i 1.900 dollari, dove quasi un abitante su due vive sotto la soglia di povertà, dove la guerra alle porte ha imposto tagli alla corrente di due ore al giorno e perfino una settimana lavorativa di quattro giorni per risparmiare carburante, dove a maggio è servito un prestito del Fondo Monetario da 1,3 miliardi di dollari solo per pagare le bollette energetiche del conflitto. Il debito è alto. La politica è instabile. Le riforme sono fragili e reversibili. L’alfabetizzazione resta tra le più basse al mondo. Lo sviluppo dei mercati di frontiera non è un pranzo di gala. 

Ecco, il punto è esattamente questo: non è un Eldorado da scoprire, è semmai un Eldorado da costruire. La distanza tra ciò che il Pakistan è e ciò che potrebbe essere è il margine. È lo spazio in cui si costruiscono porti, reti idriche, impianti di trattamento dei rifiuti, centrali e reti elettriche, sistemi finanziari moderni. Ed è lo spazio in cui chi arriva per primo fissa lo standard.

La Cina l’ha capito da un decennio, con i 60 miliardi di dollari del corridoio economico CPEC, ora alla sua seconda fase, orientata a zone industriali e cooperazione manifatturiera. Pechino ha letto la mappa prima degli altri.

Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare
Il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif con le rispettive delegazioni a Pechino (Ansa).

Il tramonto del Golfo ha ridato luce a Islamabad

La domanda, per l’Europa, è una sola: se ne accorgerà mentre c’è ancora margine, o quando il margine sarà chiuso e i posti a tavola saranno tutti occupati? Qui serve dirla tutta, anche la parte scomoda ed è una tesi, non un dato, quindi va letta come tale. Da queste parti circola una lettura precisa di cosa sia accaduto nell’ultimo decennio: il Golfo, Dubai in particolare, avrebbe avuto tutto l’interesse a soffocare Karachi come scalo e come piazza, per restare l’unico hub finanziario e commerciale tra l’Europa e l’Asia meridionale. Quel disegno ha funzionato finché il Golfo era stabile e il suo grande vicino era in ginocchio. Ma la geografia non si cancella e la storia ha la testa dura. Quando lo Stretto di Hormuz è diventato una polveriera e la regione è scivolata nella guerra, il Paese che doveva restare ai margini si è ritrovato al centro. La crisi che avrebbe dovuto affossarlo lo ha promosso.

E un Golfo che entra in una fase di incertezza prolungata è, specularmente, un Pakistan che guadagna centralità diplomatica, logistica e, col tempo, finanziaria. 

Chi c’era negli Emirati nel 2004 sa di cosa parliamo. C’erano sabbia, cantieri, scetticismo, e un pugno di persone che avevano capito prima degli altri dove sarebbe finito il mondo. Vent’anni dopo, quel mondo è finito esattamente lì. Davanti a 250 milioni di abitanti, una Borsa che vola, una posizione che da fardello è diventata leva diplomatica, un deficit di infrastrutture che è insieme la ferita e l’opportunità, la domanda da porsi è una sola: e se la prossima frontiera non fosse un altro deserto del Golfo già costruito e già spartito, ma questo Paese ancora tutto da scrivere? Marco Polo non raccontò il Catai per sentito dire. Ci andò. Attraversò, guardò, prese appunti, e tornò con una mappa che l’Europa impiegò secoli a capire. La frontiera, di nuovo, è a Est. E come tutte le frontiere vere, premia chi la attraversa per primo non chi aspetta, comodo, che gliela vengano a raccontare.



Fumetti: Astro Quantum, i fumetti italiani sbarcano in USA

Astro Quantum, i fumetti italiani sbarcano in USA

La serie di fantascienza è firmata da Andrea Mutti e Arturo Fabra ed esce ad albi a colori negli Stati Uniti.

Il nostro Arturo Fabra, il vicedirettore della rivista Delos Science Fiction, è insieme al disegnatore Andrea Mutti autore di una serie a fumetti, Astro Quantum. Con i colori di Valerio Alloro e il lettering di Dan Cutali, la serie è da qualche tempo pubblicata negli Stati Uniti dalla casa editrice della Florida Mad Cave; una versione in volume che raccoglierà l'intera saga è prevista per settembre. Portare l’arte e la fantascienza italiana all’estero e in particolare in USA non è impresa da poco, ma dopo aver visto e letto i primi numeri di... - Leggi l'articolo

 

FUMETTI - Fumetti - 18 giugno 2026 - articolo di S*

Televisione: Il momento si avvicina per la nuova stagione di Star Trek: Strange New Worlds

Il momento si avvicina per la nuova stagione di Star Trek: Strange New Worlds

Tra dinosauri ed esplosioni, il nuovo trailer strizza l'occhio ai fan della serie classica

Paramount+ ha pubblicato un ultimo trailer ufficiale della quarta stagione di Star Trek: Strange New Worlds, serie che narra le avventure della USS Enterprise nel periodo che precede gli avvenimenti della serie classica di Star Trek. Guarda il video: Star Trek: Strange New Worlds | Trailer Ufficiale Stagione 4 | Paramount+ I nuovi episodi, che saranno disponibili sulla piattaforma di streaming a partire dal prossimo 23 luglio con un nuovo episodio ogni giovedì fino al 24 settembre, vedono il ritorno di Anson Mount (Christopher Pike), Christina Chong (La’An Noonien-Singh),... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 18 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Sempio, la madre ricoverata d’urgenza per overdose da farmaci

Daniela Ferrari, la madre di Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, è stata ricoverata in ospedale per un’intossicazione da farmaci. Soccorsa dal personale del 118 nella sua abitazione di Garlasco, è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale di Vigevano (Pavia) dove le è stata effettuata la lavanda gastrica. Le sue condizioni non sono gravi ed è tenuta in osservazione. A confermare quanto accaduto è stato il suo legale Liborio Cataliotti: «È al pronto soccorso per eccesso nell’assunzione di farmaci. Come team difensivo abbiamo mandato un messaggio al figlio di solidarietà e augurio. Lo abbiamo invitato per quanto ovvio a stare vicino alla mamma, a tranquillizzarla, a dirle che moltiplicheremo gli sforzi in sede processuale per riconsegnare a suo figlio e a tutta la famiglia serenità». Resta ancora da chiarire se l’assunzione dei medicinali sia stata volontaria o accidentale.

Macron: «Per Hormuz pronta un’iniziativa europea con 20 Paesi»

È pronta l’iniziativa europea per garantire la libera navigazione nello stretto di Hormuz. Lo ha assicurato il presidente francese Emmanuel Macron, nella conferenza stampa che ha chiuso il G7 di Evian. «Abbiamo convenuto che un’iniziativa europea, guidata da Francia e Regno Unito, è pronta a giocare un ruolo importante per facilitare il traffico marittimo nello stretto e proteggere le navi mercantili», ha spiegato il capo dell’Eliseo, definendo la ripresa del libero transito la «pietra angolare» dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. All’iniziativa, che scatterà se arriverà una richiesta in tal senso, hanno dato la disponibilità «una ventina di Paesi».

Macron: «Per Hormuz pronta un’iniziativa europea con 20 Paesi»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Meloni: «Italia pronta a fare la propria parte»

Sulla questione si è espressa anche Giorgia Meloni: «Ora è importante lavorare per la sua attuazione a partire dalla necessità di assicurare la sicurezza delle rotte marittime internazionali, la piena libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. In questo quadro ho chiaramente confermato ai partner che l’Italia è pronta a fare la propria parte anche nell’ambito di missioni che dovessero essere volte a garantire la sicurezza dei traffici commerciali, fermo restando le necessarie autorizzazioni che sono dovute e richieste in questi casi».

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra

Per ora c’è la foto. Poi si vedrà. Il selfie campolarghista, ma non campolarghissimo, diffuso martedì 16 giugno immortala – sorridenti, incamiciati e incravattati – Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I quattro leader della sinistra-sinistra, seduti al tavolo di un’osteria a due passi da Campo de’ Fiori e illuminati da luci soffuse, hanno annunciato grandi novità per l’8 e il 15 luglio. Vedremo. Intanto il solito Carlo Calenda ha immediatamente fatto notare la mancanza della quarta (?) gamba della possibile coalizione. E cioè Matteo Renzi. «Era sotto il tavolo?», ha commentato sarcastico il leader azionista.

«E perché dovremmo essere arrabbiati?», ha risposto il senatore di Rignano. «Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare». Insomma, ha continuato il capo di Italia viva: «Noi siamo un’altra cosa e pensiamo che senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai. Però davanti al governo MeloniSalviniVannacci pensiamo che sia giusto costruire un’alleanza programmatica. Ci proveremo, fino alla fine. Non saremo mai come i protagonisti di questa foto ma possiamo fare un accordo sui contenuti per evitare che rivinca la peggiore destra che l’Italia abbia mai avuto».

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Matteo Renzi (Ansa).

La madre di tutte le foto di gruppo: Vasto 2011

C’è da dire che il format “foto di gruppo” al centrosinistra è sempre piaciuto. Anche se di solito non porta benissimo. Il pensiero va alla matrice del genere: Vasto, 2011. In posa allora c’erano Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, i protagonisti dell’alleanza a tre che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere il nucleo del Nuovo Ulivo. L’idillio durò pochi mesi. Il resto è storia.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Nichi Vendola, Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro a Vasto nel 2011 (Ansa).

Renzi & Bersani versione Blues Brothers

Due anni dopo, è rimasto agli annali lo scatto dell’armistizio tra Matteo Renzi in versione rottamatore e Bersani. A Firenze, nell’allora teatro tenda Obihall, ora Teatro Cartiere Carrara, davanti a più di 2 mila militanti del Pd il sindaco e il segretario del partito, dopo un faccia a faccia a Palazzo Vecchio, si fecero immortalare sul palco mentre risuonavano le note di Everybody Needs Somebody to Love dal film Blues Brothers. La photo opportunity della tregua venne particolarmente apprezzata da Vendola: «Cari Bersani e Renzi siete stati davvero bravi. Finalmente ricominciamo a parlare all’Italia dopo 20 anni di berlusconismo. Ora tocca a noi», twittò l’allora governatore della Puglia. Anche in questo caso, sappiamo com’è finita tra i due duellanti.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi a Firenze nel 2013 (Imagoeconomica).

I moschettieri europei in camicia bianca

Nel settembre 2014, in pieno renzianesimo (40,8 per cento alle Europee), il Bomba lanciò il “patto del tortellino“, un asse per imprimere all’Unione europea una sferzata a sinistra. Alla Festa dell’Unità di Bologna salì sul palco con i moschettieri progressisti europei, tutti con le camicie bianche d’ordinanza: il socialdemocratico Achim Post, segretario del Partito socialista europeo, il leader laburista olandese Diederik Samsom, il segretario socialista spagnolo Pedro Sánchez e il primo ministro francese Manuel Valls. Anche questa foto non portò fortuna. Valls si dimise per candidarsi alle Primarie in vista della corsa all’Eliseo, ma venne sconfitto. Post già allora non brillava nella Spd. Samsom tramontò. Sanchez, ora di nuovo primo ministro, finì in minoranza nel Psoe dimettendosi anche da deputato. E Renzi? Be’, Renzi venne affossato dal referendum costituzionale.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Da sinistra Achim Post, Pedro Sánchez, Matteo Renzi, Manuel Valls e Diederik Samsom alla festa nazionale dell’Unità di Bologna del 2014 (Ansa).

I giallorossi in posa a Narni

E poi c’è la foto di Narni del 2019. I due leader della maggioranza giallorossa, il dem Nicola Zingaretti e il pentastellato Luigi Di Maio, posarono per la prima volta insieme in occasione della chiusura della campagna elettorale delle Regionali in Umbria. Con loro c’era il candidato civico Vincenzo Bianconi, il premier Giuseppe Conte e il segretario di Leu Roberto Speranza. Il segretario Pd commentò: «Stiamo insieme perché amiamo l’Italia anche se siamo diversi». Bianconi perse contro Donatella Tesei, Di Maio lasciò il M5s e Zingaretti è volato in Europa. Mentre Pd, M5s e sinistra sono ancora lì, in posa.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Roberto Speranza, Nicola Zingaretti, Vincenzo Bianconi, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte nel 2019 a Narni (Ansa).