Attacco Iran a Dubai, bloccata Big Mama: “Aiutateci è un incubo”

«Stasera vi chiedo di darci una mano perché stiamo vivendo un incubo». Con le lacrime agli occhi, la rapper campana Big Mama ha raccontato su Instagram di essere rimasta bloccata a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, dopo la chiusura dello spazio aereo seguita agli attacchi degli Stati Uniti d’America e di Israele contro l’Iran e alla successiva risposta di Teheran.

L’artista, originaria di Serino ma con radici salernitane, ha spiegato che il volo partito da Malé è stato dirottato nel deserto nei pressi di Dubai. «Siamo stati portati in hotel e ora ci dicono che dobbiamo restare qui facendo attenzione. Continuiamo a sentire i missili sulla testa. Io sono terrorizzata, siamo tante persone qui. Vogliamo tornare a casa. Non ho mai chiesto niente ma ho troppa paura», ha detto rivolgendosi ai follower.

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Manfredi, Siniscalchi grande innovatore da avvocato e da politico

“Vincenzo Maria Siniscalchi era un grande innovatore in tutto​: nel diritto, nella politica, da avvocato, da componente laico del Csm, da parlamentare. A sinistra, un paladino del garantismo che scelse di mettere la propria professione al servizio di questo importante principio costituzionale​, in particolare durante il periodo di ​T​angentopoli.​ E’ stato un grande onore aver ricevuto il dono della sua amicizia ed i suoi insegnamenti​.​ A nome di tutta la generazione politica e forense, voglio ringraziarlo perche’, se siamo arrivati dove siamo ​o​ggi, lo dobbiamo a persone ​d​i valore come lui”.​ E’ quanto ha affermato il Presidente del Consiglio Regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, intervenendo alla cerimonia per lo scoprimento del ​’Busto​’ dell’avvocato e parlamentare Vincenzo Maria Siniscalchi, ​c​he si e’ tenuta, stamani, a Napoli​,​ nello storico tribunale di Castel Capuano.

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Minore accoltellato a Salerno, prognosi di 15 giorni

Sangue nella movida a Salerno dove, nella serata di ieri, è stato accoltellato un 17enne. Il fatto è avvenuto in via Conforti, nel pieno centro cittadino. Il minore, che era in compagnia della fidanzata, è stato avvicinato da una persona che – per cause ancora in corso di accertamento – lo ha ferito con una coltellata all’addome. Il colpo è stato superficiale: il taglio è stato medicato in ospedale ed il giovane è stato dimesso con una prognosi di 15 giorni. Sono in corso indagini da parte dei carabinieri per risalire al responsabil

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Morte piccolo Domenico: indagati anche 2 medici di Salerno

Anche due giovani medici salernitani   risultato iscritti nel registrato dei sette indagati per la morte di Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni morto sabato scorso dopo il trapianto di cuore sbagliato all’ospedale “Monaldi” di Napoli dove il piccolo era ricoverato in terapia intensiva dal dicembre 2025 in attesa di ricevere l’organo.

 

Si tratta di V.P., 34 anni, e di M.A., 30 anni, entrambi di Salerno. Uno si è occupato dell’espianto a Bolzano, l’altra era in sala operatoria. I legali chiamano Iesu come consulente.

L’inchiesta giudiziaria sulla vicenda che ha sconvolto tutta l’Italia sta andando avanti: ieri, infatti, il gip del tribunale di Napoli ha accolto la richiesta del pm e del procuratore aggiunto di incidente probatorio, l’accertamento tecnico-irripetibile che sarà eseguito sul cuore che doveva essere trapiantato al piccolo Domenico che si terrà martedì alle ore 10.

Contestualmente, il giudice ha nominato i periti che eseguiranno gli approfondimenti richiesti.

Successivamente, poi, sarà conferito l’incarico per l’autopsia sul corpo del bimbo che sarà eseguita a stretto giro dopo l’incidente probatorio.

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Arechi, Fico: “Ci stiamo lavorando, non vedo problemi”

Ci stiamo lavorando, ci stiamo lavorando ma non vedo particolari problemi. E’ stata questa la frase, telegrafica, pronunciata da Roberto Fico, presidente della Regione Campania, intervenuto alla cerimonia di inaugurazione dell’Anno giudiziario 2026 del Tar – sezione distaccata di Salerno, in riferimento al progetto di restyling dello stadio Arechi.

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Perché la Cina limita l’accesso ai propri siti governativi

Una pagina che non si carica, un server che non risponde. Uno scenario frequente per chi naviga sulla Rete in Cina, soprattutto per i turisti che provano a collegarsi a social o alcuni siti occidentali senza utilizzare reti private virtuali (vpn) in grado di aggirare la cosiddetta Great Firewall messa in piedi dalle autorità di Pechino. Sin qui, il mondo ha guardato alla Grande Muraglia Digitale come a un ostacolo alla “uscita” degli utenti cinesi. Oggi, invece, il movimento sembra attento non soltanto a bloccare ciò che entra, ma anche a controllare ciò che esce. Tradotto: non solo si filtrano i contenuti esterni, si filtra anche lo sguardo dall’esterno.

Perché la Cina limita l’accesso ai propri siti governativi
Cinesi con smartphone (di Fenghua via Unsplash).

La Grande Muraglia digitale al contrario

Sembra questa l’inedita dinamica che emerge da una nuova ricerca pubblicata sul Journal of Cybersecurity: sempre più siti governativi cinesi risultano inaccessibili dall’estero in una sorta di Grande Muraglia Digitale al contrario. Gli autori del report hanno analizzato oltre 13 mila siti governativi, attraverso test condotti da differenti località al di fuori del territorio della Repubblica Popolare. I risultati indicano che più della metà di questi portali non era accessibile dall’estero. In circa un caso su 10, l’inaccessibilità sembrerebbe dipendere da pratiche deliberate di geo-blocco, ovvero da sistemi che identificano la provenienza geografica dell’utente tramite indirizzo IP e impediscono l’accesso a utenti situati in determinate aree del mondo. Negli altri casi, le cause potrebbero includere colli di bottiglia infrastrutturali o configurazioni tecniche frammentate, ma il dato complessivo resta significativo: l’accesso internazionale alle informazioni pubbliche cinesi si starebbe restringendo. Le pratiche di geo-blocco sono state utilizzate anche da altri Paesi, inclusi gli Stati Uniti, per limitare l’accesso a determinati contenuti o banche dati per utenti stranieri. Ma, secondo gli autori della ricerca, l’ampiezza e la sistematicità del fenomeno cinese sembrano distinguersi per scala e potenziale impatto.

Perché la Cina limita l’accesso ai propri siti governativi
Immagine realizzata con l’IA.

Pechino punta sulla sovranità digitale

Il fenomeno sembra rappresentare l’ultimo stadio del sofisticato processo di evoluzione del modello digitale cinese. Negli Anni 90, l’Occidente guardava alla Rete come uno strumento potenzialmente democratizzante, nella convinzione che la libera circolazione delle informazioni avrebbe inevitabilmente favorito processi di apertura politica e di rafforzamento della società civile, Cina compresa. Ma Pechino è stata in grado di costruire gradualmente un modello alternativo, fondato sul principio della sovranità digitale, secondo cui lo Stato mantiene il diritto esclusivo di regolare, filtrare e supervisionare lo spazio online entro i propri confini. La Great Firewall ha rappresentato l’architrave di questo sistema: un insieme di tecnologie e regolamentazioni capace di filtrare contenuti in ingresso, bloccare piattaforme straniere e promuovere lo sviluppo di un ecosistema digitale autoctono. La sua infrastruttura non si limita alla censura reattiva dei contenuti, ma opera in modo proattivo, orientando e modellando a monte l’accesso alle informazioni. Nel tempo, questa strategia ha favorito la nascita di un ambiente digitale integrato, dominato da colossi tecnologici nazionali e da super-app in grado di concentrare servizi, comunicazione, pagamenti e commercio in un unico spazio.

Perché la Cina limita l’accesso ai propri siti governativi
Il logo di Tencent (Imagoeconomica).

Così si prevengono attacchi, sabotaggi e data mining

La novità emersa dallo studio pubblicato sul Journal of Cybersecurity riguarda però il movimento opposto. Se la Great Firewall impedisce agli utenti cinesi di accedere liberamente a contenuti stranieri, la “Grande Muraglia Digitale al contrario” limiterebbe l’accesso degli utenti stranieri ai contenuti pubblici cinesi. Il principio di fondo sembra coerente con una concezione estesa della cybersicurezza adottata dalle autorità di Pechino, che copre non solo la protezione da attacchi informatici o sabotaggi ma anche la prevenzione del data mining, della raccolta di informazioni open-source e della diffusione di narrazioni ritenute dannose per l’immagine e la stabilità del Paese. Negli ultimi anni, diversi episodi hanno alimentato le preoccupazioni delle autorità cinesi riguardo all’uso non desiderato di dati pubblicamente accessibili. Rapporti di organizzazioni internazionali e centri di ricerca si sono spesso basati su documentazione reperita su siti governativi locali o regionali per analizzare politiche pubbliche, dinamiche di sicurezza o situazioni controverse come quella dello Xinjiang. In alcuni casi, documenti inizialmente disponibili online sono stati rimossi o modificati. In parallelo, l’accesso dall’estero a piattaforme private contenenti dati economici, aziendali o accademici è stato limitato, rafforzando l’impressione di una strategia più ampia volta a contenere la fuoriuscita di informazioni sensibili.

Perché la Cina limita l’accesso ai propri siti governativi
Immagine realizzata con l’IA.

Il blocco è un ostacolo per chi vuole investire in Cina

Le implicazioni di questo processo sono molteplici. Per la comunità accademica internazionale, la progressiva inaccessibilità delle fonti originali rischia di aumentare l’opacità del sistema e di rendere più difficile una valutazione basata su dati verificabili, favorendo interpretazioni unilaterali e polarizzate. Anche per le imprese straniere il fenomeno non è privo di conseguenze. L’analisi del contesto normativo locale, dei bandi pubblici, delle direttive amministrative e dei piani di sviluppo regionali rappresenta un passaggio cruciale per chi intende operare in Cina o collaborare con partner cinesi. Un accesso limitato alle informazioni ufficiali complica la due diligence, aumenta l’incertezza e può scoraggiare investimenti o iniziative di cooperazione. Resta da capire se questa fase di “chiusura” rappresenti un test temporaneo o l’inizio di una trasformazione strutturale. In ogni caso, la tendenza si inserisce in un quadro più ampio di ridefinizione dei confini digitali in cui la Cina (come diversi altri Stati, occidentali compresi) sta cercando di stabilire standard tecnologici autonomi e di proteggere il proprio “territorio virtuale” dalle ingerenze esterne.

Da Sanremo alle Paralimpiadi: la retorica abilista dell’eroe ha stufato

Sanremo non ce la fa nemmeno quest’anno a non inciampare rovinosamente (e anche un po’ vergognosamente) nella narrazione abilista, cioè discriminatoria nei confronti delle persone con disabilità. Per un attimo avevamo sperato che la musica fosse cambiata – e non ci potrebbe essere modo di dire più adeguato – quando, durante la seconda serata del Festival, Carlo Conti ha invitato sul palcoscenico gli atleti Giacomo Bertagnolli (sci alpino paralimpico) e Giuliana Turra (curling paralimpico), che gareggeranno alle Paralimpiadi Milano Cortina 2026, chiamandoli «campioni».

Da Sanremo alle Paralimpiadi: la retorica abilista dell’eroe ha stufato
Carlo Conti con Giacomo Bertagnolli, la sua guida Andrea Ravelli e Giuliana Turra all’Ariston (Ansa).

Lo stesso epiteto usato qualche minuto prima per le loro colleghe olimpiche Francesca Lollobrigida – presentata però come «mamma d’oro» (un po’ riduttivo visti gli straordinari risultati raggiunti ma in linea con il mood sovranistameloniano della kermesse) – e Lisa Vitozzi. Bertagnolli e Turra sono a tutti gli effetti atleti che hanno lavorato duramente per meritarsi il titolo di campioni: il primo è vincitore di otto medaglie paralimpiche, 17 medaglie mondiali, due Coppe del Mondo generali e 17 specialità e la preparazione di Turra, al suo esordio alle Paralimpiadi, dura già da qualche anno.

Da Sanremo alle Paralimpiadi: la retorica abilista dell’eroe ha stufato
Giacomo Bertagnolli e la sua guida Andrea Ravelli alle Paralimpiadi di Pechino (Ansa).

Lo scivolone di Malagò e l’inspiration porn

Chi si era illuso che finalmente a Sanremo le persone con disabilità potessero essere valorizzate per ciò che sanno fare e per i risultati che conseguono e non soltanto per il fatto di esistere, però si sbagliava. Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano Cortina 2026, in sala tra il pubblico e invitato da Conti a intervenire ha invitato a seguire «le Paralimpiadi come avete seguito le Olimpiadi, […] e soprattutto seguitele con ammirazione, perché sono degli eroi moderni e sono delle persone che da un limite hanno trovato una meravigliosa risposta tramite lo sport per vincere le loro battaglie». Insomma, la solita vecchia e stantia retorica dell’eroe (o supereroe) che vince una “battaglia”, riferendosi con questo termine non certo a una sfida sportiva, ma alla guerra contro una condizione fisica ritenuta sfortunata solo per il fatto di non rientrare nel criterio di normalità definito tale dalla medicina. Si chiama “inspiration porn”, nome coniato dall’attivista americana con disabilità Stella Young, ed è uno dei principali stereotipi nei confronti delle persone con disabilità, considerate come super-eroine o modelli da seguire, non per i loro successi e le loro competenze, ma solo per il fatto di essere al mondo, nonostante la loro condizione.

Da Sanremo alle Paralimpiadi: la retorica abilista dell’eroe ha stufato
Giovanni Malago (Ansa).

No, i campioni paralimpici non sono supereroi

Contro questa retorica fortemente discriminatoria si sono schierati apertamente molti atleti e atlete paralimpici. Uno tra tanti, Rigivan Ganeshamoorthy, oro nel lancio del disco F52 alle Paralimpiadi di Parigi 2024. In occasione del Festival dello Sport di Trento dello stesso anno mise in chiaro: «Siamo persone normali. Ci alleniamo e arriviamo ai risultati come voi ‘normodotati’. Noi non siamo supereroi». Ma la strada verso il riconoscimento e l’accettazione delle persone con disabilità come «parte della diversità umana e dell’umanità stessa», uno dei principi cardine su cui è fondata la Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità, è irta di ostacoli e basta molto poco per tornare indietro. Anche solo un commento inopportuno davanti a milioni di telespettatori (mercoledì erano 9 milioni e 600 mila), oltre al pubblico presente in sala. Se i commenti fuori luogo si moltiplicano, la situazione peggiora.

Da Sanremo alle Paralimpiadi: la retorica abilista dell’eroe ha stufato
L’atleta paralimpico italiano Rigivan Ganeshamoorthy con la medaglia d’oro nel lancio del disco F52 alle Paralimpiadi di Parigi 2024 (Ansa).

Conti scivola pure nel collegamento con Paolo Sarullo

Giovedì, terza serata sanremese, Conti ha parlato di violenza giovanile collegandosi con Paolo Sarullo, il ragazzo di Albenga che nel 2024 fu vittima di una violenta aggressione da parte di un gruppo di ragazzi intenzionati a rubargli il monopattino. Un pugno al volto lo fece cadere all’indietro e sbattere la testa contro l’asfalto, provocandogli un’emorragia cerebrale e, come conseguenza, l’impossibilità di camminare. Il conduttore, raccontando la vicenda, ha chiosato: «La diagnosi è una sentenza terribile: rimarrà su una sedia a rotelle per tutta la vita». Sbagli di grosso, caro Conti: a essere terribile non è la “sentenza” della diagnosi, né tanto meno la sedia a rotelle, strumento di autonomia e libertà, ma la violenza subita, che sarebbe stata da condannare anche se la sua conseguenza fosse stata la frattura di un dito! Sanremo inavvertitamente non fa altro che alimentare una cultura della discriminazione.

Da Sanremo alle Paralimpiadi: la retorica abilista dell’eroe ha stufato
Paolo Sarullo in collegamento (Ansa).

In vista delle Paralimpiadi, le città sedi di gara stanno migliorando l’accessibilità

Attendiamo con ansia l’inizio delle Paralimpiadi, evento che ci auguriamo contribuirà a restituire una narrazione degli atleti e atlete paralimpici (e delle persone con disabilità in generale) più in linea con i principi della Convenzione ONU di quanto non lo abbia fatto la kermesse canora. Le città sedi di gara – Cortina d’Ampezzo, Tesero (Val di Fiemme) e Milano – si stanno attrezzando per diventare sempre più accessibili. Il progetto “Cortina per Tutti”, promosso dall’amministrazione comunale, unisce interventi sul territorio alla formazione degli operatori turistici locali per rendere la città a portata di tutti e la provincia della Val di Fiemme sta aumentando l’accessibilità del trasporto pubblico, oltre a quella delle infrastrutture e degli impianti sportivi. Anche Milano ha investito nel miglioramento dell’accessibilità dei trasporti. «In occasione dei Giochi, ATM ha realizzato un sistema informativo nelle fermate dei mezzi di superficie che consente alle persone su sedia a ruote di conoscere l’accessibilità delle linee di bus, tram e filobus», spiega Alessandro Manfredi, presidente di LEDHA-Lega per i diritti delle persone con disabilità. «È possibile accedere a questa informazione anche attraverso l’App di ATM, consentendo di pianificare il viaggio». In collaborazione con le associazioni di persone con disabilità, inoltre, è stata mappata l’accessibilità di 120 spazi pubblici (musei, impianti sportivi, chiese, teatri e cinema), inserendo le informazioni relative alla rilevazione nelle pagine web di Milano Accessibile.

Da Sanremo alle Paralimpiadi: la retorica abilista dell’eroe ha stufato
Il passaggio della Fiamma Paralimpica Milano-Cortina 2026 a Torino (Ansa).

Milano usi i Giochi per diventare veramente inclusiva

In città rimane molto da fare, ad esempio promuovere pratiche sportive inclusive, migliorare l’accessibilità delle informazioni e comunicazioni per le persone con disabilità intellettiva e sensoriale, così come quella degli esercizi commerciali e dei molti eventi che la città ospita. Ma la sfida principale riguarda l’eredità dei Giochi: gli interventi per aumentare l’accessibilità urbana e degli spazi non dovrebbero essere “temporanei” e legati ai singoli eventi ma rientrare in progettualità che proseguono anche dopo la loro chiusura. 

olgachieffi@virgilio.it Allegati 23:03 (23 minuti fa) a me Gabriele Lavia e la notte delle anime

di Olga Chieffi

Il senso del teatro di Gabriele Lavia è nell’attenzione alla parola e, anche nel suo ritorno, qui, al Verdi di Salerno, per il dramma biografico di Eugene O’Neill “Lungo viaggio verso la notte”, ha recitato senza l’uso di alcuna amplificazione. Sul palcoscenico, trasformato in una vera e propria, in una casa piena di libri e fantasmi, in piena decadenza, come la famiglia che la abita, si svolge il dramma della madre Mary, una convincente Federica De Martino, che dopo una vita da girovaga dietro il marito James Tyrone a cui ha dato voce Gabriele Lavia, in doppia veste anche di regista, un ex-attore ricco, ossessionato dalla povertà, che ha sprecato il suo talento e si rifugia nell’alcool, ha ora 56 anni, tutti i capelli bianchi e le mani deformate dall’artrite, a capo di una famiglia in cui di continuo, tutti si dilaniano reciprocamente, ma con un fondamentale reciproco affetto che li unisce e li fa trepidare uno per l’altro. Mary è tornata dalla clinica dove era stata per disintossicarsi, e marito e figli felici per una presunta guarigione. Le ore che intercorrono dalla mezzanotte di una giornata d’agosto, costituiscono lo strazio della loro delusione. Ciò avviene nel tempo stesso in cui, accanto alla scoperta del ritorno dell’infelice al suo vizio, un’altra terribile verità è rivelata: Edmund, splendidamente interpretato da Ian Gualdani (personaggio alter ego proprio di O’Neill) è ammalato. “Di raffredore”, dirà la mamma, per nascondere agli altri il suo sgomento; ma lei sa che il figlio è ammalato di tisi, la stessa malattia di cui morì suo padre. Le ombre del passato tornano ed al terrore della malattia del figliolo, la sua debole forza di volontà non regge e per non pensare, per non trepidare, per non soffrire, ritorna alla morfina. Tutta l’azione di questi due atti avvincenti, in cui l’angoscia di quattro esseri è scandagliata a fondo e l’ansia assume forma di incubo incalzante, la “vecchia pena” del figlio che ricorda, è nel corso di una giornata, nei disperati ed inutili tentativi della madre per sottrarsi al sospetto del marito e dei figli; e del loro tormento nello strazio di passare dal sospetto alla certezza di quel ritorno. Nessun vuoto virtuosismo di tecnica ricercato è qui ma solo la loro grande potenza di esprimere la vita nella fusione del bello e del brutto, del buono e del cattivo. In fondo a questa triste giornata, nelle cui ore la tragicità scorre fluida, inesorabile, come quella di un fiume in piena che straripa nelle terre avvolte dalla nebbia, è la notte delle anime. Nel dramma di questa dolcissima e sventurata madre, la De Martino ha dato una prova “heavy” da attrice. Nel muovere nervoso delle povere mani deformi, nei gesti con cui ella cerca schivare l’attenzione del marito e dei figli, nello sguardo allucinato che cerca di nascondere ad essi, nella dolcezza stanca della voce e nei repentini scatti, estasiata, solo lei, per un momento fuori della gabbia, fuori della realtà e dalla solitudine, nel paradiso artificiale, per raccontare i suoi sogni, quello di diventare suora, il più bello o pianista concertista, infrantisi nel matrimonio. Gabriele Lavia ha recitato da par suo, esprimendo il povero attore James, nella sua bontà e nelle sue debolezze, baldo e quasi tronfio nelle sue pose di commediante, James si rivela, alla fine, uno straccio umano, nella sua avarizia il quale, nel suo contenuto dolore, si rende profondamente commovente. Complesso, invece, è il personaggio di Jamie, fratello maggiore, strano impasto di bene e di male. Jacopo Venturiero non ha certo deluso la grande fiducia riposta in lui. Di Edmund, che ha ereditato la sensibilità della madre, e che per lei ha tenerezza profonda e costante, disordinato poeta che Gualdani ha mirabilmente ritratto il carattere con vibrante ed acuta penetrazione. Merita menzione anche l’unico personaggio positivo, Beatrice Ceccherini che ha interpetrato la domestica Cathleen. Applausi calorosi per tutti e numerose chiamate al proscenio.

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Tutti pazzi per Claude, l’IA “etica” di Anthropic che sfida il Pentagono

Tutti pazzi per Claude, l’intelligenza artificiale «umana ed etica» inventata da Dario Amodei, fondatore e Ceo di Anthropic. In principio era ChatGPT, un modello considerato oggi troppo “generalista”, subito insidiato dalla cinese DeepSeek, più efficiente, con uno schema open source più profondo, più rivolto a esperti e, dicono gli specialisti, con un’architettura più leggera e con meno dispendio energetico. Meglio di Gemini, secondo alcuni, creata da Google. Elon Musk, aggressivo come sempre, ha più volte dichiarato che «ChatGPT non funziona più» e che solo la sua IA, Grok, è «un vero e proprio compagno creativo e intelligente, multimodale e potente». Mark Zuckerberg pare non riesca a competere: ha subito messo in campo Metaintellince Lab, una divisione di ricerca che sviluppa realtà aumentate e intelligenze artificiali, ma la sua Meta AI per ora non vince. È solo considerata più performante per l’accessibilità e l’integrazione con le piattaforme social.

Tutti pazzi per Claude, l’IA “etica” di Anthropic che sfida il Pentagono
Il logo di Claude.

Da OpenAi alla nascita di Anthropic

Ma chi è Dario Amodei e perché tutti parlano di lui? Nato a San Francisco nel 1983, figlio di immigrati italiani di origini toscane, ha studiato fisica a Stanford e ha conseguito un PhD alla Princeton University. Con sua sorella Daniela è il fondatore di Anthropic. Entrambi avevano ricoperto ruoli apicali in OpenAI, prima di inventare Claude. Ospite all’ultima edizione del Davos Forum, Amodei ha spiegato che i modelli di intelligenza artificiale sono passati dal livello di uno studente delle superiori o dell’università a quello di un dottore di ricerca. Ma si è dichiarato, in un certo senso, frustrato perché lo sviluppo delle IA sarebbe rallentato dai problemi che la gestione di un cambiamento sempre comporta, tipo la sicurezza, la software legacy, la politica.

Amodei teme che l’IA inneschi una crisi sociale

Nel mondo tecnologico sta accadendo quello che è successo per l’emergenza climatica: così come Donald Trump (e con lui molti altri politici, anche a casa nostra) non distingue tra meteo e clima – per cui alla prima gelata rinfaccia agli scienziati di lanciare falsi allarmi – allo stesso modo si è convinti che poiché l’economia cresce, i rischi per l’occupazione non esistano. Amodei intravede invece una crisi sociale pericolosa e l’IA sostituirà le attività solitamente affidate agli entry level. L’IA, ha spiegato in una intervista a Axios lo scorso maggio, potrebbe eliminare la metà dei lavori d’ufficio di primo livello nei prossimi cinque anni, portando la disoccupazione americana al 10-20 per cento. Consapevole di questo pericolo, che ha esplorato nel saggio The adolescence of Technology, Amodei si dice irritato dal fatto che da un lato non ci si preoccupi di trovare soluzioni, dall’altro che questa “inazione” inibisca gli investimenti che sarebbero necessari. C’è però chi vede in questo atteggiamento una sorta di gioco al rialzo. L’imprenditore illuminato che si preoccupa per le sorti del mondo riesce a differenziarsi come narrazione dai competitor. La preoccupazione etica di Amodei, insomma, non quella di Zuckerberg o di Musk: ecco perché nel mondo dei professionisti di fede democratica e tra le persone che cercano una IA “più umana” Claude sta crescendo esponenzialmente, diventando la scelta preferita. Parola pure di Gemini, sua concorrente. Le risposte di Claude, dice, «sono meno robotiche, non ripete schemi predefiniti e ha uno stile più fluido». Inoltre è più collaborativa, consente di creare “al volo” app e prototipi che facilitano il lavoro in team e offre una memoria a breve termine enorme. Si possono caricare interi libri e ottenere risposte senza che dimentichi pezzi per strada, come succede alle altre IA.

Tutti pazzi per Claude, l’IA “etica” di Anthropic che sfida il Pentagono
La rivista statunitense Time ha designato l’Intelligenza Artificiale come ‘Persona dell’Anno 2025’. Sulla trave a sinistra Mark Zuckerberg, Lisa Su, Elon Musk, Jensen Huang, Sam Altman, Demis Hassabis, Dario Amodei e Fei-Fei Li. (Ansa).

Il braccio di ferro con il Pentagono

Pochi giorni fa il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha minacciato Amodei: porrà fine ai contratti stretti dal Pentagono con Anthropic se la società non aprirà la sua IA all’uso militare eliminando le restrizioni. Secondo Hegseth, Anthropic deve condividere la propria tecnologia innovativa in nome della sicurezza nazionale. Ma Amodei non pare disposto ad accettare l’ultimatum e sarebbe capace di rinunciare al contratto da 200 milioni di dollari se non verranno prese in considerazione le preoccupazioni relative all’uso della sua tecnologia per le armi autonome e la sorveglianza di massa a danno dei cittadini americani. Insomma, un imprenditore con (pare) un alto senso etico suona un campanello di allarme, illuminando la voracità dei tycoon della Silicon Valley, disposti a qualunque cosa per il profitto: manipolano gli utenti delle chatbot, facendoli credere di chattare con un essere umano o, nel migliore dei casi, con un programma privo di secondi fini, in un mondo che sarà sempre più popolato da persone che non saranno più in grado di distinguere ciò che è vero. Dice Amodei nel suo saggio: «L’umanità sta per ricevere un potere quasi inimmaginabile e non è ancora del tutto chiaro se i nostri sistemi sociali, politici e tecnologici abbiano la maturità necessario per esercitarlo». 

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico

Questo Sanremo 2026 si conferma un’edizione così spaventosamente democristiana che Carlo Conti è riuscito nell’impresa di far sembrare i Festival in bianco e nero degli Anni 50 dei raduni di punk anarco-insurrezionalisti. Reduci da una serata dedicata a cover e duetti che non sposterà gli equilibri della classifica finale e che è finita a tarallucci, vino e ipocrisia ministeriale, ci ritroviamo a commentare un Ariston che ha paura persino della sua ombra.

La censura Anni 50 sul bacio saffico tra Levante e Gaia

Lo ha dimostrato la regia che sul bacio tra Levante e Gaia ha staccato l’inquadratura con la velocità di un esorcista che vede il demonio: se nel 2026 un contatto tra due donne fa ancora scattare il panico, significa che siamo ufficialmente fermi al palo del 1950. Un oscurantismo che ha fatto il paio con il piglio del capitano di questo Titanic, capace di liquidare la cronaca mandando «un abbraccio all’incidente» (accaduto a Milano) con tanto di applauso.

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
Il bacio tra Levante e Gaia (Ansa).

Che noia le battute di Siani e la lezione del prof Schettini

Lo stesso spirito surreale che ci ha propinato, all’una passata, la lezione di fisica di Vincenzo Schettini. Vedere il «prof influencer», travolto dalla bufera per la cultura venduta a gettoni salire in cattedra per farci la morale sulla dipendenza dai social ha sfidato le leggi della decenza.

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
Vincenzo Schettini e Carlo Conti (Ansa).

Ma il grottesco era già esploso con la farsa dell’ospite Mr X. Dopo aver alimentato per ore un’attesa messianica, abbandonando persino la conferenza stampa del mattino, manco dovesse ricevere le tavole della legge sul Sinai, il conduttore ha svelato il più classico dei pacchi: Alessandro Siani.

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
Carlo Conti versione TonyPitony e Alessandro Siani (Ansa).

Ci ha salvato solo il ritorno gioioso di Bianca Balti

In questo scenario da sagra paesana, Laura Pausini è stata finalmente restituita al ruolo di cantante, mentre Alessandro Gassman schiumava rabbia sui social perché a Gianni Morandi è stato concesso di benedire il figliolo Tredici Pietro in diretta mondiale mentre a lui il privilegio è stato negato. Tra tanta plastica e a celebrazioni istituzionali come quella per Caterina Caselli, l’unica Sugar rivoluzionaria, ci ha salvato solo il ritorno gioioso di Bianca Balti, finalmente di nuovo con i suoi capelli dopo la malattia.

La pagelle della quarta serata

Ma ora, prima del verdetto finale di stasera, passiamo alle cover. Ecco le pagelle, una per una, di chi ha onorato la musica e di chi l’ha solo calpestata.

Elettra Lamborghini con le Las Ketchup, Aserejé – Voto 6. La twerking queen riesuma il tormentone del 2002 e trasforma l’Ariston in un villaggio vacanze. Giudizio: come quarta delle Las Ketchup non sfigura affatto, portando un’aria da festino bilaterale.

Eddie Brock con Fabrizio Moro, Portami via – Voto 7 (per Moro). Brock conferma la sua vocazione per l’urlo primordiale infinito, stavolta supportato da un Moro che non fa nulla per abbassare il volume. Giudizio: alla fine l’unica cosa da portarsi via sono un paio di tappi per le orecchie.

Mara Sattei con Mecna, L’ultimo bacio – Voto 4. Tentativo di scalata all’Everest su Carmen Consoli con l’aiuto di un Mecna che cerca di fare il moderno inserendo barre fuori contesto. Giudizio: un aggiornamento software fallito: l’ultimo bacio è stato decisamente amaro.

Patty Pravo con Timofej Andrijashenko, Ti lascio una canzone – Voto 6. La Divina scende dal suo pianeta di titanio per omaggiare la Vanoni, mentre il primo ballerino della Scala danza nel vuoto come un mobile di pregio. Giudizio: Un duetto-non duetto da museo dove l’unico reperto che conta è la Pravo.

Levante con Gaia, I maschi – Voto 5.5. Le due puntano sul saffico-chic rileggendo la Nannini, ma l’esecuzione resta un karaoke troppo educato. Giudizio: se nel 2026 la regia scappa davanti a un bacio tra donne, siamo ufficialmente nel 1954.

Malika Ayane con Claudio Santamaria, Mi sei scoppiato dentro il cuore – Voto 6. Malika è un’interprete sopraffina, ma Mina è una vetta dove l’aria manca a tutti. Giudizio: Santamaria canta meglio di metà dei martiri in gara.

Bambole di Pezza con Cristina D’Avena, Occhi di gatto – Voto 7. Le sorelle del punk trascinano la regina dei cartoni animati in un vortice rock con tanto di citazione dei Led Zeppelin. Giudizio: spazzano via tutto con allegria.

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
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Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso, Su di noi – Voto 3. Dargen prova l’operazione impossibile. L’intenzione antimilitarista è nobile, ma la struttura sembra studiata troppo a tavolino. Giudizio: Un mix rovinato dalla presenza di un Pupo che puzza lontano un miglio di marchetta.

Tommaso Paradiso con gli Stadio, L’ultima luna – Voto 6. Paradiso scala Dalla con le migliori guide alpine bolognesi in circolazione. Giudizio: esibizione onesta che fa sembrare gli Stadio i veri titolari della gara.

Michele Bravi con Fiorella Mannoia, Domani è un altro giorno – Voto 6. Secondo tributo alla Vanoni della serata, stavolta giocato sulla classe della Mannoia. Giudizio: Un momento di pulizia sonora.

Tredici Pietro con Galeffi e Fudasca, Vita – Voto 6. Gianni Morandi compare per benedire il figliolo Pietro sul brano che fu del sodalizio con Lucio Dalla. Giudizio: I figli so’ piezz ‘e share: Pietro tiene botta mentre Gassman mastica fiele sui social.

Maria Antonietta e Colombre con Brunori Sas, Il mondo – Voto 7. Brunori Sas aggiunge la sua alchimia a un brano che non passa mai di moda. Giudizio: Funziona quasi tutto, tranne il vizio di aggiungere barre inutili.

Fulminacci con Francesca Fagnani, Parole parole – Voto 7. Fulminacci punta sull’ironia del duetto Mina-Celentano del 1972 coinvolgendo una Fagnani che sta al gioco con grazia. Giudizio: La Belva si scopre cantante.

Lda & Aka7even con Tullio De Piscopo, Andamento lento – Voto 8. De Piscopo a 80 anni spiega a tutti cos’è il ritmo, trascinando i due ragazzi napoletani in un’altra dimensione. Giudizio: Un metaverso tra icone e nuove leve che funziona alla grande.

Raf con The Kolors, The Riddle – Voto 5. Raf appare più a suo agio stasera che con la sua canzone in gara. Giudizio: Nemmeno la figlia Bianca nel corpo di ballo salva un’atmosfera da festa di piazza rassegnata.

J-Ax con Ligera County Fam, E la vita, la vita – Voto 7. J-Ax celebra Cochi e Renato con un caos allegro che porta energia ribelle in questo Festival retrogrado. La gang milanese funziona e diverte come ai vecchi tempi del Derby. Giudizio: Tutto perfetto finché non arriva Carlo Conti a rovinare la festa ricordando i morti col cronometro in mano.

Ditonellapiaga con Tony Pitony, The Lady Is A Tramp – Voto 8. L’erede degli Skiantos e Ditonellapiaga atterrano all’Ariston. Interpretazione magistrale di un classico, con riferimenti alla Costa Smeralda e inclusività gastronomica. Giudizio: Sono loro gli alieni che vincono la serata delle cover: performer eccellenti per il tinello tv di Rai 1.

Enrico Nigiotti con Alfa, En e Xanax – Voto 4. Il brano di Samuele Bersani è un cristallo delicato che non necessita di chirurgia estetica. Giudizio: Ansia da prestazione e liste della spesa

Continua il Sanremo democristiano di Conti: senza guizzi, ma con la censura sul bacio saffico
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Serena Brancale con Gregory Porter e Delia, Besame mucho – Voto 6. La Brancale si circonda di nobiltà con il piano di Delia e il velluto di Porter per rileggere un classico stra-suonato da chiunque. Giudizio: Esecuzione impeccabile che ci fa rimpiangere la lagna stratosferica che Serena ha deciso di portare in gara.

Sayf con Alex Britti e Mario Biondi, Hit the Road Jack – Voto 10. Sayf si conferma la vera scoperta di questo Sanremo, mettendo insieme una jam session dove Britti suona e Biondi coccola i timpani. Giudizio: la miglior sarabanda del Festival

Francesco Renga con Giusy Ferreri, Ragazzo solo, ragazza sola – Voto 3. Un conto è il Duca Bianco che canta sé stesso in italiano, un altro è assistere a questa grottesca cover della cover. Giudizio: David Bowie, perdonali perché non sanno quel che fanno

Arisa con il Coro del Teatro Regio di Parma, Quello che le donne non dicono – Voto 9. Arisa gioca in un altro campionato e prende il classico della Mannoia trasformandolo in un inno alla forza femminile. Giudizio: prima o poi qualcuno dovrà spiegarci perché in gara le danno sempre la canzone sbagliata.

Samurai Jay con Belén Rodríguez e Roy Paci, Baila Morena – Voto 2. Qui siamo dalle parti di una festa finita male dove ognuno va per conto suo. Giudizio: Un’accozzaglia senza direzione che naufraga miseramente nonostante la tromba di Roy Paci.

Sal Da Vinci con Michele Zarrillo, Cinque giorni – Voto 5. Il re di Per sempre sì trascina Zarrillo nel suo mondo, trasformando la hit pop in un classico neomelodico da matrimonio in grande stile. Giudizio: Neomelodico d’altri tempi

Fedez e Masini con Stjepan Hauser, Meravigliosa creatura – Voto 2. Il duo rivisita la Nannini col violoncello di Hauser, ma il risultato è un pasticcio stucchevole dove Fedez infila barre incomprensibili. Giudizio: Rovinare un classico della musica italiana era l’ultima missione rimasta a Fedez.

Ermal Meta con Dardust, Golden hour – Voto 6. Ermal volta pagina e si affida al piano di Dardust per un momento di classe. Giudizio: Un’esibizione sofisticata che pulisce le orecchie.

Nayt con Joan Thiele, La canzone dell’amore perduto – Voto 6.
Il rapper romano abbandona i balbettii della gara e si cimenta con De André, coadiuvato dalla grazia di Joan Thiele. Giudizio: compitino onesto su Faber.

Luchè con Gianluca Grignani, Falco a metà – Voto 5,5. Mentre il napoletano rappa, Grignani punteggia le rime con il solito piglio. Giudizio: Il momento clou non è la musica, ma Gianluca che chiede se nei fiori ricevuti c’è il numero della Pausini. Frecciata servita gelida per una querelle che va avanti da mesi.

Chiello con Saverio Cigarini, Mi sono innamorato di te – Voto 4. Sfida impossibile su Tenco per un Chiello che sembra rimpiangere il duetto mancato con Morgan (o forse lo rimpiangiamo noi). Giudizio: un’agonia vocale che non rende giustizia all’originale.

Leo Gassmann con Aiello, Era già tutto previsto – Voto 4. Leo e Aiello fanno a gara a chi spacca prima le vene del collo su Cocciante, producendo un’esibizione decisamente sopra le righe. Giudizio: La disfida degli urli e dei padri.

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Short Movie: Crash Site, un corto con Steven Yeun

Crash Site, un corto con Steven Yeun

Due amici di campeggiatori si imbattono in qualcosa di inaspettato.

Jason Sperling, il regista di Crash Site, corto del 2025, ha lavorato agli effetti speciali di The Walking Dead; niente di strano quindi nel fatto che sia riuscito a scritturare uno degli attori di quella serie, Steven Yeun (lo ricorderete come Glenn) nel ruolo di protagonista nel suo corto. Yeun è uno dei due campeggiatori – l'altro è Sam Richardson, attore comparso in diverse serie ma soprattutto doppiatore – che trovano il relitto di qualcosa caduto dal cielo. E dentro il relitto trovano un reperto molto particolare. Buona visione. Guarda il video: Crash Site - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 28 febbraio 2026 - articolo di S*

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

Non di solo referendum costituzionale vive l’elettore. A maggio 2026 sono in programma anche le elezioni amministrative, eh già. Vanno al voto alcuni importanti capoluoghi di provincia, come Venezia, Reggio Calabria, Salerno, ma per il centrosinistra la partita più divertente sarà in Toscana, soprattutto con Arezzo, Pistoia e Prato, senza dimenticare però Sesto Fiorentino, che non fa capoluogo ed è autorevolmente conosciuta come Sestograd per via della sua storia politica di Comune socialista.

Giani e Funaro non si sono mai piaciuti troppo

In queste città regna sovrano il caos nel campo largo. Finito il dopo-sbornia per la (prevedibile) vittoria di Eugenio Giani alla Regione Toscana, ormai ampiamente superato dall’inerzia di governo, il Partito democratico toscano ha deciso di mettersi nei guai da solo. Anzitutto, extra voto amministrativo, c’è un sontuoso scazzo fra Giani e la sindaca di Firenze, Sara Funaro, che fin qui è stata abbastanza impalpabile, non fosse per quella sortita di qualche mese fa contro Francesca Albanese per bloccarne la cittadinanza onoraria.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Eugenio Giani e Sara Funaro (foto Imagoeconomica).

Le grane sul rifacimento dello stadio di Firenze

Giani e Funaro non si sono mai piaciuti troppo, ora però l’idiosincrasia si è palesata. Una rarità per il narcotizzato Pd fiorentino e toscano, almeno dai mitologici tempi delle Primarie a sindaco vinte da Matteo Renzi, allora versione rottamatore. C’è la questione dello stadio Franchi, il cui rifacimento non affronta momenti facili: dopo la ben nota questione dei quattrini del Pnrr, si è verificato un problema tecnico, visto che la seconda trave in acciaio della struttura che sorreggerà i gradoni della nuova curva Fiesole non entra nelle strutture in calcestruzzo armato per via di un’imprecisione; e il problema non è nella trave.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Lo stadio Franchi di Firenze (foto Ansa).

La discussione attorno al famigerato “cubo nero”

Poi non è mancato il caso del “cubo nero” di cui si parla – se non straparla – da mesi in città: c’è un’inchiesta in corso per via di una ormai famigerata struttura, il cubo nero, per l’appunto, realizzata a seguito della ristrutturazione del Teatro Comunale di Firenze, al centro di duelli e polemiche e interventi pubblici. Si è scatenato persino un manipolo di agguerriti nobili del centro storico: il punto chiave è il suo impatto sul paesaggio urbano fiorentino. «È figlio di padre incerto, rigenerazione infelice», ha detto Giani facendo accigliare la sindaca Funaro.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Il “cubo nero” di Firenze (foto Ansa).

Urge scegliere il candidato sindaco a Prato

Emiliano Fossi, segretario regionale del Pd che sente il fiato sul collo del commissario ombra Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd nazionale, deve mediare. Ma non solo lì. C’è da mediare un po’ dappertutto, in Toscana. Per esempio urge scegliere il candidato sindaco a Prato dopo le dimissioni dell’anno scorso della sindaca Ilaria Bugetti. Furfaro ha unilateralmente indicato Matteo Biffoni, mister 22 mila preferenze, che ci sta pensando. Per lui si è sempre parlato di un ruolo presidenziale, nel senso di presidente della Regione Toscana, fin qui c’era però Giani e la situazione era inamovibile; al prossimo turno, chissà.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
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Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

Intanto però è appena arrivato il commissario del Pd a Prato, il deputato Christian Di Sanzo. Ha preso il posto del dimissionario Marco Biagioni, ex segretario SOC (Schleiniano di origine controllata), travolto anche lui dalla caduta della sindaca Bugetti. Si vota a maggio eh, 24 e 25 per la precisione, non fra un anno, e ancora le idee non sono proprio chiarissime.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

A Pistoia Primarie di coalizione o corsa in autonomia?

Poi c’è Pistoia, dove sembrava fatta e invece no: il Pd regionale aveva dato indicazione di convergere sul civico Giovanni Capecchi, docente di Letteratura italiana all’università per Stranieri di Perugia, vicino ad Alleanza Verdi e Sinistra, ma il Pd pistoiese ha indicato come candidata sindaco Stefania Nesi, consigliera comunale, presidente della commissione consiliare urbanistica, docente di Diritto ed Economia politica. Ancora non è chiaro che cosa accadrà: Primarie di coalizione o corsa in autonomia?

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

Sesto Fiorentino: continuiamo così, facciamoci del male

Infine c’è il caos o caso Sesto. Sesto Fiorentino detta Sestograd. Lorenzo Falchi, esponente di punta di Sinistra Italiana, si è candidato in Regione ed è stato eletto, dunque è decaduto ed è entrata in carica come sindaca facente funzione la sua vice Claudia Pecchioli, Pd. C’è da scegliere anche in questo caso il candidato sindaco della coalizione: a chi tocca? La candidatura naturale sarebbe quella di Pecchioli, sostenuta dal 40 per cento degli iscritti del Pd, ma la segreteria locale, capeggiata da Sara Bosi, l’ha stoppata. Il tempo scarseggia e il Pd vive sempre in un film di Nanni Moretti: continuiamo così, facciamoci del male.

Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos
Rebus Pd alle Amministrative in Toscana: nel campo largo regna il solito caos

I segnali di un imminente attacco americano all’Iran

Sembra imminente un attacco degli Stati Uniti contro l’Iran. Al massiccio dispiegamento di forze in Medio Oriente si sono aggiunti alcuni segnali forti di un’offensiva pronta a scattare, mentre non si registrano sostanziali passi avanti nei negoziati. Ecco cosa sta succedendo.

L’autorizzazione concessa al personale dell’ambasciata a Gerusalemme

Il Dipartimento di Stato Usa ha autorizzato il personale non di emergenza e i familiari di coloro che sono di stanza in Israele a lasciare il Paese a causa di «rischi per la sicurezza». Secondo quanto riportato dal New York Times, l’ambasciatore Mike Huckabee ha scritto al personale della missione diplomatica di «lasciare il Paese il più rapidamente possibile», preferibilmente già oggi. «In risposta a incidenti di sicurezza e senza preavviso, l’ambasciata degli Stati Uniti potrebbe ulteriormente limitare o vietare ai dipendenti del governo e ai loro familiari di recarsi in determinate aree di Israele, nella Città Vecchia di Gerusalemme e in Cisgiordania», si legge poi in un post dell’ambasciata, che ha inoltre consigliato a tutti gli americani di «riconsiderare i viaggi in Israele a causa del terrorismo e dei disordini civili».

I segnali di un imminente attacco americano all’Iran
Mike Huckabee (Ansa).

Gli Stati Uniti continuano a rafforzare la presenza militare nella regione

Come detto, gli Usa stanno rafforzando la presenza militare nella regione. E non solo con la USS Gerald Ford, la portaerei più grande del mondo. La notte scorsa almeno nove aerei cisterna statunitensi sono arrivati all’aeroporto di Tel Aviv, aggiungendosi a quelli atterrati in precedenza, tra cui 11 caccia F-22 che si trovano ora nella base di Ovda, nel sud di Israele.

Vance: «Tutti preferiamo l’opzione diplomatica, ma dipende dagli iraniani»

Intervistato dal Washington Post, JD Vance ha detto di non sapere cosa deciderà Donald Trump, ovvero se «attaccare per garantire che l’Iran non abbia un’arma nucleare» oppure risolvere la questione con la diplomazia. Il vice di Trump ha ribadito di essere scettico sugli interventi militari all’estero, assicurando che lo stesso vale per il presidente Usa: «Tutti preferiamo l’opzione diplomatica, ma dipende da cosa faranno e diranno gli iraniani». Il segretario di Stato americano Marco Rubio lunedì 2 marzo sarà in Israele per colloqui sull’Iran. Lo ha riferito il suo portavoce. In vista di un imminente attacco, Cina, Canada e Regno Unito hanno invitato tutti i loro cittadini in Iran a partire il prima possibile.

Intanto l’Agenzia per l’energia atomica (Aiea), in un rapporto confidenziale inviato agli Stati membri e visionato da Reuters, ha indicato per la prima volta il luogo in cui l’Iran sta immagazzinando l’uranio arricchito fino al 60 per cento, vicino al 90 per cento del livello per l’uso militare: un’area sotterranea del sito nucleare di Isfahan. L’ingresso è stato colpito dagli attacchi Usa e israeliani di giugno 2025, ma il sito appare intatto. Proprio l’arricchimento dell’uranio è al centro dei negoziati tra Washington e Teheran: gli Stati Uniti puntano allo smantellamento del programma nucleare iraniano, che però il regime degli ayatollah intende portare avanti sostenendo abbia solo scopi civili.

Milano, tram deraglia e finisce contro un palazzo: ci sono feriti

Attimi di paura a Milano, in zona Porta Venezia, dove un tram della linea 9 è deragliato ed è finito a grande velocità contro un palazzo. Il mezzo, che viaggiava in direzione Porta Genova, è uscito dai binari intorno alle 16 di venerdì 27 febbraio 2026 nei pressi di viale Vittorio Veneto, all’incrocio con via Lazzaretto. Ha abbattuto un semaforo e sfondato la vetrina di un ristorante. Una persona è morta e altre 40, circa, sono rimaste ferite, alcune delle quali sono state trasportate in ospedale. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 con sei ambulanze e un’automedica, oltre alle forze dell’ordine. «Ho pensato al terremoto. Ero seduto e sono finito per terra, insieme agli altri passeggeri. È stato terribile», ha raccontato uno dei passeggeri. «Per fortuna ho soltanto battuto un ginocchio, ma l’uomo accanto a me perdeva sangue dalla testa, ci ho messo un po’ a rialzarmi e a scendere».

Milano, tram deraglia e finisce contro un palazzo: ci sono feriti
Tram deragliato a Milano (Ansa).

Il tram era del nuovo modello Tramlink

Non sono chiare al momento le cause dell’incidente, ma secondo alcuni testimoni il tram stava andando ad alta velocità. Non è chiaro se le persone coinvolte stessero attraversando la strada e il mezzo abbia dovuto fare una brusca frenata o una manovra improvvisa per evitarle. Il tram era del nuovo modello Tramlink, che ha iniziato a circolare da poche settimane in città. Si tratta di veicoli bidirezionali con due cabine di guida, una per estremità, che permettono di invertire il senso di marcia in caso di necessità. Il tram è lungo 25 metri e ha 66 posti a sedere.

Ue, Von der Leyen ha deciso di applicare l’accordo con il Mercosur in via provvisoria

La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha deciso di procedere con l’applicazione in via provvisoria del discusso accordo commerciale con il Mercosur, aggirando il ricorso giudiziario avviato dagli eurodeputati che aveva sospeso il processo di ratifica. Il provvedimento ha diviso gli Stati membri per anni, trovando una strenua opposizione soprattutto da parte della Francia, secondo cui esporrebbe gli agricoltori europei alla concorrenza sleale delle importazioni del Mercosur (si tratta del Mercato comune del Sud, un blocco commerciale sudamericano che comprende Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). «La Commissione continuerà a lavorare a stretto contatto con tutte le istituzioni dell’Ue per garantire un processo regolare e trasparente. Si tratta di uno degli accordi più importanti della prima metà di questo secolo», ha dichiarato la politica tedesca ai giornalisti.

Ue, Von der Leyen ha deciso di applicare l’accordo con il Mercosur in via provvisoria
Ursula Von der Leyen (Ansa).

Il Parlamento aveva votato per deferire l’accordo alla Corte di giustizia dell’Ue

Negoziato nell’arco di 25 anni, l’accordo creerebbe un’area di libero scambio di oltre 700 milioni di persone tra l’Ue e l’America Latina. Von der Leyen ha dichiarato che darà alle aziende europee un accesso al mercato latinoamericano che prima «potevano solo sognare», sottolineando il suo potenziale per le esportazioni. Inoltre, l’accordo «offre all’Europa un vantaggio strategico in un mondo di forte concorrenza». L’Europarlamento ne aveva sospeso la ratifica dopo che, a gennaio 2026, gli oppositori avevano ottenuto la maggioranza per deferire l’accordo alla Corte di giustizia dell’Ue (congelando di fatto la ratifica). La Commissione ha mantenuto l’opzione legale di applicare provvisoriamente l’accordo una volta che uno o più Paesi del Mercosur avessero completato la ratifica. L’Argentina e l’Uruguay lo hanno già fatto, aprendo la strada all’esecutivo Ue.

Critiche dalla Francia, da Bardella a Macron

Protesta la Francia, con l’eurodeputata Manon Aubry, co-presidente del gruppo La Sinistra, che ha così scritto su X: «Il più grande accordo di libero scambio della storia viene quindi attuato SENZA il voto dei parlamenti nazionali, del Parlamento europeo, o il parere della Corte di giustizia dell’Ue. È una cosa seria!». Anche per Jordan Bardella, leader del Rassemblement national, si tratta di «una presa di potere contro i nostri agricoltori e la stragrande maggioranza dei francesi impegnati nella loro sovranità alimentare e contro i nostri produttori». A dare man forte ai deputati francesi anche lo stesso presidente Emmanuel Macron, che ha parlato di «spiacevole sorpresa». Ai media francesi ha dichiarato che «la Commissione ha preso una decisione unilaterale nonostante il Parlamento europeo non abbia votato a favore. Si sta quindi assumendo una responsabilità molto pesante nei confronti dei cittadini europei e dei loro rappresentanti che non sono stati debitamente rispettati».

Cosa ha detto Meloni sul ruolo del governo in Mps

Intervistata da Bloomberg, Giorgia Meloni ha spiegato che «il ruolo del governo» nel Monte dei Paschi di Siena «è terminato». La quota residua del 4,9 per cento «chiaramente non dà la possibilità di esercitare un’influenza significativa sulla governance» e pertanto l’esecutivo «non parteciperà alla nomina dei nuovi organi amministrativi e di vigilanza» di Mps. La premier, descrivendo il salvataggio e la ristrutturazione della banca senese come «molto ambiziosi», ha rivendicato l’ottima gestione del dossier, uno dei più complessi ereditati dal suo governo. Mps ora è «un’istituzione solida», ha aggiunto la premier. Il cda del Monte dei Paschi di Siena ha appena approvato il Piano Industriale 2026–2030: utile a 3,7 miliardi, 16 miliardi di dividendi agli azionisti e 700 milioni di sinergie a regime dalla piena integrazione con Mediobanca.

LEGGI ANCHE: Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco

Sta facendo discutere l’ospitata di Mogol alla terza serata del Festival di Sanremo 2026. Il paroliere è salito sul palco dell’Ariston per ritirare il premio alla carriera, dopodiché è tornato a Roma insieme alla moglie dove il giorno dopo era attesto alla festa per l’anniversario dell’istituzione del Corpo nazionale dei Vigili del fuoco (di cui ha scritto l’inno). Ad accendere le polemiche è stato proprio il trasferimento nella Capitale, avvenuto a bordo di un elicottero dei Vigili del fuoco.

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco
Mogol ospite a Sanremo (Ansa).

D’Angelo (Pd): «Bucci chiarisca se ha comportato un rischio per i liguri»

«Leggere che l’elisoccorso per i cittadini liguri è stato utilizzato come taxi speciale per portare un noto paroliere da Sanremo a Roma lascia sconcertati», ha dichiarato il consigliere regionale ligure del Pd Simone D’Angelo. «Anche perché sappiamo che per la nostra regione il servizio di elicottero dei Vigili del fuoco è indispensabile per tutte le attività dell’elisoccorso, delle emergenze dei cittadini genovesi». A sconcertare D’Angelo sono due cose, il fatto che «questa indicazione arrivi dal ministero degli Interni» ma anche «il silenzio del governatore Bucci, che dovrebbe spiegare ai liguri se era conoscenza dell’utilizzo del servizio dell’elisoccorso in servizio taxi speciale per il Festival di Sanremo e se questa scelta ha comportato un rischio, una sospensione di un servizio determinante per i cittadini liguri».

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco
Simone D’Angelo (Ansa).

L’Usb: «Fatto gravissimo»

Sulla stessa linea anche l’Unione sindacale di base (Usb) Vigili del Fuoco: «Ci troviamo di fronte a un fatto gravissimo. Un mezzo di soccorso, finanziato con risorse pubbliche e destinato esclusivamente alla tutela della vita e alla sicurezza dei cittadini, è stato impiegato per finalità estranee alla missione istituzionale del Corpo. Un elicottero dei Vigili del Fuoco non è un mezzo di rappresentanza né uno strumento a disposizione dell’autorità politica e della massima autorità aeronautica dei Vigili del Fuoco per esigenze di opportunità o d’immagine. Ogni ora di volo comporta costi rilevanti, carburante, manutenzione, personale altamente specializzato, usura del velivolo e incide sulla capacità operativa del dispositivo di soccorso sul territorio».

Piantedosi: «Polemiche strumentali»

Sulla vicenda è intervenuto il ministro dell’Interno Piantedosi a margine della festa dei Vigili del fuoco: «Siamo contentissimi di aver avuto qui Mogol e lo ringraziamo per quello che ci ha dato. Il resto sono le solite polemiche strumentali. Noi siamo molto contenti di aver avuto un grandissimo artista, un monumento nazionale che ha regalato parte della sua capacità artistica e ha scritto una canzone regalandola come inno ai Vigili, quindi gli siamo profondamente grati». Sul caso si è espresso anche lo stesso paroliere: «Il viaggio è andato benissimo, i Vigili del fuoco sono persone splendide, meravigliose e vanno ringraziate da tutti».

Sanremo e le polemiche su Mogol, trasportato con l’elicottero dei Vigili del fuoco
Matteo Piantedosi alla festa dei Vigili del fuoco (Ansa).

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Ci sarà anche Elly Schlein a festeggiare i 90 anni di Achille Occhetto. A Roma la prossima settimana l’ultimo segretario del Partito comunista italiano sarà al centro di un seminario il 3 marzo, giorno del suo compleanno, ideato da Ugo Sposetti con l’associazione Enrico Berlinguer, supportato dai gruppi parlamentari del Partito democratico. Nella sala della Camera di Commercio a piazza di Pietra sono attesi Corrado Augias, Pier Ferdinando Casini, Luciana Castellina, Gad Lerner, Claudio Martelli, Francesco Rutelli e tanti altri…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
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Rossi non ha Fifa di portare sfortuna…

Sarà perché quest’anno il Festival di Sanremo non sembra piacere particolarmente al pubblico, fatto sta che il vertice della Rai è corso ai ripari aggiudicandosi i diritti per il Mondiale di calcio 2026. Si tratta di 35 partite da trasmettere in chiaro, comprese semifinali e finale. La previsione è di mandare in onda 32 incontri su Rai1, con highlights diffusi in ogni notiziario e contenitore sportivo, compresi i canali social ufficiali. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha fatto la sua dichiarazione: «Quando il grande sport chiama, Rai risponde. E lo fa senza compromessi, offrendo ai telespettatori una copertura eccezionale dell’evento. Parliamo della Coppa del Mondo Fifa 2026 che è un evento acquisito dalla Rai in esclusiva in chiaro per 35 incontri che comprendono la partita di apertura». Ma poi Rossi ha detto una frase che, per i superstiziosi, è stata terrificante, annunciando che verranno trasmesse «tutte le partite della Nazionale italiana alla quale auguriamo di qualificarsi». Ma come? Ci sono ancora i playoff da giocare, e per scaramanzia non si dice…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
Il ct della Nazionale Gennaro Gattuso (Ansa).

Donnarumma fa festa (i pendolari un po’ meno)

A Roma gran finale per la mostra dedicata alle Ferrovie dello Stato, al Vittoriano e a Palazzo Venezia. Il numero uno del gruppo ferroviario Stefano Antonio Donnarumma ha organizzato un “finissage” riservatissimo solo per vip, con tanto di conclusione a cena, a casa sua. Poi i treni non arrivano in orario (e c’è pure uno sciopero di 24 ore tra venerdì 27 e sabato 28 febbraio!), ma quella è sempre una colpa da addossare al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini.

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
L’ad di Ferrovie Stefano Donnarumma (foto Imagoeconomica).

L’Inps contro l’intelligenza artificiale che licenzia

Sta facendo molto rumore la sentenza del tribunale di Roma, sezione lavoro, che ha dichiarato sostituibile il lavoro umano con l’intelligenza artificiale. C’è un legittimo licenziamento, quindi, se al posto di un essere umano si “assume” l’IA. L’Inps sta correndo ai ripari, con un gruppo dedicato al tema della sostituzione uomo-robot. Ma cosa si può fare concretamente per evitare danni enormi alle casse dell’istituto? Un’idea che sta girando è quella di far pagare comunque dei contributi previdenziali figurativi all’azienda che caccia un lavoratore rimpiazzandolo con l’IA. La destinazione di queste somme andrebbe a un fondo sociale per sostenere chi viene licenziato. Il tema dovrà interessare anche la ministra del Lavoro Marina Elvira Calderone.

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
Elivira Calderone (Imagoeconomica).

Sergio Cragnotti al bar dello sport

Proprio quando la contestazione all’attuale presidente della Lazio Claudio Lotito è arrivata al punto più alto (persino da Palazzo Chigi), tanto che nella Capitale sono apparsi i manifesti dei tifosi che invitano a non votare più Forza Italia fino a quando Lotito sarà in parlamento a rappresentare il partito fondato da Silvio Berlusconi, ecco che a Roma si rivede un ex presidente biancoceleste, amatissimo dalla Curva Nord: Sergio Cragnotti, classe 1940. Per la tifoseria rappresenta il presidente più vincente della storia della Lazio, grazie a un palmares davvero memorabile, avendo conquistato uno scudetto, per due volte la Coppa Italia, e poi due Supercoppe italiane, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa europea. Amatissimo, tanto da far dimenticare ai laziali tutte le volte che il finanziere ha avuto disavventure e problemi. Cragnotti era seduto a un bar, già ribattezzato “dello sport”, della romana piazza Barberini: sempre a telefonare, con un cellulare che deve essere bollente come quello di Lotito…

I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole
I 90 anni di Occhetto, l’apparizione di Cragnotti e altre pillole

Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata

Sembrava fosse saltata l’ospitata al Festival di Sanremo di Vincenzo Schettini, docente volto del progetto social La fisica che ci piace, finito al centro delle polemiche per alcune affermazioni fatte durante il podcast di Gianluca Gazzoli e anche per presunti metodi controversi usati con gli studenti. Poi la smentita di Claudio Fasulo, vicedirettore dell’Intrattenimento Prime Time: il professore, noto per il suo approccio informale e innovativo alla didattica, salirà sul palco dell’Ariston.

Cosa aveva detto da Gazzoli

Ospite di Gazzoli a Passa dal BSMT, il prof influencer Schettini aveva detto: «L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti docenti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento». Poi aveva aggiunto: «Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e la buona cultura no?».

Il caso dell’ospitata a Sanremo di Vincenzo Schettini, annullata e poi confermata
Vincenzo Schettini (Imagoeconomica).

I racconti degli ex studenti

A questo si è aggiunta un’altra controversia, ben più pesante. Sono infatti saltate fuori testimonianze di alcuni ex studenti di Schettini, che lo hanno accusato di usare metodi discutibili durante le sue lezioni, che sarebbero state usate spesso per registrare contenuti per il canale YouTube del professore. Con tanto di studenti utilizzati come assistenti tecnici per reggere smartphone e luci. Non solo: c’è anche chi ha parlato di presunti scambi tra voti alti e like sui suoi video online, con l’intento di aumentare le visualizzazioni. Secondo quanto riferito in forma anonima da un ex studente a MowMag, «per ottenere un incremento del voto, bisognava partecipare attivamente commentando durante la live». Ovviamente in modo positivo: i like, stando a quanto riferito, si traducevano in bonus da presentare – tramite Pdf – al momento dell’interrogazione.

La replica del prof influencer

Schettini da parte sua ha respinto ogni accusa, parlando sui social di una rappresentazione distorta della sua professionalità: «Nel cammino ho affiancato le lezioni in classe alle lezioni online, credendo fermamente che lo studio online possa essere uno strumento importante per far acquisire metodo a casa. E in questi anni ne ho avuto la riprova».

LEGGI ANCHE: Sanremo in calo, nervi tesi in Rai: guai per la raccolta pubblicitaria

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni

All-in. Il piano politico della destra è (provare a) prendersi tutto. E capitalizzare in questo 2026 l’attuale consenso politico (occhio però, perché in realtà i sondaggi registrano qualche segnale di rallentamento). Nell’ingordo progetto di Giorgia Meloni finirebbero così il referendum sulla giustizia, la legge elettorale, le elezioni anticipate, la Rai e pure le nomine delle partecipate. Senza lasciare nemmeno le briciole alle opposizioni. Ma andiamo con ordine.

La legge elettorale: Stabilicum o nuovo Porcellum?

La maggioranza ha trovato l’accordo sulla riforma del sistema di voto e vorrebbe chiudere prima del 22-23 marzo, quando gli italiani sono chiamati a esprimersi sulla separazione delle carriere dei magistrati. Il testo è già stato depositato in parlamento: prevede un sistema proporzionale con premio di maggioranza di 70 seggi alla Camera e 35 al Senato per la coalizione che raggiunga almeno il 40 per cento dei consensi. Via i collegi uninominali, niente preferenze (almeno per ora). Del Rosatellum resta la soglia di sbarramento del 3 per cento. A destra lo chiamano Stabilicum, per la sinistra è solo il nuovo Porcellum, un’altra «legge truffa» fatta apposta per mettere il bastone fra le ruote al campo largo.

Voto a ottobre 2026, soprattutto se il referendum…

Perché aggiungere proprio ora così tanta carne al fuoco? Dietro questa mossa si nasconderebbe la volontà di Meloni di andare a elezioni in fretta, a ottobre 2026, anticipando quindi di un anno la naturale scadenza della legislatura. La strategia nella testa della premier è chiara: capitalizzare la vittoria in caso di trionfo dei al referendum sulla giustizia, oppure evitare di essere logorati dalle polemiche se dovesse prevalere il fronte del No, dato in risalita.

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni
Cartellone per il “no” al referendum (Imagoeconomica).

Occhio all’influenza negativa delle elezioni di metà mandato negli Usa

C’è anche un ragionamento che vola Oltreoceano e si aggancia ai destini delle midterm americane di novembre: visto che i sondaggi di oggi dicono che Donald Trump potrebbe uscire fortemente indebolito, con il rischio di perdere la maggioranza alla Camera e forse anche al Senato, la preoccupazione dei meloniani è di restare a loro volta impaludati. Uno stallo istituzionale negli Stati Uniti potrebbe avere riverberi pure in Italia, mettendo in difficoltà i filo-trumpiani.

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni
Giorgia Meloni e Donald Trump (Imagoeconomica).

Le mani sulla Rai con la scusa dell’European Media Freedom Act

Ecco perché le elezioni a ottobre sarebbero la soluzione migliore per l’attuale maggioranza, che nel frattempo, ad aprile, andrebbe a blindare le nomine delle partecipate. Poi entro luglio, con la scusa dell’European Media Freedom Act, il governo punta a stringere ancora di più la presa sulla Rai, facendo insediare un nuovo consiglio di amministrazione che durerebbe fino al 2031, in un risiko che prevede il passo indietro dell’attuale amministratore delegato Giampaolo Rossi per premiare, chissà, il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci. Così anche il controllo sulla tivù di Stato sarebbe rinforzato.

Legge elettorale, voto anticipato e non solo: il piano pigliatutto di Meloni
Giampaolo Rossi (Imagoeconomica).

Guardia di Finanza, si punta a un uomo di fiducia

Cosa resta? A maggio scadono i vertici della Guardia di Finanza, e pure qui l’obiettivo è nominare un “uomo di fiducia” al posto dell’attuale numero uno Andrea De Gennaro. L’intesa sul nome giusto non è ancora stata raggiunta, anche se si parla del generale Bruno Buratti e dei comandanti Umberto Sirico e Francesco Greco. Ma occhio agli outsider.

Il filosofo Caffo licenziato dalla Naba dopo la condanna

La Naba, Nuova accademia delle belle arti di Milano, ha licenziato il filosofo Leonardo Caffo dopo la condanna per maltrattamenti nei confronti della ex compagna. L’uomo, che all’università insegnava Estetica, in realtà ha chiuso i suoi conti con la giustizia a dicembre 2025, accettando di seguire un percorso di recupero comportamentale in cambio del dimezzamento della pena da quattro a due anni di reclusione. Ha infatti stipulato un concordato con la procura tale che prevedeva anche la rinuncia dei motivi di Appello, la sospensione condizionale della pena e la non menzione, ovvero il non inserimento nella fedina penale. Sembrava che la vicenda si fosse definitivamente chiusa, ma il 26 febbraio l’ateneo ha deciso di licenziarlo. Lo riporta il Corriere della sera.

Farà ricorso contro un «provvedimento sproporzionato e contrario all’articolo 27 della Costituzione»

Una doccia fredda che il 37enne siciliano ha accolto con «stupore ed amarezza», parlando di «provvedimento sproporzionato e contrario ai principi dell’articolo 27 della Costituzione che impone che la pena sia rieducativa e non vendicativa». «Una sanzione ulteriore per fatti già definiti in sede penale che distrugge chi ha sbagliato invece di favorire il suo reinserimento» nella società. E ancora: «Ho chiesto scusa come e dove ho potuto e mi sono impegnato a cambiare e migliorare ma, nonostante la presenza di una fedina penale pulita, si preferisce la gogna mediatica e la punizione perpetua alla possibilità che una persona continui a contribuire alla società». Caffo ha anche annunciato che farà ricorso contro il licenziamento. «Come può un’istituzione universitaria prestigiosa non comprendere il valore delle differenze, del perdono, della capacità di non punire doppiamente qualcuno?» si è chiesto. Contattata, la Naba non rilasciato dichiarazioni «nel rispetto della riservatezza delle persone coinvolte».

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan

Ormai è «guerra aperta» tra il Pakistan e l’Afghanistan. Lo ha annunciato espressamente su X Khawaja Asif, ministro della Difesa pakistano, denunciando che il governo talebano tornato al potere nel 2021 ha trasformato l’Afghanistan in una «colonia dell’India», radunando nel Paese «terroristi da tutto il mondo» e «privando il suo popolo dei diritti fondamentali». Ecco cosa sta succedendo tra Afghanistan e Pakistan.

I due Paesi erano da tempo ai ferri corti

Gli scontri lungo il confine tra i due Paesi, da tempo ai ferri corti, erano ripresi con forza a ottobre, con bombardamenti e attacchi che avevano causato decine di morti su entrambi i lati. Il cessate il fuoco mediato da Qatar e Turchia aveva fermato temporaneamente le violenze, ma i colloqui successivi a Istanbul si sono interrotti senza un’intesa e a novembre ci sono stati altri bombardamenti. Da allora i valichi di frontiera sono rimasti prevalentemente chiusi. Al centro dello stallo resta la richiesta pakistana che Kabul limiti la presenza del Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp), movimento armato che riunisce diverse fazioni talebane ostili a Islamabad. Il Pakistan nel 2021 aveva accolto con favore il ritorno al potere dei talebani, ma poi le cose sono decisamente cambiate.

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan
Ambulanze in Afghanistan vicino al confine col Pakistan (Ansa).

I raid pakistani contro i siti di Ttp e Isis-K

Islamabad, insomma, ritiene che Kabul di stia agire contro i gruppi militanti che compiono attacchi in Pakistan. E, in generale, i due Paesi da tempo si accusano a vicenda di alimentare il terrorismo e violare i confini. La recente escalation è nata da una serie di attacchi aerei pakistani contro siti del Ttp, ma anche dello Stato Islamico del Khorasan nell’Afghanistan orientale: il 6 febbraio 40 persone erano morte in un attentato suicida in una moschea sciita a Islamabad, rivendicato proprio da questo ramo dell’Isis.

La risposta delle forze talebane dell’Afghanistan

In risposta, l’Afghanistan ha lanciato un’operazione di terra contro il Pakistan nelle sue province di confine. Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha affermato che le forze di Kabul hanno catturato 17 avamposti pakistani lungo la zona di confine, tra cui il quartier generale di Anzar Sar nel distretto di Alisher-Terezi, «uccidendo decine di soldati».

Gli attacchi aerei sulle principali città afghane

La controreplica di Islamabad non si è fatta attendere: nella notte tra il 26 e il 27 febbraio il Pakistan ha avviato l’operazione militare su vasta scala denominata “Ghazab-lil-Haq”: colpiti con raid aerei vari obiettivi in Afghanistan, non solo lungo il confine, tra cui la capitale Kabul e la grande città meridionale di Kandahar, dove risiede il leader supremo talebano Hibatullah Akhundzada. Colpita anche la provincia di Paktia. Il ministro dell’interno pachistano Mohsin Naqvi ha definito i raid una «risposta adeguata» all’offensiva afghana del giorno precedente. Attaullah Tarar, a capo del dicastero dell’Informazione, ha dichiarato che gli attacchi hanno ucciso 133 combattenti talebani e ferito più di 200 miliziani. Kabul insiste invece sul fatto che i raid hanno ucciso dozzine di civili, tra cui donne e bambini. «La nostra pazienza ha raggiunto il limite», ha scritto Asif su X. «Le nostre forze hanno la piena capacità di schiacciare qualsiasi ambizione aggressiva dei talebani», ha detto il primo ministro Shehbaz Sharif.

Cosa sta succedendo tra Pakistan e Afghanistan
Militare pakistano al confine con l’Afghanistan (Ansa).

Gli appelli al dialogo e alla de-escalation

Diversi gli appelli al dialogo. L’Iran, tramite il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, si è proposto come mediatore, invitando i due Paesi a «risolvere le loro divergenze attraverso il buon vicinato e il dialogo». La Cina ha esortato Pakistan e Afghanistan a «raggiungere un cessate il fuoco il prima possibile ed evitare ulteriori spargimenti di sangue». Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, ha detto: «Facciamo appello ai nostri amici Afghanistan e Pakistan perché si astengano da uno scontro pericoloso e ritornino al tavolo negoziale per risolvere tutti i dissidi con mezzi politici e diplomatici». Un richiamo alla de-escalation è arrivato anche dalle Nazioni Unite, tramite il segretario generale Antonio Guterres e il capo dei diritti umani Volker Türk. Mentre i combattimenti proseguono senza sosta, la situazione umanitaria lungo il confine sta precipitando, con decine di migliaia di sfollati. «Abbiamo ripetutamente sottolineato una soluzione pacifica e vogliamo ancora che il problema venga risolto attraverso il dialogo», ha dichiarato in conferenza stampa il portavoce del governo talebano.

Crans Montana, la protesta dell’ambasciata italiana: «La Svizzera nega le indagini comuni»

Continua il braccio di ferro tra Roma e Berna sulla strage di Crans Montana. «Perché la Svizzera nega una squadra investigativa comune con l’Italia?», si legge in un tweet comparso sul profilo ufficiale dell’ambasciata italiana in Svizzera, in cui si lamenta la mancanza di collaborazione tra le autorità giudiziarie dei due Paesi. «Dal 2020 al 2025 vi sono state ben 15 squadre investigative comuni tra l’Italia e la Svizzera. Perché proprio quella sulla strage di Crans Montana è stata negata dall’Ufficio federale di giustizia alla procura della Repubblica di Roma?», continua il post. Che arriva quasi 10 giorni dopo l’incontro, avvenuto il 19 febbraio, tra una delegazione italiana guidata dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi, l’ufficio federale di giustizia e la titolare dell’inchiesta Beatrice Pilloud. In questa occasione si era arrivati alla conclusione che sarebbero stati scambiati gli atti d’indagine ma non costituita una squadra comune.

L’Italia aveva richiamato l’ambasciatore

Insomma, non si placa l’irritazione delle autorità italiane per come la Svizzera sta svolgendo le indagini sulla strage, che era già stata dimostrata quando il governo Meloni aveva richiamato l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado all’indomani della scarcerazione di Jacques Moretti, il proprietario del locale. Cornado non ha ancora fatto rientro nella sede di Berna.

Perché Francesca Albanese ha fatto causa a Trump

La famiglia di Francesca Albanese ha intentato causa contro Donald Trump e alcuni membri della sua amministrazione (la Procuratrice Generale degli Stati Uniti Pam Bondi, il Segretario del Tesoro Scott Bessent e il Segretario di Stato Marco Rubio) le sanzioni imposte alla relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi per la sua presunta «guerra economica e politica» contro Usa e Israele.

Perché Francesca Albanese ha fatto causa a Trump
Donald Trump (Ansa).

La causa è stata intentata dal marito, Massimiliano Cali, e da uno dei due figli della coppia: le regole delle Nazioni Unite impediscono alla relatrice Onu di presentare la denuncia a proprio nome. Nel ricorso, i querelanti denunciano la perdita dell’accesso ai conti bancari, ai rapporti con diverse università, alla possibilità di viaggiare negli Stati Uniti e all’accesso a un appartamento di proprietà a Washington, evidenziando violazioni del Primo, Quarto e Quinto emendamento della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Nelle scorse settimane Francia e Germania avevano chiesto le dimissioni di Albanese a causa delle sue affermazioni su Israele «nemico comune dell’umanità», rilasciate in videocollegamento con un forum a Doha a cui stavano partecipando anche un dirigente di Hamas e il ministro degli Esteri iraniano. Parigi ha successivamente fatto dietrofront, limitandosi a un semplice richiamo per le «dichiarazioni ripetute ed estremamente problematiche» di Albanese.

Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza

C’è un’immagine che rende bene la situazione. Nel melodramma italiano, quello vero, non quello inscenato nell’ultima scalata al tempio milanese della finanza, secondo i magistrati il suggeritore sta nella buca, invisibile al pubblico, pronto a sussurrare le battute ai cantanti sul palcoscenico. Se si traslasse all’opera lirica, nell’assalto a Mediobanca e quindi alle Generali da parte di MpsFrancesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri sarebbero i tenori sul palcoscenico, novelli Radames cui peraltro augurare miglior sorte. Mentre Luigi Lovaglio, l’ad del Monte, reciterebbe la parte del suggeritore in buca: voce determinante, presenza negata. Ammesso, ma non lo crediamo proprio, che i cantanti immemori della parte avessero bisogno di suggerimenti. Quello evocato è il concetto giuridico che ha consentito alla Procura di Milano di mettere anche Lovaglio nel mirino della sua inchiesta: il concorso esterno in ipotesi di concerto. Locuzione che i penalisti peraltro conoscono bene. 

Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

La Procura e le tempistiche sospette dell’inchiesta

Ma la vera storia, qui, non è tanto il reato ipotizzato. È la tempistica. La Procura sapeva, o sospettava con sufficiente fondamento da aprire a suo tempo un fascicolo, dell’esistenza di questa presunta orchestrazione tra i protagonisti del blitz su Mediobanca ben prima che l’offerta venisse lanciata. Poi però è calato il silenzio. L’operazione è andata avanti indisturbata, Piazzetta Cuccia ha cambiato padroni e vertici, e solo quando i buoi erano abbondantemente fuggiti qualcuno si è ricordato che forse era tempo di chiudere il recinto. Non comunicando peraltro le conclusioni dell’inchiesta, si badi bene, ma la sola certezza dell’ipotesi di reato. Una differenza non da poco.

Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza
Il procuratore Marcello Viola (Imagoeconomica).

A chi ha fatto comodo questa geometria temporale?

Ora, c’è da chiedersi a chi, anche involontariamente, ha fatto comodo questa geometria temporale. In prima battuta agli assalitori, messi sotto il faro della procura per la vendita da parte del Mef di un cospicuo pacchetto di azioni Mps ai nemici della Mediobanca gestione Nagel. I quali hanno così potuto concludere il lavoro senza che nessuna bomba mediatico-giudiziaria saltasse sotto i loro piedi. In seconda battuta, ovvero quella svelatasi giovedì con l’audizione di Viola e del sostituto Pellicano in Senato, ai detrattori dell’incorporazione. In testa Caltagirone, azionista pesante del Monte che non ha nessuna intenzione di vedere Mediobanca fuori dalla Borsa fagocitata in toto da Siena, e che con questa inchiesta ha un argomento in più per scongiurare l’evento. 

Inchiesta Mps-Mediobanca: i tempi della Procura e quelli della Finanza
Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio (Ansa).

In gioco c’è la testa di Lovaglio alla guida del Monte

Il problema è che su di essa si sta giocando anche la testa di Lovaglio. L’amministratore delegato del Monte, passato in un baleno per l’editore del Messaggero da vittorioso condottiero a reietto, presenta venerdì mattina il nuovo piano industriale in una situazione da manuale della complessità: azionisti in guerra tra loro, governo che (finora, ma ci sono i dispositivi da decrittare) non compare nell’inchiesta milanese ma non per questo è spettatore sereno, e una lista di aspiranti consiglieri costruita con nomi talmente pesanti da essere chiaramente identificati come possibili successori di Lovaglio. Dove ci sono profili che non stanno lì per caso, ma sono opzioni aperte, segnali in codice per chi deve capire o ha già capito. Nel frattempo la magistratura avvisa: l’inchiesta sarà lunga, c’è ancora molto da indagare, si lavora sui dispositivi, prefigurando nell’immaginario di fantasmagoriche paginate di intercettazioni, una sorta di Epstein files della finanza che trasformerebbero un caso giudiziario in un romanzo d’appendice. 

Banchiere ucraino morto a Milano, arrestato il figlio

Le forze dell’ordine hanno arrestato il figlio di Alexandru Adarich, il banchiere ucraino morto in via Nerino a Milano il 23 gennaio 2026 dopo essere precipitato da un B&B. Il 34enne, fermato dalla polizia in Spagna, è accusato di sequestro di persona aggravato dalla morte dell’uomo. Secondo le ricostruzioni dell’accusa, dopo aver convinto il padre a recarsi nel capoluogo meneghino per partecipare a un “meeting” di lavoro, avrebbe partecipato al sequestro del genitore, che serviva a costringerlo a trasferire 250 mila euro in criptovalute. Quel giorno, nell’appartamento di via Nerino, c’erano soltanto Adarich e il figlio. A quest’ultimo, per inquirenti e investigatori, «si ritene addebitabile la caduta dalla finestra» della vittima, «in quanto unica persona presente nella stanza al momento dei fatti».