In occasione dell’80mo anniversario dalla nascita del Movimento Sociale italiano la Fondazione Tatarella promuove a Bari il convegno “80 di Fiamma. Dal Movimento sociale italiano a Fratelli d’Italia”, in programma venerdì 17 aprile alle ore 18 presso l’Hotel Excelsior. L’evento, promosso in collaborazione con la Fondazione Alleanza Nazionale, intende “ripercorrere il percorso e l’evoluzione della destra italiana: dalla fondazione del Msi, alla svolta di Fiuggi con la nascita di An, fino alla destra contemporanea guidata da Giorgia Meloni – si legge in una nota -. A distanza di ottant’anni, quel simbolo continua ad essere presente sulle schede elettorali. Ripercorrere questa storia, senza nostalgia, ma con rispetto e consapevolezza, significa confrontarsi con la complessità di stagioni difficili e offrire strumenti di riflessione utili per il presente e per il futuro”. Il convegno sarà introdotto da Fabrizio Tatarella, vicepresidente della Fondazione Tatarella e Antonio Giordano, deputato di Fratelli d’Italia, vicepresidente della Fondazione Alleanza Nazionale e segretario generale ECR. Interverranno Sergio Rastrelli, senatore di Fratelli d’Italia e figlio di Antonio Rastrelli, storica figura del Msi in Campania, Adriana Poli Bortone, sindaco di Lecce e già ministro del Msi/An nel primo governo Berlusconi, Isabella Rauti, sottosegretario di Stato alla difesa, senatrice di Fratelli d’Italia e presidente del “Centro Studi Pino Rauti”, figlia dello storico segretario del Msi, il parlamentare europeo Nicola Procaccini, co-presidente Gruppo Conservatori (ECR) al Parlamento europeo e Nello Musumeci, ministro per la protezione civile e le politiche del mare dell’Italia, storico esponente del Msi e Alleanza Nazionale, e attuale senatore di Fratelli d’Italia.
Saranno celebrati domani, martedì 14 aprile, i funerali di Fabio Ascione, il 20enne ucciso nei giorni scorsi nel quartiere Ponticelli.
La decisione di autorizzare esequie pubbliche è arrivata dopo gli ultimi sviluppi investigativi, che delineano un quadro diverso rispetto alle prime ipotesi. Dagli accertamenti emerge infatti che il giovane non avrebbe avuto alcun coinvolgimento in contrasti o dinamiche criminali, risultando estraneo a contesti di violenza organizzata.
La cerimonia si terrà alle 10:30 nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, a breve distanza dall’abitazione della vittima.
In un primo momento le autorità avevano escluso la possibilità di funerali pubblici per ragioni di sicurezza. Successivamente, alla luce delle nuove risultanze, il questore ha rivisto la decisione, pur mantenendo il divieto di corteo funebre nel quartiere.
Le indagini continuano, ma il profilo che emerge è quello di un ragazzo senza legami con ambienti criminali, rimasto coinvolto in un episodio maturato in un contesto a lui estraneo.
Alla vigilia dell’assemblea che mercoledì 15 aprile dovrà rinnovare il consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi, spunta un’indiscrezione che sa di mossa tattica più che di notizia: BlackRock avrebbe deciso di votare a favore della lista promossa da Plt Holding che candida l’ex ad Luigi Lovaglio. Fonti anonime, si precisa. Nessuna conferma dalla società americana.
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).
Più di una fuga di notizie, sembra un’operazione di influenza
Il problema è esattamente questo. BlackRock non anticipa mai il proprio orientamento di voto prima delle assemblee. È prassi consolidata, non un’abitudine. Il fatto che la notizia circoli ora, alimentata da fonti che non si identificano, puzza di operazione d’influenza più che di fuga di notizie. Qualcuno vuole orientare il voto. O almeno provarci. Che serva a poco è probabile. Il mercato ha già dato il suo verdetto: ISS e Glass Lewis, i due principali proxy advisor mondiali, si sono già espressi entrambi a favore della lista del board che candida Fabrizio Palermo al ruolo di ad.
Fabrizio Palermo (Imagoeconomica).
I dubbi sul peso reale di BlackRock
Ma c’è un altro dettaglio che rende l’episodio ancora più curioso. Secondo quanto risulta, potrebbe esserci una differenza sostanziale tra il pacchetto azionario complessivamente disponibile del fondo e le azioni effettivamente depositate in assemblea. Il che significa che, anche ammettendo che l’indicazione fosse vera e confermata, il peso reale del voto di BlackRock potrebbe essere inferiore a quello suggerito dalla notizia. Due anomalie in una: una fonte anonima che rivela un orientamento che BlackRock non ha mai anticipato, su un pacchetto che potrebbe essere più leggero di quanto sembri.
Questa mattina tre consiglieri regionali di FDI, il capogruppo Gennaro Sangiuliano, il segretario della commissione Sanità Raffaele Maria Pisacane e la consigliera Lea Romano, si sono recati presso la direzione sanitaria dell’Ospedale del Mare nell’esercizio dei poteri ispettivi che lo Statuto riconosce ai consiglieri regionali. Gli esponenti di FDI hanno voluto chiarimenti “in merito alla grave notizia su presunti pagamenti per barelle abusive”. “Già è estremamente grave e vergognoso che i malati vengano tenuti in barella peggio ancora in barelle a pagamento. Se confermate le notizie delineano un ulteriore quadro di malasanità. Ora inoltreremo una interrogazione a risposta scritta al presidente Fico anche nella sua qualità di titolare della delega alla Sanità”, hanno dichiarato Sangiuliano, Pisacane e Romano. “La direzione sanitaria ci ha comunicato che su questa vicenda già da tempo sono state prodotte denunce alle autorità competenti. Noi auspichiamo che anche la Regione e il presidente Fico si faccia carico di attivare meccanismi che impediscano questa vergogna”, concludono i tre consiglieri regionali.
Il ritorno della vicenda legata al cardiochirurgo Enrico Coscioni – sulla vicenda della morte di Umberto Maddolo – all’attenzione nazionale, con il servizio andato in onda domenica nella trasmissione Rai “Mi Manda Rai Tre”, impone una presa di posizione netta da parte della direzione generale dell’Azienda ospedaliera universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. È quanto sostiene Mario Polichetti, responsabile nazionale del comparto Sanità dell’Udc, che torna a chiedere provvedimenti immediati a tutela dell’immagine dell’ospedale e della sanità pubblica.
«Dobbiamo essere chiari, seri e freddi nelle valutazioni . dichiara Polichetti .. Quando una vicenda giudiziaria e mediatica provoca un danno così evidente al prestigio di una struttura pubblica, non si può far finta di nulla. Chi getta tanto discredito sull’istituzione ha il dovere di fare un passo indietro oppure deve essere sospeso dalla direzione generale».
Secondo Polichetti, la scelta dell’Azienda di costituirsi parte civile nel procedimento rappresenta già un segnale inequivocabile. «Se il “Ruggi” riconosce un possibile danno d’immagine, allora deve essere conseguente anche sul piano amministrativo. Non possono esserci due pesi e due misure: da un lato si tutela l’Azienda in Tribunale, dall’altro si lascia tutto immutato all’interno della struttura. Ribadisco, dunque, il concetto: ritengo doveroso che il “Ruggi” di Salerno proceda alla sospensione del dottor Coscioni da tutti gli incarichi attualmente ricoperti. Non si tratta di una condanna anticipata, ma di una misura necessaria per tutelare l’immagine e la credibilità dell’Azienda».
Il dirigente Udc richiama inoltre il valore del rapporto fiduciario tra cittadini e sanità pubblica. «Chi ricopre incarichi di vertice deve garantire autorevolezza, serenità e credibilità. Quando questi elementi vengono meno, è necessario intervenire senza esitazioni, nel rispetto dei pazienti, delle famiglie e dei tanti professionisti che ogni giorno lavorano con serietà».
Infine, l’appello al direttore generale facente funzioni Sergio Russo: «Mi auguro che valuti con attenzione la situazione e adotti una decisione rapida e coerente. Difendere l’immagine del “Ruggi” significa difendere l’intero sistema sanitario campano».
Nasce il comitato a sostegno della candidatura di Pasquale Aliberti alla presidenza della provincia di Salerno. Ne fanno parte il segretario regionale di Forza Italia Fulvio Martusciello, il sottosegretario al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, Tullio Ferrante, i deputati Pino Bicchielli e Attilio Pierro, il segretario provinciale di Salerno e consigliere regionale Roberto Celano e il consigliere regionale Mimì Minella. “Arriveremo in ogni comune, contattando tutti i consiglieri comunali e lavorando in sinergia con tutte le forze che sostengono questa candidatura”.
Legambiente Campania si è costituita in giudizio per opporsi al ricorso presentato dai proprietari delle Fonderie Pisano contro la sospensione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale della Regione Campania. “Una scelta necessaria per difendere il diritto alla salute e all’ambiente della comunità della Valle dell’Irno, che da decenni attende giustizia”, si legge in una nota ricordando il pronuciamento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Per Legambiente Campania la siderurgia “può e deve continuare a esistere in provincia di Salerno e in tutta la regione, ma solo attraverso tecnologie avanzate, processi produttivi puliti e il pieno rispetto delle normative ambientali e della salute delle lavoratrici e dei lavoratori, e delle comunità locali, come già avviene in altre parti del Paese”. Il ricorso è stato presentato dagli avvocati Giuseppe Giarletta e Guido Lenza del Centro di Azione giuridica di Legambiente.
Paolo Barelli lascia l’incarico di presidente del gruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati. Lo ha reso noto lo stesso esponente azzurro, spiegando di aver convocato l’assemblea del gruppo parlamentare forzista a Montecitorio per la serata di martedì 14 aprile: «In quella sede, considerando conclusa la mia esperienza di presidente, formulerò una proposta per la successione a questo incarico. È mia ferma intenzione continuare con la stessa intensità il mio impegno politico e il mio sostegno al governo guidato da Giorgia Meloni». Proprio oggi Barelli si era recato a Palazzo Chigi, ufficialmente per incontrare alcuni funzionari e discutere di provvedimenti legati alla sanità, smentendo con i cronisti all’esterno della sede del governo l’ipotesi di dimissioni. Per Forza Italia si tratta del cambio di capogruppo in Parlamento nel giro di poco tempo:Stefania Craxi aveva infatti già sostituito Maurizio Gasparri al Senato.
La Scafatese chiude in bellezza una stagione da incorniciare e brinda alla promozione in Serie C con una vittoria netta: 4-1 all’Olbia e 24° successo stagionale. Ma oltre al risultato, la giornata di ieri resterà impressa nella memoria collettiva per i festeggiamenti ufficiali che hanno coinvolto l’intera città di Scafati.
Il traguardo era già stato conquistato matematicamente lo scorso 22 marzo, ma il triplice fischio al “Vitiello” ha dato il via alla cerimonia di premiazione sul campo, alla presenza dei rappresentanti della Lega Nazionale Dilettanti, che hanno consegnato i riconoscimenti alla squadra protagonista di una cavalcata vincente.
Poi spazio alla festa: calciatori e staff sono saliti su un bus scoperto, attraversando le principali strade cittadine tra cori, bandiere e un entusiasmo contagioso. Un abbraccio collettivo per un gruppo che, sin dalle prime giornate, ha dimostrato compattezza e determinazione nel raggiungere l’obiettivo.
Scafati si è così vestita a festa, tingendosi di gialloblù per celebrare una promozione che segna l’inizio di una nuova pagina sportiva.
Crédit Agricole Italia e i Giovani imprenditori di Confindustria hanno avviato una collaborazione triennale finalizzata a sostenere la crescita del nuovo tessuto imprenditoriale italiano. L’accordo ha preso il via a Borgo Egnazia, in occasione del convegno nazionale Voci, e mira a rafforzare il patrimonio di competenze delle giovani imprese, con particolare attenzione a internazionalizzazione, transizione tecnologica e sostenibilità. L’istituto bancario guidato dall’amministratore delegato e senior country officer Hugues Brasseur affiancherà il movimento prendendo parte ai principali appuntamenti associativi, tra cui i tradizionali convegni di Rapallo e Capri, oltre all’incontro pugliese. Sul piano operativo, la collaborazione metterà a disposizione strumenti finanziari, servizi di consulenza e l’accesso al network internazionale del gruppo, con l’obiettivo di consolidare le competenze industriali e manageriali e di accompagnare le iniziative imprenditoriali verso percorsi di crescita più strutturati, rafforzando così la competitività delle aziende guidate dalle nuove leve dell’impresa.
La guerra del Golfo sta dimostrando quanto in materia energetica l’Europa sia un po’ schizofrenica: se Bruxelles aveva deciso nel 2025 l’abbandono definitivo dell’import di gas dalla Russia entro la fine del 2027, i primi mesi del 2026 hanno segnato al contrario un’accelerazione delle importazioni, soprattutto di Gnl (gas naturale liquefatto) attraverso le navi cisterna, ma anche di quelle tramite gasdotti, come Turkstream.
Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan con Vladimir Putin (foto Ansa).
Nel 2026 già aumentate del 17 per cento le importazioni di Gnl
Il nuovo conflitto ha rilanciato ulteriormente le forniture russe, tanto che nel primo trimestre del 2026 i Paesi europei hanno aumentato del 17 per cento le importazioni di Gnl rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo quota 5 milioni di tonnellate. E 1,5 milioni di queste sono state acquistate a marzo, periodo in cui Stati Uniti e Israele hanno iniziato ad attaccare l’Iran, che ha risposto con la chiusura dello Stretto di Hormuz, provocando la crisi che sta allarmando mezzo mondo.
È stato calcolato che gli Stati dell’Unione europea hanno speso circa 2,88 miliardi di dollari per il Gnl russo nei primi tre mesi dell’anno. E alla luce degli sviluppi in corso c’è da aspettarsi che le casse del Cremlino continueranno a ricevere quei soldi, nonostante i vecchi propositi che però davanti al rischio di shock energetico stanno andando a farsi benedire.
Bruxelles aveva previsto delle clausole di salvaguardia
In realtà la decisione presa a Bruxelles nel 2025 ha lasciato anche la porta aperta per le retromarce in momenti di difficoltà, con il regolamento europeo sul blocco dell’import che contiene una sorta di clausola di salvaguardia nel caso in cui la sicurezza dell’approvvigionamento di uno o più Stati membri dovesse essere seriamente minacciata. In tali circostanze, la Commissione europea potrebbe consentire infatti ai Paesi interessati di sospendere i divieti di importazione di gas.
Ursula von der Leyen (Imagoeconomica).
L’Ue nel 2025 ha importato comunque da Mosca Gnl per un valore di circa 7,4 miliardi di euro, circa il 3 per cento in meno del 2024. In compenso è cresciuto l’import dagli Stati Uniti, per un valore di circa 24,2 miliardi di euro nel 2025, oltre la metà di quello complessivo di 46 miliardi.
Il cambio di rotta era stato deciso per emanciparsi da Mosca
Il cambiamento di rotta dei Paesi Ue, iniziato nel 2022 con l’invasione russa dell’Ucraina, è stato motivato appunto con la necessità di emanciparsi da Mosca, diventando teoricamente meno vulnerabili, e di mettere quindi i bastoni tra le ruote alla Russia, rendendo difficoltoso il finanziamento della guerra attraverso la riduzione dell’esportazione di idrocarburi.
Putin ha subito ridiretto i flussi verso Oriente
Alla prova dei fatti, il piano di Bruxelles non sta funzionando granché, sia perché il Cremlino dopo il blocco europeo, cominciato con il sabotaggio del gasdotto Nord Stream nel 2022 a opera di un commando ucraino, ha ridiretto i flussi verso Oriente e ha accresciuto la quota di export di Gnl verso l’Europa; sia perché la crisi del Golfo, non proprio imprevedibile dall’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca che poi si è unito in tandem bellico con Israele, ha messo in evidenza quanto il mercato conti in realtà più della geopolitica: e non è un caso, con mezza Europa adesso alla canna del gas, che si moltiplichino le voci di chi vuole riaprire all’import russo.
Sabotaggio ai gasdotti Nord Stream.
Se da un lato la posizione dogmatica dell’Ue è controproducente, dall’altro è altrettanto evidente che la soluzione di sostituire il gas russo, per così dire “sporco di sangue”, con quello non certo lindo di altri Paesi non proprio conosciuti per essere modelli di democrazia e diritti civili, dal Qatar all’Azerbaigian, passando per l’Algeria, è frutto di doppi standard discutibili.
In Germania aumentano le voci pro apertura, non solo a destra
Ecco dunque che in Germania, il Paese che con le bombe ucraine nel Baltico ha subito un attacco senza precedenti proprio da un alleato, non solo l’opposizione di estrema destra dell’Alternative für Deutschland chiede la fine delle sanzioni contro Mosca, ma vogliono la riapertura di Nord Stream a guerra finita anche alcuni alleati del cancelliere Friedrich Merz, come il governatore della Sassonia e compagno di partito Michael Kretschmer.
Friedrich Merz (Ansa).
In Italia si è fatto sentire anche Descalzi di Eni
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con Claudio Descalzi (foto Imagoeconomica).
Rimangono ancora le resistenze di Commissione e governi volenterosi
Paesi come Belgio e Spagna, con governi conservatori e progressisti, rimangono i maggiori importatori di Gnl russo, insieme a quelli della Mitteleuropa, tipo Ungheria (anche se da ora in poi non ci sarà più Viktor Orbán) e Slovacchia. La rimessa in sesto di Nordstream, con la parallela riattivazione dei gasdotti che attraversano Polonia e Ucraina, consentirebbe all’Unione europea una maggiore diversificazione e potrebbe favorire la stabilizzazione dei prezzi in un mercato internazionale condizionato comunque dai conflitti in corso. Facile più a dirsi che a farsi, viste le resistenze di Commissione e governi volenterosi, in primis Berlino e Parigi. Almeno fino a contrordine.
Donald Trump è tornato a minacciare di affondare le navi iraniane che tentano di violare il blocco navale nello Stretto di Hormuz, imposto dagli Stati Uniti a partire dalle 16 del 13 aprile. «La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Non abbiamo colpito il loro piccolo numero di quelle che chiamano “navi d’attacco veloci”, perché non le consideravamo una grande minaccia», ha scritto il presidente americano su Truth. «Attenzione: se una qualsiasi di queste navi si avvicina al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, usando lo stesso sistema di sterminio che usiamo contro i narcotrafficanti sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale». Poi il post scriptum: «Il 98,2 per cento del traffico di droga verso gli Stati Uniti via mare è stato fermato».
Gli atleti russi e bielorussi «saranno autorizzati a competere negli eventi mondiali di nuoto allo stesso modo dei loro colleghi che rappresentano altre nazionalità sportive», ovvero «con le rispettive divise, bandiere e inni». È quanto si legge in un comunicato diffuso da World Aquatics, nota fino al 2022 come Federazione internazionale di nuoto, dopo la modifica delle linee guida sulla partecipazione degli atleti nei periodi di conflitto politico. «Negli ultimi tre anni, World Aquatics e Aquatics Integrity Unit hanno contribuito con successo a garantire che i conflitti rimangano al di fuori delle sedi delle competizioni sportive. Siamo determinati a garantire che piscine e acque libere restino luoghi in cui atleti di tutte le nazioni possano riunirsi in competizioni pacifiche», ha dichiarato il presidente Husain Al Musallam. La federnuoto mondiale aveva già aperto le porte a russi e bielorussi nelle gare juniores e ammesso molti senior, ma solo come atleti neutrali. Resta un unico paletto alla riammissione con bandiera e inno nazionale degli atleti di Russia e Bielorussia: come precisa World Aquatics, potranno gareggiare solo dopo aver superato almeno quattro controlli antidoping consecutivi.
Giancarlo Abete lancia la sua candidatura alla presidenza della Figc attraverso la Lega nazionale dilettanti. L’ha annunciato lui stesso a margine del Premio Bearzot in corso al Coni. «Chiederò al Consiglio direttivo della Lega nazionale dilettanti di investirmi delle stesse titolarità di cui è stato investito il presidente Malagò da parte delle società di Serie A, cioè di poter – attraverso una condivisione della candidatura – presentarmi seguendo la logica di discutere prima i contenuti e poi vedere quale è il punto di caduta sui nomi». Già presidente della Figc dal 2007 al 2014, dal 2022 Abete è presidente della Lega Nazionale Dilettanti. È stato anche alla guida del settore tecnico, presidente dell’allora Serie C, commissario della Lega Serie A e vice presidente Uefa.
“L’invecchiamento della popolazione è una delle trasformazioni sociali più significative del nostro tempo. Tuttavia, quando si parla di terza età, l’attenzione si concentra spesso su salute, pensioni o assistenza, trascurando un elemento fondamentale: l’ambiente in cui gli anziani vivono ogni giorno. L’ecologia dell’invecchiamento studia proprio questo: il rapporto tra la persona anziana e il contesto urbano, analizzando come spazi, servizi e infrastrutture possano favorire o ostacolare autonomia, sicurezza e benessere. È un tema cruciale per chi progetta le città del futuro, perché una città che funziona per gli anziani funziona meglio per tutti. Un ambiente urbano sano e moderno infatti può sostenere la loro autonomia. Ad esempio, le panchine non sono semplici arredi urbani, ma per molti anziani rappresentano la possibilità di uscire, camminare, socializzare. Così come importanti sono marciapiedi sicuri e accessibili, l’illuminazione pubblica, e trasporti a misura di cittadino. L’ecologia dell’invecchiamento, poi, non riguarda solo la mobilità, ma anche la qualità delle relazioni. Parchi, piazze, centri civici e percorsi pedonali ben progettati diventano luoghi di incontro, prevenendo solitudine e isolamento. La presenza di verde urbano, inoltre, ha effetti positivi su stress, memoria e umore. In conclusione, l’ecologia dell’invecchiamento ci ricorda che la qualità della vita degli anziani non dipende solo dalla salute o dall’assistenza, ma anche e soprattutto dall’ambiente in cui vivono. Investire in spazi urbani a misura di terza età significa costruire comunità più forti, più solidali e più vivibili per tutti. Perché una città che accoglie chi è più fragile è una città che funziona davvero”.
Lo dichiara in una nota Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente della Associazione Bandiera Bianca.
Intercettato dai cronisti all’uscita da Palazzo Chigi, Paolo Barelli – fedelissimo di Antonio Tajanida tempo sulla graticola – ha spiegato di essersi recato nella sede del governo per questioni riguardanti la sanità e non per rassegnare le dimissioni da capogruppo di Forza Italia alla Camera. Poi, quando gli è stato chiesto se a suo modo di vedere Marina e Pier Silvio Berlusconi stiano guidando bene FI, ha risposto: «Oddio, normalmente i partiti si guidano dall’interno, no? Loro hanno chiaramente un amore, un affetto scontato per il partito che è carne della loro carne, che è frutto del lavoro del grande padre, quindi è ovvio si interessano delle cose che ha fatto».
Antonio Tajani e Paolo Barelli (Imagoeconomica).
Barelli: «C’è la quotidianità e bisogna starci dentro»
Barelli ha aggiunto: «Poi c’è la quotidianità e bisogna starci dentro. Però è ovvio che loro si interessano, oserei dire che è scontato». Quanto a eventuali malumori per alcune decisioni prese dai Berlusconi, Barelli ha “dribblato” rispondendo: «Questo non lo so, chiedetelo a Tajani (che è suo consuocero, ndr). Mi ha indicato Silvio Berlusconi, presidente del partito, e sono stato eletto dai parlamentari. I parlamentari erano 44 alle elezioni, come i gatti. Ora sono 54, sono 10 di più, che sono oltre il 25 per cento di incremento. A loro non è stato promesso nulla, sono venuti perché hanno fiducia nel capogruppo, nel partito di Forza Italia e nella crescita. Questi sono dati reali, poi morto un Papa se ne fa un altro. Nessuno indispensabile». Barelli, che molto probabilmente salterà, dovrebbe prendere il posto di Maurizio Casasco alla presidenza della commissione Anagrafe tributaria. In alternativa potrebbe sostituire Valentino Valentini come viceministro al Mimit.
Il giudice istruttore Juan Carlos Peinado ha chiuso l’istruttoria e chiesto il rinvio a giudizio di Begona Gomez, moglie del premier spagnolo Pedro Sanchez, per i presunti reati di traffico di influenze, corruzione negli affari, malversazione e appropriazione indebita. Nell’ordinanza, il magistrato sostiene di aver riscontrato indizi sufficienti e sottolinea l’eccezionalità del caso.
Tutte le accuse a Begona Gomez
Secondo l’accusa, Gomez avrebbe “influenzato” autorità accademiche e funzionari avvalendosi della relazione personale con il presidente del governo, ottenendo «interlocuzioni istituzionalmente eccezionali» anche attraverso incontri al Palazzo della Moncloa, sede del governo. In dettaglio, il gip sostiene che, dall’arrivo di Pedro Sanchez alla segretaria generale del Psoe – e, soprattutto, alla presidenza nel 2018 – «si presero determinate decisione pubbliche» favorevoli alla cattedra del master ricoperta da Begona Gomez all’Università Complutense di Madrid e al suo progetto, che «potrebbero essere state ottenute attraverso un singolare sfruttamento della sua posizione relazionale». Per il presunto reato di corruzione, il gip segnala che l’indagata avrebbe «dato impulso alla ricerca di fondi privati e, a livello indiziario, non per la cattedra universitaria pubblica (che lo era solo in apparenza), ma per integrarli nel proprio patrimonio personale» per poi offrire in “controprestazione” un vantaggio competitivo alle imprese coinvolte in appalti pubblici». Rispetto all’accusa di malversazione, il gip ritiene che Cristina Alvarez, assistente di Gomez (anch’ella indagata) retribuita con fondi pubblici, abbia svolto attività privata per la moglie del premier. Infine, per ciò che riguarda l’appropriazione indebita, l’accusa riguarda la registrazione a proprio nome di un software sviluppato in ambito accademico.
Giornata campale per il leader pentastellato Giuseppe Conte: lunedì 13 aprile alle ore 16 presenta nella sede della Camera di Commercio di Roma (altro luogo da inserire di diritto nelle “location low cost”, oltre alle già conosciute Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, al centro di un articolo di Lettera43) il suo libro Una nuova primavera. La mia storia, i nostri valori, la sfida progressista per l’Italia, edito da Marsilio, dove lui stesso ammette di saper giocare “sporco”, specie nelle relazioni internazionali con i vertici di Bruxelles. Questa è la presentazione alla stampa, poi mercoledì 15 aprile in Galleria Alberto Sordi è la volta dell’incontro con il pubblico, con la direttrice di Qn-Quotidiano Nazionale, Agnese Pini, e il direttore de La Stampa, Andrea Malaguti. E a proposito di giocare “sporco”, c’è qualcuno che non ha gradito certi passaggi contenuti nel libro, e cioè Luigi Di Maio. Che sui social ha risposto così al suo ex collega di Movimento Conte: «Stamattina l’onorevole Giuseppe Conte, per lanciare il suo nuovo libro, ha fatto trapelare alla stampa alcuni retroscena su di me. Costringendomi a intervenire. L’accusa è quella di essere stato tra i protagonisti della rielezione del presidente Sergio Mattarella e di aver goduto della stima del presidente Draghi. Due cose di cui sono profondamente orgoglioso», si legge nella prima di tre story su Instagram. Secondo Di Maio però Conte «cita un episodio completamente falso», «una pessima caduta di stile, visto che uno dei protagonisti, il professore Domenico De Masi, non può più essere coinvolto in un contraddittorio (è morto nel 2023, ndr)». E ancora: «Al di là del vittimismo, che in politica funziona sempre, Conte nel suo libro elenca ulteriori “congiurati”: Matteo Renzi, Lorenzo Guerini e altri, rei di aver sostenuto il governo Draghi dopo la caduta del Conte II e di aver partecipato attivamente alla rielezione del presidente della Repubblica. Peccato che oggi quei “draghiani” siano tutti suoi alleati nel cosiddetto campo largo. Sono gli stessi che, con i loro voti, gli permettono di ottenere sindaci, presidenze di regione e, domani, forse anche ministeri. E sono gli stessi che gli attivisti del Movimento 5 stelle saranno chiamati a sostenere nei collegi uninominali alle elezioni dell’anno prossimo, in nome di un bene superiore chiamato “campo largo”». Infine: «Sia chiaro, per primo ho proposto di aprire le alleanze politiche il più possibile. Esattamente come sta facendo oggi Giuseppe Conte, stringendo accordi con Renzi, De Luca, Mastella e molti altri protagonisti della vita politica italiana. La differenza è che nel libro lui si racconta come vittima di queste persone. Nella realtà ci governa insieme». Cosa c’è dietro questo scontro? Per qualcuno c’entra anche il contenzioso sul logo del Movimento, nel quale Di Maio potrebbe schierarsi con Beppe Grillo…
Cercasi Draghi
Lo stanno richiamando, hanno bisogno di lui: Mario Draghi segue con attenzione tutti gli “accorati appelli” che gli arrivano, in via diretta e indiretta, anche sotto la forma di editoriali sulla carta stampata. A cominciare da quello di Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza, che sul suo giornale ha sostenuto, a proposito del patto di stabilità europeo, che se Draghi scrivesse un articolo sul Financial Times per sostenere le deroghe al patto a causa della situazione economica e finanziaria mondiale, sarebbe preso in grande considerazione, ottenendo alla fine il “via libera”. Insomma, solo lui avrebbe il potere di conquistare l’ascolto dei veri potenti del Pianeta. Ma perché Draghi dovrebbe fare questo passo? A lui, classe 1947, converrebbe? Certo un ritorno a Palazzo Chigi non gli interessa, ma c’è un’altra poltrona che potrebbe ancora farlo rimettere in gioco, per la quale era già stato inserito tra i papabili all’ultimo giro di giostra…
Sergio Mattarella e Mario Draghi (Getty Images).
Claudia Conte faceva pure i podcast con Enel
Ha lavorato tantissimo, Claudia Conte, in questi anni: a parte la relazione da lei stessa ammessa con Matteo Piantedosi, anch’essa senz’altro impegnativa, “l’attivista” ha prodotto una serie di podcast con Enel, con il titolo Storie di sostenibilità. Si legge, nel comunicato datato 2021: «Con questa nuova iniziativa multimediale Enel racconta i propri progetti di sostenibilità e quelli di Enel Cuore, la Onlus del Gruppo, attraverso testimonianze che coinvolgono il pubblico per sensibilizzarlo sempre di più sui temi della sostenibilità». E poi: «La sostenibilità rappresenta il motore della strategia aziendale di Enel e un obiettivo, condiviso con i propri stakeholder, che l’azienda persegue per una transizione energetica giusta e inclusiva. Una roadmap di sostenibilità che ha come protagoniste le persone e il loro impegno nel realizzare progetti che creano valore sociale, ambientale ed economico, in tutte le geografie in cui è presente il Gruppo. Ispirata da questi principi Enel lancia Storie di Sostenibilità, la prima serie di video podcast realizzata con l’importante contributo di Claudia Conte, giornalista e attivista per i diritti umani e delle donne, ideatrice e conduttrice della serie».
Cingolani blinda Cossu e Amoroso se ne va…
A Leonardo tutti hanno parlato di Helga Cossu, che ha assunto il ruolo di direttrice della Comunicazione, subentrando a Stefano Amoroso, che ha lasciato l’incarico dopo cinque anni. È stata in pratica l’ultima nomina decisa dall’amministratore delegato Roberto Cingolani prima della rimozione annunciata da tutti gli organi di informazione con largo anticipo, anche se lui afferma che nessuno gli aveva comunicato nulla. Nemmeno l’ex giornalista di SkyTg24 Helga Cossu, evidentemente. Fatto sta che Amoroso fino al primo maggio farà ancora parte della “famiglia” di Leonardo. E poi? Molte voci raccolte convergono su un suo possibile arrivo a Banca Ifis. Anche se dalla corte dei Fürstenberg smentiscono…
I socialisti (e non solo) tutti da Cicchitto
Martedì di fuoco alla Camera dei deputati: Fabrizio Cicchitto presenta il suo libro L’odissea socialista. Nenni, Lombardi, Craxi con una tavola rotonda introdotta da Aldo Cazzullo. Protagonisti saranno Stefania Craxi, Pier Ferdinando Casini, Luciano Violante, Claudio Signorile e Sergio Pizzolante.
La proprietà del Gruppo Msc passa dal fondatore Gianluigi Aponte ai figli Diego e Alexa Aponte. Ad annunciarlo è stato il Gruppo in una nota, spiegando che il trasferimento è avvenuto nel corso dell’ultimo trimestre del 2025 e rappresenta una tappa significativa nella storia dell’azienda con sede a Ginevra. «Diego Aponte, presidente del Gruppo, e Alexa Aponte, chief financial officer del Gruppo, hanno dimostrato leadership e visione, ottenendo risultati notevoli nei rispettivi ruoli all’interno della compagnia. Il passaggio garantirà la continuità, la stabilità e la crescita del Gruppo Msc con la nuova generazione alla guida», recita il comunicato.
Gianluigi Aponte manterrà il ruolo di executive chairman
Gianluigi Aponte si è detto estremamente orgoglioso, spiegando che il trasferimento ai figli «non è solo il riconoscimento della loro dedizione e dei loro successi, ma anche la continuazione della tradizione marittima secolare della nostra famiglia». Con loro al timone, ha aggiunto, «sono certo che il nostro Gruppo continuerà a prosperare e a onorare la nostra eredità fatta di innovazione, resilienza e impegno costante verso il mare». La nota sottolinea infine che Msc continuerà a concentrarsi sulla propria attività principale, il trasporto marittimo di merci. Gianluigi Aponte manterrà il ruolo di executive chairman.
Due governatori per il post Tajani. L’incontro di Antonio Tajani con i Berlusconi nella sede di Mediaset è andato male. E in Forza Italia si cerca di tamponare, mentre cominciano a emergere profili in vista del congresso che si dovrebbe tenere dopo le Politiche.
Marina Berlusconi e Antonio Tajani (Ansa).
I due nomi che possono dare del filo da torcere al ministro degli Esteri sono, allo stato, quello del presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, che, a dicembre a Palazzo Grazioli, aveva presentato la sua corrente “liberale”, salvo poi ritrarsi dopo poco; e quello del collega governatore, il piemontese Alberto Cirio.
Roberto Occhiuto con Alberto Cirio (Imagoeconomica).
Cirio avrebbe proposto Costa al posto di Barelli
Proprio Cirio di recente avrebbe assunto un ruolo di rilievo – e di mediazione – proponendo di affidare l’incarico di capogruppo alla Camera a Enrico Costa, ex di Azione, per sostituire Paolo Barelli che i figli di B vedono come fumo negli occhi. Cirio dovrebbe incontrare Marina Berlusconi martedì e con la figlia del Cavaliere affrontare anche il nodo, più spinoso, dei congressi. Mentre su Costa sarebbero state superate le resistenze di larga parte dei deputati, in un primo tempo poco propensi a votare come presidente uno entrato in FI solo un anno e mezzo fa. Sui congressi, Tajani dovrebbe cedere e rallentare, almeno nelle Regioni in cui il partito è più spaccato – Sicilia, Basilicata, Lombardia, Puglia e Abruzzo – con la minoranza che accusa i vertici di aver gonfiato le tessere.
Enrico Costa (Imagoeconomica).
Il futuro di Barelli tra commissione Anagrafe tributaria e Mimit
E se Tajani non vuole rinunciare alle assise regionali per ‘blindarsi’, gli altri non mollano, anche perché – è il ragionamento – se si fosse votato avrebbero potuto eleggersi il nuovo capogruppo da soli. Ma questo non è stato fatto perché sia la famiglia che Gianni Letta si sono convinti che si dovessero evitare segnali di rottura in questo momento. Giorgio Mulè per esempio aveva tutti i numeri per fare il capogruppo, ma per Tajani sarebbe stato ritrovarsi un “nemico in casa”. Troppo da digerire, al momento. Costa potrebbe essere eletto tra martedì e giovedì. Per quanto riguarda il futuro dell’ormai uscente capogruppo alla Camera, Barelli probabilmente prenderà il posto di Maurizio Casasco alla presidenza della commissione Anagrafe tributaria (Casasco, a sua volta, potrebbe ambire a un posto di governo). Oppure sostituire Valentino Valentini come viceministro al Mimit. Certo, rispetto all’operazione chirurgica di scambio di ruoli tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi al Senato (capogruppo e presidente commissione Esteri), l’affaire Barelli si è maggiormente avviluppato su se stesso, con il risultato di tenere il capogruppo alla Camera più a lungo sulla graticola e, con lui, di conseguenza, anche il consuocero Tajani.
Paolo Barelli con Maurizio Casasco (Imagoeconomica).
Unicredit ha erogato un finanziamento Futuro sostenibile plus di 55 milioni di euro alla società Generale Costruzioni Ferroviarie del Gruppo RossFin. L’operazione è finalizzata a supportare l’impresa nella costante campagna di investimenti industriali, con un focus particolare alla transizione green.
La società ha 10 sedi italiane e nove branch estere
Generale Costruzioni Ferroviarie è un’eccellenza nel settore dell’armamento, dell’elettrificazione e del segnalamento ferroviario. In oltre 70 anni di attività e di esperienza ha consolidato il suo ruolo sul mercato ferroviario italiano e rafforzato la presenza a livello europeo ed internazionale. Le sue 10 sedi italiane e le nove branch estere sono oggi un punto di riferimento per clienti e partner che trovano nell’azienda un modello di operatività capace di offrire altissimi standard di produttività, sicurezza, qualità in tutti i cantieri di armamento ferroviario e metropolitano, rinnovamento e risanamento, manutenzione, trazione elettrica e segnalamento ferroviari. La società è un fornitore qualificato di Rete ferroviaria italiana e Italferr, nonché dei consorzi che gestiscono lavori di costruzione di linee ad alta velocità e per società di trasporti ferroviari come Ferrovie Nord, Atac e Atm Milano. Occupa circa 2.600 dipendenti.
L’impegno per la sostenibilità
Il finanziamento Futuro sostenibile plus di Unicredit è un finanziamento chirografario destinato alle imprese che prevede una riduzione dello spread, rispetto alle condizioni offerte per questa tipologia di operazioni, riconosciuta alle aziende che si impegnano a migliorare l’ambiente, la società e la buona amministrazione della propria azienda, ossia che ispirano la propria azione ai fattori Esg. I target di sostenibilità scelti da Generale Costruzioni Ferroviarie per il finanziamento sono l’aumento della quota di energia proveniente da fonti rinnovabili consumata in rapporto al totale di energia consumata e la riduzione delle tonnellate di Co2 generate dalle attività aziendali in rapporto al fatturato generato nell’anno di riferimento.
È morto a 74 anni Carlo Monguzzi, consigliere comunale di Milano di Europa Verde e in passato a lungo consigliere regionale, noto nel capoluogo lombardo e per il suo attivismo su battaglie ambientaliste e non solo, spesso in contrasto con la maggioranza con la quale era stato eletto.
Negli Anni 80 era stato tra i fondatori di Legambiente
Laureato in Ingegneria chimica al Politecnico e con un passato da docente di matematica, Monguzzi negli Anni 80 aveva contribuito alla fondazione dell’associazione Legambiente, di cui era stato presidente in Lombardia. Nel 1990 era stato eletto Regione Lombardia con la Federazione dei Verdi, poi lasciata nel 2009 perché non ne condivideva più la linea politica. In seguito, nel 2011, si era candidato con successo al consiglio comunale di Milano con il Partito democratico. Nel 2021 era entrato a far parte del gruppo consiliare di Europa Verde.
Carlo Monguzzi (Imagoeconomica).
Le battaglie in Regione Lombardia e in Comune a Milano
Da assessore regionale, incarico ricoperto nel biennio 1993-94, Monguzzi aveva contribuito all’approvazione della prima legge sulla raccolta differenziata dei rifiuti e del primo Piano Aria contro lo smog. Rieletto in consiglio con i Verdi per tre volte, si era poi battuto contro il traffico illecito dei rifiuti, la caccia, il consumo di suolo e per la trasparenza da parte delle pubbliche amministrazioni. Nel 2006 era stato eletto alla Camera dei deputati nella circoscrizione Lombardia 1 (Milano-Monza), rinunciando però al seggio a Montecitorio: al suo posto subentrò il giornalista Roberto Poletti. Nel 2011 l’approdo in consiglio comunale a Milano: nel corso degli anni Monguzzi si era battuto per impedire l’abbattimento di diversi alberi in città e, in tempi più recenti, aveva lasciato il ruolo di presidente della Commissione mobilità e ambiente in segno di protesta contro la vendita dello stadio di San Siro a Inter e Milan, che ne comporterà la demolizione. Inoltre aveva proposto di per interrompere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv.
Carlo Monguzzi (Imagoeconomica).
Sala: «Spesso non la vedevamo allo stesso modo, ma lo rispettavo per il suo impegno politico»
«Spesso non la vedevamo allo stesso modo, ma lo rispettavo per il suo impegno politico e il nostro affetto reciproco non è mai venuto a mancare», ha dichiarato il sindaco Beppe Sala. «Abbiamo combattuto battaglie su fronti diversi, ma era un galantuomo, una persona perbene che amava Milano», ha dichiarato Matteo Salvini. Attilio Fontana, presidente della Regione, ha ricordato Monguzzi come «un punto di riferimento dell’ambientalismo milanese e lombardo». Così Angelo Bonelli, co-portavoce di Europa Verde: «Perdiamo un grande uomo, un ecologista autentico e un punto di riferimento per intere generazioni».
I presidenti dei club di Serie A si sono riuniti a Milano per un’assemblea di Lega volta a individuare il candidato della componente Serie A alla presidenza della Figc, in vista delle prossime elezioni federali dopo le dimissioni di Gravina. Il nome che ha raccolto il consenso più ampio è stato quello di Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, che può contare sull’appoggio di gran parte dei top club tra cui Inter, Napoli e Torino. Sono in totale 18 le preferenze complessive a suo favore, mentre all’opposizione restano Lazio e Verona che non hanno sottoscritto la sua candidatura. La Lega rappresenta il 18 per cento del peso elettorale in Figc. Se le previsioni verranno confermate, l’assemblea indicherà Malagò come candidato ufficiale entro il 13 maggio, con il voto in Consiglio federale previsto per il 22 giugno. Il 13 aprile toccherà invece ai club di Serie B esprimersi sulla candidatura per la presidenza della Federazione.
La Commissione europea prevede di adottare il 22 aprile una comunicazione sul caro energia dovuto alla crisi in Medio Oriente. È quanto emerge dall’ultimo ordine del giorno del collegio dei commissari Ue, pubblicato il 12 aprile. La “toolbox” con le misure per sostenere i Ventisette nel proteggere famiglie e imprese dai rincari energetici era stata annunciata Ursula von der Leyen al Vertice Ue di marzo. Non si esclude che la comunicazione, di natura non legislativa, possa essere accompagnata anche da proposte legislative.
Le facilitazioni su cui sta lavorando Bruxelles
Nella nota preparata per la riunione dell’Eurogruppo del 27 marzo, la Commissione europea ha evidenziato che la sospensione del Patto di stabilità con l’attivazione della clausola generale di salvaguardia o di quelle nazionali per derogare dalle regole comuni di bilancio «non sarebbe appropriata in questa fase». Bruxelles starebbe lavorando a facilitazioni sia sul fronte degli aiuti di Stato che su quello dei contratti di lungo periodo nell’acquisto di elettricità all’ingrosso. «La nostra Unione ha già superato una crisi energetica, grazie all’unità e alla determinazione», ha detto Von der Leyen il 7 aprile nel discorso pronunciato in occasione del conferimento della Medaglia del Territorio della Bassa Sassonia, riferendosi all’aumento del costo dell’energia causato dall’invasione russa dell’Ucraina.
Il caso del concorso Paistom riaccende il dibattito a Capaccio Paestum. Per certi versi, sembra di essere tornati indietro a un anno fa, quando stava iniziando la campagna elettorale e gli schieramenti erano ben diversi, ma alcuni temi venivano già trattati. A farlo era l’allora candidata a sindaco Simona Corradino, che parlava dei dipendenti della Paistom e delle difficoltà per molti di loro.
Oggi, dopo i problemi riscontrati per il concorso indetto da Palazzo di Città, la stessa dice la sua: «Capaccio Paestum è un territorio complesso e meraviglioso allo stesso tempo, con potenzialità al di sopra della media, abitato da donne, uomini e bambini che meritano di essere felici – il pensiero – questo dovrebbe indurre gli amministratori a lavorare per una società giusta e libera perché solo in un contesto sano è possibile attivare la voglia di crescere e di migliorarsi, di investire nei molteplici settori che caratterizzano il nostro territorio. Invece succede che, nonostante tutto quello che è accaduto e che ancora pesa come un macigno sulla storia amministrativa e finanziaria di Capaccio Paestum, l’amministrazione comunale e l’Azienda Speciale Paistom avviano fantasiose procedure amministrative per la creazione di liste di persone da impiegare: non si sa quando, non si sa in che modo, non si sa con quali soldi.
Ma questo è stato scritto: la lista resterà solo una lista di nomi di persone senza alcun diritto all’assunzione – ragiona il consigliere di minoranza, unica eletta in quel ruolo ad essere rimasta tale – e allora accade che le persone che vorrebbero solo avere una vera opportunità di lavoro, credendoci ancora, si ritrovano a sostenere “prove selettive”, a sedersi a cinquant’anni e più in banchetti per rispondere a quiz per dimostrare di saper fare quello che hanno fatto per decenni e questo perché la politica di ieri così come quella di oggi non ha voluto e non ha saputo renderli liberi e felici.
Pur di continuare a gestire un potere amministrativo triste e solitario, si decide di proseguire nell’inganno. L’errore è a monte, quando non si è stati capaci di distinguere il tipo di rapporto di lavoro subordinato e somministrato, impostando un atipico avviso a mo’ di concorso pubblico che manca di equità, meritocrazia e legittimità.
Si fa il gioco delle tre carte tra Comune, l’azienda pubblica Paistom e la società privata Gi.Group, determinando due soli dati di fatto – argomenta Simona Corradino – liste che non hanno e non possono avere alcun valore per la società privata e illusioni di assunzioni da parte della società pubblica che non saranno soddisfatte né direttamente né indirettamente perché il piano di riequilibrio parla chiaro: l’Ente comune è in predissesto.
Resta l’amarezza di donne e uomini che hanno sperato in una risoluzione ma che, ancora una volta, sono stati raggirati e, al danno, la beffa – conclude – hanno dovuto pagare anche 20 euro».
Anche Carmine Caramante, già candidato sindaco e oggi voce ufficiale dell’amministrazione, interviene nel merito con un lungo post social nel quale non manca il solito e ormai ripetitivo riferimento alla stampa, quella stessa stampa che, a seconda della convenienza, viene ritenuta a volte libera e a volte faziosa. «Il lavoro somministrato è a tutti gli effetti un rapporto di lavoro subordinato. La somministrazione di lavoro è un rapporto in cui un’agenzia autorizzata assume lavoratori per inviarli, in regime di subordinazione, presso un soggetto utilizzatore.
Il lavoratore subordinato ha gli stessi diritti e retribuzione dei dipendenti diretti, con il potere direttivo esercitato dall’utilizzatore, in questo caso Azienda Speciale partecipata al 100% dal Comune. Così come specificato dalle normative, in seguito all’espletamento della selezione in corso e alla formazione di apposita short list – chiosa – i dipendenti/operai saranno assunti direttamente dalla Paistom e in quota non superiore al 30%, così come previsto dalle normative, attraverso agenzie di somministrazione».
Stefano Cantino è stato nominato co-ceo di Dolce&Gabbana al fianco di Alfonso Dolce, presidente e amministratore delegato del Gruppo. Lo si legge in una nota del Gruppo. Laureato in Scienze Politiche all’Università di Torino, Cantino è entrato a far parte di D&Gdopo aver maturato esperienze professionali in aziende quali Prada, Louis Vuitton e Gucci, dove ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità globale in vari ambiti – tra cui quello commerciale, nella direzione comunicazione, marketing e corporate, fino a raggiungere incarichi di vertice. Il suo arrivo «fa seguito al percorso di crescita di Dolce&Gabbana orientato all’evoluzione del modello organizzativo da brand fashion ad azienda di lifestyle». La notizia segue l’addio alla presidenza di Stefano Gabbana, che ora valuta il futuro della sua quota del 40 per cento mentre la maison si prepara a negoziare con le banche una ristrutturazione di circa 450 milioni di euro di debito.
L’aereo con a bordo Leone XIV è atterrato in Algeria, prima tappa del terzo viaggio apostolico del papa, atteso anche in Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Durante il volo per Algeri, il pontefice parlando con i giornalisti ha replicato al connazionale Donald Trump, che lo ha definito «debole sul fronte della criminalità e pessimo in politica estera», aggiungendo che Prevost non sarebbe in Vaticano senza di lui alla Casa Bianca.
L’arrivo di Leone XIV in Algeria (Ansa).
Le parole di Leone XIV sul volo per Algeri
«Non ho paura dell’Amministrazione Trump», ha detto Leone XIV. «Io parlo del Vangelo e continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra. Non sono un politico. Non ho intenzione di fare un dibattito con lui», ha rimarcato poi il pontefice. «Il messaggio è sempre lo stesso: la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo. Cerchiamo di finire questa guerra», ha aggiunto riferendosi al conflitto intrapreso dagli Stati Uniti contro l’Iran, che aveva condannato dopo aver criticato il blitz in Venezuela: «Non penso che il messaggio del Vangelo debba essere abusato come alcuni stanno facendo».
Gli Stati Uniti bloccheranno le navi in entrata o in uscita dai porti iraniani a partire dalle 16 di questo pomeriggio ora italiana. Lo ha scritto su Truth il presidente Donald Trump. Il blocco, spiegano le forze del Comando centrale Usa, sarà applicato in modo imparziale nei confronti delle navi di tutte le nazioni che entrano o escono dai porti e dalle zone costiere iraniane, compresi tutti i porti iraniani sul Golfo Persico e sul Golfo di Oman. Non verrà invece ostacolata la libertà di navigazione delle navi che transitano nello Stretto di Hormuz da e verso porti non iraniani.
Wsj: «Trump valuta attacchi militari oltre al blocco»
Secondo il Wall Street Journal, Trump e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di riprendere attacchi militari limitati contro l’Iran, in aggiunta al blocco navale. Secondo le fonti citate dal quotidiano, i raid avrebbero lo scopo di sbloccare la situazione di stallo nei colloqui di pace. Il tycoon potrebbe anche riprendere una vera e propria campagna di bombardamenti, sebbene i funzionari abbiano affermato che questa ipotesi sia meno probabile, data la prospettiva di un’ulteriore destabilizzazione della regione.
È profondamente tenero, quasi commovente, il modo in cui la nobiltà politica salernitana tenta di difendere l’indifendibile. Quando il castello di carte delle irregolarità amministrative inizia a tremare sotto il peso della verità, la strategia è sempre la stessa: buttare la palla in tribuna, evocare il “futuro” e accusare chi pone domande di essere un nostalgico del passato. La recente uscita social di Lady Napoli, consorte dell’ex sindaco dimissionario Vincenzo Napoli, è in questo senso un reperto antropologico di inestimabile valore. Commentando la nostra inchiesta sulla ex Casa del Combattente trasformata in ufficio elettorale abusivo, la signora ha sfoderato un aforisma degno dei peggiori manuali di self-help per amministratori distratti: “Scambiare spazi di coworking per sedi di campagne elettorali è tipico di chi non guarda avanti ma indietro!”. Saremmo quasi tentati di chiedere scusa per la nostra miopia, se non fosse che quello che lei chiama “guardare avanti” somiglia terribilmente a un salto nel buio della legalità. È affascinante notare come, con un solo colpo di pollice su uno smartphone, si sia cercato di nobilitare un’occupazione senza titolo trasformandola in un moderno e ammiccante “coworking”. Peccato che, per definizione giuridica e commerciale, un coworking sia uno spazio regolato da contratti, tariffe, assicurazioni e, soprattutto, da un titolo di possesso legittimo da parte di chi lo gestisce. Trasformare un immobile pubblico occupato “impropriamente” (parole della Presidente Magaldi, non nostre) in un coworking è un esercizio di fantasia che neanche il miglior ufficio marketing del mondo riuscirebbe a sostenere. Ma a Salerno, a quanto pare, le definizioni sono fluide: se occupi una sede pubblica per girare spot elettorali, non sei un abusivo, sei un “visionario che guarda avanti”. Il problema di questo “sguardo in avanti” è che sembra soffrire di una gravissima cataratta quando si tratta di osservare il Codice Penale. Guardare “indietro”, per noi, significa ricordare che esiste un articolo, il 633, che punisce l’invasione di edifici pubblici. Significa ricordare che il peculato d’uso non è un’invenzione di giornalisti livorosi, ma una fattispecie di reato che si configura quando un bene della collettività viene sottratto alla sua destinazione per favorire la carriera politica di un singolo individuo, nello specifico quel Gianni Fiorito che nel “Sistema Napoli” è stato segretario e tuttofare e oggi, per logica conseguenza, si propone come se fosse l’erede designato. Se guardare “avanti” significa accettare che un candidato utilizzi la cosa pubblica come cosa propria, allora confessiamo: siamo orgogliosamente retrogradi, ancorati a quel vecchio arnese polveroso chiamato Stato di Diritto. L’apice della narrazione “familiare” dei Napoli emerge da un altro prezioso documento digitale (e non è l’unico): una foto del maggio 2023. In quello scatto, Lady Napoli ospita con orgoglio i “pericolosissimi” (a suo dire) ragazzi di Limen direttamente nel salotto di casa propria. Il commento a corredo è un manifesto politico: “Ospitati a casa mia per il gruppo teatro perché itineranti per forza di cose! Questi ragazzi andrebbero accolti non cacciati”. Ecco svelato il meccanismo: la confusione tra pubblico e privato come metodo di governo. Se i ragazzi non hanno spazi, la soluzione della Lady non è sollecitare bandi trasparenti, procedure pubbliche o assegnazioni regolari; la soluzione è invitarli a cena. È l’estetica del salotto che si sostituisce all’etica dell’istituzione. Una volta “accolti” nella dimora privata del Sindaco, il passo successivo è continuare a legittimare l’accoglienza – altrettanto informale, altrettanto priva di protocolli attivi – in un immobile comunale storico. Questa “accoglienza” a scavalco delle regole ha un nome preciso: clientelismo d’immagine. Si usano i giovani come scudo umano per giustificare l’occupazione di spazi che dovrebbero essere gestiti secondo criteri di evidenza pubblica. La signora Napoli dice che i ragazzi non vanno “cacciati”, e su questo siamo d’accordo. Ma tra il cacciarli e il permettere a uno di loro di trasformare un bene comune nel proprio ufficio/set elettorale, in spregio a tutti gli altri candidati che non hanno la fortuna di aver sorseggiato tè nel salotto del Sindaco, corre un abisso di decenza amministrativa. È troppo comodo nascondersi dietro il “teatro” e le “attività sociali” per coprire un’operazione squisitamente politica e spudoratamente irregolare. C’è poi la questione del voto disgiunto, quel capolavoro di equilibrismo che vede la consorte di Enzo Napoli caldeggiare il voto per Lanocita come sindaco e per Fiorito come consigliere. È la conferma definitiva: Fiorito è l’uomo del sistema, il punto di giuntura tra la vecchia guardia che smobilita (almeno ufficialmente) e la nuova che avanza occupando edifici. La difesa d’ufficio della moglie del sindaco non è l’atto di una cittadina preoccupata per i giovani, ma l’intervento di una madrina politica che protegge l’investimento fatto su quello che potremmo definire come “segretario particolare”. Difendere il “coworking elettorale” della ex Casa del Combattente significa difendere un modello di gestione della città dove l’appartenenza conta più della competenza e la vicinanza al trono sostituisce il rispetto dei bandi. Vogliamo parlare di chi guarda “indietro”? Lo fa chi pensa di poter gestire Salerno come una signoria del Rinascimento, dove il signore del castello concede stanze e privilegi ai propri cortigiani in cambio di fedeltà e spot sui social. Avanti, invece, guarda chi pretende che quegli stessi spazi siano messi a bando, che ogni associazione abbia le stesse opportunità e che nessun candidato possa vantare diritti di proprietà su mura che appartengono ai cittadini. Se guardare avanti significa avallare una “Casa Limen” che bypassa la Fondazione Menna e risponde solo al custode-candidato di turno, allora questo futuro ha un odore sgradevole di muffa e di privilegi antichi. La risposta di Lady Napoli non è un attacco a questo giornale, è un autogol clamoroso. Ammettendo che i ragazzi sono stati ospitati a casa sua perché “senza spazi”, ha confermato che la loro sistemazione alla Casa del Combattente è frutto di una concessione “graziosa” e non di un percorso amministrativo lineare. Ha confermato che il legame è personale, non istituzionale. E nel tentativo di sbeffeggiare chi chiede legalità definendolo “arretrato”, ha dimostrato una volta di più che per certi settori del potere salernitano, la legge è solo un fastidioso intralcio al libero arbitrio dei potenti. Sia chiaro: non ci faremo intimidire da battutine su chi guarda avanti o indietro. Continueremo a guardare esattamente dove serve: ai documenti, ai protocolli scaduti, alle delibere mancanti e ai reati che si profilano dietro ogni post celebrativo. Se il candidato Fiorito vuole elencare i motivi per restare a Salerno, aggiunga l’undicesimo: restate perché qui, se avete gli sponsor giusti, potete prendervi un palazzo e nessuno oserà dirvi nulla, a patto che sappiate sorridere nei selfie in salotto. Per tutti gli altri, per chi non ha santi in paradiso o assessori alla trasparenza come mentori, restano le tasse da pagare e le porte chiuse. Chi deve intervenire faccia il suo dovere o taccia per sempre, rinunciando a ogni pretesa di onestà intellettuale. A partire da quegli amministratori, uscenti o aspiranti tali, che continuano a fare il gioco del silenzio perché temono di alterare la propria posizione, legittimando quindi quanto sta accadendo sotto gli occhi inermi (e inetti) di tutti. La ex Casa del Combattente deve tornare a essere un luogo di tutti, non il set abusivo di chi pensa che la città sia un giocattolo regalatogli dal sindaco. E a chi ci accusa di non guardare avanti, rispondiamo che il futuro che sogniamo noi non ha bisogno di “accoglienze” private per coprire illegalità pubbliche. Ha bisogno di aria, di luce e di una parola che a Palazzo di Città sembra essere diventata impronunciabile: uguaglianza. Senza quella, il vostro “coworking” è solo l’ennesima stanza di un potere che ha perso ogni contatto con la realtà e con la legge, ma che non rinuncia a dare lezioni di stile mentre affonda nel proprio paradosso. La ricreazione è finita, e non basterà un post su Facebook per sanare un abuso che grida vendetta davanti a tutta Salerno.
Dopo un prolungato silenzio, Matteo Salvini ha finalmente detto la sua sulla sconfitta nelle elezioni ungheresi dell’amico Viktor Orban, spodestato dall’ex fedelissimo Peter Magyar: «Chiaro che dopo 15 anni di governo magari la gente ha anche voglia di cambiare, di provare e guardare altrove. Vedremo se l’opposizione riuscirà a fare almeno una parte di quanto ha fatto Orbán in passato». Il commento del segretario della Lega è arrivato dopo quello che aveva già espresso il Carroccio «Chi vota ha sempre ragione: gli elettori ungheresi hanno espresso una chiara preferenza e vanno rispettati», si legge in una nota di Via Bellerio. «Un abbraccio e un grande ringraziamento all’amico Orbán, vero patriota, e buon lavoro a chi, dopo oltre vent’anni tra i suoi più stretti collaboratori, oggi ha vinto le elezioni. E poi: «Per anni Bruxelles e la sinistra hanno dipinto Orbán come un “dittatore“, un “autocrate” e una “minaccia” ai diritti e alle libertà: il modo in cui ha accolto il risultato smentisce, nei fatti, la loro propaganda e dà loro, ancora una volta, una lezione di democrazia».