Sociale, Tiso(Acc. Iniziativa Comune): “Giovani che se ne vanno, territori senza futuro”

In molte aree del Paese, soprattutto nei piccoli comuni e nelle zone interne, i giovani continuano a partire. Cercano lavoro, servizi, opportunità culturali, mobilità, futuro. La loro scelta non è solo un fenomeno demografico: è una frattura sociale che indebolisce i territori, li rende più silenziosi, più fragili, meno capaci di immaginare il domani. È chiaro ed evidente che quando i giovani se ne vanno, la comunità perde la sua voce più dinamica, creativa e vitale. E il risultato è un divario crescente tra aree urbane e aree periferiche, che si traduce in una perdita di capitale umano e di prospettive. La partenza delle giovani generazioni non riguarda solo l’economia. È un fenomeno che incide su: identità dei territori: meno idee, meno innovazione; coesione sociale: famiglie che si separano, comunità che si svuotano; partecipazione civica: meno volontari, meno associazioni, meno iniziative; futuro locale: meno imprenditori, meno professionisti, meno energie nuove. Che fare, dunque? La partenza dei nostri ragazzi non è solo un dato statistico: è un segnale che parla di territori che rischiano di perdere la loro anima. Un Paese che vuole crescere deve ascoltare la voce dei suoi territori e deve fare in modo che quella voce non si spenga. Trattenere i giovani, o permettere loro di tornare, significa dare nuova energia alle comunità, rafforzare la coesione sociale e costruire un’Italia più equilibrata e più capace di guardare avanti. La voce dei territori è la voce dei giovani: senza di loro, il futuro non può parlare”.

Lo dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca.

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Agricoltura, l’allarme di Confeuro: “Sistema vulnerabile: tutelare piccole e medie imprese”

“Il Governo nazionale e l’Unione Europea intervengano per tutelare e valorizzare le piccole e medie imprese agricole, presidio economico, sociale e territoriale del nostro Paese. Il recente report Istat 2010-2023 sulla struttura produttiva delle aziende del settore primario evidenzia una riduzione del lavoro familiare del 75,3% e un calo complessivo dell’occupazione del 35,6%, con una forza lavoro che si attesta a 2,49 milioni di persone”. Ad affermarlo è Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro – Confederazione Agricoltori Europei. “Numeri che impongono una riflessione: la progressiva uscita del lavoro familiare e il crescente ricorso al lavoro salariato modificano profondamente l’organizzazione aziendale, aumentando i costi diretti e la fragilità economica delle realtà di minori dimensioni. Ad aumentarne la crisi sono anche le difficoltà del contesto economico e geopolitico, tra prezzi all’origine spesso instabili, potere contrattuale limitato nei confronti della grande distribuzione e rincari di carburanti, fertilizzanti, energia e prodotti fitosanitari. A questo si aggiungono gli effetti del cambiamento climatico, con siccità ed eventi estremi che compromettono le rese senza ridurre i costi fissi. Come Confeuro, riteniamo indispensabile passare dalle dichiarazioni agli interventi concreti. Servono una Pac capace di sostenere realmente le piccole e medie imprese agricole, strumenti di accesso al credito e assicurazioni più accessibili, maggiore trasparenza nella filiera e accordi che garantiscano ai piccoli e medi produttori una remunerazione equa. Occorre inoltre incentivare il ricambio generazionale, la cooperazione tra produttori, l’innovazione sostenibile e la vendita diretta, rafforzando il potere contrattuale delle aziende. Il rilancio dell’agricoltura passa dalla capacità di sostenere e rendere competitive le aziende di minori dimensioni. Governo ed Europa mettano in campo una strategia strutturale: difendere queste realtà significa tutelare il reddito degli agricoltori, la sicurezza alimentare e il futuro delle comunità rurali”, chiosa Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro.

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Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena

Per quale motivo le primarie del centrosinistra milanese non sono ancora state calendarizzate? Sono in tanti a chiederselo, soprattutto dopo l’intervista al Corriere della Sera nella quale Mario Calabresi ha esplicitato la sua intenzione di candidarsi, spazzando via ogni possibile dubbio residuo (qualora ce ne fossero). Il fermento è percepibile non solo tra gli addetti ai lavori, a cominciare dagli aspiranti candidati, ma anche in una base che sente parlare dell’imminenza dei gazebo ormai da oltre un anno e mezzo e comincia a chiedersi se non siano poi come il Godot di Samuel Beckett, atteso invano, in una vicenda che rischia di diventare non certo un’opera d’arte, bensì un esercizio di scoraggiamento per un elettorato già piuttosto propenso all’astensione.

Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena
Mario Calabresi (foto Imagoeconomica).

Il Pd locale non c’entra con l’impasse

L’impasse è notevole e per certi versi imbarazzante, ma per nulla imputabile al Partito democratico locale. Notoriamente molto efficiente sul piano organizzativo, la governance milanese dei dem sta pazientemente gestendo il rapporto con il Nazareno, nella consapevolezza che la partita ai piedi del Duomo avrà un significato nazionale.

Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena
La sede del Pd al Nazareno (foto Imagoeconomica).

Se tutti i sondaggi sono concordi nell’accreditare un enorme vantaggio al centrosinistra meneghino nella sfida per il dopo Beppe Sala, ben più nebuloso appare il futuro in ottica elezioni politiche 2027 del campo largo, che fatica a trovare non solo un leader, ma persino un suo perimetro. Con Carlo Calenda ufficialmente pronto a correre per conto suo (in un’evidente scommessa sul pareggio che lo trasformerebbe nell’ago della bilancia) e Matteo Renzi decisamente indigesto soprattutto al Movimento 5 stelle, far quadrare il cerchio diventa sempre più complesso.

Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena
Elly Schlein e Giuseppe Sala (foto Ansa).

Perché Schlein deve guardarsi le spalle

Elly Schlein deve guardarsi le spalle anche dai nemici interni, citati nelle recenti dichiarazioni su chi vuole «farla fuori» fin dal suo primo giorno alla guida del partito. La segretaria della prima forza della coalizione non può rinunciare a candidarsi per Palazzo Chigi, ma le sue legittime ambizioni si scontrano sia col maggiore appeal di Giuseppe Conte sia con la fronda interna che sta coinvolgendo anche il “correntone” che l’ha sostenuta sin qui. Parallelamente, cresce il numero di chi occhieggia ad altri possibili candidati, da Silvia Salis a Giorgio Gori.

Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena
Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena
Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena

L’input da Roma: regole uguali per tutti

Proprio per scongiurare il rischio di concorrenza interna, da Roma si è preparato un input chiaro a Milano: regole uguali per tutti, il che avrebbe significato, statuto alla mano, uno stop imposto d’imperio a Gori, con analoghi sacrifici per i tre aspiranti sindaci meneghini iscritti al Pd, ossia Pierfrancesco Majorino, Anna Scavuzzo e Lorenzo Pacini (le regole sulla raccolta firme in Lombardia, applicate alla lettera, ne ammetterebbero al massimo due). Un problema non da poco, da sommare alla delicatissima posizione di Azione, che a Roma corre da sola ma a Milano sostiene Calabresi con un entusiasmo persino eccessivo, che genera una percezione non troppo realistica del giornalista come candidato “centrista“, creandogli più problemi che vantaggi.

Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena
Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena
Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena

Gennaio no, a febbraio c’è il Carnevale…

Come tenere insieme un mosaico così complesso? I pragmatici dirigenti milanesi una soluzione in realtà l’avevano trovata, spostando le primarie (ancora non ufficialmente indette) a inizio 2027, dando così più tempo ai vertici nazionali per affrontare i loro problemi. Già, ma quando? Escluso gennaio, perché al rientro dopo le vacanze natalizie non ci sarebbe tempo sufficiente per un confronto, si è passati a febbraio, dove però c’è il problema del Carnevale.

Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena
Quando ci saranno le primarie del Pd? (foto Imagoeconomica).

Quello ambrosiano si conclude sette giorni dopo rispetto al resto d’Italia e in contemporanea alla chiusura delle scuole scatta la settimana bianca, altro rito molto milanese, soprattutto nei quartieri del centro dove i dem ormai fanno incetta di voti. Bloccata così tutta la prima parte del mese, obtorto collo si era convenuto di andare al 21 febbraio, prima data veramente utile, anche se obiettivamente un po’ troppo vicina alle Amministrative, in programma in primavera.

Primarie a marzo? L’idea non piace ai candidati

Il punto di caduta potrebbe però essere spostato ancora più in là. È l’ultima indiscrezione arrivata da Roma, dove si sta valutando di chiedere un rinvio delle primarie milanesi a marzo, così da poter fare prima quelle nazionali. Schlein è sempre più ferma sul punto, essendo convinta di giocarsi la partita della vita, nonostante i sondaggi non troppo incoraggianti. Rifiutata l’ipotesi di un non meglio identificato “federatore“, la segretaria vuole fare all-in nella scelta dello sfidante di Giorgia Meloni, pur consapevole del fatto che un’eventuale sconfitta sarebbe ferale tanto per la sua carriera politica quanto per il futuro del Pd, che lei stessa ha rianimato dopo il tracollo delle elezioni 2022 sotto la guida di Enrico Letta. Scommessa ambiziosa e rischiosa, sia per quello che riguarda lo scenario, sia per lo specifico milanese, dove un ulteriore tentennamento rischia non solo di comprimere lo spazio per la campagna elettorale, ma anche di scoraggiare la partecipazione.

Centrosinistra, l’intoppo delle primarie: perché Milano scalpita, ma Roma frena
Gazebo per le primarie del Pd (foto Imagoeconomica).

Le frizioni del campo largo rischiano di danneggiare il centrosinistra milanese

C’è in gioco la più importante esperienza amministrativa del centrosinistra dell’ultimo ventennio, nella capitale economica del Paese. Non considerarla come una chiave di volta per provare a imporsi a livello nazionale rischia di trasformarsi in un ulteriore assist al traballante governo Meloni. E lo spettacolo offerto dal campo largo, non propriamente edificante, può danneggiare anche l’immagine vincente del centrosinistra milanese. Gli aspiranti candidati a sindaco mantengono un profilo pubblico conciliante, ma nei fatti stanno proseguendo nella loro marcia di avvicinamento alla consultazione popolare.

Amazon tratta l’acquisto di Decart

Amazon sta trattando l’acquisto di Decart, startup di intelligenza artificiale conosciuta per un modello di IA in grado di modificare i video mentre vanno in onda: sul piatto sette miliardi di dollari. La trattativa è stata rivelata dal Wall Street Journal, secondo cui l’accordo potrebbe essere raggiunto a breve, a meno non spunti un altro potenziale compratore.

Lo stretto legame già esistente tra Amazon e Decart

Amazon è già il principale cliente di Decart, società fondata nel 2023 dai tre ingegneri israeliani Dean e Orian Leitersdorf e Moshe Shalev, nonché uno dei suoi maggiori utilizzatori dei chip Trainium, ovvero i processori che la startup progetta in casa per l’intelligenza artificiale: tale tecnologia viene utilizzata dal colosso di Jeff Bezos per il commercio online, per la piattaforma di streaming Twitch e anche da Amazon MGM Studios per i suoi film e serie televisive.

Standard Ethics premia la strategia di Acea e migliora il rating prospettico

Standard Ethics ha migliorato il long term expected rating di Acea a EEE- (excellent), confermando contestualmente il corporate standard ethics rating (SER) a EE+ (very strong). Il miglioramento del giudizio prospettico rappresenta il riconoscimento della capacità del Gruppo di integrare la sostenibilità nelle strategie industriali e di tradurre gli impegni Esg in risultati concreti e duraturi nel tempo.

Riconosciuto l’impegno per la sostenibilità di Acea

Nel report, Standard Ethics riconosce i progressi compiuti da Acea nell’attuazione del Piano di sostenibilità e sottolinea la centralità degli investimenti destinati alla tutela della risorsa idrica, alla resilienza e sicurezza delle infrastrutture e al percorso di transizione energetica. Vengono inoltre evidenziati il rafforzamento dei presidi di governance, l’attenzione ai temi sociali lungo la catena del valore e il focus sull’innovazione tecnologica e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale a supporto dell’efficienza operativa e della sicurezza degli operatori. Particolare rilievo viene attribuito all’approccio integrato adottato dal Gruppo nella gestione dei temi ambientali, sociali e di governance e alla crescente capacità di coniugare sviluppo industriale, innovazione e creazione di valore per i territori serviti. Con il nuovo giudizio prospettico, Acea consolida il proprio posizionamento tra le principali utility europee impegnate nell’integrazione della sostenibilità nei processi decisionali, nella governance e nella strategia industriale.

Latini: «Conferma della credibilità del nostro percorso»

Queste le dichiarazioni di Pierfrancesco Latini, chief Risk management, Sustainability & International officer di Acea: «Il miglioramento del long term expected rating rappresenta un riconoscimento particolarmente significativo perché esprime una valutazione sulla credibilità del nostro percorso futuro. È il riconoscimento della coerenza con cui stiamo portando avanti una strategia che mette al centro la tutela della risorsa idrica, la resilienza delle infrastrutture, l’innovazione tecnologica e la generazione di valore condiviso. In un contesto in cui la sostenibilità è sempre più un fattore competitivo, questo risultato conferma la solidità delle scelte compiute e la nostra capacità di affrontare le sfide della transizione con una visione di lungo periodo».

Morto il comico Giorgio Bracardi: i suoi cinque personaggi più famosi

È morto il comico Giorgio Bracardi, lanciato da Renzo Arbore e Gianni Boncompagni nel programma Alto gradimento. Aveva 93 anni e dalla scorsa primavera, dopo la rottura di un femore, era ricoverato in una casa di riposo a Fiano Romano. Bracardi, che è stato anche musicista e cantante, fin da piccolo aveva vissuto l’ambiente dello spettacolo: era infatti figlio di un tenore (che fu anche uno dei primi gestori del Salone Margherita) e di una soprano. Diventato pianista, a inizio carriera si era cimentato anche come compositore e autore, partecipando in questa veste anche al Festival di Sanremo. Raggiunse però la popolarità come comico, grazie ai personaggi proposti nella trasmissione radiofonica Alto gradimento, ideata assieme a Renzo Arbore, Gianni Boncompagni e Mario Marenco. Il passaggio dalla radio alla televisione consolidò poi la fama di Bracardi: nel 1985 era sbarcato sul piccolo schermo con Quelli della notte, partecipando poi anche a Pronto, chi gioca? condotto da Enrica Bonaccorti e Giancarlo Magalli. Numerosi i personaggi ideati da Bracadi: ecco i cinque più famosi.

Max Vinella

Sedicente giornalista di cronaca nera, Max Vinella cercava di mascherare la propria pochezza professionale con un improbabile eloquio finto-francese e disastrosi tentativi di vocalizzi lirici: il suo tormentone era «Chiàppala! Chiàppala! Pà! Pà!».

Ermanno Catenacci

Bracardi impersono anche il nostalgico fascista Ermanno Catenacci, dal marcato accento romagnolo, che raccontava fervore inverosimili episodi del Ventennio e improbabili retroscena della vita di Benito Mussolini: un personaggio che immaginiamo sia piaciuto molto a Roberto Vannacci.

Il dottor Marsala

Tra i personaggi ideati da Bracardi c’è poi il dottor Marsala, anziano capotecnico Rai depresso e sempre afflitto a emicrania, ma anche ipocondriaco, sempre pronto a entrare di sorpresa nello studio col pretesto di controllare la funzionalità di microfoni e cuffie.

Onorato Spadone

Era invece un farmacista Onorato Spadone, che non mancava di ricordare come ciascun individuo, di ogni classe sociale e livello culturale, vivente o meno, dovesse assolvere le necessità imposte dalla propria regolarità intestinale: «L’uomo è una bestia! – E la donna? – Due volte bestia!» e «Lei, ha il mal di testa? Allora le do una purga!».

Scarpantibus

Il nome di Bracardi è però soprattutto legato a quello di Scarpantibus, una delle sue creazioni più surreali e geniali: un improbabile “uccellaccio preistorico” che gli archeologi avevano catturato nel deserto del Nicaragua, dalle fattezze misteriose e grottesche, ma con un tratto distintivo chiarissimo alla radio… dei pesanti scarponi anfibi militari privi di stringhe.

FICO CONTRO I MALATI DI DIABETE

“C’è in noi una sorprendente amarezza per il comportamento del presidente Fico, che ricordiamolo ha anche la delega alla sanità campana, per la scarsa sensibilità nei confronti dei malati di diabete, patologia molto diffusa e di cui Napoli è maglia nera. Se dovessimo dare un titolo dovremmo scrivere: Fico contro i ventimila malati di diabete. Nei mesi scorsi avevamo interloquito con lo stesso Fico, insieme all’associazione dei malati di diabete prospettando una semplice soluzione modifica del sistema di compensazione regionale tra sottoutilizzi ed extra-tetto all’interno della stessa branca di diabetologia, al pari di quanto già avviene per altre prestazioni salvavita. Senza alcun incremento di budget, si sarebbero potute utilizzare le ingenti economie di alcuni distretti ASL trasferendole in quei distretti ASL in cui le risorse erano risultate insufficienti. Nonostante la disponibilità manifestata non è accaduto nulla. E questo è un fatto gravissimo perché tocca la salute dei cittadini campani. La soglia di 240 euro per ogni malato diabetico è disattesa mentre sono rimasti inutilizzati circa 850 mila euro. Abbiamo prospettato una intelligente soluzione a costo zero ma o per sciatteria o per chissà quale motivo tutto è rimasto lettera morta”.
Lo dichiaranno il capo dell’Opposizione in Regione Campania, il capogruppo di Fratelli d’Italia Raffaele Maria Pisacane e la segretaria della commissione sanità Lea Romano.

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Netanyahu chiede un’indagine contro i militari di ‘Naza’

In una lettera indirizzata alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara, al capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf), il tenente generale Eyal Zamir, e al direttore dello Shin Bet, David Zini, Benjamin Netanyahu ha chiesto l’apertura di un’indagine penale nei confronti dei 24 militari israeliani che nel documentario Naza, in forma anonima, hanno raccontato di aver preso parte a uccisioni di massa di civili nella Striscia di Gaza.

Netanyahu ha accusato gli autori del film – i registi Rachel Szor e Yuval Abraham – di diffamare Israele e le sue forze armate, chiedendo che le persone coinvolte siano perseguite penalmente per violazione della sicurezza delle informazioni e per i danni arrecati agli interessi politici e militari dello Stato ebraico. In un messaggio pubblicato su X, Bibi ha definito il documentario «un’operazione falsa, ingannevole e faziosa che diffama lo Stato di Israele» e il suo esercito, sostenendo che il film danneggia anche la reputazione internazionale del Paese.

Netanyahu chiede un’indagine contro i militari di ‘Naza’
Rachel Szor e Yuval Abraham, registi di Naza (Ansa).

Naza ricostruisce i sistemi di pianificazione degli attacchi aerei sulla Striscia di Gaza a partire dal 7 ottobre 2023. Nel documentario i testimoni raccontano che l’IDF seleziona gli obiettivi da colpire stimando in anticipo quanti civili potrebbero morire nell’attacco: il titolo richiama un acronimo militare utilizzato dall’intelligence, derivato dall’espressione Nezek Agavi, ovvero «danno collaterale», che indica il margine di vittime civili considerato tollerabile. La pellicola si è aggiudicata il Premio speciale della giuria nell’ultima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

Forza Nuova: Roberto Fiore si candiderà a sindaco di Roma

Roberto Fiore, leader di Forza Nuova, si candiderà a sindaco a Roma. Lo stesso farà il vicesegretario nazionale Luca Castellini a Verona, mentre Giuseppe Bonanno Conti e Massimo Ursino si presenteranno alle Regionali siciliane del 2027. «Con questa decisione si intende superare il tentativo, oramai patetico e agonizzante, di far tacere FN e i suoi quattro leader (tutti imputati per il processo del 9 ottobre) e di riaffermare potentemente il legame fra FN e popolo che tanto spaventa quel Deep State che devia i processi, impoverisce i popoli e uccide il futuro d’Italia», ha dichiarato lo stesso Fiore. L’annuncio delle candidature arriva pochi giorni dopo la conferma delle condanne in appello per l’irruzione nella sede romana della Cgil in corso Italia del 2021. A inizio gennaio, aggiunge Fiore, si terrà nella Capitale il quinto congresso nazionale del partito.

Domani Papa Leone si ricovera al “Gemelli”

Papa Leone XIV sarà ricoverato domani, martedì 13 ottobre, in tarda mattinata al Policlinico Gemelli. Lo riferisce la Sala stampa vaticana che, in una precedente nota, aveva fatto sapere che il nodulo al polmone è emerso “da controlli di routine” e che intanto, per la giornata di oggi, l’attività del Pontefice sarebbe proseguita regolarmente.

L’annuncio del Papa domenica, alla fine dell’Angelus. “Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone. E’ stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato. I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato nei prossimi giorni”, ha fatto sapere ieri. Subito dopo il portavoce Vaticano, Matteo Bruni, ha spiegato che l’intervento si svolgerà “nei primi giorni della prossima settimana” e che “il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa una settimana”. A quanto si è appreso da fonti vaticane, l’intervento avverrà al Gemelli, il Policlinico definito da Giovanni Paolo II ‘il terzo Vaticano’ che ha ospitato diversi Pontefici nella sua storia.

Intanto resta confermato, almeno per il momento, il viaggio apostolico in Uruguay, Argentina e Perù, in programma dal 6 novembre. Secondo il quotidiano argentino Clarin, il Vaticano prevede una convalescenza di circa una settimana, che consentirebbe al Papa di recuperare in tempo per la tournée sudamericana di 11 giorni.

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Capaccio. Ex assessore ferito con colpo d’arma da fuoco

Saranno le indagini dei carabinieri a fare luce su quanto avvenuto questa mattina presto in localita’ Foce Sele di Capaccio Paestum, nel Salernitano, dove un uomo, che negli anni passati e’ stato anche assessore comunale, e’ stato trovato ferito nei pressi della spiaggia. Stando a una prima ricostruzione ancora al vaglio degli investigatori, l’uomo sarebbe stato aggredito e ferito a un ginocchio con un colpo d’arma da fuoco da qualcuno che, poi, ha dato fuoco anche alla sua auto, un’utilitaria che si trovava li’, vicino a uno stabilimento balneare della zona. Non e’ stato ancora chiarito se, prima, vi sia stata una lite. La vittima e’ ora ricoverata in ospedale a Eboli e non e’ in pericolo di vita. Sul posto, oltre ai militari dell’Arma della locale Stazione e della Compagnia di Agropoli, sono intervenuti anche i vigili del fuoco che hanno domato le fiamme, che hanno lambito anche due strutture in legno dello stabilimento balneare.

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Annunciata la Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028

È Civita di Bagnoregio in aggregazione con Bolsena, con il progetto Arte che viene, arte che va, la Capitale italiana dell’arte contemporanea 2028. Ad annunciarla è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli nel corso della cerimonia tenutasi lunedì 12 ottobre 2026 nella Sala Spadolini del ministero. Le vincitrici hanno superato la concorrenza delle altre città in gara, ovvero Capri con il progetto Le sirene del nuovo, Padova con il progetto Ancora imparo. Esercizi di dissidenza e Pozzuoli con il programma La città delle fragilità creative. Alle città vincitrici sarà assegnato un contributo di un milione di euro per la realizzazione del programma culturale proposto.

Giulia Presutti passa alla redazione di “Mi manda Raitre”

Giulia Presutti, che indicata per il dopo Sigfrido Ranucci alla co-conduzione di Report con Daniele Piervincenzi aveva poi rinunciato all’incarico, passa alla redazione di Mi manda Raitre. Lo ha comunicato la Direzione Approfondimento Rai al Cdr, spiegando che la decisione è stata presa «in vista delle future sfide editoriali dello storico titolo del servizio pubblico». Presutti probabilmente verrà chiamata a condurrà uno spin-off della trasmissione che vede al timone Federico Ruffo.

Perché Presutti ha rinunciato alla conduzione di Report

Presutti, 36 anni, aveva maturato la decisione di rinunciare alla conduzione di Report a inizio settembre, formalizzando il passo indietro con una mail al direttore degli Approfondimenti Rai Paolo Corsini: la redazione del programma di Rai Tre si era schierata compatta contro la scelta dell’azienda, arrivando a minacciare dimissioni in blocco. E contro di lei (e Piervincenzi) aveva puntato il dito anche lo stesso Ranucci.

Enea, Gianluca Calabretta nominato direttore generale

Il consiglio di amministrazione di Enea, riunitosi lunedì 12 ottobre 2026, ha deliberato all’unanimità la nomina di Gianluca Calabretta a direttore generale dell’agenzia. 54 anni, laureato in Ingegneria per l’ambiente e il territorio all’Università della Calabria, Calabretta è un dirigente pubblico che porta in dote un’esperienza manageriale di oltre 25 anni nella gestione di programmi pubblici, progetti e servizi di innovazione tecnologica e team multidisciplinari, oltre a una formazione scientifica in modellistica ambientale, trasformazione digitale e cybersicurezza, ambiti per i quali ha svolto anche il ruolo di docente universitario a contratto. Dal 2024 è entrato in Enea come direttore della direzione Transizione digitale, Trattamento e Protezione dati (Digit), con incarico di responsabile per la Transizione al digitale e poi, ad interim, anche di dirigente dell’Organo centrale di sicurezza. Da luglio 2026 è presidente di Medener, l’associazione internazionale che riunisce le agenzie energetiche nazionali del Mediterraneo per promuovere efficienza energetica e fonti rinnovabili, a supporto delle politiche nazionali.

Calenda bastona il campo largo ma Azione si divide, lo spot di Report e le altre pillole del giorno

Dovrebbe essere il leader di un partito di centro, distinto dai due poli, ma Carlo Calenda ormai mena come un fabbro solo da una parte: quella del centrosinistra. Non c’è giorno in cui non attacchi Elly Schlein, Giuseppe Conte e gli altri leader progressisti con parole di fuoco, roba che nemmeno Giovanni Donzelli. «Mai con il campo largo», ripete il capo di Azione, che non vede l’ora, dopo le elezioni, di allearsi con Giorgia Meloni.

Calenda bastona il campo largo ma Azione si divide, lo spot di Report e le altre pillole del giorno
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Tutto alla luce del sole, ma c’è un piccolo dettaglio: Azione in alcune regioni e città ha appoggiato e sostiene, secondo la logica delle geometrie variabili, il centrosinistra. Non solo: non tutti i potenziali elettori di Azione condividono questo posizionamento a destra di Calenda. E qualcuno esce allo scoperto. È il caso di Giacomo Leonelli, ex segretario regionale di Azione in Umbria, ora amministratore unico di ADiSU Umbria (l’Agenzia per il diritto allo Studio regionale) e di recente ospite alla Leopolda di Matteo Renzi, che su X lancia una proposta: «Il segretario Carlo Calenda dichiara ancora: mai col campo largo. Nella grande maggioranza di città e regioni Azione governa o è stata alleata col Csx. È dunque opportuno interpellare iscritti e amministratori in una consultazione formale su questa linea di chiusura netta». Cosa risponderà Calenda? Naturalmente nulla, almeno per ora.

Lo spot del nuovo Report, tra assenze e like pesanti

La Rai lancia lo spot del nuovo Report, sulle pagine social della trasmissione, e si nota qualche assenza: non ci sono Giorgio Mottola, Luca Bertazzoni e Giulia Innocenzi. Quest’ultima si trovava all’estero quando è stato girato il filmatino, gli altri due non si sa: assenti per caso o per scelta?

In questa grottesca vicenda, che ormai ha onestamente stancato, fa notizia pure il “like” al post di Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, al quale evidentemente si è sbloccato il ditino, considerato che è la prima volta che mostra pubblicamente apprezzamento per la trasmissione condotta fino allo scorso anno da Sigfrido Ranucci. Ps: non siamo esperti della materia, ma da umili osservatori non riusciamo a trattenerci da un giudizio: quello spot, con quegli sguardi cupi, sembra il trailer di un film drammatico. Un po’ di allegria, ragazzi, la vita già è complicata!

Calenda bastona il campo largo ma Azione si divide, lo spot di Report e le altre pillole del giorno
Il like di Paolo Corsini al post di Report.

Meno male che Silvia c’è

Dopo il salotto domenicale di Fabio Fazio, lunedì mattina la sindaca di Genova Silvia Salis ha aperto il corteo dei lavoratori ex Ilva di Cornigliano in sciopero contro l’arresto temporaneo dello stabilimento. «Con il vicesindaco, Alessandro Terrile, abbiamo portato la solidarietà di tutta la città ai lavoratori e alle loro famiglie», ha scritto sui social Salis. «Ci sono centinaia di lavoratori che vogliono continuare a lavorare e il mercato ha bisogno della produzione dello stabilimento di Genova. Manca la materia prima, che può essere acquistata sul mercato internazionale. Ed è proprio la richiesta che ho fatto ieri al ministro Urso e ai commissari di Acciaierie d’Italia, in una lettera. Siamo pienamente consapevoli delle difficoltà che sta vivendo Taranto, ma lo stabilimento di Genova, così come quelli del Nord, non possono fermarsi». E, ancora: «Chiudere sarebbe uno scenario insostenibile per la nostra città. A Genova non c’è una motivazione industriale per fermare una fabbrica che ha lavoro e che potrebbe continuare a produrre con il materiale necessario. Qui ci sono in ballo le vite delle persone. Siamo vicini ai lavoratori perché ne va del futuro della città: lo stabilimento deve continuare a produrre e loro devono poter continuare a lavorare. È quello che chiedono e noi siamo al loro fianco». Post seguito da migliaia di cuoricini e da messaggi di incoraggiamento. Vedendola in marcia insieme con la Fiom e gli operai, qualcuno spera ancora che l’ex olimpionica scenda in campo per guidare il campo largo.

Calenda bastona il campo largo ma Azione si divide, lo spot di Report e le altre pillole del giorno
Calenda bastona il campo largo ma Azione si divide, lo spot di Report e le altre pillole del giorno
Calenda bastona il campo largo ma Azione si divide, lo spot di Report e le altre pillole del giorno
Calenda bastona il campo largo ma Azione si divide, lo spot di Report e le altre pillole del giorno
Calenda bastona il campo largo ma Azione si divide, lo spot di Report e le altre pillole del giorno
Calenda bastona il campo largo ma Azione si divide, lo spot di Report e le altre pillole del giorno

La diretta interessata però a riguardo a stata chiara: «Io federatrice? Nessuno me lo ha chiesto ma in questo momento non ci sono le condizioni», ha ribadito a Che tempo che fa, dove tra le altre cose ha presentato il suo libro È già domani. «Questo dibattito che va avanti da quasi un anno, mi dice che si è perso il centro della discussione che è il programma da presentate al Paese ma soprattutto ci siamo arrovellati su una discussione che già mesi fa sembrava ridondante. Fare una gara interna rispetto alle istanze che ci vengono poste… Il campo progressista che è enorme non è fatto solo dai nostri elettori ma anche da tanti sfiduciati che non votavano più. Dobbiamo riprendere il punto della situazione ma le condizioni sono lontane dal trovare una sintesi ed è un peccato perché sfiduciano un elettorato che dopo il referendum era gasatissimo». Le primarie potrebbero rinvigorire questi delusi? «Sono evidentemente divisive», ha risposto secca la prima cittadina. «E credo che al popolo progressista non interessi nulla».

Assegnato il Nobel per l’Economia 2026

L’Accademia reale svedese delle scienze ha assegnato il Nobel per l’Economia 2026 agli statunitensi Robert E. Hall e Michael Woodford, che sono stati premiati per i loro studi sui «fondamenti microeconomici della stabilizzazione macroeconomica». In particolare, i studiosi sono stati insigniti del Nobel per aver sviluppato modelli teorici e soluzioni pratiche che spiegano come gestire le fluttuazioni dei mercati, controllare l’inflazione e guidare la politica monetaria delle banche centrali.

«Anziché basare i modelli sui legami statistici tra variabili macroeconomiche, quali l’inflazione, la produzione e i consumi», Hall e Woodford «hanno scelto di costruirli su basi microeconomiche», spiega l’Accademia Reale delle Scienze svedese: «Ciò comporta la comprensione di come l’insieme delle singole famiglie e delle imprese influisca sull’economia attraverso le proprie azioni».

Gli studi per cui sono stati premiati Hall e Woodford

Hall è stato premiato per un articolo del 1978 su come i consumatori preferiscano che i consumi restino stabili. Woodford ha poi sviluppato il cosiddetto modello keynesiano moderno, dimostratosi altamente influente tra i responsabili politici globali nei decenni seguenti. «Il lavoro dei premiati ci ha fornito una solida base teorica per i modelli che ora sono utilizzati dalle banche centrali e dai governi di tutto il mondo», ha dichiarato John Hassler, presidente del comitato del Nobel: «Grazie a loro, siamo meglio attrezzati per affrontare gli shock nell’economia, come le crisi energetiche o i cambiamenti improvvisi nei consumi delle famiglie».

Unisa, l’amichettismo sconfigge l’IA

Antonio Manzo

L’amichettismo all’università di Salerno? Se lo conoscesse il neo dottore in comunicazione Vasco Rossi intonerebbe beffardamente “ E già/ ancora qua  Il tempo di inventarsi/un’altra diavoleria. Ormai noi siamo vaccinati, sapete”. Vogliamo raccontarvi come neppure l’Intelligenza artificiale “non vende/ al diavolo” ma agli intrighi dell’università di Salerno. Dove si sta costituendo un Centro di Ateneo per l’Intelligenza Artificiale-UnisAI struttura creata da Mario Vento, ingegnere dell’informazione, elettrica e matematica applicata, con l’avallo degli organi dell’ateneo nei quali è prorettore. Il delegato del rettore Virginio d’Antonio ha programmato che sarà il Direttore, soprattutto quando il professore Vento dovrà andare, di qui a poco, in pensione. Il l suo dipartimento lavora con alcuni colleghi, Virgilio Carletti, Alessia Saggese del gruppo di doceni e ricercatori del laboratorio Mivia Lab.  Il punto più serio della nostra inchiesta è la combinazione fra il fatto che questo docente ha fondato diversi spin off sull’IA, cioè  un’opera di finzione derivata che si focalizza, spende e spande, su un aspetto secondario sull’opera principale con una canalizzazione di risorse pubbliche verso un interesse privato con la costituzione del centro del quale vuole essere  contemporaneamente il direttore.

Ma all’Unisa gli intrecci familiari si fanno gioco dell’accademia, con il docente che tutela la carriera di un familiare. Come avvenne con la nipote del professore Pasquale Stanzione, la docente Annamaria Rosa Giulio alla quale fu aggiunta anche una cattedra per la figlia. Lui, presidente del Garante Privacy, è  sotto inchiesta della procura di Roma, per l’esibizione di un menù, nel suo ristorante privato, di una portata di “filetto alla Stanzione” ma che sarebbe stato, più volte, acquistato in una famosa macelleria romana con i soldi provenienti dalla stesso fondo del Garante per la modica cifra di seimila euro in tre anni. Un caso emblematico scoperto dalla “vituperata” trasmissione Report di Sigfrido Ranucci.

A loro si aggiungono i 32 docenti dell’anagrafe accademica tra padri e figli, sorelle e fratelli, ex coniugi. E’ anche il caso  del professore Bruno Vento, figlio di Mario e di un docente Nicola Mazzocco finiti provvidenzialmente in uno scambio incrociato apparentemente imparziale costruito sull’asse accademico Salerno-Napoli.  Tu vieni nella mia università, io aiuto tuo figlio presso un altro ateneo con separazioni formali a tavolino pur di non fare emergere conflitti d’interessi. Si tratterebbe non di materia da inchiesta penale perché l’amichettismo sarebbe stavolta formalmente difendibile ma sostanzialmente sleale. E nel codice penale non c’è il reato di opportunità manifesta che è già una responsabilità. Col cuore che batte più forte/la notte adda passà. Al diavolo non si vende/ Eh già/ io sono ancora qua. Direbbe e scriverebbe sempre il neo docente dell’Unisa Vasco Rossi, professore di politica e  comunicazione honoris causa.

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La santificazione non è un processo di aggiunta

Laura Scermino

Chi era San Carlo Acutis che si festeggia oggi? Le trasmissioni degli ultimi giorni sono esplose in notizie,servizi,persino una serie tv ! Un ragazzo come tanti,un ragazzo tra molti vissuto a Milano,figlio unico in una famiglia benestante (il padre è Andrea Acutis amministratore della società di famiglia Vittoria ass.ni e Antonia Salzano,famiglia della borghesia romana nota nell’editoria). Una famiglia credente ma non praticante,espressione adottata dai più per non rinnegare apertamente la fede cristiana,restando appollaiata sul trono dei tiepidi,che nel migliore dei casi conduce sulla strada dei “GIUSTI”. Ma i giusti non sono cristiani. Perchè per essere cristiano bisogna essere di Cristo,fare come Cristo,vivere secondo i suoi insegnamenti, dunque essere FOLLEMENTE CONTROCCORRENTE,o ameno prefiggerselo come traguardo,avendo ben chiaro dove si trova quella linea di arrivo,oltre i nostri orizzonti,limitati,per sfociare in un cielo,tanto più grande dell’orizzonte. Carlo Acutis è deceduto per repentina leucemia,in sette giorni, a soli sedici anni il 12 ottobre 2006 per essere dichiarato prima beato in data 10.10.2020 e poi canonizzato,ovvero,dichiarato santo,il 7 settembre 2025. Dalla sua morte il suo nome e la sua testimonianza si sono propagate fino agli angoli più remoti del mondo,un tam tam di testimonianze di conversione,di formazione di gruppi di preghiera,di guarigioni scientificamente inspiegabili,sono la tangibile ed inconfutabile prova della sua “vicinanza”. Carlo,seme tranciato a soli 16 anni ha portato frutto,superando molti confini, travalicando molti argini, puntando il suo sguardo soprattutto sui giovani,oggi più che mai allo sbando,oggi più che mai soli.Carlo ha incarnato e continua ad incarnare un esempio positivo di altruismo,di umiltà, di generosità,di amore per gli altri,valori assoluti,che indipendente dalla “grazia” di credere in Cristo,fanno bene allo spirito ed abbattono le distanze. E chi ha seguito il Suo esempio o comincia a seguirlo si è incamminato sulla strada giusta per trovare Gesù.Perchè dove si testimonia l’amore per gli ultimi,lo stesso di cui Carlo si è fatto portavoce,si vive l’insegnamento di Cristo,povero e pacifico,Re dei Re morto come il peggiore dei malfattori,che ha compiuto miracoli di guarigione fisica e spirituale per gli altri,meno che per salvare sé dalla persecuzione e morte,rivelando con la sua Resurrezione una promessa di vita eterna per tutti se si crede in Lui ed in ciò che lui ha detto. Ed ecco che Carlo insegna che il bene donato s’irradia come luce nelle stanze buie dei nostri cuori afflitti,delusi traditi,mortificati,donando pace,mitezza,serenità.Motori che hanno spinto Carlo a non perdere di vista gli ultimi o comunque chiunque avesse bisogno di lui,a sorridere alle avversità comuni a tutti gli adolescenti,a stemperare le ipocrisie ad accettare la morte,la sua precoce,annunciata in un verdetto che non gli ha lasciato scampo. Carlo,più di altri suoi coetanei, aveva la passione dell’informatica,chiamato da papa Francesco “L’INFLUENCER DI DIO” ,tanto che la sua opera più meritoria è stata realizzare,studiando le dispense degli studenti in informatica, un sito sui Miracoli Eucaristici (l’ostia che ha svelato la presenza di Gesù in corpo e sangue) e sull’elencazione dei luoghi di apparizioni mariane,quando internet non era affollata ancora delle informazioni che vi gravitano oggi.Ricerce certosine effettuate con l’aiuto dei genitori nei vari comuni italiani.Ciò perché la cosa a cui teneva più di ogni altra è far comprendere ai suoi coetanei di come Gesù fosse presenza viva nell’ostia,mezzo per accoglierlo in noi e chiave di cambiamento. Carlo ha offerto a tutti,in vita e dopo la sua morte, la sua amicizia con Gesù,la sua vicinanza a Gesù,coinvolgendo e sconvolgendo nel bene la vita di tanti. Indicando a tutti l’importanza dell’Eucarestia,che è incontro con Lui presente in essa. Suggerendo a tutti di come l’Eucarestia rappresenti un’opportunità per ognuno di riflettere sulla Sua crocifissione,sacrificio cui si è volontariamente immolato per la salvezza di tutti,perpetrando fino alla fine dei tempi,il dono dei doni. Prendere Gesù con l’Eucarestia,significava per Carlo attenzionare il nostro percorso alle parole di Gesù per un cammino consapevole e autentico di cristianità. La chiamava:”L’AUTOSTRADA PER IL CIELO”. Carlo Acutis,nel suo piccolo e nella sua quotidianità, è stato segno di contraddizione,spiazzando le aspettative che gli altri avevano risposto in lui.Carlo ha rotto gli schemi tipici dei ragazzi della sua età,dei ragazzi benestanti,della Milano che conta,e non solo.Carlo pur rimanendo tra i suoi coetanei,condividendone momenti e passioni ha dimostrato che ognuno di noi è chiamato alla santità e ciascuno può anelare a questo traguardo costruendo passo dopo passo ,nella sua quotidianità una vita diversa,per questo molto faticosa,ponendosi degli obiettivi che mettano radici nel cuore, e che donino gioia a chi ne ha avuta meno. Il suo dito ci ha indicato di allenare lo sguardo al cielo, allargare il cuore al prossimo, allungare i nostri passi verso mete lontane dalla centralità del nostro “io” : ”Non io ma Dio”.Ciò nonostante le cadute,le amarezze,nonostante ogni forma di dolore che un mondo ingiusto,egoista,esteta ci riserva, abbagliando le nostre “esteriori” priorità per allargare i vuoti interiori con ciò che essendo effimero non appaga né appagherà mai.

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Leone XIV, il nodulo al polmone e l’operazione: cosa sappiamo

Nel corso dell’Angelus d domenica 11 ottobre papa Leone XIV ha annunciato ai fedeli che si sottoporrà, nei prossimi giorni, a un intervento per rimuovere un nodulo polmonare. Ecco le parole del pontefice, cosa sappiamo sulle sue condizioni di salute e quando è previsto l’intervento.

Cosa ha detto Leone XIV durante l’Angelus

«Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone», ha detto Leone XIV, spiegando che «è stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato» e che «i medici ritengono opportuno intervenire». Prevost ha aggiunto che «l’intervento è già programmato nei prossimi giorni».

Quando il papa subirà l’intervento chirurgico

Matteo Bruni, direttore della Sala stampa della Santa Sede, ha confermato che l’intervento si svolgerà nei primi giorni di questa settimana e che «il tempo previsto per il ricovero post operatorio è di circa sette giorni». Leone XIV, che verrà operato al Policlinico Gemelli di Roma, dal 6 al 17 novembre ha in programma un viaggio apostolico in America Latina, con tappe in Perù, Argentina e Uruguay: è possibile che l’intervento venga eseguito così presto per consentire al pontefice di non rinunciarvi.

Leone XIV, il nodulo al polmone e l’operazione: cosa sappiamo
Papa Leone XIV (Ansa).

Cosa è un nodulo polmonare

Il nodulo polmonare è, per definizione, una opacità radiologica di tipo sferico che può misurare fino a 30 millimetri di diametro e che appare più densa rispetto al tessuto circostante nelle immagini radiologiche. Tale anomalia può avere diversa natura: accanto alle lesioni tumorali ci sono condizioni benigne, come cicatrici di vecchie infezioni, piccoli granulomi infiammatori o alterazioni autoimmuni. I noduli possono essere riscontrati anche in soggetti senza alcun sintomo.

Come è stato scoperto

L’individuazione di un nodulo polmonare avviene spesso in maniera occasionale, durante esami eseguiti per altri motivi. Come filtra da fonti vaticane, il nodulo di papa Leone XIV è emerso proprio così, durante «controlli di routine».

Come sta il pontefice

Dopo l’annuncio ieri all’Angelus, il papa sta conducendo in piena normalità le attività previste in questi giorni. Lo ha precisato Bruni, senza dare alcuna indicazione invece sulla data del ricovero del pontefice.

Eccellenze sanvalentinesi, premio in Germania

SAN VALENTINO TORIO – Eccellenze sanvalentinesi anche fuori dai confini nazionali. Partendo dal presupposto che in base al numero di abitanti San Valentino Torio è riconosciuto come uno dei centri più importanti del Sud Italia per il settore dell’autotrasporto e della logistica, grazie alla forte concentrazione di imprese e cooperative legate all’indotto agricolo e commerciale dell’Agro Nocerino-Sarnese. La Germania premia l’Autofficina Meccanica di Giuseppe Pacelli come migliore officina del Sud Italia per la “sostenibilità”. Si dichiara entusiasta il titolare, il sig Giuseppe Pacelli: “la settimana scorsa siamo volati in Germania, al Salone di Francoforte, per ritirare un premio che per noi vale davvero tanto. Un riconoscimento assegnato da un gigante del settore come ATE. Per noi lavorare a regola d’arte richiede impegno, così come scegliere ricambi di qualità ed investire in attrezzature moderne e fare ore di formazione costa sacrificio e non è sempre facile. Ma giornate come questa ci ricordano perché abbiamo scelto questa strada. Fare bene il proprio lavoro regala soddisfazioni enormi! Questo premio non è un punto di arrivo ma è la promessa che continueremo a prenderci cura della tua auto con la stessa qualità e lo stesso rispetto per l’ambiente di sempre. Il tutto può essere realizzato grazie ad un team specializzato. Nella mia officina ci occupiamo di meccanica e meccatronica, con un occhio particolare alla manutenzione agli impianti GPL e ai ganci traino, ma soprattutto mettiamo attenzione alla tua auto con competenza e concentrazione. Siamo orgogliosi di rappresentare la Campania e soprattutto di portare in alto il nostro territorio, ricordo che la mia officina è sita nel Comune di Pagani, al confine con il mio paese e cioè San Valentino Torio.”. SERGIO VELARDO

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Sondaggio Winpoll: I giovani guardano a sinistra

Il consenso nazionale e quello delle nuove generazioni raccontano due Italie politicamente diverse. Se nell’elettorato complessivo il centrodestra conserva una posizione di forza, tra gli under 30 l’area di centrosinistra mostra una maggiore capacità di attrazione. Il sondaggio Winpoll per Scenari Politici, elaborato da BiDiMedia, colloca il Partito democratico al primo posto con il 25,8%, seguito da Fratelli d’Italia al 19,2%. Il Movimento 5 Stelle raggiunge il 14,9%, Futuro Nazionale il 9,5%, Alleanza Verdi e Sinistra l’8,3%. Azione ottiene il 5,8%, mentre Forza Italia e Lega si fermano al 3,1% e al 3%. Il PD, abitualmente sondato intorno al 20%, supera dunque tra i giovani un quarto dei consensi. AVS migliora sensibilmente il proprio peso rispetto al riferimento nazionale del 5-6%. Insieme al Movimento 5 Stelle, queste forze raggiungono il 49%. Anche Azione merita attenzione: il suo risultato suggerisce che tra le nuove generazioni esiste uno spazio per una proposta riformista, europeista e orientata alla competenza, accanto alle sensibilità sociali e ambientaliste. Un segnale si era già visto alle europee del 2024, nel voto degli studenti universitari fuori sede. AVS conquistò il 40,35% e il PD il 25,47%: insieme oltre il 65%. Azione raggiunse il 10,21%, davanti al Movimento 5 Stelle, al 7,84%. Il centrodestra rimase nettamente indietro: Fratelli d’Italia al 3,37%, Forza Italia al 2,33%, Lega addirittura allo 0,53%. Gli studenti che votarono fuori sede costituiscono una platea specifica, non rappresentativa di tutti i giovani. Quel risultato aveva però evidenziato una distanza profonda tra il centrodestra e una parte del mondo universitario. Il sondaggio di questi giorni sugli under 30 rafforza oggi il segnale, pur riguardando una popolazione diversa. A destra, le differenze restano importanti. Fratelli d’Italia conserva il secondo posto e una presenza consistente, ma il 19,2% è sensibilmente inferiore al suo livello nazionale, vicino al 28%. Futuro Nazionale, con il 9,5%, mostra invece una capacità di attrazione giovanile rilevante. La debolezza diventa particolarmente marcata per Forza Italia e Lega. Gli azzurri, generalmente sondati intorno al 7%, raccolgono tra gli under 30 meno della metà di quel consenso; il Carroccio, abitualmente intorno al 6%, si dimezza. Il richiamo di Roberto Occhiuto coglie il problema: il 10 ottobre, alla Festa del Foglio, ha osservato che il centrodestra sembra parlare ai giovani come se fossero i loro nonni. Le ragioni delle scelte richiederebbero un’indagine specifica, ma una lettura politica è possibile. PD e AVS sembrano intercettare meglio la domanda di diritti, attenzione all’ambiente e protezione dalle disuguaglianze. Azione segnala che anche competenza, Europa e modernizzazione possono trovare ascolto. Sono offerte differenti, capaci però di proporre ai giovani un’idea riconoscibile di futuro. Il centrodestra appare meno convincente su questo terreno. Sicurezza e stabilità devono accompagnarsi a opportunità concrete di autonomia: lavoro, casa, istruzione, libertà personali. La distanza di Forza Italia e Lega mostra quanto sia debole quel legame. La sfida è dare risposte credibili a una generazione che vuole riconoscersi nelle scelte politiche e partecipare alla loro costruzione.

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Dall’Ue maxi-pacchetto di sanzioni contro la Russia

I ministri degli Esteri dell’Ue hanno appena adottato quasi 1.600 nuove voci di sanzioni contro la Russia. Lo ha annunciato l’alto rappresentante dell’Unione Kaja Kallas. «Si tratta del più grande ampliamento della nostra lista di sanzioni da quando la Russia ha dato inizio alla guerra. L’Europa sta dimostrando ancora una volta di fare fronte comune. Più della metà di queste voci è collegata alla catena di produzione dei missili balistici. Stiamo rendendo significativamente più difficile, più lento e più costoso per la Russia produrre le armi che utilizza per uccidere gli ucraini».

Germania, perché Bas si è dimessa da ministra del Lavoro e da co-leader dell’Spd

Baerbel Bas, copresidente del Partito Socialdemocratico di Germania e ministra del Lavoro e degli Affari sociali nel governo guidato da Friedrich Merz, ha annunciato di aver rinunciato a entrambi gli incarichi. La politica tedesca ha spiegato su Instagram di aver scelto di fare il doppio passo indietro a seguito della morte della figliastra. Ma oltre al lutto in famiglia c’è di più: Bas ha infatti anche fatto cenno agli attacchi che le sono arrivati dagli alleati dell’Unione, formata dai partiti gemelli Unione Cristiano-Democratica di Germania (Cdu) e Unione Cristiano-Sociale in Baviera (Csu).

«Ho avvertito la necessità di avere tempo per elaborare il lutto. Inoltre, devo purtroppo constatare che gli attacchi pubblici nei miei confronti, provenienti anche dalle file dei partner di coalizione, si sono intensificati proprio in questo momento per me personalmente difficile», ha scritto Bas: «Non avendo al momento le forze per svolgere pienamente e nell’immediato i miei incarichi di governo e di partito, ho deciso di rinunciare a entrambe le cariche». Il suo successore alla guida del ministero del Lavoro sarà Alexander Schweitzer, attuale capogruppo dell’Spd nel Parlamento regionale della Renania-Palatinato e in passato ministro-presidente del Land.

Germania, perché Bas si è dimessa da ministra del Lavoro e da co-leader dell’Spd
Alexander Schweitzer (Ansa).

Ex Ilva, al via lo sciopero di 24 ore in tutti gli stabilimenti

Da Taranto fino a Genova, i lavoratori dell’ex Ilva si mobilitano in occasione dello sciopero nazionale di 24 ore proclamato da Fim, Fiom, Uilm e Usb per lunedì 12 ottobre 2026. Al centro della protesta la loro contrarietà alla chiusura degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto e la fermata temporanea, dal 15 novembre, degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure.

Sit-in e blocchi a Taranto

A Taranto i lavoratori hanno svolto un’assemblea di due ore nel parcheggio della direzione in cui i segretari sindacali hanno fatto il punto sulla vertenza. Poi un gruppo ha occupato un tratto della statale 106 verso la raffineria Eni. Non sono esclusi altri blocchi stradali e le iniziative di protesta potrebbero proseguire nei prossimi giorni. Gli operai chiedono al governo garanzie sul loro futuro.

Assemblea e corteo a Genova

Mezzi pesanti schierati e molti lavoratori, già dalle prime ore della mattinata, anche davanti alla portineria dell’ex Ilva di Cornigliano dove si è svolta un’assemblea convocata dopo la decisione dei commissari di fermare gli impianti. Presenti la sindaca Silvia Salis, il vicesindaco Terrile e i parlamentari Pastorino e Furlan. «Non c’è alcuna motivazione industriale per trattare in questo modo gli stabilimenti del Nord quando il mercato richiede le loro lavorazioni. Basterebbe un accordo sui mercati internazionali per l’approvvigionamento delle materie prime e il problema non esisterebbe», ha detto Salis muovendosi in corteo assieme ai lavoratori.

Il giallo della tregua energetica tra Russia e Ucraina

Per la seconda volta in un mese (era già successo il 14 settembre), Donald Trump ha annunciato «un cessate il fuoco immediato limitato agli attacchi alle infrastrutture energetiche» tra Russia e Ucraina: un accordo di cui Volodymyr Zelensky ha detto di non essere a conoscenza e, secondo fonti vicine alla Casa Bianca, non accettato da Mosca, che continua a puntare il dito contro il capo della Bankova.

Le parole di Zelensky sul cessate il fuoco

Zelensky, parlando con Axios, ha affermato di sapere niente della sospensione degli attacchi reciproci alle infrastrutture energetiche, ma di essere pronto ad accettarlo, se Vladimir Putin farà lo stesso. Successivamente ha dichiarato che le forze armate ucraine «hanno ricevuto tutti gli ordini pertinenti» in relazione al cessate il fuoco, senza specificare a cosa si riferisse. Zelensky, “destituito” in questi giorni da Trump, che ha invocato le elezioni in Ucraina, ha anche detto che i suoi connazionali andranno al voto quando Putin accetterà un cessate il fuoco (totale) di 60 giorni.

Il giallo della tregua energetica tra Russia e Ucraina
Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Secondo il Financial Times, Zelensky ha sostanzialmente accettato la tregua energetica dopo che gli Stati Uniti hanno minacciato di bloccare le forniture di armi all’Ucraina e la condivisione di informazioni di intelligence, nel caso in cui Kyiv non avesse interrotto gli attacchi alle raffinerie russe.

Il Cremlino non commenta e attacca Zelensky

Il Cremlino, da parta sua, non ha rilasciato commenti ufficiali sulla tregua energetica annunciata da Trump. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha però dichiarato che «Zelensky non sta mostrando alcuna volontà di fermare il conflitto», ed è per questo che «Trump afferma che l’Ucraina ha bisogno di un nuovo presidente».

Il giallo della tregua energetica tra Russia e Ucraina
Vladimir Putin (Imagoeconomica).

Ue: «Bene la tregua, la Russia la rispetti»

Sul giallo del cessate il fuoco parziale si è espressa anche Kaja Kallas. «Accogliamo con favore la tregua nel settore energetico, purché venga rispettata. Non abbiamo ancora capito se anche la Russia la rispetterà», ha detto l’Alta rappresentante Ue arrivando al Consiglio Affari Esteri del Lussemburgo: «Naturalmente, a titolo personale, vorrei anche che la tregua si applicasse alle persone». E poi: «Dovremmo esercitare pressioni sulla Russia affinché cessi la guerra. Perché se smette, anche gli ucraini non dovranno prendere alcuna misura per difendere il loro Paese».

Chiude a Torino Wave by Vento, l’Europa alla ricerca dei suoi giganti tech

Wave by Vento, l’evento dedicato all’innovazione, alle startup e agli investimenti, chiude a Torino con la sfida di costruire in Europa aziende tecnologiche capaci di competere con i grandi gruppi statunitensi. L’appuntamento, evoluzione dell’Italian Tech Week, ha riunito 10 mila partecipanti da 117 Paesi, oltre 200 speaker internazionali e più di 3.200 aziende e organizzazioni. Tra gli ospiti John Elkann, Sir Jony Ive, Sir Tim Berners-Lee, Joe Tsai, presidente di Alibaba Group, Tony Xu, cofondatore di DoorDash, e Luca Ferraricofondatore e ceo di Bending Spoons.

La sfida è trasformare le ambizioni in connessioni tra imprese e investitori

Al centro del confronto, la capacità dell’Europa di creare imprese tecnologiche in grado di competere a livello globale.
Secondo i dati di Dealroom presentati durante Wave, il valore delle aziende europee sostenute dal venture capital ha raggiunto i 4.400 miliardi di dollari. Gli investimenti procedono a un ritmo annuo di 89 miliardi, mentre sono 56 le società europee del settore valutate oltre 10 miliardi. Anche l’Italia mostra segnali di crescita: il valore delle aziende sostenute dal venture capital e fondate nel Paese ha raggiunto gli 85 miliardi di dollari, con investimenti che nel 2026 viaggiano a un ritmo annuale di 1,8 miliardi. Per Yoram Wijngaarde, fondatore e ceo di Dealroom, l’ecosistema tecnologico europeo potrebbe superare in valore la tradizionale base industriale del continente entro cinque anni. Per Diyala D’Aveni, ceo di Vento, la sfida è trasformare le ambizioni in connessioni concrete tra imprese e investitori. L’edizione 2026 dell’evento ha proposto 142 sessioni su quattro palchi, con 255 speaker e moderatori di 215 organizzazioni e 150 eventi collaterali in città.

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 

Più Uno. Il nuovo partito di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, e Franco Gabrielli, già capo della Polizia, ha un nome che ne suggerisce la consistenza elettorale. Un uno per cento che gli permetterebbe di affiancare nei sondaggi Noi Moderati di Maurizio Lupi, da tempo inchiodato intorno a quella percentuale. Cespugli accomunati dallo stesso destino, con la differenza che Più Uno si colloca nel campo largo, mentre Lupi presidia, da quarta gamba, quello del centrodestra, una sorta di par condicio dell’irrilevanza. 

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 
Franco Gabrielli, Roberto Gualtieri ed Ernesto Maria Ruffini (Ansa).

Ruffini, evocato come papa straniero, ha preferito federare se stesso

Resta da capire che cosa spinga due ex grand commis, dopo carriere ai vertici dello Stato, a mettersi in proprio. Nessuno contesta loro il diritto di fare politica, ma Ruffini, evocato come un novello papa straniero alla guida del centrosinistra, alla fine ha preferito federare sé stesso. Il programma, del resto, somiglia parecchio a quello del Pd. Sanità pubblica, scuola, salari, lotta alle disuguaglianze, sostegno alle imprese. Ruffini insiste sulla crescita e sulla produttività, Elly Schlein sulla redistribuzione. Differenze che meriterebbero una discussione, non necessariamente due segreterie. Né è più facile capire che cosa separi Noi Moderati da Forza Italia, dove Lupi ha militato a lungo prima di scoprire che la moderazione aveva bisogno di una casa tutta sua.

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 
Franco Gabrielli con Ernesto Maria Ruffini (Ansa).

Come insegnano Calenda e Renzi, la visibilità non è proporzionale ai voti

Ruffini promette di recuperare chi ha smesso di votare. Ma non si vede perché il crescente esercito degli astenuti dovrebbe tornare alle urne per scegliere qualcuno che dice più o meno le stesse cose di chi c’è già. D’altra parte, per occupare un posto sulla scena politica non è indispensabile conquistare anche gli elettori. Come insegnano gli onnipresenti Calenda e Renzi, la visibilità su giornali e tivù non è proporzionale ai voti, e un partito, anche minuscolo, garantisce un titolo d’accesso. Ruffini e Gabrielli troveranno certamente più di una trasmissione disposta ad accoglierli, un conduttore pronto a interrogarli sulle sorti del Paese e un sondaggio che ogni settimana ne misurerà le ambizioni. 

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Prima di convincere gli elettori, occorre arrivare sulla scheda

Intanto le coalizioni si allargano non perché crescono i consensi, ma perché si moltiplicano le sigle. Il centrodestra ha appena stretto un accordo elettorale con Sud chiama Nord di Cateno De Luca, che in Sicilia continuerà a fare di testa propria. E c’è chi scommette che, obtorto collo, finirà per dover fare i conti anche con la legione di Vannacci. Sull’altro versante, Ruffini e Gabrielli cercano una sponda in Bruno Tabacci e nel suo Centro democratico per evitare la raccolta delle firme necessarie a presentarsi alle elezioni. In pratica, chiede un passaggio a un partito già esistente. Prima ancora di convincere gli elettori, bisogna trovare il modo di arrivare sulla scheda.

Più Uno, il partito che ha già i voti nel nome 
Ernesto Maria Ruffini, Franco Gabrielli e Bruno Tabacci (Imagoeconomica).

I grandi partiti finiscono spesso per diventare ostaggio dei piccoli

Poi verranno le liste. È lì che i decimali smettono di essere motivo d’imbarazzo e diventano argomento di trattativa. Anche un pugno di voti può risultare decisivo, e i grandi partiti finiscono spesso per diventare ostaggio dei piccoli. Che non hanno alcuna necessità di crescere: basta che i grandi abbiano bisogno di loro. Anzi, a ben vedere, crescere potrebbe persino diventare un inconveniente.