Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato

Nel corso di Taste of Roma 2026, Fagianeria ha presentato il nuovo Ègelato firmato da Cirio Agricola di Andrea Benetton, nato per valorizzare autenticità della materia prima, controllo diretto della filiera e cultura del latte. La presentazione è avvenuta durante il festival internazionale dedicato all’alta cucina, conclusosi domenica 10 maggio 2026 al Gazometro di Roma dopo cinque giorni di degustazioni, incontri e nuove tendenze gastronomiche, confermandosi uno dei principali appuntamenti italiani dedicati al mondo del food contemporaneo.

Il latte rappresenta il vero asse del progetto

Presentato durante il weekend della manifestazione, Ègelato nasce dall’approccio integrato della Filiera Bianca di Cirio Agricola, modello produttivo fondato sulla continuità naturale dei processi e sulla circolarità delle risorse. Un sistema che unisce coltivazioni sostenibili, allevamento di una mandria frisona secondo elevati standard di benessere animale e tecnologie 4.0, fino alla produzione del latte, materia viva che attraversa l’intera filiera. Il latte rappresenta infatti il vero asse del progetto. Insieme alla panna costituisce circa l’80 per cento della ricetta di Ègelato e proviene direttamente dalla filiera interna, riducendo al minimo i passaggi intermedi e preservando freschezza, caratteristiche organolettiche e identità del prodotto.

Il gelato non è solo un prodotto finale ma l’espressione autentica della cultura produttiva da cui nasce

«La qualità nasce dal controllo diretto della filiera. Conoscere ogni passaggio, dall’allevamento alla trasformazione, significa offrire un prodotto autentico, riconoscibile e coerente con il nostro territorio. Ègelato è la sintesi di questo approccio. Pochi ingredienti, origine certa, identità forte», ha spiegato Andrea Benetton.

Taste of Roma 2026, Fagianeria presenta Ègelato
Andrea Benetton.

Il debutto è avvenuto attraverso il gusto più identitario del progetto, Èlatte, un fior di latte puro e riconoscibile, pensato per raccontare senza mediazioni l’origine agricola del prodotto. Una scelta che mette al centro la materia prima e risponde alla crescente domanda di trasparenza, semplicità e qualità da parte dei consumatori. Con Ègelato, Fagianeria rafforza il proprio posizionamento su qualità, filiera corta e identità agricola, portando nel mondo del gelato un approccio in cui produzione, allevamento e trasformazione diventano parte di un unico ecosistema. Un progetto che interpreta il gelato non solo come prodotto finale, ma come espressione autentica dell’origine del latte e della cultura produttiva da cui nasce.

Ministero del lavoro, Antonio Teti nominato nel Comitato nazionale sull’IA

Nuovo incarico istituzionale per Antonio Teti, nominato componente del Comitato per la definizione di una strategia sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale in ambito lavorativo istituito presso il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. La nomina è stata formalizzata attraverso il decreto ministeriale n. 51/2026. Insieme a lui sono stati designati, come parte dello stesso organo creato per analizzare l’impatto delle nuove tecnologie sul mercato occupazionale e supportare la definizione di linee guida strategiche per il Paese, Luciano Pietronero, Giuliano Noci, Luca Oneto, Vincenzo Lomonaco, Ivana Pais, Leopoldo Mondauto e Stefano Menghinello. Tra gli obiettivi principali del comitato rientrano la promozione di un utilizzo etico, responsabile e inclusivo dell’intelligenza artificiale, oltre alla definizione di modelli capaci di accompagnare imprese, lavoratori e istituzioni nella trasformazione digitale. Professore presso l’Università Gabriele D’Annunzio di Chieti e Pescara, Teti è anche responsabile del settore Sistemi informativi e innovazione tecnologica dell’ateneo, responsabile per la Transizione digitale di ateneo per l’Agid (Agenzia per l’Italia digitale) e delegato del responsabile della Conservazione dati dell’ateneo.

Bici Sapri, dalla Sicilia un omaggio alla città

di Pasquale Scaldaferri

Cosa hanno in comune Buseto Palizzolo (Trapani) e la già capitale del golfo di Policastro nel Cilento lucano? Orograficamente differenti e agli antipodi, unite da aria salùbre, paesaggi incontaminati, bellezze immacolate e valori indefettibili, da oggi legate attraverso un sodalizio che assume i contorni di un romanzo popolare. Ingredienti puri, senza alcuna contaminazione, unica ricetta: serietà, intuito, preparazione, studio, ricerca. E la fertile immaginazione di due famiglie, Lombardo & Commisso, saldate da strategie lungimiranti e sana, visionaria prospettiva. La bicicletta Sapri è finalmente realtà. Grazie alla Cicli Lombardo, società per azioni siciliana a capitale 100% italiano. Nel mese in cui si celebra la più importante manifestazione ciclistica italiana, con la 6^ tappa del Giro d’Italia in programma il 14 maggio da Paestum a Napoli (142 km) -unica frazione interamente in Campania- il Cilento già registra numerosi esemplari con telaio Bici Sapri. STORIA – Il progetto germoglia nella mente di Massimo Commisso -rampollo di una delle famiglie più celebri del comprensorio cilentano- con il fratello Pino, erede di idee e competenze di papà Luigi, fondatore nel 1948 di una concessionaria di cicli e motocicli, ora specializzata nella vendita di barche, gommoni, motori fuoribordo, biciclette, moto e scooter. Un punto di riferimento sicuro che dalla metà del XX secolo raccoglie il lascito imprenditoriale di Luigi senior (bisnonno di Massimo e Pino), proveniente da Gioiosa Ionica e approdato a Sapri nel periodo di realizzazione dello scalo ferroviario. Un’impresa moderna, giovane, dinamica, aperta alle novità e sempre al passo con i tempi, che punta a qualità e affidabilità dei prodotti, privilegiando comunque il design innovativo e la cura del particolare. Spinti da questo vigore ancestrale, gli imprenditori sapresi vedono nella Cicli Lombardo, leader nella produzione di biciclette classiche e a pedalata assistita, la fabbrica in grado di dare vita al sogno di papà Luigi. L’azienda, guidata da Emilio Lombardo, dopo un’accurata riflessione, procede alla progettazione e realizzazione della Sapri, modello che favorisce la pedalata nei percorsi lunghi, con un telaio elegante, sistema idraulico frenante di assoluta efficienza e un motore che garantisce autonomia e sicurezza anche sui tragitti accidentati. ECOSOSTENIBILE – Nel 1952 Gaspare Lombardo (figlio di un fabbro) crea la prima bicicletta, utilizzando materiali bellici di risulta. Quel giovane, brillante fisarmonicista nelle feste di paese, investe tutto ciò che guadagna nella sua piccola attività. Ma non può sapere che lo sguardo al di là della montagna, lo iscriverà nell’albo dei precursori del trasporto d’avvenire. Buseto Palizzolo, ubicato sulle colline a est di Trapani -sul monte Luziano- acquisisce autonomia amministrativa nel 1950, reduce da immani sofferenze, privazioni, grandi sacrifici post bellici. Gaspare non si arrende al destino di una terra asperrima, basata su agricoltura e allevamento, pilastri di un’economia povera ma dignitosa. Tra la diffidenza generale di famigliari e conterranei, il giovanotto con la fisarmonica non recede, anticipando con gesti e azioni il sublime insegnamento che regalerà al mondo lo scrittore uruguaiano, Eduardo Galeano: “L’utopia? E’ come l’orizzonte, non si raggiunge mai, ma serve ad aiutarci a camminare”. Da quel giorno, il piccolo (di statura) ma grande e perspicace imprenditore, intraprende un lungo viaggio, avvia con profitto un percorso significativo, monta in sella e da lì inforca un’avventura esaltante, lanciando il cuore oltre l’ostacolo. Ai primordi Lombardo produce un centinaio di esemplari in un anno e nel 2018 la catena produttiva tocca il tetto di 750 modelli al giorno, di cui alcuni adottano anche ruote di marchio proprio. Nel 2007 la svolta cosmica, con la nascita di filiali in Germania e la crescita dell’export, corroborato dalla collaborazione con la ditta tedesca Bosch per lo sviluppo nel commercio delle bici a pedalata assistita, nonché un mercato estero che per oltre il 60 per cento riguarda proprio le e-bike. INTERCONTINENTALE – Il lancio a livello planetario è cosa fatta: il prodotto, una volta di nicchia, supera il target del 50% di produzione complessiva. Ottanta operai (per la famiglia Lombardo semplicemente colleghi) che si sentono appartenere a un unico parentado, in una rosea fusione simbiotica che mette tutti a proprio agio -senza mai sfaldare le famiglie- ma dando loro supporto con servizi di asilo nido e palestra, in un’armonia totale che non contempla divergenze tra quadri dirigenziali e maestranze. Pionieri urban, il mantra del gruppo Lombardo è solidarietà e condivisione: l’opificio non è uno stabilimento industriale, ma una casa di vetro. Alla qualità dei prodotti made in Italy, si coniuga un rigoroso approccio all’innovazione. La tradizione artigianale capace di rinnovarsi con acume, sapienza e abilità. Trasformando e anticipando lo sviluppo delle e-bike, Lombardo ha tagliato il traguardo delle 100 eccellenze italiane: riconoscimento conseguito per visione, impegno e perseveranza. Dall’antico paese rurale incastonato tra cave di marmo e parchi eolici, ogni scelta scorre lungo il crinale di passione, aggiornamento e conoscenza. E così dall’ubertoso Bosco di Scorace parte il giro d’Italia della Sapri, con gli ingegnosi imprenditori busetani pronti a lanciarla anche in Oceania. Realizzando quel sogno, ora divenuto realtà, del capitano d’impresa Luigi Commisso: Bici Sapri.

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Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»

Commentando le parole di Vladimir Putin sul possibile coinvolgimento di Gerhard Schröder nei colloqui per porre fine alla guerra in Ucraina, l’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas ha detto che «dare il diritto alla Russia di scegliere i negoziatori europei non sarebbe molto saggio». All’arrivo al Consiglio Esteri, Kallas ha inoltre definito l’ex cancelliere tedesco «lobbista di alto profilo per le aziende statali russe», aggiungendo che Putin lo vorrebbe perché, visti i suoi trascorsi e i legami con il Cremlino, «siederebbe a entrambe le parti del tavolo».

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»
Kaja Kallas (Ansa).

I legami col Cremlino e la ‘candidatura’ da parte di Putin

Poco dopo aver abbandonato la carriera politica, Schröder ha accettato la nomina di Gazprom a capo del consorzio Nord Stream AG, che si è occupato della costruzione dell’omonimo gasdotto tra la Russia e la Germania, promosso negli anni da cancelliere socialdemocratico (1998-2005). Poi è stato un lobbista del suo raddoppio Nord Stream 2 – mai entrato in funzione – quando al suo posto era subentrata Angela Merkel. Successivamente è stato nominato presidente di Rosneft, società russa operante nel settore petrolifero e del gas naturale. «Penso che la guerra stia finendo. Come negoziatore preferirei Schröder», aveva detto Putin sabato 9 maggio, rispondendo ai giornalisti nel Giorno della Vittoria.

Ucraina, no dell’Ue a Schröder negoziatore: «Lobbista russo»
Vladimir Putin (Ansa).

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Tajani: «Non sarà la Russia a scegliere il negoziatore Ue»

«Il negoziatore per l’Europa lo sceglie l’Europa, non la Russia». Lo ha dichiarato Antonio Tajani arrivando al Consiglio Esteri, aggiungendo che «la decisione sarà presa collegialmente dai 27 Paesi dell’Ue». Rispondendo ad una domanda se il presidente del Consiglio Europeo Antonio Costa possa essere un candidato, Tajani ha poi detto: «È un nome prestigioso».

Sciopero trasporto aereo 11 maggio 2026: orari, voli coinvolti e fasce di garanzia

Possibili disagi lunedì 11 maggio 2026 per i viaggiatori a causa di uno sciopero nazionale del trasporto aereo che coinvolge il personale della compagnia EasyJet ma anche quello di diverse aziende che lavorano nei servizi di terra e di sicurezza in vari aeroporti italiani, come Roma Fiumicino e Ciampino, Milano Malpensa, Napoli, Palermo e Cagliari. Il personale di EasyJet e quello che lavora negli aeroporti romani per conto dell’azienda pubblica Enav ha aderito allo sciopero per più ore, dalle 10 alle 18. In questo caso l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile, ha pubblicato sul suo sito una lista dei voli garantiti. L’agitazione è stata indetta da diversi sindacati (Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, Ugl Ta e Anpac) che protestano contro lo stallo delle trattative per il rinnovo del contratto di categoria e, in generale, contro condizioni di lavoro che considerano inadeguate. I voli saranno regolari nelle fasce garantite dalle 7 alle 10 e dalle 18 alle 21.

Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense

La nave da crociera MV Hondius, su cui si è sviluppato un focolaio di hantavirus, ha raggiunto Tenerife nella mattinata di domenica 10 maggio, nonostante la contrarietà di Fernardo Clavijo, governatore delle Canarie. A bordo «stanno tutti bene», ha assicurato la ministra spagnola della Salute Monica Garcia. Ma intanto è arrivata la notizia di due nuovi contagi: sono infatti risultati positivi all’hantavirus una passeggera francese e uno americano. Il virus finora ha fatto tre vittime: una coppia olandese e una donna tedesca.

Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense
La nave MV Hondius (Ansa).

Proseguono le operazioni di rimpatrio dei passeggeri

Dalla nave MV Hondius, operata da Oceanwide Expeditions e ancorata nelle acque del porto industriale di Granadilla, ieri sono stati evacuati i 14 passeggeri spagnoli, che faranno la quarantena all’ospedale militare di Madrid. Poi è stata la volta di quelli olandesi, francesi, britannici e turchi: in tutto più di 90 persone. A bordo sono rimasti i membri dell’equipaggio e una cinquantina di passeggeri tra australiani, zelandesi e statunitensi. Oggi sono previsti i voli che li riporteranno a casa. Poi la nave lascerà le Canarie per far definitivamente ritorno nei Paesi Bassi.

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Hantavirus: peggiora una passeggera francese, positivo anche uno statunitense
Passeggeri olandesi della MV Hondius al rientro nei Paesi Bassi (Ansa).

Peggiorate le condizioni di una passeggera francese

Come detto, è arrivata la notizia di altri due contagiati. In Francia sono state rimpatriate cinque passeggere: una di esse, ha fatto sapere la ministra della Salute Stephanie Rist, è risultata positiva all’hantavirus e «le sue condizioni sono peggiorate durante la notte». La donna aveva iniziato a manifestare sintomi durante il volo di rientro. Le cinque persone rimpatriate sono stati immediatamente posti in isolamento rigoroso e trasferiti all’Ospedale Bichat di Parigi. Nel Paese, ha aggiunto Riste, sono stati identificati «22 casi di contatto stretto o indiretto» legati al contagio da hantavirus. Queste persone non si trovavano a bordo della nave MV Hondius, ma su voli effettuati dai passeggeri della crociera tra Sant’Elena e Johannesburg o tra Johannesburg e Amsterdam.

Positivo anche un passeggero proveniente dagli Stati Uniti

Dalla Francia agli Stati Uniti, il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani Usa ha comunicato che uno dei 17 cittadini americani rimpatriati è risultato lievemente positivo al virus, aggiungendo che «presenta attualmente sintomi lievi». Washington, a differenza di Parigi, ha spiegato che i cittadini statunitensi che erano a bordo della MV Hondius non saranno necessariamente sottoposti a quarantena. L’Oms ha classificato tutti i passeggeri e i membri dell’equipaggio come “contatti ad alto rischio”, raccomandando una sorveglianza medica attiva per 42 giorni.

In Australia in sei faranno la quarantena in una struttura usata durante il Covid

Sei passeggeri destinati a lasciare oggi la MV Hondius (quattro australiani, una persona con il permesso di soggiorno in Australia e un neozelandese) saranno messi in quarantena in Australia per almeno tre settimane, in una struttura predisposta per l’isolamento a nord di Perth, che era stato utilizzato durante la pandemia di Covid. Lo ha reso noto l ministro della salute australiano Mark Butler, in una conferenza stampa. Nessuno dei sei passeggeri ha sintomi.

D’Amato (Fdi): Salerno in condizioni pietose

SALERNO. Seconda candidatura, stessa bandiera. L’avvocato Antonio D’Amato, dopo la prima esperienza maturata nel 2016, si ripresenta in questa tornata elettorale come candidato di Fratelli d’Italia a sostegno del candidato sindaco, Gherardo Maria Marenghi, in quello che è diventato un centrodestra unito. Seconda candidatura dopo quella del 2016, sempre con Fdi. Questa volta a sostegno di Marenghi. Cosa l’ha spinta a candidarsi? “Faccio una premessa. La condizione pietosa in cui versa Salerno è sotto gli occhi di tutti. Ovviamente non mi riferisco solo all’incuria e alla sporcizia che regna sovrana, al netto di quei pochi incivili ancora in circolazione. Parlare solo di questo si rischierebbe di cadere nelle ovvietà. Mi riferisco, invece, allo stato di degrado nel suo complesso ossia alla scomparsa dei servizi che si rendono al cittadino salernitano. Voglio ricordare che siamo la città con la più alta pressione fiscale grazie allo stato di dissesto in cui si trovano, ormai da anni, le casse del Comune. Ebbene cosa riceve il cittadino salernitano in cambio delle profumate tasse ed imposte che paga puntualmente? Nulla. Proprio in questi giorni basta osservare le file incredibili che i nostri concittadini sopportano per avere la carta d’identità elettronica. Per non parlare delle condizioni del pronto soccorso ospedaliero, punta dell’iceberg di una gestione clientelare della sanità pubblica. Ecco, ciò che mi ha spinto a candidarmi è il bisogno, il desiderio di provare a dare un contributo per tentare di rendere Salerno all’altezza  della sua storia millenaria. Guardi le sono sincero, aver assistito alla deposizione del Sindaco uscente è stato per me un fatto di una gravità inaudita che ancora mi sconvolge. A nessuno è consentito di usare le Istituzioni a proprio piacimento. Salerno deve smettere di essere il feudo di qualcuno. I cittadini di Salerno devono rivendicare la loro libertà. Per questo ho deciso di affrontare la campagna elettorale”. Il centrodestra alla fine si è presentato unito. Può essere un vantaggio? “Assolutamente sì. La forza politica del centro destra unito può essere il vero punto di svolta di questa campagna elettorale. Venerdì ho partecipato, come candidato, alla presentazione della lista. Il salone che ospitava la manifestazione era gremito, pieno di amici e simpatizzanti. Ebbene questo è un segnale forte. Dieci anni fa, nella medesima occasione, eravamo poche decine di persone. Questo significa che in questi anni il partito è cresciuto come tutto il centro destra. Significa che portiamo alla gente un messaggio di speranza che un futuro migliore per Salerno ci può stare. Quello che chiediamo è che i salernitani ci diano l’opportunità per dimostrarlo. Consentitemi di ringraziare del loro ottimo lavoro i nostri leaders nazionali. Dimostrano sul campo che la buona politica esiste e porta i suoi frutti”. Come sta portando avanti la sua campagna elettorale? “Cerco di parlare con le persone. Soprattutto mi rivolgo a quei concittadini che appaiono rassegnati a subire questo sistema di potere che regna da oltre trent’anni su Salerno. Tanti mi dicono che sono stanchi di anni di solite promesse e preferiscono non andare  a votare.  Incontro molti che hanno i figli che ormai vivono in altre città perché qui non hanno trovato spazio e si fanno colpa di non avere avuto il classico “amico dell’amico”.  Il ricatto del lavoro non può e non deve essere la chiave per governare questa citta. Per questo insisto e chiedo a tutte queste persone di darci la forza politica per porre fine a tutto ciò. Non è semplice, ma non  Le nascondo che vedo, in molti di loro, riaccendersi  l’amore che hanno per la loro città e la speranza che un futuro migliore ci possa essere”. Che elezioni saranno secondo lei? Soprattutto dopo il ritorno molto chiacchierato di De Luca. “Sono certo che Fratelli d’Italia con tutto il centro destra avrà un buon risultato. Il candidato sindaco De Luca, da politico navigato, ha messo in campo una quantità enorme di aspiranti consiglieri il che rende la competizione elettorale molto complicata. Ma a noi le sfide sono sempre piaciute anche perché le conduciamo con le mani libere, piene solo della nostra libertà che vorremmo restituire ai salernitani. Ho sentito che l’aspirante sindaco promette Salerno come Montecarlo. Immagino che egli si riferisca ai suoi grattacieli il che mi lascia desumere altre colate di cemento pronte ad abbattersi sulla nostra città, per arricchire ulteriormente chi già si è arricchito. Dico che Salerno non ha nulla da invidiare a nessun’altra città del mondo; ve lo dice uno che ha girato parecchio. Salerno è una perla tra due costiere e come tale andrebbe trattata cioè come una perla preziosa. Dico perciò al candidato sindaco De Luca: casomai è il contrario cioè Montecarlo dovrebbe essere come Salerno”.  Dovesse essere eletto qual è il suo impegno per i suoi elettori e secondo lei quali sono le priorità per la città di Salerno? “Lavorare tutti i giorni per il bene dei nostri concittadini in assoluta e limpida trasparenza. Dare pari opportunità a tutti lasciando spazio alla sola meritocrazia. Tra le priorità c’è sicuramente la sicurezza; non è normale rimanere a casa per paura di uscire. Occorre da subito investire risorse ed energie con dei piani ben precisi che ribaltino l’attuale situazione: chi delinque deve stare lontano da Salerno. In questo modo ne potremmo trare solo benefici partendo dalla categoria dei commercianti. Anche in questo settore siamo di fronte a tante criticità. Quello che farei è creare dei tavoli permanenti di lavoro con le loro associazioni. Agire cioè come una squadra verso l’unico obiettivo di favorire il loro benessere. Il risultato sarebbe creare posti di lavoro. Il discorso lo rivolgo a tutti i settori del commercio ed all’intera città. Troppo spesso si dimentica che Salerno inizia da via Indipendenza e finisce a via Generale Clark. Ogni zona della città ha le sue esigenze che vanno curate. Altra priorità è sicuramente il porto commerciale. Occorre fare di tutto per bloccare il progetto dell’intera cementificazione del porto. Sarebbe un disastro. Navi commerciali, da crociera e piazzali pieni di container ne abbiamo già abbastanza. Piuttosto andrebbe incrementato il settore della nautica da diporto che genera tanti posti di lavoro. Infine, chiedo scusa se faccio un riferimento alla nostra amata Salernitana, ma tra le priorità inserirei anche la concessione dello stadio alla società. Non è solo un fatto di tifo ma un segnale ben preciso: la politica deve essere al servizio dello sport e non il contrario, come qui accade con i risultati sotto gli occhi di tutti e non mi riferisco solo al calcio, ma a tutte le discipline sportive”. L’obiettivo è chiaro per l’avvocato D’Amato: puntare all’elezione e offrire una svolta a Salerno e ai salernitani.

Mario Rinaldi

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Un problema per De Luca

Michelangelo Russo

Comunque vada, il candidato Sindaco De Luca nel prossimo Consiglio Comunale siederà di sicuro. Possibile, se non probabile, che lo faccia da Sindaco. Probabile, e non solo possibile, che si trovi davanti un’opposizione totalmente diversa dalla precedente. Gli darà, con certezza, filo da torcere. Fin d’ora, le liste avversarie contano nomi di sicuro prestigio nel campo giuridico (soprattutto amministrativo) e in quello dell’ingegneria. Un nome vanta una lunghissima esperienza nella compagine direzionale della stessa amministrazione cittadina. E’ gente, insomma, che sa leggere le carte e sa dove trovarle. Conosce gli intoppi burocratici, ed è avvezza ai meccanismi processuali. Il possibile, se non probabile, Sindaco De Luca troverà un fuoco di sbarramento che annienterà da subito lo slancio edificatorio delle promesse elettorali. Le grandi opere (a proposito, stanno procedendo in grande fretta i lavori del ripascimento da Pastena alla Foce dell’Irno, mentre a Porta Ovest è in corso a tappe forzate il restyling di Via Ligea) avranno con tutta verosimiglianza una battuta di arresto. Per gli indispensabili chiarimenti. E poi, a Foce Irno, dove dovevano esserci già le strutture dei nuovi albergoni? Silenzio assoluto di De Luca, in questa campagna elettorale, sul punto più emblematico (12 milioni di euro è stata la vendita del suolo a privati di un’area vincolata a parcheggio) di una gestione a dir poco fantasiosa della passata amministrazione, da cui De Luca non ha mai preso le distanze. Le bordate che arrivano ogni giorno al possibile, se non probabile Sindaco De Luca, hanno già demolito le mura delle opere che sarebbero in costruzione, a vanto del predetto. Gli appalti per il futuribile campo di rugby a Fratte sono già sotto tiro, come il silenzio del Comune di Salerno verso il discusso progetto di ampliamento del Porto Commerciale avversato dai Comuni di Vietri e di Cetara. Il raccordo di Porta Ovest con l’autostrada è un fantasma progettuale che rende inutili i lavori di Via Ligea e il tunnel cieco, forse per sempre, nella montagna. Il degrado del Centro Storico, devitalizzato nel commercio, rimanda al progetto complessivo di cementificazione della periferia a Sud (ma anche in parte in zona centrale) con gli assurdi grattacieli di 15 piani che sorgono come funghi, a beneficio di una speculazione edilizia senza ragione mentre i quartieri di Pastena e Mercatello sono asfissiati dalla mancanza di servizi, di viabilità e di riqualificazione urbana. Salerno Europea, Salerno da Costa Azzurra, è una città degradata nell’aspetto, nelle strade, imbruttita da edifici decadenti e sporchi che nessuna politica di incentivi e di controlli ha risanato. E’ chiaro che la speculazione edilizia ruggente, con le nuove costruzioni, ne ha tratto immensi guadagni. La famosa Promenade di fronte al Porto di Arechi è una chimera, nell’abbandono più totale. Ma i grattacieli nuovi continuano a spuntare nel nulla. E’ stata, negli ultimi venti anni, la politica delle parole e degli annunci. L’arte della parola contro il contegno silenzioso dei costruttori di città vivibili. Purtroppo, l’arte della parola non è mancata in ogni occasione al possibile, se non probabile, prossimo Sindaco De Luca. Ma si è costruito da solo il suo possibile, se non probabile, fallimento venturo. Come farà con una opposizione finalmente attrezzata e determinata? Di fronte alla valanga di argomenti tecnici che dilagheranno dai banchi dell’opposizione, in misura tale da affogare i Tribunali amministrativi, se non quelli penali; di fronte alla combattività comunicativa di cui si avvarrà la sicura forte opposizione, che stavolta ha già un vasto seguito dei quartieri popolari (vedi Porticciolo di Pastena), il possibile Sindaco De Luca naufragherà, con tutta verosimiglianza, stavolta, tra gli scogli di cui si intravvedono adesso solo le punte. Anche perché, stavolta, appare alquanto flebile la voce della sua squadra del suo ipotetico governo.

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L’Iran respinge il piano Usa: «Richieste eccessive»

L’Iran ha respinto il piano degli Stati Uniti per la fine della guerra, secondo quanto riportato dai media di Teheran. La proposta americana, riferisce la tv statale Press Tv, «avrebbe significato la sottomissione alle eccessive richieste» del presidente Donald Trump. E ancora: «Il piano iraniano sottolinea la necessità che gli Usa paghino riparazioni di guerra e riafferma la sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. Teheran ha ribadito la necessità della fine delle sanzioni e del rilascio dei beni e delle proprietà sequestrate al Paese». Pronta la risposta del presidente statunitense ad Axios: «Non mi piace la loro lettera. È inappropriata. Non mi piace la loro risposta». Il tycoon si è tuttavia rifiutato di scendere nei dettagli sui contenuti della risposta stessa, attesa per giorni dagli Usa. La Casa Bianca sperava che le posizioni di Teheran mostrassero ulteriori progressi verso un accordo, ma la reazione iniziale di Trump è sembrata indicare l’esatto contrario.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia

Fratelli coltelli d’Italia. L’ultima puntata della serie post referendum dipinge uno scenario inedito nella guerra tra bande interna al partito di Giorgia Meloni. Iniziato con le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi (fazione Fazzolari), proseguito con la rimozione di Daniela Santanchè (fazione La Russa), il conflitto si sposta in ‘casa’ di Alessandro Giuli.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Alessandro Giuli (Ansa).

La controffensiva di Giuli: via Merlino e Proietti

Il ministro-dandy, finito nel mirino per la gestione dei casi Venezi e Biennale, cerca di rialzare la testa e reagisce punendo i suoi, ovvero defenestrando il capo della segreteria tecnica, Emanuele Merlino, e la segretaria particolare, Elena Proietti. Il primo pagherebbe per i mancati finanziamenti al docufilm su Giulio Regeni, stigmatizzati come «inaccettabili» dal ministro nei giorni scorsi. La seconda, viene riferito, non si sarebbe presentata in aeroporto, ‘bucando’ una missione di Giuli a New York. Il problema è che Merlino è ritenuto vicinissimo a Giovanbattista Fazzolari (ancora lui), mentre Proietti è consigliera comunale a Terni e responsabile del dipartimento regionale del Turismo per Fratelli d’Italia.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Emanuele Merlino (Imagoeconomica).

I silenzi dopo l’indiscrezione del Corriere

La notizia dei licenziamenti viene fatta filtrare di domenica, poco dopo pranzo, tramite il sito del Corriere della sera. E fino a sera nessuno conferma ufficialmente che i decreti di revoca degli incarichi siano stati già firmati da Giuli, come riportato dal quotidiano online. Il ministro non risponde. E i suoi collaboratori sostengono di non avere elementi per confermare né smentire (salvo, poi, nel corso del pomeriggio cancellare ogni traccia dei messaggi ai cronisti). Fonti governative di maggioranza che frequentano il Collegio romano sostengono che i decreti non sono ancora stati firmati. E così anche da Palazzo Chigi ambienti vicini a Fazzolari instillano il dubbio che i provvedimenti non siano ancora definitivi. Insomma, tutto fa pensare a una soffiata ai giornali per far saltare l’operazione decisa da Giuli.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Giovanbattista Fazzolari (Imagoeconomica).

Lollobrigida cerca (inutilmente) di gettare acqua sul fuoco

Poi, poco dopo le 20.30, arriva la nota di Francesco Lollobrigida. Il ministro parla a titolo di capo delegazione di FdI nel governo e l’intento del comunicato è quello di gettare acqua sul fuoco: i licenziamenti sono liquidati come «normali avvicendamenti» al MiC. Ma l’effetto è esattamente l’opposto. In primo luogo perché, in quasi quattro anni di governo, non si ricorda un intervento di Lollobrigida a ‘sanare’ crepe interne all’esecutivo cosi evidenti da far apparire la situazione tanto grave. E poi perché le parole del titolare dell’Agricoltura non sono in alcuno modo rassicuranti.

Giuli, i licenziamenti al ministero e la guerra interna a Fratelli d’Italia
Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

«Il ministro Giuli ha ritenuto, come è d’altronde suo diritto, modificare l’assetto della sua segreteria. Non è né la prima volta che accade in questo come nei governi che ci hanno preceduto. Il gabinetto deve corrispondere alle esigenze funzionali, almeno per alcuni ruoli direttamente dipendenti dal ministro, a un rapporto di totale sintonia. Anche per questo la legge consente modifiche basate esclusivamente sul rapporto fiduciario nell’incarico specifico», premette Lollobrigida, la cui addetta stampa è stata per anni la sorella di Giuli, Antonella (ora all’ufficio stampa della Camera). Dicendosi «certo che il collega Giuli saprà individuare le persone più idonee a ricoprire i ruoli in linea con il presupposto fiduciario, oltre che di competenza», Lollobrigida sottolinea che Merlino e Proietti sapranno «essere utili in altri ruoli nell’ambito istituzionale» poiché «la loro esperienza e capacità sono», per quanto lo riguarda, «indiscusse». In altre parole, difende Giuli e cerca di placare la fronda Fazzolari promettendo una ricollocazione dei defenestrati. Insomma, la puntata è finita ma la saga è appena iniziata. Pop corn per le opposizioni.

Prima Salerno: Campagna fondata sull’ascolto

di Olga Sammauro

Una partita tutta da giocare, che è aperta; un obiettivo da raggiungere, il ballottaggio per determinare la svolta, con il centrodestra alla guida della città di Salerno. La presentazione della lista della Lega “Prima Salerno”, ieri, in Piazza Caduti Civili di Brescia nel quartiere Pastena, è stata l’occasione per confrontarsi con i cittadini, per ribadire che il partito svolgerà un ruolo importante nella coalizione che sostiene la candidatura alla carica di sindaco di Gherardo Maria Marenghi. Con lui, nel quartiere della zona orientale, anche il senatore Gianluca Cantalamessa, il coordinatore regionale della Lega Gianpiero Zinzi, poi l’ex consigliere regionale Aurelio Tommasetti e l’ex europarlamentare Lucia Volo. Ad aprire la mattinata il consigliere uscente Dante Santoro. Sul dialogo coi salernitani sta costruendo il proprio percorso in questa campagna elettorale il candidato Marenghi, consapevole di portare avanti una battaglia difficile, ma non per questo affrontata senza impegno e determinazione. “E’ una campagna fondata sull’ascolto dei cittadini e sulle loro istanze e problematiche, per provare a risolverle il prima possibile. Una campagna intensa che ci vede alleati come sempre con la Lega – ha dichiarato Marenghi -. La nostra è una proposta di destra, fondata sui valori che appartengono al nostro perimetro ideologico: la sicurezza, l’ordine pubblico e la qualità della vita”. Proprio dal quartiere Pastena, dove di recente si sono registrati episodi di furti ai danni di alcuni commercianti, Marenghi ha riacceso i riflettori sull’emergenza sicurezza a Salerno rilanciando le proposte della coalizione. Per il candidato del centrodestra la città ha ormai perso la prerogativa che l’aveva sempre contraddistinta in positivo rispetto alle altre realtà della regione. La dimostrazione sono gli episodi di violenza che hanno interessato non solo la zona orientale ma anche il centro. “Bisogna intensificare il rapporto di sinergia con lo Stato, per restituire a Salerno quella tranquillità che le è sempre appartenuta. Lo faremo – ha dichiarato Marenghi – con il rafforzamento della dotazione della polizia locale e con un lavoro sinergico con le Forze dell’ordine in tutte le zone della città perché non è concepibile che, in alcuni orari, luoghi che sono sempre stati sicuri non lo sono più”. Per Salerno la possibilità di vivere un cambiamento, una svolta. Una voglia che si respira nell’area secondo il senatore della Lega Gianluca Cantalamessa e il coordinatore regionale del partito Gianpiero Zinzi. Sullo sfondo l’allusione al candidato sindaco Vincenzo De Luca. “Ha fatto male alla città – ha detto Cantalamessa per il quale servono risposte alternative. “De Luca ha dato solo la parvenza di cambiare la città che, però, poi è rimasta ferma”. Assurdo per il sentore della Lega immaginare che potesse accadere quanto, invece, si è verificato, il riferimento è alle dimissioni dell’ex sindaco Vincenzo Napoli con un atto che avrebbe tradito il patto stretto con i cittadini. “Questa è la misura di quanto il delirio di onnipotenza abbia preso la sinistra in questa città” ha chiuso Cantalamessa. Di Vincenzo De Luca ha, poi, parlato anche il coordinatore regionale Gianpiero Zinzi per il quale non è possibile pensare ad una città in cui per decenni al governo del territorio ci sia la stessa parte politica, “significa che ci sono incrostazioni che vanno rimosse” ha commentato. “Noi portiamo una ventata di novità, quartiere per quartiere. E’ una campagna che facciamo ascoltando i cittadini e soprattutto volendo dare una svolta ad una città che ha un potenziale enorme come tutte le città capoluogo della Campania governate dalla sinistra negli anni e che non hanno avuto i risultati che meritano” ha concluso Gianpiero Zinzi.

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Leone XIV da Napoli conquista l’Italia

Di Antonio Manzo

 

Non è solo per la bella “cartolina” dell’abbraccio con la città di Napoli o per le significative parole di pace pronunciate da Pompei celebrando la Supplica nel Santuario di san Bartolo Longo. O, persino, per la non banale accoglienza a “colpi” di pizza o nel peccato veniale del sacrilego accostamento al Maradona pibe de oro ma Papa Leone è piaciuto al popolo e piace. A Napoli ha confermato all’Italia e al mondo le classifica demoscopica che lo pone al vertice del gradimento, 60 % degli italiani, cifra che supera perfino il popolare papa Francesco. Lo dice l’istituto Demos e non solo il gradimento collettivo e filiale mostrato a Napoli.

Ma papa Francesco e Leone XIV sono un “racconto unitario” del messaggio ecclesiale. Nessun inseguimento sull’indice di gradimento, smentito con l’autorevolezza del pensiero di padre Antonio Spadaro, gesuita, sottosegretario  al Dicastero per la Cultura e l’Educazione, già direttore di Civiltà Cattolica in un libro recente “Da Francesco a Leone” dove analizza e propone l’unitarietà di una pedagogia ecclesiale  studiata in più capitoli. La pubblicazione di una inedita intervista nell’agosto del 2024 al Cardinale Robert F.Prevost nella parrocchia di St,Jude  a Mew Lenox nell’Illinois rende ancora più prezioso e preciso il giudizio pastorale su Papa Francesco che lo aveva nominato Prefetto per il Dicastero per i Vescovi e del quale sarebbe stato il successore sulla cattedra di Pietro.

Ma per quale motivo ha avuto successo la prima visira pastorale in ua regione italiana di papa prevost? La si deve collocare nel difficiile contesto geopolitico che si era deteriminato dopo le parole di Donald Trump indirizzate polemicamente al Pontefice americano. Il segretario di Stato americano Marco Rubio era giunto 24 ore prima a Roma nel delicato  tentativo diplomatico di riallacciare i rapporti diplomatici con il Vaticano. E papa Prevost ha compiuto proprio da Napoli il suo gesto più eloquente politico, con la mitezza che gli è propria, ricordando da Pompei al mondo che “la pace non è un intervallo tra due guerre. E’ il coraggio di immaginare l’uomo diversamente”. E le parole dette ad un anno dalla sua elezione in una città come Napoli “capitale dell’umanità” ferita ma sempre pronta a riscattarsi hanno assunto valore profetico per il magistero del suo confratello don Mimmo Battaglia cardinale di Napoli gia pastoralmente votato alla “chiesa in uscita”, come disse papa Francesco ma ora perfetto interprete di una “Chiesa  estroversa” come quella voluta da Leone XIV. Se da Napoli parte l’invito del Pontefice a chiedere “pace e giustizia” significa predicare una radicalità evangelica che è nel mondo ma intende cambiare il mondo.

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Cosmi: “Vittoria importante ma abbiamo concesso troppo”

Al termine della sfida tra Casertana e Salernitana, l’allenatore granata Serse Cosmi ha analizzato in sala stampa l’andamento del match, sottolineando luci e ombre della prestazione.

“Non si è spenta la luce, ma c’è stato anche il merito dell’avversario che ha saputo tirare fuori qualità che nel primo tempo non era riuscito a esprimere anche per merito nostro”, ha spiegato il tecnico.

Cosmi ha evidenziato come la gara sia cambiata nella ripresa: “Abbiamo perso qualche pallone di troppo e loro sono cresciuti. È una squadra con valori importanti, che in casa non perdeva da gennaio. Forse nel primo tempo siamo stati anche troppo bravi”.

Il tecnico granata non nasconde un pizzico di rammarico nonostante il successo: “Abbiamo vinto e questo non va dimenticato, ma sul 3-0 potevamo gestire meglio alcuni momenti. Nei playoff serve una lettura diversa anche a livello emotivo”.

Uno sguardo anche all’atteggiamento mentale della squadra: “Nel dopo gara ho visto parecchi ragazzi dispiaciuti, e questo significa che siamo sulla strada giusta. Però dobbiamo imparare da quei 20 minuti in cui abbiamo sofferto troppo il loro ritorno”.

Infine, Cosmi ha richiamato alla prudenza in vista del ritorno: “Non bisogna pensare al vantaggio sulla carta né fare calcoli. Sul 3-0 qualcuno ha pensato inconsciamente che fosse finita e abbiamo rischiato. A Salerno dobbiamo giocare una gara vera: una vittoria in trasferta nel doppio confronto è comunque un risultato importante”.

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La Paganese in finale play off

di Adelmo Maria Pagliuca

FASANO-PAGANESE 1-2 FASANO (3-5-2): Piras; De Mori (dall’11’ sts Capobianco), Tangorre (dal 24′ st Con- sonni), Garcia Tena; Pinto (dal 36′ st D’Antona), Falzerano, De Angelis (dal 1′ st Chiocca; dal 46′ st Impedovo), Penza, Langella II (dal 21′ st Lam- biase); Barranco, Corvino. A disposizione: Lombardo. All. Padalino.

PAGANESE (4-3-3): Gallo; Di Biagio, De Nova, Figueras, Piga; Mancino (dall’8′ pts Pa- redes), Pierce, Labriola (dal 40′ st Langella I); Pierdome- nico (dal 1′ st Gatto), El Had- dadi (dal 45′ st Lombardi), Costanzo (dal 16′ st La Mo- nica). A disposizione: Man- giaracina-Lopez, Isufi, Giordano, Sessa.

ARBITRO: Radovanovic di Maniago (Assistenti: Merlina- Panella. Quarto Ufficiale: Au- reliano).

MARCATORI: 40′ pt rig. Man- cino (P), 25′ st rig. Corvino (F), 7′ sts Lombardi (P).
NOTE: Ammoniti: Labriola

(P), Penza (F), Consonni (F). Recuperi: 2′ pt, 4′ st, 0′ pts, 2′ sts.
FASANO – La Paganese espu- gna il Curlo di Fasano e ap- proda in finale play-off. Gli azzurrostellati passano in vantaggio con Mancino, ma vengono ripresi da una rete di Corvino. Ai supplementari i pugliesi provano a difendere il pareggio, che gli avrebbe consentito il passaggio del turno grazie al miglior posi- zionamento in classifica, ma Lombardi al 112′ trova la rete del definitivo 1-2, che per- mette alla Paganese di quali- ficarsi alla finale.

Buon avvio degli azzurrostel- lati. Al 2′ Labriola serve Pier- domenico, che calcia male. Dopo un giro di lancette de- stro di Mancino dai 25 metri: Piras para. Il Fasano riesce però rapidamente a prendere le misure alla Paganese e la gara si fa subito molto equili- brata. Al 21′ Corvino in acro- bazia serve Langella II, ma la conclusione dell’esterno sini- stro si spegne sul fondo. Al 28′ Pinto tocca per De Angelis, ma il tiro del centrocampista

biancazzurro termina alto. Al 31′ Piga si accentra e calcia, ma Piras mette in corner. Al 32′ Corvino calcia debol- mente dal limite dell’area, nessun problema per Gallo. Al 34′ colpo di testa fuori mi- sura di Barranco su un cross dalla sinistra di Langella II. Al 38′ Gallo si oppone a Bar- ranco, poi De Angelis insacca a porta vuota ma in posizione di fuorigioco: si resta sullo 0- 0. Sul cambio di fronte rigore per la Paganese: Labriola ruba il tempo proprio a De Angelis, che lo atterra in area. Dal dischetto Mancino spiazza Piras: 0-1. Quinta rete stagionale per il numero 10 azzurrostellato. Al 44′ Piras è bravo ad alzare sopra la tra- versa una conclusione di Co- stanzo. Sul corner conseguente Piga va al tiro, che finisce alto. Nel recupero del primo tempo El Haddadi sfugge a Tangorre e arriva in area, ma Piras chiude lo spec- chio. La ripresa inizia con un cambio per parte: Novelli in- serisce Gatto al posto di Pier- domenico, mentre Padalino si affida a Chiocca in luogo di

De Angelis. Al 48′ diagonale fuori misura di Pinto. Al 50′ Labriola innesca Costanzo, che spedisce alto da buona posizione. Al 60′ tentativo di Gatto che termina a lato. Al 62′ occasione per il Fasano: Garcia Tena, servito coi giri giusti, spara alto dal limite dell’area. Al 64′ ci prova Tan- gorre sugli sviluppi di un cal- cio di punizione, ma non riesce a tenere bassa la sfera. Al 69′ i padroni di casa con- quistano un penalty sugli svi- luppi di un corner battuto da Corvino. Dagli undici metri si presenta lo stesso Corvino: Gallo intuisce, ma non basta, è 1-1. Al 74′ punizione di Cor- vino che finisce di poco a lato. Dopo pochi secondi De Mori si inserisce coi tempi giusti e colpisce di testa, ma non in- quadra lo specchio della porta. Al 75′ diagonale debole di La Monica, Piras para age- volmente. Al 76′ Mancino col- pisce male dal limite dell’area. All’81’ conclusione velleitaria di Labriola. Gli az- zurrostellati alzano il bari- centro ma non riescono a rendersi pericolosi: si va ai

supplementari. Nel primo tempo supplementare la Pa- ganese preme, buttando nella mischia anche Paredes, ma l’unica occasione è rap- presentata da un calcio di pu- nizione battuto da Lombardi al 103′, che termina fra le bracccia di Piras. Nel secondo tempo supplementare la Pa- ganese continua ad attaccare e al 112′ torna in vantaggio: Pierce rientra dalla destra e scarica per Lombardi, che la- scia partire una conclusione imparabile per Piras. Sesta rete stagionale per l’ala ex Ancona. Al 114′ gli azzurro- stellati sprecano la chance per il possibile 1-3: Lombardi serve Paredes, che da posi- zione invitante calcia alto. Pa- dalino inserisce Capobianco per De Mori, aumentando il peso offensivo dei pugliesi. Al 122′ corner per il Fasano, sale anche Piras: Penza anticipa tutti di testa, ma non trova la porta. È l’ultimo sussulto, la gara termina 1-2: la Paganese trova il guizzo vincente ai supplementari e va in finale play-off, eliminando il Fa- sano.

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Dall’estero: La regista di Babadook porta al cinema James Tiptree Jr.

La regista di Babadook porta al cinema James Tiptree Jr.

È già pronta la sceneggiatura per il film tratto da La ragazza collegata

Dopo essere tornata sugli scaffali delle nostre librerie con la raccolta di racconti Le donne che gli uomini non vedono (Mondadori), James Tiptree Jr. (pseudonimo dell'autrice Alice Sheldon) è pronta per sbarcare sul grande schermo con il primo adattamento cinematografico di The Girl Who Was Plugged In (La ragazza collegata), novella vincitrice del Premio Hugo nel 1974. Ad annunciare il progetto è la regista e sceneggiatrice Jennifer Kent, che dopo Babadook e The Nightingale ha scelto la distopia di Tiptree perché ha affermato: non ho mai sentito così... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Dall'estero - 11 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Premi e concorsi: Tutti i vincitori dei Premi Urania 2025

Tutti i vincitori dei Premi Urania 2025

Sabato a Torino sono stati annunciati e premiati i vincitori del Premio Urania e del Premio Urania Short. 

Per la prima volta i Premi Urania sono stati annunciati nel corso di una premiazione ufficiale, organizzata a Torino presso il museo della fantascienza, il Mufant, alla presenza di Franco Forte di Urania. I premi sono stati consegnati dallo scrittore Dario Tonani. Premio Urania Vincitore del premio maggiore, quello dei romanzi, è risultato Andrea Micalone con Lui (il titolo sarà sicuramente cambiato quando il romanzo uscirà su Urania a ottobre). Secondo classificato Antonio Benvenuti con Il dominio della cenere, un risultato importante perché anche questo... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Premi e concorsi - 11 maggio 2026 - articolo di S*

Premi e concorsi: Finisterrae di Cinzia Di Mauro vince il Premio Cittadella

Finisterrae di Cinzia Di Mauro vince il Premio Cittadella

Alla Deepcon di Fiuggi il romanzo di Cinzia Di Mauro viene premiato come miglior romanzo di fantascienza edito nel 2025.

Una distopia che a partire da echi di 1984 di George Orwell e Noi di Evgenij Zamjatin, sviluppa il tema con originalità. Al mondo massificato e irreggimentato fa da contraltare quello quasi barocco dell’enclave della famiglia Wurttemberq, popolato di esseri artificiali, ma in un ambiente naturale attentamente preservato. Molto efficace la narrazione in prima persona, affidata a un protagonista, musicista e compositore, abituato a pensare per ritmi e melodie, e che scopre una sorta di utopia. Questa la motivazione per l'assegnazione del Premio Cittadella 2026 a... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Premi e concorsi - 11 maggio 2026 - articolo di S*

Salernitana, il blitz a Caserta per 3 a 2

di Fabio Setta

 

CASERTANA-SALERNITANA 2-3

CASERTANA (3-5-2): De Lucia; Bacchetti, Rocchi, Martino (61’ Proia); Oukhadda, Girelli (81’ Vano), Toscano (46’ Pezzella), Bentivegna, Liotti (46’ Llano); Casarotto (46’ Kallon), Butic. A disposizione: Merolla, Vilardi, Kontek, Heinz, Leone, Galletta, Viscardi, Arzillo, Saco. All. Coppitelli
SALERNITANA (3-4-1-2): Donnarumma; Matino (46’ Berra), Golemic, Anastasio; Cabianca, Tascone, De Boer, Villa; Ferraris (73’ Carriero); Ferrari, Lescano (73’ Inglese). A disp: Brancolini, Gyabuaa, Capomaggio, Achik, Antonucci, Xaxhiu, Quirini, Molina, Longobardi, Di Vico, Boncori. All. Cosmi
ARBITRO: Di Loreto di Terni (Tempestilli di Roma 2-Lauri di Gubbio. IV Uomo: Nigro di Prato. VAR: Cosso di Reggio Calabria. AVAR: Ubaldi di Roma 1)
RETI: 11’ Lescano, 30’ Ferrari, 55’ Ferraris, 71’ Proia (C), 83’ Butic (C)
NOTE: Spettatori presenti 6mila circa, 53 dei quali nel settore ospiti (trasferta vietata ai residenti a Salerno e provincia). Ammoniti: Matino (S), Toscano (C), Butic (C), Tascone (S), Inglese (S). Espulso all’87’ Bentivegna (C). Calci d’angolo 5-3 per la Casertana (1-1 pt). Recupero 2’pt, 6’+2’ st.

CASERTA – Un derby dai due volti con la Salernitana che ha vinto ma che ha lasciato il campo con un pizzico di rimpianto nonché un grande sospiro di sollievo. Un’ora di grande calcio con tre gol e discorso in discesa in chiave qualificazione. Poi il calo, la reazione della Casertana che nel finale, nonostante l’inferiorità numerica, ha clamorosamente sfiorato il pareggio. Poteva esserci l’incognita delle due settimane di riposo, ma sono bastati pochi minuti per capire che la Salernitana, mentalmente è arrivata all’appuntamento playoff pronta, centrata e determinata. Meno dal punto di vista fisico, visto il calo nel finale che però potrebbe essere soprattutto mentale. Con Matino e Villa uniche novità di formazione, rispetto alle ultime uscite di regular season l’undici di Serse Cosmi ha messo subito in chiaro le cose. Con i tre attaccanti subito in pressione sui difensori avversari, De Boer e Tascone pronti ad accorciare, la squadra di Cosmi ha subito prosciugato la verve della Casertana, prendendo in mano subito il pallino del gioco. Pronti ad attaccare con tanti elementi, corta, aggressiva e concentrata, la Salernitana ha dominato la sfida del Pinto, andando in difficoltà soltanto quando la Casertana ha provato a metterla sul piano della corrida e dei nervi. Matino, infatti, è stato ammonito dopo pochi minuti e saggiamente sostituito da Cosmi all’intervallo. Ma quanto ha convinto, oltre la personalità è stata la qualità messa in campo dai granata, con Ferraris che dato tanto tra le linee e i due centrocampisti De Boer e Tascone hanno dato quantità, con palloni recuperati e qualità nelle giocate offensive. E i gol dei granata sono stati davvero da alta scuola. Lescano ha finalizzato al meglio una sponda di Ferrari su cross di Ferrari che al 30’, poi, su cross di Anastasio, ha realizzato uno dei gol più belli della stagione. Dopo dieci minuti del secondo tempo poi è arrivato il tris che sembrava avesse chiuso il discorso anche in chiave qualificazione. Dopo oltre un’ora di grande calcio, la Salernitana si è però fermata consentendo alla Casertana di riaprire il march prima con Proia e poi trovando anche il secondo gol con Butic. Le partite, i derby soprattutto durano novanta minuti e questo deve essere un monito per la Salernitana che apre il cammino playoff con una vittoria da blindare mercoledì all’Arechi.

 

 

 

 

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Sarno. successo per la Festa dello Sport 2026

Una giornata di entusiasmo e partecipazione ha animato  il centro cittadino di Sarno, in occasione della terza edizione della “Festa dello Sport 2026”, promossa dal Comune di Sarno in collaborazione con il Forum dei Giovani e il patrocinio del CONI e dedicata alla promozione dell’attività fisica, della socialità e dell’inclusione attraverso il diritto allo sport come valore condiviso e accessibile a tutti, che unisce, educa e fa crescere, resa possibile anche grazie alla partnership con Decathlon e alla partecipazione di numerose associazioni sportive. Centinaia di cittadini, famiglie e giovani atleti hanno preso parte all’iniziativa che ha trasformato Piazza 5 Maggio e Via Matteotti in una vera e propria palestra a cielo aperto. Protagonisti assoluti della manifestazione, sono stati i bambini e gli atleti delle associazioni e società sportive presenti sul territorio che si sono esibiti in diverse discipline sportive attraverso dimostrazioni e saggi gratuiti: calcio, basket, fit pump, karate, pugilato, kick boxing, lotta libera, pilates, danza coreografica, danza aerea, danza classica, danza latina, danza hip-hop/k-pop, show dance, danza moderna e contemporanea, danza del ventre, break dance, danze coreografiche e orientali, balli caraibici, ginnastica ritmica, attività motoria e di base, allenamento funzionale, ciclismo, tiro con l’arco, powerlifting, weightlifting. La giornata è stata arricchita dalla presenza del giovane attore Antonio D’Aquino, protagonista della serie “Mare Fuori”, e da grandi atleti sarnesi che hanno portato in alto il nome della città di Sarno in ambito nazionale e internazionale. Angelo Crescenzo, Mariangela Correale, Fabrizia Pepe, Annachiara ed Ermelinda De Vivo, Matteo D’Ambrosi, Samuele Esposito, Dalila Ingenito, e Serena Imbriaco, hanno accolto con entusiasmo l’abbraccio della comunità, trasformando l’evento in una occasione di ispirazione e vicinanza per i più giovani. L’iniziativa, fortemente voluta dal Comune di Sarno, ha visto la presenza e la partecipazione del Sindaco Francesco Squillante, dell’Assessore allo Sport Stefania Pappacena e dell’intera Amministrazione Comunale, impegnati nella promozione dello sport come strumento di crescita, inclusione e coesione sociale. Dopo i saluti istituzionali del Sindaco e il taglio del nastro con la benedizione di Don Roberto Farruggio, è intervenuto il delegato provinciale del CONI di Salerno, Renato Del Mastro. A riprendere le varie fasi dell’evento era presente anche una troupe di Sky Sport. “Sarno è una città che vive di sport, un fattore importante di inclusione sociale grazie alla presenza sul territorio di numerose associazioni che ogni giorno svolgono un ruolo fondamentale nella formazione e nella crescita dei nostri giovani ”, ha dichiarato il Sindaco Francesco Squillante. “Lo sport è un linguaggio universale capace di unire persone di ogni età, trasmettendo valori fondamentali come il rispetto, la solidarietà e l’amicizia. Un grazie sincero va a tutte le associazioni sportive del territorio e a tutti coloro che hanno reso possibile questa giornata, animata soprattutto dalla gioia e dall’entusiasmo dei bambini e dei ragazzi. Continueremo a sostenere iniziative che promuovano la pratica sportiva come strumento di inclusione e crescita sociale”, ha concluso il Sindaco Squillante. Durante la manifestazione, particolare attenzione è stata dedicata alla prevenzione grazie all’intervento del Dott. Antonio Rizzo, che ha approfondito il tema delle visite medico-sportive agonistiche. Spesso trascurate o eseguite con metodi non conformi e certificazioni non valide, queste visite sono invece fondamentali per garantire la sicurezza degli atleti. E’ quindi obbligatorio rivolgersi a strutture e ambulatori medici riconosciuti, adeguatamente organizzati e attrezzati. La Festa dello Sport si conferma così un appuntamento centrale per la città di Sarno, capace di promuovere i valori dello sport, della partecipazione e della crescita sociale coinvolgendo associazioni, famiglie e nuove generazioni.

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Casertana-Salernitana: le formazioni

CASERTANA (3-5-2): De Lucia; Bacchetti, Rocchi, Martino; Oukhadda, Bentivegna, Toscano, Girelli, Liotti; Casarotto, Butic. A disposizione: Merolla, Vilardi, Kontek, Llano, Heinz, Proia, Kallon, Leone, Galletta, Pezzella, Viscardi, Arzillo, Vano, Saco. Allenatore: Coppitelli

SALERNITANA (3-4-1-2): Donnarumma; Matino, Golemic, Anastasio; Cabianca, Tascone, de Boer, VIlla; Ferraris; Ferrari, Lescano. A disposizione: Brancolini, Berra, Gyabuaa, Capomaggio, Achik, Inglese, Antonucci, Xaxhiu, Carriero, Quirini, Molina, Longobardi, Di Vico, Boncori. All. Cosmi

ARBITRO: Di Loreto di Terni – assistenti: Tempestilli e Lauri – IV uomo: Nigro – Var: Cosso – Avar: Ubaldi.

Cosmi riparte dal 3-4-1-2 con qualche novità nell’undici titolare: davanti a Donnarumma spazio a Matino (che sostituirà Arena) con Golemic ed Anastasio; in mediana conferme per Cabianca, Tascone e De Boer, mentre Villa torna sull’out mancino. Davanti Lescano e Ferrari con Ferraris trequartista.

La Casertana si schiererà in campo con il 3-5-2: due le novità principali: Bacchetti nel trio con Rocchi e Martino e Bentivegna nel ruolo di mezzala. Oukhadda, Toscano, Girelli e Liotti completano la linea mediana. Davanti Butic e Casarotto.

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Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione

Una figuraccia come quella rimediata la scorsa settimana sarebbe stata più che sufficiente per indurlo a farsi da parte. Ma Gianni Infantino, presidente della Fifa, a levarsi di torno non ci pensa proprio. Da quando è a capo dell’organizzazione che governa il calcio ha passato il tempo a piegarla su se stesso, facendola coincidere con la sua persona: Fifantino.

Un pacificatore fallito: la figuraccia di Vancouver

L’interpretazione egocentrica del ruolo non lo mette al riparo dal collezionare scivoloni. Come quello che ha messo in curriculum lo scorso 30 aprile, in occasione del 76° Congresso Fifa tenuto a Vancouver (Canada). Convinto di poter recitare il ruolo di grande pacificatore (che nessuno gli ha assegnato), Infantino ha chiamato al centro della scena il presidente della federazione palestinese, Jibril Al Rajoub, e il vicepresidente della federazione israeliana, Basim Sheikh Suliman. Pretendeva una stretta di mano, per dimostrare che la Fifa è capace di regalare un istante di pace anche tra parti ferocemente divise. Risultato: stretta di mano rifiutata e boomerang che torna veloce sulla pelata presidenziale. Infantino si è limitato a dire che certe situazioni sono complicate. Come se avesse soltanto scambiato il sale col pepe rosa.

Un mix di personalismo e riformismo megalomane

Una scena emblematica del modo di governare infantiniano, quella rappresentata a Vancouver. Un impasto di personalismo, improvvisazione, presunzione e faccia bronzea. Sintetizzando il tutto con un’etichetta: dilettantismo politico. Ma proiettato su una dimensione di governo che si espande su scala globale e pretende di abbracciare un mappamondo più vasto di quello tracciato dall’Onu (211 federazioni calcistiche nazionali contro i 193 Stati nazione riconosciuti dalle Nazioni Unite). Questa è la Fifa governata dall’avvocato italo-svizzero. Un ex oscuro segretario generale dell’Uefa che, per una straordinaria coincidenza di circostanze, si è trovato la strada spianata verso la presidenza del calcio mondiale. E che adesso lo governa in modo pasticciato, mettendo se stesso davanti a tutto e imprimendo un riformismo megalomane, che ha il solo effetto di inflazionare le competizioni e renderle sempre più costose.

Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
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Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione

Il servilismo nei confronti di Trump

A dimostrare questo andazzo sono state le due grandi manifestazioni che Infantino ha voluto fortemente: il Mondiale Fifa per Club e il Mondiale per nazionali in versione extralarge, passato d’un colpo da 32 a 48 squadre. Due competizioni pacchiane, tecnicamente discutibili, caratterizzate da prezzi indecenti dei biglietti e conseguenti spalti vuoti in diverse gare. Ma lui è contento così e sventola l’aumento del montepremi, o le fantascientifiche cifre delle richieste di biglietti online. Come se questi fossero i parametri per giudicare lo stato di salute del movimento. E mentre sfoggia numeri mirabolanti, si preoccupa di intessere rapporti politici muovendosi con un piglio da segretario generale dell’Onu. Il servilismo nei confronti di Donald Trump – insignito di un inedito Premio Fifa per la Pace, che già basterebbe per battezzarlo definitivamente Fifantino – è degno del miglior Giandomenico Fracchia.

Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Infantino consegna a Trump il premio Fifa per la pace (foto Ansa).

Il pasticcio della Coppa d’Africa scopre la classe dirigente infantiniana

Ma anche la gestione delle periferie dell’impero desta non pochi imbarazzi. Il pateracchio dell’ultima Coppa d’Africa, con l’irrisolta querelle fra Marocco e Senegal, porta la sua firma perché ha visto in prima linea due uomini della sua massima fiducia: il presidente della confederazione calcistica africana (CAF), Patrice Motsepe, e il segretario generale allora in carica della stessa CAF, Véron Mosengo Omba, svizzero di origine congolese nonché stretto collaboratore di Infantino. Il disastro combinato da quei due è un marchio d’infamia per la stessa Fifa. In seguito a quel fattaccio, ma anche per avere superato i limiti di età per rivestire la carica di segretario generale, Mosengo Omba si è dimesso a fine marzo. Ma è già pronto a rientrare in pista come candidato presidente della federcalcio congolese. Evidentemente non riesce a fare a meno del campo, così come Motsepe. Che, quando venne eletto per la prima volta alla presidenza della CAF, disse che avrebbe fatto un solo mandato. E invece è ancora lì a fare il secondo. L’inscalfibile classe dirigente infantiniana.

Infantino e la sua Fifa tra megalomania e autocelebrazione
Patrice Motsepe (Ansa).

L’autocelebrazione e il culto della personalità

Ma, per il capo del calcio mondiale, questo e molti altri episodi sono roba secondaria. Il suo culto della personalità, che è anche l’altra faccia di un insopprimibile complesso di inferiorità che lo porta a una ininterrotta celebrazione di se stesso. E poiché giusto quest’anno ricorre il decennale della sua elezione alla presidenza, ecco il diluvio di celebrazioni. Il sito Fifa è stato usato per diffondere un imbarazzante messaggio a più voci in cui i più fidi collaboratori incensano il capo. E adesso è stato appena mandato in libreria un volume celebrativo. Del quale omettiamo il titolo perché non leggerlo è il solo uso sensato che se ne possa fare. L’autore è Alessandro Alciato, insipido bordocampista promosso agiografo ufficiale. Così vanno le cose nel regno di Fifantino. Blatter era un modesto travet, al confronto.

La crisi dell’Eurovision tra ipocrisia su Israele e boicottaggi

Settant’anni e non sentirli? Magari fosse così. L’Eurovision Song Contest spegne 70 candeline a Vienna, ma l’aria che tira nella capitale austriaca non somiglia a quella di un compleanno felice. La kermesse che una volta spacciava il sogno di un’Europa unita a colpi di sintetizzatori e coreografie improbabili, oggi si ritrova a gestire un inventario di cocci rotti, defezioni di massa e un imbarazzo istituzionale che neanche quintali di fondotinta riescono a coprire.

Se una “Big Five” se ne va, significa che il meccanismo si è rotto

Il motto è ancora “United by Music”, ma la realtà è che siamo “Divided by War”. Il grande esodo non è una minaccia: è un dato di fatto che ha mutilato il cartellone. Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda hanno sbattuto la porta. Il forfait di Madrid è quello che fa più rumore: il Paese oggi governato da Pedro Sánchez non saltava il giro dal 1961. Se una “Big Five” (i soci di maggioranza che staccano gli assegni pesanti assieme a Italia, Francia, Germania e Regno Unito) se ne va, significa che il meccanismo si è rotto definitivamente. La Slovenia rincara la dose: niente canzonette, spazio a “Voices of Palestine”, una serie di documentari che sono il contrappasso perfetto per le paillettes austriache e un ceffone alla presunta a-politicità del contest.

La crisi dell’Eurovision tra ipocrisia su Israele e boicottaggi
Attivisti con la bandiera della Palestina protestano in Serbia contro la partecipazione di Israele all’Eurovision (foto Ansa).

Ma quale neutralità: la Russia fu fatta fuori, Israele no

Il convitato di pietra, manco a dirlo, è Israele. Mentre a Gaza si muore, a Vienna si canta, ma con le mani legate da un regolamento che trasuda ipocrisia lontano un miglio. L’Ebu, l’Unione europea di radiodiffusione, si aggrappa al feticcio della “neutralità”, dimenticando però che nel 2022 la Russia è stata fatta fuori in 24 ore per l’invasione dell’Ucraina. Per Tel Aviv, invece, si applica la dottrina dello show must go on a ogni costo. Due pesi, due misure. E una credibilità che cola a picco come un trucco pesante sotto i riflettori.

La crisi dell’Eurovision tra ipocrisia su Israele e boicottaggi
Il palco dell’Eurovision nel 2021 (foto Unsplash).

Come se le bombe a Gaza fossero solo un problema di acustica

In questo clima da ultima spiaggia, l’Italia schiera Sal Da Vinci. L’ultimo reduce del melodico partenopeo, fresco di corona sanremese, si presenta con Per sempre sì. Una coreografia da matrimonio che fa sorridere se non fosse che il contesto è tragico. Lui, in conferenza stampa, ha provato a fare il pompiere filosofo: «La musica non ha colori». Un bagno di pace, un palcoscenico per l’eternità. Una narrazione che sposa perfettamente quella della Rai (che trasmette le semifinali del 12 e 14 maggio e la finale di sabato 16 maggio) e del direttore del Prime Time Williams Di Liberatore, che ha parlato di «moral suasion» per includere artisti palestinesi mentre si continua a ballare con chi è nell’occhio del ciclone. Peccato che l’unico conflitto ammesso, secondo loro, sia quello “interiore dell’artista”, come se le bombe a Gaza fossero solo un problema di acustica.

La crisi dell’Eurovision tra ipocrisia su Israele e boicottaggi
Sal Da Vinci (foto Ansa).

Dopo gli scandali e le manipolazioni sui voti, si prova a ripulire il marchio

I conduttori italiani dell’edizione 2026 cosa dicono? Elettra Lamborghini prova a credere alla solita favoletta della musica che unisce («Chapeau per chi decide di non partecipare, rinunciando a una grande opportunità»), mentre Gabriele Corsi ammette di invidiare «chi ha solo certezze» (ricordando di essere ambasciatore Unicef per smarcarsi dalla responsabilità). Intanto l’Ebu tenta di salvare il salvabile blindando il giocattolo. Dopo lo scandalo dei voti pilotati a Malmö nel 2024, è scattato lo stop al marketing di Stato finanziato dai governi. Un tentativo disperato di ripulire un marchio che ha perso credibilità dopo i sospetti di manipolazione del 2025, quando il secondo posto israeliano sollevò pesanti dubbi sulla trasparenza dei risultati.

La crisi dell’Eurovision tra ipocrisia su Israele e boicottaggi
Elettra Lamborghini e Gabriele Corsi durante la presentazione Rai di Eurovision Song Contest 2026 (foto Ansa).

Persino il vincitore svizzero del 2024 ha riconsegnato il trofeo

Ma il muro del dissenso non si abbatte con un algoritmo. Oltre mille artisti, guidati da nomi come Roger Waters, Peter Gabriel, Brian Eno e i Massive Attack, hanno firmato la lettera aperta “No Music for Genocide” che smonta ogni illusione di neutralità. Persino Nemo, vincitore svizzero del 2024, ha riconsegnato il trofeo, denunciando che senza valori le canzoni perdono ogni significato.

La crisi dell’Eurovision tra ipocrisia su Israele e boicottaggi
Nemo (foto Ansa).

Il silenzio mediatico come strategia di contenimento dei danni

Eppure, il dato più inquietante è che di questa edizione se ne parla pochissimo. Il silenzio mediatico è diventato la vera strategia di contenimento dei danni. Il mainstream ha abbassato il volume, e gli sponsor tremano cercando di vendere un evento “ridotto” e “apolitico” che invece è una polveriera pronta a esplodere. Intanto i bookmaker iniziano a declassare la nostra ballata melodica. L’entusiasmo generale è ai minimi storici.

L’unica cosa bella è il coraggio di chi ha deciso di non esserci

Cosa rimane allora della festa di Vienna? Una diplomazia del pop ridotta in briciole e un festival diventato il simbolo più plastico dell’incapacità europea di guardarsi allo specchio. Tornare a partecipare 15 anni fa sembrava un’idea bellissima; oggi, vedendo questo spettacolo di sorrisi forzati, l’unica cosa che appare davvero bella è il coraggio di chi ha deciso di non esserci.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?

Il 5 maggio il Teatro La Fenice di Venezia era tirato a lucido per un evento. Non si festeggiava la defenestrazione di Beatrice Venezi dalla direzione musicale del teatro, no. Si celebrava, invece, l’apertura della filiale italiana della società turca Iki Dakika creative house, una media company specializzata nella produzione di serie tivù brevi dedicate ai consumi attraverso lo smartphone, e quindi in modalità di visione verticale.

Anche Netflix introduce novità nella sua app mobile

L’iniziativa è arrivata a breve distanza dall’annuncio di Maria De Filippi, che, attraverso la sua casa di produzione Fascino, ha lanciato Witty Drama, progetto pensato per le mini-serie tivù verticali (short drama) da guardare sullo smartphone e attraverso i social network.
D’altronde, se persino un gigante come Netflix si muove introducendo nella sua app mobile un feed di video verticali, brevi, personalizzati, utilizzando un linguaggio familiare a TikTok, significa che qualcosa sta davvero cambiando nell’industria dei contenuti.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Anche Netflix pensa ai formati verticali (foto Unsplash).

In forte crescita la visione di contenuti sullo smartphone

E un paio di dati possono bene spiegare la trasformazione. L’ultimo rapporto Censis sui media testimonia, per esempio, che nel 2025 gli utenti della televisione in Italia sono il 93,2 per cento della popolazione. Tuttavia, la tivù tradizionale pesa per il 79,5 per cento, 3,6 punti in meno del 2024 (e 13,6 punti in meno del 2007), mentre gli utenti della tivù satellitare sono stabili al 47,8 per cento. Bene la web tivù al 62 per cento, e in forte crescita proprio la mobile tivù, al 38,6 per cento, con 3,7 punti in più del 2024.

Un mercato che vale già 11 miliardi di dollari (Cina esclusa)

Quindi si guarda la televisione in mobilità, ossia sul telefonino, e perciò con una visione verticale, un po’ come da approccio abituale quando si maneggia uno smartphone. C’è un business in netta crescita: il mercato mondiale (Cina esclusa) dell’intrattenimento e della serialità pensata ad hoc in verticale vale, secondo Omdia, circa 11 miliardi di dollari nel 2025, con una proiezione a 14 miliardi nel 2026. A cui aggiungere il mercato cinese, che in base ad alcune stime avrebbe già toccato gli 11 miliardi di dollari annui.

I costi di produzione restano piuttosto bassi

D’altronde i micro-drama, le serie short-form già ora registrano, in mobilità, un tempo di visualizzazione superiore a quello di Netflix o Disney+, con una narrazione, ovviamente, non di grande qualità, fatta di episodi che si chiudono con un colpo di scena per mantenere alto il coinvolgimento e stimolare la visione della puntata successiva, mentre i costi di produzione restano piuttosto bassi e i ricavi arrivano sia da pubblicità e da branded content, sia da micro-pagamenti per sbloccare i nuovi episodi.

Linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva

Come spiegano da Iki Dakika creative house, il loro è «un modello narrativo e produttivo innovativo, costruito su episodi brevi di genere drama, comedy, romance, thriller e youth, linguaggio mobile-first e alta intensità emotiva. La società è infatti il primo studios interamente dedicato alle vertical short-form series ed è pure il produttore della prima serie drama verticale turca distribuita esclusivamente sui social media, senza app dedicate o piattaforme ott».

Sviluppo di titoli originali anche nel nostro Paese

La fondatrice, Ilkin Kavukcu, ha inoltre annunciato che Iki Dakika creative house avvierà presto la produzione di una nuova serie originale in Italia, per sviluppare titoli originali nel nostro Paese, ricordando che la società turca, con le sue produzioni social-first, ha raggiunto 390 milioni di visualizzazioni, 24 milioni di utenti unici, oltre 3 milioni di like e interazioni e più di 615 mila condivisioni, superando quota 600 milioni di visualizzazioni complessive e 100 milioni di minuti visti per le sue serie principali.

Serie tivù brevi da vedere in verticale, la rivoluzione sta arrivando?
Una società turca specializzata in serie tivù brevi pensate per il consumo su smartphone sbarca in Italia (foto Unsplash).

Insomma, il formato 16:9 potrebbe presto lasciare il posto al verticale 9:16. E d’altronde anche il regista Peter Greenaway lo diceva, con la giusta dose di umorismo: «Gli uomini per secoli hanno realizzato la loro arte in formato orizzontale, per poi guardarla dalle loro finestre, dunque in formato verticale».

Il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione

L’importante, da un punto di vista produttivo, è non avere un approccio pigro, per esempio continuando semplicemente a trasformare in 9:16 qualcosa di pensato e girato in orizzontale. Un errore enorme, perché il formato verticale cambia proprio i canoni della narrazione. Infatti, sottolineano i promotori del Vertical movie festival (la nona edizione è in programma a Roma, alla Casa del cinema, dal 30 settembre al primo ottobre 2026), «il cinema orizzontale, quello di sempre, è inclusivo. Al contrario, quello verticale è escludente: un primo piano riempie lo schermo ed esclude tutto il resto. Si tratta di un formato che mette, letteralmente, al centro la figura umana, la stacca dal contesto. Le sceneggiature devono essere scritte diversamente. Puoi entrare più facilmente nella mente dei personaggi e non ci sono inquadrature che li mettono in relazione. Perciò la scrittura deve dare il tempo ai protagonisti di relazionarsi tra loro».

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana dei Cylon nell’Odissea

Fantascienza.com, il meglio della settimana dei Cylon nell'Odissea

La nuova serie dei creatori di Stranger Things, la nuova sede di Stranimondi, il discusso trailer dell'Odissea di Nolan, gli Urania di maggio nella settimana di Fantascienza.com

Quando abbiamo pubblicato la news sul nuovo trailer di Odyssey di Christopher Nolan, facendo la battuta sui Cylon, ci aspettavamo un po' di sana polemica. Invece quasi nulla: un lettore ha commentato “so say we all”, altri hanno ammesso di aver pensato anche loro la stessa cosa. Intendiamoci, noi amiano Christopher Nolan. È forse il regista più talentuoso dell'attuale generazione, con Denis Villeneuve, e seguiremo gli sviluppi di questo film; dopotutto l'Odissea è una delle primissime opere fantastiche. Prima di Nolan, ci fu una ventina di anni fa Troy di... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 10 maggio 2026 - articolo di S*

Se pure il digital detox diventa un prodotto: il grande business della disconnessione

La scena sembra ipnotica. C’è un uomo impalato da ore davanti a una slot machine. Ogni volta pensa: «Ancora una e poi basta». Evidentemente non siamo nella Russia ottocentesca de Il giocatore di Dostoevskij, ma in uno dei tanti alberghi di Las Vegas. Un tiro dopo l’altro. L’uomo a volte vince. A volte no. Ma continua. I casinò sanno bene come funziona per riuscire a tenerlo lì, incollato su una sedia da ore. E non sono gli unici. Vale anche per gli smartphone.

Il desiderio che si autoalimenta tra feed, like e scroll

Il meccanismo ha un nome preciso: ricompensa variabile. In termini tecnici, la combinazione tra un feedback immediato e la variabilità della ricompensa aumenta la persistenza del comportamento. Detto in soldoni: se insegui una cosa e non la trovi mai, finisce che smetti di cercare. Idem se la trovi sempre perché ti ci abitui e l’interesse cala. Ma se quella cosa che cerchi a volte la trovi e a volte no, e non sai per certo quando la troverai e quando no, non riuscirai a smettere di cercarla. Come quando giri ancora un’altra carta o dai ancora un occhio al tuo cellulare. Piccole vincite gettate lì per caso, ma non del tutto. Diciamo abbastanza spesso da non farti smettere di cercare. Il desiderio si autoalimenta, il refresh del feed, l’ultima notifica, il penultimo like, lo scroll infinito.

Se pure il digital detox diventa un prodotto: il grande business della disconnessione
Combattere l’iper-connessione è diventata un’industria (foto Unsplash).

Riescono a sfruttare le nostre vulnerabilità psicologiche

Lo spiegava bene l’informatico e imprenditore Tristan Harris, una delle menti dietro il successo di Google e uno dei primi critici del modus operandi dei giganti del web. Un prodotto digitale costruito sul meccanismo della ricompensa variabile agisce sulla mente esattamente come il braccio di una slot machine. In quel documento riservato, Harris analizzava le nostre vulnerabilità psicologiche che qualcuno aveva imparato a sfruttare al meglio per non lasciarci andare. La nostra predisposizione agli stimoli intermittenti, il nostro bisogno di approvazione sociale, la paura di perderci qualcosa. L’incertezza che ci spinge a cercare ancora. Era il 2013.

Digital detox, un mercato che vale già quasi 3 miliardi di dollari

Un anno dopo, sempre in California, l’ex manager tech reduce da un burnout Levi Felix aprì Camp Grounded, uno dei primi retreat per disintossicarsi dagli schermi. A seguire, nel Regno Unito, fu la volta di Time To Log Off, fondato da un’ex imprenditrice digitale, Tanya Goodin: weekend offline, consulenze, percorsi per ridurre la dipendenza dallo schermo. Invece di diventare oggetto di regolamentazione, la critica al digitale si era trasformata essa stessa in un mercato. Un mercato molto ricco che oggi vale quasi 3 miliardi di dollari e che si stima raddoppi entro il 2033. Insomma, c’è domanda. Come ha messo in luce un’analisi di EY, una società di consulenza, nel 2025 più di un terzo dei consumatori britannici è interessato a un digital detox, quota che sale quasi alla metà tra i 18 e i 34 anni.

Se pure il digital detox diventa un prodotto: il grande business della disconnessione
Percorsi e weekend digital detox diventano sempre più un business (foto Unsplash).

Se si comprano prodotti o servizi, è solo un’oasi di decelerazione

E poi c’è quello che il filosofo sloveno Slavoj Žižek chiama “interpassività”, cioè la nostra convinzione di affrontare il problema comprando la soluzione piuttosto che agendo sulle abitudini che lo scatenano. Così, invece di porci dei limiti, di darci una regolata, deleghiamo a un prodotto o a un servizio. Il risultato è che la soluzione dura il tempo dell’acquisto. Pit-stop che il sociologo tedesco Hartmut Rosa definisce «oasi di decelerazione». Come infatti ha osservato uno studio dell’Università di Lancaster, ci si muove in un loop senza via di fuga. Si smette per un po’, si ricade, ci si sente in colpa, si ricompra un nuovo strumento per ricominciare. Ogni ricaduta è solo una pausa per radicarsi ancora di più in questo circolo vizioso.

Manager che pagano 2 mila euro per farsi sequestrare l’iPhone

Così l’industria del digital detox ha trovato terreno fertile, trasformando il desiderio di disconnessione in un simbolo di benessere contemporaneo. Il problema è che molte di queste soluzioni per staccare finiscono per riprodurre un evidente problema di classe. Perché il detox digitale è ormai diventato una nuova categoria del lusso. App per smettere di usare le app in abbonamento. Telefoni costosissimi che fanno meno cose. Vacanze tech-free da centinaia di euro a notte prenotate online. Manager che pagano 2 mila euro per farsi sequestrare l’iPhone per quarantotto ore e chiamarlo benessere.

Se pure il digital detox diventa un prodotto: il grande business della disconnessione
Nella natura, ma comunque schiavi dello scroll (foto Unsplash).

Per qualcuno spegnere il telefono non è mindfulness, ma perdita di fatturato

Naturalmente tutto questo vale finché puoi permetterti di mettere il cartello “Torno subito”. Perché c’è un’intera economia fatta di freelance, precari iperconnessi, creator, rider e consulenti per cui spegnere il telefono non è mindfulness, ma perdita di fatturato. E così il detox digitale finisce per somigliare a molte altre cose contemporanee. Un lusso per persone già abbastanza protette da potersi assentare.

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi

Nel film Illusione, diretto da Francesca Archibugi, ora sugli schermi italiani, si narra la storia di una ragazza minorenne dell’Est Europa, finita nelle mani della malavita internazionale. Il caso vuole che diventi oggetto di desiderio del presidente del Parlamento Europeo, il quale, impotente, giace con lei senza deflorarla. La fanciulla si innalza così quasi a leggenda, la “vergine Moldava”, e il film ne segue le penose vicissitudini, fino a che una volitiva pm italiana, interpretata da Jasmine Trinca, decide di dar poderoso seguito alle indagini.

Quei 45 secondi che racchiudono il senso del racconto

Non staremo qui a parlare del film in sé, la cui sceneggiatura è un susseguirsi di ingenuità e semplificazioni da lasciare persino stupefatti. Molto ci interessano, però, quei 45 secondi in cui la coraggiosa pm dialoga con il suo diretto superiore il quale, di fronte alla piega sensazionalistica che assumono le indagini, ossia il coinvolgimento dei vertici delle istituzioni comunitarie europee, così chiede e si chiede: «Lei non pensa che in un periodo tragico come questo, possa essere una bomba politica nel cuore dell’Europa?». Lo spettatore intuisce che ci troviamo di fronte al cuore del racconto, alla morale della storia, che giunge puntuale nella replica della pm: «La politica non c’entra niente. È una questione molto più grande: tra uomo e donna!». Giuro solennemente che ho visto una seconda volta il film per essere certo di avere colto correttamente le parole, tanto mi era parsa significativa la battuta. Significativa dei tempi in cui viviamo, e della corrispettiva ideologia che li sostiene. Il punto cruciale è proprio questo, il fatto che la politica ormai non c’entri più niente.

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi

Il riflusso, il tramonto della politica e della società

Gli Anni 50/60/70, l’intero Dopoguerra, è come se non fossero mai esistiti. Allora, magari, si esagerava all’opposto: anche il personale, si diceva, è politico. Poi giunse il cosiddetto “riflusso”, termine che ebbe una fortuna giornalistica smisurata, da cui prese avvio il disimpegno, etico e estetico, che condusse direttamente all’età berlusconiana, quella dei “sogni” da realizzare, ciascuno di noi, oltre ogni impegno o politica possibili. Gli ultimi 15 anni della storia della Repubblica sono stati infine caratterizzati dalla messa in discussione integrale della politica stessa. Si badi, non di una determinata politica, ma della politica tout-court. Negli anni del Dopoguerra, lo ricordo perché c’ero, la parola d’ordine era una, e una soltanto: lottare per una società più giusta. La visione promessa era quella di un nucleo sociale nuovo, frutto maturo dell’esperienza democratica post bellica. Nel linguaggio comune, e mediatico, oggi, la parola società viene persino abolita. La società è stata un’astrazione, un’idea temporanea e fugace, Impossibile immaginarne versioni anche parzialmente altre. Abbiamo sognato e immaginato tanto, ma tutto quanto c’era da immaginare, infine, è stato esaurientemente immaginato. Alla politica è stata quindi sostituita la geopolitica che, lo scrive Roberto Esposito, tende a non privilegiare il piano sociale (in M.Cacciari, R.Esposito, Kaos, Il Mulino, 2026, p.113). Resta dunque uno spazio vuoto

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Una scena del film Illusione (Ansa).

La venerazione del passato di cui si celebra un culto vuoto

Questo spazio vuoto può essere l’Italia, Paese votato al grigio destino di museo a cielo aperto. Lo spazio vuoto è quello tipico italiano, polo permanente delle attrazioni turistiche presenti da sempre, storiche e naturali. «In Italia comandano i morti», dice un personaggio di un film di Marco Bellocchio, Il regista di matrimoni (2006), riprendendo una battuta dell’Enrico IV pirandelliano, «Credete di vivere? Rimasticate la vita dei morti». Se soltanto il passato risulta davvero presente, allora il passato non si discute, si venera. Tutte le ossessioni mediatiche vigenti, di cui l’argomento “fascismo” è esempio quotidiano, pur nella schermaglia di posizioni contrastanti, stanno lì a dimostrare che esiste solo il passato, di cui si celebra il culto vuoto, sia a favore che contro.

Il rapporto uomo/donna smette di essere un dato antropologico-sociale

Torniamo alla coraggiosa pm interpretata dalla bravissima Jasmine Trinca. Di fronte al cruccio di innescare «una bomba politica nel cuore d’Europa», a causa delle tendenze pedofile del presidente del Parlamento Europeo, e di chissà chi altri, la replica della funzionaria è chiarissima: «La politica non c’entra niente. È una questione molto più grande: tra uomo e donna». Il caso ha voluto che Illusione uscisse in contemporanea con la riproposta in sala di Eyes Wide Shut, di Stanley Kubrick, il film che dichiara a lettere di fuoco come la questione uomo/donna sia cosa assolutamente politica, da analizzare all’interno dei meccanismi dell’ideologia dominante. Come sostiene Federico Greco, sia in Cinema e potere (Poets & Sailors, 2025), sia nelle puntate su OttolinaTV di Desaparecinema, il trucco oggi è denunciare il male senza attribuirlo al sistema ideologico di riferimento, come invece fa Kubrick, per ridurlo a momento circoscritto, caso limite da correggere. Ma Illusione, il film, va ancora più giù: il rapporto uomo/donna non è un dato antropologico-sociale, ma questione di una enormità tale, che la politica non riesce nemmeno a riflettere, pensare, immaginare. Nel momento in cui è vano qualsiasi sforzo di configurare ipotesi nuove di società, il campo di battaglia si riposiziona: la posta in gioco, né più né meno, è l’intera civiltà umana. Una volta ancora, il passato, mitico e ancestrale, si mostra presente e in azione: Adamo ed Eva. 

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Francesca Archibugi con Jasmine Trinca alla festa del Cinema di Roma (Ansa).

La trappola in cui cade il film di Archibugi

Un film che si vuole progressista come Illusione cade dunque nella trappola, l’auspicio di un accantonamento radicale della dimensione politica. Si dirà che trattasi di una forzatura artistica degli autori del dialogo, ma non c’è dubbio che il mito e l’ideologia correnti siano proprio questo. Ricominciare da zero. Cancellare la capacità visionaria della politica a vantaggio della ricapitolazione alfabetica dei fondamenti della civiltà umana. La politica, i dati storici sono lì a dimostrarlo, è infatti cosa prettamente maschile: e in quanto tale va ridotta, dimessa, dissolta. Esaurita ogni sorgente immaginativa di possibili società nuove, occorre fare di tutto ciò compiuta tabula rasa: dalla politica passare quindi all’amministrazione, che semplifica e basta, ossia ri-amministrare gli equilibri dell’umanità a partire dalla radice, il rapporto uomo-donna. 

Illusione di Francesca Archibugi e quella battuta segno dei nostri tempi
Filippo Timi e Michele Riondino in Illusione di Francesca Archibugi (Ansa).

Il cinema italiano quale «ostinato segnale di malessere» come disse Elio Petri, pur all’interno di un film trascurabile, contiene quei 45 secondi capaci di cogliere il segno dei tempi: il fatto che ormai la politica non c’entra per niente. Esistono solo gli individui, e i loro diritti, umani e civili. Archetipici e ancestrali. La questione evidenzia così confini molto più grandi, che sono i confini stessi della civiltà: proprio quelli su cui la politica non ha più niente da dire.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco

Novembre 2017. Xi Jinping concede a Donald Trump una visita privata nella Città Proibita, cosa assai rara nella diplomazia di Pechino. Subito dopo, vengono annunciati accordi per oltre 250 miliardi di dollari, tra cui una vendita da 37 miliardi di dollari di 300 aerei Boeing e progetti energetici per un totale di 69 miliardi. Nove anni e mezzo dopo il mondo è profondamente cambiato. Pochi mesi dopo quell’incontro, la Casa Bianca ha lanciato la prima guerra commerciale, sfociata poi in una contesa a tutto campo che coinvolge anche tecnologia, sicurezza e influenza globale. Quando, un anno fa, Trump ha avviato una nuova escalation sui dazi, la Cina si è fatta trovare più pronta della prima volta. Anche per la sua risposta forte e multiforme, le due potenze sono arrivate a siglare una fragile tregua lo scorso ottobre a Busan.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Donald Trump e Xi Jinping (Ansa).

Il tentativo di stabilizzare gli equilibri tra Cina e Usa

Ora, salvo nuovi rinvii dell’ultimo minuto, Trump si prepara a mettere nuovamente piede in Cina per l’attesissima visita del 14-15 maggio. Un incontro che rischia di essere offuscato dalla crisi in Medio Oriente e a cui ci si avvicina con l’emergere di nuovi e vecchi problemi. Da capire se si tratta di prese di posizione solide in grado di riacutizzare tensioni strutturali, oppure se sono più mosse tattiche dovute al tentativo di assumere una posizione di forza negoziale. Trump non sembra avere dubbi, visto che continua a ripetere che il summit con Xi «sarà fantastico» e che il presidente cinese «è straordinario». In realtà, il summit sembra innanzitutto un tentativo di stabilizzazione di un rapporto che entrambe le parti considerano ormai inevitabilmente competitivo, seppur troppo rischioso per essere lasciato degenerare.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Donald Trump (Ansa).

Gli obiettivi commerciali dell’incontro tra Xi e Trump

La sensazione è che la visita di Trump sarà caratterizzata da risultati limitati ma simbolicamente rilevanti. Sul piano commerciale, l’esito più concreto potrebbe essere l’estensione della tregua, con Pechino che spinge per un orizzonte più lungo e Washington che preferisce mantenere una leva negoziale con rinnovi più brevi. Accanto a questo, è plausibile un pacchetto di impegni su acquisti cinesi di beni statunitensi, in particolare agricoli ed energetici. Nel caso si arrivi a un accordo tra Stati Uniti e Iran, la Cina potrebbe anche dare il via libera agli acquisti di greggio americano, per ridurre la pressione Usa sulle sue forniture in un settore assai strategico. C’è chi immagina un grande ordine d’acquisto simbolico nel settore aeronautico, come quello su velivoli Boeing, utile a Trump per rivendicare un successo immediatamente comunicabile sul piano interno. La presenza degli amministratori delegati di Exxon, Qualcomm e Nvidia fa pensare che petrolio e chip saranno ingredienti del menù.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Un distributore Exxon a Washington (Ansa).

Il possibile dialogo sull’IA

Negli ultimi giorni, si è diffusa l’ipotesi della creazione di un meccanismo di dialogo sull’intelligenza artificiale, proprio uno degli snodi più strategici della rivalità sino-americana. Un’intesa in tal senso dimostrerebbe una consapevolezza condivisa del rischio sistemico: entrambe le potenze temono infatti che la competizione tecnologica possa trasformarsi in una dinamica fuori controllo, simile a una corsa agli armamenti.

La crisi di Hormuz e la pressione su Teheran

Certo, la crisi dello Stretto di Hormuz potrebbe incidere sul vertice. Trump sembra voler usare come leva negoziale il blocco del traffico marittimo, forse sottovalutando la capacità della Cina di reggere allo shock energetico. Di certo, Washington continua a chiedere a Pechino di esercitare una maggiore pressione diplomatica su Teheran per accettare un accordo. La Cina ha tutto l’interesse a evitare che la crisi si protragga, ma non vuole apparire subordinata alla strategia americana. Per questo, mentre invita l’Iran a negoziare e sostiene la necessità di ripristinare la sicurezza della navigazione, ribadisce anche la vicinanza politica a Teheran e denuncia l’illegittimità dell’azione militare americana e israeliana. L’incontro dei giorni scorsi tra i ministri degli Esteri di Pechino e Teheran, Wang Yi e Abbas Araghchi, va letto in questa chiave: la Cina vuole rassicurare l’Iran, evitare che Teheran interpreti il summit Xi-Trump come un cedimento a Washington, e al tempo stesso mostrare agli Stati Uniti di avere canali utili per favorire una soluzione. Tradotto: Pechino non vuole farsi trascinare nella crisi, ma non vuole neppure lasciare a Trump la possibilità di usare Hormuz come una leva strategica.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi (Ansa).

Il nodo di Taiwan

Un altro elemento centrale dell’agenda sarà inevitabilmente Taiwan, che continua a rappresentare il principale punto di frizione strategica tra le due potenze. La telefonata preparatoria al vertice tra Wang Yi e Marco Rubio mostra come Pechino voglia portare Taipei al centro della discussione. Wang ha definito l’isola il principale punto di rischio nelle relazioni bilaterali, ma ha anche collegato Taiwan alla possibilità di «aprire nuovo spazio alla cooperazione Cina-Usa». Questa formulazione suggerisce che Pechino potrebbe andare oltre alla mera riaffermazione delle sue linee rosse, mirando a testare la disponibilità di Trump a uno scambio strategico. La logica cinese appare abbastanza chiara. Se Trump vuole stabilizzare il rapporto, ottenere accordi commerciali, evitare una crisi nel Pacifico e presentare il summit come un successo personale, allora dovrebbe ridurre il sostegno politico, simbolico e possibilmente militare a Taipei. Pechino non si aspetta necessariamente un abbandono esplicito di Taiwan, ma potrebbe cercare una modifica del linguaggio americano: per esempio, passare dal tradizionale «non sosteniamo l’indipendenza di Taiwan» a una formula vicina alla «opposizione all’indipendenza di Taiwan». Sarebbe una differenza apparentemente sottile, ma politicamente rilevante.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Il presidente taiwanese Lai Ching-te (Ansa).

Il sistema anti-sanzioni di Pechino

A ogni modo, i risultati del vertice potranno difficilmente sciogliere i nodi di un rapporto destinato con ogni probabilità a restare competitivo. Proprio in queste settimane, gli Stati Uniti stanno iniziando a trattare i modelli di intelligenza artificiale come asset strategici. È un salto di qualità nella competizione tecnologica. Fino a poco tempo fa, il contenimento americano si concentrava soprattutto sull’hardware: semiconduttori avanzati, macchinari litografici, capacità produttiva, cloud computing. Ora il perimetro si sta allargando anche alla dimensione immateriale dell’IA: modelli, capacità algoritmiche, accesso remoto alla potenza di calcolo. L’irrigidimento fa parte di una più ampia strategia di controlli alle esportazioni. Il Match Act americano punta ad allineare Stati Uniti, Paesi Bassi e Giappone per impedire che la Cina continui ad accedere a macchinari avanzati attraverso “porte laterali” offerte dagli alleati.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Donald Trump (Imagoeconomica).

La risposta cinese si sta muovendo su più livelli. Da una parte, la Cina valorizza la propria centralità nelle catene minerarie globali, dalle terre rare alla grafite, fino ai metalli critici. Dall’altra, costruisce un’architettura giuridica di difesa contro sanzioni, decoupling e pressioni sulle catene di approvvigionamento. Nelle ultime settimane, sono state approvate norme che rafforzano l’arsenale giuridico cinese consentendo indagini contro governi, aziende e individui accusati di danneggiare le catene di fornitura cinesi o di adottare misure discriminatorie. Il messaggio alle multinazionali occidentali è diretto: se vi conformate alle sanzioni americane interrompendo rapporti con soggetti cinesi, potreste violare la legge. L’utilizzo per la prima volta del “divieto di blocco” introdotto dalle norme anti-sanzioni del 2021 (per neutralizzare le sanzioni americane contro cinque aziende collegate all’import di petrolio iraniano) dimostra proprio questo: Pechino è pronta a usare le sue norme come strumento di contro-coercizione. Col risultato che Paesi e attori terzi rischiano di trovarsi di fronte a due sistemi normativi biforcati, rimanendo esposti alle ritorsioni incrociate delle prime due economie mondiali. Ma questo non è un problema di Trump e Xi.

Trump-Xi: i nodi sul tavolo dell’incontro e la posta in gioco
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

Short Movie: Ambition, un corto con Aidan Gillen

Ambition, un corto con Aidan Gillen

Ambientato in un lontano futuro, un corto prodotto dall'ESA dedicato alla sonda Rosetta. Con Aidan Gillen, il “Ditocorto” del Trono di spade e Aisling Franciosi.

Due attori notevoli per un corto garbatamente didattico prodotto dall'ESA per celebrare la sua sonda Rosetta. Su un pianeta remoto un Maestro osserva la sua apprendista eseguire test con la nanotecnologia mentre cerca di dimostrarsi degna di avanzamento. Il Maestro è Aidan Gillen, il “Ditocorto” di Trono di spade, mentre l'allieva è Aisling Franciosi, apparsa anche lei in Trono di spade nella parte della giovane Lyanna Stark, sorella di Ned e madre di Jon Snow. Recentemente si è vista nella serie western The Abandons, insieme a un'altra alumna di Trono... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 9 maggio 2026 - articolo di S*

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma

È un pasticcio di cui si parla da un paio di settimane ma ancora non se ne viene a capo. Domenica 17 maggio, alle 17, è prevista la finale degli Internazionali Bnl d’Italia, dove si spera giochi e vinca Jannik Sinner. Nel medesimo pomeriggio, però, è previsto anche il derby capitolino Roma-Lazio, che è sempre una partita seguitissima in città, con l’aggiunta che, essendo in finale di stagione, entrambe le squadre si giocano la partecipazione alle competizioni europee: Champions ed Europa League.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Jannik Sinner (Ansa).

Spostare il derby Roma-Lazio? Sia mai!

Il derby era previsto alle 15, ma si sovrappone alla finale degli Internazionali: l’area del Foro Italico rischia di essere invasa da 60 mila spettatori per il calcio e altri 10 mila per il tennis. Troppi. In un primo tempo si era proposto di spostare il derby il giorno dopo, lunedì sera alle 20.45, ma entrambe le società, Roma e Lazio, si sono opposte. Poi si è parlato di anticipare il match alle 12.30 di domenica, ma qui sono intervenuti questore e prefetto sostenendo che il grande problema di gestione dell’ordine pubblico rimane. Troppo pericoloso. Problema che potrebbe presentarsi anche nella serata di mercoledì 13, quando all’Olimpico si giocherà la finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter e, in contemporanea, le partite notturne degli Internazionali, ma di questo quasi non si parla. L’attenzione di tutti è concentrata sul derby, perché la questione ancora non si scioglie. «Credo che sarebbe il caso di fare la finale del tennis la domenica e il derby lunedì alle 20.45. Si sarebbe potuto organizzare meglio», ha detto nelle ultime ore l’assessore capitolino ai Grandi eventi, Alessandro Onorato. Ma una decisione finale ancora non c’è. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Reda Belahyane della Lazio e Lorenzo Pellegrini della Roma durante il derby del 21 settembre 2025 (Ansa).

Binaghi rispolvera la guerra tra racchetta e pallone

La vicenda ha però riacceso i riflettori sulla guerra ormai in corso tra calcio e tennis. Il presidente di Federtennis, Angelo Binaghi, uno con un bel caratterino, sta col fucile puntato. «Lo spostamento del derby? Che la finale si sarebbe giocata quel giorno a quell’ora si sa da due anni. Credo che questa possa essere la volta buona in cui il calcio si renda conto che bisogna programmare il campionato tenendo conto che a Roma ci sono gli Internazionali e a Torino le Atp Finals», ha tuonato. Non è la prima volta che calcio e tennis si incrociano a Roma, ma questa volta Binaghi si è innervosito più del solito. Perché, come lui stesso ha sottolineato, «il tennis in Italia ormai è pronto a superare il calcio, quindi meritiamo più rispetto».

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il campo centrale degli Internazionali di tennis (Ansa).

Il presidente della Fitp ne ha per tutti, compreso Malagò

Che Binaghi stia vivendo il suo momento di gloria e che un po’ goda della disfatta della Nazionale e della Federcalcio è abbastanza evidente, come emerso pure dalla conferenza stampa di presentazione degli Internazionali. Parole che poi ha ribadito in un’intervista al Foglio. «Una ventina d’anni fa noi facemmo una rivoluzione. Nel calcio non accadrà perché non ci sono le condizioni. Il governo in questi anni ha continuato a sostenere economicamente il calcio ben oltre i suoi meriti e valorizzando oltremodo la sua rilevanza sociale. E purtroppo si sono visti i risultati», ha affermato il presidente della Fitp. Che poi sorride quando sente girare il nome di Giovanni Malagò per la presidenza della Figc. «Se diventerà presidente farà quello che ha sempre fatto, diventerà amico di tutti, farà tutti contenti allargando il suo consenso, ma non farà alcuna rivoluzione, che necessita di due cose: le idee e la disponibilità a prendere decisioni impopolari, fino a rendersi antipatico. Io se mi accorgo di essere troppo simpatico, mi preoccupo…», ha tagliato corto Binaghi. 

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Angelo Binaghi (Imagoeconomica).

I numeri del tennis in Italia gli danno ragione

Del resto i numeri degli ultimi anni parlano chiaro. La Fitp vanta 1 milione e 254 mila tesserati nel 2025 contro 1 milione 497 mila della Figc. Gli italiani che praticano tennis o padel l’anno scorso sono stati circa 6 milioni e 200 mila, contro i 6 milioni e 500 mila del calcio. Il sorpasso è a portata di mano. E Binaghi sta vivendo una personale rivincita della racchetta sul pallone, soprattutto grazie al momento d’oro con Sinner, numero uno al mondo, e altri tre giocatori nei primi 20 del ranking. Mentre dall’altra parte il calcio annaspa, con la nazionale esclusa dal terzo Mondiale di fila e i club che nelle competizioni europee non toccano palla, nel vero senso della parola. Non solo: quest’anno gli Internazionali potrebbero essere i più seguiti di sempre: l’obiettivo è superare quota 400 mila spettatori (393.671 nel 2025). Altro traguardo è superare l’impatto economico di 1 miliardo di euro per la città (894 milioni nel 2025), mentre il fatturato Fitp ha raggiunto il record di 243.459.085 euro. Anche per questo Binaghi pretende più rispetto dal mondo pallonaro, che invece sembra comportarsi come se nulla fosse accaduto.

Derby e Internazionali d’Italia: cosa c’è dietro la guerra tra calcio e tennis a Roma
Il Presidente Sergio Mattarella con Angelo Binaghi presidente della Federazione Italiana Tennis e Padel, Luciano Buonfiglio, presidente del Coni e Andrea Abodi, ministro per lo Sport (Ansa).

Il silenzio assordante di Sport & Salute

In questa diatriba sul derby, poi, c’è da registrare l’assordante silenzio di Sport & Salute, la società pubblica che gestisce tutta l’area del Foro Italico, quindi i diretti interessati della faccenda. Dal presidente Marco Mezzaroma (amico personale di Giorgia Meloni) neanche una parola, mentre l’ad Diego Nepi quando venne presentato il calendario di Serie A avanzò legittime critiche. «Non si può mettere il derby di Roma quando c’è la finale degli Internazionali, danneggia tutti e non si fa sistema», la sua accusa a inizio campionato. Poi da Sport & Salute più nulla, con la patata bollente rimasta in mano alla Fitp, alla Roma, alla Lazio, al questore e al prefetto. 

Biennale, chiusi “anti-Israele” una ventina di Padiglioni nazionali

Chiusura “anti Israele” di una ventina di padiglioni nazionali, tra i Giardini e l’Arsenale, alla Biennale di Venezia. Finora l’elenco comprende Austria, Belgio, Egitto, Lituania, Lussemburgo, Polonia, Slovenia, Spagna, Svizzera, Turchia, Finlandia, Olanda, Irlanda, Qatar, Malta, Cipro, Ecuador, Regno Unito e Arti Applicate, ma la lista è in aggiornamento. Ad annunciarlo è stato il canale Telegram Global Project. La mobilitazione è promossa, tra gli altri, dal collettivo Anga – Art not genocide alliance. «Questo pomeriggio alle 16.30 è previsto il corteo che da Via Garibaldi punterà a raggiungere il padiglione israeliano all’Arsenale, contro il genocidio e la militarizzazione dell’economia, per i diritti di lavoratrici e lavoratori e in solidarietà con gli attivisti della Global Sumud Flotilla Thiago e Saif, detenuti ora in Israele», ricorda sempre il canale Telegram.