Bufera per i droni ucraini, si dimette la premier lettone Silina

La prima ministra lettone di centrodestra Evika Silina ha annunciato le dimissioni, provocando di fatto il crollo della coalizione di governo: alla base della decisione la crisi innescata dallo schianto di due droni ucraini nel Paese baltico. «Attualmente, la gelosia politica e gli interessi di parte ristretti hanno prevalso sulla responsabilità. Vedendo un candidato valido per la carica di ministro della Difesa, alcuni politicanti opportunisti hanno scelto di creare una crisi, una crisi di governo. Pertanto, annuncio le mie dimissioni. Non è una decisione facile, ma in questa situazione è quella onesta», si legge in un comunicato.

Bufera per i droni ucraini, si dimette la premier lettone Silina
Evika Silina (Ansa).

Lo schianto dei due droni ucraini provenienti dalla Russia

La crisi politica è iniziata dopo che, nella notte del 7 maggio, due droni ucraini provenienti dalla Russia si sono schiantati vicino alla città di Rēzekne, nella parte orientale del Paese. Uno, in particolare, ha colpito dei serbatoi vuoti in un deposito di petrolio, per fortuna senza causare vittime. Il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiga ha successivamente spiegato che i droni erano entrati in Lettonia a causa di sistemi intercettori russi, che avrebbero deviato i velivoli a pilotaggio remoto.

Bufera per i droni ucraini, si dimette la premier lettone Silina
Andris Spruds (Ansa).

L’incidente è diventato subito una questione di fiducia nel governo

L’incidente, avvenuto cinque mesi prima delle elezioni parlamentari, si è trasformato subito da un episodio di sicurezza militare in una questione di fiducia nel governo. Tre giorni dopo sono arrivate le dimissioni di Andris Spruds, ministro della Difesa ed esponente del Partito Progressista, il quale ha spiegato di aver rinunciato all’incarico per «proteggere le forze armate lettoni dall’essere coinvolte in una campagna politica». Contestualmente, i Progressisti hanno dichiarato di non sostenere più Silina, chiedendo l’avvio di colloqui per la formazione di un nuovo governo. In seguito sono arrivate le dimissioni della prima ministra.

L’Eurovision delle contestazioni: fischi contro Israele e proteste pro Pal

L’Eurovision Song Contest è partito il 12 maggio a Vienna nonostante le polemiche legate alla partecipazione di Israele, il conseguente ritiro di cinque Paesi, tra cui uno dei Big e la riconsegna del trofeo da parte di Nemo, lo svizzero vincitore dell’edizione del 2024. A contestare la scelta di non escludere Tel Aviv, presentata come apolitica dagli organizzatori, non sono stati solo i partecipanti storici. La serata inaugurale è stata segnata dalle manifestazioni pro Pal, che sono riuscite a farsi spazio anche dentro la Wiener Stadthalle, tra fischi al cantante israeliano e palinsesti alternativi che hanno provato a offuscare la visibilità dell’evento. Un contraccolpo evidente anche nei dati d’ascolto: secondo quanto comunicato da Rai, lo share italiano si è fermato al 10,1 per cento, lontano dal 27 per cento registrato nel 2022, l’anno seguente alla vittoria italiana dei Måneskin.

Le manifestazioni pro Pal a Bruxelles e Vienna

Protagonista delle proteste europee del 12 maggio è stato Bashar Murad, cantautore palestinese che ha cantato a Bruxelles, in occasione dell’evento United for Palestine, una versione in inglese e arabo della canzone di Nina Simone I wish I knew how it would feel to be free (“Mi piacerebbe sapere come ci si sente a essere liberi”). Una scelta carica di significato che si inserisce nella serie di manifestazioni che hanno coinvolto anche Vienna, tra il presidio in Schwedenplatz degli attivisti di Palästina Solidarität Österreich, l’urlo “stop the genocide” che si è sentito nell’arena a pochi secondi dall’esibizione di Noam Bettan, il rappresentante israeliano, e il manifestante pro Pal bloccato sotto il palco. Il palinsesto televisivo sloveno ha proposto invece, nell’orario di messa in onda del contest europeo, una serie di documentari dal titolo Voices of Palestine.

L’Eurovision delle contestazioni: fischi contro Israele e proteste pro Pal
Bandiera palestinese (foto Unsplash).

Il Times parla di uso del palco come strumento di potere

Non è la prima volta che Israele rimane coinvolto nelle polemiche dell’Eurovision. Nel 2025, e anche l’anno precedente, la sua partecipazione era stata oggetto di dibattiti in tutta Europa. Il New York Times, in una recente pubblicazione, ha analizzato come il premier israeliano Benjamin Netanyahu abbia sfruttato la competizione canora per ottenere consensi internazionali e ripulire la reputazione del Paese: il suo governo avrebbe infatti investito circa un milione di dollari in iniziative di marketing, influenzando potenzialmente anche il voto. La testata statunitense ha definito questo approccio una forma di soft power e di propaganda.

Noam Bettan scortato dal Mossad

Il cantante israeliano ha provato a portare sul palco un messaggio di unità che stona però con le profonde divisioni legate alla partecipazione del Paese che rappresenta. E a Vienna non è arrivato da solo: ad accompagnarlo anche durante le prove della performance sono stati agenti del Mossad, una presenza che ha reso l’esibizione blindata, ma che non è riuscita a tenere lontani fischi e cori pro Pal, intonati anche dopo la qualificazione del cantante alla finale di sabato. La canzone presentata da Bettan è in lingua francese: un occhiolino alla dimensione europea del contest che, però, non sembra aver avuto lo stesso impatto simbolico del pezzo bilingue proposto dal palestinese Murad a Bruxelles.

L’Eurovision delle contestazioni: fischi contro Israele e proteste pro Pal
Noam Bettan (foto Ansa).

Marenghi: Il Centro storico deve rivivere

Marenghi, candidato per il centrodestra a sindaco per il Comune di Salerno, risponde alle domande di Cronache

““Il Vestuti non è solo una struttura sportiva: è un pezzo di identità della città. Proprio per questo il suo stato di abbandono è ancora più inaccettabile. Serve un progetto di recupero serio”. A dirlo il professore Gherardo Maria Marenghi, candidato alla carica di sindaco per la coalizione di centrodestra con quattro liste a suo sostegno.

La grave crisi del commercio salernitano e il centro storico ormai irriconoscibile: come bisogna intervenire?

“Il centro storico di Salerno ha perso negli anni la sua funzione naturale di motore economico e sociale della città. Non si tratta di un fenomeno improvviso, ma del risultato di scelte frammentarie e di una programmazione insufficiente. Per invertire questa tendenza serve un piano strutturale di rigenerazione urbana ed economica. Occorre ridurre il peso della burocrazia, abbattere i costi per chi apre o mantiene un’attività commerciale e introdurre incentivi mirati per il rilancio del commercio di prossimità. A questo va affiancata una politica seria di sicurezza e decoro urbano, perché senza vivibilità non esiste attrattività. Il centro storico deve tornare a essere un luogo in cui si vive, si lavora e si investe, non solo uno scenario turistico occasionale”.

I lavori del nuovo ospedale prevedevano turni di lavoro 24 ore su 24 ma da mesi proseguono a rilento. Nessuno ne parla…

“Un’opera strategica come un nuovo ospedale non può essere caratterizzata da ritardi e mancanza di trasparenza. È necessario che i cittadini sappiano con chiarezza a che punto siamo e quali siano le responsabilità dei rallentamenti. Serve un sistema di monitoraggio costante dei lavori, con report pubblici e periodici sullo stato di avanzamento. La sanità non può essere ostaggio dei ritardi amministrativi: quando si parla di infrastrutture sanitarie, si parla direttamente della qualità della vita e della sicurezza delle persone”.

Il degrado del vecchio Vestuti, anema e core dei salernitani. Tutti ne parlano ma nessuno interviene…

“Il Vestuti non è solo una struttura sportiva: è un pezzo di identità della città. Proprio per questo il suo stato di abbandono è ancora più inaccettabile. Serve un progetto di recupero serio, che parta dalla messa in sicurezza e arrivi a una riconversione funzionale. L’idea è quella di trasformarlo in uno spazio polifunzionale, aperto allo sport, alla cultura e agli eventi, valutando anche il coinvolgimento di soggetti privati in un quadro di regole chiare e controllo pubblico. Abbiamo in mente di inserire nel glorioso impianto un museo permanente dello sport, così da dare lustro alle tante eccellenze del nostro territorio che negli anni hanno lasciato il segno. Lo stadio è una questione sociale, rappresenta un valore economico: è un’infrastruttura pubblica e come tale ha bisogno di essere gestita e finanziata, con i costi sulle spalle della comunità. Uno stadio di proprietà della società, invece, è un motore economico. la mia idea è molto semplice: le istituzioni devono creare le condizioni, non sostituirsi a chi vuole investire. In tutta Europa le società di calcio costruiscono e gestiscono i propri stadi, perché è lì che si produce valore vero. Salerno può fare un passo avanti, diventando una città che crea investimenti, offre lavoro e lascia spazio all’iniziativa privata”.

Una battuta sul lavoro per i giovani, servono sostegni e incentivi

“Il problema principale è trattenere i giovani a Salerno e creare condizioni reali perché possano costruire qui il proprio futuro. Serve un pacchetto di politiche concrete: incentivi fiscali per le imprese che assumono giovani, sostegno all’autoimprenditorialità e alle start-up, semplificazione delle procedure amministrative e un collegamento più forte tra formazione e mondo del lavoro. I giovani non chiedono assistenza, ma opportunità. E il compito delle istituzioni è creare le condizioni perché queste opportunità esistano davvero”.

La crisi del Ruggi e il caos del pronto soccorso, tante polemiche ma nessuna iniziativa

“La situazione del pronto soccorso e più in generale dell’ospedale “Ruggi” richiede un intervento strutturale, non emergenziale. È necessario rafforzare il personale sanitario, migliorare l’organizzazione dei flussi in ingresso, potenziare la medicina territoriale per ridurre la pressione sugli ospedali e investire in innovazione gestionale e digitale. Non si tratta di alimentare polemiche, ma di restituire efficienza a un servizio essenziale per i cittadini”.

Il caso della struttura in stile liberty delle ex Mcm che il Comune ha abbandonato…

“Le ex MCM rappresentano un patrimonio architettonico e storico che non può essere lasciato all’incuria. La priorità deve essere il recupero conservativo dell’edificio e la sua integrazione in un progetto di rigenerazione urbana. È possibile immaginare una destinazione mista: culturale, turistica e innovativa, capace di attrarre investimenti e creare nuova vita urbana in quell’area. Salerno ha bisogno di recuperare ciò che ha valore, non di lasciarlo degradare fino alla perdita definitiva”.

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Massiccio attacco aereo russo su Kyiv nella notte

Nuovo massiccio attacco aereo su Kyiv nella notte tra mercoledì 13 e giovedì 14 maggio 2026. Sulla capitale ucraina sono stati lanciati quasi 700 droni e una cinquantina di missili aerobalistici Kinzhal, missili balistici Iskander-M/S-400 e missili da crociera Kh-101. L’aeronautica militare ha diramato un allarme aereo a livello nazionale anche per la presenza di bombardieri Mig-31. Esplosioni sono state udite a Kyiv e i sistemi di difesa aerea sono entrati in funzione per abbattere i droni. Il sindaco della città, Vitaliy Klitschko, ha riferito su Telegram che le esplosioni sono avvenute nei quartieri Dniprovskyi, Holosiivskyi, Obolon, Solomyanskyi, Darnytskyi e Shevchenkivskyi. Sono stati colpiti edifici residenziali e non residenziali e sono scoppiati anche degli incendi. Frammenti di razzi e droni sono caduti al suolo. Nel quartiere di Darnytskyi è in corso un’operazione di ricerca e soccorso, a seguito del crollo di un edificio residenziale che ha intrappolato diverse persone sotto le macerie. Il bilancio parziale al momento è di un morto e 31 feriti.

Massiccio attacco aereo russo su Kyiv nella notte
Aatacco aereo russo su Kyiv (Ansa).

Ersilia Trotta (Fdi): mio obiettivo è rappresentare voci, sogni e pensieri

Una campagna elettorale che entra sempre più nel vivo, animata da botte e risposte a distanza tra i vari candidati. Ersilia Trotta, candidata di Fratelli d’Italia a sostegno di Gherardo Maria Marenghi e il tipo di candidata equilibrata, corretta e soprattutto attenta alle dinamiche sociali e ambientali che vive quotidianamente sia come professionista del Foro salernitano, sia come parte di una cittadinanza attiva. Il suo vuole essere un contributo concreto per la crescita di Salerno, con una volontà chiara: portare una ventata di cambiamento.

Avvocato come procede la campagna elettorale? La data del voto è sempre più vicina..

“La campagna elettorale procede benissimo. Mi piace incontrare ed ascoltare le persone, è una mia attitudine anche professionale. Non mi piace invece essere superficiale: voglio rappresentare voci, pensieri, anche sogni e per fare questo ho bisogno di capire, interpretare e sentire chiunque voglia sostenermi. La data del voto è vicina e confido di poter essere la rappresentazione ideale in consiglio comunale dei legittimi bisogni dei cittadini”. Stando tra la gente cosa percepisce? “Una voglia di cambiamento favolosa: la gente è stanca di chi ha governato per 30 anni e si presenta ancora oggi come il nuovo che salverà Salerno”.

La settimana scorsa la Provincia ha eletto il nuovo presidente che è un esponente del centrosinistra. Può influenzare il voto delle comunali o è una votazione a sè?

“Oggi le elezioni provinciali sono elezioni di secondo livello dove non votano i cittadini. L’ultimo Presidente della Provincia di Salerno eletto dai cittadini è stato Edmondo Cirielli nel 2009. Tutto il resto è noia e la noia non influisce su niente”.

Come sta portando avanti la sua campagna elettorale? Comizi in piazza o campagne social con video messaggi?

“Ho incontrato e sto incontrando centinaia di persone e di tutte conosco esigenze e speranze. Sono avvocato e vivo bene del mio lavoro: se sono qui è per servire gli altri, non me stessa”.

Cosa vuole dire ai suoi elettori per convincerli a votare Ersilia Trotta?

“Di volersi bene votando me”. Telegrafica e diretta: Ersilia Trotta mostra il tratto della sua semplicità con messaggi chiari che parlano alla gente. E’ una donna di legge e meglio di chiunque altri conosce le esigenze e i diritti dei cittadini salernitani. La fiducia che l’avvocato Trotta sta cercando di ricevere attraverso i consensi dei suoi sostenitori è palpabile e le modalità attraverso le quali sta parlano alle persone sono quelle di chi mostra una volontà precisa di occupare gli scranni del consiglio comunale salernitano per portare le istanze della popolazione e concretizzarle con i necessari atti amministrativi. Una partita tutta da giocare e Ersilia Trotta è scesa in campo determinata per raggiungere l’obiettivo.

Mario Rinaldi

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Il giallo della visita segreta di Netanyahu negli Emirati, smentita da Abu Dhabi

Benjamin Netanyahu ha annunciato di aver fatto una visita segreta negli Emirati Arabi Uniti mentre era in corso la guerra contro l’Iran e di aver incontrato il presidente emiratino Mohammed bin Zayed. Poche ore dopo la pubblicazione del comunicato da parte di Bibi, Abu Dhabi ha però smentito, sostenendo che la visita non sia mai avvenuta e respingendo l’ipotesi di «ricevere qualsiasi delegazione militare israeliana sul proprio territorio».

Il comunicato di Netanyahu e la smentita di Abu Dhabi

Questo il comunicato: «Nel bel mezzo dell’Operazione Leone Ruggente, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha effettuato una visita segreta negli Emirati Arabi Uniti, dove ha incontrato il Presidente degli Emirati Arabi Uniti, lo sceicco Mohamed bin Zayed. Questa visita ha portato a una storica svolta nelle relazioni tra Israele ed Emirati Arabi Uniti». Il ministero degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, smentendo l’annuncio di Netanyahu, ha precisato che «le relazioni con Israele sono pubbliche e sono state stabilite nel quadro dei ben noti Accordi di Abramo», siglati nel 2020.

Il sospetto che la visita sia avvenuta davvero

C’è però il sospetto, se così si può chiamare, che Netanyahu sia stato davvero negli Emirati, in quella che sarebbe stata la prima storica visita di un leader israeliano ne Paese arabo. In fondo, anche se non è ben chiaro perché ha deciso di renderla nota, perché avrebbe dovuto inventarsela? Varie fonti stanno inoltre confermando la visita ai media locali, fornendo dettagli. Ziv Agmon, ex portavoce e capo dello staff di Bibi, ha scritto su Facebook che Netanyahu «è stato accolto ad Abu Dhabi con gli onori riservati ai re» e che lo sceicco «lo ha accompagnato personalmente dall’aeroporto al palazzo con la sua auto privata». C’è però chi sostiene che l’incontro si sia tenuto d Al Ain, città vicina al confine con l’Oman.

Il giallo della visita segreta di Netanyahu negli Emirati, smentita da Abu Dhabi
Mohammed bin Zayed (Imagoeconomica).

Perché gli Emirati si sono affrettati a smentire Netanyahu

Dando per avvenuta la visita, è invece piuttosto chiaro il motivo della smentita. Tel Aviv e Abu Dhabi sono alleati, non è un mistero: gli Emirati furono i primi a riconoscere gli Accordi di Abramo promossi dagli Stati Uniti per favorire la normalizzazione dei rapporti tra Israele e alcuni Paesi arabi. Tuttavia ammettere pubblicamente di aver ospitato un leader israeliano, perdipiù in segreto, sarebbe molto imbarazzante per lo sceicco Bin Zayed. Ma soprattutto rischioso, visto che gli Emirati rischierebbero di inimicarsi gli altri Paesi arabi della regione. Da parte sua, l’Iran ha già condannato la visita tramite le parole del ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che ha definito «imperdonabile» la «collusione con Israele», minacciando serie conseguenze per «chi collabora per semirare divisioni».

Francesco Napoli: Politica locale non dimentichi i diritti civili

“Non c’è sviluppo economico e sociale senza avanzamento dei diritti. Al centro lavoro, scuola  e salute”. A dirlo Francesco Napoli, consigliere nazionale ed ex presidente territoriale di Arcigay Salerno, intervenendo in merito alle prossime elezioni amministrative, in programma il 24 e 25 maggio.

Francesco Napoli, Consigliere Nazionale Arcigay, come legge questa campagna elettorale per le amministrative?

“Sono diversi i comuni che nella nostra provincia andranno al voto ed in molti casi il campo progressista ha saputo fare sintesi. Nella città capoluogo, invece, la frammentazione, frutto di personalismi, e l’assenza del simbolo del PD, pesano e rischiano di spostare la competizione più sulle persone che sulla visione politica. Tuttavia, questo quadro può aprire scenari inediti. Credo che sia importante che tutte le persone candidate sentano la responsabilità di accompagnare le proprie comunità ad un avanzamento nei diritti sociali e civili, temi come sempre poco trattati in campagna elettorale, forse perché ritenuti impopolari o perché non si riconosce a queste questioni il valore fondante anche in chiave di sviluppo economico, culturale e civile. Data l’ampia proposta di liste e coalizioni, per non cadere in confusione credo che le persone dovrebbero chiedersi cosa desiderano per il proprio presente, per il proprio futuro e quello dei propri figli a partire da ciò che hanno sotto i propri occhi. L’essenziale è che si vada a votare, qualunque sia la scelta”.

Quali dovrebbero essere i temi e le rivendicazioni in questa tornata per le amministrative?

“Credo che il tema delle discriminazioni e delle violenze nei confronti delle persone lgbtqia+ si debba affrontare innanzitutto sul piano locale: una amministrazione comunale deve dare il buon esempio. Ho visto alcune candidature prendere una posizione chiara sul tema della registrazione dei figli delle coppie omogenitoriali, qualcuna più nettamente altre più sfumate. Tuttavia è un segnale che certo non è sufficiente. Soprattutto nei piccoli centri, le persone gay, lesbiche, trans e queer, vivono forme silenti di discriminazione e offesa; un fenomeno che bisogna contrastare a partire dalla formazione, l’informazione e l’educazione. Una rivoluzione, in chiave inclusiva, dei linguaggi e degli atti amministrativi nei comuni piccoli e grandi, è un gesto eloquente che potrebbe portare ad una contaminazione positiva tra le agenzie territoriali, nelle famiglie, nella società”.

Qualcuno le direbbe che ci sono temi più importanti: salute, lavoro, istruzione. Cosa risponde?

“Il benaltrismo è una pratica consolidata di chi non ha argomenti. Ma se proprio dobbiamo rispondere allora, partendo dal lavoro, dovremmo considerare che i dati ISTAT riportano numeri imbarazzanti in materia di discriminazione delle persone lgbtqia+:  il 41,2% delle persone intervistate dichiarano di aver subito almeno un evento discriminatorio nel corso della vita lavorativa; il 34,5% dei dipendenti evita di parlare della vita privata per timore di ripercussioni; il 26,0% delle persone LGBTQIA+ ritiene l’orientamento sessuale uno svantaggio per la propria carriera. Una amministrazione locale dovrebbe prendere in carico fenomeni discriminatori nei luoghi di lavoro che si tratti di donne, di minoranze, di persone con disabilità, di persone straniere. Sul tema salute, invece, considerando che un sindaco è il primo responsabile della salute pubblica, allora dovremmo chiederci: quanti consultori per la salute delle donne sono davvero operativi? I punti rosa nei presidi ospedalieri funzionano davvero? Quanti servizi dedicati al contrasto alle Infezioni a Trasmissione Sessuale? Sappiamo che in sanità la prossimità è fondamentale per prevenire e per promuovere salute. Dovremmo auspicare un serio impegno delle persone sindaco in questo senso, di concerto con i servizi sanitari, ma assumendone una chiara responsabilità. Sul tema scuola, infine, mi permetta di dire che c’è chi si è opposto, anche nel campo progressista, all’educazione sessuale ed affettiva nelle scuole in occasione della battaglia per il DDL Zan – quello che intendeva normare i crimini d’odio e prevenire le discriminazioni proprio a partire dalle scuole – e chi, invece, l’ha sostenuta scendendo in piazza con noi. La nostra è una comunità che ha imparato a fare memoria, da Stonewall in poi. Mi auguro che mantenga questa abitudine anche nella cabina elettorale”.

Perché è così importante che tutto questo avvenga a livello locale? Non sarebbe più semplice e più ovvia la battaglia nazionale che Arcigay porta avanti da decenni?

“L’avanzamento dei diritti non viene dall’alto, ma dalle pratiche quotidiane sui territori, dalla nostra capacità di fare cultura delle uguaglianze nella società civile: abbiamo cambiato il sentire dell’opinione pubblica sul tema delle unioni civili e solo allora la politica ha saputo dare una risposta, sebbene incompleta. Lo stesso è accaduto negli anni ’80 con l’HIV: solo quando la nostra comunità ha saputo cambiare la percezione delle persone allora si sono avute leggi nazionali, risorse, attenzione. Così, anche oggi, la rivoluzione parte dai territori, le norme nazionali cambiano a partire sempre dalla domanda delle comunità e dall’avanzamento amministrativo. Oggi, credo, abbiamo il dovere di chiedere a tutte le agenzie sociali ed economiche di partecipare con responsabilità alla cosa pubblica e trovare strumenti e luoghi affinchè questo avvenga. Confido nelle giovani generazioni, che sapranno prendere in mano il futuro prossimo delle loro comunità a partire dal bisogno crescente di partecipare e di superare un linguaggio della politica troppo spesso violento, arrogante, prepotente. Abbiamo bisogno di un amministrare gentile, che non significa inerte, ma capace di governare con concretezza e competenza, senza il bisogno di urlare, dividere la comunità o silenziarne il dibattito pubblico”.

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Ruggi, Gambale sarà direttore generale

di Erika Noschese

Per l’Azienda ospedaliera universitaria Ruggi d’Aragona di Salerno si avvicina la nomina del nuovo direttore generale. L’incarico potrebbe essere conferito e ufficializzato già nella giornata di oggi ma, secondo indiscrezioni interne al presidio ospedaliero, l’ufficializzazione dovrebbe arrivare comunque non oltre venerdì. Al momento resta in pole position Giuseppe Gambale, attuale direttore del Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie del Ministero della Salute e docente all’Università Tor Vergata di Roma. Smentite, dunque, le voci che nelle ultime settimane avevano indicato Giuseppe Spera, commissario straordinario dell’Azienda ospedaliera regionale San Carlo di Potenza, come possibile guida dell’ospedale salernitano. Proprio nella giornata di ieri, infatti, Spera è stato ufficializzato nuovo direttore generale del San Carlo e, nelle prossime ore, dovrebbe arrivare anche la nomina di Gambale al vertice del Ruggi.Tra i profili esaminati dal presidente della Regione Campania, Roberto Fico, figurano Angela Annecchiarico, Nicola Cantone, Giuseppe De Filippis, Giovanni Di Santo, Oreste Florenzano, Giuseppe Gambale, Luigia Infante, Donato Madaro, Claudio Napoli, Flavio Sensi e Giuseppe Spera. Il futuro direttore generale del Ruggi non è estraneo al mondo della politica. Medico chirurgo e cardiologo, Gambale è stato eletto deputato il 22 maggio 2001 con il sistema maggioritario nella circoscrizione Campania 1, collegio di Pozzuoli. Durante il Governo D’Alema II ha ricoperto l’incarico di sottosegretario di Stato alla Pubblica istruzione dal 22 dicembre 1999 al 25 aprile 2000, venendo poi confermato nello stesso ruolo dal 27 aprile 2000 al 10 giugno 2001. Attualmente fa parte del Dipartimento della prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie del Ministero della Salute.

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Ferrovie, Angel holding di Vito Pertosa cede a Siemens attività di Mermec

L’industriale pugliese Vito Pertosa, fondatore della Angelo holding, di Monopoli, ha firmato un accordo per la cessione a Siemens di un perimetro di Mermec che comprende il business della Diagnostica & Data analytics worldwide e del Wayside signaling in Italia. Mermec è leader nel mondo nell’high tech per il settore ferroviario. La parte coinvolta nell’operazione ha registrato nel 2025 ricavi per circa 430 milioni, con 1.700 collaboratori. «L’operazione mi aiuterà a investire nelle altre società della mia holding industriale», ha detto Pertosa, «oltre che sostenere le realtà del Mezzogiorno d’Italia che hanno bisogno di svilupparsi e dar vita a nuova occupazione di qualità». Le parti hanno concordato di non divulgare i termini finanziari dell’operazione, il cui closing è previsto entro la fine del 2026.

Barone: ecco i risultati ottenuti in questi anni

Cinque anni di attività politica e istituzionale portata avanti con continuità, determinazione e senso di responsabilità al servizio della città di Salerno e dei cittadini. Un percorso costruito attraverso il confronto quotidiano con il territorio, l’ascolto delle esigenze della comunità e la partecipazione costante ai lavori istituzionali, con l’obiettivo di rappresentare istanze, criticità e proposte concrete per il miglioramento della qualità della vita in città. In questi anni non sono mancati incontri con associazioni, sindacati, organizzazioni di categoria, rappresentanti del mondo produttivo, comunità religiose, famiglie e singoli cittadini. Momenti di confronto che, secondo la candidata alla carica di sindaca di Salerno Elisabetta Barone, hanno consentito di raccogliere segnalazioni, comprendere problemi spesso trascurati e portare all’attenzione dell’amministrazione comunale questioni ritenute fondamentali per il futuro della città. Parallelamente all’attività di ascolto, Barone rivendica anche un costante lavoro di opposizione politica, caratterizzato – sostiene – dalla denuncia dell’immobilismo amministrativo che avrebbe segnato l’ultimo quinquennio. Dalle manutenzioni ordinarie alle problematiche legate alla vivibilità urbana, passando per il decoro, i servizi ai cittadini e la programmazione culturale, la candidata sottolinea come molte criticità siano rimaste irrisolte, incidendo negativamente sia sulla vita quotidiana dei residenti sia sull’immagine della città agli occhi dei turisti. «Per questo – dichiara Elisabetta Barone – sono stanca di ascoltare chi sostiene che in questi anni nessuno abbia mosso un dito per il bene della città. Non è così. Dai banchi dell’opposizione ho lavorato con serietà, presenza e spirito costruttivo. Lo dimostrano i numerosi interventi messi a verbale nelle Commissioni consiliari e nei Consigli comunali, così come le battaglie portate avanti e i risultati ottenuti. Mi chiedo invece cosa si possa dire della Giunta che ha amministrato la città in questo quinquennio e che troppo spesso è apparsa immobile davanti ai problemi». Tra i risultati che Barone rivendica con maggiore convinzione vi è la lunga battaglia politica e amministrativa legata alla destinazione dell’Auditorium di Salerno, struttura completata ma rimasta inutilizzata per anni. La candidata sottolinea di aver lavorato per quasi tre anni affinché l’immobile venisse affidato al Conservatorio di Musica, superando ostacoli burocratici e resistenze politiche. «Ho impiegato quasi tre anni – spiega Barone – per convincere tutti i consiglieri di maggioranza che non aveva alcun senso trasformare l’Auditorium in un cinema-teatro. In tutta Italia, e direi nel mondo, un Auditorium è strettamente collegato alle attività di un Conservatorio. Era evidente che quella fosse la sua destinazione naturale». Secondo Barone, uno dei principali ostacoli affrontati nel corso della trattativa riguardava l’interpretazione delle norme relative all’assegnazione dell’immobile. «Per molto tempo – aggiunge – è stato sostenuto che il trasferimento non fosse possibile perché un bene pubblico non può essere assegnato direttamente a un soggetto privato. Ma il Conservatorio non è un privato: è un’istituzione pubblica di Alta Formazione Artistica e Musicale, equiparata al sistema universitario. In pratica, il Comune avrebbe trasferito il bene a un’altra amministrazione pubblica. Non esisteva quindi alcun problema di affidamento diretto». La candidata racconta di una trattativa lunga e complessa, portata avanti attraverso confronti tecnici e politici, fino al raggiungimento dell’accordo definitivo. «Dopo lunghissime interlocuzioni siamo riusciti a ottenere che l’Auditorium venisse finalmente consegnato al Conservatorio. Un risultato importante per la città, per gli studenti, per il mondo della cultura e per tutto il territorio». Barone evidenzia però anche le difficoltà emerse successivamente, legate alle condizioni della struttura, completata nel 2016 ma mai realmente aperta e utilizzata. «Oggi ci troviamo davanti a problemi strutturali importanti – spiega – perché l’edificio è rimasto inutilizzato per anni. Ci sono infiltrazioni dal tetto e saranno necessari lavori per circa 150mila euro. Alla fine, però, il trasferimento è stato possibile anche grazie alla disponibilità del Conservatorio, che si è fatto carico di questi costi». Infine, la candidata esprime l’auspicio che gli interventi possano partire in tempi brevi e concludersi entro il 2027, consentendo così alla città di recuperare finalmente una struttura considerata strategica dal punto di vista culturale e formativo. «Adesso partiranno i lavori e auspichiamo che possano essere completati entro ottobre 2027. Sarebbe un segnale importante di rinascita culturale e di valorizzazione di uno spazio che per troppo tempo è rimasto chiuso e inutilizzato».

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Xi a Trump: «La gestione errata di Taiwan può portare a un conflitto»

Sono tanti i temi sul tavolo dell’atteso bilaterale di Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump: dai dazi ai chip, fino alle terre rare e alla guerra all’Iran, senza dimenticare la questione di Taiwan. Sollevata in apertura dell’incontro dal presidente cinese, che l’ha definita «la più importante nelle relazioni tra Pechino e Washington», per poi avvertire: «Se gestite bene, le relazioni bilaterali possono garantire una stabilità generale. Se gestite male, i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l’intero rapporto sino-americano in una situazione molto pericolosa». L’indipendenza di Taiwan e la pace nello Stretto di Formosa, ha ribadito Xi, «sono incompatibili».

Xi cita la trappola di Tucidide e le guerre del Peloponneso

«Se Cina e Stati Uniti riusciranno a superare la “trappola di Tucidide” e a inaugurare un nuovo paradigma nelle relazioni tra le grandi potenze; se saremo in grado di unire le forze per affrontare le sfide globali e infondere maggiore stabilità nel mondo; se saremo in grado di rispondere al benessere dei nostri due popoli e al futuro e al destino dell’umanità, e di creare insieme un futuro radioso per le relazioni bilaterali: queste, si potrebbe dire, sono domande di storia, domande del mondo e domande dei popoli», ha dichiarato inoltre Xi. La “Trappola di Tucidide” è un concetto geopolitico che descrive la tendenza strutturale al conflitto quando una potenza emergente minaccia di spodestarne una egemone consolidata. L’espressione, coniata dal politologo Graham Allison, trae ispirazione da Guerra del Peloponneso di Tucidide, resoconto del conflitto che si tenne nel V secolo a.C. tra Atene (in ascesa) e Sparta (già una potenza).

Xi a Trump: «La gestione errata di Taiwan può portare a un conflitto»
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Trump smorza: «Avremo un futuro fantastico insieme»

Da parte sua, Trump durante i saluti iniziali del bilaterale ha parlato di «fantastico rapporto» con Xi, definendo il presidente cinese «un grande leader» di cui ha «enorme rispetto», aggiungendo: «Avremo un futuro fantastico insieme». È la prima visita di un presidente americano in Cina da quella compiuta dallo stesso Trump a novembre del 2017. Tra gli obiettivi principali della Casa Bianca possibili accordi nei settori dell’agricoltura e, probabilmente, la conferma di un maxi ordine di aerei Boeing da parte di Pechino.

Tribunale Usa sospende le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese

Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha annunciato che un tribunale del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte a suo carico dall’amministrazione Trump. In un post su X, Albanese ha riferito che il giudice ha stabilito che «tutelare la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico», ringraziando la figlia e il marito «per essersi fatti avanti per difendermi, e tutti coloro che hanno fornito aiuto finora». Il giudice Richard Leon ha concesso l’ingiunzione in risposta a una causa intentata dalla sua famiglia, che aveva descritto il grave impatto che le sanzioni avevano sulla loro vita e sul loro lavoro, inclusa la possibilità di accedere alla loro abitazione nella capitale federale. In particolare, Leon ha ritenuto che le sanzioni potrebbero costituire una violazione dei diritti garantiti dal primo emendamento ad Albanese e ai suoi familiari. ù

Rifiuti tossici, Silvestri attacca

«Prendo atto delle dichiarazioni rese dal Consigliere delegato all’Ambiente, Castelluccio, a margine dell’intervento di rimozione dei rifiuti abbandonati in Litoranea. Alla luce di tali dichiarazioni, si rende quantomeno necessario e opportuno chiarire alcuni aspetti al Consigliere», ha dichiarato Silvestri. «Dall’accesso agli atti che ho effettuato in data 9 aprile scorso emerge inequivocabilmente un dato oggettivo che smentisce la tesi dell’“allarmismo” paventata dal Consigliere: i rifiuti abbandonati sono classificati come “rifiuti speciali pericolosi”, con codici HP7 – cancerogeni – e HP14 – ecotossici. Pubblico, a tal proposito, uno stralcio del documento rilasciato dal laboratorio specializzato che ha eseguito le analisi sui rifiuti abbandonati. Il Consigliere delegato all’Ambiente, riferendosi proprio all’accesso agli atti, ha dichiarato chiaramente: “La verità è che non avete trovato nulla”, invitando anche a renderli pubblici integralmente. Dalle analisi, come si può constatare, emerge esattamente il contrario. Quando un rischio di questo tipo viene accertato, non si può parlare di “narrazione” né di “bomba ambientale” creata ad arte. Si parla di salute pubblica e di obblighi di legge». L’esponente dell’opposizione ha poi ricordato che «il rimorchio contenente tali rifiuti è rimasto sotto sequestro per mesi. In otto mesi, le coperture si sono progressivamente deteriorate e rimosse a causa delle intemperie. I rifiuti speciali pericolosi sono rimasti all’aria aperta, esposti al vento, e parte del materiale è finita anche sul terreno circostante. In una situazione del genere – con il mezzo sottoposto a sequestro – il compito del Consigliere delegato all’Ambiente era chiaro: informare immediatamente la Procura della Repubblica, titolare delle indagini, affinché fosse resa edotta della situazione e potesse autorizzare interventi di messa in sicurezza dei rifiuti speciali pericolosi» – ha aggiunto. «Il Consigliere delegato all’Ambiente ha informato la Procura? Inoltre, a partire dal dissequestro del 20 gennaio 2026, il suo compito era altrettanto chiaro: attivare immediatamente azioni volte a mettere in sicurezza il rimorchio, senza attendere l’intervento del deputato Borrelli, avvenuto a metà marzo. Di fatto, la messa in sicurezza dei rifiuti speciali pericolosi presenti sul rimorchio, con il ripristino delle coperture, è avvenuta soltanto dopo l’intervento del deputato. Perché il Consigliere delegato all’Ambiente non è intervenuto prima?» «Chiarito tutto questo, va detto che la rimozione avvenuta nei giorni scorsi è il risultato di un percorso amministrativo che ha dovuto seguire le proprie tempistiche: predisposizione della gara d’appalto, termini per la presentazione delle offerte, valutazione delle stesse, aggiudicazione e così via. Tutte fasi che richiedono tempi tecnici precisi». E ancora: «Non si può però riscrivere la storia. Chi ha denunciato, seguito questa vicenda in tutte le sue fasi, chi ha chiesto trasparenza e informato i cittadini del rischio ambientale e sanitario non ha creato allarmismo: ha semplicemente svolto il proprio dovere. Ai cittadini non servono comunicati finalizzati a sminuire chi solleva un problema. Servono atti chiari, interventi tempestivi e, soprattutto, la verità documentale», ha concluso il consigliere di FdI.

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Altro che Iran, la vera minaccia per Trump è l’aumento del costo della vita

Prima di salire sull’Air Force One diretto a Pechino, Donald Trump ha messo in chiaro di non essere preoccupato «nemmeno un po’» dell’inflazione cresciuta più delle attese e dei prezzi della benzina schizzati alle stelle (almeno per gli standard Usa), dicendosi convinto che tutto tornerà alla normalità una volta terminata la guerra contro l’Iran. Sarà. Ma i fatti dicono che il presidente americano è volato da Xi Jinping in un periodo di crisi economica tra i più cupi della sua permanenza alla Casa Bianca, con un Paese duramente colpito dall’aumento del costo della vita. Una minaccia gravissima in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, ben più del nucleare di Teheran.

Altro che Iran, la vera minaccia per Trump è l’aumento del costo della vita
La corsia di un supermarket Walmart negli Usa (Ansa).

I prezzi stanno crescendo più degli stipendi

Secondo il Bureau of Labour Statistics, i prezzi al consumo hanno registrato nel mese di aprile un aumento dello 0,4 per cento su base mensile, superiore al +0,3 stimato dal mercato, dopo il +0,2 di marzo. Su base annua, l’inflazione è arrivata al 3,8 per cento: per la prima volta in tre anni, i prezzi stanno crescendo più velocemente dei salari (cresciuti del 3,6 per cento), annullando i guadagni in termini di potere d’acquisto reale.

Negli Usa è salita alle stelle persino la benzina

Il prezzo medio della benzina è ora vicino a 4,50 dollari al gallone, che equivale a 3,7 litri. Costo che sarebbe ottimo per gli italiani, ma non per gli statunitensi, che un anno fa per un gallone pagavano 3,14 dollari. Per alleviare la pressione sugli automobilisti, Trump sta valutando una sospensione temporanea della tassa federale sulla benzina.

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I prezzi della benzina a un distributore negli Usa (Ansa).

Il debito delle famiglie ha raggiunto il massimo storico

Secondo i nuovi dati pubblicati dalla Federal Reserve, il debito delle famiglie statunitensi, che si affidano sempre più a carte di credito e prestiti per assorbire l’aumento dei costi, ha raggiunto il massimo storico di 18.800 miliardi di dollari nei primi tre mesi del 2026. Axios scrive che gli americani hanno subito un aumento dei prezzi al consumo di quasi il 30 per cento dal 2020, cioè dall’inizio della pandemia di Covid: un costo cumulativo che non si è mai completamente riassorbito. E a marzo il tasso di risparmio personale è sceso al 3,6 per cento: si tratta del livello più basso dal 2022, dovuto al fatto che le famiglie a basso reddito hanno utilizzato i propri risparmi per coprire le spese essenziali.

Altro che Iran, la vera minaccia per Trump è l’aumento del costo della vita
La Federal Reserve (Imagoeconomica).

L’accelerata del debito pubblico dal suo ritorno al potere

A questo si aggiunge un debito pubblico federale che supera i 39 mila miliardi di dollari (oltre il 120 per cento del Pil, che va detto è in aumento). Un debito enorme lasciato in buona parte dall’Amministrazione Biden e dovuto alla crisi pandemica, certo. Ma con il ritorno alla Casa Bianca di Trump c’è stata un’accelerata senza precedenti del ritmo dell’indebitamento. Insomma, la credibilità economica degli Stati Uniti, promessa centrale del ritorno al potere di The Donald, sta crollando.

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Donald Trump (Ansa).

Per due terzi degli americani il Paese è «fuori controllo»

Un nuovo sondaggio della Cnn ha rilevato che il 70 per cento degli americani disapprova la politica economica di Trump: il dato non aveva mai superato il 50 per cento durante il suo primo mandato, nemmeno in tempo di Covid. E il 77 per cento degli intervistati, inclusa la maggioranza dei repubblicani, ritiene che le politiche di Trump abbiano fatto aumentare il costo della vita. Un’indagine YouGov/Economist ha invece rilevato che due terzi degli americani ormai considerano il Paese «fuori controllo». Secondo i sondaggisti di AtlasIntel, i democratici alle midterm potrebbero prendersi il 55 per cento dei seggi alla Camera.

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Donald Trump (Ansa).

La strategia di Trump tra rassicurazioni e misure d’emergenza

Oltre ad appoggiare la sospensione della tassa federale sulla benzina, misura di emergenza solitamente riservata ai periodi di grave crisi per i consumatori, Trump ha inoltre esortato il Congresso ad approvare il disegno di legge bipartisan 21st Century ROAD to Housing Act, che mira a ridurre i costi abitativi, incentivare lo sviluppo edilizio e vietare ai grandi investitori di Wall Street di acquistare abitazioni unifamiliari. Un modo per strizzare l’occhio a tutto l’elettorato: l’accessibilità economica degli alloggi, un elemento centrale dell’American dream, negli ultimi anni è diventata una chimera a causa di tassi ipotecari elevati e prezzi delle case saliti alle stelle. «Con la normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz, gli americani vedranno nuovamente crollare i prezzi della benzina, crescere i salari reali, rallentare l’inflazione e continuare ad affluire trilioni di investimenti», ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca Kush Desai, sottolineando che Trump «era stato chiaro riguardo ai disagi a breve termine derivanti dall’operazione Epic Fury». Basteranno una manciata di rassicurazioni e qualche misura d’emergenza a salvare Trump e i seggi del Grand Old Party al Congresso?

Caporalato e lavoro nero, controlli rafforzati

Sfruttamento lavorativo, lavoro sommerso e contrasto al caporalato al centro di un incontro tenutosi in Prefettura, alla presenza dell’Assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania, Angelica Saggese. Hanno partecipato, oltre al Questore e ai vertici provinciali delle Forze di polizia, anche i dirigenti dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, INAIL, Dipartimento di Prevenzione dell’ASL, delle associazioni datoriali e delle organizzazioni sindacali dei comparti agricoltura e edilizia. Il fenomeno interessa anche alcuni settori strategici di questa provincia – tra cui quello dell’agricoltura dell’edilizia della logistica e dei servizi – e rappresenta non solo una grave violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori ma anche un attacco allo sviluppo sostenibile del sistema economico e produttivo. Contrastare lo sfruttamento lavorativo significa rafforzare i meccanismi di vigilanza, promuovere la cultura della legalità, garantire pari dignità a tutti i lavoratori, favorire le imprese sane e l’economia legale. È un impegno che richiede la collaborazione di tutti: istituzioni, imprese, sindacati e società civile. Nel corso della riunione sono state, innanzitutto, esaminate le problematiche relative alla gestione dei fenomeni distorsivi del lavoro: le difficoltà nell’individuazione dei casi di sfruttamento, la mancanza di un numero congruo di segnalazioni ma anche la necessità di approfondire la conoscenza della materia, sia da parte del mondo produttivo sia di quello dei lavoratori. L’esistenza di un fenomeno sommerso sarà approfondita attraverso l’individuazione di indicatori che saranno messi a sistema. Dell’analisi e della lettura degli indicatori si occuperà un Osservatorio che verrà a breve costituito in Prefettura. Ci si propone, inoltre, di garantire la circolarità delle informazioni mediante l’istituzione di un tavolo che opererà sulla base di un programma di controlli congiunti, incrementando quelli già in atto da parte sia delle Forze di polizia sia dell’Ispettorato, in modo da evitare sovrapposizioni e ampliare il raggio d’azione. Un focus specifico è stato dedicato ai lavoratori stranieri, spesso vittime di una ricerca di manodopera a basso costo e, talvolta, veri e propri “lavoratori invisibili”. Questo fenomeno ha pesanti ricadute sul tessuto sociale e crea anche un grosso divario economico e una concorrenza sleale in danno delle imprese virtuose che operano nel rispetto delle regole. Il confronto ha infine toccato il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro: sono stati forniti aggiornamenti sugli infortuni nei luoghi di lavoro nella provincia di Salerno, elaborati grazie al contributo dell’Inail e dell’Asl. Dai dati è stata confermata una costante flessione degli infortuni non mortali sul lavoro tra il 2023 e il 2025, ma è stato registrato un rialzo nel corso del 2025 degli incidenti mortali. L’Assessore Saggese ha sottolineato l’importanza della vigilanza, della prevenzione e della formazione; quest’ultima cruciale per prevenire e ridurre fenomeni di sfruttamento lavorativo e di mancata ottemperanza agli obblighi di sicurezza nei luoghi di lavoro. Proprio sul tema della formazione e dell’informazione, dalla riunione è emersa la proposta di mettere insieme un “vademecum” che raccolga tutte le tutele e le garanzie riconosciute dall’ordinamento in materia di lavoro e da diffondere presso la rete istituzionale, delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali che hanno partecipato al tavolo. Il Prefetto Esposito, a conclusione dell’incontro, ha ribadito la necessità di mantenere attiva una collaborazione stabile e continuativa tra tutti i soggetti coinvolti che si occupi, con il proprio apporto di competenze e favorendo la circolarità delle informazioni, del contrasto al caporalato, allo sfruttamento lavorativo: “solo insieme – istituzioni, mondo delle imprese, corpi intermedi e società civile – possiamo combattere questa battaglia di civiltà. Dobbiamo mettere a fattor comune esperienze e conoscenze, nella consapevolezza che fenomeni complessi come il caporalato e lo sfruttamento lavorativo richiedono un impegno ulteriore non solo sul piano della repressione ma soprattutto su quello della prevenzione”.

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Pagani. Il saluto dei tifosi a Francesco Sessa

Pagani. Rientrata a Pagani la salma di Francesco Sessa, il pizzaiolo di 35 anni ucciso con una coltellata al torace il 28 aprile scorso ad Ibiza dove prestava la sua opera presso la pizzeria “”Pummarola”.  Per quel delitto unico indagato il 45enne originario di Avellino Annibale Damiano rinchiuso in carcere alle Baleari. La salma di Sessa e arrivata a Capodichino nel pomeriggio, poi il trasferimento nella sua Pagani dove si sono svolte le esequie presso la Basilica di Sant’Alfonso alla presenza di tantissima gente che si è stretta intorno alla famiglia. Lacrime, commozione. Rabbia e incredulità. Le maglie di più tifoserie e un silenzio carico di emozione hanno accompagnato l’ultimo saluto a  “Franco” Sessa: c’erano rappresentanze dei tifosi di Frosinone, Cavese e Nocerina. Rito funebre officiato  da padre Francesco Ansalone, parroco di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, e da don Giuseppe Pironti. “La vita eterna ci dice che è valsa la pena per Francesco vivere, per il suo sorriso, la sua bontà”, ha detto don Pironti. . Chiesa gremita in ogni ordine di posto, con fedeli presenti anche nel sagrato e nella piazza antistante. Nel suo intervento, don Pironti ha invitato a “togliere dal cuore la rabbia per fare spazio all’incontro»” ricordando come il dolore lasci comunque una ferita profonda e difficile da colmare: “Non è giusto, queste cose non devono accadere”.  Al termine della celebrazione, il feretro ha lasciato la Basilica tra un lungo applauso e il coro dei tifosi: “Francesco sempre con noi”. All’esterno, il lancio di palloncini bianchi e i fumogeni accesi dalla curva nord della Paganese hanno accompagnato un ultimo saluto. Il corteo funebre ha poi raggiunto il  piazzale , antistante lo stadio “Torre”, dove in tanti hanno atteso il passaggio del feretro per un ultimo momento di raccoglimento prima del trasferimento al cimitero dove la sua salma sarà tumulata nella mattinata di oggi. Intanto a Ibiza la Guardia Civl sta cercando ancora i riscontri sulle dichiarazioni di colleghi, datore di lavoro e testimoni che scagionerebbero l’unico indagato dietro le sbarre da quasi due settimane.

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Morra: Nessuna rottura con il Pd

di Erika Noschese

 

 

Conferma le voci relative al suo addio a Palazzo Sant’Agostino, ma smentisce categoricamente quelle su un possibile distacco dal Partito Democratico o su un presunto avvicinamento ai socialisti guidati da Enzo Maraio. Francesco Morra, sindaco di Pellezzano, ribadisce la propria appartenenza politica e chiarisce le ragioni della scelta maturata nelle ultime settimane. Da anni impegnato con dedizione alla guida della sua comunità, Morra ha progressivamente esteso il proprio impegno anche al territorio regionale attraverso il ruolo di presidente di Anci Campania, incarico che lo vede quotidianamente al fianco dei sindaci e delle amministrazioni locali della regione. Un’attività intensa, portata avanti con continuità e spirito di servizio, che lo ha spinto a riconsiderare la compatibilità tra i numerosi impegni istituzionali. Proprio per dedicarsi pienamente al mandato all’interno dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani, Morra ha deciso di rassegnare le dimissioni da consigliere provinciale, spiegando che si tratta di una scelta maturata nell’ottica di favorire un ricambio e consentire l’ingresso di «nuove energie» nell’ente provinciale. Nel chiarire la propria posizione politica, però, il sindaco di Pellezzano respinge con fermezza le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni su una possibile rottura con il Partito Democratico o su nuovi approdi politici. «Non c’è alcuna rottura con il Partito Democratico – ha dichiarato Morra –. Credo che certa politica, a volte un po’ miope, finisca per confondere la collaborazione istituzionale con dinamiche completamente diverse. Spesso una certa cattiva politica alimenta interpretazioni sbagliate e anche parte della stampa, in buona fede, finisce per cascarci». Parole con cui Morra prova dunque a spegnere sul nascere le voci di tensioni interne al centrosinistra, ribadendo come la sua scelta sia esclusivamente legata a valutazioni di carattere istituzionale e organizzativo, senza alcuna conseguenza sul piano dell’appartenenza politica.

Sindaco Morra, partiamo da un bilancio di questi mesi alla guida di ANCI Campania. Lei sta lavorando fianco a fianco con tanti amministratori della regione Campania…

«Stiamo facendo un ottimo lavoro e, soprattutto, stiamo rilanciando, valorizzando il lavoro di anni, il ruolo di ANCI Campania. I cinquant’anni dell’associazione hanno rappresentato un momento importante, che ha restituito nuova centralità ai sindaci e agli amministratori locali. In questi mesi abbiamo portato avanti tante iniziative concrete, con particolare attenzione alle aree interne e ai piccoli comuni, alla sicurezza.

Come Anci difendiamo i comuni montani e le comunità locali, che spesso rischiano di essere penalizzati da riforme e scelte lontane dai territori, lavorando affinché abbiano strumenti e opportunità per crescere. Parallelamente, insieme alla Regione Campania e all’assessorato al turismo stiamo disegnando le DMO per costruire una nuova strategia turistica regionale. Oggi la Campania e i suoi territori sono centrali anche nei rapporti nazionali e internazionali».

Si parla di un suo addio in consiglio provinciale. Quali le motivazioni?

«Oggi sono chiamato a guidare il mio comune, Pellezzano, che è la mia più grande passione, e contemporaneamente a ricoprire un ruolo di grande responsabilità in ANCI Campania, arrivato peraltro con il voto unanime delle forze politiche. È un impegno importante, che richiede presenza e dedizione quotidiana. Per quanto riguarda il Consiglio provinciale, resto profondamente grato a chi mi ha sostenuto e accompagnato in questo percorso. Credo però che sia giusto e opportuno dare spazio ad altri rappresentanti della mia comunità politica e del Partito Democratico, favorendo nuove energie».

Voci la vedrebbero in rotta con il Pd. Cosa succede?

«Non c’è alcuna rottura con il Partito Democratico. Credo che certa politica, a volte un po’ miope, finisca per confondere la collaborazione istituzionale con dinamiche diverse, certa cattiva politica alimenta errori della stampa che in buona fede ci casca. Io continuo a lavorare nell’interesse dei territori e dei cittadini, mantenendo rapporti istituzionali corretti e costruttivi con tutti. Per questo motivo derubrico queste polemiche a semplici interpretazioni prive di fondamento».

Quali i suoi progetti con Anci?

«L’obiettivo è continuare a rappresentare i comuni campani dando voce a tutti, senza distinzioni. Vogliamo costruire un’Anci sempre più vicina agli amministratori locali, organizzando riunioni itineranti sui territori ed essendo realmente al servizio dei sindaci e delle comunità. Con la nostra squadra intendiamo rafforzare il dialogo tra istituzioni, sostenere i piccoli comuni e offrire strumenti concreti per affrontare le sfide amministrative, economiche e sociali che i territori vivono ogni giorno».

Grande risultato per la Provincia di Salerno con la vittoria di Geppino Parente…

«Quella di Geppino Parente è una grande competenza amministrativa e politica. Oltre a essere presidente del consiglio direttivo di ANCI Campania, è soprattutto un uomo di esperienza, coerenza e profonda conoscenza del territorio. Il risultato ottenuto rappresenta un segnale importante».

Tanti i progetti avviati da delegato alla cultura. Cosa intende realizzare ancora?

«In questi anni da delegato alla cultura della Provincia abbiamo portato avanti tanti progetti sulla valorizzazione dei beni culturali, grazie a un lavoro sinergico costruito insieme alla dirigente del settore e agli stessi dipendenti provinciali, che ringrazio per la professionalità e la dedizione dimostrata. Davanti a noi ci sono ancora sfide importanti. Siamo arrivati al compimento del progetto esecutivo della Biblioteca Provinciale e adesso bisogna procedere con l’affidamento dei lavori. Allo stesso modo, grande attenzione è stata dedicata all’area archeologica di Fratte, mentre i lavori di restyling del Museo Archeologico Provinciale saranno completati entro il mese di giugno. Sempre a giugno, inoltre, il gestore della buvette del Castello Arechi entrerà finalmente in possesso degli spazi, restituendo un ulteriore servizio e valorizzando uno dei luoghi simbolo del nostro territorio. E poi ci sono tanti altri interventi e progettualità avviate in questi anni. Credo che, al di là delle parole, siano i fatti a parlare da soli. L’obiettivo resta quello di continuare a valorizzare ogni bene culturale e identitario della provincia di Salerno, trasformando cultura e turismo in opportunità concrete di crescita e sviluppo per le nostre comunità».

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Tumore al seno e metastasi al fegato trattati in un unico intervento

Sette ore e tre diverse équipe chirurgiche altamente specializzate per un intervento estremamente complesso che ha consentito di dare una nuova speranza ad Agnese. La donna, poco più che cinquantenne e in cura presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, era affetta da un carcinoma della mammella con metastasi epatica. Nel corso della stessa seduta operatoria, i chirurghi hanno trattato sia il tumore al seno sia la metastasi al fegato, evitando alla paziente più interventi separati e una seconda anestesia. Un risultato reso possibile da un lavoro integrato tra diverse specialità. L’intervento ha previsto inizialmente una resezione epatica anatomica in laparoscopia, seguita successivamente dall’asportazione della mammella con la conservazione del complesso areola-capezzolo, lo svuotamento del cavo ascellare e la ricostruzione immediata con protesi. Contestualmente, è stata eseguita anche la ricostruzione dell’altra mammella asportata in un precedente intervento. In sala operatoria hanno lavorato tre équipe appartenenti, rispettivamente, all’unità operativa complessa di chirurgia epato-bilio-pancreatica e dei trapianti di reni, guidata dal prof. Roberto Troisi, con il prof. Roberto Montalti e il dott. Mariano Giglio; alla chirurgia senologica, con la guida del prof. Tommaso Pellegrino, ed i dottori Enrico Araimo, Andrea Calandriello, Giovanni Fortunato dell’UOC di chirurgia generale ad indirizzo bariatrico, endocrino metabolico e senologia, diretta dal prof. Mario Musella e all’UOC di Chirurgia plastica e ricostruttiva, diretta dal prof. Francesco D’Andrea, con il dott. Luigi Moccia. La paziente è stata, inoltre, assistita dall’equipe della UOC di Anestesia, rianimazione e terapia antalgica, diretta dal professor Giuseppe Servillo, con i dottori Andrea De Felice e Vera Cirillo.La particolarità del caso sta proprio nella possibilità di affrontare, in un solo tempo chirurgico, due aspetti della malattia: il tumore primario e la lesione metastatica al fegato, combinando i tempi di rimozione dei tumori a quelli ricostruttivi. Una scelta che ha permesso di ridurre l’impatto fisico e psicologico del percorso operatorio e di favorire tempi di recupero più rapidi. Agnese è stata dimessa sette giorni dopo l’intervento in ottime condizioni cliniche. «Nonostante i controlli a cui periodicamente ero sottoposta a causa di un carcinoma maligno, individuato quasi per caso nel 2022 e risolto con mastectomia totale della mammella, ho scoperto nel Giugno 2025 un tumore diverso all’altra mammella, molto più aggressivo e già esteso al fegato. In questo percorso non mi sono mai persa d’animo, ma mi sono affidata totalmente a Dio e alla scienza, non bisogna avere paura ma sempre sorridere alla vita», le parole di Agnese. Un intervento, il suo, reso possibile grazie all’esperienza delle équipe coinvolte e alla sinergia tra le diverse unità operative. Il risultato valorizza il ruolo della chirurgia epatobiliare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II come Centro di riferimento nazionale anche per il trattamento delle metastasi al fegato con tecniche mininvasive. Si rafforza inoltre il lavoro della Breast Unit federiciana, oggi punto di riferimento per la diagnosi e la cura del tumore della mammella, e della Chirurgia Plastica, grazie a percorsi che integrano chirurgia, ricostruzione, oncologia e assistenza personalizzata. L’approccio multidisciplinare resta uno degli elementi decisivi per offrire ai pazienti cure sempre più mirate, efficaci e meno invasive.«Questo intervento racconta in modo concreto il valore di una sanità pubblica nella quale competenze diverse lavorano insieme, ponendo al centro la persona e i suoi bisogni di cura. Un intervento che dimostra, ancora una volta, che presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II la presa in carico globale è un modello organizzativo integrato che consente di affrontare anche casi ad alta complessità con percorsi sicuri e personalizzati», dice il direttore generale Elvira Bianco.

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Dall’estero: Westworld torna al cinema con un nuovo adattamento

Westworld torna al cinema con un nuovo adattamento

Sarà lo sceneggiatore di Jurassic Park David Koepptorna a lavorare sulle opere di Michael Crichton 

Dal grande schermo al piccolo, per tornare nelle sale con un nuovo adattamento, il parco di divertimenti immaginato da Michael Crichton nel 1973 non ha ancora finito di raccontare le sue storie. Il parco a tema di Westworld, creato dall'autore per il suo esordio cinematografico come regista e sceneggiatore, ha riaperto una prima volta ne 2016 con la serie HBO creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy – conclusasi abbastanza improvvisamente dopo quattro stagioni – ma è stato annunciato che una nuova versione del parco western e dei suoi abitanti arriverà al cinema... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 14 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Riviste e Fanzine: Il Magazzino dei Mondi, in vendita il numero 6

Il Magazzino dei Mondi, in vendita il numero 6

La fanzine curata da Matteo Ciccone esce con un nuovo numero con racconti di Taylor Blackfyre, Andrea Cabassi e altri.

Dopo oltre un anno dal numero 5 arriva su Amazon il numero 6 della fanzine Il Magazzino dei Mondi, curata da Matteo Ciccone – alias “Il Magazziniere” – il numero ospita un gran numero di racconti, a firma Taylor Blackfyre, Andrea Cabassi, Stefano Culotta, Mario Delfino, Enrico di Coste, Margherita Tramontano e articoli e saggi di Davide Boario, Tea C. Blanc e del Magazziniere stesso. Per quanto le fanzine, grazie anche ai sistemi di autopubblicazione come quello di Amazon, siano ormai prodotti quasi indistinguibili da quelli professionali,... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Riviste e Fanzine - 14 maggio 2026 - articolo di S*

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti

Lo Stretto di Hormuz è uno snodo energetico essenziale e il mancato accordo sulla sua riapertura sta generando un impatto geopolitico dirompente. La persistente tensione nell’area non incide, però, solo sul flusso di petrolio, gas e merci: genera ricadute sugli ecosistemi marini, spinge aziende a fare di necessità virtù, condiziona persino le vacanze e il nostro modo di vestire. È in questa intersezione che emergono gli effetti collaterali del corridoio più sensibile del mercato energetico globale.

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Lo Stretto di Hormuz.

Balene vs mercantili: i cambi rotta che distruggono ecosistemi

PortWatch, il portale open-source gestito dal Fondo monetario internazionale, ha riportato che tra marzo e aprile di quest’anno 89 navi commerciali hanno attraversato il Capo di Buona Speranza al fine di evitare lo stretto mediorientale, il doppio rispetto al 2023. Con una popolazione di balene che vanta più di 40 specie, il rischio di collisione tra navi e cetacei al largo della costa sudafricana è pericolosamente aumentato, come conferma l’International Whaling Commission di Pretoria. Un danno collaterale la cui portata è difficile da stimare perché le carcasse dei cetacei uccisi nelle collisioni affondano, rendendone complicata la documentazione.

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Il Capo di Buona Speranza.
Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Balena rilevata da un drone militare (foto Ansa).

La guerra che cambia i packaging giapponesi

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto ricadute inattese anche nel settore degli snack. Calbee, una delle aziende più note del Giappone per la produzione di patatine, è stata costretta a sostituire il suo iconico packaging colorato con confezioni in bianco e nero: una scelta che ha poco a che vedere con una strategia di vendita. Il colosso giapponese utilizza infatti la nafta, un derivato del petrolio da cui si ricava l’inchiostro colorato, per realizzare le sue grafiche distintive. Ma il flusso di petrolio interrotto ormai da mesi ha reso necessario un cambio radicale, destinato a modificare la palette degli scaffali dei supermercati asiatici. L’azienda ha specificato che il mutamento estetico non è una mossa studiata per far parlare di sé, bensì un passaggio obbligato per garantire la continuità della produzione. Ma Calbee è in buona compagnia: a inizio maggio anche la società specializzata nella produzione di cibi precotti Itoham Yonekyu ha dichiarato di voler tagliare i costi di produzione riducendo la tavolozza di colori del proprio packaging.

Siamo alle porte di una crisi tessile: fibre sintetiche nel mirino

A risentire della scarsità di petrolio è anche l’industria del fashion. A evidenziarlo è stato Panorama, che ha lanciato l’allarme sulle fibre sintetiche derivate dal petrolio, come poliestere, nylon e acrilico, materiali che rappresentano circa due terzi della produzione tessile mondiale. Con le forniture interrotte e l’aumento dei costi legato alla crisi del greggio, i produttori tessili asiatici stanno virando verso fibre naturali come il cotone. Una domanda crescente che, prevedibilmente, sta facendo lievitare anche il prezzo delle materie prime.

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Industria tessile (foto Unsplash).

Ferie in pericolo: voli estivi a rischio cancellazione

La crisi potrebbe avere effetti anche sulle vacanze estive. I ministri dei trasporti dell’Unione europea si sono riuniti in videoconferenza per valutare l’eventualità di cancellazioni nei mesi più caldi. Il verdetto ufficiale evita toni catastrofisti, parlando ancora di uno scenario possibile più che certo. Ma la probabilità cresce se si considerano le dichiarazioni degli scorsi giorni del capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, secondo cui l’Europa dispone di jet fuel soltanto per «sei settimane», una situazione che ha definito «davvero critica».

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Volo Ryanair (foto Imagoeconomica).

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump

Lunedì 11 maggio, il Wall Street Journal ha pubblicato un’inchiesta che chiude un copione durato un mese: gli Emirati Arabi Uniti hanno condotto attacchi militari segreti contro l’Iran. Tra i bersagli la raffineria di Lavan Island, centrata l’8 aprile. Il WSJ usa il plurale: «strikes». Non un colpo isolato, una campagna, e per di più condotta poche ore dopo il cessate il fuoco. Un po’ come il pugile che tira un cazzotto dopo il gong.

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Il presidente degli Emirati, Mohammed bin Zayed Al Nahyan (Ansa).

L’attacco segreto degli Emirati contro l’Iran

La cronologia è importante. L’8 aprile, quando negli Emirati è mezzanotte, Donald Trump pubblica su Truth Social l’accordo di cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan. È il gong. Poche ore dopo l’annuncio (alle 10 iraniane) i Mirage 2000-9 dell’Aeronautica emiratina colpiscono la raffineria di Lavan Island nel Golfo Persico. Un attacco «vile», commenta la National Iranian Oil Refining and Distribution Company. Un’ora dopo arriva la ritorsione di Teheran: 17 missili balistici e 35 droni piovono sugli Emirati, 28 droni sul Kuwait. Il WSJ rivela che gli americani erano a conoscenza dell’attacco emiratino. Dubai dal canto suo non conferma né smentisce.

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Donald Trump (Ansa).

La risposta chirurgica di Teheran su Fujairah

Il 4 maggio, 26 giorni dopo Lavan, l’Iran torna all’attacco con 12 missili balistici, tre cruise e quattro droni. Uno penetra le difese aeree e colpisce il terminal petrolifero di Fujairah nella Petroleum Industries Zone (FOIZ). La scelta del bersaglio è chirurgica. Fujairah è il porto sul Golfo dell’Oman, a 130 chilometri a est di Dubai e oltre lo Stretto di Hormuz. È il terminal della Habshan-Fujairah pipeline — nota come ADCOP — 380 chilometri di tubi che portano il greggio dai giacimenti di Abu Dhabi al Golfo dell’Oman senza passare per Hormuz. Capacità: 1,5 milioni di barili al giorno. È l’unica via di esportazione alternativa allo Stretto che gli Emirati hanno costruito come polizza assicurativa contro i blocchi. Quando Hormuz è stato chiuso a marzo, l’export di Fujairah è cresciuto da 1,17 a 1,62 milioni di barili al giorno. L’Iran dunque sapeva esattamente dove colpire, e la proporzione fra i due bersagli è il dato che chiude la partita. Se Mohammed bin Zayed ha tirato il pugno dopo il gong colpendo un’unghia – Lavan, 55 mila barili al giorno di capacità di raffinazione e danno riparabile in uno, due mesi – l’Iran ha aspettato il momento giusto e ha centrato l’arteria principale cioè Fujairah, l’unica via di export alternativa a Hormuz degli Emirati.

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Il porto di Fujairah (Ansa).

Il fallimento di Trump e l’intervento di MBS

Intanto il 5 maggio Trump lancia l’Operation Project Freedom per scortare le navi mercantili intrappolate nello Stretto. È la mossa pensata per dimostrare agli elettori americani, in vista delle midterm, che la guerra non è persa. Ma l’operazione si rivela un flop: solo due navi civili attraversano il corridoio. E qui entra in scena Mohammed bin Salman. Il principe ereditario saudita è stato preso alla sprovvista dall’annuncio di Trump e così risponde negando a Washington l’uso della Prince Sultan Airbase e dello spazio aereo. Il Kuwait fa lo stesso. Trump prova inutilmente a fargli cambiare idea, e il 6 maggio Project Freedom è sospeso. L’unica operazione militare americana pensata per riaprire Hormuz è morta dopo 24 ore di vita. Come commenta il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf «l’operazione Trust me bro è fallita».

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Il principe saudita Mohammed bin Salman (foto Ansa).

In quel momento si è capito che il sistema strategico del Golfo è cambiato. Gli Stati Uniti non possono condurre operazioni militari nel Golfo senza autorizzazione saudita. MBS ha dimostrato che la chiave del Golfo è Riad, e che senza Riad la potenza americana è bloccata. E mentre il mito della neutralità emiratina si sgretola, a Trump non resta che volare da Xi a Pechino perché ha bisogno della Cina per chiudere una guerra che gli alleati del Golfo non vogliono più subire.

La Global Sumud Flotilla si prepara a salpare ancora

La Global Sumud Flotilla è pronta a salpare giovedì 14 maggio con un convoglio di imbarcazioni diretto verso la Striscia di Gaza dal porto di Marmaris, località della Turchia sudoccidentale vicina all’isola greca di Rodi. Lo hanno annunciato gli attivisti durante una conferenza stampa. Il convoglio sarà formato in tutto da 54 imbarcazioni: una trentina sono giunte dalla Grecia, mentre le altre si trovavano già in Turchia. A bordo dei natanti ci saranno circa 500 attivisti. «A seguito dell’intercettazione illegale di imbarcazioni in acque internazionali e delle documentate violenze contro attivisti internazionali, la Flotilla sta procedendo con la fase finale della sua missione per rompere l’assedio alla Palestina», si legge sui social.

Accordo tra Ludoil e Goi Energy, la raffineria di Priolo Gargallo torna italiana

Il gruppo Ludoil della famiglia Ammaturo ha concluso un accordo con Goi Energy per l’acquisizione della partecipazione detenuta dal ramo energetico del fondo di private equity cipriota ARGUS New Energy nel capitale di Isab, la società proprietaria della raffineria di Priolo Gargallo (Siracusa) e delle infrastrutture industriali, logistiche ed energetiche ad essa afferenti. La russa Lukoil aveva ceduto la raffineria a Goi Energy a maggio del 2023. L’operazione prevede una struttura articolata in due fasi. La prima interessa il 51 per cento delle quote e sarà subordinata all’esito positivo del procedimento di notifica dinanzi al Governo italiano ai sensi della normativa sul golden power, nonché all’ottenimento delle autorizzazioni Antitrust e regolatorie applicabili.

L’attuale organico sarà integralmente preservato

L’impianto di Priolo Gargallo costituisce il più grande complesso di raffinazione in Italia, con una capacità autorizzata di 20 milioni di tonnellate annue e una capacità bilanciata di 15 milioni di tonnellate. Sul piano occupazionale, l’attuale organico sarà integralmente preservato.

Consob, Freni si ritira dalla corsa alla presidenza

Il sottosegretario all’Economia Federico Freni (Lega) si ritira dalla corsa alla presidenza della Consob. L’ha annunciato lui stesso a Repubblica dopo averlo comunicato alla premier Giorgia Meloni, al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al leader del suo partito Matteo Salvini. La sua candidatura alla guida dell’autorità che vigila sui mercati finanziari era stata avanzata dal titolare del Mef alla riunione del consiglio dei ministri del 20 gennaio. La nomina era stata però bloccata dal vicepremier Antonio Tajani, contrario a indicare un politico ai vertici dell’ente. Nelle scorse settimane era maturato un ripensamento in Forza Italia, ma poi la contrarietà si è riaccesa. «Per noi è necessario un tecnico di alto profilo perché va evitata una lottizzazione politica della Consob. Non è una cosa contro Freni, è per non mettere un politico lì», ha spiegato il portavoce azzurro Raffaele Nevi secondo quanto riportato da Repubblica.

Francia, muore per gastroenterite su una nave da crociera: 1.700 persone in quarantena

Dopo la morte di un passeggero di 90 anni che era stato colpito da gastroenterite, oltre 1.700 persone sono state messe in quarantena su una nave da crociera arrivata a Bordeaux da Brest. Lo hanno reso noto le autorità sanitarie francesi: si sospetta un focolaio di norovirus.

Circa 50 le persone a bordo che hanno manifestato sintomi

A bordo ci sono 514 membri dell’equipaggio e 1.233 passeggeri, perlopiù britannici e irlandesi: una cinquantina hanno manifestato sintomi e sono in corso esami per rilevare l’eventuale presenza di norovirus. I primi test a bordo hanno dato esito negativo, ma verranno condotte ulteriori analisi presso l’Ospedale Universitario di Bordeaux. Non è esclusa l’ipotesi che a causare la morte del 90enne sia stata un’intossicazione alimentare. Le autorità francesi escludono invece qualsiasi collegamento con l’hantavirus. L’imbarcazione della Ambassador Cruise Line, partita dalle Isole Shetland il 6 maggio, ha fatto scalo a Belfast, Liverpool e Brest prima di arrivare a Bordeaux, città da dove è previsto il suo ritorno in Spagna.

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno

Una cosa è certa: Pietrangelo Buttafuoco non le manda a dire. Dopo la lettera aperta ad Avvenire, il presidente della Biennale di Venezia si è “concesso” un’intervista a Il Fatto Quotidiano e un’ospitata a Il fienile, il video-podcast di Luca Zaia, per spiegare ancora una volta l’apertura alla Russia che ha diviso la maggioranza, il governo e il MiC. «Il più grande fraintendimento è di avermi accreditato, in quanto presidente della Biennale, di una potestà selettiva che non possiedo: far entrare in Biennale o far uscire dalla Biennale questo o quello», spiega Buttafuoco al quotidiano diretto da Marco Travaglio.

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno
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E ne ha anche per Alessandro Giuli, che a causa delle tensioni ha disertato l’inaugurazione: «Avrà certamente obbedito alla ragion di Stato. Io ho rispettato l’istituzione e le sue regole che purtroppo pochi conoscono. E non spetta a me la consacrazione dell’uno o il dileggio dell’altro. Giuli è un fratello e troverà modo di venire. Tutto si potrà dire tranne che non si nutra affetto sincero». Ma Buttafuoco con Il Fatto si spinge pure oltre: «Più che Putin temo che l’Occidente, le grandi borghesie di queste democrazie liberali, non abbiano ancora digerito il processo con cui la Russia ha fatto fuori da sola l’Unione Sovietica, ha prodotto nel suo seno la forza per liberarsi del proprio ingombrante passato senza il tutor occidentale». Parole che non sono sfuggite – ovviamente – a Carlo Calenda. «Cosa deve fare o dire Buttafuoco per essere accompagnato alla porta?», ha attaccato il leader di Azione. «Esiste l’aggravante dell’autocompiacimento in questo signore. Una sorta di predilezione per le pose che hanno come obiettivo unico épater le bourgeois e che lo rendono inadatto alle cariche pubbliche».

Buttafuoco è tornato sulla polemica delle polemiche pure a Il fienile di Zaia. Anche in questo caso con un eloquio efficace: «È l’istituzione ridotta al rango di una fureria, dove pensi di poter comandare con i rutti». Il presidente della Biennale ricorda «l’equivoco terribile per cui si dice che non bisognava invitare» gli artisti russi, visto che il Paese è proprietario di un padiglione «presente dal 1914 con ancora l’aquila dei Romanov». L’intellettuale siciliano ne ha anche per l‘Ue che minaccia di togliere i contributi: «Anche loro non sanno come funziona, pensano che tutto sia come quando dicono a qualcuno “caccia quel direttore”, “non portare in scena quella ballerina”. Non c’è più decoro e rispetto istituzionale, non ti fai spiegare, c’è solo il grugnire». Parlando della reazione di Giuli e di una parte del centrodestra, a Buttafuoco «è sembrato eccentrico che in una campagna elettorale» si scatenasse «una guerra di questo tipo. Nessuno può pretendere che la Biennale aggiunga sanzioni non avendo nessuna facoltà e nessun potere». Però ha apprezzato l’appoggio di mondi tra loro lontanissimi, «RenziSalvini, Ezio Mauro e Giuliano Ferrara, Marco Travaglio». Del resto a Venezia, aveva assicurato Buttafuoco durante la conferenza stampa di presentazione della 61esima Esposizione internazionale d’Arte, «non abbracciamo le armi, prepariamo la pace. Non alimentiamo polemiche, apriamo discussioni». E mettere d’accordo Renzi, Travaglio e Salvini è già un piccolo risultato.

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Luca Zaia e Pietrangelo Buttafuoco al Fienile (da Youtube).

Schillaci “pesca” lo staff a sinistra

«Tutti a parlare dei licenziamenti di Alessandro Giuli al ministero della Cultura, ma di Orazio Schillaci che nomina nel suo staff chi ha lavorato con il centrosinistra nessuno dice nulla…», sibilano dalle parti di Fratelli d’Italia commentando l’arrivo di Alessandra Migliozzi al ministero della Salute come capo ufficio stampa. Fino a qualche mese fa Migliozzi, che è particolarmente stimata dall’area Pd, era in forze al ministero dell’Istruzione in cui entrò nel lontano 2013. E dove potrebbe tornare, magari nella prossima legislatura…

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Il ministro della Salute Orazio Schillaci (foto Imagoeconomica).

Fiorello l’ha fatta grossa

Stavolta Fiorello l’ha fatta grossa: martedì ha cominciato la puntata della Pennicanza annunciando che nel corso della trasmissione avrebbe parlato di ministri e amanti. Lo showman ha ovviamente scatenando il panico nel governo. Uffici stampa mobilitati, dirette seguite dal cellulare, per non parlare dei vertici Rai che stanno sulle spine ogni volta che Fiorello va in onda. Anche perché la trasmissione è in diretta.

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Fiorello con Biggio alla Pennicanza (dal profilo Instagram).

Il discorso di Re Carlo: «Rafforzare i legami con l’Unione europea»

Re Carlo III ha tenuto il tradizionale King’s Speech al Parlamento britannico a Londra, illustrando il programma legislativo del governo davanti ai parlamentari. Il discorso segna l’inizio del nuovo anno parlamentare e serve a rendere note le priorità politiche, le riforme e le nuove proposte di legge che l’esecutivo intende presentare nei mesi successivi. Il sovrano lo legge con tono neutro, per evitare qualsiasi apparente sostegno al suo contenuto.

Una legge per rafforzare i rapporti con l’Ue

«Un mondo sempre più pericoloso e volatile minaccia il Regno Unito, di cui il conflitto in Medio Oriente è solo l’esempio più recente. Ogni elemento dell’energia, della difesa e della sicurezza economica della nazione sarà messo alla prova», ha evidenziato Re Carlo, garantendo a nome del premier Keir Starmer che «il governo risponderà a questo mondo con forza e mira a creare un Paese che sia giusto per tutti». «I miei ministri», ha continuato, «introdurranno una legislazione per sfruttare le nuove opportunità commerciali, tra cui un disegno di legge per rafforzare i legami con l’Unione europea». E ancora: «Il mio governo sosterrà anche la sicurezza economica delle imprese britanniche. Sarà introdotta una legislazione per affrontare i ritardi di pagamento e ridurre l’onere di una regolamentazione inutile attraverso l’innovazione».

Il sostegno all’Ucraina e l’impegno nei confronti della Nato

Per quanto riguarda la politica estera, il governo «continuerà il suo inflessibile sostegno al popolo coraggioso dell’Ucraina, che combatte in prima linea, e cercherà di migliorare le relazioni con i partner europei come un passo fondamentale per rafforzare la sicurezza europea». L’esecutivo «continuerà poi a promuovere la pace a lungo termine in Medio Oriente e la soluzione a due Stati, Israele e Palestina». Riguardo alla Nato, il sovrano inglese ha confermato l’impegno totale della Gran Bretagna, annunciando un incremento delle risorse militari: «Il mio governo sosterrà anche l’impegno indissolubile del Regno Unito nei confronti della Nato e dei nostri alleati nell’Alleanza, anche attraverso un aumento sostenuto delle spese per la difesa».

Maxi operazione della Polizia: fermati agenti infedeli che rubavano e vendevano dati su calciatori e vip

Una maxi operazione della Polizia ha permesso di sgominare un’organizzazione criminale dedita ad accessi abusivi ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, che operava in diversi centri della Penisola. Coinvolti due poliziotti che, tramite accessi a banche dati riservate, estraevano «informazioni riservate di calciatori, imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori», per rivenderle poi «ad alcune agenzie». Lo ha reso noto il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che ha coordinato l’operazione scattata all’alba tra il capoluogo partenopeo, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano.

In due anni 730 mila accessi alle banche dati riservate

In due anni sono stati 730 mila gli accessi alle banche dati riservate eseguiti con le loro password da due agenti infedeli (600 mila uno e 130 mila l’altro), nessuno dei quali giustificato da esigenze di servizio. L’indagine è partita proprio da questo «massivo accesso», come lo ha definito il coordinatore della pool cyber-crime della Procura partenopea, Vincenzo Piscitelli. Decine gli indagati destinatari delle misure cautelari: quattro in carcere, sei ai domiciliari e 19 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

Ogni accertamento poteva costare da 6 a 25 euro

Esisteva un tariffario, trovato su un file Excel durante una perquisizione. Ogni “prelievo” di dati personali poteva costare da 6 a 25 euro, a seconda del tipo di accesso eseguito: se fatto sulla banca dati riservata alle forze dell’ordine o su quelle dell’Inps o dell’Agenzia delle entrate o, ancora, delle Poste. A tal proposito, oltre ai due agenti della Polizia sono coinvolti nell’indagine anche dipendenti dell’Inps, dell’Agenzia delle entrate e due direttori di altrettante filiali di Poste Italiane. «Ci sono agenzie che raccolgono informazioni riservate per cederle a terzi, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti. Il mercato delle informazioni è un mercato vivissimo e questa indagine lo dimostra», ha spiegato Piscitelli.

Sciopero treni e trasporto pubblico locale 18 maggio 2026: orari e fasce di garanzia

Per lunedì 18 maggio 2026 è stato indetto uno sciopero generale che riguarda treni, trasporto pubblico locale, scuola, sanità e pubblica amministrazione. Per quanto concerne le ferrovie, si rischiano disagi, ritardi e cancellazioni sia per l’alta velocità Frecciarossa e Italo sia per i convogli regionali. Le fasce di garanzia per questi ultimi vanno dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Per quanto riguarda l’AV, sui siti delle rispettive compagnie è possibile trovare l’elenco dei treni garantiti in caso di sciopero. Il Gruppo Fs ha annunciato che il proprio personale sarà interessato all’agitazione e che l’eventuale interruzione del servizio è programmata dalle ore 21 di domenica 17 maggio alle ore 21 di domenica 18.

Sciopero anche per il trasporto pubblico locale

Come anticipato, la mobilitazione coinvolgerà anche il trasporto pubblico locale. A Roma, dove è previsto il derby di Serie A tra Roma e Lazio, riguarderà Atac e Cotral. Per entrambe, saranno rispettate le fasce di garanzia stabilite per legge, ovvero da inizio servizio alle ore 8.29 e dalle ore 17 alle ore 19.59. Anche Atm a Milano ha segnalato possibili interruzioni di servizio così come Stp a Bari.