Salernitana, oggi amichevole con il Sambiase

di Marco De Martino

SALERNO – Prove generali per la Salernitana che questo pomeriggio, con inizio alle ore 17.30, affronterà in amichevole la formazione calabrese del Sambiase (serie D) nel penultimo test prima dell’esordio ufficiale in programma a Ferragosto, all’Arechi alle ore 21 contro la Scafatese per il primo turno della Coppa Italia di serie C. Serse Cosmi (nella foto US Salernitana 1919) con ogni probabilità testerà il possibile undici titolare da opporre ai canarini mentre l’amichevole conclusiva del ritiro silano contro la formazione Primavera del Catanzaro, in programma domani alle 15:30 (la sgambata è stata anticipata di due ore) sempre presso il campo sportivo Ampollino, servirà per dare minutaggio al resto del gruppo che non sarà impiegato quest’oggi. Il tecnico granata, davanti al portiere Galeotti, dovrebbe schierare una linea a tre composta da Heinz, Matino ed Anastasio. Il reparto nevralgico dovrebbe essere composto da Tascone e Capomaggio in mezzo e da Llano e Villa sulle corsie laterali, mentre sulla trequarti dovrebbero agire Achik e Djibril. Occhio però al talentuoso Mastrovito, che potrebbe essere subito testato da Cosmi. Al centro dell’attacco, infine, dovrebbe esserci Facundo Lescano. Ieri intanto il gruppo ha sostenuto l’ultima doppia seduta di questo ritiro precampionato. Oggi e domani, infatti, la Salernitana effettuerà solo la rifinitura mattutina per poi scendere in campo nel pomeriggio. Domani, dopo l’ultima amichevole, è prevista la partenza per fare ritorno a Salerno. La ripresa della preparazione, infine, dovrebbe essere fissata già per lunedì pomeriggio al Mary Rosy.

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Blackout Internet blocca la Costiera : FeNAILP, chiederemo i danni

Il grave blackout delle telecomunicazioni che da ore sta interessando diversi comuni della Costiera Amalfitana approda sul tavolo di FeNAILP Turismo, che annuncia l’avvio di una raccolta ufficiale delle segnalazioni e dei danni subiti dalle imprese, con l’obiettivo di chiedere agli operatori il riconoscimento degli indennizzi previsti e valutare, qualora ne ricorrano i presupposti, anche forme di tutela collettiva.

 

Il disservizio, che in molte aree sta compromettendo la connessione Internet e, in alcuni casi, anche la telefonia, arriva nel momento di massimo afflusso turistico dell’anno e sta creando pesanti ripercussioni sulle attività economiche del territorio. Alberghi, bed & breakfast, ristoranti, esercizi commerciali, stabilimenti balneari e professionisti si trovano infatti a fare i conti con difficoltà operative che incidono sulla gestione quotidiana delle imprese.

«Internet non è più un servizio accessorio ma una vera infrastruttura produttiva. Oggi un albergo gestisce prenotazioni, channel manager e pagamenti online attraverso la rete; un ristorante lavora con i sistemi di cassa e i pagamenti elettronici; un’attività commerciale utilizza gestionali, cloud e posta elettronica. Quando tutto questo si blocca, non si interrompe soltanto una connessione: si ferma il lavoro di centinaia di imprese. È inaccettabile che ciò accada proprio ad agosto, quando la Costiera Amalfitana rappresenta una delle destinazioni turistiche più importanti al mondo», dichiara il presidente di FeNAILP Turismo, Marco Sansiviero.

Per questo motivo FeNAILP Turismo metterà immediatamente a disposizione delle aziende un modulo per la raccolta delle segnalazioni, attraverso il quale ogni impresa potrà indicare il proprio operatore, la durata del disservizio, gli eventuali ticket di assistenza aperti e soprattutto le conseguenze economiche subite. L’obiettivo è costruire un dossier dettagliato che documenti i danni prodotti dal blackout: pagamenti elettronici non effettuati, prenotazioni perse, cancellazioni, costi sostenuti per connessioni alternative, interruzioni dei servizi digitali e ogni altro pregiudizio economicamente documentabile.

«Non vogliamo limitarci a una denuncia di principio. Vogliamo raccogliere dati oggettivi, costruire un quadro preciso della situazione e tutelare concretamente le imprese. Solo attraverso una documentazione puntuale sarà possibile chiedere agli operatori il riconoscimento degli indennizzi previsti e valutare eventuali ulteriori azioni di tutela», prosegue Sansiviero.

Sulla vicenda interviene anche Franco Florio, presidente di FeNAILP Amalfi, che evidenzia le ricadute dirette sul sistema turistico locale. «La Costiera Amalfitana vive di accoglienza e servizi. In questi giorni migliaia di visitatori stanno soggiornando nelle nostre strutture e ogni interruzione della connettività si traduce in disagi per le imprese e per gli stessi turisti. Le aziende non possono essere lasciate sole né costrette a sostenere perdite economiche provocate da inefficienze che non dipendono dalla loro organizzazione. È indispensabile che i servizi vengano ripristinati nel più breve tempo possibile e che chi ha subito un danno venga adeguatamente risarcito».

Nei prossimi giorni FeNAILP Turismo trasmetterà una formale richiesta agli operatori di telecomunicazione per conoscere le cause del blackout, i tempi di ripristino definitivo della rete e le procedure previste per il riconoscimento degli indennizzi agli utenti coinvolti. Contestualmente l’associazione informerà della situazione anche AGCOM, Co.Re.Com. Campania, Prefettura di Salerno e i Comuni interessati, chiedendo che la vicenda venga seguita con la massima attenzione, considerata la rilevanza economica e turistica del territorio.

«La continuità delle telecomunicazioni rappresenta oggi un requisito essenziale per la competitività delle imprese. Non possiamo accettare che una destinazione come la Costiera Amalfitana resti paralizzata proprio nel periodo di maggiore afflusso turistico. Una volta conclusa la raccolta delle segnalazioni chiederemo il riconoscimento di tutti gli indennizzi dovuti e, qualora emerga un quadro di danni diffusi e documentati, valuteremo insieme ai nostri consulenti ogni ulteriore iniziativa di tutela, comprese eventuali azioni collettive. Chi subisce un danno non può essere lasciato senza risposte», conclude Sansiviero.

 

 

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Cimitero Salerno, via libera all’impianto per la cremazione degli animali domestici

Sorgerà nell’area di ampliamento del cimitero di Salerno, in una zona attualmente libera da edificazioni e caratterizzata dalla presenza di vegetazione spontanea, il primo impianto comunale destinato alla cremazione degli animali d’affezione.

 

È stato infatti predisposto   il Documento di indirizzo alla progettazione, atto tecnico che dà il via all’iter per la progettazione dell’opera, inserita nel Programma triennale dei lavori pubblici 2026-2028 con un investimento complessivo di un milione di euro.

La posizione è stata individuata per la sua accessibilità, sia dal centro cittadino attraverso via Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, sia dallo svincolo di Fratte della Tangenziale e dal raccordo autostradale Salerno-Avellino.

L’obiettivo dell’amministrazione è rispondere alla crescente richiesta di cremazione degli animali domestici, ampliando i servizi cimiteriali e garantendo il rispetto delle normative urbanistiche, ambientali, sanitarie e di polizia
mortuaria.

Il progetto prevede la costruzione di un edificio dedicato, all’interno del quale sarà installato il forno crematorio.

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Ferragosto aperture straordinarie dei siti culturali della Provincia di Salerno

Queste le aperture straordinarie dei siti culturali della Provincia di Salerno nel giorno di Sabato 15 Agosto 2026:

–        – Castello Arechi dalle 9 alle 17;

–        – Pinacoteca Provinciale dalle 9 alle 14;

–        – Museo Archeologico della Lucania Occidentale di Padula dalle 9 alle 14.

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Patenti facili, anche 9 salernitani indagati per la maxi truffa

Sono 168 gli indagati nell’inchiesta della Procura di Napoli sul sistema delle patenti ottenute con l’aiuto di una microcamera nascosta durante l’esame teorico alla Motorizzazione di via Argine nel capoluogo partenopeo.

Secondo quello che sono riusciti a ricostruire gli inquirenti, il trucco  era la cosiddetta “body cam”, un minuscolo dispositivo montato al posto di un bottone della maglia o del giubbino.

La telecamera trasmetteva in tempo reale il questionario a un “suggeritore” esterno, che leggeva le domande e forniva le risposte.

Tra gli indagati ce ne sono anche 9 del territorio Salernitano figurano due residenti nell’Agro Nocerino (Angri Nocera Inferiore), tre nei Picentini (Giffoni Sei Casali e Olevano sul Tusciano), due nel Cilento (Camerota Castellabate) e due nella Piana del Sele (Eboli)

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Piantedosi, Comuni sciolti? Politica faccia di piu’

“Non succede solo in Campania. C’e’ il ripetersi, nel giro di poco, dei meccanismi degli scioglimenti. Questi fenomeni di condizionamento sono profondi, contaminano le strutture amministrative, ma la politica puo’ fare molto e deve fare di piu’, prendendo atto che non esistono isole felici”. Lo dice il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, rispondendo a una domanda sui Comuni della Campania recentemente sciolti per infiltrazioni della mafiose, nel corso del format ‘Bar Italia’, organizzato da Fratelli d’Italia, che fa tappa a Sorrento. “Qualcuno – aggiunge – mettendosi su uno scranno morale, ha ritenuto di essere immune da questo fenomeno, invece cosi’ non e'”. Soffermandosi poi sul caso di Castellammare di Stabia, Piantedosi spiega che “quel Comune, insieme ad altri, e altri ancora che sono sotto esame, sono luoghi molto nobili, che non meritano questo stigma. Noi cerchiamo di valorizzare il ruolo sussidiario che puo’ avere lo Stato nel cercare di bonificare ma l’azione deve essere portata avanti anche a livello culturale e politico. Non puo’ bastare lo Stato a bonificare qualcosa che deve essere bonificato dal punto di vista della cultura politica e delle istituzioni”

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Pagani, disordini durante il rientro di tifosi della Juve Stabia

Momenti di tensione nella tarda serata di ieri a Pagani, dove un gruppo di tifosi della Juve Stabia, di ritorno da Cava de’ Tirreni dopo aver preso parte al Memorial “Catello Mari”, sarebbe stato protagonista di episodi di disordine lungo l’autostrada e nelle aree circostanti.

Secondo una prima ricostruzione, i sostenitori stabiesi, dopo essere stati scortati dalle forze dell’ordine fino al casello della barriera autostradale dell’A3 a Nocera Inferiore, si sarebbero fermati all’altezza di Pagani, sulla carreggiata in direzione nord.

Da un viadotto sarebbero stati lanciati petardi e pietre e sarebbero stati esplosi alcuni colpi con pistole lanciarazzi, accompagnati da cori offensivi nei confronti della città di Pagani. In quel momento sulla carreggiata sottostante transitavano numerose autovetture e nell’area erano presenti anche diversi passanti, che si sono allontanati spaventati dopo le esplosioni.

L’episodio avrebbe provocato danni ad alcune autovetture. Sul posto sono intervenute le forze di polizia, che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire con esattezza la dinamica dei fatti, identificare gli eventuali responsabili e verificare le responsabilità dell’accaduto.

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Stadio Arechi, Comune di Salerno : «Nessun ritardo, lavori avanti come previsto»

Nessun ritardo, nessun blocco delle procedure e nessun rischio di perdere i finanziamenti. Il Comune di Salerno interviene per smentire le indiscrezioni circolate nelle ultime ore sul progetto di riqualificazione dello stadio Arechi e del campo Volpe, assicurando che il cronoprogramma procede regolarmente.

In una nota ufficiale, Palazzo di Città definisce «completamente destituite di fondamento» le notizie diffuse da alcuni organi di informazione, precisando che per il finanziamento dell’intervento non è previsto alcun passaggio al Cipess e che tutte le procedure amministrative stanno seguendo i tempi già programmati.

L’amministrazione comunale conferma che il cantiere entrerà nella sua piena operatività a partire dal prossimo mese di settembre. Nel frattempo sono già stati avviati i primi interventi allo stadio Arechi, come comunicato dall’ARUS, con le opere che interessano la Curva Nord, attualmente destinata al settore ospiti.

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ARECHI E CAMPO VOLPE: LA NOTA DEL COMUNE NON CHIUDE LA VICENDA. ORA PARLERANNO GLI ATTI UFFICIALI

di Flavio Boccia

Ho letto con attenzione la nota diffusa dal Comune di Salerno in merito al progetto di riqualificazione dello Stadio Arechi e del Campo Volpe. Si tratta di un intervento che introduce ulteriori elementi sul quadro finanziario e amministrativo dell’opera, ma che, a mio avviso, non risponde ancora ad alcuni interrogativi fondamentali che avevo posto nella mia analisi pubblicata su Cronache di Salerno.

Fin dall’inizio di questo approfondimento ho sostenuto un principio molto semplice: le grandi opere pubbliche devono essere valutate sulla base degli atti amministrativi e non degli annunci.

Per questo motivo, già nei mesi scorsi, avevo espresso pubblicamente le mie perplessità sull’ipotesi di utilizzare il Programma FESR 2021-2027 quale principale strumento di finanziamento dell’intervento, evidenziando le criticità tecniche di tale soluzione. Successivamente è stata prospettata la possibilità di ricorrere al Fondo di Rotazione previsto dalla Legge n. 183/1987. Oggi, invece, la nota del Comune descrive un quadro ancora diverso, nel quale vengono richiamati fondi POC, anticipazioni FESR compensate attraverso il Fondo di Rotazione e, infine, il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) quale fonte di finanziamento delle opere principali.

Questa ricostruzione conferma che il quadro finanziario è molto più articolato rispetto a quanto rappresentato nelle comunicazioni regionali e comunali delle settimane scorse.

Resta però una questione che continua a non trovare risposta.

Nelle comunicazioni pubbliche rese dal Presidente della Regione Campania e da altri rappresentanti delle istituzioni regionali e comunali era stato annunciato che entro la fine del mese di luglio il progetto avrebbe ottenuto il via libera del CIPESS.

Successivamente, il 4 agosto 2026, il CIPESS si è regolarmente riunito approvando numerose delibere riguardanti infrastrutture nazionali. Tuttavia, sulla base della documentazione ufficialmente pubblicata, il progetto relativo allo Stadio Arechi e al Campo Volpe non risulta tra le delibere approvate né tra gli argomenti trattati.

Su questo punto la nota del Comune non fornisce alcun chiarimento.

Ed è proprio questo il nodo centrale della vicenda.

Non è mai stata mia intenzione mettere in discussione la necessità di realizzare un’opera che considero strategica per Salerno e per la candidatura italiana a UEFA Euro 2032. Ciò che ritengo doveroso chiarire è esclusivamente lo stato reale del procedimento amministrativo.

Le opere pubbliche devono seguire un preciso percorso tecnico e amministrativo, fatto di istruttorie, coperture finanziarie, provvedimenti e autorizzazioni. È nell’interesse della città che ogni fase sia documentata con atti ufficiali e comunicata con la massima trasparenza.

Per questo motivo ritengo che i cittadini abbiano il diritto di conoscere quale sia oggi la copertura finanziaria definitiva, quali atti amministrativi siano stati effettivamente adottati, quale fase dell’iter sia stata completata, quando il progetto sarà sottoposto agli organi competenti per le necessarie approvazioni e quale sia il cronoprogramma realmente aggiornato.

Ritengo inoltre imbarazzante il silenzio dei neoeletti consiglieri comunali di opposizione. Di fronte a un’opera pubblica del valore di circa 144 milioni di euro, caratterizzata da continui cambiamenti nelle comunicazioni sulla copertura finanziaria e da interrogativi ancora aperti sullo stato dell’iter amministrativo, mi sarei aspettato un’immediata iniziativa di controllo politico e amministrativo, con richieste di chiarimento e di acquisizione della documentazione ufficiale.

Non mi sono limitato a chiedere trasparenza: nella giornata di oggi ho ufficialmente presentato due distinte istanze di accesso agli atti, una al Comune di Salerno e una alla Regione Campania. Si tratta di un atto formale, previsto dalla Legge n. 241/1990, con il quale ho richiesto tutta la documentazione relativa all’iter amministrativo, alla copertura finanziaria, alle eventuali istruttorie ministeriali, ai provvedimenti adottati, alle comunicazioni intercorse tra gli enti coinvolti e ad ogni altro documento utile a ricostruire con precisione lo stato reale del progetto di riqualificazione dello Stadio Arechi e del Campo Volpe.

Saranno quindi il Comune di Salerno e la Regione Campania, attraverso la documentazione ufficiale che saranno chiamati a trasmettere, a consentire ai cittadini di conoscere la verità amministrativa sull’intera vicenda. Non saranno gli annunci, ma gli atti ufficiali a chiarire definitivamente quale sia il reale stato del procedimento, quali risorse siano effettivamente disponibili, quali passaggi siano stati completati e quali debbano ancora essere portati a termine.

Continuerò a svolgere il mio lavoro con lo stesso metodo che mi ha contraddistinto fin dall’inizio: studiare gli atti, analizzare le norme e confrontare le comunicazioni pubbliche con la documentazione ufficiale.

La trasparenza amministrativa non è un favore concesso ai cittadini, ma un preciso dovere delle istituzioni. Ed è proprio attraverso gli atti ufficiali richiesti oggi al Comune di Salerno e alla Regione Campania che sarà finalmente possibile fare piena luce su una delle opere pubbliche più importanti e strategiche per il futuro della città.

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L’Iran annuncia: «C’è l’accordo con l’Oman su Hormuz»

Iran e Oman hanno trovato un accordo «sulle coordinate geografiche del corridoio di navigazione» nello stretto di Hormuz. Ad annunciarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, citato dall’agenzia Isna. «Le coordinate geografiche della rotta presa in considerazione dalle parti sono state concordate e, se alcune parti terze non ostacoleranno il processo, la dichiarazione congiunta dei due Paesi, comprendente le principali considerazioni e i punti concordati, è anch’essa nella fase di esame e redazione finale», ha spiegato. Secondo un alto funzionario citato da Al Arabiya e Al Hadath, i due Stati hanno definito le linee generali di un’apertura temporanea dello stretto, in attesa di quella definitiva. L’annuncio potrebbe arrivare nei prossimi giorni, dopo il via libera del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. L’accordo proposto avrebbe durata di 60 giorni e punterebbe a ripristinare la navigazione e a sbloccare la situazione, propedeutico a negoziati tecnici. Nella proposta, le unità in entrata utilizzerebbero il canale di navigazione più vicino all’Iran, mentre quelle in uscita quello più vicino all’Oman. Il canale centrale sarà oggetto di discussione successiva, subordinata alle operazioni di sminamento e alle procedure tecniche necessarie, alle quali potrebbero partecipare anche attori regionali.

Si riaccende lo scontro tra Forza Italia e Via Arenula: cosa è successo

Una mossa di Forza Italia ha riacceso lo scontro tra il partito guidato da Antonio Tajani e il Ministero della Giustizia. Quale? La richiesta e l’ottenimento, da parte degli azzurri, di un’indagine conoscitiva sullo stato delle carceri del nostro Paese. Tra i principali promotori il deputato Tommaso Calderone, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, accusato ironicamente da Giusi Bartolozzi – ex capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio nonché ex forzista – di essere passato all’opposizione.

«Sovraffollamento, suicidi, organici ridotti, Polizia Penitenziaria esemplare ma insufficiente, attività criminali così come, anche, segnalate dal Procuratore della Repubblica di Palermo necessitavano di un immediato intervento da parte della Politica», ha scritto Calderone sui social, spiegando che «per queste ragioni Forza Italia ha chiesto una tempestiva Indagine che è stata deliberata alla unanimità» dall’Ufficio di Presidenza della Commissione Giustizia della Camera dei deputati. In una nota , firmata dal capogruppo alla Camera Enrico Costa, e dai deputati in commissione Davide Bellomo, Pietro Pittalis e dallo stesso Calderone, si legge che spiegato che «la proposta ha l’obiettivo di acquisire dati certi sul sistema carcerario italiano: dal sovraffollamento, che a giugno 2026 ha raggiunto, secondo i dati del Dap, un tasso del 139,5 per cento, allo stato di avanzamento del programma di edilizia carceraria; dalle modalità di espiazione della pena al fenomeno dei suicidi; infine, alle condizioni di lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria e di quanti operano nelle carceri».

La replica piccata di Bartolozzi all’iniziativa annunciata da Calderone

«Forse l’onorevole Calderone è passato all’opposizione e non me ne sono accorta…», ha replicato Bartolozzi, capa di gabinetto di Nordio fino al 24 marzo 2026, quando ha lasciato l’incarico a causa della vicenda giudiziaria legata al rimpatrio del generale libico Almasri (è indagata per false dichiarazioni al pubblico ministero). Nel suo post, Bartolozzi – oggi consigliera giuridica di Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei e il Pnrr – ha taggato sia Nordio che l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, che aveva la delega alle carceri.

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea

Matteo Renzi ha annunciato le date e il tema della prossima Leopolda, l’ultima prima delle elezioni politiche previste nel 2027: il convegno annuale ideato dal leader di Italia Viva si terrà dal 2 al 4 ottobre, come sempre a Firenze, e – sulla scia del film Odissea di Christopher Nolan – «sarà dedicata a Itaca».

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Il messaggio nell’ultima enews prima delle ferie

Questo il messaggio di Renzi versione Ulisse nell’ultima enews prima delle vacanze: «Sono felice di annunciare che la prossima LEOPOLDA sarà dedicata a ITACA. A riprenderci Itaca, a riconquistare Itaca, a ritrovare Itaca. A ritornare a Itaca. Quando vedrete il programma sarà più chiaro perché abbiamo scelto di usare la metafora di Itaca come ambientazione per le nostre riflessioni e per le nostre proposte. Ci vediamo il 2-3-4 ottobre a Firenze».

Gli elogi al film di Nolan visto al cinema

Curiosità: il 18 luglio Renzi aveva dedicato un post social a Odissea, elogiando la pellicola appena uscita nelle sale, basata sull’omonimo poema epico di Omero. «Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno», aveva scritto l’ex premier, aggiungendo: «Ma è un film bellissimo sull’uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film».

Usa, Meta multata per 567 milioni di dollari per danni ai minori

Un tribunale del New Mexico, negli Stati Uniti, ha condannato Meta al pagamento di una multa da 567 milioni di dollari (quasi 500 milioni di euro) per non aver avvertito correttamente gli utenti dei pericoli che i minori corrono sulle sue piattaforme (Facebook, Instagram e WhatsApp), soprattutto riguardo ai predatori sessuali online e all’esposizione a materiale sessualmente esplicito. Si tratta della sanzione più alta mai ricevuta dalla società legata a questioni sulla sicurezza dei minori. Il giudice che ha emesso la sentenza ha detto di ritenere che Meta rappresenti «un danno per il pubblico» paragonabile all’inquinamento atmosferico, ordinando all’azienda di istituire un fondo per ridurre i rischi per i minori e adottare alcune misure per la loro tutela. Tra queste l’introduzione di un sistema per limitare il tempo trascorso su Facebook e Instagram dagli utenti minorenni all’interno del New Mexico, l’occultamento del numero di like ricevuti dai contenuti da loro condivisi e l’introduzione di materiali informativi sui rischi per chi utilizza le piattaforme. Durante il processo, è emerso che Meta ha in più occasioni violato la legge del New Mexico sulla correttezza delle pratiche commerciali e sulla tutela dei consumatori per il modo in cui gli algoritmi delle sue piattaforme indirizzano gli utenti verso contenuti considerati pericolosi per i minori.

Propaganda per l’Isis, arrestato per terrorismo un 16enne residente nel Comasco

Un 16enne italiano di origini straniere, residente nel Comasco, è stato arrestato con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione all’odio razziale e religioso. Il giovane, incensurato, è stato rintracciato e fermato in provincia di Grosseto, dove si trovava in vacanza con la famiglia. L’operazione è nata da una segnalazione dell’Aisi nei confronti di un utente registrato su una piattaforma di instant messaging che, attraverso diversi profili, diffondeva contenuti di propaganda di matrice jihadista. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di ricondurre tutti i profili al giovane indagato, che finora non era mai stato individuato in ambienti radicali.

Cosa è emerso dalla perquisizione dei dispositivi informatici del giovane

La Digos di Milano ha quindi eseguito un decreto di perquisizione personale e informatica nei confronti del giovane, che ha confermato il forte livello di radicalizzazione del ragazzo. Dai file sequestrati sono emersi propaganda jihadista e suprematista (con video di esecuzioni e sessioni di addestramento), ammissioni dirette (in alcune chat rivendicava il proprio sostegno all’Isis) e anche un filmato filmato in lingua russa (idioma noto al giovane) firmato dallo Stato Islamico per la creazione di un ordigno artigianale. Il 16enne, che partecipava a chat piene di contenuti non solo jihadisti, ma anche neonazisti e antisemiti, per coprire le sue tracce e accedere ai siti ufficiali di propaganda di Daesh utilizzava reti VPN e strumenti di offuscamento dei dati.

Iran, giallo sulle condizioni di Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo di Teheran dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele che hanno ucciso suo padre e predecessore, Ali Khamenei, e in cui lui stesso è rimasto gravemente ferito. Lo scrive il sito web di opposizione IranWire, citando due fonti anonime vicine all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian. Non solo: «Nelle più alte sfere del regime circolano voci secondo cui Khamenei si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro», ha detto una delle due fonti.

Dal raid che ha ucciso il padre è diventato un fantasma

Da quando è diventato Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei non ha mai fatto alcuna apparizione pubblica. Sono state diffuse dichiarazioni attribuite al leader della Repubblica Islamica, ma senza registrazioni video o audio. Dal raid che ha ucciso il padre, Khamenei è praticamente diventato un fantasma, comunicando con i vertici dello Stato esclusivamente attraverso una rete di intermediari. Lo stesso Pezeshkian, nel corso di un’intervista trasmessa di recente dalla televisione di Stato, ha ammesso apertamente che al momento l’interazione con Khamenei è «molto difficile».

Sparatoria in una scuola in Thailandia, almeno sei morti e 15 feriti

Strage in una scuola in Thailandia, dove uno studente ha ucciso almeno sei persone tra cui tre insegnanti e tre studenti. Secondo un comunicato della polizia, prima ha ucciso i suoi nonni, usando la pistola del nonno, poi si è recato in un istituto a nord di Bangkok aprendo il fuoco contro i presenti. Il sospettato è un adolescente di 14 anni. Durante la sparatoria ha ferito anche 15 persone, di cui due sarebbero in condizioni “critiche”, prima di togliersi la vita.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione

Ma se il duello non ci fosse? Se non esistesse alcun duello? Se lo scontro Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura e in realtà non ci fosse alcun vincitore, perché tanto sono tutti d’accordo? Se l’epica linea di frattura nel campo largo fosse solo testardamente apparecchiata? I riformisti del Pd ne sono convinti: non è Giuseppe Conte ad avere in pugno il centrosinistra, ma è Elly Schlein a essere naturalmente d’accordo con quello che dice l’alleato. Certo, la segretaria non dice che la guerra è scoppiata per colpa degli ucraini e della NATO, riconosce aggressore e aggredito, ma nel posizionamento «sì alla difesa comune europea, no al riarmo dei singoli Stati» ha trovato una comfort zone che le consente di convergere con Conte e i Sussi & Biribissi della sinistra italiana, Bonelli e Fratoianni

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Se il sostegno a Kyiv è solo a parole

In fondo nella risoluzione campolarghista sbarcata in Parlamento questa settimana, durante le comunicazioni di Giancarlo Giorgetti sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, concordata tra i gruppi dirigenti dei tre partiti, c’era scritto che non ci deve essere un euro per le spese militari. Il fatto che alla fine sia stata preclusa, dunque non messa ai voti, non cambia la sostanza politica. Gli aiuti all’Ucraina non sono frutto di un’interpretazione lessicale. Non basta dunque dire di voler difendere Kyiv per riuscirci, perché a canzoni non si fan rivoluzioni. Le guerre non si vincono con le belle parole, che poi sono quelle che il Pd ripeterà anche nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, con il «massimo sostegno» all’Ucraina eccetera eccetera. Poi però resta integra una domanda: se ci fosse oggi un governo campolarghista – magari con Conte presidente del Consiglio – che cosa accadrebbe all’Ucraina? Questo presunto governo se ne infischierebbe? Bollerebbe la resistenza ucraina come furore bellicista?

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein alla Camera.

L’Ucraina val bene una scissione

Se l’angolo della visuale riformista è corretto, la settimana che si è appena conclusa potrebbe rappresentare una svolta in negativo per i rapporti interni al Pd. La minoranza è rimasta nel Pd, finora, nel tentativo di affermare non soltanto principi generici; è rimasta cercando di capire se ci sono ancora margini, spazi e agibilità politica in un partito che sta decidendo il proprio assetto in vista delle primarie, forse inevitabili, e delle elezioni politiche del 2027. La linea sull’Ucraina, se fosse quella unitaria del no agli aiuti militari, imporrebbe una seria riflessione ai riformisti superstiti. Se ci fossero davvero le primarie, tuttavia, le cose cambierebbero. Quella sarebbe l’occasione per capire davvero che spazi ci sono in una coalizione che sembra voler assomigliare sempre di più ai Democratic Socialists of America. Forse partecipare alle primarie sarebbe l’ultima iniziativa, quella definitiva, prima del congedo. L’Ucraina val bene una scissione, mica è solo uggia per la data del congresso. Sarebbe una scissione onorevole.

Primarie: l’incognita Salis e la tentazione di Gori

Ma prima c’è da combattere un’altrettanto onorevole battaglia, quella delle primarie. Per questo, se non ci fosse Silvia Salis in campo, i riformisti potrebbero scendere in campo.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Giorgio Gori, europarlamentare, ci stia pensando seriamente (Pigiama Palazzi se n’è occupato) convinto com’è che una alternativa a questa segreteria è necessaria. È anche una questione di sopravvivenza: i riformisti superstiti hanno capito che a rischiare più di chiunque altro sono loro, come forse si capirà anche dalla composizione delle liste elettorali. La “quota panda” sarà rispettata, naturalmente, perché qualche seggio riformista farà comodo, non fosse altro per poter dare l’immagine di partito pluralista e generoso. Ma per il resto potrebbe essere una lista a immagine e somiglianza della cara leader. 

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Lia Quartapelle con Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Dall’Italia: Francesco Guccini e la fantascienza: quando le stelle incontravano l’ironia

Francesco Guccini e la fantascienza: quando le stelle incontravano l’ironia

Con la scomparsa di Francesco Guccini, la cultura italiana perde uno dei suoi narratori più originali: cantautore, scrittore, romanziere, appassionato di storia e di letteratura, ma anche autore che, pur senza essere identificato con il genere, ha lasciato un segno non trascurabile nella fantascienza italiana.

Nelle sue canzoni la fantascienza non è mai stata un tema dominante. Guccini ha preferito raccontare la memoria, il tempo, la politica, l’amicizia e la provincia, ricorrendo solo occasionalmente a immagini futuribili o fantastiche, sempre filtrate da quello sguardo ironico e profondamente umano che caratterizzava tutta la sua opera. Era però un appassionato lettore del genere e conosceva bene l’immaginario della science fiction classica, che riaffiorava qua e là nei suoi testi e nelle sue interviste. Se c’è però una canzone in cui... - Leggi l'articolo

 

MUSICA - Dall'Italia - 7 agosto 2026 - articolo di S*

Mediobanca, semestre da record per Melzi D’Eril

Il consiglio di amministrazione di Mediobanca, presieduto da Vittorio Umberto Grilli, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. L’istituto chiude i primi sei mesi dell’anno con il miglior risultato netto di sempre derivante dalla dinamica diversificata delle attività, dalle forti relazioni con la clientela e dall’ampia dotazione di capitale. Il risultato operativo è in crescita a 1,2 miliardi +11,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1,05 miliardi), beneficiando dell’aumento dei ricavi (1,9 miliardi +6,1 per cento a/a) e del controllo dei costi (775,3 milioni, -1,7 per cento a/a) con una riduzione del rapporto costi/ricavi di 3pp al 40 per cento. Il brillante andamento del secondo trimestre (ricavi a oltre un miliardo, utile netto di 388,5 milioni), trainato dal CIB, consente di consuntivare un utile netto semestrale di 711,2 milioni, in crescita del 5,9 per cento a/a.

Melzi D’Eril: «Performance solida nonostante incertezza geopolitica»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato e direttore generale Alessandro Melzi d’Eril: «Abbiamo chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi e utile netto ai migliori livelli di sempre, ottenendo una performance solida, attesa proseguire anche per i prossimi mesi malgrado il contesto operativo e di mercato caratterizzato da elevata incertezza. Un andamento commerciale vivace nell’attività di erogazione nella divisione Consumer finance così come un’accelerazione delle commissioni nell’ultimo trimestre (in aumento del 15 per cento t/t), in particolare nelle attività di Corporate & Investment banking (+31 per cento t/t), hanno bilanciato la fase di stabilizzazione del Wealth management, che chiude, comunque, il semestre con masse in crescita a 117 miliardi di euro. Il semestre conferma, inoltre, la disciplina mantenuta in questa fase di transizione e pone le fondamenta per proseguire efficacemente il processo di integrazione con Banca Mps, su cui restiamo pienamente concentrati. In questo percorso, sono sempre più convinto che la solidità del modello, la vicinanza alla clientela e la determinazione e qualità delle nostre persone contribuiranno a generare valore per tutti gli stakeholder, valorizzando una storia di 80 anni al servizio del sistema Paese».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid

Dopo aver definito «un plotone di esecuzione» e «una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti» la Commissione Covid del Senato, Giuseppe Conte è passato al contrattacco portando in audizione un documento appena depositato in Procura relativo all’operato di JC Electronics, società a cui lo Stato a ottobre 2025 ha riconosciuto un indennizzo di 100 milioni di euro.

La lettera anonima e il verbale su JC Electronics

Conte ha spiegato di avere consegnato in Procura una lettera anonima ricevuta nei giorni scorsi, assieme a un verbale del 14 aprile 2022 di un incontro tra rappresentanti dell’area legale e logistica della struttura commissariale e dell’Agenzia delle Dogane, riguardante la verifica delle forniture consegnate da JC Electronics, società ha vinto una causa in primo grado per un mancato appalto delle mascherine anti-Covid. Stando al verbale, «emergerebbe che quei colli non sarebbero mascherine con efficacia filtrante», ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, chiedendo pertanto di fare piena luce sulla maxi-transazione: «Mi sono molto meravigliato che lo Stato, cioè la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute, abbiano sottoscritto una transazione da 100 milioni di euro. Uso il condizionale perché non ho elementi per fare accertamenti diretti, ma per coscienza civica e responsabilità ho ritenuto di segnalare questo documento».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Conte: «L’Italia fu un modello a livello internazionale»

Nel corso dell’audizione, Conte ha rivendicato che «l’Italia è stata un modello a livello internazionale» nella gestione della pandemia, con una serie di decisioni prese in un contesto senza precedenti. E con conoscenze scientifiche limitate sul virus: «Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese. Non distinguendo il giorno dalla notte, ma non è una frase fatta. Abbiamo salvato nel 2020 oltre 330 mila posti di lavoro, grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare». E poi: «Non mi sono mai lamentato delle indagini e non ho mai tentato di delegittimare i giudici titolari delle inchieste alludendo a una loro presunta politicizzazione come spesso purtroppo capita anche adesso, ho risposto con piena disponibilità, senza recriminazioni e con il dovuto rispetto e con il peso della responsabilità, non ho mai cercato di scaricare su altri, questo da me non lo avrete mai. Ho accantonato gli impegni durante la pandemia per rispondere a un pool di giudici per quattro ore, ma mai lamentato poiché ero stato sottratto a responsabilità più urgenti per dover rispondere ai pubblici ministeri, anche perché ho sentito il dovere di rendere conto di ogni scelta fatta in uno dei momenti più bui della nostra storia».

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Ci ha lasciati lì, sul crinale dell’Appennino, tra il silenzio di Pavana e il ricordo di quel mulino di famiglia che non macina più ma continua a impastare memoria. Francesco Guccini se n’è andato a 86 anni, portandosi via quel vocione profondo, da patriarca, capace di trasformare la strofa di una canzone in un saggio di storia, in un saggio di resistenza quotidiana. La sua uscita di scena assomiglia tanto a un ultimo fendente, un colpo di sciabola sferrato con la consueta ironia a un’Italia che troppo spesso dimentica e che, oggi più che mai, si esercita nell’arte del paradosso politico.

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
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Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Il cordoglio bipartisan della politica

Nelle ore successive alla scomparsa, sono partiti accorati omaggi bipartisan, citazioni nostalgiche anche di chi, dall’altra parte della barricata, lo ha sempre ascoltato di nascosto, o forse neanche troppo. Luca Zaia ha messo il sigillo ufficiale: Dio è morto, ma la sua poesia resterà viva, arrampicandosi su quel capolavoro che la Rai di allora censurava per blasfemia e Radio Vaticana mandava in onda.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Fratelli d’Italia si spinge a reclamare la medaglia della Camera alla memoria. È la certificazione di una grandezza che supera le barricate. Ma la destra che oggi lo canta e lo piange, semplicemente non lo ha mai capito. Oppure ha finto di non farlo per poter tollerare la bellezza dei suoi versi. 

Le frecciate a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini

L’uomo di Pavana, del resto, non ha mai fatto sconti e non ha mai lasciato spazio ad ambiguità di comodo. Quando la stessa Giorgia Meloni, pazza per Cirano, decise di alzare la cornetta per invitarlo personalmente sul palco di Atreju, si sentì rispondere un «no» dritto in faccia. «I fascisti non mi piacciono», tagliò corto lui. Fine delle trasmissioni, con l’aggiunta ravvicinata che la futura inquilina di Palazzo Chigi non avesse capito nulla delle sue canzoni, bollando la sua gestione del dissenso come qualcosa di illiberale. Non andò meglio al leader della Lega. Sapere che Matteo Salvini suonava La Locomotiva a 16 anni non lo rendeva affatto orgoglioso. Anzi, il Maestrone ricordava di aver l’abitudine di sintonizzare la radio sulle frequenze di Radio Padania solo per divertirsi, arrivando a definire il leader della Lega un «comiziante furbo». Caso vuole che anni dopo, nel 2023, Roberto Vannacci scelse proprio di cantare La Locomotiva a Karaoke Reporter di Radio Rock. «La musica non ha colore politico», disse dopo essersi tolto le cuffie.

Guccini ha sempre mantenuto la posizione. Lo conferma la carica partigiana di quel 25 aprile del 2020, quando in pieno lockdown regalò alla rete una versione personalizzata di Bella Ciao: «Partigiano, porta via Salvini e Berlusconi. E i fasci della Meloni», identificando l’intera coalizione di centrodestra con l’invasore da cui liberare le nostre strade. Per inciso, Meloni lo accusò di istigazione all’odio. Un’allergia all’attuale maggioranza rimasta intatta fino alle sue ultime uscite pubbliche, come la battaglia per il No al referendum sulla riforma della giustizia, accusata senza mezzi termini di voler sottomettere le toghe.

Il rifiuto di ogni dogmatismo

Certo, Guccini non è mai stato neanche un polveroso santino della sinistra. Rifiutava i dogmatismi del Pci, ironizzava sulla tendenza dei progressisti a considerarsi sempre più puri degli altri e preferiva il dubbio e la poesia alla propaganda dei comizi, tanto che agli esordi certa sinistra con il dito alzato lo accusava di essere un piccolo borghese disimpegnato. Ma questa refrattarietà non ha mai significato agnosticismo ideologico. La bussola era chiara: un libertario che votava a sinistra tenendo sempre gli occhi aperti e il fegato sano. Oggi che il suo bicchiere di vino si è svuotato, l’onestà dei suoi dischi rimane l’argine più solido contro ogni tentativo di riscrittura post-mortem. Per cui sì, cantiamolo e celebriamolo tutti, perché L’ultima Thule resterà per sempre un porto chiuso per i bastimenti della conservazione.

Castlelake si ritira dalla corsa per easyJet

Colpo di scena nella partita per il controllo di easyJet. Castlelake ha deciso di non presentare alcuna offerta per la compagnia low cost britannica. Lo ha annunciato lo stesso fondo d’investimento statunitense all’avvicinarsi della deadline di domani entro cui sia Castlelake che Apollo Global Management (altro fondo Usa) avrebbero dovuto annunciare se presentare una offerta o meno per easyJet.

L’unica offerta valida resta quella di Apollo

Il 5 luglio Castlelake e easyJet si erano accordati per un intento di offerta da 6,9 sterline ad azione sul 100 per cento del capitale di quest’ultima. Castlelake si era riservata il diritto di trasformare l’intesa preliminare in una offerta pubblica di acquisto per la compagnia aerea di Luton, ma cinque giorni dopo la sua proposta era stata superata da quella del fondo Apollo Global Management, che aveva rilanciato con 7,15 sterline ad azione (sempre sul 100 per cento del capitale), mettendo dunque sul piatto il 3,6 per cento in più. In quell’occasione il consiglio di amministrazione di easyJet aveva raccomandato agli azionisti di non aderire più alla possibile offerta di Castlelake. Al fine di allineare la deadline delle due offerte, la scadenza di quella di Castlelake, inizialmente prevista per il 3 agosto, era stata estesa fino alle 17 del 7 agosto. Poi il dietrofront: l’unica offerta valida resta quella di Apollo.

Il Board of Peace di Trump assegna il primo contratto edilizio a Gaza

Seppur lentamente, il Board of Peace istituito da Donald Trump istituito a gennaio per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza, ha finalmente assegnato il primo contratto edilizio nel territorio devastato dalle bombe di Israele. Che non riguarderà però edifici civili. Come riferisce il Guardian, un’azienda della Louisiana si è infatti aggiudicata l’appalto per la costruzione di un avamposto militare da 150 posti destinato a ospitare truppe provenienti dal Marocco.

L’avamposto misurerà appena 100 metri per 120

L’azienda in questione è la Arkel International ed ha già ha collaborato in precedenza con il governo degli Stati Uniti, ad esempio in Iraq. La struttura attualmente in fase di progettazione misurerà appena 100 metri per 120 e, come detto, sarà destinata a ospitare un contingente di truppe marocchine, con i militari che si avvicenderebbero provenendo da una base in Israele: sorgerà all’interno di quel 60 per cento del territorio di Gaza direttamente controllato dall’IDF. Secondo la fonte del Guardian, l’avamposto verrà costruito a meno di due chilometri dal confine israeliano e disporrebbe di una «via di evacuazione rapida» nel caso in cui il piccolo contingente dovesse subire un attacco. La base da 150 effettivi costituisce la prima fase di un piano volto a realizzare nella Striscia un sito militare da 5 mila unità per la Forza internazionale di stabilizzazione, che nel frattempo contribuirà alle operazioni di disarmo di Hamas.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile

Negoziare o non negoziare: questo è il dilemma. Perché come si è capito in questi giorni è proprio sul concetto di negoziabile che molto probabilmente si decideranno le prossime elezioni.

I niet di Conte

Il primo a tirare fuori la parolina magica è stato Giuseppe Conte, che ha definito appunto «non negoziabili» il no al riarmo dei singoli Stati, il no al sostegno militare all’Ucraina e all’economia di guerra. Immediata la batteria dei riformisti del Pd per cui non negoziabile è invece il sostegno a Kyiv. Apriti cielo. A calmare di poco le acque si è dovuto organizzare in fretta e furia un pranzo (peraltro non risolutivo) tra Elly Schlein e lo stesso Conte.

LEGGI ANCHE: Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?

Il senso del centrodestra per la governabilità (o per le poltrone)

Nelle stesse ore nel centrodestra cadevano come birilli diversi punti fermi, dal no alle preferenze di Lega e Forza Italia al no del partito di Salvini alla clausola di salvaguardia per la difesa militare invece che per la sicurezza nazionale, come in questi quattro anni era stato per l’aumento dell’età pensionabile, mentre Fratelli d’Italia ha rinunciato via via alle madri di tutte le riforme, il presidenzialismo e il premierato. Insomma, la coalizione guidata da Giorgia Meloni ha finora interpretato alla massima potenza la risposta di Giulio Andreotti a Ciriaco De Mita che lo accusava di tirare a campare: «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia». Fuor di battuta, i partiti di centrodestra hanno dimostrato di essere pronti a trattare anche sui punti più qualificanti del loro programma pur di continuare a governare. La lettura positiva è che la governabilità è un valore in sé, quella delle malelingue è che le poltrone piacciono assai. Molto probabilmente sono vere entrambe e di certo caratterizzano la coalizione, anche se l’incognita Vannacci getta un’ombra anche su questa fotografia.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il centrosinistra e la specialità di tiro al governo

Nel centrosinistra invece Pd, AvS e Italia Viva hanno abituato gli elettori a precipitose cadute dei propri governi, dall’Ulivo all’Unione di Prodi, fino al Conte 2. E gli elettori, soprattutto i più moderati, non apprezzano più di tanto chi fin da ora annuncia che non intende trattare con gli alleati fino a far pensare che è pronto a far saltare l’alleanza o magari il futuribile esecutivo Pd-M5s-Avs. Non esattamente un bello scenario.  

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

E se quello del M5s fosse un bluff?

La posizione di Conte sui punti non negoziabili del suo programma molto probabilmente è invece in realtà trattabilissima. Così la legge chi ha memoria dei suoi cambi di linea politica, così come del suo passare da essere premier di un governo giallo-verde a esserlo di uno giallo-rosso, fino al sostegno all’esecutivo Draghi. Ma il ritorno di Beppe Grillo potrebbe aver condizionato le ultime uscite del presidente M5s, così come l’ambizione di vincere le primarie e tornare a palazzo Chigi nella speranza di una spinta dei giovani Propal. Il rischio è che invece la sua intransigenza venga considerata credibile, insomma vera, da parte di molti elettori, moderati o incerti, che potrebbero disertare le urne temendo di votare una coalizione litigiosa fino al suicidio. Al netto di ogni valutazione di merito su questo o quel punto di programma (di cui ancora nel campo largo non v’è traccia), il passato fa ancora paura, nel centrosinistra, e allora la parolina ‘negoziabile’ potrebbe fare la differenza tra vincere e perdere le prossime elezioni. 

PagoPA cambia vertici: Pimpinella presidente, Pantaleoni ad

L’assemblea degli azionisti di PagoPA ha formalizzato l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, nominando Maurizio Pimpinella nel ruolo di presidente e Marco Pantaleoni in qualità di amministratore delegato. L’assemblea ha altresì nominato Giorgia Prete, Clementina Ciotti e Mario Marotta nel ruolo di consiglieri del board presieduto da Pimpinella. La designazione dei nuovi organi di governance segue il perfezionamento del closing relativo all’acquisizione della società, la cui compagine azionaria è ora composta dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, che detiene il 51 per cento delle quote, e da Poste italiane, titolare del restante 49 per cento. A conclusione dei lavori, la società e gli azionisti hanno espresso un sentito ringraziamento all’amministratore unico uscente, Alessandro Moricca, per il lavoro svolto e l’impegno profuso alla guida dell’azienda nell’ultimo triennio, formulando al contempo i migliori auguri di buon lavoro alla nuova governance.

Hormuz, palla a Trump: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

Non è ancora stato firmato dalle due parti, ma l’accordo tra Iran e Oman sullo stretto di Hormuz è stato praticamente definito. È quanto filtra dal Medio Oriente e in particolare dai canali Al-Arabiya e Al-Hadath, che citano una fonte di primo piano. Manca solo l’approvazione del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. «Presto una dichiarazione congiunta se non si intromettono parti terze», il messaggio di Teheran a Washington.

Cosa prevede l’accordo tra Teheran e Muscat

L’accordo, secondo la fonte citata dalle due emittenti, prevede – sulla falsariga del memorandum di Islamabad – un cessate il fuoco di 60 giorni (prorogabile). L’intesa tra Teheran e Muscat «mira a rompere lo stallo e permettere la ripresa dei negoziati tecnici» tra Stati Uniti e Iran, alla ricerca della quadra non solo su Hormuz, ma anche sul nucleare. Le navi in entrata a Hormuz utilizzeranno la corsia di navigazione più vicina all’Iran, mentre quelle che lasciano lo stretto useranno rotte prossime all’Oman. Per quanto riguarda la questione dei pedaggi, non saranno imposte tariffe alle navi in transito, almeno nei primi due mesi. Verrà però introdotta una «tassa di servizio» per coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni Teheran intende varare poi pedaggi di transito obbligatori per tutte le navi mercantili e le petroliere, un punto sul quale l’amministrazione Usa si è detta irrevocabilmente contraria. Gli altri Paesi della regione, ha aggiunto la fonte di Al-Arabiya e Al-Hadath, potrebbero partecipare alla sminamento della via centrale dello stretto e alle procedure tecniche necessarie per lo svolgimento della navigazione. Questo entro altri 30 giorni dalla prima scadenza dell’intesa, dopodiché i flussi in entrambe le direzioni seguiranno il corridoio centrale di Hormuz. L’intesa raggiunta da Iran e Oman riguarda solo Teheran e Muscat e non deve ricevere alcun via libera da parte di Donald Trump, tornato a minacciare la Repubblica Islamica. Lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché continueranno quelle che l’Iran definisce «violazioni degli Stati Uniti», ovvero il blocco navale. Tra i due Paesi sarebbero in corso contatti indiretti attraverso i mediatori.

Tekne passa agli americani di Nuburu con il via libera del governo

Nuburu, azienda statunitense operante nel settore Difesa e Sicurezza dual use, ha reso noto che il governo italiano ha autorizzato – ai sensi della normativa in materia di golden power – l’acquisizione del 70 per cento del capitale sociale di Tekne Spa, società con sede operativa a Ortona (Chieti) specializzata in ingegneria della difesa e nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, per poco meno di 35 milioni di euro, subordinandone il perfezionamento al rispetto delle prescrizioni previste dal provvedimento. L’autorizzazione fa seguito alla formale notifica inviata a giugno 2026 dall’azienda e rappresenta un passaggio decisivo verso il closing dell’operazione, previsto per settembre. In base del piano industriale definito da Nuburu, Tekne genererà ricavi cumulati per il periodo 2026-2030 pari a circa 565 milioni di euro, con una crescita occupazionale pari a circa 370 unità. «Tekne assumerà un ruolo centrale nella strategia integrata di Nuburu, diventando l’hub industriale e tecnologico attraverso il quale il Gruppo intende sviluppare una piattaforma avanzata per la Difesa e la Sicurezza, fondata sulle eccellenze industriali italiane e orientata ai mercati dei Paesi Nato e alleati», si legge in una nota.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

Lo si potrebbe definire il sogno di una bozza di mezza estate. Lo Statuto del Partito Federalista Liberale Italiano inoltrato da Attilio Fontana in una vecchia chat leghista e svelato dal Foglio ha avuto l’effetto di un bicchiere di carcadè ghiacciato nell’agosto avido di refrigerio e di notizie. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

La presunta fuga in avanti di Fontana

Il governatore lombardo, classe 1952, al suo secondo e ultimo mandato, si sarebbe fatto avanti non avendo nulla da perdere. Nemmeno una possibile candidatura alle Politiche visto che finora ha sempre detto di voler restare alla guida della Regione fino alla scadenza naturale del mandato nel 2028. Il profilo perfetto del “barbaro nostalgico“, semicitando Salvini, deciso a dare una scossa alla Lega dopo l’affossamento dell’accordo per la creazione di una costola nordista da affidare a Luca Zaia. L’intenzione, stando a quanto poi spiegato dal diretto interessato, era non tanto fondare una nuova forza politica quanto dimostrare la necessità di aprire una discussione interna con la circolazione di un nuovo statuto, «segnale plastico del malessere tra i militanti». L’esercizio giuridico di un amico avvocato che Fontana si sarebbe limitato a condividere è invece la versione alternativa data da fonti vicine al governatore alla Stampa

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Attilio Fontana (Imagoeconomica).

I soliti sospetti

Resta il fatto che, quale che fosse l’intenzione, diffondere lo statuto di un partito in una vecchia chat in cui sono presenti pure Matteo Salvini e il fedelissimo Andrea Paganella pare una mossa così insensata da far pensare a un banale errore. Soprattutto in un momento di forte crisi del partito e soprattutto del suo segretario. Ammesso e non concesso che si trattasse di un colpo di mano anti-Salvini, chi sarebbe della partita insieme con il governatore? Il Foglio cita i soliti sospetti: il segretario nazionale lombardo, Massimiliano Romeo, e fa il nome di Massimo Sertori, assessore agli Enti locali che gode della stima di Fontana. Portavoce, forse, di una fetta di Lega lombarda stanca del sovranismo del Capitano e pronta alla pugna per riprendersi il partito. O, nell’impossibilità, per fondarne un altro. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Senza un leader riconoscibile, ogni progetto rischia di arenarsi

Comunque sia, il risultato era scritto. Da un lato Salvini, com’era prevedibile, ha convocato subito un direttivo a Milano per chiarire la questione prima del raduno di Pontida. Dall’altro, una volta scoperto, il piano – ripetiamo, se di questo si trattava – è automaticamente morto, kaputt. Adesso è difficile che i presunti congiurati escano allo scoperto. E così i soliti sospetti, già nel mirino dei pretoriani salviniani, rischiano di fungere da parafulmine all’ira del capo. Si è scritto anche che lo statuto, sempre nella mente dei registi dell’operazione, avesse l’obiettivo di spingere Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia a rompere gli indugi. Un assist per l’ex doge, un «Noi andiamo, loro ci seguiranno». Così, almeno per ora (perché in politica si sa tutto è possibile) non è stato. E senza un volto riconoscibile che si intesti il progetto e la battaglia, si va poco lontano. Zaia, dopo la fallita trattativa per una Lega del Nord, non pare avere tutta questa fretta e voglia di sfidare a viso aperto Salvini. Giorgetti men che meno. Anche il più giovane Massimiliano Fedriga sembra impegnato a giocare una partita sua. Romeo, per quanto segretario nazionale lombardo, non pare avere le physique du rôle per guidare un movimento, per di più nuovo di zecca.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Roberto Calderoli, Attilio Fontana e Luca Zaia (Imagoeconomica).

La resa dei conti, se ci sarà, può aspettare

Una cosa però è vera: una forza federalista, liberale, europeista, a suo modo centrista risponderebbe alle esigenze di una fetta di elettorato del Nord deluso se non arrabbiato dal fu Capitano. E soprattutto di un certo mondo imprenditoriale. Forse, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi di scuola, qualche big leghista della prima ora, lungi dallo scoprirsi, potrebbe avere dato un tacito via libera all’iniziativa, ma solo per «vedere di nascosto l’effetto che fa». Un test per verificare la determinazione e la forza d’urto dei promotori. Visto com’è finita (o iniziata), c’è da scommettere che il PLFI sarà declassato a malessere di stagione. Malattia però tutt’altro che immaginaria visto che le tensioni all’interno della Lega sono palpabili e destinate ad aumentare in modo inversamente proporzionale alle percentuali dei consensi. I segnali dunque ci sono tutti, ma che sfocino a breve in un mini golpe è un’altra storia. La resa dei conti, se mai ci sarà, è rimandata.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Mondiali ai privati, la Fifa chiede scusa e conferma pieno sostegno a Infantino

Dopo le polemiche e il ritiro della proposta di vendere a privati quote della Coppa del Mondo, il Consiglio direttivo della Fifa si è riunito in Marocco (Paese che co-ospiterà la Coppa del Mondo nel 2030): al termine dell’incontro, tramite una nota, il massimo organo di governo del calcio ha chiesto scusa per l’idea di Gianni Infantino, ribadendo la piena fiducia all’attuale presidente, intenzionato a candidarsi per un nuovo mandato.

Il comunicato della Fifa dopo il summit di Rabat

«Il processo avrebbe dovuto essere gestito diversamente. È stato inoltre riconosciuto che sono stati commessi errori anche dopo che la proposta è trapelata ai media. In una lettera separata al Consiglio della Fifa e alle associazioni membri della Fifa, sono state presentate delle scuse per questi errori, impegnandosi a garantire che non si ripetano. Verrà ora condotta una revisione e un rapporto sarà presentato al Consiglio Fifa nella prossima riunione prevista», si legge nel comunicato diffuso al termine della riunione, a cui ha partecipato lo stesso Infantino: «Con il ritiro del progetto, è stato concordato che la Fifa non tollererà più alcun attacco alla sua integrità, al suo buon governo e al suo giusto processo e adotterà tutte le misure necessarie per proteggere e salvaguardare il suo nome e la sua reputazione». Nell’incontro di Rabat, come sottolineato nella stessa nota, «il segretario generale della Fifa e i membri del Consiglio Direttivo presenti hanno ribadito il loro pieno sostegno al presidente Infantino, in quanto unico funzionario eletto dalle 211 Federazioni affiliate».

La levata di scudi contro il piano di Infantino

L’iniziativa Fifa Forward Enterprise, condotta senza una reale condivisione preventiva, ha provocato un’immediata levata di scudi su scala mondiale, con molteplici richieste di dimissioni da parte di Infantino. Hanno fatto muro Uefa (organo amministrativo, organizzativo e di controllo del calcio in Europa), Concacaf (Nordamerica, Centroamerica e Caraibi) e Afc (Asia). Numerose le federazioni calcistiche nazionale che si sono opposte al progetto, revocando il sostegno a Infantino in vista delle elezioni del presidente Fifa. Hanno preso poi le distanze dal dirigente svizzero anche alcune figure chiave della Fifa, come il responsabile dello sviluppo mondiale del calcio Arsène Wenger, il segretario generale Mattias Grafström e Carlos Cordeiro, consigliare strategico di Infantino, che si è addirittura dimesso denunciando il rischio di «ipotecare il futuro del calcio».