Short Movie: Amore postatomico

Amore postatomico

Un piccolo robot post-apocalittico cerca la felicità: riuscirà a trovarla, e sarà vero amore?

Bill, un robot solitario in una landa desolata e apocalittica, intraprende un viaggio alla ricerca della felicità e di uno scopo nella vita. Non sa ancora che sta per stringere un’amicizia davvero inaspettata. Il corto si intitola Love Bytes ed è diretto, scritto e animato da Sam Prebble, che ha lavorato agli effetti visivi di film come Avatar, Lo Hobbit, L'alba del Pianeta delle scimmie. Lo stile è decisamente Pixar. Guarda il video: Love Bytes - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 29 agosto 2026 - articolo di S*

Picerno capolista, Scafatese ko

Con il classico scarto il Picerno batte la Scafatese e resta a punteggio pieno nel campionato di Serie C Sky Wi Fi. Al Guariglia di Agropoli, casa momentanea del club canarino, mister Ferraro per la prima casalinga in terza serie rivoluziona un po’ il suo 4-3-3 partendo con Forte tra i pali, Novella e Ortisi terzini, Manzi e Suhs centrali, Proia, Brunet e Alessio Esposito a centrocampo a sostegno del tridente composto da Palmieri, Convitto e Longo; dopo pochi minuti, però, il tecnico gialloblù è costretto anche a rinunciare a Manzi per un problema fisico. Il primo tempo termina con gli ospiti avanti grazie al sigillo di Abreu, nella ripresa Ferraro prova a scompigliare le carte inserendo i nuovi arrivati Toscano e Emmausso, ma il gol di Pugliese chiude la gara sul definitivo 0-2

PRIMO TEMPO
8’ Prima sortita offensiva calinga con l’azione in solitaria di Brunet; dopo 40 metri palla al piede il destro dell’argentino viene deviato in angolo.
11’ Ancora Scafatese pericolosa da calcio d’angolo, il colpo di testa di Manzi viene bloccato da Marcone
18’ Primo squillo anche del Picerno, da corner Abreu svetta ma alza la mira
26’ Picerno in vantaggio: destro volante di Abreu che non lascia alcuno scampo a Forte. 0-1.
29’ Nemmeno tre minuti dopo Forte è costretto ancora agli straordinari distendendosi e deviando in angolo il fendente di Esposito
40’ Bella discesa di Ortisi sul lato sinistro: doppio passo a rientrare, fondo guadagnato e buon cross su cui né Longo né Palmieri riescono a trovare la zampata vincentel
46’ Forte si distende, questa volta sulla sinistra, per dire di no anche alla conclusione di Bianchi

 

SECONDO TEMPO
48’ Destro a giro di Pugliese che sibila vicino al palo della porta di Marcone
51’ Prova subito a bussare il neo entrato Emmausso, destro dai 20 metri di poco alto
53’ Numero al limite dell’area di Bassoli e destro che si alza poco sopra la traversa, grande brivido sulla schiena della retroguardia canarina
64’ “Puntata” destra di Palmieri dopo un dribbling secco, blocca Marcone
65’ Dall’altro lato del campo occasione ghiottissima per Scravaglieri, la difesa gialloblù si salva in angolo
75’ Plastica rovesciata di Pugliese che però non colpisce pulito la sfera, blocca Forte
80’ Raddoppio del Picerno: in contropiede Pugliese si invola ancora sulla sinistra e supera con uno scavetto Forte, la palla impatta sul secondo palo e poi viene smanacciata fuori dall’estremo difensore canarino, ma nel frattempo aveva superato completamente la linea di porta. 0-2

 

TABELLINO:

SCAFATESE (4-3-3): Forte; Novella, Manzi (24’ Scognamiglio), Suhs, Ortisi (77’ Molinaro); Proia, Brunet (46’ Volpicelli), Esposito Alessio (46’ Toscano); Palmieri, Longo, Convitto (46’ Emmausso).
A disposizione: Becchi, Lamberti, Volpicelli, Tripi, Scognamiglio, Altobello, Toscano, Molinaro, Terribili, De Michele, Guerra, Esposito Catello, Emmausso, De Chiara.
All: Giovanni Ferraro

AZ PICERNO (4-3-3): Marcone; Gemignani, Bellodi, Del Fabro, Bassoli; Bianchi (63’ Maselli), Franco (63’ Scravaglieri), Virgilio; Pugliese, Abreu (89’ Coppola), Esposito Emmanuele (58’ Nocerino)
A disposizione: Pecci, Cortese, Perri, Kanoute, Maiorino, Tolovan, Nocerino, Pistolesi, Maselli, Rillo, Oliviero, Coppola, Scravaglieri
All: Claudio De Luca

RETI: 26’ Abreu, 80’ Pugliese

Arbitro: Davide Gandino di Alessandria
Assistenti: Leonardo Mallimaci e Giovanni Celestino di Reggio Calabria
Quarto ufficiale: Domenico Mirabella di Napoli. Operatore FVS: Luca Chianese di Napoli
Note: Ammoniti: Proia (S), Scravaglieri (P), Molinaro (S). Calci d’angolo 4-6. Recupero: 4’ pt, 7’ st

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Cavese, pronto riscatto con il Cerignola

Francesco De Pisapia

 

CAVESE-AUDACE CERIGNOLA 3-1

 

CAVESE (3-5-2): Boffelli; Peretti, Cionek, Nunziata; Sava (dal 29′ st Fella), Diarrassouba (dal 35′ st Loreto), Awua, Visconti, Macchi; Orlando (dal 21′ st Fusco), Alberti (dal 29′ st Maiolo). A disposizione: Bertini, Asiatico, Ponziglione, Esposito, Mannucci, Personeni, Severino, Fiorin, Di Costanzo, Acerbo. All.: Cristiano Masitto

 

AUDACE CERIGNOLA (3-4-2-1): Viola; Cocorocchio, Gasbarro (dal 40′ st Cilenti), Sena (dal 17′ pt Kurti); Boccadamo, Vitale, D’Orazio (dal 21′ st Vinciguerra), Cretella; Perlingieri (dal 21′ st  Padula), Nanula (dal 21′ st Silvestro); Gambale. A disposizione: Vailati, Fares, Moreso, Ballabile, Amiranda, Guadagna, Iorio, Romano, Sellaf, Pinotti. All.: Pasquale Catalano

 

ARBITRO: sig. Matteo Dini di Città di Castello (Massimiliano Starnini di Viterbo e Giampaolo Jorgji  di Albano Laziale). IV° ufficiale: Carlo Esposito di Napoli. Operatore FVS: Luigi Ferraro di Frattamaggiore

 

MARCATORI: 43′ pt Cionek (C); 9′ st Gambale (AuC); 17′ st Macchi (C); 39′ st Fusco (C)                                                                                                                                

 

NOTE: serata afosa; terreno di gioco in buone condizioni. Spettatori: 3.000 circa (con sparuta rappresentanza ospite). Ammoniti: al 32′ pt Nanula (AC); al 1′ st Gasbarro (AC); al 9′ st Alberti (C). Angoli 7 a 4 per la Cavese. Recuperi: 2′ pt; 5′ st.

 

CAVA DE’ TIRRENI – La Cavese batte l’Audace Cerignola con un perentorio tre ad uno cancellando in un solo colpo la trasferta di Bari e lo zero nella casella dei gol segnati. Assenti Juwer per una distorsione alla caviglia destra e Minaj che sta recuperando dall’infortunio al braccio, il tecnico Masitto dopo il ko di sette giorni prima, apporta i giusti correttivi nel suo 3-5-2 con Nunziata che torna a sinistra per Loreto, Awua collocato come play basso e Visconti play alto; in avanti Orlando affianca Alberti. L’Audace Cerignola di mister Catalano conferma, oltre al modulo 3-4-2-1, anche per dieci undicesimi la squadra che aveva superato al debutto il Cosenza con il solo cambio di D’Orazio per Moreso. Ritmi non eccessivamente alti causa il caldo afoso ma squadre comunque agguerrite. Subito Cavese pericolosa con Visconti dopo nemmeno centoventi secondi che però impatta male la sfera su una corta respinta della difesa ospite ed il pallone termina sul fondo. Dopo quattro minuti sono pericolosi gli ospiti con un traversone di D’Orazio dalla sinistra con Cionek che salta a vuoto centralmente e Gambale che dalla parte opposta si ritrova la sfera inaspettatamente sui piedi ma calcia fuori. Ancora metelliani vivaci con il cross di Sava che Alberti sottomisura non impatta al meglio spedendo fuori. Gli aquilotti provano a prendere in mano le redini del gioco e a tenere il pallino in mano con i pugliesi che indietreggiano il baricentro ma riescono a contenere le folate offensive. Al 28′ è provvidenziale Boccadamo ad anticipare Macchi pronto sottomisura ad appoggiare in rete un traversone dalla sinistra di Sava. Al minuto numero trentotto sugli sviluppi di un corner di Cretella, Gasbarro prova a sorprendere di tacco Boffelli ma il pallone si perde oltre la trasversale. Ma al 41′ ci pensa Boffelli a salvare su Nanula da posizione defilata dopo un clamoroso liscio di Sava. Capovolgimento di fronte e su angolo battuto da Orlando, Cionek svetta più in alto di tutti e di testa insacca con la rete del vantaggio che viene convalidata dopo la verifica all’FVS.

Ad inizio ripresa nessun cambio da ambo le parti ed al 54′ i giallo-blù trovano il pari un po’ a sorpresa: punizione battuta dalla trequarti da Cretella, sponda di Kurti e Gambale che sbuca improvvisamente e di testa infila alle spalle di Boffelli. Replica della Cavese che con una staffilata di Alberti dalla distanza sibila il palo alla destra di Viola. Preludio al gol del vantaggio che arriva al 62′. Azione insistita a destra con la palla che termina dalla parte opposta dove Macchi al volo con il sinistro infila l’estremo cerignolano. Tre minuti dopo è Alberti a sfiorare il tris. Uno scatenato Macchi sulla sinistra se ne va quasi fino al fondo e serve dall’altra parte l’accorrente Alberti che sottomisura non ci arriva di un soffio. Mister Catalano prova a scuotere i suoi effettuando un triplo cambio che sortisce solo l’effetto di una conclusione dalla distanza al 66′ di Cretella con la sfera che termina alta. Dall’altra parte mister Masitto dopo l’ingresso di Fusco, fa entrare anche Maiolo e Fella, quest’ultimo agguerritissimo, mette lo zampino nel gol che chiude la pratica all’84’. Ripartenza fulminea di Loreto che apre a Fella il quale arrivato in area di rigore serve Fusco che costringe Viola ad un super intervento ma la palla non trattenuta torna sui piedi dell’attaccante che ribadisce in fondo alla rete. La gara di fatto si chiude qui con gli ospiti che si sciolgono nella “canicola” del “Lamberti”.

 

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Premio Fabula. Achille Polonara, la storia di un campione

Ci sono storie che arrivano al cuore prima ancora di essere raccontate. E quella di Achille Polonara, nel primo giorno del Premio Fabula 2026, la manifestazione ideata da Andrea Volpe, è stata una di queste. L’ex cestista della Nazionale italiana è arrivato a Bellizzi con un dispiacere: avrebbe voluto incontrare i ragazzi, sedersi con loro, ascoltare le loro domande, raccontare il basket e magari regalare qualche segreto di quello spogliatoio che per una vita è stato casa sua. Non ha potuto farlo, perché gli impegni con la nuova squadra lo hanno richiamato in palestra. Oggi Polonara è infatti assistente allenatore nello staff di Gennaro Di Carlo all’Halley Campania Avellino Basket, in Serie A2. Una nuova vita professionale iniziata ufficialmente a luglio, dopo aver ricevuto anche la qualifica di Allenatore Nazionale. Ma quel mancato incontro con i ragazzi non ha impedito ad Achille di regalare al Fabula uno dei momenti più autentici della giornata. Sul palco si è raccontato senza filtri, senza sovrastrutture, mettendo da parte per un momento il campione, le vittorie, le maglie prestigiose e i riflettori per parlare semplicemente di un uomo che ha attraversato una delle prove più difficili della sua vita. La malattia, le giornate complicate, il lungo percorso di cura, la fatica di rimettere insieme corpo e mente. E soprattutto la consapevolezza che la partita più importante non è ancora finita. «La battaglia non è ancora vinta», ha raccontato, ma subito dopo ha fatto capire quale sia la sua idea di questa partita: non arrendersi, non mollare, continuare a credere nella possibilità di stare meglio. Dopo la diagnosi di leucemia mieloide acuta e un percorso terapeutico durissimo, Polonara aveva provato a tornare sul parquet, fino alla decisione, annunciata a maggio, di interrompere il basket giocato. «Ci ho provato», aveva scritto allora, spiegando di aver compreso che non sarebbe più stato il giocatore di prima. QUANDO GLI AVVERSARI SONO DIVENTATI TIFOSI Nel racconto di Polonara c’è anche un altro elemento che ha avuto un peso enorme: l’affetto ricevuto dalle persone. Dai tifosi, innanzitutto. Anche da quelli che, quando lui era dall’altra parte del campo, lo fischiavano. Perché era il gioco, perché rappresentava l’avversario, perché segnava, difendeva, lottava e magari faceva perdere la propria squadra. Poi qualcosa è cambiato. Quando la notizia della malattia è diventata pubblica, quegli stessi palazzetti hanno cominciato a restituirgli applausi, incoraggiamenti, messaggi, affetto. E per Achille quel calore è diventato una forma di energia. La gente che prima lo contestava si è ritrovata dalla sua parte. Un avversario da battere è diventato un uomo da sostenere. «Questa vicinanza mi ha dato una spinta enorme», è stato il senso del suo racconto. Perché nella sua partita più difficile, quella volta, non c’erano avversari: c’era un’intera comunità che faceva il tifo per lui. IL CANESTRO È CAMBIATO, MA NON LA SQUADRA Oggi il parquet lo guarda da un’altra prospettiva. Non più con la canotta addosso, ma dalla panchina. E, sorprendentemente, è proprio questa nuova dimensione a restituirgli qualcosa che gli è mancato terribilmente durante la malattia. Non tanto la partita. Non soltanto il rumore del pubblico, il pallone tra le mani o il tiro da tre. «Mi è mancato lo spogliatoio». È forse una delle frasi più semplici e, proprio per questo, più potenti pronunciate a Bellizzi. Gli sono mancate quelle scene apparentemente banali che per un atleta sono invece una parte fondamentale della vita: tornare negli spogliatoi dopo una partita, tutti sudati, scambiarsi quattro parole, ridere, commentare quello che è successo, stare insieme ai compagni. La quotidianità di una squadra. E allora la panchina diventa una nuova possibilità. Un modo diverso per restare dentro quella realtà che conosce da quando era bambino. Polonara ha iniziato prestissimo a giocare a basket e, nella sua vita, non ha praticamente conosciuto altro sport. Ora che non può più essere in campo come prima, può continuare a vivere quella stessa realtà da un’altra posizione. L’esperienza da assistente di Gennaro Di Carlo lo affascina proprio perché lo rimette in gioco, gli permette di imparare un mestiere nuovo e, contemporaneamente, di restare dentro quel mondo che sente profondamente suo. AVELLINO, UNA CASA GIÀ CONOSCIUTA E non è un caso che la nuova avventura sia iniziata proprio ad Avellino. Il legame con il club irpino era nato già nei mesi più difficili. Quando Polonara cercava di capire se fosse ancora possibile tornare a giocare, l’Avellino Basket gli aveva messo a disposizione strutture e staff, permettendogli di allenarsi e provare a recuperare la condizione. Lo raccontava già in primavera, quando trascorreva ad Avellino parte delle sue giornate per lavorare individualmente e provare a ritrovare il feeling con il pallone. Poi il corpo gli ha presentato il conto e il ritorno al basket giocato è diventato troppo rischioso. Ma quel rapporto non si è interrotto: si è trasformato. A luglio il club ha annunciato il suo ingresso nello staff tecnico di coach Di Carlo. IL CORO DEI BAMBINI E così, anche se non è riuscito a sedersi davanti ai ragazzi come avrebbe voluto, Polonara ha comunque trovato il modo di incontrarli. Alla fine sono stati loro ad andare verso di lui, con gli applausi, il coro, l’entusiasmo che soltanto i bambini sanno regalare. Una scena semplice, ma perfetta per il Fabula: un campione che racconta la sua fragilità e una platea di giovanissimi che gli restituisce forza. Lui, che per anni ha fatto il tifo con i compagni, che ha ascoltato applausi e fischi, che ha conosciuto la solitudine della malattia e la fatica della rinascita, si è ritrovato ancora una volta circondato da una squadra. Stavolta senza canotte, senza tabelloni e senza classifiche. Perché forse è proprio questo il senso del suo nuovo «secondo tempo». Non dimenticare quello che è stato, ma trovare il coraggio di immaginare quello che può ancora essere. Polonara non sa ancora dove lo porterà la sua nuova vita da allenatore. Sa però che il basket continua a essere casa sua. E soprattutto sa che la partita più importante, quella per la quale ha ricevuto il sostegno di migliaia di persone, è ancora in corso. E lui, come ha ribadito dal palco del Fabula, non ha nessuna intenzione di mollare. Ospiti della prima giornata anche il Professore Paolo Apolito e Max Costa.

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E’ morta Valeria Casalbore, figlia di Renato

Il Presidente Urbano Cairo e tutto il Torino Football Club, appresa la triste notizia, sono vicini alla famiglia Casalbore nel ricordo della signora Valeria Casalbore, figlia del giornalista Renato Casalbore – fondatore e direttore di Tuttosport, perito nella tragedia di Superga del 4 maggio 1949 – e appassionata tifosa del Toro. Ai figli Romolo, Enrico e Silvia, alle rispettive famiglie e a tutti i parenti il profondo cordoglio e l’affettuoso abbraccio del mondo granata.

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Campi Flegrei, Celano attacca De Luca: «Prima la coerenza»

«È paradossale che oggi l’ex presidente Vincenzo De Luca si chieda perché non sia stato ancora dichiarato lo stato di emergenza per i Campi Flegrei, quando appena ieri, in Consiglio regionale, gli esponenti della sua maggioranza hanno votato contro una risoluzione del centrodestra che chiedeva proprio alla Regione di attivarsi per sollecitare il Governo». È l’affondo del consigliere regionale di Forza Italia Roberto Celano, intervenuto sul confronto politico legato alla situazione nell’area flegrea. Secondo Celano, De Luca dovrebbe rivolgere le proprie domande innanzitutto alla maggioranza regionale. Nel mirino finiscono il vicepresidente Fulvio Bonavitacola e i consiglieri regionali del Pd e di “A Testa Alta” vicini all’ex presidente, che, sostiene il consigliere azzurro, «ieri si sono schierati contro la risoluzione del centrodestra». «Prima di chiedere spiegazioni agli altri – prosegue Celano – sarebbe doveroso assumersi le proprie responsabilità e spiegare ai cittadini dei Campi Flegrei per quale ragione si sia scelto di non sostenere una proposta che chiedeva esattamente ciò che oggi De Luca reclama pubblicamente». Per il consigliere di Forza Italia, sulla sicurezza della popolazione non possono esserci posizioni differenti a seconda della sede. «Quando sono in gioco la sicurezza e la tutela delle popolazioni dei Campi Flegrei – sottolinea – non possono esserci due verità: una da sostenere nelle aule istituzionali e un’altra da raccontare attraverso comunicati e dichiarazioni pubbliche». Da qui la richiesta di passare dalle parole ai fatti: «La coerenza dovrebbe venire prima della propaganda. Se lo stato di emergenza è davvero una priorità, ci si attivi concretamente per ottenerlo, invece di cercare responsabilità altrove dopo aver votato contro una risoluzione che andava esattamente in quella direzione».

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Pitti Pizza & Friend : La pizza non è uno sgarro

Stop ai luoghi comuni sulla pizza. Non è necessariamente uno “sgarro” da concedersi con senso di colpa; può trovare spazio anche nell’alimentazione di chi convive con il diabete; può fornire energia prima dell’attività sportiva; non obbliga a cancellare i carboidrati dal pranzo se si prevede di mangiarla la sera. E, se inserita correttamente nell’alimentazione, può diventare anche un’alleata del benessere. A smontare, punto per punto, alcuni dei falsi miti più diffusi è Liana Cammarano, biologa nutrizionista, intervenuta al Pitti Pizza & Friend, in programma in Piazza della Libertà a Salerno fino al 30 agosto. Ventuno forni, per sei giorni, raccontano uno dei simboli per eccellenza del made in Italy attraverso un’esperienza che mette insieme profumi, sapori, tecniche, identità e differenti modi di interpretare la pizza made in Campania. Cosa accade se, accanto al gusto, si prova a guardare la pizza anche dal punto di vista nutrizionale? Il primo luogo comune da superare è forse quello più radicato: la pizza come “sgarro”. «Non è un alimento dal quale dobbiamo difenderci – spiega Cammarano – né un premio da concederci dopo giorni di rinunce. È qualcosa che possiamo imparare a conoscere, scegliere e gustare senza sensi di colpa». La pizza può rappresentare un pasto completo, a condizione di costruirlo con equilibrio. «La base fornisce la quota di carboidrati, alla quale possono essere associate proteine – attraverso formaggi, pesce o salumi – una corretta quota di grassi, come l’olio extravergine d’oliva o la frutta secca, e le fibre delle verdure, da scegliere anche seguendo la stagionalità». Ed è proprio il rapporto tra pizza e glicemia a introdurre il secondo falso mito: l’idea che chi convive con diabete o utilizza insulina debba necessariamente rinunciarvi. «La pizza può essere inserita nell’alimentazione – sottolinea la biologa nutrizionista –imparando a scegliere la preparazione più adeguata». In particolari combinazioni, la presenza dei grassi può rallentare l’assorbimento dei carboidrati e modificare la risposta glicemica. «In alcune situazioni e in assenza di altre componenti proteiche o lipidiche, anche una pizza fritta può determinare una risposta glicemica diversa rispetto a quanto si potrebbe immaginare». Non significa, precisa la nutrizionista, che il fritto sia automaticamente preferibile o adatto a tutti: la parola chiave resta personalizzazione. Terzo luogo comune: pizza e sport non vanno d’accordo. Bisogna chiedersi prima di tutto quando e perché la si mangia. «Una pizza semplice, consumata con tempi adeguati prima di una performance sportiva, può fornire carboidrati utili a garantire energia ai muscoli. Diverso è il discorso dopo l’attività, quando bisogna valutare ciò di cui l’organismo ha bisogno per recuperare». E si arriva così al quarto falso mito, familiare a molti: stasera mangio la pizza, quindi a pranzo niente carboidrati. «Pranzo e cena sono due pasti differenti chiamati a sostenere esigenze metaboliche diverse. Non dobbiamo mettere in difficoltà il nostro organismo privandolo di ciò che gli serve». A pranzo si può prevedere una quota equilibrata di carboidrati, accompagnata ad esempio da pesce e verdure, anche se la sera è prevista la pizza. Da evitare la tentazione di “risparmiare calorie” sostituendo il pranzo con la sola frutta nell’attesa della cena. Quinto e ultimo luogo comune, e riguarda il nostro rapporto con il cibo. «La pizza non deve diventare un premio che dobbiamo meritarci perché siamo stati bravi a non mangiare prima, né qualcosa per cui sentirci in colpa dopo. È questo meccanismo che rischia di costruire un rapporto sbagliato con il cibo». Il Pitti Pizza & Friends, ideato da Maurizio Falcone e promosso dall’Associazione Alimenta, presieduta dallo stesso Falcone con Alfonso Aufiero vicepresidente, è organizzato con Effe Emme Eventi. La direzione tecnica è di Nunzio Mascolo. Ad accendere i ventuno forni presenti in Piazza della Libertà sono Antica Pizzeria Reginè di Salerno, I Due Fratelli di Salerno, Il Panuozzo di Gragnano – I Due Fratelli, 280 Grammi di Caserta, Brandi di Napoli, Pizza a Metro di Vico Equense, La Pizza di Umberto Falcone di Salerno, L’Angelo e il Diavolo di Salerno, Quanto Basta di San Giorgio del Sannio e Salerno, La Perla di Pulecenella di Salerno, Il Vicolo della Neve di Salerno, Antico Borgo di Nocera Superiore e la pizzeria San Matteo di New York. Con la Pizzeria Madison è presente un forno dedicato alle persone celiache, in collaborazione con AIC Campania – Associazione Italiana Celiachia. Tra le novità dell’edizione 2026 c’è la partecipazione del Maestro Cavaliere Giuseppe Corsini, riconosciuto come il primo pizzaiolo sordo d’Europa.

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De Luca, primarie centrosinistra esempio di demenzialità politica

Avremo lo psicodramma legato alle primarie del centrosinistra”. Lo ha detto il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca nel corso della sua consueta trasmissione social del venerdì, definendo la vicenda “uno dei casi più significativi di demenzialità politica”. “Tutto quello che è innaturale, irrazionale, demenziale trova ospitalità” in Italia, ha aggiunto. Secondo De Luca, per una coalizione di opposizione dovrebbe esserci una regola semplice: “Si va al voto e il segretario del partito che prende più voti è di fatto il candidato premier”. Per De Luca, invece, “tutto il resto è demenzialità pura”, frutto di “narcisismo, opportunismo e finzioni” dei diversi esponenti politici. De Luca ha poi criticato il modello delle primarie del centrosinistra, osservando che negli Stati Uniti si svolgono all’interno dello stesso partito, mentre in Italia si ipotizzano primarie aperte a tutte le forze della coalizione, “senza vincolo, senza regole”. “Vi preannuncio un anno di psicodramma. E il tempo è galantuomo, lo vedrete”, ha concluso.

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Berra saluta la Salernitana: è del Foggia

Filippo Berra è ufficialmente un nuovo giocatore del Foggia. Il difensore classe 1995 lascia la Salernitana a titolo definitivo e ha firmato un contratto biennale con i Satanelli.

A rendere particolare il trasferimento è anche la tempistica: Berra potrebbe ritrovarsi subito di fronte la sua ex squadra, impegnata sabato allo Zaccheria nella seconda giornata del campionato di Serie C.

La Salernitana ha ufficializzato la cessione con una nota, ringraziando il calciatore «per l’impegno profuso nel corso della sua militanza in maglia granata» e augurandogli «le migliori fortune per il suo futuro personale e professionale».

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De Luca contro gli incivili: «Telecamere per beccare chi abbandona rifiuti»

È guerra aperta agli incivili che abbandonano rifiuti ingombranti per le strade di Salerno. Nella consueta diretta del venerdì, il sindaco Vincenzo De Luca ha puntato il dito contro chi continua a lasciare frigoriferi, mobili e altri materiali in ogni angolo della città, annunciando una stretta sui controlli.

«Abbiamo messo delle telecamere per beccare e sanzionare gli incivili», ha spiegato De Luca, mostrando anche un video registrato durante uno dei controlli.

Nelle immagini, secondo quanto mostrato dal sindaco, si vede un uomo che abbandona un frigorifero nel centro storico. Una scena che De Luca ha accompagnato con parole particolarmente dure, definendo l’autore del gesto un «cafone», con un riferimento anche al suo abbigliamento, caratterizzato da quelli che il sindaco ha definito “costumi hawaiani”.

L’obiettivo dell’amministrazione è chiaro: utilizzare il sistema di videosorveglianza per individuare i responsabili degli abbandoni e procedere con le relative sanzioni.

Un fenomeno che continua a rappresentare una delle principali criticità sul fronte del decoro urbano e contro il quale Palazzo di Città punta ora sempre più sulla tecnologia e sui controlli sul territorio.

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I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra

L’Ucraina ha celebrato qualche giorno fa il 35º anniversario dell’indipendenza da Mosca ma il suo futuro è ogni giorno che passa più incerto. La dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 non ha portato solo alla creazione di uno Stato sovrano, ma ha trascinato con sé rivoluzioni e conflitti. Quello in corso su larga scala dal 2022 non è che l’evoluzione di un percorso cominciato nel 2004 con la Rivoluzione arancione, passato attraverso Euromaidan (2013) ed esploso con la prima guerra nel Donbass nel 2014.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Volodymyr Zelensky alla celebrazione del 35° anniversario dell’indipendenza dalla Russia (Ansa).

Serve una nuova architettura di sicurezza continentale

La guerra tra Russia e Ucraina ha coinvolto a vari livelli altri attori. Da un lato l’Occidente, la Nato e i cosiddetti volenterosi, dall’altro alleati più o meno dichiarati di Mosca, in primis la Cina. In questo contesto è evidente che il futuro del Paese dipenderà dal tipo di accordi che usciranno da un eventuale trattato di pace. L’intesa dovrà garantire la nuova architettura di sicurezza continentale: senza un patto condiviso e duraturo, l’Ucraina resterà in bilico, pronta a riesplodere.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Volodymyr Zelensky con il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa (Ansa).

Il crollo demografico e le ricadute su economia e politica

Da questa prospettiva è facile identificare le sfide, interne ed esterne, che Kyiv sarà chiamata ad affrontare. In primo luogo quella del cambiamento demografico. Se nel 1991 la popolazione ucraina superava i 51 milioni di abitanti, i dati attuali indicano che nei territori controllati dal governo, quindi escludendo Donbass e Crimea, oggi vivono tra i 22 e i 28 milioni di persone. Dal 2014 circa 2 milioni di ucraini si sono rifugiati in Russia, quasi 6 in Europa. Secondo le simulazioni dell’Accademia delle Scienze di Kyiv, se le ostilità cesseranno nel breve periodo, la popolazione potrebbe stabilizzarsi intorno ai 24-34 milioni entro i prossimi decenni, a seconda della quota di rientri. Più invece il conflitto si allungherà, più il Paese si spopolerà. E non è solo una questione di numeri, perché la questione demografica incide naturalmente su economia e politica.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Fiori deposti dopo un bombardamento russo (Ansa).

La ricostruzione e i possibili investitori esteri

Nel complesso quadro postbellico, la crisi demografica, l’economia e le scelte politiche si influenzeranno a vicenda: la perdita di capitale umano e la riduzione della popolazione economicamente attiva incideranno negativamente sul sistema economico, causando contrazione del Pil, carenza di manodopera, squilibri nei sistemi fiscali e pensionistici. Ci sono poi gli enormi costi della ricostruzione: le stime le fornite da Kyiv, dalla Banca Mondiale e della Commissione Europea li quantificano a oggi sui 600-700 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. Soprattutto, in assenza di un ombrello politico definitivo, cioè senza solide garanzie bilaterali e accordi tra Russia e Occidente, sarà impossibile garantire all’Ucraina un futuro autonomo, in cui anche i Paesi stranieri potranno investire stabilmente, al di fuori del settore militare high tech. Il destino politico dell’Ucraina non dipenderà solo da come uscirà dalla guerra, vincente o perdente, ma anche da come l’esito del conflitto sarà presentato a un elettorato ridotto e sempre più radicalizzato.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Una foto aerea di Kyiv (Ansa).

I due possibili scenari post-bellici

In caso di vittoria russa, l’Ucraina dovrà rinunciare a una parte consistente di territorio, i confini verranno ridefiniti e si andrà incontro a una sorta di finlandizzazione coatta. La presidenza di Volodymyr Zelensky ne uscirebbe fortemente delegittimata e il risentimento e la frustrazione di popolazione e militari potrebbero alimentare il focolaio di una guerra civile. L’arrivo alla Bankova di una figura popolare come l’ex generale Valery Zaluzhny o proveniente dall’intelligence forse riuscirebbe a evitare l’escalation, tenendo a bada l’estrema destra nazionalista. Sul lungo periodo però, la crisi economica e l’isolamento dall’Occidente rischiano di favorire l’ascesa di forze politiche intransigenti, esplicitamente inclini a ristabilire l’asse politico ed economico con la Russia, e innescare forse anche una guerriglia partigiana.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Vladimir Putin (Ansa).

Una vittoria totale di Kyiv al momento resta un’ipotesi di scuola. È più realistico ipotizzare un compromesso al ribasso per Mosca. Questo garantirebbe una transizione meno problematica, soprattutto se gli accordi internazionali definissero gli spazi di manovra economici e geopolitici per la nuova Ucraina, vero ponte tra Russia e Occidente. In questa cornice il Paese potrebbe rinascere grazie a un patto tra gruppi di potere vecchi e nuovi, optando per una finlandizzazione volontaria. Anche in questo caso, sul breve periodo, Zelensky difficilmente rimarrebbe in carica e Zaluzhny avrebbe la strada spianata per guidare il Paese. Sempre che non abbia la meglio l’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, che si è già schierato contro l’attuale capo di Stato e ha ammesso che Kyiv sta perdendo la guerra. Per il medio e lungo periodo sarebbe necessario un radicale rimodellamento degli equilibri, con una leadership ucraina veramente indipendente e non ostaggio né di attori esterni né di un sistema oligarchico mai veramente smantellato.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi

Sigfrido Ranucci saluta, suo malgrado, la conduzione di Report. La Rai ha infatti reso noto che nella prossima stagione televisiva alla guida della trasmissione ci saranno Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, «entrambi risultati vincitori della selezione per giornalisti professionisti». Una scelta, precisa il comunicato, «nel segno della professionalità e dell’esperienza maturata sul campo».

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Giulia Presutti (Imagoeconomica)

Chi sono i due nuovi conduttori di Report

Presutti è da anni giornalista e inviata di Report, mentre Piervincenzi, è stato inviato e conduttore di programmi Rai quali Nemo – Nessuno escluso e Popolo Sovrano: nel 2017 fu colpito con una violenta testata da Roberto Spada, che aveva avvicinato per alcune domande sui presunti rapporti con CasaPound a Ostia.

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

Per Ranucci tre «opzioni di ricollocazione professionale»

«Nell’ambito degli accordi sindacali e delle procedure previste per la gestione dei percorsi professionali», si legge nel comunicato, sono state sottoposte a Ranucci «tre possibili opzioni di ricollocazione professionale, coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in Rai, nell’ottica di garantire una continuità professionale adeguata al suo profilo e alle esigenze editoriali e organizzative dell’Azienda». Tra i passaggi del comunicato anche questo: «La Rai ritiene che il valore del giornalismo d’inchiesta, da sempre elemento distintivo dell’offerta informativa del Servizio pubblico, risieda nella credibilità e nell’autorevolezza che solo una piena indipendenza editoriale e un’imparzialità rigorosa possono assicurare».

Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra

Le parole pronunciate qualche giorno fa da Stefano Bonaccini durante un evento ad Albenga hanno innescato un botta e risposta tra il presidente del Partito democratico e Giorgia Meloni: al centro il grado di istruzione degli elettori di destra.

Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra
Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

Le parole di Bonaccini sull’elettorato di destra

Bonaccini aveva affermato che, negli ultimi anni, in cui si è visto il «voto al primo Trump, il voto alla Brexit, il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia a Meloni, Salvini e oggi forse a Vannacci» la destra ha raccolto maggior consenso della sinistra grazie al consenso «di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree esterne delle città e di chi sta peggio economicamente».

Meloni: «Hanno studiato i danni della sinistra»

«In una illuminata lezione, Bonaccini ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare», ha scritto Meloni sui social, condividendo il video dell’intervento del presidente dem che, suggerisce la premier, «forse dovrebbe prendere in considerazione un’ipotesi più semplice: quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra», tra «città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere, come devono votare, e come devono pensare».

Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La precisazione di Bonaccini a Coffee Break

Successivamente, ospite di Coffee Break su La7, Bonaccini nel tentativo di riprendersi dallo scivolone ha spiegato che la sua riflessione faceva parte di ragionamento più complesso sui cambiamenti dell’elettorato occidentale nell’ultimo decennio e, soprattutto, sulle difficoltà della sinistra nel rappresentare le fasce sociali più fragili. «Ma secondo voi io mi permetto di dire che solo quelli che studiano? Ho fatto un’analisi di quella che è la realtà se si va a vedere scorporando il voto», ha detto Bonaccini in tv. E poi: «Capisco che sia più facile cercare una polemica abbastanza sorprendente col sottoscritto, ieri è partito Bignami e in parte la Lega, piuttosto che rispondere sul perché paghiamo le bollette, la benzina tra le più care al mondo o perché ci sono troppi precari soprattutto giovani, perché la sanità pubblica sta crollando o perché il Paese non cresce e sarà il peggiore nei Ventisette dell’Ue per crescita».

Vienna, rubato il collier della regina d’Egitto: caccia ai ladri

Due uomini hanno rubato un prezioso collier dal Mak, il Museo di arti applicate di Vienna, appartenuto alla regina Nazli d’Egitto. Realizzato nel 1939 in stile Art déco dalla maison parigina Van Cleef & Arpels, 10 anni era stato battuto a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro, secondo la banca dati della casa d’aste Sotheby’s. I due ladri sono entrati nel museo fingendosi normali visitatori, per poi infrangere una vetrina, impossessarsi del collier e scappare. Sono ancora in fuga e la polizia ha avviato una vasta operazione per rintracciarli. Il gioiello è composto da oltre 600 diamanti rotondi e con taglio baguette, disposti secondo un motivo a raggiera. La regina Nazli lo aveva commissionato, insieme a una tiara coordinata, in occasione delle nozze della figlia Fawzia con il principe ereditario iraniano Mohammad Reza Pahlavi, futuro scià di Persia.

Alluvione in Nepal: salgono i morti, ancora dispersi i tre italiani

L’Autorità nazionale del Nepal per la riduzione del rischio e la gestione dei disastri (Ndrrma) ha aggiornato a 538 il numero dei corpi recuperati dalla devastante alluvione nel bacino del Bhote Koshi. La maggior parte dei corpi è stata ritrovata nelle zone meridionali, a circa 150 chilometri dalla sorgente dell’inondazione: la forza della corrente ha trascinato fango, detriti e le vittime lungo il pendio montuoso fino a rallentare. Oltre alle vittime accertate ci sono poi 937 persone che risultano ancora disperse: tra essi 517 stranieri, di cui tre italiani. Intanto, mentre permane il rischio di ulteriori inondazioni nelle aree al confine tra Nepal e Cina, è arrivata a Kathmandu la task force dell’Unità di Crisi della Farnesina.

Spagna, arrestato un italiano accusato di femminicidio

Un italiano di 60 anni è stato arrestato dalla Guardia Civil spagnola a Isla Cristina, in Andalusia a pochi chilometri dal confine con Portogallo: è accusato di aver ucciso con numerose coltellate (almeno 20) la compagna, una donna tedesca di 47 anni, ritrovata senza vita in strada nei pressi della spiaggia di Punta del Caiman. Secondo le prime informazioni, la coppia si trovava nella località spagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza in camper. L’uomo è stato portato in caserma e sarà trasferito davanti all’autorità giudiziaria per l’eventuale convalida del fermo. Secondo i dati del Ministero dell’Uguaglianza, quello avvenuto a Isla Cristina è il 37esimo femmicidio registrato in Spagna dall’inizio dell’anno.

Deliveroo, accordo con i giudici: aumenti e sicurezza per i rider

Deliveroo Italia ha formalizzato una serie di impegni verso la procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta per caporalato, ottenendo il parere positivo all’implementazione da parte del pm Paolo Storari. Questi impegni delineano una serie di misure concrete che la società implementerà e che, una volta verificate, «auspica possano rappresentare un importante passo verso la revoca del controllo giudiziario e all’archiviazione dell’indagine penale», si legge in una nota.

Cosa prevedono gli impegni

In dettaglio, Deliveroo si impegna ad aumentare la tariffa oraria minima di base dei rider da 10 a 14 euro l’ora sul tempo attivo stimato. Inoltre, ogni proposta sarà pagata oltre gli standard dell’industria, ovvero un minimo di 3,77 euro per ordine. L’azienda migliorerà ulteriormente gli strumenti per aiutare i rider a massimizzare i propri compensi, compreso quando sono dai commercianti, e introducendo nuovi bonus destinati ai rider che fanno più consegne. In tema di sicurezza, l’azienda offrirà un insieme più ampio di dispositivi di protezione che include guanti, protezioni da moto e maschere anti-smog, oltre all’equipaggiamento ad alta visibilità e ai caschi da bicicletta già forniti. La società introdurrà poi un limite sulla quantità di tempo che i rider possono trascorrere consegnando. Si impegnerà infine a continuare il lavoro con AssoDelivery, Confcommercio e le organizzazioni sindacali, per definire un ampio contratto collettivo che possa regolare il settore del delivery.

Scioglimento del Comune di Sarno, il TAR Lazio acquisisce tutti gli atti

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio – Sezione Prima, con ordinanza adottata nella Camera di Consiglio del 26 agosto 2026, ha disposto l’acquisizione integrale della documentazione relativa al procedimento che ha condotto allo scioglimento del Consiglio comunale di Sarno.

Nell’ambito del ricorso presentato avverso il provvedimento di scioglimento, il TAR ha ritenuto necessario acquisire tutti gli atti del procedimento nella loro interezza, con particolare riferimento alla relazione della Commissione di accesso e alla documentazione posta a corredo. Il Collegio ha quindi ordinato alle Amministrazioni resistenti il deposito degli atti in versione integrale e privi di omissis, assegnando un termine di 45 giorni dalla notifica dell’ordinanza per l’adempimento.

L’acquisizione consentirà ai giudici amministrativi di disporre dell’intero quadro documentale relativo alla vicenda in vista dell’esame del ricorso nel merito. Contestualmente, il TAR Lazio ha fissato al 10 febbraio 2027 l’udienza pubblica per la trattazione del merito, nella quale saranno esaminate le argomentazioni delle parti alla luce anche della documentazione acquisita. Il procedimento entra dunque in una fase particolarmente rilevante, finalizzata a consentire al Collegio una valutazione completa degli elementi posti alla base dello scioglimento del Consiglio comunale.

Sull’ordinanza è intervenuto l’ex Sindaco di Sarno Francesco Squillante:

«Accogliamo con serenità e fiducia questo passaggio. Fin dall’inizio abbiamo chiesto che una vicenda così importante per noi e per la città di Sarno venisse esaminata fino in fondo, sulla base di tutti gli atti e di tutti gli elementi disponibili. La decisione del TAR di acquisire la documentazione nella sua interezza e senza omissis consentirà al Collegio di affrontare il merito disponendo di un quadro completo. Continueremo ad affrontare questo percorso con rispetto per le Istituzioni, con fiducia nella Giustizia e con la serenità di chi è pronto a confrontarsi con ogni atto e con ogni fatto. Il 10 febbraio saremo davanti al TAR, come abbiamo fatto dal primo giorno: con determinazione e a testa alta».

L'articolo Scioglimento del Comune di Sarno, il TAR Lazio acquisisce tutti gli atti proviene da Le Cronache.

Un altro addio a Moneta: quale sarà il destino del settimanale economico?

Dopo l’addio di Osvaldo De Paolini, che da settembre prenderà le redini de Il Gazzettino, e che al Giornale era stato l’artefice del settimanale economico Moneta, un’altra firma di peso, Camilla Conti, ha lasciato la testata degli Angelucci (e di Leonardino Del Vecchio, socio di minoranza) per approdare a Class Editori. A questo punto ci si interroga sul destino di Moneta che, nato con grandi ambizioni e una distribuzione che oltre al Giornale, veniva veicolato anche da Libero e Il Tempo, e ora si limita a uscire solo in abbinata con il quotidiano fondato da Indro Montanelli. Dopo la pausa estiva, sabato Moneta riprenderà le pubblicazioni. Ma ai piani alti del gruppo è in corso una riflessione se mantenere il prodotto autonomo oppure inglobarlo come inserto settimanale nelle pagine del quotidiano, soluzione che comporterebbe notevoli risparmi. Intanto, come annunciato prima dell’estate, si pensa a rinforzare la squadra di vertice. Così ad affiancare Tommaso Cerno stanno per arrivare come vice Lirio Abbate da Repubblica e Fabrizio Massaro da Milano Finanza.

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Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida

Nelle calde notti del litorale romano si fa un gran parlare del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Ma questa “Lollo” non è al centro dell’attenzione per aver fatto fermare un treno o per aver ricordato che il vino non può essere un veleno, perché altrimenti «avremmo un problema con chi lo ha moltiplicato». Il tema è il Festival di Sanremo, l’appuntamento televisivo più seguito dagli italiani, con ascolti da record.

Le novità del ministero dell’Agricoltura per il comparto florovivaistico

Cosa ha fatto Lollobrigida? Il 30 luglio sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto legislativo numero 151 dedicato al florovivaismo, settore che sarà valorizzato dal ministero dell’Agricoltura per dare una nuova governance al sistema economico legato alle coltivazioni, con tanto di un ufficio dedicato alla filiera del settore, un tavolo tecnico e un piano nazionale quinquennale. Sono attesi anche i decreti ministeriali per armonizzare le figure professionali del settore, compresi gli addetti al verde urbano, ai parchi e ai giardini storici. Non solo: il primo gennaio 2027, l’Ismea (l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) gestirà il sistema nazionale di rilevazione annuale dei dati statistici relativi alla produzione, ai prezzi, agli scambi con l’estero. Per non parlare dell’istituzione di un marchio unico nazionale finalizzato a garantire l’origine, la qualità e la tracciabilità dei nostri prodotti. Insomma, al Masaf ci sarà tanto lavoro da fare per comunicare le nuove attività.

Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

La vetrina di Sanremo non desterebbe sospetti

Dato l’argomento, si spiffera a Roma, quale tribuna mediatica migliore di Sanremo per parlare di fiori, con Lollobrigida protagonista? Tra l’altro, la prossima edizione sarà condotta da Stefano De Martino, l’unico punto di forza della Rai meloniana e indicato dai maligni “in quota Arianna”, anche se la capa della segreteria politica di Fratelli d’Italia ha sempre smentito ogni contatto con lo showman, negando alla radice sia l’amicizia sia presunte “spintarelle”.

Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida
Carlo Conti e Stefano De Martino (Ansa).

Non c’è che dire, una mossa astuta: anno elettorale, piano florovivaistico. Sanremo del resto è nota in tutto il mondo come la “città dei fiori”. Inutile dire che i rapporti tra Lollobrigida e l’ad della Rai Giampaolo Rossi sono ben radicati. E una forma di “patrocinio istituzionale” del ministero, con la scusa del florovivaismo, passerebbe sotto traccia senza alimentare particolari polemiche. In fondo i fiori sono un simbolo del territorio e quale cornice migliore di quella sanremese per diffondere le novità ministeriali. Per Fratelli d’Italia si tratterebbe di un colpo mediatico incredibile, soprattutto se si votasse in primavera. Insomma, «grazie dei fior…»…

Mercantile affonda nel Mar Nero in acque romene: Bucarest denuncia un attacco

Una nave mercantile con bandiera della Repubblica dominicana, salpata dal porto rumeno di Sulina (al confine con l’Ucraina) e diretta verso quello turco di Tekirdag, è affondata nel Mar Nero nella zona economica esclusiva della Romania, oltre le acque territoriali di Bucarest, dopo lo sviluppo di un incendio a bordo. Tutti e 12 i membri dell’equipaggio della nave “Progress IV” sono stati tratti in salvo. «È stata colpita. Al momento non sappiamo da chi, né perché. Verrà avviata un’indagine, non è opportuno fare speculazioni», ha denunciato il presidente romeno Nicusor Dan, che proprio ieri a Chisinau ha incontrato, in occasione del 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’ex repubblica sovietica la presidente Maia Sandu e l’omologo ucraino Volodymir Zelensky.

Futuro nazionale, esposto in procura da parte del sindacato dei militari

L’associazione Sindacato dei militari ha presentato un esposto in procura a Roma contro Futuro nazionale, il partito presieduto dal generale Roberto Vannacci, accusandolo di riprodurre «il nucleo dottrinale antidemocratico e il metodo di lotta» del fascismo. Nel mirino sono finiti i principi indicati dal movimento come “non negoziabili”: famiglia naturale, identità cristiana e tutela della vita dal concepimento alla morte naturale. Per il sindacato, trasformare questi principi in verità sottratte alla mediazione politica restringerebbe lo spazio del pluralismo democratico.

Dalla Remigrazione alla famiglia naturale, i punti contestati

Un capitolo è poi dedicato al piano di Remigrazione, con misure che, secondo l’esposto, riguarderebbero anche gli immigrati regolari. Per i denuncianti, un’applicazione collettiva potrebbe configurare un’espulsione di massa vietata dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Nel mirino anche la proposta di zone rosse senza limiti temporali, con militari impiegati stabilmente nei controlli, e di reparti dell’Esercito dotati del potere di arrestare i criminali, oltre che di moduli di educazione alla difesa e campi di «educazione militare con valenza civica» alle scuole superiori. L’esposto contesta infine l’idea di “famiglia naturale” sostenuta dal movimento e le limitazioni prospettate sulle altre forme di convivenza e sulla procreazione assistita. Secondo i denuncianti, ne deriverebbe una gerarchia tra cittadini e formazioni sociali incompatibile con la Costituzione.

Spetta alla procura verificare se le accuse abbiano un fondamento penale

Dall’insieme di questi elementi, il sindacato chiede alla magistratura di verificare se Futuro nazionale abbia oltrepassato il confine della legittima battaglia politica prospettando diverse ipotesi di reato, dalla violazione della legge Scelba alla propaganda e istigazione all’odio, fino all’istigazione a delinquere e alla disobbedienza alle leggi. Spetta ora alla procura verificare se le accuse abbiano un fondamento penale.

Per Mladic funerali in Serbia «con tutti gli onori militari e di Stato»

Il “boia di Srebrenica” Ratko Mladic, morto nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia mentre stava scontando l’ergastolo per genocidio e crimini di guerra e contro l’umanità, avrà i funerali «con tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto». Lo ha annunciato il ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.

I crimini di guerra di Mladic

Ex comandante dei serbi di Bosnia, assieme a Slobodan Milosevic (all’epoca presidente della Serbia) e Radovan Karadzic (presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) era ritenuto il terzo artefice della pulizia etnica durante la guerra di Bosnia: a suo carico il massacro di oltre 8 mila bosgnacchi a Srebrenica, compiuto nel 1995 assieme alle forze paramilitari di Arkan, e l’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia moderna, nonché la presa in ostaggio di personale delle Nazioni Unite. Era stato arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia, dopo 15 anni di latitanza, e successivamente estradato all’Aia: il processo a suo carico, iniziato l’anno successivo, si era concluso nel 2017 con la condanna all’ergastolo, poi confermata anche in appello nel 2021. Mladic, morto a 84 anni, durante la detenzione era stato colpito da diversi ictus.

Caro carburanti, nella maggioranza si riaccende il dibattito sugli extraprofitti

L’impennata dei prezzi dei carburanti preoccupa il governo in vista dell’autunno-inverno, con la maggioranza che si divide sul modo in cui affrontare la questione. «Speriamo che si riapra lo stretto di Hormuz, è chiaro che gli interventi sulle accise che abbiamo prorogato fino al 5 settembre erano interventi straordinari su un fenomeno che doveva durare poche settimane», ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Picchetto Fratin. «Purtroppo dura da mesi e chiaramente ci sono anche equilibri di bilancio dello Stato». Su questo fronte, la Lega ha proposto la richiesta di un contributo alle aziende energetiche e petrolifere oppure la tassazione degli extra-profitti. «Preferisco chiedere un sacrificio a cinque banchieri che non a 50 milioni di italiani. E lo dico da liberale», ha detto Matteo Salvini.

Tajani: «Neanche a parlarne, sa di Unione sovietica»

A stretto giro è arrivato il no di Forza Italia. «No, neanche a parlarne. Non voglio sentire la parola extra-profitto, che mi sa molto di Unione sovietica. Un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni. Ma deve esserci un confronto concordato in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore», ha detto Antonio Tajani. E ancora: «Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria. Non esiste il diritto all’extra-profitto. È una parolaccia, l’extra-profitto».

Borghi: «Dica se ha altre priorità»

«Leggo da notizie di stampa che il ministro Tajani è contrario alla tassa sulle banche, proposta dalla Lega per ridurre le accise in modo consistente perché “sentire la parola tasse mi dà l’orticarià”», ha controbattuto il senatore leghista Claudio Borghi. «Ricordo a Tajani che anche le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso. La scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni. L’alternativa è stracciare il Patto di stabilità della compagna di partito di Tajani, la signora Ursula Von der Leyen, e fare più deficit. Anche questo ci va bene». E ancora: «La scelta è semplice: o si fa più deficit e si mandano a quel paese le regole di quella Ue che Tajani così tanto ama, o si tassano i cittadini con le accise, o si tassano gli enormi e anomali profitti delle banche. Per la Lega l’unica cosa che non va è tassare i cittadini, le altre due possibilità vanno bene. Se altri hanno altre priorità è giusto saperlo con chiarezza».

Gli Stati Uniti annunciano di aver completato lo sminamento di Hormuz

Le forze armate degli Stati Uniti «hanno rimosso con successo le mine navali presenti nelle rotte di navigazione internazionali» dello stretto di Hormuz, «posizionate mesi fa dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica». Lo ha annunciato l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando militare centrale Usa, in un video diffuso su X. Le rotte di transito riconosciute a livello internazionale «sono ora libere da mine iraniane, grazie allo straordinario lavoro dei militari statunitensi», ha aggiunto Cooper.

Traffico marittimo quasi azzerato prima dell’annuncio

L’annuncio di Cooper arriva al termine di una giornata che ha visto solo cinque mercantili attraversare Hormuz: tra essi due petroliere di medio raggio e una nave metaniera di grandi dimensioni. Mercoledì erano stati 17 e nell’ultima decina di giorni in media avevano passato lo stretto 15 navi.

Trump insiste con Hormuz «territorio degli Stati Uniti»

Donald Trump intanto continua a insistere su Hormuz come «territorio Usa». In un post pubblicato su Truth, il tycoon ha diffuso un collage di bandiere che raffigura alcuni possedimenti statunitensi, tra cui Guam, le Isole Vergini Americane, Portorico e le Samoa Americane (e altri che non lo sono, come le Isole Marshall e gli Stati Federati di Micronesia), affiancate da un’immagine stilizzata dello stretto mediorientale.

Morto re Harald V di Norvegia

È morto a 89 anni Harald V di Norvegia. Primo monarca nato nel Paese scandinavo dai tempi di Olaf IV (XIV secolo), era salito al trono nel 1991 ed era il sovrano più longevo d’Europa. Soffriva di anemia emolitica, malattia del sangue che provoca la distruzione anormalmente rapida dei globuli rossi: da metà agosto era ricoverato al Rikshospitalet, l’ospedale nazionale ad Oslo. Gli succederà il principe Haakon.

L’infanzia tra Svezia e Stati Uniti, poi il ritorno in patria

Nato nel 1937 nella residenza di Skaugum, aveva tre anni quando l’intera famiglia reale dovette fuggire da Oslo a causa dell’invasione nazista della Norvegia. La madre Marta di Svezia scappò portando con sé i figli prima in Svezia e poi negli Stati Uniti su invito del presidente Franklin D. Roosevelt. Suo padre, il futuro Olav V, invece restò a Londra assieme all’allora re Haakon VII e al governo norvegese in esilio. Tornato in patria alla fine della guerra, completò gli studi e servizio militare obbligatorio, diventando principe ereditario nel 1957 alla morte del nonno.

Morto re Harald V di Norvegia
Harald V di Norvegia (Ansa).

Nel 1968 sposò una borghese, rompendo con la tradizione

Figura popolare e riformatrice che ha modernizzato la monarchia, ruppe con la tradizione sposando nel 1968 una donna di origini non nobili, la borghese Sonja Haraldsen. La relazione tra i due era iniziata già nel 1959 ed era rimasta a lungo segreta: poi l’allora principe ereditario minacciò di rinunciare a tutti i diritti regali per sposarsi e così Olav V acconsentì alle nozze. Due i figli nati dall’unione: Marta Luisa e il già citato Haakon. All’epoca della nascita di quest’ultimo, la successione al trono era riservata soltanto ai figli maschi (la Costituzione norvegese è stata poi modificata con l’introduzione della primogenitura assoluta), pertanto sarà lui a succedere sul trono al padre.

Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo

Alla fine dei conti, della fiera, alla fine del campo largo, alla fine del sinistra-centro, delle primarie, della coalizione tanto attesa quanto disattesa, alla fine di tutto, insomma: c’è questo progetto oppure no?

Il dubbio sulla lealtà dell’elettorato è la fine intrinseca del campolarghismo

Perché le idee scarseggiano a sinistra quanto scarseggiano i leader autorevoli, carismatici, di quelli che si impongono senza bisogno di competere. Questi leader non ci sono più, a sinistra, ecco perché c’è tutta questa discussione campolarghista assai estenuante per decidere chi fa il capo. Se ci fosse un capo naturale, come c’è a destra, le primarie sarebbero un feticcio scenografico. Invece c’è chi le mette in discussione, vedi Roberto Speranza, ex ministro della Salute, che ha pure proposto la boiata simbolica del neo 18enne o del partigiano da mettere come candidato premier (e il problema è che i campolarghisti si dividerebbero pure sul giovane e sul vecchio, ecco). Il partito anti-primarie teme, non senza qualche ragione eh beninteso, che gli elettori sconfitti non correrebbero alle urne per sostenere il candidato che ha vinto le primarie, e quindi la soluzione migliore è congelare tutto, narcotizzare il dibattito, far finta che non ci sia, andiamo sul giovane o sul vecchio e poi ci si pensa dopo. Ma questa è già la fine intrinseca del campolarghismo. Il dubbio sulla lealtà e la fedeltà dell’elettorato. Il timore d’essere fregati

Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo
Roberto Speranza (Imagoeconomica).

L’assenza di vero capo e la maledizione del renzismo

Non ci sono leader a sinistra, è un fatto palmare. Le sacre istituzioni sono state già desertificate, di Bankitalia ormai da ingaggiare mancano solo gli uscieri. L’ultimo grande leader a sinistra è stato Matteo Renzi, uno che oggi vale il 2 per cento e viene incolpato anche di colpe che non ha (e pure le responsabilità non gli mancano), mentre delle segreterie Zingaretti e Letta non v’è traccia nel dibattito pubblico del centrosinistra. Renzi era il leader per essenza maggioritario, ma come Icaro s’è bruciato le ali avvicinandosi al sole, cercando peraltro di fare sia la parte di Icaro sia quella del sole. Il problema è che quella sua leadership muscolare adesso non è più possibile perché la sua sconfitta politico-culturale impedisce a qualsiasi altro di mettersi sulle sue tracce. È come le riforme istituzionali e costituzionali: ogni volta che si perde un referendum su questi temi, si assiste alla loro sparizione totale dal dibattito parlamentare e politico. Sono temi associati alla sconfitta, dunque consegnati alla storia per non essere più riproposti. Ci penserà magari qualcuno fra 30 anni, chissà.

Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Con le leadership ordinarie la gente non sogna

Vale anche per i leader: nessuno può assomigliare a Renzi. Sì, ogni tanto sui giornali torna l’“ipotesi Gentiloni”, che rischia di essere come l’“ipotesi Amato” per qualsiasi incarico ai massimi livelli. È il destino dell’essere riserva della Repubblica; sei lì a disposizione per salire al governo. Il problema però è che con leadership ordinarie la gente non sogna, è il motivo (uno dei motivi, via) per cui, tragicamente, Donald Trump negli Stati Unito ha vinto non una ma due volte. La politica è anche credere in qualcosa, finanche di assurdo. Qui non si capisce però in che cosa creda il campo largo o come perbacco si chiamerà quella che rischia di essere un’accozzaglia non troppo larga (bisogna ancora capire se il solito Renzi sarà accolto oppure se sarà un’alleanza Pd-M5S-Avs e stop).

Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo
Paolo Gentiloni (Imagoeconomica).

È Conte il trendsetter del campo largo e magari vince pure le primarie

La politica estera, il fisco, forse la legge elettorale. È sui valori non negoziabili o presunti tali che l’armonia campoarghista scarseggia, perché come il coraggio la visione comune se non ce l’hai non te la puoi dare. Non si può inventare la chimica fra due persone. Vale anche per la politica. È per questo che il più scaltro di tutta la combriccola, cioè Beppe Conte, insieme a qualche suo amico che prova a essere scaltro, cioè Goffredo Bettini, sa dove andare a colpire. È lui che detta i tempi del sinistra-centro, c’è poco da fare. Così come dopo due ore dalla chiusura dei seggi referendari, a marzo, aveva già riaperto il caso primarie dicendosi a favore, oggi obbliga la sinistra a parlare della cultura woke, prendendone le distanze. È Conte il trendsetter del campo largo. Magari vince pure le primarie. Tanti cari auguri. 

Poche idee e nessun leader naturale: requiem per il campo largo
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Alluvione in Nepal, 2.300 dispersi e 475 morti

Sono oltre 2.300 le persone che risultano ancora disperse dopo la devastante alluvione che ha colpito il distretto di Rasuwa, in Nepal. Il numero dei morti è salito a 475. Proseguono intanto le operazioni di soccorso. Secondo quanto riferito dal portavoce della polizia, finora sono state tratte in salvo 1.545 persone – 644 a Rasuwa, 898 a Nuwakot e tre a Dhading. Tra i dispersi figurano 644 cittadini stranieri. Il gruppo più numeroso è quello degli indiani, con 178 persone ancora non rintracciate, seguito da 65 statunitensi, 53 ucraini, 51 malesi, 35 australiani, 33 britannici e 25 canadesi.

Oltre 100 lavoratori intrappolati nel tunnel di una centrale idroelettrica

L’esercito nepalese ha tratto in salvo 350 lavoratori e residenti rimasti intrappolati nel tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project. Oltre 100 persone sono ancora bloccate all’interno del tunnel. L’operazione è particolarmente complessa per le condizioni meteorologiche avverse e l’elevata portata del fiume.

Televisione: Dark Matter, da oggi la seconda stagione

Dark Matter, da oggi la seconda stagione

Torna su Apple TV la serie quantistica tratta dal romanzo di Blake Couch. Dieci episodi, uno alla settimana.

Ci sono due serie Dark Matter, entrambe piuttosto valide. La prima è stata una serie spaziale a basso budget prodotta da SyFy nel 2015, con Melissa O’Neil (oggi più nota per il ruolo di Lucy Chen in Rookie); la seconda è uscita un paio d'anni fa su Apple TV, con budget più alto e attori di livello più alto (Joel Edgerton e Jennifer Connelly). È di questa serie che oggi viene distribuito il primo episodio della seconda stagione. Tratto dall'omonimo romanzo di Blake Couch (Fanucci), anche produttore della serie, racconta di un professore... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 28 agosto 2026 - articolo di S*

Premi e concorsi: I vincitori del Premio Kipple 2026

I vincitori del Premio Kipple 2026

Kipple ha annunciato i vincitori ai suoi due concorsi per romanzi e racconti.

La XIX edizione del Premio Kipple ha visto prevalere, tra i finalisti annunciati a inizio agosto, due vincitori, uno per la categoria romanzi e l’altro per i racconti. Tra i romanzi, la redazione Kipple ha nominato Ma tu mortal non sei, di Alessandro Forlani, il miglior contributo lungo di quest’edizione. Tra i racconti è prevalso Graft, di Simone El Suwi. Kipple Officina Libraria si complimenta con i due autori, scoprendo con piacere la nuova firma di El Suwi e riconfermando Alessandro Forlani dopo la sua vittoria della V edizione del 2012; e aspetta i lettori per la... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Premi e concorsi - 28 agosto 2026 - articolo di Redazione