Bernini, difendo scelta esperti per Anvu

“Sono loro gli esperti della lottizzazione, io sono una assoluta dilettante, andro’ a lezione da loro. Non solo difendo la scelta, difendo le persone che ho scelto e prego tutti voi di verificare il curriculum delle persone che ho scelto”. Lo ha detto la ministra dell’Universita’ e della Ricerca, Anna Maria Bernini, rispondendo alle polemiche sollevate delle opposizioni per le nomine all’Anvur dal Festival dell’Economia di Trento. Si tratta di “un accademico dei Lincei, il presidente della Federico II di Napoli, ingegnere che si occupa di agricoltura tecnologica; la presidente dei rappresentanti dell’alta formazione artistica musicale coreutica; l’ex rettore dell’Universita’ di Salerno, economista della valutazione e come presidente Venerando Marano, attualmente pro-rettore dell’Universita’ di Tor Vergata, che si occupa di valutazione da una vita. Hanno tutti uno standing nazionale e internazionale, un curriculum tale che, quando l’opposizione parla di lottizzazione non offende me, offende il curriculum, le personalita’ e le carature scientifiche delle persone che ho scelto”, ha aggiunto.

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Il Papa dà la scossa alla terra dei fuochi, ‘basta prepotenze’

Una visita breve ma di grandissima intensità: per la prima volta un Papa ha messo piede ad Acerra e ha dato una scossa contro le prepotenze ma anche, a volte, contro quella rassegnazione che c’è nella cosiddetta ‘terra dei fuochi’. Quattro ore in Campania, a pochi giorni dalla visita a Pompei e Napoli, per portare la sua vicinanza a quella zona dove negli anni sono state sversate e bruciate tonnellate di rifiuti che oggi la gente paga in inquinamento ambientale. Persone con grande dignità ma anche con il dolore di avere perso un familiare o di fare avanti e indietro tra casa e i reparti di oncologia. Sono loro, le vittime, le protagoniste di questa giornata. Tendono la mano al Papa con in mano una fotografia di chi non c’è più o con il capo coperto da quella cuffia che significa ‘chemioterapia’. “Sono venuto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente”, ha detto il Papa nella Cattedrale di Acerra. “Sono qui, però, anche per ringraziare chi ha risposto al male col bene, specialmente una Chiesa che ha saputo osare la denuncia e la profezia, per radunare il popolo nella speranza”. Parole di riconoscenza arrivano anche alle associazioni ambientaliste. Il j’accuse del Papa, che con questa visita nell’anniversario della Laudato si’ ha raccolto un desiderio di Bergoglio (doveva venire nel 2020 ma poi fu fermato dalla pandemia), è diretto: “Il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale”. E ancora: “Va scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo”. Ma dalla denuncia il Papa passa al messaggio di speranza perché non bisogna cedere alla rassegnazione e provare a “lasciare ai figli un mondo migliore”. ‘Il Papa ha invitato a non cedere alla rassegnazione e il governo si è assunto fino in fondo queste responsabilità’, ha detto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, al termine della visita di Papa Leone. “Mi ricollego a una frase pronunciata dal Santo Padre: più la bellezza è fragile più richiede cura e responsabilità. Questa terra è bellissima, ha conosciuto delle tragiche fragilità determinate anche da interventi criminali e da incurie di vario tipo e sono durati decenni. Il governo oggi si è assunto fino in fondo questa responsabilità istituendo già da tempo un gruppo di lavoro che si è dotato di strumenti normativi più adeguati”. Acerra abbraccia Leone XIV con il calore proprio di queste terre. Non c’è balcone che non abbia un segno bianco-giallo, dalle bandiere ai palloncini, ma ci sono anche le tovaglie buone del corredo, come si vedono per le processioni. La gioia è nell’attesa paziente dietro i sette chilometri di transenne per salutare quel Papa che riaccenderà i fari su una tragedia, quella appunto della terra dei fuochi, spesso dimenticata. E c’è soprattutto tanta commozione. Anche monsignor Antonio Di Donna, l’amato vescovo di questa terra, ad un certo punto, nell’elencare, nome per nome, le ultime giovani vittime dell’inquinamento, è costretto a fermarsi perché gli si incrina la voce. “Mai più, mai più, mai più – scandisce il presule – terra dei fuochi. La nostra terra non sia conosciuta solo per le sue ferite, ma soprattutto per la forza della sua gente, la resilienza, laboriosità, storia e cultura, la capacità di accogliere i migranti e la scelta ostinata di restare qui nonostante tutto”. A piazza Calipari, dove sono arrivati i sindaci di tutti i novanta comuni interessati da questi mali, il vescovo ringrazia infine Papa Leone XIV: “Le sue parole hanno riacceso i riflettori su questa terra ferita, speriamo che ora non si spengano”.

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Turismo sostenibile, da Sapri parte la sfida del “sistema Salerno”

Costruire una provincia capace di presentarsi come un’unica grande destinazione turistica, valorizzando le eccellenze della Costiera Amalfitana, del Cilento, della Piana del Sele, delle aree interne e del Golfo di Policastro attraverso una strategia condivisa. È questo il principale messaggio emerso dalla IV edizione dei Quadri Generali del Turismo Sostenibile della Provincia di Salerno, ospitati per la prima volta al Cine Teatro Ferrari di Sapri.

La scelta di portare l’evento nel cuore del Cilento ha rappresentato uno dei temi centrali della manifestazione. Una decisione fortemente voluta da Fenailp Turismo per sottolineare come il futuro del turismo campano non possa limitarsi alle destinazioni già consolidate, ma debba coinvolgere sempre più i borghi, le aree interne e i territori che custodiscono patrimonio ambientale, culturale e identitario di straordinario valore.
Nel corso della due giorni amministratori, rappresentanti delle istituzioni, professionisti, docenti universitari ed operatori del settore si sono confrontati sulle principali sfide che attendono il comparto turistico nei prossimi anni.

Particolare attenzione è stata dedicata al panel “Il Sistema Salerno”, nel quale è emersa la necessità di superare la frammentazione territoriale per costruire una governance integrata del turismo provinciale. In questo contesto è stato approfondito il ruolo delle DMO (Destination Management Organization), considerate sempre più lo strumento strategico attraverso cui programmare, promuovere e coordinare lo sviluppo turistico dei territori.

«La sfida oggi è fare rete e costruire una visione comune che valorizzi le specificità di ogni territorio all’interno di un progetto condiviso», ha dichiarato il Presidente Nazionale di Fenailp Turismo, Marco Sansiviero. «Portare i Quadri Generali a Sapri significa ribadire che il Cilento e il Golfo di Policastro possono svolgere un ruolo centrale nella crescita turistica della provincia di Salerno». Ampio spazio è stato riservato anche al tema delle infrastrutture, considerate un elemento fondamentale per sostenere la competitività del territorio. Tra gli argomenti più seguiti quello relativo all’Aeroporto Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento, individuato come leva strategica per l’internazionalizzazione della destinazione Salerno e per la distribuzione dei nuovi flussi turistici verso il Cilento e le aree meno interessate dai grandi circuiti turistici.Tra le prospettive illustrate nel corso dei lavori, moderati dal giornalista Attilio Romita, anche il progetto “Navi in rada”, che nelle prossime settimane vedrà svolgersi a Sapri un inspection tour tecnico finalizzato a verificare la fattibilità di un modello di crocierismo sostenibile dedicato a navi di piccole e medie dimensioni, orientato a un turismo internazionale di fascia medio-alta e rispettoso delle caratteristiche ambientali e paesaggistiche del territorio. «L’obiettivo è attrarre un turismo internazionale attento all’ambiente e alle identità locali», ha detto l’assessore al turismo della Campania Enzo Maraio.
Nel corso delle due giornate si è inoltre discusso di sostenibilità e rigenerazione territoriale, blue economy, innovazione digitale e intelligenza artificiale applicata al turismo, con particolare riferimento agli strumenti tecnologici a supporto delle piccole e medie imprese e delle attività di promozione internazionale.
La seconda e ultima giornata è stata dedicata ai temi dell’identità territoriale, dell’enogastronomia, della Dieta Mediterranea, del turismo esperienziale, dell’outdoor e delle prospettive di crescita legate all’Aeroporto Salerno Costa d’Amalfi e del Cilento. Le conclusioni sono state affidate alla Presidente di ENIT, Alessandra Priante, chiamata a tracciare le prospettive del turismo italiano e internazionale. Sapri si conferma così, almeno per due giorni, laboratorio di idee e confronto sul futuro dell’industria turistica salernitana.

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Furto in convento, due arresti a Pontecagnano

Operazione congiunta tra Carabinieri e Polizia Municipale a Pontecagnano Faiano, dove due persone sono state arrestate in flagranza di reato durante un tentativo di furto all’interno del Convento San Benedetto di Faiano, struttura attualmente interessata da lavori di ristrutturazione.

A rendere noti i dettagli dell’intervento è stato il sindaco Giuseppe Lanzara attraverso un messaggio pubblicato sui social network. Secondo quanto riferito dal primo cittadino, decisivo è stato il rapido intervento degli agenti della Polizia Municipale, Nicola Leo e Stefania Amorelli, che, su disposizione della Centrale Operativa, hanno raggiunto immediatamente il luogo segnalato riuscendo a bloccare i presunti responsabili del furto.

Determinante anche il supporto dei Carabinieri, intervenuti poco dopo presso il convento di Faiano per completare l’operazione e assicurare i due malviventi alla giustizia. Gli arrestati saranno sottoposti nella giornata odierna a processo per direttissima.

Nel suo intervento, il sindaco Lanzara ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto dagli uomini e dalle donne della Polizia Municipale, sottolineando l’impegno quotidiano degli agenti coordinati dal comandante Antonio Vecchione e dalla vice comandante Loredana Cestara, con il supporto istituzionale della vicesindaca e assessora Nunzia Fiore.

Parole di ringraziamento sono state rivolte anche all’Arma dei Carabinieri e al comandante della locale stazione, Dario Santaniello, per la collaborazione e il costante coordinamento con le istituzioni e le altre forze dell’ordine presenti sul territorio.

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Siano, donna trovata morta in casa dopo giorni

Dramma nel pomeriggio di oggi a Siano, dove una donna di 59 anni è stata trovata morta all’interno della propria abitazione in via Palmieri.

A far scattare l’allarme è stato un conoscente della donna, preoccupato perché da alcuni giorni non riusciva più a mettersi in contatto con lei. La segnalazione ha portato all’intervento dei volontari dell’associazione La Solidarietà, dei Vigili del Fuoco e dei Carabinieri della locale stazione.

Una volta entrati nell’appartamento, soccorritori e forze dell’ordine hanno purtroppo rinvenuto la 59enne priva di vita.

Secondo una prima valutazione, il decesso risalirebbe ad almeno tre o quattro giorni prima del ritrovamento. Al momento l’ipotesi prevalente è quella di cause naturali, anche se restano in corso tutti gli accertamenti da parte degli investigatori per chiarire con precisione la dinamica dei fatti e ricostruire le ultime ore della donna.

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Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere

«L’hanno rimasto solo», citando Vittorio Gassman nell’Audace colpo dei soliti ignoti. Beffardo destino, quello di Elon Musk. Neanche fosse un contrappasso dantesco, l’uomo che dice di avere a cuore il futuro dell’intera umanità è lo stesso che, in alcuni dei reel più recenti che circolano in Rete, appare isolato, evitato pressoché dall’umanità intera. Ma lui non demorde. Così la sua preoccupazione per le «magnifiche sorti e progressive» (questa volta la cit. è da La ginestra di Giacomo Leopardi) è sbarcata anche nelle aule di tribunale grazie alla causa intentata contro Sam Altman, numero uno di OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT. L’accusa mossa dal nostro è quella di aver tradito il patto originario di mantenere OpenAI una non-profit e di averla invece trasformata in una macchina da soldi.

Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere
Il Ceo di OpenAI Sam Altman (Ansa).

Elon, abbiamo imparato a conoscerti

Chiariamo subito. Non che l’uno sia meglio dell’altro. Ma forse a Elon sfugge che, nel corso degli anni, abbiamo imparato a conoscerlo. E, proprio per questo, grazie a massicce dosi di anticorpi, non ce la beviamo più. Così finisce (per il momento) che il tribunale federale di Oakland, in California, abbia rigettato la causa per un vizio formale, senza neanche entrare davvero nel merito della questione. Il che offre lo spunto per capire la portata simbolica di questo scontro tra titani.

La fondazione come ente senza scopo di lucro

Tutto ebbe inizio nel 2015. OpenAI fu fondata come ente senza scopo di lucro, con l’obiettivo di sviluppare intelligenza artificiale «per il bene dell’umanità». Musk fu tra i primi a metterci i soldi. Nel 2018 però lasciò il consiglio di amministrazione. Ufficialmente, per evitare conflitti con Tesla, l’altra sua azienda impegnata nello sviluppo di un’intelligenza artificiale per la guida autonoma. Ma in realtà sembra che Musk avesse chiesto, senza successo, il controllo totale della società e avesse persino tentato di fondere OpenAI con Tesla, senza riuscirvi.

Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere
Il logo di OpenAI (Imagoeconomica).

Una questione etica, con richiesta di risarcimento

Nel 2019 OpenAI creò una controllata for-profit, OpenAI LP, legata alla non-profit ma con un obiettivo diverso: fare business, scalare, attrarre capitali, crescere e attrarre capitali ancora. Nel 2024 Musk ne ha fatto una questione etica, intentando l’azione legale. E chiedendo, in qualità di investitore della prima ora, un risarcimento, secondo alcune stime, pari a 180 miliardi di dollari per «guadagni illeciti» nonché il riconoscimento del fatto che OpenAI abbia usato quei soldi per scopi diversi da quelli inizialmente dichiarati. Una truffa, in sostanza.

Due visioni dell’IA, tra bene pubblico e infrastruttura privata

Il resto è cronaca recente. Dopo poche settimane di udienza, il tutto si è chiuso con un nulla di fatto. Il problema, a quanto pare, è che Elon si sia mosso troppo tardi. Tuttavia, il punto interessante di questa storia fatta di miliardi, tecnologia, avidità e risentimento non è giuridico quanto simbolico, come dicevamo. Vale a dire il confronto tra due visioni dell’intelligenza artificiale, tra bene pubblico e infrastruttura privata, oltre alla trasformazione dell’idealismo tech in una guerra di potere.

Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere
Elon Musk (Ansa).

Musk è stato costretto a rincorrere con Grok

È noto infatti che nel mondo dell’innovazione tecnologica chi tardi arriva, male alloggia. Il primo di solito si prende tutto, struttura il mercato, ne decide il funzionamento, imposta il gioco. E poi diventa difficile scalzarlo. OpenAI, con ChatGPT, è arrivata per prima. Così Musk ha perso la bussola e si è ritrovato ai margini, fuori dalla cabina di regia, in ritardo e costretto a rincorrere con Grok, il modello d’intelligenza artificiale di xAI, integrato in X (ex Twitter) e pensato esplicitamente come concorrente di ChatGPT. Solo che, ed Elon lo sa, Grok gioca in serie B, fuori dagli accordi che contano, dalle forniture che fanno fare il salto di qualità, finendo troppo lontano dalla “casalinga di Voghera” che l’idea per una ricetta oggi la chiede direttamente a ChatGPT.

Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere
Grok, chatbot di X (Ansa).

Vari scandali, dal deepfake all’antisemitismo

E poi resta un fatto. Di quale etica Elon si fa portavoce se proprio la sua intelligenza artificiale, Grok, è stata al centro di una serie di scandali? Un modello venduto come più libero e meno censurato rispetto a ChatGPT ha perso il controllo generando deepfake e contenuti estremi, dalla pedopornografia ai contenuti antisemiti, tanto da attirare pressioni da autorità di mezzo mondo che lo hanno costretto a limitare parte delle sue funzionalità.

L’umanità non ama chi non sa perdere

Intendiamoci: se Musk vuole parlare di etica, è il benvenuto. Tuttavia, vale la pena chiedersi di quale etica stia parlando. È l’etica che protegge il bene comune e i minori, o quella che lascia che un chatbot generi contenuti oltre ogni limite, prima che le autorità lo costringano a metterci una pezza? Alla luce di tutto, e più semplicemente, sembra che la questione sia più banale di quanto appaia. A Elon non piace perdere. E infatti ha già annunciato ricorso. Resta tuttavia il fatto che la gente comune, insomma l’umanità, non ama chi non sa perdere. Per questo Elon, alla fine, balla da solo.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle

«Compagne, va costruita una nuova cultura del matrimonio e della maternità». Nel 2023, un anno dopo l’inizio del calo della popolazione della Cina, Xi Jinping pronunciò queste parole al Congresso nazionale delle donne cinesi. Un intervento che chiariva già una delle più profonde preoccupazioni strategiche della leadership cinese: la crisi demografica. Dopo decenni trascorsi a limitare le nascite attraverso la politica del figlio unico, Pechino si è ritrovata improvvisamente a fare i conti con il problema opposto: sempre meno bambini, sempre meno matrimoni e una società che invecchia a ritmi tali da minacciare crescita economica, sistema pensionistico e modello di sviluppo. Il richiamo di Xi è stato uno dei primi segnali che anche la demografia è diventata una questione di sicurezza nazionale.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

La metà delle cinesi nate dopo il 2000 non vuole avere figli

A distanza di alcuni anni, però, la risposta della società cinese sembra andare nella direzione opposta. Secondo un nuovo sondaggio di Zhaopin, una delle principali piattaforme cinesi di reclutamento online, quasi la metà delle donne nate dopo il 2000 afferma di non voler avere figli, per l’esattezza il 47 per cento. Si tratta di una percentuale impressionante se confrontata con le generazioni precedenti: tra le nate dopo il 1995 la quota scende al 33,9 per cento, al 15,7 per cento per quelle nate dopo il 1990, addirittura al 9,1 per cento tra le nate dopo il 1980. I dati sono il sintomo di un cambiamento culturale profondo. La Cina sta scoprendo che convincere qualcuno a fare un figlio è molto più difficile che impedirglielo. Lo aveva già mostrato l’esperienza della fine della politica del figlio unico. Prima la leadership ha eliminato il limite del figlio unico, poi ha autorizzato il secondo e infine il terzo. Ma la risposta delle famiglie è rimasta tiepida. Nel tempo sono infatti cambiati i costi, i valori, le aspettative e l’idea stessa di famiglia.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle
Immagine realizzata con l’IA.

Dai costi alle conseguenze sulla carriera: perché si dice no alla maternità

Le ragioni indicate dalle giovani donne raccontano una Cina molto diversa da quella che il Partito Comunista continua spesso a immaginare. Come sottolineato da Caixin, il 40,4 per cento cita l’elevato costo del mantenimento dei figli; il 30,5 per cento teme un peggioramento della qualità della vita; il 29,8 per cento parla dell’incertezza sul futuro e della paura di non riuscire ad assumersi una responsabilità così grande. Il 28,5 per cento teme invece conseguenze sulla carriera. La maternità, insomma, viene associata a un potenziale rischio economico e sociale. Negli ultimi anni, tra le giovani cinesi è diventata centrale una formula traducibile con “penalità materna“. La percezione è che fare figli porti a un congelamento, o addirittura arretramento, della propria carriera. Secondo il sondaggio di Zhaopin, il 61,5 per cento delle madri lavoratrici ritiene di non avere quasi nessuna possibilità di ottenere una promozione sul lavoro. Solo il 5,3 per cento pensa invece di avere reali prospettive di avanzamento professionale.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle
Quasi la metà delle donne cinesi nate dopo il 2000 afferma di non voler avere figli (Ansa).

Il difficile equilibrio tra famiglia, lavoro e vita sociale

Le difficoltà iniziano ancora prima dell’assunzione. Il 60,9 per cento delle donne intervistate racconta di aver ricevuto domande sul proprio stato civile o sui progetti di maternità durante i colloqui di lavoro, contro il 35,5 per cento degli uomini. La pressione non riguarda soltanto la carriera. Riguarda anche il tempo. L’85,4 per cento delle madri lavoratrici trascorre la maggior parte del proprio tempo libero occupandosi della famiglia, contro il 73,4 per cento dei padri. Quasi un terzo dedica oltre due ore al giorno ai lavori domestici. Solo il 6,4 per cento riesce a utilizzare il tempo libero per socializzare. In pratica molte donne cinesi finiscono intrappolate in un equilibrio estremamente fragile tra lavoro, cura familiare e sviluppo personale. Nel frattempo, il contesto demografico continua a peggiorare. Nel 2025 la popolazione cinese è diminuita per il quarto anno consecutivo. Le nascite sono scese a 7,92 milioni e il tasso di fertilità si colloca ormai intorno a un figlio per donna, ben lontano dal livello di sostituzione di 2,1. Anche i matrimoni continuano a diminuire. Nei primi mesi del 2026 le registrazioni sono calate del 6,2 per cento su base annua e sono ormai circa la metà rispetto ai livelli del 2017. In Cina questo dato pesa particolarmente perché figli e matrimonio restano ancora strettamente legati, sia culturalmente sia dal punto di vista amministrativo.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle
Nei primi mesi del 2026 i matrimoni in Cina sono calati del 6,2 per cento su base annua e sono ormai circa la metà rispetto ai livelli del 2017 (Ansa).

Le contromisure prese da Pechino non bastano

Di fronte a questi numeri Pechino sta sperimentando di tutto. Sussidi alle famiglie, aiuti all’infanzia, congedi parentali, copertura sanitaria completa per i costi del parto, promozione dell’anestesia epidurale durante il parto, nuovi incentivi fiscali e persino misure simboliche come la reintroduzione della tassa su farmaci e dispositivi contraccettivi dopo 30 anni di esenzione. Tutto risponde alla stessa logica: segnalare che l’epoca del contenimento delle nascite è finita e che ora la priorità è opposta. Alcuni governi locali stanno sperimentando anche i cosiddetti mom jobs, lavori flessibili pensati per madri con figli piccoli. Ma oltre il 40 per cento delle donne teme che questa formula rafforzi ancora di più l’idea che la cura familiare sia una responsabilità esclusivamente femminile. Molte chiedono invece un cambiamento più radicale: orari flessibili per tutti, sistemi di promozione più equi e una distribuzione più paritaria del lavoro domestico. Alcuni studiosi e funzionari iniziano a suggerire soluzioni più profonde: congedi parentali obbligatori e non trasferibili per i padri, maggiore condivisione dei costi tra Stato e imprese, incentivi per ridurre la discriminazione verso donne in età fertile. Perché il problema, sostengono sempre più esperti, è strutturale. Finché avere un figlio continuerà a comportare costi professionali quasi interamente scaricati sulle donne, difficilmente gli appelli patriottici o i bonus statali riusciranno a invertire la tendenza.

Salernitana, una classica di serie B che vale la B

di Fabio Setta

SALERNO – Si potrebbe definire una delle classiche del campionato cadetto, ma per la terza serie, Salernitana-Brescia (nelle foto di Gambardella alcune istantanee del recente passato), valida per la semifinale di andata dei playoff, è una prima storica volta. Sono ventidue le sfide giocate in terra salernitana tra granata e rondinelle, tra campionato e coppa con un bilancio che racconta di undici vittorie della Salernitana, otto successi del Brescia e tre pareggi, uno dei quali nell’ultima sfida, giocata lo scorso dicembre e terminata a reti bianche. Una rarità, visto che le sfide tra le due squadre sono sempre state ricche di gol ed emozioni, con vittorie anche con largo scarta ottenute sia dai granata sia dai lombardi. Sono in tutto 36 i gol granata, venticinque quelli ospiti in una sfida che la prima volta si è disputata nella stagione 48/49. I granata, appena retrocessi dalla A, dopo essere passati in svantaggio al 4’ con gol di Berton III, s’impongono con le reti di Castaldo al 20’ e Flumini al 78’. Nelle tre stagioni successive arrivano tre vittorie del Brescia, 0-2 nel 49/50 con reti di Schiavi al 36’ e Colosio al 61; 0-4 nella stagione successiva con reti di Bettini al 25, Bassetti al 36’ Fabbri al 59’ e Bonaiti all’84 e 0-1 nel 51/52 con rete di Bosio al 52’. Il Brescia quell’anno chiuderà secondo ad un solo punto dalla Roma promossa in A mentre la Salernitana interromperà la serie nera contro le rondinelle con pareggio a reti bianche della stagione 52/53. L’anno dopo grazie alle reti di Massagrande al 2’ e Kincses al 63’, gol della bandiera di Guarnieri la Salernitana ritrova la vittoria mentre l’anno dopo il Brescia vince 1-0 con una rete al 77’ di Gasparini. Nel 55/56 la sfida, in programma alla terzultima giornata, termina 2-2, gol granata di Foglia al 2’ ed Amicarelli al 53’ con il Brescia che pareggia due volte prima al 24’ con Rebizzi e poi grazie ad un’autorete di Galetti al 77’. Retrocessa la Salernitana al termine di quel campionato cadetto, la sfida torna soltanto nel 1990/91, in Coppa Italia e in campionato. In Coppa Italia, con l’Arechi ancora in via di costruzione, la sfida si gioca in campo neutro al Menti di Castellammare di Stabia e vince il Brescia con gol di Ganz al 75’. In campionato Carruezzo al 20’ e Pecoraro al 40’ regalano la vittoria alla squadra di Ansaloni. Una vittoria che però non basterà ad evitare l’immediato ritorno in Serie C. Passano alcuni anni e le due squadre si ritrovano nel 95/96 la Salernitana mostra la manita con le doppiette di Ferrante al 18’ e al 41’ e Pirri al 63’ e al 74’ intervallate dal gol di Ricchetti al 53’. La Salernitana di Colomba sfiorerà la A mentre il Brescia troverà la salvezza per un punto. Ruoli capovolti nella stagione successiva, quella di B 96/97 al termine della quale il Brescia è promosso in A ma lascia all’Arechi i tre punti. Dopo l’autorete di Luzardi in apertura dopo due minuti, la doppietta di Masinga al 17’ e all’87’ e la rete di Artistico al 28’ valgono il 4-1 granata, con gol della bandiera firmato dal solito Bizzarri al secondo della ripresa. Le due squadre si ritrovano poi nel 99/00 sempre in B, unico campionato in cui Salernitana e Brescia si sono sfidate, e all’Arechi è ancora festa granata con le reti di Di Michele al 45’ e De Cesare al 90’. A fine anno è ancora Serie A per il Brescia con la sfida che tornerà soltanto nel 2006/07 nuova sfida in Coppa Italia. La Salernitana di Novelli, al secondo anno di Serie C, passa in vantaggio con Ferraro al 28’ su rigore, ma il Brescia cala il tris nella ripresa con Possanzini al 55’, Jadid al 64’, futuro granata e Del Nero al 71’ prima che Improta firmi il definitivo 2-3 al 72’. Ritrovata la cadetteria, nel campionato 2008/09, la Salernitana torna a fare la voce grossa e s’impone 3-0 con i gol di Ciaramitaro al 47’, Iunco al 63’ e Di Napoli su rigore al 73’ con il Brescia che vedrà sfumare la promozione in A, nella finale playoff contro il Livorno. Così i lombardi tornano all’Arechi nella stagione successiva e battono una Salernitana già avviata alla retrocessione con il punteggio di 1-3, con gol granata di Soligo che aveva pareggiato al 26’ l’iniziale vantaggio di Possanzini siglato al 10’, prima dei gol decisivi di Vass al 30’ e Caracciolo su rigore a sei dal termine. Tornata in B, la Salernitana però torna a imporre la legge dell’Arechi e inanella tre successi di fila. Nel 2015/16 l’autorete di Coly al 23’ spiana la strada alla squadra di Torrente che poi chiude il conto con Coda al 55’ e Franco al 62’. Nella stagione successiva ci pensano Coda al 56’ e Donnarumma all’86’ a siglare il 2-0 finale mentre nel 2017/18 la Salernitana s’impone 4-2. Apre Sprocati al 27’, poi dopo il pari di Tonali al 52’ arrivano la rete di Bocalon al 60’ e l’autorete di Bisoli al 68’. Il Brescia accorcia al 73’ con Okwonkwo ma poi ci pensa Zito all’81’ a chiudere il match. La striscia positiva granata si è poi interrotta nel match del 2018/19 deciso dalla tripletta dell’ex Donnarumma in poco più di mezz’ora al 5’, al 9’ e al 32’ con gol granata di Di Tacchio al 90’. Tornato dopo un anno in B, il Brescia arriva a Salerno nel marzo 20/21 e a regalare tre punti d’oro nella corsa verso la Serie A ali granata di Castori fu una rete di Bogdan. Infine, il precedente dello scorso anno, sempre in Serie B, giocato all’Arechi il 20 dicembre sul risultato di 0-0 tra i granata guidati da Colantuono e i lombardi diretti da Bisoli. Per vicende diverse, le due squadre sono ripartite dalla Serie C e dopo una lunga stagione tornano ad affrontarsi all’Arechi, per la prima storica volta in terza serie.

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La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto

Centosedicimila dollari di premio finale, secondo i calcoli sbrigativi fatti oltreoceano dal New York Post (in realtà tra cachet settimanali d’ingaggio e diritti d’immagine la cifra si avvicina ai 550 mila euro). Una pioggia di coriandoli, le telecamere accecate dal televoto al 55,95 per cento e il sipario che cala sull’ennesima stagione del Grande Fratello VIP. In Italia, l’archiviazione della pratica viene liquidata alla velocità di un clic: Alessandra Mussolini ha vinto il reality di Canale 5.

Per il pubblico nostrano si tratta di puro intrattenimento commerciale, neorealismo pop applicato al telecomando. Eppure, basta varcare i confini nazionali per accorgersi che la scatola magica della televisione italiana, agli occhi del mondo, si è trasformata in un’aula di tribunale geopolitico. Da New York a Londra, passando per Madrid, la stampa internazionale si è fessurata in un’ossessione clinica per il nostro passato, attivando un riflesso condizionato che proietta sul 2026 i fantasmi del 1945. Come se questo verdetto domestico potesse dimostrare che l’Italia, sotto sotto, non sia mai uscita dal Ventennio.

Lo stupore del New York Post

Il capofila di questo tribunale catodico è il New York Post, che nel pezzo intitolato “Mussolini’s granddaughter lands six-figure payout after winning Italy’s Celebrity Big Brother” attiva immediatamente il nesso ideologico. Per il tabloid statunitense, la trionfatrice dello show non è una navigata comprimaria dello spettacolo della Terza Repubblica, ma solo la nipote del dittatore italiano Benito Mussolini, che una volta dichiarò di essere orgogliosa di essere fascista.

Il Post spulcia la biografia dell’ex eurodeputata, ne ricorda il padre – il figlio minore del Duce, Romano – e ricostruisce le sue vecchie battaglie politiche, come quando nel 2003 abbandonò Alleanza Nazionale dopo le storiche scuse di Gianfranco Fini sul fascismo, definito il male assoluto del Novecento. Ma il vero cortocircuito scatta quando il magazine analizza la lingua dei media italiani, stupendosi del fatto che venga descritta come autoritaria, irresistibile e determinata. Agli occhi puritani di Manhattan, l’uso del termine “autoritaria” accostato a quel cognome suona quasi come un’inquietante nostalgia involontaria. Non capiscono, i colleghi di New York, che nel frullatore della tv commerciale italiana quelle parole hanno perso ogni legame con la Storia: sono diventate semplici dinamiche caratteriali da prima serata, buone per conquistare il pubblico. 

La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto

Per il Times, l’Italia è troppo rilassata nei confronti del suo passato

Per documentare le verità interiori scoperte da Mussolini dentro la bolla senza cellulare del gioco, il New York Post e il Times di Londra sono costretti a saccheggiare anche le colonne dei quotidiani della Capitale (imbattendosi nell’intervista firmata da chi scrive per Leggo). Il tabloid copia i passaggi in cui lei spiega che la gente non la conosceva sotto quella luce, che i concorrenti vivevano sospesi in una bolla spesso senza sapere cosa venisse trasmesso, e che l’esperienza è stata gratificante per riscoprire verità interiori che non vengono mai alla luce, nemmeno in famiglia. I fatti di cronaca sono presi paro paro, ma il senso viene piegato per puntellare un teorema politico preconcetto. Che Oltremanica diventa una vera e propria diagnosi pedagogica. Su The Times, il corrispondente Tom Kington sentenzia senza sconti che il trionfo della matrona televisiva è un’ulteriore prova dell’atteggiamento rilassato dell’Italia nei confronti del suo passato fascista. Secondo il blasonato quotidiano britannico, la discendenza da quel dittatore che demolì la democrazia e si alleò con Adolf Hitler è stata per la nipote di Sophia (Loren) più un aiuto che un ostacolo lungo tutta la sua eclettica parabola mediatica. Sulla stessa linea si muove Alexander Butler su The Telegraph, che spinge l’ossessione storica fino al paradosso grafico. Il quotidiano sostiene che gli elogi della critica italiana alla forte personalità della vincitrice dentro la casa siano un possibile cenno allo stile di governo di suo nonno. Per reggere la tesi, il giornale sente il bisogno di inserire nel bel mezzo della cronaca del reality un trafiletto storico d’altri tempi: ricorda le repressioni, le leggi razziali, l’alleanza con la Germania nazista, fino alla fucilazione del Duce per mano partigiana e quel corpo appeso in una stazione di servizio a Milano nel 1945. Un contrasto grafico violentissimo, dove Piazzale Loreto viene riesumato per fare traffico web sul corpo televisivo di una concorrente di 63 anni.

La vittoria di Mussolini al Grande Fratello Vip e la sindrome di Piazzale Loreto
L’esposizione dei cadaveri di Benito Mussolini, Claretta Petacci e altri gerarchi fascisti a Piazzale Loreto il 29 aprile 1945 (Ansa).

La sindrome non risparmia nemmeno i media di costume. People Magazine si dichiara meravigliato di come la protagonista abbia conquistato i fan nonostante la storia fascista della sua famiglia, confermando che per l’America l’unico codice di lettura applicabile all’Italia rimane fermo a 90 anni fa. E in Spagna? El País decide di blindare la notizia scaricandola direttamente nella sezione di politica Internazionale. Segno che per l’Europa continentale, ogni movimento, respiro o balletto che coinvolge quel cognome, perfino dentro una gabbia dorata con la ventilazione artificiale, è un fatto di rilevanza nazionale.

Lo stereotipo di Paese-operetta è duro a morire

Da una parte, dunque, c’è il nichilismo italiano, che ha così profondamente anestetizzato il Novecento (con buona pace dei La Russa), da poter digerire e normalizzare qualsiasi eredità sotto una pioggia di coriandoli in prima serata. Dall’altra c’è il moralismo della stampa estera, che pur di vendere copie e confermare lo stereotipo dell’eterno Paese-operetta incapace di rigore democratico (e se il biglietto da visita ha la faccia di Giorgia Meloni, il gioco è semplice) dove appiccare l’incendio ideologico anche davanti alla porta rossa del Grande Fratello

Rischio fallimento: il futuro della Paganese appeso a un filo

PAGANI- Futuro a rischio. La Paganese ha convocato una conferenza stampa presso la sala stampa dello stadio “Marcello Torre”, in cui il diri- gente Vincenzo Amato, il di- rettore sportivo Antonio Bocchetti e il presidente ono- rario Aniello Calabrese hanno spiegato per punti la compli- cata situazione attuale della società.

A prendere la parola in una sala gremita di tifosi, oltre agli organi di informazione, è stato proprio il dirigente D’Amato che ha palesato tutta la situazione economica e fi- nanziaria del club e le immi- nenti scadenze a cui il club dovrà fare fronte da qui a venti giorni. D’Amato, non è stato molto tenero nei con- fronti del Presidente o Main Sponsor Nicola Cardillo che, l’ultima volta, è stato visto al Torre, in occasione della gara con il Barletta. D’Amato, ha spiegato che Cardillo lo scorso 31 Marzo con una Pec indirizzata alla società, co- municava il suo disimpegno dalla Paganese ma nel con- tempo manteneva fede agli impegni assunti per l’anno calcistico in corso. Da quel momento in poi, nessun con- tatto vi è stato tra lui e la diri- genza azzurrostellata, nonostante ripetute e pro- lungate telefonate, rimaste tutte inevase. D’Amato, poi, ha snocciolato i numeri dell’at- tuale situazione debitoria

della società. “ Abbiamo an- cora da corrispondere ai gio- catori quattro mensilità oltre a 50 mila euro ai fornitori, 16 mila a procuratori e 75 mila euro di vertenze dell’anno in corso e dello scorso anno, senza contare alcune già pa- gate come quella ad Esposito per evitare punti di penaliz- zazione nella stagione in corso”. D’Amato, nel corso della sua lunga “ requisitoria” ha ammesso di essere deluso ed arrabbiato per questa si- tuazione dopo una stagione in cui si erano create le basi per un rilancio definitivo della società. Poi, D’Amato, ha snocciolato i numeri della

stagione corrente. Il club az- zurro stellato è chiamato a dover ancora pagare quattro mesi di stipendi ai giocatori, più 16mila euro ai procuratori dei giocatori e circa 50mila euro ai fornitori. Nonostante ciò, la Paganese ha già 170mila euro da offrire al- l’Agenzia delle Entrate e gli sponsor devono ancora ver- sare delle rate di 70mila euro nei due mesi a venire. La pro- posta da sottoporre all’Agen- zia delle Entrate è pronta. Il piano di rientro è così artico- lato: 150.000 mila entro 40 giorni dall’accettazione dello stesso e la restante parte di 350.000 mila euro, dilazio-

nata in tre anni”. Entro il 5 giugno, la Paganese dovrà presentare la domanda d’iscrizione al prossimo cam- pionato di Serie D, ma, viste le vertenze da pagare, c’è il ri- schio concreto di non farcela, secondo quanto affermato dal dirigente Amato. Il de- stino degli azzurro stellati è appeso a un filo: sono attese novità nei prossimi giorni. “ Se qualcuno è interessato alla Paganese, si faccia avanti. Noi siamo aperti a qualsiasi solu- zione per il bene della Paga- nese. Se qualcuno rilevasse la Paganese, i soci paganesi sono pronti a contribuire come sponsor”.

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Lustra, l’uscente Michele Rizzo attacca gli elettori: “Venduti”

di Irene Sarno

Le ultime ore del voto di domani e lunedì a Lustra sono state contraddistinte dai veleni. Fino ai giorni passati, il dibattito si era mantenuto nel pieno rispetto delle parti e, se ci si limitasse ai candidati in campo, sarebbe così, a parte qualche piccolo screzio che è il sale del confronto democratico. Dai palchi, la lista “Lustra Futura” di Fabio Elia e quella dell’uscente Luigi Guerra, “Crescere Insieme”, hanno scelto toni moderati e i comizi sono stati occasione di confronto, di interventi e di esposizione dei programmi elettorali.

C’è, però, un dato che stona molto: le parole, di certo non lusinghiere, che il consigliere di minoranza uscente e non candidato, tra l’altro più volte bocciato dall’elettorato, Michele Rizzo, dedica ai lustresi. Lo fa sui social. Doveroso sottolineare che le parole scritte da Michele Rizzo in questo virgolettato non sono le stesse da lui utilizzate, in quanto è stata necessaria una correzione a causa di diversi errori di battitura.

«Il problema del paese – dice un ispirato ormai ex consigliere – sono i lustresi che non hanno senso di appartenenza, non amano il paese e vendono il loro voto per facili promesse mai mantenute, che vengono riproposte a ogni tornata elettorale. Da vent’anni (i lustresi, ndr) votano persone che danno continuità a una gestione miope, priva di progettualità futura, mancanza di una gestione seria e corretta. Candidarsi – ha concluso poi – è una scelta e una missione, non un’imposizione». Non è un mistero la vicinanza di Rizzo alla lista guidata da Elia. Una posizione assolutamente legittima e condivisibile, ma l’uscita dell’ormai ex consigliere, che portava con sé una lunga esperienza nei banchi della minoranza, risulta essere particolarmente infelice, soprattutto a poche ore dal voto.

I suoi interventi social sono stati spesso velenosi e avevano come obiettivo l’amministrazione in carica. Un dibattito che, per quanto acceso, rimaneva nell’alveo politico e non aveva mai toccato i lustresi. Ora, però, anche quest’ultimo muro di rispetto è caduto e gli elettori vengono presi di mira. A onor del vero, lo stesso si è reso protagonista negli ultimi mesi di forti critiche anche nei confronti della stampa.

«Quando un giornalista che si occupa di cronaca assegna voti ai sindaci seguendo una chiara linea politica, non sta informando: sta facendo propaganda – scriveva, con chiaro riferimento a questo giornale e alla rubrica relativa alle pagelle degli amministratori – dare “7” solo a chi appartiene a una certa area e “4” o “5” a tutti gli altri non è una valutazione, è un giudizio pilotato». Critica giustissima, in democrazia è più che giusto, ma nello stesso post si parlava di cittadini non ingenui. Era gennaio: dopo quattro mesi, il giudizio di Rizzo nei confronti dei compaesani è cambiato.

Insomma, a riscaldare il clima elettorale ci ha pensato chi ha deciso di non confrontarsi più con gli elettori, scegliendo la via dell’offesa e del discredito. Domani e lunedì, i lustresi sceglieranno la futura composizione del consiglio comunale. Secondo il consigliere Michele Rizzo, però, non sarà una scelta libera.

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Cilento al voto: ecco i comuni coinvolti

di Arturo Calabrese

Casal Velino, Celle di Bulgheria, Laurino, Laurito, Lustra, Pertosa, Polla, Postiglione, San Giovanni a Piro, Sassano e Sicignano degli Alburni. Sono questi i comuni a sud di Salerno che domani e dopo domani andranno alle urne per il rinnovo dei consigli comunali.

Dieci piccoli centri, alcuni dei quali sotto ai mille abitanti, che lunedì pomeriggio avranno un nuovo consiglio comunali. In alcuni casi, gli uscenti non saranno più ricandidati, in altri si potrebbe andare verso una totale conferma e poi c’è Casal Velino dove a correre sarà un’unica lista. A concorrere nuovamente per la fascia sarà l’uscente Silvia Pisapia. Duro il manifesto dell’opposizione che accusa la prima cittadina di essere in attesa di giudizio in un processo in cui è accusata di corruzione.

“Per coerenza rispetto alle istituzioni – scrivono i consiglieri uscenti di minoranza – abbiamo scelto di non partecipare più alle sedute dell’assise ritenendo che non vi fossero più le condizioni minime di serenità e credibilità. Non candidarsi è stata una scelta sofferta ma non è corretto parlare della presenza di una sola lista. A Casal Velino c’è una sola lista presentata da un sindaco sotto processo per gravi reati di corruzione e dove c’è corruzione non ci può essere democrazia!”. Nemmeno il gruppo di Fratelli d’Italia, per quanto molto attivo, è riuscito a creare una squadra da contrappore agli uscenti. Le polemiche sono servite. Non molto distante è quanto accaduto a Sassano: il comune del Vallo di Diano, famoso anche per le orchidee, non vedrà alcuna sfida.

Nicola Pellegrino, fratello di Tommaso, già consigliere regionale e presidente del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dovrà attendere solo il raggiungimento del 40% dei votanti per poter festeggiare l’elezione a primo cittadino. A Sicignano degli Alburni, l’uscente Giacomo Orco non avrà minoranza, qualora nel cento alburni dovesse raggiungersi l’agognato obiettivo di cui sopra. Anche lì c’è una sola lista in campo. Discorso diverso negli altri centri.

A Celle di Bulgheria, l’uscente Gino Marotta se la vedrà con Gerardo Carro. A Laurino è scontro in famiglia: l’uscente Romano Gregorio, di recente confermato alla direzione del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, osserva da esterno la sfida tra i fratello Francesco Gregorio e Paolo Fiorentino Nese. Vincenzo Speranza, dimessosi ad ottobre da sindaco di Laurito per candidarsi alla Regione, prova ad indossare la fascia tricolore e se la vedrà con Immacolata Crusco. A Lustra, sfida a tre: Fabio Elia, l’uscente Luigi Guerra e Paolo Nanni. A Pertosa, situazione simile: Luca Martone, il sindaco Domenico Barba e Sara Manisera si contenderanno l’elezione a primo cittadino.

A Polla, il consigliere provinciale e sindaco uscente Massimo Loviso dovrà difendersi dall’assalto di Gianluca De Lauso e Francesco Cascaino. In quel di Postiglione, Carmine Cennamo è contrapposto a Piero Forlano. San Giovanni Piro vede una sfida non inedita: Ferdinando Palazzo, che vuole la riconferma, contro la compagine di minoranza questa volta guidata da Sandro Paladino.

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SALERNO. LA CITTÀ DIMENTICATA

Antonio Carluccio*

In vista delle imminenti elezioni amministrative, Salerno si trova ancora una volta davanti a una scelta decisiva. Tra le tante questioni che la futura amministrazione sarà chiamata ad affrontare, ce n’è una che da troppo tempo viene ignorata: la manutenzione della città al fine della tutela della sua memoria storica. Non si tratta soltanto di degrado urbano o di inefficienze amministrative, il problema riguarda direttamente la sicurezza dei cittadini, la conservazione del patrimonio pubblico e la perdita progressiva dell’identità storica di Salerno. Nel corso della mia lunga esperienza di architetto presso il Comune di Salerno, ho avuto modo di seguire da vicino alcune vicende emblematiche, mai realmente risolte, che ancora oggi hanno conseguenze gravi. Una delle più significative riguarda l’impianto di depurazione delle acque fognarie realizzato tra il 1978 e il 1980. L’intervento prevedeva una grande tubazione di raccolta collocata lungo il lungomare, dall’ex cinema Diana – oggi Sala Pasolini – fino alla zona industriale nei pressi del Capitolo San Matteo. Lungo il tracciato furono installate varie stazioni di pompaggio e la più nota ai cittadini, anche per il persistente impatto olfattivo, è quella situata all’altezza dell’incrocio con via Velia, nei pressi del Bar Nettuno. Il primo tratto dell’impianto, sviluppato dalla Sala Pasolini fino all’area del Palazzo di Città, fu realizzato con una lunga struttura interrata in cemento armato. Proprio tale muratura ha provocato negli anni infiltrazioni e allagamenti devastanti nei locali seminterrati di Palazzo Guerra, compromettendo non solo ambienti di servizio ma anche elementi strutturali, decorativi e di rivestimento marmoreo dell’edificio. Nei sotterranei del palazzo era custodito l’Archivio Storico cittadino: pergamene, manoscritti, cartografie, pratiche edilizie, volumi antichi e documenti di straordinario valore. In altri locali erano presenti officine comunali, depositi di attrezzature e persino materiali utilizzati per il Festival della Canzone Italiana che si svolgeva a Salerno negli anni Cinquanta, prima ancora che Sanremo diventasse il simbolo nazionale della musica italiana. L’allagamento di quei locali provocò danni enormi e solo grazie all’impegno dei giovani assunti con la Legge 285/77 fu possibile recuperare una parte del materiale cartaceo; il resto andò irrimediabilmente perduto. Le conseguenze di quell’episodio sono visibili ancora oggi. Nonostante l’installazione di pompe di sollevamento, il degrado continua a compromettere la stabilità dell’intero fabbricato con distacchi dei marmi esterni, dissesti nei finestroni interni e fenomeni di scollamento nei rivestimenti della vanella adiacente allo scalone principale. Gli interventi eseguiti nel tempo si sono rivelati insufficienti. A risultare compromesso è lo stesso Palazzo di Città, simbolo istituzionale di Salerno, con una situazione che desta forte preoccupazione anche sul piano della sicurezza pubblica. Il rischio di ulteriori cedimenti interessa infatti un’area frequentata quotidianamente da cittadini, studenti e scolaresche durante manifestazioni e ricorrenze ufficiali. Questa vicenda rappresenta in modo emblematico il rapporto distorto che negli ultimi decenni si è instaurato tra amministrazione, manutenzione e memoria storica. Palazzo Guerra, progettato dall’architetto Camillo Guerra in stile razionalista, ospitò anche il governo Badoglio quando Salerno fu capitale d’Italia. Sulla facciata campeggia ancora oggi la scritta latina “Potestas Civium”, il potere dei cittadini: un principio alto e solenne che però sembra essere stato dimenticato proprio da chi avrebbe dovuto custodirlo. Nella stessa area sorgeva anche il monumento dedicato a Enrico De Marinis, ministro dell’Istruzione alla fine dell’800 e tra i primi accademici nelle discipline della sociologia. La statua rimossa durante i lavori legati alla realizzazione del Crescent, dopo il cedimento della struttura della piazza non ha trovato più alcuna collocazione e oggi giace abbandonata in un deposito comunale del servizio manutenzione impianti, simbolo silenzioso di una città che troppo spesso rimuove il proprio passato invece di valorizzarlo. Una città, infatti, non perde la propria identità soltanto quando demolisce i suoi edifici storici, ma soprattutto quando dimentica la propria memoria immateriale e culturale, trascura la manutenzione del patrimonio pubblico e considera il passato un ostacolo invece che una risorsa. Salerno ha bisogno di una nuova stagione amministrativa fondata non solo sulle grandi opere e sull’immagine, ma sulla cura quotidiana della città, sulla sicurezza dei cittadini e sul rispetto della propria storia. Perché una comunità che non custodisce la propria memoria finisce inevitabilmente per smarrire anche il proprio futuro.

* già architetto del Comune di Salerno

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Nuovo torneo di tennis sull’erba a Milano? La Fitp punta altrove

A febbraio era già uscita l’indiscrezione che la Federtennis e padel, mettendo sul piatto quasi 27 milioni di dollari, si era comprata i diritti del torneo 250 di Bruxelles, per organizzare in Italia, a partire dal 2028, un 250 all’aperto su erba poco prima di Wimbledon. Successivamente, nei primi giorni di maggio, c’era stato un comunicato ufficiale nel quale la Fitp e l’Istituto per il credito sportivo e culturale (Icsc) formalizzavano «un accordo per il finanziamento legato all’acquisizione della licenza (Class Membership) e dei diritti del torneo Atp 250 disputato a Bruxelles. Il torneo, che sarà il primo organizzato sull’erba in Italia nel circuito Atp, entrerà nel calendario internazionale dal 2028. L’operazione, che prevede un finanziamento da 10 milioni di euro concesso da Icsc a sostegno dell’investimento federale, rappresenta un passaggio strategico nel percorso di rafforzamento della presenza italiana nel circuito internazionale e si inserisce in una fase di crescita strutturale del movimento, trainata dall’aumento dei praticanti, dal successo degli eventi e dai risultati sportivi di vertice». Sin da subito il presidente della Fitp, Angelo Binaghi, aveva detto che il nuovo torneo di tennis si sarebbe giocato nel Nord Italia. Sì, ma dove di preciso?

Tutti avevano pensato a Milano, ma…

Poiché a Torino ci sono già le Atp Finals e a Bologna le finali di Coppa Davis, tutti hanno pensato a Milano. In effetti da settimane escono notizie su terreni e soggetti che potrebbero entrare in gioco al fianco di Fitp nel capoluogo lombardo. Per esempio, uomini dell’amministrazione meneghina guidata dal sindaco dem Beppe Sala avevano fatto filtrare che il Comune avrebbe costruito strutture fisse e permanenti (dove si sarebbe insediato anche un centro federale del tennis), e le aree individuate erano la Maura (area dove c’è un importante impianto per il trotto e che viene sempre tirata in ballo, se ne parlava anche per il nuovo stadio del Milan), oppure i terreni attorno al vecchio Lido di Milano, oppure, ancora, un’area in zona Bonfadini (dove ci sono diversi insediamenti rom). Tutte ipotesi che non avevano scaldato molto i cuori.

Nuovo torneo di tennis sull’erba a Milano? La Fitp punta altrove
Angelo Binaghi con Beppe Sala (foto Imagoeconomica).

Negli ultimissimi giorni, invece, sui media si discute molto dell’area cosiddetta “San Francesco” a San Donato Milanese, ossia quei terreni che il Milan aveva comprato per realizzare il nuovo stadio, e che invece ora, con l’acquisto di San Siro insieme con l’Inter, non servono più e vanno valorizzati. Si vorrebbe realizzare, su quella superficie, sia un nuovo palazzetto per il basket (assurdo, perché a Milano-Rogoredo, cioè a un chilometro in linea d’aria da San Donato, è appena stato inaugurato il palazzetto Unipol Dome da 16 mila posti) sia, dicono alcune testate, un centro federale per il tennis. Il tutto per un investimento da 400 milioni di euro.

Nuovo torneo di tennis sull’erba a Milano? La Fitp punta altrove
L’Unipol Dome nel quartiere Santa Giulia di Milano (foto Ansa).

Clima disastroso per quel tipo di superficie

Questi bla bla bla, però, non hanno fatto i conti con l’oste. Perché la Federtennis e padel, in realtà, non ha nessuna intenzione di portare un centro federale e campi in erba a Milano, dove il clima, in primavera ed estate, sarebbe disastroso per quel tipo di superficie. La Federazione, invece, punta al Nord-Est, tra il Veneto e il Friuli-Venezia Giulia: le condizioni meteo più fresche e umide sono assolutamente migliori per lo sviluppo di una struttura dedicata ai campi in erba, attorno alla quale verrà costruito un centro federale attivo tutto l’anno. E gli sponsor, peraltro, stanno spingendo all’unisono verso questa soluzione, per provare anche ad allontanarsi dalla congestionata Milano in fatto di brand.

Dal 2028 a giugno in mezzo fra Roland Garros e Wimbledon

Il torneo 250, organizzato dal 2028 nelle tre settimane di giugno che separano la fine del Roland Garros dall’inizio di Wimbledon, dovrà giostrarsi tra i due grandi 500 al Queen’s di Londra o ad Halle (in Germania), facendo a spallate con gli altri tornei 250 su erba di Stoccarda, ’s-Hertogenbosch (Paesi Bassi), Maiorca (Spagna) ed Eastbourne (Inghilterra).

Short Movie: Quando l’umanità diventò invisibile

Quando l'umanità diventò invisibile

Un corto con Henry Ian Cusick e Sonya Walger. In un mondo futuro, tutti gli esseri umani sono diventati invisibili.

Capita un po' a tutti nella vita, in certe situazioni, di sentirsi invisibili. Magari ci si aspetta un'attenzione che non arriva, o ci sentiamo esclusi da una comunità. Nel corto Visibile, diretto da Clay Delauney, la parola invisibile non è una metafora. A un certo punto, per un fenomeno mai davvero spiegato, tutti gli esseri umani sono diventati invisibili. Dopo un periodo di panico, si sono però adattati alla nuova condizione, con indicatori digitali che segnalano la presenza di altri esseri umani nelle vicinanze.  Il protagonista è un pittore e ha un... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 23 maggio 2026 - articolo di S*

Iran-Usa, qual è il prezzo della pace imposto a Trump

Sui muri della metropolitana di Teheran, da qualche giorno, campeggia un manifesto che merita di essere studiato con attenzione. Donald Trump è in ginocchio, in posizione di vassallaggio, mentre porge alla camera un mazzo di banconote. La didascalia, in farsi, recita: «Reddito annuo di 100 miliardi di dollari dallo Stretto di Hormuz per l’Iran». Non è un meme, né la solita propaganda. È l’immagine plastica di quello che, negli ultimi giorni, sta prendendo forma nei canali di mediazione tra Washington e Teheran. La guerra che il presidente americano ha lanciato il 28 febbraio si chiuderà con un assetto in cui l’Iran incasserà royalties sul transito attraverso lo Stretto di Hormuz e l’Oman si dividerà la torta. Con il placet, sotto traccia, della stessa Casa Bianca.

L’accordo tra Iran e Usa in quattro punti

Da quanto risulta a Lettera43, il quadro reale dell’accordo in costruzione è significativamente più avanzato — e più amaro per gli Stati Uniti — di quello che la cronaca internazionale racconta. Ecco i punti principali.

Il comandante pakistano Asim Munir è già a Teheran

Punto 1. Il Field Marshal Asim Munir, comandante delle forze armate pakistane e perno della mediazione, è atterrato a Teheran venerdì pomeriggio. La sua agenda non è quella di un facilitatore di passaggio: è quella di un general contractor che arriva a chiudere un dossier.

Iran-Usa, qual è il prezzo della pace imposto a Trump
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi con il capo dell’esercito pakistano Asim Munir (Ansa).

Il rilascio degli asset iraniani congelati

Punto 2. Il documento sul tavolo non sarebbe la controproposta ai 14 punti che Teheran ha trasmesso il 28 aprile e che la stampa anglosassone cita. Esisterebbe una versione rivista, già condivisa attraverso Islamabad, il cui baricentro non è più Hormuz, ma il rilascio degli asset iraniani congelati. Sono fondi che variano nella stima totale — dai conti sudcoreani ai depositi iracheni, dalle linee di credito europee ai fondi bloccati durante il primo mandato Trump — ma che ammontano verosimilmente a decine di miliardi. Per Teheran, ottenere quel rilascio significa una vittoria finanziaria che compenserebbe, almeno in parte, la disfatta militare. L’assassinio del Supremo Leader Ali Khamenei, la distruzione di oltre il 90 per cento della flotta navale, la decapitazione del comando dei Pasdaran: tutto sarà metabolizzato come prezzo accettabile se i conti tornano. E gli iraniani sanno benissimo che i conti torneranno.

Su Hormuz si studia una ripartizione delle royalties tra Iran e Oman

Punto 3. Sullo Stretto di Hormuz, le verifiche di Lettera43 confermano ciò che a Washington non si pronuncia ad alta voce: l’accordo per una ripartizione delle royalties di transito tra Iran e Oman è già in cottura. La Persian Gulf Strait Authority — il dispositivo amministrativo che Teheran ha annunciato il 18 maggio con tanto di profilo X ufficiale — non è la creatura unilaterale che gli Stati Uniti combatteranno fino all’ultimo. È la cornice in cui verrà inserito uno split di entrate, con quote iniziali pesantemente sbilanciate a favore dell’Iran. La motivazione è dichiarata: ricostruzione post-bellica. Nel tempo, il riequilibrio porterà l’Oman a una quota più rilevante, ma nella fase di avvio Teheran porterà a casa il grosso del pacchetto. Il governo omanita, fedele alla sua tradizione, tace pubblicamente e in quel silenzio negozia il proprio prezzo. Gli Stati Uniti, malgrado la dichiarazione di Trump nello Studio Ovale del 21 maggio («Vogliamo lo Stretto libero, niente pedaggi, sono acque internazionali») e malgrado le minacce molto più dure del segretario di Stato Marco Rubio, sono perfettamente consapevoli del meccanismo. E ne hanno preso atto.

Iran-Usa, qual è il prezzo della pace imposto a Trump
JD Vance, Donald Trump e Marco Rubio (Ansa).

Pechino ha affidato la mediazione al Pakistan

Punto 4. Durante la visita di Trump a Pechino del 15 maggio, Xi Jinping ha messo le carte sul tavolo con una nettezza inusuale anche per i canali diplomatici cinesi più diretti. Il messaggio sarebbe stato in sostanza: la guerra deve finire, lo Stretto deve riaprire, l’economia mondiale è stata sconquassata abbastanza. Pechino ha affidato la mediazione operativa a Islamabad e si attende che entrambe le parti — americani e iraniani — smettano di scombinare le carte sul tavolo. Non è una richiesta. È una direttiva. Questo è il punto che in Europa, e in Italia in particolare, viene letto male o non viene letto affatto. Il Pakistan e la Cina non sono co-mediatori insieme all’Oman o il Qatar. Il Pakistan è il general contractor dell’accordo, la Cina è lo sponsor strutturale. Asim Munir intrattiene rapporti personali eccellenti tanto con Trump quanto con Xi. L’Iran, dal canto suo, rispetta Islamabad come pochi altri attori al mondo: condivide la frontiera del Beluchistan, il pragmatismo religioso, una storia di non-allineamento. Per la prima volta dalla fine della guerra fredda, una potenza emergente di taglia media — sostenuta da Pechino — sta consegnando un accordo di pace che gli Stati Uniti devono firmare in posizione di accettazione. Non di leadership. La crisi di Hormuz, partita come operazione americano-israeliana per smontare l’Iran in nome del controllo dell’energia globale, si chiuderà con un Iran economicamente più solido di come c’è entrato e con un nuovo asse diplomatico nel cuore dell’Asia.

Iran-Usa, qual è il prezzo della pace imposto a Trump
Xi Jinping e Donald Trump a Pechino (Ansa).

I nuovi equilibri regionali a guida non occidentale

E c’è un dettaglio finale che chiude il cerchio. Nell’architettura dell’accordo che si sta cementando a Islamabad è previsto che, una volta riaperto lo Stretto, la sua sorveglianza venga affidata a una forza navale multinazionale di stabilizzazione. Vi parteciperanno Iran, Stati Uniti e altri attori della regione — e non è esclusa, all’orizzonte, una partecipazione italiana, qualcosa che il ministero della Difesa farebbe bene a iniziare a valutare con serietà — sotto il comando operativo della Marina militare pakistana. È la consacrazione tecnica di tutto quanto sopra: una guerra cominciata con la Quinta Flotta americana che bombarda obiettivi iraniani per riaprire il chokepoint, e finita con la marina di Islamabad a fare da arbitro tra Pasdaran e CENTCOM nelle stesse acque. È, plausibilmente, il primo esempio post-guerra fredda di security governance regionale a guida non-occidentale, ed è l’ultimo pezzo del nuovo ordine che il Pakistan sta consegnando al mondo.

Trump e lo spauracchio delle midterm

L’amministrazione Trump, intanto, gioca il proprio tempo. Il presidente alterna minacce di ripresa delle ostilità — «siamo nelle fasi finali, o c’è un accordo o faremo cose un po’ brutte» — a finestre di pazienza calibrate al millimetro. È il copione obbligato: l’opinione pubblica americana è alle prese con un Brent oltre i 107 dollari al barile, un prezzo della benzina che ha rotto la soglia psicologica della rielezione, un indice di consenso ai minimi del secondo mandato e le elezioni di midterm di novembre che si avvicinano. L’Agenzia Internazionale dell’Energia parla di “zona rossa” per luglio e agosto. La FAO avverte che una chiusura prolungata può innescare una crisi alimentare globale. A Teheran, su quel manifesto della metropolitana, Trump consegna i dollari in ginocchio. A breve, in una sala riunioni a Islamabad o a Muscat, dovrà consegnarli davvero. Il manifesto è già lì.

Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione

Uscito Roberto Cingolani, e con lui buona parte della squadra di manager che aveva portato in azienda, il nuovo amministratore delegato di Leonardo, Lorenzo Mariani, sta costruendo il suo team. Per la comunicazione, che Cingolani aveva affidato con più di qualche mal di pancia interno all’ex giornalista di Sky Helga Cossu, si sta ragionando sull’ipotesi di dare l’incarico a Stefano Amoroso, che l’arrivo di Cossu aveva messo in ombra e che ora Mariani vorrebbe riportare alla direzione della comunicazione, soprattutto per il lavoro svolto negli ultimi cinque anni sul posizionamento internazionale dell’azienda. Una curiosità: Amoroso, un passato in Dompé Farmaceutica ed Edison prima di trasferirsi nel 2021 in Leonardo, a dicembre 2025 ha giurato come ufficiale della Riserva selezionata dell’esercito.

Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione
Stefano Amoroso.
Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione
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Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione
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Leonardo, il nome del manager in pole per la direzione della comunicazione
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Lecco, bufera sulla leghista che ha augurato a Schlein di essere investita

È bufera su Debora Piazza, segretaria cittadina della Lega a Barzanò e responsabile lombarda del dipartimento tutela animali del partito. Nel mirino il suo commento sotto al video di un comizio di Elly Schlein in cui augura a quest’ultima di essere investita. «Non abbiamo qualcuno che guida con problemi di depressione disoccupato che offende i cristiani che passa di lì e ci fa un favore», ha scritto con riferimento ai fatti di Modena. A far esplodere il caso è stato il segretario provinciale del Pd lecchese, Manuel Tropenscovino, che ha salvato il post e lo ha denunciato pubblicamente. «Ci ha tenuto a fare sapere che si augurava che la segretaria nazionale del Pd venisse investita, come successo a Modena qualche giorno fa», ha scritto. «Mai augureremmo che qualcuno venga investito. Una vergogna, ancora peggiore perché scritta da chi ricopre ruoli politici e amministrativi».

La Lega prende le distanze e sospende Piazza

Nel giro di poche ore è arrivata la risposta della Lega che, si legge in una nota, «prende fermamente le distanze da qualsiasi frase o espressione che possa essere interpretata come un augurio di violenza, odio o danno nei confronti di persone, rappresentanti politici o cittadini». Di qui la decisione di sospendere Piazza da ogni incarico e attività riconducibile alla struttura provinciale del partito «in attesa delle opportune valutazioni interne».

La replica e le scuse: «Non era mia intenzione augurare del male a nessuno»

Alla fine sono arrivate anche le parole della diretta interessata, affidate a una dichiarazione riportata dalla Lega provinciale: «Non era mia intenzione augurare del male a nessuno né alimentare odio politico. Se le mie parole sono state interpretate in questo modo, me ne scuso sinceramente. Credo nel confronto democratico e nel rispetto delle persone, valori che devono sempre prevalere su qualsiasi tensione politica».

Flotilla, la procura di Roma valuta i reati di tortura e violenza sessuale

Circa una cinquanta di attivisti della Flotilla sono stati ricoverati a Istanbul per lesioni riportate durante il periodo di detenzione in Israele. Lo si apprende da fonti della missione. Tra di loro risulta anche un italiano ricoverato, sulle cui condizioni di salute «stiamo cercando di avere notizie», come spiegato dalla portavoce italiana Maria Elena Delia. «Ci riferiscono che in tanti hanno riportato lesioni serie e alcuni sono sotto shock», ha aggiunto.

La procura analizzerà il video Ben-Gvir

Intanto la procura di Roma che indaga sull’abbordaggio della Flotilla, oltre al reato di sequestro di persona sta valutando anche altri reati, tra cui la tortura e la violenza sessuale. Secondo quanto si apprende i magistrati di piazzale Clodio, dopo aver acquisito il video diffuso dai canali social del ministro della Sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir, in cui si vedono gli attivisti inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena, analizzeranno il filmato per verificare la presenza di italiani in quella situazione e valuteranno le parole di scherno rivolte dal ministro.

Reati prescritti, Vendola esce dal processo sull’ex Ilva

L’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola esce dal processo Ambiente svenduto sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva di Taranto. Lo ha deciso il collegio della Corte d’Assise del Tribunale di Potenza, presieduto da Marcello Rotondi, durante la terza udienza dibattimentale del processo in corso di svolgimento nel capoluogo lucano. Per Vendola e altri 14 è stato deciso il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione. All’ex presidente pugliese era contestato il reato di concussione.

Il 5 giugno la prossima udienza

La prossima udienza dibattimentale è stata fissata per il 5 giugno. Il processo è ricominciato dall’udienza preliminare a Potenza il 21 marzo 2025,dopo l’annullamento, per la presenza di due giudici onorari tra le numerose parti civili, della sentenza di primo grado che il 31 maggio del 2021 aveva portato a 26 condanne per 270 anni complessivi di carcere.

Lombardia confermata nel cda di Sviluppo Lavoro Italia

Simona Tironi, assessore di Regione Lombardia all’Istruzione, Formazione e Lavoro, è stata confermata all’unanimità dalle Regioni italiane come componente del consiglio di amministrazione di Sviluppo Lavoro Italia, la società che eredita storia, esperienza e rete territoriale di Anpal Servizi. La società opera come punto di raccordo tra ministero del Lavoro, Regioni e Province autonome ed è un ente strategico dedicato alla promozione e al coordinamento di iniziative finalizzate allo sviluppo occupazionale, alla formazione professionale e all’integrazione tra domanda e offerta di lavoro. La presenza di Regione Lombardia nel cda consentirà di portare a livello nazionale le migliori esperienze sviluppate sul territorio lombardo, valorizzando modelli innovativi legati alle politiche attive del lavoro, alla formazione e all’occupazione.

Tironi: «Lombardia continua a essere trainante»

«La Lombardia continua a essere la regione trainante dell’economia italiana, con un tessuto produttivo dinamico e innovativo. Stiamo vivendo una fase complessa, caratterizzata da vertenze occupazionali e difficoltà che coinvolgono molte realtà produttive, ma dobbiamo continuare a investire sulla qualità del lavoro, sulle competenze e sulla formazione», ha commentato Tironi. «L’obiettivo è favorire un’occupazione di qualità, capace di rispondere ai fabbisogni delle imprese e alle aspirazioni professionali delle persone. Credo profondamente nel valore della collaborazione istituzionale e sono davvero onorata della fiducia unanime che tutte le Regioni italiane hanno scelto di accordarmi», ha aggiunto, ringraziando «gli assessori regionali al Lavoro di tutta Italia per questa riconferma che accolgo con grande senso di responsabilità. Continuerò a lavorare con impegno per rappresentare al meglio la Lombardia e contribuire alla crescita occupazionale e alla competitività del nostro Paese».

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno

La Fiamma resta sempre accesa, ci mancherebbe. Soprattutto quando c’è chi, a destra che più a destra non si può, cerca di scipparla (vero generale Vannacci?).

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno

Nel 38esimo anniversario della morte di Giorgio Almirante, Giorgia Meloni ha tenuto a ricordare il fondatore del MSI, con un post sui social: «Nel giorno dell’anniversario della scomparsa di Giorgio Almirante, il mio pensiero va a una figura che ha segnato profondamente la storia della destra italiana», scrive la premier. «Di lui restano il carattere, la forza delle idee, l’amore per l’Italia e una concezione della politica vissuta con passione, dignità e rispetto. Un ricordo che continua a vivere nel percorso della destra italiana e nella memoria di una comunità politica che, ancora oggi, non si risparmia, per aggiungere il proprio pezzo di cammino, con coraggio e determinazione».

Puntuale è arrivato anche il ricordo di Ignazio La Russa. «A 38 anni dalla sua scomparsa ricordiamo e rendiamo omaggio alla figura di Giorgio Almirante. Un uomo che ha dedicato la sua vita alla politica e alla Nazione, con coerenza, passione e profondo rispetto delle Istituzioni repubblicane e dell’avversario politico, come quando tra lo stupore generale, arrivò a Botteghe Oscure per rendere omaggio alla salma di Enrico Berlinguer», scrive il presidente del Senato postando a corredo l’immagine di una frase di Giorgio Napolitano.

Una botta di nostalgia e un esercizio di memoria selettiva che non sono andati giù al dem Andrea Orlando: «Oggi sui suoi profili social Giorgia Meloni rivendica la continuità con il percorso politico di Giorgio Almirante. Un percorso iniziato con la redazione della rivista La difesa della razza, passando per i repubblichini di Salò, fucilando partigiani, intrecciandosi poi con la stagione delle trame nere e dell’estremismo neofascista. Un bel percorso davvero!». Ma per la destra a essere divisivo resta il 25 aprile.

Calderone e marito al Festival del Lavoro

Riecco Marina Elvira Calderone & Rosario De Luca. La ministra del Lavoro e il marito, presidente del Consiglio nazionale dell’Ordine dei consulenti del lavoro (fondatori della società di consulenza CDL passata in mano a lui dopo la nomina di lei) sono protagonisti del Festival del Lavoro, kermesse che si tiene a Roma negli spazi della Nuvola dal 21 al 23 maggio e che riunisce istituzioni, imprese, professionisti, studiosi e parti sociali. Nel tardo pomeriggio di venerdì, in collaborazione con il Comitato Italiano Paralimpico, Sport e Salute e Inail, si tiene presso il Centro di Preparazione Paralimpica di Via delle Tre Fontane, la Run4Job, seguita, come recita il programma, «da un momento dedicato al networking e alle riflessioni su sport, pari opportunità e valore sociale del lavoro, anche con la partecipazione di atleti paralimpici». Tra l’altro Ignazio Marino, omonimo dell’ex sindaco di Roma ed ex ItaliaOggi, è il direttore della comunicazione del Festival del Lavoro, ed è stato il portavoce di Calderone prima di lasciare il posto a Marco Ventura che a sua volta, a gennaio 2025, lo ha passato a Gianmario Mariniello. Tanti i ministri presenti alla tre giorni. Venerdì alle 15 il vicedirettore del Tg5, Giuseppe de Filippi, dialogherà con il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Sabato sono previsti interventi di Paolo Zangrillo, ministro della PA, e di Adolfo Urso, titolare del Mimit. Ma gli occhi sono puntati su Calderone che a mezzogiorno sarà intervistata dalla vicedirettrice del Tg2 Maria Antonietta Spadorcia. A seguire la cerimonia di chiusura condotta da De Luca.

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Marina Elvira Calderone e Rosario De Luca (Imagoeconomica).

Riotta gioca in Difesa

Pochi lo ricordano, ma l’ex direttore del Tg1 Gianni Riotta fa parte del Comitato per lo sviluppo e la valorizzazione della cultura della Difesa, istituito nel 2023 da Guido Crosetto. Un think tank «creato per promuovere la consapevolezza e la conoscenza delle tematiche di geopolitica, sicurezza e interesse nazionale». Giovedì alla Camera, nella biblioteca dedicata a Nilde Iotti, con la benedizione del forzista Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e già sottosegretario alla Difesa nel governo Draghi, si è tenuto il convegno Cultura della Difesa con annesso “tomo”. Nella sala qualcuno bofonchiava: «Me lo ricordo bene, Gianni, quando era nella redazione del Manifesto»…

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Gianni Riotta (Imagoeconomica).

Urso, pure un francobollo per Frate Indovino

La passione di Adolfo Urso per i francobolli è cosa nota. Da quando è al Mimit, ne ha emessi oltre 270 (tra cui quelli dedicati a Silvio Berlusconi, Aldo Moro, Giacomo Matteotti, Sergio Ramelli, Enrico Berlinguer, Giorgio Napolitano, i fratelli Mattei, Giovanni Spadolini, ma anche alle Winx, a Goldrake e alla Pimpa). Da poco alla lista se ne è aggiunto un altro per celebrare il Calendario di Frate Indovino. Il 14 maggio, al Salone del Libro di Torino, si è tenuta la cerimonia di primo annullo filatelico del francobollo ordinario appartenente alla serie tematica «Le Eccellenze del Patrimonio culturale italiano». L’immagine «riproduce la figura iconica di un frate cappuccino, il cui volto sereno accompagna i lettori dal 1946, anno di inizio della pubblicazione». Alla cerimonia hanno partecipato della sottosegretaria al Mimit Fausta Bergamotto, del direttore commerciale Italia di Poste Italiane Marco di Nicola e di fra Carlo Maria Chistolini, Presidente della Fondazione Assisi Missio ETS.

Dite a Meloni e La Russa che anche Almirante è divisivo: le pillole del giorno
Il francobollo di Frate Indovino (dal sito del Mimit).

Cassese e padre Benanti, che coppia

Appuntamento imperdibile al Festival dell’Economia a Trento, nella mattinata di domenica: nell’incontro intitolato “Gli imperi digitali, la vecchia e la nuova globalizzazione”, protagonisti saranno padre Paolo Benanti, in qualità di Presidente del comitato per l’intelligenza artificiale presso il dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri, e il giudice emerito della Corte Costituzionale e professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, Sabino Cassese.

Caro carburanti, verso taglio accise fino alla prima settimana di giugno

C’è attesa per il Consiglio dei ministri del 22 maggio 2026, che dovrà prorogare, fra le altre cose, il taglio delle accise su benzina e gasolio. Nell’ultima proroga era stato confermato un taglio di 20 centesimi per il gasolio e uno più leggero di 5 centesimi per la benzina fino appunto al 22 maggio. Ora il governo dovrebbe prorogarlo per altre due settimane, fino alla prima settimana di giugno. Il rinnovo della misura, che rappresenta un sostegno cruciale per le famiglie e per il settore dei trasporti e di quello agricolo, è stato confermato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti al Festival dell’Economia di Trento. «Credo che si andrà a un decreto legge domani sera. Prevediamo interventi che andranno incontro ad esempio agli autotrasportatori e trasporto pubblico locale, con il taglio delle accise fino alla prima settimana di giugno», ha detto il titolare del Mef, aggiungendo che il Cdm dovrà anche esaminare un provvedimento a favore dell’ex-Ilva, per garantire il proseguimento delle attività. Si parla di una proroga del prestito ponte di 149 milioni di euro concesso a fine aprile, cifra che basterebbe solo fino alla fine di giugno (ma il governo sembra orientato a fare uso della maggiore flessibilità concessa dall’Ue sino a 380 milioni). Fra le altre misure al vaglio di Palazzo Chigi c’è anche il via libera allo stanziamento di 150 milioni per la frana di Niscemi.

Rubio: «Lievi progressi nei colloqui di pace con l’Iran, è positivo»

«Restiamo in attesa di notizie su colloqui attualmente in corso. Si sono registrati alcuni lievi progressi. Non voglio esagerare, ma c’è stato un leggero miglioramento e questo è positivo. I principi fondamentali rimangono gli stessi, l’Iran non potrà mai dotarsi di armi nucleari». Lo ha affermato il segretario di Stato Usa Marco Rubio in Svezia.

Al-Arabiya: «A ore possibile accordo con la mediazione del Pakistan»

Secondo quanto riporta la tv satellitare al-Arabiya sull’account X in inglese, tra i punti della bozza finale di un possibile accordo ci sarebbero la fine delle operazioni militari e della guerra mediatica, un cessate il fuoco immediato, totale e senza condizioni su tutti i fronti, e garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman. Secondo le fonti citate, un annuncio potrebbe arrivare a ore (particolare che non viene invece indicato dal servizio arabo dell’emittente, che si limita a parlare di cauto ottimismo citando fonti pakistane).

Cvc e Gbl lanciano opa su Recordati da 10,7 miliardi

Cvc Fund ix e Groupe Bruxelles Lambert hanno lanciato un’offerta pubblica di acquisto volontaria su tutte le azioni ordinarie di Recordati finalizzata al delisting. Il controvalore complessivo è di 10,7 miliardi sulla base di un corrispettivo pari a 51,29 euro per azione che incorpora un premio un premio pari a 12,891 per cento rispetto al prezzo ufficiale delle azioni Recordati alla data del 25 marzo 2026, giorno in cui è stata presentata la manifestazione di interesse non vincolante da Cvc al board della casa farmaceutica. «Questa operazione è pienamente coerente con la strategia di Gbl di investire in aziende leader nei settori prioritari identificati dal gruppo -incluso l’healthcare – attraverso strutture di controllo o co-controllo e un approccio di active ownership», ha evidenziato Michal Chalaczkiewicz, Investment partner di Gbl.

Morto Carlo Petrini, le reazioni: «L’Italia perde un grande ambasciatore delle sue tradizioni»

Addio a Carlo Petrini, per tutti Carlin, morto all’età di 76 anni nella sua casa di Bra, nel Cuneese. L’ha reso noto Slow Food, il movimento da lui fondato nel 1986 per promuovere il diritto al piacere e a un cibo buono, pulito e giusto per tutti. Ideatore di importanti manifestazioni come Cheese, il Salone del Gusto di Torino e la manifestazione biennale Terra Madre, nel 2008 il Guardian lo aveva posizionato tra le 50 persone che potrebbero salvare il pianeta. La notizia della sua scomparsa ha suscitato profonda commozione e unanime cordoglio nel mondo politico.

Lollobrigida: «Non da tutti lasciare un’impronta su Terra»

«Non tutti gli uomini lasciano una traccia del loro passaggio, ma Carlin Petrini lo ha fatto. Lasciare una impronta sulla Terra che il tempo non cancelli non è cosa da tutti. Grazie, Maestro. Il seme che hai piantato continuerà a dare i suoi frutti». L’ha scritto il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida.

Bonelli: «Ha trasformato le sue idee in patrimonio collettivo»

«Addio a Carlin Petrini, innovatore e visionario che ha trasformato le sue idee in un patrimonio collettivo. Ha insegnato che il cibo, la natura, la qualità dell’alimentazione, la difesa del pianeta e i diritti dei contadini sono tutti profondamente legati tra loro», ha commentato Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

Crosetto: «Il mondo ha perso un sognatore vero»

«Ho conosciuto Carlin quando ancora non era il Mito che poi è diventato negli anni, all’Osteria Boccon Divino a Bra», ha ricordato il ministro della Difesa Guido Crosetto. «Nello scorrere del tempo diventammo amici e gli diedi una mano a costruire L’Università del Gusto, la Banca del Vino e ciò che ruota intorno a Pollenzo. Abbiamo ‘visitato’ insieme decine di ristoranti e cantine e, davanti a un piatto o un bicchiere, abbiamo spaziato con la mente in ogni pensiero ci venisse. Negli ultimi anni l’avevo perso di vista ma ci sentivamo ogni tanto per un saluto veloce e per lamentarci del tempo che passava e di come fossimo diventati prigionieri di traiettorie di vita che non ci lasciavano più spazio per la spensieratezza di un tempo. Questa notte mi sono tornati nitidi i ricordi di risate, discussioni, sogni. Tutti in rigoroso dialetto piemontese. Perchè quella è sempre stata la ‘lingua ufficiale’ dei nostri dialoghi. Il mondo ha perso un sognatore vero. Buon viaggio, Carlin».

Martina: «Ciao Carlin, che fortuna averti conosciuto»

«Il cibo resta e resterà la migliore forma di diplomazia della pace tra i popoli. Ciao carlin, che fortuna averti conosciuto. Fai buon viaggio». Così Maurizio Martina, vice direttore generale della Fao.

Urso: «Ha saputo dare voce e dignità al mondo agricolo»

«Con la scomparsa di Carlo Petrini perdiamo una figura straordinaria e visionaria che ha saputo dare voce e dignità al mondo agricolo italiano, trasformando un sapere antico in una coscienza moderna e universale. Con la sua capacità di guardare al futuro, ha insegnato che la tutela della terra, delle tradizioni e delle comunità rurali non riguarda soltanto l’ambiente, ma rappresenta un valore economico, sociale e culturale fondamentale. Un’eredità preziosa che ci ricorda come l’agroalimentare resti una colonna portante del nostro sistema produttivo e una delle cinque ‘a’ del made in italy, riconosciuta nel mondo per qualità, identità e innovazione». Sono le parole del ministro delle Imprese e del Made in italy Adolfo Urso.

Tajani: «L’Italia perde un grande ambasciatore delle sue tradizioni»

«Con commozione apprendo della scomparsa di Carlo Petrini, uomo di visione che ha saputo trasformare il cibo in cultura, identità, rispetto della terra e solidarietà tra i popoli», ha scritto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. «Con Slow Food e Terra Madre ha dato voce alle comunità locali, difeso la biodiversità e promosso nel mondo un modello di sviluppo più umano, sostenibile e giusto. Attraverso l’università di Scienze gastronomiche di Pollenzo ha inoltre formato generazioni di giovani provenienti da ogni parte del mondo, facendo della cultura gastronomica italiana uno strumento di dialogo internazionale, conoscenza e valorizzazione del nostro patrimonio agroalimentare. L’Italia perde un grande ambasciatore delle sue tradizioni, del dialogo tra culture e di quel legame profondo tra uomo, territorio e qualità della vita che rende unico il nostro Paese. Alla sua famiglia, ai suoi cari e a tutta la comunità di Slow Food rivolgo il mio più sincero cordoglio».

Scandalo Epstein, «Andrea investigato anche per sospetti reati sessuali»

Secondo quanto riportato da Sky News Uk, l’ex principe Andrea sarebbe investigato anche per sospetti reati sessuali, in seguito alla denuncia di una donna, nell’ambito delle indagini sulle sue frequentazioni del passato con Jeffrey Epstein. Finora risultava indagato solo per il sospetto di cattiva condotta in un ufficio pubblico, fattispecie che fa riferimento alle informazioni riservate da lui condivise con Epstein quando rivestiva il ruolo di emissario internazionale britannico per i commerci fra il 2001 e il 2011. Secondo le informazioni per ora non ufficiali citate da Sky, il nuovo sospetto si riferisce alla possibilità che l’ex duca di York possa aver ricevuto diversi anni fa una giovane donna del giro di Epstein nella sua ex residenza adiacente al castello di Windsor. L’ipotesi si basa su quanto dichiarato ai media dalla presunta vittima, fonte che la polizia britannica non ha ancora ascoltato e che starebbe cercando di contattare.

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni

Cinquantacinque. Sessanta. Sessantacinque. Non sono i numeri del lotto, ma sono, rispettivamente, i nuovi reati, le aggravanti e gli aumenti di pena introdotti dal governo Meloni (il conteggio è di Antigone, che ha appena presentato il suo nuovo rapporto sulle condizioni di vita, e purtroppo di morte, in carcere). E dire che alla guida del ministero della Giustizia ci sarebbe un liberale; al prossimo giro metteteci direttamente Matteo Salvini.

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
Giorgia Meloni e Carlo Nordio (Imagoeconomica).

Il tasso di sovraffollamento ha raggiunto il 139,1 per cento

«Le carceri italiane sono oggi più affollate, più chiuse e il governo continua ad aggravare l’emergenza penitenziaria con nuovi reati, aumenti delle pene e nuovi annunci di edilizia penitenziaria, con i numeri che raccontano il fallimento di questo approccio», dice Antigone. Al 30 aprile 2026 nelle carceri italiane erano detenute 64.436 persone, a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti (che però si riducono a soli 46.318 posti realmente disponibili): «Il tasso reale di sovraffollamento ha così raggiunto il 139,1 per cento. Sono ormai 73 gli istituti con un tasso di affollamento pari o superiore al 150 per cento, mentre in otto carceri si supera addirittura il 200 per cento. Gli istituti non sovraffollati sono appena 22 in tutta Italia». Nonostante il governo abbia annunciato da tempo un piano carceri, «i posti realmente disponibili sono addirittura diminuiti di 537 unità dall’avvio del piano stesso. Nel frattempo, dal 2018 al 2024, i tribunali di sorveglianza hanno accolto oltre 30 mila ricorsi per trattamenti inumani o degradanti subiti dalle persone detenute». Numeri superiori a quelli che portarono alla condanna dell’Italia nella Sentenza Torreggiani, quando i ricorsi presentati furono circa 4 mila. 

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
L’istituto penitenziario minorile Fornelli di Bari (Imagoeconomica).

Il mancato reinserimento produce solo più insicurezza

L’aumento delle presenze, peraltro, non dipende da un aumento della criminalità: «I reati in Italia restano sostanzialmente stabili e nei primi mesi del 2025 risultano addirittura in calo dell’8 per cento. Calano anche gli ingressi in carcere e continua a diminuire il ricorso alla custodia cautelare, che oggi riguarda il 24,1 per cento delle persone detenute». A crescere sono invece le pene più lunghe e gli effetti delle politiche punitive adottate dal governo. «Ma soprattutto il sistema continua a fallire sul terreno decisivo: evitare che chi esce dal carcere torni a delinquere», dice ancora l’associazione guidata da Patrizio Gonnella. «Oggi solo il 40,8 per cento delle persone detenute è alla prima carcerazione. Il 45,9 per cento è già stato in carcere da una a quattro volte. Il 10,6 per cento da cinque a nove volte. Il 2,7 per cento addirittura più di 10 volte. È la dimostrazione di un sistema che non reinserisce e, di conseguenza, produce solo più insicurezza».

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
Immagine realizzata con l’Ia (Imagoeconomica).

I fatti di Modena hanno ridato fiato alla propaganda

Il diritto penale è, o dovrebbe essere, una risorsa scarsa. Invece c’è chi vorrebbe abusarne. Come la Lega nei giorni scorsi, dopo i fatti di Modena. Il partito di Matteo Salvini, in piena campagna elettorale per le Politiche – un po’ come tutti a dire il vero – incalzato dalla costante presenza di Roberto Vannacci, che scippa voti e parlamentari alla Lega, se n’è uscito con la proposta di rivedere (di nuovo) la legge sulla cittadinanza, articolo 10 bis della legge 91 del 1992 già modificato dal ddl sicurezza del 2025. Dopo la tentata strage per cui è accusato Salim El Koudri, Salvini vorrebbe allargare le possibilità di revoca della cittadinanza, per ora prevista per, fra l’altro, condanne passate in giudicato per terrorismo. È probabile che la proposta di modifica, già bocciata dal resto del governo, si areni nel regno delle paccottiglie retorico-populistiche. Ma è altrettanto probabile che al prossimo episodio di cronaca utile, Salvini proporrà nuove strette. Non sappiamo ancora niente di El Koudri – qual è il movente? – ma sappiamo che fra il 2022 e il 2024 è stato in cura per un disturbo mentale. Forse è facile dargli del pazzo e chiuderla lì, ma l’ipotesi degli psichiatri (Alessandro Bertolino, professore ordinario di Psichiatria dell’Università di Bari e direttore del Dipartimento di Neuroscienze della stessa università) è che il comportamento di El Koudri sia compatibile non tanto con il disturbo schizoide di personalità di cui è affetto quanto con la sospensione dei farmaci. Insomma, potrebbe non essere la “cittadinanza” il punto di caduta del dibattito.

Carceri, il fallimento della linea securitaria del governo Meloni
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

In quel caso la Lega potrebbe essere utile con una nuova protesta: potrebbe protestare contro il governo di cui fa parte e chiedere di aumentare le spese per la salute mentale. Nel 2023 solo 3,5 miliardi su 133 di spesa pubblica per la sanità sono stati impiegati per la salute mentale, il 2,69 per cento. Un terzo in meno di quanto spendono altri Paesi, tra cui la Francia. Aumentare la spesa naturalmente non eliminerà i rischi, perché il rischio zero non esiste. Certamente non saranno i 400 anni di reclusione che si ottengono sommando i massimi edittali previsti per le numerose fattispecie di reato e gli inasprimenti introdotti dal governo in questi anni a risolvere i problemi. 

Televisione: Le lanterne verdi iniziano a brillare nel nuovo trailer di Lanterns

Le lanterne verdi iniziano a brillare nel nuovo trailer di Lanterns

La serie dell'universo DC arriverà ad agosto su HBO Max

HBO ha pubblicato un nuovo trailer della serie DC Lanterns e, per la prima volta, le immagini mostrano ai fan i poteri dell'anello in azione. Guarda il video: Lanterns | Teaser Ufficiale | HBO Max Se infatti il primo trailer avvicinava la narrazione alle atmosfere da detective story e ben poco della lore supereroistica di Lanterna Verde veniva mostrato sullo schermo, con queste nuove scene scopriamo che in Lanterns seguiremo i protagonisti, interpretati da Kyle Chandler (Hal Jordan) e Aaron Pierre (John Stewart), in due momenti della loro vita: le scene da True Detective del primo... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 22 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Asimov in edicola con La Repubblica

Asimov in edicola con La Repubblica

Dieci volumi, dai robot alla Fondazione, a 9,99 euro l'uno, da ieri in edicola. Ma ne seguiranno probabilmente altri otto.

Da ieri in edicola è possibile acquistare, a 9,99 euro, il primo di una serie annunciata di dieci volumi con le opere più famose di Isaac Asimov. Si comincia con Io, robot, al quale seguirà giovedì prossimo la seconda antologia dedicata ai robot, Il secondo libro dei robot. Seguiranno i sette libri del ciclo di Fondazione e per concludere Abissi d'acciaio. Ecco il programma completo:   21 maggio: Io, Robot 28 maggio: Il secondo libro dei Robot 4 giugno: Preludio alla Fondazione 11 giugno: Fondazione anno zero 18 giugno: Fondazione 25 giugno:... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 22 maggio 2026 - articolo di S*