(Adnkronos) –
E’ stato ritardato di oltre un quarto d’ora dal direttore di gara il fischio d’inizio della sfida tra Torino e Lecce, match valido per l’undicesima giornata di Serie A. Poco prima dell’inizio della partita, infatti, la squadra arbitrale ha ravvisato un problema alla linea della porta posta sotto la curva Maratona. La linea, infatti, non sarebbe stata completamente dritta, minando così la corretta regolarità del match.
La linea disegnata in modo scorretto, infatti, avrebbe impedito il giusto funzionamento delle telecamere e della Goal Line Technology, oltre a rendere “non conforme” il terreno di gioco in senso assoluto. Gli addetti del campo, quindi, hanno ridisegnato la linea di porta e l’arbitro Feliciani ha testato la Goal Line Technology (facendo oltrepassare la linea di porta al pallone e controllando il suo orologio), ma la prova ha dato inizialmente esito negativo. La gara è iniziata solo dopo un ulteriore conferma del Var.
(Adnkronos) – “Quanto è importante essere costruttori di ponti”. Lo ha detto il Papa nella sua prima messa in terra uruguaiana, il Paese meno cattolico del continente dove solo una persona su tre si dice apertamente cattolica. Il Pontefice utilizza l’immagine-simbolo della città: “In questa città di Paysandú si trova il Ponte internazionale Generale Artigas, che attraversa il fiume Uruguay, unendo due Paesi vicini. Non è difficile immaginare i benefici che genera un ponte: apertura, comunicazione, scambio. Perciò, quanto è importante essere costruttori di ponti”.
“Questa è la vocazione a cui tutti siamo chiamati: costruire ponti, rafforzare legami, unire, comunicare, trasmettere la gioia della fede. Inoltre – osserva in un passaggio applaudito – è necessario che il ponte abbia buone fondamenta, affinché non soccomba alle correnti più impetuose. Certamente, così come la casa costruita sulla roccia rimane salda in mezzo alla tempesta e la casa edificata sulla sabbia rischia di crollare, anche un ponte ha bisogno dei supporti adeguati per non crollare sotto la forza del vento e delle acque”.
Il Papa – nella prima messa in America Latina – rende omaggio al vescovo-gaucho Jacinto Vera. Tra i fedeli arrivati alla messa al Parque Paris Londres anche oggi in tanti erano a cavallo. “In questa celebrazione – osserva Prevost – vogliamo anche ricordare e ringraziare Dio per la vita e il ministero di un figlio di queste terre, il beato Jacinto Vera, vescovo di Montevideo, che fu un testimone coerente della fede che proclamava, generoso nella carità e completamente dedicato alla missione apostolica”.
“Egli – ricorda – operò col suo zelo pastorale in tutte le direzioni e senza risparmiare sacrifici. Per esempio, si recava a visitare i malati a cavallo, nonostante le grandi distanze, i pericoli del cammino e le intemperie. Il ‘vescovo gaucho’ ha percorso tre volte il territorio uruguaiano, portando fede e speranza ai suoi abitanti. Durante la storica difesa di Paysandú, nel 1864, monsignor Vera si stabilì sull’isola della Carità, di fronte alla città assediata, per assistere rifugiati e feriti di entrambi i fronti. Vi rimase fino alla fine dell’assedio per accompagnare il suo popolo, supplicando in nome di Dio che gli eserciti dei fratelli si dessero l’abbraccio di pace”.
(Adnkronos) – “La formazione congiunta tra tecnici e medici di radiologia è di fondamentale importanza perché rappresenta la base del lavoro quotidiano. Attraverso le competenze, che sono assolutamente diverse e con responsabilità distinte, abbiamo una roadmap, uno schema che ci permette di approcciare tutti gli esami diagnostici dei pazienti. Non c’è assolutamente alcuna sovrapposizione tra i tecnici e i medici di radiologia. Questa sinergia, suggellata all’interno del congresso nazionale della Sirm, è la dimostrazione che si può fare molto di più, soprattutto se le istituzioni centrali dialogano maggiormente. Nel corso dei confronti di questi giorni emerge un messaggio di condivisione e il coraggio di parlarsi: l’obiettivo è lavorare insieme per il futuro alla stesura di linee guida e protocolli nazionali coordinati, capaci di portare benefici evidenti all’organizzazione delle diagnostiche di tutto il Paese”. Così Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Tecnici sanitari di radiologia medica e delle Professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione, a margine del congresso nazionale Sirm in corso a Milano.
(Adnkronos) – Allarmi bomba, minacce anonime e cyberattacchi. Ma dietro la paura e l’ansia si annida anche la più economica delle domande: quanto costa un allarme bomba? “Il costo diretto – dice all’AdnKronos l’economista dei Trasporti Andrea Giuricin dell’Università di Milano Bicocca – è nell’ordine di qualche milione di euro per i voli”.
Ma il tema è molto più profondo e coinvolge i meccanismi di domanda e offerta di trasporto aereo: “Se ci fosse un rallentamento della domanda per la paura che si vuole creare – dice Giuricin – l’impatto sarebbe nell’ordine delle centinaia di milioni di euro”.
L’economista sottolinea che i danni che si rischiano sono trasversali: turismo, studio, posti e occasioni di lavoro. “E’ chiaro – spiega l’esperto snocciolando i conti sull’Italia – che se anche l’impatto fosse piccolo, ad esempio lo 0,5% di passeggeri in meno in questi due mesi, ci sarebbe un impatto sul settore turistico e del business in generale. Non solo per le compagnie aeree che potrebbero avere qualche decina di milioni di passeggeri in meno e qualche milione di costi, ma anche sul sistema turistico per un impatto che potrebbe raggiungere anche i 200 milioni di euro”.
Giuricin invita a ricordare che “è bene ricordare che il trasporto aereo rimane il mezzo più sicuro secondo le statistiche e quello con le procedure più avanzate”, ma le notizie degli ultimi giorni spaventano non poco gli italiani.
(Adnkronos) – “Noi vogliamo fare l’interesse degli italiani e dell’Italia. In America Trump ha perso le elezioni fondamentalmente perché aveva detto ‘prima gli americani’ e poi che avrebbe fatto il pacificatore del mondo. Noi in Italia abbiamo più o meno lo stesso problema”. Così il leader di Futuro nazionale, Roberto Vannacci, a Firenze, parlando con i giornalisti a margine dell’inaugurazione della seconda sede del suo partito in città.
“Il carrello della spesa costa sempre più caro – ha detto Vannacci – l’energia costa sempre più cara, ma per risolvere questi problemi degli italiani noi dobbiamo fare tre cose essenziali: far finire la guerra tra Russia e Ucraina; rimandare a casa l’esercito industriale di riserva del padrone costituito da centinaia di migliaia di immigrati che sono clandestini in questo Paese; e in ultimo buttare a mare il Green deal, che ci ha riempito di regole e norme che sono assolutamente non convenienti e che hanno desertificato l’ambiente produttivo, imprenditoriale e industriale di questo Paese. Futuro nazionale si propone proprio questo”.
“Al di là di ogni demagogia, ci sarebbe da chiedersi se i governi che si sono succeduti negli ultimi 10 anni abbiano fatto qualche cosa in questo senso, perché nessuno è riuscito ad abbassare il costo del carrello della spesa, nessuno è riuscito ad abbassare il costo dell’energia e nessuno è riuscito ad alzare i salari degli italiani – ha aggiunto – Noi siamo gli unici che stiamo proponendo queste soluzioni con tre provvedimenti estremamente concreti che chiaramente vanno contro un’agenda europeista e un’agenda Draghi che invece tutti i governi sino a oggi hanno seguito”.
Ai giornalisti che gli chiedevano se si vedesse comunque fuori da ogni ipotesi di governo che si possa formare dopo le prossime elezioni politiche, Vannacci ha risposto che “Futuro nazionale porta avanti la propria politica. Ha tracciato delle linee delle linee rosse che sono estremamente precise e individuali ed è disposto a colloquiare, a parlare e a portare avanti la propria proposta politica. Noi la rotta non la cambiamo. Se qualcuno vuole venire con noi, siamo ben contenti”.
“La stessa cosa che è successa a Trump qualche giorno fa in America – ha spiegato – potrebbe succedere in Italia a qualcuno che prima si è proclamato come il difensore degli italiani, ma oggi continua a votare per il proseguimento di una guerra a oltranza in Ucraina, continua a sostenere una Commissione europea che non fa gli interessi degli italiani, che porta avanti il Green Deal e l’ambientalismo ideologico, che altro non hanno fatto che desertificare l’ambiente industriale e produttivo italiano e mandare sul lastrico centinaia e migliaia di imprese non consentendo agli italiani di avere le risorse per andare a fare la spesa quando vanno al mercato”.
“Un canale televisivo che non è certo vicino a come la pensiamo noi, lo posso anche citare, La7, ha analizzato il programma di Futuro Nazionale e quello di Fratelli d’Italia del 2018 e vi ha trovato analogie per l’82% – ha detto Vannacci – Quindi mi sembrerebbe di dire che forse questa alleanza di centrodestra ha perso la bussola, ha perso la Trebisonda: perché se è un canale che non è proprio nostro supporter vede queste analogie, vuol dire che tutto sommato almeno a livello di proposta prima delle elezioni i nostri orientamenti erano molto simili. Poi non lo so che cosa sia successo. Evidentemente non sono riusciti a mantenere ciò che era stato proposto”.
“Ricordo che si parlava di blocco navale, ricordo la rottamazione della legge Fornero, ricordo l’abbassamento del cuneo fiscale. La riforma della giustizia, l’autonomia differenziata e il presidenzialismo sono tutte cose che poi alla fine non sono state mantenute. Quindi chi ha perso la bussola è qualcun altro, non certo noi di Futuro nazionale”.
Capitolo sondaggi. “In Toscana siamo 8.000 iscritti a Futuro nazionale e Firenze rappresenta 2.000 di questi 8.000 iscritti. Dei numeri impensabili per un partito che è nato pochi mesi fa e soprattutto in una terra che ha una vocazione rossa come Firenze – ha sottolineato – Quindi siamo presenti, l’entusiasmo dei cittadini c’è e Futuro nazionale continuerà la sua presenza e persevererà. D’altra parte apriamo oggi una seconda sede qui a Coverciano data in gentile concessione da qualcuno che apprezza l’operato del partito. E probabilmente nelle prossime settimane e prossimi mesi ce ne potrà essere una terza. Quindi questa è esattamente la realtà che si contrappone con i sondaggi farlocchi delle agenzie ammaestrate che ci vedrebbero teoricamente in un calo di consenso”.
Centinaia di persone si sono radunate questa mattina in via de’ Falcucci, nel quartiere fiorentino di Coverciano, per protestare contro l’apertura della seconda sede cittadina di Futuro nazionale. Il presidio antifascista si è concentrato a poche decine di metri dalla nuova sede, situata in via Novelli. Alla manifestazione hanno partecipato soprattutto residenti della zona, tra cui numerosi genitori con bambini, scesi in strada per manifestare la propria contrarietà all’insediamento del partito nel quartiere.
Vannacci ha lasciato la nuova sede di Futuro nazionale accompagnato dagli insulti di molti contestatori, arrivati a pochi metri da lui. Subito dopo, carabinieri in assetto antisommossa hanno tentato di allontanare i manifestanti. La tensione è diminuita quando i militari hanno tolto i caschi e hanno abbassato gli scudi.
“Cosa rispondo a chi protesta contro la nostra nuova sede nel quartiere di Coverciano? Che la democrazia probabilmente a loro non appartiene, perché la sede risponde a tutte le caratteristiche di legalità e starà qua a Coverciano. Se a loro non piace vadano a passeggiare da un’altra parte”, ha detto il leader di Futuro nazionale.
(Adnkronos) – Definita dopo la pole position la griglia di partenza della Sprint Race e del Gran Premio del Qatar di MotoGp, ventesimo appuntamento della stagione (su 22), disputato sul circuito di Lusail. Alle 17 la Sprint race.
Prima fila 1. Marco Bezzecchi (Ita) Aprilia in 1’50″028 alla velocità media di 176.0 km/h 2. Marc Marquez (Esp) Ducati in 1’50″294 3. Fabio Di Giannantonio (Ita) Ducati in 1’50″327.
Seconda fila 4. Raul Fernandez (Esp) Aprilia in 1’50″457 5. Francesco Bagnaia (Ita) Ducati in 1’50″592 6. Ai Ogura (Jpn) Aprilia in 1’50″596.
Terza fila 7. Johann Zarco (Fra) Honda in 1’50″735 8. Pedro Acosta (Esp) Ktm in 1’50″872 9. Fermin Aldeguer (Esp) Ducati in 1’50″890.
Quarta fila 10. Enea Bastianini (Ita) Ktm in 1’51″001 11. Jorge Martin (Esp) Aprilia in 1’51″064 12. Brad Binder (Rsa) Ktm in 1’51″904.
(Adnkronos) – “Mi pare che la vicenda si sia chiusa”, quello di Bonaccini “è stato mi pare un post inopinato in un momento delicato. È bene che Bonaccini abbia rimosso il post fatto e che si vada avanti”. Così, all’Adnkronos, il senatore del Pd ed esponente dell’area riformista dem Filippo Sensi, dopo il post, poi rimosso, del presidente del Pd Stefano Bonaccini, che ritrae una foto fake del vice premier Tajani con un cappellino con la scritta Maga.
“L’importante è che arrivi in questo momento, pur nelle distanze politiche, un messaggio di solidarietà al ministro Tajani per le minacce ricevute dalla rete filorussa. Quindi chiudiamo questo piccolo incidente e invece solidarizziamo con Tajani per le minacce della rete filorussa che ci devono vedere tutti uniti. Anzi, occasione in più, dico al centrodestra, per muoversi alla svelta per il nuovo pacchetto di aiuti all’Ucraina”, ha concluso Sensi.
Nel reparto traslochi della Rai hanno inventato la formula scientifica dell’immunità. Se un disgraziato qualunque, privo di santi in paradiso, fa crollare lo share sotto il livello di guardia, viene rispedito a calci nei denti a curare l’archivio polveroso della sede regionale di Catania. Per chi invece ha la benedizione del potere, il flop pesante e la figuraccia planetaria diventano titoli di merito per agguantare un contratto d’oro a vita.
La fedeltà politica vince sulla legge dell’Auditel
I generali di TeleMeloni hanno trasformato i palinsesti in un reparto di rianimazione permanente per carriere fallite. Qui i fischi del pubblico sovrano che salda il canone vengono sistematicamente trattati come un fastidioso ronzio di zanzare estive. La legge del mercato e il rigore dei numeri dell’Auditel sono stati felicemente aboliti per fare spazio all’albero genealogico della fedeltà, creando una riserva indiana di sciamani del microfono che campano felicemente di aria fritta.
L’ex prete nell’aula giudiziaria della Santa Inquisizione
Il capobanda di questa setta di inamovibili è Pierluigi Diaco, il pettinatissimo chierichetto che ha ridotto lo studio pomeridiano di BellaMa’ su Rai 2 a una via di mezzo tra un confessionale pruriginoso e un’aula giudiziaria della Santa Inquisizione. L’ultima prodezza è stata il terzo grado claustrofobico contro Alberto Ravagnani, azzannato in diretta con un assedio verbale concentrato morbosamente su quello che l’ex prete influencer fa o non fa sotto le lenzuola.
Prendetevi qualche minuto per guardare la surreale intervista di Pierluigi Diaco ad Alberto Ravagnani Tutto ok?!
Ti interessa l’anima? Ma quando mai. Chiedere con l’insistenza di un testimone di Geova al citofono «sei attratto da uomini o donne?» ha fatto saltare i nervi persino a Milly Carlucci, scesa sul sentiero di guerra con l’accetta affilata per difendere il ballerino della sua scuderia a Ballando con le stelle. Uno scivolone da avanspettacolo che ha scatenato un terremoto deontologico, tirandosi dietro un esposto ufficiale al Codacons e all’Ordine dei giornalisti per violazione della privacy. Il web invoca l’esorcismo di massa, ma l’interrogatore del pomeriggio resta piantato nel suo daytime.
Visto che i vertici della stessa azienda non tutelano i volti del programma tv che più di tutti porta introiti pubblicitari alla Rai (dopo Sanremo), Carlucci ha fatto non bene, benissimo. Scendi dal piedistallo Diaco.#BallandoConLeStelle#bellaMapic.twitter.com/pXj6HRjIcE
Subito dietro staziona Antonino Monteleone, titolare del talk fantasma di Rai 3Filorosso, l’uomo che è riuscito nell’impresa titanica di far rimpiangere i documentari sulle formiche. Il paladino dello zero virgola ha prima guidato il fallimento, nato già sordo, de L’Altra Italia su Rai 2, e ora sprofonda al 2,1 per cento di share sul terzo canale con appena 287 mila spettatori. Un accanimento terapeutico costantemente surclassato dalla concorrenza.
Arianna Meloni col giornalista Antonino Monteleone (foto Imagoeconomica).
Cambiano i formati, ma non il conduttore amico Pino Insegno
Nella stessa galleria dei sopravvissuti siede Pino Insegno, il prezzemolino che, nonostante il sonoro flop de Il mercante in fiera, continua a gestire il preserale estivo di Reazione a Catena godendo della totale copertura dei piani alti. Nonostante il fuggi-fuggi generale dei telespettatori, i vertici preferiscono cambiare i formati, rimescolare le regole del quiz, piuttosto che sostituire il conduttore amico.
Pino Insegno con Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
A completare la cerchia degli intoccabili ci sono Roberto Inciocchi, passato direttamente dal microfono ravvicinato della premier durante la kermesse per il decennale di Fratelli d’Italia al suo Patù su Rai 2, che viaggia su ascolti stabilmente anemici ed è crollato all’1 per cento di share.
Paolo Corsini e Roberto Inciocchi.
Da non dimenticare Elenoire Casalegno (arruolata in quota Lega per la liaison con l’ex braccio destro del Capitano), che accumula strisce personali su più reti con Formidabile! su Rai 2 e Insieme, la forza che unisce su Rai 1 manco fossero figurine della Panini da scambiare nel cortile, trattando i dati d’ascolto come un dettaglio insignificante per collezionisti annoiati.
Elenoire Casalegno in uno scatto sui social (Instagram).
Disastro dei numeri e gaffe continue da manuale del trash
Ma il bello di questo ecosistema allo sfascio è che al disastro cronico dei numeri si è aggiunto un festival quotidiano di gaffe settimanali da manuale del trash. La palma del macabro spetta di diritto a Elisa Isoardi e alla redazione di Bar Centrale (dove Francesco Giubilei è finito a fare l’opinionista, per non farsi mancare nulla). Far trapelare sui social la foto della lavagna con il “toto-morti“, la lista nera dei ventidue personaggi famosi più anziani d’Italia pronti per il trapasso, è uno scivolone senza precedenti nella storia della televisione pubblica.
Nella redazione di Bar Centrale, il programma Rai di Elisa Isoardi, c’è spazio per il totomorte (dead pool). Daje a ride proprio. https://t.co/L02Lr3k0w7
Vedere l’ex Signora Salvini costretta a piangere in diretta e a telefonare a Lino Banfi per scusarsi di averlo messo in cima alla lista dei papabili morituri dà l’esatta misura del baratro culturale raggiunto.
Il commento di Elisa Isoardi dopo la figuraccia.
Non c’è tempo di riprendersi dal bollettino dei decessi annunciati che Caterina Balivo a La Volta Buona cala un micidiale tris d’assi. Prima è arrivato il blocco sul bollo auto gestito con toni entusiastici da propaganda. Dopo è toccato alla gaffe patriarcale rifilata ad Aurora Ramazzotti, con la padrona di casa che ha parlato di Goffredo Cerza dandogli del «mammo» solo perché fa il padre a Milano mentre la compagna suda sui tacchi a Ballando.
«Perché partecipare a Ballando ora? È il momento giusto e ho il compagno di ballo perfetto. Sto anche insegnando qualche passo a mio figlio…». Aurora Ramazzotti e Nikita Perotti in studio a commentare il trionfo nella prima puntata di #BallandoConLeStelle! #LVBpic.twitter.com/Yb6zrXgwpn
Infine il siparietto sul padel con Francesco Facchinetti, autore della massima misogina «l’uomo ci va per giocare, la donna pensa più a trovare…». Una frittata servita, digerita e trasformata in meme virale.
Francesco Facchinetti "l'uomo ama l'agonismo del padel mentre la donna che gioca pensa più a trovare…" e pestato il merdone "dobbiamo fare per forza il politicamente corretto?" secondo voi qs misogino per chi vota e perché proprio FdI e Giorgia Meloni?#Facchinetti#15ottobrepic.twitter.com/UjF87eoAta
A dare manforte al festival del cattivo gusto ci pensa infine il filosofo 81enne Stefano Zecchi a UnoMattina News, lanciandosi in un assolo anti-meridionalista: «Al Nord si vive di più perché c’è più cultura». Secondo questa “raffinata” teoria, la salute e la longevità dei cittadini meridionali non dipendono dai tagli selvaggi alla sanità, dal collasso cronico delle infrastrutture o dalle liste d’attesa infinite negli ospedali, ma unicamente da quanti libri di estetica si masticano tra una sfogliatella e l’altra.
Il palpabile imbarazzo nello studio di #unomattinanews non appena il prof. Stefano Zecchi dice che al nord l’aspettativa di vita è maggiore che al sud perché lì c’è “più cultura” pic.twitter.com/VW03ev76Qm
Uno sproloquio territoriale che chiude il quadro nel modo peggiore possibile, dimostrando come la tivù pubblica abbia smarrito non solo la bussola degli ascolti, ma anche il rispetto minimo per la dignità dei cittadini che la pagano.
(Adnkronos) – “Nel 2025 l’adesione allo screening mammografico in Italia ha raggiunto il 58,4%, con un aumento di oltre 4 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Oltre 4 milioni di donne sono state invitate a partecipare ai programmi organizzati di prevenzione secondaria” e, “secondo i dati dell’Osservatorio nazionale screening, nel 2025 l’adesione agli inviti alla mammografia ha raggiunto il 66% al Nord, il 55,9% al Centro e il 47,9% nel Sud e nelle Isole. Proprio nel Mezzogiorno si è registrato il miglioramento più significativo, con oltre 7 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente”. Lo sottolinea la Sirm – Società italiana di radiologia medica e interventistica, riunita a Milano per il 52esimo Congresso nazionale. “Molto ancora resta da fare per raggiungere la totalità delle donne”, precisa la società scientifica. “Ma dietro ad ogni esame di screening – evidenzia – ci sono competenze professionali diverse e complementari, che contribuiscono alla qualità dell’esame e alla sicurezza delle pazienti. Il tecnico sanitario di radiologia medica (Tsrm) si occupa della corretta acquisizione delle immagini, mentre il medico radiologo ne valuta il contenuto diagnostico e individua eventuali anomalie che richiedono ulteriori approfondimenti. Una collaborazione che rappresenta un modello per tutta la diagnostica per immagini, dalla tomografia computerizzata alla risonanza magnetica. Rafforzare il rapporto tra medici radiologi e tecnici, attraverso la formazione e la condivisione di procedure operative, significa migliorare la qualità delle prestazioni e l’organizzazione dei servizi”, è il messaggio della Sirm che dedica una sessione scientifica del suo meeting alla collaborazione tra le due professioni.
“La qualità di un esame radiologico è il risultato di un percorso che coinvolge competenze diverse – afferma Nicoletta Gandolfo, presidente Sirm – Nello screening mammografico questo aspetto è particolarmente evidente. La corretta esecuzione dell’esame, la qualità tecnica delle immagini e la loro interpretazione sono passaggi fondamentali per individuare precocemente eventuali lesioni sospette. Il medico radiologo e il tecnico sanitario di radiologia medica svolgono attività differenti, con responsabilità ben definite, ma il loro lavoro è strettamente collegato. Rafforzare questa collaborazione significa offrire alle donne un percorso diagnostico più sicuro, accurato e attento alle loro esigenze. Il confronto costante tra professionisti è indispensabile per mantenere elevati standard di qualità”. Aggiunge Luca Brunese, presidente eletto Sirm: “Ogni giorno nei reparti di radiologia medici e tecnici lavorano fianco a fianco per rispondere alle esigenze di un numero elevato di pazienti. La collaborazione riguarda tutte le principali metodiche diagnostiche, dalla mammografia alla Tc e alla risonanza magnetica. Il confronto tra le due figure professionali permette di affrontare anche gli esami più complessi, migliorare la gestione delle attività e garantire continuità nell’assistenza. È importante sviluppare modelli organizzativi che favoriscano il dialogo, la definizione di procedure condivise e l’aggiornamento delle competenze. L’obiettivo è valorizzare il contributo di ciascun professionista, senza sovrapposizioni di ruolo, nell’interesse dei pazienti”.
“La mammografia è un esempio concreto di quanto sia importante il contributo dei tecnici sanitari di radiologia medica – rimarca Carmela Galdieri, presidente dei Tsrm – La qualità dell’esame dipende anche dalla precisione con cui vengono acquisite le immagini e dalla capacità di mettere la donna nelle condizioni migliori per affrontare la procedura. Un corretto posizionamento, l’attenzione alla radioprotezione e la conoscenza delle apparecchiature sono aspetti fondamentali della nostra attività. Ma c’è anche una dimensione umana: spiegare l’esame, ascoltare eventuali preoccupazioni e instaurare un rapporto di fiducia contribuisce a rendere l’esperienza più serena. Il nostro lavoro si integra con quello del medico radiologo e rappresenta un contributo importante alla qualità complessiva del percorso diagnostico”.
La collaborazione tra medici radiologi e tecnici sanitari di radiologia medica richiede anche un impegno comune nella formazione, prosegue la Sirm. L’evoluzione delle apparecchiature, la crescente complessità delle procedure e la necessità di garantire standard elevati rendono fondamentale il continuo aggiornamento delle competenze. La sessione scientifica condivisa organizzata nell’ambito del congresso milanese rappresenta un’occasione di confronto sulle modalità di lavoro, sulle responsabilità professionali e sulle prospettive di una collaborazione sempre più strutturata, si legge in una nota.
“Il rapporto tra medici radiologi e tecnici sanitari di radiologia medica deve fondarsi sul riconoscimento delle rispettive competenze e su una collaborazione quotidiana sia nelle diagnostiche che nei rapporti istituzionali – conclude Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini Tsrm e Pstrp (professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione) – La formazione congiunta rappresenta uno strumento importante per migliorare la comunicazione tra professionisti, condividere le buone pratiche e affrontare le esigenze organizzative dei servizi. L’obiettivo non è sovrapporre funzioni e responsabilità, ma costruire percorsi di lavoro nei quali ciascuno possa esprimere pienamente le proprie competenze. Investire nel confronto tra professioni significa investire nella qualità e nella sicurezza dell’assistenza sanitaria”.
Si cerca Vincenzo Santoro, carabiniere di cui si sono perse le tracce dalle ore 14:00 circa di venerdì 6 novembre. L’allarme è scattato formalmente a seguito del sollecito dell’organizzazione sindacale Fit Cisl Salerno, che ha diffuso un primo appello per avviare le ricerche sul territorio cittadino e nei comuni limitrofi.
Mobilitazione e perlustrazioni nella zona orientale
Nel corso della serata, il piano straordinario di perlustrazione ha visto l’impiego coordinato di forze dell’ordine e nuclei di soccorso. Tra i quartieri di Torrione, Mercatello e la fascia del lungomare, i residenti hanno notato a lungo le manovre a bassa quota di un elicottero dei Carabinieri, impegnato con i fari di profondità per ispezionare dall’alto l’area urbana e le zone d’ombra costiere.
In contemporanea, diverse pattuglie e squadre di ricerca a terra stanno battendo le arterie viarie e le aree di sosta della periferia orientale per individuare elementi utili al rintraccio.
Gli elementi utili per le segnalazioni
Secondo le informazioni fornite, il militare risulterebbe essere proprietario di un’Alfa Romeo Giulietta di colore bianco con dettagli rossi. Al momento restano da chiarire con certezza le modalità dell’allontanamento e l’eventuale utilizzo della vettura da parte dell’uomo.
APPELLO ALLA CITTADINANZA: Chiunque abbia notato l’uomo, l’autovettura descritta o disponga di informazioni utili per il ritrovamento è invitato a contattare immediatamente le forze dell’ordine tramite il numero unico di emergenza 112.
Tragedia a Sarno dove nella notte ha perso la vita in un incidente stradale una ragazza di 17 anni. L’impatto è avvenuto in via San Valentino. Irma, residente nella città dell’Agro Nocerino Sarnese era a bordo di una Fiat Panda, guidata dal fidanzato, un ragazzo, residente a San Marzano sul Sarno. L’esatta dinamica è ancora in fase di accertamento ma secondo le prime ricostruzioni non sarebbe stato coinvolto un secondo veicolo.
Per cause ancora in corso di accertamento, il conducente avrebbe perso il controllo dell’auto che ha prima impattato contro un muretto ai margini della carreggiata e poi si è ribaltata. L’impatto è stato violentissimo. Per la 17enne non c’è stato nulla da fare: nonostante i soccorsi, è morta pochi minuti dopo l’incidente. L’altro giovane è stato portato in ospedale per le ferite multiple riportate ma non sarebbe in pericolo di vita. Sono in corso accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente e le cause. Dolore e sgomento in tutto l’Agro Nocerino Sarnese per l’ennesima tragedia sulle strade.
Nei 35 anni della sua attività, dal 1989 al 2024, la Lydian Sound Orchestra ha avuto un ruolo di primo piano nel jazz italiano. Nel 2008 il suo fondatore e direttore, il vicentino Riccardo Brazzale, è stato votato compositore-arrangiatore dell’anno nel referendum Top Jazz della rivista Musica Jazz; nel 2016, 2018 e 2019 l’orchestra è stata premiata come miglior gruppo italiano dalla storica rivista. Il tutto contrappuntato da una folta discografia che parte da Melodius Thunk (1993), per arrivare a No Wrong Mistakes (2022) passando per Azurka (2003), Back to Da Capo (2008), The Lydian Trip (2009), Music for Lonely Souls (2016) We Resist! (2018), Mare 1519 (2019). In parallelo, scorrevano le edizioni di Vicenza Jazz – New Conversations, il festival di cui Brazzale firma la direzione artistica dalla prima edizione, svoltasi nel 1996: una rassegna che progressivamente ha infittito il dialogo con musiche solo apparentemente “altre”. E basti pensare alla presenza nelle varie edizioni di artisti comeBrad Mehldau, Uri Caine, quest’anno lo straordinario soprano canadese Barbara Hannigan, impegnata in un autore pure di confine come John Zorn, peraltro preceduto da uno dei guru della Nuova Musica come Olivier Messiaen.
Riccardo Brazzale e la Lydian New Call (da Fb).
La decostruzione aiuta a comprendere la tradizione
L’anno scorso Brazzale ha sciolto la Lydian e l’ha immediatamente ricostituita. Adesso si chiama Lydian New Call ed è composta da una dozzina di musicisti in gran parte fra i 30 e i 40 anni, di cui soltanto il tubista Glauco Benedetti e il chitarrista Marcello Abate provengono dalla vecchia formazione. Il primo cd della nuova band, registrato alla Casa del Jazz di Roma, s’intitolaInto the Blender ed è appena uscito per Parco della Musica Records, naturalmente disponibile anche su tutte le piattaforme streaming.
Il titolo contiene un’allusione e delinea un’idea sicuramente originale. L’allusione è a Into the Hot, il vecchio Lp di Gil Evans che conteneva, nascosti, tre brani di Cecil Taylor (Bulbs, Mixed, Pots: tre bulbi mescolati in un vaso). L’idea la spiega Brazzale nel booklet: i linguaggi moderni, anche d’avanguardia, sono nati nelle arti più di un secolo fa e da tempo stanno nei musei, dopo aver ricevuto l’aureola di una certa classicità. Per questo si possono mettere nel “frullatore” senza timore reverenziale. Brazzale chiama in causa Derrida, per ricordare che la decostruzione è anche un modo di comprendere la tradizione, e la copertina firmata da Veronica Organo, con il fiore dentro al frullatore, dice il resto. Molto di quello che si ascolta è farina del sacco del jazzista vicentino e di quattro membri del gruppo (Abate, Giulia Barba, Federica Michisanti e la cantante Gaia Mattiuzzi), e molto proviene da Ornette Coleman, Paul Motian, Thelonius Monk e Charlie Mingus. Ma anche dalla musica cosiddetta colta: Puccini, Bartók, Reich, non senza qualche allusione a Ives.
Bartók e Puccini diventano materiale di lavoro
Di fatto, il Novecento della musica non jazzistica non è un ospite occasionale, ma entra nella scrittura come materiale di lavoro. In Ur-Blues i nuclei tematici di WRU di Ornette Coleman vengono scomposti e ricomposti, e il procedimento rende questo brano altero e misterioso, sicuramente quello in cui l’azione del frullatore si avverte di più. Kótrab in the Blender parte da Bartók (nel titolo il nome del compositore ungherese è al contrario, come un tema retrogrado nella tradizione polifonica antica), ne usa le poliarmonie e le scale multiple e le riporta nei metodi di Mingus. Nel finale le armonie si sciolgono, aperte a sviluppi nuovi. Fra i pezzi più sorprendenti c’è Requiem for Our Mother, un canto funebre per la Terra offesa dall’uomo, la cui melodia principale deriva dal tema della viola nell’adagio centrale del brevissimo Requiem per coro e pochi strumenti di Puccini, scritto nel 1905 per il quarto anniversario della morte di Verdi. Brazzale ne conserva la semplicità di immediata forza emotiva, il risultato è notevole.
Un omaggio al minimalismo
Il minimalismo ottiene un omaggio dichiarato in OnPianoPhase, scritto da Abate per Steve Reich, oggi novantenne ancora in piena attività creativa: stratificazioni con minime varianti su un ritmo sghembo e quasi inquietante, con la chitarra che richiama il pop-rock e i contatti con il jazz che appaiono e svaniscono. E una “citazione” non banale in Repeatingdi Michisanti, un interludio che nasce da una rarefazione astratta e si accumula strumento per strumento. Anche Monk viene trattato senza inutile deferenza: in Evidence il rapporto tra suono e silenzio è rovesciato e manca ogni appoggio ritmico sul “battere”, per cui la batteria di Bernardo Guerra diventa protagonista decisiva.
Il disco si chiude sui due brani forse più significativi del progetto. Self Portrait in Three Colors di Mingus è l’omaggio alla tradizione del jazz. Il titolo rimanda all’incipit di Beneath the Underdog(«In other words, I am three», citato anche in epigrafe), e il pezzo viene eseguito come l’autore lo voleva, senza parti improvvisate, con tre esposizioni del tema in cui gli strumenti si intrecciano e si rispondono «quasi con timore reverenziale».
Chordially è invece l’ultima registrazione in studio di Monk, improvvisata al Black Lion di Londra il 15 novembre 1971: non un vero brano, ma una serie di accordi che furono il suo saluto musicale al mondo. La trascrizione orchestrata da Samuele Sgambaro, allievo di Brazzale al conservatorio di Castelfranco Veneto, la tratta come musica “pura”, da camera colta, alla maniera di Charles Ives. Le note sono tutte di Monk, tranne le ultime, che sono la firma di Riccardo Brazzale.
Il disco è una riflessione su ciò che chiamiamo Avanguardia
Into the Blender, insomma, si sottrae (anche virtuosisticamente, per certi aspetti) alle facili etichette. Solo una si può considerare esclusa dal progetto e dalla sua realizzazione: il “popular” nel senso deteriore del termine, quando diventa facile e superficiale ammiccamento. C’è invece una riflessione, allo stesso tempo storica e attuale, sul significato e la presenza di ciò che chiamiamo Avanguardia e sulla sua complessa, integrale molteplicità. Il tutto è esaltato dall’impeccabile qualità tecnica della formazione: suonano tutti molto bene, dai sassofoni di Manuel Caliumi, Giovanni Fochesato e Barba, alla tromba di Michele Tedesco e al basso tuba di Benedetti, tutto da ascoltare nel primo solo di Ur-Blues; dalla chitarra di Abate al vibrafono di Nazareno Caputo, dal violoncello di Salvatore Maiore al contrabbasso di Michisanti. Davvero interessante la voce solista di Mattiuzzi, che nell’aprire il discorso con Within my Flower, da Emily Dickinson, secondo scrittura modale ispirata a Paul Motian, delinea come meglio non si potrebbe l’originale cifra musicale ed espressiva che caratterizza tutto il progetto.
Trifone ardente. L’ex parlamentare leghista ‘Nuccio’ Altieri dopo solo 24 ore ha ritirato la sua candidatura alla presidenza di Anac, deliberata nell’ultimo Cdm insieme con quella di Giulio Centemero alla Consob. «Pur possedendo i requisiti e le competenze necessari per ricoprire l’incarico, dopo essermi confrontato con il presidente Meloni e i vicepresidenti Salvini e Tajani, ho deciso, per ragioni di opportunità politica, istituzionale e personale, di ritirare la mia disponibilità», ha scritto in una nota.
Giulio Centemero (Imagoeconomica).
Il muro delle opposizioni
Le opposizione in modo compatto avevano definito l’indicazione di Altieri «contraria alla legge», inviando una lettera ufficiale a Giorgia Meloni con la richiesta «di ritirare subito» una designazione che non rispondeva «ai massimi criteri di indipendenza e imparzialità». Nella missiva firmata da Pd, M5s, +Europa, Italia viva e Azione si chiedeva inoltre di «avviare un confronto istituzionale trasparente per individuare una figura di alto e indiscusso profilo istituzionale, a tutela della legalità e della trasparenza del Paese». Alla fine Palazzo Chigi, dopo una prima resistenza, ha dovuto prendere atto del ritiro di Trifone, ringraziandolo «per la disponibilità», e «apprezzando le valutazioni di opportunità politica che hanno portato a tale decisione».
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).
Le ragioni dell’incompatibilità di Altieri
Alla base della protesta delle opposizioni c’è il terzo comma dell’articolo 13 del decreto legislativo 150 del 27 ottobre 2009: «Il presidente e i componenti dell’Autorità non possono essere scelti tra persone che rivestano incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali o che abbiano rivestito tali incarichi e cariche nei tre anni precedenti la nomina e, in ogni caso, non devono avere interessi di qualsiasi natura in conflitto con le funzioni dell’Autorità». Nel settembre 2024, però, la Lega aveva nominato Altieri responsabile nazionale del dipartimento Difesa, anche se fonti del partito di Salvini hanno precisato che Altieri non ha mai ricoperto l’incarico, perché comunicò subito ad Armando Siri l’indisponibilità, in quanto già componente del cda di Leonardo. E Siri, coordinatore dei dipartimenti, lo certificò in una lettera il 27 settembre, precisando che la delibera per il conferimento dell’incarico era «revocata a ogni effetto». Dunque, stando alla Lega, la sua candidatura era assolutamente regolare. Ma l’opposizione attacca anche su un altro punto. «Altieri presiede Fincantieri Infrastructure, una società pubblica che vive di appalti», ha sottolineato Bonelli. «Il controllore che viene dal controllato? Meloni dice che il governo l’ha fatto perché era nelle sue competenze. No, presidente: tra le sue competenze non c’è violare la legge». Sulla stessa linea il leader del M5s Giuseppe Conte – «La nomina di Altieri all’Anac non passerà, perché la legge richiede il voto favorevole dei 2/3 delle Commissioni parlamentari. E noi daremo battaglia!» – e la segretaria del Pd Elly Schlein che parla di «colpo di mano all’insegna dell’amichettismo» e di «scelta oscena». Ora la partita dell’Anac viene riaperta.
Al Mit e in via Bellerio si sentono ormai come nella Gracie Mansion, la residenza ufficiale del sindaco di New York Zohran Mamdani nell’Upper East Side di Manhattan. Tranquilli, nessun cortocircuito politico: si parla solo di comunicazione.
Un’operazione svecchiamento per attirare i nativi digitali
Matteo Salvini e la Lega sembrano infatti inseguire il modello del sindaco più ‘rosso’ d’America: dal simbolo dell’Alberto da Giussano stilizzato a un uso intensivo di Instagram e TikTok con format leggeri, quiz e giochi, meme e ironia. Un linguaggio più fresco che punta a parlare ai nativi digitali, sfruttando i trend social del momento, con tanto di audio e video virali. Insomma, la nuova ‘Bestia’ cerca elettori tra i giovani e tra chi non ha mai votato Lega con una comunicazione svecchiata e in linea con i tempi. Una svolta significativa che fa sembrare un po’ ‘boomer’ altri politici più tradizionali, come Antonio Tajani, oppure il leghista Luca Zaia, folgorato dai video realizzati l’intelligenza artificiale in cui appare insieme al leoncino di San Marco. Anche Giorgia Meloni, pur abile comunicatrice, sembra più tradizionalista rispetto al ‘nuovo’ Capitano social.
Lo scivolone su Riccione-Ceuta
Il tentativo di rinnovamento, però, non sempre finisce bene. E lo scivolone è sempre dietro l’angolo. Un post in particolare si è trasformato in un caso politico. Ad agosto il Comune di Riccione ha chiesto un risarcimento di un milione di euro per diffamazione dopo che la pagina della Lega aveva pubblicato il video di una spiaggia di Ceuta affollata di persone migranti, con scritto: «Pov (point of view, ndr): è il 2030, sei in spiaggia a Riccione e Matteo Salvini non è ministro dell’Interno».
Il giochino con «Salvini ruspantini»
Nei giorni ‘caldi’ della definizione della legge di bilancio, con le tensioni tra alleati e all’interno della Lega, la pagina del partito ha pubblicato un giochino di ‘doomscrolling’, ossia l’abitudine di fare scrolling alla ricerca di notizie negative, in cui venivano riprodotte le sagomine di Claudio Borghi (col simbolo no euro), Giuseppe Valditara (la scuola), Claudio Durigon (quota 64), Roberto Calderoli (autonomia) e Silvia Sardone (no islam) che si alternavano. Ma chi vince alla fine? «Salvini ruspantini».
Sono un must della pagina TikTok gli attacchi ai maranza, i video con gestacci, quelli contro i migranti o che prendono di mira Ilaria Salis. I comunicatori si sono spinti addirittura a rispolverare un vecchio tormentone di Alessandro Orlando, noto televenditore d’arte: «Mi dovete dare due milioni di euro, due milioni di euro cash».
Le stesse parole usate da Salvini in un video in cui illustra una galleria dell’Alta velocità. Una frase diventata virale sui social e per questo utilizzata anche negli uffici del Mit.
I nuovi contenuti potranno anche macinare visualizzazioni, ma non è detto che riescano a trasformarle in consensi, obiettivo primario di una Lega inchiodata al 5,4 per cento. Forse i meme di casa servono per contrastare quelli che prendono di mira il segretario, di cui la Rete è piena. Di sicuro non contribuiscono a dare affidabilità e serietà a un leader e a un partito in oggettiva difficoltà.
Un corto realizzato con AI propone uno scenario non nuovo ma abbastanza raro nella fantascienza, la vita a turni
Philip Jose Farmer ci ha scritto una serie di romanzi, ma nel suo mondo ogni persona poteva restare sveglia un giorno della settimana, ma era ibernata gli altri sei. Nel corto Five Years Awake, Five Years Apart, i creativi del Boutov Studio – unico nome legato a questo video – immaginano una colonia dove le persone restano ibernate cinque anni, lasciando ad altri il loro posto. Questo non impedisce a Clara e Thomas di costruire uno strano rapporto, fatto di lettere scritte per essere lette anni dopo, bigliettini, piccoli favori.
L'ambientazione del film è curiosa: siamo... - Leggi l'articolo
Un account Telegram riconducibile a Vladislav Pozdnyakov, fondatore del movimento Stato Maschile, ha negato qualsiasi coinvolgimento nelle minacce di attentati dinamitardi contro gli aerei in volo nei cieli d’Europa, affermando di non aver dal 2019 più legami col gruppo che, ha spiegato, nella sua forma originaria non esiste dal 2021.
La smentita: «Chi usa questo ‘marchio’ lo fa nel suo interesse»
Su Telegram, il presunto Pozdnyakov ha di fatto risposto a una domanda inviata dal servizio russo della BBC sulle responsabilità di Stato Maschile, movimento misogino, omofobo e razzista dichiarato nel 2021 organizzazione estremista e pertanto bandito dalla Russia. «Chiunque stia attualmente organizzando provocazioni nell’Ue in nome di questo ‘marchio’ agisce nel proprio interesse, semplicemente usando la bandiera di qualcun altro», ha scritto Pozdnyakov: «Non è che io provi particolare compassione per l’Europa, la sua sicurezza o la sua economia (in realtà, non me ne potrebbe importare di meno). Sto semplicemente rispondendo alla vostra domanda qui, pubblicamente». E poi: Se domani firmassero una lettera, diciamo, da parte di Vladimir Putin, cerchereste allora di contattare il nostro presidente per porgli la vostra stupida domanda?».
Dove eravamo rimasti? Il nuovo Report, in onda domenica su Rai3, riparte da Valter Lavitola. La prima puntata della nuova stagione del programma de-ranuccizzato, condotto da Claudia Di Pasquale e Daniele Piervincenzi, ha in scaletta anche un servizio sul faccendiere-bombarolo, protagonista della vicenda che ha portato alla defenestrazione di Sigfrido Ranucci.
Claudia De Pasquale, Paolo Corsini e Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).
Attesa per la prima puntata: si parlerà davvero di Lavitola?
A quanto apprende Lettera43, però, si tratta di poco più di uno specchietto per le allodole: il servizio infatti conterrà un paio di audio inviati da Valterino al giornalista Daniele Autieri, ma poi si concentrerà sui cantieri navali Vittoria. Potrebbe restare a bocca asciutta, quindi, chi si aspetta una bella auto-inchiesta su quello che è stato il giallo dell’estate: il rapporto tra Lavitola e Ranucci. Un rapporto che nessuno ha mai dimostrato abbia influito sulle inchieste della trasmissione, come hanno esplicitamente confermato alla presentazione di giovedì sia Di Pasquale e Autieri che lo stesso Paolo Corsini, direttore degli approfondimenti Rai, che ha motivato così la defenestrazione di Sigfrido: «La decisione è stata presa senza influenze esterne ma solo per motivi editoriali e organizzativi, affinché la redazione riprendesse a lavorare in un clima di serenità».
Paolo Corsini (Imagoeconomica).
A proposito di influenze, durante la presentazione Danilo Procaccianti e Daniele Autieri, difendendo il lavoro della squadra dopo «tutta la merda» che una certa stampa ha «buttato addosso» al cosiddetto «metodo Report», hanno ribadito di non aver mai subito pressioni da parte di Ranucci e di aver lavorato sempre in totale autonomia e indipendenza.
Ranucci defenestrato per la «serenità»della redazione
Dunque niente audit, comitati etici, provvedimenti giudiziari, rapporti inappropriati con colleghe, insomma nessuna traccia di tutto ciò che abbiamo letto per due mesi in centinaia di articoli: Ranucci ha pagato la «scarsa serenità» in redazione. Quella mancanza di serenità che è stata richiamata anche dalla giudice di Roma che ha detto “no” al reintegro del giornalista, motivando il rigetto del ricorso (anche) con un ruvido scambio di mail tra l’ex conduttore e Giorgio Mottola sulla proposta di riorganizzazione dell’inviato di Report respinta dall’ex conduttore.
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).
Che fine ha fatto Mottola?
A proposito di Mottola, ma che fine ha fatto? Lo storico volto della trasmissione, spesso ospite a Di Martedì e in giro per presentare il suo libro L’internazionale nera, non compare nella foto di gruppo né nello spot promozionale, e non si è visto in redazione.
Giorgio Mottola a Di Martedì.
Non manca poi qualche spunto di inconsapevole comicità, come l’annuncio di un sistema di fact-checking ispirato al giornalismo della tv pubblica svedese. In che consiste? E chi lo sa: del resto il fact checking lo fa (o dovrebbe fare) qualunque giornalista, a meno che non voglia correre il rischio di mandare in stampa, o in video, solenni castronerie. Italiane o svedesi che siano.
Climate action 100+ (Ca100+), la più grande iniziativa globale che riunisce oltre 600 investitori istituzionali sui temi del cambiamento climatico, ha riconosciuto Enel, per il terzo anno consecutivo, come la migliore tra 161 società a livello mondiale in riferimento all’allineamento delle informative aziendali al Net zero company benchmark. Lanciato da CA100+ nel marzo 2021, il Net zero company benchmark rappresenta un importante strumento per gli investitori istituzionali e valuta il modo in cui le aziende gestiscono i rischi e le opportunità legati al cambiamento climatico, prendendo in considerazione gli obiettivi e i progressi nella riduzione delle emissioni, la governance climatica, il coinvolgimento nelle politiche climatiche e la pianificazione della transizione.
Una conferma dell’impegno del Gruppo nel promuovere la transizione energetica
Il riconoscimento conferma ulteriormente l’efficacia dell’impegno e delle azioni di Enel per promuovere una transizione energetica giusta e inclusiva oltre che decarbonizzare il proprio modello industriale, basato sullo sviluppo della capacità rinnovabile. L’approccio di Enel alla sostenibilità ha ricevuto riconoscimenti anche da altri importanti indici Esg internazionali. Nel 2025, il Gruppo ha ottenuto A, il massimo punteggio, nel Cdp Climate change e A- nel CDP Water security, oltre a riconoscimenti da Msci, S&P Global, Iss, Sustainalytics, Ftse Russell, Business & Human rights resource centre e World benchmarking alliance.
A seguito dell’interrogatorio preventivo il gip di Palermo ha disposto gli arresti domiciliari per Gaetano Armao, ex vicepresidente della Regione Sicilia, accusato di corruzione. Secondo i pm, sfruttando il ruolo di consulente del governatore Renato Schifani e di presidente della Commissione Tecnica Specialistica per le autorizzazioni ambientali di competenza regionale, nonché l’aiuto del suo presunto complice, l’avvocato Pierluigi Matta, Armao avrebbe intascato soldi da alcuni imprenditori in cambio del rilascio di via libera per progetti di energie rinnovabili.
Gaetano Armao (Imagoeconomica).
Domiciliari anche per Pierluigi Matta e Luigi Zancla
Tra gli episodi contestati c’è, ad esempio, la presunta consegna di una tangente avvenuta il 9 febbraio 2026 all’interno della facoltà di Scienze politiche di Palermo, dove Armao insegna. Anche per Matta e Luigi Zancla, presidente della onlus Samo, sono stati disposti i domiciliari. Rigettate invece le misure cautelari per il deputato regionale dell’Mpa Giuseppe Lombardo, per Mario Lupo (presidente della Samo), per gli imprenditori Sergio Vella (Seap Bio Energy), Giuseppe Argirò e Marco Gentile Malacarne (ex amministratore delegato ed ex co-direttore generale della Compagnia valdostana delle acque).
Il presidente israeliano Isaac Herzog ha annunciato che domenica 9 novembre conferirà l’incarico per la formazione di un nuovo governo. «I risultati delle consultazioni possono sembrare chiari, ma l’autorità che mi è conferita dalla legge è di determinare chi ha la capacità di formare un governo, e questo non è del tutto chiaro, dato il veto reciproco tra i blocchi e all’interno dei blocchi stessi», ha precisato Herzog. Ma l’era di Benjamin Netanyahu sembra destinata al tramonto. Il primo mandato esplorativo di 28 giorni andrà infatti con ogni probabilità ad Eisenkot, leader del partito Yashar!, che può teoricamente contare sul sostegno di 67 dei 120 deputati della Knesset.
Benjamin Netanyahu (Ansa).
Eisenkot ha il sostegno necessario per governare
Resta a questo punto da capire se il leader di Yashar! presiederà un governo con l’appoggio esterno delle liste arabe o con gli ultraortodossi. A seguito delle elezioni, il blocco di Netanyahu si è aggiudicato 53 seggi alla Knesset e quello di Eisenkot 48, mentre ai partiti arabi ne sono andati 19 (8 a Ra’am e 11 a Lista Unita). Nel corso delle consultazioni, poi, il partito ultraortodosso ashkenazita Ebraismo Unito (7 seggi) non ha indicato nessun nome, rompendo l’alleanza con Netanyahu. Per la maggioranza in parlamento ne servono 61: col doppio endorsement delle formazioni arabe, Eisenkot avrebbe l’appoggio di 67 deputati. Ma questa non è l’unica soluzione. È infatti ancora possibile l’ipotesi della formazione di un esecutivo di minoranza con gli ultraortodossi.
Gadi Eisenkot (Ansa).
Il dilemma: allearsi con gli arabi o gli ultraortodossi?
Nel gioco dei veti incrociati, l’ago della bilancia è rappresentato soprattutto da Avigdor Lieberman, leader del partito di destra laica Israel Beytenu e alleato di Eisenkot. Contrario a un governo retto dall’astensionismo dei partiti arabi, Lieberman ha aperto a un’alleanza con Ebraismo Unito e per favorire l’intesa si è detto disposto a fare marcia fare marcia indietro su una delle sue principali bandiere politiche, cioè l’estensione del servizio militare obbligatorio alla popolazione ultraortodossa.
Leonardo Maria Del Vecchio, reduce dal no dei soci fondatori del Fatto Quotidiano alla sua intenzione di effettuare una due diligence in vista di un’Opa totalitaria, ha annunciato su X di aver rilevato il 2 per cento di Seif, società editrice della testata.
Anche io ho comprato il @fattoquotidiano
Il 2% https://t.co/NqxGSOda1i
«Anche io ho comprato il Fatto Quotidiano. Il 2%», questo l’ironico post di Del Vecchio, a corredo di una foto che lo ritrae a bordo di un jet privato, intento a sfogliare una copia del giornale di cui ha appena rilevato una piccola quota.
Dopo le dimissioni di Pierpaolo Piccioli, Kering e Balenciaga hanno annunciato la nomina della nuova direttrice creativa della maison. Si tratta di Martine Rose, basata a Parigi, che assumerà il ruolo dal 16 novembre 2026. Rose porta con sé una profonda comprensione dell’identità creativa del brand, unita alla propria visione unica della cultura contemporanea. Queste le sue dichiarazioni: «Questa nomina è un vero privilegio in una maison dal patrimonio straordinario e dallo spirito creativo audace. Prima di me, Balenciaga è stata plasmata da talenti creativi eccezionali. Sono determinata a onorare questa eredità e non vedo l’ora di scrivere il prossimo capitolo di questa storia ricca e meravigliosa».
Sette club che ad aprile sostenevano Giovanni Malagò oggi non lo appoggiano più. È questo il dato che emerge dalla nuova candidatura alla presidenza della Figc: le firme raccolte tra le società di Serie A sono 11, contro le 18 che il 13 aprile, nell’assemblea di Lega a Milano, si erano dette pronte a sottoscriverla. Allora si erano sfilate solo Lazio e Verona. Oggi il fronte del dissenso è più che triplicato.
Il margine si riduce all’invio di una Pec
E anche quota 11 non è al sicuro. A tenerla in piedi c’è la firma del Genoa, su cui pesa un grande punto di domanda. Dopo aver sottoscritto la candidatura di Adriano Galliani, con una Pec il Grifone ha deciso di revocare la sua adesione e virare su Malagò. Ma il tema è proprio questo: si può fare? Se venisse annullata, Malagò scenderebbe a 10 firme, sotto la soglia necessaria per presentarsi (la metà più una delle 20). A quel punto la sua candidatura sarebbe davvero a rischio. Il margine su cui poggia la corsa del presidente uscente si riduce così a un solo club e all’invio di una Pec.
I giocatori del Genoa dopo la vittoria contro la Juventus (foto Ansa).
Era Malagò a sottolineare la convergenza quasi unanime
Il paradosso è che a evocare quella cifra era stato lo stesso Malagò. Tre giorni dopo l’assemblea, a San Siro, spiegava di aver inizialmente detto no alla presidenza e di aver cambiato idea davanti a una convergenza quasi unanime. Ricordava anche che in passato, per la Serie A, era stato difficile mettere insieme perfino 11 firme. Sette mesi e un commissariamento dopo, è esattamente lì che si è fermato.
Adriano Galliani (foto Ansa).
Col commissariamento è crollata la credibilità dell’operazione
In mezzo c’è una sequenza di passaggi che pesa sulla credibilità dell’operazione. Il 22 giugno l’elezione con il 69 per cento dei consensi. Poi il caso del tesseramento: alla data della candidatura Malagò non risultava tesserato, come richiede l’articolo 29 dello Statuto federale. Infine la scelta della Giunta del Coni di nominarlo commissario della stessa Federazione che aveva presieduto. Il presidente decaduto è diventato il commissario chiamato a gestire la fase successiva alla propria decadenza.
Giovanni Malagò (foto Ansa).
Decisioni prese nel chiuso del suo ufficio
Ad aprile Malagò si presentava come l’uomo del consenso. Parlava di percorso esplorativo, di ascolto di tutte le componenti, della Federazione come casa comune. Ma in via Allegri il racconto di questi quattro mesi, tra presidenza e commissariamento, è diverso. Si parla di decisioni prese nel chiuso del suo ufficio al quinto piano, senza coinvolgere nessuno. Il federatore si è trasformato in un uomo solo al comando. È difficile non vedere in questo metodo una delle ragioni per cui i 18 di aprile sono diventati gli 11 di novembre. Ad aprile ci si chiedeva come Malagò avrebbe cambiato il calcio italiano. A novembre ci si chiede se la Pec del Genoa sia valida. Il 14 dicembre dirà quale delle due domande contava davvero.
La Corte costituzionale ha accolto parzialmente il conflitto di attribuzione sollevato dalla Camera dei deputati contro il Tribunale dei ministri e la Procura di Roma sul caso di Giusi Bartolozzi, ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, imputata per aver resofalse dichiarazioninell’ambito dell’inchiesta sulla liberazione del generale libico Osama Almasri, avvenuta a gennaio del 2025. «In virtù del principio di leale collaborazione tra i poteri dello Stato», a fronte della sollecitazione della Camera, il Tribunale dei ministri «avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per le quali non ha ritenuto di configurare», in capo a Bartolozzi, «una possibile responsabilità per concorso» nei reati attribuiti a Nordio. In quel caso, il Tribunale avrebbe dovuto chiedere alla Camera l’autorizzazione a procedere anche nei confronti dell’ex capo di gabinetto. E la Procura di Roma avrebbe dovuto comunicare le valutazioni del Tribunale alla Camera, «in modo da porla in condizioni di eventualmente promuovere conflitto di attribuzione nei confronti dell’autorità giudiziaria».
Giusi Bartolozzi (Imagoeconomica).
False dichiarazioni: la Consulta nega lo scudo a Bartolozzi
La Corte costituzionale ha invece escluso che servisse un’autorizzazione a procedere per il diverso reato di false dichiarazioni, relativamente alle dichiarazioni rese da Bartolozzi al Tribunale dei ministri il 31 marzo 2025. «Non è stata infatti condivisa la tesi della Camera, secondo cui l’obbligo di chiedere l’autorizzazione a procedere sancito dall’articolo 96 della Costituzione per i reati attribuiti a un ministro nell’esercizio delle sue funzioni si estenderebbe anche ai reati compiuti da un terzo e semplicemente connessi a quelli ministeriali, come – in ipotesi – dichiarazioni false realizzate allo scopo di occultare la responsabilità di un ministro» spiega la Consulta, che di fatto nega lo scudo a Bartolozzi. Eventuali esigenze di riservatezza su fatti appresi da persone senza funzioni ministeriali, precisa la sentenza, possono essere tutelate, se la legge lo consente, «attraverso lo strumento dell’opposizione del segreto di Stato».
«Narra la leggenda che Urbano Cairo non abbia perdonato al governatore del Piemonte Alberto Cirio gli accordi per il Tour de France e per la Vuelta», ha rivelato il giornalista Beppe Conti a Repubblica Torino. Così la regione, pur avendo dato i natali all’editore manca totalmente dall’edizione 2027 della Corsa rosa targata Gazzetta. Per fortuna a confortare Cairo ci ha pensato Alessandro Onorato, assessore capitolino ai Grandi eventi con ambizioni nazionali alla guida del suo Progetto Civico Italia. «Cinque anni fa abbiamo riportato il Giro a Roma e siamo felici che il grande arrivo nella Capitale sia ormai una tradizione. Vogliamo che continui a esserlo anche in futuro». Forse Cairo, che stando al Giornale avrebbe incontrato in gran segreto Elly Schlein, si trova più a suo agio con i campolarghisti… almeno per quanto riguarda il ciclismo.
Alberto Cirio (Imagoeconomica).
Brizzi e lazzi a Monte Carlo
Fausto Brizzi, regista e sceneggiatore di successo, oltre che marito della sindaca di Genova Silvia Salis, sarà a Monte Carlo per presiedere la giuria internazionale della 23° edizione del Monte-Carlo Film Festival de la Comédie, kermesse ideata e diretta da Ezio Greggio, in programma dall’11 al 14 novembre al Grimaldi Forum. Accanto a Brizzi, siederanno Paul Belmondo, Vanessa Incontrada e Yvonne Sciò. Il momento clou del Festival sarà la tradizionale serata di gala, sabato 14 novembre, con il regista Luc Besson e Sergio Castellitto. E magari tra i tavoli si affaccerà anche Pier Silvio Berlusconi, per stringere la mano a Brizzi e consorte, che a un appuntamento del genere non potrà mancare…
Fausto Brizzi e Silvia Salis (Imagoeconomica).
Borgonzoni alla presentazione del Torino Film Festival
Roma, presentazione del Torino Film Festival: a due passi dalla Stazione Termini, presso l’Acquario Romano di piazza Manfredo Fanti, sono stati annunciati i grandi nomi che parteciperanno alla kermesse in programma nel capoluogo piemontese dal 24 novembre al 2 dicembre. Tra i 12 Premi Stelle della Mole spiccano Pamela Anderson, Luc Besson, Fanny Ardant, Steven Frears, John Travolta, Andy Garcia e Isabelle Huppert. Anche i numeri della rassegna torinese sono imponenti: 120 i titoli in programma, 104 lungometraggi e 16 corti, scelti fra più di 5 mila opere. Le anteprime mondiali sono 21, quelle internazionali 12, le europee nove, le italiane 45. Tre concorsi per lungometraggi, documentari, cortometraggi e tre sezioni non competitive: Fuori concorso, Zibaldone e la Retrospettiva dedicata a Marilyn Monroe nel centenario della nascita. Dopo la presentazione, al piano superiore si è tenuto un lunch dedicato ai “big” dell’evento, ovvero l’immancabile sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni, Tiziana Rocca e Giulio Base direttore artistico della kermesse, più Paolo Del Brocco, inossidabile amministratore delegato di Rai Cinema. «Teniamo insieme glamour e cinefilia», ha sintetizzato tra i brindisi Base.
Il personale di diverse testate giornalistiche irlandesi è stato evacuato dopo che alcune minacce di attentati sono state inviate via e-mail alle redazioni. La polizia è intervenuta presso la sede dell’emittente nazionale Rte a Dublino, dove sono stati avvistati agenti armati. I loro edifici sono stati evacuati e le loro trasmissioni interrotte per passare a programmi preregistrati. Tuttavia il format Today with David McCullagh in onda su Radio 1 ha continuato ad andare in onda tramite l’unità mobile dell’emittente. Evacuato anche il personale degli uffici del quotidiano Irish Independent, delle emittenti radiofoniche Newstalk e Today FM. Anche l’emittente televisiva Virgin Mediaè stata minacciata ma non ha evacuato le proprie sedi. La polizia e le forze di difesa stanno lavorando per individuare i responsabili. Non è ancora stato stabilito se le minacce siano state proferite da un singolo individuo o da un gruppo più coordinato. Queste intimidazioni si sommano agliallarmi bombaregistrati su una ventina di aerei con partenza e destinazione in Paesi europei, tra cui l’Italia.
È ancora allerta massima nei cieli europei. Un allarme bomba su un volo Ryanair proveniente da Roma ha costretto questa mattina a realizzare un’operazione di sicurezza nell’aeroporto di Lisbona dopo l’atterraggio, avvenuto alle 8 locali: a bordo non è stato rinvenuto alcun ordigno. A riportare la notizia è Cnn Portugal. L’allerta è stata ricevuta dalla Polizia di Pubblica Sicurezza tramite una telefonata di un agente delle forze dell’ordine. Un altro allarme bomba è scattato per un volo Wizzair partito da Praga e diretto a Roma. La segnalazione di un ordigno a bordo è arrivata da una telefonata anonima alla torre di controllo di Fiumicino: ul volo, che sarebbe dovuto atterrare appunto nello scalo romano alle 11, è stato deviato su Venezia. Gli episodi seguono l’ondata di falsi allarmi bomba che ieri ha interessato almeno 25 voli in Europa, provocato da una serie di email inviate dal gruppo filorusso Stato Maschile.
Adesso è ufficiale: Jannik Sinner e Darren Cahill prenderanno strade diverse a fine stagione. Il tennista italiano e il tecnico azzurro hanno confermato le voci che da tempo si rincorrevano sulle fine della proficua collaborazione che, iniziata nel 2022, ha portato Sinner a vincere cinque tornei dello Slam e a conquistare la vetta della classifica Atp. Come si legge in una nota congiunta, Magnus Norman – allenatore svedese ed ex numero 2 del mondo – «entrerà a far parte dello staff tecnico di Sinner all’inizio del prossimo mese, affiancando Simone Vagnozzi».
«Cahill è entrato a far parte dello staff di Sinner nel giugno 2022 e, lavorando al fianco di Vagnozzi, ha avuto un ruolo fondamentale nell’ascesa dell’italiano ai vertici del tennis mondiale. La loro collaborazione ha portato Sinner a conquistare cinque titoli del Grande Slam e due ATP Finals, oltre a completare il Career Golden Masters, vincendo tutti e nove i tornei ATP Masters 1000. Nel giugno 2024, inoltre, ha raggiunto per la prima volta il numero 1 del ranking mondiale. Traguardi che testimoniano anni di dedizione, miglioramento costante e una convinzione condivisa nelle possibilità di raggiungere grandi obiettivi insieme. Al di là dei risultati sportivi, l’esperienza, la visione e la tranquillità di Cahill hanno rappresentato un punto di riferimento costante per Sinner. Nel corso degli anni, i due hanno costruito un rapporto fondato sulla fiducia e sul rispetto reciproco, sviluppando una profonda amicizia oltre alla collaborazione professionale».
Magnus Norman e Stan Wawrinka (Ansa).
Chi è Norman: i successi con Wawrinka
Norman, ex numero 2 del ranking Atp, in carriera ha conquistato 12 titoli in singolare, tra cui gli Internazionali di Roma nel 2000, anno in cui è stato anche finalista al Roland Garros. Nel 1998 ha anche vinto la Coppa Davis con la Svezia. Ritiratosi dalle competizioni per persistenti problemi fisici nel 2004, a soli 28 anni, Norman iniziato ad allenare nel 2008, come tecnico di Thomas Johansson, già vincitore di un Australian Open. Nel biennio 2009-2010 ha poi seguito Robin Söderling. È poi stato allenatore di Stan Wawrinka dal 2013 al 2017, periodo in cui il tennista svizzero ha ottenuto i suoi migliori risultati (tre Slam, tutti tranne Wimbledon) e poi di nuovo dal 2018 al 2020 e dal 2022.
La giudice federale statunitense Tanya Chutkan ha bloccato il progetto di costruzione a Washington di un gigantesco arco di trionfo voluto dal presidente Donald Trump, poco dopo il via libera concesso da una commissione urbanistica. L’amministrazione Usa non potrà avviare la costruzione dell’arco per le prossime due settimane, il tempo necessario affinché il tribunale esamini le istanze che ne contestano la legittimità.
Dopo il tracollo repubblicano alle elezioni di midterm, Donald Trump è tornato a cavalcare la retorica dei brogli, un suo grande cavallo di battaglia. Parlando con i cronisti all’interno dello Studio Ovale, il presidente Usa ha messo in discussione (senza andare nei dettagli) l’integrità del voto: «Le nostre elezioni sono così truccate, non ne avete idea». Su Truth, inoltre, Trump ha incolpato gli «stupidi democratici» per i forti ribassi a Wall Street dopo il voto (le sette Big Tech hanno perso complessivamente oltre mille miliardi di dollari), promettendo poi ai suoi sostenitori: «In un modo o nell’altro, torneremo presto più grandi e più forti che mai. Rendiamo l’America di nuovo grande!».
Dopo oltre un giorno di silenzio seguito alla sconfitta repubblicana, è tornato poi a farsi sentire Pete Hesgeth, che la stampa Usa vorrebbe in bilico come segretario alla Difesa(o Guerra), ipotizzando per lui un futuro da senatore del Tennessee. In un lungo video postato su X, Hegseth ha di fatto respinto le voci su un suo allontanamento: «Noi Resistiamo. Noi Combattiamo. Noi Difendiamo la Repubblica».
At the War Department:
We Stand.
We Fight.
We Defend the Republic. https://t.co/Kkr0DazmCE
Poi ha attaccato il deputato repubblicano Thomas Massie, intenzionato a presentare una mozione di impeachment nei suoi confronti: «Non ha funzionato contro il presidente Trump e non funzionerà con me. Potete starne certi».
Marco Rubio (Ansa).
Rubio: «Amo il lavoro che sto svolgendo»
Anche il segretario di Stato Marco Rubio ha smentito le indiscrezioni su un suo possibile addio all’Amministrazione Trump, circolate con insistenza all’indomani della sconfitta repubblicana alle midterm. Due le ipotesi citate dai media Usa: una rimozione da parte della Casa Bianca oppure dimissioni da parte dello stesso Rubio, intenzionato a concentrarsi sulle primarie presidenziali del 2028. In un’intervista al New York Times, il capo della diplomazia Usa ha dichiarato: «Lavorare per il presidente Trump fino al termine del suo mandato è sempre stato il mio piano. Non so da dove provengano certe voci. Amo il lavoro che sto svolgendo».