Domani martedi’ 10 marzo, alle ore 13, presso l’aula del VI piano di palazzo San Macuto, la commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico del territorio italiano, sull’attuazione delle norme di prevenzione e sicurezza e sugli interventi di emergenza e di ricostruzione a seguito degli eventi calamitosi verificatisi dall’anno 2019, svolge l’audizione di Claudia Pecoraro, assessora nella Giunta della regione Campania con deleghe all’Ambiente, al ciclo integrato delle acque, alle politiche abitative e alle pari opportunita’. L’appuntamento viene trasmesso in diretta webtv. Lo rende noto l’ufficio stampa di Montecitorio
Diciotto persone sono destinatarie di un’ordinanza di misure cautelari personali eseguita questa mattina dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’indagine della Direzione distrettuale antimafia di Napoli su un’organizzazione accusata di favorire l’immigrazione clandestina attraverso false assunzioni di cittadini extracomunitari. Tra gli indagati figurano anche un dipendente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Napoli e diversi titolari di aziende agricole. Le accuse, a vario titolo, sono di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato, falso e truffa. L’ordinanza e’ stata emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Dda ed eseguita dagli agenti della Squadra Mobile partenopea. Per alcuni indagati e’ stata disposta la custodia cautelare in carcere, mentre altri – tra cui collaboratori dei principali indagati e mediatori stranieri – sono stati posti agli arresti domiciliari. Le indagini hanno documentato l’esistenza di un’organizzazione criminale attiva nelle province di Napoli e Caserta, con proiezione transnazionale, che aveva come obiettivo la produzione e la vendita di “nulla osta al lavoro subordinato”, i provvedimenti amministrativi con cui lo Sportello unico per l’immigrazione della Prefettura autorizza un datore di lavoro ad assumere un lavoratore straniero residente all’estero. Secondo gli investigatori, i componenti del gruppo avrebbero sistematicamente lucrato sulla prospettiva di ingresso o di regolarizzazione in Italia di cittadini extracomunitari, sfruttando le procedure previste dalla normativa sui flussi d’ingresso.Al centro del sistema, secondo quanto emerso, ci sarebbe stato un dipendente dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Napoli, ritenuto promotore e capo del sodalizio, che si occupava di esprimere – direttamente o tramite la collaborazione di altri dipendenti pubblici – i cosiddetti “pareri”, gli atti amministrativi con cui veniva certificata la congruita’ delle richieste presentate dai datori di lavoro, passaggio necessario per ottenere il nulla osta. L’iter amministrativo risultava nella maggior parte dei casi viziato, anche perche’ l’organizzazione – sempre secondo gli inquirenti – produceva documentazione materialmente o ideologicamente falsa grazie alla collaborazione di un Caf con sede nella provincia di Caserta. Dalle indagini e’ inoltre emerso che una parte dei proventi illeciti veniva corrisposta ai datori di lavoro compiacenti, che mettevano a disposizione le proprie aziende per simulare assunzioni: per ogni lavoratore straniero per il quale veniva presentata la richiesta di assunzione percepivano somme comprese tra 1.200 e duemila euro. L’attivita’ investigativa ha consentito di individuare e bloccare oltre tremila pratiche irregolari di ingresso di cittadini extracomunitari in Italia. Contestualmente all’esecuzione delle misure cautelari, gli investigatori hanno anche eseguito numerosi sequestri di beni di lusso riconducibili agli indagati e ritenuti provento dell’attivita’ illecita.
Il presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, ha insediato la I e la II Commissione Speciale, competenti rispettivamente, per la ‘Trasparenza, Controllo delle attivita’ della Regione e degli enti collegati e dell’utilizzo degli altri fondi” ed “Anticamorra, Beni confiscati, Bonifiche ambientali ed ecomafie”. Presidente della Commissione Trasparenza e’ stato eletto il consigliere Francesco Iovino (Riformisti e Moderati Lista Cirielli ECR); Vicepresidente, Gaetano Simeone (Fico Presidente); Segretario, Giovanni Iovino (Avanti Campania Psi). I componenti della I Commissione Speciale sono: Maurizio Petracca (Pd), Francesco Picarone (Pd), Marco Villano (Pd), Luca Fella Trapanese (M5S), Giuseppe Barra (Casa Riformista-Italia Viva-Noi di centro), Gennaro Oliviero (A Testa Alta), Giovanni Iovino (Avanti Campania Psi), Gaetano Simeone (Fico Presidente), Rosario Andreozzi (AVS), Gennaro Sangiuliano (FdI), Palmira Fele (FdI), Roberto Celano (FI), Mimi’ Minella(FI), Massimo Grimaldi (Lega Cirielli Presidente), Francesco Iovino (Riformisti e Moderati Lista Cirielli Ecr). “Ho gia’ ricoperto il ruolo di vicepresidente di questa Commissione e noto con piacere che si e’ arricchita di autorevoli colleghi consiglieri e ritengo che faremo un buon lavoro soprattutto per quanto riguarda l’aspetto della vigilanza e del controllo ispettivo – ha commentato il presidente Iovino -, che ha aggiunto: “proveremo insieme con tutta la Commissione fare lavoro di collaborazione al servizio dei cittadini”. Per quanto riguarda la II Commissione Speciale, Vincenzo Santangelo (FdI) e’ stato eletto Presidente, Giorgio Zinno (Pd), Vicepresidente; Davide D’Errico (Fico Presidente), segretario.- I componenti della II Commissione Speciale sono: Francesca Amirante (Pd), Carmela Fiola (Pd), Giorgio Zinno (Pd), Raffaele Aveta (M5S), Giuseppe Barra (Casa Riformista-Italia Viva – Noi di Centro), Giovanni Porcelli (A Testa Alta), Giovanni Mensorio (Avanti Campania PSI), Davide D’Errico (Roberto Fico Presidente), Carlo Ceparano (AVS), Vincenzo Santangelo (FdI), Raffaele Maria Pisacane (FdI), Livio Petitto (Pppe – FI), Massimo Pelliccia (PPE -FI), Michela Rostan (Lega – Cirielli Presidente), Francesco Iovino (Riformisti e Moderati – Lista Cirielli – Ecr). “Ringrazio il mio partito che mi ha designato e tutti voi colleghi consiglieri, profondera’ ogni impegno per rappresentare al meglio questo incarico; con il lavoro di tutti, maggioranza ed opposizione, cercheremo di raggiungere obiettivi e garantire benefici ai cittadini campani”, ha detto il presidente Santangelo. Nelle sedute di insediamento della III e della IV Commissione speciale, competenti rispettivamente, per “Emergenza Bradisismo, risorse del mare e grandi eventi” e “Condizione della donna, contrasto al femminicidio e alla violenza di genere, contrasto al lavoro nero ed alle morti bianche’, si e’ deliberato il rinvio. Le due Commissioni saranno riconvocate a breve dal Presidente del Consiglio regionale per l’insediamento e l’elezione dei rispettivi Uffici di presidenza.
E’ deceduto all’età di 83 anni il commercialista e consulente d’azienda Francesco Stanco. Originario di Salvitelle, in provincia di Salerno, dopo essersi diplomato al Liceo Tasso di Salerno e laureato in Economia e Commercio presso l’Università degli Studi di Napoli ha lavorato al servizio di numerose aziende e consorzi del territorio in particolare nel comparto conserviero, della logistica integrata e dei trasporti.
E’ stato anche molto attivo nella promozione d’iniziative volte a rafforzare la sinergia tra imprese ed istituzioni per la realizzazione d’infrastrutture, il potenziamento dei servizi e lo sviluppo del territorio.
Francesco Stanco era molto apprezzato per la competenza, il rigore operativo, l’attenzione alle esigenze ed ai diritti dei lavoratori, la valorizzazione delle risorse delle aree interne e più penalizzate del territorio.
Numerosi attestati di cordoglio alla moglie Ada Tabano ed al figlio Giona stanno giungendo da amministratori pubblici imprenditori, collaboratori, amici.
I funerali saranno celebrati Martedì 10 Marzo alle ore 15.00 presso la Chiesa di San Sebastiano in Salvitelle (Salerno)
Il Consiglio regionale della Campania e’ convocato l’8 aprile 2026, dalle ore 11,00, in seduta straordinaria monotematica con all’ordine del giorno “l’informativa della Giunta regionale in merito al decesso del minore presso l’ospedale Monaldi di Napoli”, avvenuto lo scorso 21 febbraio. Lo scorso 19 febbraio, la Presidente della V Commissione consiliare permanente, con il parere favorevole dell’Ufficio di Presidenza della stessa Commissione, ha chiesto al Presidente della Giunta regionale di riferire in merito agli esiti delle verifiche ispettive, sia regionali che ministeriali. Il 20 febbraio scorso, il Ppesidente della Giunta regionale ha dato piena disponibilita’ ad un confronto istituzionale volto a fornire all’Assemblea legislativa campana un quadro esaustivo ed aggiornato sulle azioni intraprese. Ai sensi dell’articolo 39 comma 2 dello Statuto e dell’articolo 61 del Regolamento interno, il 3 marzo ed il 6 marzo scorsi, sono pervenute, inoltre, le richieste, rispettivamente, dei Consiglieri di minoranza e di maggioranza, per la convocazione di una seduta straordinaria monotematica sul tema. Considerata la sospensione delle attivita’ delle Commissioni e del Consiglio durante la sessione di Bilancio, su argomenti non afferenti i provvedimenti finanziari, disposta lo scorso 3 marzo, il Presidente del Consiglio regionale, sentito il Presidente della Giunta, ha convocato la seduta straordinaria del Consiglio regionale in data 8 aprile
Due giovani sono stati tratti in arresto dai carabinieri della compagnia di Salerno al termine di un rocambolesco inseguimento avvenuto domenica sera tra il quartiere di Fuorni e la zona industriale di Salerno. I due, un 28enne ed un 21enne, dovranno rispondere di detenzione, spaccio e resistenza a pubblico ufficiale.
L’allarme è scattato intorno alle 21.30 dall’interno del carcere di Salerno. Gli agenti della Polizia Penitenziaria hanno chiesto l’intervento del 112, segnalando la presenza di un drone che stava sorvolando la casa circondariale. Sul posto sono immediatamente giunti i carabinieri che hanno intimato l’Alt ad un’auto che si stava allontanando a forte velocità. La vettura ha proseguito la sua corsa. Durante la fuga i due occupanti si sono liberati anche di un involucro, recuperato successivamente dai militari.
All’interno del pacchetto è stato rinvenuto un ingente quantitativo di droga (poco meno di un chilo tra hashish, cocaina e crack), dei telefoni cellulari e alcune sim. L’inseguimento – a cui ha preso parte anche una volante della Polizia di Stato – è terminato poco dopo, quando l’auto dei fuggitivi si è schiantata contro una vettura parcheggiata a bordo strada.
I due, entrambi originari di Pontecagnano Faiano, sono stati tratti in arresto in flagranza di reato. Nel frattempo proseguono le indagini per provare a ricostruire nel dettaglio quanto accaduto: il sospetto degli investigatori – anche sulla base della segnalazione arrivata dal carcere – è che i due volessero utilizzare un drone per provare ad introdurre droga e cellulari nella casa circondariale. Al momento, però, il velivolo non è stato ancora recuperato.
Il Tribunale Federale Nazionale ha inflitto 5 punti di penalizzazione al Trapani Calcio, oltre a un’ammenda di 1.500 euro, per violazioni di natura amministrativa. Non è stata invece disposta l’esclusione dal campionato.
Il club siciliano era stato deferito lo scorso 3 gennaio dopo la segnalazione della Commissione Indipendente per la Verifica dell’Equilibrio Economico e Finanziario delle Società Sportive.
Nel dispositivo ufficiale della FIGC si legge: «Il Tribunale Federale Nazionale ha sanzionato il Trapani (Girone C di Serie C) con un’ammenda di 1.500 euro e 5 punti di penalizzazione in classifica da scontare nella corrente stagione sportiva per violazioni di natura amministrativa».
La decisione consente comunque al Trapani di restare in campionato, anche se la nuova penalizzazione pesa sulla classifica del girone C.
Un trasporto eccezionale attraverserà nella notte la città di Salerno. Si tratta di un grande trasformatore destinato alla centrale elettrica situata in via Calenda.
Il convoglio partirà dal Porto di Salernoalla mezzanotte e dovrebbe raggiungere la destinazione intorno alle 5 di martedì 10 marzo, attraversando alcune delle principali arterie cittadine.
Il percorso previsto prevede il passaggio sul Viadotto Gatto, per poi proseguire lungo via Fra’ Generoso, via Moscati, via Cavaliero (in controsenso), via Manganario e infine via Calenda.
Per consentire il passaggio in sicurezza del mezzo, in tutte le strade interessate scatterà il divieto di sosta durante le operazioni. A presidiare il tragitto saranno 23 pattuglie della Polizia Municipale, incaricate di garantire la sicurezza e coordinare la viabilità lungo l’intero percorso
In un’Italia che sembra uscita da un episodio di Succession riscritto da un autore di cinepanettoni, il grande ritorno di Marina Berlusconi non è più un sussurro da corridoio, ma un boato che scuote i lampadari di Palazzo Chigi. Mentre la Delfina di Arcore si scalda a bordo campo, la politica italiana si prepara a quello che promette di essere il più grande rimescolamento di carte dai tempi dell’invenzione del televoto.
Marina e l’eleganza del portafoglio
Marina Berlusconi non ha bisogno di urlare: «Io sono Marina, sono una madre, sono cristiana». Le basta un comunicato asciutto, una lettera ben piazzata al Corriere o Repubblica, un’occhiata gelida ad Antonio Tajani per ricordare a tutti chi tiene davvero le chiavi della cassaforte (e del simbolo). Se Giorgia Meloni ha costruito la sua leadership sulla “coerenza” e sul ruggito popolare, Marina incarna il potere silente, quello che non deve chiedere il permesso perché, tecnicamente, possiede già metà del panorama mediatico che dovrebbe controllarla. La discesa in campo non sarebbe una “marcia su Roma”, ma una più sobria acquisizione societaria. Marina incarna una visione di efficienza gestionale che contrasta con la narrazione politica tradizionale. Una sua mossa potrebbe essere letta dai mercati come una garanzia di “stabilità aziendale” applicata allo Stato, riducendo potenzialmente lo spread non attraverso proclami, ma tramite una percezione di affidabilità manageriale. Se Meloni punta sulla “nazione” come concetto identitario, Marina punterebbe sull’Italia come “asset” da valorizzare.
Marina Berlusconi (Ansa).
Meloni, tra la fiamma e il cappellino MAGA
Per la premier, l’ombra di Marina è un problema di non poco conto. Giorgia, la “Patriota”, si ritrova stretta in una morsa dantesca. Da una parte, la sorellanza forzata con una Berlusconi che non ha mai digerito il suo sorpasso a destra; dall’altra, la devozione a Donald Trump. È affascinante osservare come il sovranismode noantrisi sciolga come neve al sole di fronte a un tweet proveniente da Mar-a-Lago. Anche se davanti al «caos» scatenato dall’attacco unilaterale all’Iran l’arrampicata sugli specchi diventa specialità ardua. Ci ha provato Guido Crosetto a sgombrare il campo: l’azione di Stati Uniti e Israele è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale, ha detto: «Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto». Così la parola magica ora è diventata de-escalation magari con una sponda europea e rivendicando una certa autonomia di giudizio.
Giorgia Meloni e sullo schermo Donald Trump (Imagoeconomica).
Referendum, separate in casa (e nei tribunali)
In questo clima di attesa messianica, si inserisce il convitato di pietra: il referendum sulla separazione delle carriere. Per Marina non è solo una riforma tecnica, è una questione di famiglia, un atto di giustizia postuma per il Cavaliere che farebbe impallidire qualsiasi vendetta di Montecristo. Se dovesse vincere il Sì, Meloni canterà vittoria dai balconi di Palazzo Chigi, ma la vera trionfatrice sarà Marina. Sarebbe la prova definitiva che l’agenda politica del Paese è ancora dettata dai desiderata di Arcore. Giorgia si ritroverebbe a essere l’esecutrice materiale di un testamento politico scritto da altri, una vittoria che sa tanto di commissariamento. Se, invece, vincesse il No la presidente del Consiglio sarebbe davanti al primo vero vicolo cieco. Una bocciatura popolare che suonerebbe come un avviso di sfratto morale. A quel punto, Marina potrebbe uscire allo scoperto dicendo: «Cara Giorgia, se non sai gestire nemmeno la giustizia, lascia fare a chi di aziende (e di tribunali) se ne intende».
Schlein e Conte, tra litigi e rischio irrilevanza
E mentre il centrodestra si prepara alla guerra civile (o alla fusione per incorporazione), cosa fa l’opposizione? Elly Schlein e Giuseppe Conte continuano la loro personalissima gara a chi arriva secondo. Schlein rischia seriamente di scomparire, inghiottita da un’estetica dei diritti che fatica a parlare alla pancia del Paese, mentre Marina Berlusconi potrebbe paradossalmente scipparle l’elettorato liberale e moderato con un semplice colpo di mascara. Conte, dal canto suo, vive nel paradosso di voler essere l’anti-sistema pur avendo passato più tempo a Palazzo Chigi di un commesso statale. La sua rincorsa alla segretaria del Pd ricorda quei cartoni animati dove il predatore corre così forte da non accorgersi di aver superato il dirupo. Il rischio per entrambi è diventare le comparse di un film dove Marina è la protagonista, Meloni è l’antagonista caduta in disgrazia e Trump è il produttore esecutivo che decide il finale.
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).
Un futuro a stelle, strisce e fatturati
In questo scenario di guerra imminente, dove l’Italia rischia di trovarsi in trincea solo perché qualcuno a Washington ha avuto un’idea brillante durante una partita a golf, la discesa di Marina Berlusconi apparirebbe quasi un atto di pietà. Se dobbiamo essere una colonia, tanto vale che a gestirci sia qualcuno che sappia leggere un bilancio e che, tra un bombardamento e l’altro, ci garantisca almeno una buona programmazione televisiva. In fondo, tra il patriottismo di facciatasottomesso a Trump e il progressismo da salotto di Schlein, il pragmatismo aziendale dei Berlusconi potrebbe essere l’ultima spiaggia. O forse solo l’ultimo atto di una commedia che non fa più ridere nessuno, se non il produttore americano.
Cinque calciatrici della Nazionale femminile dell’Iran hanno lasciato l’hotel in cui la squadra alloggiava a sud di Brisbane per la Coppa d’Asia e hanno chiesto asilo all’Australia. Secondo quanto riportato da Iran International, le atlete si trovano in un luogo sicuro, probabilmente a Canberra. La decisione è arrivata dopo le minacce ricevute per aver rifiutato di cantare l’inno nazionale prima dell’esordio nel torneo, gesto che era stato interpretato come solidarietà alle proteste scoppiate in Iran e alle vittime della repressione del regime.
Il silenzio durante l’inno e il “ripensamento”
Prima dell’esordio contro la Corea del Sud, le giocatrici erano rimaste in silenzio durante l’inno nazionale iraniano. Poi, contro la padrone di casa dell’Australia, avevano cantato l’inno e persino fatto il saluto militare. Stessa cosa prima del match contro le Filippine, ultimo per l’Iran (eliminato) in Coppa d’Asia. Più che un ripensamento, un obbligo. Alcune fonti hanno riferito a CNN Sports che le giocatrici sono state costretti a cantare l’inno prima della loro seconda partita: le calciatrici e le loro famiglie avrebbero ricevuto delle minacce dal regime.
Crowds chased a bus carrying Iran’s women’s football team in Australia, chanting “save our girls” and calling for the players to be granted asylum after they refused to sing the national anthem at the Asian Cup. pic.twitter.com/rIqjEg8Qyn
Dopo la sconfitta nell’ultima partita, alcuni tifosi iraniani si sono accalcati attorno al pullman della squadra, gridando alla polizia di salvare mentre il mezzo allontanava, dopo aver visto presunti segnali di richiesta di aiuto da parte di alcune calciatrici, almeno tre. «La sicurezza della nazionale femminile dell’Iran sono una priorità e pertanto restiamo in stretto contatto con l’AFC e le autorità australiane competenti, tra cui Football Australia, in relazione alla situazione della squadra», ha affermato un portavoce della FIFA.
I complimenti di Trump al governo australiano
Sulla questione è persino intervenuto Donald Trump. Il presidente Usa prima ha scritto su Truth che l’Australia avrebbe commesso «un terribile errore umanitario», se non avesse concesso asilo alle calciatrici iraniane, aggiungendo che in tal caso lo avrebbero fatto gli Stati Uniti. Poi ha spiegato di aver parlato col premier australiano Anthony Albanese, che «si sta già occupando» dell’asilo delle cinque calciatrici: «Ottimo lavoro». Poi, ha spiegato Trump, sarà il turno delle altre, anche se «alcune sentono di dover tornare indietro perché preoccupate per la sicurezza delle loro famiglie, viste le minacce ai familiari se non dovessero fare ritorno».
Eric e Donald Trump Jr., figli del presidente americano Donald, stanno finanziando una nuova azienda produttrice di droni che punta a soddisfare la nuova domanda del Pentagono, emersa dalla guerra contro l’Iran. Lo riportano il Wall Street Journal e la Reuters, fornendo i dettagli dell’operazione, che punta a colmare le carenze dovute al divieto imposto dall’Amministrazione Usa di importare droni cinesi negli Stati Uniti.
Eric Trump (Ansa).
La fusione e il coinvolgimento dei fratelli Trump
Aureus Greenway, holding che si occupa della proprietà e della gestione di golf club, si fonderà con Powerus, azienda con sede a West Palm Beach che produce droni. La fusione porterà la compagnia hi-tech, fondata nel 2025, a essere quotata al Nasdaq nei prossimi mesi. Tra i principali finanziatori dell’accordo figurano American Ventures, la società di componenti per droni Unusual Machines, di cui Donald Trump Jr. è azionista e membro del consiglio consultivo, e il Korea Corporate Governance Improvement Fund, che ha impegnato un investimento di 50 milioni di dollari. Anche Dominari Securities, banca d’investimento legata ai fratelli Trump (detengono entrambi il 6 per cento), già coinvolta nelle operazioni della famiglia nel settore delle criptovalute, partecipa all’operazione. Questa operazione rappresenta solo l’ultima di una serie di investimenti dei figli di Donald Trump nel settore. Eric ha per esempio di recente investito nel produttore israeliano di droni Xtend, come parte di un accordo da 1,5 miliardi di dollari per quotare la società attraverso una fusione con JFB Construction Holdings, che ha sede in Florida.
Donald Trump Jr (Ansa).
Powerus costruirà droni con tecnologia ucraina
Powerus, fondata da Andrew Fox, produce droni in grado di trasportare fino a 675 chilogrammi. L’azienda offre anche servizi per trasformare imbarcazioni con equipaggio esistenti in natanti gestiti a distanza o completamente autonomi. Fox dovrebbe ricoprire il ruolo di amministratore delegato e presidente della società risultante dalla fusione, come si legge in un documento depositato alla SEC da Aureus Greenway. La “nuova” Powerus intende acquisire tecnologia ucraina per i droni, da vendere poi all’esercito statunitense accedendo alle ricche commesse del Pentagono: impossibile non notare un enorme conflitto di interessi per la presenza tra gli azionisti dei fratelli Trump. Powerus ha dichiarato di puntare a produrre oltre 10 mila droni al mese.
Il presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Cipro, ha affermato di stare preparando con i suoi partner una futura «missione puramente difensiva» per riaprire lo stretto di Hormuz e scortare le navi «dopo la fine della fase più calda del conflitto» in Medio Oriente, al fine di consentire la circolazione di petrolio e gas. Macron ha anche annunciato che la Francia contribuirà, nel lungo periodo, con due fregate all’operazione avviata nel 2024 dall’Unione Europea nel Mar Rosso. «Un attacco a Cipro equivale a un attacco a tutta l’Ue, la difesa di Cipro è questione chiave», ha evidenziato.
“Il Ministero della Giustizia ha avviato un tavolo tecnico di confronto sulle modalità di svolgimento dell’esame di abilitazione forense per le sessioni 2026–2027. L’iniziativa rappresenta un segnale importante di apertura e attenzione verso un tema che riguarda migliaia di praticanti avvocati e l’intero sistema di accesso alla professione legale. Assotutela accoglie con favore l’avvio di questo percorso di confronto istituzionale, anche alla luce delle interlocuzioni e degli interventi promossi nelle scorse settimane sul tema. Un impegno che ha trovato ascolto e condivisione da parte del Presidente della Commissione centrale per l’esame di avvocato Antonio Melillo e del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli Carmine Foreste, con i quali si è sviluppato un dialogo costruttivo volto ad affrontare le principali criticità e a individuare possibili miglioramenti del sistema. Ringraziamo il Ministro della Giustizia e il Governo per l’attenzione dimostrata su una questione così rilevante – dichiarano Antonio Melillo, Carmine Foreste e Michel Emi Maritato, presidente nazionale di Assotutela -. Nelle ultime settimane si è sviluppato un confronto serio e responsabile che ha portato all’apertura di questo tavolo tecnico. Siamo convinti che il dialogo tra istituzioni e rappresentanze del mondo forense sia lo strumento più efficace per individuare soluzioni equilibrate, capaci di garantire trasparenza, meritocrazia e una selezione adeguata dei futuri professionisti del diritto”.
Il tavolo tecnico rappresenterà quindi un’occasione di ascolto e di proposta tra istituzioni, ordini professionali e rappresentanze del settore, con l’obiettivo di definire modalità di esame sempre più moderne, chiare e coerenti con le esigenze della professione forense e del sistema giustizia”, concludono da Assotutela.
«L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà. Difenderemo sempre e sosterremo il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi». Lo ha detto Ursula von der Leyen parlando alla conferenza degli ambasciatoriUe. Tre le priorità individuate dalla presidente della Commissione europea, ovvero la nuova strategia della sicurezza europea, i rapporti commerciali con i Paesi terzi e una diplomazia che porti risultati agli europei.
«Riflettere se il nostro sistema sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità»
«Abbiamo bisogno di uno sguardo chiaro e rigoroso alla nostra politica estera nel mondo di oggi, sia in relazione a come è progettata sia a come viene attuata. Abbiamo urgente bisogno di riflettere sul fatto se la nostra dottrina, le nostre istituzioni e il nostro processo decisionale – tutti progettati in un mondo post-bellico di stabilità e multilateralismo – abbiano mantenuto il passo con la velocità del cambiamento che ci circonda. Se il sistema che abbiamo costruito – con tutti i suoi tentativi benintenzionati di consenso e compromesso – sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico», ha continuato la politica tedesca. «So che questo è un messaggio netto e una conversazione difficile da affrontare. Ma so anche che molti di voi hanno avvertito questa tensione nel vostro lavoro quotidiano».
Ursula Von der Leyen (Ansa).
«Dobbiamo renderci più resilienti e sovrani»
«L’obiettivo», ha sottolineato, «è renderci più resilienti, più sovrani e più potenti. Il vostro lavoro per ridurre i rischi e diversificare le nostre partnership nel mondo è prezioso per questo. Questo è ciò che significa indipendenza nel mondo di oggi. Significa non dipendere da un unico fornitore per asset vitali, dall’energia alla difesa, dai semiconduttori ai vaccini, dalle tecnologie pulite alle materie prime. E per questo, abbiamo bisogno di più connessioni con partner affidabili e di fiducia. Dagli accordi commerciali alle partnership in ambito sicurezza che avete contribuito a negoziare, questo sta già facendo una vera differenza».
Grande è la confusione sotto il cielo dei lettori del quotidiano la Repubblica. Tutta colpa della domenica dedicata alla festa della donna, l’8 marzo, che si è trasformata in una santa messa dove è stata data comunicazione della “prima lettera di Marina Berlusconi”. Un apostolato che non poteva trovare niente di meglio del giornale fondato da Eugenio Scalfari e oggi diretto da Mario Orfeo. Se, comunque, a fondo pagina si leggeva il nome di un’esponente storica della sinistra italiana, Luciana Castellina, classe 1929, il classico lettore di Repubblica potrebbe aver avuto un travaso di bile guardando cosa aveva scritto la figlia prediletta di Silvio Berlusconi. Proprio quel Cavaliere contro il quale sono state spese centinaia di prime pagine nel corso degli anni.
La lettera di Marina Berlusconi pubblicata in prima pagina su Repubblica domenica 8 marzo.
Pure Veronica Lario aveva usufruito degli spazi del giornale romano, ma “per dirne quattro” al caro Silviuccio, non certo per ricordarlo e andare avanti con le sue battaglie, come la riforma della giustizia. Le battaglie delle donne ora vengono intestate a Marina…
Ma qual è il retroscena? All’interno del quotidiano si parla dell’ennesima prova di funambolismo di Orfeo, un camaleonte a 24 carati, impegnato a traghettare il vascello (che una volta era un transatlantico) di carta seguendo la nuova proprietà proveniente dalla Grecia, che certo non è desiderosa di mettersi contro il governo guidato da Giorgia Meloni, volendo coltivare qualche business redditizio nel nostro Paese.
Mimun a 72 anni non ha comunque voglia di mollare la presa
Dopo alcuni attriti tra cdr e direttore, la voglia di proclamare sciopero da parte dei giornalisti non mancherebbe, anche se la vera battaglia verrà fatta dopo aver visto le carte dell’editore in pectore. Ma più che a un consolidamento di Orfeo alla guida di Repubblica, c’è chi indica un’altra possibile astutissima mossa del direttore: «Dando platealmente spazio a Marina Berlusconi lui si è posto in luce come un ottimo, presentabilissimo, successore di Clemente Mimun, uno che conta la bella età di 72 anni e che di certo non ha voglia di mollare la presa del Tg5, ma che comunque non è eterno, come chiunque sulla Terra».
Clemente Mimun (Imagoeconomica).
De Benedetti non avrebbe mai offerto alla figlia del Cav una tribuna del genere
Insomma, un beau geste che può suonare come una sorta di prenotazione per il suo futuro professionale, avendo offerto alla figlia del Cavaliere una tribuna impensabile fino a pochi anni fa. Una cosa che CDB, ossia l’Ingegnere Carlo De Benedetti, non avrebbe mai permesso. Lui di Berlusconi ha sempre detto che non era un imprenditore, ma «un impresario»: sì, la definizione riferita a quelli che nei teatri di una volta allestivano l’avanspettacolo con le ballerine pronte a fare qualche numero di can-can mostrando le gambe al pubblico.
Carlo De Benedetti (foto Imagoeconomica).
Prospettiva affascinante, quella di vedere Orfeo direttore del telegiornale della rete ammiraglia di Mediaset: in questo modo gli verrebbe assegnato d’ufficio il “Grande Slam” del giornalismo italiano, perché nella sua carriera ha già raggiunto tutti i posti di comando possibili, quelli che pesano davvero, e vederlo pure a Cologno Monzese sarebbe un vero spettacolo. Se nel tennis il riconoscimento spetta a chi vince i trofei più prestigiosi del Pianeta, cioè Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open, Orfeo vanta un palmarès incredibile, perché ha diretto tutti e tre i telegiornali della Rai, l’azienda radiotelevisiva pubblica di cui è stato anche direttore generale, e nella carta stampata è stato direttore de Il Mattino, Il Messaggero e ora di Repubblica, dal 2024.
Orfeo e quel soprannome che la dice lunga sulla sua capacità di adattarsi
Un recordman, a tutti gli effetti, con un curriculum a prova di bomba, inattaccabile, zigzagando tra ogni possibile governo di centro, destra e sinistra, oltre ad aver dimostrato di essere capace di resistere per anni e senza fare una piega di fronte a un editore incontentabile e dal carattere aspro come Francesco Gaetano Caltagirone, nelle piazze di Napoli e di Roma. Che poi sono le più “calde” da gestire e non solo nel senso meteorologico, tanto che Orfeo si è guadagnato quel soprannome di “Pongo” che la dice lunga sulla capacità di adattarsi e assumere la forma migliore, rendendosi sempre utile sotto ogni tipo di cielo, evitando acquazzoni e colpi di sole.
Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica).
Incredibile facilità nel tessere pubbliche relazioni con chi conta
Pubblico o privato per lui pari sono, avendo dimestichezza con il potere a ogni latitudine. Tra l’altro il 21 marzo per Orfeo sono previsti straordinari festeggiamenti, in occasione del suo compleanno: nel 2026 le candeline da mettere sulla torta sono 60, dato che è nato nel 1966. Un evento che si annuncia faraonico, per la “cifra tonda” e la personalità del protagonista, senza dimenticare la sua incredibile capacità di tessere le pubbliche relazioni, stando al cellulare dalla mattina alla sera per rimanere in contatto con i veri vip della politica, dell’economia e dell’informazione. Un uomo costretto a sobbarcarsi trasferte perigliose e dalle distanze enormi pur di seguire le partite di calcio della Juventus in tribuna autorità, tra gli Elkann e gli Agnelli.
Corrado Augias, Sergio Mattarella, John Elkann, Ezio Mauro e Mario Orfeo (foto Ansa).
La ciliegina sulla torta? Il piano che porta addirittura al Quirinale…
Ciliegina sulla torta, da anni a Roma gira la voce che qualora Pier Ferdinando Casini diventasse un giorno presidente della Repubblica, coronando il sogno di una lunga vita da democristiano e mettendo d’accordo centro, destra e sinistra, il portavoce e capo della comunicazione al Quirinale sarebbe… proprio Mario Orfeo, per un settennato indimenticabile. «A meno che lui stesso non voglia fare il capo dello Stato», sibila sorridendo un amico carissimo, anche lui nel mondo del giornalismo. E, vista l’ambizione del direttore, forse c’è poco da scherzare…
«Un missile balistico lanciato dall’Iran e penetrato nello spazio aereo turco è stato neutralizzato dagli elementi di difesa aerea e antimissile della Nato dispiegati nel Mediterraneo orientale». Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Ankara. Si tratta del secondo incidente di questo tipo sul territorio della Turchia dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Alcuni frammenti del missile sono caduti nella provincia di Gaziantep, nel sud-est del Paese, senza causare feriti. Rafforzate le misure di sicurezza nell’area.
Arianna Gregis è la nuova amministratrice delegata di Bayer Italia e presidente del consiglio di amministrazione di Bayer Healthcare Manufacturing, cui fa capo lo stabilimento di Garbagnate Milanese. La nomina, effettiva da gennaio 2026, rafforza il percorso di rinnovamento dell’azienda e consolida la presenza di Bayer nei principali ambiti delle Life Science. Con oltre 20 anni di esperienza nel settore farmaceutico, Gregis vanta un percorso professionale di respiro internazionale, iniziato negli Stati Uniti in ambito finanziario. Fa parte del Gruppo dal 2006 e manterrà la direzione della divisionePharmaceuticals di Bayer Italia, incarico che ricopre da gennaio 2023. «Abbiamo competenze, persone e risorse per svolgere un ruolo di primo piano nel Paese. Il mio impegno è valorizzare questo patrimonio, mettendo al centro innovazione, qualità industriale e alleanze strategiche», ha dichiarato.
Il mandato settennale di Paolo Savona come presidente della Commissione nazionale per le società e la Borsa è scaduto l’8 marzo. Visto il rinvio da parte del Consiglio dei ministri della procedura di nomina del suo successore, oggi gli è subentrata come presidente vicaria Chiara Mosca, commissaria della Consob con la maggiore anzianità nell’istituto.
Chiara Mosca (Imagoeconomica).
Chi è Chiara Mosca
Mosca, docente associata di diritto commerciale presso l’Università Bocconi di Milano, è Commissaria Consob dal 7 settembre 2021, su designazione del governo allora guidato da Mario Draghi. Come detto, svolgerà le funzioni ad interim fino all’insediamento del nuovo presidente. E sarà coadiuvata in questo ruolo dagli altri commissari Carlo Comporti, Gabriella Alemanno e Federico Cornelli.
La nomina saltata di Federico Freni
In vista della fine del mandato di Savona, il principale candidato alla sua successione era il sottosegretario all’Economia Federico Freni, deputato della Lega. Ma la sua nomina è saltata a causa delle perplessità di Forza Italia, che ha fatto pressione per una figura più tecnica, ancora non individuata. Nel corso della discussione in Cdm il 20 gennaio, FI ha avallato la nomina di Freni solo come componente del vertice Consob (che prevede un presidente e quattro commissari) e non come successore di Savona.
Caitlin Kalinowski, responsabile del dipartimento di robotica di OpenAI, ha annunciato le dimissioni dopo l’accordo tra l’azienda di intelligenza artificiale di Sam Altman e il Pentagono. «Ho rassegnato le dimissioni. Tengo profondamente al team di robotica e al lavoro che abbiamo costruito insieme. Non è stata una decisione facile. L’IA ha un ruolo importante nella sicurezza nazionale. Ma la sorveglianza degli americani senza supervisione giudiziaria e l’autonomia letale senza autorizzazione umana sono confini che meritavano più riflessione di quanta ne abbiano ricevuta», ha scritto in un post su X. L’intesa tra OpenAI e il governo americano riguarda la fornitura di tecnologie da utilizzare in attività legate alla sicurezza nazionale, ed è stata siglata dopo che Anthropic aveva respinto le richieste del dipartimento della Difesa per un accesso senza limiti ai suoi modelli Claude, disponibile nei sistemi più riservati dell’esercito. Kalinowski ha concluso il suo messaggio di congedo sottolineando il punto chiave, ovvero la questione etica: «Questa scelta riguardava il principio, non le persone. Ho profondo rispetto per Sam e il team, e sono orgogliosa di ciò che abbiamo costruito insieme».
I resigned from OpenAI. I care deeply about the Robotics team and the work we built together. This wasn’t an easy call. AI has an important role in national security. But surveillance of Americans without judicial oversight and lethal autonomy without human authorization are…
Dopo le polemiche nel 2024 per l’invito al filosofo Leonardo Caffo, all’epoca accusato di maltrattamenti alla compagna (poi condannato), e quelle nel 2025 per la presenza tra gli stand della casa editrice di estrema destra Passaggio al bosco, sono stati annunciati importanti cambiamenti per Più libri più liberi. Dopo essere stata guidata negli ultimi tre anni da Chiara Valerio, la fiera passerà dal 2026 a una curatela collegiale, con Paolo Di Paolo accanto a Giorgio Zanchini. E, annunciano gli organizzatori, «verranno inserite anche nuove figure per la sezione ragazzi e per i linguaggi contemporanei».
Più libri più liberi alla Nuvola dell’Eur (Imagoeconomica).
A Di Paolo «spetterà il compito di innovare il format»
La prossima edizione di Più libri più liberi, che sarà la numero 25, si terrà presso La Nuvola dell’Eur dal 4 all’8 dicembre 2026. A Zanchini, giornalista, saggista e conduttore radiofonico e televisivo annunciato già a novembre come nuovo curatore, verrà affiancato lo scrittore Di Paolo, a cui «spetterà il compito di innovare il format dell’evento», si legge in un comunicato dell’Associazione Italiana Editori, che organizza la fiera. «Nel mondo dell’offerta culturale c’è bisogno di disinnescare parecchi piloti automatici, di rinfrescare e ripensare i formati e le modalità degli incontri, di fare in modo che i libri siano un punto d’arrivo e non un punto di partenza, il cui valore diamo sempre troppo per scontato», ha detto Di Paolo
Zanchini si occuperà invece dell’attualità. «Vorrei mettere al servizio della fiera quello che credo di aver imparato in tanti anni di professione, portare lo sguardo culturale sull’attualità, parlare del presente, della contemporaneità attraverso i libri, e il mondo dell’editoria indipendente è in questo senso una vera miniera», ha dichiarato. In un’intervista di novembre 2025, Zanchini aveva preso le distanze dalla gestione-Valerio: «Vengo da un altro mondo, anche professionale. Vengo da un’altra epoca. Sia detto con rispetto, ma certo non vengo da quel brodo culturale».
Generali ha raggiunto un accordo per la cessione al Gruppo Zurich Insurance del business Danni in Irlanda e Irlanda del Nord, gestito attraverso le branch irlandese e britannica di Generali Spagna con il marchio RedClick. Il valore dell’operazione è pari a 337 milioni di euro per cassa. Generali Spagna manterrà 51 milioni di euro di capitale in eccesso attualmente allocato alle relative attività Danni irlandesi.
L’operazione è in linea con l’impegno del Gruppo a focalizzarsi sui mercati assicurativi core
La cessione è coerente con l’impegno di Generali a focalizzarsi sui mercati assicurativi core, dove il Gruppo detiene già una scala significativa e una presenza di primo piano, ed è pienamente allineata al piano strategico Lifetime partner 27: driving excellence. L’operazione genererà una plusvalenza che verrà comunicata solo in fase di closing, avrà un impatto trascurabile sull’Eps normalizzato e un impatto stimato di circa +1 punto percentuale sul Solvency II Ratio del Gruppo.
Giorgia Meloni, che era scesa in campo per il Sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, optando poi per la strategia dell’assenza memore della caduta di Matteo Renzi nel 2016, è tornata a metterci la faccia costretta dalla crescita del fronte del No. La premier ha deciso di personalizzare il referendum con un lungo video diffuso sui social, introdotto così: «Cosa c’è davvero nella riforma della Giustizia: 13 minuti per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione».
Cosa c’è davvero nella riforma della Giustizia: 13 minuti per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione.
Vi chiedo di ascoltare il video fino alla fine e di aiutarmi a diffonderlo. Il 22 e 23 marzo scelgo il SÌ pic.twitter.com/z7fMJXpheq
Meloni: «Riforma sostenuta da moltissimi magistrati, che preferiscono non dichiararlo»
Nel video Meloni sostiene che la riforma costituzionale «riguarda tutti» e che punta a «rendere la magistratura più meritocratica e responsabile, correggendo storture mai risolte». Se la giustizia «non è efficiente, efficace, meritocratica», dice Meloni, «una parte fondamentale del meccanismo che definisce il nostro benessere si inceppa, e tutti i cittadini lo pagano», non solo quelli che hanno a che fare direttamente con i giudici. I quali «decidono su moltissimi aspetti della nostra vita: sulla sicurezza, sull’immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale». E poi: «Il potere giudiziario anche l’unico caso in cui, a questo potere, quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità. Perché se un magistrato sbaglia, se è negligente, se ad esempio, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla. Quel magistrato fa carriera, e chi subisce questa sventura può essere qualsiasi cittadino onesto». Sottolineando di voler liberare le toghe dal controllo della politica, Meloni ha inoltre assicurato che la riforma della giustizia «è sostenuta con convinzione da moltissimi magistrati, anche molti più di quanti lo dichiarino pubblicamente», aggiungendo «che forse ci si dovrebbe interrogare sul perché alcuni preferiscano non dichiararlo».
E’ agosto 2025. L’indignazione dei cittadini per lo sfregio della spiaggia di Pastena, alimentata da un pietrisco di cava a dir poco osceno sotto il profilo ambientale, sfocia in vari esposti alla Procura e in una denunzia pubblica dei Consiglieri comunali di opposizione sulla violazione dell’appalto, avvenuta con la fornitura di sabbia non conforme al capitolato di appalto. Tutto si ferma. Le gioiose capriole di felicità di De Luca e del Governo cittadino alla vista dello scempio, spacciato per miracolo, si trasformano in un cupo silenzio quando gli artefici del nuovo paradiso tropicale devono constatare che non proprio tutti i salernitani sono fessacchiotti. Interviene la Procura, che tramite la Finanza di Mare e l’Arpac, sequestra campioni del materiale. E inizia un’indagine di cui, a distanza di sei mesi, non sappiamo ancora l’esito. Nel frattempo ci si sarebbe aspettati che i lavori del ripascimento si fermassero, nel rispetto del lavoro dei magistrati. E invece che accade? Dopo qualche mese di stasi, i lavori riprendono all’inizio dell’anno. La sabbia già sparsa viene sostituita man mano, con nuova sabbia dichiaratamente più idonea. Le cronache riportano che questa sarebbe sabbia più pesante e più conforme, per granulometria, a quella prevista dal capitolato di appalto. Però si pongono diverse domande: per prima chi, nel Comune, ha disposto la rimozione della vecchia sabbia (o meglio, pietrisco) e con quale motivazione ha autorizzato una variante in corso d’opera dell’appalto? La nuova sabbia è stata portata all’attenzione della Sovrintendenza per riceverne l’autorizzazione dal punto di vista ambientale? Seconda domanda: quando in corso d’opera il Comune rileva che l’appalto è stato eseguito in maniera difforme (ed è evidentemente accaduto) deve denunziare il vizio entro sessanta giorni dalla scoperta. Verosimilmente è accaduto ciò, poiché l’appaltatore sta operando la sostituzione del pietrisco (non chiamiamolo sabbia, perché non era tale). E’ chiaro che le spese vanno, come dice la Cassazione Civile, a carico del contraente inadempiente. Presumiamo che ciò sia stato chiarito in sede comunale. Quello che sconcerta è che la storia dei ripascimenti delle sabbie naturali nella storia di Salerno è un capitolo vecchio. Già nel 2022 l’allora Sostituto Procuratore Roberto Penna curò un processo per il ripascimento della spiaggia di Mercatello. Vicende personali del Sostituto Penna portarono poi il fascicolo nelle mani di un altro Sostituto. La questione riguardava l’esistenza, nell’opera del ripascimento, di una violazione o meno dell’art. 734 del Codice Penale. Che punisce con l’ammenda penale chiunque alteri le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’Autorità. Non c’è dubbio che le spiagge del mare sono sottoposte alla protezione della Sovrintendenza. Detto questo, sono passati quasi quattro anni dall’apertura di quel fascicolo di Penna. Sarebbe interessante sapere se la Procura di Salerno ha verificato la sussistenza o meno del danno ambientale. Se ha accertato (e lo avrà fatto senz’altro) la corrispondenza del materiale lapideo, che sostituì la sabbia naturale a Mercatello, ai parametri delle Linee Guida dei Ripascimenti Marini, secondo il Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Ambiente e Regioni italiane (tra cui la Campania). Vediamo cosa dice il Protocollo d’Intesa. Per le spiagge, la norma (che non è un vero e proprio regolamento, ma un indirizzo per qualificare l’opera stessa come lavoro corrispondente al concetto di “stato dell’arte”, cioè un lavoro che non faccia schifo diventando una inadempienza contrattuale) recita che le nuove sabbie devono corrispondere, per granulometria e colore, alla stessa spiaggia naturale oggetto di ripascimento. Orbene, tutti possono vedere che le nuove spiagge sono chiare, mentre la sabbia naturale di Mercatello e Pastena è proprio nera! Allora, indipendentemente dal nuovo ripascimento che si sta facendo a Pastena, la sabbia di pietrisco che si sta sostituendo, che era decisamente chiarissima e di granulometria sbagliata come si è visto, ha realizzato o meno, per i mesi di durata dello scempio, da giugno a gennaio, una violazione dell’art. 734? Cosa ha deciso la Procura? E se ha archiviato, anche in questo caso, quale sarà stata la motivazione? Sono domande a cui può rispondere solo un accesso, autorizzato dal PM, agli atti del processo. Orbene, Raffaele Cantone, che è rimasto l’unico candidato al posto di Procuratore Capo di Salerno, si è già espresso per la possibilità di accesso della stampa agli atti dei processi archiviati, quando esigenze motivate dalla stampa stessa, nell’interesse generale, lo richiedano. Non ci resta che aspettare Raffele Cantone per commentare, con i nostri lettori, i risultati delle indagini più importanti della Procura di Salerno, chiusesi con decreto di archiviazione.
Si allarga l’inchiesta sulla strage di Crans Montana. Le autorità svizzere hanno iscritto nel registro degli indagati altre cinque persone oltre ai due coniugi proprietari del locale in cui si è sviluppato l’incendio, Jacques Moretti e Jessica Maric, l’ex funzionario del comune Ken Jacquemoud e il capo del servizio di sicurezza pubblica del comune Christophe Balet. Tra i nuovi indagati c’è anche il sindaco di Crans Nicolas Féraud. Gli altri sono Kévin Barras, ex consigliere con deleghe sulla sicurezza attualmente deputato supplente al parlamento cantonale, Pierre Albéric Clivaz, ex capo dei vigili del fuoco di Chermignon, comune poi fuso con Crans-Montana, Rudy Tissières, già addetto alla sicurezza di Crans-Montana, e Baptiste Cotter, attuale funzionario addetto alla sicurezza. Come i primi quattro indagati, sono tutti accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi.
Mojtaba Khamenei è la nuova Guida Suprema dell’Iran. La nomina segna la vittoria sul clero iraniano da parte dei Guardiani della rivoluzione: il secondogenito dell’ayatollah Ali Khameni, ucciso nei primi raid Usa, era il candidato non ufficiale dei pasdaran. Falco della teocrazia e alleato dei Guardiani della rivoluzione: ecco chi è Mojtaba Khamenei, destinato a ricoprire la massima carica religiosa e amministrativa della Repubblica Islamica fino alla sua morte.
Mojtaba Khamenei (Ansa).
Ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom
Nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, Mojtaba Khamenei ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom sotto la guida di chierici ultraconservatori e dello stesso padre. A Qom ha anche insegnato, raggiungendo il grado di hodjatoleslam, titolo assegnato a religiosi di livello intermedio, dunque inferiore a quello di ayatollah detenuto dal padre e da Rouhollah Khomeini, la prima Guida Suprema dell’Iran.
Nella guerra contro l’Iraq aveva combattuto in un battaglione pasdaran
Meno ideologico del padre, Mojtaba Khamenei è però più vicino ai pasdaran rispetto al genitore. Il legame risale alla sua partecipazione (tra il 1987 e il 1988) a un’unità combattente – il battaglione Habib ibn Mazahir – nelle ultime fasi della guerra tra Iran e Iraq: in quel periodo strinse rapporti con soldati che oggi occupano posizioni chiave nell’apparato di sicurezza. Mojtaba Khamenei non ha mai ricoperto cariche pubbliche elettive, ma ha agito a lungo come eminenza grigia nell’ufficio del padre, con enorme potere informale, esercitato soprattutto sulle formazioni che compongono le forze di sicurezza del Paese: i già citati Pasdaran e la milizia Basij.
Un sostenitore di Mojtaba Khamenei ccon un ritratto della nuova Guida Suprema dell’Iran (Ansa).
È stato la mente della repressione delle proteste contro il regime
Mojtaba Khamenei ha sostenuto l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e, secondo i media, potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell’orchestrarne la vittoria elettorale. Diverse fonti di intelligence lo hanno segnalato come il coordinatore delle brutali repressioni dell’Onda Verde nel 2009 e delle proteste “Donna, Vita, Libertà” del 2022.
Nel 2019 è stato Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro Usa
Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Usa nel 2019 per i suoi legami con le attività della Forza Quds e la gestione di un presunto impero finanziario occulto con proprietà di lusso a Londra e Dubai (secondo un’inchiesta di Bloomberg si sarebbe notevolmente arricchito attraverso una vasta rete di società schermo all’estero), nel 2004 ha sposato Zahra Haddad-Adel, figlia dell’ex presidente del parlamento Gholam-Ali Haddad-Adel, forse morta nei primi attacchi su Teheran.
La nomina è una vittoria per i pasdaran e una sconfitta per il clero
La nomina di Mojtaba da parte dell’Assemblea degli Esperti, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che punta a garantire la stabilità della teocrazia sotto assedio e una significativa Vittoria del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica sul clero, che avrebbe preferito come massima autorità del mondo sciita un ayatollah, anziché un chierico giurista di medio rango.
Ora è ufficiale: è Mojtaba Hosseini Khamenei, secondogenito di Ali Khamenei, la nuova Guida Suprema dell’Iran. La nomina di Mojtaba da parte dell’Assemblea degli Esperti, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che punta a garantire la stabilità della teocrazia sotto assedio. E a far sì che nulla cambi nel Paese, visto il suo forte legame con i Pasdaran.
La nomina di Mojtaba Khamenei è una vittoria per i pasdaran
Di fatto, la nomina di Mojtaba Khamenei segna la vittoria del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica sul clero iraniano, che avrebbe preferito come massima autorità del mondo sciita un ayatollah, anziché un chierico giurista di medio rango. I pasdaran, in una nota diffusa immediatamente dopo la proclamazione, hanno assicurato «totale obbedienza e sacrificio» per adempiere ai suoi comandamenti. Ma in generale tutte le principali istituzioni politiche e militari del Paese hanno espresso pieno sostegno alla nomina. Il presidente Masoud Pezeshkian ha definito la scelta «l’incarnazione della volontà» della comunità musulmana di «rafforzare l’unità nazionale». Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, si è congratulato pubblicamente con Khamenei tramite un messaggio su X. Pieno appoggi anche dalla il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, dalle forze armate, dalla milizia Basij, dal Consiglio supremo di sicurezza nazionale e dalla polizia.
Mojtaba Khamenei (Ansa).
I proxy di Teheran hanno accolto con favore la scelta dell’Assemblea degli Esperi
La nomina di Khamenei è stata accolta con favore dai ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti da Teheran: «In questa fase critica e delicata della storia della nazione rappresenta un’altra vittoria per la Rivoluzione Islamica e un duro colpo per i suoi nemici della Repubblica Islamica», hanno scritto sul loro canale Telegram. Apprezzamento anche da parte di Hamas, che ha ricordato come Khameni avesse partecipato al funerale di Yahya Sinwar, leader del gruppo islamista palestinese. In Iraq a salutare positivamente la nomina è stata la milizia sciita Kataib Hezbollah.
Trump: «Se non otterrà la nostra approvazione non durerà a lungo»
Donald Trump, che lo aveva già bollato come «peso piuma», ha commentato: «Se non otterrà la nostra approvazione non durerà a lungo. Lo uccideremo». Israele ha già assicurato che «continuerà a perseguire» la leadership iraniana: la mattina del 9 marzo si è aperta con nuovi massici attacchi dell’Idf contro le «infrastrutture del regime» di Teheran.
Forza Italia continua a sostenere che per le elezioni comunali di Milano del 2027 il centrodestra dovrebbe puntare su un candidato civico, ma gli alleati non sono d’accordo. Gli azzurri hanno riunito alla fondazione Rovati oltre 30 relatori, tutti esponenti della società civile, tra i quali «c’è il candidato sindaco di Forza Italia» come ha detto l’europarlamentare Letizia Moratti, che ha organizzato il convegno insieme alla senatrice Stefania Craxi ed è stata l’ultima esponente del centrodestra a guidare la città.
Noi Moderati punta su Maurizio Lupi
Sul tavolo resta sempre il nome politico del presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, caldeggiato in primis dal suo partito, che nelle settimane precedenti aveva invitato Forza Italia a non inseguire candidati fuori dalla politica: «Fa ridere questa continua ricerca di candidati civici, che poi puntualmente dicono di no, come se fossimo a X Factor». Gli azzurri non sembrano però appoggiare le sue ambizioni, con il coordinatore di Fi in Lombardia Alessandro Sorte che ha definito la sua eventuale candidatura come “non competitiva”, sostenendo che il centrodestra debba allargare la coalizione, per esempio ad Azione e agli elettori dell’ex Terzo polo.
Maurizio Lupi (Ansa).
La Lega: «Forza Italia vuole candidarsi da sola?»
A frenare Forza Italia è anche la Lega. «Mi viene da pensare che con questo annuncio vogliano candidarsi da soli, soprattutto dopo il salvataggio a Beppe Sala sul tema stadio, ma auspico sia solo un maldestro tentativo di gettare la palla avanti», ha detto il segretario provinciale su Milano Samuele Piscina, ribadendo che il candidato non sarà di un singolo partito ma della coalizione.
Fratelli d’Italia: «Bisogna avere coraggio»
Nemmeno Fratelli d’Italia sembra appoggiare la mossa degli azzurri. Il capogruppo meloniano a Palazzo Marino Riccardo Truppo ha evidenziato che «il candidato sindaco può certamente essere un civico ma non l’ha prescritto il medico, non è condizione necessaria e sufficiente». E ancora: «Giorgia Meloni si è candidata a governare l’Italia tra mille teorici del civismo e fautori dei tecnocratici. Governiamo l’Italia con il coraggio delle nostre idee e a Milano può succedere la stessa cosa. Basta avere coraggio».
Parola d’ordine: disimpegno. Dalla guerra e dal referendum sulla giustizia. Matteo Salvini ha incontrato i segretari regionali e massimi dirigenti in due riunioni a porte chiuse tra giovedì sera e venerdì mattina. E la raccomandazione a tutti è stata: «Quando andate in tivù o fate interviste ai giornali evitate ogni commento sulla guerra in Iran e nei Paesi del Golfo. La politica estera la fanno Tajani e Meloni? Che commentino loro», è stato il ragionamento del segretario leghista. «La Lega deve apparire come il partito responsabile che cerca di mitigare le conseguenze di un conflitto complesso in cui l’Italia ha un ruolo più che marginale. E si deve occupare solo della task force sui prezzi e di evitare ogni speculazione sul costo dell’energia».
Giorgia Meloni con Antonio Tajani (Imagoeconomica).
Giorgetti alle prese con il decreto Bollette
La raccomandazione è stata netta in entrambe le riunioni. Tanto che a qualcuno è tornata in mente la figuraccia del viaggio in Poloniadopo l’attacco russo all’Ucraina, quando il sindaco di Przemysl presentò a Salvini il ‘conto’ della maglietta sfoggiata nel 2014 con il volto di Vladimir Putin. «Le guerre non gli portano bene, non vorrà fare figuracce», è stato il commento sarcastico di qualche dirigente. Sul tema del costo dell’energia, è intervenuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per illustrare il quadro della situazione e spiegare come gli effetti del decreto Bollette all’esame del Parlamento siano già esauriti a causa della nuova situazione. Il decreto dovrà essere modificato nella parte che riguarda il biogas e le aste per l’energia idroelettrica.
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).
I dubbi di Salvini sull’esito referendario
Sulla guerra, infine, le divisioni (sotterranee) all’interno della Lega sarebbero nette, tra chi è contrario all’autorizzazione all’uso delle basi in Italiaper i bombardamenti e chi si adeguerà alle decisioni di Giorgia Meloni (la quale comunque ha anticipato che ogni mossa sarà decisa in Parlamento). Per quanto riguarda il referendum sulla riforma della giustizia, formalmente la Lega respinge ogni accusa di disimpegno, arrivata nei giorni scorsi da Forza Italia. «In giro si vedono solo i nostri gazebo», avrebbe rivendicato Salvini. Ma nella riunione a porte chiuse coi big del partito sono stati espressi molti dubbi sull’esito della consultazione. I nostri non sanno neanche di cosa si parla, si sarebbe lamentato Giorgetti. Mentre Salvini ha snocciolato tutta una serie di sondaggi e mostrato in sostanza il timore di intestarsi una battaglia che potrebbe non risultare vincente.
Matteo Salvini a un gazebo per il Sì (Imagoeconomica).
La manifestazione dei Patrioti a Milano non scalda gli animi leghisti
Tutto in attesa della manifestazione organizzata dal gruppo dei Patrioti europei per il 18 aprile a Milano, dal titolo ‘Senza paura, in Europa padroni a casa nostra’. Qualcuno è convinto della disfatta di Viktor Orban in Ungheria e comincia a pensare che, con l’aggravarsi della situazione internazionale e la crescente impopolarità di Donald Trump, forse non sia il momento per impegnarsi in un evento del genere. Durante la riunione la vicesegretaria Silvia Sardone ha invitato tutti a prepararsi alla manifestazione con idee chiare e un tema definito. Ma non è che vi sia grande entusiasmo tra i dirigenti più moderati e i governatori attorno all’evento per il quale Marine Le Pen non ha ancora confermato la sua presenza. Qui, sì, che forse in diversi nella Lega sotto sotto desidererebbero che la parola d’ordine fosse disimpegno.
Matteo Salvini e Viktor Orban (Imagoeconomica).
La nuova segreteria politica può attendere
Infine, la riunione di venerdì al Mit, per alcuni, avrebbe dovuto rappresentare l’esordio della nuova segreteria politica, format più snello del consiglio federale cui Salvini avrebbe acconsentito di dar vita per una gestione più collegiale del partito. Ma nessuna nuova struttura è stata formalmente varata. E, malgrado da tempo ci sia chi auspica un maggior coinvolgimento decisionale degli altri dirigenti, non risulta che Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, entrambi collegati, siano intervenuti alla riunione. Insomma, le decisioni sembrano restare tutte in capo al segretario e al suo stretto cerchio magico (il vice Claudio Durigon e il senatore Andrea Paganella). E ogni altro coinvolgimento sarebbe solo apparente. La decisione di scomporre il confronto in due momenti – uno con i segretari regionali e uno con i colonnelli – sembra, viene riferito, motivata più che altro dall’esigenza di non far filtrare i contenuti.
Claudio Durigon e Matteo Salvini (Imagoeconomica).
La serie sequel tratta dal romanzo di Margaret Atwood arriverà su Disney+ tra meno di un mese
In una spirale di fatti di cronaca che ispirano la narrativa e di romanzi che ispirano vere proteste per eventi reali che sembrano tratti dalla peggiore e più misogina distopia immaginabile, la teocrazia di Gilead immaginata dall'autrice canadese Margaret Atwood torna sul piccolo schermo con The Testaments, adattamento del romanzo che fa da prequel e sequel a Il racconto dell'ancella, pubblicato nel 2019 (in Italia per i tipi di Ponte alle Grazie con il titolo I testamenti).
Guarda il video: The Testaments | Trailer | Hulu
La serie, dallo stesso creatore di The Handmaid's Tale... - Leggi l'articolo
Sedicesima edizione per il concorso riservato a romanzi fantastici inediti. Ecco i nove finalisti. È già aperta la nuova edizione.
Eccoci l'atteso annuncio dei romanzi finalisti alla sedicesima edizione del Premio Odissea, al quale quest'anno hanno partecipato ben 74 romanzi. Ucronia, utopia, fanta-etnologia, avventure spazio-dimensionali: i temi sono i più vari. Ma ecco l'elenco:
Finalisti Premio Odissea XVII edizione
In ordine alfabetico per autore
Il segreto dell'anello di corniola di Andrea Bolognesi
Tre circonvoluzioni di Ivonne Cammarano
Orlanda Furiosa di Lorenzo Davia
La canzone di Black Holly di Emiliano Maramonte
Kryzys Robotowy – La crisi dei robot... - Leggi l'articolo