Boomerang Rai sul governo: Telemeloni diventa la clava elettorale della sinistra

Nel centrodestra ne sono convinti in tanti. E infatti qualcuno, in maniera anonima, dà segni di pentimento: «Sulla Rai ora la sinistra ci farà la campagna elettorale. La nostra resistenza su Simona Agnes alla presidenza ci si ritorcerà contro», sussurra un senatore della maggioranza della commissione di Vigilanza Rai. L’Aventino delle opposizioni che ha poi portato alle dimissioni anche dei parlamentari di centrodestra nella commissione che vigila sulla tivù di Stato, infatti, renderà sempre più tesi i rapporti tra le coalizioni.

Boomerang Rai sul governo: Telemeloni diventa la clava elettorale della sinistra
Simona Agnes e Giampaolo Rossi alla cerimonia del Premio Biagio Anges (foto Imagoeconomica).

Nel governo sono convinti che dietro le dimissioni di Barbara Floridia & co. ci sia una mossa studiata a tavolino, soprattutto da parte di Giuseppe Conte. Perché ora sulla Rai, su Telemeloni e sul fatto di esser stati costretti a lasciare la Vigilanza per non subire il ricatto della destra, il campo largo imposterà un bel pezzo di campagna elettorale da qui al 2027. Con scenari che ricordano quelli dell’editto bulgaro di Silvio Berlusconi da Sofia nel 2002 contro Enzo Biagi, Michele Santoro e Daniele Luttazzi, che poi scatenò girotondi e proteste di piazza, rivitalizzando una sinistra che sembrava morta.

Ecco, ora potrebbe accadere la stessa cosa: uno dei temi più caldi su cui il campo largo darà battaglia sarà proprio la Rai: l’occupazione di Telemeloni, i volti di sinistra lasciati scappare, la normalizzazione di Rai 3, la Vigilanza bloccata e la riforma della tivù chiesta dall’Europa ancora al palo, con il rischio dell’infrazione Ue. Tutti in campo con l’elmetto, così come sarà sulla legge elettorale.

L’abbiamo visto già con la maratona oratoria di costituzionalisti, giuristi e politici sul Melonellum: le parole d’ordine sono già quelle dell’allarme democratico, dell’attacco ai valori della Costituzione, del tentativo di far rientrare il premierato dalla finestra, dato che non era riuscito a passare dalla porta. Venerdì 10 luglio andrà in scena un altro appuntamento con parecchia società civile e associazioni.

Copione già scritto per il campo largo

La terza gamba su cui verterà la campagna elettorale delle opposizioni sarà un mix tra la politica estera (dai rapporti con Donald Trump in giù) e la politica economica (il governo in questi anni non ha fatto nulla, anzi l’Italia è più povera e sfiduciata). Insomma, il campo largo, o «alleanza per la Costituzione» come la vorrebbe chiamare Conte, si ritrova la sceneggiatura già scritta. Basterà seguire il copione, fin troppo facile.

Vannacci si lamenta per il poco spazio

Con un’unica novità, rispetto al passato: anche il centrodestra avrà problemi di alleanze, visto che a un certo punto dovrà decidere se imbarcare o meno Roberto Vannacci, scelta niente affatto facile per Giorgia Meloni. Vannacci che, oltretutto, risulta per ora a zero presenze in termini di visibilità proprio sui canali Rai, dai telegiornali all’approfondimento. I vannacciani hanno messo in scena un flash mob davanti a Viale Mazzini, forse ignorando che il palazzo ora è vuoto per ristrutturazione e che i vertici si sono trasferiti all’Eur.

Ma da settembre, se le cose non cambieranno, arriveranno altre proteste. Anche le truppe del generalissimo hanno capito l’importanza di avere uno strapuntino nel servizio pubblico. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi alla presentazione dei palinsesti ad Ancona ha provato a ribaltare la narrazione: «TeleMeloni? È solo un’operazione di marketing, a furia di ripeterlo lo si dà per vero, ma la realtà è che la Rai oggi è molto più pluralista che in passato». Intanto i due arcinemici delle ultime settimane, Antonio Marano e Roberto Sergio, non si rivolgono più la parola. Questo è il clima all’interno di mamma Rai. La campagna elettorale è iniziata e anche nella televisione di Stato ci si prepara alla battaglia.

Caso Sangiuliano, citazione diretta a giudizio per Boccia e un giornalista

Citazione diretta a giudizio per Maria Rosaria Boccia e il giornalista Carlo Tarallo per la diffusione della registrazione della conversazione privata tra Gennaro Sangiuliano e la moglie Federica Corsini. La Procura di Roma contesta ai due il reato di interferenze illecite nella vita privata, in quanto Boccia «si era procurata indebitamente» la registrazione «avendo imposto» all’allora ministro della Cultura «di tenere aperta la conversazione telefonica con lei mentre parlava con la moglie sotto la minaccia di recarsi a casa loro». L’audio, già reperibile in rete dopo Report, era stato poi pubblicato «sui canali social Facebook ed Instagram della testata giornalistica Anteprima 24 e sul sito online della stessa».

Caso Sangiuliano, citazione diretta a giudizio per Boccia e un giornalista
Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica).

L’udienza predibattimentale si terrà il 3 dicembre

Boccia e Tarallo dovranno comparire nell’udienza predibattimentale davanti al Tribunale di Roma il 3 dicembre. Prima ancora, per ottobre, è fissato l’inizio del processo che vede imputata Boccia per stalking aggravato, interferenze illecite nella vita privata, lesioni e diffamazione, oltre che per false dichiarazioni nel curriculum in relazione all’organizzazione di eventi. «Sarebbe ora che terminasse questo accanimento giudiziario. Ad ogni modo siamo certi che verrà dimostrata l’assoluta assenza di responsabilità in capo alla nostra assistita nel corso del processo», hanno dichiaratoi legali dell’imprenditrice.

Patriarca (FI), ‘Fico dice bene, ma fare ‘pulizie’ non è mai facile

“Ho ascoltato con attenzione le parole del presidente della Regione Campania, Roberto Fico, soprattutto quando ha detto che vuole scardinare i centri di potere politico nella sanità. In questa battaglia saremo tutti al suo fianco, consapevoli del fatto che non è mai facile fare le ‘pulizie’ in casa propria”. Lo ha detto la deputata di Forza Italia Annarita Patriarca che questa mattina ha partecipato all’inaugurazione del nuovo servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza all’ospedale di Gragnano alla presenza del presidente della giunta regionale della Campania.

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Intesa Sanpaolo porta l’infrastruttura digitale sulle region di Google Cloud in Italia ospitate nei data center di Tim

Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha concluso con successo la migrazione su cloud dei propri sistemi IT core, nell’ambito di un progetto di trasformazione digitale realizzato in collaborazione con Tim e Google Cloud. L’iniziativa, nata per rendere l’infrastruttura IT della banca più veloce, sicura, AI-ready e sostenibile, ha raggiunto e superato i target tecnici previsti. Avvalendosi delle due region di Google Cloud a Torino e Milano ospitate nei data center di Tim, il programma ha consentito il trasferimento sicuro e senza interruzioni di una parte fondamentale dei sistemi IT del gruppo bancario.

Prestazioni elevate grazie a cloud, data center e connettività di rete

Oltre 800 applicazioni sono state migrate con successo sull’infrastruttura di Google Cloud e altrettante sono state dismesse all’interno della sede fisica della banca. L’infrastruttura sicura e affidabile e le funzionalità avanzate per i dati di Google Cloud, unite alle prestazioni dei data center, della connettività e alle competenze messe a disposizione da Tim, sono stati i principali abilitatori del programma, che hanno consentito di gestire ingenti trasferimenti di dati con elevati standard di sicurezza, velocità e minima latenza tra ambienti cloud e sistemi preesistenti. L’infrastruttura cloud ha assorbito infatti volumi di carico imponenti, garantendo la continuità operativa del business senza registrare alcun major incident durante le fasi di migrazione. Determinante anche il modello di governance end-to-end gestito da Tim, che ha permesso di mitigare efficacemente i rischi e garantire il controllo dei costi attraverso un monitoraggio metodico di FinOps.

Furto di fentanyl a Roma: riunione d’urgenza a Palazzo Chigi

Riunione d’urgenza a Palazzo Chigi dopo il furto di 80 fiale di fentanyl avvenuto nella farmacia dell’Ospedale Israelitico di Roma, con cui potrebbero essere confezionate – in teoria – fino a circa 20 mila dosi destinate al consumo illecito del farmaco ad alto potere analgesico, oggi una delle droghe più acquistate sul mercato clandestino. Presenti a Palazzo Chigi il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il capo di Gabinetto del Ministero della Salute, il direttore della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, il direttore generale della direzione Salute della Regione Lazio e i dirigenti del Dipartimento per le politiche contro le dipendenze della Presidenza del Consiglio. Da Palazzo Chigi filtra forte allarme: attivati i Carabinieri del Nas per gli accertamenti del caso, mentre il Ministero della Salute ha disposto un’ispezione per verificare eventuali responsabilità e accertare il rispetto dei protocolli vigenti.

Testamento biologico, la Campania maglia nera in Italia

Diffusione delle disposizioni anticipate di trattamento, ovvero il cosiddetto biotestamento o testamento biologico: la Campania è maglia nera in Italia. Con una disposizione ogni 276 abitanti, infatti, la Campania è al ventesimo ed ultimo posto nella classifica nazionale secondo i dati diffusi dall’associazione Luca Coscioni: attraverso il suo Osservatorio Dat, l’associazione ha promosso un accesso agli atti generalizzato sui 7.677 Comuni italiani, aggiornato a dicembre 2025, per chiedere quante disposizioni anticipate di trattamento siano state ricevute dall’entrata in vigore della legge a oggi. Come viene spiegato in un comunicato, “si tratta di un report inedito e degli unici dati disponibili sul tema, date le mancanze istituzionali del Ministero della Salute, che oltre a non presentare la relazione, non ha mai condotto una campagna informativa”. I dati raccolti dall’associazione Luca Coscioni evidenziano significative differenze territoriali nella regione. Avellino registra il dato più elevato della Campania, occupando il 68esimo posto della classifica nazionale per diffusione delle Dat (disposizioni anticipate di trattamento), con una disposizione ogni 184 abitanti e 1.200 richieste depositate. Seguono Salerno (80esima con una Dat ogni 221 abitanti) e Caserta (95esima, una Dat ogni 272 abitanti), mentre Napoli (103esima, una Dat ogni 311 abitanti) e Benevento (106esima, una Dat ogni 332 abitanti) presentano i dati più bassi della regione. “Senza il diritto alla conoscenza – affermano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni – gli altri diritti restano solo sulla carta. Da sette anni il popolo italiano è tenuto all’oscuro del diritto, che esiste, a scegliere le modalità del proprio fine vita. Per quanto riguarda la conoscenza delle disposizioni anticipate di trattamento, la situazione sta finalmente migliorando, anche se troppo lentamente, grazie esclusivamente all’attività di organizzazioni, come l’associazione Luca Coscioni e poche altre, e singole persone che non si rassegnano all’ignoranza imposta dallo Stato italiano”. (ANSA). 2026-07-03T13:47:00+02:00 YW0-TOR ANSA per CAMERA10

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Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese

Sono stati presentati oggi ad Ancona i nuovi palinsesti Rai per la prossima stagione televisiva. Nessuno stravolgimento, ma comunque diverse la novità annunciate e persino qualche sorpresa. Su tutte il ritorno di Roberto Benigni con una prima serata evento dedicata a San Francesco, in occasione dell’ottavo centenario della morte del patrono d’Italia.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Alberto Angela (Imagoeconomica).

Alberto Angela si fa in cinque

Lo speciale su San Francesco, in onda domenica 4 ottobre alle 21:30 e trasmesso da Assisi, sarà condotto da Alberto Angela, che qualche giorno prima (il 27 settembre) sarà protagonista de Lo spettacolo della conoscenza, serata speciale dal Colosseo. La sera di Natale andrà poi in onda Stanotte a…, con Angela pronto a far scoprire agli italiani i musei, le strade, le piazze e le chiese di una nuova città. Confermati poi nei palinsesti Passaggio a Nord Ovest e Ulisse – Il piacere della scoperta.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Sal Da Vinci (Ansa).

Le serate-evento con Sal Da Vinci

L’offerta musicale non si fermerà al nuovo Festival di Sanremo targato Stefano De Martino. Il 20 e il 27 novembre, su Rai 1, andranno in onda le due puntate di Meravigliosamente, show con Sal Da Vinci che festeggia i 50 anni di carriera. Nel palinsesto anche lo speciale Roma, Baby. Cremonini Live Circo Massimo.

Le novità targate Gomez e Inciocchi

Sul fronte dell’informazione confermati Cinque Minuti con Bruno Vespa (dal 21 settembre, Rai 1) e Il Cavallo e la Torre con Marco Damilano (dal 7 settembre, Rai 3). Tra le principali novità Peter Gomez con L’elefante, in onda su Rai 3 il sabato alle 20:15. Dopo il trasloco di Milo Infante a Mediaset, Salvo Sottile prende il timone di Ore 14 e dello spin-off Ore 14 Sera, su Rai 2. Tra le vere novità di stagione spicca poi Patù, appuntamento di prima serata dedicato ai grandi temi politici, economici e sociali, condotto da Roberto Inciocchi ogni mercoledì su Rai 2 (dal 7 ottobre). Ufficializzato poi Antonino Monteleone alla conduzione delle nove puntate nella prima serata prevista per il martedì in autunno: sostanzialmente sostituirà FarWest di Sottile col suo Filorosso. Da segnalare poi i nuovi editoriali 2 di Picche con Tommaso Cerno, striscia quotidiana a cura della Direzione Approfondimento.

Palinsesti Rai: i programmi dell’autunno tra novità e sorprese
Roberta Bruzzone (Imagoeconomica).

I nuovi programma di Bruzzone e Brumotti

Novità nel prime time di Rai 2, con Dentro la Truffa, programma di Roberta Bruzzone dedicato ai principali meccanismi psicologici delle frodi contemporanee: sei le puntate previste. Si intitolerà poi Ultima chiamata il programma affidato a Vittorio Brumotti, approdato in Rai dopo una lunga militanza a Striscia la Notizia: un viaggio attraverso l’Italia, per raccontare storie di persone, comunità e associazioni che hanno saputo reagire a situazioni di disagio, emarginazione e difficoltà. Oltre a tornare al timone di Storie Italiane, Eleonora Daniele sbarcherà anche nella prima serata di Rai 3 con un nuovo programma: Le cose che non sai, dedicato alle vicende personali delle celebrità. Dal 21 dicembre (alle ore 19) Enzo Miccio condurrà su Rai 2 Il giorno più lungo, accompagnando le coppie che, ancora oggi, scelgono di suggellare il loro amore con un matrimonio. Lorella Boccia sarà poi il nuovo volto di Playlist, in onda su Rai 2 dal 17 ottobre. Confermato Chi l’ha visto?, ancora vuota però la casella della conduzione lasciata vuota da Federica Sciarelli.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

I Tavernicoli: sono i presenzialisti di Villa Taverna, la residenza romana dell’ambasciatore degli Stati Uniti. In questa edizione del 2026, tra i Tavernicoli mancano, per una volta, Giorgia Meloni (al suo posto c’è Arianna) e Giuseppe Conte. In compenso, ecco Rocco Casalino con augusta genitrice. Quindi la pattuglia della sicurezza: Gianni De Gennaro, Marco Minniti, Lorenzo Guerini, Guido Crosetto, Carlo Nordio. Non poteva mancare Marco Tronchetti Provera che ha messo ko la compagine cinese presente nella Pirelli, per la gioia di Washington. In “quota generale Vannacci” si presenta Laura Ravetto. Gli hamburger, sussurrano i presenti, sono duri come la suola di una scarpa. Per la delusione di Matteo Salvini, che al profumo della carne non capisce più niente (a proposito, sembra che Tilman Fertitta proprio non riesca a pronunciare il suo nome, storpiato in “Mario”). Matteo Renzi si muove come se fosse il padrone di casa. Al posto di Elly Schlein si presenta Francesco Boccia, ma non è la stessa cosa. Alfredo Mantovano sembra appena uscito da un frigorifero, e circola senza apparente fatica in giacca e cravatta. Francesco Lollobrigida tiene fede al suo compito e da ministro dell’Agricoltura gira con un piatto in mano per testare le pietanze. C’è pure Simona Agnes. Sipario…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
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La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
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La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
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La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

Magistrati in riunione nel weekend

Occhio: nelle giornate di sabato 4 e domenica 5 luglio, a Roma, nella Corte di Cassazione, è in programma il comitato direttivo dell’Associazione nazionale magistrati. I temi da discutere sono numerosi, e tutti di grande interesse (per il governo).

Addio a Giovanni Verusio, quanti aneddoti su quei salotti romani…

Se n’è andato Giovanni Verusio. Sul Corriere della sera di venerdì sono apparsi i necrologi per la morte di uno dei più famosi avvocati italiani: era nato il 27 ottobre 1932 ed era iscritto all’albo dal 1957. Nonostante la sua conclamata abilità professionale, la notorietà del cognome era legata a quel salotto romano che era animato dalla moglie Sandra, deceduta nel 2018: era il quartier generale della sinistra, con Massimo D’Alema protagonista. Quando un esponente “rosso” percorreva di sera via dei Coronari, la destinazione poteva essere solo una: l’attico dove a San Salvatore in Lauro potevi trovare Giovanni Sartori, Fausto Bertinotti e Carlo Azeglio Ciampi, quando non era ancora diventato presidente della Repubblica. Il soprannome di Sandra era «la compagna»: lei si arrabbiò in grande stile solo una volta, quando venne a sapere di una cena voluta da Maria Angiolillo per Piero Fassino. Per l’allora sindaco di Torino «fu l’inizio della fine», spiffera una storica frequentatrice del salotto Verusio. L’avvocato aveva clienti di altissimo livello, oltre a rapporti strettissimi con la famiglia Kennedy: quando Pietro Barilla ricomprò l’azienda dagli americani di Grace, il legale della proprietà Usa era Verusio. Il funerale è previsto per la mattina del 4 luglio nella basilica di San Sebastiano fuori le mura, in via Appia Antica.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole

A Roma bus elettrici già vecchi, viva la burocrazia

I modelli full-electric dei nuovi bus romani hanno problemi: il direttore generale di Atac, Paolo Aielli, si è lamentato pubblicamente dei mezzi a disposizione, puntando il dito contro il sistema degli appalti italiani, caratterizzati da una lentezza esasperante. Cosa ha detto Aielli? Che i mezzi elettrici, immatricolati adesso, si riferivano «a un capitolato di quattro anni fa con le conoscenze disponibili allora sul mercato», mentre «siamo venuti a sapere di una società cinese che produce batterie di capacità doppia a parità di volume». Insomma, con gli appalti italiani compri qualcosa che quando lo utilizzi è già obsoleto. Chissà all’authority competente cos’hanno da dire a proposito…

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Paolo Aielli, dg di Atac (foto Imagoeconomica).

Il Salemi dell’Avvenire

È stato capo ufficio stampa del ministero del Commercio internazionale, come responsabile dei rapporti con i media italiani ed esteri e della preparazione e della comunicazione delle missioni svolte all’estero per Emma Bonino. Poi ha lavorato per Paolo Romani, il forzista ministro per lo Sviluppo economico. Quindi è stato al servizio del governo Mario Monti e portavoce della vicepresidente del Senato, Linda Lanzillotta. Se avete la copia del 3 luglio del quotidiano cattolico Avvenire in prima pagina c’è Giancarlo Salemi, con il titolone “Enti e imprese sociali al centro delle politiche”. Non c’è dubbio: la Chiesa perdona anche il passato, la parabola del Vangelo di Luca con protagonista il figliol prodigo è sempre attuale.

La sfilata dei Tavernicoli, i ricordi sui salotti romani di lady Verusio e le altre pillole
Giancarlo Salemi.

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa

La battaglia sulla holding di famiglia non gli sta giocando a favore, ma Leonardo Maria Del Vecchio può consolarsi. L’Università degli studi di Roma Tor Vergata e il suo magnifico rettore Nathan Levialdi Ghiron hanno deciso di premiarlo addirittura con una laurea honoris causa. Cerimonia in programma giovedì 9 luglio alle ore 11, nella splendida cornice di Villa Mondragone, a circa 20 chilometri a sud-est della Capitale e a breve distanza da Frascati.

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa
Nathan Levialdi Ghiron, magnifico rettore dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata (foto Imagoeconomica).

L’imprenditore innovatore che vuole le dita sporche di nero

Nel dettaglio, la materia del riconoscimento è “Diritto, Innovazione tecnologica e Sostenibilità“, per quella che l’ateneo definisce «una figura di spicco nel panorama industriale e filantropico internazionale». Da nuovo editore del Gruppo Editoriale Nazionale, LMDV alla festa del Giorno di fine maggio aveva rivolto un pensiero ai giovani «che non hanno più la passione e le dita sporche di nero per l’inchiostro del giornale». Insomma non proprio un manifesto di innovazione tecnologica, ma non stiamo a sottilizzare. Alla cerimonia sarà presente anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini.

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa
Leonardo Maria Del Vecchio e Anna Maria Bernini (foto Imagoeconomica).

Sulle orme del padre, alla faccia delle battutine sul suo eloquio

Leonardo Maria così può ricalcare le orme del padre, fondatore di Luxottica, che nella sua vita ha ricevuto tre lauree honoris causa: in Economia aziendale dall’Università Ca’ Foscari di Venezia (nel 1995), in Ingegneria gestionale dall’Università di Udine (2002) e in Ingegneria dei materiali dal Politecnico di Milano (2006), oltre ad aver conseguito un Master ad honorem in International Business dalla MIB School of Management di Trieste (1999). Una grande rivincita per il rampollo che si è buttato nell’editoria senza una grande visione e che, dall’ospitata da Lilli Gruber in poi, non aveva dimostrato molta dimestichezza con le parole…

Il genio di Leonardo: così Del Vecchio jr riceve la laura honoris causa
Leonardo Maria Del Vecchio mentre prova a sporcarsi le dita col nero della stampa (foto Imagoeconomica).

Catturato in Brasile 60enne cilentano condannato per violenza sessuale

Ricercato in ambito europeo perché condannato con sentenza passata in giudicato per sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale e violenza privata, un 60enne cilentano è stato rintracciato e arrestato in Brasile. Nei suoi confronti il Servizio di cooperazione Internazionale di Polizia – I Sezione Latitanti di Roma, su indagini del Nucleo investigativo del Comando provinciale Carabinieri di Salerno, ha eseguito un mandato di arresto europeo. I fatti contestati al 60enne sarebbero stati commessi tra marzo e maggio del 2017 nella provincia di Salerno. L’uomo, condannato con sentenza passata in giudicato alla pena complessiva di 4 anni e 3 mesi di reclusione, si era reso irreperibile all’esecuzione della misura, rifugiandosi in Brasile. Successivamente, grazie all’attività investigativa condotta dai Carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Salerno, con il supporto dei Carabinieri della Stazione di Ogliastro Cilento da cui l’indagine ha avuto origine, il latitante è stato individuato e localizzato nel Paese sudamericano, consentendo l’attivazione delle procedure di cooperazione internazionale che hanno portato alla sua cattura.

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Italo Cirielli alla Pecoraro: “Negare il Salone dei Marmi sarebbe attacco alla democrazia”

Dopo le critiche dell’assessore regionale Claudia Pecoraro, che ha contestato l’uso del Salone dei Marmi  al Comune di Salerno  per ospitare la presentazione del libro 2E me ne vanto. Storia di Carlo Falvella”, scritto da Tony Fabrizio e pubblicato da Altaforte Edizioni, casa editrice già esclusa dal Salone del Libro di Torino per la sua vicinanza a CasaPound, arriva la replica di Italo Giuseppe Cirielli De Mola, responsabile regionale Enti Locali di Fratelli d’Italia.

 

Cirielli afferma di “non comprendere il senso dell’intervento dell’assessore”, sostenendo che dietro parole “apparentemente misurate” si nasconderebbe “un attacco grave alla libertà di espressione, alla libertà editoriale e al diritto di discutere pubblicamente anche pagine complesse della nostra storia”. La presentazione di un libro, aggiunge, “non può essere trattata come una minaccia per le istituzioni”.

Il nodo centrale della sua critica riguarda la memoria di Carlo Falvella, giovane militante del Fronte della Gioventù ucciso nel 1972. Secondo Cirielli, contestare la presentazione del volume significa “negare dignità al ricordo di una vittima della violenza politica”, oltre che “comprimere la libertà culturale”.

Il Salone dei Marmi, sottolinea, “non dovrebbe essere usato per escludere, ma per testimoniare che le istituzioni appartengono a tutti i cittadini, non solo a chi si riconosce in una determinata parte politica”. Invocare l’antifascismo per impedire un evento culturale, conclude, “tradisce il senso stesso della democrazia: una democrazia matura non teme le parole, non teme i libri, non teme il confronto”.

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Truffa bonus edilizi da 160 milioni: nei guai 2 clan criminali salernitani

Alle prime luci dell’alba, i Finanzieri del Nucleo di Polizia Economica-Finanziaria di Salerno hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di sette misure cautelari personali, di cui, uno custodiale in carcere, cinque agli arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla p.g., emessa dal G.I.P. del Tribunale di Salerno, su richiesta della Procura della Repubblica di Salerno, nei confronti di sette persone residenti nella provincia salernitana e, indagate, a vario titolo, per associazione a delinquere finalizzata alla truffa aggravata ai danni dello Stato nonché alla commissione di reati fallimentari e tributari (artt. 2, 8, 5 e l 0- quater, comma II del D.Lgs. n. 74/2000) in quanto ritenuti di appartenere ad un complesso sistema illecito posto in essere da due organizzazioni criminali operanti nella provincia salernitana.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i sodalizi avrebbero ideato e gestito un articolato meccanismo finalizzato alla creazione e alla successiva monetizzazione di milioni di euro di crediti d’imposta fittizi, generati attraverso l’indebito utilizzo delle agevolazioni previste dai bonus edilizi, tra cui il Bonus Facciate, il Superbonus 110%, I’Ecobonus e il Sismabonus.

Tra i destinatari delle misure cautelari figurano professionisti del settore contabile, imprenditori e altri soggetti che, sulla base degli esiti delle articolate indagini svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Salerno e coordinate dalla Procura della Repubblica di Salerno, avrebbero rivestito ruoli di primo piano all’interno dell’organizzazione, contribuendo alla realizzazione delle condotte illecite contestate.

L’esecuzione delle misure cautelari personali si inserisce nel quadro dell’attività investigativa già sfociata, in data 17 giugno scorso, nell’esecuzione di un decreto di misura cautelare reale emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Salerno, su richiesta della medesima Procura. Tale provvedimento ha disposto il sequestro preventivo, sia in forma diretta sia per equivalente, di crediti e disponibilità ritenuti di provenienza illecita, per un valore complessivo di circa 160 milioni di euro.

Particolare rilievo è stato attribuito alla ricostruzione dei flussi finanziari riconducibili ai proventi dei reati ipotizzati. Attraverso un’approfondita analisi delle movimentazioni bancarie, gli investigatori hanno infatti individuato operazioni ritenute sintomatiche di condotte di riciclaggio e autoriciclaggio per un ammontare complessivo di circa 17 milioni di euro. Tali operazioni sarebbero state realizzate, in alcuni casi, anche mediante il trasferimento di ingenti somme di denaro verso l’estero, segnatamente in Cina, India e Pakistan. Il provvedimento cautelare può essere oggetto di impugnazione e che le accuse, cosi come formulate, non implicano alcun giudizio definitivo di responsabilità e saranno sottoposte al vaglio dei competenti giudici nelle fasi ulteriori del procedimento.

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La rivelazione dagli Usa: Israele voleva uccidere i negoziatori iraniani

Per mesi Israele ha pianificato di uccidere il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e il presidente del parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, ovvero i due principali negoziatori di Teheran: a evitare che ciò accadesse sono stati gli Stati Uniti, che hanno avvertito la Repubblica Islamica del pericolo tramite altri Paesi della regione. Lo riportano il New York Times e il Washington Post, citando funzionari statunitensi. Secondo le due prestigiose testate americane, in una circostanza un jet governativo iraniano sarebbe stato costretto a un atterraggio d’emergenza per il timore concreto di un raid da parte dell’IDF.

Israele non ha mai nascosto il malcontento per gli accordi Usa-Iran

Il New York Times e il Washington Post scrivono che la possibilità di raid mirati contro Araghchi e Ghalibaf, almeno secondo l’intelligence Usa, è aumentata durante i vari round di negoziati ospitati dal Pakistan a partire da aprile. Tel Aviv non ha mai nascosto il malcontento per gli accordi tra Washington e Teheran: lo Stato ebraico continua a essere preoccupato per il programma missilistico dell’Iran e per il sostegno fornito dai pasdaran ai proxy come Hezbollah.

L’atterraggio d’emergenza del jet che stava riportando Ghalibaf in Iran

I due giornali americani hanno poi ricostruito quanto successo a Ghalibaf durante un volo di ritorno da Islamabad, scortato all’aviazione pachistana fino al confine. A un certo punto, due caccia israeliani sono entrati nello spazio aereo iraniano, facendo scattare l’allarme: da qui la decisione di procedere con un atterraggio d’emergenza a Mashhad, appena oltre il confine con il Pakistan. Da lì i negoziatori hanno poi viaggiato via terra per oltre otto ore fino a Teheran.

Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?

A Milano è in corso una Candidate Week che pare non avere fine. Ogni giorno, nel centrosinistra e nel centrodestra, spunta un nome nuovo per Palazzo Marino. Ai papabili lanciati (o bruciati) dai partiti, va aggiunta la truppa di autonominati. L’ultimo è il pediatra Luca Bernardo, capogruppo azzurro in Consiglio comunale, che dopo la batosta contro Beppe Sala di cinque anni fa, si è messo nuovamente a disposizione della coalizione. «Non è più il 2021», ha assicurato. «Ora conosco la macchina amministrativa, sono diventato un politico a tutti gli effetti».

Le presunte ambizioni politiche del direttore di Libero

In questa giostra, ha fatto rumore l’editoriale firmato da Alessandro Sallusti sul “suo” Libero: «Tra Di Pietro e Cottarelli scelgo Guidesi», assessore allo Sviluppo economico di Regione Lombardia, «leghista della prima ora, 50 anni, bella presenza, persona per bene, iper competente». Un’uscita che, fuori da Milano, a qualcuno è suonata come il solito tentativo di bruciare un nome ‘forte’. Anche perché Sallusti, ricordano i soliti mal pensanti, accarezzerebbe l’idea di essere il frontrunner della coalizione all’ombra della Madonnina. Del resto quella di Sallusti è una candidatura ciclica: il suo nome era stato il primo a circolare – era dicembre 2024 – in ambienti del centrodestra, lo stesso era accaduto nelle tornate del 2015 e del 2021. Insomma questa potrebbe essere la volta buona.

Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Guido Guidesi (Imagoeconomica).

Un messaggio al centrodestra?

Al di là delle presunte ambizioni sallustiane, chi mastica di politica milanese e lombarda legge l’editoriale del direttore di Libero con una lente diversa. Sallusti in realtà avrebbe voluto mandare un messaggio al centrodestra (locale e nazionale) che pare non prendere troppo seriamente la partita ambrosiana. A Daniela Santanchè (sua ex compagna oltre che ex ministra del Turismo) che ha lanciato la candidatura lunare o forse provocatoria di Antonio Di Pietro (il quale saggiamente ha risposto picche). A Forza Italia che, con l’appoggio di Calenda, punta su Carlo Cottarelli in ticket con i due ex Letizia Moratti e Gabriele Albertini: la prima come «assessora al Sociale e ai Rapporti internazionali» e il secondo alla Sicurezza, ha sparato il coordinatore lombardo Alessandro Sorte. Ma anche a Ignazio La Russa che invece da tempo scommette su Maurizio Lupi. E forse, proprio dalle colonne di un giornale della galassia Angelucci, anche alla Lega di Salvini che come candidatura politica si gioca la carta di Silvia Sardone (completano la rosa i due civici Alessandro Spada e Giovanni Terzi). Non esattamente un profilo assimilabile a quello di Guidesi. Sallusti in altre parole indicando l’assessore avrebbe solo tracciato l’identikit del suo candidato ideale, senza fare troppi danni visto che Guidesi non è della partita. Almeno per ora.

Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?
Comunali di Milano, perché Sallusti ha tirato fuori il nome di Guidesi?

Massimiliano Allegri è il nuovo allenatore del Napoli

Massimiliano Allegri è ufficialmente il nuovo allenatore del Napoli. Ad annunciarlo è stato il presidente azzurro Aurelio De Laurentiis che, con un tweet su X, ha salutato il nuovo tecnico: «Benvenuto Max!». L’ex allenatore del Milan ha firmato un contratto di tre anni fino al 30 giugno 2029.

Il comunicato del Napoli

Questo il comunicato del club azzurro: «La SSC Napoli dà il benvenuto a Massimiliano Allegri, che assume l’incarico di allenatore della prima squadra. Il tecnico ha firmato un contratto che lo legherà al Club fino al 30 giugno 2029. Dopo una lunga carriera da calciatore, in cui ha indossato anche la maglia del Napoli nel ’97/98, Max Allegri intraprende il percorso da allenatore a partire dalla stagione 2003/04. Nel 2007/08 conduce il Sassuolo alla prima storica promozione in Serie B, vincendo nella medesima annata anche la Supercoppa di Serie C1. Qualche mese più tardi fa il suo debutto in Serie A con il Cagliari, chiudendo il campionato al nono posto e vincendo la Panchina d’oro. Nel 2010 approda al Milan, riuscendo a vincere il diciottesimo scudetto e la sesta Supercoppa Italiana della storia rossonera. Dal 2014 al 2019 è il tecnico della Juventus, con cui conquista cinque scudetti consecutivi, quattro coppe Italia di seguito e due Supercoppe. Nello stesso periodo conduce per due volte i bianconeri alla finale della Champions League. Dopo due anni torna alla guida della Juventus vincendo la sua quinta Coppa Italia nel 2024. Nella scorsa stagione ha allenato nuovamente il Milan, terminando il campionato al quinto posto. Benvenuto, mister Allegri!».

Donata D’Annunzio: l’ “Oltre” di Suor Angelica Madre e Madonna

di Olga Chieffi

 

 

Il soprano abruzzese è interprete del pannello centrale del Trittico di Giacomo Puccini a Pristina con l’Orchestra dell’Opera del Kosovo diretta dal Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli. Un’esecuzione empatica quella della prima, una partitura ove si è entrati nell’essenza del segno pucciniano. Abbiamo raggiunto la protagonista dopo la “prima” dell’ Amc Hall, in terra musulmana, stasera, alle 20 ultima replica.

Ritrova la bacchetta di Jacopo Sipari di Pescasseroli per Suor Angelica, opera d’elezione per entrambi, che ri-lettura state preparando per questa “pala” centrale del Trittico pucciniano?

“Insieme al maestro Jacopo Sipari torniamo ad immergerci in uno stesso mare fatto di reciproche intenzioni, governate dalla sua sapiente bacchetta, che prevede ed accoglie ogni difficile passaggio della partitura pucciniana. Raramente nella mia vita artistica mi sono sentita così compresa, capita, accompagnata e sostenuta. È sempre emozionante, anche da un punto di vista esistenziale, trovare un compagno di viaggio con il quale si condivide profondamente questa musica e questo ritmo continuo del battito del cuore. Nessuna opera pucciniana è più tragica di questa. Il dramma iniziale di Angelica, che anela al desiderio di riabbracciare il bambino strappatole alla nascita, si riavvolge nella cruda tragedia finale che vede in contrapposizione i più intimi desideri di felicità, che rimarranno implosi a causa della volontà esterna di chi non ha realizzato che il volere degli altri, come nella frustrazione psicotica della Zia Principessa. Le suore che, ingenuamente e con infantile coscienza, sognano una mera felicità nelle sfere e nei giochi di luce ed acqua, non possono rappresentare alcun sostegno efficace per l’ansia materna di Angelica che, invece, vive in pieno il suo essere madre, seppur nella clausura, nell’attesa di un nuovo rilevante futuro, nel credere che il frutto del suo “errore” sia vivo, sia bello, sia dolce, sia in crescita al cospetto delle inutili regole sociali. La morte del bimbo, però, squarcia ogni attesa speranzosa e fa collassare, nell’epilogo di un “oltre”, un “io” che non ha più motivo di sperare nulla, se non la fine di questo martirio. La Madonna – così passata di moda oggi – è l’unica icona che raccoglie le lacrime di Angelica: innanzitutto come persona, quindi, come religiosa. La Vergine, infatti, ha già capito, ha già accolto, compreso e rivoltato ogni prudenza, timore e regola del chiostro che paralizza tutti in una sopravvivenza. Angelica nella Madonna trova la Madre delle madri, che le restituisce quel figlio che, anche lei, aveva così tremendamente perduto. Suor Angelica, per questo, è l’opera della compassione tra l’umano e il divino”.

Quale la vocalità di questo personaggio, quali le difficoltà che si incontrano nel calarsi musicalmente e teatralmente in Suor Angelica?

“Lui, che sempre aveva testimoniato il pianto delle donne con cui era vissuto, restituisce a Suor Angelica la dolcezza del canto struggente di “Senza mamma”, scritta “lentissimamente e in pianissimo”, come lo sono i sentimenti veri, interiori. Ma è la “follia” che si eleva nel canto acuto con forza ossessiva: quel “Madonna, Madonna” ripetuto incessantemente, quel “Salvami, salvami” nelle puntature ai vari do di petto fino alla morte che la libera. Una liberazione, se vogliamo, che non tralascia quella possibilità del “miracolo” che personalmente mi piace vedere come autentico, sia esso scaturito dalle zone oscure della mente di Angelica o come dono puro della Vergine e il suo bimbo. Sui gemiti di stupore e dolci scale cromatiche discendenti, la portano in un altrove, condotta dal genio di Giacomo Puccini”.

Suor Angelica e lo “spirituale”, che la pone tra altre due eroine, a lei care, che si sacrificano per amore Madama Butterfly e Liù

“Madama Butterfly e Suor Angelica hanno in comune lo struggimento dell’attesa e, soprattutto, il coraggio di saltare in questo “altrove”. Sono personaggi forti: al di là delle apparenze, sono figure risolute che conoscono il proprio destino e non accettano compromessi che in qualche modo ne impoverirebbero il sentimento. In Suor Angelica, tuttavia, abbiamo un elemento in più: quello della maternità che esplode in un amore incondizionato e totale, ed è proprio questo a rendere quest’opera autenticamente tragica rispetto alle altre due, che rimangono drammatiche. Certamente anche in Butterfly c’è questo elemento, ma Cio-Cio-San sacrifica la sua vita facendo un passo indietro per permettere al figlio di vivere, come recita nella sua ultima aria: “Lieve diletto… va, gioca, gioca… Perché tu possa andar di là dal mare senza che ti rimorda, ai dì futuri, il materno abbandono.” In Suor Angelica, invece, assistiamo a un ricongiungimento attraverso uno stato di follia con il bambino che non c’è più, che è già morto: “Quando potrò morire? Quando potrò vederti? […] Sei qui, sei qui, mi baci, mi accarezzi… Ah! Dimmi, quando in ciel potrò vederti?” È una prospettiva diversa rispetto a Liù, che ama totalmente Calaf e non ha nulla da perdere in quanto schiava; essendo libera da qualsiasi sovrastruttura — a differenza della principessa Turandot, che è imprigionata nel suo ruolo — Liù si trova all’apice della sua libertà. Ma, ribadisco, in Suor Angelica c’è qualcos’altro: c’è il sacrificio di una madre, la perdita di un figlio, e quindi un collegamento profondissimo con il mondo della Vergine Maria, della Madonna sotto la croce, che non permette argini. Ecco la vera differenza: anche le altre due eroine si uccidono per amore, ma nel caso di Angelica non c’è solo un suicidio, c’è una vera e propria elevazione attraverso uno stato alterato e totale della coscienza, che solo un dolore straordinario come quello di una madre può far scaturire”.

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Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027

Intervistata dal quotidiano Les Echos, la presidente della Bce Christine Lagarde non ha escluso la possibilità di lasciare Francoforte prima della scadenza del suo mandato, che terminerà a ottobre del 2027, facendo intendere di volersi candidare alle Presidenziali francesi, in programma nella primavera dello stesso anno.

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027
Emmanuel Macron e Christine Lagarde (Imagoeconomica).

Ha ammesso che un addio anticipato «è possibile»

«È possibile. Penso che nel dibattito presidenziale francese debba essere ascoltata una voce europea», ha detto Lagarde nel corso dell’intervista concessa al principale quotidiano economico-finanziario transalpino. «Se il dibattito dovesse presentare una visione riduttiva del ruolo della Francia in Europa, credo sarebbero necessarie spiegazioni», ha aggiunto la presidente della Bce, spiegando che c’è il rischio di un «percorso doloroso» per Paese e i suoi cittadini.

Lagarde finora aveva escluso di lasciare prima del 2027

A parlare per primo del possibile passo indietro di Lagarde era stato il Financial Times a febbraio: la diretta interessata aveva smentito, affermando che «il capitano della barca della Bce deve rimanere a bordo in questo periodo turbolento», caratterizzato da un’accelerazione dell’inflazione e dall’impennata del prezzo dell’energia a causa della crisi in Medio Oriente.

Lagarde punta all’Eliseo: può lasciare la Bce prima del 2027
Christine Lagarde (Imagoeconomica).

È in sella dal 2019: prese il posto di Draghi

Già alla guida del Fondo Monetario Internazionale e prima ancora ministra in Francia sotto Jacques Chirac e Nicolas Sarkozy, Lagarde è al timone della Banca Centrale Europea dal 2019, quando fu designata per succedere a Mario Draghi. La carica di presidente della Bce ha una durata di otto anni non rinnovabile.

Il “male” che “resiste”? L’inflazione “persistente”

Ernesto Pappalardo

L’economia globale è di fronte a una dinamica di crescita “modesta e un’inflazione persistente”, mentre in Italia “si registra una fase di rallentamento con una crescita del Pil stimata tra lo 0,5% e lo 0,7% annuo”. Il quadro economico “presenta luci e ombre, bilanciando tassi di interesse in calo e un’occupazione record con la crisi dell’industria manifatturiera”. La crescita italiana, quindi , risulta contenuta, “frenata dall’incertezza geopolitica internazionale e dalle debolezze del settore industriale”. Va detto che “a livello europeo, l’Italia rimane tra i Paesi con i tassi di incremento più modesti e con il rapporto debito/Pil più elevato”. Nonostante la frenata del Pil, “il mercato del lavoro mostra resilienza”. Il tasso di disoccupazione nazionale “si aggira sui minimi storici (intorno al 5,1%), con una crescita occupazionale trainata soprattutto dalle regioni del Sud”. E il costo della vita? “Continua a fluttuare, con un tasso di inflazione che in Italia si aggira al 3,2% annuo”. Per combattere “gli effetti delle tensioni sui mercati e sostenere l’economia, la Bce e la Fed hanno avviato un ciclo di tagli ai tassi di interesse, alleviando il peso dei mutui”. E le Borse “mostrano dinamiche alterne, sensibili agli scenari di instabilità politica internazionale (come in Francia) e alle oscillazioni del settore automobilistico ed energetico”. Ma se guardiamo i nostri dati (Istat) si registra un dato che significa tante cose: risulta “in crescita la propensione al risparmio delle famiglie”. “La pressione fiscale è stata pari al 37,6%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici “è aumentato dell’1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,4%”. Nel primo trimestre 2026 l’indebitamento netto delle Amministrazioni Pubbliche “in rapporto al Pil è stato pari al -7,8% (-8,4% nello stesso trimestre del 2025)”. Il saldo primario “delle AP (indebitamento al netto degli interessi passivi)” è “risultato negativo, con un’incidenza sul Pil del -4,4% (-4,7% nel primo trimestre del 2025),come pure il saldo corrente delle AP “è stato anch’esso negativo, con un’incidenza sul Pil del -2,9% (-3,3% nel primo trimestre del 2025)”. La pressione fiscale, quindi, “è stata pari al 37,6%, in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici “è aumentato dell’1,6% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dell’1,4%”. Di conseguenza, “la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata pari all’8,0%, in aumento di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente”. A fronte di una variazione dello 0,8% del deflatore implicito dei consumi, “il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto rispetto al trimestre precedente dello 0,8%”. La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 42,8%, è diminuita di 0,5 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 24,9%, è aumentato di 0,3 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Va segnalato che “i saldi primari e correnti delle AP sono migliorati nel primo trimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. L’indebitamento netto in rapporto al Pil “è risultato in calo”. Nello stesso periodo, “il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento congiunturale, così come il potere di acquisto. In crescita anche la propensione al risparmio delle famiglie”. La quota di profitto delle società non finanziarie è risultata in diminuzione, dopo l’aumento registrato nell’ultimo trimestre del 2025, mentre il tasso d’investimento ha rilevato una crescita rispetto al trimestre precedente. (Istat) Eppure, è il momento di riflettere tutti insieme su un’altra questione persistente: siamo di fronte, cioè, a una “migrazione interna” forte, con la popolazione “ridotta del 7,6% al Sud”. La “migrazione interna”, quindi,continua a essere forte. Secondo Il Sole 24 Ore – rielaborazione dati Istat – dal 2019 a oggi la popolazione tra i 18 e i 35 anni residente nelle regioni del Sud del Paese si è ridotta del 7,6%, mentre nel Nord Italia è cresciuta del 4,8%. Un divario che “fotografa uno dei fenomeni più persistenti degli ultimi anni: l’esodo dei giovani dal Sud verso le aree economicamente più dinamiche del Paese”. Nel Sud Italia i residenti tra i 18 e i 35 anni si posizionano da oltre 4,1 milioni nel 2019 a circa 3,8 milioni nel 2026. Una perdita di oltre le 313mila persone. Nelllo stesso periodo il Nord del Paese ha guadagnato circai 240mila giovani, da 4,95 a 5,19 milioni. Le migrazioni interne segnalano – è molto chiaro – il divario socio-economico tra Nord e Sud del Paese, con il settentrione che “risulta essere un polo attrattivo per chi si sposta”. In diverse province del Sud, invece, si registrano una perdita di under 35. Le contrazioni più evidenti riguardano il Sud Sardegna (-13%), Isernia (-12,2%), Oristano (-12,1%), Crotone (-12,1%), Potenza (-12%) e Reggio Calabria (-11,9%). Il fenomeno non è riconducibile solo ai numeri. A partire sono profili maggiormente qualificati. Nel rapporto annuale del 2026 e nelle considerazioni finali del governatore della Banca d’Italia si evidenzia che il Paese “fa fatica a trattenere i laureati. Un fenomeno che rischia di impoverire ulteriormente il capitale umano dell’Italia, proprio mentre si cerca di far fronte al declino demografico e a una crescita economica debole”.

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Chi è l’attentatrice del Principato di Monaco, fuggita in Italia

L’attentatrice che ha piazzato una bomba nell’abitazione dell’oligarca ucraino Vadim Ermolaev nel Principato di Monaco è stata identificata: secondo quanto ricostruito dagli inquirenti si tratta di Anastasia B., ucraina di 39 anni, nota «per i suoi legami con la criminalità organizzata». In base alle indagini, inoltre, dopo l’azione compiuta a Monaco la donna (che si era camuffata in modo da sembrare un uomo) è fuggita in Italia. Come stabilito dagli inquirenti monegaschi e francesi, l’attentatrice ha raggiunto la Francia a piedi e, una volta varcato il confine, ha recuperato un’automobile a Beausoleil: al volante della vettura, immatricolata e noleggiata in Germania (dove risiede), si è successivamente diretta verso l’Italia. Si sospetta il coinvolgimento dei servizi segreti di Kyiv.

Chi è l’attentatrice del Principato di Monaco, fuggita in Italia
L’edificio dove è scoppiato l’ordigno nel Principato di Monaco (Ansa).

Ex assessore Martino: Foce Irno, suoli vincolati

IL 15FEBBRAIO DELLO SCORSO ANNO INTERVISTAMMO FAUSTO MARTINO, ALL’EPOCA DEI FATTI ASSESSORE AL COMUNE DI SALERNO. UNA INTERVISTA ESPLOSIVA MA AD OGGI LO STESSO MARTINO, TESTIMONE PRINCIPALE DELLA VICENDA FOCE IRNO, NON E’ STATO ASCOLTATO DALLA PROCURA. RIPROPONIAMO L’INTERVISTA, ANCORA ATTUALISSIMA SPERANDO DI SVEGLIARE I DORMIENTI UFFICI DELLA PROCURA SALERNITANA.

 

L’architetto Fausto Martino, già funzionario della Soprintendenza BAAS di Salerno, è stato assessore all’Urbanistica del Comune di Salerno dal 1993 al 2004. Quindi per undici anni, fino alle sue dimissioni dalla carica per dichiarato dissenso con De Luca. Successivamente è stato Sovrintendente Capo a Cagliari.

Cronache gli ha chiesto di spiegare la situazione proprio perché era in carica quando il Comune acquistò i suoli dall’Italcementi, nel 1995.

Architetto Martino, a quali condizioni l’Italcementi vendette l’area al Comune di Salerno?

“La vendita avvenne nel quadro della legge per le aree industriali dismesse. La legge, poiché lo Stato finanziava i nuovi insediamenti delle vecchie industrie con i fondi previsti dalla legge sul terremoto, allo scopo di evitare speculazioni fondiarie dei Comuni con denaro pubblico, obbligava gli stessi Comuni a migliorare, con le aree industriali dismesse acquistate, la qualità della vita urbana.

Fu così che per l’area del vecchio Cementificio, mentre erano in corso le trattative per l’acquisto, il Comune adeguò lo strumento urbanistico prevedendo nella zona in cui poi fu realizzato il Grande Hotel Salerno un’area di miglioramento a fini turistici, e nell’area residua (quella in cui oggi si vorrebbero realizzare i due palazzi di 12 piani) una zona destinata esclusivamente a verde pubblico attrezzato e parcheggio auto. Questo era il vincolo legale imposto dallo stesso Comune sul terreno per poter beneficiare delle utilità economiche previste dalla legge 730 del 1986 per le aree industriali dismesse.

Voglio ricordare che, successivamente all’acquisto dei suoli nel 1995, Oriol Bohigas, nel rispetto delle destinazioni urbanistiche consacrate nell’atto notarile di acquisto dei suoli, disegnò lui stesso la sagoma del futuro albergo, la sagoma della lunga fontana, che doveva richiamare paesaggisticamente il percorso dell’attiguo fiume Irno (oggi la fontana è in rovina), e infine l’area destinata a verde pubblico e parcheggio. L’area prevedeva una leggera collinetta attrezzata per il passaggio nel verde, con il parcheggio che, nello stile dei moderni interventi urbanistici, andava nel sottosuolo; con chiari fini di bellezza dell’ambiente e nel rispetto assoluto degli standard urbanistici previsti dalla legge. Questo per chiarire che l’acquisto dell’area del Cementificio avvenne proprio per migliorare la qualità di vita della città di Salerno. La riprova è data dal fatto che il Comune beneficiò di un prezzo di acquisto ridottissimo (500 milioni di lire di allora, all’incirca 3-400 mila euro di oggi) poiché il terreno aveva un vincolo sociale sopra, che non mi sembra adesso rispettato con le prossime costruzioni)”

Questa la ricostruzione storica e giuridica di quanto accaduto.

Questo giornale ha segnalato anche che sta per essere venduto, al prezzo di tre milioni di euro, l’ultimo pezzo di suolo appartenuto all’ Italcementi.

Quello di Via Vinciprova, messo all’asta prima di Natale. È anch’esso, a rigor di logica, sottoposto al medesimo vincolo di destinazione che grava tutt’oggi sui due lotti prossimi alla foce del fiume su cui dovrebbero sorgere i due palazzi di dodici piani. Verosimilmente, anche il nuovo lotto in vendita recita nel bando che i terreni non hanno vincolo a parcheggio e verde. Dunque, bandi, deliberare e carteggio preparatorio del bando, se è così, non dicono il vero. Perché sui suoli, come è stato scritto ripetutamente, c’è un vincolo costituito da un onere reale, derivato dalla legge, che ne impedisce la vendita per fini costruttivi. E, come è stato detto, il centro del problema è stato l’atto notarile che non ha accennato all’esistenza del vincolo legale sui suoli venduti.

Cosa che rende non veritiero l’atto notarile di un affare da decine di milioni di euro. Cronache sta raccogliendo le proteste che fasce di cittadini sempre più estese

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Il sorriso di Carla Avarista

di Olga Chieffi

“….Questo tipo di vita, costituisce la via che porta verso il cielo e verso questa confraternita di uomini che sono già vissuti e che ora, liberatisi del corpo, vivono in questo luogo che tu stai vedendo (e, infatti, era un cerchio luminoso, di uno splendore abbagliante in mezzo ai fuochi astrali) e che voi chiamate, come avete appreso dai Greci, Via Lattea”. Da quel luogo potevo osservare tutto il resto, che mi appariva di mirabile lucentezza. C’erano, infatti, stelle che non abbiamo mai visto da qui, ed esse erano tutte così grandi che noi non lo sospettiamo neppure; fra gli astri, il più piccolo era quello che sta più lontano dal cielo e più vicino alla Terra, e che brilla di luce altrui. Le stelle, poi, erano corpi celesti assai più grandi della Terra, e questa mi apparve anzi così piccola, che mi venne una stretta al cuore nel vedere che il nostro impero non occupa che un piccolo punto di essa”. E’ la promessa d’immortalità del Cicerone del De Republica, quel Somnium Scipionis, che dedichiamo a Carla Avarista che è venuta nella giornata di ieri a mancare ai vivi. Carla, attrice di grande spessore e versatilità, docente, vantava una lunga carriera sulle tavole del palcoscenico. In tempi “usa e getta” – anche la coscienza e i sentimenti, disvivere più che vivere -, ossia la vita quotidiana intesa quale consumo veloce, consunzione oscura, spendita e ricarica inerti, abbandono, cieca soddisfazione, sopraffazione, una parola, il sorriso di Carla, potevano assolverti e redimere. Sull’affiorare insistente, sottile e nostalgico di emozioni, colori, profumi, vivificati dall’ascolto di una specie di racconto, un filo di storia breve e pur intenso “pieno”, oggi reso disperato, e insostenibile, per la famiglia e tutti gli amici, dall’agire quieto, incessante e inesorabile, delle grandi leggi di natura, capaci di svelare il segreto di quell’anima senza tradirla, gettandovi soltanto un raggio di luce obliqua, scopriamo dentro di noi una nuova, particolare qualità d’animo, un patrimonio di sentimenti e valori ricchissimo, quell’educazione all’amore che Carla col suo esempio, nel suo passaggio terreno è riuscita trasmetterci. La sua passione è sempre stata rivolta verso il teatro classico ma negli anni ha dato voce e personale interpretazione anche a molti testi contemporanei, come ad esempio Angelus Domini, scritto da Francesco Maria Siani e diretto da Antonello Ronga, andato in scena con successo anche al Teatrosophia di Roma. Per questa struggente interpretazione incentrata sul dolore di una madre, ha ricevuto il premio come Migliore Attrice Protagonista al Festival Nazionale “Portici in Teatro” o Mātĕr, matris, reading drammatico andato in scena per la rassegna salernitana “Domeniche ad arte”, o ancora letture sceniche di forte impatto sociale e storico, come le commemorazioni e ricostruzioni dedicate all’ultimo discorso parlamentare di Giacomo Matteotti a Salerno e non per ultimo quel famigerato Brecht dell’Opera da tre soldi, che andò in scena al Teatro Verdi, ove nel tradimento totale dell’estetica brechtiana, schizzò, una Celia Peachum sopra le righe. Sempre pronta a mettersi in gioco, Carla Avarista tra una prova e l’altra insegnava dizione con corsi personalizzati, presso il Piccolo Teatro del Giullare, riuscendo a dedicarsi ai più piccoli con i laboratori nelle scuole, per accendere in loro la meraviglia per le tavole del palcoscenico. Un dialogo, questo, che non è affatto terminato ieri, poiché si riaccenderà ogni qualvolta un ragazzo o quanti hanno recitato con lei, saliranno nuovamente in palcoscenico. Oggi, quanti hanno il dono della Fede, potranno affermare che Carla è stata rapita agli uomini, perché “Divenuta cara a Dio, fu amata da lui” (Sapienza 4,10), continuando, così, ad attuare il suo messaggio di un taglio pressantemente sociale di onestà e fiducia nel futuro e di solidarietà per il prossimo, che ha costituito il suo vero patrimonio spirituale. “Dov’è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce” scrive Gesualdo Bufalino. Ancora attoniti, per l’improvvisa scomparsa dell’amica rimasta semplice, schietta e sincera, per aver perso inaspettatamente una persona con la quale si è condivisi momenti che sono patrimonio di un’umanità che cresce e migliora attraverso un’azione etica, che è quella del dialogo, della cultura, dell’ “otium”, non riuscendo a scorgere sino in fondo cosa si nascondesse nella filigrana di un evento, che proiettava dinanzi ai nostri occhi il profilo temibile della morte, oggi, saluteremo la sua figura umanissima, nella chiesa di San Pietro in Camerellis alle ore 16,30.

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Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran

In vista dei funerali, che si terranno il 4 luglio, le bare contenenti i corpi della Guida Suprema Ali Khamenei – ucciso nelle fasi iniziali della guerra contro Stati Uniti e Israele – e di diversi membri della sua famiglia sono state esposte nella Grande Moschea di Teheran: quelle del genero Mesbah-ol-Hoda Bagheri, della figlia maggiore Seyyedeh Boshra Hosseini Khamenei, della nuora Zahra Haddad Adel e della nipote di appena 14 mesi, Zahra Mohammadi Golpaygani.

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran
Un enorme ritratto di Ali Khamenei all’esterno della Grande Moschea di Teheran (Ansa).

Prevista la partecipazione di almeno 15 milioni di persone

Le autorità prevedono la partecipazione di almeno 15 milioni di persone di persone nella capitale iraniana per la tre giorni di tributo nazionale, che inizierà appunto domani. Il complesso della Grande Moschea rimarrà aperto giorno e notte fino a lunedì 6 luglio. Poi una processione con la salma di Khamenei sfilerà per le strade di Teheran, prima di raggiungere la città santa di Qom il 7 luglio.

Teheran, per i funerali di Khamenei riappare il capo dei pasdaran
Le bare di Ali Khamenei e dei suoi familiari (Ansa).

Le delegazioni straniere: per la Russia ci sarà Medvedev

Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha dichiarato che «quasi 100 Paesi, tra delegazioni ufficiali e personalità di rilievo» parteciperanno ai funerali di Khamenei, tra cui alcuni dell’Europa orientale. Tra le personalità attese ci sono l’ex presidente russo Dmitry Medvedev e il primo ministro pakistano Shebaz Sharif. La Cina sarà rappresentata dall’alto funzionario parlamentare He Wei. La Turchia dal vicepresidente Cevdet Yilmaz. Irib, la tv pubblica iraniana, riporta che tra i primi a recarsi alla Grande Moschea figuravano personalità religiose provenienti dall’Afghanistan e dall’Indonesia. L’agenzia Isna racconta di «intellettuali provenienti da Malesia, Libano, Afghanistan, Norvegia, Pakistan, Russia, Tunisia, Senegal, India, alcuni paesi dell’America Latina, Argentina e Messico che stanno rendendo omaggio al leader martire della rivoluzione».

Il capo dei pasdaran alla cerimonia funebre in forma ridotta

Tra le persone che hanno già reso omaggio a Khamenei c’è Ahmad Vahidi, ovvero il capo dei Guardiani della rivoluzione, che ha partecipato a una cerimonia funebre in forma ridotta per l’ayatollah, celebrata ieri sera vicino all’ex residenza della Guida Suprema. Si tratta della sua prima apparizione pubblica dall’inizio della guerra a febbraio: da allora, probabilmente per evitare di essere assassinato come il suo predecessore, non si era più fatto vedere, mantenendo un basso profilo.

Quando l’innovazione poteva prevenire la crisi amministrativa

di Vincenzo Calce

Una città non viene commissariata solo quando emergono responsabilità formali. Una città entra in crisi molto prima, quando perde la capacità di controllare, monitorare, prevenire e correggere. È in quella zona grigia, fatta di disattenzione, ritardi, mancata conoscenza degli atti e assenza di strumenti di verifica, che si consuma spesso il fallimento di una classe dirigente. La tecnologia, da sola, non salva una comunità. Ma l’innovazione amministrativa, se applicata con metodo, avrebbe potuto rappresentare uno strumento decisivo per prevenire criticità, intercettare anomalie e costruire un sistema di responsabilità diffusa. Non una semplice digitalizzazione degli uffici, non il passaggio dal cartaceo alla PEC, non la pubblicazione formale degli atti sull’albo pretorio. Serve molto di più. Serve una Pubblica Amministrazione capace di leggere i dati, collegare le informazioni, controllare gli affidamenti, verificare l’esecuzione dei servizi, misurare i risultati e segnalare tempestivamente le deviazioni. Serve una macchina comunale che non scopra i problemi quando ormai sono diventati emergenza, ma che li intercetti quando sono ancora correggibili. In molte realtà locali, invece, si continua ad amministrare in modo frammentato. Gli atti stanno da una parte, i contratti da un’altra, le determine seguono un percorso separato, i controlli arrivano tardi, le segnalazioni dei cittadini restano isolate, gli affidamenti vengono letti solo come procedure e non come processi da governare. Così si crea il terreno ideale per inefficienze, opacità, scarichi di responsabilità e, nei casi più gravi, per interventi esterni che colpiscono l’intera comunità. La domanda vera è semplice. La tecnologia e l’innovazione avrebbero potuto evitare misure traumatiche per la città. Forse non da sole, ma certamente avrebbero potuto aiutare ad anticipare, documentare, intervenire e correggere. Un’amministrazione moderna avrebbe potuto mettere in campo un sistema di monitoraggio degli affidamenti pubblici, con una banca dati unica dei contratti, delle imprese affidatarie, dei responsabili del procedimento, delle scadenze, degli importi, delle proroghe, delle varianti e degli stati di avanzamento. Ogni affidamento avrebbe dovuto essere tracciato non solo nella fase di aggiudicazione, ma anche nella fase esecutiva. Avrebbe potuto attivare cruscotti di controllo per sindaco, assessori, segretario, dirigenti e responsabili, in modo da sapere in tempo reale quali servizi erano in corso, quali criticità emergevano, quali segnalazioni erano pendenti, quali interventi risultavano non eseguiti e quali contratti presentavano anomalie ricorrenti. Avrebbe potuto costruire un sistema di alert automatici sulle proroghe ripetute, sugli affidamenti frazionati, sui ritardi nei controlli, sulle mancate verifiche, sulle scadenze non rispettate e sulle imprese ricorrenti in determinati settori. Non per accusare qualcuno, ma per impedire che l’amministrazione arrivasse sempre dopo. Avrebbe potuto introdurre indicatori di performance sui servizi esternalizzati. Raccolta rifiuti, manutenzione, verde pubblico, illuminazione, patrimonio, servizi sociali e lavori pubblici non possono essere valutati solo quando il cittadino protesta. Devono essere misurati con dati oggettivi, frequenze, tempi di intervento, standard di qualità, report fotografici, geolocalizzazione, verbali di controllo e verifiche periodiche.Avrebbe potuto rafforzare il controllo interno, non come adempimento burocratico, ma come vera funzione di governo. Il controllo non serve a trovare un colpevole dopo, serve a evitare l’errore prima. Una buona amministrazione non teme il controllo, lo pretende. Perché il controllo protegge l’ente, protegge gli amministratori corretti, protegge i dirigenti competenti e soprattutto protegge i cittadini Avrebbe potuto utilizzare gli open data non come vetrina, ma come strumento civico. Pubblicare dati su affidamenti, tempi di pagamento, stato dei lavori, segnalazioni, manutenzioni, costi dei servizi e risultati ottenuti avrebbe consentito anche ai cittadini, ai consiglieri comunali, alle associazioni e agli organi di controllo di valutare l’azione amministrativa in modo più trasparente. Avrebbe potuto creare una cabina di regia permanente sugli affidamenti e sui servizi strategici, con incontri periodici, report tecnici, verifiche sugli obiettivi e responsabilità chiare. Perché quando tutti sanno tutto in modo documentato, diventa più difficile dire di non sapere. E quando diventa più difficile dire di non sapere, aumenta la qualità della decisione pubblica. Il punto politico è proprio questo. Non è accettabile che, davanti a ogni criticità, la parte governativa si rifugi nella formula della mancata conoscenza o della mancata competenza. Chi amministra ha il dovere di conoscere. Chi governa ha il dovere di pretendere informazioni. Chi riceve un mandato dai cittadini non può limitarsi a dire che la responsabilità è degli uffici. I dirigenti hanno certamente responsabilità tecniche, gestionali e procedurali. Ma una città non è guidata solo dai dirigenti. La funzione politica non può ridursi alla presenza nelle cerimonie, alle dichiarazioni pubbliche o alla gestione dell’immagine. La politica deve indirizzare, controllare, chiedere conto, pretendere report, verificare l’attuazione degli obiettivi e intervenire quando il sistema non funziona. A pagarne possono essere i dirigenti sul piano amministrativo, disciplinare o contabile, ma a pagare davvero è l’intera comunità. Pagano i cittadini quando i servizi non funzionano. Pagano le imprese quando il territorio perde credibilità. Pagano i dipendenti quando l’ente viene travolto dalla sfiducia. Pagano le famiglie quando la città viene privata della sua rappresentanza democratica. Pagano anche gli amministratori seri, quando non hanno costruito strumenti adeguati per distinguere responsabilità, ruoli e comportamenti. Per questo l’innovazione non è un lusso. È una forma di prevenzione istituzionale. È un presidio di legalità. È uno strumento di buon governo. È il modo attraverso cui una comunità può evitare che le criticità diventino crisi, che le inefficienze diventino sistema, che la mancanza di controllo diventi giustificazione. Una città moderna non deve limitarsi a digitalizzare i procedimenti. Deve innovare i metodi decisionali. Deve passare dalla logica dell’atto alla logica del risultato, dalla logica dell’emergenza alla logica della prevenzione, dalla logica dello scaricabarile alla logica della responsabilità.La buona amministrazione si riconosce da questo. Non da quante piattaforme possiede, ma da come le usa. Non da quanti atti pubblica, ma da quanti problemi riesce a prevenire. Non da quante dichiarazioni rilascia, ma da quante responsabilità riesce ad assumersi. Il nostro territorio ha bisogno di una nuova cultura amministrativa. Una cultura fondata su dati, trasparenza, monitoraggio, controllo degli affidamenti, misurazione dei servizi e responsabilità politica. Perché amministrare significa sapere. Governare significa prevenire. Innovare significa impedire che il futuro della città venga deciso sempre dopo, quando ormai il danno è già stato prodotto.

L'articolo Quando l’innovazione poteva prevenire la crisi amministrativa proviene da Le Cronache.

Tre condanne all’ergastolo per la strage di Altavilla

La corte d’assise di Palermo ha condannato all’ergastolo Giovanni Barreca, muratore di Altavilla Milicia, Sabrina Fina e Massimo Carandente per la strage di Altavilla Milicia di febbraio 2024 costata la vita alla moglie di Barreca, Antonella Salamone, e ai figli Kevin di 16 anni ed Emanuel di cinque. Le vittime furono seviziate e uccise durante un folle rito di purificazione dal demonio. Coinvolta anche Miriam, la figlia 17enne della coppia, processata separatamente. Condannata in primo grado a 12 anni e otto mesi, è stata assolta in Appello perché giudicata incapace e costretta a partecipare al rito sotto la minaccia di morte. La corte ha anche riconosciuto un risarcimento di un milione di euro per i familiari delle vittime.

La dinamica dell’accaduto

L’orrore venne alla luce nella notte dell’11 febbraio 2024, quando Barreca stesso chiamò il 112 ammettendo: «Ho ucciso tutta la mia famiglia, venite a prendermi». I carabinieri scoprirono i corpi senza vita dei due ragazzini e trovarono Miriam in stato di shock. I resti parzialmente carbonizzati della madre furono trovati ore dopo in una buca in giardino. Secondo la sequenza del massacro delineata dalla figlia 17enne, la donna fu uccisa per prima, il 9 febbraio, e i figli vennero in seguito strangolati con delle catene.

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?

È grande la preoccupazione dalle parti del campo largo (anche nella extended version con Matteo Renzi dentro, per quanto l’ipotesi di un allargamento al momento sia più remota, basti vedere il sussiego quotidiano di Giuseppe Conte verso l’ex rottamatore). La sortita di Giorgia Meloni sul Quirinale («Non è detto che non si possa superare questo altro grande tabù e avere un presidente della Repubblica che non sia di centrosinistra») ha fatto risuonare l’allarme antifascismo della sinistra. Renzi stesso ripete, per accreditarsi nel campo largo, dove non lo amano molto, di volersi battere perché non diventi Capo dello Stato un (o una) sovranista. Persino Elly Schlein ha messo a fuoco la questione: «È un problema se non si individua la figura più adatta a ricoprire quel ruolo, che quello di garante dell’unità nazionale. Non può essere un capo politico, tanto più se ha appena fatto il presidente del Consiglio per cinque anni». Schlein sembra insomma essere fra quelli che credono che Meloni voglia diventare capo dello Stato nel 2029, dopo Sergio Mattarella.

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Il totonomi della destra per il Colle

Il totonomi ha già svoltato l’estate del 2026, mentre ancora non si sa con quale legge elettorale voteremo nel 2027, visto che il centrodestra s’accapiglia sulle preferenze, e non solo. Gli alfieri della Repubblica si rianimano (citofonare Pier Ferdinando Casini, ma non è e non sarà l’unico), i giornali sono pieni di cognomi da bruciare o da usare come depistaggio per nascondere “quelli veri”. Tra questi, con sommo scandalo della sinistra, anche diversi del destra-centro. Dal ministro della Difesa Guido Crosetto al presidente del Senato Ignazio La Russa. Eppure lo disse anche l’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nel 2006 in un’intervista a Bruno Vespa per uno dei suoi libri (L’Italia spezzata, un paese a metà tra Prodi e Berlusconi); alla domanda se troverebbe strano se il suo posto fosse occupato un giorno da un uomo della destra, Napolitano rispose: «Assolutamente no, lo troverei assolutamente fisiologico. Quel che conta per chi sia eletto presidente è saper rappresentare tutto il Paese».

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Giorgio Napolitano (Imagoeconomica).

Eppure per Conte, pater familias degli italiani, anche solo l’ipotesi è motivo di scandalo: «Meloni e il governo hanno trasformato le istituzioni in un palco da campagna elettorale», ha detto questa settimana. «Di fronte alle priorità degli italiani che sono il caro energia, il caro bollette, il caro alimentare, loro si concentrano sulla legge elettorale e mirano al Quirinale. Abbiamo capito che significava: siamo pronti a tutto. Significava pronti anche a trasformare le istituzioni democratiche e a cercare tutte le modalità per rimanere al potere tradendo l’interesse nazionale».

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Meloni pronta a raccogliere i frutti della dédiabolisation

Per la verità una maggioranza politica adulta può fare entrambe le cose: governare e fare campagna elettorale, anche per il Quirinale. Conte, non governando, per ora è concentrato sul secondo aspetto, in attesa di vedere se gli riuscirà di conquistare almeno la leadership del campo largo. Il centrosinistra però rischia di commettere un errore strategico nel mettere paletti ideologico-retorici allo sbarco di “uno di destra” al Colle: c’è qualcosa che lo vieta? Il centrodestra non può essere garante dell’unità nazionale al Quirinale? Solo la sinistra può ambire a ricoprire quel ruolo in maniera rispettabile? Sono alcune domande che ci domandiamo mentre gli allarmi democratici scampanellano con insistenza. Il barrage viene usato da anni in Francia contro Marine Le Pen e le sue formazioni politiche (merito anche del sistema istituzionale che permette al secondo turno di frustrare, almeno fin qui così è stato, le ambizioni presidenziali dell’estrema destra francese). Il risultato è che l’anno prossimo Jordan Bardella o la signora Le Pen, sempre che la Corte d’appello di Parigi non le imponga di indossare un braccialetto elettronico, potrebbero tentare il colpo grosso. Sono quattro anni che Meloni pratica ogni giorno la dédiabolisation nei confronti della destra italiana, a partire dalla riscoperta della parola Nazione con cui ha costruito un chiaro messaggio identitario. L’elettorato, come accade in certi casi, potrebbe anche infischiarsene delle sirene dell’antifascismo avendone ormai viste e provate di tutte. Insomma l’Italia non si è fatta mancare niente: ora manca solo uno di destra come presidente della Repubblica. 

Quirinale, perché un presidente di destra dovrebbe essere un tabù?
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Appuntamenti: RJ Barker primo ospite annunciato per Stranimondi

RJ Barker primo ospite annunciato per Stranimondi

Vincitore del British Fantasy Award e del Premio Italia per La nave delle ossa, in Italia è pubblicato da Elara Libri. Sarà ospite il 17 e 18 ottobre a Milano a Stranimondi 2026.

È stato comunicato il primo ospite d'onore per l'edizione 2026 di Stranimondi, e gli appassionati sono già entusiasti. Autore britannico di fantasy epico, RJ Barker è una delle voci più originali e riconoscibili del panorama fantastico internazionale. Vincitore del Premio Robert Holdstock 2020 (British Fantasy Award) e del Premio Italia 2024 per il Miglior Romanzo Internazionale, è stato capace di conquistare critica e pubblico con mondi costruiti con rara coerenza e intensità. Con la trilogia d'esordio The Wounded Kingdom (di... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 3 luglio 2026 - articolo di S*

Televisione: Nuovo teaser trailer per la serie Apple TV Neuromancer

Nuovo teaser trailer per la serie Apple TV Neuromancer

Nella breve clip si vede il colore della televisione sintonizzata su un canale morto

Apple TV ha appena pubblicato 22 secondi di teaser trailer della serie Neuromancer, ispirata al romanzo del 1984 di William Gibson. Considerato una delle pietre miliari della letteratura fantascientifica e il capolavoro del cyberpunk, Neuromante è una di quelle storie che è stata in grado di anticipare il nostro presente, peculiarità che potrebbe complicare il lavoro di adattamento dell'opera. Guarda il video: Neuromancer Season 1 Teaser 2 | The Next Chapter Is Loading' Nel breve teaser, che gioca sull'effetto nostalgia di chi conosce bene l'opera, vediamo infatti un... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 3 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Televisione: Silo: il primo episodio della terza stagione arriva oggi su Apple TV+

Silo: il primo episodio della terza stagione arriva oggi su Apple TV+

Penultima stagione della serie tratta dai romanzi di Hugh Howey, Silo accompagnerà il pubblico per tutta l'estate

Il primo episodio della terza stagione di Silo, acclamata serie Apple TV che adatta la trilogia distopica di Hugh Howey composta dai romanzi Wool, Shift e Dust, arriva oggi sulla piattaforma di streaming, con una nuova puntata disponibile ogni venerdì fino al finale di stagione del 4 settembre. La serie, creata da Graham Yost, è già stata rinnovata per una quarta e ultima stagione, di cui sono già state completate le riprese. Protagonista del mondo post-apocalittico di Silo è Rebecca Ferguson nei panni dell'ingegnera Juliette, accompagnata anche in questa... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 3 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: I fantasmi nella macchina di Robert Sawyer

I fantasmi nella macchina di Robert Sawyer

Una nuova avventura dell’astronauta Jürgen Haas e del capitano Letitia Garvey dopo una criogenesi davvero sfortunata.

Dopo decenni di letture fantascientifiche ho maturato la convinzione che farsi criogenizzare sia una pessima idea, quasi sempre qualcosa va storto. Anche l'equipaggio della nave spaziale Hokule’a fa una brutta esperienza in merito: quando si risveglia dal sonno criogenico si ritrovano ancora sulla Terra e sono passati 500 anni dalla loro era. Questo succedeva nel romanzo Gli scaricati, pubblicato su Urania 1726, che raccontava la lotta degli astronauti per e dei loro mal assortiti compagni di sventura, un gruppo di criminali, per sopravvivere. Nel seguito I... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - NARRATIVA - Editoria - 3 luglio 2026 - articolo di Giampaolo Rai

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano

Trumpery, in un inglese un po’ vecchiotto, sono i fronzoli vistosi oppure le sciocchezze e gli imbrogli e sembra la parola adatta a descrivere l’ossessione di Donald Trump per il restyling della Casa Bianca. Tutti i presidenti, quando si insediano, fanno dei lavoretti: Barack Obama mise nello Studio Ovale qualche ceramica indigena sugli scaffali e appese al muro alcuni quadri di artisti afroamericani, l’ex first lady Michelle piantò un orto biologico e Joe Biden rimosse il ritratto di Andrew Jackson (settimo presidente Usa e figura controversa per questioni di deportazione dei nativi americani e schiavismo) voluto da Trump. Niente in confronto alla mania di Donald di lasciare un segno sfarzoso del suo passaggio.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Tutto l’oro dello Studio Ovale luccica durante un incontro tra Donald Trump e Mark Rutte (foto Ansa).

Come Silvio col dipinto di Tiepolo (censurato)

Uguale, in questo, a Silvio Berlusconi, che fece intervenire a Palazzo Chigi il suo architetto di fiducia Mario Catalano, lasciandogli mano libera sull’introduzione di colonne con capitelli corinzi, specchi, stucchi bianchi, marmi pregiati, la riproduzione fotografica di un dipinto di Tiepolo (l’originale, affrescato sul soffitto di una villa vicentina, è conservato in un museo di Vicenza) appesa alle spalle del premier in modo che «le tivù lo inquadrino durante le conferenze stampa e le immagini di una bella opera d’arte vadano in tutto il mondo». Ma con un seno censurato, per carità, qui mica siamo alle cene eleganti del bunga bunga. Nei bagni della sala stampa fece installare luci al quarzo, lavabi con fotocellula, water in ceramica nera e beige, rubinetti d’oro, marmi di travertino oniciato e nero del Belgio. Quando arrivò Mario Draghi, fece ripristinare pareti bianche e rubinetti tradizionali: la sobrietà come atto politico.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Silvio Berlusconi nel 2011 a Palazzo Chigi, con alle spalle la riproduzione fotografica di un dipinto di Tiepolo (foto Ansa).

Lavori che hanno superato i 350 milioni di dollari

Durante il primo mandato, Trump fece una ristrutturazione completa della Casa Bianca costata 1,75 milioni di dollari. Ma nel secondo mandato la differenza di scala è enorme: ha demolito l’intera East Wing per costruire una Ball Room che, tra stime iniziali e rialzi successivi, ha ormai superato i 350 milioni di dollari; ha pavimentato il Rose Garden, ha ricoperto l’Oval Office di una patina dorata. Ogni giorno Trump fornisce ai media americani la sua deflection strategy, tutta una serie di diversivi necessari per far sognare un po’ le masse dell’America profonda, desiderose di saperne di più sul colore delle tende, sulla morbidezza dei tappeti e sui mobili che arredano l’appartamento presidenziale e dimenticare così l’Iran, i dazi, le guerre.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Il Rose Garden trasformato in una terrazza con tavolini e ombrelloni a strisce bianche e gialle (foto Ansa).

Tra un negoziato con l’Iran e l’altro…

All’inizio di giugno – ha riferito la Cnn – mentre lasciava lo Studio Ovale lo hanno sentito redarguire un collaboratore: sosteneva che alcune parti della nuova Ball Room mancassero negli ultimi rendering e chiedeva chiarimenti sulle sue numerose colonne. Il breve scambio di battute si sarebbe svolto nei corridoi dell’Ala Ovest e sarebbe avvenuto lo stesso giorno in cui gli Stati Uniti si scambiavano proposte per una soluzione alla guerra con l’Iran, giusto per dimostrare quanto il presidente sia profondamente coinvolto in ogni dettaglio di questo suo faraonico progetto e quanto tempo prezioso gli sottragga.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Trump mostra un rendering della sala da ballo (foto Ansa).

La costruzione va avanti nonostante le battaglie legali: un giudice ha stabilito che i lavori potevano proseguire fino al 5 giugno, in attesa della decisione della corte d’appello sul fatto che il Congresso doveva approvare o meno il progetto. Nonostante sei senatori repubblicani abbiano poi votato per bloccare i finanziamenti, i lavori del cantiere proseguono tuttora indisturbati. Pare che l’amministrazione avesse inizialmente concordato 11,9 milioni di dollari con l’impresa Clark Construction, poi saliti a 17,4 milioni per costi aggiuntivi.

La caduta di stile della rimozione del quadro di Biden

Perché non è più solo la Ball Room: si tratta di un’operazione che coinvolge il rifacimento del colonnato dell’ala Ovest con marmo nero e della walk of fame presidenziale – la galleria dei ritratti dei presidenti Usa – quanto meno fuori dal protocollo, poiché Trump ha fatto sostituire quello di Joe Biden con la fotografia di un “autopen“, il meccanismo usato per replicare automaticamente le firme, per alludere al fatto che, secondo Trump, Biden non era cosciente di ciò che firmava durante il suo mandato.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
La foto di Joe Biden sostituita con un “autopen” (foto Ansa).

Inoltre non solo ha voluto pavimentare il Rose Garden, trasformandolo in una terrazza con tavolini e ombrelloni a strisce bianche e gialle, come quelli del suo club a Mar-a-Lago, ma ha inserito due enormi bandiere americane sui prati Nord e Sud, con un restauro completo del Lafayette Park.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
I lavori sotto la statua di Andrew Jackson al Lafayette Park (foto Ansa).

Sulla doratura dello Studio Ovale, Trump ha assicurato che è tutta «foglia d’oro, niente di finto». Sul nuovo eliporto che ha fatto costruire a South Lawn, annunciato all’improvviso per risolvere il problema degli scarichi dei nuovi elicotteri Sikorsky che bruciano l’erba, Trump ha provocatoriamente detto che lo ha fatto «per gli ambientalisti».

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L’eliporto fatto costruire a South Lawn (foto Ansa).

L’Arc de Trump per celebrare il 250esimo anniversario dell’indipendenza

Contemporaneamente ha ribattezzato il Kennedy Center con il suo nome (scritta poi rimossa dopo che un giudice federale l’ha dichiarata illegittima), ha dato il via alla costruzione di un colossale Triumphal Arch, subito ribattezzato dai media «Arc de Trump», per celebrare il 250esimo anniversario dell’indipendenza. L’architetto incaricato, Nicolas Leo Charbonneau, deve fondere lo stile neoclassico monumentale con elementi patriottici massicci voluti da Trump, come le due aquile dorate giganti e la statua alata di Lady Liberty in cima.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano

Trump ha avuto la balzana idea di dipingere di blu la celeberrima Memorial Reflecting Pool, la gigantesca vasca d’acqua rettangolare situata proprio davanti al monumento a Lincoln, famosa in tutto il mondo per aver fatto da sfondo al discorso «I have a dream» di Martin Luther King. I lavori sono stati affidati senza gara d’appalto a un’azienda che aveva già lavorato sui campi da golf di Trump, e i costi sono lievitati dai circa 1,5 milioni stimati inizialmente a ben 14,7 milioni di dollari.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Trump annuncia la fine dei lavori di rinnovo della Lincoln Memorial Reflecting Pool (foto Ansa).

Le alghe e il verde fangoso che hanno rovinato i piani di Trump

Subito dopo la riapertura, il progetto è andato incontro a un clamoroso fallimento tecnico: l’acqua è diventata verde acceso, invece del blu-bandiera americana che voleva Donald: essendo una vasca enorme, poco profonda e colpita dal sole estivo, il fondale blu ha assorbito molto più calore. Questo ha surriscaldato l’acqua, creando l’ambiente perfetto per una fioritura record di alghe, che hanno trasformato il blu bandiera in un verde fangoso. La vernice ha iniziato a staccarsi e, nel giro di due settimane, forse a causa del calore o dei prodotti chimici usati in fretta e furia dagli addetti nel tentativo di uccidere le alghe, il rivestimento blu ha iniziato a scrostarsi, con enormi lembi di gomma e vernice blu che galleggiano sulla superficie.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Le alghe che hanno rovinato la Memorial Reflecting Pool (foto Ansa).

Di fronte alle ironie sul web, Trump ha rifiutato la spiegazione scientifica degli esperti, denunciando pubblicamente sul suo social Truth una cospirazione da parte degli attivisti di sinistra. Ha sostenuto che dei vandali si fossero introdotti nella vasca di notte «tagliando il rivestimento con dei coltelli» e gettando fertilizzante nell’acqua per nutrire le alghe e sabotare il compleanno dell’America.

In competizione con la moglie Melania, ognuno con i suoi decoratori

La Versailles a cui sta pensando questo ex immobiliarista eletto dagli americani loro presidente per ben due volte vede anche una sorta di competizione tra lui e la moglie Melania, ognuno con i suoi decoratori di fiducia. Lei si fa consigliare da Tham Kannalikham, una designer specializzata nel rispolverare la tradizione, per tentare di tenere a bada il kitsch appariscente prediletto da Donald, e ha abbandonato Angelo Donghia, adorato dalla prima moglie di Trump, Ivana, e che aveva curato anche le case di Ralph Lauren e Diana Ross.

Per i nuovi interni della Casa Bianca Trump ha invece chiamato Henry Conversano, un industrial designer che ha rifatto tutti i più importanti casinò di Las Vegas e il famoso Golden Nugget di Atlantic City. Secondo i biografi della coppia, mentre Melania lavorava con la Kannalikham sul comfort borghese, Trump scatenava Conversano sugli specchi, i cristalli, i lampadari e le dorature. Alla corte dei due, raccontano scandalizzati i siti americani, è una processione continua di tessutai, tappezzieri, antiquari, posatori di moquette, piastrellisti, stuccatori, marmisti, ebanisti, vetrai.

La Versailles di Trump alla Casa Bianca: una deriva kitsch in stile berlusconiano
Dettagli dello Studio Ovale (foto Ansa).

Sembra l’era Berlusconi da noi, con il continuo travaso di artigiani di fiducia da Arcore a Palazzo Chigi. Luigi XIV riempì Versailles di specchi per abbagliare i nobili e ricordare a tutti chi comandava. Trump fa la stessa cosa, guidato dal suo fiuto di ex palazzinaro ma con in mano il catalogo di un contractor del New Jersey: l’oro e gli specchi non gli servono per dire «sono ricco», gli servono per riaffermare che è intoccabile e che è lui il boss, come ha detto quando è arrivato in ritardo a Evian, al summit del G7.