Noto: «Quel 18% non è di Fi, ma moderati»

«Quel 18% non può essere letto come un dato interno a Forza Italia. Si tratta piuttosto di una quota di elettorato moderato, trasversale, che non si riconosce pienamente nelle dinamiche di partito ma esprime sensibilità proprie su temi complessi come la giustizia». Così il sondaggista Antonio Noto, intervenendo nella sede di Forza Italia a Napoli, risponde alla domanda sull’esito del referendum sulla giustizia e sul dato relativo a una parte dell’elettorato azzurro che avrebbe votato No.

«Parliamo di un’area fluida, che storicamente non si muove in modo compatto e che tende a valutare nel merito i singoli quesiti. Ridurre quel dato a una frattura interna a Forza Italia sarebbe una forzatura», aggiunge.

Secondo Noto «il voto sul referendum non è stato un voto identitario, ma un voto d’opinione. Ed è proprio in questo spazio che si colloca quell’elettorato moderato che può aver espresso una posizione diversa senza che questo implichi una distanza politica strutturata dal partito».

L'articolo Noto: «Quel 18% non è di Fi, ma moderati» proviene da Le Cronache.

12 aprile rimozione due ordigni bellici a Eboli

In Prefettura a Salerno si è tenuta una nuova riunione di coordinamento finalizzata a pianificare le attività connesse alla bonifica di due ordigni bellici della Seconda guerra mondiale, della tipologia bomba d’aereo, rispettivamente di 250 e 100 libbre, trovati in due cantieri edili nel comune di Eboli, a distanza di pochi chilometri. All’incontro che si è tenuto ieri hanno preso parte il sindaco di Eboli, Mario Conte, accompagnato dal comandante della Polizia Municipale, i rappresentanti del Comune di Battipaglia, dei vertici provinciali delle forze di Polizia, del 21° Reggimento Genio Guastatori, dei Vigili del Fuoco, della Polizia Stradale, dell’Anas, della Provincia, di Rfi, dei gestori dei servizi e sotto-servizi di Enel, della società Terna, dei gestori della rete gas e delle linee telefoniche, dell’Asl, del 118 e della Croce Rossa.Il 21° Reggimento Genio Guastatori ha illustrato le caratteristiche degli ordigni, le procedure e il cronoprogramma delle operazioni di bonifica che avranno luogo, per entrambi i residuati bellici, a partire dalle ore 8 circa di domenica 12 aprile, con due squadre che lavoreranno simultaneamente. I luoghi del rinvenimento – messi immediatamente in sicurezza a seguito del ritrovamento degli ordigni – saranno quelli in cui gli artificieri eseguiranno le operazioni, che dureranno al massimo 10 ore, tenuto conto che il primo ordigno, per le sue caratteristiche, non è trasportabile altrove in quanto dotato di spoletta non rimovibile.

L'articolo 12 aprile rimozione due ordigni bellici a Eboli proviene da Le Cronache.

Salerno Club 2010, Mai Sola, CCSC: “Iervolino torni a fare il presidente

Il Salerno Club 2010, di comune intesa con il Club Mai Sola ed il Centro Coordinamento Salernitana Clubs, alla luce di quanto si apprende dalle notizie diffuse, intende chiarire che la persona Danilo Iervolino non è mai stata messa in discussione, perfettamente consapevole delle somme dallo stesso sborsate per la gestione della US Salernitana 1919 e delle sue indiscutibili potenzialità

 

Pertanto la confusione e l’incertezza che derivano proprio dalle “voci” di queste ultime ore inducono a ritenere che il passaggio di proprietà della Salernitana può essere solo deleterio per la nostra beneamata

Si vuole solo chiarezza e ci si auspica che il proprietario ritorni a fare il presidente, seguendo in prima persona le sorti della squadra granata senza delegare a persone che, ad oggi ed alla luce dei risultati conseguiti, hanno solo sperperato il suo patrimonio ottenendo risultati catastrofici

I tifosi vogliono fare un passo indietro per il bene della Salernitana proprio perché credono che le capacità del dott Iervolino siano quelle di riportare la Salernitana in serie A …purché si circondi non persone di mondo , ma competenti di calcio

Sempre Forza Salernitana

L'articolo Salerno Club 2010, Mai Sola, CCSC: “Iervolino torni a fare il presidente proviene da Le Cronache.

Ruggi: tumori cerebrali operati dalla palpebra senza cicatrici

Una chirurgia non invasiva, che utilizza la palpebra come corridoio naturale per raggiungere il cervello senza lasciare nessuna traccia esterna. È l’ultima frontiera della Neurochirurgia di precisione per i tumori cerebrali realizzata dall’Università degli Studi di Salerno in sinergia con l’Azienda Ospedaliero Universitaria “San Giovanni di Dio Ruggi d’Aragona – Scuola Medica Salernitana”, nell’ambito delle attività di Terza Missione di Ateneo.

Una tecnica rivoluzionaria, realizzata dal Professore Matteo de Notaris, neurochirurgo, ricercatore e docente presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana” dell’Università di Salerno.

 «L’ultima frontiera, forse la più importante della Neurochirurgia, è l’approccio attraverso la palpebra – esordisce Matteo De Notaris – Si pratica un taglietto nella piega palpebrale e attraverso questo raggiungiamo le zone più delicate del cervello. Prima per raggiungere specifiche zone profonde del cervello dovevamo praticare una craniotomia, cioè un foro con un trapano e spostare il cervello. Con queste tecniche innovative arriviamo in profondità attraverso la faccia, ovvero dalle cavità nasali o dalla piega palpebrale e raggiungere l’obiettivo senza toccare il cervello».

La tecnica endoscopica consente di accedere a lesioni cerebrali ed orbitarie evitando ampie craniotomie ed è utilizzabile per tumori cerebrali, lesioni del basicranio anteriore e medio, fratture orbitali complesse e, non ultimo, per l’estrazione di un proiettile a contatto con il nervo ottico, intervento delicatissimo, realizzato circa un mese fa.

Tra i vantaggi la minore invasività dell’interventorecupero rapidocicatrici ridotte o invisibili e minori complicanze.

«Le nuove tecnologie che utilizziamo all’Università di Salerno presso l’ospedale Ruggi d’Aragona rivestono un ruolo fondamentale nella Neurochirurgia – continua il Professore de Notaris – Tra le principali tecniche endoscopiche, che utilizziamo già da tempo, abbiamo anche sperimentato il braccio robotico collegato ad un esoscopio. Abbiamo il navigatore, una sorta di computer che in sala operatoria ci assiste per raggiungere millimetricamente i nostri obiettivi. Con una telecamerina di 4 mm raggiungiamo l’area più profonda del cervello, per asportare successivamente solo il tumore senza toccare le strutture nobili».

La Clinica Neurochirurgica dell’Università di Salerno svolge un ruolo determinante di Terza Missione. «Siamo molto orgogliosi di rappresentare un’avanguardia nella Neurochirurgia di precisione. Non è solo una progressione tecnologica, ma ha un impatto sociale sulla vite delle persone, offrendo un orizzonte di speranza e di futuro, anche in tumori cerebrali profondi – insiste il Professore Orlando Troisi, delegato alla Terza Missione dell’Università di Salerno – La ricerca scientifica avanzata prodotta nei nostri laboratori si traduce in applicazioni pratiche attraverso il trasferimento tecnologico, in linea con la visione della nuova governance del rettore Virgilio D’Antonio. L’Università di Salerno si conferma un modello virtuoso e un attrattore internazionale avendo descritto e pubblicato tra i primi al mondo i risultati clinici e anatomici di questo approccio: tantissimi studiosi e specialisti vengono da tutto il mondo per imparare questa tecnica, per poi condividere le loro esperienze in ambito internazionale. Non più viaggi della speranza, inoltre, ma un’inversione di tendenza: dal nord vengono ad operarsi al Sud, perché qui, a Salerno, riusciamo a produrre qualcosa di straordinario che regala un orizzonte di futuro e di vita al paziente»

L'articolo Ruggi: tumori cerebrali operati dalla palpebra senza cicatrici proviene da Le Cronache.

Gravina si è dimesso da presidente della Figc

Gabriele Gravina ha annunciato le dimissioni da presidente della Figc durante il vertice con le componenti federali. Le elezioni per le nuove cariche saranno indette per il 22 giugno.

 

L’addio è stato annunciato dal presidente federale nel corso del vertice con i presidenti delle componenti del consiglio federali. All’incontro sono presenti i n.1 di Serie A, B, Lega Pro, LND, AIC e AIAC, rispettivamente Ezio Maria Simonelli, Paolo Bedin, Matteo Marani, Giancarlo Abete, Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri dopo la mancata qualificazione dell’Italia al mondiale, la terza consecutiva e la seconda sotto la gestione Gravina.

Nel comunicato che ufficializza le dimissioni di Gravina da N.1 della Figc e annuncia la data delle nuove elezioni, si legge anche come il presidente federale abbia “ringraziato le componenti per aver rinnovato, in forma pubblica e privata, la vicinanza e il sostegno alla sua persona e ha informato i presidenti di essersi reso volentieri disponibile ad intervenire in audizione il prossimo 8 aprile (ore 11) in VIl Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano”.

In quella sede – sottolinea il comunicato – Gravina esporrà “nella maniera più compiuta ed esaustiva possibile una relazione sui punti di forza e di debolezza del movimento, toccando anche alcuni dei temi già affrontati nella conferenza stampa svoltasi dopo la gara della Nazionale giocata a Zenica lo scorso martedi 31 marzo”.

Gabriele Gravina, durante la riunione in Federcalcio con le componenti in cui ha annunciato le sue dimissioni, si è detto anche rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, espresse dopo la partita Bosnia-Italia a Zenica e che hanno sollevato anche le reazioni di tanti olimpionici azzurri.

Il presidente federale ha precisato che le frasi “non volevano essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, spiegando – si legge in un comunicato diffuso dalla Figc – che erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne, dalla presenza nella governance di alcune Federazioni di leghe con le relative autonomie, ed esterne, con riferimento alla natura societaria dei club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai club dilettantistici”.

L'articolo Gravina si è dimesso da presidente della Figc proviene da Le Cronache.

Morto il giornalista Roberto Arditti

L’ospedale San Camillo di Roma ha comunicato la morte del giornalista Roberto Arditti, che era stato colpito da un arresto cardiaco. La notizia del decesso dell’ex direttore de Il Tempo, circolata subito dopo il ricovero in terapia intensiva, era stata smentita ieri dalla famiglia. Arditti, però, non ce l’ha fatta. «La commissione medica nominata dalla direzione dell’ospedale ha confermato lo stato di morte cerebrale del paziente. È stato quindi constatato il decesso», si legge in una nota del San Camillo: «I supporti vitali vengono comunque mantenuti in attesa del trasferimento in sala operatoria per il prelievo degli organi, nel rispetto della volontà donativa espressa in vita».

Chi era Roberto Arditti

Da dicembre del 2008 a gennaio del 2010 Arditti era stato direttore de Il Tempo, continuando poi a collaborare con il quotidiano come editorialista. In precedenza, dal 1992 al 1997, era stato alla guida delle news di RTL 102.5. Aveva inoltre collaborato con Il Foglio e Linkiesta. Dal 2018 era direttore editoriale di Formiche. Prima di passare al giornalismo, Arditti – che era stato dirigente della Gioventù Repubblicana – aveva iniziato il suo percorso professionale nelle istituzioni, lavorando al Senato accanto a Giovanni Spadolini. Il ritorno alla comunicazione politica era avvenuto col governo Berlusconi II, insediatosi nel 2001, durante il quale era stato portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola. Nel corso della carriera Arditti è stato anche autore della trasmissione Porta a Porta. Tra i tanti incarichi ricoperti pure quello di direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015. Aveva inoltre fondato insieme con Swg la società di consulenza strategica Kratesis.

Disastro Italia, dopo Gravina lascia anche Buffon: l’annuncio sui social

Oltre a Gabriele Gravina, che ha finalmente lasciato la poltrona di presidente della Figc, dopo la mancata qualificazione ai Mondiali ha fatto un passo indietro anche Gianluigi Buffon. L’ex portiere ha annunciato sui social le dimissioni da capo delegazione della Nazionale italiana, rassegnate – ha spiegato – «un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia», prima della richiesta di «temporeggiare» arrivata dai piani alti: «Un atto impellente, che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi».

«Ora che il presidente Gravina ha scelto di fare un passo indietro, mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità, perché, pur nella sincera convinzione di aver costruito tanto a livello di spirito e di gruppo con Rino Gattuso e tutti i collaboratori, nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale, l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale», scrive Buffon. E poi: «È giusto lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo. Rappresentare la Nazionale è per me un onore ed una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino». Buffon ha poi detto di aver «chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche, importanti figure di forte esperienza, che insieme con le competenze già presenti, stanno dando vita» ai cambiamenti necessari per riportare in alto l’Italia: «Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, di dialogo e di sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare, insieme ai vari responsabili, un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale Under 21. Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore».

LEGGI ANCHE: Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante

Nei corridoi di Montecitorio e nelle chat riservate dei parlamentari pentastellati, l’aria è pesante. Non si tratta più dei soliti malumori fisiologici di un partito che cerca di trovare la sua identità tra le pieghe del centrosinistra. Questa volta, la sensazione diffusa tra i peones e i vertici è quella di una resa dei conti finale. Il Movimento 5 stelle, o ciò che ne resta dopo anni di mutazioni genetiche, rischia di implodere, proprio mentre il suo leader, suonando la carica delle primarie, ha lanciato l’attacco alla leadership del cosiddetto campo largo. Fronte che cerca faticosamente di compattarsi contro il governo Meloni, indebolito da vizi privati e pubbliche leggerezze (ultimo in ordine di tempo l’affaire tra il ministro Piantedosi e la giornalista Claudia Conte).

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Grillo vuole riprendersi nome e simbolo

Al centro della tempesta perfetta c’è lui, il fondatore, il Garante che ha deciso di smettere i panni del padre nobile per indossare quelli dell’avvocato divorzista. Beppe Grillo ha rotto gli indugi e ha notificato un atto di citazione al tribunale di Roma contro il M5s guidato da Giuseppe Conte. L’obiettivo è chiaro e letale: riprendersi il nome e il simbolo. Secondo la tesi dei legali del comico genovese, l’associazione romana presieduta dall’ex premier avrebbe i simboli solo «in uso», mentre la titolarità esclusiva resterebbe in capo all’associazione originaria di Genova. La prima udienza è fissata per luglio 2026, ma gli effetti politici di questa mossa sono già deflagranti. Dal quartier generale contiano, l’iniziativa è stata bollata come «assurda e temeraria», ma dietro le quinte la preoccupazione è palpabile. L’ex ministro Alfonso Bonafede, da tempo nei box a scaldare i motori e tornato di recente in tv, è descritto da chi lo frequenta particolarmente inquieto. Ma non è il solo. La fronda interna dei delusi rischia di trasformarsi nell’ennesima mina sulla strada di Conte verso Palazzo Chigi.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Beppe Grillo (Imagoeconomica).

Conte rischia di ritrovarsi alla guida di un partito sfilacciato

Il piglio padronale contestato a Grillo è, di fatto, la caratteristica principale del presidente Conte abituato da sempre a fare da solo, a non ascoltare consigli e a vivere le critiche come offese personali. Nonostante i cambi al vertice del direttivo al Senato, ad esempio, tutto è rimasto fermo, complice anche il terremoto da referendum, scatenando numerosi maldipancia. La nuova legge elettorale, se si farà, inoltre, metterebbe a rischio candidature date per scontate con rising star che scalpitano e pronte a fare carte false pur di trovare la casella giusta nelle liste per le prossime elezioni. In questo quadro, se Grillo dovesse vincere, Conte si ritroverebbe alla guida di un partito sfilacciato, scontento senza simbolo e senza storia.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte con Beppe Grillo (Imagoeconomica).

L’attivismo sospetto dell’ortodossa Raggi

In uno scenario da “muoia Sansone con tutti i Filistei”, si inserisce poi l’insolito e rumoroso attivismo di Virginia Raggi. L’ex sindaca di Roma, da sempre considerata la “guerriera” prediletta di Grillo, è tornata prepotentemente sotto i riflettori. Le sue recenti apparizioni televisive e le battaglie legali annunciate contro il termovalorizzatore della Capitale non sono iniziative isolate, ma tasselli di una strategia più ampia. Raggi rema apertamente contro l’alleanza strutturale con il Partito Democratico e contro l’amministrazione Gualtieri, incarnando l’anima ortodossa del Movimento che non ha mai digerito la svolta istituzionale e progressista impressa da Conte. Il suo posizionamento è un segnale inequivocabile: se Grillo dovesse riprendersi il simbolo, Raggi sarebbe in pole position per guidare la “nuova-vecchia” creatura politica.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Virginia Raggi (Imagoeconomica).

Dibba con la sua Schierarsi potrebbe tornare in gioco

Ma Raggi non è l’unica a scaldare i motori. L’offensiva legale di Grillo ha risvegliato le aspirazioni sopite di un intero esercito di ex parlamentari, espulsi o giubilati dalla ferrea regola del doppio mandato. Per molti di loro, rimasti ai margini della politica attiva ma ancora influenti sui territori, la mossa del fondatore rappresenta l’ultima, insperata occasione per tornare in gioco. Le chat degli “ex” sono in fermento, animate dalla speranza di una restaurazione che spazzi via la classe dirigente contiana, accusata di aver trasformato il Movimento in un partito tradizionale, prono alle logiche di coalizione. A catalizzare questo malcontento c’è un altro convitato di pietra: Alessandro Di Battista.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Alessandro Di Battista (Imagoeconomica).

L’ex “pasionario”, da anni lontano dalle istituzioni ma mai davvero uscito dai radar politici, sta pianificando il suo rientro nell’agone. Attraverso la sua associazione Schierarsi, Di Battista sta sondando il terreno con un tour nelle piazze italiane, valutando una discesa in campo ufficiale prevista per l’autunno del 2026. Il suo obiettivo è intercettare non solo i delusi della gestione Conte, ma anche quell’elettorato anti-sistema che il M5S delle origini sapeva mobilitare. Un asse Grillo-Raggi-Di Battista, magari benedetto da figure simbolo come Nino Di Matteo, è l’incubo peggiore per i vertici attuali del Movimento.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Virginia Raggi, Nino Di Matteo e di spalle Marco Travaglio (Imagoeconomica).

Le fibrillazioni interne al M5s inquietano il Pd

Le ripercussioni di questo scontro fratricida si abbattono inevitabilmente sul campo largo. L’alleanza con il Partito democratico di Elly Schlein, già messa a dura prova dalle differenze programmatiche e dalle tensioni locali, senza contare l’imbarazzo per la vicinanza tra Conte e l’emissario trumpiano in Italia Paolo Zampolli, rischia di implodere sotto il peso delle beghe interne ai cinque stelle. Sebbene le opposizioni abbiano recentemente trovato una fragile unità nel sostenere il No al referendum sulla giustizia, la prospettiva di un M5s spaccato in due, con un’ala ortodossa pronta a sabotare ogni accordo con i dem, terrorizza il Nazareno (e fa contenti i riformisti). Conte, che ha sempre rivendicato il ruolo di federatore progressista, si trova ora a dover difendere la sua leadership e la sopravvivenza stessa del suo progetto politico.

Grillo torna a sfidare Conte: cosa c’è dietro la mossa del garante
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

La partita è appena iniziata, ma i pezzi sulla scacchiera si muovono velocemente. Da una parte l’Avvocato del Popolo, arroccato nella difesa di un partito che ha plasmato a sua immagine; dall’altra il Garante, pronto a distruggere la sua creatura pur di non vederla snaturata, affiancato dai reduci della prima ora. In mezzo, un elettorato disorientato e un centrosinistra che guarda con apprensione a una faida che potrebbe regalare al centrodestra un’ipoteca definitiva sulle prossime elezioni. Sempre che Grillo non miri solo ai soldi…

Michele Uva direttore esecutivo di Euro 2032 Italia

L’Uefa ha affidato a Michele Uva il ruolo di direttore esecutivo di Euro 2032 Italia. A lui il compito di guidare le attività di coordinamento, pianificazione e sviluppo del progetto italiano legato alla competizione europea a cui – sospiro di sollievo – l’Italia parteciperà certamente in quanto Paese ospitante assieme alla Turchia. Dal 2017 nella Uefa di cui è stato anche vicepresidente, Uva lascia l’incarico legato alla sostenibilità di cui si è occupato negli ultimi cinque anni: a ottobre del 2025 è stato inserito nella lista TIME100 dedicata ai personaggi più influenti al mondo sul tema del clima, il primo nell’ambito dello sport.

LEGGI ANCHE: Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni

Dalla pallavolo al calcio, chi è Michele Uva

Classe 1964, Uva ha vanta una lunga esperienza manageriale maturata nel mondo dello sport. Calcio, ma non solo. Ha infatti iniziato come dirigente nel 1985 nella pallavolo prima con la Zinella Volley Bologna, poi con la Sisley Volley Treviso e infine come direttore generale nella squadra della sua città, Matera, capace di primeggiare a livello nazionale e continentale. In questo periodo è stato nominato anche presidente della Lega Pallavolo Serie A femminile, incarico che ha mantenuto fino al 1996, anno del passaggio al calcio. Dal 1996 al 2001 è stato direttore generale del Parma, con cui ha vinto Coppa Italia, Supercoppa italiana e Coppa Uefa. Successivamente, fino a novembre 2002 è stato vicepresidente e ceo della Lazio. Dal 2003 al 2006 ha svolto il ruolo di consulente strategico per la società tedesca Sport+Markt AG (oggi Nielsen Sport). Poi è passato al basket, diventando per due anni direttore generale della Virtus Roma. A settembre del 2014 è stato nominato direttore generale della Figc. Nel 2017 l’approdo all’Uefa, di cui è stato vicepresidente fino al 2020. Dal 2021 era executive director della Uefa con responsabilità sui temi della Social & Environmental Sustainability

Chi è l’eurodeputata Rima Hassan, fermata per apologia di terrorismo

L’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan «è stata posta in custodia cautelare» a Parigi con l’accusa di apologia di terrorismo. Lo ha reso noto il suo partito La France Insoumise, confermando quanto inizialmente riportato da Le Parisien. Hassan è stata fermata nell’ambito di un’indagine su un post pubblicato il 26 marzo su X (e poi cancellato) in cui aveva fatto riferimento a Kozo Okamoto, membro del gruppo terroristico Armata Rossa Giapponese coinvolto nell’attentato avvenuto nel 1972 all’aeroporto di Tel Aviv.

L’attentato del 30 maggio 1972 all’aeroporto di Tel Aviv

Il massacro dell’aeroporto di Lod (oggi Tel Aviv-Ben Gurion) avvenne il 30 maggio 1972, quando tre terroristi giapponesi, per conto del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina – Operazioni Esterne, uccisero 26 civili di varie nazionalità e ne ferirono 80, sparando con fucili d’assalto nell’area di sosta dello scalo. Due dei terroristi, morirono nel successivo scontro con la polizia (uno suicida): sopravvisse solo Okamoto. Condannato all’ergastolo, fu rilasciato nel 1985 con altri 1.150 prigionieri in uno scambio con tre soldati israeliani e si stabilì in Libano, Paese dove erano stati addestrati i tre terroristi e che nel 2000 gli ha concesso lo status di rifugiato politico.

Chi è l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan

Rima Hassan Mobarak, eletta europarlamentare nel 2024, è nata il 28 aprile 1992 nel campo profughi di Neirab, in Siria, da una famiglia palestinese espulsa durante la Nakba del 1948. Arrivata in Francia a 10 anni come apolide attraverso un programma di ricongiungimento familiare, ha poi ottenuto la cittadinanza una volta diventata maggiorenne. Laureata in Diritto internazionale alla Sorbonne con una tesi sull’apartheid in Sudafrica e in Israele, nel corso degli anni si è dedicata alla difesa dei diritti dei rifugiati, tema sui cui si è concentrata anche a Strasburgo dopo l’elezione al Parlamento europeo. Nel giugno del 2025, insieme con altri 11 attivisti internazionali (tra cui Greta Thunberg), Hassan ha preso parte alla Gaza Freedom Flotilla, salpando dal porto di Catania. Non è la prima volta che Hassan è oggetto di un fermo: in passato era infatti già stata denunciata per episodi simili. Ad aprile del 2024 era stata convocata e interrogata dalla polizia francese con l’accusa di apologia del terrorismo, date alcune sue affermazioni con cui aveva legittimato l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Nomine, si parte con Poste italiane: il Mef conferma i vertici

Il ministero dell’Economia e delle Finanze conferma i vertici di Poste Italiane in vista del rinnovo del mandato nell’assemblea del 27 aprile. In una nota, il Mef – titolare direttamente del 29,26 per cento e, attraverso Cdp, di un altro 35 per cento- ha comunicato di aver depositato la lista che risulta guidata dall’attuale presidente Silvia Rovere e dall’attuale amministratore delegato Matteo del Fante, candidati a essere confermati nei rispettivi ruoli. A completare la lista ci sono Wanda Ternau, Salvatore Muscarella, Francesco Scacchi e Olga Cuccurullo, candidati alla carica di consiglieri.

Nei prossimi giorni attese altre nomine

Sono 79 le società partecipate di cui si dovranno rinnovare i vertici entro maggio. Dopo il primo passo riguardante il settore dei servizi postali, l’attenzione si sposterà su Eni e Leonardo, per le quali il termine ultimo del deposito delle liste è fissato al 13 aprile. Pochi giorni dopo, il 17 aprile, scadrà il termine per Enel e Terna.

Ancora tensioni tra Trump e Macron: «Brigitte lo tratta estremamente male»

Ancora scintille tra Donald Trump ed Emmanuel Macron. Il presidente americano è tornato a prendersi gioco del suo omologo francese durante un pranzo privato, affermando che «Macron, la cui moglie lo tratta estremamente male, si sta ancora riprendendo dal pugno che ha preso alla mascella». Il riferimento è a un video diventato virale a maggio 2025 che riprende Brigitte Macron portare entrambe le mani sul viso del presidente francese in quello che poteva sembrare uno schiaffo. La frase del tycoon è ripresa in un filmato pubblicato sul canale YouTube della Casa Bianca, che ne ha poi bloccato l’accesso. C’è di più. Criticando gli alleati della Nato per il mancato sostegno alla guerra in Iran, Trump ha affermato di aver chiesto a Macron un appoggio militare nel Golfo, imitando la risposta ricevuta con accento francese: «No, no, no… non possiamo farlo, Donald. Potremo farlo una volta vinta la guerra».

La replica di Macron: «No comment, affermazioni né eleganti né appropriate»

Il presidente francese ha risposto ai commenti di Trump sulla sua vita privata definendoli «né eleganti né appropriati». Queste sue osservazioni, ha aggiunto durante una visita di Stato in Corea del Sud, «non meritano una risposta».

Gravina si è dimesso da presidente della Figc

Gabriele Gravina non è più presidente della Figc. Le sue dimissioni, invocate da più parti dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, sono arrivate all’inizio del vertice in Federcalcio a cui hanno partecipato anche i i numeri uno di Lega Serie A, Serie B, Lega Pro, LND, AIC e AIAC, ovvero Ezio Maria Simonelli, Paolo Bedin, Matteo Marani, Giancarlo Abete, Umberto Calcagno e Renzo Ulivieri. Contestualmente l’ormai ex presdidente del calcio italiano ha indetto le elezioni per la nomina del suo successore: si terranno a Roma il 22 giugno.

LEGGI ANCHE: Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni

Il comunicato della Figc

Questo il comunicato della Figc: «Si è svolto oggi presso la sede della Figc a Roma l’incontro tra il presidente Gabriele Gravina e i presidenti delle componenti federali. A inizio lavori, Gravina ha informato i massimi rappresentanti della Lega Calcio Serie A Ezio Maria Simonelli, della Lega B Paolo Bedin, della Lega Pro Matteo Marani, della Lega Nazionale Dilettanti Giancarlo Abete, dell’Associazione Italiana Calciatori Umberto Calcagno e dell’Associazione Italiana Allenatori di Calcio Renzo Ulivieri, di aver rassegnato le dimissioni dall’incarico affidatogli nel febbraio 2025 e di aver provveduto ad indire l’Assemblea Straordinaria Elettiva della Figc per il prossimo 22 giugno a Roma. La data è stata individuata nel pieno rispetto dello Statuto federale e per garantire alla nuova governance l’espletamento della procedura d’iscrizione ai prossimi campionati professionistici. Durante la riunione, inoltre, Gravina ha ringraziato le componenti per aver rinnovato, in forma pubblica e privata, la vicinanza e il sostegno alla sua persona e ha informato i presidenti di essersi reso volentieri disponibile ad intervenire in audizione il prossimo 8 aprile (ore 11) in VII Commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati per relazionare sullo stato di salute del calcio italiano. Sarà in quella sede che il presidente Gravina esporrà nella maniera più compiuta ed esaustiva possibile una relazione sui punti di forza e di debolezza del movimento, toccando anche alcuni dei temi già affrontati nella conferenza stampa svoltasi dopo la gara della Nazionale giocata a Zenica lo scorso martedì 31 marzo. A tal proposito, Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensi erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici)».

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta

In poco tempo era arrivata a conoscere vertici politici, militari ed ecclesiastici, Claudia Conte, fino a quella esplosiva dichiarazione in cui «non poteva negare» un legame con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Nei “sacri palazzi”, quelli della Santa Sede, erano ormai abituati alle scorribande della 34enne ciociara (è nata a Cassino, in provincia di Frosinone), che nella basilica di San Pietro «sembrava voler prendere la residenza», sussurra qualcuno. A dirla tutta, i primi a rotolare nel fango mediatico sono quelli della Comunità di Sant’Egidio, che «con la ragazza ci erano cascati mani e piedi», come racconta uno dei principali esponenti.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta

Claudia Conte, in qualità di “scrittrice e attivista per i diritti umani”, il 26 febbraio del 2023 aveva presentato proprio “alla Sant’Egidio” il suo libro “La legge del cuore. Storia di assassini, vigliacchi ed eroi”, pubblicato da Armando Curcio Editore, con un elenco di vip che cominciava proprio da Piantedosi per poi continuare con l’ex procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, la parlamentare Caterina Chinnici, il presidente aggiunto della Corte dei Conti Tommaso Miele, sindaci, prefetti, questori, magistrati, direttori di giornali e forze dell’ordine.

LEGGI ANCHE

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Claudia Conte e il suo libro “La legge del cuore”.

E a fine anno, sempre per “la Sant’Egidio”, ecco Conte con il conduttore televisivo Max Giusti: «Sono contenta di tornare a trovare gli amici ospiti del Buon Pastore, antico monastero nel quartiere romano di Trastevere. Insieme alle giovani donne volontarie della comunità abbiamo portato regali di Natale e panettoni donati da Vanni, storico bar di Roma. È importante che ognuno di noi dia il proprio contributo con l’obiettivo di arginare la solitudine e l’alienazione, per riportare in primo piano l’amicizia e la vicinanza, che sono i tratti distintivi dell’operato della comunità».

Quelle collaborazioni con monsignor Rino Fisichella

Ma c’è di più: nel 2025 Claudia Conte (con tanto di cappellino in testa) si era impegnata con la fondazione americana no profit “Italy for Christ” nel progetto speciale “Forever Open”, ideato in occasione del Giubileo, in collaborazione con il Dicastero per l’Evangelizzazione, presieduto da monsignor Rino Fisichella.

Come la rete di Claudia Conte arrivava fino a Vaticano, Sant’Egidio e Ordine di Malta
Claudia Conte col cappellino del progetto speciale “Forever Open”.

Così, «la prima giornata di volontariato si è tenuta presso la Comunità di Sant’Egidio, nella chiesa del Buon Pastore a Trastevere, struttura che offre accoglienza a persone senza dimora. I volontari, accompagnati da Claudia Conte, hanno portato doni speciali e conforto agli ospiti, hanno sistemato i magazzini e pulito la chiesa e infine hanno servito loro una cena speciale».

La scalata iniziata grazie a un potente dirigente di banca

Fisichella, si diceva. La lama di Claudia Conte ha tagliato come il burro qualsiasi confine di Stato, portoni di bronzo, auto blindate di personalità di ogni tipo. Anche se lei aveva già cominciato la scalata quando ufficialmente era la compagna di un potente dirigente di una banca attiva nel settore dello sport.

«Non commento i fatti del giorno accanto a questa»

Presenzialista nelle rassegne stampa televisive, a RaiNews24 con la direzione di Paolo Petrecca, tra le proteste di illustri giornalisti-direttori che poi si lamentavano dicendo: «Non mi possono mettere a commentare i fatti del giorno stando accanto a questa». Comunque, Conte ha messo in cascina non solo contratti targati Rai, perché pure La7 con Giovanni Floris è caduto nella rete, uno abituato a cercare di dare credibilità a personaggi di ogni tipo.

Ma torniamo al Vaticano; Conte su Instagram aveva festeggiato il 7 dicembre 2024 il fatto di «essere una Dama dell’Ordine di Malta»: istituzione che poi è finita nell’occhio del ciclone, tra scandali di vario tipo raccontati da Lettera43 e nei servizi de Le Iene di Mediaset, con passaggi di potere, lotte tra casate aristocratiche e altro ancora.

«Era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni»

Perché ora è saltato tutto? A parte l’autodafé che era indicato come «imminente», la scelta di dichiararsi in questo modo da parte di Conte ha reso contenti tanti politici, escluso ovviamente il titolare del Viminale che tiene già famiglia (e che famiglia). Qualcuno in parlamento spiffera che per la ciociara «era pronto un seggio alla Camera, blindato, alle prossime elezioni». E guarda caso il tappo è saltato appena si vociferava di elezioni anticipate: con pochi seggi disponibili, i concorrenti erano pronti a far deflagrare lo scandalo, che già era sulla bocca di tutti.

Che scontro con una conduttrice Rai famosa e molto combattiva

Altri indicano una guerra nucleare in casa Rai perché «si parlava di destinare a lei una trasmissione televisiva in una fascia di grande ascolto, ai danni di una conduttrice famosa e molto combattiva». Una che non avrebbe atteso alla finestra una decisione dei vertici aziendali e sarebbe stata pronta a svelare tutti gli altarini della rampante Claudia. Rumors tipicamente romani, che denunciano innanzitutto la fragilità del sistema nazionale e la “pochezza” del cosiddetto “personale politico”. Che poi i parlamentari non ne vogliono sapere di finire nel baratro dei giudizi, perché in fin dei conti «Piantedosi non è un politico, ma un tecnico». Ma la sostanza non cambia…

Claudia Conte-Piantedosi, il ministro dà mandato a un legale

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi non commenta la bufera scatenata dall’intervista della giornalista Claudia Conte, che ha ammesso di avere una relazione con lui, né ha cambiato agenda. È infatti regolarmente al lavoro al Viminale e, secondo quanto si apprende, ha dato mandato a un legale per tutelarsi da quanti, dopo la notizia, hanno insinuato che abbia favorito o agevolato qualcuno. La linea è che dal ministro non ci sono mai stati favoritismi, incarichi, favori o interessamenti nei confronti di nessuno, e chi sostiene il contrario ne risponderà nelle sedi competenti.

Proclamato uno sciopero in Borsa italiana

Fabi, First Cisl e Fisac Cgil hanno proclamato mezza giornata di sciopero per giovedì 30 aprile 2026, a partire dalla pausa pranzo, per tutte le lavoratrici e i lavoratori del Gruppo Borsa italiana-Euronext. La decisione è stata assunta dopo l’esito negativo della procedura di conciliazione svoltasi presso l’Abi a Milano e conclusasi senza risposte concrete da parte aziendale sui temi al centro della vertenza. Le Rsa (Rappresentanze sindacali) del Gruppo Borsa italiana e le Segreterie territoriali di Fabi, First Cisl e Fisac Cgil hanno denunciato l’assenza di una chiara prospettiva industriale per le attività italiane del Gruppo, le incertezze su occupazione, professionalità e investimenti, il peggioramento delle condizioni di lavoro, tra carichi, ritmi, orari e smart working, oltre al perdurante stallo sul contratto integrativo aziendale e sul premio aziendale. Per Fabi, First Cisl e Fisac Cgil serve un cambio di rotta immediato, perché «non è più accettabile un confronto sindacale privo di reali margini negoziali, mentre ai lavoratori continuano a essere chiesti sacrifici senza adeguate garanzie e riconoscimenti». Lo sciopero del 30 aprile si inserisce in un più ampio calendario di mobilitazione già avviato nelle prossime settimane.

Sondaggi politici, campo largo ancora avanti sul centrodestra

L’ultima Supermedia Youtrend/Agi sulle intenzioni di voto, realizzata sulla base di indagini realizzate dal 19 marzo al primo aprile, conferma il sorpasso del campo largo sulla maggioranza, che era già stato fotografato in quella diffusa il 26 marzo, passati tre giorni dal referendum sulla giustizia. In termini aggregati, l’attuale coalizione di governo mette insieme un 44,8 per cento (-0,3 in un mese). Il campo largo arriva invece al 45,2 per cento (+0,7).

Le intenzioni di voto ai partiti

In base alla media ponderata dei sondaggi nazionali sulle intenzioni di voto, Fratelli d’Italia registra un calo dello 0,9 in un mese, scendendo al 27,9 per cento: si tratta del dato peggiore dalle Europee del 2024. Forza Italia sale al 9 per cento (+0,3) e la Lega al 6,9 (+0,4). Il Partito democratico cresce fino al 22 per cento (+0,4) e il Movimento 5 stelle al 12,9 per cento (+0,5). Scende Alleanza Verdi e Sinistra (6,4 per cento) e Azione (3,1 per cento). Futuro Nazionale sale al 3,3 per cento e Italia Viva al 2,3 per cento. La Supermedia vede +Europa in calo all’1,5 per cento e Noi Moderati all’1 per cento.

Giovedì Santo e lo struscio salernitano

Di Olga Chieffi

Oggi è il Giovedì Santo inizia una ritualità che vedrà animarsi le vie del nostro centro storico che come in ogni festa “comandata” vedrà i salernitani esibire i due fatidici volti, il sacro e il profano. Al Medioevo risale la cosiddetta visita a quello che impropriamente viene chiamato “sepolcro”. Al termine della messa “In Coena Domini” si ripone il SS. Sacramento in un altare allestito per la sua venerazione. Testi liturgici antichi dicono che “posto il corpo di Cristo tra due patene, sia portato con ceri e incenso in forma molto onorifica… e sia posto in un luogo a ciò preparato”, fra lumi e fiori. L’olivo, simbolo dell’orto e della nuova strada da percorrere, per divulgare il verbo, posta sotto la croce. Una sintesi tra creazione e storia: doni di Dio che ci collegano sempre con quei luoghi del mondo, nei quali Dio ha voluto agire con noi nel tempo della storia, diventare uno di noi. Tutto rimanda all’Orto degli Ulivi, in cui Gesù ha accettato interiormente la sua Passione. Esposti ai piedi dell’altare i germogli di grano cresciuti nell’oscurità. I germogli di grano sono un dono pagano, simbolo del concetto fecondità-vita-desiderio del luogo felice, che risiede nel giardino. I piccoli vasi divengono, così simbolo di képos o paràdeisos di inesplorate delizie: una visione – che ritroviamo nel Cantico dei Cantici IV 13 – dove si passa dall’ombra, a un’oasi di verde e di luce, che si adorna dei fiori più belli e si insapora dei frutti più dolci, per andare oltre il Venerdì Santo, con le sue tristi ombre, il perpetuo crepuscolo di questo momento, che è quello del mondo. “Com’è lunga l’attesa…” pronuncia tra sé Tosca, attendendo la “falsa” fucilazione del suo Mario, un ultimo coup de théatre della primadonna che si fa maestra di recitazione, tra i merli di Castel Sant’Angelo, un “lasciapassare”, quell’ attesa, verso la vita, che si trasforma in una sfida, il tutto elevantesi a monumento sepolcrale. “Era l’ora delle speranze e lui meditava le eroiche storie che probabilmente non si sarebbero verificate mai, ma che pure servivano a incoraggiare la vita. […] Una battaglia, e dopo forse sarebbe stato contento per tutta la vita”, scrive il Dino Buzzati de’ “Il deserto dei Tartari”. Nel volume di aforismi “L’attesa, l’oblio”, Maurice Blanchot parla dell’ “attesa riempita dall’attesa, riempita-delusa dall’attesa”. Il che forse vuol dire che l’attesa impartisce lezioni tanto alla nostra disperazione quanto alla nostra speranza. In chiesa sarà il momento del silenzio e dell’attesa, è l’agonia di Gesù, dove agonia sta per lotta, sta per angoscia, il viso si imperla di sangue. Poi, Gesù, resta solo. La nostra mente anticipa la sofferenza che sentiremo quando il fallimento del nostro progetto diventerà infine realtà. Di fronte a una caduta costruiamo immediatamente tutti i tasselli di un tracollo che, forse, non arriverà, ma a cui ci avviciniamo, attraverso l’immaginazione, e quanto più ci arrovelliamo, al quadro chiudiamo irrimediabilmente le ombre, al passo con la nostra angoscia. Aspettare non è cosa facile, richiede pazienza, attenzione, calma. Significa vivere nel dubbio, cercare un segnale o un minimo rumore (attenzione, il silenzio non esiste!), che sia un preannuncio, una scintilla che accenda un barlume di speranza. Nel frattempo, bisogna essere pronti ad affrontare il buio della notte, muovere bene gambe e braccia controcorrente, resistere al freddo delle stelle, bisogna “pathire”, conquistare seriamente gli “strumenti”, la consapevolezza per agonizzare nel senso antico di lottare e decidere in solitudine, poiché, le grandi prove, il cambiamento, le scelte si affrontano da soli, tanto i sacrifici eroici, quanto quelli della vita ordinaria. Ecco che i discepoli fuggirono all’arrivo dei soldati dopo il bacio del discepolo più caro, il tradimento, la cattura, “stazioni” che ci porteranno domani, al rito delle tenebre. Non ci sottraiamo al lato profano del Giovedì Santo, simbolico, storico che ci farà ritrovare ancora insieme, non innanzi, purtroppo, alla celebrata zuppa di cozze, ma, magari, a dividersi il “veccillo”, un tortano di pasta brioche, d’obbligo della Pasticceria Pantaleone (unico giorno dell’anno per assaggiare il loro impasto unico, non contemplato abitualmente, poiché considerato dall’indimenticato Mario prodotto di forneria), profumatissimo, naturalmente con inserti di uova e granella di zucchero, da bissare il Sabato Santo. E’ questo il dolce per provare il forno prima di porre in cottura le celeberrime pastiere, che scioglieranno le campane della Resurrezione, unitamente alla speranza e ci auguriamo, all’incalzante Primavera.

L'articolo Giovedì Santo e lo struscio salernitano proviene da Le Cronache.

Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto

Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto
Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto
Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto
Maltempo, ponte crollato lungo la Statale Adriatica: le foto

Centro-Italia alle prese con il maltempo, che ha colpito soprattutto Abruzzo e Molise. Intorno alle 9 di giovedì 2 aprile 2026 è crollato il ponte sul fiume Trigno al confine tra le due regioni, sulla Statale 16, dopo tre giorni di piogge intense. Il cedimento è avvenuto improvvisamente mentre erano in corso le verifiche per una possibile riapertura al traffico. Fortunatamente la strada era chiusa già dall’1 aprile (a causa di allagamenti causati dall’esondazione del fiume) e non c’erano mezzi in transito. Il crollo interrompe uno dei principali collegamenti tra Molise e Abruzzo, nel territorio di Montenero di Bisaccia, con pesanti ripercussioni sulla viabilità. Di fatto l’Italia si trova, nella sua parte orientale, divisa in due. L’Unità di crisi della Protezione civile ha annunciato che «nei territori colpiti dal maltempo sono segnalate ancora criticità diffuse con allagamenti, frane e interruzioni della viabilità e del traffico ferroviario». Situazione critica anche in Puglia, dove molti fiumi hanno raggiunto la terza soglia idrometrica.

Impedirono la conferenza stampa sulla remigrazione: sospesi 32 parlamentari

L’ufficio di presidenza della Camera dei deputati ha deciso (al termine di una seduta piuttosto tesa) di sanzionare con una sospensione di quattro o cinque giorni 32 deputati delle opposizioni che il 30 gennaio, occupando la sala stampa di Montecitorio, avevano impedito lo svolgimento di un incontro sulla “remigrazione, organizzato dal leghista Domenico Furgiuele. All’evento avrebbero dovuto partecipare esponenti neofascisti e di movimenti di estrema destra, tra cui il portavoce di CasaPound Luca Marsella.

LEGGI ANCHE: Come la remigrazione da teoria complottista è diventata proposta politica

Chi sono i 32 parlamentari sospesi

Per aver «materialmente impedito l’avvio della conferenza» sedendosi al banco degli oratori, sono stati sospesi per cinque giorni dai lavori parlamentari Bakkali, Cuperlo, Orfini, De Maria, Sarracino, Scotto, Stumpo, Morassut, Boldrini e Casu del Pd; Sportiello, Riccardo Ricciardi, Auriemma, Caso, Ferrara, Lomuti, Quartini e Francesco Silvestri del M5s; Zaratti, Bonelli, Fratoianni e Mari di Avs. Altri 10 deputati sono stati sospesi per quattro giorni per aver «contribuito volontariamente a saturare i posti disponibili» nella sala: cinque sono del Pd e altrettanti del M5s.

«CasaPound, che voleva organizzare quella conferenza stampa dentro la sala stampa del Parlamento della Repubblica italiana, è stata condannata per costituzione del partito fascista, manifestazioni fasciste e lesioni aggravate. Di fronte a questo esprimo la mia totale contrarietà e indignazione per questa scelta. Rivendico il gesto che ho fatto: un gesto fatto in nome e per difesa di una memoria storica di coloro i quali ci hanno dato la democrazia». Così Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde.

Nicola Fratoianni, leader di Avs, ha dichiarato su X: «Non considero questa sanzione come il segno di una colpa. Lo rifarei, lo rifaremo se dovesse capitare la necessità, per onorare la democrazia, la Costituzione, la Repubblica e il suo fondamento antifascista». Questo il commento del dem Gianni Cuperlo: «È la prima volta nella mia vita che vengo sospeso (mai, manco a scuola). Sono sereno e orgoglioso per la mia prima sospensione e domattina rifarei ciò che ho fatto».

Il Giovedì Santo ha il profumo del mare

di Raffaella D’Andrea

 

 

Francesco Di Luccio, per tutti Papett, porta nel suo nome – ereditato dal soprannome del padre – il segno più autentico della sua cucina: una storia di famiglia intrecciata al mare di Agropoli e alla tradizione della Cilento. Dopo gli studi all’alberghiero, sceglie di tornare alle sue radici e trasformare quei ricordi d’infanzia in identità culinaria. Nasce così il suo progetto, il Bistrot del Mare, costruito insieme alla famiglia: accanto a lui la mamma Carmela in cucina, la sorella in sala e il padre – un tempo pescatore, oggi postino – che continua a essere il suo punto di riferimento, memoria viva del mare. È proprio da quel legame che prende forma la sua cucina. Da bambino accompagnava il padre lungo la scogliera, tra reti e racconti, dove spesso il pescato “meno nobile” restava per la tavola di casa. Nascono così piatti della memoria come il ragù della domenica fatto con le cicale di mare, al posto della carne: una tradizione familiare semplice, ma profondamente identitaria, che racconta un tempo in cui si cucinava con ciò che si aveva, senza sprechi. Oggi Papett porta avanti quella stessa filosofia, lavorando con pesci poveri come murena, cicale e altre specie dimenticate, restituendo loro dignità attraverso una cucina contemporanea ma radicata. Le erbe spontanee della costa, come il finocchietto di mare, l’olio extravergine di piccole aziende locali e il pane da grani antichi completano un racconto fatto di territorio, stagionalità e rispetto. Questa zuppa di pesce del Giovedì Santo diventa così un simbolo: un piatto che unisce sacralità e quotidianità, memoria e presente. Racconta il mare vissuto, quello delle famiglie cilentane, delle barche e delle attese, ma anche quello di una nuova generazione che sceglie di restare e valorizzare.

Zuppa Cilentana del Giovedì Santo

Ricetta di Francesco Di Luccio – Bistrot del Mare, Agropoli

Nel Cilento, il Giovedì Santo ha il profumo del mare. È il giorno della zuppa di pesce, un rito antico che cambia volto ogni volta, perché segue una sola regola: usare esclusivamente il pescato del giorno. Non esiste quindi una versione unica, ma tante varianti quante sono le reti tirate a riva. A differenza della tradizione napoletana, dove domina la zuppa di cozze, qui il protagonista è il mare nella sua interezza: molluschi, pesci di scoglio e varietà locali, scelti in base alla disponibilità e alla freschezza.

E poi c’è il gesto scaramantico: un pizzico di sale lanciato dietro le spalle, come facevano i vecchi pescatori, per allontanare il malocchio prima di iniziare la preparazione.

Ingredienti (per 4 persone)

Base

4–5 cucchiai di olio extravergine d’oliva, 2 spicchi d’aglio, 400 g di pomodorini pelati, 1 cucchiaino di origano, Sale q.b., 1 bicchiere d’acqua (circa 300 ml), Basilico fresco (facoltativo), Molluschi (prima fase), 500 g di polpo (o polpessa), 2 seppie, 4 lucerne

Pesci a carne soda (seconda fase)

4 piccoli scorfani, murena, 4 tracine

Pesci delicati (terza fase)

4 triglie

4 gallinelle

(Totale pesce: circa 3 kg, per una zuppa ricca e conviviale)

Preparazione

Si inizia come da tradizione: un pizzico di sale dietro la schiena, e poi via ai fornelli.

In una casseruola capiente, far soffriggere dolcemente l’olio extravergine d’oliva con l’aglio. Aggiungere i pomodorini pelati e un pizzico di origano, lasciando cuocere finché il sugo non si restringe leggermente.

Unire l’acqua, regolare di sale e portare a bollore.

A questo punto iniziare con i molluschi: aggiungere polpo (tagliato a piccoli pezzi), seppie e lucerne. Coprire con il coperchio e lasciare cuocere a fuoco lento finché il polpo non risulta tenero e i molluschi hanno rilasciato i loro succhi. Proseguire con i pesci a carne soda — scorfani, murena e tracine — richiudendo il coperchio e lasciando cuocere per altri 4–5 minuti.

Infine, unire i pesci più delicati, come triglie e gallinelle, completando la cottura senza mescolare.

A fine cottura, lasciare riposare la zuppa qualche minuto a fuoco spento, sempre coperta. Completare con un filo d’olio a crudo e, se gradito, qualche foglia di basilico fresco.

Consiglio dello chef

La regola fondamentale è una: mai girare la zuppa con il mestolo.

La cottura deve essere lenta, coperta e rispettosa dei tempi di ogni pesce, per mantenere intatti sapori e consistenze.

L'articolo Il Giovedì Santo ha il profumo del mare proviene da Le Cronache.

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte

La relazione tra Matteo Piantedosi e Claudia Conte sta agitando il governo che, già alle prese con la batosta del referendum (che ha già avuto pesanti ripercussioni), si trova ora ad affrontare una «faccenda privata» che potrebbe avere pesanti ripercussioni. Sotto la lente d’ingrandimento sono finiti i numerosi incarichi istituzionali ottenuti negli ultimi tempi dalla giornalista, su cui le opposizioni hanno chiesto di fare chiarezza.

LEGGI ANCHE: La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Da fine 2025 è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo

Originaria di Cassino (Frosinone), la classe 1992 Conte ha iniziato come attrice per poi dedicarsi al mondo dell’informazione come giornalista, conduttrice e opinionista tv. Nel 2021 – breve excursus – denunciò per stalking, estorsione, revenge porn e diffamazione Angelo Paradiso, ex calciatore con cui aveva avuto una relazione. Finito sotto indagine, Paradiso si fece sei mesi di arresti domiciliari, prima dell’assoluzione con formula piena perché il fatto non sussisteva. Ma a far discutere adesso sono i numerosi incarichi di Conte. Che, «da sempre attenta ai diritti umani e impegnata nel contrasto alle mafie», come si legge sul suo sito, è «volto e producer di grandi eventi in collaborazione con Ministeri, Ambasciate, Regioni e Comuni, Santa Sede ed Enti del Terzo Settore come Fondazione Bambino Gesù, Fondazione della Shoah, Unicef, Comunità di Sant’Egidio». Insignita «del premio Oscar dei giovani in Campidoglio ed Eccellenze Italiane in Senato», da fine 2025 Conte è portavoce dell’Osservatorio nazionale bullismo, ente indipendente che però collabora attivamente con istituzioni come il ministero dell’Istruzione e il Coni.

#claudiaconte ha avuto in questi anni sono dovuti al merito (come avevano promesso) o a qualcos’altro. Perché non sarebbe bello scoprire di essere…

— Mario Giordano (@mariogiordano5) April 2, 2026

Da febbraio è consulente di una Commissione parlamentare di inchiesta

Tra i suoi incarichi c’è quello di presentatrice ufficiale del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci e di presidente nazionale del comparto Federitaly Comunicazione e Media. Dal 12 febbraio 2026 è inoltre consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, presieduta dal deputato di Forza Italia Alessandro Battilocchio. L’incarico risulta a tempo parziale e a titolo gratuito. Moderatrice di numerosi incontri, Conte ha moderato quello sull’eredità di Aldo Moro che si è svolto in Senato a maggio del 2023 (era presente Piantedosi) e anche quello su ordine pubblico e sicurezza urbana che si è svolto a Ostia Antica a novembre del 2025, evento col marchio di Fratelli d’Italia a cui hanno partecipato esponenti di spicco del partito.

Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte
Dalla scuola di polizia al programma su Rai Radio 1, tutti gli incarichi discussi di Claudia Conte

L’incarico presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia

Come ha rivelato Domani, Conte è stata anche protagonista di presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo proprio al Viminale. Dai piani altri della Polizia è arrivata la precisazione: non si è trattato di “docenze”, come ha scritto Domani, ma di alcune lettere d’invito per moderare quattro tavole rotonde alla scuola interforze, di cui una sul disagio giovanile, svolte tra dicembre 2023 e novembre 2024. In ogni caso, pare che Piantedosi non sapesse nulla di questo contratto.

Il programma su Rai Radio 1 dedicato a sicurezza e legalità

Conte è inoltre una speaker di Rai Radio 1: il servizio pubblico le ha affidato il programma Mezz’ora legale, in cui parla proprio di sicurezza e legalità, due temi che le stanno molto a cuore. Così come quello del disagio giovanile. Anche se in un’occasione ha fatto confusione tra “baby gang” e “gang bang”: non esattamente la stessa cosa. Curiosità: dal 2023 al 2025 alla direzione di Rai Radio 1 c’era Francesco Pionati, avellinese come Piantedosi.

Conte è anche unica della srl Shallow: di cosa si occupa la società

Conte è anche socia unica di Shallow, società che ha «mission» di «creare un network tra gli stakeholder del Paese per la realizzazione di progetti culturali volti a promuovere la cultura dello Sviluppo Sostenibile e della Responsabilità Sociale trattando gli obiettivi dell’Agenda Onu 2030». La piccola srl ha ricevuto due affidamenti diretti dalla Regione Campania nel 2023 e nel 2024: il primo, da 36 mila euro, per valorizzare la presenza della Campania a Ecomondo, e il secondo, da 35 mila euro, per la promozione degli Stati generali dell’ambiente.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Si potrebbe dire, viste le fibrillazioni che agitano i campi (quello confusamente largo della sinistra e quello acciaccato del centrodestra) che di resa dei Conte si tratta. C’è infatti una coincidenza antroponomastica che curiosamente unisce le due vicende che stanno occupando in queste ore le cronache della politica. Della prima il Conte protagonista è Giuseppe, per ben due volte presidente del Consiglio e oggi capo indiscusso del Movimento 5 stelle, fotografato a pranzo con Paolo Zampolli, emissario trumpiano spedito in Italia (sul quale circolano incredibili racconti) a coltivare relazioni ma soprattutto, com’è nello stile della casa (Bianca), affari (Fedez e Mr Marra l’hanno appena fatto arrabbiare, ma questa è un’altra storia).

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

Ghiotta occasione per la maggioranza di affondare il coltello nel burro di un incontro che un po’ di domande le suscita. Che ci faceva l’anti-americano Giuseppi, come l’aveva battezzato il Trump del primo mandato da presidente, a tavola col nemico? Siamo di fronte a uno dei tanti casi di un leader che in favor di telecamere recita da incendiario poi si fa colomba con l’amico americano con cui, se sceglie di incontrarsi in pieno giorno a un ristorante, vuol farsi vedere?

Via libera a illazioni, sfottò e battute su Conte-Zampolli

Troppo generiche le motivazioni addotte da Giuseppi e da Zampolli – «ho solo incontrato un amico» – per diradare le ombre del dubbio. Via libera dunque a illazioni, sfottò e battute. La più felice, quella del piddino Filippo Sensi. «Nessuna sorpresa», ha commentato l’ex portavoce di Matteo Renzi, si tratta «di un leader di un movimento di destra che incontra l’emissario di un presidente di destra».

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
Giuseppe Conte e, sullo sfondo, una sua foto con Donald Trump (Imagoeconomica).

Cuore e corna, al Viminale c’è un nuovo caso Boccia

Ben più appetibili, visto che di mezzo ci sono presunte questioni di cuore e corna, la vicenda della seconda Conte. Cioè Claudia, giornalista alquanto prezzemolina che naviga da tempo nella comfort zone del centrodestra, in cerca di contratti e visibilità. Non siamo al caso di Maria Rosaria Boccia, la signora che ha imperversato al ministero della Cultura riducendo il povero Gennaro Sangiuliano a vittima di una pochade sadomaso, ma le analogie non possono evitare il confronto.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi

La Conte ha rivelato la sua relazione con Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, uomo più delle istituzioni che di partito, facendosi intervistare da un podcaster organico a Fratelli d’Italia. Al quale, secondo quanto riferito dallo stesso intervistatore, avrebbe esplicitamente chiesto di farle la domanda malandrina sulla sua liaison con l’inquilino del Viminale.

Anche i muri sapevano che la relazione andava avanti da tre anni

Se così fosse, non siamo alla voce dal sen sfuggita, ma a un’operazione costruita attraverso un canale scelto con cura. La domanda a questo punto non è perché la Conte abbia ammesso la sua relazione – chi frequenta il sottobosco del potere sa bene quando è il momento di diventare visibile -, ma perché lo abbia fatto solo ora visto che, come un anonimo frequentatore dei Palazzi romani ha affermato, anche i muri sapevano che la cosa andava avanti da tre anni.

La Lega considera il ministero dell’Interno roba propria

Qui sì, come direbbe Giorgia Meloni, bisogna andare a caccia della ribalda manina che ha giostrato il tutto. Nel governo che ha appena incassato una sconfitta referendaria senza attenuanti, i veleni circolano con quell’abbondanza che di solito precede lo scontro finale. La Lega non ha mai smesso di considerare il Viminale roba propria, Matteo Salvini lì ci stava comodissimo per orchestrare la sua campagna elettorale permanente.

La resa dei Conte: il caso Giuseppi-Zampolli e quello sulla prezzemolina di Piantedosi
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

Per la narrazione leghista Piantedosi è un occupante abusivo, sebbene in precedenza sia stato capo di gabinetto dell’attuale vicepremier e ora sia al suo posto in quota Carroccio. Destabilizzarlo attraverso la sua vita privata, rendendolo improvvisamente umano, cioè vulnerabile, non sembra un gesto d’affetto nei suoi confronti.

Le elezioni anticipate, un’irresistibile tentazione

Fratelli d’Italia, d’altra parte, ha il problema opposto: la batosta referendaria ha trasformato le sottili crepe della maggioranza e le faide dentro al partito tricolore in voragini. Il contesto internazionale, con l’improvvido abbraccio a Trump, sta trasformando nell’epopea meloniana quella che era una situazione economica vincente in un quadro dove tutti gli indicatori arrancano. E che riduce improvvisamente lo spazio per trasformare i sondaggi in consenso reale. Le elezioni anticipate, per chi parte avanti, sono sempre una irresistibile tentazione. Meglio andarci adesso, e non aspettare che la deriva si consolidi.

Non una congiura, ma una simultaneità di convenienze

Chi orchestra tutto questo? Probabilmente nessuno, nel senso di un unico regista con il copione in mano. Più probabilmente tutti, ciascuno per la propria quota di interesse, in quella forma di caos coordinato che è la specialità della nostra politica: non una congiura, ma una simultaneità di convenienze che produce lo stesso effetto. I Conte, dunque, non tornano. Ma che nell’ombra qualcuno stia già facendo la somma per farli tornare è sicuro.

Agropoli, Michele Pizza: “Ecco perché lascio la maggioranza”

di Arturo Calabrese

Lo scorso consiglio comunale di Agropoli ha portato varie novità. Tra esse, il passaggio in minoranza del consigliere Michele Pizza, critico nei confronti dell’amministrazione, accusata di non essere stata capace di lavorare per il bene della comunità. “Ho maturato questa decisione dopo aver riflettuto per circa un anno e mezzo, un periodo durante il quale mi ero già dichiarato indipendente. Ora, però, non potevo restare in maggioranza. Sarei stato particolarmente a disagio.”

Consigliere Pizza, cominciano dal Suo passaggio in minoranza. Come nasce questa decisione?

“È una decisione maturata dopo un anno e mezzo che sono rimasto in attesa rendendomi a dicembre 2024 indipendente. Fu una decisione presa allora in quanto, dopo aver lamentato col sindaco e con l’amministrazione i numerosi sperperi che si facevano in amministrazione e dovendo utilizzare quei fondi, secondo me, molto di più sulla manutenzione, sulle strade, sulla viabilità e avendo anch’io presentato all’epoca tre interrogazioni che poi ho sempre ritirato, tra cui quella del piano traffico, sono stato sempre inascoltato. Le ritirai e non ne discutemmo per niente in quanto poi ci sono state varie vicissitudini e non si è mai potuto discutere né le interrogazioni e né le mozioni che i consiglieri avevano presentato. Lo si è fatto per quelli di maggioranza, come ero io in quel momento, immaginiamo un po’ per quelli di minoranza. Quindi, dopo un anno e mezzo ho considerato che la persona di Michele Pizza probabilmente anche per antipatia, forse, sono antipatico al sindaco, dopo le varie promesse che lui mi aveva fatto non poteva più stare in maggioranza. Avrebbe dovuto darmi, come da lui detto, la responsabilità della manutenzione delle strade, della viabilità, dl verde, dell’ordine della città. Tutte promesse fatte anche davanti a terzi come l’assessore Emidio “Nino” Cianciola, espressione del mio gruppo, e non mantenute. Ho settanta anni e non sono la persona da prendere in giro. Lo so che servono le deleghe per accontentare spesso i vari consiglieri in maggioranza tanto è vero che quando sono finite le carte del mazzo ci si ritrova con un voto di scarto in maggioranza per la votazione del bilancio. Sono stato sempre di una lealtà unica nei confronti del sindaco e anche il giorno prima della votazione, avendomi lui interpellato sulla situazione del bilancio, ho dichiarato apertamente che avrei espresso voto contrario il bilancio. Lo ammetto, altri anni ho votato solo alzando la mano, ma leggendo quelle carte ci si accorge che non poteva più essere così. Sarei stato anche in un certo imbarazzo se fossi rimasto tra i banchi della maggioranza o tra i colleghi della maggioranza e quindi ho preferito per una mia dignità personale passare direttamente all’opposizione e quindi proseguire il mio percorso da qui fino a fine anno facendo notare con mozioni, con interrogazioni o a voce quello che mi sentirò di dire, fermo restando che se la maggioranza dovesse fare qualcosa, ma mi sembra molto difficile, per la collettività e per Agropoli, sarò pronto a votare”.

Da qui a un anno si torna alle urne, cosa farà Michele Pizza?

“Data la mia età vorrei stare tranquillo, ma se dovesse presentarsi l’occasione di avere una coalizione che possa guidare la città, sarò a disposizione. Elemento fondamentale sarà l’occasione che merita la città di Agropoli. Roberto (Antonio, ndr) Mutalipassi è una persona per la quale ho tantissima stima, ma per fare il sindaco si devono avere le capacità di amministrare e di imporsi altrimenti si viene mangiati”.

Agropoli è la capitale del Cilento, ma da qualche anno pare abbia perso lo scettro…

“Purtroppo è così. Non vedo all’orizzonte, ancora oggi, una classe dirigente che possa sopperire e che possa dare questo lustro così forte ad Agropoli e al Cilento tutto. Lo vediamo anche con l’ospedale, per fare un esempio. La colpa è stata ed è esclusivamente della politica. Lo abbiamo visto con l’ultima elezione e con le ultime promesse che la politica è venuta a fare ad Agropoli. Sono stati messi e posizionati dei candidati ad Agropoli che avrebbero dovuto e hanno dovuto sopportare quei personaggi oggi tornati al potere in Regione Campania. Io sono stato contro e l’ho espresso tante volte ma sono degli emeriti bugiardi e persone che per me, insieme al Partito Democratico, dovrebbero scomparire dalla scena politica”.

L'articolo Agropoli, Michele Pizza: “Ecco perché lascio la maggioranza” proviene da Le Cronache.

Paola Berardino, chi è la moglie di Piantedosi (che ha anche un suocero ingombrante)

Dopo l’affaire Conte-Piantedosi, con la giornalista che ha ammesso di avere una relazione col ministro dell’Interno, il nome di Paola Berardino, finora rimasto fuori dai riflettori, è finito al centro dell’attenzione. Si tratta della moglie del titolare del Viminale, che attualmente ricopre l’incarico di prefetto di Grosseto. Classe 1964 e da sempre riservata sul suo privato, ha due figlie con Piantedosi.

Ha svolto diversi incarichi al Viminale

Nata a Santa Maria Capua Vetere, Berardino si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Bologna, dove ha anche conseguito il diploma di specializzazione in Diritto amministrativo e Scienze dell’amministrazione. Abilitata anche all’attività di avvocato, tra il 1991 e il 2019 ha prestato servizio presso le prefetture di Bologna, Roma e Firenze. Ha anche prestato servizio a più riprese al ministero dell’Interno, dove nel 2012 le è stato conferito l’incarico speciale per l’approfondimento degli aspetti connessi all’attuazione e verifica dell’Accordo di integrazione tra lo straniero e lo Stato. Sempre al Viminale è stata anche capo ufficio di staff prima degli Affari territoriali e autonomie locali, poi delle Libertà civili e immigrazione. Dal 9 agosto 2021 è prefetto di Grosseto.

Suo padre è un ex dirigente della Digos

Suo padre è Francesco Berardino, ex dirigente della Digos di Bologna ed ex capo del Cesis, il Comitato esecutivo per i servizi di informazione e sicurezza, organo di coordinamento dei servizi segreti italiani.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo

La relazione extraconiugale del ministro Matteo Piantedosi con la giornalista Claudia Conte, da semplice gossip, è diventato rapidamente un caso politico capace di provocare sussulti nella maggioranza, mentre dall’altra le opposizioni chiedono lumi sugli incarichi ottenuti dalla donna al centro di questa vicenda, maneggiata con cautela a Palazzo Chigi.

LEGGI ANCHE: Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?

Meloni sapeva della storia: l’incontro con Piantedosi a Palazzo Chigi

Dopo che la liaison Piantedosi-Conte è diventata di dominio pubblico, Giorgia Meloni ha avuto un colloquio con lo stesso ministro dell’Interno. Al centro non tanto la relazione in sé, di cui – scrive Repubblica – la premier era a conoscenza da qualche mese. Piuttosto, per cercare di capire perché è stata tirata fuori adesso, in un momento delicato per il governo che si sta leccando le ferite dopo la batosta del referendum. Piantedosi, filtra da Palazzo Chigi, l’avrebbe tranquillizzata: «È una faccenda privata». Marco Gaetani, conduttore del podcast Money Talks, ha fatto sapere al Corriere della Sera che la confessione di Conte era stata preparata: «Prima di iniziare a registrare mi ha chiesto di farle la domanda, premettendo che il ministro era separato».

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Claudia Conte e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

L’ipotesi di un rimpasto continua a circolare: Salvini punta al Viminale

Piantedosi ha visto anche Matteo Salvini che, è noto, gradirebbe prendere il suo posto al Viminale. L’ipotesi di un rimpasto continua a circolare: dal 23 marzo è già saltata una ministra (Daniela Santanchè, Turismo) e, per una faccenda che ricorda questa, un altro (Gennaro Sangiuliano, Cultura) aveva lasciato l’incarico a settembre del 2024. Fonti della Lega assicurano che tra Piantedosi e Salvini c’è totale sintonia, ma se Fratelli d’Italia e Forza Italia dovessero aprire riflessioni sulla squadra di governo, il Carroccio spingerebbe per il ritorno del suo segretario al ministero dell’Interno. Se ciò avvenisse si tratterebbe di un duro colpo per i sostenitori della teoria secondo cui dietro alla rivelazione sarebbe arrivata dopo un’imbeccata di Roberto Vannacci, a cui Conte è molto vicina.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Matteo Salvini e Matteo Piantedosi (Imagoeconomica).

LEGGI ANCHE: Zaia ministro? Una suggestione mai esistita (e Salvini pensa solo al Viminale)

I fari sono puntati ora sui tanti incarichi collezionati da Claudia Conte

Piantedosi, sposato con Paola Berardino, prefetto di Grosseto, sarebbe stato consigliato a più riprese di troncare la relazione con Conte, visto il profilo “scomodo” della giornalista, scrittrice, conduttrice e opinionista tv, ormai presenza fissa a eventi pubblici e istituzionali e – soprattutto – collezionista di incarichi. Come quello di presentatrice ufficiale del tour mondiale dell’Amerigo Vespucci, di consulente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie e – come rivela Domani – di “docente” presso la Scuola di perfezionamento per le forze di polizia, che fa capo proprio al ministero Viminale. Conte ha ottenuto quest’ultimo incarico a giugno 2024: fonti del ministero dell’Interno, riferisce sempre Domani, sostengono che Piantedosi non sapesse nulla di questo contratto. Ma è inevitabile che ora i fari siano stati accesi su questo aspetto della vicenda.

Caso Piantedosi-Claudia Conte, le ripercussioni sul governo
Claudia Conte (Imagoeconomica).

Schlein entra a gamba tesa: «Ennesimo scandalo, il pesce puzza dalla testa»

I capigruppo di FdI alla Camera dei deputati e al Senato della Repubblica, Galeazzo Bignami e Lucio Malan, hanno rinnovato la «piena fiducia» al ministro dell’Interno, ma l’opposizione chiede chiarimenti sugli incarichi istituzionali ottenuti da Conte. Ospite di Realpolitik, la segretaria del Pd Elly Schlein ha detto: «Ennesimo scandalo. L’impressione è che (Meloni, ndr) cercasse dei facili capri espiatori per una sconfitta che è anzitutto sua. Ora non mi stupirei che il prossimo di cui chiederà le dimissioni fosse proprio Piantedosi, ma è tutto per celare il fatto che il pesce puzza dalla testa». Luana Zanella, capogruppo di Avs alla Camera, ha parlato di «rivelazioni molto opache», chiedendo a Piantedosi di spiegare «in base a quali competenze siano stati conferiti incarichi, tra cui una consulenza alla Commissione parlamentare sulle periferie». E il diretto interessato, ovvero Piantedosi, cosa dice? Per ora dal Viminale tutto tace.

Salernitana, Capomaggio fuori per un mese

di Marco De Martino

SALERNO – La tegola che non ci voleva nella fase più delicata della stagione. La Salernitana sarà costretta a rinunciare per almeno un mese a Galo Capomaggio. L’argentino si è sottoposto ieri mattina ad accertamenti diagnostici presso il centro Check Up di Salerno. Gli esami hanno evidenziato una lesione di medio grado al muscolo soleo sinistro. Il centrocampista ha già iniziato il percorso riabilitativo ma il suo ritorno in gruppo, come detto, non si concretizzerà prima di quattro settimane, a voler essere ottimisti. E’ dunque a rischio anche la partecipazione ai play off per Capomaggio, autore di un girone di ritorno da dimenticare e che puntava a riscattarsi proprio nella post season. Per un elemento di punta che perde, mister Serse Cosmi ne ritrova altri due nel pacchetto difensivo. Dopo il ritorno in gruppo di Vladimir Golemic, ieri è toccato a Matteo Arena e Filippo Berra tornare ad allenarsi regolarmente con i compagni. Due recuperi fondamentali in un reparto, quello arretrato, reduce dal naufragio di Potenza ed in vista della sfida contro l’attacco più prolifico del campionato, quello della capolista Benevento. Resta ai box, oltre a Capomaggio, soltanto Roberto Inglese, che anche ieri ha svolto una seduta differenziata. Il resto del gruppo invece è stato letteralmente torchiato da Cosmi con una doppia seduta di lavoro svoltasi come sempre al centro sportivo Mary Rosy. Gli uomini guidati dal vulcanico allenatore in mattinata hanno svolto un lavoro fisico tra palestra e campo, mentre nel pomeriggio si sono disimpegnati in un lavoro tecnico-tattico. La Salernitana tornerà in campo questo pomeriggio alle 15:30, sempre al Mary Rosy. In ottica formazione, è molto probabile che Cosmi possa operare scelte di rottura dopo la sconfitta destabilizzante di Potenza. Tutte le vecchie gerarchie sono saltate e, ad esclusione del solo Lescano, nessuno è più sicuro di una maglia da titolare.

L'articolo Salernitana, Capomaggio fuori per un mese proviene da Le Cronache.

Kristi Noem e il caso del marito travestito da donna

Un nuovo scandalo ha colpito Washington e, in particolare, l’ex segretaria alla Sicurezza interna Kristi Noem silurata da Trump a inizio marzo e sostituita da Markwayne Mullin. Tutto è partito dalle rivelazioni del Daily Mail, che ha pubblicato una serie di foto di suo marito Bryon Noem travestito da donna mentre indossa top attillati, minigonne color fucsia e palloncini gonfiabili sotto la maglietta, come a mostrare un seno prorompente.

L’ex ministra «devastata» dagli scatti

Il travestimento sarebbe avvenuto nell’ambito di una serie di chat con alcune donne (a una delle quali Byron avrebbe anche chiesto come si impianta un seno artificiale). Un gioco per adulti che conduce al “bimbofication”, cioè al desiderio di vestirsi da donna per promuovere lo stereotipo della bomba sexy ma poco intelligente. Lo staff dell’ex ministra, che viene descritta come «devastata» dagli scatti, teme che i documenti finiti al Daily Mail – oltre alle immagini ci sarebbero migliaia di file, inclusi messaggi – possano essere stati fatti circolare da qualcuno che volesse ricattarla. Nel frattempo, il marito ha rivelato al New York Times che un giorno racconterà tutta la storia dei suoi travestimenti: «Penso che lo farò a un certo punto, ma non è questo il giorno».

Salerno. Marenghi al rione Sant’Eustachio

Chiedono attenzione, rispetto e un veloce ritorno alla normalità i residenti del quartiere Sant’Eustachio di Salerno, che ormai da tempo denunciano un completo stato di abbandono tra erba incolta, viabilità compromessa, parchi adibiti a deposito di ingombranti. Sono infatti queste e molte altre le istanze raccolte da Gherardo Maria Marenghi, candidato sindaco di Fratelli d’Italia – appoggiato da Prima Salerno e Noi Moderati – che nel pomeriggio di ieri ha fatto un sopralluogo proprio nel quartiere della periferia di Salerno, incontrando i residenti e le famiglie. Il candidato ha potuto così constatare l’amarezza dei cittadini, che ormai si sentono abbandonati a loro stessi e chiedono maggiori tutele da chi amministra la città. “Ci confrontiamo con i disagi che quotidianamente i residenti devono sopportare – ha affermato Gherardo Maria Marenghi”, potendo verificare come nell’area sia totalmente assente un processo di urbanizzazione coerente. Tra erba incolta e un’area giochi lasciata all’incuria, la popolazione è costretta a chiudersi in casa e a non godere delle potenzialità del quartiere. “Vogliamo rendere il quartiere più sicuro, pulito e tranquillo, restituendolo alla comunità. La gente invoca un intervento della pubblica amministrazione – tuona Gherardo Maria Marenghi – che fino a questo momento è rimasta inerte”. Servirà un ampio e strutturato programma di riqualificazione sociale che metta al centro il verde pubblico, i parcheggi, le strutture sportive. “Tutto ciò che serve a dare un’anima a un quartiere e permetta ai residenti di godere veramente della propria realtà”. Il sopralluogo di Gherardo Maria Marenghi a Sant’Eustachio evidenzia quanto sia urgente un intervento concreto per restituire dignità, sicurezza e vivibilità al quartiere. I residenti, infatti, non chiedono solo manutenzione ordinaria, ma un vero e proprio piano di riqualificazione che coinvolga il verde pubblico, le aree giochi, i parcheggi e le strutture sportive, elementi fondamentali per rendere lo spazio urbano accogliente e fruibile. Marenghi ha raccolto così i problemi e le istanze della popolazione, sottolineando come la mancata attenzione delle amministrazioni precedenti abbia lasciato il quartiere in uno stato di degrado e abbandono. Il candidato promette un impegno costante, basato su un programma strutturato e partecipato – che verrà reso noto di qui a breve – che metta al centro le esigenze dei cittadini e valorizzi il potenziale sociale e culturale della comunità. Solo attraverso interventi mirati e un dialogo continuo con chi vive quotidianamente il quartiere sarà possibile trasformare Sant’Eustachio e le aree circostanti in aree sicure, pulite e vivibili, restituendo ai residenti il diritto di godere a pieno del proprio quartiere.

L'articolo Salerno. Marenghi al rione Sant’Eustachio proviene da Le Cronache.

Il discorso di Trump alla nazione fa affossare le Borse: cos’ha detto

Dopo le sue dichiarazioni sulla fine della guerra entro due-tre settimane, che avevano portato il petrolio sotto i 100 dollari al barile e fatto respirare le Borse, con il suo discorso alla nazione Donald Trump ha di nuovo fatto affossare i mercati. In diretta dalla Casa Bianca, con il ministro della Difesa Pete Hegseth, il segretario di Stato Marco Rubio, il capo di stato maggiore Dan Caine e un gruppo di ufficiali, ha sì dichiarato che «finiremo il lavoro molto velocemente», ma aumentando i bombardamenti sulle infrastrutture energetiche iraniane: «Siamo sulla buona strada per portare a termine a breve tutti gli obiettivi militari degli Stati Uniti. Nelle prossime due o tre settimane li colpiremo con estrema durezza. Li riporteremo all’età della pietra, dove è giusto che stiano. Nel frattempo, le discussioni sono in corso». «Se non ci sarà un accordo», ha continuato, «colpiremo tutti i loro impianti di produzione di elettricità molto duramente e, probabilmente, allo stesso tempo. Non abbiamo colpito il loro petrolio, anche se è l’obiettivo più facile di tutti, perché non darebbe loro nemmeno una piccola possibilità di sopravvivenza o di ricostruzione. Ma potremmo colpirlo, e scomparirebbe, e non c’è niente che potrebbero fare per evitarlo».

La minaccia dell’Iran: «Attacchi devastanti dopo le parole di Trump»

Dopo le parole del presidente americano, l’esercito iraniano ha minacciato «attacchi devastanti» contro Stati Uniti e Israele. «Se Dio vuole, questa guerra vi porterà umiliazione, sconfitta, rimpianti e capitolazione», ha detto il comando operativo militare Khatam Al-Anbiya in una dichiarazione, citata da Mehr.

Il petrolio risale oltre i 105 dollari al barile

Le dichiarazioni del tycoon hanno anche fatto bruscamente salire il prezzo del petrolio Brent sui mercati asiatici, superando nuovamente i 105 dollari al barile. Il Brent è balzato di oltre il 4 per cento a 105,55 dollari, mentre il greggio Wti ha guadagnato il 3 per cento e ha raggiunto i 103,16 dollari al barile. Entrambi avevano mostrato una tendenza al ribasso nelle ore precedenti al discorso di Trump.

Borse europee aprono in rosso

Male anche le Borse europee nell’ultima seduta della settimana (venerdì 3 aprile i mercati americani, inglesi ed europei saranno chiusi per le festività pasquali). Il Brent si attesta a 107,98 dollari al barile (+6,72 per cento) mentre il Wti a 106,52 dollari (+6,4 per cento). Torna a correre anche il prezzo del gas, che ad Amsterdam sale del 4,71 per cento a 49,75 euro al Megawattora. Milano ha aperto cedendo l’1,16 per cento, Parigi l’1,12 per cento e Francoforte l’1,44 per cento, in scia a quanto fatto in Asia dove il Nikkei ha terminato le contrattazioni in calo del 2,4 per cento.