Salerno dà l’ultimo saluto a Silvano Loia

Sono stati celebrati   Salerno, nella chiesa dei Salesiani, i funerali di Silvano Loia, manager di Rai Way e compagno dell’attrice Francesca Neri. Il 52enne ha perso la vita sabato scorso, annegato sulla costa laziale.

Originario di Sant’Angelo a Fasanella, Loia si era formato a Salerno. Tanti gli amici d’infanzia che questa mattina gli hanno rivolto l’ultimo saluto. Tra questi anche l’attore salernitano Yari Gugliucci che lo ha ricordato con commozione. “Era una persona buona e leale, porterò sempre di me il suo sorriso ed i ricordi degli anni di gioventù trascorsi insieme”.

Presente in prima fila pure Francesca Neri, compagna del manager, che ha omaggiato il compagno con una corona di rose bianche ed un commovente messaggio: “Silvano, sarai per sempre la mia luce”. La funzione , per volere della famiglia, si è svolta in un clima di grande riservatezza.

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Salernitana, arrivi e partenze

di Marco De Martino

SALERNO – Altro che base solida, altro che qualche ritocco. La Salernitana si è resa protagonista dell’ennesima rivoluzione estiva. Ieri alle ore 20 si è conclusa la campagna trasferimenti, con il club granata che ha ratificato qualcosa come trentacinque movimenti ufficiali: sedici in entrata e diciannove in uscita. Ancora una volta la società granata ha stravolto tutto, demolendo quello che si era faticosamente riusciti a costruire fino allo scorso maggio e rifondando un organico che, ora, Serse Cosmi dovrà cercare di assemblare nel minor tempo possibile. E, visti i chiari di luna, il tecnico dovrà riuscirci al più presto possibile…
L’ULTIMO GIORNO Come spesso accade, l’ultimo giorno di mercato è il più frenetico, ma quello che riserva il minor numero di colpi di scena. La priorità, per il direttore sportivo Daniele Faggiano, era quella di sistemare l’epurato Matino e gli ultimi due esuberi, Varone e Ghiglione. Per quanto riguarda il primo, il ds granata ha ricevuto l’assist determinante soltanto dal Casarano. La società salentina ha proposto uno scambio con l’esperto Daniele Celiento (contratto fino al 2028), centrale di ruolo ma adattabile anche al ruolo di terzino destro. Un profilo che non è dispiaciuto a Faggiano, che ha subito detto sì allo scambio alla pari. Nel pomeriggio è arrivato il comunicato ufficiale, con entrambi i difensori ceduti a titolo definitivo. Faggiano, poco prima, aveva ratificato anche la cessione di Di Vico, già preannunciata ieri: prestito secco al Campobasso, dopo il rinnovo fino al 2029 da parte del centrocampista. Dopo un lungo tira e molla, proprio sul gong, è arrivata la rescissione di Varone (andrà al Giugliano) ma non quella di Ghiglione che dunque rimarrà ai margini della rosa almeno fino a gennaio. Resta a Salerno Longobardi, che pure era stato cercato nuovamente dall’Audace Cerignola. Stesso dicasi per Ismail Achik, a cui il club granata ha anche rinnovato il contratto per le prossime tre stagioni.
CAPITOLO TREQUARTISTA Da mesi la Salernitana ha inseguito un fantasista, in particolare Andrea Ferraris, per il quale però il Pescara, anche ieri pomeriggio, ha fatto muro. Faggiano, dopo aver rifiutato il livornese Peralta, è andato su un esubero di una formazione cadetta, l’Arezzo. Alla fine la scelta è ricaduta su Muhamed Varela Djamanca, portoghese classe 1998, in forza agli amaranto toscani. Peccato, però, che Varela non sia proprio un fantasista, ma piuttosto un esterno offensivo con le stesse caratteristiche di Achik: veloce, brevilineo ed abile a saltare l’uomo, insomma tatticamente inquadrabile più in un tridente che in posizione di rifinitore. Varela, che arriva in prestito con obbligo di riscatto in caso di promozione in Serie B della Salernitana, non era un titolare ad Arezzo ma, spesso, è subentrato spaccando le partite.
NIENTE UFFICIALITA’ PERCHE’… L’ufficializzazione dell’ingaggio di Varela non è arrivata ieri perchè il contratto è stato depositato alle 20 in punto e quindi per l’ufficialità della validità del trasferimento Salernitana ed Arezzo hanno convenuto di aspettare questa mattina la riapertura degli uffici di Lega per avere la conferma definitiva. Non dovrebbero esserci sorprese, almeno si spera… INFINE VARONE HA RESCISSO IL CONTRATTO E SI è ACCASATO AL GIUGLIANO
IL CONSUNTIVO Dopo l’ennesima rivoluzione, la sensazione è che alla Salernitana manchi ancora qualcosa: un vice Capuano, un centrocampista (in attesa del rientro di de Boer) ed un fantasista capace di interpretare il ruolo al meglio. Bene la scelta del portiere e dei braccetti difensivi, mentre in attacco c’è abbondanza e varietà di opzioni.

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Coppa Italia: Rigori amari per la Scafatese

CAMPOBASSO.   6

SCAFATESE.        4 (d.c.r.)

CAMPOBASSO (4-3-1-2): Apsits; Cristallo (60’ Pierno), Papini, Celesia, Coccia (85’ Capoferri); Pellitteri, Agazzi, Fogliata (91’ Di Vico); Stoppa (45’ Oliveira Prado); Carfora (45’ Gargiulo), Bifulco.

A disposizione: Spurio, Gargiulo, Oliveira, Di Vico, Pierno, Blasi, Capoferri, Aragona.

All: Devis Mangia

SCAFATESE (3-5-2): Becchi; Guerra, Scognamiglio, Suhs; Faiello (70’ Palmieri), Toscano (70’ Convitto), Tripi, De Chiara (55’ Emmausso), Ortisi (83’ Brunet); Volpicelli, Molinaro (55’ Proia).

A disposizione: Forte, Proia, Esposito, Convitto, Novella, Brunet, Palmieri, Terribili, De Michele, Emmausso, Longo

All: Giovanni Ferraro

RETI: 66’ Bifulco, 92’ Emmausso

SEQUENZA RIGORI:

Oliveira Prado (C)       – GOL

Emmausso (S)             – GOL

Bifulco (C)                   – GOL

Proia (S)                      – FUORI

Agazzi (C)                    – GOL

Convitto (S)                 – GOL

Gargiulo (C)                – GOL

Palmieri (S)                 – PALO

Arbitro: Matteo Cavacini di Lanciano

Assistenti: Michele Nappi di Latina e Alessandro Ceci di Frosinone

Quarto ufficiale: Nicolò Dorillo di Torino

Note: Ammoniti: 47’ Faiello (S), Pierno (C). Calci d’angolo 2-3. Recupero: 3’ pt, 4’ st

 

Così come per la scorsa stagione i penalty sono fatali per i canarini che, ancora una volta, terminano il cammino in Coppa Italia a causa dei tiri dal dischetto, vanificando anche un pareggio preso in pieno recupero con le unghie e con i denti. I tiri dagli undici metri premiano così il Campobasso di Mangia.

Serata di esperimenti per Ferraro che parte con 3-5-2 con Becchi tra i pali, Guerra, Scognamiglio e Suhs in difesa, Ortisi e Faiello quinti, quest’ultimo scelto in extremis dopo un problema nel riscaldamento per Novella, centrocampo composto da Toscano, Tripi e De Chiara a sostegno della coppia Volpicelli – Molinaro. Dopo una prima frazione a reti inviolate, in equilibrio sia nel risultato che sul piano del gioco, il Campobasso trova il guizzo con il bolide di Bifulco dalla distanza al 66’. Ferraro ridisegna la sua creatura riproponendo il 4-2-3-1 con gli inserimenti di Convitto, Emmausso e Palmieri. I cambi danno i loro frutti, i canarini alzano i ritmi e in pieno recupero trovano il pareggio con Emmausso. Si va ai rigori che, però, a causa degli errori di Proia e Palmieri, risultano fatali. Il Campobasso va avanti, la Scafatese saluta la Coppa Italia per la stagione 2026/2027

PRIMO TEMPO

11’ Tentativo dalla distanza di De Chiara che si alza poco sopra la traversa

25’ Errore di impostazione della retroguardia canarina, ne approfitta Carfora che si invola verso la porta di Becchi ma spara altissimo

29’ Altra conclusione di Carfora, questa volta Becchi blocca agevolmente

38’ Bifulco scatta sul filo del fuorigioco ma non riesce, con il suo incrocio di destro, a sorprendere l’estremo difensore canarino

43’ Bella transizione offensiva ospite: Volpicelli va via a Coccia e allarga per Ortisi, cross teso deviato leggermente da Celesia, Molinaro prova a colpire di destro ma non trova lo specchio

 

SECONDO TEMPO

50’ Bordata mancina di Fogliata, Becchi ancora una volta blocca

58’ Trivela di Cristallo troppo centrale per impensierire il portiere gialloblù

60’ All’ora di gioco Becchi è invece miracoloso nel distendersi sulla destra e dire di no al destro di Fogliata

63’ Angolo di Volpicelli, sul secondo palo svetta Scognamiglio che trova benissimo il tempo ma manca il bersaglio grosso di pochi centimetri

66’ Campobasso in vantaggio: questa volta Becchi non può nulla sul missile terra ara dai 20 metri di Bifulco, potente e preciso, che va a spegnersi nell’angolino alto. 1-0

67’ Dopo nemmeno un minuto Scafatese vicinissima al pareggio, Emmausso scatta in posizione regolare, controlla la sfera e prova un pallonetto che supera Apsits ma termina a lato

87’ Brunet prova a pescare il jolly dalla distanza, conclusione alta

92’ Pareggio della Scafatese: azione sviluppata sulla sinistra, Palmieri crossa e Emmausso di sinistro il varco che sorprende Apsits. 1-1

94’ Dopo 4 minuti di recupero arriva il triplice fischio del direttore di gara. Si va ai calci di rigore.

Dal dischetto i calciatori padroni di casa sono implacabili, per i canarini sbagliano Proia e Palmieri, i gialloblù terminano il cammino in Coppa.

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Star Wars: Hayden Christensen potrebbe tornare a interpretare Darth Vader in un film

Hayden Christensen potrebbe tornare a interpretare Darth Vader in un film

L'attore ha già un ruolo assicurato nella seconda stagione di Ahsoka, ma Dave Filoni potrebbe decidere di riportare Darth Vader al cinema

Il ritorno di Darth Vader non è certo una novità: negli ultimi anni di espansione del franchise, il villain numero uno di Star Wars è ricomparso negli episodi di Obi-Wan Kenobi e Ahsoka, con un'accoglienza più che positiva da parte dei fan, tanto che il personaggi è atteso di nuovo sullo schermo per la seconda stagione della serie che vede protagonista Rosario Dawson. A indossare di nuovo i panni di Anakin Skywalker/Darth Vader nelle serie, due decadi dopo il suo esordio in Episodio II – L'attacco dei cloni, è stato Hayden Christensen, e il... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Star Wars - 2 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Dalla rete: Delos Books, online il nuovo sito

Delos Books, online il nuovo sito

È una panoramica di tutte le attività dell'associazione, ma ospita anche il sito dei premi Delos.

Premi, libri, riviste: spesso si parla di “Delos” includendo tutto in un mondo unico, ma in effetti i mondi Delos sono due: da una parte quello librario di Delos Digital, con ebook e libri cartacei, dall'altro quello dell'Associazione Delos Books. Che fa un sacco di cose, e ora c'è un nuovo sito che le mette bene in ordine e in evidenza. I magazine online, come Fantascienza.com, FantasyMagazine.it e le altre, compresa la decana Delos Science Fiction; le riviste cartacee, come Robot, Writers Magazine, la Sherlock, e l'ultimo acquisto, IF; gli eventi, come Stranimondi e... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dalla rete - 2 settembre 2026 - articolo di S*

Cosa fare a Salerno nelle sere d’estate: il calendario di giugno tra centro e costiera

Quando arriva giugno, l’aria a Salerno cambia di colpo e il caldo si fa sentire fin dalle prime ore del mattino. Il lungomare Trieste si riempie di coppiette e gruppi di amici pronti a fare le ore piccole in strada. Le giornate si allungano e quasi nessuno ha più voglia di restare chiuso tra quattro mura con il condizionatore acceso al massimo.

Le piazze e i vicoli del centro storico diventano il punto di ritrovo preferito per chi cerca un po’ di svago facile. C’è sempre una scusa buona per bere una birra ghiacciata all’aperto o per mangiare un gelato sui gradini del duomo.

Il mese apre ufficialmente la stagione delle feste estive, e porta tanta musica e una sana dose di confusione allegra tra le vie della città. La brezza marina spazza via il sudore accumulato in ufficio, e invita tutti a fare due passi senza badare troppo all’orologio.

Il centro storico si trasforma in un salotto letterario

L’appuntamento che apre la stagione è il Salerno Letteratura Festival, in programma dal 13 al 20 giugno. Per otto sere consecutive piazze, cortili e chiese del centro antico ospitano incontri con autori, letture e dibattiti, tutti a ingresso gratuito.

La prolusione inaugurale si tiene nell’Atrio del Duomo, uno dei luoghi più belli della città, e da lì il programma si dirama tra Largo Barbuti, il Convitto Nazionale e gli altri spazi storici.

Il bello del festival non sta solo negli ospiti (scrittori, giornalisti e studiosi da tutta Italia), ma nel modo in cui la manifestazione invita a camminare tra i vicoli. Ci si sposta da un incontro all’altro a piedi, con una sosta per un aperitivo in via dei Mercanti o una granita ai tavolini di piazza Sedile del Campo. Il calendario completo, con orari e sedi aggiornate, è consultabile sul portale della cultura del Comune di Salerno, utile anche per gli eventi delle settimane successive.

Tra un’uscita e l’altra: le serate lente sul terrazzo

Non tutte le sere di giugno si passano in giro. Dopo un fine settimana intenso tra festival e concerti, molti salernitani scelgono di rallentare: una cena sul balcone, due chiacchiere con gli amici, una serie tv con il ventilatore acceso. C’è chi organizza tornei di carte in terrazzo (la scopa e il burraco restano intramontabili da queste parti) e chi preferisce la versione digitale dello stesso passatempo, magari con una partita ai giochi da casinò online, da vivere con la stessa leggerezza di una serata tra amici e con un occhio al gioco responsabile.

Le serate casalinghe hanno anche un vantaggio pratico: a giugno i parcheggi in centro scarseggiano e il traffico verso la costiera nei weekend mette alla prova la pazienza di chiunque. Alternare uscite e sere tranquille è la strategia migliore per godersi il mese senza arrivare a luglio già stanchi.

Musica dal vivo al Parco dell’Irno e sulle colline

Per chi ama i concerti all’aperto, la seconda metà del mese è il momento giusto. Dal 25 al 27 giugno il Limen Salerno Festival anima il Parco dell’Irno con tre serate di musica: si parte con il rap d’autore di Rancore e Murubutu accompagnati dalla Moon Jazz Band, per chiudere con l’energia folk della Bandabardò e la scrittura di Roberto Colella.

I concerti iniziano alle 18, orario perfetto per arrivare con calma e trovare posto sul prato.

In parallelo, dal 23 giugno prende il via il Festival delle Colline Mediterranee alla Tenuta dei Normanni, con un omaggio di Pierdavide Carone alle canzoni di Ivano Fossati come serata d’apertura. La posizione collinare regala un panorama sul golfo che, da solo, vale il biglietto.

Per orientarsi tra sagre e appuntamenti dell’ultimo minuto in provincia, la sezione weekend di SalernoToday pubblica ogni settimana una mappa aggiornata degli eventi.

La costiera al tramonto: Ravello, Vietri e il solstizio

Giugno è anche il mese in cui riparte il Ravello Festival, la storica rassegna che porta musica classica e non solo sui terrazzamenti di Villa Rufolo.

Raggiungere Ravello in serata via mare trasforma il viaggio in parte dell’esperienza, con la luce del tramonto sulla costa a fare da scenografia.

Per chi è più propenso alla città, può puntare su Vietri sul Mare, a dieci minuti da Salerno, per una passeggiata tra le botteghe di ceramica e una cena vista golfo. E per una serata diversa dal solito c’è il solstizio d’estate al Giardino della Minerva, il 21 giugno.

L’antico orto botanico apre i suoi terrazzamenti con attività esperienziali a ciclo continuo, tra profumi di erbe officinali e vista sul mare.

Gli appuntamenti da segnare

Per chi vuole organizzarsi in anticipo, di seguito un recap dei punti fermi del mese in ordine di data:

  • 13-20 giugno (Salerno Letteratura Festival): incontri gratuiti con autori nel centro storico, prolusione inaugurale all’Atrio del Duomo.
  • 21 giugno (solstizio d’estate): serata esperienziale al Giardino della Minerva, tra i terrazzamenti dell’antico orto botanico.
  • Dal 23 giugno (Festival delle Colline Mediterranee): musica e teatro alla Tenuta dei Normanni, con vista sul golfo.
  • 25-27 giugno (Limen Salerno Festival): tre serate di concerti al Parco dell’Irno, da Rancore alla Bandabardò.
  • Da fine giugno (Ravello Festival): la grande musica sui terrazzamenti di Villa Rufolo, in costiera.

 

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Dubbi FI e Lega, perde quota l’ipotesi del ballottaggio

Ballottaggio in difficoltà. C’è ancora qualche giorno di tempo per la decisione definitiva, ma le chance che il centrodestra ritocchi la legge elettorale introducendo il doppio turno sembrano, ad oggi, davvero risicate. A pesare sono i tanti dubbi tecnici ma soprattutto la freddezza di Lega e Forza Italia. Così, in vista della battaglia parlamentare, che le opposizioni preannunciano dura, l’idea sembra tornare nel cassetto anche dopo che Forza Italia – tentata in un primo tempo di presentare una propria proposta di modifica – non deposita nessun emendamento a suo nome sul punto. Per chi è vicino al dossier nella maggioranza è un chiaro segnale di stop nonostante qualche possibilità resti legata all’emendamento annunciato e depositato dal senatore di FdI Marcello Pera (doppio turno se nessuno supera il 48% in entrambe le Camere ma con due forze sopra il 38%) ma solo per l’Aula in modo anche da rinviare il nodo. C’è dunque, ancora un po’ di tempo per approfondire il tema che, en passant, sarebbe stato toccato anche nel vertice tenutosi ieri a casa della premier Giorgia Meloni con gli alleati per fare un punto sulla situazione, sull’azione del governo alla ripresa e sulla prossima festa di Bari. Il ballottaggio, del resto, si osserva nella maggioranza, è una misura che la premier vedrebbe con favore anche in chiave di contributo alla stabilità e di contenimento dell’effetto di partiti al di fuori delle coalizioni come, in questo momento, quelli di Vannacci o Calenda. Si riflette ancora un po’, dunque ma pesa la contrarietà degli alleati. Lega in primis che rivendica la necessità di “una legge elettorale chiara dove chi viene scelto può governare subito, senza accordi sottobanco”. Mentre FI in un primo momento più aperta al ballottaggio, oggi frena: “Ragioniamo laicamente su quale sia il migliore sistema per garantire governabilità, omogeneità delle coalizioni e stabilità”. Il centrodestra procede unito, invece, sull’introduzione delle preferenze (“andiamo avanti su questa nostra battaglia storica”, dice Maurizio Lupi) e presenta un emendamento unitario che ricalca quello bocciato alla Camera compresa l’eliminazione, non senza polemiche, dell’alternanza 60 a 40 del genere nei capilista. Destinata a cambiare è poi la norma ribattezzata ‘anti-cespugli’ introdotta alla Camera e che prevede che i voti dei partiti sotto il 3% (salvo il miglior perdente) non vengano computati ai fini del calcolo per il premio di maggioranza. Una norma in odore di incostituzionalità sulla quale arriva un emendamento siglato FdI-Lega-Nm ma non da FI (che lo aveva presentato a proprio nome alla Camera) e Udc. Il centrosinistra, intanto, prepara la propria battaglia parlamentare con oltre 650 emendamenti, dei quasi 700 complessivi, di cui 8 comuni che prevedono, preferenze per tutti i parlamentari, senza capilista bloccati, stop all’indicazione del premier e l’alternanza 50 a 50 sui capilista. “Con le altre opposizioni faremo muro – promette la segretaria Dem Elly Schlein – e continueremo a parlare noi dei problemi veri degli italiani”. Lo stop del Pd è netto anche sul ballottaggio, una formula che in passato, si osserva dal centrodestra, da quel lato non dispiaceva. Ma, oltre alle questioni tecniche legate al bipolarismo l’accusa al centrodestra è quella di volersi costruire “una legge a proprio uso e consumo”. “Altro che legge elettorale, le priorità sono i lavoratori e la loro sicurezza”, attacca anche il presidente M5s Giuseppe Conte. Mentre Riccardo Magi torna a chiamare la piazza contro la legge. Ma è in particolare sulla norma sulle preferenze, con lo stop all’alternanza nei capilista, che vanno in scena le proteste. Una “clava contro le donne”, osserva la capogruppo di Avs alla Camera Luana Zanella. “Una presa in giro”, dice la sua omologa di Iv al Senato Raffaella Paita. “Vogliono sbattere fuori le donne dalle istituzioni”, protesta da Az Elena Bonetti. Si tratta, per altro, di un tema delicato che costò l’inciampo nel voto segreto a Montecitorio. Da domani parte la battaglia in commissione con un’intera giornata che verrà dedicata agli interventi delle opposizioni – che hanno annunciato ostruzionismo – sul complesso degli emendamenti. Si partirà poi con le votazioni e si procederà poi (forse con una sola pausa il 4 pomeriggio per la festa del governo a Bari) speditamente fino al 9 con l’approdo in Aula del testo e il voto il 25 settembre.

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Fico: fino al 15 settembre misure tutela lavoratori esposti al sole

Il Presidente della Regione Campania Roberto Fico ha firmato una nuova ordinanza, la n. 2 dell’1/09/2026, in materia di igiene e sanità pubblica per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori maggiormente esposti agli effetti delle alte temperature.
Il provvedimento, che proroga le misure già adottate con l’ordinanza n. 1 del 17 giugno 2026, sarà in vigore fino al 15 settembre 2026 e conferma su tutto il territorio regionale il divieto di svolgimento delle attività lavorative nei settori agricolo, edile e affini, in condizioni di esposizione prolungata al sole, nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16.00 nei giorni in cui le mappe di previsione del rischio del sistema Worklimate dell’INAIL, visionabili all’indirizzo http://www.worklimate.it/scelta-mappa/sole-attivita-fisica-alta/, segnalino alle ore 12.00 un livello di rischio “ALTO” per i lavoratori esposti al sole impegnati in attività fisica intensa.
La conferma delle misure si rende necessaria alla luce del perdurare di condizioni climatiche caratterizzate da temperature elevate che, associate all’umidità e alla prolungata esposizione alle radiazioni solari, possono determinare situazioni di stress termico e comportare rischi anche gravi per la salute dei lavoratori.
Restano escluse dal divieto le operazioni indispensabili e urgenti finalizzate al ripristino dei servizi essenziali a seguito di eventi imprevedibili, fermo restando il rispetto degli obblighi previsti a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
“Confermiamo una misura di prevenzione necessaria perché le temperature elevate continuano a rappresentare un rischio concreto per chi svolge attività particolarmente impegnative all’aperto. La tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro deve restare una priorità dell’azione pubblica, soprattutto nei comparti maggiormente esposti agli effetti del caldo. Si tratta di un intervento di responsabilità e di tutela che mette al centro la protezione dei lavoratori”, dichiara il Presidente della Regione Campania, Roberto Fico.

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Cosa c’è dietro l’accelerata di Calabresi nella corsa per Palazzo Marino

Non è ancora una candidatura, ma è il suo preambolo necessario. Come caricare il fucile prima di andare a caccia. Uscendo da Chora Media, Mario Calabresi ha risolto in un colpo solo gli unici due possibili ostacoli nella sua corsa verso Palazzo Marino. Il primo è una questione di opportunità, perché un leader politico a capo di un media stonava già ai tempi di Berlusconi. Il secondo, più delicato, riguarda gli intrecci societari con l’America di Trump: nulla di illecito, fino a prova contraria, ma argomento molto caldo tra gli oppositori interni.

Cosa c’è dietro l’accelerata di Calabresi nella corsa per Palazzo Marino
Mario Calabresi (Imagoeconomica).

Majorino perde punti, per Pacini e Goisis cambia poco

Poco o nulla conteranno le possibili polemiche sul centrismo del giornalista, perché basterà un programma sufficientemente progressista e inclusivo per confermare la sua piena adesione ai valori del centrosinistra (cosa che peraltro nell’ambiente è già piuttosto nota, ma bisogna parlare a più elettori possibile). Non è casuale la tempistica della scelta. La mossa arriva alla viglia di quella Festa dell’Unità meneghina che Elly Schlein ha deciso di saltare, secondo una logica che – come rivelato da Lettera43 – si traduce in un messaggio netto: non mi immischio con la scelta del candidato sindaco, fate le primarie e tanti auguri. Una posizione che fa perdere punti a Pierfrancesco Majorino, che essendo vicinissimo alla segretaria avrebbe legittimamente piuttosto augurarsi un endorsement, mentre cambia poco per gli outsider Lorenzo Pacini e Tommaso Goisis, i quali certamente hanno messo in conto che prima o poi sarebbe arrivato un adulto a mettere fine alla ricreazione.

Cosa c’è dietro l’accelerata di Calabresi nella corsa per Palazzo Marino
Pierfrancesco Majorino (Imagoeconomica).

Scavuzzo intende restare in campo

Calabresi non solo gode del pieno appoggio della maggioranza delle correnti del Pd e di Azione, ma è anche pronto a misurarsi nelle primarie, se necessarie: così come fu per Giuliano Pisapia, grazie al consenso dei gazebo sarebbe rafforzato nel successivo dialogo coi partiti sulla scelta di assessori e manager delle partecipate. A proposito, si mormora che per il delicato ruolo di DG del Comune sia stata sondata Anna Scavuzzo. La vicesindaca conosce perfettamente la macchina comunale e sarebbe perfetta per il ruolo, ma intende rimanere in campo e giocarsi le sue carte nelle primarie, con ammirevole determinazione. Il succitato Pisapia, sempre secondo rumors, sarebbe invece pronto a sostenere apertamente Calabresi, che già gode del fattivo appoggio di diversi suoi collaboratori della prima Giunta arancione.

Cosa c’è dietro l’accelerata di Calabresi nella corsa per Palazzo Marino
Anna Scavuzzo (Imagoeconomica).

Per chi uscirà sconfitto nessun premio di consolazione

Nulla è ancora scritto, ma il dispiegamento di forze sul lato di Calabresi è così ingente da lasciare intuire i prossimi capitoli della storia. Come l’hanno presa gli altri candidati? Bene, ma non benissimo. La discesa in campo del giornalista era da tempo nell’aria, ma con lo spostamento di lato di Elly Schlein ora sarà più difficile trovare premi di consolazione per chi vorrà cedere il passo. Chi invece proverà a giocarsela dovrà accettare il rischio: con tutti i candidati i campo, i non-vincitori potrebbero uscire dal campo con un punteggio schiacciante e le ossa rotte. Vedremo se prevarrà il coraggio o la lungimiranza politica.

Il Venezuela cede a una compagnia Usa giacimenti finora gestiti da Russia e Cina

La società statunitense North American Blue Energy Partners (Nabep) acquisirà il controllo di 14 giacimenti petroliferi in Venezuela, precedentemente gestiti da diverse aziende cinesi e da una russa. Lo hanno riferito a Reuters due funzionari americani, spiegando che il governo di Washington otterrà una partecipazione del 35 per cento Nabep, oltre a un «accesso preferenziale» a un quinto del petrolio prodotto al prezzo di costo.

Trump ha annunciato il «più grande accordo petrolifero» di sempre con Caracas

La scorsa settimana Donald Trump ha annunciato in pompa magna il «più grande accordo petrolifero della storia» tra Washington e Caracas. In base all’intesa, gli Stati Uniti otterranno il controllo di giacimenti petroliferi venezuelani per un totale di 65 miliardi di barili. Ciò dovrebbe consentire al Venezuela di attrarre circa 100 miliardi di dollari di investimenti privati, che contribuiranno alla ripresa economica del Paese sudamericano.

Futuro Nazionale parteciperà al raduno neonazi in Trentino

Dopo l’organizzazione del piccolo “Squadrismo Summer Fest” in Veneto, anche la partecipazione al raduno neonazi “Ritorno a Camelot 2026”, che messo in piedi da Veneto Fronte Skinheads richiamerà dal 3 al 6 settembre a Pietramurata, frazione di Dro (Trento), il “meglio” – ossia il peggio – dell’ultradestra europea. Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, in costante ascesa nei sondaggi, non sembra aver alcuna intenzione di discostarsi dall’estremismo nero. Al raduno, dove sono attesi anche militanti di Blood & Honour, organizzazione sottoposte a sanzioni dal governo britannico nell’ambito della normativa antiterrorismo, parteciperanno infatti anche tesserati vannacciani. Lo ha annunciato Emilio Giuliana, responsabile di FN per la Provincia di Trento, in un’intervista all’Adige.

Pietramurata sarà blindata: impiegati almeno 120 agenti

Il raduno, ospitato negli spazi dell’Hotel Ciclamino di Pietramurata, dovrebbe richiamare tra le 300 e le 400 persone. E si terrà, nonostante le polemiche. Il Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica si è riunito oggi a Trento, stabilendo un massiccio dispositivo di sicurezza: verranno impiegati almeno 120 agenti della polizia di Stato, oltre a carabinieri e Guardia di finanza. Questo perché nella frazione di Dro è attesa una manifestazione di protesta contro il raduno neonazi.

Futuro Nazionale parteciperà al raduno neonazi in Trentino
Emilio Giuliana (Facebook).

Le parole della sindaca e la richiesta di Bonelli al Viminale

Tra chi si è detto contrario all’evento c’è anche Ginetta Santoni, sindaca di Dro: «Non condividiamo lo spirito della manifestazione e spiace che Pietramurata debba diventare luogo di ritrovo di estremisti ed essere blindata». Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, che già aveva annunciato un’interrogazione al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi chiedendogli di impedirne lo svolgimento, è tornato alla carica col Viminale dopo l’intervista a Giuliana: «Ha detto che il fatto che Blood & Honour sia classificata come organizzazione terroristica dal governo britannico per lui non sarebbe un problema. È una dichiarazione gravissima, che certifica come un partito che siede o ambisce a sedere in Parlamento europeo consideri irrilevante il fatto di muoversi nell’orbita di una rete neonazista sanzionata per terrorismo da un governo estero». Bonelli, che ha invocato l’applicazione della legge Mancino che punisce chi fa propaganda di idee basate sulla superiorità razziale o sull’odio etnico e religioso, ha poi sottolineato la presenza di riferimenti alla Gioventù hitleriana nel materiale legato al raduno e nei testi delle canzoni delle band che si esibiranno, una decina.

Massimiliano Carli nuovo ceo di Smart Italia

Massimiliano Carli è stato nominato nuovo ceo di Smart Italia. Nel nuovo incarico sarà responsabile della guida del business italiano, con l’obiettivo di sostenere la crescita strategica del brand e rafforzarne ulteriormente il posizionamento sul mercato. Carli opera nel settore automotive dal 1997 e vanta una profonda conoscenza del mondo Smart e Mercedes-Benz. Dal 2007 al 2017 ha ricoperto il ruolo di direttore Vendite Smart a Roma, per poi assumere la responsabilità di direttore Vendite Mercedes-Benz passenger cars, incarico ricoperto fino al 2024. Negli ultimi due anni e mezzo ha inoltre ricoperto il ruolo di head of Branch Roma Salaria di Autotorino.
Contestualmente alla nomina di Massimiliano Carli, Smart Italia ha ringraziato Lucio Tropea per il lavoro svolto e per il contributo offerto alla crescita e al consolidamento del brand sul mercato italiano nel corso degli ultimi anni, augurandogli il meglio per il prosieguo del suo percorso professionale.

Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi

Una giornata da ricordare, a Il Messaggero, quella del saluto di Guido Boffo alla redazione. Era pure rivolto all’editore, quell’addio, dato che era presente Azzurra Caltagirone, pronta a tributare i dovuti onori a chi è stato, nel passato, direttore del quotidiano “principe” della casata. Mentre qualcuno pare abbia borbottato un «beato lui che ce l’ha fatta ad andarsene», con tono di chi vorrebbe seguirlo e nutre una certa invidia per il successo dell’operazione, altri mettono in conto le prossime iniziative caltagironiane. Pasteggiando in via del Tritone assieme a Boffo, tra un “dolce e salato” e brindando all’uscita del vicedirettore, girava una domanda: «Ma Pini quando arriva?».

Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Guido Boffo e Azzurra Caltagirone (foto Imagoeconomica).

Già, perché sembra il segreto di Pulcinella, ma per uno come Boffo che va a Qn alla corte di Leonardo Maria Del Vecchio c’è chi potrebbe compiere lo stesso percorso, ma al contrario: voci di corridoio fanno proprio il nome della direttrice Agnese Pini, 41 anni. Anzi, la “tridirettrice”, per la precisione, visto che tiene in piedi tre giornali, ossia La Nazione (prima donna a guidare lo storico quotidiano fiorentino nel 2019, a soli 34 anni), Il Resto del Carlino e Il Giorno (dello stesso consorzio fa parte anche Il Telegrafo di Livorno, ma nessuno se ne ricorda mai). Scenario davvero possibile o solo rumors? In via del Tritone non c’è ancora stata una donna al timone, e Roberto Napoletano a maggio ha compiuto 65 anni. Pini poi gode della massima considerazione da parte di Bruno Vespa, e nel salotto di Porta a Porta è molto più comodo arrivarci in presenza lavorando a Roma, piuttosto che nel resto d’Italia (non solo del Carlino). L’aria dell’ultimo giorno di agosto comunque era scanzonata: tutti felici e contenti della soluzione trovata, i colleghi gioivano per la fortuna (sempre decisiva nella professione giornalistica) di Boffo, l’editore per quello che storicamente viene detto quando un capo se ne va, ossia un costo in meno, l’organizzazione perché si libera una stanza. Ora, nel risiko dei giornali, l’eventuale uscita di Agnese Pini da Qn spalancherebbe le porte della direzione del gruppo caro a Lmdv proprio a Guido Boffo, pronto a scendere in campo tornando a rivestire i galloni di numero uno di un quotidiano. Staremo a vedere…

Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi

Sergio vuole tenersi San Marino, in attesa di rientrare nel cda

Scherza con i fanti ma lascia stare San Marino. Roberto Sergio ha deciso di lasciare la Rai il 30 settembre, ma vuole tenersi la poltrona della televisione sammarinese. «Magari si trasferisce lì nella Repubblica del Titano e mette sull’auto la targa RSM», scherza un suo vecchio amico. In realtà il suo obiettivo è rientrare in quello che sarà il nuovo consiglio di amministrazione. Di certo però è l’ennesimo caso estivo che pone in fibrillazione la Rai: tra un Paolo Corsini che sta in vacanza con la figlia in Irlanda e deve occuparsi della grana di Report e di Sigfrido Ranucci, ecco affacciarsi l’uscita di Sergio, che tecnicamente ha i suoi diritti per restare alla tivù “straniera”. A suo favore esistono altri precedenti: tra tutti è da ricordare quello riguardante Franco Siddi e la sua permanenza alla presidenza di Confindustria Radio Televisioni. Siddi, “il sindacalista”, già a capo della Fnsi, la Federazione nazionale della stampa italiana, era entrato nella compagine in qualità di consigliere di amministrazione della Rai, ma rimase alla guida della Confindustria di settore anche dopo l’uscita dal board di Viale Mazzini, per anni, con un sontuoso ufficio nella centralissima piazza Santi Apostoli (mica a viale dell’Astronomia, all’Eur, dove si trovano le altre sigle confindustriali). Sergio, a differenza dei meloniani, conosce perfettamente codici e pandette della televisione pubblica, anche perché molti testi li ha scritti lui. Insomma, teniamoci San Marino, per ora, in attesa di trovare un posto nel prossimo cda.

Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi
Agnese Pini verso Il Messaggero? Gli spifferi

Di Battista, rientro in Italia il 3 settembre con un volo privato

Alessandro Di Battista, ricoverato all’Avana dopo un grave malore che lo ha colpito mentre si trovava a Cuba, rientrerà in Italia giovedì. Lo scrive l’Ansa, citando fonti ben informate: l’intenzione sarebbe quella di anticipare il volo dai Caraibi a domani, ma difficilmente si riuscirà a organizzare il trasferimento dell’ex deputato prima del 3 settembre.

Di Battista ha detto no al volo di Stato

Di Battista rientrerà in Italia con un volo privato. Sarebbe stato lo stesso ex Cinque stelle, che si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano, a rifiutare il volo di Stato che era stato messo a disposizione dal governo: un’opportunità, questa, che nell’ultimo anno è stata colta da circa 60 cittadini italiani bisognosi di assistenza sanitaria mentre si trovavano all’estero. Non sarà comunque Di Battista a pagare il volo: il Fatto Quotidiano, prima della sua partenza per il Centro America, aveva attivato un’assicurazione che pertanto coprirà tutte le spese. Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista viene mantenuto il massimo riserbo.

Keir Starmer si dimette anche da parlamentare

L’ex primo ministro britannico Keir Starmer si dimette anche dal ruolo di parlamentare del Regno Unito, che aveva continuato a occupare dopo le dimissioni da leader del Partito laburista e di capo del governo. Ad annunciarlo è stato egli stesso tramite un messaggio condiviso sui social. «È arrivato il momento di farsi da parte e dedicarsi ad altro», ha scritto citando temi che riguardano la difesa, la sicurezza, il commercio e la tecnologia. La persona che lo sostituirà verrà scelta con un’elezione suppletiva nel suo collegio, quello di Holborn and St Pancras, a Londra.

«In due anni abbiamo stabilizzato l’economia e ricostruito i servizi pubblici»

Starmer ha anche ringraziato quanti lo hanno sostenuto «quando mi sono candidato alla guida del Labour, e poi quando ho portato il mio partito dalla rovina politica, morale e finanziaria a una storica vittoria elettorale nel 2024, e nei due anni da primo ministro in cui abbiamo stabilizzato l’economia, ricostruito i servizi pubblici, investito somme record nella difesa e nella sicurezza, iniziato a far uscire centinaia di migliaia di bambini dalla povertà e trasformato la reputazione della Gran Bretagna con i partner internazionali». Una rivendicazione che arriva mentre il suo successore Andy Burnham sta per parlare, per la prima volta da premier, in Parlamento. La suppletiva nel collegio da lui lasciato appare particolarmente insidiosa per il Labour. Si potrebbe infatti candidare il popolare leader dei Verdi, Zack Polanski, che una volta ai Comuni rischierebbe di essere una spina nel fianco per Burnham.

Legge elettorale, dal centrodestra tre emendamenti unitari

Sono tre gli emendamenti unitari alla Legge elettorale che il centrodestra dovrebbe depositare in commissione Affari costituzionali al Senato. Il primo è quello che traduce in norma l’intesa siglata dalle forze di maggioranza e che prevede l’inserimento delle preferenze, fermo restando il capolista bloccati. «Ogni elettore», si legge in una bozza del testo, «dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale e dei candidati delle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale attribuzione del premio di governabilità. Ogni elettore, inoltre, può esprimere fino a tre preferenze in favore di candidati nel collegio plurinominale della lista votata tra quelli che non sono capolista». Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista.

Si ragiona sulla norma anti cespugli

Il secondo emendamento presentato è quello che prevede l’abolizione della norma anti cespugli introdotta alla Camera in base alla quale i voti espressi per le liste collegate all’interno di una coalizione che non raggiungono la soglia di sbarramento del 3 per cento non concorrono al calcolo della cifra elettorale nazionale di coalizione, con la sola eccezione del “miglior perdente”. All’interno della maggioranza si sta però ragionando sulla possibilità di modificarla invece di cancellarla. Il nodo è dunque rinviato a quando la legge approderà in aula. Il terzo emendamento, infine, è di natura più tecnica ed è finalizzato a garantire la piena funzionalità della procedura prevista per il Senato nel caso in cui alla coalizione o alla lista singola cui è stato attribuito il premio di governabilità risultino assegnati più di 113 seggi. L’emendamento disciplina la procedura da seguire nel caso in cui il numero di seggi da sottrarre si riveli superiore ai seggi assegnati tramite resto e si prevede di ricorrere alla graduatoria crescente delle cifre elettorali regionali percentuali.

Parte la sfida a Salvini: ecco il comitato per il ritorno della Lega Nord

Aumenta ancora la pressione su Matteo Salvini, leader della Lega sempre più sulla graticola visto il costante calo di consensi del partito, ma non intenzionato a farsi da parte nonostante le spinte dei nordisti. Si sta avvicinando l’appuntamento di Pontida, e dunque una probabile resa dei conti. Ma c’è di più. Il 28 agosto, infatti, con l’obiettivo di ottenere la convocazione del congresso del partito originario Lega Nord per l’indipendenza della Padania, fondato da Umberto Bossi, è stato costituito a Forlì il ‘Comitato per il Congresso federale’.

Parte la sfida a Salvini: ecco il comitato per il ritorno della Lega Nord
Un raduno della “vecchia” Lega a Pontida (Imagoeconomica).

L’attuale commissario della Lega Nord è un fedelissimo di Salvini

La Lega per Salvini premier e la Lega Nord per l’indipendenza della Padania sono due entità diverse. Hanno entrambe sede in via Bellerio, ma la prima – nata nel 2017 – è una sorta di spin-off della seconda, che poi è stata commissariata nel 2020. L’intento dei promotori del Comitato, che vogliono «separare nettamente il fallimentare progetto salviniano e sovranista riscoprendo la Lega federalista e del buon governo», è convincere il commissario Igor Iezzi (salviniano di ferro) a convocare un nuovo congresso della Lega “originale”, così da ripristinare la piena operatività dei suoi organismi statutari e avere un partito già pronto per le prossime Politiche, riprendendosi peraltro il simbolo storico che raffigura il guerriero Alberto da Giussano con una spada sguainata e uno scudo con il Leone di San Marco.

Parte la sfida a Salvini: ecco il comitato per il ritorno della Lega Nord
Un raduno leghista a Pontida (Imagoeconomica).

La “vecchia” Lega potrebbe diventare un punto di riferimento per i dissidenti

L’ultimo congresso della Lega Nord si era tenuto nove anni fa a Parma: in quel caso Salvini prevalse senza troppi problemi contro Gianni Fava. Presidente e promotore fondatore del ‘Comitato per il Congresso federale’ è l’ex parlamentare Gianluca Pini, assieme a Roberto Fabbri e Paola Ragazzini. Il comitato, spiegano, ha già ottenuto anche un proprio codice fiscale dall’Agenzia delle Entrate e incassato l’adesione di centinaia di vecchi leghisti. Insomma, non si tratta di un’operazione nostalgia, di una provocazione o di una questione meramente ideologica, ma di un vero tentativo di rimettere in piedi la vecchia Lega Nord, che potrebbe diventare un punto di riferimento per tutti tutti i dissidenti della linea salviniana.

L’ultima sfida a Salvini? Riportare in vita la Lega Nord

Scalare la Lega Nord. La mossa, inedita, arriva da un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali del partito fondato da Umberto Bossi. E non ha nulla a che fare con il movimento per un «rinnovamento» del partito avviato dai lombardi Massimiliano Romeo e Attilio Fontana. L’obiettivo – anticipato dal cronista più esperto di Lega, Marco Cremonesi del Corriere della sera – è riprendere il controllo della ‘vecchia’ Lega Nord, nei fatti rottamata a fine 2017 e sostituita dalla Lega Salvini premier. Il vecchio movimento è stato negli anni tenuto in vita per saldare il debito con lo Stato per le irregolarità commesse dal tesoriere Francesco Belsito nella rendicontazione dei rimborsi elettorali. Insomma, è la Lega dei ‘famosi’ 49 milioni.

L’ultima sfida a Salvini? Riportare in vita la Lega Nord
Matteo Salvini al Meeting di Rimini (Imagoeconomica).

L’obiettivo è chiedere un congresso per rianimare la bad company

Un neonato comitato, guidato dall’ex deputato romagnolo Gianluca Pini, chiede ora il congresso per ‘rianimare’ la bad company mai completamente dismessa, sostenendo che sia titolare del simbolo usato dalla Salvini premier, l’Albertino da Giussano con lo ‘spadone’ sguainato.

L’ultima sfida a Salvini? Riportare in vita la Lega Nord
Gianluca Pini a Pontida nel 2015 (Imagoeconomica).

Pini & Co. vorrebbero sostituire il commissario in carica, il deputato milanese Igor Iezzi, amico storico di Matteo Salvini, perché, sostengono, «impedisce ai militanti di fare politica attiva e ha messo in atto violazioni pesantissime riguardo alle previsioni statutarie. Per esempio, non c’è il presidente, che era il povero Umberto Bossi». Insomma l’obiettivo è di «andare a congresso per eleggere un nuovo segretario e presentarsi alle prossime elezioni. Con in mano gli elenchi dei militanti». Al neonato comitato avrebbero «già aderito centinaia di vecchi leghisti che non sopportano più le operazioni salviniane».

L’ultima sfida a Salvini? Riportare in vita la Lega Nord
Igor Iezzi (Imagoeconomica).

Zaia resta alla finestra

I tentativi di rinnovare la leadership leghista appaiono sempre più scomposti mano a mano che passano i giorni. Intanto Luca Zaia continua a tacere e non schierarsi ufficialmente con il fronte dei critici di Salvini. Ma a fare campagna solo per se stesso e le battaglie che propone da mesi non esattamente in linea con il partito come quella a favore di una legge per il fine vita.

L’ultima sfida a Salvini? Riportare in vita la Lega Nord
Il presidente del Consiglio Regionale del Veneto Luca Zaia (Ansa).

Salviniani all’attacco sui 49 milioni

In via Bellerio e nell’entourage del segretario, la richiesta di un congresso per il ritorno alla Lega Nord è stata accolta con «sorpresa», fanno sapere fonti del partito. «Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega ora si rifanno vivi in cerca di una poltrona. Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti che la Lega per Salvini Premier ha trovato in eredità e che sta tuttora pagando?».

Gian Luca Petrillo in uscita da Deliveroo: passa a Airbnb

Dopo otto anni e mezzo a Deliveroo, in cui è stato a capo della comunicazione per Italia e Belgio e poi direttore delle relazioni esterne per Italia e direttore le politiche pubbliche per l’area dell’Europa meridionale (dove il gruppo è presente con il marchio Wolt), Gian Luca Petrillo è pronto a dire addio alla multinazionale leader nella consegna del cibo a domicilio per passare a Airbnb. Nuova avventura professionale dunque per Petrillo, che dal 2023 siede peraltro nel cda di Rai Way, società quotata in Borsa che gestisce torri di telecomunicazioni, e dal 2024 fa parte del Comitato per l’Ecolabel e l’Ecoaudit del Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica.

Gian Luca Petrillo in uscita da Deliveroo: passa a Airbnb
Gian Luca Petrillo (LinkedIn).

Alluvione in Nepal, oltre mille morti e 4.500 dispersi

È salito a 987 il numero dei morti a causa delle inondazioni che hanno colpito il Nepal. Lo hanno reso noto le autorità locali. Considerando le almeno 16 persone che hanno perso la vita in Tibet secondo i dati ufficiali, il numero complessivo delle vittime accertate sale quindi sopra mille. Secondo l’autorità nazionale nepalese per la gestione dei disastri, ripresa dalla Cnn, le persone disperse in Nepal sono al momento 3.916. In Tibet, stando ai dati ufficiali delle autorità cinesi, ne mancano all’appello 546. Sono quindi almeno 4.462 i cittadini di cui non si hanno notizie dopo le inondazioni su entrambi i lati della frontiera. Le autorità nepalesi hanno affermato che almeno 11.814 persone sono state tratte in salvo dai soccorritori. Le squadre di soccorso stanno usando dei velivoli per raggiungere le zone rimaste isolate a causa dei danni a strade e ponti.

Report, Ranucci attacca i nuovi conduttori Presutti e Piervincenzi

Sigfrido Ranucci è tornato all’attacco di Giulia Presutti e Daniele Piervicenzi, scelti come nuovi conduttori di Report dopo il suo siluramento: il giornalista ha pubblicato un lungo post su Facebook in cui ha rimarcato la «mediocrità» della decisione della Rai e rivendicato (autoincensandosi) i principali successi della sua carriera.

L’attacco a Piervincenzi dopo l’intervista al Domani

«Caro Daniele, ti sei lamentato sul Domani perché ho definito mediocre la scelta di affidare a te e a Giulia Presutti la conduzione di Report. Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana», inizia Ranucci. Che poi va nello specifico: «Un servizio realizzato per Report – peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte – non fa di nessuno un conduttore». Dopo aver ricordato il flop di Piervincenzi alla conduzione di Popolo Sovrano, Ranucci ha poi rievocato un episodio specifico: «È vero, come mi hai fatto notare, che hai realizzato a quattro mani un’inchiesta in Congo sul caso del diplomatico ucciso, Attanasio. L’ho accettata perché me l’hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare, e perché ho ancora la romantica abitudine di dare una mano a chi me la chiede. Una scelta che, guarda caso, ha creato attriti anche con Presutti, che voleva occuparsi della stessa storia. Ma tu lo sai meglio di chiunque altro: quel lavoro rientrava nei Lab, i contributi che stanno fuori da Report, non dentro».

Report, Ranucci attacca i nuovi conduttori Presutti e Piervincenzi
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

L’affondo contro Presutti: «Ha mentito in maniera seriale»

Quanto a Presutti, ecco l’affondo di Ranucci: «Ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab. Mai un’inchiesta principale. Sono stato il primo a credere nelle sue qualità. Ma dopo un paio di anni se n’era andata per guadagnare di più. Poi l’ho accolta a braccia aperte, quando mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante». E poi: «Era reduce da un periodo personale difficile. Ora però quel programma che generosamente l’ha protetta rischia di distruggerlo. Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi – anche quelli più vicini – tenendo nascosto l’accordo che aveva già chiuso».

Report, Ranucci attacca i nuovi conduttori Presutti e Piervincenzi
Giulia Presutti (Imagoeconomica)

Le critiche alla Rai e la lista dei suoi successi professionali

La Rai, continua Ranucci, «ha giustificato la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo di un minuto. Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste». Da qui inizia l’autocelebrazione di Ranucci, che nel post ricorda anche di essere stato per 10 anni coautore di Milena Gabanelli, respirando la «sua stessa aria». Eccola: «Io sono entrato in Rai 36 anni fa, come assistente ai programmi. Poi programmista regista, redattore al Tg3, quindi a Rainews24, inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2003 sono stato in Iraq. Nel 2005 a Sumatra, a documentare la tragedia dello tsunami. Sono arrivato a Report dopo un lungo percorso nel 2006, dopo aver realizzato scoop nazionali – come l’intervista smarrita di Paolo Borsellino – e uno scoop internazionale, quello sull’uso delle armi chimiche a Falluja, in Iraq, da parte degli americani. Un’inchiesta che per la prima volta nella storia ha portato il nome della Rai nel mondo».

LEGGI ANCHE: Ranucci, il cortocircuito del femminismo e il patriarcato in camicia bianca

Report, Ranucci attacca i nuovi conduttori Presutti e Piervincenzi
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Ranucci: «Disumano condurre Report senza meritarlo»

Infine la chiosa: «È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. È disumano mortificare le professionalità straordinarie che da 30 lo hanno reso grande anche rischiando la propria incolumità. Per questo non posso non tornare al concetto di mediocrità che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata».

È morto Enzo Bianchi, il monaco fondatore della comunità di Bose

Addio a Enzo Bianchi, tra i principali fondatori della comunità monastica di Bose, morto all’età di 83 anni. Monaco, saggista, esperto di biblismo e fondatore delle Edizioni Qiqajon, aveva lasciato la guida della Comunità monastica di cui era priore nel 2017. Da allora si era progressivamente ritirato anche a causa di problemi di salute.

Chi era Enzo Bianchi

Nato nel 1943 a Castel Boglione, nell’Astigiano, Bianchi è stato un punto di riferimento spirituale per intere generazioni. Figura forte del post Concilio Vaticano II, riconosciuto uomo di preghiera e di pace, era comparso l’ultima volta sulla scena pubblica a maggio 2026 quando a Torino aveva presentato un volume di padre Antonio Spadaro, segretario del dicastero della Cultura vaticano ed ex direttore di Civiltà cattolica. Negli ultimi tempi aveva trattato, tra gli altri, il tema della messa con il rito antico, dibattendo con altri teologi sempre mantenendo posizioni in difesa del Concilio e delle sue riforme. Per tutta la vita è rimasto profondamente legato alla Chiesa senza essere sacerdote. «Mai sentita la vocazione. Il cardinal Pellegrino mi ha chiesto più volte se volevo ordinarmi prete, ma io sono sempre voluto restare un semplice laico come tutti», aveva raccontato.

La comunità di Bose

Nel 1965 fondò la comunità di Bose. Tutto nacque dopo essere capitato, quasi per caso, in una piccola chiesa nel Biellese circondata da case abbandonate. Per tre anni ha vissuto lì praticamente solo, conducendo una vita quasi eremitica, fino a quando nel 1968 cominciarono ad arrivare alcune persone spinte dalla curiosità. Così nacque la comunità monastica, che in breve tempo divenne conosciuta in tutto il mondo. Negli anni sono arrivati credenti di diverse confessioni cristiane, ma anche persone lontane dalla fede.

Dal Lussemburgo via libera al trasferimento del 25 per cento di Delfin

Svolta nel riassetto di Delfin, la holding della famiglia Del Vecchio da oltre 40 miliardi di valore. I giudici lussemburghesi hanno dato semaforo verde al trasferimento delle rispettive quote del 12,5 per cento detenuto da Paola e Luca Del Vecchio in un veicolo societario di loro proprietà. Lo riporta Milano Finanza.

Perché serviva l’ok dei giudici

Le azioni di Delfin non resteranno più intestate direttamente ai due fratelli, ma confluiranno in una società da loro controllata. L’ok dei giudici era imprescindibile, in quanto lo statuto della holding stabilisce che i soci siano solo persone fisiche eredi del fondatore. L’operazione consentirà pertanto agli eredi di Leonardo Del Vecchio di aggirare il veto statutario di dare in pegno le azioni Delfin, aprendo margini operativi maggiori e sbloccando di fatto il riassetto della holding che, oltre al 32,4 per cento di EssilorLuxottica, custodisce anche il 17,5 per cento di Monte dei Paschi di Siena, il 10 per cento di Generali, il 2,7 per cento di UniCredit e il 28 per cento di Covivio, società attiva nel settore immobiliare.

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai

Chiamalo se vuoi Sevizio pubblico. La Rai meloniana travolta da addii, defezioni, nuovi editti e cacciate può solo appellarsi a Santo Stefano De Martino, sperando nella grazia sanremese e nella reunion dei Maneskin all’Ariston. Per il resto, tra Report e Belve – per citare solo gli ultimi due casi – la situazione comincia a essere insostenibile.

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Stefano De Martino (Ansa).

I motivi dietro l’insofferenza di Francesca Fagnani

Francesca Fagnani ha intenzione di mettere fine al suo contratto. Si è compromesso il rapporto di fiducia, ha spiegato, accennando a idee divergenti con l’azienda. Tra le motivazioni ci sarebbero anche i cachet troppo onerosi degli ospiti. Fatto sta che perdere Belve e il suo share (con picchi del 12 per cento) è un rischio che questa tivù pubblica non può permettersi. E infatti è subito intervenuto Williams Di Liberatore, direttore dell’Intrattenimento Prime Time. «Francesca Fagnani è un asset fondamentale e una risorsa preziosa per la Direzione Intrattenimento Prime Time ed è legata all’azienda da un contratto di esclusiva», ha messo in chiaro. «Durante l’estate ci sono state varie interlocuzioni sugli sviluppi del programma. Oggi siamo al lavoro». I problemi legati a un’eventuale uscita di Fagnani non finiscono con le percentuali di ascolto. Come ha scritto Il Fatto Quotidiano, perdere Belve, co-prodotto dalla Rai e da Fremantle, significherebbe perdere pure l’accordo economico siglato con Disney+ attraverso la controllata Rai Com. Di sicuro, Fagnani non avrebbe problemi a ricollocarsi. Per lei si potrebbero aprire le porte di Mediaset, anche ai grazie ai buoni rapporti con Maria De Filippi, magari in accoppiata con Enrico Mentana, sempre più insofferente a La7.

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Francesca Fagnani (Imageconomica).

Il caso Report e l’autogol dei vertici Rai

C’è poi il caso Report. La cacciata di Sigfrido Ranucci dalla conduzione ha avuto l’effetto di compattare la redazione. Fino a luglio, la stragrande maggioranza della squadra convergeva su una soluzione collegiale ma, dopo la bufera mediatica sollevata contro il conduttore dai giornali di destra, gli inviati hanno fatto fronte comune minacciando di lasciare in blocco la Rai. Evidentemente i vertici dell’azienda pensavano che bastasse come garanzia la doppia nomina a capo-autore di Bernardo Iovene e Giulio Valesini, ma è andata diversamente. I due hanno risposto picche ed è partita la rivolta contro i nuovi volti imposti dai vertici: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. Destinato alla sede campana della TgR, Piervincenzi a Napoli non ha mai messo piede. Circostanza che, a posteriori, ha corroborato l’ipotesi che la scelta di Presutti e Piervincenzi fosse stata presa da tempo dai vertici, senza minimamente consultare la redazione, informata dall’avvicendamento solo da un lancio d’agenzia. Un pasticcio che ha infiammato animi già surriscaldati. Ora anche il cdr dell’Approfondimento Rai invita alla battaglia per difendere il «gior­na­li­smo di inchie­sta».

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Sigfrido Ranucci (Ansa).

Il botta e risposta tra Ranucci e Piervincenzi

Ranucci, che con i suoi legali sta preparando la causa contro il suo allontanamento, dai teatri e dalle serate firmacopie continua a cannoneggiare contro l’azienda. «Ci sono impren­di­tori pronti a finan­ziare la bat­ta­glia per la libertà di stampa e aiu­tare i col­le­ghi esterni con cen­ti­naia di migliaia di euro», ha tuonato. «Anche su You­Tube, faremmo numeri più alti di certe tra­smis­sioni», attaccando di nuovo i due presunti usurpatori con cui ha ingaggiato un botta e risposta a distanza. I maligni sussurrano che alla fine potrebbe persino candidarsi con il Movimento 5 stelle, seguendo le orme di Lucia Annunziata che, un anno dopo aver lasciato In mezz’ora, scese in campo col Partito democratico alle Europee trasferendosi a Strasburgo.

Chi l’ha visto? resisterà senza Federica Sciarelli?

Ai cahiers de doléances va poi aggiunto Chi l’ha visto?. L’uscita di scena di Federica Sciarelli potrebbe causare contraccolpi agli ascolti. Tra i papabili candidati a sostituirla c’era pure Fagnani, che si era resa disponibile. Non se ne è fatto nulla e al posto della Fede nazionale è arrivata l’interna Raffaella Griggi. Anche questo, per inciso, sarebbe uno dei motivi delle frizioni tra la Signora delle Belve e la Rai.

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Federica Sciarelli nello studio di Chi l’ha visto? (Ansa).

Roberto Sergio lascia la poltrona di dg

Per non farsi mancare nulla, ai piani alti dell’azienda si registra l’uscita di Roberto Sergio che lascerà l’incarico di direttore generale a fine settembre. I motivi non sarebbero solo anagrafici (Sergio è nato nel 1960): si mormora che i rapporti con il presidente facente funzione Antonio Marano non siano dei migliori. A Sergio resta la guida di tv San Marino. L’interim, ha scritto Il Fatto, potrebbe andare all’amministratore delegato Giampaolo Rossi, almeno fino a quando la tanto agognata riforma della Rai non vedrà la luce. Chissà se davanti alla nuova ondata di uscite (che arrivano, vale la pena di ricordarlo, dopo quelle di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto, oltre che di Bianca Berlinguer, Amadeus, Corrado Augias, Massimo Gramellini e la già citata Annunziata) Rossi ripeterà la battuta con cui commentò le dimissioni di Augias: «La Rai è sopravvissuta all’addio di Baudo…». Il punto però è come sopravviverà.

Da Fagnani a Report, l’agosto terribile della Rai
Giampaolo Rossi e Roberto Sergio (Ansa).

Calabresi pronto a lasciare tutti gli incarichi in Chora & Will Media

Mario Calabresi è pronto a lasciare la direzione editoriale la carica di presidente del consiglio di amministrazione di Chora & Will Media, società leader nel mondo dei podcast. Lo scrive il Sole 24 Ore. Nel futuro dell’ex direttore di La Repubblica e La Stampa c’è la candidatura a sindaco di Milano.

LEGGI ANCHE: Chora, Tether e la candidatura a Milano: gli intrecci di Calabresi tra affari e politica

Calabresi pronto a lasciare tutti gli incarichi in Chora & Will Media
Mario Calabresi (Imagoeconomica).

Gli attuali incarichi di Calabresi

Calabresi, che nel 2020 è stato tra i cofondatori di Chora Media assieme a Guido Maria Brera, Mario Gianani e Roberto Zanco, al momento è anche amministratore delegato e editor in chief a Chora News, e azionista di Be Water, la holding (su cui ha investito molto Tether) che controlla Chora & Will Media, Cronache di spogliatoio, la casa di produzione Be Water Film e molto altro.

Mosca: «Ridicola la nomina di Fedorov al ministero della Difesa italiano»

La nomina dell’ex ministro della Difesa ucraino Mykhailo Fedorov a consulente del ministero della Difesa italiano è «molto ridicola» e degna di una favola satirica di Gianni Rodari. Lo ha detto la portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova. «Se Gianni Rodari fosse vivo penso che scriverebbe una favola satirica su questo, ma non sono sicura che sarebbe più divertente della storia vera», ha affermato durante un briefing. «È simbolico che l’innovazione in Italia sarà gestita da un uomo che, in una recente intervista, ha riconosciuto l’assoluta inefficacia del suo stesso dipartimento, dichiarando di ritenere che l’efficienza del sistema statale ucraino sia all’incirca del 5 per cento», ha aggiunto. «Questo è un esempio perfetto di come gli occidentali utilizzano l’Ucraina e gli ucraini. Mentre i cittadini comuni vengono mobilitati nelle trincee in Ucraina per affrontare una morte certa, i manager del regime di Kyiv stanno convertendo le sconfitte militari in contratti internazionali personali, e non se ne vergognano».