Di Battista, l’ultimo aggiornamento dopo l’intervento a Cuba

Alessandro Di Battista «sta affrontando nel migliore dei modi la fase successiva all’intervento» e «non vede l’ora di riprendere le sue battaglie». È quanto si legge nell’ultimo aggiornamento riguardante l’ex deputato del M5s, fornito sui social dalla sua Associazione Schierarsi, che ha colto l’occasione per ringraziare i medici del reparto di Neurochirurgia dell’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras dell’Avana «con tutto il cuore per lo straordinario lavoro svolto, per la professionalità e per la dedizione con cui hanno affrontato una situazione estremamente delicata, confermando ancora una volta l’eccellenza della sanità cubana». Ringraziamenti anche per «le autorità italiane, l’Unità di Crisi della Farnesina e, in particolare, per l’ambasciatrice Simona De Martino». Nel post pubblicato sui social, Schierarsi ha poi ribadito «la necessità di mantenere la massima prudenza nella diffusione delle informazioni» sulle condizioni di salute di Di Battista.

Il rientro in Italia programmato e poi rinviato

Di Battista, colpito da un malore mentre si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano, sarebbe dovuto tornare in Italia sabato 5 settembre con un’aeroambulanza dall’Avana, dove era stato trasportato dopo un primo ricovero in gravi condizioni a Santa Clara, in seguito a forti dolori alla testa. Ma i piani sono saltati a causa di un peggioramento delle condizioni di salute, che ha reso necessario un intervento chirurgico.

Onorato: Progetto civico presente in tutte le elezioni

di Erika Noschese

 

 

Progetto Civico Italia si presenta ufficialmente a Salerno. Venerdì 11 settembre, alle ore 11, presso il Mediterranea Hotel, sarà presentato il Coordinamento provinciale del movimento. L’appuntamento rappresenterà l’occasione per illustrare il percorso avviato sul territorio salernitano, le prossime iniziative e gli obiettivi politici e organizzativi del progetto. L’incontro si aprirà con la testimonianza di Antonio Vassallo, figlio di Angelo Vassallo, l’ex sindaco di Pollica ucciso il 5 settembre 2010 da un assassino ancora senza nome. La sua presenza introdurrà una giornata dedicata ai temi della partecipazione civica, del territorio e del rapporto tra istituzioni e comunità locali. Alla presentazione saranno presenti il coordinatore nazionale Alessandro Onorato, assessore di Roma, il coordinatore regionale Carlo Puca, il coordinatore provinciale Vincenzo Inverso, Simone Valiante, delegato regionale agli Enti locali, Stefania Avallone, delegata regionale al Marketing territoriale, e Martina Pepe, delegata regionale alle Politiche giovanili. A raccontare il progetto e il percorso nazionale di Progetto Civico Italia sarà proprio il coordinatore nazionale Alessandro Onorato, che illustrerà le linee politiche e organizzative del movimento e il ruolo che i territori sono chiamati a svolgere nella costruzione del progetto. «La conferenza stampa rappresenterà un momento di confronto e di approfondimento sul percorso intrapreso da Progetto Civico Italia e sulle prossime iniziative che vedranno impegnato il nostro movimento anche nel territorio salernitano», ha dichiarato Vincenzo Inverso. La presenza di Onorato a Salerno, sottolinea il coordinatore provinciale, punta inoltre a rafforzare il dialogo con le realtà locali e a consolidare il percorso organizzativo del progetto. «In Campania, grazie al lavoro del coordinatore regionale Carlo Puca, stiamo raccogliendo già numerosissime adesioni, con la nascita di tanti Comitati, attraverso il coinvolgimento di amministratori locali, rappresentanti della società civile, associazioni, movimenti e cittadini», aggiunge Inverso. L’obiettivo dichiarato è costruire una rete civica capace di radicarsi nei territori e di intercettare le esigenze delle comunità, coinvolgendo direttamente amministratori, realtà associative e cittadini. Un percorso che, dopo l’avvio regionale, punta ora a consolidarsi anche in provincia di Salerno. «L’appuntamento – conclude Inverso – sarà l’occasione per illustrare idee, proposte e prospettive politiche, con l’obiettivo di costruire un progetto sempre più radicato nei territori e attento alle esigenze delle comunità locali». La presentazione del Coordinamento provinciale segna dunque un nuovo passaggio nel percorso di Progetto Civico Italia, con Salerno chiamata a diventare uno dei territori di riferimento per lo sviluppo del movimento in Campania.

Onorevole Onorato, Progetto Civico Italia è ufficialmente nato. Cosa rappresenta per lei questo nuovo progetto politico e da quale esigenza nasce?

«Progetto Civico Italia è una forza politica riformista che unisce le migliori esperienze civiche di tutta Italia, da Bolzano a Caltanissetta, da Salerno a Buccinasco. Siamo presenti in oltre 1000 comuni con amministratori che non si riconoscono negli attuali partiti del centrosinistra e che si sono uniti per cambiare il Paese. E oltre a sindaci, assessori e consiglieri, abbiamo coinvolto professionisti, imprenditori, insegnanti, medici, avvocati: persone della società civile che non si rassegnano e vogliono impegnarsi in prima persona».

In Campania, e in particolare in provincia di Salerno, il movimento ha già raccolto i primi iscritti. È un risultato significativo: quali sono ora gli obiettivi e fin dove intendete arrivare sul territorio?

«Non ci poniamo limiti perché vogliamo migliorare la vita dei cittadini, contribuire al cambiamento di Salerno e della Campania per far ripartire il Paese. In questa regione Progetto Civico Italia sta crescendo in modo esponenziale giorno dopo giorno, anche grazie al supporto del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi. I numeri sono impressionanti, con oltre 1000 iscritti e più di 60 amministratori. Poche settimane fa abbiamo presentato la segreteria regionale, con il coordinatore Carlo Puca. A Salerno Vincenzo Inverso sta facendo un grande lavoro e lo ringrazio, così come tutte le persone che hanno scelto di aderire alla nostra rete».

Nel cosiddetto campo largo c’è oggi spazio per una forza civica come Progetto Civico Italia? E soprattutto, come intendete ritagliarvi uno spazio autonomo senza finire schiacciati dalle forze politiche già presenti?

«Esiste uno spazio enorme che stiamo già rappresentando. Ci rivolgiamo al primo partito italiano, che è quello dell’astensione. Noi partiamo dal basso per portare, a livello nazionale, la politica del fare degli amministratori. Meno ideologia, più concretezza. E vogliamo riappropriarci di temi che la nostra parte politica in passato ha colpevolmente lasciato alla destra, che in 4 anni di governo ha fallito su tutto: dalla sicurezza alle imprese, fino al sostegno alle partite iva e alle piccole e medie imprese».

Diversi comuni della provincia di Salerno saranno chiamati al voto per il rinnovo delle amministrazioni. Che ruolo giocherà Progetto Civico Italia nelle prossime elezioni amministrative? Avete già interlocuzioni o candidature sulle quali state lavorando?

«Noi saremo presenti in tutte le competizioni elettorali della provincia di Salerno come Progetto Civico Italia».

Il progetto nasce con una forte connotazione civica: quanto sarà importante coinvolgere amministratori locali, professionisti e società civile, anche al di fuori dei partiti tradizionali?

«Questa è la nostra forza. Siamo una ventata di freschezza, di novità. Gli amministratori sono la nuova classe dirigente che, dopo aver fatto miracoli nel risolvere problematiche territoriali nelle proprie comunità, deve ambire a governare il Paese».

Quali saranno le vostre battaglie prioritarie in Campania? Ci sono temi o emergenze del territorio sui quali intendete concentrare fin da subito la vostra azione politica?

«La nostra rete di amministratori e dei cittadini della società civile è consapevole delle priorità. Penso alle infrastrutture e alla sanità, ma anche ai giovani e alle imprese. Stiamo lavorando molto per rispondere, concretamente, alle esigenze delle persone».

Politiche 2027: sarete protagonisti? E con quale ambizione: correre autonomamente, costruire alleanze o sostenere un progetto più ampio?

«Siamo nel centrosinistra, ma siamo autonomi e alle primarie avremo un nostro candidato. Alle elezioni politiche ci presenteremo con il nostro simbolo, raccoglieremo le firme se sarà necessario: noi amministratori non abbiamo perso il contatto con la realtà, siamo abituati a stare tra la gente».

Una domanda più politica: quale rapporto immagina tra Progetto Civico Italia e le altre forze del centrosinistra, dal Partito Democratico al Movimento 5 Stelle? Ci sono interlocutori privilegiati?

«Noi dialoghiamo con tutti. Siamo in campo per arricchire, non per dividere. E non vogliamo creare ulteriori divisioni, né partecipare a toto nomi. Noi siamo una forza autonoma che vuole aiutare la coalizione a vincere le prossime elezioni».

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Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti

I carabinieri del Nucleo Investigativo e i poliziotti della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di sette persone accusate – a vario titolo – dell’omicidio dell’ex capo degli ultrà della Lazio Fabrizio Piscitelli, detto ‘Diabolik‘, ucciso il 7 agosto 2019 con un colpo di pistola al Parco degli Acquedotti, a Roma.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti
Manifesti appesi a Roma a un anno dall’omicidio di Piscitelli (Imagoeconomica).

Le persone individuate come mandanti dell’omicidio

Attraverso intercettazioni ambientali e telefoniche e l’analisi di chat criptate, gli inquirenti hanno raccolto gravi elementi indiziari sull’esistenza di un accordo criminoso tra diversi clan romani, volto a tutelare i rispettivi interessi nel narcotraffico. Michele Senese, storico capo dell’omonimo clan considerato dominante nell’area in cui venne eseguito l’agguato, è stato individuato come mandante apicale: avrebbe fornito l’assenso preventivo determinante per l’uccisione di Piscitelli, che si era reso autonomo nel traffico di stupefacenti assieme a Fabrizio Fabietti e si rifiutava di corrispondere la quota pattuita sui profitti delle sue attività illecite. Leandro Bennato (mandante e organizzatore), a capo avrebbe deliberato l’eliminazione di ‘Diabolik’ ritenendolo un concorrente scomodo sul mercato della cocaina e, il giorno del delitto, avrebbe fornito supporto diretto scortando il killer (Raul Esteban Calderon è stato però assolto in appello) a bordo di uno scooter rubato.

Omicidio di ‘Diabolik’, arrestate sette persone e individuati i mandanti
La panchina su cui fu uccisio Fabrizio Piscitelli (Ansa).

Il terzo presunto mandante è Alessandro Capriotti, broker della cocaina conosciuto negli ambienti criminali come “il Fornaro” o “il Miliardero”: avrebbe contribuito a organizzare la trappola mortale fissando un appuntamento con Piscitelli nel Parco degli Acquedotti all’ora dell’omicidio. Il sicario, travestito da runner, lo colpì poi con uno sparo in testa sorprendendolo alle spalle mentre era seduto su una panchina. Le persone arrestate sono accusate a vario titolo di omicidio aggravato con metodo mafioso, estorsione con armi da guerra, tentato omicidio e associazione finalizzata al narcotraffico.

Pasquale dell’Omo: Forza Italia torni a essere il partito dei territori

La politica italiana attraversa una fase nella quale è necessario interrogarsi sul rapporto tra partiti, società e territori. È una riflessione che riguarda il modo stesso di intendere l’impegno politico e il ruolo delle organizzazioni chiamate a rappresentare i cittadini. Un partito non può vivere soltanto di comunicazione, appuntamenti, incarichi o dinamiche interne. Deve essere, prima di tutto, una comunità capace di ascoltare, elaborare proposte e affrontare concretamente i problemi delle persone. Fare politica significa studiare gli atti, leggere delibere e determine, scrivere PEC, presentare istanze di accesso documentale, consultare gli Albi pretori e seguire le questioni dei cittadini fino a quando non si trova una risposta. Significa essere presenti nei territori, conoscere le difficoltà quotidiane e trasformare l’ascolto in iniziativa politica e amministrativa. La politica deve tornare a valorizzare chi proviene dalla società: da un lavoro, da un’impresa, da una professione, dall’impegno civico e dall’esperienza amministrativa. Servono competenze, responsabilità e disponibilità a mettersi in gioco, senza considerare gli incarichi come un punto di arrivo, ma come strumenti al servizio della comunità. Anche la vitalità di un partito non può essere misurata soltanto attraverso eventi e momenti conviviali. La partecipazione si costruisce quando le persone sentono di poter contare su una comunità presente, soprattutto nei momenti più difficili. È in queste circostanze che si misura la credibilità della politica. Tessere, congressi, fotografie e incarichi raccontano soltanto una parte della vita di un partito. Fuori dalle nostre stanze esiste una società molto più ampia, che osserva, giudica e spesso si allontana dalla politica perché non si sente rappresentata. Professionisti, imprenditori, commercianti, lavoratori e giovani possono offrire energie e competenze preziose, ma devono trovare porte aperte e spazi reali di partecipazione. È da questa riflessione generale che vorrei arrivare a Forza Italia, il partito al quale sono tesserato e che ho servito ricoprendo, tra gli altri, il ruolo di responsabile dell’area Cilento per i giovani e quello di responsabile dell’organizzazione, sempre per i giovani, per l’intera regione Campania. Ho scelto di impegnarmi in Forza Italia senza chiedere nulla in cambio, investendo tempo, energie e risorse perché ho creduto, e continuo a credere, nei valori di questa comunità politica. Proprio per questo ritengo che il confronto, anche quando è critico, debba essere considerato una ricchezza e non un problema. Forza Italia nacque come la casa di chi faceva: imprenditori, professionisti, commercianti, lavoratori e amministratori che arrivavano alla politica dopo essersi costruiti un mestiere, una storia e una credibilità nella società. Questa identità rappresenta ancora oggi la nostra forza e dobbiamo avere il coraggio di recuperarla pienamente, aprendoci alle competenze e alle energie che esistono fuori dai palazzi della politica. Abbiamo costruito una struttura articolata di incarichi, dipartimenti e responsabilità. Ora dobbiamo fare in modo che questi strumenti abbiano sempre più sostanza. I dipartimenti devono diventare veri laboratori di idee e di azione, capaci di monitorare i territori, anticipare i problemi, elaborare proposte e preparare battaglie politiche e amministrative. Serve, inoltre, una verifica periodica dell’efficacia delle nostre scelte e dei nostri modelli organizzativi, a ogni livello. Mettere in discussione ciò che può funzionare meglio non significa indebolire il partito: significa contribuire a renderlo più forte, più credibile e più vicino alle persone. Dobbiamo tornare, con maggiore determinazione, alle battaglie concrete. Le maggiori entrate derivanti dalla lotta all’evasione possono diventare un’occasione per ridurre la pressione fiscale e restituire risorse a chi le tasse le paga. Possiamo intervenire sul costo dei carburanti, sulle pensioni più basse, sul sostegno alle imprese e sul potere d’acquisto delle famiglie. Questa è la Forza Italia che vorrei: un partito che parli di tasse, pensioni, imprese, lavoro e famiglie. Un partito presente nei territori, capace di formare una nuova classe dirigente e di tornare attrattivo per quella società produttiva che è sempre stata parte della nostra identità. Forza Italia deve avere l’ambizione di diventare più grande perché più aperta, competente e credibile. Deve ritrovare il coraggio di essere se stessa, senza rinunciare alla propria storia e senza chiudersi nelle proprie dinamiche interne. Gli incarichi passano, gli equilibri cambiano e le stagioni politiche si susseguono. Ciò che rimane è la credibilità costruita nel tempo. Ed è da lì che Forza Italia deve ripartire.

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Escalation Usa-Iran, attacchi contro navi militari e petroliere

Escalation nelle acque del Golfo Persico e di quello dell’Oman, dove gli Stati Uniti hanno colpito e distrutto cinque petroliere iraniane, a seguito di un attacco dei pasdaran contro una serie di imbarcazioni che tentavano di varcare Hormuz. La risposta americana ha portato a nuovi raid dei Guardiani della rivoluzione, che hanno messo nel mirino obiettivi statunitensi in Giordania.

Gli attacchi iraniani contro due navi della Marina Usa

La nuova escalation è cominciata con gli attacchi dell’Iran contro due navi della Marina americana, otto petroliere e 10 «imbarcazioni non conformi» che tentavano di attraversare lo stretto di Hormuz. I pasdaran, dopo i raid in mare, hanno avvertito di essere pronti ad attaccare «tutte le petroliere presenti nei porti di Kuwait e Bahrein, che ospitano tali terroristi e sono complici delle loro azioni criminali, sia che si trovino all’ancora sia ormeggiate in banchina». L’Iran ieri aveva dichiarato di aver catturato drone subacqueo dell’esercito statunitense all’imbocco di Hormuz.

La risposta americana: distrutte cinque petroliere iraniane

Poco dopo, il Comando centrale militare Usa ha comunicato la distruzione di cinque petroliere iraniane in risposta ai «ripetuti tentativi» di Teheran di attaccare due unità americane – una portaerei e un cacciatorpediniere – bersagliate invano con missili balistici e da crociera: quattro sono state colpite nel Golfo dell’Oman, all’esterno di Hormuz, e una accanto all’isola di Kharg, nel Golfo Persico.

Il raid dei pasdaran contro una base aerea Usa in Giordania

A quel punto Teheran ha condotto un attacco missilistico contro l’aeroporto di Muwaffaq Salti, in Giordania, dove sono schierate decine di caccia americani, utilizzando munizioni a grappolo: almeno 30 gli ordigni lanciati. L’esercito di Amman ha reso noto di aver abbattuto 18 razzi provenienti dall’Iran, mentre due «sono caduti in aree disabitate», senza fare vittime.

Cibo & Dintorni, oltre 100 aziende e Buyer da 16 paesi

È stata presentata IERI mattina, nella Sala Giunta del Palazzo di Città di Salerno, la XV edizione di Cibo & Dintorni, in programma dall’11 al 13 settembre 2026 in Piazza della Libertà. Una quindicesima edizione che rafforza la vocazione della manifestazione come appuntamento dedicato non soltanto alla promozione delle eccellenze agroalimentari, ma anche alla creazione di opportunità concrete di incontro tra imprese, mercati e operatori professionali. Saranno oltre 100 le aziende presenti a Salerno,protagoniste di un percorso che affianca alla dimensione espositiva una significativa attività B2B, con un International Buyers Workshop riservato alle aziende accreditate. Il progetto internazionale coinvolgerà buyer provenienti da 16 Paesi esteri:Giappone, Germania, Francia, Spagna, Portogallo, Svezia, Bulgaria, Slovacchia, Singapore, Senegal, Libia, Marocco, Kenya, Mozambico, Tunisia e Turchia,ai quali si aggiungeranno operatori italiani. Un’azione di internazionalizzazione costruita attraverso un lavoro di profilazione delle aziende, dei mercati e dei buyer, con l’obiettivo di creare incontri mirati e potenzialmente capaci di trasformarsi in nuove opportunità commerciali. «Questa quindicesima edizione rappresenta bene l’evoluzione di Cibo & Dintorni. Dietro la manifestazione c’è un lavoro che parte molto prima dei tre giorni di evento: abbiamo studiato le aziende, i mercati e i profili dei buyer per costruire incontri realmente compatibili e capaci di generare opportunità concrete», sottolinea Antonio Lezzi, organizzatore di Cibo & Dintorni. «Il Workshop internazionale è quindi il cuore economico del progetto, ma abbiamo voluto andare oltre. Abbiamo costruito un vero Programma Buyer, perché chi arriva da tanti Paesi diversi non conosca soltanto i nostri prodotti e le nostre imprese, ma anche il territorio che li esprime». Ed è proprio il territorio uno degli elementi caratterizzanti della XV edizione. La scelta di Piazza della Libertà come sede della manifestazione assume, infatti, un significato preciso. «Siamo davanti al Mediterraneo, accanto alla Stazione Marittima, in un luogo che racconta una Salerno nuova, contemporanea e internazionale. È uno spazio nato dall’incontro tra architettura, mare e culture diverse: una contaminazione che produce bellezza e che rappresenta perfettamente lo spirito di Cibo & Dintorni», aggiunge Lezzi. La stessa filosofia attraversa il programma della manifestazione, che affianca agli incontri professionali un calendario rivolto al pubblico con degustazioni, masterclass, showcooking, seminari, incontri con autori e momenti di approfondimento. Un network internazionale che offre alle imprese partecipanti l’opportunità di incontrare buyer profilati e di sviluppare nuove relazioni commerciali, ampliando i propri mercati e la capacità di promozione delle produzioni agroalimentari. Accanto alla dimensione business, Cibo & Dintorni 2026 propone un programma aperto al pubblico che mette al centro la cultura del gusto, attraverso incontri, racconti, degustazioni, showcooking, seminari e masterclass dedicate al mondo del cibo e del vino. Tra i protagonisti della XV edizione ci saranno Marisa Laurito, insieme a Mimì alla Ferrovia, il giornalista e autore enogastronomico Luciano Pignataro, il giornalista e autore Alfonso Sarno, gli chef Vincenzo Guarino e Riccardo Cannizzaro, il biologo, ricercatore e maestro della lievitazione Carlo Di Cristo, oltre a numerosi professionisti del settore. IL PROGRAMMA Venerdì 11 settembre Alle 11.30, Sala Agorà – Padiglione B, Marisa Laurito e Mimì alla Ferrovia saranno protagonisti dell’incontro dedicato alla presentazione del volume di Ida e Salvatore Giugliano, dedicato alla storia, alle ricette e alla memoria dello storico ristorante napoletano. Interverranno Marisa Laurito, Salvatore Giugliano e Vincenzo De Luca, con la moderazione di Alfonso Sarno. Alle 17.00, Sala del Gusto – Padiglione B, appuntamento con la Masterclass Franciacorta, a cura di FISAR Salerno. Il relatore Roberto Coppola guiderà la degustazione dedicata alla cantina Ferghettina Franciacorta, con la presentazione del libro Winewashing del giornalista Nello Gatti. Sabato 12 settembre Inaugura la seconda giornata alle ore 11:00-SALA AGORÀ (PADIGLIONE B) Approfondimento:Infrastrutture ed urbanistica per le attività produttive.Interverranno:Dario Loffredo, assessore Comune di Salerno;Antonio Visconti, presidente Consorzio ASI Salerno;Vincenzo Carleo, moderno 2020;Fulvio Bonavitacola, assessore Attività Produttive e Sviluppo Economico della RegioneCampania.Modera Oreste Lo Pomo, giornalista. Alle 12.30, Sala del Gusto, lo chef Vincenzo Guarino sarà protagonista dello showcooking Il Cappuccino del Monaco, reinterpretato in esclusiva per Cibo & Dintorni con le eccellenze campane di Così Com’è, Caffè Motta e Donna Teresa. Alle 15.00, Sala Agorà, sarà la volta di Luciano Pignataro, giornalista e autore de La Dieta del Cilento, le ricette del Cuoncio Cuoncio, per un viaggio tra ricette, tradizioni e identità del territorio cilentano. Alle 17.00, Sala Agorà, l’Associazione Italiana Celiachia proporrà l’approfondimento “Oltre le barriere del glutine: quando il cibo è inclusione, sapore e sicurezza”. Alle 17.30, Sala del Gusto, la Masterclass Amarone della Valpolicella, a cura di FISAR Salerno, con il relatore Francesco Villani, sarà dedicata alla cantina Domìni Veneti, con un abbinamento gastronomico con i salumi Leoncini. Domenica 13 settembre Alle 10.30, Sala del Gusto, Carlo Di Cristo, biologo, ricercatore e maestro della lievitazione, accompagnerà il pubblico alla scoperta della lievitazione naturale, dal lievito madre alla scelta delle farine e ai processi di fermentazione. Alle 13.00, appuntamento con la Masterclass Nikkei dello chef Riccardo Cannizzaro di Oma Sushi Bar, per un viaggio nella cucina nata dall’incontro tra cultura gastronomica giapponese e sudamericana. Alle 15.00, Sala Agorà, Alfonso Sarno presenterà Nuove note di Cucina Salernitana, storie e ricette, attraverso un racconto dedicato alla memoria e all’identità gastronomica del territorio. Alle 17.00, Sala del Gusto, chiuderà il programma delle masterclass l’appuntamento dedicato al Barolo, a cura di FISAR Salerno, con il relatore Gerardo Perillo e la cantina Damilano. NON SOLO DEGUSTAZIONI Il programma di Cibo & Dintorni comprende inoltre seminari e momenti di approfondimento dedicati a tematiche sociali, istituzionali e di interesse per il territorio, che accompagneranno le tre giornate della manifestazione. La formula della XV edizione mette così insieme business, cultura enogastronomica e divulgazione, creando uno spazio nel quale produttori, buyer, operatori professionali e pubblico possono incontrarsi e conoscere da vicino il patrimonio agroalimentare. Gli appuntamenti sono aperti al pubblico fino ad esaurimento posti ed è possibile effettuare la prenotazione attraverso il portale dedicato.

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Regno Unito e altri 11 Paesi mettono al bando i prodotti dei coloni israeliani

Il governo britannico, sotto la nuova leadership di Andy Burnham, ha annunciato sanzioni senza precedenti contro il commercio di prodotti provenienti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, seguito a ruota dall’impegno a fare lo stesso sottoscritto da altri 11 Paesi tra cui Canada, Francia e alcuni stati europei (Italia esclusa). Israele ha risposto chiudendo il consolato del Regno Unito a Gerusalemme est.

L’intervento del ministro Miliband

La scure nei rapporti è stata fatta calare alla Camera dei Comuni da Ed Miliband, titolare del Foreign office nella nuova compagine. Il ministro, con Burnham seduto al suo fianco, ha formalizzato la definizione degli insediamenti israeliani come entità «illegali», denunciandone l’espansione a partire dal contestato progetto E1 in Cisgiordania. Nato da genitori di radici ebraico-polacche in fuga dal nazismo, Miliband ha rivendicato con orgoglio la propria origine di ebreo della diaspora e ricordato i suoi familiari uccisi nell’Olocausto e i legami con Israele, Paese di cui si è detto «amico». Nel contempo, ha tuttavia sottolineato come il suo ebraismo e il riconoscimento del «diritto alla difesa dello Stato d’Israele» non siano in contrasto con il sostegno a uno «Stato di Palestina» nel quadro di una pace fondata sulla «soluzione dei due Stati». Una prospettiva che l’azione dei coloni e la politica del governo Netanyahu sta portando alla «distruzione», ha proseguito, dopo aver richiamato sia le «traumatiche» devastazioni di Gaza negli ultimi tre anni e le «sofferenze indicibilii» patite da uomini, donne e bambini nella Striscia, sia il «terrorismo dei coloni» estremisti in Cisgiordania. Mentre ha rinfacciato a Netanyahu e soci di «chiudere gli occhi» rispetto alla «pulizia etnica» imputata tanto ai coloni quanto all’incitamento esplicito di ministri come i super falchi Itamar Ben Gvir o Bezalel Smotrich.

Arechi e Volpe, dove sono i fondi?

di Flavio Boccia*

Sulla riqualificazione dello Stadio Arechi e del complesso Volpe-Palatuimieri ritengo che siamo arrivati a un punto nel quale non siano più sufficienti rassicurazioni e comunicati. Servono gli atti. E soprattutto occorre spiegare una sequenza amministrativa che, alla luce degli ultimi sviluppi, presenta interrogativi sempre più rilevanti. Da settimane sto chiedendo chiarimenti sulla copertura finanziaria dell’intervento, inizialmente collegata al PR Campania FESR 2021-2027 e successivamente ricondotta, secondo quanto comunicato nel tempo, ad altre risorse della politica di coesione. Adesso emerge un nuovo elemento: deve essere completato un Piano Economico-Finanziario (PEF) necessario nell’ambito della verifica sulla compatibilità dell’operazione con la disciplina europea sugli aiuti di Stato. E qui nasce una domanda inevitabile: come si è potuti arrivare all’aggiudicazione di un accordo quadro per oltre 103 milioni di euro mentre una verifica economico-finanziaria di questa importanza doveva ancora essere completata? Non affermo che l’aggiudicazione sia illegittima. Ma ritengo che questa sequenza debba essere spiegata documentalmente. UN ACCORDO QUADRO DA OLTRE 103 MILIONI GIÀ AGGIUDICATO La procedura per la conclusione dell’accordo quadro relativo ai lavori, ai servizi di ingegneria e architettura e alle forniture necessarie alla riqualificazione di Arechi e Volpe era stata avviata già nel 2024, per un importo superiore ai 103 milioni di euro. La procedura è successivamente arrivata all’aggiudicazione. Questo significa che l’iter contrattuale dell’intervento è già in una fase estremamente avanzata. Ed è proprio per questo che quanto emerge nel settembre 2026 assume particolare rilevanza. GENNAIO 2026: LA REGIONE CHIEDE LA VERIFICA SUGLI AIUTI DI STATO Nel gennaio 2026 la Regione Campania aveva richiesto ad ARUS e al Comune di Salerno documentazione finalizzata alla verifica della compatibilità dell’operazione con l’articolo 55 del Regolamento (UE) n. 651/2014 – GBER, relativo agli aiuti alle infrastrutture sportive e ricreative multifunzionali. La documentazione trasmessa non è stata considerata sufficiente. È stato quindi richiesto un Piano Economico-Finanziario completo, comprendente analisi delle alternative progettuali, motivazioni delle scelte, proiezioni economico-finanziarie e calcolo del risultato operativo dell’investimento. Arriviamo così al 7 settembre 2026, quando ARUS affida a Milan Ingegneria S.p.A. un ulteriore incarico da 125.000 euro oltre IVA e Cassa, con un impegno complessivo indicato di 158.600 euro, proprio per predisporre questa documentazione. PERCHÉ QUESTA VERIFICA ARRIVA DOPO L’AGGIUDICAZIONE? È uno degli interrogativi che considero più importanti. Non sostengo che una gara non potesse essere aggiudicata. Siamo inoltre davanti a un accordo quadro, la cui aggiudicazione non comporta necessariamente l’immediato utilizzo dell’intero importo massimo previsto. Ma proprio per questo devono essere resi conoscibili gli atti. Occorre capire quale copertura finanziaria fosse stata individuata al momento della gara, quali obbligazioni siano state successivamente assunte, quali contratti attuativi siano stati eventualmente stipulati e quali condizioni fossero previste per l’effettivo utilizzo delle risorse. Perché se nel settembre 2026 deve ancora essere predisposto il PEF necessario alla verifica dell’operazione sotto il profilo degli aiuti di Stato, è assolutamente legittimo chiedere quale fosse il quadro economico-finanziario sulla base del quale l’operazione era stata precedentemente impostata e aggiudicata. I 139 MILIONI NON RISULTANO REVOCATI. MA NON BASTA DIRE CHE “CI SONO” Non risultano elementi, nella nuova determina, che consentano di affermare che i 139 milioni di euro siano stati revocati o persi. Ma questo non risolve il problema. La domanda rimane: qual è oggi l’esatta fonte giuridica e finanziaria dei 139 milioni? Inizialmente era stata indicata una copertura attraverso il FESR. Successivamente sono comparsi riferimenti al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione – FSC, alle risorse nazionali della coesione e al Fondo di Rotazione ex Legge n. 183/1987. Sono strumenti differenti e sottoposti a discipline differenti. Se la fonte finanziaria è cambiata, deve essere possibile individuare l’atto che documenta questo cambiamento. ARECHI–VOLPE NON RISULTAVA NELL’ORIGINARIO ACCORDO PER LA COESIONE Avevo già evidenziato un altro elemento. Arechi–Volpe non risultava originariamente inserito nell’Accordo per la Coesione tra Governo e Regione Campania. Questo non significa che una successiva riprogrammazione sia impossibile. Ma se oggi vengono utilizzate risorse FSC, occorre conoscere: con quale atto il progetto sia stato inserito nella programmazione; quale importo sia stato assegnato; da dove provengano le risorse; quale eventuale riprogrammazione sia stata effettuata. La programmazione finanziaria pubblica non cambia attraverso le dichiarazioni. Cambia attraverso gli atti. CIPESS: IL 4 AGOSTO NESSUNA DELIBERA ARECHI–VOLPE Era stato inoltre prospettato pubblicamente un passaggio presso il Cipess. Il Comitato si è riunito il 4 agosto 2026 e negli esiti ufficialmente pubblicati non risulta alcuna deliberazione relativa allo Stadio Arechi o al Campo Volpe. Successivamente il Comune di Salerno ha sostenuto che per il finanziamento non sarebbero previsti passaggi al Cipess. Sono circostanze che rendono ancora più importante conoscere esattamente quale sia il percorso amministrativo prescelto. PER QUESTO HO SCRITTO DIRETTAMENTE AL DIPE–SEGRETERIA CIPESS Il 27 agosto 2026, nella mia qualità di rappresentante di interessi, ho trasmesso una richiesta formale alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – DIPE/Segreteria Cipess. Ho chiesto espressamente se esista una richiesta protocollata relativa ad Arechi–Volpe, quale amministrazione l’abbia eventualmente presentata, se il progetto sia stato candidato all’utilizzo di risorse FSC, se sia stata aperta un’istruttoria e se sia previsto un futuro esame del Comitato. Ho inoltre chiesto, qualora non esista alcun procedimento, una conferma espressa che agli atti non risulti una richiesta relativa al finanziamento dei due impianti. Sono in attesa del riscontro. MA IL PUNTO PIÙ GRAVE RIGUARDA IL COMUNE DI SALERNO: OLTRE 30 GIORNI SENZA RISPOSTA ALL’ACCESSO AGLI ATTI Il 7 agosto 2026 ho presentato al Comune di Salerno una formale istanza di accesso documentale ai sensi degli articoli 22 e seguenti della Legge n. 241/1990. Ho richiesto espressamente documentazione relativa: alla copertura finanziaria dell’intervento; alle fonti FESR, FSC e Fondo di Rotazione; alla corrispondenza tra Comune e Regione Campania; agli eventuali rapporti con Ministeri, DIPE e CIPESS; alle richieste di finanziamento e ai relativi riscontri; alle relazioni tecniche; alla documentazione economica e finanziaria; e allo stato complessivo del procedimento.Ieri, 8 settembre 2026, sono trascorsi oltre trenta giorni e il Comune di Salerno non ha fornito il riscontro richiesto. L’articolo 25, comma 4, della Legge n. 241/1990 disciplina espressamente il decorso infruttuoso dei trenta giorni dalla richiesta di accesso. Per questo considero quanto accaduto una seria criticità sotto il profilo della trasparenza amministrativa. Non sto affermando che qualcuno stia intenzionalmente nascondendo documenti. Sto affermando un fatto molto più semplice: ho chiesto formalmente gli atti relativi a un investimento pubblico fino a 139 milioni di euro e, trascorso il termine previsto, non ho ricevuto il riscontro richiesto. *Rappresentante di interessi – Europrogettista Fondi Europei e Finanza Agevolata

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San Matteo e le 100 Colonne

Sensibilizzare gestori delle strutture ricettive, cittadini e visitatori alla conoscenza del patrimonio storico e culturale di Salerno, promuovendo al tempo stesso un modo più lento, sostenibile e consapevole di vivere la città. Con questo obiettivo Guestitaly Aps, in collaborazione con Abbac – Rete Nazionale Ospitalità Extralberghiera, Fenailp, lancia “Cammina Salerno”, un programma di educational tour, passeggiate culturali e trekking urbano che avrà il suo primo appuntamento in occasione delle celebrazioni per il Santo Patrono. A inaugurare il programma sarà “San Matteo e le 100 Colonne”, un percorso nella Salerno antica dedicato ai luoghi dell’Evangelista e alla straordinaria stratificazione storica della città. Gli appuntamenti sono previsti domenica 20 settembre 2026, dalle 10 alle 12, e lunedì 21 settembre, con due turni, dalle 10 alle 12 e dalle 15.30 alle 17.30. Gli educational tour saranno realizzati in collaborazione con guide turistiche abilitate, alle quali sarà affidato il racconto storico, artistico e culturale dei luoghi attraversati. Fulcro dell’itinerario sarà la Cattedrale di San Matteo, con il quadriportico, le antiche colonne e la Cripta dell’Evangelista. Il percorso proseguirà poi nel centro storico, tra vicoli, chiese, palazzi e testimonianze della Salerno medievale e longobarda. «Abbiamo scelto la festa di San Matteo per avviare Cammina Salerno perché rappresenta uno dei momenti nei quali più forte è il rapporto tra la città, la sua storia e la propria identità», dichiara Agostino Ingenito, presidente di ABBAC e Guestitaly APS. «Vogliamo coinvolgere innanzitutto gli operatori dell’ospitalità, affinché diventino essi stessi conoscitori e promotori del territorio, ma anche cittadini e visitatori. Chi accoglie un turista non dovrebbe limitarsi a indicargli dove dormire o mangiare: deve essere in grado di suggerire esperienze, luoghi, storie e percorsi capaci di far conoscere la città». Cammina Salerno nasce infatti con una prospettiva più ampia. Il progetto punta alla costruzione di un calendario di camminate, trekking urbano, educational tour e itinerari tematici, attraverso i quali mettere in rete patrimonio religioso, monumenti, quartieri storici, testimonianze della Scuola Medica Salernitana, percorsi medievali e longobardi e luoghi meno conosciuti della città. «Camminare significa riappropriarsi dei luoghi e guardarli con maggiore attenzione», prosegue Ingenito. «Salerno possiede un patrimonio che può essere raccontato durante tutto l’anno. Il nostro obiettivo è creare itinerari riconoscibili e replicabili, affidandoci alle competenze professionali delle guide turistiche e favorendo una collaborazione sempre maggiore con la filiera dell’accoglienza. Il turismo culturale non deve concentrarsi soltanto sui grandi eventi: deve diventare un’esperienza quotidiana della città». L’iniziativa vuole inoltre sensibilizzare le strutture ricettive affinché possano proporre ai propri ospiti occasioni di visita e conoscenza del territorio, contribuendo a favorire una permanenza più consapevole e una maggiore diffusione dei flussi anche nei luoghi meno frequentati. “San Matteo e le 100 Colonne” rappresenta dunque il primo passo di un programma che Guestitaly Aps e Abbac intendono sviluppare attraverso nuovi percorsi ed esperienze durante l’anno.

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Chi sono i leader carismatici di AfD? Nessun nome forte ma una rete capillare

L’Alternative für Deutschland si differenzia da buona parte dei partiti di estrema destra in Europa, sovranisti e radicali, per non essere costruita intorno a leader carismatici e per certi versi insostituibili. Nessuno tra Tino Chrupalla e Alice Weidel, la coppia che a livello nazionale regge le sorti della formazione fondata nel 2013, rappresenta il prototipo della figura forte che nel corso degli ultimi decenni si è presentata e si presenta sotto varie spoglie nei Paesi del continente.

Chi sono i leader carismatici di AfD? Nessun nome forte ma una rete capillare
Ulrich Siegmund con Tino Chrupalla e Alice Weidel (foto Ansa).

Qualche esempio? In Austria la Fpö (Freiheitliche Partei Österreichs, il Partito della libertà d’Austria) era guidata da Jörg Haider e ora da Herbert Kickl, in Francia Jean-Marie Le Pen aveva ceduto il comando alla figlia Marine, in Olanda l’eredità di Pim Fortuyn è stata raccolta da Geert Wilders. In Ungheria è stato Viktor Orbán il rappresentante forse più noto del populismo nazionalista che un po’ ovunque ha avuto emuli, tra ieri e oggi, dalla Polonia dei gemelli Kaczynski al Regno Unito di Nigel Farage.

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In Italia i precursori del partito destrorso fortemente personalizzato sono stati Umberto Bossi con la Lega Nord e Silvio Berlusconi con Forza Italia. Negli Stati Uniti i riferimenti sono quelli di Donald Trump e del movimento Maga (Make America great again) e del tecno-nazionalismo personificato da Elon Musk.

Nessuno si ricorda più dei recenti predecessori di Weidel e Chrupalla

In Germania le cose sono diverse e nessuno si ricorda più dei recenti predecessori di Weidel e Chrupalla, da Bernd Lucke passando per Frauke Petry e Jörg Meuthen. Ora sugli scudi c’è Ulrich Siegmund, che rischia di diventare il primo governatore dell’AfD e ha modellato la frazione locale a sua immagine, conducendola al trionfo. Ma si tratta appunto di un leader regionale e il futuro rimane ancora incerto.

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Candidati noti nei propri Länder, perfetti sconosciuti altrove

La forza dell’Alternative für Deutschland sta più che altro nell’insieme del movimento e nella rete che lo forma, non nei singoli. I candidati a Berlino e in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, dove si vota domenica 20 settembre, sono noti sì nei propri Länder, sono dei perfetti sconosciuti però altrove: Kristin Brinker, architetta berlinese, e il duo costituito da Leif-Erik Holm ed Enrico Schult, che rischia di ripetere a Schwerin il successo di Siegmund a Magdeburgo, non appaiono certo modelli di carisma e trascinatori di folle. Porteranno comunque l’AfD in prima fila, consolidando un trend che in questo momento pare difficile da contrastare.

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Höcke aspira a diventare leader, ma i guai giudiziari…

Björn Höcke, capo del gruppo parlamentare in Turingia, dove nel 2024 l’AfD è diventata il primo partito senza però arrivare al governo, è il personaggio che aspirerebbe a diventare l’unico leader a livello nazionale, ma rimarrà invece con gran probabilità confinato dov’è, anche solo per essere stato condannato due volte per aver pronunciato uno slogan nazista.

Chi sono i leader carismatici di AfD? Nessun nome forte ma una rete capillare
Björn Höcke.

Höcke è considerato comunque uno degli ideologi più estremisti del partito, colui che ha tradotto in prassi l’ideologia identitaria e nazionalista. L’ex leader della fazione radicale Der Flügel, sciolta ufficialmente ma rimasta dominante nei contenuti, ha sempre integrato nei programmi e nei discorsi i richiami alla cosiddetta rivoluzione conservatrice, imbevuta di nostalgia nazionalsocialista.

Tra i pensatori di riferimento c’è il teorico del concetto di remigrazione

Con lui, nella schiera dei pensatori e presunti tali, dentro o vicini all’Alternative für Deutschland, ci sono anche Hans-Thomas Tillschneider, deputato regionale nella Sassonia-Anhalt e promotore del riavvicinamento ideologico al Movimento identitario, e Martin Sellner, teorico del concetto di remigrazione, ossia espulsione di massa di immigrati, inclusi cittadini naturalizzati.

Chi sono i leader carismatici di AfD? Nessun nome forte ma una rete capillare
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Anche Götz Kubitschek, stratega e vordenker, pensatore di riferimento, della nuova destra tedesca è con la casa editrice Antaios uno degli elementi fondamentali del complesso puzzle strutturale dell’AfD.

Chi sono i leader carismatici di AfD? Nessun nome forte ma una rete capillare
Götz Kubitschek.

Un’onda anomala che ha saputo cavalcare bene i social media

L’onda anomala dell’Alternative für Deutschland, dunque, più che sulla scia di un unico leader carismatico scorre su una rete ampia e diversificata, anche capillare, che ha fondato sui social media la propria ascesa, come ha mostrato Siegmund in Sassonia-Anhalt. L’esempio è anche quello di Jean-Pascal Hohm, deputato regionale del Brandeburgo e leader della nuova organizzazione giovanile legata al partito, Generation Deutschland.

Chi sono i leader carismatici di AfD? Nessun nome forte ma una rete capillare
Jean-Pascal Hohm.

Messaggi nazionalisti spinti dall’anti-Greta Thunberg

I messaggi nazionalisti sono inoltre veicolati attraverso i nuovi media con il supporto di influencer come Naomi Seibt, una sorta di anti-Greta Thunberg, arrivata anche alla corte di Musk; oppure di Reinhild Boßdorf, alla guida del network femminile Lukreta, con l’obiettivo di avvicinare le giovani donne all’ideologia del partito.

Chi sono i leader carismatici di AfD? Nessun nome forte ma una rete capillare
Chi sono i leader carismatici di AfD? Nessun nome forte ma una rete capillare

Insomma, l’ultradestra tedesca non ha un uomo solo al comando, ma un fronte ampio e stratificato, più adatto a intercettare gli elettori in questo momento: non è un caso che i risultati in Sassonia-Anhalt abbiano certificato come l’AfD sia il primo partito, con percentuali differenti, in diverse categorie di elettori, soprattutto tra i giovani, gli operai e le persone in difficoltà economiche.

Forza Italia, congresso della divisione

Il congresso regionale di Forza Italia in Campania lascia soprattutto un sentimento di profondo rammarico. Una forza politica moderata, erede della cultura liberale e garantista di Silvio Berlusconi, aveva il dovere di ricercare una sintesi, comporre le differenze e trasformare il confronto interno in un’occasione di crescita. È accaduto l’esatto contrario. Un partito che arriva al proprio congresso profondamente diviso, con parlamentari, consiglieri regionali, sindaci, amministratori e dirigenti che scelgono di non partecipare, non indebolisce soltanto se stesso. Fa male alla coalizione, alla credibilità della politica e soprattutto a quanti vorrebbero avvicinarsi a Forza Italia, trovandovi una comunità aperta, plurale e capace di ascoltare. La responsabilità politica ricade inevitabilmente su chi avrebbe dovuto garantire l’unità. Sono mancati il dialogo, gli incontri preparatori, il confronto tra le diverse sensibilità e persino il tentativo di costruire una soluzione condivisa. Quando la politica rinuncia alla mediazione, il risultato non può che essere la contrapposizione. Adesso si attendono i nomi dei trentacinque componenti che affiancheranno il segretario regionale. Soltanto allora sarà possibile comprendere il reale equilibrio della maggioranza congressuale, costruita attorno a due gruppi: quello riconducibile a Fulvio Martusciello e quello che fa riferimento a Franco Silvestro. Se, come sembra, i due blocchi si divideranno sostanzialmente a metà la composizione degli organismi regionali, sarà interessante capire dove finirà per collocarsi il vero baricentro politico del partito. Silvestro, mantenendo un profilo apparentemente defilato, ha infatti continuato a coltivare rapporti con tutte le componenti di Forza Italia in Campania, conservando una capacità di interlocuzione che oggi potrebbe risultare decisiva. In politica, del resto, il peso reale non sempre coincide con la visibilità formale: spesso si misura nella capacità di costruire equilibri, orientare le scelte e tenere insieme interessi e sensibilità differenti. Colpisce, parallelamente, la scomparsa dalla scena di Gianfranco Librandi, fino a oggi vicesegretario vicario, così come l’esclusione o il ridimensionamento di altre figure che avevano ricoperto ruoli importanti. Vedremo quali proposte politiche emergeranno e se saranno rivolti appelli all’unità. Sarà però difficile considerarli credibili dopo avere evitato ogni confronto, mentre vengono annunciati ricorsi al Collegio nazionale dei probiviri e iniziative davanti agli organi giudiziari. Tutto questo poteva e doveva essere evitato. È mancata un’iniziativa autorevole del vertice nazionale ed è fallito il compito affidato alla guida regionale: accompagnare Forza Italia verso un congresso realmente unitario. Al di là dei numeri e degli incarichi, questa resta una grave sconfitta politica.

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Salernitana, stangata a Faggiano

di Marco De Martino

SALERNO – Oltre il danno, la beffa. Dopo la pessima direzione di gara del signor Nigro nel derby con la Cavese, con un gol regolare annullato ingiustamente per un presunto fallo di D’Ursi ai danni di Boffelli, ieri pomeriggio il giudice sportivo ha stangato il direttore sportivo della Salernitana, Daniele Faggiano (nella foto), inibendolo fino al 28 ottobre. Nelle motivazioni si legge che il ds granata avrebbe «al termine della gara, tenuto un comportamento non corretto e una condotta irriguardosa e ingiuriosa nei confronti dell’Osservatore tecnico, in quanto mentre l’arbitro era a colloquio con quest’ultimo, entrava nello spogliatoio e rivolgeva all’Osservatore frasi irrispettose, contestandone l’operato». Una decisione che ha provocato la reazione della società granata, pronta a presentare ricorso per ottenere almeno uno sconto. Tra l’altro, è stata sanzionata anche la stessa Salernitana con una multa di 500 euro «per fatti contrari alle norme in materia di ordine e di sicurezza e per fatti violenti commessi dai suoi sostenitori, integranti pericolo per l’incolumità pubblica, consistiti nell’aver lanciato, al 48° minuto della gara, una bottiglietta d’acqua semipiena sul terreno di gioco, senza conseguenze». Nel frattempo, la Salernitana proverà a rasserenare l’ambiente con una conferenza stampa, organizzata per domani pomeriggio alle 15, durante la quale l’amministratore delegato Umberto Pagano risponderà alle domande della stampa. Un appuntamento che arriva in una fase già delicatissima della stagione e che potrebbe contribuire a fare chiarezza sulle strategie e sulle prospettive del club granata.

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Scuola in chiaro: istituti mai accatastati

di Erika Noschese

A pochi giorni dal suono della prima campanella, il dibattito sulle condizioni della rete scolastica salernitana si arricchisce di un quadro amministrativo critico che va ben oltre il semplice disagio stagionale. Se la protesta immediata di famiglie, docenti e personale Ata punta l’indice contro il caldo soffocante delle aule – destinate a trasformarsi in camere a gas a causa di temperature roventi che si protraggono regolarmente fino a fine settembre e agli inizi di ottobre –, a fare da zavorra a qualsiasi piano di ammodernamento vi è una gravissima maglia nera burocratica: il mancato accatastamento di decine di edifici scolastici cittadini. Un’omissione storica da parte degli enti proprietari che non rappresenta una semplice irregolarità formale, ma che trascina con sé la mancanza dei certificati di agibilità, condizionando l’agibilità stessa sotto il profilo normativo e sbarrando la strada all’accesso ai finanziamenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza per la climatizzazione e l’efficientamento energetico. Consultando i dati ufficiali pubblicati dal Ministero dell’Istruzione e del Merito sul portale Scuola in Chiaro e riferiti all’anno scolastico 2024/2025, la mappa degli immobili non censiti al Nuovo Catasto Edilizio Urbano disegna una rete a macchia d’olio che abbraccia non solo le periferie e i rioni collinari, ma anche plessi storici del centro cittadino. Nell’Istituto Comprensivo “Salerno V – Ogliara”, ad eccezione della sola sede di Via de Vecchi ad Ogliara che risulta regolarmente accatastata, l’assenza di iscrizione al N.C.E.U. riguarda la quasi totalità delle strutture: dal plesso dell’infanzia di Via Postiglione a Ogliara alle primarie di Giovi Piegolelle, Sant’Angelo di Ogliara e Giovi Casa Polla, passando per la secondaria di Viale Monte Bellara a Giovi e il plesso di Via Piedimonte a Ogliara. Il quadro si complica ulteriormente analizzando l’Istituto Comprensivo “Calcedonia”, dove la mancata registrazione catastale investe quasi l’intero patrimonio edilizio della rete scolastica. Risultano infatti privi di accatastamento gli immobili di Via Buonservizi a Fratte, il plesso di Via Salvatore Calenda e quello di Via ex Guadalupo, la scuola di Via Umberto Mondio a Matierno, l’edificio di Produttività al Rione Petrosino, la sede centrale di Via Guglielmini a Calcedonia, oltre ai plessi di Via Dalmazia e alla scuola dell’infanzia di Viale della Repubblica a Matierno. Una situazione analoga si riscontra anche in altri quadranti cittadini: nell’Istituto Comprensivo “Medaglie d’Oro” l’edificio di Via Giacomo Costa non risulta accatastato, a differenza della sede principale di Via Vocca che presenta regolare posizione catastale. Stessa sorte per l’Istituto Comprensivo “Tasso”, dove a fronte della regolarità della sede di Via Iannicelli, il plesso Gianni Rodari tra infanzia e primaria in Via Valerio Laspro risulta sprovvisto di accatastamento. Persino nel cuore della città e nella zona orientale emergono vistose ombre burocratiche. Nel plesso “Barra – Mari”, se da un lato risultano regolarmente censiti gli edifici “Nicola Abbagnano” di Via Cesare Battisti e “Matteo Mari” di Piazza Trucillo a Torrione, risultano invece sprovvisti di accatastamento gli storici immobili della scuola dell’infanzia e primaria “Giovan Battista Barra” di Lungomare Trieste e la sede di Via XX Settembre. Nell’Istituto Comprensivo “Monterisi – Don Milani” mancano all’appello catastale sia la scuola media “Nicola Monterisi” di Via Loria sia il plesso “Don Milani” di Via Belisario Corenzio a Pastena. Risalendo alla mappa dell’Istituto Comprensivo “Alfano – Quasimodo”, a fronte della regolarità riscontrata per la sede “Alfano I” e la scuola dell’infanzia “Froebel” di Via dei Mille, la materna “Montessori” e perfino il contestato plesso “Mazzetti” di Via Rocco Cocchia, risultano privi di registrazione catastale i plessi “Alfonso Gatto” di Via Gaeta e le strutture dell’infanzia e primaria di San Eustachio tra Via San Eustachio e Via Gioberti. Unica isola di totale regolarità catastale sull’intero territorio cittadino resta l’Istituto Comprensivo “Vicinanza”, con i plessi “Alberto Pirro” di Via Fieravecchia e l’edificio principale di Corso Vittorio Emanuele perfettamente censiti. L’incrocio di questi dati ufficiali scopre un nervo scoperto per la gestione dell’edilizia scolastica a Salerno. Il mancato accatastamento N.C.E.U. si traduce quasi automaticamente nell’impossibilità di rilasciare o rinnovare le certificazioni di agibilità e idoneità strutturale, requisiti propedeutici e vincolanti per la partecipazione ai bandi europei e nazionali. È così che l’occasione del Pnrr, pensata per dotare le aule di impianti di condizionamento dell’aria e sistemi di ventilazione di ultima generazione capaci di contrastare le temperature torride di inizio anno scolastico, è sfumata per gran parte degli istituti salernitani. Tra cavilli mai risolti, certificati mancanti e rincorse dell’ultimo minuto, a pagare il prezzo di decenni di stallo burocratico sono ancora una volta gli studenti, i docenti e le famiglie, costretti a fare i conti con strutture fragili, non regolarizzate e del tutto impreparate ad affrontare le sfide del clima e della modernità.

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La storia di Kurt Schmidt riemerge dal 1943

Ottantatré anni dopo, una storia rimasta sospesa nel silenzio della guerra ritrova finalmente un nome. L’Associazione Salerno 1943 annuncia che il Volksbund Deutsche Kriegsgräberfürsorge ha ufficialmente identificato uno dei due soldati tedeschi rinvenuti nel 2022 nel territorio salernitano. La piastrina di riconoscimento, decodificata dopo una procedura complessa, ha restituito l’identità di Kurt Schmidt, nato il 3 febbraio 1921 e caduto il 17 settembre 1943 a quota 206, a sud‑est di Salerno. Ventidue anni appena: un’età che racconta più di qualsiasi documento. l secondo soldato, invece, resterà senza nome. La sua piastrina non ha permesso alcuna identificazione e verrà registrato come ignoto. Anche questa è una verità della guerra: non tutte le storie riescono a tornare alla luce. L’iter che ha portato alla conclusione della pratica non è stato semplice. L’Associazione Salerno 1943 ha curato i rapporti istituzionali tra Volksbund e Procura della Repubblica, garantendo una interlocuzione costante e permettendo che i resti potessero raggiungere il luogo destinato alla sepoltura. Il Volksbund ha comunicato che l’inumazione dei due caduti avverrà il 22 settembre 2026 alle ore 11:00, presso il Cimitero Militare Germanico di Cassino, dove riceveranno una cerimonia commemorativa. In un tempo segnato da tensioni e conflitti, restituire un nome a un disperso è un gesto che parla di pace. Significa riconoscere la dignità umana oltre le uniformi, oltre le nazioni, oltre la guerra. Negli anni, l’Associazione Salerno 1943 ha contribuito all’identificazione di dieci caduti di diverse nazionalità, ricomponendo frammenti di vite che la storia aveva lasciato indietro. «Restituire un nome dopo ottantatré anni significa restituire dignità. Ogni caduto identificato è un frammento di umanità che torna alla luce e un messaggio di pace in un tempo che ne ha bisogno. Ora cercheremo di metterci in contatto con eventuali familiari per consegnare loro quanto ritrovato», afferma il Presidente Vincenzo Pellegrino. E questa identificazione arriva in giorni che, per Salerno, hanno un peso particolare. Il 9 settembre ricorre l’anniversario dello sbarco alleato, l’operazione che nel 1943 cambiò radicalmente il destino del territorio e della sua popolazione. In questa settimana di memoria, la storia di Kurt Schmidt — un giovane soldato di ventidue anni — ricorda che la guerra travolse vite di ogni fronte, e che la responsabilità civile consiste nel custodire ogni storia, senza distinzione di uniforme. L’Associazione Salerno 1943 rinnova il proprio impegno nel promuovere una memoria consapevole e nel favorire una cultura di pace, affinché ogni storia ritrovata continui a ricordare il valore della vita e della responsabilità civile.

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Incinta al sesto mese, Asl le fissa ecografia quando avrà già partorito

E’ incinta al sesto mese, e la Asl di Salerno le dà appuntamento a gennaio 2027, quando avrà già partorito, per una ecografia morfologica. Una docente di 33 anni, alla sua prima gravidanza, si è rivolta all’Associazione Italia per segnalare quanto le era accaduto e chiedere tutela. Spiega Francesco Marino, a nome dell’Associazione Italia: “Probabilmente ci sarà stato un errore da parte del Centro prenotazioni, avranno fissato l’appuntamento per la signora senza considerare il suo stato di donna gravida. Al momento lei si è vista costretta a ricorrere a visite private. Chiederà, tramite la nostra associazione, che le vengano rimborsati i soldi che dovrà spendere potendo usufruire delle prestazioni che la Asl dovrebbe garantire”. Non è la prima volta che l’associazione si occupa di vicende del genere: “Ci arrivano spesso casi simili a questo da tutta Italia. Qualche giorno fa, ad esempio, la Asl di Roma aveva fissato una visita oculistica ad un paziente di 94 anni dopo nove mesi. Tempi lunghissimi considerata l’età del soggetto”.

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Televisione: Neuromancer: quanto durano e come si intitolano gli episodi?

Neuromancer: quanto durano e come si intitolano gli episodi?

Nessun nuovo trailer, ma il minutaggio della serie promette ore di immersione nel mondo creato da William Gibson

In attesa di un trailer più corposo di quello pubblicato nel corso dell'estate da Apple TV per Neuromancer, serie tratta dall'omonimo romanzo del cyberpunker William Gibson, una voce di corridoio molto bene informata ha divulgato i titoli e il minutaggio dei dieci episodi che vanno a comporre la prima stagione e che trovate di seguito: 1. Chiba City Blues – 57 minuti 2. An Algebra of Need – 55 minuti 3. Go For Chaos – 46 minuti 4. The Flatline – 49 minuti 5. A Chain of Winter – 54 minuti 6. The Doll – 45 minuti 7. Mne*mon*ic – 41... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 9 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Me Contro Te, non buttiamo il bouquet con l’acqua sporca

«E una diretta Twitch della prima notte di nozze, no?». Difficile risparmiarsi un pizzico di malignità, all’indomani del matrimonio-show di Luì e Sofì, alias Me Contro Te, celebrato sabato scorso all’Unipol Dome di Milano davanti a 6 mila spettatori paganti ed esultanti, specie quelli che avevano comprato i biglietti più economici e si sono visti spostare nelle prime file più costose, dove c’erano molti antiestetici vuoti da riempire.

Ma la frecciata nasce già spuntata. Innanzitutto, perché i due giovani content creator per bambini emanano la sensualità di un set di pentolini giocattolo, e la fantasia più sfrenata che può suggerire la loro prima notte è una battaglia a cuscinate. E poi perché il matrimonio dei Me Contro Te è stato effettivamente consumato, non in pubblico, ma dal pubblico, intendendo per “consumo” l’acquisto e l’uso di beni e servizi: oltre al biglietto, il meet-and-greet e il merchandising a tema, magliette, fermagli, cerchietti luminosi con velo andati letteralmente a ruba fra le piccole “Trote” (così si chiamano i loro fan).

L’età berlusconiana e lo sdoganamento delle nozze farsa

Quanto a validità, queste nozze ne avevano meno dello sposalizio di mia figlia quattrenne con il “morosino” dell’asilo, celebrato 20 anni fa nel giardinetto della scuola con un fazzoletto in testa al posto del velo e un bouquet di pratoline spelacchiate. Ma lo scimmiottamento dei sacri riti matrimoniali è l’ultima cosa che si può rimproverare a Luì e Sofì, in un Paese che ha innalzato a padre della patria uno specialista in sponsali-farsa, Silvio Berlusconi. Resta ancora un mistero l’identità della sua pseudo-sposa nella finta cerimonia officiata nel giardino di Villa Certosa nel 2008 e immortalata dal fotoreporter Antonello Zappadu; anche troppo nota è un’altra “fortunata”, Marta Fascina, impalmata per finta dal Cav a Villa Gernetto nel 2022 e oggi stipendiata per davvero da noi contribuenti come parlamentare di Forza Italia, con un tasso di assenze che sfiora l’88 per cento.

Me Contro Te, non buttiamo il bouquet con l’acqua sporca
Adriano Galliani e Gianni Letta al matromonio simbolico di Silvio Berlusconi e Marta Fascina (Imagoeconomica).

Solo un’operazione commerciale?

Qualcuno insinua che il matrimonio sia solo un’operazione commerciale per rinfocolare l’interesse intorno ai Me Contro Te, il cui successo comincia ad appannarsi, dopo un decennio di splendore in cui Luigi Calagna e Sofia Scalia, i due sconosciuti fidanzatini di Partinico, né belli né brutti, che postavano su YouTube le loro sfide a chi metteva più schifezze sulla sua pizza, hanno costruito un impero tentacolare, con un canale YouTube da quasi 7 milioni di iscritti, film campioni d’incassi, spettacoli in teatro, serie tv, podcast, libri, gadget e corredi scolastici, tutto firmato Luì e Sofì.

E se l’Unipol Dome non era pieno come un uovo, la diretta Twitch del The Wedding Show ha registrato 100 mila contatti. «La mia infanzia si sposa», era il commento più frequente al video in cui i due piccioncini confidavano le loro “emozioni” alla vigilia del grande giorno (in realtà, da come ci ridevano su, sembravano i primi a considerarlo una pagliacciata, atteggiamento molto sano e lucido che andrebbe adottato dai nubendi in genere).

I Me Contro Te come spunto per l’educazione affettiva

C’è chi ci è cresciuto, con i Me Contro Te, in anni in cui le tivù generaliste avevano smesso di produrre contenuti per l’infanzia e si limitavano a trasmettere paccate di Masha e Orso e Peppa Pig. Luì e Sofì erano come due baby-sitter che avrebbero avuto bisogno loro stessi di una baby-sitter: allegri, sciocchini, giocavano con il cibo, paciugavano con lo slime, smentendo tutti i cliché sui siciliani scettici, fatalisti, fissati con sesso e morte. L’escapismo perfetto per la sparuta generazione post-2008, rari figli unici di adulti sempre più tristi, arrabbiati e sfiduciati. Col tempo, i maschietti si sono disamorati dei Me Contro Te, forse per quel Luì troppo poco sbruffone e testosteronico che non “comanda” abbastanza e non dice parolacce. Per lo stesso motivo, le bambine continuano ad amarli anche da più grandi, vagheggiando in loro una possibilità di coppia eterosessuale giocosa, spensierata, insolitamente paritaria, lontana dalla trita dinamica “immaturo-versus-saccentella” tipica di cartoni, film e telefilm per ragazzi (e non solo).

Un modello tutt’altro che tradizionale e che, a pensarci bene, potrebbe essere spendibile anche come spunto per l’educazione affettiva: i Me Contro Te ci mostrano un uomo e una donna che sono migliori complici e compagni di giochi, che sanno fantasticare e progettare insieme e dividersi equamente le responsabilità. E, facendolo, guadagnano un sacco di soldi, il che non guasta.

Me Contro Te, non buttiamo il bouquet con l’acqua sporca
I Me contro te al photocall del film Missione giungla nel 2023 (Ansa).

Adesso manca solo il baby shower a base di slime

Tutto vero (soldi a parte), o vero per finta, come il matrimonio milanese? In rete si vocifera che Calagna e Scalia in realtà non stiano più insieme da tempo, e che la coppia resista solo per difendere il marchio. Altri invece ipotizzano che le loro nozze siano solo il primo passo di un upgrade che, con la nascita di un figlio, trasferirà i Me contro Te nella categoria dei “family vlogger”. In questo caso, organizzati e previdenti come sono, Luì e Sofì avranno già opzionato l’Unipol Dome per il baby shower. A base di slime, naturalmente.

Il post-sfogo di Francesca Verdini: «Dentro di me niente di fascista»

Mentre il fidanzato Matteo Salvini è impegnato nella due giorni di Roma organizzata da Claudio Durigon, Francesca Verdini interviene sui social – «così de botto» (citando Boris) – su fascismo, femminismo, inclusione, egemonia culturale e via dicendo. Un lungo e articolato post molto politico. «Scrivo queste parole perché da tempo sento di dovermi giustificare per ciò che penso. Come se il mio voto dicesse qualcosa non solo delle mie idee, ma della mia intelligenza, della mia sensibilità, persino della mia qualità umana. Come se non fossi mai abbastanza colta, preparata, consapevole. E alla fine resta sempre quella parola: fascista. A volte persino ‘sporca fascista’», scrive la produttrice cinematografica, chiarendo: «Mia nonna il fascismo lo ha combattuto. Io, dentro di me, di fascista non ho mai riconosciuto niente». Un «senso di estraneità», spiega, che incontra anche sul lavoro: «Attori, registi, sceneggiatori mi confidano ciò che pensano e poi aggiungono: “Non dirlo. Poi non mi fanno più lavorare”». Verdini punta il dito contro la sinistra o presunta tale: «Vedo Iacchetti minacciare botte e augurare la morte a un ministro, Saverio Tommasi parlare delle botte ai “fascisti” come legittima difesa, Bonaccini spiegare che chi vota a destra ha mediamente studiato meno, Brigitte Macron colpire il marito al volto, Rula Jebreal chiamare “scimmia” un uomo afroamericano. E ogni volta mi faccio la stessa domanda: se le parti fossero invertite, il metro sarebbe lo stesso?». Verdini se la prende con il «doppio standard» che «ti fa sentire espulso, ti rende più duro, ti fa venire voglia di urlare più forte». Un’uscita

Francesca Verdini compare spesso insieme con Salvini a comizi e feste di partito. Lo scorso marzo aveva fatto parlare di sé a causa del «cafone» gridato sul prato di Pontida in risposta a chi contestava Salvini al funerale di Umberto Bossi. Ma è la prima volta che scrive un intervento così politico sui social. Che stia pensando a un impegno più concreto ?

Futuro Nazionale, perché dopo Luca Sforzini sarà espulso anche Stefano Ruvolo

Dopo aver espulso Luca Sforzini, presidente del Centro Studi Rinascimento nazionale (finora think tank di riferimento di Futuro Nazionale), Roberto Vannacci è pronto a silurare anche Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori e fondatore di Patto per l’Italia, che aveva stretto un’alleanza politica con l’ex generale. Alla base della decisione lo stesso motivo, ovvero le critiche alla linea di FN espresse negli ultimi giorni. Lo scrive Adnkronos, aggiungendo che secondo le indiscrezioni raccolte in Transatlantico la lettera ufficiale è già pronta. La mossa potrebbe però costare cara a Vannacci: è stato infatti proprio Ruvolo a prestare all’ex generale l’immobile in via Lucina 17 che ospita a Roma la sede nazionale del partito (allo stesso pianerottolo di quella di Forza Italia). Con ogni probabilità, dopo l’espulsione Ruvolo vorrà tornarne in possesso.

Futuro Nazionale, perché dopo Luca Sforzini sarà espulso anche Stefano Ruvolo
Massimiliano Simoni, Roberto Vannacci e Luca Sforzini inaugurano la sede nazionale di FN (Imagoeconomica).

«Schlein inguardabile», De Laurentiis: nessun commento sessista

«Ho letto che avrei espresso un commento sessista nei confronti di Elly Schlein, definendola “inguardabile” in una chiacchierata informale con un gruppo di conoscenti. Lungi da me essere considerato sessista. Il mio riferimento era inteso esclusivamente da un punto di vista politico». Così il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis in un post su X, a proposito di alcuni suoi commenti a margine di un incontro promosso a Napoli da Forza Italia.

«Ritengo che, in questi anni, Elly Schlein avrebbe dovuto sedersi al tavolo della politica, invece di condannare reiteratamente ed esprimere continue manifestazioni di dissenso. Le idee e la visione politica dell’opposizione possono anche essere apprezzate da chi governa – ha spiegato – ma se ogni qual volta si alimenta il contrasto, allora si diventa stancanti e pertanto si rischia di essere “inguardabili”».

L’articolo «Schlein inguardabile», De Laurentiis: nessun commento sessista proviene da Le Cronache.

Enel inaugura l’impianto eolico di Impofu in Sudafrica

Enel ha completato e attivato l’impianto eolico di Impofu (336 MW), nella provincia dell’Eastern Cape, uno dei più grandi progetti eolici privati mai realizzati in Sudafrica. Al taglio del nastro era presente l’ad del Gruppo Flavio Cattaneo. Con l’entrata in esercizio della struttura, Enel consolida la propria posizione di primo operatore privato nelle energie rinnovabili in Sudafrica, dove è presente nella generazione dal 2011. Attualmente il Gruppo gestisce 15 impianti (10 eolici e cinque fotovoltaici) per una capacità totale di circa 1,6 GW (1,3 GW eolico e 0,3 GW solare), che rappresenta circa il 10 per cento dell’intero parco rinnovabile del Paese, e vanta una pipeline di progetti superiore ai 2 GW.

La struttura eviterà l’immissione di oltre 1,1 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno

L’impianto comprende tre parchi eolici con 57 turbine da 5,9 MW ciascuna, installate su torri alte 120 metri con pale lunghe 81 metri. A completamento dell’infrastruttura è stata realizzata una linea di trasmissione aerea di circa 120 km – la più lunga linea ad alta tensione costruita da privati nel Paese – per connettere direttamente la produzione alla rete nazionale. Impofu è in grado di produrre circa 1,2 TWh all’anno, soddisfacendo il consumo di circa 490 mila famiglie ed evitando l’emissione di oltre 1,1 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno.

Sostenibilità e attenzione al territorio

Il progetto è in linea con l’impegno del governo italiano e con il Piano Mattei per lo sviluppo infrastrutturale ed energetico dell’area e rappresenta un punto di riferimento per il processo di decarbonizzazione industriale del Paese. Per la sua rilevanza strategica, è stato ufficialmente riconosciuto come Strategic integrated project dal governo sudafricano, posizionandosi come infrastruttura prioritaria per la trasformazione economica, l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale. Durante la fase di costruzione, Impofu ha impiegato fino a 2 mila lavoratori nei periodi di picco, generando circa 800 ulteriori posti di lavoro nelle comunità locali e coinvolgendo oltre 20 imprese del territorio. Nell’ottica di creazione di valore condiviso, Enel ha integrato nel progetto iniziative innovative a favore dell’ambiente e della comunità. In particolare, il progetto è stato premiato dall’Università di Cape Town per l’innovativa tecnica di blade painting (colorazione e verniciatura di sicurezza delle pale), studiata per ridurre l’impatto sul volo dei volatili. In collaborazione con noti street artist sudafricani e gli alunni delle scuole locali, tre aerogeneratori sono stati trasformati in opere d’arte a cielo aperto con murales dedicati, valorizzando l’area anche dal punto di vista turistico.

Legge elettorale, tramonta l’ipotesi ballottaggio: il post di Vannacci

Sembra essere tramontata definitivamente l’ipotesi di introdurre nella riforma della legge elettorale un ballottaggio tra le due coalizioni più votate, un’idea anti-Vannacci a cui la Lega si era sempre opposta e che non aveva trovato consenso unanime né in Fratelli d’Italia, né in Forza Italia. Lo riporta il Corriere della Sera: la proposta dall’ex presidente del Senato Marcello Pera, presentata come emendamento in Aula, non riceverà il sostegno della maggioranza.

Il post di Vannacci: «Ora hanno preso la calcolatrice»

Roberto Vannacci, che a fine agosto aveva attaccato la maggioranza definendo le interlocuzioni in corso sul doppio turno la «mossa della paura» del centrodestra per mettersi al riparo dal rischio rappresentato da Futuro Nazionale, è oggi tornato alla carica sul tema. «Adesso hanno preso la calcolatrice. Il risultato è scritto nero su bianco: senza FN il centrodestra non raggiunge il 42 per cento. Non è propaganda. È aritmetica», ha scritto Vannacci. L’ex generale cita questa soglia perché l’attuale formulazione della legge elettorale prevede un premio di maggioranza assegnato – in entrambe le Camere – alla coalizione vincitrice che abbia ottenuto almeno il 42 per cento dei voti in ciascuno dei due rami del Parlamento. In assenza di questi presupposti, la ripartizione dei seggi avverrebbe col proporzionale puro.

Per quanto riguarda il ballottaggio, il timore dell’attuale maggioranza è che l’erosione da destra finisca per rendere troppo alta la soglia da raggiungere: il lodo-Pera prevede il doppio turno se nessuna coalizione supera il 48 per cento e almeno due stanno sopra il 38. Il 9 settembre il testo approda al Senato e dovrà uscire da Palazzo Madama entro il 15. Nel suo post, Vannacci ha poi avvertito che i voti d Futuro Nazionale «non sono un pacco postale da ritirare alla vigilia delle elezioni». Definendo il suo partito «il motore che riporterà la destra sulla retta via», l’ex generale ha aggiunto che «le alleanze non si costruiscono con formule escogitate nei palazzi, ma sulla chiarezza dei programmi e sulla lealtà verso gli elettori». E poi: «Il centrodestra, se vuole governare e non consegnare l’Italia alla sinistra dovrà fare i conti con gli italiani. Con gli stessi italiani che ha deluso sino a oggi. E quindi, anche con noi».

Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci

Dimenticare Sigfrido: ora che Ranucci è fuori (salvo imprevisti giudiziari), ecco che la Rai allarga i cordoni della borsa per Report. A quanto risulta a Lettera43, il direttore dell’Approfondimento Rai, Paolo Corsini, in versione Babbo Natale, sta incontrando uno per uno autori, inviati e collaboratori della trasmissione promettendo mari e monti in cambio di una pace giusta e duratura, ossia: basta parlare di “Sig”!

Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
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Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci

A Bernardo Iovene, capoautore ribelle fino alla nomina alla conduzione di Claudia Di Pasquale al posto di Giulia Presutti, ora rientrato nei ranghi, sarebbe stata promessa la cifretta di 200 mila euro l’anno; all’altro capoautore, Giulio Valesini, pure lui sceso dalle barricate dopo l’iniziale “gran rifiuto”, sarebbe stata ventilata la nomina a caposervizio.

Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci

Ma i due sono solo i nomi più in vista tra quelli incontrati singolarmente da Corsini (alle prese pure con la grana Mi manda RaiTre), in versione padre confessore: («Dimmi, figliolo, di cosa hai bisogno per pentirti?») un po’ a tutta la squadra sarebbe stato prospettato un miglioramento della condizione lavorativa.

Report, le offerte d’oro di Corsini a inviati e autori per dimenticare Ranucci
Paolo Corsini (foto Imagoeconomica).

I soliti “addetti ai livori” (copyright Dagospia) fanno notare che Corsini si è visto negli uffici di Report più negli ultimi giorni che in tutti gli anni precedenti. Anzi: l’ottimo Paolone, fino alla defenestrazione di Ranucci, metteva anche i like ai contenuti social contro Report di Esperia, piattaforma vicina alla destra che tenta (invano) di accreditarsi come squadra di inchiesta, ma somiglia più che altro a una specie di Striscia la notizia de noantri, senza neanche il Gabibbo.

L’ultima di Trump: anche l’Islanda diventa territorio Usa, Reykjavik protesta

Donald Trump c’è cascato di nuovo. Poche ore dopo aver suggerito su Truth che lo Stato del New Mexico debba cambiare nome in “New America”, il tycoon ha pubblicato online una mappa in cui ha allargato gli Usa includendo al suo interno Canada, Groenlandia, Messico, i Paesi dell’America Centrale e praticamente tutte le isole dei Caraibi, più l’Islanda. Come già successo in precedenza, la mossa social del presidente Usa ha creato un incidente diplomatico, questa volta sull’asse Reykjavik-Washington: il governo islandese, che ha definito «inaccettabile» l’immagine, ha infatti convocato l’ambasciatore statunitense.

Non è il primo incidente diplomatico tra Islanda e Usa: il precedente

In realtà non si tratta del primo incidente diplomatico tra Islanda e Stati Uniti nato dalle mire di Trump. Alcuni mesi fa il governo di Reykjavik, infatti, aveva già chiesto spiegazioni agli Stati Uniti dopo che Billy Long, allora candidato di Trump alla carica di ambasciatore aveva detto privatamente alla Camera dei Rappresentanti di essere pronto a diventare «il governatore del 52esimo Stato», riferendosi appunto all’Islanda. Il diplomatico, una volta ottenuta la nomina, si era scusato pubblicamente archiviando le sue parole come una battuta.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno

Passerella di ministri leghisti, fedelissimi, vertici delle partecipate e persino di Confindustria con il presidente Emanuele Orsini in video collegamento. Per la due giorni “A tua difesa-verso la Finanziaria 2027” dell’8 e 9 settembre alle Officine Farneto (già location di Atreju nel 2015 e nel 2017), la Lega ha voluto fare le cose in grande. La kermesse è stata organizzata dal sottosegretario al Lavoro e vice di Matteo Salvini Claudio Durigon con l’obiettivo, secondo i maligni, di contare i “lealisti” dopo le turbolenze nordiste. Il format, scrive il Corriere, potrebbe addirittura essere riproposto in altre città in vista delle Politiche.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La locandina della due giorni leghista.

Oltre al segretario e al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, sono presenti tutti (o quasi) i big leghisti, tra ministri, sottosegretari e parlamentari di stretta fede salviniana: da Nicola Molteni a Roberto Calderoli, da Lorenzo Fontana a Edoardo Rixi, da Attilio Fontana (già, c’è pure il ribelle governatore lombardo che parlerà di federalismo, ma non il veneto Alberto Stefani…) a Riccardo Molinari fino ad Alessandro Morelli, oltre al giorgettiano Federico Freni e a Giuseppe Valditara. Ricchissima poi la “quota manager” con Flavio Cattaneo di Enel, Claudio Descalzi di Eni, l’ad di Tim Pietro Labriola, quello di Poste Matteo Del Fante, Gianpiero Strisciuglio di Ferrovie, Arrigo Giana di Autostrade, Marco Troncone di Aeroporti di Roma e Claudio Andrea Gemme di Anas.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno

Per l’angolo sport interverranno Luciano Buonfiglio del Coni e Giovanni Malagò, presidente della Figc. E spazio anche a Ettore Prandini di Coldiretti. In programma pure due «monologhi»: il primo sulla Flat Tax di Armando Siri e il secondo sulle banche di Claudio Borghi, i due cavalli di battaglia recentemente rispolverati. Occhio anche ai moderatori: il panel sulla sicurezza è affidato a Francesco Storace, quello sul Piano Casa alla giornalista Vittoriana Abate (storica inviata di Porta a Porta e moglie del parlamentare leghista Simone Billi). Immancabile Davide Vecchi, portavoce di Salvini, che dialogherà col presidente della Camera. Completano la lista Giovanni Sallusti, Alessandra Viero, Gino Zavalani e Francesco Giorgino sul palco con Salvini per la gran chiusura. Tra i parlamentari citati nel programma balzano agli occhi due nomi: il primo è quello di Gianpiero Zinzi che recentemente sul Corriere del Mezzogiorno ha attaccato frontalmente Massimiliano Romeo. Il secondo è quello di Simonetta Matone. Entrambi, stando ai retroscena, starebbero da tempo pensando a lasciare l’Alberto da Giussano per approdare in Forza Italia o in Futuro Nazionale. Naturalmente popoleranno gli incontri i fedelissimi del segretario: oltre al padrone di casa Durigon, le europarlamentari Anna Maria Cisint, Susanna Ceccardi e Silvia Sardone, Andrea Paganella, Gian Marco Centinaio, Roberto Marti e il tesoriere federale Alberto Di Rubba. Tanto che, a rileggere il titolo della manifestazione, viene il dubbio che quell’«a tua difesa» sia in realtà riferita a Salvini.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
Claudio Durigon e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Spenti i riflettori sui panel, si accenderanno però quelli più intimi (non si sa ancora se a Roma o a Milano) sull’incontro tra Salvini e i governatori – Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti più l’ex Luca Zaia e forse il suo successore alla guida del Veneto Alberto Stefani). Incontro nel quale il fu Capitano potrebbe offrire ai nordisti la candidatura alle Politiche come capilista per salvare il salvabile. Grande assente Romeo, il cui futuro alla guida dei senatori leghisti è appeso a un filo.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
Attilio Fontana, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

Lollobrigida a Vinoforum, tra calici e Nobel

Lunedì sera, nel catino di Piazza di Siena, all’interno di Villa Borghese, Francesco Lollobrigida ha inaugurato Vinoforum, kermesse enogastronomica delle eccellenze italiane. Immancabile il discorso del ministro dell’Agricoltura, reduce dal video “didattico” sul latte italico e i produttori.

Ovviamente il ministro è partito con la solita elegia sul vino – «Dentro una bottiglia c’è l’Italia» – culminata con la dedica al premio Nobel premio Nobel Rita Levi-Montalcini, «che beveva sempre un bicchiere di vino ed è vissuta fino all’età di 103 anni». Lollobrigida però deve aver sforato i tempi perché il pubblico in attesa di entrare ha iniziato a rumoreggiare. L’attesa però non è stata vana: nel grande spazio del ministero, allestito elegantemente, sono stati serviti paccheri (forniti dallo sponsor) con pomodoro crusco, una delizia alla quale Lollo non sa rinunciare. Chissà cosa ne penserebbe Rita Levi-Montalcini del discorso del ministro: comunque per festeggiare i suoi 100 anni, nel 2009, la cantina umbra Arnaldo Caprai creò una preziosa edizione limitata di Sagrantino di Montefalco, a lei dedicata.

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
Francesco Lollobrigida a Vinoforum.

Torna Veltroni. Con il film sulla Gialappa’s

Dov’è Walter Veltroni? Praticamente assente dal dibattito politico, l’ex sindaco di Roma è impegnatissimo sul fronte cinematografico: il prossimo 22 ottobre esce il suo film documentario L’assurda storia della Gialappa’s Band. È la storia di oltre 40 anni di carriera del trio comico composto da Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, partendo dagli esordi radiofonici su Radio Popolare fino ai grandi successi televisivi. Veltroni stesso dichiara che «è la storia di tre ragazzi che, senza farsi vedere, da 40 anni fanno ridere gli italiani. E hanno attraversato gli anni più turbolenti del nostro paese restando fedeli alla loro ispirazione. Li abbiamo raccontati insieme a tutti i meravigliosi personaggi che loro hanno scoperto e valorizzato. Si ride e si pensa, due cose che è bene fare nella vita». Produzione Tramp Limited in associazione con Medusa Film guidata da Giampaolo Letta, figlio di Gianni, del documentario se ne parlerà moltissimo. Attesissimo l’elenco dei partecipanti vip alla première…

La kermesse romana della Lega, Lollobrigida a Vinoforum e le altre pillole del giorno
Walter Veltroni (foto Imagoeconomica).

Torino, bufera sul convegno della polizia con Vannacci relatore

Il Silp Cgil Piemonte ha chiesto formalmente al questore di Torino di revocare il provvedimento con cui è stata riconosciuta come attività di aggiornamento professionale un’iniziativa pubblica in programma il 18 settembre 2023 all’Hotel Nh di Torino alla quale parteciperà, tra i relatori di una tavola rotonda, Roberto Vannacci. Il convegno è stato organizzato dai sindacati Fsp-Polizia di Stato e Fmpi e si intitola Insicurezza urbana: il ruolo delle istituzioni e degli imprenditori. Secondo il segretario generale piemontese del Silp, Nicola Rossiello, la presenza di Vannacci, accanto ai saluti di apertura del questore di Torino Massimo Gambino, farebbe venire meno i presupposti richiesti per il riconoscimento dell’autoformazione, ovvero «la natura tecnico-scientifica e la stretta neutralità dell’iniziativa rispetto a qualsiasi connotazione politica». Il dipartimento della Pubblica sicurezza è già intervenuto precisando che si tratta di un’iniziativa sindacale per la quale non è prevista la partecipazione del questore di Torino e che il convegno non costituirà aggiornamento professionale per gli appartenenti alla Polizia di Stato. Ma ciò non ha fermato la polemica politica.

Fratoianni: «Piantedosi intervenga»

Così Nicola Fratoianni di Avs prima del chiarimento del dipartimento di Pubblica sicurezza: «Siamo davvero oltre ogni limite, il ministro Piantedosi ora deve spiegare al Parlamento e all’opinione pubblica del nostro Paese quale contributo alla formazione professionale del personale della Polizia di Stato possono dare le idee e le proposte di cui si fa portatore l’europarlamentare Vannacci. È necessario che il riconoscimento professionale che è stato riconosciuto con un’apposita circolare per questa iniziativa venga annullato e che il questore di Torino, responsabile dell’Autorità di Pubblica sicurezza, si astenga dal partecipare a quell’evento».

Budapest rompe con Mosca: espulsi 10 dipendenti dell’ambasciata russa

Il governo ungherese ha espulso 10 dipendenti dell’ambasciata russa a Budapest per avere svolto «attività inaccettabili per un diplomatico ai sensi della Convenzione di Vienna». Lo ha annunciato la ministra degli Esteri magiara Anita Orban, citando il trattato del 1961 che regola le immunità, i privilegi e le funzioni dei diplomatici e delle ambasciate straniere. Tale decisione, ha spiegato la ministra (che non ha specificato che tipo di attività siano state rilevate), «tutela la sicurezza e la sovranità dell’Ungheria» e «non comporta l’interruzione delle relazioni diplomatiche con la Russia».

La svolta dell’Ungheria dopo la fine dell’era-Orban

Dopo le tensioni con Berlino, innescate dai tentati attacchi con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, Mosca rompe anche con Budapest. Russia e Ungheria sono state a lungo molto vicine, ma tutto è cambiato con le elezioni parlamentari del 12 aprile che hanno sancito la fine dell’era del filorusso Viktor Orbán dopo 16 anni consecutivi al potere. Al suo posto come primo ministro da allora c’è l’ex esponente di Fidesz e leader del partito d’opposizione Tisza Péter Magyar: la sua agenda politica punta a riallineare saldamente l’Ungheria alle istituzioni Ue e alla Nato. Già a maggio, pochi giorni dopo l’insediamento del nuovo governo di Magyar, Orban aveva convocato l’ambasciatore russo per condannare un bombardamento sull’Ucraina occidentale.

Budapest rompe con Mosca: espulsi 10 dipendenti dell’ambasciata russa
Maria Zakharova (Imagoeconomica).

La replica di Mosca alla decisione della «lobby russofoba»

La replica di Mosca non si è fatta attendere. Commentando l’espulsione dei 10 diplomatici, la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova ha detto alla Tass che la risposta alla «lobby russofoba» a Budapest sarà «dura e dolorosa».

Il retroscena da Israele: «Netanyahu sapeva del 7 ottobre»

Benjamin Netanyahu alla fine di settembre 2023 venne a conoscenza che Hamas stava pianificando un’azione di vasta portata contro Israele, ma minimizzò la minaccia e decise di non informare i vertici della sicurezza. È quanto viene rivelato nel libro in uscita Kidnapped: 843 Days of Abandonment, scritto dai giornalisti Shlomi Eldar e Ruth Yuval, citato da Haaretz.

Il retroscena da Israele: «Netanyahu sapeva del 7 ottobre»
Mohammed bin Zayed (Ansa).

La presunta telefonata tra Netanyahu e Bin Zayed

Il libro, basato su interviste a decine di fonti, tra cui alti funzionari in Israele e in tutto il mondo, riporta che Mohammed bin Zayed, emiro di Abu Dhabi e presidente degli Emirati Arabi Uniti, avrebbe avvertito personalmente Netanyahu, nel corso di una telefonata di 45 minuti avvenuta una decina di giorni prima del 7 ottobre, che Yahya Sinwar – allora leader di Hamas nella Striscia di Gaza – stava pianificando «un terremoto» contro lo Stato ebraico, che avrebbe provocato enormi spargimenti di sangue: scopo dell’operazione far deragliare gli Accordi di Abramo e gli equilibri in Medio Oriente.

Il retroscena da Israele: «Netanyahu sapeva del 7 ottobre»
Benjamin Netanyahu (Ansa).

L’ufficio di Netanyahu smentisce: «Menzogna totale»

Bin Zayed, si legge nel libro, era venuto a conoscenza del piano di Hamas da un intermediario palestinese, un dirigente di Fatah (forse Mohammed Dahlan) che aveva contatti sia con Sinwar che con lo Shin Bet, i servizi di intelligence interna di Tel Aviv. Sarebbe stato lo stesso leader di Hamas a Gaza, frustrato dalla mancanza di progressi nei negoziati per il rilascio di prigionieri, a dire all’intermediario di avvertire gli israeliani delle conseguenze di un mancato accordo. Secondo quanto scritto nel libro, Netanyahu disse a Byn Zayed di avere la situazione sotto controllo nella Striscia e qualsiasi azione pianificata da Hamas si sarebbe probabilmente verificata in Cisgiordania. L’ufficio di Netanyahu ha già smentito: «Una menzogna totale. Il primo ministro non ha parlato con il presidente degli Emirati durante il periodo in questione e non ha ricevuto alcun avvertimento da parte sua».

Delfin, Luca e Paola Del Vecchio chiedono 500 milioni di penale a Leonardo Maria

Luca e Paola Del Vecchio sono pronti a chiedere a Leonardo Maria il pagamento di una penale da 500 milioni di euro per il mancato acquisto delle quote di Delfin in loro possesso che, complessivamente, valgono un quarto del capitale della holding di famiglia (detengono il 12,5 per cento a testa). Lo scrive il Corriere della Sera.

Delfin, Luca e Paola Del Vecchio chiedono 500 milioni di penale a Leonardo Maria
Leonardo Maria Del Vecchio (Imagoeconomica).

LEGGI ANCHE: Leonardo Maria Del Vecchio sbatte la porta ma il filo dei suoi debiti lo tiene Orcel

Perché i due fratelli chiedono 500 milioni a Lmdv

A marzo Leonardo Maria Del Vecchio aveva esercitato la prelazione sulle quote di Paola e Luca, firmando un contratto per acquistarle a un valore di 10 miliardi complessivi. Il suo piano è però poi saltato perché il board di Delfin non ha fornita la lettera di patronage richiesta dalle banche per finanziare la maxioperazione. Nel contratto di compravendita era però prevista una clausola che imponeva una penale di 500 milioni totali nel caso in cui l’operazione non fosse stata perfezionata, mentre l’acquisto non era subordinato al finanziamento. Da qui la richiesta in arrivo di 250 milioni a testa come penale. Fonti vicine a Lmdv, scrive il Corsera, parlano della possibilità di aprire un arbitrato per cercare un accordo con i fratelli: in questo contesto potrebbe avvicinarsi alle richieste di Luca e Paola per una modifica dello statuto di Delfin, volontà questa condivisa anche da Clemente e Rocco Basilico.

Emma Bonino, come sta dopo il ricovero al Santo Spirito di Roma

Nella serata di lunedì 7 settembre 2026, Emma Bonino è stata ricoverata al Santo Spirito di Roma dopo essere stata soccorsa nella sua casa per problemi respiratori. «Sono in corso gli accertamenti e una valutazione dei parametri a seguito di un peggioramento della funzionalità respiratoria. Resta vigile e lucida», aveva riferito il suo medico curante Claudio Santini. Nel bollettino diffuso dopo la prima notte di ricovero, si legge che «le sue condizioni, per quanto delicate, restano stazionarie». La paziente «è cosciente e i parametri cardiocircolatori e gli scambi respiratori sono accettabili».

L’anno scorso il ricovero in terapia intensiva

Non è il primo ricovero per la leader di +Europa nella struttura. Il precedente risale all’inizio del 2025 dopo un malore, e allora servì la terapia intensiva perché era stata riscontrata un’insufficienza respiratoria. Stabilizzata, il giorno dopo fu trasferita al San Filippo Neri dove rimase una settimana. Nella storia clinica della Bonino c’è anche un microcitoma polmonare diagnosticato nel 2015 e superato nel 2023.