Dall’estero: “Basta!”: Gli intellettuali ebrei statunitensi difendono Mark Ruffalo

`Basta!`: Gli intellettuali ebrei statunitensi difendono Mark Ruffalo

L'attore, che ha criticato l'ingerenza israeliana nella fusione tra Paramount Skydance e Warner Bros., è stato accusato dalla multinazionale di antisemitismo

Mark Ruffalo, attore e produttore famoso per il ruolo di Hulk nei film del Marvel Cinematic Universe (e per molti altri ruoli in film come Povere creature, Now You See me, Foxcatcher), è tra le personalità del jet-set statunitense che più si è speso in favore della causa palestinese, parlandone in occasioni pubbliche e condannando il genocidio condotto da Israele nei territori occupati della Cisgiordania. Il suo attivismo lo ha portato anche a essere accusato di antisemitismo da parte di Paramount Skydance, criticata dall'attore nel corso dell'ultimo mese. Sui... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 3 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Gli eredi della Terra di Kate Wilhelm

Gli eredi della Terra di Kate Wilhelm

Un romanzo post apocalittico su Urania Collezione nelle edicole a settembre.

Il romanzo Gli eredi della Terra, della scrittrice americana Kathe Wilhelm è stato scritto nel 2026. O meglio, sembra scritto nel 2026, in realtà risale a mezzo secolo fa: era infatti il 1976 quando venne pubblicato ma è di una attualità sconcertante (e anche poco rassicurante). La Terra è preda di una catastrofe ecologica, gli ecosistemi stanno crollando colpiti dall'inquinamento e dai cambiamenti climatici, la carestia e le epidemia facidiano la popolazione, solo pochi posti si salvano dal disastro generale. Il problema è che gli umani sono in... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - NARRATIVA - Editoria - 3 settembre 2026 - articolo di Giampaolo Rai

Allarme Sarno, interrogazione di Celano e Minella

È allarme per le condizioni dell’argine sinistro del fiume Sarno in corrispondenza di via Marconi, nel territorio di San Marzano sul Sarno. Una situazione di potenziale criticità idraulica che ha spinto i consiglieri regionali Roberto Celano e Mimì Minella a presentare un’interrogazione a risposta scritta al presidente della Giunta regionale della Campania, chiedendo verifiche immediate e, qualora vengano confermate le criticità segnalate, interventi di messa in sicurezza e ripristino. Alla base dell’iniziativa c’è una segnalazione trasmessa dal consigliere Ciullo Salvatore, consigliere comunale e presidente della Commissione Sicurezza del Comune di San Marzano sul Sarno, relativa a un tratto dell’argine. Secondo quanto riportato nell’interrogazione, nell’area sarebbe evidente un significativo danneggiamento della sponda arginale sinistra, con un possibile cedimento della struttura. Una condizione che, se confermata dagli accertamenti tecnici, potrebbe compromettere la capacità di contenimento delle acque del fiume e aumentare il rischio di esondazioni, ulteriori cedimenti e allagamenti delle zone circostanti. A destare preoccupazione sarebbe anche la situazione del controfosso sinistro. Nella stessa area, infatti, sarebbe stata rilevata la presenza di uno strato di cemento che, stando alla segnalazione, potrebbe ostacolare il regolare deflusso delle acque. Un’eventuale ostruzione potrebbe aggravare gli effetti di una piena, favorendo ristagni e allagamenti. Il tratto interessato si trova inoltre nelle vicinanze di abitazioni, terreni agricoli, attività e della viabilità di via Marconi. Da qui la richiesta di intervenire rapidamente, soprattutto considerando la particolare vulnerabilità del bacino del Sarno al rischio idraulico e idrogeologico. Celano e Minella chiedono alla Regione di chiarire innanzitutto se sia già a conoscenza della situazione e se siano stati effettuati sopralluoghi o accertamenti tecnici. I consiglieri regionali vogliono inoltre conoscere l’attuale stato di sicurezza e stabilità dell’argine e verificare l’eventuale presenza dello strato di cemento nel controfosso, accertandone origine e possibile incidenza sul deflusso delle acque. Altro punto centrale riguarda le competenze: l’interrogazione chiede di individuare quale ente sia responsabile della manutenzione e della messa in sicurezza dell’argine e del controfosso, così da evitare ritardi nell’attivazione degli interventi. L’obiettivo indicato dai consiglieri è quello di arrivare a un sopralluogo tecnico congiunto tra Regione, Comune e gli altri enti competenti, per valutare concretamente le condizioni dell’opera di difesa idraulica. Nel mirino ci sono anche le eventuali risorse disponibili, regionali, nazionali o comunitarie, da destinare alla manutenzione straordinaria e al ripristino. Particolare attenzione viene chiesta anche in vista di precipitazioni intense e persistenti. Secondo Celano e Minella, nelle more di eventuali interventi strutturali definitivi, sarebbe necessario prevedere un monitoraggio costante del tratto interessato e misure preventive per ridurre i rischi per residenti, attività produttive, terreni agricoli e infrastrutture. La richiesta è dunque quella di non attendere un eventuale evento di piena prima di intervenire, ma di verificare preventivamente le condizioni dell’argine e del sistema di drenaggio. Sullo sfondo resta la più ampia questione della sicurezza del bacino del Sarno, dove manutenzione, monitoraggio delle opere idrauliche e prevenzione rappresentano elementi fondamentali per contenere il rischio di esondazioni.

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Campi Flegrei, Piero De Luca: «Basta propaganda, ora servono fatti»

«Basta propaganda sulla pelle dei cittadini dei Campi Flegrei». Il segretario regionale del Partito Democratico della Campania, Piero De Luca, replica al centrodestra campano dopo il vertice con i ministri Matteo Piantedosi e Nello Musumeci, rilanciando la necessità di interventi concreti per le popolazioni colpite dal sisma.

De Luca invita innanzitutto il centrodestra a chiarire la posizione assunta dai propri consiglieri regionali sulla legge proposta dal Pd e dalle altre forze di maggioranza in Consiglio regionale, che ha previsto lo stanziamento di 7 milioni di euro a sostegno dei Comuni, delle famiglie e delle attività economiche colpite.

«Prima, però, dovrebbe spiegare perché i suoi consiglieri regionali si sono astenuti», sostiene De Luca, sottolineando come la Regione Campania abbia già messo a disposizione risorse per affrontare l’emergenza.

Per il segretario regionale dem, tuttavia, è necessario andare oltre gli interventi immediati e lavorare a una legge speciale per i Campi Flegrei, in grado di affrontare in maniera strutturale e permanente il fenomeno sismico con cui il territorio deve convivere.

Ma l’emergenza, sottolinea De Luca, non può attendere. «Migliaia di persone sono ancora fuori dalle proprie abitazioni e numerose imprese e attività commerciali stanno affrontando difficoltà enormi», afferma.

Da qui l’appello al Governo e alla maggioranza parlamentare a modificare il decreto-legge in fase di conversione, giudicato dal Pd insufficiente. De Luca chiede maggiori risorse per famiglie e imprese, interventi più efficaci per favorire il rientro degli sfollati, oltre a misure specifiche su tributi, mutui e ristori.

Tra le priorità indicate anche la semplificazione delle procedure burocratiche e amministrative, così da consentire agli enti locali di intervenire con maggiore rapidità.

«I sindaci e le istituzioni del territorio hanno avanzato proposte concrete. Il Partito Democratico è pronto a sostenerle e a confrontarsi senza pregiudizi con Governo e maggioranza», aggiunge il segretario regionale.

La posizione del Pd è quindi quella di intervenire su due piani: da un lato rafforzare immediatamente il decreto 144, dall’altro costruire una legge speciale seria e condivisa per il futuro dei Campi Flegrei.

«Su un’emergenza così delicata servono responsabilità, collaborazione istituzionale e risposte concrete, non propaganda», conclude De Luca.

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Il valore di una Banca vicina

Michele Albanese*

Qualche giorno fa, partecipando a una trasmissione TV, ho avuto modo di confrontarmi sulla situazione finanziaria delle famiglie e delle imprese e sul ruolo che una banca del territorio può svolgere a sostegno dell’economia e delle comunità in una fase economica certamente non semplice. È stata l’occasione per riflettere ancora una volta su una domanda che considero centrale: “in un sistema bancario che cambia rapidamente, c’è ancora bisogno delle Banche di Credito Cooperativo?” La mia risposta è convintamente sì. E credo che oggi ce ne sia, per certi aspetti, ancora più bisogno. I dati ci restituiscono una situazione economica con alcuni segnali incoraggianti, ma ancora molto differenziata. In Campania l’economia è cresciuta dello 0,9% nel 2025, più della media nazionale e del Mezzogiorno ed anche il credito alle imprese è tornato complessivamente ad aumentare. Ma dietro il dato generale c’è una realtà che merita attenzione: la crescita dei finanziamenti ha interessato soprattutto le aziende medio-grandi, mentre per le piccole imprese, come la maggior parte del nostro territorio, il credito ha continuato a diminuire. Eppure, sono proprio le piccole imprese a rappresentare una parte fondamentale della nostra economia. Ed è proprio su questo terreno che si comprende meglio il ruolo di una BCC. Nei nostri territori l’economia è fatta soprattutto di piccole e medie imprese, artigiani, commercianti, agricoltori, professionisti e attività familiari. Realtà che magari non muovono grandi numeri singolarmente, ma che, messe insieme, producono occupazione, reddito, servizi e tengono vive le nostre comunità. Una piccola impresa può essere piccola nei numeri, ma non lo è mai per la famiglia che vive di quell’attività, per i dipendenti che vi lavorano e per il paese nel quale opera. Questo le Banche di Credito Cooperativo lo sanno bene e, partendo da qui che, secondo me, va compreso il valore attuale di una Bcc. Non perché debbano concedere credito troppo facilmente o senza la necessaria prudenza. Sarebbe un errore pensarlo. Una banca seria ha il dovere di tutelare il sudato risparmio che le viene affidato e di valutare con responsabilità ogni finanziamento. Ma prudenza non significa distanza. Significa conoscere l’impresa, comprenderne il progetto, valutarne le prospettive, distinguere una difficoltà temporanea da una situazione strutturale. Significa, soprattutto, non ridurre una persona, una famiglia o un imprenditore soltanto a un numero prodotto da un algoritmo o da un giudizio dato dall’IA. Il buon credito non è dire sempre sì. E non è neppure dire sempre no. È saper dire il sì giusto, quando esistono le condizioni per costruire qualcosa di sostenibile. È questa una delle grandi responsabilità del nostro mestiere.La tecnologia, l’intelligenza artificiale, la digitalizzazione e sistemi di valutazione sempre più evoluti stanno trasformando profondamente il settore bancario. È un processo necessario e, per molti aspetti, positivo. Ma nessuna innovazione dovrebbe farci dimenticare che dietro una richiesta di finanziamento c’è quasi sempre un progetto di vita: una casa da acquistare, un’attività da avviare, un’impresa da far crescere, un investimento da realizzare, dei posti di lavoro da difendere, una persona con la sua storia e la sua dignità. Ed è qui che la relazione continua a fare la differenza. Per questo ritengo che famiglie, risparmiatori e piccoli imprenditori dovrebbero guardare con sempre maggiore attenzione alle Banche di Credito Cooperativo e servirsi di esse. Non per una questione di appartenenza o di campanile, ma per una ragione molto concreta: scegliere una BCC significa scegliere un modello bancario nel quale il territorio non rappresenta semplicemente un mercato nel quale vendere prodotti, ma la comunità della quale la banca stessa è parte. Ed è una differenza sostanziale. Il risparmio raccolto sul territorio viene in larga misura rimesso in circolo sullo stesso territorio attraverso finanziamenti a famiglie e imprese. E una parte del valore prodotto ritorna alle comunità anche attraverso il sostegno alla cultura, al sociale, allo sport, alla formazione, ai giovani, alle associazioni e alle iniziative capaci di valorizzare le nostre realtà. Anche questo significa fare banca. Qualcuno potrebbe considerarlo qualcosa di accessorio rispetto all’attività creditizia. Io penso esattamente il contrario. Un territorio economicamente forte ma socialmente debole difficilmente può costruire uno sviluppo duraturo. E un territorio che perde giovani, imprese, servizi, cultura e occasioni di aggregazione finisce inevitabilmente per impoverirsi anche economicamente. Gli interessi, quindi, non sono contrapposti, anzi sono profondamente legati. Nelle aree interne questa responsabilità pesa ancora di più e il problema è particolarmente evidente. Qui una banca non può risolvere da sola problemi complessi come lo spopolamento o la carenza di infrastrutture e servizi. Sarebbe presuntuoso pensarlo. Può però fare la propria parte: sostenere chi investe, accompagnare chi vuole intraprendere, incoraggiare i giovani, essere vicina alle famiglie e contribuire alle iniziative che rendono un territorio più vivo, attrattivo e consapevole delle proprie potenzialità. Perché esiste un principio molto semplice: una banca del territorio cresce davvero se cresce il territorio nel quale opera. Se quel territorio si impoverisce, prima o poi si impoverisce anche la banca. Ecco perché credo che oggi scegliere una BCC abbia anche un significato che va oltre la convenienza di un singolo prodotto o servizio. Può aggiungere qualcosa che diventa sempre più prezioso: conoscenza, relazione, ascolto e responsabilità verso la comunità. Per questo il mio invito a famiglie, risparmiatori e imprenditori è semplice: “conoscete meglio le vostre BCC, confrontatevi con loro, utilizzatene i servizi, mettetele alla prova”. Perché scegliere dove depositare i propri risparmi, dove chiedere un finanziamento o a chi affidare i propri progetti non è mai una decisione completamente neutrale. Significa anche scegliere quale modello di banca si vuole sostenere.Una banca, qualunque essa sia, deve meritarsi ogni giorno la fiducia dei propri clienti. Deve essere solida, efficiente, trasparente, competitiva, tecnologicamente avanzata e offrire prodotti e condizioni adeguati al mercato. Oggi le BCC possono farlo contando anche sulla forza dei due grandi Gruppi Bancari Cooperativi, Cassa Centrale Banca e ICCREA, che mettono a disposizione delle singole banche solidità patrimoniale, liquidità, tecnologia, servizi e condizioni competitive. È una forza di sistema che consente alle BCC di competere alla pari con i maggiori gruppi bancari, conservando però ciò che le distingue: autonomia e conoscenza dei territori, prossimità, relazione e attenzione alle persone. Ma, anche a parità di condizioni, c’è una differenza importante: per una BCC il territorio non è soltanto uno spazio economico in cui operare. È la comunità di cui la Banca è parte e con cui condivide presente e futuro. Noi della Banca Monte Pruno continuiamo a credere in una banca moderna e solida, rigorosa nelle regole ma vicina alle persone; capace di utilizzare la tecnologia senza rinunciare alla relazione; prudente nella concessione del credito ma pronta ad assumersi la responsabilità di accompagnare chi ha idee, capacità e progetti sostenibili. Una banca che non si limiti a stare sul territorio, ma continui a sentirsi parte del territorio.È questa, ancora oggi, la ragione più profonda del Credito Cooperativo. * Presidente della Banca Monte Pruno

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Campi Flegrei: consiglieri opposizione Campania incontrano Piantedosi e Musumec

ncontro a Roma tra il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, il ministro per la Protezione civile, Nello Musumeci, e i consiglieri del centrodestra in Consiglio regionale della Campania. Al centro la questione dell’emergenza Campi flegrei, a seguito della forte scossa di terremoto dello scorso 31 luglio. A guidare la delegazione campana, il capo dell’opposizione, Gennaro Sangiuliano. Con lui, i capigruppo Massimo Pelliccia di Forza Italia, Raffaele Maria Pisacane di Fratelli d’Italia, Sebastiano Odierna dei Conservatori e le consigliere regionali Susy Panico, Angela Parente e Lea Romano. “È emerso con chiarezza quanto sia da irresponsabili non richiedere lo Stato di emergenza – riferisce Sangiuliano – un vero e proprio danno che il presidente della Regione Campania, Fico, sta perpetrando ai danni delle popolazioni dei Campi flegrei. Solo con lo stato d’emergenza si può accedere ai fondi e spendere rapidamente i 100 milioni stanziati dal Governo Meloni, intervenire in deroga sulle abitazioni e ancora fissare ristori per le attività economiche e ottenere la sospensione del pagamento dei tributi e dei mutui”. Nel concludere, Sangiuliano e i capigruppo delle altre forze di centrodestra aggiungono: “Non comprendiamo perché Fico non voglia lo stato d’emergenza, è un vero e proprio mistero e tra l’altro la mancata attivazione può contemplare profili gravi di responsabilità”.

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Trovata in buone condizioni ragazza scomparsa a Montecorvino

Si sono concluse positivamente le ricerche di una giovane di cui era stata segnalata la scomparsa a Montecorvino Rovella, in provincia di Salerno. La ragazza, trovata in buone condizioni, è stata affidata alle cure dei sanitari. Le operazioni di ricerca si sono svolte con il coordinamento del comandante della locale Stazione dei Carabinieri, maresciallo capo Francesco Grimaldi, e hanno visto impegnati la Polizia municipale, guidata dal comandante Graziano Lamanna, dei Carabinieri Forestali, del Nucleo Operativo Ecologico, dell’Associazione Athena e del Gruppo Operativo dell’Associazione Nazionale Carabinieri. Il dispositivo di ricerca, attivato in pochi minuti, è stato esteso alle aree limitrofe e portato a termine con il ritrovamento della giovane. “Ringraziamo di cuore quanti si sono adoperati in queste ore: la macchina della sicurezza ha risposto con tempestività e con una collaborazione esemplare tra forze dell’ordine, uffici comunali e volontariato”, dichiarano il sindaco Martino D’Onofrio e l’assessora alla Sicurezza Milena Salvatore. “È la conferma che, quando la comunità si muove unita, i risultati arrivano. Il nostro pensiero va ora alla ragazza e alla sua famiglia”, aggiungono.

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Angelo Vassallo, : messa il 5 settembre a Vallo della Lucania

A sedici anni dalla tragica morte di Angelo Vassallo, la Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore rinnova il ricordo del Sindaco Pescatore con una celebrazione religiosa che si terrà sabato 5 settembre alle ore 10.30 presso la sede della Fondazione Vassallo, in via Cammarota a Vallo della Lucania.

La Santa Messa sarà celebrata dal parroco e vedrà la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, tra cui il sindaco di Vallo della Lucania, oltre a cittadini, amici e persone che in questi anni hanno condiviso il percorso della Fondazione nel nome e nei valori di Angelo Vassallo.

Prima della celebrazione sarà recitato il Santo Rosario, accompagnato dalla presenza di una religiosa. Al termine della Messa è previsto un momento di convivialità e di incontro tra i presenti, nel segno della memoria, della comunità e dell’amicizia. Sedici anni dopo quel tragico 5 settembre 2010, il ricordo di Angelo Vassallo continua a rappresentare un punto di riferimento per chi crede in una politica fondata sulla legalità, sulla tutela dell’ambiente, sul rispetto del territorio e sul bene comune.

“Ricordare Angelo a sedici anni dalla sua morte significa innanzitutto non dimenticare il suo esempio e ciò per cui ha combattuto fino all’ultimo giorno – dichiara Dario Vassallo, Presidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore –. Angelo non è soltanto il ricordo di un uomo e di un amministratore ucciso mentre svolgeva il proprio dovere. È una presenza che continua a vivere nelle battaglie per la legalità, per l’ambiente, per il rispetto del territorio e per una politica capace di mettere al centro le persone. Ritrovarci nella sede della Fondazione, insieme alla comunità, significa stringerci ancora una volta attorno alla sua memoria, ma soprattutto rinnovare il nostro impegno affinché i valori di Angelo non vengano mai dispersi.”

“Ogni anno, nel giorno dell’anniversario della morte di Angelo, il dolore per quella perdita si rinnova, ma insieme al dolore cresce anche la consapevolezza della responsabilità che abbiamo nel custodire la sua memoria – afferma Massimo Vassallo, Vicepresidente della Fondazione Angelo Vassallo Sindaco Pescatore –. La Messa sarà un momento semplice e raccolto, nel quale ritrovarci come comunità, pregare per Angelo e per tutti coloro che gli hanno voluto bene. Ma sarà anche l’occasione per ricordare che il suo messaggio continua a parlare al presente e soprattutto alle nuove generazioni. Angelo ci ha lasciato un esempio concreto di come si possa amministrare con coraggio, onestà e amore per la propria terra.”

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Consiglio comunale, convocazione entro l’8 ma seduta dopo S. Matteo

Il Consiglio comunale di Salerno sarà convocato entro l’8 settembre, cioè entro i 20 giorni previsti dalla Statuto, ma la riunione si terrà dopo la festività di San Matteo.

 

Lo ha deciso questa mattina la conferenza dei capigruppo consiliari anche per consentire la partecipazione di diversi consiglieri comunali attualmente in ferie. All’ordine del giorno oltre al Grand Hotel Salerno e alla vicenda della vendita dei suoli alla foce dell’Irno ci saranno anche altri tra argomenti, tra cui uno di natura urbanistica sul consumo dli suolo.

Le riunioni del Consiglio comunale  non saranno trasmesse in diretta, cosi come richiesto dalle opposizioni e sollecitato nei giorni scorsi da un gruppo associazioni  perché, ancora una volta, il sindaco De Luca si è opposto.

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Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?

Avrebbero anche continuato a spendere. La chiusura del calciomercato estivo 2026 è scoccata in Italia alle 20 di martedì primo settembre e come sempre c’è stata la corsa a chi depositava in extremis la documentazione dell’ultimo trasferimento. Si conclude sempre così questa maratona che ogni estate dura circa due mesi: con uno sprint assurdo, tale da far sembrare che nei 59 giorni precedenti si sia rimasti tutti quanti a girarsi i pollici. Ciò che non corrisponde al vero, ma è come se lo fosse. E così si giunge regolarmente sul limitare estremo: con la sensazione che i dirigenti dei club seguiterebbero a spendere se avessero altri giorni a disposizione, con una compulsività da ludopatici alla slot machine. Toccherà loro stare in astinenza fino al 2 gennaio, quando aprirà la sessione invernale e ci sarà tempo fino al primo febbraio per scatenare un altro baccanale di dissipazioni. Invero, ci sarebbero ancora alcuni mercati nazionali aperti: quello turco chiude venerdì 4 settembre, quello saudita addirittura il 12 ottobre. E poi ci sarebbe anche qualche mercato africano. Ma in questi casi si potrebbe agire soltanto in uscita, niente spesa. Va aggiunto il vasto capitolo degli svincolati, ma non dà una particolare libidine. Saranno quattro mesi di quaresima.

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Goncalo Ramos, pagato circa 74 milioni dal Milan al Psg (foto Ansa).

Come se il denaro venisse generato da una fonte inesauribile

Pare una provocazione e invece non lo è per niente. Quello che un tempo era semplicemente il mercato dei trasferimenti di calciatori si è trasformato in un manicomio globale che non conosce crisi. Scordatevi le guerre, le crisi energetiche, il prezzo del gasolio e lo Stretto di Hormuz: per il calcio tutto ciò appartiene a un’altra galassia. Non c’è contrazione alla spesa per acquisizione di calciatori e per i loro salari, come se il denaro venisse generato da una fonte alternativa e sconosciuta. E da un anno all’altro viene fissato un nuovo record di spesa, regolarmente fatto segnare dalla Premier League, il campionato inglese: stavolta sono state acquisizioni di calciatori per 3,49 miliardi di sterline, che in euro fanno 4,07 miliardi.

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Randal Kolo Muani della Juventus in azione contro il Parma (foto Ansa).

Anche la finestra “di riparazione” ha preso una piega pericolosa

Dunque la linea rossa dei 4 miliardi di euro è stata oltrepassata. Inoltre, la storia recente insegna che anche il mercato “di riparazione” di gennaio (che un tempo era dedicato agli aggiustamenti e per questo registrava livelli molto inferiori di trasferimenti e circolazione del denaro) ha preso la piega delle spese allegre. Si può già scommettere su quale sarà la cifra all’altezza della quale verrà fissato il prossimo primato. E nell’attesa che ciò succeda si può guardare ai casi più clamorosi.

Follie inglesi: 590 milioni di euro spesi l’ultimo giorno

Spicca il Manchester City, che ha speso 533,5 milioni di euro. Seguono il Liverpool con 483,4 milioni di euro, il Chelsea con 406,5 milioni e il Tottenham con 351,8 milioni. I Citizens, oltre a capeggiare la classifica della spesa, sono anche quelli che fanno segnare il saldo negativo più vasto (oltre 190 milioni di euro) perché sono quelli che hanno ricavato meno dalle cessioni. Un ulteriore dato delle follie inglesi è quello del denaro che i club della Premier hanno speso nell’ultimo giorno di mercato: quasi 590 milioni di euro, un salto clamoroso rispetto ai 455,5 milioni di euro spesi nell’ultimo giorno del calciomercato estivo 2025.

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Da sinistra Mateo Kovacic, Gianluigi Donnarumma e Josko Gvardiol del Manchester City (foto Ansa).

Persino la Roshan League saudita ha dovuto rassegnarsi alla realtà

Tra la Premier e il resto del mondo c’è una distanza abissale. A partire dalle altre quattro principali leghe europee, nessuna può mettersi in concorrenza con la NBA del calcio. Anche la Roshan League saudita, dopo la partenza pirotecnica dell’estate 2023, ha dovuto rassegnarsi alla realtà: gli inglesi sono irraggiungibili e lo rimarranno almeno finché non esploderà la bolla.

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Cristiano Ronaldo, attaccante dell’Al-Nassr (foto Ansa).

Secondi e infelici: il super disavanzo della nostra Serie A

Tenuto conto di questo dato strutturale va rimarcato l’aspetto più interessante per noi italiani: la Serie A si conferma la seconda lega più spendacciona al mondo. Il dato elaborato dal sito specializzato Transfermarkt dice che i nostri club hanno speso 1,16 miliardi di euro in questo mercato estivo. Siamo secondi anche per disavanzo tra acquisti e cessioni: 423,34 milioni di euro. Una cifra molto lontana da quella della Premier (-1,606 miliardi di euro), ma superiore a quella della Liga spagnola (-257,63 milioni di euro) e a quelle delle due che addirittura fanno registrare attivi; Bundesliga tedesca (+35,66 milioni) e Ligue 1 francese (+726,6 milioni).

Il Paris Saint-Germain più virtuoso di Lecce e Frosinone

Tutto ciò avviene in un’estate nella quale persino un big spender come il Paris Saint-Germain ha registrato un clamoroso attivo di calciomercato: 152 milioni di euro di acquisizioni, 334,3 milioni di euro di cessioni. Stiamo parlando del club bicampione europeo in carica, controllato dal ricchissimo fondo sovrano del Qatar. Ma che, nonostante ciò, si dimostra più virtuoso di Lecce (-4,65 milioni di euro) e Frosinone (-30,2 milioni di euro).

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Luis Enrique, allenatore del Psg (foto Ansa).

Siamo un campionato di esuberi e di seconde-terze scelte

Si tratta del segno eloquente di un movimento che continua a spendere malissimo e vende poco perché non ha molto da piazzare, né in termini di giovani promesse né guardando ai calciatori in carriera. I migliori vanno via subito, chi resta o arriva lo fa rispecchiandosi in una situazione sempre più deprimente. La Serie A è diventata un campionato di esuberi (della Premier, principalmente) e di seconde-terze scelte.

Calciomercato, una slot machine che non conosce crisi: quando scoppierà la bolla?
Fabio Paratici, dirigente della Fiorentina (foto Imagoeconomica).

Le multiproprietà ingovernabili e la schizofrenia di Paratici

Un contesto nel quale può capitare che il binomio formato da allenatore e direttore sportivo blocchi la cessione di un calciatore decisa dalla proprietà americana (come è successo alla Roma col centrocampista Manu Koné che era a un passo dal Chelsea). Dove il fattore della multiproprietà sta diventando sempre più ingovernabile. E dove i figlioli prodighi alla Fabio Paratici entrano in totale confusione e mettono in piedi due campagne trasferimenti fra prima e dopo l’inizio del campionato (la Fiorentina ha speso oltre 150 milioni di euro, quasi quanto il Psg). La prospettiva di risanare è sempre più lontana, quella di tornare a essere competitivi si fa complicata. Ma finché c’è spesa c’è speranza.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino

Le elezioni in Sassonia-Anhalt rischiano di provocare un terremoto non solo nella regione orientale tedesca, ma a livello nazionale. Alla vigilia i sondaggi danno infatti nettamente in testa Alternative für Deutschland, partito di estrema destra messo sotto osservazione dall’Ufficio per la protezione della Costituzione, dato intorno al 40 per cento, il doppio rispetto alla precedente tornata. L’AfD potrebbe addirittura ottenere la maggioranza assoluta al parlamento di Magdeburgo, davanti alla dimezzata Cdu, la formazione conservatrice del cancelliere Friedrich Merz, data intorno al 20 per cento. Più distanziati i socialdemocratici della Spd e la sinistra della Linke, tra l’8 e il 10 per cento, e ancora più lontani i Verdi e il Bündnis Sarah Wagenknecht. Partito che, con il 5-6 per cento, potrebbe però fare da stampella a un governo guidato dalla destra radicale.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Il voto rischia di picconare la Große Koalition

I conti si faranno domenica sera dopo le 18, quando i seggi verranno chiusi. Quello che è certo è che il voto cambierà i rapporti di forza a Magdeburgo, con l’eventuale rebus di chi e con quale eventuale coalizione guiderà il Land, e metterà ulteriore pressione alla Große Koalition di Berlino, che dovrà affrontare gli effetti dell’ondata nera in arrivo: il 20 settembre si voterà proprio nella Capitale, che costituisce una regione autonoma, e anche in Meclemburgo-Pomerania Anteriore, sempre nella vecchia Germania Est. Anche qui la spinta dell’AfD potrebbe scardinare gli equilibri attuali con riverberi sulla stabilità nazionale.

I motivi dell’avanzata dell’estrema destra

L’avanzata della destra, guidata in Sassonia-Anhalt da Ulrich Siegmund, 35enne che dal 2016 occupa un seggio al parlamento di Magdeburgo, è stata ampiamente prevista: viene da lontano e deriva non tanto per meriti dell’AfD ma piuttosto per demeriti altrui sia su questioni locali sia nazionali. La Regione è retta dal 2002 da governatori della Cdu e l’attuale alleanza è tra conservatori, socialdemocratici e liberali, che con grande probabilità rischiano di non superare la soglia del 5 per cento, come già accaduto nel 2025 a livello nazionale. Dopo 24 anni di governo cristianodemocratico, la volontà di cambiamento è diventata quindi fisiologica. L’elettorato si è così velocemente spostato dal centro a destra sulla scia di crescenti difficoltà economiche e sociali che il Land ha dovuto affrontare negli ultimi anni, accompagnate dalle crisi nazionali e internazionali che hanno aggravato la situazione.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino
Ulrich Siegmund (Ansa).

Merz non è riuscito ad arginare l’AfD

I governatori a Magdeburgo e i cancellieri a Berlino hanno insomma spianato la strada all’AfD, pronta a raccogliere i frutti degli errori di altri. Poco importa che il populismo di Siegmund, insieme con quello dei due leader nazionali, Alice Weidel e Tino Chrupalla, sia condito di retorica nazionalista ed estremista: gli elettori tedeschi paiono in larga maggioranza stufi della classe politica attuale. Anche in ambito federale, l’Alternative für Deutschland è al momento il primo partito, con circa il 27 per cento, davanti alla Cdu di Merz con il 22. Il cancelliere era stato eletto al vertice della Cdu con la promessa di riportare il partito ai fasti di Helmut Kohl e Angela Merkel, dimezzando il potenziale dell’AfD, e i risultati sono quelli di oggi. Nel caso di elezioni anticipate il disastro per i partiti tradizionali sarebbe completo.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino
Alice Weidel e Tino Chrupalla, leader della AfD (Ansa).

Siegmund e lo sdoganamento delle camicie brune

Ulrich Siegmund, definito dal settimanale Der Spiegel «l’uomo più pericoloso in Germania», è riuscito a dosare carisma e doti da piazzista, captando la necessità di cambiamento e facendo dimenticare le varie ombre del partito. Nato politicamente nella Cdu si è poi spostato nell’AfD con buona parte dell’elettorato conservatore, tanto che il partito è la prima forza nella regione. Alternative für Deutschland potrebbe diventare così la prima formazione di estrema destra a guidare un Land dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, anche se Siegmund non sarebbe certo il primo esponente in camicia bruna a raggiungere i piani alti di una regione. Prima di lui ci furono Hans Filbinger, governatore del Baden Württenberg per otto anni tra il 1971 e il 1979 ed ex membro del Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori di Adolf Hitler e il cancelliere Georg Kiesinger, alla guida della Germania federale fra il 1966 e il 1969. Iscritto sin dal 1933 nel partito hitleriano, fino al 1945 lavorò al ministero degli Esteri nazista.

Perché il voto in Sassonia-Anhalt rischia di mandare a gambe all’aria Berlino
Supporter di Ulrich Siegmund e della AfD (Ansa).

Insomma, la Germania si ritrova adesso a combattere contro i fantasmi del passato o presunti tali. Se le dichiarazioni xenofobe di Siegmund sono inquietanti, non lo sono meno certe uscite sul riarmo e il ruolo della Germania in Europa di Merz, il cui nonno materno militò nel partito nazista. E chissà se prima o poi i destini di Cdu e AfD andranno a intrecciarsi, come già accaduto in altri Paesi europei tra formazioni della destra moderata ed estremista.

Clooney a Venezia attacca Trump: «Usa guidati da persone incapaci»

George Clooney attacca Trump (pur senza mai citarlo) e il governo americano dal Lido di Venezia, dov’è arrivato per ricevere il Leone d’oro alla carriera in occasione della serata inaugurale della Mostra del cinema. «Non è facile vivere in un Paese che è guidato dalle persone meno capaci di farlo. A novembre ci sono le elezioni di midterm che saranno sicuramente un momento per tirare le somme e, se va tutto bene, torneremo ad una situazione di maggiore normalità», ha detto l’attore. «L’idea poi che la crudeltà sia alla base e faccia parte del divertimento del mondo, e che un segretario alla Difesa, Pete Heghset, abbia twittato una foto sulle donne delle forze armate canadesi ridendoci su, è davvero una cosa assurda. Questa è kakistocrazia (il governo dei peggiori, ndr)», ha aggiunto. «Dov’è finito il senso della decenza? Supereremo anche questo e ne emergeremo migliori», ha chiosato.

Droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, identificati due sospetti: cosa sappiamo

Gli investigatori tedeschi hanno identificato due persone sospettate di aver partecipato al tentato attacco con droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia/Halle, per cui la Germania ha ufficialmente accusato la Russia, innescando un botta e risposta che ha coinvolto anche l’Ue e la Nato. Come riportano i media tedeschi, una delle persone identificate è un bielorusso con passaporto russo: il suo Dna è stato rinvenuto sul luogo dell’incidente del drone. L’altro, di origine russa con passaporto lettone, è sospettato di aver contribuito all’organizzazione dell’attacco. Uno dei sospettati, è emerso, aveva il visto turistico italiano. Secondo le autorità, i due hanno agito per conto di agenzie statali russe.

Droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, identificati due sospetti: cosa sappiamo
Johann Wadephul e Alexander Dobrindt (Ansa).

L’annuncio delle autorità tedesche e la replica di Mosca

Dopo settimane di indagini, ieri la Germania ha accusato la Russia per gli attacchi con i droni-bomba avvenuti (senza conseguenze) nella zona dell’aeroporto di Lipsia. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt e il collega degli Esteri, Johann Wadephul, hanno parlato di un Paese «bersaglio della guerra ibrida» orchestrata da Mosca. Di seguito sono arrivate la chiusura del consolato generale a Bonn (dal 18 settembre) e la risoluzione del contratto con la Casa russa di Berlino. La Russia, da parte sua, ha minacciato di reagire «a tutte le decisioni antirusse della Germania» con «risposte devastanti». Dura la reazione dell’Ue e della Nato dopo gli ultimi sviluppi su Lipsia: «Voglio essere molto chiara, questo è stato un attacco con materiale militare portato avanti da un’operazione della Russia in territorio europeo. Non lo tolleriamo. Quest’intimidazione non funzionerà, l’Ue e la Nato sono uniti. Non solo manterremo alta la pressione sulla Russia, ma la alzeremo», ha dichiarato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, affiancata dal segretario generale della Nato Mark Rutte, prima del loro incontro a Bruxelles. Successivamente, l’incaricato d’affari della Germania a Mosca è stato convocato al ministero degli Esteri.

Droni esplosivi all’aeroporto di Lipsia, identificati due sospetti: cosa sappiamo
Mark Rutte e Ursula con der Leyen (Ansa).

Il caso Report, Piervincenzi e le ricadute sul Tgr Campania

Chi ha tirato il pacco a Pacchetti? Le vicende relative alla conduzione di Report hanno una ricaduta sul Tgr Campania, dove malumore e sconcerto dilagano. Il 26 agosto, ai redattori è arrivata una mail del direttore della Tgr Roberto Pacchetti: «Dal 14 settembre», assicura Pacchetti nella missiva, «con gli ultimi arrivi, la redazione tornerà finalmente a pieno organico. È una condizione importante che ci deve consentire di concentrarci ancora di più sul lavoro quotidiano e, contemporaneamente, sulle nuove sfide che ci attendono».

I dubbi sulla tempistica delle nomine

Ma c’è un ma: alla redazione del Tgr Campania sono stati destinati sette dei 127 giornalisti risultati idonei nella selezione per l’inserimento stabile e regolare nella tv pubblica. In sostanza, sono stati “stabilizzati”. I primissimi (come Giulia Presutti, prima assoluta alla selezione) hanno avuto la facoltà di restare dove già lavoravano, per tutti gli altri la selezione prevedeva l’inserimento negli organici delle varie Tgr. Sei dei sette destinati alla Campania sono già in servizio, e il 14 settembre, data indicata da Pacchetti perché la redazione torni a pieno organico, è (o era) previsto l’arrivo a Napoli di Daniele Piervincenzi, indicato come neo conduttore di Report insieme a Presutti. Una scelta evidentemente nota da tempo ai vertici Rai, ma forse non a Pacchetti.

Il caso Report, Piervincenzi e le ricadute sul Tgr Campania
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

La rabbia dei giornalisti destinati alla sede di Napoli

Ed ecco il punto: cosa farà Piervincenzi? In caso fosse confermato alla guida del programma sarà distaccato a Roma? E, ancora: l’organico del tg resterà monco, al contrario di quanto scrive l’evidentemente ignaro Pacchetti, che ha inviato la mail due giorni prima della nomina di Piervincenzi a Report? Oppure il giornalista verrà assunto a Roma, col rischio però di ricorsi dei colleghi mandati in giro per l’Italia? Tra i sei nuovi arrivati in Campania, alcuni provengono da altre regioni: c’è chi ha lasciato la famiglia per trasferirsi all’ombra del Vesuvio. E anche qui, c’è un punto interrogativo grande quanto una casa: perché Piervincenzi, il cui arrivo a Napoli è atteso da settimane, non si è ancora presentato? Un giallo nel giallo, una serie di domande alle quali i vertici Rai prima o poi dovranno rispondere.

Inter-Ausilio, è addio

Piero Ausilio è vicinissimo a lasciare il ruolo di direttore sportivo dell’Inter. Il dirigente, in scadenza nel 2027 e da 29 anni in nerazzurro, non ha trovato l’accordo con Oaktree per il rinnovo (l’offerta era per un altro anno) e ha comunicato alla società che non ci sono le condizioni per proseguire. L’addio è a questo punto inevitabile e, stando a quanto filtra da Milano, potrebbe arrivare in anticipo: le parti sono infatti al lavoro per una risoluzione consensuale. Ausilio è entrato nei quadri nerazzurri nel 1997 e da segretario delle giovanili è arrivato a ricoprire l’incarico di direttore sportivo della prima squadra, assunto nel 2014: da allora l’Inter ha vinto tre campionati, tre Coppe Italia e altrettante Supercoppe italiane

Ex Ilva, l’8 settembre un nuovo tavolo con i sindacati a Palazzo Chigi

È stato convocato un nuovo incontro a Palazzo Chigi con i sindacati sul futuro dell’ex Ilva. L’appuntamento è per martedì 8 settembre 2026, alle 17.30, nella Sala verde. L’hanno riferito fonti sindacali. Si discuterà della vendita di Acciaierie d’Italia, del destino dell’area a caldo, dell’offerta della cordata italiana, di quella di Jindal Steel International e, soprattutto, del futuro occupazionale di migliaia di lavoratori. L’incontro si terrà alla vigilia dell’esame in Corte d’Appello di Milano sullo spegnimento dell’area a caldo. Il 9 settembre sarà infatti esaminata l’istanza con cui Acciaierie d’Italia, in amministrazione straordinaria, ha chiesto di sospendere l’esecutività del decreto che dispone il fermo dell’area produttiva. Sul fronte della vendita, i commissari straordinari stanno esaminando due proposte, ovvero l’offerta vincolante presentata da Jindal e la manifestazione d’interesse della cordata italiana, che dovrà essere trasformata in un’offerta vera e propria.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

A destra è tempo di pulizie. Soprattutto nelle liste elettorali: anche se non si conosce quale sarà il sistema di voto scelto per andare alle urne, in via della Scrofa, nel quartier generale di Fratelli d’Italia, si discute animatamente. Giorgia Meloni e la sorella Arianna vogliono svecchiare anagraficamente gli eletti ed evitare scivolate con qualche nome impresentabile.

Preoccupa il travaso in Veneto verso Vannacci

Tutto questo accade mentre non smettono di uscire dal partito esponenti locali, diretti verso il generale Roberto Vannacci: in Veneto, in particolare, la situazione pare sfuggita di mano, con Futuro nazionale che ha aperto una sede a Rovigo, e i sindaci che cambiano casacca per aderire al movimento dell’ex parà non si contano. Si va da Luciano Alberti, primo cittadino di San Mauro di Saline (Verona), a Roberto Brizzi, sindaco di Bussolengo, sempre nel Veronese, senza dimenticare Massimo Campagnolo, sindaco di Cervarese Santa Croce (Padova). A civici di destra e fratellini d’Italia, poi, la posizione sul fine vita di Luca Zaia (che la considera una «legge di civiltà») non piace a tutti, e così gli animi si riscaldano.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

In questo panorama, ecco la revisione delle liste, con le “Meloni sister” pronte a depennare alcuni pesi massimi: si parla innanzitutto di Marcello Pera, classe 1943, ex presidente del Senato.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Marcello Pera (foto Imagoeconomica).

Quindi potrebbe toccare al ministro della Giustizia Carlo Nordio, nato nel 1947, che non riporta voti alti nelle pagelle governative, in un dicastero dove pure il sottosegretario Andrea Delmastro si è fatto notare per le cattive compagnie.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

Anche Giulio Tremonti, altro classe 1947, già ministro dell’Economia, pare destinato al capolinea, tanto che qualcuno di Fratelli d’Italia scherza, dicendo «ma era stato eletto con noi? Non me ne ero accorto». Insomma, basta con gli ottantenni: la direttiva sembra essere questa. L’unico a continuare l’esperienza politica, ormai lunghissima, è ovviamente l’intoccabile Ignazio La Russa, il presidente del Senato, classe (tanto per cambiare) 1947.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi

Spazio agli emergenti: si pesca nel mondo delle imprese

Spazio agli emergenti, e in particolare ai rappresentanti del mondo delle imprese, specialmente quelli del Nord-Est: tra i papabili, destinato a diventare ministro in un futuro governo di centrodestra, gira il nome di Matteo Zoppas, presidente dell’Agenzia Ice, del quale tra i meloniani si parla molto bene. Prima un seggio parlamentare, poi una poltrona ministeriale: il percorso sembra essere tracciato.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Matteo Zoppas (foto Imagoeconomica).

In Forza Italia c’è la grana Casellati

Un tema, quello dell’età dei candidati, che scalda anche un altro partito, Forza Italia, dove gli anni avanzano, e che ha un nome su tutti in cima ai problemi: quello di Maria Elisabetta Alberti Casellati. Nata nel 1946, è la più anziana componente del governo di Giorgia Meloni, già presidente del Senato, «asfaltatrice degli uffici stampa, tanto da cambiarne più delle borsette», ricordano a Palazzo Madama.

Meloni svecchia le liste: chi rischia il posto in Fratelli d’Italia? Gli spifferi
Maria Elisabetta Alberti Casellati e Anna Maria Bernini (foto Imagoeconomica).

Lei ambirebbe a continuare la vita da parlamentare, ma all’interno della casa politica berlusconiana si dice abbia molti nemici. «E poi dove la candidiamo Casellati? In Veneto c’è già Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca, eletta alle ultime politiche al Senato nel collegio di Padova, e che certo non vuole mollare la zona per tornare nella sua Emilia-Romagna», spiffera un forzista di lungo corso, che non vorrebbe vedere accapigliarsi le due esponenti, addirittura due ministre, per un seggio. E la Lega? Matteo Salvini ha già troppi problemi, gli manca solo il dramma dell’età dei candidati…

Così le università telematiche ampliano l’accesso agli studi e riducono gli abbandoni

Le università telematiche contribuiscono ad ampliare l’accesso all’istruzione universitaria, intercettando persone che avrebbero avuto una minore probabilità di iscriversi. È una delle conclusioni del paper della Banca d’Italia Who goes online? Selection and performance in Italian higher education di luglio 2026, che analizza la crescita degli atenei online e il profilo dei loro studenti. Secondo lo studio, la crescita delle università telematiche si è concentrata soprattutto nelle province dove l’accesso all’università era storicamente più basso. Per gli autori questo rappresenta un’espansione della platea degli studenti universitari e non un semplice spostamento di iscritti dagli atenei tradizionali a quelli online. L’analisi mostra inoltre che chi sceglie una laurea telematica aveva, già prima dell’immatricolazione, una probabilità inferiore di iscriversi all’università. Per questo il rapporto sostiene che gli atenei online agiscono «almeno in parte come complemento e non come sostituto» del sistema universitario tradizionale, portando nella formazione accademica persone che altrimenti avrebbero avuto minori possibilità di intraprendere tale percorso.

Più studenti che completano il percorso

Negli ultimi anni il settore ha registrato una crescita significativa. Gli iscritti agli 11 atenei telematici sono passati da circa 119 mila nell’anno accademico 2018/19 a quasi 308 mila nel 2024/25, arrivando a rappresentare il 15 per cento della popolazione universitaria italiana. Nello stesso periodo sono aumentati anche i laureati e l’offerta formativa, con i corsi attivi cresciuti del 40 per cento. Tra gli aspetti più rilevanti messi in evidenza dalla ricerca figurano anche gli esiti del percorso universitario. A parità di caratteristiche degli studenti, l’iscrizione a un’università telematica si associa a un tasso di abbandono tra primo e secondo anno inferiore di 9,8 punti percentuali rispetto agli atenei tradizionali e a una probabilità più elevata di conseguire la laurea nei tempi previsti. Il differenziale stimato è di 14,6 punti percentuali a favore degli studenti iscritti agli atenei online. Il rapporto individua diverse possibili spiegazioni di questi risultati. La maggiore flessibilità della didattica online può ridurre gli ostacoli per chi lavora o ha responsabilità familiari, consentendo di conciliare gli studi con altri impegni. Inoltre, chi torna a studiare dopo alcuni anni tende a essere particolarmente motivato a completare il percorso. Modalità di valutazione più modulari possono infine contribuire a limitare il rischio di interruzione degli studi. Il rapporto, tuttavia, presenta queste come ipotesi interpretative, senza indicarne una come prevalente.

Un canale complementare a quello tradizionale che intercetta una platea con esigenze diverse

Quanto al profilo degli studenti che scelgono gli atenei telematici, si tratta mediamente di persone più adulte rispetto agli iscritti alle università tradizionali, spesso lontane dal conseguimento del diploma e più frequentemente residenti nel Mezzogiorno o nelle aree interne del Paese. Secondo gli autori, gli atenei telematici sembrano quindi intercettare soprattutto persone per le quali l’accesso alla formazione terziaria può essere ostacolato dalla distanza temporale dal diploma, dalla necessità di conciliare gli studi con il lavoro o altri impegni e dalla residenza in territori caratterizzati da una partecipazione universitaria più bassa. È proprio la combinazione di questi fattori a rendere l’offerta online un canale complementare rispetto a quella tradizionale: non si limita ad attirare studenti che avrebbero comunque scelto l’università, ma rende più praticabile l’ingresso o il rientro negli studi a una popolazione che, sulla base delle proprie caratteristiche iniziali, avrebbe avuto una minore probabilità di iscriversi. 

Futuro Nazionale, Luca Bellotti lascia Vannacci

C’è chi entra, sperando magari in una ricandidatura altrove impossibile, ma anche chi lascia, nonostante il vento propizio dei sondaggi che danno Futuro Nazionale al 7,5 per cento, ormai seconda forza politica del centrodestra. Eppure anche tra i vannacciani si comincia a registrare qualche addio.

«Su Islam e immigrazione posizioni inaccettabili»

L’ultimo è quello di Luca Bellotti. Con alle spalle una lunga militanza nel centrodestra, da An a FdI passando per Pdl e Fli, e già sottosegretario al Lavoro nel Berlusconi IV, Bellotti aveva aderito a Futuro Nazionale lo scorso aprile insieme con l’ex meloniano Joe Formaggio (già consigliere regionale veneto e organizzatore dello “squadrismo summer fest” a Vedelago, giusto per inquadrare il personaggio) e l’ex leghista altoatesino Massimo Bessone. Ora però considera l’esperienza in FN conclusa. «Sono un uomo di destra, coerente e fedele alla mia storia», scrive in una lettera aperta indirizzata a Roberto Vannacci. Ma «su Islam e immigrazione» le posizioni sono «inaccettabili».

Futuro Nazionale, Luca Bellotti lascia Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

«Quando ho aderito», ricorda l’ormai ex futurista, «l’ho fatto con convinzione, mettendo a disposizione la mia esperienza e contribuendo, nella mia provincia, all’adesione di oltre 500 persone. Credevo di poter contribuire alla costruzione di una destra rigorosa sui temi dell’immigrazione, della sicurezza, della legalità e del merito, ma anche capace di mettere al centro umanità e rispetto verso le persone dí qualunque credo o colore. Purtroppo avevo visto male». L’ex meloniano dice di non riconoscersi più in una linea politica troppo spesso caratterizzata «dalla provocazione e dalla spregiudicatezza». «Ho chiesto più volte un confronto diretto con te, per discutere nel merito, senza mai riuscire a ottenerlo», continua la lettera. «Questo ha contribuito alla mia decisione, ma il motivo principale è politico: non mi sento più rappresentato dalla direzione intrapresa da Futuro Nazionale». Quella di Bellotti non è la prima retromarcia. Lo scorso giugno passò come una meteora in FN la consigliera comunale di Brindisi Maria Ciaccia. Giusto pochi giorni e tornò nelle fila di Forza Italia, ringraziando il segretario regionale azzurro Mauro D’Attis per la fiducia. Qualche defezione si è registrata anche in Puglia a causa della nomina di Rossano Sasso a responsabile regionale.

Salvini allontana il ritorno della Lega Nord: «Non c’è bisogno di partiti paralleli»

«Non c’è bisogno di partiti paralleli. Il nord – come il centro e il sud – non ha voglia di alchimie politiche, ha voglia di risposte concrete». Lo ha detto Matteo Salvini, in visita al comando di Stazione dei Carabinieri di Roma-Alessandrina, commentando la mossa degli ex parlamentari e segretari provinciali che hanno creato il ‘Comitato per il Congresso federale’ con l’obiettivo di riprendere il controllo della ‘vecchia’ Lega Nord, rottamata a fine 2017 e sostituita dalla Lega Salvini premier, ma tenuta in vita saldare il debito di 49 milioni di euro con lo Stato per le irregolarità commesse dal tesoriere Francesco Belsito nella rendicontazione dei rimborsi elettorali. «Di Lega ce n’è una. È forte e governa 14 Regioni su 20», ha aggiunto il segretario del Carroccio. Poi la stoccata ai promotori del comitato che chiede il congresso del partito fondato da Umberto Bossi: «Ci sono alcuni ex parlamentari che vorrebbero tornare a fare i parlamentari. Siccome la Lega sono i militanti, 500 sindaci, decine di migliaia di iscritti e volontari. Non è qualche ex parlamentare che cerca un altro posto. Mi tocca meno che zero».

L’allarme di Tajani: «Possibili tentativi di influenze russe sul voto in Italia»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani teme possibili ingerenze della Russia alle prossime elezioni italiane. «È una questione generale, è una questione che riguarda tutta l’Unione europea, ma non è da escludere che possano esserci tentativi di condizionare le elezioni dei Paesi dove si vota. Sono convinto che possa accadere, per questo bisogna intervenire in anticipo», ha detto parlando da Gymnich, in Irlanda. «Non escludo che possano esserci tentativi da parte della Federazione Russa di interferire nella vita democratica dei Paesi dell’Unione europea, interferendo sulle libere elezioni democratiche che si svolgono nei nostri Paesi, cercando di condizionare con questa attività deprecabile la volontà popolare», ha aggiunto. E ancora: «Noi continueremo a vigilare, non è un caso che ci sia stata una riforma del ministero degli Esteri. Dal primo di gennaio c’è una direzione generale che si occupa della sicurezza, sia da un punto di vista politico sia da un punto di vista operativo, e non è un caso che ci sia una sala operativa che opera 24 ore su 24, proprio per respingere gli attacchi cibernetici, molti dei quali arrivano da hacker russi, contro le nostre sedi diplomatiche, contro il ministero».

Salvini: «Italiani non hanno mai votato per influenze russe»

Sulle parole di Tajani è intervenuto a stretto giro il vicepremier e ministro dei Trasporti Matteo Salvini: «Non so se Tajani ha degli elementi in più rispetto a quelli che ho io, ma non voglio mancare d’intelligenza rispetto alla libertà di scelta degli italiani che non hanno mai votato né penso voteranno per influenze russe, cinesi, americane, israeliane o palestinesi. Non parlo di Tajani, ma mi sembra che ci sia un’ansia anti russa che mi preoccupa. La Russia ha invaso e ha scatenato una guerra e non c’era necessità, ma ho come l’idea che qualche cancelleria europea non voglia metter fine a questa guerra e cerchi qualche pretesto magari per vendere altre armi. Non ho l’ansia che i russi invadano Torre Maura o Tor Bella Monaca».

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci

Sigfrido Ranucci candidato alle prossime Politiche per il Movimento 5 stelle? La suggestione negli ultimi giorni è girata, tanto che mercoledì Giuseppe Conte, sollecitato in materia, si è visto costretto a smentire. «È una voce trapelata forse per indebolire la sua figura, ma per quanto mi riguarda non ho mai parlato della possibile candidatura di Ranucci né col diretto interessato, né con alcun esponente del M5s», ha assicurato l’ex premier davanti alle telecamere de La7. Un paio di fonti autorevoli del partito, però, assicurano che della questione nei giorni scorsi in via di Campo Marzio si è parlato, facendo arrivare la cosa anche al conduttore, che naturalmente non ha ancora preso alcuna decisione riguardo il suo futuro.

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Il M5s e la carta Ranucci

A buona parte dei pentastellati, però, l’idea piacerebbe, perché consentirebbe loro di fare una parte della campagna elettorale dando battaglia contro TeleMeloni e a difesa della libertà di stampa e del giornalismo d’inchiesta, messo a dura prova dalla cacciata del giornalista dal programma; ma pure dal mancato recepimento da parte dell’Italia dell’European media freedom act (Emfa) per colpa della melina del centrodestra. Per non parlare del fatto che Ranucci porterebbe ai 5 stelle un discreto pacchetto di voti in più, addirittura il 2-3 per cento secondo i più ottimisti. Anche perché l’ex braccio destro di Milena Gabanelli è già in campagna elettorale, visto il successo del suo tour in giro per l’Italia, Diario di un trapezista, che a ogni appuntamento registra la presenza di migliaia di persone. Il giornalista uscirà in autunno con un nuovo libro, cui seguiranno altri incontri e presentazioni, che potrebbero diventare l’antipasto ideale di una candidatura.

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Il partito è sceso subito in campo pro-Report

I 5 stelle, del resto, sono il partito politico che in queste settimane più si è schierato dalla parte del conduttore, con dichiarazioni a tamburo battente e interviste dei suoi maggiori esponenti, da Conte all’ex presidente della Vigilanza Barbara Floridia, e poi altri, soprattutto deputati e senatori della commissione sulla tv pubblica, da cui tutta l’opposizione si è dimessa in blocco. Solidarietà a Ranucci è arrivata anche da altre forze politiche, come Pd e Avs, ma sono i 5 stelle ad averne fatto una vera battaglia politica per l’autonomia di Report. Una battaglia che, al di là di come finirà la vicenda dal punto di vista televisivo e giudiziario, da Campo Marzio assicurano che sarà uno dei temi forti della campagna elettorale pentastellata. Se poi lo si potrà fare presentandosi addirittura insieme a Ranucci, tanto meglio. 

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Barbara Floridia (Imagoeconomica).

La partita per Report non è ancora chiusa

Per ora il conduttore è in attesa e non ha ancora perso del tutto la speranza di tornare a Report. La redazione ha fatto sapere che un dialogo con la Rai può riprendere solo a patto che i due conduttori designati, Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, facciano un passo indietro. Mercoledì nel primo pomeriggio il direttore degli Approfondimenti Paolo Corsini incontrerà gli inviati della squadra per discutere della ristrutturazione del programma. Si attende poi la risposta dei vertici aziendali alle richieste di chiarimenti degli avvocati di Ranucci, che esigono motivazioni dettagliate per la sua cacciata dal programma. E infine, anche alla luce della risposta della tv pubblica, bisognerà vedere se partirà un’azione legale per puntare al reintegro di Ranucci e quale ne sarà l’epilogo. Difficilmente, però, il giornalista accetterà le tre proposte che gli sono state avanzate dall’azienda: la vice direzione ad personam di Tg3 o RaiNews o l’ufficio di corrispondenza del Cairo. Com’è assai difficile che Ranucci possa passare alla concorrenza: né Mediaset, né La7 in questi anni hanno mai manifestato interesse per un programma simil-Report per gli elevati costi che comporta, di realizzazione del prodotto e di spese legali. Ma difficile è anche l’ipotesi di un Report in onda fuori dai grandi gruppi tv, sull’esempio della prima stagione di Servizio Pubblico di Michele Santoro nel 2011, trasmesso in diretta sul web e su una rete di canali locali.

Come il M5s può giocarsi la carta Ranucci
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

La tentazione della politica resta

Ranucci, insomma, è pronto alla pugna, mediatica e politica. Alle elezioni manca ancora tempo, Conte per ora l’ha scartata, ma tutto può ancora accadere e nulla si può escludere, come ha dichiarato lo stesso Ranucci alla domanda su una sua discesa in politica. «Non escludo nulla», ha detto il giornalista qualche giorno fa. Come extrema ratio, una candidatura potrebbe rappresentare un’arma in più per la battaglia contro chi l’ha epurato dalla sua creatura televisiva. E per Conte un Ranucci “anti-Meloni” da sbandierare in campagna elettorale sarebbe un bel colpo, anche in chiave anti-Schlein.   

Vannacci «invitato in pompa magna» a Cernobbio, Calenda dà forfait

Dalle spiagge della Versilia alle sponde del Lago di Como: ci sarà anche Roberto Vannacci tra i relatori della prossima edizione del Forum Ambrosetti di Cernobbio, in programma a Villa d’Este dal 4 al 6 settembre. Sulla presenza del fondatore di Futuro Nazionale, indiscusso protagonista dell’estate politica italiana, si è espresso il leader di Azione Carlo Calenda. Che, criticando il trattamento di favore riservato all’ex generale, ha annullato la sua partecipazione.

Calenda: «Peggiore tradizione del lobbismo italico»

«Al Forum Ambrosetti hanno invitato in pompa magna Vannacci. Il segretario di Futuro Nazionale non dovrà confrontarsi nel panel con tutte le altre opposizioni ma godrà di un trattamento preferenziale in un panel a lui dedicato», ha scritto Calenda sui social, aggiungendo che «secondo la peggiore tradizione del lobbismo italico si corre a genuflettersi davanti all’ultimo populista, in questo caso un neofascista, razzista e pro-russo». E poi: «Credo che questa dovrebbe essere una buona ragione per considerare seriamente la partecipazione al Forum da parte di imprenditori e leader politici. Per quanto mi concerne ne starò alla larga». Calenda avrebbe dovuto partecipare domenica alla sessione dell’Agenda per l’Italia dedicata alle opposizioni insieme con Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 stelle, Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, Angelo Bonelli, portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra, e Matteo Renzi, leader di Italia Viva.

Vannacci «invitato in pompa magna» a Cernobbio, Calenda dà forfait
ROBERTO VANNACCI FUTURO NAZIONALE

Chi sarà invece presente alla kermesse di Cernobbio

Se Calenda nel weekend starà alla larga da Cernobbio, in tanti hanno invece risposto presente. D’altra parte si tratta di un prestigioso incontro internazionale, che accoglie da sempre un parterre di relatori provenienti da tutto il mondo. Oltre ai già citati esponenti dell’opposizione ci sarà infatti mezzo governo Meloni, tra cui l’odiato (da Calenda) Matteo Salvini, ospite fisso del Forum Ambrosetti. Tra i relatori anche Luciano Portolano, Capo di Stato Maggiore della Difesa. Sul Lago di Como arriveranno poi il primo ministro albanese Edi Rama, il presidente del Rassemblement National Jordan Bardella e il sottosegretario Usa per gli Affari economici Jacob Helberg.

Vannacci «invitato in pompa magna» a Cernobbio, Calenda dà forfait
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Pagani.Coprirono la latitanza dei boss. Alla sbarra i complici

Avellino/Pagani. Avrebbero favorito la latitanza di due capi del clan Fezza/ De Vivo di Pagani, fermati in un blitz della Squadra Mobile di Salerno ed Avellino e dei Carabinieri di Nocera nelle campagne del serinese. Si tratta di Francesco Fezza e Andrea De Vivo, sfuggiti alla cattura a dicembre di 4 anni fa e poi arrestati in Irpinia nei pressi di Serino e Aiello del Sabato. Per quei giorni di latitanza finiscono alla sbarra un 40enne di Serino detenuto e condannato per altro (indagine per droga), quindi un uomo di 47 anni di Pagani, anche lui detenuto, un giovane di 29 anni di Serino e un 50enne sempre di Serino domiciliato nella frazione San Michele. Per loro la Procura di Avellino ha firmato un decreto di citazione diretta a giudizio per l’udienza predibattimentale che sarà celebrata il prossimo 16 settembre davanti al giudice monocratico del Tribunale irpino Fabrizio Ciccone. L’accusa nei loro confronti è di favoreggiamento aggravato dell’agevolazione mafiosa, ovvero aver coperto tra Aiello del Sabato e Serino per una settimana la fuga dei due boss del clan Fezza De Vivo, inseguiti da un’ordinanza di custodia cautelare ottenuta dalla Dda di Salerno (pubblico ministero Elena Guarino). I due furono arrestati proprio l’11 dicembre del 2022 in Irpinia. I due erano ricercati dal 2 dicembre, a seguito dell’esecuzione dell’ordinanza di applicazione della custodia cautelare in carcere messa dal gip salernitano emessa al termine dell’operazione che aveva portato a sgominare l’organizzazione camorristica presente sul territorio di Pagani e che operava nell’Agro Nocerino Sarnese con l’aiuto di Rosario Giugliano di Poggiomarino, conosciuto come ‘o minorenne ora pentito. Ora i quattro presunti favoreggiatori della loro latitanza rischiano il processo, come chiesto dai magistrati della Procura di Avellino e sarà deciso nell’udienza del 16 settembre prossimo.

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Valter Lavitola aggredito in carcere a Rebibbia

Valter Lavitola è stato aggredito nel carcere di Rebibbia, dove si trova dopo essere stato arrestato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Subito soccorso e visitato, «non corre pericolo» secondo quanto hanno riferito fonti della polizia penitenziaria. Il pestaggio è ora oggetto di un’indagine, i cui interrogativi dovranno essere sciolti dalla procura. Interrogato sulla vicenda, il suo legale Sergio Cola ha spiegato: «Al momento non ho alcuna informazione di eventuali aggressioni a Valter Lavitola, che ieri abbiamo sentito alle 17. Poi, contattato intorno alle 20 da fonti dei media, mi era stato riferito informalmente che potrebbe essere stato aggredito. In ogni caso se si fosse trattato di qualcosa di grave saremmo stati sicuramente informati».

Ruggi: Polichetti (Udc): «Casistica zero per la guida di Ostetricia»

Bufera sulla gestione del reparto di Ostetricia dell’Azienda ospedaliera universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. A sollevare il caso è il responsabile nazionale del Dipartimento Salute dell’Udc, Mario Polichetti, a seguito delle segnalazioni e delle documentazioni ricevute da diversi pazienti in merito alla casistica dell’attuale guida della struttura. «Nella mia qualità di responsabile nazionale Sanità dell’Udc – dichiara Polichetti – sono stato contattato da diversi cittadini e pazienti che mi hanno riferito ed esibito notizie a dir poco sconcertanti sulla gestione e sulle attività del reparto di Ostetricia dell’ospedale di Salerno. Tra i dati emersi, risulta una casistica ostetrica pari a zero per chi oggi si trova al vertice della struttura». «Chiediamo pubblicamente e con fermezza al manager dell’Azienda “Ruggi”, Nicola Cantone – prosegue il dirigente dell’Udc – come sia possibile mantenere alla guida di un reparto così strategico e delicato per la salute delle donne dell’intera provincia di Salerno un dirigente medico che ha riportato zero in casistica ostetrica. Vogliamo inoltre sapere se la Magistratura o le autorità competenti abbiano già aperto un fascicolo d’inchiesta per fare piena luce su questa vicenda ed accertare eventuali responsabilità».

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Come la Russia sta aiutando l’Iran a sviluppare missili da crociera supersonici

Secondo quanto riportato dal Financial Times, nell’ambito di un programma segreto denominato C430L la Russia dal 2023 sta aiutando l’Iran a sviluppare missili da crociera con motore a statoreattore, dunque capaci di mantenere il volo a velocità di gran lunga superiori a quella del suono. Secondo gli esperti, le tecnologie in fase di sviluppo sono destinate a missili antinave e d’attacco terrestre, in vista di possibili futuri attacchi contro obiettivi statunitensi in Medio Oriente.

Il programma C430L non si è fermato con gli attacchi statunitensi e israeliani

L’inchiesta del Ft si basa su documenti russi che sarebbero dovuti rimanere top secret, dati di viaggio e analisi di brevetti militari. La testata britannica spiega che il programma C430L, andato avanti anche dopo l’inizio degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, è stato organizzato dall’ente statale russo per l’esportazione di armamenti, Rosoboronexport, in coordinamento con la NPO Mashinostroyenia, società di progettazione di razzi con sede a Reutov, soggetta a sanzioni Usa. A partire dal 2023, spiega il Financial Times, funzionari russi responsabili dell’esportazione di armamenti e ingegneri di alto livello della NPO Mashinostroyenia si sono recati più volte in Iran.

Come la Russia sta aiutando l’Iran a sviluppare missili da crociera supersonici
Masoud Pezeshkian e Vladimir Putin (EPA/KRISTINA SOLOVYOVA/SPUTNIK/KREMLIN POOL).

Il legame tra Iran e Russia è sempre più solido: le parole di Pezeshkian

Il primo settembre, a margine del vertice dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai che si è tenuto in Kirghizistan, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha ringraziato Vladimir Putin per la posizione assunta dalla Russia riguardo alla guerra in Medio Oriente, affermando che i due Paesi possono opporsi insieme a quello che ha definito «unilateralismo» statunitense. Proprio Putin, poco più di due anni fa, dichiarò che in risposta agli attacchi condotti da Kyiv con armi occidentali in Russia, Mosca avrebbe sostenuto militarmente i Paesi intenzionati ad attaccare gli alleati dell’Ucraina. Secondo il Wall Street Journal e Politico, nel corso della sua visita a sorpresa a Mosca il capo della Cia John Ratcliffe, oltre a mettere in guardia Putin da eventuali attacchi alla Nato, ha anche chiesto allo zar di interrompere il sostegno militare ed economico all’Iran.

Mare Monstrum, Campania maglia nera

Alla vigilia del sedicesimo anniversario dell’omicidio di Angelo Vassallo, Legambiente accende i riflettori sull’assalto criminale ai mari e alle coste italiane e presenta la ventottesima edizione del report “Mare Monstrum”, elaborato sulla base dei dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto relativi alle 15 regioni e alle 61 province costiere. Ancora una volta è la Campania a guidare la classifica nazionale per numero complessivo di reati legati all’illegalità sulle coste. Nel 2025 sono stati 4.002 i reati accertati dalle forze dell’ordine e dalle Capitanerie di porto, ai quali si aggiungono 4.744 illeciti amministrativi, per un totale di 8.746 violazioni. Numeri che equivalgono a una media di circa 30 illeciti al giorno. Sono state 4.087 le persone denunciate, 35 quelle arrestate e 1.094 i sequestri effettuati. Il report viene presentato proprio in occasione dell’anniversario dell’uccisione del sindaco pescatore di Pollica, Angelo Vassallo, assassinato il 5 settembre 2010. L’anniversario sarà ricordato sabato prossimo, 5 settembre, ad Acciaroli, con un evento pubblico promosso dal Comune di Pollica e da Legambiente. Nel corso dell’iniziativa sarà assegnato anche il Premio Angelo Vassallo, riconoscimento destinato alle amministrazioni locali maggiormente impegnate nella difesa dell’ambiente e nel contrasto alle illegalità. All’appuntamento parteciperanno, tra gli altri, il sindaco di Pollica Stefano Pisani, il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani e la presidente di Legambiente Campania Mariateresa Imparato. Cemento illegale, la Campania è prima. Particolarmente preoccupanti i dati relativi al ciclo illegale del cemento. Tra abusivismo edilizio, occupazioni illecite del demanio marittimo e cave fuorilegge, la Campania si colloca al primo posto della classifica nazionale con 1.166 reati accertati, pari al 18,8% del totale nazionale. A questi si aggiungono 2.129 sanzioni amministrative, mentre il valore complessivo di sequestri e sanzioni supera i 13 milioni di euro. Sono 1.386 le persone denunciate e 197 i sequestri effettuati. «Nel sedicesimo anniversario dell’uccisione di Angelo Vassallo – sottolinea Mariateresa Imparato, presidente regionale di Legambiente – nel ricordare il coraggio nel contrasto a speculazioni e illegalità, portiamo all’attenzione dati e storie che raccontano l’assedio, soprattutto di cemento, alle nostre coste». Per Imparato, la battaglia per la tutela del mare deve proseguire senza arretramenti, rafforzando «il lavoro di monitoraggio, volontariato ambientale e denuncia portato avanti con vertenze e campagne di sensibilizzazione». Depurazione e scarichi illegali, oltre 1.600 reati. Il capitolo più pesante riguarda però l’inquinamento. Agli abusi edilizi lungo le coste si aggiungono infatti l’abbandono e lo smaltimento illegale dei rifiuti, gli scarichi in mare e la cosiddetta mala depurazione. Anche in questo caso la Campania conquista il primato nazionale: sono 1.655 i reati accertati, pari al 22,6% del totale nazionale. Un vero e proprio «codice rosso» per il sistema della depurazione e degli scarichi illegali. Il bilancio comprende anche 1.516 persone denunciate, 33 arresti e 877 sequestri. «Davanti ai tanti illeciti che colpiscono le nostre coste e i nostri mari – aggiunge Imparato – ribadiamo l’esigenza di rafforzare il ruolo e le attività di competenza di tutte le istituzioni coinvolte, dai singoli Comuni alla Regione e alle Arpa». Tra le priorità indicate dall’associazione ci sono il potenziamento delle demolizioni degli immobili abusivi, senza nuovi condoni, l’ammodernamento e il completamento delle reti fognarie e dei depuratori, il rafforzamento dell’economia circolare e l’introduzione di sanzioni più severe contro la pesca illegale. Navigazione e pesca nel mirino. Il report fotografa anche le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto. Nel 2025 sono state accertate complessivamente 2.584 violazioni, di cui 1.750 illeciti amministrativi e 834 reati. Il valore complessivo delle sanzioni amministrative irrogate ha raggiunto quota 71.281 euro. Legambiente rilancia quindi un pacchetto di proposte rivolte al Governo e al Parlamento: dal rafforzamento degli strumenti per la demolizione degli abusi edilizi al finanziamento del Fondo di rotazione destinato ai Comuni, fino al contrasto alle occupazioni abusive del demanio marittimo. L’associazione chiede inoltre di rilanciare la costruzione e l’adeguamento dei sistemi fognari e di depurazione, aumentare il riuso e il recupero delle acque reflue e dei fanghi, dare piena attuazione alla direttiva europea sugli impianti portuali per la raccolta dei rifiuti delle navi e rafforzare i controlli delle Agenzie per la protezione ambientale. Tra le richieste anche misure più incisive contro l’abbandono dei rifiuti e, soprattutto, una stretta sulla pesca illegale, non dichiarata e non documentata, attraverso sanzioni ritenute più efficaci. Un quadro che, secondo Legambiente, conferma quanto sia ancora lunga la strada per restituire piena legalità e tutela ambientale alle coste campane. Un tema che assume un significato ancora più forte alla vigilia dell’anniversario di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore che aveva fatto della difesa del territorio e del mare uno dei cardini della propria azione amministrativa.

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Lottomatica, accordo per la fusione con la spagnola Cirsa

Lottomatica, gruppo quotato su Euronext Milan, e Cirsa Enterprises, società spagnola attiva nel settore dei giochi, hanno raggiunto un accordo sulla struttura e i principali termini di una possibile fusione interamente basata su scambio azionario. La proposed combination sarà implementata mediante fusione transfrontaliera per incorporazione di Cirsa in Lottomatica, in forza della quale Cirsa cesserà di esistere come entità giuridica distinta, e Lottomatica proseguirà quale società risultante dalla fusione. L’operazione darà vita al secondo operatore quotato in borsa a livello globale nel settore del gaming e delle scommesse sportive, con un adjusted Ebitda pro forma di circa 2 miliardi di euro. Sono previste 115 milioni di euro annui di sinergie di cassa pre-imposte, chiaramente identificabili, derivanti da risparmi sui costi operativi e sugli oneri finanziari, il cui conseguimento è atteso entro il terzo esercizio completo successivo al perfezionamento dell’operazione. Stimata una crescita complessiva e distribuzioni agli azionisti in linea rispetto allo scenario standalone di Lottomatica, con una remunerazione per gli azionisti fino a 4 miliardi di euro nei tre anni successivi al perfezionamento, oltre a un flottante pro forma più ampio e ad una maggiore liquidità del titolo.

Gli azionisti di Cirsa riceveranno 0,668 nuove azioni Lottomatica per ogni azione di Cirsa detenuta

La combined company manterrà l’attuale denominazione sociale di Lottomatica, con sede legale, sede centrale e domicilio fiscale a Roma, in Italia, e sede secondaria per Cirsa nella provincia di Barcellona, in Spagna. Le azioni Lottomatica, comprese quelle di nuova emissione che saranno assegnate agli azionisti di Cirsa nell’ambito dell’operazione, rimarranno quotate su Euronext Milan e, al perfezionamento, saranno ammesse alla negoziazione anche sulle Borse spagnole. Gli azionisti di Cirsa riceveranno 0,668 nuove azioni Lottomatica per ogni azione di Cirsa detenuta. Il perfezionamento della proposed combination è previsto per il secondo trimestre del 2027.

Prima della fusione, Cirsa distribuirà ai propri azionisti un dividendo straordinario

Immediatamente prima dell’efficacia della fusione, Cirsa distribuirà ai propri azionisti un dividendo straordinario pari a 262 milioni di euro (1,56 euro per azione Cirsa). Inoltre, una volta espletate tutte le formalità societarie e/o normative del caso, il cda di Lottomatica sottoporrà all’approvazione degli azionisti della combined company una distribuzione di capitale pari a 744 milioni di euro, da attuare tramite la distribuzione di un dividendo straordinario, un’offerta pubblica di acquisto volontaria parziale su azioni proprie, o una combinazione di entrambe le alternative, come verrà stabilito al momento opportuno. A seguito del perfezionamento dell’operazione, si prevede che gli attuali azionisti di Lottomatica detengano circa il 67,5 per cento del capitale sociale della combined company, mentre gli attuali azionisti di Cirsa deterranno la quota restante, pari a circa il 32,5 per cento. Blackstone, il maggiore azionista di Cirsa, diventerà il maggiore azionista della combined company con circa il 24 per cento del capitale sociale.

Angelozzi presidente e ad della combined company

Il cda della combined company sarà composto da 13 membri – gli attuali 11 amministratori di Lottomatica e due nuovi amministratori nominati su designazione di Blackstone. È attualmente previsto che Guglielmo Angelozzi ricopra la carica di presidente e amministratore delegato della combined company. Antonio Hostench ricoprirà invece la carica di amministratore delegato di Cirsa.

Di Battista tornerà in Italia il 4 settembre con un’aeroambulanza

Alessandro Di Battista non farà ritorno in Italia domani, bensì venerdì 4 novembre. È stato lo stesso ex deputato del M5s a renderlo noto con un post sui profili social. «Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto», ha scritto “Dibba”, ricoverato all’Avana dopo un grave malore che lo ha colpito mentre si trovava a Cuba per un reportage per il Fatto Quotidiano.

Di Battista farà rientro in Italia con un’aeroambulanza

«Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali», ha aggiunto Di Battista, che per il rientro in Italia ha detto no al volo di Stato che era stato messo a disposizione dal governo: «Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza». Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista – che è stato sottoposto ad accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma – viene mantenuto il massimo riserbo.

Il post scriptum sui medici e infermieri palestinesi

Poi il post scriptum: «Da anni ho deciso di “sfruttare” gli spazi mediatici che ho a disposizione per denunciare l’Olocausto palestinese, che va avanti anche se molti giornali si voltano dall’altra parte. Ne approfitto dunque per raccontarvi quello che mi dicono negli ospedali a Cuba, ovvero che molti dei medici e degli infermieri palestinesi uccisi in Palestina negli ultimi tre anni avevano studiato e si erano formati qui. Grazie a tutti per l’affetto che è superiore a quello che mi sarei mai immaginato».