Un tempo ospitava 25 mila opere tra quadri, sculture e oggetti d’arte di ogni tipo, frutto (perlopiù) di acquisti smodati da parte di Silvio Berlusconi durante le televendite notturne. Presto però la quadreria dell’ex premier ad Arcore, in realtà un hangar distante circa un chilometro da Villa San Martino, verrà rasa al suolo per fare posto a un supermercato Eurospin, che dovrebbe aprire entro l’estate del 2027. Il via libera definitivo all’operazione urbanistica che prevede la demolizione del maxi-capannone di viale Monte Rosa 83 è arrivato nei giorni scorsi, con una delibera approvata all’unanimità dalla Giunta comunale guidata dal sindaco Maurizio Bono.
Alla faccia delle coalizioni: gli alleati a destra e a sinistra litigano su tutto
No, dico, vi sembrano due coalizioni degne di questo nome? Vi sembra che ci sia sufficiente armonia interna per fronteggiare una campagna elettorale? No, dico, vi sembrano davvero alleati questi litigiosi partiti che fanno parte degli schieramenti di destra-centro e di sinistra-centro?
Non vanno d’accordo i partiti che dovrebbero essere alleati
Le campagne, certo, sono fatte per esaltare gli animal spirits della politica, ognuno fa per sé specie in un’epoca di polarizzazione in cui trionfa il particulare, in cui la ricerca del consenso si trasforma in un duello identitario. Ma il livello di animosità è tale che anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è dovuto intervenire pubblicamente – con un anno di anticipo sulla scadenza elettorale – per stigmatizzare l’aggressività verbale del dibattito pubblico. Il punto qui però non è tanto sottolineare quanto destra e sinistra si disprezzino, ma quanto non vadano d’accordo, diciamo, i partiti che dovrebbero essere alleati.

M5s e Avs stufi di inviare armi all’Ucraina
A sinistra, come ampiamente noto, non mancano discussioni regolari e costanti sulla politica estera. Una parte del campo largo – Movimento 5 stelle e Alleanza Verdi e Sinistra – accusa il Partito democratico di essere in preda al furore bellicista solo perché vuole continuare a dare una mano, anche con l’invio di armi, all’Ucraina dopo l’aggressione della Russia, tuttora perdurante.

Gli utili idioti del putinismo ripetono che serve diplomazia
Dall’altra parte c’è Matteo Salvini che maramaldeggia, dice che l’ingresso di Kyiv nell’Unione europea non è attuale, spiega che spedire equipaggiamenti militari a Volodymyr Zelensky non serve a nulla. Sono tutti lì, gli utili idioti del putinismo, a ripetere che serve diplomazia, che serve pace, quando il primo a non avere alcuna intenzione di trattare alcunché è proprio l’autocrate russo.

Legge elettorale e intercettazioni, spaccatura a destra
E che dire dello scontro, a destra, su legge elettorale e intercettazioni. Il Senato riprende i lavori partendo, il 9 settembre, dall’esame del nuovo sistema di voto, ribattezzato Melonellum o Stabilicum; in quel momento sapremo che cosa accadrà alle preferenze, punto di scontro fra Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Anche le intercettazioni sono diventate, ancora una volta, terreno di scontro politico, con protagonisti sempre il partito di Antonio Tajani e quello di Giorgia Meloni: la presidente del Consiglio voleva far inserire nel decreto su giustizia e migranti una norma sui reati spia che estendesse l’uso delle intercettazioni. Contraria, contrarissima Forza Italia, tant’è che alla fine l’esecutivo ha posto la questione di fiducia al Senato e quell’emendamento è decaduto (insieme agli altri).

Giusto per non farsi mancare nulla, la maggioranza s’è accapigliata, con punte di imbarazzo, sull’uso del Safe, fondo che è stato creato dall’Unione europea per agevolare e sostenere le spese per la difesa degli Stati membri: «Abbiamo deciso di utilizzare Safe, il fondo europeo per l’acquisto di armi, chiedendo un intervento di 14,9 miliardi entro la fine dell’anno. Formuleremo la nostra proposta, poi dirà l’onorevole Crosetto come investirli nell’anno successivo», ha detto Tajani, facendo indispettire la Lega che prontamente ha dichiarato: «Sull’uso dei fondi Safe l’ultima parola spetta al parlamento». Seguirà dibattito.
Accogliere la mina Vannacci o lasciarlo andare da solo?
C’è poi la questione Roberto Vannacci. La coalizione non sa ancora se accoglierlo oppure lasciarlo andare, libero e ardito, fra i pascoli della campagna elettorale, esponendosi così al rischio di non farcela a superare il campo largo.

Non che il centrosinistra non abbia i suoi problemi, anzi. Non solo non è chiaro se Dibba farà un suo partito e si presenterà alle prossime elezioni, magari sostenuto da Beppe Grillo dopo la cenciata recapitata al M5s e a Giuseppe Conte, ma non è neanche chiaro se Matteo Renzi farà parte della coalizione.

E che dire della patrimoniale? I cinque stelle sono contrari, ritengono che sia un errore parlarne, il Pd ha detto di essere favorevole e rilancia antiche battaglie contro i presunti “super ricchi”.

La sicurezza sarà un tema centrale alle elezioni del 2027
C’è poi la questione della sicurezza, tema che sarà centrale e presidiato fino alle elezioni politiche del 2027. Conte, che ha governato con la Lega e quindi sa come si fa, si destreggia benissimo quando c’è da usare toni più risoluti sulla questione. D’altronde un sondaggio firmato da Alessandra Ghisleri, pubblicato su La Stampa, fornisce numeri interessanti sull’elettorato campolarghista.

Sul caso Roggero il 17,6 per cento degli elettori Pd ritiene che sia stata legittima difesa, percentuale che sale al 43,3 tra il M5s. Il 44,8 per cento del partito di Conte pensa che la difesa sia sempre legittima ed è favorevole alla grazia per il gioielliere di Grinzane Cavour. Conte conosce i numeri della sua base e infatti cerca di sorpassare di nuovo a destra la segretaria del Pd. Domanda che mi domando: con questi dissapori destra e sinistra riusciranno ad arrivare intatti al 2027?
Concerti d’Estate di Villa Guariglia e Banca Monte pruno
Prosegue il sostegno della Banca Monte Pruno ai grandi appuntamenti culturali che si svolgono nel territorio di competenza.
Nella serata di ieri, 29 luglio, infatti, presso la Villa Comunale di Vietri sul Mare, si è tenuto il concerto di Karima, protagonista dello spettacolo Lifetime, nell’ambito della 29ª edizione dei Concerti d’Estate di Villa Guariglia, storica rassegna organizzata dal CTA Salerno APS che, anche quest’anno, sta proponendo un ricco cartellone di artisti nazionali e internazionali, confermandosi tra gli appuntamenti culturali più attesi nella Città di Salerno e nei Comuni limitrofi.
La consolidata collaborazione tra la BCC Monte Pruno e la manifestazione ideata e organizzata dalla direttrice artistica Antonia Willburger, testimonia la volontà dell’Istituto di sostenere iniziative capaci di valorizzare il territorio attraverso la cultura e la musica di qualità.
A rappresentare la BCC, il Direttore Generale Cono Federico, le cui parole confermano la vicinanza dell’Istituto ad un evento che, anno dopo anno, continua a promuovere il patrimonio artistico e paesaggistico della Costiera Amalfitana e dell’intera provincia di Salerno.
«Ci sono manifestazioni che, oltre a proporre spettacoli di grande qualità, riescono a creare occasioni di incontro, di condivisione e di crescita per un intero territorio. I Concerti d’Estate di Villa Guariglia rappresentano tutto questo, un appuntamento capace di coniugare cultura, bellezza e promozione delle nostre eccellenze. Essere presenti significa sostenere un percorso che valorizza il patrimonio artistico e paesaggistico della nostra terra, contribuendo a renderla sempre più attrattiva e viva. La cultura è un investimento che genera valore per le persone e per le comunità e siamo fieri di essere un punto di riferimento per tante iniziative sul territorio».Insieme al Direttore Generale Cono Federico, presenti anche il Responsabile Area Executive della BCC Monte Pruno Antonio Mastrandrea e Barbara Amorelli, Preposto della Filiale di Salerno.
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Salerno, task force sicurezza stradale: 684 verbali in dieci giorni
Continua il lavoro di controllo e sicurezza da parte degli agenti della Polizia Municipale di Salerno. Negli ultimi dieci giorni sono stati elevati 684 verbali al codice della strada; sono stati rimossi 44 veicoli in varie zone della città; sono stati effettuati 50 interventi in incidenti stradali (di cui 40 con feriti); sono stati sanzionati 10 monopattini (6 senza assicurazioni, 3 senza targa e 1 senza casco). Inoltre, diverse le contestazioni per occupazioni suolo pubblico abusive, tra cui 3 su arteria lungomare Trieste e Colombo.
È stata anche prestata assistenza per una fuga di gas in via T.C. Felice (con chiusura della stessa anche in ore notturne).
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Ceuta accende lo scontro politico in Italia, le opposizioni a Meloni: «Basta propaganda»
Quanto successo a Ceuta non ha solo acceso lo scontro tra Roma e Madrid, con Giorgia Meloni che ha attaccato Pedro Sanchez e invocato lo stop al trattato di Schengen con la Spagna, provocando la reazione della Moncloa che ha convocando l’ambasciatore italiano. Ovviamente, le scene dell’assalto all’enclave spagnola in Marocco hanno anche infiammato il dibattito interno in Italia.

Schlein: «Il governo non sa che Ceuta è un enclave in Africa?»
«Davvero il governo non sa che Ceuta è un enclave in Africa e da lì non c’è libera circolazione né verso la penisola spagnola né verso gli altri Paesi europei? È un governo di irresponsabili propagandisti, che da quattro anni non risolve un problema degli italiani e ogni giorno offre solo un nuovo nemico», ha dichiarato Elly Schlein segretaria del Pd: «Anziché litigare con le cartine geografiche si occupassero dei prezzi stellari dei carburanti, della crescita a zero e dei salari italiani tra i più bassi d’Europa. Ma anche oggi con la sua propaganda il governo cercherà di nascondere i suoi fallimenti come nasconde le chat di Delmastro».

Anche il M5s, tramite i capigruppo nelle Commissioni Politiche Ue di Senato e Camera, Pietro Lorefice e Filippo Scerra, parla di propaganda da parte di Meloni, che annuncia «provvedimenti inutili, dai blocchi navali ai centri in Albania fino alla sospensione di Schengen, solo per rincorrere Vannacci, senza riuscire ad arginare gli sbarchi e senza offrire soluzioni». E poi: «Chiediamo a Meloni che cosa direbbe se domani sbarcassero in Sicilia decine di barconi con migliaia di clandestini e i governi europei chiudessero le frontiere sospendendo Schengen. Dopo la sua trovata propagandistica nei confronti della Spagna, questo scenario sarebbe molto più probabile. E di certo non sarebbe nell’interesse dell’Italia, che Meloni non difende, troppo impegnata a fare propaganda elettorale». «Segnalo che chi arriva a Ceuta non può entrare in Ue – regime speciale – e muoversi all’interno secondo i parametri di Schengen. Così per evitare discussioni inutili, slogan e propaganda», ha scritto su X Carlo Calenda, leader di Azione.
Segnalo che chi arriva a #Ceuta non può entrare in UE – regime speciale – e muoversi all’interno secondo i parametri di Schengen. Così per evitare discussioni inutili, slogan e propaganda
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) July 31, 2026
Forza Italia punta invece il dito contro le politiche della sinistra
Secondo Forza Italia, «quanto sta avvenendo a Ceuta è la conseguenza delle politiche sbagliate e irresponsabili, proprie della sinistra, che non governa i flussi migratori finendo per subirli». Lo ha detto il deputato Andrea Gentile, sostenendo che «il governo italiano, soprattutto grazie all’azione dei ministri Tajani e Piantedosi, ha affrontato invece fin dall’inizio il fenomeno migratorio come una questione strutturale, costruendo una strategia articolata», che sta avendo «risultati assolutamente positivi».
Il vannacciano Sasso: «Europa sotto attacco dei barbari islamici»
Così Rossano Sasso, deputato di Futuro Nazionale: «L’Europa è sotto attacco e non ha bisogno di uomini deboli e politici favorevoli all’immigrazione. Quanto sta accadendo a Ceuta dovrebbe aprire gli occhi anche al più moderato dei moderati italiani. Il mito della sinistra, lo spagnolo Sanchez, in queste ore paga il prezzo delle sue politiche scellerate che gente come la Schlein vorrebbe attuare anche in Italia. È ora che i popoli europei riprendano in mano il proprio destino e si difendano dalle orde di barbari islamici. È ora che il popolo italiano si affidi a chi è in grado di difenderlo».
Salvini: «Immigrazione incontrollata… o invasione organizzata?»
A Ceuta in pochissimo tempo, per mare e per terra, sono entrati 50 mila migranti, di cui la metà già tornati indietro. Le forze di sicurezza marocchine non hanno neanche provato a fermare la valanga di uomini, donne con bambini in grembo, ragazzi, perfino persone disabili, che hanno attraversato la frontiera. Sul web stanno girando video in cui si vedono camion carichi di migranti che si recano verso Ceuta, in alcuni casi scortati dalle forze dell’ordine: c’è chi parla addirittura di un’operazione organizzata da Washington e Tel Aviv e coordinata con le autorità marocchine per destabilizzare la Spagna, che col suo primo ministro Sanchez aveva “sfidato” Donald Trump sull’Iran. A tal proposito, Matteo Salvini ha scritto sui social: «Immigrazione incontrollata… o invasione organizzata?».
Immigrazione incontrollata… o invasione organizzata? pic.twitter.com/j7M0AbUrfO
— Matteo Salvini (@matteosalvinimi) July 31, 2026
«La reazione di Rabat è stata rapida. Non possiamo speculare su report parziali. L’evidenza è che le autorità del Marocco si sono mobilitate pienamente», hanno dichiarato fonti Ue sui sospetti riguardanti l’eccezionale flusso di migranti verso Ceuta.
La Finlandia si schiera dalla parte di Meloni
In tutto questo caos, in Europa c’è chi ha dato ragione a Meloni: la Finlandia. La ministra dell’Interno Mari Rantanen ha infatti lodato la proposta di interrompere il trattato di Schengen con la Spagna. «Questa situazione non può continuare. Tutti i Paesi europei devono sostenere la proposta di Meloni. I Paesi che non adempiono al loro obbligo di proteggere il confine esterno non possono essere membri di Schengen», ha scritto su X.
Espanja on täysin epäonnistunut suojaamaan Schengen-alueen ulkorajan maahantunkeutumiselta. Näin ei voi jatkua. Kaikkien Euroopan maiden tulee tukea Melonin esitystä. Sellaiset maat jotka eivät täytä velvollisuuttaan suojata ulkorajaa, eivät voi olla Schengenin jäseniä.
— Mari Rantanen (@MariPSRantanen) July 31, 2026
FI: in Campania nasce app ‘SegnalAzione’
Si chiama ‘SegnalAzione’ la nuova app promossa da Forza Italia Campania per mettere in contatto diretto cittadini e istituzioni, consentendo di segnalare in tempo reale criticita’ e disservizi del territorio e di seguirne l’iter fino alla loro risoluzione. Attraverso la geolocalizzazione, gli utenti potranno indicare con precisione il punto in cui si trova il problema, allegare foto, brevi video e descrizioni e monitorare costantemente lo stato della propria segnalazione. Le richieste riguarderanno buche stradali, rifiuti, illuminazione pubblica, manutenzione urbana, sanita’ e ogni altra criticita’ che incide sulla qualita’ della vita. Tutte le segnalazioni saranno prese in carico da un team di giovani di Forza Italia Campania, che provvedera’ a trasmetterle agli enti e agli amministratori competenti, seguendone l’evoluzione e aggiornando costantemente il cittadino fino alla definizione della pratica. L’app consentira’ inoltre di consultare anche le segnalazioni effettuate dagli altri utenti, favorendo trasparenza, partecipazione e condivisione delle informazioni. “Con “SegnalAzione” vogliamo dimostrare che la politica puo’ tornare a essere utile”, dichiara il vicesegretario regionale di Forza Italia Campania, Gianfranco Librandi. “Ogni cittadino potra’ segnalare un problema, seguirne l’iter e verificare passo dopo passo il lavoro svolto. Un team di giovani di Forza Italia Campania prendera’ in carico ogni segnalazione e la trasmettera’ agli enti competenti, accompagnandola fino alla sua definizione. Non vogliamo limitarci ad ascoltare i problemi, ma contribuire concretamente alla loro soluzione”. “Questa applicazione nasce per costruire un rapporto diretto, trasparente e continuo con i cittadini”, aggiunge Librandi. “Vogliamo utilizzare le nuove tecnologie per avvicinare le persone alle istituzioni e dimostrare che la buona politica si misura dalla capacita’ di dare risposte. “SegnalAzione” e’ uno strumento di partecipazione, ma soprattutto di responsabilita’: ogni segnalazione avra’ un percorso tracciabile e ogni cittadino potra’ verificare lo stato della propria richiesta”.
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Dal patrimonio allo sviluppo: il modello San Michele della Fondazione Carisal
Non è soltanto il recupero di un edificio storico. È un modello di rigenerazione che ha attirato l’attenzione del sistema nazionale delle fondazioni di origine bancaria. Il progetto del Complesso San Michele di Salerno, promosso dalla Fondazione Carisal, è stato infatti inserito nel 31° Rapporto Acri tra le esperienze che meglio interpretano la capacità delle fondazioni di trasformare il patrimonio culturale in una leva di sviluppo per i territori. Un riconoscimento che colloca l’iniziativa salernitana in un quadro nazionale e ne evidenzia il valore come buona pratica di innovazione sociale, culturale ed economica.
Il caso del Complesso San Michele racconta una trasformazione che va oltre il restauro conservativo. L’antico convento nel cuore del centro storico di Salerno è stato ripensato come un’infrastruttura civica, capace di ospitare attività culturali, formazione, coworking, progettazione sociale, eventi e occasioni di confronto tra istituzioni, professionisti, imprese e terzo settore. Una scelta che riflette l’evoluzione del ruolo delle fondazioni di origine bancaria: non più esclusivamente enti erogatori di risorse, ma soggetti che investono direttamente nella costruzione di ecosistemi territoriali e nella produzione di valore pubblico.
La Fondazione Carisal ha avviato il piano di valorizzazione del Complesso San Michele con l’obiettivo di restituire alla città uno dei suoi luoghi più significativi, destinando un bene monumentale a nuove funzioni coerenti con la propria missione istituzionale. L’intervento ha consentito di recuperare un complesso di straordinario valore storico e architettonico, conservandone l’identità e trasformandolo in uno spazio aperto alla comunità, alla cultura e all’innovazione.
Questa impostazione rappresenta uno degli elementi più innovativi del progetto. Il patrimonio non è concepito come un bene statico da conservare, ma come una risorsa da mettere al servizio della collettività. Gli spazi recuperati ospitano oggi mostre, convegni, attività formative, laboratori, iniziative artistiche, percorsi dedicati all’innovazione e alla sostenibilità ambientale, oltre ad aree di coworking, dando vita a un ecosistema in cui la tutela della memoria storica si intreccia con la crescita di competenze, la nascita di nuove relazioni e la promozione di opportunità per il territorio.
Negli anni il Complesso San Michele si è progressivamente affermato come uno dei poli culturali più dinamici della città. Le sue sale hanno accolto esposizioni di rilievo nazionale, rassegne musicali, presentazioni, incontri istituzionali e iniziative dedicate agli artisti e agli autori del territorio. Una programmazione che ha consolidato il ruolo del Complesso come luogo di produzione culturale, capace di mettere in rete istituzioni, operatori culturali, professionisti e cittadini.
È questa capacità di coniugare tutela e sviluppo che trova riconoscimento anche nel 31° Rapporto Acri, dove il progetto viene presentato come una testimonianza dell’evoluzione della filantropia istituzionale. La valorizzazione del patrimonio culturale diventa così uno strumento per rafforzare il capitale sociale dei territori, sostenere l’innovazione e creare nuove opportunità di crescita economica e culturale.
L’impatto dell’intervento, infatti, non si misura soltanto nella qualità del recupero architettonico o nel numero delle iniziative ospitate. Il valore più significativo risiede nella capacità di generare connessioni permanenti tra cultura, formazione, professioni, creatività e innovazione sociale. Il Complesso San Michele è oggi uno spazio nel quale si costruiscono relazioni, si sviluppano competenze e prendono forma progetti destinati a produrre benefici duraturi per il territorio.
“In questa prospettiva – dichiara il Presidente Domenico Credendino – il ruolo della Fondazione Carisal assume una dimensione strategica. L’intervento sul Complesso San Michele non rappresenta un episodio isolato, ma l’espressione di una visione nella quale la gestione del patrimonio è strettamente connessa alla missione istituzionale dell’ente. Investire nella cultura significa investire nella competitività del territorio, nella qualità della vita urbana e nella capacità delle comunità di affrontare le trasformazioni economiche e sociali”.
“Il riconoscimento nel 31° Rapporto Acri – afferma il Direttore della Fondazione Carisal Francesco Paolo Innamorato – conferma, dunque, il valore di un’esperienza che da progetto locale è diventata un riferimento nel dibattito nazionale sulla rigenerazione del patrimonio culturale. Il Complesso San Michele dimostra come un bene storico possa trasformarsi in un’infrastruttura permanente al servizio della città, capace di generare partecipazione, innovazione e sviluppo”.
Ed è proprio questa la cifra dell’azione della Fondazione Carisal: fare del patrimonio non un’eredità da custodire passivamente, ma una risorsa da attivare, affinché la memoria diventi motore di futuro e la cultura un investimento stabile per la crescita della comunità.
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Bimbo di 1 anno salernitano salvato al Santobono
Un bambino di quasi un anno, proveniente dalla provincia di Salerno, è stato salvato all’ospedale pediatrico Santobono Pausilipon di Napoli.
Il caso clinico e la diagnosi
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La crisi: Il piccolo è giunto in condizioni disperate e in stato di incoscienza al Pronto Soccorso del Santobono dopo alcuni giorni di vomito e marcata inappetenza, scatenati da una banale infezione virale.
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La malattia: Le indagini genetiche avanzate (condotte in collaborazione con il Ceinge e il Centro di riferimento per i difetti congeniti del metabolismo della Federico II) hanno evidenziato un deficit della chetogenesi. Si tratta di una patologia genetica ultrarara — di cui sono descritti solo 93 casi al mondo — che impedisce all’organismo di produrre corpi chetonici, la fonte energetica alternativa fondamentale quando l’organismo è a digiuno o in ipoglicemia.
L’intervento salvavita
Il piccolo presentava una severa e grave acidosi metabolica. Poiché la condizione non rispondeva ai trattamenti farmacologici ordinari, le équipe multidisciplinari del Santobono (Terapia Intensiva Pediatrica, Pediatria delle Malattie Croniche, Nefrologia e Malattie Metaboliche) sono intervenute con 42 ore di dialisi continua per depurare il sangue e stabilizzare il quadro clinico, salvandogli la vita.
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Venezi mette La Fenice alle spalle e riparte dalla Russia
Beatrice Venezi è tornata a parlare dopo lo stralcio del rapporto con il Teatro La Fenice di Venezia, di cui sarebbe dovuta diventare direttrice musicale da ottobre. «Credo di aver già pagato abbastanza tutta questa faccenda. Vorrei passare oltre. Questo non significa dimenticare ciò che è accaduto, perché naturalmente ci sono ancora aspetti che dovranno essere affrontati nelle sedi opportune, ma significa non rimanere prigioniera di una vicenda», ha detto la direttrice d’orchestra all’Adnkronos, annunciando poi nuovi progetti internazionali, con impegni in Russia e Georgia.

In autunno dirigerà La traviata a Novosibirsk
«Sono molto felice di poter dire che tornerò in Russia, in un contesto molto particolare come quello di Novosibirsk», ha detto Venezi, aggiungendo che debutterà nella principale città della Siberia in autunno, dirigendo La traviata di Giuseppe Verdi. «Sarei stata la prima donna a ricoprire quel ruolo nei duecentotrentaquattro anni di storia del Teatro La Fenice. Credo nel teatro come luogo di circolazione delle idee, e io di idee innovative ne avevo molte per quel luogo. Un peccato non averle potute realizzare, ma sto comunque lavorando per poterle sviluppare altrove», ha detto inoltre Venezi, affrontando la questione di genere.

Su La Fenice: «Tanti errori da parte di tutti»
Quanto agli strascichi legali del mancato approdo a La Fenice, la direttrice d’orchestra ha detto: «So che sono stati fatti tanti errori da parte di tutti. Non lo nego. Se tornassi indietro sicuramente affronterei le cose in modo diverso, oppure forse non le affronterei proprio». Ma anche: «Ho fiducia nella magistratura. Sono sicura che anche questa vicenda legale potrà contribuire a rendermi giustizia nella verità». Venezi ha formalmente impugnato la risoluzione del contratto con la Fondazione Teatro La Fenice, definendo il provvedimento nullo, illegittimo e discriminatorio. Il sovrintendente Nicola Colabianchi, da parte sua, ha escluso margini di accordo economico e ribadito la regolarità della revoca, sostenendo inoltre che non esisterebbe alcun contratto formalmente firmato. La decisione di interrompere la collaborazione (che era stata contestata da più parti) è giunta dopo un’intervista rilasciata da Venezi al quotidiano argentino La Nación in cui la direttrice criticava le dinamiche interne dell’orchestra veneziana, parole che avevano scatenato reazioni sindacali e minacce di querela.
Barbara Berlusconi la filantropa, Piantedosi cerca portavoce e le altre pillole
Più che restaurazione, è l’ora del restauro. Giusto in tempo per festeggiare il compleanno numero 42. Nella famiglia Berlusconi è scattato il momento di Barbara. Con adeguato sostegno dei social, la terzogenita del Cavaliere è lanciatissima nel mondo del mecenatismo, visto che per adesso la strada della discesa in campo resta un discorso limitato agli ambiti della fantapolitica. Quel che è certo, intanto, è che nel progetto della “Grande Brera” sono scattati i lavori per tutelare e conservare i monumenti dedicati a Giuseppe Parini e Cesare Beccaria, annunciati a metà giugno ma raccontati di nuovo in pompa magna il 30 luglio, proprio nel giorno in cui BB spegne le candeline. Tutto grazie alla Fondazione Barbara Berlusconi, che vuole «incidere, nel tempo, sulla società», con «cultura, educazione e libertà economica» che sono «i tre assi attorno ai quali si sviluppa il lavoro della Fondazione, visti come dimensioni profondamente connesse tra loro».
A proposito di arte, nel frattempo nell’hangar di viale Monte Rosa dove il Cav ha ospitato la collezione dei suoi 25 mila quadri verrà costruito un discount, e di sicuro lui non sarebbe stato contento. Ma quella è un’altra storia. Tornando a Barbara Berlusconi in versione mecenate e filantropa, è chiaro che ormai abbia deciso di puntare sulla beneficenza, la tutela dei beni culturali e i restauri. Sguardo magnetico, eloquio sicuro: secondo qualcuno sarebbe perfetta anche per una candidatura, sulle orme di papà. Ma si sa, Forza Italia è roba di Marina e Pier Silvio, difficile trovare margini di inserimento. Del resto lei stessa ha sempre smentito quegli scenari: «Non è una staffetta, pensare di entrare in politica solo per il cognome non ha senso». Meglio entrare nei consigli di amministrazione, come quello del Teatro alla Scala, o diventare azionista di maggioranza di società tipo Unaluna, media company (nel cda c’è pure Andrea Stroppa, la pedina di Elon Musk in Italia) che controlla il sito di gossip Whoopsee e il canale The Muffa.
Sul fronte Mediaset, non manca la presenza quotidiana di Pier Silvio Berlusconi, impegnato a comunicare durante i telegiornali i successi delle reti televisive di famiglia: qualcuno deve avergli suggerito di evitare i filmati dove lui arringa le folle di dipendenti radunati per eventi e meeting, e così ora appare un cartello con a sinistra la foto piersilviesca e nella parte destra il contenuto delle sue dichiarazioni. Anche queste sono strategie di marketing. E in casa Berlusconi se ne intendono, da sempre…
Presto, serve un portavoce a Piantedosi
Tutti in fuga dal governo di Giorgia Meloni. Al Viminale è scattata la ricerca per trovare il successore di Francesco Kamel che, secondo il cronoprogramma che gira nel palazzone del ministero dell’Interno, dal primo settembre è pronto ad approdare a Leonardo come direttore degli Affari istituzionali. E così la stagione autunnale è cerchiata di rosso. Perché per il ministro Matteo Piantedosi non sarà facile andare a pescare un professionista capace di tenere in piedi la sua (delicata) comunicazione (vedi le ciniche supercazzole in burocratese sullo “scudo penale” ai poliziotti). A maggior ragione dato che potrebbe trattarsi di un incarico di poco più di sei mesi, se si dovesse andare all’anticipo “tecnico” del voto, come sembra volere il capo dello Stato. Senza considerare poi lo scenario in cui al Viminale dovesse esserci la contro-staffetta con Matteo Salvini, cosa che però appare improbabile.

Restando in tema di Piantedosi, dopo la liaison col ministro (da lei stessa confessata), Claudia Conte è stata addirittura promossa in Rai: resterà su Radio1, ma stavolta condurrà un programma mattutino sugli animali domestici («Telemeloni premia l’amante di un ministro, danno di immagine enorme», ha attaccato infatti il M5s). Piantedosi-Conte: manuale di come non farsi scalfire minimamente da uno scandalo.
A proposito di merito, nelle stesse ore Francesco Palese è passato da essere redattore ordinario di Rai News 24 a vicedirettore di Rai Parlamento. C’entrerà forse il suo ruolo in passato da segretario di Unirai, il sindacato vicino a Fratelli d’Italia, come non ha mancato di notare Dagospia? Anche Virginia Lozito, un’altra delle new entry alla vicedirezione, viene da un ruolo nel Consiglio direttivo di Unirai in qualità di consigliera…

Cappellini, la fiducia non è ai minimi storici (semi-cit.)
A Repubblica Stefano Cappellini, nominato direttore ad interim dalla nuova proprietà greca dopo l’addio di Mario Orfeo approdato alla corte di Leonardo Maria Del Vecchio (e subito sfiduciato), ha ottenuto una percentuale di gradimento dell’86 per cento. Alla votazione sul direttore hanno partecipato 240 redattori: i sì sono stati 208, i no 12. Chissà se quella sporca dozzina si è fatta distrarre dalle notizie sul pranzo di Enrico Mentana con l’amministratrice delegata di Gedi Mirja Cartia d’Asero, che sembra aver riaperto alcune partite sulle poltrone che contano…

Soldi ai partiti, per Busia non c’è privacy che tenga
Come ultimo regalo ai partiti è davvero avvelenato, quello ideato da Giuseppe Busia, presidente uscente dell’Anac, l’anticorruzione: bisogna rendere noti i singoli donatori dei contributi elettorali, ha scritto a chiare lettere. Niente più anonimato: i contributi ricevuti a supporto della campagna elettorale di titolari di cariche politiche elettive di livello statale, regionale, locale vanno resi pubblici nel pieno della trasparenza. Anche i nomi devono essere resi conoscibili attraverso l’accesso civico, si legge nella delibera 295. «È un importante passo avanti nella trasparenza su chi finanzia i rappresentanti politici eletti». Lui, Busia, intanto se ne va…

Enel e Conio lanciano ebitts: così le rinnovabili entrano nelle case senza impianti
Tutti i vantaggi dell’energia green direttamente a casa, senza possedere fisicamente un impianto. Dopo il successo del progetto pilota arriva ora il debutto sul mercato di ebitts, la soluzione di Enel e Conio che porta su blockchain l’energia da fotovoltaico ed eolico, rendendo le rinnovabili concretamente accessibili a tutti e offrendo maggiore stabilità. Ebitts, tra i primi utility token energetici al mondo, consente ai clienti di autoprodurre energia 100 per cento pulita senza dover installare pannelli o impianti fisici nella propria abitazione. La piattaforma ebitts consente ai clienti di acquistare capacità produttiva di due impianti Enel presenti sul territorio italiano, nello specifico il parco fotovoltaico di Piani della Marina (VT) e l’eolico di Barile Venosa (PZ) sotto forma di token. Chi acquista i token può ottenere i benefici della produzione di energia rinnovabile, mediante un risparmio diretto in bolletta. L’eventuale energia prodotta in eccesso viene valorizzata e accreditata al cliente.
Una soluzione per attenuare i costi ed essere più sostenibili
Questo meccanismo si rivela particolarmente interessante considerando il progressivo innalzamento delle temperature e il relativo incremento dei consumi dovuti alla climatizzazione domestica. Il vantaggio di ebitts è duplice. In termini di costi attenua l’impatto dei consumi durante tutto l’anno, in particolare nei picchi estivi. Sul fronte ambientale offre una risposta concreta al surriscaldamento globale attraverso l’uso di energia rinnovabile. Si tratta di un’alternativa pensata soprattutto per chi risiede nei centri urbani e vuole farsi partecipe della transizione energetica, pur non disponendo di spazi idonei per un impianto privato. Una condizione ampiamente diffusa se si considera che – secondo gli ultimi dati Eurostat – il 48 per cento dei cittadini dell’Unione europea vive in appartamento, quota che raggiunge il 73 per cento nelle città, dove non è possibile o è molto complesso installare un impianto di energia solare.
La tecnologia blockchain garantisce tracciabilità e trasparenza
Il Gruppo guidato da Flavio Cattaneo ha ideato e lanciato il progetto, mentre Conio si occupa della tokenizzazione degli asset e della messa a disposizione del wallet per la custodia dei token e gestisce la vendita delle Token Box nel pieno rispetto della normativa MiCAR. In questo ecosistema, la tecnologia blockchain garantisce la tracciabilità dei token e la corrispondenza tra ogni porzione digitale e l’energia prodotta dagli impianti fisici, assicurando in tempo reale trasparenza e verificabilità. L’obiettivo è proseguire nello sviluppo di un modello capace di coniugare produzione rinnovabile, innovazione digitale e semplicità di accesso, mettendo le persone sempre più al centro della transizione energetica.
Ucraina, con Drapatyi e Khmara i soldati sperano nella svolta
La nomina del generale Mykhailo Drapatyi, 43 anni, a nuovo comandante delle forze armate ucraine al posto di Oleksandr Sirskyi sembra aver placato le proteste di piazza divampate nelle principali città del Paese dopo le dimissioni dell’ex ministro della Difesa Mykhailo Fedorov.

Una popolarità guadagnata sul campo
Il nome di Drapatyi, invocato a gran voce dai manifestanti, aveva cominciato a circolare con sempre più insistenza anche tra i soldati. È considerato un comandante moderno e preparato, in netta contrapposizione con il suo predecessore, legato a una visione militare ancorata al passato, verticistica e contraria ai cambiamenti. Il supporto di cui gode Drapatyi negli ambienti militari ucraini è dovuto principalmente alla reputazione guadagnata sul campo. Nel 2022 è stato vice comandante operativo delle forze congiunte nelle regioni di Kherson e Dnipropetrovsk, mentre nel 2024 ha guidato le Forze di Terra impegnate a difendere il fronte orientale nei pressi delle città di Kharkiv e Kupjansk. La sua popolarità tra i commilitoni però nasce molto prima. Nel 2014, anno dell’invasione e annessione russa della Crimea, riuscì rocambolescamente a salvare poliziotti e funzionari bloccati dalle milizie filorusse a Mariupol. Da allora è diventato un simbolo della resistenza ucraina.
Il tandem con il nuovo ministro della Difesa Khmara
Per questi motivi il neo comandante sembra la figura giusta per seguire la linea tracciata da Fedorov: una guerra sempre più tecnologica dove i droni giocano un ruolo chiave. Collaborerà con il nuovo ministro della Difesa ad interim Yevheniy Khmara, 39 anni, ex capo del servizio di intelligence interna (SBU). Un tandem che fa ben sperare i soldati al fronte. «Spero che si concentrino sulla modernizzazione dell’esercito, la lotta alla corruzione, presente a tutti i livelli, la gestione dell’arruolamento dei nuovi soldati, sia ucraini che stranieri e soprattutto sull’utilizzo dei droni», dice a Lettera43 un soldato italiano arruolato nell’esercito ucraino. «Khmara ha comandato squadre di dronisti che hanno compiuto operazioni offensive a lungo raggio in territorio russo. Lui più di tutti è a conoscenza dell’importanza di questa tecnologia e del suo sviluppo». Secondo lui, Khmara e Drapatyi sono le persone di cui l’Ucraina ha davvero bisogno in questo momento. «Hanno acquisito esperienza sul campo e, ora che occupano posizioni di rilievo, possono appieno sfruttare tutte le conoscenze acquisite. Inoltre sono giovani e non hanno paura di innovare o promuovere cambiamenti».

Le riforme anti-corruzione rimaste bloccate
Khmara e Drapatyi avranno però bisogno di tempo per concordare una linea d’azione. Un altro soldato di nazionalità italiana che si trova in Ucraina dal 2023, fa notare però che il tempo è un lusso che lui e i suoi compagni non possono permettersi. «Mi sono arruolato quasi tre anni fa e ho quasi sempre lavorato con i droni», spiega. «Solamente negli ultimi mesi ho notato un miglioramento nel nostro modo di combattere, grazie all’innovazione e alla tecnologia. I cambiamenti al vertice delle forze armate hanno un’importanza relativa per noi soldati. Infatti, spesso sono le decisioni dei comandanti delle singole unità ad avere un maggior impatto su di noi perché ci riguardano direttamente. Mi auguro che Drapatyi lavori per migliorare la preparazione generale degli ufficiali, portando modernità nel loro modo di condurre la guerra. In questo modo possiamo sperare di vincere e fermare i russi». Rodion Krasnovyd, ex giornalista ucraino e capitano di una squadra di dronisti tenta di analizzare la situazione attuale da una diversa prospettiva. Sirskyi, a suo avviso, era più a suo agio a destreggiarsi nella politica, al contrario di Drapatyi che è sempre stato solamente un soldato. «Drapatyi dovrà adattarsi in fretta alla sua nuova posizione, altrimenti rischia di affondare subito», allarga le braccia. «Mi chiedo se riuscirà veramente a portare a termine il piano di riforme, soprattutto quelle riguardanti la lotta a favoritismi e corruzione, o sarà costretto a scendere a compromessi con la classe politica. Questo è il vero grande interrogativo».
Poste italiane, superate le 256 mila richieste di rilascio e rinnovo passaporti
Hanno superato quota 256 mila le richieste di rilascio e rinnovo dei passaporti negli uffici postali, un risultato che consolida il ruolo di Poste italiane come punto di riferimento per i cittadini. Il servizio è disponibile in 6.932 uffici postali Polis e in 431 uffici postali di grandi città distribuiti in centri urbani come Bologna, Verona, Roma, Cagliari, Firenze, Vicenza, Monza, Venezia, Perugia, Ferrara, Milano e Napoli.
Così si riduce il divario tra aree urbane e interne
Il servizio di rilascio e rinnovo del passaporto è stato avviato nei piccoli centri e nelle aree più remote nell’ambito del progetto Polis, l’iniziativa che prevede la trasformazione di quasi 7 mila uffici postali, situati in Comuni con meno di 15 mila abitanti, in sportelli unici di prossimità in grado di offrire numerosi servizi della pubblica amministrazione. Successivamente, grazie all’estensione dell’accordo con il ministero dell’Interno, il rinnovo e il rilascio dei passaporti è stato reso disponibile anche nelle grandi città. Oltre a semplificare la burocrazia, l’iniziativa contribuisce a ridurre il divario tra aree urbane e territori meno serviti, portando un contributo rilevante agli abitanti delle località più isolate d’Italia. Ne è un esempio Terranova di Pollino, in provincia di Potenza, dove i cittadini erano costretti a percorrere fino a 150 chilometri per ottenere il passaporto.
I dati in dettaglio
Il progetto nasce con l’obiettivo di valorizzare la capillarità della rete degli uffici postali per rendere i servizi pubblici più vicini e accessibili ai cittadini. I risultati confermano il successo dell’iniziativa. Al 31 luglio 2026 sono state presentate 256.487 richieste di rilascio e rinnovo del passaporto, di cui 198.429 presso i 6.932 uffici Polis attivi nei Comuni con meno di 15 mila abitanti, e 58.058 negli altri 431 uffici postali presenti nei grandi centri urbani. Tra i Comuni che fanno parte del progetto Polis spiccano per numeri di richieste quelli della provincia di Verona (17.123), Bergamo (15.637), Vicenza (15.412) e Monza (10.860).
Caso Delmastro, Fontana blinda le chat con Caroccia: cosa è successo
La storia delle chat tra l’ex sottosegretario Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ristoratore che attualmente sta scontando in carcere una condanna definitiva per reati di mafia, sta assumendo i contorni di una telenovela. L’ultimo colpo di scena? I commessi di Montecitorio si sono rifiutati di consegnare a Devis Dori (Avs), presidente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, le chiavi della cassaforte dove è conservato il cd con le chat.

«Insieme con altri membri della Giunta siamo all’interno degli uffici dove intendevamo accedere alla documentazione relativa al caso Delmastro, ma gli uffici hanno ricevuto indicazioni da parte della presidenza della Camera di non essere collaborativi, quindi non possiamo accedere al cd», ha dichiarato Dori. «Ho scritto al presidente Fontana per avere una sua lettera con la quale impone agli uffici formalmente di non collaborare. Finché questa lettera non arriverà staremo fermi in Giunta».

Il caos delle ultime 24 ore sulle chat di Delmastro
Il motivo del diniego? Lorenzo Fontana, presidente della Camera, ha fatto sapere che per l’accesso alle chat è necessario il parere di un’altra giunta: quella per il regolamento, che si riunirà lunedì 3 agosto. Ieri, a causa di una lettera con cui il procuratore di Roma Francesco Lo Voi informava Fontana di aver ricevuto una memoria difensiva dall’avvocato di Caroccia con un cd contenente proprio la trascrizione delle chat, era slittato il voto dell’Aula di Montecitorio che doveva decidere se approvare o respingere la richiesta dei pm di Roma di acquisire le conversazioni. Dopo lo slittamento tra le polemiche, Dori – sostenuto dal Pd e dal resto del centrosinistra – aveva dato il via libera alla consultabilità del materiale della Procura da parte dei componenti della Giunta per le autorizzazioni. La maggioranza, a sua volta, si era appellata a Fontana chiedendo la convocazione della Giunta per il regolamento, mossa che ha portato al “congelamento” della possibilità di accedere agli atti fino a lunedì, nonostante le seguenti rassicurazioni in senso contrario da parte di Dori.
Mario Adinolfi resta ai domiciliari con braccialetto elettronico
Mario Adinolfi rimane agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame rigettando l’istanza della difesa che aveva chiesto l’annullamento della misura cautelare nei confronti del giornalista e leader del Popolo della Famiglia, accusato nell’ambito dell’inchiesta della procura di Roma di truffa aggravata e continuata, esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio, abusivismo finanziario e omessa dichiarazione dei redditi. I legali di Adinolfi, che avevano richiesto di annullare la misura cautelare o quantomeno affievolirla con misure meno afflittive, come l’obbligo di dimora nel Comune di residenza o l’obbligo di firma, valuteranno ora se fare ricorso in Cassazione.
Perché Adinolfi è finito agli arresti domiciliari
Adinolfi è finito agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma sulla cosiddetta “scommessa collettiva“, un circuito di raccolta fondi da privati ai quali venivano prospettati rendimenti (fino al 40 per cento annuo) legati al betting sportivo. Ipotizzato un danno vicino ai cinque milioni di euro. A Adinolfi viene inoltre contestata anche una presunta evasione fiscale da 400 mila euro. Nelle 20 pagine di ordinanza di custodia cautelare, la gip aveva evidenziato il «concreto rischio di recidiva rispetto a nuove condotte di truffa, raccolta abusiva di capitali, delitti tributari, verosimilmente già in atto».
Nocera, c’è il buono libro
NOCERA INFERIORE. Il Comune di Nocera Inferiore conferma anche per l’anno scolastico 2026/2027 il proprio impegno a favore delle famiglie e degli studenti, con una serie di misure pensate per garantire il diritto allo studio e accompagnare bambini e ragazzi nel loro percorso formativo. A partire dal 1° agosto e fino all’8 settembre 2026, sarà possibile presentare la domanda per il contributo “Buono Libro”, destinato agli alunni delle scuole secondarie di I e II grado. La procedura sarà interamente digitale: i cittadini dovranno accedere al portale istituzionale dell’Ente utilizzando SPID o Carta d’Identità Elettronica, così da semplificare le operazioni e ridurre i tempi di gestione. Il beneficio è suddiviso in due fasce ISEE, con un limite massimo fissato a 13.300 euro, per assicurare un sostegno proporzionato alle reali condizioni economiche dei nuclei familiari. L’obiettivo è quello di garantire un aiuto concreto a chi ne ha più bisogno, riducendo il peso delle spese scolastiche e favorendo una partecipazione piena e serena alla vita scolastica. Per gli studenti delle scuole primarie, invece, vengono confermate le tradizionali cedole librarie, che consentono alle famiglie di ritirare gratuitamente i testi presso le librerie accreditate. In vista dell’avvio del nuovo anno scolastico, l’Assessorato alla Pubblica Istruzione ha già avviato un confronto operativo con le librerie del territorio, così da assicurare la disponibilità dei testi fin dai primi giorni di lezione. Una collaborazione che punta a evitare ritardi, disagi e difficoltà organizzative, garantendo a tutti gli studenti la possibilità di iniziare l’anno con il materiale necessario. “Garantire il diritto allo studio e investire nella scuola significa essere vicini alle famiglie con azioni quotidiane e concrete. – sottolinea l’assessore alla Pubblica Istruzione, Federica Fortino – Questo risultato nasce da un lavoro di squadra costante condotto dall’Amministrazione insieme ai dirigenti scolastici, al personale delle scuole, alle librerie e alle famiglie stesse, a cui va il nostro sincero ringraziamento”. Un impegno condiviso anche dalla Commissione Pubblica Istruzione, che ribadisce la centralità della scuola come motore di crescita sociale e culturale. “La scuola è il motore della nostra comunità e la base su cui si costruiscono pari opportunità. – aggiunge il presidente della Commissione, Ferdinando Padovano – Il supporto economico ai nuclei familiari in difficoltà rappresenta una priorità permanente per la nostra commissione, che continuerà a promuovere ogni strumento utile a favorire la piena inclusione scolastica”. A chiudere il quadro degli interventi è il sindaco Paolo De Maio, che evidenzia la visione strategica dell’Amministrazione: “L’investimento sulla crescita e sulla formazione delle giovani generazioni è il pilastro fondamentale del futuro di Nocera Inferiore. – conclude – Il nostro obiettivo è far sì che nessuno studente resti indietro per ragioni economiche, offrendo risposte tangibili alle esigenze delle famiglie e rafforzando la coesione sociale della città”. Tutte le informazioni dettagliate, i requisiti di accesso e le modalità di compilazione della domanda sono disponibili nell’avviso pubblico pubblicato sul sito del Comune. Per chiarimenti o assistenza, le famiglie possono rivolgersi all’Ufficio Pubblica Istruzione, attualmente operativo presso la Biblioteca Comunale al fine di essere indirizzati al meglio. Mario Rinaldi
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Crédit Agricole in Italia, nel primo semestre 2026 utile netto a 1,5 miliardi
Il Gruppo Crédit Agricole in Italia chiude il primo semestre 2026 con un utile netto di 1,053 miliardi di euro, confermando l’Italia come secondo mercato domestico del Gruppo Crédit Agricole. Guidate da Hugues Brasseur, amministratore delegato di Crédit Agricole Italia e senior country officer, le diverse linee di business hanno fatto registrare un totale dei finanziamenti pari a circa 104 miliardi di euro e una raccolta complessiva a 344 miliardi di euro. Confermato il sostegno a famiglie e imprese italiane, con masse complessive a 448 miliardi di euro (+1,7 per cento a/a).
I risultati di Crédit Agricole Italia
Anche Crédit Agricole Italia ha presentato i risultati semestrali. L’utile netto consolidato è aumentato del +2,1 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, raggiungendo i 478 milioni di euro. In crescita la base clienti, con 106 mila nuove acquisizioni (+ per cento a/a), con il canale digitale che continua a rappresentare un importante motore di sviluppo commerciale. Prosegue anche il sostegno al tessuto economico e sociale. Le erogazioni di mutui residenziali si confermano su livelli solidi, con erogazioni pari a 1,8 miliardi di euro (+1,4 per cento a/a), mentre i finanziamenti verso clientela si attestano a 67 miliardi di euro. L’aggregato risulta in aumento del +2,4 per cento a/a grazie alla performance positiva sia dei finanziamenti alle aziende (+4,9 per cento a/a) che del comparto mutui casa (+3,9 per cento a/a). La raccolta diretta ammonta a 79 miliardi di euro (+1,6 per cento a/a) e il risparmio gestito supera i 59 miliardi di euro. Rafforzato infine il supporto alle imprese, con nuovi finanziamenti a medio-lungo termine a 3,1 miliardi di euro nel semestre, in forte progressione nel confronto annuo (+17 per cento). Rilevante il sostegno nel campo degli investimenti sostenibili, con circa 960 milioni di euro di erogazioni dedicate, affiancato dall’attività del Desk Energy.
Eboli. Concerto per ricordare Matteo Ginetti
Grande successo per il revival ideato da Concetta De Luisa. Commovente il ricordo di Matteo Ginetti, giovane artista scomparso: arte, musica e solidarietà unite in una serata dedicata ai giovani. Il cuore antico di Eboli si è trasformato in un grande palcoscenico a cielo aperto con “Concept 90 – La musica che ha fatto un’epoca”, l’evento che ha riportato in scena emozioni, ricordi e le sonorità degli anni Novanta. Nella suggestiva cornice del Chiostro di San Francesco, centinaia di persone hanno partecipato a una serata capace di unire spettacolo, musica dal vivo, valorizzazione del centro storico e un profondo messaggio umano. Ideatrice della manifestazione è stata la famosa performer e cantante ebolitana Concetta De Luisa, direttore artistico del centro di formazione Concept Music Room, che ha voluto proporre un viaggio musicale attraverso i brani che hanno segnato un’intera generazione, affidandosi a decine di giovani interpreti accompagnati rigorosamente da una band dal vivo. «Gli anni Novanta stanno vivendo un grande revival – ha spiegato Concetta De Luisa – ma il nostro obiettivo non era soltanto quello di far divertire il pubblico. Volevamo riportare al centro la musica suonata dal vivo e dimostrare che ciò che sembra appartenere al passato, grazie all’arte, può tornare a emozionare». Quasi cinquanta giovani, provenienti anche da fuori Eboli, hanno lavorato con entusiasmo per settimane. La presenza dei ragazzi è stata una delle caratteristiche più significative dell’evento: giovani artisti protagonisti sul palco nelle esibizioni live. La seconda parte della serata ha poi lasciato spazio al dj set, che ha coinvolto soprattutto le nuove generazioni, trasformando il Chiostro di San Francesco in un luogo di festa, musica e aggregazione. La serata, però, è andata ben oltre il semplice revival musicale. Il momento più intenso è stato il ricordo di Matteo Ginetti, giovane artista scomparso tragicamente il primo marzo scorso in un incidente stradale. «Tutto parte dall’idea di dedicare questo spettacolo a mio nipote Matteo – ha raccontato con emozione Concetta De Luisa –. Anche lui era un artista e continuerà a vivere attraverso ciò che ha creato». Gli artisti hanno indossato magliette raffiguranti una delle opere realizzate dal giovane, poi donate anche al pubblico. Un gesto per sensibilizzare soprattutto i più giovani sul dramma delle vittime della strada. Commoventi anche le parole del padre, Girolamo Ginetti, che ha ringraziato la cugina Concetta per il pensiero riservato al figlio. Ginetti ha ricordato con commozione Matteo, dichiarandosi onorato di sostenere, attraverso la Ginetti Game Service Srl, una manifestazione rivolta ai giovani e capace di trasmettere valori autentici. Tra musica, luci, scenografie e coinvolgimento del pubblico, il Chiostro di San Francesco ha confermato la propria vocazione a ospitare eventi culturali di qualità. L’evento si è concluso tra applausi, emozioni e tanta musica, dimostrando che un semplice concerto può trasformarsi in un momento di condivisione, memoria e rinascita, nel segno dell’arte e della solidarietà. Le interviste sono state realizzate da Radio Città 105.
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Le voci su una possibile fusione tra Tesla e SpaceX
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, ad alcuni dirigenti Tesla sarebbe stato chiesto di preparare una separazione delle attività in Cina, in modo da spianare la strada alla fusione dell’azienda con SpaceX. Il patron Elon Musk, che più volte ha citato potenziali sinergie tra i due gruppi e non ha fatto mistero di voler mettere un po’ di ordine nella sua galassia di aziende, viste le persistenti frizioni geopolitiche avrebbe strutturato le attività cinesi della casa automobilistica in modo da poterle facilmente separare da quelle Usa.

La Gigafactory di Shanghai è cruciale per Tesla
Il Wsj scrive che ci sono piani per la creazione di un’entità di vendita indipendente per gestire le esportazioni all’estero dalla Gigafactory di Shanghai – lo stabilimento più grande e produttivo di Tesla – nonché l’implementazione di rigide barriere interne per limitare l’accesso dei dipendenti con sede in Cina ad altre unità aziendali. Nonostante la concorrenza di Byd, la Repubblica Popolare resta per Tesla il secondo mercato al di fuori degli Stati Uniti e Shanghai, con una capacità produttiva annua di oltre 950 mila veicoli, rappresenta uno snodo chiave per le esportazioni verso l’Europa e la regione Asia-Pacifico. Tesla, peraltro, produce in Cina oltre il 95 per cento dei componenti destinati alle Model 3 e Model Y grazie a una rete di più di 400 fornitori nazionali, senza affidarsi a una joint venture locale.
Tesla e Musk smentiscono il Wsj: «Fake news»
L’indiscrezione del Wall Street Journal secondo cui Musk starebbe valutando la possibilità di scorporare, vendere o chiudere le sue attività in Cina di Tesla per agevolare una fusione con SpaceX è stata definita «priva di fondamento» sia della filiale cinese del marchio che dallo stesso magnate, il quale su X ha scritto di «fake news».
E’ morto Franco Baresi
l calcio italiano è in lutto per la scomparsa di Franco Baresi, storica bandiera del Milan, morto all’età di 66 anni dopo aver affrontato problemi di salute nell’ultimo anno. La notizia ha suscitato grande commozione tra i tifosi e nel mondo dello sport.
Nato a Travagliato, in provincia di Brescia, l’8 maggio 1960, Baresi ha dedicato la sua intera carriera ai colori rossoneri. Cresciuto nelle giovanili del Milan, esordì in Serie A nel 1978 e rimase nel club per vent’anni, ritirandosi nel 1997. Questo legame lo ha reso un simbolo della figura della “bandiera” nel calcio moderno.
Un capitano leggendario
Capitano per quindici stagioni, Baresi fu il leader della straordinaria squadra del Milan, guidata da Arrigo Sacchi e successivamente da Fabio Capello. Con il club, conquistò sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe europee e quattro Supercoppe italiane. Al termine della sua carriera, il Milan ritirò la sua storica maglia numero 6, un omaggio ai grandi campioni.
Il Milan ha annunciato la sua scomparsa con parole toccanti, sottolineando l’importanza di Baresi per il club e per i tifosi. “Franco ci ha lasciati, ma il suo ricordo vivrà per sempre”, si legge nel comunicato. La sua ultima apparizione pubblica risale a pochi mesi fa, durante la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi invernali milanesi.
Un eroe azzurro
Oltre ai successi con il Milan, Baresi ha lasciato un segno indelebile anche con la Nazionale italiana. Partecipò alla vittoria del Campionato del Mondo in Spagna nel 1982 e fu capitano della squadra che raggiunse la finale del Mondiale del 1994 negli Stati Uniti. La sua straordinaria capacità di recupero dopo un grave infortunio al ginocchio, che lo vide tornare in campo solo 25 giorni dopo l’operazione, rimane nella memoria collettiva.
Riconosciuto come uno dei migliori difensori della storia del calcio, Baresi fu eletto “Milanista del secolo” nel 1999 e nel 2013 entrò nella Hall of Fame del calcio italiano. Negli ultimi anni, ha ricoperto il ruolo di vicepresidente onorario del Milan, continuando a rappresentare il club con orgoglio.
Con la scomparsa di Franco Baresi, il calcio perde non solo un grande campione, ma un simbolo di lealtà, professionalità e attaccamento alla maglia, qualità che lo hanno reso un punto di riferimento per generazioni di appassionati.
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Radio Salerno City: i ricordi di Tonino Saviello
Enzo Sica
Tonino Saviello, classe 50 non si smentisce e visto che è stato, si può dire, un precursore delle radio libere salernitane ma anche di molte campane questi festeggiamenti per il mezzo secolo di vita delle voci libere che sono entrate nell’etere in punta di piede ma cresciute in dismisura dal 1976 lo portano quasi alla commozione. <Diciamo che siamo stati tra i primi a credere in questo lungo percorso iniziato quasi per gioco, Ci siamo cimentati proprio per la voglia di dare voce a tante persone e penso, anzi sono convinto che dopo tanti anni posso ritenermi davvero soddisfatto del mio percorso nella radiofonia. Settantasei anni, un inizio con la mitica Radio City di Peppe Pompamea ma poi nel suo curriculum vitae entrano anche altre emittenti: Radio Napoli, radio diffusione Campania, radio Principe di Scafati che per Tonino, quest’ultima emittente nella quale ha collaborato, fu per lui una vera e propria innovazione. <Si ricordo perfettamente quando nacque che pochi credevano che si potesse andare avanti ma la mia determinazione con quella di altri amici mi ha consentito di rendere importante anche quella radio> Ma torniamo all’inizio, Tonino. Cosa facevate inizialmente a Radio City e come si diffuse benissimo questa vostra emittente sul nostro territorio? <Ti sembrerà strano ma ci buttammo, come si dice in gergo, sulle telefonate dei tifosi della Salernitana nel dopo gara. Si giocava ancora al Vestuti ma questa iniziativa fu molto apprezzata dallo stesso Pompamea che mi fece subito gli elogi perché, diceva, la mia voce era veramente radiofonica. Quindi andammo avanti con queste prime cose e poi continuammo con molte trasmissioni notturne nelle quali tanti radioascoltatori ci chiedevano di mettere le canzoni per dediche a moglie e fidanzate. Era il tempo iniziale del boom della radiofonia che nella nostra città e anche in provincia prese piede benissimo. Ricordiamo emittenti come Radio Salerno 1 con la voce bella e suadente di Ketty Volpe e di tanti altri collaboratori, Radio Diffusione Campania di Umbertino, Radio Panorama, Radio Tris, Radio Onda Libera, poi venne Radio Bussola 24 di Teodoro Maffia, Nino Senatore e Gino Sarli, Radio Napoli 1 di Enzo Siano,, Radio Gamma, Radio Mpa a Palomonte che ha ancora nello stakanovista Gerardo Caputo che è stato premiato proprio in questa festa dei 50 anni delle emittenti libere per la sua eccezionale dedizione rappresentando un punto di forza di queste nostre emittenti che, come ha detto Tonino, si facevano largo nel mondo dell’etere. <Il fatto che ci abbiamo sempre creduto nel lungo percorso intrapreso – dice ancora Tonino – è anche una dimostrazione di come l’emittenza libera ha dato spazio anche a chi magari non lo poteva avere. E parlo dei detenuti ai quali davamo spazio e soprattutto quella forza che dovevano avere per superare i difficili e delicati momenti. Pensa che ho anche realizzato due lavori letterari che si chiamano <Spiragli di libertà> e <Liberi dentro> per dare voce a queste persone. Che ci scrivevano e noi abbiamo allestito una rubrica in radio che si chiamava <spirito di libertà> proprio per dare voce a queste persone che attraverso la nostra emittente potevano esprimere il loro pensiero, la loro voce>. E siete stati anche ospiti a Piazza Italia in Rai, se non sbaglio, da Giancarlo Magalli? <Si il suo invito ci giunse quasi inaspettato. Aveva sentito parlare della nostra emittente, della dedica con quella rubrica che c’era proprio per i detenuti e volle che raccontassimo come era nato tutto ciò. E devo dire che la gratificazione in quella circostanza fu davvero eccezionale per tutti noi> Cosa dire di più carissimo Tonino dopo questa bella chiacchierata nella quale abbiamo ripercorso un passato ormai lontano e soprattutto quale sarà il futuro di questa emittente libera? <Che le radio libere sono sempre vissute dando spazio alla semplicità e andranno avanti in questo modo. Il boom non era previsto ma inizialmente tutti noi che abbiamo iniziato lo abbiamo fatto sempre con la voglia di divertirci, di essere vicino al radioascoltatore, di dargli voce. Pensa che dopo cinquant’anni mi diverto ancora con le dirette su facebook o anche organizzando feste di piazza con cantanti napoletani nella nostra Regione. Però quello che mi ha dato la radiofonia libera rimarrà sempre un pezzo di storia importante nel mio cuore anche se è trascorso mezzo secolo.
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La morte di Franco Baresi sulla stampa estera
Il calcio italiano è in lutto per la scomparsa di Franco Baresi. Una notizia che, vista la caratura del personaggio, ha trovato ampio spazio anche sulle principali testate sportive straniere. L’Equipe apre l’edizione online col titolo: «Baresi, la scomparsa di un precursore». Un riferimento alla modernità del gioco del numero 6 rossonero, un difensore centrale molto avanti rispetto ai suoi tempi. «Libero italiano di grande eleganza e incarnazione della grande squadra del Milan di fine Anni 80», lo ricorda poi nel pezzo la testata francese. Lo spagnolo Marca titola: «È morto Franco Baresi, leggenda eterna del Milan e del calcio italiano», definendo poi l’ex capitano rossonero «uno dei più grandi difensori della storia». Nell’articolo dedicato alla sua scomparsa si legge poi: «Baresi è stato molto più di un difensore straordinario. È stato il grande capitano di un Milan leggendario, il leader di una generazione che ha trasformato i rossoneri in una potenza del calcio europeo e in una delle squadre più memorabili di tutti i tempi».
Anche As ha dedicato un lungo articolo alla scomparsa di Baresi: «Il suo numero 6 passerà alla storia. Nessuno nel mondo del calcio l’ha mai indossato con maggiore eleganza. È stato un elemento imprescindibile sia per il Milan di Arrigo Sacchi che per quello di Fabio Capello. Le sue doti difensive, il portamento unico e la tecnica nel trattare il pallone hanno fatto sì che la sua figura trascendesse lo sport stesso. Una vera icona». Della scomparsa di Baresi, ovviamente, scrivono anche Mundo Deportivo e – passando al Portogallo – A Bola. La leggenda del calcio italiano non è stata solo ricordata e omaggiata dai giornali sportivi stranieri, ma anche dalle principali testate generaliste e dalle più importanti agenzie di stampa estere. «In un’epoca dominata da difensori fisici, Baresi si distinse per la sua lettura del gioco, ridefinendo il ruolo di libero e coniugando autorevolezza difensiva e capacità di avviare l’azione dalle retrovie», ha scritto la Reuters. Il Telegraph ha definito Baresi «uno dei migliori giocatori della sua generazione».
Trump: «Accordo storico su disarmo completo di Hamas»
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. «Si tratta di un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature. Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza internazionale di stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini», ha aggiunto il tycoon. La conferma dell’intesa è arrivata anche da alcuni responsabili di Hamas. Il vertice sulla fase 2 della tregua si terrà presto al Cairo, riportano alcune fonti.

Disagio psichico, Vaia: Serve una prevenzione
«Di fronte a fatti di cronaca che coinvolgono persone con disagio psichico è necessario evitare contrapposizioni ideologiche e attendere l’accertamento dei fatti. Più che dividersi, dobbiamo riflettere su ciò che questi episodi ci dicono della società e sulle risposte che siamo chiamati a costruire». Lo ha detto il professor Francesco Vaia, componente vicario dell’Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità ed ex direttore generale della Prevenzione sanitaria del Ministero della Salute, intervenendo a Non Stop News su RTL 102.5. Secondo Vaia, la cronaca impone di affrontare il tema del crescente disagio psicologico, dei disturbi psichiatrici e delle condizioni del neurosviluppo, fenomeni che interessano l’intera popolazione ma preoccupano soprattutto per il loro impatto su bambini e giovani. «L’aumento delle diagnosi dei disturbi dello spettro autistico è certamente legato anche a una maggiore capacità diagnostica, ma impone una riflessione più ampia. Occorre inoltre respingere con fermezza ogni teoria priva di basi scientifiche, come quella che collega i vaccini all’autismo». Vaia ha sottolineato la necessità di rafforzare la prevenzione, semplificando l’accesso ai servizi, sostenendo le famiglie, garantendo continuità assistenziale e promuovendo una formazione congiunta tra operatori sanitari e forze dell’ordine per la gestione delle situazioni più complesse. Richiamando la legge Basaglia, ha evidenziato come alla chiusura dei manicomi avrebbe dovuto accompagnarsi un più forte sviluppo dei servizi territoriali, dell’abitare assistito e del supporto alle famiglie. Ha inoltre ricordato il Piano nazionale sulla salute mentale predisposto durante la sua esperienza al Ministero della Salute, ribadendo l’importanza della sua piena attuazione da parte di Regioni ed enti locali. Infine, Vaia ha ricordato che l’autismo è una condizione del neurosviluppo e non una patologia psichiatrica, sottolineando come gli anni della pandemia abbiano aggravato il disagio giovanile, anche a causa dell’isolamento sociale e dell’uso sempre più intenso degli strumenti digitali. «La salute mentale riguarda tutta la comunità. Scuola, famiglie, servizi sociali, sanità e istituzioni devono lavorare insieme per intercettare il disagio prima che diventi emergenza e costruire una rete di prevenzione realmente efficace», ha concluso.
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Emergenza migranti a Ceuta, scontro Roma-Madrid su Schengen
Migliaia di migranti provenienti da Marocco e Algeria hanno raggiunto a nuoto Ceuta, l’enclave spagnola in Marocco, porta d’ingresso dell’Europa in Africa, causando una vera e propria emergenza. Nel giro di poche ore una valanga di persone, soprattutto ragazzi, si è ammassata sul lato marocchino del confine con Ceuta, per poi buttarsi in mare e circumnavigare a nuoto il piccolo molo delimitato da una rete che si inoltra in acqua solo per pochi metri a dividere i due Paesi. Quando l’afflusso si è fatto particolarmente intenso, in molti hanno iniziato a superare il confine anche via terra, percorrendo il molo dal lato marocchino, aggirandone la recinzione sulla punta e poi ripercorrendolo in direzione opposta sul lato spagnolo. Mentre Bruxelles segue l’evoluzione della crisi e assicura il massimo impegno per proteggere le frontiere dell’Unione europea, l’esecutivo italiano si è detto pronto a sospendere il trattato di Schengen con la Spagna. Una posizione che ha irritato Madrid, che ha risposto convocando il nostro ambasciatore.
Lo scontro tra Tajani e Albares
«Sono favorevole alla chiusura dello spazio Schengen con la Spagna e ho piena fiducia nell’operato del ministro Piantedosi. L’immigrazione irregolare e incontrollata rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale. Le immagini che arrivano da Ceuta dimostrano come la scelta del Governo di Madrid di dare la cittadinanza spagnola, quindi europea, ad oltre 500 mila immigrati irregolari sia profondamente sbagliata e incentivi il traffico di essere umani», aveva scritto il ministro degli Esteri Antonio Tajani, causando l’ira del suo omologo spagnolo.
«Questo messaggio del ministro degli Esteri di un Paese amico e partner da cui ci aspettiamo solidarietà europea e non demagogia partitica è indegno», aveva risposto José Manuel Albares.
Addio a Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale
Stavolta purtroppo non è una fake news: è morto a 66 anni Franco Baresi, leggenda del Milan e della Nazionale. Ad annunciarlo è stata la società rossonera, alle 7:31 di stamattina: «La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del dna e del cammino di tutto il Club». Baresi, che nel 2025 era stato operato per un nodulo polmonare, ha collezionato 719 presenze ufficiali con il Milan, vincendo sei scudetti e tre Coppa dei Campioni, senza lasciare il club nemmeno negli anni bui della Serie B, mentre in Nazionale ha disputato 81 gare vincendo il Mondiale 1982 (pur senza scendere in campo).
La Storia del Milan è in lacrime per la scomparsa di Franco Baresi. Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club. Le condoglianze che AC Milan porge alla famiglia tutta… pic.twitter.com/a8wNOCUc2o
— AC Milan (@acmilan) July 31, 2026
La straordinaria carriera di Franco Baresi
All’anagrafe Franchino, Baresi era nato a Travagliato (Brescia) nel 1960. Tifoso dell’Inter, a 14 anni era entrato nelle giovanili del Milan facendo il percorso contrario del fratello maggiore Beppe, di fede rossonera ma ingaggiato dall’Inter. Il “Piscinin” – “piccolino” in dialetto milanese – aveva esordito col Milan nell’aprile 1978 con Nils Liedholm in panchina, per poi affermarsi come titolare nella stagione successiva, terminata con la conquista dell’agognato decimo scudetto rossonero. Negli anni successivi sarebbe sceso due volte in Serie B col Milan: la prima volta a causa del Totonero, mentre nella seconda occasione la retrocessione arrivò sul campo. In mezzo la promozione a capitano rossonero (a soli 22 anni) e la vittoria della Coppa del Mondo nel 1982 (da riserva di Gaetano Scirea, senza mai scendere in campo).
Rimasto fedele al Milan, Baresi era ormai una colonna del club quando nel 1986 arrivò Silvio Berlusconi: negli anni successivi, prima con Arrigo Sacchi e poi con Fabio Capello in panchina, avrebbe alzato da capitano trofei su trofei. Per quanto riguarda la Nazionale, dopo la delusione di Italia 90 Baresi disputò il campionato del mondo 1994 negli Usa con la fascia di capitano al braccio: infortunatosi al menisco contro la Norvegia nei gironi, contro ogni aspettativa dopo soli 25 giorni tornò in campo nella finale contro il Brasile. E fu, purtroppo, il primo a sbagliare dal dischetto: un errore a cui fece seguito un pianto inconsolabile. A giugno del 1997 l’addio al calcio giocato: il Milan, senza esitare, decise di ritirare il suo numero 6 di Baresi, che da “Piscinin” era diventato “Kaiser Franz”. Successivamente era entrato nei quadri dirigenziali rossoneri, tradendo il Diavolo solo per una breve esperienza (81 giorni) al Fulham, in Inghilterra.
Il cordoglio del mondo del calcio e non solo
Dalle istituzioni ai club, passando per ex compagni, avversari e tifosi: in tantissimi stanno piangendo Baresi. «Il calcio italiano perde una delle sue leggende, un campione straordinario che in tutta la sua carriera ha indossato solo due maglie, quella del Milan e quella azzurra. Una scelta romantica, che lo ha fatto entrare di diritto nel cuore dei tifosi e di milioni di italiani», ha dichiarato Giovanni Malagò, presidente della Figc. «Lo ricorderemo come merita in occasione delle prossime partite della Nazionale, quella Nazionale per la quale ha sempre dimostrato un attaccamento eccezionale diventandone uno dei simboli più gloriosi».
Addio a Franco Baresi, protagonista delle grandi sfide del Derby di Milano e una delle figure che più hanno definito la storia della rivalità. Capitano, uomo squadra e bandiera del Milan, ha vissuto ogni confronto con l’Inter tra competizione e rispetto, dentro una sfida che ha… pic.twitter.com/huovhsR5gG
— Inter(@Inter) July 31, 2026
Messaggi di cordoglio sono arrivati da numerosi club: dall’Inter («Capitano, uomo squadra e bandiera del Milan, ha vissuto ogni confronto con l’Inter tra competizione e rispetto, dentro una sfida che ha scritto pagine indimenticabili del calcio italiano»,) alla Juventus («Ci sono persone che, con il loro talento, entrano nella storia. E altre che, con la loro umanità, vi restano per sempre. Franco Baresi è stato entrambe le cose»), fino alla Roma e alla Lazio.
Con la scomparsa di Franco Baresi, l'Italia perde non solo uno dei più grandi campioni della sua storia sportiva, ma anche un esempio di lealtà, serietà e dedizione.
— Giorgia Meloni (@GiorgiaMeloni) July 31, 2026
Capitano del Milan e della Nazionale, ha indossato gli stessi colori per un'intera carriera, vivendo la fedeltà… pic.twitter.com/MAWRCb4HQQ
Così Giorgia Meloni: «Con la scomparsa di Franco Baresi, l’Italia perde non solo uno dei più grandi campioni della sua storia sportiva, ma anche un esempio di lealtà, serietà e dedizione. Capitano del Milan e della Nazionale, ha indossato gli stessi colori per un’intera carriera, vivendo la fedeltà come un valore e la fascia come una responsabilità. Ha dimostrato che si può diventare leggenda senza mai smettere di essere un punto di riferimento, dentro e fuori dal campo».
Il 19 novembre 1995 ho esordito in Serie A contro il Milan. Avevo 17 anni e dall'altra parte c'era il capitano di quella squadra: Franco Baresi.
— Gianluigi Buffon (@gianluigibuffon) July 31, 2026
Per un ragazzo della mia età, trovarsi in campo contro campioni come lui era qualcosa di incredibile. Da quel giorno ho avuto ancora… pic.twitter.com/dxczczBvGw
La solitudine di Mattarella: esiste ancora un partito del Presidente?
Talmente super partes da essere solo. Sergio Mattarella consegna alla politica e ai cittadini la sua riflessione prima della pausa estiva e ricorda per cinque volte nel suo saluto all’Associazione stampa parlamentare per la cerimonia del Ventaglio che il ruolo che la Costituzione gli assegna è quello di un arbitro fuori da ogni contesa politica. Una posizione un po’ voluta dal capo dello Stato per tutelare le sue prerogative, un po’ figlia degli attuali partiti, nessuno dei quali si sente più “il partito del Presidente” come era in passato. E così si trova, a pochi giorni da una breve vacanza in montagna, a tre anni scarsi dalla fine del mandato e a un anno dalle elezioni, a bacchettare sia la destra sia la sinistra, sia governo sia opposizione, non nascondendo la sua preoccupazione per un clima di scontro in cui basta una scintilla per accendere la violenza.

La bacchettata al centrodestra su Roggero e sulle politiche migratorie
Al governo, che lo ha strattonato sul caso Roggero, il capo dello Stato ricorda che le leggi ad personam, magari alla rincorsa di un caso di cronaca e per fare un po’ di propaganda, non rafforzano la sicurezza ma portano «all’abdicazione dello Stato». E a quei partiti euroscettici ed eurocritici, da FdI alla Lega fino ora a Futuro nazionale, rimprovera di essere i primi a frenare quando Bruxelles cerca di accelerare su un dossier, ostacolando «in ogni modo e circostanza, la possibilità di strumenti decisionali e operativi più efficaci». Mattarella lamenta anche le politiche migratorie concentrate solo sui risvolti di illegalità ed emergenza e, citando Papa Leone XIV, chiede all’esecutivo «interventi di strategia di governo del fenomeno», magari senza dimenticare i tanti italiani, soprattutto giovani, che se ne vanno all’estero «non per scelta ma per necessità». E spera che si faccia ripartire il lavoro della commissione di Vigilanza Rai, paralizzata da un mese dopo aver tenuto per un anno in stand by il rinnovo dei vertici.

E al centrosinistra per le esitazioni nel condannare la violenza
Ma Mattarella non risparmia nemmeno le opposizioni, a volte tiepide o distratte o lente nel condannare senza appello ogni forma di violenza politica e sociale. «Non è accettabile che si faccia strada la convinzione che, se le proprie posizioni risultano minoritarie all’interno della società, sia giustificabile il ricorso a forme di violenza», che è invece «virus letale della democrazia». Davanti a quel che è avvenuto in Val di Susa, ultimo esempio di scontri nelle strade e nelle piazze, «non è accettabile alcuna esitazione né circospezione nel condannare e contrastare simili comportamenti aggressivi». Non esistono insomma ‘compagni che sbagliano’ perché «chi pratica, chi predica, chi giustifica» la violenza «aggredisce la Costituzione» e non può dirsene paladino.

L’invito bipartisan alla misura
Dunque, dopo aver distribuito fendenti a destra e a manca, il presidente mette tutti in riga alle prime mosse di una campagna elettorale che al momento pare «intempestiva», come a dire “siete partiti un po’ troppo presto a incornarvi, si vota tra un anno”. Innanzitutto una sottolineatura bipartisan (nel senso che in entrambi gli schieramenti ci sono partiti ostili) sul fatto che una difesa comune europea «non rappresenta una minaccia per nessuno, non mira alla guerra: al contrario è strumento per garantire la pace». Poi la constatazione che il dibattito sulla riforma elettorale si sta dipanando su mille direttrici tranne una, forse la più importante: la lotta all’astensionismo. Pare poco utile cercare strani meccanismi per strapparsi un voto in più o in meno se non va alle urne nemmeno la metà degli elettori. Ma quel che preoccupa Mattarella, sopra tutto, è la sordità reciproca. All’estero, negli Usa, la chiamano polarizzazione, ma lì i partiti sono solo due. In Italia il capo dello Stato lo descrive come «una sorta di rifiuto sdegnato non di condividere ma di ascoltare le opinioni altrui: non ci si può sorprendere che ne derivi un clima di reciproca intolleranza, di avversione fanatica che contribuisce a seminare germi di violenza». Senza voler arrivare alla teoria dei cattivi maestri, i politici dovrebbero per primi misurare le parole, pur nell’asprezza del confronto politico, sapendo che su alcuni temi serve una condivisione, dalla politica estera alle regole istituzionali.

Così super partes da essere solo
«Nelle Camere i rispettivi presidenti sono organi di garanzia, ricoperti comunque da esponenti politici. Diversa è la posizione del Presidente della Repubblica, estraneo alla dialettica tra le forze politiche», butta poi là Mattarella, sempre più super partes, sempre più solo nel palazzo, sempre più popolare tra i cittadini, che non vorrebbe essere l’ultimo a interpretare la presidenza come un ruolo di garanzia.
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Tredici anni fa Giorgio Napolitano accettando la rielezione aveva parlato di sordità dei partiti e di una serie «imperdonabile» di mancate decisioni. Ora Mattarella, che ci ha abituato a un diverso linguaggio, si augura che «le tensioni elettorali non sottraggano attenzione ai problemi che riguardano la vita quotidiana dei nostri concittadini». Mutatis mutandis, l’appello è quasi lo stesso e parla a tutta la politica.
Perché Calenda rischia di essere il peggior nemico di se stesso
Le scuse sono durate soltanto le prime righe di un tweet. Carlo Calenda prende le distanze dal dirigente di Azione che ha chiamato Matteo Salvini «handicappato»: grave, moralmente sbagliato, punto. Sembrava dovesse finire qui, invece era solo l’incipit. Poi infatti sono venute le altre righe, e lo stesso Calenda che come trasfigurato annega le scuse in una sequela di insulti al leader leghista: «Inetto, ignorante, incapace, impreparato, ipocrita, inadatto, inutile». Sette aggettivi in fila, come se stesse svuotando un cassetto pieno di frustrazioni accumulate. Il fatto di essere d’accordo con lui non giustifica l’iperbolico scarto della narrazione. Calenda perde la misura, si disunisce.
Mi scuso a nome di @Azione_it con Salvini per l’uso di questo termine. E’ una cosa grave, moralmente sbagliata e anche inutile quando, per descrivere Matteo, si possono usare parole come: inetto, ignorante, incapace, impreparato, ipocrita, inadatto, inutile..e questi sono solo… pic.twitter.com/CKLIZC9Bh2
— Carlo Calenda (@CarloCalenda) July 29, 2026
Su X il dottor Calenda lascia il posto a Mr. Hyde
È questo doppio registro che racchiude il ritratto dell’autore. Dentro quel tweet c’è tutto il suo mistero: un caso di sdoppiamento della personalità, il dottor Jekyll e Mr. Hyde che in lui convivono. C’è un Calenda che, visto di persona, appare un politico umorale ma preparato, capace di discutere di industria, di energia, di conti pubblici con una competenza che gli viene riconosciuta anche dagli avversari. Poi arriva il momento in cui si cimenta su X. E lì il dottor Calenda lascia il posto a Mr. Hyde. Basta una notifica, un tweet contro che gli va di traverso, il commento di un presunto filoputiniano, e scatta la metamorfosi. Il politico preparato ingaggia polemiche furibonde che non risparmiano nessuno, neanche sconosciuti utenti con una manciata di follower, e si trasforma in un leone da tastiera, aggressivo e sempre bisognoso di avere l’ultima parola. Come se ogni messaggio fosse una sfida personale ad annichilire chi gli replica osando dissentire dalla sua visione del mondo.

L’autorevolezza si consuma tweet dopo tweet
A quel punto la gerarchia delle priorità si ribalta all’istante. La critica documentata e minuziosa a Stellantis può aspettare, la proposta sull’energia anche. Prima c’è da rispondere a quei tweet. Non importa se il ragionamento è solido: conta chiudere il botta e risposta, infliggere l’ultimo aggettivo, dimostrare che lui ha ragione. Ma il problema è che in politica, e soprattutto sui social, avere ragione non basta. Spesso anzi non serve a niente. Il risultato lo proietta in un corto circuito continuo. Il dottor Calenda cerca di costruire autorevolezza, parla agli elettori che potrebbe conquistare puntando a convincere chi è disposto ad ascoltarlo. Calenda Mr. Hyde la consuma, tweet dopo tweet, ingaggiando corpo a corpo verbali con persone che non lo voterebbero comunque. Non è solo narcisismo, anche se una dose non gli manca. È soprattutto l’illusione che una buona argomentazione possa ancora cambiare la testa di chi legge, e la conseguente rabbia verso chi non ne comprende i motivi. Peccato che i social funzionino al contrario: lì non vince chi spiega meglio, vince chi tiene alta la polemica. E Calenda, quasi sempre, ci casca in pieno. Così ogni ragionamento sui social viene ingabbiato nella logica del virulento botta e risposta, oscurato dall’ennesimo litigio e sepolto sotto una valanga di commenti. La competenza resta, il rumore la copre.

Sui social emerge sempre la faccia sbagliata
Il vero problema non è che Calenda abbia due facce. È che su X viene sempre fuori quella sbagliata. Fuori dai social è un politico preparato e con la battuta pronta che a volte lo fa apparire persino divertente. Dentro i social diventa un’altra persona: nervoso e incarognito nei confronti del malcapitato che ha messo nel mirino. È come se la tastiera tirasse fuori una versione di lui che, nella vita reale, chi lo frequenta pur nell’iracondia del suo carattere faticherebbe a riconoscere. Così alla fine viene da chiedersi se non ci sia anche una vena di masochismo che ogni volta che apre X lo trasforma nel peggior nemico di se stesso. O, per dirla con Stevenson: quanto a lungo potrà credere di essere ancora il dottor Jekyll, quando tutti vedono in lui solo mister Hyde.
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Cinema: Fantascienza cinema e tv in arrivo in agosto coi nuovi film di Abrams e Scott
Agosto meno piatto del solito con l'uscita tra l'altro dei nuovi film di J.J. Abrams e di Ridley Scott, La fine di Oak Street e The Dog Stars.
Tradizionalmente in agosto poche uscite, sia in tv che al cinema, ma da qualche anno la situazione sta un po' cambiando. Quest'anno abbiamo l'uscita di due film potenzialmente di successo, come La fine di Oak Street prodotto da J.J. Abrams e il post-apocalittico The Dog Stars diretto da Ridley Scott. Ghost in The Shell 4 agosto, serie tv animazione, Prime Video. Nuova serie animata tratta dal leggendario manga cyberpunk di Masamune Shirow. Ambientato in Giappone nel 2029, il film vede Motoko Kusanagi, un cyborg, alla guida di un’unità di... - Leggi l'articolo
CINEMA - SERIE TV - Cinema - 31 luglio 2026 - articolo di S*
Premi e concorsi: Premio Italia 2026, i finalisti
Finito lo spoglio dei voti della prima fase del Premio Italia 2026. Ecco i finalisti. Due settimane per il voto per la fase finale, e a Genova la premiazione
Trecentosessantaquattro i voti per la prima fase del Premio Italia 2026, terzo maggior numero per la prima fase (dopo il 2019 e il 2025). Tra i finalisti come sempre molti candidati attesi ma anche qualche novità interessante. La votazione per eleggere i vincitori parte sabato 1 agosto: chi è registrato al voto riceverà i dati di accesso (ma può usare anche lo stesso link inviato per la prima fase; in ogni caso, potrà recuperarli direttamente dalla home page del sito, www.premioitalia.org). Si potrà votare per tutto il mese, fino al 31... - Leggi l'articolo
LIBRI - Premi e concorsi - 31 luglio 2026 - articolo di S*


























































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