Xi a Trump: «La gestione errata di Taiwan può portare a un conflitto»

Sono tanti i temi sul tavolo dell’atteso bilaterale di Pechino tra Xi Jinping e Donald Trump: dai dazi ai chip, fino alle terre rare e alla guerra all’Iran, senza dimenticare la questione di Taiwan. Sollevata in apertura dell’incontro dal presidente cinese, che l’ha definita «la più importante nelle relazioni tra Pechino e Washington», per poi avvertire: «Se gestite bene, le relazioni bilaterali possono garantire una stabilità generale. Se gestite male, i due Paesi potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l’intero rapporto sino-americano in una situazione molto pericolosa». L’indipendenza di Taiwan e la pace nello Stretto di Formosa, ha ribadito Xi, «sono incompatibili».

Xi cita la trappola di Tucidide e le guerre del Peloponneso

«Se Cina e Stati Uniti riusciranno a superare la “trappola di Tucidide” e a inaugurare un nuovo paradigma nelle relazioni tra le grandi potenze; se saremo in grado di unire le forze per affrontare le sfide globali e infondere maggiore stabilità nel mondo; se saremo in grado di rispondere al benessere dei nostri due popoli e al futuro e al destino dell’umanità, e di creare insieme un futuro radioso per le relazioni bilaterali: queste, si potrebbe dire, sono domande di storia, domande del mondo e domande dei popoli», ha dichiarato inoltre Xi. La “Trappola di Tucidide” è un concetto geopolitico che descrive la tendenza strutturale al conflitto quando una potenza emergente minaccia di spodestarne una egemone consolidata. L’espressione, coniata dal politologo Graham Allison, trae ispirazione da Guerra del Peloponneso di Tucidide, resoconto del conflitto che si tenne nel V secolo a.C. tra Atene (in ascesa) e Sparta (già una potenza).

Xi a Trump: «La gestione errata di Taiwan può portare a un conflitto»
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Trump smorza: «Avremo un futuro fantastico insieme»

Da parte sua, Trump durante i saluti iniziali del bilaterale ha parlato di «fantastico rapporto» con Xi, definendo il presidente cinese «un grande leader» di cui ha «enorme rispetto», aggiungendo: «Avremo un futuro fantastico insieme». È la prima visita di un presidente americano in Cina da quella compiuta dallo stesso Trump a novembre del 2017. Tra gli obiettivi principali della Casa Bianca possibili accordi nei settori dell’agricoltura e, probabilmente, la conferma di un maxi ordine di aerei Boeing da parte di Pechino.

Tribunale Usa sospende le sanzioni di Trump contro Francesca Albanese

Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni unite sui territori palestinesi occupati, ha annunciato che un tribunale del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte a suo carico dall’amministrazione Trump. In un post su X, Albanese ha riferito che il giudice ha stabilito che «tutelare la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico», ringraziando la figlia e il marito «per essersi fatti avanti per difendermi, e tutti coloro che hanno fornito aiuto finora». Il giudice Richard Leon ha concesso l’ingiunzione in risposta a una causa intentata dalla sua famiglia, che aveva descritto il grave impatto che le sanzioni avevano sulla loro vita e sul loro lavoro, inclusa la possibilità di accedere alla loro abitazione nella capitale federale. In particolare, Leon ha ritenuto che le sanzioni potrebbero costituire una violazione dei diritti garantiti dal primo emendamento ad Albanese e ai suoi familiari. ù

Rifiuti tossici, Silvestri attacca

«Prendo atto delle dichiarazioni rese dal Consigliere delegato all’Ambiente, Castelluccio, a margine dell’intervento di rimozione dei rifiuti abbandonati in Litoranea. Alla luce di tali dichiarazioni, si rende quantomeno necessario e opportuno chiarire alcuni aspetti al Consigliere», ha dichiarato Silvestri. «Dall’accesso agli atti che ho effettuato in data 9 aprile scorso emerge inequivocabilmente un dato oggettivo che smentisce la tesi dell’“allarmismo” paventata dal Consigliere: i rifiuti abbandonati sono classificati come “rifiuti speciali pericolosi”, con codici HP7 – cancerogeni – e HP14 – ecotossici. Pubblico, a tal proposito, uno stralcio del documento rilasciato dal laboratorio specializzato che ha eseguito le analisi sui rifiuti abbandonati. Il Consigliere delegato all’Ambiente, riferendosi proprio all’accesso agli atti, ha dichiarato chiaramente: “La verità è che non avete trovato nulla”, invitando anche a renderli pubblici integralmente. Dalle analisi, come si può constatare, emerge esattamente il contrario. Quando un rischio di questo tipo viene accertato, non si può parlare di “narrazione” né di “bomba ambientale” creata ad arte. Si parla di salute pubblica e di obblighi di legge». L’esponente dell’opposizione ha poi ricordato che «il rimorchio contenente tali rifiuti è rimasto sotto sequestro per mesi. In otto mesi, le coperture si sono progressivamente deteriorate e rimosse a causa delle intemperie. I rifiuti speciali pericolosi sono rimasti all’aria aperta, esposti al vento, e parte del materiale è finita anche sul terreno circostante. In una situazione del genere – con il mezzo sottoposto a sequestro – il compito del Consigliere delegato all’Ambiente era chiaro: informare immediatamente la Procura della Repubblica, titolare delle indagini, affinché fosse resa edotta della situazione e potesse autorizzare interventi di messa in sicurezza dei rifiuti speciali pericolosi» – ha aggiunto. «Il Consigliere delegato all’Ambiente ha informato la Procura? Inoltre, a partire dal dissequestro del 20 gennaio 2026, il suo compito era altrettanto chiaro: attivare immediatamente azioni volte a mettere in sicurezza il rimorchio, senza attendere l’intervento del deputato Borrelli, avvenuto a metà marzo. Di fatto, la messa in sicurezza dei rifiuti speciali pericolosi presenti sul rimorchio, con il ripristino delle coperture, è avvenuta soltanto dopo l’intervento del deputato. Perché il Consigliere delegato all’Ambiente non è intervenuto prima?» «Chiarito tutto questo, va detto che la rimozione avvenuta nei giorni scorsi è il risultato di un percorso amministrativo che ha dovuto seguire le proprie tempistiche: predisposizione della gara d’appalto, termini per la presentazione delle offerte, valutazione delle stesse, aggiudicazione e così via. Tutte fasi che richiedono tempi tecnici precisi». E ancora: «Non si può però riscrivere la storia. Chi ha denunciato, seguito questa vicenda in tutte le sue fasi, chi ha chiesto trasparenza e informato i cittadini del rischio ambientale e sanitario non ha creato allarmismo: ha semplicemente svolto il proprio dovere. Ai cittadini non servono comunicati finalizzati a sminuire chi solleva un problema. Servono atti chiari, interventi tempestivi e, soprattutto, la verità documentale», ha concluso il consigliere di FdI.

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Altro che Iran, la vera minaccia per Trump è l’aumento del costo della vita

Prima di salire sull’Air Force One diretto a Pechino, Donald Trump ha messo in chiaro di non essere preoccupato «nemmeno un po’» dell’inflazione cresciuta più delle attese e dei prezzi della benzina schizzati alle stelle (almeno per gli standard Usa), dicendosi convinto che tutto tornerà alla normalità una volta terminata la guerra contro l’Iran. Sarà. Ma i fatti dicono che il presidente americano è volato da Xi Jinping in un periodo di crisi economica tra i più cupi della sua permanenza alla Casa Bianca, con un Paese duramente colpito dall’aumento del costo della vita. Una minaccia gravissima in vista delle elezioni di metà mandato di novembre, ben più del nucleare di Teheran.

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La corsia di un supermarket Walmart negli Usa (Ansa).

I prezzi stanno crescendo più degli stipendi

Secondo il Bureau of Labour Statistics, i prezzi al consumo hanno registrato nel mese di aprile un aumento dello 0,4 per cento su base mensile, superiore al +0,3 stimato dal mercato, dopo il +0,2 di marzo. Su base annua, l’inflazione è arrivata al 3,8 per cento: per la prima volta in tre anni, i prezzi stanno crescendo più velocemente dei salari (cresciuti del 3,6 per cento), annullando i guadagni in termini di potere d’acquisto reale.

Negli Usa è salita alle stelle persino la benzina

Il prezzo medio della benzina è ora vicino a 4,50 dollari al gallone, che equivale a 3,7 litri. Costo che sarebbe ottimo per gli italiani, ma non per gli statunitensi, che un anno fa per un gallone pagavano 3,14 dollari. Per alleviare la pressione sugli automobilisti, Trump sta valutando una sospensione temporanea della tassa federale sulla benzina.

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I prezzi della benzina a un distributore negli Usa (Ansa).

Il debito delle famiglie ha raggiunto il massimo storico

Secondo i nuovi dati pubblicati dalla Federal Reserve, il debito delle famiglie statunitensi, che si affidano sempre più a carte di credito e prestiti per assorbire l’aumento dei costi, ha raggiunto il massimo storico di 18.800 miliardi di dollari nei primi tre mesi del 2026. Axios scrive che gli americani hanno subito un aumento dei prezzi al consumo di quasi il 30 per cento dal 2020, cioè dall’inizio della pandemia di Covid: un costo cumulativo che non si è mai completamente riassorbito. E a marzo il tasso di risparmio personale è sceso al 3,6 per cento: si tratta del livello più basso dal 2022, dovuto al fatto che le famiglie a basso reddito hanno utilizzato i propri risparmi per coprire le spese essenziali.

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La Federal Reserve (Imagoeconomica).

L’accelerata del debito pubblico dal suo ritorno al potere

A questo si aggiunge un debito pubblico federale che supera i 39 mila miliardi di dollari (oltre il 120 per cento del Pil, che va detto è in aumento). Un debito enorme lasciato in buona parte dall’Amministrazione Biden e dovuto alla crisi pandemica, certo. Ma con il ritorno alla Casa Bianca di Trump c’è stata un’accelerata senza precedenti del ritmo dell’indebitamento. Insomma, la credibilità economica degli Stati Uniti, promessa centrale del ritorno al potere di The Donald, sta crollando.

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Donald Trump (Ansa).

Per due terzi degli americani il Paese è «fuori controllo»

Un nuovo sondaggio della Cnn ha rilevato che il 70 per cento degli americani disapprova la politica economica di Trump: il dato non aveva mai superato il 50 per cento durante il suo primo mandato, nemmeno in tempo di Covid. E il 77 per cento degli intervistati, inclusa la maggioranza dei repubblicani, ritiene che le politiche di Trump abbiano fatto aumentare il costo della vita. Un’indagine YouGov/Economist ha invece rilevato che due terzi degli americani ormai considerano il Paese «fuori controllo». Secondo i sondaggisti di AtlasIntel, i democratici alle midterm potrebbero prendersi il 55 per cento dei seggi alla Camera.

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Donald Trump (Ansa).

La strategia di Trump tra rassicurazioni e misure d’emergenza

Oltre ad appoggiare la sospensione della tassa federale sulla benzina, misura di emergenza solitamente riservata ai periodi di grave crisi per i consumatori, Trump ha inoltre esortato il Congresso ad approvare il disegno di legge bipartisan 21st Century ROAD to Housing Act, che mira a ridurre i costi abitativi, incentivare lo sviluppo edilizio e vietare ai grandi investitori di Wall Street di acquistare abitazioni unifamiliari. Un modo per strizzare l’occhio a tutto l’elettorato: l’accessibilità economica degli alloggi, un elemento centrale dell’American dream, negli ultimi anni è diventata una chimera a causa di tassi ipotecari elevati e prezzi delle case saliti alle stelle. «Con la normalizzazione del traffico nello Stretto di Hormuz, gli americani vedranno nuovamente crollare i prezzi della benzina, crescere i salari reali, rallentare l’inflazione e continuare ad affluire trilioni di investimenti», ha dichiarato il portavoce della Casa Bianca Kush Desai, sottolineando che Trump «era stato chiaro riguardo ai disagi a breve termine derivanti dall’operazione Epic Fury». Basteranno una manciata di rassicurazioni e qualche misura d’emergenza a salvare Trump e i seggi del Grand Old Party al Congresso?

Caporalato e lavoro nero, controlli rafforzati

Sfruttamento lavorativo, lavoro sommerso e contrasto al caporalato al centro di un incontro tenutosi in Prefettura, alla presenza dell’Assessore al Lavoro e alla Formazione della Regione Campania, Angelica Saggese. Hanno partecipato, oltre al Questore e ai vertici provinciali delle Forze di polizia, anche i dirigenti dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro, INAIL, Dipartimento di Prevenzione dell’ASL, delle associazioni datoriali e delle organizzazioni sindacali dei comparti agricoltura e edilizia. Il fenomeno interessa anche alcuni settori strategici di questa provincia – tra cui quello dell’agricoltura dell’edilizia della logistica e dei servizi – e rappresenta non solo una grave violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori ma anche un attacco allo sviluppo sostenibile del sistema economico e produttivo. Contrastare lo sfruttamento lavorativo significa rafforzare i meccanismi di vigilanza, promuovere la cultura della legalità, garantire pari dignità a tutti i lavoratori, favorire le imprese sane e l’economia legale. È un impegno che richiede la collaborazione di tutti: istituzioni, imprese, sindacati e società civile. Nel corso della riunione sono state, innanzitutto, esaminate le problematiche relative alla gestione dei fenomeni distorsivi del lavoro: le difficoltà nell’individuazione dei casi di sfruttamento, la mancanza di un numero congruo di segnalazioni ma anche la necessità di approfondire la conoscenza della materia, sia da parte del mondo produttivo sia di quello dei lavoratori. L’esistenza di un fenomeno sommerso sarà approfondita attraverso l’individuazione di indicatori che saranno messi a sistema. Dell’analisi e della lettura degli indicatori si occuperà un Osservatorio che verrà a breve costituito in Prefettura. Ci si propone, inoltre, di garantire la circolarità delle informazioni mediante l’istituzione di un tavolo che opererà sulla base di un programma di controlli congiunti, incrementando quelli già in atto da parte sia delle Forze di polizia sia dell’Ispettorato, in modo da evitare sovrapposizioni e ampliare il raggio d’azione. Un focus specifico è stato dedicato ai lavoratori stranieri, spesso vittime di una ricerca di manodopera a basso costo e, talvolta, veri e propri “lavoratori invisibili”. Questo fenomeno ha pesanti ricadute sul tessuto sociale e crea anche un grosso divario economico e una concorrenza sleale in danno delle imprese virtuose che operano nel rispetto delle regole. Il confronto ha infine toccato il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro: sono stati forniti aggiornamenti sugli infortuni nei luoghi di lavoro nella provincia di Salerno, elaborati grazie al contributo dell’Inail e dell’Asl. Dai dati è stata confermata una costante flessione degli infortuni non mortali sul lavoro tra il 2023 e il 2025, ma è stato registrato un rialzo nel corso del 2025 degli incidenti mortali. L’Assessore Saggese ha sottolineato l’importanza della vigilanza, della prevenzione e della formazione; quest’ultima cruciale per prevenire e ridurre fenomeni di sfruttamento lavorativo e di mancata ottemperanza agli obblighi di sicurezza nei luoghi di lavoro. Proprio sul tema della formazione e dell’informazione, dalla riunione è emersa la proposta di mettere insieme un “vademecum” che raccolga tutte le tutele e le garanzie riconosciute dall’ordinamento in materia di lavoro e da diffondere presso la rete istituzionale, delle associazioni di categoria e delle organizzazioni sindacali che hanno partecipato al tavolo. Il Prefetto Esposito, a conclusione dell’incontro, ha ribadito la necessità di mantenere attiva una collaborazione stabile e continuativa tra tutti i soggetti coinvolti che si occupi, con il proprio apporto di competenze e favorendo la circolarità delle informazioni, del contrasto al caporalato, allo sfruttamento lavorativo: “solo insieme – istituzioni, mondo delle imprese, corpi intermedi e società civile – possiamo combattere questa battaglia di civiltà. Dobbiamo mettere a fattor comune esperienze e conoscenze, nella consapevolezza che fenomeni complessi come il caporalato e lo sfruttamento lavorativo richiedono un impegno ulteriore non solo sul piano della repressione ma soprattutto su quello della prevenzione”.

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Pagani. Il saluto dei tifosi a Francesco Sessa

Pagani. Rientrata a Pagani la salma di Francesco Sessa, il pizzaiolo di 35 anni ucciso con una coltellata al torace il 28 aprile scorso ad Ibiza dove prestava la sua opera presso la pizzeria “”Pummarola”.  Per quel delitto unico indagato il 45enne originario di Avellino Annibale Damiano rinchiuso in carcere alle Baleari. La salma di Sessa e arrivata a Capodichino nel pomeriggio, poi il trasferimento nella sua Pagani dove si sono svolte le esequie presso la Basilica di Sant’Alfonso alla presenza di tantissima gente che si è stretta intorno alla famiglia. Lacrime, commozione. Rabbia e incredulità. Le maglie di più tifoserie e un silenzio carico di emozione hanno accompagnato l’ultimo saluto a  “Franco” Sessa: c’erano rappresentanze dei tifosi di Frosinone, Cavese e Nocerina. Rito funebre officiato  da padre Francesco Ansalone, parroco di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, e da don Giuseppe Pironti. “La vita eterna ci dice che è valsa la pena per Francesco vivere, per il suo sorriso, la sua bontà”, ha detto don Pironti. . Chiesa gremita in ogni ordine di posto, con fedeli presenti anche nel sagrato e nella piazza antistante. Nel suo intervento, don Pironti ha invitato a “togliere dal cuore la rabbia per fare spazio all’incontro»” ricordando come il dolore lasci comunque una ferita profonda e difficile da colmare: “Non è giusto, queste cose non devono accadere”.  Al termine della celebrazione, il feretro ha lasciato la Basilica tra un lungo applauso e il coro dei tifosi: “Francesco sempre con noi”. All’esterno, il lancio di palloncini bianchi e i fumogeni accesi dalla curva nord della Paganese hanno accompagnato un ultimo saluto. Il corteo funebre ha poi raggiunto il  piazzale , antistante lo stadio “Torre”, dove in tanti hanno atteso il passaggio del feretro per un ultimo momento di raccoglimento prima del trasferimento al cimitero dove la sua salma sarà tumulata nella mattinata di oggi. Intanto a Ibiza la Guardia Civl sta cercando ancora i riscontri sulle dichiarazioni di colleghi, datore di lavoro e testimoni che scagionerebbero l’unico indagato dietro le sbarre da quasi due settimane.

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Morra: Nessuna rottura con il Pd

di Erika Noschese

 

 

Conferma le voci relative al suo addio a Palazzo Sant’Agostino, ma smentisce categoricamente quelle su un possibile distacco dal Partito Democratico o su un presunto avvicinamento ai socialisti guidati da Enzo Maraio. Francesco Morra, sindaco di Pellezzano, ribadisce la propria appartenenza politica e chiarisce le ragioni della scelta maturata nelle ultime settimane. Da anni impegnato con dedizione alla guida della sua comunità, Morra ha progressivamente esteso il proprio impegno anche al territorio regionale attraverso il ruolo di presidente di Anci Campania, incarico che lo vede quotidianamente al fianco dei sindaci e delle amministrazioni locali della regione. Un’attività intensa, portata avanti con continuità e spirito di servizio, che lo ha spinto a riconsiderare la compatibilità tra i numerosi impegni istituzionali. Proprio per dedicarsi pienamente al mandato all’interno dell’Associazione nazionale dei Comuni italiani, Morra ha deciso di rassegnare le dimissioni da consigliere provinciale, spiegando che si tratta di una scelta maturata nell’ottica di favorire un ricambio e consentire l’ingresso di «nuove energie» nell’ente provinciale. Nel chiarire la propria posizione politica, però, il sindaco di Pellezzano respinge con fermezza le indiscrezioni circolate negli ultimi giorni su una possibile rottura con il Partito Democratico o su nuovi approdi politici. «Non c’è alcuna rottura con il Partito Democratico – ha dichiarato Morra –. Credo che certa politica, a volte un po’ miope, finisca per confondere la collaborazione istituzionale con dinamiche completamente diverse. Spesso una certa cattiva politica alimenta interpretazioni sbagliate e anche parte della stampa, in buona fede, finisce per cascarci». Parole con cui Morra prova dunque a spegnere sul nascere le voci di tensioni interne al centrosinistra, ribadendo come la sua scelta sia esclusivamente legata a valutazioni di carattere istituzionale e organizzativo, senza alcuna conseguenza sul piano dell’appartenenza politica.

Sindaco Morra, partiamo da un bilancio di questi mesi alla guida di ANCI Campania. Lei sta lavorando fianco a fianco con tanti amministratori della regione Campania…

«Stiamo facendo un ottimo lavoro e, soprattutto, stiamo rilanciando, valorizzando il lavoro di anni, il ruolo di ANCI Campania. I cinquant’anni dell’associazione hanno rappresentato un momento importante, che ha restituito nuova centralità ai sindaci e agli amministratori locali. In questi mesi abbiamo portato avanti tante iniziative concrete, con particolare attenzione alle aree interne e ai piccoli comuni, alla sicurezza.

Come Anci difendiamo i comuni montani e le comunità locali, che spesso rischiano di essere penalizzati da riforme e scelte lontane dai territori, lavorando affinché abbiano strumenti e opportunità per crescere. Parallelamente, insieme alla Regione Campania e all’assessorato al turismo stiamo disegnando le DMO per costruire una nuova strategia turistica regionale. Oggi la Campania e i suoi territori sono centrali anche nei rapporti nazionali e internazionali».

Si parla di un suo addio in consiglio provinciale. Quali le motivazioni?

«Oggi sono chiamato a guidare il mio comune, Pellezzano, che è la mia più grande passione, e contemporaneamente a ricoprire un ruolo di grande responsabilità in ANCI Campania, arrivato peraltro con il voto unanime delle forze politiche. È un impegno importante, che richiede presenza e dedizione quotidiana. Per quanto riguarda il Consiglio provinciale, resto profondamente grato a chi mi ha sostenuto e accompagnato in questo percorso. Credo però che sia giusto e opportuno dare spazio ad altri rappresentanti della mia comunità politica e del Partito Democratico, favorendo nuove energie».

Voci la vedrebbero in rotta con il Pd. Cosa succede?

«Non c’è alcuna rottura con il Partito Democratico. Credo che certa politica, a volte un po’ miope, finisca per confondere la collaborazione istituzionale con dinamiche diverse, certa cattiva politica alimenta errori della stampa che in buona fede ci casca. Io continuo a lavorare nell’interesse dei territori e dei cittadini, mantenendo rapporti istituzionali corretti e costruttivi con tutti. Per questo motivo derubrico queste polemiche a semplici interpretazioni prive di fondamento».

Quali i suoi progetti con Anci?

«L’obiettivo è continuare a rappresentare i comuni campani dando voce a tutti, senza distinzioni. Vogliamo costruire un’Anci sempre più vicina agli amministratori locali, organizzando riunioni itineranti sui territori ed essendo realmente al servizio dei sindaci e delle comunità. Con la nostra squadra intendiamo rafforzare il dialogo tra istituzioni, sostenere i piccoli comuni e offrire strumenti concreti per affrontare le sfide amministrative, economiche e sociali che i territori vivono ogni giorno».

Grande risultato per la Provincia di Salerno con la vittoria di Geppino Parente…

«Quella di Geppino Parente è una grande competenza amministrativa e politica. Oltre a essere presidente del consiglio direttivo di ANCI Campania, è soprattutto un uomo di esperienza, coerenza e profonda conoscenza del territorio. Il risultato ottenuto rappresenta un segnale importante».

Tanti i progetti avviati da delegato alla cultura. Cosa intende realizzare ancora?

«In questi anni da delegato alla cultura della Provincia abbiamo portato avanti tanti progetti sulla valorizzazione dei beni culturali, grazie a un lavoro sinergico costruito insieme alla dirigente del settore e agli stessi dipendenti provinciali, che ringrazio per la professionalità e la dedizione dimostrata. Davanti a noi ci sono ancora sfide importanti. Siamo arrivati al compimento del progetto esecutivo della Biblioteca Provinciale e adesso bisogna procedere con l’affidamento dei lavori. Allo stesso modo, grande attenzione è stata dedicata all’area archeologica di Fratte, mentre i lavori di restyling del Museo Archeologico Provinciale saranno completati entro il mese di giugno. Sempre a giugno, inoltre, il gestore della buvette del Castello Arechi entrerà finalmente in possesso degli spazi, restituendo un ulteriore servizio e valorizzando uno dei luoghi simbolo del nostro territorio. E poi ci sono tanti altri interventi e progettualità avviate in questi anni. Credo che, al di là delle parole, siano i fatti a parlare da soli. L’obiettivo resta quello di continuare a valorizzare ogni bene culturale e identitario della provincia di Salerno, trasformando cultura e turismo in opportunità concrete di crescita e sviluppo per le nostre comunità».

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Tumore al seno e metastasi al fegato trattati in un unico intervento

Sette ore e tre diverse équipe chirurgiche altamente specializzate per un intervento estremamente complesso che ha consentito di dare una nuova speranza ad Agnese. La donna, poco più che cinquantenne e in cura presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli, era affetta da un carcinoma della mammella con metastasi epatica. Nel corso della stessa seduta operatoria, i chirurghi hanno trattato sia il tumore al seno sia la metastasi al fegato, evitando alla paziente più interventi separati e una seconda anestesia. Un risultato reso possibile da un lavoro integrato tra diverse specialità. L’intervento ha previsto inizialmente una resezione epatica anatomica in laparoscopia, seguita successivamente dall’asportazione della mammella con la conservazione del complesso areola-capezzolo, lo svuotamento del cavo ascellare e la ricostruzione immediata con protesi. Contestualmente, è stata eseguita anche la ricostruzione dell’altra mammella asportata in un precedente intervento. In sala operatoria hanno lavorato tre équipe appartenenti, rispettivamente, all’unità operativa complessa di chirurgia epato-bilio-pancreatica e dei trapianti di reni, guidata dal prof. Roberto Troisi, con il prof. Roberto Montalti e il dott. Mariano Giglio; alla chirurgia senologica, con la guida del prof. Tommaso Pellegrino, ed i dottori Enrico Araimo, Andrea Calandriello, Giovanni Fortunato dell’UOC di chirurgia generale ad indirizzo bariatrico, endocrino metabolico e senologia, diretta dal prof. Mario Musella e all’UOC di Chirurgia plastica e ricostruttiva, diretta dal prof. Francesco D’Andrea, con il dott. Luigi Moccia. La paziente è stata, inoltre, assistita dall’equipe della UOC di Anestesia, rianimazione e terapia antalgica, diretta dal professor Giuseppe Servillo, con i dottori Andrea De Felice e Vera Cirillo.La particolarità del caso sta proprio nella possibilità di affrontare, in un solo tempo chirurgico, due aspetti della malattia: il tumore primario e la lesione metastatica al fegato, combinando i tempi di rimozione dei tumori a quelli ricostruttivi. Una scelta che ha permesso di ridurre l’impatto fisico e psicologico del percorso operatorio e di favorire tempi di recupero più rapidi. Agnese è stata dimessa sette giorni dopo l’intervento in ottime condizioni cliniche. «Nonostante i controlli a cui periodicamente ero sottoposta a causa di un carcinoma maligno, individuato quasi per caso nel 2022 e risolto con mastectomia totale della mammella, ho scoperto nel Giugno 2025 un tumore diverso all’altra mammella, molto più aggressivo e già esteso al fegato. In questo percorso non mi sono mai persa d’animo, ma mi sono affidata totalmente a Dio e alla scienza, non bisogna avere paura ma sempre sorridere alla vita», le parole di Agnese. Un intervento, il suo, reso possibile grazie all’esperienza delle équipe coinvolte e alla sinergia tra le diverse unità operative. Il risultato valorizza il ruolo della chirurgia epatobiliare dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II come Centro di riferimento nazionale anche per il trattamento delle metastasi al fegato con tecniche mininvasive. Si rafforza inoltre il lavoro della Breast Unit federiciana, oggi punto di riferimento per la diagnosi e la cura del tumore della mammella, e della Chirurgia Plastica, grazie a percorsi che integrano chirurgia, ricostruzione, oncologia e assistenza personalizzata. L’approccio multidisciplinare resta uno degli elementi decisivi per offrire ai pazienti cure sempre più mirate, efficaci e meno invasive.«Questo intervento racconta in modo concreto il valore di una sanità pubblica nella quale competenze diverse lavorano insieme, ponendo al centro la persona e i suoi bisogni di cura. Un intervento che dimostra, ancora una volta, che presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II la presa in carico globale è un modello organizzativo integrato che consente di affrontare anche casi ad alta complessità con percorsi sicuri e personalizzati», dice il direttore generale Elvira Bianco.

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Achik:: Gol per squadra e tifosi

Achik si presenta sorridente e visibilmente emozionato in sala stampa.

“Sono contentissimo per la squadra, per me e soprattutto per questo pubblico”, ha dichiarato l’esterno offensivo, autore della rete che ha evitato ai granata una clamorosa eliminazione playoff con la Casertana intenta a spingere per il raddoppio.

Achik ha riconosciuto il valore dell’avversario e le difficoltà vissute durante il match: “La Casertana è una squadra forte, molto compatta. Nella prima parte della gara abbiamo sofferto un po’, poi però siamo usciti alla distanza e abbiamo preso campo poco alla volta”.

Il numero granata guarda ora con fiducia al prosieguo del cammino playoff e non nasconde le ambizioni della squadra di Cosmi: “Siamo una squadra forte, non soltanto in attacco. Credo sinceramente che nei playoff abbiamo l’organico migliore”.

Parole che testimoniano entusiasmo e consapevolezza all’interno dello spogliatoio granata dopo una qualificazione sofferta ma pesantissima, arrivata davanti a un Arechi trascinante fino all’ultimo secondo.

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Cosmi: Qualificazione meritata

Serse Cosmi ha commentato a caldo la sfida ai microfoni di Rai Sport.

“Per entrambe le squadre non poteva essere la stessa partita dell’andata”, ha spiegato il tecnico granata. “Per quanto noi cercassimo di non pensare al vantaggio ottenuto a Caserta, inevitabilmente quel pensiero c’era”.

Cosmi ha poi elogiato la prestazione e il carattere della Casertana: “Abbiamo superato il turno contro una grande squadra che in entrambe le gare non ha mai mollato. Proprio per questo il passaggio del turno ha un valore enorme”.

L’allenatore ha sottolineato quanto il risultato dell’andata fosse tutt’altro che rassicurante: “Quel vantaggio era pericolosissimo. Sapevamo che subire un gol avrebbe complicato tutto e nel primo tempo abbiamo rischiato”.

Secondo Cosmi, però, la Salernitana nella ripresa aveva dato segnali importanti prima della rete rossoblù: “Avevamo creato noi le occasioni migliori ed eravamo più compatti. Dopo il gol subito, però, la squadra ha avuto la forza di reagire andando ad attaccare gli spazi”.

Decisivo ancora una volta Achik, autore della rete che ha chiuso i conti: “Ismail è stato determinante come spesso accade. Segnare sotto la Curva Sud è stato bellissimo, quasi una liberazione, perché in quel momento la beffa poteva essere dietro l’angolo”.

Infine, Cosmi ha rivendicato il valore del doppio confronto e il legame con l’ambiente granata: “Nel complesso delle due partite credo che la qualificazione sia meritata. Allenare questa squadra, questa società e vivere questa gente è un’emozione unica”.

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Dall’estero: Westworld torna al cinema con un nuovo adattamento

Westworld torna al cinema con un nuovo adattamento

Sarà lo sceneggiatore di Jurassic Park David Koepptorna a lavorare sulle opere di Michael Crichton 

Dal grande schermo al piccolo, per tornare nelle sale con un nuovo adattamento, il parco di divertimenti immaginato da Michael Crichton nel 1973 non ha ancora finito di raccontare le sue storie. Il parco a tema di Westworld, creato dall'autore per il suo esordio cinematografico come regista e sceneggiatore, ha riaperto una prima volta ne 2016 con la serie HBO creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy – conclusasi abbastanza improvvisamente dopo quattro stagioni – ma è stato annunciato che una nuova versione del parco western e dei suoi abitanti arriverà al cinema... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 14 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Riviste e Fanzine: Il Magazzino dei Mondi, in vendita il numero 6

Il Magazzino dei Mondi, in vendita il numero 6

La fanzine curata da Matteo Ciccone esce con un nuovo numero con racconti di Taylor Blackfyre, Andrea Cabassi e altri.

Dopo oltre un anno dal numero 5 arriva su Amazon il numero 6 della fanzine Il Magazzino dei Mondi, curata da Matteo Ciccone – alias “Il Magazziniere” – il numero ospita un gran numero di racconti, a firma Taylor Blackfyre, Andrea Cabassi, Stefano Culotta, Mario Delfino, Enrico di Coste, Margherita Tramontano e articoli e saggi di Davide Boario, Tea C. Blanc e del Magazziniere stesso. Per quanto le fanzine, grazie anche ai sistemi di autopubblicazione come quello di Amazon, siano ormai prodotti quasi indistinguibili da quelli professionali,... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Riviste e Fanzine - 14 maggio 2026 - articolo di S*

Regione: minoranza chiede istituzione di due commissioni inchiesta

Due commissioni d’inchiesta: su dispersione scolastica e monitoraggio degli interventi del PNRR. Due temi centrali e vitali per la regione Campania e di suoi cittadini, al fine di definire un quadro chiaro che possa essere propedeutico ad un quadro di azione”. È quanto richiesto da tutti i Consiglieri della minoranza in Consiglio Regionale che hanno formalizzato una proposta in tal senso al Presidente del Consiglio Regionale Massimiliano Manfredi. “La dispersione scolastica rappresenta una problematica sociale fondamentale in una Regione dove il disagio giovanile è a livelli allarmanti, come testimoniano tristi fatti di cronaca, di qui la necessità di istituire una Commissione di inchiesta che faccia conoscere analiticamente le misure poste in essere dall’Ufficio Scolastico Regionale, ed il conseguente monitoraggio degli effetti delle misure finalizzate ad affrontare il fenomeno”, scrivono nella loro relazione alla proposta i Consiglieri dell’opposizione. L’altra richiesta della Commissione di inchiesta punta a monitorare analiticamente la realizzazione delle opere finanziate con il PNRR e il conseguimento degli obiettivi prefissi. “L’attuale congiuntura socio-economica della Regione Campania”, scrivono i proponenti, “impone una riflessione profonda ed una azione di vigilanza costante sulla gestione delle risorse straordinarie derivanti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. I Consiglieri auspicano che il Presidente Manfredi e gli esponenti della maggioranza facciamo proprie queste proposte nello spirito di collaborazione che nel rispetto dei ruoli reciproci si è instaurato fra le parti della dialettica democratica.

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La salernitana fa 1 a 1 e passa il turno

SALERNITANA (3-4-1-2): Donnarumma; Matino (92’ Berra), Golemic, Anastasio; Cabianca, Tascone, De Boer, Villa; Ferraris (87’ Capomaggio); Ferrari, Lescano (54’ Achik). A disposizione: Brancolini, Gyabuaa, Inglese, Antonucci, Xaxhiu, Carriero, Quirini, Molina, Longobardi, Di Vico, Boncori. All. Cosmi
CASERTANA (3-4-1-2): De Lucia; Heinz, Rocchi, Martino (84’ Vano); Oukhadda (84’ Leone), Pezzella, Toscano (57’ Girelli), Llano (57’ Casarotto); Proia (69’ Saco); Kallon, Butic. A disposizione: Merolla, Vilardi, Kontek, Leone, Galletta, Bacchetti, Viscardi, Arzillo, Vano, Liotti, Saco. All. Coppitelli
ARBITRO: Drigo di Portogruaro (Gentile di Isernia-Chiavaroli di Pescara. IV Uomo: Gemelli di Messina. VAR: Santoro di Messina. AVAR: Cerbasi di Arezzo)
RETI: 77’ Heinz (C), 91’ Achik
NOTE: Spettatori presenti 18970. Ammoniti: Toscano (C), Ferrari (S), Llano (C), Martino (C), Heinz (C), Matino (S), Girelli (C), Calci d’angolo 3-3 (0-1 pt). Recupero 1’+1’pt, 5’st.

Soffrendo, tanto, tantissimo la Salernitana ha centrato l’obiettivo qualificazione. Il pareggio di Achik nel primo minuto di recupero ha scacciato i troppi fantasmi regalando il pass per i quarti di finale. Sarà una tra Brescia, Ascoli, Catania e Ravenna la prossima avversaria di una squadra che con cuore e sacrificio è riuscita ad avere la meglio su una Casertana, davvero mai doma e che ha messo in difficoltà la squadra di Cosmi.  A differenza del match del Pinto, la Salernitana è scesa in campo decisamente contratta, quasi bloccata, anziché rinvigorita dalla vittoria ottenuta all’andata. A differenza del match di domenica, nel primo tempo, l’arma del pressing sul primo possesso non ha funzionata perché c’è stata eccessiva distanza tra i reparti. La soluzione offensiva è stata quella dei lanci lunghi per Ferrari e Lescano che, viste le caratteristiche avrebbero avuto bisogno di ben altro tipo di giocate per essere pericolosi senza essere costretti a fare a sportellate con i rudi difensori casertani. Da questo punto di vista, la Casertana, anche perché obbligata a vincere, è scesa in campo meglio, alternando la giocata lunga su Butic, sugli inserimenti dell’ex Kallon o con sventagliate sugli esterni con Oukhadda e Llano che hanno messo in difficoltà i dirimpettai Villa e Cabianca. Così mentre i granata non hanno costruito molto, gli ospiti hanno avuto le occasioni migliori con la rovesciata di Proia, con la chance per Llano dopo una sponda di Martino e con un colpo di testa di Proia a inizio ripresa. L’ingresso di Achik per Lescano è stata la prima mossa di Cosmi e da quel momento al 65’ la Salernitana si è resa finalmente pericolosa con Ferraris, con Ferrari e due volte con Tascone che ha trovato la risposta del portiere ospite. La partita è diventata un’autentica battaglia con la Casertana che si è logicamente sbilanciata e la Salernitana, però, troppo spesso imprecisa per approfittare degli spazi lasciati dalla Casertana. Forse per tensione, forse per paura, la Salernitana ha sbagliato tanto, giocando si una partita sporca e di sacrificio, ma soffrendo fino alla fine dopo che gli ospiti al 76’ sugli sviluppi di un corner hanno sbloccato il risultato con Heinz. L’occasione spreca di Cabianca, il miracolo di Donnarumma sul tiro di Girelli, le mischie fin quando al primo minuto di recupero Achik ha trovato il gol del pareggio che ha fatto esplodere l’Arechi. E domenica si torna nel principe degli stadi: obiettivo semifinale.

 

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Martusciello(Fi), ‘Vicinanza non si ostini, la partita è finita’

“Il tema non è giocare fino all’ultimo minuto ma rendersi conto che la partita è finita. Mi chiedo che senso abbia restare sindaco contro tutto e tutti. Non sarebbe più dignitoso dimettersi e aspettare serenamente la decisone del Ministero dell’Interno?” Lo dichiara Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia Campania. “C’è un dato incontrovertibile che nella città stabiese la quantità del consenso è venuta a scapito della qualità e di questo hanno preso atto tutti gli attori della politica locale e regionale. Vicinanza non si ostini. Non c’è recupero, la partita è finita”.

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Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti

Lo Stretto di Hormuz è uno snodo energetico essenziale e il mancato accordo sulla sua riapertura sta generando un impatto geopolitico dirompente. La persistente tensione nell’area non incide, però, solo sul flusso di petrolio, gas e merci: genera ricadute sugli ecosistemi marini, spinge aziende a fare di necessità virtù, condiziona persino le vacanze e il nostro modo di vestire. È in questa intersezione che emergono gli effetti collaterali del corridoio più sensibile del mercato energetico globale.

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Lo Stretto di Hormuz.

Balene vs mercantili: i cambi rotta che distruggono ecosistemi

PortWatch, il portale open-source gestito dal Fondo monetario internazionale, ha riportato che tra marzo e aprile di quest’anno 89 navi commerciali hanno attraversato il Capo di Buona Speranza al fine di evitare lo stretto mediorientale, il doppio rispetto al 2023. Con una popolazione di balene che vanta più di 40 specie, il rischio di collisione tra navi e cetacei al largo della costa sudafricana è pericolosamente aumentato, come conferma l’International Whaling Commission di Pretoria. Un danno collaterale la cui portata è difficile da stimare perché le carcasse dei cetacei uccisi nelle collisioni affondano, rendendone complicata la documentazione.

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Il Capo di Buona Speranza.
Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Balena rilevata da un drone militare (foto Ansa).

La guerra che cambia i packaging giapponesi

La chiusura dello Stretto di Hormuz ha avuto ricadute inattese anche nel settore degli snack. Calbee, una delle aziende più note del Giappone per la produzione di patatine, è stata costretta a sostituire il suo iconico packaging colorato con confezioni in bianco e nero: una scelta che ha poco a che vedere con una strategia di vendita. Il colosso giapponese utilizza infatti la nafta, un derivato del petrolio da cui si ricava l’inchiostro colorato, per realizzare le sue grafiche distintive. Ma il flusso di petrolio interrotto ormai da mesi ha reso necessario un cambio radicale, destinato a modificare la palette degli scaffali dei supermercati asiatici. L’azienda ha specificato che il mutamento estetico non è una mossa studiata per far parlare di sé, bensì un passaggio obbligato per garantire la continuità della produzione. Ma Calbee è in buona compagnia: a inizio maggio anche la società specializzata nella produzione di cibi precotti Itoham Yonekyu ha dichiarato di voler tagliare i costi di produzione riducendo la tavolozza di colori del proprio packaging.

Siamo alle porte di una crisi tessile: fibre sintetiche nel mirino

A risentire della scarsità di petrolio è anche l’industria del fashion. A evidenziarlo è stato Panorama, che ha lanciato l’allarme sulle fibre sintetiche derivate dal petrolio, come poliestere, nylon e acrilico, materiali che rappresentano circa due terzi della produzione tessile mondiale. Con le forniture interrotte e l’aumento dei costi legato alla crisi del greggio, i produttori tessili asiatici stanno virando verso fibre naturali come il cotone. Una domanda crescente che, prevedibilmente, sta facendo lievitare anche il prezzo delle materie prime.

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Industria tessile (foto Unsplash).

Ferie in pericolo: voli estivi a rischio cancellazione

La crisi potrebbe avere effetti anche sulle vacanze estive. I ministri dei trasporti dell’Unione europea si sono riuniti in videoconferenza per valutare l’eventualità di cancellazioni nei mesi più caldi. Il verdetto ufficiale evita toni catastrofisti, parlando ancora di uno scenario possibile più che certo. Ma la probabilità cresce se si considerano le dichiarazioni degli scorsi giorni del capo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, secondo cui l’Europa dispone di jet fuel soltanto per «sei settimane», una situazione che ha definito «davvero critica».

Hormuz resta chiuso: gli effetti su ecologia, packaging, ferie e vestiti
Volo Ryanair (foto Imagoeconomica).

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump

Lunedì 11 maggio, il Wall Street Journal ha pubblicato un’inchiesta che chiude un copione durato un mese: gli Emirati Arabi Uniti hanno condotto attacchi militari segreti contro l’Iran. Tra i bersagli la raffineria di Lavan Island, centrata l’8 aprile. Il WSJ usa il plurale: «strikes». Non un colpo isolato, una campagna, e per di più condotta poche ore dopo il cessate il fuoco. Un po’ come il pugile che tira un cazzotto dopo il gong.

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Il presidente degli Emirati, Mohammed bin Zayed Al Nahyan (Ansa).

L’attacco segreto degli Emirati contro l’Iran

La cronologia è importante. L’8 aprile, quando negli Emirati è mezzanotte, Donald Trump pubblica su Truth Social l’accordo di cessate il fuoco di due settimane tra Stati Uniti e Iran, mediato dal Pakistan. È il gong. Poche ore dopo l’annuncio (alle 10 iraniane) i Mirage 2000-9 dell’Aeronautica emiratina colpiscono la raffineria di Lavan Island nel Golfo Persico. Un attacco «vile», commenta la National Iranian Oil Refining and Distribution Company. Un’ora dopo arriva la ritorsione di Teheran: 17 missili balistici e 35 droni piovono sugli Emirati, 28 droni sul Kuwait. Il WSJ rivela che gli americani erano a conoscenza dell’attacco emiratino. Dubai dal canto suo non conferma né smentisce.

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Donald Trump (Ansa).

La risposta chirurgica di Teheran su Fujairah

Il 4 maggio, 26 giorni dopo Lavan, l’Iran torna all’attacco con 12 missili balistici, tre cruise e quattro droni. Uno penetra le difese aeree e colpisce il terminal petrolifero di Fujairah nella Petroleum Industries Zone (FOIZ). La scelta del bersaglio è chirurgica. Fujairah è il porto sul Golfo dell’Oman, a 130 chilometri a est di Dubai e oltre lo Stretto di Hormuz. È il terminal della Habshan-Fujairah pipeline — nota come ADCOP — 380 chilometri di tubi che portano il greggio dai giacimenti di Abu Dhabi al Golfo dell’Oman senza passare per Hormuz. Capacità: 1,5 milioni di barili al giorno. È l’unica via di esportazione alternativa allo Stretto che gli Emirati hanno costruito come polizza assicurativa contro i blocchi. Quando Hormuz è stato chiuso a marzo, l’export di Fujairah è cresciuto da 1,17 a 1,62 milioni di barili al giorno. L’Iran dunque sapeva esattamente dove colpire, e la proporzione fra i due bersagli è il dato che chiude la partita. Se Mohammed bin Zayed ha tirato il pugno dopo il gong colpendo un’unghia – Lavan, 55 mila barili al giorno di capacità di raffinazione e danno riparabile in uno, due mesi – l’Iran ha aspettato il momento giusto e ha centrato l’arteria principale cioè Fujairah, l’unica via di export alternativa a Hormuz degli Emirati.

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Il porto di Fujairah (Ansa).

Il fallimento di Trump e l’intervento di MBS

Intanto il 5 maggio Trump lancia l’Operation Project Freedom per scortare le navi mercantili intrappolate nello Stretto. È la mossa pensata per dimostrare agli elettori americani, in vista delle midterm, che la guerra non è persa. Ma l’operazione si rivela un flop: solo due navi civili attraversano il corridoio. E qui entra in scena Mohammed bin Salman. Il principe ereditario saudita è stato preso alla sprovvista dall’annuncio di Trump e così risponde negando a Washington l’uso della Prince Sultan Airbase e dello spazio aereo. Il Kuwait fa lo stesso. Trump prova inutilmente a fargli cambiare idea, e il 6 maggio Project Freedom è sospeso. L’unica operazione militare americana pensata per riaprire Hormuz è morta dopo 24 ore di vita. Come commenta il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf «l’operazione Trust me bro è fallita».

Crisi di Hormuz: il tramonto degli Emirati e la scommessa persa di Trump
Il principe saudita Mohammed bin Salman (foto Ansa).

In quel momento si è capito che il sistema strategico del Golfo è cambiato. Gli Stati Uniti non possono condurre operazioni militari nel Golfo senza autorizzazione saudita. MBS ha dimostrato che la chiave del Golfo è Riad, e che senza Riad la potenza americana è bloccata. E mentre il mito della neutralità emiratina si sgretola, a Trump non resta che volare da Xi a Pechino perché ha bisogno della Cina per chiudere una guerra che gli alleati del Golfo non vogliono più subire.

La Global Sumud Flotilla si prepara a salpare ancora

La Global Sumud Flotilla è pronta a salpare giovedì 14 maggio con un convoglio di imbarcazioni diretto verso la Striscia di Gaza dal porto di Marmaris, località della Turchia sudoccidentale vicina all’isola greca di Rodi. Lo hanno annunciato gli attivisti durante una conferenza stampa. Il convoglio sarà formato in tutto da 54 imbarcazioni: una trentina sono giunte dalla Grecia, mentre le altre si trovavano già in Turchia. A bordo dei natanti ci saranno circa 500 attivisti. «A seguito dell’intercettazione illegale di imbarcazioni in acque internazionali e delle documentate violenze contro attivisti internazionali, la Flotilla sta procedendo con la fase finale della sua missione per rompere l’assedio alla Palestina», si legge sui social.

Accordo tra Ludoil e Goi Energy, la raffineria di Priolo Gargallo torna italiana

Il gruppo Ludoil della famiglia Ammaturo ha concluso un accordo con Goi Energy per l’acquisizione della partecipazione detenuta dal ramo energetico del fondo di private equity cipriota ARGUS New Energy nel capitale di Isab, la società proprietaria della raffineria di Priolo Gargallo (Siracusa) e delle infrastrutture industriali, logistiche ed energetiche ad essa afferenti. La russa Lukoil aveva ceduto la raffineria a Goi Energy a maggio del 2023. L’operazione prevede una struttura articolata in due fasi. La prima interessa il 51 per cento delle quote e sarà subordinata all’esito positivo del procedimento di notifica dinanzi al Governo italiano ai sensi della normativa sul golden power, nonché all’ottenimento delle autorizzazioni Antitrust e regolatorie applicabili.

L’attuale organico sarà integralmente preservato

L’impianto di Priolo Gargallo costituisce il più grande complesso di raffinazione in Italia, con una capacità autorizzata di 20 milioni di tonnellate annue e una capacità bilanciata di 15 milioni di tonnellate. Sul piano occupazionale, l’attuale organico sarà integralmente preservato.

Consob, Freni si ritira dalla corsa alla presidenza

Il sottosegretario all’Economia Federico Freni (Lega) si ritira dalla corsa alla presidenza della Consob. L’ha annunciato lui stesso a Repubblica dopo averlo comunicato alla premier Giorgia Meloni, al ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e al leader del suo partito Matteo Salvini. La sua candidatura alla guida dell’autorità che vigila sui mercati finanziari era stata avanzata dal titolare del Mef alla riunione del consiglio dei ministri del 20 gennaio. La nomina era stata però bloccata dal vicepremier Antonio Tajani, contrario a indicare un politico ai vertici dell’ente. Nelle scorse settimane era maturato un ripensamento in Forza Italia, ma poi la contrarietà si è riaccesa. «Per noi è necessario un tecnico di alto profilo perché va evitata una lottizzazione politica della Consob. Non è una cosa contro Freni, è per non mettere un politico lì», ha spiegato il portavoce azzurro Raffaele Nevi secondo quanto riportato da Repubblica.

Francia, muore per gastroenterite su una nave da crociera: 1.700 persone in quarantena

Dopo la morte di un passeggero di 90 anni che era stato colpito da gastroenterite, oltre 1.700 persone sono state messe in quarantena su una nave da crociera arrivata a Bordeaux da Brest. Lo hanno reso noto le autorità sanitarie francesi: si sospetta un focolaio di norovirus.

Circa 50 le persone a bordo che hanno manifestato sintomi

A bordo ci sono 514 membri dell’equipaggio e 1.233 passeggeri, perlopiù britannici e irlandesi: una cinquantina hanno manifestato sintomi e sono in corso esami per rilevare l’eventuale presenza di norovirus. I primi test a bordo hanno dato esito negativo, ma verranno condotte ulteriori analisi presso l’Ospedale Universitario di Bordeaux. Non è esclusa l’ipotesi che a causare la morte del 90enne sia stata un’intossicazione alimentare. Le autorità francesi escludono invece qualsiasi collegamento con l’hantavirus. L’imbarcazione della Ambassador Cruise Line, partita dalle Isole Shetland il 6 maggio, ha fatto scalo a Belfast, Liverpool e Brest prima di arrivare a Bordeaux, città da dove è previsto il suo ritorno in Spagna.

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno

Una cosa è certa: Pietrangelo Buttafuoco non le manda a dire. Dopo la lettera aperta ad Avvenire, il presidente della Biennale di Venezia si è “concesso” un’intervista a Il Fatto Quotidiano e un’ospitata a Il fienile, il video-podcast di Luca Zaia, per spiegare ancora una volta l’apertura alla Russia che ha diviso la maggioranza, il governo e il MiC. «Il più grande fraintendimento è di avermi accreditato, in quanto presidente della Biennale, di una potestà selettiva che non possiedo: far entrare in Biennale o far uscire dalla Biennale questo o quello», spiega Buttafuoco al quotidiano diretto da Marco Travaglio.

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno
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Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno
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Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno

E ne ha anche per Alessandro Giuli, che a causa delle tensioni ha disertato l’inaugurazione: «Avrà certamente obbedito alla ragion di Stato. Io ho rispettato l’istituzione e le sue regole che purtroppo pochi conoscono. E non spetta a me la consacrazione dell’uno o il dileggio dell’altro. Giuli è un fratello e troverà modo di venire. Tutto si potrà dire tranne che non si nutra affetto sincero». Ma Buttafuoco con Il Fatto si spinge pure oltre: «Più che Putin temo che l’Occidente, le grandi borghesie di queste democrazie liberali, non abbiano ancora digerito il processo con cui la Russia ha fatto fuori da sola l’Unione Sovietica, ha prodotto nel suo seno la forza per liberarsi del proprio ingombrante passato senza il tutor occidentale». Parole che non sono sfuggite – ovviamente – a Carlo Calenda. «Cosa deve fare o dire Buttafuoco per essere accompagnato alla porta?», ha attaccato il leader di Azione. «Esiste l’aggravante dell’autocompiacimento in questo signore. Una sorta di predilezione per le pose che hanno come obiettivo unico épater le bourgeois e che lo rendono inadatto alle cariche pubbliche».

Buttafuoco è tornato sulla polemica delle polemiche pure a Il fienile di Zaia. Anche in questo caso con un eloquio efficace: «È l’istituzione ridotta al rango di una fureria, dove pensi di poter comandare con i rutti». Il presidente della Biennale ricorda «l’equivoco terribile per cui si dice che non bisognava invitare» gli artisti russi, visto che il Paese è proprietario di un padiglione «presente dal 1914 con ancora l’aquila dei Romanov». L’intellettuale siciliano ne ha anche per l‘Ue che minaccia di togliere i contributi: «Anche loro non sanno come funziona, pensano che tutto sia come quando dicono a qualcuno “caccia quel direttore”, “non portare in scena quella ballerina”. Non c’è più decoro e rispetto istituzionale, non ti fai spiegare, c’è solo il grugnire». Parlando della reazione di Giuli e di una parte del centrodestra, a Buttafuoco «è sembrato eccentrico che in una campagna elettorale» si scatenasse «una guerra di questo tipo. Nessuno può pretendere che la Biennale aggiunga sanzioni non avendo nessuna facoltà e nessun potere». Però ha apprezzato l’appoggio di mondi tra loro lontanissimi, «RenziSalvini, Ezio Mauro e Giuliano Ferrara, Marco Travaglio». Del resto a Venezia, aveva assicurato Buttafuoco durante la conferenza stampa di presentazione della 61esima Esposizione internazionale d’Arte, «non abbracciamo le armi, prepariamo la pace. Non alimentiamo polemiche, apriamo discussioni». E mettere d’accordo Renzi, Travaglio e Salvini è già un piccolo risultato.

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno
Luca Zaia e Pietrangelo Buttafuoco al Fienile (da Youtube).

Schillaci “pesca” lo staff a sinistra

«Tutti a parlare dei licenziamenti di Alessandro Giuli al ministero della Cultura, ma di Orazio Schillaci che nomina nel suo staff chi ha lavorato con il centrosinistra nessuno dice nulla…», sibilano dalle parti di Fratelli d’Italia commentando l’arrivo di Alessandra Migliozzi al ministero della Salute come capo ufficio stampa. Fino a qualche mese fa Migliozzi, che è particolarmente stimata dall’area Pd, era in forze al ministero dell’Istruzione in cui entrò nel lontano 2013. E dove potrebbe tornare, magari nella prossima legislatura…

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno
Il ministro della Salute Orazio Schillaci (foto Imagoeconomica).

Fiorello l’ha fatta grossa

Stavolta Fiorello l’ha fatta grossa: martedì ha cominciato la puntata della Pennicanza annunciando che nel corso della trasmissione avrebbe parlato di ministri e amanti. Lo showman ha ovviamente scatenando il panico nel governo. Uffici stampa mobilitati, dirette seguite dal cellulare, per non parlare dei vertici Rai che stanno sulle spine ogni volta che Fiorello va in onda. Anche perché la trasmissione è in diretta.

Buttafuoco a reti unificate e le altre pillole del giorno
Fiorello con Biggio alla Pennicanza (dal profilo Instagram).

Il discorso di Re Carlo: «Rafforzare i legami con l’Unione europea»

Re Carlo III ha tenuto il tradizionale King’s Speech al Parlamento britannico a Londra, illustrando il programma legislativo del governo davanti ai parlamentari. Il discorso segna l’inizio del nuovo anno parlamentare e serve a rendere note le priorità politiche, le riforme e le nuove proposte di legge che l’esecutivo intende presentare nei mesi successivi. Il sovrano lo legge con tono neutro, per evitare qualsiasi apparente sostegno al suo contenuto.

Una legge per rafforzare i rapporti con l’Ue

«Un mondo sempre più pericoloso e volatile minaccia il Regno Unito, di cui il conflitto in Medio Oriente è solo l’esempio più recente. Ogni elemento dell’energia, della difesa e della sicurezza economica della nazione sarà messo alla prova», ha evidenziato Re Carlo, garantendo a nome del premier Keir Starmer che «il governo risponderà a questo mondo con forza e mira a creare un Paese che sia giusto per tutti». «I miei ministri», ha continuato, «introdurranno una legislazione per sfruttare le nuove opportunità commerciali, tra cui un disegno di legge per rafforzare i legami con l’Unione europea». E ancora: «Il mio governo sosterrà anche la sicurezza economica delle imprese britanniche. Sarà introdotta una legislazione per affrontare i ritardi di pagamento e ridurre l’onere di una regolamentazione inutile attraverso l’innovazione».

Il sostegno all’Ucraina e l’impegno nei confronti della Nato

Per quanto riguarda la politica estera, il governo «continuerà il suo inflessibile sostegno al popolo coraggioso dell’Ucraina, che combatte in prima linea, e cercherà di migliorare le relazioni con i partner europei come un passo fondamentale per rafforzare la sicurezza europea». L’esecutivo «continuerà poi a promuovere la pace a lungo termine in Medio Oriente e la soluzione a due Stati, Israele e Palestina». Riguardo alla Nato, il sovrano inglese ha confermato l’impegno totale della Gran Bretagna, annunciando un incremento delle risorse militari: «Il mio governo sosterrà anche l’impegno indissolubile del Regno Unito nei confronti della Nato e dei nostri alleati nell’Alleanza, anche attraverso un aumento sostenuto delle spese per la difesa».

Maxi operazione della Polizia: fermati agenti infedeli che rubavano e vendevano dati su calciatori e vip

Una maxi operazione della Polizia ha permesso di sgominare un’organizzazione criminale dedita ad accessi abusivi ai sistemi informatici, corruzione e rivelazione di segreto d’ufficio, che operava in diversi centri della Penisola. Coinvolti due poliziotti che, tramite accessi a banche dati riservate, estraevano «informazioni riservate di calciatori, imprenditori, gente dello spettacolo, cantanti e attori», per rivenderle poi «ad alcune agenzie». Lo ha reso noto il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, che ha coordinato l’operazione scattata all’alba tra il capoluogo partenopeo, Roma, Ferrara, Belluno e Bolzano.

In due anni 730 mila accessi alle banche dati riservate

In due anni sono stati 730 mila gli accessi alle banche dati riservate eseguiti con le loro password da due agenti infedeli (600 mila uno e 130 mila l’altro), nessuno dei quali giustificato da esigenze di servizio. L’indagine è partita proprio da questo «massivo accesso», come lo ha definito il coordinatore della pool cyber-crime della Procura partenopea, Vincenzo Piscitelli. Decine gli indagati destinatari delle misure cautelari: quattro in carcere, sei ai domiciliari e 19 obblighi di presentazione alla polizia giudiziaria.

Ogni accertamento poteva costare da 6 a 25 euro

Esisteva un tariffario, trovato su un file Excel durante una perquisizione. Ogni “prelievo” di dati personali poteva costare da 6 a 25 euro, a seconda del tipo di accesso eseguito: se fatto sulla banca dati riservata alle forze dell’ordine o su quelle dell’Inps o dell’Agenzia delle entrate o, ancora, delle Poste. A tal proposito, oltre ai due agenti della Polizia sono coinvolti nell’indagine anche dipendenti dell’Inps, dell’Agenzia delle entrate e due direttori di altrettante filiali di Poste Italiane. «Ci sono agenzie che raccolgono informazioni riservate per cederle a terzi, sulle quali sono in corso ulteriori accertamenti. Il mercato delle informazioni è un mercato vivissimo e questa indagine lo dimostra», ha spiegato Piscitelli.

Sciopero treni e trasporto pubblico locale 18 maggio 2026: orari e fasce di garanzia

Per lunedì 18 maggio 2026 è stato indetto uno sciopero generale che riguarda treni, trasporto pubblico locale, scuola, sanità e pubblica amministrazione. Per quanto concerne le ferrovie, si rischiano disagi, ritardi e cancellazioni sia per l’alta velocità Frecciarossa e Italo sia per i convogli regionali. Le fasce di garanzia per questi ultimi vanno dalle 6 alle 9 e dalle 18 alle 21. Per quanto riguarda l’AV, sui siti delle rispettive compagnie è possibile trovare l’elenco dei treni garantiti in caso di sciopero. Il Gruppo Fs ha annunciato che il proprio personale sarà interessato all’agitazione e che l’eventuale interruzione del servizio è programmata dalle ore 21 di domenica 17 maggio alle ore 21 di domenica 18.

Sciopero anche per il trasporto pubblico locale

Come anticipato, la mobilitazione coinvolgerà anche il trasporto pubblico locale. A Roma, dove è previsto il derby di Serie A tra Roma e Lazio, riguarderà Atac e Cotral. Per entrambe, saranno rispettate le fasce di garanzia stabilite per legge, ovvero da inizio servizio alle ore 8.29 e dalle ore 17 alle ore 19.59. Anche Atm a Milano ha segnalato possibili interruzioni di servizio così come Stp a Bari.

Pasqualino Monti nuovo amministratore delegato di Terna

Partito ufficialmente il nuovo corso in Terna: il consiglio di amministrazione appena eletto ha nominato all’unanimità Pasqualino Monti amministratore delegato e direttore generale della società responsabile della trasmissione, della gestione e del dispacciamento dell’energia elettrica sulla rete italiana ad alta e altissima tensione. Monti, indicato da Cassa Depositi e Prestiti, a cui fa capo il 29,85 per cento di Terna, succede a Giuseppina Di Foggia che è stata eletta alla presidenza di Eni. Il cda ha inoltre confermato Stefano Cuzzilla nel ruolo del presidente.

Pasqualino Monti nuovo amministratore delegato di Terna
Pasqualino Monti (Imagoeconomica).

Chi è Pasqualino Monti

Nato a Ischia nel 1974 e dato in quota leghista, Monti da aprile del 2023 era amministratore delegato di Enav, società quotata in Borsa e leader nella gestione del traffico aereo e delle infrastrutture aeronautiche. Dal 2017 ha inoltre guidato per circa otto anni l’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale (che comprende i porti di Palermo, Termini Imerese, Porto Empedocle, Gela e Trapani): il suo mandato si è concluso a metà 2025. In precedenza, tra il 2011 e il 2016, era stato a capo dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, dapprima come presidente e poi come commissario straordinario. Dal 2013 al 2017 è stato inoltre presidente di Assoporti.

Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni

Il governo di Keir Starmer, leader laburista sempre più sulla graticola, continua a perdere pezzi. Dopo i passi indietro delle ministre Miatta Fahnbulleh, Jess Phillips e Alex Davies-Jones, anche il sottosegretario alla Sanità Zubir Ahmed ha rimesso il mandato nelle mani del premier britannico. «è chiaro, dagli ultimi giorni, che l’opinione pubblica in tutto il Regno Unito ha ormai perso irrimediabilmente la fiducia» in Starmer come primo ministro. L’inquilino di Downing Street continua a respingere l’ipotesi di dimissioni, ma la fronda all’interno del Labour si sta allargando e girano già alcuni nomi per la sua successione.

In pole c’è Streeting, attuale ministro della Sanità

Tra i favoriti come prossimo premier britannico c’è il 43enne Wes Streeting, attuale ministro della Sanità. Omosessuale e sopravvissuto a un cancro ai reni, a differenza di Starmer è considerato un ottimo comunicatore e, da ministro, ha implementato varie misure per rilanciare il Servizio sanitario nazionale, dopo anni di tagli al bilancio. Ha due handicap: è molto vicino a Peter Mandelson, l’ex ambasciatore negli Usa coinvolto nello scandalo Epstein e viene identificato con la corrente blairiana del Labour (l’immagine dell’ex premier Tony Blair è stata sporcata dal legame con Donald Trump). C’è chi sostiene ci sia Streeting dietro la rivolta laburista, orchestrata per battere sul tempo il suo principale rivale, ovvero Andy Burnham.

Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
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Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni

Piace il “re del Nord” Burnham, ma non è parlamentare

Membro dell’ala sinistra del partito e sindaco della Greater Manchester, il 56enne Burnham è attualmente il politico britannico più popolare, al punto da essere stato soprannominato “Re del Nord”. Ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour e dato come favorito dai bookmakers, ha però di fronte uno scoglio enorme: non ha un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Potrebbe tornare a Westminster (è stato parlamentare dal 2001 al 2017) se vincesse il seggio abbandonato da qualche collega laburista. Ma servirebbe tempo e questo gioca a suo sfavore.

In lizza pure Angela “la Rossa”, ex ministra dell’Edilizia abitativa

Detta “la Rossa”, per il colore dei capelli e le idee politiche, la 46enne Angela Rayner ha ricoperto la carica di vicepremier e ministra dell’Edilizia abitativa fino a settembre 2025, quando si è dimessa dopo aver ammesso di non aver pagato tutte le tasse dovute per l’acquisto di un appartamento. L’inchiesta è ancora in corso, ma l’ombra di un’evasione fiscale è un handicap non di poco conto per Rayner, che in virtù delle sue umili origini sarebbe una candidata gradita alle classi deboli che stanno disertando il Labour per votare i populisti di Reform UK di Nigel Farage.

Regno Unito, i nomi in lizza per sostituire Starmer come premier in caso di dimissioni
Keir Starmer (Ansa).

Gli altri nomi, dall’ex leader laburista Miliband alla ministra degli Esteri Cooper

Girano poi altri nomi, che secondo i bookmakers hanno meno possibilità di succedere a Starmer. È riemerso il nome di Ed Miliband, ministro dell’Ambiente che ha guidato i laburisti dal 2010 al 2015: una figura di esperienza, che però non brillo a capo del partito, perdendo nettamente le elezioni del 2015 vinte dal premier conservatore uscente David Cameron. Tra i nomi menzionati ci sono anche altri membri dell’attuale governo, come il ministro della Difesa John Healey e quello delle Forze Armate Al Carns, la ministra degli Esteri Yvette Cooper e la titolare dell’Interno Shabana Mahmood. In lizza pure l’ex segretaria di Stato Catherine West, che ha minacciato di indire elezioni interne per sostituire Starmer.

Scuola, Corte Ue boccia l’Italia sulle assunzioni del personale Ata

La Corte di Giustizia Ue ha stabilito che il sistema italiano di assunzione del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (Ata) negli istituti di istruzione pubblica viola il diritto dell’Unione europea. In particolare, «è incompatibile con la normativa dell’Unione in materia di contratti a tempo determinato, che prevede limitazioni al loro ricorso e favorisce le procedure di assunzione a tempo indeterminato». La Corte osserva che il quadro normativo italiano non fissa alcun limite alla durata massima, né al numero massimo dei contratti temporanei del personale Ata. In secondo luogo, per quanto riguarda i concorsi organizzati per l’assunzione a tempo indeterminato del personale Ata, la Corte osserva che il requisito di almeno due anni di servizio con contratto a tempo determinato favorisce il ricorso a tali contratti, anche nei casi in cui, invece, ci sono esigenze di contratti a lungo termine.

La classifica dei governatori più apprezzati: in testa Fedriga, tre del Sud in top 5

Sono due governatori leghisti del Nord a guidare la classifica di gradimento dei presidenti di Regione. Lo rileva un sondaggio di Swg secondo cui al primo posto c’è Massimiliano Fedriga (Friuli Venezia Giulia) con il 65 per cento, in crescita di un punto rispetto al 2025, seguito dal veneto Alberto Stefani al 58 per cento. Completano la top 5 tre governatori del Sud, ovvero il presidente della Calabria Roberto Occhiuto con il 53 per cento, Antonio Decaro in Puglia al 51 per cento e Roberto Fico in Campania al 47 per cento. Al sesto posto si collocano a pari merito Michele De Pascale (Emilia-Romagna) e Stefania Proietti (Umbria), entrambi al 45 per cento. Seguono Eugenio Giani (Toscana) al 42 per cento, Alberto Cirio (Piemonte) al 40 per cento, Marco Bucci (Liguria) e Francesco Acquaroli (Marche) al 37 per cento, e Attilio Fontana (Lombardia) al 35 per cento. Scendendo oltre i primi 10, troviamo Marco Marsilio (Abruzzo), Alessandra Todde (Sardegna) e Vito Bardi (Basilicata), tutti al 33 per cento, Francesco Rocca (Lazio) al 29 per cento e Renato Schifani (Sicilia) al 25 per cento.

Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Federcalcio

Giovanni Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Figc dopo aver ottenuto anche l’endorsement della Lega Serie B, l’ultima componente di cui attendeva una posizione. È stato lo stesso ex capo del Coni a renderlo noto: «Lo avevo detto e sono stato di parola, per rispetto istituzionale della presidente Cio Coventry che era qui a Roma e delle componenti ho sempre ribadito che avrei sciolto le riserve subito dopo». La formalizzazione avverrà oggi. Malagò (grande favorito) avrà come sfidante Giancarlo Abete, che contattato da LaPresse ha confermato la sua candidatura come presidente della Figc, incarico già ricoperto dal 2007 al 2014: da quattro anni è alla guida della Lega Nazionale Dilettanti.

Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Federcalcio
Giancarlo Abete (Imagoeconomica).

Il comunicato della Lega Serie B

«La Lega Nazionale Professionisti Serie B comunica il completamento del percorso intrapreso nelle scorse settimane sul tema dell’Assemblea Elettiva Federale del prossimo 22 giugno, incentrato sul metodo e sui contenuti, concretizzatosi con la stesura di un documento programmatico», si legge in una nota. «L’esito della consultazione che il presidente Paolo Bedin ha svolto in questi giorni con le singole società, a valle dell’incontro tenutosi la scorsa settimana in Figc con i potenziali candidati, ha registrato un deciso orientamento sulla figura di Giovanni Malagò, sul quale quindi si intende convergere. Si entrerà ora, all’avvenuta formalizzazione della candidatura, nell’analisi del relativo programma elettorale».

Malagò si candida ufficialmente alla presidenza della Federcalcio
Giovanni Malagò (Imagoeconomica).