Sabato 4 luglio Niccolò Moriconi, in arte Ultimo, ha trasformato la spianata di Tor Vergata in un oceano da un quarto di milione di anime pronte a farsi cuocere dal sole per il maxi-evento La Favola Per Sempre. Contemporaneamente, allo Stadio Maradona, il 26enne Emanuele Palumbo, alias Geolier, ha messo le tende monopolizzando l’impianto con ben sei notti consecutive per il prossimo anno, dopo aver già fatto tre volte il pieno quest’anno e altre due volte due anni fa. Per la prima volta, la chiesa laica di Vasco Rossi trova i suoi eredi strutturali. Ma non cercate il sound del Blasco nelle ballate al pianoforte del 30enne romano o nelle metriche del ragazzo di Secondigliano: qui si parla di pura funzione sociale, di periferie metropolitane che smettono di fare le comparse e si prendono i botteghini, muovendo economie gigantesche nello scetticismo dei recensori col sopracciglio alzato.
I nuovi profeti delle masse non nascono nelle bolle dei talent
I profeti delle masse non nascono nelle serre protette dei talent show, ma si forgiano a pane e rifiuti industriali. Se il rocker di Zocca — che per il mezzo secolo di carriera blinda lo storico record di 10 concerti di fila all’Olimpico, una residency d’acciaio — comincia a masticare musica fondando Punto Radio nel 1975 sull’Appennino modenese, registrando vendite misere per i primi album nell’indifferenza del mercato, il cantautore di San Basilio deve incassare i primi no ad Amici e X Factor prima di trovare un rifugio indipendente nella label Honiro ed espugnare Sanremo Giovani nel 2018. Con la stessa identica fame, il golden boy del rione Gescal lavora da ragazzino in una fabbrica di lampadari e nel 2018 sbarca autonomamente su YouTube con P’ Secondigliano, un videoclip che diventa virale, intercettando la rete dei coetanei prima di costringere le major a piegarsi alle sue regole.
La prova di fuoco dell’Ariston
Questo legame con la strada trova nei verdetti ufficiali del Festival di Sanremo la certificazione esatta dello scontro frontale. Non a caso la kermesse posiziona il Blasco direttamente sul fondo della classifica nel 1982 con Vado al massimo e al penultimo gradino l’anno dopo con Vita spericolata, applicando il rifiuto totale della coda. Un copione che non cambia più di tanto con le nuove leve. Nel 2019 il voto congiunto di Sala Stampa e Giuria d’Onore sfila la vittoria a Ultimo per consegnarla a Mahmood, bloccando il suo 46,5 per cento di preferenze da casa e scatenando quella sua rabbiosa reazione in conferenza stampa. Un j’accuse virale contro i giornalisti che incrina per sempre i suoi rapporti con i media.
La dinamica si fa speculare nel 2024 con Geolier, che dopo aver vinto la serata delle cover tra i fischi della platea dell’Ariston viene superato in finale da Angelina Mango. Il voto della Sala Stampa e delle Radio neutralizza lo storico record del 60 per cento al televoto — mica cotica —, sanzionando quel cantare in napoletano percepito come una provocazione fonetica sgrammaticata e priva di dignità letteraria rispetto alla lingua italiana.
Le stroncature di una certa intellighenzia
Un divario profondo tra la pancia degli ascolti e certa intellighenzia che ricalca fedelmente l’archivio delle stroncature subite storicamente da Vasco. Se nel dicembre del 1980 lo scrittore e fondatore di Panorama Nantas Salvalaggio, una delle firme più autorevoli all’epoca, firmava il dissing ante litteram definendo il rocker «un bell’ebete, malfermo sulle gambe, con gli occhiali fumè dello zombie, dell’alcolizzato, del drogato “fatto” […] », oggi la sanzione culturale si sposta direttamente nelle aule scolastiche. Durante gli ultimi esami di terza media, una famiglia deve contestare le umiliazioni pubbliche e le derisioni della coordinatrice di classe perché il figlio osa presentare una tesina sul rapper di Napoli.
Il rapporto fisico con la fanbase
La strada, tuttavia, risponde blindando l’ugola di turno attraverso un rapporto fisico con la fanbase. Un esempio? Gli irriducibili di Ultimo hanno piantato le tende a Tor Vergata il 19 giugno, 15 giorni prima del concerto, sfidando temperature torride sotto il sole pur di conquistare la transenna e facendo scattare sui social l’ironia sulla sfida aperta alla stoica resistenza del vecchio popolo di Vasco. Un culto a cui la voce capitolina risponde aprendo le prove generali blindate esclusivamente a 1.500 fan con disabilità in modo totalmente gratuito e portando la diretta dello show nei reparti del Policlinico di Tor Vergata per i malati ricoverati. Dall’altra parte, Geolier esercita un vero e proprio feudalesimo territoriale, annunciando nel bel mezzo del suo tour estivo che nel 2027 canterà esclusivamente nella sua città («perché Napoli è casa tua») obbligando il pubblico di tutta Italia a mettersi in viaggio verso il Sud se vuole ascoltarlo in una residency estesa a sei serate. È una fede totale, riassunta nella recente intervista rilasciata a Esse Magazine: «Io a Napoli giro senza sicurezza. Cosa penserebbe altrimenti la gente di me con quello che dico nelle canzoni? La sicurezza mia, i miei bodyguard, sono i guagliuni di Napoli». Un patto di sangue, lo stesso che ha il Kom coi suoi fedelissimi che da 50 anni vanno a stanarlo fino a Zocca. Insomma, finché ci sarà un popolo disposto a migrare in massa per ascoltarli, i padroni della festa saranno sempre loro.




































































