Paganese vincente, Ciardiello soddisfatto

Pagani. Il trend doveva essere invertito è puntualmente così è stato. La Paganese torna alla vittoria contro il Budoni in casa davanti al pubblico amico. 3 a 0 il risultato finale che però non è stato così scontato visto che soprattutto nella prima frazione la squadra di casa è sembrata troppo imballata più per un fatto mentale che per un fatto fisico. Le due confitte contro Gelbison e Sarnese aggiunta a quella in coppa Italia mercoledì contro la Real Aversa hanno lasciato più di un dubbio nella mente dei calciatori che hanno faticato più del lecito per scrollarsi di dosso questo macigno. El Haddadi, nella prima frazione, e Figueras e Cordova, nella seconda, i nomi dei marcatori. Il primo a presentarsi in sala stampa è il direttore generale azzurrostellato Antonio De Luca che tiene a precisare. “Non era facile vincere oggi ma non tanto perché non credevamo nelle nostre forze ma per il fatto di doverci togliere di dosso il peso delle tre sconfitte di fila tra campionato e coppa”. Da pochi mesi in questa società ma le ambizioni non mancano. “Non posso dire cosa è cambiato rispetto alla passata stagione perché sono a Pagani dal mese di luglio però una cosa è certa che in società si sta lavorando per cercare di portare sempre più qualità non solo in campo ma anche fuori”. Tiene sempre banco il debito con l’erario che non ha dato ancora segnali né in un senso né nell’altro. “Quello che dovevamo fare come società lo abbiamo fatto adesso dobbiamo attendere che l’agenzia delle entrate ci faccia sapere cosa fare. In società siamo sereni perché sappiamo di aver operato bene sia per quel che concerne la rosa allestita e messa a disposizione di Novelli sia per quello che avviene fuori dal campo”. Certamente contento sarà il tecnico paganese Raffaele Novelli, costretto oggi a guardare la squadra dalla tribuna per la squalifica al suo posto però Marco Ciardiello è diventato più che un porta fortuna visto che ogni qual volta è chiamato a sostituire Novelli porta sempre in porto la vittoria. “Sono contento perché oggi abbiamo fatto una buona prova e non era facile ma non per l’avversario per il fatto mentale nostro che doveva darsi una smossa. Infatti capisco anche perché la squadra è partita con più di un timore ma è lecito quando vieni da risultati non positivi. Però devo dire che i ragazzi in campo hanno reagito alla grande ma di questo non avevo dubbi anche perché sappiamo il nostro valore e sappiamo che certi scivoloni sono stati solo frutto del caso”. Oggi anche Coquin ha dovuto lasciare il campo anzi tempo per un infortunio muscolare. “Si dopo trenta minuti ha chiesto il cambio per un risentimento muscolare. Vedremo in settimana come il calciatore sta per poi sapere l’entità dell’infortunio. Su Pica ed Isufi invece credo che ormai i tempi per vederli di nuovo in campo si accorciano e quindi appena saranno arruolabili avremo delle frecce in più nel nostro arco”. Una Paganese che gioca un calcio diverso rispetto alla passata stagione anche se la base è quella della scorsa stagione. “Ogni squadra ha una sua identità la Paganese dello scorso anno era una squadra che giocava un certo tipo di calcio che aveva qualche difficoltà nel finalizzare invece quest’anno sotto l’aspetto della finalizzazione abbiamo migliorato di tanto anche se giochiamo in un modo diverso. Ma questo lo sapevamo che alcune cose sarebbero cambiate. Non possiamo restare mentalizzati sulla squadra della scorsa stagione. Questa è un’altra Paganese”. Contento anche il capitano De Nova. “Questa vittoria ci permette di liberare la mente da strani pensieri. Oggi era importante vincere e credo che lo abbiamo fatto senza mai subire l’avversario. Forse siamo entrati in campo un po’ timorosi ma era logico”. Paganese che rispetto alla passata stagione quest’anno subisce qualche gol in più”. Quando attacchi è logico che a volte presti il fianco alle ripartenze e può capitare che subisci qualcosa in più. Però il reparto è uguale allo scorso anno e credo che non tante squadre possono vantare calciatori bravi come li abbiamo noi in difesa. Se attacchi alto c’è bisogno che tutta la squadra si muova in quel senso se invece difendi basso allo stesso modo le distanze dei reparti devono essere ridotte”. Sempre quattro i punti di ritardo dalla vetta del girone. Paganese che però ha dato un segnale forte di essere squadra costruita per lottare fino alla fine. Domenica si andrà a far visita al Venafro che con cinque punti è penultimo in classifica. Un match da preparare comunque al meglio per evitare dannosi cali di tensione. Raffaele Consiglio

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Da Wojtyla a Francesco, torna l’apprensione per il Papa malato

L’annuncio di Leone di doversi sottoporre ad un intervento chirurgico ha colto il mondo di sorpresa. Dopo la fine del pontificato di Francesco, segnato da ricoveri e malattie, l’annuncio di un problema medico, da un Papa giovane, sportivo, salutista, fa fare un passo indietro ai momenti in cui la malattia di un Pontefice e la sua fragilità conquistavano il primo piano, spesso a scapito del suo magistero e dei suoi messaggi al mondo. Quanto alla trasparenza sulle proprie condizioni fisiche, l’annuncio di Leone non è stato una novità assoluta. Era il 12 luglio del 1992, quando, sempre alla fine dell’Angelus, Papa Giovanni Paolo II disse: ”Vorrei farvi ora una confidenza. Mi recherò stasera al Policlinico Gemelli per sottopormi ad alcuni accertamenti diagnostici. Chiedo le vostre preghiere”. Il 29 marzo 2018 Papa Francesco, nella visita al carcere di Regina Coeli, annunciò che si doveva sottoporre ad un intervento di cataratta. L’11 maggio del 2022, alla fine di un’udienza generale, Bergoglio parlò dei suoi problemi al ginocchio: “Vorrei scusarmi perché oggi non potrò andare da voi per salutarvi, a causa del mio ginocchio che è ancora malato”. Le fragilità dei Papi hanno però inciso sull’andamento dei pontificati: Papa Francesco, per esempio, non ha potuto vivere a pieno il Giubileo del 2025 per la sua bronchite persistente che poi lo ha condotto alla morte. Negli ultimi tempi aveva comunque sdoganato la sedia a rotelle e l’apparecchio acustico, forse anche per mostrare alle persone nella sua stessa condizione che comunque la vita resta degna anche in una condizione di malattia o disabilità. Quanto invece a Papa Wojtyla, l’ultimo tratto del suo pontificato è legato alle difficoltà di movimento prima e di parola poi, alle improvvise “indisposizioni” e soprattutto al lento spegnersi di un uomo che non ha voluto nascondere sintomi ed effetti di una malattia che lo ha reso prigioniero del suo stesso corpo. Tanti i ricoveri, da quello dopo l’attentato del 13 maggio 1981, ai successivi, per esempio, per un adenoma al colon. Il più lungo, 55 giorni, fu legato ad un’infezione contratta probabilmente dopo le trasfusioni effettuate dopo il ferimento di piazza san Pietro. Molti hanno detto che proprio il suo star male ha offerto un’altissima testimonianza di forza interiore e di fede. Ma, andando indietro nel tempo, molte delle cronache sono state inevitabilmente segnate dalla ricerca della figura del “Papa malato”, anche con la diffusione di tante fake news.

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Bicchielli, Patriarca e De Rosa, ‘bene l’apertura di Tajani

“L’apertura indicata da Antonio
Tajani a forme di partecipazione oltre il recinto degli iscritti
va nella direzione di una Forza Italia capace di allargare il
confronto e coinvolgere nuove energie. Accogliamo positivamente
questa prospettiva, che raccoglie un’esigenza di ascolto e
partecipazione che sosteniamo da tempo e che ora può trovare
occasioni concrete per realizzarsi”. Lo dicono i parlamentari
di Forza Italia Pino BICCHIELLI, Annarita Patriarca e il
senatore Raffaele De Rosa.
“Il nostro obiettivo comune è rafforzare Forza Italia,
valorizzarne l’identità e renderla sempre più centrale nella
coalizione di centrodestra, in vista delle prossime elezioni.
L’unità della linea politica è un valore fondamentale, ma non va
confusa con l’uniformità delle voci. Chi si riconosce in un
progetto comune e contribuisce alla sua crescita, anche
attraverso posizioni e sensibilità diverse, rappresenta una
risorsa”, aggiungono.
A giudizio di BICCHIELLI, Patriarca e De Rosa “questo
principio deve valere tanto per chi vogliamo avvicinare quanto
per chi già partecipa alla vita del partito. In Campania il
congresso non ha consentito che il confronto si sviluppasse con
l’ampiezza e la profondità che avrebbe meritato. L’apertura
indicata dal segretario nazionale offre quindi l’occasione per
dare spazio a quel dibattito e valorizzare tutti i contributi”.
“La pluralità rende più solida una direzione comune quando
trova ascolto e si traduce in una sintesi politica condivisa. È
questa la responsabilità che ci riguarda tutti – concludono –
costruire una Forza Italia più aperta, autorevole e capace di
parlare alla società. È con questo spirito che dobbiamo lavorare
per il risultato che ci attende alle prossime elezioni”.

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Papa Leone XIV: “Ho nodulo al polmone, devo operarmi”

Papa Leone XIV dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico per la rimozione di un nodulo al polmone, individuato durante recenti controlli medici. A riferirlo, secondo quanto riportato, è stato lo stesso Pontefice, affacciato alla finestra del Palazzo Apostolico in occasione dell’Angelus, davanti ai fedeli e ai pellegrini riuniti in Piazza San Pietro.

«È stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato», avrebbe spiegato il Papa, precisando che i medici hanno ritenuto opportuno procedere con l’intervento.

«Seguendo i loro consigli ho deciso di operarmi per toglierlo. L’intervento è già programmato nei prossimi giorni», avrebbe aggiunto il Pontefice, rendendo pubbliche le informazioni sulle proprie condizioni di salute e confermando la volontà di seguire le indicazioni dei sanitari.

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Onorato a De Luca: «Sei la cintura nera del paraculismo politico italiano»

Scontro frontale tra Alessandro Onorato e Vincenzo De Luca sul tema del civismo e delle liste civiche. L’assessore ai Grandi Eventi, Sport e Turismo di Roma replica duramente al presidente della Regione Campania, che aveva liquidato come «paraculismo» l’esperienza di Progetto Civico Italia.

 

«Vincenzo, tu sei la cintura nera del paraculismo politico italiano», affonda Onorato, trasformando la polemica in un confronto diretto sul modo di intendere e utilizzare le formazioni civiche.

Dietro lo scontro potrebbe esserci anche una partita più concreta: il possibile passaggio di consiglieri dalle fila di “A testa alta”, la formazione legata a De Luca, verso Progetto Civico Italia, che in Campania trova una sponda nel sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. Una dinamica che alimenta la contesa per consenso, amministratori e radicamento territoriale.

Onorato punta il dito contro la lunga permanenza di De Luca al potere: «Sono oltre 35 anni che occupi il potere. Sei un genio del potere, dei posti da occupare». Secondo l’assessore romano, il presidente campano avrebbe utilizzato le liste civiche per consolidare il proprio controllo politico, contestandole invece quando vengono promosse da altri.

Nel mirino finisce anche il ritorno di De Luca alla guida del Comune di Salerno. «Hai chiamato il tuo amico sindaco di Salerno e l’hai obbligato a dimettersi. Altro che volontà popolare!», sostiene Onorato, che critica anche la scelta di presentare liste civiche escludendo il Partito Democratico, guidato in Campania dal figlio del presidente.

Anche il nome della formazione deluchiana diventa terreno di scontro. «Più che a testa alta, a testa bassa, perché tutti con te devono stare a testa bassa», attacca l’assessore, secondo cui diversi amministratori campani sarebbero ormai insofferenti al modello politico del presidente: «Si sono stancati di fare i tuoi sudditi».

Onorato rivendica quindi il progetto alternativo e invita De Luca a non ostacolarne il percorso: «Vincenzo, lasciaci stare, facci lavorare! Noi non vogliamo polemiche». Una richiesta accompagnata, tuttavia, da un attacco dai toni particolarmente duri.

L’assessore romano respinge infine l’accusa di puntare alle poltrone: «Noi non ci siamo mai stati in Parlamento, a differenza tua, ma vogliamo cambiare l’Italia».

La stoccata conclusiva riguarda i sopralluoghi nei cantieri, spesso al centro della comunicazione pubblica di De Luca. «I cantieri si possono andare a controllare anche senza fare politica: si chiama attivismo civico», conclude Onorato, rilanciando la contrapposizione tra il proprio progetto e il modello politico del presidente campano.

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Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo

Una fase di stallo. Il primo passaggio del negoziato tra la National basketball association (Nba) e l’Eurolega si è concluso con un mancato accordo. Ma le parti riprenderanno il dialogo: devono farlo per forza, se vogliono evitare un conflitto che avrebbe conseguenze dannose per entrambe le parti. Soprattutto per l’Eurolega, che nei fatti è un esperimento europeo di Nba e che rischierebbe di pagare il confronto in casa propria con l’originale. Ma ciò che più inquieta la lega d’élite del basket continentale è la prospettata saldatura d’intenti e interessi tra la Nba (e la Fiba, la federazione internazionale del basket) e i colossi del calcio europeo: un’alleanza che aprirebbe una fase inedita del turbocapitalismo sportivo, nel segno di un superleghismo al cui confronto lo sgangherato tentativo di Superlega calcistica europea di aprile 2021 è roba da tornei aziendali.

A Cernobbio rigettata la proposta avanzata dalla Nba

Il primo tentativo di giungere a un’intesa è dunque andato a vuoto. È stato il 5 ottobre, quando i rappresentanti di Eurolega si sono ritrovati a Cernobbio, sul lago di Como. Un luogo quanto mai appropriato, vista la lunga consuetudine di ospitare l’annuale Forum Ambrosetti e di misurarsi con gli scenari della finanza globale. Ma il contesto non è bastato a favorire la coincidenza d’interessi. Sicché i 13 soci permanenti dell’Eurolega (Anadolu Efes Istanbul, Baskonia Vitoria-Gasteiz, Cska Mosca che però è attualmente sospeso per la guerra in Ucraina, Olimpia Milano, Barcellona, Bayern Monaco, Fenerbahçe Istanbul, Asvel Villeurbanne, Maccabi Tel Aviv, Olympiacos Pireo, Real Madrid, Panathinaikos Atene e Žalgiris Kaunas) hanno rigettato la proposta avanzata dalla Nba. Nella quale, fra le altre cose, è stata espressa la richiesta di fermare l’espansione dell’Eurolega ad altri membri permanenti.

Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo
Una partita di Eurolega tra Real Madrid e EA7 Emporio Armani (foto Ansa).

È questo uno degli aspetti che maggiormente hanno provocato malumori tra i partecipanti al meeting di Cernobbio, poiché proprio il progetto di allargare i ranghi dei soci permanenti (fino a 24) è quello sul quale si è maggiormente speso di recente Chus Bueno, che da gennaio 2026 è l’amministratore delegato di Eurolega.

Retrogusto colonialista e quella sorta di superiority complex

In linea generale, l’offerta della Nba è stata giudicata colonialista, cioè segnata da una sorta di superiority complex alimentato dalla lega del big business rispetto alla sua versione europea (ed europeizzata). E tuttavia, al di là delle posizioni unitarie di facciata, emerge che non tutti i 13 soci di Eurolega sono stati d’accordo nel respingere la proposta proveniente dagli Usa. Anzi, c’è stato parecchio malumore cui ha dato voce il proprietario del Panathinaikos Atene, Dimitris Giannakopoulos, che ha accusato la maggioranza sfavorevole di non avere interesse verso lo sviluppo del basket.

Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo
Il proprietario del Panathinaikos Dimitris Giannakopoulos (foto Ansa).

Inoltre, club come il Real Madrid dell’eterno Florentino Pérez potrebbero dare una sgradita sorpresa mollando l’organizzazione europea per trasferirsi in Nba Europe.

Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo
Florentino Perez, presidente del Real Madrid (Ansa).

Patto sempre più solido coi grandi del calcio europeo

Dal canto suo, la Nba continua a manifestare un atteggiamento flemmatico. Il commissioner Adam Silver insiste a dire che le trattative proseguono. Può contare sul fatto che un accordo fra le due parti dovrà per forza essere trovato, oltreché sull’appoggio della Fiba, che non vede l’ora di chiudere definitivamente i conti con la lega europea degli scissionisti. Ma la vera carta vincente nelle mani della Nba è un’altra. E riguarda il patto sempre più solido che si sta costruendo coi grandi del calcio europeo.

Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo
Adam Silver (foto Ansa).

Il potere di Nasser Al-Khelaïfi arriva fin qui

L’evoluzione dei fatti è stata ben raccontata da alcuni articoli apparsi su The Athletic e The Guardian che mettono in evidenza il gran lavoro diplomatico che sul versante europeo viene svolto dal vice commissioner della Nba, Mark Tatum. Che il 30 settembre è stato ospite a Copenaghen di un meeting di altro genere: la 33esima assemblea generale dell’European Football Club (Efc, l’ex Eca).

Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo
Mark Tatum (foto Ansa).

Ospite di Nasser Al-Khelaïfi (presidente Efc), che nell’occasione ha lanciato un progetto di riforma mondiale del calcio di club che è una sua Opa personale sul potere calcistico globale. In questo quadro si consumano gli abboccamenti con la Nba: che sta guardando ai grandi club europei come possibili titolari di franchigie Nba Europe, in un mix tra calcio e basket che è una mossa quantomeno audace e sottrarrebbe ai club del grande basket europeo ampio margine di manovra.

Tra calcio e Nba c’è aria di vera Superlega: benvenuti nel turbocapitalismo sportivo
Nasser Al-Khelaifi (foto Ansa).

I club recalcitranti dell’Eurolega si troverebbero improvvisamente nell’angolo, a rischio di essere sostituiti da altri club allocati nella loro stessa città o area metropolitana. È proprio il motivo del patto tra grande calcio europeo e grande basket nordamericano, che ha possibilità di essere stretto a scapito del basket d’élite europeo, a dare il senso dell’operazione: a contare sono innanzitutto gli affari, l’ortodossia di disciplina sportiva passa in secondo piano. Si sta preparando la Superlega del big business. E nessuno le sbarrerà la strada.

Salernitana non passa a Casarano

Finisce 0 a 0 a Casarano per la Salernitana che non sfonda in terra pugliese. Brutto primo tempo dove ha rischiato di andare sotto, nella ripresa il tecnico costretto a cambiare e la squadra è andata meglio,

Casarano pericoloso nelle ripartenze nei primi minuti. Risponde la Salernitana con Vitale che spara alto da buona posizione. Al 25’ Galeotti salva su Zanellato. Infortunio per Ferrara nel Casarano, entra Palumbo. Nel finale pericoloso Ciotti di destro. Nel recupero pugliesi vicini al gol ma confusione in area granata. Finisce 0-0 il primo tempo con i padroni di casa più intraprendenti.

 Inizia la ripresa con gli stessi ventidue. Casarano subito in gol al termine di un’azione tambureggiante con Gandolfo che ribadisce in rete una palla finita contro la traversa. L’arbitro annulla per fuorigioco. Revisione all’Fvs che conferma l’offside. Inizia la girandola de cambi: fuori Lescano e Vitale dentro La Gumina e Djamanca. Giallo per Chiricò. Intanto nubifragio sul campo del Casarano. Giallo anche per Palumbo. Sforbiciata di Celiento in area pugliese, palla che scheggia il palo.

Anche D’Ursi ha una buona palla sulla testa ma trova Ferroni pronto. Grande occasione per Djamanca che con un destro a giro sfiora il sette. Nel Casarano fuori Zanellato dentro l’ex granata Knezovic. Punizione granata al 69’ con cross per Tascone che manda fuori di testa. Campani ancora pericolosi con D’Ursi, palla di poco fuori. Esce Matino per Obleac e fuori Logoluso per Cuzzarella. Nella Salernitana fuori Tascone dentro Gyabuaa. Nel finale pericoloso Grandolfo ma è fuorigioco. Negli ospiti Longobardi per De Boer. Dopo 5 minuti di recupero e tanta confusione sul rettangolo verde, finisce 0-0

TABELLINO

CASARANO (4-3-3): Farroni; Ciotti, Matino (28′ st Obleac), Mercadante, Giraudo; Zanellato (22′ st Knezovic), Maiello, Logoluso (28′ st Cuzzarella); Chiricò, Grandolfo, Ferrara (42′ pt Palumbo). A disposizione: Bacchin, Gyamfi, Negro, N’Diaye, Leonetti, Versienti, Podrini. Allenatore: Di Bari

SALERNITANA (3-4-1-2): Galeotti; Pieraccini, Celiento, Anastasio; Llano, De Boer (46′ st Longobardi), Tascone (37′ st Gyabuaa), Villa; Vitale (7′ st Djamanca); D’Ursi, Lescano (7′ st La Gumina). A disposizione: Cevers, Zoia, Capuano, Del Pin, Cardoni, Boncori, Bevilacqua. All: Cosmi

Arbitro: Mbei di Cuneo – assistenti: Rossini e Galasso. IV uomo: Recchia. FVS: Tomasi

NOTE. Ammoniti: Chiricò (C), Palumbo (C), Ciotti (C). Angoli: 2-1. Recupero: 1′ pt – 5′ st

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Salernitana. Cosmi: sprecato un tempo

L’allenatore della Salernitana, Serse Cosmi, ha commentato ai microfoni di Rai 2 la prestazione dei granata al termine della sfida contro il Casarano, soffermandosi sulle occasioni create e sugli errori commessi dalla squadra.

 

«C’è stata un’occasione clamorosa di D’Ursi, davanti al portiere, di testa. La squadra ha creato molte occasioni. Oltre a questo, abbiamo sprecato un tempo giocando sotto ritmo e facendo errori tecnici eccessivi per ogni categoria», ha dichiarato il tecnico.

Cosmi ha poi evidenziato il diverso atteggiamento mostrato nella ripresa, pur sottolineando le difficoltà legate alle condizioni del terreno di gioco: «Nel secondo tempo siamo entrati in campo con uno spirito diverso. Non era semplice, il campo era pesante. Abbiamo creato le opportunità per fare gol, ma non c’era la rabbia di essere più incisivi».

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Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree

La chiamano Zona demilitarizzata (Dmz) ma in realtà è una delle frontiere più armate del mondo. Nella penisola coreana, a ridosso del 38esimo parallelo, corre il confine invalicabile e fortificato che separa la Corea del Nord di Kim Jong-un dalla Corea del Sud. Questa striscia di terra, larga 4 chilometri e lunga 248, piena di torri di guardia e fortificazioni, divide due Paesi tecnicamente in guerra dal 1953. Nel corso degli anni la Dmz ha ospitato saltuari incontri diplomatici tra Pyongyang e Seul, ed è stata scossa anche da diversi incidenti, tra cui diserzioni di soldati nordcoreani, scontri a fuoco e, soprattutto, esplosioni di ordigni.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Kim Jong-un (Ansa).

Le mine della discordia (circa 2 milioni) sul confine coreano

All’interno della Zona demilitarizzata ci sono circa 2 milioni di mine. Sono sepolte nell’area per scongiurare eventuali incursioni nemiche e spesso feriscono i militari che pattugliano il confine. L’ultimo episodio risale al 21 settembre, quando tre ufficiali sudcoreani in servizio nei pressi di Paju sono rimasti contusi a causa della deflagrazione di una mina. Per Seul sarebbe stata piazzata dai soldati di Pyongyang a Sud della cosiddetta linea di demarcazione militare, la vera separazione tra Nord e Sud, nel settore della Dmz situato nella parte sudcoreana.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Ricerca di mine nella Dmz (foto Ansa).

Il retaggio più evidente di un conflitto congelato

Il ministro della Difesa della Corea del Sud, Kang Shin-chul, al termine delle indagini preliminari sull’accaduto, ha detto che «si tratta di una chiara violazione dell’accordo di armistizio. Adotteremo le misure conseguenti». La Corea del Nord ha invece respinto le accuse descrivendo l’incidente come una «farsa meschina» orchestrata da Seul. La frontiera coreana è il retaggio più evidente di un conflitto congelato. Sui due lati i soldati sono infatti pronti a entrare in guerra in qualsiasi momento.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Soldati sudcoreani presidiano i confini con la Zona demilitarizzata (foto Ansa).

Tra propaganda e provocazioni

È questa tensione asfissiante che nel 1993 spinse l’allora presidente statunitense Bill Clinton a definire la Dmz come «il luogo più spaventoso della Terra». Ma cosa succede sul confine? Le truppe di Pyongyang e Seul si osservano a vicenda. Fino al 2025 enormi altoparlanti disposti su entrambi i lati del confine trasmettevano a tutto volume: dalla Corea del Sud risuonavano musica K-pop ed elogi alla democrazia, dalla Corea del Nord propaganda pro-Kim e attacchi contro il governo sudcoreano. La guerra psicologica è stata alimentata anche da particolari palloni aerostatici usati dagli attivisti sudcoreani per trasportare oltre frontiera volantini e materiale anti-regime.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Soldati nordcoreani (foto Ansa).

Un Luna park turistico

In Corea del Sud alcune aree della Zona demilitarizzata sono diventate gettonate mete turistiche. I visitatori, oltre 1,2 milioni all’anno, possono osservare da vicino la frontiera, visitare i tunnel scavati dalla Corea del Nord per attaccare Seul, acquistare t-shirt, spille e souvenir marchiati Dmz, e scattare foto ricordo da punti panoramici. Anche Pyongyang, prima della pandemia e della chiusura del Paese ai viaggiatori stranieri, effettuava tour organizzati lungo il confine.

Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree
Guerra, propaganda, biodiversità: i segreti della Zona demilitarizzata tra le due Coree

Ma anche culla della biodiversità

Nei 73 anni trascorsi dalla fine della guerra la Dmz si è trasformata per puro caso anche in un paradiso ecologico. Il vasto territorio comprende habitat distinti. Le zone umide del settore occidentale, per esempio, offrono rifugio alle gru migratrici, mentre le montagne orientali ospitano il cervo muschiato siberiano e l’orso nero asiatico. L’Istituto nazionale di ecologia sudcoreano ha documentato nell’area la presenza di quasi 6 mila specie, tra cui oltre 100 considerate a rischio estinzione. Tra queste figurano l’orso della Luna, la gru coronata di rosso, la spatola dalla maschera nera, il leopardo dell’Amur e la lince eurasiatica.

Salernitana, striscione ultras dopo il divieto di trasferta a Casarano

Non ci sarà il calore del tifo granata al Capozza per Casarano–Salernitana. Dopo il divieto di trasferta, il settore ospiti dell’impianto pugliese resterà desolatamente vuoto. Nei pressi dell’Arechi campeggia uno striscione polemico a firma della Curva Sud Siberiano: “Una vita serena per questore e prefetto: trasferte vietate e il weekend è perfetto”. Tanta delusione nel mondo del tifo per un nuovo esodo mancato.

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La traccia musicale realizzata con i suoni di Polla

Tutto nasce grazie a un Laboratorio di Acquisizione di Suoni Ambientali e Tradizionali di Polla tenuto dal compositore e musicista Sergio Sorrentino a cui hanno partecipato altri musicisti Michele Cancro, Giovanni Di Donato, Sandro Distefano, Roberto Plaitano. Il laboratorio realizzato nell’ambito del Progetto Memoria Attiva con il sostegno di Fondazione per il Sud – Voltapagina, Pro Loco Polla, Cooperativa Iris, Comune di Polla si prefiggeva di registrare i suoni ambientali nel Comune di Pola e da quelli ricavarne una traccia in chiave contemporanea. Così dopo mesi di teoria e pratica, alla fine è stato realizzato il brano pubblicato oggi sulle piattaforme online musicali. La composizione è di Sergio Sorrentino, i musicisti oltre a Sergio Sorrentino, chitarra elettrica, synth, elettronica e field recordings, ci sono Michele Cancro, chitarra classica e field recordings, Giovanni Di Donato, tammorra e mandolino, Sandro Distefano, saz, laud, field recordings, Roberto Plaitano, chitarra elettrica e field recordings e Carmine Sabbatella, ciaramella I suoni raccolti a Polla da Giugno a Luglio 2026 riguardano la sirena delle 11.53, il fiume Tanagro, i campanacci delle mucche a San Tommaso e alla Spina, il mercato del sabato mattina, la processione di Sant’Antuniello, campane, pecore e pastori, uccelli alla Castagneta, rane del ponte romano. I suoni sono stati registrati, raccolti e archiviati nel progetto di Memoria Attiva che intende contribuire alla realizzazione di un Archivio di comunità di Polla e costituiscono un fondo dedicato alla memoria sonora del paese (dei suoni d’ambiente, dei riti, delle tradizioni popolari, della vita quotidiana di oggi).

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L’IA invade Wikipedia: cosa succede se i bot vanno fuori controllo?

Dove finisce la libertà di una macchina? Sembra una domanda filosofica, invece è una questione concreta, che riguarda da vicino il modo in cui stiamo costruendo l’intelligenza artificiale. Gli agenti AI sono sempre più capaci di agire da soli. Il problema è capire come insegnare loro a riconoscere i limiti delle proprie azioni. Lunedì 5 ottobre la Wikimedia Foundation, l’organizzazione che sostiene Wikipedia e altri progetti di conoscenza libera, ha pubblicato i risultati di un’indagine su una serie di attività anomale riconducibili ad alcuni agenti di intelligenza artificiale di OpenAI. La fondazione li ha definiti rogue, cioè fuori controllo.

L’IA invade Wikipedia: cosa succede se i bot vanno fuori controllo?
La Wikimedia Foundation è l’organizzazione che sostiene Wikipedia e altri progetti di conoscenza libera (foto Unsplash).

Alcuni di loro hanno utilizzato i servizi di Wikimedia in modi che nessuno aveva autorizzato. Hanno effettuato modifiche, perlopiù in spazi di prova, tentato di usare un servizio della fondazione per raggiungere altri siti e interrogato i suoi sistemi a una velocità impressionante. Milioni di pagine consultate, centinaia di migliaia di ricerche. Secondo Wikimedia, queste attività potrebbero aver contribuito a un’interruzione parziale del Wikidata Query Service avvenuta a maggio. Non risultano prove di accessi abusivi ai sistemi o di furto di dati.

Regole che riconosciamo anche quando nessuno le ha scritte

Fin qui sembra la storia di una macchina che ha semplicemente esagerato. Ma c’è qualcosa di più: un computer tradizionale fa quello che gli dici, mentre un agente AI è pensato per fare qualcosa di diverso. Gli dai un obiettivo e gli lasci decidere, almeno in parte, come arrivarci. La differenza sembra piccola, ma non lo è. Se dici a una persona di raccogliere tutte le informazioni possibili su un’azienda, quella persona sa, più o meno, come comportarsi. Non entra negli uffici, non apre i cassetti, non telefona ai dipendenti alle tre di notte perché esistono regole che abbiamo imparato a riconoscere anche quando nessuno le ha scritte.

L’IA invade Wikipedia: cosa succede se i bot vanno fuori controllo?
Cosa succede se gli agenti IA agiscono in modi che nessuno aveva autorizzato? (foto Unsplash).

Internet invece è pieno di porte aperte. Un varco accessibile, tuttavia, non equivale a un’autorizzazione a entrare. Wikipedia lo dimostra bene. È una comunità fatta di volontari, amministratori, discussioni, pagine di prova, controlli e regole. Modificare una pagina significa intervenire in un sistema sociale, con i suoi codici e i suoi standard di comportamento. Le persone imparano a orientarsi in questo sistema attraverso l’esperienza, l’educazione e le relazioni con gli altri.

Comportamenti disallineati rispetto agli obiettivi desiderati

Gli agenti AI devono invece ricavare indicazioni dal contesto, dalle istruzioni ricevute e dai limiti imposti dai loro sviluppatori. Le regole non scritte, quelle che chiamiamo con l’inflazionatissimo concetto di buon senso, restano particolarmente difficili da riprodurre. Uno studio del 2025 ha esaminato la propensione degli agenti basati su modelli linguistici a manifestare comportamenti disallineati rispetto agli obiettivi desiderati. Nei test, i modelli più capaci hanno mostrato mediamente una maggiore propensione a questi comportamenti. La capacità di svolgere compiti complessi, dunque, non garantisce che un agente sappia sempre interpretare correttamente le intenzioni di chi lo utilizza.

L’IA invade Wikipedia: cosa succede se i bot vanno fuori controllo?
Wikipedia ha denunciato l’azione fuori controllo di agenti IA (foto Unsplash).

C’è poi un’altra vulnerabilità. Se da un lato è difficile far comprendere il buon senso (rieccolo) a un agente, dall’altro diventa pericoloso quando a questa mancanza si unisce un’ampia libertà d’azione. A febbraio 2026, un gruppo di ricercatori ha pubblicato Agents of chaos, uno studio sperimentale in cui agenti autonomi sono stati messi alla prova in un ambiente di laboratorio, con accesso a email, file, sistemi di messaggistica e strumenti per eseguire comandi.

Azioni problematiche come il consumo incontrollato di risorse

La ricerca documenta diversi comportamenti problematici, come il consumo incontrollato di risorse, il trasferimento di comportamenti non sicuri da un agente all’altro e dichiarazioni di completamento del lavoro smentite dallo stato effettivo del sistema. Sono risultati ottenuti in condizioni sperimentali, ma mostrano quanto possa essere difficile controllare sistemi a cui vengono affidati strumenti e margini di autonomia. Un agente può disporre delle risorse necessarie per raggiungere un obiettivo senza avere una comprensione adeguata delle conseguenze delle proprie azioni.

Una nuova categoria di visitatori fatta di macchine

La questione riguarda quindi la capacità dell’intelligenza artificiale di operare nel mondo rispettandone regole, limiti e convenzioni. Wikipedia è un osservatorio particolarmente interessante. È uno dei grandi progetti di internet fondati sulla collaborazione e sulla partecipazione della comunità. I contenuti vengono scritti, discussi, corretti e controllati da persone che condividono regole editoriali. Insomma, un bene comune costruito nel tempo attraverso il lavoro collettivo. Oggi questa comunità si trova a gestire una nuova categoria di visitatori fatta di macchine capaci di consultare milioni di pagine, effettuare centinaia di migliaia di richieste e avviare operazioni che possono produrre conseguenze impreviste.

Quando trovano una porta chiusa, cercano di capire come aprirla

La richiesta di Wikimedia, per ora, è molto semplice: poter riconoscere il traffico generato dagli agenti AI e decidere come trattarlo. Servono standard comuni per identificarli, limitarli e fermarli. E soprattutto una distinzione fra ciò che un agente può leggere e ciò che può fare. Sembra il minimo. Il problema è che stiamo discutendo di come mettere il cartello “vietato l’ingresso” dopo avere scoperto che dall’altra parte della porta ci sono macchine che, quando la trovano chiusa, cercano di capire come aprirla.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?

Il rischio è la carambola. Nel Pd, mentre i più si arrovellano sul tema primarie, su come, dove e quando farle, alcuni più lungimiranti guardano già al dopo, anzi al dopo-dopo. Il discorso è di lungo respiro ma molto semplice. Se, e il se è grande come una casa, Elly Schlein vincesse le primarie e se, e qui il se è alto come un grattacielo, il campo largo vincesse le elezioni, la leader Pd diventerebbe premier. Fin qui tutto bene: brava, hai resistito, hai portato a casa il risultato, te lo meriti dunque governa. Al netto dei litigi che già tutti mettono in conto con il M5s sulle politiche di governo, qualcuno guarda a uno scenario biennale. Se cioè Schlein andasse a Palazzo Chigi, come si farebbe a dire di no a una candidatura M5s per il Quirinale, per cui si dovrebbe votare a gennaio 2029? Giuseppe Conte ha già messo le mani avanti, mettendo in guardia il Pd dalla tentazione di fare il pigliatutto.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?
Elly Schlein alla Camera (Imagoeconomica).

Di leader spendibili per il Colle il M5s ne ha pochi

Pochi tra i dem osano dirlo a voce alta, anzi nessuno, ma davanti ai taccuini chiusi il malumore si concretizza. «Non potremmo dire di no ai grillini, e in effetti se loro ci proponessero Giuseppe Conte come faremmo a dire: “Ma noi vogliamo sia Chigi sia il Colle?”». I dilemmi sono molti. Il M5s infatti potrebbe a buon diritto aspirare alla prima carica istituzionale: è in Parlamento dal 2013, ha raggiunto in passato il 30 per cento dei voti, ha espresso due volte un premier (anche se era sempre lo stesso), una volta un presidente della Camera, diversi sindaci e due presidenti di Regione. Il problema è che in realtà se nel Pd ci sono più candidati al Quirinale che iscritti, il M5s di leader spendibili ne ha pochi, forse il solo Conte.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

I nomi di mediazione: da Bersani a Boldrini

L’altro problema è che per eleggere un capo dello Stato non bastano numeri risicati. Se anche il Pd ufficialmente votasse per un candidato grillino, molti sarebbero i franchi tiratori. Qualcuno spera che Conte sarebbe disposto a un bagno di realtà per aprire la strada a un nome di mediazione (si va da Pierluigi Bersani a Laura Boldrini) ma è chiaro che il passo indietro avrebbe ripercussioni sui rapporti all’interno della maggioranza di governo. Ripercussioni che sarebbero mortali per l’esecutivo in caso di accordo, magari sottobanco, tra il Pd e aree dell’opposizione.

Fanta-Quirinale: con Schlein premier, il M5s punterebbe al Colle?
Pierluigi Bersani (Imagoeconomica).

La soluzione migliore sarebbe un nome super partes, un profilo altissimo, ma è difficile che tutti facciano un passo indietro davanti a un bottino che fa gola a ognuno e che è la vera posta in gioco della prossima legislatura. Dunque mentre si decide se quando e come andare a primarie, nel campo largo già tutti pensano non solo a Palazzo Chigi ma anche al Quirinale. E la partita a scacchi del gran gioco del Colle prosegue.

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana prima di Stranimondi

Fantascienza.com, il meglio della settimana prima di Stranimondi

Qualcosa sul film di Star Trek, qualcosa sulla nuova serie Marvel. In tv arrivano Below e Small Prophets. Tutte le novità di ottobre, mentre mancano pochi giorni a Stranimondi.

Tra sei giorni aprirà i battenti, nella nuova sede di Gadames 57, l'edizione 2026 di Stranimondi, la manifestazione milanese dedicata all'editoria indipendente del fantastico e della fantascienza. Un grande impegno per tentare un salto di qualità conservando lo spirito di passione e dedizione delle passate edizioni. Tanti editori, un ricco programma, tanti ospiti tra i quali persino una ex star della musica, ora scrittore cyberpunk. Come andrà? L'impegno profuso (tanto, davvero) sarà apprezzato? Se volete venire a vedere di persona, sul sito... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 11 ottobre 2026 - articolo di S*

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa

La Cina è un «importante vicino» con cui costruire un rapporto «costruttivo e stabile». Sanae Takaichi prova così a riaprire il dialogo con Pechino. Nel discorso programmatico pronunciato alla Dieta in occasione dell’apertura della sessione autunnale, la premier giapponese ha riconosciuto la lunga storia di relazioni tra i due Paesi, precisando però che Tokyo continuerà ad affermare le proprie posizioni e a chiedere alla Cina un «comportamento responsabile». Il messaggio arriva mentre si lavora all’ipotesi di un incontro con Xi Jinping al summit APEC di novembre a Shenzhen e Tokyo si interroga sull’affidabilità dell’alleato americano dopo il vertice tra Xi e Donald Trump.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
La premier giapponese Sanae Takaichi (Ansa).

La crisi diplomatica con Pechino di fine 2025

L’apertura diplomatica di Takaichi non cancella le distanze sulla sicurezza, ma è tesa a far ripartire rapporti deteriorati dalla grave crisi, aperta nel novembre 2025. Allora la premier, durante un’interrogazione parlamentare, prospettò un coinvolgimento militare del Giappone in caso di crisi a Taiwan. L’erede politica di Shinzo Abe rese così esplicito uno scenario che Tokyo preferiva lasciare nell’ambiguità. Per Pechino, che considera Taiwan una questione interna e non rinuncia all’uso della forza per ottenerne il controllo, è stata una provocazione che ha aperto una frattura con una leader già guardata con molto sospetto per le sue storiche posizioni definite «revisioniste» sulla storia dell’imperialismo nipponico. Sono seguiti avvisi contro i viaggi in Giappone, pressioni sugli scambi culturali e accuse sul presunto ritorno del militarismo.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Xi Jinping (Ansa).

Le frizioni tra Tokyo e Washington

Lo si è visto anche durante il summit tra Xi e Trump alla Casa Bianca. Entrambi hanno ricordato l’alleanza sinoamericana nella Seconda Guerra mondiale, ma il leader cinese ha citato esplicitamente la lotta contro gli «aggressori militaristi giapponesi». Un richiamo che a Tokyo ha generato disagio. Takaichi ha cercato rassicurazioni in una telefonata di circa 20 minuti con Trump, ribadendo la fiducia reciproca tra i due Paesi. Ma il canale aperto non cancella le inquietudini. La guerra in Medio Oriente sta rallentando le consegne dei missili Tomahawk acquistati dal Giappone. Le sanzioni americane contro la Corte penale internazionale hanno colpito anche la sua presidente, la giudice giapponese Tomoko Akane. A Okinawa, l’arresto di un marine ventenne in relazione all’omicidio durante una rapina di una donna di 39 anni ha riacceso l’indignazione, la premier dal canto suo ha condannato il delitto chiedendo piena collaborazione a Washington.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Xi Jinping e la moglie Peng Liyuan con Donald e Melania Trump (Ansa).

La cooperazione militare con gli Usa e il nodo di Taiwan

Eppure, sul terreno militare l’integrazione prosegue. Gli Stati Uniti trasferiranno alla base di Kadena, a Okinawa, il sistema missilistico Typhon, capace di lanciare Tomahawk e raggiungere il territorio cinese. Un rafforzamento della deterrenza che alimenta però le tensioni con Pechino. Contemporaneamente, il ministro della Difesa Shinjiro Koizumi sostiene che il Giappone dovrebbe discutere «senza tabù» dei Tre Principi non nucleari e dell’eventuale acquisizione di sottomarini a propulsione nucleare. Sono questioni distinte, ma entrambe toccano limiti particolarmente sensibili per l’unico Paese a essere stato vittima di un bombardamento atomico. È un segnale di quanto il dibattito sulla sicurezza si sia spostato, mentre Takaichi prepara la revisione dei tre principali documenti strategici entro la fine dell’anno. La vicinanza a Taiwan rende d’altronde difficile immaginare che il Giappone resti estraneo a un eventuale conflitto: l’isola di Yonaguni dista appena 110 chilometri da Taiwan. Nel 2022, durante le esercitazioni cinesi seguite alla visita di Nancy Pelosi a Taipei, cinque missili cinesi finirono nella zona economica esclusiva giapponese.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Donald Trump con Sanae Takaichi alla Casa Bianca (Ansa).

La Cina mantiene un canale aperto, ma alle sue condizioni

Ora Takaichi cerca di scindere il canale della sicurezza da quello diplomatico. In questo quadro si inserisce la visita a Pechino, nelle scorse settimane, di una delegazione di circa 50 esponenti politici e imprenditoriali guidata dall’ex ministro degli Esteri Takeshi Iwaya, che ha incontrato il capo della diplomazia cinese Wang Yi e il vicepremier He Lifeng. L’accoglienza ad alto livello mostra che Pechino non intende chiudere ogni canale. Ma Wang ha ricordato le «responsabilità storiche» del Giappone e la necessità di «correggere» la sua percezione della Cina. Una porta resta aperta, le condizioni politiche rimangono. Un test cruciale sarà l’APEC di Shenzhen, dove sono attesi anche Trump e Vladimir Putin. Pechino non ha ancora confermato il colloquio, ma un incontro permetterebbe di mostrare che la crisi può essere gestita ai massimi livelli. Un suo rifiuto, invece, renderebbe più evidente la distanza tra i due vicini asiatici. Per Tokyo, il rischio è ritrovarsi ai margini di una distensione tra grandi potenze mentre il proprio rapporto con la Cina resta bloccato su Taiwan.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Il ministro degli Esteri giapponese Takeshi Iwaya con l’omologo cinese Wang Yi (Ansa).

Economia e calo demografico: il fronte interno di Takaichi

La tenuta interna è l’altro fronte aperto per la premier giapponese. Nel suo discorso programmatico in parlamento, Takaichi ha promesso investimenti nei settori strategici e una politica fiscale «responsabile e proattiva», insieme alla riduzione temporanea dell’imposta sui consumi alimentari. Deve però convincere i mercati sulla sostenibilità della spesa. Ha inoltre definito il calo demografico una «crisi nazionale», annunciando una strategia entro fine anno. La risposta standard alla carenza di lavoratori è l’automazione, mentre l’impiego di stranieri viene indicato come extrema ratio. Anzi, le regole vengono inasprite. Dal primo ottobre la tassa per la residenza permanente è salita da 10 mila a 200 mila yen, con requisiti più severi. Sono previste anche restrizioni sull’acquisto di terreni vicino a siti sensibili per la sicurezza nazionale. Per i critici, Tokyo rende così più difficile attirare persone proprio quando ne avrebbe bisogno.

Takaichi prova a riaprire il dialogo con la Cina, tra Taiwan e dubbi sugli Usa
Sanae Takaichi (Ansa).

La scommessa di Takaichi è che tecnologia e investimenti possano sostenere un Paese con meno lavoratori, consentendogli anche di recuperare terreno nella competizione industriale con i vicini asiatici. Tra questi c’è proprio la Cina, concorrente nei settori avanzati ma anche primo partner commerciale. Le due economie restano legate da mercati, forniture e catene produttive che il gelo diplomatico non ha cancellato. Le imprese giapponesi chiedono dunque di stabilizzare i rapporti: per loro è una necessità concreta. Il progetto di rilancio interno passa dunque anche dalla capacità di contenere le tensioni con l’ingombrante vicino. Takaichi può rafforzare la difesa e cercare di ridurre le dipendenze nei settori strategici, ma una crisi prolungata con Pechino aggiungerebbe ostacoli a un’economia già alle prese con il declino demografico. Le prossime settimane riveleranno se davvero Cina e Giappone saranno in grado di tornare a parlarsi. Non tanto per andare d’accordo, ma per provare a gestire un disaccordo sempre più evidente.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?

Finalmente Hollywood ha ritrovato il coraggio dei bei film americani di impegno civile, quelli che ci avevano fatto innamorare del cinema a stelle e strisce e che da un po’ di tempo mancavano in sala. C’è però la consapevolezza che le cose sono un po’ cambiate rispetto a qualche decennio fa, quando la stampa era considerata davvero, al di là dei luoghi comuni, un cane da guardia della democrazia, in grado di soverchiare i poteri.

Quell’iconica scena finale de I tre giorni del Condor

Qualcuno ricorderà infatti il finale de I tre giorni del Condor, film di Sydney Pollack del 1975: Robert Redford consegna al New York Times un dossier sullo scandalo che coinvolge la Cia. Ma l’agente Higgins, che incrocia Redford sul marciapiede, gli chiede: «Ehi, sei sicuro che lo stampano?». Titoli di coda, senza rivelare se il giornale pubblicherà, facendo crollare i vertici dei servizi segreti americani, o insabbierà.

Il problema è che adesso la pubblicazione o meno dei dossier è diventata sostanzialmente irrilevante. Ed è più o meno il sunto di The Social – Il prezzo della verità (The Social Reckoning), il nuovo film di Aaron Sorkin in sala dall’8 ottobre.

Si tratta di una sorta di sequel di The Social network, pellicola di David Fincher del 2010 (ma Sorkin era lo sceneggiatore) in cui si raccontava la nascita di Facebook.

La storiaccia di Facebook e le manipolazioni dell’algoritmo

Il blockbuster si candida agli Oscar 2027, con Jeremy Allen White (il novello Sean Penn del cinema americano, protagonista della serie tivù di successo The Bear) nei panni di un giornalista di inchiesta del Wall street journal e Mikey Madison (l’attrice di Anora, premio Oscar 2025) che interpreta una data scientist di Facebook pentita per le manipolazioni dell’algoritmo.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Jeremy Allen White e Mikey Madison in una scena del film.

Un social che favorisce polarizzazioni e fake news

Viene raccontato nei dettagli il cambio di rotta del social network creato da Mark Zuckerberg: da piattaforma per connettere persone a luogo nel quale le audience, le interazioni e l’engagement si espandono polarizzando le posizioni, concentrandosi sugli estremismi e sulla diffusione senza controllo delle fake news, fino a epiloghi come gli eventi di Capitol Hill del 6 gennaio 2021.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Jeremy Strong nei panni di Mark Zuckerberg.

Il Wall Street journal pubblica le inchieste, Zuckerberg viene perfino interrogato dal Senato americano, nel marzo del 2021 cambia nome all’azienda (che diventa Meta) e, nonostante lo scandalo, gli effetti della campagna stampa sono sostanzialmente nulli: il 66 per cento degli americani continua tuttora a informarsi avendo come fonte privilegiata le piattaforme social, con tutti i difetti del caso.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Il regista Aaron Sorkin (foto Ansa).
Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
La locandina del film.

Se il giornalismo e l’editoria in generale rimangono spuntati davanti al mondo dei social, quasi peggio vanno le cose per il cinema di fronte all’intelligenza artificiale.

Guadagnino e le difficoltà col film su Sam Altman

Gli Mgm Studios di Amazon, infatti, avevano deciso di realizzare Artificial, un film su Sam Altman e la nascita di OpenAI. Una specie di novello The Social network 16 anni dopo, e dedicato alla nuova forza creatrice-distruttrice dell’universo digitale.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Sam Altman (Ansa).

Perché Jeff Bezos si è tirato indietro?

Ma, una volta finito il film, affidato a Luca Guadagnino e costato 40 milioni di dollari, ecco che Amazon si è tirata indietro: non lo distribuiremo, abbiamo scherzato, cercate altrove. Il motivo? Jeff Bezos ha iniziato a fare affari proprio con OpenAI e ha preferito quindi non disturbare troppo il manovratore.

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Luca Guadagnino (foto Imagoeconomica).

Così Guadagnino & co. per circa un anno sono andati in giro tra proiezioni private e incontri con uomini di business, alla ricerca di un distributore valido per uno dei prodotti cinematografici più attesi. Netflix, Searchlight Pictures, A24 hanno visto il film, si sono sperticati in complimenti, ma si sono congedati con un «grazie, ma no, grazie».

Social, IA e potere: Hollywood torna ai film di impegno civile, ma hanno ancora senso?
Jeff Bezos (Ansa).

E alla fin fine, per 15 milioni di dollari, il film è stato comprato dalla casa di distribuzione Neon che lo porterà in sala dal 25 dicembre. Perché gli studios sono certamente molto focalizzati sul futuro del cinema, ma sanno bene che il loro business sarà strettamente legato alle strategie dell’intelligenza artificiale, con conflitti di interessi che è meglio non sollecitare.

Se poi lo stesso Jeff Bezos inizia a coltivare ambizioni alla Donald Trump e pensa di potersi candidare alla presidenza degli Stati Uniti, ecco allora che tutta la nuova strategia di Amazon è più chiara: Guadagnino, Andrew Garfield e Yura Borisov (pure lui, come Mikey Madison, ex del cast di Anora) facciano pure il loro irrilevante filmetto. Lasciamo giocare i ragazzini, che alle cose serie ci pensiamo noi.

Melonellum, l’incognita del 42 per cento: se salta il premio si torna alla Prima Repubblica

Uno, due, tre: flop. Mentre votavano tre fiducie e un voto finale sulla legge elettorale, i deputati, ma anche i senatori, di centrodestra e di centrosinistra non sfoggiavano sorrisi di trionfo o bronci da disfatta. Erano tutti soprattutto molto, molto mogi. Tanti i motivi: c’è il rischio bocciatura della Consulta, per la legislatura è partito il countdown, molti parlamentari torneranno a casa per sempre. Ma c’è uno spettro che agita i sonni dei leader.

Melonellum, l’incognita del 42 per cento: se salta il premio si torna alla Prima Repubblica
La protesta delle opposizioni dopo il voto finale sulla legge elettorale (Ansa).

Aiuti esterni cercasi

Perché il Melonellum ha come scopo principale dichiarato quello di dare cinque anni di stabilità a Palazzo Chigi per chi vince le elezioni. A questo serve il premio di maggioranza di 35 senatori e 70 deputati alla coalizione che ottiene il 42 per cento sia alla Camera sia al Senato, fino ad arrivare a quasi il 55 per cento dei parlamentari. Però, c’è un però. Se infatti nessuno raggiunge la soglia minima del 42 per cento il premio di maggioranza salta e il risultato delle elezioni si trasforma in un proporzionale puro. La prima conseguenza è che nemmeno la coalizione prima arrivata potrebbe dar vita a un governo senza aiuti esterni. Si aprirebbe insomma uno scenario da Prima Repubblica con lunghe consultazioni al Quirinale, estenuanti trattative con i partiti minori lasciati fuori dalle coalizioni al momento del voto (come potrebbero essere Roberto Vannacci e Carlo Calenda), fino ad arrivare, alle brutte, a trattative con i proxy, con i partiti più affini a scapito della compattezza della coalizione. Un sogno per chi ipotizza una riedizione delle larghe intese, un incubo per Giorgia Meloni ed Elly Schlein.

Melonellum, l’incognita del 42 per cento: se salta il premio si torna alla Prima Repubblica
Roberto Vannacci e Carlo Calenda.

Se l’asticella fosse troppo alta?

Proprio per questo Fratelli d’Italia a un certo punto aveva ipotizzato di presentare una modifica allo Stabilicum per abbassare al 41 per cento la soglia. Più affrontabile, soprattutto considerando i sondaggi che non danno alcuna coalizione in netto vantaggio, ma entrambe vicine al pareggio e soprattutto entrambe non stabilmente sopra il 42 per cento. Ma la lettura ragionata delle sentenze della Consulta in materia elettorale, rammentate al governo da Sergio Mattarella, ha fatto capire che si rischiava una bocciatura non solo di qualche codicillo ma di tutto l’impianto da parte della Corte Costituzionale. E dunque 42 per cento sia, ma con la grande incognita che l’asticella fissata sia troppo alta per le gambe delle due coalizioni e ci si ritrovi dopo il voto a un tana liberi tutti che rimescolerebbe le carte e i partiti. Tutto molto Prima Repubblica.

Melonellum, l’incognita del 42 per cento: se salta il premio si torna alla Prima Repubblica
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Short Movie: Goldilocks, alla ricerca di un nuovo mondo

Goldilocks, alla ricerca di un nuovo mondo

La ricerca di un pianeta abitabile, il desiderio di esplorare l’ignoto e il prezzo che l’umanità è disposta a pagare per conquistare lo spazio.

Sono alcuni dei temi al centro di Goldilocks, cortometraggio di fantascienza scritto e diretto da Blake Simon, pubblicato su YouTube nel maggio 2022. Il titolo richiama il celebre principio di Riccioli d’Oro, utilizzato anche in astronomia per descrivere le condizioni che rendono un pianeta potenzialmente abitabile: non troppo caldo, non troppo freddo, ma alla giusta distanza dalla propria stella perché possa esistere acqua allo stato liquido. Il film si inserisce nel filone della fantascienza dedicata all’esplorazione spaziale, evocando il sogno delle grandi... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 10 ottobre 2026 - articolo di Redazione

Il tribunale del Lavoro respinge il ricorso di Ranucci contro la Rai

Il tribunale del Lavoro di Roma ha rigettato l’istanza presentata dal giornalista Sigfrido Ranucci per il reintegro alla conduzione della trasmissione Report. Il 5 ottobre la Rai aveva sospeso il giornalista per 10 giorni. La motivazione dell’ordinanza, a quanto apprende la Dire, si fonda sulla esistenza di un malessere della redazione di Report derivato dal clamore mediatico della vicenda e dall’accertato clima conflittuale instauratosi tra la squadra e l’ex conduttore. Questo, si spiega, ha reso opportuna la riorganizzazione della redazione e l’avvicendamento del conduttore.

Il tribunale del Lavoro respinge il ricorso di Ranucci contro la Rai
Sigfrido Ranucci (Ansa).

La decisione della Rai di «procedere a una riorganizzazione della redazione con avvicendamento autorale e di conduzione», si legge nell’ordinanza, «appare, a un esame sommario, sganciata dalla parallela vicenda disciplinare e adottata quale mezzo di risoluzione della situazione di tensione interna creatasi tra i membri della redazione e, come tale, strumento di tutela del sereno operare di questa nel rispetto della normativa di legge».

Enel protagonista nello sviluppo della geotermia avanzata

L’innovazione come alleata principale della risorsa geotermica, con Enel a fare da capofila. Dalla Toscana all’Islanda, passando dal cuore della Terra, il Gruppo ha infatti rafforzato ulteriormente il proprio ruolo internazionale nello sviluppo della geotermia avanzata, portando competenze e tecnologie sulle nuove frontiere della cosiddetta “geotermia superhot”. Il nuovo progetto del Gruppo è stato protagonista nel corso della celebrazione del 25esimo anno di fondazione dell’Unione geotermica italiana, occasione per sottolineare una volta di più la crescente rilevanza della geotermia, ormai riconosciuta unanimemente come tecnologia strategica per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050, come da traguardi europei fissati nel Net-zero industry act.

Il progetto Shift per ampliare il potenziale della geotermia

Nel corso del congresso si è discusso delle opportunità e delle prospettive del settore, a partire dalla semplificazione normativa dei processi autorizzativi, i modelli finanziari e l’esigenza di un’azione coordinata e condivisa dell’intero settore nazionale, si è aggiunta la disamina delle nuove tecnologie in sperimentazione per la geotermia profonda, che permetteranno di valorizzare risorse geotermiche che fino a pochi anni fa non erano considerate utilizzabili. Capofila di questo settore è Enel, che già aveva conquistato i riflettori nell’ottobre 2025 al Superhot geothermal summit di Reykjavik, nell’ambito dell’Assemblea del Circolo polare artico 2025, dove sono stati condivisi i risultati del progetto europeo Descramble dedicato alla perforazione in ambienti geotermici ad altissima temperatura.

Enel protagonista nello sviluppo della geotermia avanzata
Geotermia (Enel).

Tra il 19 e il 20 maggio Enel ha ospitato a Larderello, capitale mondiale della geotermia, il Kick-off meeting tecnico del progetto Shift (Superhot geothermal – Integrated demonstration and flow testing). Il programma, guidato da Reykjavík Energy e finanziato dal programma Horizon Europe con 10 milioni di euro su un investimento complessivo di 28 milioni, coinvolge 17 partner europei e punta a sviluppare tecnologie per l’utilizzo di fluidi geotermici oltre i 400°C, attraverso pozzi più profondi e performanti, con l’obiettivo di ampliare in modo significativo il potenziale della geotermia. Già Descramble, guidato da Enel come capofila, aveva segnato un passaggio chiave per lo sviluppo delle tecnologie nelle superhot rocks, raggiungendo temperature fino a 515°C, tra le più alte registrate a livello mondiale in sistemi idrotermali, e contribuendo ad aprire orizzonti innovativi di ricerca e sviluppo per materiali e attività di perforazione in condizioni estreme.

L’impegno di Enel

Il contributo di Enel si fonda sulla consolidata esperienza industriale dell’azienda a livello internazionale. In Toscana è attivo il più antico e innovativo complesso geotermico al mondo con 34 centrali che, tra le province di Pisa, Siena e Grosseto, producono ogni anno quasi 6 miliardi di kWh, pari al 33 per cento del fabbisogno elettrico regionale e utili a riscaldare 13 mila utenti nonché 26 ettari di serre grazie ai teleriscaldamenti geotermici, alimentando anche un’importante filiera turistica con oltre 60 mila visite annue. La partecipazione al summit islandese e l’impegno nel progetto Shift confermano il valore della collaborazione europea tra industria, ricerca e istituzioni per accelerare lo sviluppo della “geotermia supercalda” e il suo ruolo chiave nella transizione energetica.

Le sfide per l’Italia

L’Italia è uno dei Paesi Europei con le maggiori potenzialità entro i primi 5 km di profondità, tali da rendere la geotermia una risorsa strategica chiave del Paese per accelerare la transizione. Diversi strumenti normativi e misure specifiche sono attualmente in vigore ed in itinere, ma è assolutamente urgente un ulteriore sforzo per mettere a terra un piano d’azione nazionale per la geotermia e una roadmap al 2030 e 2050 che permettano di ridurre il divario che ci divide dagli altri Paesi Europei e, allo stesso tempo, di offrire un’opportunità di crescita ed innovazione agli investitori, alla filiera nazionale di settore e al contesto socioeconomico dell’Italia.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS

Washington esce, Pechino si fa avanti. Nel momento in cui l’Organizzazione mondiale della sanità deve fare i conti con il ritiro del suo principale finanziatore, la Cina propone una propria dirigente per prenderne la guida. Si chiama Song Li, ha lavorato per oltre 20 anni alla gestione delle politiche per la salute materna e infantile e ora è ufficialmente candidata a succedere all’etiope Tedros Adhanom Ghebreyesus, il cui secondo mandato terminerà nell’agosto 2027. Per Pechino, l’occasione è ghiotta: occupare lo spazio lasciato dagli Stati Uniti mentre Donald Trump allontana l’America dalle istituzioni multilaterali.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Sonl Li (da youtube).

Il precedente di Margaret Chan

Song è stata direttrice generale del dipartimento per la salute delle donne e dei bambini della Commissione nazionale della sanità. Dall’ottobre 2023 fa parte della segreteria della Federazione nazionale delle donne cinesi. Durante la pandemia di Covid-19, è stata la principale curatrice di un testo sugli standard nazionali per la prevenzione e il controllo del virus per le donne, con l’obiettivo di garantire assistenza alle gestanti e cure ai neonati anche nel pieno dell’emergenza. Se eletta, sarebbe la prima persona proveniente dalla Cina continentale a guidare l’Oms. Un precedente cinese però esiste: Margaret Chan, nata a Hong Kong e sostenuta da Pechino, ha diretto l’organizzazione dal 2007 al 2017. La competizione, con voto nel maggio 2027, resta aperta. Altri sei Paesi, Arabia Saudita, Belgio, Qatar, Botswana, Indonesia e Spagna, hanno già reso pubbliche le proprie candidature.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Margaret Chan con Tedros nel 2017 (Ansa).

Il sostegno al multilateralismo in funzione anti-Usa

La Cina presenta la candidatura di Song come una prova del suo sostegno al multilateralismo. Il riferimento, nemmeno troppo implicito, è alle mosse della potenza rivale. Gli Stati Uniti hanno infatti completato il ritiro dall’Oms a gennaio, dopo la decisione preannunciata da Trump al ritorno alla Casa Bianca. L’uscita del principale finanziatore ha imposto all’organizzazione una ristrutturazione che ha comportato il ridimensionamento dell’attività e il taglio di migliaia di posti di lavoro. Restano peraltro circa 260 milioni di dollari di contributi obbligatori americani non versati. La Cina ha promesso altri 500 milioni nell’arco di cinque anni. Nel biennio 2026-2027 le viene attribuito oltre il 20 per cento delle quote obbligatorie, contro il 22 per cento ancora assegnato agli Stati Uniti nonostante il ritiro. Attenzione: sono percentuali riferite ai contributi dovuti dai vari Paesi, non all’intero bilancio dell’agenzia, che dipende anche dai finanziamenti volontari.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Donald Trump (Ansa).

Il finanziamento (selettivo) alle organizzazioni internazionali

La corsa all’Oms si inserisce in una strategia più ampia e che arriva da lontano. Nel 1971, la Repubblica Popolare di Mao Zedong ottenne il seggio alle Nazioni Unite in sostituzione della Repubblica di Cina di Chiang Kai-shek. Da allora, la crescita economica del Paese ha aumentato anche le sue responsabilità finanziarie: la quota del bilancio ordinario dell’Onu è passata da circa l’1 per cento nel 2000 al 20 per cento nel triennio 2025-2027, seconda soltanto a quella americana. Secondo uno studio del Center for Global Development, nel 2024 la Cina ha destinato 3 miliardi di dollari alle banche multilaterali di sviluppo, 10 volte la cifra del 2010. Lo studio segnala anche un aumento del 47 per cento dei contributi agli organismi Onu impegnati nello sviluppo. Negli ultimi cinque anni sono cresciuti del 92 per cento i finanziamenti ai programmi delle banche multilaterali che concedono prestiti a tasso zero o agevolato. Con un impegno da 1,5 miliardi, Pechino è diventata il quinto donatore dell’International Development Association, il fondo della Banca Mondiale per i Paesi più poveri. I finanziamenti multilaterali per il clima hanno raggiunto 5,25 miliardi nel 2025. È però un’espansione selettiva. Solo l’11 per cento dei contributi cinesi agli organismi delle Nazioni Unite è volontario, contro oltre il 70 per cento di quelli americani. Pechino ha inoltre ridotto del 32 per cento il sostegno a fondi come Gavi, che finanzia l’acquisto e la distribuzione di vaccini nei Paesi a basso reddito. La Cina insomma sceglie dove investire, senza sostituire integralmente gli aiuti occidentali. Anche sul piano del potere formale il sorpasso resta lontano. Nella Banca Mondiale la sua quota è intorno al 6 per cento, meno della metà di quanto suggerirebbe la formula economica dell’istituzione. Gli Stati Uniti conservano circa il 16 per cento e il diritto di veto.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

I rapporti tra Pechino e la direzione uscente dell’Oms

Negli anni si sono moltiplicati anche gli incarichi. Il nome più visibile è quello di Qu Dongyu, direttore generale della Fao dal 2019. Dal 2020 Pechino ha perso posizioni di vertice in varie istituzioni dell’Onu, compresa l’Unione internazionale delle telecomunicazioni. I cittadini cinesi occupano cinque incarichi dirigenziali di alto livello nella Banca Mondiale e nelle altre banche multilaterali: un numero fermo dal 2021. La Cina ha peraltro coltivato rapporti molto stretti in sede Oms, anche con la direzione uscente. Nel gennaio 2020 Tedros incontrò Xi Jinping a Pechino ed elogiò l’impegno cinese contro il coronavirus. Washington accusò l’agenzia di eccessiva vicinanza alla Cina, un’accusa respinta dall’organizzazione. In seguito lo stesso Tedros ha chiesto maggiore collaborazione sulle origini della pandemia. Nel rapporto pubblicato nel 2025, l’Oms segnalava di attendere ancora informazioni dalle autorità cinesi, che hanno sempre respinto le contestazioni sulla mancata cooperazione.

Perché la Cina tenta la scalata all’OMS
Tedros Adhanom Ghebreyesus (Ansa).

Il Covid e il nodo della trasparenza sanitaria

Restano nella memoria le prime settimane di Wuhan. La trasmissione del virus tra esseri umani venne confermata pubblicamente solo il 20 gennaio 2020, molto tempo dopo le prime segnalazioni. A incidere, secondo diversi osservatori, fu anche il tentativo delle autorità locali di provare a gestire l’emergenza evitando di portare «brutte notizie» al governo centrale. Il tema della trasparenza sanitaria è peraltro attualissimo, in un momento in cui il mondo osserva la diffusione di Ebola in Kenya e il presunto caso di peste in Russia. Il ricordo del Covid potrebbe essere un’eredità politica con cui la candidatura di Song alla guida dell’Oms dovrà confrontarsi, con la Cina chiamata ad accompagnare responsabilità a un potere che si fa più grande.

Intesa Sanpaolo sigla un patto per la crescita delle pmi di commercio, artigianato e turismo

Intesa Sanpaolo, attraverso la divisione Banca dei Territori, ha lanciato un piano dedicato alle piccole e piccolissime imprese di commercio, artigianato e turismo per favorire ricadute economiche e stabilità occupazionale nelle diverse aree del Paese. Un’iniziativa in linea con la missione del Gruppo di dare vicinanza e attenzione ai territori, sostenere l’economia di prossimità e le famiglie lavoratrici, compiere azioni a tutela dell’occupazione, e stringere relazioni con il mondo associativo e imprenditoriale verso una strategia comune che risponda alle esigenze di crescita e alle preoccupazioni per il futuro. In particolare, Intesa Sanpaolo mette a disposizione 20 miliardi di euro per nuovi finanziamenti in innovazione, digitalizzazione e riqualificazione, oltre ad agevolazioni sui sistemi di pagamento digitali con l’azzeramento delle commissioni per importi fino a 20 euro effettuati con il pos fisico. Misure con cui la banca punta a rispondere ai bisogni reali del tessuto produttivo, offrendo un sostegno concreto agli imprenditori che nel corso del tempo hanno ridefinito priorità ed esigenze, trasformando il proprio approccio culturale al fare impresa.

Nuovo patto di sistema con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato

Le misure nascono dal confronto e dalla continua collaborazione con le principali associazioni di categoria dei settori commercio, artigianato e turismo. Sono infatti stati rinnovati gli accordi con Confcommercio, Federalberghi e Confartigianato ed è stato consolidato un nuovo patto di sistema per rafforzare la competitività e affrontare alcune tra le attuali sfide, dai costi energetici agli strumenti digitali fino alla formazione specializzata e alla difesa dell’occupazione. I nuovi interventi sono destinati al segmento delle piccole e piccolissime aziende che alimentano l’economia di prossimità con negozi, servizi, strutture ricettive, laboratori. Un bacino di circa 800 mila imprese clienti della divisione Banca dei Territori, che sostiene quotidianamente il tessuto economico delle comunità locali in cui opera, ascoltando da vicino le varie esigenze grazie ad un presidio costante del territorio. Un’attenzione che dal 2020 al giugno 2026 si è tradotta in oltre 20 miliardi di euro di finanziamenti erogati alle aziende di questo segmento.

Santanchè accusata di diffamazione, tribunale ricorre alla Consulta

Il giudice monocratico di Roma, nell’ambito del processo a carico dell’ex ministro Daniela Santanchè, ha sollevato alla Consulta conflitto di attribuzione in riferimento al voto del Senato che ha riconosciuto insindacabilità delle affermazioni fatte in Aula dall’imputata. La vicenda riguarda l’accusa di diffamazione ai danni di Giuseppe Zeno, un azionista di minoranza della società Visibilia Editore Spa.
Il voto del Senato, che ha negato l’autorizzazione a procedere, è del luglio scorso. Il giudice Emilia Conforti ha disposto l’invio degli atti alla Corte costituzionale chiedendo di dichiarare che non spettava al Senato la valutazione della condotta addebitabile alla senatrice Santanchè. La difesa di Santanchè aveva chiesto il non luogo a procedere alla luce del voto parlamentare.

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame

Da presidente della Figc a commissario: un caso unico, quello di Giovanni Malagò. Ma la tela dell’ex numero uno del Coni è, come sempre, ambiziosissima. Tra le sfide importanti per la Figc conta parecchio il piano di rinnovamento dello stadio Olimpico, in vista di Euro 2032, con un investimento di 150 milioni di euro e l’inizio dei lavori nell’estate del 2027 per concludersi, si spera, entro il 2030. Un progetto che è di Sport e Salute, in accordo con la Figc e la Struttura commissariale per Uefa Euro 2032. E chi è il presidente di Sport e Salute? Marco Mezzaroma, stretto parente di Claudio Lotito (che ha sposato la sorella, Cristina Mezzaroma).

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame
Giovanni Malagò e Marco Mezzaroma (foto Imagoeconomica).

Il (contestatissimo) patron della Lazio è anche il solito “signor no” che non ha mai avuto buoni rapporti con Malagò (e con una gran parte del mondo): riuscirà Giovannino a convincere pure lui? Un gioco di incastri dove le famiglie hanno un ruolo fondamentale, come è stato dimostrato dal caso Buonfiglio (con l’ombra del conflitto di interessi per gli incarichi del figlio Marco).

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame
Claudio Lotito (foto Imagoeconomica).

Intanto viene data per imminente l’uscita del segretario generale della Figc Marco Brunelli, tagliato: era lui l’autore della certificazione della candidabilità di Malagò.

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame
Marco Brunelli (foto Imagoeconomica).

E adesso? Ci sono due mesi per indire le elezioni, la prima data utile era quella del 7 dicembre. «Ma così finiamo per infastidire i milanesi, visto che quel giorno festeggiano Sant’Ambrogio e hanno pure il classico appuntamento con la prima del teatro La Scala», dice un fedelissimo del presidente-commissario rispolverando le vecchie ruggini e la solita rivalità sull’asse Roma-Milano. Allora è scattato il 14 dicembre come prima data fattibile. Magari facendo un salto alla Scala, per stringere gli ultimi accordi con i meneghini.

La tela del candidato unico Malagò, fra intrecci e trame
Il ministro dello Sport Andrea Abodi (in video) e Giovanni Malagò (foto Imagoeconomica).

Ma qual è l’ambizione di Malagò? Semplice: non avere candidati concorrenti. Tutti uniti sul nome del commissario, unico elemento da votare nella gara per diventare (di nuovo) presidente della Figc. Lavorare ai fianchi i possibili competitor, smontandone ogni velleità: cercare un protagonismo, oggi, non avrebbe senso (lo sfidante di giugno, Giancarlo Abete, ha già detto che non si ripresenterà). Fatto sta che il vero vincitore è lui, e mettersi in guerra contro Malagò vuol dire rischiare di fare la figura di Tafazzi. In troppi, negli anni, hanno provato a scalzarlo, ma non ne è rimasta traccia…

Nobel per la Pace a Pillay, Israele: «Goebbels applaude dall’inferno»

«Assegnare il Premio Nobel per la Pace a Pillay non è un atto di giustizia, ma la grottesca strumentalizzazione di un riconoscimento per legittimare l’odio e i pregiudizi contro Israele. Ora che la commissione del Nobel ha premiato la più grande menzogna del XXI secolo, Joseph Goebbels sta certamente applaudendo dall’inferno». L’ha scritto in una nota il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar dopo l’assegnazione del premio a Navanethem “Navi” Pillay, giurista sudafricana nota per il suo impegno nella promozione della pace e del diritto internazionale. E per aver chiaramente definito “genocidio” quello che sta accadendo a Gaza. «Mi hanno reso omaggio per il mio coraggio. E potete immaginare quanto fossi sorpresa. Perché ci vorrebbe coraggio per dire la verità? Si interpreta la legge, si esaminano tutti i fatti, quindi si tratta di un processo decisionale imparziale», ha detto, a tal proposito, nel suo primo discorso dopo la proclamazione.

La reazione dell’Ue

«Se esistesse un premio per le menzogne, l’odio e le accuse infamanti, Pillay sarebbe la favorita assoluta. Il suo ruolo nell’incessante demonizzazione di Israele, con motivazioni politiche, e nella promozione delle accuse di genocidio è eloquente», ha aggiunto Sa’ar nella sua nota. L’attacco del ministro israeliano arriva dopo che diverse personalità del mondo della politica, della cooperazione internazionale e della cultura hanno commentato in termini positivi la scelta del comitato del Nobel. Tra queste la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen («pochi hanno dedicato la loro vita alla giustizia, alla pace e alla dignità umana come ha fatto lei»), il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa («il suo impegno di una vita a favore dei diritti umani, della giustizia e del diritto internazionale ci ricorda che la pace può durare solo se vengono tutelati la dignità, la responsabilità e lo Stato di diritto») e il premier spagnolo Pedro Sanchez («dal governo spagnolo ci uniamo al riconoscimento, al plauso al suo lavoro e ribadiamo, ora più che mai, il nostro sostegno agli organismi internazionali che si occupano di vegliare per la pace»).

Ue, Carlo Comporti nominato presidente dell’Esma

Il Consiglio dell’Ue ha formalmente nominato Carlo Comporti presidente dell’Esma, l’Autorita’ europea degli strumenti finanziari e dei mercati. Comporti assumerà l’incarico l’1 novembre 2026, con un mandato di cinque anni rinnovabile una sola volta. Comporti è attualmente commissario della Consob e membro del Consiglio delle autorità di vigilanza e del Consiglio di amministrazione dell’Esma. La nomina conclude un iter avviato con la presentazione al Consiglio, da parte del Consiglio delle autorità di vigilanza dell’Esma, di una rosa di due candidati. Dopo i colloqui con entrambi, gli ambasciatori dell’Ue avevano raggiunto un accordo provvisorio sulla nomina di Comporti nel luglio 2026. Il Parlamento europeo aveva dato il proprio via libera il 15 settembre. L’Esma, che ha sede a Parigi, ha il compito di rafforzare la tutela degli investitori e promuovere mercati stabili e ordinati. Opera nell’ambito del sistema europeo di vigilanza finanziaria, in collaborazione con le altre autorità europee e con le autorità nazionali competenti per i mercati mobiliari.

Tajani: «Successo per l’Italia»

Così il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato la nomina: «Un ulteriore successo per l’Italia e motivo di orgoglio che un italiano sia alla guida di un’autorità così strategica per i mercati finanziari europei».

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania

Su un punto almeno Giorgia Meloni e Roberto Vannacci la pensano allo stesso modo: Napoli e la Campania sono più un problema che un’opportunità. La presidente del Consiglio e il generale all’ombra del Vesuvio si fanno vedere il meno possibile. Il motivo non è chiaro, anche se tanti pensano che il retropensiero sia lo stesso: sono terre difficili, “pericolose”, caratterizzate da una classe politica scaltra e notabilare, e oltretutto politicamente ormai considerate blindate dalla sinistra.

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Giorgia Meloni (Ansa).

Tra Comunali e referendum per FdI è stata una débâcle

Alle Amministrative della scorsa primavera, FdI in provincia di Napoli è sostanzialmente scomparsa: pensate che a Portici ha preso lo 0,98 per cento; a San Giorgio a Cremano l’1,23; a Ercolano il 2,28; ad Afragola il 3,88; a Mugnano il 4,82 per cento. Comuni grandi, con più di 50 mila abitanti, dove il partito di Giorgia Meloni si è vaporizzato. E il referendum? Un disastro: a Napoli e provincia i “no” alla riforma costituzionale sulla Giustizia sono stati il 71,5 per cento, il record italiano.

Meloni si fida più del sindaco di Napoli che dei suoi

Eppure, la Campania non è mai stata una regione “rossa”: hanno governato per il centrodestra il compianto Antonio Rastrelli, poi Stefano Caldoro, che poi perse per meno di tre punti contro Vincenzo De Luca. Eppure, col passare degli anni, la destra si è persa negli scontri interni, e la Campania è diventata più ostile di Toscana ed Emilia-Romagna. Chi conosce bene le dinamiche politiche di queste zone sostiene che in fondo Meloni si fidi più del sindaco di Napoli Gaetano Manfredi che dei suoi stessi esponenti locali: non a caso, l’America’s cup, evento di livello mondiale che sta facendo brillare il golfo su tutte le tv del globo, è sbarcata a Napoli soprattutto per merito di Meloni, vede come protagonisti assoluti dal punto di vista mediatico Manfredi e il presidente della Regione Roberto Fico, mentre il centrodestra locale si accontenta di qualche manifesto affisso in città.

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Il bacio tra Giorgia Meloni e Gaetano Manfredi realizzato da Ineos a Bagnoli (Ansa).

Vannacci non pervenuto

Ci sarebbero praterie per Vannacci, ma niente: pure lui, sotto ’o Vesuvio, non si fa vedere quasi per nulla. La scorsa settimana sono stati nominati i vertici locali: Antonio Ambrosio è il nuovo vice (pure vicario) del coordinatore campano di Futuro Nazionale, Catello Di Capua. Ambrosio si è candidato alle Regionali dello scorso anno con FdI e ha ottenuto, nella circoscrizione partenopea, 3.398 preferenze: nulla a che vedere con Domenico Giannetta e Tommaso Calderone, arruolati da Vannacci in Calabria e Sicilia, entrambi con un passato da capogruppo di Forza Italia, gente coi voti “veri”. Lo stesso Di Capua, ex fedelissimo del senatore di An Enzo Nespoli, non è mai stato un big delle preferenze. Di Ciro Borriello, ex sindaco di Torre del Greco, neocoordinatore provinciale a Napoli, abbiamo già scritto. «Purtroppo», dice a Lettera43 un vannacciano partenopeo della prima ora, «registriamo l’assenza di Vannacci sul territorio. Dovrebbe venire, farsi vedere, la gente ci ferma e ci chiede di incontrarlo, ma lui niente. Le nomine vengono calate dall’alto, e va anche bene, nessun problema, ma qui Fratelli d’Italia ha combinato tanti di quei guai che ci sarebbe un potenziale di voti impressionante. L’impressione è che non ci sia interesse verso di noi».

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Roberto Vannacci (Ansa).

E il centrosinistra gongola

Intanto il centrosinistra gode, preparandosi a fare il pienone alle prossime Politiche, nella terza regione d’Italia, giocando praticamente senza avversari: qui la Lega, come potete ben comprendere, non va per la maggiore, per usare un eufemismo. A tenere botta resta solo Forza Italia, ma non basta. Non può bastare.

Meloni, Vannacci e lo spauracchio della Campania
Elly Schlein, Roberto Fico e Giuseppe Conte (Imagoeconomica)

Anthony Vaccarello lascia la direzione creativa di Yves Saint Laurent

Anthony Vaccarello lascia la direzione creativa di Yves Saint Laurent dopo 10 anni. L’ha annunciato la maison, sottolineando che «ha svolto un ruolo chiave nello sviluppo del brand, contribuendo a rafforzarne l’identità e l’influenza nel mondo della moda e della cultura» e aggiungendo che a breve svelerà il nome del suo successore. L’annuncio è giunto al termine di una Settimana della moda di Parigi dominata dalle speculazioni sulla possibile conclusione del mandato decennale del 44enne stilista belga. La sua sfilata primavera 2027, interamente dorata, è sembrata a molti addetti ai lavori del mondo della moda una sorta di addio. La favorita per la successione è Chemena Kamali, attuale direttrice creativa di Chloè. Una figura non nuova per la maison, dove aveva ricoperto il ruolo di direttrice del design del pret-à-porter femminile sotto la guida di Vaccarello dal 2016 al 2023.

De Meo: «Ha contribuito a rafforzare l’influenza del marchio»

Queste le dichiarazioni di Luca de Meo, ceo di Kering, il Gruppo francese che possiede il marchio: «Desidero esprimere la mia sincera gratitudine ad Anthony per il contributo offerto a Saint Laurent negli ultimi 10 anni. Grazie alla sua visione creativa e ai suoi standard rigorosi, ha contribuito a rafforzare la duratura influenza di una delle più grandi maison di haute couture francesi, mentre ci prepariamo ad aprire un nuovo capitolo della sua storia».

L’ex arbitro Gianluca Rocchi diventa opinionista su Dazn

L’ex arbitro Gianluca Rocchi, fino ad aprile responsabile della Can per la Serie A e la Serie B, diventa opinionista ed entrerà a far parte della squadra di Dazn per il programma Fuoriclasse, lo show della domenica sera condotto da Diletta Leotta. Un nuovo ruolo per lui dopo i mesi trascorsi al centro dell’inchiesta sul sistema arbitrale italiano. Il debutto è previsto per l’11 ottobre 2026 in occasione di Cagliari-Juventus delle 20:45. «Non vedo l’ora di ripartire e di mettermi alla prova in un ruolo diverso da quello a cui sono abituato, accompagnando i tifosi anche nella lettura più tecnica delle dinamiche di gioco che possono influenzare le decisioni arbitrali», ha commentato.

L’indagine per frode sportiva conclusasi con l’archiviazione

Qualche mese fa, Rocchi è rimasto coinvolto in un’indagine della procura di Milano per frode sportiva in concorso con l’ipotesi che, in qualità di designatore arbitrale, avesse influenzato sia le designazioni sia l’attività del Var, anche attraverso interventi nella sala di Lissone. Gli episodi contestati riguardavano partite di Serie A e Coppa Italia della stagione 2024/25 e avrebbero potuto produrre vantaggi sportivi indebiti. In particolare, la procura aveva ipotizzato che Rocchi potesse aver favorito l’Inter, evitando di assegnargli l’arbitro Daniele Doveri nelle gare più importanti. Dopo l’emersione dell’inchiesta, Rocchi si è autosospeso. L’inchiesta si è poi conclusa con un’archiviazione.