Morti sul lavoro. Bicchielli: “Emergenza nazionale”

“Due vite spezzate in pochi giorni, due tragedie distinte e la consapevolezza che, ancora oggi, c’è tanto da fare. Le morti bianche non sono fatalità, ma spesso il risultato di carenze nei controlli, nella prevenzione e nel rispetto delle norme di sicurezza”.

A dirlo Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia, commentando i due decessi avvenuti in provincia di Salerno di cui l’ultimo ieri, a Sicignano degli Alburni, dove ha perso la vita un uomo di 38 anni.

“Alle famiglie delle vittime esprimo profondo cordoglio. Non possiamo più accettare che padri, madri e figli vadano a lavoro per non fare più ritorno a casa. Parliamo di una tragedia nazionale alla quale assistiamo impotenti. Il governo ha fatto, e continuerà a fare, per invertire questo drammatico trend, ma serve un impegno concreto e immediato per rafforzare i controlli, investire nella formazione e garantire condizioni di lavoro sicure – ha aggiunto il deputato Bicchielli – La tutela della vita dei lavoratori deve essere una priorità assoluta per tutte le istituzioni. Non possiamo più permettere che si esca di casa per lavorare e non si faccia ritorno”.

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Sicignano: morte nel cantiere, due indagati

Due persone sono indagate, come atto dovuto, nell’inchiesta della Procura di Salerno sulla morte dell’operaio di 38 anni, deceduto mercoledì scorso in un incidente sul lavoro a Sicignano degli Alburni (Salerno). Si tratta dei legali rappresentanti delle due società per cui lavorava. L’operaio fu colpito al collo da una lastra d’acciaio in un cantiere dei Monti degli Alburni. Le indagini, affidate ai Carabinieri, sono in corso per ricostruire la dinamica e accertare eventuali responsabilità. Nelle prossime ore sarà conferito l’incarico per l’autopsia, ritenuta necessaria a chiarire le cause del decesso. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo sarebbe stato investito da una lastra d’acciaio in un cantiere di un’azienda operante nella produzione di calcestruzzo

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Salernitana, stipendi ok ma nessun anticipo

La Salernitana chiarisce la propria posizione sui pagamenti: gli stipendi risultano regolarmente corrisposti, ma non ci sono stati anticipi per le mensilità successive. Una puntualizzazione che arriva dopo le indiscrezioni diffuse nelle ultime ore, che parlavano di versamenti in anticipo a calciatori, staff tecnico e dipendenti.
La società granata, dunque, ribadisce la regolarità della situazione economica corrente, smentendo però qualsiasi accelerazione nei pagamenti futuri. Un chiarimento che prova a riportare ordine in un clima già segnato da tensioni e attenzione sulla gestione societaria.

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Esplosione a Cava de’ Tirreni, danneggiata casa del commiato

Una violenta esplosione ha scosso l’alba a Cava de’ Tirreni, dove un ordigno ha danneggiato gravemente i locali di una casa del commiato in via XXV Luglio, prossima all’apertura. Porte divelte e controsoffittatura compromessa: ingenti i danni alla struttura.

A poche ore dall’accaduto, arriva la presa di posizione dei titolari della “Casa del Commiato Cavese”, che affidano ai social un messaggio netto e carico di determinazione.

“Questa notte la nostra realtà è stata vittima di un vile e grave attacco – scrivono – un gesto inaccettabile che ha colpito non solo una struttura, ma il lavoro, i sacrifici e la dedizione investiti con passione e onestà”.

Parole che diventano subito un segnale di reazione: “Non sarà certo questo episodio a fermare il nostro progetto. Al contrario, rafforza la nostra determinazione ad andare avanti con ancora più forza e convinzione”.

Dal post anche un appello alle istituzioni e alle forze dell’ordine “affinché venga fatta piena luce” sull’accaduto e vengano individuati i responsabili, ma soprattutto un messaggio alla comunità: “Non abbassiamo la testa. La alziamo ancora di più, nel rispetto della legge e dei valori condivisi da migliaia di cittadini cavesi”.

Sull’episodio sono in corso le indagini per chiarire natura e matrice dell’attacco.

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Unicredit sostiene la 38esima Louis Vuitton America’s Cup

Dopo il successo della 37esima edizione a Barcellona nel 2024, Unicredit supporterà anche la 38esima edizione della Louis Vuitton America’s Cup a Napoli in qualità di global partner e global banking partner, rafforzando il proprio impegno di lungo periodo nei confronti della competizione e verso progetti internazionali complessi e di alto profilo. La collaborazione tra Unicredit e l’America’s Cup si basa su valori condivisi, con un focus chiaro su innovazione, sostenibilità e inclusione, offrendo al contempo un contesto concreto in cui competenze finanziarie, capacità di esecuzione e coordinamento tra più stakeholder risultano centrali per il successo dell’iniziativa.

Attenzione a innovazione, sostenibilità ed energie alternative

Nelle precedenti edizioni, l’America’s Cup ha saputo coniugare eccellenza sportiva e iniziative a supporto della blue economy, dello sviluppo delle comunità locali e dell’allineamento con gli obiettivi di sostenibilità definiti da World Sailing nell’ambito dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’evento ha inoltre rappresentato un banco di prova per l’innovazione tecnologica, promuovendo l’adozione progressiva di soluzioni a basso impatto ambientale, la sperimentazione di piattaforme di navigazione a zero emissioni e l’applicazione di tecnologie avanzate. Nell’ambito dell’attuale protocollo che regola la 38esima Louis Vuitton America’s Cup, il programma prevede anche l’utilizzo sistematico di un’imbarcazione dedicata alimentata a idrogeno, sottolineando l’importanza crescente delle energie alternative e della finanza sostenibile nell’ambito di progetti ad alta intensità di capitale.

Il ruolo di Unicredit riflette la sua dimensione paneuropea

L’America’s Cup è la più antica competizione sportiva internazionale al mondo ed è tra gli eventi sportivi più seguiti a livello globale, con un’audience di centinaia di milioni di spettatori nelle edizioni più recenti. L’Europa rappresenta una presenza forte e in crescita, con un numero significativo di team anche nelle regate delle Youth e Women’s America’s Cup. In questo contesto, il ruolo di Unicredit come global partner riflette la dimensione paneuropea del Gruppo, il suo forte posizionamento in molteplici Paesi e l’ampia base di clienti a livello internazionale.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi

E ora? L’attivismo di Giuseppe Conte – libro in uscita, incontro con amico-inviato speciale di Donald Trump, Paolo Zampolli a seguire, indi ri-occupazione del palinsesto mediatico-televisivo – ha decisamente spiazzato il Partito Democratico. A cominciare da Elly Schlein, convinta – insieme ai suoi strateghi – che bastasse non occuparsene. Che bastasse lasciar scorrere. Primarie? Noi si parla di giovani in difficoltà. Leadership del centrosinistra? Noi si ri-parla di salario minimo.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Renzi rilancia e presenta le Primarie delle Idee

E invece no. Conte si è ripreso la scena e il Pd si trova, di nuovo, ad aggiustare il tiro. Quello che sembrava appropriato la settimana scorsa – ignorare, resistere, ignorare, resistere, ignorare – non può più essere praticato. Anche perché è pure in corso uno strano asse fra Conte e Matteo Renzi. Il leader di Italia Viva non è solo il principale sostenitore dell’alleanza progressista contro Giorgia Meloni, descritta come finita, bollita, etichettata come codarda dal senatore fiorentino.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Matteo Renzi e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

No, Renzi è il teorico e pratico della nuova stagione delle primarie. Al punto da lanciare le “Primarie delle Idee”, roba in sé non nuovissima e invero sufficientemente retorica, ma per ora funzionale all’agenda politica: il prossimo 11 aprile, alle ore 11, allo Spazio Vittoria a Roma, Renzi farà partire «il cantiere delle idee». «Il centrosinistra può vincere, ma per farlo deve mettere al centro le proposte per il Paese, non le ambizioni di leader, commentatori, editorialisti», dice Renzi. «E poi anche le primarie vere e proprie. Se fatte bene le primarie sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: qual è l’alternativa? Far decidere a chi? Ognuno ha il suo nome per fare il leader. E perché il nome di un commentatore o di un ex parlamentare deve valere più del voto di due milioni di persone? Io le primarie le ho vinte e le ho perse ma non ho mai avuto paura del giudizio delle persone: finché sei in democrazia non puoi rifiutare di misurarti con il consenso».

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Leader cercasi: ora spunta pure Nardella

Lo sta dicendo anzitutto a Schlein, che adesso – qui sta il punto – non può più tirarsi indietro. Dopo aver vinto tre anni fa le primarie per fare la leader del Pd, la segretaria non può rinunciare alle primarie del campo largo. In fondo è anche merito suo se c’è questa sacra alleanza TTG, Tutti Tranne Giorgia, che cerca disperatamente di trasformare i No referendari in voti sonanti per le elezioni politiche. L’unico che potrebbe farlo per davvero sembra davvero Conte contro il settarismo schleiniano. Ma per ora sono soltanto speculazioni politiche in una fase liquida, a tratti persino ambigua. Una fase che sembra dare spazio alle ambizioni di tutti. Da Silvia Salis, che non si perde un convegno politico (a seguirla c’è Marco Agnoletti, già portavoce di Matteo Renzi), a qualcuno meno esposto ma alla ricerca di consenso più o meno facile.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Alla schiera di possibili candidati alle prossime primarie si potrebbe aggiungere persino l’ex sindaco di Firenze, Dario Nardella, oggi europarlamentare irrequieto. Ha persino fondato una sua corrente, quella dei nardelliani, un po’ per proteggere la sua eredità politica a Firenze dalla sindaca Sara Funaro, non particolarmente in forma di recente, tra sicurezza, lavori e ristrutturazione dello stadio, un po’ perché Nardella vede uno spazio fra lo schleinismo e il «riformismo radicale», come lo chiama il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani. Anche Nardella si muove, insomma; ha persino una scuola di formazione in politiche europee, Akadémeia, “per il governo del territorio”. Glocal, insomma. L’ex sindaco di Firenze potrebbe non giocare l’eventuale partita delle primarie partita con l’ambizione di vincere, semmai per garantirsi un futuro più stabile.

Primarie, a Schlein mancava giusto lo strano asse Conte-Renzi
Dario Nardella (Imagoeconomica).

Schlein deve stare attenta ai contiani di casa

Schlein insomma non può davvero stare tranquilla neanche dopo una vittoria referendaria, per quanto determinata dalla partecipazione straordinaria dell’Anm, ormai partito a tutti gli effetti. Tra poco dovrà iniziare a guardarsi anche da quelli che l’hanno sostenuta e che sognano di riportare Conte a Palazzo Chigi. Tanto lui il presidente del Consiglio l’ha già fatto. 

Agropoli, nasce la prima fusilleria cilentana

di Arturo Calabrese

Le tradizioni del Cilento sono molteplici. Esse intersecano la religione al paganesimo, formando quella terza tanto decantata e tanto amata. Usi e costumi che si riverberano, gioco forza, anche sulla tavola, uno degli aspetti maggiormente apprezzati anche dal turista non cilentano, in particolare dallo straniero.

La tipologia di pasta che parla con accento cilentano è il fusillo, piatto tipico della tradizione. La preparazione stessa è un rito, tramandato di generazione in generazione, con le nonne e le donne cilentane detentrici della verità assoluta, il segreto per un fusillo perfetto. L’acqua, la temperatura giusta, la farina, il ferretto, un gesto, il rumore tipico sono tutti elementi che fanno parte della storia di un territorio e che, ad ogni cilentano, riportano alla mente ricordi, sapori, odori, profumi. Aspetti, questi, legati alla famiglia, alle domeniche passate coi parenti, a momenti che restano, come in una famosa canzone, impressi nella mente.

Un insieme che ha spinto il giovane agropolese Aldo Olivieria portare tutto ciò in un’attività, ed è così che nasce la “fusilleria cilentana”, la prima in Italia ad offrire il piatto di fusilli, tra l’altro con una variegata disponibilità di sughi e contorni, sia da consumare sul posto sia da asporto, trasformandolo in un cibo da strada. Ma non è tutto. Davanti all’attività, nella via di Agropoli che porta al centro storico, un’anziana del Cilento sarà impegnata nella preparazione, mostrando a clienti e passanti l’antica tecnica.

Un’idea che pare essere folle, ma la storia ha insegnato che dietro a ogni grande scoperta c’è proprio la follia, l’intuizione geniale capace di lastricare una via inesplorata, facendo così nascere un nuovo percorso che porta al futuro. Ed ecco che dalla fervida mente del giovane è nata una nuova idea, pronta ad imporsi sul mercato e a farsi pioniera. Aldo, già padre di numerose iniziative, si conferma una fucina di novità.

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Prove di distensione Nato-Trump: Rutte vola a Washington dal tycoon

Mark Rutte, segretario generale della Nato, si recherà nei prossimi giorni negli Stati Uniti: mercoledì 8 aprile incontrerà a Washington Donald Trump per un bilaterale e in agenda ci sono incontri anche col segretario di Stato Marco Rubio e il segretario alla Guerra Pete Hegseth. La missione si inserisce in un contesto di forte tensione tra gli Usa e i suoi Alleati atlantici dopo le minacce del capo della Casa Bianca di ritirarsi dalla Nato. Il 9 aprile Rutte terrà poi un discorso al Ronald Reagan Presidential Foundation & Institute. Infine, dal 10 al 12 aprile, il segretario generale della Nato parteciperà alla riunione del Gruppo Bilderberg.

Prove di distensione Nato-Trump: Rutte vola a Washington dal tycoon
Mark Rutte (Ansa).

Caccia statunitense abbattuto in Iran: cosa sappiamo

È caccia all’uomo in Iran, dove sono scattate le ricerche per trovare il pilota (o i piloti, non è chiaro) di un jet F-15 statunitense abbattuto dai pasdaran. Il militare Usa era stato dato per morto, ma invece si sarebbe eiettato dal velivolo, atterrando in territorio iraniano. La tv Irib ha trasmesso un annuncio rivolto ai residenti di Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad: «Catturate il pilota o i piloti nemici e consegnateli vivi alle autorità, per ottenere una lauta ricompensa».

Le operazioni di recupero da parte delle forze Usa

L’agenzia iraniana Tasnim ha riportato riporta che le forze statunitensi, ritenendo che chi era a bordo fosse ancora vivo, hanno fatto scattare le operazioni di recupero, con elicotteri Black Hawk e un aereo C-130 Hercules. Non è escluso che, in tutto questo caos, il militare sia già stato catturato dai Guardiani della rivoluzione.

Washington non ha ancora confermato l’abbattimento

Una fonte statunitense di Axios ha confermato le ricerche per trarre in salvo i due membri dell’equipaggio del caccia F-15. Washington non ha ufficialmente confermato l’abbattimento, ma sarebbe la prima volta dall’inizio della guerra contro l’Iran che un jet Usa viene distrutto dal fuoco nemico. Altri due F-15 sono stati infatti centrati da fuoco amico, mentre un aereo cisterna KC 135 Stratotanker è precipitato in Iraq: in quel caso sono morti tutti e sei i membri dell’equipaggio.

La missione di Meloni nel Golfo Persico per rafforzare la sicurezza energetica

La premier Giorgia Meloni è volata nel Golfo Persico per una missione di due giorni in alcuni Paesi della zona. Atterrata a Gedda nel pomeriggio di venerdì 3 aprile, è la prima leader occidentale a recarsi nell’area dall’inizio del conflitto di Iran. Incontrerà i principali leader di Arabia Saudita, Emirati Arabi e Qatar. La sua visita punta, tra l’altro, al rafforzamento della sicurezza energetica nazionale.

L’ultima di Trump contro i dem: Vance diventa “zar delle frodi”

Il vicepresidente americano JD Vance, che si prepara a volare a Budapest per supportare Viktor Orban in vista delle elezioni politiche ungheresi del 12 aprile, ha appena ottenuto un nuovo incarico da Donald Trump: quello di “zar delle frodi”. Lo ha annunciato il capo della Casa Bianca su Truth.

Nell’annuncio social, Trump ha usato le virgolette per la parola “frode”. Non è dato sapere perché, ma ad ogni modo il tycoon ha spiegato che «si tratta di un fenomeno enorme e pervasivo», aggiungendo che il lavoro affidato a Vance sarà «determinante» per il futuro degli Stati Uniti. «Lo chiameremo “zar delle frodi” e la sua attenzione sarà rivolta “ovunque”», ha poi scritto ancora usando le virgolette, precisando che Vance e il suo team agiranno «soprattutto negli Stati a maggioranza democratica dove i politici democratici corrotti, come quelli di California, Illinois, Minnesota (attenzione, Somalia!), Maine, New York e molti altri, hanno avuto carta bianca nel furto senza precedenti di denaro dei contribuenti». Infine: «Le cifre sono talmente elevate che, in caso di successo, potremmo letteralmente pareggiare il bilancio americano. Le perquisizioni sono già iniziate a Los Angeles».

Teramo, arrestato un giovane che progettava attentati ispirandosi a Unabomber

Un ragazzo italiano residente a Teramo è stato arrestato con l’accusa di addestramento ad attività con finalità di terrorismo e apologia di reato. L’indagine, coordinata dalla procura distrettuale dell’Aquila, ha delineato il profilo di un uomo profondamente radicalizzato all’interno delle correnti anarco-primitiviste e accelerazioniste, il cui obiettivo dichiarato era la distruzione violenta del sistema tecnologico e democratico. Secondo gli inquirenti, l’indagato pianificava azioni terroristiche ispirandosi aTheodore Kaczynski, noto come Unabomber.

Forniva guide per fabbricare fucili e creare esplosivi

Attraverso canali telematici, diffondeva proclami volti a scatenare una rivoluzione antitecnologica, accompagnando i suoi messaggi con immagini di uomini armati e travisati per esaltare la lotta sovversiva. La sua non era solo propaganda teorica ma un vero e proprio supporto tecnico per la lotta armata attraverso la pubblicazione di guide dettagliate per la fabbricazione di pistole e fucili, suggerendo persino l’utilizzo di stampanti 3D. Oltre alla produzione di armi, l’uomo distribuiva istruzioni e manuali per la creazione di esplosivi e munizioni artigianali, indicando con precisione i bersagli strategici da colpire. Tra gli obiettivi individuati figuravano non solo i centri nevralgici della vita civile e dei servizi pubblici, ma anche data center e grandi società di gestione patrimoniale americane.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro

Gianmarco Mazzi è diventato, nel venerdì santo che precede Pasqua, il nuovo ministro del Turismo: oltre che un segnale politico, è anche un messaggio all’ex presidente del Coni Giovanni Malagò e a chi lo riteneva pronto a diventare il successore di Daniela Santanchè, oltre che un assist a coloro che lo vogliono sulla sedia lasciata vuota alla Figc da Gabriele Gravina.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Giovanni Malagò con Daniela Santanchè (Imagoeconomica).

Il ministero della Cultura gli stava un po’ stretto

Il potentissimo Mazzi lascia la compagnia del ministero della Cultura, dove era sottosegretario. Un ambiente che in realtà “gli stava un po’ stretto”, prima con Gennaro Sangiuliano (quando Genny si dimise travolto dal caso Boccia, il suo nome circolò tra i papabili successori) e poi con Alessandro Giuli. Ora è diventato, quasi per caso, un “ministro a tutto tondo”.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
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Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro

Mazzi tra l’altro era finito anche nella polemica sull’annullamento del concerto del direttore d’orchestra russo Valery Gergiev alla Reggia di Caserta, come ha subito ricordato la dem Pina Picierno puntandogli il dito contro.

Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona

Si tratta di «una trincea, quella di Giorgia Meloni», dicono da Forza Italia, sottolineando che «Fratelli d’Italia non vuole mollare nemmeno una poltrona, come quella del Turismo, per darla a un esterno». In effetti sul post Santanchè, uscita dal ministero dopo il disastro referendario e associata alla cacciata del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, dopo le voci di un «nome famoso ma non politico» era stato il gruppo di Ignazio La Russa a puntare i piedi. Ma da Palazzo Chigi pare ci sia stata una presa di posizione contro gli esponenti dello stesso partito della premier provenienti dalla Sicilia.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianmarco Mazzi e Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Dentro il partito è stato Gianluca Caramanna a farne le spese

Così chi ne ha fatto le spese, in primo luogo, è stato Gianluca Caramanna, che nonostante all’anagrafe sia nato in Germania, con studi al liceo romano Righi, esperto di turismo tanto da ricoprire l’incarico di capo del dipartimento settoriale nel partito di via della Scrofa, è stato eletto in Trinacria nel collegio plurinominale. Isola che per Fratelli d’Italia è un’autentica polveriera, con il caso dell’addio di Manlio Messina che ancora non ha finito di produrre i suoi effetti.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Gianluca Caramanna (foto Imagoeconomica).

Un trampolino per diventare poi sindaco di Verona?

E allora Meloni ha puntato decisamente a un nome del Nord, ma non nella Lombardia dominata da ‘Gnazio (a cui comunque il nome di Mazzi va certamente bene, visto che i due sono molto vicini) che fa venire il mal di testa ad Arianna Meloni, bensì in quel Veneto, e precisamente Verona, che ha sempre dato grandi soddisfazioni alla destra, nonostante le spaccature che alle ultime elezioni comunali hanno permesso di consegnare la città all’ex calciatore Damiano Tommasi, che non ha tessera di partito ma guida una compagine alternativa alla maggioranza di governo, in carica dal 2022.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Il sindaco di Verona Damiano Tommasi (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Mazzi abbia spesso pensato di diventare primo cittadino di Verona, e non manca troppo al termine del mandato di Tommasi: vestendo i panni di ministro la visibilità è assicurata, e in futuro la strada verso Palazzo Barbieri, sede del municipio scaligero, potrebbe farsi brevissima.

Primo appuntamento, non a caso, al Vinitaly di Verona

Mazzi, classe 1960, vanta un curriculum dove si legge: «Dirigente d’azienda, produttore televisivo, autore televisivo». È stato direttore artistico del Festival di Sanremo dal 2004 al 2006 e dal 2009 al 2012. Sempre dominando gli uffici, anche al Collegio Romano, con pugno di ferro. Quale sarà la sua prima grande uscita ufficiale? In casa, naturalmente, a Verona, dove va in scena Vinitaly: dal 12 al 15 aprile 2026 Veronafiere diventa l’epicentro del settore vinicolo e non solo, dato che è il salone internazionale di riferimento a livello europeo, con quattro giorni dedicati al business.

Mazzi al Turismo, la scelta in trincea di Meloni: cosa c’è dietro
Francesco Lollobrigida (da Fb).

Immancabile la presenza della premier Giorgia Meloni e quella del ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida (che proprio sul vino ne ha dette di cotte e di crude). L’unico “esterno” sarà il governatore della Regione Veneto, Alberto Stefani, leghista, il successore di Luca Zaia. Testimonial perfetto del Prosecco.

Salernitana-Benevent dopo 7 anni

di Fabio Setta

SALERNO – Dopo quasi sette anni torna all’Arechi il derby tra Salernitana e Benevento. Una sfida che avrebbe potuto avere ben altra attesa ed importanza ma che, visto il crollo della Salernitana del girone di ritorno, potrà essere significativa soprattutto per i sanniti che proprio sul campo di via Allende potrebbero tagliare il traguardo dell’aritmetica promozione in Serie B. Il derby tra Salernitana e Benevento ha radici antiche ma ha caratterizzato soprattutto gli anni Settanta e Ottanta del secolo scorso tornando d’attualità con tanto di rinnovata rivalità sportiva per gli obiettivi comuni nello scorso decennio. La storia dei derby tra granata e giallorossi si apre nella stagione 34/35 quando al campo Littorio, i padroni di casa, ancora vestiti di biancoceleste si impongono 2-1 con le reti di Finotto al 25’ e di Carella al 57 con Tessitore che al 68’ accorcia per il Benevento. Nella stagione successiva, la Salernitana cala il tris con Carella al 31’, Finotto al 62’ e Niccolini su rigore a sei dalla fine. Nel 36/37, ultima giornata di andata, il Benevento strappa il primo pareggio con il risultato di 0-0. Al termine di quella stagione il Benevento termina le attività, viene rifondato e tornerà a Salerno soltanto nella stagione 60/61, naturalmente in Serie C, dopo essere ripartito dai dilettanti con il titolo dell’Associazione Calcio Sanvito Benevento. Mazzoni al 39’ e Calabrese al 66’ firmano le due reti granata con il Benevento che al 71’ accorcia con Firicano per il 2-1 definitivo. Nella stagione successiva, alla penultima giornata, la Salernitana si impone 3-1 con la reti di Joan al 16, Nardi al 29’, Santin, all’unico gol stagionale, al 47’ mentre il gol della bandiera dei sanniti, retrocessi al termine del campionato, lo firma Baldasseroni al 72’. Dopo nuovi problemi societari il Benevento, lasciata la denominazione Sanvito, torna a Salerno nel 74/75 e con un gol di Zica al 2’ per la prima volta si impone sul campo della Salernitana. Nella stagione successiva i sanniti, che chiuderanno al secondo posto a soli due punti dal Lecce promosso in B, si ripetono con le reti di Bertuccioli al 66’, Penzo, che vestirà poi le maglie di Verona, Juve e Napoli all’79’ con Stevan che all’83’ accorcia per i granata. Nel 76/77 la Salernitana torna a dettare legge nel derby grazie ad una rete di Mujesan a dieci dal termine, dopo aver vinto anche in Coppa Italia di Serie C con un rotondo 3-0 con le reti di Musa al 26’, Onor al 60’ e Mujesan al 75’. Nella stagione successiva è ancora Mujesan a trascinare i granata con una doppietta firmata al 5’ e al 70’, intervallata dalla rete di Radio per i sanniti al 43’. Nel 78/79, la sfida, in programma a Febbraio, vien rinviato al 77’ per impraticabilità di campo sul punteggio di 0-0. Si recupera un mese dopo e con un gol del difensore Valeri al 4’ la Salernitana si impone col minimo scarto. Nel 79/80 il Benevento passa in vantaggio con Pezzuoli al 25’ ma al 3’ del secondo tempo di pensa Moscon ad evitare il ko ai granata di mister Giammarinaro. Termina in parità anche la sfida del campionato di Serie C 1980/81: alla Salernitana di Leonardi non basta portarsi sul doppio vantaggio grazie alle reti di Del Favero al 43’ e Zaccaro al 50’. Il Benevento con Ermini su rigore al 75’ e Saviano a 5’ dal termine torva la parità. Ancora parità 1-1 nella stagione successiva in cui fa tutto Frigerio che prima porta avanti il Benevento al 29’ e poi firma al 64’ l’autorete dell’1-1. È una rete a due minuti dal termine segnata da Fabio Vulpiani a decidere a favore della Salernitana la sfida del 1982/83 mentre l’anno ci pensa Zaccaro al 32’ a regalare i due punti ai granata di Facco. La tradizione favorevole continua nel 1984/85 con i gol di Perroatta al 25’ e di Zaccaro al 54’ e nella stagione 85/86, quando il derby dl Vestuti è deciso da una rete di De Vitis al 24’. Al termine di quella stagione il Benevento retrocede ma viene ripescato strappando un pareggio nel torneo 86/87 (gol granata di Tappi al 27’ su rigore e pareggio di Strano a un minuto dal termine) che non servirà ad evitare la retrocessione in Serie C2. Nel 1988/89 in Coppa Italia si gioca l’ultimo derby al Vestuti: la sfida giovata a fien agosto termina 0-0. Dopo lunghe peripezie, il Benevento nel 2009/10 gioca per la prima volta allo stadio Arechi. È ancora Coppa Italia e con un rigore realizzato al 59’ da Caputo sono i granata a qualificarsi al turno successivo, dove saranno eliminati dal Napoli al San Paolo. Solo nel 2013/14 le due squadre tornano ad affrontarsi in campionato, in Serie C. All’Arechi la Salernitana va sotto colpita da Negro al 15’ ma riesce a rimontare in maniera emozionante grazie alle reti di Mendicino su rigore al 91’ e di Gustavo al 94’. Nella stagione successiva le due squadre lottano per la promozione in Serie B e la sfida dell’Arechi assomiglia quasi ad uno spareggio. Davanti ad oltre 20mila spettatori Gabionetta al 51’ e Calil su rigore al 66’ (il penalty e la gioia dei due brasiliani nelle foto in alto) regalano alla Salernitana di Menichini la vittoria decisiva per tornare in cadetteria. Nel 2016/17, per la prima volta, il derby si gioca in Serie B. Al 31’ la Salernitana passa in vantaggio con Della Rocca con Luiz Felipe al 42’. Il gol di Lucioni a tre dalla fine non toglie alla Salernitana quella che è, ad oggi, l’ultima vittoria casalinga contro il Benevento. Infatti, nel 2018/19 i sanniti si impongono grazie ad un’autorete di Micai al 49’, mentre nel 2019/20 le reti di Viola al 61’ e di Sau al 65’ decidono l’ultimo derby disputato tra le due compagini. Il bilancio complessivo delle sfide in terra salernitana tra granata e Benevento è di quattro vittorie sannite, sei pareggi e ben 16 vittorie dei padroni di casa

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Gattuso lascia la Nazionale: risolto il contratto con la federazione

Dopo quello del presidente della Figc Gabriele Gravina e del capo delegazione Gigi Buffon, è arrivato anche il passo indietro di Rino Gattuso. Dopo la mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali, il ct della Nazionale ha risolto il contratto con la federazione. Si dovrà ora cercare un allenatore che lo sostituisca. Verrà scelto dopo il 22 giugno, giorno dell’assemblea elettiva, dal nuovo presidente federale. I nomi che circolano maggiormente sono quelli di Allegri e Conte.

Netflix, rincari degli abbonamenti illegittimi: rimborsi fino a 500 euro ai clienti

Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia dichiarando illegittimi gli aumenti unilaterali degli abbonamenti applicati dalla piattaforma nel 2017, 2019, 2021 e a novembre 2024. In particolare, il colosso streaming ha omesso di inserire nei contratti una clausola richiesta dal Codice del consumo per giustificare il motivo dell’aumento. L’ha introdotta solo nei contratti da gennaio 2024. Ciascun abbonato avrà ora diritto a una riduzione del prezzo attuale dell’abbonamento, alla restituzione delle somme indebitamente pagate e all’eventuale risarcimento del danno. Il giudice ha infatti chiesto a Netflix di avvisare i clienti impattati, anche ex, dicendo che hanno diritto al rimborso. Se vuole applicare loro gli aumenti dovrà proporre un nuovo contratto, con la clausola in questione. Gli utenti potranno quindi scegliere se rifiutare il contratto (e quindi dismettere Netflix) o accettarlo con i nuovi prezzi.

Quanto valgono i rimborsi

Per il piano premium, gli aumenti illegittimi applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e 2024 ammontano ad oggi complessivamente a 8 euro al mese, mentre per il piano standard gli aumenti ammontano ad oggi complessivamente a 4 euro al mese. Un cliente premium che abbia pagato ininterrottamente Netflix dal 2017 ad oggi ha diritto alla restituzione di circa 500 euro, mentre un cliente standard alla restituzione di circa 250 euro. Gli aumenti illegittimi riguardano anche il piano base che ha visto un aumento di 2 euro a ottobre 2024. L’abbonamento che nel 2017 costava 11,99 euro ora costa 19,99 euro, quello di 9,99 euro è aumentato a 13,99 euro.

Portacontainer francese attraversa lo Stretto di Hormuz: è la prima nave europea

La Kribi, nave portacontainer appartenente al gruppo armatoriale transalpino Cma Cgm e battente bandiera maltese, ha attraversato lo Stretto di Hormuz da ovest a est per lasciare il Golfo Persico, mostrando sul suo segnale di navigazione il messaggio “armatore francese” mentre seguiva il corridoio approvato tra le isole di Qeshm e Larak. È quanto emerge dai dati di tracciamento marittimo del sito web MarineTraffic. Si tratta della prima nave europea riuscita a varcare dall’inizio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran il passaggio che divide la penisola arabica dalle coste della Repubblica Islamica. Secondo MarineTraffic, questa mattina la Kribi si trovava al largo di Muscat. La portacontainer sarebbe diretta verso Pointe-Noire, città portuale della Repubblica del Congo.

Il baccalà del Venerdì Santo

di Raffaella D’Andrea

Con il Venerdì Santo, uno dei momenti più intensi della tradizione cristiana, tornano sulle tavole italiane i piatti del “magro”, simbolo di sobrietà ma anche di una cultura gastronomica ricca e stratificata. Tra questi, il baccalà occupa un posto d’onore: non solo alimento, ma vero e proprio racconto di storia, fede e identità. Nella cultura cattolica, il Venerdì Santo è giorno di astinenza dalla carne. Una consuetudine che nei secoli ha dato vita a una cucina capace di trasformare ingredienti semplici in preparazioni cariche di significato. È proprio in questo contesto che il baccalà diventa protagonista, portando in tavola sapori intensi e profondamente legati alla memoria collettiva. Eppure, quello che oggi è considerato una specialità affonda le sue radici in una cucina povera. Il merluzzo dei mari del Nord, conservato sotto sale o essiccato, era uno degli alimenti più accessibili grazie alla sua lunga conservazione. Viaggiava per settimane via mare fino a raggiungere i porti del Mediterraneo, entrando così nelle cucine popolari e diventando un ingrediente fondamentale, soprattutto nei periodi di magro. Da Nord a Sud, ogni regione ha costruito intorno al baccalà una propria identità gastronomica. In Veneto si prepara il celebre baccalà alla Vicentina, cotto lentamente con latte e cipolle; in Liguria lo stoccafisso “accomodato” si arricchisce di patate e olive; nel Sud Italia il baccalà fritto è immancabile nelle festività, mentre a Napoli si esprime in una delle sue versioni più iconiche, con pomodoro, olive e capperi, in un equilibrio perfetto di sapori mediterranei. Piatti nati dalla necessità, ma diventati nel tempo vere eccellenze della cucina italiana. Il baccalà, con la sua carne compatta e saporita, dimostra una straordinaria versatilità, capace di adattarsi a tecniche e ingredienti diversi, mantenendo intatto il suo carattere autentico. Merluzzo, stoccafisso o baccalà? Le differenze da conoscere Spesso si tende a confondere questi termini, ma la distinzione è più semplice di quanto si pensi. Il pesce di partenza è sempre lo stesso: il merluzzo nordico, pescato nei mari freddi del Nord Europa. Ciò che cambia è il metodo di conservazione. Il baccalà è il merluzzo conservato sotto sale e necessita di un ammollo di almeno 24-48 ore, con frequenti cambi d’acqua, per essere dissalato correttamente. Lo stoccafisso, invece, è merluzzo essiccato all’aria fredda, senza sale: ha una consistenza più dura e richiede tempi di reidratazione più lunghi. Il merluzzo fresco, infine, è il pesce allo stato naturale, senza alcun processo di conservazione. Al momento dell’acquisto, alcuni dettagli fanno la differenza: la polpa deve essere bianca e compatta, l’odore delicato e non eccessivamente pungente, mentre la carne deve presentarsi spessa e ben salata, ma non secca. Una volta dissalato, il baccalà rivela tutta la sua qualità, diventando un ingrediente tenero e versatile, capace di dare vita a ricette che attraversano i secoli e continuano a raccontare, ancora oggi, il legame profondo tra cucina, tradizione e identità. La ricetta: baccalà alla Napoletana Ingredienti 800 g di baccalà già ammollato, 400 g di pomodori pelati, 2 spicchi d’aglio, olive nere di Gaeta, capperi, olio extravergine di oliva, prezzemolo, origano, pepe. Preparazione Tagliare il baccalà in pezzi e asciugarlo bene. In una padella capiente far soffriggere l’aglio in olio extravergine di oliva. Aggiungere i pomodori pelati schiacciati e cuocere per circa 10 minuti. Unire olive e capperi. Adagiare nel sugo i pezzi di baccalà e cuocere a fuoco dolce per circa 20 minuti. Profumare con origano e prezzemolo fresco.

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Cava. Inaugurazione del Comitato Elettorale di Armando Lamberti

Domani alle ore 19:00, sarà inaugurato il comitato elettorale del prof. avv. Armando Lamberti, candidato Sindaco di Cava de’ Tirreni, con lista civica “Casa ci Appartiene”, alle prossime elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026. L’appuntamento è fissato presso la sede di Corso Umberto I°, 173 – Cava de’ Tirreni, nel cuore della città. L’apertura del comitato rappresenta un momento significativo per il progetto politico di “Cava ci Appartiene”, che, giunto alla terza consultazione elettorale comunale consecutiva, si propone di coniugare competenza amministrativa, visione riformatrice e radicamento territoriale. Armando Lamberti, stimato Professore Ordinario di Diritto costituzionale e pubblico nell’Università degli Studi di Salerno, Avvocato abilitato al patrocinio innanzi alle Giurisdizioni Superiori e amministratore locale di lungo corso (già Vicesindaco e attuale Consigliere Delegato alla Cultura del Comune di Cava de’ Tirreni) si presenta con una proposta politica ispirata ai valori del cattolicesimo democratico e sociale, fondata su legalità, programmazione pubblica per le politiche culturali, sviluppo sostenibile e valorizzazione dei territori. Tra le priorità programmatiche del prof. Lamberti: programmazione strategica delle politiche culturali, cura del territorio e valorizzazione delle frazioni, trasformazione urbanistica e programmi di sviluppo infrastrutturale, sostegno alla formazione e al lavoro giovanile, rilancio dell’assistenza sociale, sinergie istituzionali per la tutela e la valorizzazione della medicina ospedaliera e territoriale, collaborazione virtuosa tra Università, enti di formazione e imprese del territorio. L’inaugurazione del Comitato sarà l’occasione per incontrare cittadini, attivisti e rappresentanti della società civile, riprendendo un percorso partecipativo in vista della consultazione elettorale.

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L’elenco dei supermercati aperti a Pasqua e Pasquetta 2026

In vista di Pasqua e Pasquetta 2026, torna centrale per i consumatori il tema delle aperture dei supermercati. La maggior parte sono chiusi domenica 5 aprile, mentre lunedì 6 molti sono aperti, seppur spesso con orari ridotti o festivi. Le principali insegne della grande distribuzione hanno fornito indicazioni sulle aperture durante le festività ma, per evitare inconvenienti, il consiglio resta quello di verificare sempre in anticipo gli orari del proprio supermercato di fiducia, consultando i siti ufficiali o le app dedicate.

Supermercati aperti a Pasqua e Pasquetta 2026

Per quanto riguarda Aldi, la catena conferma la chiusura totale nel giorno di Pasqua. Diversa la situazione a Pasquetta, quando i punti vendita seguiranno generalmente l’orario domenicale, pur con possibili variazioni locali. Stesso schema per Bennet, che non alzerà le serrande a Pasqua ma garantirà l’apertura nel Lunedì dell’Angelo. Anche in questo caso, gli orari possono cambiare a seconda della zona. Carrefour si muove su una linea simile: la maggior parte dei supermercati resterà chiusa a Pasqua, mentre molti riapriranno a Pasquetta. In particolare, i punti vendita più piccoli e centrali, come i Carrefour Express, risultano spesso operativi anche nei giorni festivi. Per Conad, la domenica di Pasqua sarà prevalentemente di chiusura, mentre a Pasquetta numerosi negozi torneranno accessibili, sebbene con orari ridotti. Una situazione più articolata riguarda invece Coop e Ipercoop, dove alcuni punti vendita potrebbero restare aperti a Pasqua (con orario limitato) e chiudere il giorno successivo. Grande variabilità per Crai, dove la gestione degli orari festivi è demandata ai singoli esercenti: ciò significa che le aperture possono cambiare sensibilmente da città a città. Anche Despar lascia margine ai territori, con alcuni supermercati aperti sia a Pasqua che a Pasquetta, ma spesso con fasce orarie ridotte. Per Esselunga si parla di chiusura totale a Pasqua e riapertura parziale a Pasquetta, soprattutto nei grandi centri urbani e nei centri commerciali. Lidl, infine, adotta una gestione flessibile, con aperture e chiusure che dipendono dalla località del punto vendita.

Rovigo, striscione di CasaPound con minacce alla deputata dem Nadia Romeo

Sulla sede della Cgil a Rovigo è comparso uno striscione intimidatorio rivolto alla deputata del Pd Nadia Romeo, con frasi di odio esplicite e violente, firmato con il simbolo di CasaPound Veneto e accompagnato da una croce celtica: «Sei solo una povera comunista di merda. Guardati le spalle, amica dei negri di merda».

Romeo: «Non è solo un attacco personale, ma a intere comunità»

«Ecco chi sono le persone che abbiamo tenuto fuori dalla Camera dei deputati», ha scritto su Facebook la deputata rodigina Romeo, che è stata sospesa per cinque giorni dai lavori parlamentari per aver impedito (con altri 31 deputati) che nella sala stampa di Montecitorio si tenesse un incontro sulla “remigrazione”, che prevedeva l’intervento di esponenti di CasaPound (e altre organizzazioni di estrema destra). «Non è solo un attacco personale: è odio, intimidazione, violenza verbale che colpisce anche intere comunità con parole razziste e inaccettabili», ha aggiunto Romeo. E poi: «Ricordiamoci chi sono e cosa rappresentano: ideologie che la nostra Repubblica, nata dalla Resistenza, ha già condannato senza ambiguità. Non possiamo permettere che qualcuno si senta protetto mentre semina odio».

La capogruppo Braga: «Inaccettabile il silenzio delle istituzioni»

Chiara Braga, capogruppo dem alla Camera, ha chiesto al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi di «intervenire per perseguire i responsabili di tale atto» e al presidente della Camera Lorenzo Fontana e a tutte le forze politiche, «anche a quelle di centrodestra», di «prendere una posizione chiara di condanna». E poi: «Abbiamo presentato denuncia e chiediamo che si faccia piena luce. Inaccettabile che CasaPound, covo neofascista, continui ad agire senza conseguenze». Inaccettabile, ha aggiunto, anche il silenzio delle istituzioni. Un concetto espresso anche da Romeo, secondo cui «rischia di essere percepito come una copertura, come un via libera implicito a chi usa odio e minacce».

Salerno, un pranzo conviviale all’insegna dell’amore

E’ stato un pranzo conviviale all’insegna dell’amore, della condivisione e della solidarietà, organizzato dall’Associazione Salernitani Doc. di cui è presidente Massimo Staglioli, quello svoltosi al ristorante didattico dell’Istituto Virtuoso in via Pertini. Una manifestazione che si rinnova ogni anno e che riveste per il presidente Staglioli l’occasione per ribadire quanta importanza deve avere nel nostro quotidiano, lo spirito di fratellanza e di volontariato verso le persone fragili. Tanti i partecipanti, oltre 120, tutti uniti a fare rete con una sola voce, a volte inascoltata, di chi lavora quotidianamente a favore degli altri, dei deboli, degli invisibili, di chi, spesso, per orgoglio o per pigrizia, non richiede l’assistenza dovuta. Al tavolo della solidarietà, primo fra tutti, S.E. Mons. Andrea Bellandi, sempre presente e vicino all’Associazione Salernitani Doc. Nel salutare i presenti, Mons. Bellandi ha voluto ringraziare il presidente Staglioli dell’invito, a cui ha fatto seguito la benedizione delle pietanze offerte. Tanti hanno voluto manifestare la loro vicinanza all’Associazione Salernitani Doc, professionisti salernitani, dirigenti scolastici e religiosi delle chiese cittadine. L’evento è stato caratterizzato anche da momenti di particolare trasporto emotivo quando le prof.sse Marina Del Sorpo e Letizia Di Ruocco hanno presentato i loro ragazzi, componenti il coro delle mani bianche Mar.Let che con la loro voce si sono esibiti in un mini-concerto, intonando i loro brani rappresentativi, arricchiti dal coordinato movimento delle mani coi guanti bianchi. Anche il piccolo Nicolò, presente con alcuni rappresentanti dell’Associazione “IosonoNicolò”, ha voluto portare in dono oggettistica lavorata a mano. Ancora solidarietà, rappresentata dall’oculista salernitano dott. Annibale Del Re, verso i ragazzi presenti, offrendo loro le uova pasquali. Il presidente Staglioli, prima di congedare i propri invitati, ha voluto esprimere parole di ringraziamento verso la Dirigente Scolastica dell’IPSEOA “R. Virtuoso” di Salerno, prof.ssa Concetta Saviello per la grande disponibilità a mettere a disposizione l’intera struttura ristoratrice, il corpo docente, gli alunni e il responsabile del ristorante didattico, prof. Roberto Russo. Sono stati consegnati, da parte dell’Associazione Salernitani Doc, attestati di ringraziamento a quanti hanno contribuito alla realizzazione della cerimonia. “Un Gesto d’Amore” la denominazione data all’evento. In un momento in cui, sempre più di frequente, guerre, odio, intemperanze e violenze caratterizzano il nostro quotidiano, avvertiamo il bisogno di avere “gesti d’amore” con maggiore assiduità.

Nicola Castorino

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La Nazionale, Gravina e i guitti

Pasquale Scaldaferri

E sono tre. L’obiettivo mondiale fallisce in una gelida serata bosniaca, contro una nazionale volitiva che con merito approda al mondiale Stati Uniti-Canada-Messico, lasciando a casa lo stonato complesso di fittizia superiorità dell’azzurro sbiadito. A giugno scatterà, dunque, la rassegna iridata ancora orfana dell’Italia, sulla cui penosa e attesa eliminazione urge un ulteriore approfondimento. Al di là del fallimento sportivo e del miserevole giustificazionismo, dal peloso minuetto dei padroni del vapore alla stucchevole pantomima, la terza esclusione consecutiva dalla competizione più importante per nazionali di calcio, fotografa con nitore l’assenza di progettualità, la penuria di programmi e la visione tutt’altro che lungimirante sul piano delle riforme da sempre enunciate -attraverso improbabili e impalpabili task force- ma mai realizzate. Eppure l’attuale governance del calcio italiano era nata sulle ceneri dell’altro disastro sportivo in salsa svedese dell’autunno 2017, con il presidente federale Tavecchio e il commissario tecnico Ventura collocati sulla graticola e costretti a rimettere il mandato per la mancata qualificazione a Russia 2018. Sin dal suo insediamento, Gabriele Gravina da Castellaneta, ma abruzzese d’adozione, ha recitato il ruolo del Re Travicello, incapace anche di elaborare un manifesto di idee, da trasformare in obiettivi da perseguire. Ancorato alla sua elezione del 22 ottobre 2018 con il 97,2% dei voti e riconfermato a febbraio del 2025 fino al 2028 con il 98,7% (le maggioranze russe evocano sempre stagioni inquietanti), l’unanimità dei consiglieri lo catapulta alla massima carica della Federazione Italiana Giuoco Calcio, pur non sapendo o non volendo mai porre in atto neppure la più elementare strategia operativa, in primis il varo di un innovativo format dei campionati (a partire dalla serie A, con la riduzione delle squadre partecipanti da 20 a 18, o addirittura a 16 club) per non ingolfare il calendario e dare maggiore spazio alla Nazionale. Ma GG, evidentemente, oltre a godere di buona stampa e circondarsi di prestidigitatori dal raffinato talento nell’intingere la penna nella saliva, riesce anche ad ipnotizzare frotte di politici bipartisan. Non si comprende, infatti, come nel 2019 abbia ricevuto a Bruxelles dal parlamento europeo -non nuovo alla vacua retorica- il premio La Moda veste la Pace, per le attività di contrasto al razzismo nel calcio svolte durante il suo mandato. Peccato che i privilegiati studiosi della circonferenza del cetriolo -esangui ispiratori del parmesan, animatori e facitori di strutture elefantiache- non avessero l’esatta cognizione e la lucida percezione della feccia che spadroneggia negli stadi italiani, godendo e abusando di totale impunità e agendo in una sorta di zona franca, maramaldeggiando contro le forze dell’ordine e inoculando quel mefitico veleno di teppismo, razzismo, omofobia, discriminazione territoriale, che non solo non dovrebbero trovare spazio negli ambienti sportivi, ma andrebbero estinti in qualsiasi società civile.Sembrava passata un’era dai precedenti e imprevedibili ko che estromisero gli azzurri dal mondiale russo e dall’universo degli emiri, ma anche questa disfatta dell’Italia non può esaurirsi al mero crollo sportivo. Deficit di proposte, scelte senza raziocinio, una federazione più attenta ai formalismi, capace solo di favorire politiche di piccolo cabotaggio a danno dell’intero sistema, squassato da polemiche insipienti e da guasti incalcolabili. Fino a quando il governo del calcio non provvederà ad una ristrutturazione globale, valorizzando la risorsa ineguagliabile dei settori giovanili, l’Italia non tornerà ai fasti antichi: la strada è ancora lunga e irta di ostacoli. Almeno a leggere le regole cervellotiche partorite da GG e dai suoi epigoni. Per accedere al supercorso di allenatori in prima fascia si è provveduto a varare un protocollo bislacco che prevede non il merito, la capacità, lo studio, l’aggiornamento, la formazione, altresì la militanza -da calciatori- nei campionati di serie A o B. Una bizzarrìa che se fosse stata in vigore negli anni scorsi, avrebbe precluso panchine prestigiose agli atleti dilettanti -ma successivamente divenuti allenatori di successo- del calibro di Arrigo Sacchi, Helenio Herrera, Jurgen Klopp, Zdenek Zeman, Sven Goran Eriksson, Alberto Zaccheroni. L’ennesimo e sconcertante autogol di una federazione brava solo nel navigare a vista. Sul fallimento mondiale un grazie sincero va rivolto a Gattuso, non tanto perché sia stato coerente nel metterci la faccia, ma per la sincera consapevolezza di non essere esente da chiare responsabilità sul disastro sportivo di Zenica, paragonabile alla disfatta di Mancini contro la Macedonia del Nord e all’ignobile Euro 2024 della banda Spalletti, ricordata per sempre più per le giacche da corsia d’ospedale spacciate per divise sociali, anziché per le gesta sul rettangolo verde. Schiaffeggiato dalla duplice onta, GG non solo restò arpionato alla sua poltrona, bensì in un impeto di delirante onnipotenza -che fa rima con impotenza- si autodefinì “un giunco che non si piega”. Ma come tutte le storie che si intendono edificare su fondamenta d’argilla e non su solide strutture, il regnante di via Allegri a Roma dovrà oggi rassegnarsi al destino, né cinico né baro.Il massimo dirigente sportivo, già colpevole dell’improvvido ingaggio di Luciano Spalletti – cagione di un conflitto tra la società del Napoli e la Federazione, inspiegabilmente non a conoscenza della clausola di anno sabbatico che il tecnico di Certaldo aveva sottoscritto con la società partenopea al termine della trionfale stagione culminata sul gradino più alto del podio, trentatré anni dopo l’ultimo tricolore- aveva avallato il malcostume dominante nell’italietta dei condoni.Non immaginava che il disonore sportivo della sua presidenza fosse solo al secondo capitolo della storia, ignaro -per la sicumera dei perdenti- che dietro l’angolo si celava un percorso poco fluido e tutt’altro che sgombero di ostacoli e impedimenti. Il presidente della federcalcio, disarmato e disarmante è spesso scivolato sul terreno vischioso di mera superficialità e corrosiva approssimazione. Dopo il voltafaccia di Mancini, il dietrofront dell’inadeguato, triste, dogmatico, sospettoso, autolesionista Spalletti, la Federcalcio ha pescato nel mazzo un Ct più incline ad allenare tifosi e giornalisti compiacenti, piuttosto che costruire un organico in grado di sciorinare un gioco plausibile. Sotto l’egida di Gravina, le peggiori nazionali di calcio degli ultimi 40 anni modellate attorno a un coacervo di giocatori e assemblate attraverso selezioni schizofreniche, fortunatamente andranno seppellite sotto la polvere degli archivi. Ora servono con urgenza etica e rigore morale, imprescindibili requisiti per riconquistare blasone e credito internazionale. La disfatta in Bosnia Erzegovina lascia presagire tempeste estive, senza risparmiare altre stagioni dell’anno. Il provincialismo che attanaglia l’italico movimento calcistico, stampa compresa, affiora anche negli istanti immediatamente successivi all’ennesimo fallimento. E il protagonista ha un nome e un cognome: Gabriele Gravina. Ancora tu.Con tono stizzoso e malcelata compostezza, GG sulle vittorie italiane negli altri sport sottolinea come “il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici”. Sì, oggi il calcio tricolore è un professionismo senza trionfi, ma popolato da molti uomini tronfi. “Umana cosa è aver compassione degli afflitti” -è scritto nel Decameron di Giovanni Boccaccio- insigne conterraneo di Spalletti.In queste ore febbrili, il presidente federale farebbe bene a leggere qualche pagina di uno dei capolavori della letteratura europea del Trecento. O forse per i protagonisti di questo capitolo grottesco, il Mistero Buffo di Dario Fo sarebbe l’opera più appropriata. Sperando che dall’ 11 giugno al 19 luglio, ripudiati improntitudine, albagia e nauseabondo vittimismo degli ignavi, GG possa seguire il Mondiale 2026 dal suo salotto di casa. Magari in compagnia di Gattuso, Buffon, Bonucci. Eroi emaciati, profeti di correità del pallone bucato che non rotola più!

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Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito

Dopo la Segretaria della sicurezza interna Kristi Noem, sollevata dall’incarico a marzo dopo le violenze dell’Ice in Minnesota, nel mirino di Donald Trump sono finiti anche la procuratrice generale Pam Bondi, licenziata da un presidente Usa sempre più frustrato dalla sua gestione del caso Epstein, e il capo di stato maggiore dell’esercito Army Randy George, silurato dal tycoon tramite il segretario della Difesa Pete Hegseth.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Pete Hegseth e Donald Trump (Imagoeconomica).

La rimozione di Bondi era nell’aria da settimane

Annunciando su Truth la sua rimozione dall’incarico, Trump ha definito Bondi «una grande patriota americana e un’amica leale, che ha servito fedelmente» come procuratrice generale – ovvero come ministra della Giustizia – «nel corso dell’ultimo anno». Al suo posto è subentrato ad interim Todd Blanche, finora noto soprattutto per aver rappresentato Trump nel processo penale del 2024 a New York. Ma il favorito alla successione è Lee Zeldin, attualmente segretario all’Ambiente. La rimozione di Bondi, che non è stata in grado di tenere secretati migliaia di file delle indagini su Jeffrey Epstein (compromettenti per Trump) era nell’aria da settimane: secondo il Daily Mail avrebbe implorato invano il tycoon di non cacciarla durante un’accesa discussione alla Casa Bianca. In un post sui social, in cui ha ringraziato Trump e rivendicato i successi del “suo” Dipartimento della Giustizia Bondi, si è detta «entusiasta» del nuovo incarico – non è dato sapere quale – che andrà a ricoprire nel settore privato.

George era d’intralcio alla visione di Trump per l’esercito

A chiedere ritiro immediato di George, che era stato nominato da Joe Biden avrebbe potuto ricoprire il suo ruolo fino al 2027, è stato Hegseth. Che lo riteneva d’intralcio ai piani di sviluppo della U.S. Army secondo la visione di Trump. Un alto funzionario del Dipartimento della Difesa ha affermato che «era giunto il momento per un cambio di leadership»: al suo posto il generale Christopher LaNeve, vicecapo di stato maggiore dell’esercito ed ex aiutante militare di Hegseth, «leader collaudato con decenni di esperienza operativa e su cui il Segretario pone la sua totale fiducia». George è solo l’ultimo di alti ufficiali militari che hanno lasciato il posto col ritorno di Trump alla Casa Bianca: era già successo ad esempio a C.Q. Brown, ex capo di stato maggiore dell’Aeronautica, e a Jeffrey Kruse, ex direttore della Defense Intelligence Agency.

Trump silura anche la procuratrice generale e il capo di stato maggiore dell’esercito
Tulsi Gabbard (Imagoeconomica).

La prossima a saltare potrebbe essere Tulsi Gabbard

Il repulisti di Trump, che non disdegna i mini-rimpasti, potrebbe proseguire. Nel mirino del tycoon sarebbe finita Tulsi Gabbard, direttrice dell’Intelligence Nazionale: la sua colpa, sostanzialmente, è quella di aver pubblicamente criticato l’intervento militare contro l’Iran, smentendo che Teheran abbia tentato di ricostruire gli impianti di arricchimento dell’uranio dopo gli attacchi Usa del 2025. Ma Gabbard già da prima non era tenuta in grande considerazione dal presidente Usa: sembra infatti che a gennaio sia stata tenuta all’oscuro dell’operazione in Venezuela che ha portato alla cattura di Nicolas Maduro. La goccia che ha fatto traboccare sarebbe però stato il suo rifiuto di stigmatizzare le parole del suo ex capo di gabinetto Joe Kent, che si è dimesso accusando Trump di essersi fatto manipolare da Israele.

Via libera del Cdm al nuovo decreto carburanti: cosa prevede

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera al nuovo decreto legge carburanti che proroga il taglio delle accise fino al primo maggio. Oltre a questo, ha spiegato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, il testo prevede un intervento mirato sulle aziende agricole, cui viene esteso il taglio delle imposte già adottato per le pesca. Il provvedimento recepisce infine l’accordo con le associazioni di categoria Transizione 5.0. Per la copertura del decreto sono stati stanziati 500 milioni, risorse recuperate sull’Ets.

Chi è Gianmarco Mazzi, nuovo ministro del Turismo

Gianmarco Mazzi, finora in carica come sottosegretario al ministero della Cultura, è stato scelto come nuovo ministro del Turismo. Il governo Meloni colma così la casella rimasta vuota dopo le dimissioni di Daniela Santanchè dal dicastero, arrivate il 25 marzo. Questa mattina il giuramento al Quirinale.

L’elezione alla Camera e la nomina a sottosegretario

Mazzi è approdato in Parlamento nel 2022, quando è stato eletto alla Camera dei deputati con Fratelli d’Italia nel collegio plurinominale Veneto 2 – 01. Da allora ha ricoperto anche il ruolo di sottosegretario alla Cultura con delega alla musica e allo spettacolo dal vivo, affiancando prima Gennaro Sangiuliano e poi Alessandro Giuli.

È stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti

La delega affidata a Mazzi non è certo casuale, visto che la sua carriera lavorativa è stata caratterizzata tra produzioni musicali/televisive di alto profilo e la gestione di eventi live di prestigio. Nato a Verona nel 1960, all’inizio degli Anni 80 è stato tra i promotori della Nazionale italiana cantanti con Gianni Morandi e Mogol. I suoi rapporti con il mondo della musica l’hanno portato a collaborare – tra gli altri – con Miguel Bosè, i Pooh, Caterina Caselli, Lucio Dalla, Adriano Celentano e Riccardo Cocciante. Dal 2017 al 2022 ha ricoperto il ruolo di direttore artistico e amministratore delegato dell’Arena di Verona. Nel 2017 è stato inoltre tra gli ideatori del programma Sanremo Young, condotto per due edizioni da Antonella Clerici.

Attacco hacker agli Uffizi: rubati dati e password, chiesto un riscatto

L’attacco hacker che tra fine gennaio e inizio febbraio 2026 ha colpito i servizi amministrativi del polo delle Gallerie degli Uffizi — che comprende anche Palazzo Pitti e il Giardino di Boboli — ha costretto la direzione a chiudere un intero pezzo di Palazzo Pitti, trasferire i gioielli più pregiati nel caveau della Banca d’Italia e murare porte e uscite di sicurezza con calce e mattoni. Secondo quanto riportato dal Corriere della sera, il gruppo hacker che ha violato la rete informatica del polo museale fiorentino avrebbe svuotato i server rubando archivio fotografico, codici di accesso, password, sistemi di allarme, mappe interne, ingressi, uscite e percorsi di servizio. Le informazioni così rubate, se utilizzate, consentirebbero di muoversi tra le sale sapendo esattamente dove passare e cosa disattivare. I ladri avrebbero minacciato di vendere questi dati sul dark web se le Gallerie non pagheranno un riscatto. Al lavoro, dopo la denuncia degli Uffizi, ci sono procura e polizia postale con il supporto dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale.

La disfatta della Nazionale è un guaio pubblicitario per Rai, Dazn e canali web

Nel 2018 la Nazionale non si qualificò al Mondiale di calcio in Russia, e l’asta per i diritti tivù, che avvenne dopo quella prima disfatta, vide Mediaset aggiudicarsi tutti i 64 match della manifestazione mettendo sul piatto 78 milioni di euro (la Rai si fermò a 60 milioni). Fuso orario favorevole, partite avvincenti, e alla fine del Mondiale i manager di Publitalia si dissero soddisfatti per essere riusciti anche a guadagnare una discreta cifra, portando a margine un tipo di torneo che invece, per concentrazione delle partite in pochi giorni e scarsità di break pubblicitari, in genere è sempre un bagno di sangue per il broadcaster che lo trasmette.

Il doloroso all-in della Rai nel 2022

Nel 2022 la Fifa, memore dell’Italia in bilico, decise di aprire l’asta per i diritti del Mondiale in Qatar ben prima della certezza di avere questa o quella nazione alla fase finale. E la Rai, ancora scottata dallo smacco subito nel 2018 (per la prima volta il Mondiale non figurava nei palinsesti del servizio pubblico), decise di fare un all-in: 166 milioni di euro a scatola chiusa per i diritti di tutte le partite del torneo organizzato tra novembre e dicembre (per ovviare al caldo torrido che ci sarebbe stato tra giugno e luglio in Qatar).

La disfatta della Nazionale è un guaio pubblicitario per Rai, Dazn e canali web
Giorgio Chiellini consola Giacomo Raspadori dopo la sconfitta nel 2022 ai playoff contro la Macedonia del Nord (foto Ansa).

Pure in quella occasione, tuttavia, l’Italia non si qualificò, eliminata agli spareggi dalla Macedonia del Nord. E per viale Mazzini fu un disastro, con perdite per decine di milioni di euro (la Rai, peraltro, a differenza di Mediaset ha tetti pubblicitari molto più stringenti) che influenzarono non poco i risultati del bilancio di esercizio.

Come ci si è tutelati per il 2026 con l’incognita Azzurri

Per il 2026 tutti i broadcaster operanti in Italia si sono mossi con più cautela. E, pur aggiudicandosi i diritti tivù già qualche settimana fa, si sono cautelati con azioni differenti in caso di partecipazione o meno degli Azzurri. Dopo l’eliminazione dell’Italia per mano della Bosnia, ecco scattare i nuovi prezzi: la Rai verserà alla Fifa solo 70 milioni di euro per 35 partite in chiaro del Mondiale CanadaUsaMessico, mentre Dazn pagherà circa 50 milioni di euro per tutti i 104 match del torneo in pay tivù.

L’evento senza Italia sarà un massacro per le casse

A occhio e croce, comunque, per la Rai si tratterà ancora una volta di un bagno di sangue: più o meno la stessa cifra pagata da Mediaset nel 2018, ma per la metà delle partite. E, peraltro, non è detto che quelle fissate in calendario a orari comodi per l’Europa (occhio al fuso orario) siano anche le più interessanti. Tenuto conto della capacità di raccolta pubblicitaria del servizio pubblico, con i paletti fissati per legge, diciamo che il Mondiale porterà una perdita netta per la Rai nell’ordine dei 50 milioni di euro. Ovviamente, si può comprendere che il contratto di servizio pubblico comporti anche questi sforzi. Ma, limitandoci a un’analisi puramente economico-finanziaria, l’evento sarà un massacro per le casse della televisione di Stato.

La disfatta della Nazionale è un guaio pubblicitario per Rai, Dazn e canali web
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Così come per Dazn, i cui 50 milioni di euro pagati li potremmo già classificare tutti come una perdita netta, tenuto conto che le partite a orari decenti saranno in chiaro sulla Rai, e che quelle a notte fonda avranno audience risibili sulla piattaforma in streaming a pagamento, senza stimolare molti nuovi abbonati.

Nello sconforto anche influencer, piattaforme social e podcast

Ma la sconfitta ai rigori con la Bosnia getta nello sconforto pure tutti gli influencer, le piattaforme social, i podcast che sul commento, il chiacchiericcio, la voglia di criticare o esultare avevano puntato grosso per i prossimi mesi di giugno e luglio, e che invece si ritroveranno solo a parlare con un ristretto pubblico di impallinati del calcio internazionale.

La disfatta della Nazionale è un guaio pubblicitario per Rai, Dazn e canali web
Rino Gattuso e la prima pagina della Gazzetta dopo la disfatta.

E il Mondiale 2026, proprio per i problemi di fuso orario dei match live, poteva essere un’occasione d’oro per progetti come Cronache di spogliatoio, con le sue dirette in orari di prime time dedicate ad analisi e opinioni (su YouTube dopo la débâcle di martedì sera c’erano addirittura 20 mila utenti collegati, cifra record per il canale, assatanati di commenti e giudizi post-partita).

Le conversazioni sulle partite erano potenti opportunità

Come sottolineato da Warc Media, piattaforma digitale che fornisce dati, insight e benchmark sull’efficacia del marketing e della pubblicità, «il Mondiale 2026 vale circa 10,5 miliardi di dollari di pubblicità incrementale a livello complessivo su tutto il globo, ma gli investimenti verranno divisi su più fronti, poiché i brand vorranno interagire con i tifosi e gli appassionati su più punti di contatto. Non solo attraverso i broadcaster tivù che, svenandosi, hanno comprato i diritti audiovisivi, ma pure con tutte le piattaforme che trarranno vantaggio dalle conversazioni relative al Mondiale senza sborsare un dollaro per i diritti: dai contenuti dei creator ai podcast, tutti touch point capaci di trasformare le conversazioni sulle partite in potenti opportunità di connessione e impatto».

Minori investimenti pubblicitari e mancati introiti per il sistema calcio

In Italia le conseguenze dell’eliminazione saranno pesanti: in base a stime Upa (Utenti di pubblicità associati, cioè le più importanti aziende che investono in pubblicità) per edizioni passate, la mancata presenza dell’Italia al Mondiale comporta minori investimenti pubblicitari nell’ordine di circa 100 milioni di euro. A cui sommare i circa 100 milioni di euro di mancati introiti per il sistema calcio. Per non parlare, poi, di tutto l’indotto che un Mondiale porta con sé in tema di bar, ristoranti, out of home. E della reputazione, quella del sistema Paese Italia, che dopo la bella immagine esportata nel mondo con le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 torna adesso a livelli bassissimi.

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