Yari Montella, SUL podio del Mondiale Superbike

 

di Carlo Luciani

Un terzo posto finale nel Mondiale Superbike che consacra definitivamente un talento salernitano tra i grandi del motociclismo internazionale. Classe 2000, originario di Montecorvino Pugliano, Yari Montella ha chiuso la stagione iridata sul podio generale e primo tra i piloti che corrono in sella a moto di team indipendenti (ovvero non appartenenti a case ufficiali), al termine di un campionato vissuto da assoluto protagonista. In un territorio dove l’attenzione sportiva e dei media si concentra quasi esclusivamente sulle vicende del calcio locale, il traguardo raggiunto da Montella rappresenta una straordinaria vittoria di tenacia e talento. Seguendo il suo percorso fin dagli albori, lo abbiamo incontrato a semafori spenti per tracciare il bilancio di un’annata indimenticabile e raccontare la storia di chi è arrivato sul podio del mondo partendo dalla nostra provincia.

Yari, a mente fredda possiamo dirlo con i numeri alla mano: questa è stata senza dubbio la migliore stagione della tua carriera. Rispetto all’anno del tuo debutto (2025), hai fatto un salto di qualità enorme, culminato con questo terzo posto nella classifica piloti. Quando ti fermi a guardare questo risultato, quali sono stati i fattori chiave o il momento esatto in cui hai capito di aver fatto il giusto passo in avanti?

Sicuramente è stato importante analizzare cos’è successo l’anno scorso, al mio debutto in Superbike, quando un po’ per inesperienza e un po’ per errori personali non sono riuscito a concretizzare al massimo in termini di risultati. Ciò che ci ha fatto svoltare nel 2026 è stata innanzitutto l’umiltà di confrontarmi con il team e capire dove stavo sbagliando. Mi ha aiutato molto anche il lavoro svolto fuori dalla pista con il mio staff personale, dal preparatore atletico allo psicologo: questo sforzo collettivo ci ha portati a conquistare il terzo posto nel Mondiale e il primato tra i team indipendenti.

Quanto è stata importante la continuità del rapporto con il team Barni – che proseguirà anche nel 2027 – per arrivare a questo importante traguardo?

Questo è stato l’aspetto principale. Onestamente, per come stavo andando lo scorso anno, se il team Barni avesse deciso di non confermarmi sarebbe stato comprensibile. Invece hanno creduto in me e mi hanno dato nuovamente fiducia: una scelta che ho cercato di ripagare al massimo quest’anno sul campo. Ora sono motivatissimo a scrivere un altro capitolo importante di questa storia. L’obiettivo è continuare così, e magari fare ancora meglio!

Ora che sei arrivato a questo punto della tua carriera, condividendo la pista con grandi nomi del motociclismo mondiale, ti capita mai di realizzare fino in fondo la portata del percorso che hai fatto per arrivare fin qui?

Per come sono fatto io, non guardo troppo al passato, ma so bene che al Sud non abbiamo la stessa tradizione o le strutture che ci sono altrove per praticare questo sport. Essere riuscito comunque ad emergere ad alti livelli è una bellissima soddisfazione. Se in futuro dovessi continuare su questa strada, spero che la mia storia possa essere d’esempio e di stimolo per tanti nostri conterranei.

Il mondo del motociclismo sappiamo che può essere anche spietato. Il 2021, con l’impatto nel Mondiale Moto2 dopo il trionfo nel CEV, è stato un anno complesso. A distanza di tempo, hai dei rimpianti su come andarono le cose? E in futuro consideri il capitolo del Motomondiale definitivamente chiuso o c’è mai stata la possibilità di riaprire quella porta?

No, non ho rimpianti per quel periodo. Dopo la parentesi negativa in Moto2 credevo di aver perso tutto, ma sono comunque riuscito a riprendere in mano la mia carriera. Oggi, col senno di poi, se mi fossi trovato nella situazione di Luca Boscoscuro (team principal dell’allora squadra Speed Up ndr) forse avrei preso la stessa decisione. Sono contento di aver avuto la testardaggine di continuare e di essere arrivato fin qui. Più che sul futuro rimango concentrato sul presente, perché non si sa mai cosa può riservare il domani. Mi piacerebbe diventare un pilota vincente nel WorldSBK, ma nel motorsport mai dire mai.

Ci conosciamo fin dai tempi in cui dominavi l’Europeo Moto2 in Spagna, ma per i lettori che ti scoprono oggi: da dove nasce la passione per le moto e da dove è iniziato il tuo percorso?

La passione per le moto me l’ha trasmessa mio padre. Lui era il classico amatore della domenica che si divertiva durante le giornate di prove libere al Circuito del Sele, a Battipaglia. Io gli facevo da assistente, finché un giorno ho provato una minimoto per divertirmi insieme a lui. È iniziato tutto un po’ per gioco, poi a 13 anni ho disputato le prime gare e da lì è partita la mia storia.

Parliamoci chiaro: veniamo da una terra in cui lo sport è declinato quasi solo al calcio, che fa più notizia di un podio mondiale su due ruote. Ti è mai pesata questa mancanza di attenzione verso i tuoi risultati?

Forse un po’ sì, ma non nel senso letterale del termine. Non sono il tipo a cui piace ostentare, ho un carattere riservato. D’altra parte, però, sia oggi sia quando ho vinto l’Europeo Moto2, ho notato che l’interesse non è stato poi così alto nel far sapere che qualcuno della nostra zona possa fare qualcosa di importante nel motociclismo. Rimango comunque dell’idea che, nel momento in cui dovessi ottenere un risultato ancora più importante (la vittoria del Mondiale, ndr), certamente la notizia si farà sentire.

Un pilota spagnolo o romagnolo cresce con i circuiti sotto casa. Per te e la tua famiglia, quanto è stato difficile e dispendioso colmare questo gap geografico e strutturale partendo da Montecorvino Pugliano?

La mia famiglia non mi ha mai fatto pesare questo aspetto. Per me era normale alzarmi la mattina presto, attraversare l’Italia e rientrare a casa in tarda serata dopo una giornata in pista. Fortunatamente quella delle moto è una passione condivisa con mio padre, e questo mi ha aiutato tantissimo. Per quanto riguarda il territorio, con Alfonso Coppola e Luigi Montella – altri due piloti campani con esperienza nazionale e internazionale – stiamo portando avanti il progetto MCM Racing School. Abbiamo voluto unire le nostre forze per creare qualcosa che al Sud ancora non esisteva: una realtà che si occupa di allenamento per i piloti, ma rivolta anche agli appassionati che vogliono imparare ad andare in moto senza fini agonistici. È un progetto aperto a tutte le età e la cosa bella è che, con il passare del tempo, ci conoscono sempre di più.

Quando il calendario ti concede una tregua e torni a casa, che aria respiri? La gente ormai ti riconosce e ti ferma per strada o preferisci restare semplicemente il ragazzo che hanno sempre conosciuto?

Sicuramente mi è capitato di andare al cinema o a giocare a bowling e di essere riconosciuto. Con il tempo e con i risultati è normale acquisire una certa notorietà, ma fondamentalmente rimango lo stesso Yari di sempre. Ne vado orgoglioso, perché è ciò che mi aiuta a tenere la testa sulle spalle. Mi piace essere esattamente come sono e cercherò di rimanere così anche se dovessi vincere dieci Mondiali Superbike.

L'articolo Yari Montella, SUL podio del Mondiale Superbike proviene da Le Cronache.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno

«Se vuole andare a votare subito, andiamo». Raccontano che Giorgia Meloni non abbia gradito le ultime esternazioni del suo vice “situazionista” Matteo Salvini sulla manovra. Già irritata dalle minacce di stop agli aiuti e all’invio di armi a Kyiv partorite dal segretario leghista per placare la base congressuale a Milano, la reazione della premier a quelle sulla legge di bilancio sarebbe stata tranchante.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La leader di Fratelli d’Italia ha subito dato mandato al fedele Marco Osnato di fare argine attorno alla manovra e al Mef. E avrebbe commentato con i suoi: «Se Matteo vuole fare casino, va bene, andiamo a votare, vediamo come va». Stanca delle intemperanze del leghista, a Meloni resta lo spauracchio del voto anticipato che Salvini vede come fumo negli occhi con il suo partito in picchiata nei sondaggi. Tanto che martedì FdI ha fatto subito fatto trapelare l’ipotesi di una possibile riapertura termini del condono 2003: come a dire, se volete fare casino ci mettiamo un attimo a farlo anche noi.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Marco Osnato (Imagoeconomica).

La Lega, i congressi lombardi e il commissariamento “impossibile” di Varese

Dopo le divisioni rese evidenti dal congresso federale, non c’è pace per la Lega, che si appresta nelle prossime settimane ad andare a congresso nelle province più riottose della Lombardia. Il primo appuntamento è a Varese domenica, dove corre il segretario provinciale uscente Andrea Cassani, l’ex salviniano sindaco di Gallarate, che nelle scorse settimane ha fatto outing schierandosi per lo sfidante di Matteo Salvini, Massimo Garavaglia. Contro di lui si è schierato Mirko Reto, non proprio un salviniano della prima ora, visto che al precedente congresso aveva chiesto a Salvini di tenersi lontano da Varese perché la sua figura toglieva consensi.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Andrea Cassani (Imagoeconomica).

Dopo la Betlemme leghista, andranno poi al voto i militanti di Bergamo e Brescia, storiche roccaforti del partito. In corsa per la riconferma i segretari uscenti Fabrizio Sala e Roberta Sisti: entrambi hanno criticato Salvini nella famosa riunione ‘agostana’ del direttivo lombardo e hanno sostenuto Garavaglia al congresso.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Fabrizio Sala (foto Ansa).

I ‘salviniani’ sono al lavoro per elaborare una controffensiva e qualcuno parla di un commissariamento a Varese. Ma allo stato sembra una opzione poco praticabile, anche perché chi dovrebbe commissariare, ovvero il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, è schierato con Cassani.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

‘ColtivaItalia’ è legge: cosa prevede

Con 76 voti favorevoli, nessuno contrario e 64 astensioni (quelle annunciate da parte delle opposizioni), l’aula del Senato ha approvato il disegno di legge noto come ‘ColtivaItalia’. Il ddl, che aveva già ottenuto semaforo verde dalla Camera dei deputati (sempre senza voti contrari) è dunque legge.

‘ColtivaItalia’ è legge: cosa prevede
Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

In arrivo oltre un miliardo di euro per il settore

Il ddl ‘ColtivaItalia’, che era stato approvato il 24 luglio dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, prevede uno stanziamento complessivo di oltre un miliardo di euro per il settore. In particolare, 70 milioni verranno destinati al Fondo sovranità alimentare (grano tenero, orzo, mais, proteine vegetali); 300 milioni per l’allevamento, altri 300 per la competitività delle filiere locali e altrettanti per il nuovo Piano olivicolo nazionale 2026-2030. Previsti inoltre 150 milioni di euro per l’imprenditoria giovanile e femminile. Successivamente saranno predisposti decreti attuativi al fine di rendere spendibili i fondi già nei primi mesi del 2027.

‘BellaMa”, con l’intervista a Ravagnani s’impennano ascolti e polemiche ma Diaco non parla

(Adnkronos) – L’intervista condotta da Pierluigi Diaco ad Alberto Ravagnani – ex sacerdote della Diocesi di Milano e attuale concorrente dello show di Rai1 ‘Ballando con le Stelle’ – durante la trasmissione pomeridiana ‘BellaMa’’ su Rai2, non è passata inosservata.  

Se da un lato ha premiato la rete in termini di ascolti, una curva in costante crescita che ha toccato il 7,5% di share nella seconda parte del programma proprio durante l’ospitata e registrando un dato importante per il pomeriggio della seconda rete televisiva della Rai, dall’altro ha sollevato un acceso dibattito sui social network e non solo. Ravagnani era in studio insieme alla sua insegnante di ballo dello show di Milly Carlucci. La parte della trasmissione che lo ha riguardato si è aperta con una copertina dedicata ai preti star del web. E proprio da lì è partito Diaco agganciandosi al recente libro autobiografico di Ravagnani in cui ha spiegato i motivi che lo hanno portato a lasciare l’abito talare. Il dialogo è poi proseguito e il conduttore ha scelto di porre domande molto dirette sulla sfera sentimentale dell’ospite, chiedendogli apertamente del suo orientamento sessuale e se avesse iniziato a vivere la propria sessualità dopo la fine del sacerdozio.  

Dopo aver risposto di essere attratto dalle donne, Ravagnani ha fatto presente al “padrone di casa” il proprio imbarazzo: “Mi stai mettendo in difficoltà, portandomi su un terreno dove chiunque qui sarebbe in difficoltà”, ha dichiarato. Dal canto suo, Pierluigi Diaco ha rivendicato la legittimità della sua linea di conduzione, sostenendo che la scelta di esporsi pubblicamente — sia attraverso la pubblicazione di un’autobiografia sia partecipando a un programma televisivo di punta che fa leva sulle emozioni dei concorrenti — richieda un “patto di sincerità” con il pubblico. “Non pensi che dopo le cose profonde di cui hai tenuto a renderci partecipi, tu meriti domande dirette al limite della maleducazione?”, ha incalzato il presentatore. In poche ore l’intervista ha rapidamente acceso i social network, portando il nome di Diaco tra le tendenze di X. Molti utenti hanno giudicato inopportuno e troppo invasivo l’approccio adottato durante l’intervista. Inoltre, secondo alcune indiscrezioni, i toni del confronto non sarebbero stati graditi nemmeno dallo staff di ‘Ballando con le Stelle’. Al momento, in attesa di eventuali sviluppi o chiarimenti, Pierluigi Diaco ha scelto la via del silenzio, non rilasciando dichiarazioni. E a quanto risulta all’Adnkronos non intende tornare sull’argomento nella puntata di oggi.
 

 

 

Sulla vicenda sono invece intervenuti gli esponenti del M5S in Commissione di Vigilanza Rai: “Ma com’è possibile che sul servizio pubblico possa andare in onda una aggressione verbale in piena regola come quella ad opera di Pierluigi Diaco, uno dei volti di TeleMeloni? Ma come è possibile che nessuno ai piani alti della Rai sente il dovere di prendere le distanze da uno spettacolo di così basso livello, con un ospite scientemente annichilito con domande pruriginose e scomposte, che sono sfociate in una cafonaggine francamente indecorosa? Dopo quanto accaduto il minimo che ci si possa aspettare sono le scuse pubbliche da parte di Diaco e di chi ha la responsabilità sul suo programma. Arriveranno?”. 

—

spettacoli

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo ‘BellaMa”, con l’intervista a Ravagnani s’impennano ascolti e polemiche ma Diaco non parla proviene da Le Cronache.

Conferme dalla Cina sul trilaterale Xi-Trump-Putin

La Cina ha confermato di essere in contatto con Stati Uniti e Russia riguardo a un possibile incontro trilaterale tra i rispettivi presidenti Xi Jinping, Donald Trump e Vladimir Putin, che potrebbe svolgersi in occasione del vertice Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec), in programma a Shenzhen il 18 e 19 novembre.

Conferme dalla Cina sul trilaterale Xi-Trump-Putin
Donald Trump (Imagoeconomica).

Trump preferirebbe però parlare di disarmo nucleare

«La Cina è in contatto con le parti interessate», ha dichiarato Mao Ning, portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino.Secondo quanto ricostruito a metà ottobre dal Wall Street Journal è stato Putin, durante una telefonata con Trump avvenuta il 9 del mese, a proporre un vertice trilaterale con Xi per discutere della fine della guerra in Ucraina senza Volodymyr Zelensky, in modo da negoziare a condizioni favorevoli per Mosca. Pechino, sempre secondo quanto riportato dalle fonti del Wsj, avrebbe indicato di non volersi opporre in caso di via libera di Trump all’incontro. The Donald da parte sua ha dichiarato di essere pronto a tenere un trilaterale con gli altri due leader, sottolineando però di voler discutere soprattutto del disarmo nucleare e non della fine della guerra iniziata a febbraio del 2022. Questo perché, ha spiegato, «francamente la Russia si è comportata in modo abbastanza normale nei confronti dell’Ucraina».

Battipaglia. Femiano contesta il Pd

Il Partito Democratico si avvicina all’appuntamento con le amministrative del 2027 attraversato da tensioni interne e contrapposizioni che rischiano di lasciare il segno sul futuro politico della città. A riaccendere il confronto è Raffaele Femiano, esponente dem battipagliese, che interviene sulle recenti dichiarazioni dell’ex segretaria cittadina Anna Raviele, contestando duramente la gestione del partito e, soprattutto, il commissariamento del circolo locale. Femiano riconosce alle parole di Raviele una condivisibilità sul piano formale, ma ne contesta la sostanza, ricostruendo una vicenda che, a suo giudizio, avrebbe origine nelle decisioni assunte dagli organismi provinciali e regionali. Nel mirino finiscono la Direzione provinciale, la segreteria regionale e quella salernitana, oltre agli organismi di garanzia del partito. Secondo l’esponente democratico, la frattura all’interno del circolo di Battipaglia sarebbe stata determinata proprio dalle scelte dei vertici, che avrebbero proceduto senza un adeguato coinvolgimento degli organismi locali. Femiano contesta, in particolare, la nomina del commissario, avvenuta – sostiene – senza la convocazione degli organismi di circolo, nonostante tre comunicazioni formali da lui inviate per sollecitarne la riunione. Una vicenda che avrebbe già assunto anche una dimensione formale. Femiano riferisce, infatti, di aver presentato un ricorso, al quale si sarebbe aggiunto quello di un altro iscritto, per denunciare presunte violazioni delle procedure statutarie. La sua posizione è netta: «Il Partito Democratico va commissariato, ma quello regionale e quello provinciale, non certo l’unico circolo che era aperto ed è stato sempre aperto nella nostra provincia». Un passaggio particolarmente duro riguarda il ruolo delle commissioni di garanzia, che, secondo Femiano, dovrebbero rappresentare il presidio fondamentale per il rispetto delle regole statutarie e del codice etico. L’esponente dem denuncia presunte pressioni e condizionamenti anche nei confronti degli organismi chiamati a esaminare i ricorsi, chiedendo che venga fatta piena luce sulle procedure adottate. Ma lo scontro non si limita alle questioni organizzative. Sullo sfondo ci sono le elezioni amministrative del 2027 e la partita, tutt’altro che secondaria, della scelta del candidato sindaco e delle future alleanze. Femiano guarda con sospetto anche alla proliferazione di autocandidature e iniziative civiche che, a suo avviso, potrebbero contribuire a ridimensionare il ruolo del Partito Democratico nelle prossime competizioni elettorali. Nella sua analisi, l’esponente democratico ipotizza una strategia politica più ampia, che coinvolgerebbe diversi centri della provincia di Salerno, da Cava de’ Tirreni a Battipaglia, passando per Eboli e Capaccio-Paestum, con riferimenti anche ad Amalfi, Campagna e Agropoli. Da qui una serie di interrogativi provocatori: quale sarebbe l’obiettivo di queste manovre? Indebolire il PD fino a impedirne la presentazione autonoma delle liste? E chi sarebbero i responsabili politici di una simile strategia? Femiano solleva inoltre dubbi su possibili rapporti e convergenze con ambienti politici vicini allo «Sceriffo», chiamando in causa anche dinamiche e ambizioni legate ai futuri equilibri parlamentari. La denuncia è stata portata, secondo quanto riferito dallo stesso Femiano, anche all’attenzione degli organismi nazionali del partito, ai quali avrebbe chiesto l’intervento di un commissario ad acta per verificare le presunte irregolarità. La conclusione è affidata a una domanda destinata ad alimentare il dibattito interno: «Vuoi vedere che tutti questi galantuomini politici vogliono svuotare il PD e costruirsi oasi di potere personali?». Accuse e interrogativi che attendono eventuali repliche dei dirigenti chiamati in causa. Intanto, a Battipaglia, la strada verso le amministrative del 2027 si presenta già in salita. E prima ancora di individuare un candidato sindaco, il centrosinistra dovrà probabilmente fare i conti con le proprie divisioni. Marco Naponiello

L'articolo Battipaglia. Femiano contesta il Pd proviene da Le Cronache.

Crans Montana, la Svizzera si farà carico delle spese sanitarie per le cure dei giovani italiani. Meloni: “Nessun onere sulle famiglie”

(Adnkronos) – La Svizzera rinuncia eccezionalmente a chiedere il rimborso delle spese mediche per le vittime dell’incendio di Capodanno a Crans Montana assicurate in Italia. Lo ha reso noto oggi il Consiglio federale, come riporta l’agenzia Ats, evidenziando la portata e le ripercussioni del tragico evento, nonché il sostegno fornito da Roma in occasione della catastrofe. Sono dodici le vittime assicurate in Italia che sono state sottoposte a cure mediche in Svizzera prima di essere trasferite in ospedali italiani, mentre un ferito assicurato in Svizzera è invece stato curato in Italia, ricorda il governo in una nota. 

“Il ministro degli Esteri Ignazio Cassis mi ha comunicato che la Svizzera si farà carico delle spese per le cure sanitarie dei giovani italiani coinvolti nella tragedia di Crans-Montana. È un gesto di grande solidarietà e vicinanza, che apprezziamo profondamente, come Governo e come popolo italiano. Di fronte a una tragedia che ha spezzato vite e segnato il futuro di tanti ragazzi innocenti, la solidarietà concreta e la collaborazione tra Paesi assumono un valore ancora più importante. Alla Svizzera e all’amico Cassis va il mio sincero ringraziamento”, ha confermato il vicepremier e ministro degli Esteri, Antonio Tajani in un post su ‘X’. 

 

La notizia è stata commentata anche dalla premier Giorgia Meloni: “Il mio pensiero va, ancora una volta, alle famiglie delle vittime e dei ragazzi feriti” nella tragedia di Crans Montana, che “affrontano con straordinaria dignità e forza un dolore immenso. A loro rinnovo la più sincera vicinanza del Governo italiano, che continuerà a stare al loro fianco”, ha fatto sapere in una nota di Palazzo Chigi. E poi ancora: “Sono felice di questa soluzione: nessun onere ricadrà sulle famiglie o sull’Italia”, ha precisato accogliendo con ”grande soddisfazione” la rinuncia della Svizzera a chiedere il rimborso per delle spese sanitaria dei feriti italiani della tragedia Crans-Montana. 

Il costo delle cure da parte elvetica ammonta a circa 1,5 milioni di franchi (l’equivalente di circa 1,6 milioni di euro), precisa il Consiglio federale, ricordando che in virtù delle competenze conferitegli dalla Costituzione, nel settore degli affari esteri ha la possibilità di stanziare aiuti finanziari una tantum senza base legale specifica. E’ l’Accordo sulla libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Ue (Alc) a disciplinare le modalità di copertura delle spese dei pazienti da parte del sistema sanitario svizzero e di quelli europei. Prevede che, in linea di principio, ogni Paese si faccia carico delle spese che si rendono necessarie per le persone assicurate dal proprio sistema assicurativo e che hanno ricevuto cure in un altro Paese, ma prevede anche la possibilità per gli Stati contraenti di derogare a questo meccanismo. 

—

internazionale/esteri

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Crans Montana, la Svizzera si farà carico delle spese sanitarie per le cure dei giovani italiani. Meloni: “Nessun onere sulle famiglie” proviene da Le Cronache.

Peraboni: “La transizione sarà vincente quando sarà conveniente per imprese e cittadini”

(Adnkronos) – “La transizione sarà vincente non quando sarà obbligatoria ma quando sarà conveniente, conveniente per le imprese e conveniente per la popolazione”. È il messaggio indicato da Corrado Peraboni, amministratore delegato di Italian Exhibition Group, in occasione di Ecomondo 2026, in corso alla Fiera di Rimini fino a venerdì 6 novembre. Peraboni sottolinea la necessità che il cambiamento verso modelli più sostenibili sia percepito come un vantaggio concreto, capace di coinvolgere non soltanto le aziende ma l’intera comunità. Un percorso che passa anche dalla dimensione internazionale della manifestazione, con la crescita degli espositori e dei visitatori provenienti dall’estero, a conferma del ruolo di Ecomondo come punto di riferimento per il confronto sulla transizione ecologica. 

—

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Peraboni: “La transizione sarà vincente quando sarà conveniente per imprese e cittadini” proviene da Le Cronache.

Ecomondo, Ermeti: “Dal 1997 una manifestazione che ha anticipato i tempi”

(Adnkronos) – “Ecomondo è sempre stata, fin dalla sua origine, dal 1997, una manifestazione anticipatrice dei tempi”. Così Maurizio Renzo Ermeti, presidente del consiglio di amministrazione di Italian Exhibition Group, descrive il percorso della manifestazione, arrivata alla 29ª edizione e in corso alla Fiera di Rimini fino a venerdì 6 novembre. Una crescita che, secondo Ermeti, ha accompagnato lo sviluppo dell’attenzione verso la sostenibilità e l’economia circolare, contribuendo anche al rafforzamento del ruolo italiano in questi settori. “Ha contribuito di fatto a far sì che l’Italia diventasse veramente un paese importante in questo tema”, sottolinea, evidenziando il valore di una manifestazione che oggi rappresenta un punto di incontro per imprese, istituzioni e operatori del settore, anche a livello internazionale. 

—

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Ecomondo, Ermeti: “Dal 1997 una manifestazione che ha anticipato i tempi” proviene da Le Cronache.

Figc, Lotito presenta la candidatura per il Consiglio Federale

(Adnkronos) –
Il presidente della Lazio Claudio Lotito ha presentato oggi, a quanto apprende l’Adnkronos, la sua candidatura per il Consiglio Federale della Figc. Il numero uno della Lazio si è recato personalmente in Federcalcio per depositare la propria candidatura questa mattina.  

Lotito a partire dal 3 febbraio 2025 non aveva più alcun ruolo in Figc ma ora ha cambiato idea e vuole rientrare nel Consiglio Federale a prescindere da chi sarà il presidente tra Giovanni Malagò e Adriano Galliani.
 

—

sport

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Figc, Lotito presenta la candidatura per il Consiglio Federale proviene da Le Cronache.

Atp Finals, ecco il campo che accoglierà gli otto campioni in gara, il blu è il filo conduttore del progetto

(Adnkronos) –
Torino si veste di blu e si prepara ad accogliere gli otto protagonisti del grande tennis mondiale. In occasione delle Nitto ATP Finals, ecco il campo che farà da palcoscenico alla sfida tra i migliori otto giocatori del pianeta: uno spazio in cui ogni linea, ogni superficie e ogni dettaglio concorrono a costruire un’esperienza che va oltre il gioco. Un progetto fortemente voluto dal Governo, firmato da Sport e Salute, in collaborazione con la Federazione Italiana Tennis e Padel (FITP) e ATP, per portare il grande tennis sempre più vicino alla città e alle persone. 

Il blu non è soltanto una scelta cromatica, ma il segno di una visione. Corre lungo le linee, accende gli spazi, valorizza le superfici e accompagna ogni dettaglio di un progetto costruito per dare forma a un’esperienza riconoscibile. Nulla è lasciato al caso: ogni elemento contribuisce a creare un racconto visivo che mette in relazione il grande tennis con la città che lo ospita. 

È questa la direzione tracciata da Sport e Salute, insieme alla FITP: non limitarsi a portare un grande evento in una città, ma fare della città stessa una parte dell’evento. Perché le ATP Finals non cominciano soltanto al primo servizio e non finiscono con l’ultimo punto. Vivono negli spazi, nelle persone, nelle emozioni e nella capacità dello sport di generare nuove connessioni. Torino diventa così una scena diffusa, dove il tennis incontra l’identità urbana e il blu ne disegna nuove prospettive. Il campo è il cuore dello spettacolo, ma l’esperienza si estende ben oltre le sue linee: perché quando il grande sport incontra la città, non è soltanto un evento ad arrivare, è una nuova energia a prendere forma. 

—

sport

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Atp Finals, ecco il campo che accoglierà gli otto campioni in gara, il blu è il filo conduttore del progetto proviene da Le Cronache.

Gizzi: “Con il Rentri la gestione dei rifiuti diventa digitale”

(Adnkronos) – “La carta negli adempimenti ambientali è ormai superata: oggi i rifiuti vengono gestiti in digitale”. È il cambiamento illustrato a Ecomondo da Daniele Gizzi, presidente nazionale dell’Albo Gestori Ambientali, organismo indipendente del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica che rilascia le autorizzazioni per le attività di raccolta, trasporto e gestione dei rifiuti. Un sistema che coinvolge 171mila imprese, tra micro, piccole, medie aziende, multinazionali e utility pubbliche, e che conta 830mila veicoli autorizzati al trasporto.  

Al centro della trasformazione c’è il Rentri, il Registro elettronico nazionale per la tracciabilità dei rifiuti, entrato in vigore nel 2025. Dal 16 settembre scorso anche i formulari identificativi, i documenti che accompagnano il trasporto dei rifiuti, sono diventati digitali. “Il ministero dell’Ambiente e questo Paese hanno chiuso alla carta gli adempimenti cartacei che persistevano dal 1998 e adesso i rifiuti vengono gestiti in digitale”, spiega Gizzi. Il portale pubblico rentri.gov.it consente inoltre di consultare in tempo reale le informazioni sulla movimentazione dei rifiuti sul territorio nazionale, con dati accessibili anche ai cittadini. 

—

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Gizzi: “Con il Rentri la gestione dei rifiuti diventa digitale” proviene da Le Cronache.

Sostenibilità, Almaviva punta su robotica e tecnologie per la gestione dell’acqua

(Adnkronos) – “Qui a Ecomondo siamo tornati con molto entusiasmo, con nuova strumentazione e anche tante soluzioni”.  

Fulvio Conti, responsabile della Business Unit Almaviva che si occupa dei mercati agricoltura, ambiente, acqua e space, presenta così le novità del gruppo alla manifestazione di Rimini. Tra le soluzioni tecnologiche un nuovo datalogger integrato nella piattaforma Smart Water Management System e l’evoluzione dei sistemi di gestione delle acque meteoriche per aiutare le città a prevenire gli allagamenti.  

Spazio anche ai robot quadrupedi, utilizzati per effettuare primi sopralluoghi in zone pericolose e restituire immagini tridimensionali alle control room, senza sostituire il lavoro delle squadre sul campo. Un’altra applicazione riguarda la ricerca delle perdite nelle reti idriche: “Abbiamo ridotto quella che è la zona di ricerca perdite del 70%, quindi ottimizziamo tutto quello che è il lavoro delle squadre”.  

Per Conti, tuttavia, il vero salto tecnologico non consiste soltanto nell’aggiungere nuovi sensori o satelliti, ma nell’integrare le tecnologie con le competenze specialistiche. “È questo connubio che ci aiuta a trovare le soluzioni”. Fondamentale anche un cambio di approccio: reti idriche e fognarie non devono più essere affrontate separatamente, ma attraverso una visione ecosistemica capace di prevenire e gestire le criticità. 

—

economia

webinfo@adnkronos.com (Web Info)

L'articolo Sostenibilità, Almaviva punta su robotica e tecnologie per la gestione dell’acqua proviene da Le Cronache.

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato

Le elezioni di metà mandato andate in scena negli Usa hanno ribaltato il Congresso a stelle e strisce: i Democratici, fino a ieri in minoranza sia alla Camera che al Senato, potranno contare su maggioranze più ampie di quelle previste dai sondaggi fino a pochi giorni fa. Un durissimo colpo per Donald Trump (che si è giù autoproclamato ‘Mr Veto’) e il suo Partito repubblicano. Cosa faranno i Democratici con il potere appena acquisito e quale impatto avranno i risultati sulla corsa alla Casa Bianca del 2028? Resta ancora da capire, ma intanto ecco i cinque punti chiave delle Midterm 2026 evidenziati da The Hill.

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
Voto negli Usa per le elezioni di midterm (Ansa).

È arrivata un’onda blu, anzi uno tsunami

I Democratici godevano del favore dei sondaggi. L’America progressista, però, nutriva anche timori per un possibile exploit di The Donald, abituato a ottenere risultati migliori di quanto previsto dai sondaggi. Alcuni esperti avevano ipotizzato che le vittorie schiaccianti di un singolo schieramento appartenessero ormai al passato, a causa di una crescente polarizzazione politica e della manipolazione dei collegi elettorali. Gli elettori hanno smentito questa tesi. Altro che onda blu: si è trattato di uno tsunami.

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
Donald Trump (Ansa).

La sconfitta della dialettica trumpiana

Annusando la sconfitta, Trump ha esortato i suoi sostenitori a votare come se sulla scheda elettorale ci fosse stato il suo nome. Ha girato gli Usa tenendo comizi pensati per galvanizzare la base MAGA. Ha attaccato i Democratici usando espressioni sconvenevoli, anche per i suoi standard. Non è servito a nulla. Più che la paura dei comunisti e dell’Iran, ha potuto il malcontento riguardo il costo della vita, l’economia e la figura stessa di Trump.

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
James Talarico (Ansa).

Terremoto in Texas: il Lone Star State è dem

Negli ultimi decenni in Texas si sono infranti a più riprese i sogni dei Democratici. Ma ora c’è stata la svolta anche nel Lone Star State: l’astro nascente dem James Talarico ha infatti sconfitto in modo netto il procuratore generale dello Stato Ken Paxton nella contesa per un seggio al Senato e, ancor più sorprendentemente, il governatore repubblicano uscente Greg Abbott (alla ricerca del quarto mandato) è stato battuto dalla deputata statale dem Gina Hinojosa, che sarà la prima persona di origine latina a guidare il Texas (qui le altre ‘prime volte’ di queste Midterm).

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
Gina Hinojosa (Ansa).

I Democratici hanno vinto le sfide più accese

I Democratici si sono aggiudicati le tre competizioni elettorali più accese. In Michigan si è aggiudicato il seggio al Senato Abdul El-Sayed, oggetto di attacchi islamofobi da parte di Trump, che lo ha ripetutamente etichettato come “jihadista”. El-Sayed, primo senatore musulmano del Paese, ha dovuto anche superare le difficoltà poste dall’endorsement della collega di partito Haley Stevens, da lui sconfitta alle primarie, per il suo avversario repubblicano, Mike Rogers. In Ohio è stata eletta governatrice Amy Acton, che ha battuto Vivek Ramaswamy: quest’ultimo aveva diffuso uno spot in cui la madre della rivale (le due non hanno rapporti) definiva una bugiarda la figlia, che aveva denunciato di aver subito abusi sessuali dal patrigno. Visto l’esito del voto, la ‘trovata’ di Ramaswamy si è rivelata controproducente. Infine c’è il già citato Texas con Talarico, che ha dovuto affrontare insinuazioni sulla sua sessualità avanzate da esponenti repubblicani (compreso il vicepresidente JD Vance) e le prese in giro di Trump, che lo aveva ribattezzato ‘Talafreako’.

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
Abdul El-Sayed circodato da suoi sostenitori (Ansa).

I sondaggisti possono tirare un sospiro di sollievo

Questa tornata elettorale si è rivelata positiva per i sondaggisti. Era infatti attesa una valanga blu e così è stato: il ribaltamento del Congresso è arrivato. Il settore, rimasto scottato dalle Presidenziali del 2024, può insomma tirare un sospiro di sollievo. Un altro errore clamoroso avrebbe reso ancora più pressanti gli interrogativi sul loro operato.

Dall’Iran alla Cina, le reazioni al voto di midterm negli Usa

La sconfitta dei repubblicani e di Donald Trump alle elezioni di midterm ha già fatto il giro del mondo, innescando le prime reazioni tra le cancellerie internazionali.

Iran: «Gli americani hanno detto no alla guerra»

«Per coscienza o per il costo della vita, gli americani hanno detto NO ALLA GUERRA, e noi sosteniamo questo messaggio», ha scritto su X Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento dell’Iran e capo negoziatore nei colloqui con gli Stati Uniti. «Se il governo statunitense tradirà la volontà della propria opinione pubblica per servire i suoi padroni internazionali e i ricattatori scoprirà che il nostro NO si accompagnerà a un incubo», ha aggiunto.

Cina: «Disposti a continuare a collaborare con gli Usa»

La Cina, da parte sua, ha dichiarato di essere disposta a continuare a collaborare con gli Stati Uniti. Queste le parole della portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, durante un briefing: «Le elezioni di metà mandato sono una questione interna agli Stati Uniti. Pechino è disposta a continuare a lavorare con gli Usa per sostenere e attuare l’importante consenso raggiunto dai due capi di Stato, rafforzare la comunicazione, gestire adeguatamente le divergenze, ampliare la cooperazione e costruire una relazione sino-statunitense costruttiva e strategicamente stabile, basata sui principi di rispetto, equità e reciprocità».

Obama: «Rimbocchiamoci le maniche»

«Gli americani hanno mandato un messaggio chiaro. Vogliono una politica che unisca le persone anziché dividerle e leader che offrano soluzioni concrete alle sfide». Così Barack Obama in un post su X in cui afferma che «questi risultati sono stati possibili solo perché candidati straordinari si sono fatti avanti in ogni regione del Paese con background diversi, rappresentando un ampio ventaglio di orientamenti politici, uniti da valori condivisi, dalla convinzione nel servizio pubblico e dall’impegno a mettere al primo posto le persone dei loro distretti e stati». «Sebbene questa amministrazione abbia ancora due anni in carica, il nostro compito ora è rimboccarci le maniche, apportare cambiamenti ovunque sia in nostro potere, impedire ulteriori danni e gettare le basi per il futuro», ha concluso l’ex presidente americano.

Meloni: «Ne parliamo in un altro momento»

«Di America parliamo in un altro momento. Adesso è la Festa delle forze armate, il 4 novembre». Così la premier italiana Giorgia Meloni ha risposto ai cronisti che le hanno chiesto un commento sulle elezioni di midterm a margine della celebrazione per il 4 novembre all’Altare della patria. «Vedo che vi interessa molto la festa della Repubblica e delle forze armate», ha aggiunto la leader di Fratelli d’Italia.

Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm

In una storica notte elettorale, i vincitori delle Midterm hanno abbattuto barriere di lunga data, segnando traguardi inediti legati all’appartenenza etnica e all’orientamento sessuale. Tra i vincitori figurano infatti Keisha Lance Bottoms, la prima donna nera a diventare governatrice di uno Stato Usa, e il primo senatore dichiaratamente gay, cioè il democratico del New Hampshire Chris Pappas. Ma sono solo alcuni esempi.

Le prime volte tra i governatori

Lance Bottoms, ex sindaca di Atlanta, è diventata la prima donna nera a essere eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti, riportando la massima carica della Georgia ai democratici per la prima volta dal 2002 (quando era stato sconfitto Roy Barnes, eletto quattro anni prima). Lance Bottoms, che era stata tra le donne presa in considerazione come candidata alla vicepresidenza da Joe Biden, sul sito della sua campagna si presenta come discendente di una famiglia di schiavi di una piantagione, nel profondo Sud segnato dalla schiavitù e dalla segregazione razziale. Deb Haaland, appartenente alla tribù Laguna Pueblo, è diventata la prima donna indigena a essere eletta governatrice di uno Stato Usa, il New Mexico. In precedenza Haaland aveva ricoperto l’incarico di Segretario agli Interni nell’Amministrazione Biden, diventando la prima nativa americana a guidare un dicastero del governo federale. Gina Hinojosa, prima donna a guidare il Texas dal 1995, è la prima governatrice di origine latina dello Stato: scalzato il repubblicano Greg Abbott, rimasto in carica per tre mandati. Amy Acton, prima esponente del Partito Democratico a conquistare la carica di governatore dell’Ohio dal 2006, è anche la prima donna in assoluto a essere eletta per tale incarico. Lo stesso è successo nel Minnesota con un’altra governatrice democratica: Amy Klobuchar. Storica vittoria del democratico Xavier Becerra in California, primo latino eletto direttamente a ricoprire la carica di governatore: Romualdo Pacheco aveva assunto lo stesso incarico nel 1875, ma non grazie al voto dei cittadini. Byron Donalds, che consolida il predominio del GOP in quello che un tempo era uno Stato in bilico, è invece il primo governatore repubblicano nero della Florida.

Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm

Le prime volte al Congresso

Per quanto riguarda il Congresso, Pappas ha conquistato il seggio vacante del New Hampshire, diventando il primo uomo dichiaratamente omosessuale a essere eletto al Senato degli Stati Uniti. La vicegovernatrice dem del Minnesota Peggy Flanagan, di origini (anche) algonchine, è la prima donna indigena nella storia degli Stati Uniti a essere eletta al Senato. Abdul El-Sayed, tra gli astri nascenti del Partito democratico, ha vinto la competizione elettorale in Michigan e sarà il primo musulmano a sedere in Senato. Sempre in casa dem, Annie Andrews è la prima donna eletta senatrice per la Carolina del Sud, mentre Melat Kiros diventerà la prima donna nera a rappresentare il Colorado al Congresso. Claire Valdez, invece, è la prima donna nativa americana a essere eletta al Congresso per lo Stato di New York. Passando ai repubblicani, Julia Letlow è invece la prima donna del suo partito a essere eletta al Senato in Louisiana.

Elezioni midterm, l’ironia di Musk: «I miei laser per interferire col voto stavolta non hanno funzionato»

«Pare che i miei laser per interferire con le elezioni stavolta non abbiano funzionato». Così Elon Musk ha ironizzato su X dopo il risultato del voto di midterm negli Stati Uniti che ha visto una larga vittoria dei democratici, chiudendo la frase con l’emoji di un uomo che alza le spalle. Poco prima, il miliardario proprietario di Tesla e Space X, alleato del presidente Donald Trump, aveva così scritto: «I data center nello spazio sembrano davvero allettanti in questo momento».

Il magnate aveva investito quasi mezzo miliardo nella campagna elettorale

Il miliardario, che un anno e mezzo fa aveva litigato con il tycoon e voleva fondare un partito per togliere voti ai repubblicani, per questa campagna ha versato ai candidati del partito del presidente almeno 446 milioni di dollari. Si tratta del contributo elettorale più elevato di sempre, quasi il doppio di quello che lui stesso aveva donato a The Donald nelle presidenziali del 2024. Tra i «superdonatori» che hanno investito nella campagna repubblicana più di 100 milioni ci sono stati anche la famiglia Uihlein (spedizionieri del Wisconsin), che ha donato 150 milioni, e il finanziere della Pennsylvania Jeff Yass con 110 milioni. Secondo le stime della Federal election commission e di centri di monitoraggio come AdImpact, questa è stata la campagna più costosa di sempre con almeno 11,6 miliardi di dollari investiti. Più delle presidenziali di due anni prima che erano state, a loro volta, le più costose di sempre.

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora

L’attesa onda blu ha travolto Donald Trump, infliggendo ai repubblicani una sconfitta storica e cocente nelle elezioni di metà mandato. Il Grand old party ha perso il controllo sia della Camera, ed era previsto, sia del Senato, un risultato questo meno scontato. A perdere sono stati soprattutto i candidati imposti dal Presidente al suo partito, a vincere quelli da lui più dileggiati tra i democratici. Ora, dopo una approfondita analisi del voto, lo sguardo si sposta però sulle mosse del presidente Usa, che non ama le sconfitte, e sulla difficile convivenza che avrà con un congresso ostile.

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Donald Trump (Imagoeconomica)

La carica dei dem: da Ossoff a Talarico

Indiana 5, non un taxi ma un collegio della Camera, è stato poco dopo la mezzanotte italiana il primo segnale della débâcle repubblicana. Seguito dalla vittoria di larghissima misura dell’astro nascente dem Jon Ossoff in Georgia, e ancora di Roy Cooper in North Carolina, di Annie Andrews in South Carolina, del sindacalista indipendente Dan Osborn in Nebraska, di Adam Hamilton in Kansas dove i dem non vincevano dal 1932. Ce l’ha fatta anche Abdul El-Sayed in Michigan: è il primo senatore di religione musulmana. L’onda blu ha poi travolto il North Carolina, l’Ohio e l’Iowa. Clamorosa la vittoria di James Talarico in Texas dopo 38 anni di digiuno democratico al Senato. Non solo. Nello Stato della stella solitaria, Il governatore Greg Abbott ha ammesso la sconfitta contro la democratica Gina Hinojosa.

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora

Le ragioni del tracollo repubblicano

Ad aver voltato le spalle all’Elefantino sono stati soprattutto i giovani. Stando alla Cnn, il 65 per cento degli elettori tra i 18 e i 29 anni avrebbe votato per i democratici. Due anni fa si erano divisi nel sostegno a Trump e Kamala Harris. Tra gli ispanici la percentuale sfiorerebbe il 62 per cento. A pesare sono stati soprattutto l’aumento del costo della vita, della benzina, i dazi e l’attacco all’Iran, poi le drastiche misure anti-immigrazione e una politica estera troppo interventista. Ma anche i favori fatti alle lobby, soprattutto ai paperoni delle big tech, a scapito di quella classe media che due anni fa lo aveva premiato, il dilagare dei data center, il timore che l’Intelligenza artificiale possa mangiarsi i posti di lavoro dei blue collar, le nostre tute blu. Ma anche la subalternità al governo di Benjamin Netanyahu. Non a caso, martedì pomeriggio Trump aveva annunciato la fine degli aiuti militari a Tel Aviv. Insomma, molti di coloro che due anni fa avevano votato The Donald perché aveva promesso di aiutare i più deboli, si sono sentiti traditi dalla vicinanza a multimiliardari percepiti come al di sopra di ogni regola.

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Festeggiamenti dem in Michigan (Ansa).

La partita dei democratici in vista del 2028

Fin qui la cronaca di una notte durante la quale si sono ribaltati equilibri rimasti stabili, in alcuni casi, da decenni. Ora le incognite sono due: cosa farà Trump e cosa faranno i democratici. I dem infatti da domani potranno bloccare le nomine del presidente, decidere il calendario del Congresso, e potranno addirittura promuovere un impeachment contro il tycoon (difficile però che passi). E soprattutto dovranno capitalizzare un voto che è una bocciatura per l’inquilino della Casa Bianca. Per trasformarlo in una cambiale in bianco nel 2028 servirà però un ottimo candidato e una linea politica meno divisa tra moderati e progressisti. Come del resto ha ricordato Barack Obama. «Questa sera, il popolo americano ha lanciato un messaggio chiaro», ha postato su X l’ex presidente, «vuole una politica capace di unire le persone anziché dividerle e leader che propongano soluzioni concrete alle sfide che deve affrontare».

Mr VETO pronto a collaborare?

Trump dal canto suo ha commentato al New York Times che è «pronto ad accettare il risultato»: «Collaboreremo con i democratici; non vediamo l’ora di lavorare insieme a loro. Probabilmente troveremo un’intesa». Sui social, però, i toni erano stati decisamente meno concilianti. Il presidente nella serata aveva postato su Truth l’immagine di un berretto rosso con la scritta «VETO». «Il mio nome non era sulla scheda elettorale. Se lo fosse stato, avremmo vinto CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE!», aveva tenuto a precisare. Trump si è poi scagliato persino contro Fox News, definendo i sondaggi dell’emittente «un attacco premeditato, una stronzata (Bullshit)».

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Il post di Trump su Truth.

L’incognita di un nuovo attacco all’Iran

Al di là dei commenti a caldo, il tycoon potrebbe, come ha già annunciato, mettere il veto sulle norme proposte dai dem, a cominciare da una maggiore assistenza sanitaria. Secondo gli analisti, però, questo non farebbe che mettere l’accento su progetti apprezzati dalla base. In politica estera il presidente ha poteri molto ampi, ma il Congresso potrebbe bloccare i fondi necessari, ad esempio, per proseguire gli attacchi in Iran, ma non potrà fermarli. Ora bisogna capire se Trump userà le prossime settimane se non i prossimi giorni per sferrare un attacco a Teheran o se rientrerà entro i confini come gli chiedono i sostenitori Maga. «La prima luce dell’alba è all’orizzonte», ha commentato il neo-eletto Ossoff, nuovo idolo democratico. Di certo lo schiaffone per il presidente è stato secco. Se sarà un’alba per i democratici lo si vedrà nel 2028: nel mezzo ci sono due anni di braccio di ferro tra Trump e Congresso e un presidente ferito che venderà cara la pelle.

Star Trek: 60 anni di Star Trek a Lucca, con le carte di Magic

60 anni di Star Trek a Lucca, con le carte di Magic

Star Trek compie 60 anni e sbarca su Magic: a Lucca due giorni di utopia, dal multiverso di carte all'eredità di Roddenberry

Il giorno prima: l'anteprima mondiale di Magic incontra Star Trek Lucca, 31 ottobre. Un giorno prima della conferenza sui 60 anni, Lucca Comics and Games ha ospitato quella che è stata presentata come un'anteprima mondiale, anzi, come hanno scherzato dal palco, 'di questo pianeta – piccola cosa, rispetto all'universo'. Protagonista l'incontro tra Magic: The Gathering e Star Trek, introdotto da Marco Marzocca – storico appassionato che ricordava la prima messa in onda italiana su Telemontecarlo – da IlBaronebaffodoro e da Boose. Sul tavolo tre 'sacre buste'... - Leggi l'articolo

 

GIOCHI - SERIE TV - Star Trek - 4 novembre 2026 - articolo di Linda Lercari

Dall’estero: DC Universe: quale futuro dopo la fusione tra Warner Bros e Skydance?

DC Universe: quale futuro dopo la fusione tra Warner Bros e Skydance?

James Gunn chiarisce il destino dei supereroi DC in seguito al nuovo assetto societario

L'industria cinematografica statunitense, in questi anni, è entrata in un periodo di grandi transizioni politico-economiche, dove a farla da padrone, più che le storie di cui si nutre il cinema, sono gli interessi delle grandi case di produzione, sempre più impegnate a fagocitarsi l'una con l'altra per crescere a dismisura. Una delle ultime fusioni in ordine di tempo quella che ha visto Warner Bros. Discovery e Skydance unirsi, con un accordo dal valore di 111 miliardi di dollari, nelle Skydance Corporations guidate da David Ellison. Proprio la fede politica di... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 4 novembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Dall’estero: Project Hail Mary: Rocky potrebbe essere tra i candidati agli Oscar

Project Hail Mary: Rocky potrebbe essere tra i candidati agli Oscar

Lo studio propone una prima volta storica per l'Academy con la candidatura del burattinaio James Ortiz

Il prossimo attore non protagonista vincitore dl Premio Oscar potrebbe venire da molto lontano, addirittura da un altro sistema solare. Sembra infatti che Amazon MGM Studios intenda sostenere la candidatura di James Ortiz, burattinaio e voce dell'alieno Rocky, compagno di avventure dell'astronauta umano Ryland Grace (interpretato da Ryan Gosling) in Project Hail Mary. Se infatti l'alieno proveniente da Erid ha raccolto un enorme successo tra il pubblico, utile per trascinare la corsa agli Oscar, è anche vero che l'Academy, storicamente, non ha mai premiato un pupazzo né... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 4 novembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Ebook: L’ultimo dio della rete, quando Herbert non scrive Dune

L'ultimo dio della rete, quando Herbert non scrive Dune

Un romanzo distopico riscoperto solo in anni recenti e pubblicato postumo, che si rivela particolarmente anticipatore dei nostri tempi.

Uscito negli USA nel 2012, L'ultimo dio della rete, titolo originale High-Opp, è stato scritto negli anni Cinquanta, addirittura prima di Dune. Herbert non riuscì mai a pubblicarlo, e ne riutilizzò alcuni pezzi in Esperimento Dosadi. Il libro descrive una società in cui il successo delle persone è stabilito attraverso sondaggi di opinione, qualcosa che assomiglia abbastanza ai meccanismi dei like nel mondo dei social. La quarta di copertina Negli anni '60 gli editori lo rifiutarono ritenendolo "troppo cerebrale" o cupo per l'epoca. In... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Ebook - 4 novembre 2026 - articolo di S*

Bollette, vola il prezzo del gas: a ottobre +9,1 per cento

Per il mese di ottobre le quotazioni all’ingrosso del gas hanno subito un deciso rialzo e, pertanto, la spesa totale dell’utente tipo aumenterà del 9,1 per cento rispetto al mese precedente. Lo ha reso noto Arera, spiegando che dunque, per i 2,3 milioni circa di clienti ancora nel Servizio di tutela della vulnerabilità, il prezzo della sola materia prima gas sarà pari a 88,36 euro al megawattora. Nel dettaglio, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente precisa che in ottobre il prezzo di riferimento del gas per il nuovo cliente tipo (famiglia con consumi medi di gas di 1.100 metri cubi annui) è pari a 176,80 centesimi di euro per metro cubo.

Le reazioni delle associazioni dei consumatori

«Un record storico. Mai il prezzo del gas, imposte incluse, è stato così alto», commenta Marco Vignola, vicepresidente dell’Unione Nazionale Consumatori, che evidenzia come il +9,1 per cento registrato dall’Arera significhi spendere 163 euro in più su base annua, nell’ipotesi di prezzi costanti per i prossimi 12 mesi. «Si conferma la stangata sui consumi energetici degli italiani», afferma il Codacons commentando l’aggiornamento tariffario per il gas. «Si tratta di un vero e proprio allarme in vista dei prossimi mesi, quando cioè aumenteranno i consumi da parte delle famiglie», avverte Assoutenti, parlando di «nuova mazzata per gli italiani».

Il Fatto piange, Lmdv non c’entra: il vero problema sono i conti

Non c’era bisogno dell’Opa provocatoria e bislacca lanciata dal giovine miliardario (virtuale e illiquido) Leonardo Maria Del Vecchio per sapere che Seif, la società che edita Il Fatto quotidiano, vive, e non da ieri, una fase di grave difficoltà finanziaria. Assalto abortito in partenza dato che Seif non è scalabile, con i soci fondatori che ne blindano il controllo con il 60 per cento del capitale. Ovvio che lo scopo aveva il sapore della banale ripicca: tu mi fai le pulci e io metto in luce le tue fragilità. Ora tutto è rientrato e il titolo tornerà a scendere, ma in realtà Leonardino ha offerto un assist straordinario per ricompattare la comunità dei lettori del giornale con l’iniziativa di una nuova campagna abbonamenti in risposta alle provocazioni dell’erede di casa Delfin.

Il Fatto piange, Lmdv non c’entra: il vero problema sono i conti
Il taglio alto della prima pagina del Fatto Quotidiano il 28 ottobre.

La situazione debitoria di Seif

Al di là delle schermaglie un dato è certo. La casa editrice corre sul filo del rasoio ormai dal lontano 2022, avendo inanellato perdite a livello consolidato per 11 milioni di euro. Perdite che hanno eroso il patrimonio netto che a giugno di quest’anno era negativo per 6,6 milioni. Capitale bruciato nel tempo con in più una pesante situazione debitoria. I debiti finanziari netti ammontano a 4,9 milioni e quelli totali raggiungono i 19 milioni di euro. Il tutto su un attivo di bilancio di soli 21 milioni e con cassa a fine giugno di soli 114 mila euro. Di fatto l’attività del gruppo che edita Il Fatto, i libri, il sito, il periodico Millenium e possiede al 100 per cento la Loft produzioni srl, il braccio televisivo, sta in piedi grazie al sostegno delle banche (UniCredit e Intesa) esposte per 5 milioni. Ma anche dei fornitori che hanno debiti per 8 milioni e dell’Erario con i debiti tributari saliti da 1 a 2,2 milioni. Sono loro che finanziano Seif che brucia cassa con ricavi annui che viaggiano sui 40 milioni.

Il Fatto piange, Lmdv non c’entra: il vero problema sono i conti
Marco Travaglio (Imagoeconomica).

Le copie digitali in aumento non compensano le perdite del cartaceo

Certo la crisi dei giornali con il calo costante delle copie è il vulnus che investe l’intero settore. E che alla fine non ha risparmiato nel tempo anche un giornale fortemente identitario come Il Fatto, con una comunità di lettori fidelizzata che rappresenta il nocciolo duro del giornale. Tra l’altro è ammirevole che il quotidiano si regga senza contributi pubblici (erano stati chiesti di recente, ma poi si è deciso di non ricorrervi) come invece gran parte, se non tutta, la stampa italiana, in particolare i giornali dell’area di centrodestra. E potrebbe sorprendere la crisi finanziaria de Il Fatto alla luce dei dati di diffusione. Il giornale di Travaglio & C. infatti è forse l’unico tra i media che ogni mese presenta dati positivi di crescita nelle rilevazioni Ads, al contrario della lunga striscia di rosso di quasi tutta la stampa quotidiana. Se le vendite salgono allora si dovrebbe vedere un aumento dei ricavi del braccio editoriale, cosa che non avviene dato che i ricavi sono tendenzialmente stabili nel tempo. Quel che può apparire un paradosso ha una spiegazione molto semplice: anche per Il Fatto sono in forte calo le copie cartacee, scese nell’ultima rilevazione Ads a 16 mila copie, mentre a dare il segno più forte è l’incremento delle copie digitali salite oltre le 50 mila mensili. Ma ben 41 mila di quelle copie sono vendute a un prezzo tra il 10 e il 30 per cento della copia cartacea. E quindi servono almeno tre copie digitali per compensare i ricavi persi da una copia cartacea. Da qui, nonostante la crescita del venduto, i ricavi tendenzialmente fermi.

Il Fatto piange, Lmdv non c’entra: il vero problema sono i conti
Il logo di Seif (dal profilo Fb).

Il ruolo di Loft

Le difficoltà più che nel conto economico sono proprio nella struttura finanziaria. La campagna di espansione dal solo giornale alla tv con le produzioni di Loft è costata molto. Serviva a contrastare già anni fa il previsto calo delle vendite del braccio editoriale grazie a una comunità forte cui veicolare nuove offerte oltre al quotidiano. Ma se è vero che Loft, conferita come vedremo a una società controllata al 100 per cento dalla stessa Seif nel dicembre 2022, portava nuova linfa nei ricavi non ha portato finora margini di guadagno. Anzi. Nel 2025 il bilancio di Loft produzioni ha apportato al consolidato ricavi per 5,3 milioni ma ha chiuso in perdita per 85 mila euro. Gli utili arriveranno, ma per ora le perdite cumulate solo dal 2023 sono state di oltre 3 milioni. Pesano i forti ammortamenti dei contenuti che si mangiano del tutto il fatturato. Tra l’altro l’operazione di spostare Loft in una società controllata al 100 per cento, giustificata come maggior autonomia operativa, ha avuto come collaterale anche un beneficio immediato ai conti di Seif. Loft, iscritta a bilancio al costo di meno di 6 milioni, è stata valutata da una perizia giurata a fine del 2022 ben 12,6 milioni a fronte di ricavi per 1,3 milioni, consentendo a Seif, già in crisi, di iscrivere tra i ricavi una plusvalenza di 6,7 milioni. Ricavi sulla carta e aggiuntivi che hanno permesso di tamponare la caduta dei ricavi scesi da 32 milioni del 2021 ai 28 milioni del 2022. Senza quella plusvalenza i conti di Seif avrebbero avuto una forte perdita. Quel valore di perizia per una società che ha cumulato perdite per 3 milioni e che anche nel 2025 ha perso 85 mila euro, pare – con gli occhi di poi – forse sopravvalutato e non è mai stato svalutato negli anni. Produrrà con ogni probabilità utili quest’anno, ma all’epoca è servita per rimpolpare i bilanci di Seif.

Il Fatto piange, Lmdv non c’entra: il vero problema sono i conti
Il logo di tv Loft.

Il mancato aumento di capitale

La strategia messa a punto dai vertici negli ultimi anni, con i revisori che dal 2023 anno dopo anno segnalano incertezze sulla continuità aziendale, sembra quella di prendere tempo. Servirebbe – con un patrimonio negativo salito a 6,6 milioni, poco più di 100 mila euro in cassa e debiti totali per 19 milioni, di cui 5 con le banche – riequilibrare la struttura finanziaria. Immettere capitale per ricostituire il patrimonio e portare la leva debitoria a livelli fisiologici. Vorrebbe dire per i soci fondatori che hanno il 60 per cento delle quote mettere mano al portafoglio. E la crisi finanziaria verrebbe risolta. Invece si è preferito finora farsi finanziare da altri. Con i debiti lasciati correre e saliti da 12,7 milioni del 2023 ai 19 attuali. Con le banche passate da 3,6 milioni a oltre 5. I fornitori che hanno visto i loro debiti salire da 5,8 milioni a oltre 8 negli ultimi anni. E dulcis in fundo lo Stato con i debiti tributari saliti da un milione a 2,2 milioni e con l’Inps esposto per 1,3 milioni.

Il Fatto piange, Lmdv non c’entra: il vero problema sono i conti
La campagna abbonamenti sul Fatto.

Il piano per risalire la china

Non c’è dubbio che il management di Seif onorerà i propri debiti, ma non era meglio percorrere la strada del mettere mano al portafoglio, evitando le tensioni finanziarie? Ora è in corso un piano liquidità che punta a risalire la china con i tagli dei costi (la foliazione è scesa a 16 pagine) un’eventuale stretta sugli investimenti e soprattutto l’incremento dei margini. Che pare sortire i primi effetti. Nei primi sei mesi del 2026 la situazione sta migliorando: il margine operativo lordo è salito a oltre 2 milioni raddoppiando sui 12 mesi prima, consentendo di chiudere in perdita per soli 280 mila euro da 1,6 milioni di rosso del giugno 2025. Ma pesano sempre gli ammortamenti per i forti investimenti, soprattutto sulla tv, e avere 5 milioni di esposizione bancaria vuol dire pagare interessi per oltre 300 mila euro. Forse la strada di fare un aumento di capitale che Seif non ha percorso sarebbe stata un’opzione più ragionevole. In fondo la comunità stretta intorno al giornale avrebbe compreso.

Midterm, l’ultima di Donald Trump su Israele

«Se la gente si dovesse mai stancare di me negli Stati Uniti, mi trasferirei in Israele e diventerei primo ministro». Lo ha dichiarato – chissà scherzando fino a che punto – Donald Trump raggiunto al telefono da Fox News, sostenendo peraltro di godere di un consenso straordinario nello Stato ebraico: «Il 99 per cento, un record». La battuta (?) di Trump è arrivata nel giorno delle elezioni di midterm, considerate una sorta di referendum sul suo operato alla Casa Bianca. Cosa ne penserà Benjamin Netanyahu, in bilico come premier dopo le recenti elezioni nello Stato ebraico?

Trump annuncia lo stop agli aiuti militari a Israele

Intervistato da Fox News, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, in base al quale Washington interromperà l’erogazione di 4 miliardi di dollari di finanziamenti a Tel Aviv a partire dalla fine di quest’anno. Nel giorno delle elezioni di midterm, Trump ha affermato che lo Stato ebraico («ora un Paese prospero») non ha più bisogno di tali fondi, aggiungendo poi che alcuni esponenti del Partito democratico stanno utilizzando il sostegno finanziario degli Stati Uniti a Israele come pretesto per criticare i Repubblicani. Tel Aviv, ha aggiunto Trump, avrà l’opzione di acquistare le armi americani: «Possono comprare quello che vogliono. Anche l’Europa può farlo. Produciamo le migliori armi al mondo».

Trump annuncia lo stop agli aiuti militari a Israele
Donald Trump (Ansa).

Tra Usa e Israele è in vigore un protocollo d’intesa firmato durante la presidenza Obama

Come spiega Reuters, al momento tra i due Paesi è in vigore un protocollo d’intesa in scadenza nel 2028, siglato ai tempi di Barack Obama presidente Usa, che prevede l’erogazione da parte degli Stati Uniti di 3,8 miliardi di dollari di aiuti militari annui a Israele. Secondo quanto riferito da Trump, il pacchetto non solo non verrà terminato, ma gli aiuti verranno stoppati con un anno di anticipo sulla scadenza. Al momento manca un commento ufficiale da parte di Netanyahu: in un’intervista alla CBS rilasciata a maggio, Bibi aveva auspicato le fine della dipendenza militare del suo Paese dagli Usa nel giro di un decennio. In una lettera inviata a giugno a un membro del Congresso americano, Netanyahu aveva poi scritto che per Israele era giunto il momento di «passare da beneficiario di aiuti a partner». Un alto funzionario degli apparati di sicurezza israeliani, in forma anonima, ha però dichiarato a Channel 11: «Non ci aspettavamo questo annuncio, certamente non oggi. Abbiamo un dialogo costante con gli americani, quindi possiamo dire di essere rimasti sorpresi. Analizzeremo le implicazioni di questa decisione, che non è ancora pervenuta agli organi competenti».

Tensioni nella maggioranza sulla legge Fornero, le parole di Salvini

«Siccome leggo cose varie ed eventuali, l’uscita anticipata per chi vorrà è una scelta, non è un obbligo. Per chi vorrà andare in pensione a 64 anni dal 2027 il fondo per la previdenza per quello è stato disegnato, non per altro. Quindi come io rispetto gli altri, conto che tutti rispettino quella che è la priorità della Lega, che è il superamento della legge Fornero, che è quota 64 a partire già dal 2027». Lo ha detto Matteo Salvini al suo arrivo all’inaugurazione di Eicma, l’esposizione internazionale del ciclo, motociclo e accessori a Rho Fiera Milano, evidenziando le tensioni nel centrodestra: «Lo dico anche agli amici della maggioranza, col totale rispetto per tutti gli interventi che ci sono in Manovra, il taglio dell’Irpef, l’aumento della flat tax per le partite Iva».

Tensioni nella maggioranza sulla legge Fornero, le parole di Salvini
Matteo Salvini all’Eicma (Imagoeconomica).

Salvini: «Non sapevamo dei tagli alla scuola»

Salvini, parlando con la stampa, ha poi evidenziato anche le crepe all’interno del suo stesso partito. «Dei tagli alla scuola non sapevamo nulla. Sicuramente, in questo momento, è qualcosa su cui ragionare. Come Lega faremo qualche proposta», ha detto il segretario del Carroccio rispondendo a chi gli ha chiesto se non sia strano che il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti, leghista, non sapesse delle sforbiciate previste dalla Manovra. «Salvini non solo è vicepremier, ma è anche segretario della Lega, lo stesso partito del ministro dell’Economia Giorgetti e del ministro dellIstruzione Valditara. Quindi o non lo hanno informato dei tagli oppure sapeva e sta cercando di prendere le distanze. Di fatto Salvini sta sfiduciando i suoi stessi ministri, oltre a se stesso», ha dichiarato Barbara Floridia, senatrice del M5s.

Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole

Sono bastati gli annunci social di Sigfrido Ranucci per far volare gli ascolti di Spotlight, programma di approfondimento di RaiNews24. La prima puntata realizzata dopo l’ingresso nella rete all news dell’ex conduttore di Report, nella serata di lunedì 2 novembre, ha proposto un interessante servizio di Luca Gaballo sulla crisi degli affitti in Spagna. Niente inchieste esplosive, eppure i numeri sono schizzati: 82 mila telespettatori e lo 0,5 per cento di share, contro una precedente media di 27 mila spettatori e lo 0,16 per cento. Pubblico triplicato e share più che triplicato. Sui social la “chiamata alle armi” era suonata quasi esagerata: «Scattatevi una foto mentre guardate l’inchiesta di #Rainews. Postate la foto sui vostri social taggando @rainews e @sigfirdo ranucci» (con refuso scappato nel nome del conduttore). Intanto Report prepara la prima puntata de-ranuccizzata, prevista per domenica 8 novembre, e ricorre all’immagine di Milena Gabanelli per promuovere il ritorno su Rai3. Ma sui social, anziché gli applausi, piovono insulti e accuse di tradimento rivolte alla vecchia squadra. Due programmi, due campagne social e, per ora, due reazioni decisamente diverse. In attesa della sentenza dell’Auditel.

Anvedi come balla Chiocci

Giro di valzer per Gian Marco Chiocci: ma quello vero, nel senso del ballo. E tutti potranno dire «anvedi come balla Chiocci». Tutta colpa di “Vienna sul lago”, un progetto di formazione, cultura e solidarietà che coinvolge giovani donne provenienti dall’Italia e dall’estero, promuovendo valori di impegno, confronto e inclusione, con il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri, del ministero della Difesa, della Cultura, della Regione Piemonte, delle Ambasciate d’Austria in Italia e presso la Santa Sede, oltre che della città di Vienna. Evento che si conclude con la serata di charity intitolata “Il Gran ballo della Venaria Reale”, nella reggia sabauda, il 21 novembre. Che c’entra Chiocci? Durante la serata verrà conferito il Premio Costanzo, riconoscimento dedicato a “Donne, uomini e istituzioni che hanno saputo offrire un contributo importante al Paese con il proprio impegno”: quest’anno il premio sarà assegnato al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci per la categoria “Stampa”, come «riconoscimento per aver interpretato con rara competenza e professionalità le tematiche di attualità che caratterizzano il nostro tempo. Memorabile l’intervista fatta a Sua Santità papa Francesco». L’evento vedrà la partecipazione, in qualità di partner, di Rai Canone, promotore della campagna “Un abbonato in prima fila”, iniziativa volta a valorizzare la cultura e il patrimonio italiano attraverso un coinvolgimento diretto del pubblico. Chi saranno i presentatori? I giornalisti Roberta Ammendola, RaiNews24 e volto ufficiale di Rai Italia, e Maurizio Martinelli del Tg2. Al termine si ballerà, con Chiocci protagonista. In attesa di diventare amministratore delegato della Rai, secondo le intenzioni di Palazzo Chigi.

Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci (foto Imagoeconomica).

Giovanni Grasso live show

Un palco, un ospite, la musica dal vivo e un pubblico chiamato a partecipare, intervenire e confrontarsi: è questa la formula di “Riflessi”, il live show del martedì, il progetto ideato da Fondazione Roma che trasforma il Museo del Corso – Palazzo Cipolla in un luogo di incontro tra idee, linguaggi artistici e persone. Martedì 3 novembre, alle sette di sera, il format inaugura una nuova tappa del suo percorso, dedicata alla parola “Pace”, con Giovanni Grasso, giornalista, scrittore e consigliere per la stampa e la comunicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. A condurre la serata saranno il direttore artistico Daniele Pitteri e Gioia Salvatori, mentre per la musica ci penseranno la ricerca jazz e le architetture vocali dei LeePuma Quartet. L’incontro con Grasso partirà dalla sua produzione letteraria, che spazia dalla narrativa storica al romanzo, con titoli come Il segreto del tenente Giardina, Il caso Kaufmann e Il volo di Icaro, e dalle esperienze di adattamento teatrale di alcune sue opere. La serata offrirà l’occasione per riflettere sul valore della memoria, sul peso del potere, sul coraggio civile attraverso lo sguardo dello scrittore e dell’uomo delle istituzioni, maturato durante una lunga esperienza al servizio dello Stato. Tutti gli incontri sono pensati come occasioni di partecipazione culturale e solidarietà. L’intero incasso derivante dalla vendita dei biglietti sarà devoluto all’Associazione Andrea Tudisco Together Home, che accoglie bambini affetti da gravi patologie e le loro famiglie, offrendo loro ospitalità e sostegno durante il periodo delle cure. Fondazione Roma aggiungerà un contributo di pari importo, raddoppiando così la somma destinata all’associazione. La serata del 3 novembre sarà accessibile al pubblico previo acquisto del biglietto e potrà essere seguita anche in diretta streaming sul sito del Museo del Corso. Il calendario di novembre proseguirà martedì 17 con Giancarlo De Cataldo, per un appuntamento dedicato alla giustizia, alle ferite sociali e alle contraddizioni urbane, accompagnato dalle armonie folk e jazz del trio vocale August Sienna. Martedì 24 novembre sarà protagonista il maestro Nicola Piovani, tra i più importanti compositori della scena contemporanea, in una serata arricchita dalla ricerca sonora intima ed evocativa di Martha Deribe e Simone Maggio.

Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
L’evento con Giovanni Grasso.

Cardinaletti all’Opera senza il suo Bechis

Ormai Giorgia Cardinaletti è sposata, ma al Teatro dell’Opera ci va da sola, senza la sua metà. Così per la prima romana del Falstaff, l’ultimo capolavoro di Giuseppe Verdi, con la direzione di Michele Mariotti, la giornalista del Tg1 si è fatta accompagnare da Simona Sala, direttrice di Radio 3 Rai, e non dal marito, Francesco Bechis, con il quale è appena convolata a nozze. «Si sa, al quotidiano Il Messaggero si lavora tanto, mica è la Rai», ha commentato sussurrando un invitato eccellente. Che poi di politici ce n’erano, eccome: il ministro del Turismo Gianmarco Mazzi, il sottosegretario alla Cultura Pietro Cannella, il sottosegretario al Mef Federico Freni, il presidente della commissione cultura della Camera dei Deputati Federico Mollicone, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, addirittura il presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso. Per chi si occupa giornalisticamente di politica come Bechis jr, è stato davvero un peccato “bucare” un evento del genere…

Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole
Gli ascolti col botto di Ranucci, il ballo di Chiocci e le altre pillole

Al via lo spegnimento degli altiforni dell’ex Ilva di Taranto

Sono iniziate questa mattina le operazioni di spegnimento degli altiforni dell’ex Ilva di Taranto. Lo rendono noto i sindacati Fim, Fiom, Uilm e Usb, che hanno ricevuto una comunicazione dall’azienda. La ditta Liz Italia sta provvedendo a spegnere i bruciatori utilizzati per mantenere in preriscaldo i Cowpers di Afo: le si concluderanno entro questa settimana.

La decisione della Corte di Cassazione sull’area a caldo

Pochi giorni fa le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione hanno rigettato sia il ricorso principale proposto da Ilva in Amministrazione Straordinaria sia il ricorso incidentale di Acciaierie d’Italia e Acciaierie d’Italia Holding S.p.A. in Amministrazione Straordinaria contro il decreto della Corte d’Appello di Milano, che aveva accolto il reclamo promosso da 11 cittadini aderenti all’associazione Genitori Tarantini, ordinando la sospensione dell’attività produttiva dell’area a caldo dello stabilimento pugliese. Per quanto concerne l’area laminazione, è prevista la ripartenza del treno nastri fino al 14 dicembre, quando si fermerà nuovamente. Ripartirà poi da gennaio e rimarrà in marcia per circa un mese.

La cordata italiana di Federacciai si ritira dalla gara?

Intanto, facendo riferimento alle indiscrezioni secondo cui la cordata italiana di imprese che ha presentato una manifestazione d’interesse per l’ex Ilva di Taranto avrebbe rinunciato a presentare un’offerta per la parte a freddo, il vicepresidente di Confindustria e presidente di Federacciai Antonio Gozzi ha dichiarato che «la decisione non è ancora presa». L’ultimo giorno per la presentazione delle offerte vincolanti è fissato per l’8 novembre. Con l’uscita delle imprese italiane, l’attenzione tornerebbe a concentrarsi sugli indiani di Jindal.

Sondaggi Swg 2 novembre 2026: il centrosinistra allunga, giù Fdi e Fi

Si allarga leggermente la distanza tra maggioranza e opposizione nel sondaggio Swg per il Tg La7 diffuso lunedì 2 novembre 2026. Il centrosinistra guadagna lo 0,1 per cento e sale al 45 per cento, mentre il centrodestra perde lo 0,3 e scende al 43,8 per cento. A calare maggiormente è Fratelli d’Italia, che cede lo 0,3 per cento e scende al 29, ma resta di gran lunga il primo partito. Cala anche Forza Italia, che perde lo 0,2 per cento e scende al 7,2. Guadagnano invece un decimo la Lega, al 5,5 per cento, e Noi Moderati, all’1,1 per cento, mentre resta stabile all’1 per cento Sud chiama Nord. Nel centrosinistra, il Partito democratico è stabile al 20,6 per cento, mentre il Movimento 5 Stelle sale dello 0,2 e arriva al 12,6 per cento. Perdono un decimo Alleanza Verdi e Sinistra (6,2 per cento), Italia viva (2,2 per cento) e Più Europa (1,3 per cento). Fuori dalle coalizioni cresce dello 0,2 per cento Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che sale al 5,8. Azione di Carlo Calenda resta stabile al 3,1 per cento.