Maraio (Avanti Psi), legge elettorale una porcheria, follia sulle firme

“La Camera si appresta a votare una legge elettorale che è una porcheria sotto diversi aspetti. Sulla raccolta delle firme siamo di fronte a una vera follia, una norma che riteniamo incostituzionale perché introduce differenze ingiustificabili tra le forze politiche e rischia concretamente di impedire ad alcune di partecipare alle elezioni”. Lo dichiara Enzo Maraio, segretario nazionale di Avanti Psi a margine della festa dell’Unita’ in Campania. “Stiamo studiando tutte le soluzioni tecniche, politiche e giuridiche per superare questo ostacolo e garantire il diritto alla partecipazione e il pluralismo. Le regole elettorali dovrebbero consentire ai cittadini di scegliere, non servire a decidere preventivamente chi può entrare in campo e chi deve restarne fuori”. “Sulle alleanze – aggiunge Maraio – l’obiettivo di Avanti Psi resta quello che abbiamo indicato da tempo: costruire nel centrosinistra un’area del riformismo, dei civici e degli europeisti. Uno spazio politico aperto, capace di mettere insieme esperienze e sensibilità diverse, senza annessioni e senza protagonismi. Serve unire e allargare, non mettere bandierine”.

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Salerno Container Terminal, consegnata seconda gru elettrica da 6,5 milioni di euro

Sbarcata a Salerno nel fine settimana dalla nave Klabenbark una nuova gru elettrica per contenitori Gottwald-Konecranes per Salerno Container Terminal Spa, a soli 10 mesi di distanza dalla consegna di una macchina analoga, sempre elettrica.
E’ la gru di banchina n. 7 ad entrare in esercizio nel terminal salernitano con capacità di operare grandi navi larghe fino a 22 file di contenitori in coperta.
Il nuovo investimento di 6,5 milioni di euro porta ad oltre 38 milioni gli investimenti finalizzati da Salerno Container Terminal negli ultimi 18 mesi, con un completo up grading di capacità e performance operative della infrastruttura, allo scopo di mantenere alto il livello di competitività dello scalo. Continua a segnare il segno più il traffico dei contenitori con una crescita complessiva del 4,3% nei primi otto mesi dell’anno, che vede l’export incrementare del 3,4 % e l’import del 16,6%, mentre decresce la movimentazione di contenitori vuoti, grazie ad un sempre più ampio bilanciamento dei contenitori pieni tra i flussi in entrata e quelli in uscita a maggiore valore aggiunto.
L’area principale dell’esportazione rimane il Nord America (Canada e Usa) seguita dal Nord Europa dalle aree mediterranee. “Prosegue il nostro percorso di potenziamento delle capacità operative di Salerno Container Terminal – dichiara il presidente Agostino Gallozzi – secondo una strategia orientata alla conversione energetica con macchine portuali alimentate elettricamente, con l’obiettivo di giungere nel giro di pochi anni ad un terminal completamente ad emissioni zero. Di pari passo con la elettrificazione delle banchine (coldironing), tutto ciò porterà, in tempi brevi, al totale abbattimento di emissioni e rumori, sia di navi che di movimentazioni portuali, allo scopo di rendere compatibili gli importanti obiettivi di crescita economica ed occupazionale con le giuste aspettative di qualità ambientale che noi tutti, come cittadini, pretendiamo.
Prima dell’estate abbiamo anche acquisito le aree a San Mango per la realizzazione di un importante centro retro portuale, dove trasferire parte delle funzioni del porto ed interamente quelle attualmente localizzate nella zona industriale di Salerno. Cresce ancora l’occupazione del nostro gruppo, con 47 nuove assunzioni effettuate dall’inizio dell’anno. E aumenta l’occupazione nell’intero porto commerciale: 10.000 nuovi addetti“.

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Ambulanza guasta, neonato salvato da ‘staffetta’ interregionale

Un neonato cardiopatico grave, proveniente dall’Azienda ospedaliera di Cosenza e diretto all’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma per un delicato intervento chirurgico salvavita, è stato trasportato in tempo grazie a una staffetta interregionale coordinata dal servizio Sten (Servizio di trasporto di emergenza neonatale) del Ruggi di Salerno. Il trasferimento ha rischiato di subire un ritardo a causa di un guasto meccanico all’ambulanza che stava effettuando il trasporto. Ricevuta la segnalazione, l’equipe Sten dell’Azienda ospedaliera universitaria San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, insieme all’equipe medica neonatologica dell’Azienda ospedaliera di Caserta, si è immediatamente attivata. Il neonato, giunto al Ruggi da Cosenza, è stato messo in sicurezza e trasferito rapidamente a Roma, consentendo ai chirurghi del Bambino Gesù di procedere con l’intervento nei tempi previsti. “La nostra equipe ha agito con la tempestività e la professionalità che da sempre contraddistinguono il servizio Sten”, sottolinea Graziella Corbo, responsabile della Terapia intensiva neonatale del Ruggi. “Questo episodio dimostra che la rete del servizio di trasporto in emergenza neonatale è perfettamente integrata e risponde alle esigenze dei neonati nei tempi giusti”. Per Corbo, la rete “funziona in tutte le direzioni, non solo all’interno della Campania, ma anche in collaborazione con i servizi delle regioni limitrofe”. Soddisfazione è stata espressa anche dal direttore generale del Ruggi, Nicola Cantone, che ha sottolineato come “una sanità tesa alla collaborazione non si fermi davanti ai confini territoriali”, mettendo “al centro la vita del paziente”. Il servizio Sten della Campania è articolato in quattro postazioni: quella del Ruggi copre i territori di Salerno e Avellino.

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De Luca, ‘intervento militare nei parchi contro droga e maranza’

“Dobbiamo essere duri, inflessibili, molto più di quanto già non siamo nei confronti dei delinquenti”. Così il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca nella sua consueta trasmissione settimanale, affrontando il tema della sicurezza, della criminalità giovanile e dello spaccio. Per il sindaco, occorre garantire “innanzitutto la sicurezza alle nostre famiglie nelle stazioni, nei quartieri, rispetto allo spaccio di droga. Quando abbiamo parchi urbani nelle nostre città che sono nelle mani degli spacciatori, dei delinquenti, dei maranza, bisogna intervenire militarmente, metterli in condizione non solo di non esercitare attività criminali, ma neanche di muoversi nei nostri parchi”. De Luca ha quindi chiesto modifiche alle norme sulla sicurezza e ha citato l’esperienza di Salerno, dove, ha ricordato, è stato costituito nell’ambito della Polizia municipale il Nucleo operativo sicurezza (Nos), con “una quindicina di agenti volontari impegnati solo sul tema della sicurezza, un’esperienza unica in Italia” e nel contrasto allo spaccio. Tra gli obiettivi indicati anche il contrasto ai parcheggiatori abusivi, alla vendita di merce contraffatta e all’occupazione degli spazi pubblici. “Linea inflessibile – ha detto – per la sicurezza e per la dignità urbana, contro lo spaccio di droghe, contro l’occupazione militare dei nostri spazi pubblici”. Il sindaco ha inoltre proposto un inasprimento delle conseguenze per chi viola un Daspo urbano. Secondo De Luca sicurezza e integrazione devono procedere insieme. “Sicurezza, serenità per le nostre famiglie come precondizione per fare tutto un altro lavoro, che è quello del dialogo, dell’inserimento progressivo anche di altre componenti etniche nel nostro Paese. Le due cose devono camminare insieme”, ha concluso

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Albanella, traffico illecito di rifiuti: 9 ordinanze cautelari

Nella mattinata odierna nelle province di Salerno, Napoli, i Carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, unitamente ai Carabinieri dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione di misura cautelare personale nei confronti di 9 soggetti (2 arresti in carcere, 1 arresto domiciliari, 4 obblighi di dimora nel comune di residenza e 1 divieto di dimora e 1 interdizioni per anni uno dall’esercizio dell’attività imprenditoriale), sottoposti a vario titolo ad indagine per i reati di associazione a delinquere, attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti e furto aggravato di ingenti quantità di materiale ferroso, prelevato prevalentemente presso cantieri della Rete Ferroviaria Italiana.

L’INDAGINE – L’ordinanza cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Salerno, in accoglimento della richiesta della locale Procura e ad seguito degli interrogatori preventivi disposti dal GIP, riguarda una serie di condotte illecite riscontrate nel corso di una complessa attività investigativa, condotta dai Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico di Salerno che, ha avuto inizio nel settembre 2022 e si è protratta per diversi mesi, interessando diverse regioni del territorio nazionale e alcuni Paesi europei ed extraeuropei e che lo scorso 8 settembre ha già portato all’esecuzione di numerosi provvedimenti di sequestro.

Le complesse e particolarmente articolate indagini, nate a seguito di un controllo effettuato dai Carabinieri del reparto Speciale nei confronti di un’azienda di Albanella (SA) operante nel settore del trattamento/recupero dei rifiuti urbani e speciali, sono state condotte anche con l’ausilio di intercettazioni telefoniche e telematiche, video riprese e pedinamenti, che hanno consentito di individuare un collaudato sistema ritenuto finalizzato ad illecite attività di smaltimento rifiuti. Le indagini si sono sviluppate su due filoni principali.

Un primo, relativo alla società RICICLA CAMPANIA sii, con sede legale in San Giuseppe Vesuviano (NA) e sede operativa in Albanella (SA), ha consentito di accertare gravi indizi in ordine alla gestione illecita di rifiuti urbani ingombranti, di imballaggi misti, di rottami ferrosi, parti di pneumatici fuori uso e guarnizioni in plastica, destinati illegalmente ad impianti della Thailandia, in assenza della documentazione prescritta o attraverso la falsificazione della stessa e comunque in violazione della normativa, nazionale e comunitaria, vigente in materia di esportazione di rifiuti.

Il secondo, invece, si è sviluppato partendo dalla gestione illecita di rifiuti ferrosi che la stessa società RICICLA CAMPANIA cedeva “in nero” alla società CERMETAL S.r.l., riconducibile ad una nota famiglia di imprenditori locali, attraverso una serie di soggetti “prestanome”. In una occasione si è accertato anche una illecita esportazione in Turchia di complessivi kg. 5.154.760 di rottami ferrosi, falsamente documentati come End of Waste, ovvero materiale di recupero; in particolare sarebbe stata falsificata la documentazione per consentirne l’esportazione in violazione della normativa vigente. Gli approfondimenti investigativi successivi hanno consentito di ricostruire una più ampia attività di gestione illecita di rifiuti metallici, da parte di una serie di ulteriori società, CERMETAL S.r.I., C.R. METALLI S.r.l., RAG.METAL. S.r.l., AUTORICICLA S.r.l., RAFECOLOGY S.r.l., realizzata avvalendosi del meccanismo fraudolento del “giro bolla”, consistito nella emissione di documentazione falsa emessa a nome di società inesistenti.

Dell’illecito profitto derivante dalle attività sopra descritte, quantificato in 3.400.000,00 (tre milioni quattrocentomila) ne è stato disposto il sequestro finalizzato alla confisca, diretta e per equivalente. Nel corso della citata operazione venivano inoltre sequestrate 5 società di trattamento/recupero rifiuti, nonché beni mobili e immobili fino al raggiungimento della cifra riconosciuta quale provento dell’attività criminosa. Sono stati, inoltre, sequestrati gli impianti e gli automezzi delle società CERMETAL S.r.l., C.R. METALLI S.r.l., RAFECOLOGY S.r.l. e RICICLA S.r.l., strumentali alla commissione degli illeciti.

Al termine delle operazioni venivano sottoposti a sequestro:

– 71 conti correnti per un ammontare depositato sugli stessi pari a € 1.044.295;

– 15 auto/moto veicoli (nr. 7 autovetture e nr. 8 motoveicoli) per un valore di € 95.000;

– 3 appartamenti per un valore di € 300.000;

–  4 terreni agricoli per un valore di € 75.000;

– 8 camion e gli impianti aziendali utilizzati per il trasporto e la gestione illecita dei rifiuti.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare, disposta in sede di indagini preliminari, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, e i destinatari della stessa sono persone sottoposte alle indagini e quindi presunti innocenti fino a sentenza definitiva. È importante sottolineare infatti che il relativo procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che l’eventuale colpevolezza, in ordine al reato contestato, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti. Il presente comunicato viene pubblicato sul sito della Procura della Repubblica di Salerno.

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Salernitana, a Crotone per vincere

Mister Serse Cosmi parla del momento della squadra e dello stato di forma del gruppo alla vigilia del match: “Le tre partite ravvicinate creano difficoltà a chiunque, per cui tutte le squadre avranno certamente tratto giovamento dal ritorno alla settimana tipo per poter allenarsi in maniera un po’ più concreta e specifica in alcune situazioni. Sembrerebbe quasi una banalità affermare che il nostro obiettivo è ottenere la prima vittoria esterna. Noi dobbiamo innanzitutto avere consapevolezza che la strada intrapresa è quella giusta. Una volta consolidato questo tipo di qualità, che è tale quando non sconfina nella presunzione, allora si hanno maggiori possibilità di ottenere il risultato pieno. Anzi è quasi una conseguenza”.

Il Crotone è al momento sul fondo della graduatoria anche a causa di una penalizzazione di 6 punti ricevuta. “Sappiamo di affrontare una squadra che ci creerà delle difficoltà. – aggiunge l’allenatore granata – È stata penalizzata non solo dal punto di vista del punteggio in classifica ma anche psicologicamente, perché partire con un peso del genere impone a chi lo riceve di fare subito punti: se ciò non accade, mentalmente non ci si riesce ad esprimere al meglio. Non penso che il Crotone sia squadra da 3 punti, il suo bottino senza la penalizzazione. Ne avrebbe meritati di più. Conosco il suo allenatore, Leandro Greco, che è stato un mio giocatore qualche anno fa al Perugia. Abbiamo un ottimo rapporto, è un tipo meticoloso, prepara bene le partite e gli piace vedere la propria squadra giocare bene. Ci sono tanti pericoli per noi, bisognerà sapere come affrontarli”.

A proposito delle proprie consapevolezze, la Salernitana ha da qualche settimana una nuova veste tattica. “Gli allenatori hanno in testa un sistema base, però poi se viene fuori una squadra con dei giocatori che hanno determinate qualità non è opportuno insistere con moduli che non si addicono pienamente alle loro caratteristiche. Abbiamo valutato le situazioni soprattutto per quanto riguarda difesa, centrocampo ed esterni, perché abbiamo sempre giocato con due attaccanti. Le risposte sono state positive nelle partite di campionato in cui abbiamo testato il nuovo assetto. – spiega Cosmi – C’è da migliorare in alcune cose, aggiungo anche per fortuna, perché so che possiamo esprimerci meglio e limare alcune situazioni. Il gruppo si è consolidato ed è la cosa più importante da sottolineare.

Non sono le situazioni tattiche a far venire fuori il gruppo o le scelte ma è il contrario: è il gruppo sano e forte che mette un allenatore in condizione di fare scelte appropriate, in quanto sa di partire da una certa coesione morale e da un qualcosa di positivo che si sta creando. Anzi, si è già creato. Ora bisogna consolidarlo fino alla fine. Quel che proporremo a livello tattico avrà certamente un valore ma in assoluto la cosa fondamentale sarà l’unità e la voglia di essere coraggiosi. La Salernitana non deve sorprendere nessuno, fin dall’inizio è stata additata tra le favorite anche legittimamente. Dopo l’1 settembre credo sia ancora più giusto pensarlo”.

Infine, nella lista dei convocati si rivede il nome di Kees de Boer. Cosmi accoglie la notizia con felicità: “Si tratta di una nota stra-positiva. Mai avrei pensato di privarmi di un giocatore come lui, che è stato uno dei protagonisti della scorsa stagione. Deve ritrovare ancora la forma migliore, è scontato. Purtroppo si è infortunato subito e ha saltato parte anche della preparazione precampionato.

Si è allenato da solo nel suo percorso personalizzato, negli ultimi due giorni ha poi fatto qualcosa in gruppo. Adesso dovrà trovare la condizione giocando e allenandosi. Sicuramente alla settima giornata è un bell’acquisto per noi, perché a centrocampo numericamente eravamo contati”.

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San Matteo, De Luca: «Grazie a cittadini per l’affetto. Ma processione è durata troppo»

Grazie ai cittadini per l’affetto che mi avete manifestato». Così il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca ha commentato, nel corso della consueta diretta social del venerdì, la celebrazione di San Matteo dello scorso 21 settembre.

Il primo cittadino si è soffermato anche sulla durata della tradizionale processione, che quest’anno ha attraversato le strade del centro cittadino per oltre quattro ore: «Quest’anno la processione è durata quattro ore e un quarto, dovremmo ridurla un po’, diciamo…».

De Luca ha quindi sottolineato il significato della ricorrenza per la comunità salernitana: «È un momento di fede e di incontro per l’intera comunità».

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Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda

Nell’ultima puntata di Filorosso, programma condotto da Antonino Monteleone su Rai3, è andato in onda un servizio realizzato da una giornalista infiltrata in un fight club clandestino. Convocato con breve anticipo attraverso un gruppo Telegram riservato, l’incontro si svolge in una località segreta a circa mezz’ora da Milano. Una telecamera nascosta documenta scene che non possono che colpire il telespettatore, ma a restare impresse sono soprattutto le dichiarazioni dei partecipanti. C’è chi dice che il vero brivido sta nell’essere al di fuori della legge, chi sostiene che un combattente ferito in modo grave viene abbandonato sul posto e infine vengono offerti 100 euro agli spettatori che intendono cimentarsi in un combattimento sul ring improvvisato.

Dalla campagna per Sardone al ring segreto

Complimenti ai colleghi della Rai, a cui però è sfuggito un dettaglio importante. Il primo lottatore a essere inquadrato è un volto noto a chi segue la politica milanese. Si chiama Giovanni Binda ed è consigliere della Lega nel Municipio 6 di Milano, molto vicino alla candidata sindaca di Matteo Salvini, Silvia Sardone, che Bindi ha ovviamente sostenuto anche alle ultime Europee. La circostanza desta notevole stupore, non solo perché troviamo una carica pubblica in un luogo border-line, ma soprattutto perché Binda è conosciuto come un moderato, rispettato anche dagli avversari politici per una pacatezza che fa a pugni con un aspetto aggressivo, a partire dal taglio di capelli.

Dna leghista, ha lavorato anche in Regione Lombardia

Ma chi è Giovanni Binda? Trentaquattro anni, finito il liceo ha cominciato a lavorare con il padre, che si occupa di sicurezza sul lavoro, anche per pagarsi gli studi. Parallelamente ha iniziato l’attività politica e per lui si sono aperte le porte di Regione Lombardia, dove ha iniziato a lavorare nello staff dell’assessore Simona Bordonali. Il capo della segreteria all’epoca era Stefano Bolognini, che nel mandato successivo (il primo di Attilio Fontana) è diventato a sua volta assessore e ha confermato Binda nel suo ruolo, legato a comunicazione e social. Pentitosi degli studi interrotti, il leghista ha poi rimediato prendendo una laurea triennale in Scienze di Comunicazione e poi una magistrale in Lettere Moderne, titoli ai quali – non pago – ha aggiunto un diploma alla scuola professionale del CAPAC, per lavorare in cucina. «Ho sempre avuto passione per il cibo, soprattutto perché ogni piatto si lega alle tradizioni delle comunità locali», racconta a Lettera43. «Mi sono avvicinato alla Lega perché difende le tradizioni e anche ereditando la passione di mio padre che, venendo da un paesino sul lago, scherzosamente diceva di battersi per la superiorità della ‘razza lariana‘. Un vero secessionista, uno della prima ora». Binda, che è anche giornalista pubblicista, parla poi con entusiasmo anche delle recenti spinte autonomiste di Scozia, Irlanda del Nord e Galles nei confronti di Londra.

Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda

«Nessuna scommessa, si combatte solo per sport»

A questo punto è impossibile non chiedersi cosa ci facesse un politico milanese plurilaureato in un fight club clandestino. «Chiamarlo clandestino e ammantarlo di illegalità è una esagerazione giornalistica, per creare ad hoc una notizia che non esiste», mette in chiaro. «Non c’è nemmeno la ‘borsa’ per chi combatte. Sì, è vero che nel servizio qualcuno a un certo punto promette 100 euro a chi vuole battersi, ma i soldi non si vedono. Anzi, io che ho lottato veramente non ho preso nemmeno un euro e quando ho chiesto conto di questa promessa agli spettatori mi hanno spiegato che era solo uno scherzo».

Quel pizzico di underground che fa figo

Allo stesso modo, sostiene Binda, non sarebbe vero che i feriti gravi vengono abbandonati sul posto. «Ma no, non è mica come nel libro, dove si dice che la prima regola è non parlare del fight club», assicura sorridendo. «Nessuno che finisce sotto terra. È una cosa molto tranquilla e su YouTube si trovano tanti video che lo raccontano». Qual è, allora, il fascinodi questi incontri notturni? «Posso parlare per me», prosegue il consigliere leghista. «Sono uno sportivo, faccio boxe e in passato anche thai boxe e mixed martial arts. Nel giro delle mie amicizie non c’è nessuno che pratichi queste discipline e volevo mettermi alla prova in un contesto molto diverso da quello da cui provengo, quello di una famiglia benestante. Non siamo degli scappati di casa, ma degli sportivi che passano una serata insieme, nel massimo rispetto». «Certo», ammette, «in un posto del genere trovi anche degli esaltati fuori dal mondo, ma questo accade anche nelle sezioni di partito e nelle redazioni dei giornali. C’è un velo underground che fa un po’ figo, ti fa sentire fuori dagli schemi, ma è tutto fittizio. Non c’è nulla di llegale, a parte forse chi serve da bere senza autorizzazione, ma non sono mica io che vado a controllare i permessi!». 

Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Giovanni Binda e il manifesto dei Senza Paura, evento dei Patrioti europei (da Instagram).

«Siamo come Fubles per il calcetto»

Verrebbe da chiedersi come mai questo bel clima decoubertiniano non si possa trovare anche in una più classica palestra. Per Binda la spiegazione non sta nel brivido della trasgressione: «Onestamente, in una palestra potrei fare al massimo lo sparring partner. Per un match vero serve maggiore preparazione, mentre qui siamo più ruspanti. È tutto più semplice e spontaneo, proprio come andare a giocare a calcetto, cosa che peraltro ogni tanto faccio. Se non hai amici con cui farlo, puoi usare delle app come Fubles che ti mettono in contatto con altri che sono nella stessa situazione. Giochi con sconosciuti e quindi trovi gente di tutti i tipi, esattamente quello che facciamo noi». Insomma nessuno scandalo. Il fight club fai da te magari non rispetterà tutti i crismi, «ma è come andare a giocare a pallone in mezzo a un parco dove non ci sono le porte e usare le felpe al posto dei pali». L’unica differenza «è che ci si può fare male. Ma può succedere anche in un’area workout di quelle realizzate dal Comune».

Di giorno in Municipio, di notte al fight club: chi è il leghista milanese Giovanni Binda
Un combattimento (da Filorosso).

«Il machismo vannacciano? Una stronzata»

Prendendo le distanze dalla narrativa di destra cavalcata dalla stessa Sardone, Binda dice di odiare termini come «maranza» e «baby-gang». Rispetto alle problematiche giovanili, ha le idee chiare: «Diciamo sempre che i ragazzi non sanno cosa fare o che stanno chiusi in casa, mentre in questo caso si ritrovano per fare dello sport, senza dare fastidio a nessuno». Insomma, il servizio della Rai ha ingigantito la cosa: «È semplicemente un’attività sportiva che, per me, non ha proprio nulla a che fare con il machismo o cose del genere. Non sono certo il vannacciano di turno che deve fare il poser del fascista, che deve fare vedere i muscoli per dire: “Io sono un uomo duro, tutto d’un pezzo'”. Per me queste cose sono stronzate». 

Caro carburanti: torna la protesta dei trattori e i camionisti minacciano lo stop

Torna la protesta dei trattori, questa volta contro il caro gasolio: da oggi è in preparazione un presidio nazionale a Torrimpietra (Roma), al chilometro 29,7 dell’Aurelia, nello stesso punto dove, in passato, presero forma analoghe proteste degli agricoltori delle zone nord della Capitale. I coltivatori sono pronti a manifestare in particolare per il forte rincaro del gasolio agricolo, arrivato a 1,7 euro al litro (con il diesel per le automobili addirittura a 2,4 euro). Nei propositi il raduno è programmato per tre giorni.

Così Salvatore Fais, agricoltore del nord della Toscana e già leader di Riscatto contadino: «Gli agricoltori tornano a far sentire la loro voce proprio come negli scorsi anni: a febbraio 2024, per esempio, quando invasero la statale Aurelia per raggiungere la Capitale; e ad aprile 2026. Con i costi del carburante alle stelle, i produttori locali non riescono più a sostenere le spese. Dal presidio di Torrimpietra, da più di tre anni, cerchiamo di far sentire la nostra voce, ma la politica e i sindacati continuano a fare finta che non esistiamo».

E gli autotrasportatori sono pronti a scioperare

Minacciano poi lo sciopero contro il caro gasolio gli autotrasportatori. Lo ha annunciato il segretario generale di Assotir, Claudio Donati, in una conferenza stampa dell’associazione a Roma. Si tratterebbe, ha spiegato, di «un’arma definitiva», perché lo stop «anche solo per un giorno significa fermare il Paese». Anna Vita Manigrasso, presidente nazionale di Assotir, con amara ironia ha constatato che «magari non c’è neanche modo di arrivare allo sciopero»: viste le difficoltà economiche del settore, «gli autotrasportatori potrebbero fermarsi anche perché non ce la fanno più».

Briatore e il giallo del Crazy Pizza di Knightsbridge

Da qualche giorno Hans Crescent Road, nel cuore di Knightsbridge, a Londra, è meno movimentata del solito. Manca l’allegra brigata del Crazy Pizza, la famosa catena di ristoranti di Flavio Briatore e Francesco Costa. Il locale è chiuso, la porta sbarrata, le sale sono totalmente al buio. Agli iscritti alla newsletter del locale è arrivata una email vuota con un semplice oggetto: See You Soon, a presto, che però nel mondo anglosassone è anche un modo garbato di annunciare la chiusura di un’attività. Intanto sul sito e sui social campeggia la promessa di nuove aperture: New location, same crazyness.

Briatore e il giallo del Crazy Pizza di Knightsbridge
La schermata del sito.

La strada del lusso sembrava garanzia di successo

Quello di Hans Crescent non è un indirizzo qualsiasi: chi ha un po’ di familiarità con la città sa che è un luogo super esclusivo: è la strada pedonale che costeggia l’ingresso di Harrods, i celeberrimi grandi magazzini. Ogni anno, su quella via, passano milioni di persone. Un luogo perfetto per il Crazy Pizza, il cui successo – incluse le polemiche sulla Pizza al Patanegra a 60 sterline (prezzo che peraltro a Londra e in quella zona non è nemmeno troppo scandaloso) – sembrava garantito. Peraltro, il compassato pubblico londinese aveva mostrato di apprezzare la miscela di “caciara” e atmosfera modaiola del locale, con le pizze giganti fatte roteare in sala e i dj chhe sparavano brani di Italo-Disco. Così sono cominciate a serpeggiare le voci: per caso il gruppo Majestas, holding che gestisce tutti gli affari di Briatore nell’ospitalità, ha alzato bandiera bianca?

Briatore e il giallo del Crazy Pizza di Knightsbridge
Harrods in Hans Crescent Road (Ansa).

Nel settembre 2025 il flop di Sumosan Twiga

A Londra Crazy Pizza aveva debuttato nel 2019, con un locale nella zona di Marylebone, dove prima si trovava uno degli storici ristoranti di Carluccio’s. In un secondo momento si era trasferito davanti a Harrods. Alcune voci parlano di una possibile riapertura, forse nella zona Est, quartieri molto giovani e vivaci che però non sono lontanamente comparabili con Knightsbridge, né come prestigio, né come prezzi. Sempre vicino a Harrods, lungo Sloane Street, Briatore aveva aperto anche il risto-disco-sushi Sumosan-Twiga che ha chiuso i battenti a settembre 2025 con perdite relative al 2024 per oltre 1,8 milioni di euro. Insomma, il quartiere di Knightsbridge sarà pure pieno di milionari, ma pare non portare fortuna al Flavio Nazionale.

Rubei presenta La strada, una storia di riscatto rivolta ai giovani delle periferie

A partire dal 29 settembre sarà disponibile in libreria La strada, esordio del giornalista e manager della comunicazione Augusto Rubei. Un racconto crudo ed empatico che ripercorre la storia di Pietro, per tutti “Pietruccio”, un bambino goffo e impacciato che nasce a San Basilio, nella periferia più dura di Roma, dove l’infanzia finisce presto e nessuno ti spiega come si diventa grandi. Nel giorno d’uscita, il libro sarà anche presentato alle 18.30 presso la Galleria Alberto Sordi di Roma, dove l’autore dialogherà con la condirettrice del Corriere della sera Fiorenza Sarzanini.

La trama

Come anticipato, la trama segue la storia di Pietro, un bambino cresciuto in un contesto dove violenza, droga e silenzio sembrano già tracciare il destino della sua generazione. Dopo un episodio che gli fa capire di avere davanti due possibilità — arrendersi al futuro che gli altri hanno scritto per lui o cercare una via d’uscita —, il protagonista decide di provare a cambiare strada. Impara così a sopravvivere, a riconoscere i pericoli e a costruirsi un percorso diverso, fino ad arrivare alle stanze più importanti e riservate del Paese, ambienti che sembravano irraggiungibili per un ragazzo come lui. Un viaggio di riscatto che, però, non significa dimenticare le proprie origini, ma imparare a portarle con sé.

Ranucci al Tribunale del Lavoro, il giudice si riserva la decisione sul reintegro a Report

Il giudice del Tribunale del Lavoro di Roma si è riservato di decidere sul ricorso urgente presentato da Sigfrido Ranucci contro la rimozione dalla conduzione di Report decisa dalla Rai a fine agosto. Al termine dell’udienza il giornalista ha lasciato il tribunale senza rilasciare dichiarazioni. Era presente anche Paolo Corsini, direttore degli Approfondimenti Rai, il quale ha spiegato ai cronisti: «Ero venuto qui come persona informata sui fatti, se il giudice avesse voluto sentirmi». Ma la cosa non è accaduta.

LEGGI ANCHE: Report, perché il reintegro di Ranucci potrebbe diventare un problema

Ranucci aveva fatto ricorso il 15 settembre

Ranucci aveva depositato il 15 settembre un ricorso urgente ex art. 700 del Codice di procedura civile, in modo da poter rientrare alla conduzione di Report in tempo utile per prima puntata della nuova stagione, che inizierà l’8 novembre (con al timone Daniele Piervincenzi e Claudia Di Pasquale – dopo la rinuncia di Giulia Presutti). Ranucci, nel ricorso, ha contestato le motivazioni del provvedimento della Rai, ritenute carenti, il demansionamento e la discriminazione. Il giornalista, peraltro, entro il 27 settembre è stato chiamato a scegliere una delle tre diverse posizioni professionali proposte: un ritorno a Rainews, un approdo alla redazione del Tg3, un incarico come responsabile di un ufficio di corrispondenza internazionale (in particolare al Cairo).

Aeroporto di Malpensa intitolato a Berlusconi, polemica Salvini-Sala

L’aeroporto di Milano-Malpensa è stato ufficialmente intitolato a Silvio Berlusconi, con una cerimonia a cui erano presenti, oltre ai familiari, il presidente del Senato Ignazio La Russa, il ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dei Trasporti Matteo Salvini e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana. Assente invece il sindaco di Milano Beppe Sala, cosa che ha suscitato qualche polemica da parte del leader della Lega. «Dispiace per gli assenti, perché oggi non è una giornata politica, non ricordiamo il Berlusconi politico, ricordiamo uno dei più grandi imprenditori della storia della Repubblica Italiana. Non è un’intitolazione partitica, è un riconoscimento della realtà. Spero che ci sia un futuro in cui anche la politica si riunirà riconoscendo i meriti storici e innegabili di qualcuno aldilà dell’appartenenza», ha detto Salvini.

Sala: «Ho lottato contro questa decisione, cosa avrei dovuto fare?»

La replica di Sala non si è fatta attendere: «Sento qualcuno lamentarsi della mia assenza – a dire il vero non si cita il mio nome, ma la sostanza è quella – all’intitolazione di Malpensa a Silvio Berlusconi. Ho lottato contro questa decisione, cosa avrei dovuto fare? Essere presente, con un finto sorriso? Oppure essere presente e ribadire i miei distinguo? Sono un uomo coerente e cerco di ricordarmene ogni giorno. Segnalo che nello stesso momento ero, con la fascia di sindaco Metropolitano, a Inveruno per inaugurare una piazza a Piersanti Mattarella. Ho preferito essere lì».

Ancora problemi al ginocchio, Sinner salta anche Pechino

Jannik Sinner, che sembrava pronto a tornare a giocare, salterà anche il torneo Atp 500 di Pechino, che inizierà il 30 settembre e dove avrebbe dovuto difendere il titolo conquistato un anno fa. Lo ha annunciato lui stesso con un video in inglese sui social: la decisione è stata presa a causa del perdurare del problema al ginocchio destro.

«Mi dispiace molto annunciare che quest’anno non potrò giocare a Pechino. Il mio ginocchio non è ancora nelle condizioni in cui vorrei che fosse e non sono ancora pronto per competere. Ma farò tutto il possibile per tornare in campo il prima possibile», ha detto Sinner. E poi: «Quello che mi manca di più è naturalmente il torneo, i tifosi e l’atmosfera. Negli anni scorsi sono stato davvero benissimo qui e ho anche vinto il titolo l’anno scorso. Sono molto deluso di non poterlo difendere quest’anno, ma sono felice di poter tornare l’anno prossimo. Auguro a tutti un grande torneo e ci vediamo molto presto di nuovo in campo».

Sinner non gioca una partita dal 12 luglio, giorno della finale di Wimbledon

L’ultimo match giocato da Sinner è la finale di Wimbledon, vinta contro Alexander Zverev il 12 luglio. Poi l’infiammazione al ginocchio destro, che ha costretto il fuoriclasse azzurro a saltare tutta la stagione sul cemento americano. Il prossimo in cui potrebbe scendere in campo è il Masters 1000 di Shanghai, che comincerà il 7 ottobre e al quale è già iscritto. Ma l’opzione più credibile è un rientro tra Vienna e Parigi, due tornei che un anno fa aveva vinto. Con il forfait di Pechino si assottiglierà ancora il vantaggio nel ranking Atp su Zverev, secondo in classifica: con un doppio successo in Cina il tennista tedesco lo supererebbe.

Fibercop, Marco Nespolo nominato amministratore delegato

Il Consiglio di amministrazione di FiberCop ha nominato Marco Nespolo amministratore delegato, con effetto dal 12 ottobre 2026. Massimo Sarmi, che ricopre la carica di presidente di FiberCop dal novembre 2020 e ha svolto anche il ruolo di ceo da gennaio 2025, continuerà nel suo ruolo di presidente, garantendo continuità nella governance mentre la società prosegue lo sviluppo della rete nazionale in fibra ottica. Il cda ha anche riconosciuto che, sotto la guida di Sarmi, la separazione di Fibercop è stata realizzata con successo, il Pnrr è stato completato integralmente e una storica infrastruttura in rame si sta trasformando in una moderna rete ad accesso aperto.

Angri. Debiti fiscali e bancarotta Sequestrate 4 aziende

Angri. Sequestrate aziende (3) di Angri attive anche nel settore dello smaltimento dei rifiuti, con appalti milionari affidati da diversi Comuni in Italia. L’inchiesta ruota attorno alle società e coinvolge quattro indagati: Alessio e Antonio Balestrieri padre e figlio di Gragnano, Vincenzo Novi di Angri e Vincenzo Vanacore di Castellammare di Stabia. Dominus della truffa secondo la pubblica accusa è proprio Alessio Balestrieri, Vanacrore e Novi invece si sarebbero prestati agli illeciti.. A tutti vengono contestati, a vario titolo, i reati di bancarotta fraudolenta, sottrazione alla riscossione e intestazione fittizia, in relazione a due società. I fatti risalgono a quest’anno e sono collegati all’apertura della liquidazione giudiziale. Nell’ambito delle indagini, gli investigatori ipotizzano la sottrazione alla riscossione coattiva di veicoli aziendali e di flussi finanziari derivanti da appalti con Comuni del Nord, del Centro e del Sud Italia. Le indagini sono coordinate dal procuratore capo Luigi Alberto Cannavale ed eseguite dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Salerno. Un’esposizione debitoria milionaria nei confronti dell’Erario e il concreto rischio di un dissesto finanziario. Sarebbe questo lo scenario ricostruito dagli investigatori della Guardia di Finanza alla base del maxi sequestro preventivo eseguito nei confronti del gruppo imprenditoriale Tektra attivo nel settore dei servizi ambientali ad Angri con operatività anche in altre zone d’Italia. Il provvedimento, disposto dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Nocera Inferiore, è arrivato al termine di una articolata attività investigativa condotta dai finanzieri di Salerno. Al centro dell’operazione è finito il ramo d’azienda denominato “servizi ambientali”. Si tratta di un complesso di attività che faceva capo alla società Tektra e che, secondo quanto ricostruito nell’indagine, era stato successivamente concesso in affitto a un’altra impresa attraverso un contratto sottoscritto alla fine del 2025. Proprio questo passaggio societario avrebbe attirato l’attenzione degli investigatori, impegnati a ricostruire i rapporti economici e patrimoniali tra le società coinvolte e le modalità con cui sarebbero state gestite le esposizioni debitorie. Il provvedimento del gip che ha accolto la richiesta della Procura guidata da Luigi Alberto Cannavale ha riguardato il 90% delle quote societarie intestate alla fiduciaria (la Risam) e il restante 10% riconducibile al suo rappresentante. Un intervento che, secondo la prospettiva investigativa, punta a impedire eventuali operazioni di disposizione del patrimonio societario nelle more degli accertamenti e del procedimento giudiziario. Il sequestro preventivo assume dunque una duplice funzione: evitare che la libera disponibilità dei beni possa determinare ulteriori conseguenze rispetto alle condotte contestate e, allo stesso tempo, preservare il patrimonio in vista di un’eventuale confisca definitiva, qualora le responsabilità ipotizzate dovessero essere accertate in sede giudiziaria. Con l’esecuzione della misura cambia anche la gestione delle attività interessate dal provvedimento. La conduzione dei beni e delle quote sottoposti a sequestro è stata affidata a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. Sarà ora la gestione giudiziaria a garantire la continuità delle attività interessate dal provvedimento e, parallelamente, a preservarne il valore economico durante lo sviluppo dell’inchiesta. L’indagine dovrà quindi chiarire definitivamente la natura e la consistenza delle operazioni societarie e finanziarie finite sotto la lente della Procura. La società Tektra, da ricordare, è finita nell’occhio del ciclone a Caserta e a Gela, in Sicilia.

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Esaltavano suprematisti e proponevano attentati, 14 minori perquisiti

17 cittadini, tra cui 14 minori, sono stati perquisiti in diverse città italiane da carabinieri del Ros e agenti della Digos con l’accusa di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa, con aggravanti di terrorismo. In particolare, pubblicavano manifesti sulle stragi di attentatori suprematisti esaltando Hitler o Brenton Tarrant, l’autore di attacchi a moschee con decine di morti, e proponevano tecniche per azioni o costruzione di ordigni. Alcuni di loro partecipavano al gruppo social Chat del Nuovo ordine europeo, altri al gruppo del Fronte fascista italiano con post contro ebrei, omosessuali e persone di colore.

Simulavano nei giochi online l’omicidio di persone appartenenti a minoranze etniche

Durante le perquisizioni sono state sequestrate anche armi bianche tra cui coltelli, vessilli e oggetti che richiamano alla simbologia nazista. Gli indagati giocavano anche online simulando virtualmente omicidi di persone appartenenti a minoranze etniche. Le perquisizioni sono state effettuate dai carabinieri del Ros con il supporto dei Comandi provinciali di Roma, Como, Catanzaro, Bologna, Milano, Reggio Emilia, Benevento, Genova, Udine, Palermo e Trento e dagli agenti della Digos della questura di Verona, coordinati dalla Direzione centrale della polizia di prevenzione e con l’ausilio delle Digos di Napoli, Benevento, Bresca e Trento.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni

La campagna elettorale è ormai avviata. E per tentare di contenere Roberto Vannacci non bastano misure come il superamento del bollo auto, il tetto agli alunni stranieri nelle classi e il divieto di burqa a scuola. Giorgia Meloni vuole giocarsi tutte le carte in vista delle Politiche. E, alla ripresa dopo la pausa estiva, la trasformazione della premier è evidente, nei contenuti e nel look: più pop e meno istituzionale.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

All’Onu manda Tajani, lei preferisce il gala dinner con Wintour

Meloni ha anticipato che intende concentrarsi sui temi nazionali nei prossimi mesi. Resterà prevalentemente in Italia e l’unico impegno internazionale che ha tenuto a mantenere in agenda è il vertice del G20 a Miami, a metà dicembre. All’assemblea generale delle Nazioni Unite di questa settimana, per esempio, ha mandato Antonio Tajani. Non ha voluto mancare, invece, al gala dinner della Fashion week milanese (l’ultimo premier che ha partecipato agli eventi della settimana della moda è stato Matteo Renzi nel 2016). Alla cena a Palazzo reale Meloni era seduta tra ll’ambasciatore Usa, Tilman J. Fertitta, il miliardario texano proprietario degli Houston Rockets, che quest’estate ha girato le coste italiane a bordo del suo mega yacht, e il padrone di casa, Carlo Capasa, presidente della Camera nazionale della moda. Di fronte erano accomodati il sindaco di Milano Beppe Sala e la donna più influente della moda mondiale, Anna Wintour.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
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Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni

Il tour delle eccellenze made in Italy

Al suo arrivo, in tailleur in raso nero e camicia bianca con dettagli in pizzo – total look di Ermanno Scervino -, la premier ha posato sul red carpet come una star, prima di lei si sono fermati a favore dei fotografi il cantante Ghali e la top model Bianca Balti (in mini abito trasparente). Ma quello a Palazzo Reale è stato solo l’ultimo del ciclo di appuntamenti orientati verso le realtà produttive italiane inaugurato dalla leader di Fratelli d’Italia. Prima di Milano, Meloni non è mancata ai 500 anni di Beretta, a Gardone Val Trompia; ha visitato lo stabilimento dell’azienda di moda di lusso Herno, a Lesa, sul Lago Maggiore; e la fabbrica di posateria di Sambonet Paderno Industrie, a Orfengo, nel Novarese, marchio vincitore più volte del Compasso d’oro.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni

Insomma, un tour – tra selfie e folle di ammiratori – tra le eccellenze e le realtà produttive del Nord come mai prima d’ora era stato organizzato da Palazzo Chigi. È solo l’inizio, spiegano dalle parti della presidenza del Consiglio, nei prossimi mesi Meloni sarà completamente concentrata sull’Italia.

Addio modello Merkel, ecco la svolta blig-bling

Parallelamente all’avvio della campagna sul territorio, si è poi conclusa un’altra trasformazione: quella del look e dell’aspetto della leader. Nei giorni scorsi, Meloni è apparsa in tv da Bruno Vespa ancora più curata del solito. Sembrano lontanissimi gli anni del tailleur “catarifrangente” con cui si sentì il “brutto anatroccolo” vestito da “Platinette” di fianco a Mariastella Gelmini, Mara Carfagna e Stefania Prestigiacomo, sistemate in ordine di altezza, durante le pose per le foto del giuramento del Berlusconi IV.

Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni
Più pop, meno istituzionale: la metamorfosi elettorale di Meloni

Insomma, viste le premesse – di cui si è ampiamente lamentata nel libro Io sono Giorgia -, Meloni avrebbe potuto finire per inseguire il modello Merkel anche in tema di look (e non solo per l’agognata stabilità). E invece, a sorpresa, sembra ormai compiuta la trasformazione ‘bling-bling’. Applicazioni in paillettes anche di giorno. Gioielli e accessori vistosi. Per non parlare delle unghie finte lunghissime e del taglio butterfly (la rivelazione è di Carlo Calenda) alla chioma biondissima, arricchita forse di qualche extension. Oltre al sospetto di qualche ritocchino.

Ifis: via libera di Bankitalia alla fusione con illimity, Raffaele Zingone nuovo ceo

Banca d’Italia ha autorizzato la fusione per incorporazione di illimity Bank in Banca Ifis, che sarà pertanto completata entro l’esercizio in corso, con l’iscrizione in bilancio di circa 70 milioni di euro di attività fiscali differite e conferma di sinergie annue per 75 milioni di euro dal 2027. Lo ha reso noto Ifis, spiegando che contestualmente cambia il vertice dell’istituto: a seguito delle dimissioni con efficacia immediata di Frederik Geertman, l’incarico di amministratore delegato passa a Raffaele Zingone. Il consiglio di amministrazione di Ifis ha inoltre indicato Fabio Lanza come nuovo direttore generale. Il semaforo verde per la fusione arriva dopo le verifiche avviate dalla banca presieduta da Ernesto Fürstenberg Fassio sulla precedente gestione di Illimity per quantificare eventuali danni riconducibili alle decisioni dei vecchi vertici: gli accertamenti, iniziati ad aprile, riguardano svalutazioni che nel 2025 hanno raggiunto un ammontare di circa 400 milioni.

Ifis: via libera di Bankitalia alla fusione con illimity, Raffaele Zingone nuovo ceo
Frederik Geertman (Imagoeconomica).

LEGGI ANCHE: Il disastro di Banca Ifis con Illimity, ossia quando la narrazione incontra il bilancio

Chi è Raffaele Zingone, nuovo ceo di Ifis

Zingone vanta un’esperienza ventennale in Banca Ifis, dove ha ricoperto diversi ruoli di responsabilità. Nel 2026 aveva assunto anche la carica di amministratore delegato di illimity Bank, guidando il rilancio del business della società e il processo di integrazione nel Gruppo Ifis, oltre all’ingresso nel mercato private, con il brand Fürstenberg. Dal 2021 è stato, inoltre, Condirettore Generale e Chief Commercial Officer del Gruppo.

Ifis: via libera di Bankitalia alla fusione con illimity, Raffaele Zingone nuovo ceo
Logo di Banka Ifis (Imagoeconomica).

Incrocio diabolico, malasanità e malagiustizia

Di Antonio Manzo

Da dove cominciare il racconto di questa storia? Da un caso di malasanità oppure dalla malagiustizia? È davvero difficile scegliere da dove cominciare per raccontare la triste ma dignitosa storia di un ragazzo di 23 anni, Gianluca Farnetano, che vive dopo esser nato con una tetraparesi spastica e ora al centro di due diverse sentenze pronunciate nello stesso Palazzo di Giustizia di Salerno. La prima sentenza che conferma e condanna i medici per “imperizia, negligenza ed imprudenza “e poi, la seconda, nella quale i giudici della Corte di Appello i medici non danno per scontata la negligenza e l’imperizia dei medici ma sentenziano che al tempo del parto la valutazione era limitata. Racconta Carla Barletta, mamma di Gianluca: “Mio figlio, non è in grado di compiere nessun atto della vita, non gli è consentita la deambulazione, è affetto da ipovisione un handicap che lui ritiene il più invalidante e da epilessia, tutti esiti di un parto fatto in ritardo. L’ultima sentenza, quella dell’appello civile, afferma che sicuramente la sofferenza era iniziata prima della nascita, ma i sanitari potevano non accorgersene perché la congiuntivite purulenta è stata evidente solo ex-post, al momento della nascita e non erano sorti motivi che avrebbero dovuto indurre i sanitari ad agire con più tempestività”. Il legale cui Carla Barletta e il marito Paolo Farnetano si rivolsero anni fa, decise di intraprendere un’azione penale ed il giudice di primo grado, condannò i medici per imperizia, negligenza ed imprudenza individuando nel lasso di tempo trascorso, dieci giorni, per procedere ad un parto cesareo. “La causa di tutta quella sofferenza – racconta mamma Carla – era motivata dalla possibilità di far crescere il bambino, nato di appena 2 chili e 100. Fui ricoverata al settimo mese di gravidanza, con sacco amniotico rotto, specificando il tribunale di Salerno nella sua sentenza, che le ulteriori tre ore e mezza attese, in cui avevo allertato i medici per aver avuto perdite verdastre(ore10) ed il parto (ore 13,40), avevano aggravato una situazione già inevitabilmente compromessa”. Ma c’è il giudizio in Corte di Appello che va a riformare la sentenza, basandosi sulla perizia di due medici, “fatta di mille contraddizioni e argomentazioni così improbabili ed assurde da far accapponare la pelle –racconta mamma Carla- Ancora oggi, rileggendole, provo un senso di oppressione e smarrimento perché affermano di non poter stabilire quando sarebbe iniziata la sofferenza, alle 10 oppure un minuto prima oppure un minuto dopo senza considerare che i suoi periti non avevano proprio menzionato quell’ulteriore ritardo di tre ore e mezza”. E, allora il giudice sceglie una terza vita e afferma che ci siano negligenze, imperizie ,è cosa che questo giudice dà per scontato, ma oggi non possono essere oggetto di valutazione perché la valutazione è limitata. La Corte di Appello di Salerno studia il caso con un pool di giudici sul nesso Causale tra errore medico e danno. E prende, a supporto della presenza del nesso, proprio la sentenza “equilibrata” del primo grado. E così che dallo stesso palazzo di giustizia di Salerno vengono fuori due verità. Quella perizia e quella sentenza della Corte di Appello hanno condizionato tutti i giudizi successivi in ambito penale e civile. E siccome c’è un giudice a Bruxelles ma non a Salerno tra i due procedimenti, la famiglia si rivolge alla Cedui, cioè Corte di Giustizia Europea e nasce perfino la sentenza Barletta -Farnetano del 20/3/2020 archiviata con i cognomi dei genitori che condanna l’Italia ai sensi dell’art.8 del suo regolamento, e concedendo alla famiglia una somma per i danni morali. Ma non basta, la Cedu consentirà di poter tornare a Bruxelles alla fine del processo civile ancora in corso, assicurandomi un equo risarcimento ai sensi dell’art.41, qualora il giudizio espresso dalla corte di appello, non fosse stato già riformato dalla cassazione. Il diavolo fa anche le pentole ma confeziona anche i coperchi, perché non basta l’intreccio di un caso di malasanità e di malagiustizia, la famiglia si è imbattuta pure nell’imperizia e negligenza del legale che avrebbe dovuto procedere in cassazione e poi alla corte di Strasburgo. E lo stesso legale prospetta un enorme esborso di denaro cui saremmo incorsi, se avessimo ricorso in cassazione, garantendoci che comunque potevamo ritornare in Cedu,, avendo già percorso tutto il procedimento penale. I 60 giorni, utili per il ricorso in cassazione, sono trascorsi inesorabili, e quando ho avuto contezza dell’errore fatto, ho adito con altro legale la corte, che dopo pochi mesi ha rigettato quanto appellavamo, per mancato esaurimento delle vie di ricorso interne. Non resta la storia condita da ventitré anni di cause buttati alle ortiche. Ma la lotta non è finita. Perché Gianluca Farnetano si è laureato in giurisprudenza e ora nella vita sarà il testimonial più autorevole in Italia dell’incrocio tra malasanità e mala giustizia. Non resterò che credergli ad occhi chiusi e orecchie ben spalancate.

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La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

Dal campo largo al Prato largo: nel Partito democratico è la volta di ascoltare cosa succede nella città toscana. Nascerà lì un nuovo centro? Tutti a parlare dei problemi interni alla destra e alla sinistra, ma stavolta dalle parti di Elly Schlein la grana pare davvero grossa. In quel di Prato, nella Casa del Popolo, nella Toscana cara all’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, sabato 26 settembre va in scena un appuntamento imperdibile, intitolato “Cambiare!”, ossia l’assemblea nazionale dei Riformisti del Pd. E i nomi dei protagonisti sono interessanti: l’eurodeputato Giorgio Gori, il presidente del Copasir Lorenzo Guerini, il cattolicissimo Graziano Delrio, e poi Lia Quartapelle, Filippo Sensi, Sandra Zampa e Simona Malpezzi. Ad aprire l’evento il padrone di casa, cioè il sindaco di Prato, Matteo Biffoni.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
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La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

Gente che non vuole proprio sentire il nome di Giuseppe Conte, roba da far venire l’orticaria, in particolare quando il leader pentastellato veste i panni del filorusso, anzi filoputiniano. Che poi l’incontro “Cambiare!” è il passo successivo di “Crescere!”, appuntamento dell’anno scorso: questo serve a dare la linea in vista delle elezioni politiche del 2027, e senza farsi mettere i piedi in testa da Conte.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La linea è chiara, come si legge nel documento che accompagna il programma: «Abbiamo scelto Prato perché qui si vede meglio che altrove cosa significa per un territorio manifatturiero stare dentro la competizione globale: costi dell’energia, concorrenza internazionale, bisogno di innovazione e di lavoro qualificato. Il Paese è fermo e il governo non ha idee all’altezza che possano innescare un processo di rilancio. Noi vogliamo portare proposte serie, non slogan: su come far crescere le imprese, rafforzare l’Europa, rendere credibile la proposta di governo del centrosinistra e rimettere in moto un’Italia che da troppo tempo non cresce. Per questo abbiamo chiamato la giornata “Cambiare!”, un invito rivolto a tutti noi». Formalmente non si parla di Schlein, ma tutto il progetto è rivolto alla segretaria del Pd.

Bossi agli antipodi: Riccardo arrestato e Umberto celebrato

Strana la vita: Riccardo Bossi è stato arrestato nella giornata di giovedì, e le agenzie hanno lanciato la notizia poco più di un’ora prima della celebrazione in onore di Umberto Bossi alla Camera dei deputati. Già, perché nella sala della Regina, alle 17, il programma di Montecitorio ha previsto la presentazione del volume Umberto Bossi – Discorsi politici e parlamentari, con il saluto del presidente della Camera, Lorenzo Fontana: tutto in casa leghista. Ma si sa, l’imprevisto è sempre dietro l’angolo: che poi, voler ricordare un leader politico sanguigno come Bossi con un libro per molti è stata una forzatura…

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
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La singolare password di Landini

Incontro di Maurizio Landini con la stampa, nella sede nazionale della Cgil, a Roma, in corso d’Italia. Il segretario illustra le manifestazioni che si svolgeranno a Milano alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Teatro alla Scala, divertendosi anche per il francobollo che è stato dedicato all’evento, addirittura ringraziando per questo il ministero guidato da Adolfo Urso. Ma c’è una cosa che attira i giornalisti, oltre all’eloquio torrenziale di Landini, nella sala intitolata a Fernando Santi, dove appare anche un bel quadro di Carlo Levi dedicato allo storico sindacalista riformista: l’accesso a internet. Appena entrati nella sala, un cartello indica che c’è un nuovo wi-fi a disposizione, con una singolare password: –eccheneso-. Davvero particolare, come scelta. E nella serata di venerdì Landini a Roma, nella villa Lazzaroni, sarà presente alla festa del tesseramento della Cgil Roma e Lazio, ossia «l’attivo del sindacato regionale», come si dice ancora oggi usando il linguaggio di una volta.

La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole
La sfilata dei riformisti Pd a Prato, la strana password della Cgil e le altre pillole

Vito Caiafa, il coraggio di lottare

Improvvisa, tempestosa, apparentemente semplice, che si è trasformata subitaneamente in un percorso ostico, periglioso, senza soluzione di continuità. Fino a trascinarlo, dopo una normale operazione chirurgica – sul cui esito tragico la famiglia ha investito l’autorità giudiziaria – nell’universo imperscrutabile della morte. In una terra lontana ma con il calore degli affetti che meritava, Vito Caiafa, capofila di innumerevoli azioni di combattimento, conflitti veraci, vivide espressioni di dissenso a tutela degli indifesi e contro la tracotante sordità del potere degli impotenti, si è arreso dopo mesi di degenza su un letto d’ospedale a Udine, vinto nonostante la consueta tenacia che ne ha contraddistinto il cammino terreno. Comunista a denominazione d’origine controllata, era sempre vicino al popolo, quando le decisioni di una politica strabica e ottusa privilegiavano interessi di parte piuttosto che visioni di qualità e benessere al servizio della comunità. Ma la sua onestà intellettuale – ferma e risoluta – non gli impediva, pur con qualche umana sofferenza, di muovere critiche anche verso i compagni che sbagliavano. Nel 1979 è già in campo per l’apertura dell’ospedale di Sapri, accanto all’illuminato sacerdote Giovanni Iantorno, in sintonia con Geppino Furgione –ribattezzato da stampa e opinione pubblica dopo l’elezione alla massima carica cittadina sindaco del popolo e facitore del compromesso storico saprese Dc-Pci, divenuto laboratorio politico nazionale– altresì al fianco del filosofo della politica, Pinuccio Agostini, lungimirante primo cittadino che seppe gestire con lucida capacità amministrativa, profilo umano, sagacia e competenza, la drammatica pagina post terremoto. Il Comitato di lotta diventa il grimaldello per riparare un’ingiustizia perpetrata ai danni della popplazione del golfo di Policastro. Sanare una ferita che da 30 anni sanguinava per diàtribe politiche che avevano privato il popolo del golfo di Policastro nel Cilento lucano dell’assistenza ospedaliera, doveva rappresentare il primo, importante traguardo di giustizia sociale e libertà di cura. Una stagione esaltante con una squadra composita e coriacea, in cui Sapri e l’intero Golfo lanciarono un segnale a tutta l’Italia: il Sud non è sottomissione, ma è riscatto e autonomia dal giogo del padrone svergognato. Vito Caiafa incarnava con spirito e fertile intuito, l’autentico ribellismo democratico. Quel candido, trasparente e passionale tragitto quotidiano in cui le discriminazioni sociali, etniche, culturali, religiose, sessuali, devono essere inequivocabilmente perseguite, obliterate, inesorabilmente contrastate e abbattute. Da sindacalista prima e comunicatore sul campo successivamente, attraverso la seguitissima pagina facebook su cui primeggiava Sapri una baia da conoscere, è riuscito magistralmente a dare centralità all’essere umano, sfidando a viso aperto con la dignità degli uomini liberi i dispensatori di ricette decotte e i promotori di verità ammuffite. Le ultime battaglie in opposizione alle scellerate politiche della Regione Campania e del ministero della Salute –a trazione Fratelli d’Italia– contro il depauperamento dell’ospedale di Sapri, abbinate allo scarabocchio formale e sostanziale di Rete Ferroviaria Italiana con un progetto utopistico più che avveniristico, in cui era stato tra i primi attivisti a paventare inquinamento di falde acquifere e disastro ambientale, hanno registrato la parabola nobile della sua mission terrena. Se ne è andato nello stesso giorno in cui ci ha lasciati una grande Donna della Repubblica Italiana: Emma Bonino. Una coincidenza triste e dolorosa. Ma per Vito -e anche per Emma- un trapasso a braccetto nel mondo dei Giusti.

Pasquale Scaldaferri

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Trump concede all’Ucraina le licenze per la produzione di missili Patriot

«Dopo una serie di ripensamenti sulla questione», Donald Trump ha comunicato a Volodymyr Zelensky che – concedendo le relative licenze – permetterà all’Ucraina di produrre missili avanzati per la difesa aerea Patriot. Lo ha reso noto il capo della Bankova, reduce da un incontro col tycoon negli Stati Uniti, in un messaggio vocale inviato ai giornalisti. Zelensky ha inoltre ricordato che Kyiv ha avviato negoziati con l’azienda produttrice Raytheon, ricevendo da quest’ultima un segnale di disponibilità a tale cooperazione. Secondo il presidente ucraino, l’avvio della produzione dei sistemi Patriot potrebbe richiedere circa un anno e mezzo.

L’Ucraina ha bisogno di almeno 100 Patriot al mese

In una recente intervista a Deutsche Welle, Zelensky ha spiegato che, per resistere agli intensi raid russi attesi durante l’inverno, quando l’esercito di Mosca potrebbe decidere di accelerare la conquista di territori nel Donbass, l’Ucraina ha bisogno di almeno 100 Patriot al mese. A metà agosto era volato a Washington per chiedere a Trump, senza risultato, la possibilità di co-produrre i missili assieme a Lockheed Martin, facendo poi appello agli alleati europei: in quel caso era riuscito a strappare singoli impegni da parte di alcuni “Volenterosi”.

È morta Silvia D’Amico, produttrice di Rossellini e Magni

Addio a Silvia d’Amico, produttrice e sceneggiatrice morta all’età di 85 anni. Secondogenita di genitori illustri, la sceneggiatrice Suso Cecchi e il musicologo Fedele d’Amico, era nata a Roma il 2 dicembre 1940. Come produttrice ha seguito tutta la lavorazione de Il Messia (1975) di Roberto Rossellini, suo compagno dal 1974 al 1977, e con lui ha progettato un grande film sull’amicizia giovanile di Marx ed Engels, Lavorare per l’umanità, rimasto incompiuto per la morte del regista.

L’ultimo lavoro da produttrice nel 2021

Con le società Excelsior, D’Amico produsse alcuni titoli significativi del cinema italiano e internazionale tra cui State buoni se potete di Luigi Magni (1983), dedicato alla figura del prete fiorentino Don Filippo Neri interpretato da Johnny Dorelli, e Oci ciornie di Nikita Michalkov (1987), film per il quale Marcello Mastroianni ottenne il premio per l’interpretazione a Cannes. Il suo lavoro seguiva ogni fase della realizzazione, dall’ideazione all’edizione, con una presenza costante sul set. Alla sua filmografia appartengono anche numerosi documentari biografici dedicati a protagonisti del cinema, tra cui Suso. La signora del cinema italiano di Luca Zingaretti (2007), dedicato alla madre, e Ritratto di sconosciuto – Marcellus Dominicus Vincentius di Roberto Meddi e Gioia Magrini (2006), dedicato a Marcello Mastroianni. Il suo ultimo lavoro da produttrice è stato Gli anni belli di Lorenzo d’Amico de Carvalho (2021), coproduzione tra Italia, Portogallo e Serbia ambientato negli Anni 90 con protagonista Ninni Bruschetta.

L’ex presidente di Fideuram truffato con WhatsApp e l’IA: spariti 36 milioni

A febbraio Paolo Molesini, ex presidente di Fideuram, è stato vittima di una truffa multimilionaria, innescata da un finto messaggio WhatsApp ricevuto in apparenza da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo (controllante dell’istituti torinese). Lo riporta il Corriere della Sera, spiegando che dalle casse di Fideuram sono usciti 95 milioni di euro: buona parte è stata recuperata, ma all’appello manca più di un terzo della somma.

Come è stato ingannato l’ex presidente di Fideuram

Il finto Messina ha indicato a Molesini, tramite WhatsApp, l’urgenza di operare attraverso la tesoreria di Fideuram (a causa di alcune ragioni pratiche) una serie di bonifici per non perdere l’occasione di una proficua operazione finanziaria all’estero. A seguire c’è stata una telefonata da un finto Paolo Nastasi, managing partner di A&O Shearman Italia, avvocato d’affari che Moresini conosce (del tutto estraneo alla truffa) la cui voce è stata replicata ad arte con strumenti di IA.

L’ex presidente di Fideuram truffato con WhatsApp e l’IA: spariti 36 milioni
Logo di Fideuram (Imagoeconomica).

L’alert e il recupero del bottino: mancano però 36 milioni

Convinto dalle conversazioni avute con i presunti Messina e Nastasi, Molesini a quel punto ha dato semaforo verde ai bonifici, per complessivi 95 milioni, soprattutto verso Cina e Hong Kong. I sistemi di controllo dell’istituto hanno fanno partire subito un alert: i sistemi di collaborazione interbancaria internazionale hanno permesso il recupero di buona parte del bottino: all’appello mancano però almeno 36 milioni, volatilizzati nella conversione in criptovalute. Gli inquirenti sono al lavoro per rintracciarli prima della monetizzazione.

Molesini si è dimesso a marzo «per ragioni personali»

Il 69enne Molesini, che dal 2015 al 2020 è stato ceo e direttore generale di Fideuram – Intesa Sanpaolo Private Banking, divenendone presidente nel febbraio 2020, ha lasciato l’istituto a marzo, dunque appena dopo la truffa, «per ragioni personali».

Incendio in un palazzo a Lucca, due morti e 13 feriti

Un uomo di 65 anni e una donna di 73 sono morti a Lucca a causa di un incendio. Il rogo si è sprigionato in un palazzo di tre piani in via Bertini, nel quartiere di San Vito, per cause ancora da accertare. Ci sono stati 13 feriti, con varie gravità, fra cui dei bambini. Le famiglie erano fuggite sui balconi in attesa dei soccorsi. Le due vittime abitavano nello stesso appartamento da cui sono partite le fiamme e sono state trovate al termine delle operazioni di spegnimento. Secondo le prime valutazioni di pompieri e polizia di Stato, potrebbero esserci state cause accidentali nell’innesco del fuoco, ma gli accertamenti sono solo all’inizio e i vigili del fuoco redigeranno una relazione tecnica coi tempi dovuti. Intanto il Comune si è attivato per dare una sistemazione provvisoria agli inquilini evacuati, dato che l’edificio è inagibile. Tra i feriti, una donna è stata portata in codice rosso al Centro Grandi Ustioni di Pisa. Nove sono stati ricoverati in codice giallo negli ospedali di Lucca, Versilia e Pisa, mentre tre erano in codice verde.

Morta Elena Pero, voce del tennis di Sky Sport

Lutto nel mondo della televisione e del giornalismo sportivo. È morta Elena Pero, storica voce del tennis di Sky Sport. Aveva 60 anni: a dare la notizia è stata la stessa emittente televisiva, che ha voluto ricordarla con un commosso messaggio della redazione letto in diretta dal direttore Federico Ferri.

Lavorava a Sky Sport dal 1991, quando si chiamava ancora Tele+: fu portata da Rino Tommasi

«La sua voce, la voce del tennis, rimarrà per sempre. Non ha saltato una telecronaca, neppure durante la malattia. L’ultima volta che l’abbiamo ascoltata, noi come voi da casa, è stata a Wimbledon, dove ha celebrato la seconda vittoria consecutiva di Jannik Sinner, come aveva fatto per la storica prima volta – il 13 luglio 2025 – in coppia con Paolo Bertolucci, che ha composto con lei, in oltre 20 anni di telecronache assieme, il secondo formidabile doppio della sua carriera», si legge nel messaggio poi pubblicato sui social da Sky Sport. Pero ha lavorato per l’emittente fin dal 1991, quando quando si chiamava Tele+, dove era entrata fin dalla sua fondazione: era stata assunta da Rino Tommasi, «il suo grande maestro, del quale ha raccolto – unica a poterlo fare – l’eredità più pesante». Nel 1989 Tommasi, attraverso le pagine della rivista MatchBall, aveva indetto una selezione per trovare dei giovani collaboratori, a cui affidare il lavoro di raccolta dati per le sue statistiche: dei 30 prescelti ne portò due – fra cui Pero – nella redazione sportiva di Fininvest (quando non si chiamava ancora Mediaset). E quando due anni dopo diventò primo direttore dei servizi sportivi di Tele+, lo seguì. 

Continua poi il direttore Ferri: «La sua voce è, e sempre sarà, un codice di pura bellezza. Come il suono della palla colpita da Roger Federer, come una volée di Martina Navratilova. Sarebbe necessaria l’essenzialità del suo racconto – così ricco, preciso, caldo e intenso, ma senza concedere nulla alla retorica, all’eccesso, e senza sprecare un aggettivo – per elencare tutti i successi, tutte le qualità di questa straordinaria professionista. Di questa donna giornalista, così lontana dal modello svenduto oggi soprattutto sui social, e per questo così attuale e così esemplare, ci auguriamo, per le prossime generazioni di ragazzi e soprattutto di ragazze». E poi: «Appartiene al pantheon dove stanno, ne citiamo alcuni, Nicolò Carosio, Nando Martellini, Paolo Rosi, Alfredo Pigna, Adriano De Zan, coloro che hanno raccontato a milioni di italiani le imprese leggendarie del nostro sport, come quelle di Sinner e di quest’epoca d’oro del tennis italiano. Se n’è andata, come Rino Tommasi e Gianni Clerici. Non smetteremo di ascoltarti. E non smetteremo di ricordarti».

L’Iran ha proposto agli Usa un piano da sette giorni per la tregua

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che Teheran ha proposto a Washington, tramite intermediari, un piano di sette giorni per cessare le ostilità, riaprire lo Stretto di Hormuz e avviare successivamente colloqui approfonditi sul programma nucleare del Paese. Durante un briefing a margine dell’Assemblea Onu, ha affermato che l’Iran è pronto ad attuare il piano non appena gli Stati Uniti darannoil proprio assenso, aggiungendo che «sarebbe preferibile» raggiungere un accordo prima delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti. La proposta, ha evidenziato Araghchi, ricalca fedelmente gli impegni contenuti nel cosiddetto memorandum d’intesa raggiunto tra i due Paesi a giugno, poi rapidamente naufragato. Le condizioni poste dall’Iran per l’intesa prevedono che, nell’arco dei sette giorni, cessino tutte le ostilità, incluse quelle in Libano, che gli Stati Uniti sblocchino i beni iraniani congelati — stimati in almeno 12 miliardi di dollari —, revochino le sanzioni sul petrolio iraniano e tolgano il blocco navale imposto all’Iran. Infine, l’ultimo giorno, verrebbe aperto lo Stretto di Hormuz. Trascorsi i sette giorni, inizierebbero negoziati globali sul programma nucleare iraniano.

Operaio morto al Colosseo, sette indagati per omicidio colposo

Ci sono i primi indagati nell’inchiesta per la morte di Andrea Moretti, l’operaio di 22 anni che ha perso la vita dopo una caduta da un’altezza di 10 metri all’interno del Colosseo: iscritte nel registro sette persone, con l’accusa di omicidio colposo in violazione della normativa sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Si tratta di una sorta di atto dovuto in vista dell’esame autoptico il cui incarico per lo svolgimento sarà affidato lunedì.

Da ricostruire la dinamica dell’incidente

Moretti, rocciatore esperto, è stato ritrovato con l’imbragatura e il caschetto di sicurezza, ma la fune era integra e l’occhiello che funge da passante libero. Dalle immagini di videosorveglianza non è stato possibile ricostruire la dinamica, e dunque, capire se ci siano state falle nella sicurezza o se si sia trattato di un errore umano: saranno indispensabili l’autopsia, appunto, e la perizia disposta sull’attrezzatura. Sotto la lente della procura anche la ditta Moretti Quintilio Srl, impresa del Teramano specializzata nella messa in sicurezza in caso di rischio sismico e nella manutenzione di beni culturali. I lavori nel Colosseo erano in subappalto: a inizio ottobre sarebbe stato inaugurato il nuovo impianto d’illuminazione dell’Anfiteatro Flavio. Al momento della tragedia, avvenuta attorno alla mezzanotte, nel cantiere erano presenti altri operai, tra cui il cognato di Moretti.

Il Parco del Colosseo riapre solo domani

Il Parco del Colosseo resterà chiuso fino a sabato 26 settembre. Prima di disporre la riapertura al pubblico, il ministro della Cultura Alessandro Giuli si riserva di verificare l’indirizzo delle indagini in corso e di incontrare, assieme ai dirigenti del MiC e al direttore Simone Quilici, i lavoratori del parco per verificare se le loro condizioni psicologiche siano confacenti alla ripresa delle visite. È quanto si apprende da fonti del Collegio Romano.

Riforma della Rai, l’accelerata del governo per blindare una tivù pubblica di destra

Accelerazione improvvisa sulla riforma della Rai. Dopo mesi di melina e rallentamenti – dovuti anche alle frenate del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti – ora la maggioranza ha deciso di andare spedita con l’obiettivo di approvare la riforma della tivù pubblica entro Natale. L’intento è evidente: appena sarà approvata ufficialmente, l’attuale governance Rai automaticamente decadrà, così si dovrà procedere alla nomina di un vertice dell’azienda con le nuove norme, che durerà quattro anni.

Riforma della Rai, l’accelerata del governo per blindare una tivù pubblica di destra
Giancarlo Giorgetti (foto Imagoeconomica).

Elezioni politiche e capo dello Stato: prendersi tutto

Insomma, il centrodestra intende blindare il suo dominio con una nuova governance che rispecchia l’attuale maggioranza di governo e che resterà in carica fino al 2031. L’idea è quella di confermare come capo azienda Giampaolo Rossi, ma come piano B c’è sempre Gian Marco Chiocci, se Giorgia Meloni riuscirà a convincerlo a prendere il timone della tivù. Sarà, quindi, questa nuova Rai a dirigere il traffico televisivo delle prossime elezioni politiche e anche quando ci sarà da eleggere il nuovo capo dello Stato. La strategia è prendersi tutto prima del voto e, se poi dovesse essere il campo largo a vincere le elezioni, amen: Elly Schlein e Giuseppe Conte si ritroveranno una Rai di destra.

Riforma della Rai, l’accelerata del governo per blindare una tivù pubblica di destra
Giampaolo Rossi (foto Imagoeconomica).

Mercoledì 23 settembre in VIII commissione al Senato si è andati spediti: si sono votati tutti gli emendamenti della maggioranza, mentre l’opposizione non è riuscita a toccare palla. Di questo passo la riforma sarà licenziata dalla commissione mercoledì 30 e quello successivo, il 7 ottobre, potrebbe arrivare in Aula. Poi toccherà alla Camera, ma i tempi per approvare tutto entro Natale ci sono.

Un “vaffa” all’European Media Freedom Act

Non è solo una questione di velocità, perché poi ci sono i contenuti. Tra gli emendamenti votati mercoledì spunta anche un bel “vaffa” all’European Media Freedom Act (Emfa). La riforma, infatti, si fa perché ce lo chiede l’Europa e il primo paletto messo da Bruxelles è che le governance delle televisioni pubbliche europee siano indipendenti dai governi. Giorgetti, dicevamo, ha contestato il principio osservando che il Mef si fa carico della maggior parte degli introiti economici della Rai, quindi «se siamo noi a metterci i soldi non è possibile che poi non contiamo nulla in sede di governance», aveva spiegato il ministro durante un’audizione ad hoc in parlamento.

La retromarcia sui due consiglieri indicati dal Mef

Allo stato attuale, infatti, al Tesoro spetta il compito di indicare due consiglieri che poi diventano amministratore delegato e presidente. In un primo momento la riforma pensata dalla maggioranza eliminava questa possibilità, conferendo tutto il potere di nomina del consiglio di amministrazione al parlamento. Mercoledì, però, c’è stata una retromarcia: dei sette membri del cda, uno è votato dai dipendenti Rai, due sono eletti dalla Camera, due dal Senato e due saranno indicati proprio dal ministero dell’Economia. Saranno poi i consiglieri, al loro interno, a eleggere ad e presidente, che non per forza saranno quelli indicati dal Mef, ma comunque non si esclude che lo siano.

L’Italia rischierà lo stesso una procedura d’infrazione?

Insomma, l’attuale legge Renzi del 2015, che l’Ue ci ha chiesto di abrogare, esce dalla porta e rientra dalla finestra. Gli esponenti dell’opposizione in VIII commissione sostengono che «in questo modo la nuova normativa non ottempera alla principale richiesta di Bruxelles, quindi agli occhi dell’Ue non servirà a niente e l’Italia rischierà lo stesso una procedura d’infrazione».

Tensioni sulla volontà leghista di ridurre il canone

A suscitare le proteste all’interno dell’azienda è invece l’emendamento che prevede la possibilità di ridurre progressivamente il canone Rai, fortemente voluto dalla Lega. Anche se poi, a fronte della riduzione, il governo dovrà coprire in qualche modo i denari persi. E l’Emfa, tra i suoi principi, prevede che le televisioni pubbliche possano contare su risorse stabili e certe, anche per poter programmare strategie aziendali di lungo periodo. A questo risponde anche il prolungamento della vita del consiglio di amministrazione da tre a quattro anni.

Come finirà la partita della nuova commissione di Vigilanza?

Mercoledì 30 settembre è prevista una nuova seduta, con le opposizioni che promettono battaglia, anche perché nel frattempo bisognerà vedere come finirà la partita della nuova commissione di Vigilanza. Mercoledì Ignazio La Russa non ha proceduto a nominare d’ufficio i rappresentanti delle opposizioni poiché «c’è un’interlocuzione in corso con i capigruppo di tutti i partiti per tentare di arrivare a una mediazione, quindi è giusto prendersi qualche giorno in più».

Riforma della Rai, l’accelerata del governo per blindare una tivù pubblica di destra
Ignazio La Russa (foto Imagoeconomica).

Il presidente del Senato, dunque, ha preferito non forzare la mano. E la minoranza si era pure detta disponibile al dialogo, a patto di venir coinvolta nella riforma Rai. Il centrodestra invece è andato dritto come un treno e questo potrebbe tornare a irrigidire le posizioni sulla Vigilanza. Insomma, siamo di fronte a un’intricata partita a scacchi di cui ancora non si conosce il finale.