Schianto in moto a Positano: perde la vita un centauro 49enne

Ennesima tragedia sulle strade della provincia di Salerno. A poche ore di distanza dall’incidente che è costato la vita ad un 16enne, la scorsa notte a Positano ha perso la vita un centauro di 49 anni, originario di San Giuseppe Vesuviano.

L’uomo, stava percorrendo in moto la strada statale 163 Amalfitana quando, per cause ancora sconosciute, ha perso il controllo del mezzo e si è schiantato contro un altro veicolo che era parcheggiato. Si sarebbe, quindi, trattato di un incidente autonomo.

L’impatto non ha lasciato scampo al centauro, morto sul colpo a causa delle gravi ferite riportate. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Amalfi che hanno effettuato tutti i rilievi necessari a ricostruire la dinamica di quanto accaduto. Dolore nella città della Costiera Amalfitana per l’ennesima vita spezzata sul ciglio della strada.

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L’ultimo viaggio di Francesca, da Caserta ai Caraibi per passione

I viaggi sono sempre stati la sua passione. Era nata a Caserta, aveva studiato lì. Ma poi Francesca Valentino aveva iniziato ad attraversare il mondo. Prima Roma, dove aveva insegnato danza e poi la Repubblica Dominicana dove aveva vissuto, dove si era innamorata, dove aveva deciso di cambiare vita. Una terra che l’ha vista anche morire. Era tornata a vivere a Caserta, Francesca, per stare accanto alla sua famiglia. A Bayahibe, questa volta, era ritornata da turista. Un incendio scoppiato nel resort dove soggiornava ha distrutto tutto. E’ morta sulla spiaggia mentre scappava, forse inalando monossido di carbonio. E così i suoi viaggi sono finiti, per sempre. Tra pochi giorni avrebbe compiuto 46 anni. Era sposata con un dominicano e insieme avevano avuto due bimbe di 4 e 10 anni. Chi l’ha conosciuta la definisce solare, il perno della sua famiglia. Francesca era cresciuta a Caserta, dove aveva frequentato le medie alla Scuola Giannone. Si era poi trasferita a Roma dove aveva lavorato come insegnante di danza, ma poi aveva deciso di spostare ancora più in là il suo orizzonte, trasferendosi a Bayahibe. La sua decisione di cambiare vita l’aveva spiegata anche nella trasmissione su Sky, “Mollo tutto e cambio vita”, a cui aveva partecipato. A Bayahibe Francesca aveva trovato l’amore, aveva costruito la sua famiglia. Negli ultimi anni, però, aveva deciso di rientrare in Campania, tornando a vivere a Caserta. Viveva in corso Giannone, nel pieno centro della città. Il marito lavorava come guardia giurata, le bimbe frequentavano una scuola a poca distanza da casa. Per qualche anno aveva aperto con il fratello un bed &breakfast ma poi aveva deciso di chiuderlo per dedicarsi alla sua famiglia. “Si prendeva cura di tutti i familiari, ed era sempre solare” ricorda un commerciante. Nei caraibi era tornata per una vacanza, il suo ultimo viaggio. Quando è scoppiato l’incendio, Francesca insieme agli altri è scappata sulla spiaggia ed lì che sarebbe stata colta da una crisi respiratoria Ha perso conoscenza inalando monossido di carbonio quando un’ondata di fumo proveniente dal sito incendiato l’ha investita in pieno. Ora il dolore è tanto a Caserta. E in tanti aspettano il ritorno dal suo ultimo viaggio.

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Polizia Municipale Salerno: CSA stigmatizza gogna mediatica

La Segreteria Provinciale del CSA di Salerno interviene con fermezza a tutela degli operatori della Polizia Municipale, finiti ingiustamente al centro di violenti attacchi social e speculazioni mediatiche a seguito della diffusione di un frammento video riguardante l’intervento nei confronti di un cittadino in forte stato di alterazione.

 

Il sindacato esprime totale solidarietà e pieno sostegno agli agenti coinvolti, respingendo con decisione i tentativi di strumentalizzazione politica e la narrazione parziale che dipinge il Corpo come autore di presunti soprusi. L’intervento in oggetto, lungi dall’essere un atto gratuito di forza, si è reso necessario a fronte di una situazione di palese e prolungato pericolo per l’ordine pubblico. Il soggetto coinvolto, infatti, risulta essere una figura già ben nota alle forze dell’ordine, già più volte denunciato in passato per episodi di ubriachezza molesta.

Nel caso di specie, l’uomo stava attivamente infastidendo i cittadini e i passanti presenti. Una volta intercettato dalla pattuglia e invitato formalmente a tranquillizzarsi e a cessare la propria condotta disturbante, il soggetto ha reagito con estrema ostilità, iniziando a proferire parole gravemente ingiuriose ed epiteti offensivi nei confronti degli agenti. Nonostante i ripetuti tentativi di mediazione verbale messi in atto dagli operatori, l’uomo ha manifestato la ferma intenzione di non voler interrompere la propria azione molesta, rendendo inevitabile e legittimo l’intervento di contenimento volto a ripristinare la sicurezza dell’area e a tutelare l’incolumità pubblica.

Operare nel contesto della sicurezza urbana moderna espone quotidianamente le donne e gli uomini della Polizia Municipale a scenari fortemente imprevedibili. Liquidare la professionalità e il sangue freddo degli agenti attraverso un video decontestualizzato e tagliato ad arte, dato in pasto alla gogna mediatica della rete, costituisce un atto irresponsabile che ignora deliberatamente l’escalation che ha preceduto il fermo e la tutela stessa della cittadinanza che aveva richiesto l’intervento.

A tal proposito, Davide Sapere della Segreteria Provinciale CSA Salerno, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

“Siamo stanchi di assistere al sistematico processo mediatico a cui vengono sottoposti i lavoratori della Polizia Municipale ogni qualvolta si trovino a gestire situazioni di grave marginalità e disagio sociale sfociate in aperta aggressività. Gli agenti intervenuti a Salerno hanno agito nell’esclusivo adempimento del proprio dovere, di fronte a un soggetto già noto per ubriachezza molesta che si rifiutava categoricamente di desistere dal suo comportamento molesto verso i passanti, rispondendo all’invito alla calma con insulti e ingiurie gravi verso i pubblici ufficiali.

Chi indossa questa divisa compie un mandato di garanzia e sicurezza pubblica a tutela di tutti. Chiediamo rispetto per il lavoro del Corpo e l’immediata cessazione di una campagna di denigrazione che calpesta la realtà dei fatti e la dignità professionale dei nostri colleghi.”

Il CSA Salerno ribadisce che la tutela dei cittadini e la sicurezza del territorio passano inevitabilmente attraverso il riconoscimento del lavoro svolto dalla Polizia Municipale. Il sindacato annuncia sin d’ora che attiverà ogni tutela legale necessaria per proteggere l’onorabilità dei lavoratori coinvolti e del Corpo intero, diffidando chiunque dal proseguire nella diffusione di accuse diffamatorie prive di riscontri oggettivi, e sollecitando l’Amministrazione Comunale a prendere una posizione chiara e netta a difesa dei propri dipendenti.

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Cosmi sui social: “Uno dei giorni più belli della mia vita”

Una giornata all’insegna dell’entusiasmo, della passione e del forte legame con la città. All’indomani della conferma ufficiale sulla panchina della Salernitana anche per la prossima stagione, Serse Cosmi ha voluto condividere con i tifosi granata un messaggio dal forte valore simbolico, pubblicato sui propri canali social.

“È arrivato il momento di restituire tutti i vostri grazie. Oggi è uno dei giorni più belli della mia vita. Avanti Salerno”, ha scritto il tecnico umbro accompagnando le parole con una fotografia scattata nel cuore del centro storico cittadino, davanti alla targa commemorativa collocata al civico 67 di via Mercanti, luogo che custodisce una pagina fondamentale della storia del club.

Per Cosmi è stata una giornata vissuta intensamente accanto alla tifoseria. Nel pomeriggio era arrivata la comunicazione ufficiale della società sulla prosecuzione del rapporto con l’allenatore, una scelta accolta con entusiasmo dall’ambiente granata. Successivamente il tecnico ha raggiunto la spiaggia di Santa Teresa, dove era in corso una manifestazione celebrativa con un torneo sulla sabbia che ha visto protagonisti ex calciatori e vecchie glorie che negli anni hanno indossato la maglia della Salernitana.

L’accoglienza riservata al mister è stata calorosa, con applausi, cori e attestati di stima da parte dei numerosi sostenitori presenti. Un affetto che si è poi trasferito in Piazza Casalbore, davanti allo storico stadio Vestuti, teatro dei festeggiamenti ufficiali organizzati per celebrare il 107° anniversario della società.

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Ristorazione abusiva mascherata, Fenailp Turismo denuncia

Serve una distinzione chiara tra ospitalità domestica occasionale e attività di ristorazione professionale. È questa la posizione di FeNAILP Turismo, che esprime forte preoccupazione per la crescente diffusione di forme di ristorazione sommersa che, sempre più frequentemente, operano sotto l’etichetta degli home restaurant senza rispettare gli obblighi previsti per le imprese del settore.

 

Secondo la Federazione, il fenomeno sta assumendo dimensioni tali da generare evidenti squilibri concorrenziali e da sollevare interrogativi che vanno ben oltre l’aspetto economico, coinvolgendo temi centrali come la sicurezza alimentare, la tutela dei consumatori, il rispetto delle norme fiscali e la salvaguardia dell’occupazione regolare.

«Non siamo contrari alle autentiche esperienze di ospitalità familiare che possono contribuire ad arricchire l’offerta turistica dei territori, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli borghi. Riteniamo però necessario distinguere con chiarezza queste iniziative da quelle attività che operano stabilmente sul mercato, promuovono eventi attraverso social network e piattaforme digitali, accolgono regolarmente decine di clienti e generano reddito senza essere soggette agli stessi obblighi previsti per le imprese della ristorazione», dichiara Marco Sansiviero, Presidente Nazionale FeNAILP Turismo.

Le aziende del comparto sostengono quotidianamente costi e adempimenti significativi per garantire elevati standard di qualità, sicurezza e professionalità. Autorizzazioni amministrative, procedure HACCP, controlli sanitari, formazione del personale, coperture assicurative, norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, obblighi fiscali e contributivi rappresentano requisiti essenziali per poter operare sul mercato.

«Non è accettabile che chi svolge sostanzialmente la stessa attività possa sottrarsi alle medesime regole. Il principio deve essere semplice: a parità di attività devono corrispondere pari obblighi, pari responsabilità e pari condizioni di concorrenza».

Alla luce delle numerose segnalazioni raccolte dagli operatori associati presenti sull’intero territorio nazionale, FeNAILP Turismo chiede un rafforzamento delle attività di controllo da parte degli organi competenti, affinché vengano accertate tutte quelle situazioni che presentano caratteristiche riconducibili a una vera e propria attività imprenditoriale.

La Federazione invita pertanto Guardia di Finanza, NAS e Aziende Sanitarie Locali a intensificare le verifiche sulle attività promosse attraverso piattaforme online, sistemi di prenotazione digitale e canali social, accertando il rispetto della normativa fiscale, sanitaria, amministrativa e di sicurezza.

«La nostra richiesta non è rivolta contro chi organizza occasionalmente una cena nella propria abitazione o valorizza il territorio attraverso genuine esperienze di ospitalità locale. Chiediamo però che venga contrastata ogni forma di ristorazione sommersa che, approfittando dell’assenza di una disciplina chiara, altera le condizioni del mercato e penalizza migliaia di imprese che ogni giorno investono, assumono personale e operano nel pieno rispetto delle regole», aggiunge Sansiviero.

FeNAILP Turismo evidenzia inoltre come il fenomeno presenti analogie con quanto già avvenuto negli anni passati nel settore degli affitti brevi turistici. In assenza di un quadro normativo definito, attività nate come forme occasionali di integrazione del reddito hanno progressivamente assunto dimensioni imprenditoriali, producendo effetti significativi sugli equilibri del mercato.

Per evitare che uno scenario analogo si sviluppi anche nel comparto della ristorazione, la Federazione ha avviato un percorso finalizzato alla predisposizione di una proposta di legge nazionale da sottoporre all’attenzione del Parlamento. L’obiettivo è definire in maniera chiara e inequivocabile il confine tra ospitalità domestica occasionale e attività di ristorazione professionale, introducendo criteri oggettivi quali limiti di fatturato, numero massimo di eventi annuali, numero di coperti consentiti e obblighi minimi in materia fiscale, sanitaria e assicurativa.

«Il nostro obiettivo non è ostacolare l’innovazione né frenare le nuove forme di turismo esperienziale. Al contrario, vogliamo favorire uno sviluppo equilibrato del settore fondato su legalità, trasparenza e parità di condizioni. Chi svolge un’attività economica deve poter competere sul mercato rispettando le stesse regole degli altri. È una questione di correttezza verso le imprese, di tutela per i consumatori e di rispetto per chi crea lavoro, investimenti e valore nei territori», conclude Sansiviero.

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Intelligenza artificiale, l’hype serve a poco se manca la fiducia

Cosa hanno in comune un piccolo brand di snack, due team di avvocati americani e 150 matematici provenienti da tutto il mondo? Ho chiesto ad alcune intelligenze artificiali di risolvere l’indovinello. Secondo Gemini il mondo dei giochi logici e della didattica. Perplexity mi ha chiesto più contesto per poter dare una risposta. Mentre ChatGPT mi ha detto che la risposta più probabile è che siano tutti finiti dentro contenuti generati dall’IA. Quando ho chiesto come facesse a inferirlo, ha replicato che si trattava della risposta più plausibile rispetto ai testi cui la macchina ha avuto accesso in fase di addestramento. In parole semplici: «Produco la risposta che suona giusta, non necessariamente quella verificata.» Ed è qui che casca l’asino, questo è in effetti il problema. Perché se c’è una cosa che unisce un piccolo brand di snack, un team di avvocati americani e 150 matematici provenienti da tutto il mondo è proprio il fatto che tutti hanno avuto un problema di fiducia nell’intelligenza artificiale.

Intelligenza artificiale, l’hype serve a poco se manca la fiducia
Un tribunale statunitense (Ansa).

Il processo annullato negli Usa perché gli avvocati avevano fatto ricerche con l’IA

Nell’ambito di un recente processo negli Stati Uniti, un giudice distrettuale del Mississippi ha scoperto che gli avvocati di entrambe le parti in causa avevano condotto le proprie ricerche usando l’intelligenza artificiale. Nessuno aveva controllato cosa ci fosse scritto, finché non sono state presentate le rispettive memorie e l’ha fatto qualcun altro per loro. Risultato? Imbarazzo, scuse alla corte, multe, processo annullato e il divieto di comparire nel tribunale distrettuale per due anni per alcuni di loro. Niente male.

Lo spot del brand di snack, “bocciato” dalla fanbase

Il brand degli snack citato all’inizio di questo articolo si chiama Chookie. È americano e ultimamente aveva fatto un uso massiccio dell’IA per le proprie pubblicità, fino a toccare con mano il malcontento della fanbase e correre ai ripari girando uno spot i cui protagonisti sarebbero poi diventati un aereo di cartone e dei pupazzi animati. «È costato lo stesso in termini di tempo e soldi», ha tagliato corto uno dei suoi manager, ma alla fine la risposta è stata nettamente più positiva rispetto agli spot girati con l’IA. Motivo? Le pubblicità costruite con l’intelligenza artificiale suonavano artefatte, piene di errori e poco oneste.

Intelligenza artificiale, l’hype serve a poco se manca la fiducia
App di intelligenza artificiale su uno smartphone (Ansa).

I matematici: «Non cedete alle sirene dell’intelligenza artificiale»

Dal canto loro, 150 matematici provenienti da tutto il mondo e firmatari della Dichiarazione di Leiden su IA e Matematica avevano avvisato di fare attenzione e di non cedere alle sirene dell’IA. Nel loro caso ovviamente il riferimento è alla capacità dell’intelligenza artificiale di risolvere problemi complessi. Ma poco cambia. Leslie Ann Goldberg, firmataria e responsabile del dipartimento di informatica all’Università di Oxford, ha infatti spiegato che «le tecniche automatizzate attuali possono produrre argomentazioni plausibili ma inaffidabili, o addirittura errate, che sono difficili da distinguere da dimostrazioni matematiche corrette». Insomma, l’intelligenza artificiale potrebbe produrre soluzioni convincenti, che in realtà non resistono a un esame approfondito.

Manca un vero dibattito su come l’IA dovrebbe essere governata

Questi tre diversi casi ci raccontano qualcosa di preciso. Ovvero che al momento in giro c’è mancanza di lucidità. E questo stato delle cose fa gioco a quei pochi che lucidi lo sono per davvero, vale a dire quelli che la nuova tecnologia la spingono a prescindere e meglio se tutto resta così com’è, senza regole. A denunciarlo sul New York Times è stato John O’Farrell, uno degli ex soci di A16Z, fondo d’investimento della Silicon Valley e tra i principali protagonisti di questa corsa tecnologica. Che ha scritto: «Alcuni dei protagonisti più potenti dell’IA – guidati da alcuni miei amici e ex partner, con grande tristezza – hanno raccolto centinaia di milioni di dollari per evitare un dibattito più serio e significativo su come l’IA dovrebbe essere governata». Concludendo poi: «Credo che sia un enorme errore».

Al momento l’intelligenza artificiale resta un’enorme scommessa narrativa

Viviamo in una grande allucinazione, noi e l’IA. Siamo in hype, in quel punto esatto in cui la narrazione precede ciò che realmente è, e cioè che la macchina funziona meno di quello che ci vogliono far credere. Al momento, infatti, l’IA resta un’enorme scommessa narrativa la cui promessa è l’eliminazione della mediazione umana e quindi della fatica. Tradotto: velocità senza errore, conoscenza senza studio, creatività senza conoscenza, decisioni senza conflitto, assenza di responsabilità. Insomma, scorciatoie per il paradiso. O se preferite come in Pinocchio il Gatto e la Volpe e il Campo dei Miracoli. Basta fidarsi. Solo che la fiducia segue percorsi diversi, si costruisce nel tempo e dall’errore e con regole precise, tipo la trasparenza radicale. Forse è meglio stare in campana. Qualcuno, in un modo o nell’altro, ha cominciato a capirlo.

Vincenzo Costanzo: “oltre” Cavaradossi

Successo personale per il tenore napoletano al Regio di Torino che non si pone limiti nella regia ultra fisica di Stefano Poda. Ultima recita di Tosca questa sera alle ore 20, quindi Il 23 riceverà il premio “Giuseppe Lugo” a Custoza, a seguire il debutto in Turandot al Summer Theatre di Varna

 

Di Olga Chieffi 

Estate bollente per il tenore napoletano Vincenzo Costanzo, il quale ancora un volta ha raccolto l’ovazione del pubblico, per la sua  inconfondibile interpretazione del Cavalier Mario Cavaradossi sul palcoscenico del teatro Regio di Torino, sold out per tutte le recite. Colpo d’occhio non certo d’abitudine e scontato al principio di un rovente giugno, pur se il titolo è Tosca di Giacomo Puccini, opera diretta registicamente da Stefano Poda, con orchestra e cori affidati alla bacchetta di Andrea Battistoni. Regia di difficile interpretazione sia da parte del pubblico che degli artisti, giocata sul passaggio tra la fine del Settecento e l’avvento del Romanticismo, del secolo della rivoluzione e della libertà. Il codice Poda è facilmente svelato, a cominciare dai guanti rossi che ricoprono le mani lorde di sangue di Scarpia e i suoi sgherri, la polizia papalina. L’omaggio a Roma viene esclusivamente dagli ologrammi su marmo Portoro, che impreziosisce le basiliche romane, con le venature ad evocare quasi una tela di ragno, man mano che il barone ne stringe il cerchio, rappresentanti le sculture dal gruppo del Lacoonte all’Apollo e Dafne del Bernini, unitamente ai simboli della città eterna di cui Puccini fa uso in orchestra le campane e il cannone di Castel Sant’Angelo. Non si esce mai da questo palcoscenico claustrofobico, niente paesaggio romano, solo la luce scandisce il trascorrere delle ore, e assieme agli ologrammi, i luoghi. Poda ha schizzato  un palcoscenico pieno d’ombra e di mistero su cui i personaggi, questi prigionieri del melodramma che tentano di liberarsi, contorcendosi,  sono riusciti a compiere il proprio viaggio e ad attuare il proprio cambiamento. Poda conscio di ciò, ha giocato, con la luce, servendosene per le sue scene con un chiaro riferimento al richiamo di un immaginario specchio, veneziano (scena nera), quello della vita e quello della finzione, il pavimento, che è esso stesso specchio della vita, un gioco serio che ad essa ci sveglia. Sulla enorme scrivania di Scarpia si è giocato l’intero secondo atto: nello studio emozioni, passioni, decisioni, cambiamenti, con il merito da parte di Poda di aver sfruttato a pieno i 250 metri di palcoscenico con i suoi ponti mobili, che lo rende secondo solo a quello dell’Opera Bastille. Crude le sevizie durante l’interrogatorio del Roberti, nel sottopalco, già dall’entrata del Cavaliere Cavaradossi che, nella replica a cui abbiamo assistito, è stato un superbo Vincenzo Costanzo, il quale ha dovuto far di tutto mentre cantava, dalla sua entrata nel secondo atto, a “Vittoria, Vittoria!”, scalciare, divincolarsi, buttarsi in capriola giù dalla scrivania di Scarpia, ed eseguire “E lucevan le stelle” coricato su di un lato con le mani legate dietro la schiena, per contentare una regia che non avrebbe dovuto neanche pensare di proporre simili posizioni. Ancora sulla scrivania di Scarpia, Tosca canta il “Vissi d’arte” dopo lo stupro, una sottolineatura trita e ritrita, le cui dinamiche tradizionali subiscono una deformazione che le muta in una manifestazione isterica, caratterizzata da una debolezza intrinseca e da un andamento parossistico, evocante l’immagine violenta e stridente, quasi, quanto un’unghia che si spezza urtando una superficie. La categoria assoluta e metafisica del Male — che nel teatro del diciannovesimo secolo fungeva da motore del conflitto drammatico (si pensi alla contrapposizione etica e dialettica dei personaggi) — viene sostituita dalla dimensione psicologica e esistenziale del Malessere. Si tratta di quel disagio moderno che determina il progressivo esaurimento della monumentale e coesa struttura melodica, la quale si dissolve per lasciare spazio a una scrittura frammentaria, asfittica e dal ritmo spezzato. In questa rappresentazione è mancato il poverissimo popolo romano, finanche il sagrestano è vestito da cardinale ed elegantissimi i ragazzini delle voci bianche, ci hanno ricordato i pretini di Nino Caffè. Divise rinascimentali per la guardia papale in nero e rosso, che sono i colori di Tosca da sempre, i quali si aggirano tra i manichini delle varie Madonne Regina Coeli, Stella Maris, Consolatrix, Turris Eburnea, Mater Dolorosa, con la Maddalena l’unica viva, la donna vera, l’Attavanti evocata dal proprio tema in orchestra, quindi, la grandiosa processione dei papi, per il Te Deum, ognuno nella propria teca luminosa, come già le Madonne, segno del potere millenario della Chiesa, e con il papa che dirige il coro ossequioso e prono ad ogni motto. Finale a sorpresa senza tuffo profondissimo di cartesiana memoria, ma il crollo del muro, ovvero del Settecento a favore dell’Ottocento, l’età del viaggio ove travel,  travail, il travaglio del parto, hanno nelle diverse lingue la stessa radice. Taglio, sacrificio e vita nuova, nella medesima esperienza, scelta di libertà. Una tale sfida non si può ignorare, occorre rispondere: è necessario riattivare “il racconto”, nell’ostinato coraggio nel seguire e, perseguire, l’approdo ad un reale, attraverso la continua ricerca, il tempo, la metamorfosi, come quella del pastorello che si libera della pesante armatura e si rivela vestito di bianco, come la Maddalena, come il Cavaliere simbolo del nuovo secolo che sta per giungere, come Tosca che sta per liberarsi e mondarsi del suo corpo e di ogni peccato. La vince in palcoscenico Vincenzo Costanzo, dalla voce e dalla recitazione più che generosa, latore di un Cavaradossi più che fisico, testosteronico, tradito nel primo atto, non poco, da una direzione di Battistoni, dai tempi esageratamente comodi, che hanno messo da parte quel senso di concitazione, che sprizza da ogni battuta, tra il timore della Polizia, l’Angelotti nascosto, il timore che entri gente in chiesa e la gelosia di Tosca. Costanzo ha fatto da tempo, “suo”,  il Cavaliere e riesce ad esaltarne il canto anche con il dolce carco del ragazzino tra le braccia, raccogliendone finanche l’elmo per terra. Di un tenore in genere si lodano gli acuti che Costanzo ha sonori e scolpiti, ma, il registro grave è risultato una vera magia, da bari-tenore, retaggio di gioventù, che ben continua, impreziosito da emozionanti mezze voci. Applausi per Tosca, Ekaterina Sannikova, giovanissimo soprano ucraino, alla corte dello “Czar” Gergiev al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Una Tosca poco diva e molto donna, tanto da pronunciare distesa in terra quell’ “Avanti a lui tremava tutta Roma!”, dopo l’assassinio del barone, e aver pensato anche al suicidio nel momento in cui ha trovato il coltello. Dopo una convincente interpretazione del “Vissi d’arte”, l’esecuzione integrale del terzo atto si è rivelata ben centrata. Il soprano ha sfoggiato un registro acuto di rara efficacia, esibendo il Do acuto, il cosiddetto Do “della lama”, limpido, naturale nell’emissione e timbricamente penetrante. Di pari valore è stata l’esecuzione del passaggio “Trionfal di nova speme”, affrontato con eccellente controllo vocale e sostenuto da una spiccata sensibilità nel fraseggio e nell’articolazione della parola scenica. L’interpretazione del Barone Scarpia offerta da Claudio Sgura si è rivelata pienamente all’altezza del ruolo, distinguendosi per un profilo vocale di notevole volume e spessore, una rilevante autorevolezza scenica e l’abilità nel calibrare la dimensione minacciosa con quella ironica. L’artista è riuscito, in tal modo, a dare corpo all’essenza del Male, senza mai mettere da parte la dignità aristocratica insita nel personaggio, evitando qualsiasi deriva grossolana sul piano dell’emissione e della linea musicale, perfino nel brutale frangente del tentato stupro, sostenuta da un mezzo vocale caratterizzato da una pregevole e scura pasta timbrica e da un’impeccabile precisione nell’articolazione della parola scenica. L’ interpretazione di Andrea Battistoni si è articolata lungo molteplici direttrici, tra loro strettamente interconnesse, slancio passionale e ferocia primitiva, che in diversi momenti hanno coperto anche frasi importanti, come “Tosca, mi fai dimenticare Iddio”, il quasi raggiunto orgasmo del Barone, nel Te Deum o la scena della consegna del paniere all’Angelotti, un vero e proprio monumento acustico, il primo atto non edificato perfettamente, ma in ascesa nel secondo e nel terzo atto, che si è rivelato il migliore. Lo sviluppo drammaturgico solo a tratti si è dipanato attraverso repentine transizioni agogiche, a cui siamo abituati con una bacchetta quale, ad esempio, è quella del Maestro Daniel Oren, tali accelerazioni e rallentamenti ritmici amplificano la tensione e l’inquietante incedere della vicenda, mentre gli improvvisi sbalzi di volume, (i contrasti di forte e piano) si fanno metafora acustica del decadimento etico e psichico dei personaggi che animano l’azione scenica. Andrea Battistoni, ha, si penetrato il nucleo pulsante del dramma, privilegiandone, solo in determinati passaggi, la componente più patetica, operazione che avrebbe dovuto tratteggiare l’isolamento esistenziale della protagonista, una figura femminile che non soccombe alla meschinità e all’ipocrisia del consorzio sociale, mentre attenuati sono risultati i risvolti più grotteschi, come l’entrata della cantoria. I dettami espressivi e tecnici provenienti dal sono stati recepiti in modo impeccabile dalla compagine orchestrale del Teatro Regio, la quale ha dato prova di una flessibilità e di un virtuosismo timbrico straordinari, in particolare nelle pagine sinfoniche, sbalzate con vivido realismo. Dignitoso il contributo degli interpreti comprimari, tra i quali Matteo Torcaso nel ruolo del Sagrestano dalla recitazione fin troppo contenuta, lo Spoletta di Daniel Umbellino, Igor Durlovski, che ha dato voce a Cesare Angelotti, Eduardo Martínez, Sciarrone e Lorenzo Battagion, il Carceriere, fino a giungere alla voce bianca di Jacopo Gallo (il Pastorello), venuto fuori dal coro preparato da Claudio Fenoglio, autore di una prova magistrale. Al termine della rappresentazione, il pubblico ha tributato a tutti calorosi e scroscianti applausi, anche per il coro diretto in scena dalla sua stessa maestra Gea Garatti Ansini, e standing ovation per Vincenzo Costanzo, al quale, il 23 giugno verrà consegnato il premio “Giuseppe Lugo” a Custoza, prestigioso premio consegnato agli eredi artistici del grande tenore, nel corso di un rècital ove avrà al suo fianco il soprano Alessia Panza e il baritono Antonino Giacobbe. Quindi, trasferimento a Varna, al Summer Opera Festival, alla corte di Daniela Dimova, per le celebrazioni del centenario di Turandot, in cui sarà Calaf, a fianco di Saioa Hernandez, il 22 luglio e ritroverà la pura bacchetta pucciniana del Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli.

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Villa dei Fiori: Giornata della Riconoscenza

Non una semplice commemorazione, ma una giornata profondamente dedicata ai valori della cura, della solidarietà e dell’impegno quotidiano verso le persone più fragili. È questo il significato della XXX Giornata della Riconoscenza in memoria del Fondatore Senatore Luigi Angrisani, appuntamento ormai consolidato nella storia della Fondazione e della comunità che negli anni ne ha condiviso la missione, in programma domenica 21 giugno presso l’Ambulatorio “Luigi Angrisani” di via De Concilis a Nocera Inferiore. L’iniziativa rappresenta un momento di incontro, riflessione e condivisione, volto non solo a ricordare la figura del fondatore, ma anche a rinnovare l’impegno verso quei principi di umanità, attenzione alla persona e responsabilità sociale che hanno ispirato la sua opera e continuano a guidare l’attività delle strutture da lui create. La mattinata si aprirà alle ore 9.30 con una tavola rotonda dedicata alla presentazione della pubblicazione del Centro Studi Villa dei Fiori dal titolo “Il futuro della riabilitazione per persone con gravi disabilità”. Un lavoro di analisi e proposta che affronta uno dei temi più rilevanti e delicati del sistema sociosanitario contemporaneo, ponendo al centro il diritto delle persone con disabilità a ricevere percorsi assistenziali realmente adeguati ai propri bisogni. Il documento nasce da una convinzione tanto semplice quanto decisiva: ogni scelta normativa, organizzativa e amministrativa deve essere costruita partendo dalla persona assistita e dalle sue esigenze concrete. Una prospettiva che richiede un autentico cambio di paradigma culturale e gestionale. Troppo spesso, infatti, le persone sono chiamate ad adattarsi a procedure e regole elaborate secondo logiche prevalentemente burocratiche o economiche. La sfida proposta dalla pubblicazione è invece quella di costruire un sistema capace di fare il percorso inverso, modellando l’organizzazione dei servizi a partire dai bisogni della persona, riconosciuta come centro e fine ultimo di ogni intervento assistenziale. L’urgenza di questo cambiamento emerge con particolare evidenza osservando l’evoluzione della programmazione sanitaria degli ultimi anni. Progressivamente si è assistito a un passaggio da una pianificazione fondata sul fabbisogno della popolazione a una costruita sul fabbisogno dei centri e delle strutture. Una trasformazione che rischia di allontanare il sistema dalle esigenze reali dei cittadini più vulnerabili. La pubblicazione del Centro Studi Villa dei Fiori nasce proprio dall’esigenza di invertire questa tendenza, riportando al centro della programmazione sanitaria la persona con disabilità, la sua storia clinica, il suo progetto di vita e i suoi bisogni assistenziali. In questa prospettiva, il volume analizza le principali criticità che interessano il sistema riabilitativo destinato alle persone con disabilità gravi e gravissime, individuando al tempo stesso possibili soluzioni e percorsi di miglioramento. Tra gli obiettivi indicati vi sono il superamento delle rigidità burocratiche e degli automatismi amministrativi, il recupero della centralità della valutazione clinica multidimensionale, la valorizzazione dell’appropriatezza dei percorsi assistenziali e il rafforzamento della qualità delle cure offerte. Si tratta di proposte che mirano a garantire una presa in carico più efficace, personalizzata e rispettosa della dignità della persona. Al confronto prenderanno parte autorevoli rappresentanti delle istituzioni e del mondo sanitario. Interverranno Loredana Raia, Presidente della Commissione Sanità della Regione Campania, Arcangelo Saggese Tozzi, Direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL Salerno, il giornalista de Il Mattino Ettore Mautone, insieme a professionisti ed esperti impegnati quotidianamente nel settore della riabilitazione e dell’assistenza alle persone con disabilità. La Giornata della Riconoscenza offrirà inoltre l’occasione per riflettere sull’eredità umana, culturale e professionale lasciata dal senatore Luigi Angrisani. Una figura che ha dedicato la propria esistenza alla costruzione di percorsi di assistenza, inclusione e promozione della dignità della persona, contribuendo in maniera determinante allo sviluppo di modelli innovativi di cura e accoglienza. Il suo esempio continua ancora oggi a rappresentare un punto di riferimento per quanti operano nel mondo della sanità e del sociale. Il programma proseguirà alle ore 11.15 presso il Presidio Villa dei Fiori di Poggio San Pantaleone, dove il Vescovo Monsignor Giuseppe Giudice celebrerà la Santa Messa in memoria del fondatore. Seguirà il tradizionale pranzo con le famiglie, momento particolarmente significativo della giornata, che ogni anno riunisce ospiti, operatori, familiari e amici in un clima di fraternità e condivisione. Da trent’anni, infatti, la Giornata della Riconoscenza rappresenta molto più di un appuntamento commemorativo: è il simbolo di una comunità che continua a riconoscersi nei valori della solidarietà, dell’accoglienza e del servizio agli altri. Un’esperienza umana e sociale straordinaria che, nel ricordo del senatore Luigi Angrisani, rinnova ogni anno l’impegno a costruire una società più inclusiva, capace di mettere al centro la persona e la sua dignità.

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Cina-Taiwan, la battaglia dello Stretto si combatte al cinema

«La riunificazione è inevitabile». È uno degli slogan che accompagnano il trailer di Battle of Penghu, il kolossal storico che la Cina porterà nelle sale il prossimo 25 luglio. Il film racconta la vittoria dell’ammiraglio Qing Shi Lang nella battaglia navale del 1683 che portò alla conquista del piccolo arcipelago sullo Stretto di Taiwan, noto a livello internazionale come Pescadores e ancora oggi amministrato da Taipei. Quella battaglia fu un anticipo dell’integrazione di Taiwan all’interno dell’impero Qing. La promozione della pellicola collega apertamente quel noto episodio storico alle tensioni contemporanee, trasformando una battaglia del XVII secolo in un racconto che parla direttamente del presente.

Battle of Penghu ripropone in chiave storica le parole attualissime della leadership cinese sul fatto che la «riunificazione nazionale» rappresenti una missione storica destinata a compiersi. Il film contribuisce dunque a normalizzare l’idea della riunificazione come obiettivo inevitabile. Molti utenti cinesi hanno accolto il film con entusiasmo perché rafforza la narrativa ufficiale sulla sovranità cinese su Taiwan, valorizza episodi storici poco conosciuti e viene percepito come un’opera patriottica.

La risposta cinematografica taiwanese

Sempre nelle prossime settimane, nelle sale taiwanesi arriva invece Before the Bright Day, ambientato durante la terza crisi dello Stretto del 1996. Mentre Pechino lancia missili nelle acque vicine all’isola in vista delle prime elezioni presidenziali dirette della storia taiwanese, il protagonista del film è un ragazzo di 15 anni alle prese con la scuola, gli amici, la famiglia e i primi amori. La crisi resta sullo sfondo, ma influenza lentamente ogni aspetto della vita quotidiana.

Taipei è in cima alle priorità di Xi

Un botta e risposta sul grande schermo che mostra come su entrambe le sponde dello Stretto si stia alzando il livello delle rispettive narrazioni, attraverso l’utilizzo del cinema. Da alcuni anni Pechino investe sempre più risorse nella costruzione di un’industria audiovisiva capace non soltanto di intrattenere, ma anche di raccontare la Cina contemporanea attraverso una precisa lente politica. Dopo i blockbuster sulla guerra di Corea e quelli dedicati alla resistenza contro il Giappone, che avevano dominato l’estate del 2025 in concomitanza con l’ottantesimo anniversario della resa di Tokyo, è ora Taiwan a diventare protagonista di una grande produzione nazionale. Un cambiamento che riflette le priorità narrative e politiche della leadership cinese contemporanea di Xi Jinping, che ha posto la questione di Taiwan al centro delle sue priorità e delle relazioni con gli Stati Uniti di Donald Trump.

Cina-Taiwan, la battaglia dello Stretto si combatte al cinema
Xi Jinping (Ansa).

La promozione di opere patriottiche

Come già avvenuto negli anni scorsi con film come The Battle at Lake Changjin o Sharpshooter, dedicati alla guerra di Corea e alla cosiddetta «resistenza contro l’aggressione degli Stati Uniti», il cinema viene utilizzato per costruire un immaginario collettivo in cui la Cina occupa il centro della scena e la storia appare come una traiettoria coerente che conduce al presente. Nel piano quinquennale approvato nel 2020 si è fissato l’obiettivo di promuovere opere che manifestino spirito, valori, potere ed estetica cinesi. Nel 2021, in occasione del suo centenario, il Partito ha chiesto a ogni cinema del Paese di dedicare almeno due proiezioni alla settimana a film patriottici. In questo racconto, Taiwan è un tassello incompleto di una vicenda nazionale iniziata secoli fa. Trattare così direttamente il tema forse più sensibile di tutti è un salto di qualità recente. Il precedente più immediato è rappresentato da Quenching, una serie del 2024 prodotta dalla televisione di Stato, che mette in scena un’ipotetica azione militare per «salvaguardare la sicurezza nazionale» e «salvare Taiwan dalle minacce di secessione e interferenze esterne».

Taiwan e le serie tivù di sensibilizzazione

Non è un caso che questo avvenga in concomitanza con un processo simile in corso dall’altra parte dello Stretto. Nello stesso periodo dell’arrivo di Quenching, a Taiwan è stata infatti lanciata Zero Day, la serie televisiva che per la prima volta ha mostrato uno scenario di aggressione cinese contro l’isola. Un’ipotesi considerata realistica in caso di crisi: una zona di interdizione navale si trasforma rapidamente in un blocco totale. Le forniture si interrompono, il sistema finanziario collassa, le reti informatiche vengono paralizzate dai cyber attacchi e nelle strade si diffonde il caos. Una rappresentazione volutamente inquietante che aveva un obiettivo preciso: convincere i taiwanesi che una crisi sullo Stretto non appartiene più al regno dell’impensabile. La scelta non è stata casuale. Per decenni il governo di Taipei aveva preferito minimizzare i rischi di conflitto, nel tentativo di evitare il panico tra la popolazione e di non compromettere l’attrattività economica dell’isola. Negli ultimi anni l’approccio è cambiato. L’estensione della leva obbligatoria da quattro a 12 mesi, la creazione di organismi dedicati alla difesa civile e le richieste americane di aumentare la preparazione militare hanno contribuito a modificare il clima. Zero Day è diventato così uno strumento di sensibilizzazione prima ancora che di intrattenimento. Non sono mancate le polemiche. L’opposizione, fautrice del dialogo con Pechino, sostiene che l’operazione (finanziata da fondi predisposti dal governo) sia tesa ad alimentare i timori e creare un clima di sospetto verso chi non è in linea con la retorica dell’amministrazione del presidente Lai Ching-te.

Cina-Taiwan, la battaglia dello Stretto si combatte al cinema
Il presidente taiwanese Lai Ching-te (foto Ansa).

La Cina ha bisogno di una sua Hollywood

Molti dei film taiwanesi più importanti degli ultimi anni hanno affrontato temi come il Terrore Bianco, la democratizzazione e la formazione di una coscienza civica distinta da quella della Cina continentale. Da qui anche lo spazio a produzioni televisive e cinematografiche che raccontano ed esaltano l’alterità storico-identitaria di Taiwan, attraverso storie sulle minoranze etniche presenti sull’isola oppure sul percorso di legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. È una tendenza che riflette la trasformazione vissuta dall’isola negli ultimi 30 anni e che oggi si intreccia inevitabilmente alla tensione con Pechino. Allo stesso tempo, la Cina sa che per diventare una vera potenza globale ha bisogno di una macchina dei sogni, come lo è stata Hollywood per gli Stati Uniti. Una macchina in grado di costruire un’epica in cui è Pechino dalla parte giusta della storia. La sfida tra Pechino e Taipei passa anche dalla capacità di costruire una narrazione capace di convincere il pubblico della legittimità della propria visione della storia. E del futuro.

Il procuratore aggiunto Soviero lascia Salerno per Napoli

Il plenum del Consiglio Superiore della Magistratura ha designato, con sole quattro astensioni, il magistrato Francesco Soviero quale nuovo procuratore aggiunto della Procura di Napoli. Attualmente procuratore aggiunto a Salerno, Soviero torna così nel capoluogo partenopeo, dove per anni ha svolto le funzioni di pubblico ministero, maturando una significativa esperienza investigativa. Nei giorni scorsi il magistrato ha già avuto un primo incontro con il vertice della Procura napoletana per definire il passaggio al nuovo incarico. Secondo quanto previsto, Soviero assumerà la responsabilità della sezione Lavoro, settore particolarmente delicato per le numerose inchieste legate alla sicurezza nei luoghi di lavoro, agli infortuni e alle violazioni della normativa in materia di tutela dei lavoratori. La designazione era stata proposta all’unanimità dalla Quinta Commissione del Csm prima del via libera definitivo del plenum.

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Sapri, disastro ambientale sulla spiaggia

Antonio Manzo

Disastro ambientale a Sapri. Il silenzio della Capitaneria di Porto di Sapri e di Palinuro e le ordinanze contraddittorie del Comune nascondono clamorosamente la verità nei lavori in un tratto del litorale costiero interessato dal progetto relativo a “lavori di risanamento idrogeologico ed idraulico del centro abitato di Sapri e delle aree a monte ed erosione costiera”. Un appalto di circa 100 milioni di euro. Oggi, sulla spiaggia di Sapri c’è una ruspa a conferma dei lavori in corso ma nessuno parla del disastro ambientale. Un appalto di ben 96 milioni di euro. Il quadro economico dei lavori prevede una spesa complessiva pari a 96.845,25 euro, di cui 79.381,35 euro destinati agli interventi e 17.463,90 euro per somme a disposizione dell’amministrazione. La copertura finanziaria viene garantita attraverso fondi propri del Comune, a valere sul bilancio di previsione 2026/2028. Cioè soldi pubblici dei cittadini sapresi, ignari delle tortuose procedure e appalti. “Strano, che le autorità non abbiano ancora capito che qui, a Sapri, c’è una sorta di omertà mafiosa. Può avvenire di tutto, come gli incidenti con il sangue tra concessionari al Porto. Inutile denunciare.” I lavori del risanamento idrogeologico sono iniziati nel 2023 e ultimati nel luglio 2025, ma, già a partire dal mese di gennaio scorso, una mareggiata di modesta entità fa sparire nuovamente l’intera area sabbiosa oggetto dell’intervento anti erosione, sicché il problema che si sarebbe dovuto risolvere si è invece ripresentato, nonostante la enorme spesa investita, anzi si è aggravato. Tutto in un discutibile risultato progettuale: lavoro e relativi costi altissimi: si può mai concepire una spesa del genere solo per portare avanti l’esecuzione di questo progetto? Nel frattempo, peraltro, due dei tecnici incaricati da progetto, ai quali sono stati affidati, rispettivamente, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza, sporgono denuncia alla competente Procura della Repubblica di Lagonegro per contestare una serie di adempimenti compiuti dal Responsabile Unico del Procedimento (Rup), ing. Alberto Ciorciaro, responsabile dell’ufficio tecnico comunale. Per loro al danno è seguita la beffa: sono rimossi dall’incarico. Ma vediamo il capitolo dei silenzi dolosi. Siamo ad inizio del mese di giugno e la Capitaneria di Porto (già allertata nel corso della precedente stagione estiva circa la presenza di materiale ferroso che fuoriusciva dalla battigia e dall’acqua e a seguito di denunce sporte da 2 consiglieri comunali del gruppo di minoranza) ordina l’interdizione della balneazione. Così il comune di Sapri emana la propria ordinanza, Ma con disposizione e motivazioni diverse da quelle impartite dalla Capitaneria di Porto. Il Comune non provvede neppure a rendere noto alla popolazione il divieto di balneazione sancito per quel tratto. Negli stessi giorni, un cittadino coscienzioso invia due istanze Capitaneria di Porto chiedendo contezza sulla divergenza delle due ordinanze e se fosse stata regolarmente eseguita l’intera procedura burocratico/ amministrativa/ tecnica preliminare alla bonifica dello stato dei luoghi. Ma il giorno dopo iniziano i lavori da parte della ditta Michele Marciano di Sapri (che gestisce gran parte degli appalti pubblici locali). Marciano è il dominus degli appalti a Sapri, nella circostanza silenziosamente aiutato da una impresa che ha diretta gestione delle concessioni finite nello scontro armato dei mesi scorsi. Ma al Comune di Sapri c’è l’impresa di Emanuele Zangari, una delle imprese elencate dalla Direzione distrettuale Antimafia di Salerno tra quelle del sistema truffaldino del cartello delle imprese che teneva in ostaggio tutte le maggiori gare di appalto della provincia di Salerno. Il sistema scoperto dall’Antimafia mandò in carcere diversi protagonisti a partire da Giovanni Citarella di Nocera Inferiore. Emanuele Zangari è presente ovunque negli appalti di Sapri attraverso una rete di imprese impegnate. A partire dalla Zema di proprietà Zangari costruzioni vincitrice dell’appalto per la riqualificazione del litorale. Impresa madre collegata alla Gce srl, Cofem, e G.R. Costruzioni quasi tutte senza la qualifica societaria per lavori a mare. Così Zagari gestisce gli appalti di Sapri con questa rete di imprese. Passano, però, 24 ore e dal Comune si deve infrangerei silenzio. Con ordinanza comunale a firma del medesimo responsabile dell’ufficio tecnico -ingegnere Alberto Ciorciaro, viene pubblicato il provvedimento di aggiudicazione lavori a tale ditta come esecutrice degli stessi. Ma alla Capitaneria del Porto di Sapri e Palinuro sembra non interessare il fatto dell’anomalo ripascimento del litorale con i lavori in corso di esecuzione, sotterrando tutto il materiale di risulta dell’area ex Agip che era già stato oggetto del divieto di balneazione. Da 50 anni infatti sull’area dell’ex Agip c’erano depositi di idrocarburi con grave pericolo per la salute pubblica. In effetti nella immediatezza della pubblicazione dell’ordinanza da parte del Comune iniziano i lavori che non appaiono neppure essere condotti a regola d’arte soprattutto per lo smaltimento dei rifiuti tossici e della ferraglia inquinata e pericolosa dell’area. D’altronde già la scorsa estate un improvvido bagnante si feri ad un polpaccio con un ferro arrugginito a mare. Tutto nella città dove chi amministra chiede il bavaglio alla stampa.

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Coviello: Sanità in Campania, l’80% delle strutture pubbliche è assicurato

In Campania circa l’80% delle strutture sanitarie pubbliche risulta oggi già coperto da assicurazione o è in corso di copertura. Un dato, che recupera anni di autoassicurazione e che risponde all’obbligo posto dalla legge 24/2017, in controtendenza rispetto all’andamento nazionale che risentirebbe di una sostanziale lentezza nell’adeguamento alle nuove norme. È quanto emerso dall’intervento di Angelo Coviello, amministratore delegato di IGB Broker di assicurazione, in occasione dell’incontro «Pubblico e privato per un equilibrio in sanità», svoltosi nelle scorse ore alla Clinica Ruesch e che ha visto relatori di primo spessore confrontarsi sulla sanità in Campania. Tra questi il presidente dell’Associazione Notai Cattolici Roberto Dante Cogliandro, il presidente AIOP Sergio Crispino, il sostituto procuratore di Napoli Nord Cesare Sirignano, la presidente della Commissione Sanità regionale campana Loredana Raia, l’ad di Clinica Ruesch Francesco Merlino e il presidente LND Vincenzo Schiavone. Dall’incontro, dedicato allo stato del sistema sanitario regionale con focus sulle strutture sanitarie private e accreditate, è emersa una richiesta di confronto urgente con le massime istituzioni regionali in materia per far fronte a criticità conclamate come quella del ritardo nei pagamenti. Spazio è stato dato alla situazione assicurativa. «Oggi l’80% delle strutture pubbliche della Regione Campania, aziende sanitarie, ASL, AORN, è assicurato o in procinto di farlo: una percentuale molto alta, forse la più alta d’Italia», ha dichiarato il broker regionale durante il suo intervento. Aziende sanitarie locali, aziende ospedaliere e universitarie risultano oggi in larga parte assicurate; restano escluse poche strutture che «probabilmente sono in ritardo nella protezione o hanno un rischio basso», per le quali può essere ragionevole una soluzione di autoassicurazione, sostiene Coviello. Come ha rilevato lo stesso Coviello, «la spesa assicurativa italiana nel settore della medical malpractice è di 700 milioni di euro contro i 50 miliardi di fatturato realizzate dalle imprese nei rami danni; parliamo sostanzialmente dell’1% della spesa». Nei 700 milioni, ha precisato il broker, sono compresi «i pagamenti dei premi delle strutture pubbliche, delle strutture private e accreditate, degli operatori sanitari». A fronte di quella spesa, ha aggiunto, «ci sono 2 miliardi e 300 milioni di accantonamenti per fondo rischi, da parte delle strutture sanitarie pubbliche non assicurate, che potrebbero essere investiti nelle cure ammodernando gli ospedali e accrescendo i Lea». Nello stesso periodo la sanità privata è cresciuta, secondo il broker, di circa il 7% annuo. Negli ultimi diciotto mesi, dopo l’entrata in vigore della legge Gelli e dei relativi decreti attuativi — divenuti cogenti dal 16 marzo di quest’anno — la copertura assicurativa delle strutture pubbliche regionali ha conosciuto un’espansione significativa, per l’adesione alla legge, raggiungendo secondo il broker una delle percentuali più elevate del Paese. Tra i nodi affrontati, il diverso approccio alla protezione del rischio adottato dai due comparti e la necessità di un dialogo strutturato tra le parti, nell’interesse della tutela delle cure e della sostenibilità del sistema regionale. «L’auspicio è che tutti i protagonisti siano intorno a un tavolo, uniti e coesi nell’interesse dei cittadini e della nostra regione», ha concluso Coviello, rimarcando la disponibilità a contribuire ai percorsi futuri di confronto tra parte pubblica e privata.

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La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica

Tutti assolti, tutto finito? Non proprio, per quanto il fatto che il giudice stabilisca che «il fatto non costituisce reato» rappresenta una pietra miliare di questa lunga vicenda. Dopo tre anni di inchieste e titoloni giornalistici, la prima sentenza riguardante uno dei tanti filoni sull’urbanistica milanese ci traghetta dal terreno della polemica a quello della verità giudiziaria. La vicenda riguarda il grattacielo di 24 piani e alto 82 metri Torre Milano di via Stresa, quartiere Maggiolina, a Nord della città, tirato su sopra due edifici demoliti. Progetto iniziato nel 2018, indagini partite tra il 2022 e il 2023. Secondo le accuse, l’edificio era stato costruito come se fosse una ristrutturazione e non una nuova costruzione e attraverso una semplice Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività. Ma adesso, dopo che i giudici si sono espressi, come cambia la percezione su questo procedimento?

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica

Mancanza degli elementi soggettivi del reato

La verità, giova ricordarlo, è ancora molto parziale: non solo siamo al primo grado di giudizio del primo processo, ma ancora mancano diversi giorni alla pubblicazione delle motivazioni. Il solo dispositivo non ha sgombrato completamente il campo dai dubbi, nemmeno con l’appendice del dettagliato comunicato con il quale il presidente del tribunale Fabio Roia ha spiegato la ratio del provvedimento, in gran parte dovuto alla mancanza degli elementi soggettivi del reato. In buona sostanza, le norme sono state applicate secondo una prassi consolidata nel tempo, a fronte di pronunce giudiziarie vetuste, spesso contraddittorie e che hanno comunque orientato le scelte del Comune a fronte di tante pronunce del Tar in precedenti casi simili.

Perché bisogna attendere le motivazioni

C’è chi ha tradotto la spiegazione di Roia in modo piuttosto brutale: «È stato commesso un reato, ma li hanno assolti perché non se ne rendevano conto». Decisamente fuorviante. L’elemento soggettivo del reato non è un ammennicolo trascurabile, ma corrisponde alla consapevolezza di violare la legge, prevista dal nostro Codice come causa sine qua non per la condanna. Nel caso di specie risulta che tutte le parti in causa abbiano cercato di orientarsi al meglio in un dedalo normativo di difficile interpretazione.

Scontro tribale fra indignati e chi pretende le scuse

Ovviamente, la reazione dei social è stata apodittica. Nell’era della polarizzazione è sembrato naturale dividersi tra gli indignati che lamentano una presunta impunità dei potenti e i sostenitori dell’amministrazione, che invece invocano le scuse e – magari la pubblica penitenza – di ogni voce critica. Ci mancava giusto l’ennesima riedizione del conflitto politica-magistratura, un quarto di secolo dopo Tangentopoli.

Ancora molte famiglie che hanno comprato casa e sono fuori

Per quanto non sia di gran moda, bisogna invece discernere ogni elemento del caso con un atteggiamento molto cauto, soprattutto nel rispetto delle tante persone che da questa vicenda hanno ricevuto un danno, più o meno diretto. A differenza di altri palazzi e cantieri finiti sotto indagine, Torre Milano è già abitata. Ma ci sono diverse famiglie che hanno comprato casa in perfetta buona fede e che, dopo lo scoppio delle varie inchieste, ancora non possono godere del frutto dei risparmi di una vita. Ora, grazie a questa sentenza, sono tornate a sperare in uno sblocco della loro situazione.

Sentenza di merito: quanto può condizionare gli altri processi?

La sentenza emessa riguarda un giudizio di merito e quindi, benché tecnicamente faccia giurisprudenza, non può condizionare i successivi processi di pari livello. Diverso sarebbe stato, ovviamente, nel caso di una pronuncia della Cassazione, ma fino a qui la partita si deve considerare ancora aperta. Le difese hanno messo a segno un canestro da tre punti, questo è indubbio, ma non certo un colpo che cambia le sorti del match nell’ultima frazione di secondo.

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
Beppe Sala e Stefano Boeri (Imagoeconomica).

Anche il filone del 2025 è stato ridimensionato dal Riesame

Lo si comprende bene analizzando la posizione di chi era imputato in questo processo e lo è anche in altri: sancito il fatto che nel caso di via Stresa abbia agito nella convinzione di non violare la legge, sarà più complesso sostenere il contrario per altri processi. Ma più complesso, si badi bene, non significa impossibile. A luglio 2025 si è tornati a parlare dell’inchiesta sull’urbanistica, anche se – di nuovo – poi il Riesame ha ridimensionato il lavoro della procura, parlando di «nessuna prova del patto corruttivo».

Non vengono contestati episodi di corruzione

Ogni singola fattispecie dovrà essere esaminata a parte e, se nel caso di Torre Milano non sono stati ravvisati reati, nulla garantisce che non potranno essere individuati e sanzionati in altri processi. Un tema certamente rilevante è che – almeno a quanto finora emerso – non vengono contestati episodi di corruzione, fattore che propende a favore di chi sostiene che le scelte sono state adottate per il bene comune, giuste o sbagliate che fossero.

Il tema da affrontare dovrebbe essere quello politico

Proprio questo è il nodo fondamentale: la vicenda penale faccia pure il suo corso, coi tempi biblici che le sono propri, ma il tema da affrontare con la massima urgenza dovrebbe essere quello politico. Anche dando per scontato che tutti abbiano agito sempre e solo nell’interesse della collettività, è stato giusto perseguirlo cercando di attirare investimenti privati anche con quelli che molti hanno definito «regali»?

La città che non sa più discutere: e nel 2027 si vota…

In questo sterile scambio di veleni tra chi appiccica etichette di inaffidabilità ai magistrati o, alternativamente, ai pubblici amministratori, manca un serio confronto politico sulla città che si appresta alle elezioni, in calendario nel 2027. Una marcia di avvicinamento iniziata molto prima del solito, segno tangibile della spossatezza dell’amministrazione in carica, e decisamente povera sul piano dei contenuti.

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
Pierfrancesco Majorino (Imagoeconomica).

Le riflessioni si spostano sulla competizione interna al centrosinistra

La parola “discontinuità” ha fatto venire l’orticaria ai più permalosi, mentre il netto divario nei sondaggi a favore del centrosinistra sposta le riflessioni più sulla competizione interna per chi dovrà ereditare la poltrona di Beppe Sala, invece di una seria riflessione sul futuro da prospettare ai milanesi. Ed è, al contrario, ciò che più serve a una città che si appresta a cambiare ciclo dopo due mandati dell’amministrazione in carica.

Short Movie: Il mio unico amico è un robot

Il mio unico amico è un robot

Per Ruby acclimatarsi alla vita nella grande città è difficile. I suoi genitori cercano di aiutarla regalandole un amico robot.

La vita di Ruby è monotona: si è trasferita nella “grande città” ma non la vive, facendo un lavoro di venditrice via remoto. Non ha amici, non ha hobby, mangia solo cibo surgelato preconfezionato. Il giorno del suo compleanno perciò non è per lei particolarmente felice, e quando riceve il regalo dai suoi genitori, un “amico robot” (che sembra un vecchio iMac con braccia e ruote) non ne è affatto entusiasta. Finisce persino per dargli un nome sciocco senza volerlo, “chill your beans”, epressione gergale che... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 20 giugno 2026 - articolo di S*

Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera

Il botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni, come prevedibile, ha trovato spazio anche sulla stampa estera. Ecco gli articoli dedicati alla vicenda dalle alcune delle più importanti testate straniere.

Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera

Macron: «Sorpreso, ne parlerò con Meloni»

Rispondendo all’Ansa mentre lasciava il Consiglio europeo, il presidente francese Emmanuel Macron si è detto «sorpreso» dall’attacco di Trump a Meloni, aggiungendo con la premier italiana parlerà di quanto accaduto in occasione del bilaterale in programma ad Antibes il 25 giugno.

Le reazioni della politica italiana alle parole di Trump su Meloni

Non si sono fatte attendere le reazioni della politica italiana alle parole di Donald Trump su Giorgia Meloni e il loro incontro al G7 di Evian, raccolte telefonicamente da Daniele Compatangelo per L’Aria che tira su La7: «Era probabilmente contenta che io le abbia parlato. Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena».

Salvini: «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi». Tajani annulla la visita negli USa

Innanzitutto, la diretta interessata Meloni si è detta «francamente allibita» da quanto affermato da Trump. «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi», ha scritto il vicepremier Matteo Salvini sui social, a corredo di una foto che lo ritrae insieme alla premier. L’altro vicepremier Antonio Tajani, puntando il dito contro Trump, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha deciso di annullare la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno. «I deliri di Trump su Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa», ha dichiarato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo: «Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Usa».

Conte: «Parole inaccettabili». Calenda: «Bullo da operetta»

«Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione», ha scritto Carlo Calenda su X, tra i primi a condannare l’uscita del tycoon. Giuseppe Conte ha definito «inaccettabili» le parole di Trump.

Così Nicola Fratoianni di Avs, che non ha risparmiato una frecciata alla premier: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese». E poi: «Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero».

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scritto sui social X: «Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni». Come ha reso noto il Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato Meloni, esprimendo solidarietà è avvenuta dopo le parole di Trump.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager

Mentre in Leonardo si completa il riassetto voluto da Lorenzo Mariani, prende forma un’altra partita, meno visibile ma altrettanto delicata: quella delle uscite eccellenti. Tra queste c’è il possibile approdo di Carlo Gualdaroni, manager di fiducia del precedente amministratore delegato Roberto Cingolani, come super consulente di Elettronica, l’azienda della Difesa che fa capo alla famiglia Benigni (con il 35 per cento delle quote), ma che ha tra gli azionisti la stessa Leonardo (31,33 per cento) e la francese Thales (33,33 per cento).

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

Gualdaroni, destinato a lasciare Leonardo dopo la nomina di Mariani, percepirebbe una buonuscita (frutto di un vecchio accordo firmato quando l’ad della società era Mauro Moretti) stimata intorno ai 5 milioni di euro, simile a quella riscossa da Cingolani.

Il passaggio di Gualdaroni a Elettronica incontra diversi ostacoli

La consulenza, però, non sarebbe ancora definita. Pur godendo del favore del ministro della Difesa Guido Crosetto, l’operazione incontra diversi ostacoli: dalla presenza del figlio Angelo all’interno di Elettronica alla probabile contrarietà dell’azionista francese, che non avrebbe dimenticato le vicende giudiziarie che coinvolsero Gualdaroni nel 2013 in un’inchiesta della procura di Napoli su degli appalti truccati per il Cen (Centro elettronico nazionale) della polizia di Stato, ossia il cuore informatico del sistema di pubblica sicurezza nazionale, da cui peraltro il manager uscì indenne, dichiarato estraneo ai fatti per assoluta infondatezza delle accuse.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

A frenare potrebbe essere anche Enrico Peruzzi, presidente esecutivo di C4Gate e genero del presidente di Elettronica, che proprio durante la stagione manageriale di Gualdaroni fu allontanato da Leonardo.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Enrico Peruzzi (foto Imagoeconomica).

Capitolo delle buonuscite già finito sotto l’attenzione del Mef

L’uscita dell’ex co-direttore generale segue quella di Helga Cossu, già Chief Digital Identity, Outreach and Communication Officer, nonché direttrice generale della Fondazione Leonardo. Quella dell’ex giornalista di Sky Tg24, che starebbe trattando una liquidazione ben superiore ai 900 mila euro di cui parlavano le indiscrezioni, si aggiunge al capitolo delle buonuscite del top management già finito sotto l’attenzione del Mef.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
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Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
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Caso Cucchi, le motivazioni della sentenza della Cassazione sui depistaggi

«Le sentenze hanno ritenuto che la condotta di falso fosse finalizzata a coprire le eventuali, possibili, responsabilità dei Carabinieri appartenenti al “Gruppo Roma” nella morte di Stefano Cucchi». È quanto scrive la quinta sezione penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza sui depistaggi seguiti al decesso di Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto sette giorni dopo a causa del pestaggio subito dagli appartenenti all’Arma mentre era sottoposto a custodia cautelare.

La sentenza arrivata a marzo

A marzo la Cassazione ha rigettato i ricorsi dei carabinieri per i quali era stata riconosciuta in appello l’intervenuta prescrizione o condanna. Tra questi figurano il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo. E ha assolto il colonello Lorenzo Sabatino, che aveva rinunciato alla prescrizione per ottenere una pronuncia nel merito. Sono rimaste definitive solo due condanne: quella a 10 mesi per Francesco Di Sano e quella a 2 anni e 6 mesi per Luca De Cianni.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai

Dicono i beninformati che la pazienza di Palazzo Chigi sia arrivata al limite, e che Giorgia Meloni avrebbe fatto volentieri a meno di questa guerra tutti contro tutti in Rai. La premier in particolare ha puntato il dito contro Antonio Marano, consigliere anziano e per questo da quasi tre anni facente funzioni di presidente, perché la maggioranza non ha mai trovato uno straccio di accordo su chi dovesse sostituire Marinella Soldi, nel frattempo approdata alla Bbc.

Tutto è iniziato con la staffetta Sergio-Rossi benedetta da Meloni

Quando il primo ottobre 2024 si insediò questo consiglio di amministrazione, Meloni aveva garantito di persona la famosa staffetta tra Roberto Sergio e Giampaolo Rossi: prima Sergio amministratore delegato e Rossi direttore generale, poi, dopo un anno e mezzo, lo scambio delle poltrone. Detto fatto, con tanto di benedizione della premier.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Giampaolo Rossi e Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Il nodo Simona Agnes, che non non è mai riuscita a farsi eleggere

Quello che però nessuno aveva messo in conto era la variabile imprevista, ossia Marano. Entrato in cda in quota Lega, si è ritrovato presidente facente funzioni in qualità di consigliere anziano perché la presidente designata, Simona Agnes (quota Forza Italia, sponda Gianni Letta) non è mai riuscita a farsi eleggere dalla Commissione di Vigilanza. Così quella del leghista, vecchio e abile navigatore del mondo televisivo, da provvisoria è diventata una situazione stabile.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Simona Agnes (Imagoeconomica).

Marano del ruolo si è innamorato e ora teme di perderlo

Marano, che del ruolo si è innamorato e teme di perderlo, ha così aperto le ostilità contro il direttore generale Sergio, che si è mostrato poco incline ad assecondare certe sue richieste di collocazione nei palinsesti, dettate da criteri che con le esigenze editoriali avevano, diciamo così, un rapporto piuttosto lasco. Da qui la mossa che il consigliere anziano riteneva geniale: stringere un patto con la stessa Agnes, offrendole la direzione generale al posto di Sergio.

Il piano geniale del presidente ha due punti deboli

Peccato che il furbo Marano non abbia fatto i conti con l’aritmetica e con lo statuto. Primo: il direttore generale lo nomina l’amministratore delegato, e Rossi non ha la minima intenzione di insediare la Agnes. Secondo, ed è qui che la trappola si chiude su chi l’ha architettata: se la Agnes diventasse dg dovrebbe lasciare il cda, perché lo statuto non consente di cumulare i due ruoli, liberando così la sua poltrona in consiglio. E quella poltrona, paradosso dei paradossi, potrebbe occuparla proprio Sergio, mollando la direzione generale per entrare in cda, fare la guerra a Marano sul suo stesso terreno e magari candidarsi alla presidenza con l’appoggio delle opposizioni.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Antonio Marano e Simona Agnes (foto Ansa).

Sergio se ne va o no? Lui smentisce (per ora)

Voci di corridoio hanno anche dato conto di un pensierino di Sergio al trasferimento definitivo a San Marino, per occuparsi solo di quella tivù di Stato. Lo stesso dg è intervenuto sull’argomento con un post su Facebook: «Leggo titoli e ricostruzioni che parlano di “Sergio cacciato” o di “Sergio che se ne va“. Non intendo alimentare commenti o polemiche. Continuo a svolgere il mio lavoro nell’esclusivo interesse dell’azienda». E ancora: «Non rilascerò dichiarazioni pubbliche almeno fino alla presentazione dei palinsesti di luglio. Fino ad allora parleranno i fatti, i risultati e il lavoro quotidiano al servizio della Rai».

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Il direttore generale di San Marino Tv Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Anche su Rai Cinema Salvini non è stato ascoltato

Nel frattempo Marano ha trovato il modo di far arrabbiare anche Matteo Salvini. Sul fronte Rai Cinema aveva dato il via libera alla riconferma di Paolo Del Brocco come amministratore delegato e di Nicola Claudio alla presidenza, ignorando bellamente le indicazioni del Carroccio. E nel cda i vertici di Rai Cinema sono stati puntualmente riconfermati: Marano insomma se n’è fregato del parere di Salvini.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai

Un dettaglio che vale più di mille comunicati: il consigliere anziano gioca ormai partite tutte sue, intrattenendo proficue relazioni anche con l’opposizione, se è vero che è stato visto più volte a cena con Stefano Graziano, il capogruppo del Partito democratico in Commissione di Vigilanza. Trasversalismi che in Rai sono stati subito notati.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Stefano Graziano (foto Imagoeconomica).

Di tutto la premier ha bisogno tranne che dell’apertura di un fronte Rai

Così Palazzo Chigi è passato dall’irritazione all’allarme. Meloni aveva garantito e benedetto la staffetta, e non sopporta di vedere le sue promesse calpestate. Ma soprattutto, alla vigilia dell’ultimo anno di legislatura, di tutto la premier ha bisogno tranne che dell’apertura di un fronte Rai che minaccia di procurarle ulteriori turbolenze.

Il patto tra Lega e Fratelli d’Italia sulla riforma della Rai

E siccome la Lega ha definitivamente capito che il suo consigliere-presidente gioca in proprio, ha improvvisamente aperto alla riforma della Rai ferma da mesi in Senato. Giancarlo Giorgetti e Alessandro Morelli hanno fatto sapere a Fratelli d’Italia che, se al Carroccio verrà riconosciuto un amministratore delegato di propria nomina, sono pronti a dare il via libera al provvedimento. Tradotto: il partito di Salvini è disposto a barattare la riforma pur di togliersi finalmente di torno un suo stesso uomo.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano

Dopo la cerimonia di firma del memorandum d’intesa, sono saltati anche i colloqui previsti per oggi tra Stati Uniti e Iran sull’attuazione dell’accordo in 14 punti. Come ha riferito una fonte diplomatica alla Cnn, Teheran ha chiesto garanzie sulla fine delle ostilità in Libano, «come previsto dall’accordo firmato», prima di riprendere i colloqui con Washington. La fonte ha descritto i colloqui previsti come «temporaneamente sospesi», senza specificare quando i mediatori prevedano una ripresa. Successivamente un alto funzionario statunitense ha detto alla Reuters che Israele e Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco dalle 16 ora locale (le 15 italiane).

Washington aveva parlato di difficoltà logistiche

Ad annunciare il rinvio è stato il ministero degli Esteri della Svizzera: le trattative avrebbero dovuto cominciare nella località elvetica di Obbürgen, con Qatar e Pakistan nel ruolo di mediatori. Ma la Casa Bianca ha fatto sapere che il vicepresidente JD Vance non sarebbe partito. L’amministrazione Usa ha motivato il rinvio con difficoltà logistiche legate ai colloqui tecnici destinati a definire i dettagli di un accordo firmato il giorno precedente da Donald Trump. Ma il rinvio – dovuto al dietrofront iraniano – è invece legato a quanto sta accadendo in Libano.

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano
JD Vance (Ansa).

I morti israeliani in Libano e la rappresaglia dell’IDF

In Libano si continua infatti a sparare. Dopo un attacco di Hezbollah nel sud del Paese in cui hanno perso la vita quattro soldati dell’IDF, Benjamin Netanyahu ha dato ordine di «colpire con forza» la milizia islamista: Tel Aviv ha condotto raid contro oltre 80 obiettivi in cui sono rimaste uccise almeno 21 persone. «Come ho chiarito inequivocabilmente, Israele rimarrà nella zona di sicurezza nel Libano meridionale finché sarà necessario per proteggere le comunità del nord», ha affermato Bibi. Hezbollah, rispondendo alle accuse israeliane di aver rotto la tregua, ha replicato: «Sono loro a non rispettare i patti dal 2024».

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano
Benjamin Netanyahu (Ansa).

Teheran: «Fermi nel rispettare le nostre linee rosse»

Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, parlando del rinvio dei colloqui con gli americani, ha dichiarato: «Come abbiamo dimostrato nel corso dei precedenti negoziati, restiamo fermi nel rispettare le condizioni e le linee rosse stabilite e nel difendere gli interessi della nazione iraniana». Poi ha aggiunto che la Repubblica Islamica è «pronta a reagire» nel caso in cui «il nemico dovesse eccedere» nelle sue richieste.

Il Pakistan: «Sbalorditi dalla decisione dell’Iran»

Il Pakistan si è detto «sbalordito» dalla decisione dell’Iran di non partecipare ai colloqui con gli Usa che erano in programma per oggi in Svizzera. Lo hanno riferito ad Associated Press due funzionari. Altre due fonti regionali hanno spiegato che i mediatori sono ora concentrati sul placare i combattimenti in Libano e riprogrammare gli incontri.

Trump: «È l’Iran ad aver firmato per disperazione»

«Non ci siamo incontrati per disperazione, lo ha fatto l’Iran. Sono finiti! Andremo fino in fondo ai 60 giorni. Non avranno un soldo, nemmeno dieci centesimi!». Lo ha scritto Trump su Truth, replicando alle affermazioni della Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, secondo cui gli Stati Uniti «hanno firmato l’accordo per debolezza e necessità».

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole

Lollo show. Lollo senza sosta. Lollo inesauribile. Chi ha vissuto la giornata di giovedì 18 giugno seguendo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida alla fine è arrivato stravolto a casa: mattinata a Milano per Assolatte, dove ha detto che «il settore lattiero-caseario è un modello virtuoso che ci viene invidiato dal mondo e che rappresenta appieno il Made in Italy» (che poi quest’ultimo sarebbe un argomento di competenza di Adolfo Urso), senza dimenticare frasi a effetto come quella di voler assicurare ai «nostri imprenditori di avere le spalle coperte quando decidono di investire in nuove esperienze di mercato, riuscendo a contaminare in senso positivo il resto del Pianeta con ciò che sappiamo fare e con quanto abbiamo garantito in termini di benessere». Quindi si torna a Roma, c’è anche l’assemblea di Assica, ossia il mondo della carne, fino allo show nel Chiostro del Bramante, con il ventennale di “Italia del Gusto”, per consegnare a Giovanni Rana, fondatore e presidente onorario di Italia del Gusto, la moneta dedicata alla Cucina italiana patrimonio Unesco. L’unico riposato e in forma, a tarda sera, era proprio Lollo.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
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Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
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Pure Napoletano per Gualtieri alla Festa dell’Unità

Il feeling tra il quotidiano Il Messaggero e il sindaco di Roma ha superato ogni aspettativa: ci mancava solo l’intervista a Roberto Gualtieri in programma nella serata di venerdì alla Festa dell’Unità condotta da Roberto Napoletano, direttore del giornale di proprietà di Francesco Gaetano Caltagirone. «Siamo all’apoteosi», si sente dire da via del Tritone, la sede del quotidiano: anche perché «Napoletano non è mai stato di sinistra, e vederlo in mezzo ai “compagni” sarà uno spettacolo». Certo è che l’asse tra il costruttore-editore-finanziere e il primo cittadino della Capitale è saldissimo.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
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Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole

Obama invita Renzi: altro che la grotta di un’osteria romana…

Barack Obama chi ha invitato a Chicago, per l’inaugurazione della biblioteca presidenziale a lui intitolata? Matteo Renzi. Mentre in Italia il campo largo discute nella grotta di un’osteria romana (anche se per il numero dei componenti è stata battezzata come “la banda dei quattro”, evocando la storia della Cina), chi esce allo scoperto e va all’estero facendosi notare è sempre lui, l’ex sindaco di Firenze, che negli Stati Uniti è ascoltatissimo. E, alla faccia di tanti altri, coltiva le amicizie che contano.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Matteo Renzi e Barack Obama (Ansa).

La sinistra riparte da piazza Lucio Dalla. Capito, Vannacci?

Appuntamento a Bologna con la Fiom, nella giornata di venerdì 19 giugno. Una festa con la partecipazione annunciata della segretaria del Pd Elly Schlein, del leader M5s Giuseppe Conte e di Nicola Fratoianni per Sinistra italiana. Dove? Nella piazza intitolata a Lucio Dalla. Una scelta che sembra fatta apposta per rispondere al generale Roberto Vannacci, che aveva chiuso il suo incontro romano di Futuro nazionale con la canzone Futura di Dalla. Facendo protestare parenti e amici del cantautore…

Ruini, secondo funerale: stavolta a Reggio Emilia

Dopo l’addio solenne nella basilica di San Pietro, con papa Leone XIV, per il cardinale Camillo Ruini nella giornata di venerdì ecco il secondo funerale, a Reggio Emilia, nella cattedrale, in una celebrazione presieduta dall’arcivescovo Giacomo Morandi: nel Modenese tutti lo chiamano simpaticamente «monsignor Ferrari» perché per anni è stato vicario parrocchiale in quel di Fiorano, la patria della casa del Cavallino rampante. Il papa ha definito Ruini «pastore saggio e sollecito», in una cerimonia, quella romana, che verrà ricordata per i 34 cardinali celebranti.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il papa celebra il funerale del cardinale Camillo Ruini (foto Ansa).

A Sport e Salute piace la Volvo

Roma, Stadio dei Marmi del Foro Italico: première romana dei nuovi modelli Volvo, con 800 ospiti presenti «con forme e luci che hanno sfidato la solennità delle statue classiche che coronano lo stadio» (chissà cosa ne pensa il ministro della Cultura Alessandro Giuli). Protagonista Michele Crisci, presidente e managing director Volvo Car Italia, per annunciare la partnership con Sport e Salute, «la società dello Stato che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia e alla quale il governo affida la promozione dell’attività fisica e dei corretti stili di vita», con Diego Nepi Molineris, ad di Sport e Salute. Tra l’altro, a partire dal quarto trimestre del 2026 chi guida una Volvo potrà utilizzare l’app della casa automobilistica per ricaricare la propria auto a trazione completamente elettrica presso oltre 20 mila stazioni Supercharger di Tesla in tutta Europa. Per la gioia di Elon Musk. C’erano una volta le auto italiane…

Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»

Tornato il sereno tra Donald Trump e Giorgia Meloni dopo il G7 di Evian? Mica tanto. Raggiunto telefonicamente da L’Aria che tira, programma di La7, il presidente americano ha dichiarato: «Meloni era probabilmente contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a farlo, ma mi ha implorato di fare una foto con lei. Mi ha fatto pena».

Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
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Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»

Meloni: «Io e l’italia non imploriamo mai»

«Certe cose meritano una risposta immediata: le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate, sono francamente allibita», ha replicato Meloni sui social. «Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è per il resto la prima volta che accade. Ma una cosa se la deve ricordare: io e l’italia non imploriamo mai!». Puntando il dito contro Trump, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ho deciso di annullare la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno.

Calenda: «Bullo da operetta». Conte: «Parole inaccettabili»

«I deliri di Trump su Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa», ha dichiarato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo: «Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Usa».

Questo il commento di Carlo Calenda su X: «Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione». Giuseppe Conte ha definito «inaccettabili» le parole di Trump. Così Nicola Fratoianni di Avs: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese». E poi: «Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero». Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scritto su X: «Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni».

Regno Unito, Burnham vince le suppletive: ora può sfidare Starmer

Andy Burnham ha vinto le elezioni suppletive Makerfield, sobborgo popolare dell’area metropolitana della Grande Manchester (di cui è sindaco da nove anni), riconquistando un seggio alla Camera dei comuni dopo essere stato parlamentare dal 2001 al 2017. Per il “Re del Nord”, questo il soprannome di Burnham, il ritorno a Westminster rappresenta il lasciapassare per la sfida al traballante Keir Stamer come leader del Partito Laburista e – di conseguenza – del governo britannico.

Burnham è il politico britannico più popolare

Attualmente il politico britannico più popolare e ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour, Burnham è da tempo il favorito dai bookmakers come successore di Starmer. Non aveva però un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Adesso però tutto è cambiato. «Stasera potrebbe, solo potrebbe, essere il punto di svolta. Da ora in poi, darò tutto me stesso per far sì che ciò accada, per garantire che il nome Makerfield sia per sempre sinonimo del cambiamento di cui questo Paese ha bisogno, del recupero di qualcosa che abbiamo perso: la speranza. Una speranza per il futuro», ha dichiarato Burnham.

Regno Unito, Burnham vince le suppletive: ora può sfidare Starmer
Andy Burnham (Ansa).

Il risultato delle suppletive di Makerfield

Il seggio di Makerfield era stato lasciato strategicamente vacante da Josh Simons, alleato di Burnham. Nelle suppletive il Partito Laburista ha ottenuto il 54 per cento dei voti contro il 35 per cento di Reform UK, mentre Restore Britain ha avuto il 7 per cento. L’affluenza è stata del 58,7 per vento: sei punti percentuali in più rispetto alle elezioni generali, con 45.510 voti espressi.

È morto l’ex calciatore Igor Protti

Mondo del calcio in lutto. È morto a 58 anni Igor Protti, ex attaccante di Bari, Messina, Lazio e Livorno. Era malato da tempo: circa un anno fa aveva scritto un messaggio sui social definendo la neoplasia che gli era stata diagnosticata come «uno sgraditissimo ospite».
Ad annunciare la morte di Protti è stata la famiglia, con un messaggio voluto dall’ex bomber: «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore».

La carriera di Igor Protti, da bomber di provincia a capocannoniere della Serie A

Nato nel 1967 a Rimini, Protti aveva ha iniziato la sua carriera nella squadra della sua città in Serie C1, poi dopo una prima esperienza a Livorno e un passaggio alla Virescit Bergamo passa al Messina, in Serie B. Dopo tre stagioni e 31 reti segnate era approdato al Bari, centrando nel 1995 la promozione in A. L’anno seguente, al debutto in massima serie, Protti si laureò capocannoniere con 24 gol, a pari merito con Giuseppe Signori. Nonostante ciò, il Bari non evitò la retrocessione. A quel puntò passo alla Lazio, dove restò una stagione, e poi al Napoli.

È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti

Dopo un’annata in B alla Reggina, nel 1999 tornò al Livorno, in C1: nei sei anni successivi trascinò gli amaranto fino alla Serie A a suon di gol, diventando il simbolo di un’intera città. Protti, soprannominato “lo Zar”, è assieme a Dario Hubner uno dei due calciatori ad aver ottenuto il titolo di capocannoniere in Serie A (con la maglia del Bari), in Serie B e in Serie C1 (con quella del Livorno), nonché l’unico ad essersi laureato capocannoniere della Serie A giocando per una squadra (il Bari) poi retrocessa.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?

E se lasciassero fuori dal gruppo Matteo Renzi? Proprio lui, che per mesi è stato il miglior portavoce del campo largo, il primo a crederci, l’ultimo a spegnere la luce, mentre Elly Schlein cavalcava la logica «testardamente unitaria» e Giuseppe Conte era lì che si smarcava e Bonelli & Fratoianni, i nostri Sussi e Biribissi, iniziavano a seminare patrimoniali. La foto postprandiale dell’altro giorno ha agitato non Renzi, che è uomo di mondo e sa come vanno certe cose, ma quelli che lo sostengono. Quelli del campo largo versione ristretta, Partito democraticoMovimento 5 stelleAlleanza Verdi e sinistra, sotto sotto sono convinti di vincere da soli, vorrebbero dettare l’agenda e la linea. Senza altre alleanze. Conte maramaldeggia, dice che non accetta «accozzaglie», gli animal spirits schleiniani vedono Renzi come una colpa da espiare, anche ora che non è più nel Pd da anni. Eppure Elly ha fatto intendere di non voler mettere veti. E quindi, cosa fare con questo Renzi?

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

La «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni

L’ex rottamatore rischia grosso. Può solo continuare a ripetere per convincere gli alleati che la «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni politiche del 2027 e che il bipolarismo è l’unica via, perché non ci sono ricette centriste in grado di funzionare (ciao Carlo Calenda). Lo dice Renzi e lo dicono i suoi, come Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera di Italia vivaCasa Riformista, parlando a Radio Anch’io: «Il centrosinistra non può ripetere l’errore del 2022, quando la divisione regalò la vittoria alla destra. Italia viva ha una proposta riformista chiara, diversa su molti temi da altre forze del centrosinistra, ma proprio per questo lavoriamo da tempo a un programma comune serio, perché ciò che conta non è cancellare le differenze ma costruire una proposta credibile per il Paese».

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Maria Elena Boschi e Matteo Renzi (foto Imagoeconomica).

Lo spauracchio di un sovranista al Quirinale basterà?

L’argomento punta su un elemento drammatico: disuniti si perde, rivince la destra che si elegge il suo presidente della Repubblica. Lo spauracchio di un sovranista al Quirinale potrebbe funzionare, chissà. Ma per ora c’è un elemento di burbanza che prevale nel campo largo, che punta a riottenere l’effetto politico del referendum costituzionale di marzo proiettato sulle elezioni politiche. La presunzione fa sì che Renzi venga messo in attesa dal “call center” del campo largo. Casomai dopo, in un secondo momento, potrebbe esserci un qualche tipo di accordo. Ma prima Pd-M5s-Avs vogliono iniziare a scrivere loro le regole insieme, anche perché i problemi non mancano, checché ne dicano gli entusiasti sostenitori di un’alleanza demopopulista. C’è la patrimoniale (Pd e Avs favorevoli, M5s contrario), c’è la politica estera (M5s contro gli aiuti all’Ucraina, Pd favorevole).

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Elly Schlein e, dietro di lei una foto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Per ora lo lasciamo fuori, poi si vedrà

Su Renzi sembra esserci maggiore armonia: per ora lo lasciamo fuori, poi si vedrà. In questo modo il campo largo versione identitaria potrebbe cercare di appianare le sue divergenze sviluppando un potere contrattuale nettamente superiore rispetto a quello dei renziani. La questione non è tanto «non fidarsi», come riassume Chiara Appendino, convinta che Renzi fregherà tutti il giorno dopo, quanto occupare – colonizzare – lo spazio ideologico possibile, senza lasciare libertà ad altri di connotare troppo la coalizione che si oppone a Giorgia Meloni.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Chiara Appendino (Ansa).

Meglio che non avanzi troppe pretese di incarichi e ricompense politiche

Il campo più o meno largo vuole evitare che Renzi e quel che gli ruota ancora attorno condizionino eccessivamente il programma elettorale. L’esclusione di Renzi è l’ammissione che con lui i conti ancora non si sono chiusi, che lui resterà sempre, ai loro occhi, un traditore del centrosinistra e che in fondo non serve averlo in coalizione. Potrebbe anche essere solo una tattica per fargli abbassare parecchio il prezzo nella trattativa futura e dunque le aspettative di incarichi e ricompense politiche.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Matteo Renzi con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Per qualcuno il renzismo è stata una malattia politica

Ma quale sia l’esito di questa gara a chi è più puro e ha meno colpe da espiare, Renzi rischia grosso. Anche se dovesse partecipare alla coalizione di centrosinistra, come alla fine è probabile, potrebbe rimanere ai margini in caso di vittoria elettorale. D’altronde, per una parte del Pd e della sinistra il renzismo è stata una malattia politica. Loro vogliono essere la cura. Gli schleiniani, anche se dovessero accettare Renzi in coalizione, negherebbero a Italia viva uno spazio troppo ingombrante di agibilità politica. Nella loro testa Renzi è una quota minoritaria, di mera testimonianza, di una sottosfumatura del centrosinistra. E lì deve restare.

Maturità: Quintiliano al Classico, allo Scientifico lo studio del livello di un lago

Seconda prova scritta per gli oltre 527 mila maturandi. A differenza del tema di Italiano, uguale per tutti a livello nazionale, gli studenti sono chiamati a cimentarsi con le materie di competenza nei loro indirizzi, per esempio latino al Liceo Classico e matematica allo Scientifico.

Il testo scelto per la prova di latino al Classico

Agli studenti del Classico è stata chiesta la comprensione e l’interpretazione del testo, l’analisi linguistica e stilistica, l’approfondimento e riflessioni personali di un passaggio dell’Institutio oratoria, opera maggiore di Marco Fabio Quintiliano e l’unica a esserci pervenuta per intero.

I problemi di matematica e i quesiti allo Scientifico

Allo Scientifico, nella prova di matematica, uno dei due problemi è incentrato sullo studio del livello dell’acqua del lago di Bracciano, oggetto di prelievi nel 2016 e 2017 e utilizzato come riserva idrica di emergenza per i Comuni limitrofi e per l’approvvigionamento di Roma. Ai maturandi viene chiesto di compiere una serie di misurazioni utilizzando i dati che vengono riportati in una tabella, definendo il modello matematico che esprime l’andamento del livello delle acque del lago in funzione del tempo. Il secondo problema è invece uno studio di funzione proposto nella formulazione classica. Poi otto quesiti, con domande che partono da sport e giochi: da un torneo di pallavolo a una partita di scopone. Viene anche citato Albert Einstein, con una sua dichiarazione tratta dalla conferenza “Geometrie und Erfahrung” del 1921.

Cinema: Brand New Day sarà l’ultimo film di Spider-Man?

Brand New Day sarà l'ultimo film di Spider-Man?

Il regista Destin Daniel Cretton ha fatto alcuni commenti in un podcast che, diciamo, fanno preoccupare per la sorte di Peter Parker.

Durante un’apparizione al podcast Crew Call di Deadline, Destin Daniel Cretton, il regista del nuovo film Spider-Man: Brand New Day, in uscita a luglio, ha fatto un commento interessante. Il regista ha incoraggiato il pubblico ad affrontare il film con una mentalità specifica, dicendo che dovrebbero andare a vederlo come se fosse l’ultimo Spider-Man. A prima vista, sembra che il regista stia incoraggiando i fan a vivere appieno l’esperienza e ad apprezzare la storia. Ma date le speculazioni che attualmente circondano il film, quel commento susciterà... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 19 giugno 2026 - articolo di S*

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

La vicenda che nelle ultime settimane ha coinvolto Enav parla molto più di semplici nomine. Racconta piuttosto un meccanismo che nel capitalismo pubblico italiano è diventato quasi una prassi non scritta. Da una parte l’Ente nazionale per l’assistenza al volo, società quotata, che ha affidato a una primaria società di executive search, Antal Italy, la ricerca dei due responsabili delle relazioni esterne e della comunicazione. Dall’altra una serie di manager e professionisti contattati, selezionati, convocati per colloqui con le risorse umane e, secondo diverse testimonianze, perfino con l’amministratore delegato Igor De Biasio. Nel frattempo, però, il nome di Alberto Mina, ex capo di gabinetto di Roberto Formigoni, e quello di Matteo Pandini, storico portavoce di Matteo Salvini al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che controlla Enav, hanno iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza nei corridoi romani e sulle testate specializzate.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Alberto Mina con Roberto Formigoni nel 2011 (foto Imagoeconomica).

La notizia data da L43 e poi uscita un po’ ovunque

Noi di Lettera43 siamo stati i primi a dare conto dei movimenti in corso. Poi è arrivata anche Prima Comunicazione, successivamente la notizia è rimbalzata su Policy Maker, iMille, Professione Reporter, AVIONEWS e altre pubblicazioni di settore, fino alla conferma arrivata attraverso dichiarazioni dello stesso Pandini, riportate da Il Foglio, e di Mina che ha pubblicato il suo nuovo incarico su LinkedIn.

Nulla di illegittimo, naturalmente. Professionisti che cambiano ruolo e passano dalla politica alle aziende esistono da sempre. Il punto, semmai, è ciò che accade quando un mercato intero sembra conoscere il nome del vincitore mentre la selezione è ancora formalmente aperta.

Più che una caccia al migliore, si legittimano solo scelte politiche

Nessuno può dire con certezza che la scelta fosse stata presa in anticipo. Sarebbe una conclusione che richiederebbe prove che oggi non esistono. Anche se i sospetti sono tanti. Ma che percezione si genera tra i candidati coinvolti? Come ci rimarreste di fronte a una procedura che formalmente continua mentre giornali, addetti ai lavori e ambienti istituzionali danno ormai per acquisito un esito? Hai voglia a considerare quella selezione come una vera competizione. Addio caccia al migliore, siamo di fronte a una ricerca di legittimazione di scelte politiche e non meritocratiche.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

Così i cacciatori di teste diventano notai di un rituale burocratico

Ma allora gli head hunter che ci stanno a fare? Dovrebbero rappresentare il mercato, il merito, la competizione tra competenze. Solo che così questi cacciatori di teste finiscono per essere percepiti come i notai di decisioni già maturate altrove. Eppure non stanno certo con le mani in mano: chiamano professionisti qualificati, raccolgono candidature, organizzano colloqui, producono report, costruiscono shortlist. Solo che l’intero esercizio rischia di ridursi a un sofisticato rituale burocratico.

De Biasio e Pandini, si vede lo zampino della Lega

Poi il caso Enav è anche politico. Pandini proviene direttamente dall’ufficio del ministro Salvini. De Biasio è da anni considerato vicino all’universo leghista, e del resto nel 2019 il Capitano celebrò personalmente il suo matrimonio civile, come ampiamente documentato dai giornali dell’epoca. Nessuno di questi elementi è una prova di interferenza politica, però unendo i puntini…

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Igor De Biasio (foto Imagoeconomica).

La credibilità del sistema non ne esce rafforzata…

Alla fine, chi ottiene l’incarico “si sistema” con comodi ritmi aziendali invece degli stress totalizzanti della politica. Però la credibilità del sistema ne esce malconcia. Se un manager investe giorni di lavoro per partecipare a una selezione che – sotto sotto – potrebbe essere già orientata, la fiducia nel mercato evapora. E al prossimo giro sarà dura convincere i migliori professionisti a partecipare. Che finaccia, quella degli head hunter: dovevano essere cacciatori di talenti, si sono ridotti a fare i direttori di casting di una rappresentazione dal finale già scritto.

Usa-Iran, annullata la cerimonia di firma dell’accordo

È stata annullata la cerimonia per la firma del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran, che si sarebbe dovuta svolgere venerdì 19 giugno al Bürgenstock Resort, nei pressi di Lucerna, in Svizzera. Lo ha reso noto Ishaq Dar, ministro degli Esteri del Pakistan (Paese mediatore): il testo, che nei suoi 14 punti prevede lo stop alla guerra, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati è già stato firmato digitalmente a distanza dalle parti ed è già in vigore. Pertanto la firma non risulta più necessaria nella sua forma fisica.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole

“Furti di cavi da parte di ignoti”: niente da fare, a Matteo Salvini non ne va bene una, né come capo della Lega (mentre i sondaggi registrano i primi sorpassi da parte di Futuro nazionale di Roberto Vannacci) e nemmeno come ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Poche ore dopo aver sgominato il gruppo di anarchici che metteva a rischio la circolazione ferroviaria, ecco che qualche ladruncolo di rame ha messo in ginocchio i treni. Federconsumatori ha rigirato il coltello nella piaga sciorinando gli impietosi dati del 2026: «In quattro mesi, ogni mese, sei giorni su 30 il servizio funziona regolarmente, mentre nei restanti 24 giorni si registrano disagi di varia entità che ricadono sistematicamente sui cittadini, in particolare su lavoratori, pendolari e soggetti con minore flessibilità negli spostamenti». Non solo, ci mancavano le frasi scritte su Il Foglio e nate da una conversazione tra Carmelo Caruso e Simonetta Matone, con l’esponente leghista che ha detto chiaramente cosa succede tra Luca Zaia e Salvini. La voglia di scappare è tanta, da parte di deputati e senatori eletti nelle liste del Carroccio, e Caruso ha riportato queste parole di Matone: «Io sono stata eletta anche grazie a Fratelli d’Italia che mi ha fatto votare in un seggio gioiello». Un messaggio per chi vuole capire quale potrebbe essere la destinazione…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Simonetta Matone con Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Calta ordina, Il Messaggero esegue

Francesco Gaetano Caltagirone lo aveva detto chiaramente, nel suo discorso a Villa Miani, che a Roma vale come quello del “predellino” fatto da Silvio Berlusconi: parlando di tasse, con la voce bene impostata, Calta ha sentenziato lentamente, davanti al sindaco di Roma Roberto Gualtieri seduto accanto ad Azzurra Caltagirone: «Faccio un esempio, piazza Navona. I ristoratori occupano lo spazio pubblico con tavolini all’aperto. Quello spazio è il più ambito. Il cliente lo preferisce. Il canone che il ristoratore versa non riflette questo valore. La collettività sovvenziona un vantaggio privato. La misura è semplice: il canone di occupazione del suolo pubblico deve essere fissato dal valore di mercato. Se un posto al coperto vale 100, quello all’aperto vale 100». È passato solo qualche giorno, giusto il tempo per fare un’inchiesta approfondita, ed ecco che giovedì 18 giugno sulla prima pagina de Il Messaggero è apparso un titolone: “Centro di Roma, giungla dehors. Evasione e anarchia dei tavolini: 4 su 10 non pagano il (poco) dovuto”, con la firma tra l’altro del neo caporedattore dell’economia. Sembra quasi uno “sbobinato”, come si diceva una volta, delle parole dell’editore, fatto sta che il diktat caltagironiano ora è diventato notizia. Il testo? «Il suolo è pubblico. Come pure il disagio. Il profitto, invece, è privato. Uno scandalo che si consuma impunito tra un pranzo e una cena, con l’intermezzo di uno spritz o di un gin tonic». Pare molto difficile scoprire le differenze tra l’articolo giornalistico e le frasi della proprietà…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
L’inchiesta del Messaggero sui dehors.

Sindrome da Bourlot

È uno «del giro di Raffaele Ranucci», il potentissimo braccio destro di Francesco Gaetano Caltagirone: e così ecco un nuovo acquisto in Campidoglio, che risponde al nome di Giuseppe Cornetto Bourlot, che ha ricevuto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri l’incarico di collaborazione, a titolo gratuito, «a supporto delle attività di sviluppo economico, attrazione degli investimenti e promozione del mecenatismo». Gualtieri sta allargando la sua schiera di amici anche nel mondo dell’economia, e questa nomina è stata voluta fortemente, con l’obiettivo di rafforzare «il posizionamento internazionale di Roma Capitale», per promuovere la capacità della città di attrarre investimenti, innovazione e opportunità di sviluppo economico. Non solo: tra i compiti di Cornetto Bourlot c’è la promozione e il coordinamento di progetti di fundraising, mecenatismo e partenariato pubblico-privato destinati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, musicale e architettonico della città. Classe 1960, Cornetto è stato presidente dell’agenzia di stampa Askanews, cara alla famiglia Abete, e siede nel cda della casa editrice di Internazionale, nel ruolo di vicepresidente.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Giuseppe Cornetto Bourlot (foto Imagoeconomica).

Ruini e quel filo diretto con Letta

È morto il cardinale Camillo Ruini, e con lui se ne va un pezzo della storia italiana, quella della Seconda Repubblica. Con tanto di funerale nella basilica di San Pietro, celebrato da papa Leone XIV. «Quel prete di Sassuolo che si chiamava don Camillo»: una coincidenza straordinaria, perfetta, per ricordare la serie fortunata di film con protagonisti Peppone e don Camillo, che deve aver ispirato anche Silvio Berlusconi e il centrodestra, contribuendo a schierare gran parte dell’elettorato cattolico verso Forza Italia, e non solo, pur di «combattere i comunisti». I contatti personali con Berlusconi erano pochi, perché Ruini il filo diretto lo aveva con Gianni Letta: due super mediatori, che potevano dialogare avendo alle spalle due big, perché uno parlava a nome di papa Giovanni Paolo II, e l’altro era il plenipotenziario del Cavaliere. Ruini esercitava il potere senza averne paura, una sorta di Richelieu che aveva la fortuna di essere italiano con un pontefice straniero, polacco, anti-comunista. Per uno come Ruini «la gioiosa macchina da guerra» evocata da Achille Occhetto da segretario del Pds bisognava solo combatterla.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Camillo Ruini con Silvio Berlusconi e Gianni Letta (foto Imagoeconomica).