Salernitana, vietato sbagliare col Picerno

di Marco De Martino

SALERNO – Finalmente torna a rotolare il pallone. Dopo una settimana in cui si è parlato più di advisor, closing, notai, fideiussioni ed aumenti di capitale, la Salernitana deve affrontare e superare l’ostacolo AZ Picerno per dare continuità al successo di Trapani, mettere pressione alla Casertana, stasera impegnata sul campo del Latina, e tenere alle proprie spalle il Cosenza, che ospiterà proprio il Trapani ormai condannato alla retrocessione. Raggiungere il terzo posto, ma anche preservare il quarto, sono obiettivi fondamentali in questi ultimi 180’ della regular season, che sono, in pratica, una sorta di mini-girone di qualificazione ai prossimi play off promozione. All’Arechi non sarà facile avere la meglio di una formazione, l’AZ Picerno, che fino a qualche settimana fa sembrava ormai rassegnata al ritorno tra i dilettanti e che, invece, ha collezionato risultati sorprendenti riuscendo nell’impresa salvezza. Un ostacolo non semplice per Donnarumma e compagni, che stanno dando segnali di risveglio confortanti ma che dovranno essere corroborati, ovviamente, dai risultati del campo. Soltanto in questo modo la Salernitana potrà arrivare alla post season con le giuste motivazioni, ma anche con i meccanismi tecnici e tattici per poter dire la sua contro avversarie di tutto rispetto, come il Catania, ma anche provenienti dagli altri due gironi. Per farlo mister Cosmi sta lavorando di cesello sulle teste dei calciatori: gli effetti si vedono sui vari Tascone, Golemic, Ferrari, Quirini, Cabianca e Donnarumma, tutti elementi che erano entrati in un tunnel buio e che sembrava senza uscita, ma che si stanno rigenerando grazie alla cura del vulcanico Serse. Senza dimenticare che l’ex tecnico del Perugia sta scoprendo piccoli gioielli come Di Vico e Boncori, tenuti in naftalina senza motivo e che si stanno imponendo con prestazioni convincenti nonostante la loro giovane età. Nel frattempo i tifosi granata, frastornati e disillusi dall’ennesima telenovela societaria, osservano ed aspettano. Aspettano che la squadra faccia la Salernitana e che torni a essere quella corazzata tanto temuta ad inizio stagione quando, ai nastri di partenza, era additata come una delle favorite alla promozione. L’Arechi stasera non sarà pieno (2.400 i biglietti emessi in prevendita fino a ieri sera), ma è chiaro che, se la squadra granata dovesse presentarsi in ottima salute ai play off, la passione della torcida granata sarebbe pronta a riesplodere in tutto il suo fragore. Cosmi lo sa e, da uomo di calcio d’altri tempi qual è, già sente nell’aria l’odore di un’impresa che avrebbe dell’incredibile. Prima, però, vanno sconfitte Picerno e Foggia. Poi si vedrà…

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Elvira Trotta: Città decaduta e decadente

Volto noto del foro salernitano, ex consigliera dell’Ordine degli Avvocati e già consulente della Commissione Parlamentare Antimafia, Ersilia Trotta scende in campo per le prossime amministrative a sostegno del candidato sindaco Gherardo Marenghi nelle fila di Fratelli d’Italia.

Un’avvincente sfida, che la vedrà impegnata in una campagna elettorale definita interessante e dai contenuti incisivi per tutti i salernitani.

Avvocato, candidata al consiglio comunale di Salerno con FdI. Perché la scelta di scendere in campo?

“Scendo in campo perché è arrivato il momento di esserci per Salerno. La mia città è ormai decaduta e decadente a causa di un sistema di potere personalistico che francamente sta rasentando il senso del grottesco”.

Lei ha scelto di sposare il progetto del candidato sindaco Gherardo Marenghi, da sempre impegnato in politica…

“Gherardo Marenghi è il vero volto nuovo di questa città. Un candidato davvero di destra, in una coalizione di centrodestra, certamente immune nel passato, nel presente e nel futuro dal contagio deluchiano. Non so quanto altri candidati possano esibire questa medaglia al merito. Marenghi non vive di politica a differenza di tanti, è un professore universitario di diritto amministrativo (quello che ci vuole per una città in dissesto) ed è il più giovane candidato sindaco: tutti elementi per cambiare pagina, una pagina finalmente nuova senza riciclati ex deluchiani”.

Quali criticità riscontra oggi a Salerno e quali le sue priorità?

“Salerno è una città senza una visione complessiva, avvitata su se stessa, ripetitiva sulle stesse stanche iniziative. Intervenire su pochi ma decisivi assi portanti. Sicurezza, lavoro, industrializzazione, conversione energetica, recupero risorsa mare. Salerno deve recuperare una visione complessiva come area metropolitana e non come cittadina isolata. Salerno non può essere gestita immaginando che esistano dei confini tra Salerno e le città viciniore. Necessita invece un’azione politica in grado di dialogare con Pontecagnano o con Fisciano o con Pellezzano tanto per fare dei nomi. Un aeroporto o un interporto non possono certo essere posti sul territorio di Salerno città ma ciò non significa che quello che accade fuori dalle mura cittadine ci possa lasciare indifferenti: questa è miopia politica”.

In caso di vittoria, su cosa intende concentrare fin da subito la sua energia?

“Lo decideremo insieme al nostro Sindaco Marenghi. Diffido di quei candidati al consiglio comunale che esibiscono programmi come se fossero loro i sindaci. Ad ognuno il suo ruolo. Certamente dovremo ridare nuova spinta a Salerno che non può puntare tutto e solo sul turismo. Nessuna città al mondo sopravvive solo di turismo, nemmeno Parigi o Firenze che infatti hanno aree di servizi e aree industriali sviluppate”.

De Luca nuovamente in campo, quale la sua opinione?

“Provo tristezza. Ancora De Luca… che poi parla della Salerno di oggi come di una città morente da recuperare. Ma scusate: finora chi l’ha governata se non lui o i suoi facente funzioni?”

Giovani e cultura, c’è ancora tanto da fare…

“C’è un mondo da fare. A cominciare dalla riscoperta della storia di Salerno e della valorizzazione del centro storico medievale, della Carnale e del Castello di Arechi. Una decisa azione anche in ambito scolastico per spiegare ai giovani cos’è la Chiesa di San Filippo Neri o Santa Maria di Alimundo, cos’è la Scuola Medica Salernitana. Siamo stati capitale di un regno longobardo e normanno: va spiegato e su questo costruire anche una differenza”.

Il tanto da fare e fare la differenza: temi cari a Ersilia Trotta, che non solo ci mette la faccia, ma anche la sua esperienza al servizio di Marenghi, di Salerno e dei salernitani.

Mario Rinaldi

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Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile

Se la Germania sta progressivamente affondando – fra recessione economica, immobilità politica interna e insignificanza sul palcoscenico internazionale – il colpevole, almeno per i tedeschi, è uno solo: il cancelliere conservatore Friedrich Merz. Secondo i sondaggi nazionali e non solo, è praticamente impossibile trovare in circolazione un leader di governo peggiore. Persino la tanto bistrattata Coalizione Semaforo guidata dal suo predecessore socialdemocratico Olaf Scholz appare, a distanza, migliore di quello che sembrasse.

Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz (Ansa).

Merz sarebbe meno apprezzato anche di Trump

Stando a una recente indagine dell’istituto statunitense Morning Consult, Merz è tra i capi di governo meno popolari al mondo, dietro anche a presidenti come Donald Trump e Recep Tayyip Erdogan: il 75 per cento degli intervistati tedeschi si è detto scontento del lavoro del cancelliere che da un anno guida la Große Koalition fra CDU e SPD, mentre solo il 20 per cento si considera soddisfatto. Dati simili, anzi peggiori, sono emersi dall’ultima ricerca tedesca, quella dell’istituto Forsa per conto della rete tv RTL, secondo cui il 78 per cento dei cittadini ha bocciato l’operato di Merz e solo meno di un quinto (il 18 per cento), ha espresso un giudizio positivo, tre punti in meno rispetto al sondaggio precedente.

Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile
Friedrich Merz e Donald Trump alla Casa Bianca, a marzo 2026 (Ansa).

L’AfD ha virtualmente superato la CDU

Merz è in caduta libera anche tra i suoi sostenitori e compagni di partito – la CDU che fu di Helmut Kohl e Angela Merkel, rimasti entrambi in carica per 16 anni – se è vero che la maggioranza ormai è contro di lui, come dimostrano sempre le percentuali del Trendbarometer di RTL. Il 52 per cento degli elettori conservatori lo critica, mentre per chi si è già allontanato dal partito il quadro è ancora più netto: l’86 per cento si è detto insoddisfatto dell’operato del decimo cancelliere della Repubblica Federale. Non è un caso che la CDU, ora data al 24 per cento, sia virtualmente la seconda forza a livello nazionale, superata dall’estrema destra dell’Alternative für Deutschland che tocca il 26 per cento. Paradossalmente il tanto temuto spostamento a destra di chi votava CDU è inferiore alle aspettative, dato che solo il 20 per cento di coloro che hanno abbandonato il partito voterebbe attualmente per l’AfD. La maggioranza si sta orientando verso altri lidi, dai Liberali della FDP alla sinistra, oltre ad allargare il bacino degli astensionisti.

Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile
La co-leader dell’AfD Alice Weidel a Budapest (Ansa).

I motivi della delusione degli elettori conservatori

I motivi per cui la stragrande maggioranza dei tedeschi mal sopporta l’attuale cancelliere sono stati rilevati proprio dai ricercatori di Forsa, secondo i quali un’ampia fetta dell’elettorato continua ad accusare Merz di parlare molto e fare poco, di non mantenere le promesse elettorali e di agire in modo incoerente: queste tre spiegazioni insieme rappresentano il 59 per cento delle risposte degli intervistati. Tra i sostenitori della CDU, la delusione su alcuni punti è significativamente maggiore rispetto all’elettorato generale: il 34 per cento è deluso dagli annunci grandiosi che poco hanno corrisposto alla realtà; il 18 per cento considera le sue azioni contraddittorie e il 24 per cento lo accusa di mancanza di leadership, rispetto al 13 per cento complessivo. Al netto della cornice interna e internazionale molto problematica, con il governo di Berlino che deve gestire varie crisi in contemporanea e le conseguenze delle guerre in Ucraina e in Medio Oriente, è chiaro però che Merz è per i tedeschi l’uomo sbagliato per risollevare la Germania.

Il fallimento di Merz: sondaggi disastrosi e una Germania sempre più fragile
Friedrich Merz (Ansa).

La GroKo si è rivelata un freno per le riforme

Finora le scelte in politica interna sono state dettate dai compromessi obbligati tra CDU e SPD, come per altro ci si aspettava, e la nuova riedizione della Große Koalition si è dimostrata più un freno che un acceleratore per le riforme necessarie (fisco, pensioni, riconversione industriale, ridefinizione dei mercati e via dicendo). Inoltre la tattica in politica estera è stata segnata per lo più dall’appiattimento alla linea di Israele sullo scacchiere mediorientale e dalla continuazione di quella finora infruttuosa portata avanti con l’Unione Europea e i Paesi volenterosi come Francia e Gran Bretagna per quel che riguarda la Russia. Con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti e che i sondaggi hanno tradotto in numeri. Resta da vedere quindi se agli ultimi proclami di Merz relativi alla primavera delle riforme seguiranno davvero cambiamenti radicali o se già il prossimo autunno il tandem fra conservatori e socialdemocratici crollerà, quando le tre elezioni regionali nell’Est del Paese (il 13 settembre si terranno le Comunali in Bassa Sassonia, il 20 le doppie elezioni nel in Meclemburgo-Pomerania e nella città-Stato di Berlino) confermeranno l’AfD come prima forza facendo saltare anche la cancelleria. 

Sarel Malan: “Salerno non può diventare una città dormitorio”

L’avvocato cassazionista e Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, Sarel Malan, che da tempo ha annunciato la sua candidatura al consiglio comunale per le elezioni dei prossimi 24 e 25 maggio, fa leva sulla sua esperienza amministrativa, che lo ha visto, in passato, ricoprire già un prestigioso incarico: quello di assessore al bilancio del Comune di Baronissi. In questa tornata sosterrà la candidatura a sindaco di Armando Zambrano a caccia di una elezione che significherebbe tanto.

Una candidatura annunciata da tempo. Già da circa due mesi. Quindi idee chiare per lei?

“Sì. La scelta è maturata nel tempo e nasce da un percorso coerente, non improvvisato. Ho deciso di candidarmi quando ho ritenuto che ci fossero le condizioni per dare un contributo concreto, mettendo a disposizione esperienza professionale e conoscenza della macchina amministrativa. Non è una candidatura simbolica, ma operativa”.

Sostegno incondizionato a Zambrano. Perché questa scelta?

“Perché rappresenta una proposta credibile, capace di tenere insieme sensibilità diverse senza cadere negli estremismi. È una candidatura che parla ad un’area moderata, pragmatica, che oggi chiede soluzioni e non slogan. Ho ritenuto fosse il progetto più serio su cui investire”.

Si è parlato tanto di campo largo… Alla fine non c’è stato. Cosa è successo?

“È mancata una sintesi politica reale. Quando si tenta di unire realtà troppo distanti senza una visione comune, il risultato è inevitabilmente fragile. Più che una scissione, parlerei di un chiarimento: sono emerse differenze che erano già presenti e che non sono state risolte”.

In passato, nelle istituzioni ha ricoperto la carica di Assessore al Bilancio. Se eletto, cosa intende fare per Salerno?

“L’esperienza amministrativa mi ha insegnato una cosa: le decisioni devono partire dai bisogni reali delle persone. Per questo metto al centro il sociale, il sostegno alle famiglie in difficoltà, l’attenzione agli anziani e ai giovani. Serve una città che non lasci indietro nessuno, con servizi più vicini ai cittadini e quartieri meno dimenticati. Accanto a questo, è necessario creare condizioni concrete per il lavoro, sostenendo le attività economiche e semplificando il rapporto con il Comune. L’obiettivo è una Salerno più equa, più vivibile e con maggiori opportunità per chi ci vive ogni giorno”.

Un suo pronostico su questa tornata elettorale.

“Più che sul risultato formale, che conosceremo solo alla fine, il dato politico è già evidente: chi si aspettava un plebiscito oggi deve fare i conti con una realtà diversa. Il consenso non è più quello di un tempo e questo segna un passaggio importante.

Questo significa che la partita è più aperta di quanto possa sembrare e che la campagna elettorale può ancora incidere in modo significativo sugli equilibri complessivi. In politica non conta solo vincere, ma come si vince e con quale forza si rappresenta una comunità”.

Le sue impressioni sul recente referendum sulla giustizia.

“È stata un’occasione persa. Era un passaggio importante per avviare un processo di riforma della giustizia che molti cittadini sentono come necessario e urgente. Io ho sostenuto convintamente quelle proposte perché andavano nella direzione di un sistema più equilibrato, più garantista e più vicino alle esigenze reali delle persone. Il risultato finale non chiude il tema, anzi lo rilancia: la giustizia resta una priorità e non può essere affrontata con interventi parziali o rinviata nel tempo. Serve una riforma seria, organica e soprattutto concreta”.

Quali sono le priorità per Salerno?

“Il primo tema è la vivibilità: Salerno non può diventare una città dormitorio. Serve un rilancio reale del commercio e della vita urbana, restituendo centralità ai quartieri e alle attività locali. C’è poi il lavoro, soprattutto per i giovani. Oggi troppi sono costretti ad andare via subito dopo la laurea. Bisogna creare condizioni che rendano possibile restare, investire e costruire qui il proprio futuro. Un altro tema centrale è la sicurezza, che incide direttamente sulla qualità della vita e sulla percezione dei cittadini. Infine, la sanità. Pur non essendo una competenza diretta del Comune, non può essere ignorata: la situazione dell’ospedale cittadino è tale da spingere molti a rinunciare alle cure. Questo è un dato grave, che impone un’azione politica forte, anche di pressione istituzionale, perché il diritto alla salute sia garantito concretamente”. Lo abbiamo sottolineato e lo ripetiamo: idee molto chiare per Malan e soprattutto una certezza: non ci sarà un plebiscito per nessuno dei candidati a sindaco, ma molto probabile un ballottaggio.

Mario Rinaldi

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Willburger: Rilanciare la cultura come fattore di sviluppo

Se è vero che lo sviluppo di un territorio passa attraverso la cultura, a sostenerlo con forza più di chiunque altro è Tonia Willburger, ex assessore alla Cultura e consigliere uscente, candidata in quota Psi a sostegno del candidato sindaco Vincenzo De Luca. Per lei una nuova sfida, affrontata con la maturità di una veterana, forte anche della recente esperienza nell’amministrazione comunale targata Vincenzo Napoli.

Consigliera uscente, in passato Assessore alla Cultura, Tonia Willburger si ripresenta ai propri elettori. Con quali ambizioni?

“Chi fa politica deve sempre essere ambizioso, deve sempre avere un obiettivo personale, ma, se è un politico vero, la sua ambizione personale deve conciliarsi con un progetto di cambiamento che riguardi tutti, che coinvolga la comunità. Io ho tutte e due queste ambizioni: mi presento da consigliere uscente e conto di essere riconfermata, di poter continuare la mia storia di rappresentanza. Ma la politica per me è anche affermazione di valori, e quindi in questo incarico io conto di riuscire a incidere sulla realtà della mia bellissima città per migliorarne la coesione sociale, la vivibilità, il benessere collettivo. Io sono socialista e vorrei con il mio impegno, nel mio piccolo, realizzare gli ideali di uguaglianza e di libertà che sono alla base dei grandi valori del socialismo”.

Lei è in quota Psi, un partito che in questa tornata si è scisso, con una parte che è andata in direzione opposta alla vostra. Come mai?

“Il partito è unito e compatto. C’è un consigliere uscente che non ha condiviso la nostra scelta coerente ed ha intrapreso una strada diversa. Non c’è alcuna scissione nel partito. Per parlare di scissione, e noi a sinistra di queste cose siamo ahimè esperti, ci vuole altro. Tutti i consiglieri uscenti si ricandidano, ci sono in lista anche molti compagni giovani ed altri con storie consolidate, a dimostrare non solo che ci siamo rafforzati, grazie anche al grande lavoro che sta facendo il nostro segretario nazionale Enzo Maraio ma che siamo molti attrattivi. Saremo la sorpresa di questa tornata elettorale”.

La Cultura è uno dei temi all’ordine del giorno in diverse amministrazioni. Da tutti considerato un volano dello sviluppo territoriale. Salerno cosa può dare ancora in termini di Cultura per attirare sempre più visitatori?

“La cultura è il mio marchio di fabbrica, la mia identità, addirittura genetica, essendo figlia d’arte. Ho fatto per due anni l’assessore, nominata dal mio partito, che ringrazio ancora, ed è stata l’esperienza più gratificante, perché ho visto come si può incidere sulla realtà. Con mille difficoltà, ma anche con risultati gratificanti dovuti a quelli che ritengo i miei pregi: la passione e la determinazione, oltre alla capacità di lavorare con gli altri, di collaborare e di creare reti. Anche come consigliera ho continuato a lavorare sugli stessi temi, con responsabilità e poteri doversi, ma grazie al mio impegno costante sono riuscita comunque a portare a buon fine una serie di progetti di cui sono orgogliosa: la costituzione della Rete museale cittadina, innanzitutto, e in contemporanea aver seguito il progetto per l’accessibilità del Museo Città Creativa di Ogliara e la rimozione delle barriere fisiche, cognitive e sensoriali attraverso un finanziamento PNRR. Gli interventi oltre a comprendere lavori e adeguamenti hanno previsto azioni per migliorare la fruizione del museo e sviluppare una nuova offerta culturale nel segno dell’inclusività.  Sulla rete dei musei, progetto iniziato come assessore e poi continuato da consigliere, sono partita dalla mia idea programmatica: mettere insieme le risorse, far funzionare le sinergie, valorizzare la storia millenaria della città e potenziare l’offerta culturale cittadina. Del lavoro di assessore voglio ricordare: il portale della cultura che è una vetrina del patrimonio artistico culturale della città, dai musei alle chiese, e una presentazione, sempre aggiornata, dell’offerta artistica cittadina; e la messa a disposizione, in epoca di post-covid, di uno spazio gratuito di spettacolo aperto a tutte le proposte, spazio che è stato aperto e disponibile per due mesi. Ed aver lavorato alla candidatura della Scuola Medica Salernitana a patrimonio immateriale dell’umanità, insieme all’Università e alla Soprintendenza”.

Lei sostiene De Luca. Come giudica il suo ritorno? E le dimissioni di Napoli?

“Con il sindaco Napoli ho lavorato come assessore, trovandomi di fronte una persona colta, aperta culturalmente, gentile e sempre disponibile. Negli ultimi tempi bisogna dire che la sua spinta propulsiva si era un po’ esaurita e lui ha voluto interrompere con un anno di anticipo la sua esperienza, che è stata di nove lunghi anni. Di De Luca, che dire? È un fuoriclasse, un politico vero che ama la sua città, chiunque vorrebbe lavorare nella sua squadra”.

Dovesse essere rieletta, che programma intende portare avanti?

“Lo slogan che ho scelto per questa campagna è “Cultura è sviluppo”. Il mio obiettivo è riuscire a rilanciare la cultura non solo come intrattenimento o semplice richiamo per visitatori occasionali, ma come fattore di sviluppo economico e sociale. Per questo ho lanciato l’idea di costituire un vero e proprio gruppo di lavoro che coinvolga non solo artisti e operatori culturali, ma anche le imprese cittadine per un piano a lungo termine.

Costruire e rendere la grande vitalità creativa e culturale salernitana una rete capace di gestirsi e di comunicare all’esterno. Solo per fare due esempi, vorrei che a Salerno i grandi eventi lavorassero insieme per la promozione, lasciando autonome le scelte artistiche, ma centralizzando la comunicazione. E vorrei che si lanciasse una riflessione sul rapporto tra cultura e tecnologia: l’intelligenza artificiale è una sfida e va affrontata nelle sue potenzialità, che sono enormi. Per questo serve rafforzare le relazioni con l’Università, e sviluppare insieme un programma per la “terza missione”. Penso anche che sia importante far memoria nella città di grandi artisti del passato, perché la città dimentica facilmente (Alfonso Gatto, Ugo Marano, Giancarlo Giancappetti, Gelsomino D’Ambrosio e così via) ma aprirsi anche alle potenzialità innovative nel campo artistico. Potenziare anche la cultura di prossimità: rendere ogni quartiere un centro di produzione creativa ed aggregativa, e rafforzare l’arte pubblica nella rigenerazione urbana delle aree periferiche dove creare centri poli-funzionali con sale cinema-teatro ed eventi culturali all’aperto, aree espositive per mostre ed azioni performative sul modello, in piccola scala del Parco della Musica a Roma. Tenere aperti oltre l’orario scolastico i teatri scolastici dove compagnie teatrali, associazioni culturali possano trasformarli in hub culturali vivi e dinamici. Incrociamo le dita, io ce la metto tutta, con entusiasmo e determinazione.

Coinvolgendo sempre più cittadini, associazioni, artisti e giovani. E che la libertà della creatività deve essere accompagnata da un forte coordinamento capace di fare sistema perché la cultura è il futuro di una città”. La cultura, come da lei sottolineato, è un suo marchio di fabbrica. Willburger punterà tutto su questo tema, tanto caro ai salernitani, che ora più che mai sentono il bisogno di un suo rilancio.

Mario Rinaldi

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D’Angelo: «La sanità pubblica attraversa un momento molto negativo»

Si sono tenute ieri mattina, presso il Saint Joseph Resort di via Salvatore Allende, l’assemblea per l’approvazione del Bilancio consuntivo 2025 e del Bilancio di previsione 2026 dell’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della provincia di Salerno e la cerimonia di premiazione dei medici e degli odontoiatri iscritti all’Ordine con 40, 50 e 60 anni di laurea, 370 in tutto. Riconoscimenti speciali all’ortopedico Salvatore Gatto e al cardiologo Arturo Amendolara. «L’occasione è l’assemblea annuale per l’approvazione del bilancio – spiega il vicepresidente dell’Ordine, Attilio Maurano – ma è anche un momento per dire grazie a medici e odontoiatri che sono stati con noi 40, 50 e 60 anni, e per premiare professionisti particolari, come l’ortopedico Salvatore Gatto e il cardiologo Arturo Amendolara, che hanno dedicato la vita ai loro pazienti. È un momento in cui ci stringiamo ai colleghi e li ringraziamo per l’appartenenza all’Ordine, che è un organo periferico del Ministero della Salute ma è anche un club della professione. Come presidente della Commissione Albo Medici mi interesso anche di giudizi disciplinari e devo dire che stanno aumentando veramente troppo, a segno che il rapporto con la società è bello ma anche conflittuale». Come sottolinea Gaetano Ciancio, presidente della Commissione Albo Odontoiatri, «quest’anno premiamo per la prima volta il primo laureato in Odontoiatria che compie 40 anni di iscrizione. Infatti, la branca odontoiatrica è recente all’interno dell’Ordine, per cui gli scorsi anni abbiamo premiato gli iscritti all’Albo degli Odontoiatri, ma si trattava di medici chirurghi che facevano e fanno l’odontoiatria. Quest’anno premiamo i primi laureati in Odontoiatria che svolgono la professione. Per me è un motivo ulteriore di orgoglio, anche perché in questi momenti c’è un passaggio generazionale: le vecchie generazioni di iscritti passano il testimone alle giovani generazioni». Dopo l’approvazione dei bilanci, una riflessione sullo stato della sanità da parte del presidente dell’Ordine, Giovanni D’Angelo: «La sanità sta attraversando un momento molto negativo. Mi riferisco, soprattutto per la mia personale esperienza, alla sanità pubblica. Premesso che la sanità privata – o, meglio, convenzionata – è preziosissima, perché affianca e molte volte solleva la medicina pubblica da alcune incombenze, è però la sanità pubblica che deve essere il perno, come prescrive la nostra Costituzione. In questo momento abbiamo delle particolari situazioni – aggiunge – Il decreto Pnrr appena approvato, che riguarda la medicina territoriale e in parte quella ospedaliera, non prevede la possibilità di finanziamenti aggiuntivi rispetto a quelli esistenti. Ma è difficile promuovere un miglioramento senza aggiunta di denaro da parte dello Stato. Poi c’è una riforma del servizio sanitario, già approvata dalla Camera dei Deputati, che ha degli aspetti, soprattutto per quel che riguarda la parte ospedaliera, dal mio punto di vista molto discutibili. Infine – conclude D’Angelo – riguardo alla medicina territoriale, va detto che è molto indietro rispetto a quello che dovrebbe essere».

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Agropoli. Ospedale, protesta di Antonio Mancino

di Arturo Calabrese

Lo aveva annunciato nelle scorse settimane e ora la sua protesta si concretizza. Antonio Corrado Mancino, cittadino di Agropoli, nella tarda serata di ieri, poco prima della mezzanotte, si è incatenato davanti ai cancelli del nosocomio. Lo ha fatto come gesto simbolico che, tra l’altro, anticipa il corteo di questo pomeriggio, previsto a partire dalle 15.30 da piazza della Repubblica fino davanti alla stessa struttura. «Sono qui – dice l’attivista – per gridare ancora una volta la mia rabbia verso la situazione in cui versa questo ospedale. La mia è una protesta silenziosa e pacifica, nel pieno rispetto di tutti, ma soprattutto della Costituzione. In quelle pagine, scritte da luminari oltre settanta anni fa, l’articolo 32 parla chiaro – aggiunge Mancino – la salute è un diritto garantito a tutti i cittadini. Ad Agropoli, però, la Costituzione non può essere attuata». Oltre a questo aspetto, di certo importante, Antonio Corrado Mancino lotta anche per un’altra questione. «Qualche anno fa mio figlio stava molto male – racconta – ho girato tre ospedali prima di riuscire a sapere che aveva un’embolia in corso. Poteva morire e oggi avrei raccontato una tragedia – spiega – fortunatamente è andato tutto bene e mio figlio è ancora tra noi. Deve affrontare una serie di esami costanti e seguire una cura, ma almeno è vivo. So bene cosa vuol dire la malasanità e so anche che tante altre persone non possono essere fortunate come me, avendo perso un loro caro. Ricordo quel bambino morto sull’asfalto perché l’ambulanza non è arrivata in tempo (si riferisce al piccolo Tommaso Gorga, ndr) o altri casi di persone che conosco, le quali hanno un grave peso sul cuore. Tutto ciò deve finire – continua – non possiamo più permettere che accada. Vogliamo che l’ospedale sia finalmente riaperto, senza se e senza ma. Basta anche a tutte le promesse fatte negli anni dalla politica: adesso pretendiamo che tutte quelle parole diventino realtà». L’attivista, qualche anno fa, ha vissuto un’odissea: il figlio si era sentito male e, dopo molti chilometri percorsi, non aveva alcuna diagnosi, finché il caso ha voluto che incontrasse un medico, l’unico capace di capire cosa stesse accadendo. Ricoverato d’urgenza, è stato salvato. Da quel giorno, Mancino ha deciso che uno degli obiettivi della sua vita fosse la riapertura dell’ospedale e, infatti, non è nuovo a proteste simili. Qualche mese fa, ha scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e gli ha consegnato la scheda elettorale, dichiarando di voler rinunciare al diritto di voto, come lo Stato ha fatto sì che si dovesse rinunciare a quello alla salute. Oggi, dunque, una nuova protesta per accendere l’attenzione su una situazione davvero particolare, e cioè l’assenza di un presidio sanitario per un territorio così importante come quello del Cilento. Per quest’ultima protesta, Mancino non è stato solo: con lui altri attivisti.

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Sarno, incidente mortale. Donna indagata

Sarno. L’indagine è per omicidio stradale a carico della donna ucraina che era alla guida dell’auto quando la sua Lancia Ypsilon si è scontrata frontalmente con la moto di Francesco Marcigliano, morto a seguito di una caduta violenta sull’asfalto e dopo un volo di diversi metri. Sottoposta ad alcol e droga test (esiti negativi,) la donna guidava la macchina giovedì sera intorno alle 21 quando si è scontrata con la motocicletta di Francesco Marcigliano in via San Valentino. Sul tragico sinistro la procura nocerina ha disposto l’esame autoptico (conferimento lunedì) sul corpo della vittima che sarà eseguito nell’obitorio dell’ospedale “Martiri del Villa Malta” di Sarno. Si indaga, dunque, con l’ipotesi di reato di omicidio stradale, delegati agli accertamenti gli agenti della Polizia di Stato del locale commissariato guidati dal dirigente Pio D’Amico. Ovviamente sotto osservazione la posizione della donna che era alla guida della Toyota quando si è scontrata frontalmente con la moto in via San Valentino mentre Marcigliano viaggiava dell’altro senso di marcia. Per lei la nomina di un perito di parte presente durante l”autopsia. E secondo la ricostruzione delle prime indagini la donna alla guida dell’auto avrebbe avuto responsabilità sul sinistro. Tuttavia, cosa abbia fatto scontrare i due veicoli sarà materia degli inquirenti scoprirlo e cercare responsabilità ma le attenzioni si soffermano soprattutto sulla velocità e su una possibile distrazione da parte dei due conducenti di auto e motocicletta. Da capire, inoltre, se uno dei due mezzi coinvolti abbia invaso la corsia di marcia dell’altro cercando di evitare qualcosa oppure per permettere a qualche automobilista o motociclista di sorpassare. Il sinistro è avvenuto giovedì sera in via San Valentino a Sarno nei pressi del ponte dell’autostrada e del mercato ortofrutticolo, Francesco Marcigliano probabilmente stava tornando da San Marzano sul Sarno per recarsi a Sarno quando è rimasto coinvolto frontalmente nel sinistro che per lui ha avuto conseguenze drammatiche. Sul luogo dell’incidente, allertati da altri automobilisti che hanno assistito alla scena, sono intervenuti i sanitari del 118, ma per il centauro di sanvalentinese non c’è stato nulla da fare. È morto mentre i volontari lo stavano trasportando d’urgenza al Martiri del Villa Malta, dove purtroppo è giunto cadavere. Dopo l’esame autoptico lascia la moglie e due figli.

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Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana prima dei Delos Days

Fantascienza.com, il meglio della settimana prima dei Delos Days

La scomparsa di Ian Watson, il trailer del film di The Punisher, il remake di Fuga da New York, un capolavoro che diventa un film nella settimana di Fantascienza.com

Mancano ormai solo cinque giorni alla nuova edizione dei Delos Days. Una manifestazione un po' sperimentale che si muove su due binari, da una parte una sorta di convention dei nostri autori, curatori, redattori, dall'altra una kermesse per lettori e appassionati di narrativa dei vari generi, e un'occasione per nuovi autori per farsi conoscere e proporre i loro lavori. Non sappiamo quanta gente ci sarà, quanti libri venderemo!, come andrà, ma sappiamo che certamente ci divertiremo e sarà un piacere incontrarsi di persona. I riferimenti ve li abbiamo dati ma li... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 19 aprile 2026 - articolo di S*

Scotto (Pd): apprensione per lavoratore in fin di vita a Salerno

“Nutriamo grande apprensione per il destino del cittadino di origine indiana, in fin di vita, all’ospedale Ruggi di Salerno abbandonato davanti al pronto soccorso del nosocomio in fin di vita. Al momento non sappiamo quale sia la sua identità: è noto soltanto che è stato esposto ad agenti chimici pericolosi e che entrambi gli arti inferiori sono in cancrena. Abbiamo fiducia nella celerità con cui la magistratura interverrà nelle indagini. Chiediamo a tutti collaborazione: c’è una enorme emergenza che riguarda lo sfruttamento nei campi e in altri settori dove la manodopera di origine straniera viene usata come carne da macello. Non staremo zitti: mentre loro fanno decreti sicurezza per lucrare sulle paure delle persone, noi chiediamo una legislazione che garantisca canali legali di ingresso nel nostro paese e sanzioni severe per chi in nome del profitto continua a tollerare condizioni disumane di lavoro”. Lo dichiara il deputato e Capogruppo PD in Commissione Lavoro, Arturo Scotto.

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Francesco Trione al BookHive 2026 di Bolzano

Si è conclusa con esito altamente positivo la partecipazione dello scrittore e saggista salernitano Francesco Trione alla prima edizione del Salone del Libro dell’Alto Adige “BookHive” 2026, svoltosi dal 16 al 19 aprile presso FieraMesse di Bolzano.La presenza dell’autore all’interno della manifestazione si è rivelata un’occasione significativa di dialogo, scambio e approfondimento culturale, confermando il valore del Salone come spazio vivo di confronto tra idee, linguaggi e prospettive diverse. In un contesto caratterizzato dalla pluralità linguistica e culturale del territorio altoatesino, “BookHive” ha dimostrato fin dalla sua prima edizione un enorme potenziale nel configurarsi come punto di riferimento per l’editoria indipendente e per la circolazione del pensiero critico contemporaneo.Durante l’evento, Francesco Trione ha presentato il suo saggio “ULTRAS – Antropologia di una subcultura ribelle”, opera che negli ultimi mesi ha suscitato crescente interesse per il suo approccio interdisciplinare e per la capacità di analizzare il fenomeno ultras come espressione culturale complessa, intrecciando antropologia, sociologia e studi sui linguaggi simbolici delle comunità urbane.Il confronto con altri autori, editori e operatori culturali ha rappresentato uno degli aspetti più rilevanti dell’esperienza. Il Salone si è configurato come un vero e proprio laboratorio di idee, in cui la riflessione sulle trasformazioni sociali contemporanee ha trovato spazio attraverso incontri, dialoghi e momenti di condivisione. Particolarmente significativa è stata la risposta del pubblico, che ha dimostrato interesse e partecipazione nei confronti delle tematiche affrontate nel volume. Il dibattito generato attorno al libro ha evidenziato l’attualità delle questioni trattate, legate ai concetti di identità collettiva, appartenenza e costruzione di comunità nel contesto della modernità. La partecipazione al “BookHive” si inserisce all’interno di un percorso editoriale e culturale in costante crescita per Francesco Trione, il cui lavoro continua a distinguersi per rigore metodologico e capacità di lettura dei fenomeni sociali contemporanei. Il saggio “ULTRAS” si sta progressivamente affermando come contributo rilevante nel campo degli studi sulle subculture, trovando spazio non solo nel dibattito pubblico ma anche in contesti accademici e formativi. L’esperienza altoatesina conferma dunque l’importanza di eventi come “BookHive” nel promuovere una cultura del confronto e della partecipazione, offrendo agli autori indipendenti l’opportunità di inserirsi in reti culturali dinamiche e di contribuire attivamente alla costruzione di un pensiero condiviso.La presenza di Francesco Trione in questo contesto rappresenta un segnale concreto della vitalità e della qualità della ricerca culturale indipendente italiana.

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Cosmi: “Contro il Picerno serve la migliore Salernitana”

Ultimo atto casalingo della regular season per la Salernitana, che domani sera allo Stadio Arechi ospiterà il AZ Picerno, formazione ancora in piena lotta salvezza. Alla vigilia del match, Serse Cosmi ha tracciato la rotta, partendo dalla rimonta vincente di Trapani.

«Più del risultato, conta come siamo riusciti a ribaltarla – ha spiegato –. La squadra ha reagito nel modo giusto, facendo ciò che in altre occasioni non era riuscita. Questo deve far capire ai ragazzi cosa serve per vincere».

Il tecnico si è soffermato anche sulla condizione atletica: «Non ho mai visto la squadra in difficoltà fisica. Anche nelle gare meno positive abbiamo sempre tenuto. Ora dobbiamo arrivare al meglio nelle ultime partite, che sono un anticipo dei playoff: servirà mentalità e una condizione impeccabile».

Avversario tutt’altro che semplice il Picerno, reduce da due vittorie consecutive: «Non ha vinto per caso. Ha qualità, è organizzato e sa reagire alle difficoltà. Per batterlo non basterà una buona partita, servirà una grande Salernitana».

Capitolo formazione: le assenze impongono soluzioni alternative, ma Cosmi vede anche opportunità. «Abbiamo perso Villa, ma possiamo adattarci. Longobardi ha fatto bene, Anastasio è un’altra opzione. Recuperiamo giocatori importanti come Tascone, Achik e Molina: avranno freschezza. Avere dubbi di formazione è il miglior problema per un allenatore. Oggi contano tutti, anche chi entra può essere decisivo».

Infine, un passaggio sulla vicinanza della tifoseria, dopo la visita al Mary Rosy: «Il loro supporto è fondamentale. La gente crede in noi e questo è ossigeno. Sapere di averli al nostro fianco è vitale, soprattutto in un momento così delicato».

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Dall’ironia alla slopaganda: la nuova guerra mediatica globale anti-Trump

Questa guerra chiamata come la caption di un memeEpic Fury, nientemeno – sta facendo saltare in aria tutto: interi quartieri di città, la fiducia dei mercati, l’economia globale, alleanze che sembravano indistruttibili, le speranze dei giovani, il diritto internazionale. Ma c’è una vittima collaterale di ben poca importanza, la cui scomparsa può essere pianta, o anche solo notata, solo da pochi anziani nostalgici: l’idea che la satira fosse l’arma dei buoni, la spada laser, nonviolenta ma micidiale, della ragione, il pungente gas della resistenza umana, che fa aprire gli occhi, anziché accecarli. Difficile non accorgersi che i video e i contenuti satirici più graffianti e aggiornati contro Trump e Netanyahu e il loro cinismo avido e sanguinario non vengono dalle patrie del libero pensiero, ma sono prodotti dall’Iran, che malgrado lo status di Paese aggredito resta una teocrazia liberticida, assassina e misogina, e dalla Cina, un’autocrazia a tutti gli effetti.

La metamorfosi della satira da contropotere a stampella del potere

Che la satira fosse intrinsecamente illuminista e illuminata, più che un’idea era un mito, almeno in certa misura: c’è stata satira fascista, razzista, antidemocratica, anche se la propaganda ideologica prevaleva decisamente sull’arguzia e oggi quelle vignette e quei frizzi possono interessare i cultori della materia. Ma dagli Anni 70 in poi, alla satira è stato attribuito lo status di linguaggio naturaliter eversivo e rivoluzionario, un vero e proprio contropotere, così efficace nel mobilitare pensieri, emozioni e consenso che a un certo punto il mainstream – e, in ultima analisi, il potere – ha dovuto venire a patti, con vantaggi da ambo le parti: ammessi nelle prime pagine dei giornaloni o essi stessi creatori di giornali, ospitati in programmi televisivi di successo, a volte perfino in prima serata, vignettisti e cabarettisti si sono affrancati dalla precarietà bohemien e hanno potuto comprarsi casa e metter su famiglia; i media hanno svecchiato la propria immagine; i politici, seppur a denti stretti, hanno imparato ad abbozzare di fronte a un “diritto di satira” sempre più riconosciuto, e che tuttavia ne ha ridimensionato il ruolo a quello del clown della classe, il fool che aiuta i compagni a sopportare la routine di una scuola noiosa e opprimente. Non più una sfida al potere, ma una sua stampella, anche se decisamente più spiritosa e fantasiosa delle altre.

Il politicamente corretto ha stanato gli autori boomer: il nuovo gioco è l’IA

La strage di Charlie Hebdo è stata un brusco risveglio per tutti, rivelando brutalmente che quando l’uomo con la penna o la matita incontra l’uomo col fucile, l’uomo con la penna e la matita è un uomo morto. L’affermarsi del “politicamente corretto” ha poi costretto satiri e umoristi a svuotare i loro arsenali dalle arguzie basate su cliché sessisti, xenofobi, omofobi e ageisti. Disgraziatamente, spesso non rimaneva molto altro, e in parecchi l’hanno presa male («non si può più dire niente!»). Aggiornare meccanismi comici millenari, o addirittura inventarne di alternativi, non è impresa per autori per lo più boomer. Cane vecchio non impara gioco nuovo. Il gioco nuovo si chiama intelligenza artificiale e richiede competenze tecnologiche, velocità, rabbia, furbizia e fame, pochissimo romanticismo e zero fame di visibilità personale. Qualità che sono appannaggio di cani giovani, alle quali, nel caso dei video iraniani e cinesi, si aggiunge una singolare capacità di ignorare la trave nell’occhio del proprio regime.

La slopaganda e i troll diplomatici iraniani

Il risultato è la “slopaganda”, guerra mediatica digitale basata su contenuti IA anonimi, sferrata dall’Iran, spesso attraverso le sue ambasciate.

Su Instagram dilagano le strepitose clip made in Teheran, con Trump e i suoi accoliti ridicolizzati in stile Lego Movie, sulle note di una canzone hip-hop che rinfaccia al Caligola a stelle e strisce la strage della scuola a Minab e le scorribande pedofile sull’isola di Epstein.

L’ultima uscita dei troll diplomatici iraniani è il post dall’ambasciata degli ayatollah in Ghana, in cui Teheran si propone come partner alternativo all’Italia piantata in asso dall’amico americano: «Possiamo offrire una civiltà antica di 7.000 anni, amore per l’arte, per la poesia e per il cibo. L’unica cosa su cui ci siamo mai combattuti è l’invenzione del gelato» (a quanto pare, è apparso nella Persia del V secolo a. C. e si chiamava faloodeh).

Di pregevole fattura satirica anche la guerra fantasy wuxia-style, trasmessa dalla televisione di Stato cinese e diventata virale, fra l’Aquila Bianca (gli Usa) e il Gatto Persiano (l’Iran). Le due creature si combattono per il controllo della Valle del Flusso Dorato, una strettoia da cui dipende il passaggio dell’Essenza del Ferro Nero, necessaria per la sopravvivenza del mondo. Gli spettatori, a loro volta, hanno prodotto spin-off generati dall’IA in cui il Panda (la Cina) interviene fra i contendenti per mettere pace, o il dominio dell’Aquila Bianca viene sostituito da una coalizione di membri con pari dignità, per una gestione condivisa del Ferro Nero.

E noi, in Occidente? Siamo ancora alla «spassosa vignetta di…» (nome di Venerato Maestro a scelta). Ormai fa la figura del graffito rupestre.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump

Pochi secondi, girati con un telefonino. Immagini dalla qualità instabile, quasi sporca: l’inquadratura tremola, la scena è distante, come spesso accade nei filmati ripresi da civili. Si intravede il profilo di un edificio basso, probabilmente residenziale, sul cui tetto si muovono alcune figure armate, riconducibili a soldati israeliani. Non c’è un audio chiaro, solo rumori indistinti, forse voci lontane. Poi il momento centrale: uno o più militari trascinano un corpo immobile, apparentemente privo di vita fino al bordo. Per un attimo la scena sembra sospesa. Poi, il corpo viene spinto nel vuoto e scompare oltre il bordo del tetto.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Un frame del video postato da Lee (da X).

Le ripercussioni del post di Lee Jae-myung sui rapporti con Tel Aviv

Questo video di pochi secondi ha innescato una crisi senza precedenti nei rapporti tra Corea del Sud e Israele, aprendo a potenziali scossoni sull’alleanza tra Seul e gli Stati Uniti. Il filmato è stato infatti rilanciato sui social dal presidente sudcoreano Lee Jae-myung, che lo ha accompagnato con un messaggio che ne amplifica il significato ben oltre il singolo episodio. «Dobbiamo verificare se questo è vero e, se lo è, capire quali misure sono state adottate. Non c’è alcuna differenza tra questo tipo di uccisioni in guerra, l’Olocausto e la schiavitù sessuale delle donne durante il periodo coloniale». È proprio questo parallelo tra le operazioni militari israeliane, l’Olocausto e il sistema delle comfort women, di cui decine di migliaia di donne sudcoreane sono state vittime durante la dominazione giapponese, ad aver provocato una reazione durissima. Israele ha accusato Lee di banalizzare la Shoah e di aver rilanciato un contenuto fuorviante, risalente a due anni prima e già oggetto di indagini.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Lee Jae-Myung (Ansa).

Seul insiste sulla centralità del diritto internazionale

Dopo le critiche, Lee è tornato sulla questione con un secondo messaggio, senza ritrattare: «Il diritto internazionale umanitario deve essere rispettato in ogni circostanza e la dignità umana deve essere mantenuta come valore prioritario e imprescindibile». E ancora, in un ulteriore intervento: «È deludente che non si rifletta nemmeno una volta sulle critiche provenienti da persone in tutto il mondo che soffrono a causa di continue azioni contro i diritti umani e il diritto internazionale». Infine, ha sintetizzato il suo approccio in una formula più generale: «La sovranità di ogni Paese e i diritti umani universali devono essere rispettati… Il rispetto si guadagna attraverso il rispetto».

La politica estera sudcoreana abbandona la tradizionale prudenza

A distanza di alcuni giorni, il ministro degli Esteri sudcoreano, Cho Hyun, ha dichiarato che un alto funzionario israeliano ha affermato di aver accettato la spiegazione fornita anche attraverso canali diplomatici dal governo di Seul. In ogni caso, l’episodio è rilevante in senso più ampio, sia per il contesto in cui nasce sia per le sue implicazioni e potenziali conseguenze. Dietro l’inusuale uscita di Lee si intravede infatti una trasformazione più ampia della politica estera sudcoreana, che rompe con una tradizione consolidata di prudenza e non interferenza nei conflitti lontani. La Corea del Sud ha costruito la propria proiezione internazionale su due pilastri. Primo: la dipendenza dalla sicurezza garantita dall’alleanza con gli Stati Uniti, che mantengono sul territorio del Paese asiatico circa 29 mila soldati e svariati dispositivi militari. Secondo: la necessità di mantenere relazioni economiche stabili con una vasta gamma di partner globali, inclusi Paesi spesso in tensione tra loro. Seul ha sempre evitato di prendere posizioni pubbliche nette su crisi geopolitiche che non riguardassero direttamente la penisola coreana o l’Asia orientale.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Il ministro degli Esteri sudcoreano Cho Hyun con il generale Xavier Brunson, comandante delle Forze Usa in Corea del Sud (Ansa).

Da spettatrice silenziosa, Seul vuole farsi valere a livello internazionale

Per decenni, Seul ha deciso di non esporsi sulle questioni mediorientali, privilegiando una linea di ambiguità strategica che le permettesse di mantenere relazioni economiche con tutte le parti. Lee ha deciso di deviare da questa linea. La sua presa di posizione su Gaza segna un passaggio da una diplomazia silenziosa a una più esplicita e assertiva, in cui la Corea del Sud si presenta come attore globale capace di esprimere giudizi normativi. Stando anche ai commenti di altri funzionari del suo governo, Lee sembra voler ridefinire il ruolo della Corea del Sud come attore responsabile nel sistema internazionale. Non più una potenza media silenziosa ma un Paese che, forte della propria storia di occupazione, guerra e divisione, si sente legittimato a parlare di diritti umani e violazioni del diritto internazionale.

Le ricadute economiche della guerra in Medio Oriente

Dietro l’uscita di Lee ci sono però anche questioni di natura economica. La guerra in Medio Oriente ha effetti diretti e tangibili sulle importazioni energetiche di Seul, visto che una quota enorme del petrolio che consuma transita attraverso lo Stretto di Hormuz. Nei giorni scorsi, la Corea del Sud ha annunciato di essersi garantita oltre 270 milioni di barili di greggio attraverso rotte alternative. Secondo diversi analisti sudcoreani, le parole di Lee possono essere lette dunque come un messaggio non solo a Israele, ma all’intero sistema internazionale: la destabilizzazione del Medio Oriente ha un costo globale, e la Corea del Sud non intende subirlo passivamente.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Lo Stretto di Hormuz (Ansa).

Trump ha destabilizzato gli equilibri storici con il Paese

Attenzione però anche alle implicazioni, sin qui implicite, circa il rapporto con gli Stati Uniti. Tradizionalmente, la politica estera sudcoreana è stata fortemente allineata a Washington. Ma l’era di Donald Trump ha introdotto elementi di discontinuità profondi. Le richieste americane di un maggiore contributo finanziario per la difesa, le tensioni commerciali, alcuni episodi percepiti come umilianti (su tutti il raid della scorsa estate contro lavoratori sudcoreani negli Stati Uniti) e la gestione unilaterale di operazioni militari sensibili hanno eroso la fiducia nell’alleato. A questo, si aggiunge la linea peculiare adottata da Lee, che sin dal suo insediamento di un anno fa ha prefigurato una politica estera “pragmatica”. Pur senza mettere in discussione l’alleanza con gli Stati Uniti, Lee cerca di recuperare margini di autonomia strategica. Con lui, leader democratico in passato etichettato come il «Bernie Sanders sudcoreano» dai media internazionali, Seul cerca di riequilibrare i rapporti con la Cina e persegue il dialogo con la Corea del Nord.

La Corea del Sud alza la testa: critica Israele e lancia un messaggio a Trump
Donald Trump con il presidente sudcoreano Lee Jae Myung (Ansa).

Il messaggio contenuto nella critica di Seul a Tel Aviv

Da questa prospettiva, nello scontro con Israele sembra arrivare un segnale che Lee crede di muoversi in un nuovo ecosistema in cui il primato di Washington non è più dato per scontato. La critica a Israele, Paese come noto strettamente legato agli Stati Uniti, può essere dunque interpretata anche come un segnale indiretto: Seul non è più disposta a seguire automaticamente le preferenze americane, soprattutto quando queste entrano in conflitto con i suoi interessi economici o con la percezione interna della giustizia internazionale.

La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori

Cosa può imparare Elly Schlein dagli errori di comunicazione di Giorgia Meloni? Osservandole entrambe in azione, sembra che Schlein stia adottando un tono più istituzionale, che invece la premier non è mai davvero riuscita a fare suo. La segretaria del Partito democratico lo ha dimostrato anche in occasione della solidarietà comunicata in parlamento alla presidente del Consiglio, dopo l’attacco frontale ricevuto da Donald Trump, che poi ha anche ribadito le accuse. Un comportamento, quello di Elly, che probabilmente ha irritato Giorgia, incapace di gesti simili.

La premier orfana di Trump: quella voglia di strafare…

Difendendola dal ciclone Trump, la segretaria del Pd ha anteposto l’interesse generale del Paese a quello di parte, nello stesso tempo isolando Meloni e mostrando come ormai sia rimasta orfana del suo mentore americano, diventato fonte di imbarazzo praticamente per tutto il mondo. La premier continua a fare errori: dopo la sua dichiarazione a favore del papa ha voluto strafare, aggiungendo: «Non so quanti altri abbiano avuto il coraggio di dirlo».

La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori
Elly Schlein durante una trasmissione con alle spalle la foto di Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Un vittimismo che rivela l’intrinseca debolezza

Il vittimismo, sempre saldamente collegato alla competitività, alla dimostrazione di essere “la più brava”, è forse il tratto più critico del modo di comunicare di Giorgia Meloni. Che rivela un’intrinseca debolezza. La presidente del consiglio sembra sempre all’opposizione: essendoci stata quasi 20 anni ha introiettato quel modo arrabbiato di rivolgersi ai cittadini, che non rappresentano la totalità dei suoi elettori, anche se lei tende a confondere i due insiemi.

Il referendum non può essere definito «un’occasione persa»

Una statista, una presidente del consiglio di “tutti” gli italiani, non dice per esempio – come lei ha dichiarato nel suo intervento alla Camera e al Senato – che gli italiani con il referendum «hanno perso un’occasione». Invece i toni sono sempre quelli da campagna elettorale permanente: non se ne accorge nemmeno più perché è convinta di dare il meglio di sé quando individua un nemico e inveisce contro di lui.

La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Renzi è considerato la vera spina nel fianco di Meloni

Schlein risulta più composta, soprattutto quando parla con gli avversari politici, che siano parlamentari o giornalisti; sembra aver sviluppato una certa attitudine a spiegare e a portare dati. Qualcuno la considera più efficace persino di Matteo Renzi, la vera spina nel fianco di Giorgia Meloni: quando il senatore toscano parla – sempre “a braccio”, mentre la premier preferisce leggere -, Meloni viene colta da piccoli tic nervosi che non riesce a controllare e che rivelano la sua agitazione interna.

La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori
Matteo Renzi (Ansa).

Occhio all’intercalare che gli toglie autorevolezza

Ma Renzi – qualcuno glielo dovrebbe proibire – ha quel continuo intercalare, cioè «ragazzi», che toglie autorevolezza alla sua figura. Nella comunicazione politica i dettagli contano moltissimo: Elly Schlein pare aver lavorato su se stessa correggendo alcuni toni concitati di qualche tempo fa, quando voleva spiegare tutto ma non c’era tempo, e finiva per affastellare concetti che risultavano poco comprensibili, soprattutto a un pubblico televisivo.

Per Giorgia solo decreti sicurezza e nessuna riforma vera

Acquistando sicurezza e gesticolando meno si può risultare convincenti e chiari, pur non smettendo di fare opposizione in modo fermo. Il centrosinistra ha dalla sua parte l’occasione di dimostrare agli italiani che il governo Meloni, dopo quattro anni e alla vigilia di nuove elezioni, ha fatto poco per migliorare la loro vita. Solo decreti sicurezza (su rave, Ong, il decreto Cutro, quello Caivano, poi immigrazione, carceri) per tenere buoni gli elettori, dimostrando che si fa qualcosa “di destra” senza però aver portato a compimento nessuna delle tre grandi riforme promesse in campagna elettorale: cioè Autonomia, Giustizia e premierato.

La comunicazione di Meloni si è inceppata: così Schlein può sfruttare i suoi errori
Giorgia Meloni (Ansa).

Una presidente confusa, in balìa degli eventi

I cittadini si ricordano piuttosto delle misure che il governo di destra ha eliminato, dal reddito di cittadinanza al bonus studenti, sostituiti con alternative burocratiche scoraggianti. Le continue giravolte di Meloni – tra le quali l’amicizia con Trump e il recente disamoramento è l’esempio più clamoroso – comunicano l’immagine di una presidente confusa, in balìa degli eventi, senza la capacità di saperli prevedere e adattandosi quindi all’aria che tira. Su questo Schlein sta mettendo a profitto la costruzione del suo profilo politico. Nel frattempo Giorgia Meloni continua a combattere battaglie di ieri, convinta che il nemico sia sempre fuori, quando ormai il problema più grande è dentro: nell’immagine che restituisce di sé ogni volta che comunica.

Postiglione, dalla sicurezza stradale all’impegno politico

A Salerno il tema della sicurezza urbana e della manutenzione delle strade è da tempo al centro del dibattito cittadino. Tra le voci che negli ultimi anni hanno portato attenzione su questi problemi c’è Gerardo Postiglione, fondatore e presidente dell’associazione Strade Sicure, che oggi ha deciso di candidarsi alle elezioni comunali. Postiglione infatti è candidato al consiglio comunale di Salerno con la lista Forza Salerno, la civica di Forza Italia, a sostegno del candidato sindaco Armando Zambrano, già presidente dell’Ordine degli Ingegneri.

Lo abbiamo intervistato per capire le ragioni di questa scelta e le sue idee per la città di Salerno, analizzando le tante problematiche che vive il capoluogo di provincia.

Postiglione, lei è conosciuto per il suo impegno con Strade Sicure. Perché ha deciso di candidarsi?

«La candidatura nasce proprio dal lavoro fatto negli anni con l’associazione. Ogni giorno riceviamo segnalazioni di cittadini su buche, incroci pericolosi, segnaletica mancante o marciapiedi in cattive condizioni.

Questo contatto diretto con i problemi reali della città mi ha fatto capire che spesso non basta segnalare: bisogna anche partecipare ai processi decisionali. Per questo ho deciso di fare un passo avanti»

Quali sono le priorità che vuole portare in Consiglio comunale?

«La prima è sicuramente la sicurezza stradale. Non riguarda solo gli automobilisti, ma anche pedoni, ciclisti, anziani e bambini. Penso a interventi mirati sulla manutenzione delle strade, a una segnaletica più chiara e a zone particolarmente protette vicino alle scuole. Ma non è solo una questione tecnica: è anche una questione di attenzione e di prevenzione».

L’associazione che ha fondato si basa molto sulle segnalazioni dei cittadini. Questo approccio continuerà anche in politica?

«Assolutamente sì. Credo che uno dei problemi principali sia la distanza tra istituzioni e cittadini.

L’esperienza di Strade Sicure dimostra che quando le persone hanno uno strumento per segnalare problemi e proporre soluzioni, partecipano volentieri. Vorrei portare questo modello anche nelle istituzioni: più ascolto, più dialogo e più trasparenza».

Oltre alla sicurezza stradale, quali altri temi considera fondamentali?

«La manutenzione urbana in generale. Strade, illuminazione, marciapiedi, segnaletica: sono elementi che fanno la differenza nella qualità della vita quotidiana. Una città curata è una città più sicura e più vivibile. Non servono sempre grandi opere: a volte bastano interventi puntuali e una gestione più attenta».

Come immagina la sua presenza in Consiglio comunale se verrà eletto?

«Come un punto di collegamento tra cittadini e istituzioni.

Non voglio essere solo un rappresentante politico, ma qualcuno che continua a lavorare sul territorio, ascoltando e portando in Comune i problemi reali delle persone. L’obiettivo è semplice: contribuire a rendere Salerno una città più sicura, più ordinata e più attenta alle esigenze di chi la vive ogni giorno».

Con la sua candidatura, Gerardo Postiglione punta quindi a trasformare l’esperienza maturata nel mondo dell’associazionismo civico in un impegno diretto nelle istituzioni, con l’obiettivo dichiarato di migliorare la sicurezza e la vivibilità della città.

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Short Movie: Quell’ultimo file

Quell'ultimo file

Un corto d'animazione proveniente dal Kazakhstan, dai toni cupi cyberpunk

Personaggi quasi in stile Lego, ambientazione stile Blade Runner, storia più dalle parti di Matrix. Così descriveremmo SCP Dreams – Last Day, corto d'animazione del Kazako Issa Aqas. Il lavoro è tutto suo: soggetto, sceneggiatura, animazione, regia. E davvero non è niente male. Guarda il video: SCP Dreams - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 18 aprile 2026 - articolo di S*

Trump attacca ancora la Nato: «Stia alla larga da Hormuz»

Nel giorno della riapertura di Hormuz e del vertice di Parigi durante il quale è stata messa a punto una «missione difensiva» per lo stretto, Donald Trump torna ad attaccare la Nato, definita nuovamente dal tycoon una «tigre di carta». Su Truth, il presidente Usa ha scritto: «Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno».

Trump: «Nato inutile, stia alla larga»

Trump, in una giornata particolarmente ricca di post su Truth, ha affermato: «L’Iran ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz, che non verrà più utilizzato come arma contro il mondo». Quetso mentre Teheran ha precisato che la riapertura durerà (al momento) per il tempo della tregua in Libano. Poi, come detto, ha puntato ancora il dito contro l’Alleanza atlantica: «Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, la Nato mi ha telefonato per chiedermi mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Gli ho detto di stare alla larga».

Meloni: «Italia pronta a fornire navi»

Tutto questo nelle ore in cui a Parigi si è tenuta la Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, alla quale – oltre al padrone di casa Emmanuel Macron – hanno partecipato in presenza il primo ministro britannico Keir Starmer, la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Inclusi quelli in videocollegamento, erano però presenti i rappresentanti di una cinquantina tra Paesi (tra cui la Russia) e organizzazioni internazionali. «Lo stretto deve essere riaperto e senza pedaggi. Il mondo intero ha bisogno di una soluzione. La missione che abbiamo predisposto è difensiva e segue il cessate il fuoco», ha detto Starmer nelle dichiarazioni alla stampa al termine del vertice. Meloni ha affermato che «aprire Hormuz significa far fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale». La presidente del Consiglio ha poi affermato che l’Italia è disponibile a fornire navi per la missione difensiva.

Trump attacca ancora la Nato: «Stia alla larga da Hormuz»
Giorgia Meloni, Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz (Ansa).

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd

A Salerno e Prato va di moda l’usato sicuro. Nella città campana e in quella toscana si vota alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026, in anticipo sulla scadenza naturale per via delle dimissioni dei rispettivi sindaci. Per motivi nettamente diversi. A Salerno l’ex primo cittadino Vincenzo Napoli ha lasciato l’incarico per permettere – suscitando grande scandalo nel centrosinistrail ritorno di Vincenzo De Luca nella sua città, che potrebbe amministrare per la quinta volta. A Prato l’ex sindaca Ilaria Bugetti ha fatto un passo indietro per via di un’inchiesta giudiziaria tuttora in corso e con molti strascichi. Pochi giorni fa il Partito democratico ha scelto: il candidato sindaco è Matteo Biffoni, che ha guidato il Comune già per due mandati, prima di candidarsi in Regione ed essere eletto con 22 mila preferenze.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd

Schlein costretta ad accettare le condizioni del vicerè De Luca

Verosimilmente sia De Luca sia Biffoni vinceranno le elezioni e la notizia è che lo faranno da “avversari” politico-culturali dello schleinismo. Certo, il clima è diverso nelle due città. De Luca a Salerno si candida senza simbolo del Pd, forte solo della sua personalità e del suo consenso. Anzi, il Pd schleiniano aveva l’intenzione di farlo fuori, lui insieme a tutti i cacicchi del Mezzogiorno, ai quali vengono attribuiti mali politici di ogni sorta. La cronaca ci dice che le cose non sono andate bene per il partito di Elly Schlein, costretto ad accettare le condizioni del vicerè De Luca, con cui il Pd non può non fare i conti.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Uno scambio di saluti con stretta di mano e sguardi fulminanti tra Elly Schlein e Vincenzo De Luca (foto Ansa).

I dem hanno dovuto accollarsi anche il figlio di Vincenzo

De Luca ha prima tenuto il punto in Regione, dove solo alla fine – previo accordo con il Pd nazionale e con il Movimento 5 stelle – ha dato il via libera alla candidatura del suo successore, Roberto Fico. Le condizioni non sono state simpatiche per i dem, che hanno dovuto accollarsi Piero De Luca, figlio di Vincenzo, come segretario regionale del Pd campano. De Luca insomma torna in campo Nonostante il Pd, per citare il titolo di un suo libro.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Elly Schlein con Piero De Luca (foto Imagoeconomica).

Il candidato della destra senza il sostegno di Forza Italia

A sfidarlo sarà Gherardo Maria Marenghi, candidato di Fratelli d’Italia, Lega (con la lista Prima Salerno), Noi Moderati (a benedire l’operazione il viceministro agli Affari esteri e alla Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli). Non sarà però sostenuto da Forza Italia, e qui viene la parte più divertente della storia salernitana: il partito di Antonio Tajani infatti ha deciso di unirsi a una congrega liberale a sostegno di Armando Zambrano, libero professionista, già presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Gherardo Maria Marenghi.

La strana ricomposizione dell’ex Terzo Polo, versione allargata

La sua candidatura è appoggiata, fra gli altri, da Forza Italia, Azione, Italia viva-Casa Riformista, Partito Liberaldemocratico, Udc e Noi di Centro. A Salerno insomma si va ricomponendo l’ex Terzo Polo, versione allargata: nemmeno i due gemelli del gol libdem Matteo Renzi e Carlo Calenda avrebbero potuto sognare di meglio.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Armando Zambrano (foto Imagoeconomica).

A Prato un mix di complotti, trappole, inchieste e dimissioni

Prato invece meriterebbe un romanzo politico a sé, tra complotti, trappole, inchieste e dimissioni. È successo di tutto in questi mesi, al punto che alcuni cronisti si sono messi al lavoro per qualche instant book pratese. La svolta su Biffoni è arrivata quando il Pd ha capito che a Pistoia (siamo nello stesso fazzoletto di terra) le Primarie di centrosinistra le avrebbe vinte Giovanni Capecchi, docente universitario, vicino ad Alleanza Verdi e Sinistra, sostenuto nientemeno che da Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd

L’appoggio a un candidato non iscritto al Pd e la spaccatura

E qui sta la parte da popcorn della storia pratese: il commissario ombra del Pd toscano ha apertamente sostenuto un candidato, Capecchi, non iscritto al Pd, contro la candidatura ufficiale del Pd pistoiese, Stefania Nesi. Chissà, Capecchi avrebbe vinto anche senza il sostegno di Furfaro, ma intanto così si è spaccato il Pd pistoiese.

Due chiamati sindaci anche quando non lo erano più…

Il Pd nazionale e il Pd regionale, così attenti agli equilibri di genere politico, hanno così permesso che ci fosse un riformista candidato a Prato. Anche lì è il partito di Giorgia Meloni a candidare un suo uomo: Gianluca Banchelli, sostenuto dal centrodestra. Ma gli avversari di De Luca e Biffoni non hanno la possibilità di vincere contro quelli che, dappertutto, anche in Regione, continuavano a essere chiamati sindaci persino quando non lo erano più.

Salerno e Prato, la carica degli anti-schleiniani De Luca e Biffoni agita il Pd
Gianluca Banchelli.

Il piano Ue anti crisi: smart working, sconti sui trasporti e tagli al riscaldamento

La Commissione europea ha stilato una serie di raccomandazioni ai Paesi membri nella bozza del piano Accelerate Eu, atteso il 22 aprile, per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Il pacchetto punta alla riduzione volontaria dei consumi, soprattutto in riscaldamento e trasporti. Tra le indicazioni: limitare l’uso di energia in casa, evitare sprechi e spostare i consumi fuori dalle ore di punta, insieme a incentivi per la mobilità sostenibile. Alle amministrazioni si chiede di dare l’esempio su consumi e illuminazione, mentre per imprese e edifici si punta su maggiore efficienza.

L’elenco delle misure proposte da Bruxelles

Le misure comprendono l’invito, per le aziende che possono farlo, a stabilire almeno un giorno di smart working a settimana. Si spinge poi per ridurre i costi del trasporto pubblico o renderlo gratuito per le categorie più fragili. Bruxelles raccomanda inoltre di adeguare le impostazioni di caldaie a condensazione e sistemi di climatizzazione negli edifici pubblici per aumentarne l’efficienza e ridurre i consumi di riscaldamento e raffrescamento, invitando anche i proprietari di edifici commerciali a intervenire sugli impianti centralizzati e le famiglie a mantenere la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 50 gradi. Sul fronte sociale, proposti voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l’introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Nelle città, infine, si punta su zone a traffico limitato e giornate senz’auto, insieme a maggiori incentivi per la mobilità elettrica. Alle amministrazioni e alle imprese viene anche raccomandato di limitare i viaggi aerei, privilegiando soluzioni alternative quando possibile.

Teheran annuncia la riapertura dello Stretto di Hormuz

A seguito della tregua di 10 giorni tra Israele e Libano (e in vista dei nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iran in Pakistan), la navigazione nello Stretto di Hormuz torna alla normalità. Il braccio di mare, da cui passa circa il 20 per cento dei flussi mondiali di petrolio e gnl, è stato infatti riaperto. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, seguito poi a stretto giro da Donald Trump.

Trump: «Per l’Iran il blocco navale resta in vigore»

«In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente libero per il restante periodo della tregua, lungo la rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran», ha dichiarato Araghchi. Trump, poco dopo, ha confermato la riapertura dello stretto. Tuttavia, ha sottolineato il presidente Usa, «il blocco navale rimarrà pienamente in vigore ed efficace esclusivamente nei confronti dell’Iran, finché la transazione non sarà completata al 100 per cento».

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Navigare Insieme, presentata al Coni la seconda edizione del progetto Fiv e Unicredit

Si è svolta presso il salone d’onore del Coni la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione di Navigare Insieme: l’Italia senza barriere, il progetto della Federazione Italiana Vela realizzato con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica. L’iniziativa nasce per promuovere la vela come sport inclusivo e accessibile, attraverso un programma di attività su tutto il territorio nazionale. Navigare insieme mette al centro la collaborazione tra circoli velici, istituti scolastici, associazioni e istituzioni, con l’obiettivo di abbattere le barriere e favorire la partecipazione delle persone con disabilità. Le attività prevedono momenti in mare e a terra, affiancati da formazione, divulgazione e confronto con le comunità locali. La vela diventa così uno strumento educativo, capace di sviluppare autonomia, fiducia e collaborazione.

I risultati del 2025 e il programma del 2026

Nel corso del 2025 il progetto ha registrato i seguenti risultati:

  • 11 tappe su tutto il territorio nazionale
  • 461 partecipanti coinvolti
  • 10 istituti scolastici
  • 35 associazioni del terzo settore
  • +110 per cento di crescita del tesseramento promozionale

Forte dei risultati ottenuti, Navigare Insieme torna nel 2026 con un programma ancora più strutturato. Il calendario prevede tappe su tutto il territorio nazionale, dal lago di Bolsena fino a Napoli. L’obiettivo è ampliare ulteriormente la rete dei circoli velici coinvolti e rafforzare il radicamento nei territori. Il progetto si configura sempre più come un percorso continuativo. Unisce attività sportive, formazione e momenti di confronto. Offre alle persone con disabilità un’opportunità concreta di avvicinarsi alla vela e proseguire nel tempo.

Usa-Iran, nuovi colloqui in Pakistan il 19 aprile: la proposta di Washington sull’uranio

Il nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran dovrebbe tenersi a Islamabad domenica 19 aprile. Lo scrive Axios, citando funzionari americani. La priorità assoluta per l’Amministrazione Trump è garantire che l’Iran non possa accedere alle scorte di quasi due tonnellate di uranio arricchito sepolto nei suoi impianti nucleari sotterranei, in particolare i 450 chilogrammi arricchiti al 60 per cento. Secondo le fonti di Axios, gli Stati Uniti sono pronti a scongelare 20 miliardi di dollari di fondi iraniani se Teheran rinuncerà alle sue scorte. Ma si tratterebbe solo di una delle tante proposte sul tavolo.

Addio a Wired Italia, la testata chiude dopo 17 anni

Wired Italia chiude i battenti. Ad annunciarlo è stato Roger Lynch, ceo di Condé Nast, la casa editrice della testata. In un comunicato divulgato il 16 aprile, giorno dello sciopero dei giornalisti che chiedono da tempo il rinnovo del contratto nazionale, ha spiegato che la chiusura di Wired in Italia fa parte di una riorganizzazione globale che coinvolge anche Glamour e Self. Il manager ha evidenziato che, sebbene l’attività in generale dell’azienda sia in salute e il 2025 sia stato chiuso in crescita, «per mantenere questo livello di performance dobbiamo rimanere disciplinati nella gestione del nostro tempo e delle nostre risorse». Nello specifico, Wired Italia (ma anche le altre due riviste che non sono pubblicate nel nostro Paese) rappresenterebbero poco più dell’1 per cento del fatturato complessivo di Condé Nast. Realtà, insomma, che «continuano a non essere redditizie e la cui gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».

C’entra anche l’intelligenza artificiale

Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, continua la nota, «l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri Paesi». In più, la società sta apportando modifiche nell’organizzazione tecnologica a causa del «rapido progresso dell’AI e del suo impatto sulla capacità di innovare e sviluppare prodotti rapidamente». Wired è nata nel 1993 negli Stati Uniti. L’edizione italiana è stata lanciata nel 2009. Il primo numero riportava in copertina Rita Levi Montalcini intervistata da Paolo Giordano. Attualmente la redazione, secondo quanto riportato dal Corriere, conta tre giornalisti assunti, più il direttore Zorloni, affiancati da cinque grafici editoriali e due collaboratori fissi, oltre a una rete di decine di collaboratori esterni. Le tempistiche del piano di dismissione sono ancora da definire.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi

Grande attesa tra i telespettatori italiani: tutti si chiedono, col fiato sospeso, se nelle serate del 17 e del 24 aprile, su Rai 3, durante le quattro puntate di Vespucci, il viaggio più lungo, il diario visivo di bordo dell’itinerario che ha portato la “nave scuola” della Marina militare in giro per 50 porti in cinque continenti, ci sarà anche Claudia Conte, la “madrina” dell’evento. Ci aspettano due venerdì di fuoco, per vedere la presenza, o certificare l’assenza, della Conte nella lunga narrazione televisiva. Anche perché la donna che ha rivelato una relazione col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi continua ad apparire in video sui canali Rai, come ha notato Dagospia riportando ciò che è successo il 16 aprile su RaiNews col documentario Benedetto Padre d’Europa. Lei, dopo essere stata brevemente “intercettata” in strada dalla giornalista Sara Giudice per la trasmissione È sempre Cartabianca, non ha più rilasciato dichiarazioni sulla liaison e tutto ciò che ha provocato. Mentre girano voci su un possibile libro che potrebbe uscire con “le sue verità”. Staremo a vedere. Uno che non ci pensa minimamente a parlare, manco a dirlo, è Piantedosi. A meno di nuovi clamorosi dettagli che circolano nei corridoi senza mai trasformarsi in vere notizie, e che lo possano costringere a chiarire (o addirittura al passo indietro). Nel frattempo a tenere banco, con tanto di intervento del governo, sono i titoli di studio di Claudia Conte, in particolare la sua laurea (telematica).

Tornando alla Amerigo Vespucci, vanno segnalate le musiche originali firmate addirittura da Nicola Piovani, la voce narrante di Luca Ward, la regia di Flavio Maspes. Non resta che attendere la fatidica messa in onda delle quattro puntate, con il tour della nave. Per la cronaca, Claudia Conte, come ha scritto il quotidiano La Stampa, «ha partecipato al progetto “Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia” sull’Amerigo Vespucci, lo storico veliero della Marina militare italiana, partito il primo luglio 2023 da Genova per raggiungere cinque continenti, trentatré Paesi, cinquantatré porti. La prima tappa è stata Los Angeles a luglio 2024, dove è stato allestito anche il primo Villaggio Italia. Centinaia i professionisti invitati e Conte ha preso parte a quattro eventi, tre a L.A. e uno a Doha. Qualcuno è andato a titolo gratuito, altri no. E la presentatrice ha ricevuto un contributo forfettario lordo di 4.160 euro per gli otto giorni negli States (mentre ha sostenuto direttamente le spese di viaggio e alloggio). Conte ha poi partecipato alla pre-tappa di Buenos Aires nel marzo 2024, senza incassare un cachet (a differenza di alcune presentazioni a peso d’oro di libri, ndr). A sceglierla, e a emettere la fattura, è stata la società privata di marketing Ninetynine, che ha condotto le attività gestionali, amministrative e contabili del progetto nell’ambito di un partenariato pubblico-privato con Difesa servizi, società in-house del ministero della Difesa». Non inserirla nelle puntate da mandare in onda su Rai 3 sarebbe un’omissione…

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Mazzi, l’aerofobia e… Celentano

Gianmarco Mazzi, neo ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè, ha problemi con gli aerei: lo avete letto su Lettera43 a proposito di un incontro a Cipro, per un vertice con i “colleghi” europei, un summit disertato fisicamente da Mazzi a favore di un più comodo collegamento da remoto. Ma l’idiosincrasia con i mezzi che si alzano dal suolo non è certo una rarità tra i governanti di ieri e di oggi, anche perché nessuno è obbligato a fare il piccione viaggiatore: si ricordano i casi di Rocco Buttiglione, destinato alla Difesa e poi dirottato ai Beni Culturali per la netta contrarietà ai viaggi aerei, per non parlare di Sandro Bondi e Domenico Fisichella, che preferiva le passeggiate con la moglie nel centro storico romano alle trasferte transcontinentali. A parte il merito di non inquinare, a tutto beneficio dell’impronta carbonica personale, e considerando l’inutilità e lo spreco di tanti viaggi cosiddetti istituzionali nei quali non si risolve nulla, è da ricordare l’esperienza lavorativa di Mazzi nel ruolo di autista di Adriano Celentano, agli inizi della carriera. Per una meravigliosa coincidenza (o magari no) pure il Molleggiato ha sempre evitato gli aerei, tanto da rifiutare contratti faraonici per cantare negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, guadagnandosi il titolo di “aerofobo”. Anche Mina e Alex Britti non sopportano le trasferte in aereo.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Ferilli torna su Rai 1, stavolta con le Lucciole

Riecco Sabrina Ferilli in Rai, dopo la fiction Gloria: stavolta il titolo della serie attesa per il 2026 su Rai 1 è Lucciole per lanterne, ma l’Enel non c’entra nulla. La protagonista ammazza il marito e quando esce di carcere, una volta scontata la pena, diventa fioraia. La Ferilli sembra l’unica a voler continuare a lavorare per il servizio pubblico: Vanessa Scalera ha detto no quando le hanno chiesto di continuare Imma Tatarianni, arrivata a cinque stagioni quando all’inizio dovevano essere solamente due; e anche Serena Rossi lascia Mina Settembre, dopo la quarta stagione. Tutta colpa di personaggi molto caratterizzanti, senza contare che nel piccolo schermo l’identificazione è più forte rispetto a quella cinematografica.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Schifani e Musumeci “franano”. Ma per Ciciliano…

Renato Schifani e Nello Musumeci “franano” con Niscemi: tra i tanti indagati per quanto accaduto in Sicilia, ci sono anche loro. Fatto sta che per Fabio Ciciliano, numero uno della Protezione civile che ha citato un dato Ispra, «il 94,5 per cento dei comuni è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe». E le frane censite nell’inventario dei fenomeni franosi in Italia sono 650 mila. Il rischio idrogeologico incombe: governare i territori, le Regioni e i Comuni sarà sempre più difficile.

Claudia Conte su Rai 3 per gli episodi della Amerigo Vespucci? Gli spifferi
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Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»

«L’interpellanza che ho presentato riguardava il percorso universitario e il titolo di studio conseguito dalla giornalista Claudia Conte. Dalla risposta della sottosegretaria Matilde Siracusano emerge che la laurea è stata conseguita presso l’Università telematica Pegaso, e questo conferma un elemento rilevante che fino a oggi non era stato chiarito». Lo ha detto Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, intervenendo alla Camera. La risposta ufficiale del ministero dell’Istruzione e del Meritomette dunque fine (almeno) al giallo della laurea in Legge inserita nel cv da Conte, al centro delle cronache da quando ha ammesso di avere una relazione col ministro Matteo Piantedosi. La giornalista, infatti, in più occasioni era stata indicata come laureata alla Luiss. Cosa però non vera. «Non intendiamo entrare nella vita privata di nessuno, e non è questo il punto. Il punto è pubblico e riguarda la trasparenza, il rapporto tra titoli conseguiti, incarichi ricevuti e circuiti di potere che garantiscono opportunità precluse a tanti altri», ha aggiunto Bonelli.

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La risposta del Mim all’interpellanza di Avs

«Abbiamo provveduto ad effettuare gli accertamenti richiesti dagli interpellanti, acquisendo i dati necessari dall’Anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati», si legge nella risposta. Claudia Conte, spiega il ministero tramite Siracusano, «si è immatricolata nell’anno accademico 2011/2012 presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali – Luiss Guido Carli per frequentare il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza». Il percorso accademico non si era però concluso: la donna finita al centro della cronaca politica ha infatti rinunciato agli studi presso la Luiss il 5 aprile 2016. A quel punto si è «immatricolata presso l’Università telematica Pegaso» dove «ha sostenuto i restanti esami di profitto» (75 crediti in otto mesi), conseguendo «il titolo di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza» il 15 giugno 2017.

Claudia Conte, la conferma del governo: «Nessun titolo alla Luiss, ha una laurea telematica»
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La precisazione sugli eventi delle forze armate

Per quanto riguarda la presenza alle iniziative formative organizzate dalla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia, Siracusano spiega che Conte in due casi «essendo giornalista, ha partecipato in qualità di moderatrice» e che a un’altra «ha preso parte in qualità di autrice di un libro sul disagio giovanile, tema oggetto dell’incontro formativo», senza poi raccogliere l’invito a partecipare all’ultimo intervento che le era stato proposta. Per queste attività, ha specificato Siracusano, «non è richiesto il requisito della laurea». La sottosegretaria ha anche aggiunto che «le prestazioni in argomento non sono neanche state liquidate a causa dell’incompletezza della documentazione che era stata richiesta all’interessata ai fini del pagamento».

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A Parigi Meloni riscopre i Volenterosi dopo la rottura con Trump

Giorgia Meloni arriva al vertice dei Volenterosi dopo lo strappo con Trump – che sta tentando timidamente di ricucire definendo «un’eccellente notizia» il cessate il fuoco tra Libano e Israele grazie all’intervento Usa – con la preoccupazione di un’imminente recessione e il rischio di isolamento commerciale. Mentre le delegazioni si riuniscono all’Eliseo, l’aria che si respira fuori non è quella della diplomazia, ma quella di una tempesta imminente. Il vertice di venerdì, a cui partecipa la Presidente del Consiglio insieme ai leader di Francia, Regno Unito e Germania, non è una semplice passerella politica. È, a tutti gli effetti, un tentativo disperato di evitare che lo Stretto di Hormuz diventi la tomba della stabilità economica globale. E Meloni è costretta a rincorrere, dopo i numerosi episodi di frizione, soprattutto con Emmanuel Macron, degli ultimi anni.

A Parigi Meloni riscopre i Volenterosi dopo la rottura con Trump
Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer all’Eliseo (Ansa).

I rischi di una chiusura prolungata di Hormuz

Ma cosa succederebbe se il comunicato finale parlasse di un “nulla di fatto”? Se le divergenze tra i Volenterosi – già a loro volta divisi con la Francia intenzionata a dare il via a un’operazione difensiva senza gli Usa (grandi assenti al vertice) – e la linea dura di Donald Trump, unite all’intransigenza di Teheran, facessero fallire i negoziati? La risposta sta nei terminali di Bloomberg e nei portafogli delle famiglie italiane: sarebbe l’inizio di un “inverno economico” senza precedenti. Solo un anno fa Meloni snobbava i Volenterosi sull’Ucraina, oggi è costretta a rincorrere per non rimanere isolata. La domanda allora era diversa ma la risposta oggi è la stessa: la sicurezza dell’alleanza transatlantica. Dallo Stretto di Hormuz ogni giorno passano 21 milioni di barili di petrolio e il 20 per cento del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale. Se il blocco navale fosse prolungato la situazione precipiterebbe. Goldman Sachs ha già lanciato l’allarme: in assenza di un corridoio di sicurezza garantito, il prezzo del Brent schizzerebbe oltre i 130 dollari al barile in pochi giorni. Per l’Europa, già provata da anni di crisi energetiche, l’impatto sul gas sarebbe ancora più devastante, con rincari stimati fino al 130 per cento rispetto ai livelli pre-crisi.

A Parigi Meloni riscopre i Volenterosi dopo la rottura con Trump
Una petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz (Ansa).

Il prezzo della guerra ricade sulle famiglie: 950 euro in più tra bollette e benzina

La CGIA di Mestre ha già calcolato il “prezzo della guerra“: un aggravio di quasi 10 miliardi di euro per il sistema produttivo nel solo 2026. Le prime stime parlano di batosta da 950 euro a famiglia tra rincari delle bollette elettriche e, inevitabilmente, dei prezzi alla pompa. L‘inflazione, che sembrava domata, tornerebbe a ruggire verso il 2,6 – 3 per cento, erodendo i risparmi e frenando i consumi. Il Made in Italy rischierebbe poi di pagare il prezzo più alto. I distretti industriali energivori, orgoglio del nostro export, si trovano davanti a un bivio drammatico. Il fallimento diplomatico aprirebbe le porte alla stagflazione. Il Pil italiano rischierebbe un’ulteriore contrazione mentre i prezzi continuano a salire.

La tentazione del gas russo

Ma c’è anche un altro rischio. La “tentazione del gas russo“, che sta tornando a serpeggiare in alcuni ambienti politici europei – compresa l’Italia – come soluzione d’emergenza, evidenzia quanto la disperazione energetica possa minare l’unità dell’Occidente. Se Parigi fallisce, la coesione europea potrebbe essere la prossima vittima, con i singoli Stati che corrono a cercare accordi bilaterali per assicurarsi le ultime gocce di energia rimaste sul mercato. Per Meloni, la sfida è doppia. Da un lato deve garantire che l’Italia non rimanga isolata in un Mediterraneo che rischia di diventare un vicolo cieco commerciale; dall’altro deve mediare tra l’alleato americano, che vede nel blocco uno strumento di pressione geopolitica, e le necessità vitali di un’economia manifatturiera come quella italiana. Il vertice di Parigi è l’ultimo argine prima che il conflitto iraniano travolga le economie di mezzo mondo. E anche un’occasione per l’Europa, rimasta ai margini anche sul conflitto israelo-palestinese, di non essere espulsa da un nodo strategico.

Ok del Senato al decreto Sicurezza: scatta la corsa per il via libera della Camera

L’Aula del Senato ha approvato con 96 voti favorevoli, 46 contrari e nessun astenuto il decreto Sicurezza. Il provvedimento, che contiene norme come il fermo preventivo per i manifestanti, lo scudo penale che evita (in alcuni casi) agli agenti l’iscrizione iniziale nel registro degli indagati e il divieto di detenzione di coltelli, è ora atteso alla Camera dei deputati per la seconda lettura parlamentare.

Il decreto Sicurezza perderà validità il 25 aprile

Il tempo però stringe: il decreto Sicurezza infatti scadrà – perdendo validità – il 25 aprile. Pertanto Montecitorio dovrà dare il via libera definitivo al provvedimento entro venerdì 24 aprile. Il governo ha annunciato che porrà la questione di fiducia sul decreto legge, mentre le opposizioni sono determinate a fare ostruzionismo: varato il 24 febbraio, il dl è stato duramente contestato dal centrosinistra con oltre mille emendamenti proposti in commissione Affari costituzionali e quasi altrettanti in Aula. In occasione del voto a Palazzo Madama i senatori contrari al dl hanno mostrato dei cartelli con scritto “Meno sicurezza, meno diritti” e “Zero risorse, zero sicurezza”.

Scivolone di Hegseth: cita Pulp Fiction invece della Bibbia

Nella deriva delirante di Donald Trump e soci sul cristianesimo, Pete Hegseth si è reso protagonista di una clamorosa gaffe. Parlando della missione di soccorso Sandy 1, che a inizio aprile ha riportato in patria due piloti abbattuti e bloccati in Iran, il segretario alla Difesa ha pronunciato una rilettura militare del versetto biblico Ezechiele 25:17: peccato che abbia scelto di modificare la versione fittizia di Pulp Fiction e non quella autentica della Bibbia.

Il versetto recitato dal personaggio di Samuel L. Jackson in Pulp Fiction

Nel film di Quentin Tarantino il sicario Jules Winnfield, interpretato da Samuel L. Jackson, un attimo prima di uccidere qualcuna delle sue vittime declama il versetto Ezechiele 25:17: «Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è, in verità, il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te». In realtà, il vero versetto Ezechiele 25:17 dice soltanto: «Farò su di loro terribili vendette con castighi furiosi, e sapranno che io sono il Signore, quando eseguirò su di loro la vendetta».

…e quella di Hegseth con i riferimenti alla missione di salvataggio in Iran

Hegseth, pensando evidentemente di citare il vero versetto Ezechiele 25:17 e non la versione molto più lunga di Pulp Fiction, ha detto: «Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto colui che, in nome della fratellanza e del dovere, guida i perduti attraverso la valle delle tenebre, perché egli è veramente il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E io mi abbatterò su di voi con grande vendetta e furia cieca, su coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello, e saprete che il mio nominativo è Sandy 1 quando riverserò la mia vendetta su di voi. Amen». Ovviamente, la clamorosa gaffe di Hegseth Il momento è diventato rapidamente virale online.

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Marco Lollobrigida è il nuovo direttore di Rai Sport

Marco Lollobrigida è il nuovo direttore di Rai Sport. Al giornalista era già stata affidata ad interim la direzione dopo le dimissioni di Paolo Petrecca, seguite alla disastrosa telecronaca della cerimonia di apertura delle Olimpiadi. Ora il cda dell’azienda ha formulato parere favorevole alla nomina.

Chi è Marco Lollobrigida

Nato a Roma nel 1971, Lollobrigida ha iniziato l’attività giornalistica nel 1994 come inviato e conduttore radio-televisivo, collaborando con emittenti locali e nazionali tra cui Rete Oro, Radio Montecarlo, Radio 105 e Inn. Dal 2001 al 2008 ha collaborato con Rai Sport in qualità di redattore, partecipando alla realizzazione di programmi e rubriche tra cui Basket Sat, Mondiale Sera, Sport Sera, Pianeta D e 40° minuto. Nel corso della sua carriera ha svolto attività di telecronista, conduttore e inviato, seguendo eventi sportivi nazionali e internazionali tra cui Olimpiadi estive e invernali, Campionati Mondiali ed Europei di calcio e tornei Uefa. Tra i programmi che ha condotto in tv vi sono 40° minuto, Domenica Sportiva, 90° minuto, Notti europee e Notti mondiali. In radio invece ha presentato, tra gli altri, Campioni del Mondo, poi rinominato Radio2 nel pallone. Nel 2023 è stato nominato vice direttore della testata Rai Sport, con riconoscimento della qualifica di caporedattore.