Diritti civili, nasce la “Cellula Coscioni” di Salerno

L’Associazione Luca Coscioni annuncia la nascita della nuova “Cellula Coscioni” di Salerno, articolazione territoriale dell’Associazione Luca Coscioni, pronta a partire con le sue attività. L’obiettivo del progetto è di rafforzare anche nel territorio salernitano le iniziative che l’Associazione conduce per la regolamentazione del fine vita, per i diritti delle persone con disabilità, per la salute riproduttiva, per la libertà di ricerca scientifica, per l’autodeterminazione dell’individuo. I coordinatori della Cellula saranno: Enzo Farace, Giovanna Ruggiero e Sofia Campana.

 

In tema di fine vita, la Cellula si impegnerà da subito a monitorare il percorso della proposta di legge regionale “Liberi Subito”,  la proposta di legge promossa dall’Associazione Luca Coscioni e fatta propria dal vicepresidente Luca Trapanese, per garantire tempi e procedure certe a chi chiede l’accesso all’aiuto medico alla morte volontaria. La sentenza della Corte costituzionale sul caso “Cappato-Dj Fabo” del 2019 ha, infatti, già legalizzato l’aiuto medico alla morte volontaria in Italia, ma manca ancora una normativa regionale che obblighi le aziende sanitarie a verificare le richieste dei pazienti e a dare risposte in tempi brevi.

 

Sul fronte della salute riproduttiva e dell’aborto, la neonata Cellula salernitana si impegna a vigilare sulla corretta applicazione della recente delibera della giunta regionale (n. 793) che permette l’aborto farmacologico senza ricovero. Dopo quasi tre anni di attesa dalla determina iniziale, infatti, ora in Campania le donne potranno finalmente accedere all’aborto farmacologico con l’assunzione del misoprostolo a domicilio. L’Associazione Luca Coscioni ha lanciato la campagna “Aborto senza ricovero” per garantire alle donne il diritto di scelta e l’appropriatezza delle prestazione sanitarie.

 

“Sono molto felice che anche a Salerno si costituisca una Cellula dell’Associazione Luca Coscioni. Le Cellule sono uno strumento utile per portare sul territorio le iniziative e le campagne dell’Associazione, come la raccolta firme sulla proposta di legge d’iniziativa popolare “PMA per tutte” attualmente in corso, ma anche per rafforzare la capacità di intervenire su temi che hanno una dimensione regionale e comunale e che richiedono attenzione costante perché gli impegni assunti dalle istituzioni si traducano in atti concreti”,  ha dichiarato Marco Cappato, Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, “In Campania sarà importante questo lavoro, anche in vista del prossimo Congresso dell’Associazione Luca Coscioni che si terrà a Napoli nel fine settimana del 10 e 11 ottobre, al Museo Darwin-Dohrn  con eventi già nei giorni precedenti, sarà un’altra occasione di coinvolgimento e di rilancio delle iniziative sul territorio”

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Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

La vicenda che nelle ultime settimane ha coinvolto Enav parla molto più di semplici nomine. Racconta piuttosto un meccanismo che nel capitalismo pubblico italiano è diventato quasi una prassi non scritta. Da una parte l’Ente nazionale per l’assistenza al volo, società quotata, che ha affidato a una primaria società di executive search, Antal Italy, la ricerca dei due responsabili delle relazioni esterne e della comunicazione. Dall’altra una serie di manager e professionisti contattati, selezionati, convocati per colloqui con le risorse umane e, secondo diverse testimonianze, perfino con l’amministratore delegato Igor De Biasio. Nel frattempo, però, il nome di Alberto Mina, ex capo di gabinetto di Roberto Formigoni, e quello di Matteo Pandini, storico portavoce di Matteo Salvini al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che controlla Enav, hanno iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza nei corridoi romani e sulle testate specializzate.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Alberto Mina con Roberto Formigoni nel 2011 (foto Imagoeconomica).

La notizia data da L43 e poi uscita un po’ ovunque

Noi di Lettera43 siamo stati i primi a dare conto dei movimenti in corso. Poi è arrivata anche Prima Comunicazione, successivamente la notizia è rimbalzata su Policy Maker, iMille, Professione Reporter, AVIONEWS e altre pubblicazioni di settore, fino alla conferma arrivata attraverso dichiarazioni dello stesso Pandini, riportate da Il Foglio, e di Mina che ha pubblicato il suo nuovo incarico su LinkedIn.

Nulla di illegittimo, naturalmente. Professionisti che cambiano ruolo e passano dalla politica alle aziende esistono da sempre. Il punto, semmai, è ciò che accade quando un mercato intero sembra conoscere il nome del vincitore mentre la selezione è ancora formalmente aperta.

Più che una caccia al migliore, si legittimano solo scelte politiche

Nessuno può dire con certezza che la scelta fosse stata presa in anticipo. Sarebbe una conclusione che richiederebbe prove che oggi non esistono. Anche se i sospetti sono tanti. Ma che percezione si genera tra i candidati coinvolti? Come ci rimarreste di fronte a una procedura che formalmente continua mentre giornali, addetti ai lavori e ambienti istituzionali danno ormai per acquisito un esito? Hai voglia a considerare quella selezione come una vera competizione. Addio caccia al migliore, siamo di fronte a una ricerca di legittimazione di scelte politiche e non meritocratiche.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

Così i cacciatori di teste diventano notai di un rituale burocratico

Ma allora gli head hunter che ci stanno a fare? Dovrebbero rappresentare il mercato, il merito, la competizione tra competenze. Solo che così questi cacciatori di teste finiscono per essere percepiti come i notai di decisioni già maturate altrove. Eppure non stanno certo con le mani in mano: chiamano professionisti qualificati, raccolgono candidature, organizzano colloqui, producono report, costruiscono shortlist. Solo che l’intero esercizio rischia di ridursi a un sofisticato rituale burocratico.

De Biasio e Pandini, si vede lo zampino della Lega

Poi il caso Enav è anche politico. Pandini proviene direttamente dall’ufficio del ministro Salvini. De Biasio è da anni considerato vicino all’universo leghista, e del resto nel 2019 il Capitano celebrò personalmente il suo matrimonio civile, come ampiamente documentato dai giornali dell’epoca. Nessuno di questi elementi è una prova di interferenza politica, però unendo i puntini…

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Igor De Biasio (foto Imagoeconomica).

La credibilità del sistema non ne esce rafforzata…

Alla fine, chi ottiene l’incarico “si sistema” con comodi ritmi aziendali invece degli stress totalizzanti della politica. Però la credibilità del sistema ne esce malconcia. Se un manager investe giorni di lavoro per partecipare a una selezione che – sotto sotto – potrebbe essere già orientata, la fiducia nel mercato evapora. E al prossimo giro sarà dura convincere i migliori professionisti a partecipare. Che finaccia, quella degli head hunter: dovevano essere cacciatori di talenti, si sono ridotti a fare i direttori di casting di una rappresentazione dal finale già scritto.

Celano (Forza Italia): Inaccettabile il silenzio dI Fico sulle interrogazioni consiliari

Nel corso della riunione dei Capigruppo tenutasi questa mattina, ho espresso, a nome mio e del Gruppo di Forza Italia, il più profondo sdegno per il comportamento dell’Amministrazione regionale che, a distanza di mesi, non ha ancora fornito risposta a nessuna delle interrogazioni consiliari presentate sin dal mese di gennaio.
Si tratta di una situazione grave e inaccettabile che mortifica il ruolo dei consiglieri regionali e compromette il corretto esercizio delle prerogative di controllo e indirizzo politico attribuite dall’ordinamento ai rappresentanti eletti dai cittadini.
Ho pertanto sollecitato il Presidente Manfredi e il Vice Presidente Casillo ad attivarsi con urgenza affinché vengano ripristinati quei principi di trasparenza, partecipazione e rispetto delle istituzioni che sono stati più volte proclamati dal Presidente Fico, ma che, allo stato dei fatti, sembrano purtroppo disattesi.
Prendo atto dell’impegno assunto dal Presidente Manfredi e dal Vice Presidente Casillo, i quali hanno assicurato la loro attenzione sulla vicenda e la volontà di favorire una rapida trasmissione delle risposte dovute ai consiglieri regionali.
Ricordo che il Regolamento vigente prevede tempi certi per l’evasione delle interrogazioni, stabilendo che le risposte debbano pervenire entro 13 giorni. Il rispetto delle regole non può essere considerato una concessione, ma rappresenta un dovere imprescindibile per garantire trasparenza amministrativa, correttezza istituzionale e piena tutela delle funzioni del Consiglio regionale.
Roberto Celano
Vice Capogruppo Forza Italia

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Fico firma ordinanza per tutela effetti caldo estremo

– Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha firmato un’ordinanza in materia di igiene e sanita’ pubblica finalizzata a tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori maggiormente esposti agli effetti delle elevate temperature estive. Il provvedimento entrera’ in vigore il prossimo 21 giugno e restera’ efficace fino al 31 agosto. L’ordinanza (n. 1 del 17 giugno 2026) dispone il divieto di svolgimento delle attivita’ lavorative nei settori agricolo, edile e affini in condizioni di esposizione prolungata al sole, nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16.00, nei giorni e nelle aree in cui le mappe pubblicate dal sistema Worklimate dell’Inail, consultabili all’indirizzo http://www.worklimate.it/scelta-mappa/sole-attivita-fisica-alta/, segnalino un livello di rischio “alto” per i lavoratori esposti al sole impegnati in attivita’ fisica intensa. Vengono escluse dal divieto le operazioni indispensabili e urgenti necessarie al ripristino di servizi essenziali a seguito di eventi imprevedibili, nel rispetto delle norme di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori. Scatta anche l’obbligo per i concessionari di pubblico servizio e per le attivita’ connesse a ragioni di pubblica utilita’ di adottare adeguate misure organizzative per garantire i livelli minimi delle prestazioni dei servizi pubblici essenziali. “Con questa ordinanza interveniamo per tutelare concretamente i lavoratori agricoli, quelli del settore edile e tutti coloro che, per ragioni professionali, svolgono attivita’ all’aperto esposti per molte ore al sole e alle alte temperature. La salute e la sicurezza dei lavoratori vengono prima di tutto. Di fronte a fenomeni climatici sempre piu’ estremi e’ dovere delle istituzioni adottare misure di prevenzione efficaci per ridurre i rischi legati allo stress termico e ai colpi di calore, garantendo condizioni di lavoro piu’ sicure nei comparti maggiormente esposti”, dichiara il presidente della Regione Campania, Roberto Fico

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Usa-Iran, annullata la cerimonia di firma dell’accordo

È stata annullata la cerimonia per la firma del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran, che si sarebbe dovuta svolgere venerdì 19 giugno al Bürgenstock Resort, nei pressi di Lucerna, in Svizzera. Lo ha reso noto Ishaq Dar, ministro degli Esteri del Pakistan (Paese mediatore): il testo, che nei suoi 14 punti prevede lo stop alla guerra, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati è già stato firmato digitalmente a distanza dalle parti ed è già in vigore. Pertanto la firma non risulta più necessaria nella sua forma fisica.

Recuperati centinaia di documenti storici

Centinaia di beni archivistici e bibliografici, risalenti a un arco temporale compreso tra il XVIII e il XX secolo, sono stati restituiti ai rispettivi enti proprietari nel corso di una cerimonia svoltasi nella sede della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania.

L’iniziativa è stata resa possibile grazie all’attività investigativa del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, che ha recuperato una vasta documentazione storica composta da libri, registri e testi contenenti atti civili, giudiziari e religiosi di grande valore storico e culturale.

I materiali saranno progressivamente riconsegnati ai numerosi enti pubblici ed ecclesiastici individuati come legittimi proprietari. Tra questi figurano l’Archivio di Stato di Salerno, l’Archivio di Stato di Napoli, l’Archivio di Stato di Caserta, la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, diverse diocesi campane, numerosi comuni e importanti istituzioni culturali del territorio.

Le indagini sono partite dal monitoraggio di un catalogo online pubblicato da una casa d’aste toscana che aveva ricevuto l’incarico di vendere centinaia di documenti archivistici di natura demaniale. Gli approfondimenti investigativi, coordinati dalla Procura della Repubblica di Napoli, hanno consentito di risalire a una collezione privata custodita dagli eredi di un collezionista deceduto.

Nel corso delle attività sono stati sequestrati numerosi documenti e volumi che, secondo gli accertamenti tecnici effettuati dagli specialisti del patrimonio culturale, erano confluiti senza titolo nella disponibilità del collezionista e risultavano riconducibili a enti civili, religiosi e istituzioni pubbliche.

L’operazione rappresenta un importante risultato nella tutela del patrimonio documentario italiano. La restituzione consentirà infatti il reinserimento dei beni nei rispettivi archivi e biblioteche di provenienza, garantendone nuovamente la conservazione, lo studio e la fruizione pubblica.

Un patrimonio di grande valore storico che torna così a disposizione delle comunità e degli studiosi, contribuendo alla salvaguardia della memoria collettiva e delle testimonianze documentarie della Campania.

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Salernitana, voglia di ricominciare

SALERNO – La stagione è finita da poche settimane ed, anzi, tra poco meno di un mese ne comincerà un’altra, ma molti protagonisti della Salernitana hanno scelto di restare a Salerno anche durante le vacanze estive. Un segnale importante di attaccamento alla città e alla maglia, in vista della prossima stagione di Serie C. Da Armando Anastasio a Mattia Tascone, fino a Galo Capomaggio, sono diversi i calciatori granata che stanno trascorrendo il proprio tempo libero in città, alternando momenti di relax ad allenamenti individuali per mantenere la condizione fisica. Lo stesso Serse Cosmi, in attesa dell’ufficialità del suo rinnovo che tarda ad arrivare, si è goduto la città e la sua meravigliosa provincia in questi giorni. Non mancano le occasioni di svago, come una partitella a padel o una passeggiata sul lungomare con una sosta a Santa Teresa, uno dei luoghi simbolo di Salerno dove è appena iniziato lo storico torneo di beach soccer. L’obiettivo comune sembra essere quello di archiviare le delusioni dell’ultima stagione e prepararsi a una ripartenza che dovrà necessariamente poggiare su basi solide. In questo senso, resta ancora aperta la questione relativa alla guida tecnica: l’ufficialità del rinnovo dell’allenatore tarda infatti ad arrivare e la società è chiamata a definire al più presto il quadro per programmare il futuro.I tifosi attendono segnali concreti e una strategia chiara per affrontare un campionato che si preannuncia impegnativo. La permanenza di molti giocatori in città, però, rappresenta già un primo elemento positivo, perché testimonia la volontà di costruire un rapporto ancora più stretto con l’ambiente granata.Intanto, una nota curiosa arriva anche dal tennis: il napoletano ha superato l’argentino con un netto 6-2, 6-4, meritandosi il commento ironico “Capomaggio oggi non pervenuto” per descrivere la prova opaca dell’avversario. Per la Salernitana, però, la sfida più importante sarà quella di ritrovare entusiasmo, identità e ambizione, ripartendo proprio da Salerno e dal forte legame tra squadra e città.

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Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole

“Furti di cavi da parte di ignoti”: niente da fare, a Matteo Salvini non ne va bene una, né come capo della Lega (mentre i sondaggi registrano i primi sorpassi da parte di Futuro nazionale di Roberto Vannacci) e nemmeno come ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Poche ore dopo aver sgominato il gruppo di anarchici che metteva a rischio la circolazione ferroviaria, ecco che qualche ladruncolo di rame ha messo in ginocchio i treni. Federconsumatori ha rigirato il coltello nella piaga sciorinando gli impietosi dati del 2026: «In quattro mesi, ogni mese, sei giorni su 30 il servizio funziona regolarmente, mentre nei restanti 24 giorni si registrano disagi di varia entità che ricadono sistematicamente sui cittadini, in particolare su lavoratori, pendolari e soggetti con minore flessibilità negli spostamenti». Non solo, ci mancavano le frasi scritte su Il Foglio e nate da una conversazione tra Carmelo Caruso e Simonetta Matone, con l’esponente leghista che ha detto chiaramente cosa succede tra Luca Zaia e Salvini. La voglia di scappare è tanta, da parte di deputati e senatori eletti nelle liste del Carroccio, e Caruso ha riportato queste parole di Matone: «Io sono stata eletta anche grazie a Fratelli d’Italia che mi ha fatto votare in un seggio gioiello». Un messaggio per chi vuole capire quale potrebbe essere la destinazione…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Simonetta Matone con Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Calta ordina, Il Messaggero esegue

Francesco Gaetano Caltagirone lo aveva detto chiaramente, nel suo discorso a Villa Miani, che a Roma vale come quello del “predellino” fatto da Silvio Berlusconi: parlando di tasse, con la voce bene impostata, Calta ha sentenziato lentamente, davanti al sindaco di Roma Roberto Gualtieri seduto accanto ad Azzurra Caltagirone: «Faccio un esempio, piazza Navona. I ristoratori occupano lo spazio pubblico con tavolini all’aperto. Quello spazio è il più ambito. Il cliente lo preferisce. Il canone che il ristoratore versa non riflette questo valore. La collettività sovvenziona un vantaggio privato. La misura è semplice: il canone di occupazione del suolo pubblico deve essere fissato dal valore di mercato. Se un posto al coperto vale 100, quello all’aperto vale 100». È passato solo qualche giorno, giusto il tempo per fare un’inchiesta approfondita, ed ecco che giovedì 18 giugno sulla prima pagina de Il Messaggero è apparso un titolone: “Centro di Roma, giungla dehors. Evasione e anarchia dei tavolini: 4 su 10 non pagano il (poco) dovuto”, con la firma tra l’altro del neo caporedattore dell’economia. Sembra quasi uno “sbobinato”, come si diceva una volta, delle parole dell’editore, fatto sta che il diktat caltagironiano ora è diventato notizia. Il testo? «Il suolo è pubblico. Come pure il disagio. Il profitto, invece, è privato. Uno scandalo che si consuma impunito tra un pranzo e una cena, con l’intermezzo di uno spritz o di un gin tonic». Pare molto difficile scoprire le differenze tra l’articolo giornalistico e le frasi della proprietà…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
L’inchiesta del Messaggero sui dehors.

Sindrome da Bourlot

È uno «del giro di Raffaele Ranucci», il potentissimo braccio destro di Francesco Gaetano Caltagirone: e così ecco un nuovo acquisto in Campidoglio, che risponde al nome di Giuseppe Cornetto Bourlot, che ha ricevuto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri l’incarico di collaborazione, a titolo gratuito, «a supporto delle attività di sviluppo economico, attrazione degli investimenti e promozione del mecenatismo». Gualtieri sta allargando la sua schiera di amici anche nel mondo dell’economia, e questa nomina è stata voluta fortemente, con l’obiettivo di rafforzare «il posizionamento internazionale di Roma Capitale», per promuovere la capacità della città di attrarre investimenti, innovazione e opportunità di sviluppo economico. Non solo: tra i compiti di Cornetto Bourlot c’è la promozione e il coordinamento di progetti di fundraising, mecenatismo e partenariato pubblico-privato destinati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, musicale e architettonico della città. Classe 1960, Cornetto è stato presidente dell’agenzia di stampa Askanews, cara alla famiglia Abete, e siede nel cda della casa editrice di Internazionale, nel ruolo di vicepresidente.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Giuseppe Cornetto Bourlot (foto Imagoeconomica).

Ruini e quel filo diretto con Letta

È morto il cardinale Camillo Ruini, e con lui se ne va un pezzo della storia italiana, quella della Seconda Repubblica. Con tanto di funerale nella basilica di San Pietro, celebrato da papa Leone XIV. «Quel prete di Sassuolo che si chiamava don Camillo»: una coincidenza straordinaria, perfetta, per ricordare la serie fortunata di film con protagonisti Peppone e don Camillo, che deve aver ispirato anche Silvio Berlusconi e il centrodestra, contribuendo a schierare gran parte dell’elettorato cattolico verso Forza Italia, e non solo, pur di «combattere i comunisti». I contatti personali con Berlusconi erano pochi, perché Ruini il filo diretto lo aveva con Gianni Letta: due super mediatori, che potevano dialogare avendo alle spalle due big, perché uno parlava a nome di papa Giovanni Paolo II, e l’altro era il plenipotenziario del Cavaliere. Ruini esercitava il potere senza averne paura, una sorta di Richelieu che aveva la fortuna di essere italiano con un pontefice straniero, polacco, anti-comunista. Per uno come Ruini «la gioiosa macchina da guerra» evocata da Achille Occhetto da segretario del Pds bisognava solo combatterla.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Camillo Ruini con Silvio Berlusconi e Gianni Letta (foto Imagoeconomica).

Maturità: De Luca, ‘un punto di svolta per i nostri ragazzi’

Questa mattina abbiamo migliaia e migliaia di ragazze e di ragazzi che sono impegnati negli esami di maturità. Il mio augurio più affettuoso, ovviamente, è quello di successo. Vi invito a vivere anche nei prossimi giorni con grande serenità questa scadenza che inevitabilmente diventa un punto di svolta di tutti i nostri ragazzi. Sono convinto che la grandissima maggioranza avrà risultati molto importanti”. Lo ha detto il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, a margine della conferenza di presentazione, a Palazzo di Città, della settima edizione del Limen Salerno Festival, in programma dal 25 al 27 giugno all’interno dell’Arena Ghirelli del Parco dell’Irno.

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Martusciello, fermarmi dopo voto in Ue? Ci mancherebbe

“Perche’ dovrei fermarmi, ci mancherebbe. Non ho sentito chi dice che devo farmi da parte”. Si mostra sereno e determinato ad andare avanti per la sua strada Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia in Campania e capodelegazione al Parlamento europeo, ai cronisti che gli chiedono se cambiera’ qualcosa nella sua attivita’ politica dopo la revoca dell’immunita’ da parte dell’Europarlamento e l’autorizzazione a indagare sul caso Huawei da parte della Procura federale belga. R ispetto alla lettera firmata a fine aprile da alcuni dirigenti locali del partito, tra cui parlamentari, che chiedevano discontinuita’ nella gestione, Martusciello avverte che “l’avversario politico e’ al di fuori di Forza Italia e con questo ci misureremo alle elezioni politiche”. Per la celebrazione dei congressi in Campania, il segretario regionale degli azzurri tiene a precisare che le vicende giudiziarie “non sono assolutamente legate all’attivita’ congressuale” e che “i congressi li convoca la segreteria nazionale e non io”

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Positano, perquisizioni in Comune:

Dalle prime ore della mattinata sono in corso numerose perquisizioni sul territorio del Comune di Positano e nei territori limitrofi. Le operazioni sono coordinate dalla Procura della Repubblica di Salerno e condotte dal Nucleo Investigativo Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno, supportato da militari di vari Comandi della Provincia.

L’indagine

L’operazione rappresenta lo sviluppo di un’attività investigativa volta ad accertare eventuali condizionamenti della precedente amministrazione comunale nell’assegnazione di lavori pubblici, in violazione del principio di rotazione degli affidamenti, che sarebbero stati concentrati a favore di un ristretto numero di imprese del territorio, come si apprende da fonti investigative.

Il coordinamento

L’attività è svolta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, diretta dal Procuratore Raffaele Cantone.

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Festa della musica 2026: CoroPop si esibisce in carcere a Salerno

In occasione della Festa della Musica, il prossimo 19 giugno la Casa Circondariale di Salerno ospiterà un significativo momento di incontro attraverso il linguaggio universale della musica. Protagonista della serata sarà il CoroPop di Salerno, composto da 30 coristi e diretto dal maestro Ciro Caravano, noto al pubblico come uno dei cantanti e arrangiatori del gruppo vocale Neri per Caso. L’iniziativa è stata organizzata dal direttore Carlo Brunetti e dalla vice Belen Suozzo.

Il CoroPop offrirà agli ospiti un emozionante momento di musica, condividendo un repertorio capace di coinvolgere e unire attraverso il valore dell’ascolto e della partecipazione. Il gruppo eseguirà parte del suo repertorio di brani celebri di musica leggera italiana ed internazionale, rivisti e riarrangiati dallo stesso direttore, in chiave “a cappella” e con un pizzico di ironia, che è poi uno dei tratti distintivi di questa esuberante formazione musicale.

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Notte prima degli esami: i protagonisti dello spettacolo

Olga Chieffi

“Non ricordo molto di quella notte – ha rivelato Vincenzo Albano attore, regista, organizzatore, uomo di teatro – ma l’incognita, a cui sarei andato incontro, si. Vivere quell’istante vivo, elemento simbolico, condizione preferenziale di innocenza primigenia, che ci permise di mettere in sinergia la mente e il cuore, la ragione e le emozioni, il passato e il presente, le nuove generazioni con quelle passate, quello che si può raccontare con quello che resta misterioso, quello che gli occhi riescono a vedere con quello che solo il cuore può sentire, era racchiuso nel vocabolario. Quel giorno sotto il braccio avevo il “Palazzi” di famiglia, consunto, rilegato, tutti ci avevano studiato sopra. Sfogliando le pagine si riconoscevano i segni, qualche appunto, lasciato da ognuno di noi. Qualche giorno fa mi è stato richiesto il vocabolario, per la maturità del figlio di amici di famiglia, simbolo di un mondo che è scomparso, cancellato da internet, dal quale nulla mai potrà cassare quei segni, che continuano ad essere incontro di condivisione, di studio e cultura di generazioni”. “La notte prima degli esami – ha confessato il baritono Claudio Sgura, in scena oggi al Regio – è stata tanta paura, ansia, stress, però, in quella notte il tempo è come se non si fosse mai fermato, perché ero consapevole che, quel giorno, non avrei dovuto affrontare solo un esame ma, piuttosto, salutare un pezzo della mia vita. Quella notte, quei libri, avevano ben da illustrare non solo le materie di cui erano latori, ma cinque anni trascorsi nell’istituto tecnico agrario, anni di amicizie, di interrogazioni, amori, emozioni che porterò per sempre nel mio cuore”. “Quella notte eseguii liberamente le suite di Johann Sebastian Bach – ricorda il violoncellista Alberto Senatore, prima parte e solista del Teatro San Carlo di Napoli – Ho avuto un rapporto non semplice col mio strumento, ci siamo presi, scelti, lasciati più volte. Al momento del diploma da ragioniere, avevo in mente solo la musica e ho navigato di conserva, ovvero con lo studio accumulato nel momento in cui avevo abbandonato il percorso musicale. Mente pronta dopo le melodie bachiane, tema sulla comunicazione, la radio e Marconi e subito a casa a studiare, naturalmente, il violoncello”. “Ricordo una splendida notte d’estate, il cielo trapunto di stelle che ho ancora negli occhi – rammenta il soprano palermitano Federica Guida – che guardavo dalla mia cameretta che affacciava verso la montagna. Ripassavo storia e la sensazione era che la libertà fosse ad un solo passo, con alle spalle l’adolescenza. Era la “prima” del liceo musicale. Tra i primi licenziandi del Regina Margherita di Palermo c’ero anche io nel 2015 e facemmo un po’ da cavie per tutti. Studiavo ancora in Conservatorio, naturalmente, mi ero posta il traguardo di diventare una cantante lirica internazionale e il diploma di maturità fu il primo ostacolo superato verso la realizzazione del mio sogno”. “E’ un ricordo bellissimo del mio passato, la maturità classica a liceo de’ L’ Aquila – ha rammentato il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, che in quel di Pristina sta concertando Suor Angelica e Gianni Schicchi – avrò dormito in tutto quattro ore, ero relativamente tranquillo, e il mio lavoro finale era sulla Follia, una condizione, un termine, un tema che mi ha sempre accompagnato nella vita, partendo dai Carmina Burana, e che non vedevo l’ora di discutere, per poter continuare e per sempre “fare”, “ποιεῖν”, poesia, Musica”. Salerno, quel giorno del giugno del 1987, era battuto da un maestrale abbastanza teso. La sera precedente c’eravamo ritrovati con mio padre Berardino a discutere del poeta di “famiglia”, Eugenio Montale e a rileggere i suoi venti. La mia è una casa in cui si è sempre raccontato e ascoltato, lungamente, in particolare a tavola, e il suggerimento ultimo di mio padre, fu quello di rendere sempre leggibile e godibile il tema, lui che aveva terminato nel 1944 il suo, la cui traccia recitava “Dante, Petrarca e Alfieri, padri della lingua italiana” con un “Viva l’Italia, l’Italia che vola!”. Svolsi la traccia letteraria dedicata alle correnti poetiche del Novecento, l’ermetismo il suo sigillo, con Gatto e Montale. Ieri come oggi “…Una carezza disfiora/ la linea del mare e la scompiglia/un attimo, soffio lieve che vi s’infrange e ancora/ il cammino ripiglia…”.

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Sondaggi politici, primo sorpasso di Vannacci su Salvini

Dopo l’aggancio, infine è arrivato anche il sorpasso di Roberto Vannacci su Matteo Salvini. L’ultimo sondaggio Youtrend per Sky TG24 sulle intenzioni di voto vede infatti Futuro Nazionale al 5,9 per cento (+1,5 punti rispetto al 29 maggio) e la Lega al 5,8 per cento (in calo di un decimo percentuale). Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8 per cento (+0,1). In crescita di mezzo punto il Partito democratico, che sale al 22,2 per cento. Male il Movimento 5 stelle, che perde l’1,4 per cento e scende dal 12,1. Bene invece Forza Italia all’8,2 per cento e Alleanza Verdi Sinistra al 6,8: in entrambi i casi il sondaggio registra un +0,4. Lieve calo (-0,1) poi per Azione, che si attesta al 3,1 per cento, e per Italia Viva, al 2,1 per cento.

BaxEnergy presenta il Piano industriale 2026–2028

Con oltre 140 GW di capacità rinnovabile connessa – tra le più ampie basi installate nel software energetico in Europa -, una presenza in più di 30 Paesi e 15 anni di esperienza, BaxEnergy, società del Gruppo Yokogawa, colosso industriale giapponese globale quotato alla borsa di Tokyo, presenta il Piano industriale 2026 – 2028, che punta all’evoluzione da azienda di alta ingegneria a piattaforma industriale globale scalabile, integrata e sicura. La strategia poggia su una crescita organica sostenibile e su una possibile accelerazione per linee esterne. «Abbiamo definito un modello che coniuga disciplina operativa, crescita sostenibile e flessibilità strategica», ha evidenziato il ceo Roberto Tundo. Il piano fissa per il 2028 un obiettivo di ricavi pari a circa 33 milioni di euro (+39 per ceto medio annuo rispetto al 2025) e un Ebitda in forte rafforzamento a circa 14 milioni di euro (+81 per cento medio annuo). Gli investimenti complessivamente programmati nel triennio, al netto di eventuali operazioni per linee esterne, ammontano a circa 17 milioni di euro, con un organico in crescita da 140 a 210 persone.

La strategia di crescita passa da internazionalizzazione e innovazione

Fondata ad Acireale nel 2010, BaxEnergy ha costruito in 15 anni un patrimonio di competenze nei settori software ed energetico che oggi supporta progetti in oltre 30 Paesi. L’azienda conta attualmente 140 persone, prevalentemente ingegneri e sviluppatori, e continua a mantenere in Sicilia il proprio centro di sviluppo strategico. L’ingresso nel Gruppo Yokogawa ha rafforzato la dimensione internazionale della società, grazie anche alla rete commerciale globale del gruppo. Il piano di sviluppo prevede un significativo incremento dell’organico, con l’obiettivo di consolidare un polo di innovazione tecnologica del Sud specializzato nell’energia digitale. La strategia di crescita dell’azienda si fonda su quattro direttrici principali. La prima riguarda l’espansione dei ricavi ricorrenti attraverso servizi e modelli destinati alla capacità installata. La seconda è rappresentata dalla forza commerciale del Gruppo Yokogawa, che apre nuove opportunità di accesso ai mercati internazionali. La terza leva è l’industrializzazione della delivery alla clientela, che permette di sostenere la crescita mantenendo sotto controllo i costi grazie a processi standardizzati e a una rete di partner certificati. Infine, l’azienda punta su segmenti ad alto potenziale come cybersecurity, gestione delle risorse energetiche distribuite, intelligenza artificiale e mercati a forte intensità energetica. Nei prossimi tre anni, le maggiori prospettive di espansione sono attese nelle rinnovabili ibride utility-scale, nella cybersecurity per gli ambienti operativi e nei servizi ricorrenti lungo l’intero ciclo di vita degli impianti.

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»

Rivolgendosi ai ministri della Difesa presso il quartier generale della Nato a Bruxelles, il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha annunciato una nuova revisione del dispiegamento delle truppe americane in Europa, minacciando di sospendere parte dei contributi Usa all’Alleanza atlantica in caso di mancato rispetto degli impegni dei Pesi del Vecchio Continente: «Gli Usa non possono preoccuparsi della difesa europea, né pagare di più di quanto facciano i nostri alleati».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Pete Hegseth (Ansa).

Hegseth: «Il Pentagono condurrà una revisione entro sei mesi»

«La Nato 3.0 è il riconoscimento, dopo la Guerra Fredda, della necessità di tornare a una vera alleanza militare intransigente, dotata di reali capacità militari in grado di esercitare un’influenza deterrente proprio qui sul continente e di assumere la guida della difesa convenzionale dell’Europa», ha affermato Hegseth, senza quantificare l’eventuale riduzione del dispiegamento delle forze americane in Europa: «Alcuni devono ancora fare di più, e lo diremo apertamente, sia in privato che in pubblico. Credo che tra amici ci debba essere onestà». Hegseth ha spiegato che il Pentagono condurrà una revisione della propria presenza militare in Europa entro i prossimi sei mesi. Il processo includerà consultazioni con il Congresso degli Stati Uniti, che ha stabilito per legge un numero minimo di forze da mantenere in Europa. La revisione, ha sottolineato Hegseth senza escludere un’accelerata, «potrebbe durare anche meno».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Alexus Grynkewich (Ansa).

Crescono gli interrogativi in vista del vertice Nato di Ankara

A maggio Washington ha comunicato ai propri alleati la decisione di ridurre il numero di capacità militari statunitensi a disposizione dell’alleanza in caso di crisi, sollevando interrogativi urgenti in vista del vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio. Secondo il generale dell’aeronautica statunitense Alexus Grynkewich, a capo del Comando europeo degli Stati Uniti (Eucom) e Comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur), la mossa mira a porre fine gradualmente a una «malsana codipendenza» dalle forze statunitensi, in un momento in cui Washington si trova ad affrontare la possibilità di conflitti simultanei in più teatri operativi.

Alta Velocità ancora in tilt: «Furto di cavi da parte di ignoti»

Dopo la difficile giornata di ieri, che ha visto forti ritardi – anche di quattro ore – per un guasto tra Milano e Piacenza, anche giovedì 18 giugno è caratterizzato da disagi lungo l’Alta Velocità. Questa volta lungo il tratto Napoli-Roma, dove la circolazione è fortemente rallentata per «danneggiamenti alla linea da parte di ignoti nei pressi di Tora e Piccilli», in provincia di Caserta: c’è stato un furto di cavi. I treni alta velocità «possono essere instradati da Napoli a Roma sulla linea convenzionale via Formia e registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 90 minuti», si legge su Infomobiltà, sito di Trenitalia. Tra i treni AV direttamente coinvolti ci sono quello partito alle 6 da Firenze Santa Maria Novella e diretto a Napoli Centrale e quello partito dal capoluogo campano alle 7:45, con destinazione Milano.

Puglia, si dimette l’assessora Starace indagata per concussione

L’assessora pugliese al Turismo Grazia Maria Starace, indagata per concussione ai danni dell’ex marito e imputata per abusi edilizi, si è dimessa. «Ringrazio il presidente per la fiducia nei miei confronti, tuttavia ritengo sia giusto rimettere nelle sue mani le mie deleghe assessorili, con l’impegno di continuare a lavorare per la mia terra dai banchi del Consiglio regionale, per l’estremo valore che io ho sempre attribuito alle istituzioni e che riconosco in questo momento all’istituzione di cui faccio parte, la Regione Puglia», ha dichiarato. «Ho sempre vissuto il mio impegno politico ispirandomi ai principi di legalità, trasparenza e rispetto delle regole. E sono certa di essermi sempre comportata correttamente nello svolgimento delle mie funzioni pubbliche», ha aggiunto. «Tuttavia, in questo momento devo essere libera di raccontare le mie verità e di tutelare la mia famiglia dall’esposizione mediatica che ha assunto la vicenda, che mio malgrado mi vede coinvolta. Oggi sento il dovere di difendere il mio nome, la mia storia e la storia della mia famiglia, e posso farlo solo avendo la possibilità di dimostrare la correttezza del mio operato».

Atm, in otto sulla chat sessista: anche un “tranviere dell’anno”

Emergono nuovi particolari sulla vicenda che vede al centro alcuni dipendenti dell’Atm, “pizzicati” a scambiarsi in chat foto delle passeggere rubate dalle telecamere di sorveglianza dei mezzi pubblici e a commentare le immagini con frasi sessiste. È di ieri la notizia dell’iscrizione di un 58enne nel registro degli indagati per accesso abusivo a sistema informatico. Come spiega Il Giorno tra conducenti (due, più uno in pensione), controllori (uno) e impiegati (quattro), sono in tutto otto i partecipanti accertati alla chat di WhatsApp “Staff Ticinese”. Tra essi, oltre all’unico indagato, anche un suo coetaneo in servizio da quasi tre decenni, premiato tempo fa agli “Atm Awards” su segnalazione dei colleghi, che ne hanno sempre apprezzato professionalità, abnegazione e capacità di fare squadra.

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce della chat

Alcuni dei dipendenti Atm coinvolti hanno cercato di cancellare le tracce del gruppo subito dopo lo scoppio del caso. In cinque hanno subito perquisizioni e tre di essi, riporta Repubblica, si sono presentati in deposito per provare a chiarire, chiedendo scusa e dicendosi pronti a collaborare. Uno di loro ha anche fornito l’elenco dei componenti del gruppo Whatsapp finito nella bufera. Da parte sua, Atm ha disposto la sospensione dei dipendenti coinvolti.

Maturità, le tracce della prima prova

Primo giorno di esami di Stato per i 527.747 maturandi d’Italia. Si parte, come sempre, con il tema. Le tracce, comuni a tutti gli indirizzi di studio, sono in tutto sette, divise in tre tipologie diverse: due analisi del testo (uno poetico e l’altro in prosa), tre di testo argomentativo e due di attualità. Eccole.

Le analisi del testo (poesia e prosa)

Una delle due analisi del testo proposte ai maturandi riguarda la poesia Passerò per Piazza di Spagna di Cesare Pavese, che parla dell’amore non ricambiato per l’attrice statunitense Constance Dowling. L’altro brano proposto, in prosa, è tratto da I piaceri di Vitaliano Brancati, diario nel quale lo scrittore espresse riflessioni, fantasie, nostalgie e ricordi di esperienze anche dolorose.

Maturità, le tracce della prima prova
Studenti pronti a sostenere l’esame di Stato (Ansa).

Le tracce di tipo argomentativo

Le tracce di tipo argomentativo sono tre. La prima riguarda l’Assemblea Costituente, con un brano tratto dal discorso di insediamento del presidente Giuseppe Saragat, pronunciato il 26 giugno 1946 a Montecitorio. Agli studenti viene chiesto di individuare gli «altri doveri» che per Saragat sovrastavano l’Assemblea costituente e di spiegare per quale motivo la democrazia «è soprattutto un problema di rapporti fra uomo e uomo» e a quali eventi si riferiva Saragat con l’espressione «pesante eredità di miserie e di dolori». Un’altra traccia di tipo argomentativo è un brano tratto dal libro Alzarsi all’alba di Mario Calabresi. C’è poi un passaggio dal libro Te lo dico con parole tue di Piero Bianucci, volume che passa in rassegna le diverse forme giornalistiche e affronta argomenti delicati come la scelta delle fonti e l’etica professionale di chi scrive.

Le proposte legate all’attualità

Per quanto riguarda le tracce di attualità, uno di due temi proposti ruota attorno al concetto di “incanto”. La fonte è un articolo della giornalista Wenke Husmann, intitolato “Funziona a meraviglia” e apparso su Internazionale a gennaio. Tra le proposte ai maturandi per la prima prova scritta, infine, c’è un brano tratto da I confini contano: Perché l’umanità deve riscoprire l’arte di tracciare frontiere di Frank Furedi.

Trump: «Ho firmato il memorandum d’intesa con l’Iran»

«Il memorandum of understanding è firmato, l’ho firmato a Versailles». Lo ha detto Donald Trump, secondo quanto riportato dall’agenzia Bloomberg. La Cnn ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno inviato una foto dell’accordo firmato dal tycoon agli iraniani. «Domenica il memorandum è stato firmato digitalmente da Vance e Ghalibaf alla presenza di Trump. Ora è stato firmato da Trump e dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian», ha spiegato un funzionario. Il Pakistan, con il sostegno del co-mediatore Qatar, ospiterà venerdì in Svizzera la cerimonia ufficiale di firma.

Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare

C’è una stanza, in un albergo di Islamabad, dove ad aprile è successo qualcosa che la diplomazia mondiale dava per impossibile. Una delegazione americana e una iraniana si sono ritrovate nello stesso edificio, per la prima volta da quando Khomeini tornò a Teheran. Da una parte il vicepresidente degli Stati Uniti, J.D. Vance, dall’altra gli uomini della Repubblica Islamica. In mezzo, a tenere il filo, i pakistani. Da quel tavolo è uscita, mese dopo mese, l’intesa che il 14 giugno Washington e Teheran hanno dichiarato raggiunta: la cessazione «immediata e permanente» delle operazioni militari su tutti i fronti, Libano incluso, con la firma fissata per il 19 giugno in Svizzera.

Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare
Donald Trump e Shehbaz Sharif (Ansa).

Una nuova centralità diplomatica

Un accordo ancora fragile. Mentre lo si annunciava, i raid israeliani sui sobborghi di Beirut lo mettevano già a rischio, ricordando a tutti chi, in questa partita, fa il guastatore. Resta però una domanda che vale più di mille analisi. Chi ha apparecchiato l’intesa? Non una grande potenza, né un mediatore di professione. Un Paese che meno di 10 anni fa lo stesso presidente americano accusava pubblicamente di «menzogne e inganni». Eppure è lì che le due parti hanno mandato i loro uomini; è dalla voce del primo ministro Shehbaz Sharif che il mondo ha saputo dell’accordo. Ed è il capo dell’esercito Asim Munir che ha fatto la spola con Teheran. Islamabad ha guidato e ospitato uno sforzo più ampio, accanto a Qatar, Arabia Saudita e Turchia, e la sua diplomazia ha portato le due delegazioni nella stessa città.

Il Pakistan non è inciampato in questo ruolo, ma ci è arrivato per geografia e per influenza costruita pazientemente: 900 chilometri di confine con l’Iran, rapporti tenuti in piedi insieme con Teheran e con Riad, una collocazione che per anni era stata una condanna e che la crisi ha trasformato in rendita. Quando la regione è andata a fuoco, il Pakistan era l‘unico interlocutore che entrambe le sponde potevano accettare. La storia, qui, ha riscritto le gerarchie. E per capire perché non sia un episodio ma una traiettoria, bisogna venirci.

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Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi con il capo dell’esercito pakistano Asim Munir (Ansa).

Un Paese dove tutto manca è un Paese tutto da costruire

Occorre atterrare a Islamabad e vedere una capitale che non somiglia all’immagine che l’Europa si porta in testa; quella dei droni, del default, delle code per la farina. Una città disegnata a tavolino mezzo secolo fa e oggi cresciuta in strade larghe, infrastrutture nuove, quartieri ordinati ai piedi delle colline Margalla. Una città che ha l’aria di chi sta provando a diventare qualcos’altro: non più solo il centro del potere politico e militare, ma una piazza del villaggio globale. Bisogna scendere a Lahore, il cuore colto e industriale del Paese, e trovarci fabbriche che spingono, una borghesia produttiva che sa esattamente cosa vuole diventare, e che ha un solo, enorme problema: trovare i capitali per diventarlo. E bisogna arrivare a Karachi – 20 milioni di persone, una delle metropoli più popolose del pianeta, il polmone commerciale e il porto della nazione – per sentire una città che pulsa a una velocità che a Milano non immaginiamo. Karachi è il mercato fatto persona. E a Karachi, come a tutto il Pakistan, manca esattamente ciò che rende una metropoli una metropoli: l’acqua, la gestione dei rifiuti, l’energia. È la contraddizione che spiega il Paese intero. Dove tutto manca, tutto è da costruire. E dove tutto è da costruire, qualcuno, prima o poi, costruisce, ne beneficia e detta le regole a chi arriva dopo. 

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epa04162012 A slow Lo skyline di Lahore (Ansa).

I numeri che demoliscono lo stereotipo occidentale

Basta soffermarsi sui numeri che, in questo caso, demoliscono lo stereotipo. Duecentocinquantasette milioni di persone, quinto Paese più popoloso del mondo. Un’età mediana di 20 anni e otto mesi contro i quasi 48 dell’Italia. Sessantaquattro pakistani su 100 hanno meno di 30 anni. È una valanga di manodopera, di consumatori, di fame di futuro che entra nel mercato del lavoro proprio mentre l’Occidente invecchia e perfino la Cina comincia a ingrigire.

È il bene più scarso del pianeta, la gioventù, e il Pakistan ne ha in eccesso. Qui non si devono importare lavoratori dall’estero, né preoccuparsi del mercato interno: 250 milioni di persone con una classe media che cresce impetuosamente sono il mercato.

E accanto, a Ovest, c’è un vicino da quasi 90 milioni di abitanti, l’Iran, che una volta uscito dall’isolamento potrebbe agganciarsi a quest’area come un vagone a una locomotiva.

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Il ministro degli Interni pakistano, Mohsin Naqvi, e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi (Ansa).

Il «piccolo miracolo» pakistano

C’è un Pakistan che l’Europa non immagina nemmeno: coste lunghe e ancora vergini sull’Oceano Indiano, e a nord il Karakorum, il K2, una delle catene montuose più spettacolari della Terra. Un turismo interno dai ritmi frenetici, e un turismo internazionale tutto da inventare. E mentre il Vecchio Continente raccontava il Pakistan come un caso disperato, la Borsa di Karachi è stata, due anni di fila, tra le migliori del mondo. Il KSE-100 ha chiuso il 2025 con un +51 per cento, ha sfondato per la prima volta i 150 mila punti a settembre, e a inizio 2026 viaggiava su massimi storici, con un guadagno vicino al 65 per cento in 12 mesi. Bloomberg lo ha collocato tra gli indici più performanti del globo. Barron’s ha definito la ripresa pakistana un «piccolo miracolo». L’inflazione, che due anni fa galoppava ben oltre il 30 per cento, è crollata a cifra singola. La crescita ha sorpreso al rialzo. C’è del denaro all’interno che ha già fiutato l’aria e in larga parte è denaro che parla cinese

Viaggio in Pakistan, il gigante che l’Europa non vede arrivare
La Borsa pakistana a Karachi (Ansa).

La Cina ha capito le potenzialità del Paese 10 anni fa

Ma sarebbe disonesto raccontare solo la metà luminosa. Perché il Pakistan resta un Paese dove il reddito pro-capite sfiora a malapena i 1.900 dollari, dove quasi un abitante su due vive sotto la soglia di povertà, dove la guerra alle porte ha imposto tagli alla corrente di due ore al giorno e perfino una settimana lavorativa di quattro giorni per risparmiare carburante, dove a maggio è servito un prestito del Fondo Monetario da 1,3 miliardi di dollari solo per pagare le bollette energetiche del conflitto. Il debito è alto. La politica è instabile. Le riforme sono fragili e reversibili. L’alfabetizzazione resta tra le più basse al mondo. Lo sviluppo dei mercati di frontiera non è un pranzo di gala. 

Ecco, il punto è esattamente questo: non è un Eldorado da scoprire, è semmai un Eldorado da costruire. La distanza tra ciò che il Pakistan è e ciò che potrebbe essere è il margine. È lo spazio in cui si costruiscono porti, reti idriche, impianti di trattamento dei rifiuti, centrali e reti elettriche, sistemi finanziari moderni. Ed è lo spazio in cui chi arriva per primo fissa lo standard.

La Cina l’ha capito da un decennio, con i 60 miliardi di dollari del corridoio economico CPEC, ora alla sua seconda fase, orientata a zone industriali e cooperazione manifatturiera. Pechino ha letto la mappa prima degli altri.

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Il presidente cinese Xi Jinping e il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif con le rispettive delegazioni a Pechino (Ansa).

Il tramonto del Golfo ha ridato luce a Islamabad

La domanda, per l’Europa, è una sola: se ne accorgerà mentre c’è ancora margine, o quando il margine sarà chiuso e i posti a tavola saranno tutti occupati? Qui serve dirla tutta, anche la parte scomoda ed è una tesi, non un dato, quindi va letta come tale. Da queste parti circola una lettura precisa di cosa sia accaduto nell’ultimo decennio: il Golfo, Dubai in particolare, avrebbe avuto tutto l’interesse a soffocare Karachi come scalo e come piazza, per restare l’unico hub finanziario e commerciale tra l’Europa e l’Asia meridionale. Quel disegno ha funzionato finché il Golfo era stabile e il suo grande vicino era in ginocchio. Ma la geografia non si cancella e la storia ha la testa dura. Quando lo Stretto di Hormuz è diventato una polveriera e la regione è scivolata nella guerra, il Paese che doveva restare ai margini si è ritrovato al centro. La crisi che avrebbe dovuto affossarlo lo ha promosso.

E un Golfo che entra in una fase di incertezza prolungata è, specularmente, un Pakistan che guadagna centralità diplomatica, logistica e, col tempo, finanziaria. 

Chi c’era negli Emirati nel 2004 sa di cosa parliamo. C’erano sabbia, cantieri, scetticismo, e un pugno di persone che avevano capito prima degli altri dove sarebbe finito il mondo. Vent’anni dopo, quel mondo è finito esattamente lì. Davanti a 250 milioni di abitanti, una Borsa che vola, una posizione che da fardello è diventata leva diplomatica, un deficit di infrastrutture che è insieme la ferita e l’opportunità, la domanda da porsi è una sola: e se la prossima frontiera non fosse un altro deserto del Golfo già costruito e già spartito, ma questo Paese ancora tutto da scrivere? Marco Polo non raccontò il Catai per sentito dire. Ci andò. Attraversò, guardò, prese appunti, e tornò con una mappa che l’Europa impiegò secoli a capire. La frontiera, di nuovo, è a Est. E come tutte le frontiere vere, premia chi la attraversa per primo non chi aspetta, comodo, che gliela vengano a raccontare.



Fumetti: Astro Quantum, i fumetti italiani sbarcano in USA

Astro Quantum, i fumetti italiani sbarcano in USA

La serie di fantascienza è firmata da Andrea Mutti e Arturo Fabra ed esce ad albi a colori negli Stati Uniti.

Il nostro Arturo Fabra, il vicedirettore della rivista Delos Science Fiction, è insieme al disegnatore Andrea Mutti autore di una serie a fumetti, Astro Quantum. Con i colori di Valerio Alloro e il lettering di Dan Cutali, la serie è da qualche tempo pubblicata negli Stati Uniti dalla casa editrice della Florida Mad Cave; una versione in volume che raccoglierà l'intera saga è prevista per settembre. Portare l’arte e la fantascienza italiana all’estero e in particolare in USA non è impresa da poco, ma dopo aver visto e letto i primi numeri di... - Leggi l'articolo

 

FUMETTI - Fumetti - 18 giugno 2026 - articolo di S*

Televisione: Il momento si avvicina per la nuova stagione di Star Trek: Strange New Worlds

Il momento si avvicina per la nuova stagione di Star Trek: Strange New Worlds

Tra dinosauri ed esplosioni, il nuovo trailer strizza l'occhio ai fan della serie classica

Paramount+ ha pubblicato un ultimo trailer ufficiale della quarta stagione di Star Trek: Strange New Worlds, serie che narra le avventure della USS Enterprise nel periodo che precede gli avvenimenti della serie classica di Star Trek. Guarda il video: Star Trek: Strange New Worlds | Trailer Ufficiale Stagione 4 | Paramount+ I nuovi episodi, che saranno disponibili sulla piattaforma di streaming a partire dal prossimo 23 luglio con un nuovo episodio ogni giovedì fino al 24 settembre, vedono il ritorno di Anson Mount (Christopher Pike), Christina Chong (La’An Noonien-Singh),... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 18 giugno 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Sempio, la madre ricoverata d’urgenza per overdose da farmaci

Daniela Ferrari, la madre di Andrea Sempio, unico indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, è stata ricoverata in ospedale per un’intossicazione da farmaci. Soccorsa dal personale del 118 nella sua abitazione di Garlasco, è stata accompagnata al pronto soccorso dell’ospedale di Vigevano (Pavia) dove le è stata effettuata la lavanda gastrica. Le sue condizioni non sono gravi ed è tenuta in osservazione. A confermare quanto accaduto è stato il suo legale Liborio Cataliotti: «È al pronto soccorso per eccesso nell’assunzione di farmaci. Come team difensivo abbiamo mandato un messaggio al figlio di solidarietà e augurio. Lo abbiamo invitato per quanto ovvio a stare vicino alla mamma, a tranquillizzarla, a dirle che moltiplicheremo gli sforzi in sede processuale per riconsegnare a suo figlio e a tutta la famiglia serenità». Resta ancora da chiarire se l’assunzione dei medicinali sia stata volontaria o accidentale.

Macron: «Per Hormuz pronta un’iniziativa europea con 20 Paesi»

È pronta l’iniziativa europea per garantire la libera navigazione nello stretto di Hormuz. Lo ha assicurato il presidente francese Emmanuel Macron, nella conferenza stampa che ha chiuso il G7 di Evian. «Abbiamo convenuto che un’iniziativa europea, guidata da Francia e Regno Unito, è pronta a giocare un ruolo importante per facilitare il traffico marittimo nello stretto e proteggere le navi mercantili», ha spiegato il capo dell’Eliseo, definendo la ripresa del libero transito la «pietra angolare» dell’accordo tra Stati Uniti e Iran. All’iniziativa, che scatterà se arriverà una richiesta in tal senso, hanno dato la disponibilità «una ventina di Paesi».

Macron: «Per Hormuz pronta un’iniziativa europea con 20 Paesi»
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Meloni: «Italia pronta a fare la propria parte»

Sulla questione si è espressa anche Giorgia Meloni: «Ora è importante lavorare per la sua attuazione a partire dalla necessità di assicurare la sicurezza delle rotte marittime internazionali, la piena libertà di navigazione nello stretto di Hormuz. In questo quadro ho chiaramente confermato ai partner che l’Italia è pronta a fare la propria parte anche nell’ambito di missioni che dovessero essere volte a garantire la sicurezza dei traffici commerciali, fermo restando le necessarie autorizzazioni che sono dovute e richieste in questi casi».

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra

Per ora c’è la foto. Poi si vedrà. Il selfie campolarghista, ma non campolarghissimo, diffuso martedì 16 giugno immortala – sorridenti, incamiciati e incravattati – Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. I quattro leader della sinistra-sinistra, seduti al tavolo di un’osteria a due passi da Campo de’ Fiori e illuminati da luci soffuse, hanno annunciato grandi novità per l’8 e il 15 luglio. Vedremo. Intanto il solito Carlo Calenda ha immediatamente fatto notare la mancanza della quarta (?) gamba della possibile coalizione. E cioè Matteo Renzi. «Era sotto il tavolo?», ha commentato sarcastico il leader azionista.

«E perché dovremmo essere arrabbiati?», ha risposto il senatore di Rignano. «Non siamo in quella foto perché non facciamo parte di questo gruppo di sinistra-sinistra che ha un consenso importante nel Paese, ma insufficiente a vincere e insufficiente a governare». Insomma, ha continuato il capo di Italia viva: «Noi siamo un’altra cosa e pensiamo che senza una componente riformista la sinistra non vincerà mai. Però davanti al governo MeloniSalviniVannacci pensiamo che sia giusto costruire un’alleanza programmatica. Ci proveremo, fino alla fine. Non saremo mai come i protagonisti di questa foto ma possiamo fare un accordo sui contenuti per evitare che rivinca la peggiore destra che l’Italia abbia mai avuto».

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Matteo Renzi (Ansa).

La madre di tutte le foto di gruppo: Vasto 2011

C’è da dire che il format “foto di gruppo” al centrosinistra è sempre piaciuto. Anche se di solito non porta benissimo. Il pensiero va alla matrice del genere: Vasto, 2011. In posa allora c’erano Pier Luigi Bersani, Antonio Di Pietro e Nichi Vendola, i protagonisti dell’alleanza a tre che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto essere il nucleo del Nuovo Ulivo. L’idillio durò pochi mesi. Il resto è storia.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Nichi Vendola, Pier Luigi Bersani e Antonio Di Pietro a Vasto nel 2011 (Ansa).

Renzi & Bersani versione Blues Brothers

Due anni dopo, è rimasto agli annali lo scatto dell’armistizio tra Matteo Renzi in versione rottamatore e Bersani. A Firenze, nell’allora teatro tenda Obihall, ora Teatro Cartiere Carrara, davanti a più di 2 mila militanti del Pd il sindaco e il segretario del partito, dopo un faccia a faccia a Palazzo Vecchio, si fecero immortalare sul palco mentre risuonavano le note di Everybody Needs Somebody to Love dal film Blues Brothers. La photo opportunity della tregua venne particolarmente apprezzata da Vendola: «Cari Bersani e Renzi siete stati davvero bravi. Finalmente ricominciamo a parlare all’Italia dopo 20 anni di berlusconismo. Ora tocca a noi», twittò l’allora governatore della Puglia. Anche in questo caso, sappiamo com’è finita tra i due duellanti.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi a Firenze nel 2013 (Imagoeconomica).

I moschettieri europei in camicia bianca

Nel settembre 2014, in pieno renzianesimo (40,8 per cento alle Europee), il Bomba lanciò il “patto del tortellino“, un asse per imprimere all’Unione europea una sferzata a sinistra. Alla Festa dell’Unità di Bologna salì sul palco con i moschettieri progressisti europei, tutti con le camicie bianche d’ordinanza: il socialdemocratico Achim Post, segretario del Partito socialista europeo, il leader laburista olandese Diederik Samsom, il segretario socialista spagnolo Pedro Sánchez e il primo ministro francese Manuel Valls. Anche questa foto non portò fortuna. Valls si dimise per candidarsi alle Primarie in vista della corsa all’Eliseo, ma venne sconfitto. Post già allora non brillava nella Spd. Samsom tramontò. Sanchez, ora di nuovo primo ministro, finì in minoranza nel Psoe dimettendosi anche da deputato. E Renzi? Be’, Renzi venne affossato dal referendum costituzionale.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Da sinistra Achim Post, Pedro Sánchez, Matteo Renzi, Manuel Valls e Diederik Samsom alla festa nazionale dell’Unità di Bologna del 2014 (Ansa).

I giallorossi in posa a Narni

E poi c’è la foto di Narni del 2019. I due leader della maggioranza giallorossa, il dem Nicola Zingaretti e il pentastellato Luigi Di Maio, posarono per la prima volta insieme in occasione della chiusura della campagna elettorale delle Regionali in Umbria. Con loro c’era il candidato civico Vincenzo Bianconi, il premier Giuseppe Conte e il segretario di Leu Roberto Speranza. Il segretario Pd commentò: «Stiamo insieme perché amiamo l’Italia anche se siamo diversi». Bianconi perse contro Donatella Tesei, Di Maio lasciò il M5s e Zingaretti è volato in Europa. Mentre Pd, M5s e sinistra sono ancora lì, in posa.

Il selfie del campo largo e la maledizione delle foto di gruppo del centrosinistra
Roberto Speranza, Nicola Zingaretti, Vincenzo Bianconi, Luigi Di Maio e Giuseppe Conte nel 2019 a Narni (Ansa).

Delfin, per il maxi finanziamento del riassetto spunta il fondo Apollo

È spuntato un piano B per il finanziamento da 11 miliardi di euro che porterebbe Leonardo Maria Del Vecchio al 37,5 per cento di Delfin, finanziaria di famiglia a capo di EssilorLuxottica e con partecipazioni in Generali, Mps e UniCredit, acquisendo le quote dei fratelli Luca e Paola. Le trattative con il pool di banche avrebbero registrato un rallentamento, sia per il risiko bancario sia per la mancata quadratura del cerchio sui termini complessivi dell’operazione. Perciò, come spiegano il Sole 24 Ore e l’Ansa citando fonti vicine al dossier, LMDV Capital – holding di investimento di Delvecchio – avrebbe avviato contatti per coinvolgere investitori istituzionali del private credit: tra essi anche il colosso statunitense Apollo Global Management, uno dei principali fondi a livello mondiale.

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Delfin, per il maxi finanziamento del riassetto spunta il fondo Apollo
Leonardo Maria Del Vecchio (Ansa).

Un fondo offrirebbe condizioni diverse rispetto alle banche

Sarebbe al momento questa la pista privilegiata. Un fondo come Apollo, infatti, offrirebbe condizioni diverse (leggasi più vantaggiose) rispetto alle banche: contratti più flessibili e una durata del prestito fino sette anni contro i 18 mesi tipici del credito ordinario. L’operazione, aggiungono le stesse fonti dell’Ansa, mantiene piena opzionalità sugli strumenti da utilizzare. Alcune delle banche del consorzio originario, su tutte UniCredit, resterebbero comunque nel perimetro delle interlocuzioni.

Ue, Costa ha avviato contatti con la Russia per colloqui sull’Ucraina

L’ufficio del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, a quanto si apprende da fonti Ue, nelle ultime settimane ha avviato brevi contatti per aprire canali di comunicazione con la Russia, nel tentativo di coinvolgere il presidente russo Vladimir Putin in discussioni su una possibile conclusione della guerra in Ucraina. Nel corso di questi contatti, anticipati oggi da Bloomberg, non si è discusso di questioni di merito. Le fonti sottolineano che «l’Ue ha interessi specifici che dovranno essere difesi, pertanto è importante disporre di canali diplomatici consolidati con la Russia. L’Ue, in questi colloqui, non è un mediatore».

Andrea Faelli nuovo ceo di Dazn Italia

Cambio della guardia al vertice di Dazn Italia. Dal primo luglio Andrea Faelli assumerà l’incarico di amministratore delegato subentrando a Stefano Azzi, che – riporta Calcio e Finanza – si appresta a passare a Enel dopo quattro anni al timone della divisione italiana della piattaforma di sport in streaming. Faelli ha lasciato di recente la carica di ceo di Entain, società che opera in Italia con il marchio Eurobet.

Chi è Faelli, nuovo amministratore delegato di Dazn Italia

Tra il 2003 e il 2009 Faelli ha ricoperto prima il ruolo di business unit director e poi di commercial director in Lottomatica (ora Brightstar). Dopo alcuni anni all’estero, che lo hanno visto ricoprire ruoli di vertice in Gtech e bwin, ha fatto ritorno in Italia nel 2014 in Eurobet, prima come managing director e poi come amministratore delegato di Entain per i mercati di Italia, Belgio, Grecia e Francia.

Andrea Faelli nuovo ceo di Dazn Italia
Stefano Azzi (Imagoeconomica).

Azzi guidava Dazn Italia dal 2022: passerà a Enel

Approdato a Dazn Italia dopo una significativa carriera in Tim, Azzi era stato nominato ceo della piattaforma di sport in streaming a marzo del 2022. Sotto la sua gestione è stato negoziato e siglato il nuovo accordo quinquennale riguardante i diritti tv della Serie A, valido fino al 2029. In Enel ritroverà Flavio Cattaneo, con cui aveva già lavorato in Tim.