Caso Curia. Le rettifiche/2

“VESCOVO-OMBRA” Nell’articolo “Il ‘Vescovo-Ombra’: la protesta del clero contro la Procura Generale a don Gentile” del 12 luglio 2026 si afferma che il vertice della Diocesi avrebbe scelto di “spogliarsi dei propri poteri temporali per consegnarli in blocco” a don Alfonso Gentile; si parla di “accentramento totale”, di sacerdoti ridotti a “sudditi di un amministratore delegato” e di “super-poteri” attribuiti al Vicario. Si tratta di una rappresentazione radicalmente falsa e tecnicamente distorta e al contempo erronea. TESTO DI RETTIFICA «Con riferimento all’articolo “Il ‘Vescovo-Ombra’: la protesta del clero contro la Procura Generale a don Gentile” del 12 luglio 2026 e all’affermazione secondo cui S.E. Rev.ma Mons. Andrea Bellandi si sarebbe “spogliato dei propri poteri” per consegnarli “in blocco” a don Alfonso Gentile, l’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e S.E. Rev.ma Mons. Andrea Bellandi precisano che la procura notarile conferita a don Gentile il 28 maggio 2020 costituisce uno strumento di rappresentanza negoziale espressamente contemplato dall’Istruzione in materia amministrativa della Conferenza Episcopale Italiana e ricalca nel contenuto la procura generale già conferita nel 2011 dal precedente Arcivescovo Mons. Luigi Moretti all’allora Economo. Don Alfonso Gentile Pag. 3 esercita inoltre, nell’ambito della materia amministrativa, le attribuzioni proprie dell’ufficio di Vicario Episcopale per l’Amministrazione, conferitogli con Decreto n. 16/2020 e successivamente rinnovato con Decreto n. 28/2025, fermo l’obbligo previsto dal can. 480 del Codice di diritto canonico di riferire al Vescovo sulle principali attività programmate e attuate e di non agire contro la sua volontà e il suo intendimento. La procura, quale atto di rappresentanza negoziale, non comporta alcun trasferimento della titolarità dei poteri propri dell’Arcivescovo, che restano nella sua sfera e continuano a essere da lui esercitati. L’Arcivescovo non si è pertanto spogliato dei propri poteri né li ha trasferiti “in blocco” al Vicario.» 4. FALSA E FUORVIANTE RAPPRESENTAZIONE DELLA NOMINA DEI VICARI FORANEI COME STRUMENTO DI CONTROLLO ANTIDEMOCRATICO ATTUATO DALL’ARCIVESCOVO Nell’articolo “La solidarietà blindata del Vescovo” del 18 luglio 2026, riferendo della convocazione dei Vicari foranei da parte dell’Arcivescovo, si afferma che essi sarebbero “sacerdoti nominati da lui e non scelti dai preti della forania così si possono meglio gestire”. La rappresentazione è gravemente fuorviante, poiché presenta come espressione di una scelta personale dell’Arcivescovo, finalizzata al controllo dei sacerdoti, quella che costituisce invece l’ordinaria modalità di nomina del Vicario foraneo espressamente prevista dal Codice di diritto canonico. TESTO DI RETTIFICA «Con riferimento all’articolo “La solidarietà blindata del Vescovo” del 18 luglio 2026, l’Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno e S.E. Rev.ma Mons. Andrea Bellandi precisano che la nomina dei Vicari foranei da parte del Vescovo diocesano non costituisce una modalità discrezionalmente introdotta dall’Arcivescovo né uno strumento volto a “gestire” o controllare i sacerdoti. L’art. 553, § 2, del Codice di diritto canonico stabilisce espressamente che, salvo diversa disposizione del diritto particolare, “il vicario foraneo è nominato dal Vescovo diocesano, dopo aver sentito, a suo prudente giudizio, i sacerdoti che svolgono il ministero nel vicariato in questione”. La nomina episcopale dei Vicari foranei costituisce pertanto applicazione dell’ordinaria disciplina canonica.»L’articolo trasforma dunque una regola generale dell’ordinamento canonico in un indizio di gestione personalistica della Curia, attribuendo alla nomina episcopale una finalità di controllo che non discende né dalla disciplina dell’istituto né dal fatto in sé considerato. È pertanto falsa e fuorviante l’insinuazione secondo cui la circostanza che i Vicari foranei siano nominati dall’Arcivescovo dimostrerebbe o sarebbe funzionale alla possibilità di “meglio gestire” i sacerdoti della Diocesi.

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Editoriali: La magia della lettura che conduce alla verità

La magia della lettura che conduce alla verità

di Arturo Fabra

Perché leggiamo? La domanda sembra semplice, quasi ingenua, eppure contiene qualcosa di irriducibile. Possiamo rispondere che leggiamo per conoscere, per imparare, per informarci, per passare il tempo. Ma nessuna di queste risposte sembra esaurire davvero il mistero che si apre quando prendiamo in mano un libro e cominciamo a leggere. Forse leggiamo perché, per qualche ora, desideriamo essere qualcun altro. Entrare in un libro significa accettare un patto. Non è un contratto scritto, non contiene clausole né firme, eppure è sorprendentemente vincolante. Lo scrittore ci chiede di seguirlo in un luogo che non esiste, o che esiste soltanto nella sua coscienza, e noi accettiamo di farlo. Accettiamo di credere, almeno temporaneamente, a ciò che... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 25 ottobre 2026 - articolo di Arturo Fabra

Racconti: Trouble Every Day

Trouble Every Day

di Enrico e Roberto Del Piano

[…] Don’t you know […]   (Trouble Every Day, 1966, Frank Zappa)   NB: a seguito di regole che comprendiamo e condividiamo solo in parte, non ci azzardiamo a fare una citazione più lunga di questa; comunque, se desiderate farlo, potete trovare il testo completo del brano al link alla fine del racconto.   Mi chiamo Dario. Dario de Giudici. Sui social ho un nome diverso; anche i racconti e i romanzi che scrivo sono pubblicati con un nome diverso. Mi sono laureto in fisica delle particelle e ho collaborato per diversi anni con l’Università di Stanford e il CERN, nei loro laboratori; adesso però mi occupo di altro. Di molte altre cose. Una di queste riguarda la mia passione per la fantascienza: scrivo racconti e... - Leggi l'articolo

 

NARRATIVA - Racconti brevi - 25 ottobre 2026 - articolo di Enrico e Roberto Del Piano

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio delle settimane di Stranimondi

Fantascienza.com, il meglio delle settimane di Stranimondi

I ritorni di Stargate e X-Files, le date di Starfleet Academy, VisionQuest su Disney+, Clayface e Klara e il sole al cinema e naturalmente i Premi Italia e Stranimondi

Fare Stranimondi, per chi come noi non solo ha una casa editrice che espone – e che pubblica un sacco di novità – ma fa anche parte dell'organizzazione, è un impegno non da poco. Che non si esaurisce nemmeno finita la fiera, perché i giorni successivi bisogna recuperare le tante cose rimaste indietro. C'è soddisfazione però. Perché questa Stranimondi 2.0, nuova sede, nuovi orizzonti, è filata liscia come l'olio. Qualcosina da rivedere c'è, certo, ma tutto ha funzionato a dovere e tutti sono stati soddisfatti, e questo... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 25 ottobre 2026 - articolo di S*

Radio Libera Albemuth : Provaci ancora, Broccoli!

Provaci ancora, Broccoli!

Una rubrica sui topos della fantascienza, alla segnalazione di opere particolarmente interessanti di cinema/libri/anime alla riflessione aperta sullo scrivere fantascienza (worldbuilding, coerenza scientifica, ecc…).

di Andrea Cattaneo

Signor Broccoli. È così che lo chiamano tutti a bordo dell’Enterprise-D. Alle sue spalle, naturalmente. Il soprannome è nato quasi per gioco, una di quelle cattiverie leggere che si possono dire in un episodio di Star Trek, ed è piaciuto a tutti. Il diretto interessato, Reginald Barclay, lo scopre quando scappa al capitano Picard. Ironia della sorte, proprio lui che aveva condannato l’uso del soprannome. Reginald incassa in silenzio, sguardo basso. È abituato. Il personaggio di Barclay è entrato in Star Trek: The Next Generation nel 1990 (Hollow Pursuits) dalla porta di servizio, quella da cui passano i personaggi destinati a durare un episodio. Non è un eroe, non spicca per niente. Eppure resta, torna, attraversa due serie... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Radio Libera Albemuth - 25 ottobre 2026 - articolo di Andrea Cattaneo

Inside Science Fiction: Nostalgia del presente

Nostalgia del presente

Il passato e la verità storica.

di Antonino Fazio

Nel saggio Nostalgia for the Present (South Atlantic Quarterly, 38, 2, 1989, 517-537) Fredric Jameson prende le mosse dal romanzo di Philip Dick del 1959 Time out of Joint (L’uomo dei giochi a premio, Urania 491, Mondadori, 1968) ambientato in una piccola cittadina californiana degli anni Cinquanta. Jameson cita alcuni degli elementi che servono a caratterizzare il periodo, e precisa che tale elenco non è una lista di fatti storici (benché gli elementi in sé non siano inventati, e dunque siano, in un certo senso, “autentici”) ma che si tratta di “stereotipi” culturali, come dire che sono idee su fatti e realtà di tipo storico. Si noti che non si tratta di dover ricostruire il periodo (per chi ha letto il romanzo, il verbo... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Inside Science Fiction - 25 ottobre 2026 - articolo di Antonino Fazio

Dall’Italia: Fantascienza queer, una visione alternativa della sessualità

Fantascienza queer, una visione alternativa della sessualità

Che cosa s'intende per queer nel mondo della science fiction?

di Carmine Treanni

Sulla Terra erano conosciuti come gli uccelli dell'amore, anche se erano umanoidi e per i nove giorni della loro permanenza, conquistarono il cuore degli umani. Erano originari del misterioso pianeta Dirbanu, che non aveva mai avuto contatti con la Terra, ma quando il governo seppe della presenza di due dei loro abitanti sul nostro pianeta ne reclamarono l’estradizione. Così due umani, Rootes e Grunty, furono incaricati di riportare indietro i due alieni. Rootes è il capitano, un donnaiolo arrogante e loquace, mentre Grunty, che più che parlare grugnisce, è un poeta. I due amici sono rinomati negli ambienti spaziali per la loro efficienza e la capacità di lavorare in sintonia, rifiutando categoricamente di viaggiare con altri colleghi. Grunty... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Dall'Italia - 25 ottobre 2026 - articolo di Carmine Treanni

Dall’estero: Una polemica queer nel mondo della fantascienza inglese

Una polemica queer nel mondo della fantascienza inglese

I fan e i lettori di fantascienza sono bigotti?

di Carmine Treanni

Alex Dally MacFarlane Nel gennaio del 2014, la poetessa e scrittrice di fantascienza Alex Dally MacFarlane pubblicò un post sul sito della casa editrice Tor.com, poi ripreso da reactormag.com, dal titolo Post-Binary Gender in SF: Introduction, il cui fulminate incipit era questo: “Voglio porre fine alla rappresentazione binaria del genere nelle storie di fantascienza”. Quella della MacFarlane è una presa di posizione che semplicemente prendeva atto della presenza anche nella fantascienza di una sessualità più varia, che andava oltre la dualità maschio/femmina. Ma che cosa intendeva la scrittrice con genere post-binario. Ecco la sua definizione: Nella fantascienza, il genere post-binario rappresenta il riconoscimento che il genere... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'estero - 25 ottobre 2026 - articolo di Carmine Treanni

Editoria: Per una teoria queer in fantascienza

Per una teoria queer in fantascienza

Qual è il potenziale della science fiction con protagonisti personaggi LGBTQ+?

di Carmine Treanni

Il romanzo La mano sinistra delle tenebre o La mano sinistra del buio, come è stato di recente ritradotto in Italia, di Ursula K. Le Guin è quello che viene regolarmente citato nelle discussioni sulle teorie queer in fantascienza come esempio per spiegare ciò che s’intende per queer. La Le Guin immagina una società, quella dei Getheniani, in cui il sesso biologico stesso è radicalmente alterato, dove gli abitanti del pianeta Gheten hanno un ciclo sessuale biologico della durata di un mese, durante il quale si trovano in una fase latente (somer) o sessualmente attiva (kemmer). Nella fase kemmer, qualsiasi Getheniano può assumere temporaneamente caratteristiche sessuali fisiche maschili o femminili. La mano sinistra delle tenebre... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 25 ottobre 2026 - articolo di Carmine Treanni

Servizi: VisionQuest, quando l’artificiale cerca di essere umano

VisionQuest, quando l'artificiale cerca di essere umano

La nuova serie TV targata Marvel racconta il framma morale di Visione, Il personaggio più "sintetico" della Casa delle Idee.

di Arturo Fabra

Ci sono supereroi Marvel che nascono per vincere. Altri nascono per vendicarsi, per redimersi, per proteggere qualcuno o semplicemente per dimostrare al mondo di essere i più forti. Visione, invece, sembra essere nato soprattutto per porsi una domanda: che cosa significa essere una persona? È una domanda curiosamente umana, soprattutto se a porsela è un essere artificiale. Da più di mezzo secolo, Visione attraversa la storia della Marvel come una sorta di anomalia filosofica ambulante: un costrutto progettato come arma che desidera diventare individuo, una macchina che cerca emozioni, un androide che si innamora, costruisce una famiglia, perde la propria identità e, infine, scopre che persino i suoi ricordi potrebbero non appartenergli... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 25 ottobre 2026 - articolo di Arturo Fabra

Servizi: Andrea Micalone: “Tra passato e futuro, vi racconto un enigma storico”

Andrea Micalone: `Tra passato e futuro, vi racconto un enigma storico`

Intervista all'autore vincitore del premio Urania 2025 con Fenomeno Norimberga.

di Arturo Fabra

Come di consuetudine a Ottobre Urania esce con il romanzo vincitore dell’omonimo Premio, quello di quest’anno è Fenomeno Norimberga di Andrea Micalone, che accettato di farsi intervistare. Complimenti per la vittoria del più prestigioso premio letterario della fantascienza italiana, il tuo romanzo prende spunto dall'evento reale del 14 aprile 1561, quando gli abitanti di Norimberga assistettero a un presunto scontro di "sfere, dischi e tubi volanti" nei cieli della città tedesca (immortalato nella famosa xilografia di Hans Glaser), vuoi aprire l’intervista con un “teaser no spoiler” e qualche nota biografica?  Il romanzo parte dal misterioso fenomeno celeste di Norimberga, un evento tanto enigmatico quanto affascinante. Sin... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Interviste - 25 ottobre 2026 - articolo di Arturo Fabra

Servizi: L’Ada Lovelace Day, il giorno in cui si festeggia la scienza delle donne

L'Ada Lovelace Day, il giorno in cui si festeggia la scienza delle donne

La ricorrenza internazionale, che cade il secondo martedì del mese di ottobre, celebra i successi delle donne nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). 

di Franco Piccinini

Ada’s Day, o meglio Ada Lovelace Day (ALD) è una ricorrenza annuale fondata nel 2009, che si festeggia il secondo martedì del mese di ottobre che quest’anno è stato il 13. La celebrazione si tiene il secondo martedì di ottobre e si svolge un po’ in tutto il mondo, anche se non è riconosciuta come una ricorrenza ufficiale. Poco male, visto che anche altre date hanno subito la medesima sorte. La giornata mondiale della matematica, per esempio, ha recentemente incorporato il Pi Greco Day, cancellando quest’ultima ricorrenza che era molto sentita – soprattutto nelle scuole. La giornata è dedicata alla pioniera dell’informatica Ada Lovelace, con l’intento di celebrare e sostenere i successi delle donne... - Leggi l'articolo

 

SCIENZA - Contact - 25 ottobre 2026 - articolo di Franco Piccinini

Servizi: Votoms: tra Apocalypse Now e Sam Peckinpah, ma con i robot

Votoms: tra Apocalypse Now e Sam Peckinpah, ma con i robot

In catalogo su Netflix, il noto anime creato da Ryōsuke Takahashi, di cui a novembre esce in Giapone un film.

di Vincenzo Graziano

«Alcuni descrivono la guerra come una cosa “inumana”, ma ritengo che sbaglino. È una cosa estremamente umana.» Ryōsuke Takahashi A oltre quarant'anni dal debutto, il capolavoro nichilista e industriale di Ryōsuke Takahashi torna a guardare al cinema. E lo fa nel modo più sorprendente possibile: attraverso Mamoru Oshii, uno dei registi che più di ogni altro ha saputo trasformare l'animazione giapponese in cinema d'autore. Armored Trooper Votomos: Die Graue Hexe, prima parte di un nuovo progetto cinematografico in due capitoli, arriverà nelle sale giapponesi il 20 novembre 2026. Ambientato ancora una volta nell'universo della Guerra dei Cento Anni, il film trasporta però la vicenda in una fase precedente alla storia... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 25 ottobre 2026 - articolo di Vincenzo Graziano

Anteprime: Fai che la morte ti colga vivo

Fai che la morte ti colga vivo

Pubblichiamo il primo capitolo del nuovo romanzo dell'autrice di Parola di Alieno.

di Daniela Piegai

1. Capitano   Il mio nome è Capitano, e così si chiamò mio padre, e suo padre prima di lui. Sono nato in mezzo al deserto, ai tempi in cui la gente ancora si leccava le ferite dopo la Guerra, quella in cui gli uomini cercarono di imbrigliare il Tempo, e il Tempo tirò un colpo di coda e mise tutti in ginocchio. Mia madre fu il mio primo amore, e poi venne la luce del sole sulle dune, e il pugnale di mio padre, e una ragazzetta dal naso sporco e dagli irresistibili occhi neri. A vent’anni dimenticai tutto, per amare una fortezza stregata: avrei dato l’anima per conquistarla. E come tutte le cose, quando l’ebbi avuta, mi accorsi che dovevo correggere il tiro e amai la ragazza che l’abitava. Finì male: la fortezza era un... - Leggi l'articolo

 

NARRATIVA - Racconti lunghi - 25 ottobre 2026 - articolo di Daniela Piegai

Celano (Forza Italia): «Bracigliano, potenziare i collegamenti con Salerno e S. Severino»

Presentata un’interrogazione in Regione su sollecitazione di studenti e utenti: chiesti più collegamenti pomeridiani e serali, integrazione tra autobus e treni e possibili corse notturne. «Su sollecitazione di studenti e utenti del trasporto pubblico locale, ho presentato un’interrogazione a risposta scritta al Presidente della Giunta regionale, Roberto Fico, e all’assessore ai Trasporti, Mario Casillo, per affrontare le criticità dei collegamenti da e verso il Comune di Bracigliano». Lo dichiara Roberto Celano, consigliere regionale di Forza Italia, che richiama l’attenzione sulle difficoltà segnalate dai cittadini, soprattutto per gli spostamenti verso Salerno nelle ore pomeridiane e serali. Secondo gli orari riferiti dagli utenti, l’ultima corsa diretta da Bracigliano verso il capoluogo sarebbe prevista alle ore 16:15, circostanza che la Regione è chiamata a verificare. «Ho chiesto di valutare il potenziamento delle corse del gestore Leonetti e la possibilità di prolungare fino a Bracigliano la Linea 53 di Busitalia Campania, coordinandola con la Linea 10 e con gli orari ferroviari di Mercato San Severino, per migliorare i collegamenti con entrambi i centri». L’interrogazione sollecita inoltre il coinvolgimento di ACaMIR e la valutazione di eventuali servizi serali e notturni, anche attraverso soluzioni sperimentali ispirate all’esperienza UNISA NIGHT. «Ho raccolto le istanze di studenti e cittadini che chiedono collegamenti più adeguati alle proprie esigenze quotidiane. Ora è necessario individuare soluzioni concrete e sostenibili, affinché Bracigliano non resti penalizzata da un’offerta di trasporto pubblico insufficiente», conclude Celano.

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Salerno, alla chiesa dell’Immacolata l’addio a Leonida Primicerio

La magistratura e il mondo delle istituzioni salernitane hanno rivolto l’ultimo saluto  a Leonida Primicerio, ex procuratore generale della Corte d’Appello di Salerno. L’alto magistrato è deceduto all’età di 73 anni, lasciando un profondo vuoto nella comunità legale e civile del territorio, servita per oltre quarant’anni con dedizione e rigore.

I funerali si sono svolto questa mattina, sabato 24 ottobre, presso la chiesa dell’Immacolata in Piazza San Francesco a Salerno, dove colleghi, familiari e cittadini si sono stretti per rendergli l’ultimo saluto. Successivamente, la salma sarà tumulata nel cimitero di Nocera Inferiore, città di cui era originario.

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Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession

Milano blindata, congresso blindato. Senza soluzione di continuità. Prima di arrivare in City Life, all’Allianz MiCo, per partecipare all’assise straordinaria della Lega che domenica lo confermerà segretario, Matteo Salvini si è concesso un sopralluogo nel centro presidiato dai parà. Un congresso blindato non solo per il leader ma anche per la stampa costretta a seguire gli interventi in streaming su due maxi schermi. Taccuini dunque tenuti a distanza di sicurezza dai delegati riuniti al piano di sopra, inavvicinabili. 

Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Matteo Salvini nel centro di Milano, nelle zone colpite dai saccheggi dello scorso fine settimana (Ansa).

Romeo nel mirino

Di «chiacchiericcio», del resto, ce n’è stato fin troppo, almeno secondo il verbo salviniano ripetuto sul palco. Le polemiche finite sui giornali, per il segretario siciliano Nino Germanà, avrebbero danneggiato la Lega quasi più della fuoriuscita di Roberto Vannacci.

Uno storyboard a effetto

Alla fine è questo il peccato originale di Massimiliano Romeo: aver lavato i panni sporchi sui giornali. Ha sbagliato «il metodo e il modo», sottolinea non a caso il vicesegretario Claudio Durigon, «non si va sulla stampa, si va nel partito». Niente di personale, però: «Non è un giudizio contro Romeo», puntualizza, «l’unica cosa che è uscita dal congresso è che il metodo è sbagliato».

Seguendo la maggior parte degli interventi, però, l’impressione è esattamente quella di assistere a un processo al segretario della Lega lombarda. Quando Romeo prende la parola ricordando di non aver mai chiesto un passo indietro a Salvini ma solo una gestione più collegiale del partito, e che «il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più», la “regia” indugia su chi in platea, come la ministra Alessandra Locatelli, scuote il capo con disappunto. Prima era successo con l’ingresso “epico” in sala di Attilio Fontana, l’altro “villain” di questo western alla padana. Con le foto di Salvini e lo sfidante Massimo Garavaglia. E con Salvini e Giancarlo Giorgetti, seduti uno accanto all’altro, ripresi a parlottare. Quasi a sciogliere visivamente il gelo tra i due di cui si è dato conto negli ultimi giorni.

Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession

Zaia in versione democristiana

All’improvviso il colpo di scena. Romeo rompe la quarta parete e senza essere annunciato via chat, si palesa la sala stampa finendo accerchiato da telecamere e microfoni. Pochi minuti e arriva pure Luca Toccalini che, trovandosi di fronte al capannello improvvisato, scambia due parole con l’ufficio stampa per poi dileguarsi rapido dietro le quinte. L’attenzione si riaccende con gli interventi dei “governatori“. Fontana stigmatizza l’inclinazione sull’estrema destra del partito, deriva che «non fa parte del nostro dna» (concetto ribadito anche da Riccardo Molinari). Mentre Maurizio Fugatti, presidente della provincia autonoma di Trento, indica la strada: «Recuperare l’identità leghista per tornare in doppia cifra e riconquistare gli elettori del Nord oggi attratti da Fratelli d’Italia».

LEGGI ANCHE: Varese, la Betlemme leghista, si schiera con Garavaglia

Poi è il momento dell’ex doge, Luca Zaia, che dopo un elogio al «sovranismo liberale» e all’annuncio di una mozione unitaria nordista, conclude alla democristiana: «Per me, il congresso si chiude con una assunzione di nuovi programmi e punti e poi spero che chi avrà perso dirà che anche lui “è il mio segretario”». Amen. Per il presidente del Consiglio regionale del Veneto tra l’altro pare sia in ballo un ruolo nella nuova segreteria politica. 

Tutto secondo copione, insomma. E la scelta di utilizzare la colonna sonora di Succession per lanciare ogni intervento era lì a confermarlo. Matteo Salvini come l’inaffondabile Logan Roy, il cui potere assoluto è costantemente insidiato dai figli, combattuti tra amore, affetto, paura, odio e ambizione? L’importante è che resti tutto in famiglia.

Nocera Inferiore, vasto incendio in Piazza Trieste e Trento

Un grosso incendio è divampato nei pressi della stazione ferroviaria di Nocera Inferiore, precisamente in un appartamento situato al primo piano di uno stabile in Piazza Trieste e Trento.
​Le fiamme hanno generato una densa coltre di fumo che si è rapidamente propagata all’interno della tromba delle scale, rendendo particolarmente complesse le operazioni di soccorso e di evacuazione degli inquilini. Alcuni residenti, per sfuggire al fumo, si sono rifugiati sui balconi dell’edificio in attesa di essere messi in salvo.
​Immediato l’intervento dei Vigili del Fuoco, giunti sul posto con le squadre del distaccamento locale e del distaccamento di Sarno oltre a 2 autobotti per il rifornimento idrico, 2 autoscale per il recupero delle persone bloccate ai piani superiori e
​1 carro bombole per garantire il ricambio d’aria degli operatori impegnati all’interno dello stabile.
​Sul posto sono presenti anche i Carabinieri per i rilievi e la gestione dell’ordine pubblico, unitamente ai sanitari del 118. Si registrano alcune persone colte da malore a causa delle inalazioni di fumo o dello spavento; al momento non sono note le generalità né il quadro clinico dettagliato dei coinvolti.
​La situazione è in costante evoluzione e le operazioni di spegnimento e messa in sicurezza dell’area sono tuttora in corso

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Salerno, inaugurata sede di Futuro Nazionale

È stata inaugurata oggi, 24 ottobre, in via Nizza a Salerno, la sede provinciale di Futuro Nazionale, il partito fondato dal generale Roberto Vannacci. L’appuntamento è stato preceduto da due episodi segnalati dai referenti del movimento: una scritta comparsa sul muro di fronte alla sede e la sottrazione di un roll-up utilizzato per l’inaugurazione.

Sul muro è apparsa la frase «Fasci appesi», realizzata da ignoti. Un episodio che, insieme al furto del materiale promozionale, ha preceduto il taglio del nastro della nuova sede.

La denuncia di Franco Cardiello

A rendere noto quanto accaduto è stato Franco Cardiello, ex senatore e referente provinciale di Futuro Nazionale, che ha dichiarato di aver presentato denuncia alla Digos della Questura di Salerno.

Cardiello ha commentato l’episodio con parole polemiche, parlando di «solite zecche rosse», e ha ribadito l’intenzione di proseguire l’attività politica del movimento. «Noi andiamo avanti a testa alta», ha affermato.

L’inaugurazione si è svolta regolarmente. Tra i presenti figuravano l’avvocato Marilena Gaeta, referente del Comitato di Salerno, il deputato Attilio Pierro, responsabile degli enti locali, e Andrea Di Mauro, coordinatore cittadino del capoluogo.

Saranno gli accertamenti delle forze dell’ordine a chiarire le circostanze dei fatti e a verificare eventuali responsabilità per la scritta e la sottrazione del materiale.

Pierro: «Oltre 70 comitati in provincia»

Soddisfazione per l’apertura della sede è stata espressa anche da Attilio Pierro, che ha definito l’inaugurazione un passaggio significativo nel percorso di radicamento del partito sul territorio.

«Una giornata di grande entusiasmo, partecipazione ed energia, che testimonia quanto sia forte la voglia di esserci e di costruire insieme un nuovo progetto politico», ha dichiarato il deputato.

Pierro ha inoltre richiamato la presenza del movimento in provincia di Salerno, riferendo di oltre 70 comitati, amministratori locali e numerosi simpatizzanti impegnati nella crescita della nuova realtà politica.

«A tutti loro va il mio più sincero ringraziamento», ha concluso, sottolineando l’importanza della partecipazione registrata in occasione dell’apertura della sede provinciale.

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P. De Luca(Pd), su C.Volturno governo irresponsabil

Castel Volturno ha bisogno di presidi sociali, servizi, lavoro regolare e sicuro, politiche di integrazione e riqualificazione ambientale, non di un Centro di permanenza per i rimpatri. Il governo la smetta di inseguire modelli sbagliati e di alimentare le fragilita’ del nostro territorio soprattutto al Sud”. E’ quanto afferma il segretario regionale del partito Democratico della Campania, Piero De Luca, oggi alla manifestazione “No cpr ne’ qui ne’ altrove” a Castel Volturno, con una delegazione del partito composta dalla coordinatrice della segreteria nazionale, Marta Bonafoni, dai parlamentari Stefano Graziano, Valeria Valente e Susanna Camusso, dall’eurodeputato Sandro Ruotolo, dall’assessore regionale Andrea Morniroli, dai consiglieri regionali Marco Villano, Bruna Fiola e Giorgio Zinno, e dal segretario provinciale Stefano Lombardi. “Giorgia Meloni continua a scegliere la propaganda al posto di politiche capaci di dare risposte concrete. Non si governa l’immigrazione costruendo solo muri e luoghi di detenzione, ne’ si garantisce la sicurezza delle comunita’ scaricando sui territori decisioni calate dall’alto. Si governa con cooperazione, solidarieta’ a livello europeo, integrazione e una presenza dello Stato che si faccia sentire nella vita quotidiana delle persone”, osserva. “La sicurezza si costruisce con la presenza delle istituzioni, il rafforzamento dei servizi, la scuola, la formazione, la cultura, il lavoro regolare e il contrasto allo sfruttamento. Accoglienza e integrazione sono strumenti fondamentali per garantire legalita’ e coesione sociale, oltre che un investimento sul futuro del Paese. Preoccupa inoltre l’impatto previsto su 63 ettari di parco umido e la prospettiva di procedere in deroga ai vincoli paesaggistici. Scelte di questa portata non possono essere imposte al territorio senza un confronto trasparente con le istituzioni locali. Il governo si conferma nemico del Sud e delle nostre comunita’”, prosegue. “La partecipazione alla mobilitazione, insieme ad associazioni, cittadini, rappresentanti delle istituzioni e del mondo ecclesiale, conferma la necessita’ di un’alternativa concreta. Chiediamo al governo di fermare il progetto e di aprire un confronto reale con la Regione Campania e i comuni interessati. Castel Volturno merita investimenti, diritti e legalita’, non un nuovo centro di detenzione”, conclude.(

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Cento anni di Pino Rauti, lunedì il ricordo

Un protagonista della storia della destra italiana, un intellettuale e un uomo politico che ha attraversato oltre mezzo secolo di vicende nazionali. A cento anni dalla nascita di Pino Rauti, il Circolo culturale La Contea ospita un incontro dedicato alla sua figura, al suo pensiero e all’eredità politica e culturale.

L’appuntamento, dal titolo «100 anni dalla nascita di Pino Rauti – L’Uomo, il Politico, l’Intellettuale, le Idee», si terrà lunedì 26 ottobre 2026, alle ore 17.30, nella sede del Circolo in via Toledo 418, a Napoli.

L’iniziativa sarà un’occasione per ripercorrere il percorso umano e politico di Rauti, il suo contributo all’elaborazione culturale della destra italiana e le battaglie ideali che ne hanno caratterizzato l’impegno pubblico.

Ad aprire i lavori sarà Luciano Schifone, che introdurrà l’incontro. Seguiranno gli interventi di Pasquale Viespoli, Bruno Esposito, Marcello Taglialatela e Gennaro Sangiuliano, con riflessioni sulla personalità di Rauti, sul suo pensiero e sul ruolo svolto nella storia politica nazionale.

Le conclusioni saranno affidate a Isabella Rauti, dell’indimenticato leader della destra italiana, mentre le testimonianze di Carlo Lamura, Luigi Rispoli e Antonio Arzillo contribuiranno a ricostruirne il profilo umano e politico attraverso ricordi ed esperienze personali.

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Fico tra i No Cpr a Castel Volturno, Sangiuliano: gravissimo

“Reputiamo estremamente grave che il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, abbia preso parte alla manifestazione di Castel Volturno dove sono stati scanditi slogan contro le forze dell’ordine, in particolare contro i carabinieri che sono stati definiti scarafaggi. Frasi odiose e vergognose”. Così in una nota il capo dell’opposizione in Regione Campania, Gennaro Sangiuliano, unitamente ai capigruppo del centrodestra Massimo Pelliccia, Raffaele Maria Pisacane, Massimo Grimaldi e Sebastiano Odierna. “Un cartello portava scritto ‘Il Cpr deve essere bruciato’. Fico si ricordi il valore democratico delle istituzioni e prenda immediatamente le distanze dai manifestanti con una nota ufficiale altrimenti finirà per screditare l’istituzione che rappresenta” ha aggiunto l’ex ministro.

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Vicinanza: «Non vado via. Sarò sindaco di strada»

CASTELLAMMARE DI STABIA. Lo scioglimento imposto all’amministrazione cittadina per infiltrazioni mafiose è «un marchio d’infamia che brucia sulla pelle» ha detto l’ex sindaco Luigi Vicinanza, che ha invitato gli stabiesi e la stampa a un incontro per spiegare le ragioni della presentazione di un ricorso al Tar. «È stato un delitto politico – ha spiegato – per avere detto troppi no». A chi, Vicinanza non lo spiega, però il nome di Sandro Ruotolo ricorre più volte durante la conferenza che ha visto al tavolo l’ex assessore all’Identità, Annalisa Di Nuzzo, l’ex vicesindaco Peppe Di Capua, l’ex assessore Guida e l’ex sindaco di Pomigliano D’Arco Michele Caiazzo.

Curiose le definizioni che di se stessi hanno dato i due ex primi cittadini. Assicurando che non avrebbe abbandonato la città, Vicinanza ha detto «Farò il sindaco di strada». Una definizione «di cui non ho io il copyright –  ha sottolineato – perché la pronunciò de Magistris».Poi Caiazzo ha a sua volta rappresentato se stesso come «senzatetto di sinistra». In due modi diversi, hanno detto entrambi di essere stati spinti fuori dal Pd: finiti a militare politicamente come dei clochard. E a ridurli a questa situazione sarebbe stato l’utilizzo strategico della norma alla base del provvedimento di scioglimento del Consiglio comunale per sospette infiltrazioni mafiose.

Per Luigi Vicinanza oggi ricorrono 100 giorni dall’addio a Palazzo Farnese. Occasione colta per raccontare che «Non c’è atto inquinato, alcun atto condizionato che indichi il condizionamento del sindaco e della Giunta, nessuna coartazione della mia volontà o della giunta durante i due anni della mia amministrazione – ha affermato Vicinanza – Mi aspetto che il Tar, organo terzo di giustizia amministrativa, valuti queste ragioni. La Commissione d’accesso, di cui rispetto il lavoro svolto, non ha mai sentito il bisogno di ascoltarmi in qualità di Sindaco. Insediata il 29 gennaio, il 4 marzo avanzai richiesta di essere audito. Ebbene non ho mai ricevuto risposta. Il lavoro della Commissione d’accesso è l’unico che non si avvale di contraddittorio. Anche per una multa, il cittadino può contare sul diritto al contraddittorio. Solo con la Commissione d’accesso questo non è previsto».

I due sindaci hanno insieme affermato che «dopo oltre 30 anni dalla sua introduzione, giusta per l’epoca, oggi la norma dello scioglimento dei Consigli comunali per mafia è inadeguata e superata. Va rivista e di certo sarà modificata nel prossimo Parlamento».

Vicinanza ha poi spiegato come, ciò che gli viene contestato nella relazione della Commissione d’accesso è la “continuità con l’amministrazione precedente, che si chiuse anch’essa con lo scioglimento per infiltrazioni di camorra“.

«Ma – ha obiettato l’ex sindaco – a quell’amministrazione precedente all amia è succeduta una Commissione straordinaria che ha lavorato in Comune e in città due anni, di certo non in continuità con la precedente amministrazione. Io sono venuto dopo quei due anni, e, durante la mia amministrazione non ho modificato nulla: nessun dirigente, nessuna assunzione. Né parenti né fratelli né comparielli né amanti. Dunque, su di noi è stata fatta solo una banale sociologia».

Ed è tornata l’analisi dell’accusa di avere organizzato una festa per la Juve Stabia il 29 maggio del 2025, quando dei pregiudicati scattarono foto con uno degli atleti, al quale consegnarono una targa. «L’ordine pubblico – ha ribadito Vicinanza – era delle Forze dell’ordine. Quei personaggi, che io non conosco, hanno chiesto all’atleta: “Scendi dal palco” e gli hanno consegnato la targa. Cosa ne so io, o cosa ne sapevano i Vigili urbani, che si trattava di persone colpite da DASPO? Se in una folla di cittadini si infiltrano dei pregiudicati che non conosco e vengono scattate delle foto, è questa compromissione?».

«Voglio ricordare che nel 2019 Salvini, all’epoca Ministro dell’Interno, fu fotografato con un pregiudicato. Era da solo – ha aggiundo accalorandosi Vicinanza – Allora dovremmo imporre lo scioglimento delle amministrazioni anche di Torino, Milano, Roma, vista la presenza di questo tipo di tifoseria nella città e per le loro società sportive…».

La cittadinanza, accorsa numerosa – oltre un centinaio i presenti, che hanno seguito anche in piedi – al Circolo Internazionale di Castellammare di Stabia, ha ascoltato l’elenco dei progetti che sono stati avviati dalla Giunta Vicinanza. «Abbiamo lasciato 74 milioni di euro nelle casse – ha aggiunto l’ex sindaco – Lasciamo un programma di lavoro per il quale io mi impegno a fare il sindaco di strada. Ciò che è avvenuto è un delitto politico, per avere detto molti no».

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Ora solare 2026, lancette indietro nella notte

È arrivato il momento di salutare l’ora legale e tornare all’ora solare. Il cambio è previsto nella notte tra sabato 24 e domenica 25 ottobre 2026, quando alle 3 le lancette dovranno essere spostate indietro alle 2. Si guadagnerà così un’ora di sonno, ma le giornate sembreranno più corte, con il buio che arriverà prima nel pomeriggio e in serata.

Quando torna l’ora solare nel 2026

Come ogni anno, il passaggio avviene nell’ultima domenica di ottobre. Con il ritorno all’ora solare, l’alba arriverà prima secondo l’orario ufficiale, mentre il tramonto sarà anticipato di un’ora rispetto ai giorni precedenti.

Il cambiamento garantirà quindi più luce nelle prime ore della mattina, ma ridurrà quella disponibile nel tardo pomeriggio. L’ora solare resterà in vigore fino all’ultimo fine settimana di marzo 2027, quando tornerà l’ora legale.

Quali dispositivi cambiano automaticamente

Per smartphone, tablet, computer, smartwatch e altri dispositivi digitali collegati alla rete, il passaggio avverrà generalmente in automatico, senza necessità di interventi da parte degli utenti.

Dovranno invece essere aggiornati manualmente gli orologi analogici tradizionali e gli apparecchi privi di un sistema automatico di sincronizzazione.

Il ritorno all’ora solare segna così un passaggio tipico della stagione autunnale: un’ora in più di riposo nella notte del cambio, ma anche serate più buie e meno ore di luce nel tempo libero dopo il lavoro e la scuola.

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Rivolte giovanili, il vuoto della politica dietro la rabbia dei ragazzi

Tutto accade ora. Non c’è futuro e nemmeno storia. Tutto rischia di apparire inspiegabile, anche le rivolte che stanno mettendo a soqquadro Milano, Bologna e altre città italiane ed europee. Oscurate le cause, che pure hanno radici, e incapaci di immaginare un domani quale che sia, è il qui e ora che si impone. Con lo sguardo corto di chi è più interessato a ristabilire lo status quo che a interrogarsi sulle ragioni di una protesta che ha carattere di massa e che sembra confermare la fine di un’epoca e forse annunciare una nuova stagione sociale. 

Rivolte giovanili, il vuoto della politica dietro la rabbia dei ragazzi
Scontri tra polizia e casseur a Milano (Ansa).

I nuovi modelli culturali

Le novità che offre questa ribellione dei giovani europei non vengono colte, ma nemmeno ci si rende conto che sono numerosi i dejà-vu. Di assolutamente inedito c’è la giovanissima età dei rivoltosi e il modo in cui movimenti di massa vengono convocati in pochissimo tempo. Anche se i flash mob, chiamate alle armi che si formavano in un attimo e altrettanto rapidamente si scioglievano, attorno al 2010 hanno avuto grande popolarità e le primavere arabe furono innescate dai social, segnatamente Twitter. Inediti sono invece i modelli culturali portati in piazza dalla Generazione Z: studenti e ragazzi vestiti da Batman, Chucky e persone travestite da Pepe the Frog o sventolanti la bandiera pirata di One Piece. L’assenza di capi, di leader dichiarati è un altro fattore che rende misteriosa la protesta e favorisce il diffondersi di teorie dietrologiche sulle quali ritorneremo. Ora vorrei segnalare tre fatti storici che illuminano il presente.

Da Stoccolma 1956 a Bologna 1977

Come ha ricordato Roger Caillois nel suo fondamentale I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine, a Capodanno del 1956 Stoccolma fu teatro di una rivolta violenta che esplose improvvisa per le vie del centro, con protagonisti giovani e giovanissimi che assaltarono la polizia. Allora come oggi si trattava di assembramenti di adolescenti, sfide alle forze dell’ordine e atti di vandalismo. Nel 1968 l’allora ministro della Gioventù e dello Sport francese François Missoffe, inaugurando una piscina all’Università di Nanterre, si rivolse agli studenti che cominciavano a scendere nelle piazze parigine invitandoli a farsi un bel tuffo per rinfrescare le loro idee rivoluzionarie. Oggi i poteri pubblici non si concedono battute, non si danno nemmeno il tempo di pensare e corrono subito a varare provvedimenti da stato di guerra. Nel 1977 a Bologna scoppiò una violenta rivolta urbana innescata dall’uccisione del giovane Francesco Lorusso, studente di medicina e militante di Lotta Continua. Tanti furono gli espropri proletari, allora di moda e praticati un po’ ovunque, che sulla stampa internazionale si riassunsero nell’immagine delle forme di Parmigiano-Reggiano che rotolavano fuori dal ristorante Cantunzein. Allora la fame degli esclusi dal banchetto consumista era anche simbolica, ma aveva a che fare con il cibo. I giovani saccheggiatori di oggi puntano invece gli oggetti firmati.

Le azioni sembrano ispirate a serie tv e videogiochi

L’immaterialità della griffe segnala che il conflitto è diventato più immaginario. Al punto che si può parlare di violenza spettacolare. Di azioni che paiono ispirate da videogiochi, serie tv e film violenti, sceneggiate social dove i cattivi sono molto cattivi. «La protesta nell’epoca dello spettacolo virale», titola un bell’articolo di The Conversation. D’altronde non viviamo nella società dell’eccesso? Non si può ignorare il contesto e il fatto che ciò che pare inspiegabile ha profonde radici sociali. Ma il problema è che le “questioni sociali” sono da almeno 20 anni sparite dal dibattito politico e dall’attenzione dei governi che sin qui si sono succeduti. Quello attuale aggiunge solo un’ottusità che fa il paio con il furore securitario. 

Rivolte giovanili, il vuoto della politica dietro la rabbia dei ragazzi
Una scena di Stress dei Justice (da Youtube).

La società si è dissolta insieme con le questioni sociali

È così che i problemi reali e le cause che li determinano vengono fagocitati da un allarmismo che produce emotività e parole a caldo anziché discorsi meditati. Ma sparisce anche la società, come struttura regolatrice di conflitti e comunità che non è pura sommatoria di individui. La povertà e non i poveri, così come la ricchezza e non i ricchi devono tornare a essere una questione sociale e non individuale. Allo stesso modo del lavoro, della casa, dei trasporti, della sanità. Diritti fondamentali, costituzionali che al momento restano pura declamazione, carta straccia. È un «capitalismo brutale». Così lo definisce il filosofo Slavoj Zizek, spiegando che la realtà è ben diversa da quella che viene raccontata dai media asserviti al potere, oggi identificato come un sistema di capitalismo sfrenato, lasciato correre liberamente e che si appoggia a governi fortemente conservatori.

Rivolte giovanili, il vuoto della politica dietro la rabbia dei ragazzi
Corteo contro il caro-vita a Torino.

L’analfabetismo politico e la disaffezione per il voto

Ora se questioni sociali, tendenze autoritarie e crisi della democrazia dovrebbero essere il motore della ribellione studentesca, mancano obiettivi precisi di lotta. Certo il caro-vita, il caro-studio, il caro-spesa alimentano la protesta, ma la richiesta al momento è genericamente rivendicativa. Qui si evidenzia il vuoto politico di una o forse due generazioni cresciute senza essere passate da luoghi e momenti formativi di vita partitica. L’analfabetismo politico, che si manifesta anche nella crescente disaffezione per il voto e in una polarizzazione che ha cancellato l’idea stessa del confronto, è oggi il problema più serio che dovremmo affrontare. Ma non lo è perché è sparita la consapevolezza che cambiamento e progresso sociale sono stati il prodotto di lotte collettive. È il “noi” che deve tornare a essere protagonista. Che questo sia il tema lo si comprende anche dal furore repressivo della pubblica autorità oltre che dai vari tentativi di distrazione che sembrano attualizzare la “strategia della tensione” dei decenni Settanta e Ottanta. La «guerra ibrida» evocata dal ministro Guido Crosetto e l’ipotesi di una regia esterna se non dimostrate sono perfette per alimentare paure e sospetti. E anche per non rispondere all’unica domanda seria che si dovrebbe rivolgere al ministro: abbiamo gli strumenti per difenderci?

Varese, la Betlemme leghista, si schiera con Garavaglia

Il congresso lo vincerà Matteo Salvini ma la Betlemme leghista è schierata con Massimo Garavaglia. La certificazione arriva dalla Prealpina, il quotidiano di Varese che per anni ha registrato e diffuso il verbo del fondatore Umberto Bossi, poi di Roberto Maroni, ed è sempre attento interprete del leghismo doc. Per dire, uno dei pochi quotidiani cui Giancarlo Giorgetti rilascia volentieri interviste di politica interna ed economica.

Varese, la Betlemme leghista, si schiera con Garavaglia
L’intervista a Maurilio Canton pubblicata su La Prealpina.

La culla del leghismo

Chi conosce la storia della Lega sa che all’origine del movimento creato dal Senatùr, che nel febbraio del 1991 ebbe l’intuizione di federare tutte le leghe regionali nella Lega Nord, c’è la Lega lombarda, la «potentissima» come amava ricordarla Maroni, fondata da Bossi davanti a un notaio di Varese il 12 aprile 1984. Qui è nata la Lega e qui è stata aperta la prima sede in piazza del Podestà. E originari della provincia di Varese sono stati i segretari della Lega Nord per i primi 22 anni di vita politica, prima che Maroni lasciasse lo scettro al milanese Matteo Salvini nel dicembre 2013.

Varese, la Betlemme leghista, si schiera con Garavaglia
Umberto Bossi a Pontida nel 1990 (Ansa).

Lo scossone varesino prima delle dimissioni di Bossi

In un partito la cui anima è tradizionalmente fondata su origini e territorio, quello che avveniva nella Betlemme padana ha sempre avuto un significato amplificato. Per esempio, il grande trambusto politico che portò alle dimissioni di Bossi – è storia -, prima ancora dell’inchiesta giudiziaria sui fondi irregolari al partito, fu anticipato da uno scossone interno tutto varesino. Nell’ottobre 2011 fece scalpore la proclamazione di Maurilio Canton come segretario provinciale imposto da Bossi nel congresso a porte chiuse, tra le proteste veementi della base che gridava «Voto, voto». Anche allora si parlò di espulsioni, tanto che l’allora sindaco di Varese, Attilio Fontana, scrisse una lettera al segretario provinciale in cui chiedeva se fosse vero che lui e Maroni fossero nella lista ‘nera’.

Varese, la Betlemme leghista, si schiera con Garavaglia
Roberto Maroni e Umberto Bossi nel 2012 (Imagoeconomica).

I 18 delegati della provincia con Garavaglia

Ora Salvini vincerà certamente il congresso del weekend. Ma ha un significato politico il fatto che Varese si sia schierato con Garavaglia? Per la Prealpina sì. Il quotidiano pubblica un’intervista al segretario provinciale Andrea Cassani. «Io ho firmato la candidatura per Massimo Garavaglia», dichiara Cassani. «Andare a congresso con un unico candidato sarebbe stato come mettere la polvere sotto il tappeto», spiega. «Chi più, chi meno, tutti abbiamo qualcosa da perdere nel prendere una posizione diversa da quella di Salvini la cui conferma è pressoché scontata. Tuttavia penso che ci possano essere differenti modalità per esprimersi e per fare il bene del movimento. E poi dobbiamo smettere di confondere la lealtà con il silenzio. Certo è più facile dire al segretario quello che lui vuole sentirsi dire mentre ci vuole coraggio nel dirgli quello che deve sapere», conclude. Cassani sostiene che la maggioranza dei 18 delegati della provincia di Varese al congresso sia schierata con Garavaglia. Curioso che l’ex ministro sia in realtà originario della provincia di Milano, di Marcallo con Casone, paesino forse però più vicino alla provincia di Varese che al capoluogo lombardo.

Varese, la Betlemme leghista, si schiera con Garavaglia
Andrea Cassani (Imagoeconomica).

Il Brasile, il petrolio e la nuova mappa energetica di Pechino

Mentre le petroliere tornano tra molti rischi ad attraversare Hormuz, Pechino ha già trovato una strada alternativa per alimentare le proprie raffinerie. Passa dall’Atlantico meridionale, dai giacimenti offshore brasiliani e da un Paese che domenica 25 ottobre sceglie il suo presidente tra Lula e Flávio Bolsonaro. Il fattore Cina è tutt’altro che trascurabile, visto che la potenza asiatica compra ormai metà del greggio esportato dal Brasile. Una quota quasi sette volte superiore a quella dell’India, secondo acquirente. Bolsonaro Junior promette maggiore vicinanza a Washington. Ma in caso di vittoria troverebbe un’economia ancora più legata alla domanda cinese.

Il Brasile, il petrolio e la nuova mappa energetica di Pechino
Bolsonaro jr e Lula (Ansa).

Il ruolo del Brasile nella strategia di diversificazione cinese

I dati parlano chiaro: nei primi nove mesi del 2026 le vendite di petrolio brasiliano a Pechino sono aumentate del 49 per cento, raggiungendo il record di 21,8 miliardi di dollari. I volumi sono cresciuti del 27 per cento, i prezzi del 16,8 per cento. Secondo il Consiglio imprenditoriale Brasile-Cina, il greggio vale ormai il 25,8 per cento delle esportazioni verso la Repubblica Popolare, sei punti in più rispetto a un anno fa. Davanti resta soltanto la soia, al 35,4 per cento. Lo Stato di Rio de Janeiro, da cui parte l’89 per cento del petrolio diretto al mercato cinese, è diventato il primo esportatore brasiliano verso Pechino. L’accelerazione è una conseguenza della crisi di Hormuz. Prima della guerra, dallo Stretto transitava oltre metà del greggio importato da Pechino via mare. Il conflitto lanciato da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha compromesso una delle arterie della manifattura cinese e la vicinanza diplomatica a Teheran non ha comunque garantito la continuità delle consegne. Neppure le prospettive di un trattamento privilegiato per i Paesi “amici” possono rassicurare chi deve alimentare ogni giorno le raffinerie, nonostante il flusso sia tornato ad aumentare nelle ultime settimane. La Cina ha bisogno che quel passaggio funzioni senza dipendere dall’esito di ogni crisi regionale.

Il Brasile, il petrolio e la nuova mappa energetica di Pechino
L’accoglienza di Lula a Pechino a maggio 2025 (Ansa).

Pechino sta dunque rafforzando la diversificazione delle sue forniture e il Brasile ricopre un ruolo cruciale in questa strategia, che include anche un nuovo aumento delle importazioni dalla Russia e il rafforzamento della cooperazione energetica con il Canada. Il Brasile offre carichi lontani dal Golfo, sostenuti dall’espansione dei giacimenti offshore. A Búzios, Petrobras ha raggiunto a giugno una produzione operata di 1,219 milioni di barili al giorno. Altri tre impianti sono attesi nel 2027. Il risultato è già visibile nelle gerarchie degli approvvigionamenti. Secondo i dati doganali, nei primi nove mesi dell’anno il Brasile ha addirittura superato l’Arabia Saudita come secondo fornitore della Cina, dietro alla Russia: 44,29 milioni di tonnellate contro 43,12 milioni. 

Il Brasile, il petrolio e la nuova mappa energetica di Pechino
La piattaforma brasiliana Almirante Tamandare (Ansa).

L’export e la produzione di auto elettriche

Ma allontanarsi da Hormuz costa. Le traversate sono più lunghe e le raffinerie non possono sostituire qualsiasi greggio senza conseguenze sui prodotti ottenuti. Le scorte restano decisive. A settembre, secondo Reuters, le raffinerie hanno lavorato circa 530 mila barili quotidiani in più rispetto alla somma delle importazioni e della produzione interna. Il cuscinetto permette di scegliere quando acquistare e quali prezzi accettare. Nel frattempo, l’avanzata delle auto elettriche riduce la domanda di benzina. La trasformazione industriale cinese attenua anche l’esposizione energetica, pur senza cancellarla. È su questa incertezza che cresce il peso del Brasile. L’interscambio commerciale ha raggiunto i 143 miliardi di dollari nei primi nove mesi, con un avanzo brasiliano di 26,1 miliardi. Pechino assorbe il 29,7 per cento delle esportazioni del Paese, Washington il 9,6 per cento. Nella direzione opposta viaggiano sempre più tecnologie cinesi: gli acquisti brasiliani di auto completamente elettriche sono aumentati del 341 per cento, quelli di ibride plug-in dell’89 per cento. BYD assembla a Camaçari, nello Stato di Bahia. Nel 2025 gli investimenti cinesi hanno raggiunto 6,1 miliardi di dollari, con elettricità e miniere in testa. La relazione attraversa ormai entrambe le direttrici energetiche, quella fossile e quella della transizione.

Il Brasile, il petrolio e la nuova mappa energetica di Pechino
Lula con il presidente e fondatore di BYD Wang Chuanfu (Ansa).

I rapporti con Pechino entrano nella campagna elettorale di Lula e Bolsonaro jr

Lula ha provato a dare a questi interessi una proiezione internazionale. L’attuale presidente vede la «comunità di futuro condiviso» concordata con Xi Jinping, il coordinamento nei Brics e gli accordi industriali come strumenti utili ad ampliare l’autonomia di Brasilia. Bolsonaro guarda invece a Washington e critica la riduzione del ricorso al dollaro. Se Lula ha dato al rapporto con Pechino una cornice politica, Bolsonaro ne ha fatto un bersaglio elettorale. Lo scorso aprile, intervistato dal Financial Times, ha accusato Lula di trattare il Brasile come una «colonia cinese». In vista del ballottaggio ha però corretto il tiro e ha assicurato che intende mantenere rapporti anche con la Cina. Una vittoria di Bolsonaro aumenterebbe le incognite per Pechino soprattutto su tecnologie, minerali critici e nuovi investimenti. Ma attenzione al passaggio dalla campagna elettorale alla pratica di governo: già durante la presidenza del padre gli scambi con la Cina erano cresciuti, nonostante le tensioni politiche. 

Il Brasile, il petrolio e la nuova mappa energetica di Pechino
Supporter di Flavio Bolsonaro (Ansa).

Chiunque vincerà il ballottaggio erediterà lo stesso problema

Gli esportatori avrebbero peraltro molto da perdere da una rottura, chiunque arrivi al palazzo presidenziale. La domanda cinese sostiene le esportazioni brasiliane, ma rende Brasilia più esposta alle decisioni di Pechino. Lo mostra la carne bovina: una volta esaurita la quota annuale fissata dalla salvaguardia commerciale cinese, le spedizioni aggiuntive sono colpite da un dazio del 55 per cento, che ne riduce la competitività. La vicinanza politica non mette dunque gli esportatori al riparo dalle misure con cui Pechino protegge il proprio mercato. Sul petrolio, il recupero dei flussi del Golfo potrebbe intanto ridimensionare il vantaggio brasiliano. Se le forniture mediorientali torneranno più convenienti e affidabili, le raffinerie cinesi potranno cambiare ancora direzione e spostare gli acquisti. Lula o Bolsonaro erediteranno lo stesso problema: la Cina ha più alternative, il Brasile un compratore sempre più pesante.

Svalutation meridionale: la protesta ignorata degli autotrasportatori

«Eh la benzina ogni giorno costa sempre di più… svalutation, svalutation. Cambiano i governi niente cambia lassù, c’è un buco nello Stato dove i soldi van giù». Cinquant’anni fa Adriano Celentano cantava la Svalutation di un’Italia con le tasche vuote. Oggi la benzina e il gasolio corrono più veloci delle promesse elettorali, ma la colonna sonora della politica non è cambiata di una nota. Se con una banda di giovanissimi spacchi una vetrina a Milano diventi emergenza nazionale in 12 ore; se blocchi le autostrade del Mezzogiorno perché non arrivi a fine mese, senza spaccare nulla, rimani un fantasma.

Se i comici diventano l’ufficio stampa dei disperati

Per sei lunghi giorni i telegiornali hanno blindato le scalette: apertura sulla micro-guerriglia milanese e, subito dopo, tutti a tavola davanti a un piatto di tortellini in brodo. Nel frattempo, i supermercati di Napoli, Bari e Messina si svuotavano in un lockdown da economia di “guerra”, con i banchi deserti e i carrelli desolati. In questa melodia distorta, la cronaca della fame non passava dai servizi d’inchiesta. Sono i comici a fare da ufficio stampa ai disperati. Fiorello ha occupato lo studio del Tg1 con la sua edizione straordinaria per svergognare in diretta il blackout della testata ammiraglia. Luciana Littizzetto sul Nove tira le orecchie tappate.

Alessandro Siani ricorda da Tale e Quale Show in prima serata che l’Italia non è affatto tale e quale se il Sud non mangia. E intanto la televisione del pomeriggio somministra l’oppio mediatico, la nuova tazzulella ’e cafè di Pino Daniele per addormentare le masse: Milo Infante fa la prova della scarpetta per il caso Garlasco, spingendo Rosalia Porcaro al dubbio satirico che i camionisti siano fermi ai caselli solo per cercare quell’impronta perduta.

Un gioco di prestigio che crolla davanti all’esasperazione fisica, producendo cortocircuiti da commedia dell’arte. Allo svincolo calabrese di Vazzano spunta il “meloniano” Giuseppe Povia a difendere i camionisti, seguito da Al Bano e dagli appelli social di Gigi D’Alessio ed Enzo Avitabile. La bolla si rompe per necessità biologica: la mappa del contagio risale lungo lo stivale, spegnendo i motori dei pescatori dell’Adriatico schiacciati da un gasolio marittimo a un euro e 30 che trasforma ogni uscita in mare in un debito matematico. 

Il bastone e la carota del governo

Solo davanti allo spettro del blocco totale, Giorgia Meloni si sveglia dal torpore convocando un Consiglio dei Ministri d’urgenza per varare un decreto da 175 milioni di euro totali tra credito d’imposta per i Tir e fondi per l’agricoltura. Una carotina alternata al bastone delle manette. Il Viminale sventola il codice penale, usando la polizia per imporre lo sgombero forzato e ripulire i varchi, convinto che basti rimuovere i Tir per ripulire la coscienza del Paese. Una strategia durissima che provoca la spaccatura dei presidi, ma la piazza non si spegne, cambia soltanto faccia.

Svalutation meridionale: la protesta ignorata degli autotrasportatori
Svalutation meridionale: la protesta ignorata degli autotrasportatori
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Sguinzagliare la polizia costa meno che abbassare le accise

La protesta si allarga a macchia d’olio travolgendo studenti e lavoratori che inchiodano le braccia contro il carovita, il degrado strutturale e l’ombra delle infiltrazioni camorristiche, cavalcate dall’esecutivo per spaventare chi ha fame. Ma proprio mentre i reparti mobili avanzano e l’esasperazione monta oltre i caselli, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini trova il tempo perfetto per celebrare sui social i suoi trionfi digitali, festeggiando con grafiche d’ordinanza e sorrisi virtuali il traguardo dei 2,5 milioni di follower su Instagram. Un ringraziamento a favore di clic alla sua splendida comunità lanciato nello stesso istante in cui si stringe il cappio sui disperati. Perché sguinzagliare la polizia, ignorare chi ha la pancia vuota e contare i follower, si sa, a questo governo costa sempre molto meno che abbassare le accise.

Short Movie: Fantasmi dal futuro

Fantasmi dal futuro

Ambientato nell’America vittoriana, il cortometraggio The Traveler di Matthew Scheffler mescola horror gotico e fantascienza, raccontando una storia di lutto, solitudine e misteriose presenze.

New York, 1887. Hannah Sutton è una donna rimasta vedova che vive isolata in una casa di campagna, ancora profondamente segnata dalla morte del marito. Quando comincia ad avvertire una presenza misteriosa nell’abitazione, si convince che possa trattarsi dello spirito dell’uomo che ha perduto. Ma quello che inizialmente sembra un possibile contatto con l’aldilà assume contorni sempre più minacciosi, fino a suggerire che dietro le apparizioni si nasconda qualcosa di molto diverso da un semplice fantasma. È la premessa di The Traveler,... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 24 ottobre 2026 - articolo di S*

I saccheggi di Milano come un film di Gavras: l’immaginario delle proteste

Nelle immagini degli scontri e dei saccheggi a Milano c’era qualcosa di già visto. E non solo in altre piazze o in altre città. Gruppi che avanzano e si disperdono rapidamente, strade che diventano territori da conquistare, fuoco e fumogeni che rendono indistinguibili i volti. Scene e atmosfere simili a quelle di Athena di Romain Gavras (uscito su Netflix nel 2022) e Stress, videoclip che lo stesso regista girò per i Justice nel 2008.

I saccheggi di Milano come un film di Gavras: l’immaginario delle proteste
I saccheggi di Milano come un film di Gavras: l’immaginario delle proteste
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L’Odio e l’immagine della banlieue

La tentazione è dire che Gavras aveva previsto tutto, attribuendogli un talento profetico discutibile. Le rivolte nelle periferie francesi sono precedenti alle sue opere. E in Francia, fin dai tempi de L’Odio (1995), esiste una fitta cultura dell’immagine della rivolta e delle banlieue. Quello che il regista ha saputo individuare è piuttosto una forma: il modo in cui la rabbia giovanile satura gli spazi dell’immaginazione, prorompe in fotografie e frammenti di video che sembrano immediatamente appartenere alla storia e attraverso quelle immagini diventa un’energia riconoscibile anche a chi ignora le sue ragioni.

In Stress un gruppo di ragazzi attraversa Parigi lasciandosi dietro aggressioni e devastazione. Indossano giubbotti neri con la croce dei Justice, come una divisa. La macchina da presa li segue da vicino, con il movimento sporco e concitato di un documentario. Trattandosi di poi di un brano strumentale, dietro alla violenza delle immagini non ci sono parole da ascoltare, da giudicare.

Sulle immagini del video proiettiamo le nostre convinzioni

È questa assenza a rendere il video ancora più disturbante. Lo spettatore può riempirla con quello che preferisce: il disagio sociale, il razzismo, la delinquenza, il fallimento dell’integrazione. Gavras gli offre immagini sulle quali proiettare convinzioni che molto probabilmente possiede già. Il rischio politico del video sta proprio qui: trasformare ragazzi in una minaccia può mettere in discussione lo sguardo di chi li teme o confermarlo.

I saccheggi di Milano come un film di Gavras: l’immaginario delle proteste
Una scena del videoclip Stress (da Youtube).

L’estetica della rivolta e il racconto della catastrofe

In Athena, uscito su Netflix nel 2022, e dunque la bellezza di 14 anni dopo Stress, la materia del videoclip da suggestione diventa tragedia. L’uccisione di un ragazzo innesca una rivolta che coinvolge i suoi fratelli e trasforma le banlieue in un campo di battaglia. Il conflitto attraversa così anche una famiglia: la perdita produce appartenenze e risposte incompatibili. Lo spazio della vita quotidiana diventa una fortezza, il luogo dal quale difendersi e dentro il quale si può restare prigionieri. La regia dà alla sommossa una grandezza che è al contempo marziale e iper-reale.

I saccheggi di Milano come un film di Gavras: l’immaginario delle proteste
Una scena di Athena (da Youtube).

Militarismo, guerriglia, branding e lifestyle si confondono in un’accelerazione iper-contemporanea di corpi e colori, scarpe firmate e tute con i loghi delle squadre di calcio si contrappongono a stivali di cuoio, caschi anti-sommossa, scudi e manganelli (il regista aveva già esplorato queste suggestioni nel videoclip di No church in the wild di Kanye West e Jay-Z, in cui proponeva il suo commento al movimento Occupy Wall Street). Le corse collettive, i movimenti dei corpi, il passaggio continuo dalla prospettiva dell’individuo a quella della folla fanno apparire la rivolta come una forza capace di contendere allo Stato il controllo del territorio. Qui sta l’ambiguità del film. La bellezza delle immagini rende il conflitto esaltante proprio mentre il racconto mostra la catastrofe umana che si cela dietro l’estetica che la esprime.

Il brand offre appartenenze riconoscibili

È soprattutto la presenza dei marchi a rendere questo immaginario più familiare di quanto “borghesemente” siamo disposti ad ammettere. Nel paesaggio della rivolta riconosciamo gli stessi oggetti che incontriamo nella pubblicità, nelle vetrine, nei desideri quotidiani. Le sneakers accompagnano la corsa, le tute rendono leggibili i corpi, i loghi offrono appartenenze immediatamente riconoscibili. Anche quando tutto sembra sul punto di esplodere, il brand fornisce una lingua comune.

I saccheggi di Milano come un film di Gavras: l’immaginario delle proteste
Una scena di Athena (da Youtube).

Il furto di scarpe e abiti non smentisce la rabbia

È facile snocciolare giudizi sprezzanti: gli stessi ragazzi che protestano contro il sistema poi ne desiderano i simboli. Ma perché dovremmo aspettarci che il risentimento verso una società comporti la liberazione dai desideri che quella stessa società ha insegnato a coltivare? Ed è questa probabilmente la cosa più interessante che Gavras ha intuito prima di altri. Le merci non stanno fuori dal conflitto, non sono un premio da conquistare dopo la vittoria. Sono già dentro il modo in cui ci si presenta agli altri, in cui si cerca un riconoscimento, in cui si misura la distanza tra la vita che si conduce e quella alla quale si pensa di avere diritto. Una scarpa può essere al contempo un oggetto da comprare, un segno di appartenenza e la prova di un’esclusione. La vetrina la espone a tutti; il prezzo seleziona chi può averla.

I saccheggi di Milano come un film di Gavras: l’immaginario delle proteste
Due protagonisti incappucciati dei disordini e delle devastazioni di Milano.

Questo non basta a spiegare un saccheggio, e sarebbe un’altra scorciatoia trasformare ogni merce rubata in una rivendicazione sociale. Aiuta però a capire perché la scelta degli oggetti non sia necessariamente una smentita della rabbia. Si può desiderare di entrare nello stesso mondo contro il quale ci si scaglia, pretendere i suoi segni di successo e insieme distruggerne le vetrine. La contraddizione esiste. Ma appartiene anche alla società che la produce.