SALERNO – Archiviata, per il momento, la questione tecnica, la Salernitana si concentra sul prossimo, decisivo impegno di campionato in programma allo stadio Curcio, nel posticipo di lunedì sera contro l’AZ Picerno. Mister Serse Cosmi (nella foto di Gambardella), al culmine di una delle settimane più travagliate della sua gestione, si ritrova con gli uomini contati in tutti i reparti. La colpa è da attribuire agli infortuni muscolari che hanno falcidiato a ripetizione l’organico a sua disposizione.Contro la formazione lucana saranno infatti assenti Achik, Heinz e La Gumina, che ieri hanno svolto un lavoro differenziato, così come Djamanca ed Gyabuaa, i quali si sono divisi tra la palestra e le cure del fisioterapista. Cosmi, dunque, nella stesura della formazione iniziale, dovrà operare scelte praticamente obbligate in ogni reparto.In difesa, davanti a Galeotti, potrebbe toccare finalmente a Marco Capuano. L’ex capitano della Ternana, fermo dalla gara contro la Cavese, potrebbe prendere il posto di Anastasio nella retroguardia a tre completata da Pieraccini e Celiento. In mezzo al campo sono praticamente intoccabili Llano e Villa sulle corsie laterali, con capitan Tascone (diffidato e a rischio squalifica) in cabina di regia. Al suo fianco potrebbe agire nuovamente Vitale, con uno tra Djibril e Cardoni — entrambi ex di turno — a fare la spola tra la mediana e la trequarti. In avanti sarà riconfermata, più per esigenza che per scelta, la coppia formata da D’Ursi e Lescano. Questa mattina alle 10:30 è in programma il penultimo allenamento al Mary Rosy, prima della rifinitura di domani e della successiva partenza alla volta di Picerno.
La ricerca della verità, il rischio degli errori giudiziari e la responsabilità di chi è chiamato a decidere della libertà delle persone. Sono stati questi i temi al centro della presentazione del romanzo Tra 24 ore morirai. La ragazza della villetta, scritto dalla magistrata Lisa Imparato e pubblicato da Edizioni MEA. L’incontro, ospitato nel Salone Genovesi della Camera di Commercio di Salerno, ha visto l’autrice confrontarsi con l’avvocato Michele Sarno, presidente della Camera Penale Salernitana, in un dibattito che dalla letteratura si è esteso alle garanzie del processo penale e alla recente riforma della giustizia.Ad aprire l’appuntamento è stata l’avvocata Valentina Lamberti, mentre il confronto è stato moderato dalla giornalista Viviana De Vita. Al centro della discussione un legal thriller che trae ispirazione dal delitto di Garlasco e affronta il rapporto, non sempre coincidente, tra ciò che è realmente accaduto e quanto viene accertato nelle aule di tribunale. Lisa Imparato, sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, ha raccontato la genesi del libro, scritto durante le ore notturne, quando gli impegni professionali lasciano spazio alla riflessione. Attraverso la protagonista, una magistrata alla quale ha dato il proprio nome, l’autrice ha voluto mostrare anche le fragilità di chi esercita la funzione giudiziaria. «I magistrati sono esseri umani e possono sbagliare», ha spiegato nel corso del confronto, evidenziando come la ricerca della verità imponga non soltanto determinazione, ma anche «il coraggio di accettarla», soprattutto quando rischia di mettere in crisi convinzioni e certezze. Dalle pagine del romanzo il dibattito si è quindi spostato sulle decisioni dei tribunali e sulla possibilità che una sentenza venga completamente ribaltata nei successivi gradi di giudizio. Sollecitato sul tema delle differenti valutazioni che possono emergere dall’esame delle medesime prove, Sarno ha ricondotto il fenomeno alla fallibilità umana, sottolineando come anche l’attività del giudice sia inevitabilmente legata alla capacità di interpretare gli elementi processuali. Il penalista ha richiamato, a questo proposito, la vicenda dei presunti abusi sessuali nella scuola materna di Coperchia, a Pellezzano. Un procedimento giudiziario durato sedici anni e conclusosi con l’assoluzione in appello dei due collaboratori scolastici che in primo grado erano stati condannati a nove e sette anni di reclusione. Uno degli imputati era assistito proprio da Sarno. Un caso che ha segnato profondamente le persone coinvolte e che rappresenta, secondo il legale, un esempio concreto dell’importanza delle garanzie processuali. Particolare attenzione è stata dedicata al principio dell’«oltre ogni ragionevole dubbio», che deve guidare il giudice nell’accertamento della responsabilità penale. Sarno ha ribadito che, in assenza di prove sufficienti, l’assoluzione costituisce una garanzia irrinunciabile. «Meglio lasciare libero un colpevole che condannare un innocente», ha osservato, richiamando la necessità di tutelare la libertà individuale anche di fronte alle accuse più gravi. Spazio anche al referendum costituzionale sulla giustizia, che aveva visto entrambi i protagonisti sostenere le ragioni del Sì. Durante l’introduzione Lamberti ha ricordato il coro «Chi non salta Imparato è», che, secondo quanto riferito, sarebbe stato intonato da alcuni magistrati dopo la vittoria del No, con riferimento alle posizioni pubblicamente espresse dall’autrice. Sarno ha quindi ribadito la propria posizione favorevole alla separazione delle carriere, sottolineando l’importanza di distinguere nettamente la funzione dell’accusa da quella del giudice, a tutela della terzietà e dell’imparzialità della decisione. La presentazione salernitana ha rappresentato inoltre la prima uscita pubblica di Michele Sarno dopo il rientro da New York, dove ha ricevuto un ulteriore riconoscimento come eccellenza italiana nel mondo. Nel corso della sua carriera il penalista ha ottenuto numerosi premi, tra cui il Premio Callas per l’attività svolta nella difesa delle donne, il Premio Caruso, la Spiga d’oro e, nel 2025, il Leone d’oro di Venezia nella sezione dedicata alla legalità. Un incontro che ha messo a confronto due diverse prospettive professionali, quella della magistratura e quella dell’avvocatura, unite dalla consapevolezza che la ricerca della verità deve sempre accompagnarsi al rispetto delle garanzie e dei diritti fondamentali. (nella foto: Da sinistra a destra avv Vakentina Lamberti organizzatrice dell’incontro, Dr.ssaAnnalisa Imoarato autrice del libro ed avv. Michele Sarno Presidente della Camera Penale Salernitana)
Siano. Si scontra con un furgone e finisce in ospedale a Mercato San Severino ma poco dopo il ricovero al Fucito le gravi ferite conducono alla morte il 48enne Marcello Rispoli nativo di Cava de’ Tirreni ma residente a Roccapiemonte e con attività commerciale, gestita dal padre, a Siano. Aperta un’inchiesta dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera Inferiore per appurare responsabilità sull’ennesimo sinistro mortale sulle strade della provincia di Salerno. E’ accaduto ieri mattina intorno alle 11 in viale Europa a Siano dove il 48enne, che insieme alla famiglia gestisce un negozio di autoricambi, era in sella al proprio scooter quando si sarebbe scontrato con un furgone guidato da un conducente dell’Avellinese perdendo l’equilibrio e finendo contro un muro. Le sue condizioni fisiche hanno sin da subito destato preoccupazione ai presenti che hanno allertato i volontari del 118 per il soccorso al 48enne. Caricato su una barella, è stato trasportato in ospedale a Mercato San Severino: dopo il ricovero nel nosocomio di Curteri le sue condizioni si sono aggravate tanto che il suo cuore ha smesso di battere nonostante il tutto per tutto tentato dai medici del “Fucito” per salvargli la vita lasciando nella disperazione i familiari. Nel frattempo sul luogo del tragico sinistro sono giunti i carabinieri della locale Stazione per i rilievi del caso e aprire un’indagine che dovrà appurare responsabilità. Sul tragico incidente è stata informata anche la procura nocerina che coordina le indagini. Da capire le cause che hanno portato allo scontro tra camion e scooter con la tragica conseguenza per il 48enne di origini cavesi. Non è esclusa una disattenzione da parte dei conducenti dei due mezzi. La notizia della sua scomparsa ha scosso profondamente le comunità di Roccapiemonte, della città di origine Cava de’ Tirreni e Siano, dove l’uomo era molto conosciuto e stimato. La salma, dopo gli accertamenti di rito effettuati, è stata liberata e restituita ai familiari per consentire lo svolgimento dei funerali.
C’è una ragione per cui pubblico il necrologio dell’amico e collega Leonida Primicerio con una mia vignetta del 2016 che lo ritrae, in qualità di Procuratore Generale, come un feroce mastino nero con cappello di ordinanza della toga. Giocando sull’assonanza con la trasmissione Master Chef. So che gli farebbe piacere. E a me dispiace di dargliela in ritardo, perché la voleva. Successe questo, nel Natale del 2016. Il Procuratore Capo, musicofilo, aveva organizzato al Teatro Grande di Giffoni Valle Piana un concerto solenne a fini di beneficenza. Ma pretese che le magistrate arrivassero in vestito lungo da cerimonia, e i maschi in giacca scura da sera. Leonida non amava le formalità, e soprattutto i riti della borghesia. Ne nacque una certa freddezza col Procuratore Capo, che invece amava la cerimonialità ufficiale. Nei nostri incontri prima dell’evento, ci trovammo d’accordo, seppur su fronti diversi, sull’inopportunità di una cerimonia solenne lontana, nei gusti e nelle possibilità economiche, della gente comune. Prima dell’evento, la mia istintiva vena sarcastica mi portò a disegnare una trentina di vignette satiriche sul Natale dei magistrati che riscossero un enorme successo tra tutti i colleghi, compreso il Presidente della Corte d’Appello Matteo Casale. Ma il Procuratore Capo si risentì, e non lo nascose. Leonida rise di gusto quando vide la sua vignetta, e me la chiese per appenderla dietro la sua scrivania di Procuratore Generale. Gliela promisi, ma poi mi dimenticai. Oggi, Leonida, te la do, e scusami per il deplorevole ritardo. Leonida rideva quando lo chiamavamo il Molosso nocerino. Gli faceva piacere, perché era uomo dotato di grande senso dell’umorismo. Un protagonista assoluto della storia della Magistratura salernitana degli anni a partire dalla metà di quelli ’80, ha avuto la capacità e il dono di non apparire pubblicamente protagonista. Ma lo è stato, invece, protagonista tra i più influenti e conosciuti anche in campo nazionale. Era l’uomo di Unicost, la corrente di centro dell’Associazione Nazionale Magistrati. Era il collega che raccoglieva i consensi di magistrato comune, orientandoli comunque verso la razionalità istituzionale e lo spirito di tolleranza verso i colleghi, tutti, di diversa opinione. Era un mediatore nato e influente che governava l’ANM, evitando il sangue della rivalità. Nel suo schema mentale, tutti i colleghi che giudicava comunque meritevoli dovevano avere il riconoscimento delle loro capacità. Spesso giudicate preziose, pur nella diversità delle sue convinzioni. Che erano conservatrici, ma non becere. La storia della Magistratura salernitana è stata straordinariamente vivace dalla metà degli anni ’80 a tutti gli anni ’90 dello scorso secolo. E’ stato un tempo in cui il nome e cognome dei magistrati compariva sulla stampa. Oggi la Magistratura è anonima nella comunicazione. Forse non è un bene, perché i magistrati anonimi non si sentono responsabilizzati di fronte all’opinione pubblica. E se fanno cose criticabili, nessuno lo sa ufficialmente. Praticamente ingranaggi di una macchina. Nei nostri anni ’80 e ’90 il confronto delle idee era di fuoco. Ma questo è il sale della democrazia. Epiche sono rimaste, per chi ricorda, le battaglie all’interno dell’ANM tra Leonida Primicerio e Luciano Santoro. Il fondamentalismo legalitario di Santoro (voce critica temibile nel Palazzo verso i comportamenti tiepidi, e discutibili, di colleghi in processi importanti, e Primicerio dall’altro lato in richiamo della istituzionalità, e rispettabilità, di quelle decisioni giudiziarie che facevano inorridire gli spiriti progressisti tra i giudici. Confronto epico, che non finì mai fino a quando Santoro scomparve, per altra sede con funzioni dirigenziali, dal palcoscenico di Salerno. Ma quella, tra gli anni ’80 e ’90, fu un’epoca straordinaria. Di Giudici tra la gente, nei dibattiti, negli incontri pubblici, nei continui convegni burrascosi dell’ANM. E’ valsa la pena viverli, perché quei tempi non sono tornati più. Leonida rimase protagonista, fino a quando non andò in pensione alcuni anni fa come Procuratore Capo. Ma credo che rimpiangesse i tempi delle battaglie. Dove le sue capacità mediatrici infine portavano una apparente calma giudiziaria. Voglio ricordare alcuni di questi episodi, peraltro divertenti, dove la sua vocazione di arbitro fu risolutiva. Alla fine degli anni ’80 era Procuratore a Salerno un gentiluomo napoletano, Gennaro Gelormini. Conservatore dichiarato, era un garante perbene della pax giudiziaria con tutte le istituzioni. Una sera, due noti esponenti di Magistratura Democratica (credo nel 1988) ebbero la tentazione umana e la curiosità maschilista di entrare al Cinema Capitol per vedere lo spettacolo della pornostar Ilona Staller, Cicciolina. Finirono in prima fila. A un certo punto Cicciolina, completamente nuda, scelse di scendere tra il pubblico, e andò a sedersi sulle ginocchia di uno dei due giudici in incognito. Scelse il più fascinoso, un bell’uomo interessante sui 45 anni. Vezzosa e seduttiva lo abbracciò, nell’imbarazzo del magistrato e nell’invidia degli altri. La cosa si seppe nei pettegolezzi cittadini, e arrivò all’orecchio del Procuratore Gelormini. Che andò su tutte le furie, e voleva segnalare la cosa in sede disciplinare. Mi chiamò, come membro di Magistratura Democratica. Non riuscii a calmarlo. E allora intervenne il Sostituto Procuratore Leonida Primicerio. Non so cosa si dissero, ma lo scandalo pruriginoso finì prima di andare oltre. Ma da allora Leonida prese a sfottere i due, peraltro eccellenti, colleghi appellandoli come l’ala “rattosa” di Magistratura Democratica. Verso la fine del suo incarico di Procuratore Generale, entrò un giorno come una furia la collega Antonella Giannelli, sua sostituta e magistrato stimatissimo. Si riteneva offesa da chissà quale presunta ingiustizia che aveva subito, e accusa Leonida di colpevolezza su ciò. Era piccola di statura, ma con una forza imprevedibile lo spinse al muro puntandolo con un dito e urlando parolacce contro di lui (cosa mai successa). La scena allarmò il poliziotto di guardia nell’anticamera, che accorse alle urla. Dopo la sfuriata, la collega andò via. L’allibito poliziotto, intervenuto per sedare l’incredibile aggressione, chiese a Leonida se dovesse fare una relazione di servizio. E Leonida, serafico, rispose: “Su che? Non è successo niente, e tu non hai visto niente”. Questo era l’uomo e il magistrato di un tempo irripetibile. Non voglio dire altro in memoria di Leonida. Lascio ad altri i discorsi sulla professionalità e i meriti istituzionali. Io ho voluto, e voglio, ricordare così l’uomo Leonida Primicerio. Un rivale nell’Associazione Magistrati. Un amico!
Care e cari tutti, ci sono momenti nella vita professionale in cui si avverte che è arrivato il tempo di intraprendere una nuova strada, pur sapendo quanto sia difficile lasciare, anche solo temporaneamente, luoghi, persone ed esperienze che hanno segnato profondamente il proprio cammino. Il decreto che mi consente di assumere un nuovo incarico in ambito universitario, in posizione di fuori ruolo per cinque anni, apre per me una nuova stagione professionale. Una possibilità che accolgo con interesse ed entusiasmo, consapevole del valore di questa opportunità, ma anche con l’emozione di chi si prepara a lasciare una comunità alla quale ha dedicato nove anni intensi della propria vita. La scuola è stata il filo conduttore della mia intera esperienza professionale: sedici anni da docente e diciotto da dirigente scolastica. Trentaquattro anni durante i quali ho cercato di interpretare il mio lavoro non soltanto come una funzione, ma come una responsabilità educativa, culturale e civile. Perché dirigere una scuola significa assumere decisioni, affrontare difficoltà, costruire condizioni di lavoro, promuovere innovazione, ma soprattutto prendersi cura di una comunità e contribuire alla crescita delle persone che la abitano. I nove anni trascorsi alla guida di questo Liceo Scientifico hanno rappresentato una parte importante di questo percorso. Sono stati anni di impegno, di sfide, di cambiamenti e di obiettivi perseguiti; anni nei quali ho cercato di accompagnare l’istituto nel suo cammino, valorizzare le risorse, sostenendone le potenzialità e custodendone l’identità. Ogni esperienza di direzione lascia un segno, ma lascia anche molto a chi la vive: insegnamenti, relazioni, consapevolezze e ricordi che diventano parte della propria storia. Desidero ringraziare tutte le persone che hanno condiviso con me questo tratto di strada: i docenti, per la competenza e la dedizione con cui svolgono il loro compito educativo; il personale amministrativo, tecnico e ausiliario, per il lavoro prezioso che rende possibile la vita quotidiana della scuola; gli studenti, ragione profonda del nostro impegno; le famiglie, per il dialogo e la fiducia; le istituzioni e tutti coloro che, a diverso titolo, hanno collaborato con il nostro Liceo. Ogni comunità è fatta di professionalità, ma anche di relazioni, di confronto, di sensibilità differenti e di una responsabilità condivisa. Non sempre il cammino è semplice, né sempre le decisioni sono facili; ma è proprio nella complessità della vita scolastica che si misura il valore di un’istituzione e la capacità di guardare oltre le difficoltà, mantenendo salda la fiducia nella propria missione.Oggi mi preparo a intraprendere una nuova esperienza, che mi permetterà di continuare a occuparmi di istruzione e formazione da una prospettiva diversa. Non considero questo passaggio una rottura con il percorso compiuto, ma una sua evoluzione: un’occasione per mettere a disposizione competenze maturate in tanti anni di scuola e, al tempo stesso, per imparare ancora.Lascio il Liceo con emozione e gratitudine, ma senza la sensazione di un addio definitivo. I cinque anni che mi attendono rappresentano un tempo nuovo, da vivere pienamente, con la consapevolezza che il legame con la scuola non si esaurisce con il cambiamento di incarico. La possibilità di rientrare rende questo passaggio, in qualche modo, un arrivederci: una porta che rimane aperta e un legame che continua a far parte della mia storia.Porto con me l’orgoglio per il lavoro svolto, la riconoscenza per le persone incontrate e la certezza che nessuna esperienza significativa si conclude davvero quando lascia in noi qualcosa che continua a vivere. Al nostro Liceo auguro di proseguire il proprio cammino con entusiasmo, competenza e fiducia; di continuare a essere un luogo di cultura, di libertà intellettuale e di crescita; di offrire ai ragazzi occasioni per scoprire le proprie capacità e costruire il proprio futuro.A tutte e a tutti rivolgo il mio grazie più sincero per il tratto di strada percorso insieme.Non è un addio, ma un arrivederci, accompagnato dalla gratitudine per ciò che è stato e dalla fiducia in ciò che ancora potrà essere. Con stima e riconoscenza,
Quattro gol, continui cambi di fronte e un finale tutto da vivere, Feldi Eboli e Roma 1927 si dividono la posta in palio con un pirotecnico 4-4, al termine di una gara in cui le volpi hanno saputo reagire nei momenti più difficili, trovando la forza di rimettere in piedi il risultato dopo essere finite sotto nel finale della prima frazione. Allo stesso tempo però, le volpi di mister Luciano Antonelli sono state protagoniste in negativo con piccole disattenzioni risultate decisive ai fini del risultato. La serata si apre con il gol dell’ex: dopo appena due minuti è Calderolli a sbloccare il risultato, colpendo subito al cuore i suoi vecchi tifosi. La reazione della Feldi, però, non tarda ad arrivare e pochi minuti più tardi Echavarria rimette tutto in equilibrio. Le volpi prendono fiducia e trovano anche il vantaggio: Etzi conclude verso la porta e Marrazzo, ben appostato sotto porta, corregge il tiro in rete, festeggiando così il suo primo gol con la maglia rossoblù e il primo in assoluto in Serie A. La Roma non ci sta e Fortino ristabilisce immediatamente la parità con un preciso scavetto. La partita resta apertissima con Braga che si libera e va vicino al gol, anticipando quello che arriva a meno di tre minuti dall’intervallo: il pivot rossoblù lascia partire un bolide che trafigge Sarmiento e porta nuovamente avanti la Feldi. Sembra il momento giusto per andare al riposo in vantaggio, ma il finale di primo tempo riserva un’altra svolta, stavolta amara per le volpi. A meno di un minuto dalla sirena, Fortino trova il 3-3 con una conclusione al volo sugli sviluppi di un calcio d’angolo, poi non passa molto e Marcelo completa il sorpasso giallorosso, portando la Roma sul 3-4 proprio a ridosso dell’intervallo. Nella ripresa la Feldi torna in campo con la voglia di riprendere la partita, Etzi sfiora il pareggio con un colpo di testa, ma il 4-4 arriva a metà frazione: Lavrendi calcia verso la porta, Sarmiento respinge corto e Bertoline è il più rapido di tutti a ribadire in rete, riportando il risultato in equilibrio. La gara rimane intensa e nessuna delle due squadre sembra accontentarsi, Marrazzo va vicino alla doppietta centrando il palo, mentre dall’altra parte è Sacon a impegnare Pietrangelo. A due minuti dalla fine la Roma sceglie la carta del portiere di movimento, aumentando la pressione nel tentativo di trovare il colpo decisivo ma la Feldi resiste e il risultato non cambia più: al PalaSele termina 4-4. Una partita ricca di emozioni, che lascia sensazioni contrastanti in casa rossoblù: da una parte la gran mole di gioco e occasioni, dall’altra un’attenzione difensiva che manca in alcuni momenti cruciali della gara. Nel prossimo turno si andrà a Catania, per un big match dove provare ad ottenere punti importanti.
Ambientato nell’America vittoriana, il cortometraggio The Traveler di Matthew Scheffler mescola horror gotico e fantascienza, raccontando una storia di lutto, solitudine e misteriose presenze.
New York, 1887. Hannah Sutton è una donna rimasta vedova che vive isolata in una casa di campagna, ancora profondamente segnata dalla morte del marito. Quando comincia ad avvertire una presenza misteriosa nell’abitazione, si convince che possa trattarsi dello spirito dell’uomo che ha perduto. Ma quello che inizialmente sembra un possibile contatto con l’aldilà assume contorni sempre più minacciosi, fino a suggerire che dietro le apparizioni si nasconda qualcosa di molto diverso da un semplice fantasma.
È la premessa di The Traveler,... - Leggi l'articolo
Si è tenuta nella chiesetta di San Leone, fresca di riconsacrazione la cerimonia a ricordo delle tante vittime del tragico evento alluvionale dell’ottobre del 1954. La santa messa, officiata da don Luigi Aversa, si è tenuta nella piccola e suggestiva cappellina in via G Paesano. Alla fine del rito religioso i convenuti con una suggestiva ascesa hanno portato il fuoco dei ceri fino al luogo dove era la vecchia chiesa di San Gaetano, travolta da acqua e fango quella notte. Ai piedi della lapide posta a memoria è stato collocato l’omaggio floreale. Una preghiera e la benedizione ha chiuso il significativo momento di ricordo nella preghiera.
Un Salone dei Marmi gremito oltre ogni aspettativa ha fatto da cornice alla cerimonia di consegna degli attestati Salernitani Doc 2026, giunta alla sua XVIII edizione. Un traguardo importante, celebrato nel segno dello slogan “Celebrare la storia, navigare nel futuro con Salerno nel cuore”, che racchiude lo spirito di una manifestazione capace, anno dopo anno, di valorizzare donne e uomini che, attraverso il proprio impegno professionale, sociale e umano, contribuiscono a dare lustro alla città di Salerno. Sono stati cento i Salernitani Doc e venti i Salernitani di Adozione insigniti del prestigioso riconoscimento nel corso di una lunga e partecipata cerimonia, scandita da momenti istituzionali, testimonianze, musica ed emozioni. L’apertura nel segno della musica e dei valori condivisi Ad aprire la manifestazione è stato l’ingresso dei giovani musicisti dell’Istituto Comprensivo Monterisi-Don Milani di Salerno. Circa quaranta allievi, diretti dal professor Giuseppe Scala, hanno eseguito l’“Inno alla Gioia” e l’Inno nazionale italiano, il “Canto degli Italiani”, coinvolgendo il pubblico in un momento di grande solennità. Tutti i presenti sono stati invitati ad alzarsi in piedi per rendere omaggio ai due inni. Numerosi gli interventi che hanno preceduto la consegna delle pergamene. S.E. Mons. Andrea Bellandi, da sempre vicino all’Associazione Salernitani Doc, ha guidato i presenti in un momento corale di preghiera, seguito da un breve intervento nel quale ha sottolineato le capacità associative e lo spirito di solidarietà che contraddistinguono il presidente Massimo Staglioli. Il vicesindaco Savastano, portando i saluti dell’Amministrazione comunale, ha evidenziato il ruolo dell’Associazione Salernitani Doc, da sempre impegnata in iniziative sociali e solidali a favore del territorio cittadino. Un impegno ancora più significativo in un contesto internazionale nel quale, come ha ricordato, troppo spesso le notizie raccontano soltanto disastri e guerre. Per il Movimento Cristiano Lavoratori, partner dell’Associazione, è intervenuta l’avvocata Maria Rosaria Pilla, vicepresidente nazionale e presidente provinciale dell’organizzazione. Nel suo intervento ha richiamato il significato più autentico dell’appartenenza alla propria terra: «Essere salernitani significa molto più che nascere in questa terra, significa amarla, servirla, farla crescere». Massimo Staglioli: diciotto anni di impegno per Salerno Particolarmente calorosa l’accoglienza riservata al presidente dell’Associazione Salernitani Doc, Massimo Staglioli, salutato da un lungo e sentito applauso.«Sono passati diciotto anni da quando, con un piccolo gruppo di amici animati dall’amore per Salerno e per le sue eccellenze, decidemmo di dare vita a un’associazione che rendesse omaggio a chi, con impegno, passione e spirito di appartenenza, contribuisce ogni giorno a portare alto il nome della nostra terra», ha ricordato Staglioli. «Oggi quella visione si è trasformata in una tradizione sentita, attesa e condivisa. Una tradizione che ha saputo crescere nel tempo, mantenendo saldo il suo obiettivo: valorizzare l’identità salernitana, in Italia e nel mondo», ha concluso il presidente. Parole che hanno restituito il senso di un percorso costruito nel tempo, fondato sulla valorizzazione delle competenze, sulla promozione delle eccellenze locali e sulla convinzione che il legame con Salerno possa tradursi in un impegno concreto a favore della comunità.La consegna delle pergamene: premiate le eccellenze salernitane Ha preso così il via la lunga maratona delle premiazioni, con la consegna delle pergamene ai cento Salernitani Doc e ai venti Salernitani di Adozione. Il primo a essere chiamato è stato don Rocco Caruso, sacerdote della Congregazione dei Padri Dottrinari e attuale parroco della chiesa di Santa Maria dei Barbuti di Fratte, che ha ricevuto la pergamena dalle mani di Mons. Bellandi. Tra i Salernitani Doc insigniti del riconoscimento figurano il giornalista di Rai 3 Andrea Siano, il magistrato Teresa Magnoni, l’attore Yari Gugliucci, il professor Fabrizio Barone, ordinario di Fisica Applicata UNISA, il colonnello ingegnere Giovanni Pennella, ufficiale superiore del Corpo degli Ingegneri dell’Esercito Italiano, il professor Giuseppe Iovane, direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno, il maestro pasticciere Remo Mazza e il capitano Alberto Mancusi, ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, insieme a numerose altre personalità che si sono distinte nei rispettivi ambiti professionali e sociali. Tra i Salernitani di Adozione sono stati premiati il generale di brigata della Guardia di Finanza Oriol De Luca, l’avvocato Andrea Annunziata, il colonnello dell’ Esercito Nicola Iovino, don Biagio Napoletano e i calciatori Gabionetta e Nando Di Francesco. Un elenco che testimonia la varietà delle esperienze e dei percorsi rappresentati, accomunati dal legame con Salerno e dalla volontà di contribuire, ciascuno nel proprio ruolo, alla crescita e alla valorizzazione della città. La musica accompagna una serata di festa A rendere ancora più coinvolgente la manifestazione è stata la presenza di diversi protagonisti del panorama musicale, che hanno intervallato la consegna degli attestati con esibizioni apprezzate dal pubblico. Ad allietare la serata sono stati Claudio e Diana, ambasciatori della posteggia napoletana nel mondo; il giovane cantante e baritenore salernitano Michele Ricciardi; la professoressa Monica Pezzano che si è esibita con il suo violino elettronico; il Reverie Sax Quartet, presente grazie al presidente del Conservatorio di Musica “Giuseppe Martucci”, ingegnere Vittorio Acocella; e, in chiusura, Francesca Fasolino con il suo violoncello. La musica ha accompagnato una cerimonia nella quale il riconoscimento pubblico si è intrecciato con la partecipazione delle famiglie, l’orgoglio dei premiati e la gioia di una comunità riunita intorno ai propri valori. Il valore del “noi” al centro dell’Associazione La XVIII edizione di Salernitani Doc si è conclusa tra applausi, commozione e felicità, confermando il significato di un’iniziativa che va ben oltre la semplice consegna di un attestato. Al centro della manifestazione c’è una visione di comunità che mette in primo piano la solidarietà, la partecipazione e la capacità di riconoscersi in un’identità condivisa. Donne e uomini che hanno fatto propri i valori dell’Associazione Salernitani Doc, trasformando le proprie capacità individuali in un contributo alla collettività. È questo, in definitiva, l’emblema dell’Associazione guidata da Massimo Staglioli: persone capaci di superare l’“io” per riscoprire la forza del “noi”. Un messaggio che, a diciotto anni dalla sua nascita, continua a rinnovarsi e a guardare al futuro, mantenendo Salerno al centro di un progetto fondato sull’orgoglio delle proprie radici, sulla valorizzazione delle eccellenze e sulla solidarietà. Celebrare la storia, navigare nel futuro con Salerno nel cuore: non soltanto uno slogan, ma l’impegno che continua a unire i Salernitani Doc e tutti coloro che, pur provenendo da altre terre, hanno scelto di sentirsi parte della grande comunità salernitana.
Dal 15 ottobre al 15 novembre, il concorso premia chi condivide un codice invito e chi lo utilizza per acquistare. In palio buoni vacanze e voucher
Quando si deve scegliere un prodotto, il consiglio di una persona conosciuta può avere un peso importante. Rispetto a un messaggio pubblicitario, una raccomandazione personale si inserisce in una relazione già esistente e permette di confrontarsi con qualcuno di cui si conosce l’esperienza. Il ruolo del passaparola non si esaurisce, inoltre, nelle conversazioni tra amici: le opinioni dei consumatori circolano anche online, attraverso recensioni e contenuti condivisi, contribuendo a orientare le valutazioni prima di un acquisto.
A confermare la rilevanza di queste dinamiche è il Consumer Trends Report 2025 di Attentive, realizzato con CITE Research sugli acquirenti online dei paesi anglofoni: l’85% degli intervistati dichiara che le raccomandazioni di amici e familiari influenzano i propri acquisti. Il consiglio di chi si conosce pesa sia sulle spese di tutti i giorni, dove orienta le scelte del 63% degli intervistati, sia sugli acquisti più impegnativi, per i quali la percentuale arriva al 58%.
Anche in Italia il consiglio di amici e familiari orienta le scelte: secondo la ricerca Trendex 2024 di American Express, nella scelta dei regali il 40% degli italiani si
ispira ai loro suggerimenti, più che alla pubblicità sui social (28%) o in televisione (26%).
Proprio sulla condivisione tra persone si basa il Concorso Pulze “Porta un amico” 2026, in programma dal 15 ottobre al 15 novembre 2026 su tutto il territorio nazionale e nella Repubblica di San Marino, con un montepremi complessivo di 6.000 euro. La partecipazione è gratuita e riservata agli utenti maggiorenni.
Il meccanismo del concorso ricalca quello di una raccomandazione personale. Un cliente già registrato condivide il proprio codice con amici o conoscenti, che partecipano all’estrazione se, nel periodo indicato, effettuano come nuovi clienti il primo acquisto di un dispositivo Pulze, online su pulze.com o nelle tabaccherie aderenti. Chi ha condiviso il codice partecipa a sua volta all’estrazione, una volta per ogni amico che lo ha utilizzato.
Per chi invita il vantaggio è doppio: oltre a partecipare all’estrazione, riceve un buono regalo da 10 euro per ogni amico, fino a un massimo di 50 euro.
In palio ci sono due buoni vacanze lastminute.com da 1.500 euro ciascuno, dieci voucher Q8 da 200 euro, assegnati a coppie per un valore di 400 euro a vincitore, e cinque voucher Expert da 200 euro.
Chi invita e chi è invitato partecipano insieme a un’unica estrazione, che avverrà entro il 17 dicembre 2026 alla presenza di un funzionario della Camera di Commercio di Milano. I premi saranno assegnati in ordine di estrazione, a partire dai due buoni vacanze lastminute.com. Ogni partecipante potrà aggiudicarsi un solo premio.
I vincitori saranno contattati via e-mail o telefono. I premi, in formato elettronico, saranno inviati per posta elettronica. Il regolamento completo è consultabile su pulze.com per tutta la durata del concorso.
Nelle immagini degli scontri e dei saccheggi a Milano c’era qualcosa di già visto. E non solo in altre piazze o in altre città. Gruppi che avanzano e si disperdono rapidamente, strade che diventano territori da conquistare, fuoco e fumogeni che rendono indistinguibili i volti. Scene e atmosfere simili a quelle di Athena di Romain Gavras (uscito su Netflix nel 2022) e Stress, videoclip che lo stesso regista girò per i Justice nel 2008.
L’Odio e l’immagine della banlieue
La tentazione è dire che Gavras aveva previsto tutto, attribuendogli un talento profetico discutibile. Le rivolte nelle periferie francesi sono precedenti alle sue opere. E in Francia, fin dai tempi de L’Odio (1995), esiste una fitta cultura dell’immagine della rivolta e delle banlieue. Quello che il regista ha saputo individuare è piuttosto una forma: il modo in cui la rabbia giovanile satura gli spazi dell’immaginazione, prorompe in fotografie e frammenti di video che sembrano immediatamente appartenere alla storia e attraverso quelle immagini diventa un’energia riconoscibile anche a chi ignora le sue ragioni.
In Stress un gruppo di ragazzi attraversa Parigi lasciandosi dietro aggressioni e devastazione. Indossano giubbotti neri con la croce dei Justice, come una divisa. La macchina da presa li segue da vicino, con il movimento sporco e concitato di un documentario. Trattandosi di poi di un brano strumentale, dietro alla violenza delle immagini non ci sono parole da ascoltare, da giudicare.
Sulle immagini del video proiettiamo le nostre convinzioni
È questa assenza a rendere il video ancora più disturbante. Lo spettatore può riempirla con quello che preferisce: il disagio sociale, il razzismo, la delinquenza, il fallimento dell’integrazione. Gavras gli offre immagini sulle quali proiettare convinzioni che molto probabilmente possiede già. Il rischio politico del video sta proprio qui: trasformare ragazzi in una minaccia può mettere in discussione lo sguardo di chi li teme o confermarlo.
Una scena del videoclip Stress (da Youtube).
L’estetica della rivolta e il racconto della catastrofe
In Athena, uscito su Netflix nel 2022, e dunque la bellezza di 14 anni dopo Stress, la materia del videoclip da suggestione diventa tragedia. L’uccisione di un ragazzo innesca una rivolta che coinvolge i suoi fratelli e trasforma le banlieue in un campo di battaglia. Il conflitto attraversa così anche una famiglia: la perdita produce appartenenze e risposte incompatibili. Lo spazio della vita quotidiana diventa una fortezza, il luogo dal quale difendersi e dentro il quale si può restare prigionieri. La regia dà alla sommossa una grandezza che è al contempo marziale e iper-reale.
Una scena di Athena (da Youtube).
Militarismo, guerriglia, branding e lifestyle si confondono in un’accelerazione iper-contemporanea di corpi e colori, scarpe firmate e tute con i loghi delle squadre di calcio si contrappongono a stivali di cuoio, caschi anti-sommossa, scudi e manganelli (il regista aveva già esplorato queste suggestioni nel videoclip di No church in the wild di Kanye West e Jay-Z, in cui proponeva il suo commento al movimento Occupy Wall Street). Le corse collettive, i movimenti dei corpi, il passaggio continuo dalla prospettiva dell’individuo a quella della folla fanno apparire la rivolta come una forza capace di contendere allo Stato il controllo del territorio. Qui sta l’ambiguità del film. La bellezza delle immagini rende il conflitto esaltante proprio mentre il racconto mostra la catastrofe umana che si cela dietro l’estetica che la esprime.
Il brand offre appartenenze riconoscibili
È soprattutto la presenza dei marchi a rendere questo immaginario più familiare di quanto “borghesemente” siamo disposti ad ammettere. Nel paesaggio della rivolta riconosciamo gli stessi oggetti che incontriamo nella pubblicità, nelle vetrine, nei desideri quotidiani. Le sneakers accompagnano la corsa, le tute rendono leggibili i corpi, i loghi offrono appartenenze immediatamente riconoscibili. Anche quando tutto sembra sul punto di esplodere, il brand fornisce una lingua comune.
Una scena di Athena (da Youtube).
Il furto di scarpe e abiti non smentisce la rabbia
È facile snocciolare giudizi sprezzanti: gli stessi ragazzi che protestano contro il sistema poi ne desiderano i simboli. Ma perché dovremmo aspettarci che il risentimento verso una società comporti la liberazione dai desideri che quella stessa società ha insegnato a coltivare? Ed è questa probabilmente la cosa più interessante che Gavras ha intuito prima di altri. Le merci non stanno fuori dal conflitto, non sono un premio da conquistare dopo la vittoria. Sono già dentro il modo in cui ci si presenta agli altri, in cui si cerca un riconoscimento, in cui si misura la distanza tra la vita che si conduce e quella alla quale si pensa di avere diritto. Una scarpa può essere al contempo un oggetto da comprare, un segno di appartenenza e la prova di un’esclusione. La vetrina la espone a tutti; il prezzo seleziona chi può averla.
Due protagonisti incappucciati dei disordini e delle devastazioni di Milano.
Questo non basta a spiegare un saccheggio, e sarebbe un’altra scorciatoia trasformare ogni merce rubata in una rivendicazione sociale. Aiuta però a capire perché la scelta degli oggetti non sia necessariamente una smentita della rabbia. Si può desiderare di entrare nello stesso mondo contro il quale ci si scaglia, pretendere i suoi segni di successo e insieme distruggerne le vetrine. La contraddizione esiste. Ma appartiene anche alla società che la produce.
«La strategia è la seguente: le piazze iniziali non sono più valide. Non andate in piazza Duomo, in piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro», ovvero le Forze dell’Ordine. È il messaggio diffuso dal Movimento 17 ottobre, che aveva chiamato di nuovo alla mobilitazione indicando i punti di ritrovo per i manifestanti in varie città d’Italia. La protesta è confermata. Ma, dopo le misure adottate dal governo, cambieranno le modalità.
Alle 14:30 in punto di domani, sabato 14 ottobre, in ogni città, saranno comunicati tre concentramenti. «Nessun luogo anticipato, nessuna soffiata, nessun cordone già pronto. Ritrovatevi prima, decidete insieme come muovervi e non andate da soli. Chi si muove in gruppo si protegge e si conosce». Poi alle 15:30 il Movimento 17 ottobre renderà nota la piazza finale: i tre concentramenti si muoveranno in corteo verso il punto indicato. «Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeranno con i blindati». E poi: «In meno di due giorni è stato scritto, approvato ed è entrato in vigore un provvedimento che per noi ha un solo significato: un pugno autoritario contro chi dissente, di una durezza che non si vedeva dall’epoca del fascismo», scrive il Movimento 17 ottobre. «Un governo che risponde al disagio di una generazione con i soldati, le manette e i decreti non vuole ascoltarci. Vuole che stiamo zitti. Questa risposta ha un obiettivo chiaro: militarizzare le nostre piazze prima ancora che si riempiano».
Il Distretto manifatturiero unico del Nord prosegue il proprio percorso per rafforzare la competitività del sistema produttivo e costruire una posizione comune sulle politiche industriali nazionali ed europee. Dopo gli appuntamenti di Milano e Torino, venerdì 23 ottobre 2026 le cinque Regioni – Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto – si sono riunite a Milano, in occasione del World manufacturing forum, per un terzo incontro che ha visto il coinvolgimento del sistema bancario e delle rappresentanze regionali industriali, con l’obiettivo di trasformare le esigenze delle imprese in proposte concrete per le politiche industriali. Presenti i cinque assessori regionali allo Sviluppo economico Vincenzo Colla (Emilia-Romagna), Alessio Piana (Liguria), Guido Guidesi (Lombardia), Andrea Tronzano (Piemonte) e Massimo Bitonci (Veneto).
Il confronto con Abi e Confindustria
La giornata si è articolata in due momenti di confronto. Il primo con i rappresentanti regionali e nazionali dell’Abi, l’Associazione bancaria italiana, e il secondo con i vertici delle Confindustrie regionali, per condividere le principali esigenze del sistema produttivo e individuare priorità e proposte comuni a sostegno della competitività delle imprese. Il confronto con Abi ha posto al centro l’accesso al credito e gli strumenti necessari a sostenere gli investimenti delle imprese, con particolare attenzione alle piccole e medie realtà produttive che costituiscono una componente fondamentale delle filiere manifatturiere del Nord. Il tavolo ha consentito di approfondire le principali esigenze del sistema produttivo in vista dei prossimi provvedimenti nazionali in materia di credito, con particolare riferimento alla necessità di procedere alla riforma del Fondo centrale di garanzia al fine di assicurare maggiore certezza e stabilità alle imprese. È emersa inoltre l’importanza di sviluppare strumenti di sostegno al credito innovativi, quanto più possibile uniformi e coordinati tra le Regioni. Il successivo incontro con le rappresentanze regionali di Confindustria ha consentito di proseguire il lavoro sulle priorità comuni del sistema industriale, a partire dal rafforzamento delle filiere produttive, dal sostegno agli investimenti, dall’innovazione e dalla necessità di creare condizioni più favorevoli alla competitività delle imprese.
Melania Trump «è riuscita a ottenere un cessate il fuoco tra Russia e Ucraina, limitato alla città di Oleshky». Lo ha annunciato la Casa Bianca, spiegando che i due Paesi in conflitto «hanno concordato di sospendere temporaneamente ogni attività militare» dal 29 ottobre, «al fine di consentire l’ingresso di aiuti umanitari e preparare l’evacuazione dei civili attraverso un corridoio sicuro appositamente stabilito».
Il legame tra la First Lady e Oleshky
Cosa c’entra la First Lady con la tregua a Oleshky? Come si legge nel comunicato della White House, la moglie di Donald Trump e il suo rappresentante «hanno lavorato direttamente con i vertici russi e ucraini per definire i termini del cessate il fuoco circoscritto». Questo dopo che la situazione critica a Oleshky è stata portata all’attenzione della First Lady nel corso di una discussione privata, tenutasi durante l’evento “Fostering the Future Together” a New York, in occasione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Melania Trump, sottolinea la Casa Bianca, «ha avviato le interlocuzioni con entrambe le nazioni e ha portato le parti a un’intesa sugli obiettivi, le procedure tecniche, le tempistiche, le modalità operative e i termini dell’accordo, agendo nel suo ruolo ufficiale di mediatrice esclusiva».
Il messaggio di Melania Trump
«Leader civili, non militari, provenienti da entrambi i Paesi collaboreranno per incontrare i residenti di Oleshky nelle loro abitazioni e valutare il livello di assistenza di cui necessitano. Coloro che desiderano essere evacuati riceveranno un supporto coordinato e il trasporto verso la destinazione da loro scelta», ha dichiarato Melania Trump, spiegando di aver inoltre coinvolto «un’organizzazione mediatica americana imparziale, che accompagnerà i team russi e ucraini sul campo e documenterà l’intero processo».
Dopo i disordini dello scorso fine settimana e in vista della nuova mobilitazione annunciata per quello in arrivo, Matteo Salvini continua a cavalcare il tema della sicurezza, legato in particolare alla criminalità minorile. «Bisogna togliere ed eliminare i bonus e i contributi pubblici ai maggiorenni che non si accorgono che hanno in casa minorenni delinquenti che commettono reati», ha detto il ministro dei Trasporti ad Antenna 3, spiegando che si tratta di una proposta su cui sta lavorando come leader della Lega. Il vicepremier, inoltre, si è detto d’accordo col ministro della Giustizia Carlo Nordio sulla necessità di più carceri minorili: «Vanno assolutamente ampliate e già sono cresciuti i posti».
Habemus sorellam! Parte da Pordenone la campagna elettorale di Arianna Meloni, sorella d’Italia, responsabile della segreteria politica di FdI e candidata alle Politiche 2027 alla Camera dei deputati.
La locandina dell’evento con Arianna Meloni.
L’appuntamento, pubblicizzato sulla pagina Facebook di FdI Pordenone, è per venerdì 30 ottobre, al teatro “Mascherini” di Azzano Decimo, Comune della provincia a 10 chilometri dal capoluogo.
Siamo nel regno di Luca Ciriani, ministro dei Rapporti col parlamento, altro Fratello d’Italia in senso letterale: Alessandro Ciriani, fratello minore del ministro, è stato eletto parlamentare europeo alle elezioni del 2024, dopo aver fatto il sindaco di Pordenone. Lo slogan scelto da Arianna Meloni per la campagna elettorale – “Stesso cognome, stessa passione, stessi valori” – è decisamente azzeccato per la circostanza: vale pure per i Ciriani. Ma quanto tengono ai valori della famiglia, questi patrioti…
Il giornalista e scrittore Toni Capuozzo ha rivelato di avere un tumore. «Amo abbastanza la privacy e trovo abbastanza insopportabile il pettegolezzo sanitario da farmi dire senza esitazione: si, ho un tumore. Proverò ad affrontarlo come sono capace, con l’aiuto dei medici e tanti piccoli e grandi affetti», ha scritto in un post su Facebook. «Tra le cose lasciate a metà i conti per il funerale di Alla. I conti con la mia vita li ho fatti senza saperlo nel podcast di Luca Zaia, il Fienile», ha aggiunto. Il riferimento è ad Alla Tcheranovskaya, traduttrice e interprete di 68 anni di origini russe morta il 23 dicembre 2025 a causa di un’intossicazione da monossido di carbonio nella palazzina dove vive lo stesso Capuozzo. Proprio Zaia è stato tra i primi a mandargli un messaggio di vicinanza: «Caro Toni, è una notizia che davvero mi colpisce tanto nel cuore. Voglio mandarti il mio abbraccio più forte e dirti che ti sono vicino, con tutto l’affetto e la stima che ho per te. Ripenso alla nostra bella chiacchierata al Fienile, a tutto quello che ci siamo raccontati. Ti voglio bene, Toni. Forza, amico mio, abbiamo ancora tante cose da dirci e tanti momenti da condividere. Un abbraccio grande, davvero».
Leone XIV non parteciperà il 27 ottobre ad Assisi alla conclusione dell’Incontro internazionale “Pace disarmata e disarmante” organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio nel 40esimo anniversario della Giornata di preghiera mondiale per la pace, convocata da Giovanni Paolo II nel 1986. Il pontefice si sarebbe dovuto spostare nella città di San Francesco in elicottero. Ma, considerato il breve tempo trascorso dall’intervento al polmonedestroe nonostante l’ultima radiografia di controllo al torace abbia confermato l’ottimo andamento del decorso post-operatorio, i medici curanti hanno sconsigliato al pontefice – a scopo precauzionale – il previsto viaggio in Umbria. La Sala Stampa della Santa Sede fa sapere che Leone XIV farà pervenire un suo messaggio di vicinanza agli organizzatori, ai capi ed ai rappresentanti delle confessioni cristiane e delle religioni, come agli ospiti che saranno presenti, «nella convinzione che lo Spirito di Assisi, il dialogo e la ricerca di parole e gesti di pace siano risorse preziose in un’epoca di conflitti». La presenza del pontefice alla cerimonia conclusiva del meeting organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio era stata annunciata il 6 ottobre, prima dunque della operazione per la rimozione di un adenocarcinoma polmonare.
Luigi Lovaglio ha una passione per il calcio che potrebbe tornargli utile. Non necessariamente nell’immediato, ma in un futuro che gli ultimi sviluppi della vicenda Mps lasciano immaginare meno remoto di quanto lui stesso auspichi. Del resto, è stato proprio l’amministratore delegato del Monte a scegliere il linguaggio del pallone per raccontare la sua partita con Intesa Sanpaolo. Una decisione personale, verrebbe da dire, che per una volta sembra escludere il contributo dei numerosi e ben remunerati consulenti di cui si circonda.
L’assemblea dei soci che non gli consentirebbe di giocare
Convocata una televisione locale nel cortile della banca, Lovaglio ha spiegato che in campo c’è una sola squadra, quella di Intesa, mentre Mps è costretto a restare negli spogliatoi in attesa che l’assemblea dei soci gli consenta di giocare. Circostanza che, a suo giudizio, dimostrerebbe quanto poco gli avversari desiderino una partita vera.
Luigi Lovaglio di Mps con Carlo Messina di Intesa (foto Imagoeconomica).
La metafora è suggestiva, anche se non del tutto rispettosa della cronaca. La passivity rule impone effettivamente al Monte di attendere il pronunciamento dell’assemblea. Ma Lovaglio, nel frattempo, non è rimasto precisamente con le mani in mano. Ha messo a punto due contro-Opa, una delle quali, quella su Banco Bpm, ha incontrato subito la contrarietà di Crédit Agricole.
I progetti di Lovaglio non hanno raccolto grandi consensi
Poi ha intrapreso un giro di presentazioni internazionali per illustrare i suoi progetti, senza raccogliere grandi consensi. I proxy advisor hanno espresso pareri negativi, ai quali si sono aggiunte le prese di posizione dei principali azionisti, da Delfin a Caltagirone, dai Benetton a Enasarco, fino alla Fondazione Mps.
Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e Luigi Lovaglio (Ansa).
Difficile, insomma, sostenere che al Monte sia stato impedito persino di scaldarsi a bordo campo. Semmai, il problema sembra riguardare il numero di giocatori disposti a seguire le indicazioni dell’allenatore.
Quando in Polonia sfidava la squadra di Donald Tusk
Il riferimento al calcio, comunque, non è casuale. Lovaglio lo ha praticato con passione anche durante gli anni trascorsi in Polonia alla guida di Bank Pekao, allora controllata di UniCredit. Panorama raccontò tempo fa delle partite alle quali partecipava assieme a Donald Tusk, protagonista della politica polacca. Una di queste si concluse con un eloquente 12 a 2 a favore dei polacchi. Un ricordo che il Comune di Siena ha ritenuto meritevole di menzione persino nell’agosto del 2026, in occasione della consegna al banchiere del premio Mangia d’Oro, la massima onorificenza civica della città.
Luigi Lovaglio, ad di Mps, con la sindaca di Siena Nicoletta Fabio durante la cerimonia del Premio Mangia d’oro 2026 (foto Ansa).
L’aneddoto contiene un particolare interessante. Prima della partita, Lovaglio aveva raccomandato ai compagni di evitare qualsiasi contatto con Tusk, invitandoli a tenersi prudentemente a distanza. Una sensibilità nei confronti dell’avversario che, almeno a giudicare dalla vicenda senese, sembra aver conosciuto qualche evoluzione. Contro Intesa la disposizione tattica è diventata assai meno remissiva, anche se i risultati, per il momento, non sembrano premiare il cambiamento.
Nel fotomontaggio, Luigi Lovaglio davanti alla sede di Mps, Rocca Salimbeni.
Né è servito molto prospettare agli azionisti benefici che, a un esame più attento, risultavano già nelle loro disponibilità. Un’operazione forse ingegnosa nelle intenzioni, ma che ha avuto il difetto di rivolgersi a interlocutori sufficientemente esperti da riconoscere ciò che già possiedono.
Nel suo futuro Coverciano o i campi della periferia lucana
Resta dunque da vedere come si concluderà la partita. Se l’Opas di Intesa dovesse produrre gli effetti che molti si attendono, Lovaglio potrebbe ritrovarsi con il tempo necessario per coltivare più assiduamente la sua antica passione. C’è Coverciano, naturalmente, per chi desidera prendere sul serio il mestiere di allenatore. Oppure ci sono i campi della periferia lucana sui quali il futuro banchiere tirava i primi calci al pallone. Un ritorno alle origini che avrebbe anche una sua eleganza.
Comunardo Niccolai, tra i protagonisti dello Scudetto del Cagliari del 1970 e famoso per i suoi autogol (foto Ansa).
Quanto al ruolo, la vicenda suggerisce un precedente illustre. Quello di Comunardo Niccolai, indimenticabile difensore del Cagliari, capace di gesti tecnici che lasciavano senza parole compagni e avversari. Anche perché non sempre era la porta giusta a beneficiarne.
Mentre il governo Meloni mostra i muscoli sulla sicurezza, benzina per la campagna elettorale, il ministro della Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo se ne va per musei. Con tanto di gallery fotografiche, con il forzista che stringe la mano al direttore di turno. Come è accaduto con Fabio De Chirico, a Palazzo Poli, sede dell’Istituto Centrale per la Grafica. «Una mattinata dedicata all’arte», si legge sul profilo Instagram del museo.
Alla Farnesina, però, dove Zangrillo non è amatissimo, ricordano che «De Chirico in passato ha lavorato a lungo in Calabria, a contatto con la famiglia Occhiuto». E il governatore Roberto Occhiuto è una delle spine nel fianco di Antonio Tajani. Le lotte interne a Forza Italia ora si combattono anche al museo?
Raduno al Circo Massimo, ma c’è il villaggio della Difesa
Sabato 24 ottobre l’attenzione dei media (e non solo) sarà concentrata su Milano, dove si temono nuovi disordini dopo quelli dello scorso fine settimana. Così per «prevenire e reprimere», in città sono atterrati 500 parà. Roma, però, non è da meno. Nella Capitale, infatti, sono previste quattro diverse manifestazioni: in mattinata “Sblocchiamo tutto” organizzata da Gioventù Nazionale e da Azione Studentesca contro le proteste violente di questi giorni. I militanti di destra sfileranno da piazza della Libertà a piazza Risorgimento. Nel pomeriggio si svolgerà il corteo dell’Asse antimperialista che da piazza della Repubblica raggiungerà via dei Fori Imperiali al grido di «Fuori l’Italia dalla guerra». Ma a preoccupare sono altri due appuntamenti non autorizzati. A Piazza del Popolo si terrà un sit-in di Noi siamo il popolo, mentre al Circo Massimo è stato lanciato online il raduno del Movimento 17 ottobre. Il fatto è che proprio al Circo Massimo è in allestimento il Villaggio della Difesa per la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Sono già arrivati carri armati e alcuni elicotteri, tra cui un Mangusta, e molti stand sono quasi pronti. Ovviamente l’area è presidiata H24 e per prevenire eventuali “assalti” si starebbe pensando di svuotare i serbatoi dei blindati. Come se non bastasse, sabato sera allo stadio Olimpico andrà in scena Lazio-Parma.
Il Villaggio della Difesa al Circo Massimo nel 2024 (ministero della Difesa).
Castelli e gli «involucri performanti»
«Involucri performanti, energie rinnovabili, strutture sicure» è il titolo del un convegno che si terrà al Senato nella sala Capitolare del Palazzo della Minerva il prossimo 4 novembre. La presentazione e i saluti istituzionali sono affidati ai forzisti Antonio Trevisi, Dario Damiani e Claudio Lotito. Tra i relatori compare anche Guido Castelli, senatore di Fratelli d’Italia e commissario di governo per il sisma 2016. Ma dopo la maxi inchiesta sulla ricostruzioneprivata che vede coinvolto, tra gli altri, l’ex capo di Gabinetto del presidente della Regione Marche, il meloniano Francesco Acquaroli, il programma potrebbe subire qualche modifica per evitare imbarazzi.
Andrea Crisanti, il microbiologo eletto in Senato con il Partito democratico, ha lasciato il gruppo dem per passare al Misto. Una decisione che sarebbe stata presa per aiutare Rifondazione comunista ad aggirare la stretta sulla raccolta firme imposta dalla nuova legge elettorale. La destinazione finale, secondo quanto riporta Open, sarebbero gli autonomisti del Friuli Venezia Giulia che, a loro volta, dovrebbero dichiarare di rappresentare anche Rifondazione.
L’accordo con gli autonomisti friulani
Per comprendere la mossa, bisogna guardare all’articolo 14 del Regolamento del Senato. A differenza della Camera, dove per costituire una componente ordinaria del Misto occorrono almeno tre deputati, Palazzo Madama non prevede un numero minimo di senatori. Richiede però che la componente rappresenti un partito dotato di determinati requisiti elettorali, tra cui l’elezione di propri rappresentanti alle consultazioni regionali svoltesi durante la legislatura. La formazione friulana, guidata da Massimo Moretuzzo, dispone di una propria rappresentanza nel Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, ottenuta alle elezioni del 2023, quando conquistò quattro seggi. Questo potrebbe quindi consentirle di costituire una componente del Misto al Senato, con l’obiettivo di aiutare Rifondazione che non dispone di propri parlamentari.
Si avvia alla conclusione l’International Artery Film Festival, un appuntamento dedicato al cinema internazionale, alla cultura e alla scoperta di nuovi talenti che ha raccolto l’attenzione del mondo cinematografico internazionale con oltre 3 mila opere provenienti da oltre 100 Paesi. La serata finale si terrà sabato 24 ottobre, alle ore 20.30, al Cineteatro San Luigi di Concorezzo. Le premiazioni dei vincitori si uniranno a musica, spettacolo e alla presenza di importanti protagonisti del cinema e dello spettacolo italiano.
Conduzione affidata ad Arianna Ciampoli, ad Antonio Catania il Premio alla Carriera
A condurre l’evento sarà Arianna Ciampoli, volto noto della televisione italiana e conduttrice capace di unire eleganza, ritmo e grande capacità di dialogo con gli ospiti. Accanto a lei, il pubblico potrà assistere all’intervento di Sergio Sgrilli, che porterà sul palco la sua esperienza di attore e intrattenitore, aggiungendo alla serata un momento di spettacolo e comicità. La musica avrà un ruolo altrettanto importante grazie a Nicol Manenti, che interpreterà alcuni celebri brani tratti dalle colonne sonore di film, creando un ideale filo conduttore tra cinema e musica. Particolarmente significativo sarà inoltre il momento dedicato ad Antonio Catania, al quale il Festival conferirà un Premio alla Carriera, riconoscendo il percorso di uno degli interpreti più apprezzati del cinema italiano.
Un Festival che valorizza il cinema ma anche il territorio
La serata sarà dunque molto più di una semplice cerimonia di premiazione. Sarà un’occasione per celebrare il cinema nelle sue diverse forme con protagonisti, musica, intrattenimento e riconoscimenti che accompagneranno il pubblico verso la conclusione della prima edizione del Festival. Una manifestazione alla cui visibilità ha contribuito la presenza di Rai Cultura in qualità di media partner, un riconoscimento di particolare prestigio che sottolinea la rilevanza culturale del progetto e il suo legame con il mondo del cinema e della cultura italiana. Il progetto, realizzato con il patrocinio del Comune di Concorezzo, della Provincia di Monza Brianza e di Confimi Monza Brianza, oltre ad aver creato un luogo di incontro tra cinema italiano e internazionale, valorizzando opere, autori e interpreti, ha inoltre costruito uno stretto rapporto con il territorio e le istituzioni. Si è infatti legato alla città attraverso importanti iniziative culturali tra cui la mostra fotografica ospitata a Villa Zoia, storico luogo della comunità e oggi uno degli spazi culturali più significativi di Concorezzo.
A causa dei timori che Donald Trump non sia interessato a pensare al bene dell’Europa, i leader del Vecchio Continente sono al lavoro per trovare i negoziatori adatti per confrontarsi con Vladimir Putin nei colloqui volti a porre fine alla guerra in Ucraina. Lo scrive il Telegraph, citando fonti diplomatiche e spiegando che tra i nomi in ballo c’è anche quello di Giorgia Meloni.
In pole ci sarebbe il presidente finlandese Stubb
Assieme a Meloni, riporta il Telegraph, sarebbero in lizza il presidente finlandese Alexander Stubb (dato come favorito) e quello ceco Petr Pavel, così come la premier danese Mette Frederiksen e il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre. «L’Europa ha capito che deve esserci innanzitutto un consenso sul fatto che dobbiamo negoziare con i russi. In secondo luogo, deve esserci un consenso su quale sia la posizione da tenere», ha spiegato una delle fonti del Telegraph. I tentativi di Trump di mediare un accordo di pace si sono arenati a causa del rifiuto di Putin di abbandonare le richieste territoriali in Ucraina.
Cosa prevederebbe il piano di pace degli Stati Uniti
Steve Witkoff, inviato del presidente Usa, ha annunciato che i colloqui trilaterali tra Stati Uniti, Ucraina e Russia riprenderanno il mese prossimo. Secondo l’Economist, Il piano statunitense per porre fine alla guerra includerebbe, tra le altre cose, un programma di investimenti e l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue, ma in cambio dell’abbandono da parte del Paese dei piani di adesione alla Nato. Per la Russia prevedebbe invece l’allentamento delle sanzioni e un parziale ripristino dei legami economici e politici con l’Occidente. L’Economist riporta inoltre che il piano prevederebbe la creazione di una zona demilitarizzata nella parte della regione di Donetsk non occupata dalle truppe di Mosca.
Pier Silvio Berlusconi ha scelto un modo decisamente originale per comunicare agli spettatori di Canale 5 il ritorno della serie turca Far Away: un video pubblicato sui profili social di Verissimo (programma condotto dalla compagna Silvia Toffanin, che ha ospitato i protagonisti), realizzato con l’intelligenza artificiale, in cui l’amministratore delegato di Mediaset accenna qualche passo di danza e canta in napoletano.
La clip inizia con Berlusconi che, seduto alla sua scrivania in ufficio, in una serata piovosa vede sullo smartphone un video (pubblicato davvero) di un’influencer inviperita per la sospensione di Far Away: l’ultima puntata della serie è andata in onda su Canale 5 a settembre e da quel momento in poi lo slot nei palinsesti è stato occupato da Uomini e Donne. In sottofondo i versi di una canzone – in napoletano – che chiede al ceo di Mediaset perché mai abbia deciso di togliere la soap turca dalla programmazione. Poi parte un’altra canzone, sempre in napoletano ma neomelodica, che si rivolge a “turchini e turchine” (ovvero ai fan delle soap turche). A questo punto, Pier Silvio non riesce più a trattenersi: si alza dalla sedia e, dopo qualche timido passo di danza, inizia a intonare anche lui la canzone, mentre dietro appare il soleggiato golfo di Napoli e, nell’ufficio, la locandina di Far Away.
Il premier israeliano Netanyahu ha affermato di star preparando una «chiusura totale» della Cisgiordania dopo che alcuni soldati dell’Idf sono stati attaccati a un posto di blocco nel Sud della regione. «Ho dato istruzioni alle forze di sicurezza di imporre immediatamente un cordone di sicurezza sulla città di Hebron e di prepararsi a un blocco totale di tutta la Giudea e la Samaria (Cisgiordania, ndr) a partire da oggi. Le nostre forze stanno operando con un contingente rafforzato per contrastare il terrorismo e stanno conducendo vaste ondate di arresti. Daremo la caccia ai terroristi di Hamas e ai loro emissari ovunque e in qualsiasi momento. Non avete nessun posto dove nascondervi», ha aggiunto. Nel frattempo l’Idf ha comunicato che i due aggressori responsabili dell’attacco sono stati uccisi dai militari mentre tentavano di fuggire dal luogo dell’accaduto. La sparatoria è avvenuta sulla strada 35, vicino a Hebron.
In vista del presidio di protesta del comparto previsto per lunedì 26 ottobre a Roma davanti al Ministero dell’Economia e della Finanze, Loreno Bittarelli, presidente della Cooperativa Radiotaxi 3570 di Roma e del Consorzio itTaxi, ha scritto in un editoriale sull’Economista che, «senza risposte urgenti, il rischio concreto è il blocco del servizio per l’impossibilità materiale di coprire i costi di gestione».
La categoria chiede l’estensione del gasolio professionale
«Chi conosce itTaxi sa che non abbiamo mai ceduto a proteste ideologiche, ma oggi siamo di fronte a un’emergenza economica non più sostenibile», si legge nell’editoriale: «Con le tariffe amministrate dai Comuni, non possiamo scaricare sui clienti i rincari record di benzina e gasolio: i costi li pagano interamente i lavoratori, i cui margini sono azzerati». Bittarelli ha poi spiegato che, per non creare disagi, i tassisti scenderanno in piazza «a piedi, fuori turno e senza vetture». Ma, appunto, l’ipotesi di uno stop del servizio è tutt’altro che campata in aria: la categoria chiede al governo l’estensione del “gasolio professionale”, agevolazione fiscale che permette alle imprese di autotrasporto di recuperare parte delle accise pagate sul carburante attraverso un rimborso o un credito d’imposta.
La Polizia, con il coordinamento della Dda e della procura per i minori, ha condotto una vasta operazione di perquisizioni e interrogatori in tutta la provincia di Bari nell’ambito di un’indagine su un folto gruppo di giovani e giovanissimi che «era pronto a colpire e saccheggiare, sull’onda di quanto accaduto lo scorso fine settimana a Milano, diversi negozi» del centro del capoluogo. Sono ipotizzati i reati di istigazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio, con finalità di terrorismo, e la detenzione di armi, munizioni ed esplosivi.
Erano in procinto di procurarsi armi da usare contro gli agenti
La Digos di Bari ha costantemente monitorato i principali social attraverso i quali i giovanissimi si stavano organizzando per colpire, a partire dal pomeriggio del 23 ottobre, i negozi dell’alta moda italiana ed internazionale, oltre a negozi sportivi e di elettronica ubicati nel centro città, in particolare in via Sparano, via Melo, via Argiro e Corso Vittorio Emanuele, che sono le principali strade dello shopping barese. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, inoltre, i giovanissimi erano in procinto di procurarsi armi, materiale esplodente e arnesi da scasso, da utilizzare anche nei confronti delle forze dell’ordine.
«Continua la campagna diffamatoria nei miei confronti da parte del Falso quotidiano, li vedo molto restii invece a dare spiegazioni sulle intercettazioni che hanno coinvolto il direttore del Fatto online Peter Gomez, colto con le mani nella marmellata trattare articoli su commissione per un grande colosso che a sua volta si troverà a restituire il favore pagando fior di quattrini allo stesso Fatto Quotidiano. Ratti del giornalismo». Lo ha scritto su XLeonardo Maria Del Vecchio, attaccando duramente il giornale che oggi ha pubblicato una serie di intercettazioni riguardanti l’indagine su un’estorsione ai suoi danni, fascicolo stralcio dell’inchiesta Equalize. A corredo del duro post un’immagine di Marco Travaglio, direttore del FQ, con le orecchie da Topolino.
Continua la campagna diffamatoria nei miei confronti da parte del Falso quotidiano, li vedo molto restii invece a dare spiegazioni sulle intercettazioni che hanno coinvolto il direttore del Fatto online Peter Gomez,
Colto con le mani nella marmellata trattare articoli su commissione per un grande colosso che a sua volta si troverà a restituire il favore pagando fior di quattrini allo stesso Fatto quotidiano.
Ratti del giornalismo
Le intercettazioni pubblicate dal Fatto Quotidiano
Nel filone d’inchiesta in questione risultano indagati a vario titolo Mario Cella, tutor di Del Vecchio, l’ex spia Vincenzo De Marzio e l’hacker Samuele Calamucci. Nelle intercettazioni riportate dal Fatto Quotidiano parlano invece soprattutto Marco Talarico, amministratore delegato di LMDV Capital, e Gabriele Benedetto, consigliere di Del Vecchio e già ceo di Telepass. In un’intercettazione del 4 maggio Talarico e Benedetto discutono delle elezioni politiche del 2027. L’advisor di Del Vecchio, che spiegano i carabinieri è «in possesso di informazioni riservate acquisite tramite i suoi canali romani che condivide per poter vagliare diverse opzioni di politica economica e imprenditoriale il più possibile vantaggiose per LMDV Capital», prospetta al ceo della società l’opportunità “politica” di reclutare Mario Orfeo per la direzione di Quotidiano Nazionale (cosa poi effettivamente è accaduta). «Stavo pensando una roba. Prima che ne parliamo o chiudiamo con Fabio Tamburini (che era direttore del Sole 24 Ore e Radio 24, ndr). E se gli rubiamo Orfeo?», dice a un certo punto Benedetto: «E ci siamo messi la sinistra in mano? E se vince la Meloni gli diciamo che gli abbiamo preso Orfeo al guinzaglio?». Nelle intercettazioni anche un riferimento ai 500 milioni di penale da pagare in caso di mancata finalizzazione dell’accordo per l’acquisizione, da parte di Del Vecchio, delle quote Delfin di due dei suoi fratelli.
Peter Gomez (Imagoeconomica).
Il riferimento a Gomez «colto con le mani nella marmellata»
Nel suo post, nonostante la foto di Travaglio, Del Vecchio attacca in particolare Gomez «colto con le mani nella marmellata». Si tratta di un riferimento a un’indagine della Procura di Napoli, che ha ipotizzato l’esistenza di un sistema finalizzao a ottenere una copertura favorevole per UniPegaso attraverso rapporti con editori, concessionarie e direttori. Tra i 22 indagati figura appunto anche Gomez, così come il già citato Orfeo, in qualità di direttore di Repubblica, ruolo ricoperto fino a luglio.
Sono stati rimossi nella notte, nel Casertano e nel Salernitano, tutti i presidi degli autotrasportatori e degli agricoltori sulla rete autostradale in Campania. Sciolto dai manifestanti anche il presidio a Napoli, nella zona del varco Bausan. Ancora molti i distributori di carburante che mostrano il tutto esaurito mentre davanti alle pompe aperte si registrano lunghe file. Lento il ritorno alla normalità per i supermercati, rimasti completamente vuoti di gran parte dei prodotti e per i quali ora ricomincia l’approvvigionamento.
Rimossi i mezzi dai presidi anche nel Crotonese
Rimossi i presidi anche sulla Strada statale 106 nelle località di Passovecchio e Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese. La carreggiata è stata completamente liberata dai mezzi pesanti che da giorni stazionavano ai lati. I mezzi di trasporto, che dal 16 ottobre erano fermi, hanno ripreso a viaggiare regolarmente per rifornire di merci gli esercizi commerciali. Sulle rotatorie restano posizionati alcuni trattori, lasciati come presidio simbolico di un’agitazione al momento solo sospesa. L’allentamento della morsa fa seguito all’impegno assunto dai manifestanti dopo il colloquio con il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto. I rappresentanti della protesta hanno precisato che lo sblocco è un atto di responsabilità finalizzato a non penalizzare l’approvvigionamento cittadino, ribadendo che l’obiettivo resta la tutela economica delle aziende. Il comparto denuncia l’insostenibilità delle attuali condizioni operative, aggravate da pratiche commerciali ritenute sleali e da un rincaro del carburante stimato al 50 per cento in un solo anno. Il 27 ottobre è in programma un tavolo con il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini e, in assenza di risposte concrete, la mobilitazione verrà ripristinata.