La Chiesa di Salerno e il Vescovo Bellandi

Salvatore Memoli

Non entro nel merito delle problematiche amministrative della Diocesi di Salerno. La Chiesa da queste parti non é mai stata facile da gestire per i Vescovi, anzi a qualcuno ha dato molto da fare. Leggo di recente gli articoli che parlano di problemi concreti, descritti con una precisione tecnica e con un tono interrogativo che non é offensivo. Quando si evidenziano queste situazioni non c’é altro da fare che confrontarsi con la realtà e rispondere in modo conciso e rispettoso, piuttosto che in modo piccato. Sono tra coloro che, all’inizio del suo ministero, ritenevano un Vescovo di prima nomina non adeguato alla gestione di un’Archidiocesi Primaziale come Salerno che ha sempre avuto Pastori di seconda e terza nomina, con un’esperienza vasta e pragmatica. Dopo l’Arcivescovo Demetrio Moscato ( 22 gennaio1945-22 ottobre1968), gli Arcivescovi di Salerno hanno avuto sempre problemi nella gestione della Diocesi, un poco meno per Guerino Grimaldi per il quale si sentivano solo mugugni intestinali di parte del clero che si poneva serie domande sul patrimonio immobiliare, poi utilizzato per costruire il Seminario. Mons. Gaetano Pollio ne soffriva intimamente e confidava alle persone più vicine di non gradire “i conciliaboli di preti, nell’atrio del Palazzo”, Mons. Gerardo Pierro era più combattivo, tuttavia fu sommerso da lettere anonime contro la sua gestione che avevano come primi destinatari il Vaticano e il Nunzio Apostolico. Mons. Moretti ha camminato su percorsi difficili ed ha dovuto tener conto della non facile eredità della sede diocesana, forte della fiducia che Roma gli aveva garantito. Diciamo che in alcuni settori del clero salernitano esiste un rigurgito di bile pastorale che si scarica su tutte le scelte del Vescovo pro tempore e del suo staff. Cose comuni che hanno causato dispiaceri disumani! A Pollio causarono le dimissioni ( a Roma lo sapevano moribondo!), per fare posto a Guerino Grimaldi che aspirava da sempre alla sede Primaziale. Era stato Paolo VI a scartarlo, preferendo lo stimato missionario del PIME arcivescovo di Otranto, confidandogli di averlo scelto per Salerno, durante la Messa della notte di Natale, celebrata tra gli altiforni dell’Italsider di Taranto, il 24 dicembre 1968. Col suo arrivo a Salerno, Guerino Grimaldi dovette partire per Nola! Con la morte di Grimaldi, il 12 aprile 1992, si concretizzò il suo desiderio di avere come successore Mons. Gerardo Pierro che continuò il programma che gli era stato lasciato in eredità spirituale. Per Mons. Pierro gli strali e le inimicizie di parte del clero furono epiche, in una lotta senza risparmio che indebolì la figura di un pastore dinamico, instancabile lavoratore sebbene testardo realizzatore di cose non condivise. Mons.Bellandi, arrivato da Firenze, non ha avuto modo di conoscere il magma salernitano che é stato sempre vivo nella Chiesa a lui affidata. La sua esperienza, non poteva considerarsi tale, il suo incarico di Vicario Generale di Firenze, città, con ben altre caratteristiche, non poteva bastargli. D’altra parte la sua storia personale lo aveva legato agli studi teologici, con massima lode, cosa che non si é evidenziata molto a Salerno. Osservando le sue scelte di nominare un Vescovo Ausiliare, Mons. Bellandi ha giocato male di fioretto. Da un lato ha bruciato le tante aspirazioni di quelli che aspiravano allo zucchetto, dall’altro si é fatto dei nemici. Niente brucia più di una frustrazione! Purtroppo il numero degli aspiranti sembra da ultimo essere cresciuto e preme sulla Chiesa, in modo strisciante e subdolo, facendo male a chi capita! Bellandi farebbe bene a rispondere con toni fraterni a chi gli domanda conto della gestione di attività che rispondono alla logica dell’uso dello “sterco del diavolo”, quello che sporca sempre chi lo usa e rischia di coinvolgere comunque le qualità amministrative del Pastore. Deve tener conto che, alla fine, Roma asseconda gli scontenti e punisce il Pastore che non riesce a tenerli a bada! Mons. Bellandi non cerchi nella stampa i suoi nemici, guardi al suo interno ed individui chi fa più uso d’inchiostro e penne di galline per scrivere libelli accusatori che divulga con infido compiacimento. Mandi a lavorare nelle parrocchie i preti che fanno vita comoda e usi la massima rotazione in tutti gli incarichi concordando con tutto il clero i criteri da seguire. Se posso consigliargli ancora una cosa, faccia affidare una diocesi al suo Vescovo ausiliare e lasci libera questa postazione di lancio di carriera a cui molti aspirano. Come avvengono certe cose non interessa a molte persone, consideri una fortuna che i maldicenti non si siano soffermati su altre polemiche. Ponga fermo rimedio al suo interno, l’opinione pubblica non s’interessa se non alle pruderie di segreti che possono far male alla Chiesa. Il resto è ristoro per i conciliaboli di preti che s’immergono nei pettegolezzi di comodo ed usano tutte le strade per rafforzare le loro cattiverie.

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Salernitana, il patto della nduia tra Cosmi e Faggiano

di Marco De Martino

SALERNo – Cosmi chiama, Faggiano risponde: la salda sinergia tra il tecnico ed il ds sta per sortire gli effetti sperati dalla tifoseria granata. La Salernitana, infatti, è finalmente pronta a dare l’accelerata decisiva sul mercato. Entro Ferragosto, quindi poco prima dell’esordio ufficiale in Coppa Italia di C contro la Scafatese, la società granata dovrebbe piazzare altri quattro colpi che, di fatto, chiuderebbero il mercato, almeno in entrata. Sono imminenti gli annunci degli ingaggi dell’attaccante D’Ursi (nella foto) e del laterale Ciotti: gli accordi tra le parti sono stati trovati ed a breve dovrebbero arrivare le due ufficialità. Nelle ultime ore per il bomber del Sorrento si era fatto sotto prepotentemente lo Spezia ma il ds granata Faggiano, forte dell’accordo raggiunto da diversi giorni sia con il club costiero sia con il calciatore, è pronto a chiudere definitivamente l’affare anche grazie al placet arrivato dalla proprietà. Stesso dicasi per Ciotti, ormai da tempo messo in lista di sbarco dal Cosenza e pronto ad avvicinarsi a casa essendo nativo di Nocera Inferiore. Sistemate queste due trattative, Faggiano potrà stringere per altri due calciatori molto esperti che segue da tempo: si tratta del centrale Capuano e del mediano Vallocchia, rimasti svincolati dopo il fallimento della Ternana. Infine dovrebbero concretizzarsi le ultime cessioni che riguardano gli ultimi tre esuberi, Berra, Varone e Ghiglione. Berra è sempre conteso da Foggia e Ravenna, Varone potrebbe accasarsi di nuovo a Gubbio mentre Ghiglione alla fine dovrebbe rescindere. Non è saldissima nemmeno la posizione di Longobardi, chiuso dopo gli arrivi di Llano e Ciotti e seguito sempre da Pescara, Cerignola e Cosenza. Per Boncori, con l’arrivo di D’Ursi, potrebbe essere necessario il prestito: in pole position per lui c’è sempre il Barletta.

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Salernitano truffato di € 40.000 alle Poste di Nocera

Uno parte per una settimana di relax , si porta dietro il cellulare, le carte, il libretto postale. Tutto in regola, tutto in tasca. E invece no. Perché a Nocera Inferiore, a centinaia di chilometri di distanza, qualcuno ha deciso che quella settimana di vacanza era il momento perfetto per diventare — almeno sulla carta — Luigi ( nome di fantasia) . Salernitano, il signor Luigi se ne stava tranquillo all’albergo in toscana quando, il 6 agosto scorso, il telefono smette di funzionare. Un messaggio della Wind lo avvisa: qualcuno ha chiesto il cambio della SIM. «Ma come, se sono io?», pensa. Chiama il numero verde, fa bloccare tutto. Primo campanello d’allarme. Il signor Luigi in quelle ore non era solo un turista in vacanza. Era anche — a sua insaputa — un uomo d’affari con una Postepay Evolution nuova di zecca, aperta alle 11:40 del 6 agosto all’ufficio postale di Nocera Inferiore. Conferma l’avv. Manzo, esperto in diritto bancario a cui il sig. Luigi si è rivolto – che con un documento falso, qualcuno si è presentato allo sportello, ha aperto il conto a nome del suo assistito, e nel giro di poche ore ci ha fatto confluire 39.597 euro — rimborso buoni, estinzione del deposito Super Smart, tutto il malloppo. Poi è partito lo shopping. Anzi, lo shopping: 9.900 euro prelevati in contanti alla cassa 8 dello stesso ufficio postale di Nocera alle 14:49. Altri 900 euro spillati all’ATM di Boscoreale alle 16:19. Totale contante: 10.800 euro in tasca. L’avv. Mario Manzo del foro di Salerno, ci dice ancora che il bello — si fa per dire — deve ancora venire. Perché i truffatori, evidentemente persone di buon gusto, hanno pensato bene di festeggiare. Due bonifici da 4.990 euro l’uno. Uno a un ristorante di Napoli. L’altro a un parrucchiere di San Giorgio a Cremano. Perché dopo un colpo da quasi quarantamila euro, un taglio di capelli e una cena come si deve sono il minimo sindacale. Resta il fatto che sul conto truffaldino non ci rimane nulla . I soldi evaporati tra sportelli, bancomat, un piatto di spaghetti e una messa in piega. Il signor Luigi ha sporto querela ai Carabinieri per sostituzione di persona, frode informatica e accesso abusivo a sistema informatico. Ha anche inviato un reclamo formale a Poste Italiane, chiedendo il rimborso immediato e copia dei documenti usati dal truffatore per aprire la carta allo sportello. «Non ho mai smarrito le mie carte, non ho mai comunicato codici a nessuno — racconta —. Ero in vacanza. E intanto a Nocera Inferiore mi rubavano l’identità davanti a un impiegato postale». La vicenda pone più di una domanda: com’è possibile aprire una Postepay a nome di un’altra persona presentando un documento falso a uno sportello fisico? Dove sono finiti i controlli? E soprattutto: quanti altri «Luigi » stanno inconsapevolmente offrendo cene e pieghe a sconosciuti mentre se ne stanno in vacanza? Nel frattempo, il signor Luigi si è rivolto all’avv. Mario Manzo, esperto di diritto bancario e responsabile nazionale dell’ADUSBEF, l’Associazione per la tutela dei consumatori e degli utenti bancari. Ed è proprio l’avv. Manzo a ricostruire, con la precisione di chi ne ha viste troppe, l’esatta dinamica della «simpatica» truffa. «Il meccanismo è tanto semplice quanto spietato — spiega Manzo —. Primo passo: il SIM swap. I truffatori si presentano in un punto vendita della compagnia telefonica con un documento d’identità contraffatto e chiedono la sostituzione della SIM. L’impiegato gliela consegna. Da quel momento tutto l’SMS che arriva al numero del signor Luigi — codici di verifica, notifiche bancarie, autorizzazioni — finisce dritto dritto sul cellulare dei malviventi. Secondo passo: avendo in mano il numero, accedono all’app di Poste Italiane e prendono il controllo dell’account, associandolo al loro dispositivo. Terzo passo: si presentano fisicamente all’ufficio postale di Nocera Inferiore — documenti falsi alla mano — e aprono una Postepay Evolution intestata alla vittima. Quarto passo, quello finale: dal libretto smart al nuovo conto fraudolento trasferiscono tutto il disponibile — rimborso buoni, estinzione deposito, trentanovemilacinquecentonovantasette euro. Poi è solo un bancomat e un paio di bonifici, ed è fatta.» «Il vero dramma — prosegue l’avv. Manzo — è che qui non siamo di fronte a un hackeraggio informatico sofisticato. Qui siamo di fronte a un impiegato di Wind che non controlla un documento e a un impiegato postale che apre un conto a uno sconosciuto senza verificare l’identità. Due varchi umani in una procedura che dovrebbe essere blindata. Il mio assistito era in vacanza , aveva le sue carte in tasca, eppure qualcuno a centinaia di chilometri di distanza è diventato lui. Per due giorni.» CONSIGLIO DELL’AVV. Mario MANZO L’appello è chiaro: 1) «Attivate SEMPRE gli alert via SMS, email o notifiche su ogni movimento dei vostri conti ; 2) Se il telefono smette improvvisamente di funzionare senza motivo, non sottovalutate il segnale ; 3) Conservate sempre una prova della vostra posizione geografica( scontrini, pedaggi autostradali, ecc.); 4) Bloccare subito le carte , sporgere querela entro max 48 ore ed inviare reclamo alla banca tramite Pec. 5) Non accontentatevi di rimborsi parziali : la legge prevede il rimborso integrale delle operazioni bancarie e postali non autorizzate.

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Gino Sarli, La radio, il mio grande amore

di Gino Sarli

Andavo ancora a scuola quando ascoltai i primi programmi trasmessi in F.M. per anni quel tasto F.M. che che c’era sul apparecchio non lo avevo mai premuto all’improvviso lo scoprii e cominciai a seguire i primi programmi delle emittenti salernitane. In particolare ricordo che provai una grande emozione nell’ascoltare voci di persone che conoscevo che intervenivano telefonicamente durante le dirette. Fui talmente atratto da questi programmi che immediatamente decisi di voler diventare conduttore radiofico. Mi recai subito a Radio Panorama che era ubicata nella zona alta di Salerno,dalle parti di Giovi, ed mi candidai ad essere un loro speaker. Conobbi il direttore della radio il grande attore Franco Angrisano che mi accolse con gentilezza dandomi subito alcune lezioni di dizione francobollo si dice cosi’ cielo si dice cosi’’ ecc.ecc. Ero emozionato al suo cospetto. Proposi n programma basato sul baratto di cose tra gli ascoltatori del tipo offro una bicicletta in cambio di attrezzature per sciareinsomma cose del genere.Il programma all’inizio ebbe successo ma esssendoci telefonate in diretta dopo un po’ arrivarono i buontemponi che cominciarono a dire parolacce in diretta tanto per divertisi. Come si puo’ immaginare il programma fu sospeso. Non mi persi d’animo ed andai a propormi a Radio Salerno City parlado coi proprierari Peppe Pompamea e Peppe Martino allora titolare della nave Concord. Fui accolto con grande simpatia e cominciai a condurre i famosi “Notturni” ovvero trasmissioni in diretta dalle 22.00 alle 01 con musica giochi quiz con ricchi premi.Fui preso a ben voler dai propietari che dopo un po’ mi afffidarono la direzione dei programmi e la gestione dei collaboratori. Nel mio palazzo abitava Teodoro Maffia che mi chiese di venire con me alla radio durante i notturni. Di Teodoro vi parlero’ tra poco non prima di parlarvi del mio programma di successo e cioe’ del “Cruciverba” radiofonico che ogni giorno premiiava il primo radioascoltatore che completava lo schema. Dopo un po’ la mia idea la ritrovai alla RAI ad opera di Gianni Boncompagni che era regista famoso di programmi televisivi con il “Crucuciverbone” televisivo. Siamo arrivati ai primi anni 80’e con il mio amico Teodoro Maffia e con il noto presentatore dell’epoca Nino Senatore fondammo Radio Bussola 24 che prendeva il nome dell’agenzia pubblicitaria di Nino Senatore a cui aggiungemmo il 24 perche’trasmettere 24 h su 24 era una grande novita’. Raccontarvi di Radio Bussola 24 tuttora la prima radio di Salerno e’ superfluo vi dico solo che partimmo con una sola frequenza ed in pochi anni se ne aggiunsero tante. Il nostro primo direttore responsabile della testata giornalistica fu Franco Simonetti che dopo aver lavorato a Telecolore ha fatto cose importanti a Rai 3. Abbandonata la conduzione di pprogrammi di intrattenimento dopo l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti mi sono dedicato alla informazione della radio cimentandomi anche in radiocronache dirette dell’amata Salernitana spesso in collaborazione col maestro Tommaso D’Angelo.Per raccontarvi 20 anni di attivita’ radiofonica che ho smesso nel 2012 mi ci vorrebbe un libro ma scrivere queste poche righe mi ha riportato con gioia indietro nel tempo e di questo ringrazio ”Cronache”.

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Forza Italia. L’intervento del candidato Carrazza

di Alessandro Carrazza*

In questi giorni sento parlare continuamente di numeri, iscritti, firme, percentuali, regolamenti. Sono aspetti certamente importanti e le regole vanno rispettate da tutti. Ma continuo a pormi una domanda molto semplice: dov’è la politica? Mi candido alla segreteria regionale di Forza Italia perché penso che questo congresso debba essere soprattutto l’occasione per tornare a discutere di idee, territori, problemi e soluzioni. Non mi interessa un partito nel quale qualcuno decide e gli altri vengono informati. Voglio un partito che discuta, ascolti e condivida. E la prima questione, proprio per questo, è la trasparenza. Faccio parte del Coordinamento provinciale di Salerno e credo sia legittimo chiedere: quante volte è stato realmente riunito per discutere e condividere le decisioni politiche? Quante volte siamo stati chiamati a confrontarci sulla linea del partito, sulle scelte territoriali, sulle priorità? Lo ha sottolineato anche il presidente provinciale Pasquale Aliberti: abbiamo bisogno di restituire vita agli organismi del partito. Un coordinamento non può esistere soltanto sulla carta. La partecipazione non può essere invocata soltanto quando servono firme, tessere o voti. Deve essere il metodo quotidiano con cui si costruisce una comunità politica. Un partito liberale non teme il confronto: lo cerca. Non restringe gli spazi di discussione: li allarga. Da qui vorrei partire. E queste sono soltanto alcune delle prime idee sulle quali intendo confrontarmi, ascoltando suggerimenti, proposte e anche critiche da chi vive quotidianamente i territori. La prima grande questione riguarda le aree interne della Campania, troppo spesso dimenticate. Non possiamo accettare una regione che procede a due velocità, con territori progressivamente svuotati di servizi, opportunità e giovani. Dobbiamo riportare le aree interne al centro dell’agenda regionale, partendo da infrastrutture, mobilità, sanità, scuola, servizi e sviluppo economico. Dobbiamo avere il coraggio di sostenere con forza i grandi progetti infrastrutturali, a cominciare dall’Alta Velocità, perché collegare meglio i territori significa creare sviluppo, attrarre investimenti e ridurre le distanze sociali ed economiche. Ma la nostra proposta per la Campania deve andare molto oltre. Ambiente, scuola, sanità, cultura, turismo e lavoro devono diventare i pilastri di un progetto regionale. E sopra ogni cosa deve esserci una grande emergenza generazionale: fermare l’emigrazione dei nostri giovani. Ogni ragazzo che lascia la Campania non per scelta ma perché qui non trova una prospettiva rappresenta una sconfitta per tutti noi. La politica deve tornare a creare le condizioni perché partire sia una possibilità e non una necessità. Sulla sanità dobbiamo avere il coraggio di avanzare proposte concrete. La prima emergenza sono le liste d’attesa. Se abbiamo investito risorse pubbliche in apparecchiature diagnostiche costose, quelle apparecchiature devono lavorare molto più a lungo: anche il pomeriggio, la sera e il sabato, arrivando dove necessario fino alle ore 22. Dobbiamo partire da un principio semplice: prima di acquistare all’esterno una prestazione che il sistema sanitario pubblico è nelle condizioni di produrre, dobbiamo mettere il pubblico nelle condizioni di funzionare a pieno regime. Per questo propongo un grande piano regionale per l’abbattimento delle liste d’attesa, utilizzando maggiormente le prestazioni aggiuntive del personale sanitario, rafforzando gli organici e valutando forme di reclutamento flessibili consentite dalla normativa per rispondere alle carenze temporanee. Dobbiamo offrire opportunità ai giovani medici e utilizzare ogni strumento previsto dalla legge per recuperare professionalità ed esperienza laddove manchino specialisti. Il privato accreditato e l’intramoenia possono rappresentare strumenti di tutela del cittadino quando il servizio pubblico non riesce a garantire la prestazione nei tempi previsti, ma la risposta strutturale alle liste d’attesa deve essere il rafforzamento della capacità del servizio sanitario pubblico. La sanità campana non può essere un sistema nel quale chi può permetterselo paga e fa subito un esame e chi non può permetterselo aspetta mesi. Il tempo di una diagnosi non può dipendere dal reddito del paziente. E c’è un tema che considero particolarmente importante: la prevenzione oncologica femminile. Non possiamo limitarci ad accettare passivamente soglie anagrafiche e procedure. Se la comunità scientifica ci dice che la diagnosi precoce è decisiva nella lotta contro il tumore al seno, la Regione deve lavorare per ampliare concretamente l’accesso alla prevenzione e alla diagnostica, anche per le donne più giovani che oggi rischiano di doversi rivolgere esclusivamente al privato. La prevenzione non può dipendere dal reddito o dalla possibilità economica di una famiglia. Questi sono temi politici. Questo dovrebbe essere il nostro congresso. Non una conta tra persone, ma un confronto tra idee. Non una battaglia per occupare una segreteria, ma una discussione su quale Forza Italia vogliamo costruire e soprattutto su quale Campania immaginiamo per i prossimi dieci anni. Per questo non considero queste riflessioni un programma chiuso. Sono un punto di partenza. Voglio ascoltare amministratori, dirigenti, iscritti, giovani, professionisti, imprenditori, associazioni e cittadini. Voglio raccogliere idee anche diverse dalle mie, perché un programma serio non nasce dentro una stanza e non viene consegnato dall’alto: si costruisce insieme. Mi auguro allora che nelle prossime settimane si parli meno di chi controlla quanti iscritti, di chi possiede più firme o di quale schieramento abbia qualche numero in più, e molto di più di sanità, lavoro, giovani, infrastrutture, ambiente, scuola, turismo, cultura e aree interne. Perché alla fine del congresso qualcuno sarà certamente eletto segretario regionale. Ma la vera domanda è un’altra: il giorno dopo, Forza Italia avrà qualcosa di nuovo e di importante da dire ai cittadini della Campania? È su questo che voglio confrontarmi. È da qui che voglio partire.

*candidato alla segreteria regionale e storico dirigente azzurro nel Vallo di Diano

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Capaccio-Paestum, la frana dell’esproprio investe Paolino

di Antonio Manzo

Ora tutti vogliono salvare Capaccio-Paestum dallo scioglimento anticipato del Comune, già al centro di una inchiesta con l’arresto del sindaco, di consiglieri comunali e imprenditori locali. Fatto è che il successore di Franco Alfieri, l’avvocato amministrativista Gaetano Paolino rischia di essere investivo da una frana che da ben 25 anni, con il passar degli anni, è stata lasciata lentamente smottare. E che ora finisce sulle spalle di un sindaco già pericolante che vorrebbe tentare di definire la controversia con un accordo transattivo. Cioè chiudere il ventennale caso giudiziario per le aree occupate per la realizzazione delle case popolari zona Rettifilo riconoscendo ai proprietari circa 8 milioni di euro (secondo quanto si apprende) riducendo così dall’originario debito di 14 milioni (più interessi) ad una pur ragguardevole cifra ma ampiamente decurtata. Ora si tratterebbe di versare immediatamente due milioni di euro e poi rateizzare l’indennizzo per 1 milione l’anno nei futuri esercizi finanziari. Questo è ancora nel libro dei sogni che non potrà diventare realtà, dato che il consiglio comunale non è neppure in grado di deliberare sul riequilibrio finanziario secondo i tempi prescritti dalla legge per evitare lo scioglimento. La situazione è incandescente. La politica si ribella ai tecnici. Strappa il libro dei sogni la consigliera “pentita” Adele Renna, esperta agente di viaggio che, dopo 14 mesi, consiglia da esperta del turismo a Paolino un cambio di passo. Adele Renna potrebbe tornare in consiglio se Paolino dovesse nominarla assessore in quota Pd ma a lei dovrebbe subentrare l’aspirante consigliere Giovanni Cirone. Giova ricordare che Renna conosce bene la pratica delle aree oggetto di esproprio in quanto il marito architetto Eugenio Guglielmotti fu protagonista,15 anni fa di quella stagione e delle clamorose denunce sui conflitti di interessi secondo il redigendo PUC firmato da Francesco Forte. È la frana di un maxi esproprio di terreni privati per la costruzione di case popolari Iacp Futura solo occupati di urgenza e mai pagati ai legittimi proprietari, solo un primo acconto nel 2010 che dopo un anno finì in un contenzioso civile promosso dai privati contro il Comune. Tira oggi, passa domani, tra incarichi professionali agli avvocati del Comune assoldati per far valere le ragioni dell’ente e commissioni consiliari speciali inutilmente convocate e un commissario ad acta nel 2019 dal TAR al giudice ordinario, fino alla Cassazione per la quantificazione dell’indennizzo oggetto dell’attuale transazione. Debito finito poi tra i contenziosi ereditati dalla Iacp Futura fallita miseramente grazie a giochi politici e imprenditoriali. Naturalmente il commissario ad acta non poteva che rimettere ordine nelle carte nella vertenza al tempo promossa da Guido, Gennaro, Amelia e Maria D’Alessio. I primi tre proprietari successori in contenzioso contro Comune e Iacp; la quarta, Maria D’Alessio, proprietaria di un terzo dei terreni espropriati non pagati, ricorre al Tar. Risulta difficile comprendere come si sia arrivati all’attuale indennizzo in considerazione del fatto che nel fu riconosciuto un valore per i terreni di 541.727,31 che Iacp Futura avrebbe pagato solo 480mila euro. Ma la mancata definizione della vertenza, il trascorre del tempo, procura evidentemente legittime pretese economiche più elevate rispetto al saldo originariamente previsto. Questa è, in fondo, una storia italiana, nella quale diventa doveroso al termine individuare e attribuire con certezza responsabilità politico-amministrative dopo oltre vent’anni di atti, contenziosi e passaggi istituzionali. Va detto con chiarezza che procedure di esproprio trascinate per decenni e controversie originate da atti amministrativi incerti o incompleti non rappresentano un’eccezione nel panorama degli enti locali italiani. E in casi come questo resta persino il dubbio che, alla fine, il costo delle cause, degli indennizzi e delle transazioni possa arrivare a pesare sulle casse pubbliche quanto, se non più, dell’opera che su quelle aree doveva essere realizzata. A Capaccio Paestum il tema assume oggi un significato politico ancora più ampio. Espropri e accordi transattivi incidono inevitabilmente sulla gestione finanziaria di un Comune chiamato contemporaneamente ad affrontare scelte decisive sul futuro del territorio. Su tutte il PUC, uno strumento atteso da decenni e passato nel tempo attraverso il lavoro e le impostazioni dei tecnici Ayraldi, Forte e, da ultimo, Carrozza. È qui che una vicenda iniziata nei primi anni Duemila incontra l’attualità: chiudere le partite lasciate aperte dal passato senza consentire che continuino a sottrarre risorse e capacità decisionale e finanziarie alle scelte urbanistiche che Capaccio Paestum deve ancora compiere. Sarà ora compito dell’Ing. Renato Carrozza rendicontare tutti i presunti conflitti d’interesse insieme all’Ing. Responsabile dell’Ufficio Tecnico Roberta Scovotto riferendo al sindaco tutte le eventuali anomalie incontrate nella redazione del PUC.

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Fonderie Pisano, ieri incontro con l’Asl

Si è concluso poco dopo le 19 di ieri l’incontro richiesto dalla Fiom Cgil, insieme alla Rsu delle Fonderie Pisano, con l’Asl di Salerno in vista della Conferenza dei servizi in programma il prossimo 26 agosto, che potrebbe consentire allo stabilimento di via dei Greci di riprendere l’attività lavorativa. Anche questo incontro, come quelli già svolti la scorsa settimana con il Comune di Salerno, l’Assessorato alle Attività Produttive della Regione Campania e il Dipartimento Arpac di Salerno, ha registrato il convinto apprezzamento dell’organizzazione sindacale per il pronto riscontro alla richiesta formalizzata e per l’attenzione e la sensibilità dimostrate rispetto alle questioni del lavoro e del futuro delle oltre cento maestranze del gruppo Fonderie Pisano di Salerno. «Anche oggi abbiamo avuto la possibilità di esporre più nel dettaglio la condizione di tanti lavoratori e delle loro famiglie e quanto saranno importanti le scelte che verranno assunte in merito al progetto di decarbonizzazione dell’opificio di Fratte, che sarà discusso il prossimo 26 agosto, soprattutto in vista dell’auspicato investimento da realizzare in un’altra area idonea. Abbiamo ribadito che il progetto a Fratte ci convince, sia per la possibilità di salvaguardare, in tempi compatibili, salute e lavoro, sia per la prospettiva futura che, diversamente, ci metterebbe di fronte al baratro della cessazione dell’attività e della disoccupazione», ha dichiarato la segretaria della Fiom Cgil, Francesca D’Elia. La sindacalista ha inoltre anticipato che l’azione sindacale proseguirà il 18 agosto con un’assemblea aperta, in programma dalle 11.30 alle 13.30 presso lo stabilimento di via dei Greci. «Sarà un’occasione per rendere ulteriormente note a tutti le problematiche che stiamo affrontando, fare il punto sulle iniziative sindacali in corso e su quelle programmate, nonché sulle prospettive che rivendichiamo di raggiungere. In questa occasione abbiamo anche chiesto alla proprietà la possibilità, per coloro che fossero interessati, di visitare le parti dello stabilimento già interessate dalla dismissione dei vecchi impianti a carbone per fare spazio ai nuovi forni elettrici, così come previsto dal progetto attualmente in valutazione e che sarà discusso nella Conferenza dei servizi del 26 agosto. L’azienda ci ha già confermato la disponibilità alla visita e invitiamo tutti gli interessati a partecipare», ha aggiunto D’Elia. Intanto, le associazioni “Salute e Vita” e “Medicina Democratica” tornano a chiedere con urgenza un incontro al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, in merito al procedimento di riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) delle Fonderie Pisano. La richiesta, già inviata e protocollata lo scorso 13 luglio, è rimasta finora senza riscontro. La situazione, secondo le associazioni, si sarebbe ulteriormente aggravata dopo la recente presentazione, da parte delle Fonderie Pisano, delle integrazioni documentali relative al riesame dell’Aia, procedimento avviato in ottemperanza alla sentenza del Consiglio di Stato del 14 maggio scorso. «Se l’amministrazione comunale ha già ricevuto una delegazione di lavoratori, è indispensabile che venga aperto con pari urgenza un confronto anche con i residenti», dichiara il presidente di “Salute e Vita”, Lorenzo Forte. «Sono decenni che le famiglie della Valle dell’Irno vivono in un territorio gravemente compromesso dalla presenza dello stabilimento. Lo ha ribadito anche la Corte europea dei diritti dell’uomo con la sentenza del 6 maggio 2025. Ora serve parlare di salute pubblica e del futuro di chi abita questo territorio», aggiunge Paolo Fierro, vicepresidente di “Medicina Democratica”. Le associazioni ricordano inoltre che, fin dal 2006, il Comune di Salerno, prima con il Piano regolatore generale e poi con il Piano urbanistico comunale, ha destinato quell’area a zona di trasformazione residenziale e commerciale. Negli ultimi vent’anni tale previsione urbanistica avrebbe trovato piena attuazione con la realizzazione della Clinica del Sole, del centro commerciale “Le Cotoniere” e di nuove abitazioni. «Chiediamo con forza che il Comune faccia rispettare e applichi integralmente il proprio strumento urbanistico vigente», conclude Forte. Per ribadire pubblicamente la propria posizione e sollecitare un confronto immediato anche in vista della Conferenza dei servizi del 26 agosto, le associazioni annunciano che martedì 18 agosto si terrà un presidio-conferenza stampa sotto i portici del Comune di Salerno.

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Un solo chirurgo,, esplode il caso Pediatria

Un corridoio affollato, i minuti che scorrono lenti e diversi bambini con le vesciche piene d’acqua per un’ecografia, costretti a un’attesa prolungata e spossante. È l’amara fotografia scattata la scorsa settimana presso l’ambulatorio di Chirurgia pediatrica – settore urologico – dell’ospedale “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona” di Salerno. I disagi per i piccoli pazienti e per le loro famiglie si sono concretizzati quando si è reso evidente un grave shortage d’organico: un solo chirurgo pediatrico si è trovato a dover dividere le proprie mansioni, in contemporanea, tra l’attività in sala operatoria e le visite ambulatoriali già programmate. Il risultato è stato un ritardo accumulato di oltre un’ora per chi aspettava il proprio turno in corsia, con tensioni e disagi per le famiglie. Non si tratta, peraltro, di un episodio isolato: criticità del tutto analoghe si erano già verificate nel mese di luglio, segnalando un problema strutturale non più rinviabile. Sulla vicenda è intervenuto con fermezza Mario Polichetti, responsabile nazionale del dipartimento Salute dell’Udc, che ha denunciato senza mezzi termini la gestione della struttura: “È inaccettabile che in una struttura di rilievo come l’ospedale di Salerno ci si trovi di fronte a situazioni del genere. Costringere i bambini e i loro genitori ad attese estenuanti, specialmente quando sono previsti esami delicati come le ecografie che richiedono una preparazione specifica, dimostra una profonda mancanza di organizzazione e di rispetto per l’utenza”. Polichetti ha poi proseguito sottolineando il carico insostenibile sui medici e la ripetitività del disservizio: “Un solo pediatra non può fare i miracoli dividendosi tra la sala operatoria e i reparti ambulatoriali. Non è la prima volta che accade: già a luglio avevamo assistito a scene identiche. La dirigenza dell’azienda ospedaliera deve intervenire immediatamente per potenziare l’organico e riorganizzare i turni. Non si può continuare a scaricare il peso delle carenze gestionali sul personale medico e, soprattutto, sui piccoli pazienti”.

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Salerno. Addio a Mamma Rosa, anima granata del Vestuti

Salerno piange la scomparsa di Rosa Cimino, moglie di Gennaro Catalano, storico custode dello stadio “Donato Vestuti”. Con lei se ne va una donna che per generazioni di salernitani è stata molto più di una semplice presenza. Mamma Rosa era un volto familiare, una figura autentica e indissolubilmente legata alla storia del Vestuti e alla passione per la Salernitana. La sua vita è stata vissuta accanto a quello stadio che, per tanti salernitani, non è mai stato soltanto un impianto sportivo. Il Vestuti è stato casa, punto di riferimento, luogo di incontri, di emozioni e di ricordi. E Rosa, insieme al marito Gennaro, ne è stata per anni una parte viva e preziosa. In tanti la ricordano affacciata alla terrazza del Vestuti, con quello sguardo che sembrava accompagnare ogni partita, ogni allenamento, ogni generazione di calciatori e di tifosi. Da quella terrazza ha visto scorrere la storia della Salernitana e della nostra città, condividendone gioie, delusioni, speranze e quella passione granata che a Salerno non è semplicemente tifo: è appartenenza. Mamma Rosa rappresentava una Salerno vera, popolare, genuina. Una di quelle persone che, senza mai cercare il centro della scena, finiscono per diventare parte della memoria collettiva. Il suo nome resterà legato per sempre a quello di Gennaro Catalano, al Vestuti e a tutti coloro che hanno avuto la fortuna di incrociare il suo cammino. Oggi la comunità granata perde una presenza cara, ma il ricordo di Mamma Rosa continuerà a vivere nei racconti di chi l’ha conosciuta, nei ricordi dei tifosi e soprattutto in quelle immagini del Vestuti che appartengono alla storia più bella e autentica di Salerno. Perché ci sono persone che non hanno bisogno di essere protagoniste per diventare leggenda. Ciao Mamma Rosa. Il tuo posto, affacciata alla terrazza del Vestuti, resterà per sempre lì: nel cuore di Salerno, accanto alla tua Salernitana. Ai familiari, in questo momento di dolore, giunga il più sincero e affettuoso cordoglio. La funzione religiosa sarà celebrata Martedì 11 Agosto 2026 alle ore 9.30 nella chiesa dell’Immacolata (piazza San Francesco).

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Star Trek: Noah Wylie sarà James Kirk per un giorno

Noah Wylie sarà James Kirk per un giorno

Il 30 agosto Noah Wylie e altri attori della serie The Pitt saranno per una sera l'equipaggio dell'Enterprise, in un evento di beneficienza per festeggiare i 60 anni della Writers Guild

La Writers Guild, l'associazione americana degli sceneggiatori di cinema e tv, e Star Trek hanno una cosa in comune: quest’anno festeggiano il loro 60° anniversario. Gene Roddenberry stesso è stato uno dei primi membri del consiglio direttivo. In occazione di questo doppio anniversario i membri del cast della serie medica di HBO Max, The Pitt, terranno una lettura dal vivo di un episodio della serie classica di Star Trek come raccolta fondi a favore della Guild Foundation. Il reading avverà il 30 agosto e riguarderà il primissimo episodio mai andato in... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 10 agosto 2026 - articolo di S*

L’Iran annuncia: «C’è l’accordo con l’Oman su Hormuz»

Iran e Oman hanno trovato un accordo «sulle coordinate geografiche del corridoio di navigazione» nello stretto di Hormuz. Ad annunciarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, citato dall’agenzia Isna. «Le coordinate geografiche della rotta presa in considerazione dalle parti sono state concordate e, se alcune parti terze non ostacoleranno il processo, la dichiarazione congiunta dei due Paesi, comprendente le principali considerazioni e i punti concordati, è anch’essa nella fase di esame e redazione finale», ha spiegato. Secondo un alto funzionario citato da Al Arabiya e Al Hadath, i due Stati hanno definito le linee generali di un’apertura temporanea dello stretto, in attesa di quella definitiva. L’annuncio potrebbe arrivare nei prossimi giorni, dopo il via libera del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. L’accordo proposto avrebbe durata di 60 giorni e punterebbe a ripristinare la navigazione e a sbloccare la situazione, propedeutico a negoziati tecnici. Nella proposta, le unità in entrata utilizzerebbero il canale di navigazione più vicino all’Iran, mentre quelle in uscita quello più vicino all’Oman. Il canale centrale sarà oggetto di discussione successiva, subordinata alle operazioni di sminamento e alle procedure tecniche necessarie, alle quali potrebbero partecipare anche attori regionali.

Si riaccende lo scontro tra Forza Italia e Via Arenula: cosa è successo

Una mossa di Forza Italia ha riacceso lo scontro tra il partito guidato da Antonio Tajani e il Ministero della Giustizia. Quale? La richiesta e l’ottenimento, da parte degli azzurri, di un’indagine conoscitiva sullo stato delle carceri del nostro Paese. Tra i principali promotori il deputato Tommaso Calderone, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, accusato ironicamente da Giusi Bartolozzi – ex capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio nonché ex forzista – di essere passato all’opposizione.

«Sovraffollamento, suicidi, organici ridotti, Polizia Penitenziaria esemplare ma insufficiente, attività criminali così come, anche, segnalate dal Procuratore della Repubblica di Palermo necessitavano di un immediato intervento da parte della Politica», ha scritto Calderone sui social, spiegando che «per queste ragioni Forza Italia ha chiesto una tempestiva Indagine che è stata deliberata alla unanimità» dall’Ufficio di Presidenza della Commissione Giustizia della Camera dei deputati. In una nota , firmata dal capogruppo alla Camera Enrico Costa, e dai deputati in commissione Davide Bellomo, Pietro Pittalis e dallo stesso Calderone, si legge che spiegato che «la proposta ha l’obiettivo di acquisire dati certi sul sistema carcerario italiano: dal sovraffollamento, che a giugno 2026 ha raggiunto, secondo i dati del Dap, un tasso del 139,5 per cento, allo stato di avanzamento del programma di edilizia carceraria; dalle modalità di espiazione della pena al fenomeno dei suicidi; infine, alle condizioni di lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria e di quanti operano nelle carceri».

La replica piccata di Bartolozzi all’iniziativa annunciata da Calderone

«Forse l’onorevole Calderone è passato all’opposizione e non me ne sono accorta…», ha replicato Bartolozzi, capa di gabinetto di Nordio fino al 24 marzo 2026, quando ha lasciato l’incarico a causa della vicenda giudiziaria legata al rimpatrio del generale libico Almasri (è indagata per false dichiarazioni al pubblico ministero). Nel suo post, Bartolozzi – oggi consigliera giuridica di Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei e il Pnrr – ha taggato sia Nordio che l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, che aveva la delega alle carceri.

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea

Matteo Renzi ha annunciato le date e il tema della prossima Leopolda, l’ultima prima delle elezioni politiche previste nel 2027: il convegno annuale ideato dal leader di Italia Viva si terrà dal 2 al 4 ottobre, come sempre a Firenze, e – sulla scia del film Odissea di Christopher Nolan – «sarà dedicata a Itaca».

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Il messaggio nell’ultima enews prima delle ferie

Questo il messaggio di Renzi versione Ulisse nell’ultima enews prima delle vacanze: «Sono felice di annunciare che la prossima LEOPOLDA sarà dedicata a ITACA. A riprenderci Itaca, a riconquistare Itaca, a ritrovare Itaca. A ritornare a Itaca. Quando vedrete il programma sarà più chiaro perché abbiamo scelto di usare la metafora di Itaca come ambientazione per le nostre riflessioni e per le nostre proposte. Ci vediamo il 2-3-4 ottobre a Firenze».

Gli elogi al film di Nolan visto al cinema

Curiosità: il 18 luglio Renzi aveva dedicato un post social a Odissea, elogiando la pellicola appena uscita nelle sale, basata sull’omonimo poema epico di Omero. «Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno», aveva scritto l’ex premier, aggiungendo: «Ma è un film bellissimo sull’uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film».

Usa, Meta multata per 567 milioni di dollari per danni ai minori

Un tribunale del New Mexico, negli Stati Uniti, ha condannato Meta al pagamento di una multa da 567 milioni di dollari (quasi 500 milioni di euro) per non aver avvertito correttamente gli utenti dei pericoli che i minori corrono sulle sue piattaforme (Facebook, Instagram e WhatsApp), soprattutto riguardo ai predatori sessuali online e all’esposizione a materiale sessualmente esplicito. Si tratta della sanzione più alta mai ricevuta dalla società legata a questioni sulla sicurezza dei minori. Il giudice che ha emesso la sentenza ha detto di ritenere che Meta rappresenti «un danno per il pubblico» paragonabile all’inquinamento atmosferico, ordinando all’azienda di istituire un fondo per ridurre i rischi per i minori e adottare alcune misure per la loro tutela. Tra queste l’introduzione di un sistema per limitare il tempo trascorso su Facebook e Instagram dagli utenti minorenni all’interno del New Mexico, l’occultamento del numero di like ricevuti dai contenuti da loro condivisi e l’introduzione di materiali informativi sui rischi per chi utilizza le piattaforme. Durante il processo, è emerso che Meta ha in più occasioni violato la legge del New Mexico sulla correttezza delle pratiche commerciali e sulla tutela dei consumatori per il modo in cui gli algoritmi delle sue piattaforme indirizzano gli utenti verso contenuti considerati pericolosi per i minori.

Propaganda per l’Isis, arrestato per terrorismo un 16enne residente nel Comasco

Un 16enne italiano di origini straniere, residente nel Comasco, è stato arrestato con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione all’odio razziale e religioso. Il giovane, incensurato, è stato rintracciato e fermato in provincia di Grosseto, dove si trovava in vacanza con la famiglia. L’operazione è nata da una segnalazione dell’Aisi nei confronti di un utente registrato su una piattaforma di instant messaging che, attraverso diversi profili, diffondeva contenuti di propaganda di matrice jihadista. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di ricondurre tutti i profili al giovane indagato, che finora non era mai stato individuato in ambienti radicali.

Cosa è emerso dalla perquisizione dei dispositivi informatici del giovane

La Digos di Milano ha quindi eseguito un decreto di perquisizione personale e informatica nei confronti del giovane, che ha confermato il forte livello di radicalizzazione del ragazzo. Dai file sequestrati sono emersi propaganda jihadista e suprematista (con video di esecuzioni e sessioni di addestramento), ammissioni dirette (in alcune chat rivendicava il proprio sostegno all’Isis) e anche un filmato filmato in lingua russa (idioma noto al giovane) firmato dallo Stato Islamico per la creazione di un ordigno artigianale. Il 16enne, che partecipava a chat piene di contenuti non solo jihadisti, ma anche neonazisti e antisemiti, per coprire le sue tracce e accedere ai siti ufficiali di propaganda di Daesh utilizzava reti VPN e strumenti di offuscamento dei dati.

Iran, giallo sulle condizioni di Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo di Teheran dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele che hanno ucciso suo padre e predecessore, Ali Khamenei, e in cui lui stesso è rimasto gravemente ferito. Lo scrive il sito web di opposizione IranWire, citando due fonti anonime vicine all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian. Non solo: «Nelle più alte sfere del regime circolano voci secondo cui Khamenei si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro», ha detto una delle due fonti.

Dal raid che ha ucciso il padre è diventato un fantasma

Da quando è diventato Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei non ha mai fatto alcuna apparizione pubblica. Sono state diffuse dichiarazioni attribuite al leader della Repubblica Islamica, ma senza registrazioni video o audio. Dal raid che ha ucciso il padre, Khamenei è praticamente diventato un fantasma, comunicando con i vertici dello Stato esclusivamente attraverso una rete di intermediari. Lo stesso Pezeshkian, nel corso di un’intervista trasmessa di recente dalla televisione di Stato, ha ammesso apertamente che al momento l’interazione con Khamenei è «molto difficile».

Sparatoria in una scuola in Thailandia, almeno sei morti e 15 feriti

Strage in una scuola in Thailandia, dove uno studente ha ucciso almeno sei persone tra cui tre insegnanti e tre studenti. Secondo un comunicato della polizia, prima ha ucciso i suoi nonni, usando la pistola del nonno, poi si è recato in un istituto a nord di Bangkok aprendo il fuoco contro i presenti. Il sospettato è un adolescente di 14 anni. Durante la sparatoria ha ferito anche 15 persone, di cui due sarebbero in condizioni “critiche”, prima di togliersi la vita.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione

Ma se il duello non ci fosse? Se non esistesse alcun duello? Se lo scontro Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura e in realtà non ci fosse alcun vincitore, perché tanto sono tutti d’accordo? Se l’epica linea di frattura nel campo largo fosse solo testardamente apparecchiata? I riformisti del Pd ne sono convinti: non è Giuseppe Conte ad avere in pugno il centrosinistra, ma è Elly Schlein a essere naturalmente d’accordo con quello che dice l’alleato. Certo, la segretaria non dice che la guerra è scoppiata per colpa degli ucraini e della NATO, riconosce aggressore e aggredito, ma nel posizionamento «sì alla difesa comune europea, no al riarmo dei singoli Stati» ha trovato una comfort zone che le consente di convergere con Conte e i Sussi & Biribissi della sinistra italiana, Bonelli e Fratoianni

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Se il sostegno a Kyiv è solo a parole

In fondo nella risoluzione campolarghista sbarcata in Parlamento questa settimana, durante le comunicazioni di Giancarlo Giorgetti sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, concordata tra i gruppi dirigenti dei tre partiti, c’era scritto che non ci deve essere un euro per le spese militari. Il fatto che alla fine sia stata preclusa, dunque non messa ai voti, non cambia la sostanza politica. Gli aiuti all’Ucraina non sono frutto di un’interpretazione lessicale. Non basta dunque dire di voler difendere Kyiv per riuscirci, perché a canzoni non si fan rivoluzioni. Le guerre non si vincono con le belle parole, che poi sono quelle che il Pd ripeterà anche nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, con il «massimo sostegno» all’Ucraina eccetera eccetera. Poi però resta integra una domanda: se ci fosse oggi un governo campolarghista – magari con Conte presidente del Consiglio – che cosa accadrebbe all’Ucraina? Questo presunto governo se ne infischierebbe? Bollerebbe la resistenza ucraina come furore bellicista?

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein alla Camera.

L’Ucraina val bene una scissione

Se l’angolo della visuale riformista è corretto, la settimana che si è appena conclusa potrebbe rappresentare una svolta in negativo per i rapporti interni al Pd. La minoranza è rimasta nel Pd, finora, nel tentativo di affermare non soltanto principi generici; è rimasta cercando di capire se ci sono ancora margini, spazi e agibilità politica in un partito che sta decidendo il proprio assetto in vista delle primarie, forse inevitabili, e delle elezioni politiche del 2027. La linea sull’Ucraina, se fosse quella unitaria del no agli aiuti militari, imporrebbe una seria riflessione ai riformisti superstiti. Se ci fossero davvero le primarie, tuttavia, le cose cambierebbero. Quella sarebbe l’occasione per capire davvero che spazi ci sono in una coalizione che sembra voler assomigliare sempre di più ai Democratic Socialists of America. Forse partecipare alle primarie sarebbe l’ultima iniziativa, quella definitiva, prima del congedo. L’Ucraina val bene una scissione, mica è solo uggia per la data del congresso. Sarebbe una scissione onorevole.

Primarie: l’incognita Salis e la tentazione di Gori

Ma prima c’è da combattere un’altrettanto onorevole battaglia, quella delle primarie. Per questo, se non ci fosse Silvia Salis in campo, i riformisti potrebbero scendere in campo.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Giorgio Gori, europarlamentare, ci stia pensando seriamente (Pigiama Palazzi se n’è occupato) convinto com’è che una alternativa a questa segreteria è necessaria. È anche una questione di sopravvivenza: i riformisti superstiti hanno capito che a rischiare più di chiunque altro sono loro, come forse si capirà anche dalla composizione delle liste elettorali. La “quota panda” sarà rispettata, naturalmente, perché qualche seggio riformista farà comodo, non fosse altro per poter dare l’immagine di partito pluralista e generoso. Ma per il resto potrebbe essere una lista a immagine e somiglianza della cara leader. 

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Lia Quartapelle con Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Dall’Italia: Francesco Guccini e la fantascienza: quando le stelle incontravano l’ironia

Francesco Guccini e la fantascienza: quando le stelle incontravano l’ironia

Con la scomparsa di Francesco Guccini, la cultura italiana perde uno dei suoi narratori più originali: cantautore, scrittore, romanziere, appassionato di storia e di letteratura, ma anche autore che, pur senza essere identificato con il genere, ha lasciato un segno non trascurabile nella fantascienza italiana.

Nelle sue canzoni la fantascienza non è mai stata un tema dominante. Guccini ha preferito raccontare la memoria, il tempo, la politica, l’amicizia e la provincia, ricorrendo solo occasionalmente a immagini futuribili o fantastiche, sempre filtrate da quello sguardo ironico e profondamente umano che caratterizzava tutta la sua opera. Era però un appassionato lettore del genere e conosceva bene l’immaginario della science fiction classica, che riaffiorava qua e là nei suoi testi e nelle sue interviste. Se c’è però una canzone in cui... - Leggi l'articolo

 

MUSICA - Dall'Italia - 7 agosto 2026 - articolo di S*

Mediobanca, semestre da record per Melzi D’Eril

Il consiglio di amministrazione di Mediobanca, presieduto da Vittorio Umberto Grilli, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. L’istituto chiude i primi sei mesi dell’anno con il miglior risultato netto di sempre derivante dalla dinamica diversificata delle attività, dalle forti relazioni con la clientela e dall’ampia dotazione di capitale. Il risultato operativo è in crescita a 1,2 miliardi +11,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1,05 miliardi), beneficiando dell’aumento dei ricavi (1,9 miliardi +6,1 per cento a/a) e del controllo dei costi (775,3 milioni, -1,7 per cento a/a) con una riduzione del rapporto costi/ricavi di 3pp al 40 per cento. Il brillante andamento del secondo trimestre (ricavi a oltre un miliardo, utile netto di 388,5 milioni), trainato dal CIB, consente di consuntivare un utile netto semestrale di 711,2 milioni, in crescita del 5,9 per cento a/a.

Melzi D’Eril: «Performance solida nonostante incertezza geopolitica»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato e direttore generale Alessandro Melzi d’Eril: «Abbiamo chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi e utile netto ai migliori livelli di sempre, ottenendo una performance solida, attesa proseguire anche per i prossimi mesi malgrado il contesto operativo e di mercato caratterizzato da elevata incertezza. Un andamento commerciale vivace nell’attività di erogazione nella divisione Consumer finance così come un’accelerazione delle commissioni nell’ultimo trimestre (in aumento del 15 per cento t/t), in particolare nelle attività di Corporate & Investment banking (+31 per cento t/t), hanno bilanciato la fase di stabilizzazione del Wealth management, che chiude, comunque, il semestre con masse in crescita a 117 miliardi di euro. Il semestre conferma, inoltre, la disciplina mantenuta in questa fase di transizione e pone le fondamenta per proseguire efficacemente il processo di integrazione con Banca Mps, su cui restiamo pienamente concentrati. In questo percorso, sono sempre più convinto che la solidità del modello, la vicinanza alla clientela e la determinazione e qualità delle nostre persone contribuiranno a generare valore per tutti gli stakeholder, valorizzando una storia di 80 anni al servizio del sistema Paese».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid

Dopo aver definito «un plotone di esecuzione» e «una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti» la Commissione Covid del Senato, Giuseppe Conte è passato al contrattacco portando in audizione un documento appena depositato in Procura relativo all’operato di JC Electronics, società a cui lo Stato a ottobre 2025 ha riconosciuto un indennizzo di 100 milioni di euro.

La lettera anonima e il verbale su JC Electronics

Conte ha spiegato di avere consegnato in Procura una lettera anonima ricevuta nei giorni scorsi, assieme a un verbale del 14 aprile 2022 di un incontro tra rappresentanti dell’area legale e logistica della struttura commissariale e dell’Agenzia delle Dogane, riguardante la verifica delle forniture consegnate da JC Electronics, società ha vinto una causa in primo grado per un mancato appalto delle mascherine anti-Covid. Stando al verbale, «emergerebbe che quei colli non sarebbero mascherine con efficacia filtrante», ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, chiedendo pertanto di fare piena luce sulla maxi-transazione: «Mi sono molto meravigliato che lo Stato, cioè la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute, abbiano sottoscritto una transazione da 100 milioni di euro. Uso il condizionale perché non ho elementi per fare accertamenti diretti, ma per coscienza civica e responsabilità ho ritenuto di segnalare questo documento».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Conte: «L’Italia fu un modello a livello internazionale»

Nel corso dell’audizione, Conte ha rivendicato che «l’Italia è stata un modello a livello internazionale» nella gestione della pandemia, con una serie di decisioni prese in un contesto senza precedenti. E con conoscenze scientifiche limitate sul virus: «Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese. Non distinguendo il giorno dalla notte, ma non è una frase fatta. Abbiamo salvato nel 2020 oltre 330 mila posti di lavoro, grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare». E poi: «Non mi sono mai lamentato delle indagini e non ho mai tentato di delegittimare i giudici titolari delle inchieste alludendo a una loro presunta politicizzazione come spesso purtroppo capita anche adesso, ho risposto con piena disponibilità, senza recriminazioni e con il dovuto rispetto e con il peso della responsabilità, non ho mai cercato di scaricare su altri, questo da me non lo avrete mai. Ho accantonato gli impegni durante la pandemia per rispondere a un pool di giudici per quattro ore, ma mai lamentato poiché ero stato sottratto a responsabilità più urgenti per dover rispondere ai pubblici ministeri, anche perché ho sentito il dovere di rendere conto di ogni scelta fatta in uno dei momenti più bui della nostra storia».

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Ci ha lasciati lì, sul crinale dell’Appennino, tra il silenzio di Pavana e il ricordo di quel mulino di famiglia che non macina più ma continua a impastare memoria. Francesco Guccini se n’è andato a 86 anni, portandosi via quel vocione profondo, da patriarca, capace di trasformare la strofa di una canzone in un saggio di storia, in un saggio di resistenza quotidiana. La sua uscita di scena assomiglia tanto a un ultimo fendente, un colpo di sciabola sferrato con la consueta ironia a un’Italia che troppo spesso dimentica e che, oggi più che mai, si esercita nell’arte del paradosso politico.

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Il cordoglio bipartisan della politica

Nelle ore successive alla scomparsa, sono partiti accorati omaggi bipartisan, citazioni nostalgiche anche di chi, dall’altra parte della barricata, lo ha sempre ascoltato di nascosto, o forse neanche troppo. Luca Zaia ha messo il sigillo ufficiale: Dio è morto, ma la sua poesia resterà viva, arrampicandosi su quel capolavoro che la Rai di allora censurava per blasfemia e Radio Vaticana mandava in onda.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Fratelli d’Italia si spinge a reclamare la medaglia della Camera alla memoria. È la certificazione di una grandezza che supera le barricate. Ma la destra che oggi lo canta e lo piange, semplicemente non lo ha mai capito. Oppure ha finto di non farlo per poter tollerare la bellezza dei suoi versi. 

Le frecciate a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini

L’uomo di Pavana, del resto, non ha mai fatto sconti e non ha mai lasciato spazio ad ambiguità di comodo. Quando la stessa Giorgia Meloni, pazza per Cirano, decise di alzare la cornetta per invitarlo personalmente sul palco di Atreju, si sentì rispondere un «no» dritto in faccia. «I fascisti non mi piacciono», tagliò corto lui. Fine delle trasmissioni, con l’aggiunta ravvicinata che la futura inquilina di Palazzo Chigi non avesse capito nulla delle sue canzoni, bollando la sua gestione del dissenso come qualcosa di illiberale. Non andò meglio al leader della Lega. Sapere che Matteo Salvini suonava La Locomotiva a 16 anni non lo rendeva affatto orgoglioso. Anzi, il Maestrone ricordava di aver l’abitudine di sintonizzare la radio sulle frequenze di Radio Padania solo per divertirsi, arrivando a definire il leader della Lega un «comiziante furbo». Caso vuole che anni dopo, nel 2023, Roberto Vannacci scelse proprio di cantare La Locomotiva a Karaoke Reporter di Radio Rock. «La musica non ha colore politico», disse dopo essersi tolto le cuffie.

Guccini ha sempre mantenuto la posizione. Lo conferma la carica partigiana di quel 25 aprile del 2020, quando in pieno lockdown regalò alla rete una versione personalizzata di Bella Ciao: «Partigiano, porta via Salvini e Berlusconi. E i fasci della Meloni», identificando l’intera coalizione di centrodestra con l’invasore da cui liberare le nostre strade. Per inciso, Meloni lo accusò di istigazione all’odio. Un’allergia all’attuale maggioranza rimasta intatta fino alle sue ultime uscite pubbliche, come la battaglia per il No al referendum sulla riforma della giustizia, accusata senza mezzi termini di voler sottomettere le toghe.

Il rifiuto di ogni dogmatismo

Certo, Guccini non è mai stato neanche un polveroso santino della sinistra. Rifiutava i dogmatismi del Pci, ironizzava sulla tendenza dei progressisti a considerarsi sempre più puri degli altri e preferiva il dubbio e la poesia alla propaganda dei comizi, tanto che agli esordi certa sinistra con il dito alzato lo accusava di essere un piccolo borghese disimpegnato. Ma questa refrattarietà non ha mai significato agnosticismo ideologico. La bussola era chiara: un libertario che votava a sinistra tenendo sempre gli occhi aperti e il fegato sano. Oggi che il suo bicchiere di vino si è svuotato, l’onestà dei suoi dischi rimane l’argine più solido contro ogni tentativo di riscrittura post-mortem. Per cui sì, cantiamolo e celebriamolo tutti, perché L’ultima Thule resterà per sempre un porto chiuso per i bastimenti della conservazione.

Castlelake si ritira dalla corsa per easyJet

Colpo di scena nella partita per il controllo di easyJet. Castlelake ha deciso di non presentare alcuna offerta per la compagnia low cost britannica. Lo ha annunciato lo stesso fondo d’investimento statunitense all’avvicinarsi della deadline di domani entro cui sia Castlelake che Apollo Global Management (altro fondo Usa) avrebbero dovuto annunciare se presentare una offerta o meno per easyJet.

L’unica offerta valida resta quella di Apollo

Il 5 luglio Castlelake e easyJet si erano accordati per un intento di offerta da 6,9 sterline ad azione sul 100 per cento del capitale di quest’ultima. Castlelake si era riservata il diritto di trasformare l’intesa preliminare in una offerta pubblica di acquisto per la compagnia aerea di Luton, ma cinque giorni dopo la sua proposta era stata superata da quella del fondo Apollo Global Management, che aveva rilanciato con 7,15 sterline ad azione (sempre sul 100 per cento del capitale), mettendo dunque sul piatto il 3,6 per cento in più. In quell’occasione il consiglio di amministrazione di easyJet aveva raccomandato agli azionisti di non aderire più alla possibile offerta di Castlelake. Al fine di allineare la deadline delle due offerte, la scadenza di quella di Castlelake, inizialmente prevista per il 3 agosto, era stata estesa fino alle 17 del 7 agosto. Poi il dietrofront: l’unica offerta valida resta quella di Apollo.

Il Board of Peace di Trump assegna il primo contratto edilizio a Gaza

Seppur lentamente, il Board of Peace istituito da Donald Trump istituito a gennaio per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza, ha finalmente assegnato il primo contratto edilizio nel territorio devastato dalle bombe di Israele. Che non riguarderà però edifici civili. Come riferisce il Guardian, un’azienda della Louisiana si è infatti aggiudicata l’appalto per la costruzione di un avamposto militare da 150 posti destinato a ospitare truppe provenienti dal Marocco.

L’avamposto misurerà appena 100 metri per 120

L’azienda in questione è la Arkel International ed ha già ha collaborato in precedenza con il governo degli Stati Uniti, ad esempio in Iraq. La struttura attualmente in fase di progettazione misurerà appena 100 metri per 120 e, come detto, sarà destinata a ospitare un contingente di truppe marocchine, con i militari che si avvicenderebbero provenendo da una base in Israele: sorgerà all’interno di quel 60 per cento del territorio di Gaza direttamente controllato dall’IDF. Secondo la fonte del Guardian, l’avamposto verrà costruito a meno di due chilometri dal confine israeliano e disporrebbe di una «via di evacuazione rapida» nel caso in cui il piccolo contingente dovesse subire un attacco. La base da 150 effettivi costituisce la prima fase di un piano volto a realizzare nella Striscia un sito militare da 5 mila unità per la Forza internazionale di stabilizzazione, che nel frattempo contribuirà alle operazioni di disarmo di Hamas.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile

Negoziare o non negoziare: questo è il dilemma. Perché come si è capito in questi giorni è proprio sul concetto di negoziabile che molto probabilmente si decideranno le prossime elezioni.

I niet di Conte

Il primo a tirare fuori la parolina magica è stato Giuseppe Conte, che ha definito appunto «non negoziabili» il no al riarmo dei singoli Stati, il no al sostegno militare all’Ucraina e all’economia di guerra. Immediata la batteria dei riformisti del Pd per cui non negoziabile è invece il sostegno a Kyiv. Apriti cielo. A calmare di poco le acque si è dovuto organizzare in fretta e furia un pranzo (peraltro non risolutivo) tra Elly Schlein e lo stesso Conte.

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Il senso del centrodestra per la governabilità (o per le poltrone)

Nelle stesse ore nel centrodestra cadevano come birilli diversi punti fermi, dal no alle preferenze di Lega e Forza Italia al no del partito di Salvini alla clausola di salvaguardia per la difesa militare invece che per la sicurezza nazionale, come in questi quattro anni era stato per l’aumento dell’età pensionabile, mentre Fratelli d’Italia ha rinunciato via via alle madri di tutte le riforme, il presidenzialismo e il premierato. Insomma, la coalizione guidata da Giorgia Meloni ha finora interpretato alla massima potenza la risposta di Giulio Andreotti a Ciriaco De Mita che lo accusava di tirare a campare: «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia». Fuor di battuta, i partiti di centrodestra hanno dimostrato di essere pronti a trattare anche sui punti più qualificanti del loro programma pur di continuare a governare. La lettura positiva è che la governabilità è un valore in sé, quella delle malelingue è che le poltrone piacciono assai. Molto probabilmente sono vere entrambe e di certo caratterizzano la coalizione, anche se l’incognita Vannacci getta un’ombra anche su questa fotografia.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il centrosinistra e la specialità di tiro al governo

Nel centrosinistra invece Pd, AvS e Italia Viva hanno abituato gli elettori a precipitose cadute dei propri governi, dall’Ulivo all’Unione di Prodi, fino al Conte 2. E gli elettori, soprattutto i più moderati, non apprezzano più di tanto chi fin da ora annuncia che non intende trattare con gli alleati fino a far pensare che è pronto a far saltare l’alleanza o magari il futuribile esecutivo Pd-M5s-Avs. Non esattamente un bello scenario.  

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

E se quello del M5s fosse un bluff?

La posizione di Conte sui punti non negoziabili del suo programma molto probabilmente è invece in realtà trattabilissima. Così la legge chi ha memoria dei suoi cambi di linea politica, così come del suo passare da essere premier di un governo giallo-verde a esserlo di uno giallo-rosso, fino al sostegno all’esecutivo Draghi. Ma il ritorno di Beppe Grillo potrebbe aver condizionato le ultime uscite del presidente M5s, così come l’ambizione di vincere le primarie e tornare a palazzo Chigi nella speranza di una spinta dei giovani Propal. Il rischio è che invece la sua intransigenza venga considerata credibile, insomma vera, da parte di molti elettori, moderati o incerti, che potrebbero disertare le urne temendo di votare una coalizione litigiosa fino al suicidio. Al netto di ogni valutazione di merito su questo o quel punto di programma (di cui ancora nel campo largo non v’è traccia), il passato fa ancora paura, nel centrosinistra, e allora la parolina ‘negoziabile’ potrebbe fare la differenza tra vincere e perdere le prossime elezioni. 

PagoPA cambia vertici: Pimpinella presidente, Pantaleoni ad

L’assemblea degli azionisti di PagoPA ha formalizzato l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, nominando Maurizio Pimpinella nel ruolo di presidente e Marco Pantaleoni in qualità di amministratore delegato. L’assemblea ha altresì nominato Giorgia Prete, Clementina Ciotti e Mario Marotta nel ruolo di consiglieri del board presieduto da Pimpinella. La designazione dei nuovi organi di governance segue il perfezionamento del closing relativo all’acquisizione della società, la cui compagine azionaria è ora composta dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, che detiene il 51 per cento delle quote, e da Poste italiane, titolare del restante 49 per cento. A conclusione dei lavori, la società e gli azionisti hanno espresso un sentito ringraziamento all’amministratore unico uscente, Alessandro Moricca, per il lavoro svolto e l’impegno profuso alla guida dell’azienda nell’ultimo triennio, formulando al contempo i migliori auguri di buon lavoro alla nuova governance.

Hormuz, palla a Trump: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

Non è ancora stato firmato dalle due parti, ma l’accordo tra Iran e Oman sullo stretto di Hormuz è stato praticamente definito. È quanto filtra dal Medio Oriente e in particolare dai canali Al-Arabiya e Al-Hadath, che citano una fonte di primo piano. Manca solo l’approvazione del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. «Presto una dichiarazione congiunta se non si intromettono parti terze», il messaggio di Teheran a Washington.

Cosa prevede l’accordo tra Teheran e Muscat

L’accordo, secondo la fonte citata dalle due emittenti, prevede – sulla falsariga del memorandum di Islamabad – un cessate il fuoco di 60 giorni (prorogabile). L’intesa tra Teheran e Muscat «mira a rompere lo stallo e permettere la ripresa dei negoziati tecnici» tra Stati Uniti e Iran, alla ricerca della quadra non solo su Hormuz, ma anche sul nucleare. Le navi in entrata a Hormuz utilizzeranno la corsia di navigazione più vicina all’Iran, mentre quelle che lasciano lo stretto useranno rotte prossime all’Oman. Per quanto riguarda la questione dei pedaggi, non saranno imposte tariffe alle navi in transito, almeno nei primi due mesi. Verrà però introdotta una «tassa di servizio» per coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni Teheran intende varare poi pedaggi di transito obbligatori per tutte le navi mercantili e le petroliere, un punto sul quale l’amministrazione Usa si è detta irrevocabilmente contraria. Gli altri Paesi della regione, ha aggiunto la fonte di Al-Arabiya e Al-Hadath, potrebbero partecipare alla sminamento della via centrale dello stretto e alle procedure tecniche necessarie per lo svolgimento della navigazione. Questo entro altri 30 giorni dalla prima scadenza dell’intesa, dopodiché i flussi in entrambe le direzioni seguiranno il corridoio centrale di Hormuz. L’intesa raggiunta da Iran e Oman riguarda solo Teheran e Muscat e non deve ricevere alcun via libera da parte di Donald Trump, tornato a minacciare la Repubblica Islamica. Lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché continueranno quelle che l’Iran definisce «violazioni degli Stati Uniti», ovvero il blocco navale. Tra i due Paesi sarebbero in corso contatti indiretti attraverso i mediatori.

Tekne passa agli americani di Nuburu con il via libera del governo

Nuburu, azienda statunitense operante nel settore Difesa e Sicurezza dual use, ha reso noto che il governo italiano ha autorizzato – ai sensi della normativa in materia di golden power – l’acquisizione del 70 per cento del capitale sociale di Tekne Spa, società con sede operativa a Ortona (Chieti) specializzata in ingegneria della difesa e nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, per poco meno di 35 milioni di euro, subordinandone il perfezionamento al rispetto delle prescrizioni previste dal provvedimento. L’autorizzazione fa seguito alla formale notifica inviata a giugno 2026 dall’azienda e rappresenta un passaggio decisivo verso il closing dell’operazione, previsto per settembre. In base del piano industriale definito da Nuburu, Tekne genererà ricavi cumulati per il periodo 2026-2030 pari a circa 565 milioni di euro, con una crescita occupazionale pari a circa 370 unità. «Tekne assumerà un ruolo centrale nella strategia integrata di Nuburu, diventando l’hub industriale e tecnologico attraverso il quale il Gruppo intende sviluppare una piattaforma avanzata per la Difesa e la Sicurezza, fondata sulle eccellenze industriali italiane e orientata ai mercati dei Paesi Nato e alleati», si legge in una nota.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

Lo si potrebbe definire il sogno di una bozza di mezza estate. Lo Statuto del Partito Federalista Liberale Italiano inoltrato da Attilio Fontana in una vecchia chat leghista e svelato dal Foglio ha avuto l’effetto di un bicchiere di carcadè ghiacciato nell’agosto avido di refrigerio e di notizie. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

La presunta fuga in avanti di Fontana

Il governatore lombardo, classe 1952, al suo secondo e ultimo mandato, si sarebbe fatto avanti non avendo nulla da perdere. Nemmeno una possibile candidatura alle Politiche visto che finora ha sempre detto di voler restare alla guida della Regione fino alla scadenza naturale del mandato nel 2028. Il profilo perfetto del “barbaro nostalgico“, semicitando Salvini, deciso a dare una scossa alla Lega dopo l’affossamento dell’accordo per la creazione di una costola nordista da affidare a Luca Zaia. L’intenzione, stando a quanto poi spiegato dal diretto interessato, era non tanto fondare una nuova forza politica quanto dimostrare la necessità di aprire una discussione interna con la circolazione di un nuovo statuto, «segnale plastico del malessere tra i militanti». L’esercizio giuridico di un amico avvocato che Fontana si sarebbe limitato a condividere è invece la versione alternativa data da fonti vicine al governatore alla Stampa

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Attilio Fontana (Imagoeconomica).

I soliti sospetti

Resta il fatto che, quale che fosse l’intenzione, diffondere lo statuto di un partito in una vecchia chat in cui sono presenti pure Matteo Salvini e il fedelissimo Andrea Paganella pare una mossa così insensata da far pensare a un banale errore. Soprattutto in un momento di forte crisi del partito e soprattutto del suo segretario. Ammesso e non concesso che si trattasse di un colpo di mano anti-Salvini, chi sarebbe della partita insieme con il governatore? Il Foglio cita i soliti sospetti: il segretario nazionale lombardo, Massimiliano Romeo, e fa il nome di Massimo Sertori, assessore agli Enti locali che gode della stima di Fontana. Portavoce, forse, di una fetta di Lega lombarda stanca del sovranismo del Capitano e pronta alla pugna per riprendersi il partito. O, nell’impossibilità, per fondarne un altro. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Senza un leader riconoscibile, ogni progetto rischia di arenarsi

Comunque sia, il risultato era scritto. Da un lato Salvini, com’era prevedibile, ha convocato subito un direttivo a Milano per chiarire la questione prima del raduno di Pontida. Dall’altro, una volta scoperto, il piano – ripetiamo, se di questo si trattava – è automaticamente morto, kaputt. Adesso è difficile che i presunti congiurati escano allo scoperto. E così i soliti sospetti, già nel mirino dei pretoriani salviniani, rischiano di fungere da parafulmine all’ira del capo. Si è scritto anche che lo statuto, sempre nella mente dei registi dell’operazione, avesse l’obiettivo di spingere Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia a rompere gli indugi. Un assist per l’ex doge, un «Noi andiamo, loro ci seguiranno». Così, almeno per ora (perché in politica si sa tutto è possibile) non è stato. E senza un volto riconoscibile che si intesti il progetto e la battaglia, si va poco lontano. Zaia, dopo la fallita trattativa per una Lega del Nord, non pare avere tutta questa fretta e voglia di sfidare a viso aperto Salvini. Giorgetti men che meno. Anche il più giovane Massimiliano Fedriga sembra impegnato a giocare una partita sua. Romeo, per quanto segretario nazionale lombardo, non pare avere le physique du rôle per guidare un movimento, per di più nuovo di zecca.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Roberto Calderoli, Attilio Fontana e Luca Zaia (Imagoeconomica).

La resa dei conti, se ci sarà, può aspettare

Una cosa però è vera: una forza federalista, liberale, europeista, a suo modo centrista risponderebbe alle esigenze di una fetta di elettorato del Nord deluso se non arrabbiato dal fu Capitano. E soprattutto di un certo mondo imprenditoriale. Forse, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi di scuola, qualche big leghista della prima ora, lungi dallo scoprirsi, potrebbe avere dato un tacito via libera all’iniziativa, ma solo per «vedere di nascosto l’effetto che fa». Un test per verificare la determinazione e la forza d’urto dei promotori. Visto com’è finita (o iniziata), c’è da scommettere che il PLFI sarà declassato a malessere di stagione. Malattia però tutt’altro che immaginaria visto che le tensioni all’interno della Lega sono palpabili e destinate ad aumentare in modo inversamente proporzionale alle percentuali dei consensi. I segnali dunque ci sono tutti, ma che sfocino a breve in un mini golpe è un’altra storia. La resa dei conti, se mai ci sarà, è rimandata.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Matteo Salvini (Imagoeconomica).