Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria

Oltre il referendum c’è di più. I dati definitivi e ufficiali devono ancora essere certificati, è vero, ma una prima analisi del voto amministrativo che avrebbe dovuto portare alle urne 6 milioni di italiani (e invece ne ha portati poco più della metà) consegna la foto di un pareggione tra centrodestra e centrosinistra, con una città che spariglia, Venezia, e fa pendere la bilancia politica a favore di Giorgia Meloni

La vittoria di Venturini suona come una sberla al campo largo

I dati saranno poi pesati, letti e valutati in controluce, ognuno canterà vittoria, nessuno pronuncerà la parola sconfitta. Ma quando sui desk delle redazioni è arrivata la prima notizia della possibile e non prevista vittoria in Laguna di Simone Venturini, civico di centrodestra, sul compassato dem Andrea Martella, la lettura che ha prevalso è stata quella di una sberla al campo largo. O perlomeno, di un sano bagno di realismo dopo la sbornia del referendum. 

Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria
Simone Venturini (Imagoeconomica).

Le battaglie nazionali alle Comunali contano poco

Perché troppi nei palazzi avevano fatto una facile equazione: Meloni sconfitta al referendum vuol dire Meloni sconfitta alle Politiche tra un anno. E invece oltre al No al referendum c’è di più. Innanzitutto chi bazzica un po’ la politica sa che le elezioni amministrative anticipano i trend politici ma non si fanno anticipare da loro. Chi spera di conquistare i Comuni grazie alle battaglie nazionali spesso sbaglia. Contano i candidati forti e non piazzati a fine carriera (e in questa tornata hanno vinto o i giovani o i capipopolo, come Vincenzo De Luca pronto a tornare regnante della sua Salerno per la quinta volta), contano i programmi più puntuali, dal futuro dei bus alla realizzazione di un marciapiede. 

Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria
Vincenzo De Luca (Imagoeconomica).

Al campo largo non basta che il centrodestra combini guai

Eppure tutti a Venezia, dopo i disastri del trio Nordio-Venezi-Buttafuoco/Giuli, si aspettavano la vittoria del senior Andrea Martella sul giovane braccio destro dell’uscente Brugnaro. La vittoria del diligente e ordinato centrosinistra però non è arrivata nemmeno a fronte di un centrodestra pasticcione e scombussolato. Perché evidentemente non basta al campo largo che il centrodestra combini guai, nemmeno guai di rango internazionale, per vincere le elezioni. Un promemoria, questo, arrivato abbastanza in tempo per correre ai ripari, se Elly Schlein e Giuseppe Conte capiscono il messaggio. 

Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

La scelta di un sindaco scalda meno del No al referendum

Martedì con calma si cercherà anche di capire perché l’affluenza continua a calare; si cercherà di capire se, come molti temono, quei giovani corsi in massa a votare No al referendum sulla giustizia siano rimasti invece a casa quando si trattava di scegliere un sindaco. Ma intanto il messaggio degli elettori è arrivato forte e chiaro: servono programmi concreti e non ambigui, alleanze certe, candidati brillanti, insomma un progetto con la P maiuscola. Gli errori degli altri, l’antipatia degli italiani per Trump, la timidezza del governo nel criticare Israele, i salari bassi, le ristrettezze della sanità pubblica, non bastano. Per vincere, oltre al No, serve di più. 

Le Comunali svegliano il campo largo dalla sbornia referendaria
Giorgia Meloni (Ansa).

S. valentino, Strainese al 70%

San Valentino Torio verso la continuità amministrativa con Michele Strianese. Il sindaco uscente, candidato per il terzo mandato alla guida del comune dell’Agro nocerino-sarnese, si avvia infatti a una netta riconferma secondo i primi dati dello scrutinio.

Per Strianese si profila una vittoria larga, con una percentuale che supera il 70% delle preferenze, un risultato che consoliderebbe ulteriormente il consenso attorno alla sua amministrazione e gli spalancherebbe nuovamente le porte di Palazzo di Città.

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Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso

Secondo i suoi detrattori più incalliti è più bravo ad allenare i giornalisti che i giocatori. Nel senso che Massimiliano Allegri, reduce da un cocente fallimento alla guida del Milan, è forse il tecnico della Serie A che più gode di buona stampa. Difficilmente finisce sul banco degli imputati, spesso viene assolto anche di fronte a risultati modesti. Che farebbero rotolare la testa di qualsiasi altro collega meno protetto. Insomma, una narrazione spesso benevola, alimentata in particolar modo da una piccola ma agguerrita schiera di opinionisti che popolano le tivù e i salotti in cui si litiga sul pallone, difendendo la posizione del 58enne livornese con un trasporto che tradisce amichettismo. Questa volta però, almeno involontariamente, anche la carta stampata ha teso un imprevedibile agguato a Max. E per di più su La Gazzetta dello Sport, il quotidiano più letto d’Italia e di certo nella lista di quelli indulgenti con Allegri.

Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
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Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso

“Meglio di una vittoria di corto muso c’è solo un colpo sul muso”

A pagina 4 dell’edizione digitale della Rosea, infilata proprio tra gli articoli che raccontavano la disfatta rossonera in casa contro il Cagliari, lunedì 25 maggio è comparsa un’enorme pubblicità sul wrestling che sponsorizzava la Wwe trasmessa in esclusiva su Netflix. Peccato che il claim fosse questo: “Meglio di una vittoria di corto muso c’è solo un colpo sul muso”, con tanto di immagine di un calcione in faccia tra due combattenti sul ring. Beffardo, quasi canzonatorio per l’allenatore del Milan che aveva metaforicamente appena sbattuto il muso fortissimo, mancando in modo clamoroso la qualificazione alla Champions League 2026-2027 perdendo a San Siro dopo essere stato tra le prime quattro posizioni praticamente per tutto il campionato.

Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
La beffarda pubblicità sul wrestling.

Per chi fosse sbarcato da Marte nel weekend, quella del corto muso è una filosofia teorizzata da Allegri il 13 aprile 2019, quando allenava la Juventus, dopo una partita persa a Ferrara contro la Spal: «Sei intenditore di ippica?», chiese a un giornalista in conferenza stampa. «Nelle corse dei cavalli non c’è bisogno di vincere di cento, basta mettere il musetto davanti. Fotografia: corto muso».

Game over per i “risultatisti” senza risultati

Pragmatismo e vittorie speculative al fotofinish, senza dare spazio allo spettacolo: il neologismo divertì tutti tantissimo e finì sulla Treccani nel 2021, ma dopo quel campionato il tecnico non ha vinto (quasi) più nulla, eccezion fatta per una Coppa Italia nel 2023-2024. A dimostrazione che il modo sparagnino e “risultatista” di intendere lo sport (e la vita) è stato superato dalla storia e dall’evoluzione del calcio, che va nella direzione dei “giochisti” alla Cesc Fabregas (Como), chiamati con disprezzo «filosofi» dalla claque allegriana, ma che alla fine guarda caso hanno superato il Milan all’ultima curva, per un punto. Di corto muso.

Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
L’allenatore del Como Cesc Fabregas (foto Ansa).

Da “Solo Max” alla rivoluzione che gli costerà la panchina

E pensare che fino a tre giorni prima la stessa Gazza titolava in prima pagina “Solo Max”, profetizzando per lui un contratto allungato fino al 2028 con ingaggio alzato da cinque a sei milioni di euro l’anno più bonus. Poi è arrivato lo sgambetto cagliaritano e la probabile rivoluzione degli assetti societari che non risparmierà nemmeno l’allenatore: secondo Sky Sport il proprietario Gerry Cardinale vuole accompagnare alla porta l’amministratore delegato Giorgio Furlani, il responsabile dell’area scouting Geoffrey Moncada, il direttore sportivo Igli Tare oltre allo stesso Allegri. Che forse, secondo radio mercato, potrebbe però trovare subito una nuova sistemazione al Napoli, chiamato dal presidente Aurelio De Laurentiis. Un altro che rischia così di farsi abbindolare dalla grancassa mediatica dei tirapiedi di Max. Fino al prossimo colpo sul muso.

Allegri, il disastro al Milan e la beffarda pubblicità con il colpo sul muso
La prima pagina de La Gazzetta di giovedì 21 maggio 2026.

Sospetti casi di ebola nel Comasco: test su due persone rientrate dall’Uganda

Due persone residenti in provincia di Como e da poco rientrate dall’Uganda sono in isolamento all’ospedale Sacco di Milano per sospetta ebola, virus che sta colpendo in modo grave alcuni Paesi dell’Africa: si tratta di un 30enne di Lurate Caccivio e di una 31enne di Bulgarograsso. Entrambi hanno accusato sintomi e, prelevati dalle loro abitazioni, sono stati portati in isolamento all’ospedale Sacco di Milano.

Sono rientrati da una zona non lontana da Congo e Ruanda

Come ha spiegato Guido Bertolaso, assessore al Welfare di Milano, i pazienti «appartengono a due nuclei familiari diversi di persone che lavorano come cooperanti in Uganda» e sono rientrati «da una zona non lontana da Congo e Ruanda, dove sono rimasti tre mesi». La notte scorsa i due hanno avuto sintomi che possono anche essere riconducibili all’ebola: da qui l’attivazione del protocollo. Dei due pazienti, quella in condizioni più serie è a donna: «I sintomi in realtà fanno pensare più alla malaria, che aveva avuto anche la figlia prima di rientrare in Italia. Attendiamo a breve l’esito dei primi test». L’uomo portato al Sacco ha invece febbre non elevata e sintomi gastrointestinali lievi. I familiari dei due pazienti sono in isolamento fiduciario nelle loro abitazioni.

Trump lega le trattative con l’Iran agli Accordi di Abramo

«I negoziati con la Repubblica Islamica dell’Iran stanno procedendo bene! O si raggiungerà un ottimo accordo per tutti, oppure non ci sarà alcun accordo: si tornerà al fronte, ma più forti e determinati che mai, e nessuno lo vuole!». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, a stretto giro dalle affermazioni del segretario di Stato Marco Rubio, che ha fatto intendere di un accordo in dirittura di arrivo. Il presidente Usa, sempre sulla sua piattaforma social, ha legato le trattative con Teheran agli Accordi di Abramo a cui, ha spiegato, dovrebbero aderire anche Arabia Saudita, Qatar, Pakistan, Turchia, Egitto e Giordania.

Trump: «Arabia Saudita e Qatar dovrebbero firmare subito»

Trump, nel suo post, ha scritto di aver parlato con leader e ministri dei vari Stati citati, a cui ha spiegato che «dopo tutto il lavoro svolto dagli Stati Uniti per cercare di ricomporre questo puzzle molto complesso, dovrebbe essere obbligatorio per tutti questi Paesi, come minimo, firmare simultaneamente gli Accordi di Abramo». Il presidente Usa ha poi aggiunto: «Può darsi che uno o due abbiano una ragione per non farlo, e ciò sarà accettato, ma la maggior parte dovrebbe essere pronta, disposta e in grado di rendere questo accordo con l’Iran un evento di portata ben maggiore rispetto a quanto sarebbe altrimenti». Arabia Saudita e Qatar, ha sottolineato Trump, dovrebbero «firmare immediatamente» e «tutti gli altri dovrebbero fare altrettanto». E in futuro, ha aggiunto il tycoon, sarebbe auspicabile anche l’adesione dell’Iran.

Delegazione iraniana di alto livello a Doha per nuovi colloqui

Intanto, secondo quanto riferito all’Afp da una fonte, una delegazione iraniana di alto livello, comprendente il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il governatore della Banca Centrale Abdolnaser Hemmati, è giunta a Doha, in Qatar, per discutere l’accordo di pace con gli Stati Uniti e lo sblocco dei fondi congelati, «contemplata nel Memorandum d’intesa come parte di un eventuale intesa finale».

Elezioni amministrative: i risultati

Si sono chiuse alle ore 15 le urne per le elezioni amministrative che hanno visto chiamati al voto oltre 6,6 milioni i cittadini chiamati in un totale di 895 Comuni, di cui 121 superiori a 15 mila abitanti e i 18 capoluogo: Venezia, Mantova, Lecco, Arezzo, Pistoia, Prato, Fermo, Macerata, Chieti, Avellino, Salerno, Andria, Trani, Crotone, Reggio Calabria, Agrigento, Enna e Messina. Affluenza al 61 per cento, in calo di oltre 4 punti percentuali rispetto ai precedenti.

Venezia

A Venezia gli exit poll Opinio per Rai danno avanti Simone Venturini, candidato del centrodestra, con una forbice tra 47 e 51 per cento. Per il candidato del campo largo Andrea Martella la forbice va dal 40 al 44 per cento.

Elezioni amministrative: i risultati
Schede elettorali (Ansa).

Reggio Calabria

Il candidato del centrodestra, in questo caso Francesco Cannizzaro, è dato come vincitore – con ampio margine – anche a Reggio Calabria: forbice tra 64 e 68 per cento. Nettamente staccato Domenico Battaglia (21-25 per cento), nome del campo largo.

Elezioni amministrative: i risultati
Donna al voto per le elezioni amministrative (Ansa).

Gli altri capoluoghi

A Messina gli exit poll danno in testa il candidato civico Federico Basile (51-55 per cento) su Marcello Scurria del centrodestra (27-31 per cento). A Salerno gli exit poll vedono avanti l’ex governatore campano Vincenzo De Luca (56-60 per cento), nettamente dietro Gherardo Maria Marenghi del centrodestra: forbice del 14-18 per cento, la stessa di Franco Massimo Lanocita, sostenuto da M5s e Avs. A Prato ampiamente avanti l’ex sindaco Matteo Biffoni (centrosinistra) con una forbice tra 49,5 e 53,5 per cento, staccato Gianluca Banchelli (centrodestra) con una forbice tra 26 e 30 per cento. A Chieti econdo il primo exit poll Giovanni Legnini, candidato del centrosinistra, è in vantaggio nella corsa a sindaco con il 46-50 per cento, davanti ai due candidati di centrodestra Cristiano Sicari (22-26 per cento) e Mario Colantonio (17-21 per cento).

LEGGI ANCHE: Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio

Exit pool Noto: De Luca tra il 55& e il 60%

Exit Pool Noto: De Luca tra il 55 e 60%, al secondo posto è testa a testa tra Lanocita e Marenghi che sono sul 15&. Poi Zambrano tra al 5% e il 10%. Ventura lotta per raggiungere il 3% ed entrare in Consiglio. Nel centrodestra bene Forza Italia, Progressisti per Salerno con il boom di Savastano e Loffredo. A Testa Alta vola Alessandro Ferrara Se i risultati saranno confermati verso le 18 De Luca salirà al Comune

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Banconote false vendute su Telegram, 12 arresti

Vendevano lotti di banconote false in tutta Europa tramite video promozionali e canali Telegram dedicati: 12 misure cautelari, la base operativa era nei Quartieri Spagnoli a Napoli.

Sì è conclusa oggi l’operazione “Domino” coordinata dalla Procura di Napoli, che ha portato i militari della Sezione Criptovalute del Comando Antifalsificazione Monetaria, supportati dalle articolazioni territoriali dell’Arma, ad eseguire un’ordinanza dispositiva di misure cautelari emessa dal gip del Tribunale partenopeo nei confronti di 12 soggetti (3 in carcere, 5 ai domiciliari, 4 sottoposti ad obblighi) gravemente indiziati di associazione per delinquere, finalizzata all’acquisto e alla distribuzione transnazionale di ingenti quantitativi di banconote false distribuite su canali del social network Telegram in cambio di pagamenti in criptovalute e di autoriciclaggio.

L’attività di indagine, avviata nel mese di luglio 2022 e protrattasi fino al 2026 ha consentito di accertare l’esistenza di un sodalizio dedito non solo all’acquisto e alla successiva vendita di banconote false di vario taglio, ma anche al sistematico autoriciclaggio dei proventi illeciti, strutturando un modello di business estremamente insidioso.

Pur mantenendo il proprio baricentro operativo nei Quartieri Spagnoli di Napoli – si legge in una nota a firma del procuratore Nicola Gratteri – l’organizzazione sfruttava il canale Telegram criptato denominato “Elreal shop” per pubblicizzare la vendita delle banconote false in Italia e all’estero.

La rete di vendita si basava sulla tecnologia blockchain, accettando pagamenti esclusivamente in Bitcoin per la cessione di valuta falsa (tagli da 20, 50 e 100 euro), avvalendosi della logica del dropshipping per garantire l’anonimato nelle spedizioni nazionali ed estere. L’estensione internazionale delle investigazioni ha visto il coinvolgimento e la collaborazione delle Autorità francesi, tedesche, spagnole e belghe ed il supporto di Europol per il collegamento con le polizie estere interessate.

Gli accertamenti tecnici della Banca Centrale Europea hanno consentito di attribuire alla valuta falsa la classe di contraffazione “common class” poiché circolante anche i Francia, Svizzera, Irlanda, Spagna e Germania. L’epilogo dell’operazione, culminato nell’aprile 2026, ha registrato i seguenti risultati: 12 arresti (10 in flagranza con il supporto dell’Arma territoriale quali riscontri all’attività e 2 all’estero), 61 soggetti denunciati a piede libero per associazione a delinquere, falsificazione monetaria e autoriciclaggio, con un sequestro di oltre 106.000 euro in banconote contraffatte occultate in decine di plichi pronti per la distribuzione.

Grazie ad una sofisticata attività di Osint operativa (Open Source Intelligence) e analisi forense finanziaria, gli investigatori hanno effettuato il tracciamento di oltre 410 wallet Bitcoin, ricostruendo un volume d’affari superiore al mezzo milione di euro nel periodo tra luglio 2022 e dicembre 2023.

Sono in corso attività di perquisizione finalizzate a dare esecuzione al sequestro preventivo in forma diretta e “per equivalente” disposto dal Gip di Napoli, dei mezzi e degli strumenti informatici, nonché dei canali telematici, utilizzati per commettere i reati; del denaro, beni immobili, mobili nella disponibilità degli indagati fino a concorrenza della somma 536.880 euro.

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I nuovi vannacciani di Lombardia e le altre pillole del giorno

Il generale si gonfia. Anche nei territori. Questa volta il campo di battaglia è la Lombardia. Due consiglieri regionali sono entrati nelle schiere di Futuro Nazionale. E lo scippo stavolta non è ai danni della Lega. I due nuovi parà-cadutati sono infatti Luca Daniel Ferrazzi da Gallarate e il meloniano Pietro Macconi da Bergamo. Ferrazzi, per anni portabandiera di Alleanza Nazionale nel Varesotto, entrò per la prima volta in Consiglio regionale nel 1995. Rieletto nel 2000 e nel 2005, dal 2008 al 2010 fu assessore all’Agricoltura. Nel 2013 passò alla Lista Maroni e alle Regionali del 2023 venne rieletto nella circoscrizione di Varese con la lista Lombardia Migliore, la civica a sostegno di Letizia Moratti dalla quale si allontanò dopo il ritorno dell’ex sindaca di Milano in Forza Italia, per passare nel Misto. Strappo quanto mai lungimirante, visto che Moratti ha recentemente ribadito il suo no a un eventuale ingresso di Vannacci nel centrodestra, per incompatibilità valoriale.

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Luca Daniel Ferrazzi (Imagoeconomica).

Macconi, 75 anni, è un ex alpino, e come Ferrazzi ha un passato in AN. È stato eletto alle Regionali 2023 con FdI nella circoscrizione di Bergamo, accreditato nella corrente dei La Russa (soprattutto Romano). Al Pirellone nascerà così la prima componente politica dei vannacciani. «L’ingresso di Ferrazzi e Macconi rappresenta un importante rafforzamento del progetto politico di Futuro Nazionale in Lombardia, all’interno di un percorso volto a consolidare una presenza sempre più radicata sui territori e nelle istituzioni», commentano da Futuro Nazionale. I due verranno annunciati martedì 26 maggio, all’incontro in programma alle ore 11 nella Sala Ghilardotti del Pirellone, e ovviamente sarà presente anche Vannacci per la presentazione della nuova componente politica in Consiglio regionale.

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Pietro Macconi (Imagoeconomica).

E potrebbero non essere gli unici a fare il salto, mentre il generale si vanta di aver raggiunto quota 60 mila iscritti al partito a livello nazionale, di cui 10 mila solo negli ultimi cinque giorni. La campagna acquisti in terra lombarda potrebbe continuare. Oltre alle due new entry Ferrazzi e Macconi, negli ultimi tempi hanno aderito a FN Massimiliano Bastoni, ex leghista (il suo slogan ai tempi del Carroccio era “Bastoni contro gli immigrati”), poi passato a Forza Italia in cui era stato nominato responsabile degli enti territoriali per la città di Milano. Sempre da Forza Italia arrivano anche altri due recenti ingressi a Bresso: la consigliera comunale Cheyenne Pagano e il padre Mario, ex consigliere comunale e vicesegretario cittadino di Bresso. Fino all’ingresso vip di Laura Ravetto, ex pasionaria salviniana, cuneese ma eletta alle Politiche 2022 nel collegio uninominale Lombardia 1-05 di Legnano.

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Laura Ravetto in un’immagine realizzata con l’IA.

Intanto, alle Amministrative del 24-25 maggio 2026, Vannacci testerà il suo peso politico a livello locale a Vigevano, dove molto si è speso per il candidato Furio Suvilla di Vigevano Futura. Mentre l’altro front runner vannacciano è Luigi Corò di Futuro per Venezia.

Borgonzoni e Smargiassi, da Bologna a Roma

Bologna per un giorno trasloca a Roma: tutta “colpa” della sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni, leghista, già candidata senza successo alla guida della Regione Emilia-Romagna. Bisogna dare il via al convegno intitolato “La fotografia ai tempi della I.A.”, nella sede della Biblioteca nazionale centrale di Roma, a Castro Pretorio: il primo incontro sarà “Tra testimonianza e forma. Fotografia di reportage e fotografia d’arte nel dibattito contemporaneo”, in programma nella mattinata di mercoledì 27 maggio. Prevista la presenza di due veterani della fotografia come Elio Vergati e Marcellino Radogna, oltre che dei bolognesi Claudio Marra, già docente al dipartimento delle arti dell’Alma Mater Studiorum – Università di Bologna, del moderatore della tavola rotonda, il giornalista Michele Smargiassi, esperto di treni e di orari ferroviari (nel senso che ha scritto molti articoli sul tema dei ritardi, ma non ditelo al ministro dei Trasporti, il leader della Lega Matteo Salvini) e “critico visuale”, e soprattutto storica colonna della redazione bolognese del quotidiano la Repubblica. Che poi a parlare di immagini la storia appare piena di connessioni, dato che il geometra Luigi Ghirri, emiliano, dalla casa di Roncocesi divenne poi un grande fotografo grazie alla spinta della moglie Paola Borgonzoni. Da ricordare sempre che “donna Lucia”, come qualcuno la chiama al Collegio Romano, è ormai la veterana tra i politici al MiC, dato che è sottosegretaria dal 2018, quando c’era il primo governo del pentastellato Giuseppe Conte. Poi, dopo una parentesi di un paio d’anni, è tornata con Mario Draghi presidente del Consiglio e ha trovato un posto anche con Giorgia Meloni, lottando col titolare del Mef Giancarlo Giorgetti per le sforbiciate sul cinema e venendo in un certo senso esautorata proprio sui suoi temi

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La sottosegretaria alla Cultura, Lucia Borgonzoni (Ansa).

Da Rai Cinema un film su Gaza. Qualcuno storcerà il naso…

Rai Cinema racconta la politica. E pure i… Servizi. Di sicuro i filo-israeliani non saranno per niente contenti. Cosa succede? È stato annunciato il progetto di Linea di difesa – Gaza, un film action ispirato a fatti reali che tratta «il lavoro dell’intelligence italiana, delle forze speciali d’élite e dell’Unità di Crisi della Farnesina, impegnate in un’operazione ad alto rischio per evacuare da un ospedale di Gaza un gruppo di bambini palestinesi feriti dai bombardamenti israeliani». Un progetto «dall’alto profilo istituzionale nato in collaborazione con la presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento informazioni e sicurezza (Dis), l’Agenzia informazioni e sicurezza esterna (Aise), il ministero della Difesa, il ministero degli Affari Esteri. Nel cast c’è l’attrice Sara Serraiocco, nella parte di un’analista dell’intelligence proveniente dalla polizia di Stato, Stefano Accorsi, in quella di un veterano delle forze speciali, passato all’Aise come agente sotto copertura, e Vinicio Marchioni nel ruolo di Twist, al comando del Nono reggimento dell’esercito, gli incursori del reparto d’élite. Il film sarà girato in italiano, inglese e arabo; le riprese avranno inizio in estate. Paolo Del Brocco, amministratore delegato di Rai Cinema, ha detto che il film nasce «da una collaborazione tra cinema e istituzioni dello Stato per raccontare il lavoro silenzioso di chi opera nelle aree di crisi. Il dialogo con gli enti coinvolti ha permesso di costruire un racconto autentico, che restituisce la complessità delle operazioni umanitarie e il senso profondo della cooperazione tra apparati civili e militari. È un progetto ispirato a fatti realmente accaduti che mette al centro il valore della vita e il coraggio di chi opera in scenari estremi. Crediamo che questo film possa parlare a un pubblico ampio, riuscendo a costruire una storia dal forte impatto emotivo e civile».

Ma una targa per Pannella dove la mettiamo?

«Intitoleremo proprio nell’area antistante la casa circondariale di Rebibbia una piazza come Largo Marco Pannella», ha detto il sindaco di Roma Roberto Gualtieri parlando del leader dei Radicali a 10 anni dalla morte. Ma non solo: «Ricorderemo Marco Pannella con una targa commemorativa a Palazzo Braschi». E due. Sotto la storica sede radicale di via di Torre Argentina intanto è apparsa una targa di cartone, affissa al muro del palazzo. Una in marmo non si è ancora riusciti a piazzarla a Montecitorio. Pure in via della Panetteria è arrivata una targa cartonata, proprio dove abitava Pannella. Martedì al Senato ci sarà il presidente Ignazio La Russa a ricordare «Giacinto detto Marco». Nella sala della biblioteca intitolata a Giovanni Spadolini interverranno Giulio Terzi di Sant’Agata in qualità di presidente Commissione Politiche dell’Ue del Senato della Repubblica, e poi Fausto Bertinotti, Francesco Rutelli, Mirella Parachini, vicesegretaria Associazione Luca Coscioni, Gian Domenico Caiazza, Claudio Velardi e molti altri.

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Marco Pannella è morto nel 2016 (foto Imagoeconomica).

Mattarella per Confindustria. E le banche

Nuovi impegni per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Due appuntamenti in particolare, nell’agenda presidenziale, sono da sottolineare. Si comincia martedì 26 maggio, di mattina, nel centro congressi La Nuvola, dove il capo dello Stato parteciperà all’assemblea generale di Confindustria. E poi il 28 maggio, nel pomeriggio, Mattarella è atteso a Palazzo Altieri, per la cerimonia di intitolazione di due sale delle Scuderie in memoria dei presidenti emeriti dell’Associazione bancaria italiana, Piero Barucci e Maurizio Sella. Tante strette di mano in vista con i vertici delle banche italiane.

A Roma i vip per il concerto di Lang Lang

La serata di lunedì è attesissima dai vip a Roma: va in scena a Santa Cecilia il pianista cinese Lang Lang, classe 1982, con un repertorio che partirà dal classicismo viennese per arrivare alle sonorità iberiche. La prima volta arrivò a Roma nel 2003, e torna dopo poco più di due anni dalla sua ultima apparizione. A tre anni, racconta sempre, fu la visione di un cartone animato di Tom & Jerry al pianoforte. Ha anche fondato la “Lang Lang International Music Foundation” per sostenere giovani talenti. Il programma della serata, trasmessa in diretta su Rai Radio 3, si apre nel segno del classicismo con il Rondò in re maggiore K 485 di Wolfgang Amadeus Mozart. Chiusura affidata al virtuosismo romantico di Franz Liszt, e l’impegnativa Tarantella da Venezia e Napoli.

Qualità della vita: Campania bocciata, male Salerno

Luci e ombre per la provincia di Napoli – secondo quanto sostiene il Sole 24 Ore -nella classifica della qualità per la vita. Risulta, in base a questi dati, tra le peggiori in fatto di qualità della vita per i giovani. Nella graduatoria che fotografa le 107 province italiane, quella partenopea infatti fa meglio solo di Barletta Andria Trani, Sud Sardegna e Taranto. E va solo un poco meglio per i bambini (94esimo posto), mentre per gli anziani il capoluogo campano è a centro classifica (51esimo). Sono i dati che emergono dalla sesta edizione del rapporto “Qualità della vita dei bambini, dei giovani e degli anziani” redatto dal Sole 24 Ore e presentato al Festival dell’Economia in corso a Trento. Anche il resto della Campania, secondo il Sole 24 Ore, lascia a desiderare: la migliore provincia della regione per giovani (43esima) e per i bambini (57esima) è Benevento, che invece è 100esima per qualità della vita per gli anziani. Avellino è 70esima per i bambini, 71esima per i giovani e 102esima per gli anziani, mentre Salerno si piazza 91esima per la qualità di vita dei bambini, 93esima per i giovani e 87esima per gli anziani. Infine Caserta, che è 102esima per i bambini, 92esima per i giovani e 95esima per gli anziani. Focalizzando l’attenzione sui vari indicatori, per i bambini (0-14 anni) Napoli è promossa per partecipazione al sistema scolastico (seconda), servizi di prossimità a 15 minuti (quarta) e tasso di fecondità (11esima); bocciata per spazio abitativo (107esima e quindi ultima), edifici scolastici con mensa (106esima), indice di copertura degli asili nido (103esima) e bambini che hanno usufruito dei servizi comunali per l’infanzia (99esima); Avellino è terza per finanziamenti Pnrr per l’istruzione, 96esima per la retta della mensa scolastica; Benevento è prima per finanziamenti Pnrr per l’istruzione e settima per verde attrezzato, 96esima per giardini scolastici; Caserta è sesta per partecipazione al sistema scolastico, ultima per indice di copertura degli asili nido e per bambini che hanno usufruito dei servizi comunali per l’infanzia; Salerno tredicesima per delitti denunciati a danno dei minori, 86esima per edifici scolastici con palestra e 85esima per competenza numerica non adeguata. In merito alla qualità di vita dei giovani (15-35 anni) Avellino è 14esima per amici su cui contare e 17esima per aree sportive, 103esima per servizi del tempo libero a 15 minuti; Benevento terza per incidenti stradali notturni e 103esima per laureati; Caserta è quarta per imprenditorialità giovanile e 105esima alla voce concerti; Napoli è seconda per imprenditorialità giovanile, 104esima per disoccupazione giovanile, 102esima per saldo migratorio e 101esima per giovani che non lavorano e non studiano (i cosiddetti Neet); Salerno è ultima per aree sportive, 18esima per trasformazione dei contratti a tempo indeterminato. Infine, per gli anziani (over 65) Avellino è 102esima per speranza di vita a 65 anni e 103esima per consumo di farmaci per depressione ma 12esima per biblioteche; Benevento è 103esima per il trasporto di anziani e disabili e 102esima per servizi per la persona a 15 minuti, 13esima per infermieri non pediatri; Caserta penultima per speranza di vita a 65 anni e ultima per posti letto nelle Rsa, terza per persone sole; Napoli è ultima per speranza di vita a 65 anni, seconda per persone sole e terza per servizi del commercio a 15 minuti; infine Salerno, che è sesta alla voce persone sole e 94esima per orti urbani.

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Piazza della Libertà, 14enne aggredito da “branco” di coetanei

Un altro episodio di violenza in Piazza della Libertà a Salerno: in sette contro uno, a calci e pugni, senza un motivo scatenante mettendo a rischio la vita di un ragazzino di 14 anni che stava semplicemente passeggiando.

 

Il giovanissimo  rimasto vittima di coetanei a caccia di passatempi difficilmente commentabili oggi ha il labbro spaccatolividi dappertutto e una ferita che guarirà col tempo: quella nell’anima, quella paura di uscire a far due passi, col timore di imbattersi in altri balordi inferociti.

Secondo il racconto della mamma della vittima, il figlio e i suoi amici sono stati seguiti sulla discesa che costeggia il parchetto giochi da un altro gruppo di adolescenti – sembra non nuovi a questo genere di azioni – e ad interrompere quello che poteva diventare un pestaggio sommario, l’intervento di alcuni passanti adulti alla vista dei quali i violenti si sono dileguati.

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Dda Salerno, blitz anti droga, armi e immigrazione: 23 arresti

Nelle prime ore della mattina odierna, la Sezione Investigativa del Servizio Centrale Operativo (SISCO) di Salerno, con il coordinamento del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, ha dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Salerno, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 23 indagati.

 

I reati contestati, a vario titolo, sono associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, estorsioni, consumate e tentate, introduzione nello Stato italiano di armi da guerra o tipo guerra, porto e detenzione illegale di armi, lesioni personali e violenza privata, aggravati dal metodo mafioso, accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Dei predetti 23 indagati, 19 sono destinatari della misura della custodia cautelare in carcere, mentre gli ulteriori 4 di quella degli arresti domiciliari.

Il provvedimento scaturisce da un’articolata attività di indagine diretta dalla Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno, condotta dagli investigatori della Polizia di Stato, SISCO di Salerno e del Servizio Centrale Operativo, che si è sviluppata mediante investigazioni di tipo tradizionale, attività tecniche, nonché riscontri e servizi dinamici sul territorio, e che, attese le cointeressenze criminali documentate con soggetti di nazionalità croata, si è avvalsa anche della cooperazione giudiziaria internazionale con la Croazia, realizzata mediante un proficuo scambio informativo tra la Procura distrettuale antimafia di Salerno e la Procura speciale croata (USKOK -Ufficio per la lotta alla corruzione a alla criminalità organizzata), con il supporto della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo ed il coordinamento di Eurojust.

L’agenzia Eurojust, a sua volta, ha svolto un lungo e proficuo lavoro per cucire la trama di un rapporto operativo con le autorità croate, assicurando un costante scambio informativo e delineando un assetto strategico nel quale si è inserito il coordinamento operato anche in fase di esecuzione risultando, tra i destinatari dell’ordinanza cautelare, anche un cittadino croato, coinvolto nel traffico di armi, colpito da mandato di arresto europeo ed ordine d’indagine europeo per l’esecuzione, di un decreto di perquisizione e sequestro, in territorio estero.

La gravità indiziaria conseguita all’esito delle investigazioni svolte consente di evidenziare, sia pure sull’attuale piano cautelare, l’operatività sul territorio di Sarno (SA) di un’organizzazione criminale, attiva principalmente nel traffico di stupefacenti nelle piazze di Sarno e Scafati, con diramazioni anche extraregionali. Nel corso dell’attività di indagine veniva, in particolare, accertata anche l’esistenza di un’importante rete di distribuzione del sodalizio operante nell’area siciliana che nel dicembre 2024 portava al sequestro, nel Palermitano, di un carico pari a circa 80 kg di hashish. Venivano, altresì, documentate plurime attività illecite poste in essere dal sodalizio criminale, tra cui in particolare l’acquisto e l’introduzione nel territorio nazionale di armi da guerra, estorsioni e realizzazioni di azioni violente quale modalità di intimidazione e di affermazione del controllo del territorio.

Le attività hanno permesso di ricostruire l’organigramma del sodalizio ed i ruoli dei diversi associati, evidenziando in particolare il ruolo apicale ricoperto da uno degli indagati, che, nonostante il suo stato detentivo, ha continuato a dirigere il sodalizio, indicando agli affiliati in libertà gli imprenditori da “taglieggiare” ed ordinando azioni violente per costringerli al pagamento del “pizzo” o per dirimere le controversie insorte nel settore dello spaccio di stupefacenti, allo scopo di affermare il dominio sul territorio e reperire somme di denaro necessarie al mantenimento dei sodali detenuti.

Le indagini hanno altresì documentato una violenta aggressione ai danni di un detenuto, ristretto nella stessa struttura carceraria del capo del sodalizio in argomento, il quale ha riportato una prognosi di 30 giorni per gravi fratture. L’azione punitiva, realizzata da altri detenuti, era volta a costringere la vittima a formalizzare alla Direzione del carcere la domanda per accogliere nella sua cella il capo del sodalizio di modo da consentire a quest’ultimo di intrattenere più agevolmente, attraverso l’uso di un telefono cellulare, conversazioni telefoniche con i suoi sodali necessarie alla gestione dei rispettivi traffici illeciti.

Tra i diversi settori di interesse di alcuni componenti del sodalizio figura anche quello particolarmente redditizio del favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, realizzato attraverso la costituzione di rapporti di lavoro dipendente fittizi, emergendo la presentazione di oltre 1000 istanze sul portale del Ministero dell’Interno dedicato alla presentazione delle domande di nulla osta al lavoro e ricongiungimento familiare per cittadini extracomunitari attraverso il meccanismo del cd. click day.

Le risultanze investigative hanno permesso anche di documentare la disponibilità del sodalizio criminale di numerose armi da sparo, tant’è che nell’ordinanza cautelare sono contestati diversi reati in materia di armi. Nel corso dell’indagine è stato persino individuato uno dei canali di approvvigionamento delle armi, con l’arresto in flagranza di reato di uno degli indagati, trovato in possesso di numerose armi, anche da guerra quali fucili d’assalto AK47 (cd. kalashnikov), acquistate poco prima in Croazia.

Contestualmente nel territorio di Zagabria (Croazia), investigatori della Polizia di Stato e della Polizia croata, hanno dato esecuzione ad un mandato di arresto europeo, emesso dall’Autorità giudiziaria italiana, nei confronti del cittadino croato che aveva fornito quelle armi, poi sequestrate a Gorizia il 24 aprile 2024. In quell’occasione, gli investigatori della Polizia di Stato, all’esito di un lungo servizio di osservazione e pedinamento, erano riusciti ad arrestare il cittadino italiano incaricato di trasportare le armi fino a Sarno, bloccando l’auto appena attraversato il confine italo-sloveno.

Il procedimento per le fattispecie di reato ipotizzate è attualmente nella fase delle indagini preliminari e quindi, i soggetti sottoposti ad indagine vanno considerati non colpevoli fino alla pronuncia della sentenza definitiva.

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Leone XIV presenta la sua prima enciclica: «Disarmiamo l’IA, restiamo umani»

Pubblicata la prima enciclica di papa Leone XIV, intitolata Magnifica Humanitas e dedicata alla «custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale». Il testo è stato firmato da Prevost il 15 maggio, nel 135esimo anniversario della promulgazione dell’enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, risposta del Vaticano alla rivoluzione industriale, accostata dall’attuale pontefice proprio alle nuove sfide poste dall’IA. Per la prima volta nella storia, alla presentazione dell’enciclica ha presenziato anche il papa. Tra i relatori chiamati a presentare il testo nell’Aula del Sinodo, assieme (tra gli altri) al cardinale Victor Manuel Fernandez, Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, e al cardinale Michael Czerny, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, pure Christopher Olah, cofondatore di Anthropic.

Leone XIV presenta la sua prima enciclica: «Disarmiamo l’IA, restiamo umani»
Papa Leone XIV (Ansa).

L’incipit di Magnifica Humanitas

Questo l’incipit della prima enciclica di Leone XIV, che conta 231 pagine e cinque capitoli: «La magnifica umanità creata da Dio si trova oggi di fronte ad una scelta decisiva: innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme. Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”. Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza».
Nell’enciclica, Leone XIV scrive che occorre «disarmare» l’IA «per sottrarla alla logica della competizione militare, economica e cognitiva; per rompere l’equivalenza tra potenza tecnica e diritto di governare; per sottrarla ai monopoli e impedirle di dominare l’umano». Tale compito, spiega il pontefice, «è etico, tecnico ed ecologico» in quanto l’intelligenza artificiale «è già ambiente in cui siamo immersi e potere con cui dobbiamo fare i conti».

Leone XIV presenta la sua prima enciclica: «Disarmiamo l’IA, restiamo umani»
La presentazione di “Magnifica humanitas” (Ansa).

Gli altri temi affrontati nell’enciclica

In Magnifica Humanitas, il papa affronta anche altri temi, come la guerra: «Assistiamo a un vero cambio di paradigma nel discorso pubblico e nelle scelte di riarmo, con una preoccupante riabilitazione della guerra come strumento di politica internazionale, mentre vengono erosi proprio quei criteri etici che ne avevano limitato l’uso». Nel testo il pontefice evidenzia inoltre che «non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile». C’è spazio anche per l’aborto e l’eutanasia: «Il primo diritto umano è il diritto alla vita, dal concepimento alla sua conclusione naturale, senza il quale è impossibile esercitare qualsiasi altro diritto. Quando questo diritto fondamentale viene negato, come accade nell’aborto provocato, nell’uccisione di innocenti e nell’eutanasia, ci si trova davanti a scelte che la Chiesa giudica gravemente illecite». Infine la condanna per gli abusi nella Chiesa: «Le comunità cristiane devono impegnarsi in una comunicazione trasparente e nella ricerca leale dei fatti. Purtroppo, non sempre è stato così. Abbiamo assistito con vergogna alla faticosa scoperta di verità dolorose anche su membri della Chiesa e su realtà ecclesiali».

Flotilla, i due italiani fermati in Libia trasferiti a Bengasi e trattati come clandestini

Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, ovvero i due cittadini italiani appartenenti al convoglio internazionale Global Sumud Land Convoy, fermato nella città libica di Sirte mentre era diretto verso la Striscia di Gaza, sarebbero stati trasferiti a Bengasi dalle autorità della Libia orientale e al momento sarebbero trattati come possibili immigrati clandestini. La Farnesina, attraverso l’Unità di crisi, ha avviato verifiche sul caso e segue gli sviluppi in contatto con le autorità competenti.

Il Global Sumud Land Convoy è partito dalla Tripolitania occidentale

Del Global Sumud Land Convoy, partito dalla Tripolitania occidentale, facevano parte circa 200 persone, sette ambulanze e 10 camion di aiuti per la popolazione di Gaza. La missione terrestre, che puntava a raggiungere la Striscia dopo aver attraverso Libia ed Egitto, è stata però fermata a Sirte, uno dei principali punti di transizione tra le aree occidentali, controllate dal Governo di unità nazionale di Tripoli, e la Cirenaica orientale sotto influenza dell’Esercito nazionale libico (Enl), guidato dal feldmaresciallo Khalifa Haftar.

Le negoziazioni al checkpoint e l’interruzione delle comunicazioni

Centrone e Alberizia facevano parte di una delegazione di 10 persone che si era diretta verso un checkpoint per negoziare il passaggio. Poco dopo si erano interrotte la diretta streaming delle operazioni e le comunicazioni con il gruppo, che sarebbe appunto stato trasferito a Bengasi, principale città dell’est del Paese. Trattati come possibili clandestini, gli attivisti potrebbero essere presto espulsi dalla Libia dopo un processo per direttissima, hanno riferito fonti informate sulla vicenda. Al momento non risultano comunicazioni ufficiali da parte delle autorità della Libia orientale né sulle ragioni del fermo (sarebbero stati accusati di ingresso illegale), né sullo status giuridico degli attivisti.

Chi è e come sta il tifoso juventino gravemente ferito prima del derby di Torino

Si chiama Marco Leonardo Basoccu il tifoso juventino rimasto gravemente ferito alla testa prima del derby della Mole andato in scena il 24 maggio. Trentaseienne, è un commercialista originario di Casale Monferrato, che lavora e vive a Milano: fa parte del gruppo ultras Viking del capoluogo lombardo, con cui era arrivato a Torino per assistere alla partita.

Operato, Basoccu è in coma farmacologico

Trasportato all’ospedale Molinette di Torino, Basoccu è stato sottoposto a un delicato intervento neurochirurgico a causa del gravissimo trauma cranico riportato. Attualmente è in coma farmacologico e la prognosi resta riservata. Oggi verrà sottoposto a una tac di controllo.

Cosa è successo: le ipotesi e la smentita della Questura

La dinamica esatta di quanto accaduto a Basoccu resta ancora al vaglio degli investigatori. C’è l’ipotesi, sostenuta dagli ultras juventino, che sia stato raggiunto da un lacrimogeno lanciato dalle forze dell’ordine: la Questura di Torino ha però smentito questa ricostruzione. In alternativa, Basoccu potrebbe essere stato colpito da un oggetto contundente, verosimilmente una bottiglia di vetro. I disordini sono esplosi nel tardo pomeriggio nei pressi di piazzale San Gabriele da Gorizia, dove si sono incrociati i cortei dei tifosi bianconeri e granata: le forze dell’ordine sono intervenute con cariche di alleggerimento e il lancio di lacrimogeni. Durante gli scontri sono rimasti feriti quattro agenti. Dopo la notizia di un compagno di tifo in codice rosso, gli ultras juventini hanno protestato a lungo salendo sulle balaustre dello stadio Olimpico Grande Torino e minacciando l’invasione di campo: un tentativo di non far disputare l’incontro, poi iniziato con un’ora di ritardo.

Salerno. Nelle scuole arrivano i metal detector

Il Comune di Salerno ha dato avvio a una specifica iniziativa di monitoraggio negli istituti scolastici, formalizzando l’acquisto di due metal detector portatili destinati ai servizi di prevenzione e sicurezza del corpo di Polizia Locale. L’operazione, che si colloca nell’ambito del progetto “Scuole Sicure”, rappresenta il primo provvedimento operativo assunto dall’amministrazione cittadina in attuazione della direttiva congiunta firmata dai Ministeri dell’Istruzione e dell’Interno lo scorso 28 gennaio 2026. La direttiva nazionale, emanata in risposta al crescente dibattito sulla sicurezza negli ambienti educativi e ai numerosi episodi di violenza, aggressioni e introduzione di oggetti pericolosi registrati negli ultimi anni in diverse realtà scolastiche italiane, ha delineato un quadro normativo che consente il ricorso a strumenti di rilevazione di oggetti metallici. A differenza di un’installazione massiva o strutturale, il provvedimento ministeriale ha chiarito che l’uso di tali dispositivi — rigorosamente di tipo palmare e non a varco fisso — deve configurarsi come una misura eccezionale, mirata e proporzionata, da attuare esclusivamente su specifica richiesta dei dirigenti scolastici e in stretto coordinamento con le autorità di pubblica sicurezza competenti sul territorio. Nel caso di Salerno, la dotazione dei due metal detector risponde a un’esigenza di presidio flessibile e operativo. La scelta di strumenti portatili, già ampiamente utilizzati in altri contesti di controllo pubblico come manifestazioni, eventi sportivi o servizi di vigilanza urbana, permette agli agenti della Polizia Locale di effettuare controlli a campione o verifiche circoscritte in situazioni considerate sensibili, senza alterare la normale operatività quotidiana degli istituti e senza trasformare la scuola in un presidio a ingresso rigidamente controllato. L’impiego dei dispositivi, che sarà affidato esclusivamente a personale specializzato e adeguatamente formato, si inserisce infatti in una strategia più ampia di prevenzione territoriale finalizzata a contrastare la presenza di oggetti atti a offendere all’interno del perimetro scolastico e a rafforzare il senso di sicurezza percepito da studenti, famiglie e personale docente. Secondo quanto trapela dagli ambienti amministrativi, i controlli non avranno carattere sistematico né permanente, ma saranno attivati soltanto in presenza di specifiche segnalazioni, criticità o situazioni ritenute potenzialmente a rischio. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione comunale non è quello di introdurre un modello securitario invasivo, bensì di dotarsi di strumenti di intervento rapido da utilizzare in casi eccezionali, mantenendo saldo l’equilibrio tra esigenze di sicurezza e tutela del contesto educativo. In tale prospettiva, il Comune punta a evitare qualsiasi forma di stigmatizzazione degli studenti, sottolineando come il ricorso ai metal detector debba essere interpretato esclusivamente come misura preventiva e deterrente. Sebbene si tratti di una dotazione numericamente contenuta, l’atto amministrativo salernitano assume un valore significativo anche sul piano logistico e istituzionale: è infatti tra i primi interventi concreti realizzati a livello municipale in Italia che applicano le nuove facoltà previste dal dicastero per contrastare fenomeni di illegalità e violenza tra i banchi di scuola. La scelta dell’amministrazione guidata dal Comune di Salerno potrebbe inoltre rappresentare un modello organizzativo osservato con attenzione da altre realtà locali, soprattutto in quei territori dove il tema della sicurezza scolastica è divenuto oggetto di crescente pressione politica e sociale. La sfida, per l’amministrazione comunale e per i vertici della Polizia Locale, risiederà ora nella calibrazione dell’utilizzo di questi strumenti, che dovranno essere impiegati esclusivamente per finalità di deterrenza e tutela, garantendo che l’azione di vigilanza si mantenga sempre proporzionata, discreta e coerente con la funzione educativa della scuola. Il ricorso a questa tecnologia, dunque, non è inteso come una sostituzione dei percorsi di sensibilizzazione, educazione civica e prevenzione sociale già promossi negli istituti, ma come un supporto tecnico aggiuntivo di cui l’Ente ha ritenuto opportuno dotarsi, in linea con le direttive ministeriali che incoraggiano una collaborazione sistematica tra Prefetture, questure, amministrazioni comunali e scuole per il mantenimento dell’ordine pubblico e la protezione degli studenti. In questo quadro, l’iniziativa salernitana si inserisce in una più ampia tendenza nazionale che vede le amministrazioni locali assumere un ruolo sempre più attivo nella gestione della sicurezza urbana legata agli spazi scolastici. Un approccio che punta non solo al controllo e alla prevenzione, ma anche alla costruzione di una rete istituzionale capace di intervenire tempestivamente nei casi di disagio giovanile, devianza o conflittualità, rafforzando il rapporto tra scuola, territorio e istituzioni.

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Rubio parla di «accordo possibile già oggi con l’Iran», Teheran frena

Il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita in India, ha dichiarato che «sono stati compiuti progressi significativi, sebbene non definitivi» nei negoziati tra Stati Uniti e Iran, aggiungendo: «Forse c’è la possibilità che nelle prossime ore il mondo riceva delle buone notizie». Il ministro degli Esteri Usa, citato dai media indiani, ha parlato di «proposta piuttosto solida in termini di capacità di far riaprire gli stretti», che «ha molto sostegno nel Golfo». Rubio ha però anche dichiarato: «O raggiungeremo un buon accordo, oppure dovremo trovare un’altra soluzione».

Trump aveva ridimensionato le aspettative di un’intesa immediata

Le dichiarazioni di Rubio sono arrivate a stretto giro da quelle di Donald Trump, che ha ridimensionato le aspettative di un’intesa immediata, spiegando di aver detto ai suoi negoziatori di «non affrettarsi». Il presidente Usa «non concluderà un cattivo accordo, quindi vediamo cosa succede», ha detto ancora Rubio: «Daremo alla diplomazia ogni possibilità di successo prima di esplorare le alternative». Parlando con India Today, il segretario di Stato americano ha spiegato che «la prima fase» da affrontare sarà la riapertura completa di Hormuz e che, nella seconda, «l’Iran deve avviare negoziati seri su tre punti: il suo impegno a non possedere mai armi nucleari, restrizioni a lungo termine sulle sue capacità di arricchimento e cosa fare con l’uranio altamente arricchito». Qualsiasi accordo, ha sottolineato riprendendo le affermazioni di Benjamin Netanyahu, «garantirà a Israele il diritto di difendersi».

Rubio parla di «accordo possibile già oggi con l’Iran», Teheran frena
Donald Trump (Ansa).

Cosa prevederebbe la bozza di accordo tra Washington e Teheran

I media Usa scrivono che Washington e Teheran hanno concordato in linea di principio gli aspetti principali di un’intesa che potrebbe porre fine alla guerra in Medio Oriente. La bozza dell’accordo contempla la riapertura dello stretto di Hormuz e l’ok di Teheran a smaltire le proprie scorte di uranio altamente arricchito, con modalità ancora oggetto di negoziazione. Un funzionario statunitense, in forma anonima, ha però dichiarato che manca ancora l’approvazione definitiva da parte di Trump e della Guisa suprema iraniana Mojtaba Khamenei, che potrebbe richiedere giorni.

Rubio parla di «accordo possibile già oggi con l’Iran», Teheran frena
Un enorme manifesto su Hormuz a Teheran (Ansa).

Teheran frena: «Fatti progressi, ma accordo non è imminente»

L’alto diplomatico iraniano Hossein Nooshabadi, citato dall’agenzia di stampa Isna, ha bollato come «una menzogna assoluta» la «voce secondo cui l’Iran si sarebbe impegnato con la parte americana nella bozza presentata per un accordo preliminare sulla questione nucleare e sull’uranio, nonché sulla sospensione ventennale dell’arricchimento». Smentendo la notizia di un accordo di pace imminente, Nooshabadi ha comunque ammesso che sono stati compiuti progressi su molte questioni con gli Usa. La bozza proposta dall’Iran, ha aggiunto, prevede «la fine della guerra su tutti i fronti, Libano compreso, lo sblocco di miliardi di dollari di beni iraniani congelati, la revoca del blocco navale statunitense e l’apertura di Hormuz, il ritiro delle forze statunitensi dal perimetro della Repubblica islamica e la libertà di vendere il petrolio iraniano».

Elezioni amministrative: seggi aperti fino alle 15, affluenza in calo

Hanno riaperto alle 7 i seggi per la seconda giornata di votazioni per le Amministrative che coinvolgono quasi 750 Comuni e 18 capoluoghi (oltre 6 i milioni di cittadini chiamati alle urne), ultimo grande appuntamento elettorale prima delle Politiche del 2027. Sarà possibile votare fino alle 15. Subito dopo inizierà lo spoglio.

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I capoluoghi chiamati al voto

Farin puntati in particolare su Venezia, fortino della Lega dove potrebbe affermarsi il centrosinistra, e su Reggio Calabria, dove la situazione è diametralmente opposta. Gli altri 16 capoluoghi chiamati al voto sono Lecco e Mantova in Lombardia, Arezzo, Pistoia e Prato in Toscana, Fermo e Macerata nelle Marche, Chieti in Abruzzo, Avellino e Salerno in Campania, Andria e Trani in Puglia, Crotone in Calabria, Messina, Enna e Agrigento in Sicilia. L’eventuale ballottaggio, nei Comuni con più di 15 mila abitanti, si svolgerà il 7 e 8 giugno.

Affluenza in lieve calo

Affluenza in lieve calo. Alle 19 di domenica aveva votato il 34,5 per cento degli aventi diritti: due punti percentuali e mezzo in meno rispetto all’affluenza media delle precedenti Comunali di riferimento. Alla chiusura dei seggi alle 23 l’affluenza era del 46,31 per cento: il dato precedente, alla stessa ora, è del 50,2 per cento. C’è però un dato da considerare: la maggior parte dei centri urbani interessati (529 secondo i dati del Viminale) l’ultima volta aveva rinnovato le amministrazioni a settembre del 2020, ovvero in concomitanza con alcune Regionali, circostanza che potrebbe aver sostenuto la percentuale di votanti. Il calo dell’affluenza non è stato inoltre uniforme: in Emilia-Romagna il dato è sceso di circa 10 punti percentuali, in Lombardia e Toscana di circa 8, in Piemonte e Veneto di 7.

Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio

La parola d’ordine è pareggio. Malgrado gli oltre 6,6 milioni di italiani al voto, maggioranza e opposizione a Roma faticano a dare un significato politico alle Comunali del 24 e 25 maggio, probabilmente le ultime elezioni prima delle Politiche del 2027. Tra i palazzi della politica nessuno intravede possibilità di cogliere segni precursori del mood elettorale in vista del voto nazionale. Seppur importanti, tra i quasi 900 Comuni al voto, solo 18 sono capoluoghi, e circa 700 hanno meno di 15 mila abitanti.

Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio
Due i capoluoghi di Regione al voto: Venezia e Reggio Calabria.

Venezia e Reggio Calabria: obiettivo 1 a 1

Tutti gli occhi sono puntati su Venezia, l’unico capoluogo di Regione alle urne. In laguna suonano le note di Gustav Mahler e l’atmosfera è quella di una Morte a Venezia. Ma in questo film non ci sono compositori né giovani dalla bellezza efebica. La trama crepuscolare ha come protagonista il centrodestra locale. Dopo 10 anni alla guida della città con Luigi Brugnaro – noto per aver introdotto la tassa di ingresso e per le numerose gaffe – la coalizione formata da Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Noi moderati guarda con una punta di pessimismo il voto. Certamente non hanno aiutato il caos e le polemiche degli ultimi mesi tra governo e due istituzioni culturali come la Biennale e il Teatro La Fenice. Il centrosinistra è determinato a riprendersi la città. Per questo ha schierato Andrea Martella, senatore e segretario regionale dem già sottosegretario all’Editoria nel Conte II. Il centrodestra invece è confluito su una scelta di continuità decidendo di far correre Simone Venturini, 38 anni, assessore uscente al Turismo per la lista Brugnaro, margherino doc trasferitosi a Venezia.

Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio
Combo di Simone Venturini e Andrea Martella al voto (Ansa).

A Reggio Calabria, lo scenario è inverso. Dopo 12 anni di amministrazione di Giuseppe Falcomatà, il centrosinistra rischia di perdere il Comune. Il candidato è Domenico Battaglia che ha preso il posto – in qualità di facente funzioni – di Falcomatà, eletto in Consiglio regionale. Contro di lui, Francesco Cannizzaro, coordinatore regionale di FI e vice capogruppo alla Camera. Con cui il centrodestra spera di conquistare la città.

Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio
Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio
Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio
Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio
Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio
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Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio
Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio

Nel centrodestra lo sport più gettonato è finire all’opposizione

«Al massimo la sinistra si prenderà Venezia e noi Reggio Calabria, non mi sembra che cambi molto», ha profetizzato il responsabile organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli. Insomma, obiettivo: pari e patta. Ovvero un modo per sminuire la portata del test elettorale ma anche la tensione verso il pessimismo propria del centrodestra in questa fase post referendaria. Tra i corridoi di Montecitorio, nella maggioranza sono ormai pochissimi quelli che ancora continuano a credere in una vittoria alle Politiche. Ormai lo ‘sport’ più gettonato è sperare di finire all’opposizione in caso di pareggio e nell’eventuale formazione di un governo di larghe intese. In FdI dicono sia Matteo Salvini a sperarci, nella Lega gli alleati di via della Scrofa. Una sorta di rincorsa per ‘rifarsi la verginità’, mentre per ora ci si accontenta dell’1-1, appunto, a Venezia e Reggio Calabria.

Dalle Comunali alle Politiche, per la destra la parola d’ordine è pareggio
Giovanni Donzelli (Imagoeconomica).

Dall’estero: Matt Damon sostituirà Ryan Gosling nel nuovo film dei Daniels

Matt Damon sostituirà Ryan Gosling nel nuovo film dei Daniels

Nuovo ruolo paterno per l'attore, prossimamente al cinema con The Odissey

Dopo una falsa partenza nel casting, che aveva portato i portali di informazione dedicati all'intrattenimento ad annunciare prematuramente la partecipazione di Ryan Gosling come protagonista del nuovo progetto dei Daniels (ovvero Daniel Kwan e Daniel Scheinert), il nuovo film del duo di registi dietro il premio Oscar Everything Everywhere All at Once riparte da Matt Damon. Secondo quanto riportato da The Hollywood Reporter, infatti, il primo progetto dei registi in tre anni sarebbe pronto per iniziare le riprese quest'estate e si tratterebbe di una storia di viaggi nel tempo con elementi... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 25 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Tra Messia e I figli di Dune: I venti di Dune

Tra Messia e I figli di Dune: I venti di Dune

Per Fanucci secondo “interquel” della saga di Dune, I venti di Dune, che si inserisce tra Messia di Dune e I figli di Dune.

Tra qualche mese arriverà nelle sale di tutto il mondo Dune Parte 3, film tratto dal romanzo Messia di Dune di Frank Herbert, il secondo romanzo della saga. Dopo Messia di Dune Herbert scrisse Figli di Dune, che raccontava le vicende di Leto e Ghanima, figli di Paul. Tra questi due libri c'era un gap temporale che ora viene colmato da I venti di Dune, scritto da Brian Herbert e Kevin J. Anderson, in uscita in questi giorni per Fanucci. La quarta di copertina Paul Muad’Dib, l’uomo che ha cambiato il corso della storia galattica, si è incamminato da solo tra le... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 25 maggio 2026 - articolo di S*

Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo

Sparare sulla burocrazia di Bruxelles è l’esercizio retorico preferito da populisti e sovranisti di ogni Paese europeo. Probabilmente molti anti-europeisti – che sono di norma anche no-vax – rimpiangono l’Europa delle piccole patrie, degli staterelli pre-unitari in Italia e Germania, delle enclave che ancora alimentano irredentismi irriducibili (dalla Scozia alla Catalogna, dalla Corsica alla regione basca). Se uno pensa a figure come il politico britannico di destra Nigel Farageritornato in auge nelle elezioni amministrative di maggio 2026, benché i danni della Brexit, di cui da sempre è grande sostenitore, siano conclamati – si rende conto di un paradosso drammatico. Che la percezione diffusa sui guai e gli svantaggi che i singoli Paesi subiscono facendo parte della comunità europea non corrisponde alla realtà. Ma anche che i cittadini europei sono di gran lunga meglio di chi li rappresenta a Bruxelles e Strasburgo.

Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo
Nigel Farage (Ansa).

L’Italia batte tutti i record di lungaggini amministrative

Di certo sostenere che la macchina comunitaria viaggi spedita è una sciocchezza. Allo stesso modo è innegabile che interventi che non tengano conto delle differenze esistenti fra 27 Stati sono destinati a produrre documenti ponderosi ma inefficaci. Però c’è da ridere quando i sovranisti, soprattutto i nostri, inveiscono contro i burocrati di Bruxelles. Dimenticando che siamo il Paese che batte tutti i record in Europa e nell’area Ocse di lungaggini amministrative. In Italia le pratiche burocratiche sottraggono infatti in media 300 ore all’anno a ciascun cittadino, i tempi medi si traducono in 600 giorni per risolvere dispute commerciali e in circa 36 mesi per la liquidazione di un’attività insolvente. Bisogna aggiungere poi che da noi l’84 per cento della popolazione considera gli apparati amministrativi un ostacolo primario, rispetto a una media europea del 60 per cento.

Siamo il continente dei diritti civili e politici

In ogni caso, e a prescindere dalle varie diatribe burocratiche, l’Europa anche nella percezione dei cittadini europei è più vitale di chi ci rappresenta, cioè apparati, funzionari e politici. Ma non serve evocare le retoriche dello spirito europeo o della cristianità, passando per la comunanza culturale che ci rende eredi di Dante, Shakespeare, Cervantes, Goethe, Mozart. Basta limitarsi a ricordare tre fatti recenti che indicano come lo spazio europeo non sia un’espressione geografica. Ma un dato di realtà sul quale riflettere. A partire dalla consapevolezza che siamo il continente dei diritti civili e politici; e l’unico al mondo a garantire ai suoi cittadini accesso universalistico alle cure, all’istruzione, alla pensione.

Preferite gli esempi di Trump o Ben-Gvir?

Il sistema di welfare, benché ammaccato, tiene ancora. Tant’è che le aspettative di vita sono complessivamente le più alte al mondo. Chi ha dubbi sul trovarsi o meno nel continente giusto, può in questi giorni considerare le bizzarrie minacciose di Donald Trump o l’atteggiamento irridente esibito dal ministro israeliano Itamar Ben-Gvir di fronte ai volontari della global Flotilla inginocchiati, ammanettati e vittime di violenza.

Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo
Itamar Ben-Gvir (Ansa).

L’Eurovision e il successo in termini di audience

Ma voltiamo pagina, decisamente più leggera. L’Eurovision song contest ha un’audience televisiva (il dato del 2025 è di 166 milioni di spettatori stimati a livello globale) che il Super Bowl (124 milioni di spettatori, soprattutto concentrati negli Usa), i Grammy (circa 20 milioni) e la cerimonia degli Oscar (17 milioni) messi assieme non totalizzano. Un prodotto dell’industria culturale interamente made in Europa. Al momento non si sa se quel record di un anno fa sarà superato, perché in questa edizione per protesta contro la presenza di Israele cinque Stati (Spagna, Irlanda, Paesi Bassi, Slovenia e Islanda) hanno disertato la manifestazione e tre di loro hanno proprio annullato la diretta.

Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo
Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo
Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo
Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo
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Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo
Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo

La formazione di un gusto e di un potenziale mercato europeo

Però lo share medio è stato attorno al 30 per cento. In Italia l’Eurovision, con oltre 5 milioni di telespettatori, si è aggiudicato la serata. Ma il dato su cui meditare, per la varietà di generi e interpreti, è la formazione di un gusto e di un potenziale mercato europeo. E qui il momento simbolico della manifestazione è stato Celebration!, il medley dei 70 anni del concorso con finale, con il pubblico di Vienna che ha cantato all’unisono sulle note di Nel blu, dipinto di blu di Domenico Modugno.

Il progetto Erasmus funziona da (quasi) 40 anni

È il pubblico giovane che sta disegnando questo processo di convergenza musicale, sicuramente alimentato dal sentimento no borders al quale hanno contribuito in modo decisivo i quasi 40 anni (che cadono nel 2027) del progetto Erasmus. Il programma di interscambio universitario ha presentato il report 2025. Più di un milione gli studenti europei coinvolti: 36 mila gli universitari italiani andati all’estero e 43 mila quelli stranieri venuti in Italia, paese che è il secondo più gettonato. Ma se si considerano anche l’istruzione superiore e la formazione degli adulti, oltre 2.300 sono i progetti attivati e più di 92 mila le persone coinvolte.

«Un’infrastruttura culturale e civile condivisa»

Il dato saliente però, per riprendere le parole del direttore di Indire (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa) e dell’Agenzia Nazionale Erasmus+, Flaminio Galli, è che «Erasmus è molto più di un programma di mobilità: è uno spazio concreto in cui prende forma l’identità europea delle nuove generazioni e delle comunità educative. Investire nel programma significa investire nella capacità dell’Europa di restare unita, aperta, capace di formare cittadini consapevoli e di costruire una vera infrastruttura culturale e civile condivisa».

Tra le città più felici al mondo nessuna italiana nella top 50…

Musica, maestro!, per dirla con una battuta azzeccata, visto che parliamo di Europa felix. Alla faccia dei super nazionalisti nostrani, con in testa il generale Roberto Vannacci e la sua truppa, che non si rendono conto che forse sono proprio loro, con la faccia truce che mostrano agitando un primato nazionale tutto da dimostrare, che deprimono e rendono infelici tanti connazionali. Nel recente ranking delle città più felici al mondo non ce n’è una italiana nella top 50. Le sole che vengono citate (Bologna, Parma e Milano) si posizionano alle caselle 73, 77 e 80. A grande distanza, non solo statistica, dall’Italia della dolce vita e della “Milano da bere” di 40 anni fa.

Meno Vannacci, più Ue: perché l’Europa è migliore di come ce la raccontiamo
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

… ma 39 sono europee!

Naturalmente l’esistenza di un Happy City Index conferma che la mania di dare premi e riconoscimenti è pari alla smania con la quale i premiati esibiscono le medaglie. A uso prevalentemente mercantile e turistico. Però, stando al tema, la notizia è che nella top 50 mondiale ci sono 39 città europee. Mentre degli Usa ne compare una sola: San Francisco. Città grandi come Copenaghen, che è la vincitrice, medie (Grenoble) e piccole (Klagenfurt) testimoniano che l’Europa è il luogo dove tutti, potendo (anche americani, russi e cinesi!), verrebbero di corsa ad abitare. E allora: teniamoci cara e stretta la nostra Europa.

L’errore umano nell’epoca dell’IA

Smascherare articoli e post scritti dall’Intelligenza artificiale è diventato sui social uno sport molto praticato: le bolle dei cosiddetti “intelligenti” esondano di sarcastici «la prossima volta scrivilo tu», «puzza di IA lontano un miglio», «ora prova a dirlo con parole tue». È ormai talmente facile accorgersi quando un post è stato scritto da Claude, da ChatGPT, da Gemini, da Grok, da Copilot o dalle altre numerose opzioni proposte dal pensiero sintetico dei grandi player tech che soltanto pochi irriducibili ingenui cadono nel trabocchetto. Ma sono sempre loro a credersi più furbi delle macchine e, infatti, come rileva un articolo uscito recentemente sul Wall Street Journal (“Writers Are Going to Extremes to Prove They Didn’t Use AI“, 8 maggio 2026), si ingegnano ora a trovare modi per non essere scoperti o per non essere tacciati di ricorrere al bot: per esempio inseriscono nei testi che spediscono al caporedattore o all’editor errori di grammatica o di punteggiatura: sarebbe la prova che il testo che hanno inviato non è stato scritto da una IA perché, si sa, le macchine non fanno errori.

L’errore umano nell’epoca dell’IA
Le icone delle app di IA (Ansa).

L’attualità degli esperimenti di Turing e Searle

Nel 1950 il logico matematico Alan Turing propose un test nel suo saggio, uscito sulla rivista Mind, “Computing Machinery and Intelligence” (Oxford University Press): un giudice umano conversa per iscritto con due interlocutori, uno umano e uno macchina. Se non riesce a distinguerli con affidabilità, la macchina ha “superato” il test. La domanda originale non era: «Le macchine pensano?», che Turing considerava troppo vaga, ma se una macchina riesce a riprodurre, in termini operativi e comportamentali, il linguaggio umano. Nel 1980 John Searle (Denver, 1932), filosofo del linguaggio, si spinse più avanti. Immaginò una persona chiusa in una stanza. Questa persona non conosce il cinese ma le vengono passati sotto la porta dei foglietti con simboli cinesi (le domande). Lei dispone di un manuale di regole: «Se vedi questo simbolo, rispondi con quest’altro simbolo». Seguendo meccanicamente le regole, produce risposte in cinese perfettamente sensate. Chi è fuori dalla stanza è convinto di parlare con qualcuno che capisce il cinese. Ma la persona non capisce nulla, manipola simboli secondo regole sintattiche senza alcuna comprensione semantica. Secondo Searle, questo è esattamente ciò che fa un computer: sintassi senza semantica, elaborazione senza comprensione. Le obiezioni non mancarono. La più nota è la systems reply: forse la singola persona non capisce, ma il sistema nel suo insieme – persona più manuale più stanza – capisce. Searle la respinse, ma il dibattito non si è mai chiuso davvero ed è rimasto uno degli esperimenti mentali più discussi della filosofia analitica del Novecento: nell’era dei grandi modelli linguistici, sembra più attuale che mai.

L’errore umano nell’epoca dell’IA
Un’immagine di Alan Turing (Ansa).

Il grande paradosso: l’uomo simula l’imperfezione umana

Il paradosso è che chi scrive oggi usando il suo cervello deve trovare il modo di sembrare più umano di una macchina addestrata ad imitarlo alla perfezione. Nel Libro degli errori Gianni Rodari ci conferma che gli errori fanno parte della natura umana, il grande scrittore sosteneva che gli errori non stanno nelle parole ma nelle cose – i veri errori, dai quali dovremmo liberarci, sono la guerra, il razzismo, l’ingiustizia, non le parole che li designano – ma chi inserisce deliberatamente degli errori in un testo generato da un’IA, non usa l’errore per liberarsi della grammatica ma per simulare l’imperfezione umana, per nascondersi dietro di essa. Usa l’errore come un travestimento e il paradosso è raffinato: Claude e Copilot scrivono “troppo” bene e proprio questa perfezione sintattica le tradisce.

L’errore umano nell’epoca dell’IA
Un frame di un filmato di Gianni Rodari (Ansa).

L’errore, per secoli considerato segno di debolezza umana, diventa un certificato di autenticità, la prova che dietro a un testo scritto c’è una persona invece di una macchina. Rodari voleva che i bambini imparassero divertendosi. Noi adulti impariamo oggi a fingerci umani sbagliando apposta. Siamo arrivati al punto in cui dobbiamo simulare i nostri difetti per dimostrare di esistere e non è un problema di grammatica, è un problema profondo di identità. Le macchine vincono quando cominciamo a imitarle, e noi perdiamo quando dobbiamo esasperare un tratto fallace, l’imperfezione, per distanziarci da loro, per dimostrare di essere ancora umani.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?

Gli editori di quotidiani hanno sempre avuto un po’ il complesso di inferiorità nei confronti della televisione. E perciò, quando la tecnologia digitale ha abbattuto le barriere all’ingresso, ci si sono spesso buttati. Picchiandoci però frequentemente la testa. Ed è quello che potrebbe succedere di nuovo.

Crisi immediate, agonie e chiusure definitive

Ancora viene ricordato, per esempio, il bagno di sangue di 24ore.tv, canale televisivo de Il Sole 24 Ore che Confindustria fece debuttare nell’aprile 2001 sul digitale terrestre, con palinsesto ricco e investimenti importanti. Crisi quasi immediata, agonia durata qualche stagione, chiusura definitiva al termine del 2006.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Il vecchio logo di 24ore.tv.

Repubblica radio Tv dove scalpitavano Zucconi e Giannini

Nel frattempo, il 10 aprile 2006, esattamente 20 anni fa, nasceva Repubblica radio Tv. Un canale televisivo che si vedeva al 50 del digitale terrestre, e nel cui palinsesto, due ore al giorno in replica a nastro, esondavano Vittorio Zucconi e l’ambizioso Massimo Giannini, talk su talk. Nel novembre 2011 il canale cambiava nome: solo Repubblica tv. E nel 2013 chiudeva i battenti, per mancanza di pubblico e di risorse, sostituito da LaEffe tv (canale di Feltrinelli, anch’esso con vita breve).

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?

Quel progetto di Warner Bros Discovery poi andato in fumo

Nel 2024, quando Warner Bros Discovery sembrava ancora avere grandi ambizioni di broadcaster generalista televisivo, tra Fabio Fazio, Maurizio Crozza e Amadeus, erano corse voci di un’operazione Cnn (marchio internazionale del gruppo WBD) in Italia: o con pezzi di palinsesto brandizzati Cnn su Nove, oppure con l’acquisizione di La7. Avrebbe dovuto essere coinvolto pure Enrico Mentana. Tutto si risolse, però, in tanto fumo e niente arrosto. E nulla accadde.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Il logo di Warner (Ansa).

Il difficile equilibrio economico-finanziario dei canali all-news

Soprattutto perché in Italia ci sono già tre canali all-news – Rai News, Tgcom, SkyTg24 – e poi una radio di news col video, ossia La7. Il panorama, quindi, sembra già piuttosto affollato, con il dilemma di una rete all-news che, per definizione, fa fatica ad andare in equilibrio economico-finanziario, e acquisisce senso o in offerte pay o in grandi gruppi come Rai o Mediaset.

I giornalisti e la smania di andare in video…

Ma, si sa, editori e giornalisti, cioè gli esseri più vanitosi del Pianeta, impazziscono per andare in video. Dal 19 giugno 2025 in Confindustria ci hanno riprovato, col lancio di Radio 24-IlSole24oreTv, disponibile sul digitale terrestre al canale 246. È passato quasi un anno e, a dire il vero, in pochi se ne sono accorti.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Il Sole 24 Ore Tv.

Ora nella nuova Gedi alla greca targata Antenna group (in cui comincia a rotolare qualche testa…) c’è voglia di un ritorno di qualcosa di simile a Repubblica tv, però targata Cnn che fa più figo, stringendo una collaborazione con WBD, proprietaria del brand. Perché i nuovi azionisti di Gedi ritengono che in un’offerta complessiva di contenuto crossmediale, oltre alla radio, a Repubblica e alla sua proposta video e assieme al resto degli asset, ce ne debba essere una di tipo televisivo tarata sull’informazione.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella incontra Theodore Kyriakou, presidente di Antenna Group (foto Imagoeconomica).

Questa nuova piattaforma informativa, con la parte video preponderante, dovrebbe essere distribuita in primis su Dazn dall’11 giugno, in concomitanza con il debutto del Mondiale di calcio americano trasmesso integralmente dalla piattaforma in streaming.

Gedi e la tentazione televisiva: ennesima scommessa perdente?
Urbano Cairo (foto Imagoeconomica).

Cairo aspetta sul fiume, in attesa di occasioni

Una sorta di sperimentazione, prima di arrivare alla fase due, cioè il lancio di un canale televisivo sul digitale terrestre, approfittando di uno slot su Persidera che dovrebbe essere lasciato libero da Warner Bros Discovery Italia, in fase di razionalizzazione del suo portfolio canali. Immaginiamo già le folle di telespettatori adoranti. Nel frattempo Urbano Cairo, che tanti corteggiano per La7 ma che non vende a nessuno, guarda sornione. E aspetta sul fiume, in attesa di qualche buona occasione. Magari proprio a Repubblica.

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana di Asimov in edicola

Fantascienza.com, il meglio della settimana di Asimov in edicola

La nuova serie dei fratelli di Stranger Things, una nuova casa per Doctor Who, Mandalorian al cinema, il nuovo trailer di Lanterns nella settimana di Fantascienza.com

Mentre il resto del mondo discute appassionatamente se sia il caso o no di avere un'attrice nera per interpretare Elena di Troia, gli appassionati di fantascienza italiani discutono su quanto sia utile lanciare una offerta di libri di Isaac Asimov abbinati al quotidiano La Repubblica. Le domande poste sono tutte sensate – ma Asimov è davvero ancora l'autore giusto? Affidare il “corredo critico” a Chiara Valerio ha un senso? Ma il prezzo non è troppo elevato? – ma alla fine dei conti ci sembra che ogni iniziativa del “mondo di fuori” a... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 24 maggio 2026 - articolo di S*

Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere

«L’hanno rimasto solo», citando Vittorio Gassman nell’Audace colpo dei soliti ignoti. Beffardo destino, quello di Elon Musk. Neanche fosse un contrappasso dantesco, l’uomo che dice di avere a cuore il futuro dell’intera umanità è lo stesso che, in alcuni dei reel più recenti che circolano in Rete, appare isolato, evitato pressoché dall’umanità intera. Ma lui non demorde. Così la sua preoccupazione per le «magnifiche sorti e progressive» (questa volta la cit. è da La ginestra di Giacomo Leopardi) è sbarcata anche nelle aule di tribunale grazie alla causa intentata contro Sam Altman, numero uno di OpenAI, l’azienda dietro ChatGPT. L’accusa mossa dal nostro è quella di aver tradito il patto originario di mantenere OpenAI una non-profit e di averla invece trasformata in una macchina da soldi.

Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere
Il Ceo di OpenAI Sam Altman (Ansa).

Elon, abbiamo imparato a conoscerti

Chiariamo subito. Non che l’uno sia meglio dell’altro. Ma forse a Elon sfugge che, nel corso degli anni, abbiamo imparato a conoscerlo. E, proprio per questo, grazie a massicce dosi di anticorpi, non ce la beviamo più. Così finisce (per il momento) che il tribunale federale di Oakland, in California, abbia rigettato la causa per un vizio formale, senza neanche entrare davvero nel merito della questione. Il che offre lo spunto per capire la portata simbolica di questo scontro tra titani.

La fondazione come ente senza scopo di lucro

Tutto ebbe inizio nel 2015. OpenAI fu fondata come ente senza scopo di lucro, con l’obiettivo di sviluppare intelligenza artificiale «per il bene dell’umanità». Musk fu tra i primi a metterci i soldi. Nel 2018 però lasciò il consiglio di amministrazione. Ufficialmente, per evitare conflitti con Tesla, l’altra sua azienda impegnata nello sviluppo di un’intelligenza artificiale per la guida autonoma. Ma in realtà sembra che Musk avesse chiesto, senza successo, il controllo totale della società e avesse persino tentato di fondere OpenAI con Tesla, senza riuscirvi.

Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere
Il logo di OpenAI (Imagoeconomica).

Una questione etica, con richiesta di risarcimento

Nel 2019 OpenAI creò una controllata for-profit, OpenAI LP, legata alla non-profit ma con un obiettivo diverso: fare business, scalare, attrarre capitali, crescere e attrarre capitali ancora. Nel 2024 Musk ne ha fatto una questione etica, intentando l’azione legale. E chiedendo, in qualità di investitore della prima ora, un risarcimento, secondo alcune stime, pari a 180 miliardi di dollari per «guadagni illeciti» nonché il riconoscimento del fatto che OpenAI abbia usato quei soldi per scopi diversi da quelli inizialmente dichiarati. Una truffa, in sostanza.

Due visioni dell’IA, tra bene pubblico e infrastruttura privata

Il resto è cronaca recente. Dopo poche settimane di udienza, il tutto si è chiuso con un nulla di fatto. Il problema, a quanto pare, è che Elon si sia mosso troppo tardi. Tuttavia, il punto interessante di questa storia fatta di miliardi, tecnologia, avidità e risentimento non è giuridico quanto simbolico, come dicevamo. Vale a dire il confronto tra due visioni dell’intelligenza artificiale, tra bene pubblico e infrastruttura privata, oltre alla trasformazione dell’idealismo tech in una guerra di potere.

Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere
Elon Musk (Ansa).

Musk è stato costretto a rincorrere con Grok

È noto infatti che nel mondo dell’innovazione tecnologica chi tardi arriva, male alloggia. Il primo di solito si prende tutto, struttura il mercato, ne decide il funzionamento, imposta il gioco. E poi diventa difficile scalzarlo. OpenAI, con ChatGPT, è arrivata per prima. Così Musk ha perso la bussola e si è ritrovato ai margini, fuori dalla cabina di regia, in ritardo e costretto a rincorrere con Grok, il modello d’intelligenza artificiale di xAI, integrato in X (ex Twitter) e pensato esplicitamente come concorrente di ChatGPT. Solo che, ed Elon lo sa, Grok gioca in serie B, fuori dagli accordi che contano, dalle forniture che fanno fare il salto di qualità, finendo troppo lontano dalla “casalinga di Voghera” che l’idea per una ricetta oggi la chiede direttamente a ChatGPT.

Musk contro Altman: la scusa dell’etica e l’idealismo tech diventato guerra di potere
Grok, chatbot di X (Ansa).

Vari scandali, dal deepfake all’antisemitismo

E poi resta un fatto. Di quale etica Elon si fa portavoce se proprio la sua intelligenza artificiale, Grok, è stata al centro di una serie di scandali? Un modello venduto come più libero e meno censurato rispetto a ChatGPT ha perso il controllo generando deepfake e contenuti estremi, dalla pedopornografia ai contenuti antisemiti, tanto da attirare pressioni da autorità di mezzo mondo che lo hanno costretto a limitare parte delle sue funzionalità.

L’umanità non ama chi non sa perdere

Intendiamoci: se Musk vuole parlare di etica, è il benvenuto. Tuttavia, vale la pena chiedersi di quale etica stia parlando. È l’etica che protegge il bene comune e i minori, o quella che lascia che un chatbot generi contenuti oltre ogni limite, prima che le autorità lo costringano a metterci una pezza? Alla luce di tutto, e più semplicemente, sembra che la questione sia più banale di quanto appaia. A Elon non piace perdere. E infatti ha già annunciato ricorso. Resta tuttavia il fatto che la gente comune, insomma l’umanità, non ama chi non sa perdere. Per questo Elon, alla fine, balla da solo.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle

«Compagne, va costruita una nuova cultura del matrimonio e della maternità». Nel 2023, un anno dopo l’inizio del calo della popolazione della Cina, Xi Jinping pronunciò queste parole al Congresso nazionale delle donne cinesi. Un intervento che chiariva già una delle più profonde preoccupazioni strategiche della leadership cinese: la crisi demografica. Dopo decenni trascorsi a limitare le nascite attraverso la politica del figlio unico, Pechino si è ritrovata improvvisamente a fare i conti con il problema opposto: sempre meno bambini, sempre meno matrimoni e una società che invecchia a ritmi tali da minacciare crescita economica, sistema pensionistico e modello di sviluppo. Il richiamo di Xi è stato uno dei primi segnali che anche la demografia è diventata una questione di sicurezza nazionale.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

La metà delle cinesi nate dopo il 2000 non vuole avere figli

A distanza di alcuni anni, però, la risposta della società cinese sembra andare nella direzione opposta. Secondo un nuovo sondaggio di Zhaopin, una delle principali piattaforme cinesi di reclutamento online, quasi la metà delle donne nate dopo il 2000 afferma di non voler avere figli, per l’esattezza il 47 per cento. Si tratta di una percentuale impressionante se confrontata con le generazioni precedenti: tra le nate dopo il 1995 la quota scende al 33,9 per cento, al 15,7 per cento per quelle nate dopo il 1990, addirittura al 9,1 per cento tra le nate dopo il 1980. I dati sono il sintomo di un cambiamento culturale profondo. La Cina sta scoprendo che convincere qualcuno a fare un figlio è molto più difficile che impedirglielo. Lo aveva già mostrato l’esperienza della fine della politica del figlio unico. Prima la leadership ha eliminato il limite del figlio unico, poi ha autorizzato il secondo e infine il terzo. Ma la risposta delle famiglie è rimasta tiepida. Nel tempo sono infatti cambiati i costi, i valori, le aspettative e l’idea stessa di famiglia.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle
Immagine realizzata con l’IA.

Dai costi alle conseguenze sulla carriera: perché si dice no alla maternità

Le ragioni indicate dalle giovani donne raccontano una Cina molto diversa da quella che il Partito Comunista continua spesso a immaginare. Come sottolineato da Caixin, il 40,4 per cento cita l’elevato costo del mantenimento dei figli; il 30,5 per cento teme un peggioramento della qualità della vita; il 29,8 per cento parla dell’incertezza sul futuro e della paura di non riuscire ad assumersi una responsabilità così grande. Il 28,5 per cento teme invece conseguenze sulla carriera. La maternità, insomma, viene associata a un potenziale rischio economico e sociale. Negli ultimi anni, tra le giovani cinesi è diventata centrale una formula traducibile con “penalità materna“. La percezione è che fare figli porti a un congelamento, o addirittura arretramento, della propria carriera. Secondo il sondaggio di Zhaopin, il 61,5 per cento delle madri lavoratrici ritiene di non avere quasi nessuna possibilità di ottenere una promozione sul lavoro. Solo il 5,3 per cento pensa invece di avere reali prospettive di avanzamento professionale.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle
Quasi la metà delle donne cinesi nate dopo il 2000 afferma di non voler avere figli (Ansa).

Il difficile equilibrio tra famiglia, lavoro e vita sociale

Le difficoltà iniziano ancora prima dell’assunzione. Il 60,9 per cento delle donne intervistate racconta di aver ricevuto domande sul proprio stato civile o sui progetti di maternità durante i colloqui di lavoro, contro il 35,5 per cento degli uomini. La pressione non riguarda soltanto la carriera. Riguarda anche il tempo. L’85,4 per cento delle madri lavoratrici trascorre la maggior parte del proprio tempo libero occupandosi della famiglia, contro il 73,4 per cento dei padri. Quasi un terzo dedica oltre due ore al giorno ai lavori domestici. Solo il 6,4 per cento riesce a utilizzare il tempo libero per socializzare. In pratica molte donne cinesi finiscono intrappolate in un equilibrio estremamente fragile tra lavoro, cura familiare e sviluppo personale. Nel frattempo, il contesto demografico continua a peggiorare. Nel 2025 la popolazione cinese è diminuita per il quarto anno consecutivo. Le nascite sono scese a 7,92 milioni e il tasso di fertilità si colloca ormai intorno a un figlio per donna, ben lontano dal livello di sostituzione di 2,1. Anche i matrimoni continuano a diminuire. Nei primi mesi del 2026 le registrazioni sono calate del 6,2 per cento su base annua e sono ormai circa la metà rispetto ai livelli del 2017. In Cina questo dato pesa particolarmente perché figli e matrimonio restano ancora strettamente legati, sia culturalmente sia dal punto di vista amministrativo.

La Cina scopre che spingere le nascite è più difficile che limitarle
Nei primi mesi del 2026 i matrimoni in Cina sono calati del 6,2 per cento su base annua e sono ormai circa la metà rispetto ai livelli del 2017 (Ansa).

Le contromisure prese da Pechino non bastano

Di fronte a questi numeri Pechino sta sperimentando di tutto. Sussidi alle famiglie, aiuti all’infanzia, congedi parentali, copertura sanitaria completa per i costi del parto, promozione dell’anestesia epidurale durante il parto, nuovi incentivi fiscali e persino misure simboliche come la reintroduzione della tassa su farmaci e dispositivi contraccettivi dopo 30 anni di esenzione. Tutto risponde alla stessa logica: segnalare che l’epoca del contenimento delle nascite è finita e che ora la priorità è opposta. Alcuni governi locali stanno sperimentando anche i cosiddetti mom jobs, lavori flessibili pensati per madri con figli piccoli. Ma oltre il 40 per cento delle donne teme che questa formula rafforzi ancora di più l’idea che la cura familiare sia una responsabilità esclusivamente femminile. Molte chiedono invece un cambiamento più radicale: orari flessibili per tutti, sistemi di promozione più equi e una distribuzione più paritaria del lavoro domestico. Alcuni studiosi e funzionari iniziano a suggerire soluzioni più profonde: congedi parentali obbligatori e non trasferibili per i padri, maggiore condivisione dei costi tra Stato e imprese, incentivi per ridurre la discriminazione verso donne in età fertile. Perché il problema, sostengono sempre più esperti, è strutturale. Finché avere un figlio continuerà a comportare costi professionali quasi interamente scaricati sulle donne, difficilmente gli appelli patriottici o i bonus statali riusciranno a invertire la tendenza.