Martusciello: Scnto di 14 anni all’assassino di un poliziotto

“Un poliziotto perde la vita mentre compie il proprio dovere. A quasi quarant’anni da quell’omicidio, la pena inflitta al suo assassino viene ridotta da 30 a 16 anni. È una vicenda che, pur nel pieno rispetto delle decisioni della magistratura, lascia un profondo senso di inquietudine”. Lo afferma Fulvio Martusciello, segretario regionale di Forza Italia in Campania, commentando la sentenza che ha ridotto la condanna per l’omicidio dell’agente scelto Domenico Attianese. “Non discuto le valutazioni dei giudici – aggiunge – e non metto in discussione il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena. Ma leggere che tra gli elementi considerati dai giudici vi sia anche la restituzione di un portafoglio smarrito non può che alimentare interrogativi. Non per il valore del gesto, che resta indiscutibile, ma per la distanza che inevitabilmente si percepisce tra quell’episodio e la gravità di un delitto costato la vita a un servitore dello Stato”.

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Salvini annuncia vertice con Piantedosi, ‘troppi ragazzi morti’

Numeri drammatici su cui il Governo annuncia interventi e una riunione già la prossima settimana. La strage sulle strade italiane, un bilancio che si aggiorna ogni weekend e riguarda anche tante giovanissime vittime, ha portato il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, a fissare un incontro col collega Matteo Piantedosi sull’emergenza legata alla sicurezza stradale. Gli episodi di Senago, nel Milanese, oltre agli incidenti in Versilia e in Liguria, sono solo gli ultimi di una lunga serie di vite spezzate. “Ho sentito Piantedosi – spiega Salvini – voglio fare una riunione già questa settimana sul tema sicurezza stradale perché è vero che, grazie al nuovo codice, l’anno scorso ci sono stati più di cento morti in meno, però sono ancora troppi ragazzi che non tornano a casa e quindi vorrei trovare il modo di raggiungerli tutti e di incontrarli, a scuola, a casa”. In base a quanto emerge dai dati, nei soli fine settimana, da inizio anno, hanno perso la vita sulle strade oltre 500 persone. Nell’ultimo weekend, riferisce l’Osservatorio sulla sicurezza stradale Asaps, sono stati 28 i morti, nove dei quali con meno di 18 anni. Una bimba di appena due mesi sulla Pontina, una di 4 anni investita in Calabria, i ragazzi di 15 e 17 anni morti in scooter a Salerno, Siracusa e in Versilia, la giovanissima ciclista investita in Trentino e i tre (due 17enni ed una 18enne) finiti con l’auto nel canale nel Milanese. Al 30 aprile scorso i sinistri stradali – nei primi quattro mesi dell’anno – secondo i dati forniti dalle forze dell’ordine, sono stati circa 23mila, in aumento rispetto allo stesso periodo dello scorso anno mentre le vittime sarebbero in lieve calo. Per Salvini “non è una questione di codice della strada, io vedo ancora ad esempio in giro per Milano troppi monopattini in due, contromano, e senza casco ovunque. Quindi mi piacerebbe che i sindaci e le Polizie locali dessero un occhio perché si muore anche in monopattino e si muore in bicicletta. Vorrei andare a casa di questi ragazzi e cercherò di trovare il modo di fare un giro dei licei e dei neopatentati.”. L’associazione Vittime Incidenti Stradali parla di una vera e propria “strage di giovanissimi”. Il presidente Domenico Musicco afferma che siamo in presenza di una “emergenza sociale”. “Il nuovo Codice, come avevamo detto, non basta a fermarla”. L’associazione chiede in particolare un’intensificazione delle verifiche su velocità, guida in stato di ebbrezza e assunzione di sostanze stupefacenti, soprattutto nei fine settimana, quando si concentra il maggior numero di incidenti con conseguenze mortali che coinvolgono giovani. Musicco torna inoltre a chiedere l’introduzione dell’educazione stradale obbligatoria nelle scuole. “Abbiamo sollecitato più volte questo intervento e a breve avremo un incontro con il ministero dell’Istruzione”, spiega.

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Napoli, incendio domato all’ospedale del Mare

Un vasto incendio è scoppiato oggi, domenica 21 giugno, all’interno dell’Ospedale del Mare di Ponticelli. Il rogo, che ha interessato l’area HD1 della struttura sanitaria, è divampato sulla facciata della struttura avvolgendo i pannelli esterni e generando una colonna di fumo nero che risulta visibile anche a distanza. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco al lavoro con tre squadre.

COLONNA DI FUMO

Le fiamme hanno generato una densa colonna di fumo visibile anche a notevole distanza. Segnalazioni sono arrivate da diverse zone dell’area metropolitana, tra cui Cercola e il Centro Direzionale di Napoli, dove il fumo era chiaramente viosibile. Nella zona circostante l’aria è stata descritta come particolarmente pesante e difficilmente respirabile. I vigili del fuoco hanno domato l’incendio. Non si registrano feriti. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia di Stato per avviare le indagini. Da comprendere chi aveva accatastato pedane in legno nei pressi di un’ala della struttura ospedaliera, dalle quali sarebbe partito il rogo.

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Incidente stradale a Capaccio, due giovani in gravi condizioni

Sono ricoverati in prognosi riservata all’ospedale di Battipaglia i due govani di Torre Annunziata che, in mattinata, sono rimasti feriti in un grave incidente avvenuto a Capaccio Paestum, nel Salernitano. Nell’impatto, che ha coinvolto una Fiat Panda con a bordo i due giovani (uno dei quali ha 25 anni) e una Ford Focus con dentro alcuni uomini di nazionalità marocchina, l’utilitaria ha avuto la peggio finendo in un canale a bordo strada.

I due ragazzi, soccorsi dal personale del 118, sono stati trasportati all’ospedale “Santa Maria della Speranza” di Battipaglia: le loro condizioni sono definite gravi. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Agropoli, i vigili del fuoco del distaccamento cittadino e gli agenti della Polizia municipale di Capaccio Paestum. Sono in corso accertamenti per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente.

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Mare sporco a Salerno, la protesta

La prima domenica d’estate ha richiamato centinaia di persone sulle spiagge della zona orientale di Salerno. Residenti e turisti hanno preso d’assalto il litorale per trovare refrigerio dal caldo, nonostante le criticità legate agli interventi di ripascimento.

A metà mattinata, però, il mare ha cambiato volto. A pochi metri dalla battigia è comparsa una chiazza scura che, nel giro di pochi minuti, ha spinto numerosi bagnanti a lasciare la spiaggia.

Immediata la rabbia dei presenti. «È un peccato non poter sfruttare una risorsa così importante», raccontano alcuni frequentatori del litorale. «Fino a poco prima l’acqua era pulita, poi all’improvviso qualcosa è cambiato».

L’episodio riaccende le preoccupazioni sullo stato del mare salernitano, proprio nel giorno che segna simbolicamente l’avvio della stagione balneare. E alimenta interrogativi sulle possibili cause del fenomeno.

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Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito

L’ultima puntata di Striscia la notizia nella sua tradizionale collocazione quotidiana in access prime time, ossia su Canale 5 dopo il Tg5 delle 20, è andata in onda nel lontano 7 giugno 2025, un sabato di oltre un anno fa: share del 13,2 per cento, per un programma esausto. Da allora tutto il mondo di Antonio Ricci, il deus ex machina che aveva monopolizzato per decenni l’access prime time di Canale 5 (producendo 220 puntate di Striscia e 140 puntate di Paperissima ogni anno), è di fatto scomparso: chiusa Paperissima e chiusa anche Striscia, salvo una breve apparizione in cinque puntate speciali settimanali in prime time (cioè, per Canale 5, alle ore 22) da fine gennaio a metà febbraio del 2026.

Un gruppo di fedelissimi che prova a tenere in vita il marchio

Quel circo di conduttori, inviati, imitatori, ballerine, autori che per lunghi anni aveva vissuto alla corte di Ricci ha dovuto trovarsi impegni alternativi. Tuttavia, nelle stanze di Mediaset è rimasto un piccolo esercito di “giapponesi nella giungla”, fedelissimi di Ricci, gente che segue un po’ l’ufficio stampa, un po’ i social, un po’ il museo di Striscia: una decina di persone, pagate dal Biscione e che da circa un anno si prodigano in attività più o meno utili per tenere in vita un brand, Striscia, sul quale Mediaset e Pier Silvio Berlusconi, ormai lo si è capito, non credono più.

Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito
Pier Silvio Berlusconi (foto Ansa).

Servizi d’archivio per cavalcare i fatti d’attualità

Il team, all’interno del quale lavora pure una delle figlie di Ricci, Vittoria, si occupa della rassegna stampa, per avere una panoramica di tutto quanto esca sui media, ancora oggi, su Striscia. E poi lavora molto al sito e ai vari account social dell’ex tg satirico, provando a tenerli vivi. Come? Be’, per ogni argomento di attualità in questi giorni esistono, nell’archivio, vecchi servizi che si sono occupati del tema e che vengono caricati quotidianamente. In questo modo i vari social di Striscia tentano di cavalcare la cronaca anche se il programma da tempo non realizza più servizi originali. I media stanno parlando di un calciatore, di un’attrice, di una conduttrice? Ecco che arriva il servizio del 2014 o del 2021 in cui Valerio Staffelli consegnava un Tapiro al personaggio in questione.

Contenuti che non producono ricavi, ma rappresentano solo dei costi

La cosa curiosa di queste iniziative web e social è che, per patti intercorsi tra Ricci e Mediaset, la concessionaria Publitalia non può raccogliere pubblicità per nessuno dei contenuti digitali. Quindi il sito e i social di Striscia sono attività che non producono ricavi, e rappresentano solo dei costi che potevano avere un senso, per la promozione del marchio, fin quando Striscia trovava spazio nei palinsesti del Biscione. Ma ora rasentano davvero l’inutilità.

La gestione del museo trasferito negli studi di Cologno Monzese

Poi c’è la gestione del museo di Striscia: nel 2007 la Triennale di Milano dedicò al programma di Ricci una mostra. E il materiale raccolto venne successivamente trasferito negli studi Mediaset di Cologno Monzese per creare una sorta di mausoleo a imperitura memoria, nel quale, come spiegava Mediaset ai tempi, «sono esposti cimeli legati a fatti memorabili della trasmissione. Ed è la prima e unica esposizione permanente al mondo dedicata a un programma televisivo. Tra i pezzi forti, il costume delle veline denunciato per vilipendio alla bandiera italiana e la lettera scritta al Gabibbo dall’allora presidente del Consiglio Massimo D’Alema. Tra le curiosità, una copia del romanzo Mamma, li Turchi!, dello scrittore transalpino Gabriel Matzneff, dove un gruppo di francesi in Italia impara la nostra lingua guardando in tivù Striscia la notizia».

Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito
Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito
Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito
Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito
Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito
Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito

E ancora: «Tutti i visitatori possono sperimentare dal vivo la tecnica televisiva del chroma key e scattare foto ricordo tra fantasiose installazioni, come la colonna di plexiglass con i documenti sulle centinaia di cause giudiziarie affrontate da Striscia, o come i 1.690 monitor che trasmettono vecchie puntate. Lo spirito giocoso del museo e del vicino studio nasce dall’esigenza di trasformare un luogo tetro e triste in un posto accogliente, un mondo dove immergersi e sentirsi come a casa, divertendosi. Striscia la notizia organizza visite guidate al museo per le scuole secondarie di primo e secondo grado (dalle 14 alle 16.30) e per le Università».

Il contratto del 75enne Ricci con Mediaset scade a fine 2026

Ora, è facile immaginare quante classi e quanti studenti stiano facendo a gara per chiedere a Mediaset di visitare il museo a un anno dalla chiusura di Striscia quella vera, quella in access prime time. Peraltro il contratto del 75enne Antonio Ricci con Mediaset sarebbe in scadenza a fine 2026. E il forte sospetto è che una volta sciolto il legame con l’ideatore di Striscia, anche tutti i catafalchi correlati andranno a finire in soffitta.

Ai tempi d’oro fatturato annuo attorno ai 40 milioni di euro

D’altronde, dopo 42 anni di lavoro e di successi per Cologno Monzese, Ricci ha riempito di soldi il Biscione ma è pure diventato un uomo molto ricco: nei tempi d’oro, quando si autoproduceva sia Striscia sia Paperissima, il suo fatturato annuo era attorno ai 40 milioni di euro, secondo indiscrezioni di stampa.

Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito
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Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito
Striscia la notizia, gli ultimi giapponesi che lavorano per un brand ormai finito

E l’ultimo bilancio disponibile della Stone srl, società della famiglia Ricci, ha chiuso con un patrimonio netto di 107,7 milioni di euro, utili portati a nuovo per 85 milioni di euro, immobilizzazioni materiali (ossia case e terreni) per quasi 107 milioni di euro e immobilizzazioni finanziarie per 38,3 milioni di euro. Ricci, la moglie, le figlie, i nipoti e i figli dei nipoti, a occhio e croce, sono già a posto così.

Molto più di un consigliere: chi è Boris Epshteyn, uno degli uomini più vicini a Trump

Consigliere personale, consulente legale e, per ammissione di Donald Trump, pure un po’ psichiatra. Alla Casa Bianca si aggira da tempo una figura ingombrante, priva di incarichi ufficiali nel governo ma ascoltatissima dal presidente, che ha giocato un ruolo centrale nelle nomine governative dopo la vittoria elettorale del 2024. Non un’eminenza grigia, perché Boris Epshteyn c’è e si vede. E c’è anche quando non si vede, come raccontano i frequentatori dello Studio Ovale.

Molto più di un consigliere: chi è Boris Epshteyn, uno degli uomini più vicini a Trump
Boris Epshteyn alle spalle di Donald Trump (Ansa).

Fedelissimo di Trump, ha conosciuto il presidente grazie al figlio Eric

Nato in Russia nel 1982 ed emigrato con la famiglia in New Jersey a 11 anni, Epshteyn è entrato in contatto con Trump grazie alla sua amicizia con Eric, secondogenito del tycoon: i due hanno infatti studiato legge insieme a Georgetown. Diventato nel frattempo avvocato, è entrato a far parte dello staff di Trump come consigliere una decina di anni fa, dopo aver partecipato alla campagna presidenziale di John McCain nel 2008. Il salto di qualità è arrivato nel 2017, quando l’allora legale personale di Trump, Michael Cohen, fu incriminato nell’inchiesta sul Russiagate: da quel momento Epshteyn ha iniziato gradualmente a prenderne il posto. Fino a diventare il principale avvocato di Trump nel 2021, mentre The Donald pianificava il suo ritorno alla Casa Bianca in un momento in cui molti nel suo stesso partito lo volevano fuori dopo l’assalto a Capitol Hill.

Il ruolo nelle vicende legali che hanno visto Trump accusato e accusatore

In qualità di principale consigliere giuridico di Trump, Epshteyn ha supervisionato un’ondata di contenziosi civili senza precedenti intentati da un presidente contro i media e le piattaforme social: una strategia rischiosa, che però si è rivelata vincente durante il ciclo elettorale del 2024, quando Trump si è trovato ad affrontare quattro procedimenti penali e due civili. Epshteyn è stato coinvolto in diverse vicende legali che hanno visto al centro Trump negli ultimi anni, ma non solo come parte della difesa del tycoon: è stato infatti indagato – con l’ex capo dello staff della Casa Bianca Mark Meadows e Rudy Giuliani – per il caso dei falsi elettori in Arizona, parte del più ampio tentativo di ribaltare i risultati delle Presidenziali del 2020.

Molto più di un consigliere: chi è Boris Epshteyn, uno degli uomini più vicini a Trump
Boris Epshteyn (Ansa).

Epshteyn è una presenza sempre più ingombrante alla Casa Bianca

Come riportato da Axios, che cita due fonti a conoscenza delle abitudini presidenziali, Epshteyn – che non ha incarichi ufficiali – si reca nello Studio Ovale circa una volta a settimana, ma è «costantemente» al telefono con Trump, che non esita (tutt’altro) a metterlo in vivavoce durante le riunioni più importanti che si svolgono alla Casa Bianca. In un contesto in cui la vicinanza al potere è potere stesso, Epshteyn è una delle persone più influenti a Washington: non solo perché ascolta, ma anche perché Trump lo ascolta. A tal proposito, a novembre del 2024 è stato oggetto di un’indagine interna voluta dagli avvocati di The Donald, a seguito dell’accusa che avesse chiesto compensi in denaro (anche più di 100 mila dollari) a potenziali candidati a ruoli governativi, in cambio di raccomandazioni. Secondo PBS News, Epshteyn si sarebbe opposto alla nomina – poi confermata – di Scott Bessent a Segretario del Tesoro, perché quest’ultimo si sarebbe rifiutato di pagarlo. Una circostanza, questa, che il consigliere personale di Trump ha smentito. E lo stesso presidente americano lo ha difeso, gridando al complotto. Secondo il Wall Street Journal, Epshteyn avrebbe fortemente caldeggiato la nomina del viceprocuratore Trent McCotter, il quale ha poi deciso sull’archiviazione del caso. Inoltre sarebbe stato decisivo per la scelta di figure chiave come Todd Blanche e Emil Bove per il Dipartimento di Giustizia, candidature poco gradite a Elon Musk con cui – pare – sarebbe venuto alle mani a Mar-a-Lago sul finire del 2024. A conferma della sua influenza, sempre il Wsj riporta che sarebbe stato proprio Epshteyn a far ritirare di recente la causa contro il miliardario indiano Gautam Adani, incriminato negli ultimi giorni della presidenza Biden con l’accusa di orchestrato un’ampia frode volta a ingannare gli investitori statunitensi.

Nel curriculum di Epshteyn figurano anche due arresti

D’altra parte, che Epshteyn sia un tipo manesco è un dato di fatto, come dimostra uno dei due arresti che figurano nel suo curriculum. Il primo risale al 2014, quando finì in manette per aver steso con un pugno un uomo con cui stava litigando nel night club Whiskey Row di Scottsdale, in Arizona. Il futuro consigliere di Trump accettò di risarcire la vittima, di frequentare corsi per la gestione della rabbia e di svolgere almeno 25 ore ai servizi sociali: arrivò così il ritiro della denuncia. Il secondo arresto risale invece al 2024, quando era già consigliere di Trump. Epshteyn fu fermato in un altro locale di Scottsdale, il Bottled Blonde, dopo la denuncia di due sorelle che lo avevano accusato di tentato abuso sessuale, aggressione e molestie: se la cavò con 11 mesi di libertà vigilata, un multa da 710 dollari e obbligo di iscriversi a un programma per il trattamento degli alcolisti.

Molto più di un consigliere: chi è Boris Epshteyn, uno degli uomini più vicini a Trump
Donald trump (Ansa).

Fixer del presidente? Di più. Trump: «È come il mio psichiatra»

Il ruolo di Epshteyn va però oltre le aule di tribunale e le riunioni alla Casa Bianca. Ad aprile è stato infatti nominato presidente di Trump Media e, a conferma della prossimità col tycoon, è stato inquadrato assieme a lui in occasione della gara 3 delle Finals NBA al Madison Square Garden. A novembre del 2024, mentre si trovava in volo con il presidente eletto verso Washington, viste le sue origini era persino arrivato a proporsi come inviato speciale del presidente per il conflitto russo-ucraino. Idea valutata, ma poi scartata. «È l’uomo che risolve i problemi del presidente», ha detto una delle fonti di Axios. «È come il mio psichiatra», ha scherzato Trump riferendosi alla frequenza con cui parla con Epshteyn, capace di offrigli un sostegno costante e talmente incondizionato al punto che ogni colloquio con lui risulta più efficace di una seduta da uno specialista. E pensare che – ironia della sorte – il cognome del suo yes man preferito suona molto simile a quello di uno suo vecchio amico (rinnegato) che da morto gli sta dando tanti grattacapi…

Sessant’anni di ASI: un francobollo celebra la memoria

Si è tenuta nel prestigioso Salone degli Arazzi di Palazzo Piacentini a Roma, sede del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, la cerimonia di presentazione del francobollo ordinario dedicato al 60° anniversario dell’Automotoclub Storico Italiano, inserito nella serie tematica “Le eccellenze del patrimonio culturale italiano”. Un riconoscimento di straordinario valore simbolico che celebra sessant’anni di storia, passione e impegno nella tutela del patrimonio motoristico nazionale, oggi riconosciuto come una delle più autentiche espressioni della cultura italiana e una risorsa capace di unire tradizione, innovazione e sviluppo sociale. La cerimonia ha visto la partecipazione del Sottosegretario di Stato con delega alla filatelia Fausta Bergamotto, del presidente ASI Alberto Scuro, del presidente della Giunta d’Arte della Commissione Filatelica Fabio Gregori, del responsabile Prodotti Valori e Zecca dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato Luca Sciascia e del responsabile Filatelia di Poste Italiane Giovanni Machetti. L’emissione del francobollo rappresenta uno dei momenti più significativi del ricco programma di iniziative organizzate dall’ASI per celebrare il proprio sessantesimo anniversario e condividere questo importante traguardo con appassionati, istituzioni e comunità di tutta Italia. L’opera grafica si presenta come un vero e proprio manifesto culturale. L’ispirazione al Futurismo, il celebre movimento artistico che all’inizio del Novecento esaltava la velocità, il progresso e la genialità dell’uomo, diventa il filo conduttore di una narrazione che unisce passato e futuro. Le linee dinamiche, il susseguirsi dei mezzi di trasporto e il senso di movimento continuo raccontano l’evoluzione della mobilità e il contributo che il genio italiano ha saputo offrire allo sviluppo della società moderna. Lo storico stemma dell’ASI, affiancato dal Tricolore, assume il valore di un simbolo identitario, custode di una memoria collettiva che attraversa le generazioni. Il rosso richiama la passione, il blu la solidità e l’autorevolezza, mentre il bianco rappresenta la continuità di un percorso che da sessant’anni accompagna la storia del motorismo italiano. Più che un semplice francobollo commemorativo, si tratta di un piccolo capolavoro capace di racchiudere un messaggio universale: il motorismo storico non appartiene al passato, ma rappresenta una straordinaria opportunità per costruire il futuro, trasmettendo valori, competenze e consapevolezza alle nuove generazioni. Particolarmente significativo l’intervento del presidente dell’ASI, Alberto Scuro. «Un francobollo commemorativo è molto più di un semplice strumento per affrancare la posta: è una vera e propria capsula del tempo, un’ambasciata itinerante della nostra cultura, una piccola opera d’arte che custodisce la memoria e la consegna alle future generazioni. Questo riconoscimento celebra sessant’anni di impegno e di passione, ma soprattutto il lavoro di migliaia di persone che hanno creduto e continuano a credere che il motorismo storico sia un patrimonio collettivo da proteggere e valorizzare. Non custodiamo soltanto automobili e motociclette, ma raccontiamo l’evoluzione della società, del lavoro, della tecnologia, del design e dell’ingegno umano. Ogni veicolo storico è una testimonianza viva della nostra identità e del nostro saper fare. Il nostro compito oggi è guardare avanti, coinvolgere i giovani e far comprendere che il motorismo storico rappresenta uno straordinario strumento di educazione, sostenibilità e promozione culturale. Celebrare questi sessant’anni significa rinnovare un impegno verso il futuro, affinché questo patrimonio continui a vivere con la stessa passione che ci accompagna dal 1966». Anche il Sottosegretario Fausta Bergamotto ha sottolineato il valore dell’iniziativa, definendola un omaggio a un ente che contribuisce alla valorizzazione di uno dei settori più rappresentativi del Made in Italy, simbolo di stile, qualità, creatività e ingegno italiano nel mondo. Tra i protagonisti della giornata era presente il vicepresidente ASI Ugo Gambardella, impegnato personalmente nella realizzazione del grande progetto celebrativo che accompagnerà i festeggiamenti dei 60 anni dell’ASI a Misano. Una manifestazione di tre giorni che sarà molto più di un semplice evento dedicato ai veicoli storici: un grande laboratorio di divulgazione e cultura motoristica, all’insegna della solidarietà, della sostenibilità ambientale, della transizione green e della promozione delle eccellenze italiane. Presente alla cerimonia, in rappresentanza della Campania e della provincia di Salerno, anche l’ingegner Dino Nardiello, presidente del Club Salerno Autostoriche, da anni impegnato nella promozione della cultura del veicolo storico, della sicurezza stradale, della valorizzazione del territorio e del coinvolgimento delle nuove generazioni. «Vivere questo momento è stato profondamente emozionante. Questo francobollo non celebra soltanto un anniversario, ma il cuore di una grande comunità fatta di persone che custodiscono la memoria del nostro Paese e la consegnano al futuro. Ogni veicolo storico racconta una storia, un sogno e una passione che attraversano le generazioni. Essere qui a rappresentare la Campania e la provincia di Salerno è motivo di grande orgoglio e di responsabilità. La nostra missione è continuare a trasmettere questi valori ai giovani, perché il motorismo storico non è nostalgia, ma una straordinaria opportunità di crescita culturale e sociale. Proprio in questa direzione si inserisce il prossimo appuntamento dedicato alla valorizzazione delle aree campane e del motorismo storico, inserito nel calendario nazionale ASI Moto. Domenica 12 luglio, nella splendida cornice della Costa del Cilento, si terrà il “Cilento Velia Classic Tour”, un viaggio emozionante tra miti, leggende, storia, archeologia, paesaggi e tradizioni che renderanno protagonista uno dei territori più affascinanti del nostro Paese. Sarà un’occasione per raccontare il Cilento attraverso il linguaggio universale del motorismo storico, unendo cultura, turismo sostenibile, identità territoriale e passione per i veicoli d’epoca. Un appuntamento da non perdere, che invito tutti a seguire anche attraverso i nostri canali social per condividere insieme un’esperienza capace di unire persone, territori e generazioni nel segno della bellezza italiana». Sessant’anni di ASI non rappresentano soltanto un traguardo, ma una nuova partenza. Sessant’anni di storia che diventano un ponte tra memoria e innovazione, tra tradizione e futuro, confermando il motorismo storico come una delle più belle espressioni dell’identità italiana e uno straordinario ambasciatore del Made in Italy nel mondo.

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Italia regina del turismo

Ernesto Pappalardo

L’Italia si conferma “la destinazione turistica più attrattiva d’Europa”. Il 54% degli europei la indica come “meta preferita per le prossime vacanze estive, davanti a Spagna (51%), Grecia (46%), Francia (41%), Croazia (34%) e Regno Unito (30%)”. Dal punto di vista “attrattivo” l’Italia supera “ampiamente la media europea tra gli spagnoli, che esprimono un gradimento del 61%, tra i polacchi (60%), tra i cittadini dell’Europa meridionale (62%) e dell’Europa centro-orientale (60%)”. È questo il quadro che prende forma dai dati del focus sulle “Vacanze estive degli europei” realizzato da Confturismo Confcommercio in collaborazione con Swg&PollingEurope. All’interno di una specifica lista di Paesi, l’Italia è valutata come “il posto più interessante da visitare, la Spagna il posto con il miglior clima, la Grecia il più autentico”. L’Italia è considerata “il secondo miglior Paese come qualità delle strutture ricettive e come destinazione più divertente per fare un viaggio” . Il punto di attrazione, in Europa, consiste nelle grandi città storiche (46%), nei musei e nei siti archeologici (31%). Ma non solo “storia e cultura al centro degli interessi dei potenziali visitatori europei: più di uno su quattro vorrebbe avere una esperienza enogastronomica in un territorio tipico (28%) e visitare i piccoli borghi (27%)”. Ma la ricerca evidenzia anche che “se la storia e l’arte si confermano come il principale attivatore del desiderio di visitare l’Italia, appare sempre più importante favorire la scoperta dei tanti siti fuori dai percorsi principali, per ridurre il rischio di overtourism sulle principali destinazioni e favorire esperienze più autentiche e di qualità, che consentano di intercettare il bisogno di scoprire le tradizioni e il folklore italiano, tra le tre cose preferite dal 24% dei viaggiatori europei. È chiaro, quindi, che occorre anche “immergersi nei cammini lenti all’interno della natura (22%)”. Più basso è quantificato “l’interesse per le attività legate all’intrattenimento e ai consumi: solo il 12% degli europei associa una vacanza in Italia allo shopping o ai luoghi del divertimento, il 9% alla vita notturna e appena il 6% alle attività sportive”. È, quindi, evidente che l’indagine conferma “la forza del brand turistico Italia nel panorama europeo”. Le “forti incertezze economiche e geopolitiche”, evidenziano che il “nostro Paese continua a rappresentare il principale punto di riferimento per il turismo continentale grazie alla ricchezza del suo patrimonio culturale, artistico, paesaggistico ed enogastronomico”. La domanda che rimane evidente è, al momento, una sola: riuscirà il nostro Paese a mantenere questa condizione di leadership così chiara e diffusa?

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Guzzo: Provincia in salute

di Arturo Calabrese

 

 

Giovanni Guzzo torna e vestire i panni di vice presidente e consigliere della Provincia di Salerno. Dopo aver retto il governo di Palazzo Sant’Agostino, momento che non considera una parentesi, ha lasciato la fascia al presidente Giuseppe “Geppino” Parente. L’azione amministrativa ovviamente non si ferma e continuerà a lavorare per l’ente e per Novi Velia, il suo comune. Guzzo guarda a quanto fatto ma anche al futuro: “Al momento penso al mio impegno per la Provincia e per il mio comune – dice – sono parte della comunità del Partito Democratico e continuerò a garantire serietà disponibilità e serietà”.

Si è chiusa la parentesi alla guida della Provincia: possibile un bilancio?

“Più che una parentesi, è stata un’esperienza di grande responsabilità istituzionale. Ho cercato di garantire continuità amministrativa e vicinanza ai territori in una fase delicata per l’Ente. Il bilancio è positivo: abbiamo portato avanti il lavoro su scuole, viabilità, investimenti e rapporti con i Comuni, senza rallentamenti e con un confronto costante con i sindaci. Naturalmente saranno i risultati e gli amministratori del territorio a giudicare l’operato svolto. Da parte mia resta la soddisfazione di aver servito la Provincia con impegno, serietà e spirito di squadra, valori che continueranno a guidare il mio lavoro da Vice Presidente”.

Ora riprende il ruolo di consigliere e vice: priorità?

“Ho ripreso il ruolo di Vice Presidente della Provincia con delega all’edilizia scolastica, che considero una delle sfide più importanti per il futuro delle nostre comunità. La priorità è continuare il lavoro avviato sulle scuole, sulla sicurezza degli edifici e sulla programmazione degli interventi. Accanto a questo, restano centrali la viabilità provinciale, il sostegno alle aree interne e la capacità di intercettare risorse per creare opportunità e servizi. Il nostro compito è trasformare le esigenze dei territori in progetti concreti, con serietà e visione”.

Una Sua mozione da presidente f.f. vedeva più poteri alla Provincia…

“Sì, perché credo che le Province debbano tornare ad essere enti pienamente in grado di programmare e governare funzioni strategiche per i territori. Negli ultimi anni si è spesso chiesto alle Province di fare molto con risorse e strumenti insufficienti. L’intenzione era quella di andare proprio in questa direzione: rafforzare il ruolo dell’Ente, soprattutto su viabilità, edilizia scolastica e pianificazione territoriale. Non si tratta di rivendicare potere per il potere, ma di garantire ai cittadini servizi più efficienti e decisioni più vicine alle esigenze delle comunità locali. In tal senso immaginavo anche di chiedere alla Regione di delegare qualcuna delle funzioni proprie”.

Sanità nel Cilento: emergenza molto sentita…

“È un problema che non può essere affrontato con logiche emergenziali o decisioni calate dall’alto.

E neppure può essere un tema a cui dare un solo colore politico.  Parliamo di un territorio vasto, con aree interne, difficoltà di collegamento e una popolazione che ha diritto agli stessi livelli di assistenza garantiti altrove. Per questo ho sostenuto con convinzione gli atti approvati dal Consiglio Provinciale, a partire dalla mozione votata all’unanimità a tutela dell’ospedale di Agropoli.

Allo stesso modo, credo sia necessario mantenere alta l’attenzione su tutte le scelte che incidono sull’organizzazione dell’emergenza-urgenza nel territorio cilentano. Su temi così delicati servono confronto istituzionale, ascolto delle comunità e soluzioni concrete. La salute dei cittadini non può diventare terreno di scontro politico, ma deve rappresentare una priorità condivisa da tutti”.

Novi Velia: come vede il domani?

“Novi Velia non è soltanto il paese che rappresento da anni in Consiglio comunale. È la comunità alla quale appartengo, il luogo delle mie radici, degli affetti e dei valori che hanno accompagnato il mio percorso umano e istituzionale. Per questo guardo al futuro con entusiasmo e ottimismo. Vedo una comunità viva, che ha saputo conservare la propria identità e che oggi è protagonista di numerose progettualità costruite insieme ad altre istituzioni, enti sovracomunali e partner pubblici. Dallo sviluppo turistico (specie religioso) alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale, dalle infrastrutture ai servizi, sono tanti i percorsi avviati che possono offrire opportunità alle giovani generazioni. Credo che la sfida più importante sia proprio questa: custodire ciò che siamo, senza rinunciare ad immaginare ciò che possiamo diventare. Novi Velia ha tutte le carte in regola per essere protagonista del futuro del Cilento e, da cittadino prima ancora che da amministratore, continuerò a dare il mio contributo perché questo accada”.

Giovanni Guzzo e 2027…

“Non ho la sfera di cristallo e, sinceramente, non sono mai stato abituato a vivere la politica inseguendo le scadenze elettorali. Ho sempre preferito vivere pienamente il presente, costruendo giorno dopo giorno percorsi, relazioni e opportunità per il territorio. Oggi sono concentrato esclusivamente sugli impegni che i cittadini e gli amministratori mi hanno affidato: la Provincia nella sua interezza, la mia comunità. Il resto verrà a suo tempo. Quello che posso dire è che mi sento parte di una grande comunità politica, quella del Partito Democratico, alla quale ho sempre garantito e continuerò a garantire piena disponibilità e lealtà. Allo stesso tempo, considero una ricchezza la rete di rapporti istituzionali e umani costruita in questi anni con amministratori, associazioni e cittadini di tutto il territorio. Le eventuali candidature appartengono al futuro e alle scelte che matureranno collettivamente. Io continuo a fare ciò che ho sempre fatto: lavorare, ascoltare e costruire. Poi saranno il tempo, la politica e le comunità a indicare la strada”.

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Scafati. Attianese e Ciliberto con Vannacci

SCAFATI – Scossone politico nella maggioranza di Scafati. I consiglieri comunali Paola Attianese e Raffaele Ciliberto hanno ufficializzato la nascita del gruppo consiliare di ‘Futuro Nazionale’, formalizzando il loro tesseramento nel partito di Roberto Vannacci. Una scelta netta che ridefinisce gli equilibri locali e dell’intero Agro Nocerino Sarnese, pur confermando il pieno sostegno alla coalizione di governo cittadina. ​Una scelta di squadra e di territorio Il passo compiuto da Attianese e Ciliberto nasce da un forte ragionamento comprensoriale e dalla spinta decisiva di stimati amici e riferimenti politici dell’Agro, già impegnati nella crescita del movimento. Per i due consiglieri, eletti inizialmente in liste civiche, l’adesione a ‘Futuro Nazionale’ rappresenta la naturale evoluzione dei valori che hanno guidato la loro elezione. ​«Il civismo è stato il nostro punto di partenza, ma oggi diamo una casa politica solida alle nostre battaglie», spiegano i consiglieri. «In Vannacci ritroviamo la coerenza e i principi di identità e concretezza che i nostri elettori ci chiedono di rappresentare». ​Sicurezza e fasce deboli: le priorità Il manifesto programmatico del neonato gruppo mette al centro le esigenze reali di Scafati con obiettivi precisi: ​Maggiore sicurezza: Richiesta di un potenziamento dei presidi di controllo per ridare serenità ai cittadini nelle strade. ​Tutela delle fasce deboli: Un welfare locale più attento, capace di sostenere concretamente le famiglie e i soggetti più vulnerabili. ​Sviluppo del territorio: Decoro urbano, rilancio economico e potenziamento dei servizi essenziali. ​Dialogo aperto, radicamento e sfide future La nascita del gruppo punta a creare un laboratorio di confronto democratico e una solida struttura per il futuro.«Siamo pronti a confrontarci con tutti coloro che vedono nel movimento di Vannacci un’opportunità di riscatto per la città e per il Paese», chiariscono Attianese e Ciliberto. «Lo faremo senza nessuna preclusione, con l’intento di costruire una squadra grande, forte e radicata, aperta anche a chi oggi guarda con distacco l’azione amministrativa. Manterremo una posizione di lealtà critica: daremo voce al dissenso costruttivo se le istanze dei cittadini lo richiederanno, guardando con ottimismo alle prossime sfide elettorali». ​Voce ai comitati e obiettivo Agro Il gruppo consiliare si candida a fare da pioniere e megafono istituzionale per i numerosi comitati nati in città. Siamo logicamente pronti a dialogare con i referenti di tutti i comitati nati in questi mesi a Scafati che si sono avvicinati al partito; pur conoscendoli per ora perlopiù tramite i social, siamo curiosi di approfondire le loro idee e offrire loro la nostra forza istituzionale per un’azione amministrativa efficace, definendo una linea politica congiunta, relazionandoci sui problemi della città e attuando insieme un piano programmatico condiviso. ​Quello di Scafati è però solo il primo tassello: l’obiettivo dei fondatori è radicare e rafforzare il partito di Vannacci in tutto il comprensorio dell’Agro Nocerino Sarnese, intercettando la forte richiesta di ordine, protezione e valorizzazione che arriva dal territorio.”

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Scanzi e i suoi cani, ‘amici’ che segnano la vita

Norma d’Alessio

“Detesto la parola cagna come insulto. È proprio un’eresia semantica.” “I cani sono le scatole nere della nostra vita.” (Scanzi)

Figuriamoci se un’appassionata della razza canina come me non comprava il libro di Andrea Scanzi: ‘I cani sono esseri speciali’. Una persona originale, Scanzi, tanto per prenderla alla larga. Giornalista, scrittore, autore e interprete di spettacoli teatrali, abituale ospite televisivo. Brillante, chiacchierato e chiacchierante, e anche grande narcisista, secondo me. Questo suo libro che ho appena finito, si legge facilmente sia perché ben organizzato in capitoli, sia per la leggerezza e ironia con cui è scritto. Leggerezza che però sottende concetti importanti per quanto riguarda l’universo di questi animali, in quando Scanzi ha dalla sua (sua, direi piuttosto dalla parte dei cani) estrema conoscenza oltre che amore. Queste due cose insieme fanno sì che il libro, spassoso e intrigante, sia una specie di trattato sulla personalità e i comportamenti dei cani in generale, e i Labrador in particolare, da lui scelti come amici. Eppure Scanzi è arrivato tardissimo a realizzare il suo sogno di avere un cane, praticamente a 30 anni. La madre non li voleva, e nemmeno la nonna, e poi, da un certo punto della sua vita in poi, a remare contro c’erano i suoi continui spostamenti. Ma un cane lui lo desiderava tanto. “Avevo la netta sensazione che con un cane sarei andato sempre d’accordo.” E poi ce n’era sempre uno nei romanzi di José Samago, tra i suoi scrittori preferiti. Finalmente, quando ha ormai 30 anni, arriva nella sua vita il ciclone Tavira, da lui detta anche ‘santa Tavira’, una Labrador nera di due mesi. “Volevo che fosse buona, senziente e docile come il cane che avevo sognato così a lungo. Volevo che fosse quasi sempre con me. Che potessi portarla al ristorante. Che abbaiasse solo quando davvero necessario. Che scoprisse con me il mare, la montagna. L’acqua, la neve. Che stesse con i bambini, i nonni. Che fosse propaggine di me ed io di lei. Per ottenere tutto questo, si trattava di abituarla subito alla mia, alla nostra vita. Così è stato.” “Tavira è stata, fino ad oggi, ben oltre il mio sogno di avere accanto un cane. È stata, più esattamente, la parte migliore di me. Lo è ancora.” A 4 anni e mezzo, la recalcitrante Tavira viene montata da uno stallone alla Siffredi. Lei non vuole, si rifiuta. Cede infine per sfinimento, e subisce l’accoppiamento infilando la testa in un secchio pieno d’acqua. Scanzi, egoista come tutti quelli che sostengono che una cagna almeno una gravidanza la deve fare (il che non è scritto da nessuna parte), non presenzia. Gli parrebbe di essere un padre che assiste al primo rapporto sessuale della figlia adolescente. E poi lui non è precipuamente amante dei cuccioli, circa i quali afferma: “Chi ama solo i cuccioli, non ama i cani. Ama i giocattoli a forma di cane”. Tavira ora è incinta, ma considerando l’antefatto, si comporta come se non lo fosse. Lei non si sente incinta, questa gravidanza la rifiuta. I giorni del presunto parto passano, e non succede niente, oltre al fatto che si va avanti-indietro dal veterinario. Quindi il destino è segnato: taglio cesareo. Nascono due ‘sgorbietti’ neri femmine che subito recriminano mammelle piene di latte, ma Tavira fa la gnorri e Scanzi è in paranoia al solo pensiero che gli toccherà andare di nottate e biberon per i successivi due mesi. Tavira finisce in una specie di culla fatta di assi di legno, che serve per far sì che la puerpera abbia i suoi cuccioli vicini, ma evidentemente lei li considera solo dei fastidiosi ‘tritura-palle’, non li calcola. Quando lo scoraggiamento di Scanzi è al massimo, accade il miracolo. “Di colpo, Tavira capì. Si guardò intorno e riconobbe lo scenario. Si posizionò in favore di mammella, delicata come a volte sa essere. E consegnò le sorgenti native a Zara e Malaga.” Ho scelto di raccontare questo capitolo, dal titolo ‘Cocomeri nel corpo di scoiattoli (Il parto)’, perché è uno dei più accattivanti, ma i capitoli belli sono tanti, come quello iniziale, che narra di quando Scanzi perse Tavira e sua figlia Zara, la cucciola che tenne con sé. Sotto i suoi occhi, esse si allontanano, e lui vive ore febbrili immaginando che siano morte investite da un’auto ed altre cose terribili. Infine le trova (erano fuggite per giocare con un altro cane), e le riempie dei peggiori epiteti, prima di abbracciarle. Ogni sfumatura caratteriale, ogni sentimento di Tavira e Zara, vengono minuziosamente decifrate e raccontate da Scanzi, e devo dire, avendo anch’io una Labrador (Hope, di dieci anni), che nelle sue descrizioni riconosco la pura verità. “Il suo peggiore nemico è la solitudine. Come tutti i cani, ma più degli altri cani.” “Pelo corto, ma che cambia due volte all’anno, durante le quali la casa diventa un allegro monnezzaio.” “La coda è una centrale eolica mai in sciopero, che non produce energia ma felicità. Scodinzola quasi ininterrottamente.” “Ignora del tutto la sua mole. I suoi 30-35 chili possono essere un’arma nucleare se lanciata a tutta velocità contro i tuoi stinchi.” Inoltre, giacché il Labrador ha sempre fame: “In un’altra vita era un eremita anoressico, così in questa vuole togliersi ogni sfizio. Divora tutto, letteralmente.” Quando Scanzi deve allontanarsi per un viaggio di lavoro, lascia Tavira e Zara in una pensione per cani. È un momento che pesa, perché lui sa che a loro pesa. Durante l’andata all’hotel ‘Gli amici di Argo’, Scanzi guida lentamente. Niente musica. Non c’è motivo di stare distesi o allegri. Anche il cancello automatico della pensione si apre lentamente, come a dirgli: “Sei proprio sicuro di volerle ABBANDONARE qui, dove di giorno potranno giocare all’aria aperta, ma di notte resteranno chiuse in una gabbia?” Ebbene sì, le abbandona, ingiuriando sé stesso con parole come cattivo, Erode, esecrabile! “Loro lo capiscono, che sto per andarmene. Dalla sera precedente, si solidifica un lutto malamente dissimulato.” Scanzi racconta inoltre che quando va a riprenderle, Tavira e Zara nemmeno lo guardano. È il momento di ‘un abbraccio mancato’. Le feste ci saranno dopo, al risveglio da una bella rassicurante dormita insieme, testimonianza che è proprio vero che lui è tornato. Il momento veramente magico però è quello della sera, quando guardano la tv tutti e tre sul divano: Andrea in mezzo, Tavira da un lato e Zara dall’altra, come la Santissima Trinità. Ogni religione ha le sue iconografie. Bellissimo il capitolo sulla fedeltà, dove l’Autore con grande franchezza spiega che sì, è vero che quando si amano troppo gli animali si finisce con l’allontanarsi dall’uomo. In realtà non è un vero allontanamento dagli uomini, ma dai loro comportamenti spesso ipocriti. L’abitudine al cane, che è l’emblema della sincerità, rende selettivi in questo senso. “Quando ho la testa altrove, lo avvertono. E mi sento in colpa. Mi pare di trascurarle. È come se, con la loro presenza, mi radicassero non alla quotidianità, ma all’umanità. Ed è buffo che a farlo siano due cani. Dal loro punto di vista basso e distante, hanno quello sguardo d’insieme che noi non abbiamo più. Non essendo umani, ci insegnano ad esserlo.” “Il cane è un animale puro, il cui unico difetto – oltre al vivere troppo poco – è il fidarsi ciecamente degli umani.” Ai cani puoi dare qualunque cosa, ma loro sono felici se anche gli dai solo una pigna, e se vivono di abitudini. E l’abitudine per loro ‘non è un concetto geografico, ma esistenziale. Sei tu che costituisci il loro luogo, non la terra su cui trottano. Infatti i cani più felici del mondo sono quelli dei clochard. Non avranno mai una comodità, soffriranno il freddo, l’afa, il gelo. Non avranno certezze. Saranno senza orario e senza bandiera. Ma saranno sempre col loro capobranco.’ Un accenno al sonno dei cani, che Scanzi definisce ‘il sonno dei giusti, la dispensa da ogni corruzione.’ Questa volta nulla in comune con gli umani; il cane quando dorme, dorme, non c’è niente che possa disturbarlo. Infine, non perché il libro non narri più cose, ma perché io nel narrare il libro scelgo di fermarmi, un piccolo riferimento ai rumori dei cani, che sono davvero mille. Eppure, la flatulenza, in loro così spiccata, è del tutto silenziosa. Il cane è lì fermo, mentre le tue narici vengono investite da un puzzo fortissimo, che ti costringe all’apnea. Quel puzzo lo lascia a te, perché il più delle volte il responsabile se ne va, si sposta da un’altra parte. È un regalo per te. In questo libro romantico ma anche verità, Scanzi non si sottrae a narrare la perdita di Tavira e Zara, vissute l’una 14 anni e l’altra 15. “Sono stati due tra i dolori più atroci della mia vita. Piango ancora. Ed è giusto che pianga. Sono stati angeli che non ho meritato di avere al mio fianco.”

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L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio

L’asteroide intitolato di recente a Jannik Sinner non è il primo, né sarà l’ultimo, “pianetino” dedicato a personaggi famosi. Da quasi due secoli, infatti, i nomi più illustri della storia, della letteratura, della scienza, della musica, dell’arte e dello spettacolo “gravitano” nello Spazio. Ma non solo: perché ci sono anche meduse, ragni, lumache, rane e animali di ogni genere. Ecco qualche esempio.

La rivincita “spaziale” di Jannik dopo la delusione del Roland Garros

Il gioco di parole viene facile: dopo le sofferenze del Roland Garros, Sinner si prende una rivincita “spaziale”, grazie alla International Astronomical Union (IAU) che ha ratificato l’assegnazione del nome del campione a un asteroide che orbita nella fascia principale tra Marte e Giove. Si tratta, per l’esattezza, dell’asteroide (120097) Janniksinner, scoperto da un team di ricercatori toscani nel 2003 presso l’Osservatorio di Campo Imperatore, che, su suggerimento del Gruppo astrofili di Montelupo Fiorentino, ha proposto appunto l’intitolazione dell’astro all’autorità mondiale che, dal 1919, riunisce gli astronomi professionisti e assegna i nomi ai corpi celesti (un centinaio all’anno).

I corpi celesti dello sport, da Jesse Owens a Leo Messi

Sinner non arriva però primo ad aggiudicarsi lo slam spaziale: prima di lui, infatti, ci sono Roger Federer (2005) e Rafa Nadal (2008). E prima di loro moltissimi altri campioni dello sport. Solo per fare qualche nome – l’elenco sarebbe lunghissimo – si possono citare Jesse Owens, Emil Zatopek, Pelé, Johan Cruijff e Lionel Messi. Altrettanto lungo – si parla di migliaia di asteroidi – sarebbe l’elenco dei corpi celesti dedicati a nomi illustri in ogni campo, a cominciare dalla storia (papi compresi). Proprio a un nome storico, quello dell’imperatrice Eugénie de Montijo, moglie di Napoleone III, risale l’intitolazione dell’asteroide – scoperto dall’astronomo Hermann Goldschmidt nel 1857 – che per per primo infranse la regola dei nomi esclusivamente mitologici per i corpi celesti.

L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio

Da Dante a Harry Potter: gli asteroidi di letteratura e cinema

C’è poi la letteratura, dai classici greci ai grandi nomi italiani come Dante, Petrarca, Boccaccio, Torquato Tasso, Manzoni, Luigi Pirandello ai grandi della letteratura russa, passando per Kafka e via via fino agli autori a noi più vicini. E c’è naturalmente l’arte, nelle sue svariate forme, dove trovano posto pittori e scultori di ogni epoca. C’è ovviamente la scienza (potevano mancare Galileo Galilei e Albert Einstein? Ma c’è anche la nostra Margherita Hack) e pure il mondo dello spettacolo, dove il cinema la fa da padrone. E allora ecco gli asteroidi dedicati alle icone di Hollywood, come “Audreyhepburn” e “Marilynmonroe”. Senza dimenticare i vari personaggi di fantasia, dai protagonisti delle tragedie e delle commedie shakespeariane a Spock di Star Trek, da Sherlock Holmes (e il dottor Watson) a Harry Potter, da Don Chisciotte a James Bond fino a Tardis (Doctor Who).

Tanti gli astri “italiani”: tra le intitolazioni più recenti quella ad Annalisa

Nutrita la pattuglia degli “astri” italiani: oltre ai grandi nomi della letteratura, troviamo un po’ di tutto: da Luciano Pavarotti a Gianmaria Volontè a Gigi Proietti, da Tito Stagno (celeberrimo cronista televisivo dello sbarco sulla luna nel 1969) a Roberto Benigni e consorte (Nicoletta Braschi), dall’immancabile Andrea Bocelli a “Albertosordi”, da “Andreacamilleri” a “5150 Fellini”, in onore del cineasta romagnolo, fino a Giuseppe Garibaldi, Corrado Augias a Paolo Bonolis. Tra le intitolazioni più recenti quella del 2024 a Annalisa. Nel caso della cantautrice ligure la motivazione ufficiale dell’IAU menziona la sua laurea in fisica che ben si combina con il grande successo ottenuto nel settore musicale.

L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio

Note in orbita: gli astri dedicati alle star della musica

Proprio la musica è uno dei settori che ha fornito più nomi, senza distinzione di genere. Si va infatti da tutti, ma proprio tutti, i grandi compositori classici (è presente tutto l’alfabeto, da Tomaso Albinoni a Richard Wagner) a Astor Piazzolla, da Edith Piaf a Frank Sinatra a Maria Callas. Proprio scorrendo l’elenco dei musicisti classici, colpisce il fatto che spesso i nomi degli asteroidi siano scritti con la “a” finale (“Mozartia, “Mussorgskia”, etc). Ma c’è un motivo: da metà Ottocento in poi, la consuetudine di assegnare ai corpi celesti un nome classico di donna divenne regola. Quando però i nomi classici cominciarono a scarseggiare, si giunse al compromesso di poter usare anche i nomi di città e persino di personaggi maschili, purché si aggiungesse una “a” finale. La regola è stata cancellata solo al termine della Seconda guerra mondiale, ragion per cui troviamo astri come “Disneya” e “Planckia”.

Il “puntino di luce” di Freddie Mercury

Sempre in ambito musicale, il rock (nelle varie forme) da alcuni decenni predomina: hanno un asteroide ciascuno i Beatles (John Lennon ha anche un cratere a lui intitolato su Mercurio, accanto a quello dedicato a Michael Jackson), e ancora David Bowie Jimi Hendrix, Mark Knopfler, Aretha Franklin, Ella Fitzgerald, Bob Dylan, Lou Reed, Bruce Springsteen, Elvis Presley, Eric Clapton, ZZ Top, Yes, Jimmy Page. A Freddie Mercury l’asteroide omonimo (scoperto nel 1991, anno della morte del frontman dei Queen) venne assegnato postumo nel 2016, nel giorno in cui avrebbe compiuto 70 anni. Ad annunciare l’intitolazione fu il chitarrista – e dottore di ricerca in astrofisica – Brian May, che per l’occasione disse: «È solo un puntino di luce, ma è un puntino di luce davvero speciale!».

L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio
L’asteroide intitolato a Sinner e gli altri nomi illustri che “gravitano” nello Spazio

Non solo astri: dai vermi pelosi alle vespe bionde

Dall’astronomia, la musica rock ha poi ispirato variati scienziati e ricercatori a intitolare con i nomi dei loro beniamini musicali altri generi di soggetti. Ecco quindi che porta il nome Beatles un verme dal pelo arruffato, che ricorderebbe il taglio di capelli dei Fab Four, mentre a Michael Jackson è stato intitolato un granchio “eremita”, a Bob Marley un crostaceo caraibico, a Joe Strummer una lumaca, a Sting una raganella amazzonica, ai Radiohead una formica, a James Brown un acaro, a Mick Jagger e Keith Richards dei Rolling Stones due trilobiti scoperti nel 1995. E trilobiti sono stati intitolati anche ai membri dei Sex Pistols (“Arcticalyme rotteni”, “Cooki”, “Jonesi”, “Matlocki” e “Viciousi”), mentre Lady Gaga si è dovuta accontentare di una nuova specie di vespa “bionda” scoperta in Tailandia, la “Aleiodes gaga”.

Il curioso caso dei ragni intitolati ai grandi del metal

Un caso particolare quello della biologa Christina Rheims, che, nel 2019, durante le sue ricerche amazzoniche, si è imbattuta in quattro nuove specie di ragni. Appassionata di heavy metal, la studiosa ha così deciso di intitolare ciascuna specie, rispettivamente, a Bruce Dickinson degli Iron Maiden (“Extraordinarius brucedickinsoni”), a Klaus Meine degli Scorpions (“Extraordinarius klausmeinei”), a Andre Matos della band brasiliana Angra (“Extraordinarius andrematosi”) e a Rick Allen dei Def Leppard (“Extraordinarius rickalleni”).

La medusa di Frank Zappa e l’omaggio allo scopritore

Tra le star che possono vantare più di un’attribuzione c’è senz’altro Frank Zappa. Al “genio di Baltimora”, infatti, non solo è stato intitolato l’asteroide “3834 Zappafrank” (scoperto dall’astronomo slovacco Ladislav Brožek nel 1980), ma anche una medusa, la “Phialella zappai”, individuata nel 1983 da Ferdinando Boero, zoologo e biologo salentino di fama mondiale, durante un periodo di studio in California. Boero, grande appassionato di Zappa, scrisse al musicista americano la sua intenzione di intitolargli la scoperta e, come ha raccontato lo scienziato, il suo idolo gli rispose: «Non c’è niente che mi piacerebbe di più di avere una medusa chiamata come me». Da quel momento, tra i due nacque un’amicizia, e i fan zappiani più incalliti ricordano il concerto genovese (luglio 1988) durante il quale il musicista eseguì un suo celebre brano, Lonesome Cowboy Burt (trasformato in “Lonesome Cowboy Nando”), modificando il testo inziale del brano da «My name is Burtram/I’m a redneck” in “My name is Nando/I’m a marine biologist».

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana dei bisticci

Fantascienza.com, il meglio della settimana dei bisticci

Sta per tornare Strange New Worlds, futuro incerto per Spider-Man, fumetti italiani in America, alle origini dell'UCCI nella settimana di Fantascienza.com

Karl Marx è senza dubbio uno dei filosofi più acuti degli ultimi secoli. Ma se c'è una sua frase che di questi tempi descrive perfettamente il mondo attuale, è quella secondo cui la storia si ripete, la prima volta come tragedia, la seconda come farsa. La tragedia, in realtà, è ben presente, in luoghi del pianeta molto vicini a noi. Ma la farsa, be' la farsa ha raggiunto livelli che nella storia umana non si vedevano forse dai tempi da quando Caligola fece senatore il suo cavallo. Sapete bene a cosa mi riferisco; dopo un paio di giorni di sdegno... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 21 giugno 2026 - articolo di S*

Intelligenza artificiale, l’hype serve a poco se manca la fiducia

Cosa hanno in comune un piccolo brand di snack, due team di avvocati americani e 150 matematici provenienti da tutto il mondo? Ho chiesto ad alcune intelligenze artificiali di risolvere l’indovinello. Secondo Gemini il mondo dei giochi logici e della didattica. Perplexity mi ha chiesto più contesto per poter dare una risposta. Mentre ChatGPT mi ha detto che la risposta più probabile è che siano tutti finiti dentro contenuti generati dall’IA. Quando ho chiesto come facesse a inferirlo, ha replicato che si trattava della risposta più plausibile rispetto ai testi cui la macchina ha avuto accesso in fase di addestramento. In parole semplici: «Produco la risposta che suona giusta, non necessariamente quella verificata.» Ed è qui che casca l’asino, questo è in effetti il problema. Perché se c’è una cosa che unisce un piccolo brand di snack, un team di avvocati americani e 150 matematici provenienti da tutto il mondo è proprio il fatto che tutti hanno avuto un problema di fiducia nell’intelligenza artificiale.

Intelligenza artificiale, l’hype serve a poco se manca la fiducia
Un tribunale statunitense (Ansa).

Il processo annullato negli Usa perché gli avvocati avevano fatto ricerche con l’IA

Nell’ambito di un recente processo negli Stati Uniti, un giudice distrettuale del Mississippi ha scoperto che gli avvocati di entrambe le parti in causa avevano condotto le proprie ricerche usando l’intelligenza artificiale. Nessuno aveva controllato cosa ci fosse scritto, finché non sono state presentate le rispettive memorie e l’ha fatto qualcun altro per loro. Risultato? Imbarazzo, scuse alla corte, multe, processo annullato e il divieto di comparire nel tribunale distrettuale per due anni per alcuni di loro. Niente male.

Lo spot del brand di snack, “bocciato” dalla fanbase

Il brand degli snack citato all’inizio di questo articolo si chiama Chookie. È americano e ultimamente aveva fatto un uso massiccio dell’IA per le proprie pubblicità, fino a toccare con mano il malcontento della fanbase e correre ai ripari girando uno spot i cui protagonisti sarebbero poi diventati un aereo di cartone e dei pupazzi animati. «È costato lo stesso in termini di tempo e soldi», ha tagliato corto uno dei suoi manager, ma alla fine la risposta è stata nettamente più positiva rispetto agli spot girati con l’IA. Motivo? Le pubblicità costruite con l’intelligenza artificiale suonavano artefatte, piene di errori e poco oneste.

Intelligenza artificiale, l’hype serve a poco se manca la fiducia
App di intelligenza artificiale su uno smartphone (Ansa).

I matematici: «Non cedete alle sirene dell’intelligenza artificiale»

Dal canto loro, 150 matematici provenienti da tutto il mondo e firmatari della Dichiarazione di Leiden su IA e Matematica avevano avvisato di fare attenzione e di non cedere alle sirene dell’IA. Nel loro caso ovviamente il riferimento è alla capacità dell’intelligenza artificiale di risolvere problemi complessi. Ma poco cambia. Leslie Ann Goldberg, firmataria e responsabile del dipartimento di informatica all’Università di Oxford, ha infatti spiegato che «le tecniche automatizzate attuali possono produrre argomentazioni plausibili ma inaffidabili, o addirittura errate, che sono difficili da distinguere da dimostrazioni matematiche corrette». Insomma, l’intelligenza artificiale potrebbe produrre soluzioni convincenti, che in realtà non resistono a un esame approfondito.

Manca un vero dibattito su come l’IA dovrebbe essere governata

Questi tre diversi casi ci raccontano qualcosa di preciso. Ovvero che al momento in giro c’è mancanza di lucidità. E questo stato delle cose fa gioco a quei pochi che lucidi lo sono per davvero, vale a dire quelli che la nuova tecnologia la spingono a prescindere e meglio se tutto resta così com’è, senza regole. A denunciarlo sul New York Times è stato John O’Farrell, uno degli ex soci di A16Z, fondo d’investimento della Silicon Valley e tra i principali protagonisti di questa corsa tecnologica. Che ha scritto: «Alcuni dei protagonisti più potenti dell’IA – guidati da alcuni miei amici e ex partner, con grande tristezza – hanno raccolto centinaia di milioni di dollari per evitare un dibattito più serio e significativo su come l’IA dovrebbe essere governata». Concludendo poi: «Credo che sia un enorme errore».

Al momento l’intelligenza artificiale resta un’enorme scommessa narrativa

Viviamo in una grande allucinazione, noi e l’IA. Siamo in hype, in quel punto esatto in cui la narrazione precede ciò che realmente è, e cioè che la macchina funziona meno di quello che ci vogliono far credere. Al momento, infatti, l’IA resta un’enorme scommessa narrativa la cui promessa è l’eliminazione della mediazione umana e quindi della fatica. Tradotto: velocità senza errore, conoscenza senza studio, creatività senza conoscenza, decisioni senza conflitto, assenza di responsabilità. Insomma, scorciatoie per il paradiso. O se preferite come in Pinocchio il Gatto e la Volpe e il Campo dei Miracoli. Basta fidarsi. Solo che la fiducia segue percorsi diversi, si costruisce nel tempo e dall’errore e con regole precise, tipo la trasparenza radicale. Forse è meglio stare in campana. Qualcuno, in un modo o nell’altro, ha cominciato a capirlo.

Cina-Taiwan, la battaglia dello Stretto si combatte al cinema

«La riunificazione è inevitabile». È uno degli slogan che accompagnano il trailer di Battle of Penghu, il kolossal storico che la Cina porterà nelle sale il prossimo 25 luglio. Il film racconta la vittoria dell’ammiraglio Qing Shi Lang nella battaglia navale del 1683 che portò alla conquista del piccolo arcipelago sullo Stretto di Taiwan, noto a livello internazionale come Pescadores e ancora oggi amministrato da Taipei. Quella battaglia fu un anticipo dell’integrazione di Taiwan all’interno dell’impero Qing. La promozione della pellicola collega apertamente quel noto episodio storico alle tensioni contemporanee, trasformando una battaglia del XVII secolo in un racconto che parla direttamente del presente.

Battle of Penghu ripropone in chiave storica le parole attualissime della leadership cinese sul fatto che la «riunificazione nazionale» rappresenti una missione storica destinata a compiersi. Il film contribuisce dunque a normalizzare l’idea della riunificazione come obiettivo inevitabile. Molti utenti cinesi hanno accolto il film con entusiasmo perché rafforza la narrativa ufficiale sulla sovranità cinese su Taiwan, valorizza episodi storici poco conosciuti e viene percepito come un’opera patriottica.

La risposta cinematografica taiwanese

Sempre nelle prossime settimane, nelle sale taiwanesi arriva invece Before the Bright Day, ambientato durante la terza crisi dello Stretto del 1996. Mentre Pechino lancia missili nelle acque vicine all’isola in vista delle prime elezioni presidenziali dirette della storia taiwanese, il protagonista del film è un ragazzo di 15 anni alle prese con la scuola, gli amici, la famiglia e i primi amori. La crisi resta sullo sfondo, ma influenza lentamente ogni aspetto della vita quotidiana.

Taipei è in cima alle priorità di Xi

Un botta e risposta sul grande schermo che mostra come su entrambe le sponde dello Stretto si stia alzando il livello delle rispettive narrazioni, attraverso l’utilizzo del cinema. Da alcuni anni Pechino investe sempre più risorse nella costruzione di un’industria audiovisiva capace non soltanto di intrattenere, ma anche di raccontare la Cina contemporanea attraverso una precisa lente politica. Dopo i blockbuster sulla guerra di Corea e quelli dedicati alla resistenza contro il Giappone, che avevano dominato l’estate del 2025 in concomitanza con l’ottantesimo anniversario della resa di Tokyo, è ora Taiwan a diventare protagonista di una grande produzione nazionale. Un cambiamento che riflette le priorità narrative e politiche della leadership cinese contemporanea di Xi Jinping, che ha posto la questione di Taiwan al centro delle sue priorità e delle relazioni con gli Stati Uniti di Donald Trump.

Cina-Taiwan, la battaglia dello Stretto si combatte al cinema
Xi Jinping (Ansa).

La promozione di opere patriottiche

Come già avvenuto negli anni scorsi con film come The Battle at Lake Changjin o Sharpshooter, dedicati alla guerra di Corea e alla cosiddetta «resistenza contro l’aggressione degli Stati Uniti», il cinema viene utilizzato per costruire un immaginario collettivo in cui la Cina occupa il centro della scena e la storia appare come una traiettoria coerente che conduce al presente. Nel piano quinquennale approvato nel 2020 si è fissato l’obiettivo di promuovere opere che manifestino spirito, valori, potere ed estetica cinesi. Nel 2021, in occasione del suo centenario, il Partito ha chiesto a ogni cinema del Paese di dedicare almeno due proiezioni alla settimana a film patriottici. In questo racconto, Taiwan è un tassello incompleto di una vicenda nazionale iniziata secoli fa. Trattare così direttamente il tema forse più sensibile di tutti è un salto di qualità recente. Il precedente più immediato è rappresentato da Quenching, una serie del 2024 prodotta dalla televisione di Stato, che mette in scena un’ipotetica azione militare per «salvaguardare la sicurezza nazionale» e «salvare Taiwan dalle minacce di secessione e interferenze esterne».

Taiwan e le serie tivù di sensibilizzazione

Non è un caso che questo avvenga in concomitanza con un processo simile in corso dall’altra parte dello Stretto. Nello stesso periodo dell’arrivo di Quenching, a Taiwan è stata infatti lanciata Zero Day, la serie televisiva che per la prima volta ha mostrato uno scenario di aggressione cinese contro l’isola. Un’ipotesi considerata realistica in caso di crisi: una zona di interdizione navale si trasforma rapidamente in un blocco totale. Le forniture si interrompono, il sistema finanziario collassa, le reti informatiche vengono paralizzate dai cyber attacchi e nelle strade si diffonde il caos. Una rappresentazione volutamente inquietante che aveva un obiettivo preciso: convincere i taiwanesi che una crisi sullo Stretto non appartiene più al regno dell’impensabile. La scelta non è stata casuale. Per decenni il governo di Taipei aveva preferito minimizzare i rischi di conflitto, nel tentativo di evitare il panico tra la popolazione e di non compromettere l’attrattività economica dell’isola. Negli ultimi anni l’approccio è cambiato. L’estensione della leva obbligatoria da quattro a 12 mesi, la creazione di organismi dedicati alla difesa civile e le richieste americane di aumentare la preparazione militare hanno contribuito a modificare il clima. Zero Day è diventato così uno strumento di sensibilizzazione prima ancora che di intrattenimento. Non sono mancate le polemiche. L’opposizione, fautrice del dialogo con Pechino, sostiene che l’operazione (finanziata da fondi predisposti dal governo) sia tesa ad alimentare i timori e creare un clima di sospetto verso chi non è in linea con la retorica dell’amministrazione del presidente Lai Ching-te.

Cina-Taiwan, la battaglia dello Stretto si combatte al cinema
Il presidente taiwanese Lai Ching-te (foto Ansa).

La Cina ha bisogno di una sua Hollywood

Molti dei film taiwanesi più importanti degli ultimi anni hanno affrontato temi come il Terrore Bianco, la democratizzazione e la formazione di una coscienza civica distinta da quella della Cina continentale. Da qui anche lo spazio a produzioni televisive e cinematografiche che raccontano ed esaltano l’alterità storico-identitaria di Taiwan, attraverso storie sulle minoranze etniche presenti sull’isola oppure sul percorso di legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso. È una tendenza che riflette la trasformazione vissuta dall’isola negli ultimi 30 anni e che oggi si intreccia inevitabilmente alla tensione con Pechino. Allo stesso tempo, la Cina sa che per diventare una vera potenza globale ha bisogno di una macchina dei sogni, come lo è stata Hollywood per gli Stati Uniti. Una macchina in grado di costruire un’epica in cui è Pechino dalla parte giusta della storia. La sfida tra Pechino e Taipei passa anche dalla capacità di costruire una narrazione capace di convincere il pubblico della legittimità della propria visione della storia. E del futuro.

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica

Tutti assolti, tutto finito? Non proprio, per quanto il fatto che il giudice stabilisca che «il fatto non costituisce reato» rappresenta una pietra miliare di questa lunga vicenda. Dopo tre anni di inchieste e titoloni giornalistici, la prima sentenza riguardante uno dei tanti filoni sull’urbanistica milanese ci traghetta dal terreno della polemica a quello della verità giudiziaria. La vicenda riguarda il grattacielo di 24 piani e alto 82 metri Torre Milano di via Stresa, quartiere Maggiolina, a Nord della città, tirato su sopra due edifici demoliti. Progetto iniziato nel 2018, indagini partite tra il 2022 e il 2023. Secondo le accuse, l’edificio era stato costruito come se fosse una ristrutturazione e non una nuova costruzione e attraverso una semplice Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività. Ma adesso, dopo che i giudici si sono espressi, come cambia la percezione su questo procedimento?

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica

Mancanza degli elementi soggettivi del reato

La verità, giova ricordarlo, è ancora molto parziale: non solo siamo al primo grado di giudizio del primo processo, ma ancora mancano diversi giorni alla pubblicazione delle motivazioni. Il solo dispositivo non ha sgombrato completamente il campo dai dubbi, nemmeno con l’appendice del dettagliato comunicato con il quale il presidente del tribunale Fabio Roia ha spiegato la ratio del provvedimento, in gran parte dovuto alla mancanza degli elementi soggettivi del reato. In buona sostanza, le norme sono state applicate secondo una prassi consolidata nel tempo, a fronte di pronunce giudiziarie vetuste, spesso contraddittorie e che hanno comunque orientato le scelte del Comune a fronte di tante pronunce del Tar in precedenti casi simili.

Perché bisogna attendere le motivazioni

C’è chi ha tradotto la spiegazione di Roia in modo piuttosto brutale: «È stato commesso un reato, ma li hanno assolti perché non se ne rendevano conto». Decisamente fuorviante. L’elemento soggettivo del reato non è un ammennicolo trascurabile, ma corrisponde alla consapevolezza di violare la legge, prevista dal nostro Codice come causa sine qua non per la condanna. Nel caso di specie risulta che tutte le parti in causa abbiano cercato di orientarsi al meglio in un dedalo normativo di difficile interpretazione.

Scontro tribale fra indignati e chi pretende le scuse

Ovviamente, la reazione dei social è stata apodittica. Nell’era della polarizzazione è sembrato naturale dividersi tra gli indignati che lamentano una presunta impunità dei potenti e i sostenitori dell’amministrazione, che invece invocano le scuse e – magari la pubblica penitenza – di ogni voce critica. Ci mancava giusto l’ennesima riedizione del conflitto politica-magistratura, un quarto di secolo dopo Tangentopoli.

Ancora molte famiglie che hanno comprato casa e sono fuori

Per quanto non sia di gran moda, bisogna invece discernere ogni elemento del caso con un atteggiamento molto cauto, soprattutto nel rispetto delle tante persone che da questa vicenda hanno ricevuto un danno, più o meno diretto. A differenza di altri palazzi e cantieri finiti sotto indagine, Torre Milano è già abitata. Ma ci sono diverse famiglie che hanno comprato casa in perfetta buona fede e che, dopo lo scoppio delle varie inchieste, ancora non possono godere del frutto dei risparmi di una vita. Ora, grazie a questa sentenza, sono tornate a sperare in uno sblocco della loro situazione.

Sentenza di merito: quanto può condizionare gli altri processi?

La sentenza emessa riguarda un giudizio di merito e quindi, benché tecnicamente faccia giurisprudenza, non può condizionare i successivi processi di pari livello. Diverso sarebbe stato, ovviamente, nel caso di una pronuncia della Cassazione, ma fino a qui la partita si deve considerare ancora aperta. Le difese hanno messo a segno un canestro da tre punti, questo è indubbio, ma non certo un colpo che cambia le sorti del match nell’ultima frazione di secondo.

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
Beppe Sala e Stefano Boeri (Imagoeconomica).

Anche il filone del 2025 è stato ridimensionato dal Riesame

Lo si comprende bene analizzando la posizione di chi era imputato in questo processo e lo è anche in altri: sancito il fatto che nel caso di via Stresa abbia agito nella convinzione di non violare la legge, sarà più complesso sostenere il contrario per altri processi. Ma più complesso, si badi bene, non significa impossibile. A luglio 2025 si è tornati a parlare dell’inchiesta sull’urbanistica, anche se – di nuovo – poi il Riesame ha ridimensionato il lavoro della procura, parlando di «nessuna prova del patto corruttivo».

Non vengono contestati episodi di corruzione

Ogni singola fattispecie dovrà essere esaminata a parte e, se nel caso di Torre Milano non sono stati ravvisati reati, nulla garantisce che non potranno essere individuati e sanzionati in altri processi. Un tema certamente rilevante è che – almeno a quanto finora emerso – non vengono contestati episodi di corruzione, fattore che propende a favore di chi sostiene che le scelte sono state adottate per il bene comune, giuste o sbagliate che fossero.

Il tema da affrontare dovrebbe essere quello politico

Proprio questo è il nodo fondamentale: la vicenda penale faccia pure il suo corso, coi tempi biblici che le sono propri, ma il tema da affrontare con la massima urgenza dovrebbe essere quello politico. Anche dando per scontato che tutti abbiano agito sempre e solo nell’interesse della collettività, è stato giusto perseguirlo cercando di attirare investimenti privati anche con quelli che molti hanno definito «regali»?

La città che non sa più discutere: e nel 2027 si vota…

In questo sterile scambio di veleni tra chi appiccica etichette di inaffidabilità ai magistrati o, alternativamente, ai pubblici amministratori, manca un serio confronto politico sulla città che si appresta alle elezioni, in calendario nel 2027. Una marcia di avvicinamento iniziata molto prima del solito, segno tangibile della spossatezza dell’amministrazione in carica, e decisamente povera sul piano dei contenuti.

La sentenza su Torre Milano e i nodi politici irrisolti della partita urbanistica
Pierfrancesco Majorino (Imagoeconomica).

Le riflessioni si spostano sulla competizione interna al centrosinistra

La parola “discontinuità” ha fatto venire l’orticaria ai più permalosi, mentre il netto divario nei sondaggi a favore del centrosinistra sposta le riflessioni più sulla competizione interna per chi dovrà ereditare la poltrona di Beppe Sala, invece di una seria riflessione sul futuro da prospettare ai milanesi. Ed è, al contrario, ciò che più serve a una città che si appresta a cambiare ciclo dopo due mandati dell’amministrazione in carica.

Short Movie: Il mio unico amico è un robot

Il mio unico amico è un robot

Per Ruby acclimatarsi alla vita nella grande città è difficile. I suoi genitori cercano di aiutarla regalandole un amico robot.

La vita di Ruby è monotona: si è trasferita nella “grande città” ma non la vive, facendo un lavoro di venditrice via remoto. Non ha amici, non ha hobby, mangia solo cibo surgelato preconfezionato. Il giorno del suo compleanno perciò non è per lei particolarmente felice, e quando riceve il regalo dai suoi genitori, un “amico robot” (che sembra un vecchio iMac con braccia e ruote) non ne è affatto entusiasta. Finisce persino per dargli un nome sciocco senza volerlo, “chill your beans”, epressione gergale che... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 20 giugno 2026 - articolo di S*

Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera

Il botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni, come prevedibile, ha trovato spazio anche sulla stampa estera. Ecco gli articoli dedicati alla vicenda dalle alcune delle più importanti testate straniere.

Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera

Macron: «Sorpreso, ne parlerò con Meloni»

Rispondendo all’Ansa mentre lasciava il Consiglio europeo, il presidente francese Emmanuel Macron si è detto «sorpreso» dall’attacco di Trump a Meloni, aggiungendo con la premier italiana parlerà di quanto accaduto in occasione del bilaterale in programma ad Antibes il 25 giugno.

Le reazioni della politica italiana alle parole di Trump su Meloni

Non si sono fatte attendere le reazioni della politica italiana alle parole di Donald Trump su Giorgia Meloni e il loro incontro al G7 di Evian, raccolte telefonicamente da Daniele Compatangelo per L’Aria che tira su La7: «Era probabilmente contenta che io le abbia parlato. Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena».

Salvini: «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi». Tajani annulla la visita negli USa

Innanzitutto, la diretta interessata Meloni si è detta «francamente allibita» da quanto affermato da Trump. «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi», ha scritto il vicepremier Matteo Salvini sui social, a corredo di una foto che lo ritrae insieme alla premier. L’altro vicepremier Antonio Tajani, puntando il dito contro Trump, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha deciso di annullare la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno. «I deliri di Trump su Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa», ha dichiarato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo: «Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Usa».

Conte: «Parole inaccettabili». Calenda: «Bullo da operetta»

«Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione», ha scritto Carlo Calenda su X, tra i primi a condannare l’uscita del tycoon. Giuseppe Conte ha definito «inaccettabili» le parole di Trump.

Così Nicola Fratoianni di Avs, che non ha risparmiato una frecciata alla premier: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese». E poi: «Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero».

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scritto sui social X: «Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni». Come ha reso noto il Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato Meloni, esprimendo solidarietà è avvenuta dopo le parole di Trump.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager

Mentre in Leonardo si completa il riassetto voluto da Lorenzo Mariani, prende forma un’altra partita, meno visibile ma altrettanto delicata: quella delle uscite eccellenti. Tra queste c’è il possibile approdo di Carlo Gualdaroni, manager di fiducia del precedente amministratore delegato Roberto Cingolani, come super consulente di Elettronica, l’azienda della Difesa che fa capo alla famiglia Benigni (con il 35 per cento delle quote), ma che ha tra gli azionisti la stessa Leonardo (31,33 per cento) e la francese Thales (33,33 per cento).

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

Gualdaroni, destinato a lasciare Leonardo dopo la nomina di Mariani, percepirebbe una buonuscita (frutto di un vecchio accordo firmato quando l’ad della società era Mauro Moretti) stimata intorno ai 5 milioni di euro, simile a quella riscossa da Cingolani.

Il passaggio di Gualdaroni a Elettronica incontra diversi ostacoli

La consulenza, però, non sarebbe ancora definita. Pur godendo del favore del ministro della Difesa Guido Crosetto, l’operazione incontra diversi ostacoli: dalla presenza del figlio Angelo all’interno di Elettronica alla probabile contrarietà dell’azionista francese, che non avrebbe dimenticato le vicende giudiziarie che coinvolsero Gualdaroni nel 2013 in un’inchiesta della procura di Napoli su degli appalti truccati per il Cen (Centro elettronico nazionale) della polizia di Stato, ossia il cuore informatico del sistema di pubblica sicurezza nazionale, da cui peraltro il manager uscì indenne, dichiarato estraneo ai fatti per assoluta infondatezza delle accuse.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

A frenare potrebbe essere anche Enrico Peruzzi, presidente esecutivo di C4Gate e genero del presidente di Elettronica, che proprio durante la stagione manageriale di Gualdaroni fu allontanato da Leonardo.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Enrico Peruzzi (foto Imagoeconomica).

Capitolo delle buonuscite già finito sotto l’attenzione del Mef

L’uscita dell’ex co-direttore generale segue quella di Helga Cossu, già Chief Digital Identity, Outreach and Communication Officer, nonché direttrice generale della Fondazione Leonardo. Quella dell’ex giornalista di Sky Tg24, che starebbe trattando una liquidazione ben superiore ai 900 mila euro di cui parlavano le indiscrezioni, si aggiunge al capitolo delle buonuscite del top management già finito sotto l’attenzione del Mef.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager

Caso Cucchi, le motivazioni della sentenza della Cassazione sui depistaggi

«Le sentenze hanno ritenuto che la condotta di falso fosse finalizzata a coprire le eventuali, possibili, responsabilità dei Carabinieri appartenenti al “Gruppo Roma” nella morte di Stefano Cucchi». È quanto scrive la quinta sezione penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza sui depistaggi seguiti al decesso di Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto sette giorni dopo a causa del pestaggio subito dagli appartenenti all’Arma mentre era sottoposto a custodia cautelare.

La sentenza arrivata a marzo

A marzo la Cassazione ha rigettato i ricorsi dei carabinieri per i quali era stata riconosciuta in appello l’intervenuta prescrizione o condanna. Tra questi figurano il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo. E ha assolto il colonello Lorenzo Sabatino, che aveva rinunciato alla prescrizione per ottenere una pronuncia nel merito. Sono rimaste definitive solo due condanne: quella a 10 mesi per Francesco Di Sano e quella a 2 anni e 6 mesi per Luca De Cianni.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai

Dicono i beninformati che la pazienza di Palazzo Chigi sia arrivata al limite, e che Giorgia Meloni avrebbe fatto volentieri a meno di questa guerra tutti contro tutti in Rai. La premier in particolare ha puntato il dito contro Antonio Marano, consigliere anziano e per questo da quasi tre anni facente funzioni di presidente, perché la maggioranza non ha mai trovato uno straccio di accordo su chi dovesse sostituire Marinella Soldi, nel frattempo approdata alla Bbc.

Tutto è iniziato con la staffetta Sergio-Rossi benedetta da Meloni

Quando il primo ottobre 2024 si insediò questo consiglio di amministrazione, Meloni aveva garantito di persona la famosa staffetta tra Roberto Sergio e Giampaolo Rossi: prima Sergio amministratore delegato e Rossi direttore generale, poi, dopo un anno e mezzo, lo scambio delle poltrone. Detto fatto, con tanto di benedizione della premier.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Giampaolo Rossi e Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Il nodo Simona Agnes, che non non è mai riuscita a farsi eleggere

Quello che però nessuno aveva messo in conto era la variabile imprevista, ossia Marano. Entrato in cda in quota Lega, si è ritrovato presidente facente funzioni in qualità di consigliere anziano perché la presidente designata, Simona Agnes (quota Forza Italia, sponda Gianni Letta) non è mai riuscita a farsi eleggere dalla Commissione di Vigilanza. Così quella del leghista, vecchio e abile navigatore del mondo televisivo, da provvisoria è diventata una situazione stabile.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Simona Agnes (Imagoeconomica).

Marano del ruolo si è innamorato e ora teme di perderlo

Marano, che del ruolo si è innamorato e teme di perderlo, ha così aperto le ostilità contro il direttore generale Sergio, che si è mostrato poco incline ad assecondare certe sue richieste di collocazione nei palinsesti, dettate da criteri che con le esigenze editoriali avevano, diciamo così, un rapporto piuttosto lasco. Da qui la mossa che il consigliere anziano riteneva geniale: stringere un patto con la stessa Agnes, offrendole la direzione generale al posto di Sergio.

Il piano geniale del presidente ha due punti deboli

Peccato che il furbo Marano non abbia fatto i conti con l’aritmetica e con lo statuto. Primo: il direttore generale lo nomina l’amministratore delegato, e Rossi non ha la minima intenzione di insediare la Agnes. Secondo, ed è qui che la trappola si chiude su chi l’ha architettata: se la Agnes diventasse dg dovrebbe lasciare il cda, perché lo statuto non consente di cumulare i due ruoli, liberando così la sua poltrona in consiglio. E quella poltrona, paradosso dei paradossi, potrebbe occuparla proprio Sergio, mollando la direzione generale per entrare in cda, fare la guerra a Marano sul suo stesso terreno e magari candidarsi alla presidenza con l’appoggio delle opposizioni.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Antonio Marano e Simona Agnes (foto Ansa).

Sergio se ne va o no? Lui smentisce (per ora)

Voci di corridoio hanno anche dato conto di un pensierino di Sergio al trasferimento definitivo a San Marino, per occuparsi solo di quella tivù di Stato. Lo stesso dg è intervenuto sull’argomento con un post su Facebook: «Leggo titoli e ricostruzioni che parlano di “Sergio cacciato” o di “Sergio che se ne va“. Non intendo alimentare commenti o polemiche. Continuo a svolgere il mio lavoro nell’esclusivo interesse dell’azienda». E ancora: «Non rilascerò dichiarazioni pubbliche almeno fino alla presentazione dei palinsesti di luglio. Fino ad allora parleranno i fatti, i risultati e il lavoro quotidiano al servizio della Rai».

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Il direttore generale di San Marino Tv Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Anche su Rai Cinema Salvini non è stato ascoltato

Nel frattempo Marano ha trovato il modo di far arrabbiare anche Matteo Salvini. Sul fronte Rai Cinema aveva dato il via libera alla riconferma di Paolo Del Brocco come amministratore delegato e di Nicola Claudio alla presidenza, ignorando bellamente le indicazioni del Carroccio. E nel cda i vertici di Rai Cinema sono stati puntualmente riconfermati: Marano insomma se n’è fregato del parere di Salvini.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai

Un dettaglio che vale più di mille comunicati: il consigliere anziano gioca ormai partite tutte sue, intrattenendo proficue relazioni anche con l’opposizione, se è vero che è stato visto più volte a cena con Stefano Graziano, il capogruppo del Partito democratico in Commissione di Vigilanza. Trasversalismi che in Rai sono stati subito notati.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Stefano Graziano (foto Imagoeconomica).

Di tutto la premier ha bisogno tranne che dell’apertura di un fronte Rai

Così Palazzo Chigi è passato dall’irritazione all’allarme. Meloni aveva garantito e benedetto la staffetta, e non sopporta di vedere le sue promesse calpestate. Ma soprattutto, alla vigilia dell’ultimo anno di legislatura, di tutto la premier ha bisogno tranne che dell’apertura di un fronte Rai che minaccia di procurarle ulteriori turbolenze.

Il patto tra Lega e Fratelli d’Italia sulla riforma della Rai

E siccome la Lega ha definitivamente capito che il suo consigliere-presidente gioca in proprio, ha improvvisamente aperto alla riforma della Rai ferma da mesi in Senato. Giancarlo Giorgetti e Alessandro Morelli hanno fatto sapere a Fratelli d’Italia che, se al Carroccio verrà riconosciuto un amministratore delegato di propria nomina, sono pronti a dare il via libera al provvedimento. Tradotto: il partito di Salvini è disposto a barattare la riforma pur di togliersi finalmente di torno un suo stesso uomo.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano

Dopo la cerimonia di firma del memorandum d’intesa, sono saltati anche i colloqui previsti per oggi tra Stati Uniti e Iran sull’attuazione dell’accordo in 14 punti. Come ha riferito una fonte diplomatica alla Cnn, Teheran ha chiesto garanzie sulla fine delle ostilità in Libano, «come previsto dall’accordo firmato», prima di riprendere i colloqui con Washington. La fonte ha descritto i colloqui previsti come «temporaneamente sospesi», senza specificare quando i mediatori prevedano una ripresa. Successivamente un alto funzionario statunitense ha detto alla Reuters che Israele e Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco dalle 16 ora locale (le 15 italiane).

Washington aveva parlato di difficoltà logistiche

Ad annunciare il rinvio è stato il ministero degli Esteri della Svizzera: le trattative avrebbero dovuto cominciare nella località elvetica di Obbürgen, con Qatar e Pakistan nel ruolo di mediatori. Ma la Casa Bianca ha fatto sapere che il vicepresidente JD Vance non sarebbe partito. L’amministrazione Usa ha motivato il rinvio con difficoltà logistiche legate ai colloqui tecnici destinati a definire i dettagli di un accordo firmato il giorno precedente da Donald Trump. Ma il rinvio – dovuto al dietrofront iraniano – è invece legato a quanto sta accadendo in Libano.

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano
JD Vance (Ansa).

I morti israeliani in Libano e la rappresaglia dell’IDF

In Libano si continua infatti a sparare. Dopo un attacco di Hezbollah nel sud del Paese in cui hanno perso la vita quattro soldati dell’IDF, Benjamin Netanyahu ha dato ordine di «colpire con forza» la milizia islamista: Tel Aviv ha condotto raid contro oltre 80 obiettivi in cui sono rimaste uccise almeno 21 persone. «Come ho chiarito inequivocabilmente, Israele rimarrà nella zona di sicurezza nel Libano meridionale finché sarà necessario per proteggere le comunità del nord», ha affermato Bibi. Hezbollah, rispondendo alle accuse israeliane di aver rotto la tregua, ha replicato: «Sono loro a non rispettare i patti dal 2024».

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano
Benjamin Netanyahu (Ansa).

Teheran: «Fermi nel rispettare le nostre linee rosse»

Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, parlando del rinvio dei colloqui con gli americani, ha dichiarato: «Come abbiamo dimostrato nel corso dei precedenti negoziati, restiamo fermi nel rispettare le condizioni e le linee rosse stabilite e nel difendere gli interessi della nazione iraniana». Poi ha aggiunto che la Repubblica Islamica è «pronta a reagire» nel caso in cui «il nemico dovesse eccedere» nelle sue richieste.

Il Pakistan: «Sbalorditi dalla decisione dell’Iran»

Il Pakistan si è detto «sbalordito» dalla decisione dell’Iran di non partecipare ai colloqui con gli Usa che erano in programma per oggi in Svizzera. Lo hanno riferito ad Associated Press due funzionari. Altre due fonti regionali hanno spiegato che i mediatori sono ora concentrati sul placare i combattimenti in Libano e riprogrammare gli incontri.

Trump: «È l’Iran ad aver firmato per disperazione»

«Non ci siamo incontrati per disperazione, lo ha fatto l’Iran. Sono finiti! Andremo fino in fondo ai 60 giorni. Non avranno un soldo, nemmeno dieci centesimi!». Lo ha scritto Trump su Truth, replicando alle affermazioni della Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, secondo cui gli Stati Uniti «hanno firmato l’accordo per debolezza e necessità».

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole

Lollo show. Lollo senza sosta. Lollo inesauribile. Chi ha vissuto la giornata di giovedì 18 giugno seguendo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida alla fine è arrivato stravolto a casa: mattinata a Milano per Assolatte, dove ha detto che «il settore lattiero-caseario è un modello virtuoso che ci viene invidiato dal mondo e che rappresenta appieno il Made in Italy» (che poi quest’ultimo sarebbe un argomento di competenza di Adolfo Urso), senza dimenticare frasi a effetto come quella di voler assicurare ai «nostri imprenditori di avere le spalle coperte quando decidono di investire in nuove esperienze di mercato, riuscendo a contaminare in senso positivo il resto del Pianeta con ciò che sappiamo fare e con quanto abbiamo garantito in termini di benessere». Quindi si torna a Roma, c’è anche l’assemblea di Assica, ossia il mondo della carne, fino allo show nel Chiostro del Bramante, con il ventennale di “Italia del Gusto”, per consegnare a Giovanni Rana, fondatore e presidente onorario di Italia del Gusto, la moneta dedicata alla Cucina italiana patrimonio Unesco. L’unico riposato e in forma, a tarda sera, era proprio Lollo.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole

Pure Napoletano per Gualtieri alla Festa dell’Unità

Il feeling tra il quotidiano Il Messaggero e il sindaco di Roma ha superato ogni aspettativa: ci mancava solo l’intervista a Roberto Gualtieri in programma nella serata di venerdì alla Festa dell’Unità condotta da Roberto Napoletano, direttore del giornale di proprietà di Francesco Gaetano Caltagirone. «Siamo all’apoteosi», si sente dire da via del Tritone, la sede del quotidiano: anche perché «Napoletano non è mai stato di sinistra, e vederlo in mezzo ai “compagni” sarà uno spettacolo». Certo è che l’asse tra il costruttore-editore-finanziere e il primo cittadino della Capitale è saldissimo.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
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Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole

Obama invita Renzi: altro che la grotta di un’osteria romana…

Barack Obama chi ha invitato a Chicago, per l’inaugurazione della biblioteca presidenziale a lui intitolata? Matteo Renzi. Mentre in Italia il campo largo discute nella grotta di un’osteria romana (anche se per il numero dei componenti è stata battezzata come “la banda dei quattro”, evocando la storia della Cina), chi esce allo scoperto e va all’estero facendosi notare è sempre lui, l’ex sindaco di Firenze, che negli Stati Uniti è ascoltatissimo. E, alla faccia di tanti altri, coltiva le amicizie che contano.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Matteo Renzi e Barack Obama (Ansa).

La sinistra riparte da piazza Lucio Dalla. Capito, Vannacci?

Appuntamento a Bologna con la Fiom, nella giornata di venerdì 19 giugno. Una festa con la partecipazione annunciata della segretaria del Pd Elly Schlein, del leader M5s Giuseppe Conte e di Nicola Fratoianni per Sinistra italiana. Dove? Nella piazza intitolata a Lucio Dalla. Una scelta che sembra fatta apposta per rispondere al generale Roberto Vannacci, che aveva chiuso il suo incontro romano di Futuro nazionale con la canzone Futura di Dalla. Facendo protestare parenti e amici del cantautore…

Ruini, secondo funerale: stavolta a Reggio Emilia

Dopo l’addio solenne nella basilica di San Pietro, con papa Leone XIV, per il cardinale Camillo Ruini nella giornata di venerdì ecco il secondo funerale, a Reggio Emilia, nella cattedrale, in una celebrazione presieduta dall’arcivescovo Giacomo Morandi: nel Modenese tutti lo chiamano simpaticamente «monsignor Ferrari» perché per anni è stato vicario parrocchiale in quel di Fiorano, la patria della casa del Cavallino rampante. Il papa ha definito Ruini «pastore saggio e sollecito», in una cerimonia, quella romana, che verrà ricordata per i 34 cardinali celebranti.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il papa celebra il funerale del cardinale Camillo Ruini (foto Ansa).

A Sport e Salute piace la Volvo

Roma, Stadio dei Marmi del Foro Italico: première romana dei nuovi modelli Volvo, con 800 ospiti presenti «con forme e luci che hanno sfidato la solennità delle statue classiche che coronano lo stadio» (chissà cosa ne pensa il ministro della Cultura Alessandro Giuli). Protagonista Michele Crisci, presidente e managing director Volvo Car Italia, per annunciare la partnership con Sport e Salute, «la società dello Stato che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia e alla quale il governo affida la promozione dell’attività fisica e dei corretti stili di vita», con Diego Nepi Molineris, ad di Sport e Salute. Tra l’altro, a partire dal quarto trimestre del 2026 chi guida una Volvo potrà utilizzare l’app della casa automobilistica per ricaricare la propria auto a trazione completamente elettrica presso oltre 20 mila stazioni Supercharger di Tesla in tutta Europa. Per la gioia di Elon Musk. C’erano una volta le auto italiane…

Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»

Tornato il sereno tra Donald Trump e Giorgia Meloni dopo il G7 di Evian? Mica tanto. Raggiunto telefonicamente da L’Aria che tira, programma di La7, il presidente americano ha dichiarato: «Meloni era probabilmente contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a farlo, ma mi ha implorato di fare una foto con lei. Mi ha fatto pena».

Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»

Meloni: «Io e l’italia non imploriamo mai»

«Certe cose meritano una risposta immediata: le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate, sono francamente allibita», ha replicato Meloni sui social. «Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è per il resto la prima volta che accade. Ma una cosa se la deve ricordare: io e l’italia non imploriamo mai!». Puntando il dito contro Trump, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ho deciso di annullare la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno.

Calenda: «Bullo da operetta». Conte: «Parole inaccettabili»

«I deliri di Trump su Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa», ha dichiarato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo: «Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Usa».

Questo il commento di Carlo Calenda su X: «Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione». Giuseppe Conte ha definito «inaccettabili» le parole di Trump. Così Nicola Fratoianni di Avs: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese». E poi: «Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero». Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scritto su X: «Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni».

Regno Unito, Burnham vince le suppletive: ora può sfidare Starmer

Andy Burnham ha vinto le elezioni suppletive Makerfield, sobborgo popolare dell’area metropolitana della Grande Manchester (di cui è sindaco da nove anni), riconquistando un seggio alla Camera dei comuni dopo essere stato parlamentare dal 2001 al 2017. Per il “Re del Nord”, questo il soprannome di Burnham, il ritorno a Westminster rappresenta il lasciapassare per la sfida al traballante Keir Stamer come leader del Partito Laburista e – di conseguenza – del governo britannico.

Burnham è il politico britannico più popolare

Attualmente il politico britannico più popolare e ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour, Burnham è da tempo il favorito dai bookmakers come successore di Starmer. Non aveva però un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Adesso però tutto è cambiato. «Stasera potrebbe, solo potrebbe, essere il punto di svolta. Da ora in poi, darò tutto me stesso per far sì che ciò accada, per garantire che il nome Makerfield sia per sempre sinonimo del cambiamento di cui questo Paese ha bisogno, del recupero di qualcosa che abbiamo perso: la speranza. Una speranza per il futuro», ha dichiarato Burnham.

Regno Unito, Burnham vince le suppletive: ora può sfidare Starmer
Andy Burnham (Ansa).

Il risultato delle suppletive di Makerfield

Il seggio di Makerfield era stato lasciato strategicamente vacante da Josh Simons, alleato di Burnham. Nelle suppletive il Partito Laburista ha ottenuto il 54 per cento dei voti contro il 35 per cento di Reform UK, mentre Restore Britain ha avuto il 7 per cento. L’affluenza è stata del 58,7 per vento: sei punti percentuali in più rispetto alle elezioni generali, con 45.510 voti espressi.

È morto l’ex calciatore Igor Protti

Mondo del calcio in lutto. È morto a 58 anni Igor Protti, ex attaccante di Bari, Messina, Lazio e Livorno. Era malato da tempo: circa un anno fa aveva scritto un messaggio sui social definendo la neoplasia che gli era stata diagnosticata come «uno sgraditissimo ospite».
Ad annunciare la morte di Protti è stata la famiglia, con un messaggio voluto dall’ex bomber: «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore».

La carriera di Igor Protti, da bomber di provincia a capocannoniere della Serie A

Nato nel 1967 a Rimini, Protti aveva ha iniziato la sua carriera nella squadra della sua città in Serie C1, poi dopo una prima esperienza a Livorno e un passaggio alla Virescit Bergamo passa al Messina, in Serie B. Dopo tre stagioni e 31 reti segnate era approdato al Bari, centrando nel 1995 la promozione in A. L’anno seguente, al debutto in massima serie, Protti si laureò capocannoniere con 24 gol, a pari merito con Giuseppe Signori. Nonostante ciò, il Bari non evitò la retrocessione. A quel puntò passo alla Lazio, dove restò una stagione, e poi al Napoli.

È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti

Dopo un’annata in B alla Reggina, nel 1999 tornò al Livorno, in C1: nei sei anni successivi trascinò gli amaranto fino alla Serie A a suon di gol, diventando il simbolo di un’intera città. Protti, soprannominato “lo Zar”, è assieme a Dario Hubner uno dei due calciatori ad aver ottenuto il titolo di capocannoniere in Serie A (con la maglia del Bari), in Serie B e in Serie C1 (con quella del Livorno), nonché l’unico ad essersi laureato capocannoniere della Serie A giocando per una squadra (il Bari) poi retrocessa.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?

E se lasciassero fuori dal gruppo Matteo Renzi? Proprio lui, che per mesi è stato il miglior portavoce del campo largo, il primo a crederci, l’ultimo a spegnere la luce, mentre Elly Schlein cavalcava la logica «testardamente unitaria» e Giuseppe Conte era lì che si smarcava e Bonelli & Fratoianni, i nostri Sussi e Biribissi, iniziavano a seminare patrimoniali. La foto postprandiale dell’altro giorno ha agitato non Renzi, che è uomo di mondo e sa come vanno certe cose, ma quelli che lo sostengono. Quelli del campo largo versione ristretta, Partito democraticoMovimento 5 stelleAlleanza Verdi e sinistra, sotto sotto sono convinti di vincere da soli, vorrebbero dettare l’agenda e la linea. Senza altre alleanze. Conte maramaldeggia, dice che non accetta «accozzaglie», gli animal spirits schleiniani vedono Renzi come una colpa da espiare, anche ora che non è più nel Pd da anni. Eppure Elly ha fatto intendere di non voler mettere veti. E quindi, cosa fare con questo Renzi?

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

La «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni

L’ex rottamatore rischia grosso. Può solo continuare a ripetere per convincere gli alleati che la «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni politiche del 2027 e che il bipolarismo è l’unica via, perché non ci sono ricette centriste in grado di funzionare (ciao Carlo Calenda). Lo dice Renzi e lo dicono i suoi, come Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera di Italia vivaCasa Riformista, parlando a Radio Anch’io: «Il centrosinistra non può ripetere l’errore del 2022, quando la divisione regalò la vittoria alla destra. Italia viva ha una proposta riformista chiara, diversa su molti temi da altre forze del centrosinistra, ma proprio per questo lavoriamo da tempo a un programma comune serio, perché ciò che conta non è cancellare le differenze ma costruire una proposta credibile per il Paese».

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Maria Elena Boschi e Matteo Renzi (foto Imagoeconomica).

Lo spauracchio di un sovranista al Quirinale basterà?

L’argomento punta su un elemento drammatico: disuniti si perde, rivince la destra che si elegge il suo presidente della Repubblica. Lo spauracchio di un sovranista al Quirinale potrebbe funzionare, chissà. Ma per ora c’è un elemento di burbanza che prevale nel campo largo, che punta a riottenere l’effetto politico del referendum costituzionale di marzo proiettato sulle elezioni politiche. La presunzione fa sì che Renzi venga messo in attesa dal “call center” del campo largo. Casomai dopo, in un secondo momento, potrebbe esserci un qualche tipo di accordo. Ma prima Pd-M5s-Avs vogliono iniziare a scrivere loro le regole insieme, anche perché i problemi non mancano, checché ne dicano gli entusiasti sostenitori di un’alleanza demopopulista. C’è la patrimoniale (Pd e Avs favorevoli, M5s contrario), c’è la politica estera (M5s contro gli aiuti all’Ucraina, Pd favorevole).

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Elly Schlein e, dietro di lei una foto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Per ora lo lasciamo fuori, poi si vedrà

Su Renzi sembra esserci maggiore armonia: per ora lo lasciamo fuori, poi si vedrà. In questo modo il campo largo versione identitaria potrebbe cercare di appianare le sue divergenze sviluppando un potere contrattuale nettamente superiore rispetto a quello dei renziani. La questione non è tanto «non fidarsi», come riassume Chiara Appendino, convinta che Renzi fregherà tutti il giorno dopo, quanto occupare – colonizzare – lo spazio ideologico possibile, senza lasciare libertà ad altri di connotare troppo la coalizione che si oppone a Giorgia Meloni.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Chiara Appendino (Ansa).

Meglio che non avanzi troppe pretese di incarichi e ricompense politiche

Il campo più o meno largo vuole evitare che Renzi e quel che gli ruota ancora attorno condizionino eccessivamente il programma elettorale. L’esclusione di Renzi è l’ammissione che con lui i conti ancora non si sono chiusi, che lui resterà sempre, ai loro occhi, un traditore del centrosinistra e che in fondo non serve averlo in coalizione. Potrebbe anche essere solo una tattica per fargli abbassare parecchio il prezzo nella trattativa futura e dunque le aspettative di incarichi e ricompense politiche.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Matteo Renzi con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Per qualcuno il renzismo è stata una malattia politica

Ma quale sia l’esito di questa gara a chi è più puro e ha meno colpe da espiare, Renzi rischia grosso. Anche se dovesse partecipare alla coalizione di centrosinistra, come alla fine è probabile, potrebbe rimanere ai margini in caso di vittoria elettorale. D’altronde, per una parte del Pd e della sinistra il renzismo è stata una malattia politica. Loro vogliono essere la cura. Gli schleiniani, anche se dovessero accettare Renzi in coalizione, negherebbero a Italia viva uno spazio troppo ingombrante di agibilità politica. Nella loro testa Renzi è una quota minoritaria, di mera testimonianza, di una sottosfumatura del centrosinistra. E lì deve restare.

Maturità: Quintiliano al Classico, allo Scientifico lo studio del livello di un lago

Seconda prova scritta per gli oltre 527 mila maturandi. A differenza del tema di Italiano, uguale per tutti a livello nazionale, gli studenti sono chiamati a cimentarsi con le materie di competenza nei loro indirizzi, per esempio latino al Liceo Classico e matematica allo Scientifico.

Il testo scelto per la prova di latino al Classico

Agli studenti del Classico è stata chiesta la comprensione e l’interpretazione del testo, l’analisi linguistica e stilistica, l’approfondimento e riflessioni personali di un passaggio dell’Institutio oratoria, opera maggiore di Marco Fabio Quintiliano e l’unica a esserci pervenuta per intero.

I problemi di matematica e i quesiti allo Scientifico

Allo Scientifico, nella prova di matematica, uno dei due problemi è incentrato sullo studio del livello dell’acqua del lago di Bracciano, oggetto di prelievi nel 2016 e 2017 e utilizzato come riserva idrica di emergenza per i Comuni limitrofi e per l’approvvigionamento di Roma. Ai maturandi viene chiesto di compiere una serie di misurazioni utilizzando i dati che vengono riportati in una tabella, definendo il modello matematico che esprime l’andamento del livello delle acque del lago in funzione del tempo. Il secondo problema è invece uno studio di funzione proposto nella formulazione classica. Poi otto quesiti, con domande che partono da sport e giochi: da un torneo di pallavolo a una partita di scopone. Viene anche citato Albert Einstein, con una sua dichiarazione tratta dalla conferenza “Geometrie und Erfahrung” del 1921.