Gli allenatori scarsi hanno un trucco. Partita complicata? Palla lunga in tribuna. Non segni, ma intanto passa il tempo e nessuno ti chiede come stavi giocando. La politica energetica italiana fa così da vent’anni. Oggi la palla si chiama nucleare. Tutti pazzi per l’atomo. In televisione, sui social, nei convegni. Solo che la cura si materializzerà, forse, nel 2035. E la bolletta – la più cara d’Europa – arriva invece alla fine di ogni mese.
I soldi buttati col Superbonus
Il Superbonus ci è costato 172 miliardi. Più o meno come tutto il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Un terzo delle pratiche è risultato irregolare. E nel 2026 pesa sul debito per 40 miliardi tondi. La premier Giorgia Meloni si lamenta, e ha ragione: il buco l’ha ereditato. Però quel bonus fu votato, in varie fasi, da quasi tutto il parlamento. E anche Fratelli d’Italia, quando non era al governo, spinse per estendere scadenze e platea dei beneficiari. L’unico che lo bocciò sul serio fu l’ex presidente del Consiglio Mario Draghi: «Ha triplicato i prezzi», disse, perché quando paga lo Stato nessuno tratta più. Profeta inascoltato. È andato avanti uguale.

E le rinnovabili? Nel cassetto
Mentre piange sui 40 miliardi, lo Stato non ha investito quasi nulla per il sole e il vento. La Corte dei conti l’ha scritto: dei fondi verdi del Pnrr, tolti i bonus, ne abbiamo spesi il 14,7 per cento. Sul resto si dorme. Le comunità energetiche? Fondi tagliati del 64 per cento. Le regole nuove? Servono a dire no: il decreto sulle “aree idonee” permette alle Regioni di bocciare quasi ovunque.

E i famosi «14 miliardi per l’energia» sbandierati a giugno 2026? Spoiler: non sono soldi. Sono il permesso di fare più debito senza che l’Europa ci rimproveri. Tradotto: ci hanno dato il via libera a spendere, e noi festeggiamo in conferenza stampa come se avessimo vinto alla lotteria. Spendere bene, però, è un’altra cosa. E quella, per ora, non si vede.
La grande idea del governo: il voucher benzina
Qual è stata, infatti, la grande idea del governo contro il caro-energia? Il voucher benzina. Cioè 100 euro per fare il pieno. Mentre il resto d’Europa investe per dipendere meno dai fossili, noi pensavamo di regalare soldi per comprarne di più. È come curare la sbornia con un altro giro di shot. Per fortuna è saltato: l’ha bloccato la Lega. A volte ci salva l’incapacità di mettersi d’accordo.

Le crociate contro le pale eoliche
E appena spunta una pala eolica, parte la crociata. A Orvieto contro lo stesso parco si sono schierati Vittorio Sgarbi e Fiorello. Popolo curioso, il nostro: il paesaggio diventa sacro solo se a comparire è energia pulita. Le autostrade, i capannoni, i tralicci: quelli no, fanno parte del folklore. La Francia, che di bellezza s’intende, le pale le ha messe ovunque. Noi facciamo gli esteti e paghiamo il gas.

La cura miracolosa? I mini reattori
Rieccola, la palla lunga. La cura miracolosa sembra essere diventata quella degli Smr (Small Modular Reactor), cioè i mini-reattori. Enel, Ansaldo e Leonardo hanno fondato Nuclitalia per studiarli. La startup Newcleo ha promesso reattori al piombo che «mangiano le scorie» ed è schizzata in Borsa a 2,4 miliardi. Senza – piccolo dettaglio – avere ancora un reattore acceso.

Il guaio è uno: costano cifre da capogiro. L’unico progetto serio arrivato in Occidente, l’americano NuScale, l’hanno cancellato nel 2023 perché il conto era esploso: prezzo da 58 a 89 dollari a megawattora, costo da 5,3 a 9,3 miliardi. In soldoni: costa oltre 10 volte in più rispetto a un campo solare, e l’energia che sforna costa il doppio di quella del sole. E parliamo del migliore, prima che chiudesse baracca.
La fusione «verso il 2050»: siamo a cavallo
I tempi, poi, sono comici. I primi reattori italiani, nella migliore delle ipotesi, sono destinati ad arrivare nel 2035. La fusione «verso il 2050». Cioè: la soluzione per i nostri nipoti, la bolletta per noi. E la filiera? Non esiste. Dovremmo ricostruirla da zero, esattamente la situazione che fa lievitare i costi del primo esemplare. La stessa che ha affondato gli americani. Ma noi siamo ottimisti per natura…
Persino la Finlandia ha fatto lievitare costi e tempi
Un esempio europeo? La Finlandia. Che possiede l’ultimo reattore acceso nel continente, Olkiluoto 3. Cantiere aperto nel 2005, doveva costare 3 miliardi ed essere pronto nel 2009. È entrato in funzione nel 2023: cioè 14 anni dopo, a 11 miliardi. Quasi quattro volte il preventivo. E tra l’altro la Finlandia è il Paese più serio e organizzato che esista in materia. Loro. Figuriamoci noi, che il nucleare l’abbiamo spento nel 1987, grazie al referendum abrogativo sull’onda emotiva del disastro di Chernobyl, e da allora non avvitiamo un bullone.
Dove mettiamo le scorie?
Poi ci sono le scorie. Non durano mille anni: ne durano decine di migliaia. Al mondo non c’è un solo deposito definitivo acceso con questo tipo di funzione. La più avanti è – di nuovo lei – la Finlandia, con Onkalo: e nemmeno quello è ancora in funzione. Da noi? Ci sono 51 aree definite «idonee», ma zero candidature. In tutto si tratta di 32 mila metri cubi già parcheggiati in giro per l’Italia, anche se la soluzione è rinviata a «non prima del 2050». Insomma, vogliamo fabbricare scorie nuove prima di sapere dove mettere le vecchie.
La soluzione ce l’abbiamo già in mano
Gli altri, intanto, corrono. La Spagna è al 56 per cento di rinnovabili, la Germania oltre il 60 per cento. Noi fermi al 41, con la corrente più cara. Scelte opposte sull’atomo – Berlino l’ha spento, Madrid lo spegne – ma una cosa in comune: hanno deciso e fatto. Gli spagnoli, da soli, mettono 10 gigawatt di rinnovabili l’anno e oggi hanno l’elettricità all’ingrosso tra le più economiche del continente. Noi annunciamo, rinviamo, e poi ci stupiamo della bolletta.
Eppure la soluzione ce l’abbiamo già in mano. Il sole e il vento. Costano meno, si montano in mesi e non in decenni, e non lasciano in regalo nulla di radioattivo ai pronipoti. Gli accumuli e le reti intelligenti tengono insieme il sistema anche quando non c’è vento, e lo fanno adesso, non nel 2040. Manca una sola cosa: la voglia di farlo.
Non è tifo, tra atomo sì o atomo no. Un giorno il nucleare potrà servire. Ma non può essere l’ennesima scusa per non fare oggi ciò che già conviene. Basta sparare la palla in tribuna. Una volta tanto giochiamola, questa benedetta partita.






































(@maria_drutska)