È morto a 98 anni Fulvio Lucisano, decano dei produttori cinematografici italiani. Aveva fondato le società di produzione cinematografica Italian International Film e Lucisano Media Group. Inoltre era stato presidente dell’Associazione nazionale industrie cinematografiche audiovisive e digitali (Anica) dal 1998 al 2001.
Lucisano nel corso dei decenni ha prodotto oltre 130 film
Nato a Roma nel 1928, Lucisano aveva avuto la prima esperienza nel mondo del cinema nel 1949, quando partecipò alla realizzazione di Anno Santo, documentario sul Giubileo che si sarebbe tenuto nel 1950. Negli stessi anni aveva collaborato con l’Istituto Luce per la realizzazione dei cinegiornali destinati all’America Latina. Nel 1955 aveva prodotto il suo primo film: I quattro del getto tonante. Nel 1958 la fondazione della casa di produzione Italian International Film, di cui era ancora presidente. Tramite la IIF, Lucisano ha prodotto oltre 130 pellicole, tra cui Tre tigri contro tre tigri (1977), Ricomincio da tre (1981), Il ras del quartiere (1983), Il grande cocomero (1993), Ninfa plebea(1996),Fantozzi – Il ritorno(1996), La mia vita a stelle e strisce (2003) e Notte prima degli esami (2006). Nel 1992 aveva anche fondato Lucisano Media Group.
Nella calura di questa estate diverse notizie appaiono sconcertanti tali da mandare ulteriormente in fumo la nostra povera testa. La prima riguarda un’uscita del presidente della Amalfi Coast Cruise Terminal che gestisce la stazione marittima di Salerno, Giuseppe Amoruso. Cosa sia l’ACCT lo ha narrato su Fb l’ex sindaco Vincenzo Napoli: “Nasce Amalfi Coast Cruise Terminal – Port of Salerno, il nuovo hub crocieristico nato dalla fusione di Salerno Cruises e Salerno Stazione Marittima. Un nome che evoca chiaramente… la Divina Costiera, associandola al Porto di Salerno, cuore pulsante di questo progetto che, grazie alla sua posizione strategica… permette alle centinaia di migliaia di visitatori che attraccano in città di raggiungere non solo la Costa d’Amalfi, ma l’intero patrimonio turistico della Campania: da Pompei a Paestum, dalla Reggia di Caserta al Cilento”. L’Hub (che brutta parola: non sarebbe meglio dire fulcro, snodo, centro?) quindi nasce per diffondere i cosiddetti turisti, scesi dalle navi in attracco, verso l’intera regione. Oltretutto esso nasce dall’accordo tra Salerno Cruises, che offre alle navi da crociera in porto un servizio di Bus Navetta con partenza per i diversi luoghi, e la società che gestisce i servizi della Stazione Marittima e che non ha rilevato le carenze igienico sanitarie presenti nell’unico bar presente, detto Bahr di Roberto Lumino, gestito dalla Seas Beach srl chiuso dai Nas dei Carabinieri. Quale sia il profitto della nostra città grazie ai presunti turisti che sbarcano nel nostro porto dalle navi da crociera e che subito, in gran parte, vanno via non è dato sapere. E inoltre si tratta di vero turismo? Bisogna prendere atto che i salernitani sembrano in gran parte immersi in un oscuro e arretrato mondo (e non è vero che lo stesso De Luca, il quale pure fruisce della loro ignoranza, a denunciare molti di loro quali cafoni?) che li rende diversi dagli altri italiani. Una condizione simile a quella di Salerno è a Livorno. Anche a Livorno giungono navi da crociera che fanno sbarcare migliaia di crocieristi. Ma i livornesi non sono affatto orgogliosi, come i salernitani, di tali presenze, lamentandosi anzi, con manifestazioni, dell’inquinamento prodotto dagli edifici galleggianti. E non solo. Anche a Livorno i crocieristi dopo essere scesi a terra partono con bus organizzati per Firenze, nell’ira dei fiorentini che si lamentano dell’overturismo che imbratta i monumenti e crea fastidiosi intoppi alla vita urbana. A Salerno invece, stupidi quotidiani e stupidi cittadini applaudono a chi sbarca quasi siano contenti di essere riconosciuti dal mondo civile, mentre spesso incivili sono proprio i crocieristi. Quei pochi che rimangono in città. E pure, in tanta insipienza si è fatta strada a Salerno la consapevolezza che le navi da crociera e i crocieristi oltre a non portare vantaggi alla città determinino piuttosto danni. Ed è probabilmente per questo che il dott. Amoruso è sceso in campo annunciando l’eventualità di nuove navi che conducano a Salerno turisti stanziali utili all’economia. Quanto sconcerta è l’annotare come i cosiddetti imprenditori, invece di valorizzare la città in cui operano, ne sfruttano solo le risorse, i terreni resi tutti edificabili, il mare da lottizzare per porti e arenili, tutto unicamente per i propri guadagni, i quali servono ad ungere la politica che avalla le loro stolte idee e i pennivendoli che le reclamizzano. E ancora sconcertante è stata l’intervista al pargolo deluchiano. Un signore già non attendibile per la sua carriera accademica e per quella politica, entrambe facilitate da papà, e vieppiù inaffidabile per i modi in cui interpreta il suo impegno rappresentativo, nell’affermare di essere rivolto alle necessità del nostro territorio mentre spiega con arrogante enfasi e frasi fatte, come era aduso fare il vecchio onorevole Lucio Mariano Brandi quando giungeva da Roma al bar Moka e spiegava ai clientes cose apprese sull’Espresso uscito nella capitale e ancora non giunto in città, i massimi sistemi della politica nazionale. Infine non si può non essere sconcertati di fronte alla sconfitta della Salernitana in casa da parte della neopromossa Scafatese. Sconcertante è vedere come il presidente Danilo Iervolino giochi al tavolo verde puntando sempre meno nel timore di perdere. Non è utile infatti vendere calciatori di peso per fare cassa e comprarne poi, con il denaro incassato, altri di minore qualità onde poter contenere la possibile perdita economica. Il calcio è dispendioso, come ben sapevano Agnelli e Berlusconi e come ben sa Lotito che pure a Salerno, puntando forte, forse ha rimesso meno di Iervolino. Nel calcio è inutile tenere stretti i cordoni della borsa perché così si perde forse poco, ma si perde sempre e, quindi, alla fine, fatta la somma delle piccole perdite si scopre che si è perso di più. Nell’affrontare le questioni economiche non si vuole però qui fare i conti in tasca a Iervolino, ma solo mettere in luce che non sembra esserci una strategia sì che questa assenza di un chiaro progetto finisca per determinare contraddizioni. Da quanto si è visto sinora anche quest’anno con la Salernitana ci sarà da soffrire e non saranno certo D’Ursi e Capuano, oltretutto ben maturi, a mutare le prospettive. Fu un errore non ascoltare Sousa, e si sbaglia ora a non ascoltare Cosmi. Viene da chiedere: è meglio risparmiare e non comprare calciatori di serie superiore per poi vedere diminuire il valore complessivo della squadra sul mercato o, invece attrezzare una corazzata per la promozione e magari vendere dopo, ad un prezzo maggiore, l’intera compagine? Comunque sia, forza Cavalluccio o, se volete, forza Bersagliera.
Kevin Lamour, ovvero il direttore operativo della Fifa, è stato improvvisamente licenziato dall’organo di governo del calcio mondiale. «La decisione è stata presa dopo un’attenta valutazione e con grande rispetto» nei confronti del dirigente francese, si legge in un comunicato. Dove però non c’è scritto che, di fatto, Lamour è stato silurato per aver criticato pubblicamente il piano del presidente Gianni Infantino (poi abortito), che prevedeva di vendere a investitori privati il 21 per cento delle quote della Coppa del Mondo. Commentando la proposta denominata Fifa Forward Enterprise, Lamour aveva detto di essere stato «ingannato» dalla mancanza di trasparenza nella pianificazione del progetto. E dunque da Infantino. Il dirigente francese, approdato nel mondo del calcio dalla politica circa 20 anni fa come assistente dell’allora presidente della Uefa Michel Platini, era stato nominato direttore operativo della Fifa alla fine del 2024.
La controversa presidenza di Infantino, deciso a rimanere a capo della Fifa
Col licenziamento del numero tre della Fifa la controversa presidenza di Infantino si arricchisce così di un nuovo capitolo. Dopo le polemiche per il progetto Fifa Forward Enterprise il suo indice di gradimento è crollato, ma il dirigente elvetico era già inviso a buona parte degli appassionati, per vari motivi. Durante la Coppa del Mondo era finito nella bufera per la revoca della squalifica dello statunitense Folarin Balogun, arrivata dopo il pressing di Donald Trump e una forzatura dell’articolo 27 del Codice disciplinare, e prima ancora aveva sollevato perplessità il premio per la pace assegnato proprio al presidente Usa. A tal proposito Jamie Raskin, massimo esponente democratico della Commissione Giustizia della Camera Usa, ha avviato un’indagine su Infantino chiedendo un’audizione del presidente della Fifa e la consegna di documenti per fare luce sui presunti scambi di favori con Trump. Andando ancora a ritroso, a tutto questo si aggiungono le controversie riguardanti le assegnazioni di due edizioni dei Mondiali a Qatar e Arabia Saudita.
Donald Trump e Gianni Infantino (Ansa).
L’11 agosto Trump ha preso le difese di Infantino con un post su Truth, in cui lo ha definito un presidente «eccezionale» che «ha appena presieduto il Mondiale di maggior successo di sempre (quattro volte superiore a qualsiasi altra edizione)», aggiungendo: «La Fifa commetterebbe un errore gravissimo se prendesse anche solo in considerazione l’idea di sostituirlo». L’organo di governo del calcio mondiale, sostanzialmente, ha messo in chiaro di pensarla allo stesso modo: dopo la riunione del Consiglio direttivo a Rabat, in Marocco (Paese che co-ospiterà i Mondiali nel 2030), la Fifa ha chiesto scusa per l’idea di Infantino, ribadendo però la piena fiducia all’attuale presidente, intenzionato a candidarsi per un nuovo mandato.
La vicenda del Grand Hotel Salerno ha riempito le pagine di cronaca in pieno agosto: da un lato, un contenzioso tributario accumulato nel corso degli anni che ammonta a circa 9 milioni di euro tra IMU, TARI e imposta di soggiorno non versate; dall’altro, l’improvviso blitz del nucleo NOS della Polizia Municipale il 13 agosto per notificare la sospensione dell’attività. Una chiusura durata poche ore, subito congelata dal TAR Campania per evitare danni irreparabili alle centinaia di turisti già presenti e all’attività economica nel pieno della stagione estiva. La ferma condanna di “Salerno Migliore” Di fronte a questo ennesimo cortocircuito amministrativo, Salerno Migliore esprime una condanna ferma e senza appello nei confronti della gestione della vicenda da parte di Palazzo di Città, articolando la propria posizione su alcuni nodi fondamentali. Un blitz estivo irresponsabile e il danno d’immagine alla città Intervenire con le forze dell’ordine alla vigilia di Ferragosto per disporre i sigilli a una delle principali strutture ricettive del territorio è un atto d’improvvisazione istituzionale. Bloccare i check-in e creare sconcerto tra centinaia di turisti stranieri e italiani non è la dimostrazione di rigore, ma l’ammissione di un fallimento programmatorio. Il danno reputazionale arrecato al brand turistico di Salerno in un momento cruciale dell’anno è incalcolabile e irragionevole, alla luce della cosiddetta vocazione turistica della città, portata avanti proprio da questa tentennale amministrazione. L’ombra della speculazione: no a sceneggiate per cambiare destinazione d’uso Da giorni in città si rincorrono voci sempre più insistenti secondo cui questo scontro d’impatto altro non sia che una “sceneggiata” ben orchestrata per spingere alla chiusura definitiva dell’albergo e aprirne le porte alla riconversione in abitazioni private e appartamenti di lusso. Salerno Migliore lancia un allarme chiaro: il water front di Salerno non può subire l’ennesima colata di cemento o un’ennesima operazione immobiliare a beneficio di pochi. Se si consentisse la trasformazione del Grand Hotel in un complesso residenziale privato, si sottrarrebbe alla città una struttura ricettiva strategica, impoverendo l’offerta turistica complessiva del territorio. La destinazione d’uso alberghiera e ricettiva della struttura non si tocca. Il nodo del recupero crediti: dove sono stati i controlli per tutti questi anni? I tributi locali vanno pagati, senza se e senza ma: il rispetto delle regole fiscali è il presupposto di qualsiasi comunità civile. Tuttavia, se una società arriva ad accumulare un debito di ben 9 milioni di euro, la responsabilità non è solo di chi non versa, ma anche di chi doveva vigilare e riscuotere. Come è stato possibile permettere il prolungarsi di questo buco di bilancio per anni, salvo poi tentare un’azione di forza “spettacolare” a metà agosto? Perché l’Amministrazione Napoli, che poi è la stessa di oggi, ha ignorato questo problema per anni? Cosa è cambiato? Salerno Migliore esige trasparenza immediata sulle responsabilità amministrative e sulle rateizzazioni concesse in passato. Tutela dei lavoratori e della continuità operativa Un’amministrazione capiente e matura sa scindere la legittima azione di recupero crediti dalla tutela del tessuto economico locale. Dietro al Grand Hotel ci sono decine di famiglie e lavoratori che non possono diventare vittime collaterali delle inefficienze burocratiche e delle battaglie legali dell’Ente. La decisione del TAR di sospendere il provvedimento ha evitato il disastro immediato, ma lascia sul campo una profonda incertezza sul futuro occupazionale dell’indotto. La richiesta al Comune Salerno Migliore chiede con forza la convocazione urgente di un Consiglio Comunale straordinario e monotematico per fare piena luce sui crediti comunali inespressi o non riscossi e definire un piano serio di tutela delle strutture e dei lavoratori, abbandonando la politica dei blitz dell’ultimo minuto a favore di una reale pianificazione amministrativa. *Presidente di Salerno Migliore
Maria Rosaria Boccia conferma che lei e Sigfrido Ranucci si sono incontrati diverse volte e stanno scrivendo un libro insieme. Dopo l’indiscrezione del Giornale secondo cui la cui bozza sarebbe praticamente pronta, l’imprenditrice ha detto al Corriere che «il progetto è concreto e in uno stato avanzato» e racconterà «fatti, meccanismi e retroscena che aiutino a comprendere meglio alcuni anni della vita pubblica italiana, distinguendo ciò che è stato raccontato da ciò che è realmente accaduto». Ha comunque preferito non anticipare contenuti, struttura ed editore, «perché alcune notizie meritano di essere date quando sono mature e non consumate attraverso indiscrezioni». In ogni caso, ha aggiunto, «se qualcuno immagina un libro accomodante, celebrativo o scritto per regolare piccoli conti personali, rischia di rimanere deluso».
Boccia: «Ranucci dice che mi conosce appena? Non commento ricostruzioni»
Boccia è poi tornata a parlare del suo rapporto col giornalista. Dopo aver detto che è nel suo «cerchio magico» e che sono amici, il Messaggero aveva infatti scritto che al Comitato etico lui avrebbe detto di conoscerla appena. «Non ne sono a conoscenza e non ho letto l’articolo», ha commentato lei. «E comunque preferisco non commentare ricostruzioni di seconda o terza mano come se fossero verbali ufficiali. Tra ciò che viene detto, ciò che viene riferito e ciò che diventa un titolo possono esserci distanze considerevoli. Posso dire con assoluta serenità che Sigfrido Ranucci è una persona che conosco, frequento e alla quale sono legata da un rapporto di amicizia e di stima». E ancora: «Non ho alcun motivo per modificare ciò che ho già dichiarato pubblicamente. Troverei francamente sorprendente scoprire che abbia sostenuto di non conoscermi. Ma uso volutamente il condizionale, prima di attribuire a una persona parole tanto nette vorrei leggerle in un documento e non nell’interpretazione di qualcuno».
«Pensavamo che un congresso servisse a scegliere una linea politica, a confrontare idee e programmi e a decidere quale Forza Italia costruire per i prossimi anni. Scopriamo, invece, che dobbiamo scegliere il “Pantheon”. A questo punto ci mancava soltanto il televoto. La Campania, però, ha questioni decisamente più serie di cui occuparsi: una sanità che deve tornare a funzionare, giovani costretti ad andare via, aree interne sempre più abbandonate, trasporti, lavoro, sicurezza del territorio e sviluppo. Chi si candida a guidare Forza Italia dovrebbe dire innanzitutto cosa intende fare su questi temi, anziché promuovere classifiche social per decidere chi meriti un posto tra gli “immortali”. Il 9 settembre non abbiamo bisogno di celebrare un Pantheon dei più votati, ma di costruire una classe dirigente capace di esprimere idee, visione, competenza e autonomia politica. Meno monumenti ai politici e più politica al servizio dei cittadini. Perché un partito serio non ha bisogno di idoli da celebrare, ma di idee per il futuro della Campania». Lo dichiara Alessandro Carrazza, candidato alla segreteria regionale di Forza Italia Campania, commentando l’iniziativa promossa dal segretario regionale uscente di lanciare sui social una votazione per la composizione del “Pantheon di Forza Italia Campania”.
Nella notte tra il 17 e il 18 agosto l’Ucraina ha lanciato un nuovo massiccio attacco con droni nella regione di Mosca. Più di 600 i velivoli a pilotaggio remoto diretti verso la capitale russa, circa 180 quelli intercettati e distrutti, come ha fatto sapere il sindaco il sindaco di Mosca Sergey Sobyanin.
Tre feriti e almeno 5 mila persone rimaste senza elettricità
Un ufficio anagrafe, un negozio e le finestre di un edificio residenziale sono stati danneggiati dalla caduta di detriti di un drone a Kolomna, dove un uomo ha riportato ferite. Inoltre «nel distretto di Ramenskoye una bambina di 10 anni è rimasta ferita dopo che un drone è caduto su un’abitazione» e «nel distretto di Bogorodsky, una donna ha avuto bisogno di cure mediche dopo essere stata ferita da detriti», ha scritto su Telegram il governatore della oblast’ Andrey Vorobyov. Le conseguenze più gravi dell’attacco sono state registrate nel distretto di Pavlovsky Posad: un’abitazione privata è andata a fuoco nel villaggio di Kuznetsy e il tetto di un condominio ha preso fuoco a Pavlovsky Posad. A Noginsk, inoltre, un drone ha colpito un magazzino di Wildberries, principale rivenditore online del Paese. Secondo Mosoblenergo, una delle più grandi aziende pubbliche di distribuzione di energia elettrica nella regione di Mosca, oltre 5 mila persone e 46 strutture di pubblica utilità nel distretto sono rimaste senza corrente.
Nuovo caso di malasanità al pronto soccorso di Agropoli? Anzi, l’ennesimo? Sarà da capire, un altro episodio da approfondire, ma ciò che è capitato all’ospedale cittadino, o ciò che ne resta, è emblematico di una situazione paradossale, l’ennesimo capitolo di un romanzo che sembra già scritto. Tutto sarebbe cominciato sabato mattina, a Ferragosto. Un uomo di 60 anni di Agropoli, un noto imprenditore della zona, avverte un malore e si reca al punto di primo intervento, il PSAUT, dell’ospedale. Quel suo malessere viene identificato come mal di testa: un antidolorifico e via, dimissioni. Per lui, una terapia a base di Tachipirina. Questo secondo la ricostruzione di persone vicine all’uomo. Tornato a casa, le condizioni non migliorano e quasi collassa su una poltrona. Prontamente viene trasportato prima all’ospedale Maria Santissima dell’Addolorata di Eboli e da qui al Ruggi d’Aragona di Salerno. I medici eburini, probabilmente, evidenziano un problema cardiaco e avvisano la torre cardiologica del nosocomio salernitano. Si tratta di aneurisma dell’aorta. L’ambulanza parte, i sanitari lo attendono. Il mezzo arriva a Salerno con il 60enne, che viene sottoposto a una lunga operazione d’urgenza. L’intervento è durato oltre 12 ore e l’uomo è uscito dalla sala operatoria. Dopo un lungo ricovero nel nosocomio salernitano, il 60enne non ce l’ha fatta. Troppo grave la situazione. Pare, inoltre, che qualche organo fosse collassato tanto da non lasciargli scampo. Sono da appurare, adesso, le dinamiche che hanno portato al tragico epilogo. Da capire, soprattutto, perché dall’ospedale di Agropoli sia stato dimesso e nessuno si sia accorto di un problema così serio. In ogni caso, l’imprenditore, padre di una giovane figlia, non è più. A luglio aveva festeggiato, insieme ai suo tanti amici e alla famiglia, il compleanno. Nessuno poteva immaginare che sarebbe stato uno degli ultimi momenti spensierati della sua vita. Nelle scorse settimane, la Regione Campania, attraverso il presidente Roberto Fico, ha annunciato di essere convintamente al lavoro per la riapertura della struttura, con un primo passo concernente il pronto soccorso di base. Fico lo ha fatto a più riprese, prima incontrando il Comitato “8 agosto” con la presidente Gisella Botticchio e poi i sindaci di Agropoli e Castellabate, rispettivamente Roberto Antonio Mutalipassi e Marco Rizzo. In entrambi i vertici, tenutisi grazie anche all’interessamento del consigliere Corrado Matera, Fico ha parlato di importanti novità per l’ospedale che potrebbero arrivare a breve. Diversi i casi che hanno fatto parecchio discutere negli ultimi mesi: infarti non gestiti e pazienti inviati al “San Luca” di Vallo della Lucania, con tutte le difficoltà del caso, altri cittadini che invece non ce l’hanno fatta. Il 60enne in questione non è ancora fuori pericolo ed è tenuto sotto stretta osservazione perché la situazione è grave. Nel frattempo, si alza il coro di polemiche per un qualcosa che poteva essere evitato. La tragica lista, dunque, si allunga: ci sarà per loro giustizia?
Un proiettile ha colpito una nave nello stretto di Hormuz. Lo ha riferito l’Agenzia britannica per le operazioni di commercio marittimo, che monitora la sicurezza delle navi e dei marittimi in tutto il mondo. L’imbarcazione, la cui bandiera non è stata identificata, è stata colpita «da un proiettile non identificato mentre effettuava un transito in uscita» dallo Stretto. Si registra un ferito tra i membri dell’equipaggio, che è stato assistito dalla Guardia Costiera dell’Oman, Paese che condivide con l’Iran le acque territoriali nello Stretto. L’agenzia non ha fornito la posizione esatta dell’imbarcazione colpita.
FISCIANO – Non solo raccolta differenziata, gestione del servizio e campagne di sensibilizzazione. La Fisciano Sviluppo diversifica il suo impegno sul territorio e lo fa nel segno dei Cambia-Menti, il claim che continua a scandire il valore dell’approccio culturale alle buone pratiche e che ha accompagnato la partnership con la rassegna Fisciano Summer Talk ed i Giochi Universitari Europei.
Due presenze su asset differenti -da una parte la partnership strategica con la rassegna culturale Fisciano Summer Talk e, dall’altra, il contributo operativo e logistico garantito in occasione dei Giochi Universitari Europei, ospitati presso il campus dell’Università degli Studi di Salerno- che sottolineano con forza il ruolo centrale ritagliatosi dalla società in house del Comune di Fisciano nella promozione del territorio e nel sostegno alle iniziative di respiro culturale e internazionale della città.
Attraverso queste due importanti collaborazioni, Fisciano Sviluppo ha dimostrato la capacità di coniugare la gestione efficiente dei servizi pubblici con la valorizzazione sociale ed economica del contesto locale, rafforzando l’immagine della città di Fisciano come polo di eccellenza accademica, culturale e sportiva.
«Essere al fianco delle grandi manifestazioni che animano la nostra città non è per noi un semplice impegno formale, ma il cuore della nostra missione istituzionale – dichiara il Sindaco Vincenzo Sessa – La collaborazione con il Fisciano Summer Talk e con l’Università degli Studi di Salerno per i Giochi Universitari Europei dimostra che la sinergia tra Pubblica Amministrazione, Ateneo e società civile produce risultati concreti. Continueremo a lavorare con questa visione: garantire servizi eccellenti e supportare progetti che portino il nome di Fisciano sempre più in alto».
Cultura e dibattito: il successo dei Fisciano Summer Talk
La partecipazione ai Fisciano Summer Talk ha rappresentato per la Fisciano Sviluppo una scelta di prossimità al tessuto cittadino e di promozione di uno spazio urbano della comunità, Villa Giovanardi alla frazione Penta, ancora poco conosciuto malgrado la sua storia. La rassegna, divenuta un punto di riferimento per il dibattito culturale e lo spettacolo, ha trovato nella società fiscianese un partner affidabile, capace di garantire elevati standard organizzativi, decoro urbano e accoglienza per ospiti e pubblico. Tre gli incontri d’autore con altrettanti attori che si sono avvicendati in questa versione estiva del salotto culturale: Marco Rossetti, Giorgio Pasotti e Paolo Conticini.
Sport, giovani e respiro europeo: i Giochi Universitari Europei
La cooperazione con l’Ateneo per lo svolgimento dei Giochi Universitari Europei ha portato la città alla ribalta internazionale, accogliendo centinaia di studenti-atleti, delegazioni e visitatori da tutta Europa. In questo scenario, Fisciano Sviluppo ha giocato un ruolo chiave nel garantire servizi di supporto all’altezza di un evento di portata continentale, promuovendo la sostenibilità ambientale, la pulizia degli spazi, la logistica e la fruibilità dei luoghi simbolo del territorio.
Una visione orientata al futuro
«Sostenere momenti di confronto di alto profilo significa investire nel capitale sociale e nella qualità della vita dei cittadini – sottolinea Andrea Pirone, Direttore Generale della Fisciano Sviluppo – I risultati conseguiti in questa stagione estiva confermano che il modello Fisciano Sviluppo funziona: un’azione integrata capace di rispondere alle esigenze quotidiane dei residenti e, al contempo, di proiettare il comune verso palcoscenici di rilievo internazionale. La società rinnova la propria disponibilità a fare rete con le istituzioni locali e il mondo accademico per la pianificazione dei prossimi grandi eventi».
Nella rete ex Tim che fa capo a FiberCop, controllata dal fondo americano Kkr, la partita per la poltrona di amministratore delegato si è trasformata in un braccio di ferro istituzionale. Il primo nome, alla costituzione della società, era stato quello di Luigi Ferraris, arrivato dalla presidenza di Ferrovie dello Stato. Se n’è andato in meno di sei mesi, lasciandosi alle spalle un’intervista al Financial Times che in tanti, dentro Kkr, ricordano ancora come uno degli episodi più imbarazzanti della storia del fondo. Le sue deleghe sono finite tutte nelle mani di Massimo Sarmi, che da presidente si è ritrovato anche amministratore delegato a tutti gli effetti, cumulando le due cariche.
Massimo Sarmi (Imagoeconomica).
I rapporti con Tim sono ai minimi storici
Da allora la situazione, sussurrano i bene informati, non avrebbe fatto che peggiorare. Il bilancio 2025 si è chiuso con una perdita di oltre 200 milioni e per quest’anno si parla già di un Ebitda negativo per oltre 200 milioni di euro. Numeri pesanti per una società dal valore di 18,8 miliardi di euro, debito compreso, che nel frattempo litiga apertamente con Tim sui termini dell’accordo di cessione della rete, perfezionato nel luglio 2024. Nei corridoi si racconta che i rapporti tra le due aziende siano ai minimi storici: l’amministratore delegato di Tim, Pietro Labriola, non perderebbe occasione per far pesare a Sarmi ogni disservizio segnalato dai clienti. Una sorta di sveglia quotidiana alla quale in FiberCop si sarebbero ormai abituati, senza però riuscire a dare risposte operative.
L’ad di Tim Pietro Labriola (Imagoeconomica).
L’emorragia di manager (senza esperienza di rete)
Quello che colpisce, più ancora dei numeri, è il turnover ai vertici e il tratto che accomuna quasi tutti i manager usciti di scena: pochissimi arrivavano dal mondo delle telecomunicazioni e nessuno è rimasto abbastanza a lungo da lasciare qualcosa di diverso da un vuoto – un buco, si dice in FiberCop – da riempire in fretta. Ha lasciato Riccardo Busani, chief strategy officer, arrivato direttamente da Kkr e già membro del board di FiberCop prima di assumere l’incarico operativo. Stessa sorte è toccata a Simone Bonannini, responsabile commerciale, che aveva affiancato Kkr nella fase di acquisizione della rete da Tim, e ad Alberto Boffelli, chief corporate officer, che nei fatti svolgeva il ruolo di direttore generale. Se n’è andato anche Gabriele Mandurino, alla guida dell’immobiliare, e prima ancora Alessandro Mona, arrivato da Ariston a capo degli acquisti e rimasto meno di un anno. Al suo posto è stato chiamato Dario Pantaleo, proveniente da Ferrero, altro nome senza trascorsi nel settore. Ultimo, in ordine di tempo, l’addio di Fabio Ruffini, capo dell’investor relations arrivato a marzo in vista di una possibile Ipo nel 2028, che a fine agosto passerà ad Acea. Manager provenienti dal largo consumo, dalla cosmesi, dal packaging, dal real estate, dalle ferrovie: profili scelti, dicono in FiberCop, senza una conoscenza diretta delle dinamiche industriali di una rete in rame e fibra. Il risultato, fanno notare i critici, è sotto gli occhi di tutti: partenze dopo pochi mesi, caselle nuovamente da riempire e pezzi di continuità operativa che si perdono per strada.
Fabio Ruffini (da LinkedIn).
Il ruolo di Sarmi e la sponsorizzazione di Nespolo
Non è un caso, notano osservatori vicini al dossier, che sia stato proprio Sarmi, nella sua doppia veste di presidente e amministratore delegato, a favorire l’ingresso di manager privi di esperienza specifica sulla rete. Una scelta che gli avrebbe consentito di mantenere saldamente nelle proprie mani la guida dell’azienda, senza contrappesi tecnici interni abbastanza forti da contestarne le decisioni. In quest’ottica si spiegherebbe anche il sostegno di Sarmi alla candidatura di Marco Nespolo.
Marco Nespolo (Imagoeconomica).
Chi spinge per la nomina dell’ad di Fedrigoni
Per la successione, Kkr avrebbe individuato proprio Nespolo, amministratore delegato delle Cartiere Fedrigoni, controllate da Bain Capital. Fedrigoni produce carte speciali ed etichette di alta gamma, soprattutto per il settore vinicolo: un profilo industriale, sostengono in Kkr, abituato a gestire contesti complessi, ma certamente più familiare con l’umidità delle cantine che con i guasti nelle centraline. La spinta più forte a favore di Nespolo arriverebbe dall’interno dello stesso fondo, in particolare da James Gordon, che ha seguito l’operazione FiberCop fin dalle origini, e dal suo diretto superiore Mattia Caprioli, a capo di Kkr per l’Europa. Gordon è stato anche compagno di master di Nespolo, un rapporto che non sarebbe stato estraneo alla scelta del manager di Fedrigoni. La cui candidatura, però, non convince i soci di minoranza: Adia, il fondo sovrano di Abu Dhabi che possiede il 17,5 per cento, e soprattutto il Mef, titolare del 15,93 per cento, che pur non potendo imporre un proprio candidato ha fatto sapere di non gradire quello scelto da Kkr.
Mattia Caprioli (Imagoeconomica).
La rosa di candidati scartati
L’obiezione principale è semplice: Nespolo ha guidato una realtà industriale di dimensioni assai più contenute, mai un gruppo da 10 mila dipendenti diretti e 30 mila esterni come FiberCop. Ma Gordon non vuole sentire ragioni: la scelta, ribadisce, spetta per statuto a Kkr e il fondo l’ha fatta dopo aver passato al setaccio una rosa iniziale di 20 profili e ristretto progressivamente la short list. Sono stati scartati, secondo indiscrezioni, nomi più noti come Stefano Donnarumma, che avrebbe guardato con interesse a FiberCop prima di essere allontanato da Ferrovie dello Stato; Marco Patuano, dato in cerca di un rientro in Italia dopo l’esperienza in Cellnex in Spagna, e Paolo Bertoluzzo, ex ad di Nexi, il cui nome, secondo alcuni fondi, resterebbe legato all’andamento non brillante del titolo durante il suo mandato. Alla fine, da una rosa di 20 manager industriali, alcuni dei quali con esperienza nelle telecomunicazioni, Kkr avrebbe scelto proprio chi di telecomunicazioni non si è mai occupato. Un paradosso che nel settore in pochi riescono a spiegarsi.
Stefano Donnarumma (Imagoeconomica).
I due profili ancora in corsa
Eppure, nonostante Kkr consideri la partita chiusa, oltre a Nespolo restano in corsa due profili di segno opposto. Il primo è quello di Paolo Gallo, amministratore delegato di Italgas dal 2016, con un passato in Grandi Stazioni e Acea e sostenuto da Caltagirone. Da tempo Gallo cercherebbe una via d’uscita da Italgas, dove siede al vertice ormai da nove anni, e un approdo a FiberCop libererebbe una poltrona assai ambita nel giro delle nomine pubbliche.
Paolo Gallo (Imagoeconomica).
Il secondo è quello di Stefano Siragusa, consigliere di Tim, ex vicedirettore generale del gruppo e per anni responsabile della rete fissa. Fu lui, su mandato dell’allora amministratore delegato Luigi Gubitosi, a ristrutturare la rete dell’ex monopolista e a disegnare l’architettura che avrebbe poi dato vita a FiberCop. Lasciò Tim perché contrario alla vendita della rete: avrebbe preferito la creazione di una rete unica sotto la guida di Cdp, con Kkr e Macquarie nel ruolo di soci di minoranza.
Stefano Siragusa (dal sito Tim).
La contromossa di Kkr: la poltrona a Soro
Di fronte alle resistenze del Mef sulla nomina di Nespolo, che Kkr considera chiusa e definitiva già dal 30 luglio, il fondo avrebbe deciso di giocare su un altro tavolo: offrire al direttore generale del Tesoro, Francesco Soro, la presidenza di FiberCop quando il mandato di Sarmi arriverà a scadenza, nella primavera del 2027. Una contropartita istituzionale prima ancora che manageriale: la presidenza a un uomo del Tesoro per ammorbidire la linea del ministero sulla scelta dell’amministratore delegato e far digerire al Mef un nome, quello di Nespolo, che a Roma non è mai davvero piaciuto.
Francesco Soro (Imagoeconomica).
L’ombra di Grilli potrebbe accelerare il progetto rete unica
Ma c’è un altro nome che, nei conciliaboli fioriti attorno alla partita FiberCop, torna con crescente insistenza: Vittorio Grilli. Ex ministro dell’Economia, prima in JpMorgan e oggi presidente di Mediobanca, Grilli è stato tra i principali interlocutori italiani nella trattativa che nel 2023 ha portato Kkr a rilevare la rete da Tim. Un dossier sul quale, insieme al capo di gabinetto di Palazzo Chigi Gaetano Caputi, ha lavorato a stretto contatto con i vertici del Mef, imparando a conoscere uomini e stanze del Tesoro meglio di molti altri. Oggi Grilli veste anche i panni di advisor dello stesso fondo americano, dopo essere stato dall’altra parte del tavolo come consulente della componente pubblica. Una posizione che lo colloca in un punto di osservazione privilegiato proprio mentre Kkr cerca di smussare le resistenze del Mef sulla successione a Sarmi. Ed è qui che riemerge un’ipotesi mai del tutto tramontata: quella della rete unica, con la componente pubblica, Cdp in testa, chiamata ad assumere un ruolo più incisivo e Kkr e Macquarie ridotti a soci finanziari di minoranza. Un disegno che, qualora Grilli decidesse di spendere il proprio credito istituzionale in questa direzione, troverebbe in lui un interlocutore tutt’altro che marginale presso il Tesoro.
Vittorio Grilli (Imagoeconomica).
Poste, il convitato di pietra
Sullo sfondo resta infine un attore che sul dossier non ha ancora parlato, ma che osserva la partita con attenzione crescente: Poste Italiane. L’obiettivo dichiarato di Matteo Del Fante e del condirettore generale Giuseppe Lasco è la digitalizzazione del Paese, un mandato che difficilmente può prescindere dall’infrastruttura sulla quale quella digitalizzazione poggia. Resta da capire chi, tra i tre nomi superstiti, riuscirà davvero a portare Kkr e Mef a un’intesa. Nel frattempo, mentre il totonomi si consuma tra Roma, Milano e New York, molti nel settore sono ancora in ferie. E c’è chi scommette che qualcuno, in questi giorni, stia sorseggiando un calice con addosso proprio un’etichetta Fedrigoni, senza immaginare che Kkr vorrebbe mettere chi la produce sulla poltrona più importante di FiberCop.
Matteo Del Fante e Giuseppe Lasco (Imagoeconomica).
Nuovo caso di malasanità al pronto soccorso di Agropoli? Anzi, l’ennesimo? Sarà da capire, un altro episodio da approfondire, ma ciò che è capitato all’ospedale cittadino, o ciò che ne resta, è emblematico di una situazione paradossale, l’ennesimo capitolo di un romanzo che sembra già scritto. Tutto sarebbe cominciato sabato mattina, a Ferragosto. Un uomo di 60 anni di Agropoli, un noto imprenditore della zona, avverte un malore e si reca al punto di primo intervento, il PSAUT, dell’ospedale.
Quel suo malessere viene identificato come mal di testa: un antidolorifico e via, dimissioni. Per lui, una terapia a base di Tachipirina. Questo secondo la ricostruzione di persone vicine all’uomo. Tornato a casa, le condizioni non migliorano e quasi collassa su una poltrona.
Prontamente viene trasportato prima all’ospedale Maria Santissima dell’Addolorata di Eboli e da qui al Ruggi d’Aragona di Salerno. I medici eburini, probabilmente, evidenziano un problema cardiaco e avvisano la torre cardiologica del nosocomio salernitano. Si tratta di aneurisma dell’aorta. L’ambulanza parte, i sanitari lo attendono. Il mezzo arriva a Salerno con il 60enne, che viene sottoposto a una lunga operazione d’urgenza.
L’intervento è durato oltre 12 ore e l’uomo è uscito dalla sala operatoria. Dopo un lungo ricovero nel nosocomio salernitano, il 60enne non ce l’ha fatta. Troppo grave la situazione. Pare, inoltre, che qualche organo fosse collassato tanto da non lasciargli scampo. Sono da appurare, adesso, le dinamiche che hanno portato al tragico epilogo. Da capire, soprattutto, perché dall’ospedale di Agropoli sia stato dimesso e nessuno si sia accorto di un problema così serio.
In ogni caso, l’imprenditore, padre di una giovane figlia, non è più. A luglio aveva festeggiato, insieme ai suo tanti amici e alla famiglia, il compleanno. Nessuno poteva immaginare che sarebbe stato uno degli ultimi momenti spensierati della sua vita. Nelle scorse settimane, la Regione Campania, attraverso il presidente Roberto Fico, ha annunciato di essere convintamente al lavoro per la riapertura della struttura, con un primo passo concernente il pronto soccorso di base.
Fico lo ha fatto a più riprese, prima incontrando il Comitato “8 agosto” con la presidente Gisella Botticchio e poi i sindaci di Agropoli e Castellabate, rispettivamente Roberto Antonio Mutalipassi e Marco Rizzo. In entrambi i vertici, tenutisi grazie anche all’interessamento del consigliere Corrado Matera, Fico ha parlato di importanti novità per l’ospedale che potrebbero arrivare a breve. Diversi i casi che hanno fatto parecchio discutere negli ultimi mesi: infarti non gestiti e pazienti inviati al “San Luca” di Vallo della Lucania, con tutte le difficoltà del caso, altri cittadini che invece non ce l’hanno fatta.
Nel frattempo, si alza il coro di polemiche per un qualcosa che poteva essere evitato. La tragica lista, dunque, si allunga: ci sarà per loro giustizia?
La dialisi non è soltanto una terapia Ci sono terapie che curano una malattia. E poi ci sono terapie che accompagnano una vita intera. La dialisi appartiene a questa seconda categoria. Per chi convive con un’insufficienza renale cronica avanzata, la seduta dialitica diventa un appuntamento fisso che scandisce il tempo, organizza le giornate, condiziona viaggi, lavoro e vita familiare. È una terapia indispensabile, una conquista della medicina moderna, ma rappresenta anche una condizione che richiede al paziente una capacità continua di adattamento. Per questo parlare di dialisi significa parlare non solo di medicina. Significa parlare di dignità, libertà e qualità della vita. Dalla cronaca nazionale alla domanda sulla qualità delle cure La recente vicenda giudiziaria che ha coinvolto a Roma il nefrologo Roberto Palumbo ha riportato l’attenzione pubblica sul mondo della nefrologia. Una vicenda che dovrà essere valutata nelle sedi competenti e che non riguarda il sistema sanitario campano, ma che offre comunque lo spunto per una riflessione più ampia: come garantire sempre trasparenza, qualità e centralità del paziente nei percorsi di cura? Perché dietro ogni terapia dialitica non ci sono soltanto protocolli e apparecchiature. Ci sono persone. Persone che affidano alla sanità una parte essenziale della propria vita. La malattia renale cronica: una pandemia silenziosa La prima sfida non è la dialisi. È arrivare prima. La malattia renale cronica rappresenta una delle grandi emergenze sanitarie del nostro tempo, anche se spesso resta poco conosciuta. «Il 10% della popolazione adulta vive oggi con questa malattia – sottolinea il professor Luca De Nicola, presidente della Società Italiana di Nefrologia e direttore dell’Unità Operativa di Nefrologia e Dialisi dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli” di Napoli –. Nel mondo il numero totale dei pazienti è superiore agli 850 milioni». Numeri che descrivono una vera pandemia silenziosa. La sfida della nefrologia moderna non può essere soltanto garantire la dialisi a chi ne ha bisogno, ma costruire percorsi capaci di prevenire o rallentare la progressione della malattia. La presa in carico precoce diventa quindi fondamentale. La Campania e la crisi delle risorse umane La Campania dispone di professionalità di grande valore e di strutture capaci di offrire assistenza qualificata. Ma il sistema deve fare i conti con un problema strutturale: la carenza di personale. Mancano nefrologi, infermieri specializzati. Una difficoltà che pesa sugli ospedali, sui centri dialisi e sugli operatori che ogni giorno garantiscono continuità assistenziale. La carenza infermieristica è particolarmente delicata. In dialisi l’infermiere non è soltanto un tecnico della procedura. È una figura che conosce il paziente, la sua storia, le sue difficoltà. È spesso il primo professionista che intercetta un cambiamento clinico o un disagio personale. Nella cronicità la relazione umana è parte integrante della cura. Il Cilento e il diritto alla dialisi in vacanza Per una persona dializzata la parola vacanza ha un significato particolare. Prima ancora di scegliere una località, bisogna rispondere a una domanda fondamentale: Dove potrò effettuare la mia terapia? La dialisi in vacanza nasce per garantire un diritto semplice ma fondamentale: permettere alle persone di spostarsi senza interrompere una terapia salvavita. Il Cilento rappresenta un territorio con caratteristiche straordinarie. Un patrimonio ambientale e culturale riconosciuto. Una forte vocazione turistica. Una rete sanitaria con esperienze di qualità. Eppure questa opportunità potrebbe essere sviluppata molto di più. La dialisi in vacanza non è soltanto un servizio sanitario. È un modo per restituire normalità alle persone. Roccadaspide, l’esperienza di un centro che accoglie anche i pazienti estivi Il dottor Pio Granato (foto a sinistra), responsabile del centro NephroCare di Roccadaspide, conosce bene le difficoltà organizzative di una struttura chiamata a rispondere anche alla domanda estiva. «In Campania si registra una significativa carenza di personale sanitario, sia tra i medici nefrologi sia tra gli infermieri, con conseguenze sull’assistenza ai pazienti e sul funzionamento delle strutture. Durante il periodo estivo queste criticità aumentano in modo considerevole». Una situazione che comunque il vostro centro riesce a gestire in modo esemplare . «La nostra struttura è articolata su tre turni: iniziamo alle 7 e completiamo intorno alle 23 . Abbiamo 22 postazioni sempre coperte. Durante l’estate arrivano pazienti da diverse parti,anche perché il Cilento è diventato un brand, addirittura internazionale, ma grazie alla disponibilità del personale finora siamo sempre riusciti a gestire le tante criticità . Ma fino a quando ? ». La domanda senza risposta del dott. Granato affronta un altro tema importantissimo : la sfida parte prima della dialisi La dottoressa Roberta D’Amato (foto a destra), responsabile del centro NephroCare “Pietro Castellino” di Napoli, richiama l’attenzione sulla necessità di cambiare prospettiva. «Dobbiamo partire dalla presa in carico prima della dialisi. Finché continueremo a trascurare questo aspetto, non riusciremo a risolvere realmente il problema». La prevenzione diventa quindi il vero investimento sul futuro. “ Assolutamente si, prosegue la D’amato, il Piano Nazionale della Malattia Renale Cronica rappresenta un passaggio importante, ma senza risorse umane rischia di essere difficile da applicare pienamente, non capisco perché il privato accreditato non può contribuire alla costruzione di una rete più efficace, attraverso una collaborazione con il sistema pubblico basata su qualità e controlli. Se un centro privato o pubblico che sia funziona, bene, se mostra criticità dovute ad una gestione approssimativa , va sanzionato o addirittura chiuso. Bisogna dare degli esempi , il caso Palumbo docet! La mia esperienza Santa Maria di Castellabate: quando la distanza diventa un problema Dietro il tema della dialisi in vacanza c’è una realtà concreta. Durante il periodo estivo , io soggiorno a Santa Maria di Castellabate , ho vissuto direttamente cosa significa organizzare una vacanza quando si è pazienti dializzati. Per effettuare le sedute devo raggiungere il centro di Roccadaspide, assolutamente il migliore, per esperienza diretta, affrontando circa 35 minuti di viaggio ogni volta, con costi e difficoltà organizzative importanti. Per chi deve ripetere questo percorso più volte alla settimana, ogni spostamento rappresenta un peso aggiuntivo.Non soltanto economico.Anche fisico e psicologico. E’ possibile cambiare qualcosa? A Santa Maria di Castellabate in passato era presente un centro dialisi che oggi non è più operativo. Eppure i pazienti che potrebbero usufruire di un centro per dialisi sarebbero oltre una ventina provenienti dai centri vicini alla cittadina di benvenuti a sud, oltre ai “ malati estivi “ sicuramente il disagio quanto meno dimezzato. Le ragioni di questa scelta meritano chiarezza e trasparenza. Non per alimentare polemiche, ma perché le decisioni sanitarie incidono direttamente sulla vita delle persone. Le proposte per il futuro Un sistema più efficace richiede alcune scelte precise: ● investire nelle risorse umane; ● rafforzare la prevenzione e la diagnosi precoce; ● definire sistemi uniformi di controllo della qualità dei centri; ● valorizzare le strutture virtuose; ● semplificare i percorsi dei pazienti; ● integrare meglio tutte le professionalità presenti sul territorio. La qualità della cura deve essere verificabile, ma anche percepita da chi riceve assistenza. La cura non è solo una terapia: è il diritto a continuare a vivere Dopo aver raccontato numeri, strutture, difficoltà e professionalità, resta una domanda fondamentale: qual è la vera misura della qualità di una sanità? Non può essere soltanto il numero delle prestazioni erogate. Non può essere soltanto il funzionamento delle apparecchiature. La misura della sanità è la vita delle persone. Chi vive la dialisi conosce bene questa differenza. La macchina è una compagna necessaria, ma non può diventare il confine della propria esistenza. Una persona dializzata vuole continuare a lavorare, viaggiare, coltivare affetti, progettare il futuro. La possibilità di andare in vacanza, di vivere un territorio come il Cilento senza l’angoscia di trovare una terapia disponibile, non è un privilegio. È qualità della vita. La mia esperienza personale nasce proprio da qui. Ho conosciuto la sanità pubblica e diverse strutture private accreditate. Ho visto difficoltà, ma anche incontrato professionisti straordinari: la dolcezza e la preparazione della dottoressa Roberta D’amato e del suo staff, la disponibilità e la gentilezza del Dott. Pio Granato e dei suoi collaboratori , mi stanno accompagnando nella gestione della mia malattia con grande leggerezza e sono al terzo anno di dialisi. E, per un dializzato è tanta roba Vivo direttamente cosa significa dover percorrere chilometri per una terapia che deve accompagnarti per tutta la vita. Per questo il tema non deve essere una contrapposizione tra pubblico e privato. La domanda vera è un’altra: come possiamo costruire un sistema sempre più vicino alle persone? La risposta passa dalle competenze, dalla trasparenza, dagli investimenti e soprattutto dalle persone. Perché senza medici e infermieri nessun modello sanitario può funzionare. La Campania ha eccellenze. Ha professionisti capaci.Ha strutture che ogni giorno garantiscono qualità. La sfida è mettere tutto questo in rete. Perché la sanità del futuro non dovrà limitarsi ad allungare la vita.Dovrà aiutare le persone a viverla meglio.La dialisi può essere una compagna difficile.Ma non deve diventare il padrone della vita di una persona.
Geppino Riccio Giornalista e paziente in trattamento dialitico
Il lavoro sommerso e lo sfruttamento si nascondono ancora in diversi settori dell’economia salernitana, ma adesso hanno un nuovo punto di emersione. A meno di due mesi dall’apertura, lo sportello multilingue del progetto “ALT Caporalato T.R.E. – Tutela, Resilienza ed Emersione”, attivo dal 23 giugno presso l’Ispettorato territoriale del lavoro di Salerno, ha già raccolto numerose segnalazioni da parte di lavoratori provenienti da diversi Paesi. Uno strumento pensato soprattutto per raggiungere quei lavoratori che, per paura di perdere il posto, per timore di ritorsioni o semplicemente per difficoltà linguistiche e culturali, spesso non riescono a denunciare le proprie condizioni di lavoro. Il progetto nasce dalla collaborazione tra l’Ispettorato Nazionale del Lavoro e l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e mette a disposizione ascolto, orientamento e assistenza, con il supporto di mediatori culturali. Dai primi colloqui sono emerse situazioni che hanno richiesto l’intervento e ulteriori verifiche da parte delle strutture competenti. Le segnalazioni riguardano principalmente edilizia, agricoltura, turismo e autotrasporto, comparti particolarmente esposti al rischio di irregolarità e sfruttamento. Nel settore delle costruzioni, alcuni lavoratori di nazionalità africana hanno raccontato condizioni legate a orari di lavoro, mancato rispetto dei riposi settimanali, registrazione delle ore effettivamente lavorate e pagamento delle retribuzioni. Elementi che hanno fatto scattare gli approfondimenti da parte degli organi competenti. Situazioni da verificare anche nel mondo dell’autotrasporto, dove le informazioni raccolte allo sportello hanno portato a controlli su possibili rapporti di lavoro irregolari, sulla corretta comunicazione dell’instaurazione del rapporto e sulla gestione di un infortunio. Ancora più delicata la situazione emersa nel comparto agricolo. In questo caso gli operatori si sono imbattuti nella posizione di un lavoratore che si trova in una condizione di forte vulnerabilità sociale, economica e abitativa. Una vicenda che sarà approfondita anche per verificare l’eventuale presenza di forme di intermediazione illecita di manodopera. «I primi riscontri confermano l’utilità di uno strumento che stabilisce un rapporto diretto con i lavoratori più fragili», spiega il direttore dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Salerno. «Spesso sono restii a rivolgersi alle istituzioni per timore di ritorsioni o per difficoltà linguistiche e culturali. L’ascolto qualificato, la mediazione linguistica e l’assistenza individuale sono condizioni preliminari perché lo sfruttamento possa emergere e possa essere perseguito». Lo sportello diventa così una sorta di porta d’accesso alle istituzioni per chi vive una condizione di possibile sfruttamento, con l’obiettivo non soltanto di individuare il lavoro irregolare, ma anche di informare i lavoratori sui diritti e sulle tutele previste dalla legge. Un’attività che si inserisce nella più ampia rete di contrasto al caporalato e allo sfruttamento lavorativo e che punta a favorire anche percorsi di inclusione sociale. Il servizio è rivolto a lavoratori e lavoratrici, italiani e stranieri, che ritengano di trovarsi in una situazione di lavoro irregolare o sfruttamento, ma anche a chi abbia semplicemente bisogno di informazioni sui propri diritti. Le segnalazioni possono essere effettuate in forma riservata e viene garantita la riservatezza sull’identità di chi si rivolge allo sportello. Il presidio è aperto ogni martedì dalle 9.30 alle 12.30, presso la sede dell’Ispettorato territoriale del lavoro di Salerno, in Corso Vittorio Emanuele 94, secondo piano, stanza 7. Non è necessaria alcuna prenotazione e l’accesso è gratuito. I mediatori culturali garantiscono assistenza in inglese, francese, spagnolo, portoghese, arabo, lingue afro-asiatiche, indiano, cinese, russo, ucraino e rumeno. Un servizio che, nei primi due mesi di attività, ha già iniziato a squarciare il velo su una realtà sommersa e difficile da intercettare: quella di chi lavora, ma spesso senza poter contare pienamente sui propri diritti.
SALERNO – La Salernitana piazza due colpi importanti, definendo al tempo stesso la cessione di Galo Capomaggio. Il club granata ha raggiunto l’accordo con Marco Capuano, difensore classe 1991, reduce dalle ultime cinque stagioni con la maglia della Ternana. Il centrale ha sottoscritto un contratto fino al 30 giugno 2027, con rinnovo per un’ulteriore stagione al verificarsi di determinate condizioni. Capuano è già pronto a mettersi a disposizione e non vede l’ora di respirare il clima dell’Arechi: «Non vedo l’ora di giocare davanti ai nostri tifosi. Speriamo che sia una bell’annata, vogliamo portare la Salernitana in alto». Contestualmente, il club granata ha definito anche l’arrivo di Mattia Vitale. Il centrocampista classe 1997 si trasferisce a titolo definitivo dal L.R. Vicenza e ha firmato un accordo fino al 30 giugno 2028, con rinnovo per un’ulteriore stagione al verificarsi di determinate condizioni. L’ex Frosinone, che nelle ultime ore aveva attirato anche l’interesse del Catania, è pronto a cominciare la nuova avventura in granata: «Non vedo l’ora di iniziare. Voglio dare il massimo per questi colori». A fare il percorso inverso è invece Galo Capomaggio. Il centrocampista argentino classe 1997 lascia la Salernitana e si trasferisce allo Spezia a titolo temporaneo fino al 30 giugno 2027, con obbligo di riscatto. Una cessione che coincide con l’arrivo di Vitale e modifica gli equilibri della mediana a disposizione di Cosmi. Il mercato della Salernitana, però, non finisce qui. Il ds Faggiano è ancora al lavoro per completare l’organico e regalare al tecnico gli ultimi tasselli in vista dell’inizio del campionato.
Pagani. Vandali (e ladri) anche presso il canile a Pagani. È accaduto il giorno prima di Ferragosto. L’amara scoperta era stata fatta dai volontari recatisi alla struttura, come ogni giorno: hanno trovato la cuccia dei gatti smantellata, a cui mancava tra l’altro la base in legno che era stata usata per entrare in canile. In poco tempo hanno appurato che ad introdursi e ad arrecare danni fosse stata una persona sola che in pochi minuti aveva portato tanto malcontento all’interno del canile. Il risultato è stato che i cani fossero liberi e i cancelli aperti. “Per fortuna nessun cane “aggressivo” aperto altrimenti si sarebbe rischiata una strage – ha commentato una volontaria che ha diffuso la notizia”. Senza perdere tempo.la responsabile si è recata alla Tenenza di Pagani, dove ha denunciato l’accaduto e il furto di una Pittbull. Ma grazie ai carabinieri di Pagani dopo alcune ore di ricerca da parte loro sul territorio, il cane Laila è stata ritrovata e recuperata, “rientrata traumatizzata, con denti rotti e ossa doloranti. Picchiata e piena di ferite. “Come possiamo andare avanti così?” si chiedono i volontari dell’associazione Onlus Zampa Amica che gestiscono il canile paganese tra tante difficoltà ed eroico amore per gli animali. Il canile è comunale è gestito da loro con pochissimi mezzi e fondi. Solo 1,50 euro al giorno per ogni cane ospite. All’interno anche cani anziani carichi di paura per quello che hanno subito da uomini senza scrupoli. L’uomo che si è introdotto nel fine settimana portando scompiglio è entrato con una spranga di ferro. Ha intimorito tutti. I volontari chiedono ora aiuto, non soldi ma sicurezza. “Qui ci sentiamo vittime, offesi, cani e persone. La situazione è diventata insostenibile e pericolosa. Ma hanno assicurato che integreranno la denuncia già presentata presso la locale Tenenza ma al momento chiedono aiuto per garantire sicurezza agli ospiti del canile e svolgere il proprio lavoro con più serenità. Il canile di Pagani, che vede la responsabile Anna Cialdini, punto di riferimento nell’Agro per diverse associazioni che operano nel settore e sensibile alla causa animalista, è aperto tutti i giorni e chiunque può portare cibo che è sempre bene accetto. Intanto va avanti la gestione ordinaria del canile.
Nella Lega si respira aria di Papeete III. Matteo Salvini, il ‘surfista’ della politica italiana, starebbe per giocarne una delle sue. Provocare un piccolo tsunami per praticare il suo sport preferito, ovvero la navigazione nel caos, la cavalcata dell’onda. Una mossa rischiosa che potrebbe mettere a dura prova la tenuta del Meloni I.
Matteo Salvini (Imagoeconomica).
Un vicepremier in versione leader di opposizione
Niente, dicono, potrà succedere prima del 4 settembre, data da mesi cerchiata in rosso su tutti i calendari di governo, perché quel giorno finalmente Giorgia Meloni raggiungerà il record di premier più ‘longevo’ della storia repubblicana. Ma dal 5 – raccontano i ben informati a L43 – tutto è possibile. E chi è vicino al segretario leghista parla di un piano per cominciare a battere sui temi della sicurezza e fare il controcanto quotidiano al governo e al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi al rientro dalla pausa estiva fino alle elezioni. Una strategia della goccia cinese pianificata, come se Salvini fosse il leader di un partito di opposizione anziché vicepremier e capo di una formazione di maggioranza. Nel mirino ci sarebbe proprio Piantedosi, suo ex capo di gabinetto quando era ministro dell’Interno. Insomma, l’idea di Salvini non sarebbe quella di ‘staccare la spina’ al governo in carica, come fatto nelle estati del 2019 con il Conte I e del 2022 con l’esecutivo guidato da Mario Draghi. Ma il suo piano di pressing sul Viminale, se veramente andrà avanti, potrebbe risultare molto fastidioso per Meloni e per la stabilità dell’esecutivo.
Matteo Piantedosi e Matteo Salvini (Imagoeconomica).
La fronda lombarda e i malumori in Veneto e Piemonte
Il piano non è nuovo e viene ciclicamente riproposto dai leghisti, a partire dall’assoluzione definitiva del loro capo dalle accuse di sequestro aggravato per aver bloccato lo sbarco dei migranti a bordo della Open Arms nell’agosto del 2019. Finora la premier e gli altri partiti di maggioranza hanno sempre respinto l’ipotesi di un suo ritorno al Viminale. L’ultima volta che le pressioni del partito si sono riaccese, Piantedosi è stato ricevuto da Sergio Mattarella, incontro che molti hanno letto come un evidente segnale di sostegno al ministro da parte del capo dello Stato. Ai tempi, da parte di FdI poi si era esclusa nuovamente qualsiasi ipotesi di cambio della squadra di governo. Ma, con il passare delle settimane, la situazione interna alla Lega è divenuta ormai irrecuperabile. Salvini non solo non controlla più il partito, ma è stato sostanzialmente sfiduciato dalle segreterie provinciali che hanno maggior peso elettorale in Lombardia: Bergamo, Brescia, Varese e Sondrio. Nel direttivo lombardo del 7 agosto gli è stato chiesto di fare un ‘passo di lato’. Forti malumori si registrano anche in Veneto e Piemonte, malgrado siano soffocati nel primo caso dal commissario Andrea Tomaello, e nel secondo dal capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari (che da fervente critico, improvvisamente, si è trasformato in un fedelissimo del capo).
Riccardo Molinari (Imagoeconomica).
Zaia, Fedriga e Fontana per ora non danno battaglia
Allo stato, però, non vi sono colonnelli pronti a sferrare il ‘colpo finale’ e soprattutto pronti a diventare generali al posto del fu Capitano. I governatori – dall’ex doge Luca Zaia a Massimiliano Fedriga e Attilio Fontana – continuano a essere riottosi senza però dare vera battaglia.
Attilio Fontana (Ansa).
E quindi Salvini resta dove è, con l’obiettivo di disfarsi di tutti coloro che non sono alle sue dirette dipendenze e completare la trasformazione della Lega in partito personale, con la fidanzata Francesca Verdini sempre in prima fila (come in molti eventi pubblici recenti). Per fare questo, e salvare il salvabile di quella percentuale di voti che gli è rimasta (tra il 5 e il 6 per cento secondo i sondaggi), il segretario leghista deve tornare al Viminale o comunque fare campagna per tornarci. Ormai è una ossessione. E poco conta se, facendolo, scarica i problemi del suo partito sul governo. È diventata una questione di sopravvivenza. Le reazioni degli alleati non sono ancora arrivate. Ma c’è da scommettere che l’amica Giorgia e il collega vicepremier Antonio Tajani non gradiranno.
Nel corso dell’incontro con Jared Kushner a Gerusalemme, Benjamin Netanyahu ha spiegato all’inviato di Donald Trump (nonché genero del tycoon) di non essere intenzionato ad avallare un cessate il fuoco con Hamas nella Striscia di Gaza, spiegando che una tregua con l’organizzazione islamista sarebbe «problematica» in vista delle elezioni che si terranno a ottobre in Israele.
Jared Kushner (Ansa).
Kushner ha appena incontrato Al-Hayya al Cairo
Il faccia a faccia Kushner-Netanyahu, durato oltre quattro ore, si è svolto a due settimane dall’adesione di Hamas all’ultima fase del piano di Trump per la Striscia, rifiutato però da Tel Aviv. E all’indomani dell’incontro al Cairo tra il negoziatore statunitense e Khalil Al-Hayya, leader del gruppo islamista. Kushner, come riporta la Cnn citando una fonte informata sui colloqui, ha sollecitato Netanyahu a procedere con il piano di cessate il fuoco a Gaza sostenuto dal suocero e a «non creare ostacoli». Bibi, che aveva già respinto il piano in 15 punti della Casa Bianca a inizio agosto, ha però risposto picche. Ynet scrive inoltre che Netanyahu, nel corso dell’incontro, ha chiarito che «non verrà concesso nulla che possa spianare la strada a uno Stato palestinese».
Benjamin Netanyahu (Ansa).
Bibi chiede il disarmo di Hamas per il ritiro delle truppe
Secondo la fonte della Cnn, Netanyahu ha spiegato a Kushner e al direttore del Board of Peace Nickolay Mladenov (presente all’incontro al pari di Tony Blair) che spetta a Hamas compiere i primi passi. Il premier israeliano chiede il disarmo completo del gruppo palestinese e solo in tal caso, ha sottolineato, potrà cominciare un ritiro graduale delle truppe dell’Idf dalla Striscia. Lo stesso concetto è stato espresso dalla fonte di Ynet: «C’era la percezione iniziale che il Board of Peace volesse iniziare con delle “zone pilota”, ma ora non se ne parla più così. O meglio, Netanyahu vuole che Hamas dimostri il suo impegno con l’effettiva consegna di tutte le sue armi». Solamente dopo il disarmo del gruppo palestinese dirà sì a un cessate il fuoco.
Gli Stati Uniti e l’Iran hanno concordato di estendere per altri 60 giorni il cessate il fuoco di due mesi sancito dal memorandum d’intesa siglato a Islamabad il 18 giugno, che scadeva oggi. Lo riferisce Al Arabiya, citando alcune fonti. I 60 giorni di tregua previsti dall’accordo dovevano servire – nei piani – per l’avvio di negoziati per porre fine alla guerra, ma le cose non sono andate come auspicato, dato che i nodi da sciogliere (dal nucleare all’allentamento delle sanzioni Usa) sono rimasti tali. A meno di un mese dalla firma, peraltro, gli attacchi erano ricominiciati, tra reciproche accuse di violazione del cessate il fuoco. Poi i raid si sono interrotti, secondo la stampa americana per il timore da parte dello staff di Donald Trump di rappresaglie della Repubblica Islamica che avrebbero messo a dura prova le difese aeree americane in Medio Oriente, vista la scarsità dell’arsenale a stelle e strisce dopo i ripetuti raid. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita funzionari iraniani e arabi, Teheran avrebbe usato questi due mesi per prepararsi a un’intensificazione dei combattimenti, piuttosto che a dedicarsi alla diplomazia, aumentando la produzione di missili e droni.
Abbiamo scherzato! Il woke non è più la bibbia, né negli Usa, né in Europa e tantomeno in Italia. Il “la” mediaticamente più clamoroso l’ha dato la star dei progressisti democratici americani, Alexandria Ocasio-Cortez, che ha criticato senza mezzi termini gli eccessi del wokismo e della cancel culture.
Alexandria Ocasio-Cortez (Ansa).
Il cambio di passo radicale tra i dem
Il dibattito negli Stati Uniti va avanti da tempo in realtà. Era iniziato in ambienti democratici illuminati, è andato a sbattere contro l’iceberg Trump, si sta dipanando nel confronto alle primarie tra socialdemocratici e liberaldemocratici in vista delle elezioni di midterm. Ora AOC, che non esclude in un futuro di candidarsi alle elezioni presidenziali, ha ammesso in un’intervista televisiva che il woke prima maniera era una «follia». «La nostra priorità è la classe lavoratrice di questo Paese», ha messo in chiaro, «tutti condividiamo l’obiettivo di avere il tasso di criminalità più basso possibile». Commenti ed editoriali hanno invaso la Rete indicando nelle parole di Ocasio-Cortez un cambio di passo radicale per i democratici. Anche in Gran Bretagna i picchi di wokismo sembrano acqua passata sotto la guida del primo ministro Andy Burnham, laburista con sfumature socialiste rosso pallido e cattolico che si ispira alla Rerum novarum. Per non parlare della svolta pragmatico-securitaria della socialdemocratica danese Mette Fredriksen sul tema migranti.
Andy Burnham (Ansa).
Anche il Pd pare seguire la tendenza AOC
Che sia per scelta autonoma o per simbiosi con i democratici d’Oltreoceano, la stessa aria tira anche in Italia. Dove peraltro abbiamo sempre vissuto un woke annacquato, più enunciato da pochi intellettuali e da rari politici che effettivamente attuato, sempre e comunque in ritardo rispetto alle avanguardie d’Oltremanica e del Nord Europa, e mai veramente al passo con gli eccessi di questa o quella università straniera. Ma tant’è. I temi che un tempo erano considerati identitari per il Pd vengono messi in coda a favore di temi molto più d’impatto per le classi sociali più deboli: salari più alti, aiuti ai giovani, assistenza sanitaria veramente universale, più sicurezza. Prova ne è che tra i post social dell’ultimo mese di Elly Schlein, accanto ai temi di politica estera e alla querelle su Delmastro, la parte del leone la fanno i ritardi dei treni nell’era Salvini, lo “smantellamento” della sanità pubblica, le aree interne, il caldo eccezionale di quest’estate, il taglio delle accise troppo timido, l’aumento della pressione fiscale da parte del governo. E le più recenti proposte di legge dem riguardano i giovani e il loro «diritto a restare» in Italia, con aiuti a ricercatori e imprenditori junior, e «Il tempo della scuola», con aumenti agli insegnanti e più tempo pieno ed estivo.
Elly Schlein (Imagoeconomica).
Come cambiare la percezione della sinistra ZTL
I diritti civili non sono spariti, ovviamente, ma sono più defilati rispetto al passato a favore di salari equi, welfare, sostegno alle aree disagiate, sostegno all’imprenditoria diffusa. Forse le chiacchierate di questi mesi con Mario Draghi, Romano Prodi e con il presidente di Confindustria Emanuele Orsini stanno centrando il focus della segretaria su temi più concreti, più da periferie e meno da terrazza radical chic. «Ci sbrigheremo a fare il programma da settembre», ha annunciato Schlein. E forse anche la new wave post-woke lo influenzerà. Nessuna retromarcia, sia chiaro. Anche Ocasio-Cortez ha sottolineato che il dibattito woke pur se eccessivo è stato fruttuoso, ma una maggiore attenzione ai temi che toccano una platea più ampia di elettori, soprattutto tra le fasce economicamente più fragili. Basterà a invertire la percezione di una sinistra interessata solo alle ubbie dei vip della ZTL? In mezzo ci sono le primarie, la scelta del leader del campo largo, la stesura del programma elettorale. Intanto è partito il nuovo posizionamento.
La Commissione europea ha adottato una nota che fornisce agli Stati membri ulteriori orientamenti sulla possibilità di estendere l’ambito di applicazione della clausola di salvaguardia nazionale (Nec) per la difesa, includendovi anche le misure di sicurezza energetica. La comunicazione definisce la procedura per richiedere la flessibilità di bilancio, il relativo trattamento nell’ambito del quadro di sorveglianza di bilancio dell’Ue e le modalità di monitoraggio del suo utilizzo. La possibilità di estendere la Nec alle misure di sicurezza energetica era stata annunciata il 3 giugno 2026 nel pacchetto di primavera del semestre europeo e fa seguito al perdurare del conflitto in Medio Oriente. La flessibilità è intesa a sostenere le misure volte a rafforzare la resilienza strutturale del sistema energetico europeo e ad accelerare la transizione dai combustibili fossili.
Invariato il limite dell’1,5 per cento del pil per lo scostamento
Solo le misure di bilancio adottate dopo il 28 febbraio 2026 potranno beneficiare della flessibilità. Le misure ammissibili dovranno essere finanziate a livello nazionale e avere un impatto diretto sul bilancio. Dovranno inoltre essere concepite in modo da massimizzarne l’impatto, riducendo al minimo i costi di bilancio. La comunicazione contiene un elenco indicativo e non esaustivo delle misure potenzialmente ammissibili. La Commissione valuterà poi l’ammissibilità delle singole misure caso per caso. La flessibilità dovrà inoltre preservare la sostenibilità delle finanze pubbliche. Il limite complessivo esistente dell’1,5 per cento del prodotto interno lordo per lo scostamento consentito dal percorso della spesa netta raccomandato nell’ambito della Nec resterà invariato, con limiti specifici per le misure di sicurezza energetica pari allo 0,3 per cento del Pil all’anno e allo 0,6 per cento del Pil cumulativamente, all’interno del limite complessivo dell’1,5 per cento del Pil. La flessibilità sarà disponibile per il periodo 2026-2028.
Gli Stati membri devono ora presentare le richieste di estensione della Nec
Gli Stati membri sono ora invitati a presentare le loro richieste di estensione dell’ambito di applicazione della Nec. Nelle loro richieste, dovranno fornire un primo elenco delle misure di sicurezza energetica previste per le quali intendono avvalersi della flessibilità, indicando i relativi costi di bilancio stimati. Dopo aver valutato una richiesta, la Commissione potrà raccomandare al Consiglio di approvarla.
L’annuncio dell’Iran di aver raggiunto l’accordo con l’Oman per la riapertura dello stretto di Hormuz non è affatto piaciuto a Donald Trump, che in un’intervista concessa a Fox News ha minacciato il sultanato. «Se si mette di mezzo lo bombarderemo senza pietà», ha affermato il presidente Usa.
.@POTUS on parallel talks between Iran and Oman on the Strait of Hormuz: "If Oman gets in the way, we'll bomb the shit out of them." pic.twitter.com/5dEXDOdAN4
Poco prima, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei aveva dichiarato il raggiungimento di «un accordo in merito alla mappa del percorso di transito», senza fornire ulteriori dettagli, ma spiegando che le parti sono al lavoro per definire i dettagli di una dichiarazione congiunta. Precedenti indiscrezioni suggerivano tuttavia che, in base all’intesa, le unità in entrata utilizzeranno il canale di navigazione più vicino all’Iran, mentre quelle in uscita rotte prossime alle coste dell’Oman. Le imbarcazioni, inoltre, transiterebbero senza pagare tasse o pedaggi durante il periodo transitorio di 60 giorni.
In un manifesto elettorale, il premier israeliano Benjamin Netanyahu e il Likud hanno indicato come nemico di Israele il sindaco di New York Zohran Mamdani insieme con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, il leader iraniano MojtabaKhamenei e il capo di Hezbollah Naim Qassem. Il primo ministro ha anche postato su X l’immagine con lo slogan «vogliono che Netanyahu perda, non lasciate che vincano».
— Benjamin Netanyahu – בנימין נתניהו (@netanyahu) August 17, 2026
Lo scontro tra Netanyahu e Mamdani
La vicenda fa seguito a uno scontro pubblico tra Netanyahu e Mamdani, che aveva chiesto al governo federale, qualora il premier israeliano si recasse negli Usa, di dare esecuzione al mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale nel 2024 a seguito di accuse di crimini di guerra a Gaza. Questo significa che il leader dello Stato ebraico è un sospettato ricercato a livello internazionale e che i 124 Stati membri della Cpi sono obbligati ad arrestarlo qualora dovesse entrare nel loro territorio. Il sindaco di New York a luglio aveva affermato di star valutando le modalità per far arrestare Netanyahu qualora dovesse recarsi nella sua città, ma in seguito ha chiarito che la questione esulava dalla sua giurisdizione e ha invitato il governo federale ad intervenire (anche se gli Usa non sono membri della Cpi). Trump si era affrettato a difendere Netanyahu assicurando, in un post su Truth, che «non verrà arrestato, in alcun modo, forma o maniera, mentre si trova negli Stati Uniti». L’ambasciatore israeliano presso le Nazioni Unite, Danny Danon, aveva accusato il sindaco di antisemitismo e di sostegno ad Hamas, mentre Netanyahu aveva definito le parole di Mamdani «incitamento all’odio».
Il governo di Berlino ha aperto alla possibilità di discutere una potenziale vendita a UniCredit del 12,7 per cento detenuto in Commerzbank, se i due istituti di credito riusciranno a concordare una strategia comune. Lo riporta Bloomberg citando la posizione di alcuni alti funzionari tedeschi e sottolineando che non si tratta di una posizione ufficiale dell’esecutivo, finora sempre contrario alla scalata dell’istituto italiano alla quarta più grande banca della Germania.
Le condizioni: prezzo equo e garanzie per il futuro della banca tedesca
I funzionari sentiti da Bloomberg hanno spiegato che alcuni esponenti del governo ritengono un esito accettabile una vendita delle quote al giusto prezzo e con precise garanzie per il futuro di Commerzbank, visto che UniCredit con ogni probabilità otterrà comunque il controllo della banca tedesca. La condizione più importante per avviare le trattative tra Berlino e UniCredit sarebbe il sostegno dell’attuale management di Commerzbank ai piani dell’istituto italiano. All’inizio di agosto la BaFin, ovvero l’autorità di vigilanza bancaria tedesca, ha dato a UniCredit il via libera alla richiesta di poter oltrepassare il 30 per cento delle quote di Commerzbank. Si tratta di un importante passaggio regolamentare: col semaforo verde della Bafin è scattato infatti il conto alla rovescia per la Bce, chiamata a completare la propria valutazione entro 60 giorni lavorativi. La decisione è attesa per la seconda metà di ottobre.
L’attaccante del Cagliari Yael Trepy è in terapia intensiva dopo aver rischiato di annegare nella piscina di una villa nella zona della Costa Smeralda. I fatti si sono verificati nel tardo pomeriggio di domenica 16 agosto 2026. Secondo le prime ricostruzioni, il giocatore sarebbe finito nella parte della piscina nella quale l’acqua è più alta ma, non sapendo nuotare, si è trovato in difficoltà. Estratto dalla vasca, le sue condizioni erano tali da aver reso necessario l’intervento del 118. Dopo averlo intubato, lo hanno trasferito in elisoccorso a Sassari dov’è stato ricoverato nel reparto Rianimazione dell’ospedale Santissima Annunziata. La Tac toracica eseguita sull’attaccante ha rivelato la presenza di grandi quantità di liquido nei polmoni, situazione che rende difficile lo scambio di ossigeno. Per evitare sofferenze al paziente e consentire la somministrazione di una terapia, i medici lo tengono in coma farmacologico sotto costante monitoraggio.
Dopo lo Statuto del partito fantasma condiviso su una vecchia chat leghista, e dopo l’acceso direttivo lombardo del 7 agosto scorso, Attilio Fontana esce allo scoperto sul Corriere della Sera. Per la prima volta nella Lega di matrice salviniana, un governatore parla espressamente e pubblicamente di un passo di lato o indietro di Matteo Salvini e della formazione di un nuovo soggetto politico. «Nessuna soluzione va esclusa a priori. La Lega non teme il rinnovamento. Chiediamo di rivedere in modo sostenibile ed effettivo l’impostazione del nostro partito, per valorizzare i suoi stessi asset. Perché ce n’è un gran bisogno ora», spiega il presidente di Regione Lombardia. «Con il segretario Massimiliano Romeo, abbiamo dato voce a questo malessere e alle esigenze di amministratori e cittadini, proponendo valutazioni politiche a partire da un dato di fatto: siamo passati dal 34 al 5 per cento dei voti». Per questo «stiamo lavorando a un’associazione per aprire uno spazio di confronto per la ricerca di soluzioni utili a tutti». Fontana parla di «leadership collettiva» e di una «squadra forte» alla guida del partito. Scissione in vista? «Non ho la sfera di cristallo, non posso prevedere il futuro», taglia corto il governatore rompendo definitivamente la tradizione leninista della Lega.
Attilio Fontana (Ansa).
Parole che suonano come un punto di non ritorno. Anche perché arrivano dopo quelle se possibili ancora più tranchant dell’assessore regionale allo Sviluppo economico Guido Guidesi: «Non si può dire “abbiamo fatto un congresso” e fingere che tutto vada bene», aveva sottolineato il 12 agosto il leghista parlando all’AdnKronos. «Credo che la cosa migliore sarebbe fermarsi, confrontarsi, capire quale possa essere la soluzione con la disponibilità di tutti all’azzeramento dei ruoli interni al partito partendo dall’alto sino alla sezione più piccola. Se vogliamo salvare la Lega dobbiamo fare questo […]. Azzeramento di tutte le cariche, revisione di statuto e regolamenti e assemblea programmatica per poi ripartire. Se vogliamo salvare la Lega tutti dobbiamo essere disponibili a questo superando i personalismi. Se invece c’è qualcuno che tiene solo al proprio sedere, beh sappia che avanti a far finta di nulla tra un po’ sedie dove sedersi non ce ne saranno più».
Guido Guidesi (Imagoeconomica).
Il dato dunque sembra tratto. Gli occhi ora sono puntati sui vari big nordisti chiamati a decidere da che parte stare. A partire dal ministro Giancarlo Giorgetti e dal piemontesissimo capogruppo alla Camera Riccardo Molinari…
Le ambizioni di Mazzi
Dicono che a Gianmarco Mazzi il ministero del Turismo stia stretto. Nonostante l’upgrade da sottosegretario alla Cultura alla poltrona che fu di Daniela Santanchè, le ambizioni del manager veronese sono appena cominciate. Tanto che in vista di un possibile nuovo governo di centrodestra pare che la richiesta sarà quella di accorpare in un unico dicastero il Turismo e lo Sport, ora guidato da Andrea Abodi. Per i maligni, fa gola il business che si genererebbe dalla fusione delle due strutture…
Jared Kushner, negoziatore statunitense e genero di Donald Trump, incontra oggi – lunedì 17 agosto – a Gerusalemme il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu dopo il colloquio avuto ieri in Egitto con Khalil Al-Hayya, leader ddi Hamas, nel tentativo di trovare una soluzione allo stallo del piano di pace per Gaza. Il faccia a faccia Kushner-Netanyahu arriva a due settimane dall’adesione dell’organizzazione islamista all’ultima fase del piano di Trump per la Striscia, rifiutato però da Tel Aviv.
Hamas chiede agli Usa di obbligare Israele ad accettare il piano
L’incontro avvenuto al Cairo, di notevole rilevanza perché per anni gli Stati Uniti hanno rifiutato qualsiasi contatto con Hamas, classificata come organizzazione terrorista, è stato confermato all’Associated Press da due fonti di entrambe le parti. Il vertice è durato due ore e vi hanno preso parte anche rappresentanti di Egitto, Qatar e Turchia, Paesi che svolgono un ruolo di mediazione. Dopo l’incontro Hamas, tramite un comunicato, ha chiesto agli Stati Uniti di obbligare Israele ad accettare il piano per Gaza. I tre Stati mediatori e altri cinque Paesi musulmani, ovvero Giordania, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Pakistan e Indonesia, hanno condannato il rifiuto israeliano.
Tony Blair (Ansa).
All’incontro di Gerusalemme partecipano anche Blair e Mladenov
Netanyahu la scorsa settimana ha annunciato il rifiuto della roadmap americana in 15 punti per Gaza, che prevede il disarmo di Hamas e il ritiro dell’esercito israeliano dalla Striscia. Assieme a Kushner sono arrivati a Gerusalemme anche l’ex premier britannico Tony Blair e l’ex diplomatico bulgaro Nikola Mladenov, direttore esecutivo del Board of Peace creato da Trump per la supervisione dell’accordo di pace.
Scade oggi 17 agosto la tregua di 60 giorni prevista dal memorandum d’intesa firmato da Stati Uniti e Iran a Islamabad, lasso di tempo che i due Paesi si erano dati per negoziare un accordo definitivo per porre fine alla guerra. L’intesa, com’è noto, non è arrivata. Nel frattempo si sono invece verificati attacchi reciproci, mentre non è mai terminato il braccio di ferro riguardante lo stretto di Hormuz. Stessa situazione sul tema del nucleare. E adesso il timore è quello di una nuova escalation.
L’Iran avrebbe aumentato la produzione di missili e droni
Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, che cita funzionari iraniani e arabi, Teheran avrebbe usato questi due mesi per prepararsi a un’intensificazione dei combattimenti, piuttosto che a dedicarsi alla diplomazia, aumentando la produzione di missili e droni. Dalla firma del memorandum, inoltre, sono arrivate le nomine in posizioni chiave di figure più intransigenti rispetto ai predecessori, come quelle di Ali Abdollahi come capo di Stato maggiore delle Forze armate iraniane, e del generale Ahmad Vahidi come capo dei pasdaran.
Gli avvertimenti e le possibili «sorprese strategiche»
Esmail Baghaei, portavoce del ministero degli Esteri iraniano, ha affermato che la scadenza di 60 giorni stabilita il 17 giugno in Pakistan tra Teheran e Washington non ha più alcuna rilevanza, in quanto gli Stati Uniti hanno violato l’accordo poche settimane dopo la sua firma. «La Repubblica Islamica dell’Iran non formula mai le proprie politiche sotto pressione, ultimatum o scadenze temporali. Tutte le decisioni vengono prese esclusivamente sulla base di valutazioni degli interessi nazionali e della sicurezza nazionale. Quello che era previsto nel memorandum era semplicemente una finestra temporale di 60 giorni per i colloqui su due temi – l’allentamento delle sanzioni e la questione nucleare – che avrebbe potuto essere prorogata qualora non fosse stato raggiunto un risultato», ha dichiarato. Nelle stesse ore il generale Yadollah Javani, alto comandante dei Guardiani della rivoluzione islamica, ha affermato che l’assetto difensivo dell’Iran è pronto a trasformarsi in un assetto offensivo, citando anche possibili «sorprese strategiche». Inoltre il comandante in capo dell’esercito iraniano, il generale Amir Hatami, ha promesso 30 mila dollari a chi uccida o catturi un militare americano.
Paramount Skydance ha dichiarato che la fusione in corso con Warner Bros Discovery ha ottenuto tutte le autorizzazioni normative richieste dall’accordo. Il processo di revisione, durato otto mesi, ha coinvolto 68 giurisdizioni tra cui Stati Uniti, Unione Europea e Cina, e le autorità di regolamentazione «non hanno mai riscontrato motivi per impedire che la transazione vada avanti», si legge in una nota. Tuttavia, Paramount deve ancora affrontare una causa antitrust intentata da un gruppo di 12 Stati guidati dal procuratore generale della California, «l’ultimo ostacolo al completamento di una fusione che creerà un concorrente più forte con una maggiore capacità di investire in contenuti di alta qualità», ha dichiarato l’amministratore delegato David Ellison.
La causa intentata in California
La causa intentata sostiene che la fusione da 110 miliardi di dollari tra le due realtà danneggerebbe la distribuzione cinematografica e televisiva e comporterebbe una riduzione dei posti di lavoro nel settore dei media e dell’intrattenimento. Il processo dovrebbe iniziare a marzo. «Pur rimanendo fiduciosi che la legge e i fatti siano dalla nostra parte, abbiamo offerto impegni e concessioni e restiamo aperti a collaborare in modo costruttivo con i procuratori generali dello Stato per trovare una via da seguire nell’interesse dei nostri dipendenti e della comunità creativa in California e in tutto il mondo, proprio come abbiamo fatto con gli enti regolatori di 68 paesi a livello globale», ha spiegato Ellison.
SpaceX ha completato l’acquisizione di Cursor, startup specializzata nella programmazione nel settore dell’intelligenza artificiale, per 60 miliardi di dollari. Secondo un documento depositato presso le autorità di regolamentazione, si legge su Bloomberg, l’accordo è entrato in vigore il 14 agosto, due mesi dopo che l’azienda fondata da Elon Musk ha annunciato formalmente di aver raggiunto l’intesa per rilevare la società. L’operazione, una delle più grandi nel settore tecnologico di sempre, dovrebbe supportare SpaceX nello sviluppo di strumenti di intelligenza artificiale più avanzati in grado di semplificare diverse attività, tra cui la programmazione. L’assistente di intelligenza artificiale di Cursor, lanciato nel 2023, è stato progettato per aiutare i programmatori a scrivere ed eseguire il debug dei codici in modo più efficiente.