Loffredo: Salerno ha fame di alberghi

di Erika Noschese

 

 

Un’estate dai numeri positivi, trainata dal clima favorevole, dal costante approdo delle navi da crociera e dalla spinta del nuovo aeroporto, si è da poco conclusa per Salerno. L’amministrazione guarda già al prossimo grande appuntamento con Luci d’Artista, i cui allestimenti procedono spediti in vista dell’accensione prevista per i primi di novembre. Per consolidare una vocazione turistica costruita negli ultimi vent’anni, la giunta traccia una netta svolta urbanistica. L’assessore al commercio e ai lavori pubblici, Dario Loffredo, delinea le priorità a breve e medio termine: bloccare le nuove costruzioni residenziali e favorire la realizzazione di strutture ricettive per soddisfare la crescente domanda internazionale. Questo piano parte dall’ultimo bando per l’area di via Vinciprova, un’operazione strategica destinata a ospitare un nuovo albergo a due passi dal mare.

Assessore Loffredo, l’estate è terminata ed è tempo di bilanci per la città di Salerno…

«È stata una buona estate per la città di Salerno, caratterizzata da un bel clima e da temperature elevate ogni giorno. Abbiamo visto tante navi da crociera e tante persone che hanno scelto la nostra città come meta turistica, il che significa che l’intuizione avuta dal nostro sindaco tanti anni fa è stata ottima. L’idea era quella di creare una città turistica partendo dalla stazione marittima, dalle crociere e dal ripascimento delle spiagge. Ora dobbiamo consolidare le basi affinché, anche grazie all’aeroporto, Salerno possa diventare un volano turistico sempre più importante».

Rilancio delle strutture turistiche in città. Quale l’obiettivo dell’amministrazione?

«Dobbiamo andare avanti. Dal punto di vista urbanistico, stiamo sviluppando nuove destinazioni per permettere la nascita di nuove strutture ricettive, che stanno crescendo tantissimo. Stiamo lavorando in modo molto serio per fermare le nuove costruzioni residenziali e dare invece la possibilità ai tanti gruppi che ce lo chiedono di realizzare nuovi alberghi. Salerno ha bisogno, ha fame di alberghi. I turisti devono venire in città e trovare strutture assolutamente adeguate. Stiamo procedendo in questa direzione e molti progetti sono in rampa di lancio: siamo convinti che nei prossimi due o tre anni Salerno avrà almeno quattro o cinque alberghi di fama internazionale».

Il Comune ha messo a bando una struttura in via Vinciprova, quale l’obiettivo finale?

«Il bando di via Vinciprova è un progetto in cui crediamo molto. Si tratta dell’ultimo nato: un’area di oltre cinquemila metri quadri, proposta a un prezzo che riteniamo incoraggiante, pari a circa tre milioni di euro. Il nostro obiettivo è offrire la possibilità di costruire un nuovo albergo a due passi dalla stazione marittima e di fronte al mare. È l’ennesima destinazione urbanistica che abbiamo individuato per far crescere la nostra città. Siamo convinti che la direzione sia quella giusta. Oltre a Vinciprova, nasceranno nuovi alberghi anche nelle aree retrostanti, nelle zone alte e nella zona orientale. Dobbiamo solo continuare a lavorare come stiamo facendo».

L’amministrazione intende rilanciare il turismo in città anche in vista di Luci d’Artista…

«Luci d’Artista è ormai un’iniziativa consolidata da oltre vent’anni, nata grazie all’intuizione del nostro sindaco Vincenzo De Luca. Il montaggio delle installazioni sta procedendo in modo spedito e credo che saremo pronti ad accenderle nei primi quindici giorni di novembre. In virtù di questa crescita cittadina, favorita dal clima, dal massiccio numero di navi da crociera attese anche per il prossimo anno e dal successo dell’aeroporto di Salerno, che registrerà un ulteriore incremento di voli, siamo convinti di dover rilanciare il settore alberghiero. Considerando anche i limiti normativi che ci impediscono di espandere le residenze, dobbiamo puntare tutto sul rilancio turistico. I prossimi anni saranno all’insegna degli alberghi e delle strutture sportive».

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Il borgo di Alessia nel ricordo dell’alluvione del 1954

Alessia nel ricordo dell’alluvione del 1954 Come per ogni anniversario si sono tenuti nel borgo di Alessia momenti religiosi e civici e sociali per ricordare le vittime dell’alluvione di settantadue anni fa. Il nubifragio allora taglio in due la frazione e ventotto furono i caduti della frazione con intere famiglie ghermite e cancellate. Alessia dopo l’immane tragedia di questo borgo alto medioevale non si svuotò, tanto che oggi i cognomi posti sulla mesta lapide combaciano ancora con chi vi risiede e ne favorisce il ricordo. Una cosa ben diversa da Molina, Marina per Vietri, Canalone e la zona portuale per Salerno tutte frazioni poste alle pendici del San Liberatore, che travolti da acqua e fango dall’alluvione subirono poi lo sradicamento dai loro territori di origine perché portati in seguito a vivere in altri luoghi. Alessia continua ad avere un forte legame nel ricordo tragico dei fatti e delle persone con l’annuale rievocazione affettuosa e nostalgica degli eventi luttuosi essa ben si lega a questa gente più adusa al fare che al chiedere. In essi riverbera lo stesso spirito usato dai loro avi che furono i primi a rimboccarsi le maniche nella tragedia. Nella chiesa parrocchiale di San Giuseppe “l’Ama Dio e ama i fratelli” si è fatto vangelo nella predica del parroco don Alessandro che ha invogliato tutti a rendersi disponibile per aiutare il prossimo, solo in questo modo vivendo, ogni aspetto della vita comune cresce la collettività. Qui essi ben coordinati dall’associazione Alema, Alema, che con tanti sacrifici riesce ad aggregare i residenti in momenti associativi ludici, ricreativi e culturali, ma soprattutto riesce a coinvolgerli in tanti piccoli gesti d’ordine civico e sociale del buon vivere. Insomma quassù si fanno poche chiacchiere, pochi protagonismi più fatti concreti. Essi, in occasione di ogni anniversario, predispongono per tempo, poi operano preparando chiesa e come cittadinanza attiva puliscono androni, corti, scali e vicoli comuni, come, pure nella parte montana ripristinano sentieri, caditoie e canali, luoghi su cui nessun ente riuscirebbe a fare con assiduità. Dopo la preparazione sono soliti invitare. Inviti non sempre onorati che non scoraggiano questa gente di animo gentile e scorza tosta.Quest’anno il sindaco di Cava de’ Tirreni è Raffaele Giordano ha partecipato con lui alcuni assessori e rappresentanti dell’amministrazione comunale. Se per motivi anagrafici sia lontano dagli accadimenti egli, si è detto consapevole delle fragilità insite nel territorio e che l’attenzione proficua posta in opera dai residenti è la prima forma di conoscenza e prevenzione. Presenti i Maestri del Lavoro con il Console Luigi Avella. Egli ha evidenziato che mantenere il ricordo dei fatti storici dei luoghi è conoscenza formativa da passare alle nuove generazioni. Una cosa che i Maestri cercano di portare nelle scuole del territorio. Un breve corteo processionale ha condotto tutti nella vicina piazzetta, dove sono stati letti i nomi dei caduti, è stata deposta la corona d’alloro dell’amministrazione comunale. La toccante cerimonia si è chiusa sulle note del silenzio fuori ordinanza. Giuseppe MdL Nappo

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Cinema: Avengers: Doomsday, Scarlet Witch potrebbe tornare nella scena dopo i titoli di coda

Avengers: Doomsday, Scarlet Witch potrebbe tornare nella scena dopo i titoli di coda

Una nuova indiscrezione suggerisce il ritorno di Elizabeth Olsen nei panni di Wanda Maximoff, questa volta al fianco del Dottor Destino interpretato da Robert Downey Jr.

Mancano meno di due mesi all’uscita di Avengers: Doomsday, il nuovo grande evento cinematografico dei Marvel Studios, e continuano a moltiplicarsi le indiscrezioni sui personaggi che potrebbero comparire nel film. L’ultima riguarda un ritorno particolarmente atteso: quello di Wanda Maximoff, alias Scarlet Witch, interpretata da Elizabeth Olsen. Secondo quanto riportato da GeekTyrant, l’insider James Mack avrebbe ricevuto informazioni sulla principale scena dopo i titoli di coda del film, nella quale comparirebbero insieme Scarlet Witch e il Dottor... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 26 ottobre 2026 - articolo di Redazione

Fantascienza.com: Delos Science Fiction 280: Fantascienza queer

Delos Science Fiction 280: Fantascienza queer

Un numero che racconta la fantascienza con personaggi LGBRQ+ e servizi sulla nuova serie TV Marvel VisionQuest, l'intervista ad Andrea Micalone, premio Urania 2025 e sull'anime Armored Trooper Votoms.

La fantascienza queer esplora i futuri in cui la sessualità umana non è esclusivamente incentrata sul dualismo maschio/femmina, ma si fa portavoce di una sessualità più fluida, in cui la legittimità della di sessualità omosessuale, lesbica e di altre forme ha parità concreta e non solo teorica. Non sono pochi, oggi, i personaggi LGBTQ+ presenti in molti racconti e romanzi, ma anche in serie TV e film, che raccontano di una sessualità diversa, alternativa, che viene indicata per l’appunto con il termine ombrello queer. Sono... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Fantascienza.com - 26 ottobre 2026 - articolo di Redazione

Ravello, la visita di Angela Merkel

Inattesa visita ieri pomeriggio a Villa Rufolo della ex Cancelliera federale della Germania, Angela Merkel. Ricevuta dal direttore generale della Fondazione Ravello, Maurizio Pietrantonio, la Cancelliera è giunta a Villa Rufolo accompagnata da persone addette alla sua sicurezza e da alcune amiche con le quali si è a lungo trattenuta con attenzione e curiosità tra i camminamenti e i locali della Villa. In particolare, Angela Merkel ha mostrato sorpresa e sentito apprezzamento per la bellezza dei luoghi e per la descrizione della realizzazione del palco, sede del prestigioso Ravello Festiva, nonché meraviglia per i giardini dove Wagner, nella famosa visita del maggio del 1880, ebbe a dire di aver trovato il magico giardino di Klingsor. La Cancelliera, da profonda conoscitrice della produzione wagneriana non ha mancato quindi di riferire al direttore Pietrantonio della sua assidua presenza alle rappresentazioni del Festival di Bayreuth. Viva curiosità e ammirazione, infine, l’illustre ospite ha riservato alle piantumazioni autunnali, in parte già presenti a Villa Rufolo, per la cui puntuale descrizione il direttore generale si è avvalso della Dott.ssa Monia Belloro, responsabile dell’Ufficio di direzione di Villa Rufolo, intervenuta telefonicamente in viva voce direttamente con la Cancelliera. Angela Merkel ha lasciato Villa Rufolo complimentandosi per la cura dei luoghi e con sentite parole di ringraziamento per la calorosa accoglienza ricevuta.

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La Cavese spreca, il Foggia vince

FOGGIA-CAVESE 1-0

FOGGIA (3-4-3): Saro; Aza- rovs, Berra, Seck; Todisco, Zuccon (dal 17’st Haoudi), Gallo, Tourè; Del Sole (dal 25’st Luciani ), Ravasio, Clergè (dal 17’st Oviszach). A disposi- zione: Testa, Di Pasquale, Coulibaly, Panico, Maestrelli, Merdji, Ngana, Parisy, Chiara. All.: Gaetano Auteri
CAVESE (3-4-1-2): Boffelli; Mannucci, Peretti, Nunziata; Macchi (dal 31’st Fiorin), Espo- sito (dal 1’st Visconti ), Awua, Sava (dal 32’pt Diarrassouba); Orlando (dal 31’st D’Amore), Minaj, Fusco (dal 21’st Fella). A disposizione: Juwer, Bertini, Asiatico, Alberti, Ponziglione, Personeni, Severino, Maiolo. All.: Cristiano Masitto ARBITRO: sig. Gianluca Renzi di Pesaro (Paolo Di Carlo di Pescara e Gianluca Scardovi di Imola). IV° ufficiale: Bruno Spina di Barletta. Operatore FVS: Giuseppe Bosco di Lan- ciano.
MARCATORI: 43′ st Ravasio NOTE: pomeriggio di sole; terreno di gioco in non per- fette condizioni. Spettatori 7.000 circa (trasferta vietata agli ospiti). Al 29′ pt Saro para un calcio di rigore ad Orlando (C). Ammoniti: al 44′ pt Espo- sito (C); al 46′ pt Tourè (F); al 26′ st Diarrassouba (C). Angoli 5 a 1 per la Cavese. Recuperi: 7′ pt; 5′ st.
FOGGIA – La Cavese viene in- credibilmente beffata al “Pino Zaccheria” allo scadere da un gol di Ravasio dopo aver fallito un rigore nel primo tempo e qualche minuto prima del

vantaggio dei locali un gol quasi clamoroso; ancora una volta Auteri si conferma be- stia nera dei metelliani. Out Fiordaliso, il tecnico Masitto recupera finalmente Diarras- souba che si accomoda in panchina e riconferma l’un- dici che aveva asfaltato il Ca- sarano con l’unica eccezione di Minaj dal primo minuto in luogo di Fella; conferma anche per il consueto ed ati- pico 3-5-2. Mister Auteri cambia ancora modulo e for- mazione affidandosi al suo storico 3-4-3 lanciando dal primo minuto Clerge, Del Sole e Tourè al posto di Petito, Luciani e Coulibaly. Gara in- tensa e subito Minaj perico- loso dopo un apio di giri di lancette ma bravo Saro nel- l’uscita bassa a respingere in angolo il tocco dell’attaccante. Ci si attendeva un Foggia più aggressivo e invece i satanelli riescono a fare veramente poco nei primi venti minuti e così al 24′ i metelliani al se- condo affondo usufruiscono di un calcio di rigore. Bravo Fusco sulla destra a crederci ed a recuperare un pallone che sembrava fuori ed a met- tere quasi dalla linea di fondo rasoterra al centro la palla dove Minaj fa velo per l’inse- rimento di Sava che brucia il tempo a Berra che lo atterra. La giacchetta nera indica il di- schetto, confermando la pro- pria decisione dopo il review per la chiamata all’FVS da parte dei locali. Orlando com- mette il primo errore stagio- nale dagli undici metri calciando male e quasi cen- tralmente con Saro che blocca a terra. Piove sul ba-

gnato in casa metelliana per- chè tre minuti più tardi s’in- fortuna Sava; al suo posto entra Diarrassouba con con- seguente spostamento di Macchi sulla corsia sinistra. Il primo tiro del Foggia arriva al 35′ con Clergè che colpisce di testa al centro dell’area ma Boffelli blocca facilmente. Due minuti dopo è decisivo Macchi ad antipare Todisco a due metri dalla porta su sug- gerimento dalla sinistra di Tourè. Poi l’arbitro concede ben sette minuti di recupero anche per diverse interru- zioni di gioco ma non accade più nulla di importante. Subito un cambio ad inizio ri- presa da parte dei blufoncè con Visconti che prende il posto dell’ammonito Espo- sito. I dauni pressano sempre alto cercando di non far co- struire dal basso la manovra ai metelliani; i pugliesi però appaiono rinunciatari gio- cando forse più su errori o

eventuali ripartenze con una Cavese semmai sbilanciata in avanti. Al 62′ Del Sole pescato in area di rigore gira alle stelle con il sinistro. Da quel mo- mento Auteri decide di cam- biare strategia proponendo un Foggia più aggressivo sugli esterni ed inserisce oltre ad Haoudi, anche Oviszach per Clergè. Mister Masitto intui- sce la mossa e a sorpresa tira fuori Fusco per Fella. Un sus- sulto di lì a poco quando una palla sporcata su un cross dalla destra viene deviata da un difensore e bloccata da Boffelli con qualche brivido. Il neo entrato Houdi al 70′ ci prova dalla distanza ma il de- stro si perde abbondante- mente a lato. A questo punto i metelliani con gli ingressi di D’Amore e Fiorin passa ad un più classico 3-5-2 ed all’82’ si divorano il vantaggio. Awua si procura un calcio di puni- zione sull’out destro. Batte D’Amore con il sinistro a rien-

trare e l’uscita dei pali di Saro a vuoto è da horror; la palla termina sui piedi di Nun- ziante che rimette al centro dove Mannucci ha tutto il tempo di staccare di testa ma incredibilmente a due metri dalla porta sguarnita manda oltre la traversa. La legge del calcio implacabile “gol sba- gliato, gol subito” si materia- lizza a due minuti dal novantesimo. Grande giocata di Haoudi che salta due uo- mini in mezzo al campo e al- larga per Touré che prende spazio a destra e rasoterra trova ben posizionato al cen- tro Ravasio che di destro gira in porta trovando la compli- cità di Mannucci che inganna Boffelli. Non c’ è tempo per reagire e l’ atroce beffa costa alla Cavese l’immeritata sconfitta dopo quattro risul- tati utili consecutivi dato che i satanelli hanno fatto vera- mente ben poco per poter vincere la gara.

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StraSalerno 2026, Giovanni Vitolo e Maria Bruno vincono la mezza maratona

Il mare come sfondo, le strade della città come percorso e la voglia di migliorare i propri tempi. La 31ª StraSalerno ha proposto un tracciato rinnovato, pianeggiante e con poche curve, pensato per favorire la scorrevolezza della gara e valorizzare il paesaggio urbano.

Organizzata dall’Asd Vis Nova Atletica Salerno e inserita nel calendario nazionale FIDAL, la manifestazione è partita dal Lungomare Tafuri, nei pressi della Piscina Vitale, attraversando alcuni dei principali assi cittadini, tra cui via Roma, via Ligea, corso Garibaldi, piazza della Concordia e via Allende.

Nella mezza maratona di 21,097 chilometri, successo maschile per Giovanni Vitolo, portacolori dell’A.S.D. Carmax Camaldolese, che ha tagliato il traguardo in 1h15’04”. Alle sue spalle Andrea Meduri (Violettaclub), secondo in 1h15’58”, e Rocco Rinaldi (Atletica Vis Nova), terzo in 1h16’11”. Quarto Francesco Ferrigno (Atletica Scafati Antoniana Run) in 1h16’47”, quinto Pierpaolo Pio Bovenzi (ASI Polisportiva Bellona) in 1h17’36”.

Tra le donne, vittoria per Maria Bruno, dell’A.S.D. Salerno Marathon, in 1h30’10”. Seconda Carolina Paladino (Carmax Camaldolese) in 1h31’53”, terza Francesca Apicella, della stessa società, in 1h32’27”. Quarta Domenica Capozzi (ASD Spits Run W & S Sammichele) in 1h34’58”, quinta Anna D’Antò (Run for Love Project Anna Cerbone) in 1h36’37”.

Nella 10 km, a imporsi è stato Marco Pascarella, dell’ASI Polisportiva Bellona, con il tempo di 32’35”. Secondo Luigi Palmieri Junior (Bitonto Runners) in 34’30”, terzo Adriano Irno (Up&Down Piacenza Natural ASD) in 34’49”. Quarto Houssame Srour (A.S.D. Carmax Camaldolese) in 35’11”, davanti a Benito Santochirico (ASD Club Atletico Lauria), quinto in 35’23”.

In campo femminile, il successo è andato a Erica Sorrentino, della Bracco Atletica, che ha chiuso in 38’31”. Seconda Claudia Bertucci (ASD Enterprise Sport & Service) in 38’52”, terza Vincenza Della Rocca (ASD Caracciolo Runners) in 40’13”. Quarta Rosanna Pacella (Atletica Isaura Valle dell’Irno) in 42’30”, quinta Irene Di Transo (ASD Enterprise Sport & Service) in 45’30”.

I numeri confermano la partecipazione alla manifestazione: nella mezza maratona sono stati 645 gli atleti classificati, di cui 549 uomini e 96 donne, in rappresentanza di 132 squadre. Nella 10 km, invece, gli arrivati sono stati 341, con 241 uomini e 100 donne appartenenti a 69 squadre.

Il nuovo tracciato ha rappresentato la principale novità dell’edizione 2026, coniugando le esigenze degli atleti con la possibilità di attraversare Salerno lungo un percorso scorrevole, nel quale il lungomare e il mare sono stati protagonisti della giornata di sport.

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L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?

In Europa i giovani scendono in piazza per protestare contro le condizioni precarie delle scuole, la carenza di insegnanti, le aule fatiscenti e i meccanismi poco trasparenti di accesso alle università. In Cina i media raccontano questo malessere studentesco per esaltare il proprio sistema educativo e sottolineare il declino della competitività europea. Eppure, dietro l’ascesa internazionale degli atenei cinesi e degli eccellenti risultati conseguiti dagli studenti, si nascondono diverse ombre. Una su tutte: Pechino immette troppi laureati in un mercato nazionale del lavoro che non riesce ad assorbirli.

L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?
La Southern Medical University a Baiyun, Guangzhou (foto Unsplash).

I disordini europei inquietano gli studenti cinesi

Il Global Times, il tabloid legato al quotidiano ufficiale del Partito comunista cinese, ha scritto che le proteste a Parigi hanno sconvolto la vita degli studenti cinesi nei campus. La chiusura della maggior parte degli edifici universitari e le lezioni spostate online hanno «reso la quotidianità scomoda e i giovani riluttanti a uscire». E ancora: «Vedere la città in cui vivono danneggiata e la vita delle persone comuni sconvolta ha anche creato un senso di inquietudine negli studenti». L’agenzia statale Xinhua ha invece spiegato che i disordini europei rifletterebbero profonde pressioni economiche e sociali, tra crescita debole, margini ristretti di manovra fiscale e un modello di welfare sotto stress.

L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?
L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?
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L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?
L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?

Livelli eccellenti in matematica, scienze e lettura

La Cina celebra spesso i progressi del suo sistema educativo rilanciando i risultati del Programme for international student assessment (Pisa). Questa indagine promossa dall’Ocse valuta le competenze degli studenti 15enni in diversi Paesi del mondo. Nell’ultimo report del 2025 il gigante asiatico ha ottenuto valori considerevoli: il 55,5 per cento dei suoi alunni ha raggiunto livelli eccellenti (5 o 6, i più alti della scala) in matematica, scienze e lettura. La Francia si è fermata invece al 9,8 per cento. Il divario è ancora più evidente in ambito scientifico. In matematica, in particolare, è arrivato ai livelli più alti il 30 per cento degli studenti cinesi, contro lo 0,7 per cento di quelli francesi.

L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?
Peking University a Pechino (foto Unsplash).

Tra propaganda e diplomazia pubblica

I dati Pisa della Cina riguardano soltanto quattro aree tra le più sviluppate del Paese (Pechino, Shanghai e le province del Jiangsu e dello Zhejiang) e non l’intera popolazione studentesca nazionale. Il campione non restituisce quindi un quadro completo del sistema educativo cinese, ma tanto basta al Partito per convincere il mondo della superiorità e dell’efficacia del suo sistema educativo. Nel 2022 il ministero dell’Istruzione di Pechino ha incluso, tra gli obiettivi del suo piano annuale, il «conseguimento di un buon risultato» nel test Pisa. A che fine? Per mettere in mostra i successi dell’istruzione cinese e attirare l’attenzione internazionale.

L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?
Studenti cinesi (foto Ansa).

Le università ai primi posti delle classifiche

Gli atenei cinesi hanno raggiunto i vertici delle classifiche globali che misurano la quantità e la qualità della ricerca scientifica. Un esempio emblematico è il Leiden ranking elaborato dal Centre for science and technology studies dell’Università di Leiden, nei Paesi Bassi. L’edizione 2025 colloca la Zhejiang University al primo posto – davanti alla Shanghai Jiao Tong University e ad Harvard – e comprende altri sette atenei cinesi tra i primi 10.

L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?
Studentesse di Medicina alla Zhejiang University (foto Ansa).

Spesi 781 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo

Questa crescita è stata favorita da investimenti sempre più consistenti. Secondo i dati Ocse, infatti, nel 2023 la Cina ha speso 781 miliardi di dollari in ricerca e sviluppo contro gli 823 miliardi degli Stati Uniti. Nel 2007 il divario era molto più ampio: 136 miliardi per Pechino, 462 miliardi per Washington. La spesa media per ricercatore ha inoltre raggiunto i 305 mila dollari in Cina, a fronte di una media europea di 268 mila.

Il paradosso: troppi laureati, poco lavoro

L’espansione dell’istruzione superiore in Cina ha portato 270 milioni di cittadini, quasi un quinto della popolazione, a ottenere un titolo di studio universitario o equivalente. Un altro traguardo che il governo di Xi Jinping sbandiera all’estero, ma che nasconde un grave problema interno: paradossalmente ci sono troppi laureati. Quest’anno se ne contano 12,7 milioni, 480 mila in più rispetto al 2025. Il mercato del lavoro fatica ad assorbire una simile domanda. Il tasso di disoccupazione tra i giovani di età compresa tra i 16 e i 24 anni si aggira non a caso intorno al 15,6 per cento.

L’età dell’oro dell’università cinese: perché Pechino si fa beffe del declino europeo?
Xi Jinping (Ansa).

Eliminate le (inutili) discipline umanistiche

Le università cinesi stanno adattando i programmi di studio in linea con l’esigenza governativa di trasformare il Paese in leader mondiale nell’alta tecnologia. Tra il 2021 e il 2025 gli atenei hanno così eliminato oltre 12 mila corsi di laurea considerati obsoleti, per lo più in discipline umanistiche, introducendone al contempo 10.200 in settori emergenti. La discrepanza tra le competenze offerte dai laureati e quelle richieste dalle aziende è però sempre più evidente. Toccherà al Partito trovare un modo per risolvere il problema. Ed evitare che il malcontento dei giovani sfoci in proteste come in Europa.

Eboli: Memorial Pasquale e Maria Infante

Commozione, partecipazione e un forte desiderio di trasformare il ricordo in un impegno concreto per gli altri. È questo il significato del “Memorial Pasquale e Maria Infante – Il ricordo che diventa impegno”, l’iniziativa che si è svolta ieri sera a Santa Cecilia di Eboli, con una giornata dedicata alla memoria, alla solidarietà e alla prevenzione, conclusasi con una fiaccolata commemorativa.

 

Un momento di raccoglimento e condivisione per ricordare due persone profondamente legate al territorio: il dottor Pasquale Infante, commercialista ed ex capogruppo consiliare, scomparso quattro anni fa, e sua sorella Maria Infante, consulente del lavoro, venuta a mancare pochi mesi fa.

Due figure il cui ricordo continua a vivere attraverso la volontà della famiglia e della comunità di dare forma a nuove iniziative di solidarietà. L’iniziativa è stata promossa dal dottor Giuliano D’Angelo, presidente della Croce Rossa Italiana – Comitato di Serre ODV, nell’ambito di un percorso che punta a rafforzare la presenza e il sostegno alle persone in condizioni di fragilità.

Il programma ha preso il via alle ore 18, presso lo Sportello Sociale della Croce Rossa Italiana, in via Zenone, con un momento dedicato alla memoria di Pasquale e Maria Infante. All’incontro sono intervenuti il consigliere regionale Franco Picarone, il presidente dell’Ente Riserve Foce Sele Tanagro Monti Eremita Marzano, Antonio Cuomo e il già sindaco di Eboli Massimo Cariello.

L’introduzione è stata affidata ad Annarita Longobardi della Croce Rossa Italiana, a nome del presidente D’Angelo. Nel corso dell’incontro, il ricordo personale e familiare si è intrecciato con una riflessione sul valore della solidarietà e sulla necessità di costruire strumenti capaci di rispondere ai bisogni concreti del territorio.

Particolarmente significativo l’annuncio del progetto della futura Fondazione Pasquale e Maria Infante, al quale stanno lavorando i familiari, tra cui Pierino Infante, insieme al fratello Gianino, a Franca Maratea, moglie di Pasquale, e ai figli Francesco e Federico. Una scelta che intende dare continuità ai valori umani e sociali legati alla memoria dei due fratelli, trasformando l’affetto e il ricordo in un’opportunità concreta di aiuto per gli altri.

Alle ore 19 la giornata si è conclusa con una fiaccolata commemorativa. La luce delle fiaccole ha accompagnato il momento di raccoglimento collettivo, diventando simbolo di affetto, vicinanza e memoria condivisa. La futura Fondazione: dalla memoria a un impegno duraturo. La nascita della Fondazione Pasquale e Maria Infante rappresenta uno dei passaggi centrali del percorso avviato dalla famiglia.

L’obiettivo è custodire nel tempo la memoria dei propri cari e tradurla in iniziative sociali, educative e sanitarie a beneficio della comunità. Il progetto guarda in particolare alle famiglie in difficoltà, ai bambini, ai giovani, agli anziani e a tutte le persone che vivono situazioni di vulnerabilità. Inclusione, sostegno e attenzione ai bisogni essenziali sono i principi che ispirano questa prospettiva.

La Fondazione, attraverso la collaborazione con la Croce Rossa Italiana e nel rispetto dell’autonomia dei rispettivi enti, potrà contribuire a sostenere attività di assistenza e prevenzione, favorendo una rete di aiuto capace di accompagnare le persone nelle diverse fasi della vita. “Una Mano Per…”: una rete di prossimità per chi ha bisogno. In questo percorso si inserisce anche “Una Mano Per…”, il progetto della Croce Rossa Italiana – Comitato di Serre, avviato nel 2017 a Santa Cecilia di Eboli per rispondere ai bisogni educativi e sociali dei bambini e delle famiglie.

L’esperienza maturata negli anni ha posto le basi per una nuova fase, orientata alla costruzione di una rete integrata di prossimità sociale, educativa e sanitaria. Accanto al doposcuola, all’inclusione e al sostegno alle famiglie, il progetto punta a rafforzare l’aiuto per le necessità quotidiane attraverso la raccolta e la distribuzione di generi alimentari, prodotti per l’igiene personale, abbigliamento e beni destinati all’infanzia. Sono inoltre previsti percorsi di ascolto e orientamento sociale, iniziative di sostegno psicologico e attività di prevenzione sanitaria, per avvicinare le persone più vulnerabili ai servizi e alle opportunità presenti sul territorio. Il ricordo che diventa futuro.

Il Memorial Pasquale e Maria Infante lascia alla comunità di Santa Cecilia un messaggio concreto: trasformare il dolore in solidarietà e la memoria in nuove opportunità per chi ha bisogno. Attraverso la futura Fondazione e il progetto “Una Mano Per…”, il ricordo di Pasquale e Maria potrà continuare a vivere in gesti di vicinanza, sostegno e attenzione alle persone più fragili.

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Melanoma: vaccino a mRNA, 90% dei pazienti senza metastasi a 30 mesi

Il vaccino a mRNA contro il melanoma ha un’efficacia senza precedenti su tutti i principali indicatori clinici: a due anni dal trattamento, l’82% dei pazienti affetti da melanoma cutaneo ad alto rischio operato è vivo e del tutto libero da recidiva (rispetto al 70% con la sola immunoterapia), mentre l’88,5% a 24 mesi e ben il 90% a 30 mesi non presenta metastasi a distanza. Complessivamente, la nuova terapia riduce del 42% il rischio di recidiva o morte e del 38% il rischio di metastasi a distanza rispetto al solo trattamento immunoterapico standard. Sono gli attesissimi risultati dello studio internazionale di Fase 3 INTerpath-001 sulla combinazione tra il vaccino personalizzato a mRNA “intismeran autogene” e l’immunoterapico pembrolizumab, presentati al congresso della Società Europea di Oncologia Medica (ESMO) a Madrid e pubblicati sulla rivista New England Journal of Medicine.

La ricerca ha visto un’imponente sperimentazione condotta su 1.137 pazienti con melanoma di stadio IIB, IIC, III e IV completamente resecato, distribuiti in 157 centri oncologici nel mondo, con l’Italia al primo posto nel mondo per numero di pazienti arruolati. Nello studio, l’immunoterapia con pembrolizumab è stata somministrata ogni 6 settimane per 9 cicli, mentre il vaccino è stato somministrato per via intramuscolare ogni 3 settimane per un totale di 9 dosi.

“I dati segnano una svolta fondamentale nella prevenzione delle recidive del melanoma, una patologia in cui evitare la ricaduta e la diffusione di metastasi rappresenta lo snodo cruciale per la guarigione dei pazienti operati – dichiara Paolo Ascierto, membro dello steering committee internazionale dello studio, professore ordinario all’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma -.

Con il vaccino a mRNA entriamo ufficialmente in una nuova era dell’oncologia: non somministriamo più una cura generica, ma riprogrammiamo il sistema immunitario per cacciare e distruggere il cancro nell’impronta unica di ogni singolo paziente”.

 

Il vaccino non ha infatti una funzione preventiva per le persone sane, ma è un trattamento terapeutico post-chirurgico rivolto a pazienti ad alto rischio che hanno già affrontato l’asportazione del tumore. “”Attraverso il sequenziamento genico del tessuto tumorale del singolo paziente – spiega Ascierto – l’intelligenza artificiale seleziona con precisione chirurgica fino a 34 neoantigeni più capaci di scatenare la risposta immunitaria. Si crea così un farmaco a mRNA “su misura” incapsulato in nanoparticelle lipidiche che, somministrato insieme all’immunoterapia, istruisce e attiva i linfociti T a eliminare ogni cellula tumorale residua”.

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L’IA è meno regolamentata di una lavatrice o del latte: chi risponde in caso di danni?

Una lavatrice ha una vita piuttosto tranquilla. Deve lavare, non allagare casa e, possibilmente, non prendere fuoco. Se succede, sappiamo come intervenire. Ci sono standard da rispettare, controlli da superare e qualcuno a cui chiedere conto. L’intelligenza artificiale, invece, ambisce a rivoluzionare l’umanità, ma quando sbaglia o causa un danno non è sempre chiaro chi debba risponderne.

L’IA oggi è considerata uno strumento e un’arma insieme

È il problema sollevato da Brad Smith, presidente di Microsoft, che in alcune recenti interviste all’emittente britannica Itv News e alla Bbc ha chiesto regole globali. «Oggi l’IA è meno regolamentata di una lavatrice, meno regolamentata di un cartone di latte», ha osservato. Smith ha descritto l’IA come uno strumento e un’arma insieme, sottolineando come il suo sviluppo proceda più velocemente delle misure di sicurezza. Una situazione che, a suo giudizio, non fa bene né al pubblico né al settore.

L’IA è meno regolamentata di una lavatrice o del latte: chi risponde in caso di danni?
Brad Smith di Microsoft (foto Ansa).

Con gli agenti autonomi il sistema può agire direttamente

Prendiamo un agente di IA che accede a un sistema informatico, esegue un’operazione non autorizzata e compromette dati sensibili. Chi deve risponderne? L’azienda che ha sviluppato il modello? Quella che lo ha integrato nei propri processi? O l’organizzazione che gli ha affidato il compito? Finché l’intelligenza artificiale produceva testi e immagini, una persona decideva se utilizzarli. Con gli agenti autonomi, invece, il sistema può agire direttamente. Diventa così più difficile individuare chi ha preso la decisione e chi avrebbe dovuto impedirla.

Gli sviluppatori dovrebbero rispondere per legge

Smith ha sostenuto che gli sviluppatori dovrebbero rispondere per legge se agiscono con negligenza e la loro IA provoca danni catastrofici. I governi dovrebbero inoltre poter ordinare lo spegnimento di un sistema, come possono tenere a terra un aereo. In gioco c’è la possibilità di controllare la tecnologia e di attribuire le responsabilità quando qualcosa va storto.

I modelli più avanzati vanno valutati e approvati

La proposta di Smith si articola in tre misure. Prima del rilascio, i modelli più avanzati dovrebbero essere valutati e approvati da esperti governativi, come succede per gli aerei di linea e per il latte. Durante il funzionamento, dovrebbe esserci un freno d’emergenza, il cosiddetto kill switch, per fermare un sistema che esce dai binari, soprattutto quando controlla dispositivi autonomi o infrastrutture critiche. Dopo un incidente, chi gestisce il sistema dovrebbe redigere un rapporto e avvisare le persone coinvolte, come già avviene in caso di violazione dei dati. Insomma, bisogna poter ricostruire che cosa è successo e stabilire chi ne risponde.

L’IA è meno regolamentata di una lavatrice o del latte: chi risponde in caso di danni?
Chi risponde in caso di danni provocati dagli agenti IA? (foto Ansa).

Microsoft non ha firmato l’accordo con le altre aziende del settore

Smith non esclude l’autoregolamentazione. Considera un passo avanti l’accordo definito moralmente vincolante, firmato a fine settembre alla Casa Bianca dai vertici di OpenAI, Anthropic, Nvidia, SpaceX, Meta e Google. Ma ritiene che non sia sufficiente, perché il problema riguarda anche le aziende meno responsabili. Microsoft non ha firmato l’accordo, anche se Smith si è detto disponibile a farlo.

L’Unione europea ha scelto una legge vincolante

Sul piano politico, le posizioni restano distanti. Donald Trump sostiene che il settore debba regolarsi da solo per non perdere terreno rispetto alla Cina. L’Unione europea ha scelto invece una legge vincolante, l’AI Act, entrato in vigore nel 2024. Una modifica datata 27 luglio 2026 ha rinviato alcune disposizioni sui sistemi ad alto rischio. Per quelli utilizzati in ambiti sensibili, come la selezione del personale e la valutazione del credito, gli obblighi scatteranno il 2 dicembre 2027. Per l’IA integrata in prodotti disciplinati dalla normativa europea di sicurezza, come i dispositivi medici, la scadenza è invece il 2 agosto 2028.

L’IA è meno regolamentata di una lavatrice o del latte: chi risponde in caso di danni?
Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Sundar Pichai ed Elon Musk alla cerimonia di insediamento di Donald Trump (foto Ansa).

Smith vorrebbe che fosse il Regno Unito a guidare la definizione di regole globali, facendo leva sull’AI Security Institute, che considera il migliore al mondo nel testare i modelli. A suo giudizio, Londra gode a Washington di una considerazione diversa da Bruxelles, un vantaggio per promuovere la cooperazione internazionale.

Chi sbaglia? Una questione concreta, oltre che giuridica

Il problema, infatti, è che l’intelligenza artificiale non si ferma ai confini nazionali e le responsabilità possono distribuirsi fra chi sviluppa un sistema, chi lo fornisce e chi lo utilizza. Per le imprese, sapere chi risponde di un errore diventa quindi una questione concreta, oltre che giuridica. Le prestazioni di un algoritmo non bastano a garantire affidabilità. Servono controlli verificabili e una catena di responsabilità definita. E finché le regole non chiariranno chi deve intervenire e chi deve rispondere, ogni impresa farebbe bene a porsi la domanda prima che sia a farlo un incidente.

Salernitana, Pagano: «Uniti si vince»

Dopo giorni roventi, Umberto Pagano torna a farsi sentire con un messaggio affidato ai social. L’amministratore delegato della Salernitana pubblica una storia con una foto del gruppo granata raccolto nei pressi della panchina di Serse Cosmi, accompagnata da poche parole: «Uniti si vince».

Un richiamo alla compattezza che arriva in una fase delicata, segnata dalle tensioni in città e dal confronto tra la tifoseria e l’allenatore al centro sportivo Mary Rosy, seguito dalla durissima presa di posizione dello stesso Pagano.

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Giugliano, ladri a casa di Alisson Santos: rubati gioielli e monili

Furto in casa del calciatore del Napoli Allison Almeida de Santos. Nelle prime ore di stamattina, secondo quanto rende noto la Prefettura di Napoli, l’attaccante, nella sua abitazione a Giugliano in Campania, appena sveglio si è accorto della presenza dei ladri in casa. Sarabbero stati portati via, un orologio e gioielli. Poi i malviventi sono scappati a bordo dell’auto di Allison Santos. Il veicolo è stato ritrovato dai carabinieri nel vicino comune di Villaricca. Al momento Allison Santos è infortunato. Ieri in occasione della partita Napoli-Roma era in tribuna ad assistere alla prova degli azzurri. A seguito di quanto accaduto, il Prefetto ha disposto una decisa intensificazione delle attività di vigilanza, con particolare attenzione alle zone residenziali e alle arterie di collegamento dell’area nord della città metropolitana, per prevenire la commissione di reati predatori e incrementare la percezione di sicurezza dei cittadini. L’argomento costituirà “oggetto di un approfondito esame” nel corso della prossima riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, alla quale saranno invitati a partecipare anche i sindaci dei comuni interessati per definire ulteriori strategie di contrasto alla criminalità diffusa.

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Zito: Cosmi non adatta per la Salernitana

Nel gennaio del 2016 fece una scelta molto coraggiosa, lasciando l’Avellino per accasarsi in una Salernitana fortemente a rischio retrocessione. Troppa, però, era la voglia di essere protagonista in uno stadio in cui, da avversario, aveva sempre lasciato il segno. A distanza di anni da un’esperienza intensa e, tutto sommato, soddisfacente, Antonio Zito segue ancora con affetto le sorti della Bersagliera ed è rammaricato per un avvio di stagione non all’altezza del blasone della piazza. Ecco quanto ha dichiarato in un’intervista esclusiva rilasciata a Cronache:
Si aspettava una partenza così negativa della Salernitana, distante già 11 punti dal primo posto?
“Devo essere sincero: non sono sorpreso. Sin dai primi giorni di ritiro percepivo ci fosse qualcosa che non andava. I calciatori sono arrivati in ritardo, l’allenatore manifestava una certa insoddisfazione e non vedevo un’organizzazione all’altezza di un club che punta a vincere il campionato. Quando si sommano tutti questi fattori è chiaro che i giocatori sono negativamente condizionati e l’attuale posizione anonima di classifica è lo specchio di una programmazione che non è mai decollata. A Salerno sembra quasi che non si riesca più ad alzare l’asticella, si rischia davvero di disperdere il patrimonio d’entusiasmo rappresentato dalla tifoseria”.
Cosmi furioso dopo la gara con la Scafatese: gesti contro i tifosi, sfogo verso i giornalisti, rischio esonero e ora una riconferma contro il parare degli ultras…
“Mi ha ricordato un po’ quello che successe con Sannino nel 2016. In quel caso, però, la società intervenne immediatamente cambiando allenatore anche per restituire serenità all’ambiente. Probabilmente Cosmi è esploso dopo aver accumulato una serie di tensioni che, alla lunga, non è riuscito a reggere. I calciatori, come detto, sono arrivati in ritardo e non è da escludere che non siano state mantenute tutte le promesse che erano state fatte. Per me non era il tecnico adeguato per una squadra che punta a vincere il campionato”.
Lei si sarebbe dimesso se gli ultras le avessero chiesto di farsi da parte?
“In questo caso devo dire che Cosmi ha fatto bene a non rassegnare le dimissioni. Toccava alla società intervenire valutando con attenzione la situazione e provvedendo a esonerare l’allenatore. In questo caso, però, saranno entrati in gioco anche fattori di tipo economico. In fondo il primo posto è lontanissimo e qualificarsi ai playoff è piuttosto semplice: perché cambiare guida tecnica e mettere un altro mister a busta paga? Credo che la riconferma nasca anzitutto da un ragionamento di questo tipo”.
Il ds ha contattato altri allenatori, gli ultras hanno “scaricato” l’allenatore. C’è il rischio che il gruppo si adagi sulla situazione e che prepari male la gara di Picerno?
“Anzitutto dico con sincerità che, se l’alternativa è Toscano, tanto vale tenersi Cosmi. Non è un tecnico che gode della mia stima calcistica e non mi pare che di recente abbia fatto grosse cose in una piazza altrettanto importante come Catania. Aggiungo: i giocatori sono professionisti e non credo che in campo si facciano poi condizionare da vicende esterne. Rappresentano un pubblico speciale ed è d’obbligo sudare la maglia”.
Lei diceva che Cosmi resta anche per una questione di budget. E pensare che questa società prospettava Europa e investimenti milionari…
“Io però non me la sento di dare tutta la colpa a Iervolino. E’ chiaro, però, che se nella tua mente hai un progetto top devi affidarlo a professionisti di spessore assoluto. Se da 2-3 anni l’andamento è sempre uguali e passi repentinamente dalla A alla C qualche domanda devi fartela. Lui ha delegato troppo spesso e, rispetto a risultati economici e sportivi così negativi, dovrebbe riprendere in mano la situazione e agire in prima persona ricordando che Salerno ha una tifoseria che deve calcare palcoscenici diversi. Tre indizi fanno una prova e questa serie di annate negative lasciano in eredità una serie di interrogativi ai quali solo lui potrà rispondere”.
Si può parlare di programmazione quando viene rinnovato il contratto a un ds che non vince e che cambia decine e decine di giocatori in 12 mesi sconfessando il suo stesso operato?
“Ritengo Faggiano un dirigente valido per questa categoria. Avrà commesso i suoi errori, però dobbiamo chiederci quali siano gli obiettivi, quale sia stato il budget e se abbia avuto carta bianca nella gestione complessiva. Nel calcio contano unicamente i risultati, ma non bisogna mai dimenticare come sia nata questa stagione”.
A questa Salernitana mancano leader?
“Vi faccio l’esempio della mia Salernitana. Nella stagione 2016-17 vedevo cose che non mi piacevano ed ebbi il coraggio e la personalità di incontrare un dirigente come Fabiani per dirgli chiaramente che mister Sannino e Rosina rappresentassero un problema. Mi assunsi una bella responsabilità, consapevole che in quella rosa nessuno avesse la forza per fare un discorso del genere a una società così navigata. Sarà un caso, ma quando andarono via o furono allontanati iniziammo a divertirci e conseguimmo risultati importanti. In questo gruppo manca una figura del genere. Tascone capitano? Un bravo ragazzo, indubbiamente. Ma per vincere serve altro alla Salernitana”.
Apriamo l’angolo amarcord…
“Presi una decisione coraggiosa: lasciai Avellino, con una buona classifica e una maglia da titolare, per accettare i “rivali” granata a rischio retrocessione. Era una sfida che mi intrigava ed era il mio sogno giocare a cospetto di una tifoseria tra le migliori in Italia. Alla lunga la mia scelta è stata capita e rispettata, ho sempre dato l’anima per le maglie che ho rappresentato e ricordo ancora con piacere lo striscione “Zito non si tocca” che fu esposto all’esterno dello stadio quando si parlava di un mio addio alla Salernitana. Ci siamo tolti belle soddisfazioni, con salvezze ai playout ma anche vittorie che sono rimaste nel cuore. Per le potenzialità di quegli organici avremmo potuto fare ancora meglio”.
E ora cosa fa Zito?
“Mi sarebbe piaciuto e mi piacerebbe impormi come allenatore, ma è un ambiente molto difficile. Nel calcio di oggi non si capisce più nulla, ci sono dinamiche antipatiche e proprio per questo posso capire l’insofferenza di Cosmi che ha vissuto un’epoca totalmente diversa e sicuramente migliore. Se non scendi a compromessi fai fatica, ma io non ho mai barattato con nulla la mia dignità umana e professionale. In determinate categorie il 90% degli allenatori si presenta ai dirigenti con uno sponsor. Il mio sponsor, invece, è il lavoro. A me piacciono il rapporto con la squadra, la quotidianità nello spogliatoio, le pressioni dei tifosi, i giudizi della stampa. Vivo di adrenalina e di emozioni. Questo sport invece sta andando in una direzione opposta”.
Gaetano Ferraiuolo

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Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna

«È un impresentabile dittatore. Non vado a incontrare un delinquente ladro come lui». È sempre il solito Javier Milei quello sbarcato a Madrid per la sua settima visita ufficiale in Spagna. Ufficiale sì, ma senza incontrare né re Felipe né Pedro Sánchez, vittima dei suoi insulti pronunciati durante il Forum Nueva Economía. Da lì, oltre alle offese personali nei confronti del premier iberico, il presidente argentino – che in patria ha tagliato la spesa pubblica con la motosega, a discapito dei ceti più vulnerabili – ha esortato gli spagnoli a «cacciare a calci» la sinistra al potere, rea di aver favorito gli arrivi di massa di migranti a Ceuta a fine luglio per meri fini elettorali. D’altronde «ogni immigrato equivale a un voto», ha detto entrando a gamba tesa nella campagna elettorale in vista del voto in programma il 29 novembre.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna

Persino Santiago Abascal si è tenuto alla larga

E se Milei ha snobbato le istituzioni spagnole per cercare unicamente il facile bagno di folla tra i sodali della destra, l’impressione è che questi ultimi abbiano fatto lo stesso con lui, cercando di tenersi alla larga. Cautela in vista dell’appuntamento con le urne, scrivono alcuni giornali. Quindi niente photo opportunity con il leader di Vox, Santiago Abascal, che, pur confermando la vicinanza con l’«amico», ha schivato lo scatto a causa di comizi già fissati in Galizia.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Il leader di Vox, Santiago Abascal (Ansa).

Certo, la visita di Milei non poteva essere ignorata: quindi ecco che all’appuntamento si è presentato Ignacio Garriga, il segretario generale del partito di estrema destra. Si è dimostrata prudente anche Isabel Díaz Ayuso: la governatrice della Comunità di Madrid (ala dura del Partido popular) ha sì incontrato il capo di Stato argentino, ma evitando un’accoglienza in pompa magna.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Isabel Díaz Ayuso, governatrice della Comunità di Madrid (foto Ansa).

Il governo spagnolo contro l’«indegno» comportamento di Milei

Chi non ha snobbato Milei è stato, invece, il governo spagnolo. La cui reazione ufficiale non si è fatta attendere. Attraverso un comunicato stampa, il ministero degli Esteri ha espresso la «più ferma condanna» per gli «insulti e le calunnie» rivolti a Sánchez, alla Spagna e ai suoi cittadini, bollando come «indegno» il comportamento del presidente con la motosega. «È vergognoso che il capo di Stato di una nazione sorella visiti il ​​nostro Paese con il solo obiettivo di fomentare il clima di polarizzazione e violenza», si legge.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Pedro Sánchez (foto Imagoeconomica).

Non ci ha girato tanto intorno nemmeno il Partito socialista di Sánchez, il Psoe, che ha rivestito la facciata della sua sede nazionale con un grande striscione su cui campeggia la scritta: “Ciao, Milei. Noi di sinistra ti diamo il benvenuto in Spagna, il Paese che cresce di più in Europa”.

Dal canto suo, Sánchez aveva già scelto la strada dell’ironia ancora prima dell’arrivo del presidente argentino, diffondendo sui social un video in cui si appropriava dell’insulto preferito da Milei: zurdo (sinistro). «C’è chi pensa di offenderci chiamandoci così», dice. «Se aumentare le pensioni ti rende uno zurdo, allora sono uno zurdo. Se dare ai genitori più tempo per godersi i propri figli ti rende uno zurdo, allora sono uno zurdo. Quindi sì, sono uno zurdo e ne vado fiero».

Il contropiede pop di Sánchez grazie alla canzone Fanático

Poi, dopo qualche ora, è arrivato un nuovo contropiede squisitamente pop. «Approfittando del fatto che sono in macchina, ascolto questo pezzo argentino. Mi piace tantissimo!», ha scritto il premier spagnolo postando uno screenshot del suo telefono mentre riproduceva Fanático, brano della cantante Lali Espósito.

La scelta non è casuale. Lali Espósito, l’Annalisa di Buenos Aires, è da mesi al centro di un duro scontro ideologico con il presidente del suo Paese. Dopo le primarie del 2023, l’artista aveva commentato la vittoria del leader ultra-liberista con un post («Che pericoloso, che triste»), scatenando la reazione di Milei, che l’aveva ribattezzata con disprezzo “Lali Depósito” per poi accusarla di essere a libro paga della sinistra.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
La cantante argentina Lali Espósito (foto Ansa).

La risposta dell’artista è arrivata nel 2024 proprio con Fanático, che ha raggiunto il quinto posto in hit-parade. «Viene a cercarmi, mangia i miei avanzi. Ce l’ho addosso, è come la mia ombra. È il mio fanatico, mi fa impazzire. Sogna di me tutta la notte e si tocca», recita il ritornello della canzone il cui videoclip è interpretato da un uomo con basettoni e giacca di pelle nera che parla e gesticola alla maniera di Milei.

La schermaglia sull’asse Madrid-Buenos Aires riapre una ferita mai sanata. Già nel maggio 2024, ospite a Madrid di un evento di Vox, Milei aveva definito «corrotta» Begoña Gómez, moglie di Sánchez, provocando il richiamo dell’ambasciatrice spagnola in Argentina e l’inizio di un gelo diplomatico permanente.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Begoña Gómez col marito Pedro Sánchez (foto Ansa).

Non che il premier spagnolo sia l’unico finito nel mirino del presidente argentino che, fin dai primi mesi di mandato, ha collezionato incidenti diplomatici con i principali governi dell’America Latina: ha dato del «lurido delinquente socialista» al presidente brasiliano Lula, sostenendo l’ipotesi di brogli in vista delle elezioni; ha definito il colombiano Gustavo Petro un «assassino terrorista»; ha apostrofato come «ignorante» l’allora presidente messicano López Obrador, si è scontrato duramente con il regime venezuelano di Nicolás Maduro e con il boliviano Luis Arce.

Il leader del Psoe ha sottolineato la complicata situazione argentina

Intanto, consapevole che non sarà un po’ di pop a farlo salire nei consensi, Sánchez ha avvertito il Paese che se il Pp e Vox dovessero vincere le elezioni, imporranno in Spagna le stesse politiche che Milei ha adottato in Argentina. Il leader socialista ha ricordato gli «11 milioni di argentini» che sopravvivono nell’economia sommersa, mentre in Spagna ci sono 22,6 milioni di occupati grazie, sostiene, alla riforma del lavoro promossa dal suo governo. E ancora la riduzione del 40 per cento del salario minimo in Argentina, a fronte dell’aumento del 66 per cento voluto dal suo esecutivo.

Milei, la diplomazia degli insulti e gli effetti sul futuro di Sánchez in Spagna
Il leader del Partido popular, Alberto Núñez Feijóo (foto Ansa).

D’altronde la priorità è provare a invertire il trend segnalato dai sondaggi. Secondo le ultime rilevazioni di Rtve, la tivù pubblica spagnola, il Psoe scenderebbe a 106 seggi (contro i 121 del 2023). Con l’appoggio dei partiti che hanno sostenuto Sánchez nel 2023, si arriverebbe a 148 seggi, troppo sotto rispetto ai 176 necessari per avere la maggioranza. Di contro, il Partido popular di Alberto Núñez Feijóo otterrebbe 135 seggi che, sommati al boom di Vox (accreditato di 65 seggi, 32 in più rispetto al 2023), porterebbero la destra a quota 200 parlamentari.

Lega, la chat ‘Senatori giusti’ per “accerchiare” Romeo al congresso

Il grande protagonista del primo giorno di congresso della Lega è stato Massimiliano Romeo. Doveva essere l’assise del plebiscito per Matteo Salvini, rieletto per alzata di mano dai delegati che lo avevano già scelto un anno e mezzo fa. E invece gli elogi per il segretario sono stati brevi e limitati. Non che la stragrande maggioranza dei delegati presenti sia contraria a un bis del fu Capitano, anzi. Tutti ne hanno sottolineato l’impegno, qualcuno ha elencato i risultati ottenuti da ministro delle Infrastrutture e Trasporti (non tutti realizzati, per la verità). Ma è mancato un approfondimento politico reale. Né avrebbe potuto esserci. Perché tutti gli interventi si sono concentrati sugli attacchi al segretario della Lega lombarda.

Lega, la chat ‘Senatori giusti’ per “accerchiare” Romeo al congresso
L’intervento di Massimiliano Romeo in sala stampa (L43).

Chi è in pole per sostituire Romeo come capogruppo

Lo ha capito lo stesso Romeo che nel suo intervento ha chiesto tempo supplementare al presidente Lorenzo Fontana. «Visto che il congresso lo avete convocato per me, puoi concedermelo», è stata la battuta al vetriolo. Prima di lui, due segretari poco conosciuti, l’emiliano Matteo Rancan e Marco Dreosto del Friuli-Venezia Giulia, lo avevano accusato di aver sollevato polemiche per questioni «personali».

Lega, la chat ‘Senatori giusti’ per “accerchiare” Romeo al congresso
Matteo Rancan e Marco Dreosto (da Instagram).

Romeo ha replicato difendendo la sua iniziativa politica volta, ha ricordato, solo a risollevare le sorti del partito minacciato dalla discesa nei consensi. Sembra invece che chi sia mosso da questioni personali sia proprio il senatore Dreosto, raccontano alcuni big lombardi. Il friulano sarebbe in pole, insieme a un altro tra i più critici di Romeo, il pugliese Roberto Marti, per sostituirlo alla guida del gruppo al Senato. Una sostituzione che pare già realtà sui cellulari di diversi esponenti leghisti di Palazzo Madama, che hanno dato vita al gruppo di Whatsapp “Senatori giusti”, usato al congresso per esultare e sollecitare gli interventi contro Romeo. Insomma, mai un segretario della Lega lombarda è stato guardato a vista e ritenuto così pericoloso dai tempi in cui la costola da cui ha avuto origine la Lega Nord era guidata da Umberto Bossi.

Un coordinatore federale per “commissariare” i segretari regionali

Il Max di Monza è stato infatti accerchiato in tutti i suoi ruoli: non solo rischia il posto da capogruppo, ma Salvini ha creato una nuova carica che sembra fatta apposta per commissariarlo. Nel nuovo statuto approvato è stato infatti introdotto, oltre all’organismo della segreteria politica, anche il nuovo incarico di coordinatore federale, che sovrintenderà l’operato di tutti i segretari regionali. E Salvini avrebbe l’intenzione di affidare il ruolo al fedelissimo Claudio Durigon. Per neutralizzare l’altra parte dei ‘nordisti’, i governatori Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga (assente per la cresima della figlia) e il presidente della Provincia di Trento Maurizio Fugatti, il segretario uscente ha poi provato a portare dalla sua parte Luca Zaia, il più recalcitrante della ‘banda’ a esprimere critiche in pubblico.

Lega, la chat ‘Senatori giusti’ per “accerchiare” Romeo al congresso
Claudio Durigon (Ansa).

Zaia e i sospetti dei lombardi

Dopo aver attaccato il «metodo sbagliato» di Romeo, durante il punto stampa Durigon ha tentato di ‘stanare’ l’ex doge dicendo ai giornalisti che con tutta probabilità Salvini chiederà a Zaia di entrare nella segreteria politica. I lombardi non si fidano del veneto e sono convinti che abbia già stretto un accordo in cambio di una candidatura alle Politiche. Lui per ora nega ma sarà difficile rifiutare il posto. Certo non è la soluzione forte auspicata da Fugatti dal palco: Zaia e Giancarlo Giorgetti vicesegretari prima delle elezioni.

Occhi puntatati alle percentuali

Quest’ultimo, sostituito da Fontana alla presidenza del congresso, è parso in secondo piano nella prima giornata di assise. Felpa blu con il cappuccio, outfit e aria dimessi, è rimasto a sedere di fianco a Salvini e Roberto Calderoli durante tutti gli interventi. Presto si saprà che percentuale avrà ottenuto quello che tutti considerano il suo candidato, l’amico Massimo Garavaglia. Ma in un congresso che appare del tutto blindato, il numero da cerchiare in rosso è quello vicino al nome di Salvini. Se, infatti, sarà eletto con meno dell’80 per cento dei consensi da un’assemblea di partenza a lui tutta favorevole, vorrà dire che, nel segreto dell’urna, qualche delegato avrà voluto mandare un messaggio. La differenza la potrebbero fare le schede bianche.

Lega, la chat ‘Senatori giusti’ per “accerchiare” Romeo al congresso
Matteo Salvini e Massimo Garavaglia (fonte Lega).

Editoriali: La magia della lettura che conduce alla verità

La magia della lettura che conduce alla verità

di Arturo Fabra

Perché leggiamo? La domanda sembra semplice, quasi ingenua, eppure contiene qualcosa di irriducibile. Possiamo rispondere che leggiamo per conoscere, per imparare, per informarci, per passare il tempo. Ma nessuna di queste risposte sembra esaurire davvero il mistero che si apre quando prendiamo in mano un libro e cominciamo a leggere. Forse leggiamo perché, per qualche ora, desideriamo essere qualcun altro. Entrare in un libro significa accettare un patto. Non è un contratto scritto, non contiene clausole né firme, eppure è sorprendentemente vincolante. Lo scrittore ci chiede di seguirlo in un luogo che non esiste, o che esiste soltanto nella sua coscienza, e noi accettiamo di farlo. Accettiamo di credere, almeno temporaneamente, a ciò che... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 25 ottobre 2026 - articolo di Arturo Fabra

Racconti: Trouble Every Day

Trouble Every Day

di Enrico e Roberto Del Piano

[…] Don’t you know […]   (Trouble Every Day, 1966, Frank Zappa)   NB: a seguito di regole che comprendiamo e condividiamo solo in parte, non ci azzardiamo a fare una citazione più lunga di questa; comunque, se desiderate farlo, potete trovare il testo completo del brano al link alla fine del racconto.   Mi chiamo Dario. Dario de Giudici. Sui social ho un nome diverso; anche i racconti e i romanzi che scrivo sono pubblicati con un nome diverso. Mi sono laureto in fisica delle particelle e ho collaborato per diversi anni con l’Università di Stanford e il CERN, nei loro laboratori; adesso però mi occupo di altro. Di molte altre cose. Una di queste riguarda la mia passione per la fantascienza: scrivo racconti e... - Leggi l'articolo

 

NARRATIVA - Racconti brevi - 25 ottobre 2026 - articolo di Enrico e Roberto Del Piano

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio delle settimane di Stranimondi

Fantascienza.com, il meglio delle settimane di Stranimondi

I ritorni di Stargate e X-Files, le date di Starfleet Academy, VisionQuest su Disney+, Clayface e Klara e il sole al cinema e naturalmente i Premi Italia e Stranimondi

Fare Stranimondi, per chi come noi non solo ha una casa editrice che espone – e che pubblica un sacco di novità – ma fa anche parte dell'organizzazione, è un impegno non da poco. Che non si esaurisce nemmeno finita la fiera, perché i giorni successivi bisogna recuperare le tante cose rimaste indietro. C'è soddisfazione però. Perché questa Stranimondi 2.0, nuova sede, nuovi orizzonti, è filata liscia come l'olio. Qualcosina da rivedere c'è, certo, ma tutto ha funzionato a dovere e tutti sono stati soddisfatti, e questo... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 25 ottobre 2026 - articolo di S*

Radio Libera Albemuth : Provaci ancora, Broccoli!

Provaci ancora, Broccoli!

Una rubrica sui topos della fantascienza, alla segnalazione di opere particolarmente interessanti di cinema/libri/anime alla riflessione aperta sullo scrivere fantascienza (worldbuilding, coerenza scientifica, ecc…).

di Andrea Cattaneo

Signor Broccoli. È così che lo chiamano tutti a bordo dell’Enterprise-D. Alle sue spalle, naturalmente. Il soprannome è nato quasi per gioco, una di quelle cattiverie leggere che si possono dire in un episodio di Star Trek, ed è piaciuto a tutti. Il diretto interessato, Reginald Barclay, lo scopre quando scappa al capitano Picard. Ironia della sorte, proprio lui che aveva condannato l’uso del soprannome. Reginald incassa in silenzio, sguardo basso. È abituato. Il personaggio di Barclay è entrato in Star Trek: The Next Generation nel 1990 (Hollow Pursuits) dalla porta di servizio, quella da cui passano i personaggi destinati a durare un episodio. Non è un eroe, non spicca per niente. Eppure resta, torna, attraversa due serie... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Radio Libera Albemuth - 25 ottobre 2026 - articolo di Andrea Cattaneo

Inside Science Fiction: Nostalgia del presente

Nostalgia del presente

Il passato e la verità storica.

di Antonino Fazio

Nel saggio Nostalgia for the Present (South Atlantic Quarterly, 38, 2, 1989, 517-537) Fredric Jameson prende le mosse dal romanzo di Philip Dick del 1959 Time out of Joint (L’uomo dei giochi a premio, Urania 491, Mondadori, 1968) ambientato in una piccola cittadina californiana degli anni Cinquanta. Jameson cita alcuni degli elementi che servono a caratterizzare il periodo, e precisa che tale elenco non è una lista di fatti storici (benché gli elementi in sé non siano inventati, e dunque siano, in un certo senso, “autentici”) ma che si tratta di “stereotipi” culturali, come dire che sono idee su fatti e realtà di tipo storico. Si noti che non si tratta di dover ricostruire il periodo (per chi ha letto il romanzo, il verbo... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Inside Science Fiction - 25 ottobre 2026 - articolo di Antonino Fazio

Dall’Italia: Fantascienza queer, una visione alternativa della sessualità

Fantascienza queer, una visione alternativa della sessualità

Che cosa s'intende per queer nel mondo della science fiction?

di Carmine Treanni

Sulla Terra erano conosciuti come gli uccelli dell'amore, anche se erano umanoidi e per i nove giorni della loro permanenza, conquistarono il cuore degli umani. Erano originari del misterioso pianeta Dirbanu, che non aveva mai avuto contatti con la Terra, ma quando il governo seppe della presenza di due dei loro abitanti sul nostro pianeta ne reclamarono l’estradizione. Così due umani, Rootes e Grunty, furono incaricati di riportare indietro i due alieni. Rootes è il capitano, un donnaiolo arrogante e loquace, mentre Grunty, che più che parlare grugnisce, è un poeta. I due amici sono rinomati negli ambienti spaziali per la loro efficienza e la capacità di lavorare in sintonia, rifiutando categoricamente di viaggiare con altri colleghi. Grunty... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Dall'Italia - 25 ottobre 2026 - articolo di Carmine Treanni

Dall’estero: Una polemica queer nel mondo della fantascienza inglese

Una polemica queer nel mondo della fantascienza inglese

I fan e i lettori di fantascienza sono bigotti?

di Carmine Treanni

Alex Dally MacFarlane Nel gennaio del 2014, la poetessa e scrittrice di fantascienza Alex Dally MacFarlane pubblicò un post sul sito della casa editrice Tor.com, poi ripreso da reactormag.com, dal titolo Post-Binary Gender in SF: Introduction, il cui fulminate incipit era questo: “Voglio porre fine alla rappresentazione binaria del genere nelle storie di fantascienza”. Quella della MacFarlane è una presa di posizione che semplicemente prendeva atto della presenza anche nella fantascienza di una sessualità più varia, che andava oltre la dualità maschio/femmina. Ma che cosa intendeva la scrittrice con genere post-binario. Ecco la sua definizione: Nella fantascienza, il genere post-binario rappresenta il riconoscimento che il genere... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'estero - 25 ottobre 2026 - articolo di Carmine Treanni

Editoria: Per una teoria queer in fantascienza

Per una teoria queer in fantascienza

Qual è il potenziale della science fiction con protagonisti personaggi LGBTQ+?

di Carmine Treanni

Il romanzo La mano sinistra delle tenebre o La mano sinistra del buio, come è stato di recente ritradotto in Italia, di Ursula K. Le Guin è quello che viene regolarmente citato nelle discussioni sulle teorie queer in fantascienza come esempio per spiegare ciò che s’intende per queer. La Le Guin immagina una società, quella dei Getheniani, in cui il sesso biologico stesso è radicalmente alterato, dove gli abitanti del pianeta Gheten hanno un ciclo sessuale biologico della durata di un mese, durante il quale si trovano in una fase latente (somer) o sessualmente attiva (kemmer). Nella fase kemmer, qualsiasi Getheniano può assumere temporaneamente caratteristiche sessuali fisiche maschili o femminili. La mano sinistra delle tenebre... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 25 ottobre 2026 - articolo di Carmine Treanni

Servizi: VisionQuest, quando l’artificiale cerca di essere umano

VisionQuest, quando l'artificiale cerca di essere umano

La nuova serie TV targata Marvel racconta il framma morale di Visione, Il personaggio più "sintetico" della Casa delle Idee.

di Arturo Fabra

Ci sono supereroi Marvel che nascono per vincere. Altri nascono per vendicarsi, per redimersi, per proteggere qualcuno o semplicemente per dimostrare al mondo di essere i più forti. Visione, invece, sembra essere nato soprattutto per porsi una domanda: che cosa significa essere una persona? È una domanda curiosamente umana, soprattutto se a porsela è un essere artificiale. Da più di mezzo secolo, Visione attraversa la storia della Marvel come una sorta di anomalia filosofica ambulante: un costrutto progettato come arma che desidera diventare individuo, una macchina che cerca emozioni, un androide che si innamora, costruisce una famiglia, perde la propria identità e, infine, scopre che persino i suoi ricordi potrebbero non appartenergli... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 25 ottobre 2026 - articolo di Arturo Fabra

Servizi: Andrea Micalone: “Tra passato e futuro, vi racconto un enigma storico”

Andrea Micalone: `Tra passato e futuro, vi racconto un enigma storico`

Intervista all'autore vincitore del premio Urania 2025 con Fenomeno Norimberga.

di Arturo Fabra

Come di consuetudine a Ottobre Urania esce con il romanzo vincitore dell’omonimo Premio, quello di quest’anno è Fenomeno Norimberga di Andrea Micalone, che accettato di farsi intervistare. Complimenti per la vittoria del più prestigioso premio letterario della fantascienza italiana, il tuo romanzo prende spunto dall'evento reale del 14 aprile 1561, quando gli abitanti di Norimberga assistettero a un presunto scontro di "sfere, dischi e tubi volanti" nei cieli della città tedesca (immortalato nella famosa xilografia di Hans Glaser), vuoi aprire l’intervista con un “teaser no spoiler” e qualche nota biografica?  Il romanzo parte dal misterioso fenomeno celeste di Norimberga, un evento tanto enigmatico quanto affascinante. Sin... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Interviste - 25 ottobre 2026 - articolo di Arturo Fabra

Servizi: L’Ada Lovelace Day, il giorno in cui si festeggia la scienza delle donne

L'Ada Lovelace Day, il giorno in cui si festeggia la scienza delle donne

La ricorrenza internazionale, che cade il secondo martedì del mese di ottobre, celebra i successi delle donne nelle discipline STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). 

di Franco Piccinini

Ada’s Day, o meglio Ada Lovelace Day (ALD) è una ricorrenza annuale fondata nel 2009, che si festeggia il secondo martedì del mese di ottobre che quest’anno è stato il 13. La celebrazione si tiene il secondo martedì di ottobre e si svolge un po’ in tutto il mondo, anche se non è riconosciuta come una ricorrenza ufficiale. Poco male, visto che anche altre date hanno subito la medesima sorte. La giornata mondiale della matematica, per esempio, ha recentemente incorporato il Pi Greco Day, cancellando quest’ultima ricorrenza che era molto sentita – soprattutto nelle scuole. La giornata è dedicata alla pioniera dell’informatica Ada Lovelace, con l’intento di celebrare e sostenere i successi delle donne... - Leggi l'articolo

 

SCIENZA - Contact - 25 ottobre 2026 - articolo di Franco Piccinini

Servizi: Votoms: tra Apocalypse Now e Sam Peckinpah, ma con i robot

Votoms: tra Apocalypse Now e Sam Peckinpah, ma con i robot

In catalogo su Netflix, il noto anime creato da Ryōsuke Takahashi, di cui a novembre esce in Giapone un film.

di Vincenzo Graziano

«Alcuni descrivono la guerra come una cosa “inumana”, ma ritengo che sbaglino. È una cosa estremamente umana.» Ryōsuke Takahashi A oltre quarant'anni dal debutto, il capolavoro nichilista e industriale di Ryōsuke Takahashi torna a guardare al cinema. E lo fa nel modo più sorprendente possibile: attraverso Mamoru Oshii, uno dei registi che più di ogni altro ha saputo trasformare l'animazione giapponese in cinema d'autore. Armored Trooper Votomos: Die Graue Hexe, prima parte di un nuovo progetto cinematografico in due capitoli, arriverà nelle sale giapponesi il 20 novembre 2026. Ambientato ancora una volta nell'universo della Guerra dei Cento Anni, il film trasporta però la vicenda in una fase precedente alla storia... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 25 ottobre 2026 - articolo di Vincenzo Graziano

Anteprime: Fai che la morte ti colga vivo

Fai che la morte ti colga vivo

Pubblichiamo il primo capitolo del nuovo romanzo dell'autrice di Parola di Alieno.

di Daniela Piegai

1. Capitano   Il mio nome è Capitano, e così si chiamò mio padre, e suo padre prima di lui. Sono nato in mezzo al deserto, ai tempi in cui la gente ancora si leccava le ferite dopo la Guerra, quella in cui gli uomini cercarono di imbrigliare il Tempo, e il Tempo tirò un colpo di coda e mise tutti in ginocchio. Mia madre fu il mio primo amore, e poi venne la luce del sole sulle dune, e il pugnale di mio padre, e una ragazzetta dal naso sporco e dagli irresistibili occhi neri. A vent’anni dimenticai tutto, per amare una fortezza stregata: avrei dato l’anima per conquistarla. E come tutte le cose, quando l’ebbi avuta, mi accorsi che dovevo correggere il tiro e amai la ragazza che l’abitava. Finì male: la fortezza era un... - Leggi l'articolo

 

NARRATIVA - Racconti lunghi - 25 ottobre 2026 - articolo di Daniela Piegai

Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession

Milano blindata, congresso blindato. Senza soluzione di continuità. Prima di arrivare in City Life, all’Allianz MiCo, per partecipare all’assise straordinaria della Lega che domenica lo confermerà segretario, Matteo Salvini si è concesso un sopralluogo nel centro presidiato dai parà. Un congresso blindato non solo per il leader ma anche per la stampa costretta a seguire gli interventi in streaming su due maxi schermi. Taccuini dunque tenuti a distanza di sicurezza dai delegati riuniti al piano di sopra, inavvicinabili. 

Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Matteo Salvini nel centro di Milano, nelle zone colpite dai saccheggi dello scorso fine settimana (Ansa).

Romeo nel mirino

Di «chiacchiericcio», del resto, ce n’è stato fin troppo, almeno secondo il verbo salviniano ripetuto sul palco. Le polemiche finite sui giornali, per il segretario siciliano Nino Germanà, avrebbero danneggiato la Lega quasi più della fuoriuscita di Roberto Vannacci.

Uno storyboard a effetto

Alla fine è questo il peccato originale di Massimiliano Romeo: aver lavato i panni sporchi sui giornali. Ha sbagliato «il metodo e il modo», sottolinea non a caso il vicesegretario Claudio Durigon, «non si va sulla stampa, si va nel partito». Niente di personale, però: «Non è un giudizio contro Romeo», puntualizza, «l’unica cosa che è uscita dal congresso è che il metodo è sbagliato».

Seguendo la maggior parte degli interventi, però, l’impressione è esattamente quella di assistere a un processo al segretario della Lega lombarda. Quando Romeo prende la parola ricordando di non aver mai chiesto un passo indietro a Salvini ma solo una gestione più collegiale del partito, e che «il problema non è dentro la Lega ma è la gente fuori che non ci vota più», la “regia” indugia su chi in platea, come la ministra Alessandra Locatelli, scuote il capo con disappunto. Prima era successo con l’ingresso “epico” in sala di Attilio Fontana, l’altro “villain” di questo western alla padana. Con le foto di Salvini e lo sfidante Massimo Garavaglia. E con Salvini e Giancarlo Giorgetti, seduti uno accanto all’altro, ripresi a parlottare. Quasi a sciogliere visivamente il gelo tra i due di cui si è dato conto negli ultimi giorni.

Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession
Il congresso della Lega? A metà tra un western padano e Succession

Zaia in versione democristiana

All’improvviso il colpo di scena. Romeo rompe la quarta parete e senza essere annunciato via chat, si palesa la sala stampa finendo accerchiato da telecamere e microfoni. Pochi minuti e arriva pure Luca Toccalini che, trovandosi di fronte al capannello improvvisato, scambia due parole con l’ufficio stampa per poi dileguarsi rapido dietro le quinte. L’attenzione si riaccende con gli interventi dei “governatori“. Fontana stigmatizza l’inclinazione sull’estrema destra del partito, deriva che «non fa parte del nostro dna» (concetto ribadito anche da Riccardo Molinari). Mentre Maurizio Fugatti, presidente della provincia autonoma di Trento, indica la strada: «Recuperare l’identità leghista per tornare in doppia cifra e riconquistare gli elettori del Nord oggi attratti da Fratelli d’Italia».

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Poi è il momento dell’ex doge, Luca Zaia, che dopo un elogio al «sovranismo liberale» e all’annuncio di una mozione unitaria nordista, conclude alla democristiana: «Per me, il congresso si chiude con una assunzione di nuovi programmi e punti e poi spero che chi avrà perso dirà che anche lui “è il mio segretario”». Amen. Per il presidente del Consiglio regionale del Veneto tra l’altro pare sia in ballo un ruolo nella nuova segreteria politica. 

Tutto secondo copione, insomma. E la scelta di utilizzare la colonna sonora di Succession per lanciare ogni intervento era lì a confermarlo. Matteo Salvini come l’inaffondabile Logan Roy, il cui potere assoluto è costantemente insidiato dai figli, combattuti tra amore, affetto, paura, odio e ambizione? L’importante è che resti tutto in famiglia.