“Non avere paura della morte, fa meno male della vita”. Roberto Racinaro avrebbe potuto salutare così il mondo con le parole del poeta e cantautore statunitense Jim Morrison dopo aver patito ingiustamente il carcere per 21 giorni, accusato di reati infondati contestati a lui, giovane rettore dell’università di Salerno poi assolto definitivamente dopo 30 anni di gogna giudiziaria. A Roberto Racinaro la giustizia del mondo si era rivelata rovesciata nel suo contrario, come amava dire Hegel, uno dei filosofi da lui più amati e studiati. L’unico affronto che Racinaro non potè vedere fu la carriera del suo giudice accusatore con le stesse modalità premiali per i giudici che mandarono in galera Enzo Tortora. Promossi per meriti del martirio imposto con il malsano eccesso di giustizia, mascherato dal frastuono orchestrato dalla fuffa giudiziaria che ha fatto vittime incalcolabili. Stamattina, alle 9,30, il nuovo tunnel trincerone Salerno, che funge da bretella di collegamento tra l’area, via Santi Martiri, via Dalmazia e la Cittadella giudiziaria, sarà intitolato all’ex rettore dell’Università di Salerno, Roberto Racinaro. Sarà il sindaco Vincenzo De Luca a tagliare significativamente il nastro dell’opera proprio a due passi dalla Cittadella Giudiziaria che sostituì il vecchio Palazzo di Giustizia noto a Racinaro e con la sua sofferenza scritta indelebilmente sulle pareti. Basterebbe solo questo accostamento geografico ad annullare le voci di dissenso di una città che aveva già dimenticato il sacrificio civile di Roberto Racinaro. Si concluse dopo sedici anni, con una clamorosa assoluzione, la controversa vicenda giudiziaria archiviata come “scandalo dell’Università di Salerno” che il 2 giugno 1995 portò in carcere con 27 capi d’accusa da brivido (anche il concorso in associazione a delinquere), Roberto Racinaro, rettore dell’Università di Salerno. Racinaro aveva 47 anni ed eletto Rettore dopo il rettorato del giurista cattolico Vincenzo Buonocore, Roberto Racinaro, mentre era in cella, fu eletto per la quarta volta ma si dimise per evitare uno scontro istituzionale. Fu nel 2023 che la Commissione Toponomastica e il sindaco Enzo Napoli accettarono la proposta del deputato salernitano Tino Iannuzzi. Avvenimento che oggi concretizzerà il sindaco Vincenzo De Luca. Le accuse contro Roberto Racinaro furono prodotte dall’inchiesta dell’allora giovane sostituto procuratore della Repubblica Filippo Spiezia poi passato ad Euro just e per un anno procuratore della Repubblica di Firenze. A niente nel giugno 2018 valsero le ragioni degli avvocati Gerardo Grisi, Vincenzo Siniscalchi e Gaetano Balice a sostenere la infondatezza dell’ accusa contro Racinaro. I giudici accolsero le ragioni del gip Oliva a sostegno delle accuse della Procura. Poi falcidiate dal Tribunale del Riesame con la definizione di “carcerazione illegittima” per Racinaro . Pagina ingloriosa fu quella scritta dall’Università di Salerno. Il Consiglio di Stato mise fine al contenzioso tra i familiari dell’ex rettore e l’Unisa. Proprio l’Università di Salerno ha dpbuto pagare le spese legali per quel lunghissimo processo al professore Roberto Racinaro. Un “conto” da 500mila euro. E’ l’ultimo atto di una triste vicenda giudiziaria, a distanza di quasi 30 anni dall’arresto, di 14 anni dalla definitiva assoluzione, di 7 anni dalla morte del filosofo. Roberto Racinaro, fu filosofo tra i più grandi studiosi di Hegel, Adler, Kelsen, Rathenau e Scheler, ex rettore dell’Università degli studi di Salerno, presso lo stesso ateneo aveva insegnato, tra l’altro, Filosofia teoretica, Storia della Filosofia e Filosofia politica. È stato anche consigliere regionale con Antonio Bassolino nella lista Margherita per volere espresso di Ciriaco De Mita con il quale fecero un libro sulla stagione repubblicana del Novecento. La Sala del Senato accademico dell’Università porta, non a caso, il suo nome, così come la sala del Consiglio Regionale per le riunioni dei capigruppo. A Napoli la voce di Annamaria Magini, vedova Racinaro a Napoli ricordò l’uomo che fu filosofo senza mai smettere di essere politico e fu politico proprio in quanto filosofo perché disse la vedova «ci insegnò ad avere coraggio, a non dimenticare mai i valori fondamentali che hanno a che fare con la libertà di colui che è in grado di ‘gettarsi indietro sulla destra il mantello’, come si addice a persona» che «proviene dalla libertà» e che gode sempre della libertà che la penna e il pensiero gli garantiscono, anche nella cella da cui la sua innocenza non poté salvarlo. Oggi Salerno lo ricorda come è giusto che sia.
Nuove tensioni tra Russia e Nato: un drone che ha violato nella notte lo spazio aereo della Lituania, entrando dalla Bielorussia, «è stato rapidamente abbattuto» da caccia dell’Alleanza atlantica. Lo ha reso noto il presidente lituano Gitanas Nauseda, aggiungendo: «Mentre la Russia intensifica la sua aggressione contro l’Ucraina, una tale preparazione è vitale per la nostra regione. Insieme ai nostri alleati della Nato, la Lituania difenderà il proprio spazio aereo». L’operazione è stata compiuta da due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell’Aeronautica Militare italiana.
A drone that just entered Lithuanian airspace was destroyed by NATO fighter jets. I thank Allied personnel for their swift response.
With Russia intensifying its aggression against Ukraine, such readiness is vital for our region. Together with our NATO Allies, Lithuania will…
Si tratta del secondo drone russo abbattuto nei cieli baltici
Il drone è precipitato in una zona rurale vicino al lago di Kaunas, nella parte centrale del Paese baltico. Le ex repubbliche sovietiche registrano regolarmente intrusioni di droni stranieri nei propri territori. Ma questo è solo il secondo abbattimento nei cieli baltici dall’invasione russa dell’Ucraina del 2022: il primo si è verificato il 19 maggio di quest’anno, quanto la polizia aerea Nato ha intercettato un velivolo senza pilota nello spazio aereo estone.
Nella tarda serata di ieri, due caccia Eurofighter F-2000 della Task Force Air “Baltic Thunder III” dell’#AeronauticaMilitare sono decollati in modalità #scramble nell’ambito della missione #NATO di difesa aerea sul fianco orientale dell’Alleanza, in seguito alla violazione dello… pic.twitter.com/C2UOIvTQET
Fregata russa lancia razzi contro un elicottero danese
Poco dopo, è arrivata anche la notizia di una fregata russa che ha lanciato due razzi di segnalazione verso un elicottero militare danese in acque internazionali, al largo della costa della Danimarca, mancando di poco il velivolo. Lo ha reso noto in un comunicato l’esercito del Paese nordico, membro della Nato, spiegando che l’elicottero stava svolgendo una missione di routine per fotografare la nave russa. Copenaghen convocherà l’ambasciatore di Mosca per discutere dell’incidente, ha annunciato il ministro della Difesa Jeppe Bruus.
L’appuntamento era rigorosamente per le otto del mattino. A quell’ora iniziava il mitico torneo di tressette tra Ciriaco De Mita e Nicola Sateriano, mitico democristiano del Golfo di Poliastro che è scomparso ieri. Quelle lunghissime ore delle partite a carte giocate da Ciriaco e Nicola avevano un andamento lento ma rigoroso, fino a diventare accesi contrasti di gioco appena mitigati alla pazienza di Antonio Valiante spettatore tranquillo ma equidistante nella valutazione dei giocatori. E quando Antonio non ce la faceva più a trattenere il dissidio con le carte napoletane tra Ciriaco e Nicola chiamava in aiuto la signora Maria Rina che dal 1974 era dirimpettaia di Nicola con il suo ristorante Il Ghiottone. Nicola, l’ultimo ineffabile democristiano del Golfo di Policastro, per trent’anni sindaco di Santa Marina, presidente dell’Asl di Sapri e presidente della comunità montana. Una personalità forte che si scontrava spesso con l’intellettuale della Magna Grecia a tressette con una contesa tra due orgogliosi di vincere. Nicola Sateriano è stato un simbolo del governo delle comunità. Un amministratore diligente, previgente ma soprattutto onesto. Era facile comprendere i suoi pensieri di politico ed amministratore perché instaurava con il popolo insieme al suo fraterno amico Felice Palazzo, altra icona democristiana del Golfo di Policastro, spesso compagno di ventura nei viaggi verso Nusco a casa di Ciriaco. rapporto di sima e affetto.La vita di Nicola Sateriano è stata segnata da un impegno umano e politico per le comunità locali ma sempre ispirato dalla proposta di società cristiana e comunitaria. Il cordoglio ora con i figli Adele, Pasquale e Damiano Soffrì molto per il suo impegno politico quando, dopo trent’anni di sindacato, fu estromesso dal Consiglio comunale dal sindaco Giovanni Fortunato che poi sarà arrestato per corruzione e concussione. Alla base del provvedimento un ricorso giudiziario di Sateriano per evitare l’esproprio di un terreno a ridosso delle mura di cinta dove la sua famiglia gestisce da decenni un’attività commerciale di materiale edile. Ma il vecchio amministratore – ex sindaco per diverse consiliature, già presidente della Comunità montana del Bussento e primo presidente dell’ospedale di Sapri – parlò di una vendetta nei suoi confronti. “Sarò sempre la sentinella per quanto riguarda gli interessi dei cittadini del comune- affermò Sateriano non senza l’amarezza per l’ingiusta riconoscenza amorale della città che aveva creato e servito. Oggi i funerali nella cappella del Seminario di Policastro, luogo che amava e tutelava anche con il conforto della scuola di storici salernitani che volle lui a Policastro perché lumeggiassero la storia sociale e religiosa della sua terra. Un incimenticabile cervello civile che le comunità ricorderanno e rimpiangeranno. Nicola, stavolta, al tressette hai vinto e puoi gridare “bongioco”. a.m.
Finora nel dibattito politico sul futuro di Milano gli argomenti e i programmi sono stati carenti. L’attenzione è stata invece catalizzata dai nomi in corsa per la successione di Beppe Sala. La spiegazione è piuttosto semplice: la disparità di forze tra il favoritissimo centrosinistra e un centrodestra che annaspa spinge a guardare più il proprio ombelico che l’orizzonte meneghino. C’è però anche un’altra ragione: mentre le alchimie politiche alla House of cards solleticano cronisti e appassionati, pochissimi dedicano la giusta attenzione alle società controllate e partecipate, il vero terreno sul quale si gioca il futuro di Milano.
Beppe Sala (Imagoeconomica).
Le polemiche sulla super holding e l’idea di un assessore alle Partecipate
La centralità del tema è emersa anche di recente, quando l’assessore al Bilancio Emmanuel Conte ha avanzato l’ipotesi di costituire una holding che raggruppasse le varie aziende, con lo scopo di armonizzare i vari piani industriali e gli obiettivi generali dell’amministrazione. La proposta ha suscitato polemiche per le possibili privatizzazioni di alcuni servizi, prospettiva che Conte ha smentito seccamente anche a Lettera43. La questione è stata discussa in alcune commissioni consiliari, ma essendo a fine mandato non ci sarà il tempo di giungere a una conclusione. «Le idee non invecchiano, questa potrà essere sviluppata dalla prossima amministrazione, a cui la mettiamo a disposizione», assicura Conte. Ma dalle parti del Pd e del centrosinistra, si avanza un’altra ipotesi: quella di una regia più politica che economico-finanziaria con la designazione di un assessore alle Partecipate, che, come già avvenuto in passato, faccia da raccordo tra gli obiettivi pubblici e gli strumenti operativi per perseguirli.
Beppe Sala con Emmanuel Conte (Imagoeconomica).
Milanosport, M4 e AMAT
Chiunque prenda il posto di Sala dovrà prendere decisioni determinanti su alcune partite che incidono profondamente sulla quotidianità dei milanesi. La scadenza più imminente è fissata al 31 dicembre 2026, quando finirà il mandato dell’attuale governance di Milanosport. Dopo l’approvazione del bilancio, verso la metà del 2027, bisognerà nominare quella nuova. Nel 2011 il centrosinistra conquistò Milano anche grazie a un programma che prevedeva la chiusura di Milanosport, allora molto in difficoltà e sovraccarica di funzioni. Con la vittoria di Giuliano Pisapia e la nomina di Chiara Bisconti ad assessora allo Sport, si decise invece di mantenerla operativa e controllata al 100 per cento, per focalizzarla sulla gestione delle piscine, che sul mercato non avrebbero trovato un equilibrio economico. Quindici anni dopo, il tema delle piscine comunali è una delle principali criticità che richiede scelte politiche, più che una valutazione sull’operato della governance. È infatti necessario passare a una logica di città veramente pensata per chi ci vive e non prevalentemente sede di grandi eventi. Il tutto però senza rinunciare al beneficio di questi ultimi. Anzi, Sala ha aperto alla possibilità di una candidatura comune con Torino e Genova per le Olimpiadi estive, tema da studiare con grande attenzione perché – tanto per iniziare – serve uno stadio con pista di atletica e Milano non la possiede. Decisamente più tranquille sono invece le situazioni di M4, che gestisce la nuova linea blu della metropolitana, e AMAT, che si occupa di pianificazione del territorio e mobilità. Le governance scadono il prossimo anno: sui nomi si ragionerà alla luce dei nuovi equilibri dopo le elezioni, ma l’indirizzo strategico non è in discussione.
Il dibattito su SEA, tra fusione con Torino e rinnovo della governance
Tra le società la cui governance va in scadenza con l’approvazione del bilancio 2027 (quindi con nomine nel 2028), il caso più interessante riguarda SEA che gestisce gli aeroporti di Linate e Malpensa. Il Comune di Milano la controlla con il 54,81 per cento, lo 0,06 è del Comune di Busto Arsizio, con il restante 45,01 per cento che fa capo a F2i/2i Aeroporti SpA, socio privato che detiene quote anche di altri hub nazionali. Qui la questione è duplice. La presidente Michaela Castelli è in carica dal 2018 (tre mandati consecutivi), mentre l’ad Armando Brunini regge la cloche da gennaio 2019. I risultati sono eccellenti: con l’attuale gestione ogni anno si migliora il record di passeggeri, di utili e di dividendi per le casse del Comune, arrivati intorno ai 100 milioni di euro. Il nuovo sindaco dovrà decidere se operare in continuità o cambiare rotta, ma questo si intreccia con la questione politica più rilevante: l’ipotesi di fusione con Sagat, che gestisce l’aeroporto di Torino, già foriera di diverse polemiche in Consiglio comunale. Si vedrà.
Armando Brunini e Michaela Castelli (Imagoeconomica).
MM Spa e le società-chiave che scadono nel 2028
Con l’approvazione del bilancio 2027 andranno in scadenza altre società di fondamentale importanza per la collettività. SOGEMI (Società per l’Impianto e l’Esercizio dei Mercati Annonari all’Ingrosso), controllata al 100 per cento, gestisce il mercato alimentare e altri 15 mercati coperti di quartiere, oltre al progetto “Foody”, un piano di trasformazione del mercato annonario che vale 600 milioni di euro. A guidarla è Cesare Ferrero, presidente e dg, nominato nel 2016 da Sala proprio con lo scopo di rilanciare l’azienda, e confermato nel 2025 per altri tre anni.
Cesare Ferrero (Imagoeconomica).
Connesso al tema della filiera alimentare è il ruolo di Milano Ristorazione, nata nel 2000 e controllata al 99 per cento da Palazzo Marino. Guidata da Davide dell’Acqua, la società eroga 83 mila pasti al giorno e rappresenta quindi un asset fondamentale, soprattutto per l’impatto sull’opinione pubblica. A completare il tris è MM SpA, vero e proprio fiore all’occhiello del Comune, che la controlla al 100 per cento. La multiutility opera su cinque fronti industriali: ingegneria (progetta linee metropolitane anche all’estero), servizio idrico integrato, facility management, case popolari e gestione del verde, ultima funzione assegnatale in ordine di tempo. Non è azzardato affermare che si tratti di un benchmark a livello nazionale, quindi c’è massima fiducia nei confronti del cda guidato dal presidente Elio Franzini, nominato nel giugno 2025, e dell’amministratore delegato Francesco Mascolo.
Elio Franzini e Francesco Mascolo (Imagoeconomica).
Nel 2029 tocca a CAP, il gigante del Servizio idrico
Non tutti sanno che la gestione dell’acqua pubblica si divide tra Milano città e i Comuni dell’area metropolitana. Nel primo caso la competenza è della succitata MM, mentre della provincia si occupa il Gruppo CAP, colosso del settore con un fatturato di oltre 500 milioni di euro. La composizione societaria è molto diversa da quella di MM: il socio di riferimento è Sesto San Giovanni con il 9,9 per cento, Città Metropolitana segue con l’8,2 e il resto è suddiviso tra ben 133 Comuni del Milanese, 40 del Monzese, 20 del Pavese e uno del Varesotto. Milano non ne fa parte, ma il ruolo di Palazzo Marino è ovviamente centrale. La governance di CAP, in scadenza nel 2029, è saldissima: l’ex sindaco di Cornaredo Yuri Santagostino è stato nominato presidente nel 2023 e dal 2026 ricopre anche la carica di amministratore delegato, mentre il direttore generale Michele Falcone (già alla guida di Alfa Varese e Neutalia) è uno dei manager pubblici più quotati, non solo nell’idrico.
Yuri Santagostino (Imagoeconomica).
A2A e la partita della transizione ecologica
A2A è invece una partecipata, poiché il Comune di Milano e quello di Brescia ne detengono il 25,2 per cento ciascuno. Pertanto la governance deve essere pienamente condivisa. La multiutility opera nei settori energia, ambiente, acqua, calore e reti, con un ruolo strategico nella prospettiva della transizione ambientale. Si tratta dell’azienda più rilevante tra quelle che fanno riferimento a Palazzo Marino. Al timone c’è una coppia di manager molto stimati e rinnovati solo pochi mesi fa: dal 2023 il presidente è Roberto Tasca, economista e già assessore al Bilancio della Giunta Sala, mentre nel doppio ruolo di ad e dg dal 2020 c’è Renato Mazzoncini, figura apprezzata trasversalmente. Da qui al 2029 ce ne corre, ma entrambi paiono poter dormire sonni molto tranquilli.
Renato Mazzoncini e Roberto Tasca (Imagoeconomica).
Il vero nodo politico riguarda il futuro di ATM
Il primo nodo politico però riguarda il futuro di ATM. Nei prossimi giorni andrà scelto il rappresentante del Comune nel cda, al posto del dimissionario Pietro Galli. Storico collaboratore del sindaco, Galli ha fatto un passo indietro in seguito al coinvolgimento nell’inchiesta su Finalter, di cui è socio all’80 per cento, col restante 20 conferito a un trust riconducibile a Sala stesso. La scelta andrà inevitabilmente letta come un segnale strategico, come lo è stata la nomina di Christian Malangone, dg di Palazzo Marino con la prospettiva di un accordo con i privati del construction per creare un soggetto in grado di occuparsi di tutto ciò che avviene dopo la progettazione (affidata a MM), ovvero la parte di edilizia e poi la gestione delle linee, core-business di ATM. Il contratto di servizio è stato più volte prorogato e prima o poi si dovrà andare a una gara. Si parla di una probabile concorrenza dei francesi di RATP Dev, che in joint venture con una società di Singapore hanno da poco strappato la gestione della metropolitana di Copenaghen proprio ad ATM. RATP gestisce anche la linea sotterranea di Parigi e nutre ambizioni su Milano, ma l’arrivo degli stranieri sarebbe clamoroso per una città che può vantarsi di progettare (con MM) e gestire (con ATM) questi servizi anche all’estero. Il nuovo cda andrà nominato nel 2029, quando l’attuale ad e dg Alberto Zorzan avrà 72 anni.
Alberto Zorzan con Beppe Sala (Imagoeconomica).
C’è quindi un delicato incrocio tra il ciclo manageriale e quello politico, nel quale bisognerà decidere come affrontare anche le criticità legate ai conti, al prezzo del biglietto e alla necessità di potenziare le corse sia sul piano chilometrico (sono in arrivo le estensioni a Baggio e a Monza), sia su quello orario. Durante le Olimpiadi invernali è stato molto apprezzato il servizio esteso fino alle 2 di notte, come in diverse altre grandi città europee. Il tema dei costi è però rilevante, perché ci vorrebbero 6/7 milioni di euro ogni mese per garantire il servizio anche in assenza di grandi eventi. Proprio per questo la capacità di fare sintesi tra obiettivi politici e vincoli manageriali sarà determinante, così come tutte le scelte che il successore di Sala dovrà prendere su queste società.
Cava SIA – Città in Comune comunica che sabato 12 settembre è stato formalmente presentato al Tribunale di Nocera Inferiore il ricorso relativo alla posizione della consigliera comunale Sara Fariello. Un’iniziativa che dà seguito a quanto annunciato nelle scorse settimane dal movimento e che porta ora la questione dinanzi all’autorità giudiziaria competente, alla quale spetterà ogni valutazione sulla sussistenza della causa di ineleggibilità contestata. Il ricorso è stato promosso ai sensi dell’art. 70 del TUEL attraverso l’azione riconosciuta agli elettori del Comune per l’accertamento delle cause di ineleggibilità, incompatibilità e decadenza degli amministratori locali. L’atto è stato presentato da cinque cittadini elettori di Cava de’ Tirreni, tra i quali il consigliere comunale Eugenio Canora. Il punto centrale sottoposto al Tribunale riguarda la posizione lavorativa di Sara Fariello al momento della candidatura alle elezioni amministrative del maggio 2026. Secondo quanto ricostruito nel ricorso, Fariello risultava dipendente a tempo pieno e indeterminato del Comune di Cava de’ Tirreni e, alla data di presentazione delle liste, si trovava in posizione di comando presso la Struttura del Commissario Straordinario per la ricostruzione dell’Isola di Ischia. Gli stessi uffici comunali avevano rilevato la sussistenza della causa di ineleggibilità prevista dall’art. 60, comma 1, n. 7 del TUEL e la necessità del collocamento in aspettativa non retribuita entro il termine di presentazione delle candidature. Uno degli elementi centrali del ricorso riguarda proprio la tempistica con cui tale aspettativa è stata richiesta. La domanda di collocamento in aspettativa non retribuita risulta infatti presentata il 6 agosto 2026, successivamente alla candidatura, allo svolgimento delle elezioni, alla contestazione della causa ostativa e all’avvio del procedimento previsto dall’art. 69 del TUEL. Il ricorso sostiene pertanto che tale intervento successivo non possa avere efficacia sanante retroattiva rispetto a una causa che, secondo la tesi dei ricorrenti, sarebbe esistita già al momento della presentazione della candidatura. Il Tribunale viene quindi chiamato ad accertare se sussista la causa di ineleggibilità prevista dall’art. 60, comma 1, n. 7 del TUEL e, in caso di accoglimento della tesi prospettata nel ricorso, a dichiarare l’ineleggibilità di Sara Fariello e la conseguente decadenza dalla carica di consigliere comunale. «Avevamo assunto pubblicamente un impegno e abbiamo ritenuto doveroso rispettarlo. Non volevamo che questa vicenda si esaurisse in dichiarazioni, comunicati o contrapposizioni politiche. Esistono questioni giuridiche sulle quali riteniamo necessario fare definitivamente chiarezza e per questo abbiamo scelto la sede competente: il Tribunale. Da questo momento sarà la magistratura a valutare le nostre ragioni e quelle della controparte, e naturalmente rispetteremo la decisione che verrà assunta», dichiara Cava SIA – Città in Comune. Il movimento sottolinea inoltre come l’iniziativa non sia diretta a contestare il risultato elettorale o la proclamazione complessiva degli eletti, ma specificamente a ottenere l’accertamento giudiziario della causa di ineleggibilità indicata nel ricorso. «Per noi opposizione significa controllo degli atti, approfondimento delle questioni e, quando necessario, assunzione di responsabilità attraverso azioni concrete. È quello che avevamo promesso ai cittadini ed è quello che continueremo a fare. Senza attacchi personali e senza anticipare sentenze: ora la parola passa al Tribunale».
Un punto fisico per avvicinare i cittadini alla politica. È stata inaugurata nel pomeriggio di ieri la nuova sede provinciale della Lega Salerno, in pieno centro cittadino. La struttura si trova infatti in piazza Casalbore, facilmente raggiungibile. «La logica è quella di avere un punto al centro della città, mandare un messaggio di apertura, perché l’obiettivo non è aprire soltanto a militanti, amministratori e sostenitori, ma anche alla città, a chi non ha mai fatto politica, non ha la tessera in tasca, ma vuole evidentemente avvicinarsi a questo mondo», ha dichiarato il segretario provinciale, Aurelio Tommasetti, evidenziando che «il programma è intenso, segno del grande impegno politico nel solco della linea tracciata da Matteo Salvini. Vogliamo far sentire la nostra voce, sapendo che siamo all’opposizione al Comune e in Consiglio regionale. Non faremo sconti né a De Luca e al Pd a Salerno, né a Fico e ai Cinque Stelle in Regione». Tommasetti ribadisce poi il ruolo del partito: «La Lega è una voce autorevole a livello nazionale, deve rilanciare la sua azione e lo deve fare aprendosi ai territori, alle imprese, ai giovani, alle famiglie, a tutti coloro i quali vogliono una politica fatta di competenze e non di scorciatoie – ha aggiunto –Oggi il discorso della contrapposizione territoriale è utilizzato solo da chi ha paura della Lega e di Salvini. I nostri temi sono quelli caldi della campagna e caratterizzano le nostre politiche, a partire dalla sicurezza, dall’impegno per il lavoro, dalle imprese e dalle famiglie». Per Tommasetti, quello della Lega «è un discorso attuale e, anche nella compagine governativa, se uno fa mente locale rispetto ai quattro anni di governo Meloni, i provvedimenti che hanno fatto breccia nell’idea degli italiani sono quelli dei ministri a guida Lega, a partire da Valditara, con una rivoluzione di buon senso nella scuola, da Matteo Salvini con il piano infrastrutture e quanto sta facendo sull’Alta velocità, così come Giorgetti, che è giunto in un momento complicato. Ci presentiamo facendo una narrazione delle cose che già sono state fatte, anche sulla sicurezza, in termini di rimpatrio e contrasto all’immigrazione clandestina. Se sono stati commessi errori, perché in politica si sbaglia, sono convinto che in campagna elettorale sapremo dire tutte le azioni che caratterizzano il governo. Ci prepariamo alla Pontida della prossima settimana». Ad accendere i riflettori sul radicamento territoriale il deputato e coordinatore della Lega in Campania, Gianpiero Zinzi, componente della Commissione parlamentare Antimafia: «È un appuntamento molto importante per noi che crediamo nel radicamento sul territorio. È un presidio certo per i cittadini, ma anche per la classe dirigente di centrodestra che sta guardando con attenzione al lavoro della Lega in provincia di Salerno», ha detto. Per Zinzi, l’inaugurazione della nuova sede è stata l’occasione per accendere i riflettori sulla prossima, attesa, tornata elettorale: «Si tornerà al voto con la nuova legge elettorale. Finalmente, con la reintroduzione delle preferenze, è un dato di certezza. Con alcuni di voi ne avevamo parlato alla vigilia delle elezioni amministrative. Io sono molto felice che l’emendamento sia passato. Adesso arriverà alla Camera per l’ultimo passaggio. Io sono fiducioso: ritengo che non ci saranno sorprese e, anzi, ci avvieremo con la certezza della legge elettorale verso un cammino di un anno per le prossime elezioni politiche – ha detto il deputato campano – Io sono dell’avviso, invece, che andremo avanti spediti e, soprattutto, stiamo facendo un ottimo lavoro per i nostri territori. La priorità da qui in avanti, come lo è sempre stata per noi, è il tema della sicurezza. Proprio oggi abbiamo fatto riferimento a «Strade sicure», alla necessità che nelle città capoluogo, e non solo, ci sia un presidio militare che dia non soltanto la percezione della sicurezza, ma contribuisca, insieme al lavoro delle forze dell’ordine, a rendere le nostre città più sicure e più vivibili e a consentire, come dico sempre, che le nostre ragazze girino liberamente anche in minigonna, se vogliono farlo, senza doversi preoccupare di presenze che infastidiscono e rendono meno vivibili e sicure le nostre città». Per il segretario regionale, il governo nazionale dovrà andare avanti fino alla scadenza naturale: «Noi riteniamo che, dopo il record del governo più longevo, si debba tagliare il nastro del record del governo che arriva a fine legislatura – ha aggiunto – Stiamo facendo bene e riteniamo che arrivare alla fine ci consentirà di lavorare su due leggi di stabilità finanziaria che diano risposte, per quanto ci riguarda, alla Campania e ai cittadini campani in termini di infrastrutture, ma anche alle fasce di cittadinanza che hanno bisogno di sostegno. Mi riferisco ai giovani e agli anziani». Presente al taglio del nastro anche Johnny Ricca, vicesegretario provinciale: «A differenza della vecchia gestione, trovo, essendo uno della prima ora, un modo di approcciare il partito diverso. Vedo l’unione che c’è e che prima non notavo. C’è un modo di confrontarsi e di sentirsi sulle decisioni che è l’innovazione di questo momento». A ribadire la necessità di un punto fisico per i militanti anche Sonia Alfano, sindaco di San Cipriano Picentino e presidente del partito per la provincia di Salerno: «Abbiamo iniziato dal congresso per dare a tutti i militanti un punto di inizio, una presenza sul territorio. Una sede era necessaria proprio per dare continuità a quello che avevamo detto durante il congresso: presenza sul territorio e un punto fermo dove ci possiamo riunire e dove i militanti possono venire per trovare i riferimenti politici del partito e, quindi, anche delle risposte». A sferrare un colpo al generale Vannacci la vicesegretaria regionale, Lucia Vuolo: «Vannacci sta facendo il suo gioco, indubbiamente. Copia molto ciò che sono i programmi della Lega. D’altra parte, lui viene fuori dalla Lega, non è che abbia avuto un vero programma. Mentre lui dice ciò che vorrebbe fare, la Lega sta già facendo e, insieme al governo Meloni, già lo sta attuando».
Era il 2 gennaio 2018 quando Mariangela Calligaro, residente a Belluno, insieme al coniuge e ad alcuni amici, nonostante le condizioni meteorologiche avverse, decise di percorrere il sentiero Terramare, a Marina di Praia, nel territorio di Praiano. Dopo aver raggiunto la zona dell’Africana, durante il percorso di ritorno, un’onda particolarmente violenta si abbatté sulla scogliera e sulla stradina costiera, travolgendo due turisti e trascinandoli in mare. Uno dei due perse la vita a causa delle condizioni particolarmente agitate del mare. Da quel tragico episodio è scaturito un lungo e articolato procedimento giudiziario dinanzi al Tribunale di Salerno. In primo grado, l’allora sindaco di Praiano, Giovanni Di Martino, era stato ritenuto responsabile del reato di omicidio colposo e condannato a sei mesi di reclusione, oltre al risarcimento dei danni. Nel procedimento era stato citato anche il Comune di Praiano quale responsabile civile. Una decisione che il primo cittadino e l’amministrazione comunale hanno ritenuto ingiusta e che è stata quindi impugnata in appello. A sostenere le ragioni di Di Martino è stato l’avvocato Antonio Zecca, mentre il Comune di Praiano è stato assistito dall’avvocato Luigi D’Uva. La difesa ha sostenuto l’assenza di responsabilità a carico dell’ex sindaco, evidenziando come Di Martino avesse agito nel rispetto della normativa e nell’ambito delle proprie competenze, adottando le misure ritenute necessarie a tutela dell’incolumità pubblica. Una vicenda nella quale, come più volte sottolineato dallo stesso Di Martino, emerge anche il rapporto delicato e complesso con il mare, elemento centrale della vita quotidiana della Costiera amalfitana. «Chi conosce il mare, lo rispetta», è stato uno dei concetti più volte ribaditi nel corso della vicenda. Ieri, al termine del giudizio di secondo grado, è arrivata la svolta. La Corte d’Appello ha assolto Giovanni Di Martino con la formula più ampia: «perché il fatto non sussiste». Una decisione che mette così la parola fine, sul piano penale, a una vicenda giudiziaria che si trascinava da anni e che restituisce serenità all’ex sindaco di Praiano. Per Di Martino si tratta della seconda assoluzione. Sempre difeso dall’avvocato Antonio Zecca, infatti, l’ex primo cittadino era già stato prosciolto dall’accusa di concussione. Due procedimenti distinti, dunque, entrambi conclusi con un esito favorevole per l’ex sindaco. Al termine dell’udienza odierna, Di Martino ha affidato alle sue parole tutta l’emozione per la conclusione della vicenda giudiziaria e per il peso che, negli anni, aveva avuto sulla sua vita personale. «Sono emozionato all’idea che da oggi esco da un incubo e non finirò mai di ringraziare l’avvocato Zecca, che ha seguito con grandissima professionalità e grande determinazione le mie vicende, finite entrambe in maniera brillante. Da oggi di certo ritroverò quella serenità che per un lungo periodo ha minato la mia persona, facendomi vivere momenti di ansia. Da oggi tutto è alle spalle e inizierà per me, di certo, una vita più serena e più tranquilla». Una dichiarazione che racchiude il sollievo per la fine di un percorso giudiziario durato anni e che, con la sentenza di assoluzione, consente all’ex sindaco di guardare nuovamente al futuro con maggiore serenità.
Ci sono figure nel cammino della Chiesa la cui grandezza non si misura dal clamore delle parole o dal prestigio dei ruoli, ma dalla qualità del silenzio, dalla profondità della preghiera e dalla capacità di amare senza condizioni. Mons. Alfonso Raimo incarna esattamente questo ideale di vescovo: una guida dal cuore autenticamente missionario, intessuto di profonda spiritualità e di un amore visceralmente paterno verso il clero e il popolo di Dio. Il fuoco della spiritualità missionaria e l’amore per i sacerdoti La vocazione di Mons. Raimo si è sempre distinta per un’impronta fortemente evangelica missionaria e dinamica. La sua non è mai stata una fede di facciata o rinchiusa nelle stanze del potere, ma una presenza viva che sa farsi vicina alle periferie, ascolto per chi soffre e luce per chi cerca speranza. Questa sua innata apertura si riflette in maniera privilegiata nel rapporto con i presbiteri. Per i sacerdoti, Mons. Raimo non è mai stato un semplice superiore gerarchico, ma un vero padre e un fratello maggiore. Un vescovo che sa custodire le fatiche dei confratelli, incoraggiarne il ministero e offrir loro un approdo sicuro fatto di comprensione, delicatezza e stima sincera. La prova di Salerno: il silenzio dell’umiltà e la forza della preghiera La tempra interiore di un uomo di Dio si rivela soprattutto nell’ora della prova. Nella complessa e talvolta turbolenta vicenda vissuta nella sua amata arcidiocesi di Salerno, di fronte a incomprensioni e alle continue umiliazioni ricevute dal vescovo Bellandi, Mons. Raimo ha saputo offrire una lezione sublime di dignità e carità evangelica. Laddove la natura umana avrebbe ceduto alla reazione, al risentimento o al clamore delle polemiche, egli ha scelto la via più difficile e più santa: quella del silenzio. Un silenzio sofferto ma custode di pace, dettato da un amore sconfinato per la sua Chiesa di origine, Salerno, che gli ha dato tanto e che egli non ha mai voluto ferire. Ha retto il peso delle umiliazioni ricevute trasfigurandole nella preghiera silenziosa e nella comprensione profonda, dimostrando che solo chi ama davvero la Chiesa sa mettere il bene della comunità al di sopra della propria difesa personale. La Chiesa di Terni: l’orgoglio di accogliere un vero Pastore Oggi la diocesi di Terni alle ore 12 avrà e conoscerà il suo nuovo Vescovo e può farlo con legittimo orgoglio e viva speranza. Terni riceve in dono un uomo provato e purificato dal fuoco dell’umiltà, un Pastore di straordinaria umanità e solida statura spirituale. Mons. Raimo porta con sé la ricchezza di un’esperienza che sa farsi carne e incontro. La sua teologia si traduce nella gestualità più immediata e missionaria: l’abbraccio profondo e sincero ai suoi sacerdoti e a ciascuno dei suoi fedeli. Terni si prepari a camminare accanto a un vescovo che non domina, ma serve; che non allontana, ma stringe al cuore; che sa guidare con la forza gentile dell’esempio e con la luce incrollabile di chi ripone ogni cosa nelle mani di Dio. L’Arcidiocesi di Salerno deve essere orgogliosa che un suo figlio approda in una diocesi immediatamente soggetta alla Santa Sede, allora che lo Spirito Santo La accompagni, La protegga e renda il Suo episcopato fecondo di frutti di pace, comunione e autentica carità. Buon cammino, Eccellenza Raimo!
Ci sono luoghi che, anche quando non esistono più, continuano ad abitare dentro di noi. Per tanti di noi, uno di quei luoghi è stata la sezione Antonio Gramsci, tra Caledonia e il rione Petrosino. Erano gli anni Settanta e Ottanta. Salerno viveva una stagione di bella politica. Una politica fatta di passioni, di idee, di discussioni interminabili, di militanza e di partecipazione. Da Mariconda al Centro storico, da Fratte a Torrione, da Pastena al Carmine, non c’era quartiere nel quale non ci fosse una sezione del PCI. Le sezioni erano molto più di una sede di partito. Erano luoghi nei quali si incontravano le persone, si ascoltavano i problemi, si discuteva del futuro. Erano presìdi nei quartieri popolari, luoghi di solidarietà e di partecipazione.La sezione Gramsci nacque dall’iniziativa di un gruppo di giovani, sostenuti dalla saggezza e dall’esperienza di vecchi militanti. Tra loro c’erano Ferdinando Sorrentino, già consigliere comunale e assessore provinciale nella Giunta che ho avuto l’onore di presiedere, e Vincenzo Savastano. Ferdinando era il papà di Luca, oggi consigliere comunale. Vincenzo era il papà di Mimmo, Ciro e Nino, oggi vicesindaco. Quella sezione era piena di giovani. Era una delle più attive della città, un punto di riferimento per i quartieri e per tante famiglie. Per noi era una scuola. Una scuola di politica, certamente. Ma anche una scuola di vita. La formazione politica passava dai libri, dai giornali, dalle discussioni, dalle grandi questioni nazionali e internazionali. Alcuni di noi, proprio da quella sezione, furono proposti per frequentare i corsi alle Frattocchie. Ma la politica si imparava soprattutto stando in mezzo alla gente. Si imparava affiggendo i manifesti, spesso fino a tarda notte. Si imparava distribuendo ogni settimana l’Unità. Nei volantinaggi davanti alle fabbriche. Nelle assemblee di caseggiato. Nelle riunioni nelle quali si discuteva di tutto e qualche volta, naturalmente, si litigava anche. Si imparava nelle lotte. Come quella notte di Natale alla Ernestine occupata, insieme alle famiglie che avevano scelto di trascorrere lì la Vigilia per difendere il diritto al lavoro. Eravamo giovani. Forse non ci rendevamo pienamente conto di quanto quelle esperienze ci avrebbero segnato. Oggi lo sappiamo. Quella era una scuola di politica perché ci insegnava a stare dalla parte delle persone. Ed era una scuola di vita perché ci insegnava che la politica, prima ancora di essere un incarico o una responsabilità, era una scelta di campo. Poi è cambiato tutto. È cambiata la società. Sono cambiati i partiti. Sono cambiati i quartieri. E sono cambiate le forme della politica. Le sezioni non sono più il cuore della vita politica dei quartieri. Non sono più il luogo quotidiano della partecipazione, dell’incontro, del confronto. A me quella vita manca. E quando, presentando il mio libro sul giovane Berlinguer, ho attraversato l’Italia con oltre cento iniziative, qualcuno ha parlato di nostalgia. Ho accolto quella parola senza imbarazzo. Anzi, la rivendico. Perché dovrei vergognarmi della nostalgia per un mondo che è stato bello, intenso, ricco di fermenti e di sogni? La nostalgia non significa voler tornare indietro. Significa riconoscere il valore di ciò che abbiamo vissuto. Per tanti di noi, quelle esperienze sono state fondamentali. Ci hanno formato, ci hanno fatto incontrare persone che non avremmo mai dimenticato, ci hanno insegnato a credere che la politica potesse essere uno strumento per migliorare la vita degli altri. Poi le strade si sono divise. Il mondo è cambiato e, cambiando il mondo, probabilmente siamo cambiati anche noi. Ma ci sono sentimenti che non cambiano. Oggi, dando l’ultimo saluto a Mimmo, ho sentito tutto questo con una forza particolare. Mimmo è stato uno di noi. Uno di quella generazione. Uno di quella sezione. Uno di quei quartieri. Uno di quella gente. E oggi, nel stringere mani che non stringevo da tempo e nell’abbracciare Nino, ho sentito riemergere, improvvisamente, una parte della nostra vita che credevo lontana. Abbiamo percorso strade diverse. Abbiamo fatto scelte diverse. La vita ci ha portato in luoghi diversi. Ma siamo partiti dallo stesso posto. Dalla stessa sezione. Dagli stessi quartieri. Dalla stessa gente. E, soprattutto, da quella stessa idea della politica come passione, responsabilità e impegno. È forse questo il senso più profondo della memoria. Che il tempo può cambiare tutto, ma non riesce a cancellare ciò che abbiamo condiviso. Restano i volti. Restano le voci. Restano le notti trascorse insieme, i manifesti, i volantini, le assemblee, le battaglie, le discussioni e i sogni. Restano le persone. E restano gli abbracci, come quello di oggi con Nino, che in un istante possono riportarti indietro di quarant’anni. A quella sezione Antonio Gramsci. A quei quartieri. A quella giovinezza. A quella comunità. A quel tempo in cui pensavamo, forse con qualche illusione ma con una straordinaria convinzione, che la politica potesse cambiare il mondo. Mimmo oggi non c’è più. Ma una parte di lui continua a vivere in quella storia che abbiamo condiviso. E allora voglio salutarlo così: non soltanto con il dolore per la sua perdita, ma con la gratitudine per averlo incontrato lungo il cammino. Per essere stato uno di noi. Per essere stato parte di quella stagione. E per aver contribuito, insieme a tanti altri, a rendere bella la nostra giovinezza. Quella sezione oggi non c’è più. Ma per noi, in fondo, è ancora lì. Perché certe case possono chiudere le porte. Ma quelle che abbiamo costruito dentro di noi non chiudono mai.
È una situazione di forte emergenza quella che si registra nella casa circondariale di Salerno, dove il problema del sovraffollamento si intreccia con quello delle condizioni di salute e della gestione delle persone detenute con particolari esigenze.
A riportare l’attenzione sulla situazione del carcere di Fuorni è stata la visita del Garante campano delle persone private della libertà, Samuele Ciambriello, arrivato a Salerno in occasione delle celebrazioni per San Matteo, patrono della città, su invito dell’arcivescovo Andrea Bellandi.
Al termine della messa, gli ospiti hanno effettuato una visita all’interno dell’istituto penitenziario, entrando anche in alcune sezioni della struttura, compresa quella di alta sicurezza, dove sono attualmente presenti 47 detenuti.
580 detenuti per circa 300 posti
I numeri restituiscono un quadro particolarmente critico. Nella casa circondariale di Salerno risultano presenti circa 580 detenuti, a fronte di una capienza di circa 300 posti. Tra loro ci sono 50 donne.
Un livello di presenze che riporta in primo piano il tema della vivibilità degli spazi detentivi, dell’assistenza e della possibilità di garantire condizioni adeguate alle persone ristrette, soprattutto quando sono presenti disabilità o particolari condizioni fisiche.
Il caso della detenuta di 253 chili
Nel corso della visita è emerso anche il caso di una detenuta con disabilità e un peso di 253 chili, attualmente ospitata all’interno dell’istituto.
La sua situazione ha suscitato particolare attenzione da parte del Garante, che ha posto un interrogativo sulla compatibilità della sua permanenza in carcere con le sue condizioni e con la possibilità di garantirle un’adeguata assistenza.
La donna si trova attualmente in cella, mentre vengono valutate le modalità di gestione della sua situazione e l’eventuale ricorso ad alternative alla detenzione.
Il caso riapre così una questione più ampia: quella della presenza negli istituti penitenziari di persone con disabilità o condizioni di salute che possono rendere particolarmente complessa la permanenza in carcere.
Alta sicurezza e condizioni di vivibilità
La visita ha consentito inoltre di verificare direttamente le condizioni di alcune sezioni dell’istituto, compresa quella destinata ai detenuti in alta sicurezza, dove sono presenti 47 persone.
Il sovraffollamento resta tuttavia il nodo centrale. Con un numero di detenuti quasi doppio rispetto ai posti disponibili, la casa circondariale salernitana si trova a dover affrontare quotidianamente una situazione che coinvolge non soltanto gli spazi, ma anche l’organizzazione dei servizi e l’assistenza alle persone ristrette.
Il caso della detenuta disabile diventa, in questo contesto, uno degli aspetti più delicati di un’emergenza che investe complessivamente la casa circondariale di Salerno.
I sei episodi creati da Jesse McKeown raccontano il brivido del cambiamento e l'importanza della comunità davanti alle minacce mostruose
La stagione dei bagni al mare sta per finire, e con ottimo tempismo Netflix presenta il nuovo trailer di Below, miniserie che vede protagonisti Josh Hartnett (Pearl Harbor, Oppenheimer), Charlie Heaton (Stranger Things) e Mackenzie Davis (Black Mirror, Station Eleven).
Guarda il video: BELOW | Official Trailer | Netflix
Creata e sceneggiata da Jesse McKeown (The Umbrella Academy), Below è una storia in sei episodi di creature marine e segreti che esplora l'inevitabilità terrificante del cambiamento. Come si legge nella sinossi:
Calvin Penney (Hartnett) è un... - Leggi l'articolo
Nella collana Frattali un nuovo romanzo di Cinzia Di Mauro, segnalato al Premio Calvino.
Messasi in luce l'anno scorso con il bellissimo e originale romanzo distopico Finisterrae, Cinzia De Mauro torna a pubblicare con Delos Digital. Maurizio Cometto, editor della collana Frattali, questa volta seleziona un romanzo già edito diversi anni fa e segnalato al Premio Calvino, La storia vera di un killer nano. Una storia piuttosto strana con personaggi che resteranno nella memoria.
Il libro è disponibile anche in versione stampata (216 pagine, 18 euro).
La storia vera di un killer nanodi Cinzia Di MauroUn killer invisibile, grottesco e surreale. Un nano... - Leggi l'articolo
LIBRI - Editoria - 15 settembre 2026 - articolo di S*
Tra satire (incomprese) del fascismo e appropriazione di IP, la Casa Bianca presenta le uniformi dei suoi "guardiani della galassia"
William Shatner, che di divise spaziali se ne intende, ha deciso di dire la sua sulle uniformi della Space Force statunitense presentate dal presidente Donald Trump la scorsa settimana sul suo social network personale, Truth. La "next generation" dell'uniforme di servizio, in space grey e midnight black, trae ispirazione – si legge nell'immagine generata con l'Intelligenza Artificiale che accompagna la presentazione:
dalla disciplina e la funzionalità delle uniformi di Starship Trooper, ammodernate per i guardiani dello spazio di domani.
Stivali in pelle a metà... - Leggi l'articolo
L’inaugurazione del nuovo anno educativo degli asili nido comunali si è tenuta nella prima mattina di oggi, lunedì 14 settembre 2026 presso il Micronido Monticelli in viale dei Venti a Salerno.
I punti principali dell’evento:
Presenze istituzionali:All’inaugurazione hanno preso parte il Sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e l’Assessore alle Politiche Sociali Paola de Roberto.
Posizionamento della città: Durante l’incontro è stato sottolineato come Salerno si attesti tra le prime quattro città d’Italia per numero di posti disponibili negli asili nido rispetto alla popolazione infantile.
La struttura di Monticelli:Il micronido ospita i bambini della fascia 0-3 anni all’interno di una struttura riqualificata con fondi europei, offrendo servizi sia a tempo base che a tempo pieno.
Offerta dell’Ambito S5: Con le ultime strutture attivate sul territorio comunale, la rete pubblica degli asili nido salernitani supera quota 700 posti complessivi messi a disposizione delle famiglie
Mister Serse Cosmi descrive così l’umore del gruppo alla vigilia della sfida in programma allo stadio Puttilli: “Per noi era fondamentale tornare alla vittoria e siamo contenti. Come ho sempre detto e sempre dirò, nel calcio l’unica situazione che ti dà possibilità di migliorare tanti aspetti è la vittoria. Tra l’altro, credo sia venuta fuori una partita spettacolare, con tanti gol. Abbiamo vinto nel modo in cui avremmo voluto dando anche l’idea di essere una squadra che crea ed è in grado di ottenere il risultato e divertire allo stesso tempo. Ora c’è una partita difficile alle porte, come tutte le altre, e dobbiamo dare il massimo”.
Neopromosso ma con ambizioni importanti, il Barletta è reduce dalla prima sconfitta stagionale maturata a Casarano: “Abbiamo seguito questo inizio di campionato. Tutte le squadre, Barletta compreso, sono in grado di mettere in difficoltà chiunque. Nello specifico, i pugliesi sono stati promossi meritatamente l’anno scorso dalla Serie D. Scenderemo in campo in una piazza che ha grande entusiasmo e trasmette numeri importanti di appassionati. La rosa barlettana è stata costruita con legittime ambizioni, ci sono giocatori forti per la categoria. Siamo stati anche vicini di ritiro a Cascia quest’estate. Sotto l’aspetto tecnico, ci aspetta una delle formazioni più complicate da affrontare”.
“L’anno scorso ho seguito il campionato del Barletta perché sapevo che era guidato in panchina da Massimo Paci, che è stato uno dei tantissimi giocatori che ho allenato (al Siena, ndr) ad avere poi scelto di diventare allenatore. Non è stato un giocatore qualsiasi tra quelli che ho avuto alle mie dipendenze in carriera, è un uomo vero ed un ragazzo troppo intelligente per stare nel mondo del calcio. Anche dal punto di vista umano ha valori incredibili. Ho seguito il suo inizio di carriera e sono felice che abbia avuto soddisfazioni e che si stia confermando in un girone di Serie C che gli allenatori li fa crescere tantissimo. Sarò contento di riabbracciarlo”.
Al Puttilli ci sarà una bella cornice di pubblico: “Sono felice che siano stati risolti i problemi tecnici e che la gara si disputi a Barletta, piuttosto che altrove. È giusto che ogni squadra giochi nel proprio campo e non in altra sede, non mi avrebbe fatto particolarmente piacere un campo neutro. Sarà bello per loro e per noi, anche perché so che c’è buon rapporto tra le due tifoserie. Sarà presumibilmente una delle poche trasferte che i nostri tifosi potranno permettersi di fare e questo è un aspetto da considerare. Al di là di tutto, in campo sarà giusto sportivamente lottare e combattere per conquistare il risultato”.
L’allenatore conclude così: “Nel calcio si vive di umori e spesso l’aspetto oggettivo di quello che succede viene dimenticato, perché si va dietro esclusivamente ai risultati, che pure rimangono importanti. La classifica va letta e noi abbiamo la necessità di risalire, però dobbiamo farlo senza l’ansia dettata dal volere tutto e subito. Indubbiamente c’è stata una partenza ad handicap, perché 2 punti in tre partite erano troppo pochi, tra l’altro avendone giocate due in casa. Fin da subito abbiamo avvertito la consapevolezza che bisogna riprendere terreno verso zone di classifica diverse ma sapendo che il massimo che si può ottenere in ogni gara è 3 punti, non di più. Ecco perché è relativo guardare le distanze da altri e da presunte favorite. E poi, si parla sempre delle solite ma alla fine ci sono molte squadre che vincono tantissimo. Nel nostro girone i punteggi sono alti, la prima è a 12 ma altre sono a 9. Il nostro obiettivo deve essere quello di risalire pian piano e tirare fuori il massimo partita dopo partita, senza farsi prendere dalla fretta”.
Riparte Per chi crea, il programma promosso dal ministero della Cultura e gestito da Siae che ogni anno investe il 10 per cento dei compensi derivanti dalla copia privata per sostenere la creatività e la crescita professionale delle nuove generazioni. Per l’edizione 2026 sono stati pubblicati i nuovi bandi, che mettono a disposizione oltre 13 milioni di euro a favore di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori under 35, residenti in Italia o cittadini italiani residenti all’estero. Negli ultimi anni l’iniziativa si è affermata come uno dei più significativi strumenti di sostegno alla produzione culturale giovanile nel nostro Paese. Nell’edizione precedente sono stati assegnati 331 contributi per altrettanti progetti nei settori delle arti visive, cinema, danza, libro e lettura, musica e teatro, contribuendo alla nascita di nuove opere, percorsi formativi e occasioni di promozione in Italia e all’estero.
Quattro bandi per altrettante linee di intervento
Per il 2026 le risorse saranno destinate a quattro linee di intervento:
Nuove opere: il bando finanzia progetti di produzione artistica volti alla realizzazione e promozione di opere inedite di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori di età non superiore ai 35 anni residenti in Italia o residenti all’estero ma con cittadinanza italiana;
Formazione e promozione culturale nelle scuole: il bando finanzia progetti volti al rafforzamento della formazione e della promozione culturale nelle scuole italiane statali e paritarie, eventualmente in collaborazione con altri soggetti specializzati e con le scuole di musica, d’arte, di danza, di scrittura. Un’attenzione particolare verrà riservata alle scuole situate nelle “periferie urbane” per portare l’arte e la cultura tra i banchi;
Professionalizzazione degli artisti: il bando finanzia progetti di professionalizzazione artistica (ad es. masterclass, residenze artistiche, corsi di formazione, seminari) volti al rafforzamento delle conoscenze e delle capacità creative di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori di età non superiore ai 35 anni residenti in Italia o residenti all’estero ma con cittadinanza italiana;
Live e promozione nazionale e internazionale: il bando finanzia progetti finalizzati alla realizzazione di iniziative (tour/circuitazioni, festival/rassegne) di esecuzione live o promozione in ambito nazionale e internazionale – anche mediante l’eventuale traduzione delle opere in altre lingue – di opere di giovani autori, artisti, interpreti ed esecutori di età non superiore ai 35 anni residenti in Italia o residenti all’estero ma con cittadinanza italiana.
Le domande di partecipazione dovranno essere presentate entro le ore 14.00 del 29 ottobre 2026. Bandi, regolamenti e tutte le informazioni utili sono disponibili sul sito Per chi crea.
Nel 2027 verrà aggiudicato il bando per i diritti tivù della Serie A di calcio del quinquennio 2029-2034. E la grande preoccupazione dei club italiani è di non riuscire a confermare i 900 milioni all’anno del quinquennio 2024-2029 assicurati da Dazn (700) e Sky (200). Diritti aggiudicati nell’ottobre 2023, con un’Inter fresca finalista della Champions League persa di misura contro il Manchester City di Pep Guardiola. Ora, invece, sembrano davvero lontane le prospettive di squadre italiane nelle fasi finali della massima competizione europea per club.
Romelu Lukaku, Danilo D’Ambrosio e Rodri, autore del gol decisivo, durante la finale di Champions del 2023 tra Inter e Manchester City (foto Ansa).
Parlando con operatori vicini alle trattative, pare di capire che a questo giro la cifra massima che Dazn e Sky saranno disposti a versare non supererà i 700 milioni complessivi all’anno. Vediamo se il bando riuscirà a proporre tante soluzioni esclusive, in grado di massimizzare gli incassi, con per esempio una partita su Prime Video, una su Netflix, una in chiaro, alcune a Dazn, altre a Sky. Facendo però impazzire i tifosi, costretti a una miriade di abbonamenti.
In Francia i grandi broadcaster si sono tirati indietro
Ma il dramma vero sarebbe invece se, come già accaduto in Francia, i grandi broadcaster rinunciassero a fare offerte o addirittura si ritirassero dai contratti in essere, costringendo la Lega Serie A ad attuare la minaccia fantasma balenata da decenni, ossia il fantomatico canale della Lega, con esiti simili alla Francia: una Ligue 1 passata in pochi anni dai 750 milioni ai 184 milioni di euro annui della stagione 2025-26.
Non è solo questione di scarsa competizione nel campionato
Un tracollo del genere del prezzo di mercato dei diritti televisivi del calcio non si può attribuire solo al fenomeno francese, tirando in ballo il fatto che in Ligue 1 esista un’unica squadra di calcio, il Paris Saint-Germain, con pochissima competizione (12 degli ultimi 14 campionati vinti dal club di Parigi): perché, appunto, il dominio del Psg dura da 14 anni, mentre il flop francese nei ricavi dei diritti tivù è recente, e avvenuto, peraltro, in concomitanza col trionfo europeo della squadra allenata da Luis Enrique (vittoria delle ultime due edizioni della Champions) e con l’esplosione di tantissimi talenti francesi sparsi in molti club continentali.
L’allenatore del Psg Luis Enrique solleva al cielo la Champions League: ne ha vinte due di fila, nel 2025 e nel 2026 (foto Ansa).
Insomma, il calcio transalpino è cool, è zeppo di campioni, eppure nessuno vuole pagare più di tanto per vederlo. E allora perché, di grazia, uno dovrebbe invece spendere 40-50 euro al mese per lo spettacolo assicurato dalla Serie A italiana? Certo, la competitività è maggiore, e dal 2019-20 nessuna squadra bissa il successo in campionato (si sono succeduti Inter, Milan e Napoli, alternandosi). Ma la qualità della Serie A è crollata: ed è sufficiente dare un’occhiata ai 30 finalisti del Pallone d’oro per averne un’idea.
La penuria di calciatori di alto livello internazionale in Serie A
Nel 2026 c’è un solo calciatore italiano o che gioca nel campionato italiano: Lautaro Martinez. Non era mai successo in tempi recenti, e nell’ultimo decennio la media era stata di quattro-cinque calciatori, con l’eccezione del 2021 con addirittura nove tra italiani e calciatori che giocavano nel nostro campionato in Top 30, soprattutto grazie all’Europeo vinto dalla Nazionale di Roberto Mancini.
Ora, la classifica del Pallone d’oro non è tutto, ma è sicuramente un buon indicatore: la Francia, nella Top 30 del 2026, ha 14 calciatori francesi o che giocano in Ligue 1, e ne poteva contare 11 nel 2025 (l’anno in cui il Psg travolse in finale di Champions l’Inter 5-0). Se la Ligue 1 e i francesi, con tutta questa qualità in campo, valgono 184 milioni di euro all’anno, quanto può valere, quindi, la Serie A dove scorrazza ancora da protagonista il 41enne Luka Modric?
Luka Modric in azione contro la Juventus (foto Ansa).
I club italiani stanno già accendendo candele in chiesa, tenuto conto che neppure i vari over-the-top alla Amazon o Netflix sembrano interessati a svenarsi per la competizione tricolore. E anche i progetti che parlano di 500 milioni di euro all’anno dai diritti internazionali della Serie A sembrano più che altro auspici di buona sorte. Chi mai potrebbe essere interessato, oltre confine, alle partite del campionato italiano nelle quali non gioca praticamente nessuna stella mondiale?
La nuova linea Orsato se non altro ha ravvivato lo spettacolo
L’unica possibile via di salvezza sembra essere la svolta impressa dal designatore degli arbitri Daniele Orsato, che grazie alle nuove regole ha diminuito le interruzioni per il Var e fatto aumentare il tempo effettivo delle partite, rendendole più avvincenti e soggette a piogge di gol e ribaltoni di risultato, soprattutto nei minuti finali. Basterà però per recuperare appeal?
Daniele Orsato, nuovo designatore degli arbitri (foto Ansa).
Piccola chiosa finale: dal 2016 al 2026 solo quattro calciatori italiani sono entrati due volte nella Top 30 del Pallone d’oro: Gianluigi Buffon (2016 e 2017), Leonardo Bonucci (2017 e 2021), Nicolò Barella (2021 e 2023) e Gigio Donnarumma (2021 e 2025). Una volta, invece, Giorgio Chiellini e Jorginho, nel 2021. Stop.
Dopo giorni di indizi e spoiler, gli Oasis hanno annunciato ufficialmente i concerti del tour Live ‘27, che inizierà e terminerà nel Regno Unito, e che prevede tappe in Germania, Paesi Bassi, Francia, Italia, Stati Uniti e Irlanda. Come da previsioni, la band di Noel e Liam Gallagher si esibirà allo Stadio Olimpico di Roma in due serate: le date da segnare sul calendario sono il 29 e 30 luglio.
Per avere la possibilità di acquistare i biglietti servirà una registrazione da fare entro il 17 settembre sul sito ufficiale degli Oasis, scegliendo fino a tre città, in ordine di preferenza. A quel punto gli utenti potranno riceve un codice per accedere alla vendita di una sola delle tappe scelte: ogni persona potrà comprare fino a quattro biglietti. I ticket saranno in vendita nell’arco di tre giorni: dal 25 al 27 settembre.
Tutte le date del tour
Queste tutte le date del tour: 21, 23, 25, 28 e 29 maggio a Glasgow; 4, 6, 8, 11, 12, 15, 18, 19, 22, 25 e 26 giugno a Manchester; 2 e 3 luglio a Monaco di Baviera; 10 e 11 luglio a Barcellona; 16 e 17 luglio ad Amsterdam; 23 e 24 luglio a Parigi; 29 e 30 luglio a Roma; 10, 13 e 14 agosto a Boston; 20, 21 e 24 agosto a Las Vegas; 4 e 5 settembre a Slane Castle (Irlanda); 11, 12, 18 e 19 settembre a Knewborth (Inghilterra).
Poste italiane sta valorizzando Tim in un progetto ambizioso, del quale gli investitori hanno saputo cogliere portata e strategia. Lo ha sottolineato in un’intervista al Tg Poste l’amministratore delegato Matteo Del Fante, manifestando soddisfazione per la chiusura della prima fase di adesione sull’opas, conclusa con Poste al 66,6 per cento del Gruppo di telecomunicazioni. «Se siamo arrivati a questo numero è perché il mercato ha capito che la cosa migliore è aderire. Gli investitori hanno capito che non ha molto più senso restare azionisti di un’azienda che non paga il dividendo e che è una frazione di Poste italiane, in un contesto in cui Poste sta valorizzando le azioni di Tim con un progetto congiunto molto ambizioso e con grande soddisfazione per tutti gli investitori». E ancora: «C’è stata una presa di coscienza, i mercati la chiamano Fomo. Fear of missing out, paura di rimanere fuori dal treno di Poste che partiva e quindi si sono tutti adoperati per aderire. Crediamo che questa Fomo ci sarà anche dal 21 al 25 settembre». Al termine dell’opas, ha concluso Del Fante, «ci troveremo a una percentuale che sarà ampiamente di controllo, e partiranno le attività di integrazione delle due aziende».
Lasco: «Su Tim un’operazione storica per il Paese»
Anche Giuseppe Lasco, direttore generale di Poste italiane, ha commentato al Tg Poste la chiusura della prima fase dell’offerta su Tim, ritenendola un’operazione storica per il nostro Paese. «Allargando il perimetro a Tim, porteremo ancora più valore al nostro Paese e al nostro territorio. Questa integrazione creerà futuro per la nostra gente e per tutti i colleghi di Tim. Ci dobbiamo sentire orgogliosi di appartenere a questo grande gruppo industriale del Paese, internazionale, che potrà competere con i grandi player internazionali per reggere l’urto dell’innovazione e della trasformazione digitale». Lasco ha poi commentato le sfide future che potranno essere affrontate grazie alla costituzione del nuovo Gruppo: «Poste italiane e Tim saranno un elemento di traino per il lancio e il consolidamento dell’infrastruttura dell’intelligenza artificiale. Anche se l’IA andrà a fare ottimizzazione sulle risorse, noi andremo in controtendenza, garantendo un’infrastruttura evoluta ma continuando ad agire sulle politiche attive del lavoro e a creare nuova occupazione come abbiamo sempre fatto in questi nove anni». «Proviamo orgoglio», ha concluso, «perché daremo un futuro alle nuove generazioni».
Un addetto ai lavori del settore, il politico più popolare del movimento progressista Usa e una ex voce di spicco del movimento MAGA. Tutti insieme, dopo gli allarmi lanciati negli ultimi giorni, per parlare dei pericoli legati a un’intelligenza artificiale fuori controllo, che se non altro ha il merito di aver messo d’accordo tutti. O quasi, vedasi Donald Trump. Succederà a San Francisco domani, martedì 15 settembre, all’evento Pro-Human Assembly promosso dal Future of Life Institute, organizzazione senza scopo di lucro che dal 2014 si batte contro i rischi su larga scala derivanti dalla tecnologia, con particolare attenzione a quello esistenziale rappresentato appunto dall’intelligenza artificiale.
Bernie Sanders (Ansa).
I protagonisti più attesi dell’evento di San Francesco
L’addetto ai lavori è il ricercatore Jacob Coxon, che di recente si è dimesso da Anthropic (e aveva anche lavorato per OpenAI) avvertendo che l’intelligenza artificiale potrebbe distruggere l’umanità nel corso di un decennio. Il politico progressista è il veterano Bernie Sanders, senatore indipendente del Vermont ma da sempre dem. Poi ci sarà Steve Bannon, ex ideologo di Trump, che negli anni ha voltato le spalle all’attuale presidente Usa. «Gli oligarchi sono finalmente costretti ad ammettere di aver mentito fin dall’inizio sui pericoli di un’accelerazione priva di qualsiasi salvaguardia: hanno messo a repentaglio la nazione e l’umanità», ha dichiarato ad Axios.
Steve Bannon (Ansa).
Assieme a Coxon, Sanders e Bannon parleranno delle potenziali ripercussioni dell’IA – come gli sconvolgimenti nel mondo del lavoro, gli impatti ambientali e le vulnerabilità per la sicurezza nazionale – pure la senatrice Marsha Blackburn (repubblicana del Tennessee), il presidente del Congressional Progressive Caucus Greg Casar (democratico del Texas) e il membro dell’Assemblea di New York Alex Bores. Ma anche gli attori Ashley Judd e Joseph Gordon-Levitt, oltre all’arcivescovo di San Francisco Salvatore Cordileone e Walter Kim, della National Association of Evangelicals.
L’avvertimento dell’Onu sui pericoli legati all’IA
Proprio oggi, in una lettera inviata agli Stati e alle aziende leader a livello mondiale nel campo dell’IA, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Türk ha scritto che «l’attuale corsa verso un’intelligenza artificiale sempre più potente rappresenta un salto verso maggiori rischi esistenziali per ogni aspetto delle nostre vite». Türk, nella lettera, ha avvertito che l’IA potrebbe «paralizzare i servizi essenziali, frammentare le comunicazioni, destabilizzare le infrastrutture critiche e colpire al cuore stesso delle istituzioni democratiche».
Donald Trump (Imagoeconomica).
Trump parla di «forze negative», Pechino di «allarmismo»
E sempre oggi, liquidando l’ultimo allarme di Dario Amodei di Anthropic secondo cui l’IA potrebbe presto essere in grado di guidare uno sciame di agenti capaci di prendere il controllo dell’intero Internet, ha parlato di una cospirazione da parte di «forze negative» e di una sola necessità, ovvero «avere un presidente forte» come lui. Trump, difendendo la corsa all’intelligenza artificiale, ha poi detto che «l’unico Paese a rallegrarsi» di una frenata è la Cina. La proposta di rallentare ha trovato l’immediato sostegno di due protagonisti indiscussi in America del settore, ovvero Elon Musk (SpaceX che controlla xAI) e Sam Altman di OpenAI. Poco dopo, tramite il portavoce del ministero degli Esteri, Pechino ha dichiarato che «allarmismo, confronto e competizione non faranno altro che ostacolare il processo di governance globale dell’IA».
Il Tribunale di Sorveglianza di Torino ha respinto la richiesta di detenzione domiciliare presentata dalla difesa di Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour detenuto a Bollate dopo la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi per l’omicidio di due rapinatori e il ferimento di un terzo. La richiesta era stata avanzata dal suo avvocato Stefano Marcolini in attesa di una decisione sulla domanda di grazia presentata al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La difesa aveva chiesto in via principale il differimento dell’esecuzione della pena e, in subordine, la possibilità per il 72enne di scontarla ai domiciliari.
Le motivazioni del Tribunale
Il Tribunale di Sorveglianza torinese ha però evidenziato che il differimento della pena previsto quando è stata presentata una domanda di grazia è «un’ipotesi residuale con pochissimi precedenti giurisprudenziali» e che l’intervento della magistratura risulterebbe una «quasi irrispettosa intrusione» in un ambito che costituisce «prerogativa esclusiva del capo dello Stato». Inoltre, il differimento della pena potrebbe risultare “pregiudizievole” per lo stesso Roggero qualora Mattarella decidesse di concedere una grazia solo parziale. Il periodo di pena sospeso non verrebbe infatti sottratto all’ammontare complessivo della pena, posticipando i requisiti temporali per accedere ai benefici penitenziari.
Salvini: «A Pontida un gazebo per le spese legali»
Sulla decisione è già intervenuto Matteo Salvini, annunciando che a Pontida ci sarà un gazebo a sostegno del gioielliere. «Nel pieno rispetto delle decisioni della magistratura continuiamo a ritenere che la sua permanenza in carcere non sia necessaria. L’auspicio è che possa tornare in libertà il prima possibile. La Lega continuerà a essere concretamente al suo fianco. Domenica a Pontida sarà presente anche un gazebo per raccogliere fondi a sostegno delle spese legali che Roggero sta affrontando», ha affermato.
Fine dell’austerity: Leone XIV ha abrogato le «misure di contenimento salariale» adottate da Francesco il 23 marzo 2021 con il motu proprio ‘Un futuro sostenibile’ che, spiega il papa, «furono necessarie anche per far fronte all’eccezionale sfida della pandemia». Passato il Covid, i tagli possono essere dunque «superati nella certezza che le Istituzioni della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano proseguiranno, con strumenti diversi, nell’impegno di garantire la sostenibilità economica». Il documento è stato reso noto nel giorno del 71esimo compleanno di Prevost.
Papa Leone XIV (Imagoeconomica).
I tagli decisi da Francesco e revocati da Leone XIV
Come ricorda Vatican News, Francesco aveva tagliato del 10 per cento gli stipendi dei cardinali di Curia. Era stata invece dell’8 per cento decurtazione salariale dei dipendenti della Santa Sede, del Governatorato e altri enti collegati inquadrati nei livelli retributivi C e C1, cioè quelli dei capi e dei segretari dei Dicasteri. C’era poi stata una diminuzione del 3 per cento per dipendenti chierici o religiosi. Sulla stessa scia, «il blocco degli scatti biennali interessava tutto il personale in servizio ma nel caso di quello laico, riguardava i dipendenti dal quarto livello in su». L’abrogazione è a decorrere dal primo settembre: i salari torneranno dunque subito a quelli pre-tagli e gli scatti di anzianità riprenderanno a essere conteggiati. Il pregresso resterà però congelato.
I capi dei governi locali di Scozia, Irlanda del Nord e Galles – nazioni che con l’Inghilterra costituiscono il Regno Unito – hanno firmato un documento comune di sfida al governo centrale britannico nel quale invocano il diritto all’autodeterminazione sulla base di futuri referendum o altri strumenti legislativi. L’iniziativa è stata formalizzata a margine di un vertice a Cardiff fra i leader dell’esecutivo gallese Rhun ap Iowerth, quello scozzese John Swinney e di quello nordirlandese Michelle O’Neill, tutti e tre per la prima volta di orientamento indipendentista. «Le nostre nazioni hanno il diritto all’autodeterminazione. Nessun governo di Westminster ha diritto di bloccare la democrazia o di minare il principio secondo cui i nostri popoli dovranno decidere del loro futuro», si legge nel memorandum d’intesa firmato dai tre in forma di appello.
I tre leader vedono il futuro dei loro territori all’interno dell’Ue
I leader hanno poi affermato di vedere l’avvenire dei rispettivi territori «dentro l’Unione Europea», da cui il Regno Unito è uscito con il referendum sulla Brexit del 2016 grazie al voto favorevole della maggioranza degli inglesi (che rappresentano da soli oltre l’80 per cento della popolazione dell’intero Regno) e di una maggioranza più risicata di gallesi, ma solo di una minoranza di scozzesi e nordirlandesi. Le regole costituzionali in vigore oggi nel Paese non permettono la convocazione di referendum o altre forme di iter secessionisti senza il placet di Londra e del governo britannico. L’attuale premier laburista del Regno Andy Burnham ha da parte sua ribadito – in continuità con i suoi predecessori – di non voler concedere nuovi voti referendari sull’indipendenza delle nazioni minori del Regno (dopo quello perso dagli indipendentisti in Scozia nel 2014) a meno che non emerga un desiderio chiaramente maggioritario e consolidato nel tempo in questo senso fra le popolazioni locali (cosa che i sondaggi correnti non accreditano). I separatisti scozzesi, gallesi e nordirlandesi sono attualmente alla guida di forze di maggioranza relativa nelle tre nazioni minori. I primi due sognano la nascita di nazioni indipendenti da Londra, mentre i repubblicani nordirlandesi (perlopiù cattolici) ambirebbero alla riunificazione con la Repubblica d’Irlanda.
Prima la grande festa, poi domani pensiamo a sforbiciare. Una 24 ore paradossale quella che dovrebbe attendere Class Editori. Lunedì 14 settembre è in programma un super evento alla Triennale di Milano per celebrare il gruppo, che tra gli altri edita Milano Finanza, ItaliaOggi, Class, Capital e si autodefinisce «una realtà multimediale unica, rimasta fedele allo slancio con cui è nata. Una casa editrice che ha raccontato e continua a raccontare con respiro internazionale l’evoluzione di una società proiettata verso il futuro, dove l’innovazione è sfida e opportunità da cogliere in ogni sua forma». Il party in pompa magna è dedicato ai 40 anni di attività, descritti con toni sfarzosi: «Quattro decenni di sviluppi e cambiamenti nell’economia, nella cultura e nella vita dell’Italia e degli italiani. Otto lustri di profonde rivoluzioni, soprattutto nel campo dell’informazione. Un percorso lungo e coraggioso». E ancora: «Un viaggio proseguito sempre in prima linea con professionalità, passione, orgoglio e profondo spirito di indipendenza». Nel programma della serata sono previste «iniziative ideate per raccontare idee, protagonisti e imprese che hanno segnato 40 anni di storia, e che contribuiranno a immaginare e vivere i prossimi 40». Tutto bene, tutto bello? Insomma. Se la sera c’è il taglio della torta, il giorno dopo pare sia in agenda il taglio del personale. Secondo i ben informati proprio martedì 15 settembre è stata fissata infatti la riunione con i sindacati per discutere di esuberi e uscite “volontarie” da MF Servizi, dove c’è tutto il personale non giornalistico. Obiettivo: ridurre i costi. Dopo la festa, a qualcuno verrà “fatta la festa”?
Lo sceriffo fa asse con la Lega
Ma come, lo sceriffo Vincenzo De Luca fa asse con la Lega e attacca la giunta regionale della Campania guidata da Roberto Fico? Normali stranezze della politica quando c’è di mezzo il viceré. La pietra dello scandalo è stata una delibera della Regione che stanzia 8 milioni di euro per i disoccupati e gli inoccupati di lunga durata. Un progetto che prende spunto da un altro molto simile bocciato dal governo. De Luca non le ha mandate a dire all’alleato: «In un Paese normale e civile dopo che il ministero ha verificato l’esistenza di irregolarità e ha comunicato che non caccia più neanche un euro, si blocca tutto. Questa vicenda dovrebbe essere sottoposta anche alla procura e alla Guardia di finanza». E il “suo” assessore in giunta, Fulvio Bonavitacola, non ha firmato la delibera. Il ministero del Lavoro aveva disposto la revoca dei soldi, mentre il leghista Claudio Durigon, potente sottosegretario di Stato nel governo Meloni, ha negato si trattasse di una scelta politica o di un dispetto. Ora De Luca di fatto si è schierato dalla sua parte…
A chi salta la moschea al naso
Da lunedì 14 settembre a Roma viaggia il bus 252, per collegare la moschea capitolina, luogo di culto della comunità islamica, alla linea B della metropolitana. Chissà se Matteo Salvini, che è pure ministro dei Trasporti, si sarà accorto della novità introdotta dal sindaco Roberto Gualtieri, molto utile per fare un po’ di solita strumentalizzazione politica, o se magari è troppo impegnato con il caos della sua Lega. L’operazione viene descritta così: «Il collegamento circolare unisce la stazione Policlinico della metro B e B1 alla grande moschea di Roma, la più grande d’Europa, e ai quartieri che gravitano su via dei Campi Sportivi e via Giacinta Pezzana. Il nuovo servizio, progettato da Roma Servizi per la Mobilità ed esercitato da Atac, nasce per rendere raggiungibili con il mezzo pubblico, senza dipendere dall’auto, il luogo di culto e il Centro islamico culturale d’Italia, frequentati ogni settimana da migliaia di persone e in particolare nei giorni di preghiera e nelle festività, insieme a un quadrante che comprende Villa Ada, l’Acqua Acetosa e gli impianti sportivi del Foro Italico». Un’iniziativa che arriva con anni di ritardo, dato che la moschea è operativa dal 1995, e da ora in avanti utilizzerà «vetture di sette metri e mezzo adatte alle strade strette del quartiere, in esercizio tutti i giorni, festivi compresi, dalle 7.30 alle 20, con 13 corse quotidiane e una frequenza oraria». Qualcuno teme che si trasformi in una specie di “bus ghetto”…
Il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, a sorpresa sul palco con Jovanotti, in duetto al concerto al Circo Massimo, a Roma, domenica 13 settembre (foto Ansa).
Salvini e il buon esempio a scuola
Suona la campanella e il ministro Salvini non può certo lasciarsi scappare l’opportunità di commentare qualcosa che non dovrebbe competergli, occupandosi lui di trasporti. Ecco allora il post strappalacrime corredato di foto con grembiulino del mini-Matteo, ai tempi della 1D alle elementari: «Buon inizio di anno scolastico a bimbe e bimbi, a ragazze e ragazzi che si affacciano alla vita. E un enorme GRAZIE agli insegnanti e a tutto il personale scolastico che accompagna i nostri figli sulla strada più delicata e bella. Vivete la scuola e la vita senza paura ragazzi, non perdete neanche una occasione, godetevi ogni minuto e ogni campanella», ha scritto il leader della Lega. Che però nel 2024 era un po’ meno romantico sull’avventura dello studio: «Sì, io a scuola copiavo. Però facevo anche copiare, perché la cosa più insopportabile sono quelli bravi che non fanno copiare. Questo è un comportamento grave». Sempre un esempio.
Buon inizio di anno scolastico a bimbe e bimbi, a ragazze e ragazzi che si affacciano alla vita. E un enorme GRAZIE agli insegnanti e a tutto il personale scolastico che accompagna i nostri figli sulla strada più delicata e bella. Vivete la scuola e la vita senza paura ragazzi,… pic.twitter.com/l6tmFDLc7z
Fabio Spagnuolo, che dal 2018 era responsabile della Comunicazione e Pubblicità di Intesa Sanpaolo, assume l’incarico di Executive Director Comunicazione e Immagine del gruppo bancario. Subentra a Paola Musso, che guidava la Direzione Comunicazione e Immagine da dicembre del 2024 (dove era subentrata a Fabrizio Paschina): per lei il nuovo ruolo di Chief of Staff del ceo Carlo Messina.
Chi è Fabio Spagnuolo
Torinese classe 1977, Spagnuolo ha iniziato la carriera nelle Relazioni esterne e nell’ufficio stampa di Sanpaolo IMI, passando poi nello staff del Presidente del Consiglio di Gestione di Intesa Sanpaolo. Dal 2008 al 2013 è stato poi responsabile Comunicazione e Relazioni Esterne dell’Aeroporto di Torino. Successivamente, per circa un anno ha assunto la responsabilità di Comunicazione e Fundraising dell’Istituto di Candiolo e della Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro. Nel 2014 il rientro in Intesa Sanpaolo, dove si è occupato inizialmente di partnership e comunicazione dell’Innovation Center. Dal 2018, come detto, era responsabile della Pubblicità del gruppo.
Dopo che il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha ha lanciato un allarme ai Paesi della Ue e della Nato sul fatto che «i barbari russi sono già alle vostre porte», con riferimento all’attacco di droni lanciato da Mosca su una stazione di servizio e su un treno a Yahodyn, nell’ovest dell’Ucraina, a meno di due di chilometri dal confine con la Polonia, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha esortato tutti i leader europei a «prendere sul serio questa minaccia». «Qui, nell’estremo nord dell’Europa, si può vedere quanto sia a rischio la pace in Europa», ha detto dalla Finlandia, lanciando anch’egli un allarme.
Nella stazione era transitato un treno con consiglieri per la sicurezza nazionale di vari Paesi europei
La compagnia ferroviaria polacca Pkp Intercity ha affermato che il convoglio colpito, con 206 passeggeri a bordo, era in servizio sulla tratta Kiev-Varsavia. Nessuno è rimasto ferito. L’episodio è di particolare rilevanza perché poco prima, nella stessa stazione, era transitato il treno su cui viaggiavano i consiglieri per la sicurezza nazionale di Italia, Regno Unito, Germania e Francia, di ritorno dalla 22esima edizione della Conferenza della Yes (Yalta european strategy) a Kyiv. Su un terzo convoglio si trovava anche l’ex direttore della Cia David Petraeus. «È chiaramente un tentativo di spaventare i Paesi occidentali per dissuaderli dal sostenere l’Ucraina, dall’andare in Ucraina per manifestare il proprio sostegno. Penso che dovremmo agire esattamente al contrario», ha commentato l’alto rappresentante Ue Kaja Kallas.
La procura di Roma ha chiesto il rinvio a giudizio per una dipendente dell’Inps che il 7 febbraio del 2025, senza averne alcun motivo di servizio, consultò i dati personali di Giorgia Meloni. Gli accessi contestati, emersi dopo accertamenti interni dell’Istituto, furono tre: due all’Arca, l’archivio anagrafico dell’Inps in cui sono riportati i dati identificativi associati a una persona (come codice fiscale e luogo di residenza), e uno all’estratto contributivo, dove è registrata la storia previdenziale dei cittadini.
La sede centrale dell’Inps (Imagoeconomica).
La donna, interrogata a metà aprile, è accusata di accesso abusivo a un sistema informatico. Un reato che, già di per sé, sarebbe sufficiente per un processo. Nel caso specifico c’è pure l’aggravante di aver agito nella veste di dipendente dell’Inps (in particolare del Coordinamento generale medico legale), violando dunque i poteri connessi alla sua funzione. L’impiegata non ha fornito alcuna spiegazione per gli accessi indebiti. Nel procedimento risultano indicate come persone offese sia Meloni che l’Inps, titolare del sistema informatico utilizzato per gli accessi contestati. Per la premier, tra l’altro, c’è già un precedente di dati indebitamente consultati. Nel 2024 venne infatti alla luce che un impiegato di Intesa Sanpaolo aveva consultato senza autorizzazione migliaia di rapporti appartenenti ai clienti dell’istituto, tra cui appunto anche la presidente del Consiglio.
Il governo di Parigi ha sottoposto alla Commissione europea una nuova versione della legge per il divieto di utilizzo dei social network per i minori di 15 anni, che era stata bocciata dal Consiglio costituzionale francese. Lo ha annunciato il presidente Emmanuel Macron, che ha scritto su X: «Dal primo giorno ho preso un impegno: proteggere i nostri bambini online. Andremo fino in fondo».
La bocciatura e l’incarico a Lecornu di riscrivere la legge
La prima versione della legge era stata approvata a luglio dal parlamento francese e sarebbe dovuta entrare in vigore il primo settembre. A metà agosto, però, era arrivato l’alt del Consiglio costituzionale. Dopo il semaforo rosso da parte della massima istituzione giurisdizionale transalpina, secondo cui il provvedimento avrebbe rappresentato «una violazione sproporzionata della libertà di espressione e di comunicazione», Macron aveva incaricato il primo ministro Sébastien Lecornu, di procedere a una nuova redazione del provvedimento conforme alle osservazioni del Consiglio e al diritto europeo, per arrivare ad una soluzione «entro la primavera 2027».
Depuis le premier jour, j’ai pris un engagement : protéger nos enfants en ligne.
Nous irons au bout.
À la suite de la décision rendue par le Conseil constitutionnel à la mi-août sur l’interdiction des réseaux sociaux aux moins de 15 ans, j’avais chargé le Premier ministre…
Il nuovo testo, che tiene conto delle criticità segnalate dal Consiglio costituzionale, sarà presentato subito alla Commissione Europea, che avrà tre mesi per emettere un parere. Nel suo post, Macron ha evidenziato di aver scritto a Ursula von der Leyen per chiedere l’approvazione di un testo che stabilisca il divieto di social per gli under 15 a livello Ue: «Ho condiviso con la presidente della Commissione europea la mia determinazione affinché l’Europa avanzi in modo rapido ed esigente, per armonizzare questa interdizione a livello dell’Unione e regolamentare le funzionalità delle piattaforme».
Donald Trump contro il freno all‘intelligenza artificiale. «Possiamo introdurre delle misure di salvaguardia, possiamo fare questo e quello, ma credo che ci siano molte forze negative a sollevare la questione, tirando in ballo cose che non accadranno», ha detto il tycoon, liquidando l’ultimo allarme di Dario Amodei di Anthropic secondo cui l’IA si sta sviluppando a un ritmo esponenziale e, senza un rallentamento, nel giro di 6-12 mesi, potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti capaci di prendere il controllo dell’intero Internet. «Gli Usa sono in vantaggio rispetto alla Cina. Siamo il Paese più avanzato al mondo. E, francamente, voglio che resti così, perché chi vince la sfida dell’IA, vince tutto», ha aggiunto Trump. Amodei ha lanciato sul suo blog un appello per rallentare a livello globale il ritmo di sviluppo dei modelli più avanzati dell’IA per motivi di sicurezza. La proposta ha trovato l’immediato sostegno di due protagonisti indiscussi in America del settore, ovvero Elon Musk (SpaceX che controlla xAI) e San Altman di OpenAI.
Dopo il botta e risposta di fine luglio, Beppe Grillo è tornato ad attaccare Giuseppe Conte. “Movimento zero stelle”, si legge infatti nell’aggiornamento dello stato Whatsapp dell’ex comico, tornato a puntare il dito contro l’attuale leader del partito da lui fondato assieme a Gianroberto Casaleggio. L’ultima frecciata di Grillo a Conte arriva a una settimana dalla sua annunciata ospitata a Pulp, il podcast di Fedez e Mr. Marra, che si terrà il 21 settembre all’indomani della conclusione della due giorni di Nova, la consultazione avviate dal M5s per scrivere il programma della coalizione progressista: «Vada dove vuole, dica ciò che vuole», ha commentato il presidente pentastellato.
La suggestione di un partito per le Politiche del 2027
Grillo, com’è noto, qualche mese fa ha rotto gli indugi avviando una causa legale contro Conte riprendersi nome e simbolo del Movimento 5 stelle: visti i tempi della giustizia è difficile (per non dire impossibile) che una decisione in tal senso arrivi in tempo per le elezioni del 2027. Ma dietro le quinte filtra l’idea di un Grillo sempre più intenzionato a tornare in campo che, riporta il Corriere della Sera, starebbe comunque lavorando a una lista da presentare alle Politiche del prossimo anno, più a sinistra del campo largo, con l’obiettivo di erodere voti all’alleanza di opposizione. In questo caso l’ostacolo maggiore sarebbe rappresentato dalla raccolta firme necessarie per presentarsi alle Politiche: la quota è infatti salita a 6 mila per ogni collegio.