Attentato a Ranucci, perquisita l’abitazione del factotum di Lavitola

Nell’ambito delle indagini sull’attentato a Sigfrido Ranucci è stata effettuata una perquisizione nell’abitazione di Gomes Clesio Tavares, factotum del presunto mandante Valter Lavitola: l’uomo, ritenuto l’intermediario con la banda che ha piazzato l’ordigno all’esterno della casa del conduttore di Report, si trova al momento in Camerun. Clesio Tavares convive nell’abitazione perquisita assieme alla compagna, che è stata ascoltata dai carabinieri come persona informata sui fatti.

Attentato a Ranucci, perquisita l’abitazione del factotum di Lavitola
Sigfrido Ranucci (Imagoeconomica).

Lavitola stava per partire per l’Africa

Intanto emergono nuovi sviluppi riguardanti Lavitola: il presunto mandante dell’attentato a Ranucci, a cui è legato da un rapporto di amicizia, era pronto a lasciare l’Italia in direzione dell’Africa. Il faccendiere aveva infatti già acquistato il biglietto aereo e la perquisizione della sua abitazione, nel corso della quale gli sono stati sequestrati smartphone e pc, è scattata dopo che gli investigatori lo hanno visto uscire di casa con un trolley.

Rai sospende le repliche estive di Report

Intanto, «in attesa che si faccia piena chiarezza sulla delicata e complessa vicenda che vede coinvolto il conduttore Sigfrido Ranucci», la Direzione Approfondimento della Rai «ha ritenuto opportuno sospendere cautelativamente la messa in onda delle repliche estive della trasmissione televisiva Report, a tutela di un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico».

Perché Hormuz mostra i limiti dell’asse tra Iran e Cina

«Prenderemo sicuramente in considerazione privilegi speciali per i Paesi amici come la Cina, soprattutto quelli che ci sono stati vicini durante le difficili condizioni del periodo bellico». Le parole dell’ambasciatore iraniano a Pechino, Abdolreza Rahmani Fazli, aprono una prospettiva tutt’altro che lineare sul futuro delle dinamiche sullo Stretto di Hormuz. Teheran sostiene di non voler imporre veri e propri pedaggi, ma «tariffe di servizio» legate alla sicurezza, al transito marittimo e alla gestione ambientale, con la partecipazione dell’Oman. La distinzione lessicale cambia però poco sul piano pratico e politico. Se quelle tariffe fossero davvero applicate in modo differenziato, premiando i Paesi “amici”, Hormuz diventerebbe di fatto una sorta di filtro geopolitico.

Perché Hormuz mostra i limiti dell’asse tra Iran e Cina
Petroliera nello stretto di Hormuz (Ansa).

Per Pechino Teheran è solo un tassello della strategia mediorientale

La Cina, in questo schema, sarebbe il primo beneficiario naturale. Intanto perché è una delle maggiori acquirenti di energia dal Golfo, e poi perché negli ultimi anni è diventata il principale interlocutore economico dell’Iran, il partner che ha continuato a garantire ossigeno commerciale a Teheran anche negli anni delle sanzioni e dell’isolamento. Fazli ha legato esplicitamente questa prospettiva alla continuità tra il defunto Ali Khamenei e il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei, entrambi descritti come favorevoli a rapporti «positivi, attivi e di sostegno» con Pechino. Eppure, l’eventuale trattamento di favore non racconta solo la vicinanza tra Cina e Iran. Racconta anche la loro distanza. Teheran ha bisogno di Pechino molto più di quanto Pechino abbia bisogno di Teheran.

L’Iran vede nella Cina il principale acquirente del proprio petrolio, una sponda diplomatica nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, un potenziale investitore e uno dei pochi grandi attori capaci di parlare con Washington senza apparire ostile a Teheran. Per la Cina, invece, l’Iran è importante ma non indispensabile. È un tassello della sua presenza in Medio Oriente, non il perno esclusivo della sua strategia regionale.

Perché Hormuz mostra i limiti dell’asse tra Iran e Cina
I ritratti dell’Ayatollah Ali Khamenei e del figlio Mojtaba Khamenei (Ansa).

Per la Cina è prioritario garantire la libertà di navigazione

Questa asimmetria spiega la cautela cinese. Pechino ha difeso il principio del negoziato tra Iran e Stati Uniti, ha criticato la guerra e ha mantenuto stretti contatti con Teheran, ma non ha mai fatto propria l’idea di una politicizzazione permanente di Hormuz. Anzi, anche nei giorni scorsi il ministero degli Esteri cinese ha continuato a ribadire che lo stretto è una via d’acqua internazionale e che il ripristino di un transito sicuro e senza ostacoli risponde agli interessi di tutte le parti. La Cina può accettare benefici pratici. Molto più difficilmente può legittimare un principio che, domani, potrebbe essere usato altrove contro i suoi stessi interessi. La Repubblica Popolare è la prima potenza manifatturiera del Pianeta, la maggiore esportatrice di beni e uno dei Paesi più dipendenti dalla stabilità delle rotte commerciali globali. Per Pechino, la libertà di navigazione è una condizione materiale della propria crescita. Ed è anche per questo che, durante la crisi, Xi Jinping ha scelto una linea sottile. A un abbraccio a Teheran e a uno scontro frontale con Washington ha preferito una diplomazia indiretta, affidata in larga parte al Pakistan. Islamabad si è ritagliata un ruolo centrale nella mediazione tra Stati Uniti e Iran, ma dietro la sua azione si è intravista più volte la sagoma della Cina. È una strategia coerente con uno dei grandi tratti della politica estera cinese contemporanea: esercitare influenza senza assumersi fino in fondo il costo dell’esposizione

Perché Hormuz mostra i limiti dell’asse tra Iran e Cina
Xi Jinping (Ansa).

Una crisi prolungata è lo scenario da evitare

La guerra ha offerto alla Cina anche alcuni vantaggi tattici. Le sue riserve energetiche, la diversificazione degli approvvigionamenti e la crescita delle tecnologie pulite hanno attenuato l’impatto dello shock rispetto ad altre economie asiatiche. Mentre molti Paesi soffrivano l’aumento dei costi di energia, fertilizzanti e materie prime, Pechino ha potuto rafforzare la propria immagine di partner stabile e persino beneficiare dell’accelerazione della domanda di pannelli solari, batterie e veicoli elettrici, settori nei quali domina. Ma anche qui il vantaggio ha un limite.

L’Iran vorrebbe fare di Hormuz una leva permanente

Dopo il fragile accordo di tregua, Hormuz diventa il banco di prova di un’ambizione più ampia: quella di presentare la Cina come potenza responsabile, capace di parlare con tutti, ma ancora riluttante ad assumere i costi tradizionali di una superpotenza. 

La frase di Fazli, allora, è rivelatrice proprio perché ambigua. Sembra annunciare un premio alla Cina, ma mette in luce anche i limiti del rapporto. L’Iran vorrebbe trasformare Hormuz in una leva permanente. La Cina vorrebbe che Hormuz tornasse a funzionare in modo stabile. 

Un precedente pericoloso

Il ragionamento dei funzionari cinesi è semplice: se Hormuz diventasse una rotta a condizioni politicamente differenziate, altri choke point potrebbero un giorno essere riletti nello stesso modo. Malacca, Bab el-Mandeb, Suez, Panama, i nodi dei cavi sottomarini e persino le rotte dei minerali critici: tutto ciò che connette l’economia globale potrebbe diventare meno universale e più selettivo. E spesso, in quei casi, sono gli Stati Uniti o i loro partner ad avere il controllo. 

Tragico epilogo: Grazia ritrovata senza vita

“A nome mio, dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità di Siano, esprimo il più profondo cordoglio per la tragica scomparsa della signora Grazia Salvati. Ci stringiamo con sincera vicinanza al dolore della sua famiglia, dei suoi cari e dell’intera comunità di Castel San Giorgio, che in queste ore sta vivendo un momento di grande sofferenza.
La speranza che aveva accompagnato le ricerche ha purtroppo lasciato spazio a un epilogo che addolora profondamente tutti noi”.

Così il sindaco di Siano, Giorgio Marchese, commenta il tragico epilogo della vicenda di Grazia Salvati. La donna, che si era allontanata da casa, è stata ritrovata senza vita.

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Ok dell’Ue a un nuovo capitolo di negoziati: si avvicina l’adesione dell’Ucraina

I 27 Paesi dell’Unione europea hanno deciso all’unanimità di aprire un nuovo cluster di negoziati di adesione con Ucraina e Moldova, in particolare il numero 6 sulle relazioni esterne, segnando un ulteriore passo nel lungo e complesso percorso verso l’ingresso dei due Paesi. Lo ha reso noto l’Irlanda, che detiene attualmente la presidenza di turno del Consiglio dell’Ue. Il sesto capitolo negoziale verrà affrontato dal 14 luglio.

Ok dell’Ue a un nuovo capitolo di negoziati: si avvicina l’adesione dell’Ucraina
Ursula von der Leyen e Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

L’accelerata dopo la sconfitta di Orban in Ungheria

La decisione si inserisce sulla scia della spinta generata dal cambio di governo in Ungheria, che sotto Viktor Orban aveva continuato a porre paletti al processo di adesione dell’Ucraina. L’Ue ha avviato ufficialmente i negoziati di adesione con Kyiv e Chisinau a metà giugno con l’apertura del primo cluster, quello dei Fondamentali. Dopo il via libera a capitolo 6, per Kyiv restano ancora in sospeso quattro cluster negoziali: il numero 2 (mercato interno), il 3 (competitività e crescita inclusiva), il 4 (agenda verde e connettività sostenibile) e il 5 (risorse, agricoltura e coesione). Potrebbero essere aperti a partire da settembre.

Ok dell’Ue a un nuovo capitolo di negoziati: si avvicina l’adesione dell’Ucraina
Volodymyr Zelensky (Imagoeconomica).

Le chiusure dei cluster per Albania e Montenegro

I Ventisette hanno inoltre deciso di chiudere in via provvisoria i capitoli negoziali 25 (scienza e ricerca), 26 (istruzione e cultura) e 30 (relazioni esterne) per l’Albania; e i capitoli negoziali 8 (politica della concorrenza) e 29 (Unione doganale) per il Montenegro.

Repubblica, l’assemblea dei giornalisti sfiducia il direttore dimissionario Orfeo

L’assemblea delle giornaliste e dei giornalisti di Repubblica ha accolto con stupore le dimissioni del direttore Mario Orfeo, che da settembre ricoprirà il medesimo ruolo in un’azienda concorrente (Editoriale Nazionale, editore di Qn, Resto del Carlino, Nazione e Giorno). I cronisti l’hanno sfiduciato in nome del conflitto di interessi che si viene a creare tra l’attuale direzione di Repubblica e l’annunciato incarico. «Direttore, riteniamo che non sia opportuno che da oggi faccia il giornale, visto che è stato ufficialmente comunicato il tuo passaggio alla concorrenza», ha detto Matteo Pucciarelli, membro del Comitato di redazione (a nome di tutta la rappresentanza sindacale), durante la consueta riunione del mattino. Orfeo avrebbe replicato preannunciando una denuncia all’Ordine dei giornalisti, continuando poi la riunione. Il Cdr presenterà anche al presidente del cda Mirja Carta D’Asero la richiesta di sospenderlo dalla funzione di direttore, sostenendo che i vicedirettori possono guidare il giornale nell’attesa della nomina del nuovo capo.

Il Cdr: «Urgente nuovo direttore che rispecchi i valori del giornale»

In una nota, il Cdr ha aggiunto che «la redazione, nei mesi di trattativa tra la vecchia e nuova proprietà, non ha mai smesso di avere una posizione critica, pubblica e di grande preoccupazione per il destino editoriale di Repubblica». E ancora: «I primi mesi dopo l’acquisizione di Antenna sono stati sinora di stallo, un tempo di incertezza che non può durare oltre. Pretendiamo un piano industriale, un serio progetto di rilancio e il coinvolgimento della redazione negli investimenti del gruppo Antenna in Italia. È urgente, intanto, la nomina di un nuovo direttore, in grado di rispecchiare appieno i valori fondativi di Repubblica, in linea con la storia e l’identità del giornale e di chi lavora al quotidiano con passione e impegno». Intanto martedì sarà a Roma Theodore Kyriakou, presidente del Gruppo Antenna, anche se al momento non ci sono incontri convocati con il Cdr.

Agricoltura, Confeuro inaugura nuovo CAA di Foggia e prosegue tour nazionale in Puglia

“Prosegue il tour nazionale della Confeuro – Confederazione Agricoltori Europei – insieme al Caf e al Patronato Labor, ente promosso dalla Confederazione, con una nuova tappa in Puglia e, in particolare, a Foggia. Nell’ambito della visita è stata inaugurata la nuova sede del Centro di Assistenza Agricola in via Telesforo 47h, una struttura che offrirà ai cittadini e ai piccoli e medi produttori agricoli un punto di riferimento qualificato per i servizi di CAA, CAF e Patronato, garantendo assistenza in ambito agricolo, fiscale, previdenziale e assistenziale. L’iniziativa rientra nel percorso promosso dal presidente nazionale di Confeuro, Andrea Tiso, e dalla presidente del Patronato Labor, Carmela Tiso, con l’obiettivo di rafforzare il dialogo con agricoltori, cittadini, piccoli e medi imprenditori del settore primario e raccogliere direttamente dai territori esigenze, criticità e proposte. “L’agricoltura italiana sta affrontando una fase particolarmente complessa, segnata da sfide economiche, climatiche e normative sempre più impegnative. Per questo sentiamo il dovere di essere presenti sui territori, ascoltare le persone e mettere a disposizione strumenti concreti per sostenere chi ogni giorno lavora nei campi e contribuisce alla crescita del Paese – dichiara Andrea Tiso -. L’inaugurazione della nuova sede di Foggia rappresenta un ulteriore passo nel rafforzamento della nostra rete territoriale. Qui agricoltori e cittadini potranno contare su un presidio efficiente, capace di offrire assistenza qualificata e concreta”.

Il tour rappresenta anche un’importante occasione per valorizzare il lavoro svolto quotidianamente da Confeuro, dal Caf e dal Patronato Labor nel garantire servizi di qualità alle famiglie, ai lavoratori e alle imprese agricole. “La nostra missione non si limita alla rappresentanza del comparto agricolo – prosegue Tiso – Vogliamo essere un punto di riferimento stabile per le comunità, offrendo servizi, orientamento e tutela in materia fiscale, previdenziale e assistenziale. Il contatto diretto con i territori è fondamentale per costruire una rappresentanza credibile e politiche agricole realmente vicine alle esigenze delle imprese e dei cittadini”. Con una base associativa di oltre 300 mila soci e una rete di circa 500 operatori sociali, Confeuro continua a consolidare la propria presenza sul territorio nazionale, mettendo a disposizione competenze e servizi attraverso il Patronato Labor, il Centro di Assistenza Agricola e il Centro di Assistenza Fiscale, con l’obiettivo di offrire un supporto concreto al mondo agricolo e all’intera collettività.

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L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse

Ritenendo che il design di Instagram e Facebook crei dipendenza, la Commissione europea ha contestato in via preliminare a Meta una violazione della legge sui servizi digitali (Dsa). Se le conclusioni verranno confermate, il colosso di Mark Zuckerberg rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato annuo mondiale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Le app di Facebook e Instagram (e WhatsApp) su uno smartphone (Ansa).

Perché il design dei due social creerebbe dipendenza

Nel mirino in particolare lo scroll infinito, l’autoplay, le notifiche push e le raccomandazioni altamente personalizzate (grazie ai like): secondo l’esecutivo Ue si tratta di strumenti che favoriscono un uso compulsivo delle piattaforme social, con rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, in particolare minorenni e persone vulnerabili. La Commissione europea ritiene che Meta abbia sottovalutato l’effetto di strumenti e anche ignorato le informazioni disponibili sul tempo trascorso dai minori sulle piattaforme durante le ore notturne, così come sull’impatto di formati come reel e storie. Analoghe criticità riguardano i controlli parentali, giudicati efficaci solo per genitori con adeguate competenze tecniche, e le iniziative di sensibilizzazione sulla salute mentale.

L’Ue contro Meta per il design di Instagram e Facebook: le accuse
Mark Zuckerberg, presidente e ceo di Meta (Ansa).

Meta si difende dalle accuse dell’Unione europea

«Non concordiamo con questi risultati preliminari che non tengono adeguatamente conto delle misure significative che abbiamo adottato per proteggere gli adolescenti», si legge in un comunicato di Meta. «Da quando è stata avviata questa indagine abbiamo lanciato gli account per teenager che proteggono automaticamente i ragazzi e danno ai genitori il controllo consentendo di bloccare accesso a Instagram di notte e limitare il tempo di uso giornaliero a soli 15 minuti». E poi: «Condividiamo l’impegno della Commissione europea nel garantire ai ragazzi esperienze online sicure e positive e continueremo a collaborare con loro in modo costruttivo».

Intesa Sanpaolo presenta il rapporto 2026 Italian maritime economy

Srm, il centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo, ha presentato il 13esimo rapporto annuale Italian Maritime Economy, intitolato Stretti e rotte marittime nel nuovo scenario globale. Le crisi dello Stretto di Hormuz, del Mar Rosso e del Canale di Suez, insieme alla riorganizzazione delle catene globali del valore, stanno modificando la geografia del commercio mondiale e il ruolo delle grandi rotte marittime. In questo scenario porti, shipping e logistica diventano sempre più decisivi per la competitività dei sistemi produttivi e per la sicurezza degli approvvigionamenti. Il rapporto analizza questi fenomeni attraverso l’evoluzione degli scenari geostrategici, la trasformazione dei traffici marittimi, il ruolo dei nuovi corridoi logistici — tra cui l’Imec — e la crescente centralità del Mediterraneo come piattaforma di collegamento tra Europa, Asia e Africa. Particolare attenzione è dedicata all’Italia, al contributo della blue economy, alla performance dei porti e al ruolo dell’intermodalità ferro-mare. La sfida dei prossimi anni non sarà soltanto movimentare più merci, ma connettere meglio porti, reti ferroviarie, infrastrutture, aree produttive e mercati internazionali. In questo quadro, investimenti, ultimo miglio, digitalizzazione degli scali e nuove normative ambientali europee rappresentano leve decisive per rafforzare la competitività del sistema logistico-portuale italiano.

I punti principali del rapporto

  • Hormuz, Suez e Mar Rosso cambiano la geografia del commercio mondiale. Dallo Stretto di Hormuz transitava il 37 per cento del commercio mondiale di greggio. La quasi chiusura ha coinvolto volumi pari al 10 per cento della produzione mondiale di petrolio.
  • Le navi cambiano rotta, le supply chain si ridisegnano. Carrier e operatori logistici hanno risposto alle crisi con deviazioni, transhipment e rotte alternative.
  • Usa e Cina si allontanano, l’Asia si riorganizza. Nel 2025 l’import Usa dalla Cina è sceso del 30 per cento, mentre quello dai Paesi Asean è cresciuto del 29 per cento. Pechino compensa il calo degli scambi con gli Usa aumentando le esportazioni verso Africa (+25,8 per cento) e Sud-Est asiatico (+13,4 per cento).
  • Il Mediterraneo cresce anche con Suez in crisi. Nel 2025 i principali porti container dell’area hanno superato i 72 milioni di Teu, con una crescita del 5,9 per cento.
  • Il Mare Nostrum guarda al 2030. Il traffico container mediterraneo è previsto in crescita del 15 per cento nel prossimo quinquennio, sopra la media mondiale.
  • L’Italia resta una potenza dell’export. Nel 2025 il commercio estero italiano ha superato 1.200 miliardi di euro, con un export pari a 643 miliardi. Via mare si muove circa un quarto dei nostri scambi internazionali in valore.
  • I porti italiani superano quota 500 milioni di tonnellate. Nel 2025 le Autorità di sistema portuale hanno movimentato 511 milioni di tonnellate di merci, in crescita del 3,5 per cento.
  • Container e Ro-Ro trainano la crescita degli scali. I container raggiungono 132 milioni di tonnellate, il Ro-Ro 122 milioni, con tutti i principali segmenti in aumento.
  • Short Sea Shipping, Italia sempre prima in Europa. Il nostro Paese movimenta 304 milioni di tonnellate e detiene una quota di mercato del 15,6 per cento.
  • La nuova sfida dei porti è la connessione con i mercati. Oltre 13 miliardi di euro di investimenti in Italia puntano su ultimo miglio, ferrovia, accessibilità marittima e digitalizzazione.

Saluti romani al corteo per Ramelli: confermate 23 assoluzioni

La Corte d’Appello di Milano ha confermato le assoluzioni di 23 militanti di estrema destra imputati per aver fatto saluti romani e risposto alla chiamata del “presente” al corteo che si era tenuto il 29 aprile 2019 in memoria di Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù ucciso a 19 anni da un commando di Avanguardia Operaia nel 1975. I giudici di secondo grado hanno stabilito che «il fatto non sussiste».

La Procura di Milano aveva fatto ricorso ad aprile del 2025

La Procura di Milano aveva presentato ricorso in appello ad aprile del 2025, dopo la sentenza di primo grado che aveva assolto i 23 imputati perché chiamata del “presente” e il saluto romano, messi in atto da un migliaio di persone, non rappresentavano una «condotta potenzialmente idonea alla ricostituzione del partito fascista», ma solo un «omaggio e ricordo del giovane trucidato per le sue idee politiche». Da qui la non applicabilità della Legge Scelba. I cortei dei militanti di estrema destra per Ramelli a Milano, come quella in ricordo dei morti di Acca Larentia a Roma, si tengono ogni anno. Nella continua altalena tra condanne e assoluzioni per le parate neofasciste, in un processo relativo al corteo del 2018 sono arrivate invece condanne (quattro mesi) per 13 militanti.

Calenda sfida il campo largo, contromanifestazione in Campania

Di quanto accaduto a Napoli non ci sorprende la menzogna filorussa di Giuseppe Conte, ormai uno dei massimi esponenti della propaganda putiniana in Italia. Cio’ che ci sorprende, ma a dire il vero neanche troppo, e’ l’assenza di prese di posizione, in primis da parte della candidata leader del campo largo in pectore, Elly Schlein”. Cosi’ il leader di Azione Carlo Calenda. “Le frasi di Conte, pero’, non rientrano nella ormai normale propaganda, ma segnano una vera e proprio linea rossa (o russa, se preferite) – aggiunge -. Nei giorni in cui Mosca avanza gli attacchi piu’ feroci verso Kyiv, nei giorni in cui si conferma la presenza di spie russe che operano nel nostro Paese e si insediano nelle crepe del nostro sistema di sicurezza, Conte decide di ribaltare la narrazione e parlare di una “apposita costruzione della minaccia russa”.”La direzione e’ chiara ed e’ chiaro allo stesso modo che chiunque collabori per portare Schlein, Conte, Fratoianni e Bonelli al potere, sta di fatto creando le premesse per uno spostamento dalla linea di politica estera verso la Russia, in favore della disgregazione dell’Europa – prosegue -. Per altro, la stessa identica direzione in cui va il neopartito del Generale traditore della patria costellato per il 99% da filorussi. Chiunque passera’ questa linea rossa (o russa), per convenienza, per sopravvivenza o per desiderio di governo, non e’ e non puo’ definirsi riformista ne’ liberaldemocratico ne’ tanto meno europeista. Per questo ci vediamo martedi’ 21, proprio in Campania. Se siete stanchi di ambiguita’, propaganda, falsita’ su Europa e Ucraina, vi aspettiamo.Se credete che un’Europa forte e indipendente sia l’unica risposta agli attacchi di Putin, Trump e Xi, combattete insieme a noi.Se volete difendere liberta’ e democrazia, unitevi a noi e facciamolo insieme. Appuntamento a Caserta alle ore 18:00 e alle 20:30 a Ercolano”, conclude

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Prima processione digitale in Italia nel Cilento

Machina sacra è il progetto artistico di Max Magaldi e Matteo Mandelli che ha debuttato a Bosco, località di San Giovanni a Piro (Salerno), in Cilento, nell’ambito del festival MicroCosmi. Un’inedita processione che percorre le vie di un borgo portando a spalla un grande schermo digitale. Ad aprire il rito, un atto di incisione dello schermo attraversa l’immagine alla ricerca della luce, trasformando il dispositivo in un luogo di attraversamento e rivelazione. Durante il percorso, le persone hanno partecipato accompagnando l’azione con i propri smartphone, connessi all’opera tramite un qr code: ogni dispositivo ha trasmesso una litania digitale che si è propagata in tutte le strade sonorizzando la processione e al contempo illuminandone il percorso e i volti fino alla tappa conclusiva, quando l’opera è stata deposta nella Cappella del Carmine di Bosco. Qui resterà per tutta la durata di MicroCosmi – il format ideato da Vittorio Cosma e da lui diretto e curato insieme ad Annarita Masullo (The Goodness Factory) – in programma fino a domenica 12 luglio a San Giovanni a Piro, Bosco e Scario. Attraverso un qr code, l’intelligenza artificiale di Machina Sacra si ‘impossessa’ dei telefoni del pubblico e sonorizza la processione. Suoni e voci che formano un coro di ai che intonano una litania. Machina sacra, che ha coinvolto l’intera comunità in una riflessione sul sottile confine tra ciò che ci connette e ciò che ci separa, nasce nell’anno di Magnifica Humanitas, l’enciclica di Papa Leone XIV dedicata alla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, inserendosi in una riflessione contemporanea sul rapporto tra spiritualità, tecnologia e collettività. “Non volevamo mettere in discussione la fede, ma – ha dichiarato Mandelli – osservare come cambiano i simboli che attraversano il nostro tempo. Le processioni non parlano solo di religione: parlano di comunità, di appartenenza e di ciò che decidiamo di seguire. In questa nuova liturgia digitale umani e macchine sono insieme, ma chi sta pregando chi?”. “A testa bassa, quando col telefono tra le mani scrolliamo, scriviamo, commentiamo, cerchiamo, compriamo, crediamo – ha detto Magaldi – che quel momento sia nostro. Intimo, privato. Invece, proprio in quel momento siamo parte di una nuova liturgia, collettiva e inconsapevole, durante la quale cediamo tutti le stesse cose: dati, attenzione, tempo, presenza. Machina Sacra prende questa liturgia e la rende visibile. Perché la separazione non è un difetto del rito. È il rito. Separarci, tutti insieme”. Il progetto si è sviluppato in tre momenti. Nei giorni precedenti l’evento, gli artisti hanno lavorato a porte aperte negli spazi di Casa Ortega – quella che fu la casa del pittore realista spagnolo Josè Ortega, antifranchista ed esule per scelta proprio a Bosco. La residenza è diventata luogo di incontro con la comunità, la Parrocchia e la Pro Loco di Bosco, occasione di dialogo sui temi del digitale e sul significato stesso dell’opera. A seguire, Machina sacrA si è attivata nello spazio pubblico trasformando il borgo in uno spazio condiviso di esperienza e partecipazione. Infine, la liturgia conclusiva: un’ostensione contemporanea che ha prolungato il tempo del rito trasformando la performance in una presenza da abitare e attraversare collettivamente fino a domenica 12 luglio.

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De Luca (Pd): “Presentato emendamento per crescita aeroporto Salerno”

L’Aeroporto di Salerno, Costa d’Amalfi e del Cilento, sta vivendo una fase di grande crescita e il nuovo terminal, che sarà inaugurato nei prossimi giorni, rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro dello scalo. Ora è necessario continuare a lavorare sul rafforzamento delle infrastrutture e sugli strumenti capaci di favorire nuovi investimenti delle compagnie aeree”.

 

Lo ha dichiarato l’onorevole Piero De Luca, segretario regionale del Partito Democratico, al termine del sopralluogo effettuato presso l’Aeroporto Salerno-Costa d’Amalfi insieme all’onorevole Luca Cascone, presidente della IV Commissione Consiliare regionale “Urbanistica, Lavori Pubblici e Trasporti”.

Tra i temi che stiamo seguendo c’è quello dei diritti d’imbarco – ha spiegato De Luca – La Regione Campania ha previsto una copertura di circa 1,7 milioni di euro nel prossimo triennio per consentire l’esenzione dell’addizionale comunale sui diritti d’imbarco, una misura importante per sostenere lo sviluppo dello scalo e incentivare le compagnie a investire ancor più sui collegamenti.

È però necessaria una norma nazionale che consenta alla Regione di attuare questa misura – ha aggiunto – Per questo ho presentato alla Camera un emendamento a mia prima firma, insieme ad altri colleghi del centrosinistra, per consentire anche alla Campania di applicare questo strumento per l’Aeroporto. Si tratta di una misura già adottata in altre Regioni e sono convinto possa trovare una condivisione ampia perché rappresenta un sostegno concreto alla crescita dei traffici e alla competitività dello scalo”.

Ho avviato interlocuzioni con il sottosegretario Ferrante – ha proseguito De Luca – perché ritengo che questo intervento possa essere condiviso anche dalla maggioranza. L’obiettivo comune deve essere quello di creare le migliori condizioni per accompagnare lo sviluppo dell’aeroporto e attrarre nuovi collegamenti”.

Il segretario Dem ha poi sottolineato l’importanza degli interventi sulla viabilità: “E’ arrivato lo sblocco del finanziamento relativo all’intervento da 8 milioni di euro della Provincia di Salerno per la viabilità di accesso all’aeroporto. A breve partirà la pubblicazione del bando e successivamente l’avvio dei lavori. Prosegue inoltre il lavoro amministrativo sulla cosiddetta rampa dei Normanni, che consentirà un collegamento più agevole dalla tangenziale verso lo scalo, migliorando l’accessibilità e la gestione dei flussi.

È un lavoro enorme che vede impegnate tutte le istituzioni – ha proseguito De Luca– La prossima settimana aprirà il nuovo terminal e siamo davanti a un’infrastruttura strategica per la Campania e per il Mezzogiorno. Oggi lo scalo conta oltre 15 destinazioni e dovrà continuare a crescere grazie al lavoro comune per rafforzarne il ruolo nazionale”.

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Salerno, sgominata baby gang: 7 minori nei guai

Nell’ambito di un’attività d’indagine svolta dalla Sezione Specializzata di Polizia Giudiziaria, coordinata dalla Procura della Repubblica di Salerno, sono stati identificati 7 soggetti minorenni, ritenuti responsabili di vari episodi di aggressione verificatisi ai danni di altri minori a partire dal mese di febbraio 2026, a Salerno, in Piazza della Libertà e zone limitrofe.

 

I minori, di età compresa tra i 14 e i 15 anni, sono accusati a vario titolo di lesioni personali, percosse, atti di bullismo e detenzione abusiva di armi. Le condotte criminose venivano poste in essere in modo sistematico ai danni di altri minori, intercettati nei luoghi di aggregazione giovanile del centro città. Le indagini sono state avviate a seguito delle denunce presentate dai genitori delle giovani vittime, alcune delle quali hanno dovuto fare ricorso a cure mediche ospedaliere.

L’attività investigativa si è sviluppata, in particolare, attraverso l’escussione protetta delle vittime e dei testimoni oculari, l’analisi dei filmati estratti dai sistemi di videosorveglianza pubblici e privati, nonché tramite l’esecuzione di mirate perquisizioni locali e personali. Nel corso delle attività di indagine si è anche proceduto al sequestro di tirapugni e di coltelli a serramanico con meccanismo di apertura a scatto. I minori sono stati sottoposti a interrogatorio alla presenza dei rispettivi difensori e degli esercenti la responsabilità genitoriale. Sono stati, altresì, interessati i competenti Servizi Sociali per lo svolgimento delle indagini familiari sui nuclei familiari coinvolti.

La lotta alle baby gang costituisce una delle priorità di questo Ufficio, che continuerà a monitorare il fenomeno con il massimo impegno, garantendo risposte immediate a tutela dei cittadini. La Procura della Repubblica sottolinea l’allarmante gravità del fenomeno, caratterizzato da una totale assenza di motivazione se non la sopraffazione della vittima attraverso la forza del branco. L’intervento mira non solo a interrompere la catena di violenze e a garantire la sicurezza dei giovani della comunità ma ad avviare, anche con l’indispensabile supporto dei Servizi Sociali territoriali competenti, i necessari percorsi di recupero sociale e psicologico previsti dall’ordinamento minorile.

Si ribadisce che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che le persone coinvolte sono da ritenersi presunte non colpevoli fino alla sentenza definitiva, ai sensi dell’art. 27 della Costituzione. In ragione della minore età dei soggetti interessati e a tutela degli stessi, non saranno fornite generalità né elementi idonei alla loro identificazione, ai sensi dell’art. 13 del DPR 448/88 e dell’art. 114 c.p.p.

 

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La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Al momento è solo una scommessa, una suggestione che ritorna, uno scenario da fantapolitica. Ma per le due sorelle Meloni può essere una soluzione politicamente furba. Se da un lato Giorgia vuole concludere la legislatura da presidente del Consiglio, battendo il record da Guinness dei Primati e poi ricandidarsi alle elezioni politiche del 2027, alleati permettendo, dall’altro c’è anche la sorella Arianna che ha un suo ruolo. Oltre a guidare il partito (ma tutti rimpiangono Francesco Lollobrigida, «che come ministro non sarà ricordato negli annali, ma in via della Scrofa metteva tutti in riga», spifferano quelli di Fratelli d’Italia) coltiva ambizioni politiche. E deve condividerle con la sorella Giorgia. Qui esce con tutta la sua virulenza “il problema Roma”.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
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La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
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La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero

Il solito Rampelli e il disturbo di Vannacci

Mentre a sinistra, anzi nel campo largo, è già pronto il candidato al Campidoglio, ossia il sindaco uscente Roberto Gualtieri, ringalluzzito dal successo sui social (fuori dalla Capitale, però, perché quei video in città non piacciono per niente) e dai miliardi per la città elargiti dal governo Meloni, a destra ancora non esiste uno straccio di nome in campo. A parte Fabio Rampelli, il vicepresidente della Camera dei deputati che corre (come sempre) una partita tutta sua, ora c’è pure l’incubo della discesa in campo del generale Roberto Vannacci con il suo partito Futuro nazionale, che potrebbe anche schierare come candidato sindaco l’ex inquilino del Campidoglio Gianni Alemanno, innanzitutto con l’obiettivo di contare le forze nella città e fare uno sgambetto alla destra. Insomma, alla fine Vannacci potrebbe essere il migliore alleato di Gualtieri, una sorta di “campo largo aggiunto” pur facendo parte di uno schieramento situato politicamente dall’altra parte.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Arianna Meloni con Fabio Rampelli (foto Imagoeconomica).

L’elemento chiave: election day sì o no?

In mancanza di candidati, veniamo dunque all’idea: Arianna Meloni candidata sindaca di Roma. Mediaticamente porterebbe un vantaggio: un raddoppio della presenza politica del “brand Meloni”, a livello locale e nazionale, che darebbe vita a un bombardamento comunicazionale, dicono gli esperti, con la moltiplicazione meloniana. E forse proprio per questo Giorgia non vuole l’election day per le Comunali e le Politiche, un tema che scalda il Quirinale dato che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella preferisce evitare spese inutili, facendo notare che due appuntamenti elettorali a breve distanza rappresenterebbero uno spreco di denaro pubblico. Separare le urne, facendo votare una volta per le Politiche e un’altra per le Comunali, consentirebbe però a Meloni di scindere le due campagne elettorali e testare la forza del partito a livello locale, specie nel caso di una candidatura della sorella Arianna a Roma.

Gualtieri rafforzato dall’asse con Caltagirone

Tra i tanti problemi che la Capitale porta in evidenza, oltre all’amministrazione capitolina, c’è anche il comportamento editoriale del gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone, che con Il Messaggero ogni giorno elogia la gestione Gualtieri. Prendiamo come esempio le pagine di giovedì 9 luglio della cronaca romana del quotidiano di via del Tritone. Apertura su una “non notizia”, cioè la ridefinizione delle aree e dei quartieri di Roma che ora sono diventati addirittura 332. «Stilata con metodi scientifici», si legge, la «pianta della Capitale non veniva redatta dal 1961, quando furono individuate 165 aree urbane»: per un costruttore è un argomento vitale, per il lettore normale forse no.

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Seguitiamo: “Atac, terzo bilancio positivo”, dove si sottolinea che per l’azienda municipalizzata è «un bilancio tutto con il segno più», «conti ancora in ordine», con un elenco di elogi che non finisce mai. Sotto, “Rifiuti, via libera al piano, la Tari ritoccata del 5 per cento” con la spiegazione benevola di «rialzi dovuti ma limitati». Se una volta ogni rincaro veniva bacchettato senza pietà dal Messaggero, ora viene giustificato scrivendo di un prossimo «potenziamento dei servizi sul territorio senza precedenti», con l’impegno del Campidoglio a «contenere al minimo l’incremento della tariffa Tari». Nessuna voce dissonante, solo l’azienda cara a Gualtieri che parla e minimizza l’aumento.

Stesso trattamento di favore per il governatore Rocca

Analogo trattamento lo ha la Regione Lazio di Francesco Rocca, con articoli sulle imprese regionali che «investono sempre di più» con una fotona del governatore, e in un’altra pagina la nascita del Garante per i diritti per gli anziani del Lazio. In questo panorama, il patto siglato tra Caltagirone e Gualtieri a Villa Miani, nel corso di un lungo pomeriggio romano, sembra non concedere spazi a un candidato alternativo della destra.

La carta Arianna Meloni nella difficile partita della destra a Roma: lo spiffero
Il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

La tentazione di lanciare Arianna resta comunque forte. Evitando l’election day, se arrivasse prima l’appuntamento con le Politiche, il piano potrebbe portare le due sorelle in parlamento, una alla Camera e l’altra al Senato, e da senatrice Arianna farebbe con grande serenità la sua campagna elettorale per il Campidoglio. Una sorta di paracadute, nel caso l’avventura non andasse in porto: una poltrona a Palazzo Madama, comunque, ci sarebbe.

Ravello, Non c’è festa senza banda!

di Olga Chieffi

Aveva ragione Ennio Flaiano, nello scrivere tra i suoi famosi “flaianismi” che, seguendo una banda si può arrivare dappertutto senza fatica, consigliando alle amministrazioni comunali, per smaltire il traffico, di ingaggiare squadrette che attraversavano la città. Sarà così stasera, a partire dalle ore 20 in Piazza Duomo a Ravello, quando andrà in scena “Fresco” un progetto originale di Luca Francesconi, ospite della LXXIV edizione del Festival di Ravello, una visione di Lucio Gregoretti, che porta la grande tradizione bandistica nella musica contemporanea. Cinque le formazioni di strumenti a fiato in movimento, per un totale di 250 musicisti per “Fresco”, che fu eseguito per la prima volta nel 2008 a Stoccolma e da allora ripetuto in tutta Europa. Le bande musicali sono una tradizione musicale italiana di enorme importanza, anche didattica. Per molto tempo, forse più di due secoli, sono state lo strumento divulgativo e pedagogico più importante nel nostro paese. In Fresco le cinque bande arrivano da cinque diversi centri della Campania, suonando e coinvolgendo la gente per le strade, come il pifferaio magico ad Hamelin. Poi si fermano misteriosamente e cominciano a chiamarsi l’un l’altra, invadendo progressivamente la piazza. Come dei giganteschi animali musicali, gireranno e si riuniranno, lanciando qua e là frammenti di cinque inni nazionali fra cui quello italiano. La piazza diventa così un luogo simbolico dove voci diverse cercano di parlare, di trovare una lingua comune, che è quella della musica. Il gioco diventa una festa popolare. Questi impressionanti muri di suono, sincronizzati anche a grande distanza con un sistema solo musicale – e segreto – riescono infine a unirsi nel centro e da lì, dopo un evento giocoso, impazzerà nell’ultima parte di felice anarchia, euforica. Poi le bande si ricostruiranno, si saluteranno e partiranno suonando verso casa, verso cinque diverse postazioni. Non mancherà, naturalmente il fuochista. Con “Fresco”, Francesconi propone una concezione innovativa del concerto, trasformando Piazza Duomo in uno spazio sonoro immersivo nel quale musica, architettura e movimento dialogano tra loro, con il coordinamento scenico di Manuel Renga. La banda nella nostra provincia si lega a filo doppio, in primis con la tradizione napoletana dei fiati, che li vuole figli diretti dell’opera del Settecento, dei castrati che “cantavano” come strumenti (non dimentichiamo la celebre battaglia tra la tromba e Farinelli) quindi virtuosismo spinto, eccezionale lirismo e attenzione massima all’agogica e al contrasto. Quindi, riguardo la banda il pensiero non può non andare alla formazione prestigiosa dell’ Istituto Umberto I di Salerno, oggi Conservatorio “G.Martucci”, da cui discendono idealmente e tecnicamente buona parte di quanti suoneranno questa sera. L’abbraccio della cittadinanza era allora, nel primo dopoguerra, per il M° trombonista Mario Marino, il M° Domenico Faliero, primo flauto alla Rai di Roma, per il sax alto il M° Francesco Florio, istitutore della prima cattedra di questo strumento in Italia, e ancora ai clarinetti i Maestri Condolucci, Faiella e Caso, con il loro allievo Labriola al piccolo in Mi bemolle, il M° Antonio Avallone al flicornino, seguiti da allievi del calibro di Tiso al trombone, poi insegnante al Conservatorio di S. Cecilia, dell’indimenticato Carlo Agresti, I corno al Teatro dell’Opera di Roma e docente a S.Cecilia, Alfredo Coppola, I corno alla Scala di Milano, Filippo De Stefano, bassotuba del Teatro di San Carlo, unitamente alla composizione di nuove marce di stile moderno. Per la banda del “Serraglio” era un onore sfilare e si preparava scrupolosamente nella celebre “villetta”, per studiare il passo, dare lo “spolvero” a particolari marce richieste dai portatori, quali Creola, una marcia briosa in 6/8 composta dal M° Gaetano Savo, oppure Rinascita una maestosa marcia sinfonica. I ricordi di quella formazione d’eccezione, ci vengono donati dai maestri che oggi insegnano o hanno concluso la loro carriera in conservatorio, Antonio Marzullo, Domenico Procida, i compianti Domenico Giordano e Antonio Florio, Alberto Moscariello, Raffaele Pastore e tanti altri che hanno inculcato l’amore per la banda a tutti i loro allievi. Protagonisti della serata saranno il Premiato Concerto Bandistico Città di Minori, del patron e capobanda Gioacchino Mansi; lo Storico Gran Complesso Bandistico “Città di Salerno”, con Rosario Barbarulo; il Complesso Bandistico “Città di Sorrento”, di Giuseppe Maresca; il Gran Concerto Bandistico “Città di Fisciano”, di Angelo Decarluccio e l’Associazione Scuola e Banda Musicale Città di Montecorvino Rovella, di Gabriella Fasulo. L’evento rappresenta un’importante occasione di valorizzazione della tradizione bandistica campana, riletta attraverso il linguaggio della musica contemporanea. Un ponte tra memoria e innovazione che trasforma lo spazio urbano in un luogo di incontro, partecipazione e condivisione culturale, offrendo a cittadini e visitatori uno spettacolo unico nel suo genere nel suggestivo scenario del cuore di Ravello.

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Preferenze, la battaglia di Senatore

Si accende il dibattito sulla nuova legge elettorale, accompagnata da una fervente polemica riguardo l’adozione delle liste bloccate e il voto di preferenza. Il testo propone un sistema proporzionale con un forte premio di maggioranza, ma la totale assenza delle preferenze è al centro del dibattito politico creando diverse tensioni tra i partiti della maggioranza e le opposizioni di governo. Dibattito che non lascia indifferenti alcuni esponenti politici locali, come l’avvocato Alfonso Senatore di Cava Dè Tirreni che ha ingaggiato una battaglia definita di libertà, a difesa della Costituzione, che non si tocca.

Avvocato lei ha da poco invocato un’altra battaglia di libertà, a difesa della Costituzione, che non si tocca. SÌ alle preferenze. NO a un premio di maggioranza sproporzionato. NO alla modifica delle modalità di elezione del Presidente del Governo. Può illustrarci meglio questa sua lotta?

“Questa è una battaglia di libertà perché riguarda il diritto fondamentale dei cittadini di decidere chi li rappresenta. Oggi, invece, milioni di italiani votano un simbolo, ma troppo spesso non possono scegliere le persone che andranno in Parlamento. È una democrazia indebolita, nella quale gli eletti finiscono per rispondere più ai vertici dei partiti che agli elettori. Io dico con forza: basta con i “nominati”. Basta con un Parlamento composto da persone selezionate dall’alto, spesso costrette ad alzare la mano per obbedienza e non per convinzione. La sovranità appartiene al popolo e non può essere espropriata dalle segreterie di partito. Per questo chiedo il ripristino delle preferenze, affinché ogni cittadino possa scegliere direttamente il proprio rappresentante e premiarne competenza, onestà e impegno. Solo così si ricostruisce il rapporto di fiducia tra elettori ed eletti. Sono altrettanto contrario a un premio di maggioranza sproporzionato. Governare è importante, ma non si può trasformare una minoranza di voti in una maggioranza schiacciante di seggi. La governabilità non può diventare il pretesto per alterare la volontà popolare. Le regole della democrazia non possono essere piegate alle convenienze di chi, di volta in volta, detiene il potere. Esprimo, inoltre, forti riserve su riforme che concentrino ulteriormente il potere nelle mani del Presidente del Governo, indebolendo il ruolo del Parlamento e gli equilibri previsti dalla Costituzione. La nostra Carta è nata per evitare ogni forma di eccessiva concentrazione del potere e garantire pesi e contrappesi tra le istituzioni. La mia non è una battaglia contro qualcuno, ma a favore della democrazia. È un appello a tutti gli italiani, al di là delle appartenenze politiche: difendiamo insieme la Costituzione, restituiamo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti e impediamo che il Parlamento diventi il luogo dei fedeli ai capi anziché dei servitori del popolo. La democrazia vive quando il popolo sceglie. Muore quando pochi decidono per tutti. Ed è per questo che questa battaglia riguarda ogni cittadino, non solo chi fa politica”.

Una battaglia contro l’approvazione della legge elettorale che parte da un gruppo di avvocati, noti e meno noti. Qual è l’iniziativa che intendete mettere in campo?

“La nostra è una battaglia di democrazia, non di appartenenza politica. Un gruppo di avvocati ha deciso di intervenire perché riteniamo che il diritto di voto non possa essere svuotato del suo significato. Oggi accade un paradosso tutto italiano: il cittadino vota un simbolo, ma non sceglie davvero chi entrerà in Parlamento. Le liste bloccate hanno trasformato gli eletti in nominati, spesso più fedeli ai leader di partito che agli elettori. È una distorsione della rappresentanza che va corretta. Per questo metteremo in campo ogni iniziativa giuridica e costituzionale possibile. Non ci fermeremo alla denuncia politica: valuteremo ricorsi, iniziative pubbliche e ogni strumento previsto dall’ordinamento per riaffermare un principio semplice ma fondamentale: in una democrazia sono i cittadini che devono scegliere i propri rappresentanti, non le segreterie dei partiti. Il punto non è soltanto reintrodurre le preferenze. Il punto è restituire sovranità agli elettori. Chi entra in Parlamento gestisce miliardi di euro di denaro pubblico, approva le leggi che incidono sulla vita di sessanta milioni di italiani e gode di prerogative, indennità e rimborsi che comportano una responsabilità enorme. È quindi legittimo pretendere competenza, autorevolezza e consenso popolare. Negli ultimi anni abbiamo assistito troppo spesso all’ingresso nelle istituzioni di persone che, senza la protezione delle liste bloccate, difficilmente avrebbero ottenuto la fiducia degli elettori. Non è una questione personale, ma di qualità della rappresentanza. Se il criterio diventa la fedeltà al capo anziché il merito, il Parlamento si impoverisce e la democrazia perde credibilità. Noi vogliamo invertire questa deriva. Chi siede in Parlamento deve guardare negli occhi i cittadini che lo hanno votato e rispondere a loro, non a chi lo ha semplicemente inserito in una lista. La nostra iniziativa nasce da questa convinzione: il voto deve tornare a essere una scelta libera e consapevole, non una delega in bianco ai vertici dei partiti. Restituire agli italiani il diritto di scegliere significa restituire forza, dignità e credibilità alle istituzioni della Repubblica”.

Il vostro obiettivo, oltre alla difesa della Costituzione, è anche quello di far riavvicinare la gente alla politica?

“Assolutamente sì. Difendere la Costituzione significa anche restituire ai cittadini la fiducia nelle istituzioni. Non si può chiedere agli italiani di partecipare alla vita democratica se, poi, viene loro sottratto il diritto di scegliere davvero chi li rappresenta. La crisi della politica nasce anche da qui: milioni di cittadini hanno la percezione che il loro voto conti sempre meno e che le decisioni vengano prese da ristrette oligarchie di partito. È questa distanza che alimenta l’astensionismo e la sfiducia. Per questo riteniamo un errore che l’attuale maggioranza proceda su una legge elettorale che rischia di rafforzare ulteriormente il potere delle segreterie. Da un governo che si richiama ai valori della destra ci si aspetterebbe una maggiore valorizzazione della sovranità popolare e della libertà di scelta degli elettori. Invece si rischia di consolidare un modello che privilegia i nominati rispetto agli eletti. Il nostro obiettivo è semplice: riportare il cittadino al centro della democrazia. Perché senza elettori liberi di scegliere i propri rappresentanti non esiste una politica più vicina alla gente, ma soltanto una politica sempre più lontana dal Paese reale”.

Capitolo giovani: potranno recuperare l’interesse nei confronti della politica e delle istituzioni? Ad oggi sembrano molto distanti?

“I giovani torneranno a interessarsi alla politica solo quando avranno la certezza che il loro voto conta davvero. Se un ragazzo percepisce che i parlamentari vengono di fatto scelti dalle segreterie dei partiti e non dai cittadini, è inevitabile che maturi sfiducia e disinteresse. È proprio questo il limite dell’attuale sistema elettorale: indebolisce il rapporto tra elettori ed eletti e alimenta l’idea che la volontà popolare sia secondaria rispetto alle logiche di partito. Una democrazia non può chiedere partecipazione se, allo stesso tempo, riduce gli spazi di scelta dei cittadini. Le preferenze non sono soltanto uno strumento tecnico: sono un principio di responsabilità. Chi sa di dover chiedere il voto ai cittadini sarà portato a confrontarsi con il territorio, a rendere conto del proprio operato e a costruire il consenso con il merito. Chi, invece, dipende esclusivamente dalla nomina dei vertici del partito tenderà inevitabilmente a privilegiare la fedeltà alla segreteria rispetto al rapporto con gli elettori. L’astensionismo, che ormai raggiunge livelli vicini al 50% in molte consultazioni, rappresenta uno dei più gravi campanelli d’allarme per la nostra democrazia. Quando una parte così consistente del Paese rinuncia a votare, il problema non riguarda soltanto la politica, ma la qualità della rappresentanza e la stessa tenuta del sistema democratico. Per questo la nostra battaglia non riguarda solo una legge elettorale. Riguarda il futuro della partecipazione democratica. Restituire ai cittadini, e soprattutto ai giovani, il diritto di scegliere i propri rappresentanti significa ricostruire un rapporto di fiducia tra istituzioni e società. Senza questa fiducia, nessuna riforma potrà davvero riavvicinare le nuove generazioni alla politica”.

Secondo il vostro parere, con tale iniziativa riuscirete a raggiungere gli obiettivi prefissati?

“Ne siamo convinti. Il nostro obiettivo non è soltanto contrastare una legge elettorale che riteniamo sbagliata, ma riaprire un grande dibattito nazionale sul diritto dei cittadini di scegliere i propri rappresentanti. Vogliamo costruire una mobilitazione ampia, coinvolgendo milioni di cittadini, il mondo delle professioni, le associazioni e soprattutto i giovani, perché è in gioco la qualità della nostra democrazia. Quando un’iniziativa nasce dal basso e difende un principio costituzionale, può ottenere risultati importanti. Valuteremo ogni strumento che l’ordinamento mette a disposizione: dalla raccolta di firme alle iniziative popolari, fino agli eventuali ricorsi nelle sedi competenti e, qualora ne ricorrano i presupposti, anche agli strumenti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione, compreso il referendum. Abbiamo già dimostrato, in altre occasioni, che una mobilitazione popolare può incidere sulle scelte della politica. Per questo guardiamo con fiducia a questa iniziativa: non è una battaglia di parte, ma una battaglia per restituire agli italiani un diritto fondamentale, quello di scegliere liberamente chi li rappresenta nelle istituzioni”. La determinazione da parte dell’avvocato Senatore certo non manca. Non è mai mancata. Bisogna ora vedere il risultato di questa sua battaglia, intrapresa con altri colleghi altrettanto convinti di ottenere il risultato sperato.

Mario Rinaldi

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Caso dei “30 secondi”, condannato il sindacalista che molestò una hostess

La Corte d’Appello di Milano nel secondo grado bis ha condannato a un anno e due mesi Raffaele Meola, imputato per violenza sessuale nel processo scaturito dalla denuncia di una hostess, Barbara D’Astolto, che raccontò nel 2018 di aver subito abusi a Malpensa dall’ex sindacalista, che lavorava all’aeroporto lombardo, durante un incontro fissato per una vertenza. I giudici hanno anche riconosciuto a carico dell’imputato una provvisionale di risarcimento a favore della vittima da 10 mila euro.

Caso dei “30 secondi”, condannato il sindacalista che molestò una hostess
L’aeroporto di Milano Malpensa (Imageconomica).

Il caso aveva suscitato forti polemiche

Meola era stato assolto in primo e secondo grado Meola perché – avevano scritto i giudici nelle sentenze – D’Astolto avrebbe potuto opporsi nei 30 secondi di durata della molestia. Poi, la Cassazione, dopo un ricorso del pg Angelo Renna (che aveva chiesto due anni per Meola), ha annullato con rinvio l’ultimo verdetto per il nuovo giudizio. Il «ritardo nella reazione» della vittima, ovvero «nella manifestazione del dissenso» è «irrilevante» per la configurazione della violenza sessuale, aveva scritto a febbraio del 2025 la Cassazione, motivando l’annullamento con rinvio della doppia assoluzione. Le motivazioni del verdetto di oggi saranno depositate tra 90 giorni.

D’Astolto: «Ho pagato un prezzo molto alto»

«C’è il sollievo per quella che spero sia la fine di una vicenda che in questi anni ha riempito tutta la mia vita. Ho pagato un prezzo molto alto», ha dichiarato D’Astolto. «Difficilmente è passato un giorno senza che la mia testa andasse a questa vicenda. Non c’è mai stata una giornata in cui il mio cervello sia stato libero da questi pensieri». Il suo legale ha parlato di «sentenza spartiacque».

L’omaggio al cinema dei Salerno Summer Concerts

di Olga Chieffi

Secondo appuntamento dei Salerno Summer Concerts, una eterogenea rassegna di otto concerti, promossi dalla Associazione Gestione Musica, presieduta dal cellista Francesco D’Arcangelo e dall’ Associazione Alessandro Scarlatti guidata da Oreste de Divitiis, con il sostegno del Fondo Nazionale dello Spettacolo dal vivo, Ministero dei Beni Culturali e Regione Campania Legge 6/2007. Stasera, Salerno Classica il chiostro del Museo Diocesano, alle ore 20,30, presenta un “Omaggio al cinema” con l’ Orchestra da Camera Fiorentina diretta da Giuseppe Lanzetta, che ospita quali solisti il pianista Fernando Diaz e la tromba di Marcello Nesi, per una cavalcata attraverso le partiture Nicola Piovani, Ennio Morricone, Nino Rota, Vlad-Capponi e Louis Bacalov. Il compito di una colonna sonora non è semplice. Di solito i musicisti decidono cosa vogliono dire, e il comporre la loro melodia equivale al raccontare una storia che l’autore stesso ha deciso di narrare; per una colonna sonora è diverso, perché è più schiava della trama, deve incastrarsi e scendere a compromessi. Ne’ “La vita è bella” le partiture del maestro Piovani fanno molto di più perché prendono per mano le scene del film. La serata principierà con la sua accattivante e vincente rumbetta. Tutti avranno ascoltato nella propria vita un “Tribute to Ennio Morricone”: dietro quelle colonne sonore che tutti conosciamo, fischiamo, canticchiamo, e vengono eseguite da qualsivoglia formazione, ragazzini, bande, orchestre giovanili, concerti da camera, grandi arene, c’è l’uso elegante di tecniche modernissime, come il serialismo e la musica concreta, combinate con elementi di popular music, influssi folk, canti celtici, canto gregoriano, trombe mariachi e un complesso di esecutori della taglia di un’orchestra sinfonica. Si inizierà con “C’era una volta il West”, il tema dell’ Armonica, associato al misterioso pistolero interpretato da Charles Bronson, è guidato dal suono acuto e spettrale di un’armonica, che evoca vendetta e un passato oscuro. Quindi, si passerà alla semisconosciuta della Romanza Quartiere con il suo tocco gentile, il suo particolare “esprit de vie” è l’afflato di un artista, di un poeta che ha trovato nell’impalpabile linguaggio della Musica, nel suo indecifrabile magico messaggio un canale aperto di comunicazione intima e profonda, un metalinguaggio che travalica ogni confine e limite sentimentale, linguistico, culturale riuscendo ad aprire a tutti squarci di cielo, di cui essergli grati in eterno. La canzone è un omaggio ai due anarchici, Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, che furono condannati a morte da un tribunale degli Stati Uniti nel 1921 e uccisi sulla sedia elettrica nel 1927 accusati di rapina e omicidio, ma condannati principalmente per la loro appartenenza politica al movimento radicale, invece che a seguito di un regolare processo che ne provasse la colpevolezza, oltre ogni ragionevole dubbio. Tanti gli insegnamenti ricevuti da Ennio: due su tutti: “La musica è esclusiva passione” e “se nella partitura vedi una vigna non è bene”, soleva infatti ripetere, sottolineando che la musica deve essere semplice e deve respirare, lasciando trasparire ogni nota”. Omaggio a Nino Rota con Il Padrino, una colonna sonora diventata ormai un capolavoro assoluto della storia del cinema, tra le più famose, è ancora oggi oggetto di interpretazioni in tutti i generi musicali: il brano I Have But One Heart cantata da Al Martino è nell’intimo sentire di tutti noi. Quindi, si passerà al tema d’amore tratto da “La leggenda del Pianista sull’Oceano”, un film in cui Tornatore e Morricone hanno sposato le loro arti a meraviglia, creando film e musica uno per l’altro, melodie immortali, tra cui “Playing Love” è uno dei brani pianistici più celebri e intensi. Nel contesto del film, il brano rappresenta un momento magico: il protagonista Novecento (interpretato da Tim Roth) improvvisa questa melodia al pianoforte nell’esatto istante in cui, guardando attraverso l’oblò della nave, si innamora a prima vista di una passeggera. Uno stacco con la colonna sonora del film Storia di una capinera del 1993, diretto da Franco Zeffirelli composta a quattro mani dai musicisti Alessio Vlad e Claudio Capponi, musica caratterizzata da atmosfere classiche, intime e malinconiche, create per rispecchiare il dramma interiore della giovane protagonista Maria, una novizia lacerata tra l’amore per la vita, il sentimento per il vicino Nino e la sua tragica vocazione, in cui spicca il brano di grande successo “Il ricordo di un istante”, interpretato da Riccardo Cocciante, che ha contribuito a rendere le musiche del film ancora più iconiche ed emozionanti per il grande pubblico. Ritorno a Ennio Morricone con Gabriel’ oboe. “Avara pena, tarda il tuo dono/in questa mia ora di sospirati abbandoni. Un òboe gelido risillaba gioia di foglie perenni,/non mie, e smemora; in me si fa sera: l’acqua tramonta sulle mie mani erbose. /Ali oscillano in fioco cielo, labili: il cuore trasmigra ed io son gerbido, e i giorni una maceria”. E’ il Salvatore Quasimodo di “Oboe Sommerso”, il cui strumento potrà esprimere la resurrezione di speranza e gioia e l’inversione del tempo che è alla base di questa pagina. Un brano che ha la capacità di entrare, e soprattutto rimanere, nel cuore di chi ascolta. E questo “rimanere” è sempre la spia di un compositore che scava nel profondo, e deposita nei nostri ricordi note, accordi ed effetti che resistono al tempo, con l’ampiezza della sua linea melodica, il colore delle armonie e uno sviluppo che può richiamare alla memoria certa produzione romantica del secondo Ottocento. Intermezzo con la colonna sonora del film Il Postino scritta da Luis Bacalov, per la quale vinse l’Oscar. La track list è un mix di fisarmonica, clarinetto, quartetto d’archi e pianoforte, che porta su un altro mondo. Il sound è tipicamente nostrano, che identifica l’italianità della pellicola. Gli strumenti si mantengono su una stessa linea, senza esagerare nel produrre il suono: una semplicità che caratterizzava anche il buon Troisi e che è rimasta nel cuore di tutti i cinefili. Finale con il Triello e “Il buono, il brutto, il cattivo”, e una Western Suite, ove Morricone usa una melodia convenzionale, suonata da una chitarra elettrica, un’ocarina, e un’armonica, accanto a strumentazioni di tipo ancora meno convenzionale che includono il fischio, jodel, grugniti, vocalizzazioni talvolta irriconoscibili come umane, schiocchi di frusta e fucilate. Morricone volta, così, le spalle alle convenzioni hollywoodiane per il western e alla loro enfatizzazione dei profili melodici e dei caratteri armonici propri delle canzoni tradizionali e dell’inedia, e, definendo un nuovo modello di riferimento per la colonna sonora di questo genere.

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Salernitana, Capomaggio ribadisce: resto

di Marco De Martino

SALERNO – No alle sirene di mercato per cercare il riscatto a Salerno. Galo Capomaggio non ha dubbi: il suo futuro, almeno per quanto gli riguarda, sarà ancora con la maglia granata sulle spalle. Appena rientrato dal viaggio di nozze, il regista ieri mattina si è presentato al centro polidiagnostico Check Up per svolgere le rituali visite mediche in vista della partenza per il ritiro precampionato. Qualche ora prima l’ex Cerignola aveva pubblicato, al simbolico orario delle 19.19, un eloquente messaggio sul proprio profilo Instagram per confermare la ferma volontà di proseguire la sua avventura alla Salernitana. Respinta al mittente, dunque, la proposta allettante del Catania (e non solo…) che era tornato alla carica dopo aver ricevuto già un due di picche da Capomaggio esattamente un anno fa, quando l’argentino preferì agli etnei proprio i granata. Il sudamericano è dunque più deciso che mai a riconquistare mister Cosmi che, dopo l’episodio della folle espulsione contro il Latina all’Arechi, lo aveva spesso relegato in panchina, complice anche un fastidioso infortunio muscolare. Assieme a Capomaggio, ieri mattina al Check Up, c’era anche Franco ‘El Loco’ Ferrari che, a sua volta, vuole fortemente proseguire la sua avventura in granata. Il centravanti è ben visto da Cosmi e non dovrebbe muoversi, nonostante il ds Faggiano sia alla ricerca di un altro centravanti dalle caratteristiche molto simili a lui. Intanto, dopo le visite mediche di Capomaggio, Ferrari, Di Vico, Tascone e Anastasio, oggi toccherà ai babies che saranno aggregati alla prima squadra in ritiro, mentre lunedì sarà la volta dei nuovi Galeotti, Llano e del resto del gruppo in partenza per Cascia dove, da martedì prossimo, la Salernitana svolgerà la prima parte del ritiro.

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Vodafone, Xavier Niel rileva le quote di Etisalat e diventa primo azionista

Emirates Telecommunications Corporation (Etisalat) ha ceduto la sua intera quota del 16,2 per cento in Vodafone all’imprenditore francese Xavier Niel, fondatore del gruppo Iliad e principale azionista di Le Monde, che diventa così il principale azionista della multinazionale britannica operante nel settore delle telecomunicazioni.

Vodafone, Xavier Niel rileva le quote di Etisalat e diventa primo azionista
Logo Vodafone (Ansa).

La partecipazione di Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro

La partecipazione della compagnia telefonica emiratina Etisalat è stata valutata 5,1 miliardi di euro, con un premio del 15 per cento rispetto all’ultimo prezzo delle azioni Vodafone: verrà rilevata dalla società veicolo Vega, detenuta dalla famiglia di Niel. L’imprenditore francese aveva peraltro già rilevato una quota del 2,5 per cento in Vodafone nel 2022. Dopo Niel i principali azionisti sono i fondi Blackrock con il 7,1 per cento e Vanguard con il 5,8 per cento, seguiti dall’imprenditore svizzero Martin Ebner, il quale detiene il 3,1 per cento. L’investimento di Vega in Vodafone sarà interamente finanziato da Xavier Niel (che aveva tentato di comprare Vodafone Italia, poi ceduta a Swisscom) e da istituzioni finanziarie, senza alcun ricorso e senza alcun impatto sulla leva finanziaria di alcuna entità controllata dal gruppo della famiglia Niel, si legge in una nota.

Sanità, quali sono le Regioni con l’assistenza migliore (e peggiore)

La Regione italiana capace di offrire la migliore assistenza sanitaria è il Veneto. Lo evidenzia il Nuovo sistema di garanzia allestito dal ministero alla Salute, basata su 88 indicatori suddivisi nelle tre macroaree di prevenzione, assistenza distrettuale e ospedaliera, a cui è stato assegnato un punteggio compreso tra 0 e 100, per un massimo teorico di 300 punti. Subito dietro il Veneto, che svetta con 288 punti, l’Emilia-Romagna (282) riesce a conquistare la seconda posizione, scavalcando la Toscana (280) che scivola così al terzo posto. Il top five poi il Piemonte (272) e la Provincia autonoma di Trento (271).

Lombardia in sesta posizione

I dati si riferiscono al 2024. La Lombardia (270) si trova in sesta posizione, seguita da Umbria (254), Liguria (250), Friuli Venezia-Giulia (248) e Puglia (242), prima Regione del Sud. Scorrendo la classifica troviamo poi appaiate Marche e Lazio (237), seguite da Abruzzo (229), Valle d’Aosta (213), Sardegna (212) e Campania (209).

Ultima in classifica la Calabria

Per quanto riguarda la parte bassa della classifica, in quint’ultima posizione c’è la Provincia autonoma di Bolzano (206, peggior risultato per un territorio del Nord). Appena sotto la Basilicata (205). Terzultima la Sicilia (196), poi il Molise (192). Fanalino di coda la Calabria (189).

Come funziona il calcolo del Ministero

Il Nuovo sistema di garanzia valuta la qualità dell’assistenza sanitaria erogata attraverso un’analisi capillare. Il modello prevede 88 indicatori, a loro volta suddivisi in sottoindicatori, raggruppati in tre macroaree:

Prevenzione collettiva: include parametri come la copertura vaccinale nei bambini e l’efficacia delle campagne di screening.

Assistenza distrettuale: analizza la gestione delle cure sul territorio, l’appropriatezza prescrittiva dei farmaci e la tempestività dei mezzi di soccorso.

Assistenza ospedaliera: monitora l’efficienza dei ricoveri, la percentuale di parti cesarei e i tassi di mortalità a breve termine per patologie acute come l’ictus.

EasyJet, il fondo Apollo rilancia con un’offerta più alta di Castlelake

EasyJet ha ricevuto una nuova offerta dalla società di private equity Apollo Global Management di 5,7 miliardi di sterline. Una proposta di circa il 3,6 per cento superiore all’ultima offerta di Castlelake, che la compagna low-cost «non intende più raccomandare». Al contrario, i termini finanziari dell’offerta di Apollo «sono a un livello tale da indurre la società a raccomandarla agli azionisti». L’improvvisa entrata in gioco del fondo segue diversi round di negoziazione tra EasyJet e Castlelake, che aveva continuamente aumentato la propria offerta per avviare i colloqui. Apollo ha affermato che gli azionisti della compagnia aerea avranno la possibilità di convertire le proprie azioni esistenti in una cosiddetta alternativa di “stub equity“, attraverso la quale i fondi Apollo manterranno il loro investimento nella compagnia aerea. Ha anche dichiarato che si impegnerà a soddisfare la condizione necessaria affinché gli investitori esteri possano controllare una compagnia aerea europea. La normativa prevede che le compagnie aeree siano controllate in maggioranza da un’entità europea, un ostacolo che Castlelake aveva cercato di superare assumendo due dirigenti irlandesi del settore aereo.

L’avvertimento di Israele agli Usa: «L’Iran ha un nuovo piano per uccidere Trump»

L’intelligence israeliana ha condiviso con quella statunitense nuove informazioni che indicherebbero un nuovo piano dell’Iran per uccidere Donald Trump. Lo riporta il Wall Street Journal, spiegando che tale circostanza segnerebbe un’escalation nella guerra tra Washington e Teheran Da anni, evidenzia il Wsj, Teheran ha promesso apertamente di vendicarsi di Trump per l’assassinio di Qassem Soleimani, alto generale del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, avvenuto durante in un raid su Baghdad il 3 gennaio 2020, durante primo mandato del tycoon. Parlando con i giornalisti a margine del vertice Nato di Ankara, lo stesso Trump aveva fatto riferimento alle minacce contro di lui: «Vogliono eliminare il leader degli Stati Uniti, cioè me. Sono il primo della lista. Finora immagino di essere stato un po’ fortunato, ma forse non durerà a lungo».

L’avvertimento di Israele agli Usa: «L’Iran ha un nuovo piano per uccidere Trump»
Donald Trump (Imagoeconomica).

Spagna, maxi incendio boschivo in Andalusia: 11 morti

Un maxi incendio boschivo nell’area di Los Gallardos, nella provincia andalusa di Almeria in Spagna, ha provocato almeno 11 morti. L’ha reso noto l’assessore regionale alla Presidenza e alle Emergenze, Antonio Sanz, precisando che il numero potrebbe ancora variare, data la complessità delle operazioni di spegnimento sul terreno. Quattro persone di nazionalità britannica sono morte in un’auto, mentre le altre sette vittime sono decedute mentre stavano cercando di fuggire. Si contano inoltre otto feriti, quattro dei quali in gravi condizioni con ustioni. 122 persone sono state trasferite al teatro del municipio di Lubrin e nel palasport della località di Garrucha, tutte provenienti dal Comune di Bedar evacuato. In totale sono un migliaio le persone evacuate.

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?

Giuseppe Conte, Roberto Vannacci, Alessandro Di Battista. La quinta colonna del soft power russo in Italia. Non si tratta di essere prezzolati: aderiscono al filo-putinismo perché ci credono o perché è conveniente crederci. «Stanno costruendo una minaccia russa per convincerci che dobbiamo armarci fino ai denti», dice il leader del M5s sul palco napoletano della prima riunione comiziale del campo largo (o meglio ristretto, non c’era Matteo Renzi), suscitando le comprensibili perplessità di quei riformisti superstiti del Pd che ancora chiedono: ma che davero davero dobbiamo allearci con questo signore?

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?
Giuseppe Conte a Napoli (Ansa).

Si inserisce, nel dibattito sulla Russia, pure il generale in pensione: «Non sono d’accordo con Conte, è lui che è d’accordo con me». E non è un modo di dire, visto che questa settimana le delegazioni di Lega, M5s e FN hanno votato contro la relazione del 2025 del Parlamento europeo sull’Ucraina, testo in cui vengono accolti positivamente gli sforzi del Paese verso l’adesione ai Ventisette.

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Le litanie anti-europeiste di Dibba

Insomma non ce la vogliono proprio l’Ucraina nell’Unione, d’altronde per codesti signori Putin ha delle sue solide ragioni per volere la conquista di Kyiv. A dare manforte alle preziose opinioni putiniste ovviamente c’è anche Di Battista. Paper First, casa editrice del Fatto Quotidiano, ha inaugurato qualche tempo fa la collana SmartBook e la prima uscita è stata La Russia non è il mio nemico firmato Dibba, nel quale viene descritto un Paese immaginario a uso e consumo del Cremlino. La linea editoriale è la stessa del Fatto, come dimostrano gli editoriali travaglisti che ormai si sono sintonizzati su due standard: Renzi è un fellone e deve stare a casa sua, Putin ha delle ragioni che voialtri europeisti da strapazzo non vedete. Con una pubblica opinione così a che serve spendere milioni per comprare la gente? C’è gente che lo fa gratis, per l’engagement. Dibba lo fa forse per farci sghignazzare, anche quando è troppo serio e si lancia nelle litanie antieuropeiste nei suoi libercoli: «Basti pensare che finora l’Unione europea ha sostenuto il regime di Zelensky con quasi 200 miliardi di euro di denaro pubblico. Non solo. La folle strategia europea, sostenuta evidentemente dalla massiccia campagna denigratoria nei confronti di tutto quel che è russo, è servita a far accettare alle pubbliche opinioni del vecchio continente non solo i maxi-finanziamenti a Kyiv e le consegne di armamenti (molti dei quali spariti e presumibilmente finiti sul mercato nero), ma anche la sostituzione del gas russo, economico e di ottima qualità, con il gnl statunitense (gas naturale liquefatto), peggiore, più caro e molto più inquinante, dato che arriva in Europa non attraverso un gasdotto ma trasportato da immense navi-cisterne», scrive Dibba. Se la «denigrazione della Russia e dei russi» servisse almeno «ad arricchire l’Europa, non dico che arriverei ad approvarla ma almeno a comprenderla; ma la strategia Nato/Ue sta invece impoverendo l’Europa e contemporaneamente sta riducendo drasticamente le possibilità per l’Ucraina di restare un Paese sovrano».

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?
Alessandro Di Battista (Imagoeconomica).

Pd e FdI sono pronti a gestire i filoputiniani di area?

Ora, tutti questi signori saranno impegnatissimi in vista delle elezioni politiche del 2027. Conte, Vannacci, Travaglio con i suoi editoriali in cui condiziona la direzione politica del M5s. Dibba pure, visto che pare stia meditando di fare un partito suo. Conte, Vannacci e Dibba rischiano comunque di essere un serio problema per le coalizioni, perché rappresentano delle sacche di propaganda in lotta con la democrazia liberale. Tutti hanno buone possibilità di fare danni. Soprattutto chi è già saldamente in campo. Conte può far deragliare il campo largo, magari riuscendo persino a diventarne il capo in caso di primarie. Vannacci può condizionare il dibattito pubblico della destra al contempo bastonando e offrendosi al destra-centro. Pd e Fratelli d’Italia sono pronti a gestire i filo-putiniani di area? Fin qui parrebbe di no. 

Riusciranno Pd e FdI a gestire i filo-Putin Conte, Vannacci e Di Battista?
Giorgia Meloni ed Elly Schlein (Ansa).


Appuntamenti: Solarpunk Day, sabato pomeriggio al Mufant

Solarpunk Day, sabato pomeriggio al Mufant

Sabato (11 luglio) incontro al Mufant a Torino per parlare di Solarpunk, estetica del futuro e progresso consapevole. Dalle 16, entrata libera.

Soltanto un nuovo sottogenere della fantascienza, oppure il Solarpunk è una vera e propria estetica del futuro? Può esistere un  progresso consapevole, nel quale scienza e tecnologia, usate in maniera trasparente e democratica, ci consentano di raggiungere finalmente l’equilibrio con il pianeta? Se ne parlerà in occasione del Solarpunk day con due appuntamenti. Passeggiata guidata Alle ore 16:00 passeggiata guidata nel giardino Fanta-botanico del Rooftop del museo. Il progetto intreccia narrazione fantastica, storia delle piante e biodiversità.... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Appuntamenti - 10 luglio 2026 - articolo di S*

Cinema: Ecco il trailer di Dune – Parte 3, da dicembre al cinema

Ecco il trailer di Dune – Parte 3, da dicembre al cinema

L'epica conclusione della trilogia di Denis Villeneuve sarà nelle sale in tempo per le vacanze invernali

Il 2026 cinematografico si chiuderà con il ritorno al cinema di Denis Villeneuve e la fine della sua epica trilogia dedicata a Dune, saga fantascientifica di Frank Herbert. Distribuito da Warner Bros. Pictures e Legendary Pictures, Dune – Parte Tre adatta gli eventi del secondo volume della saga, Messia di Dune, e vede il ritorno di Timothée Chalamet (Paul Atreides), Zendaya (Chani), Jason Momoa (Duncan Idaho), Florence Pugh (la principessa Irulan), Rebecca Ferguson (Lady Jessica), Léa Seydoux (Lady Margot), Charlotte Rampling (Madre Mohiam), Javier Bardem... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 10 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Dick e le pecore elettriche

Dick e le pecore elettriche

Un nuovo saggio riscopre l’attualità di Philip K. Dick nell’epoca dell’intelligenza artificiale

Esce per Edizioni Neverend Pecore elettriche. Le visioni di Philip K. Dick tra androidi e intelligenze artificiali, il saggio di Michele Paolino dedicato allo scrittore che racconta i grandi dilemmi del nostro tempo. Negli ultimi mesi il dibattito sul rapporto tra fantascienza e futuro è tornato al centro dell’attenzione. L’esplosione dell’intelligenza artificiale, il crescente potere degli algoritmi e le trasformazioni tecnologiche che stanno ridefinendo la società hanno riportato sotto i riflettori gli autori che, decenni fa, avevano immaginato... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 10 luglio 2026 - articolo di S*

Consap e quell’affidamento per le Risorse umane che solleva una serie di domande

Un affidamento diretto da 53.680 euro oltre Iva, della durata di quattro anni e prorogabile per altri quattro. È il contratto con cui Consap (Concessionaria servizi assicurativi pubblici), società totalmente partecipata dal ministero dell’Economia che agisce come “braccio operativo” dello Stato per gestire fondi di garanzia, servizi assicurativi pubblici e indennizzi a tutela dei cittadini, ha assegnato a Deal srl la gestione delle presenze dei dipendenti attraverso la piattaforma di Risorse umane “Wel-Don”. Il documento, datato 22 settembre 2025, è firmato per Consap da Leonardo Francesco Nucara, responsabile della Direzione stazione appaltante. Ed è proprio sul ruolo di Nucara che si concentrano le principali domande.

Consap e quell’affidamento per le Risorse umane che solleva una serie di domande
Leonardo Francesco Nucara.

Servizio prorogabile per altri 48 mesi, con spesa di 28.800 euro più Iva

L’importo comprende 9.880 euro per la licenza, 6 mila euro per la configurazione, 600 euro mensili per assistenza e manutenzione e fino a 9 mila euro per personalizzazioni e integrazioni. È prevista inoltre la possibilità di prorogare il servizio per ulteriori 48 mesi, con una spesa aggiuntiva di 28.800 euro oltre Iva.

Sono interrogativi ai quali la direzione guidata da Nucara dovrebbe rispondere con atti e dati, soprattutto considerando la durata potenziale del rapporto, che potrebbe arrivare a otto anni.

Consap si avvale già dello Studio Donati per paghe e adempimenti fiscali

Deal srl è la società tecnologica collegata allo Studio Donati: ha sviluppato materialmente e gestisce a livello tecnico la piattaforma Wel-Don. Non è un caso: Consap si avvale già dello Studio Donati, riferibile a Corinna Donati, per attività relative alle paghe e agli adempimenti fiscali.

Il punto comunque resta politico e amministrativo: chi gestisce una società pubblica deve rendere comprensibili le proprie decisioni, soprattutto quando ricorre ad affidamenti esterni.

Non c’è chiarezza sulla valutazione della congruità economica

Nucara, in qualità di responsabile della Stazione appaltante e firmatario del contratto, dovrebbe quindi fare chiarezza sugli eventuali preventivi acquisiti, sulla motivazione dell’affidamento e sulla valutazione di congruità economica. Finché questi nodi non verranno sciolti, resterà il dubbio di una gestione poco trasparente, nella quale incarichi esterni, competenze interne e rapporti professionali sembrano sovrapporsi senza una spiegazione pubblica adeguata.

Prima condanna per gli insulti social a Liliana Segre

Si è chiuso a Milano il primo processo derivato da uno dei filoni di una maxi inchiesta sugli insulti social a Liliana Segre: il procedimento vedeva imputate otto persone in totale, accusa di diffamazione aggravata dall’odio razziale alla senatrice sopravvissuta alla Shoah. Un imputato, l’unico che aveva scelto il rito abbreviato, è stato condannato a 4 mesi con pena sospesa e a un risarcimento di 1.500 euro. Per un secondo imputato, invece, sono stati disposti 12 mesi di lavori di pubblica utilità alla Caritas, il versamento di 300 euro alla Fondazione Memoriale della Shoah e un percorso psicologico. Nelle scorse udienze alcuni imputati si erano scusati con delle lettere e avevano fatto pervenire risarcimenti, versati sempre al Memoriale della Shoah, con somme dai 500 fino ai 2 mila euro. Passaggi che avevano portato alla remissione delle querele da parte di Segre. Altri, invece, tra cui l’imputato in udienza oggi, sono stati ammessi all’istituto della messa alla prova: per l’unico che aveva scelto di essere giudicato con rito abbreviato è arrivata appunto la condanna.