Questura di Salerno, il primo dirigente Gianluca Boiano promosso nuovo vicario

Il primo dirigente della Polizia di Stato Gianluca Boiano è il nuovo vicario della Questura di Salerno. A dargli il benevenuto ll Questore di Salerno, Olimpia Abbate. Subentra ad Anna Filomena Palmisano, promossa alla qualifica di Dirigente Superiore.

 

Cinquantaquattro anni, napoletano e con una laurea in Giurisprudenza, Boiano vanta una lunga carriera trentennale nella Polizia di Stato, con un’importante esperienza nella lotta alla criminalità organizzata.

Viene nominato commissario nel 2004 ed assegnato la Questura di Rovigo dove ha diretto l’Ufficio Prevenzione Generale. Cinque anni dopo, prende servizio a Bologna presso il VII Reparto Mobile.

La sua carriera si è consolidata a Napoli, dove ha prestato servizio per oltre dieci anni, prima come dirigente della Sezione Falchi e successivamente Vice Dirigente e poi Dirigente della Sezione Criminalità Organizzata della Squadra Mobile.

Prima di arrivare a Salerno, ha diretto la Squadra Mobile di Perugia, il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica Campania, Molise e Basilicata e da ultimo ha svolto le funzioni di Vicario del Questore di Isernia. Il Questore e i colleghi della Questura gli hanno espresso i migliori auguri di buon lavoro.

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Salerno, lite tra detenute nel reparto femminile

Momenti di tensione ieri mattina nella Casa circondariale di Salerno, dove una violenta lite ha coinvolto due detenute del reparto femminile.

Nel corso della colluttazione, secondo quanto riferito dal Sappe, altre detenute avrebbero iniziato a schierarsi, con il rischio che la situazione degenerasse e coinvolgesse un numero maggiore di persone, rendendo più complesso il ripristino dell’ordine.

Determinante, sempre secondo il sindacato, è stato il tempestivo intervento del personale di Polizia Penitenziaria in servizio, che ha separato le due detenute e riportato la situazione sotto controllo, evitando ulteriori conseguenze.

Il Sappe esprime il proprio plauso agli agenti intervenuti, sottolineandone «professionalità, prontezza e capacità di intervento» in una situazione definita particolarmente delicata e potenzialmente pericolosa.

L’episodio riaccende, secondo il sindacato, l’attenzione sulle condizioni operative del personale di Polizia Penitenziaria e sulla necessità di garantire adeguati livelli di sicurezza all’interno degli istituti penitenziari.

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Pezeshkian parla alle Nazioni Unite, la delegazione Usa lascia l’aula

All’indomani del discorso di Donald Trump, oggi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha preso la parola il presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Che, nel suo intervento, ha replicato al tycoon. «Vengo da un Iran dove la guida suprema è stata assassinata, dove una scuola è stata bombardata causando la morte di bambini che non avevano commesso alcun crimine», ha detto Pezeshkian: «Ieri il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo». La delegazione Usa ha lasciato l’aula non appena il presidente iraniano ha iniziato il suo intervento: ieri, durante il discorso di Trump, erano usciti dalla sala del Palazzo di Vetro tutti i diplomatici di Teheran tranne uno.

Pezeshkian parla alle Nazioni Unite, la delegazione Usa lascia l’aula
I posti lasciati vuoti dalla delegazione Usa (Ansa).

Messa in evidenza la disparità di trattamento con Israele

Pezeshkian nel suo discorso ha insistito molto sulla disparità di trattamento con Israele. «Il tema di questa assemblea è la fiducia reciproca, che non si può ottenere solo a parole, bensì evitando di applicare due pesi e due misure. Le bombe atomiche e nucleari sono nelle mani del regime israeliano, eppure si chiede agli ispettori di recarsi in Iran». Lo Stato ebraico «ha massacrato brutalmente oltre 70 mila innocenti a Gaza», ha insistito Pezeshkian, mentre la Repubblica Islamica «è stata bombardata proprio mentre sedeva al tavolo dei negoziati».

Pezeshkian parla alle Nazioni Unite, la delegazione Usa lascia l’aula
Masoud Pezeshkian (Ansa).

Pezeshkian: «La tecnologia nucleare è un nostro diritto»

Sempre a proposito del nucleare, Pezeshkian – parlando di applicazioni nei settori di energia, sanità e agricoltura – ha ribadito che tale tecnologia è «parte del progresso» iraniano: «Non chiniamo la testa e non rinunciamo a un diritto che è chiaramente un nostro diritto. Diciamo chiaramente, niente armi nucleari, niente limiti a tecnologia nucleare pacifica». E «la resistenza dell’Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli», ha assicurato.

Il presidente iraniano: «Pronti al dialogo e alla diplomazia»

Così sullo stretto di Hormuz: «Non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso e ne traggano vantaggio, utilizzandolo per aggredirci, per minare la nostra sicurezza e per impedirci l’accesso alle nostre stesse vie d’acqua». L’Iran, ha comunque spiegato, è pronto alla diplomazia: «Non dobbiamo permettere che il XXI secolo regredisca a un’epoca dominata soltanto dai potenti, dalle potenze prevaricatrici e dagli egemoni. Non dobbiamo costruire un mondo in cui la forza militare sostituisca la legittimità, il terrorismo prenda il posto della politica e dei negoziati, e la guerra soppianti il dialogo e la diplomazia».

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura

C’è una partita che si gioca tra il Quirinale e il MAXXI, il Museo nazionale delle arti del XXI secolo. Al centro c’è Marco Delogu, fotografo, curatore e presidente dell’Azienda speciale PalaExpo. Il suo nome, secondo fonti vicine al dossier, sarebbe tra quelli presi in considerazione per la direzione artistica del museo, ruolo vacante da fine giugno dopo la fine del mandato di Francesco Stocchi.

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Marco Delogu (Imagoeconomica).

Lo zampino di Giovanni Grasso

A sostenere la sua candidatura sarebbe in particolare Giovanni Grasso, portavoce e consigliere per la Stampa e la Comunicazione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il rapporto tra i due ha un precedente documentato. Nel 2020 Grasso partecipò come autore a Le Piazze \[in\]visibili, progetto culturale ideato e curato proprio da Delogu e promosso dal ministero degli Esteri. L’iniziativa coinvolse fotografi e scrittori nella rappresentazione delle piazze italiane durante il lockdown. Delogu, del resto, conosce bene i circuiti culturali della Capitale. Nel 2002 ideò FotoGrafia, il festival internazionale di Roma, sviluppato durante l’amministrazione di Walter Veltroni. Nel 2004, alla terza edizione, la manifestazione veniva presentata come un progetto fortemente voluto dall’allora sindaco: alla direzione artistica c’era proprio Delogu. Un percorso proseguito attraverso numerose iniziative espositive, fino al PalaExpo, alla cui presidenza è stato nominato nel giugno 2022. 

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Giovanni Grasso (Imagoeconomica).

Il pasticcio della mostra di Damien Hirst

Ma è proprio nella gestione di quest’ultima istituzione che, secondo quanto riferiscono fonti interne, sarebbe maturata una vicenda destinata a pesare sul dibattito intorno alla sua possibile candidatura. La storia comincia con un annuncio di quelli che fanno notizia nel mondo dell’arte contemporanea: Damien Hirst, uno degli artisti britannici più conosciuti a livello internazionale, sarebbe arrivato al Palazzo delle Esposizioni con una grande mostra. Il 23 marzo scorsoArtribune ne raccontava i dettagli. L’esposizione, prevista dal 19 ottobre 2026 e affidata alla curatela di Mario Codognato, avrebbe dovuto presentare oltre 80 opere tra installazioni, sculture e dipinti. L’annuncio arrivava mentre Roma Capitale destinava più di 35 milioni di euro al sistema PalaExpo per il triennio 2026-2028.

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Mario Codognato (Ansa).

Il problema della copertura economica

Poi sarebbero cominciati i problemi. La mostra non avrebbe avuto una copertura economica sufficiente per essere realizzata secondo il programma annunciato. Per trovare le risorse necessarie, Delogu avrebbe contattato lo scorso luglio alcunisponsor privati dell’ente, chiedendo loro di anticipare una parte delle sponsorizzazioni previste per gli anni successivi. Un’operazione che avrebbe consentito di finanziare l’esposizione utilizzando oggi risorse inizialmente destinate alla programmazione futura. Gli sponsor, riferiscono le stesse fonti, avrebbero manifestato una disponibilità iniziale. Ma quando la questione è arrivata all’interno dell’azienda, pare che siano emerse contestazioni sulla sostenibilità dell’operazione. A sollevare obiezioni sarebbero stati in particolare la vicepresidente Ivana Della Portella e il consigliere Mino Dinoi, entrambi componenti del consiglio di amministrazione di PalaExpo. Si dice che i due abbiano contestato la possibilità di anticipare finanziamenti destinati agli esercizi successivi per sostenere una mostra già annunciata. La vicenda si è conclusa con la cancellazione dell’esposizione di Hirst di cui ormai si sono perse le tracce. E su cui Delogu non è mai intervenuto pubblicamente, neppure con una nota o un semplice comunicato. È su questo passaggio che la vicenda PalaExpo incrocia quella del MAXXI. 

Marco Delogu verso il MAXXI? Le ombre che frenano la candidatura
Ivana Della Portella (imagoeconomica).

Il nodo dei criteri di selezione

Delogu ha costruito gran parte della propria carriera professionale nella fotografia, ma ha diretto festival e curato progetti espositivi, oltre a guidare un ente che gestisce Palazzo delle Esposizioni, MACRO e altri spazi culturali romani. La sua eventuale candidatura alla direzione artistica del MAXXI aprirebbe dunque una questione sui criteri della selezione, sulle competenze richieste (che necessitano anche una certa conoscenza del mondo dell’arte) e sull’esperienza maturata nella programmazione delle mostre. 

Centrodestra occupa la stanza di Manfredi: protesta contro la Giunta Fico

I consiglieri regionali del centrodestra hanno occupato questa mattina la stanza del presidente del Consiglio regionale della Campania, Massimiliano Manfredi, per protestare contro la mancata risposta a interrogazioni e istanze presentate all’amministrazione regionale.

 

A rendere nota l’iniziativa è stato il consigliere di Forza Italia Roberto Celano, attraverso un post pubblicato sui propri canali social. L’esponente azzurro ha definito l’occupazione «un gesto forte» per denunciare una situazione che, secondo le opposizioni, non sarebbe più tollerabile.

Nel mirino del centrodestra è finita l’amministrazione Fico, accusata di non garantire adeguatamente le prerogative dei consiglieri regionali nonostante gli impegni assunti sul fronte della trasparenza.

«Interrogazioni e istanze restano senza risposta – sostiene Celano – e, soprattutto, rimangono senza riscontri i cittadini che chiedono interventi su questioni fondamentali come sanità, viabilità, trasporti e grandi opere».

Secondo il consigliere regionale, il mancato riscontro agli atti ispettivi limiterebbe la funzione di controllo esercitata dall’assemblea e ostacolerebbe il confronto tra maggioranza e opposizione.

«Le istituzioni devono ascoltare, rispondere e garantire il pieno rispetto delle regole democratiche», afferma Celano, annunciando che la protesta proseguirà per tutelare il ruolo dei consiglieri e il diritto dei cittadini a ricevere risposte tempestive.

Dal centrodestra arriva dunque la richiesta di ripristinare un confronto istituzionale regolare e di fornire riscontro agli atti presentati. Si attende ora l’eventuale replica della presidenza del Consiglio regionale e dell’amministrazione campana.

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Dopo la sospensione del bollo si avvicina il taglio del canone Rai

Via libera della commissione Ambiente del Senato agli emendamenti dei relatori – Claudio Fazzone e Roberto Rosso (Forza Italia) – al Ddl di riforma della Rai (tranne due accantonamenti): approvate le proposte sulla nomina e composizione del cda e sul taglio del canone.
Dopo il semaforo verde ottenuto a Palazzo Madama è partita – come successo col bollo auto – a destra è partita la gara per attribuirsi la paternità della misura: i senatori del Carroccio Giorgio Maria Bergesio, Tilde Minasi e Manfredi Potenti, dopo il voto in commissione al Senato, si sono affrettati a parlare «risultato politico importante per il centrodestra e vittoria della Lega, che da anni porta avanti questa battaglia». Ieri i parlamentari leghisti in commissione di Vigilanza Rai avevano dichiarato: «Prendiamo quindi atto con soddisfazione che anche Forza Italia è finalmente salita sul Carroccio nella battaglia per il taglio del canone».

Il canone Rai è pari a 90 euro, addebitati nelle bollette della luce

Attualmente la quota ordinaria del canone Rai, imposta sulla detenzione di apparecchi atti o adattabili alla ricezione televisive nel territorio italiano, è pari a 90 euro all’anno, addebitati automaticamente in 10 rate mensili da 9 euro da gennaio a ottobre sulle bollette della luce domestiche. L’importo era stato temporaneamente ridotto a 70 euro nel 2024, per poi tornare a 90 euro nel 2025: la Rai aveva ricevuto risorse aggiuntive, ma senza un automatismo stabile fissato dalla legge.

Il taglio sarà compensato da «altre forme di finanziamento pubblico»

«Il voto di oggi segna un nuovo passo verso un obiettivo storico del nostro movimento, ora condiviso dalla maggioranza. Continueremo a lavorare perché questa possibilità diventi un beneficio concreto per i cittadini, garantendo al tempo stesso le risorse necessarie al servizio pubblico», hanno dichiarato i tre esponenti delle Lega. «Si rischia così di rendere il finanziamento della Rai più esposto alla discrezionalità politica e alle esigenze contingenti della finanza pubblica», avevano avvertito ieri i tre consiglieri di amministrazione Alessandro di Majo, Davide Di Pietro, Roberto Natale. Secondo l’opposizione il taglio del canone sarebbe in contrasto con il Media Freedom Act, che all’articolo 5 prevede per i servizi pubblici «risorse finanziarie adeguate, sostenibili e prevedibili». Il forzista Rosso ha sottolineato che la misura garantisce la stabilità delle risorse: il testo dell’emendamento stabilisce infatti che qualsiasi contrazione del gettito derivante dal canone debba essere compensata da altre forme di finanziamento pubblico.

Sondaggio su primarie centrosinistra a Milano, Calabresi avanti col 48-53 per cento

Secondo un sondaggio Monitor-Ixè, tra gli aspiranti candidati alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Milano – se si faranno – Mario Calabresi risulta quello più votato con un consenso che oscilla tra il 48 e il 53 per cento. Un dato sensibilmente superiore all’intervallo registrato per Pierfrancesco Majorino (30/36 per cento), per Anna Scavuzzo (8/10 per cento) e per gli altri candidati. Stando ai dati raccolti dal sondaggio, Majorino ha il primato di notorietà e registra una percentuale di conoscenza del 75 per cento (la somma di coloro che dichiarano di conoscerlo bene o ne hanno sentito parlare), superiore di otto punti al dato rilevato per Calabresi. Segue Scavuzzo con il 48 per cento. Per i tre candidati più noti cambia la graduatoria quando si monitora il livello di fiducia. Calabresi è ai vertici con il 68 per cento, contro il 50 per cento di Majorino e il 47 per cento di Scavuzzo. La differenza tra i tassi di fiducia associati ai candidati verosimilmente orienta il consenso degli elettori che si recherebbero a votare in eventuali primarie del centrosinistra, sottolinea l’indagine.

Un elicottero dell’esercito russo ha violato lo spazio aereo polacco

La Polonia ha reso noto che questa mattina si è verificata una breve violazione dello spazio aereo nazionale da parte di un elicottero Mi-8 delle Forze Armate della Federazione Russa. È successo a nord di Braniewo, città situata a pochi chilometri dalla laguna della Vistola, sul fiume Pasłęka, circa metà strada tra Danzica e la oblast’ di Kaliningrad, exclave della Federazione Russa tra la Lituania e la Polonia affacciata sul Mar Baltico.

La violazione dello spazio aereo è durata 42 secondi

Il ministero della Difesa di Varsavia ha spiegato che il velivolo «stava eseguendo un volo dalla regione di Kaliningrad» e che la violazione dello spazio aereo polacco, «con una profondità massima di 300 metri», è durata 42 secondi. Il volo dell’elicottero russo è stato osservato dai sistemi radar e «sono decollati immediatamente i caccia», mentre le forze di terra e i mezzi sono rimasti in stato di allerta. «La natura dell’incidente indica che la Russia sta testando nuovamente la prontezza della nostra difesa aerea», ha denunciato il ministero polacco.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola

Trentasei anni e cinque milioni di immigrati in più. Sta qui, ma non solo, la differenza tra la circolare di Sergio Mattarella quando nel 1990 era ministro dell’Istruzione e il decreto legge che Giorgia Meloni varerà nel Consiglio dei ministri di questa settimana sul tetto ai minori stranieri in classe. Per questo le parole della premier sulla circolare hanno sorpreso il Quirinale. Non che non si aspettassero l’insofferenza di Fratelli d’Italia e della maggioranza per il monito di lunedì ad Amatrice sulla «scuola aperta a tutti», ma un attacco così diretto e malizioso mancava da qualche mese dai radar che monitorano marette e marosi nel canale che divide Palazzo Chigi dal Quirinale. E martedì si è registrata tempesta.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Giorgia Meloni a Porta a Porta (Imagoeconomica).

Il botta e risposta a distanza sul tetto agli stranieri

Ma riassumendo. Scena uno: a Fenix, la festa dei giovani di FdI, la premier (i maligni dicono per allungare su Roberto Vannacci) annuncia un provvedimento per mettere un tetto del 30 per cento agli alunni stranieri nelle classi e il divieto di burqa e niqab. Scena due: all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice Mattarella ricorda che l’articolo 34 della Costituzione vuole le scuole aperte a tutti e attive nell’evitare la formazione di ghetti. Scena tre: nella tribuna di Bruno Vespa la leader di FdI ricorda che anche l’attuale Presidente da ministro varò una circolare per limitare il numero di stranieri in classe.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Cosa è cambiato dal 1990 al 2026

Allora vediamo le differenze tra Mattarella 1990 e Meloni 2026. Innanzitutto i numeri: allora gli stranieri in Italia erano poco più di 600 mila, ora sono 6 milioni. Ovvio che ora il tema è più presente. Seconda differenza: nel 1990 ci si limitò a diramare una circolare, per consigliare e indirizzare i presidi, non certo per obbligarli, tanto che l’indicazione di un massimo di cinque alunni stranieri per classe era indicata «ove possibile». E, soprattutto, mirava a non creare nelle scuole una sola classe o sezione in cui riunire tutti gli stranieri, perché quello sì sarebbe stato un ghetto. Ora le condizioni sono diverse, in alcune scuole (poche proporzionalmente e circoscritte ad aree ad alta densità di lavoratori stranieri) esiste il problema e va ovviamente affrontato. Magari al Quirinale avrebbero preferito un’ulteriore circolare o un disegno di legge più che un decreto che comunque non sarà applicabile che dal prossimo anno scolastico. Ma tant’è, ormai si è dato fuoco alle polveri, in un clima che ricorda quello dello scontro sulla tirata di orecchie del Presidente ai poliziotti che usano il manganello e quello del caso Garofani.

Cosa c’è dietro l’affondo di Meloni al Quirinale sulla scuola
Sergio Mattarella con il ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara ad Amatrice (Imagoeconomica).

Il vero senso del richiamo del Colle

Quel che preme al capo dello Stato, che ha chiaro di non essere in cima ai pensieri più affettuosi della premier, è che la campagna elettorale non travolga le persone e quindi che il nuovo testo non leda i diritti dei bambini e dei ragazzi. Dunque le sue parole di lunedì da Amatrice, se lette con attenzione, non erano altro che una serie di paletti da non superare per scrivere un provvedimento senza incorrere nella censura sua e della Consulta. È ovvio che la filosofia di Mattarella non è la stessa di quella di Meloni. Basta leggere la circolare del 90: «Gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni: bambini e bambine, ragazzi e ragazze», la diversità culturale è una «quotidiana ricerca di dialogo». Ma il tema non è portare la premier dalla sua parte, è chiaro che un provvedimento sarà fatto e nessuno al Quirinale pensava di impedirlo. L’importante è scriverlo non come uno slogan ma come un tema delicato, senza cancellare il diritto allo studio di migliaia di bambini.  

La Commissione Ue propone di sbloccare 4,2 miliardi di euro all’Ungheria

Dato che «l’Ungheria ha adottato misure importanti per rafforzare lo Stato di diritto e tutelare gli interessi finanziari dell’Unione», e che «le riforme danno i loro frutti», la Commissione Ue ha proposto di sbloccare 4,2 miliardi di euro a Budapest e di riaprire le porte di Erasmus+ e di Horizon agli studenti e ai ricercatori ungheresi. «Sono molto lieta che possano nuovamente beneficiare appieno delle opportunità offerte dalla nostra Unione», ha detto la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Le misure di salvaguardia erano state adottate nel 2022 ai sensi del regolamento sulla condizionalità. La revoca è stata proposta in quanto la Commissione ritiene che l’Ungheria abbia risolto le violazioni dello Stato di diritto che incidono sul bilancio dell’Ue. La misura deve essere approvata dal Consiglio.

La nota della Commissione Ue

«La Commissione ha valutato le misure correttive notificate dall’Ungheria il 9 settembre 2026 e la loro attuazione, giungendo alla conclusione che il Paese abbia risolto le carenze e le lacune precedentemente individuate in settori quali gli appalti pubblici, il quadro anticorruzione, i rischi di conflitto di interessi e l’efficacia dell’azione penale», si legge in una nota.

Gaza, il primo piano da 2,45 miliardi di dollari del Board of Peace di Trump

Il Board of Peace creato da Donald Trump per la ricostruzione post-bellica della Striscia di Gaza è pronto a presentare un piano della durata di sei mesi e del valore di 2,45 miliardi di dollari per il territorio palestinese. Lo scrive Axios, spiegando che il piano – frutto di un anno di lavoro del Board of Peace e del Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza – prevede 66 progetti divisi in sei aree.

Le sei aree del piano e le spese previste

Il piano stima in 35,2 miliardi di dollari i danni fisici nella Striscia e in 71,4 miliardi la somma da sborsare in un decennio per la sua ripresa. I 66 progetti previsti, come detto, sono relativi a sei diverse aree: sviluppo infrastrutturale; sviluppo umano; accelerazione economica; trasformazione digitale; affari legali; pace e sicurezza. Almeno per i prossimi primi mesi sarà lo sviluppo delle infrastrutture a pesare di più: previsto un esborso di un miliardo di dollari, di cui 400 milioni per rifugi temporanei (roulotte coibentate per gli sfollati che attualmente vivono in tende), 275 milioni per la rimozione delle macerie e degli ordigni inesplosi, 50 milioni per il ripristino degli ospedali e 30 milioni per la riparazione della rete stradale. Per quanto riguarda la sicurezza, il Board of Peace stima una spesa iniziale di 885 milioni di dollari: 275 milioni serviranno per la costruzione di un sito permanente e fortificato a Rafah, destinato a 5 mila membri del personale della Forza internazionale di stabilizzazione (Isf). Altri 140 milioni serviranno per reclutare, addestrare, equipaggiare e schierare un contingente di sicurezza multinazionale. Per la mobilitazione della polizia palestinese verrebbero stanziati 120 milioni.

Servirà però la cooperazione di Israele e Hamas

Tra le altre varie spese del piano, visionato da Axios, ci sono 20 milioni di dollari per finanziare un programma di riacquisto di armi da Hamas e altri gruppi armati, 300 milioni per programmi sanitari, educativi e di assistenza sociale. I progetti del Board of Peace comprendono poi la riparazione dei valichi di frontiera, il riempimento permanente dei tunnel di Hamas, sovvenzioni per la ripartenza delle piccole imprese, connettività 4G, un sistema di identità digitale e un fondo per gli investimenti a Gaza. Affinché il piano possa andare avanti, il Board of Peace necessità sia della cooperazione di Israele che di Hamas. Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu abbia accettato in linea di principio alcuni aspetti, ma per ragioni elettorali non li sta attuando. Il gruppo palestinese ha messo invece in standby il disarmo perché Tel Aviv non intende attuare un cessate il fuoco di 14 giorni prima dell’avvio del processo di smilitarizzazione. La speranza del Board of Peace è che qualcosa possa smuoversi dopo le elezioni israeliane del 27 ottobre.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno

È tornata Maria Rosaria Boccia. Dopo l’ospitata da Massimo Giletti allo Stato delle cose, martedì sera ha bissato a Filorosso di Antonino Monteleone. L’eclettica imprenditrice di Pompei pare però aver perso il tocco magico. In entrambi i casi, infatti, non ha fatto registrare picchi di share. Filorosso si è fermato al 2,7 per cento contro il 2,6 del martedì precedente, mentre Giletti ha incassato il 7,4 per cento contro il 7,8 per cento del debutto.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Maria Rosaria Boccia allo stato delle cose.

Dopo il bailamme mediatico del caso Sangiuliano, Boccia tenta il bis con l’effetto Ranucci, complice l’uscita del suo libro Guai a chi lo tocca, Io, Sigfrido e le tempeste («In appena 72 ore, è al primo posto tra i Bestseller Kindle di Giornalismo su Amazon», esulta lei su Instagram) e la promessa (o la minaccia, a seconda di come la si legge) di avere pronto e «congelato» un altro titolo che aprirà, assicura, un nuovo vaso di Pandora.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Il libro di Maria Rosaria Boccia.

Restando a Monteleone, non è stato salvifico per lo share nemmeno il monologo affidato a Fabio Ferrari – figlio del grande Paolo e per i più âgés Chicco Lazzaretti dei I ragazzi della 3ª C – che nei piani forse doveva essere un Massini de destra. Se sui social le sue posizioni politiche non fossero sufficientemente chiare, pochi giorni fa al Tempo aveva ammesso di non aver votato per Giorgia Meloni ma di non vedere l’ora di farlo.

Coerente, del resto, con quanto confessò al Foglio più o meno un anno fa quando oltre a esprimere stima nei confronti della premier giurò di non aver mai votato a destra e di non essersi «mai spinto oltre Calenda». Alla fine è stato cosi anche per le percentuali di share…

Avvistato Dimito in via del Tritone

Dopo l’uscita repentina dal gruppo Sae di Leonardisavventura durata appena 21 giorni – dove è stato avvistato Rosario Dimito? A Roma, a via del Tritone, davanti al Messaggero. In tanti lo hanno riconosciuto e salutato. Tornerà alla testata che aveva abbandonato per andare a Torino? 

Brunetta schiera Visco e “sfida” Mattarella

Pomeriggio di fuoco per gli appuntamenti romani, con Renato Brunetta pronto a sfidare nientemeno che Sergio Mattarella. Mercoledì intorno alle 17 a villa Lubin, sede del Cnel brunettiano, va in scena la presentazione del libro Una nuova Bretton Woods per il XXI secolo di Giovanni Tria e Angelo Federico Arcelli. Brunetta ‘schiera’ Ignazio Visco, governatore onorario della Banca d’Italia, in compagnia di Enzo Moavero Milanesi, presidente di Unidroit. Alla stessa ora, però, il Presidente della Repubblica sarà nella Sala della Regina di Montecitorio per la presentazione dell’Edizione nazionale delle Opere di Aldo Moro seguita dalla tavola rotonda “L’Eredità di Aldo Moro nella Storia della Repubblica”. Curiosamente entrambi gli eventi sono moderati da firme de Il Sole 24 Ore: a Villa Lubin ci sarà Dino Pesole, a Montecitorio Lina Palmerini.

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Renato Brunetta con Ignazio Visco (Imagoeconomica).

Il combattente Vespa

Non molla la prima linea. E nemmeno Rai 1. Anche se ammaccato a causa di una caduta, Bruno Vespa, indomito, dopo aver affrontato le cure al Policlinico Gemelli, non ha voluto rinviare l’intervista a Giorgia Meloni ospite sia di Cinque minuti sia di Porta a Porta, presentandosi ammaccato. La Presidente del Consiglio – che da Vespa ha attaccato frontalmente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sul tetto agli alunni stranieri – aveva pure proposto di rinviare l’impegno vista l’età del conduttore…

A Roma Abravanel finisce al museo

Roger Abravanel, ex direttore di McKinsey, saggista ed editorialista del Corriere della sera, è finito al museo. Che poi è la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma, diretta dalla moglie, Renata Cristina Mazzantini. Martedì sera, Abravanel era a Valle Giulia per festeggiare il restauro delle opere di Pietro Consagra ed Eliseo Mattiacci. Nel giardino si è brindato insieme al presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone. Mazzantini proprio al Corriere, qualche giorno fa, aveva raccontato la sua storia con Abravanel, conosciuto quando scrisse Meritocrazia. «Mio marito è un gigante», aveva sottolineato Mazzantini, «Lui è un McKinsey che si è battuto anche per l’apertura dei cda alle donne».

La prezzemolina Boccia, Dimito avvistato al Messaggero e le altre pillole del giorno
Roger Abravanel a Villa Giulia (L43).

Oscar 2027, designato il film che rappresenterà l’Italia

Il Comitato di selezione per il film italiano da designare agli Oscar ha votato L’Estranea di Paolo Strippoli quale pellicola che rappresenterà l’Italia alla 99esima edizione della kermesse nella selezione per la categoria Miglior film internazionale. Questa la motivazione: «È un film nuovo, di genere, di un giovane autore, che ha da poco iniziato il suo percorso ed è stato apprezzato dal pubblico e dalla critica nazionale e internazionale». L’Estranea concorrerà per la shortlist che includerà i 15 migliori film internazionali selezionati dall’Academy e che sarà resa nota il 15 dicembre 2026. L’annuncio delle nomination (la cinquina dei film nominati per concorrere al premio) è previsto invece per il 21 gennaio 2027, mentre la cerimonia di consegna degli Oscar si terrà a Los Angeles il 14 marzo 2027. Dopo l’anteprima a Venezia 83, il film di Paolo Strippoli è stato presentato a Toronto con il titolo internazionale The spiral.

Uscirà nelle sale l’8 ottobre

La pellicola, un thriller familiare dalle venature horror, arriverà nelle sale l’8 ottobre e ha per protagonisti Jasmine Trinca, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi e Romana Maggiora Vergano. La trama parte dall’arrivo improvviso di una donna a casa di sua figlia per raccontarle la verità sulla loro famiglia, segnata da un patto stretto molti anni prima con un’estranea. Un segreto custodito troppo a lungo che ora torna a reclamare il suo prezzo.

Il Cremlino allontana i negoziati di pace

Attualmente «non esistono i presupposti» per avviare negoziati di pace sull‘Ucraina, sebbene la Russia «rimanga aperta a questa possibilità». Lo ha dichiarato il portavoce del Cremlino, Dmitri Peskov, all’indomani dell’incontro tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky andato in scena a New York a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

Peskov: «Gli appelli per una tregua? Pura retorica»

Commentando l’appello di Trump e Zelensky a favore di una tregua energetica, Peskov ha detto: «La militarizzazione dell’Ucraina sta proseguendo. Gli Stati europei cercano di reperire sempre più fondi per l’acquisto di armamenti. Il regime di Kyiv continua la sua attività di stampo terroristico». Il portavoce di Putin ha poi definito «pura retorica» le dichiarazioni dei presidenti di Stati Uniti e Ucraina sulla necessità di una tregua.

Le parole di Trump all’Assemblea delle Nazioni Unite

«La pace tra Russia e Ucraina si farà prima di quanto si pensi», aveva affermato Trump durante il suo discorso all’Assemblea dell’Onu, sottolineando che sia Kyiv che Mosca «non ne possono più» del conflitto. Il capo della Casa Bianca ha poi detto di essere pronto a usare i nuovi poteri in materia di dazi per colpire la Russia e i suoi partner commerciali.

In Campania cure primarie garantite anche alle persone senza dimora

Doppio via libera unanime in Commissione per la proposta di legge regionale campana che punta a garantire l’accesso all’assistenza sanitaria di base alle persone senza fissa dimora. Dopo il voto favorevole della V Commissione consiliare, competente in materia di Sanità, anche la II Commissione Bilancio e Finanza ha espresso parere unanime positivo. Un passaggio importante per il provvedimento, che ora è pronto ad approdare in Aula per l’esame del Consiglio regionale. Primo firmatario della proposta è il consigliere regionale del Partito Democratico Francesco Picarone, che punta a intervenire su una delle principali criticità legate all’accesso alle cure per le persone prive di residenza anagrafica. L’obiettivo è garantire anche a chi vive in condizioni di grave marginalità la possibilità di essere preso in carico dal sistema sanitario territoriale, superando una condizione che oggi, di fatto, può costringere le persone senza dimora a rivolgersi al Pronto Soccorso anche per esigenze sanitarie che potrebbero essere affrontate nell’ambito della medicina generale. Il nodo nasce dall’impossibilità, per le persone prive di residenza anagrafica, di procedere ordinariamente all’iscrizione al Servizio sanitario regionale e alla conseguente scelta del Medico di Medicina Generale. I numeri restituiscono la dimensione del fenomeno. Secondo il censimento ISTAT “Tutti contano” del gennaio 2026, a Napoli sono 1.029 le persone senza dimora, il 55% delle quali vive direttamente in strada. A livello regionale, la stima complessiva oscilla tra 1.500 e 2.000 persone. Ancora più significativo è il dato relativo alla mortalità. L’età media di morte delle persone che vivono in strada è di 46,3 anni, contro gli 81,9 anni della popolazione generale. Un divario di oltre 35 anni che evidenzia anche il peso che l’esclusione dai percorsi ordinari di prevenzione e cura può avere sulle condizioni di salute delle persone più vulnerabili. La misura nazionale prevede un fondo complessivo di un milione di euro, distribuito sulla base della popolazione. Per Napoli la quota stimata è compresa tra circa 80mila e 100mila euro all’anno. Una misura che rappresenta un primo intervento, ma che presenta limiti legati sia alla durata temporale della sperimentazione sia alla sua applicazione territoriale. La proposta campana mira invece a estendere il diritto all’intero territorio regionale, comprendendo quindi anche le province di Salerno, Caserta, Avellino e Benevento, e a trasformare una misura sperimentale in un intervento strutturale e permanente. L’intento è evitare che l’accesso alle cure dipenda dalla presenza o meno di una residenza anagrafica e garantire una presa in carico più omogenea su tutto il territorio regionale. Tra gli aspetti centrali del provvedimento c’è anche quello relativo alla sostenibilità del sistema sanitario. Garantire alle persone senza dimora un medico di medicina generale significherebbe infatti favorire la prevenzione, la diagnosi precoce e il monitoraggio continuativo delle patologie croniche, dalle malattie cardiovascolari al diabete, fino alle patologie respiratorie. La presa in carico territoriale potrebbe inoltre contribuire a ridurre il ricorso improprio ai Pronto Soccorso, spesso utilizzati come unico punto di accesso alle cure da chi non dispone di un medico di riferimento. Il costo medio di un accesso al Pronto Soccorso viene stimato tra 180 e 220 euro per episodio, mentre la quota capitaria annuale per l’assistenza garantita dal medico di medicina generale si aggira tra i 44 e i 45 euro per assistito. Secondo le stime alla base della proposta, in uno scenario prudente la riduzione degli accessi impropri potrebbe determinare un risparmio per il Servizio sanitario regionale nell’ordine di circa 400mila euro l’anno. Un elemento che, nelle intenzioni dei promotori, renderebbe l’intervento economicamente sostenibile già a partire dal primo anno di applicazione. Alla base del provvedimento c’è anche il confronto avviato con le realtà del terzo settore che quotidianamente operano accanto alle persone senza dimora. Le audizioni svolte in Commissione Sanità avrebbero evidenziato le difficoltà incontrate da chi vive in condizioni di marginalità nell’accesso ai servizi sanitari ordinari. «Questa proposta nasce da un ascolto diretto delle realtà che ogni giorno operano a fianco delle persone senza dimora. Le audizioni del terzo settore in Commissione Sanità hanno confermato ciò che i dati già ci dicevano: l’esclusione dalle cure primarie non è solo un’ingiustizia, è anche una scelta irrazionale dal punto di vista sanitario ed economico. La Campania sceglie oggi di essere una regione in cui nessuno rimane fuori dal sistema», viene sottolineato a sostegno del provvedimento. La proposta ha già superato, dunque, il doppio passaggio nelle Commissioni competenti e si prepara ora alla discussione in Consiglio regionale. Particolarmente rilevante sarà il confronto sulla sua applicazione concreta, considerando la necessità di coordinare il nuovo sistema con le Asl e con la rete dei servizi territoriali. La copertura finanziaria prevista ammonta a 300mila euro annui per il triennio 2026-2028, risorse già formalmente concesse dalla Direzione Bilancio e individuate a valere sulla Missione 13, Programma 1, relativa ai Livelli essenziali di assistenza. Un investimento destinato a trasformare l’accesso alle cure primarie per le persone senza dimora da misura emergenziale a diritto garantito sull’intero territorio regionale.

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Oggi al Valentinia un pomeriggio tutto d’autunno

L’Ippodromo Valentinia torna in pista mercoledì 23 settembre 2026 con la ventitreesima riunione della stagione. Chiusura della pista alle 14:15, prima corsa alle 15:00, ingresso gratuito come sempre, per un pomeriggio di trotto che si chiude alle 18:00. Il programma conta sette corse e sessantaquattro cavalli al via, per un montepremi complessivo di 36.960 euro. Si apre alle 15:00 con il Premio Foglie, condizionata da 4.620 euro sui 2.060 metri con il Trio: è la corsa dei quattro anni indigeni ed europei con vincite in carriera fra i tremila e i diecimila euro, nove al via. Alle 15:30 tocca al Premio Foliage, corsa nazionale da 4.400 euro sul miglio: è la condizionata dei tre anni indigeni ed europei che in carriera non hanno ancora vinto tremila euro. Sono quattordici al nastro ed è il campo più numeroso del pomeriggio. Segue alle 16:00 il Premio Rugiada, 5.060 euro sui 1.600 metri con il Trio: è la categoria E dei cinque anni e oltre, con i gentlemen in sulky e la corsa valida per il Trofeo delle Regioni, sette concorrenti. Alle 16:25 il Premio Castagne apre alle femmine: 5.500 euro sul miglio con il Trio, per le cavalle di quattro anni con vincite in carriera fra i seimila e i quindicimila euro, sette al via. Alle 17:00 il Premio Autunno mette in palio 7.700 euro sui 1.600 metri con il Trio, nella condizionata dei due anni che non hanno ancora vinto quattromila euro, sei al nastro. Alle 17:30 il Premio Letargo porta in pista la categoria G: corsa nazionale da 3.080 euro sui 2.060 metri, riservata agli indigeni di cinque anni e oltre, undici concorrenti. Si chiude alle 18:00 con il Premio Ghiande, corsa nazionale da 6.600 euro sul miglio, condizionata dei tre anni con vincite in carriera fra i duemila e gli ottomila euro, dieci al via. La posta più alta del pomeriggio è quella del Premio Autunno, in pista alle 17:00 con 7.700 euro in palio. Al proprietario del vincitore vanno 2.737 euro, all’allenatore 322 e al guidatore 161; all’allevatore ne spettano 1.400. La premiazione scende fino al quinto classificato. Una curiosità lega tutti i premi della riunione: da Foglie a Ghiande, passando per Foliage, Rugiada, Castagne e Letargo, ogni corsa del pomeriggio porta il nome di un segno dell’autunno. Al tema dà il nome il Premio Autunno, che è anche la corsa più ricca del programma. Fra la quinta e la sesta corsa, alle 17:05, è in programma una prova di qualifica sui 1.600 metri, con tempo da effettuare di 1.20,5: due i cavalli iscritti. Ristoro e intrattenimento All’interno della struttura, lungo la tribuna, sono aperti bar, pizzeria e zeppoleria; per le famiglie c’è il parco giochi per i bambini. L’ingresso all’ippodromo è gratuito. Prossimi appuntamenti Dopo il 23 restano due giornate di corse: lunedì 28 settembre e mercoledì 7 ottobre, che chiude la stagione.

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Studente pianifica di accoltellare la prof: fermato dopo la segnalazione dei compagni

I carabinieri di Lamezia Terme hanno fermato uno studente di 14 anni dell’Istituto comprensivo “Nicotera-Costabile” che, come accaduto qualche giorno fa a Roma, era pronto ad aggredire con un coltello la sua docente di italiano. Lo riporta la Gazzetta del Sud. Il giovane, che voleva vendicarsi per essere stato bocciato, avrebbe manifestato le sue intenzioni su un gruppo Telegram dove erano presenti i compagni di classe: sono stati proprio loro a effettuare la segnalazione a un adulto, che a sua volta ha allertato i carabinieri. Il giovane, è emerso, aveva già nascosto l’arma nei bagni della scuola. Nel corso di una perquisizione domiciliare sono stati sequestrati il cellulare e gli abiti usati dal giovane nelle foto sui social.

Cosa era successo a Roma

Venerdì 18 settembre, alla scuola media “Giovanni Verga” nel quartiere romano di Centocelle, un alunno di 13 anni ha colpito con tre coltellate la professoressa di italiano Isabella Marsilio, dopo averle spruzzato dello spray urticante. La docente, portata in ospedale e poi dimessa, con una prognosi di 15 giorni per ferite superficiali alla zona ascellare, ha espresso pubblicamente il proprio perdono verso l’alunno, sottolineando la presenza di un grave malessere psicologico latente nel minore.

Marco Tronchetti Provera sale al 29,9 per cento di Pirelli

Marco Tronchetti Provera, Camfin, Camfin alternative assets (Caa) e Longmarch Holding hanno reso noto che si è perfezionato l’acquisto del 3,34 per cento del capitale di Pirelli da parte di Caa da un primario istituto bancario. In seguito all’operazione, la catena di controllo che fa capo a Marco Tronchetti Provera detiene quindi una quota complessiva pari a circa il 29,9 per cento di Pirelli, rinsaldando così il ruolo di Camfin e Mtp quali azionisti stabili e ribadendo la fiducia e l’impegno nel sostenere i progetti industriali di Pirelli. L’acquisto è stato effettuato a completamento di quanto deliberato dai consigli di amministrazione delle società, come comunicato al mercato a ottobre 2024, in merito all’autorizzazione ad acquisti fino a una partecipazione massima complessiva del 29,9 per cento del capitale di Pirelli nel corso dei 24 mesi successivi alla delibera.

Franco Amatucci, l’uomo dei confronti all’americana

Aldo Bianchini
SALERNO – L’ing. prof. Franco AMATUCCI è stato in vita uno dei principali tecnici di riferimento dell’allora ministro per i problemi delle aree urbane on. avv. Carmelo Conte che gestiva uno dei dicasteri più importanti, dal punto di vista delle risorse economiche che aveva a sua disposizione, e che all’epoca dettava veramente legge su tutto il territorio nazionale.
Ovviamente nel cerchio magico del potere contiano c’erano anche altri validissimi tecnici che rivestivano come Amatucci ruoli cattedratici universitari ma tutti, ad eccezione dell’ing. Raffaele Galdi, stavano seduti in un girone leggermente più largo rispetto a quello occupato e gestito (in alcuni casi anche con l’arroganza tipica del potere) dai “due compassi d’oro” (Amatucci ; perché così venivano appellati i due tecnici dagli altri invidiosi tecnici e, in genere, dall’immaginario collettivo della gente comune.
I due tecnici gestivano, insieme, lo studio tecnico più accorsato, più moderno e più corposo come risorse umane (in esso lavoravano circa cento tecnici tra ingegneri, architetti e geometri) dell’intera provincia di Salerno con ramificazioni nazionali ed internazionali sulla base di una produzione progettuale senza precedenti nella storia e senza ripetizioni nel presente.
Amatucci e Galdi erano sicuramente socialisti e che da socialisti e tecnici di fama erano stati scelti dall’allora ministro Conte per creare, istruire, presentare progetti “esecutivi” di rilevanza nazionale partendo proprio dalla città di Salerno che, se vorrà il direttore di leCronache.it Tommaso D’Angelo, sarà giusto ricordare in un prossimo articolo.
Ecco perché per scardinare il “sistema di potere politico contiano” la magistratura  salernitana (o almeno una piccola parte di essa), e non solo, cominciò l’attacco indiscriminato mettendo il 16 aprile 1992 sotto sequestro giudiziario il grande e invidiato studio tecnico di Parco Arbostella, che come data può essere indicata come l’inizio della cosiddetta “tangentopoli salernitana”. Galdi fu arrestato la prima volta il 19 luglio 1992, mentre Amatucci fu arrestato (l’unica volta) il 29 aprile 1994.
Per contenimento doveroso di spazio mi limiterò, oggi, a raccontare i due momenti in cui il prof. ing. Franco Amatucci cercò di cambiare la storia senza riuscirci; le due giornate particolari vissute dal tecnico si svolsero la prima nella Procura di Sala Consilina il 9 maggio 1994 e alla seconda prevista per il 10 dicembre 2001 presso la Procura di Salerno non si presentò percheè era deceduto la sera di domenica 9 dicembre 2001 per arresto cardiaco nel suo studio.
Nel primo caso fu protagonista di un confronto all’americana, dinanzi al procuratore di Sala Consilina Domenico Santacroce e dei due pm Vito Di Nicola e Luigi D’Alessio, con il dr. Enrico Zambrotti (definito il Tarzan finanziario del Partito Socialista e proconsole del ministro Conte); nel secondo caso era attesissimo come protagonista del confronto, dinanzi al pm Filippo Spiezia della Procura di Salerno titolare del fascicolo su Salerno Sistemi, direttamente con l’allora deputato nazionale on. Vincenzo De Luca. Ma quel confronto, come detto, non ebbe mai luogo.
CONFRONTO DI SALA C. con ZAMBROTTI: L’incontro avvenne al terzo piano del Tribunale di Sala Consilina il 9 maggio 1994 (lunedì); io accompagnai l’amico Franco Amatucci da Salerno a Sala; ovviamente rimasi nel corridoio del terzo piano fuori dall’ufficio di Santacroce ed ebbi modo di salutare sia il procuratore che i due PM ed anche lo stesso Zambrotti (li conoscevo tutti); il confronto ebbe una durata di circa quattro ore. Alla fine in macchina Franco mi racconto per sintesi quanto avvenuto; tra l’altro mi raccontò la storia dei finanziamenti per i lavori del prolungamento della tangenziale di Salerno. Dopo qualche settimana da quel confronto scattarono le manette per alcuni politici e imprenditori molto noti sul territorio provinciale. Ma la cosa che più mi impressionò delle rivelazioni di Amatucci fu il fatto che, a suo dire, nel corso dell’acceso confronto fatto di accuse e controaccuse il dr. Zambrotti per giustificare le enormi spese del PSI arrivò a dichiarare che ogni mese elargiva la cifra di “cinque milioni di lire” a favore di un giornalista che doveva curare i rapporti con la stampa e con le istituzioni del territorio che a lui Zambrotti era molto a cuore. Ovviamente conosco il nome del giornalista ma dopo ben 32 anni è opportuno mantenerlo in segreto.
CONFRONTO di SALERNO con l’on. DE LUCA: Passano alcuni anni e dal 1994 arriviamo agli inizi del mese di dicembre 2001; i fatti attengono la vicenda giudiziaria relativa al processo incardinato con il nome di “Salerno Sistemi – Amatucci + altri”; in questi altri c’era anche il nominativo di Vincenzo De Luca che nella qualità di “segretario provinciale del PCI”. C’era stato nei mesi precedenti un interrogatorio di De Luca che davanti al pm Spiezie aveva dichiarato di non aver mai conosciuto l’ing. Amatucci, ma quest’ultimo sentito a parte aveva confermato la sua conoscenza diretta facendo riferimento a particolari molto precisi del posto dell’incontro. Divenne, quindi, necessario un confronto all’americana tra De Luca e Amatucci fissato per lunedì 10 dicembre 2001. Nel mezzo ci fu un interrogatorio dell’ex sindaco Vincenzo Giordano e la mia chiamata come persona informata dei fatti. Tutto questo potrete trovarlo, se volete, nel libro “La tangentopoli salernitana 1992 – 1994” (ed. Officine Editoriali Da Cleto – infoçofficineeditorialidacleto.it – tel. 3356696982) scritto da me e pubblicato nel dicembre del 2025. In ballo c’erano le presunte percentuali concesse al PCI di Salerno dalla Società Italiana Condotte sui lavori pubblici ottenuti sul territorio. La vicenda è lunga, contorta e molto complicata; comunque il 10 dicembre 2001 arriva e l’ing. Amatucci non si presenta perchè la sera precedente era, purtroppo, deceduto nel suo studio di Via Canalone per un infarto fulminante; la sua salma era stata addirittura bloccata per ordine del pm Filippo Spiezia (si sospettava, forse, un omicidio in quanto era scomparsa la borsa del tecnico che conteneva i documenti per il famoso confronto) ma poi liberata nel giro di 24 ore.
 Ma la storia, ovviamente, continua; e se il direttore D’Angelo vorrà potrà essere raccontata.

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Grand Hotel e Foce Irno, De Luca prepara sfida in aula “carte alla mano”

di Erika Noschese

Il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, è pronto ad affrontare in Consiglio comunale la delicata vicenda del Grand Hotel Salerno e, in particolare, la questione dell’esposizione debitoria e tributaria, i rapporti con la società immobiliare Panoramica Srl e la partita relativa all’area di Foce Irno. Il confronto è atteso per domani, giovedì 24 settembre, quando l’assise cittadina tornerà a riunirsi alle 9 nel Salone dei Marmi di Palazzo di Città. È quanto emerso dal vertice di maggioranza che si è tenuto ieri in vista della seduta consiliare. Una riunione descritta come tranquilla e piuttosto rapida, durante la quale sarebbero state affrontate soprattutto le questioni di natura tecnica ed economico-finanziaria legate ai diversi punti all’ordine del giorno. Tra gli assenti al vertice figurerebbero Eva Avossa, Antonio Cammarota, Pasquale Criscito e Antonio Fiore. Particolare attenzione è stata riservata al settimo punto all’ordine del giorno, quello richiesto dall’opposizione e dedicato al Grand Hotel Salerno – esposizione debitoria e tributaria, rapporti con la società immobiliare Panoramica Srl e all’alienazione dell’area di programmazione 1/b, meglio individuata come Foce Irno, distinta nei lotti 1 e 2 e censita al foglio di mappa 69, particelle 251 e 252. Il punto prevede espressamente una relazione del sindaco e i conseguenti provvedimenti. Stando a quanto emerso dal vertice, De Luca non avrebbe avanzato particolari richieste alla propria maggioranza in vista della discussione sul Grand Hotel. Il primo cittadino dovrebbe invece presentare in Aula una relazione sulle due vicende, considerate strettamente collegate, mettendo sul tavolo gli elementi amministrativi e finanziari utili a ricostruire la posizione dell’ente. Una scelta che potrebbe ridurre gli spazi di manovra dell’opposizione, che nelle scorse settimane aveva sollevato più volte il tema della mancata disponibilità di alcuni atti e aveva chiesto un confronto trasparente sulla posizione debitoria del Grand Hotel e sui rapporti con Panoramica. La vicenda riguarda infatti una posizione economica complessa nei confronti del Comune, sulla quale negli ultimi mesi si sono susseguite diverse ricostruzioni politiche. Il sindaco, secondo quanto riferito al termine della riunione, sarebbe intenzionato a presentarsi in Aula «carte alla mano», con l’obiettivo di chiarire la posizione dell’amministrazione e ricostruire il quadro dei rapporti con la società. Una linea che potrebbe alimentare ulteriormente il confronto con una minoranza che, proprio sulla gestione della vicenda Grand Hotel-Foce Irno, ha cercato di mantenere un fronte comune, non senza divisioni interne emerse nelle ultime settimane. Prima di arrivare al tema più politico della giornata, il Consiglio sarà chiamato ad affrontare una serie di provvedimenti amministrativi e finanziari. Tra questi figura l’approvazione del Bilancio consolidato del Comune di Salerno relativo all’esercizio 2025, già inserito al quarto punto dell’ordine del giorno. Nel corso del vertice di maggioranza grande attenzione sarebbe stata dedicata proprio a questo passaggio, che non dovrebbe presentare particolari difficoltà per la maggioranza. Al centro della discussione il risultato economico dell’esercizio e, in particolare, l’utile complessivo, comprensivo della quota di pertinenza di terzi, indicato in 10.304.761,47 euro. La documentazione finanziaria relativa al 2025 costituisce uno degli atti fondamentali della seduta. Il Comune ha già pubblicato il rendiconto di gestione dell’esercizio, che riporta, tra l’altro, entrate correnti di natura tributaria, contributiva e perequativa per oltre 142,9 milioni di euro. Non ci sarà, però, soltanto il Grand Hotel. Il Consiglio comunale sarà chiamato anche a esaminare il Documento Programmatico di Indirizzo per la redazione della Variante Strutturale al Piano Urbanistico Comunale, un passaggio destinato a incidere sulla futura pianificazione urbanistica della città. All’ordine del giorno figura inoltre il progetto di fattibilità tecnica ed economica relativo alla sostituzione edilizia e realizzazione di edilizia residenziale pubblica in via Picarielli, con la conseguente variante alla pianificazione urbanistica comunale vigente. La seduta si preannuncia quindi particolarmente articolata: dai provvedimenti di bilancio alla pianificazione urbanistica, fino alla partita più politica rappresentata dal Grand Hotel e da Foce Irno. Proprio su quest’ultimo fronte, il sindaco avrebbe ribadito alla maggioranza anche la volontà di procedere con il progetto di realizzazione di un nuovo albergo nell’area di Foce Irno, una vicenda che resta al centro dell’attenzione anche per gli sviluppi investigativi della Guardia di Finanza. Ai consiglieri di maggioranza sarebbe stato quindi rivolto l’invito a garantire la presenza in Aula, ma anche a mantenere il contatto con i quartieri e con le diverse realtà cittadine, intercettando le esigenze del territorio. Sullo sfondo resta la necessità per l’amministrazione di reperire risorse e dare seguito agli interventi già programmati. Domani, dunque, il Consiglio comunale rappresenterà un banco di prova importante soprattutto sul fronte Grand Hotel-Foce Irno. De Luca avrà l’occasione di mettere in fila atti, numeri e ricostruzioni amministrative davanti all’intera assise cittadina. L’opposizione, dal canto suo, potrà replicare e chiedere chiarimenti su una vicenda che da settimane è tra i principali terreni di scontro politico a Palazzo di Città.

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L’Ocse rivede al rialzo le stime sul Pil dell’Italia nel 2026

L’Ocse ha rivisto al rialzo le stime del Pil dell’Italia nel 2026. La crescita sarà dello 0,9 per cento contro lo 0,5 precedentemente stimato. Resta invece invariata la stima per il 2027 allo 0,6 per cento. Per quanto riguarda l’inflazione, nell’Interim Outlook, viene confermata la stima del 3 per cento nel 2026 ma viene rivista al rialzo la stima per il 2027 dal 2,2 al 2,6 per cento.

Rivisto al rialzo anche il Pil mondiale

Il Pil mondiale crescerà del 2,9 per cento nel 2026 e del 3 per cento nel 2027, contro il 3,4 per cento del 2025. Le stime sono state leggermente riviste rispetto al precedente Outlook di giugno. Prima dell’estate, l’organizzazione prevedeva una crescita del 2,8 per cento (0,1 punti in meno rispetto ad oggi) per il 2026 e del 3,1 per cento per il 2027 (0,1 punti in più rispetto ad oggi). Secondo l’organizzazione parigina, le prospettive economiche globali restano fortemente condizionate dal raggiungimento di una soluzione duratura al conflitto in Medio Oriente. Negli Stati Uniti, sottolinea l’Ocse, la crescita annuale dovrebbe attestarsi al 2,2 per cento nel 2026 e al 2,1 per cento nel 2027, con i forti investimenti legati all’intelligenza artificiale parzialmente compensati da un rallentamento della spesa dei consumatori e della crescita del reddito reale. Per l’eurozona, l’organizzazione internazionale stima un aumento del Pil dell’1,0 per cento sia nel 2026 sia nel 2027, grazie al rafforzamento della domanda man mano che i prezzi dell’energia si normalizzeranno e le nuove iniziative nel settore della difesa prenderanno slancio. In Cina, infine, la crescita dovrebbe contrarsi al 4,5 per cento nel 2026 e al 4,2 per cento nel 2027.

Precipita durante lavori notturni al Colosseo, morto operaio di 22 anni

Attorno alla mezzanotte un operaio rocciatore di 22 anni, addetto ai lavori di installazione in quota di un nuovo impianto di illuminazione del Colosseo, è morto dopo essere caduto da un’altezza di circa 10 metri. La vittima si chiamava Andrea Moretti: era specializzato per lavori in fune in quota.

Giuli chiude il Colosseo in segno di lutto

Dopo l’incidente il ministro della Cultura Alessandro Giuli si è subito recato sul posto e, riporta Adnkronos, ha trascorso la notte al Colosseo, disponendo poi la chiusura al pubblico dell’Anfiteatro Flavio in segno di rispetto dopo la tragedia. Lo ha reso noto il Parco Archeologico del Colosseo, spiegando che la decisione «è stata attuata dopo aver gestito il primo turno di visita, composto da migliaia di persone ignare dell’accaduto», in quanto «una chiusura immediata degli accessi avrebbe infatti determinato una forte concentrazione di visitatori all’esterno del monumento, con possibili ripercussioni sulla sicurezza e sull’ordine pubblico». Così il ministro Giuli: «Un evento tragico che ci lascia sgomenti e storditi. Le poche parole che riusciamo a esprimere le dedichiamo ad Andrea, alla sua famiglia, ai suoi affetti: rivolgiamo a tutti il nostro profondo, dolente cordoglio di fronte alla morte assurda di un giovane uomo impegnato nel proprio lavoro».

La Procura indaga per omicidio colposo

La Procura di Roma sta procedendo per omicidio colposo in relazione alla morte dell’operaio. Il procedimento, legato alle norme sulla sicurezza del lavoro, è al momento contro ignoti. Le indagini sono affidate ai carabinieri, che stanno acquisendo una serie di documenti per accertare eventuali responsabilità. Disposta l’autopsia.

Morti sul lavoro: i dati Inail del 2025

La tragedia al Colosseo è avvenuta all’indomani della diffusione dei dati Inail sui morti sul lavoro nel 2025. La Relazione annuale ha evidenziato che i casi mortali denunciati sono stati 1.198, in calo del 3,3 per cento rispetto ai 1.239 del 2024. In particolare, nel 2025 sono stati registrano 1.189 decessi tra i lavoratori (37 in meno) con una riduzione del 3,02 per cento, e nove tra gli studenti (quattro in meno) con una flessione del 30,77 per cento. Per i casi mortali, la diminuzione dei 37 casi tra i lavoratori si traduce in un decremento dei decessi avvenuti in occasione di lavoro (-4,1 per cento) e in una sostanziale stabilità di quelli in itinere (da 298 a 299), rimasti al di sotto del dato del 2019 (335). Le denunce di infortunio complessive sono state 600 mila (+1,2 per cento), delle quali 519 mila per lavoratori (+0,8 sul 2024) e 81 mila per studenti (+3,4).

Salernitana, Achik e Djamanca. Cosmi ci pensa

di Marco De Martino

SALERNO -Achik e Djamanca (nelle foto di Gambardella) possono coesistere? È questa una delle suggestioni di mister Serse Cosmi. La Salernitana, dopo il passaggio al 4-4-2, ha scoperto nuove alternative tattiche che fino a qualche settimana fa sembravano solo delle ipotesi azzardate. Con la difesa a tre, infatti, a centrocampo i granata avevano la necessità di schierare due esterni capaci di garantire una spinta discreta, ma soprattutto un’adeguata copertura della retroguardia. Ora, con una linea a quattro e la presenza di due terzini più bloccati a supporto dei due difensori centrali, Cosmi ha potuto garantire una certa continuità sia ad Ismail Achik sia a Varela Djamanca. Finora, però, l’uno ha sempre escluso l’altro. Da quando è approdato a Salerno, proprio nell’ultimissimo minuto di mercato, l’ex Arezzo è sempre partito dalla panchina ed ha sempre sostituito il marocchino. Ora, però, con il raggiungimento di un maggiore equilibrio di squadra, la tentazione di schierarli contemporaneamente è sempre più forte. Achik e Djamanca, infatti, sono senza dubbio gli uomini di maggiore estro e fantasia che Cosmi ha in organico e, in un contesto molto agonistico e poco tecnico come quello del girone C della Serie C, i due estrosi esterni potrebbero rappresentare la chiave di volta per il gioco offensivo della Salernitana. «I nostri esterni – ha affermato a tal proposito Cosmi in sala stampa al termine del match con il Giugliano – devono sapere che nel 4-4-2 tornare dietro a difendere non è un sacrificio, ma una necessità. Se poi salgono e fanno anche gol, allora va bene». Dichiarazioni che lasciano trasparire la volontà, da parte del trainer granata, di arrivare a schierare assieme Achik e Djamanca, ma solo dopo che entrambi abbiano raggiunto una maturità tale da riuscire a garantire equilibrio al centrocampo della Salernitana.
Una possibile soluzione intermedia potrebbe essere rappresentata dal passaggio al 4-3-3 o al 4-2-3-1, ma questo presupporrebbe l’impiego di un solo attaccante tra La Gumina, D’Ursi e Lescano e la conseguente esclusione degli altri due. Meglio, allora, attendere che Achik e Djamanca maturino per continuare a puntare sul caro, vecchio, inossidabile 4-4-2.

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Le circolari di Mattarella sugli alunni stranieri per classe citate da Meloni

Ospite di Bruno Vespa a Cinque minuti, parlando del tema caldo del momento Giorgia Meloni ha detto che «quando il presidente della Repubblica era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare ragazzi stranieri nella stessa classe». Sono state due le circolari con cui, tra il 1989 e il 1990, l’allora ministro (del governo Andreotti VI) Sergio Mattarella indicava un numero massimo di alunni stranieri presenti nelle classi. Ecco cosa prevedevano.

Le circolari di Mattarella sugli alunni stranieri per classe citate da Meloni
Giorgia Meloni (Ansa).

La prima circolare, firmata nel 1989

Il primo documento è la circolare ministeriale 301 dell’8 settembre 1989, che aveva come oggetto: “Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo“. Da ministro Mattarella scriveva che l’immigrazione, già all’epoca, rendeva necessario «da parte della scuola, una attenta considerazione ed una serie di interventi intesi a garantire alla generalità degli immigrati l’esercizio del diritto allo studio ed a valorizzare le risorse provenienti dall’apporto di culture diverse». In tale ottica, indicava la circolare, «ove si presentino più alunni immigrati da uno stesso Paese e con analogo livello culturale, potrebbe essere didatticamente proficuo inserirli in una medesima classe, tenendo conto che sarà bene non superare le quattro-cinque unità». Ai singoli istituti il compito di valutare «specifiche esigenze e situazioni», per trovare «le soluzioni più opportune, avendo cura di promuovere la partecipazione degli alunni in questione alle attività globali della classe».

Le circolari di Mattarella sugli alunni stranieri per classe citate da Meloni
Sergio Mattarella nel 1990, quando era ministro dell’Istruzione (Ansa).

La seconda circolare, firmata nel 1990

Meno di un anno dopo, Mattarella firmò una seconda circolare sul tema: la numero 205 del 26 luglio 1990, che aveva come oggetto “La scuola dell’obbligo e gli alunni stranieri. L’educazione interculturale”. I concetti erano praticamente gli stessi, espressi però con termini più perentori. «L’assegnazione alle classi è effettuata, ove possibile, raggruppando alunni dello stesso gruppo linguistico che, comunque, non devono superare il numero di cinque per ogni classe», si legge nel documento. E poi: «Sembra opportuno ripartire gli alunni stranieri in ragione di qualche unità soltanto per classe, al fine di agevolarne la naturale integrazione linguistica con gli alunni italiani, mentre può essere utile costituire gruppi anche superiori alle cinque unità nei momenti di specifiche attività linguistiche». La circolare precisa che «rispetto ad un fenomeno così complesso, le strategie di intervento educativo richiedono una elaborazione in sede locale sulla base della conoscenza puntuale delle situazioni, dell’analisi dei bisogni e della ricognizione delle risorse disponibili», invitando a «distinguere i soggetti di recente immigrazione da quelli il cui arrivo nel nostro paese è più remoto: i primi avranno non solo problemi di integrazione linguistica, ma manifesteranno problemi di adattamento alle nuove condizioni di vita». Poi la sottolineatura, molto importante: «La necessaria specificazione non deve tuttavia far dimenticare che gli alunni stranieri sono prima di tutto alunni: bambini e bambine, ragazzi e ragazze, con le loro individualità e differenze, fra le quali l’appartenenza ad una diversa etnia si colloca come una delle variabili da prendere in considerazione, senza tuttavia escludere gli opportuni accertamenti sul piano motorio, cognitivo e socio-affettivo che sono alla base di una corretta azione programmatoria per tutti gli alunni». Il documento poi sottolinea che «l’educazione interculturale avvalora il significato di democrazia, considerato che la “diversità culturale” va pensata quale risorsa positiva per i complessi processi di crescita della società e delle persone». Pertanto «l’obiettivo primario dell’educazione interculturale si delinea come promozione delle capacità di convivenza costruttiva in un tessuto culturale e sociale multiforme: essa comporta non solo l’accettazione e il rispetto del diverso, ma anche il riconoscimento della sua identità culturale, nella quotidiana ricerca di dialogo, di comprensione e di collaborazione, in una prospettiva di reciproco arricchimento».

Violenza sessuale, chiesta l’archiviazione per il senatore forzista Silvestro

La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento per violenza sessuale nei confronti del senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, accusato da un’imprenditrice di un presunto episodio di abusi che sarebbe avvenuto a febbraio del 2025 all’interno del suo studio da parlamentare nel complesso di San Luigi dei Francesi, a Roma.

Perché è stata chiesta l’archiviazione

Lo ha reso noto l’avvocata Teresa Manente, responsabile dell’Ufficio legale di Differenza Donna e legale della persona offesa, sottolineando che «la richiesta di archiviazione è fondata esclusivamente su una questione relativa alla procedibilità del reato», avendo la presunta vittima querelato oltre i termini previsti dalla legge, ovvero un anno dopo la violenza. Non è stato dunque smentito, nel merito, il suo racconto.

Il racconto dell’imprenditrice

I due si erano incontrati per parlare di un possibile acquisto di vini (lei è un agente di commercio). L’incontro è stato confermato dallo stesso senatore, che ha spiegato essere avvenuto tramite un carabiniere sposato con sua cugina. Il militare avrebbe infatti detto alla donna che Silvestro aveva bisogno di una fornitura di bottiglie pregiate per l’inaugurazione della sua villa a Capri. Stando al racconto di lei, mentre parlavano a voce di questo ordine, lui avrebbe fatto allusioni sessuali, dicendo che il vino lo eccita e gli fa perdere i freni inibitori. Infine, l’avrebbe bloccata con la forza e costretta a un rapporto sessuale. Sul fatto che abbia denunciato i fatti oltre un anno dopo, ha detto che stava male ed era andata in psicoterapia, aggiungendo di essersi rivolta allo studio dell’avvocato Bongiorno già ad aprile 2025 (che però non poteva seguirla perché aveva troppi casi), e di essere stata dissuasa dal denunciare dal carabiniere che aveva fatto da tramite tra lei e Silvestro.

Tetto agli stranieri in classe, Meloni lo difende tirando in ballo Mattarella

La premier Meloni ha risposto al presidente Mattarella che, all’inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, si era espresso sulla proposta del governo di inserire un tetto al numero di stranieri nelle classi. «La scuola deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità», aveva detto il capo dello Stato. Dal salotto di Bruno Vespa, la premier ha risposto ricordando come anche Mattarella, quando era ministro dell’Istruzione, «redigeva circolari» che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nelle stesse classi.

Cos’ha detto Meloni e a che circolari si riferisce

«Ho letto questa interpretazione prevalente, per la quale le parole del presidente della Repubblica erano delle parole per contestare l’iniziativa del governo, ma personalmente non la leggo così», ha detto a Cinque minuti. «Il presidente della Repubblica, per l’appunto, dice: “La scuola deve superare i ghetti, non creare ghetti”. Creare una distribuzione più equa delle classi, delle classi più equilibrate, serve proprio a impedire che un ragazzo straniero, quanto anche i ragazzi italiani, possa sentirsi nel ghetto». Quindi il riferimento all’attività politica di Mattarella: «Il presidente della Repubblica quando era ministro dell’Istruzione redigeva circolari che invitavano a non concentrare i ragazzi stranieri nella stessa classe, ma perché è una misura di buonsenso e che quindi mi pare sia giusto portarla avanti». Il riferimento è alle circolari emanate tra il 1989 e il 1990 dove si raccomandava di distribuire gli studenti stranieri tra le classi e di non superare cinque alunni dello stesso gruppo linguistico.

Nel 2024 Fdi si oppose all’idea di un tetto stabilito per legge

Già nel 2024 il ministro dell’Istruzione Valditara aveva parlato dell’urgenza di porre un tetto agli stranieri per classe. Erano i giorni delle polemiche sulla scuola scuola di Pioltello, nel Milanese, chiusa per il Ramadan. Ma Fratelli d’Italia, in quel momento, si diceva esplicitamente contraria all’idea di fissare una percentuale per legge. L’allora capogruppo alla Camera Tommaso Foti aveva dichiarato che «una legge che dovesse avere carattere di perentorietà nei numeri rischierebbe di scontrarsi contro un limite invalicabile, la realtà dei fatti». Secondo Foti, dunque, un’idea del genere in molti territori non sarebbe stata attuabile, visto che la popolazione scolastica in alcune aree è rappresentata soprattutto da stranieri: «Dico solo che nella città in cui vivo, Piacenza, la presenza di alunni non italiani è superiore al 20 o 30 per cento del totale in molti istituti. Non è una scelta. Se in una scuola ci sono 100 bambini, 70 stranieri e 30 italiani, anche se li ridistribuisci in quattro classi, il rapporto rimane lo stesso».

Caso Silvestro, scontro sui magistrati

La Procura di Roma ha avanzato richiesta di archiviazione per il procedimento penale relativo alle accuse di violenza sessuale che vedevano coinvolto il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, finito al centro di un’indagine a seguito della denuncia presentata da un’imprenditrice per fatti che sarebbero avvenuti nel febbraio del 2025 all’interno del suo studio parlamentare. L’iniziativa dei magistrati capitolini è stata resa nota dall’avvocata Teresa Manente, responsabile dell’Ufficio legale dell’associazione Differenza Donna e legale della persona offesa nel procedimento pendente contro il senatore. La penalista ha spiegato chiaramente come la decisione degli inquirenti poggi le sue basi unicamente su una questione giuridica legata alla procedibilità del reato, poiché la persona offesa ha proposto querela oltre i termini stabiliti dalla legge, ovvero a distanza di oltre un anno dall’episodio contestato. Questa richiesta di chiusura delle indagini, dunque, non contiene secondo la difesa della donna alcuna valutazione negativa riguardo all’attendibilità della persona offesa e non smentisce, nel merito, il racconto da lei reso. Al contrario, all’interno del fascicolo d’indagine risultano acquisiti agli atti elementi significativi e del tutto coerenti con la ricostruzione fornita dalla vittima. Fra questi figura la deposizione di un testimone chiave che, avendo avuto modo di incontrarla nell’immediatezza dei fatti, ne ha descritto il profondo turbamento, il pianto e lo stato di sconvolgimento per quanto accaduto. Inoltre, la stessa circostanza che la donna, nei primissimi momenti successivi ai fatti, non abbia rappresentato immediatamente e integralmente la gravità della violenza subita non può essere letta, come si legge nella richiesta di archiviazione riferita dalla legale, come indice di inattendibilità. La difficoltà di nominare e raccontare un’aggressione sessuale nell’immediatezza costituisce infatti un fenomeno ampiamente conosciuto nella letteratura scientifica e nell’esperienza maturata nel lavoro a contatto con le donne vittime di violenza. Fattori emotivi complessi come shock, vergogna, paura, senso di colpa, timore del giudizio o di non essere credute possono determinare racconti inizialmente parziali, frammentati o progressivamente più completi. La richiesta di archiviazione formulata dai magistrati attiene quindi alla sola questione della non tempestività della querela e non costituisce in alcun modo una smentita dei fatti denunciati dalla donna né una valutazione di inattendibilità della persona offesa. Si tratta di una distinzione essenziale che, come sottolineato dall’avvocata Manente, deve essere mantenuta con chiarezza anche nel racconto pubblico della vicenda, affinché una questione esclusivamente processuale non venga impropriamente rappresentata come un accertamento di infondatezza della denuncia. Preso atto della richiesta di archiviazione, la difesa della vittima ha fatto sapere che valuterà le prossime azioni da intraprendere. La vicenda trae origine da un contatto di natura professionale avvenuto tra la vittima e il politico campano, propiziato da un carabiniere amico del parlamentare per concordare una fornitura di bottiglie di vino destinata all’inaugurazione della residenza caprese di Silvestro, noto collezionista ed estimatore del settore. Quell’ordine da circa settemila euro non si concretizzò mai e la donna ha successivamente spiegato agli inquirenti di essere stata costretta a intraprendere un percorso terapeutico per superare il trauma patito, denunciando altresì di aver subito condotte intimidatorie da parte del militare dell’Arma volte a dissuaderla dal presentarsi alle autorità per sporgere formale denuncia. Sul fronte opposto, la posizione della difesa del senatore cinquantacinquenne, il quale vanta una lunga carriera politica iniziata nel 2000 nel comune d’origine di Arzano, segnata da un’interruzione nel 2017 a causa del lutto per la scomparsa del figlio e da una candidatura alle regionali del 2020 condizionata da un’accusa di concussione poi del tutto archiviata prima dell’elezione a Palazzo Madama nel 2022, è improntata al rigoroso rispetto delle procedure tecniche. Il legale del parlamentare, l’avvocato Roberto Guida, ha commentato gli sviluppi dell’inchiesta prendendo ufficialmente atto delle determinazioni maturate dagli inquirenti romani. “Quale legale del senatore prendo atto del deposito della richiesta di archiviazione dall’ufficio della Procura di Roma, notizia che noi avevamo già appreso nello svolgimento della mia attività professionale presso le segreterie” ha dichiarato l’avvocato Guida, precisando subito dopo i confini della propria conoscenza degli atti processuali, “non conosco il contenuto della richiesta di archiviazione perché non posso avere accesso agli atti in qualità di difensore”. Il penalista ha manifestato viva perplessità di fronte alle ricostruzioni diffuse dalla controparte attraverso gli organi di informazione nelle ultime ore. “Mi sorprende tuttavia, leggendo i contenuti di alcune agenzie, di alcune dichiarazioni della collega che difende la denunciante, in cui addirittura ipotizza che la Procura sia entrata nel merito” ha osservato con fermezza il legale del politico di Forza Italia, evidenziando come la circostanza sia “abbastanza difficile, mi sembra, tenuto conto che pare che la richiesta di archiviazione sia per la tardività della querela, dunque in mancanza della condizione di procedibilità”. Proseguendo nell’analisi della norma procedurale e delle implicazioni giuridiche dell’atto depositato dai magistrati della Procura capitolina, il difensore ha ribadito l’impossibilità strutturale per i PM di formulare giudizi qualitativi sulle deposizioni in presenza di un ostacolo formale invalicabile. “Il codice inibisce ogni accertamento sul merito della vicenda, in questi casi, quindi non so, è plausibile che sia stata malcompresa l’agenzia. Mi sembra strano che il PM abbia affermato qualcosa circa l’attendibilità della denunciante” ha specificato l’avvocato Guida, aggiungendo che l’organo inquirente “non potrebbe affermare né l’attendibilità né l’inattendibilità, a meno dell’accertamento del fatto”. Qualora le indagini si fossero spinte approfonditamente sul terreno della verifica dei fatti storici contestati, le dinamiche istruttorie avrebbero necessariamente seguito un altro tipo di percorso metodologico e procedurale. “D’altro canto, se fosse stato svolto un accertamento sul merito della vicenda, probabilmente sarebbero state sentite altre persone presenti e/o informate sui fatti, per chiarire la vicenda” ha infatti argomentato il difensore del senatore azzurro, tracciando le tappe dei prossimi passaggi giudiziari previsti dall’ordinamento. “Attendiamo di verificare se la persona offesa intenderà opporsi ” ha infine concluso il legale, lasciando aperta la partita giudiziaria nell’attesa che le decisioni del Giudice per le indagini preliminari facciano definitiva luce sul destino del procedimento.

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Unisa: uffici e corsi nell’ex Tribunale e all’Ave Gratia Plena

di Erika Noschese

L’Università degli Studi di Salerno accelera sul percorso di integrazione con il capoluogo cittadino e si proietta verso un autunno ricco di appuntamenti culturali e strategici per il futuro del territorio. Nel corso della conferenza stampa svoltasi ieri presso il Campus di Fisciano, la governance dell’Ateneo ha delineato le linee guida che orienteranno gli investimenti e le attività didattiche e amministrative nei prossimi mesi, confermando la volontà di rafforzare la presenza universitaria nel centro urbano di Salerno senza intaccare la centralità storica e operativa della sede principale. Tra i nodi centrali del piano di sviluppo figurano l’utilizzo di strutture di prestigio situate nel cuore della città, come una parte dell’edificio dell’ex Palazzo di Giustizia e il complesso dell’Ave Gratia Plena, destinati ad accogliere uffici, attività didattiche e servizi. Un’ipotesi strategica già al centro dell’interlocuzione istituzionale tra il rettore dell’Università di Salerno, professor Virgilio D’Antonio, e il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, e destinata a trovare un’ulteriore fase di approfondimento nell’immediato futuro. Il rettore ha inteso chiarire con fermezza i paletti di questo processo di espansione, precisando che il baricentro amministrativo e direzionale dell’Ateneo non subirà trasferimenti. “Il cuore pulsante dell’Ateneo resta il campus di Fisciano, il cuore di tutte le nostre attività”, ha dichiarato il rettore Virgilio D’Antonio, sottolineando l’importanza di bilanciare il radicamento locale con la tutela delle strutture esistenti. “Sicuramente noi abbiamo a progettare l’Ateneo sul territorio, ma ribadendo costantemente la centralità di questo plesso. Quindi sicuramente Salerno per noi è una prospettiva non soltanto di dimensione di tradizione, ma di costruzione istituzionale, però la dimensione forte dell’Ateneo sarà qui sicuramente nel campus di Fisciano”. Il progetto punta dunque a superare una visione unicamente logistica della presenza universitaria sul territorio, proponendo una penetrazione funzionale e sociale in grado di incidere sul tessuto urbano. “La nostra idea è sicuramente quella di, se dobbiamo riportare l’Università in città, non è soltanto un discorso che, se volete, di strutture fisiche, l’Università deve essere percepita nel contesto del capoluogo cittadino”, ha proseguito D’Antonio spiegando l’approccio dell’Ateneo nei confronti della comunità urbanizzata. “E perché l’Università sia percepita lì è importante che ci siano gli studenti, ci sia l’organizzazione, sia percepita in qualche modo nell’ambito del tessuto economico, culturale, sociale del nostro capoluogo cittadino. L’ex tribunale è sicuramente uno dei riferimenti spaziali più importanti, ma vi potrei dire il complesso di Ave Gratia Plena, il Palazzo D’Avossa con cui stiamo dialogando con la Provincia di Salerno. Ecco, la nostra proiezione su Salerno è forte e in contemporanea stiamo lavorando anche sul tema dei trasporti, perché in qualche modo si avvicini idealmente il campus di Fisciano alla città di Salerno anche nel collegamento spaziale dei rapporti di trasporto”. L’iniziativa di ricongiungimento tra Ateneo e capoluogo si inserisce in una fase di forte slancio organizzativo e di riscontro mediatico per l’Università di Salerno che, dopo aver superato positivamente il banco di prova rappresentato dall’organizzazione dei Giochi Europei Universitari — evento che ha condotto sul territorio campano centinaia di atleti, dirigenti, tecnici e accompagnatori internazionali alla scoperta delle strutture e dell’accoglienza locale —, si appresta a inaugurare una stagione autunnale all’insegna dei grandi eventi. La programmazione culturale vedrà la partecipazione di personalità di spicco del panorama artistico e intellettuale, con un focus mirato a coniugare divulgazione, ricerca ed eccellenza accademica. “Ci saranno una serie di eventi importanti che hanno caratterizzato l’attenzione dei media”, ha spiegato il rettore illustrando i dettagli del cartellone autunnale. “Primo fra tutti probabilmente l’incontro con Vasco Rossi e il dottorato honoris causa che conferiremo al cantautore, e poi ci saranno una serie di eventi più specifici legati all’archeologia, ne annunceremo qualcuno, degli incontri legati al cinema, ma anche più specificamente al patrimonio culturale”. L’appuntamento con il celebre cantautore italiano è fissato per il prossimo 7 ottobre al Campus di Fisciano, data in cui gli verrà conferito il dottorato di ricerca honoris causa in Politiche e Comunicazione, momento durante il quale terrà una lectio magistralis aperta alla comunità accademica. L’evento rappresenterà il punto di partenza di un percorso articolato che vedrà l’Ateneo salernitano protagonista di dibattiti, momenti formativi ed esposizioni incentrate sulle scienze umane, la cinematografia e la valorizzazione dei beni culturali. “E poi l’altro elemento importante che oggi intendiamo presentare è nella prospettiva del dialogo col territorio alcuni degli investimenti delle proiezioni territoriali che l’Ateneo costruirà nei prossimi mesi”, ha concluso il professor D’Antonio, ribadendo l’impegno dell’Università di Salerno nell’attuazione di un piano pluriennale orientato alla crescita strutturale, alla mobilità sostenibile e alla coesione con l’intero territorio provinciale.

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Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno

I riformisti a Prato, il ‘correntone’ dem a Montepulciano. Come un anno fa, ma con le elezioni molto più vicine. Le correnti del Pd cominciano a organizzarsi in vista di una campagna elettorale di fatto già in pieno corso, ma soprattutto di alcuni passaggi statutari che attendono la segretaria. E con essa il partito.

La sfida tra Schlein e Conte ha messo la sordina alle polemiche interne

Sabato 26 settembre, i riformisti si vedranno alla Casa del Popolo di via Bisenzio a San Martino per la seconda assemblea, dal titolo Cambiare!, che suona come un auspicio e un’esortazione rispetto alla sfida contro Giorgia Meloni. A ottobre invece la maggioranza Pd si è data appuntamento a Montepulciano, dove l’anno scorso è stata tenuta a battesimo dalle tre aree che fanno riferimento a Dario Franceschini, ad Andrea Orlando e a Stefano Bonaccini, ormai parte integrante della maggioranza dem. Da sottolineare la ‘sordina’ messa alle polemiche interne dalla corsa ingaggiata da Elly Schlein contro Giuseppe Conte per la leadership del centrosinistra. Corsa nella quale, nonostante le tensioni che hanno attraversato il partito dall’avvio dell’amministrazione Schlein, i riformisti sostengono convintamente la segretaria, non fosse altro che per scacciare lo spettro di una coalizione a trazione contiana.

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

I passaggi per prorogare il mandato della segretaria

I due appuntamenti, dunque, serviranno per preparare la corsa al voto e, prima ancora, i due passaggi in Direzione e in Assemblea che servono a prorogare il mandato di Schlein. Un passaggio dovuto, ma scontato, dicono nel partito, visto che nessuno si sogna in questo momento di chiedere un passo indietro alla segretaria. Schlein ha bisogno di mettere il sigillo degli organi statutari alla proroga del mandato al Nazareno perché, in caso contrario, ogni suo provvedimento da segretaria potrebbe essere impugnato. Comprese le liste, vera arma di fine mondo di ogni leader del Pd che, con esse, può decidere della vita o della morte politica di ogni parlamentare o esponente che aspiri a entrare a palazzo.

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La sede del Pd (Imagoeconomica).

Il difficile equilibrismo del Nazareno sull’Ucraina

Nonostante la ‘sordina’ alle polemiche interne, però, alcuni segnali dicono che i due appuntamenti delle aree non saranno del tutto privi di strascichi. I riformisti, che terranno un’assemblea incentrata su tre parole d’ordine – proteggere, prendersi cura e crescere – prevedono un focus sull’aiuto in armi all’Ucraina. Si tratta del tema più spinoso sul tavolo della segretaria, tirata sia dagli alleati perché dica un no convinto all’invio di armi a Kyiv sia dagli stessi riformisti – ma non solo loro – che spingono per una posizione più netta a favore del sostegno al popolo ucraino. Finora Schlein è riuscita a mantenere la barra sul «sostegno al popolo ucraino ingiustamente invaso», ma con un maggiore impegno diplomatico, soprattutto da parte dell’Unione Europea. Resta da vedere se con le primarie di coalizione alle porte questo basterà a sopire il duello con Conte. Anche perché il leader M5s continua a sottolineare che, comunque andranno le consultazioni, non si potrà continuare a inviare armi ad libitum. Un concetto ribadito anche dalle proposte uscite da Nova e ora al vaglio della base M5s: «Continuare a inviare armi» all’Ucraina, «significa allontanare la pace».

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Continua il balletto delle primarie

Uno iato davanti al quale i maggiorenti di centrosinistra tornano a interrogarsi sull’opportunità di convocare i gazebo. Il rossoverde Angelo Bonelli, per esempio, avverte che «i gazebo rischiano di accentuare le differenze e di produrre conseguenze sugli elettori. I problemi programmatici e politici si risolvono con la politica». Un padre nobile del centrosinistra come Massimo D’Alema non nasconde le sue molte «perplessità verso un percorso che inevitabilmente mette l’accento sulle divisioni, sulle distinzioni e non sulle cose che uniscono. Perché se si fa una campagna elettorale all’interno del centrosinistra, ognuno è portato a distinguersi dagli altri. Non mi pare utile».

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno
Massimo D’Alema con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Chi chiede di accelerare verso le primarie è, invece, il riformista Filippo Sensi: «Vorrei che ci fossero le primarie e mi piacerebbe che fossero a doppio turno. Dobbiamo scegliere e decidere noi un percorso, non aspettare che la data delle elezioni la dia Giorgia Meloni. Se facciamo così siamo appesi a quel che dice lei. E se ci facesse ‘il cucchiaio’, dicendo “votiamo a ottobre” e invece le elezioni si fanno ad aprile?».

Le mosse delle correnti Pd per prepararsi al voto e blindare Schlein al Nazareno
Filippo Sensi (Imagoeconomica).

Dall’estero: Zack Snyder raconta il suo reboot di Fuga da New York

Zack Snyder raconta il suo reboot di Fuga da New York

Il regista ha già in mente un volto per il suo protagonista, anche se non vuole dirci quale

Dopo l'annuncio dello scorso giugno che vedeva il regista di Justice League arruolato per scrivere e dirigere il reboot del classico di John Carpenter 1997: Fuga da New York, adesso è Zack Snyder in persona ad aggiornarci sulla produzione del suo prossimo progetto, e su cosa aspettarci dal nuovo Jena/Snake Plissen, antieroe interpretato nel film originale da Kurt Russell. In un'intervista rilasciata a Josh Horowitz, Snyder ha spiegato il suo approccio alla storia, che sarà ambientato – dice – nel 1997, ma visto dalla prospettiva del 1981: Ho ambientato il... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Dall'estero - 23 settembre 2026 - articolo di Angela Bernardoni