ADDIO A FILIPPO CIVALE, IL VIANDANTE DELLA MADONNA

E’ morto Filippo Civale, l’innamorato della chiesa di Maria Santissima dell’Avvocata, santuario a circa 900 metri sul Falerzio a Maiori, un monte che imparò a conoscere nella sua asprezza inerpicandosi per i sentieri fino in cima da quando era bambino, con la madre che gli trasferì la fede in Dio e l’amore per la Madonna, quella Madonna in particolare, che stava così in alto. Filippo per l’intera sua vita è salito e risalito verso l’Avvocata, fatica più sopportabile in presenza di certe motivazioni, e lo ha fatto fino a poco tempo fa, fin quasi a 90 anni, prima che un’auto lo investisse mentre attraversava la strada, portandolo alla morte dopo alcuni giorni di tentativi e speranze in ospedale a Salerno. Filippo camminava sempre, lunghissime passeggiate infra e extra comunali, lo faceva ancora a 89 anni, insieme a regolari esercizi fisici, mangiava con attenzione, curava se stesso perché aveva capito che la mente, anzi l’anima è più sana, sicuramente più libera se la materia del corpo è curata, in fondo, per lui questo era il disegno divino, l’equilibrio che regola la nostra esistenza. In altra ottica, oggi sarebbe arruolato tra i cosiddetti salutisti, qualcosa del genere, ma depurare la sua figura della profonda radice religiosa significherebbe sofisticarla. Ha raccolto il suo mondo in due libri, rigorosamente autofinanziati, e i suoi amici Gerardo Russomando e Stefano Della Pietra ne hanno curato alcune fasi dell’edizione e della promozione, volevano entrambi molto bene a Filippo, non uno splendido novantenne come tanti, ma uno che aveva qualcosa in più. E quel qualcosa era sicuramente nascosto nel mistero di quelle scalate verso la Madonna dell’Avvocata di cui parlava incantato e incantando, con giovani e vecchi. Si dedicò con lo stesso spirito alla famiglia e al lavoro, che oggi lo piange insieme a tanti. I funerali si terranno domani, venerdì 29 maggio alle 17,00 nella Collegiata di Santa Maria a Mare a Maiori. (foto il Vescovado)

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Roccadaspide: ricoverata Cardarelli si lancia nel vuoto e muore

Questa mattina, poco prima delle 10, una paziente di Roccadaspide ricoverata nel reparto Terapia intensiva grandi ustionati del Cardarelli di Napoli si è lanciata nel vuoto dal terzo piano del padiglione E.

A darne nota il nosocomio partenopeo che, attraverso la Direzione strategica, esprime il proprio cordoglio e la propria vicinanza ai familiari della donna. I pazienti della Tigu, si legge nella nota dell’ospedale, sono seguiti con grande attenzione, anche attraverso una valutazione psicologica, proprio per i traumi riportati.

Nel caso di specie, sembrerebbe che l’episodio si sia verificato nell’ambiente del bagno, probabilmente perché luogo di maggiore privacy. La paziente doveva essere trasferita questa mattina in Chirurgia plastica ricostruttiva. Tutti i pazienti «sono monitorati in maniera costante dal personale h24 come previsto nei reparti di terapia intensiva. Nell’anno 2025 l’Azienda ha rinnovato le procedure anti-suicidio».

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70 colpi tra furti e rapine con la ‘spaccata’, arresti nel campo rom di Caivano

Associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di rapina, furto, riciclaggio, resistenza a pubblico ufficiale e trasferimento fraudolento di valori. Queste le accuse principali contestate dalla Procura di Napoli Nord nel provvedimento di fermo nei confronti di 10 persone che vivono nel campo rom di Caivano. La misura è stata eseguita dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cistema. Le attività investigative, condotte da gennaio ad aprile di quest’armo – si spiega in una nota – hanno consentito di raccogliere gravi elementi indiziari nei confronti degli indagati. Sono oltre 70 i fatti oggetto della questione giudiziaria: tra rapine ad automobilisti e furti negli esercizi commerciali. Ma anche assalti ai bancomat tra le province di Napoli, Caserta e Salerno. In almeno una circostanza, la ‘banda’ per guadagnare la fuga durante un inseguimento da parte dei Carabinieri, avrebbe utilizzato degli estintori.

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Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci

Grande è la confusione sotto il cielo leghista. L’onda Vannacci si gonfia nei sondaggi e con nuove reclute. E dopo il sorpasso di Vigevano, assurta a Caporetto pavese, e il conseguente commissariamento dei vertici locali, si cerca di reagire.

I leghisti rischiano di dover ingoiare il rospo Vannacci

I numeri però non permettono slanci. La Lega, stando ai sondaggi più ottimistici, veleggia intorno al 7 per cento, ma il trend è in calo, mentre Futuro Nazionale supera il 4 ed è in crescita. Se la tendenza fosse confermata, sarebbe difficile per il centrodestra chiudere la porta al generale, come pare chiedere Marina Berlusconi. Soprattutto davanti allo spauracchio di un pareggio nel 2027. L’opzione Calenda resta sul tavolo, ma Azione non si sposta dal 3 per cento, virgola più virgola meno. Sì, potrebbe essere una carta da giocare a Milano o Roma, ma da qui alle Politiche tutto può cambiare. E i leghisti traditi potrebbero essere costretti a ingoiare il rospo, scendendo a patti con colui che, dopo aver scalato il partito con la benedizione di un incauto Salvini, se ne è andato sbattendo la porta.

Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

I venti delle destre in Europa

Poi c’è Giorgia Meloni, a cui molti riconoscono il talento di fiutare gli umori politici. Il prossimo anno si vota anche in Francia, Spagna e Polonia, e l’estrema destra potrebbe avere la meglio. In Germania il cancelliere Friedrich Merz e la Große Koalition sono in evidente difficoltà, tallonati dall’AfD, ormai primo partito in molti Länder. Se nel Vecchio Continente a prevalere fossero le sfumature di nero, allora anche Meloni potrebbe decidere di abbandonare ogni velleità moderata per aggrapparsi alla vecchia e sempre cara Fiamma, procedendo a una vannaccizzazione della coalizione. Sempre che il generalissimo abbia intenzione di salire sul carro e abbandonare la comfort zone dell’opposizione, che garantisce campagne elettorali permanenti e massima libertà d’azione (e questo Meloni lo sa bene).

Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La carta governatori potrebbe non essere spendibile

La Lega in questo gioco rischia di farsi male. Salvini si è infilato in un cul-de-sac. Superato costantemente a destra da Vannacci (le reazioni ai fatti di Modena sono lì a dimostrarlo), sulla carta non ha né i numeri né il tempo per un nuovo Papeete e, al contempo, non è intenzionato a mollare la leadership. Ma serve un coniglio per il cilindro. L’idea di candidare alle Politiche i cosiddetti governatoriLuca Zaia, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana e Maurizio Fugatti – per riallacciare il rapporto con il Nord per molti è impercorribile. L’ex Doge difficilmente accetterebbe di scendere a Roma, abbandonando il suo Veneto, per fare il gregario. Fontana, classe 1952, sarebbe costretto a lasciare la guida della Lombardia un anno prima della scadenza naturale della consiliatura (2028). Mentre Fedriga pare stia giocando una partita sua, cercando di ottenere lo sblocco del terzo mandato in Friuli-Venezia Giulia grazie ai buoni rapporti che ha costruito con Meloni.

Il futuro del centrodestra e il bivio della Lega nell’era Vannacci
Attilio Fontana, Luca Zaia, Maurizio Fugatti e Massimiliano Fedriga (Imagoeconomica).

Torna l’idea di una Lega nella Lega

Per questo in ambienti leghisti c’è chi è pronto a scommettere che Zaia & co. potrebbero avere un ruolo chiave nel salvataggio, ma solo fuori dalla Lega. Siamo nei dintorni della fantapolitica, sia chiaro. Forse però, si ragiona, è arrivato il momento di rispolverare il progetto più volte scartato da Salvini di una Lega settentrionale, sul modello della Csu bavarese. Una costola del partito capace di dialogare con le imprese e il tessuto produttivo in modo meno ideologico e più pragmatico. Una corrente che tra l’altro incontrerebbe i favori di una Forza Italia a trazione milanese. Non siamo ancora alla vigilia di una nuova notte delle scope. A quel punto forse non si arriverà mai. Ma nel 2012, quando Roberto Maroni capì che a rischio oltre al suo futuro politico c’era quello del partito, uscì allo scoperto beccandosi l’accusa di parricidio. Alle Regionali lombarde dell’anno successivo la lista Maroni Presidente conquistò più del 10 per cento, dietro la Lega Nord al 12,96. Che i tempi per una “Lista Nord” siano maturi?

Terna, un fedelissimo di Monti a capo di Relazioni istituzionali e Comunicazione

Con la partenza del nuovo corso di Terna si riempiono anche le varie caselle di comando. Con nomi non certo casuali, anzi. L’era dell’amministratore delegato Pasqualino Monti è appena iniziata, una volta sciolto il groviglio della buonuscita dell’ex ad Giuseppina Di Foggia, e adesso prende forma l’organigramma aziendale con la nomina di un fedelissimo come Giovannantonio Macchiarola, scelto per il ruolo di direttore Relazioni istituzionali e Comunicazione.

Terna, un fedelissimo di Monti a capo di Relazioni istituzionali e Comunicazione
Pasqualino Monti (Imagoeconomica).

Del resto il manager, che ha già preso servizio, arriva da Enav, cioè proprio l’ex società in cui Monti è stato ceo, quotata in Borsa e leader nella gestione del traffico aereo e delle infrastrutture aeronautiche. Lì Macchiarola ha ricoperto l’incarico di Head of Public Affairs, Communication, International Affairs and Brand Identity. Da gennaio 2024 è anche componente del consiglio di amministrazione di D-Flight. In passato era stato in Eni per cinque anni, tra il 2017 e il 2023, mentre nel 2016 ha svolto l’attività di avvocato in Deloitte Legal.

Terna, un fedelissimo di Monti a capo di Relazioni istituzionali e Comunicazione
Angelino Alfano e Giovannantonio Macchiarola nel 2010 (foto Imagoeconomica).

È laureato in Giurisprudenza all’Università degli Studi di Palermo, e soprattutto ha un passato nel mondo della politica: è stato per anni uno dei più fidati collaboratori di Angelino Alfano, proprio lui, il “delfino” mancato di Silvio Berlusconi per mancanza di quid. Lo ha seguito sia al ministero della Giustizia sia al Viminale. Ora invece Macchiarola viene dato in quota Francesco Lollobrigida. Curiosità: il lavoro nelle partecipate è una questione di famiglia: anche la moglie Valeria Venuto (ex assistente di Ignazio La Russa) ha un bell’incarico come responsabile dei Rapporti istituzionali di Anas.

Morte Gargani, cordoglio di Gambino (Fdi)

«Con la scomparsa di Giuseppe Gargani la Campania, l’Italia e l’Europa perdono uno stimato interprete della storia politica e giuridica degli ultimi decenni. Per molti, è stato un uomo che ha saputo coniugare la profonda dottrina del diritto con una sincera capacità di ascolto e di azione al servizio della comunità».
Con queste parole l’europarlamentare Alberico Gambino esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa di Giuseppe Gargani, già parlamentare europeo del gruppo PPE.
«Peppino Gargani è stato un punto di riferimento per tante generazioni di amministratori e per la classe politica — continua Gambino — La sua autorevolezza, dimostrata sia in Parlamento come Sottosegretario di Stato al Ministero di Grazia e Giustizia che a Bruxelles, dove ha presieduto con enorme prestigio la Commissione Giuridica, è la testimonianza di una politica intesa come altissima missione, studio rigoroso e visione strategica. Sapeva guardare lontano, ma senza mai recidere quel legame viscerale e fecondo con la sua terra d’origine».
L’onorevole Gambino sottolinea anche la sua eredità morale e politica.
«In un momento storico in cui la politica rischia spesso di appiattirsi sull’immediatezza, di essere distante dai bisogni dei territori e lontana dal valore della partecipazione attiva, l’esempio di Gargani ci ricorda l’importanza della competenza, del rispetto istituzionale e della centralità dei valori cristiani, democratici, identitari, di patria».

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La legge elettorale approda alla Camera il 26 giugno

La legge elettorale approderà in Aula alla Camera dei deputati per la discussione generale il 26 giugno. I capigruppo di centrodestra hanno chiesto alla riunione dei presidenti dei gruppi di Montecitorio di poterla inserire a giugno nell’ordine del giorno. La calendarizzazione è stata aspramente criticata dalle opposizioni. Riccardo Ricciardi del M5s ha parlato di «prima legge elettorale fatta con comunicati stampa». Così Riccardo Magi, segretario di +Europa: «La trattano come fosse un decreto per poter contingentare i tempi, non è accettabile». Per Chiara Braga del Pd, la calendarizzazione è «l’ennesima forzatura di una maggioranza ossessionata dal cambiare le regole del gioco». Questo il commento di Marco Grimaldi di Avs: «Nelle prossime settimane continueremo a chiedere a tutte le istituzioni, comprese le presidenze, di non oltrepassare il segno».

Melnyk e Bandera: le ombre della storia ucraina

Di Andrii Melnyk, storico leader dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini (OUN), succeduto nel 1939 al fondatore del movimento, Yevhen Konovalets, si è tornato a parlare in questi giorni perché, con una cerimonia ufficiale, lunedì 25 maggio, i suoi resti, insieme a quelli della moglie Sofiia sono stati riportati in Ucraina dal Lussemburgo, dove giacevano da metà degli Anni 60, e sepolti nel memoriale militare nazionale (dedicato ai soldati uccisi durante le invasioni russe dell’Ucraina), inaugurato lo scorso anno nella regione di Kyiv. Presente alla cerimonia anche il presidente Volodymyr Zelensky, che, sottolineando il valore simbolico del ritorno in patria di Melnyk, ha dichiarato: «Ora che siamo sulla terra ucraina, sotto la nostra bandiera ucraina, al suono dell’inno nazionale ucraino, rendendo il dovuto tributo ai nostri eroi ucraini, sentiamo nel cuore tutto ciò che gli ucraini sono stati costretti a vivere». Concetto ribadito poi con un post su X.

Tra lotta per l’indipendenza e collaborazionismo

L’iniziativa non è passata inosservata e ha procurato qualche mal di pancia alla comunità internazionale (in Israele in primis), dato che la figura di Andrii Melnyk è ancora oggi considerata tra le più ambigue, per usare un eufemismo, di quel nazionalismo ucraino che, tra le due Guerre, non esitò a schierarsi con i nazisti, illudendosi che il Reich hitleriano avrebbe sostenuto il Paese nella liberazione dal giogo polacco prima e da quello sovietico poi, e quindi a riconquistare la piena indipendenza. Quell’alleanza, però, e questo è il motivo che ammanta di criticità quell’evento storico, andò ben oltre i motivi di ordine tattico e sfociò in una convinta adesione anche ideologica, che portò i nazionalisti ucraini a rendersi complici della Germania nazista in svariati atti criminali, compresi stermini di polacchi e ebrei.

Melnyk e Bandera: le ombre della storia ucraina
Zelensky ricorda Andii Melnyk (dal video postato su X).

Melnyk vs Bandera

Generalmente, Melnyk è sempre stato considerato più “moderato” rispetto a un altro controverso eroe nazionale, Stepan Bandera, che, proprio in contrapposizione a Melnyk, provocò, nel 1940, una vera e propria scissione nell’Organizzazione, ponendosi alla guida dell’ala più estremista degli indipendentisti. Il nome di Bandera (da sempre considerato divisivo – partigiano, patriota della Seconda Guerra mondiale ed eroe nazionale per alcuni, criminale di guerra, filonazista, sterminatore di polacchi ed ebrei per altri), morto cinquantenne a Monaco di Baviera nel 1959 avvelenato da un sicario del KGB, è tornato in auge durante la famosa Rivoluzione di Maidan del 2014 a opera delle due più famose formazioni di estrema destra ucraine, Svoboda e Pravyj Sector (i cui militanti si definivano, e si definiscono tuttora, legittimi eredi di Bandera) ed è stato rilanciato dal Battaglione Azov, dopo l’occupazione russa del 2022, come eroe carismatico e mito fondativo dell’indipendenza ucraina.

Melnyk e Bandera: le ombre della storia ucraina
Un corteo in memoria di Bandera dei nazionalisti ucraini nel 2020 (Ansa).

Le generazioni del nazionalismo ucraino

Dal punto di vista formale, non vi è dubbio che Melnyk si possa qualificare come meno estremista di Bandera. Qualcuno sostiene, per esempio, che ciò fosse dovuto anche a un fattore generazionale: Melnyk, il suo predecessore e mentore Konovalets e gli altri indipendentisti della prima ora, i padri dell’Organizzazione Militare Ucraina (UVO) e quindi dell’Organizzazione dei Nazionalisti Ucraini, erano nati a fine 800, avevano sperimentato sulla loro pelle la violenza e le atrocità della Prima Guerra mondiale, e avevano quindi una visione meno romantica del bellicismo e una minore propensione alla violenza rispetto alle generazioni più giovani. Senza contare che erano quasi tutti emigrati in altri Paesi, dagli Usa alla Germania, dove conducevano spesso una vita borghese se non addirittura agiata. In realtà le cose non stavano proprio così, se è vero che l’obiettivo della protezione delle minoranze ucraine e della lotta per l’indipendenza formalmente dichiarati dall’Organizzazione furono perseguiti, sin dall’inizio, attraverso l’uso sistematico della violenza e del terrorismo.

Melnyk e Bandera: le ombre della storia ucraina
Un momento della cerimonia per il ritorno dei resti di Andrii Melnyk e della moglie a Kyiv (da X).

Le lettere di Melnyk a Hitler e von Ribbentrop

E poi c’è il capitolo del collaborazionismo. Anche in questo caso, al di là di piccoli dettagli, le fazioni guidate da Melnyk e da Bandera operarono pressoché in maniera identica. Di più, i nazisti nutrirono sempre molta diffidenza nei confronti di Bandera, considerato poco affidabile in quanto ipernazionalista, tanto da costringerlo all’esilio forzato, preferendo puntare su Melnyk, ritenuto più leale. Tant’è vero che nel giugno del 1941, quando l’OUN di Bandera, con un colpo di mano, dopo l’occupazione di Leopoli da parte dei tedeschi, proclamò lo Stato nazionale indipendente di Ucraina (Stato che i nazisti smantellarono nel giro di pochi mesi), Melnyk si guardò bene dal collaborare con il pur effimero nuovo Stato, scrivendo, per l’occasione, una lettera a Hitler per chiedere di poter arruolare nelle unità militari altri volontari ucraini perché potessero «prendere parte alla lotta contro il bolscevismo barbaro e marciare fianco a fianco con le legioni europee e con la nostra liberatrice, la Wehrmacht tedesca». Di qualche anno prima (1938), era poi una lettera dello stesso Melnyk a Joachim von Ribbentrop, il potente ministro deli Esteri tedesco, in cui sosteneva che l’Organizzazione da lui guidata si poteva considerare, dal punto di vista ideologico, totalmente connessa ad altre realtà simili che erano sorte in Europa, in particolare il nazionalsocialismo tedesco e il fascismo italiano. Ma di tutto ciò, al memoriale militare nazionale di Kyiv non si è ovviamente parlato.

Iran-Usa, accordo più vicino: cosa prevede il memorandum d’intesa

La tv di Stato iraniana Irib ha illustrato l’ultima bozza del memorandum d’intesa tra Washington e Teheran. Il testo prevede la revoca del blocco navale statunitense sui porti iraniani e l’impegno, da parte della Repubblica Islamica, al ripristinare del traffico marittimo commerciale nello stretto di Hormuz ai livelli prebellici. Questo entro un mese: la navigazione sarà gestita congiuntamente da Iran e Oman. Il “Memorandum di Islamabad”, così è stato chiamato il documento, prevede poi il ritiro delle forze militari Usa vicine al territorio iraniano (non è chiaro se riguardi solo le forze schierate adesso nella regione o anche quelle di stanza nelle basi). In caso di accordo definivo, entro 60 giorni l’intesa dovrà essere approvata come una risoluzione vincolante del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Morte Gargani, cordoglio di Bicchielli

“Apprendo con profonda tristezza la notizia della scomparsa di Giuseppe Gargani, storico esponente della Democrazia Cristiana, uomo di grande esperienza, straordinaria cultura istituzionale e, soprattutto, di grande umanità. Per me, in questi anni, è stato un punto di riferimento costante, sempre capace di offrire consigli utili, preziosi e mai banali, con quella sensibilità politica e personale che apparteneva a una classe dirigente autentica, formata da alto senso dello Stato e spirito istituzionale”. Lo dichiara Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia e presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul rischio idrogeologico e sismico. “Con Peppino Gargani scompare una figura autorevole della migliore tradizione democratica e popolare italiana, un uomo che ha attraversato stagioni politiche complesse mantenendo sempre equilibrio, profondità di pensiero e grande attenzione ai rapporti umani. Alla sua famiglia e a quanti gli hanno voluto bene rivolgo il mio pensiero più sincero e commosso”, aggiunge Bicchielli.

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Sociale, Accademia Iniziativa Comune in Sicilia con “L’Angolo della Solidarietà”

“La rete della solidarietà continua a crescere e ad abbracciare nuovi territori: il progetto Piggy, fortemente voluto da Accademia Iniziativa Comune, dopo essere sbarcato recentemente in molte regioni italiane, portando con sé un messaggio semplice ma potente fatto di partecipazione, condivisione e sostegno alle famiglie, arriva adesso anche in Sicilia, nello specifico a Messina e Agrigento. “Un piccolo gesto che diventa grande grazie al contributo di tutti: monete, donazioni spontanee, ma anche pensieri, attenzione e vicinanza. Un’iniziativa che si fonda su libertà e inclusione, perché chiunque può partecipare, senza obblighi, secondo le proprie possibilità”, afferma Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia IC e presidente della associazione Bandiera Bianca, che racconta lo sviluppo della iniziativa di solidarietà e raccolta fondi nata per offrire un aiuto concreto alle famiglie più fragili e indigenti della comunità. L’iniziativa è presente nelle sedi Confeuro e Labor-Istituto di Patronato, localizzate su tutto il territorio nazionale e che assiste gratuitamente i cittadini. “Le donazioni sono libere, spontanee e anonime. E le somme raccolte verranno destinate a famiglie bisognose individuate in collaborazione con i servizi sociali comunali, enti del territorio o la Chiesa”.  “Dopo il successo nelle prime sedi italiane, l’arrivo del nostro progetto in Sicilia rappresenta senza dubbio un nuovo tassello di un percorso più ampio, promosso dall’Accademia Iniziativa Comune, che punta a rafforzare il legame tra cittadini e territorio – continua la portavoce Carmela Tiso -. Le prime esperienze attivate rappresentano un esempio concreto di come la nostra rete sappia interpretare al meglio la propria funzione sociale, per farsi punto di riferimento umano e solidale per la comunità, in particolare per le fasce più fragili. “L’Angolo della Solidarietà” non è soltanto un’iniziativa, ma un segnale forte di vicinanza ai territori: uno spazio in cui ascolto,  supporto e attenzione diventano strumenti reali di inclusione e aiuto. È proprio in questo che si riconosce il valore più autentico della nostra missione. Missione che sta crescendo in tutta Italia giorno dopo giorno, e di questo ne siamo molto orgogliosi”.

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Capaccio: comune non sciolto, monitorato dalla Prefettura

Il Comune di Capaccio Paestum non sarà sciolto  per infiltrazioni mafiose. Il prefetto di Salerno, Francesco Esposito, ha incontrato il sindaco Gaetano Paolino per comunicargli l’esito delle valutazioni del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno dopo il lavoro svolto dalla Commissione d’accesso agli atti, che per sei mesi ha esaminato l’attività dell’ente.

 

La strada individuata sarebbe quella di un percorso di monitoraggio e affiancamento tra Prefettura e Comune, improntato al principio della collaborazione istituzionale, finalizzato a superare e sanare le criticità emerse durante gli accertamenti ispettivi.

Una soluzione che, di fatto, scongiura lo scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose. Secondo quanto trapela, avrebbe avuto un peso rilevante anche l’attività amministrativa avviata e svolta in quest’anno dall’attuale amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Paolino sin dal suo insediamento.

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De Luca: il cronoprogramma dei lavori

Nuovi sopralluoghi operativi e un cronoprogramma dettagliato per i lavori pubblici in città. Il neo sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, imprime subito un cambio di passo all’azione amministrativa annunciando una serie di interventi che interesseranno strade, illuminazione, sottopassi e arredo urbano tra giugno e luglio.

Dopo il sopralluogo effettuato ieri in via Fieravecchia dove si denunciava l’inoperatività in quel tratto, questa mattina sono ufficialmente ripartiti i lavori per la nuova pavimentazione delle traverse di Corso Vittorio Emanuele, uno dei principali assi cittadini. Secondo quanto comunicato dal primo cittadino, gli interventi dovrebbero concludersi entro 20 giorni lavorativi, per poi consentire l’apertura degli altri cantieri ancora attivi sul territorio.

Il piano illustrato da De Luca attraverso un post sui propri canali social, prevede già dai prossimi giorni il rifacimento della pubblica illuminazione in piazza San Francesco, con successivi interventi sul lungomare e in diverse aree del centro storico di Salerno.

Dal 3 giugno prenderanno inoltre il via i lavori per il rifacimento delle strisce pedonali e della segnaletica stradale, partendo da via Roma per poi estendersi progressivamente verso la zona orientale della città.

Nel cronoprogramma rientrano anche opere infrastrutturali considerate strategiche per la viabilità urbana. Entro la fine di giugno è prevista infatti la conclusione del tunnel del sottopasso di via Santi Martiri, insieme alla riqualificazione della fontana adiacente al Grand Hotel Salerno e al rifacimento della rotatoria di via Vinciprova.

Per il mese di luglio, invece, il Comune punta ad avviare il nuovo impianto di illuminazione pubblica in via Luigi Guercio, oltre agli interventi di sistemazione della rotatoria e del costone roccioso in via Ligea. L’amministrazione precisa che il calendario potrebbe subire lievi modifiche legate alla disponibilità di materiali elettrici ed edili.

Parallelamente ai lavori pubblici, il sindaco ha confermato anche il rafforzamento delle attività sul fronte della sicurezza urbana. Prosegue infatti l’azione di contrasto contro parcheggiatori abusivi e questuanti, già avviata nei giorni scorsi.

De Luca ha inoltre annunciato la prossima istituzione di un nuovo “Reparto Sicurezza” all’interno della Polizia Municipale di Salerno, che opererà in coordinamento con le forze dell’ordine presenti sul territorio per intensificare i controlli e migliorare la sicurezza cittadina.

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Agrifish, Confeuro: “Ue passi subito da parole a fatti per tutela agricoltori”

“Confeuro ha seguito con grande attenzione la sessione pubblica dell’Agrifish, svoltasi ieri a Bruxelles, e accoglie positivamente le dichiarazioni del Commissario europeo all’Agricoltura Hansen, che ha annunciato l’intenzione di garantire maggiore flessibilità e nuove risorse a sostegno del comparto agricolo europeo. In particolare, riteniamo importante la volontà di mobilitare 200 milioni di euro dalla riserva agricola, cifra che potrebbe essere ulteriormente rafforzata grazie all’intervento dell’autorità di bilancio, così come apprezziamo l’annuncio di un nuovo pacchetto Pac orientato a favorire liquidità, flessibilità nei pagamenti anticipati e sostegno all’efficienza della concimazione”. Così Andrea Tiso, presidente nazionale di Confeuro – Confederazione degli Agricoltori Europei. “Si tratta certamente di segnali incoraggianti e di dichiarazioni che vanno nella giusta direzione. Tuttavia, il sistema agricolo europeo, e in particolare quello italiano, non può più attendere: è necessario passare rapidamente dalle parole ai fatti, traducendo gli impegni annunciati in misure concrete, immediate ed efficaci. I piccoli e medi agricoltori stanno affrontando una fase estremamente complessa, segnata da una congiuntura economica internazionale difficile e dalle conseguenze del conflitto in Medio Oriente, che continua a provocare un forte incremento dei costi di produzione, dall’energia alle materie prime. La Ue – conclude Tiso – deve imprimere una decisa accelerazione alle politiche di sostegno al comparto primario, mettendo al centro tutela del reddito agricolo, competitività delle imprese e salvaguardia delle produzioni agroalimentari. Solo attraverso interventi tempestivi e strutturali sarà possibile garantire stabilità e futuro all’agricoltura continentale”.

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Chat antisemite di FdI a Trento, le opposizioni chiedono un’informativa di Meloni

Pd, M5s e Avs hanno chiesto alla Camera un’informativa di Giorgia Meloni dopo la pubblicazione da parte del Domani di alcuni screenshot di una chat di Whatsapp tra dirigenti trentini di Fratelli d’Italia (ex e attuali), in cui si leggono pesanti espressioni antisemite.

I messaggi incriminati scritti in chat

Come spiega il Domani, tutto è nato da una storia pubblicata su Instagram dal giornalista e militante di FdI Francesco Barone, in cui lo si vedeva assieme a David Parenzo, arrivato a Trento per il Festival dell’Economia. «Tra minchioni si intendono bene», scrive Daniele Demattè, consigliere comunale meloniano. Poco dopo il messaggio di dell’ex consigliere comunale Cristian Zanetti: «Peggio degli ebrei non so cosa possa esserci». Una cosa sì, almeno per Antonio Manara, cioè «i leccaculo dei giudei». Via della Scrofa già ieri aveva preso le distanze dal contenuto della chat, spiegando che «qualsiasi forma di antisemitismo è incompatibile con Fratelli d’Italia» e annunciando, se necessario, provvedimenti.

Chat antisemite di FdI a Trento, le opposizioni chiedono un’informativa di Meloni
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Schlein: «Meloni prenda provvedimenti»

«I messaggi di odio antisemita emersi dall’inchiesta del Domani nelle chat territoriali di Fratelli d’Italia di Trento sono gravissimi e inquietanti», ha dichiarato Elly Schlein, segretaria del Pd: «Parliamo di dirigenti ed ex rappresentanti istituzionali del partito di Meloni: per questo è necessario e urgente che lei, in prima persona, condanni con fermezza questi fatti e prenda provvedimenti». E poi: «L’odio antisemita rivolto contro gli ebrei non può trovare alcuno spazio. Non può esserci neppure il minimo dubbio che posizioni come quelle emerse nelle chat possano essere tollerate o derubricate». Dura condanna anche da parte della deputata Debora Serracchiani: «Ci domandiamo come possa la presidente del Consiglio tollerare che possano essere presenti ancora e ricoprire dei ruoli istituzionali importanti ed essere presenti nel coordinamento di FdI alcune persone che hanno in una chat utilizzato dei termini che sono a dir poco antisemiti». Così Francesco Boccia, capogruppo dem al Senato: «Chi guida FdI prenderà provvedimenti contro chi ha espresso questi giudizi? Oppure anche stavolta farà finta di nulla, mettendo come sempre la polvere sotto il tappeto?».

Gli attacchi di M5s e Avs alla premier

Per la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti «non è tollerabile che il partito di maggioranza di questo Paese e quello che esprime la presidente del Consiglio accolga tra le sue fila esponenti che si esprimono come abbiamo letto». Così Riccardo Ricciardi, capogruppo del M5s alla Camera: «Scandalosa e schifosa ipocrisia, avete bollato per mesi tanti di noi come antisemiti e gli antisemiti ce l’avete nel vostro partito».

Donnarumma “a rapporto” da Salvini, Calatrava colpisce ancora: le pillole

Mercoledì 27 maggio, il giorno della Lega: a Roma, nella nuova aula dei gruppi parlamentari a Campo Marzio, Matteo Salvini ha convocato i fedelissimi per il pomeriggio. Si deve parlare di «crescita e stabilità»: e chi viene “a rapporto” per questo appuntamento? Quattro amministratori delegati di peso, ossia Stefano Donnarumma per Fs, Pierroberto Folgiero per Fincantieri, Agostino Scornajenchi per Snam e Flavio Cattaneo per Enel. Occhi soprattutto su Donnarumma, che deve ancora sorbirsi le proteste governative, di Giorgia Meloni in particolare, per le pubblicità escogitate da Italia viva di Matteo Renzi nelle stazioni ferroviarie, con lo slogan “Quando c’era lei. La premier ha poi negato di essersi lamentata direttamente con l’ad di Ferrovie, ma l’irritazione c’è stata, eccome. E poi ci saranno, sotto la guida di Alberto Bagnai che comanda il dipartimento economico della Lega, il capogruppo della Lega alla Camera Riccardo Molinari, il coordinatore dei dipartimenti della Lega Armando Siri, Giulio Centemero, responsabile dipartimento Innovazione Lega, il sottosegretario al Mef Federico Freni (quello che ha mollato il sogno Consob), Claudio Borghi in qualità di componente del Copasir, il sottosegretario al Cipess Alessandro Morelli, la sottosegretaria al Mimit Mara Bizzotto, il presidente della Commissione Attività produttive alla Camera Alberto Gusmeroli. Conclusioni affidate al ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Cioè il vero leader, dice qualcuno…

Calatrava colpisce ancora. Pure la Ferrari

Alla fine sulla nuova Ferrari Luce è montato persino papa Leone XIV, che si è messo alla guida della costosissima supercar. Fatto sta che in Borsa il titolo Stellantis ha avuto un crollo, e le recensioni non sono proprio entusiastiche (eufemismo), anche per via del design.

Ma c’era un fastidio in più. Come ben sanno tanti architetti, il dito è stato puntato anche sul luogo scelto per la presentazione romana: la Vela di Calatrava. La stampa infatti ha dovuto faticare non poco per raggiungere la zona, fuori dai circuiti classici degli eventi, a Tor Vergata, periferia Sud-Est della Capitale. Ora, per diverse dicerie che negli anni si sono sommate, il nome di quell’archistar spagnolo naturalizzato svizzero è legato a una pessima fama, roba da fare gli scongiuri. «Ma come gli è venuto in mente di abbinare un nuovo prodotto, della Ferrari poi, con quel progettista lì?», si sente dire fino a Venezia, dove il cosiddetto “ponte della Costituzione”, altra opera di Calatrava, ha falcidiato decine di persone che lo hanno attraversato, finite in ospedale per gli scivoloni nei giorni di pioggia, e non solo.

Donnarumma “a rapporto” da Salvini, Calatrava colpisce ancora: le pillole
Luce, la prima Ferrari elettrica (Imagoeconomica).

Quel gigantesco complesso romano era stato iniziato per i Mondiali di nuoto del 2009, poi l’opera è stata consegnata all’Agenzia del Demanio per la rivisitazione del progetto. Ora per l’ex Città dello Sport si punta, in condivisione con la Regione Lazio e il Comune di Roma Capitale, a realizzare una nuova centralità metropolitana, una «Green City per la salute, la ricerca e la formazione», dicono i promotori. Insomma, un «ecosistema multifunzionale, con spazi pubblici e servizi, nuove opportunità per ripristinare la fiducia dei giovani verso le Istituzioni pubbliche». Adesso questo «spazio futuristico, per la prima volta nella sua storia», è stato dedicato a un evento come quello della Ferrari.

Sabato 30 maggio è in programma addirittura un percorso di scoperta della Ferrari Luce: «L’esperienza immersiva, gratuita e fortemente voluta dall’Agenzia del Demanio e da Roma Capitale, inizierà con un’esposizione delle componenti tecnologiche e di design delle vetture, con successivi momenti di approfondimento delle sue caratteristiche uniche. Al termine della visita, i partecipanti potranno ammirare da vicino anche altri modelli iconici della storia di Ferrari. A rendere ancora più suggestivo l’evento, a partire dalle ore 21, dei light show illumineranno l’architettura avveniristica dell’edificio». C’è chi arriverà con gli amuleti in tasca.

Barbara Berlusconi sfoggia la sua fondazione

Barbara Berlusconi è come suo padre: da qualche tempo ha pure una fondazione a suo nome, e da viva. Sui social stanno impazzando le immagini della visita di BB (ma non è Brigitte Bardot) alla Pinacoteca di Brera, in veste di mecenate e amante delle arti: che poi è il modo migliore per apparire con un profilo “positivo” al grande pubblico e farsi amare dai follower. Sarà lei a mettere il nome, anzi il cognome, di famiglia, alle prossime elezioni politiche? Difficile. Al massimo, dice qualcuno, forse sta facendo un pensierino alle prossime Comunali di Milano del 2027, per aiutare Forza Italia nella piazza meneghina.

Conte e Ranucci dove presentano il libro sulla Rai? Da Mondadori

È davvero il mondo al contrario (ma per una volta il generalissimo Roberto Vannacci non c’entra): la presentazione pentastellata del libro sulla Rai si è svolta nella romana Galleria Alberto Sordi, all’interno dello spazio della libreria Mondadori. Che è della famiglia Berlusconi. Grande partecipazione dei fedelissimi e dei simpatizzanti, tutti a elogiare le fatiche della presidente della commissione di vigilanza sulla Rai, la pentastellata Daniela Floridia, a cominciare dall’ex premier Giuseppe Conte per continuare con Sigfrido Ranucci. In pole position Duilio Giammaria (quello di Petrolio, il programma di approfondimento giornalistico della Rai) e l’ex direttore del Tg1 Giuseppe Carboni. Più l’ex presidente della Rai Roberto Zaccaria. Alla fine è stata una rimpatriata M5s, sotto le insegne Mondadori.

Radio2 Social Club, Barbarossa promuove Netflix e Zerocalcare

Ogni mattina c’è qualcuno che fa un salto sulla sedia quando vede Luca Barbarossa e i suoi ospiti su Radio2 Social Club, che va in onda anche su Rai 2. Mercoledì mattina ecco Zerocalcare e una gigantesca promo a tutto vantaggio di Netflix, per Due spicci, la nuova miniserie animata realizzata dal celebre fumettista romano (mezzo francese, da parte di madre). «Alla faccia della nostra egemonia culturale, qua sta ancora tutto in mano alla sinistra?», fanno notare quegli insaziabili di Fratelli d’Italia all’ad della Rai Giampaolo Rossi

Niente acqua del rubinetto ai clienti: la Cassazione dà ragione all’hotel altoatesino

L’hotel a cinque stelle si rifiuta di servire acqua del rubinetto a cena. La cliente denuncia l’accaduto. Ma tutti i gradi di giudizio, compresa la Cassazione, danno ragione alla struttura. Il “fattaccio”, avvenuto in Alto Adige nel 2019, è arrivato a sentenza a fine aprile 2026: per la Suprema Corte l’albergatore ha agito in modo legittimo. I vacanzieri sono avvisati.

Niente acqua del rubinetto ai clienti: la Cassazione dà ragione all’hotel altoatesino
(foto Unsplash).

La vicenda, come detto, risale al 2019. La turista stava trascorrendo le vacanze natalizie presso l’Hotel Sassongher, un resort a cinque stelle nel cuore delle Dolomiti. Aveva scelto la formula a mezza pensione, che comprendeva la prima colazione e un pasto a scelta (nel suo caso la cena) con bevande escluse, al prezzo di 5700 euro a settimana. Alla richiesta che le venisse servita a tavola semplice acqua del rubinetto, le era stata proposta una bottiglia d’acqua minerale da 0,75 litri a 7 euro. La donna, ritenendo la richiesta assurda, aveva sostenuto che l’acqua fosse una risorsa naturale e un diritto umano universale.

Niente acqua del rubinetto ai clienti: la Cassazione dà ragione all’hotel altoatesino
Dolomiti altoatesine (foto Ansa).

Terminato il soggiorno, la cliente ha avviato un’azione legale chiedendo all’hotel un risarcimento di 2700 euro per danno economico e stress emotivo. La richiesta è però stata respinta in tutti i gradi di giudizio, poiché non esistono norme che obblighino le strutture ricettive a servire acqua potabile non imbottigliata ai clienti. Sui social abbondano le critiche alla sentenza ma c’è anche chi difende l’hotel. Alcuni ristoratori sostengono infatti che servire esclusivamente acqua in bottiglia rientri nella discrezionalità della struttura, eventualmente motivata dalla volontà di offrire prodotti ritenuti di maggiore qualità.

Salernitana, tutto in una notte

di Marco De Martino

SALERNO – Sogno o incubo, gioia o delusione, dentro o fuori, tutto o niente: la Salernitana si trova di fronte ad un bivio da affrontare questa sera, al Rigamonti, contro l’Union Brescia. Una delle due accederà all’ultimo atto di questi massacranti play off per andarsi a giocare, verosimilmente contro il favoritissimo Ascoli, il ritorno immediato nel calcio che conta. L’altra tornerà a casa, con tanto rammarico e con la voglia di un riscatto immediato che, però potrà avvenire non prima di altri dodici lunghi mesi trascorsi nell’inferno della terza serie. La Salernitana arriva a questo appuntamento dopo il match d’andata che ha da una parte minato qualche certezza ma dall’altra ha confermato che i granata sono davvero un osso duro. Uscire dall’Arechi con una vittoria sfumata solo al primo minuto di recupero grazie ad una prodezza forse irripetibile da parte dell’attaccante avversario e dopo qualche decisione sbagliata dei calciatori e… dell’arbitro, non può non essere un dato confortante da cui ripartire per tentare l’impresa al vecchio Rigamonti. D’altra parte l’undici di Serse Cosmi nelle ultime quattro trasferte, a Trapani e Foggia in regular season ed a Caserta e Ravenna in questa post season, ha sempre portato a casa la vittoria. Questo, ovviamente, non vuol dire che Lescano e compagni faranno una passeggiata a Brescia, anzi. In terra lombarda, storicamente, è sempre stata durissima per la Salernitana tant’è vero che l’ultimo successo risale a quasi 36 anni or sono e fu firmato da una leggenda granata come Daniele Pasa. In più bisognerà da fare i conti con un avversario che ha dimostrato di stare bene sia perchè ha 180’ in meno nelle gambe rispetto ai granata, sia perchè è composto da un gruppo che è molto più rodato. Si chiama Union Brescia ma in realtà il nucleo è formato dalla Feralpisalò, compagine che da anni prova il grande salto in B e che stavolta, grazie all’esperienza di Eugenio Corini, ha le carte in regola per compierlo. All’Arechi però le rondinelle hanno mostrato qualche crepa ed è lì che la Salernitana dovrà provare a colpire, sfruttando anche le forze fresche che, come preannunciato dallo stesso Cosmi nel post partita di domenica scorsa, dovranno dare nuova linfa alla manovra granata. Attaccare sì, ma con criterio per evitare di venire infilati dai velocissimi contropiedisti della Leonessa. La Salernitana, paradossalmente, può provare a prolungare l’incontro giocando sui due risultati e tentando il blitz grazie ai colpi dei propri attaccanti. Quei colpi che all’andata sono mancati a causa dello smalto perduto sia da Lescano che da Ferrari, dalla eccessiva leziosità di Achik e dalla scarsa vena di un Ferraris limitato dalla gabbia predisposta per lui da Corini. Stasera, presumibilmente, ci sarà qualche spazio in più e la Salernitana dovrà provare a sfruttarli al massimo, come accaduto la scorsa settimana a Ravenna. Più che sotto il profilo tattico, la squadra granata dovrà avere la meglio sul piano mentale, sfruttando la rabbia accumulata durante tutto l’arco della stagione e la spinta emotiva che le migliaia di tifosi granata hanno elargito in queste intense settimane. Il sogno di tornare in serie B dopo appena una stagione nella bolgia dantesca della C è distante ancora 90’, forse 120’: alla Salernitana il compito di muovere l’ultimo passo, trasformando speranza e sacrifici in una vittoria che alimenterebbe entusiasmo ed orgoglio in un’intera piazza.

L'articolo Salernitana, tutto in una notte proviene da Le Cronache.

La procura di Roma chiede di acquisire tutte le chat tra Delmastro e Caroccia

Nell’ambito delle indagini sulla società Bisteccheria d’Italia, la procura di Roma ha chiesto alla giunta per le autorizzazioni della Camera dei deputati di poter acquisire le conversazioni tra l’ex sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, il ristoratore condannato in via definitiva per intestazione fittizia di beni e per aver agevolato il clan Senese. Lo riporta il Corriere della Sera.

Delmastro è appena stato ascoltato in Antimafia

Ascoltato in Antimafia in merito alla sua partecipazione nel ristorante Le Cinque Forchette assieme alla figlia di Caroccia, , Delmastro ha dichiarato di essere finito per la prima volta nel locale perché «aveva una struttura simpatica». Precisando, inoltre, di essere stato all’oscuro delle vicissitudini giudiziarie di Caroccia e di essere entrato in società con la figlia senza aver fatto prima alcuna ricerca online. «Bastava cercare su Google. Non farlo è stata una imperdonabile leggerezza politica e non giuridica, che ha portato alle mie dimissioni», ha detto l’ex sottosegretario.

La procura di Roma chiede di acquisire tutte le chat tra Delmastro e Caroccia
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

Il legale di Caroccia “scagiona” Delmastro

«In base agli elementi a mia conoscenza in quelle chat sono presenti discorsi e frasi inopportune per il ruolo che all’epoca rivestiva Delmastro, ma che nulla hanno a che fare con la criminalità organizzata», ha dichiarato dopo la richiesta dei pm l’avvocato Fabrizio Gallo, legale di Caroccia.

Contatti con malati di ebola, in quarantena una dottoressa italiana in arrivo dal Congo

Verrà subito portata allo Spallanzani per la quarantena e per sottoporsi a test clinici una chirurga italiana di Medici senza frontiere in arrivo dalla Repubblica Democratica del Congo: nell’ambito della sua attività, nel centro di salute di Salamat (Bunia- Ituri), è entrato in contatto il 16 maggio con pazienti risultati poi positivi al virus ebola. Inoltre, il 18 maggio ha operato d’urgenza un bambino ferito dallo scoppio di una granata, poi risultato un caso sospetto di ebola (il risultato del test non è ancora arrivato). Come ha spiegato il ministero della Salute, la donna non ha sintomi e sta rientrando a Roma con un volo privato organizzato da Medici senza Frontiere. Il dicastero ricorda che «l’allarme è molto basso nel nostro Paese» e che «sta proseguendo il monitoraggio dell’evoluzione del quadro epidemiologico in raccordo con i territori e con le autorità sanitarie nazionale e locali».

Il Board of Peace di Trump non ha ancora ricevuto alcuna donazione

Secondo quanto riportato dal Financial Times, che cita quattro fonti, nei quattro mesi trascorsi dalla sua creazione il Board of Peace di Donald Trump non ha ricevuto alcun finanziamento, nonostante promesse di donazioni per 17 miliardi di dollari: l’organizzazione è bloccata in una situazione di stallo e nessun fondo è stato al momento destinato per la ricostruzione di Gaza.

Le perplessità dei potenziali finanziatori del Board of Peace

Presentato come uno strumento centrale del piano in 20 punti per porre fine al conflitto a Gaza, il consiglio voluto dal tycoon si è di fatto impantanato. Il piano di Trump prevedeva tre obiettivi principali: il disarmo di Hamas, il ritirare delle truppe israeliane da Gaza e la ricostruzione della Striscia. Ma sono passati mesi e non ci sono stati progressi. Un rappresentante del consiglio ha spiegato che, anziché utilizzare un fondo finanziario gestito dalla Banca Mondiale, l’organizzazione riceve contributi (o meglio dovrebbe riceverli) direttamente tramite un conto bancario di JPMorgan. Una soluzione che non è stata apprezzata molto dai potenziali finanziatori, che «avrebbero preferito utilizzarne altre». Mentre la Banca Mondiale è tenuta a riferire sullo stato dei propri fondi finanziari ai donatori e ai membri del Board of Pace, tale obbligo non si applica al conto presso JPMorgan.

Il Board of Peace di Trump non ha ancora ricevuto alcuna donazione
Donald Trump e i vari leader che hanno aderito al Board of Peace (Ansa).

Nemmeno il Dipartimento di Stato Usa ha erogato fondi

Due fonti del Financial Times hanno tenuto a precisare che «nemmeno un dollaro americano» è stato stanziato per il Board of Peace. Il Dipartimento di Stato Usa prevede di riallocare circa 1,2 miliardi di dollari di aiuti a progetti legati al consiglio voluto da Trump. Tuttavia, tali fondi non sono ancora stati utilizzati. Sempre il Dipartimento di Stato prevede di stanziare circa 50 milioni di dollari direttamente al Board of Peace per le spese operative, ma anche questi fondi non sono ancora stati erogati.

Madrid, perquisizioni nella sede del Partito Socialista del premier Sanchez

A Madrid sono in corso perquisizioni dell’Unità Operativa Centrale della Guardia Civil nella sede centrale del Partito Socialista (Psoe), guidato dal primo ministro Pedro Sanchez, che è al momento a Roma per incontrare il papa Leone XIV. Gli agenti, secondo quanto filtra dalla Spagna, stanno cercando negli uffici di calle Ferraz prove su presunti finanziamenti illeciti al partito.

L’inchiesta sui pagamenti ricevuti dal Psoe tra il 2017 e il 2024

L’operazione della Guardia Civil è avvenuta nell’ambito di un’inchiesta sui pagamenti in contanti ricevuti dal Psoe tra il 2017 e il 2024 per spese sostenute dai suoi dirigenti, dipendenti e associati. Alcuni di questi versamenti, come quelli ricevuti dall’ex ministro dei Trasporti Josè Luis Abalos (ex braccio destro di Sanchez) e dal suo consigliere Koldo Garcia, potrebbero configurarsi come riciclaggio di denaro. I due, attualmente in carcere preventivo, sono sotto processo per presunte tangenti legate a forniture di materiale sanitario durante la pandemia di Covid 19: il procedimento ha portato più volte l’opposizione a chiedere le dimissioni dell’attuale governo.

Le polemiche per Luce, la prima Ferrari elettrica

Luce, la prima Ferrari elettrica, non è praticamente piaciuta a nessuno. Nata tra Maranello e San Francisco e disegnata dall’ex Apple Jony Ive, la vettura rappresenta una rivoluzione per il Cavallino. Per molti, però, è un insulto alla storia del marchio. E non solo per l’alimentazione: si tratta di una berlina con cinque posti e un bagagliaio da station wagon.

Montezemolo: «Si rischia la distruzione di un mito»

Durissimo l’ex numero 1 di Maranello Luca Cordero di Montezemolo, che a margine dell’Assemblea di Confindustria ha dichiarato così: «Se dovessi dire quello che penso farei del male alla Ferrari. Si rischia la distruzione di un mito, mi dispiace moltissimo. Spero che almeno tolgano il Cavallino da quella macchina». Poi la battuta: «Questa sicuramente è una macchina che i cinesi non ci copieranno».

Briatore: «C’è un vantaggio: cinesi non la copieranno»

Della stessa opinione Flavo Briatore. L’ex team manager di Formula 1, in un video pubblicato su Instagram ha detto: «Tutti mi chiedono della nuova Ferrari. C’è un gran vantaggio secondo me. I cinesi non ce la copiano».

Salvini: «E questa sarebbe “innovazione”?»

Anche alcuni politici hanno criticato la nuova Ferrari. Così Matteo Salvini: «Elettrica, costosissima (550 mila euro!) e, dal punto di vista estetico, si commenta da sola… Sembra tutto fuorché un’auto del Cavallino. E questa sarebbe “innovazione”? Chissà Enzo Ferrari cosa direbbe…».

L’ironia di Calenda: «Complimenti a Elkann…»

Questo il commento di Carlo Calenda: «La Ferrari Luce è un insulto estetico e tecnologico per chi ama la Ferrari o, come nel mio caso, ci ha lavorato. Complimenti a John Elkann che dopo aver semidistrutto o alienato Marelli, Comau, Iveco, Fiat, Alfa, Maserati, Lancia, Scuderia Ferrari, Juventus, Repubblica e Stampa ci prova ora con Ferrari. E non era facile».

Anche la Borsa pare aver bocciato Luce

A Piazza Affari il titolo Ferrari è sceso dell’8,37 per cento alla chiusura degli scambi, dopo che la giornata di contrattazioni si era aperta con una flessione attorno al 7 per cento. E al Nasdaq ha chiuso la giornata con un -5,26 per cento. Nel mirino degli investitori sarebbe finito soprattutto il prezzo salatissimo della prima Ferrari elettrica: 550 mila euro.

A Vigevano la Lega corre ai ripari: Centinaio commissario provinciale

 L‘exploit dei vannacciani a Vigevano fa tremare la Lega. Il terzo posto conquistato dal candidato futur-nazionalista Furio Suvilla (14,33 per cento) e il sorpasso su quello leghista Riccardo Ghia, fermo all’11 per cento, ha fatto scattare l’allarme in via Bellerio e il commissariamento del partito a Pavia affidato dal segretario lombardo Massimiliano Romeo a Gian Marco Centinaio.

Revocata la nomina del segretario Vignati

Il capo dei senatori leghisti, si legge in una nota, ha revocato «con efficacia immediata» sia il segretario provinciale Jacopo Vignati che il consiglio direttivo provinciale i cui poteri di rappresentanza. I vertici locali sono accusati di aver fatto «scelte politiche in relazione alla composizione della lista elettorale del Comune di Vigevano» – il segretario cittadino Andrea Sala aveva messo in lista due candidati musulmani: il portavoce della comunità islamica locale Hussein Ibrahim e la studentessa Hagar Haggag – che «hanno prodotto effetti lesivi per l’immagine del movimento, arrecando un evidente danno politico all’azione della Lega, con ripercussioni non circoscritte al solo ambito locale, ma estese al livello regionale e nazionale». La lista elettorale, continua il j’accuse, è stata compilata «con imperizia, superficialità e in totale contrasto con la linea politica del movimento, ricordando che l’articolo 6 dello Statuto al comma 2 prevede che “Le cariche elettive relative al candidato sindaco e alla collegata lista riferita a Comuni e città non capoluogo di Provincia, vengono proposte dalle sezioni Comunali competenti, e approvate dalla relativa sezione provinciale». Ritenuto «evidente il danno politico causato dalla mancata vigilanza della segreteria provinciale sulle liste presentate e la necessità di ripristinare una linea del movimento chiara, in modo urgente, in vista dell’imminente secondo turno delle elezioni amministrative», Romeo ha provveduto a nominare Centinaio commissario provinciale.

A Vigevano la Lega corre ai ripari: Centinaio commissario provinciale
MassimilianoRomeo (Imagoeconomica).

Vannacci: «Noi alle centinaia preferiamo le Decime»

Dal canto suo Vannacci risponde a suo modo, su Instagram, alla nomina di Centinaio commissario provinciale. «La conseguenza del grande risultato ottenuto dal candidato Furio Suvilla, sostenuto da Futuro Nazionale, evidentemente ha lasciato il segno», ha commentato il generalissimo. «E per correre ai ripari scelgono proprio Centinaio, quello che diceva che “un generale toscano con l’ideale della Decima Mas non ha niente a che fare con il Nord” e che, pochi giorni fa, dichiarava “Vannacci? Mai stretto neanche la mano». E conclude: «Noi, invece, le idee le abbiamo chiare e alle centinaia preferiamo le Decime. Sempre».

Raid di Israele su Gaza: ucciso Mohammed Odeh, capo militare di Hamas

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha annunciato con un post su X che Mohammed Odeh, nuovo capo militare di Hamas, è stato ucciso in un attacco lanciato ieri sera dall’IDF sulla città di Gaza.

«Il quarto comandante dell’ala militare dell’organizzazione terroristica Hamas a Gaza è stato eliminato ieri e mandato a raggiungere i suoi compagni nelle profondità dell’inferno», ha scritto Katz, congratulandosi anche a nome del premier Benjamin Netanyahu con l’IDF e lo Shin Bet «per la brillante operazione».

Odeh aveva assunto l’incarico da pochi giorni

Odeh aveva assunto l’incarico di capo militare di Hamas la scorsa settimana, a seguito dell’uccisione di Izz al-Din al-Haddad: era a capo dei servizi segreti di Hamas durante gli attacchi del 7 ottobre 2023. «Ci siamo impegnati a eliminare tutti coloro che hanno guidato quel massacro, e così sarà: sono tutti condannati a morte, ovunque si trovino. Ci siamo impegnati affinché Hamas non governi Gaza né civilmente né militarmente, e così sarà», ha dichiarato Katz.

Meloni: «L’Ue faccia meno e meglio per difenderci dalla crisi»

Intervenuta all’Assemblea di Confindustria, Giorgia Meloni ha duramente criticato l’Unione europea, definita dalla presidente del Consiglio «un gigante burocratico» che si dimostra «miope quando deve far sentire la sua voce» e che «sacrifica la crescita sull’altare di approcci ideologici e tecnocratici». La premier ha poi detto: «Chiediamo all’Ue di fare meno e meglio per difenderci dalla crisi». Nel corso del suo intervento, Meloni ha poi proposto agli industriali «avviare subito un cantiere comune per arrivare ad una riforma comune della burocrazia in Italia». Le parole della presidente del Consiglio sono state duramente criticate da Elly Schlein: «Dimentica che da quattro anni è al potere in Italia e in Europa, con una larga maggioranza di governi di destra».

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia

Al suo affacciarsi in politica qualcuno sorrideva. Parliamo di Paolo Zangrillo, che a tutti era apparso come l’ennesimo raccomandato, il fratello minore di Alberto Zangrillo, che fu medico personale di Silvio Berlusconi. Zangrillo junior, oggi 64 anni, s’è palesato sulla scena nel 2018, candidato ed eletto deputato nelle file di Forza Italia per volere del Cavaliere. Poi fu rieletto nel 2022, questa volta come senatore. Ma con l’arrivo a Palazzo Chigi di Giorgia Meloni, ecco che Zangrillo ha fatto il suo ingresso addirittura nel governo, come ministro della Pubblica amministrazione (anche se fu annunciato come ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica per colpa di un clamoroso errore di lettura). Il suo nome sta rimbalzando parecchio negli ultimi tempi, anche in chiave tutta interna a Forza Italia, perché è lui il principale interlocutore con cui si interfaccia Marina Berlusconi. Tanto che tra gli azzurri ormai è sempre più diffusa l’idea che sarà Zangrillo il prossimo segretario, quando si andrà al congresso, dopo le elezioni del 2027, e Antonio Tajani sarà costretto a passare la mano.

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Paolo Zangrillo e Antonio Tajani (foto Imagoeconomica).

Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, su cui FI puntava parecchio, la primogenita del Cav ha deciso di incidere di più nella vita del partito. E lo si è visto in maniera plastica con la sostituzione dei due capigruppo alla Camera e al Senato, Paolo Barelli e Maurizio Gasparri, con Enrico Costa e Stefania Craxi. Una richiesta antica di Marina che Tajani mai aveva soddisfatto. Ma con l’assurgere a leader dietro le quinte della presidente di Fininvest, è andato aumentando anche il ruolo di Zangrillo.

Zangrillo in pole rispetto a personaggi in ascesa come Occhiuto e Cirio

È con lui, infatti, che la figlia di Silvio si consulta più spesso, è con lui che si vede di sovente a pranzo nella sua abitazione in corso Venezia a Milano, dove lo chef Ruggero prepara dei gran risotti. Tanto che ormai i parlamentari azzurri sanno bene che, se vogliono far arrivare un messaggio a Marina Berlusconi, è con Zangrillo che devono parlare. «Parlate con lui e lei saprà», è il tam tam che viaggia dal Transatlantico di Montecitorio al Salone Garibaldi di Palazzo Madama. È il ministro, infatti, il principale trait d’union tra partito, territorio e famiglia. E quando si chiede a deputati e senatori forzisti chi potrebbe essere il futuro leader, la risposta è sempre la stessa: Zangrillo. Che viene dunque dato in pole position rispetto a personaggi in grande ascesa come Roberto Occhiuto e Alberto Cirio.

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Roberto Occhiuto con Alberto Cirio (Imagoeconomica).

Del resto Zangrillo ha più confidenza con la famiglia, che frequenta da molti anni grazie al ruolo avuto dal fratello Alberto. E in questo tempo ha saputo instaurare un solido rapporto con Marina e Pier Silvio, che ne apprezzano le qualità politiche e umane. Insomma, è nato un feeling che per molti avrà come risultato la leadership di Forza Italia. Certo, alla rivoluzione manca parecchio, almeno un anno e mezzo, che in politica equivale a un’era geologica, soprattutto con le Politiche di mezzo. Ma per ora è lui il più accreditato alla successione.

In Lombardia Sorte resta coordinatore, Cattaneo vice

L’ha capito Occhiuto, che lo interpella spesso e l’ha pure invitato come ospite al congresso calabrese. E il rapporto è ottimo anche con altri coordinatori, a cominciare da Cirio. Del resto, lo stesso Tajani l’ha inviato sul territorio a dirimere i problemi e a far da mediatore in vista dei congressi. Almeno otto (su 20) andranno in scena prima dell’estate, tra cui quello più importante, in Lombardia, dove resterà coordinatore Alessandro Sorte, ma tra i suoi vice avrà un esponente della minoranza: Alessandro Cattaneo.

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia

Ex rugbista, avvocato, Zangrillo fino al 2018 ha sempre lavorato nel privato, per esempio alla Magneti Marelli, tranne una parentesi in Acea. Sposato con Maria Luisa, ha tre figli: Carlotta, Alessandro e Francesco. «La nostra guida è Tajani, ma se servirà, se me lo chiedessero, io sono a disposizione», ha confidato Zangrillo qualche tempo fa a Il Foglio. «Conosco la famiglia Berlusconi da trent’anni, pranzo con Marina ma non ho bisogno di dirlo, non cerco i giornalisti per farlo sapere», aggiungeva, con un pizzico di veleno nei confronti dei colleghi di partito troppo ciarlieri.

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia

Candidatura di Marina all’orizzonte? «Non credo»

E ancora: «Con i Berlusconi ho un rapporto che va oltre la politica. Marina è innamorata del suo mestiere e ha un amore viscerale per Forza Italia. È preziosissima nel darci i suoi consigli. Non credo che la sua candidatura sia all’orizzonte così come quella di Pier Silvio, che è impegnato nell’allargamento europeo dell’azienda». Concetti ribaditi più di recente pure alle agenzie di stampa. «Marina in questo passaggio politico sta dimostrando forza e visione. Lei a FI ci tiene, è normale e giusto che se ne interessi. Ma è anche vero che lei è innamorata di quello che fa, una sua candidatura al momento è impensabile».

Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia
Zangrillo, l’interlocutore di Marina pronto a fare le scarpe a Tajani in Forza Italia

Tutti messaggi che è la stessa primogenita a far filtrare, per bocca di Zangrillo. Dunque, se parlate col ministro della Pa, Marina saprà, ma se lo ascoltate, saprete anche cosa pensa Marina. E a Tajani non resta che abbozzare. Attenzione però: fino alle Politiche non si muoverà nulla. «Alle elezioni abbiamo bisogno di un partito forte e di un segretario altrettanto forte, indebolire Tajani renderebbe più debole anche FI e questo non conviene a nessuno. La rivoluzione, se ci sarà, arriverà dopo», confida una fonte autorevole del partito. E la rivoluzione ha sempre più l’identikit di Paolo Zangrillo, con dietro l’ombra Marina B.

Televisione: Spider-Noir è ora disponibile su Prime Video

Spider-Noir è ora disponibile su Prime Video

Nicolas Cage interpreta il detective con grandi poteri e grandi responsabilità nello spin-off di Spider-Man: Into the Spider-Verse

Gli otto episodi della serie Marvel Spider-Noir sono disponibili da oggi – in bianco e nero e nell'originale versione colorizzata True-Hue – su Prime Video. La serie, che vede protagonista Nicolas Cage nel ruolo del detective-supereroe Ben Reilly, è creata da Oren Uziel (The Cloverfield Paradox) sulla base delle storie a fumetti di Spider-Man Noir, e comprende nel cast il giornalista Robbie Robertson interpretato da Lamorne Morris (New Girl), l'imprescindibile femme fatale Cat Hardy interpretata da Li Jun Li (Sinners), l'altrettanto archetipica segretaria del detective,... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 27 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Dall’estero: Brandon Sanderson all’opera sulla serie tv tratta dal suo Cytoverse

Brandon Sanderson all'opera sulla serie tv tratta dal suo Cytoverse

L'episodio pilota sarà firmato dall'autore, che ha recentemente opzionato per la tv molte delle sue opere

La serie young adult di Brandon Sanderson Skyward  diventerà una serie tv. Pubblicata in Italia dai tipi di Armenia, la saga fantascientifica conosciuta come Cytoverse segue le vicende della pilota Spensa Nightshade, intrappolata con il resto dell'umanità su un pianeta ostile da cui fronteggiare i ripetuti attacchi di una misteriosa forza aliena. La protagonista, determinata ad arruolarsi nel corpo di combattimento, deve inoltre scendere a patti con la memoria ingombrante di un padre problematico. La serie sarà adattate per lo schermo da Tomorrow Studios (lo... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Dall'estero - 27 maggio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana

Il Pd toscano è giubilante – festa grande! – per la vittoria a Prato e Pistoia alle elezioni amministrative, in attesa dei ballottaggi di Arezzo e Viareggio. A Prato, la Gotham City del centro Italia, il Pd governava già, ma c’erano stati parecchi casini, compreso le dimissioni dell’ex sindaca Ilaria Bugetti accusata di corruzione. A Pistoia la destra aveva conquistato il Comune nel 2017 grazie ad Alessandro Tomasi, poi promosso in Regione. Sono due città in cui la sinistra ha sempre governato e ha anche perso, giusto lo spazio di una parentesi politica (Prato ha avuto un sindaco di centrodestra, Roberto Cenni, dal 2009 al 2014). Adesso i dirigenti locali del Pd spacciano formule proto-nazionali, l’unità che la vince, la solidità che la trionfa, il campo largo quale categoria dello spirito. Salvo dimenticare che l’Italia non è una gigantesca Toscana, ma leggermente più variegata.

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Matteo Biffoni con Ilaria Bugetti (Ansa).

A Prato vince Biffoni ma il Pd perde voti

A Prato vince anzitutto Matteo Biffoni, già mister 22 mila preferenze alle Regionali di qualche mese fa. Dopo pochissimi mesi in Consiglio regionale, Biffoni è tornato a Prato per salvare il Pd pur mettendoci parecchio del suo: la sua lista civica ha preso il 17,30 per cento (sette seggi); l’ultima volta, nel 2019, aveva preso l’8,67 per cento (quattro seggi). Il Pd è arrivato stavolta al 28,63 per cento (11 seggi) contro il 31,70 per cento del 2019 (14 seggi). Eppure Emiliano Fossi, il segretario del Pd toscano commissariato da Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd nazionale, è lì che brinda.

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Matteo Biffoni (Ansa).

Pistoia conferma il problema di classe dirigente in FdI

Il colpo grosso semmai è Pistoia, dove Fratelli d’Italia dimostra (e non è la prima volta) che c’è un problema di classe dirigente a destra. Tomasi vinse nel 2017 e anche cinque anni dopo prendendo voti pure a sinistra. Poi però è stato eletto in Consiglio regionale, dopo aver sfidato Eugenio Giani e lasciando in anticipo l’incarico di sindaco. Da quel momento in poi la sconfitta del centrodestra era già assicurata, perché a Pistoia in 10 anni non è nato un nuovo Tomasi.

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Alessandro Tomasi (Instagram).

Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione di FdI, dice che andava clonato e ammette che il centrodestra ha perso tempo a scegliere l’avversario del Pd, o meglio, l’avversaria, Anna Maria Celesti. A vincere a Pistoia dunque è stato il centrosinistra guidato da Giovanni Capecchi, anche se il Pd ha rischiato come al solito di farsi male. Ci sono state le primarie (benedette primarie!), vinte appunto da Capecchi, garbato professore di letteratura italiana all’Università per stranieri di Perugia, vicino ad Alleanza Verdi e Sinistra, sostenuto nelle suddette primarie da Furfaro, che se n’è infischiato delle direttive del Pd locale, schierato sulla candidata del Pd Stefania Nesi (futuro vicesindaco).

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Il neo sindaco di Pistoia, Giovanni Capecchi (Ansa).

Risultato: le primarie le ha vinte uno non del Pd, appoggiato da un pezzo grosso del Pd, contro il Pd locale. Sembra in fondo la parabola della segretaria Elly Schlein, che ha vinto puntando sul voto delle primarie aperte e poi ha costruito una segreteria a sua immagine e somiglianza con tutta gente che non faceva parte del Pd: da Furfaro a Igor Taruffi a Marta Bonafoni, eccetera eccetera.

Il Pd festeggia, ma dimentica che l’Italia non è una gigantesca Toscana
Elly Schlein (Imagoeconomica).

Intanto mister preferenze guarda già al dopo Giani

Il riformista Biffoni – uno dei «riformisti radicali» come li chiama sprezzantemente Giani – ha salvato la faccia al Pd dopo che il Pd ha cercato di fare a meno di quelli che non si sono bonaccinianamente uniti al coro per la segretaria. Epperò quando ce n’è bisogno sono lì a prendere voti e a lanciare la sfida in vista delle prossime elezioni regionali. Biffoni è infatti sicuro di un fatto: anche da sindaco di Prato si può ambire a fare il grande salto e a fare il presidente della Regione. È quello che cercherà di fare al momento opportuno.