Cinema, il Senato approva la riforma all’unanimità. Giuli: “Dedico questa giornata a Tinto Brass”

(Adnkronos) – “Ringrazio il Parlamento per l’approvazione della legge Cinema in un clima di concordia unanime e colgo l’occasione per dedicare questa giornata fausta a un grande maestro scomparso: Tinto Brass”. Lo ha detto il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, interpellato dall’Adnkronos margine di un evento a Firenze, in occasione dell’approvazione definitiva, all’unanimità, da parte del Senato del disegno di legge recante “Disposizioni in materia di cinema”, che conclude così il proprio percorso parlamentare. 

Per Giuli “l’approvazione definitiva della riforma del settore cinematografico e audiovisivo rappresenta un risultato storico per la cultura italiana. A dieci anni dalla legge del 2016, consegniamo all’intera filiera nuove regole, capaci di rispondere alle trasformazioni dell’industria e alle sfide delle nuove tecnologie. Il voto unanime del Senato sancisce il valore di un percorso condiviso tra maggioranza e opposizioni, nell’interesse di tutti gli operatori. È la conferma dello ‘stilnovo’ nei rapporti tra istituzioni e mondo del cinema, fondato sul dialogo, sulla fiducia e sulla responsabilità reciproca. Rafforziamo la trasparenza, tuteliamo il lavoro e la libertà creativa, valorizziamo i giovani talenti e la produzione indipendente. Ringrazio il Parlamento, le Commissioni Cultura della Camera e del Senato, il Sottosegretario Lucia Borgonzoni e quanti hanno contribuito a questo importante traguardo, che apre una nuova stagione per la cinematografia italiana”.  

“Il via libera di oggi – ha affermato il Sottosegretario di Stato alla Cultura, Lucia Borgonzoni – è un passaggio importante per un settore che non è solo cultura, ma anche industria e lavoro. Questo Governo ha fatto molto per il cinema, recuperando i fondi promessi, 70 milioni quest’anno e 150 il prossimo. Abbiamo fatto rinascere le sale in un momento difficile, l’Italia infatti è l’unico tra i principali mercati di riferimento tornato in territorio positivo rispetto al pre-Covid. Abbiamo lavorato molto anche sull’educazione all’immagine e, sull’intelligenza artificiale, normando la tutela di attori e sceneggiatori con un testo all’avanguardia, che è stata ripresa anche a livello europeo. Questa riforma nasce quindi dall’ascolto della filiera e dalla volontà di dare al cinema italiano strumenti più moderni. Abbiamo cercato di tutelare il settore in ogni modo ed è per questo che siamo riusciti a fare una norma bipartisan e a trovare un punto di caduta tutti insieme. Ringrazio il ministro Giuli per l’impegno condiviso e il Parlamento per il lavoro svolto”. 

La riforma introduce un nuovo modello di governance attraverso l’istituzione del Forum del cinema e dell’audiovisivo, organismo permanente di consultazione senza nuovi oneri per la finanza pubblica, e dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo. 

La legge delega il Governo a riordinare la disciplina del comparto, prevedendo una programmazione triennale, procedure semplificate, tempi certi per l’erogazione dei contributi e maggiori controlli sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Sono inoltre previste misure a favore della produzione indipendente, delle opere prime e seconde, dei giovani autori e dei generi cinematografici, oltre a criteri specifici per l’accesso agli incentivi delle produzioni audiovisive di minori dimensioni. 

Particolare attenzione è riservata alla disciplina dell’intelligenza artificiale, con garanzie per i diritti degli autori e degli interpreti, al contrasto alla pirateria e alla valorizzazione delle sale, attraverso un piano nazionale per la loro riapertura e riqualificazione. Il provvedimento interviene inoltre sulle tutele previdenziali e assistenziali dei lavoratori dello spettacolo, prevedendo la revisione dell’indennità di discontinuità e degli ammortizzatori sociali. Un risultato raggiunto all’unanimità grazie al contributo di tutti i Gruppi parlamentari, in particolare di quelli che, ritirando gli emendamenti al Senato e accettando di trasformarli in ordini del giorno, hanno favorito una più rapida conclusione dell’iter legislativo. Le proposte avanzate resteranno comunque oggetto di attenzione nella successiva fase di attuazione della riforma. 

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Filottrano al Giro d’Italia nel ricordo di Scarponi, il sindaco Paolorossi: “Una giornata destinata a entrare nella storia della città”

(Adnkronos) –
Il Giro d’Italia torna protagonista nelle Marche e Filottrano si prepara a vivere una giornata speciale. Il 12 maggio la città marchigiana sarà sede della partenza della quinta tappa della Corsa Rosa, dedicata alla memoria di Michele Scarponi, il campione marchigiano rimasto nel cuore della sua comunità e degli appassionati di ciclismo. Un appuntamento che andrà ben oltre lo sport e che rappresenterà un’occasione per ricordare il campione, valorizzare il territorio e promuovere una nuova visione di turismo legata alla bicicletta, alla sostenibilità e ai percorsi culturali. La città si prepara ad accogliere la carovana rosa con una settimana di iniziative, culminante nella Notte Rosa dell’11 maggio e nella partenza del Giro il giorno successivo. Un risultato raggiunto grazie alla collaborazione tra l’amministrazione comunale, guidata da Luca Paolorossi, la famiglia Scarponi e la Fondazione Michele Scarponi. Attraverso iniziative sportive, educative e sociali, la famiglia ha trasformato il ricordo del campione marchigiano in un patrimonio condiviso, capace di unire generazioni diverse nel nome della passione per il ciclismo e della sicurezza stradale. 

IL SINDACO PAOLOROSSI: “UN TRAGUARDO RAGGIUNTO GRAZIE A TUTTI”
 

Fondamentale anche il ruolo dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Luca Paolorossi, che ha sostenuto con determinazione il percorso che ha portato Filottrano ad accogliere uno degli eventi sportivi più seguiti al mondo. La quinta tappa del Giro d’Italia assumerà così un valore che va oltre il risultato sportivo: sarà l’occasione per raccontare una comunità che non dimentica il campione che, con i suoi successi, il suo sorriso e la sua umanità, ha lasciato un’impronta indelebile nel ciclismo nazionale e internazionale. A sottolineare il significato dell’evento è il sindaco Luca Paolorossi, che parla di un traguardo costruito attraverso un impegno condiviso. “La mattina del 12 maggio prenderà il via da Filottrano la quinta tappa del Giro d’Italia dedicata a Michele Scarponi, un atleta che ha illuminato il ciclismo italiano e internazionale con il suo talento e i suoi valori. Si tratta di un risultato straordinario raggiunto grazie all’impegno di tante persone. Voglio ringraziare tutti coloro che si sono adoperati per portare il Giro nella nostra città a cominciare da Rcs e, in particolare, la Fondazione Michele Scarponi e la famiglia Scarponi, il cui supporto è stato fondamentale per conseguire questo importante obiettivo”, spiega il primo cittadino di Filottrano all’Adnkronos all’indomani dell’ufficializzazione delle tappe della Corsa Rosa.  

UNA SETTIMANA DI EVENTI: DALLA FESTA DEL PATRONO ALLA NOTTE ROSA
 

La partenza del Giro si inserirà all’interno del programma delle celebrazioni dedicate al Santo Patrono di Filottrano, dando vita a una settimana ricca di appuntamenti che coinvolgeranno l’intera comunità. “I festeggiamenti inizieranno il 7 maggio con la consegna delle civiche benemerenze. L’8 maggio celebreremo il nostro Santo Patrono e nei giorni successivi seguiranno numerose iniziative culturali, sociali e sportive. L’11 maggio vivremo la Notte Rosa, che accompagnerà la città verso il grande appuntamento del giorno seguente, quando Filottrano accoglierà la partenza della quinta tappa del Giro d’Italia”. 

DAL GIRO D’ITALIA NUOVI PERCORSI PER IL TURISMO E LA BICICLETTA
 

Per Filottrano sarà molto più di un evento sportivo. “Sarà l’occasione per celebrare uno dei suoi figli più amati, promuovere il territorio a livello nazionale e internazionale e riaffermare quei valori di passione, impegno e solidarietà che Michele Scarponi continua a rappresentare. Una giornata destinata a entrare nella storia della città e che vedrà Filottrano tingersi di rosa nel segno della memoria, dello sport, del ciclismo e dell’orgoglio di un’intera comunità”, prosegue Paolorossi che evidenzia inoltre come il Giro rappresenti uno straordinario strumento di promozione popolare e territoriale. “La cosa bella del Giro d’Italia è che non si paga il biglietto: le persone se lo trovano sotto casa. È una vetrina a portata di mano. Uno degli sport più antichi ha accompagnato il cambiamento dell’Italia, dalla tv in bianco e nero a quella a colori, e quest’anno toccherà anche i cammini spirituali”. 

Il sindaco richiama poi l’attenzione sul patrimonio culturale e religioso del territorio. “A Filottrano abbiamo un percorso delle icone sacre e l’uscita dal paese coinvolgerà uno o più di questi luoghi. Con l’arrivo del Giro installeremo una segnaletica permanente dedicata ai cammini attorno al paese. È un’iniziativa che lascerà un’eredità concreta alla comunità”. Secondo Paolorossi, il passaggio della corsa rosa diventerà infatti un’occasione per valorizzare il turismo lento e il cicloturismo attraverso nuovi strumenti informativi. “L’arrivo del Giro d’Italia genera una visione diversa del territorio. I cittadini e i visitatori troveranno una nuova immagine del nostro comune grazie a pannelli informativi e a una segnaletica permanente. Manterremo anche l’indicazione dei luoghi attraversati dalla corsa rosa, affinché diventi uno strumento utile per orientare i visitatori lungo i percorsi cicloturistici del territorio”. 

LA BICICLETTA COME EREDITÀ PER IL FUTURO DI FILOTTRANO
 

Al centro del progetto resta la bicicletta, vista non soltanto come mezzo sportivo ma come elemento identitario e culturale. “C’è un unico elemento sul quale vogliamo concentrarci: la bicicletta. Il Giro d’Italia è un viaggio della memoria, capace di far riaffiorare ricordi e valorizzare i luoghi che attraversa. Non vedo l’ora di accogliere la carovana rosa, che porta con sé emozioni e cuori che pulsano”. 

Il sindaco ricorda inoltre le iniziative già avviate dall’amministrazione per sostenere la mobilità sostenibile e il turismo su due ruote. “Attraverso la partecipazione a bandi dedicati e alla rete degli itinerari delle torri, a Filottrano sono nati progetti specifici per il cicloturismo, con la realizzazione di punti di assistenza, officine rapide e officine mobili. L’obiettivo dell’amministrazione è continuare a investire sulla bicicletta, sul cicloturismo e sul turismo lento come strumenti di crescita e valorizzazione del territorio”. La partenza della quinta tappa del Giro d’Italia dedicata a Michele Scarponi sarà dunque non solo una grande festa sportiva, ma anche un’occasione unica per promuovere Filottrano, la sua storia, i suoi percorsi culturali e naturalistici e una visione di sviluppo fondata sulla mobilità sostenibile, sulla memoria e sul legame profondo tra sport e comunità. 

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Addio a Carla Braccialini, morta la signora delle borse fantasiose: aveva 95 anni

(Adnkronos) – La stilista e imprenditrice Carla Braccialini, fondatrice della storica maison di pelletteria che porta il suo nome, è morta martedì 3 novembre a Firenze all’età di 95 anni. Imprenditrice e creativa, è stata una delle figure più originali della moda italiana, capace di trasformare la borsa da semplice accessorio a oggetto di fantasia, riconoscibile per forme inedite, colori vivaci e dettagli ironici. 

La sua avventura imprenditoriale era cominciata nel 1954, quando, insieme al marito Roberto, aveva aperto a Firenze un piccolo laboratorio artigianale. “Settant’anni fa le appiccicavo con il Vinavil e le cucivo con un ago da carpentiere”, raccontava ricordando i primi esperimenti. Senza una formazione specifica nel settore della pelletteria, Braccialini aveva fatto della propria libertà creativa il tratto distintivo del suo lavoro: immaginare una borsa e soltanto dopo trovare il modo di realizzarla. Fiori, animali, casette, taxi, treni, automobili e personaggi fiabeschi sono diventati negli anni gli elementi di un linguaggio stilistico inconfondibile. Le sue creazioni hanno contribuito a ridefinire il concetto di accessorio femminile, superando i canoni tradizionali e introducendo nella pelletteria un approccio giocoso e anticonformista. Un’estetica in cui la qualità artigianale toscana si univa alla sperimentazione e all’ironia. 

Nel 1976, dopo la morte del marito, Carla Braccialini aveva assunto la guida dell’azienda, proseguendo il progetto avviato insieme a lui e coinvolgendo progressivamente i tre figli, Riccardo, Massimo e Lorenzo. Un percorso segnato anche da momenti difficili, come l’alluvione di Firenze del 1966, che aveva colpito duramente il laboratorio, e da dolorose vicende familiari, affrontate senza abbandonare il lavoro e la propria visione imprenditoriale. 

 

Nel 1986 l’azienda aveva avviato una collaborazione con la stilista britannica Vivienne Westwood per la produzione e la commercializzazione di accessori, consolidando la propria presenza nel mondo della moda. Le collezioni Braccialini avevano intanto conquistato una visibilità internazionale, distinguendosi per la capacità di raccontare storie attraverso oggetti di uso quotidiano trasformati in piccole creazioni artistiche. 

Tra gli episodi più significativi della sua produzione figura anche la nascita di una borsa a forma di casa, ispirata a uno scippo subito nel centro di Firenze nel 2003. In quell’occasione Braccialini aveva perso, insieme al denaro e ai documenti, alcune fotografie dei figli e un sassolino ricevuto in regalo dal figlio più piccolo. Da quell’esperienza personale era nata l’idea di una borsa-casetta, simbolo del desiderio di custodire gli oggetti e i ricordi più cari. 

Nel 2009 era stata insignita del titolo di Cavaliere del Lavoro dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, riconoscimento per il contributo offerto allo sviluppo dell’imprenditoria italiana. La sua storia era stata raccontata nel 2021, insieme al giornalista Maurizio Naldini, nel libro autobiografico La ragazza che non sapeva fare le borse, un titolo che restituiva con ironia lo spirito di una donna capace di costruire un’impresa internazionale partendo da intuizioni e sperimentazioni artigianali. La passione per il lavoro l’aveva accompagnata fino a un’età avanzata. Come raccontato dal figlio Lorenzo nel 2025, si era ritirata dall’attività a 86 anni, ma a 94 sentiva ancora la mancanza del lavoro e avrebbe voluto continuare a creare. Oggi il marchio Braccialini, acquisito nel 2017 da Graziella Holding, continua il proprio percorso imprenditoriale.  

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Morte De Miguel, portiere Owono: “Sono i giorni più difficili della mia vita”

(Adnkronos) –
“Questi sono i giorni più difficili della mia vita. Faccio fatica a trovare le parole e mi risulta molto complicato elaborare quanto accaduto. Provo un dolore immenso per la perdita di Jesús. Il mio pensiero va a lui, alla sua famiglia e a tutte le persone che gli volevano bene”. Queste le parole del portiere dell’Andorra, Jesús Owono, che rompe il silenzio dopo la tragica morte di Jesús De Miguel, attaccante del Tenerife deceduto in seguito al violento scontro di gioco con lo stesso portiere della Guinea Equatoriale.  

“So che ci saranno molte questioni da affrontare e le affronterò con il massimo rispetto. Ma in questo momento, onestamente, non riesco a pensare ad altro che a Jesús e al dolore che stiamo vivendo. Riposa in pace, Jesús”, conclude Owono in un post sui canali social ufficiali dell’Andorra. Il club, da parte sua, ha chiesto “la massima sensibilità e rispetto”.
 

 

 

“Oggi, prima di iniziare l’allenamento, ci siamo fermati per ricordare Jesús de Miguel ed esprimere le nostre condoglianze alla sua famiglia e a tutto il CD Tenerife. Riposa in pace, Jesús”, ha scritto il club in un secondo post. 

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Guerra in Iran, deputato Teheran minaccia anche l’Italia: “Se Usa ci attaccano colpiremo l’Europa”

(Adnkronos) – L’Iran minaccia di colpire l’Europa, Italia compresa, se gli Stati Uniti utilizzeranno le loro basi militari nei Paesi europei per condurre un attacco contro Teheran. “Se l’America userà le sue basi in Europa, comprese quelle in Italia e Germania, missili iraniani saranno lanciati verso l’Europa”, ha dichiarato Ahmad Bakhshayesh Ardestani, deputato iraniano e membro della commissione Sicurezza nazionale e Politica estera del Majlis, in un’intervista a Euronews. 

“Nelle due precedenti guerra non l’abbiamo fatto, ma questa volta non permetteremo che l’assistenza dell’Europa all’America per un attacco contro l’Iran resti senza conseguenze”, ha aggiunto Ardestani, precisando che Teheran prenderebbe di mira qualsiasi base utilizzata contro il Paese, oltre agli “asset materiali e immateriali” degli Stati che sostengono Washington. 

La dichiarazione arriva all’indomani della sconfitta di Donald Trump nelle
elezioni Usa di midterm
, un risultato che secondo il vice presidente Vance sarebbe dipeso proprio dalla guerra in Iran. L’analisi di Vance partiva da un sondaggista che ha definito “una delle persone più preparate che conosca in politica” e che gli aveva anticipato, il giorno prima del voto, una sconfitta repubblicana di 13 punti nelle intenzioni di voto per il Congresso. Una previsione che, ha ammesso il vice presidente, lo aveva sorpreso, nonostante il pessimismo della vigilia. Dalle rilevazioni dello stesso sondaggista emergeva infatti che molti elettori di Trump nel 2024, delusi e arrabbiati, erano intenzionati a votare per i democratici. Interpellati su cosa avrebbe potuto convincerli a tornare a sostenere i repubblicani, avevano indicato quattro priorità: “Mettere fine alla guerra, concentrarsi sul costo della vita e sull’inflazione, rimettere l’America al primo posto e cambiare il rapporto con Israele”. 

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Midterm Usa, Tajani: “Mai stati trumpiani, Meloni non è una Maga”

(Adnkronos) – “Non siamo mai stati trumpiani. Neanche Meloni è una Maga, per carità. Noi siamo conservatori. Io? Sono berlusconiano”. Lo ha dichiarato il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, commentando le elezioni di midterm negli Stati Uniti in un’intervista a Il Messaggero.it. 

Sulla possibile ricaduta della sconfitta repubblicana sugli equilibri politici italiani e sull’indebolimento della leadership di Donald Trump, Tajani ha escluso qualsiasi conseguenza sui rapporti tra Roma e Washington: “Mica si è votato in Italia. Noi rispettiamo sempre e comunque le scelte e anche i cambiamenti degli Stati Uniti, restando loro alleati leali e strategici”. 

A margine di un incontro sulla manovra tra Forza Italia e Confsal, il leader azzurro ha ribadito che “gli Stati Uniti sono la più grande democrazia del mondo e non tocca a noi commentare o intervenire”. E ancora: “Le questioni interne americane restano questioni interne agli Usa”. 

Tajani ha quindi sottolineato che l’esito delle elezioni americane non modifica la linea del governo italiano: “Io sono un vicepremier di un governo di centrodestra, oltre che leader del secondo partito di maggioranza, e, lo ripeto, non cambia la posizione dell’Italia. Io ho lavorato con lo stesso entusiasmo e impegno sia con Rubio e con Biden. Abbiamo ottimi rapporti con tutti”. 

Il ministro ha poi insistito sul significato dell’alleanza tra i due Paesi: “Siamo alleati ed essere alleati significa essere amici che guardano negli occhi gli interlocutori con la schiena dritta e a testa alta”. 

Un concetto ribadito anche commentando direttamente il risultato delle midterm: “Noi siamo alleati degli Stati Uniti, rispettiamo la volontà del popolo americano. Rispettiamo i risultati sempre e comunque, sia quando vincono i repubblicani, sia quando vincono i democratici. Non cambia il nostro rapporto con gli Usa”. 

“Proprio perché è una grande democrazia, noi siamo alleati leali. E lo siamo a testa alta. Una grande democrazia vota come ritiene più opportuno e non tocca a noi commentare o intervenire”, ha aggiunto Tajani. 

Infine, il vicepremier ha rimarcato che l’amicizia con Washington non comporta un’adesione incondizionata alle sue scelte: “Abbiamo sempre un rapporto di alleanza a testa alta e quando siamo d’accordo per l’interesse nazionale italiano siamo d’accordo, così come quando non siamo d’accordo, per l’interesse nazionale italiano, non siamo d’accordo”. 

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Lavoro, AI e competenze del futuro: Torino capitale mondiale della formazione con ETF

(Adnkronos) – Le competenze come motore della crescita economica, strumento di inclusione sociale e fattore strategico per la competitività dell’Europa. Ma anche come risorsa per affrontare le trasformazioni tecnologiche, accompagnare le migrazioni e contribuire alla ricostruzione dei Paesi colpiti dalle guerre. Sono questi alcuni dei grandi temi al centro del Torino Global Skills Summit 2026, l’appuntamento internazionale promosso dalla European Training Foundation (ETF), l’agenzia dell’Unione europea con sede a Torino, in programma dal 23 al 25 novembre alle OGR, le Officine Grandi Riparazioni del capoluogo piemontese. 

Per tre giorni Torino riunirà rappresentanti delle istituzioni europee, ministri e responsabili delle politiche del lavoro e dell’istruzione, organizzazioni internazionali, imprese, istituzioni finanziarie, università, esperti e giovani provenienti dall’Unione europea e dai Paesi partner dell’ETF, dai Balcani occidentali all’Europa orientale, dal Mediterraneo all’Asia centrale e all’Africa. 

L’obiettivo è mettere al centro del dibattito internazionale una delle questioni decisive per il futuro economico e sociale dell’Europa: come formare le persone per professioni che cambiano sempre più rapidamente e come evitare che la carenza di competenze diventi un ostacolo alla crescita, all’innovazione e alla coesione sociale. 

Il Summit si inserisce nel quadro della strategia europea Union of Skills, lanciata dalla Commissione nel marzo 2025 per rafforzare la qualità dell’istruzione, migliorare la formazione professionale, promuovere l’apprendimento permanente e rendere più facile il riconoscimento delle qualifiche e delle competenze tra i diversi Paesi. L’iniziativa fa inoltre parte delle attività della European Skills and VET Week, dedicate alla valorizzazione delle competenze e della formazione professionale. 

Il punto di partenza è una contraddizione che interessa molte economie avanzate: mentre una parte della popolazione fatica a trovare lavoro, numerose aziende non riescono a reperire i profili professionali necessari. L’accelerazione dell’innovazione tecnologica, l’invecchiamento demografico e la transizione energetica stanno modificando la domanda di lavoro più velocemente di quanto i tradizionali sistemi di istruzione e formazione riescano ad adattarsi. 

Il programma si articolerà attorno a tre percorsi principali, Skills for People, Skills for Business e Skills for Society, pensati per esaminare il ruolo delle competenze da prospettive differenti ma strettamente collegate. 

Il primo, dedicato alle persone, affronterà il tema dell’accesso alla formazione durante l’intero arco della vita, superando l’idea che l’apprendimento sia concentrato esclusivamente negli anni della scuola e dell’università. Una particolare attenzione sarà riservata alle opportunità di riqualificazione professionale, alla possibilità di acquisire nuove competenze durante la carriera e alle politiche per favorire l’occupazione dei giovani, delle donne e delle persone con disabilità. 

Un capitolo specifico riguarderà la mobilità internazionale dei lavoratori e il riconoscimento delle qualifiche professionali, con particolare riferimento al Mediterraneo. Il tema è quello della cosiddetta portabilità delle competenze: rendere confrontabili e riconoscibili conoscenze ed esperienze maturate in Paesi diversi, facilitando i percorsi di formazione, l’inserimento nel mercato del lavoro e la mobilità professionale. Una questione che coinvolge le politiche migratorie, le relazioni tra Europa e Paesi vicini e la capacità delle imprese di accedere a personale qualificato. 

Il secondo percorso, Skills for Business, sarà dedicato al rapporto tra capitale umano, competitività e innovazione. Al centro delle discussioni ci saranno le esigenze delle piccole e medie imprese, la costruzione di ecosistemi capaci di favorire l’imprenditorialità, la disponibilità di professionalità adeguate nei settori strategici e il contributo della formazione alla transizione verde. 

Una parte rilevante del confronto sarà riservata all’intelligenza artificiale e alle trasformazioni sistemiche che questa tecnologia sta producendo nel mondo del lavoro. Non soltanto la necessità di preparare nuove figure professionali, ma anche quella di aggiornare le competenze di chi già lavora e di adeguare scuole, università, istituzioni e sistemi di formazione a cambiamenti sempre più rapidi. 

Il programma prenderà inoltre in esame il ruolo degli investimenti pubblici e privati nello sviluppo del capitale umano, con il coinvolgimento di istituzioni finanziarie internazionali. La questione è come rendere la formazione una componente delle strategie di investimento e sviluppo economico, soprattutto nei settori nei quali la carenza di personale qualificato rischia di rallentare progetti industriali e infrastrutturali. 

La terza direttrice, Skills for Society, allargherà la prospettiva alla dimensione sociale e geopolitica delle competenze. I lavori affronteranno il contributo dell’istruzione alla coesione delle comunità, al funzionamento delle istituzioni, alla partecipazione democratica e alla capacità delle società di affrontare crisi e trasformazioni. 

Tra i temi più significativi figura quello delle competenze per la pace, la ricostruzione e le transizioni giuste, con particolare attenzione alle società segnate dai conflitti. La ricostruzione, infatti, non riguarda soltanto edifici, infrastrutture e attività produttive, ma anche la capacità di ricostituire il capitale umano, riattivare i sistemi educativi e offrire prospettive di lavoro alle nuove generazioni. Il dibattito coinvolgerà anche le esperienze dell’Ucraina e dei Paesi del Mediterraneo e dei Balcani. 

Accanto alle sessioni principali, il Summit prevede iniziative dedicate ad alcune delle sfide emergenti dell’istruzione e della formazione. 

Una delle discussioni riguarderà il pensiero critico nell’era dell’intelligenza artificiale e l’educazione ai media, in un contesto caratterizzato dalla crescente diffusione di contenuti generati artificialmente, dalla disinformazione e dalla difficoltà di distinguere le fonti attendibili. Un tema che collega direttamente le politiche educative alla qualità del dibattito pubblico e alla tenuta delle società democratiche. 

Altri incontri approfondiranno il rapporto tra innovazione e competenze di base, il coinvolgimento dei giovani nei processi di riforma dell’istruzione e il ruolo della diplomazia scientifica e della cooperazione internazionale nella diffusione delle conoscenze. 

L’attenzione sarà rivolta anche alla formazione professionale come strumento di sviluppo nei Paesi partner dell’Unione europea, alle nuove opportunità offerte dalle collaborazioni tra università, imprese e istituzioni e alla necessità di costruire sistemi educativi capaci di rispondere tanto ai bisogni delle economie locali quanto alle trasformazioni del mercato globale. 

A promuovere il Summit è la European Training Foundation, un’agenzia specializzata dell’Unione europea che opera a Torino dal 1994 e si occupa dello sviluppo del capitale umano, in particolare nei Paesi che si trovano ai confini dell’Ue o sono coinvolti nelle politiche europee di vicinato, allargamento e cooperazione internazionale. 

L’ETF sostiene governi e istituzioni nella modernizzazione dei sistemi di istruzione e formazione professionale, nel miglioramento delle politiche per l’occupazione e nella costruzione di collegamenti più efficaci tra scuola, università e mondo produttivo. 

Il suo lavoro comprende analisi comparative, raccolta di dati, consulenza alle istituzioni pubbliche, scambio di buone pratiche e sostegno ai processi di riforma. Nel corso di oltre trent’anni di attività, l’agenzia ha accompagnato lo sviluppo dei sistemi di formazione in più di quaranta Paesi partner, contribuendo a rafforzare le relazioni tra l’Unione europea e i territori vicini. 

In questa prospettiva, le competenze non sono considerate soltanto uno strumento per migliorare l’occupabilità individuale, ma anche una componente delle politiche europee di sviluppo, stabilità economica e cooperazione internazionale. 

Dal 2023 l’agenzia è diretta da Pilvi Torsti, esperta finlandese di politiche educative con una lunga esperienza tra istituzioni, università e società civile. 

Laureata e dottore di ricerca in scienze sociali, Torsti ha ricoperto incarichi di segretario di Stato in Finlandia nei ministeri dell’Istruzione e della Cultura, del Lavoro e dell’Economia e dei Trasporti e delle Comunicazioni. Tra il 2017 e il 2019 è stata membro del Parlamento finlandese, occupandosi anche di istruzione e politiche per il futuro. 

Parallelamente all’attività istituzionale, ha sviluppato una carriera accademica presso l’Università di Helsinki e promosso iniziative educative internazionali, tra cui la fondazione di HEI Schools e il contributo alla nascita dello United World College di Mostar, in Bosnia-Erzegovina, un progetto educativo sviluppato nel contesto della ricostruzione postbellica. 

La sua esperienza riflette una delle linee guida dell’ETF: considerare l’istruzione come uno strumento non soltanto di sviluppo economico, ma anche di mobilità sociale, cooperazione tra Paesi e ricostruzione delle comunità. 

Il Torino Global Skills Summit si aprirà il 23 novembre con eventi collaterali dedicati, tra gli altri temi, all’innovazione educativa, al pensiero critico e alla diplomazia delle competenze. Il programma centrale entrerà nel vivo il 24 novembre con le sessioni istituzionali e proseguirà il 25 con i confronti sulle partnership internazionali, sulla formazione permanente, sull’intelligenza artificiale e sulle prospettive globali dell’istruzione. 

La città di Torino avrà un ruolo che va oltre quello di sede della manifestazione. Gli organizzatori intendono valorizzarla come un Living Lab, un laboratorio nel quale mostrare come la collaborazione tra amministrazioni locali, imprese, università, organizzazioni formative e comunità possa favorire innovazione, inclusione e crescita. 

Accanto ai dibattiti è previsto anche #MadeWithSkills Exchange, uno spazio di scambio pratico nel quale organizzazioni, professionisti e partecipanti potranno condividere e insegnare competenze concrete attraverso brevi esperienze formative. Un modo per tradurre in attività e dimostrazioni il principio secondo cui le competenze si sviluppano anche attraverso lo scambio diretto di conoscenze ed esperienze. 

Il programma comprende inoltre il coinvolgimento di giovani provenienti dai Paesi partner, iniziative per l’apprendimento permanente, occasioni di confronto con le istituzioni finanziarie internazionali e la consegna degli ETF Green Skills Awards, dedicati alla valorizzazione di esperienze legate alle competenze per la transizione verde. 

Il Summit rappresenta il momento conclusivo di un percorso di confronto internazionale sviluppato durante il 2026 attraverso incontri preparatori, ricerche e campagne di sensibilizzazione. L’ambizione degli organizzatori è proseguire oltre l’appuntamento torinese, trasformando il confronto tra istituzioni, imprese e mondo della formazione in collaborazioni e iniziative concrete. 

La partecipazione al Torino Global Skills Summit è prevalentemente su invito, mentre sono previste anche alcune iniziative aperte al pubblico. Le informazioni sul programma e sulle modalità di partecipazione sono disponibili sul sito ufficiale della European Training Foundation. 

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Giorgetti nel mirino di Salvini: la manovra spacca la Lega e Meloni corre ai ripari

È l’eterno ritorno dell’uguale. Tra condoni, ‘manine’ e assalto alla diligenza del Mef, la discussione sulla manovra si svolge in un tempo circolare: ogni fine anno si ripresentano gli stessi schemi e, a volte, persino gli stessi temi. Ma quella che il Parlamento si accinge a discutere, trattandosi di una manovra pre-elettorale, sembra portare il confronto su piani diversi che offrono una lettura dello stato dei rapporti interni al centrodestra in vista del voto politico del 2027.

Giorgetti nel mirino di Salvini: la manovra spacca la Lega e Meloni corre ai ripari
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

Il ruolo di Giorgetti nella stabilità del governo Meloni

Diversi ritengono che la stabilità del governo di Giorgia Meloni sia stata costruita, oltre che sulle innegabili capacità politiche e comunicative della presidente del Consiglio, su due architravi: il rapporto tra la premier e i due vicepremier, Antonio Tajani e Matteo Salvini, e quello con il ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.

Giorgetti nel mirino di Salvini: la manovra spacca la Lega e Meloni corre ai ripari
Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

Nel primo caso, il comune interesse a governare ha garantito la tenuta della maggioranza. Nel secondo, a parte lo scivolone di Giorgetti sull’emendamento sulle preferenze alla legge elettorale (non lo votò in prima lettura alla Camera), l’asse è solido e, soprattutto, ha garantito stabilità al governo davanti ai mercati internazionali. L’ex ministro di Mario Draghi, il bocconiano leghista che ama parlare solo del suo lago (quello di Varese) e dei conti in ordine, è servito alla premier soprattutto per tenere a bada l’hybris salviniana e le bordate dei ‘ventriloqui’ del segretario: prima quelle di Andrea Crippa, poi quelle di Claudio Borghi.

Giorgetti nel mirino di Salvini: la manovra spacca la Lega e Meloni corre ai ripari
Claudio Borghi (Imagoeconomica).

I sospetti di Salvini sul titolare del Mef

Visti i rapporti da sempre altalenanti, il riflesso di Giorgetti su Salvini è servito a Meloni anche per stringere un rapporto personale con il capo leghista. E ha funzionato come colonna portante del governo. Ma negli ultimi mesi è tutto cambiato. Prima c’è stato il mancato voto all’emendamento sulle preferenze presentato da Fratelli d’Italia, che avrebbe incrinato lievemente la fiducia di Meloni in Giorgetti. Poi è arrivata l’estate tumultuosa dei ribelli ‘nordisti’ contro Salvini.

Giorgetti nel mirino di Salvini: la manovra spacca la Lega e Meloni corre ai ripari
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il segretario sospetterebbe che dietro la rivolta per sostituirlo o, comunque, dietro la richiesta di una leadership più collegiale avanzata da Attilio Fontana e Massimiliano Romeo ci sia il ‘suo’ ministro. Del resto, se il primo giorno del congresso leghista si è risolto in un processo al capogruppo al Senato, nel secondo l’imputato era Giorgetti. E non si può dire che l’uomo di Cazzago Brabbia non abbia replicato all’attacco, parlando per la prima volta di «problemi evidenti nella Lega» e del Ponte sullo Stretto che andrebbe progettato tenendo conto che la «politica è l’arte del possibile, non l’arte dell’impossibile».

Le critiche leghiste alla manovra e il nodo del relatore

Quando poi alcuni retroscena hanno dato Giorgetti a rischio ricandidatura alle Politiche, Salvini ha liquidato le ricostruzioni come «bugie» senza però sentire il bisogno di lodare il ministro o di farlo sentire indispensabile. Non solo. Da prima del congresso, nei corridoi di via Bellerio, non si fa altro che parlare di Giorgetti e della sua presunta disponibilità a entrare in un ipotetico governo di larghe intese nel caso le prossime elezioni finissero con un pareggio (non a caso, dal palco del MiCo Salvini ha scandito: «Mai più governi come quello guidato da Draghi»). Ed eccoci alla legge di bilancio più contestata dalla Lega da quando Giorgetti siede alla scrivania di Quintino Sella in via XX Settembre. Mai Salvini si era spinto a criticare così apertamente il Mef come in questi giorni: l’uscita del ministro Giuseppe Valditara che ha affermato di essere sorpreso dei tagli al personale scolastico, le proteste di Claudio Durigon sui fondi insufficienti per le pensioni, i retroscena, non smentiti, in cui si accusa il titolare del Tesoro di aver «tradito» la fiducia.

Giorgetti nel mirino di Salvini: la manovra spacca la Lega e Meloni corre ai ripari
Giuseppe Valditara e Claudio Durigon (Imagoeconomica).

Poi c’è la questione del relatore. Giorgetti avrebbe voluto Silvana Comaroli nella squadra della manovra. Ma la deputata cremonese ha appoggiato Massimo Garavaglia, lo sfidante di Salvini al congresso, e quindi risulta indigesta ai salviniani, che potrebbero costringere il presidente della commissione Attività produttive Alberto Gusmeroli a passare brevemente alla commissione Bilancio per il tour de force parlamentare.

Giorgetti nel mirino di Salvini: la manovra spacca la Lega e Meloni corre ai ripari
Alberto Gusmeroli (Imagoeconomica).

Il paradosso di FdI che difende un leghista

Insomma, pare in atto un insistente tiro al piccione contro il ministro. Una strategia elettorale che però potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Meloni lo ha capito e ha schierato il ‘suo’ Marco Osnato in difesa di Giorgetti. Ma si è arrivati al paradosso: la Lega fa trapelare che i «tecnici e i parlamentari del partito sono al lavoro per individuare le risorse necessarie a evitare i tagli ipotizzati agli organici del mondo della scuola» (scusate, toc-toc, ma non è un vostro collega di partito il ministro dell’Economia?) e – ciliegina sulla torta – FdI difende un leghista. A questo punto che lo candidino loro, potrebbe dire un qualsiasi salviniano ortodosso, se non fosse già stato detto.

Giorgetti nel mirino di Salvini: la manovra spacca la Lega e Meloni corre ai ripari
Marco Osnato (Ansa).

Midterm, anche Vance ‘boccia’ Trump: «Abbiamo perso per colpa della guerra»

A differenza di Donald Trump, che ha subito usato toni poco concilianti per commentare la batosta elettorale delle Midterm, il suo vice JD Vance ci ha messo un po’ a dire la sua sulla sconfitta del Partito repubblicano, travolto da un’onda blu democratica. In un lungo post su X, in cui di fatto ha preso le distanze dal presidente Usa, il numero due della Casa Bianca ha indicato chiaramente la ragione della sconfitta del Grand Old Party: la guerra all’Iran, a cui è stato contrario fin dall’inizio.

Il lungo post di Vance su X

«La ragione per cui abbiamo perso è la guerra. Il presidente stesso lo ha detto ieri sera», ha scritto Vance facendo riferimento all’intervento di Trump su Fox News («La gente è d’accordo con quello che sto facendo, ma probabilmente non era disposta ad affrontare la conseguenza iniziale, di breve durata, di pagare di più la benzina»). Mentre Trump continua a sostenere di aver fatto bene ad attaccare l’Iran, Vance invece è sempre stato contrario ai raid contro la Repubblica Islamica: «Chi vuol sostenere che ne sia valsa la pena, che perdere il Senato per i prossimi sei anni sia valso il prezzo pagato, lo faccia. Sostenga che sia stato un costo che valeva la pena sostenere. Che siate d’accordo o no, almeno sarebbe onesto. Ma tutti sanno perché abbiamo perso. E qualsiasi conversazione onesta su dove andare da qui deve iniziare da lì». E poi: «Resto fiducioso riguardo al nostro Paese. Avete ragione, ce l’avevate detto. Trasformate quell’energia nell’elezione di repubblicani che condividano la vostra visione del mondo. Alle persone che sono semplicemente arrabbiate per il risultato, avete ragione di esserlo. Trasformiamo quella rabbia e torniamo al lavoro per salvare il nostro Paese».

Prato, malori in Rsa: sette anziani ricoverati in ospedale, morto ospite di 90 anni

(Adnkronos) – Sette anziani ospiti della Residenza sanitaria assistenziale Casa Serena a Prato, in via Chiarugi, nella frazione di Mezzana, sono stati trasferiti in ospedale nella mattinata di oggi a seguito di una serie di malori riconducibili a un problema gastrointestinale. I pazienti hanno manifestato episodi di vomito e diarrea, facendo ipotizzare inizialmente una possibile intossicazione alimentare. L’origine dei disturbi, tuttavia, resta ancora da chiarire. 

I primi casi si sono verificati nel corso della notte, quando alcuni ospiti della struttura hanno avuto bisogno di assistenza sanitaria e sono stati accompagnati in ospedale. Nelle ore successive la situazione ha richiesto ulteriori interventi: altri quattro anziani sono stati trasferiti al pronto soccorso dell’ospedale Santo Stefano, con il supporto della Pubblica Assistenza. Tutti i pazienti sono stati sottoposti agli accertamenti del caso e trattenuti in osservazione. Secondo le prime informazioni, nessuno di loro si troverebbe in condizioni gravi. 

Nella stessa giornata si è verificato anche il decesso di un ospite della Rsa, un uomo di 90 anni, morto all’interno della struttura a causa di un arresto cardiaco. Al momento non risultano elementi che consentano di collegare la morte dell’anziano agli episodi di malessere registrati tra gli altri residenti. Sul posto sono intervenuti i tecnici dell’Ufficio igiene dell’Azienda sanitaria, impegnati a ricostruire quanto accaduto e a individuare l’eventuale origine dei disturbi che hanno interessato gli ospiti della residenza. Saranno gli approfondimenti sanitari a chiarire se si sia trattato di un’intossicazione alimentare o di un’altra forma di infezione gastrointestinale. 

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Elezioni Usa, Salvini: «Sconfitta dei repubblicani sia accelerazione verso la pace»

«Cercando di vedere il bicchiere mezzo pieno e rispettando il voto degli americani, questa è la democrazia. La speranza è che questa sonora sconfitta venga colta come uno stop all’interventismo in giro per il mondo e come un’accelerazione verso la fine dei due conflitti». Così il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha commentato i risultati delle elezioni di midterm negli Stati Uniti intervenendo a Point break – Il punto di rottura, il programma condotto da Monica Giandotti e Daniele Ruvinetti su San Marino Rtv. «Io metto sul tavolo una riflessione. Se per quattro anni non ha funzionato l’invio di armi e soldi e le sanzioni, è sulla diplomazia che bisogna investire. Se Trump coglie il senso del non voto di ieri, visto che la prossima settimana ci sono dei colloqui tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, conto di non dover arrivare a quella discussione», ha aggiunto rispondendo a una domanda sulla possibilità che la Lega voti contro ulteriori invii di armi e aiuti economici all’Ucraina.

Elezioni Usa, Salvini: «Sconfitta dei repubblicani sia accelerazione verso la pace»
Matteo Salvini a Point Break.

Sulla manovra: «Superamento legge Fornero centrale anche per i giovani»

Durante l’intervento sono stati toccati anche altri temi, a partire dalla manovra economica. «La Lega non ha ecceduto nelle sue richieste. Il superamento della legge Fornero è centrale, anche per i giovani. Siamo uno dei Paesi più virtuosi d’Europa, siamo in equilibrio e abbiamo governato con prudenza per quattro anni. Il diritto alla pensione, al lavoro e alla casa non sono spese, sono diritti. Penso quindi che un investimento di questo genere sia affrontabile dallo Stato», ha evidenziato. E ancora: «Abbiamo previsto un fondo di partenza da 850 milioni di euro per chi sceglie di andare in pensione a 64 anni, senza penalizzazioni sull’assegno. Il nostro impegno è stabilizzare questa misura».

Acqua, Casini (Aubac): “Indietro su infrastrutture, dati a base pianificazione”

(Adnkronos) – “Bisogna passare dal dopo al prima” e la chiave è la prevenzione contro il rischio idrogeologico alla luce del cambiamento climatico. Così Marco Casini, segretario generale Aubac, direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo in Italia, ai microfoni dell’Adnkronos in diretta da Ecomondo. “Ora abbiamo acquisito una conoscenza del mondo dell’acqua, ma nel passato i problemi del rischio idrogeologico non erano così frequenti e intensi come oggi, quindi il tema era un po’ sotto traccia. Il quadro conoscitivo ci ha permesso di avere una situazione più chiara: i dati ci dicono che siamo indietro dal punto di vista delle infrastrutture mentre il clima che è cambiato esercita pressioni più forti e rapide che necessitano di attività di adattamento a situazioni prima inesistenti”.  

“Le città – prosegue – hanno bisogno di molta più vegetazione a causa dell’ondate di calore e piantare nuovi alberi significa avere più acqua e ricorrere al riciclo. Su questo l’Italia ancora deve terminare il suo percorso di normazione, un passo che va fatto. In questo processo la raccolta dei dati climatici tra quantitativi della pioggia, temperatura, umidità del terreno, infiltrazione, ci consentono oggi di capire di quanta acqua disponiamo e quindi quali sono gli elementi di criticità o meno che il territorio offre. Allo stesso tempo è importante conoscere i consumi di acqua. I dati sono alla base della pianificazione”.  

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Prodotti assorbenti, ecodesign per un riciclo più efficiente

(Adnkronos) – In Italia la raccolta dedicata dei prodotti assorbenti per la persona coinvolge quasi 18 milioni di cittadini, mentre il Pnrr ha finanziato la realizzazione di 11 nuovi impianti di trattamento con investimenti superiori a 109 milioni di euro. Oggi la vera sfida consiste nel consolidare una filiera industriale duratura in grado di far funzionare il sistema nel tempo, connettendo la capacità tecnologica di riciclo con la domanda di mercato per le materie prime recuperate. Il tema è stato al centro della tavola rotonda ‘Prodotti assorbenti per la persona: chiudere il cerchio’, organizzata da Legambiente nell’ambito di Ecomondo 2026, che ha visto il confronto tra la stessa associazione ambientalista, Essity, azienda del settore dell’igiene e della salute, i-Foria, realtà tecnologica italiana, RetiAmbiente, il gestore unico del ciclo integrato dei rifiuti urbani per l’Ambito Territoriale Ottimale Toscana Costa, e l’intervento del capo Segreteria del viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Alberto Mattesco. 

In questa occasione, Essity ha presentato i risultati preliminari di uno studio condotto insieme a i-Foria sul riciclo dei propri presidi per l’incontinenza Tena Pants presso l’impianto dimostrativo di Spresiano (Treviso). La ricerca ha analizzato come le caratteristiche strutturali dei prodotti influenzino la resa dei processi di recupero industriale, confrontando i Tena Pants con un benchmark aggregato di mercato. 

I test mostrano che la composizione del prodotto gioca un ruolo chiave nel rendere più efficiente il processo di riciclo: Minore impatto energetico (il minor contenuto di polimero superassorbente (Sap) nella frazione assorbente recuperata a seguito del processo di riciclo – pari al 24,9% contro il 32,3% del benchmark – permette di trattenere meno umidità residua); Risparmio energetico ed emissioni (questo assetto comporta una riduzione stimata di circa il 12% dell’energia richiesta nella fase di essiccazione (fase che incide per circa il 60% sul fabbisogno totale del processo) e un calo del 7% delle emissioni climalteranti associate). I dati confermano come la progettazione all’origine – ecodesign – sia un tassello fondamentale per ottimizzare i consumi degli impianti e garantire nuova materia prima secondaria di qualità. 

“Negli ultimi anni il settore ha compiuto passi importanti nell’innovazione tecnologica e negli impianti per il riciclo dei prodotti assorbenti per la persona. Oggi si apre una nuova fase, in cui ogni attore della filiera può fare la sua parte. Come produttori abbiamo un ruolo attivo lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, dalla progettazione fino al suo fine vita, e vogliamo conoscere sempre meglio come i nostri prodotti si comportano nei processi di recupero in quanto la sostenibilità dei prodotti dovrà essere valutata in futuro anche rispetto alle loro performance nell’ambito del processo di riciclo”, ha dichiarato Massimo Minaudo, Country Manager Italia e Senior Business Director Ibit di Essity. 

“L’Italia dispone oggi di competenze, tecnologie e di un quadro normativo che la collocano tra le esperienze più avanzate in Europa nel riciclo dei prodotti assorbenti per la persona, trasformando uno dei rifiuti più complessi in risorsa. La vera sfida ora è fare in modo che gli investimenti avviati generino filiere industriali durature, capaci di trasformare un flusso di rifiuti complesso in una risorsa e in nuove opportunità per il Paese – ha sottolineato Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – È proprio questo il significato più concreto della transizione ecologica: costruire modelli industriali in grado di coniugare benefici ambientali, innovazione e sviluppo economico”. 

Per Marcello Somma, Ceo di i-Foria, “questi risultati dimostrano che la circolarità non dipende soltanto da impianti di riciclo più efficienti, ma anche da prodotti progettati per essere riciclati meglio. La loro composizione può influenzare concretamente le prestazioni dei processi industriali, i consumi energetici e la qualità dei materiali recuperati. La collaborazione con Essity dimostra quanto sia importante integrare innovazione tecnologica e capacità industriale per sviluppare una filiera realmente circolare, trasformando il fine vita dei prodotti in una fonte di materie prime seconde, nuove applicazioni industriali e opportunità di crescita economica e sostenibilità ambientale”. Alberto Mattesco, capo della Segreteria del viceministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, nel suo intervento ha dato rassicurazioni sull’orizzonte temporale per la realizzazione degli impianti di riciclo dei prodotti assorbenti Pnrr, sottolineando come i progetti che abbiano raggiunto una buona maturità verranno sicuramente portati a termine nel corso del 2027 e del 2028. 

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Il monito della Casa Bianca: «Trump è ancora il vostro presidente»

All’indomani della disfatta delle elezioni di midterm, che hanno visto di Democratici conquistare il Congresso e diversi fortini rossi (come il Texas) anche con i governatori, la Casa Bianca ha pubblicato su X un’immagine di Donald Trump con uno sguardo minaccioso e i pugni puntati sulla scrivania dello Studio Ovale. «Comunicazione di servizio: Trump è ancora il vostro presidente», si legge sulla card. E sopra: «Grazie per la vostra attenzione sul tema».

I toni poco concilianti di Trump dopo la batosta elettorale

Intervistato dal New York Times, Trump – annusando la sconfitta – si era detto «pronto ad accettare il risultato» delle urne: «Collaboreremo con i Democratici, non vediamo l’ora di lavorare insieme a loro. Probabilmente troveremo un’intesa». Sui social, però, ha poi avuto toni decisamente meno concilianti. A fronte dell’onda blu che lo ha travolto, Trump ha infatti postato su Truth l’immagine di un cappellino rosso con la scritta «VETO», rivendicando la facoltà di bloccare le leggi del parlamento a lui non gradite in ragione della “presentment clause”, che prevede la necessità della sua firma su qualsiasi legge approvata dal Congresso. «Il mio nome non era sulla scheda elettorale. Se lo fosse stato, avremmo vinto CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE!», ha inoltre tenuto a precisare The Donald, che si è anche scagliato contro Fox News, definendo i sondaggi sfavorevoli dell’emittente «un attacco premeditato».

Rafa Nadal entra nel cda del Real Madrid

Dal tennis al calcio: Rafa Nadal entrerà a far parte del consiglio di amministrazione del Real Madrid. Lo ha reso noto il club spagnolo in un comunicato, aggiungendo che la questione verrà sottoposta al voto della prossima assemblea generale dei soci, che si terrà sabato 21 novembre. «È motivo di grande orgoglio che una figura della sua levatura sportiva e umana, punto di riferimento dello sport spagnolo e mondiale, entri a far parte del nostro consiglio di amministrazione e contribuisca, da questa posizione di responsabilità, al presente e al futuro del nostro club», si legge nella nota.

Il tifo per il Real Madrid nonostante lo zio giocatore del Barcellona

Nadal, nativo di Maiorca e vincitore di 22 titoli del Grande Slam, di due medaglie d’oro olimpiche e di cinque Coppe Davis con la Spagna, è da sempre tifoso del Real Madrid. E questo nonostante la lunga militanza nel Barcellona dello zio Miguel Ángel: a dimostrazione della sua fede la tessera di socio numero 67.778. «Voglio ringraziare il presidente Florentino Pérez e il consiglio di amministrazione per aver proposto il mio ingresso nel consiglio di amministrazione del Real Madrid», ha scritto Nadal in un post su X, allegando una foto di quando era piccolo, che lo ritrae con la divisa bianca del club. Al momento non è chiaro quali responsabilità Nadal dovrebbe ricoprire all’interno del consiglio di amministrazione. Definito da Perez come «il miglior ambasciatore possibile del Real Madrid e dei suoi valori», Nadal in passato non ha escluso la possibilità – un giorno – di poterne ereditare il ruolo.

Crans Montana, la Svizzera rinuncia al rimborso delle spese mediche dei feriti italiani

Il governo svizzero ha deciso di rinunciare al rimborso delle spese mediche sostenute per la cura dei feriti italiani nell’incendio di Capodanno a Crans-Montana, che ammontano a 1,5 milioni di franchi. Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha informato della decisione la presidente del Consiglio dei ministri italiano Giorgia Meloni. «Il governo svizzero è pienamente cosciente dell’immenso dolore che grava sulle famiglie delle vittime e sulle persone che soffriranno per tutta la vita delle sequele delle gravi ferite subite», ha evidenziato Parmelin.

Meloni: «Grazie per la sensibilità dimostrata»

«Accolgo con grande soddisfazione la notizia, comunicatami dal presidente Guy Parmelin, della rinuncia della Svizzera a chiedere il rimborso delle spese mediche dei feriti italiani della tragedia di Crans-Montana curati negli ospedali elvetici», ha detto la premier Meloni. «Sono felice di questa soluzione, nessun onere ricadrà sulle famiglie o sull’Italia. Il mio pensiero va, ancora una volta, alle famiglie delle vittime e dei ragazzi feriti, che affrontano con straordinaria dignità e forza un dolore immenso. A loro rinnovo la più sincera vicinanza del governo italiano, che continuerà a stare al loro fianco. Ringrazio il Presidente Parmelin per la sensibilità dimostrata. Questa decisione conferma la solidità del rapporto tra le nostre nazioni».

Midterm, El-Sayed prende in giro Trump e Vance dopo la vittoria in Michigan

Stanno diventando virali (anche in Italia) le immagini di Abdul El-Sayed, primo musulmano eletto al Senato degli Stati Uniti (per il Michigan), che prende in giro JD Vance dopo la vittoria ottenuta alle elezioni di Midterm. «JD, mio caro, c’è una deliziosa ironia nel fatto che tu sia costituzionalmente obbligato a farmi giurare a gennaio», ha detto El-Sayed, togliendosi un bel sassolino dalla scarpa. In vista del voto, Vance lo aveva attaccato durante un comizio definendolo «una piccola donnola che dovrebbe chiudere la bocca e mostrare un po’ di gratitudine» e anche Donald Trump aveva puntato il dito contro di lui, usando una retorica anti-musulmana e storpiando il suo nome. «Donald, senti, so che hai avuto qualche difficoltà con il mio nome, quindi dopo che JD mi avrà fatto prestare giuramento a gennaio potrai semplicemente continuare a chiamarmi senatore».

Diaco e le domande intime a Ravagnani, così TeleMeloni diventa ancora un caso

Un altro bel momento per TeleMeloni. Colpa di un’intervista che a molti è sembrata più un agguato. E che è diventata presto anche un caso politico. L’argomento televisivo del giorno è uno sgraziato tentativo di outing forzato, i protagonisti sono Alberto Ravagnani, ex sacerdote della Diocesi di Milano e concorrente di Ballando con le Stelle, e Pierluigi Diaco, conduttore di BellaMà su Rai 2, dove è andato in scena il botta e risposta che ha fatto discutere sui social e anche ai piani alti della tivù pubblica.

Ravagnani era stato invitato per parlare della sua partecipazione al programma, del recente libro autobiografico e della scelta di lasciare la tonaca. Peccato che le domande di Diaco siano subito scivolate sulla sfera intima, con una certa insistenza. «Sei attratto dagli uomini o dalle donne?», ha chiesto a un certo punto l’intervistatore con toni sempre più inquisitori. E l’interlocutore è apparso subito a disagio: «Sono attratto dalle donne, però è una domanda che non ha un appoggio».

Diaco e le domande intime a Ravagnani, così TeleMeloni diventa ancora un caso
Alberto Ravagnani con la ballerina Erica Belli (foto Imagoeconomica).

Diaco però ha insistito: «Tu mi stai dicendo che non hai vissuto la sessualità durante il sacerdozio, ma adesso che non sei più sacerdote la stai sperimentando. Non so se tu l’hai già sperimentata con una persona. Sì o no?». Altra replica: «Mi stai mettendo in difficoltà, portandomi su un terreno dove chiunque qui sarebbe in difficoltà».

Diaco però non si è certo intenerito, anzi: «Tu hai deciso di esporti pubblicamente e quindi hai il dovere di chiarirci un po’ le idee. Non pensi che dopo le cose che hai scritto nel tuo libro, dopo le cose profonde di cui hai tenuto a renderci partecipi, tu meriti domande dirette al limite della maleducazione?».

E poi: «Tu navighi poco la televisione, ma ti renderai conto che il patto di sincerità con il pubblico è la cosa più importante». Insomma Diaco ha continuato a sostenere che Ravagnani si stesse tirando indietro solo per mantenere l’alone di mistero sulla sua persona per motivi di immagine, nonostante avesse scelto di esporsi, incalzandolo ancora con frasi come «non ci prendere in giro» o «hai il dovere» di dare risposte. Sui social molti utenti hanno giudicato inopportune le domande, e anche nello staff di Ballando con le Stelle non hanno gradito il tono dell’intervista.

L’episodio ha avuto anche strascichi politici. Gli esponenti del Movimento 5 stelle in Vigilanza Rai per esempio si sono chiesti come sia possibile «che sul servizio pubblico possa andare in onda una aggressione verbale in piena regola come quella a opera di Pierluigi Diaco, uno dei volti di TeleMeloni». Aggiungendo poi: «Com’è possibile che nessuno ai piani alti della Rai sente il dovere di prendere le distanze da uno spettacolo di così basso livello, con un ospite scientemente annichilito con domande pruriginose e scomposte, che sono sfociate in una cafonaggine francamente indecorosa?».

Diaco e le domande intime a Ravagnani, così TeleMeloni diventa ancora un caso
Pierluigi Diaco col marito Alessio Orsingher, giornalista di La7 (foto Ansa).

Ma Diaco, considerato vicino a Meloni, è stato addirittura difeso da Federica Frangi, componente del Consiglio di amministrazione Rai eletta in quota Fratelli d’Italia: «Trovo francamente sproporzionate le polemiche contro Pierluigi Diaco. Un giornalista ha il diritto di porre domande scomode, dirette e provocatorie. L’intervistato ha, naturalmente, il diritto di non rispondere. Ma il diritto di non rispondere non può trasformarsi nel divieto di fare domande».

Diaco e le domande intime a Ravagnani, così TeleMeloni diventa ancora un caso
Federica Frangi con Bruno Vespa.

È morto Tinto Brass: i cinque film cult

È morto il regista Tinto Brass. Aveva 93 anni. Lo hanno annunciato all’Ansa la moglie Caterina Varzi e i figli Bonifacio e Beatrice Brass. La famiglia prevede per i funerali una cerimonia strettamente privata. Considerato il maestro del cinema erotico italiano, Tinto (all’anagrafe Giovanni) Brass era nato a Milano il 26 marzo 1933, ma era cresciuto a Venezia. L’esordio alla regia era arrivato nel 1963 col lungometraggio In capo al mondo. L’erotismo sarebbe diventato il tema centrale delle sue opere solo successivamente, con Salon Kitty del 1976. Ecco i cinque film cult di Tinto Brass.

Caligola (1979)

Pellicola storico-erotica cofinanziata dalla rivista per adulti Penthouse di Bob Guccione, si tratta di uno dei più malfamati film cult mai realizzati: racconta la storia del folle imperatore romano Caligola (interpretato da Malcolm McDowell) tra paranoie, eccessi e crudeltà.

La chiave (1983)

Adattamente cinematografico dell’omonimo romanzo dell’autore giapponese Jun’ichirō Tanizaki e ambientato a Venezia nel periodo fascista, ha come protagonista Teresa (interpretata da Stefania Sandrelli), annoiata moglie di un professore di inglese che decide di lasciare in bella vista una chiave per aprire il cassetto dove custodisce il suo diario segreto, ricco di fantasie erotiche.

Miranda (1985)

Liberamente tratto dalla commedia La locandiera di Carlo Goldoni, ma ambientato nella bassa Pianura Padana all’inizio degli Anni 50, il film narra le piccanti avventure di Miranda, che attende da tempo il ritorno del marito disperso in guerra. Protagonista una giunonica Serena Grandi.

Paprika (1991)

Ispirato al romanzo Fanny Hill. Memorie di una donna di piacere di John Cleland, Paprika lanciò Debora Caprioglio, che nel film è Mimma, una ragazza di Pola che inizia a lavorare come prostituta nelle case di tolleranza per aiutare economicamente il fidanzato e metter su casa.

Così fan tutte (1992)

Omaggio all’omonima opera mozartiana (su libretto di Lorenzo Da Ponte), Così fan tutte ha come protagonista una commessa di Roma, sposata ma insoddisfatta dal punto di vista sessuale, che decide di dare sfogo alle sue pulsioni. Protagonista Claudia Koll.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno

«Se vuole andare a votare subito, andiamo». Raccontano che Giorgia Meloni non abbia gradito le ultime esternazioni del suo vice “situazionista” Matteo Salvini sulla manovra. Già irritata dalle minacce di stop agli aiuti e all’invio di armi a Kyiv partorite dal segretario leghista per placare la base congressuale a Milano, la reazione della premier a quelle sulla legge di bilancio sarebbe stata tranchante.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La leader di Fratelli d’Italia ha subito dato mandato al fedele Marco Osnato di fare argine attorno alla manovra e al Mef. E avrebbe commentato con i suoi: «Se Matteo vuole fare casino, va bene, andiamo a votare, vediamo come va». Stanca delle intemperanze del leghista, a Meloni resta lo spauracchio del voto anticipato che Salvini vede come fumo negli occhi con il suo partito in picchiata nei sondaggi. Tanto che martedì FdI ha fatto subito fatto trapelare l’ipotesi di una possibile riapertura termini del condono 2003: come a dire, se volete fare casino ci mettiamo un attimo a farlo anche noi.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Marco Osnato (Imagoeconomica).

La Lega, i congressi lombardi e il commissariamento “impossibile” di Varese

Dopo le divisioni rese evidenti dal congresso federale, non c’è pace per la Lega, che si appresta nelle prossime settimane ad andare a congresso nelle province più riottose della Lombardia. Il primo appuntamento è a Varese domenica, dove corre il segretario provinciale uscente Andrea Cassani, l’ex salviniano sindaco di Gallarate, che nelle scorse settimane ha fatto outing schierandosi per lo sfidante di Matteo Salvini, Massimo Garavaglia. Contro di lui si è schierato Mirko Reto, non proprio un salviniano della prima ora, visto che al precedente congresso aveva chiesto a Salvini di tenersi lontano da Varese perché la sua figura toglieva consensi.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Andrea Cassani (Imagoeconomica).

Dopo la Betlemme leghista, andranno poi al voto i militanti di Bergamo e Brescia, storiche roccaforti del partito. In corsa per la riconferma i segretari uscenti Fabrizio Sala e Roberta Sisti: entrambi hanno criticato Salvini nella famosa riunione ‘agostana’ del direttivo lombardo e hanno sostenuto Garavaglia al congresso.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Fabrizio Sala (foto Ansa).

I ‘salviniani’ sono al lavoro per elaborare una controffensiva e qualcuno parla di un commissariamento a Varese. Ma allo stato sembra una opzione poco praticabile, anche perché chi dovrebbe commissariare, ovvero il segretario della Lega lombarda Massimiliano Romeo, è schierato con Cassani.

Meloni mostra i muscoli a Salvini e la Lega alla prova dei congressi lombardi: le pillole del giorno
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

‘ColtivaItalia’ è legge: cosa prevede

Con 76 voti favorevoli, nessuno contrario e 64 astensioni (quelle annunciate da parte delle opposizioni), l’aula del Senato ha approvato il disegno di legge noto come ‘ColtivaItalia’. Il ddl, che aveva già ottenuto semaforo verde dalla Camera dei deputati (sempre senza voti contrari) è dunque legge.

‘ColtivaItalia’ è legge: cosa prevede
Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

In arrivo oltre un miliardo di euro per il settore

Il ddl ‘ColtivaItalia’, che era stato approvato il 24 luglio dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida, prevede uno stanziamento complessivo di oltre un miliardo di euro per il settore. In particolare, 70 milioni verranno destinati al Fondo sovranità alimentare (grano tenero, orzo, mais, proteine vegetali); 300 milioni per l’allevamento, altri 300 per la competitività delle filiere locali e altrettanti per il nuovo Piano olivicolo nazionale 2026-2030. Previsti inoltre 150 milioni di euro per l’imprenditoria giovanile e femminile. Successivamente saranno predisposti decreti attuativi al fine di rendere spendibili i fondi già nei primi mesi del 2027.

Electrolux, raggiunto l’accordo: esuberi ridotti, salvi tutti gli stabilimenti italiani

Trovata un’ipotesi d’accordo tra Electrolux e i sindacati metalmeccanici al ministero delle imprese e del made in Italy. L’intesa, maturata dopo settimane di confronto e una maratona al tavolo durata più di due giorni tra l’azienda e Fim, Fiom e Uilm, pone fine alla vertenza partita a maggio dopo che la multinazionale aveva annunciato più di 1.700 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi in provincia di Ancona. L’intesa punta sulla volontarietà delle uscite, accompagnata da incentivi economici e da impegni industriali e di tutela legati ai principali stabilimenti italiani.

Le uscite volontarie

In Electrolux lavorano circa 4 mila persone. In tre anni saranno possibili 918 uscite volontarie con una ripartizione tra 390 operai di produzione, 16 operai di laboratorio, 512 impiegati. Un dimezzamento rispetto alle 1.719 unità comunicate dalla multinazionale svedese a maggio. Per rendere più sostenibile la decisione dei lavoratori, è previsto un sistema di incentivi all’esodo, con importi che possono arrivare fino a 95 mila euro.

Tutti gli stabilimenti italiani rimangono aperti

Un altro punto della bozza di accordo riguarda la mancata chiusura del sito di Cerreto d’Esi. È prevista continuità produttiva, con ricorso ad ammortizzatori sociali fino a quando non sarà individuato un investitore per la reindustrializzazione dello stabilimento. Stesse attenzioni, seppure su un altro piano, anche per Porcia, in provincia di Pordenone, dove l’azienda si impegna a mantenere circa il 70 per cento della produzione di lavasciuga salvaguardando volumi produttivi e occupazionali, almeno nella fase di transizione. A Forlì confermati i piano e forni a gas fascia medio-alta con 15 milioni di investimenti, mentre a Susegana, in provincia di Treviso, si continueranno a fare frigoriferi di fascia medio alta, oltre alla gamma premium e svizzera. A Solaro, in provincia di Milano, si produrranno lavastoviglie con un impegno di 35 milioni.

Il capitolo investimenti

Per il periodo 2027-2029 Electrolux indica un investimento complessivo di 100 milioni di euro destinati in misura del 75 per cento allo sviluppo di prodotti e per il 25 per cento alle innovazioni dei processi.

Conferme dalla Cina sul trilaterale Xi-Trump-Putin

La Cina ha confermato di essere in contatto con Stati Uniti e Russia riguardo a un possibile incontro trilaterale tra i rispettivi presidenti Xi Jinping, Donald Trump e Vladimir Putin, che potrebbe svolgersi in occasione del vertice Asia-Pacific Economic Cooperation (Apec), in programma a Shenzhen il 18 e 19 novembre.

Conferme dalla Cina sul trilaterale Xi-Trump-Putin
Donald Trump (Imagoeconomica).

Trump preferirebbe però parlare di disarmo nucleare

«La Cina è in contatto con le parti interessate», ha dichiarato Mao Ning, portavoce del Ministero degli Esteri di Pechino.Secondo quanto ricostruito a metà ottobre dal Wall Street Journal è stato Putin, durante una telefonata con Trump avvenuta il 9 del mese, a proporre un vertice trilaterale con Xi per discutere della fine della guerra in Ucraina senza Volodymyr Zelensky, in modo da negoziare a condizioni favorevoli per Mosca. Pechino, sempre secondo quanto riportato dalle fonti del Wsj, avrebbe indicato di non volersi opporre in caso di via libera di Trump all’incontro. The Donald da parte sua ha dichiarato di essere pronto a tenere un trilaterale con gli altri due leader, sottolineando però di voler discutere soprattutto del disarmo nucleare e non della fine della guerra iniziata a febbraio del 2022. Questo perché, ha spiegato, «francamente la Russia si è comportata in modo abbastanza normale nei confronti dell’Ucraina».

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato

Le elezioni di metà mandato andate in scena negli Usa hanno ribaltato il Congresso a stelle e strisce: i Democratici, fino a ieri in minoranza sia alla Camera che al Senato, potranno contare su maggioranze più ampie di quelle previste dai sondaggi fino a pochi giorni fa. Un durissimo colpo per Donald Trump (che si è giù autoproclamato ‘Mr Veto’) e il suo Partito repubblicano. Cosa faranno i Democratici con il potere appena acquisito e quale impatto avranno i risultati sulla corsa alla Casa Bianca del 2028? Resta ancora da capire, ma intanto ecco i cinque punti chiave delle Midterm 2026 evidenziati da The Hill.

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
Voto negli Usa per le elezioni di midterm (Ansa).

È arrivata un’onda blu, anzi uno tsunami

I Democratici godevano del favore dei sondaggi. L’America progressista, però, nutriva anche timori per un possibile exploit di The Donald, abituato a ottenere risultati migliori di quanto previsto dai sondaggi. Alcuni esperti avevano ipotizzato che le vittorie schiaccianti di un singolo schieramento appartenessero ormai al passato, a causa di una crescente polarizzazione politica e della manipolazione dei collegi elettorali. Gli elettori hanno smentito questa tesi. Altro che onda blu: si è trattato di uno tsunami.

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
Donald Trump (Ansa).

La sconfitta della dialettica trumpiana

Annusando la sconfitta, Trump ha esortato i suoi sostenitori a votare come se sulla scheda elettorale ci fosse stato il suo nome. Ha girato gli Usa tenendo comizi pensati per galvanizzare la base MAGA. Ha attaccato i Democratici usando espressioni sconvenevoli, anche per i suoi standard. Non è servito a nulla. Più che la paura dei comunisti e dell’Iran, ha potuto il malcontento riguardo il costo della vita, l’economia e la figura stessa di Trump.

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
James Talarico (Ansa).

Terremoto in Texas: il Lone Star State è dem

Negli ultimi decenni in Texas si sono infranti a più riprese i sogni dei Democratici. Ma ora c’è stata la svolta anche nel Lone Star State: l’astro nascente dem James Talarico ha infatti sconfitto in modo netto il procuratore generale dello Stato Ken Paxton nella contesa per un seggio al Senato e, ancor più sorprendentemente, il governatore repubblicano uscente Greg Abbott (alla ricerca del quarto mandato) è stato battuto dalla deputata statale dem Gina Hinojosa, che sarà la prima persona di origine latina a guidare il Texas (qui le altre ‘prime volte’ di queste Midterm).

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
Gina Hinojosa (Ansa).

I Democratici hanno vinto le sfide più accese

I Democratici si sono aggiudicati le tre competizioni elettorali più accese. In Michigan si è aggiudicato il seggio al Senato Abdul El-Sayed, oggetto di attacchi islamofobi da parte di Trump, che lo ha ripetutamente etichettato come “jihadista”. El-Sayed, primo senatore musulmano del Paese, ha dovuto anche superare le difficoltà poste dall’endorsement della collega di partito Haley Stevens, da lui sconfitta alle primarie, per il suo avversario repubblicano, Mike Rogers. In Ohio è stata eletta governatrice Amy Acton, che ha battuto Vivek Ramaswamy: quest’ultimo aveva diffuso uno spot in cui la madre della rivale (le due non hanno rapporti) definiva una bugiarda la figlia, che aveva denunciato di aver subito abusi sessuali dal patrigno. Visto l’esito del voto, la ‘trovata’ di Ramaswamy si è rivelata controproducente. Infine c’è il già citato Texas con Talarico, che ha dovuto affrontare insinuazioni sulla sua sessualità avanzate da esponenti repubblicani (compreso il vicepresidente JD Vance) e le prese in giro di Trump, che lo aveva ribattezzato ‘Talafreako’.

Usa, i cinque punti chiave delle elezioni di metà mandato
Abdul El-Sayed circodato da suoi sostenitori (Ansa).

I sondaggisti possono tirare un sospiro di sollievo

Questa tornata elettorale si è rivelata positiva per i sondaggisti. Era infatti attesa una valanga blu e così è stato: il ribaltamento del Congresso è arrivato. Il settore, rimasto scottato dalle Presidenziali del 2024, può insomma tirare un sospiro di sollievo. Un altro errore clamoroso avrebbe reso ancora più pressanti gli interrogativi sul loro operato.

Dall’Iran alla Cina, le reazioni al voto di midterm negli Usa

La sconfitta dei repubblicani e di Donald Trump alle elezioni di midterm ha già fatto il giro del mondo, innescando le prime reazioni tra le cancellerie internazionali.

Iran: «Gli americani hanno detto no alla guerra»

«Per coscienza o per il costo della vita, gli americani hanno detto NO ALLA GUERRA, e noi sosteniamo questo messaggio», ha scritto su X Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento dell’Iran e capo negoziatore nei colloqui con gli Stati Uniti. «Se il governo statunitense tradirà la volontà della propria opinione pubblica per servire i suoi padroni internazionali e i ricattatori scoprirà che il nostro NO si accompagnerà a un incubo», ha aggiunto.

Cina: «Disposti a continuare a collaborare con gli Usa»

La Cina, da parte sua, ha dichiarato di essere disposta a continuare a collaborare con gli Stati Uniti. Queste le parole della portavoce del ministero degli Esteri, Mao Ning, durante un briefing: «Le elezioni di metà mandato sono una questione interna agli Stati Uniti. Pechino è disposta a continuare a lavorare con gli Usa per sostenere e attuare l’importante consenso raggiunto dai due capi di Stato, rafforzare la comunicazione, gestire adeguatamente le divergenze, ampliare la cooperazione e costruire una relazione sino-statunitense costruttiva e strategicamente stabile, basata sui principi di rispetto, equità e reciprocità».

Obama: «Rimbocchiamoci le maniche»

«Gli americani hanno mandato un messaggio chiaro. Vogliono una politica che unisca le persone anziché dividerle e leader che offrano soluzioni concrete alle sfide». Così Barack Obama in un post su X in cui afferma che «questi risultati sono stati possibili solo perché candidati straordinari si sono fatti avanti in ogni regione del Paese con background diversi, rappresentando un ampio ventaglio di orientamenti politici, uniti da valori condivisi, dalla convinzione nel servizio pubblico e dall’impegno a mettere al primo posto le persone dei loro distretti e stati». «Sebbene questa amministrazione abbia ancora due anni in carica, il nostro compito ora è rimboccarci le maniche, apportare cambiamenti ovunque sia in nostro potere, impedire ulteriori danni e gettare le basi per il futuro», ha concluso l’ex presidente americano.

Meloni: «Ne parliamo in un altro momento»

«Di America parliamo in un altro momento. Adesso è la Festa delle forze armate, il 4 novembre». Così la premier italiana Giorgia Meloni ha risposto ai cronisti che le hanno chiesto un commento sulle elezioni di midterm a margine della celebrazione per il 4 novembre all’Altare della patria. «Vedo che vi interessa molto la festa della Repubblica e delle forze armate», ha aggiunto la leader di Fratelli d’Italia.

Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm

In una storica notte elettorale, i vincitori delle Midterm hanno abbattuto barriere di lunga data, segnando traguardi inediti legati all’appartenenza etnica e all’orientamento sessuale. Tra i vincitori figurano infatti Keisha Lance Bottoms, la prima donna nera a diventare governatrice di uno Stato Usa, e il primo senatore dichiaratamente gay, cioè il democratico del New Hampshire Chris Pappas. Ma sono solo alcuni esempi.

Le prime volte tra i governatori

Lance Bottoms, ex sindaca di Atlanta, è diventata la prima donna nera a essere eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti, riportando la massima carica della Georgia ai democratici per la prima volta dal 2002 (quando era stato sconfitto Roy Barnes, eletto quattro anni prima). Lance Bottoms, che era stata tra le donne presa in considerazione come candidata alla vicepresidenza da Joe Biden, sul sito della sua campagna si presenta come discendente di una famiglia di schiavi di una piantagione, nel profondo Sud segnato dalla schiavitù e dalla segregazione razziale. Deb Haaland, appartenente alla tribù Laguna Pueblo, è diventata la prima donna indigena a essere eletta governatrice di uno Stato Usa, il New Mexico. In precedenza Haaland aveva ricoperto l’incarico di Segretario agli Interni nell’Amministrazione Biden, diventando la prima nativa americana a guidare un dicastero del governo federale. Gina Hinojosa, prima donna a guidare il Texas dal 1995, è la prima governatrice di origine latina dello Stato: scalzato il repubblicano Greg Abbott, rimasto in carica per tre mandati. Amy Acton, prima esponente del Partito Democratico a conquistare la carica di governatore dell’Ohio dal 2006, è anche la prima donna in assoluto a essere eletta per tale incarico. Lo stesso è successo nel Minnesota con un’altra governatrice democratica: Amy Klobuchar. Storica vittoria del democratico Xavier Becerra in California, primo latino eletto direttamente a ricoprire la carica di governatore: Romualdo Pacheco aveva assunto lo stesso incarico nel 1875, ma non grazie al voto dei cittadini. Byron Donalds, che consolida il predominio del GOP in quello che un tempo era uno Stato in bilico, è invece il primo governatore repubblicano nero della Florida.

Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm
Le storiche prime volte di queste elezioni di midterm

Le prime volte al Congresso

Per quanto riguarda il Congresso, Pappas ha conquistato il seggio vacante del New Hampshire, diventando il primo uomo dichiaratamente omosessuale a essere eletto al Senato degli Stati Uniti. La vicegovernatrice dem del Minnesota Peggy Flanagan, di origini (anche) algonchine, è la prima donna indigena nella storia degli Stati Uniti a essere eletta al Senato. Abdul El-Sayed, tra gli astri nascenti del Partito democratico, ha vinto la competizione elettorale in Michigan e sarà il primo musulmano a sedere in Senato. Sempre in casa dem, Annie Andrews è la prima donna eletta senatrice per la Carolina del Sud, mentre Melat Kiros diventerà la prima donna nera a rappresentare il Colorado al Congresso. Claire Valdez, invece, è la prima donna nativa americana a essere eletta al Congresso per lo Stato di New York. Passando ai repubblicani, Julia Letlow è invece la prima donna del suo partito a essere eletta al Senato in Louisiana.

Elezioni midterm, l’ironia di Musk: «I miei laser per interferire col voto stavolta non hanno funzionato»

«Pare che i miei laser per interferire con le elezioni stavolta non abbiano funzionato». Così Elon Musk ha ironizzato su X dopo il risultato del voto di midterm negli Stati Uniti che ha visto una larga vittoria dei democratici, chiudendo la frase con l’emoji di un uomo che alza le spalle. Poco prima, il miliardario proprietario di Tesla e Space X, alleato del presidente Donald Trump, aveva così scritto: «I data center nello spazio sembrano davvero allettanti in questo momento».

Il magnate aveva investito quasi mezzo miliardo nella campagna elettorale

Il miliardario, che un anno e mezzo fa aveva litigato con il tycoon e voleva fondare un partito per togliere voti ai repubblicani, per questa campagna ha versato ai candidati del partito del presidente almeno 446 milioni di dollari. Si tratta del contributo elettorale più elevato di sempre, quasi il doppio di quello che lui stesso aveva donato a The Donald nelle presidenziali del 2024. Tra i «superdonatori» che hanno investito nella campagna repubblicana più di 100 milioni ci sono stati anche la famiglia Uihlein (spedizionieri del Wisconsin), che ha donato 150 milioni, e il finanziere della Pennsylvania Jeff Yass con 110 milioni. Secondo le stime della Federal election commission e di centri di monitoraggio come AdImpact, questa è stata la campagna più costosa di sempre con almeno 11,6 miliardi di dollari investiti. Più delle presidenziali di due anni prima che erano state, a loro volta, le più costose di sempre.

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora

L’attesa onda blu ha travolto Donald Trump, infliggendo ai repubblicani una sconfitta storica e cocente nelle elezioni di metà mandato. Il Grand old party ha perso il controllo sia della Camera, ed era previsto, sia del Senato, un risultato questo meno scontato. A perdere sono stati soprattutto i candidati imposti dal Presidente al suo partito, a vincere quelli da lui più dileggiati tra i democratici. Ora, dopo una approfondita analisi del voto, lo sguardo si sposta però sulle mosse del presidente Usa, che non ama le sconfitte, e sulla difficile convivenza che avrà con un congresso ostile.

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Donald Trump (Imagoeconomica)

La carica dei dem: da Ossoff a Talarico

Indiana 5, non un taxi ma un collegio della Camera, è stato poco dopo la mezzanotte italiana il primo segnale della débâcle repubblicana. Seguito dalla vittoria di larghissima misura dell’astro nascente dem Jon Ossoff in Georgia, e ancora di Roy Cooper in North Carolina, di Annie Andrews in South Carolina, del sindacalista indipendente Dan Osborn in Nebraska, di Adam Hamilton in Kansas dove i dem non vincevano dal 1932. Ce l’ha fatta anche Abdul El-Sayed in Michigan: è il primo senatore di religione musulmana. L’onda blu ha poi travolto il North Carolina, l’Ohio e l’Iowa. Clamorosa la vittoria di James Talarico in Texas dopo 38 anni di digiuno democratico al Senato. Non solo. Nello Stato della stella solitaria, Il governatore Greg Abbott ha ammesso la sconfitta contro la democratica Gina Hinojosa.

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora

Le ragioni del tracollo repubblicano

Ad aver voltato le spalle all’Elefantino sono stati soprattutto i giovani. Stando alla Cnn, il 65 per cento degli elettori tra i 18 e i 29 anni avrebbe votato per i democratici. Due anni fa si erano divisi nel sostegno a Trump e Kamala Harris. Tra gli ispanici la percentuale sfiorerebbe il 62 per cento. A pesare sono stati soprattutto l’aumento del costo della vita, della benzina, i dazi e l’attacco all’Iran, poi le drastiche misure anti-immigrazione e una politica estera troppo interventista. Ma anche i favori fatti alle lobby, soprattutto ai paperoni delle big tech, a scapito di quella classe media che due anni fa lo aveva premiato, il dilagare dei data center, il timore che l’Intelligenza artificiale possa mangiarsi i posti di lavoro dei blue collar, le nostre tute blu. Ma anche la subalternità al governo di Benjamin Netanyahu. Non a caso, martedì pomeriggio Trump aveva annunciato la fine degli aiuti militari a Tel Aviv. Insomma, molti di coloro che due anni fa avevano votato The Donald perché aveva promesso di aiutare i più deboli, si sono sentiti traditi dalla vicinanza a multimiliardari percepiti come al di sopra di ogni regola.

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Festeggiamenti dem in Michigan (Ansa).

La partita dei democratici in vista del 2028

Fin qui la cronaca di una notte durante la quale si sono ribaltati equilibri rimasti stabili, in alcuni casi, da decenni. Ora le incognite sono due: cosa farà Trump e cosa faranno i democratici. I dem infatti da domani potranno bloccare le nomine del presidente, decidere il calendario del Congresso, e potranno addirittura promuovere un impeachment contro il tycoon (difficile però che passi). E soprattutto dovranno capitalizzare un voto che è una bocciatura per l’inquilino della Casa Bianca. Per trasformarlo in una cambiale in bianco nel 2028 servirà però un ottimo candidato e una linea politica meno divisa tra moderati e progressisti. Come del resto ha ricordato Barack Obama. «Questa sera, il popolo americano ha lanciato un messaggio chiaro», ha postato su X l’ex presidente, «vuole una politica capace di unire le persone anziché dividerle e leader che propongano soluzioni concrete alle sfide che deve affrontare».

Mr VETO pronto a collaborare?

Trump dal canto suo ha commentato al New York Times che è «pronto ad accettare il risultato»: «Collaboreremo con i democratici; non vediamo l’ora di lavorare insieme a loro. Probabilmente troveremo un’intesa». Sui social, però, i toni erano stati decisamente meno concilianti. Il presidente nella serata aveva postato su Truth l’immagine di un berretto rosso con la scritta «VETO». «Il mio nome non era sulla scheda elettorale. Se lo fosse stato, avremmo vinto CON UNA VITTORIA SCHIACCIANTE!», aveva tenuto a precisare. Trump si è poi scagliato persino contro Fox News, definendo i sondaggi dell’emittente «un attacco premeditato, una stronzata (Bullshit)».

Trump sconfitto, i dem si prendono il Congresso: cosa succede ora
Il post di Trump su Truth.

L’incognita di un nuovo attacco all’Iran

Al di là dei commenti a caldo, il tycoon potrebbe, come ha già annunciato, mettere il veto sulle norme proposte dai dem, a cominciare da una maggiore assistenza sanitaria. Secondo gli analisti, però, questo non farebbe che mettere l’accento su progetti apprezzati dalla base. In politica estera il presidente ha poteri molto ampi, ma il Congresso potrebbe bloccare i fondi necessari, ad esempio, per proseguire gli attacchi in Iran, ma non potrà fermarli. Ora bisogna capire se Trump userà le prossime settimane se non i prossimi giorni per sferrare un attacco a Teheran o se rientrerà entro i confini come gli chiedono i sostenitori Maga. «La prima luce dell’alba è all’orizzonte», ha commentato il neo-eletto Ossoff, nuovo idolo democratico. Di certo lo schiaffone per il presidente è stato secco. Se sarà un’alba per i democratici lo si vedrà nel 2028: nel mezzo ci sono due anni di braccio di ferro tra Trump e Congresso e un presidente ferito che venderà cara la pelle.

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