Poste Italiane, innovazione e sostenibilità con il progetto Smart building

Poste italiane si conferma un punto di riferimento nei processi di sostenibilità ambientale e di innovazione tecnologica grazie al programma strategico Smart building, avviato già da alcuni anni con l’obiettivo di incrementare l’efficienza energetica e ridurre l’impatto ambientale del patrimonio immobiliare del Gruppo, che è tra i più grandi tra le aziende del Paese con quasi 15 mila edifici tra sedi direzionali, grandi hub, centro di distribuzione e uffici postali.

Cosa prevede il progetto

Il progetto Smart building prevede l’implementazione diffusa di sensori evoluti, piattaforme di Building management system (Bms) e soluzioni di energy management integrato, in grado di raccogliere e analizzare in tempo reale i dati relativi ai consumi energetici e alle condizioni microclimatiche, sia interne sia esterne agli edifici. Tali sistemi consentono una regolazione automatica e dinamica degli impianti di illuminazione, climatizzazione invernale ed estiva e ventilazione, ottimizzandone le prestazioni in funzione dell’effettivo utilizzo degli spazi. A completamento dell’approccio tecnologico, il piano Smart building include interventi strutturali mirati, quali la sostituzione degli impianti obsoleti con soluzioni ad alta efficienza, la riqualificazione energetica degli immobili per il miglioramento delle prestazioni dell’involucro edilizio e la progressiva decarbonizzazione dei sistemi di climatizzazione. In particolare, sono previste la dismissione degli impianti alimentati a gasolio a favore del gas metano e l’adozione di pompe di calore elettriche, compatibili con l’integrazione di fonti energetiche rinnovabili. Questo insieme coordinato di interventi consente a Poste italiane di perseguire obiettivi concreti di riduzione dei consumi, delle emissioni climalteranti e dei costi operativi, in linea con le migliori pratiche europee in materia di smart infrastructure e transizione energetica.

David di Donatello, “Le città di pianura” di Sossai fa incetta di candidature

Annunciate le candidature della 71esima edizione dei David di Donatello. Le città di pianura di Francesco Sossai domina la selezione grazie a un elevato numero di candidature nelle principali categorie, tra cui miglior film, regia e sceneggiatura: ben 16.

Le città di pianura ha staccato La grazia di Paolo Sorrentino (14) e Le assaggiatrici di Silvio Soldini (13). Tutti e tre i film sono stati inseriti nella cinquina per il miglior film, assieme a Cinque secondi di Paolo Virzì e Fuori di Mario Martone.

I cinque registi in lizza per il David di Donatello

Per quanto riguarda la regia, la cinquina è composta da quattro dei cineasti già citati: Sossai, Sorrentino, Soldini e Martone, a cui si aggiunge Gabriele Mainetti per La città proibita.

I candidati come miglior attore protagonista

Per le interpretazioni, si contendono la statuetta di miglior attore protagonista Valerio Mastandrea (Cinque secondi), Claudio Santamaria (Il nibbio), Toni Servillo (La grazia), Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano (Le città di pianura).

Le candidate come miglior attrice protagonista

Come miglior attrice protagonista sono in lizza in sei: Valeria Bruni Tedeschi (Duse), Barbara Ronchi (Elisa), Valeria Golino (Fuori), Aurora Quattrocchi (Gioia mia), Anna Ferzetti (La grazia) e Tecla Insolia (Primavera).

La cinquina per il miglior film internazionale

Nella categoria internazionale, la cinquina comprende Una battaglia dopo l’altra di Paul Thomas Anderson, Io sono ancora qui di Walter Salles, The brutalist di Brady Corbet, La voce di Hind Rajab di Kaouther Ben Hania e Un semplice incidente di Jafar Panahi.

Solo una candidatura per il film campione d’incassi

Curiosità: i due film che hanno incassato di più durante la stagione, cioè Buen Camino di Checco Zalone e Follemente di Paolo Genovese hanno ricevuto solo una candidatura: quella per la miglior canzone originale. La cerimonia di consegna dei David di Donatello andrà in onda mercoledì 6 maggio, in prima serata su Rai 1.

Gravina, l’uomo che dà la colpa agli altri e resta incollato alla poltrona

C’era una volta il calcio italiano delle notti magiche. Oggi c’è Zenica, Bosnia-Erzegovina, un campo da Serie D, 9.500 spettatori e un’intera nazione che guarda l’abisso per la terza volta consecutiva. Tre Mondiali saltati. Tre. Non uno, che poteva essere sfortuna. Non due, che poteva essere crisi. Tre, che è un certificato di morte (sportiva). E chi ha firmato il certificato? Facciamo i nomi, che in Italia si fa sempre troppa fatica a farli.

Gravina, l’uomo che dà la colpa agli altri e resta incollato alla poltrona
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Partiamo dal commissario tecnico, Rino Gattuso. L’uomo che il mainstream giornalistico tratta come un passante generoso che si è immolato per darci una mano. Peccato che quel passante avesse un curriculum che farebbe rabbrividire un direttore delle risorse umane di qualsiasi azienda del Pianeta: esonerato al Milan, incapace di portare il Napoli in Champions con la stessa rosa con cui Luciano Spalletti sfiorò lo scudetto, e poi il pellegrinaggio tra Valencia, Marsiglia, Hajduk Spalato, raccogliendo macerie ovunque. Ma Ringhio piace, ha la faccia giusta, le signore lo adorerebbero come babysitter. Il problema è che non doveva fare il babysitter: doveva portare l’Italia al Mondiale.

Bastoni, il simbolo dell’antisportività primo responsabile del fallimento

E invece cosa ha fatto? Ha convocato Alessandro Bastoni, l’uomo che poche settimane prima era diventato il simbolo dell’antisportività per via di quella simulazione con successiva esultanza che ha deciso il campionato. Un calciatore che psicologicamente non reggeva la pressione, e che puntualmente prima dell’intervallo è scivolato sull’avversario lanciato in porta con la grazia di un elefante sul ghiaccio, beccandosi il rosso e lasciando la Nazionale in 10 uomini. La faccia peggiore dell’Italia, l’ha definita qualcuno. Difficile dargli torto.

Gravina, l’uomo che dà la colpa agli altri e resta incollato alla poltrona
Alessandro Bastoni contro Pierre Kalulu durante Inter-Juve del 14 febbraio 2026 (foto Ansa).

Ma il capolavoro tattico di Gattuso è stato un altro. E cioè tenere in panchina Marco Palestra, che era il più in forma di tutti per distacco, per poi buttarlo dentro solo nella ripresa. Il ct si è ostinato con Mateo Retegui, che non stava in piedi. E poi, il colpo di genio definitivo: ai rigori ha mandato sul dischetto Pio Esposito, un ventenne a cui tremava il labbro prima di calciare. Un ragazzino spedito ad affrontare il leone nel Colosseo, con il peso di 60 milioni di italiani sulle spalle. Tiro alto, ovviamente. Come quello di Bryan Cristante, che ha centrato la traversa. Ma come si fa? In quale universo parallelo un allenatore che non ha vinto nulla nella sua carriera, a parte una Coppa Italia, ha il diritto di gestire momenti simili?

Due Mondiali mancati e la figuraccia a Euro 2024

Eppure Gattuso è solo il sintomo. La malattia ha un nome preciso: Gabriele Gravina. Il presidente della Federcalcio che è riuscito nell’impresa storica di inanellare non uno, ma due Mondiali mancati sotto la sua gestione. Con in mezzo la figuraccia all’Europeo 2024, dove siamo stati eliminati dalla Svizzera agli ottavi di finale. E, dettaglio non trascurabile, un’indagine per appropriazione indebita e autoriciclaggio, che in Italia evidentemente fa curriculum.

Gravina, l’uomo che dà la colpa agli altri e resta incollato alla poltrona
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Gravina dopo le disfatte non si dimette. Non lo ha fatto post Macedonia (2022) né post Svizzera (2024) né post Bosnia (2026). Ora tutti invocano il suo passo indietro, addirittura sono state lanciare delle uova contro la sede della Figc di via Allegri a Roma. Eppure in conferenza stampa il presidente ha confermato Gattuso, Gianluigi Buffon e Leonardo Bonucci. Confermando anche se stesso. Ha parlato di Consiglio federale, di sedi deputate, di riflessioni approfondite. Tradotto dal burocratese: sto seduto sulla mia poltrona da quasi mezzo milione l’anno e non mi schiodo.

E, intorno a lui, le figurine dei trionfi del 2006 e del 2021. Buffon, Bonucci, appuntati sulla maglia azzurra come feticci di una gloria passata, senza competenza alcuna per i ruoli che ricoprono. Fabio Caressa a Sky ha detto che Buffon e Gattuso volevano dimettersi e Gravina li ha fermati. Certamente il sistema si auto-protegge. Si blinda. Si perpetua. Come nel 2022, quando all’indomani della Macedonia Gravina non esonerò Roberto Mancini per salvare se stesso, e Mancini poi scappò in Arabia Saudita, gettando le premesse per il disastro Spalletti e poi per questo ennesimo fallimento epocale.

Guardate il tennis: Binaghi ha fatto funzionare il movimento

Ma il vero schiaffo arriva da fuori il calcio. Guardate il tennis. Angelo Binaghi ha preso un movimento che non esisteva e lo ha trasformato in una potenza mondiale. Ha aperto scuole federali, investito sui bambini, costruito un sistema. Il risultato? Jannik Sinner, Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e una generazione intera di campioni. Il tennis italiano domina il mondo perché qualcuno ha avuto la visione e la competenza per costruire qualcosa dal basso.

Gravina, l’uomo che dà la colpa agli altri e resta incollato alla poltrona
Angelo Binaghi, presidente della Federtennis (foto Imagoeconomica).

E il calcio? Qui non esiste nulla di tutto questo. Niente scuole federali che funzionano, niente progetto di sviluppo dei talenti. È tutto abbandonato alle squadre di club, che legittimamente guardano ai profitti e alle vittorie, non al movimento. Le Iene documentarono anni fa il sistema di raccomandazioni che inquinava i settori giovanili. La Francia, quella che sforna talenti a nastro, ha un modello di formazione che funziona perché è il sistema federale a gestirlo. Noi abbiamo Gravina che convoca il Consiglio federale per farsi ridare la fiducia da potentati a libro paga.

I politici chiedono le dimissioni: ma dove eravate fino a ieri?

E la politica? Oggi tutti a chiedere dimissioni. La Lega, il meloniano Federico Mollicone, la seconda carica dello Stato Ignazio La Russa, il ministro dello Sport Andrea Abodi. Perfetto. Ma dove eravate fino a ieri? Chi ha supportato Gravina per tutti questi anni? Chi ha permesso che il calcio italiano marcisse in questo modo? Il governo che oggi chiede le dimissioni è lo stesso che ha sempre sostenuto il sistema. L’indignazione a posteriori è il più italiano dei vizi.

Gravina, l’uomo che dà la colpa agli altri e resta incollato alla poltrona
Ignazio La Russa (Imagoeconomica).

Tre generazioni di ventenni non hanno mai visto l’Italia ai Mondiali. Non sanno cosa siano le notti magiche, non conoscono l’ebbrezza di un gol azzurro nella competizione più importante. E non la conosceranno almeno fino al 2030, se va bene. Perché con questa classe dirigente non c’è nessuna garanzia.

Come si farebbe in qualsiasi azienda seria, i responsabili devono andare a casa

Gattuso fuori. Buffon fuori. Bonucci fuori. Gravina fuori. Tutti fuori. Non dimissioni concordate, non Consigli federali addomesticati, non conferme in conferenza stampa. Via. Come si farebbe in qualsiasi azienda seria del mondo dopo un fallimento di queste proporzioni.
Oppure, come dice Il Fatto Quotidiano, meritiamo di scomparire dal calcio mondiale. Anzi, siamo già scomparsi. E il responsabile ha un nome e un cognome.

Il comitato condotta della Camera formalizza la sanzione a Delmastro

Il comitato consultivo sulla condotta dei deputati formalizzerà la sanzione nei confronti di Andrea Delmastro per la pubblicazione non tempestiva, nella dichiarazione patrimoniale, delle sue quote poi cedute della società Le 5 forchette. Quest’ultima è titolare del ristorante Bisteccheria d’Italia gestito da Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, accusato di essere un prestanome del clan Senese. La comunicazione tardiva con cui l’ex sottosegretario alla Giustizia ha integrato la documentazione non è quindi servita a evitare una dichiarazione di censura di tipo reputazionale, che verrà letta dal presidente della Camera Lorenzo Fontana in aula.

Intesa Sanpaolo partecipa a un finanziamento per sistemi di accumulo energetico in Nevada

La divisione IMI Corporate & Investment banking di Intesa Sanpaolo, guidata da Mauro Micillo, ha partecipato, insieme a un pool di banche internazionali, a un finanziamento di circa 290 milioni di dollari a favore della realizzazione e gestione del progetto Roccasecca, un sistema di accumulo energetico a batteria da 127 MW / 506 MWh attualmente in costruzione a Boulder City, in Nevada. Secondo le previsioni, dovrebbe entrare in esercizio commerciale nel 2026 contribuendo a rafforzare l’efficienza e la flessibilità della rete elettrica nel mercato energetico del Sud-Ovest degli Stati Uniti.

Si rafforza la presenza di Intesa nel mercato energetico statunitense

Il finanziamento si inserisce nell’ambito della vendita del progetto Roccasecca da parte di Iown Energy, per conto del proprio cliente Eolus North America, a Desri, uno dei principali produttori indipendenti di energia. Nel finanziamento, la divisione IMI CIB, insieme ad altre banche internazionali, ha agito come coordinating lead arranger, confermando il ruolo di Intesa Sanpaolo come partner di riferimento in operazioni complesse di project finance, in particolare nel settore delle energie rinnovabili. L’iniziativa, inoltre, rafforza ulteriormente la presenza della banca negli Stati Uniti, un mercato strategico in cui la divisione IMI CIB continua a sostenere lo sviluppo di infrastrutture energetiche sostenibili e resilienti. Tra gli altri progetti che hanno visto Intesa a supporto di operazioni nell’ambito delle energie rinnovabili in tutto il Paese, si citano il finanziamento di Big Muddy in Illinois, uno dei più rilevanti impianti fotovoltaici del Midwest.

Una piattaforma consolidata nelle Americhe

Intesa Sanpaolo vanta una presenza consolidata negli Usa attraverso i propri uffici e filiali dedicate alle attività di corporate banking e alle operazioni cross-border. Nel corso degli anni, il Gruppo guidato dal ceo Carlo Messina ha supportato importanti clienti corporate e istituzioni finanziarie in operazioni strategiche nei settori infrastrutture, energia e industria. Attraverso operazioni come questa, Intesa continua a sostenere lo sviluppo di infrastrutture sostenibili nei principali mercati internazionali, rafforzando il proprio ruolo di partner finanziario nella transizione energetica globale.

Abodi sfiducia Gravina dopo la disfatta dell’Italia contro la Bosnia

Parlando a margine del premio Citta’ dei Giovani 2026’, all’indomani della mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di calcio il ministro dello Sport Andrea Abodi ha “sfiduciato” Gabriele Gravina, presidente della Figc di cui in tanti – nel mondo della politica e non solo – stanno chiedendo le dimissioni. «Penso che quando un’organizzazione nel suo complesso buca un Mondiale è chiaro che i vertici devono assumersi le responsabilità. Credo che prima ci sia la coscienza individuale e questo sembra non emergere minimamente, mi aspetto risposte più centrate dal presidente della Federcalcio».

LEGGI ANCHE: Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni

Abodi: «C’è bisogno di rifondare il calcio italiano»

Quando uscimmo dal Mondiale in Brasile Giancarlo Abete si dimise, lo stesso fece Carlo Tavecchio nel 2018 con un commissariamento doppio anche della Lega di A», ha dichiarato poi Abodi. Che, a proposito del possibile commissariamento della Figc da parte del Coni, ha aggiunto: «Parlando con Luciano Buonfiglio (presidente del Comitato Olimpico Nazionale Italiano, ndr) ho rinnovato a valutare tutte le forme tecniche compatibili, perché potrebbero esserci i presupposti». Inoltre: «Quando per tre edizioni non ci qualifichiamo sarebbe bene fare delle riflessioni e che ci sarebbe bisogno di rifondare il calcio italiano. Non è un giorno normale e non può soddisfare lo scaricabarile dicendo che aspettavamo di più dalle istituzioni. Bisogna avere un contegno e cercare la vittoria con pianificazioni e non per un fatto incidentale».

Trump ha detto che l’Iran ha chiesto un cessate il fuoco: la replica dei pasdaran

Donald Trump ha scritto su Truth che «il nuovo presidente del regime iraniano», ossia la Guida Suprema Mojtaba Khamenei, «molto meno radicalizzato e ben più intelligente dei suoi predecessori», ha «appena chiesto agli Stati Uniti un cessate il fuoco». Il presidente americano ha poi affermato che lo stop agli attacchi potrà avvenire «quando lo Stretto di Hormuz sarà aperto, libero e sgombro». Fino ad allora, ha sottolineato, gli Usa continueranno «a bombardare l’Iran fino a ridurlo in polvere o, come si suol dire, a riportarlo all’età della pietra».

Trump aveva parlato di fine dei raid «entro tre settimane»

Poche ore prima, Trump aveva affermato che gli Stati Uniti potrebbero porre fine agli attacchi contro l’Iran «entro due o tre settimane», aggiungendo che Teheran non dovrà accettare un accordo come condizione per la fine della guerra: «È irrilevante. Quando riterremo che non saranno più in grado di sviluppare un’arma nucleare, allora ce ne andremo». Difficile capire dove voglia andare a parare il presidente Usa, sempre che abbia (più o meno) una strategia. Dalle ultime affermazioni sembra voler concedere altre 2-3 settimane all’Iran, prima di un’ondata di raid volti a cancellare il suo programma nucleare e riaprire con la forza lo Stretto di Hormuz. Tra l’altro, la Casa Bianca ha annunciato che Trump terrà un discorso alla nazione alle 21 di mercoledì primo aprile (le 3 di giovedì in Italia) «per fornire un importante aggiornamento sull’Iran».

La replica dei pasdaran: «Da Trump ridicole messinscene»

Subito dopo le ultime affermazioni di Trump, i Guardiani della rivoluzione hanno ribadito che lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per il commercio mondiale, resterà chiuso. «È saldamente e sotto il pieno controllo della Marina della Guardia Rivoluzionaria e non sarà aperto ai nemici di questa nazione per le ridicole messinscene del presidente degli Stati Uniti», si legge in una nota riportata dall’agenzia Fars. «Bisogna continuare a ricorrere alla leva strategica del blocco dello Stretto di Hormuz»: è quanto riporta un testo di Mojtaba Khamenei, riproposto sui canali social della Guida Suprema dopo le parole di Trump.

Sociale, l’iniziativa solidale di Accademia IC sbarca in Campania

“La rete della solidarietà continua a crescere e ad abbracciare nuovi territori: il progetto Piggy, fortemente voluto da Accademia Iniziativa Comune, sbarca anche a Casoria (Campania) e a Isernia (Molise), portando con sé un messaggio semplice ma potente fatto di partecipazione, condivisione e sostegno alle famiglie. Un piccolo gesto che diventa grande grazie al contributo di tutti: monete, donazioni spontanee, ma anche pensieri, attenzione e vicinanza. Un’iniziativa che si fonda su libertà e inclusione, perché chiunque può partecipare, senza obblighi, secondo le proprie possibilità”. Ad affermarlo è Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia IC e presidente della associazione Bandiera Bianca, che racconta lo sviluppo della iniziativa di solidarietà e raccolta fondi nata per offrire un aiuto concreto alle famiglie più fragili e indigenti della comunità. “Dopo il successo nelle prime sedi, l’arrivo del nostro progetto a Casoria ed Isernia rappresenta un nuovo tassello di un percorso più ampio, promosso dall’Accademia Iniziativa Comune, che punta a rafforzare il legame tra cittadini e territorio. Ogni Piggy diventa un punto di riferimento: un luogo simbolico in cui la comunità si riconosce e si attiva. Non si tratta solo di raccolta fondi, ma di costruire relazioni, sensibilizzare e stimolare una cultura della solidarietà diffusa. In un tempo in cui spesso si pensa che servano grandi risorse per fare la differenza – continua Carmela Tiso -, noi dimostriamo il contrario: sono i piccoli gesti, ripetuti e condivisi, a generare un impatto reale. Una moneta lasciata oggi può trasformarsi in un aiuto concreto domani. Un gesto semplice può accendere una catena di solidarietà capace di coinvolgere intere comunità”. L’iniziativa è presente nelle sedi Labor-Istituto di Patronato, localizzate su tutto il territorio nazionale e che assiste gratuitamente i cittadini. Le donazioni sono libere, spontanee e anonime. E le somme raccolte verranno destinate a famiglie bisognose individuate in collaborazione con i servizi sociali comunali, enti del territorio o la Chiesa. Le operazioni avverranno nel rispetto di trasparenza, tracciabilità e dignità dei beneficiari, secondo procedure condivise e documentate. Le risorse raccolte, insieme ai contributi solidali di Accademia IC, saranno utilizzate per sostegno alimentare, assistenza sociale e iniziative solidali a favore delle persone più fragili della comunità. “Anche Isernia e Casoria dunque entrano nella nostra rete di città e territori che scelgono di mettersi in gioco, diventando protagonisti di un cambiamento positivo. Un segnale importante, che dimostra come la partecipazione attiva dei cittadini sia la vera forza delle comunità: un’energia capace di costruire futuro, partendo dal presente”, chiosa Tiso.

L'articolo Sociale, l’iniziativa solidale di Accademia IC sbarca in Campania proviene da Le Cronache.

È morto il giornalista Roberto Arditti

È morto a causa di un infarto il giornalista Roberto Arditti. Aveva 60 anni. Da dicembre del 2008 a gennaio del 2010 era stato direttore de Il Tempo, continuando poi a collaborare con il quotidiano come editorialista. In precedenza, dal 1992 al 1997, era stato alla guida delle news di RTL 102.5. Aveva inoltre collaborato con Il Foglio e Linkiesta. Dal 2018 era direttore editoriale di Formiche.

Aveva iniziato la carriera nelle istituzioni

Prima di passare al giornalismo, Arditti – che era stato dirigente della Gioventù Repubblicana – aveva iniziato il suo percorso professionale nelle istituzioni, lavorando al Senato accanto a Giovanni Spadolini. Il ritorno alla comunicazione politica era avvenuto col governo Berlusconi II, insediatosi nel 2001, durante il quale era stato portavoce del ministro dell’Interno Claudio Scajola. Nel corso della carriera Arditti era stato anche autore della trasmissione Porta a Porta. Tra i tanti incarichi ricoperti pure quello di direttore comunicazione e relazioni esterne di Expo 2015. Aveva inoltre fondato insieme con Swg la società di consulenza strategica Kratesis.

Il mister X per federare la sinistra secondo Bindi e le altre pillole del giorno

Mister X inizia a prendere forma. L’Italia non andrà ai Mondiali di calcio per (almeno) 16 anni, ma ora c’è un’altra mission apparentemente impossible da provare ad affrontare: unire il centrosinistra. Con un mediatore, facilitatore, federatore, chiamatelo come vi pare. Qualcuno ha provato a spulciare tra i nomi degli ex diccì, ma quei profili si adattano meglio al toto-Quirinale. Tra le più divertite in questo giochino della caccia al nome sembra esserci Rosy Bindi. Che, dopo aver detto di avere in testa una “carta coperta” (papa, non papessa, spiace per Silvia Salis), ha parlato al Corriere della sera: serve «un facilitatore di programma che costringa Elly Schlein e Giuseppe Conte a superare le antinomie. Una cosa di buon senso. Che poi, potrebbe anche essere il candidato premier». Tipo chi? Circolano i nomi di Roberto Gualtieri, Antonio Decaro, Gaetano Manfredi, Ernesto Maria Ruffini. Ma secondo Bindi ci vuole qualcuno «riconosciuto, che non sia in competizione. Altrimenti non si risolve il problema». Magari un Romano Prodi più giovane? «Esatto», ha risposto l’ex presidente del Partito democratico. Tutti gli indizi portano a… Pier Luigi Bersani, 12 anni meno anziano del Professore (74 contro 86), di certo non proprio una ventata di freschezza. Sarebbe il cavallo giusto su cui puntare? «Ora devo proprio andare», ha tagliato corto Bindi, sfoderando la mossa-Stefania Craxi (che per svicolare è arrivata a dire ai giornalisti di dover andare dal parrucchiere). E comunque qualcuno che tifa per la sindaca di Genova c’è, per esempio l’ex ministro M5s e fondatore di Primavera Vincenzo Spadafora: «Io resto convinto che se Salis partecipasse alle Primarie le vincerebbe. Ma rispetto quello che deciderà», ha detto in un colloquio con La Stampa.

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Mattarella diserta Napoli per il maltempo

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha annullato il viaggio a Napoli dove, secondo l’agenda istituzionale, avrebbe dovuto partecipare alla cerimonia organizzata in occasione del 103esimo anniversario di costituzione dell’Aeronautica militare. La decisione del capo dello Stato è stata motivata con le pessime condizioni meteorologiche previste nel capoluogo campano. E pensare che Fiorello avrebbe potuto “giocare” facilmente sulla visita napoletana presidenziale, dato che nelle sue imitazioni a La Pennicanza su Rai Radio 2 prende di mira sia Mattarella sia il governatore della Regione Campania Roberto Fico, che nella cerimonia doveva stringere la mano al capo dello Stato.

Tra Zangrillo e Pichetto non mettere il Piemonte

In Piemonte, con Forza Italia che vanta oltre 10 mila tesseramenti – di cui la metà fra Torino e Cuneo -, viene evocato il nome del ministro Paolo Zangrillo per guidare nella Regione, per un secondo mandato, il partito berlusconiano. Ma c’è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, che pare non gradire: e lui è stato pure coordinatore regionale forzista dal 2014 al 2018, anche se c’è chi ne parla sempre dicendo che «non l’hanno visto arrivare», un po’ come accade con Elly Schlein nel Pd. Eppure sta sempre dappertutto, in particolare su ogni dossier “caldo”, non solo nel governo ma anche nel partito. E allora, come capita sempre, tra i due litiganti potrebbe godere un terzo, ossia Roberto Rosso, attualmente segretario provinciale a Torino. Anche se viene definito come «vicino a Maurizio Gasparri», cioè «il perdente delle ultime settimane». Comunque di quote rosa tra gli azzurri, in Piemonte, nemmeno a parlarne…

Il mister X per federare la sinistra secondo Bindi e le altre pillole del giorno
Il mister X per federare la sinistra secondo Bindi e le altre pillole del giorno
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Tornano i Craxi. E pure Sigonella…

«Neanche a farlo apposta, abbiamo portato Stefania Craxi al posto di Maurizio Gasparri, alla guida del gruppo di Forza Italia al Senato, e dopo lei torna pure la storia di Sigonella»: la nemesi storica appare nei racconti dei forzisti, che contano anche le presenze televisive di Bobo Craxi, chiamato per evocare cosa successe in quel lontano 1985. Ora che il ministro della Difesa Guido Crosetto ha negato Sigonella agli aerei statunitensi, non resta che riparlare di Bettino invitando i suoi eredi.

Copasir, l’Artico, Cuperlo e il ricordo di Pomicino

Si avvicina Pasqua, ma le giornate sono intense per i parlamentari, alle prese con i lavori delle commissioni, e non solo. Mercoledì primo aprile a Palazzo San Macuto il Copasir, ossia il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ospita l’audizione di Giovanni Caravelli, direttore dell’Aise, l’Agenzia informazioni per la sicurezza esterna. Subito dopo, il comitato permanente sulla politica estera per l’Artico ascolterà Paul McCarthy, senior research fellow per gli affari europei al Margaret Thatcher Center for Freedom della Heritage Foundation, nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulle dinamiche geopolitiche nella regione dell’Artico. Nella sala della Lupa di Montecitorio, presentazione del libro di Gianni Cuperlo La frontiera ferita – Guerre, fascismo, foibe, esodo, con il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana, Gianfranco Fini e Luciano Violante. Infine, nell’aula di Montecitorio verrà commemorato il democristiano Paolo Cirino Pomicino, morto il 21 marzo a 86 anni. E nella giornata del 2 aprile la Camera aderirà «visibilmente» all’iniziativa della Giornata mondiale della consapevolezza sull’autismo, con la facciata di Montecitorio che sarà illuminata di colore blu.

Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?

«È una cosa che non posso negare, però sono molto riservata nella mia vita privata». Così, alla fine dell’intervista a Money Talk, la giornalista Claudia Conte ha confessato – col sorriso – di avere una relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Piazzando una bella bombetta sul governo Meloni. Impossibile non pensare all’affaire Sangiuliano-Boccia. Anche se i due casi non sono sovrapponibili, visto che alla giornalista, attrice, scrittrice, conduttrice e opinionista tv – classe 92 – non sembra essere stato promesso alcun incarico istituzionale.

I sospetti sulle comparsate di Claudia Conte a eventi ufficiali

Fatto sta che l’immagine di Piantedosi, sposato con una collega Prefetta, ne uscirebbe piuttosto ammaccata. Anche perché, come aveva evidenziato Dagospia, ci si chiedeva come mai la giornalista-opinionista presenziasse con costanza a eventi pubblici e istituzionali, postasse sui social sue foto con ministri e politici (molto Boccia-style), arrivando a essere la presentatrice ufficiale della Amerigo Vespucci. Chi l’ha sponsorizzata?

Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?
Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?
Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?
Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?
Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?
Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?

E se ci fosse la manina di FdI dietro il trappolone a Piantedosi?

Ma la vera domanda è perché confessare la relazione con Piantedosi proprio ora, mentre il centrodestra è alle prese con i repulisti in FdI e Forza Italia e tentazioni di rimpasti? La risposta potrebbe arrivare non tanto dall’intervistata ma dall’intervistatore. Perché la confessione (che aveva tutta l’aria di essere preparata) su Money è stata concessa a Marco Gaetani, voce di Radio Atreju, membro del dipartimento comunicazione di Fratelli d’Italia nonché Presidente della sezione leccese di Gioventù Nazionale.

Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?
Marco Gaetani (Fb).

A pensar male si potrebbe dunque intravedere la manina dei meloniani dietro il trappolone teso a Piantedosi. E pensando anche peggio, supporre che spingendolo a lasciare il Viminale, la poltrona di Piantedosi sarebbe bella e pronta per Matteo Salvini che da anni non aspetta altro. E smetterebbe di essere una mina vagante per Meloni. E questa sì è una «cosa che non si può negare».

Perché Claudia Conte ha ammesso proprio ora una relazione con Piantedosi?
Matteo Salvini (Imagoeconomica).


Incidenti lavoro: colpito da trave in cantiere, muore operaio

Un operaio di 39 anni ha perso la vita oggi in seguito a un incidente sul lavoro in un cantiere a Sicignano degli Alburni, nel Salernitano. Secondo una prima ipotesi, l’uomo, originario di Vibonati (Salerno), sarebbe stato colpito, per cause in corso di accertamento, da una trave. Ma quanto accaduto e’ in fase di ricostruzione da parte dei carabinieri della Compagnia di Eboli. Sul posto e’ intervenuto anche il personale dello Spsal dell’Asl. Quello di oggi e’ il secondo infortunio mortale sul lavoro in 48 ore in provincia di Salerno. Lunedi’ scorso, in uno stabilimento industriale a Bellizz

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Fonderie Pisano, assemblea-presidio dei lavoratori

Continua la mobilitazione degli operai delle Fonderie Pisano. I lavoratori, nella mattinata di oggi, mercoledì 1° aprile, con il supporto dei sindacati, hanno tenuto una assemblea-presidio nei pressi dello stabilimento di Fratte,

 

Chiedono una soluzione definitiva per il futuro  dopo il provvedimento della Regione Campania di diniego dell’Autorizzazione integrata ambientale che ha stoppato le attività dell’opificio di Fratte.

Intanto la famiglia Pisano, attraverso il proprio legale, l’avvocato Lorenzo Lentini, ha presentato ricorso al Tar contro il provvedimento.

La discussione è fissata, a seguito di istanza di anticipazione dei tempi, per il prossimo 15 aprile.

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Ruggi, ferisce con bottiglia di vetro 2 guardie giurate, arrestato

La sera del 26 marzo u.s. personale dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Salerno ha proceduto all’arresto di M. L. per lesioni personali aggravate.

 

Secondo la ricostruzione operata dalla polizia giudiziaria, l’indagato, presso il Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliera “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, in stato di alterazione alcolica, utilizzando un frammento di bottiglia in vetro, aveva aggredito due guardie particolari giurate addetti alla sicurezza causando loro lesioni personali giudicate guaribili rispettivamente in 10 e 7 giorni.

Successivamente si allontanava a bordo di un’autovettura: rintracciato nell’immediatezza dagli operatori, veniva deferito in stato di libertà per guida in stato di ebbrezza alcoolica.

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Il caso dell’incontro Conte-Zampolli e la replica dell’ex premier a Libero

«Oggi il direttore di Libero ed ex portavoce di Meloni Mario Sechi riempie la prima pagina del suo giornale, di proprietà di un deputato della maggioranza Meloni, con illazioni e fantasmagoriche teorie sul mio incontro, avvenuto in un luogo pubblico, pensate, con l‘inviato speciale del presidente Trump che me ne aveva fatto formale richiesta e, peraltro, nel corso di giornate in cui sta incontrando vari esponenti istituzionali in Italia». Così Giuseppe Conte ha risposto a un editoriale di Sechi sul suo incontro con l’imprenditore Paolo Zampolli, andato in scena in un ristorante di Roma. Ecco cosa è successo.

I due avrebbero parlato della possibilità di un ritorno di Conte a Palazzo Chigi

L’incontro tra Conte e Zampolli, arrivato in un momento in cui il M5s è molto critico nei confronti della Casa Bianca, è avvenuto all’ora di pranzo del 31 marzo nel ristorante Sanlorenzo, in via dei Chiavari. Libero ha pubblicato anche due scatti che ritraggono i commensali, i quali sono rimasti assieme meno di due ore. Secondo il quotidiano, durante il colloquio si è parlato delle ambizioni di Conte sul Campo largo e sulla possibilità di un ritorno a Palazzo Chigi dopo le prossime elezioni – secondo un sondaggio, qualora dovessero esserci le primarie nel centrosinistra per designare il candidato premier, il leader pentastellato sarebbe favorito.

La giornalista Claudia Conte ha ammesso di avere una relazione con Piantedosi

Intervistata da Money.it, confermando le indiscrezioni di Dagospia la giornalista, scrittrice, conduttrice e opinionista tv Claudia Conte ha ammesso di avere una relazione con il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi: «È una cosa che non posso negare, però sono molto riservata nella mia vita privata». C’è però un problema: il titolare del Viminale è sposato con Paola Berardino, prefetto di Grosseto, da cui ha avuto due figlie.

La giornalista Claudia Conte ha ammesso di avere una relazione con Piantedosi
La giornalista Claudia Conte ha ammesso di avere una relazione con Piantedosi
La giornalista Claudia Conte ha ammesso di avere una relazione con Piantedosi
La giornalista Claudia Conte ha ammesso di avere una relazione con Piantedosi
La giornalista Claudia Conte ha ammesso di avere una relazione con Piantedosi

Da qualche tempo Conte è una presenza fissa a eventi pubblici e istituzionali

«Da sempre attenta ai diritti umani e impegnata nel contrasto alle mafie» e volto «volto e producer di grandi eventi in collaborazione con Ministeri, Ambasciate, Regioni e Comuni, Santa Sede ed Enti del Terzo Settore come Fondazione Bambino Gesù, Fondazione della Shoah, Unicef, Comunità di Sant’Egidio», come si legge sul suo sito web, la classe 1992 Conte negli ultimi tempi è diventata una presenza fissa a eventi pubblici e istituzionali, comparendo peraltro in numerose foto sui social assieme a importanti politici, come il 63enne Piantedosi.

Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia

Marina Berlusconi c’è. E l’ha dimostrato. La famiglia di Arcore ha finito di guardare da spettatrice quello che accade in Forza Italia, partito che vive grazie a una fideiussione di 100 milioni di euro proprio degli eredi del Cavaliere. Dopo circa un anno e mezzo in cui Marina e Pier Silvio hanno mandato qualsiasi tipo di messaggi ad Antonio Tajani sul rinnovamento del partito, in fatto di volti, idee e diritti civili, la famiglia ha deciso di entrare a gamba tesa. Si deve all’input di Marina, con l’avallo di Pier Silvio, se 14 senatori hanno sfiduciato Maurizio Gasparri, sostituito da Stefania Craxi alla presidenza dei senatori azzurri (Gasparri a sua volta ha preso il posto della figlia di Bettino a capo della commissione Esteri-Difesa di Palazzo Madama). Ma una cosa è certa: l’operazione rinnovamento (se così si può definire) non può fermarsi a Gasparri, ne va della credibilità del colpo di spugna di Arcore.

Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Stefania Craxi e Maurizio Gasparri (Imagoeconomica).

Dall’immancabile Letta a Mulè: i fedelissimi di Marina B

La primogenita del Cav ha approfittato del repulisti di Giorgia Meloni nel governo per dare una scossa al ‘suo’ partito, dopo la grande delusione del referendum. In questo blitz, che prevede lo stop ai congressi regionali e la sostituzione di Paolo Barelli alla Camera, Marina è stata coadiuvata da un pezzo di partito a lei vicina, e da un gruppo ancora più ristretto che può essere considerato il suo cerchio magico. Oltre all’immancabile Gianni Letta, eminenza azzurrina ai tempi di Silvio, tornato in auge dopo essere stato messo in ombra dai vertici laziocentrici di FI, ne fanno parte innanzitutto i rappresentanti più in vista della minoranza interna: Giorgio Mulè – particolarmente ascoltato da Marina B – Deborah Bergamini e Alessandro Cattaneo. Non è un caso che la poltrona di Barelli se la giochino proprio Mulè e Bergamini (data per favorita). Discorso a parte per Licia Ronzulli, pezzo forte della minoranza azzurra sebbene non sia esattamente nelle grazie di Marina.

Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia

Le orecchie di Arcore nei Palazzi

Ma ci sono altri azzurri con cui la presidente Fininvest si consulta regolarmente, al telefono o vis-à-vis a pranzo nella sua dimora in corso Venezia a Milano. Come la deputata Cristina Rossello, il ministro Paolo Zangrillo (fratello minore Alberto, medico di Berlusconi), l’ex spin doctor del Cavaliere Andrea Orsini e la sottosegretaria ai Rapporti con il parlamento Matilde Siracusano, compagna del governatore calabrese Roberto Occhiuto. Sono le orecchie di Marina nei Palazzi romani e con loro discute e mette a punto strategie. Naturalmente tra coloro con cui Marina interagisce più spesso ci sono anche Occhiuto e il governatore piemontese Alberto Cirio. Infine, in Parlamento può fare affidamento su Alberto Barachini, Paolo Emilio Russo, l’ex dirigente del Milan e amico di Silvio, Adriano Galliani, e la stessa Stefania Craxi. I ben informati raccontano che la primogenita di B abbia in qualche modo riallacciato i rapporti anche con Francesca Pascale. Dopo averla ascoltata parlare in tv su diritti civili e rinnovamento forzista, sembra che abbia preso il telefono per chiamare l’ex compagna del padre. Che, ricordiamolo, era stata sfrattata da Arcore nel 2017 con tanto di comunicato stampa e buonuscita milionaria proprio perché voleva avere più potere decisionale nel partito. A lei subentrò la ben più tranquilla Fascina.

Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia

La raccolta firme contro Barelli e le resistenze di Tajani

Nel frattempo l’incontro chiesto da Tajani a Marina sembra sia stato rimandato a dopo Pasqua, quindi per ora la posizione di Barelli è congelata. Ma nell’incontro è probabile che la presidente di Fininvest chieda al segretario azzurro di procedere col cambio a Montecitorio, forte anche del fatto che forse più della metà dei 54 deputati si è schierata con la primogenita. È partita anche una raccolta firme, che però è stata subito bloccata: non si vuole replicare lo stesso copione di Palazzo Madama. Forse per richiesta dello stesso Tajani: Barelli non deve subire la stessa umiliazione di Gasparri, ovvero non deve essere sfiduciato. Sarà sostituito e basta, destinato ad altro incarico e poi si voterà il nuovo presidente dei deputati. Sotto questo aspetto Tajani avrebbe ricevuto garanzie dagli emissari di Arcore.

Il cerchio magico di Marina Berlusconi e la road map per la ‘nuova’ Forza Italia
Antonio Tajani con Paolo Barelli (Imagoeconomica).

Il nodo dei congressi regionali e il possibile ritorno in campo di Occhiuto

Ma il ministro degli Esteri spingerà anche per tenere in vita i famosi congressi regionali, che blinderebbero la sua leadership, mentre la minoranza vorrebbe evitarli, come ha sottolineato anche Occhiuto in un’intervista alla Stampa. «Forza Italia sia più liberale, facciamo entrare aria nuova. Tessere e congressi non interessano a nessuno», ha dichiarato il governatore della Calabria. Che è tornato a nuova vita dopo essersi eclissato in seguito alla convention di dicembre. In quell’occasione Occhiuto aveva lanciato la sua scalata al partito rivelando di volersi candidare al congresso contro Tajani, salvo poi cambiare idea, forse proprio a causa dei numeri a lui ostili nei congressi locali. Se le assise non si terranno, come chiede la minoranza d’accordo con Marina, a quel punto Occhiuto potrebbe anche ripensarci e scendere in campo per la leadership al congresso nazionale previsto nel 2027. Un passo alla volta, però. Prima c’è da pensare a sostituire Barelli a Montecitorio. 

LEGGI ANCHE: Il rinnovamento secondo Marina Berlusconi? Forza Italia resta il partito dell’azienda

Salernitana, Cosmi striglia la truppa

di Marco De Martino

SALERNO – La Salernitana si è ritrovata ieri pomeriggio, 48 ore dopo la disfatta di Potenza, per cominciare la preparazione in vista del derby di Pasquetta contro il Benevento. Serse Cosmi (nella foto di Guglielmo Gambardella) ha tenuto a rapporto il gruppo prima di cominciare la seduta per analizzare i motivi di un passo falso inatteso e che ha nuovamente aperto quelle vecchie ferite che, dopo tre vittorie consecutive, sembravano ormai essersi rimarginate. Notizie confortanti sono giunte dall’infermeria, che ha restituito al trainer della Salernitana tre pedine importanti. Infatti ieri pomeriggio Mirko Antonucci e Vladimir Golemic si sono allenati regolarmente con i compagni e sono dunque abili ed arruolabili per la gara di lunedì prossimo. Anche Matteo Arena, fermo dal derby contro la Casertana per un problema muscolare, ha lavorato parzialmente con il gruppo e potrebbe strappare la convocazione per la sfida contro il Benevento. Nulla da fare, invece, per Filippo Berra e Roberto Inglese, ancora alle prese con i rispettivi problemi fisici e costretti ad un lavoro differenziato. Per quanto riguarda la seduta di ieri, svolta sotto la pioggia ed al gelo presso il centro sportivo Mary Rosy, gli uomini guidati da mister Serse Cosmi hanno aperto la seduta con un lavoro aerobico seguito da esercitazioni sul possesso palla e partite a pressione. Il tecnico della Salernitana ha intenzione di aumentare i giri del motore con un ulteriore carico di lavoro. Infatti per quest’oggi Cosmi ed il suo staff hanno programmato una doppia seduta a partire dalle 10, sempre al Mary Rosy. Un modo per strigliare il gruppo attraverso l’unico metodo in cui Cosmi crede di poter cambiare le cose e dare la sterzata decisiva alla stagione.
LA DESIGNAZIONE Intanto ieri è stato designato il fischietto che dirigerà il derby di Pasquetta: si tratta di Marco Di Loreto di Terni, il quale sarà coadiuvato dagli assistenti Simone Della Mea (Udine) e Matteo Lauri (Gubbio), dal Quarto Ufficiale Alessandro Silvestri (Roma 1) e dall’operatore Fvs Luigi Ferraro (Frattamaggiore). Per Di Loreto sarà di scena all’Arechi per la terza volta in stagione: ha infatti già diretto Salernitana-Siracusa, decisa da un rigore di Knezovic, e Salernitana-Trapani terminata 1-1.
GIUDICE SPORTIVO Ieri come di consueto è stata anche giornata di decisioni da parte del giudice sportivo. Per una volta non è stata coinvolta la Salernitana, mentre il Benevento ha perso per un turno l’attaccante Manconi che salterà dunque il derby dell’Arechi.

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Scuola, firmato il nuovo contratto: aumento di 143 euro per i docenti

L’Aran e i sindacati hanno firmato il rinnovo del contratto istruzione e ricerca per il 2025/27, che prevede ulteriori incrementi retributivi mensili di 143 euro per i docenti e di 107 euro per gli ata oltre agli arretrati, pari a 855 euro per i docenti e 633 euro per gli ata. «Ci siamo definitivamente lasciati alle spalle la stagione dei blocchi e dei ritardi contrattuali. La nostra priorità è quella di migliorare sempre più le condizioni retributive e di welfare del personale della scuola», ha detto il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara. Il collega della Pubblica amministrazione, Paolo Zangillo, ha aggiunto il contratto è stato siglato da tutte le rappresentanze sindacali di categoria inclusa la Cgil.

Cosa prevede il nuovo contratto

L’accordo definisce gli incrementi mensili lordi degli stipendi tabellari, erogati in tre tranche annuali – 1° gennaio 2025, 1° gennaio 2026 e 1° gennaio 2027 – comprensive dell’anticipazione Ipca già corrisposta. A regime, dal 1° gennaio 2027, l’incremento medio per l’intero comparto è pari a 137 euro lordi per 13 mensilità. Per il personale docente della scuola, come anticipato, l’aumento medio sale a 143 euro lordi per 13 mensilità. Sommando gli incrementi dei tre contratti consecutivi – 2019-2021, 2022-2024 e 2025-2027 – il comparto registra aumenti strutturali pari a 395 euro per 13 mensilità come media di comparto e 412 euro per 13 mensilità per il personale docente. Poiché l’ipotesi di accordo viene sottoscritta nel corso del secondo anno del periodo contrattuale di riferimento, il personale maturerà arretrati per la quota di incremento non ancora corrisposta. Calcolati al 30 giugno 2026, gli importi stimati vanno da circa 815 euro a circa 1.250 euro. L’intesa riguarda circa 1,2 milioni di dipendenti pubblici che operano nelle istituzioni scolastiche ed educative, nelle università, negli enti pubblici di ricerca e nelle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam).

Salerno. Verso il voto, chi ha tradito chi?

di Alfonso Malangone*

Salerno. Verso il voto, chi ha tradito chi?Per un cittadino che vive il quotidiano al di fuori della politica, appare davvero difficile comprendere il motivo del dibattito in atto nel coordinamento che aveva aggregato le forze politiche di opposizione nella precedente consiliatura. In effetti, se si voleva evitare la rottura della comune esperienza, sarebbe stato sufficiente parlare e agire di conseguenza. Non sembra che questo sia avvenuto, salvo errore, visto che in molte riunioni il confronto sarebbe stato segnato da una decisa contrapposizione pur in presenza di dichiarazioni volte a richiamare l’opportunità di un percorso unitario, non subordinato a volontà estranee forse provenienti da Napoli o da Roma. A queste volontà, magari, qualcuno potrebbe aver pensato di consegnare gli scalpi dei vinti a maggior gloria, come se in gioco ci fossero le sorti della nazione e non solo il futuro di una Comunità alla quale assicurare il benessere e la qualità della vita. In sostanza, la rottura si potrebbe attribuire ad una impostazione sovracomunale della consultazione elettorale, valutandola occasione idonea a far prevalere la presunta superiorità del partito di appartenenza. In luogo di realizzare ponti e non alzare muri, si sarebbero alzati muri e non realizzati ponti, mirando pure a circoscrivere con perimetri geometrici le libere espressioni dei portatori di sentimenti e umanità frutto di personali visioni morali, estranee alle politica e acquisite in percorsi scolastici neppure esclusivi delle strutture ecclesiali. Perché, i principi della giustizia, dell’equità, del rispetto, della convivenza solidale, si stratificano naturalmente nella società, lungo il cammino di civiltà, pur dopo l’illuminismo della ragione. Non si tratta di una ricchezza esclusiva degli iscritti ai partiti, laddove ne siano effettivi portatori, né possono considerarsi espressione della visione religiosa di chi gode del privilegio di credere. Anche perché, sotto la dichiarata professione di fede, chissà se praticata, spesso si nascondono tradimenti che farebbero invidia a chi vendette la sua anima per un piatto di fagioli. Accadde in questi giorni e accade ancora oggi. Di fronte a episodi efferati, sono le libere reazioni dei cittadini, pur se non aggregati in strutture complesse, a dimostrare quanto sia sentito il bisogno della difesa delle regole sociali e morali della Comunità. In verità, nessun vestito dovrebbe essere indossato in una campagna elettorale comunale se non quello della Città. E, nessuna posizione di parte potrebbe assicurare il benessere dei cittadini se non quella disposta ad ascoltarne le voci delle loro anime. Ci pensò Menenio Agrippa, 2.500 anni fa, cioè prima del messaggio religioso. a esaltare i vantaggi della concordia tra le classi sociali per la sopravvivenza dello Stato, paragonando la società a un corpo umano e spiegando la necessità della cooperazione, dell’interdipendenza, del concorso di tutte le sue parti per garantirne l’equilibrato sviluppo. Ora, se questo concetto è parte integrante di una coscienza civile, la soluzione da adottare nella gestione di una unità complessa, come può essere una Città, non può essere quella di far prevalere una singola visione su ogni altra, ma di integrarle opportunamente affinché il risultato finale possa essere a beneficio dell’intera Comunità. Posizioni preminenti, condizionate da convinzioni ideologiche, possono infatti causare ulteriori diversità e squilibri, così contrastando l’armonica crescita di ogni componente. Né sono utili soluzioni preconfezionate, cioè non generate da conoscenze e coscienze, perché non in grado di sviluppare il massimo livello di solidarietà e condivisione. Così, se nuovi equilibri appaiono indispensabili in campo economico, assistenziale e sociale, per favorire il recupero delle posizioni più deboli, in altri sono necessari provvedimenti non escludenti, né esclusivi, per assicurare a ciascun cittadino il diritto di essere parte attiva nell’ambito di un rinnovato contesto sociale complessivo. La mobilità, l’urbanistica, lo sport, la cultura, il tempo libero, ed altro ancora, sono argomenti che interessano tutti, anche se non tutti ne sono coinvolti. L’ambiente e il territorio, invece, sono da considerare come bene comune e da gestire con la finalità di garantire la vita con la possibilità di godere, del sole, del mare, del panorama, dell’aria, dell’acqua, del profumo dei fiori e, magari, di notte, di vedere le stelle. Sono scelte da fare ascoltando la voce del cuore, applicando ragioni che, talora, la ragione non conosce. Per tutto questo, sarebbe stato giusto fare qualche passo di più in avanti e, forse, in alto, se davvero si voleva confermare la cooperazione tra partiti e forze civiche per la prossima campagna elettorale. Non è stato possibile, e questo rende difficile raggiungere quel risultato finale che, almeno a parole, tutti ancora dichiarano essere l’obiettivo primario. Purtroppo, i fatti dimostrano, pure ad abbondanza, che indossare i colori non aiuta a unire se non sono combinati da un esperto armocromista. Del resto, si sa, neppure è facile ottenere la Gioconda semplicemente mischiando le tinte del Pantone. Così, serve a poco chiedersi nel gruppo ‘chi ha tradito chi?’, quando gli unici a potersi permettere di porre la domanda dovrebbero essere i cittadini, Qualcuno ha detto che il miglior modo per predire il futuro, è crearlo. Il gruppo civico di Ali per la Città si è impegnato in questo, offrendo un contributo pubblico di idee ora condivise dal patto elettorale che ha candidato a sindaco l’ing. Armando Zambrano. Sono proposte prive di visioni politiche che intendono realizzare una Città Nuova, moderna, rivitalizzata nelle componenti economiche e risanata nella qualità ambientale in un contesto di maggiore partecipazione democratica. Perché, una Città senza mare, non è democratica; una Città senza cultura, non è democratica; una Città senza impianti sportivi, non è democratica; una Città senza identità, non è democratica; una Città senza verde, non è democratica, una Città senza futuro, non è democratica. Salerno ha davvero bisogno di amore. *Ali per la Città

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Con l’orchestra nel cuore

Di Olga Chieffi

E’ una rassegna, Sinfonie in Salone, lanciata dal già consigliere Antonia Willburger, catalizzatrice della Musica in città, la cui vocazione inclusiva e pubblica si è affermata quale spazio di incontro tra scuola, istituzioni e cittadinanza, nel segno della musica e dedicata per intero alle nuove generazioni. Il cartellone che è stato bissato, dopo il successo ottenuto nel 2025, è giunto con un ottimo riscontro di pubblico, al terzultimo appuntamento, che ha salutato protagonista l’orchestra scolastica dell’Istituto Comprensivo Barra-Mari, diretta dal Maestro Francesco D’Arcangelo. Vetrina prestigiosa questa offerta dal Comune di Salerno, con dei concerti in pomeridiana, il cui scopo è di porre a confronto i ragazzini che si affacciano al mondo della musica, con grande gioia, portando nella loro vita musicale, un ricordo di impegno e lavoro, che gli auguriamo di risolvere sempre “in avanti”, verso il futuro, verso una nuova scuola che è il liceo musicale, quindi il Conservatorio, per quanti siano convinti di intraprendere questa carriera. Solo una trentina d’anni or sono, era veramente difficile poter “uscire” in pubblico, si provava tanto e ci si esibiva poco, erano i Maestri stessi che pensavano a procurare spazi ed occasioni e, naturalmente per i più bravi, il cosiddetto “saggio”, poi, era il momento più alto del Conservatorio, al quale partecipavano per ascoltare allievi e docenti di ogni corso. Oggi invece, posso affermare con certezza che suonano tutti, in ogni dove e badando, nella maggior parte dei casi, veramente poco alla qualità, esibendo titoloni da far tremare le vene alle grandi orchestre. Si “esce” perché lo si deve, per vanto della scuola, progetti, per qualche titolo in più, che si cominciano a raccogliere, oramai, sin dalla culla, il concorsino, la produzione, la trasferta, oggi addirittura all’estero. E lo studio “vero”, testa, strumento e leggìo? Per obbedire veramente e con serietà ai dettami della scuola attuale ci vorrebbe qualche giornata di trentasei ore no stop. Ma, sposare una qualsiasi arte, sia essa la Musica, il Teatro, la Danza, la scrittura, le arti visive, significa dedicarsi ad esse 24 ore su 24, sino alla propria scomparsa. I ragazzini ascoltati al Salone dei Marmi, tra cui i figli d’arte Joseph D’Acunto accompagnato da papà Vincenzo e la madre Francesca Guerrasio e Niccolò Pittari, con il padre Francesco Pong in Scala per Turandot del centenario e mamma Lucrezia Benevento, pianista, hanno ancora la gioia assoluta, dentro, di fare musica, un sorriso e quel dàimon, che va coltivato, di suonare senza secondi fini, quali quello del titolicchio, del diplomino, della vetrinetta. Siamo certi che la dirigente, Maria Ida Chiumiento, e i Maestri Claudia De Simone (flauto), Tina Vicinanza, Domenico Spetrini ed Elena Petrella, (pianoforte), Alfonso Vietri (Violino), Carlo Inglese (chitarra), Andrea Sessa (percussioni), Loredana Laureana (sassofono) e lo stesso direttore Francesco D’Arcangelo (violoncello), sapranno mantenere nei loro allievi quel “profumo” dello studio assoluto. Il concerto è stato aperto dal Canto degli Italiani e dall’inno Europeo, ovvero il finale della IX Sinfonia di Ludwig Van Beethoven, con il suo An Die Freude, quest’ultimo in salsa rock. Contaminazioni, già dalle scuole medie, per un approccio plurilinguista, quindi, si è passati a due famosi numeri da “Die lustige witwe” di Franz Lehàr, il Tanzduett e Wie die Weiber Marsch, il settetto, con percussioni in grande spolvero, eseguiti con efficace collaborazione tra i ragazzini che, naturalmente, hanno letto spartiti adatti alla loro preparazione. Quindi, una pagina dell’ Edvard Grieg del Peer Gynt, op.23, “Nell’Antro del Re della Montagna”, sempre tendente a denotare un clima costruito con saldo senso formale e timbrico, per chiudere in bellezza con I Pirati dei Caraibi, colonna sonora di Hans Zimmer, il suo tema epico in progressione che schizza Jack Sparrow, il quale arriva su di una barca a remi e i sogni del più grande pirata di tutti i tempi, pari a quelli dei ragazzi, che hanno ricevuto il plauso del pubblico intervenuto, concedendo il bis.

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Trump afferma che la guerra in Iran «potrebbe finire in tre settimane» e rispolvera l’addio alla Nato

Donald Trump ha affermato dallo Studio Ovale che gli Stati Uniti porranno fine agli attacchi contro l’Iran «entro due o tre settimane», aggiungendo che Teheran non dovrà accettare un accordo come condizione per la fine della guerra. «È irrilevante. Quando riterremo che siano stati riportati indietro di molto, quasi all’età della pietra, e che non saranno più in grado di sviluppare un’arma nucleare, allora ce ne andremo», ha detto il presidente Usa, che in precedenza su Truth si era scagliato contro gli alleati europei «come il Regno Unito», che non possono rifornirsi di carburante per aerei a causa delle restrizioni imposte dallo Stretto di Hormuz: «Dovrebbero farsi coraggio, andare e prenderselo». La Casa Bianca ha poi annunciato che Trump terrà un discorso alla nazione alle 21 di mercoledì primo aprile (le 3 in Italia) «per fornire un importante aggiornamento sull’Iran», come ha spiegato la portavoce Karoline Leavitt.

Trump: «Sto valutando seriamente l’uscita degli Usa dalla Nato»

Intervistato dal Telegraph, Trump ha inoltre affermato che in questo momento sta «valutando seriamente», definita l’uscita degli Stati Uniti dalla Nato, definita «una tigre di carta», cosa che «sa anche Vladimir Putin». L’addio all’Alleanza atlantica, ha affermato, potrebbe arrivare dopo al fine della guerra in Medio Oriente. Evidenziando rapporti tesi con Keir Starmer, il tycoon ha poi detto che il Regno Unito non possiede una marina militare: «Siete troppo vecchi e avete portaerei che non funzionano», ha dichiarato riferendosi allo stato della flotta di navi da guerra britanniche.

Campagna: Busillo si ritira dalla candidatura

Attilio Busillo ufficializza la decisione di fare un passo indietro e rinunciare alla candidatura a sindaco, chiudendo di fatto una parentesi politica che si era aperta solo poche settimane fa. L’ex consigliere comunale, infatti, aveva annunciato pubblicamente la propria intenzione di candidarsi alla guida della città, dichiarandosi pronto a intraprendere la corsa verso Palazzo di Città. Nelle ultime ore, tuttavia, si erano rincorse diverse indiscrezioni su un possibile ripensamento, che avevano iniziato a delineare uno scenario diverso rispetto a quello iniziale. Voci che trovano ora una conferma ufficiale: Attilio Busillo non sarà candidato. Una decisione che, con ogni probabilità, è maturata a seguito di valutazioni politiche e personali, e che potrebbe avere ripercussioni sugli equilibri e sulle alleanze in vista delle prossime elezioni amministrative. Al momento, restano in campo gli altri nomi già emersi nel dibattito politico locale: Livio Moscato e Adele Amoruso, che continuano il proprio percorso in vista della competizione elettorale, in un quadro che resta comunque in evoluzione e aperto a possibili nuovi sviluppi.

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Il legale dei Caroccia: «Delmastro l’unico che ha teso una mano»

L’avvocato difensore di Miriam Caroccia e Mauro Caroccia, indagati per riciclaggio e intestazione fittizia di beni, ha dichiarato che «Andrea Delmastro andava alla Bisteccheria d’Italia (ndr il ristorante gestito dalla società Le 5 forchette di cui l’ex sottosegretario di Fdi era socio, sotto indagine perché sospettata di aver riciclato soldi del clan Senese) a mangiare con gli uomini della sua scorta, era un cliente ed è stato l’unico a tendere una mano a Mauro Caroccia a cui nel 2019 era stato bruciato il locale». «Nonostante abbia chiesto aiuto a tutti», ha aggiunto il legale, «è stato abbandonato e ha subito ulteriori aggressioni. Caroccia è vittima della criminalità organizzata».

L’avvocato: «I soldi sono stati messi da Delmastro»

Il difensore ha inoltre annunciato di voler chiedere ai magistrati «di dirci dove stanno i flussi di denaro della famiglia Senese perché, se ci fossero stati, credo che il mio assistito non sarebbe stato in questa condizione, lui non riusciva a portare da mangiare ai figli». E ancora: «L’apertura della società Le 5 forchette con la figlia Miriam è stata una scelta per sentirsi più tranquillo. Una parte della criminalità che lo vessava si è allontanata perché vedeva Delmastro frequentare il locale con la scorta, auto dello Stato. Pensava di cambiare vita. Diremo ai magistrati che non c’è un centesimo della criminalità organizzata ne Le 5 forchette, non c’entra nulla la famiglia Caroccia, non c’entra nulla la famiglia Senese. I soldi sono stati messi da Delmastro, questo lo chiariremo perché è tutto tracciato».

Tepedino, nuovo direttore della Fondazione Unisa

Antonio Manzo

Sarà il dottor Luigi Tepedino il nuovo direttore della Fondazione Universitaria di Salerno. E’ questo l’esito dell’avviso pubblico del presidente della Fondazione stessa Paola Adinolfi, entrata n carica con l’avvio del rettorato del prof D’Antonio. Il cda, al termine dei colloqui, analizzati i dossier delle agenzie esterne ed esaminata la documentazione prodotta dai candidati ha ritenuto il dottore Luigi Tepedino quale candidato più idoneo a ricoprire l’incarico di direttore della Fondazione. Luigi Tapedino è stato dal 2011 responsabile dell’avvocatura della Provincia di Salerno dopo aver iniziato la sua esperienza professionale come impiegato a tempo indeterminato in Deutsche Bank. Lui sostituirà la dottoressa Chiara Turco in servizio all’ateneo salernitano dal maggio 2014 e fino al gennaio scorso quale direttore generale della Fondazione e nominata dal rettore Loia dopo aver svolto diversi ruoli apicali all’interno dell’ateneo di Salerno. La gestione della Fondazione universitaria è particolarmente complessa: è il braccio operativo dei servizi per l’ateneo. Dalla cura del verde alla gestione dei i distributori, alla gestione della mensa. Recentemente la presidente Adinolfi che è succeduta a Caterina Miraglia e Antonio Piccolo ha richiesto al consiglio di amministrazione dell’università un incremento dei fondi da gestire per i servizi, con una cifra intorno ai sei milioni di euro. Il caso Sigma Ma la Fondazione Unisa dovrà misurarsi anche con la vicenda dell’azienda Sigma vincitrice di una gara europea per la gestione dei distributori automatici delle bevande. Ma proprio a Salerno è la stessa Sigma che gestisce i distributori in ospedali, uffici e distretti dell’Asl di Caserta cinque anni fa, nel 2021, ad essere raggiunta da una interdittiva antimafia della prefettura di Napoli. A motivare l’interiettiva contro la Sigma fu il coinvolgimento nell’ordinanza di custodia cautelare contro il clan Cimmino-Caiazzo di Guido Galano, imputato di associazione a delinquere di stampo camorristico e turbativa d’asta dal 2019 al 2021. Era il fratello del legale rappresentante della Sigma con forti interessi anche presso l’università di Salerno del titolare dell’azienda Nunzio Galano. A Nunzio e Guido Galano che operavano preso il Policlinico e il Cardarelli non furono riconosciute dal tribunale del riesame le aggravanti camorristiche che originariamente gli erano state contestate nell’ordinanza che colpiva il clan dei Cimmino-Caiazzo accusato di una serie di estorsioni e richieste di tangenti alle ditte vincitrici degli appalti banditi dalle aziende ospedaliere Cardarelli e Federico II-Policlinico.

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Il taglio delle accise sui carburanti sarà prorogato fino al 30 aprile

Tommaso Foti, ministro degli Affari europei e il Pnrr, ha confermato che la proroga del taglio delle accise sui carburanti, in scadenza il 7 aprile, è imminente. «Lo faremo in settimana, tra pochi giorni», ha detto Foti a Sky Tg24, parlando della misura attesa con urgenza da milioni di cittadini e operatori economici, vista l’impennata dei prezzi causata dalla guerra contro l’Iran, che ha spinto al rialzo le quotazioni del petrolio.

Il nuovo decreto è atteso in Cdm il 3 aprile

La proroga della misura, introdotta con il Dl Carburanti varato dal governo il 18 marzo e valido per 20 giorni, avverrà tramite un decreto legge, che renderà effettivo dall’8 aprile lo sconto da 24,4 centesimi al litro sulle accise di benzina e gasolio. Troppo macchinosa l’ipotesi di un emendamento al dl Carburanti in esame in Senato, in quanto la modifica sarebbe stata soggetta ai tempi della conversione. Il nuovo decreto è atteso in Consiglio dei ministri venerdì 3 aprile ed è destinato ad allungare il taglio per altri 23 giorni, dunque fino al 30 aprile.

Bonifici bloccati dal 2 al 6 aprile: cosa cambia e le alternative disponibili

Dal 2 al 6 aprile 2026, i bonifici bancari ordinari (quelli che solitamente impiegano una o due giornate lavorative per essere incassati dal beneficiario) saranno “bloccati“. In questo lasso di tempo, infatti, il sistema che gestisce i pagamenti tra le banche europee, la piattaforma dell’eurosistema Target2, si fermerà per le festività di Pasqua che, come da calendario pubblicato dalla Bce, comprendono anche il venerdì santo. Questo implica che tutti i bonifici ordinari saranno messi in coda a partire dalle 18 di giovedì 2 aprile e partiranno quando riprenderà il funzionamento, cioè dalla mattina del 7 aprile. La lunga pausa potrebbe influenzare i tempi di accredito degli stipendi e in alcuni casi delle pensioni.

Le alternative

Va specificato che Target2 gestisce lo scambio di denaro per quanto riguarda i bonfici ordinari. Dunque, i giroconti e i bonifici istantanei (che vengono gestiti da un’altra piattaforma, ovvero Tips) non subiranno alcuna interruzione e potranno essere utilizzati normalmente per trasferire i soldi. Trattandosi di un blocco legato alla chiusura per festività, non c’è alcun rischio che il denaro bonificato in prossimità dello stop venga perso o respinto al mittente. Arriverà sul conto corrente del destinatario a partire da martedì 7.

Elio Guadagno: “Oggi amministrare è come essere imprenditori”

di Arturo Calabrese

Sindaco di Ottati, il primo cittadino Elio Guadagno è tra i più giovani della provincia di Salerno. Da gennaio ricopre anche il ruolo di consigliere a Palazzo Sant’Agostino.

Sindaco, iniziamo da un bilancio…

“I tempi della burocrazia italiana purtroppo non fanno vedere ancora tutte le opere che avevamo progettato, che siamo riusciti a far finanziare e che si stanno realizzando. Credo che alcune siano altamente importanti e strategiche, finalizzate al lavoro. Il primo quinquennio lo abbiamo chiuso, nonostante il tempo del Covid e altre calamità naturali avute, con un bilancio di finanziamento a fondo perduto ottenuti, quindi senza ricorrere a mutui, per un totale di quasi 14 milioni di euro. Devo però dire che, la più grande opera di cui andiamo orgogliosi è l’opera di distensione che si è voluta realizzare tra la Comunità, senza badare ai vinti e ai vincitori. Ogni cittadino ha avuto considerazione. Abbiamo, appunto, creato Comunità. Ed un altro aspetto di cui andiamo fieri e su cui abbiamo lavorato tanto, è l’immagine di un piccolo borgo ma dinamico, conosciuto, di cui si parla per l’attività incessante che gli amministratori, di concerto con gli uffici e i Cittadini, conducono. Dunque, ci reputiamo soddisfatti ma si può sempre fare di più e meglio. Tutti sbagliamo, tanti errori abbiamo commesso e altri ancora ne commetteremo, ma di sicuro mai per un tornaconto personale e sempre senza malizia”.

È un piccolo centro, ma le attività non mancano…

“Abbiamo lavorato e stiamo lavorando incessantemente, su ogni fronte. Ma non passi il messaggio di essere arrivati al traguardo, perché un traguardo non c’è, semplicemente intendiamo ulteriormente incentivare il flusso di adrenalina tipico degli amministratori che producono risultati per la comunità, anteponendo sempre l’interesse collettivo a quello personale. Amministrare di questi tempi non è facile, ancor più nei piccolissimi comuni come il nostro. Si vive una forte penuria di risorse umane, economiche e, ci aggiungerei anche, di sentimenti di fiducia. La gente vive scetticismo, se non addirittura disaffezione per la politica. Vede i nostri territori in un declino demografico e socioeconomico importante, e pertanto si allontana, emigra. Qualcosa a riguardo però si inizia a percepire diversamente, soprattutto nei giovani che decidono di restare e anche rientrare”.

Da gennaio è anche consigliere provinciale: come vive questa esperienza?

“Un’esperienza diversa, che non consente una gestione diretta come quella che vivo in Municipio, anche per effetto delle limitazioni sia di funzioni che di rappresentatività a cui ha relegato le Province la Legge Delrio. Però non nego che mi ha generato un entusiasmo nuovo, così come una ovvia responsabilità per il ruolo e per la fiducia accordatami dai miei colleghi amministratori. Sono risultato il secondo più votato in termini di elettori dopo Giovanni Guzzo, con 99 amministratori che hanno apposto il mio nome, 74 dei quali delle aree interne. Sento, dunque, la responsabilità della fiducia datami, ma che deve ora tramutarsi in lavoro per il territorio, per i comuni e per gli amministratori, anche andando oltre le funzioni di preminenza provinciale. Mi sono state assegnate deleghe importanti, come la promozione del territorio e delle aree interne e la transizione digitale, tutte interconnesse tra loro, con una forte connessione con le sfide del futuro se si intendono le aree interne come le terre future e non di desolazione, anche per il tramite della valorizzazione di prodotti delle filiere agroalimentari-forestali e dell’infrastruttura digitale, sulla quale va assolutamente investito insieme a operatori del settore”.

Come stanno le aree interne e cosa può fare la cosa pubblica per esse?

“Innanzitutto, dobbiamo immaginare la nostra funzione di amministratori con piglio imprenditoriale, ottemperando al dettame normativo dell’art 3 della Costituzione che impone allo Stato di rimuovere gli ostacoli per lo sviluppo economico e sociale di tutti i Cittadini, superando quindi le diseguaglianze. Occorre investire sul patrimonio che si dispone: penso alle filiere agroalimentari e ai beni con modelli di innovazione sociali che vede i cittadini protagonisti dello sviluppo, sia come produttori che utilizzatori di servizi e beni. Fondamentale è il coinvolgimento della Comunità nei processi amministrativi dell’Ente, dando loro la parola, ascoltandone le ragioni, le preoccupazioni e le ambizioni. La partecipazione democratica è l’innovazione principale da costruire nelle aree interne. Abbiamo bisogno di restanza e tornanza sentimentale e non numerica: chi decide di vivere o tornare qui deve rimboccarsi le maniche, contribuire a sviluppare il tessuto socioeconomico e smettere il grigiore di chi si piange addosso, perché rischiamo di perdere anche chi ha voglia di fare qualcosa, sfiduciandoli. È chiaro che occorrono politiche nazionali e regionali mirate: penso alla fiscalità di vantaggio per le famiglie, i professionisti, le imprese; penso a flussi economici straordinari per infrastrutture viarie e digitali, housing d’accoglienza per anziani e famiglie, con procedure di spesa che derogano gli impianti normativi attuali, per la cui attuazione sono necessari decenni (se va bene!), stile ponte “Morandi” a Genova. Occorre un’azione di shock economico per i nostri territori, rendendoli attrattivi agli investimenti”.

Il Partito Socialista Italiano sta costruendo per un domani competitivo…

“Il PSI intende dire la propria ad ogni competizione, con competenza e proposte credibili. I successi delle scorse elezioni regionali, nelle quali si è passati da uno a tre consiglieri eletti, e provinciali, nelle quali si è passati da uno a due consiglieri eletti, sono frutto di un lavoro serio fatto sui territori e tra la gente. La nomina ad assessore regionale di Enzo Maraio, il nostro segretario nazionale, con deleghe fondamentali e strategiche quali turismo, promozione del territorio e transizione digitale, credo sia la giusta ricompensa ad un lavoro da egli condotto con sacrificio e impegno su tutto il territorio nazionale, ed anche della squadra che lo circonda. Penso ci siano tutti i margini per fare un buon lavoro in futuro, risultando attrattivi per altri militanti, soprattutto giovani, e per altri amministratori. Voglio riconoscere i meriti anche ad Andrea Volpe, che si è speso instancabilmente e per tutti, anche per le aree interne, pur essendo bacini di elettorato ridottissimi, e ciononostante ha raddoppiato i suoi voti rispetto alle elezioni regionali del 2020, perché la gente lo ha avvertito come riferimento costante e serio. Così come intendo sottolineare l’impegno di questi anni in seno alla Provincia di Salerno di Pasquale Sorrentino: ha condotto un lavoro superlativo, nonostante la legge Delrio”.

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La disfatta dell’Italia diventa un caso politico

L’Italia non parteciperà per la terza volta di fila alla Coppa del Mondo di calcio. Un dramma sportivo, diventato però un’abitudine per gli Azzurri. Dopo Svezia e Macedonia del Nord, ieri sera siamo stati sbattuti fuori dai Mondiali dalla Bosnia, che ha prevalso ai rigori. A Zenica in panchina c’era Rino Gattuso, mentre milioni di allenatori hanno seguito la partita in tv: l’eliminazione dell’Italia è diventata rapidamente (anche) un caso politico.

LEGGI ANCHE: Italia fuori dai Mondiali: anatomia di un fallimento lungo vent’anni

Esposito sbaglia il rigore: la Russa se la prende col «presuntuoso» Bonucci

Questo il commento su X di Ignazio La Russa, presidente del Senato: «Non andiamo ai mondiali. Abbiamo tifato, abbiamo sperato, abbiamo inveito contro un paio di decisioni arbitrali discutibili, ci siamo persino stupiti che incredibilmente abbiano mandato il più giovane a tirare il PRIMO rigore (lo ha deciso Gattuso o forse un Bonucci presuntuoso?). Ma a ripensarci bene, in cuor nostro lo temevamo o meglio lo sapevamo. Ridire adesso come la pensiamo – e non da oggi – sarebbe inutile più che ingeneroso. Ma a tutto c’è un limite». Da interista, insomma, La Russa condanna la scelta di affidare a Pio Esposito il primo tiro dal dischetto, “scagionando” l’attaccante nerazzurro (che lo ha sbagliato) e scagliandosi contro l’ex juventino Bonucci. Quel «ridire adesso come la pensiamo sarebbe inutile» lascia invece intravedere una critica all’eccessiva presenza di calciatori stranieri nelle squadre italiane, anche a livello giovanile.

Salvini parla di «vergogna inaccettabile» e invoca le dimissioni di Gravina

«Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina», ha scritto Matteo Salvini chiedendo un passo indietro da parte del presidente della Figc, che essendo in sella dal 2018 ha già due mancati Mondiali nel curriculum.

La Lega è allineata al pensiero del suo segretario: «Ancora eliminati. Niente Mondiale per l’Italia: è una vergogna inaccettabile. Il calcio italiano è da rifondare, partendo dalle dimissioni di Gabriele Gravina».

Mollicone (FdI): «Chiederò un’audizione a Gravina in Parlamento»

La Russa non ha chiesto le dimissioni di Gravina, ma altri esponenti di Fratelli d’Italia sì. Federico Mollicone, presidente della commissione Cultura Istruzione e Sport della Camera, ha annunciato che, «dati i poteri di vigilanza del Parlamento», chiederà un’audizione del presidente della Figc «per capire i motivi di una simile disfatta». Così su X Galeazzo Bignami, capogruppo meloniano alla Camera: «Dopo l’ennesimo fallimento della nazionale di calcio italiana, il Presidente della Figc Gabriele Gravina deve semplicemente dimettersi. Il calcio italiano va rifondato e le sue dimissioni sono imprescindibili».

Ronzulli: «L’Italia del calcio merita di meglio rispetto a Gravina»

Tra i partiti di governo manca solo Forza Italia. Ecco il post social della senatrice azzurra Licia Ronzulli: «Per la terza volta l’Italia ESCLUSA dai Mondiali. Nonostante la grinta degli azzurri e un grande capitano come Gattuso. E così, in totale, saranno 16 gli anni fuori dal torneo più importante del mondo. Una vergogna nazionale senza precedenti. Il Sistema Calcio è da azzerare, i vertici della figc dovrebbero avere la decenza di farsi da parte. GRAVINA, DOPO QUESTO DISASTRO HAI SOLO UNA COSA DA FARE: DIMISSIONI IMMEDIATE! Basta. L’Italia del calcio merita di meglio».

Gli Emirati sarebbero pronti a scendere in campo per forzare Hormuz

Gli Emirati Arabi Uniti si starebbero preparando ad aiutare gli Usa e altri alleati ad aprire con la forza lo Stretto di Hormuz. Lo scrive il Wall Street Journal citando alcuni funzionari arabi, i quali hanno riferito che il Paese ha avviato un’iniziativa per persuadere gli Stati Uniti e altri Stati ad aprire la via navigabile con ogni mezzo necessario, esortando a formare una coalizione per forzare l’apertura dello stretto. La mossa renderebbe gli Emirati il primo Stato del Golfo persico a diventare parte combattente, dopo essere stato colpito dagli attacchi iraniani. Secondo il quotidiano americano, starebbe esercitando pressioni sul Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite affinché adotti una risoluzione che autorizzi tale azione.

Trump: «La guerra finirà in due-tre settimane»

Intanto Donald Trump è tornato a parlare della fine della guerra, dicendo di ritenere che l’operazione militare in Iran finirà «in due-tre settimane». «Finiremo il lavoro», ha detto il presidente americano che dal 28 febbraio ha spostato più volte la data di fine del conflitto. «Quando lascerò l’Iran i prezzi della benzina caleranno. Lo farò molto presto. La benzina sale ma l’Iran non ha l’arma nucleare. L’Iran vuole l’accordo più di quanto lo vogliano gli Stati Uniti». Le sue parole hanno fatto aprire le Borse europee in netto rialzo e fatto calare il prezzo del petrolio e del gas.