Vannacci: in Campania le prime adesioni

Anche noi aderiremo al progetto politico dell’onorevole Roberto Vannacci. Del resto, personalmente sono stato tra i primissimi ad avere partecipato al movimento ‘Il mondo al contrario’ e lo seguirò, come gli altri appartenenti al nostro team, all’interno di Futuro Nazionale”. In Campania le prime adesioni al nuovo progetto del generale Vannacci dopo l’addio alla Lega arrivano dall’hinterland napoletano, in particolare da Torre del Greco. A parlare è Domenico Di Cicco, referente del ‘Team Vannacci Vesuvii-Beato Vincenzo Romano’ l’associazione territoriale già affiliata a “Il mondo al contrario”. Come Vannacci, anche Di Cicco è un militare: “Sono un ausiliare della Guardia di Finanza – spiega – mentre il vicepresidente, Pasquale Scognamiglio, è un agente della Polizia di Stato. Personalmente ho immediatamente condiviso la visione di Vannacci, sposando le sue tesi, che è anche alla base del progetto Futuro Nazionale”. Se in provincia si muove già qualcosa, a Napoli città si guarda con interesse alle mosse del generale soprattutto da parte di quei segmenti della destra napoletana che già in passato si erano avvicinati a Vannacci salvo prenderne le distanze dopo che aderì alla Lega. Come spiega Bruno Esposito, storico esponente della destra napoletana ed ex consigliere regionale di An: “Al momento – spiega al telefono con l’Ansa – non c’è stato nessun contatto, è ancora prematuro. Tuttavia nel momento in cui il generale prende le distanze dalla Lega potremmo riprendere le fila del discorso a suo tempo interrotto. Certo – sottolinea – prima di sancire nuove alleanze, dovremmo prima capire su quali basi intenda svilupparsi il nuovo progetto politico di Vannacci. Aspettiamo”.

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C. S. Giorgio. Lanzara, sicurezza, polemica strumentale

Polemiche sulla sicurezza a Castel S. Giorgio. Interviene con una nota il sindaco Lanzara. «In queste ore assistiamo a una polemica strumentale e irresponsabile sul tema della sicurezza, costruita ad arte da chi, invece di contribuire con proposte serie e senso delle istituzioni, sceglie di alimentare paura e tensioni nella comunità.È inaccettabile che il gruppo consiliare di minoranza tenti di attribuire all’Amministrazione comunale parole o atteggiamenti di accusa nei confronti delle forze dell’ordine. Non è mai accaduto e mai accadrà.Chi oggi prova a scaricare sulle istituzioni locali responsabilità che non competono loro, compie un atto politicamente scorretto e moralmente grave. Le forze dell’ordine non si usano come bersaglio di propaganda. A differenza di chi parla, questa Amministrazione agisce. A breve, a Castel San Giorgio, sarà consegnata all’Arma dei Carabinieri una delle caserme più belle e funzionali d’Italia, frutto di un lavoro lungo, serio e complesso, che garantirà finalmente condizioni logistiche dignitose a donne e uomini che ogni giorno tutelano la nostra comunità.Non solo parole, dunque, ma fatti concreti. Abbiamo inoltre ottenuto un finanziamento di 100 mila euro per il potenziamento del sistema di videosorveglianza, destinato a rafforzare il controllo del territorio e a supportare l’attività delle forze dell’ordine, nel pieno rispetto dei ruoli istituzionali. Questa è la differenza tra chi governa con responsabilità e chi utilizza il tema della sicurezza per creare allarmismo. La sicurezza non è uno slogan né un manifesto elettorale:è programmazione, investimenti, collaborazione istituzionale e rispetto. Chi governa una comunità ha il dovere di tenere unita la città, non di dividerla; di rafforzare la fiducia nelle istituzioni, non di minarla; di sostenere le forze dell’ordine, non di strumentalizzarle.Castel San Giorgio ha bisogno di soluzioni, non di polemiche costruite sulla pelle dei cittadini e sul lavoro dei Carabinieri. Su questo non arretreremo di un millimetro. Il rispetto delle istituzioni viene prima di ogni bandiera politica»- conclude il sindaco lanzara..

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Fenailp Salerno: manca il ricambio generazionale nell’artigianato

L’artigianato italiano attraversa una crisi silenziosa ma sempre più profonda. Un’impresa su quattro non riesce a reperire personale qualificato e la carenza di apprendisti sta diventando un problema strutturale, capace di mettere a rischio non solo la produttività, ma anche la trasmissione delle competenze che da sempre rappresentano il cuore del settore. La difficoltà riguarda tutte le specializzazioni, dai falegnami agli elettricisti, dai meccanici ai ceramisti, senza distinzione geografica.

A lanciare l’allarme è Sergio Casola, responsabile del Settore Artigiano di Fenailp, che non nasconde la propria preoccupazione: «Il problema non è più episodico, ma strutturale. Le imprese non trovano giovani disposti a imparare il mestiere e chi possiede già esperienza spesso resta bloccato in ruoli senza reali prospettive di crescita. Se non interveniamo, rischiamo di perdere un patrimonio unico di competenze artigiane».

Secondo Casola, alla base della crisi vi è soprattutto la scarsa attrattività del comparto per le nuove generazioni. L’artigianato viene ancora percepito come un lavoro faticoso, poco remunerativo e privo di sbocchi professionali. «È una visione distorta», sottolinea. «Oggi il lavoro artigiano può garantire stabilità, formazione continua e concrete opportunità di carriera. Ma senza un collegamento efficace con il mondo della scuola continueremo a disperdere potenziali talenti».

La situazione è particolarmente critica nelle aree interne e nei piccoli centri, dove le imprese artigiane rappresentano una componente essenziale dell’economia locale. «Le aziende di provincia soffrono di più», spiega Casola, «perché oltre alla mancanza di candidati, spesso non dispongono delle risorse necessarie per avviare percorsi formativi interni o collaborazioni strutturate con gli istituti scolastici».

Il problema non è soltanto numerico, ma anche qualitativo. Molti giovani che si avvicinano al settore lo fanno senza una preparazione di base adeguata o senza una reale motivazione, costringendo le aziende a investire tempo e risorse nella formazione. «L’apprendistato dovrebbe essere il fulcro della formazione artigiana», evidenzia Casola, «ma senza competenze iniziali il percorso si allunga e le imprese rischiano di scoraggiarsi».

Tra le soluzioni proposte da Fenailp figurano il rafforzamento dei percorsi scolastici orientati ai mestieri, incentivi per le imprese che assumono apprendisti e un maggiore supporto economico e formativo. «Dobbiamo fare sistema», conclude Casola. «Non si tratta solo di trovare manodopera, ma di costruire una nuova cultura del lavoro artigiano, capace di valorizzare le competenze e offrire prospettive chiare ai giovani».

Senza interventi concreti, la carenza di personale rischia di trasformarsi in un vero deficit generazionale. Mestieri che per decenni si sono tramandati di padre in figlio potrebbero scomparire, con ripercussioni sull’economia e sull’identità stessa dei territori. La sfida è ormai chiara: rendere l’artigianato competitivo, attrattivo e sostenibile, preservando quell’eccellenza che ha reso il “saper fare” italiano un modello riconosciuto nel mondo.

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La paradia di Fiorello su Fico

“Sono il Presidente della Regione Campania Roberto Fico, oggi mi ha chiamato un certo Gennaro Sangiuliano, ma il Santo non era Gennaro? Ah, non è un Santo?”. Parte poi un’altra telefonata: “Voi che siete della Rai, mi sapete dire a che ora va in onda il Paradiso delle Signore? Alle 16.15? Allora dobbiamo anticipare la riunione con i consiglieri alle 15”. E infine: “Ho sentito che Vannacci ha lasciato la Lega? E io a che fare qualcosa con la Lega? Posso essere indifferente o devo essere dispiaciuto di questo fatto?”

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De Luca: Giuli nomina esponente FdI nel Cda della Reggia di Caserta

Serve un chiarimento politico immediato, ma anche un approfondimento amministrativo serio. Non è possibile che il ministro Giuli utilizzi i musei statali come strumenti di occupazione politica, piazzando amici ed esponenti di partito e politicizzando istituzioni che dovrebbero essere autonome e libere. La misura è colma, la lista è troppo lunga”. Lo dichiara Piero De Luca, deputato e segretario regionale del Partito Democratico. “Come emerge dal decreto di nomina, nel Cda della Reggia di Caserta figura il coordinatore di Fratelli d’Italia a Caserta. È una modalità di gestione imbarazzante e inaccettabile, soprattutto quando riguarda un luogo simbolo dello Stato e patrimonio culturale riconosciuto dall’Unesco. Non siamo di fronte a un caso isolato, é una pratica che si sta diffondendo su scala nazionale: Giuli si avvale della delega alla Cultura per fini politici e per sistemare dirigenti e amici di partito. Una deriva mai vista prima”, insiste il segretario regionale del Pd. “Il ministro Giuli deve chiarire immediatamente: la Reggia di Caserta e il patrimonio culturale dello Stato non possono essere trasformati in strumenti di propaganda politica, ma sono beni pubblici che devono essere tutelati e gestiti nel rispetto dell’autonomia, della competenza e della trasparenza”, conclude.

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Mps-Mediobanca, cosa non torna del delisting di Piazzetta Cuccia

La possibile fusione tra Monte dei Paschi di Siena (la cui assemblea mercoledì ha approvato le modifiche statutarie per la lista del cda) e la controllata Mediobanca è diventata il nuovo terreno di scontro nel sistema finanziario italiano. Un’operazione che l’amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, starebbe spingendo con determinazione, convinto che sia l’unica strada per centrare i 700 milioni di sinergie promesse alla Bce. Il nuovo piano industriale, atteso nelle prossime settimane, non è ancora passato sul tavolo del Cda – impegnato nel proprio rinnovo – ma già solleva più di un dubbio.

Mps-Mediobanca, cosa non torna del delisting di Piazzetta Cuccia
La sede del Monte dei Paschi di Siena (Imagoeconomica).

I dubbi sui costi del delisting

Il primo riguarda i costi del delisting di Mediobanca. Ai valori dell’Opas lanciata lo scorso autunno, l’operazione peserebbe per circa 3 miliardi di euro. Da allora, infatti, i titoli di Piazzetta Cuccia hanno perso terreno (-9,7 per cento), mentre Mps ha corso (+16,3 per cento). Il risultato è un paradosso: l’offerta di Lovaglio – 2,533 azioni Mps più 0,90 euro cash per ogni titolo Mediobanca – oggi equivarrebbe a 24,25 euro per azione, contro un valore di mercato fermo a 18,8 euro. Una forbice che rende l’operazione sempre più costosa per Siena. Se si aggiungono i circa 500 milioni necessari per attivare le sinergie, il conto finale sfiora i 3,5 miliardi per ottenere risparmi stimati in 700 milioni.

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La sede di Mediobanca in Piazzetta Cuccia a Milano (Imagoeconomica).

La narrazione degli impegni presi con la Bce non regge

A giustificare il delisting viene evocata la necessità di rispettare gli impegni presi con la Bce al momento dell’Opas. Ma basta leggere il prospetto depositato il 3 luglio – ancora disponibile sul sito della banca – per scoprire che la narrazione non regge. A pagina 79 si specifica che, con una partecipazione inferiore al 90 per cento (oggi Mps è all’86,35), è previsto il mantenimento della quotazione di Mediobanca, salvo casi di flottante insufficiente. E a pagina 181 si chiarisce che l’integrazione tra i due istituti non richiede affatto una fusione per incorporazione.

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La sede della Bce a Francoforte (Imagoeconomica).

Le possibili alternative alla strategia di Lovaglio

In altre parole, il delisting non è un obbligo regolamentare, ma una scelta strategica di Lovaglio. Una scelta che potrebbe rivelarsi onerosa per gli azionisti di Mps, mentre esistono alternative meno traumatiche: dalla fusione tra Widiba e Mediobanca Premier a un più deciso intervento sui costi. C’è persino chi ipotizza l’opzione opposta: aumentare il flottante di Mediobanca, consentendo a Mps di monetizzare una parte della partecipazione e finanziare nuove iniziative.

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Luigi Lovaglio, ceo Mps (Imagoeconomica).

L’occhio della Consob sulle possibili speculazioni

Nel frattempo, l’incertezza alimenta la speculazione. Il titolo Mediobanca è balzato di circa il 6 per cento, un movimento che avvantaggia gli investitori più aggressivi ma aumenta i rischi per entrambe le platee di azionisti. Una dinamica che Consob sta seguendo con crescente attenzione.

Zannini respinge le accuse di corruzione

Ha respinto ogni addebito il consigliere regionale di Forza Italia Giovanni Zannini, sentito oggi dal Gip del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Daniela Vecchiarelli, in ordine alla richiesta di arresto in carcere avanzata nei suoi confronti dalla Procura sammaritana guidata da Pierpaolo Bruni. Zannini non ha risposto alle domande del giudice ma ha depositato due memorie su ciascuno dei episodi contestati dalla Procura e ha poi reso dichiarazioni spontanee per quasi due ore, rifacendosi a quanto scritto nelle memorie. Zannini risponde di corruzione, concussione, falso e truffa ai danni dello Stato in relazione a vicende avvenute nella passata consiliatura regionale, quando sedeva tra i banchi della maggioranza che sosteneva l’allora presidente della Regione Vincenzo De Luca e presiedeva la strategica commissione regionale per l’Ambiente. Accompagnato dal difensore di fiducia, Angelo Raucci, e alla presenza del pm di Santa Maria Capua Vetere Giacomo Urbano, Zannini ha rigettato in particolare l’accusa di corruzione per l’episodio che lo vede indagato con i due imprenditori Luigi e Paolo Griffo, padre e figlio sui quali pende la richiesta di misura cautelare avanzata dalla Procura del divieto di dimora in Campania, comparsi proprio oggi davanti al Gip (anche loro hanno presentato memoria e reso dichiarazioni spontanee). Zannini ha spiegato di non aver preso alcun accordo con i due imprenditori in ordine alla documentazione ambientale regionale che serviva loro per aprire un caseificio, documentazione ritenuta falsa dalla Procura ma che è servita ai Griffo per avere un finanziamento pubblico di oltre 3 milioni di euro, che ha poi integrato il reato di truffa ai danni dello Stato. E sul presunto “prezzo” della corruzione, ovvero la gita sul lussuoso yatch offerta dai Griffo a Zannini, il consigliere regionale ha respinto la ricostruzione della Procura, sottolineando che non si trattava di alcuna controprestazione. Zannini ha effettivamente pagato i 7mila euro per la gita, ma per la Procura lo avrebbe fatto solo perchè aveva saputo dell’indagine a carico suo e dei Griffo, dunque per cautelarsi; davanti al Gip invece il consigliere ha detto che già sapeva prima dell’inizio della gita di dover pagare quei 7mila euro, perchè non si trattava di alcuna regalia. Accuse rigettate anche in merito alla contestazione di concussione, relativa alle presunte pressioni che per la Procura Zannini avrebbe esercitato nel 2023 sull’allora direttore generale dell’Asl di Caserta Enzo Iodice, che per i pm non voleva adeguarsi alle sue richieste di nomina di persone a lui vicine all’interno dell’azienda sanitaria. Iodice si dimise, ma Zannini ha spiegato di non aver mai fatto pressioni su Iodice, né di aver parlato di questo con il dirigente della sanità regionale Antonio Postiglione, anch’egli indagato (nei suoi confronti la Procura aveva chiesto una misura interdittiva, non accordata dal Gip). La decisione sull’eventuale applicazione della misura cautelare arriverà nei prossimi giorni, visto che il Gip si è riservato.

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Cavese-Salernitana: decisione su trasferta granata del CASMS

La sfida del prossimo 14 febbraio tra Cavese e Salernitana si preannuncia ad alta tensione. L’Osservatorio Nazionale per le Manifestazioni Sportive ha infatti classificato il match del “Simonetta Lamberti” come evento da bollino rosso, rinviando al CASMS (Comitato Analisi Sicurezza Manifestazioni Sportive) ogni decisione definitiva in merito alle misure di sicurezza da adottare.

Uno scenario che apre alla possibilità di forti limitazioni per la tifoseria granata. Al momento nulla è stato ancora ufficializzato, ma la sensazione è che ai sostenitori della Salernitana possa essere vietata la trasferta a Cava de’ Tirreni. Non è da escludere, in alternativa, una parziale apertura dello spicchio ospiti riservata ai non residenti in Campania. Resta inoltre da chiarire se eventuali restrizioni possano riguardare anche i settori destinati al pubblico locale.

La prevendita dei biglietti dovrebbe partire all’inizio della prossima settimana, ma solo allora si avranno indicazioni più precise sulle modalità di accesso allo stadio.

Situazione diversa, invece, per la gara Salernitana-Casarano in programma il 10 febbraio all’Arechi. In questo caso l’Osservatorio ha stabilito che la vendita dei tagliandi ai residenti in provincia di Lecce sarà consentita esclusivamente per il settore ospiti e solo ai possessori della fidelity card del Casarano.

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Michele Pinto nuovo presidente dell’Associazione nazionale stampa online

L’Assemblea nazionale di Anso – Associazione nazionale stampa online, ha eletto Michele Pinto nuovo presidente per i prossimi tre anni. Pinto succede a Marco Giovannelli, che ha guidato l’Anso negli ultimi nove anni, per tre mandati consecutivi. Un lungo periodo nel quale l’ente è cresciuto, si è strutturato e ha ottenuto la sottoscrizione del contratto di lavoro giornalistico Anso–Fisc. «La presidenza di Marco Giovannelli e il lavoro del direttivo uscente hanno costruito basi solide. Il mio impegno sarà quello di proseguire su questo percorso, affrontando una nuova fase di crescita e di sfide per l’editoria locale online», ha detto Pinto. «L’editoria vive una fase complessa, ma l’informazione resta essenziale. Anso deve continuare a fornire agli editori strumenti concreti per crescere e rafforzarsi. Editori più solidi significano anche condizioni di lavoro più stabili e serene per chi fa informazione ogni giorno», ha aggiunto. Fondata nel 2003, Anso ha l’obiettivo di rappresentare e tutelare gli interessi degli editori di testate giornalistiche online a carattere locale.

Ritiro parziale dell’antimmigrazione dal Minnesota: quanti agenti andranno via

Lo “zar dei confini” Tom Homan, inviato da Donald Trump a Minneapolis dopo l’uccisione del manifestante Alex Pretti, ha annunciato che il governo federale ritirerà «immediatamente» 700 agenti dal Minnesota, Questo lascerà circa 2 mila agenti sul campo, ha spiegato Homan, aggiungendo che il ritiro totale di Ice e Border Patrol «dipenderà dalla cooperazione con le forze dell’ordine locali e statali».

Ritiro parziale dell’antimmigrazione dal Minnesota: quanti agenti andranno via
Protesta contro l’Ice (Ansa).

Il sindaco di Minneapolis: «Non è una de-escalation»

Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha dichiarato che il ritiro di 700 militari da parte del Dipartimento per la Sicurezza Interna, annunciato da Homan, «non rappresenta una de-escalation». Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha definito il parziale ritiro «un passo nella giusta direzione», aggiungendo che in ogni caso «l’Operazione Metro Surge non sta rendendo il Minnesota più sicuro».

Tmz ha pubblicato foto di Epstein senza vita dopo il suicidio in cella

Il sito Tmz ha pubblicato foto di Jeffrey Epstein senza vita dopo il suicidio avvenuto nel Metropolitan Correctional Center di Manhattan il 10 agosto 2019: le immagini mostrano il finanziere a torso nudo, con addosso i pantaloni arancioni da carcerato e la mandibola legata per tenere la bocca chiusa post mortem. Le foto fanno parte dell’ultima valanga di file diffusi dal Dipartimento della Giustizia Usa. Cinque scatti mostrano inoltre i tentativi di rianimazione dei sanitari e altri la cella di Epstein. In una foto si vede una striscia di stoffa arancione, ricavata probabilmente dalle lenzuola, usata dal finanziere per impiccarsi alla barra del letto. In altre immagini si possono vedere alcune aree del Metropolitan Correctional Center. Tmz ha inoltre diffuso alcuni documenti dell’autopsia di Epstein: la sua morte è stata dichiarata ufficialmente un suicidio, ma sono in molti a ritenere che in realtà sia stato ucciso, dato che aveva in scacco alcuni degli uomini più potenti al mondo.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni

Alla fine non ce l’ha fatta più e ha cancellato il volto di Giorgio Meloni dall’affresco situato nella cappella del Crocifisso della basilica di San Lorenzo in Lucina, a Roma. Una decisione che Bruno Valentinetti, restauratore fai-da-te, pare aver preso dopo una «richiesta del Vaticano». La storia, ovviamente, non finisce qui, perché una buona parte è ancora da scrivere.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
Bruno Valentinetti (Ansa).

Per il restauro sono stati stanziati (ma non spesi) 2,6 milioni del Pnrr

I lavori di restauro conservativo di San Lorenzo in Lucina sono inseriti nei progetti del Pnrr, anche se la somma risulta non spesa. Sul sito si sottolinea che la basilica beneficia di un finanziamento totale di 2,64 milioni di euro dal ministero della Cultura, mentre il soggetto attuatore è il Fondo Edifici di Culto (Fec). Il progetto (codice CUP F89C22000410006) riguarda interventi di riqualificazione. La basilica in questione è di fatto di proprietà del ministero dell’Interno, gestito dal Fec, braccio esecutivo del Viminale per i beni acquisiti dallo Stato Italiano dopo la caduta dello Stato Pontificio per opera dei piemontesi, ovvero i Savoia. L’unico legittimato a parlare sarebbe il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che però sul tema non ha pronunciato una parola, impegnato poi com’era sui fatti accaduti a Torino.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
La facciata di San Lorenzo in Lucina a Roma (Ansa).

Don Pintus, il parroco «picconatore»vicino ai monarchici

Facciamo ancora un passo indietro. In quella chiesa in qualità di parroco fu don Piero Pintus, amico del fu presidente della Repubblica Francesco Cossiga, a voler dedicare una cappellina a Umberto di Savoia, con tanto di monumento. Pintus nel 1992 venne “licenziato” dall’allora presidente della Cei, il cardinale Camillo Ruini. Il parroco «picconatore» (cit. L’Unità) aveva infatti accusato Ruini di essere affiliato alla massoneria. Ma dietro la decisione del capo dei vescovi c’era la preoccupazione che quella basilica diventasse punto di riferimento per quell’aristocrazia nera che non era proprio a lui amica. Pintus, inoltre, era solito inviare lettere in cui dileggiava i politici di sinistra per difendere il suo vecchio amico Cossiga.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
L’articolo dell’Unità sul ‘licenziamento’ di don Pintus.

A questo quadro già rocambolesco, si aggiunsero poi le polemiche dei monarchici, che volevano trasferire i resti dell’ultimo sovrano italiano nel Pantheon e, dopo essersi “accontentati” del busto in San Lorenzo in Lucina, difendevano la chiesa come se fosse cosa loro.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
Una messa in suffragio di Maria di Savoia Borbone Parma in San Lorenzo in Lucina (Ansa).

La famiglia Memmo e il restauro del 2003

Di fronte alla chiesa si trova il complesso che fu dei Ruspoli, in parte acquistato dai Memmo, famiglia di origini leccesi. Il salotto di Daniela Memmo è caro da sempre alla destra romana. Alle sue cene spesso è presente il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, sempre attento ai problemi della chiesa nel mondo. Si dice che Valentinetti lavori anche per loro, i Memmo, oltre che per la basilica. Al Corriere della Sera, Daniela Memmo ha dichiarato di aver finanziato personalmente i lavori della cappella nel 2003: «Fu un omaggio a mio suocero Carlo, ministro della Real Casa», cioè Carlo d’Amelio (1902-1996), gentiluomo e cameriere segreto di cappa e spada di Sua Santità, che nel 1983 sostituì Falcone Lucifero nel ruolo di ministro della Real Casa di Savoia durante l’esilio. Storie d’altri tempi che sono riemerse nel 2026 per colpa di un angelo al quale è stato dato il volto di Giorgia Meloni.

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
Daniela Memmo con Gianni Alemanno, Dino Gasperini, Mario de Simoni nel 2012 (Ansa).

L’obolo delle fondazioni

Ma non è finita. Nel 2005 per il restauro «delle coperture della Chiesa di San Lorenzo in Lucina e di due cappelle interne a essa», come si legge nei documenti della Camera, fu proposto di utilizzare la destinazione dell’8 per mille del gettito Irpef per un importo di 190 mila euro. Non è specificato di quali cappelle si trattasse ma la firma era dell’allora presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Nel corso degli anni, come mecenate, nella basilica è intervenuta anche la Fondazione Camillo Caetani. Di fondi di Santa Romana Chiesa, direttamente, non se ne parla. Sono sempre girati tramite l’8 per mille. E per le emergenze c’è sempre stato il Fec. L’attuale parroco, don Cesare Micheletti, aveva parlato di due fondazioni. Esiste anche la Fondazione Memmo, che organizza iniziative culturali e gestisce lo spazio espositivo di via di Fontanella di Borghese. Il cerchio è chiuso (o quasi). Mancava solo l’apparizione, nella puntata di mercoledì de La pennicanza, su Radio2, di Fiorello con la maglietta nera con l’angelo Meloni…

I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
Fiorello con la t-shirt del cherubino-Meloni alla Pennicanza (da RaiPlay).
I restauri di San Lorenzo in Lucina tra Pnrr, salotti buoni e fondazioni
La maglietta di Fiorello con l’angelo-Meloni (da RaiPlay).

Alternative für Deutschland apre a Vannacci dopo l’esclusione dai Patrioti

Roberto Vannacci «è un ottimo politico e siamo suoi fan, vediamo cosa succederà». Lo ha detto all’Ansa René Aust, eurodeputato di Alternative für Deutschland e capogruppo di Europa delle Nazioni Sovrane (Esn), rispondendo a una domanda riguardo il possibile ingresso dell’ex generale nella sua famiglia politica, dopo l’addio alla Lega e la conseguente esclusione dai Patrioti.

LEGGI ANCHE: Il “traditore” Vannacci e le preoccupazioni nella Lega: si rischia il travaso di voti

Alternative für Deutschland apre a Vannacci dopo l’esclusione dai Patrioti
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Altro che dimissioni da europarlamentare: Vannacci si avvicina a Esn

Insomma, altro che dimissioni dal Parlamento europeo: nel futuro di Vannacci, che era già stato destituito dalla vicepresidenza dei Patrioti per volontà dei francesi del Rassemblement National a causa delle tesi esposte ne Il mondo al contrario, potrebbe profilarsi l’ingresso in Esn, gruppo di estrema destra nato 10 luglio 2024 a seguito delle Europee su iniziativa dei tedeschi di AfD. Del gruppo, che conta 27 seggi a Strasburgo, fanno parte (tra gli altri) anche i francesi di Reconquête, i polacchi di Nowa Nadzieja, gli slovacchi di Repubblica e i bulgari di Rinascita. Tra i partiti politici dei Patrioti per l’Europa – nato anch’esso nel 2024 – ci sono invece la Lega, il RN, gli ungheresi di Fidesz, gli spagnoli di Vox, i portoghesi di Chega e il Partito per la Libertà olandese.

LEGGI ANCHE: Vannacci, Salvini e lo scontro tra due estremismi

Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo

Qualcuno l’ha letta come una sorta di sgarbo postumo per l’accoglienza non certo entusiastica riservata dagli analisti di Banca Intesa all’ops di Montepaschi su Mediobanca. Ma sicuramente è solo malizioso gossip. Sta di fatto però che, all’indomani della pubblicazione dei risultati 2025 e del piano di impresa della banca guidata da Carlo Messina (utili per 9,3 miliardi, il miglior risultato di sempre, e una proiezione che li porterà a oltre 11,5 nel 2029) dall’istituto di Piazzetta Cuccia, per mano dell’analista Andrea Filtri, è arrivato un giudizio freddino. «Sì, tutto bene. Ma vediamo che il titolo sta già scontando gli effetti del nuovo piano», è la sintesi di Filtri. Il quale, sempre nello stesso report, tesse l’elogio di Generali, di cui non manca di sottolineare «la qualità elevata degli utili, la forte gestione di cassa, la forte generazione di cassa… che supportano rendimenti interessanti per gli azionisti».

Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo
Andrea Filtri, analista di Mediobanca.

Insomma, tradotto come lo direbbe la casalinga di Voghera, se dovete investire piuttosto che a Milano guardate a Trieste. Su cui per altro niente da dire, visto che il Leone sotto la gestione di Philippe Donnet ha registrato performance brillantissime. In questo senso il giudizio di Mediobanca coincide con quello di altre banche d’affari, ma il diavolo si annida sempre nei dettagli, e qui il dettaglio non è da poco e sta nel fatto visto che che Piazzetta Cuccia è il socio di riferimento delle Generali.

Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo
Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo
Mediobanca e quel giudizio su Intesa che sa di sgarbo postumo

Certo, l’invalicabile muraglia tra chi fa analisi e chi investe…

D’accordo, ci sono i chinese walls, le barriere che dentro le società finanziarie dovrebbe erigere una invalicabile muraglia tra chi fa analisi da chi investe, in modo da scongiurare il rischio di insider trading e conflitti di interessi. E nessuno dubita che Filtri rispetti in pieno la regola. Resta il fatto però che, per evitare la sindrome dell’oste che elogia come migliore il suo vino, bisognerebbe – là dove possibile – apprezzarlo con sobrietà.

La faida tra primedonne nel mondo Maga

Mentre negli Stati Uniti continuano le proteste contro l’Ice, nel variegato mondo MAGA si sta consumando una faida tra primedonne, fiere portabandiera della womanosphere. Da una parte c’è l’influencer Candace Owens, famosa in Europa per avere diffuso la teoria secondo cui la première dame Brigitte Macron sarebbe un uomo. Bufala che le è costata una causa di diffamazione da parte del presidente francese e signora. Dall’altra invece c’è la vedova più famosa d’America: Erika Kirk.

La faida tra primedonne nel mondo Maga
Donald Trump e Erika Kirk (Ansa).

L’attacco di Candace Owens a Erika Kirk

In una puntata del suo podcast su YouTube, Owens ha diffuso un audio in cui Kirk si beava dell’impennata delle vendite del merchandising di Turning Point Usa, l’organizzazione fondata dal marito Charlie. Non ci sarebbe nulla di strano, si dirà. Ma ad avvelenare l’influencer è stata la tempistica. L’audio sarebbe infatti stato registrato meno di due settimane dopo l’uccisione dell’attivista di estrema destra alla Utah Valley University, nel settembre 2025.

«Il fatto che siamo riusciti a realizzare un evento che rimarrà nella storia di questo secolo è semplicemente pazzesco», commenta Mrs. Kirk riferendosi al funerale del marito a cui hanno partecipato, tra gli altri, Donald Trump, Elon Musk e J.D. Vance. «Abbiamo avuto oltre 275 mila spettatori e lo stadio era stracolmo», aggiunge ringraziando tutte le persone che hanno contribuito a organizzare e promuovere la cerimonia. Funzione-evento che avrebbe dato una spinta notevole alle vendite di cappellini, t-shirt, shopper, felpe, sticker col logo di Turning Point Usa: «Abbiamo superato le 200 mila unità», sottolinea la vedova soddisfatta. Un tono che Owens definisce «sgradevole». Fuori luogo sarebbe, in particolare, una risata che si sente nella clip di due minuti: «Non sono passate nemmeno due settimane dall’assassinio di suo marito e stiamo già parlando di numeri e obiettivi commerciali oltre le aspettative», sottolinea. Per poi aggiungere: «Sappiamo che ognuno affronta il lutto in modo diverso, ma mi aspettavo di sentirla più turbata».

La faida tra primedonne nel mondo Maga
Candace Owens (Ansa).

La vedova Kirk nel mirino degli haters

Owens non è comunque la prima a dubitare del dolore della vedova. Basta cercare Erika Kirk su X, Instagram e TikTok per essere sommersi dai meme. Molti si concentrano sul suo arrivo ad AmericaFest, la convention annuale di Turning Point Usa, a dicembre. «Manco fosse Katy Perry», scrivono i più gentili commentando la passerella della donna fasciata in un abito scintillante tra i fuochi d’artificio. Tra i tanti, si segnala la parodia della drag queen Erika Qwerk, con dollari in mano, che ha fatto imbestialire il popolo MAGA.

Candace Owens non ha comunque intenzione di mollare il colpo. Qualche ora dopo l’uscita del podcast su YouTube, ha pubblicato su TikTok una videocall di Erika Kirk con i dipendenti di TPUsa. Sono passati cinque giorni dalla morte del marito e la donna, in lacrime, promette che nessuno rischia il licenziamento: «Siamo una famiglia, sono molto legata a voi», assicura. Clip seguita a ruota dalla storia di una dipendente fatta fuori senza alcuna spiegazione dall’organizzazione.

Il complottismo sull’assassinio di Charlie Kirk

Che i rapporti tra Owens e la vedova Kirk non siano dei migliori non è certo un segreto. L’influencer non è stata invitata ad AmericaFest, nonostante sia tanto apprezzata da Donald Trump. Nonostante l’assenza, è stata comunque attaccata da alcuni ospiti. D’altronde la podcaster non ha mai sposato la versione ufficiale sull’assassinio di Charlie Kirk: ipotizza, infatti, che potrebbero essere coinvolti Francia, Israele ed Egitto e che l’attivista conservatore sia stato vittima di un complotto e “tradito” da persone di Turning Point Usa a lui vicine. Una verità scomoda che le forze dell’ordine starebbero insabbiando. Voci, insinuazioni e teorie assurde che hanno infiammato i MAGA tanto da da ‘costringere’ le due donne a un lungo faccia a faccia. Che però non pare essere stato risolutivo. Se Erika Kirk ha definito l’incontro «molto costruttivo», Owens non ha cambiato idea: per lei il 22enne Tyler Robinson non sarebbe l’unico responsabile dell’omicidio.

Milano-Cortina, sventati attacchi degli hacker filorussi Noname057(16): i precedenti

«Abbiamo sventato una serie di cyberattacchi a sedi del ministero degli Esteri, a cominciare da Washington e anche alcuni siti delle olimpiadi invernali, con gli alberghi di Cortina». Lo ha detto Antonio Tajani parlando con i giornalisti a Washington, sottolineando che si tratta di «azioni di matrice russa». L’attacco è stato infatti rivendicato dal gruppo di hacker filorussi Noname057(16): come già accaduto in passato, l’azione del gruppo pro-Cremlino è stata di tipo Ddos (Distributed denial of service), crimine informatico che mira a rendere inaccessibile un server, servizio o rete inondandolo con un traffico di dati falso e massiccio, proveniente da più fonti distribuite (botnet). Il sito dell’hotel a quattro stelle di Cortina oggetto dell’attacco, inaccessibile per un breve periodo, è ora regolarmente raggiungibile.

Milano-Cortina, sventati attacchi degli hacker filorussi Noname057(16): i precedenti
Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Il gruppo NoName057(16) è “ufficialmente” attivo da marzo del 2022

Il gruppo NoName057(16) si è “presentato” a marzo del 2022 con l’intento di attaccare (come recita il suo manifesto) «le risorse di propaganda ucraina che mentono sfacciatamente alle persone sull’operazione speciale della Russia in Ucraina, così come sui siti web degli hacker ucraini che cercano di sostenere il regime neonazista di Zelensky e la sua banda di tossicodipendenti e nazisti». Da allora ha rivendicato la responsabilità di svariati cyberattacchi contro agenzie governative, media e aziende dell’Ucraina e dei suoi alleati. Sempre con azioni di tipo Ddos.

Milano-Cortina, sventati attacchi degli hacker filorussi Noname057(16): i precedenti
Sergio Mattarela (Imagoeconomica).

L’Italia è il terzo Paese più colpito dagli hacker di NoName057(16) dopo Germania e Francia

Come ricorda il sito Cybersecurity360, il collettivo filorusso NoName057(16) «rivendica 487 attacchi DDoS contro il nostro Paese tra ottobre 2024 e gennaio 2026, all’interno di oltre 5.500 offensive confermate in poco più di un anno, con circa 894 attacchi concentrati negli ultimi 90 giorni». L’Italia risulta il terzo Paese più colpito dagli hacker di NoName057(16) dopo Germania e Francia. A maggio del 2023, ad esempio, il gruppo ha attaccato siti istituzionali e di aziende italiane in occasione della visita di Volodymyr Zelensky a Roma. Lo stesso è poi accaduto a gennaio del 2025. Nello stesso, anno, ma il mese successivo, ci sono stati nuovi attacchi dopo le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che in un discorso all’Università di Marsiglia aveva paragonato la Russia di Vladimir Putin al Terzo Reich.

Zaia si lancia nei videopodcast con Il Fienile

Una cosa è certa: Luca Zaia non si annoia. Appena uscito dalla bufera Vannacci, l’ex Doge, ora presidente del Consiglio regionale del Veneto e domani chissà, si è lanciato nel mondo dei videopodcast. Mercoledì è stata pubblicata su youtube la prima puntata de Il Fienile, progetto pensato da Zaia e co-prodotto con Shado, media company di H-Farm di Roncade, nel Trevigiano, dove è stato allestito anche lo studio, con tanto di balle di vero fieno. Il primo ospite non poteva che essere Giovanni Malagò, presidente della Fondazione Milano-Cortina. Un tempismo non esattamente fortunato, visto che l’ex numero uno del Coni per un soffio non è stato eletto nel consiglio esecutivo del Comitato Olimpico Internazionale. Una doppia beffa per lui, visto che l’elezione (a scrutinio segreto) si è svolta proprio a Milano alla vigilia dei Giochi Olimpici invernali.

Il futuro politico dell’ex Doge

Ma perché proprio Il Fienile? Il nome «nasce da un’idea molto concreta: fermarsi un momento e ascoltare», ha spiegato Zaia. «Creando una nuova esperienza di comunicazione, in un tempo in cui tutto corre, ho voluto creare uno spazio di parole vere, senza sovrastrutture. Il fienile, nelle case di campagna, era spesso custode delle cose più importanti delle famiglie: non solo fieno e provviste, ma anche rifugio sicuro, luogo di incontri e confidenze lontano da occhi indiscreti. Nel nostro Fienile la storia di ogni ospite diventa occasione di ispirazione». Chissà se questa nuova avventura creativa (dopo la fortunata e un pelo cringe campagna social IA con il leoncino alato delle ultime Regionali) non sia un trampolino di lancio in vista delle prossime Politiche. Per Zaia e anche per il lombardo Attilio Fontana si parla infatti di una candidatura nel 2027. E ora senza «corpi estranei» e con una leadership di Salvini traballante, Sior preferenza è più che mai fondamentale per risollevare le sorti della Lega e l’umore dei padani.

Zaia si lancia nei videopodcast con Il Fienile
Matteo Salvini e Luca Zaia (Ansa).

Scafati, Bicchielli: “Bene adesione a FI di Berritto, Cavallaro e Accardi”

«Accolgo con entusiasmo l’adesione a Forza Italia dei consiglieri comunali Maria Berritto, Luigi Cavallaro e Filippo Accardi, con i quali ho condiviso un pezzo di strada importante e ho avuto modo di apprezzarne le qualità umane e politiche. Le mie congratulazioni a Cavallaro per la nomina a capogruppo: un impegno importante che sono certo saprà svolgere con passione, dedizione e soprattutto rispetto verso la città e le istituzioni».

Lo dichiara Pino Bicchielli, deputato di Forza Italia e vice responsabile nazionale Enti Locali del partito.

«I miei auguri più sinceri con la consapevolezza che Forza Italia potrà contare su tre validi amministratori, sempre pronti a mettersi a disposizione della città e della comunità. A loro, chiaramente, il mio pieno sostegno», ha aggiunto Bicchielli.

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Giustizia, Foreste(Coa Napoli)- Melillo: “Su esame avvocati chiediamo incontro al ministro Nordio”

“Dare voce alle istanze di migliaia di praticanti e aspiranti avvocati che guardano all’esame di abilitazione forense 2026–2027 con crescente preoccupazione e con una legittima richiesta di chiarezza e stabilità normativa. In tal senso siamo qui a chiedere un incontro al Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per avviare un confronto sul futuro della professione forense”. Inizia così la nota congiunta a firma del Presidente della Commissione Centrale presso il Ministero della Giustizia, avvocato Antonio Melillo, e del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, avvocato Carmine Foreste. “La richiesta nasce dalla necessità di garantire certezze a una platea ampia di giovani giuristi impegnati in un percorso formativo complesso e rigoroso, che non può essere esposto a continui mutamenti regolatori o a soluzioni transitorie prive di coerenza sistemica. A nostro parere, infatti, alla luce della conversione del decreto milleproroghe, sarebbe opportuno inserire un emendamento per confermare le attuali modalita’ di esame di avvocato, per l’anno in corso, al fine di garantire una uniformita’ di trattamento con chi ha gia’ espletato o sta espletando la pratica forense. La certezza del diritto ed una sostanziale parita’ nelle regole di accesso alla professione forense rappresentano un baluardo imprescindibile a tutela delle nuove generazioni della avvocatura in vista di una riforma complessiva della legge professionale”.

“In tale prospettiva condividiamo il contributo di Assotutela e del suo presidente, Michel Emi Maritato, che sin dalle prime fasi ha affiancato gli aspiranti avvocati nel rivendicare un sistema di accesso alla professione equo, coerente e rispettoso del percorso di formazione forense attualmente previsto. Ogni ipotesi di ritorno a modelli superati o a meccanismi d’esame non allineati con l’attuale assetto normativo e formativo rappresenterebbe un arretramento significativo, con il rischio di trasferire ancora una volta sui giovani il peso dell’incertezza legislativa. Confidando dunque nella sensibilità istituzionale e nella riconosciuta disponibilità al dialogo di Carlo Nordio – concludono Foreste e Melillo – l’auspicio è che il ministro della Giustizia voglia ascoltare le istanze di migliaia di aspiranti avvocati e accogliere la richiesta di un incontro, per affrontare in modo condiviso e responsabile una questione centrale per il futuro dell’avvocatura italiana”.

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