De Luca, nuovo attacco all’ex sindaco Napoli

Decoro urbano, sicurezza e contrasto all’illegalità diffusa al centro del consueto appuntamento del venerdì del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, che ha annunciato una nuova stretta contro parcheggiatori abusivi, utilizzo irregolare di fuochi pirotecnici e situazioni di degrado presenti in diversi punti della città.

Nel suo intervento, il primo cittadino ha puntato l’attenzione anche su alcune aree urbane diventate luoghi di ritrovo e bivacco per persone senza fissa dimora, italiane e straniere, ribadendo la necessità di interventi più incisivi per garantire sicurezza e vivibilità.

De Luca ha inoltre rivolto critiche alla precedente amministrazione comunale, accusandola di aver sottovalutato o ignorato alcune problematiche legate al decoro e all’ordine pubblico. Secondo il sindaco, in passato si sarebbe preferito evitare conflitti e affrontare i problemi con minore determinazione, rinunciando a contrastare fenomeni come l’abusivismo e il degrado urbano.

“Occorrono anni per rieducare la gente”, ha affermato il sindaco, chiedendo pazienza ai cittadini e sottolineando come il percorso di recupero della legalità e del rispetto delle regole richieda tempo e continuità amministrativa.

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Salerno piange Matteo, 15 anni: morto dopo incidente

Un volo fatale, una tragedia che ha sconvolto l’intera città. È morto Matteo, il ragazzo di appena 15 anni rimasto gravemente ferito nel drammatico incidente stradale avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì lungo Corso Garibaldi, nei pressi della stazione ferroviaria di Salerno. Il giovane viaggiava come passeggero su uno scooter condotto da un 21enne quando, per cause ancora in fase di accertamento, il mezzo è entrato in collisione con un’autovettura all’altezza dell’intersezione con via Santoro.

Un impatto violentissimo che ha sbalzato entrambi sull’asfalto. I soccorsi sono stati immediati. Sul posto sono intervenuti gli operatori sanitari del 118 e il personale di Strade Sicure per la messa in sicurezza della carreggiata, mentre gli agenti della Polizia di Stato hanno avviato i rilievi per ricostruire l’esatta dinamica del sinistro.

Trasportati d’urgenza all’ospedale San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona, le condizioni di Matteo sono apparse fin da subito disperate. Dopo ore di lotta tra la vita e la morte, il suo cuore ha cessato di battere nella mattinata successiva all’incidente. Resta invece ricoverato in prognosi riservata il 21enne che era alla guida dello scooter.

Una comunità sotto shock

La notizia della morte del quindicenne ha gettato nello sconforto la zona orientale della città, dove Matteo viveva con la madre. Familiari, amici, compagni di scuola e conoscenti si sono stretti attorno ai suoi cari in un silenzioso e commosso abbraccio.

Corso Garibaldi torna così a essere teatro di una tragedia della strada. Proprio quel tratto, e in particolare l’incrocio con via Santoro, è stato negli anni scenario di numerosi incidenti, alcuni dei quali mortali. Tra questi resta impresso nella memoria dei salernitani il nome di Andrea Cerbarano, che perse la vita sempre a bordo di uno scooter.

Lo striscione degli Ultras della Nuova Guardia: “Continua a brillare tra le stelle”

Il dolore dei coetanei si è manifestato anche attraverso uno striscione apparso nelle ore successive alla tragedia. A firmarlo il gruppo della Curva Sud Siberiano della Nuova Guardia, che ha voluto salutare Matteo con un messaggio semplice ma carico di emozione:

“Continua a brillare tra le stelle… Ciao Matteo”.

Parole accompagnate da un cuore rosso che testimoniano l’affetto e il legame di tanti amici sconvolti da una perdita tanto improvvisa quanto dolorosa. Sui social network si susseguono centinaia di messaggi di cordoglio e vicinanza alla famiglia, mentre proseguono gli accertamenti delle forze dell’ordine per chiarire ogni aspetto dell’incidente e accertare eventuali responsabilità per una giovane vita spezzata troppo presto.

 

 

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Bamar Italia, nuova protesta a Salerno

Si è svolto questa mattina, davanti ai cancelli dello stabilimento di via Tiberio Claudio Felice 46 a Salerno, l’incontro con la stampa convocato dalla Cisal Metalmeccanici per fare il punto sulla nuova fase di tensione che coinvolge i 14 lavoratori della Bamar Italia. Al centro della vertenza restano le criticità segnalate dai dipendenti: il mancato riconoscimento degli straordinari, le problematiche legate alle indennità di cassa e le difficoltà nella fruizione delle ferie maturate.
Questioni che, secondo quanto ribadito dal sindacato, stanno determinando un progressivo irrigidimento del clima aziendale dopo la precedente mobilitazione che, nei mesi scorsi, aveva portato allo sblocco degli stipendi arretrati. Nel corso dell’iniziativa è intervenuto Gigi Vicinanza, dirigente nazionale della Cisal Metalmeccanici, che ha evidenziato come la situazione rappresenti «un caso di sostanziale non riconoscimento della rappresentanza sindacale», sottolineando la necessità di «ristabilire corrette relazioni sindacali e garantire il pieno rispetto delle norme contrattuali».

 

Sulla stessa linea anche Bruno GranozioRsa della Cisal Metalmeccanici nello stabilimento salernitano, che ha richiamato l’attenzione sul senso di responsabilità dimostrato dai lavoratori e sulla necessità di un pieno rispetto degli accordi contrattuali, in particolare per quanto riguarda straordinari, indennità e ferie.

Il sindacato ha infine ribadito la richiesta di un confronto urgente e strutturato con l’azienda, al fine di affrontare in modo risolutivo le problematiche ancora aperte e ricostruire un clima di relazioni industriali stabile e rispettoso delle regole contrattuali.

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Salernitana, ufficiali le riconferme di Faggiano e Cosmi

Adesso è ufficiale. La Salernitana riparte dalla continuità tecnica e dirigenziale. Il club granata ha annunciato il rinnovo del contratto di Serse Cosmi, che resterà alla guida della squadra fino al 2027, con opzione per un’ulteriore stagione.

Conferma anche per il direttore sportivo Daniele Faggiano, il cui accordo è stato prolungato fino al 2028. Una scelta che certifica la volontà della società di dare stabilità al progetto sportivo dopo la semifinale playoff raggiunta nell’ultima stagione.

La decisione era nell’aria da settimane, ma ora arriva l’ufficialità: la proprietà guidata da Danilo Iervolino ha scelto di affidarsi ancora al tandem Cosmi-Faggiano per costruire una squadra competitiva e puntare al ritorno in Serie B.

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Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera

Il botta e risposta tra Donald Trump e Giorgia Meloni, come prevedibile, ha trovato spazio anche sulla stampa estera. Ecco gli articoli dedicati alla vicenda dalle alcune delle più importanti testate straniere.

Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera
Il botta e risposta tra Trump e Meloni sulla stampa estera

Macron: «Sorpreso, ne parlerò con Meloni»

Rispondendo all’Ansa mentre lasciava il Consiglio europeo, il presidente francese Emmanuel Macron si è detto «sorpreso» dall’attacco di Trump a Meloni, aggiungendo con la premier italiana parlerà di quanto accaduto in occasione del bilaterale in programma ad Antibes il 25 giugno.

Le reazioni della politica italiana alle parole di Trump su Meloni

Non si sono fatte attendere le reazioni della politica italiana alle parole di Donald Trump su Giorgia Meloni e il loro incontro al G7 di Evian, raccolte telefonicamente da Daniele Compatangelo per L’Aria che tira su La7: «Era probabilmente contenta che io le abbia parlato. Mi ha implorato di fare una foto con lei. Voleva una foto con me così tanto. L’avrei anche non fatta, ma mi ha fatto pena».

Salvini: «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi». Tajani annulla la visita negli USa

Innanzitutto, la diretta interessata Meloni si è detta «francamente allibita» da quanto affermato da Trump. «Chi attacca Giorgia, attacca tutti noi», ha scritto il vicepremier Matteo Salvini sui social, a corredo di una foto che lo ritrae insieme alla premier. L’altro vicepremier Antonio Tajani, puntando il dito contro Trump, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha deciso di annullare la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno. «I deliri di Trump su Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa», ha dichiarato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo: «Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Usa».

Conte: «Parole inaccettabili». Calenda: «Bullo da operetta»

«Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione», ha scritto Carlo Calenda su X, tra i primi a condannare l’uscita del tycoon. Giuseppe Conte ha definito «inaccettabili» le parole di Trump.

Così Nicola Fratoianni di Avs, che non ha risparmiato una frecciata alla premier: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese». E poi: «Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero».

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scritto sui social X: «Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni». Come ha reso noto il Quirinale, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha chiamato Meloni, esprimendo solidarietà è avvenuta dopo le parole di Trump.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager

Mentre in Leonardo si completa il riassetto voluto da Lorenzo Mariani, prende forma un’altra partita, meno visibile ma altrettanto delicata: quella delle uscite eccellenti. Tra queste c’è il possibile approdo di Carlo Gualdaroni, manager di fiducia del precedente amministratore delegato Roberto Cingolani, come super consulente di Elettronica, l’azienda della Difesa che fa capo alla famiglia Benigni (con il 35 per cento delle quote), ma che ha tra gli azionisti la stessa Leonardo (31,33 per cento) e la francese Thales (33,33 per cento).

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

Gualdaroni, destinato a lasciare Leonardo dopo la nomina di Mariani, percepirebbe una buonuscita (frutto di un vecchio accordo firmato quando l’ad della società era Mauro Moretti) stimata intorno ai 5 milioni di euro, simile a quella riscossa da Cingolani.

Il passaggio di Gualdaroni a Elettronica incontra diversi ostacoli

La consulenza, però, non sarebbe ancora definita. Pur godendo del favore del ministro della Difesa Guido Crosetto, l’operazione incontra diversi ostacoli: dalla presenza del figlio Angelo all’interno di Elettronica alla probabile contrarietà dell’azionista francese, che non avrebbe dimenticato le vicende giudiziarie che coinvolsero Gualdaroni nel 2013 in un’inchiesta della procura di Napoli su degli appalti truccati per il Cen (Centro elettronico nazionale) della polizia di Stato, ossia il cuore informatico del sistema di pubblica sicurezza nazionale, da cui peraltro il manager uscì indenne, dichiarato estraneo ai fatti per assoluta infondatezza delle accuse.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Carlo Gualdaroni (foto Imagoeconomica).

A frenare potrebbe essere anche Enrico Peruzzi, presidente esecutivo di C4Gate e genero del presidente di Elettronica, che proprio durante la stagione manageriale di Gualdaroni fu allontanato da Leonardo.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Roberto Cingolani con Enrico Peruzzi (foto Imagoeconomica).

Capitolo delle buonuscite già finito sotto l’attenzione del Mef

L’uscita dell’ex co-direttore generale segue quella di Helga Cossu, già Chief Digital Identity, Outreach and Communication Officer, nonché direttrice generale della Fondazione Leonardo. Quella dell’ex giornalista di Sky Tg24, che starebbe trattando una liquidazione ben superiore ai 900 mila euro di cui parlavano le indiscrezioni, si aggiunge al capitolo delle buonuscite del top management già finito sotto l’attenzione del Mef.

Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager
Leonardo, le maxi buonuscite di Gualdaroni e Cossu e il futuro del manager

Caso Cucchi, le motivazioni della sentenza della Cassazione sui depistaggi

«Le sentenze hanno ritenuto che la condotta di falso fosse finalizzata a coprire le eventuali, possibili, responsabilità dei Carabinieri appartenenti al “Gruppo Roma” nella morte di Stefano Cucchi». È quanto scrive la quinta sezione penale della Corte di Cassazione nelle motivazioni della sentenza sui depistaggi seguiti al decesso di Cucchi, arrestato il 15 ottobre 2009 e morto sette giorni dopo a causa del pestaggio subito dagli appartenenti all’Arma mentre era sottoposto a custodia cautelare.

La sentenza arrivata a marzo

A marzo la Cassazione ha rigettato i ricorsi dei carabinieri per i quali era stata riconosciuta in appello l’intervenuta prescrizione o condanna. Tra questi figurano il generale Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo. E ha assolto il colonello Lorenzo Sabatino, che aveva rinunciato alla prescrizione per ottenere una pronuncia nel merito. Sono rimaste definitive solo due condanne: quella a 10 mesi per Francesco Di Sano e quella a 2 anni e 6 mesi per Luca De Cianni.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai

Dicono i beninformati che la pazienza di Palazzo Chigi sia arrivata al limite, e che Giorgia Meloni avrebbe fatto volentieri a meno di questa guerra tutti contro tutti in Rai. La premier in particolare ha puntato il dito contro Antonio Marano, consigliere anziano e per questo da quasi tre anni facente funzioni di presidente, perché la maggioranza non ha mai trovato uno straccio di accordo su chi dovesse sostituire Marinella Soldi, nel frattempo approdata alla Bbc.

Tutto è iniziato con la staffetta Sergio-Rossi benedetta da Meloni

Quando il primo ottobre 2024 si insediò questo consiglio di amministrazione, Meloni aveva garantito di persona la famosa staffetta tra Roberto Sergio e Giampaolo Rossi: prima Sergio amministratore delegato e Rossi direttore generale, poi, dopo un anno e mezzo, lo scambio delle poltrone. Detto fatto, con tanto di benedizione della premier.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Giampaolo Rossi e Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Il nodo Simona Agnes, che non non è mai riuscita a farsi eleggere

Quello che però nessuno aveva messo in conto era la variabile imprevista, ossia Marano. Entrato in cda in quota Lega, si è ritrovato presidente facente funzioni in qualità di consigliere anziano perché la presidente designata, Simona Agnes (quota Forza Italia, sponda Gianni Letta) non è mai riuscita a farsi eleggere dalla Commissione di Vigilanza. Così quella del leghista, vecchio e abile navigatore del mondo televisivo, da provvisoria è diventata una situazione stabile.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Simona Agnes (Imagoeconomica).

Marano del ruolo si è innamorato e ora teme di perderlo

Marano, che del ruolo si è innamorato e teme di perderlo, ha così aperto le ostilità contro il direttore generale Sergio, che si è mostrato poco incline ad assecondare certe sue richieste di collocazione nei palinsesti, dettate da criteri che con le esigenze editoriali avevano, diciamo così, un rapporto piuttosto lasco. Da qui la mossa che il consigliere anziano riteneva geniale: stringere un patto con la stessa Agnes, offrendole la direzione generale al posto di Sergio.

Il piano geniale del presidente ha due punti deboli

Peccato che il furbo Marano non abbia fatto i conti con l’aritmetica e con lo statuto. Primo: il direttore generale lo nomina l’amministratore delegato, e Rossi non ha la minima intenzione di insediare la Agnes. Secondo, ed è qui che la trappola si chiude su chi l’ha architettata: se la Agnes diventasse dg dovrebbe lasciare il cda, perché lo statuto non consente di cumulare i due ruoli, liberando così la sua poltrona in consiglio. E quella poltrona, paradosso dei paradossi, potrebbe occuparla proprio Sergio, mollando la direzione generale per entrare in cda, fare la guerra a Marano sul suo stesso terreno e magari candidarsi alla presidenza con l’appoggio delle opposizioni.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Antonio Marano e Simona Agnes (foto Ansa).

Sergio se ne va o no? Lui smentisce (per ora)

Voci di corridoio hanno anche dato conto di un pensierino di Sergio al trasferimento definitivo a San Marino, per occuparsi solo di quella tivù di Stato. Lo stesso dg è intervenuto sull’argomento con un post su Facebook: «Leggo titoli e ricostruzioni che parlano di “Sergio cacciato” o di “Sergio che se ne va“. Non intendo alimentare commenti o polemiche. Continuo a svolgere il mio lavoro nell’esclusivo interesse dell’azienda». E ancora: «Non rilascerò dichiarazioni pubbliche almeno fino alla presentazione dei palinsesti di luglio. Fino ad allora parleranno i fatti, i risultati e il lavoro quotidiano al servizio della Rai».

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Il direttore generale di San Marino Tv Roberto Sergio (Imagoeconomica).

Anche su Rai Cinema Salvini non è stato ascoltato

Nel frattempo Marano ha trovato il modo di far arrabbiare anche Matteo Salvini. Sul fronte Rai Cinema aveva dato il via libera alla riconferma di Paolo Del Brocco come amministratore delegato e di Nicola Claudio alla presidenza, ignorando bellamente le indicazioni del Carroccio. E nel cda i vertici di Rai Cinema sono stati puntualmente riconfermati: Marano insomma se n’è fregato del parere di Salvini.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai

Un dettaglio che vale più di mille comunicati: il consigliere anziano gioca ormai partite tutte sue, intrattenendo proficue relazioni anche con l’opposizione, se è vero che è stato visto più volte a cena con Stefano Graziano, il capogruppo del Partito democratico in Commissione di Vigilanza. Trasversalismi che in Rai sono stati subito notati.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
Stefano Graziano (foto Imagoeconomica).

Di tutto la premier ha bisogno tranne che dell’apertura di un fronte Rai

Così Palazzo Chigi è passato dall’irritazione all’allarme. Meloni aveva garantito e benedetto la staffetta, e non sopporta di vedere le sue promesse calpestate. Ma soprattutto, alla vigilia dell’ultimo anno di legislatura, di tutto la premier ha bisogno tranne che dell’apertura di un fronte Rai che minaccia di procurarle ulteriori turbolenze.

Il patto tra Lega e Fratelli d’Italia sulla riforma della Rai

E siccome la Lega ha definitivamente capito che il suo consigliere-presidente gioca in proprio, ha improvvisamente aperto alla riforma della Rai ferma da mesi in Senato. Giancarlo Giorgetti e Alessandro Morelli hanno fatto sapere a Fratelli d’Italia che, se al Carroccio verrà riconosciuto un amministratore delegato di propria nomina, sono pronti a dare il via libera al provvedimento. Tradotto: il partito di Salvini è disposto a barattare la riforma pur di togliersi finalmente di torno un suo stesso uomo.

La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai
La scheggia impazzita Marano, l’ira di Meloni e il tutti contro tutti in Rai

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano

Dopo la cerimonia di firma del memorandum d’intesa, sono saltati anche i colloqui previsti per oggi tra Stati Uniti e Iran sull’attuazione dell’accordo in 14 punti. Come ha riferito una fonte diplomatica alla Cnn, Teheran ha chiesto garanzie sulla fine delle ostilità in Libano, «come previsto dall’accordo firmato», prima di riprendere i colloqui con Washington. La fonte ha descritto i colloqui previsti come «temporaneamente sospesi», senza specificare quando i mediatori prevedano una ripresa. Successivamente un alto funzionario statunitense ha detto alla Reuters che Israele e Hezbollah hanno concordato un cessate il fuoco dalle 16 ora locale (le 15 italiane).

Washington aveva parlato di difficoltà logistiche

Ad annunciare il rinvio è stato il ministero degli Esteri della Svizzera: le trattative avrebbero dovuto cominciare nella località elvetica di Obbürgen, con Qatar e Pakistan nel ruolo di mediatori. Ma la Casa Bianca ha fatto sapere che il vicepresidente JD Vance non sarebbe partito. L’amministrazione Usa ha motivato il rinvio con difficoltà logistiche legate ai colloqui tecnici destinati a definire i dettagli di un accordo firmato il giorno precedente da Donald Trump. Ma il rinvio – dovuto al dietrofront iraniano – è invece legato a quanto sta accadendo in Libano.

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano
JD Vance (Ansa).

I morti israeliani in Libano e la rappresaglia dell’IDF

In Libano si continua infatti a sparare. Dopo un attacco di Hezbollah nel sud del Paese in cui hanno perso la vita quattro soldati dell’IDF, Benjamin Netanyahu ha dato ordine di «colpire con forza» la milizia islamista: Tel Aviv ha condotto raid contro oltre 80 obiettivi in cui sono rimaste uccise almeno 21 persone. «Come ho chiarito inequivocabilmente, Israele rimarrà nella zona di sicurezza nel Libano meridionale finché sarà necessario per proteggere le comunità del nord», ha affermato Bibi. Hezbollah, rispondendo alle accuse israeliane di aver rotto la tregua, ha replicato: «Sono loro a non rispettare i patti dal 2024».

Saltano i colloqui Usa-Iran: Teheran chiede la fine delle ostilità in Libano
Benjamin Netanyahu (Ansa).

Teheran: «Fermi nel rispettare le nostre linee rosse»

Il capo negoziatore iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, parlando del rinvio dei colloqui con gli americani, ha dichiarato: «Come abbiamo dimostrato nel corso dei precedenti negoziati, restiamo fermi nel rispettare le condizioni e le linee rosse stabilite e nel difendere gli interessi della nazione iraniana». Poi ha aggiunto che la Repubblica Islamica è «pronta a reagire» nel caso in cui «il nemico dovesse eccedere» nelle sue richieste.

Il Pakistan: «Sbalorditi dalla decisione dell’Iran»

Il Pakistan si è detto «sbalordito» dalla decisione dell’Iran di non partecipare ai colloqui con gli Usa che erano in programma per oggi in Svizzera. Lo hanno riferito ad Associated Press due funzionari. Altre due fonti regionali hanno spiegato che i mediatori sono ora concentrati sul placare i combattimenti in Libano e riprogrammare gli incontri.

Trump: «È l’Iran ad aver firmato per disperazione»

«Non ci siamo incontrati per disperazione, lo ha fatto l’Iran. Sono finiti! Andremo fino in fondo ai 60 giorni. Non avranno un soldo, nemmeno dieci centesimi!». Lo ha scritto Trump su Truth, replicando alle affermazioni della Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, secondo cui gli Stati Uniti «hanno firmato l’accordo per debolezza e necessità».

Salernitana, 107 anni di passione granata

di Marco De Martino

SALERNO – Salerno si prepara a vivere una delle serate più sentite e identitarie dell’anno. Oggi, 19 giugno, in occasione del 107° anniversario fondazione della Salernitana, la città si ritroverà per celebrare la tradizionale “Festa dell’Appartenenza”, un appuntamento ormai divenuto fisso che unisce generazioni di tifosi nel nome della storia, dei colori granata e del profondo legame che da oltre un secolo accompagna la squadra e il suo popolo. E proprio oggi potrebbe arrivare un annuncio che ormai è nell’aria da diverse settimane, ovvero quello del rinnovo di Serse Cosmi. L’intenzione dei vertici del club granata è ormai chiara da diversi giorni: dopo anni di rivoluzioni, sia estive che invernali, stavolta si proseguirà sulla strada intrapresa lo scorso marzo con il rinnovo della fiducia a mister Serse Cosmi, al suo vice Scurto e all’intero staff della passata stagione. Accordo di un anno con rinnovo automatico in caso di promozione in serie B e leggero ritocco dell’ingaggio, sono i termini del nuovo contratto che l’esperto trainer è già pronto da tempo a sottoscrivere. In giornata o, al più tardi, entro il week end ci sarà la tanto attesa fumata bianca e l’annuncio ufficiale. Proseguirà anche il rapporto di collaborazione con il direttore sportivo Daniele Faggiano, tranquillo con il suo ulteriore anno di contratto e già pronto con la lista dei riconfermati, dei partenti e dei possibili obiettivi da ingaggiare sul mercato. Lista che, ovviamente, dovrà essere sottoposta ed avallata da Cosmi prima e da Iervolino poi. Il tecnico granata intanto parteciperà ai festeggiamenti per i 107 anni di Sua Maestà che comprendono un calendario ricco di eventi. Il cuore della manifestazione sarà Piazza Casalbore, l’area che custodisce la memoria del glorioso stadio Vestuti, teatro di pagine indimenticabili del calcio salernitano. Gli eventi coinvolgeranno anche il vicino Sottopiazza della Libertà e l’area di Santa Teresa, trasformando il centro cittadino in un grande spazio dedicato alla condivisione, alla memoria e alla passione sportiva. Il programma prenderà il via alle ore 12 con l’apertura ufficiale delle attività al Salone dei Marmi di Palazzo di Città dove sarà possibile visitare la mostra con le maglie storiche della Salernitana curata da “Casacca Granata”. Alle ore 17.30 oltre 50 calciatori che hanno giocato nella Salernitana si daranno battaglia sull’arenile di Santa Teresa in un triangolare che promette spettacolo e durante il quale verrà ricordato il compianto Carlo Ricchetti. Alle ore 19 famiglie, bambini e appassionati potranno partecipare a momenti di animazione, visitare gli stand allestiti per dare la possibilità anche ai più piccoli di festeggiare la propria identità granata. Alle ore 21 sarà il momento di uno dei passaggi più emozionanti della serata. La Curva Sud Siberiano, insieme ai club organizzati, darà vita a “Cuore Granata”, il tradizionale saluto ufficiale che rappresenta l’essenza del tifo salernitano. Tra cori, applausi e lo sventolio delle bandiere granata, la città renderà omaggio a una passione che va oltre il semplice risultato sportivo e che continua a essere un elemento distintivo della comunità salernitana. La festa entrerà poi nel vivo alle ore 22 con la serata musicale “Nave Novanta”, che accompagnerà il pubblico verso il gran finale dei festeggiamenti. Non mancheranno i tradizionali fumogeni, diventati nel tempo uno dei simboli più riconoscibili delle celebrazioni granata e capaci di colorare il cielo di Salerno con le tonalità che da sempre rappresentano l’orgoglio di un’intera città. Infine va registrata la decisione del Comune di Salerno che con una ordinanza ha disposto il divieto di vendita per asporto, l’abbandono ed il consumo di bevande alcoliche e super alcoliche e di tutte le bottiglie, bicchieri e contenitori in vetro ovvero lattine di alluminio dalle 16 fino al termine della manifestazione nelle seguenti strade: Piazza Casalbore, via Nizza tratto via Sele – via Paolo De Granita, via Michele Conforti, via Zenone, via D’Ajutolo, via Pellecchia, via Generale Michele Amaturo, via Mario Mascia, via Piave, via B. Grafeo, via Largo Annibale Sterzi, via Fuso, Piazza San Francesco D’Assisi, via Costantino l’Africano e Piazzetta Longobardi. Piazza Casalbore sarà vietata alle auto dalle ore 8 fino al termine della manifestazione.

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Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole

Lollo show. Lollo senza sosta. Lollo inesauribile. Chi ha vissuto la giornata di giovedì 18 giugno seguendo il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida alla fine è arrivato stravolto a casa: mattinata a Milano per Assolatte, dove ha detto che «il settore lattiero-caseario è un modello virtuoso che ci viene invidiato dal mondo e che rappresenta appieno il Made in Italy» (che poi quest’ultimo sarebbe un argomento di competenza di Adolfo Urso), senza dimenticare frasi a effetto come quella di voler assicurare ai «nostri imprenditori di avere le spalle coperte quando decidono di investire in nuove esperienze di mercato, riuscendo a contaminare in senso positivo il resto del Pianeta con ciò che sappiamo fare e con quanto abbiamo garantito in termini di benessere». Quindi si torna a Roma, c’è anche l’assemblea di Assica, ossia il mondo della carne, fino allo show nel Chiostro del Bramante, con il ventennale di “Italia del Gusto”, per consegnare a Giovanni Rana, fondatore e presidente onorario di Italia del Gusto, la moneta dedicata alla Cucina italiana patrimonio Unesco. L’unico riposato e in forma, a tarda sera, era proprio Lollo.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole

Pure Napoletano per Gualtieri alla Festa dell’Unità

Il feeling tra il quotidiano Il Messaggero e il sindaco di Roma ha superato ogni aspettativa: ci mancava solo l’intervista a Roberto Gualtieri in programma nella serata di venerdì alla Festa dell’Unità condotta da Roberto Napoletano, direttore del giornale di proprietà di Francesco Gaetano Caltagirone. «Siamo all’apoteosi», si sente dire da via del Tritone, la sede del quotidiano: anche perché «Napoletano non è mai stato di sinistra, e vederlo in mezzo ai “compagni” sarà uno spettacolo». Certo è che l’asse tra il costruttore-editore-finanziere e il primo cittadino della Capitale è saldissimo.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole

Obama invita Renzi: altro che la grotta di un’osteria romana…

Barack Obama chi ha invitato a Chicago, per l’inaugurazione della biblioteca presidenziale a lui intitolata? Matteo Renzi. Mentre in Italia il campo largo discute nella grotta di un’osteria romana (anche se per il numero dei componenti è stata battezzata come “la banda dei quattro”, evocando la storia della Cina), chi esce allo scoperto e va all’estero facendosi notare è sempre lui, l’ex sindaco di Firenze, che negli Stati Uniti è ascoltatissimo. E, alla faccia di tanti altri, coltiva le amicizie che contano.

Il Lollobrigida show, la sinistra in piazza Dalla alla faccia di Vannacci e le altre pillole
Matteo Renzi e Barack Obama (Ansa).

La sinistra riparte da piazza Lucio Dalla. Capito, Vannacci?

Appuntamento a Bologna con la Fiom, nella giornata di venerdì 19 giugno. Una festa con la partecipazione annunciata della segretaria del Pd Elly Schlein, del leader M5s Giuseppe Conte e di Nicola Fratoianni per Sinistra italiana. Dove? Nella piazza intitolata a Lucio Dalla. Una scelta che sembra fatta apposta per rispondere al generale Roberto Vannacci, che aveva chiuso il suo incontro romano di Futuro nazionale con la canzone Futura di Dalla. Facendo protestare parenti e amici del cantautore…

Ruini, secondo funerale: stavolta a Reggio Emilia

Dopo l’addio solenne nella basilica di San Pietro, con papa Leone XIV, per il cardinale Camillo Ruini nella giornata di venerdì ecco il secondo funerale, a Reggio Emilia, nella cattedrale, in una celebrazione presieduta dall’arcivescovo Giacomo Morandi: nel Modenese tutti lo chiamano simpaticamente «monsignor Ferrari» perché per anni è stato vicario parrocchiale in quel di Fiorano, la patria della casa del Cavallino rampante. Il papa ha definito Ruini «pastore saggio e sollecito», in una cerimonia, quella romana, che verrà ricordata per i 34 cardinali celebranti.

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Il papa celebra il funerale del cardinale Camillo Ruini (foto Ansa).

A Sport e Salute piace la Volvo

Roma, Stadio dei Marmi del Foro Italico: première romana dei nuovi modelli Volvo, con 800 ospiti presenti «con forme e luci che hanno sfidato la solennità delle statue classiche che coronano lo stadio» (chissà cosa ne pensa il ministro della Cultura Alessandro Giuli). Protagonista Michele Crisci, presidente e managing director Volvo Car Italia, per annunciare la partnership con Sport e Salute, «la società dello Stato che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia e alla quale il governo affida la promozione dell’attività fisica e dei corretti stili di vita», con Diego Nepi Molineris, ad di Sport e Salute. Tra l’altro, a partire dal quarto trimestre del 2026 chi guida una Volvo potrà utilizzare l’app della casa automobilistica per ricaricare la propria auto a trazione completamente elettrica presso oltre 20 mila stazioni Supercharger di Tesla in tutta Europa. Per la gioia di Elon Musk. C’erano una volta le auto italiane…

Scafati. carotenuto: Acse, costi interinali eccessivi

Scafafi. Ancora la partecipata Acse a tenere banco sulla scena politica cittadina: dopo la relazione della commissione trasparenza e legalità dalla quale sarebbe emerso un quadro a tinte fosche, le dimissioni del presidente Cirillo, arriva la presa di posizione di un altro membro della minoranza consiliare, Francesco Carotenuto, che chiama la Corte dei Conti sulla società partecipata in house. Alla azienda aveva chiesto una serie di quesiti sul lavoro in somministrazione, l’Acse aveva risposto evidenziando i costi esorbitanti e dal precariato che si è generato in questi anni. E aveva deciso di trasmettere alla Procura regionale della Corte dei Conti una dettagliata relazione sulla gestione del personale di Acse. “Non faccio processi mediatici e non emetto sentenze. Chiedo semplicemente che un organo terzo verifichi se le risorse pubbliche siano state gestite nel modo più corretto ed efficiente”. Dagli atti che Carotenuto ha acquisito emergerebbe che nel solo 2025 Acse ha speso oltre un milione e 279 mila euro per il lavoro in somministrazione. Solo nel primo trimestre del 2026 sono stati spesi altri 346 mila euro. “Parliamo di somme enormi, distribuite tra diverse agenzie interinali, con continui affidamenti e nuovi contratti. E tutto questo mentre la stessa società continua a giustificare tali procedure con l’urgenza. Ricordiamo che l’affidamento diretto deve essere di 149mila euro e sistematicamente lo è”. Per Carotenuto la domanda è semplice: “se la carenza di personale va avanti da anni, siamo davvero davanti a un’emergenza o piuttosto ad una criticità strutturale che avrebbe richiesto una programmazione seria? Senza considerare che si sfonda il muro della percentuale tra tempi indeterminati e personale in somministrazione”. Ancora più sorprendente per il consigliere è il confronto dei costi. “Acse sostiene che un lavoratore in somministrazione costa mediamente 23 euro l’ora, contro i quasi 29 euro di un dipendente assunto. Ma questo confronto appare quantomeno discutibile, perché nel costo del dipendente vengono conteggiati straordinari, turni notturni, festivi e altri oneri che non vengono chiaramente comparati con il costo reale della somministrazione”. Inoltre, oltre al costo del lavoratore, bisogna considerare i margini riconosciuti alle agenzie interinali e chiedersi se, a fronte di una necessità permanente di personale, non sarebbe stato più conveniente e più efficiente programmare diversamente. “Per questo ho chiesto alla Corte dei Conti di verificare se vi sia stata una corretta gestione delle risorse pubbliche, se il continuo ricorso agli affidamenti diretti in emergenza fosse realmente giustificato e se vi siano stati costi maggiori che potevano essere evitati”.

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Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»

Tornato il sereno tra Donald Trump e Giorgia Meloni dopo il G7 di Evian? Mica tanto. Raggiunto telefonicamente da L’Aria che tira, programma di La7, il presidente americano ha dichiarato: «Meloni era probabilmente contenta che io le abbia parlato. Non ero obbligato a farlo, ma mi ha implorato di fare una foto con lei. Mi ha fatto pena».

Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»
Trump: «Meloni mi ha implorato di fare una foto con lei, mi ha fatto pena»

Meloni: «Io e l’italia non imploriamo mai»

«Certe cose meritano una risposta immediata: le dichiarazioni di Donald Trump sono dichiarazioni totalmente inventate, sono francamente allibita», ha replicato Meloni sui social. «Non so perché il presidente degli Stati Uniti si comporti così con i propri alleati, non è per il resto la prima volta che accade. Ma una cosa se la deve ricordare: io e l’italia non imploriamo mai!». Puntando il dito contro Trump, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ho deciso di annullare la visita negli Stati Uniti prevista per il 21 e 22 giugno.

Calenda: «Bullo da operetta». Conte: «Parole inaccettabili»

«I deliri di Trump su Meloni sono solo l’ultimo episodio di attacchi e insulti rivolti ai leader europei. Non si capisce se per volontà o per inettitudine sta rovinando gli storici rapporti tra Stati Uniti ed Europa», ha dichiarato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega per l’Attuazione del programma di governo: «Con le sue uscite inopportune è riuscito nel non facile intento di rendere gli Usa invisi all’intero continente europeo, danneggiando non solo l’Europa ma soprattutto gli Usa».

Questo il commento di Carlo Calenda su X: «Trump è un mentitore seriale nonché un bullo da operetta. Personalmente non credo affatto che Meloni abbia implorato alcunché. In ogni caso questi insulti vanno respinti in quanto ledono l’onore della Nazione». Giuseppe Conte ha definito «inaccettabili» le parole di Trump. Così Nicola Fratoianni di Avs: «Non so se essere più preoccupato per un Trump ormai senza freni, e il problema è che fa il presidente degli Stati Uniti, o per la credibilità pari a zero di Meloni a livello internazionale, e il problema è che fa la presidente del Consiglio dei ministri del nostro Paese». E poi: «Verrebbe francamente voglia di esprimere solidarietà a Meloni. Se non fosse che tutto questo è il risultato delle sue scelte e della subalternità a Trump, come confermano gli acquisti di armi e di gas dagli Usa, che peseranno enormemente sui bilanci delle famiglie del nostro Paese. Una situazione grottesca che gli italiani non si meritano davvero». Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha scritto su X: «Le frasi di Trump sono orripilanti, come sempre. Finalmente se ne è accorta anche la presidente Meloni: buongiorno Giorgia, ben svegliata. Cara Presidente, hai finalmente capito che allearsi con quella gente lì significa essere contro l’Italia? Ora basta cappellini Maga e basta ponti con Trump: l’Italia merita una classe dirigente che si faccia rispettare nel mondo. Una classe dirigente che non implora, mai. E gli Stati Uniti meritano un inquilino alla Casa Bianca che sappia che cosa è il coraggio, che cosa è il rispetto. La destra mondiale ha fallito: oggi lo ha capito anche la Meloni».

Scafati, alle 18.30 si marcia per lo Scarlato

Scafati. Il giorno è arrivato. Si marcia per l’ospedale Mauro Scar,lato. Attesi a migliaia al raduno fissato per stasera (ore 18,30) in piazza Vittorio Veneto per raggiungere tutti insieme il nosocomio cittadino inefficiente da 15 anni. Attesi associazioni, cittadini e sindaci sia dell’Agro che dei Paesi Vesuviani. A guidare il corteo sarà il primo cittadino Pasquale Aliberti che fino a ieri sera ha rinnovato l’invito per una grande mobilitazione cittadina a difesa dell’ospedale “Mauro Scarlato” e mantenere alta l’attenzione rispetto agli obiettivi di cui si discusso con la direzione generale dell’Asl”. Quella dell’ospedale non è una questione politica. Non ha colori, appartenenze o ideologie. È una battaglia che riguarda tutti, perché riguarda il diritto alla salute di ogni cittadino”, ha detto Aliberti. “Per questo è importante continuare a far sentire la nostra voce e dimostrare, ancora una volta, che la comunità di Scafati è unita quando si tratta di difendere un presidio fondamentale per il territorio”. A sostenere la manifestazione ci sono anche i ragazzi del Centro Raggio di Sole, che hanno voluto far sentire la loro vicinanza a questa iniziativa. Ma non mancano le critiche che arrivano dai banchi dell”opposizione “il sindaco di Scafati conosce molto bene la storia dell’ospedale di Scafati perché quando nel 2011 ci veniva chiusa e alcuni di noi manifestavano e protestavano anche in maniera forte e dura, finanche occupando i binari della Circumvesuviana e mettendo letteralmente le tende all’interno della struttura, la sua amministrazione non solo era complice e connivente ma la sua consorte era consigliera regionale di maggioranza e non ha mosso un solo dito quando in quell’occasione la struttura ci venne privata”.

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Distretti Sanitari, anche la Comunità Montana vota a favore

di Arturo Calabrese

Come già promesso la scorsa settimana ad Ogliastro Cilento, il presidente della Comunità Montana Alento Monte Stella ha portato in discussione la proposta di Eliseo Delli Paoli (nella foto con il grafico), attivista del Movimento 5 Stelle, di modifica dei distretti sanitari cilentani. Il consiglio, ad esclusione del sindaco di Rutino Giuseppe Rotolo, del consigliere di Stella Cilento Armando Bianco e del rappresentante di Cicerale Angelo Torrusio, che erano assenti, ha espresso voto favorevole alla proposta.

Torrusio, giusto sottolinearlo, ha però votato a favore della discussione nel suo comune. Il progetto dell’attivista prevede una sostanziale novità: «Oggi il nostro territorio è diviso in tre distretti sanitari – spiega Delli Paoli con parole precise – con la nuova organizzazione si scenderà a due. Ci sarà un distretto Cilento Nord e Centro, con Agropoli e Roccadaspide come ospedali, ed uno a Sud con Vallo della Lucania e Sapri.

Il primo comprenderà Agropoli, Albanella, Aquara, Bellosguardo, Capaccio Paestum, Castel San Lorenzo, Castelcivita, Castellabate, Cicerale, Controne, Corleto Monforte, Felitto, Giungano, Laureana Cilento, Laurino, Lustra, Magliano Vetere, Montecorice, Monteforte Cilento, Ogliastro Cilento, Ottati, Perdifumo, Piaggine, Prignano Cilento, Roccadaspide, Roscigno, Rutino, Sacco, Sant’Angelo a Fasanella, Sessa Cilento, Torchiara, Trentinara, Valle dell’Angelo.

Il secondo comprenderà Camerota, Centola, San Giovanni a Piro, Santa Marina, Sapri, Vallo della Lucania e comuni limitrofi, Vibonati e altri comuni del Golfo di Policastro.

Con la riduzione da tre a due distretti, si verrebbe a concretizzare un evidente risparmio di spesa e tali somme potrebbero essere impegnate per la riapertura dell’ospedale di Agropoli».

Fulcro dell’idea è la possibilità di maggiori risorse economiche e di personale da destinare ai nosocomi ed in particolare all’ospedale di Agropoli. Si tratta del fulcro dell’intera vicenda, un’emergenza che parte da lontano e che ora sta vivendo una fase particolarmente calda. All’incontro era presente anche Gisella Botticchio (nella foto in basso con Apolito), presidente del Comitato 8 Agosto e tra le attiviste per una nuova sanità.

«Ringrazio tutti i sindaci e i delegati presenti per questo voto – dice – il passato deve essere archiviato e dobbiamo guardare avanti per una nuova battaglia, nessuno escluso. I sindaci e gli amministratori possono fare tanto. Sposo in pieno la proposta di Eliseo Delli Paoli – conclude – grazie all’impegno degli enti, possiamo davvero incidere ai piani alti».

Come sempre, è particolarmente pervicace il presidente: «Il voto all’unanimità dei consiglieri presenti era scontato – spiega – ma adesso è necessario avere un riscontro dalla Regione. Da qui, oggi, partirà una richiesta a Palazzo Santa Lucia di riapertura del dialogo con il governo centrale affinché tutti insieme si possa fare qualcosa. Inoltre – aggiunge – a prescindere dalle convinzioni politiche e dalle bandiere di partito, mi impegno a chiedere un incontro al presidente Roberto Fico affinché si possano mettere sul tavolo le azioni da mettere in campo, ed in tempi brevissimi».

Nel frattempo, l’impegno di Delli Paoli continua presso i vari comuni. Quelli afferenti all’Ente di Palazzo Cagnano hanno espresso la volontà di portare la mozione in assise.

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Eboli, i “miracoli” di Neurologia

L’Unità Operativa di Neurologia e Neurofisiopatologia del Presidio Ospedaliero Maria SS. Addolorata di Eboli attualmente rappresenta il riferimento neurologico della Valle del Sele e del territorio circostante per un’utenza di circa 400.000 abitanti. In virtù della presenza di attività specifiche quali sclerosi multipla, epilessia, ecc. presso tale UO afferisce anche un’utenza extraprovinciale e extraregionale. Presso tale UO sono presenti (come da piano aziendale) 10 posti letto per i ricoveri ordinari (allocati presso la UO di Medicina), 2 posti letto in Day-Hospital Il personale in Servizio presso tale Unità Operativa è costituito da:1 Medico Responsabile 3 Medici Specialisti in Neurologia (n. 2 Dirigenti Medici, 1 Medico Specialista Ambulatoriale ad orario settimanale ridotto) 3 Infermieri Professionali di cui una unità addetta anche a mansioni organizzative in assenza di Coordinatore Infermieristico 1 Tecnico di Neurofisiopatologia La UO di Neurologia del PO di Eboli svolge: Ricoveri in degenza ordinaria e D.H • servizio di Neurofisiopatologia con effettuazione di Elettroencefalografia, sia in veglia che in sonno, videoelettroencefalografia, esami elettrofisiologici (elettromiografia, elettroneurografia, Potenziali Evocati visivi, acustici, somatosensoriali). • Centri di Alta Specializzazione per lo Studio delle Cefalee e Sindromi correlate (recensito anche da parte di mass media nazionali), per lo Studio delle Epilessie e Sindromi correlate, per lo Studio delle Malattie Neuromuscolari, Centro per la spasticità con somministrazione di Tossina Botulinica • Recente individuazione della U.O. di Neurologia del P.O. di Eboli quale riferimento regionale per le Sindromi Miasteniche congenite e disimmuni (DGRC N.79 – 12/03/2026 – ASL Salerno N.ro 751 del 01-05-2026) • Centro di Riferimento Provinciale per la Diagnosi e Terapia della Sclerosi Multipla (come da specifica delibera della Regione Campania e pubblicazione sul BURC n.65, 12 dicembre 2005) • attività di consulting per le varie U.O. del DEA (Eboli, Battipaglia, Roccadaspide), altri presidi della ASL e Distretti della ASL SA, • Attività ambulatoriale specialistica per l’utenza esterna, regolamentata mediante prenotazione CUP • somministrazione ed elaborazione di tests, attività medico-legali per commissioni ed Enti vari, esecuzione di tests farmacologici • esami neurovascolari (ecodoppler TSA, Bubble test, ecc.) La U.O. di Neurologia svolge anche attività di ricerca con pubblicazioni su riviste nazionali ed internazionali e attività didattiche per personale sanitario e parasanitario con organizzazioni di congressi, meeting, incontri formativi vari. Il volume prestazionale globale della Unità Operativa di Neurologia e Neurofisiopatologia del P.O. di Eboli negli ultimi tre anni è stato globalmente di circa 35000 prestazioni fra attività in ricovero ordinario e DH, visite ambulatoriali, neurofisiopatologia (Elettroencefalografia, Elettromiografia, Potenziali Evocati), consulenze varie. Come è palesemente evidenziabile la UO di Neurologia, pur con evidenti difficoltà derivanti prevalentemente dalla estrema carenza di risorse umane e logistiche, continua a svolgere con impegno e dedizione il ruolo di riferimento professionale che le compete e riconosciuto all’unanimità anche oltre i confini del territorio di riferimento (vedi recensioni sui mass media, su riviste specializzate, ecc.).

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Regno Unito, Burnham vince le suppletive: ora può sfidare Starmer

Andy Burnham ha vinto le elezioni suppletive Makerfield, sobborgo popolare dell’area metropolitana della Grande Manchester (di cui è sindaco da nove anni), riconquistando un seggio alla Camera dei comuni dopo essere stato parlamentare dal 2001 al 2017. Per il “Re del Nord”, questo il soprannome di Burnham, il ritorno a Westminster rappresenta il lasciapassare per la sfida al traballante Keir Stamer come leader del Partito Laburista e – di conseguenza – del governo britannico.

Burnham è il politico britannico più popolare

Attualmente il politico britannico più popolare e ritenuto in grado di attrarre anche elettori extra-Labour, Burnham è da tempo il favorito dai bookmakers come successore di Starmer. Non aveva però un seggio in parlamento, requisito necessario nel Regno Unito per poter ricoprire la carica di primo ministro. Adesso però tutto è cambiato. «Stasera potrebbe, solo potrebbe, essere il punto di svolta. Da ora in poi, darò tutto me stesso per far sì che ciò accada, per garantire che il nome Makerfield sia per sempre sinonimo del cambiamento di cui questo Paese ha bisogno, del recupero di qualcosa che abbiamo perso: la speranza. Una speranza per il futuro», ha dichiarato Burnham.

Regno Unito, Burnham vince le suppletive: ora può sfidare Starmer
Andy Burnham (Ansa).

Il risultato delle suppletive di Makerfield

Il seggio di Makerfield era stato lasciato strategicamente vacante da Josh Simons, alleato di Burnham. Nelle suppletive il Partito Laburista ha ottenuto il 54 per cento dei voti contro il 35 per cento di Reform UK, mentre Restore Britain ha avuto il 7 per cento. L’affluenza è stata del 58,7 per vento: sei punti percentuali in più rispetto alle elezioni generali, con 45.510 voti espressi.

Camaggio: Rottamazione, Comune non ha rispettato i tempi

Di “Impegno e Passione”, nome attribuito all’omonima associazione dei commercialisti salernitani, il presidente Rosario Camaggio ne sta mettendo davvero tanto. Quello che manca, al momento, è una risposta concreta da parte dell’Amministrazione Comunale guidata dal neo Sindaco Vincenzo De Luca, più volte sollecitato dal sodalizio dei professionisti commercialisti ad attuare la definizione agevolata delle entrate tributarie e patrimoniali affidate alla riscossione coattiva. La rottamazione rappresenta, infatti, uno strumento importante sia per i contribuenti sia per le casse comunali. Da una parte consente di regolarizzare posizioni debitorie beneficiando della riduzione di sanzioni e interessi; dall’altra permette all’ente di recuperare somme che difficilmente potrebbero essere incassate attraverso le procedure ordinarie di riscossione. Ma il meccanismo sembra essersi inceppato.

Da cosa nasce l’esigenza di inoltrare al Sindaco di Salerno questo sollecito urgente per l’attuazione della deliberazione num. 72/2026?

“L’esigenza del sollecito deriva dal fatto che il Comune non ha rispettato la scadenza di venti giorni prevista dalla delibera del Commissario Prefettizio per l’approvazione del regolamento e la conseguente piena operatività della rottamazione. Aggiungo che il comportamento degli uffici, che continuano ad agire come se la delibera non sia mai stata emanata, suscita ulteriori preoccupazioni in merito”.

Secondo lei si mette a rischio la possibilità di regolarizzare le posizioni debitorie di quei contribuenti che hanno fatto affidamento sull’attuazione di questa disposizione esecutiva?

“I contribuenti hanno certamente fatto affidamento sull’attuazione della delibera del Comune che è stata ampiamente pubblicizzata dagli stessi Organi Comunali”.

Di cosa si occupa nello specifico l’Associazione da lei presieduta?

“L’associazione “Impegno e Passione” è un’associazione sindacale di Dottori Commercialisti che opera sul territorio per tutelare i propri iscritti e i loro clienti”.

Secondo lei si potrà tenere un confronto con l’Amministrazione Comunale del Sindaco De Luca, così come prospettato nella comunicazione da voi inoltrata ai competenti organismi istituzionali?

“Certamente il confronto con l’amministrazione comunale neo eletta potrà essere tenuto. Ovviamente c’è bisogno della volontà anche “politica” di dare seguito e completamento all’iter avviato dagli Organi Comunali commissariati”.

Come pensa che vada a finire questa vicenda?

“Questa vicenda può concludersi bene, in considerazione delle giuste aspettative giuridiche ed economico-sociali di migliaia di cittadini salernitani, solo con la realizzazione effettiva di quanto previsto dalla delibera di adesione alla rottamazione. Non sembra superfluo ricordare che tale strumento: è stato concepito a livello nazionale da una legge dello stato; è stato recepito da migliaia di comuni di cui tantissimi vicini territorialmente; farebbe incassare centinaia se non milioni di euro al Comune di Salerno che è in grave difficoltà finanziaria; darebbe respiro a tante famiglie ed aziende sull’orlo della crisi”. Sembrerebbero esserci tutti i presupposti per un confronto sereno, ma soprattutto risolutivo, in grado di definire i termini di una questione molto dibattuta, che andrebbe a beneficio di tutte le parti coinvolte. A questo punto si attende una risposta (si spera immediata) da parte dei competenti organismi istituzionali.

Mario Rinaldi

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È morto l’ex calciatore Igor Protti

Mondo del calcio in lutto. È morto a 58 anni Igor Protti, ex attaccante di Bari, Messina, Lazio e Livorno. Era malato da tempo: circa un anno fa aveva scritto un messaggio sui social definendo la neoplasia che gli era stata diagnosticata come «uno sgraditissimo ospite».
Ad annunciare la morte di Protti è stata la famiglia, con un messaggio voluto dall’ex bomber: «Questo splendido viaggio, come ogni partita, è arrivato al fischio finale. Difficile provare parole che possano spiegarlo, l’unica cosa che posso fare è ringraziare la mia grande e meravigliosa famiglia che ho adorato. Tutte le persone che mi hanno voluto bene e che mi sono state vicino, tutti i tifosi delle squadre nelle quali ho giocato per l’affetto e l’amore».

La carriera di Igor Protti, da bomber di provincia a capocannoniere della Serie A

Nato nel 1967 a Rimini, Protti aveva ha iniziato la sua carriera nella squadra della sua città in Serie C1, poi dopo una prima esperienza a Livorno e un passaggio alla Virescit Bergamo passa al Messina, in Serie B. Dopo tre stagioni e 31 reti segnate era approdato al Bari, centrando nel 1995 la promozione in A. L’anno seguente, al debutto in massima serie, Protti si laureò capocannoniere con 24 gol, a pari merito con Giuseppe Signori. Nonostante ciò, il Bari non evitò la retrocessione. A quel puntò passo alla Lazio, dove restò una stagione, e poi al Napoli.

È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti
È morto l’ex calciatore Igor Protti

Dopo un’annata in B alla Reggina, nel 1999 tornò al Livorno, in C1: nei sei anni successivi trascinò gli amaranto fino alla Serie A a suon di gol, diventando il simbolo di un’intera città. Protti, soprannominato “lo Zar”, è assieme a Dario Hubner uno dei due calciatori ad aver ottenuto il titolo di capocannoniere in Serie A (con la maglia del Bari), in Serie B e in Serie C1 (con quella del Livorno), nonché l’unico ad essersi laureato capocannoniere della Serie A giocando per una squadra (il Bari) poi retrocessa.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?

E se lasciassero fuori dal gruppo Matteo Renzi? Proprio lui, che per mesi è stato il miglior portavoce del campo largo, il primo a crederci, l’ultimo a spegnere la luce, mentre Elly Schlein cavalcava la logica «testardamente unitaria» e Giuseppe Conte era lì che si smarcava e Bonelli & Fratoianni, i nostri Sussi e Biribissi, iniziavano a seminare patrimoniali. La foto postprandiale dell’altro giorno ha agitato non Renzi, che è uomo di mondo e sa come vanno certe cose, ma quelli che lo sostengono. Quelli del campo largo versione ristretta, Partito democraticoMovimento 5 stelleAlleanza Verdi e sinistra, sotto sotto sono convinti di vincere da soli, vorrebbero dettare l’agenda e la linea. Senza altre alleanze. Conte maramaldeggia, dice che non accetta «accozzaglie», gli animal spirits schleiniani vedono Renzi come una colpa da espiare, anche ora che non è più nel Pd da anni. Eppure Elly ha fatto intendere di non voler mettere veti. E quindi, cosa fare con questo Renzi?

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

La «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni

L’ex rottamatore rischia grosso. Può solo continuare a ripetere per convincere gli alleati che la «sinistra-sinistra» non è sufficiente a vincere le elezioni politiche del 2027 e che il bipolarismo è l’unica via, perché non ci sono ricette centriste in grado di funzionare (ciao Carlo Calenda). Lo dice Renzi e lo dicono i suoi, come Maria Elena Boschi, capogruppo alla Camera di Italia vivaCasa Riformista, parlando a Radio Anch’io: «Il centrosinistra non può ripetere l’errore del 2022, quando la divisione regalò la vittoria alla destra. Italia viva ha una proposta riformista chiara, diversa su molti temi da altre forze del centrosinistra, ma proprio per questo lavoriamo da tempo a un programma comune serio, perché ciò che conta non è cancellare le differenze ma costruire una proposta credibile per il Paese».

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Maria Elena Boschi e Matteo Renzi (foto Imagoeconomica).

Lo spauracchio di un sovranista al Quirinale basterà?

L’argomento punta su un elemento drammatico: disuniti si perde, rivince la destra che si elegge il suo presidente della Repubblica. Lo spauracchio di un sovranista al Quirinale potrebbe funzionare, chissà. Ma per ora c’è un elemento di burbanza che prevale nel campo largo, che punta a riottenere l’effetto politico del referendum costituzionale di marzo proiettato sulle elezioni politiche. La presunzione fa sì che Renzi venga messo in attesa dal “call center” del campo largo. Casomai dopo, in un secondo momento, potrebbe esserci un qualche tipo di accordo. Ma prima Pd-M5s-Avs vogliono iniziare a scrivere loro le regole insieme, anche perché i problemi non mancano, checché ne dicano gli entusiasti sostenitori di un’alleanza demopopulista. C’è la patrimoniale (Pd e Avs favorevoli, M5s contrario), c’è la politica estera (M5s contro gli aiuti all’Ucraina, Pd favorevole).

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Elly Schlein e, dietro di lei una foto del presidente della Repubblica Sergio Mattarella (foto Imagoeconomica).

Per ora lo lasciamo fuori, poi si vedrà

Su Renzi sembra esserci maggiore armonia: per ora lo lasciamo fuori, poi si vedrà. In questo modo il campo largo versione identitaria potrebbe cercare di appianare le sue divergenze sviluppando un potere contrattuale nettamente superiore rispetto a quello dei renziani. La questione non è tanto «non fidarsi», come riassume Chiara Appendino, convinta che Renzi fregherà tutti il giorno dopo, quanto occupare – colonizzare – lo spazio ideologico possibile, senza lasciare libertà ad altri di connotare troppo la coalizione che si oppone a Giorgia Meloni.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Chiara Appendino (Ansa).

Meglio che non avanzi troppe pretese di incarichi e ricompense politiche

Il campo più o meno largo vuole evitare che Renzi e quel che gli ruota ancora attorno condizionino eccessivamente il programma elettorale. L’esclusione di Renzi è l’ammissione che con lui i conti ancora non si sono chiusi, che lui resterà sempre, ai loro occhi, un traditore del centrosinistra e che in fondo non serve averlo in coalizione. Potrebbe anche essere solo una tattica per fargli abbassare parecchio il prezzo nella trattativa futura e dunque le aspettative di incarichi e ricompense politiche.

E se davvero i campolarghisti lasciassero fuori dal gruppo proprio Renzi?
Matteo Renzi con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Per qualcuno il renzismo è stata una malattia politica

Ma quale sia l’esito di questa gara a chi è più puro e ha meno colpe da espiare, Renzi rischia grosso. Anche se dovesse partecipare alla coalizione di centrosinistra, come alla fine è probabile, potrebbe rimanere ai margini in caso di vittoria elettorale. D’altronde, per una parte del Pd e della sinistra il renzismo è stata una malattia politica. Loro vogliono essere la cura. Gli schleiniani, anche se dovessero accettare Renzi in coalizione, negherebbero a Italia viva uno spazio troppo ingombrante di agibilità politica. Nella loro testa Renzi è una quota minoritaria, di mera testimonianza, di una sottosfumatura del centrosinistra. E lì deve restare.

Maturità: Quintiliano al Classico, allo Scientifico lo studio del livello di un lago

Seconda prova scritta per gli oltre 527 mila maturandi. A differenza del tema di Italiano, uguale per tutti a livello nazionale, gli studenti sono chiamati a cimentarsi con le materie di competenza nei loro indirizzi, per esempio latino al Liceo Classico e matematica allo Scientifico.

Il testo scelto per la prova di latino al Classico

Agli studenti del Classico è stata chiesta la comprensione e l’interpretazione del testo, l’analisi linguistica e stilistica, l’approfondimento e riflessioni personali di un passaggio dell’Institutio oratoria, opera maggiore di Marco Fabio Quintiliano e l’unica a esserci pervenuta per intero.

I problemi di matematica e i quesiti allo Scientifico

Allo Scientifico, nella prova di matematica, uno dei due problemi è incentrato sullo studio del livello dell’acqua del lago di Bracciano, oggetto di prelievi nel 2016 e 2017 e utilizzato come riserva idrica di emergenza per i Comuni limitrofi e per l’approvvigionamento di Roma. Ai maturandi viene chiesto di compiere una serie di misurazioni utilizzando i dati che vengono riportati in una tabella, definendo il modello matematico che esprime l’andamento del livello delle acque del lago in funzione del tempo. Il secondo problema è invece uno studio di funzione proposto nella formulazione classica. Poi otto quesiti, con domande che partono da sport e giochi: da un torneo di pallavolo a una partita di scopone. Viene anche citato Albert Einstein, con una sua dichiarazione tratta dalla conferenza “Geometrie und Erfahrung” del 1921.

Cinema: Brand New Day sarà l’ultimo film di Spider-Man?

Brand New Day sarà l'ultimo film di Spider-Man?

Il regista Destin Daniel Cretton ha fatto alcuni commenti in un podcast che, diciamo, fanno preoccupare per la sorte di Peter Parker.

Durante un’apparizione al podcast Crew Call di Deadline, Destin Daniel Cretton, il regista del nuovo film Spider-Man: Brand New Day, in uscita a luglio, ha fatto un commento interessante. Il regista ha incoraggiato il pubblico ad affrontare il film con una mentalità specifica, dicendo che dovrebbero andare a vederlo come se fosse l’ultimo Spider-Man. A prima vista, sembra che il regista stia incoraggiando i fan a vivere appieno l’esperienza e ad apprezzare la storia. Ma date le speculazioni che attualmente circondano il film, quel commento susciterà... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 19 giugno 2026 - articolo di S*

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

La vicenda che nelle ultime settimane ha coinvolto Enav parla molto più di semplici nomine. Racconta piuttosto un meccanismo che nel capitalismo pubblico italiano è diventato quasi una prassi non scritta. Da una parte l’Ente nazionale per l’assistenza al volo, società quotata, che ha affidato a una primaria società di executive search, Antal Italy, la ricerca dei due responsabili delle relazioni esterne e della comunicazione. Dall’altra una serie di manager e professionisti contattati, selezionati, convocati per colloqui con le risorse umane e, secondo diverse testimonianze, perfino con l’amministratore delegato Igor De Biasio. Nel frattempo, però, il nome di Alberto Mina, ex capo di gabinetto di Roberto Formigoni, e quello di Matteo Pandini, storico portavoce di Matteo Salvini al ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che controlla Enav, hanno iniziato a circolare con sempre maggiore insistenza nei corridoi romani e sulle testate specializzate.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Alberto Mina con Roberto Formigoni nel 2011 (foto Imagoeconomica).

La notizia data da L43 e poi uscita un po’ ovunque

Noi di Lettera43 siamo stati i primi a dare conto dei movimenti in corso. Poi è arrivata anche Prima Comunicazione, successivamente la notizia è rimbalzata su Policy Maker, iMille, Professione Reporter, AVIONEWS e altre pubblicazioni di settore, fino alla conferma arrivata attraverso dichiarazioni dello stesso Pandini, riportate da Il Foglio, e di Mina che ha pubblicato il suo nuovo incarico su LinkedIn.

Nulla di illegittimo, naturalmente. Professionisti che cambiano ruolo e passano dalla politica alle aziende esistono da sempre. Il punto, semmai, è ciò che accade quando un mercato intero sembra conoscere il nome del vincitore mentre la selezione è ancora formalmente aperta.

Più che una caccia al migliore, si legittimano solo scelte politiche

Nessuno può dire con certezza che la scelta fosse stata presa in anticipo. Sarebbe una conclusione che richiederebbe prove che oggi non esistono. Anche se i sospetti sono tanti. Ma che percezione si genera tra i candidati coinvolti? Come ci rimarreste di fronte a una procedura che formalmente continua mentre giornali, addetti ai lavori e ambienti istituzionali danno ormai per acquisito un esito? Hai voglia a considerare quella selezione come una vera competizione. Addio caccia al migliore, siamo di fronte a una ricerca di legittimazione di scelte politiche e non meritocratiche.

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte

Così i cacciatori di teste diventano notai di un rituale burocratico

Ma allora gli head hunter che ci stanno a fare? Dovrebbero rappresentare il mercato, il merito, la competizione tra competenze. Solo che così questi cacciatori di teste finiscono per essere percepiti come i notai di decisioni già maturate altrove. Eppure non stanno certo con le mani in mano: chiamano professionisti qualificati, raccolgono candidature, organizzano colloqui, producono report, costruiscono shortlist. Solo che l’intero esercizio rischia di ridursi a un sofisticato rituale burocratico.

De Biasio e Pandini, si vede lo zampino della Lega

Poi il caso Enav è anche politico. Pandini proviene direttamente dall’ufficio del ministro Salvini. De Biasio è da anni considerato vicino all’universo leghista, e del resto nel 2019 il Capitano celebrò personalmente il suo matrimonio civile, come ampiamente documentato dai giornali dell’epoca. Nessuno di questi elementi è una prova di interferenza politica, però unendo i puntini…

Enav, gli head hunter di Antal e il grande casting di nomine già scritte
Igor De Biasio (foto Imagoeconomica).

La credibilità del sistema non ne esce rafforzata…

Alla fine, chi ottiene l’incarico “si sistema” con comodi ritmi aziendali invece degli stress totalizzanti della politica. Però la credibilità del sistema ne esce malconcia. Se un manager investe giorni di lavoro per partecipare a una selezione che – sotto sotto – potrebbe essere già orientata, la fiducia nel mercato evapora. E al prossimo giro sarà dura convincere i migliori professionisti a partecipare. Che finaccia, quella degli head hunter: dovevano essere cacciatori di talenti, si sono ridotti a fare i direttori di casting di una rappresentazione dal finale già scritto.

Usa-Iran, annullata la cerimonia di firma dell’accordo

È stata annullata la cerimonia per la firma del memorandum d’intesa tra gli Stati Uniti e l’Iran, che si sarebbe dovuta svolgere venerdì 19 giugno al Bürgenstock Resort, nei pressi di Lucerna, in Svizzera. Lo ha reso noto Ishaq Dar, ministro degli Esteri del Pakistan (Paese mediatore): il testo, che nei suoi 14 punti prevede lo stop alla guerra, la revoca delle sanzioni e lo sblocco dei fondi iraniani congelati è già stato firmato digitalmente a distanza dalle parti ed è già in vigore. Pertanto la firma non risulta più necessaria nella sua forma fisica.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole

“Furti di cavi da parte di ignoti”: niente da fare, a Matteo Salvini non ne va bene una, né come capo della Lega (mentre i sondaggi registrano i primi sorpassi da parte di Futuro nazionale di Roberto Vannacci) e nemmeno come ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture. Poche ore dopo aver sgominato il gruppo di anarchici che metteva a rischio la circolazione ferroviaria, ecco che qualche ladruncolo di rame ha messo in ginocchio i treni. Federconsumatori ha rigirato il coltello nella piaga sciorinando gli impietosi dati del 2026: «In quattro mesi, ogni mese, sei giorni su 30 il servizio funziona regolarmente, mentre nei restanti 24 giorni si registrano disagi di varia entità che ricadono sistematicamente sui cittadini, in particolare su lavoratori, pendolari e soggetti con minore flessibilità negli spostamenti». Non solo, ci mancavano le frasi scritte su Il Foglio e nate da una conversazione tra Carmelo Caruso e Simonetta Matone, con l’esponente leghista che ha detto chiaramente cosa succede tra Luca Zaia e Salvini. La voglia di scappare è tanta, da parte di deputati e senatori eletti nelle liste del Carroccio, e Caruso ha riportato queste parole di Matone: «Io sono stata eletta anche grazie a Fratelli d’Italia che mi ha fatto votare in un seggio gioiello». Un messaggio per chi vuole capire quale potrebbe essere la destinazione…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Simonetta Matone con Matteo Salvini (foto Imagoeconomica).

Calta ordina, Il Messaggero esegue

Francesco Gaetano Caltagirone lo aveva detto chiaramente, nel suo discorso a Villa Miani, che a Roma vale come quello del “predellino” fatto da Silvio Berlusconi: parlando di tasse, con la voce bene impostata, Calta ha sentenziato lentamente, davanti al sindaco di Roma Roberto Gualtieri seduto accanto ad Azzurra Caltagirone: «Faccio un esempio, piazza Navona. I ristoratori occupano lo spazio pubblico con tavolini all’aperto. Quello spazio è il più ambito. Il cliente lo preferisce. Il canone che il ristoratore versa non riflette questo valore. La collettività sovvenziona un vantaggio privato. La misura è semplice: il canone di occupazione del suolo pubblico deve essere fissato dal valore di mercato. Se un posto al coperto vale 100, quello all’aperto vale 100». È passato solo qualche giorno, giusto il tempo per fare un’inchiesta approfondita, ed ecco che giovedì 18 giugno sulla prima pagina de Il Messaggero è apparso un titolone: “Centro di Roma, giungla dehors. Evasione e anarchia dei tavolini: 4 su 10 non pagano il (poco) dovuto”, con la firma tra l’altro del neo caporedattore dell’economia. Sembra quasi uno “sbobinato”, come si diceva una volta, delle parole dell’editore, fatto sta che il diktat caltagironiano ora è diventato notizia. Il testo? «Il suolo è pubblico. Come pure il disagio. Il profitto, invece, è privato. Uno scandalo che si consuma impunito tra un pranzo e una cena, con l’intermezzo di uno spritz o di un gin tonic». Pare molto difficile scoprire le differenze tra l’articolo giornalistico e le frasi della proprietà…

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
L’inchiesta del Messaggero sui dehors.

Sindrome da Bourlot

È uno «del giro di Raffaele Ranucci», il potentissimo braccio destro di Francesco Gaetano Caltagirone: e così ecco un nuovo acquisto in Campidoglio, che risponde al nome di Giuseppe Cornetto Bourlot, che ha ricevuto dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri l’incarico di collaborazione, a titolo gratuito, «a supporto delle attività di sviluppo economico, attrazione degli investimenti e promozione del mecenatismo». Gualtieri sta allargando la sua schiera di amici anche nel mondo dell’economia, e questa nomina è stata voluta fortemente, con l’obiettivo di rafforzare «il posizionamento internazionale di Roma Capitale», per promuovere la capacità della città di attrarre investimenti, innovazione e opportunità di sviluppo economico. Non solo: tra i compiti di Cornetto Bourlot c’è la promozione e il coordinamento di progetti di fundraising, mecenatismo e partenariato pubblico-privato destinati alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, musicale e architettonico della città. Classe 1960, Cornetto è stato presidente dell’agenzia di stampa Askanews, cara alla famiglia Abete, e siede nel cda della casa editrice di Internazionale, nel ruolo di vicepresidente.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Giuseppe Cornetto Bourlot (foto Imagoeconomica).

Ruini e quel filo diretto con Letta

È morto il cardinale Camillo Ruini, e con lui se ne va un pezzo della storia italiana, quella della Seconda Repubblica. Con tanto di funerale nella basilica di San Pietro, celebrato da papa Leone XIV. «Quel prete di Sassuolo che si chiamava don Camillo»: una coincidenza straordinaria, perfetta, per ricordare la serie fortunata di film con protagonisti Peppone e don Camillo, che deve aver ispirato anche Silvio Berlusconi e il centrodestra, contribuendo a schierare gran parte dell’elettorato cattolico verso Forza Italia, e non solo, pur di «combattere i comunisti». I contatti personali con Berlusconi erano pochi, perché Ruini il filo diretto lo aveva con Gianni Letta: due super mediatori, che potevano dialogare avendo alle spalle due big, perché uno parlava a nome di papa Giovanni Paolo II, e l’altro era il plenipotenziario del Cavaliere. Ruini esercitava il potere senza averne paura, una sorta di Richelieu che aveva la fortuna di essere italiano con un pontefice straniero, polacco, anti-comunista. Per uno come Ruini «la gioiosa macchina da guerra» evocata da Achille Occhetto da segretario del Pds bisognava solo combatterla.

Salvini sotto un treno, i diktat di Calta diventati inchieste e le altre pillole
Camillo Ruini con Silvio Berlusconi e Gianni Letta (foto Imagoeconomica).

Sondaggi politici, primo sorpasso di Vannacci su Salvini

Dopo l’aggancio, infine è arrivato anche il sorpasso di Roberto Vannacci su Matteo Salvini. L’ultimo sondaggio Youtrend per Sky TG24 sulle intenzioni di voto vede infatti Futuro Nazionale al 5,9 per cento (+1,5 punti rispetto al 29 maggio) e la Lega al 5,8 per cento (in calo di un decimo percentuale). Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8 per cento (+0,1). In crescita di mezzo punto il Partito democratico, che sale al 22,2 per cento. Male il Movimento 5 stelle, che perde l’1,4 per cento e scende dal 12,1. Bene invece Forza Italia all’8,2 per cento e Alleanza Verdi Sinistra al 6,8: in entrambi i casi il sondaggio registra un +0,4. Lieve calo (-0,1) poi per Azione, che si attesta al 3,1 per cento, e per Italia Viva, al 2,1 per cento.

BaxEnergy presenta il Piano industriale 2026–2028

Con oltre 140 GW di capacità rinnovabile connessa – tra le più ampie basi installate nel software energetico in Europa -, una presenza in più di 30 Paesi e 15 anni di esperienza, BaxEnergy, società del Gruppo Yokogawa, colosso industriale giapponese globale quotato alla borsa di Tokyo, presenta il Piano industriale 2026 – 2028, che punta all’evoluzione da azienda di alta ingegneria a piattaforma industriale globale scalabile, integrata e sicura. La strategia poggia su una crescita organica sostenibile e su una possibile accelerazione per linee esterne. «Abbiamo definito un modello che coniuga disciplina operativa, crescita sostenibile e flessibilità strategica», ha evidenziato il ceo Roberto Tundo. Il piano fissa per il 2028 un obiettivo di ricavi pari a circa 33 milioni di euro (+39 per ceto medio annuo rispetto al 2025) e un Ebitda in forte rafforzamento a circa 14 milioni di euro (+81 per cento medio annuo). Gli investimenti complessivamente programmati nel triennio, al netto di eventuali operazioni per linee esterne, ammontano a circa 17 milioni di euro, con un organico in crescita da 140 a 210 persone.

La strategia di crescita passa da internazionalizzazione e innovazione

Fondata ad Acireale nel 2010, BaxEnergy ha costruito in 15 anni un patrimonio di competenze nei settori software ed energetico che oggi supporta progetti in oltre 30 Paesi. L’azienda conta attualmente 140 persone, prevalentemente ingegneri e sviluppatori, e continua a mantenere in Sicilia il proprio centro di sviluppo strategico. L’ingresso nel Gruppo Yokogawa ha rafforzato la dimensione internazionale della società, grazie anche alla rete commerciale globale del gruppo. Il piano di sviluppo prevede un significativo incremento dell’organico, con l’obiettivo di consolidare un polo di innovazione tecnologica del Sud specializzato nell’energia digitale. La strategia di crescita dell’azienda si fonda su quattro direttrici principali. La prima riguarda l’espansione dei ricavi ricorrenti attraverso servizi e modelli destinati alla capacità installata. La seconda è rappresentata dalla forza commerciale del Gruppo Yokogawa, che apre nuove opportunità di accesso ai mercati internazionali. La terza leva è l’industrializzazione della delivery alla clientela, che permette di sostenere la crescita mantenendo sotto controllo i costi grazie a processi standardizzati e a una rete di partner certificati. Infine, l’azienda punta su segmenti ad alto potenziale come cybersecurity, gestione delle risorse energetiche distribuite, intelligenza artificiale e mercati a forte intensità energetica. Nei prossimi tre anni, le maggiori prospettive di espansione sono attese nelle rinnovabili ibride utility-scale, nella cybersecurity per gli ambienti operativi e nei servizi ricorrenti lungo l’intero ciclo di vita degli impianti.

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»

Rivolgendosi ai ministri della Difesa presso il quartier generale della Nato a Bruxelles, il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth ha annunciato una nuova revisione del dispiegamento delle truppe americane in Europa, minacciando di sospendere parte dei contributi Usa all’Alleanza atlantica in caso di mancato rispetto degli impegni dei Pesi del Vecchio Continente: «Gli Usa non possono preoccuparsi della difesa europea, né pagare di più di quanto facciano i nostri alleati».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Pete Hegseth (Ansa).

Hegseth: «Il Pentagono condurrà una revisione entro sei mesi»

«La Nato 3.0 è il riconoscimento, dopo la Guerra Fredda, della necessità di tornare a una vera alleanza militare intransigente, dotata di reali capacità militari in grado di esercitare un’influenza deterrente proprio qui sul continente e di assumere la guida della difesa convenzionale dell’Europa», ha affermato Hegseth, senza quantificare l’eventuale riduzione del dispiegamento delle forze americane in Europa: «Alcuni devono ancora fare di più, e lo diremo apertamente, sia in privato che in pubblico. Credo che tra amici ci debba essere onestà». Hegseth ha spiegato che il Pentagono condurrà una revisione della propria presenza militare in Europa entro i prossimi sei mesi. Il processo includerà consultazioni con il Congresso degli Stati Uniti, che ha stabilito per legge un numero minimo di forze da mantenere in Europa. La revisione, ha sottolineato Hegseth senza escludere un’accelerata, «potrebbe durare anche meno».

Il piano Usa per il disimpegno in Europa e una «Nato 3.0»
Alexus Grynkewich (Ansa).

Crescono gli interrogativi in vista del vertice Nato di Ankara

A maggio Washington ha comunicato ai propri alleati la decisione di ridurre il numero di capacità militari statunitensi a disposizione dell’alleanza in caso di crisi, sollevando interrogativi urgenti in vista del vertice Nato di Ankara del 7-8 luglio. Secondo il generale dell’aeronautica statunitense Alexus Grynkewich, a capo del Comando europeo degli Stati Uniti (Eucom) e Comandante supremo delle forze alleate in Europa (Saceur), la mossa mira a porre fine gradualmente a una «malsana codipendenza» dalle forze statunitensi, in un momento in cui Washington si trova ad affrontare la possibilità di conflitti simultanei in più teatri operativi.

Alta Velocità ancora in tilt: «Furto di cavi da parte di ignoti»

Dopo la difficile giornata di ieri, che ha visto forti ritardi – anche di quattro ore – per un guasto tra Milano e Piacenza, anche giovedì 18 giugno è caratterizzato da disagi lungo l’Alta Velocità. Questa volta lungo il tratto Napoli-Roma, dove la circolazione è fortemente rallentata per «danneggiamenti alla linea da parte di ignoti nei pressi di Tora e Piccilli», in provincia di Caserta: c’è stato un furto di cavi. I treni alta velocità «possono essere instradati da Napoli a Roma sulla linea convenzionale via Formia e registrare un maggior tempo di percorrenza fino a 90 minuti», si legge su Infomobiltà, sito di Trenitalia. Tra i treni AV direttamente coinvolti ci sono quello partito alle 6 da Firenze Santa Maria Novella e diretto a Napoli Centrale e quello partito dal capoluogo campano alle 7:45, con destinazione Milano.