Atletica: addio a Berruti, ‘Livio rubacuori’ di Roma ’60

Un giovane sottile, occhiali scuri e calzini bianchi che corre come un ‘Mercurio’ e dopo l’arrivo incespica come se la dimensione divina si fosse interrotta dopo venti secondi e cinque decimi, record del mondo dei 200 metri. Incredibile. E’ questa l’immagine piu’ bella di Livio Berruti, scomparso all’eta’ di 87 anni dopo una breve malattia nella sua Torino lasciando la moglie Silvia. Quel momento indimenticabile e’ datato 3 settembre 1960, Roma, stadio Olimpico, ancora scoperto. Livio Berruti quel giorno era diventato il primo campione olimpico non nordamericano dei 200 metri in un anno importante caratterizzato dalle proclamazioni di indipendenza di tanti Stati africani ma anche da ‘La dolce vita’ di Federico Fellini che vinse la Palma d’Oro al Festival internazionale del film di Cannes. Berruti restera’ per sempre un simbolo della rinascita dell’Italia. La sua vittoria e’ una delle immagini del miracolo economico italiano, alla stregua di Domenico Modugno vincitore del Festival di Sanremo nel 1958 con ‘Volare’. Da quel giorno memorabile sono trascorsi oltre sei decenni. Quelle di Roma ’60 erano state le Olimpiadi che resero celebre Livio ma anche i pugni di Cassius Clay (il futuro mito Muhammad Ali) e Nino Benvenuti, e la corsa a piedi nudi di quel sergente etiope di nome Abebe Bikila.Storia dell’Olimpismo, storia di sport. Roma ’60 fu l’Olimpiade di quel ‘Livio rubacuori’ attratto dalla bellezza di Wilma Rudolph, la velocista che sconfisse la poliomielite e correva con delle speciali protesi. E’ proprio da quella fantastica ‘gazzella nera’, trionfatrice all’Olimpico dei 100, 200 e staffetta 4×100, che rese celebre Berruti. Una delle foto piu’ belle, cariche di sentimento di quell’Olimpiade, fu proprio il ritratto di Livio e Wilma mano nella mano nella zona del Foro Italico. Ad ammaliare Livio era stato il sorriso, lo sguardo pieno di gioia di Wilma. Tra i due ci fu subito sintonia anche se ognuno parlava la propria lingua. Gli allenatori americani non permettevano incontri ‘privati’. Rudolph e’ scomparsa nel 1994 a soli 54 anni a seguito di una malattia al cervello. Berruti, che e’ stato uno degli alfieri della bandiera olimpica alla cerimonia d’apertura dei Giochi invernali di Torino 2006, indicava, pero’, sempre il momento piu’ bello della carriera ai Mondiali militari nel 1961 a Bruxelles. Dopo aver vinto la gara in quello stadio che 24 anni divento’ tristemente noto per la strage dei tifosi della Juventus, l’Heysel, un signore anziano si avvicino’ piangente, le prese le mani e le bacio’. Il soprannome di Berruti era anche ‘poliziotto piu’ veloce del mondo’. Le Fiamme Oro era il ‘suo’ gruppo sportivo dopo aver militato nel Cus Torino. Conclusa la carriera sportiva aveva lavorato alla Fiat. Livio Berruti era stato al centro anche di due curiosi episodi sportivo-politico-sentimentale. Invitato per una gara a Mosca, sul volo da Milano a Praga, prima di proseguire per la capitale dell’Urss, lo sprinter piemontese intraprese un dialogo con il suo vicino di posto. Si trattava di Francesco Moranino, partigiano comunista che stava fuggendo dall’Italia perche’ condannato per aver favorito l’uccisione di partigiani non comunisti. Berruti in un secondo viaggio a Mosca incontro’ la sua, come ha sempre definito, ‘fidanzata russa’. Grazie ad una atleta polacco che fece da interprete, la ragazza sali’ sul taxi ma il tassista non parti’. A quei tempi c’era il divieto per i sovietici di familiarizzare con gli occidentali. La cosa doveva restare ‘segreta’, non solo alla polizia, ma piu’ tardi tutti gli atleti presenti vennero a conoscenza della ‘fidanzata russa’ di Livio, quel giovane italiano del Nord dagli occhiali scuri che esalto’ l’Italia e anche il mondo.

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Cavese, Alberti: «L’ambiente giusto per me»

di Davide Villa

CAVA DE’ TIRRENI – La Ca- vese completa il reparto of- fensivo con un innesto di esperienza. Il club metel- liano ha ufficializzato l’arrivo dell’attaccante Thomas Al- berti, che vestirà la maglia biancoblù fino al 30 giugno 2028 e indosserà la casacca numero 9. Nato ad Asiago il 23 giugno 1998, alto 192 cen- timetri, Alberti porta in dote un bagaglio importante ma- turato tra Serie C e Serie B. Nel corso della sua carriera ha vestito le maglie di Paga- nese, Matelica, Fidelis An- dria, Legnago, Fiorenzuola, Pescara e, nell’ultima sta- gione, Novara, con cui ha collezionato 28 presenze e 5 reti nel Girone A di Serie C. Nel suo curriculum figurano anche due apparizioni in Serie B con Modena e Pisa, esperienza che arricchisce ulteriormente il profilo scelto dalla dirigenza bian- coblù per guidare l’attacco nella stagione 2026/2027. Con l’ingaggio di Alberti, la Cavese mette a disposizione di mister Cristiano Masitto un centravanti strutturato, forte fisicamente e già ro- dato per la categoria, chia- mato a rappresentare un punto di riferimento nel re- parto offensivo. “Sono dav- vero entusiasta di essere approdato in questa città. Avevo diverse richieste dal Girone A, dove ho giocato la

scorsa stagione, ma quando è arrivata la chiamata della Cavese ho capito subito che era l’ambiente giusto per me. Posso dire che io ho scelto la Cavese e la Cavese ha scelto me. Non vedo l’ora di cominciare”. “La setti- mana scorsa avevo detto che ero molto contento del gruppo ha dichiarato il tec- nico Masitto – Il direttore mi ha regalato Alberti, che ci serve tantissimo. Credo che siamo completi. Ho una

squadra camaleontica, che può fare più cose durante la partita e che permette di esprimere le mie idee di cal- cio moderno. Stiamo inse- rendo qualcosa di nuovo, ma lo fanno in modo spontaneo perché hanno qualità. Sono molto contento dell’arrivo di Alberti, della prestazione di Fusco e di tutti i ragazzi: ci sarà bisogno di tutti. Il cam- pionato è lungo, difficile, si gioca ogni 4-5 giorni. La rosa è al top». La Cavese ritrova

uno dei volti della scorsa sta- gione. Il club metelliano ha ufficializzato il ritorno di Francesco Maiolo, centro- campista classe 2006, che vestirà nuovamente la ma- glia biancoblù dopo l’ac- cordo raggiunto con il Catanzaro. Il giovane centro- campista arriva con la for- mula del prestito fino al 30 giugno 2027, tornando così a disposizione di mister Cri- stiano Masitto dopo l’espe- rienza vissuta a Cava nella

passata annata. Per Maiolo si tratta di un ritorno in un am- biente che conosce bene. Nel campionato 2025/2026 il classe 2006 ha infatti colle- zionato 20 presenze con la Cavese, mettendosi in evi- denza per personalità, dina- mismo e capacità di adattarsi alle esigenze della squadra nonostante la gio- vane età. Rinovo ufficiale per Theophilus Awua, che ha prolungato l’accordo con la Cavese fissando la prossima scadenza al 30 giugno 2028. Queste le sue parole dopo il rinnovo: “Sono molto felice di prolungare la mia avven- tura con questo Club. Rin- grazio il Presidente Lamberti, i Direttori De Li- guori e Filippi, ma anche tutte le persone che lavorano per la Cavese ed i nostri fan- tastici tifosi, che ogni giorno che mi riempiono con il loro affetto. Pronto insieme ai miei compagni per le mille battaglie che ci attendono”. Mentre Evangelisti è stato ceduto al Sorrento, è uffi- ciale l’ingaggio del centro- campista Ivan Ponziglione. Nato a San Giorgio a Cre- mano (Na) il 15 febbraio 2007, è cresciuto nel settore giovanile del Potenza met- tendosi in mostra con 9 reti in Primavera 3 nella stagione 2024/25, giocata sotto età. Lo scorso anno nel campionato di Primavera 2 si è diviso tra Crotone e Salernitana. Si è legato al club metelliano sino al 30 giugno 2027.

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Star Trek: Noah Wylie sarà James Kirk per un giorno

Noah Wylie sarà James Kirk per un giorno

Il 30 agosto Noah Wylie e altri attori della serie The Pitt saranno per una sera l'equipaggio dell'Enterprise, in un evento di beneficienza per festeggiare i 60 anni della Writers Guild

La Writers Guild, l'associazione americana degli sceneggiatori di cinema e tv, e Star Trek hanno una cosa in comune: quest’anno festeggiano il loro 60° anniversario. Gene Roddenberry stesso è stato uno dei primi membri del consiglio direttivo. In occazione di questo doppio anniversario i membri del cast della serie medica di HBO Max, The Pitt, terranno una lettura dal vivo di un episodio della serie classica di Star Trek come raccolta fondi a favore della Guild Foundation. Il reading avverà il 30 agosto e riguarderà il primissimo episodio mai andato in... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 10 agosto 2026 - articolo di S*

FI Campania, non c’è unanimità su candidatura Martusciello

“Comincia a diventare persino imbarazzante questa continua rappresentazione di una presunta unanimità attorno alla candidatura di Fulvio Martusciello al congresso regionale di Forza Italia in Campania. Un giorno un comunicato, il giorno dopo un elenco di adesioni, poi una nuova dichiarazione per spiegare quanti sarebbero schierati da una parte”. Lo scrivono in una nota i parlamentari campani di Forza Italia, Pino Bicchielli, Raffaele De Rosa e Annarita Patriarca. “Non si comprende francamente questo modo di operare – proseguono -. Se l’obiettivo è quello di trasmettere continui segnali numerici di forza, il risultato rischia di essere esattamente l’opposto: quando si avverte ogni giorno la necessità di spiegare quanto si è forti, probabilmente si sta dimostrando una grande debolezza politica. Vogliamo quindi tranquillizzare chi continua a raccontare una Forza Italia campana unanimemente schierata: questa unanimità semplicemente non esiste”. “Il congresso non è una pratica amministrativa da chiudere, né una pura formalità destinata a ratificare un risultato già scritto – affermano -. È un momento politico nel quale idee, programmi e classi dirigenti devono potersi confrontare liberamente. C’è poi una questione che non può più essere ignorata. Questi continui comunicati dimostrano plasticamente come l’attuale segreteria regionale abbia ormai abbandonato qualsiasi posizione super partes e sia diventata parte attiva della competizione congressuale. È legittimo candidarsi. È legittimo cercare consenso. È molto meno comprensibile pretendere contemporaneamente di essere candidato, organizzatore e arbitro della stessa competizione”. “Per questo il nostro auspicio è che gli organi nazionali di Forza Italia non siano meri spettatori – concludono i parlamentari forzisti -. Devono esercitare pienamente il proprio ruolo di vigilanza e garanzia, assicurando il rigoroso rispetto dello Statuto, dei regolamenti e delle procedure e garantendo a tutti parità di condizioni. Gli organi nazionali, in una fase congressuale, devono essere patrimonio e garanzia di tutti”.

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Trionfo americano per i salernitani Bollo e Fummo

Non serve parlare la stessa lingua quando a comunicare è la passione per la danza. Lo sanno bene Maurizio Bollo e Serena Fummo, la coppia di ballerini e maestri salernitani di fama internazionale che ha travolto gli Stati Uniti con la propria energia, portando l’eccellenza dello stile italiano sul podio di due tra i più prestigiosi appuntamenti americani del settore: l’Hello Dance Fest di San Francisco e il Sensual Movement di New York. Acclamati da centinaia di appassionati e addetti ai lavori, i due artisti hanno rappresentato l’Italia con performance travolgenti e masterclass di altissimo livello, confermandosi punto di riferimento mondiale per la bachata sensuale e moderna. «Ballare negli Stati Uniti è sempre una scarica di adrenalina incredibile, ma il calore con cui siamo stati accolti a San Francisco e New York ha superato ogni aspettativa. Portare il nostro stile, fatto di eleganza, tecnica e un tocco inconfondibilmente italiano, in due templi della danza come l’Hello Dance Fest e il Sensual Movement è motivo di immenso orgoglio. Questo successo è la dimostrazione che il lavoro duro e la passione pura abbattono qualsiasi barriera culturale. Portare Salerno nel mondo è qualcosa di emozionante», ha detto Maurizio Bollo. Entusiasta anche Serena Fummo: «Vedere centinaia di persone dall’altra parte del mondo seguire i nostri passi ed emozionarsi con noi durante i workshop è stato magico. L’energia di New York e l’entusiasmo di San Francisco ci hanno riempito il cuore. Torniamo a casa con una consapevolezza ancora più grande: la bachata è un linguaggio universale e noi siamo felici di poterne raccontare la nostra personale visione su palcoscenici così importanti» L’incredibile accoglienza ricevuta sulla West e sulla East Coast conferma la crescita costante del duo salernitano nel panorama mondiale delle danze caraibiche. Il tour americano rappresenta solo una delle tappe di un calendario ricco di impegni internazionali che vedrà Bollo e Fummo protagonisti nei principali festival ed eventi del settore nei prossimi mesi, a partire dal Baila Calabria di Scalea che durerà per tutto il mese di agosto.

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Campi Flegrei: Sangiuliano, subito lo Stato di emergenza

“Noi presenteremo al prossimo Consiglio Regionale, che auspichiamo si tenga al più presto, una risoluzione nella quale inviteremo il presidente Fico a richiedere immediatamente lo Stato di emergenza, perché questo strumento consente di attivare una serie di meccanismi di protezione e agire in deroga, spendendo rapidamente le risorse che sono state messe a disposizione dal governo. A noi interessa che si diano risposte immediate a chi è sfollato, al commercio e alle imprese, a chiunque viva una condizione di disagio nell’area flegrea”. Lo dichiara il capo dell’opposizione in Regione Campania Gennaro Sangiuliano, congiuntamente ai capigruppo Massimo Pelliccia, Raffaele Maria Pisacane, Massimo Grimaldi e Sebastiano Odierna. “Parlare di legge speciale oggi significa non affrontare subito il problema, perché in questa fase può funzionare solo lo Stato di emergenza che consente l’emanazione di ordinanze di protezione civile in grado di scavalcare la burocrazia. Una eventuale legge speciale, di cui si può ragionare, richiederebbe molto tempo ed essa va collegata a una ricostruzione urbanistica che va programmata e pensata con accuratezza”, aggiungono gli esponenti del centrodestra.

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Salernitana: Cosmi: la squadra va rafforzata non completata

di Marco De Martino

CAPRARA (KR) – Poche luci, troppo ombre: la Salernitana ha chiuso ieri pomeriggio il ritiro precampionato ma finora sono molto più evidenti le lacune che i pregi di una squadra ancora lontana dall’essere una delle possibili accreditate alla vittoria finale del campionato. A fare il consuntivo di questo avvio di stagione non poteva non essere mister Serse Cosmi (nella foto US Salernitana 1919) che ieri pomeriggio, dopo aver strigliato i suoi in campo per la prestazione poco convincente contro il Catanzaro Primavera, in conferenza stampa ha sottolineato che la Salernitana ha un assoluto bisogno di rinforzi: “Si pensa che questa squadra vada completata ma -ha tuonato il tecnico granata- il termine non è corretto, va rinforzata. Bisogna sostituire chi è andato via con calciatori con caratteristiche diverse. Mi confronto quotidianamente con il direttore Faggiano, con Gennaro Alfano e con l’amministratore delegato Pagano: tutti gli uomini all’interno della società sono al corrente di ciò che ci serve”. Il tecnico granata ha poi fatto un bilancio del ritiro appena concluso: “Sono stati due ritiri diversi, il primo a Cascia aveva una valenza e determinati obiettivi da raggiungere. In Umbria c’erano diversi giocatori che sapevano di dover lasciare la nostra squadra e fisiologicamente è stato più complesso lavorare. In queste settimane in Calabria c’è stato anche qualche contrattempo che può capitare durante la preparazione. Qui sulla Sila abbiamo trovato un contesto climatico perfetto e abbiamo lavorato molto bene”. Contro Sambiase e Catanzaro Primavera la Salernitana, pur ottenendo due vittorie, non ha brillato: “Nelle due amichevoli disputate qui -ha spiegato Serse Cosmi- abbiamo dovuto dare minutaggio in più del previsto a qualcuno perché a livello numerico in questo momento siamo contati. Con il problemino di Capomaggio e il lutto di Di Vico siamo stati in difficoltà a centrocampo. Nonostante tutto, la partita di ieri (contro il Sambiase nda) per sessanta minuti è stata molto buona, poi è subentrata la stanchezza. Bisogna solo ringraziare tutti i tifosi che sono venuti a vederci fino a qua”. Sta per cominciare la prima settimana che porterà la Salernitana ad un impegno ufficiale, quello in programma a Ferragosto in Coppa Italia con la Scafatese: “Adesso torniamo finalmente a casa, con la consapevolezza che tra sei giorni ci aspetta il primo impegno ufficiale. Cominciamo già da oggi ad essere mentalizzati sulla partita di Coppa per affrontarla nel miglior modo possibile, troveremo avversari forti e pronti fisicamente”, ha concluso Cosmi.

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Fi Campania, ‘un mese al congresso che sancirà nuova fase e stop a raccomandati’

un mese esatto dal congresso regionale di Forza Italia Campania, in programma il 9 settembre, appare ormai delineata la squadra schierata a sostegno del ticket composto da Fulvio Martusciello e Franco Silvestro. A supportare la proposta – si legge in una nota della segreteria regionale del partito – ci sono tutti i consiglieri regionali, i consiglieri provinciali, i sindaci, i capigruppo delle grandi città, i segretari provinciali e la segreteria della città di Napoli, oltre alla stragrande maggioranza degli iscritti. Il congresso segnerà l’avvio di quella che Martusciello ha definito la seconda fase del partito, il “nuovo inizio”: una stagione nella quale a pesare saranno i voti e il radicamento sul territorio e non i rapporti con Roma. Il partito che nascerà dal congresso del 9 settembre punta così a superare la stagione dei cosiddetti “raccomandati”, di chi ritiene che un incarico in un ministero possa dare automaticamente il diritto di aspirare a un posto al sole nella nuova classe dirigente regionale. Intanto prosegue il percorso verso l’appuntamento congressuale. La prossima tappa è fissata per l’11 agosto a Capaccio, dove continuerà la raccolta delle firme.

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Ha un malore mentre si trova in mare, donna muore

– Una donna di 68 anni è morta dopo essere stata colta da un malore mentre si trovava in mare in località Licinella, a Capaccio Paestum, provincia di SALERNO. La donna, del posto, è stata soccorsa dopo un principio di annegamento e portata a riva, dove è stata presa in cura dai sanitari del 118. Le sue condizioni sono apparse subito gravi ed è stata trasferita in ospedale, dove è deceduta poco dopo il ricovero. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della Compagnia di Agropoli e gli agenti della Polizia municipale di Capaccio Paestum. Sono in corso accertamenti per ricostruire la dinamica dell’accaduto e chiarire le cause del malore.

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Caso Carrazza: la tessera apre lo scontro in Forza Italia

Il congresso regionale di Forza Italia in Campania si accende ancora prima della presentazione delle candidature. E questa volta il terreno dello scontro è il tesseramento. Alessandro Carrazza, candidato alla segreteria regionale e storico dirigente azzurro nel Vallo di Diano, ha scritto agli uffici nazionali del partito dopo aver ricevuto la comunicazione secondo cui non risulterebbe regolarmente iscritto per il 2025 e, di conseguenza, non sarebbe inserito nell’elenco degli aventi diritto al congresso. Una vicenda che assume inevitabilmente anche un significato politico. Carrazza, infatti, non è certo un nome comparso oggi in Forza Italia: amministratore pubblico eletto nelle liste azzurre, dirigente di lungo corso e coordinatore del partito nel Vallo di Diano. Ruoli che ha continuato a esercitare senza che, fino all’apertura della partita congressuale, qualcuno sollevasse dubbi sulla sua appartenenza al partito o sulla regolarità della sua posizione. Ma il passaggio politicamente più delicato della lettera riguarda il segretario provinciale di Salerno, Roberto Celano. Carrazza sostiene infatti che la propria scheda di adesione per il 2025, insieme a quelle raccolte nel comprensorio del Vallo di Diano, sarebbe stata consegnata «brevi manu» proprio a Celano alla fine di ottobre 2025, affinché fosse trasmessa agli uffici competenti. È qui che la vicenda rischia di trasformarsi in un vero scontro interno. Se la ricostruzione di Carrazza fosse confermata, la domanda diventerebbe inevitabile: che fine ha fatto quella documentazione? E perché l’eventuale mancata registrazione emerge soltanto adesso, proprio nel momento in cui Carrazza ha deciso di concorrere per la guida regionale del partito? Il candidato chiede agli uffici nazionali di verificare direttamente con la segreteria provinciale e di regolarizzare la sua posizione, consentendogli di esercitare pienamente i diritti congressuali. E sottolinea un altro elemento: negli ultimi anni, pur avendo versato le quote, non avrebbe mai ricevuto materialmente la tessera, senza che ciò avesse mai messo in discussione i suoi incarichi politici. Una vicenda amministrativa, dunque, che rischia di diventare tutta politica. Perché appare quantomeno singolare che un dirigente chiamato per anni a rappresentare Forza Italia sul territorio scopra di non risultare iscritto soltanto quando decide di candidarsi alla segreteria regionale.

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Carabinieri Salerno, 10 anni dell’A.P.I

Dieci anni in prima linea per garantire la sicurezza del territorio di fronte alle minacce più complesse. Si è celebrato questa mattina, presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Salerno, il decennale dell’Aliquota di Primo Intervento (A.P.I.), assetto d’élite dell’Arma caratterizzato da altissima capacità operativa.

 

Istituite a livello nazionale nel 2015 per fornire una risposta rapida e risolutiva in caso di offese ostili indiscriminate – in attesa dell’eventuale intervento del G.I.S. (Gruppo Intervento Speciale) – le A.P.I. sono dotate di equipaggiamenti di ultima generazione e sottoposte a un addestramento specialistico continuo.
Inquadrata all’interno del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Salerno, l’A.P.I. ha condotto in questo decennio oltre 140 interventi ad alto rischio.

Tra le operazioni di maggior rilievo spiccano l’esecuzione di misure cautelari contro esponenti della criminalità organizzata di stampo mafioso, la cattura di latitanti, la risoluzione di crisi con soggetti asserragliati, oltre a servizi di scorta e supporto tattico alle pattuglie sul territorio. L’efficacia di questi interventi è garantita da simulazioni d’emergenza e addestramenti costanti al combattimento urbano, svolti anche in scenari reali e complessi della città, come il cinema “The Space”, il Centro Commerciale “Le Cotoniere” e lo Stadio Comunale “Arechi“.

Nel corso della cerimonia, il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Salerno, Colonnello Filippo Melchiorre, ha rivolto un sentito plauso ai militari del reparto, sottolineandone il ruolo strategico:

«In questo decennio, gli uomini dell’Aliquota di Primo Intervento hanno dimostrato uno straordinario livello di professionalità e prontezza operativa. L’A.P.I. rappresenta un essenziale e insostituibile baluardo tecnologico e tattico, capace di garantire una risposta immediata e risolutiva alle minacce più complesse, a totale salvaguardia della sicurezza della nostra comunità».

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L’Iran annuncia: «C’è l’accordo con l’Oman su Hormuz»

Iran e Oman hanno trovato un accordo «sulle coordinate geografiche del corridoio di navigazione» nello stretto di Hormuz. Ad annunciarlo è stato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, citato dall’agenzia Isna. «Le coordinate geografiche della rotta presa in considerazione dalle parti sono state concordate e, se alcune parti terze non ostacoleranno il processo, la dichiarazione congiunta dei due Paesi, comprendente le principali considerazioni e i punti concordati, è anch’essa nella fase di esame e redazione finale», ha spiegato. Secondo un alto funzionario citato da Al Arabiya e Al Hadath, i due Stati hanno definito le linee generali di un’apertura temporanea dello stretto, in attesa di quella definitiva. L’annuncio potrebbe arrivare nei prossimi giorni, dopo il via libera del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. L’accordo proposto avrebbe durata di 60 giorni e punterebbe a ripristinare la navigazione e a sbloccare la situazione, propedeutico a negoziati tecnici. Nella proposta, le unità in entrata utilizzerebbero il canale di navigazione più vicino all’Iran, mentre quelle in uscita quello più vicino all’Oman. Il canale centrale sarà oggetto di discussione successiva, subordinata alle operazioni di sminamento e alle procedure tecniche necessarie, alle quali potrebbero partecipare anche attori regionali.

Si riaccende lo scontro tra Forza Italia e Via Arenula: cosa è successo

Una mossa di Forza Italia ha riacceso lo scontro tra il partito guidato da Antonio Tajani e il Ministero della Giustizia. Quale? La richiesta e l’ottenimento, da parte degli azzurri, di un’indagine conoscitiva sullo stato delle carceri del nostro Paese. Tra i principali promotori il deputato Tommaso Calderone, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, accusato ironicamente da Giusi Bartolozzi – ex capa di gabinetto del ministro Carlo Nordio nonché ex forzista – di essere passato all’opposizione.

«Sovraffollamento, suicidi, organici ridotti, Polizia Penitenziaria esemplare ma insufficiente, attività criminali così come, anche, segnalate dal Procuratore della Repubblica di Palermo necessitavano di un immediato intervento da parte della Politica», ha scritto Calderone sui social, spiegando che «per queste ragioni Forza Italia ha chiesto una tempestiva Indagine che è stata deliberata alla unanimità» dall’Ufficio di Presidenza della Commissione Giustizia della Camera dei deputati. In una nota , firmata dal capogruppo alla Camera Enrico Costa, e dai deputati in commissione Davide Bellomo, Pietro Pittalis e dallo stesso Calderone, si legge che spiegato che «la proposta ha l’obiettivo di acquisire dati certi sul sistema carcerario italiano: dal sovraffollamento, che a giugno 2026 ha raggiunto, secondo i dati del Dap, un tasso del 139,5 per cento, allo stato di avanzamento del programma di edilizia carceraria; dalle modalità di espiazione della pena al fenomeno dei suicidi; infine, alle condizioni di lavoro degli agenti di Polizia penitenziaria e di quanti operano nelle carceri».

La replica piccata di Bartolozzi all’iniziativa annunciata da Calderone

«Forse l’onorevole Calderone è passato all’opposizione e non me ne sono accorta…», ha replicato Bartolozzi, capa di gabinetto di Nordio fino al 24 marzo 2026, quando ha lasciato l’incarico a causa della vicenda giudiziaria legata al rimpatrio del generale libico Almasri (è indagata per false dichiarazioni al pubblico ministero). Nel suo post, Bartolozzi – oggi consigliera giuridica di Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei e il Pnrr – ha taggato sia Nordio che l’ex sottosegretario Andrea Delmastro, che aveva la delega alle carceri.

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea

Matteo Renzi ha annunciato le date e il tema della prossima Leopolda, l’ultima prima delle elezioni politiche previste nel 2027: il convegno annuale ideato dal leader di Italia Viva si terrà dal 2 al 4 ottobre, come sempre a Firenze, e – sulla scia del film Odissea di Christopher Nolan – «sarà dedicata a Itaca».

Renzi annuncia la nuova Leopolda nel segno dell’Odissea
Matteo Renzi (Imagoeconomica).

Il messaggio nell’ultima enews prima delle ferie

Questo il messaggio di Renzi versione Ulisse nell’ultima enews prima delle vacanze: «Sono felice di annunciare che la prossima LEOPOLDA sarà dedicata a ITACA. A riprenderci Itaca, a riconquistare Itaca, a ritrovare Itaca. A ritornare a Itaca. Quando vedrete il programma sarà più chiaro perché abbiamo scelto di usare la metafora di Itaca come ambientazione per le nostre riflessioni e per le nostre proposte. Ci vediamo il 2-3-4 ottobre a Firenze».

Gli elogi al film di Nolan visto al cinema

Curiosità: il 18 luglio Renzi aveva dedicato un post social a Odissea, elogiando la pellicola appena uscita nelle sale, basata sull’omonimo poema epico di Omero. «Dirò una cosa controcorrente visti i giudizi di molti critici. Sono stato a vedere Odissea di Nolan e trovo che sia un film magnifico. Ok alcune scene sono rivisitate, altre tagliate del tutto. I puristi che amano Omero non apprezzeranno», aveva scritto l’ex premier, aggiungendo: «Ma è un film bellissimo sull’uomo, sulla leadership, sulla vita, sulla guerra, sulla civiltà. Tre ore che volano via. Il cast stellare aiuta, è vero, ma a me è piaciuto proprio il film».

Usa, Meta multata per 567 milioni di dollari per danni ai minori

Un tribunale del New Mexico, negli Stati Uniti, ha condannato Meta al pagamento di una multa da 567 milioni di dollari (quasi 500 milioni di euro) per non aver avvertito correttamente gli utenti dei pericoli che i minori corrono sulle sue piattaforme (Facebook, Instagram e WhatsApp), soprattutto riguardo ai predatori sessuali online e all’esposizione a materiale sessualmente esplicito. Si tratta della sanzione più alta mai ricevuta dalla società legata a questioni sulla sicurezza dei minori. Il giudice che ha emesso la sentenza ha detto di ritenere che Meta rappresenti «un danno per il pubblico» paragonabile all’inquinamento atmosferico, ordinando all’azienda di istituire un fondo per ridurre i rischi per i minori e adottare alcune misure per la loro tutela. Tra queste l’introduzione di un sistema per limitare il tempo trascorso su Facebook e Instagram dagli utenti minorenni all’interno del New Mexico, l’occultamento del numero di like ricevuti dai contenuti da loro condivisi e l’introduzione di materiali informativi sui rischi per chi utilizza le piattaforme. Durante il processo, è emerso che Meta ha in più occasioni violato la legge del New Mexico sulla correttezza delle pratiche commerciali e sulla tutela dei consumatori per il modo in cui gli algoritmi delle sue piattaforme indirizzano gli utenti verso contenuti considerati pericolosi per i minori.

Propaganda per l’Isis, arrestato per terrorismo un 16enne residente nel Comasco

Un 16enne italiano di origini straniere, residente nel Comasco, è stato arrestato con l’accusa di associazione con finalità di terrorismo internazionale e istigazione all’odio razziale e religioso. Il giovane, incensurato, è stato rintracciato e fermato in provincia di Grosseto, dove si trovava in vacanza con la famiglia. L’operazione è nata da una segnalazione dell’Aisi nei confronti di un utente registrato su una piattaforma di instant messaging che, attraverso diversi profili, diffondeva contenuti di propaganda di matrice jihadista. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di ricondurre tutti i profili al giovane indagato, che finora non era mai stato individuato in ambienti radicali.

Cosa è emerso dalla perquisizione dei dispositivi informatici del giovane

La Digos di Milano ha quindi eseguito un decreto di perquisizione personale e informatica nei confronti del giovane, che ha confermato il forte livello di radicalizzazione del ragazzo. Dai file sequestrati sono emersi propaganda jihadista e suprematista (con video di esecuzioni e sessioni di addestramento), ammissioni dirette (in alcune chat rivendicava il proprio sostegno all’Isis) e anche un filmato filmato in lingua russa (idioma noto al giovane) firmato dallo Stato Islamico per la creazione di un ordigno artigianale. Il 16enne, che partecipava a chat piene di contenuti non solo jihadisti, ma anche neonazisti e antisemiti, per coprire le sue tracce e accedere ai siti ufficiali di propaganda di Daesh utilizzava reti VPN e strumenti di offuscamento dei dati.

Iran, giallo sulle condizioni di Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei non ha mai incontrato alcun membro del governo di Teheran dagli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele che hanno ucciso suo padre e predecessore, Ali Khamenei, e in cui lui stesso è rimasto gravemente ferito. Lo scrive il sito web di opposizione IranWire, citando due fonti anonime vicine all’amministrazione del presidente Masoud Pezeshkian. Non solo: «Nelle più alte sfere del regime circolano voci secondo cui Khamenei si troverebbe in condizioni estremamente critiche e potrebbe morire da un momento all’altro», ha detto una delle due fonti.

Dal raid che ha ucciso il padre è diventato un fantasma

Da quando è diventato Guida Suprema dell’Iran, Mojtaba Khamenei non ha mai fatto alcuna apparizione pubblica. Sono state diffuse dichiarazioni attribuite al leader della Repubblica Islamica, ma senza registrazioni video o audio. Dal raid che ha ucciso il padre, Khamenei è praticamente diventato un fantasma, comunicando con i vertici dello Stato esclusivamente attraverso una rete di intermediari. Lo stesso Pezeshkian, nel corso di un’intervista trasmessa di recente dalla televisione di Stato, ha ammesso apertamente che al momento l’interazione con Khamenei è «molto difficile».

Sparatoria in una scuola in Thailandia, almeno sei morti e 15 feriti

Strage in una scuola in Thailandia, dove uno studente ha ucciso almeno sei persone tra cui tre insegnanti e tre studenti. Secondo un comunicato della polizia, prima ha ucciso i suoi nonni, usando la pistola del nonno, poi si è recato in un istituto a nord di Bangkok aprendo il fuoco contro i presenti. Il sospettato è un adolescente di 14 anni. Durante la sparatoria ha ferito anche 15 persone, di cui due sarebbero in condizioni “critiche”, prima di togliersi la vita.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione

Ma se il duello non ci fosse? Se non esistesse alcun duello? Se lo scontro Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura e in realtà non ci fosse alcun vincitore, perché tanto sono tutti d’accordo? Se l’epica linea di frattura nel campo largo fosse solo testardamente apparecchiata? I riformisti del Pd ne sono convinti: non è Giuseppe Conte ad avere in pugno il centrosinistra, ma è Elly Schlein a essere naturalmente d’accordo con quello che dice l’alleato. Certo, la segretaria non dice che la guerra è scoppiata per colpa degli ucraini e della NATO, riconosce aggressore e aggredito, ma nel posizionamento «sì alla difesa comune europea, no al riarmo dei singoli Stati» ha trovato una comfort zone che le consente di convergere con Conte e i Sussi & Biribissi della sinistra italiana, Bonelli e Fratoianni

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein e Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Se il sostegno a Kyiv è solo a parole

In fondo nella risoluzione campolarghista sbarcata in Parlamento questa settimana, durante le comunicazioni di Giancarlo Giorgetti sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale, concordata tra i gruppi dirigenti dei tre partiti, c’era scritto che non ci deve essere un euro per le spese militari. Il fatto che alla fine sia stata preclusa, dunque non messa ai voti, non cambia la sostanza politica. Gli aiuti all’Ucraina non sono frutto di un’interpretazione lessicale. Non basta dunque dire di voler difendere Kyiv per riuscirci, perché a canzoni non si fan rivoluzioni. Le guerre non si vincono con le belle parole, che poi sono quelle che il Pd ripeterà anche nelle prossime settimane, nei prossimi mesi, con il «massimo sostegno» all’Ucraina eccetera eccetera. Poi però resta integra una domanda: se ci fosse oggi un governo campolarghista – magari con Conte presidente del Consiglio – che cosa accadrebbe all’Ucraina? Questo presunto governo se ne infischierebbe? Bollerebbe la resistenza ucraina come furore bellicista?

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Elly Schlein alla Camera.

L’Ucraina val bene una scissione

Se l’angolo della visuale riformista è corretto, la settimana che si è appena conclusa potrebbe rappresentare una svolta in negativo per i rapporti interni al Pd. La minoranza è rimasta nel Pd, finora, nel tentativo di affermare non soltanto principi generici; è rimasta cercando di capire se ci sono ancora margini, spazi e agibilità politica in un partito che sta decidendo il proprio assetto in vista delle primarie, forse inevitabili, e delle elezioni politiche del 2027. La linea sull’Ucraina, se fosse quella unitaria del no agli aiuti militari, imporrebbe una seria riflessione ai riformisti superstiti. Se ci fossero davvero le primarie, tuttavia, le cose cambierebbero. Quella sarebbe l’occasione per capire davvero che spazi ci sono in una coalizione che sembra voler assomigliare sempre di più ai Democratic Socialists of America. Forse partecipare alle primarie sarebbe l’ultima iniziativa, quella definitiva, prima del congedo. L’Ucraina val bene una scissione, mica è solo uggia per la data del congresso. Sarebbe una scissione onorevole.

Primarie: l’incognita Salis e la tentazione di Gori

Ma prima c’è da combattere un’altrettanto onorevole battaglia, quella delle primarie. Per questo, se non ci fosse Silvia Salis in campo, i riformisti potrebbero scendere in campo.

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Silvia Salis (Imagoeconomica).

Non è un mistero che Giorgio Gori, europarlamentare, ci stia pensando seriamente (Pigiama Palazzi se n’è occupato) convinto com’è che una alternativa a questa segreteria è necessaria. È anche una questione di sopravvivenza: i riformisti superstiti hanno capito che a rischiare più di chiunque altro sono loro, come forse si capirà anche dalla composizione delle liste elettorali. La “quota panda” sarà rispettata, naturalmente, perché qualche seggio riformista farà comodo, non fosse altro per poter dare l’immagine di partito pluralista e generoso. Ma per il resto potrebbe essere una lista a immagine e somiglianza della cara leader. 

Se il duello Conte-Schlein fosse solo sceneggiatura? Il dubbio riformista e l’ipotesi scissione
Lia Quartapelle con Giorgio Gori (Imagoeconomica).

Dall’Italia: Francesco Guccini e la fantascienza: quando le stelle incontravano l’ironia

Francesco Guccini e la fantascienza: quando le stelle incontravano l’ironia

Con la scomparsa di Francesco Guccini, la cultura italiana perde uno dei suoi narratori più originali: cantautore, scrittore, romanziere, appassionato di storia e di letteratura, ma anche autore che, pur senza essere identificato con il genere, ha lasciato un segno non trascurabile nella fantascienza italiana.

Nelle sue canzoni la fantascienza non è mai stata un tema dominante. Guccini ha preferito raccontare la memoria, il tempo, la politica, l’amicizia e la provincia, ricorrendo solo occasionalmente a immagini futuribili o fantastiche, sempre filtrate da quello sguardo ironico e profondamente umano che caratterizzava tutta la sua opera. Era però un appassionato lettore del genere e conosceva bene l’immaginario della science fiction classica, che riaffiorava qua e là nei suoi testi e nelle sue interviste. Se c’è però una canzone in cui... - Leggi l'articolo

 

MUSICA - Dall'Italia - 7 agosto 2026 - articolo di S*

Mediobanca, semestre da record per Melzi D’Eril

Il consiglio di amministrazione di Mediobanca, presieduto da Vittorio Umberto Grilli, ha approvato i risultati del primo semestre 2026. L’istituto chiude i primi sei mesi dell’anno con il miglior risultato netto di sempre derivante dalla dinamica diversificata delle attività, dalle forti relazioni con la clientela e dall’ampia dotazione di capitale. Il risultato operativo è in crescita a 1,2 miliardi +11,9 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (1,05 miliardi), beneficiando dell’aumento dei ricavi (1,9 miliardi +6,1 per cento a/a) e del controllo dei costi (775,3 milioni, -1,7 per cento a/a) con una riduzione del rapporto costi/ricavi di 3pp al 40 per cento. Il brillante andamento del secondo trimestre (ricavi a oltre un miliardo, utile netto di 388,5 milioni), trainato dal CIB, consente di consuntivare un utile netto semestrale di 711,2 milioni, in crescita del 5,9 per cento a/a.

Melzi D’Eril: «Performance solida nonostante incertezza geopolitica»

Queste le dichiarazioni dell’amministratore delegato e direttore generale Alessandro Melzi d’Eril: «Abbiamo chiuso il primo semestre dell’anno con ricavi e utile netto ai migliori livelli di sempre, ottenendo una performance solida, attesa proseguire anche per i prossimi mesi malgrado il contesto operativo e di mercato caratterizzato da elevata incertezza. Un andamento commerciale vivace nell’attività di erogazione nella divisione Consumer finance così come un’accelerazione delle commissioni nell’ultimo trimestre (in aumento del 15 per cento t/t), in particolare nelle attività di Corporate & Investment banking (+31 per cento t/t), hanno bilanciato la fase di stabilizzazione del Wealth management, che chiude, comunque, il semestre con masse in crescita a 117 miliardi di euro. Il semestre conferma, inoltre, la disciplina mantenuta in questa fase di transizione e pone le fondamenta per proseguire efficacemente il processo di integrazione con Banca Mps, su cui restiamo pienamente concentrati. In questo percorso, sono sempre più convinto che la solidità del modello, la vicinanza alla clientela e la determinazione e qualità delle nostre persone contribuiranno a generare valore per tutti gli stakeholder, valorizzando una storia di 80 anni al servizio del sistema Paese».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid

Dopo aver definito «un plotone di esecuzione» e «una gabbia di protezione verso gli amministratori locali dei propri partiti» la Commissione Covid del Senato, Giuseppe Conte è passato al contrattacco portando in audizione un documento appena depositato in Procura relativo all’operato di JC Electronics, società a cui lo Stato a ottobre 2025 ha riconosciuto un indennizzo di 100 milioni di euro.

La lettera anonima e il verbale su JC Electronics

Conte ha spiegato di avere consegnato in Procura una lettera anonima ricevuta nei giorni scorsi, assieme a un verbale del 14 aprile 2022 di un incontro tra rappresentanti dell’area legale e logistica della struttura commissariale e dell’Agenzia delle Dogane, riguardante la verifica delle forniture consegnate da JC Electronics, società ha vinto una causa in primo grado per un mancato appalto delle mascherine anti-Covid. Stando al verbale, «emergerebbe che quei colli non sarebbero mascherine con efficacia filtrante», ha detto il presidente del Movimento 5 stelle, chiedendo pertanto di fare piena luce sulla maxi-transazione: «Mi sono molto meravigliato che lo Stato, cioè la presidenza del Consiglio e il ministero della Salute, abbiano sottoscritto una transazione da 100 milioni di euro. Uso il condizionale perché non ho elementi per fare accertamenti diretti, ma per coscienza civica e responsabilità ho ritenuto di segnalare questo documento».

Conte passa al contrattacco davanti alla Commissione Covid
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Conte: «L’Italia fu un modello a livello internazionale»

Nel corso dell’audizione, Conte ha rivendicato che «l’Italia è stata un modello a livello internazionale» nella gestione della pandemia, con una serie di decisioni prese in un contesto senza precedenti. E con conoscenze scientifiche limitate sul virus: «Abbiamo lavorato in una situazione di grande difficoltà per cercare di salvare il Paese. Non distinguendo il giorno dalla notte, ma non è una frase fatta. Abbiamo salvato nel 2020 oltre 330 mila posti di lavoro, grazie al blocco dei licenziamenti che noi in Italia abbiamo avuto il coraggio di fare». E poi: «Non mi sono mai lamentato delle indagini e non ho mai tentato di delegittimare i giudici titolari delle inchieste alludendo a una loro presunta politicizzazione come spesso purtroppo capita anche adesso, ho risposto con piena disponibilità, senza recriminazioni e con il dovuto rispetto e con il peso della responsabilità, non ho mai cercato di scaricare su altri, questo da me non lo avrete mai. Ho accantonato gli impegni durante la pandemia per rispondere a un pool di giudici per quattro ore, ma mai lamentato poiché ero stato sottratto a responsabilità più urgenti per dover rispondere ai pubblici ministeri, anche perché ho sentito il dovere di rendere conto di ogni scelta fatta in uno dei momenti più bui della nostra storia».

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Ci ha lasciati lì, sul crinale dell’Appennino, tra il silenzio di Pavana e il ricordo di quel mulino di famiglia che non macina più ma continua a impastare memoria. Francesco Guccini se n’è andato a 86 anni, portandosi via quel vocione profondo, da patriarca, capace di trasformare la strofa di una canzone in un saggio di storia, in un saggio di resistenza quotidiana. La sua uscita di scena assomiglia tanto a un ultimo fendente, un colpo di sciabola sferrato con la consueta ironia a un’Italia che troppo spesso dimentica e che, oggi più che mai, si esercita nell’arte del paradosso politico.

Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
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Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito
Guccini, l’ultimo poeta che la destra canta ma forse non ha mai capito

Il cordoglio bipartisan della politica

Nelle ore successive alla scomparsa, sono partiti accorati omaggi bipartisan, citazioni nostalgiche anche di chi, dall’altra parte della barricata, lo ha sempre ascoltato di nascosto, o forse neanche troppo. Luca Zaia ha messo il sigillo ufficiale: Dio è morto, ma la sua poesia resterà viva, arrampicandosi su quel capolavoro che la Rai di allora censurava per blasfemia e Radio Vaticana mandava in onda.

Sulla stessa lunghezza d’onda, Fratelli d’Italia si spinge a reclamare la medaglia della Camera alla memoria. È la certificazione di una grandezza che supera le barricate. Ma la destra che oggi lo canta e lo piange, semplicemente non lo ha mai capito. Oppure ha finto di non farlo per poter tollerare la bellezza dei suoi versi. 

Le frecciate a Giorgia Meloni e a Matteo Salvini

L’uomo di Pavana, del resto, non ha mai fatto sconti e non ha mai lasciato spazio ad ambiguità di comodo. Quando la stessa Giorgia Meloni, pazza per Cirano, decise di alzare la cornetta per invitarlo personalmente sul palco di Atreju, si sentì rispondere un «no» dritto in faccia. «I fascisti non mi piacciono», tagliò corto lui. Fine delle trasmissioni, con l’aggiunta ravvicinata che la futura inquilina di Palazzo Chigi non avesse capito nulla delle sue canzoni, bollando la sua gestione del dissenso come qualcosa di illiberale. Non andò meglio al leader della Lega. Sapere che Matteo Salvini suonava La Locomotiva a 16 anni non lo rendeva affatto orgoglioso. Anzi, il Maestrone ricordava di aver l’abitudine di sintonizzare la radio sulle frequenze di Radio Padania solo per divertirsi, arrivando a definire il leader della Lega un «comiziante furbo». Caso vuole che anni dopo, nel 2023, Roberto Vannacci scelse proprio di cantare La Locomotiva a Karaoke Reporter di Radio Rock. «La musica non ha colore politico», disse dopo essersi tolto le cuffie.

Guccini ha sempre mantenuto la posizione. Lo conferma la carica partigiana di quel 25 aprile del 2020, quando in pieno lockdown regalò alla rete una versione personalizzata di Bella Ciao: «Partigiano, porta via Salvini e Berlusconi. E i fasci della Meloni», identificando l’intera coalizione di centrodestra con l’invasore da cui liberare le nostre strade. Per inciso, Meloni lo accusò di istigazione all’odio. Un’allergia all’attuale maggioranza rimasta intatta fino alle sue ultime uscite pubbliche, come la battaglia per il No al referendum sulla riforma della giustizia, accusata senza mezzi termini di voler sottomettere le toghe.

Il rifiuto di ogni dogmatismo

Certo, Guccini non è mai stato neanche un polveroso santino della sinistra. Rifiutava i dogmatismi del Pci, ironizzava sulla tendenza dei progressisti a considerarsi sempre più puri degli altri e preferiva il dubbio e la poesia alla propaganda dei comizi, tanto che agli esordi certa sinistra con il dito alzato lo accusava di essere un piccolo borghese disimpegnato. Ma questa refrattarietà non ha mai significato agnosticismo ideologico. La bussola era chiara: un libertario che votava a sinistra tenendo sempre gli occhi aperti e il fegato sano. Oggi che il suo bicchiere di vino si è svuotato, l’onestà dei suoi dischi rimane l’argine più solido contro ogni tentativo di riscrittura post-mortem. Per cui sì, cantiamolo e celebriamolo tutti, perché L’ultima Thule resterà per sempre un porto chiuso per i bastimenti della conservazione.

Castlelake si ritira dalla corsa per easyJet

Colpo di scena nella partita per il controllo di easyJet. Castlelake ha deciso di non presentare alcuna offerta per la compagnia low cost britannica. Lo ha annunciato lo stesso fondo d’investimento statunitense all’avvicinarsi della deadline di domani entro cui sia Castlelake che Apollo Global Management (altro fondo Usa) avrebbero dovuto annunciare se presentare una offerta o meno per easyJet.

L’unica offerta valida resta quella di Apollo

Il 5 luglio Castlelake e easyJet si erano accordati per un intento di offerta da 6,9 sterline ad azione sul 100 per cento del capitale di quest’ultima. Castlelake si era riservata il diritto di trasformare l’intesa preliminare in una offerta pubblica di acquisto per la compagnia aerea di Luton, ma cinque giorni dopo la sua proposta era stata superata da quella del fondo Apollo Global Management, che aveva rilanciato con 7,15 sterline ad azione (sempre sul 100 per cento del capitale), mettendo dunque sul piatto il 3,6 per cento in più. In quell’occasione il consiglio di amministrazione di easyJet aveva raccomandato agli azionisti di non aderire più alla possibile offerta di Castlelake. Al fine di allineare la deadline delle due offerte, la scadenza di quella di Castlelake, inizialmente prevista per il 3 agosto, era stata estesa fino alle 17 del 7 agosto. Poi il dietrofront: l’unica offerta valida resta quella di Apollo.

Il Board of Peace di Trump assegna il primo contratto edilizio a Gaza

Seppur lentamente, il Board of Peace istituito da Donald Trump istituito a gennaio per supervisionare la ricostruzione della Striscia di Gaza, ha finalmente assegnato il primo contratto edilizio nel territorio devastato dalle bombe di Israele. Che non riguarderà però edifici civili. Come riferisce il Guardian, un’azienda della Louisiana si è infatti aggiudicata l’appalto per la costruzione di un avamposto militare da 150 posti destinato a ospitare truppe provenienti dal Marocco.

L’avamposto misurerà appena 100 metri per 120

L’azienda in questione è la Arkel International ed ha già ha collaborato in precedenza con il governo degli Stati Uniti, ad esempio in Iraq. La struttura attualmente in fase di progettazione misurerà appena 100 metri per 120 e, come detto, sarà destinata a ospitare un contingente di truppe marocchine, con i militari che si avvicenderebbero provenendo da una base in Israele: sorgerà all’interno di quel 60 per cento del territorio di Gaza direttamente controllato dall’IDF. Secondo la fonte del Guardian, l’avamposto verrà costruito a meno di due chilometri dal confine israeliano e disporrebbe di una «via di evacuazione rapida» nel caso in cui il piccolo contingente dovesse subire un attacco. La base da 150 effettivi costituisce la prima fase di un piano volto a realizzare nella Striscia un sito militare da 5 mila unità per la Forza internazionale di stabilizzazione, che nel frattempo contribuirà alle operazioni di disarmo di Hamas.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile

Negoziare o non negoziare: questo è il dilemma. Perché come si è capito in questi giorni è proprio sul concetto di negoziabile che molto probabilmente si decideranno le prossime elezioni.

I niet di Conte

Il primo a tirare fuori la parolina magica è stato Giuseppe Conte, che ha definito appunto «non negoziabili» il no al riarmo dei singoli Stati, il no al sostegno militare all’Ucraina e all’economia di guerra. Immediata la batteria dei riformisti del Pd per cui non negoziabile è invece il sostegno a Kyiv. Apriti cielo. A calmare di poco le acque si è dovuto organizzare in fretta e furia un pranzo (peraltro non risolutivo) tra Elly Schlein e lo stesso Conte.

LEGGI ANCHE: Il campo largo con Pd e M5s ha ancora senso di esistere?

Il senso del centrodestra per la governabilità (o per le poltrone)

Nelle stesse ore nel centrodestra cadevano come birilli diversi punti fermi, dal no alle preferenze di Lega e Forza Italia al no del partito di Salvini alla clausola di salvaguardia per la difesa militare invece che per la sicurezza nazionale, come in questi quattro anni era stato per l’aumento dell’età pensionabile, mentre Fratelli d’Italia ha rinunciato via via alle madri di tutte le riforme, il presidenzialismo e il premierato. Insomma, la coalizione guidata da Giorgia Meloni ha finora interpretato alla massima potenza la risposta di Giulio Andreotti a Ciriaco De Mita che lo accusava di tirare a campare: «Meglio tirare a campare che tirare le cuoia». Fuor di battuta, i partiti di centrodestra hanno dimostrato di essere pronti a trattare anche sui punti più qualificanti del loro programma pur di continuare a governare. La lettura positiva è che la governabilità è un valore in sé, quella delle malelingue è che le poltrone piacciono assai. Molto probabilmente sono vere entrambe e di certo caratterizzano la coalizione, anche se l’incognita Vannacci getta un’ombra anche su questa fotografia.

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Antonio Tajani, Giorgia Meloni e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Il centrosinistra e la specialità di tiro al governo

Nel centrosinistra invece Pd, AvS e Italia Viva hanno abituato gli elettori a precipitose cadute dei propri governi, dall’Ulivo all’Unione di Prodi, fino al Conte 2. E gli elettori, soprattutto i più moderati, non apprezzano più di tanto chi fin da ora annuncia che non intende trattare con gli alleati fino a far pensare che è pronto a far saltare l’alleanza o magari il futuribile esecutivo Pd-M5s-Avs. Non esattamente un bello scenario.  

Perché le prossime elezioni si decideranno sul concetto di negoziabile
Il selfie del campo largo senza Matteo Renzi: da sinistra Nicola Fratoianni, Giuseppe Conte, Elly Schlein e Angelo Bonelli.

E se quello del M5s fosse un bluff?

La posizione di Conte sui punti non negoziabili del suo programma molto probabilmente è invece in realtà trattabilissima. Così la legge chi ha memoria dei suoi cambi di linea politica, così come del suo passare da essere premier di un governo giallo-verde a esserlo di uno giallo-rosso, fino al sostegno all’esecutivo Draghi. Ma il ritorno di Beppe Grillo potrebbe aver condizionato le ultime uscite del presidente M5s, così come l’ambizione di vincere le primarie e tornare a palazzo Chigi nella speranza di una spinta dei giovani Propal. Il rischio è che invece la sua intransigenza venga considerata credibile, insomma vera, da parte di molti elettori, moderati o incerti, che potrebbero disertare le urne temendo di votare una coalizione litigiosa fino al suicidio. Al netto di ogni valutazione di merito su questo o quel punto di programma (di cui ancora nel campo largo non v’è traccia), il passato fa ancora paura, nel centrosinistra, e allora la parolina ‘negoziabile’ potrebbe fare la differenza tra vincere e perdere le prossime elezioni. 

PagoPA cambia vertici: Pimpinella presidente, Pantaleoni ad

L’assemblea degli azionisti di PagoPA ha formalizzato l’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, nominando Maurizio Pimpinella nel ruolo di presidente e Marco Pantaleoni in qualità di amministratore delegato. L’assemblea ha altresì nominato Giorgia Prete, Clementina Ciotti e Mario Marotta nel ruolo di consiglieri del board presieduto da Pimpinella. La designazione dei nuovi organi di governance segue il perfezionamento del closing relativo all’acquisizione della società, la cui compagine azionaria è ora composta dall’Istituto poligrafico e zecca dello Stato, che detiene il 51 per cento delle quote, e da Poste italiane, titolare del restante 49 per cento. A conclusione dei lavori, la società e gli azionisti hanno espresso un sentito ringraziamento all’amministratore unico uscente, Alessandro Moricca, per il lavoro svolto e l’impegno profuso alla guida dell’azienda nell’ultimo triennio, formulando al contempo i migliori auguri di buon lavoro alla nuova governance.

Hormuz, palla a Trump: cosa prevede l’intesa Iran-Oman

Non è ancora stato firmato dalle due parti, ma l’accordo tra Iran e Oman sullo stretto di Hormuz è stato praticamente definito. È quanto filtra dal Medio Oriente e in particolare dai canali Al-Arabiya e Al-Hadath, che citano una fonte di primo piano. Manca solo l’approvazione del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano. «Presto una dichiarazione congiunta se non si intromettono parti terze», il messaggio di Teheran a Washington.

Cosa prevede l’accordo tra Teheran e Muscat

L’accordo, secondo la fonte citata dalle due emittenti, prevede – sulla falsariga del memorandum di Islamabad – un cessate il fuoco di 60 giorni (prorogabile). L’intesa tra Teheran e Muscat «mira a rompere lo stallo e permettere la ripresa dei negoziati tecnici» tra Stati Uniti e Iran, alla ricerca della quadra non solo su Hormuz, ma anche sul nucleare. Le navi in entrata a Hormuz utilizzeranno la corsia di navigazione più vicina all’Iran, mentre quelle che lasciano lo stretto useranno rotte prossime all’Oman. Per quanto riguarda la questione dei pedaggi, non saranno imposte tariffe alle navi in transito, almeno nei primi due mesi. Verrà però introdotta una «tassa di servizio» per coprire le spese per la sicurezza del carico, il personale e la protezione dell’ambiente marino. Allo scadere dei 60 giorni Teheran intende varare poi pedaggi di transito obbligatori per tutte le navi mercantili e le petroliere, un punto sul quale l’amministrazione Usa si è detta irrevocabilmente contraria. Gli altri Paesi della regione, ha aggiunto la fonte di Al-Arabiya e Al-Hadath, potrebbero partecipare alla sminamento della via centrale dello stretto e alle procedure tecniche necessarie per lo svolgimento della navigazione. Questo entro altri 30 giorni dalla prima scadenza dell’intesa, dopodiché i flussi in entrambe le direzioni seguiranno il corridoio centrale di Hormuz. L’intesa raggiunta da Iran e Oman riguarda solo Teheran e Muscat e non deve ricevere alcun via libera da parte di Donald Trump, tornato a minacciare la Repubblica Islamica. Lo stretto di Hormuz resterà chiuso finché continueranno quelle che l’Iran definisce «violazioni degli Stati Uniti», ovvero il blocco navale. Tra i due Paesi sarebbero in corso contatti indiretti attraverso i mediatori.

Tekne passa agli americani di Nuburu con il via libera del governo

Nuburu, azienda statunitense operante nel settore Difesa e Sicurezza dual use, ha reso noto che il governo italiano ha autorizzato – ai sensi della normativa in materia di golden power – l’acquisizione del 70 per cento del capitale sociale di Tekne Spa, società con sede operativa a Ortona (Chieti) specializzata in ingegneria della difesa e nella progettazione, produzione e allestimento di veicoli industriali, speciali e militari, per poco meno di 35 milioni di euro, subordinandone il perfezionamento al rispetto delle prescrizioni previste dal provvedimento. L’autorizzazione fa seguito alla formale notifica inviata a giugno 2026 dall’azienda e rappresenta un passaggio decisivo verso il closing dell’operazione, previsto per settembre. In base del piano industriale definito da Nuburu, Tekne genererà ricavi cumulati per il periodo 2026-2030 pari a circa 565 milioni di euro, con una crescita occupazionale pari a circa 370 unità. «Tekne assumerà un ruolo centrale nella strategia integrata di Nuburu, diventando l’hub industriale e tecnologico attraverso il quale il Gruppo intende sviluppare una piattaforma avanzata per la Difesa e la Sicurezza, fondata sulle eccellenze industriali italiane e orientata ai mercati dei Paesi Nato e alleati», si legge in una nota.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

Lo si potrebbe definire il sogno di una bozza di mezza estate. Lo Statuto del Partito Federalista Liberale Italiano inoltrato da Attilio Fontana in una vecchia chat leghista e svelato dal Foglio ha avuto l’effetto di un bicchiere di carcadè ghiacciato nell’agosto avido di refrigerio e di notizie. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega

La presunta fuga in avanti di Fontana

Il governatore lombardo, classe 1952, al suo secondo e ultimo mandato, si sarebbe fatto avanti non avendo nulla da perdere. Nemmeno una possibile candidatura alle Politiche visto che finora ha sempre detto di voler restare alla guida della Regione fino alla scadenza naturale del mandato nel 2028. Il profilo perfetto del “barbaro nostalgico“, semicitando Salvini, deciso a dare una scossa alla Lega dopo l’affossamento dell’accordo per la creazione di una costola nordista da affidare a Luca Zaia. L’intenzione, stando a quanto poi spiegato dal diretto interessato, era non tanto fondare una nuova forza politica quanto dimostrare la necessità di aprire una discussione interna con la circolazione di un nuovo statuto, «segnale plastico del malessere tra i militanti». L’esercizio giuridico di un amico avvocato che Fontana si sarebbe limitato a condividere è invece la versione alternativa data da fonti vicine al governatore alla Stampa

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Attilio Fontana (Imagoeconomica).

I soliti sospetti

Resta il fatto che, quale che fosse l’intenzione, diffondere lo statuto di un partito in una vecchia chat in cui sono presenti pure Matteo Salvini e il fedelissimo Andrea Paganella pare una mossa così insensata da far pensare a un banale errore. Soprattutto in un momento di forte crisi del partito e soprattutto del suo segretario. Ammesso e non concesso che si trattasse di un colpo di mano anti-Salvini, chi sarebbe della partita insieme con il governatore? Il Foglio cita i soliti sospetti: il segretario nazionale lombardo, Massimiliano Romeo, e fa il nome di Massimo Sertori, assessore agli Enti locali che gode della stima di Fontana. Portavoce, forse, di una fetta di Lega lombarda stanca del sovranismo del Capitano e pronta alla pugna per riprendersi il partito. O, nell’impossibilità, per fondarne un altro. 

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Massimiliano Romeo (Imagoeconomica).

Senza un leader riconoscibile, ogni progetto rischia di arenarsi

Comunque sia, il risultato era scritto. Da un lato Salvini, com’era prevedibile, ha convocato subito un direttivo a Milano per chiarire la questione prima del raduno di Pontida. Dall’altro, una volta scoperto, il piano – ripetiamo, se di questo si trattava – è automaticamente morto, kaputt. Adesso è difficile che i presunti congiurati escano allo scoperto. E così i soliti sospetti, già nel mirino dei pretoriani salviniani, rischiano di fungere da parafulmine all’ira del capo. Si è scritto anche che lo statuto, sempre nella mente dei registi dell’operazione, avesse l’obiettivo di spingere Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia a rompere gli indugi. Un assist per l’ex doge, un «Noi andiamo, loro ci seguiranno». Così, almeno per ora (perché in politica si sa tutto è possibile) non è stato. E senza un volto riconoscibile che si intesti il progetto e la battaglia, si va poco lontano. Zaia, dopo la fallita trattativa per una Lega del Nord, non pare avere tutta questa fretta e voglia di sfidare a viso aperto Salvini. Giorgetti men che meno. Anche il più giovane Massimiliano Fedriga sembra impegnato a giocare una partita sua. Romeo, per quanto segretario nazionale lombardo, non pare avere le physique du rôle per guidare un movimento, per di più nuovo di zecca.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Roberto Calderoli, Attilio Fontana e Luca Zaia (Imagoeconomica).

La resa dei conti, se ci sarà, può aspettare

Una cosa però è vera: una forza federalista, liberale, europeista, a suo modo centrista risponderebbe alle esigenze di una fetta di elettorato del Nord deluso se non arrabbiato dal fu Capitano. E soprattutto di un certo mondo imprenditoriale. Forse, ma siamo sempre nel campo delle ipotesi di scuola, qualche big leghista della prima ora, lungi dallo scoprirsi, potrebbe avere dato un tacito via libera all’iniziativa, ma solo per «vedere di nascosto l’effetto che fa». Un test per verificare la determinazione e la forza d’urto dei promotori. Visto com’è finita (o iniziata), c’è da scommettere che il PLFI sarà declassato a malessere di stagione. Malattia però tutt’altro che immaginaria visto che le tensioni all’interno della Lega sono palpabili e destinate ad aumentare in modo inversamente proporzionale alle percentuali dei consensi. I segnali dunque ci sono tutti, ma che sfocino a breve in un mini golpe è un’altra storia. La resa dei conti, se mai ci sarà, è rimandata.

Partito fantasma, malessere reale: il mistero del PLFI di Fontana e la crisi della Lega
Matteo Salvini (Imagoeconomica).