Gratuita solo a parole: il costo della scuola italiana e il gap con l’Europa

La campanella non è ancora suonata ma molte famiglie italiane stanno già facendo i conti con il nuovo anno scolastico (letteralmente). Secondo l’ultima rilevazione dell’Osservatorio nazionale Federconsumatori, infatti, nel 2026 il corredo scolastico costerà in media 673,60 euro per alunno, il 2,3 per cento in più rispetto all’anno scorso. Dentro ci sono zaino, astuccio, quaderni, penne e tutto il materiale da sostituire; a questa cifra, dalla scuola media in poi, si devono aggiungere i libri: mediamente 545,66 euro per i testi obbligatori e due dizionari, l’1,6 per cento in più rispetto al 2025 (anche se i libri di seconda mano consentono di risparmiare oltre il 29 per cento). Ma è soprattutto quando si cambia ciclo scolastico, che la spesa si impenna: per un ragazzo che entra in prima media, Federconsumatori stima 561,61 euro tra libri e due dizionari (arrivando a 1.235,21 euro se si aggiunge il corredo), mentre, per chi comincia le superiori, il totale schizza a 1.478,75 euro. E questo senza neanche aver acquistato un computer: per pc e altre dotazioni tecnologiche – tablet, webcam, microfono, antivirus e programmi – la cifra lievita ancora molto. 

Gratuita solo a parole: il costo della scuola italiana e il gap con l’Europa
Bambini in prima elementare (Ansa).

La mappa dei sostegni alle famiglie

In Italia, lo sappiamo, l’istruzione è pubblica, ma completamente gratuita lo è solo fino a un certo punto: alle elementari, i libri di testo vengono forniti dai Comuni; dalle medie in poi, invece, esistono tetti ministeriali al costo dei libri e agevolazioni per le famiglie con redditi più bassi, che però dipendono da Regioni e Comuni, e hanno requisiti Isee e importi differenti. La stessa Federconsumatori, nella mappa degli aiuti appena pubblicata, sintetizza la situazione con un efficace «regione che vai, agevolazione che trovi». Proprio il costo dei libri è diventato quest’estate un piccolo caso sui social grazie a Filippa Lagerbäck. La conduttrice, nata e cresciuta in Svezia e da molti anni residente in Italia, ha criticato su Instagram la pratica – a quanto pare molto “italiana” – di ricorrere continuamente a nuove edizioni di libri, cosa che rende più complicato acquistare testi di seconda mano. «In Svezia i libri vengono consegnati all’inizio dell’anno scolastico e devono essere restituiti alla fine. Mia madre non ha mai speso un centesimo per i libri scolastici», ha ricordato.

Gratuita solo a parole: il costo della scuola italiana e il gap con l’Europa
(foto di Markus Spiske via Unsplash).

Il modello svedese: materiali, libri, mensa e trasporti gratis

Quello di Filippa Lagerback non è solo un ricordo personale: la normativa svedese stabilisce infatti che nella scuola dell’obbligo l’istruzione debba essere gratuita e che gli alunni debbano avere accesso senza costi a libri e altri strumenti necessari all’apprendimento. Anche i pasti scolastici non comportano alcuna spesa per le famiglie e, quando ricorrono determinate condizioni, lo stesso vale per il trasporto casa-scuola. Ovviamente anche in Svezia le famiglie sostengono spese legate alla vita scolastica, ma il perimetro di ciò che viene considerato «parte dell’istruzione gratuita» è più ampio. A cominciare proprio dai libri necessari a seguire le lezioni. 

Come funziona nel resto d’Europa

Anche in questo caso, comunque, Paese che vai, istruzione che trovi. In Francia, ad esempio, i libri sono gratuiti nella scuola primaria e nei collèges (la nostra scuola media), mentre nei lycées intervengono spesso le Regioni; soprattutto, però, esiste l’Allocation de rentrée scolaire, un contributo nazionale legato al reddito che viene erogato alle famiglie prima dell’inizio dell’anno scolastico (e che quest’anno ammonta a 426,87 euro per i bambini dai 6 ai 10 anni, a 450,41 euro per i ragazzi tra 11 e 14 anni e a 466,02 euro per quelli tra i 15 e i 18). In Germania, per le famiglie economicamente più fragili, interviene il pacchetto Bildung und Teilhabe (Stato sociale per l’istruzione e la partecipazione) che, nel 2026, prevede 195 euro per figlio destinati al materiale scolastico e alla possibilità di coprire, in presenza dei requisiti, altre voci come gite, mensa, trasporto e attività extrascolastiche. Persino nel Regno Unito, dove alle spese per i libri e il materiale scolastico si aggiunge quella – poco familiare agli studenti italiani – dell‘uniforme, il costo dell’istruzione è diventato oggetto di intervento pubblico: a partire proprio da quest’anno, il Children’s Wellbeing and Schools Act ha fissato nuove regole per ridurre i costi scolastici a carico delle famiglie, obbligando gli istituti a garantire l’accesso a uniformi di seconda mano e limitando fortemente i capi firmati/logati obbligatori.

Gratuita solo a parole: il costo della scuola italiana e il gap con l’Europa
(foto di Kimberly Farmer via Unsplash).

Una scuola gratuita solo sulla carta

Se, quindi, in Italia lo Stato garantisce la gratuità dei libri alle elementari e interviene successivamente attraverso tetti di spesa e una galassia di bonus locali (tra cui quello fino a 1.500 euro per studente per le scuole paritarie, introdotto nell’ultima legge di Bilancio e molto contestato), la Francia versa direttamente a milioni di famiglie un assegno per affrontare la rentrée, mentre la Germania sostiene le spese scolastiche dei nuclei più fragili. La Svezia, invece, considera libri, materiali necessari e mensa parte integrante della scuola pubblica, dimostrando da sola la differenza tra una scuola formalmente gratuita e una che lo è davvero.

Longevità e risultati. Ecco perché e dove il governo Meloni sbaglia

di Aldo Primicerio

 

Tanti errori di miopia politica, tra i più clamorosi ad es. quello sugli infermieri

A metà settembre si terranno le prove di ammissione. Ma quanto accaduto finora è fin troppo eloquente. Le domande sono crollate del 52% nell’ultimo decennio: ormai ci sono meno candidati che posti disponibili. Quest’anno le Regioni ne chiedono oltre 25.000. Ma i candidati non ci sono, e non ci saranno. Il motivo? La miopia politica dei governi. Anche dei precedenti, attenzione, ma quella di questo governo supera tutti, L’Italia ha il 25% di medici in più rispetto alla media europea. Eppure il governo Meloni ha riformato l’accesso a Medicina con il semestre aperto: 54.000 iscritti, piattaforma dedicata, campagna informativa nazionale, un decreto ministeriale per cambiare le regole del gioco. Per gli infermieri, che mancano assai più dei medici, cosa si è fatto? Si sono aumentati solo i posti a bando. E basta. Nessuna riforma strutturale. Nessuna campagna istituzionale. Si sprecano i promo sulle donazioni, sull’arruolamento delle forze armate. Avete mai visto in tv una pubblicità progresso sulla infermieristica? Zero.

 

Sapete quanti infermieri mancao in Italia? 65mila! Da noi ne abbiamo 6,9 ogni 1000 abitanti, una miseria

La media in UE è di 8,4, in Germania ne hanno 13 su 1000. In un bel pezzo di Alessandra Milani si legge che in alcuni reparti 1 solo infermiere segue 16 pazienti. Incredibile. Lo standard europeo di pazienti ne prevede al massimo 7 per infermiere.. Secondo una statistica di The Lancet – una delle riviste scientifiche di medicina generale più antiche, famose e influenti al mondo – ogni paziente in più affidato a un infermiere è collegato  ad un aumento del + 7% di mortalità entro 30 giorni. Se l’Italia vi si attenesse, eviteremmo circa 3.500 morti l’anno. Ma dove sono i nodi? Facile. Il primo è lo stipendio. Un infermiere italiano porta a casa tra 1.650 e msx 1.900 euro netti al mese (notti, festivi e turni inclusi). In Germania guadagnerebbe il doppio. In Svizzera il triplo. Nel 2025, oltre 10.000 infermieri sono usciti dalla professione. Li formiamo con soldi pubblici, poi li perdiamo. “Il giovane si vede consegnare uno stipendio da fame. In cambio, turni massacranti, aggressioni nei pronto soccorso, nessuna carriera. E sceglie altro. Non sta tradendo una vocazione: sta facendo l’unica scelta razionale che questo Paese gli lascia. “La politica spalanca le porte per i medici. Per gli infermieri non si apre nemmeno la finestra. E il conto lo pagheremo tutti. In vite umane, non in punti di Pil.”.  Complimenti Alessandra. Un pezzo che resta nella storia.

 

Esagerazioni, celebrazioni. esegerate, persino una Festa della longevità di un Governo. Ma quante obiezioni s’han da fare

Dopo il superamento dei 1.412 giorni in carica del governo Berlusconi II, le celebrazioni della maggioranza si sono sprecate, Il governo esalta la propria durata come un sinonimo di stabilità politica ed efficienza istituzionale, elementi storicamente rari in Italia e considerati fondamentali per rassicurare i mercati finanziari e le agenzie di rating. Ma quante obiezioni ci son da fare… La prima è un primato favorito dal contesto. Il superamento del record non è necessariamente il frutto di una formula politica innovativa, bensì della forte maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni del 2022 e della mancanza di una leadership alternativa coesa tra gli alleati. Seconda, la durata non equivale ad incisività. Le opposizioni, ma anche buona parte degli italiani che sanno ragionare, sottolineano che la pura sopravvivenza temporale rischia di trasformarsi in una “autocelebrazione nel Palazzo” a fronte di riforme strutturali considerate deboli o assenti. Terza obiezione, una longevità che non equivale a stabilità istituzionale, ma può anche essere effetto di immobilismo. Innanzitutto il primato favorito dal contesto. Il superamento del record non è necessariamente il frutto di una formula politica innovativa, bensì della forte maggioranza parlamentare uscita dalle elezioni del 2022 e della mancanza di una leadership alternativa unita. E poi una durata che non equivale ad incisività. Il discorso si sposta così dal “quanto” si governa al “cosa” si produce effettivamente per i cittadini.

 

L’esaltazione dei risultati economici. Anche qui, quante contraddizioni..

. 1  Su occupazione e lavoro si celebra il superamento dei 24 milioni di occupati e un tasso di disoccupazione sceso ai minimi storici (sotto il 6%). Gli analisti e i sindacati fanno notare che la crescita dell’occupazione è legata in gran parte a dinamiche demografiche (il calo della popolazione attiva riduce la base di calcolo dei disoccupati) e a dinamiche europee post-pandemiche generali. Inoltre, persistono forti critiche sulla qualità del lavoro: l’aumento dei contratti precari o a tempo parziale e la piaga dei “lavoratori poveri” non offrono un quadro del tutto positivo per il potere d’acquisto delle famiglie. . 2  Su crescita Pil e produzione industriale, l’Italia viene descritta dal governo come un’economia solida che cresce a ritmi in linea o leggermente superiori rispetto ad altri grandi partner europei come la Germania. La crescita del PIL italiano si attesta su livelli comunque modesti (intorno allo 0,7% – 0,8%) ed è in forte rallentamento rispetto al rimbalzo degli anni immediatamente successivi alla pandemia. A destare preoccupazione è soprattutto la produzione industriale, che registra da molti mesi un segno negativo. . 3  Su tasse e pressione fiscale il governo rivendica i benefici del taglio del cuneo fiscale. Ma molti osservatori osservano che la pressione fiscale complessiva nel Paese è leggermente aumentata rispetto al momento dell’insediamento dell’esecutivo nel 2022, smentendo la retorica del “fisco meno oppressivo”. . 4  Su conti pubblici e sanità si rivendicano stanziamenti record.  Ma la spesa viene criticata perché, pur aumentando in valore monetario assoluto, diminuisce o resta ferma in rapporto al PIL, lasciando irrisolti i problemi strutturali delle liste d’attesa e della carenza di personale medico sul territorio . 5  Per concludere, su dati reali e sulla loro percezione, da molti sondaggi (ad es. di Swg) emerge una incongruenza tra racconto governativo e “sentiment” del Paese. Che sottolinea come la maggioranza dei cittadini giudichi negativamente l’operato dell’esecutivo su temi quotidiani come il costo della vita, il potere d’acquisto, la gestione della sanità e la sicurezza. Il principale errore politico del governo, secondo i critici, risiede proprio nel divario tra la narrativa dei primati macroeconomici e la realtà quotidiana delle famiglie. Che continuano a fare fatica ad arrivare a fine mese in un contesto di crescita debole e servizi pubblici sotto pressione. E dovremmo parlare anche di Trump, di Europa, di guerra migratoria con la Spagna, di stop alla transizione energetica, di difesa ad oltranza dei combustibili fossili che sta uccidendo il pianeta, dell’hub migranti in Albania più lager per deportati che luogo trasformazione di un problema, di una soluzione di un fenomeno migratorio strutturale. E di tanto altro. Ma non c’è più tempo e spazio. Il racconto continua. Se ne avremo forza e voglia.

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Comune, è tempo di poltrone

Un vero e proprio valzer di nomine sta caratterizzando in queste settimane le società partecipate, tanto a livello comunale quanto provinciale. Un intreccio di conferme, nuovi ingressi e possibili avvicendamenti che interessa alcune delle principali società del territorio e che, inevitabilmente, si intreccia con gli equilibri politici all’interno della maggioranza che sostiene il sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca. La prima grande novità è rappresentata da Arechi Multiservice, società partecipata della Provincia di Salerno, che passa dalla figura dell’amministratore unico a un Consiglio di amministrazione. Alla presidenza è stato indicato Marco Sansone, fratello del sindaco di Ascea, Stefano, già presidente della Comunità del Parco nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni ed esponente del Pd cilentano. A completare il nuovo Consiglio di amministrazione saranno Valeria Caggiano, già candidata alle scorse elezioni comunali nella lista Progressisti per Salerno, e Lorenzo Raso, attuale segretario dei Giovani Democratici e anche lui candidato alle ultime elezioni comunali. Due ingressi che, sul piano politico, vengono letti come un riconoscimento dell’impegno profuso durante la campagna elettorale e della vicinanza all’area del Partito Democratico. Ma il quadro delle partecipate è destinato ad allargarsi. Una sorta di mini rivoluzione dovrebbe interessare anche Ausino, Asis, il Consorzio Asi di Salerno e Sistemi Salerno – Servizi Utility, società nei cui organigrammi potrebbero trovare spazio consiglieri comunali ed ex amministratori. Una partita delicata, dunque, perché le nomine nelle partecipate rappresentano da sempre uno degli strumenti attraverso i quali vengono definiti e riequilibrati gli assetti politici. Tra i nomi maggiormente accreditati per un incarico figura quello di Marco Mazzeo, espressione della lista Salerno per i Giovani. Il consigliere comunale non è stato indicato né come presidente né come vicepresidente di una Commissione consiliare e, proprio per ragioni di equilibrio interno, potrebbe quindi essere destinato a un incarico in una delle società partecipate. Più difficile, invece, appare al momento una nomina per Angelo Caramanno, che già ricopre diversi incarichi: è capogruppo della lista Progressisti per Salerno e vicepresidente di due Commissioni consiliari. Anche la compagna, l’ex assessore Mariarita Giordano, è già componente del Consiglio di amministrazione del Cgs. Un quadro che renderebbe meno probabile, almeno nell’immediato, un ulteriore incarico per Caramanno. Stesso discorso per Fabio Polverino, che concentra già numerosi ruoli all’interno dell’amministrazione comunale: è capogruppo di Salerno per i Giovani, presidente di una Commissione consiliare e vicepresidente di un’altra. Anche in questo caso, dunque, un’eventuale nomina in una partecipata potrebbe essere considerata poco compatibile con gli attuali equilibri di incarichi. Tra gli avvicendamenti già delineati c’è quello di Horace Di Carlo. L’attuale presidente del Consiglio comunale di Salerno, indicato dal sindaco Vincenzo De Luca per ricoprire il prestigioso incarico istituzionale, dovrebbe lasciare il ruolo ricoperto all’interno dell’Asi di Salerno. Un passaggio che si inserisce nella ridefinizione complessiva degli incarichi collegata al nuovo assetto dell’amministrazione comunale. All’Ausino, invece, dovrebbe essere riconfermato Luca Sorrentino, consigliere comunale di Salerno da diverse legislature, attualmente componente del Consiglio di amministrazione. Per la presidenza del Consorzio Asi di Salerno, invece, il nome che circola con maggiore insistenza è quello di Nello Fiore. Per lui si tratterebbe di un ritorno, dopo una precedente esperienza ai vertici dell’organismo. Una partita che presenta anche un risvolto familiare e politico. Il figlio di Nello Fiore, Antonio, consigliere comunale di Salerno, ha infatti rinunciato, polemicamente, alla vicepresidenza di una Commissione consiliare. Una scelta che potrebbe essere destinata ad alimentare ulteriori riflessioni sugli equilibri interni alla maggioranza. Attende, infine, un incarico anche l’ex sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli. Per lui, nelle ultime settimane, era stata ipotizzata una posizione di vertice in Sistemi Salerno – Servizi Utility. Un’ipotesi che resta sul tavolo e che potrebbe trovare una definizione nell’ambito del complessivo riassetto delle società partecipate. L’ultima parola, naturalmente, spetterà al sindaco di Salerno, Vincenzo De Luca, chiamato a gestire una partita particolarmente delicata. La maggioranza può infatti contare su un numero risicato di consiglieri, 21 eletti, e ogni scelta relativa alle nomine dovrà necessariamente tenere conto degli equilibri interni al Consiglio comunale. Perdere pezzi, soprattutto su questioni considerate strategiche, potrebbe trasformarsi in un problema politico di non poco conto. Per questo motivo, il valzer delle nomine non appare soltanto come una questione di poltrone e organigrammi. Dietro le designazioni si muove una partita più ampia, fatta di equilibri, riconoscimenti politici, rapporti di forza e possibili compensazioni. E non è escluso che, una volta completato il quadro delle nomine, possano emergere mal di pancia e mugugni da parte di quei consiglieri comunali che dovessero ritenersi penalizzati o esclusi dalla distribuzione degli incarichi. er.no.

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Messa in ricordo di Angelo Vassallo

di Arturo Calabrese

Sedici anni, sedici lunghi anni da quel maledetto 5 settembre del 2010 quando una mano, ancora ignota, ha ucciso Angelo Vassallo. Il sindaco pescatore, però, viene ancora ricordato e gli eventi che ogni anno la fondazione che porta il suo nome, guidata dal presidente Dario e dal vice Massimo Vassallo, sono molteplici. Ieri, la sede di Vallo della Lucania, messa a disposizione dalla signora Anna Maria Mainenti, ha ospitato una messa in suffragio officiata da Don Bruno Lancuba, parroco della città vallese. I fratelli Dario e Massimo Vassallo erano assenti, ma in rappresentanza della fondazione era presente l’ambasciatore Gerardo Spira. «Noi crediamo che il terrore sia tornato indietro – le sue parole – Angelo era un baluardo, un presidio della legalità ed anche un punto di riferimento per la politica locale contro un certo sistema. Con la sua uccisione, riteniamo che il territorio sia stato invaso da brutta gente, invaso da delinquenza e lo si legge ogni giorno. È invaso da brutta politica ma anche e purtroppo soprattutto da brutti affari che si riciclano e che condizionano la vita non solo politica ma tutto il territorio dal punto di vista professionale, sociale». «Per noi Angelo è un punto di riferimento – dice la signora Anna Maria – è il faro che ha illuminato tutto. Oggi il suo ricordo continua ad unire altre persone anche di altre regioni. Il nostro faro, quindi, è proprio lui e per quello abbiamo voluto dedicare alla sua memoria e al suo ricordo una giornata come questa in cui si celebra anche il grano. È un simbolo, un legame forte con la terra». Il presidente Dario Vassallo, nonostante la distanza, ha affidato ai social un messaggio: «Quest’anno ho voluto distaccarmi, ho voluto allontanarmi – dice – l’ho fatto per stare lontano da questa situazione che continua ad essere una farsa ed è un segno di protesta contro chi rema contro alla verità. La morte di Angelo non è una parata istituzionale, ma un dolore istituzionale. È completamente diverso e dipende da chi sa capire il dolore. Stiamo ultimando il docufilm – continua – e non serve per raccontare sempre le stesse cose ma ci saranno elementi inediti che nessuno ha mai raccontato. Saranno denunce ben precise del perché è stato ucciso Angelo Vassallo e del perché dopo sedici anni non c’è una verità chiara. Ognuno dovrà passarsi la mano sulla coscienza. Deve vergognarsi – concluse – chi ha fatto accordi sotto banco sventolando la bandiera della legalità». Sedici anni dopo, dunque, Angelo Vassallo continua a vivere nel ricordo di chi non ha mai smesso di chiedere verità. Ma il tempo che passa, anziché cancellare una ferita, sembra renderla ancora più profonda. Perché una comunità non può dirsi libera finché una morte resta senza una risposta e finché, dietro la parola legalità, qualcuno continua a nascondere interessi, silenzi e compromessi. Il faro di Angelo, allora, resta acceso. E proprio quella luce, oggi più che mai, chiede a tutti di guardare dove per troppo tempo si è preferito non vedere. Lo si farà nei prossimi mesi con anche le nuove udienze.

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La nuova stretta di Pechino su comici e artisti

«Il sole sta per tramontare a Occidente. Tutto è tranquillo nella Città Proibita». Guo Degang ha sostituito con queste parole il verso di una canzone patriottica dedicata al lago Weishan. Improvvisazione che ha fatto finire uno dei comici più popolari della Cina sotto indagine. Pochi giorni dopo, nello Hebei, lo scultore Gao Zhen è stato condannato a tre anni di carcere per opere in cui Mao Zedong appare inginocchiato, deformato o davanti a un plotone d’esecuzione. Due episodi avvenuti in rapida successione che lasciano intendere i limiti entro i quali devono muoversi comici e artisti cinesi. In entrambi i casi, l’intervento delle autorità ha protetto i simboli della storia rivoluzionaria dalla satira.

Guo Degang nei guai per aver ironizzato su una canzone patriottica

Prima è arrivata la notizia dell’indagine aperta su Guo. Il comico è considerato uno dei principali artefici del rilancio dello xiangsheng, un genere tradizionale di comicità basato su giochi di parole e improvvisazione. Ma improvvisare su una delle canzoni più amate dal Partito comunista, utilizzata nelle celebrazioni per l’anniversario della Repubblica Popolare, gli sta causando dei guai. Tutto è cominciato il 24 luglio, quando Guo si è esibito a Wuhan in un adattamento dell’opera Ji Gong, il Buddha vivente. Nei panni del monaco irriverente del folklore cinese ha intonato Suonando la mia amata pipa, brano composto nel 1956 per il film Guerriglieri della ferrovia, dedicato alla resistenza comunista contro l’occupazione giapponese. Nel testo originale il sole tramonta a Occidente e la quiete scende sul lago Weishan. Guo ha trasferito la scena nella Città Proibita, aggiungendo alla canzone alcune rime burlesche. Il brano fa parte del repertorio patriottico della Repubblica popolare e nel 2019 il dipartimento della Propaganda del Partito comunista lo aveva incluso fra le 100 canzoni scelte per celebrare il 70° anniversario dello Stato.

La nuova stretta di Pechino su comici e artisti
Guo Degang (da Youtube).

Uno spettatore però ha denunciato Guo per aver «distorto e volgarizzato un’opera rivoluzionaria classica» e violato la morale pubblica e tanto è bastato perché l’ufficio della Cultura e del Turismo di Wuhan aprisse un’inchiesta. L’esibizione era stata autorizzata, ma la variante introdotta da Guo non compariva nei materiali presentati per l’approvazione preventiva. Il risultato? Alcuni dei suoi spettacoli in programma sono stati cancellati e il caso è finito sotto la lente delle autorità. Sui social cinesi se ne discute molto, con opinioni anche opposte. Una parte degli utenti considera intoccabile Suonando la mia amata pipa. «L’arte deve servire il popolo, se al popolo non piace, non fate questo tipo di arte», recita uno dei commenti rilanciati dai media statali. Altri giudicano le autorità «troppo sensibili» e difendono l’esibizione come una normale improvvisazione coerente con l’opera di Ji Gong.

Gao Zhen condannato per aver leso l’onore di «eroi e martiri»

Pochi giorni dopo la notizia dell’indagine su Guo, è giunta quella della condanna di Gao Zhen. A fine agosto, il Tribunale popolare di Sanhe lo ha riconosciuto colpevole di aver leso la reputazione e l’onore degli «eroi e martiri», infliggendogli il massimo previsto per la fattispecie di reato: tre anni di reclusione. Gao, che era residente negli Stati Uniti, è stato arrestato il 26 agosto 2024 e ha già trascorso due anni in custodia cautelare. Se l’appello annunciato dalla difesa non modificherà la sentenza, uscirà dal carcere a fine agosto 2027. Gao ha acquisito notorietà internazionale per il progetto Gao Brothers lanciato con il fratello. Il duo è diventato celebre per le opere sulla Rivoluzione culturale, la censura e il culto di Mao. Alla base c’è un’esperienza personale. Il padre dello scultore, classificato come «nemico di classe», morì in detenzione durante la Rivoluzione culturale. Quel trauma familiare attraversa i lavori contestati, realizzati fra il 2005 e il 2009. In Mao’s Guilt, il Grande timoniere è inginocchiato in una posa di pentimento. Nella serie Miss, Mao ha seno femminile e naso da Pinocchio. In The Execution of Christ, uomini con le sembianze di Mao puntano i fucili contro Gesù. Durante la perquisizione dello studio dell’artista, le autorità hanno sequestrato decine di opere, fra sculture, dipinti e fotografie. Le sculture sono anteriori sia alla legge del 2018 sulla protezione degli eroi e dei martiri sia all’introduzione, nel 2021, dello specifico reato. La mancata pubblicazione delle motivazioni lascia irrisolto il punto centrale del procedimento: se sia stata punita la realizzazione delle opere oppure una loro diffusione successiva. Amnesty International e Human Rights Watch denunciano un’applicazione retroattiva della norma.

Perché aumentano i controlli sulla comicità dal vivo

Quelli di Guo e Gao non sono gli unici casi. Nel 2023 una battuta sui cani costò alla società del comico Li Haoshi una multa di 14,7 milioni di yuan. Li aveva associato due animali che inseguivano uno scoiattolo a uno slogan dell’Esercito popolare di liberazione. Nel 2022, la comica Li Bo è stata multata per aver ironizzato sulla quarantena imposta a Shanghai durante la pandemia di Covid. Negli anni, in Cina la comicità dal vivo ha conquistato spazio come alternativa meno levigata alla televisione. Pressioni lavorative, matrimoni, ansia sociale e discriminazioni entrano nei monologhi con ampia libertà. Ma la crescita economica (e di audience) del settore sta attirando un controllo più stretto e, in alcuni casi, sanzioni o condanne. Soprattutto quando si toccano i simboli della storia della Repubblica Popolare, alterando la compostezza richiesta dalla memoria ufficiale.

Ines Carrato, da Salerno alla festa del governo

Alla festa per i quattro anni del Governo Meloni, celebrata a Bari, c’era anche un pezzo della giovane Forza Italia salernitana. Tra le testimonianze salite sul palco quella di Ines Carrato, giovanissima specializzanda in Medicina d’emergenza e urgenza e iscritta a Forza Italia a Salerno.Carrato ha portato con sé la voce di una generazione di giovani medici che ogni giorno vive la sanità dalla prima linea: corsie, pronto soccorso, turni difficili, responsabilità crescenti. Ragazzi che hanno scelto una professione impegnativa, affrontando anni di studio e sacrifici, e che oggi chiedono soprattutto di poter costruire il proprio futuro in Italia.La presenza di Ines Carrato assume così un significato che va oltre la singola testimonianza. Racconta una generazione che non vuole limitarsi a osservare, ma intende partecipare, mettendo competenze, esperienza e passione civile al servizio della comunità.È proprio da giovani come lei che politica e istituzioni devono ripartire: professionisti preparati, radicati nella realtà e capaci di conoscere i problemi perché li affrontano ogni giorno. Ines Carrato rappresenta una risorsa per la medicina di oggi e, con il suo impegno, anche per la politica di domani.

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Salernitana-Cavese, si gioca alle 15. Vergogna

di Marco De Martino

SALERNO – Salernitana-Cavese, ci siamo. Il derby arriva in una fase che vede le due squadre agli antipodi. I granata sono finiti nell’occhio del ciclone dopo un avvio decisamente al di sotto delle aspettative e oggi all’Arechi, contro la Cavese, hanno un solo obiettivo: invertire la rotta. Un punto conquistato nelle prime due giornate è un bottino troppo magro per una squadra con ambizioni importanti e la sfida con gli aquilotti rappresenta già un appuntamento da non fallire. Ma nei derby, si sa, le classifiche spesso contano poco. E quello di oggi, anche per questo motivo, si presenta come una partita tutt’altro che scontata. La Salernitana dovrà fare i conti con alcune assenze pesanti, su tutte quella di Capuano. Il difensore, fermato da un affaticamento muscolare, non sarà rischiato da Cosmi che, proprio per l’indisponibilità dell’ex ternano, sarà costretto a cambiare assetto tattico. Il tecnico granata dovrebbe infatti accantonare la difesa a tre per affidarsi a una linea a quattro, modificando così gli equilibri di una squadra che finora ha mostrato più di qualche difficoltà. Una scelta dettata dalla necessità, ma anche dalla volontà di trovare nuove soluzioni per dare una scossa alla squadra. Cosmi sa bene che la Salernitana deve cambiare passo, soprattutto sotto il profilo della continuità e dell’atteggiamento. Di fronte, però, ci sarà una Cavese che arriva all’Arechi con il morale alto. Gli aquilotti hanno trovato entusiasmo e fiducia grazie alla vittoria conquistata contro l’Audace Cerignola e adesso sognano il colpaccio nella tana dei cugini. Un successo che avrebbe un peso enorme non soltanto per la classifica, ma soprattutto per una tifoseria che, ancora una volta, non potrà seguire la propria squadra in trasferta a causa delle restrizioni imposte dalle forze dell’ordine. E proprio la classifica racconta un dato curioso e significativo: rispetto alla sfida dello scorso anno, questa volta è la Cavese ad arrivare al derby davanti alla Salernitana. Un dato che rende ancora più interessante una partita nella quale gli aquilotti non hanno certamente intenzione di recitare il ruolo della vittima sacrificale. La Salernitana ha dalla sua il fattore campo e la necessità di ritrovare i tre punti, ma la Cavese ha entusiasmo, leggerezza e la consapevolezza di avere tutto da guadagnare. Un derby è sempre un derby. E le sfide che mettono di fronte Salernitana e Cavese, separate da appena pochi chilometri, sfuggono per tradizione a qualsiasi tipo di pronostico. La Salernitana vuole rialzarsi, la Cavese sogna di firmare l’impresa: oggi all’Arechi andrà in scena molto più di una semplice partita.

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«I miei anni vissuti all’interno dell’associazione “Il Gregge”»

«Una lunga adesione a quello che tutti noi chiamavamo il “Mistero”, una parola che ha contrassegnato la vita degli adepti, tanto da diventare la parola chiave attraverso la quale ci riconoscevamo». Inizia così il lungo racconto di un uomo che ha scelto di affidare a queste colonne il ricordo degli anni trascorsi all’interno del Gregge, il gruppo privato di fedeli da anni al centro di numerose controversie, prima commissariata e poi premiata da monsignor Andrea Bellandi, che oggi custodisce una relazione redatta dai commissari ai quali era stato affidato il delicato compito di ascoltare gli appartenenti al Gregge e le vittime di quella che alcuni di loro definiscono, a tutti gli effetti, una setta. Ecco la sua testimonianza: Premetto che tutto quello che riferirò è frutto di una lunga adesione a quello che noi tutti chiamavamo il “Mistero” (parola che ha contrassegnato la vita degli adepti, tanto che era la parola chiave per riconoscerci). Non si può comprendere la storia che ha coinvolto me e molte altre persone che hanno conosciuto la signora Caterina Tramontano (da ora in poi CT) e la signora Lucia Salito (LS) se non si è vissuto nei loro ambienti e non si sono ascoltate le presunte divine “parole” scritte dalle signore e consegnate al sacerdote salesiano Giuseppe Perrinella (GP) prima che morisse. Riferirò parole che ho ascoltato sia dalla signora CT e da GP sia fatti visti nelle case dove ha vissuto CT. Inoltre, una quantità enorme di altri fatti raccontatimi da testimoni che hanno vissuto accanto alla signora CT e alla signora LS, fatti addirittura che risalgono allo sbarco degli alleati sulle coste salernitane nel 1943. Per oltre 85 anni gli scritti si sono accumulati e nessun vescovo li ha mai potuti leggere e non si sa con certezza ora chi li possegga. Con la signora CT e GP non si può parlare perché sono deceduti e non ci sono notizie ufficiali che la signora sia stata in contatto con qualche autorità ecclesiastica. Don Peppino (GP), così era chiamato da noi, ci referì che una copia delle “parole” possedute da lui l’aveva data a un sacerdote adepto del “Mistero”, molto conosciuto alle cronache salernitane e romane per i suoi tentativi di affari un po’ particolari, perché la consegnasse al Papa ma quale fine abbia fatto non si sa. Anche le parole scritte da LS non sono state portate a conoscenza dell’attuale vescovo Bellandi (VB) e addirittura i Commissari nominati dal VB avrebbero voluto incontrarla ma lei riferì che “parla solo col Signore”. Non si potrebbe fare errore più grande che considerare gli adepti come deficienti, pazzi o in malafede. La quasi totalità di loro sono stati e sono ancora in buona fede ma questo non significa affatto che alcuni di loro non abbiano commesso gravi errori, alcuni dei quali vere e proprie nefandezze. Sono solo persone che sono state “infatuate” da un “sogno”. La vera e propria opera di carità che si dovrebbe realizzare è quella di non far “cadere” altre persone in quella che io definisco, senza ombra di dubbio una vera e propria setta. Per comprendere il meglio possibile quello che è accaduto per oltre 85 anni si dovrebbe focalizzare l’attenzione sulle due signore e sui loro “rapporti col Signore”. Premesso che i Commissari hanno consegnato al VB una quantità enorme di testimonianze di adepti, secondo un mio punto di vista, ora il VB ha la totale responsabilità di pronunciarsi non sull’Associazione costituitasi definitivamente con un proprio statuto nel 2017 né sugli attuali adepti ma dare una valutazione definitiva, insieme alle autorità vaticane, sulla consistenza “spirituale” e morale della signora LS e del suo “parlare col Signore”. E’ questo suo “parlare col Signore” che sta condizionando sacerdoti e soci dell’associazione tanto da creare enormi divisioni e pericoli all’interno della diocesi. Il VB ha il dovere di pronunciarsi urgentemente perché altre persone che si trovino in un momento difficile della lora vita non si facciano irretire dalla setta. Perché, secondo me, è decisivo che il VB entri in possesso di queste “Parole del Signore” e si pronunci urgentemente? Tempo fa sono entrato in possesso di alcune “parole” scritte da CT e ritenute divine da tutti gli adepti. Completamente infatuato del “Mistero” non ho mai avuto dubbi sulla loro provenienza ma appena gli occhi si sono aperti, con una semplice ricerca sulla rete ho potuto constatare che le parole erano state completamente copiate dagli scritti di una suora degli inizi del novecento. La risposta di GP, appena gli ho riferito di questa concordanza assoluta, è stata esilarante: “Questo dimostra che zia Rina parla davvero col Signore”. Anche i Commissari hanno potuto constatare questa coincidenza raccapricciante. Dato che questo “copia e incolla” potrebbe accadere o già è accaduto con la signora LS, il VB non può sottrarsi a dare una valutazione sull’operato della signora, non può far trascorrere altri 25 anni in quanto la signora è dal 2000 che condiziona la vita degli adepti dell’associazione e attraverso i sacerdoti adepti tutta la diocesi. Fin dall’agosto del 1939, data in cui la signora CT ebbe la prima visione di “Pasqualino”, (così si faceva chiamare Gesù Bambino), i primi adepti sono stati istruiti al silenzio con la scusa del pericolo che le persone sarebbero accorse in massa dalla signora. In seguito, la motivazione è stata cambiata: le autorità ecclesiastiche non sarebbero state ancora pronte a comprendere un “Mistero” così grande ma soprattutto gli errori, definiamoli così, commessi dagli adepti sarebbero stati di scandalo per la Chiesa e inficiato la bontà della “Nuova Rivelazione”. In poche parole, non si era mai pronti. Ricordo un sacerdote che spesso raccontava apertamente che il “Mistero” si sarebbe attuato dopo la sua morte, infatti, nella sua vita ne aveva commesse talmente tante che non riesco ancora a capacitarmi come non fosse mai stato denunciato, almeno che io sappia. E la cosa aberrante è che la signora CT lo abbia sempre coperto pur essendo a conoscenza delle sue schifezze. E questo, secondo me, è uno degli aspetti più inquietanti che abbia caratterizzato la vita di CT (caratteristica presente anche nella signora LS): proteggere il sacerdote e non le vittime, vittime appartenenti anche allo stesso “Mistero”. Un vero obbrobrio. Per comprendere a quale punto si era giunti, ricordo che GP, sulla base delle “parole scritte” si era spinto a definire CT come “la più grande donna vissuta sulla terra dopo la Madonna” e questo lo affermava davanti a lei. Ancora non riesco a comprendere come mai i sacerdoti e i laici presenti non si siano alzati e gridato: “All’anema d’a palla” ma soprattutto come mai la signora non l’abbia cacciato fuori di casa all’istante. Con la scusa della sua infinita umiltà e obbedienza si giustificava tutto. Ovunque la signora abitasse (Napoli, Torino, Eboli) il segreto fu mantenuto. Dal racconto fatto agli adepti da GP, alla prima rivelazione di “Pasqualino” erano presenti CT, Vincenzo Albano (VA), suo marito, e una terza persona che non citerò per il momento, persona molto enigmatica che ha orientato in modo decisivo le sorti degli adepti. Tutte e quattro queste persone sono decedute senza lasciare una storia della vicenda e senza far conoscere a nessuna autorità ecclesiastica le “parole” ricevute da Gesù e scritte da CT. Ripeto, basterebbe questo perché si possa parlare di setta ma in seguito emergeranno altri aspetti che confermeranno l’inconsistenza e la pericolosità del fenomeno e questo lo dico soprattutto dal punto di vista umano e sociale. I tre aspetti che hanno caratterizzato da sempre il “Mistero” sono stati: la menzogna, il nascondimento e le divisioni. Pur di fare il bene del “Mistero” la menzogna era diventata l’arma per poter giustificare tutte le scelte “volute dal Signore” che sistematicamente venivano smentite dalla realtà. Racconto un fatto che mostra la completa cecità che possedevano alcuni adepti del “Mistero” e la completa dipende dalla signora CT. Una persona vicinissima alla signora CT aveva “bisogno” di una seconda laurea per raggiungere un progetto “autorizzato dal Signore”. Cosa si è pensato di fare pur di raggiungere lo scopo? Un giovane adepto, laureatosi nella facoltà a cui era interessato il “bisognoso”, fu invitato a fare gli esami al posto di costui e voilà il progetto fu realizzato. E’ bastato cambiare scientificamente la foto sul libretto e i “conti” sono tornati. Ho riferito ai Commissari tale fatto con relativi nomi e cognomi. E’ uno di quegli strani fatti che mi ha aperto la mente definitivamente e mi ha fatto comprendere che la signora CT non fosse in “contatto” col Signore, aver permesso di commettere tale reato è veramente sconcertante. Sono sicuro che le persone coinvolte fossero in buona fede ma “infatuate” e “circuite” da colei che era convinta di dover realizzare in tutti i modi il presunto “disegno del Signore”. Racconto un altro fatto sconcertante ma significativo della follia che ha colpito alcuni adepti vicinissimi alla signora CT. In un’era in cui non esisteva il “copia e incolla” e l’intelligenza artificiale, si pensò di invitare un giovane molto bravo nel dipingere a riprodurre immagini di timbri che servivano alla setta per inserirle su documenti importanti. Il giovane lo raccontò alla madre la quale corse dalla signora CT e le disse che suo figlio non avrebbe mai fatto una cosa del genere. La signora CT impaurita cercò di rassicurare la mamma che la cosa non si sarebbe mai realizzata.

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Fi: Parlamentari: Il congresso è diventato una farsa

“Quello che sta accadendo in queste ore nelle diverse province della Campania conferma purtroppo tutte le preoccupazioni che abbiamo manifestato in questi mesi. Quello che avrebbe dovuto rappresentare un momento di partecipazione e di confronto politico si è trasformato in un congresso che rischia ormai di assumere i contorni di una vera e propria farsa e, soprattutto, di dilaniare ulteriormente Forza Italia”. Lo dichiarano in una nota i deputati Pino Bicchielli e Annarita Patriarca, il senatore Raffaele De Rosa e il consigliere regionale Livio Petitto, esprimendo una posizione che definiscono “condivisa da tanti amministratori, dirigenti e rappresentanti istituzionali di tutte e cinque le province della Campania”. “In queste ore – spiegano gli esponenti azzurri campani – assistiamo a una situazione di grande confusione sui territori, con divisioni, tensioni e contestazioni che attraversano il partito da una provincia all’altra. Non è questa la funzione di un congresso. Un congresso deve unire attraverso il confronto, consentire a tutti di partecipare nelle stesse condizioni e offrire al partito una prospettiva politica. Non può ridursi a una conta tra pacchetti di tessere, mentre ancora oggi permane una profonda incertezza sulla reale platea degli iscritti e degli aventi diritto, né a firme richieste o raccolte attraverso WhatsApp, come dimostrano messaggi inviati in queste ore da alcuni dirigenti del partito”. “E poi, ogni giorno da un mese, leggiamo numeri diversi: iscritti, firme, amministratori, giovani. Cifre continuamente rilanciate che sembrano talvolta più numeri al lotto che dati reali e verificabili. Non è una questione secondaria – aggiungono -: questa continua guerra dei numeri conferma la leggerezza con cui si sta affrontando un momento estremamente delicato per la vita del partito. Un congresso serio ha bisogno di dati certi, trasparenti e verificabili, non di cifre utilizzate di volta in volta per alimentare una rappresentazione politica”. “La nostra – specificano Bicchielli, Patriarca, De Rosa e Petitto – non è una battaglia contro qualcuno e non è neppure la richiesta di cancellare il congresso. Chiediamo esattamente il contrario: che il congresso si faccia davvero. Che venga celebrato in una data e con modalità che garantiscano a tutti gli iscritti, a tutte le sensibilità e a tutti i territori la possibilità di partecipare realmente, conoscendo preventivamente la platea congressuale e le condizioni della competizione. Rinviare oggi non significherebbe avere paura del confronto, ma restituire credibilità al confronto”. “C’è infine un aspetto che, sul piano politico e umano, ci duole particolarmente. In tutti questi mesi – spiegano – abbiamo scritto più volte al segretario nazionale Antonio Tajani, chiedendo un confronto per rappresentargli direttamente la situazione della Campania e provare insieme a trovare una soluzione politica. Erano richieste provenienti da parlamentari e consiglieri regionali, del suo partito. Non siamo mai stati convocati. Non comprendiamo perché e questa rimane, ancora oggi, una domanda senza risposta”. “Forza Italia viene prima di qualsiasi congresso e di qualsiasi candidatura. Noi vogliamo continuare a lavorare per un partito aperto, inclusivo, competitivo e capace di parlare alla società campana. È un’impostazione – concludono – condivisa da tanti amministratori delle cinque province, che ogni giorno rappresentano Forza Italia nei propri territori. Nessuna conta congressuale può valere il prezzo di un partito diviso. Fermarsi oggi, garantire regole e partecipazione e celebrare un congresso vero domani sarebbe un atto di responsabilità e di amore verso Forza Italia”.

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Holding Gruppo Vitolo ha celebrato i 40 anni di attività

Si è svolta nella suggestiva cornice del NEXT Ex Tabacchificio di Capaccio Paestum la serata celebrativa per i quarant’anni di attività della Holding Gruppo Vitolo, solida realtà imprenditoriale fondata nel 1986 da Carlo e Rosanna Vitolo e oggi affermato punto di riferimento multisettoriale in Campania e sul territorio nazionale. Un traguardo importante che testimonia quattro decenni di costante crescita, visione strategica e profondo radicamento nel tessuto economico e sociale locale. L’evento ha preso il via alle ore 19.30 con un’elegante accoglienza riservata ai numerosi ospiti presenti – tra cui collaboratori, rappresentanti delle istituzioni regionali e locali, clienti e partner storici. La fase iniziale della serata è stata dedicata a un caloroso momento di benvenuto, pensato per condividere con la comunità d’impresa le principali tappe e i traguardi più significativi che hanno segnato la storia e la continuità evolutiva del Gruppo. La parte istituzionale, condotta con eleganza dalla giornalista Costanza Calabrese, si è aperta con la proiezione di un video emozionale che ha ripercorso il cammino aziendale: dagli esordi nel settore immobiliare e dalla nascita del Centro Medico San Luca – struttura pionieristica per la sanità campana che introdusse fin da subito approcci innovativi mettendo sempre al centro la cura della persona – fino al consolidamento e alla successiva evoluzione nel San Pio Medical Center. Filmati storici e testimonianze hanno raccontato la progressiva e dinamica diversificazione della Holding, oggi operativamente attiva in molteplici ambiti strategici: dalla sanità d’eccellenza al Business Process Outsourcing con Contact Centre Sud, fino al settore dell’hospitality e della ristorazione (con strutture di rilievo quali Hotel San Luca, Bar Ristorante La Nona Musa, Hotel Eboli ed Eboli Bistrot), passando per il comparto agricolo e vitivinicolo, la formazione medica ECM affidata a ViTer Formazione e i servizi integrati di mobilità e comunicazione curati da MVRent. Uno dei momenti più significativi della serata è stato la consegna, da parte della famiglia Vitolo, di riconoscimenti a clienti e dipendenti di lunga data, a testimonianza del valore attribuito alle persone e alle relazioni che hanno contribuito alla crescita dell’azienda. A seguire, Elisa e Marcello Vitolo, oggi alla guida della Holding, hanno illustrato la visione strategica per i prossimi anni, evidenziando le opportunità e le sfide che caratterizzano i mercati in rapida evoluzione. Il momento sul palco si è concluso con l’ingresso della grande torta celebrativa, il tradizionale e augurale brindisi corale e i sentiti ringraziamenti rivolti a tutte le maestranze e a coloro che, a vario titolo, hanno contribuito a scrivere la storia quarantennale della Holding Gruppo Vitolo. La serata è poi proseguita in un’atmosfera conviviale con l’apertura del raffinato buffet e un coinvolgente intrattenimento musicale curato dal gruppo Arechi, che ha allietato i presenti alternando performance dal vivo e dj set. «L’evento vuole ricordare i 40 aziendali con l’obiettivo di essere protagonista di nuove sfide in settori che sempre più velocemente cambiano e che necessitano di risposte sempre più all’avanguardia. Crediamo che ottimizzare le risorse tecnologiche oggi a disposizione sia la grande sfida del futuro come avvenne alla fine degli anni 90 con l’avvento di internet. Come gruppo siamo pronti. Il nostro claim “Da 40 anni con lo sguardo rivolto al futuro” esprime bene il nostro pensiero. Un grazie a chi in questi anni è stato protagonista di questa storia», dichiarano Elisa e Marcello Vitolo.

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Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana degli Hugo

Fantascienza.com, il meglio della settimana degli Hugo

I vincitori del maggiore premio della fantascienza, indizi sul nuovo film di Star Trek, Mark Ruffalo e l'antisemitismo, la seconda stagione di Ahsoka nella settimana di Fantascienza.com

È ancora una donna a vincere il Premio Hugo per il miglior romanzo, Alix Harrow, l'autrice di Le streghe in eterno, col suo nuovo lavoro The Everlasting. L'anno scorso aveva vinto Robert Jackson Bennett, interrompendo una sequenza di Hugo femminili che andava avanti dal 2016. Una donna anche nella categoria romanzo breve, la canadese Amal El-Mohtar. Anche tra i finalisti le donne sono predominanti. È un femomeno interessante che si presta a diversi tipi di ragionamento. Uno di questi può essere: quanto incide il genere dei votanti all'Hugo? Nei primi decenni del... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 6 settembre 2026 - articolo di S*

Salerno, raccolta sangue in piazza Amendola

Una raccolta di sangue per contribuire a fronteggiare la carenza di scorte registrata nelle ultime settimane presso i presidi ospedalieri. È l’iniziativa promossa dal Comune di Salerno, attraverso l’Assessorato alla Medicina Territoriale e Prevenzione sanitaria, in programma venerdì 11 settembre.

Per l’intera giornata, in piazza Amendola, sarà presente un camper attrezzato per consentire ai cittadini di effettuare la donazione.

All’iniziativa hanno già aderito i sindacati Cgil, Cisl e Uil, che hanno raccolto l’appello dell’amministrazione comunale. L’invito è rivolto anche ai dipendenti del Comune di Salerno e delle società partecipate, chiamati a dare il proprio contributo in una fase nella quale la disponibilità di sangue rappresenta una necessità particolarmente sentita dalle strutture sanitarie.

L’obiettivo è quello di sensibilizzare il maggior numero possibile di persone sull’importanza della donazione di sangue, rafforzando le scorte a disposizione degli ospedali e sostenendo concretamente il sistema sanitario del territorio.

La giornata di venerdì sarà dunque un’occasione per trasformare la solidarietà in un gesto concreto: una donazione può contribuire a garantire le cure e gli interventi di cui molti pazienti hanno bisogno.

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Mastella a Fico, ‘A scuola dal primo ottobre, come ai miei tempi’

“A scuola dal primo ottobre, come ai miei tempi”. E’ il messaggio che il sindaco di Benevento Clemente Mastella lancia al presidente della Regione Campania Roberto Fico in considerazione delle calure estive eccezionali che dureranno fino algi inizi di ottobre. “Secondo i dati predittivi del Centro Europeo, citati stamane sulla stampa dal climatologo dell’Organizzazione mondiale metereologica Mattia Gussoni, la calura estiva – dice Mastella – non si arresterà fino alla fine del mese di settembre e le temperature, fino ad allora, continueranno ad essere sopra la media. Ciò pone il problema dell’inizio delle scuole, oggi previsto al 15 settembre, che andrebbe rinviato, invece, all’inizio di ottobre, alla luce del fatto che gli istituti scolastici sono, praticamente ovunque, privi di impianti refrigeranti. Invito dunque il presidente campano Fico a prendere in considerazione il differimento, per evitare disagi psico-fisici ai ragazzi, ai docenti e al personale scolastico, come sostenuto in questi giorni da sigle sindacali, associazioni e altre forze politiche”. “E’ evidente che va tutelata l’integrità del calendario scolastico e che il rinvio climatico non deve tradursi in una scontistica sui giorni di frequenza: ma una decina di giorni si possono tranquillamente recuperare nel corso dei mesi. Torniamo alla saggezza degli anni Cinquanta e Sessanta (si cambiò a fine anni ’70), quando andavamo a scuola a partire dal 1 ottobre e la legge era uguale in tutte le regioni. Con 30 gradi oltre si studia male, con scarsa voglia e scarso quid di apprendimento. Per questo è opportuno una misura che prenda atto del cambio climatico in senso tropicale e vada nella direzione del buon senso”, conclude Mastella.

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Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci

Guardando il profilo Instagram di Camelia Mihailescu Vannacci, la consorte del generale Roberto Vannacci, saltano agli occhi alcune ripetizioni rivelatrici: la prima è la sottolineatura, reiterata, che lei è un’immigrata rumena. «Vi salutano il kebabbaro turco e la zingara rumena», dicono i due, a turno, nel video postato da Camelia per fare gli auguri di ferragosto ai follower; e «Saluti al mio amico Vladimir e al cavallo di Troia italiano. Vi saluta l’immigrata rumena», dice con enfasi da attrice consumata nell’ultimo post filo-russo; e di nuovo: «Vi saluta l’immigrata rumena», alla fine del video in cui spiega perché mostrò il dito medio a due donne sul lungomare di Viareggio, dopo che queste avevano chiesto a un’orchestrina di intonare Bella ciao al passaggio di Vannacci.

La condizione di immigrata deve pesarle, ed essere evidentemente esorcizzata, anche solo per poter rispondere per le rime a chi le scrive, nei commenti: «Non ti ha ancora remigrata tuo marito?». Due lauree, in giurisprudenza e psicologia, la moglie di Vannacci parla quattro lingue e scrive i post in tre, italiano, inglese e rumeno, per difendere il marito.

Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Vannacci e la moglie su Diva e Donna.

Usa molto il reclaiming: la laurea in psicologia non è stata inutile

Nelle rare interviste rilasciate, a il Giornale e a Un giorno da pecora, sostiene di non essersi mai sentita discriminata in quanto rumena, ma l’uso sistematico del reclaiming, l’appropriarsi di termini usati in modo dispregiativo come «zingaro», è un modo per disarmare l’interlocutore; dicendolo per prima, Camelia Mihailescu è come se rivendicasse per sé il diritto di definirsi così, togliendo agli altri l’eventuale possibilità di insultarla: la laurea in psicologia non è stata inutile.

Con soli 216 post pubblicati su Instagram (il primo il 22 dicembre 2022) ha raggiunto oltre 13,5 mila follower, seguendo appena 280 profili, tra cui il profilo de La zanzara: a Giuseppe Cruciani dedica alcuni post innamorati, in uno si vede lei tra Cruciani e Vannacci, con la didascalia «L’immigrata rumena e i due fasci»; in un altro lo definisce, in rumeno, «Inegalabilul, ireverențiosul, rebelul, dar mereu suuuuper simpaticul».

Una polemica persino sul chewing gum

Mette diligentemente i like a tutti i post di Laura Ravetto e, a una sommaria analisi dei suoi profili social, risulta evidente che lei si espone per combattere, per dividere, per polarizzare. Fa molto uso di filtri e i selfie sono tutti in modalità narcisistica e compulsiva, le pose tutte da attrice, gli abiti spesso lunghi. Su un post di Facebook se la prende con la stampa di sinistra perché hanno notato che, durante un’intervista, masticava visibilmente un chewing gum: «Dilemma: mentre una persona esce dal bagno (toilette), un giornalista la rincorre per una intervista. La donna stava masticando, da libera e normale cittadina (italo-romena), una cingomma. Secondo voi, la doveva sputare di fronte alle telecamere???».

Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci
Cosa c’è dietro la strategia comunicativa di Camelia Mihailescu, moglie di Vannacci

Citazioni di Proust che sembrano biscotti della fortuna

Poi, in un post su Instagram, ecco una citazione di Proust, a commento di una sua foto in abito lungo nero: «Cerca e conserva sempre un pezzo di cielo sopra di te»; purtroppo la celebre frase che Legrandin rivolge al giovane narratore nel primo capitolo della Recherche «Cercate di conservare sempre un lembo di cielo sopra la vostra vita, ragazzo mio… avete un’anima bella, di una qualità rara, una natura d’artista; non lasciatele mancare ciò di cui ha bisogno», contestualizzata tra queste foto, con sfondo di villetta a schiera e barbecue, fa l’effetto dei biscotti della fortuna che danno nei ristoranti cinesi a fine pasto, che contengono sempre un bigliettino con sopra scritta una sciocchezza.

«In casa nostra comanda il matriarcato»

Ai 133 commenti, la maggior parte derisori, sotto questo post lei risponde puntigliosamente: a tutti. Significa che si è messa di buzzo buono per creare engagement: rispondere in modo che ritiene brillante a chi le dice «ma parla italiano!» le serve per guadagnarsi altri follower e, in ogni caso, per avere l’ultima parola; in un altro post confessa che «in casa nostra comanda il matriarcato. Roberto è così disordinato!».

Un’arma per la comunicazione in un momento delicato

Forse si appresta a gestire lei in prima persona la comunicazione del generale in un momento delicato, in cui alcuni militari che hanno aderito a Futuro Nazionale sono finiti sotto indagine. Lo staff di Vannacci e del partito attualmente non opera da un unico studio di comunicazione centralizzato, ma fa perno su diverse sedi logistiche e operative divise tra la sua attività politica, quella parlamentare e di movimento: da Piazza San Lorenzo in Lucina a Roma, sede di Fn, dove lavorano Massimiliano Sironi e Lorenzo Gasperini, a Bruxelles e Strasburgo, dove l’ufficio accreditato segue il Vannacci parlamentare europeo, fino a Viareggio, sede legale del Movimento dove opera il Comitato Il Mondo al contrario. E dai profili social di Camelia, ovviamente, sempre più caldi, sempre più attivi.

Davvero chi è ignorante vota a destra?

È il 2019 e siamo nel talk politico DiMartedì. Corrado Augias, dialogando con Pierluigi Bersani, afferma che «essere di destra è facile perché significa assecondare le spinte istintive». Essere di sinistra, continua, chiede invece di superare i sentimenti più immediati attraverso il ragionamento e la conoscenza. Se cito quella scena è perché, negli ultimi giorni, qualcuno l’ha riesumata accostandola alle parole di Stefano Bonaccini, presidente del Partito democratico, che lo scorso 24 agosto ha affermato che in Italia il voto «a Meloni e prima a Salvini» sarebbe «in maniera maggioritaria il voto di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città» e «di chi sta peggio economicamente». L’accostamento, tuttavia, confonde due discorsi differenti. Nelle parole di Augias c’era una precisa gerarchia tra forme superiori e inferiori della coscienza politica, tipica di un certo mondo della sinistra italiana. Bonaccini cercava invece, con una formulazione esposta all’equivoco, di descrivere una frattura elettorale e di invitare il proprio campo a interrogarsi sulla perdita di consenso presso ceti che un tempo costituivano una parte essenziale del radicamento sociale della sinistra.

Davvero chi è ignorante vota a destra?
Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

Che rapporto ha oggi la politica con le diseguaglianze culturali?

Conviene dunque lasciare alle spalle la disputa sulla presunta superiorità della sinistra. Un dato esiste: la destra ottiene risultati migliori tra chi possiede livelli inferiori di istruzione formale, mentre il voto progressista cresce tra i più scolarizzati. Ma istruzione, reddito e territorio sono variabili strettamente intrecciate: se la destra raccoglie oggi consensi consistenti nei ceti popolari, nelle periferie e nelle aree interne, è naturale ritrovare nel medesimo elettorato livelli medi di scolarizzazione inferiori. «Tra le persone meno scolarizzate la destra raccoglie più voti» e «le persone meno scolarizzate votano a destra» non sono dunque affermazioni equivalenti. Se il titolo di studio non può essere separato dalle condizioni sociali entro cui matura, la domanda interessante diventa un’altra: quale rapporto intrattiene oggi la politica con le diseguaglianze culturali? Una parte dei gruppi sociali ai quali la sinistra novecentesca aveva rivolto la propria promessa di emancipazione appare oggi più lontana dal suo campo. Che cosa è accaduto nel frattempo?

Davvero chi è ignorante vota a destra?
Giorgia Meloni (Ansa).

La scomparsa dei luoghi di formazione

La politica di massa del secolo scorso non si limitava a registrare preferenze già costituite, ma le organizzava. Le sezioni dei partiti, le Case del popolo, i sindacati, i patronati, il movimento cooperativo e, sull’altro versante, le parrocchie e l’associazionismo cattolico costituivano una trama capillare entro la quale persino l’erogazione di un servizio poteva diventare occasione di relazione, discussione, apprendimento. Certo, quelle istituzioni producevano anche un certo conformismo, tuttavia rispondevano, in forme oggi difficilmente riproducibili, a una domanda che la loro scomparsa ha lasciato intatta: attraverso quali luoghi una democrazia forma culturalmente i propri cittadini? In quegli spazi, si poteva possedere la quinta elementare e avere l’occasione di leggere ogni giorno un quotidiano, o lavorare in fabbrica e imbattersi in una discussione sulla politica internazionale. Il titolo di studio non esauriva la quantità di mondo alla quale una persona aveva avuto accesso. 

I pericoli della pedagogia politica

Andrea Minuz, nel suo recente libro Egemonia senza cultura, ha mostrato quanto sia problematico continuare a utilizzare il lessico gramsciano dell’egemonia  ̶  comune anche alla destra meloniana  ̶ dopo la dissoluzione del mondo che gli attribuiva consistenza. Una società pluralista deve anzi forse diffidare di qualunque pedagogia politica che pretenda di conoscere in anticipo la destinazione verso cui educare i cittadini. Altra cosa, però, è interrogarsi sulle condizioni della mediazione, cioè su come è organizzato lo spazio sociale che separa l’immediatezza dal giudizio riflesso. La distinzione tra immediatezza e riflessione, infatti, non coincide affatto con quella tra destra e sinistra, ma attraversa entrambe. Esistono istinti identitari e adesioni irriflesse in ogni campo politico. Il problema di una democrazia è piuttosto disporre di luoghi nei quali gli istinti immediati del popolo possano diventare riflessione nella mediazione di una discussione pubblica

Davvero chi è ignorante vota a destra?
Una manifestazione di CasaPound (Ansa).

Se l’unica mediazione diventa quella invisibile del populismo

La vecchia politica di massa, con tutti i suoi limiti, aveva cura delle infrastrutture della mediazione (partiti, sindacati, associazioni) oggi molto sbiadite. Forse mai come in quest’epoca abbiamo avuto tanta cultura disponibile (si pensi all’immensità dei materiali disponibili in rete), e mai così deboli istituzioni della mediazione culturale. Se la sinistra scopre questa frattura soltanto davanti alle urne, chiedendosi come riconquistare elettori che si sono rivolti altrove, potrà soltanto inseguirne linguaggi e priorità, imitando avversari da cui pure si dice distante. Una politica progressista dovrebbe invece considerare parte dell’emancipazione la ricostruzione delle condizioni della mediazione. Il perché è semplice: quando queste vengono meno, chi possiede già istruzione, tempo e risorse culturali può supplirvi da sé; chi ne possiede meno resta maggiormente esposto all’immediatezza, cioè alle mediazioni tanto potenti quanto invisibili che il populismo contemporaneo sa utilizzare con grande efficacia. 

Occhio Musk, Pechino insidia Neuralink: arrivano i dispositivi cerebrali cinesi

Le automobili, l’intelligenza artificiale e le energie rinnovabili sono già il passato. La Cina ha un nuovo obiettivo: diventare leader mondiale delle interfacce cervello-computer (Bci), sistemi che permettono di creare un collegamento diretto tra il cervello umano e un dispositivo esterno. A Pechino il settore sta vivendo una forte accelerazione. Le autorità sanitarie hanno approvato una serie di prodotti basati sulla tecnologia cerebrale mentre, grazie al sostegno economico e politico del governo, numerose start-up stanno lavorando allo sviluppo di trattamenti per patologie come l’Alzheimer e la paraplegia.

Occhio Musk, Pechino insidia Neuralink: arrivano i dispositivi cerebrali cinesi
Un chip di Neuralink da impiantare nel cervello.

Il mercato può superare i 14 miliardi entro il 2035

Nel 2025 in Cina il settore delle Bci valeva circa 759 milioni di dollari e, secondo le stime, dovrebbe raggiungere i 904 milioni entro il 2028. Ma è soprattutto nel decennio successivo che la crescita potrebbe accelerare portando il mercato a superare i 14 miliardi entro il 2035. Nell’attuale piano quinquennale, valido dal 2026 al 2030, il governo di Xi Jinping ha inserito le interfacce cervello-computer tra le industrie del futuro su cui puntare insieme alla tecnologia quantistica, al 6G e alla fusione nucleare. Il motivo? L’ambizione di dominare le tecnologie, ma anche la necessità di risolvere i sempre più numerosi disturbi neurologici conseguenza dell’invecchiamento della popolazione.

Un aiuto per individuare i deficit cognitivi

Negli ultimi mesi la National medical products administration, l’autorità cinese che supervisiona e approva farmaci e dispositivi medici, ha autorizzato diversi prodotti legati alle Bci. Tra i più interessanti troviamo il sistema dell’azienda Tiankai Suishi (Tianjin) Intelligent Technology, una cuffia dotata di elettrodi che rileva i segnali elettrici del cervello e aiuta i medici a individuare eventuali deficit cognitivi. Via libera anche a un driver per microelettrodi di StairMed (start-up sostenuta da Tencent e Alibaba) utilizzato per impiantare Bci durante gli interventi neurochirurgici.

Occhio Musk, Pechino insidia Neuralink: arrivano i dispositivi cerebrali cinesi
Il presidente cinese Xi Jinping (foto Ansa).

Neuracle Medical Technology ha invece ottenuto la prima approvazione cinese per una Bci impiantabile destinata a pazienti con lesioni del midollo spinale. A Shanghai, infine, è stata emessa la prima prescrizione per Neo, un sistema pensato per aiutare i pazienti a recuperare il movimento della mano.

Start-up e finanziamenti: come funziona l’ecosistema del Dragone

La Cina può contare su un ecosistema pressoché completo che va dalla ricerca di base allo sviluppo tecnologico fino alle applicazioni commerciali dei dispositivi fatti e finiti. Accanto alle start-up operano università, fornitori di componenti e istituzioni pubbliche con un ruolo sempre più importante delle amministrazioni locali. La provincia dello Zhejiang, per esempio, ha messo in campo incentivi per favorire la quotazione in Borsa delle aziende del settore. La città di Shenzhen punta ad accompagnarne l’espansione internazionale e a facilitare fusioni e acquisizioni. Pechino, invece, ha scelto il distretto di Changping come principale polo della capitale per concentrare ricerca, imprese e investimenti sulle Bci.

Auto, razzi e Bci: la Cina sfida Musk a tutto campo

Neuralink, l’azienda fondata da Elon Musk, resta il principale riferimento mondiale nel settore delle Bci, ma Pechino vuole cambiare gli equilibri e punta a creare almeno due o tre colossi di livello globale entro il 2030. Del resto, sul fronte delle auto elettriche, il Dragone ha già conquistato una posizione dominante con colossi come BYD che hanno superato Tesla nelle vendite globali.

Occhio Musk, Pechino insidia Neuralink: arrivano i dispositivi cerebrali cinesi
Stand Byd (Imagoeconomica).

E nel settore spaziale la società pechinese LandSpace è appena riuscita a recuperare il primo stadio di un razzo: un chiaro avvertimento alla regina dei razzi riutilizzabili SpaceX, sempre di proprietà del tycoon naturalizzato statunitense. Yao Dezhong, direttore dell’Istituto di Scienze del cervello del Sichuan, ha profetizzato: «Le nuove politiche cinesi non cambieranno le cose dall’oggi al domani. Credo che tra tre o cinque anni vedremo gradualmente alcuni prodotti Bci passare a un servizio pratico effettivo per il pubblico». Musk è avvisato.

Perché la riforma elettorale è l’ultima promessa tradita di Giorgia Meloni

La madre di tutte le riforme è finita in cantina, e anche la figlia non se la passa un granché bene. Proprio mentre celebra il record di longevità del suo governo, Giorgia Meloni sa di aver mancato almeno uno dei suoi obiettivi dichiarati: la Costituzione rimarrà di fatto la stessa di quando è arrivata a Palazzo Chigi. Il premierato che si sarebbe voluta intestare, infatti, non vedrà la luce, e anche la riforma elettorale che avrebbe dovuto garantire stabilità di governo e potere ai cittadini sta deviando dai suoi propositi. Tutta colpa di un metodo per nulla strategico e molto, troppo, situazionista.

Perché la riforma elettorale è l’ultima promessa tradita di Giorgia Meloni
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La montagna ha partorito nuovamente un topolino

All’inizio fu il presidenzialismo. Ma durò poco perché l’idea di cominciare la legislatura con uno scontro con il Quirinale non era consigliabile. La premier ha allora provato con il premierato, «madre di tutte le riforme», ma anche lì la strada è stata tutta in salita e mamma riforma è finita su un binario morto. Ora al rush finale della legislatura, Meloni ci prova con la legge elettorale ma a fronte di grandi dichiarazioni di intenti il percorso è accidentato perché il centrodestra (ma il centrosinistra non è da meno) procede per tentativi, cambiando modello a ogni nuovo sondaggio.

Le regole imposte a maggioranza non portano lontano

L’obiettivo dichiarato era lodevole e strategico per il Paese: garantire stabilità all’Italia e tradurre il voto degli elettori in un governo che durasse cinque anni. «Mettere fine alla stagione dei ribaltoni», «dare all’esecutivo un orizzonte di legislatura» erano gli slogan. Poca condivisione e poco confronto con l’opposizione non hanno aiutato l’iter della legge elettorale, nonostante la storia recente abbia fatto capire ormai anche ai sassi che le regole imposte a maggioranza non portano lontano.

Il balletto tra ballottaggio, norma anti-cespuglio e preferenze

Poi… Poi la Lega ha cominciato a calare nei sondaggi, e ha perso quota l’ipotesi ballottaggio; poi Roberto Vannacci ha rinfacciato alla premier di aver promesso le preferenze e allora sono state reintrodotte ma in versione soft con il capolista bloccato (dopo essere state impallinate alla Camera dai franchi tiratori); poi Noi Moderati ha puntato i piedi, è stata aggiunta una riga anti-cespugli (meccanismo per cui in una coalizione solo il primo dei partiti che non raggiunge il 3 per cento, cioè il miglior perdente, sia conteggiato nel calcolo del premio di maggioranza) che però potrebbe essere modificata e su cui era stato allertato pure il Quirinale; poi Futuro Nazionale è salito nei sondaggi e per arginarlo è tornato in auge il ballottaggio, durato però lo spazio di un mattino perché nuovamente affossato dalla Lega. Insomma, un bel pastrocchio. Qualche testacoda, peraltro, si è registrato anche nel campo largo, con il Pd storicamente a favore del ballottaggio ed Elly Schlein ora invece nettamente contraria per il timore di schiacciarsi troppo sulla linea di Giuseppe Conte

Perché la riforma elettorale è l’ultima promessa tradita di Giorgia Meloni
Antonio Tajani e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

La mancanza di una bussola rischia di aumentare l’astensionismo

Insomma, sguardo lungo zero, volontà di dare al Paese uno strumento che duri e dia una struttura solida men che meno. Tutto l’iter è stato guidato dalla spasmodica attenzione ai sondaggi, dalla sollecita sensibilità ai malumori di un partito o di un partitino, al nervoso timore di perdere un punto a favore del vicino. Al netto della possibilità di trovarsi di nuovo con un mostriciattolo giuridico che ottenga effetti ben diversi da quelli che ci si era prefissati, il timore è anche un altro. Se giustamente la premier si era posta come obiettivo quello di combattere «la disaffezione al voto», lo spettacolo di un percorso di riforma elettorale stiracchiato e senza bussola rischia di non invogliare gli elettori ad andare alle urne. E sarebbe un danno per tutti, anche per chi vincerà, chiunque esso sia. 

Perché la riforma elettorale è l’ultima promessa tradita di Giorgia Meloni
Un seggio elettorale (Imagoeconomica).

Short Movie: Un epilogo per Star Trek: Voyager

Un epilogo per Star Trek: Voyager

Voyager Epilogue è un fan film di circa cinqe minuti, realizzato con la AI, che racconta il “dopo” di Star Trek Voyager e delle altre serie

Se siete fan di Star Trek e vi piacciono i cameo, quando un personaggio di una serie compare brevemente in un'altra, vi piacerà questo corto, Voyager Epilogue. Che è praticamente una sequenza ininterrotta di cameo, nella quale vediamo come si adattano alla vita “normale” i reduci della Voyager dopo il ritorno a casa. Ma non solo loro: ci sono personaggi di The Next Generation, di Deep Space Nine, di Star Trek: Picard. Il divertente sta anche nel riconoscerli. Il corto è stato ovviamente realizzato con una AI; tanto il video che la colonna sonora, una... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Short Movie - 5 settembre 2026 - articolo di S*

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania

Tra Matteo Salvini e Matteo Piantedosi, Giorgia Meloni ha scelto il secondo. A quanto apprende Lettera43, e come già avevamo anticipato, il ministro dell’Interno, approdato al governo attraverso la Lega (è stato capo di gabinetto ai bei tempi di Salvini al Viminale), volpone democristiano, nato a Napoli ma originario dell’Irpinia demitiana, si è pian piano avvicinato alle posizioni della Meloni, che ha deciso di candidarlo alle politiche 2027 con Fratelli d’Italia.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania

La Campania non è mai stata una “Regione rossa”

Piantedosi avrà il compito di “tirare” la lista di FdI in Campania, terra fatale per il partito di maggioranza relativa, che nella terza Regione d’Italia per numero di abitanti accumula flop elettorali in continuazione. Eppure la Campania non è mai stata una “Regione rossa”, anzi: è stata governata da Antonio Rastrelli, compianto galantuomo dei tempi del Movimento sociale italiano, il cui figlio Sergio, che ne ha ereditato i modi e la passione politica, è attualmente senatore.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Antonio Rastrelli nel 1998 (foto Ansa).

Berlusconi e Caldoro in passato fecero il pieno di voti

Silvio Berlusconi in Campania faceva il pieno dei voti, e anche Stefano Caldoro, socialista doc e attuale consulente di Palazzo Chigi per le politiche del Lavoro, nel 2010 ha portato il centrodestra alla conquista di Palazzo Santa Lucia, sconfiggendo quel Vincenzo De Luca che cinque anni dopo si è preso la rivincita, di misura.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Stefano Caldoro (foto Ansa).

De Luca e il Covid hanno fatto evaporare la destra

Poi è arrivato il Covid e De Luca, nel 2020, diventato una star per le sue dirette social da milioni di visualizzazioni, tra cinghialoni e lanciafiamme, stravinse (ancora) contro Caldoro. Da quel momento in poi, il centrodestra in Campania è evaporato: ha perso tutte le elezioni con risultati deprimenti, referendum compreso, mentre Fratelli d’Italia annaspa tra personalismi e guerre interne.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Una delle “leggendarie” dirette Facebook di Vincenzo De Luca all’epoca del Covid.

Nelle ultime settimane Roberto Vannacci ha avuto gioco facile nel portare dalla sua parte parecchi esponenti del ceto politico che si sono sentiti traditi da FdI: hanno portato acqua elettorale al mulino (anzi, alla fiamma) e sono stati ripagati con infastidite non risposte alle varie sollecitazioni rivolte a parlamentari ed esponenti di governo.

Piantedosi candidato, il piano di Meloni per rianimare Fratelli d’Italia in Campania
Roberto Vannacci (Ansa).

Come ripartire? L’idea è di affidare a Piantedosi non solo una candidatura, ma anche il compito, dopo le elezioni, di riallacciare il rapporto tra il partito e la cosiddetta “base”: chi meglio di un ex (?) Dc per mediare, ascoltare, riunire, ammorbidire, svelenire il clima mefitico che si respira nel partito in Campania?

Perché Meloni non parteciperà all’Assemblea generale delle Nazioni Unite

Salvo ripensamenti dell’ultimo minuto, Giorgia Meloni non parteciperà alla prossima riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York. Lo scrive Adnkronos, citando fonti di Palazzo Chigi: l’Italia sarà comunque presente, rappresentata dal vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani.

LEGGI ANCHE: Meloni, il bulldozer Trump e la distruzione della diplomazia dell’immagine

Gli impegni in Italia e i rapporti deteriorati con Trump

Meloni già l’8 luglio, al termine del vertice Nato, aveva comunicato l’intenzione di delegare a Tajani la partecipazione ai successivi appuntamenti internazionali. «Non per disimpegno, ma perché arrivo da diversi vertici internazionali e ho l’obbligo di occuparmi di diversi dossier anche in Italia», aveva spiegato la premier. Il passo indietro si inserisce dunque in un orientamento già esplicitato pubblicamente dalla premier e la scelta di Meloni, precisano le fonti di governo, «non ha bisogno di essere giustificata né difesa», anche perché nel recente passato era stata presa da altri leader come l’ormai ex ministro britannico Keir Starmer, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il premier canadese Mark Carney. Era però da 15 anni che un presidente del Consiglio italiano non disertava l’Assemblea generale delle Nazioni Unite: la sensazione è che Meloni abbia deciso di dare forfait anche per i rapporti ormai deteriorati con Donald Trump.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei

La Corte dei Conti ha condannato due dirigenti del Comune di Pompei, Vittorio Martino e Salvatore Petirro, per il danno erariale causato – tra le altre cose – dall’acquisto di due chiavi d’oro a nove carati impreziosite da diamanti, dal valore superiore a 14 mila euro ciascuna, consegnate come riconoscimento istituzionale ai ministri della Cultura Dario Franceschini e Gennaro Sangiuliano. Per Petirro è stata quantificata una responsabilità di 3.352 euro, mentre altri 3.840 dovranno essere versati in solido da Petirro e Martino, che è segretario generale del Comune di Pompei.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei
La chiave d’oro consegnata a Sangiuliano (Instagram Maria Rosaria Boccia).

La vicenda riguarda in tutto quattro doni

La vicenda non riguarda solo le chiavi consegnate a Franceschini e Sangiuliano, ma anche altri due omaggi destinate ad altre figure vicine alla città: un orologio con vetro zaffiro donato all’ex direttore degli Scavi archeologici Massimo Osanna e un rosario d’oro al vescovo Tommaso Caputo. Tutti preziosi erano stati comprati nella stessa gioielleria in centro a Pompei, molto vicina all’allora sindaco Carmine Lo Sapio.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei
Gennaro Sangiuliano (Imagoeconomica).

Nessuna responsabilità attribuita ai beneficiari

La Corte dei Conti ha stabilito che le spese sono state del tutto ingiustificate e sproporzionate rispetto ai canoni di sobrietà richiesti per un’attività di rappresentanza. Da qui la condanna. Nessuna responsabilità, invece, è stata attribuita ai quattro beneficiari dei doni, rimasti estranei all’illecito contestato ai vertici amministrativi del Comune campano. Per Lo Sapio, deceduto alla fine del 2025, il procedimento si è invece estinto.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei
Dario Franceschini (Imagoeconomica).

Franceschi aveva lasciato il regalo al ministero

Se Franceschini lascio il cadeux al Collegio Romano (per legge un ministro può tenere un dono solo se vale meno di 300 euro, altrimenti deve consegnarlo all’amministrazione pubblica), particolarmente singolare è la vicenda della chiave d’oro finita nelle mani di Sangiuliano, che l’aveva ricevuta a luglio del 2024 durante una cerimonia a cui aveva assistito, in prima fila, anche una fino a quel momento sconosciuta Maria Rosaria Boccia.

Chiavi d’oro ai ministri della Cultura, condannati due dirigenti comunali di Pompei
Maria Rosaria Boccia (Imagoeconomica).

La chiave ricevuta da Sangiuliano è scomparsa

Dopo la consegna, della chiave d’oro si sono perse le tracce: Sangiuliano, che per difendersi l’aveva definita una patacca, era stato di fatto costretto a versare alla Ragioneria dello Stato una somma equivalente al valore del dono ricevuto, mentre Boccia (nel frattempo diventata famosa) ha sempre negato il suo coinvolgimento nella scomparsa dell’oggettp. Un anno fa il Comune di Pompei ha peraltro dato incarico a un legale di recuperare le somme versate da Sangiuliano al MiC, che però ha fatto muro.

Milano Finanza, cambio di direzione in vista?

Roberto Sommella è alla direzione di Milano Finanza dal 2020, in una carriera che lo ha visto entrare e uscire dal gruppo Class, avendo svolto anche l’attività di “uomo della comunicazione” nel settore delle authority, con l’Antitrust di Antonio Catricalà. Ma chi potrebbe ricoprire ora il ruolo di direttore del quotidiano dei mercati finanziari, nel vociferato caso di una sua partenza?

Milano Finanza, cambio di direzione in vista?
Roberto Sommella (foto Imagoeconomica).

Una volta c’era Franco Bechis, che adesso è direttore di Open, e firma “di lusso” del giornale La Stampa. C’è stato il tempo di Osvaldo De Paolini, sempre a Milano Finanza, ma ora è diventato direttore del veneziano Il Gazzettino. Se n’è appena andato Fabrizio Massaro, verso il Giornale, vicedirettore al posto di De Paolini, per prendere in mano il settimanale Moneta.

Milano Finanza, cambio di direzione in vista?
Fabrizio Massaro (foto Imagoeconomica).

Dall’interno del gruppo Class, per un upgrade, c’è disponibile Francesco Allegra, ma potrebbe anche arrivare qualche nome dall’esterno. Rosario Dimito ha appena lasciato Il Messaggero per andare a fare il numero due de La Stampa, ma ha sempre nel cuore il gruppo Class. Tra l’altro, i rapporti con le banche sono sempre stati il core business di Milano Finanza, e tra Mps, Banca Intesa e Bpm le partite da giocare sono numerose, anche se l’editore Paolo Panerai ha una passionaccia per il “furetto Lovaglio” e il suo vice Maurizio Bai, del quale è vecchio amico.

Milano Finanza, cambio di direzione in vista?
Andrea Bassi (foto Imagoeconomica).

Poi a Roma c’è sempre Il Messaggero che ha pescato negli anni dalla redazione di MF, prendendo tra gli altri Andrea Bassi e, per ultimo, Angelo Ciardullo. Un anno fa era andata in pensione, a Il Messaggero, Lucia Pozzi, che era stata alla guida della redazione romana di ItaliaOggi, quotidiano sempre caro al gruppo Class. Pure Il Tempo ha attinto negli anni dalle forze di ItaliaOggi, uno fra tutti l’attuale capo della redazione economia Filippo Caleri. La scelta è ampia, seguendo la vecchia storia delle “porte girevoli” che tanto piace all’editoria italiana, con i graditi ritorni…

Di Battista torna in Italia, rientro previsto per sabato pomeriggio

Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba (prima a Santa Clara e poi a L’Avana) a seguito di un malore che lo ha colpito mentre si trovava ai Caraibi per un reportage per il Fatto Quotidiano, dovrebbe rientrare in Italia nel pomeriggio di domani, sabato 5 settembre. L’aeroambulanza che trasporterà l’ex deputato del Movimento 5 stelle, scrive Adnkronos, dovrebbe partire da Cuba alle 19 locali di oggi, quando in Italia sarà già l’1 di notte.

Il messaggio sui social dopo giorni di apprensione

«Oggi mi sento meglio. Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto», ha scritto martedì sui social, ringraziando i medici cubani che «sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali». Di Battista, che ha rifiutato il volo di Stato messo a disposizione dal governo: i costi dell’aeroambulanza verranno coperti da una compagnia assicurativa con la quale aveva stipulato una polizza prima della partenza. Nel frattempo, sul quadro clinico di Di Battista – che è stato sottoposto ad accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma – viene mantenuto il massimo riserbo.

Ex Ilva, al via le lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori

L’Aigi, l’Associazione italiana giuristi di impresa, ha trasmesso ai sindacati le lettere relative alla procedura di licenziamento collettivo che coinvolgerà un numero di lavoratori superiore alle 2.500 unità di 28 aziende dell’indotto dell’ex Ilva. «Si tratta di un atto estremo e doloroso al quale non avremmo mai voluto fare ricorso», ha spiegato il presidente dell’Aigi Nicola Convertino in una lettera, parlando di «atto dovuto e inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’area a caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio». «Siamo giunti a questo punto a causa della totale assenza di una ragionevole programmazione che avrebbe potuto mettere in sicurezza le nostre aziende», ha aggiunto. Anche se il governo incontrerà, martedì 8 settembre, i sindacati dei metalmeccanici e i vertici di Confindustria e di altre associazioni datoriali, le imprese dell’indotto ritengono che manchi la volontà di dare loro un sostegno concreto e hanno proceduto con le lettere di licenziamento. Scettiche anche sull’esito dell’istanza presentata alla Corte d’appello di Milano che chiede la sospensione del decreto che impone la chiusura dell’area a caldo, che si discuterà il 9 settembre.

Consob, voci di un cambio alla comunicazione: chi è in pole

Alla Consob è arrivato un nuovo presidente, Guido Stazi, e dopo l’insediamento avvenuto in piena estate si mormora siano cominciati i cambiamenti allo staff. Occhi puntati sulla comunicazione, ora guidata da Manlio Pisu, classe 1959. Un poltrona ambitissima da giornalisti economico-finaziari. In pole position per il posto di Pisu c’è Roberto Sommella, direttore di Milano Finanza, che da sei anni guida il giornale del gruppo Class, facendo la spola tra il capoluogo lombardo e la sede romana. Un’eventuale nomina di Sommella libererebbe la direzione di Mf, aprendo l’ultimo giro di una giostra che ha visto protagonisti Mario Orfeo passato da Repubblica a QN; Osvaldo De Paolini arrivato dal Giornale alla direzione del Gazzettino e Rosario Dimito dal Messaggero al Gruppo Sae di Alberto Leonardis che edita La Stampa.

Consob, voci di un cambio alla comunicazione: chi è in pole
Roberto Sommella (Imagoeconomica).

Gli articoli su Milano Finanza e il rapporto tra Stazi e Sommella

Stazi e Sommella si conoscono da anni. Il neo presidente della Consob ha infatti firmato numerosi articoli ed editoriali sulle pagine di Milano Finanza, pezzi letti ovviamente con grande attenzione dai protagonisti del mondo dell’economia. Qualcuno fa poi notare il tono di alcuni pezzi che il quotidiano ha dedicato alla nomina di Stazi: «Stato, mercati, concorrenza e innovazione. Sono questi i quattro punti cardinali del pensiero, orientato alla ricerca di un equilibrio tra intervento pubblico e libertà economica, di Guido Stazi, il tecnico scelto dal governo Meloni per guidare la Consob». E ancora: «Dall’Antitrust alla Consob, passando per l’Agcom, Stazi ha attraversato i principali snodi della vigilanza italiana, costruendo un profilo che unisce competenze giuridiche, economiche e una particolare attenzione alle sfide poste dall’intelligenza artificiale e dai Big Tech». Senza dimenticare le note sulla vita privata: «Ha trascorso gran parte della sua vita a Ostia. Cresciuto nelle case Lamaro ha anche giocato a lungo a basket, fino a competere in serie C. Questo non lo ha distolto dagli studi. Dopo la laurea in giurisprudenza a La Sapienza di Roma, è stato assistente di Politica economica presso lo stesso ateneo (il titolare di cattedra era Franco Romani) e di Scienza delle finanze alla Luiss, e ha poi insegnato Economia e politica della concorrenza all’Università di Siena. È rimasto tra i collaboratori di Romani anche quando nel 1986 l’allora ministro dell’industria, Valerio Zanone, lo indicò nella Commissione per lo studio della concorrenza, che fu alla base della legge che portò alla nascita in Italia dell’Antitrust».

Consob, voci di un cambio alla comunicazione: chi è in pole
Guido Stazi (Imagoeconomica).

Tra l’altro l’Antitrust, di cui Stazi è stato segretario generale, Sommella la conosce benissimo: nel 2005, quando era vicedirettore di Milano Finanza, diventò il responsabile della direzione relazioni esterne dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, sotto la presidenza dello scomparso Antonio Catricalà. Ora la storia si potrebbe ripetere con Stazi alla Consob. Vedremo.

Bce, Schnabel potrebbe lasciare in anticipo per il Fmi

Isabel Schnabel potrebbe lasciare anticipatamente il comitato esecutivo della Bce per assumere un incarico al Fondo monetario internazionale. Lo riporta Handelsblatt citando fonti governative e finanziarie. La banchiera centrale tedesca sarebbe in trattative per assumere la guida del dipartimento dei mercati del Fmi, posizione rimasta vacante dal primo settembre dopo l’uscita di Tobias Adrian. Un portavoce del Fondo ha dichiarato che la procedura di selezione è in corso e che un annuncio sarà diffuso una volta conclusa.

Anche Lagarde potrebbe dimettersi prima della scadenza del mandato

Un’uscita anticipata di Schnabel, il cui mandato scade nel dicembre 2027, potrebbe inserirsi in un più ampio riassetto del vertice dell’Eurotower. Anche i mandati della presidente Christine Lagarde e del capo economista Philip Lane termineranno il prossimo anno, rendendo probabile una trattativa complessiva tra i leader europei sulle nomine. Da mesi si moltiplicano gli indizi che la stessa Lagarde potrebbe lasciare la Banca centrale prima della fine del suo mandato, nell’ottobre 2027, per trasferirsi al Forum economico mondiale di Davos. Di recente ha anche lasciato intendere che potrebbe svolgere un ruolo nelle elezioni presidenziali francesi per far sentire la voce dell’Europa.

Inchiesta su finanziamenti illeciti a Reform UK, Farage ancora nei guai

Due dirigenti di Reform UK si sono dimessi dopo un’inchiesta del gruppo Verbatim Investigations su presunti illeciti nei finanziamenti alla formazione di estrema destra guidata da Nigel Farage, andata in onda sulla rete pubblica Channel 4. A lasciare sono stati Dan Jukes, collaboratore di lunga data di Farage, e James Orr, responsabile delle politiche del partito. L’annuncio è arrivato a poche ore dall’inizio del congresso annuale di Reform UK, che si terrà a Birmingham.

Juke e Orr incastrati dalle immagini girate di nascosto

Le immagini diffuse da Channel 4 sono state girate con una telecamera nascosta da due giornalisti, che hanno finto di essere un facoltoso uomo d’affari statunitense e suo figlio, interessati a finanziare Reform UK aggirando le leggi britanniche. L’inchiesta è durata circa un anno e ha visto numerosi incontri: Farage ha partecipato solo all’ultimo, andato in scena a luglio nella sua città, Clacton-on-Sea, dove è stato di recente rieletto nelle suppletive dopo le dimissioni da deputato, arrivate a seguito dello scandalo dei cinque milioni in criptovalute versati dall’imprenditore Christopher Harborne. Le immagini mostrano Jukes che suggerisce un modo per assicurarsi una donazione di 500 mila sterline eludendo il divieto di ricevere fondi dall’estero (ossia tramite il figlio del finto magnate, residente nel Regno Unito) e Orr che propone di finanziare segretamente tre sondaggi da oltre 32 mila sterline complessivi, effettivamente poi pagati a un’azienda creata da Verbatim per l’occasione. E questo si configurerebbe come donazione illecita. Farage, come detto, ha partecipato solo all’ultimo incontro, in cui lo si vede ringraziare i finanziatori americani per il loro contributo.

Cosa prevede la legge elettorale britannica

La legge elettorale britannica vieta donazioni provenienti da entità o cittadini stranieri. Inoltre i versamenti leciti ma superiori a 11.180 sterline devono essere dichiarati alla Commissione Elettorale: per quelle al centro dell’inchiesta non è avvenuta alcuna dichiarazione. I giornalisti di Verbatim hanno dunque messo in evidenza una doppia infrazione da parte di Reform UK, che dopo la pubblicazione dell’inchiesta hanno messo alla porta Jukes e Orr.

Farage: «Si tratta chiaramente di una trappola»

«Il partito non ha violato alcuna legge. Non ha accettato denaro di provenienza dubbia né nulla del genere. Si tratta tuttavia chiaramente di una trappola: hanno lavorato a lungo a questo piano, riuscendo a indurre alcuni nostri collaboratori esterni a dire cose che forse non avrebbero dovuto dire», ha dichiarato Farage. Reform UK, sottolineando che il coinvolgimento dei finti statunitensi si è limitato ai sondaggi, ha negato qualsiasi illecito e liquidato l’inchiesta come «una messinscena da attivisti sul clima finanziati dall’estero», il Center for Climate Reporting, insistendo sul fatto che il partito dispone di «un solido processo di verifica per i potenziali donatori approvato dalla Commissione elettorale».

Trump sulla moneta da 1 dollaro, è il primo presidente Usa in carica

Donald Trump ha il suo volto sulla moneta da 1 dollaro, in quella che è la prima iniziativa a coinvolgere in forma esclusiva un presidente Usa in carica, a dispetto della tradizione e delle leggi sul divieto di raffigurare persone viventi sulla valuta Usa. Malgrado il segretario al Tesoro Scott Bessent abbia sostenuto che fosse accettabile in occasione del 250 anni della fondazione dell’America, gli esperti e i democratici al Congresso hanno contestato la mossa, sostenendo che la moneta è illegale in base a una legge del 1866 che vieta appunto la presenza di persone viventi sulla valuta americana. La Zecca l’ha però messa comunque in vendita perché la legge del 2020 che autorizza le emissioni celebrative vieta il ritratto di una persona vivente sul retro, ma non formula lo stesso divieto per il dritto, dove infatti compare Trump. Il Tesoro sostiene quindi che il conio sia legittimo. Le monete, con sul retro il sigillo presidenziale e il numero 250, sono state messe in vendita il 2 settembre in rotoli e sacchetti.

Codice presenta Ipazia, l’intelligenza artificiale che dialoga con gli ospiti

Un’intelligenza artificiale che non si limita a rispondere a domande preparate in anticipo, ma può essere interrogata, reagire agli interlocutori e costruire le proprie risposte nel corso della conversazione. È Ipazia, la nuova intelligenza artificiale sviluppata per Codice, il programma di Rai 1 condotto da Barbara Carfagna dedicato alle trasformazioni tecnologiche, scientifiche e sociali del nostro tempo, arrivato alla sua decima edizione.

Il confronto con l’AI diventa parte del racconto televisivo

Ipazia nasce come una Rag aziendale, una tecnologia ben più complessa di un semplice chatbot. Le Rag – Retrieval-augmented generation – sono sistemi elaborati e costosi, che richiedono la costruzione e l’organizzazione di una base documentale, infrastrutture tecnologiche, modelli di intelligenza artificiale e procedure per selezionare e recuperare le informazioni pertinenti prima di generare una risposta. Nel caso di Codice, questo apre una prospettiva particolarmente interessante: dieci edizioni rappresentano infatti un patrimonio editoriale fatto di centinaia di interviste, reportage, testimonianze, immagini, analisi e incontri con scienziati, imprenditori, ricercatori e protagonisti delle grandi trasformazioni contemporanee. Un archivio che può progressivamente diventare non soltanto consultabile, ma interrogabile. Nel programma, Ipazia può dialogare con gli ospiti, porre domande ed essere a sua volta interrogata, senza che domande e risposte debbano necessariamente essere preparate in precedenza. Il confronto con l’intelligenza artificiale diventa così parte del racconto televisivo e, nello stesso tempo, un esperimento sul futuro dell’interazione tra pubblico, contenuti e media.

L’avatar potrebbe sbarcare su RaiPlay

L’esperimento potrebbe inoltre uscire dallo studio televisivo. Ipazia potrebbe essere inserita nella pagina di Codice su RaiPlay, diventando accessibile anche da casa. Gli spettatori potrebbero interrogarla direttamente, approfondire gli argomenti affrontati nelle dieci edizioni, porre nuove domande e continuare l’esperienza del programma oltre il momento della messa in onda. Una televisione, dunque, che non termina con i titoli di coda, ma il cui patrimonio editoriale può diventare interrogabile. Codice sperimenta così un possibile passaggio dalla televisione lineare a un ambiente nel quale lo spettatore non è più soltanto destinatario del racconto, ma può entrare in relazione con la conoscenza accumulata dal programma nel corso degli anni. Con Ipazia, Codice porta l’intelligenza artificiale non soltanto tra i temi raccontati dalla trasmissione, ma dentro il suo stesso linguaggio e il suo processo editoriale, sperimentando una possibile nuova vita digitale dell’archivio televisivo.

Con Trump la deportazione diventa un videogioco

La Casa Bianca ha lanciato Arcade, sala giochi online con cinque versioni a tema Maga di altrettanti videogiochi classici, in cui ci si può cimentare – tra le altre cose – nell’espellere migranti e costruire un muro di confine. «Non riusciamo a smettere di vincere. Costruisci il muro. Deporta. Riempi un Trump Account», recita il post pubblicato dalla White House sui social, in cui compare anche il logo Maga realizzato col font Sega.

I cinque videogiochi Maga di Arcade

Il primo gioco è Flappy Bill, versione trumpiana di Flappy Bird in cui i giocatori devono guidare un’aquila calva che trasporta un disegno di legge attraverso una serie di ostacoli sul National Mall. Il secondo è Build the Wall, rivisitazione Maga del celebre Tetris: in questo caso i mattoncini servono a costruire un muro di confine per «proteggere il confine dall’orda in arrivo». Rio Run ricorda il popolare gioco per dispositivi mobili Snake: un mini-Tom Homan (lo “zar dei confini”) pattuglia un’area a griglia per «raccogliere tutti gli attraversatori presenti» senza ripercorrere il proprio tracciato. A ogni cattura se ne aggiunge uno al “serpente”. In caso di fallimento, appare una schermata con il numero dei deportati. C’è poi Supply Line, che ricorda Tapper: il cibo scorre lungo una catena di montaggio e i giocatori devono scartare i prodotti che non soddisfano gli standard di Make America Healthy Again. Il quinto videogame è Trump Savings Tycoon: in questo caso l’obiettivo è raccogliere denaro per il piano di risparmio dell’Amministrazione Usa che offre mille dollari a ogni bambino nato durante il mandato di The Donald. La Casa Bianca ha spiegato che Arcade rappresenta un modo divertente per mettere in risalto i successi di Trump nel suo secondo mandato: «Siamo fortemente concentrati su come innovare e raccontare i numerosi risultati raggiunti dal presidente, in modo che possano essere apprezzati da ogni americano», ha detto un funzionario a Fox News Digital.