Il commovente addio al piccolo Domenico

NOLA. Un lungo applauso ha accompagnato l’uscita della bara bianca del piccolo Domenico Caliendo dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta in Cielo, a Nola, al termine dei funerali. In una piazza Duomo gremita si sono levati cori “Giustizia, giustizia” e “chi ha sbagliato pagherà”. Palloncini bianchi e le note di “Guerriero” di Marco Mengoni hanno salutato il feretro, sul quale era adagiata una maglietta con la scritta “Ciao Mimmo”. Il bimbo, di due anni e mezzo, era morto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore eseguito il 23 dicembre all’ospedale Monaldi di Napoli.Dalle 11 è stata aperta la camera ardente nel Duomo, con un continuo afflusso di cittadini. Sulla bara una foto del piccolo con un peluche e fiori bianchi, molti deposti anche all’esterno della chiesa. Alla Cattedrale è arrivata anche una corona di fiori avvolta con nastro tricolore inviata dalla presidente del Consiglio. Giorgia Meloni è arrivata poco prima delle 15 al Duomo ed ha partecipato alle esequie e, all’inizio e termine della funzione, ha abbracciato i genitori del piccolo in segno di cordoglio, lasciando poi il Duomo.Presenti i sindaci di Nola e Taurano, Andrea Ruggiero e Michele Buonfiglio, il presidente della regione Campania Roberto Fico, il prefetto di Napoli Michele Di Bari e il sindaco della Città metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi che ha parlato di “momento molto doloroso per tutta la comunità”, invitando a “sobrietà e rispetto” e a lasciare l’accertamento delle responsabilità alle sedi competenti. In contemporanea con le esequie è stata celebrata una messa anche al Monaldi. In una nota, l’Azienda Ospedaliera dei Colli ha espresso vicinanza alla famiglia e auspicato “piena e tempestiva chiarezza” su quanto accaduto.Tra i presenti anche una delegazione della SSC Napoli con il calciatore Pasquale Mazzocchi. In piazza uno striscione degli ultras del Nola: “Giustizia per Domenico”. Durante l’omelia, il vescovo di Nola, monsignor Francesco Marino, ha parlato di una comunità “colpita nel profondo”. Al termine della cerimonia la madre, Patrizia Mercolino, ha ringraziato per la partecipazione: “Spero non sia l’ultimo giorno che lo pensiamo. Ti amo, cuore di mamma”. Nuovo, lungo applauso dei presenti.

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Terra fuochi: confisca anche a Salerno per fratelli Pellini

I militari del nucleo di polizia economico-finanziaria – G.I.C.O. della Guardia di Finanza di Napoli hanno eseguito un decreto di confisca emesso dal Tribunale di Napoli, avente a oggetto un patrimonio del valore complessivo di quasi 205 milioni di euro (precisamente 204.914.706), riconducibile ai fratelli Pellini Giovanni, Pellini Cuono e Pellini Salvatore, imprenditori di Acerra operanti nel settore del recupero, smaltimento e riciclaggio di rifiuti urbani e industriali. Il provvedimento di confisca, suscettibile di impugnazione, riguarda 8 compendi aziendali, con sedi nelle province di Napoli, Frosinone e Roma, 224 immobili ubicati nelle province di Napoli, Salerno, Caserta, Cosenza, Latina e Frosinone, 75 terreni, 70 rapporti finanziari, 72 autoveicoli, 3 imbarcazioni e 2 elicotteri, per un valore complessivo pari appunto a euro 204.914

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Bimbo Napoli: Cirielli, Fico fara’ giustizia errori del passato

“Io non ho voluto fare polemiche perche’ era il tempo della sofferenza, pero’ io credo che e’ chiaro che non si puo’ dare la responsabilita’ al presidente Fico, che e’ appena arrivato. Ma li’ se ne scopriranno delle belle perche’ era un centro che aveva molte criticita’ e il vecchio presidente ha fatto il bello e il cattivo tempo perche’ quella struttura fosse com’e'”. Lo dice il viceministro degli Affari Esteri, Edmondo Cirielli, dopo la morte dopo il trapianto di cuore del bambino a Napoli. “Credo che bisognera’ accertare bene. So che il presidente Fico – aggiunge Cirielli, a margine di una iniziativa a Salerno – vuole andare fino in fondo, ha fatto un’ispezione. Un’ispezione e’ stata ordinata anche dal ministero della Salute. Immagino che anche la procura di Napoli stia facendo le sue valutazioni, vedremo”. “Quello che e’ grave – sostiene – e’ che un bimbo, che aveva un problema cardiaco certamente ma che stava bene, e’ arrivato e, per colpa dello Stato, anche se nel caso specifico per colpa dell’organizzazione regionale messa in piedi da De Luca e non da Fico, anzi Fico sono convinto che fara’ giustizia e pulizia degli errori del passato, ha perso la vita”. “Questo e’ il dato reale su cui noi dobbiamo confrontarci. C’e’ ancora un momento di dolore, come e’ giusto che sia”, conclude Cirielli.

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Salute, Tiso(Accademia Ic): “Giornata obesità importante ma serve impegno quotidiano”

“Il 4 marzo si celebra il World Obesity Day, la Giornata Mondiale dell’Obesità promossa dalla World Obesity Federation in collaborazione con partner internazionali tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF. L’edizione 2026 richiama l’attenzione sulla questione di agire in modo coordinato e veloce al fine di contrastare una delle principali criticità di salute pubblica a livello globale, ponendo al centro non solo le scelte individuali ma anche i sistemi sanitari, alimentari, educativi e urbani che influenzano la salute delle persone. L’obesità infatti continua a crescere in tutte le fasce di età e rappresenta un importante fattore di rischio per numerose patologie croniche. La Giornata Mondiale dell’Obesità – dichiara Carmela Tiso, portavoce nazionale di Accademia Iniziativa Comune e presidente dell’associazione Bandiera Bianca – rappresenta dunque un momento fondamentale per accendere i riflettori su una problematica che riguarda milioni di cittadini. Tuttavia non può essere soltanto una ricorrenza simbolica: serve un impegno quotidiano, concreto e coordinato per promuovere prevenzione, corretti stili di vita e maggiore informazione È necessario – prosegue Tiso – rafforzare le politiche di prevenzione, investire nella cultura dell’alimentazione sana, sostenere le famiglie e promuovere percorsi educativi fin dall’infanzia. Allo stesso tempo bisogna contrastare lo stigma sociale che troppo spesso colpisce le persone che convivono con l’obesità, una condizione complessa che richiede attenzione, supporto e un approccio multidisciplinare. Per questo – conclude Tiso – rivolgiamo un appello alle istituzioni affinché la lotta all’obesità diventi una priorità stabile nell’agenda sanitaria e sociale del Paese. Servono politiche pubbliche più incisive, investimenti nella prevenzione e programmi strutturati che coinvolgano scuola, sanità e territorio. Solo con un impegno condiviso e continuativo sarà possibile affrontare davvero questa emergenza e tutelare la salute delle future generazioni”.

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Medio Oriente, Confeuro: “Aumento costi negativo per agricoltura europea”

“Condanniamo con fermezza l’uso della forza per la risoluzione delle controversie, soprattutto se adottato in violazione del diritto internazionale. Crediamo invece fortemente nella risoluzione diplomatica dei conflitti, unica strada in grado di garantire stabilità, sicurezza e sviluppo per i popoli coinvolti”. Così Andrea Tiso, presidente nazionale Confeuro – Confederazione degli Agricoltori Europei, interviene sulla nuova escalation di tensione in Medio Oriente, dove da qualche giorno è scoppiato un nuovo conflitto che desta grande preoccupazione non solo per l’area interessata ma per l’intero scenario globale. La nuova guerra del Golfo – prosegue Tiso – fa paura. Oltre al drammatico bilancio di morti e feriti, esiste il concreto rischio che questo conflitto produca effetti economici devastanti a livello internazionale, con un possibile aumento dei costi dell’energia, dei trasporti e dei fertilizzanti. Dinamiche che potrebbero incidere negativamente e in modo diretto sulla competitività delle piccole e medie imprese agricole italiane ed europee, mettendo a rischio la stabilità dell’intero comparto agroalimentare. Per questo – conclude il presidente nazionale Confeuro Andrea Tiso – riteniamo fondamentale che l’Italia e l’Unione Europea agiscano con responsabilità e visione strategica. In una fase di grande complessità globale e geopolitica, con il rischio di nuove crisi economiche, servono programmazione, prevenzione e politiche di lungo respiro capaci di tutelare le famiglie, il settore primario e soprattutto i piccoli e medi agricoltori, che rappresentano il cuore produttivo dell’agricoltura e della economia europee”.

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Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita

Ricordiamo ancora il Fabrizio Romano, classe 1993, di una decina di anni fa, ai tempi di Sky Sport. Quando lo incrociavamo in luglio, sulla linea 2 della metropolitana di Milano, completamente sfatto, camicia bianca d’ordinanza sudata e fuori dai pantaloni, attorno a mezzanotte, mentre se ne tornava a casa dopo aver fatto la posta ad agenti e direttori sportivi fuori dai ristoranti della movida. E, fra di noi, commentavamo: «Mamma mia, che lavoro assurdo, speriamo che almeno lo paghino decentemente».

Lo slogan Here we go e incassi da 5 milioni l’anno

Ma di lì a poco, citando Francesco De Gregori, «il ragazzo si farà», diventando, negli ultimi sei anni, il giornalista sportivo più influente al mondo sulle vicende di calciomercato, con il suo celebre slogan «Here we go» a sancire la buona riuscita di una trattativa e oltre 122 milioni di follower sui social sparsi su tutto il Pianeta che gli valgono incassi annui attorno ai 5 milioni di euro. In un settore in continua evoluzione, dove il confine tra giornalismo e intrattenimento è sempre più labile.

Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita

Coccolato e corteggiato da brand e media

Testimonial Tim (agendo soprattutto come influencer e creator sui social media, riesce ad aggirare i vincoli dell’informazione tradizionale italiana, che non permetterebbe ai giornalisti di fare pubblicità), coccolato e corteggiato da tutti i media internazionali (nel nostro Paese collabora con Dazn), Fabrizio Romano siede su una miniera d’oro. Anche se è stato sommerso da una classica shitstorm social, cioè una “tempesta di guano”, per un video postato sui suoi canali in cui elogia il ruolo umanitario globale dell’Arabia Saudita attraverso il King Salman Humanitarian Aid and Relief Centre (KSRelief), elencando tutta una serie di progetti meritevoli, dalla realizzazione di centri di soccorso in 13 Paesi, passando per forniture di acqua potabile e finendo con programmi sanitari contro le malattie e di riabilitazione per le vittime di conflitti armati.

La storia è sempre la stessa: il regime saudita, accusato di aver fatto a pezzi nel 2018 il giornalista scomodo Jamal Khashoggi (anche se Donald Trump, e chi se non lui, sull’argomento ha appena “scagionato” alla sua maniera il principe saudita Mohammad bin Salman), non evoca un approccio esattamente umanitario alle cose del mondo. E in molti hanno visto nel video di Romano una sorta di scivolone, trasformandolo in una specie di Matteo Renzi del giornalismo sportivo (do you remember il «Nuovo Rinascimento saudita»?).

Un post da 10 milioni di visualizzazioni e tante critiche

In meno di 24 ore quel contenuto su X ha comunque già superato quota 10 milioni di visualizzazioni, con più di 23 mila cuoricini e oltre 3 mila commenti, nella gran parte negativi («Fabri, perché non ricordare anche lo straordinario lavoro fatto dalla Germania nazista per la società multirazziale»; «Fabrizio, sei imbarazzante», «Per quanti soldi si è disposti a perdere la propria credibilità? Ognuno ha il suo prezzo, ma in ogni caso questa adv al regime saudita certifica la completa metamorfosi di Romano da giornalista a influencer», giusto per far capire il tono predominante dei messaggi). Il post si è beccato pure una di quelle note di fact-checking da parte della community dove si precisa la pessima reputazione dell’Arabia in materia di rispetto dei diritti umani (ma va?). E all’estero, come ha fatto per esempio il Telegraph, si è parlato di «giorno particolarmente triste per il giornalismo sportivo».

Non sappiamo, ovviamente, se l’endorsement di Romano nei confronti dell’Arabia Saudita sia stato fatto spontaneamente o dietro lauto compenso. Poco dopo, guarda caso, ha però pubblicato un’esclusiva sulla permanenza di Cristiano Ronaldo nel regno, in un momento in cui si vociferava molto di un suo temporaneo ritorno in Europa, in fuga dalla guerra mediorientale (CR7 è anche infortunato). Di sicuro, come già spiegato da Lettera43, l’Arabia Saudita e tutti i Paesi del Golfo hanno usato, usano e useranno lo sport, e il calcio in particolare (Mondiale in Qatar nel 2022 e in Arabia Saudita nel 2034) come leva efficiente di soft power per imporsi sullo scacchiere internazionale, spolverando di modernità la loro immagine. Si chiama sportswashing.

Il business del pallone, volenti o nolenti, passa dal Medio Oriente

E gli addetti ai lavori (basti vedere il comportamento di Gianni Infantino, presidente della Fifa) non possono non tenerne conto, a prescindere dal fatto che ci sia o meno un cachet: il business del pallone, volenti o nolenti, passa ancora da quelle parti, a meno che la guerra in Iran non degeneri.

Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita
Fabrizio Romano e l’autogol reputazionale sullo sportwashing dell’Arabia Saudita

Fabrizio Romano, peraltro, è piuttosto sensibile ai temi che riguardano quell’area del mondo, essendo stato premiato proprio a Dubai con il Globe soccer award come Best football journalist nel 2022 e come Best digital journalist nel 2023.

A questo punto si tratta solo di attendere, per verificare se questa deriva “Pubblicità Progresso” di Romano a favore di chi calpesta i diritti umani avrà un seguito e sarà declinata anche in altri Paesi. O se, invece, resterà un caso isolato. Ma che prezzo ha un inciampo del genere a livello reputazionale?

Crisi in Medio Oriente, comunicazioni di Crosetto e Tajani al Senato e alla Camera

Domani, giovedì 5 marzo, il governo riferirà sulla crisi in Medio Oriente. Si svolgeranno infatti sia al Senato che alla Camera comunicazioni da parte del ministri deglo Esteri, Antonio Tajani, e della Difesa, Guido Crosetto (appena rientrato da Dubai), «sull’evoluzione del quadro internazionale», con focus ovviamente sull’Iran e sui possibili aiuti ai Paesi minacciati dalla reazione della Repubblica Islamica, dopo agli attacchi di Stati Uniti e Israele.

Le comunicazioni prevedono risoluzioni con voto

Nella serata di martedì 3 marzo, Crosetto – rispondendo su X ai 5 stelle – aveva spiegato che era prevista un’informativa. L’escalation in corso in Medio Oriente avrebbe convinto Palazzo Chigi a virare sulle comunicazioni. Che, a differenza dell’informativa, può prevedere votazioni in Aula su una o più risoluzioni.

L’Italia è pronta a inviare un sistema di difesa Samp-T

Dai Paesi del Golfo, minacciati dai missili e dai droni armati di Teheran, sono partite diverse richieste di aiuto. L’Italia è pronta a inviare un sistema di difesa missilistica Samp-T in Medio Oriente, destinato a finire in Kuwait oppure negli Emirati Arabi Uniti. Sul tavolo c’è anche l’idea di muovere una fregata della Marina militare di fronte alle coste di Cipro, isola finita nel mirino dell’Iran a causa della presenza di una base aerea britannica. Ogni decisione necessiterà dell’approvazione del Parlamento.

Gli Stati Uniti alzano i dazi globali al 15 per cento

Il segretario del Tesoro americano, Scott Bessent, ha dichiarato alla Cnbc che gli Stati Uniti porteranno i dazi globali dal 10 al 15 per cento «probabilmente in settimana». Bessent ha inoltre affermato di aspettarsi che, entro agosto, le tariffe tornino di fatto ai livelli precedenti alla recente decisione della Corte Suprema, che ha annullato i dazi “reciproci” introdotti da Trump. «È mia forte convinzione che le aliquote tariffarie torneranno ai livelli precedenti entro cinque mesi», ha dichiarato all’emittente statunitense. Il segretario al Tesoro Usa si è anche espresso sul rifiuto della Spagna di consentire agli Stati Uniti di utilizzare le basi di Rota e Moron, situate in territorio spagnolo, nell’attacco contro l’Iran, sostenendo che ciò ha messo in pericolo la vita dei cittadini americani. Rispondendo alla domanda se sia possibile un embargo commerciale con la Spagna, come ha minacciato il presidente Trump, Bessent ha detto che «sarebbe uno sforzo congiunto», senza fornire ulteriori spiegazioni.

Per Trump gli Usa «possono combattere per sempre», ma le munizioni?

Donald Trump è sicuro: gli Stati Uniti possono fare affidamento su scorte di munizioni «di livello medio e medio-alto» «praticamente illimitate», al punto che gli States potrebbero combattere «per sempre» e «con grande successo, usando solo queste scorte». Non solo. Il presidente americano, in un post sul social Truth del 3 marzo, ha assicurato che «molte altre armi di alta qualità sono stoccate per noi in Paesi alleati». Quindi nessun problema, l’attacco all’Iran sferrato con Israele non presenta ostacoli logistici. Certo, «Sleepy Joe» (cioè il predecessore Biden), sottolinea Trump, ha commesso l’errore di regalare soldi e armi all’Ucraina senza preoccuparsi di rimpinguare l’arsenale a stelle e strisce. Ma anche in questo caso, niente paura: «Fortunatamente, ho ricostruito l’esercito durante il mio primo mandato e continuo a farlo. Gli Stati Uniti sono riforniti e pronti a VINCERE, ALLA GRANDE!!!».

Per Trump gli Usa «possono combattere per sempre», ma le munizioni?
Il post di Trump su Truth.

Scorte di munizioni in esaurimento

Visto però l’allargarsi del conflitto, con i droni e i missili iraniani che cadono sulle basi e ambasciate Usa in Medio Oriente, le certezze incrollabili del presidente, condivise via social dal Pentagono, potrebbero però presto essere messe alla prova. Come ricordano Axios e il Wall Street Journal, il capo dello Stato maggiore congiunto Usa, Dan Caine, aveva sottolineato che proprio la scarsità di scorte – soprattutto di intercettori utilizzati per neutralizzare i missili in arrivo – sarebbe stato un fattore limitante in caso di attacco prolungato e massiccio contro l’Iran. Insomma sia le munizioni Usa sia quelle di Israele e dei Paesi del Golfo si starebbero esaurendo più velocemente di quanto la produzione riesca a rimpiazzarle. A questo si aggiunge la possibile sottovalutazione della potenza di fuoco iraniana: solo nei primi due giorni di attacchi, Teheran avrebbe sganciato circa 400 missili e 800 droni. Per far fronte alla possibile scarsità di intercettori per il THAAD (Terminal High Altitude Area Defense), lo scudo missilistico che ha permesso agli Emirati di intercettare quasi 200 missili balistici, e già attivato in Israele e Giordania, il Pentagono potrebbe dover attingere agli arsenali dislocati nel Pacifico, in Corea del Sud e a Guam, in funzione anti Pyongyang e anti Pechino.

Per Trump gli Usa «possono combattere per sempre», ma le munizioni?
Il capo dello Stato maggiore congiunto Usa, Dan Caine (Ansa).

Nel 2025 stanziati 25 miliardi di dollari per nuovi missili

Ben prima dell’operazione Epic Fury, la Difesa statunitense aveva posto la produzione bellica tra le priorità di spesa come sottolineato dal Forecast International’s Defense & Security Monitor. Nel bilancio 2025, erano stati stanziati 25 miliardi di dollari per l’acquisto di missili (tra cui Patriot, SM-3, SM-6, AIM-120 AMRAAM e 18 Tomahawk, diventati 57 nel bilancio 2026) e il potenziamento della produzione. Sono stati inoltre stretti accordi con i maggiori appaltatori della Difesa. L’8 gennaio, Lockheed Martin ha annunciato un accordo di sette anni per aumentare la produzione del PAC-3 MSE da 600 a 2.000 missili all’anno, mentre a inizio febbraio RTX ha siglato cinque accordi con il Dipartimento della Difesa per una serie di missili chiave, tra cui i Tomahawk, gli AIM-120 AMRAAM, gli intercettori SM-3 e i missili SM-6. In base alle nuove intese, si prevede che la produzione annuale di Tomahawk supererà i 1.000 missili, quella di AMRAAM raggiungerà almeno le 1.900 unità e quella di SM-6 supererà le 500.

Per Trump gli Usa «possono combattere per sempre», ma le munizioni?
Gli accordi per l’aumento della produzione bellica (dal sito Forecast International’s Defense & Security Monitor).

I Tomahawk usati nel 2025 tra Yemen e Nigeria

Ma gli intercettori per la difesa aerea non sono gli unici a scarseggiare. Lo stesso vale per i già citati Tomahawk (TLAM), ampiamente usati durante l’operazione Rough Rider del marzo 2025 contro gli Houthi nello Yemen. «L’amministrazione Trump ha lanciato TLAM a un ritmo straordinario in operazioni in tutto il mondo», ha spiegato al Wsj Becca Wasser, ricercatrice presso il Center for a New American Security, «in Medio Oriente contro l’Iran e contro gli Houthi, oltre che in Nigeria negli attacchi della vigilia di Natale» per distruggere due campi militari legati ai gruppi terroristici del cosiddetto Stato islamico. La preoccupazione per le scorte è inoltre condivisa anche da Israele. Secondo un funzionario statunitense, Tel Aviv dispone ancora di un numero limitato di intercettori Arrow 3 per la difesa aerea. È inoltre a corto di missili aria-aria, utilizzati la scorsa estate per distruggere lanciatori di missili iraniani e lo scorso anno per colpire leader di Hamas in Qatar. Trump può davvero stare sereno?

Usa: «Ucciso un iraniano a capo di un’unità che voleva assassinare Trump»

L’esercito degli Stati Uniti ha dichiarato di aver ucciso nei raid sulla Repubblica Islamica un cittadino iraniano a capo di un’unità che aveva organizzato un presunto complotto per eliminare Donald Trump. «Sebbene non fosse nemmeno lontanamente lui il fulcro dell’operazione, abbiamo fatto in modo da includerlo nella lista degli obiettivi. È stato braccato e ucciso», ha detto il segretario alla Guerra Pete Hegseth, in un briefing con la stampa: «L’Iran ha tentato di uccidere il presidente Trump e il presidente Trump ha riso per ultimo». Teheran ha sempre smentito di aver messo in piedi un piano per assassinare il tycoon.

Usa: «Ucciso un iraniano a capo di un’unità che voleva assassinare Trump»
Donald Trump (Ansa).

Nel 2024 il Dipartimento di Giustizia Usa aveva incriminato l’iraniano Farhad Shakeri

Hegseth non ha fatto il nome della persona uccisa. Si sa però che a novembre del 2024 Dipartimento di Giustizia Usa aveva incriminato il 52enne Farhad Shakeri, in relazione a un piano dei Guardiani della rivoluzione per assassinare Trump, appena rieletto alla Casa Bianca. Emigrato negli Stati Uniti da bambino, Shakeri era stato espulso attorno al 2008 dopo 14 anni trascorsi in carcere per rapina. Secondo il Dipartimento di Giustizia si era avvalso «di una rete di complici incontrati in prigione negli Stati Uniti per fornire ai Guardiani della rivoluzione agenti incaricati di sorvegliare e assassinare» i bersagli dei pasdaran negli Usa. Assieme a lui erano state incriminate altre due persone, Carlisle Rivera e Jonathan Loadholt: i tre avrebbero messo in piedi un piano (poi non portato a termine) per eliminare Masih Alinejad, giornalista e attivista iraniana residente negli Usa, che aveva criticato le leggi sull’obbligo del velo per le donne. Secondo il Dipartimento di Giustizia era stato anche incaricato dai Guardiani della rivoluzione di sorvegliare due ebrei americani residenti a New York e di aver ricevuto un’offerta di 500 mila dollari dai pasdaran per ucciderli. Inoltre a Shakeri sarebbe stato anche assegnato il compito di colpire turisti israeliani in Sri Lanka.

Dubai, gli inviati di guerra influencer e quel cinismo acchiappa like

Che Dubai fosse una parodia del paradiso lo avevamo sospettato: mentre è invasa da youtuber, tiktoker, instagrammer, streamer, podcaster e creator vari, ci siamo noi utenti fantasma, quelli che guardano ma non si sporcano a postare o a commentare – noi “lurker” insomma – che osserviamo scandalizzati. Tutti questi “cervelli in fuga” negli Emirati, in Oman, ad Abu Dhabi, in Qatar stanno reagendo ai bombardamenti dell’Iran sugli alleati degli Usa come se fossero “dirette” qualsiasi, quelle live in cui «vi porto con me nella mia super suite». Indhya Contu per esempio, che si autodefinisce «ceo di @itarocchidiesmeralda» e inizia tutti i suoi post con «No vabbè», l’ha presa bene: si trova in Qatar, «location top» che lei «adora» e ci fa sapere che il suo «entusiasmo è altissimo, questo posto ti genera una vibe super alta. Quando ti svegli in questo paradiso e dici non voglio andare più via e scopri che è così, perché la guerra ci blocca qui. Si dice che quando il mondo e i santi ti vogliono bene avvereranno i tuoi desideri: rimanere per sempre in Qatar. E dalla guerra è tutto: la vostra reporter preferita».

Meglio della trama di Black Mirror, si commenta su X, l’ex Twitter, dove vengono rilanciati i post della Contu e quello del Corriere del Veneto, che dice: «La maestra di OnlyFans Elena Maraga da Dubai: Ho fatto 50 piani a piedi per scappare dalle bombe, erano vicine. La notte? Nel bunker».

Dubai, gli inviati di guerra influencer e quel cinismo acchiappa like
Il racconto della maestra di OnlyFans al Corriere del Veneto.

Improvvisati inviati di guerra che si contraddicono fra loro

Qualcuno si improvvisa inviato di guerra: «Voglio mostrare agli italiani qual è la situazione reale qui a Dubai»; dicendo che si trova nel luogo «più iconico» e non sente più boati, vede in spiaggia ragazzi che giocano a pallone e mostra il famoso grattacielo La Vela che gli sembra «in perfette condizioni». Invece «la situa è calda» lo contraddice qualcun altro su Instagram: «Ragazzi è ufficiale, siamo in guerra, vedo i missili e i razzi di notte, rimanete connessi… sentite?… sentite? Un’ambulanza… ragazzi ci vediamo, vi tengo aggiornati», mentre mostra il giaciglio in garage su cui ha passato la notte.

Molti commenti: si va da «sembra una realtà distopica» a «ci sono più italiani a Dubai che in Molise». Quella di buttarla in vacca è la vecchia strategia social: del resto, come si fa a prendere sul serio la ragazza bionda che provocatoriamente scrive su una sua foto: «Comunque, meglio rischiare di essere bombardata dai missili a Dubai che dal 50 per cento di tasse in Italia».

Dubai, gli inviati di guerra influencer e quel cinismo acchiappa like
Influencer a Dubai.

Giovani che lavorano nel digitale attratti dai vantaggi fiscali

Il vantaggio fiscale sembra il motivo principale di questa diaspora giovanile negli Emirati Arabi Uniti e dintorni, mentre gli italiani in pensione preferiscono il Portogallo e San Marino. Il sistema delle imposte di Dubai favorisce spudoratamente i giovani, soprattutto quelli che lavorano nel digitale: la tassa sul reddito personale è pari allo 0 per cento, senza alcuna trattenuta Irpef che, in Italia, supererebbe il 40 per cento. L’aliquota Iva è bassissima, pari al 5 per cento.

Gli inviti rivolti direttamente agli influencer

L’Ente del Turismo di Dubai invita in prima persona gli influencer offrendo infrastrutture che rendono Dubai «il set fotografico più bello e redditizio» per loro, che culminano in un «programma di visto per creator»: una “Golden Visa” che garantisce la residenza per 10 anni, espressamente dedicata a chi lavora nel mondo dei contenuti digitali.

Dubai, gli inviati di guerra influencer e quel cinismo acchiappa like
Un’immagine satellitare mostra una veduta aerea di Dubai prima dell’attacco iraniano (foto Ansa).

Qualche creator prova a rassicurare tutti: «Io mi sento più sicuro qui a Dubai nella situazione attuale che in Italia. Ripeto: non è stata presa di mira Dubai, semplicemente ci sono solo dei detriti che, cadendo, cadono qui su Dubai perché si trova in mezzo a tutta questa storia ma non è Dubai il focus della situazione, non è Dubai che è stata presa di mira. Stiamo tranquilli». Se lo dice lui…

Nel frattempo però piovono missili iraniani

Peccato che dal 28 febbraio l’Iran abbia lanciato almeno 165 missili balistici, 2 missili cruise e 541 droni contro gli Emirati Arabi, in risposta all’attacco coordinato di Usa e Israele. Gli obiettivi hanno incluso la base aerea di Al Dhafra ad Abu Dhabi, l’area alberghiera di Jumeirah, il Burj Al Arab e l’aeroporto internazionale di Dubai. Anche Qatar, Bahrein, Kuwait, Giordania, Arabia Saudita e Iraq sono stati colpiti. Praticamente tutti gli Stati del Golfo sono stati presi di mira per la prima volta nella storia.

Un cinismo social speculare a quello di Dubai

La guerra degli influencer mostra che qualunque argomento, perfino un conflitto internazionale, può essere stiracchiato per raccattare like. Il cinismo di questi ragazzi è speculare a quello di Dubai: «Se qui comprano l’Occidente con tanta disinvoltura è perché l’Occidente è in svendita», scriveva Walter Siti nel suo reportage dagli Emirati Il canto del diavolo (2009).

Dubai, gli inviati di guerra influencer e quel cinismo acchiappa like
Il canto del diavolo.

«Qui si assiste a un doppio genocidio: quello della cultura locale, celebrato in fretta quasi senza rimpianti e accantonato senza tracce visibili di lutto, e quello della cultura occidentale, ridotta a stereotipo da esportazione. I soldi trasportano le civiltà da uno all’altro livello di energia, lo sterminio delle culture di partenza è necessario, come è necessario sbarbare un terreno prima di piantarci nuovi semi». È la barbarie che ciondola senza trovare appigli: da TikTok, da Instagram, da YouTube è tutto.

Iran, l’allarme degli 007: «Con l’escalation cresce il rischio terrorismo»

La situazione in Iran alimenta tensioni internazionali e fa temere un’escalation che può avere un impatto anche sulla minaccia terroristica. È quanto si legge nella relazione annuale dell’intelligence presentata il 4 marzo 2026. Secondo il rapporto, «sono aumentati rischi derivanti dalle attività di Hamas sul suolo europeo, soprattutto per il coinvolgimento nella circolazione di armi e in possibili progettualità ostili contro obiettivi israeliani ed ebraici». In Italia, come in altri Paesi europei, sono state condotte diverse operazioni antiterrorismo nei confronti di persone a vario titolo connesse con il conflitto mediorientale.

La propaganda jihadista potrebbe strumentalizzare il conflitto per combattere «il nemico occidentale»

In prospettiva futura, riflette l’intelligence, «è probabile che le principali sigle del terrorismo internazionale affineranno sempre di più la capacità di “capitalizzare” le crisi in atto, alimentando ulteriormente un trend che, a oggi, le vede declinare i propri messaggi istigatori in modo strumentale rispetto alle loro agende». E ancora: «L’interconnessione tra i diversi quadranti di crisi rischia inoltre di amplificare la proiezione esterna della minaccia, incluso verso l’Europa e l’Italia». Quanto alle proiezioni esterne delle tensioni tra Israele e Hamas, «recenti operazioni di polizia condotte in Italia e in altri Paesi europei confermano la necessità di tenere alta l’attenzione sia sui possibili canali di finanziamento al terrorismo, sia sui network che Hamas potrebbe costituire all’estero». In tale scenario, «l’antisemitismo assume un rilievo sempre più internazionale, oltre che trasversale a diverse ideologie estremiste». Parallelamente, un ampliamento del conflitto mediorientale, soprattutto verso l’Iran, «potrebbe accentuare, nel prossimo futuro, i rischi di propagazione del rischio terroristico anche in Europa». In prospettiva, la propaganda jihadista potrebbe, in modo opportunistico, «strumentalizzare un eventuale conflitto che coinvolga Teheran, invocando un jihad globale contro il comune nemico occidentale».

Garante della privacy, indagine sull’assunzione della moglie del deputato meloniano Sbardella

La Guardia di Finanza ha acquisito documenti relativi all’assunzione dell’avvocata Cristiana Luciani, moglie del deputato di Fratelli d’Italia Luca Sbardella, che dal primo gennaio 2025 risulta dirigente del Garante della privacy. Lo riporta Repubblica. La procura di Roma intende chiarire se l’assunzione di Luciani, professionista con esperienza nel settore, sia avvenuta nel rispetto delle regole o come favore sorta di favore vista l’appartenenza del marito (che è anche membro della Commissione di Vigilanza Rai) al partito della premier Giorgia Meloni. L’acquisizione dei documenti relativi all’inquadramento di Luciani è al momento un atto tecnico e formale.

Garante della privacy, indagine sull’assunzione della moglie del deputato meloniano Sbardella
Luca Sbardella (Imagoeconomica).

L’Authority è già al centro di un’inchiesta della Procura di Roma

Il Garante per la Protezione dei Dati Personali è già al centro di un’inchiesta della procura capitolina: al centro delle indagini le spese sostenute dall’intero collegio che dirige l’Authority. Il presidente Pasquale Stanzione, Ginevra Cerrina Feroni, Agostino Ghiglia e Guido Scorza – che si è dimesso dall’incarico – sono indagati a vario titolo di peculato, uso privato di beni pubblici, e corruzione.

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Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno

«Andrà a finire che se vinceranno i no al referendum sulla giustizia sarà colpa dei tifosi della Lazio», dicono dalle parti di Palazzo Chigi, dove non mancano i fan della squadra biancoceleste che per tradizione ha tantissimi sostenitori “con il cuore a destra”: a Roma la situazione calcistica è incandescente, con la curva Nord dello stadio Olimpico che anche nella serata di mercoledì 4 marzo, per la semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta, si riunirà a Ponte Milvio per protestare contro il presidente Claudio Lotito. Striscioni in tutta la città annunciano il voto “no” al referendum per protestare contro la proprietà, con cartelli che invitano alle elezioni a non votare Forza Italia perché Lotito è parlamentare del partito del fu Silvio Berlusconi.

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
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Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno

I gruppi stilano comunicati: «È sotto gli occhi di tutti come il distacco tra società e tifosi sia ormai giunto a livelli insanabili, continuiamo a constatare da parte della dirigenza della Lazio continue provocazioni verso di noi». Nel mirino anche l’atto compiuto dalla società sportiva, che ha voluto «regalare biglietti a destra e a manca con il rischio concreto di far entrare anche tifosi non laziali a tifare Atalanta», e «ciò qualifica il pensiero e la strategia del signor Lotito e dei suoi accoliti». I ticket sono stati offerti alle scolaresche di Roma e Amatrice. E la divisione è anche interna a chi lavora a Formello, nel quartier generale della Lazio, tanto che i tifosi chiedono «a chi ne ha la facoltà di far passare il pullman della squadra a Ponte Milvio dove stazioneremo prima della partita contro i bergamaschi per far sentire ai giocatori il nostro calore, spostandoci poi in corteo sotto la Nord a intonare i nostri cori e farli sentire fin dentro al campo». Uno striscione esposto sotto la sede di Forza Italia, nel centro di Roma, recita: «Il laziale voterebbe sì, ma vota no! Ringraziate Lotito, senatore del vostro partito».

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
La protesta “politica” dei tifosi della Lazio contro Lotito.

Festa per i 90 anni di Occhetto, ma D’Alema non parla

“Nonno” Ugo Sposetti, 79 anni, è riuscito ad allestire una grande festa per Achille Occhetto, fresco 90enne. Nella sala della Camera di Commercio di Roma sono arrivati in tanti, da Pier Luigi Bersani (che però poi doveva presentare un libro di Arturo Scotto in zona Prati) a Walter Veltroni, passando per Massimo D’Alema che però non ha parlato “in onore” di Achille: nella lista dei relatori il suo nome non c’era, così si è messo in prima fila ad ascoltare. Assenza plateale della famiglia Berlinguer. C’erano Elly Schlein, Francesco Rutelli e Pier Ferdinando Casini, che si è ricordato di essere stato eletto grazie al Partito democratico. Enrico Mentana ha evocato il confronto televisivo fra Silvio Berlusconi e Occhetto, il Braccio di ferro in diretta. Veltroni ha tracciato un ritratto curioso: «È stato al tempo stesso capace di salvaguardare un’identità, rigenerando un’identità. Non un oggetto da tenere in salvaguardia antiquariale, ma come strumento nobile capace di adattarsi, rimanendo se stessa dentro il tempo della storia. La svolta della Bolognina fu un momento duro. Noi non sapevamo cosa avrebbe detto Occhetto. Però lo sapevamo perché era obbligatorio, era necessario, e non farlo sarebbe stato come svendere quell’identità e quel patrimonio». Insomma, il trionfo del “ma anche”, come sempre quando c’è “Uolter”. Luciana Castellina è apparsa in forma smagliante, come sempre, indifferente all’anagrafe, lei che è della classe 1929, e scherzava con il fotografo Umberto Pizzi, nato nel 1937, dicendogli «ciao fanciullo». Non c’era Fausto Bertinotti, che però si trovava a poca distanza, al Teatro Argentina, per il Riccardo III con Maria Paiato sulla scena: il subcomandante Fausto si è messo a parlare con Gianni Letta, presenza immancabile alle prime teatrali.

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
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Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno

La ribellione contro la tassa di Gualtieri sulle auto elettriche

A Roma si parla molto della tassa da mille euro voluta dal sindaco Roberto Gualtieri per entrare in centro alla guida di un’auto elettrica. La rivolta cresce, grazie anche a Fiorello che a La Pennicanza su Rai Radio 2, imitando il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha protestato contro la misura decisa dal Campidoglio. In alcuni palazzi del potere ci si chiede: «L’aria è elettrica, toccherà pagare pure per quella, entrando in centro?». E a contare quanti sono i proprietari di auto elettriche si sono messi i dipendenti della Banca d’Italia, a Palazzo Koch: la sede è in via Nazionale, in piena Ztl, e chi lavora dalle parti di Fabio Panetta, anche grazie a stipendi pesanti, è sempre stato in prima linea quando si tratta di comprare vetture tecnologicamente avanzate. La mazzata riguarderebbe molti tra funzionari e dirigenti, almeno tra quelli che non sono dotati di un servizio con autista da parte dell’istituzione. Idem alla Corte costituzionale, che si trova davanti al Quirinale, e anche al Consiglio di Stato e all’Avvocatura di Stato: ognuno dovrà cacciare mille euro per entrare in centro con l’auto elettrica, anche se l’amministrazione dispone di garage dedicati ai dipendenti. E pure alla presidenza della Repubblica se ne parla, non solo con la voce di Fiorello. Anche tra le authority il problema esiste: si salva solo la Consob, che ha una sede al di fuori della Ztl.

Lotito, la ripicca dei tifosi al referendum e le altre pillole del giorno
Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri (foto Imagoeconomica).

Exor, stretta finale con Kyriakou su Repubblica

La lunga trattativa per la cessione di Gedi (Exor) al gruppo greco della famiglia Kyriakou è alle battute finali, mancherebbero solo alcuni dettagli per finalizzare l’intesa. Lo si apprende dai protagonisti seduti al tavolo. In realtà l’esclusiva è scaduta a fine gennaio, ma fonti vicine alla trattativa spiegano come non sia stata rinnovata perché non ci sono più altri pretendenti alla porta (tra gli interessati in passato anche Leonardo Maria Del Vecchio). Le trattative proseguono ogni giorno e la finalizzazione sarebbe ormai vicina. Lo schema, al momento, prevede che Antenna rilevi l’intero perimetro di Gedi – quindi Repubblica, Stampa e le diverse radio -, per poi “girare” la testata torinese alla Sae di Alberto Leonardis, rispettando così l’impegno appena firmato tramite il preliminare.

Crédit Agricole Italia lancia il Mutuo Flexi

Crédit Agricole Italia ha annunciato il lancio di Mutuo CA Flexi, un’offerta innovativa concepita per rispondere alle esigenze in continua evoluzione dei mutuatari attraverso opzioni di flessibilità senza precedenti. Il nuovo prodotto, disponibile dal 23 febbraio, nasce per accompagnare i clienti lungo tutto il ciclo di vita del finanziamento, offrendo strumenti di autogestione semplici e immediati.

Quattro diverse soluzioni

La vera innovazione di Mutuo CA Flexi risiede nella capacità di adattarsi ai cambiamenti della vita familiare e professionale. I clienti possono scegliere tra diverse soluzioni attivabili direttamente tramite app o home banking:

  • VariaRata: consente di modificare l’importo della rata mensile, aumentandolo o diminuendolo, con una conseguente rimodulazione della durata del mutuo. L’opzione è gratuita in fase di stipula ed esercitabile dopo i primi 12 mesi.
  • SaltaRata: in alternativa a VariaRata, permette di saltare il pagamento di una rata ogni anno, posticipandola al termine del piano di rimborso per far fronte a spese impreviste.
  • IniziaConCalma: pensata per chi affronta le spese del trasloco o dell’arredamento, permette di rinviare il pagamento della prima rata fino a un massimo di 12 mesi dalla stipula.
  • CambiaTasso: offre la libertà di passare dal tasso fisso al variabile (o viceversa) fino a quattro volte nel corso del contratto, per adeguarsi alle condizioni di mercato.

Coerentemente con l’impegno del Gruppo verso la transizione energetica, Mutuo CA Flexi prevede tassi agevolati e l’azzeramento delle spese di istruttoria per l’acquisto di immobili in classe A e B. Sono inoltre previsti sconti sul tasso per chi riqualifica l’abitazione migliorandone la classe energetica di almeno due livelli. Per celebrare il lancio, Crédit Agricole Italia ha previsto una promozione con tassi fissi particolarmente vantaggiosi dedicata alle domande sottoscritte dal 23 febbraio al 15 maggio 2026, con stipule entro la fine di settembre dello stesso anno.

Ratto: «Risposta concreta alle nuove esigenze»

Queste le dichiarazioni di Vittorio Ratto, vice direttore generale di Crédit Agricole Italia: «Con il lancio di Mutuo CA Flexi, Crédit Agricole Italia conferma la propria volontà di essere partner dei progetti di vita dei propri clienti, non solo fornendo il capitale necessario all’acquisto della casa, ma offrendo una libertà di gestione finora inedita. Abbiamo studiato questo prodotto per dare una risposta concreta alle esigenze che cambiano, dalla gestione delle spese iniziali con IniziaConCalma alla possibilità di variare la rata in autonomia tramite app. La nostra priorità è offrire serenità e personalizzazione, premiando al contempo chi sceglie l’efficienza energetica, pilastro fondamentale della nostra strategia di crescita responsabile».

Missile balistico iraniano abbattuto dalla Nato: era diretto in Turchia

Un missile balistico lanciato dall’Iran e diretto verso lo spazio aereo della Turchia dopo aver attraversato Siria e Iraq è stato distrutto dalle difese aeree della Nato nel Mediterraneo orientale. Lo ha annunciato il ministero della Difesa di Ankara. I detriti del missile sono caduti nel distretto di Dörtyol, nella provincia di Hatay: non ci sono state vittime o feriti nell’incidente. La Turchia, spiega il ministero, si è riservata «il diritto di rispondere a qualsiasi azione ostile nei suoi confronti», avvertendo «le parti di astenersi da qualsiasi misura che possa aggravare il conflitto». Successivamente c’è stata una telefonata tra il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e l’omologo iraniano Abbas Araghchi, in cui il primo ha ribadito al secondo lo stesso concetto, ovvero che «occorre evitare qualsiasi azione che possa portare all’allargamento del conflitto».

Mps e la parabola di Lovaglio: quando fare i compiti non basta

C’è una vecchia regola non scritta della finanza che recita più o meno così: non importa quanto bene tu faccia il tuo lavoro. Importa per chi lo fai, e soprattutto quando smetti di essere utile. Immaginiamo che Luigi Lovaglio questa regola la conoscesse. Eppure si è fatto fregare lo stesso. Infatti, dopo giorni di tiramolla (c’è, non c’è) il suo nome non compare nella lista dei candidati al prossimo cda del Montepaschi.

L’arrivo a Siena e la resurrezione di Babbo Monte

Quando arrivò a Siena, nel febbraio del 2022, Lovaglio trovò una banca che era diventata il simbolo nazionale del disastro. Anni di gestioni allegre, derivati tossici, acquisizioni scellerate, ricapitalizzazioni su ricapitalizzazioni, lo Stato azionista per necessità e non per scelta. Mps come metafora vivente di tutto ciò che non funzionava nel capitalismo dove le relazioni contano più del mercato. Il 71enne banchiere lucano rimise in piedi la baracca con metodo quasi prussiano: tagli, dismissioni, ritorno alla redditività, uscita progressiva del Mef dal capitale. Una storia di resurrezione che forse, ex post, avrebbe meritato miglior sorte.

Mps e la parabola di Lovaglio: quando fare i compiti non basta
Rocca Salimbeni (Imagoeconomica).

Stanco di essere strumento, Lovaglio ha puntato a diventare protagonista

Invece è andata diversamente. A un certo punto i soci fortiCaltagironeMilleri, e dietro il governo con la sua benedizione silenziosa – hanno deciso che il Monte risanato poteva tornare utile come testa d’ariete per realizzare il grande disegno mai riuscito prima: prendere le Generali passando per Mediobanca che da sempre ne custodisce le chiavi. Lovaglio eseguì con competenza e determinazione, bisogna riconoscerglielo. L‘offerta pubblica di scambio su Piazzetta Cuccia andò in porto come neanche la più rosea delle aspettative avrebbe immaginato.

Mps e la parabola di Lovaglio: quando fare i compiti non basta
Francesco Gaetano Caltagirone (Ansa).

Il guaio è che a quel punto l’ad di Rocca Salimbeni, stanco di essere uno strumento, ha voluto diventare protagonista. L’idea, rivelatasi per lui letale, era incorporare Mediobanca dentro il Monte. Farla sparire dalla mappa della finanza italiana. Non era più un’acquisizione, ma un progetto egemonico. Troppo per i suoi referenti che gli avevano affidato un mandato preciso, contrario al suo piano. Recita un vecchio assunto che regola i rapporti tra padroni e dipendenti: chi esegue bene viene premiato, chi inizia a ragionare in proprio viene fermato. 

Mps e la parabola di Lovaglio: quando fare i compiti non basta
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Il tempismo della Procura di Milano

In questo, indirettamente, una mano è arrivata dalla Procura di Milano, con l’accusa a Lovaglio di concorso esterno nel concerto tra azionisti prodromico alla scalata di Piazzetta Cuccia. La fattispecie è nuova, quasi sperimentale. Ma, come abbiamo scritto in un precedente articolo, nell’economia dei rapporti di potere la notizia non è l’indagine in sé ma il fatto che sia arrivata nel momento giusto per chi aveva bisogno di un pretesto. E poi c’è il dettaglio che trasforma questa storia in qualcosa di più malinconico della semplice sconfitta. Nelle chat intercettate, Lovaglio era tutto complimenti con Francesco Gaetano Caltagirone, quasi una corrispondenza di amorosi sensi verso il socio che mentre lo lisciava gli stava già scavando la fossa. La morale della storia? Sempre e solo nell’articolo quinto: alla fine, chi mette i soldi ha vinto. 

Ferrero cambia i vertici: Alessandro Nervegna nuovo ceo

Il gruppo Ferrero ha annunciato due cambi di leadership a partire dal 1 settembre 2026, con riporto diretto a Giovanni Ferrero, presidente di Ferrero International (holding del gruppo). In dettaglio, Alessandro Nervegna, attualmente chief Strategy & Innovation officer, assumerà il ruolo di ceo di Ferrero Core, con la responsabilità delle categorie core del gruppo, tra cui Confectionery, Biscotti e Prodotti da Forno, e il segmento Better-For-You. Lapo Civiletti, attuale ceo del gruppo, continuerà a ricoprire la carica di vicepresidente di Ferrero International, e assumerà il nuovo ruolo di presidente di Ferrero Ice Cream e Wk Kellogg.

La Piccola Antigone

Olga Chieffi

L’Antigone, metafora dei diritti del singolo contro dittatura e totalitarismo, – o per dirla alla maniera dell’esistenzialista Emmanuel Lévinas, contro “totalità e infinito”, tornerà sul palcoscenico alle ore 20.45 al Teatro Comunale Diana di Nocera Inferiore. La Piccola Antigone, sarà, infatti, il terzo spettacolo de “L’Essere E L’Umano”, rassegna firmata da Artenauta Teatro, ideata dalla direttrice artistica e regista Simona Tortora, con l’organizzazione di Giuseppe Citarella e il patrocinio del Comune di Nocera Inferiore. Antigone, qui sarà evocata attraverso l’ atto unico di Jean Anouilh, scritto nel 1941 e pubblicato nel 1943, rappresentato per la prima volta al Théâtre de l’Atelier di Parigi il 6 febbraio 1944, ispirato alla omonima tragedia di Sofocle, il dramma, composto durante l’occupazione nazista della Francia, rielabora il mito adattandolo alla situazione storica vissuta dall’autore, presentata in modo ambiguo per superare la censura, ma tuttavia riconoscibile. Nella rilettura di Simona Tortora, con le musiche di Francesco Galdieri e della stessa Simona Tortora assumerà una connotazione più asciutta e contemporanea, ed è su questo che ha lavorato la regista nel suo adattamento drammaturgico, creando più punti di vista, in una narrazione a più voci, inedita per questa storia. In scena ci saranno Marco Amantea, Renato Anzalone, Giuseppe Citarella, Gaia Antonia Cuccurullo, Anna De Vivo, Totti Pacileo, Anna Sole Tortora, mentre le luci saranno di Giuseppe Petti. Figlia di Edipo e simbolo eterno di ribellione, Antigone sceglie di sfidare l’ordine costituito per obbedire a una legge più antica: quella del cuore e della pietà. Quando il re di Tebe, Creonte, nega la sepoltura al fratello Polinice – marchiato come traditore per motivi politici – Antigone non accetta il silenzio. Con un gesto solitario e sovversivo, decide di seppellire il corpo del congiunto, consapevole che il prezzo da pagare sarà la propria vita. Il suo sacrificio trasforma una vicenda mitologica in un archetipo universale: Antigone diventa la voce di chiunque opponga la libertà di coscienza alla tirannia. Una figura “in controtendenza” che, oggi come allora, ci costringe a chiederci quanto siamo disposti a bruciare per ciò che è giusto. Se pure il dramma, nella visione di Jean Anouilh sia stato interpretato spesso come un appello a favore dell’insurrezione contro l’occupante, il conflitto fra Antigone e Creonte può essere più generalmente inteso come un confronto dialettico fra gli ideali della Resistenza francese e le ragioni del collaborazionismo. Nell’opera sono presenti gli stessi personaggi dell’opera Sofocle, cui viene aggiunta solo la figura della nutrice. “In questi tempi di forte crudeltà per mano dell’uomo di potere sui più deboli, di smarrimento esistenziali, riportare in vita Antigone, nostra giovane eroina della coscienza più alta è un dovere per chi si occupa di cultura – spiega Simona Tortora – Lo spettacolo ha una scrittura agile, vorticosa, contemporanea, sensibile e di grande impatto emotivo. Riporta le vicende di una ragazza che da sola ha sfidato il potere in nome dei suoi ideali”. Davvero tanti gli spunti di riflessione offerti da questa pagina, a partire dal delicato equilibrio tra diritto naturale e legislazione positiva, per usare categorie attuali, e, più in generale, dalla importante constatazione che, in uno Stato, le tensioni, anche aspre e distruttive, e i diversi volti della tirannia, possono ripresentarsi tutte le volte in cui il legislatore non tenga conto della dimensione etica, del comune sentire, del patrimonio culturale, della logica, dei valori presenti all’interno del gruppo sociale di riferimento. C’è, poi, l’eterno e ineluttabile conflitto (per gli antichi Greci, il “pólemos” è re e padre di tutte le cose”), tra “uomini e donne; vecchi e giovani; individuo e communitas; vivi e defunti; mortali e divinità” che, oggi come allora, nelle sue molteplici declinazioni, continua a interpellarci, a stimolarci, a offrirci varianti sempre nuove, a istruirci sulla nostra relazione con l’alterità. La dialettica tra queste polarità, l’una riferimento irrinunciabile dell’altra, e di cui abbiamo bisogno per crescere, per arricchirci, per maturare uno sguardo sempre più globale sulla vita, è infatti luogo e occasione di “definizione reciproca”: per arrivare a noi stessi e agli altri. Dalla tragedia, impariamo a non eliminare il conflitto nel modo sbagliato attaccandoci in modo esclusivo ad un valore trascurando gli altri. Ma al di là di tutto questo mare di ricchezza e di significati, potenzialmente davvero infiniti, la tragedia ci offre l’opportunità di riflettere sulle nostre modalità decisionali e sul nostro stile relazionale, nonché sulle conseguenze, anche irreparabili, per la nostra vita e per quella altrui, che potrebbero derivare dalla mancanza di empatia, dall’incapacità di ascolto, dalla dismisura, dalle semplificazioni, dall’assenza di flessibilità, dalle visioni solitarie che non si aprono al confronto, dall’applicazione rigida dei principi; ovvero dal non saper essere saggi nella concretezza delle situazioni: la “saggezza pratica”, di cui non si ha traccia nello scontro tra i due protagonisti, molto si nutre del desiderio e della curiosità di conoscere il punto di vista degli altri, e le loro possibili ragioni.

L'articolo La Piccola Antigone proviene da Le Cronache.

Kyiv colpisce ancora nel Mediterraneo: affondata una metaniera russa tra Libia e Malta

La metaniera russa Arctic Metagaz, che stava trasportando gas naturale liquefatto, è affondata nel Mar Mediterraneo tra la Libia e Malta. Le autorità di Tripoli parlano di «improvvise esplosioni di origine sconosciuta», ma il ministero dei Trasporti riferisce che si è trattato di un attacco condotto da droni navali ucraini, partiti dalla Libia. Salvi i 30 membri dell’equipaggio.

La nave era stata sanzionata da Usa e Regno Unito

La Arctic Metagaz, varata nel 2003, era soggetta dal 2024 a sanzioni da parte di Stati Uniti e Regno Unito. Secondo i dati di tracciamento delle navi sulla piattaforma MarineTraffic, la nave era salpata il 24 febbraio dal porto russo di Murmansk, dopo aver caricato merci presso un’unità di stoccaggio galleggiante, ed era diretta verso il Canale di Suez. Poi era transitata attorno al Regno Unito e poi alla Spagna, prima di entrare nel Mediterraneo, segnalando la sua posizione al largo delle coste di Malta il 2 marzo. Poi l’attacco nella notte tra il 3 e il 4 marzo. Secondo le autorità libiche il relitto si trova a circa 130 miglia nautiche a nord del porto di Sirte: scattato l’allarme per possibili rischi ambientali legati alla potenziale fuoriuscita di gas naturale liquefatto o carburanti.

A dicembre l’attacco a una petroliera tra Creta e Malta

L’Ucraina aveva già dimostrato di essere in grado di colpire le risorse navali e logistiche russe ben oltre il Mar Nero. A dicembre infatti ha attaccato con droni tra Creta e Malta la petroliera Qendil, nave battente bandiera dell’Oman ma facente parte (come la Arctic Metagaz) della “flotta ombra” di Mosca. L’operazione aveva causato danni strutturali tali da rendere la nave inutilizzabile, ma senza sversamenti di greggio in quanto la petroliera era vuota al momento dell’attacco.

Gedi ha venduto La Stampa a Sae

Gedi ha annunciato di aver sottoscritto con il Gruppo Sae un contratto preliminare per la cessione del quotidiano La Stampa: l’operazione, spiega una nota congiunta, «riguarda anche le testate collegate, le attività digitali, il centro stampa, la rete commerciale dedicata alla raccolta pubblicitaria locale, oltre alle strutture di staff e ai servizi di supporto alla redazione». Il passaggio verrà formalizzato entro il primo semestre del 2026, dopo l’espletamento delle procedure sindacali e burocratiche.

Gedi ha venduto La Stampa a Sae
Protesta dei giornalisti de La Stampa contro la cessione del quotidiano (Imagoeconomica).

Previsto l’ingresso di investitori legati al Nord Ovest

Il quotidiano torinese si separa dunque dalla famiglia Agnelli e da Repubblica, che finirà nelle mani dei greci di Antenna. L’acquisizione avverrà attraverso un veicolo di nuova costituzione controllato dal Gruppo Sae di Alberto Leonardis, che è già editore de Il Tirreno, La Gazzetta di Modena, La Provincia Pavese, La Nuova Ferrara, La Gazzetta di Reggio e la Nuova Sardegna. Previsto anche l’ingresso di investitori legati al territorio del Nord Ovest: possibili gli ingressi di Fondazione Crt di Torino, Fondazione Cassa di risparmio di Biella e Fondazione Banca popolare di Novara.

Sánchez risponde a Trump: «Non saremo complici della guerra in Iran»

Il premier spagnolo Pedro Sánchez risponde a Donald Trump dopo le minacce di quest’ultimo di interrompere le relazioni commerciali con la Spagna. «Non saremo complici di qualcosa di pessimo per il mondo semplicemente per paura delle rappresaglie di qualcuno. Non possiamo giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone. Ripudiamo il regime degli ayatollah, ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica. È ingenuo pensare che la soluzione sia la violenza. La Spagna esige la fine delle ostilità», ha detto. E ancora: «Chiediamo che Stati Uniti, Israele e Iran cessino le ostilità e risolvano diplomaticamente questa guerra. Dobbiamo esigere che si fermino prima che sia troppo tardi. A un atto illegale non si può rispondere con un altro, è così che iniziano i grandi disastri dell’umanità».

Sánchez risponde a Trump: «Non saremo complici della guerra in Iran»
Pedro Sánchez (Ansa).

Le minacce di Trump dopo il rifiuto di Madrid all’uso delle basi americane in Spagna

Pur senza citare direttamente Trump, Sánchez ha quindi fatto riferimento alla possibile “rappresaglia” degli Stati Uniti per la sua posizione anti bellica e per il rifiuto di Madrid all’uso delle basi americane nel territorio spagnolo per le operazioni militari in Medio Oriente. «La Spagna è un pessimo alleato. Infatti ho detto a Scott (Bessent, segretario al Tesoro, ndr) che stiamo tagliando tutti i legami con loro. Hanno detto che non possiamo usare le loro basi. Possiamo usare qualsiasi base che ci interessi. Possiamo semplicemente volare lì e usarle. Decideremo cosa non usare», aveva detto il presidente americano.

Sánchez risponde a Trump: «Non saremo complici della guerra in Iran»
Donald Trump (Ansa).

In dettaglio, il governo spagnolo ha vietato l’uso delle basi militari statunitensi di Rota e Morón, con gli Usa che ora stanno cercando alternative per i loro aerei come la Germania. Madrid ha invocato l’articolo dell’accordo bilaterale di difesa con Washington che consente alla parte spagnola di chiudere entrambe le basi militari in caso di dispiegamento aereo in una situazione di guerra. «Le basi utilizzate congiuntamente con gli Stati Uniti sono basi sotto la sovranità spagnola, soggette a un trattato con gli Stati Uniti e rientrano in questo quadro. La nostra sovranità e il trattato stabiliscono come possono essere utilizzate», ha spiegato il ministro degli Esteri spagnolo José Manuel Albares.

Sottomarino attacca e affonda una nave iraniana al largo dello Sri Lanka: cosa sappiamo

L’esercito dello Sri Lanka ha tratto in salvo 78 persone che erano a bordo della nave da guerra iraniana IRIS Dena, che stava affondando appena al di fuori delle acque territoriali dello Stato insulare asiatico. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Vijitha Herath, durante un intervento in parlamento a Colombo. Sarebbero almeno 101 i dispersi. Almeno 30 i feriti ricoverati in ospedale.

La IRIS Dena potrebbe essere stata attaccata da un sottomarino

Ignote per ora le cause dell’affondamento. C’è però l’ipotesi che l’IRIS Dena, fregata in servizio nella Flotta Meridionale della Marina di Teheran, possa essere stata attaccata da un sottomarino. L’imbarcazione a febbraio aveva preso parte alla “MILAN 2026″, una delle più grandi esercitazioni navali multilaterali dell’Indo-Pacifico, che si è svolta nelle acque del Golfo del Bengala con la partecipazione di India, Sudafrica e, appunto, Iran.

Rendiconto Inps, la condizione femminile

di Erika Noschese

A meno di una settimana dalla giornata internazionale della donna, l’INPS ha acceso i riflettori sulla condizione femminile nella provincia di Salerno. Attraverso la presentazione del Rendiconto di Genere 2025, avvenuta ieri, l’Istituto ha offerto un’analisi dettagliata che alterna segnali di speranza a criticità persistenti, delineando un quadro in cui il talento delle donne fatica ancora a tradursi in una piena e paritaria partecipazione economica. I dati emersi ieri fotografano un paradosso formativo: nonostante le donne superino gli uomini per numero di diplomate e laureate, il mercato del lavoro non sembra ancora pronto a valorizzare questo capitale umano. Sebbene la provincia di Salerno mostri indicatori migliori rispetto alla media regionale, il confronto con il resto del Paese e con l’Europa evidenzia ritardi profondi. Nel 2024, il tasso di occupazione femminile si è fermato al 50,9%, contro il 77% della controparte maschile. Un divario che si riflette anche nelle assunzioni, che per le donne non superano il 39,38%, e in un gap retributivo che supera i 20 punti percentuali, toccando punte drammatiche del 40,99% nei settori artistici e dell’intrattenimento. Vincenzo Tedesco, direttore regionale INPS Campania, ha sottolineato la complessità della situazione territoriale: “Emerge che c’è molto da fare per riuscire un giorno a presentare un bilancio di genere in cui l’eguaglianza sostanziale si sia realizzata. Salerno su tanti indicatori sta meglio della Campania e dell’Italia meridionale, però rispetto alla media nazionale e soprattutto ai dati della comunità europea siamo ancora distanti e i progressi, pur essendoci, sono molto lenti”. Il direttore ha poi approfondito il tema del mismatch tra istruzione e carriera: “Mi riferisco ovviamente ai dati sulla violenza di genere e ai dati che emergono sul mercato del lavoro. Le donne a Salerno hanno tassi di istruzione maggiori rispetto agli uomini, eppure i dati occupazionali le vedono in ritardo di circa 20 punti percentuali. Esistono differenze retributive che hanno effetti sul piano economico e occupazionale; il ritardo dell’Italia dagli altri Paesi è compensabile solo spingendo le donne a inserirsi di più nel mercato del lavoro. Chiaramente ci sono anche effetti demografici: pure a Salerno assistiamo al problema di molte coppie che decidono di non avere figli”. La direttrice provinciale dell’INPS di Salerno, Giovanna Baldi, ha messo in luce come le disparità lavorative si trasformino, nel tempo, in fragilità previdenziale. “Emerge un recupero della differenza che c’era nel gap uomo-donna, però la strada da intraprendere è ancora lunga sulla via della parità in ambito lavorativo, salariale e pensionistico. A causa dell’utilizzo maggiore rispetto agli uomini di strumenti quali contratti a termine e ammortizzatori sociali durante la carriera, le donne arrivano alla fine della stessa con retribuzioni più basse che si riflettono sul sistema pensionistico di cui usufruiscono”. Secondo Baldi, il peso del welfare domestico grava ancora quasi interamente sulle spalle femminili: “Le donne sono di fatto il vero ammortizzatore sociale del nostro Paese, perché su di esse grava ancora il compito di cura della famiglia e dei figli. Però occasioni come queste hanno l’obiettivo di sensibilizzare istituzioni, associazioni e singoli individui a interpretare in maniera nuova il ruolo che ognuno riveste per la realizzazione di un’effettiva parità. Ogni qualvolta noi rendicontiamo la disparità, sicuramente contribuiamo a cambiare quella che è la cultura del nostro Paese”. A rafforzare questa lettura è intervenuto il presidente del CIV INPS, Roberto Ghiselli, che ha evidenziato la natura strutturale delle barriere incontrate dalle lavoratrici salernitane. “Esiste una disparità molto forte che vediamo nel mercato del lavoro, nelle condizioni familiari e nei trattamenti pensionistici. Sebbene vi siano segnali positivi sulla partecipazione delle donne al lavoro anche in questa provincia, si tratta di segnali molto timidi. Spesso le donne sono confinate in occupazioni discontinue, precarie e meno retribuite. In territori come questi mancano i servizi per conciliare il lavoro con la famiglia; pensiamo alla rete degli asili nido che andrebbe certamente rafforzata”. Ghiselli ha poi spostato l’attenzione sul momento critico della maternità, spesso percepito come un ostacolo professionale piuttosto che come un valore sociale: “È un controsenso che le ragazze abbiano profitti migliori durante gli studi per poi trovarsi in svantaggio appena entrano nel mercato del lavoro. Basta guardare le cariche dirigenziali: le donne sono pochissime. È uno squilibrio che si accentua con la maternità, dove si determina una vera cesura. Bisogna aiutare le famiglie a gestire questa fase, ripartendo diversamente il carico di lavoro fra uomo e donna, ma servono anche modelli organizzativi nelle imprese adeguati al fatto che la maternità è una funzione fondamentale che va garantita e vista come una grande risorsa per tutti, non come un peso”. L’analisi del presidente del CIV si è poi conclusa con un richiamo alla carenza di infrastrutture sociali: “Salerno non è tra le province più in difficoltà nel contesto meridionale, ma i problemi non sono solo culturali, sono strutturali. Il 70% del lavoro di cura in ambito familiare è a carico delle donne: è un dato nazionale che va riequilibrato. In questa provincia c’è stata una discreta crescita dell’occupazione femminile, ma essa presenta elementi di fragilità. Se fosse supportata da una rete di servizi più importante i risultati sarebbero diversi: il dato campano ci dice che ci sono solo 13 posti in asili nido ogni 100 bambini, il dato peggiore in Italia. È difficile conciliare un lavoro continuativo con la vita familiare in queste condizioni”. Oltre ai temi economici, il rapporto ha evidenziato un aspetto inquietante legato alla sicurezza: i dati della Polizia di Stato rivelano un aumento delle segnalazioni per i cosiddetti “reati spia”, ovvero quegli episodi di violenza che precedono spesso esiti più drammatici. In questo contesto, l’INPS continua a svolgere un ruolo di protezione erogando prestazioni specifiche come il Reddito di Libertà per le donne vittime di violenza, cercando di rispondere a un’emergenza che condiziona l’intero tessuto sociale. Il Rendiconto di Genere 2025 non è dunque solo una raccolta di statistiche, ma un atto di trasparenza necessario per spingere la comunità salernitana verso un modello di sviluppo più equo. La sfida per il futuro immediato resta quella di trasformare l’eccellenza scolastica delle donne in una stabilità contrattuale e salariale che non costringa più a scegliere tra la carriera e la genitorialità.

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James Talarico ha vinto le primarie dem per il Senato in Texas

Il 36enne James Talarico ha vinto le primarie democratiche per il Senato in Texas. «Stasera la gente di questo Stato ha dato al nostro Paese un pochino di speranza. La nostra campagna ha scioccato la nazione». Con lui i dem sperano di vincere alle elezioni di mid-term del prossimo novembre, quando Talarico dovrà sfidare il vincitore delle primarie repubblicane che vedono contrapposti il senatore John Cornyn e il procuratore generale Ken Paxton. Un’eventuale vittoria del democratico potrebbe aiutare il partito a riprendersi il Senato (l’ultima volta che i dem hanno vinto in Texas è stato nel 1988). «Non stiamo cercando di vincere un’elezione, stiamo cercando di cambiare la nostra politica in modo fondamentale», ha comunque detto.

James Talarico ha vinto le primarie dem per il Senato in Texas
James Talarico a un comizio (Facebook).

Ha sconfitto Crockett con oltre 7,5 punti di vantaggio

Talarico ha vinto con un vantaggio di 7,7 punti sulla rivale Jasmine Crockett. All’85 per cento dei voti scrutinati ha infatti ottenuto il 53,2 per cento dei consensi contro il 45,5 della sfidante. Politico dalla voce pacata, ha un passato progressista ma ha condotto una campagna elettorale come costruttore di ponti verso gli elettori repubblicani indipendenti e delusi. Ha ottenuto un vantaggio nelle contee a forte presenza latina del Texas meridionale e di El Paso, ottenendo anche una grande vittoria nell’area di Austin. La sua avversaria Crockett, invece, ha ottenuto i risultati migliori nelle contee con un’ampia popolazione nera e in aree urbane come la contea di Harris, che è il fulcro dell’area di Houston.

Colpito a Teheran anche il quartier generale dei Basij

Israele ha condotto una serie di attacchi aerei contro decine di obiettivi militari a Teheran: lo ha annunciato il portavoce in lingua araba dell’IDF, Avichay Adraee. I raid hanno preso di mira anche il quartier generale dei Basij, la forza paramilitare legata ai pasdaran, «oltre a piattaforme di lancio missilistiche e sistemi di difesa». L’esercito di Tel Aviv, ha assicurato Adraee, «continuerà a intensificare i suoi attacchi» contro le infrastrutture del regime degli ayatollah. Numerose le esplosioni e colonne di fumo che si levano da alcune aree di Teheran.

La forza Basij fu fondata per volere di Khomeyni nel 1979

I Basij sono una forza paramilitare fondata per disposizione dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni a novembre del 1979, dopo la rivoluzione che trasformò la monarchia del Paese in una repubblica islamica sciita, con una costituzione ispirata alla legge coranica. Attualmente fungono come forza ausiliaria per la sicurezza interna, il controllo della morale islamica, la gestione di emergenze sociali e – soprattutto – la repressione del dissenso.

Colpito a Teheran anche il quartier generale dei Basij
Membri della forza paramilitare Basij (Ansa).

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I Basij non hanno divisa e permeano la società iraniana

Fondati per islamizzare la società, difendendo le rigide regole su cui si fonda la teocrazia iraniana, i Basij inizialmente venivano reclutati tra le classi più povere ed erano esclusivamente giovani uomini. Negli anni della lunga guerra con l’Iraq (1980-1988) furono tantissimi i minorenni mandati a morire in attacchi kamikaze contro le truppe di Saddam Hussein, meglio addestrate e armate. Dagli Anni 90 la “Milizia del popolo” fu inglobata sotto il comando del Corpo dei guardiani della Rivoluzione, da cui dipende, e da allora impiegata soprattutto come polizia religiosa per reprimere il dissenso e le manifestazioni di piazza. Addestrati a usare la forza contro i cortei, i Basij non hanno divisa e permeano ogni ramo della società, con una folta presenza nelle università, nelle professioni, nella pubblica amministrazione. Secondo l’agenzia Irna il Basij conta su 12,5 milioni di membri: 5 milioni sono donne.

Marina di Pastena: il futuro del litorale

di Erika Noschese

La giornata di ieri ha segnato un punto di svolta nel dibattito pubblico riguardante il progetto “Marina di Pastena”, un intervento destinato a mutare profondamente il volto della zona orientale di Salerno. Attraverso una nota ufficiale diffusa dalla Polo Nautico srl a firma dell’ingegnere Angelo Ilardi, la società ha voluto fare piena chiarezza su una serie di indiscrezioni e pareri circolati recentemente sui canali social e su alcuni organi di informazione, definendoli in certi casi incompleti o fuorvianti. La questione centrale ruota attorno alla trasformazione di un tratto di costa che, stando alla documentazione tecnica, versa attualmente in uno stato di oggettiva fatiscenza, per trasformarsi in un moderno hub turistico e logistico capace di dialogare con l’intero quartiere e con la vicina Costiera Amalfitana. Il progetto Marina di Pastena non nasce dal nulla, ma rappresenta il culmine di un lungo iter amministrativo iniziato nel lontano 2003. Tutto trae origine da un Protocollo d’Intesa sottoscritto dalla Regione Campania, dal Comune di Salerno e dall’Autorità Portuale, con l’obiettivo dichiarato di razionalizzare il sistema dei trasporti via mare e la portualità turistica dell’intero ambito salernitano. Quello che si appresta a entrare nella fase esecutiva è il secondo capitolo di un investimento che già nel 2002 aveva visto la conversione di uno scasso degradato in un complesso polifunzionale per il turismo, generando ricadute positive in termini di occupazione e decoro urbano. Il privato, dopo aver partecipato a regolari procedure pubbliche, si è aggiudicato la realizzazione dell’opera, che verrà finanziata esclusivamente con capitali propri, sollevando dunque le casse pubbliche da oneri diretti di costruzione. Uno dei punti di maggiore attrito nel dibattito cittadino ha riguardato la presunta sottrazione di spazi alla collettività. Su questo fronte, la società ha risposto con numeri che delineano uno scenario opposto. Ieri è stato ribadito che la superficie destinata a spazi pubblici attrezzati passerà dai miseri 590 metri quadrati attuali a una vastità di oltre 33.451 metri quadrati. Anche la percezione del rapporto con il mare è destinata a cambiare radicalmente: la passeggiata lungomare, che oggi si riduce a un breve tratto di appena 78 metri, si estenderà per ben 1.230 metri lineari. Queste cifre servono a sostenere la tesi che l’intervento non sia una chiusura verso il mare, ma un’apertura senza precedenti, rendendo fruibile un’area che oggi risulta mortificata dalla carenza di infrastrutture e dal degrado. Per quanto concerne le preoccupazioni ambientali, la Polo Nautico srl ha precisato che l’iter sta seguendo rigorosamente le procedure di legge. Recentemente è stata rilasciata la nuova Autorizzazione Paesaggistica e si è ora in attesa del rinnovo dell’autorizzazione ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente, un passaggio tecnico che prevede un riesame periodico proprio per garantire la massima tutela dell’ecosistema. A tal proposito, è stato sottolineato come una moderna infrastruttura portuale, dotata delle più recenti tecnologie di filtraggio e gestione, sia spesso garanzia di acque più pulite, come testimoniato dalle numerose Bandiere Blu assegnate a porti turistici d’eccellenza. Inoltre, il progetto è stato studiato per integrarsi perfettamente con i ripascimenti degli arenili già effettuati o in corso d’opera, fungendo anzi da barriera protettiva contro l’erosione marina per un tratto di costa caratterizzato da una densa cortina di abitazioni e attività commerciali che oggi risultano vulnerabili alle mareggiate. Un altro aspetto cruciale toccato dalla precisazione di ieri riguarda la logistica e i servizi per il quartiere. Pastena soffre storicamente di una carenza di parcheggi e di aree di aggregazione. Il piano prevede la creazione di 1.095 nuovi stalli tra posti auto e box pertinenziali, una dotazione massiccia se confrontata con i 68 posti auto attualmente esistenti. La futura Marina non sarà dunque solo un approdo per 450 imbarcazioni, ma un centro di vita urbana con una grande piazza centrale pensata per eventi e per la quotidianità dei residenti. Dal punto di vista strategico, l’infrastruttura si candida a diventare un hub di collegamento privilegiato per i flussi turistici diretti verso la Costiera, alleggerendo potenzialmente il traffico veicolare stradale. La società ha espresso la massima disponibilità al dialogo, mostrandosi aperta ad accogliere le osservazioni dei cittadini, in particolare dei più giovani, purché il confronto avvenga sulla base di dati certi e nel rispetto del complesso lavoro autorizzativo svolto nell’ultimo decennio da tutte le autorità competenti. L’obiettivo finale resta quello di trasformare una zona periferica in una nuova centralità urbana, capace di attirare investimenti e valorizzare le attività commerciali locali attraverso un’iniziativa imprenditoriale che rivendica con orgoglio le proprie radici salernitane. Con l’ottenimento degli ultimi pareri ambientali, il cantiere della Marina di Pastena si prepara a diventare il simbolo di una Salerno che guarda al mare non solo come limite geografico, ma come risorsa economica e sociale imprescindibile.

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Casertana-Salernitana, quanta rivalità

di Fabio Setta

SALERNO – Una lunga storia che attraversa i decenni tra sfide emozionanti, tensioni, incidenti e grande rivalità. Dopo oltre undici anni la Salernitana torna a far visita alla Casertana in una sfida che non è mai e non sarà mai banale. Sono 27 in tutto le sfide giocate in terra casertana tra le due compagini. Sono sette le vittorie della Salernitana, ben tre delle quali arrivate a tavolino. Come l’ultima ottenuta nella stagione 1981/82. A completare il bilancio ci sono ben dieci pareggi, sei dei quali a reti bianche e dieci dei padroni di casa. Questo con la Casertana è stato un derby sempre molto sentito che ha toccato l’apice nella stagione 89/90 quando le due squadre lottarono per conquistare la Serie B. Quel coro “Ciao Caserta non vediamo più” è stato tra i cori iconici di quella promozione in cadetteria della Salernitana dopo 24 anni. Ma dopo giri enormi e destini differenti riecco il derby, che arriva in un momento delicato per entrambi i club. La storia di questo derby nasce relativamente tardi. Seppur fondata nel 1924, per vicissitudini economiche ed organizzative, la Casertana in quegli anni ha giocato sempre in serie inferiori, sfidando a volte la seconda squadra della Salernitana. Il primo vero derby si gioca nel campionato di Serie C 41/42 ed è subito rivalità forte ed accesa. Alla terzultima giornata di campionato la Salernitana vola con la doppietta di Margiotta e la rete di Dagianti ma la gara viene sospesa: Mario Fusco, calciatore casertano, sul risultato di 1-3 per gli avversari diede un pugno all’arbitro che gli aveva annullato un gol. La partita fu omologata con il risultato di 0-2 a tavolino e Fusco, che da allora si guadagnò il soprannome di Mario Cazzotto subì una lunga squalifica. Nella stagione successiva la Salernitana passeggia a Caserta e cala il poker con la doppietta di Pizzala al 4’ e al 70’ e con le reti di Onorato al 19’ e Coccia su rigore a tre dal termine. Scoppia la Seconda Guerra Mondiale e il derby torna nel 1945 quando l’attività federale riparte con la disputa del campionato regionale misto. A Caserta la Salernitana segna ben cinque reti con doppietta di Onorato, Valese, Margiotta e Volpe ma a dieci minuti dal termine sul risultato di 2-5 ancora incidenti, partita sospesa e vittoria a tavolino per i granata allenati da Hirzer. Per rivedere il derby bisognerà attendere il campionato di Serie C 58/59 con la Casertana che si impone per la prima volta e lo fa con un rotondo 5-0 grazie alle reti di Zessar al 25, Trento al 67’ su rigore e alla tripletta di Savastano al 14’, al 49’ e al 58’. Nella stagione successiva al 90’ è ancora Savastano a punire la Salernitana. Con la retrocessione della Casertana, il derby torna nella stagione 63/64 e all’ultima giornata arriva un salomonico 0-0. L’anno successivo dopo la rete di Bongiovanni a otto dal termine, ci pensa Scarnicci al 90’ a firmare il pareggio dei granata che l’anno successivo nel pieno del duello, poi vinto, con il Cosenza per la promozione in B cadono a Caserta punti ad un minuto dal termine dalla rete di Cavazzoni, in quella che sarà l’ultima sconfitta stagionale prima del trionfo finale a L’Aquila. Nel 67/68 la Casertana si impone ancora con un gol di Cavazzon al 60’. Nella stagione successiva ancora un successo per i padroni di casa grazie alla doppietta dell’ex granata Cominato al 50’ e al 70’. I falchetti chiuderanno poi la stagione al primo posto, ma la storica promozione sfumerà per una penalizzazione. L’anno dopo, però, la Salernitana torna a strappare un pari, passando in vantaggio al minuto 11 con Horton per poi essere raggiunta da Fazzi a undici dal termine con la Casertana che a fine stagione salirà in Serie B. Tornata in terza serie dopo appena una stagione, la squadra rossoblù torna a perdere il derby. La rete di Pantani al 12’ e quella di Cominato, tornato dopo quattro anni in granata, rendono vano il gol casertano di Spadafora al 40’. Il derby tra Casertana e Salernitana diventa una vera e propria classica della terza serie. Nel 72/73 una rete di Busillacchi al 73’ regala la vittoria ai granata che si conferma anche nella stagione successiva con la doppietta dello stesso Busillacchi al 2’ e al 23’. Nel 74/75 la Casertana ritrova la vittoria con un sonoro 3-0 con la rete di Righetti al 7’ e grazie ai due rigori realizzati da Fazzi al 25’ e all’80’. Nella stagione successiva che vedrà la retrocessione della Casertana, il derby termina 0-09. Le due squadre si ritrovano soltanto nella stagione 81/82 ed è ancora 0-0. Nella stagione successiva arriva un’altra vittoria per la Salernitana a tavolino, dopo che la gara, dopo numerosi incidenti, si è conclusa solo pro forma con il risultato di 1-1. Sul risultato parziale di 0-0, nel secondo tempo l’arbitro Bruschini assegna un calcio di punizione per i granata dal limite dell’area avversaria. Marco Fracas segnò al secondo tentativo (dopo che l’arbitro aveva accordato la ripetizione del calcio piazzato) tra le proteste dei Falchetti. Tali proteste indussero l’arbitro a continuare la gara solo pro forma, rendendo vano il pareggio di Casaroli, con il giudice sportivo che decise per lo 0-2 a tavolino. Nel frattempo, le tifoserie entrarono per la prima volta in contatto nei pressi del settore ospiti. Questa sarà anche l’ultima vittoria della Salernitana a Caserta. Nel 1983/84 Franceschelli al 49’ regala la vittoria alla Casertana, imitato l’anno successivo da Doto che decide il derby al 76’. Nella stagione successiva Mariotti porta avanti i falchetti al 10’. Poi dopo il pareggio di De Vitis a inizio secondo tempo al 51’ Petrillo e al 54’ Genzano fanno esultare i tifosi rossoblù. Una rete di Tappi al 49’ in risposta al vantaggio di Feola consente ai granata di tornare da Caserta con un punto nel campionato 86/87, così come nei due anni successivi a reti bianche. Grandi emozioni nel campionato 1989/90, anno in cui le due squadre duellano per la Serie B. Petriello al 3’ e Brandani al 26’ mettono in discesa la strada per la Casertana. Nel secondo tempo, però, i granata di Ansaloni rimontano con due rigori trasformati da Di Bartolomei al 53’ e a cinque minuti dalla fine, intervallati da un rigore parato da Battara. Quel derby del 1989/90 stato inoltre immortalato dal regista Francesco Del Grosso nel suo film 11 metri, incentrato sulla figura di Agostino Di Bartolomei. La pellicola infatti contiene uno spezzone di un rigore tirato dal capitano granata durante la sfida del Pinto. Proprio su rigore, al 95’ Mancosu regalerà alla Casertana l’ultimo derby, quello del 2014/15. E oggi dopo quel derby giocato il giorno dell’Epifania del 2015, riecco il sentitissimo derby tra Casertana e Salernitana.

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Lovaglio verso l’esclusione dal cda di Mps

Il comitato nomine di Banca Monte dei Paschi di Siena finalizzerà oggi la lista di 26 candidati per il nuovo consiglio di amministrazione, di cui a sorpresa non farà parte l’attuale ceo Luigi Lovaglio, indagato a Milano per azione di concerto assieme ai primi azionisti Caltagirone e Delfin (finanziaria della famiglia Del Vecchio) nella scalata a Mediobanca. Lo riporta Reuters, citando fonti informate.

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Lovaglio verso l’esclusione dal cda di Mps
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Passera, Palermo e Vivaldi: i possibili successori di Lovaglio

La proposta include 26 nomi, che andranno ristretti a 20 dal cda: il board dovrà approvare l’elenco con almeno 10 voti favorevoli su 14 e potrebbe anche indicare il possibile successore di Lovaglio alla guida dell’istituto. Tra i profili considerati ci sono Corrado Passera, ex ministro dello Sviluppo economico e già alla guida di Intesa Sanpaolo; Fabrizio Palermo, ceo di Acea – giunto a fine mandato – ed ex numero uno di Cassa depositi e prestiti; e Carlo Vivaldi, ex dell’ex co-chief operating officer di Unicredit, di cui è stato responsabile per l’Est Europa. Secondo quanto riporta Adnkronos, la posizione del presidente Nicola Maione non risulta al momento in discussione.

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