Fondazione Carisal, al via “Futuri Green”

Creare una rete tra istituzioni, scuole, imprese e associazioni per accompagnare le nuove generazioni verso le professioni della transizione ecologica. È questo l’obiettivo di “Futuri Green – Orientamento alla green economy”, il progetto promosso dalla Fondazione Carisal nell’ambito del “Salerno Green Forum”, presentato ieri al Complesso San Michele di Salerno.

L’iniziativa si inserisce nelle attività dedicate alla “Protezione e qualità ambientale” portate avanti dalla Fondazione Carisal, con l’intento di diffondere la cultura della sostenibilità e far conoscere ai giovani le opportunità formative e lavorative offerte dalla green economy.

Ad aprire l’incontro sono stati i saluti del presidente della Fondazione Carisal, Domenico Credendino, seguiti dall’introduzione della responsabile del progetto, Giovanna Tafuri, che ha evidenziato il valore del confronto tra i diversi attori coinvolti per costruire percorsi concreti rivolti alle nuove generazioni.

“Come Fondazione Carisal riteniamo fondamentale investire in iniziative capaci di offrire ai giovani strumenti concreti per comprendere le trasformazioni ambientali, economiche e sociali in atto”, ha dichiarato Credendino.

Nel corso dell’incontro, il direttore della Fondazione Carisal, Francesco Paolo Innamorato, ha illustrato le finalità del “Salerno Green Forum”, definendolo uno spazio permanente di confronto sui temi dello sviluppo sostenibile e dell’innovazione ambientale.

A sottolineare il valore strategico del progetto anche il vicepresidente della Fondazione Carisal, Michele Buonomo, delegato all’iniziativa: “Attraverso ‘Futuri Green’ vogliamo promuovere una cultura della sostenibilità consapevole e partecipata, rafforzando il legame tra scuola, istituzioni e imprese”.

Tra gli interventi anche quello del consigliere di indirizzo della Fondazione Carisal, Valerio Salvatore, che ha richiamato l’importanza della formazione e del dialogo sui temi della green economy.

L’appuntamento ha rappresentato un primo momento di confronto sulle opportunità legate ai green jobs, all’economia circolare e alle nuove competenze richieste dal mercato del lavoro sostenibile. Presenti rappresentanti del mondo imprenditoriale, scolastico, professionale e dell’associazionismo ambientale, tra cui Confindustria Salerno, Comieco, Legambiente Campania, Kyoto Club, Confcooperative Campania, Invitalia e numerosi istituti scolastici del territorio.

Il progetto proseguirà nei prossimi mesi con nuove iniziative e attività di orientamento, con l’obiettivo di costruire una rete stabile di esperienze e competenze dedicate al futuro sostenibile del territorio e delle nuove generazioni.

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Nuova estate di novità a Marina d’Arechi

Si arricchisce l’offerta di Marina d’Arechi che rafforza il suo posizionamento non solo come infrastruttura portuale premium, ma come luogo di incontro, lifestyle e qualità della vita affacciato sulla Costiera Amalfitana. È con questa visione che il Salerno Port village inaugura l’estate 2026, accompagnata dal prestigioso riconoscimento della Bandiera Blu conquistata per il dodicesimo anno consecutivo e assegnata dalla Foundation for Environmental Education agli approdi turistici che si distinguono per qualità ambientale, gestione sostenibile, sicurezza e servizi. Cuore della stagione sarà il nuovo village sport, food & beverage con dieci ristoranti e bar, con due ulteriori aperture e quattro locali completamente rinnovati, la spiaggia, una palestra che si aggiunge al campo di padel e sei nuovi summer shops: Marina d’Arechi si prepara a vivere una stagione all’insegna dello stile, della convivialità e della qualità dell’accoglienza. Gli ospiti saranno accolti da Le Parùle, pizzeria e cucina della tradizione campana, La Terrazza Lounge Bar, Poniente Sunset Restaurant, Lanificio in Marina Cocktail Bar & Bistrot, Mamacita Bar Bistrot Italo-Cubano, AMO ristorante gourmet, Semprimporto Ristorante bar pizzeria, Cerasella in marina gelateria&frutteria, Castorino Art Caffè. Tra le principali novità, inoltre, la nuova Marina Beach, con spazi ancora più verdi, accoglienti e pensati per il relax e il tempo libero, con il suo ristorante sulla spiaggia. Rinnovato anche l’ampio parcheggio interno a disposizione di tutti, con servizio navetta gratuito. “Marina d’Arechi continua a crescere come spazio aperto alla città, che coniuga la nautica con l’accoglienza e quel tempo libero che dona benessere. Le novità di questa estate vanno proprio in questa direzione: offrire un’esperienza sempre più ampia, elegante e piacevole, valorizzando il rapporto unico di Salerno con il mare” – dichiara il Presidente di Marina d’Arechi Agostino Gallozzi. “Il riconoscimento della Bandiera Blu per il dodicesimo anno consecutivo rappresenta per noi motivo di grande soddisfazione e conferma la solidità di un progetto che mette al centro qualità, sostenibilità e attenzione alle persone” – conclude Gallozzi.

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Sassano. Malore nel sonno, muore insegnante di 40 anni

Una donna di 40 anni, madre di due bambini, è morta questa mattina nella sua abitazione a Sassano, nel Salernitano. 
La vittima, insegnante molto conosciuta nel territorio, sarebbe stata colta da un malore durante il sonno.
 Inutili i soccorsi del 118, intervenuto dopo l’allarme lanciato dai familiari. I sanitari hanno tentato le manovre di rianimazione ma per la donna non c’è stato nulla da fare.
 Sulla vicenda sono in corso accertamenti dei carabinieri della Compagnia di Sala Consilina, intervenuti per gli adempimenti di rito e per ricostruire l’esatta dinamica del decesso.

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Interrogatorio per i cardiochirurghi Bergonzoni e Oppido

È durato poco più di due ore l’interrogatorio bis preventivo di Emma Bergonzoni, la cardiochirurga indagata per omicidio colposo e falso in relazione alla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto al termine di un calvario scaturito da un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. Con lei in questa tranche dell’inchiesta per falso è indagato anche Guido Oppido, il cardiochirurgo che ha eseguito il trapianto insieme a Bergonzoni anche lui interrogato.

All’uscita dal palazzo di giustizia l’avvocato difensore di Bergonzoni, Vincenzo Maiello, non ha rilasciato dichiarazioni, limitandosi a dire: ‘Lasciatemi riflettere’. Il secondo confronto davanti al giudice Mariano Sorrentino, si è reso necessario dopo che la Procura partenopea, rappresentata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, ha acquisito nuove testimonianze e un video estratto dal cellulare di un operatore socio-sanitario. Al centro del quadro accusatorio restano i tempi di inizio dell’espianto del cuore malato del bambino: secondo gli inquirenti, infatti, vi sarebbe una discrepanza tra i dati della cartella clinica (Cec) compilata dalla perfusionista e il referto operatorio.

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Mariconda: accolta la reliquia di San Carlo Acutis

Una serata che ha lasciato il segno nel cuore di centinaia di fedeli, accorsi martedì 19 maggio presso la Parrocchia Maria SS. del Rosario di Pompei nel quartiere Mariconda. La comunità locale e l’intera diocesi si sono strette in un abbraccio di fede e gioia per un evento straordinario: l’accoglienza della Reliquia di San Carlo Acutis, il “patrono del web” e testimone luminosissimo del Vangelo, amato in modo viscerale da giovani e famiglie.

 

Il pomeriggio si è aperto all’insegna dell’energia pulita e dei più giovani con la Festa Diocesana dei Ministranti, un momento di condivisione che ha fatto da perfetto preludio alla solenne celebrazione delle ore 19:00. La Santa Messa è stata presieduta dall’Arcivescovo, Mons. Andrea Bellandi, che ha ricordato l’attualità del messaggio di Carlo Acutis, un ragazzo capace di rendere straordinaria la sua quotidianità grazie all’amore per l’Eucaristia.

La testimonianza della mamma e la musica dei Kantiere Kairos

Il momento più toccante della serata è arrivato intorno alle 20:00, quando Antonia Salzano, mamma di San Carlo, ha consegnato ufficialmente la reliquia nelle mani della parrocchia. Con parole semplici ma cariche di una potenza emotiva dirompente, la signora Salzano ha offerto la sua testimonianza, tratteggiando il profilo di un figlio che ha saputo vivere la santità nelle piccole cose di ogni giorno. A seguire, il concerto-preghiera dei Kantiere Kairos ha saputo trasformare l’atmosfera in un laboratorio di lode a cielo aperto, alternando musica rock travolgente a momenti di profonda riflessione e raccoglimento.

Macchina organizzativa impeccabile

Un evento di tale portata, che ha richiamato una notevole affluenza di pubblico tra parrocchiani, giovani e pellegrini da tutta la diocesi, ha richiesto una macchina organizzativa e di sicurezza impeccabile. L’assistenza ai presenti e il corretto svolgimento delle attività sono stati garantiti dal prezioso lavoro sul campo dei volontari della Protezione Civile Volontariato Verde Pubblico Salerno ODV, che hanno gestito i flussi e il supporto logistico.

Il presidio sanitario e il primo soccorso sono stati invece affidati all’efficienza dell’ambulanza del VO.P.I., mentre i membri dell’Associazione Nazionale Carabinieri hanno vigilato sul mantenimento dell’ordine, permettendo a tutti di vivere questa speciale serata di fede in assoluta serenità.

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Salernitana Brescia alle ore 21

La Lega Pro ha ufficializzato date e orari delle semifinali playoff di Serie C: SalernitanaUnion Brescia si giocherà domenica 24 maggio alle ore 21 allo stadio Arechi, con diretta su Rai Sport. L’altra semifinale d’andata tra Ascoli e Catania è invece in programma alle ore 20.

Per la sfida di ritorno, in calendario mercoledì 28 maggio, orari invertiti: Union Brescia-Salernitana si disputerà alle 20, mentre Catania-Ascoli inizierà alle 21, entrambe trasmesse sempre su Rai Sport.

Definite anche le date della finale playoff: andata martedì 2 giugno alle 21.15, ritorno domenica 7 giugno alle 18.

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Salerno, domani Cesa per sostenere Zambrano

Si terrà domani, venerdì 22 maggio, alle ore 16,30 presso la Galleria Capitol di Salerno (corso Vittorio Emanuele 193), la conferenza stampa di chiusura della campagna elettorale dell’Udc per il Comune di Salerno con la partecipazione dell’onorevole Lorenzo Cesa, presidente nazionale del partito. A seguire, alle ore 17, il candidato sindaco di Salerno, Armando Zambrano, insieme ai candidati consiglieri comunali, sarà presente in piazza Portanova per un saluto agli elettori e per la chiusura ufficiale della campagna elettorale.

A sottolineare il significato politico dell’appuntamento è il responsabile nazionale del Dipartimento Salute dell’Udc, Mario Polichetti, che evidenzia la centralità della fase finale della campagna elettorale: «Siamo arrivati a un momento decisivo – ha dichiarato – in cui il lavoro svolto in queste settimane trova sintesi nel confronto diretto con gli elettori. La sanità, il diritto alla cura e la vicinanza concreta alle persone sono stati temi centrali del nostro impegno, e continueranno a esserlo anche dopo il voto. L’Udc si presenta con una squadra seria, radicata e competente, capace di dare risposte reali ai bisogni del territorio. Chiudiamo questa campagna con entusiasmo ma soprattutto con la consapevolezza di aver ascoltato i cittadini e di aver costruito proposte concrete per Salerno e la sua provincia. Chiedo agli elettori salernitani uno sforzo per poterci liberare politicamente di Vincenzo De Luca».

Sulla stessa linea il commissario provinciale dell’Udc a Salerno, Roberto Lambiase, che richiama l’importanza della presenza sul territorio: «Questa chiusura non è un punto di arrivo, ma un passaggio importante di un percorso politico che ha riportato l’Udc tra la gente. Abbiamo lavorato con impegno, costruendo una proposta credibile e coerente. La partecipazione del segretario nazionale Lorenzo Cesa e la presenza del candidato sindaco Armando Zambrano testimoniano la compattezza e la serietà del nostro progetto politico per Salerno. Ora è il momento di rivolgerci con ancora più forza agli elettori e chiedere fiducia per continuare questo lavoro».

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Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente

Israele è probabilmente «il Paese più violento del mondo»: a dirlo, ai microfoni di Channel 13, uno dei maggiori canali di news israeliani, non è il solito pro-Pal, ma Tucker Carlson, star dell’informazione MAGA, patito delle teorie del complotto ed ex super fan di Donald Trump. Come tutti gli orologi rotti, ogni tanto anche Carlson segna l’ora giusta: nella stessa intervista, afferma che né Israele né gli Usa sono più democrazie, e che molti Paesi si servono dell’assassinio per mantenere il loro potere, ma solo Israele «fa del vantarsi di uccidere gli avversari la propria campagna di pubbliche relazioni».

Il video di Ben Gvir è una spietata operazione pubblicitaria

Carlson è un uomo di comunicazione (politica), e sa riconoscere un’operazione promozionale, quando ne vede una. Nel colloquio con Channel 13 non ha parlato del video in cui Itamar Ben Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, deride e minaccia gli attivisti della Global Sumud Flotilla catturati illegalmente dalla marina israeliana, ammanettati a faccia in giù nel porto di Ashdod. 

Ma la chiave che suggerisce, quella della sfrontata operazione pubblicitaria, funzionale al progetto aggressivo e violento del governo di cui fa parte, sembra molto plausibile. Certo, gli uomini e le donne della Flotilla non sono stati materialmente uccisi come i palestinesi, ma la loro umiliazione, anzi, de-umanizzazione, sul piano simbolico equivale a una pubblica esecuzione, e come l’impiccagione su base etnica di cui Ben Gvir è stato uno dei paladini, probabilmente è approvata dal 70 per cento degli israeliani.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Itamar Ben Gvir (Ansa).

L’Occidente sta rinegoziando la soglia dell’accettabile

E più fioccano gli «inaccettabile» da parte di altri Paesi, compresi gli Stati Uniti per bocca dell’ambasciatore in Israele Mike Huckabee, più lo stesso Netanyahu si affretta a prendere le distanze dagli atteggiamenti del suo ministro di estrema destra, più si ha l’impressione che, in realtà, l’Occidente stia solo rinegoziando la soglia dell’accettabile. Perché se è davvero inaccettabile affidare la Sicurezza nazionale di un Paese a un fanatico sadico, Ben Gvir avrebbe dovuto essere allontanato a furor di mondo già nell’agosto 2025, quando è andato in carcere a tormentare il leader palestinese Marwan Barghouti ridotto a una larva umana. O ancora prima, quando sabotava le trattative per la liberazione degli ostaggi prigionieri nei tunnel di Gaza, perché secondo lui dovevano restare lì a marcire fino alla vittoria totale.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Itamar Ben-Gvir (Ansa).

Se la Sicurezza nazionale è interpretata come impunità

Nehemia Shtrasler su Haaretz, più di un anno fa, lo definiva «l’uomo più spregevole della storia di Israele», uno che «considera la morte l’apice del successo, finché lui non corre rischi». Shtrasler ricordava che il ministro che inonda TikTok di video dai toni violenti e farneticanti, non ha fatto il servizio militare, e mentre i suoi coetanei combattevano, bighellonava per Gerusalemme a ingozzarsi di pizza insieme ai seguaci del rabbino estremista Meir Kahane (messo fuorilegge da Menachem Begin). A uno così, che si eccita con torture e impiccagioni e avrebbe tranquillamente lasciato morire centinaia di connazionali nelle mani di Hamas, Netanyahu ha affidato nel 2022 la Sicurezza nazionale, un concetto che Ben Gvir interpreta come impunità per le violenze degli israeliani, in primis i coloni, pena di morte per i palestinesi accusati di terrorismo (cioè tutti) e punizioni e vessazioni ad libitum per chi osa sostenerli, curarli, nutrirli, o anche solo attirare l’attenzione del mondo sull’agonia di Gaza.

Il video di Ben Gvir e l’indignazione pelosa dell’Occidente
Benjamin Netanyahu, il presidente della Knesset Amir Ohana, e il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir (Ansa).

L’indignazione internazionale è solo di facciata

Ma Itamar Ben Gvir è lì da quattro anni, indisturbato. E l’indignazione internazionale di oggi, perfino da parte dei più strenui amici di Netanyahu, come Giorgia Meloni, fa rabbia. Negli Usa i pro-Pal vengono scacciati dalle università, picchiati dalla polizia, gli si dà la caccia con l’intelligenza artificiale; in Inghilterra rischiano la messa al bando e 14 anni di prigione; in Italia chi protesta è schedato e criminalizzato, anche quando manifesta pacificamente. Forse non viene obbligato ad ascoltare l’inno nazionale israeliano, ma il trattamento che riceve nelle stazioni di polizia non è poi tanto diverso da quello subito dagli attivisti della Flotilla. Lo sdegno di tanti leader occidentali sembra solo una reazione di facciata, finalizzata a rassicurare opinioni pubbliche sempre più urtate dal cieco e incondizionato sostegno alla prepotenza di Israele. E se l’inaccettabilità per il “mondo civile” sono le fanfaronate brutali contro i membri della Flotilla, l’accettabilità è l’ordinaria amministrazione del governo Netanyahu, che denunciare è reato: gli oltre 70 mila morti di Gaza, i 3 mila del Libano, la persecuzione quotidiana dei palestinesi nei Territori. «Non lasciatevi turbare dalle loro urla», diceva Ben Gvir ai soldati che avevano in custodia i flotilleros. Una raccomandazione di cui l’Occidente non ha bisogno, quando le urla sono palestinesi.

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Olimpiadi, perquisizioni in due società per la cabinovia di Cortina

Sono in corso perquisizioni a Roma, Milano, Brescia, Napoli e Cortina d’Ampezzo (Belluno) nell’ambito di un’indagine per turbata libertà di gara d’appalto sui lavori della cabinovia Apollonio-Socrepes, l’impianto a fune di Cortina che avrebbe dovuto essere operativo per l’inizio delle Olimpiadi invernali. L’ha reso noto la procura di Belluno. Le perquisizioni riguardano i locali delle società Simico (committente) e Graffer (esecutrice dei lavori), oltre a perquisizioni personali e informatiche nei confronti degli indagati. Si tratta di tre persone, una delle quali è l’amministratore delegato di Simico, Fabio Massimo Saldini. L’ipotesi è che accordi collusivi o modalità fraudolente abbiano favorito Graffer nell’assegnazione dei lavori, con la consapevolezza che i tempi non sarebbero stati compatibili con l’apertura dell’impianto prima dei Giochi. Sulla vicenda è intervenuto anche il ministero dei Trasporti, specificando in una nota che «nel doveroso rispetto per le indagini siamo sicuri che, per garantire il successo delle Olimpiadi Milano Cortina, siano state rispettate tutte le regole, nonostante i tempi ristretti che hanno imposto lavori molto rapidi». «Di certo», si legge ancora, «è indiscutibile il grande risultato dei Giochi: per questo vanno ribaditi l’orgoglio e la gratitudine».

Simico: «Approfondimenti accerteranno la correttezza e la regolarità del nostro operato»

Simico, la società responsabile della realizzazione delle opere connesse alle Olimpiadi 2026, ha così affermato: «Confermiamo di aver immediatamente garantito la più ampia e totale collaborazione agli organi inquirenti, nell’ambito delle attività di accertamento in corso relative alla cabinovia Apollonio-Socrepes di Cortina d’Ampezzo. La società, come sempre avvenuto in ogni fase della propria attività istituzionale e realizzativa, si è messa integralmente a disposizione dell’autorità giudiziaria, fornendo e continuando a fornire tutte le informazioni richieste con trasparenza, tempestività e spirito di piena collaborazione. Simico rinnova la propria totale fiducia nell’operato della magistratura e degli organi inquirenti, nella convinzione che ogni approfondimento consentirà di chiarire compiutamente i fatti e di certificare e confermare ancora la correttezza, la linearità amministrativa e la piena regolarità dell’operato posto in essere dalla società».

Toronto si prepara al Mondiale: arrivano i preservativi brandizzati

Il Mondiale, come ogni altro grande evento sportivo, rappresenta un banco di prova per le città chiamate a ospitarlo in termini di sicurezza, funzionalità delle infrastrutture e salute pubblica di atleti e tifosi. A Toronto, dove sono in programma la partita inaugurale della nazionale canadese e altri cinque match, la Toronto Public Health (Tph) ha annunciato un’iniziativa volta a incentivare la sicurezza sessuale di chi parteciperà all’evento (giocatori e non): la distribuzione gratuita di preservativi brandizzati.

La Toronto Public Health punta sulla prevenzione

La Tph ha rafforzato il programma di distribuzione di preservativi gratuiti nell’ambito delle proprie attività di prevenzione delle infezioni sessualmente trasmissibili. L’iniziativa rientra nel più ampio programma di educazione e accesso alla salute sessuale CondomTO. L’obiettivo è semplice: ridurre barriere economiche e sociali all’uso del preservativo e rendere più accessibili questi contraccettivi, soprattutto tra i giovani. L’agenzia canadese responsabile per la salute pubblica ha comunicato i punti di distribuzione dei gadget, disponibili sino a esaurimento scorte; con l’auspicio che non vadano a ruba con la stessa velocità dei preservativi distribuiti nei villaggi olimpici di Milano-Cortina, terminati nel giro di appena tre giorni.

Toronto si prepara al Mondiale: arrivano i preservativi brandizzati
Toronto Public Health (foto X).

Il gergo calcistico entra nel packaging

In vista del Mondiale 2026, la città ha giocato di creatività creando preservativi con grafica e slogan ispirati al calcio. Espressioni come score safely, giochi di parole legati alle azioni di gioco ed emoji trasformano così un tema sanitario in un messaggio accessibile e divertente.

L’idea non è nuova. CondomTO aveva già lanciato iniziative simili nel 2014 durante il mese del Pride, nel 2015 in concomitanza con i Giochi Panamericani e ParaPanamericani e nel 2016 in occasione di un contest grafico.

Le ricadute della crisi di Hormuz sui condom

Ma non è tutto lattice e fiori. Ad altre latitudini la filiera produttiva dei condom è messa a dura prova dalla crisi dello Stretto di Hormuz e dalle tensioni legate alla guerra in Iran. Il blocco sta causando un aumento dei costi delle materie prime, con rincari potenziali fino al 30 per cento lungo la catena produttiva globale. A sostenerlo è l’amministratore delegato di Karex, azienda malese considerata il principale produttore mondiale di preservativi.

Denatalità, Istat: 6,6 milioni di italiani rinunciano ad avere figli

L’Italia continua a registrare un forte calo delle nascite, ma secondo i dati Istat l’inverno demografico non dipende solo da un cambiamento culturale. Sono infatti 6,6 milioni i connazionali che vorrebbero avere figli ma rinunciano. A incidere sono soprattutto le difficoltà economiche e lavorative. Solo il 5,5 per cento di coloro che non hanno intenzione di diventare genitori dichiara che avere bambini non rientra nel proprio progetto di vita.

La struttura delle famiglie continua a cambiare

La denatalità sta modificando profondamente anche la struttura delle famiglie italiane. Le tradizionali coppie con figli rappresentano oggi solo il 28,4 per cento dei nuclei familiari, mentre aumentano le persone che vivono da sole, arrivate al 37,1 per cento tra il 2024 e il 2025. Le famiglie sono poi sempre meno numerose: oggi contano in media appena 2,2 componenti. Crescono anche le coppie non unite in matrimonio, così come i nuclei monogenitoriali.

I figli unici oggi rappresentano il 16,6 per cento degli adulti italiani. Una trasformazione questa che riduce progressivamente le reti di supporto tra fratelli e parenti e concentra i carichi di cura su un numero sempre più ristretto di persone. Un quadro che riflette una trasformazione sociale profonda, una crescente individualizzazione, soprattutto nel Centro-Nord, e una diffusa incertezza sul futuro.

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno

Una prova di forza. D’altronde quando si gioca in casa bisogna mettere sul tavolo tutte le carte. Al massimo delle proprie possibilità. Lo sa bene il numero uno di Coldiretti Ettore Prandini, fresco di nomina alla guida dell’Associazione italiana allevatori, ed è quello che sta provando a fare: il figlio del democristianissimo e indimenticato ministro Gianni sarà il regista, nella serata di giovedì 21 maggio a Brescia, dell’assemblea “Coldiretti, la forza amica del Paese. Salute, sicurezza, prossimità: l’Italia del cibo”. Interessante notare le presenze politiche attese, col centrodestra che schiera “l’artiglieria pesante”: la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ovviamente il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, alleato di Prandini in tante epiche battaglie comuni, come quella sul vino che non fa male («tra i centenari non c’è nessun astemio» e altre perle) o contro la carne sintetica, una causa per la quale si è arrivati persino a muovere le mani fuori da Montecitorio. Tra gli invitati figura anche il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. A proposito: Prandini sarà il suo successore nel ruolo di governatore? Il 2028, quando si vota, è ancora lontano, e del presidente di Coldiretti candidato in quota Fratelli d’Italia si parla da un po’, tra varie smentite. Certo, Matteo Salvini non avrebbe vita facile a spiegare ai leghisti di aver rinunciato così allo storico feudo lombardo. Soprattutto in un momento che per lui è politicamente tragico, con il travaso verso il partito dell’ex amico Roberto Vannacci che è ricominciato, vedi l’esempio di Laura Ravetto. Tra l’altro, sarà un caso o magari no, il grande assente alla serata è appunto Salvini. Che – guarda le coincidenze, alle volte – aveva un appuntamento proprio nel Bresciano segnato nell’agenda giovedì, ma in quel di Lonato del Garda per sostenere il candidato sindaco leghista. Poi però niente capatina a casa degli agricoltori…

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
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Metti Bernini al ristorante con…

Nei ristoranti romani si parla del presente e del futuro, con due temi all’ordine del giorno: la politica e l’economia. Nella giornata di mercoledì, in un locale frequentatissimo dal “potere”, ossia Al Moro, situato a due passi dalla Fontana di Trevi, a tavola c’erano Fedele Confalonieri, anni 88, storico sodale di Silvio Berlusconi, e Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. Dicono che ad Antonio Tajani a quell’ora siano fischiate le orecchie…

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Un Abete in terrazza

Festa sulla terrazza dell’Hotel d’Inghilterra, una delle location romane più amate dei vip: c’era Luigi Abete, già numero uno di Confindustria, che non ha mai smesso di parlare. A poca distanza ecco Massimo Caputi, presidente di Federturismo. Immancabile la presenza del televisivo Andrea Ruggieri, con cravatta rigorosamente slacciata, pronto a sorseggiare l’ennesimo drink in lieta compagnia.

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
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Come sta il ministro Schillaci?

Come sta il ministro della Salute Orazio Schillaci, dopo che lui stesso ha annunciato la necessità di doversi sottoporre a un’operazione? Per la presentazione della “XXV Giornata Nazionale del Sollievo”, intitolata “Io mi prendo cura”, è previsto un video saluto di Schillaci.

Il governo Meloni da Coldiretti (senza Salvini) e le altre pillole del giorno
Orazio Schillaci (Imagoeconomica).

Festa per Save the Children

È un periodo nero per l’infanzia, in ogni parte del mondo. E nella giornata di giovedì all’Acquario Romano va in scena, con Save the Children presieduta da Claudio Tesauro, “Impossibile”, la biennale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul tema “Investire nelle periferie, investire nell’infanzia”, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri e molti altri ancora. Imperdibile il monologo dell’attore e regista Claudio Amendola. A parlare delle periferie come «ecosistemi educativi e sociali complessi, in cui spazio fisico, offerta di servizi, reti e politiche pubbliche si intrecciano nel determinare le opportunità di crescita di bambine, bambini e adolescenti», anche Bianca Piserchia, responsabile Area Progettazione, Governance e Advocacy della Fondazione Banco dell’Energia, e Laura Tondi, sustainability manager in Ikea Italia. Altri panel con Veronica Rossi, sustainability director Lavazza Group e segretaria generale Fondazione Lavazza, Daniele Spagnoli, sustainability manager del gruppo Feltrinelli, Massimo Castiglia, sponsor and event manager Corporate Communication Italy di Ferrero, Giulio Cederna, direttore della Fondazione Paolo Bulgari, Felice Fabrizio, people and sustainability manager di Juventus. Prologo nella serata del giorno precedente con un raffinatissimo “charity dinner”.

A Trento parata di ministri

Venerdì di fuoco al Festival di Trento: è atteso mezzo governo. Si comincia con Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy. Poi al convegno “Lavoro e carcere tra sogno e realtà” ecco Carlo Nordio, titolare della Giustizia. A seguire, “Immigrazione come problema o come opportunità”, con la partecipazione di Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno. Nel pomeriggio, “Intelligenza artificiale, produttività e occupazione”, con Marina Calderone, ministra del Lavoro. Altro incontro, “Dalla ricerca ai nuovi mercati”, con Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della Ricerca. “Come funziona la valutazione d’impatto generazionale” vedrà la partecipazione di Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme Istituzionali e la Semplificazione normativa. Non può mancare “La transizione energetica, serve un sistema stabile e sostenibile”, con Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica. A Trento non mancherà il traffico di auto blu ministeriali, in una giornata così affollata…

Cuba, gli Usa hanno schierato la portaerei Nimitz nei Caraibi

Il Comando Sud degli Stati Uniti (Southcom) ha comunicato l’arrivo nei Caraibi della portaerei a propulsione nucleare Nimitz e del relativo gruppo d’attacco. L’annuncio coincide con l’intensificarsi della campagna di pressione dell’amministrazione di Donald Trump contro Cuba e con l’incriminazione dell’ex presidente Raul Castro per l’abbattimento di due aerei civili vicino alle coste cubane nel 1996. «Benvenuti nei Caraibi, Gruppo d’Attacco del Nimitz», ha postato su X il Southcom, responsabile delle operazioni in America Latina, Messico escluso. L’annuncio arriva in parallelo all’inasprimento delle relazioni di Washington con L’Avana, con cui gli Stati Uniti stanno da mesi negoziando nell’ambito del blocco petrolifero imposto a Cuba, e alla recente accusa formulata dal dipartimento di Giustizia contro l’ex presidente cubano Raul Castro, legata alla morte di quattro aviatori statunitensi nel 1996.

Sorelle di Messina Denaro indagate, il gip dice no all’arresto

Giovanna e Bice Messina Denaro, sorelle del capomafia di Castelvetrano Matteo Messina Denaro, sono indagate per procurata inosservanza della pena per aver aiutato il fratello a sottrarsi alla cattura quando era ricercato. La procura aveva contestato loro l’associazione mafiosa e ne aveva chiesto l’arresto, ma il giudice ha modificato l’accusa e, pur ritenendo che ci siano a loro carico i gravi indizi di colpevolezza, non ha disposto la misura per mancanza delle esigenze cautelari visto che il boss è deceduto. I pm hanno proposto appello al tribunale del Riesame.

Qvando c’era Lei: i manifesti di Italia viva che irritano Meloni e imbarazzano FS

Giorgia Meloni sarebbe su tutte le furie. Colpa dei manifesti di Italia viva per il 2 X 1000 apparsi nelle stazioni di Roma e Milano, che prendono di mira la premier. La grafica scelta dai creativi del partito renziano richiama infatti quella del Ventennio con uno slogan principale che lascia poco spazio alle interpretazioni:«QVUANDO C’ERA LEI», seguito da alcune varianti: «si pagavano le tasse», «i treni arrivavano in ritardo», «i giovani scappavano dall’Italia», «l’Italia era meno sicura», «la spesa si pagava di più».

La campagna comprende anche un video in stile cinegiornale dell’Istituto Luce pubblicato sul canale YouTube di Matteo Renzi. E un sito: www.quandoceralei.it.

Le telefonate tra Palazzo Chigi, ministero dei Trasporti e Fs

L’iniziativa ha scatenato il putiferio a Palazzo Chigi e pure in Ferrovie. Come riporta La Stampa, l’ad Stefano Donnarumma è stato chiamato dal ministero dei Trasporti. Le stazioni infatti fanno capo a Rfi che gestisce gli spazi pubblicitari attraverso un’altra società. Evidentemente qualcosa nella comunicazione è andato storto, visto che gli slogan di IV criticano direttamente anche Ferrovie e i ritardi dei treni. Il vero bersaglio però resta la premier. E infatti Palazzo Chigi ha chiesto lumi al ministero guidato da Matteo Salvini e Fratelli d’Italia ha fatto lo stesso con il gruppo FS, dossier lasciato in mano alla Lega.

Vannacci cresce, Salvini sprofonda: la nemesi del fu Capitano

Dice il generale Roberto Vannacci in un’intervista alla Stampa che il suo partito, Futuro Nazionale, cresce «in modo astronomico». Parola sua, ovvero di chi di understatement non ha mai sofferto. Magari sulle ali dell’entusiasmo (chi si accontenta gode) per l’ultimo acquisto, Laura Ravetto, già forzista, poi leghista, ora nazional-futurista, una insomma che cambia partito con la stessa velocità delle mise con cui si autoritrae nel suo profilo Instagram. Ma tanto basta perché Vannacci cavalchi il suo arruolamento come il segnale di una inarrestabile tendenza. Presto, infatti, arriveranno altri sbarchi importanti, non solo dalla destra che implode ma da tutti i partiti. Insomma, a sentire il generale ne vedremo delle belle. Intanto lui si muove con lo stesso piglio con cui si comanda una colonna corazzata: avanti tutta, e boia chi molla. A meno che a mollare siano quelli della diaspora politica che sgomitano per arruolarsi sotto le sue insegne. 

La piaga è sempre lì, nello zelig della Lega

Ravetto veniva da Salvini, e non per girare il coltello nella piaga è sempre lì, nello zelig della Lega, che si annida il problema. Con metaforica allusività, la di lui fidanzata Francesca Verdini si è fatta instagrammare mentre compie un funambolico testacoda corporale, mani a terra e piedi in alto che spingono verso il muro creando un perfetto angolo di 90 gradi. L’interpretazione, direbbe Freud, oltre che interminabile è naturalmente libera. Molto più della storia del generale e del segretario, dove il mago viene mangiato dal coniglio che ha tirato fuori dal cilindro.  

Vannacci cresce, Salvini sprofonda: la nemesi del fu Capitano
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Salvini si era illuso di poter ‘domare’ il generale…

Salvini accolse Vannacci nella Lega con mossa ardita ma a suo dire efficace, inglobare il suo rumoroso mondo al contrario per ribaltare le sorti di un partito in vistosa crisi di consensi. Non pago, lo impose come vicesegretario, assieme all’altra voce soave di Silvia Sardone, come dire che nella Lega di lotta c’era poco o nessuno spazio per quella di governo. Vicesegretario anche perché, sospettando il non proprio lucidissimo Matteo che il generale non avrebbe recitato a lungo la parte del gregario, seppur di lusso, avrebbe preso altre strade. Se lo faccio vice, questo il ragionamento, gli do un ruolo e un peso politico che dovrebbe placarne le ambizioni. 

Vannacci cresce, Salvini sprofonda: la nemesi del fu Capitano
Matteo Salvini e Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

… È finita con Vannacci che si è portato dietro un pezzo di elettorato

Risultato: Vannacci se n’è andato portandosi dietro un pezzo di elettorato che ora guarda Salvini come un rammollito tutto chiacchiere e distintivo, incendiario di giorno e pompiere di notte, imbrigliato com’è dentro una maggioranza che sulle cose che contano (Europa, Ucraina) pensa e fa all’opposto di lui. Le conseguenze si vedono nei sondaggi, che restituiscono impietosi l’immagine della beffa. Lega ultima nella coalizione di governo, sorpassata da Forza Italia, un partito che porta il nome di un morto nel suo simbolo, al contrario del vivissimo Salvini che si danna l’anima per risalire la china. Sorpassata, peraltro, anche dal duo di Avs Bonelli-Fratoianni, i Bouvard e Pécuchet del ribellismo nostrano. 

Vannacci cresce, Salvini sprofonda: la nemesi del fu Capitano
Roberto Vannacci (Imagoeconomica).

Solo una soglia malandrina potrà fermare Futuro Nazionale

Destino cinico e baro, nemesi. Non quella greca, tragica e implacabile ma quella di un uomo politicamente ridicolo, che pensava di usare Vannacci come utile idiota salvo ritrovarsi poi l’essere lui l’utile idiota del generale. Il quale, sempre a giudicare dalle sue esternazioni, sembra euforico. Se non lo fermerà una legge elettorale con la soglia malandrina, Vannacci non sembra destinato a essere l’ennesima meteora della politica italiana. Anche perché può sempre contare sull’onda mediatica che lo tiene a galla, e che trasforma protagonisti numericamente insignificanti (lui, Calenda, Renzi) in leader con tanto di folle al seguito. 

Parco del Cilento, Romano Gregorio confermato direttore

di Arturo Calabrese

 

 

Per l’Ente Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni arriva la conferma alla Direzione dell’Ente e delle Aree Marine Protette annesse per Romano Gregorio. La nomina è stata ufficializzata dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica al termine dell’iter di selezione e della trasmissione della terna dei candidati, secondo quanto previsto dalle procedure istituzionali. Con questo provvedimento viene quindi confermata la guida dell’Ente, con la prosecuzione dell’incarico già ricoperto, a seguito delle valutazioni e degli adempimenti amministrativi conclusi nelle sedi competenti.

Direttore, un primo pensiero dopo la conferma…

“L’emozione è sempre forte perché ricoprire questo ruolo dà molto molto orgoglio ma dà anche tante responsabilità. Il Parco ha un territorio vasto, eterogeno e complesso per cui davvero bisogna continuare nel solco che abbiamo tracciato per cercare di fare delle cose positive. Da amministrare ci sono 181mila ettari più due Aree Marine Protette, circa 10 mila ettari a mare e 80 comuni. Continuerò ad esercitare il mio ruolo guardando a quanto fatto e lanciando lo sguardo verso il domani. Le criticità affrontate sono state tante: alcune risolte, altre in fase di risoluzione e saranno i prossimi obiettivi”.

Un bilancio?

“Le cose che sono state fatte sono tante. Il percorso del Piano del Parco è quasi alla conclusione e in questi giorni è stata consegnata anche la valutazione ambientale strategica. Dovremo adesso avviare a il percorso per le fasi previste per l’approvazione della Valutazione Ambientale Strategica e successivamente l’iter dell’approvazione del piano stesso. È stato approvato il regolamento del Parco, abbiamo rielaborato il paino pluriennale e sociale, sono in corso contatti con l’Università di Salerno per creare strumenti di programmazione. Dal 2019 è stato avviato il discorso dei Parchi per il Clima con l’efficientamento energetico degli edifici di proprietà dell’ente. Sono state create le tre ciclovie, Tanagro, Ascea e Capaccio Paestum, è stato avviato il progetto per l’installazione di pannelli fotovoltaici sulle strutture dell’Ente. Altro importante traguardo è stato il lancio del marchio del Parco, un sistema di tutela e valorizzazione dei prodotti di eccellenza delle nostre zone”.

Il Parco è stato spesso in vetrina grazie alla partecipazione a numerose fiere nazionali ed internazionali…

“Fondamentale. I territori devono essere conosciuti e il nostro territorio deve essere pubblicizzato al meglio. Il modo migliore per parlare del Cilento, del Vallo di Diano e degli Alburni è quello di farlo conoscere attraverso le peculiarità Penso, ad esempio, all’olio e al vino: a Verona e a Rocca Cilento, palcoscenici internazionali, siamo stati protagonisti e i nostri prodotti sono stati apprezzati da esperti italiani, europei e provenienti da ogni parte del mondo. Anche questo vuol dire fare turismo, investire su un volano di estrema importanza. Un territorio può essere famoso anche per qualità di un prodotto enogastronomico e dato che le nostre aree annoverano una lunga serie di prodotti di eccellenza è doveroso puntare su di esse”.

Parlando di turismo?

“Il Parco è eterogeneo: c’è la montagna e c’è il mare, ci sono i campi coltivati, i boschi, le foreste, ci sono le strutture religiose e quelle militari come i castelli, c’è la collina e c’è la costa. Questo vuol dire avere un turismo variegato. Sta a noi continuare a creare ponti tra le varie aree e quindi fornire al turista una scelta ampia che va dal mare all’interno, passando per un piccolo borgo o per un paese affacciato sul golfo cilentano. È stato e sarà importante destagionalizzare il turismo con precise misure. La sfida è proprio questa: integrare le zone eterogene del parco proprio per completare l’offerta turistica, nell’ottica di integrare l’offerta balneare con tutti gli altri tipi di turismo che si possono fare nelle aree interne, altrettanto suggestive. Così facendo si può completare un’offerta turistica integrata e quindi attrarre sempre più turisti e sempre più persone che vogliono godere del nostro magnifico territorio”.

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Nuovo corso Gedi: salta la prima testa

Prima vittima del nuovo corso di Gedi in salsa greca. A saltare è la testa di Fabiano Begal, nel gruppo dal 2023 dove ha cominciato con la responsabilità del centro stampa di Roma, e attualmente amministratore delegato e direttore generale di Gedi Digital, costola del gruppo che edita La Repubblica e, ancora per poco, La Stampa, il cui passaggio nella mani della Sae di Alberto Leonardis dovrebbe avvenire a fine maggio.

Nuovo corso Gedi: salta la prima testa
Theodore Kyriakou (foto Imagoeconomica).

I motivi del siluramento

A Begal, formalmente, viene imputato un incidente tecnico che ha bloccato per qualche ora il sito di Repubblica provocando una serie di disguidi. In realtà rientra nel progetto di ristrutturazione del gruppo che squadre di consulenti stano portando avanti per conto di Theo Kyriakou, il quale come primo atto della sua avventura italiana ha dato una stretta ai poteri di firma di tutti i manager.

Guido Sessa, il candidato più giovane in campo

Il più giovane candidato in assoluto in mezzo alla carica dei 600 scesi in campo in queste elezioni, con i suoi 18 anni compiuti domenica scorsa. Guido Sessa, seppur minorenne, non ha esitato un istante ad offrire la propria disponibilità per questa chiamata alle urne, inserendosi nella lista “Prima Salerno” a sostegno del candidato sindaco Gherardo Maria Marenghi, in un centrodestra unito per giocarsi le chances di conquista di Palazzo di Città. Nel caso di specie non si è trattato di una incoscienza tipica dell’età: al contrario, è stata la consapevolezza di voler misurare non solo le proprie capacità, ma anche di fare una esperienza per apprendere l’arte di amministrare dai più esperti e, perché no, dire anche la sua e sorprendere gli altri candidati.

Domenica scorsa hai compiuto 18 anni. Come ci si sente ad essere il più giovane in assoluto in questa competizione elettorale?

“E’ sicuramente una grande emozione, ma anche una responsabilità importante. Lo vivo con entusiasmo e con tanta voglia di dimostrare che noi giovani non siamo soltanto il futuro, ma possiamo essere anche il presente. Credo che portare idee nuove, energia e un modo diverso di vedere le cose possa rappresentare un valore aggiunto. Allo stesso tempo, però, penso che la politica non debba diventare uno scontro tra generazioni: i giovani devono collaborare con chi ha più esperienza, perché soltanto dall’unione tra innovazione ed esperienza può nascere qualcosa di concreto per la città”.

Ci racconti come hai festeggiato i tuoi 18 anni? Hai lasciato da parte per un giorno gli impegni elettorali?

“Ho festeggiato i miei 18 anni in modo semplice, anche perché la gita scolastica è coincisa proprio con il mio compleanno, e quindi ho deciso di posticipare la festa vera e propria anche per poter festeggiare con i miei compagni di classe. Mi sono comunque ritagliato un momento per spegnere la mezzanotte con alcuni amici e poi ho passato il giorno del mio diciottesimo con la mia famiglia. Diciamo che ho staccato abbastanza per un giorno, ma non completamente, perché tra scuola e campagna elettorale gli impegni restano tanti. Resta però un traguardo importante che festeggerò meglio a breve con tutti”.

Cosa ti ha spinto a scendere in campo e perché a sostegno di Marenghi?

“La scelta di scendere in campo nasce dall’amore per la mia città e dalla volontà di dare un contributo concreto. Ho sempre pensato che amare davvero il proprio territorio significhi anche assumersi la responsabilità di provare a migliorarlo. Ho deciso di sostenere Marenghi perché credo sia una persona seria, concreta e vicina ai cittadini. Mi riconosco nel suo modo di fare politica, basato sull’ascolto e sulla presenza costante tra la gente. Più che alle persone, però, io mi ispiro agli ideali: le figure possono cambiare nel tempo, mentre i valori restano. Cerco sempre di essere coerente con ciò in cui credo, perché penso che la politica abbia bisogno soprattutto di autenticità”.

Come ti organizzerai in questi ultimi 3 giorni prima della chiamata alle urne?

“Saranno tre giorni molto intensi. Continuerò a stare tra la gente, ad ascoltare i cittadini e a confrontarmi soprattutto con tanti ragazzi della mia età. Credo che il contatto diretto sia la parte più importante della politica, perché permette di capire davvero le esigenze delle persone. In queste ultime ore voglio continuare a trasmettere entusiasmo e dimostrare che dietro la mia candidatura non c’è improvvisazione, ma impegno quotidiano. L’impegno cittadino, secondo me, non comincia con una candidatura e non finisce con lo spoglio delle urne: è una costante della vita quotidiana, qualcosa che cerco di dimostrare ogni giorno sia come candidato sia come semplice cittadino”.

Cosa vuoi dire ai tuoi elettori per chiedere di preferirti? Un tuo pronostico su queste elezioni?

“Ai miei elettori voglio dire di avere fiducia e di credere nella possibilità concreta di cambiare la nostra città. Io non mi ispiro a singole persone, ma agli ideali: cerco di essere coerente con ciò in cui credo, perché penso che la politica debba essere fatta di autenticità e continuità. L’impegno civico, infatti, non comincia con una candidatura e non finisce con lo spoglio delle urne, ma è una costante della vita quotidiana, che cerco di portare avanti sia come candidato sia come cittadino. Voglio essere soprattutto un portavoce di tutti quei ragazzi che oggi non si sentono rappresentati dalle istituzioni: i giovani non devono essere trattati come spettatori passivi, ma come parte attiva della comunità, con idee e proposte concrete. Non credo in una sostituzione tra generazioni, ma in una collaborazione tra esperienza e innovazione, tra chi ha già un percorso alle spalle e chi porta nuove energie e nuove idee. Per quanto riguarda il pronostico, è chiaro che chi ha governato questa città per molti, forse troppi anni, sia in maniera diretta che indiretta, parte da una posizione di vantaggio e che la presenza di tanti candidati sindaci finisca per rafforzare chi ha già un elettorato solido e strutturato. Però noi ci crediamo, altrimenti non saremmo qui: crediamo nel cambiamento e nei salernitani, e fino a quando non sarà la matematica a dirci il contrario continueremo a credere nella vittoria e nella possibilità concreta di cambiare la città”. La determinazione tipica di un veterano: Guido Sessa c’è e in questi ultimi giorni di incontri elettorali vorrà gridarlo a gran voce, con entusiasmo, aspirazioni e voglia di fare bene per la sua Salerno.

Mario Rinaldi

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Antenna tratta con Warner Bros Discovery per una Cnn italiana

Antenna, il gruppo greco nuovo proprietario di Repubblica e di altri asset Gedi, e Warner Bros Discovery starebbero discutendo della creazione di un canale all news con il marchio Cnn per l’Italia. Lo riporta il Sole 24 Ore, spiegando che i colloqui rientrerebbero nella strategia della nuova Gedi che guarda alla televisione partendo dall’informazione, terreno considerato strategico dalla proprietà greca controllata da K Group della famiglia Kyriakou. Una strategia che comprenderebbe anche trattative con Dazn, con l’idea di dar vita a un bollettino quotidiano di news confezionato da Antenna con responsabilità editoriale diretta del gruppo greco e un linguaggio coerente con quello della piattaforma sportiva. Un prodotto pensato per allargare il tempo di permanenza degli utenti in app e intercettare una fascia di pubblico giovane abituata a consumare contenuti fra streaming, social e clip video.

Flotilla, Carotenuto e Mantovani arrivati in Italia: «Picchiati e legati»

Il deputato del M5s Dario Carotenuto e il giornalista del Fatto Quotidiano Alessandro Mantovani, che erano a bordo di una delle navi
della Global Sumud Flotilla intercettate dagli israeliani, sono rientrati in Italia. Sbarcati all’aeroporto di Fiumicino, sono stati accolti da alcuni parlamentari del Pd e del M5s oltre che dalla vice direttrice del Fatto Maddalena Oliva e dall’attivista Tony La Piccirella. «Io ho preso le botte, Dario ha preso le botte, altri hanno preso più botte di noi. Ho visto persone con sospette fratture delle braccia e delle costole. Quasi tutti quelli che passavano per il container di ingresso venivano picchiati e sentivamo le grida dall’esterno. Anche gli abbordaggi sono stati molto più violenti che in passato», ha raccontato Mantovani in un audio pubblicato sul sito del quotidiano, aggiungendo che sia a lui sia a Carotenuto sono state messe manette e catene alle caviglie dopo essere stati in cella e prima di essere portati all’aeroporto di Ben Gurion.

«Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa»

«Durante la deposizione», ha aggiunto Mantovani, «mi hanno tolto i pantaloni col portafoglio e non me li hanno ridati, poi abbiamo preso botte, ho visto anche donne colpite». E ancora: «Questo succede perché Israele è protetto dai governi di mezza Europa compreso il nostro. Durante l’abbordaggio hanno sparato due volte con dei proiettili di non so che tipo sulla barca e non solo a noi». Nelle ore precedenti aveva fatto discutere un video del ministro israeliano Ben Gvir in cui derideva gli attivisti fermati, legati e picchiati, cosa che ha scatenato l’ira del governo italiano che ha chiesto delle scuse e convocato l’ambasciatore dello Stato ebraico.

Merz propone di rendere l’Ucraina un membro associato dell’Ue

In una lettera indirizzata ai leader dell’Ue, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha proposto di associare l’Ucraina all’Unione europea, prima della sua piena adesione che richiederà tempo. «È chiaro che non saremo in grado di completare il processo di adesione nel prossimo futuro, visti gli innumerevoli ostacoli e le complessità politiche delle procedure di ratifica», ha scritto nella missiva. Di conseguenza, ha proposto concedere a Kyiv lo status di membro associato, che consentirebbe all’Ucraina di partecipare ad alcune riunioni del Consiglio europeo – che riunisce i capi di Stato e di governo dell’Ue -, di avere un commissario europeo “associato” senza portafoglio e membri “associati” del Parlamento europeo senza diritto di voto.

Il processo di adesione è bloccato dal 2023

All’Ucraina è stato concesso lo status ufficiale di Paese candidato all’adesione all’Ue nel dicembre 2023, ma i negoziati di adesione sono bloccati da allora a causa del veto dell’Ungheria di Viktor Orban. La vittoria di Peter Magyar alle elezioni ungheresi del 12 aprile ha cambiato la situazione e la Germania e la maggior parte degli altri Paesi dell’Ue sperano che questi negoziati inizino ufficialmente. Si prevede che saranno lunghi e difficili, soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura. L’Ucraina è infatti un importante produttore agricolo e il suo peso economico è motivo di preoccupazione per alcuni Paesi, tra cui la Francia.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop

Evaporato. Che fine ha fatto il miliardo di euro che doveva servire a ricostruire l’Emilia-Romagna dopo l’alluvione del 2023, quello dopo il quale Giorgia Meloni si mise a girare alcune zone colpite indossando stivali di gomma in mezzo al fango, per la più classica delle passerelle? È sparito tra ordinanze, target riscritti, cantieri mai partiti e responsabilità divise così tanto da sembrare di nessuno. Tre anni dopo quella devastazione, la ricostruzione si presenta alla scadenza del 30 giugno 2026 con un conto politico pesantissimo: il fondo del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) si è ridotto da 1,2 miliardi a 290 milioni.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop

Consap doveva accelerare la ricostruzione

Dentro questa voragine ci sono finiti tutti. A partire dal governo Meloni, che aveva annunciato l’impegno di risorse promettendo il raggiungimento di certi obiettivi, ma non è riuscito a trasformarli in cantieri nei tempi europei. Tra i colpevoli c’è anche la Regione Emilia-Romagna guidata fino al 2024 da Stefano Bonaccini, che per anni ha governato un territorio fragile e oggi non può limitarsi al ruolo di parte lesa. Senza dimenticare Consap, la società che opera come “braccio operativo” dello Stato per gestire fondi di pubblica utilità, indennizzi e servizi di garanzia a tutela dei cittadini e che è partecipata del ministero dell’Economia, con l’ex deputato di Forza Italia Sestino Giacomoni presidente e Vincenzo Sanasi d’Arpe amministratore delegato: doveva accelerare la ricostruzione ed è arrivata invece alla prova dei fatti con numeri modesti.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop

La domanda è semplice: com’è possibile che, dopo una tragedia nazionale, con fondi europei disponibili, una struttura commissariale dedicata, una Regione coinvolta e una società pubblica incaricata di far partire gli appalti, la ricostruzione sia finita in una rimodulazione al ribasso? La risposta sta nei numeri: meno fondi Pnrr, meno interventi, meno cantieri, meno certificati. E molte più spiegazioni che opere concluse.

«Il governo al fianco dei territori»: prima gli annunci, ma i lavori?

Nel gennaio 2024 il governo presentava per il post-alluvione 1,2 miliardi aggiuntivi del Pnrr, insieme all’accordo con la Regione Emilia-Romagna da 588 milioni per 92 progetti strategici. Era il momento degli annunci: «il governo al fianco dei territori», risorse europee, messa in sicurezza. Oggi quel perimetro è stato rideterminato in 290 milioni e il nuovo target è l’emissione, entro il 30 giugno 2026, di almeno 190 certificati di ultimazione lavori.

Una capacità di spesa che Meloni non è riuscita a garantire

Tecnicamente si chiama rimodulazione. Politicamente è una bocciatura. Il piano iniziale non ha retto alla prova dell’esecuzione. E se un programma da 1,2 miliardi viene ridotto a 290 milioni, non basta invocare la complessità amministrativa o le nuove emergenze meteo. La struttura commissariale è nazionale, il Pnrr passa da Palazzo Chigi e dal Mef, il confronto con Bruxelles è di responsabilità del governo. La prima colpa, quindi, è dell’esecutivo Meloni: ha annunciato una capacità di spesa e di realizzazione che non è riuscito a garantire.

L’Emilia-Romagna non può presentarsi soltanto come vittima

Roma però non è l’unico bersaglio. L’Emilia-Romagna, governata per decenni dal centrosinistra, non può presentarsi soltanto come vittima degli eventi climatici. La Regione annovera tra le proprie funzioni l’indirizzo, la programmazione e il controllo in materia di difesa del territorio, oltre alla programmazione e al monitoraggio degli interventi di difesa del suolo, costa e bonifica.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Stefano Bonaccini e Giorgia Meloni nei giorni dopo l’alluvione del 2023 (foto Ansa).

È qui che entra in campo Bonaccini. Era presidente della Regione al momento dell’alluvione e ha rappresentato per anni il modello emiliano-romagnolo: amministrazione efficiente e macchina pubblica capace.

La struttura commissariale era guidata dal generale Francesco Paolo Figliuolo

Poi c’è Consap. Qui il discorso diventa ancora più concreto. Il 25 ottobre 2024 la società ha firmato con la struttura commissariale guidata allora dal generale Francesco Paolo Figliuolo una convenzione per svolgere funzioni di stazione appaltante ausiliaria per l’esecuzione e la gestione degli interventi di messa in sicurezza e ricostruzione nei territori colpiti dall’alluvione. La stessa Consap presentò quell’incarico come la sua prima attività in questo ruolo.

Alluvione in Emilia-Romagna, il miliardo bruciato del Pnrr e la ricostruzione flop
Francesco Paolo Figliuolo (foto Imagoeconomica).

I vertici sono quelli nominati nel 2023: i già citati Giacomoni, presidente, e Sanasi d’Arpe, amministratore delegato confermato per il secondo mandato. La partita della governance è ormai prossima, perché la documentazione societaria indica gli incarichi con scadenza legata all’assemblea chiamata ad approvare il bilancio relativo all’ultimo esercizio della carica. Dopo questa vicenda, il rinnovo dei vertici non può essere trattato come una normale pratica di nomine pubbliche.

Il problema non è solo la differenza tra 17, 27 o altri conteggi circolati nelle ricostruzioni giornalistiche. Il problema è il denominatore: 216 interventi affidati. Presentare 17 cantieri Pnrr come un risultato rischia di rovesciare la realtà. Dentro un programma che deve arrivare ad almeno 190 certificati entro giugno, quel numero somiglia più a un’ammissione di ritardo che a un successo operativo.

Il ministero dell’Economia deve chiedere conto del (mancato) risultato

Consap può sostenere di avere prodotto sopralluoghi, progetti, affidamenti e procedure. Ma la ricostruzione non si misura sulla carta. Si verifica sui cantieri chiusi, sulle opere consegnate, sui territori messi in sicurezza. Se una partecipata pubblica viene chiamata per accelerare e arriva alla vigilia della scadenza con pochi cantieri ultimati, il Mef deve chiedere conto del (mancato) risultato.

La ricostruzione è un fallimento a tre livelli

Il flop della ricostruzione emiliano-romagnola è quindi un fallimento a tre livelli. Il governo Meloni ha annunciato risorse che non è riuscito a trasformare in opere nei tempi del Pnrr. Il centrosinistra regionale, con Bonaccini in testa, deve rispondere della prevenzione mancata e della fragilità accumulata sul territorio. Consap, con Giacomoni, Sanasi d’Arpe e la Stazione appaltante guidata da Leonardo Francesco Nucara, deve spiegare perché la macchina operativa incaricata di far correre gli appalti sia andata avanti invece con numeri così deboli.

L’importanza della sovranità digitale per rendere più solide le infrastrutture italiane

Nel mondo contemporaneo, la distinzione tra infrastrutture fisiche e digitali è ormai superata. Centrali energetiche, ospedali, reti di trasporto, sistemi di pagamento e telecomunicazioni dipendono da architetture informatiche che sostengono il funzionamento quotidiano del Paese. Quando queste si interrompono, gli effetti non restano confinati al cyberspazio ma incidono direttamente sulla vita dei cittadini, sull’operatività delle imprese e sulla continuità dei servizi essenziali. In questo scenario, la sovranità digitale assume una crescente importanza. Il concetto fa riferimento alla capacità di uno Stato, di un’azienda o di un’organizzazione di mantenere il controllo sulle proprie tecnologie, sui dati e sulle infrastrutture critiche, senza dipendere da soggetti esterni che rispondono a normative e interessi differenti.

Il rischio di affidarsi a fornitori esterni

Per anni, le scelte tecnologiche sono state guidate prevalentemente da criteri di convenienza economica e diffusione di mercato. Le piattaforme cloud più utilizzate, i principali fornitori di servizi digitali e molti strumenti di cybersecurity appartengono a grandi operatori internazionali. Una scelta spesso efficace dal punto di vista operativo, ma che ha sollevato interrogativi sempre più rilevanti sulla reale autonomia di governi e imprese. La dipendenza da fornitori esteri comporta infatti rischi che non riguardano soltanto l’aspetto tecnico. Un servizio può essere limitato o sospeso per decisioni aziendali, tensioni geopolitiche o obblighi imposti dalle autorità del Paese di origine del provider. In questi casi, il controllo dei dati e la continuità operativa possono essere messi in discussione, anche in presenza di accordi contrattuali formalmente solidi.

L’importanza della sovranità digitale per rendere più solide le infrastrutture italiane
Infrastrutture digitali (Zenita Group).

In Italia manca ancora una visione coordinata

La sovranità digitale non è quindi un tema teorico, ma una componente concreta della sicurezza nazionale e della competitività economica. Significa poter contare su infrastrutture governate in modo diretto, con dati custoditi in ambienti soggetti a giurisdizioni certe e con tecnologie progettate per garantire continuità e resilienza. In Italia, il dibattito si intreccia con le opportunità offerte dal Pnrr, con il percorso di digitalizzazione della pubblica amministrazione e con la crescente attenzione verso la cybersicurezza. Uno dei principali ostacoli individuati dagli operatori del settore è la frammentazione. Progetti sviluppati in modo isolato, tecnologie non integrate e fornitori scollegati tra loro possono compromettere l’efficacia degli investimenti e aumentare la dipendenza da soggetti esterni. La trasformazione digitale richiede invece una visione coordinata, capace di coniugare progettazione, integrazione e protezione delle infrastrutture.

Il ruolo di Zenita Group

In questo contesto si inserisce Zenita Group, realtà italiana che ha fatto della sovranità digitale uno dei propri elementi distintivi. Il gruppo opera con oltre 1.500 specialisti distribuiti in più di 20 sedi sul territorio nazionale e si propone come partner tecnologico per organizzazioni pubbliche e private impegnate nel rafforzamento della propria autonomia digitale. L’approccio dell’azienda si fonda su un principio preciso, quello di consentire ai clienti di mantenere il pieno controllo dei propri dati, delle piattaforme e delle infrastrutture critiche. Ciò significa progettare soluzioni che riducano la dipendenza da giurisdizioni estere e che assicurino una governance coerente con le normative e gli interessi del contesto italiano ed europeo. In un momento storico in cui cloud computing, intelligenza artificiale e cybersecurity sono diventati anche strumenti di competizione geopolitica, la scelta dei partner tecnologici assume un valore che va oltre la semplice fornitura di servizi. Diventa una decisione strategica, legata alla capacità di preservare autonomia, sicurezza e continuità operativa.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi

Qualche giorno dopo l’atteso faccia a faccia tra Donald Trump e Xi Jinping, poche ore prima dell’ennesimo colloquio tra Vladimir Putin e lo stesso presidente cinese, ad Andong è andato in scena un altro vertice. Non c’era nessuno dei leader delle tre grandi potenze globali, eppure l’incontro è sembrato l’emblema di come il mondo stia provando a rispondere alla nuova epoca del “G2” profetizzato da Trump in relazione ai rapporti tra Stati Uniti e Cina. Andong è una città patrimonio dell’Unesco nel centro della Corea del Sud, lontana dai lustrini della patinata Seul. I protagonisti di questo “altro vertice” sono stati Sanae Takaichi e Lee Jae Myung. La premier giapponese e il presidente sudcoreano si sono visti all’ingresso di un hotel nel centro della città in cui peraltro è nato lo stesso Lee. Un modo immediato per segnalare un rapporto personale tra i due vicini asiatici, acerrimi rivali fino a solo qualche anno fa. D’altronde, Takaichi aveva fatto lo stesso nel 2025, quando aveva ricevuto Lee a Nara, dov’è nata lei.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Andong, sede dell’incontro fra Sanae Takaichi e Lee Jae Myung.

La visita di Takaichi in Corea del Sud è carica di un simbolismo ancora più ampio, a partire dal fatto che è stata organizzata mentre prende forma l’idea di un rapporto diretto e sempre più personale tra Washington e Pechino. Una relazione potenzialmente capace di ridefinire gli equilibri regionali senza passare dagli alleati asiatici. Il cosiddetto “Japan passing”, il timore di essere scavalcati nelle grandi trattative strategiche, è una paura antica della politica estera giapponese. Ma ora quel timore assume una dimensione diversa. A Tokyo hanno ascoltato con enorme preoccupazione le dichiarazioni di Trump nell’intervista concessa alla Fox al termine del summit con Xi, in cui sembra aver ridotto il supporto a Taiwan, definendo «arma negoziale» le vendite di armi a Taipei. Il tutto dopo che, nei mesi scorsi, la stessa Takaichi si era molto esposta a favore dell’isola rivendicata da Pechino.

La questione energetica e il rischio di shock industriali

Nei colloqui tra Takaichi e Lee, il primo grande capitolo è stato quello energetico. La guerra contro l’Iran e la crescente instabilità mediorientale hanno aperto uno scenario che inquieta profondamente entrambe le economie. Giappone e Corea del Sud importano gran parte del loro petrolio dal Medio Oriente e dipendono dalla sicurezza delle rotte marittime che attraversano lo Stretto di Hormuz. Eventuali interruzioni potrebbero trasformarsi rapidamente in shock industriali. Per questo, Lee e Takaichi hanno concordato un rafforzamento dei meccanismi comuni di sicurezza energetica. I due governi hanno deciso di ampliare la cooperazione sul gas naturale liquefatto (gnl), intensificare la condivisione di informazioni sulle scorte di greggio e rafforzare i canali di comunicazione per affrontare eventuali crisi sulle forniture. Takaichi ha anche parlato apertamente della possibilità di accordi di scambio su petrolio greggio, prodotti raffinati e gas naturale.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
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Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi

Un nuovo coordinamento anche sui minerali critici

C’è poi la questione dei minerali critici. Negli ultimi anni l’Asia orientale ha scoperto la propria vulnerabilità nella dipendenza da catene di approvvigionamento che passano in larga parte dalla Cina. Terre rare, semiconduttori, componenti industriali strategici: tutto questo è diventato improvvisamente parte della sicurezza nazionale. Anche qui i due governi hanno avviato nuovi meccanismi di coordinamento. Formalmente si tratta di sicurezza economica. Ma, in sostanza, significa prepararsi a uno scenario in cui le tensioni geopolitiche potrebbero interrompere flussi essenziali per il funzionamento delle rispettive economie.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Proteste a Seul contro il governo giapponese e la cooperazione militare tra Tokyo e Usa (foto Ansa).

Il vertice ha affrontato anche la cooperazione trilaterale con Washington. Lee e Takaichi hanno ribadito l’importanza del formato Corea-Giappone-Stati Uniti. Ma la necessità stessa di ribadirlo rivela un problema più profondo: nessuno appare certo della postura americana nei prossimi anni.

Giappone molto preoccupato per il comportamento di Trump

Non a caso, subito dopo la fine del summit con Xi, Takaichi ha chiesto una telefonata urgente con Trump. La conversazione è avvenuta mentre il presidente americano si trovava ancora a bordo dell’Air Force One. Trump le ha illustrato «in grande dettaglio» i contenuti del vertice con Xi. Ma la preoccupazione del Giappone non è forse mai stata così forte. Per decenni, il sistema regionale costruito dagli Stati Uniti si è fondato su un principio: Washington offriva deterrenza e protezione militare, gli alleati fornivano basi e integrazione economica.

Giappone e Corea del Sud, lo strano asse degli ex rivali per reagire al duo Trump-Xi
Xi Jinping e Donald Trump (Ansa).

Con Trump quella logica sembra trasformarsi. Le alleanze non appaiono più garanzie permanenti ma rapporti da rinegoziare continuamente. Una postura che apre enormi spazi strategici per la Cina. Non a caso, mentre Takaichi era ad Andong, la Marina cinese annunciava nuove esercitazioni della portaerei Liaoning nel Pacifico occidentale. Sì, una relazione più stabile tra Washington e Pechino potrebbe ridurre alcune tensioni commerciali. Ma è capace di far aumentare i dubbi degli alleati. Per Tokyo il rischio è evidente. Negli ultimi mesi Takaichi ha accelerato il riarmo giapponese, superato restrizioni storiche sull’export di armamenti e aumentato il bilancio della difesa. Una postura costruita attorno all’idea che gli Stati Uniti rimangano pienamente impegnati nella regione. Se quella certezza vacilla, tutto diventa più complesso.

Lee vorrebbe anche riaprire il dialogo con Pyongyang

La Corea del Sud si trova in una situazione diversa, ma non meno delicata. Lee punta a riequilibrare i rapporti con Cina e Stati Uniti. Vorrebbe ridurre la conflittualità tra le due super potenze e riaprire il dialogo con Pyongyang. Ma anche Seul dipende dall’ombrello americano e dai circa 29 mila soldati statunitensi presenti sul suo territorio. Negli ultimi mesi alcuni sistemi anti-missile americani sono stati spostati verso il Medio Oriente. Anche questo alimenta interrogativi. Se Washington dovesse concentrare risorse altrove, cosa accadrebbe nella penisola coreana?

Costretti ad allinearsi per non finire travolti

Sono domande che nessuno formula pubblicamente in modo diretto. Ma sono i dubbi che hanno accompagnato la visita di Takaichi e l’incontro di Andong, dove gli ex rivali Giappone e Corea del Sud cercano di dimenticare definitivamente le contese storiche nel tentativo di costruire un meccanismo regionale che possa compensare l’incertezza americana. Un tentativo che assume ancora maggiore rilevanza se si tiene conto del fatto che Takaichi e Lee sono considerati agli antipodi per le rispettive linee politiche: ultra conservatrice quella della premier giapponese, decisamente progressista quella del presidente sudcoreano. Ma, nella nuova era delle grandi potenze e della triangolazione fra Trump, Xi e Putin, Giappone e Corea del Sud sono convinti di doversi allineare per non finire travolti.

Salvini: «Governo fino al 2027? Non so, dipende dall’economia»

Il vicepremier Matteo Salvini rompe il tabù del voto anticipato. Al Festival dell’economia di Trento, ha ammesso che la durata della legislatura non è più un approdo scontato: «Se si andrà al voto a scadenza naturale non lo so, dipende anche dai fattori economici. Oggi abbiamo inflazione, caro spesa, caro bollette ed è normale che la fiducia dei cittadini cala». È la prima volta che un leader del centrodestra non dà più per scontata la linea della coalizione, che finora era stata quella della stabilità – governo destinato ad arrivare fino al 2027 e legislatura blindata. A fargli eco anche il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo a Un giorno da pecora su Rai Radio1: «L’importante è che il governo faccia le cose. Non mi affeziono alla durata, il più longevo o meno longevo. Non è che vai in giro a dire che è il governo più longevo, allora uno dice “Lo voto perché era il governo più longevo”. Lo voto perché ha fatto le cose per noi cittadini».

Ben Gvir e il senso di Lucio Malan sulla Flotilla

«Giusta la protesta ufficiale del governo Meloni nei confronti dello Stato di Israele, chiedendo la liberazione degli italiani della “Flotilla” e le scuse dopo le vergognose immagini di Ben Gvir». Lo twitta Lucio Malan, capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato. Che aggiunge: «Anche in risposta alla protesta, pochi minuti fa lo stesso ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar, in reazione al video del ministro Ben Gvir ha postato questo: “Con questa vergognosa dimostrazione, hai consapevolmente arrecato danno al nostro Stato, e non è la prima volta. Hai vanificato gli enormi sforzi, professionali e coronati da successo, compiuti da moltissime persone, dai soldati delle Forze di Difesa Israeliane al personale del Ministero degli Esteri e molti altri. No, tu non rappresenti Israele”».

Malan dunque condanna insieme con il governo italiano il video postato dal ministro della Sicurezza israeliana in cui irride gli attivisti fermati, bendati e costretti a terra. Ben Gvir, nonostante la presa di distanza del collega degli Esteri e pure di una timidissima tirata d’orecchi da parte di Benjamin Netanyahu, («Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza», ha scritto il primo ministro israeliano in un comunicato. «Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele») non pare assolutamente intenzionato a fare un passo indietro: «C’è chi nel governo ancora non ha capito come ci si deve comportare con i sostenitori del terrorismo», scrive ancora su X. «Ci si aspetta che il ministro degli Esteri israeliano capisca che Israele ha smesso di essere un sacco da boxe. Chiunque venga sul nostro territorio per sostenere il terrorismo e identificarsi con Hamas verrà colpito e non porgeremo l’altra guancia».

Ben Gvir, così come Netayahu, continua a definiore gli attivisti fiancheggiatori del terrorismo e di Hamas. Fermi tutti: ma è proprio quello che sosteneva Malan almeno fino allo scorso ottobre. Una posizione rilanciata a più riprese anche sui suoi canali social. Oggi il senatore meloniano ne è ancora convinto?

Israele, Ben Gvir deride gli attivisti fermati e bendati. Meloni e Tajani: «Inaccettabile»

Fanno discutere e scatenano l’ira del governo italiano le immagini postate dal ministro israeliano Ben Gvir mentre rivolge un ironico “Benvenuti in Israele” agli attivisti della Flotilla fermati dall’Idf, derisi mentre erano inginocchiati e bendati. «Sono inaccettabili.
È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona», hanno affermato in una dichiarazione la premier Meloni e il ministro degli Esteri Tajani. «Il governo italiano», aggiungono, «sta immediatamente compiendo, ai più alti livelli istituzionali, tutti i passi necessari per ottenere la liberazione immediata dei cittadini italiani coinvolti. L’Italia pretende inoltre le scuse per il trattamento riservato a questi manifestanti e per il totale disprezzo dimostrato nei confronti delle esplicite richieste del governo italiano. Per questi motivi convocheremo immediatamente l’ambasciatore israeliano per chiedere chiarimenti formali su quanto accaduto».

Il video postato da Ben Gvir

Il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir ha visitato il porto di Ashdod, dove sono detenuti gli attivisti della flottiglia fermati dalla marina militare israeliana e ha diffuso un video in cui li deride mentre sono ammanettati e bendati in ginocchio. «Benvenuti in Israele, siamo i padroni di casa. Il popolo d’Israele vive», dice. In un altro filmato, si vede un attivista che grida Free Palestine mentre viene sbattuto a terra da un agente. «Sono arrivati con grande orgoglio, grandi eroi, e guardate come sono ora. Niente eroi o altro, sono sostenitori del terrorismo. Chiedo a Netanyahu di consegnarmeli a lungo, li mettiamo nelle carceri dei terroristi», ha detto Ben Gvir in un altro video diffuso durante la visita al porto.

Russia e Cina: «Affrontare le cause profonde della crisi ucraina»

Russia e Cina hanno diffuso una dichiarazione congiunta in cui spiegano di ritenere necessario «affrontare le cause profonde del conflitto in Ucraina basandosi sull’adesione ai principi della Carta delle Nazioni Unite nella loro interezza, completezza e interrelazione, al fine di garantire la sicurezza reciproca e porre le basi per una pace duratura», si legge nel documento citato dalle agenzie russe. Mosca e Pechino inoltre «sostengono tutti gli sforzi che contribuiscono all’instaurazione di una pace duratura e sostenibile e promuovono la continua ricerca di una soluzione attraverso il dialogo e i negoziati». Mosca ha sempre detto di ritenere che tra le cause profonde del conflitto ci sia l’espansione della Nato verso Est dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica.