Salernitana, due turni a Carriero, uno a Quirini

Arrivano i provvedimenti del Giudice Sportivo dopo l’ultimo turno di Serie C, con decisioni pesanti anche in casa Salernitana .

Il caso più rilevante riguarda Giuseppe Carriero, fermato per due giornate effettive. Il centrocampista paga gli episodi avvenuti al termine della gara contro il Crotone: prima la reazione verbale ai tifosi avversari, poi il confronto acceso con un tesserato rivale nel tunnel degli spogliatoi, culminato in uno strattonamento che ha generato tensione. L’ex Trapani, ammonito durante i 90 minuti, salterà anche la sfida contro il Potenza.

Squalifica di una giornata anche per Ettore Quirini, fermato per recidività in ammonizion

L'articolo Salernitana, due turni a Carriero, uno a Quirini proviene da Le Cronache.

Il Presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso al liceo Tasso

Domani, mercoledì 18 marzo alle 11.30, il Presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso incontrerà le studentesse e gli studenti del Liceo classico Torquato Tasso di Salerno, nell’ambito dell’iniziativa “Viaggio in Italia. La Corte costituzionale nelle scuole”. La sua relazione sarà dedicata a “Come nasce la Costituzione”; seguirà il dibattito con le domande libere da parte degli studenti e la presentazione di un loro lavoro sulle tematiche costituzionali.

Continua così il dialogo dei giudici della Consulta con le ragazze e i ragazzi delle scuole secondarie di secondo grado di tutta Italia, grazie a una nuova edizione del Viaggio inaugurata lo scorso 2 ottobre a Roma presso lo storico Liceo classico statale Giulio Cesare. Il programma intende far crescere tra le giovani generazioni la consapevolezza delle funzioni esercitate dalla Corte a garanzia dei diritti e delle libertà fondamentali, delle modalità di lavoro del Collegio, dell’incidenza della giurisprudenza costituzionale nella vita di tutti i giorni.

Con Salerno si chiudono le tappe dell’anno scolastico in corso, che hanno toccato Roma, Milano, Treviso, Bari, Palermo, Bologna, Pisa, Orvieto e Ancona. Gli incontri riprenderanno con il nuovo anno scolastico e si svolgeranno nelle altre regioni fino al mese di giugno del 2027, come previsto dalla Carta di intenti fra la Corte costituzionale e il Ministero dell’Istruzione e del merito.

Il Viaggio nelle scuole italiane, nato nel 2018, ha suscitato fin dal suo avvio un grande interesse tra le studentesse e gli studenti e ha raccolto la preziosa collaborazione dei docenti. Da allora giovani cittadine e cittadini sulla soglia della maggiore età hanno potuto affrontare un segmento di offerta formativa e di approfondimento sui diritti e sui doveri contemplati dalla nostra Costituzione e sulle sentenze storiche più significative della Corte, che nel 2026 celebra il suo settantesimo anno di attività quale massimo organo di garanzia al servizio del Paese.

L'articolo Il Presidente della Corte costituzionale Giovanni Amoroso al liceo Tasso proviene da Le Cronache.

Omicidio Anna Borsa, respinta la richiesta di nuova perizia psichiatrica per Alfredo Erra

Prosegue davanti alla Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Salerno il processo a carico di Alfredo Erra, condannato in primo grado per l’omicidio della sua ex compagna Anna Borsa.

Nel corso dell’ultima udienza  il difensore dell’imputato aveva chiesto ai giudici di disporre una nuova perizia psichiatrica, basando la strategia difensiva sulla presunta incapacità di intendere e di volere dell’uomo al momento del delitto.

La richiesta è stata però respinta dalla Corte, che con un’ordinanza ha ritenuto non necessari ulteriori accertamenti, alla luce delle numerose consulenze tecniche già effettuate nel corso del procedimento. Il delitto risale al 1° marzo 2022, quando Anna Borsa, parrucchiera di 30 anni, fu uccisa con un colpo di pistola all’interno del salone dove lavorava a Pontecagnano Faiano, sotto gli occhi di colleghi e clienti.

Per quel femminicidio Alfredo Erra è stato condannato all’ergastolo dalla Corte d’Assise del Tribunale di Salerno in primo grado. Il processo d’Appello entra ora nel vivo: la prossima udienza è fissata per il 30 marzo, quando sono previste la requisitoria del pubblico ministero e gli interventi delle parti civili. Il 13 aprile sarà invece la volta della difesa di Erra, mentre subito dopo è attesa la sentenza.

L'articolo Omicidio Anna Borsa, respinta la richiesta di nuova perizia psichiatrica per Alfredo Erra proviene da Le Cronache.

Morto Tonino Apicella, i video

Addio a Tonino Apicella, cantante e chitarrista napoletano, sulla piazza fin dagli anni Quaranta, noto per numerosi testi e musiche melodiche (non a caso negli anni recenti realizzò una canzone dal titolo “un melodico senza neo”, in aperta contrapposizione con le tendenze recenti). Scrivono di lui sui social i tanti che esprimono cordoglio per la sua scomparsa: «Nato nel cuore pulsante di Napoli negli anni Quaranta, Tonino Apicella ha manifestato fin da giovanissimo un talento cristallino. Dotato di una voce calda, pastosa e immediatamente riconoscibile, aveva fatto della chitarra il suo prolungamento naturale». I funerali si terranno a Napoli nei prossimi giorni. Era il Padre di Mariano Apicella, cantante e chitarrista diventato famoso per essere l’interprete delle canzoni scritte da Silvio Berlusconi. I funerali si terranno domani mattina

 

L'articolo Morto Tonino Apicella, i video proviene da Le Cronache.

Comunali: De Luca inizia il tour elettorale a Mariconda,

Vincenzo De Luca nella serata di domani, mercoledì 18 marzo, avvierà il suo tour nei quartieri della città aprendo di fatto la campagna elettorale per le elezioni amministrative di maggio.L’ex sindaco  incontrerà i cittadini di Mariconda, presso l’ex sede dell’Associazione Quadrifoglio, in via Premuda, per illustrare programmi e interventi di manutenzione.

Seguiranno altre tappe in via di definizione nella zona orientale tra Mercatello e Pastena. Intanto la coalizione che dovrebbe sostenerlo si allarga con pezzi di Italia Viva di Matteo Renzi pronti a confluire nella lista civica dei centristi e cattolici ispirata dall’ex assessora Gaetana Falcone e Giuseppe Zitarosa. In lista ci sarà anche l’uscente Barbara Figliolia.

L'articolo Comunali: De Luca inizia il tour elettorale a Mariconda, proviene da Le Cronache.

Alfonso Gatto: il poeta che amava la Salernitana

di Orlando Santoro
Se poi fra palazzi e cenci
Parole e frasi troverai,
con i tuoi occhi ed il cuor sorriderai.
Senza ombre, ma pitture e poesie,
Il buio diventa luce, nei vicoli e nelle vie.
Il vento del mare, il rumore dei drappi,
fra strade strette ed antichi palazzi.
Meravigliosa aurora ed incantevole Tramonto,
Resti Tu Salerno, il mio Mondo.
Con questo mio personale sonetto, voglio ricordare con piacere immenso il poeta Gatto, che attraverso le sue rime ermetiche ha portato alto il valore, la cultura e l’emozione, della poesia.
Alfonso Gatto era un tifoso, amava il calcio, il ciclismo e la sua penna ci racconta anche della squadra della città, dove lui nacque: La Salernitana.
Scolpita nel tempo, come un’incisione che non si cancella sull’ideale pietra della tradizione. E’ la storia di un nome che racconta passione, imprese, sconfitte, e generazioni di persone che vi si sono identificate. La chiamarono Salernitana, e neppure l’autorevole proposta di uno dei più nobili esponenti cui questa città diede i natali bastò per segnare una rottura con il passato. Quell’uomo era Alfonso Gatto, “il Poeta”, ed a rileggerlo oggi regala una lezione di storia contemporanea del calcio salernitano che col passar degli anni di distanza dalle date dei suoi scritti, ritrova un’attinenza con l’attualità da far stropicciare gli occhi. A spasso nel tempo, sino al 25 luglio 1975. Quel giorno Gatto scriveva: “Voglio restare in casa mia per dirvi che la Salernitana, antica gloria minorile del Sud, stretta tra un Napoli da scudetto e un Avellino ancora più verde di promesse, cerca un presidente fra i molti che si dicono pronti a rilevarla e a rimetterla nell’orbita delle grandi. Nel circolo dei pochi amici che ho, un club di riservata ironia, quale è «Il Catalogo»‚ di Lelio Schiavone, figlio di quel Matteo che ebbe sulle ginocchia la Salernitana bambina, io mi trovai a dire l’altra sera: «Comincerei col toglierle questo nome da femmina…». Ci fu un grande silenzio. Solo allora pensai che la Juventus è femmina, vestita da signora, che la Fiorentina lo è pure, violetta gentile. Finì nel ridere di tutti il mio tentativo di battesimo”.
E’ uno stralcio d’un articolo intitolato “Aria del Sud”, un inno alla salernitanità per il Poeta che della prosa sportiva fece una passione non secondaria, anche se in gran parte oscurata dai posteri, prima dell’eccezionale lavoro di recupero del nipote, Filippo Trotta, che anni fa raccolse quei capolavori giornalistici nel libro “Palla al balzo”. Già, perché Gatto di sport ne ha raccontato eccome per la stampa quotidiana cui prestò la sua penna da fuoriclasse: tanto ciclismo, tra Giro e Tour, però anche calcio. E quindi pure quella squadra che decantò con impareggiabile stile in un articolo dal titolo che parlava da sé: “Voglio bene alla serie C”. “Io in serie C sono nato, cresciuto e pasciuto, come si dice – scriveva il Poeta ancora in quel 1975, il 24 settembre – e non ho mai dubitato che, a parlare di noi laggiù, e della nostra squadra femmina e popolana, era l’Italia tutta che dalla provincia e dalle piccole città ancora ignote traeva, al meglio dei suoi frutti, il buon seme della speranza e dell’orgoglio. La Salernitana, che poi arrivò persino al salotto dei «Grandi», ebbe in una piazza d’armi, arata sempre nella sua polvere dai soldati in marcia, il primo campo, in attesa che il vecchio cimitero spedisse altrove i suoi morti (…) Per diritto di nascita io voglio bene alla mia serie C, agli eroi di casa.
Gli «eroi» della mia vecchia Salernitana di un tempo hanno anch’essi il proprio libro d’oro stretto tra le mani dell’Evangelista che sta a guardia della città, quel gabelliere Matteo che non lasciava mai passar il contrabbando e la frode, né mai gabbava per oro fino le chincagliere dell’orgoglio, come accadeva nelle grandi città, ormai drogate dal «potere»”.
Sembra cronaca di ieri l’altro. E’ storia di poco meno che mezzo secondo fa. Storia di un amore, di Alfonso Gatto per la propria squadra, ch’era la lente d’ingrandimento dell’attaccamento alla città: “Sono venuto a Salerno – di nuovo il Poeta in “Aria del Sud” – a risciacquare i miei panni nell’Irno. No, non ho sbagliato: l’Irno è l’Irno e l’Arno è l’Arno, e su queste rive ho appreso la mia bella lingua che non ha nulla per antica nobiltà da invidiare al toscano”. Anche “a quel fiumicello natio che sbocca in mare ai confini della vecchia città”, Gatto aveva pensato prima di quel “tentativo di battesimo”. “I vecchi fondatori della Salernitana, da Matteo Schiavone a Onesti, mai pensarono di dare alla propria squadra che andava nascendo il bel nome dell’Irno”. Così che poi anche lui si arrese all’idea che quella storia, chiamata Salernitana e già scolpita nel tempo, non potesse essere cambiata…
L’ironia di Gatto, colui che amò Salerno e la Salernitana.

L'articolo Alfonso Gatto: il poeta che amava la Salernitana proviene da Le Cronache.

Salerno e Cilento hanno tutte le carte per diventare una destinazione organizzata

Salerno e il Cilento possiedono le caratteristiche per affermarsi come una delle destinazioni turistiche più interessanti del Mediterraneo. È quanto emerge dallo studio realizzato da ISNART per la Camera di Commercio di Salerno, che analizza flussi, profili dei visitatori e comportamenti di viaggio con l’obiettivo di individuare una strategia capace di governare lo sviluppo turistico dell’area. L’analisi prende in considerazione alcuni dei principali comuni della costa e dell’entroterra – da Salerno a Capaccio Paestum, fino ai centri del Cilento come Camerota, Castellabate, Pollica e Ascea – e fotografa una destinazione che, pur avendo già numeri significativi, dispone ancora di ampi margini di crescita. Uno degli elementi più rilevanti riguarda il profilo dei visitatori. Secondo lo studio, quasi sette turisti su dieci appartengono alla generazione dei Millennial, una quota molto superiore alla media nazionale. Si tratta inoltre di un pubblico con alto livello di istruzione – il 68% possiede una laurea – e con una buona capacità di spesa, dato che oltre un quarto dei visitatori dichiara una situazione economica elevata. Questo segmento di domanda rappresenta un’opportunità importante per il territorio, perché si tratta di turisti più attenti alla qualità dell’esperienza, alla sostenibilità e alla scoperta culturale delle destinazioni. La percezione della destinazione è già molto positiva: l’offerta turistica di Salerno e del Cilento riceve un voto medio di 8,5 su 10, superiore alla media nazionale. Un dato che testimonia la qualità complessiva dell’esperienza vissuta dai visitatori e la presenza di un patrimonio turistico capace di soddisfare diverse tipologie di domanda. Tra le motivazioni principali del viaggio emergono il desiderio di relax, il contatto con la natura e l’interesse culturale, che insieme rappresentano le ragioni principali della scelta della destinazione. I turisti visitano soprattutto centri storici, parchi naturali e siti archeologici, confermando la forza di un’offerta che combina mare, paesaggio, storia e patrimonio artistico. Particolarmente rilevante è anche il ruolo dell’enogastronomia e della qualità della ristorazione, elementi che contribuiscono a rafforzare l’identità mediterranea del territorio. Non a caso tra i profili turistici più presenti emergono quelli legati al turismo green e naturalistico, culturale, family e pet friendly, segno di una destinazione capace di attrarre pubblici diversi e di valorizzare il proprio patrimonio ambientale. Un altro elemento chiave riguarda la dimensione digitale del viaggio. Il 60% dei turisti sceglie la destinazione attraverso Internet, tra social network, recensioni e piattaforme di prenotazione, mentre il passaparola continua a giocare un ruolo fondamentale nella costruzione della reputazione turistica. La metà dei visitatori lascia inoltre recensioni online, contribuendo a rafforzare la visibilità della destinazione sui mercati. Lo studio evidenzia inoltre il valore strategico degli eventi di destinazione. Manifestazioni come “Luci d’Artista” a Salerno dimostrano infatti la capacità degli eventi di generare flussi turistici e ricadute economiche, con un aumento significativo delle transazioni commerciali e della spesa turistica durante il periodo delle iniziative. Accanto alla costa, anche le aree interne della provincia rappresentano una risorsa importante per lo sviluppo turistico. I territori del Cilento interno, del Vallo di Diano e del Sele Tanagro possono contribuire a diversificare l’offerta con borghi, natura, percorsi culturali ed esperienze autentiche, favorendo una distribuzione più equilibrata dei flussi e una permanenza media più lunga dei visitatori. Nel complesso, l’analisi di ISNART suggerisce che Salerno e il Cilento si trovano in una fase di crescita del ciclo di vita turistico della destinazione: un momento in cui diventa fondamentale coordinare gli operatori e costruire prodotti turistici integrati. La conoscenza dei dati e la capacità di interpretarli correttamente, sottolinea lo studio, rappresentano infatti la condizione essenziale per guidare uno sviluppo sostenibile e competitivo nel lungo periodo. Per il territorio salernitano, dunque, la sfida dei prossimi anni sarà trasformare queste potenzialità in un sistema turistico organizzato, capace di valorizzare la ricchezza del Cilento, il patrimonio storico e culturale e la forte identità mediterranea che rende unica questa parte d’Italia.

(nella foto Andrea Prete con Loretta Credaro, Presidente di ISNART Scpa)

L'articolo Salerno e Cilento hanno tutte le carte per diventare una destinazione organizzata proviene da Le Cronache.

Banca Campania Centro incontra il Dg Pastore

L’incontro si inserisce in un percorso di dialogo e collaborazione istituzionale delineato dal Consiglio di Amministrazione della banca e condiviso con la capogruppo, con l’obiettivo di rafforzare momenti qualificati di confronto diretto sui principali temi di scenario, sulle strategie del Gruppo e sui presìdi di governo, controllo e gestione dei rischi. Un percorso che, a febbraio, aveva già visto la presenza a Battipaglia del Vice Direttore Generale Francesco Romito, nell’ambito di una più ampia iniziativa finalizzata a consolidare il dialogo istituzionale tra la banca e il Gruppo. Nel corso della riunione di venerdì, il Direttore Generale Mauro Pastore ha illustrato ai componenti del CdA le strategie e le linee di indirizzo del Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea per il prossimo futuro, soffermandosi sul lavoro in corso a livello di Gruppo, sulle prospettive evolutive del sistema del credito cooperativo e sul ruolo strategico delle Banche di Credito Cooperativo nel sostegno allo sviluppo dei territori. Il confronto si è sviluppato in un clima di grande attenzione e partecipazione, i membri del Consiglio di Amministrazione hanno infatti posto domande e condiviso riflessioni sulle principali dinamiche del settore e sulle prospettive delle comunità locali, ricevendo risposte puntuali e approfondite. “La presenza del Direttore Generale Pastore – ha dichiarato il Presidente di Banca Campania Centro, Camillo Catarozzo – rappresenta un segnale importante di attenzione e vicinanza della capogruppo verso la nostra banca e verso il ruolo che le Bcc svolgono nei rispettivi territori. Questo incontro dà ulteriore forza a un percorso di confronto che abbiamo voluto promuovere con convinzione e che, tappa dopo tappa, sta confermando una piena sintonia di visione e di obiettivi. Per noi è fondamentale continuare a crescere in stretta connessione con il Gruppo Iccrea, mantenendo saldi i valori della cooperazione e rafforzando ogni giorno la capacità del credito cooperativo di accompagnare lo sviluppo delle comunità di cui siamo espressione”. “Il confronto con il Direttore Generale Pastore – ha dichiarato il Direttore Generale della banca, Mario Cuoco – è stato particolarmente utile per approfondire le priorità strategiche del Gruppo e per condividere le principali direttrici operative su cui le Bcc sono chiamate a lavorare nei prossimi mesi. Momenti di dialogo diretto come questo permettono di rafforzare il coordinamento con la capogruppo e di valorizzare, al tempo stesso, la conoscenza dei territori e delle comunità che costituisce uno dei punti di forza delle banche di credito cooperativo.” L’incontro conferma dunque la piena sintonia tra Banca Campania Centro e il Gruppo Bancario Cooperativo Iccrea, in un percorso condiviso volto a rafforzare il ruolo delle Bcc come banche di comunità, capaci di coniugare solidità, innovazione e radicamento territoriale. Banca Campania Centro ribadisce così il proprio impegno a operare in stretta collaborazione con la capogruppo per contribuire allo sviluppo del credito cooperativo e alla crescita economica e sociale dei territori di cui la banca è espressione.

L'articolo Banca Campania Centro incontra il Dg Pastore proviene da Le Cronache.

Lirica, la ripresa autunnale al Verdi

Di Olga Chieffi

La ripresa autunnale vedrà in scena il Macbeth bulgaro firmato da Plamen Kartaloff, con sul podio Daniel Oren. Macbeth, rappresentato dalla riapertura alla lirica due volte e con grandissimo successo, firmati per la regia dalla Elena Barbalich e Lina Wertmüller è il primo incontro di Giuseppe Verdi con Shakespeare. Macbeth, che sarà in scena il 18 e il 20 ottobre con la sanguinaria Lady, che avrà la voce di Ewa Plonka, Banco quella di Riccardo Fassi, mentre Macduff sarà Galeano Salas, è tragedia della conoscenza, cioè della difficoltà che l’uomo ha di conoscere sé stesso, i propri simili, il proprio destino. Shakespeare la scrisse nel 1606 ed è il simbolo di una dialettica instancabile fra una storia intesa come sviluppo necessario e una volontà che quello sviluppo cerca di prevedere e prevenire, incanalare e piegare: una forma, dunque, inizialmente chiusa, ma continuamente riaperta dalla certezza e poi, dalla sconfitta dell’attesa, dalla razionalità e poi, dall’irrazionalità dell’azione, dalla conferma di una logica superiore e poi, dal colpo di scena, il tutto sovrastato dal dispiegamento allegorico-moralistico del destino comune, e dal disegno teleologico, per non dire millenaristico, dell’avventura umana. Il secondo appuntamento dedicato alla danza, è stata fissato per il 24 e il 25 ottobre con protagonista ancora il Balletto di Milano, che si cimenterà sulle musiche degli chansonniers francesi con La vie en rose, seguite dal Bolero di Maurice Ravel, su coreografie di Adriana Mortelliti. Il conservatorio di Salerno “G.Martucci”, invece, sarà in scena dal 3 all’8 novembre tra matinèe per le scuole e spettacoli in abbonamento, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. Il direttore Fulvio Artiano, ha suggerito una delle ultime avventure mondane, in un mondo di ambasciatori, contesse, gigolò, viveurs squattrinati e alcove proibite. Un mondo dove la pochade si unisce alla commedia di sentimenti e dove ci si può ancora commuovere. Una Vedova Allegra con sorpresa, poiché con fra livree e frac fruscianti in palcoscenico e sul podio, spunterà la marsina di un Njegus d’eccezione, per il qual ruolo è stato scelto il nome di Massimiliano Gallo. Sul podio un grande ritorno, il Maestro Jacopo Sipari di Pescasseroli, che sa esaltare i giovani strumentisti del Conservatorio e calarli in quel “gioco” serio con professionisti del calibro di Mario Cassi che sarà Danilo Danilowitsch, Sara Cortolezzis la Hanna Glawari e Filippo Morace Mirko Zeta. Celebrazioni del centenario di Turandot fissate per il 21 dicembre. L’Oriente di Giacomo Puccini, l’ultima evasione del compositore, dal mondo occidentale, un viaggio preparato con scrupolo, distillando, oltre ad aromi cinesi e siamesi, un lungo elenco di formule ritmiche e timbriche attualissime, che realizzano una partitura grondante di suoni, splendente di impasti ferrigni e luci diamantine, stellari, un astro fra soffici nubi corali, ora balenanti ora soavemente adagiate nello spazio come la coda di una cometa, sfondo degno del grande oriente, immaginario o reale, chiuderà il cartellone. Un’opera ancora con targa bulgara, firmata da Plamen Kartaloff e Daniel Oren, con Ewa Plonka nel ruolo del titolo, Jorge de Leon che eleverà il Vincerò e Vasilisa Michjlovna Berzanskaia nei panni di Liù. Opera chic, costellata di inquietudini linguistiche e psicanalitiche, ma alfine legata anima e corpo, nella sua audace crosta impressionista, a un autentico retour à l’antique, la Turandot di un Giacomo Puccini, che dopo la quasi completa disgregazione della struttura operistica compiutasi tra Bohème e La fanciulla del West, sembra voler gradualmente ricomporre quel frammentarismo della prima maturità entro una specie di calco formale freddo e insieme dovizioso, dove le allusioni a Ravel e a Stravinskij, per quanto appariscenti e dotte, sono esclusivamente allusioni ormai, e non premonizioni. Daniel Oren ha commentato questi titoli che sono nel sentire di tutti noi citando la celebre frase di Gustav Mahler “La tradizione è la custodia del fuoco, non l’adorazione della cenere”, alla quale aggiungeremmo un altro aforisma dello stesso compositore “Lo spirito può affermarsi solo attraverso il mezzo di una forma chiara”. E Daniel Oren ha rivelato che lui ha imparato guardando i grandissimi della nostra tradizione, dividendosi tra Serafin, De Sabata, Votto, Toscanini. Lui depositario della tradizione sia americana di Bernstein che tedesca, non dimentichiamo il suo premio Karajan, che lo catapultò in Italia dove ebbe tra le mani e debutto Manon Lescaut di Giacomo Puccini, quindi il periodo d’oro del Teatro San Carlo dell’allora soprintendente Francesco “Nano” Canessa, a soli 28 anni e oggi, questo non voler guardare al nostro luminosissimo passato ha portato ad una difficoltà assoluta nella scelta dei cantanti, che credono poter cantare tutto e subito. Non è facile allestire un cast, le eccellenze sono sempre occupate: “non saprei oggi a chi affidare il ruolo di Otello – ha chiuso Oren – ma non dispero di far cantare in questo teatro Anna Netrebko”.

L'articolo Lirica, la ripresa autunnale al Verdi proviene da Le Cronache.

“Visit Salerno & Cilento”, alle 16 alla camera di Commercio

Entra nella fase operativa il Piano Strategico sul Turismo promosso dalla Camera di Commercio di Salerno, presieduta da Andrea Prete, con l’obiettivo di trasformare le potenzialità del territorio in economia reale e sostenibile per le imprese. Il progetto, realizzato con il supporto tecnico di ISNART e FTOURISM guidata dal destination manager Josep Ejarque, punta a superare la frammentazione dell’offerta attraverso  l’integrazione dei prodotti turistici e il rafforzamento delle infrastrutture, con l’Aeroporto di Salerno nel ruolo di principale volano di crescita. Per garantire l’attuazione concreta del Piano è stata istituita una Unità Operativa dedicata all’interno della Camera di Commercio, incaricata di coordinare gli incontri con Comuni e stakeholder e di gestire il nuovo portale web del progetto, favorendo il dialogo tra gli operatori e monitorando i risultati. In questo quadro prende forma il progetto “Visit Salerno & Cilento – Essenza Mediterranea”, con la creazione del Network degli operatori, un’aggregazione volontaria e gratuita aperta a tutte le imprese della filiera turistica. L’obiettivo è costruire prodotti turistici strutturati che confluiranno nel primo Catalogo dei Prodotti Turistici della Destinazione, base delle future campagne di promozione internazionale e digitale. Per coinvolgere direttamente le imprese, la Camera di Commercio ha organizzato una serie di incontri sul territorio: si parte oggi  alle ore 16 a Salerno presso la sede della Camera di Commercio;  il 18 marzo alle ore 16 a Capaccio Paestum al Museo Archeologico Nazionale. Ultimo giorno il 19 marzo con due appuntamenti, alle 10.30 a Pioppi (Pollica) e alle 15.30 a Padula nella Certosa di San Lorenzo. Durante gli incontri saranno illustrati il modello operativo del network, i benefici per le imprese e le modalità di adesione, avviando così la costruzione di una destinazione turistica più integrata e competitiva.

L'articolo “Visit Salerno & Cilento”, alle 16 alla camera di Commercio proviene da Le Cronache.

Star Trek: Star Trek: una novità e un rinnovo si profilano all’orizzonte

Star Trek: una novità e un rinnovo si profilano all'orizzonte

Con Starfleet Academy e Strange New Worlds già in postproduzione, si torna a parlare di Star Trek: Year One

Nonostante il rinnovo della più recente serie di Star Trek sia arrivato ancora prima dell'ultimo episodio della prima stagione, negli ultimi giorni sembra essersi diffusa la voce che la vita di Starfleet Academy fosse già sul punto di finire. Come già detto, non è così e, anzi, i progetti per la seconda stagione della serie sono stati confermati già nel 2024, tuttavia la confusione può essere derivata dalla notizia, rilanciata da TrekMovie, che per la prima volta negli ultimi dieci anni, non ci sono al momento serie del franchise in... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Star Trek - 17 marzo 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Su Robot 104 si parla di Robert Heinlein, David Bowie e di Dio

Su Robot 104 si parla di Robert Heinlein, David Bowie e di Dio

Nel nuovo numero della storica rivista anche racconti di Alastair Reynolds, Élisabeth Vonarburg e Daniela Piegai

Ebbene sì, Robot è “viva e scalciante”, come dicono gli anglofoni, e si presenta all'appuntamento dei cento anni della fantascienza, ma soprattutto dei propri cinquant'anni – il primo numero usciva nell'aprile del 1976 – col numero 104 fresco di stampa, di epub e di pdf.    Per la saggistica Laura Coci “asfalta” dal punto di vista femminista Robert Heinlein, Fabio Novel racconta da un punto di vista fantascientifico David Bowie e Mauro Gaffo parla di fantascienza e religione. Andrea Cattaneo intervista Nicoletta Vallorani,... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 17 marzo 2026 - articolo di S*

Referendum, Calenda analizza già la sconfitta: «Italia sempre per il no al cambiamento»

Carlo Calenda in un post su X ha saltato a piè pari il voto del 22 e 23 marzo, passando già all’analisi della vittoria del No – dunque alla sconfitta del Sì sostenuto da Azione -, descrivendo l’Italia come il Paese «più conservatore d’Europa», in quanto contrario «al cambiamento in qualsiasi settore». In Italia, ha scritto Calenda, «troviamo sempre una ragione per non cambiare: la giustizia, la scuola, il regionalismo o per non fare investimenti infrastrutturali ed energetici». Il referendum sulla riforma della giustizia è stato politicizzato, con Pd (almeno la maggior parte del partito), M5s e Avs nel fronte del No. Ma, sostiene Calenda, «questo conservatorismo è trasversale alla destra e alla sinistra che sono normalmente immobili in attesa che l’altra parte faccia “l’errore” di proporre qualcosa». E poi: «Da questo stallo dobbiamo uscire se vogliamo sopravvivere e diventare qualcosa di più di una meta turistica».

Drone colpisce in pieno giorno Piazza Maidan a Kyiv

Un frammento di drone ha colpito Piazza Maidan, luogo simbolo dell’indipendenza ucraina e cuore di Kyiv. È la prima volta che viene attaccata dall’inizio della guerra. La parlamentare Maria Mezentseva ha postato un video che si riferisce all’accaduto, dove si vedono i detriti del drone russo, un Lancet-3, caduti nei pressi del monumento all’indipendenza. Un attacco aereo in pieno giorno che ha interessato anche altri luoghi della capitale, con esplosioni avvertite in diverse parti della città – le autorità hanno avvisato che «ci sono droni ostili vicino a Kyiv» invitando la popolazione a rimanere nei rifugi fino alla fine della giornata. La difesa ha intercettato anche due missili.

Zelensky: «Sventata una grande offensiva di primavera»

In un’intervista alla Cnn, il presidente ucraino Zelensky ha affermato che le forze ucraine hanno sventato un’offensiva russa su larga scala che Mosca intendeva proseguire in primavera. «La Russia ha preparato un’importante operazione offensiva che intendeva lanciare alla fine dello scorso anno e proseguire in primavera. In risposta, abbiamo condotto una nostra controffensiva per impedire un’offensiva russa su vasta scala. È stato un successo non solo per il territorio conquistato, ma anche per il nostro personale e perché abbiamo impedito un’offensiva russa su vasta scala», ha dichiarato. Secondo lui, tutto ciò è stato possibile grazie soprattutto alla tecnologia dei droni ucraini. Zelensky ha inoltre affermato che Putin non ha mai voluto porre fine alla guerra contro l’Ucraina: «Aveva paura del presidente Trump e delle pressioni degli Stati Uniti. Per questo ha giocato questo gioco, fingendo di voler negoziare. Continuo a credere che l’America debba aumentare la pressione su Putin. Altrimenti, non negozierà in buona fede. Vuole solo lanciare ultimatum all’Ucraina, come la richiesta di ritirare le nostre truppe dal nostro territorio. Ma questo non basterà a soddisfare la sua fame».

Israele avvia «operazioni terrestri mirate» nel sud del Libano

«Nell’ambito degli sforzi volti a stabilire una difesa avanzata», che «comprende la distruzione delle infrastrutture terroristiche e l’eliminazione dei terroristi operanti nella zona, al fine di rimuovere le minacce e creare un ulteriore cuscinetto di sicurezza per i residenti del nord», l’IDF ha annunciato l’avvio di un’operazione di terra nel Libano meridionale. L’esercito di Israele «continuerà ad agire con la forza contro Hezbollah, che ha scelto di unirsi alla campagna e di operare sotto l’egida del regime terroristico iraniano, e non permetterà che vengano arrecati danni ai cittadini dello Stato di Israele».

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»

Intervistato dal Financial Times, Donald Trump ha detto che la Nato si troverà ad affrontare un «futuro molto negativo» se gli alleati europei degli Usa non contribuiranno alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, l’arteria vitale attraverso cui transita una fetta cruciale del greggio mondiale, finito al centro della guerra contro l’Iran. «È del tutto normale che chi tra profitto da questo stretto contribuisca a fare in modo che non accada nulla di spiacevole laggiù», ha affermato il presidente Usa, ricordando che l’Europa e la Cina – a differenza degli Stati Uniti – dipendono fortemente dal petrolio del Golfo.

LEGGI ANCHE: Guerra all’Iran: perché l’Europa paga il prezzo più alto

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»
Una petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz (Ansa).

Trump: «Ci ricorderemo di chi resterà a guardare»

Nella stessa intervista, Trump ha ricordato che gli Stati Uniti hanno fornito supporto all’Ucraina, nonostante l’enorme distanza geografica con il conflitto est-europeo. «Non eravamo obbligati ad aiutare l’Europa con l’Ucraina. Ma lo abbiamo fatto. Ora vedremo se loro aiuteranno noi. Perché ho sempre detto che noi saremo lì per loro, ma loro non ci saranno per noi». Gli Usa, ha avvertito Trump, «si ricorderanno» di chi sceglierà di restare a guardare mentre gli interessi globali vengono minacciati.

Trump: «Futuro molto negativo per la Nato se non aiuta con lo Stretto di Hormuz»
Donald Trump (Ansa).

Il presidente Usa mette pressione anche alla Cina

Le ultime affermazioni di Trump segnano un cambio di passo nella dottrina di politica estera Usa. Il tycoon, di fatto, chiede la formazione di una coalizione internazionale per la riapertura dello Stretto di Hormuz, facendo intendere che l’era della protezione unilaterale americana è finita. Se le rotte commerciali sono strategiche a livello globale, tale deve essere anche l’onere della loro difesa. Parlando con i giornalisti accreditati sull’Air Force One, Trump ha rivelato di essere in contatto con «circa sette Paesi» per stabilire il controllo di Hormuz. Tra questi interlocutori spicca la Cina, grande rivale degli Stati Uniti a livello mondiale. Sottolineando la dipendenza di Pechino dal petrolio mediorientale, Trump ha fatto capire che un rifiuto cinese di collaborare allo sforzo congiunto potrebbe portare a conseguenze diplomatiche dirette, incluso il rinvio del prossimo vertice con Xi Jinping.

Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi

Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi
Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi
Dubai, incendio all’aeroporto dopo l’attacco di un drone: voli sospesi

Nelle prime ore di lunedì 16 marzo 2026 le squadre della Protezione Civile dell’emirato di Dubai hanno domato un incendio divampato nei pressi dell‘aeroporto causato dall’attacco di un drone. In un comunicato dell’ufficio stampa dell’emirato, diffuso tramite X, si legge che l’attacco ha danneggiato un serbatoio di carburante, provocando un rogo. Squadre specializzate hanno immediatamente adottato le misure necessarie per contenere le fiamme, seguendo gli standard di sicurezza. Le autorità di Dubai hanno confermato che finora non si sono registrati feriti e hanno sottolineato che i soccorritori continuano a lavorare intensamente per mettere in sicurezza l’area circostante l’aeroporto.

Voli sospesi temporaneamente

Hanno inoltre deciso di sospendere temporaneamente tutti i voli come misura precauzionale per garantire la sicurezza di tutti i passeggeri e del personale. Dopo qualche ora, l’Autorità per l’aviazione civile ha annunciato la graduale ripresa di alcuni voli da e per l’aeroporto internazionale di Dubai verso determinate destinazioni, consigliando ai passeggeri di contattare la propria compagnia aerea per gli ultimi aggiornamenti relativi ai propri voli.

Incontro con ambasciatore russo, Cirielli: «Farnesina sapeva, colloqui di prassi»

Il viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli replica alle indiscrezioni del Corriere della sera su un suo incontro con l’ambasciatore russo in Italia di cui il governo non sarebbe stato a conoscenza e che avrebbe irritato la premier Meloni. Ritenendo le ricostruzioni del giornale «destituite di ogni fondamento», ha spiegato che «l’incontro era noto alla Farnesina e risale a diversi mesi fa». «Non si tratta di un’anomalia, è prassi che i viceministri incontrino ambasciatori regolarmente accreditati di Paesi con cui i rapporti sono complessi, anche per non esporre direttamente il ministro», ha evidenziato.

Le ricostruzioni del Corriere

Il Corriere aveva parlato di un faccia a faccia non concordato tra Cirielli e l’ambasciatore Aleksej Vladimirovič Paramonov alla Farnesina, sostenendo che la reazione della premier «non è stata delle migliori». Il viceministro, sempre secondo il Corsera, avrebbe fornito spiegazioni alla presidente del Consiglio, che per giorni non le avrebbe risposto al telefono. Indiscrezioni che ora sono state smentite dal diretto interessato.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono

Divisi sulla politica estera. Separati ‘in casa’ in vista del referendum sulla giustizia. Mentre gli equilibri mondiali sono sconvolti per l’operazione statunitense e israeliana in Iran, maggioranza e opposizione in Italia si fanno notare per i distinguo.

Frizioni nel centrodestra sul gas russo

Sul fronte della politica estera, il centrodestra ha inizialmente fatto mostra di coesione sull’attacco a Teheran, presentando una risoluzione unica sulle comunicazioni di Giorgia Meloni in Parlamento, che, in vista del consiglio europeo del 19 e 20 marzo, erano estese anche alla situazione dell’Ucraina, argomento delicato per le sensibilità dei leghisti. E infatti, passate poche ore, queste ultime si sono fatte urgenti, con Matteo Salvini che ha tenuto a ufficializzare la posizione del suo partito a favore dello sblocco dell’embargo al gas russo. Tanto più dopo il via libera temporaneo (30 giorni) deciso da Donald Trump. Una posizione che non incontra il favore degli alleati della maggioranza, da Fratelli d’Italia a Forza Italia fino a Noi moderati di Maurizio Lupi.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Matteo Salvini (Imagoeconomica).

Opposizioni in ordine sparso sull’intervento di Meloni

Il centrosinistra, unito nella condanna dell’attacco all’Iran definito «fuori dal diritto internazionale», non è invece riuscito a presentare una risoluzione unitaria all’intervento di Meloni, dividendosi su Iran e Ucraina, e presentando quattro testi (uno del Pd, uno del M5s, uno di Avs; e uno dei centristi, ovvero Iv, Azione e Più Europa). Il risultato è che, davanti all’offerta della premier di coesione e di dar vita a un tavolo aperto a tutte le forze parlamentari, le opposizioni sono andate in ordine sparso. Il Pd di Elly Schlein ha respinto l’offerta della premier definendola «tardiva» e chiedendo che vi fosse una condanna dell’azione di Trump e Benjamin Netanyahu.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
La segretaria del Pd Elly Schlein (Ansa).

Il Movimento 5 stelle di Giuseppe Conte ha respinto ogni dialogo, dicendo «no alle passerelle». Avs ha sottolineato come su questi temi non può esistere un dialogo con la maggioranza perché non c’è accordo su alcunché. Iv di Matteo Renzi, pur lasciando uno spiraglio a Meloni, si è poi allineato alla posizione del Pd. Infine, Azione di Carlo Calenda è l’unica forza di opposizione ad aver detto un ‘sì’ chiaro e netto al tavolo con Meloni.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Carlo Calenda (Imagoeconomica).

Le divisioni nel centrosinistra sul referendum

Insomma, è bastata una telefonata della premier ai cinque capi delle opposizioni per far emergere tutte le divisioni. Divisioni che appaiono ancora più macroscopiche in vista del referendum sulla separazione delle carriere tra pm e giudici. Mentre la maggioranza appare compatta per il ‘sì’, anche se con accuse reciproche di non impegnarsi abbastanza nella campagna, le minoranze hanno posizioni diverse. Pd, M5s e Avs sono mobilitati per il ‘no’; Più Europa e Azione per il ‘sì’, mentre Renzi ha detto che lascerà libertà di scelta (ma l’orientamento prevalente in Iv è per il ‘sì’).

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Matteo Renzi (Ansa).

Il rush finale del Sì e del No da “separati in casa”

E mentre si apre l’ultima settimana di campagna, il rush finale è da ‘separati in casa’ per entrambe le coalizioni. Dopo la partecipazione alla kermesse di FdI al Teatro Parenti di Milano, Meloni interverrà con video social e interviste in tv. Lunedì sarà a Quarta Repubblica su Rete4, il 20 a Porta a porta.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Giorgia Meloni durante l’evento organizzato per il Sì al al Teatro Parenti il 12 marzo (Ansa).

Martedì alla Camera dei deputati si terrà la maratona oratoria Comizio d’amore per il Sì, iniziativa promossa dall’intergruppo dei parlamentari a sostegno della riforma. Mercoledì Salvini parteciperà a un convegno del partito a Milano Io voto Sì – La riforma che fa giustizia, mentre giovedì a Roma, si terrà una nuova iniziativa di Fratelli d’Italia, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, e il capo segreteria del partito, Arianna Meloni.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Il capo della segreteria politica di Fdi Arianna Meloni (Ansa).

Soltanto i comitati – da ‘Sì riforma’ a ‘Sì separa’, da quello delle Camere penali a quelli del mondo delle professioni – dovrebbero chiudere con una kermesse unitaria il 20 marzo. Per quanto riguarda il fronte del ‘no’, Conte ha annunciato un evento per venerdì a Roma, all’Eur, al Palazzo dei Congressi.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Giuseppe Conte (Imagoeconomica).

Sempre venerdì chiuderà – a Milano (ci sarà anche il sindaco Giuseppe Sala), in piazza Sant’Agostino – il Pd con Elly Schlein che domenica era a Bologna.

Iran, gas russo e giustizia: il centrodestra scricchiola, le opposizioni si dividono
Elly Schlein (Imagoeconomica).

UniCredit lancia un’offerta per superare il 30 per cento di Commerzbank

UniCredit ha annunciato il lancio di un’offerta pubblica volontaria di scambio su Commerzbank, la quarta più grande banca della Germania, finalizzata a superare la soglia del 30 per cento prevista dalla normativa tedesca. Lo ha reso noto UniCredit, spiegando che l’offerta inizierà formalmente all’inizio di maggio, con un periodo di adesione di quattro settimane: nello stesso mese sarà convocata un’assemblea straordinaria al fine di ottenere l’autorizzazione all’aumento di capitale a servizio dell’offerta. Il regolamento è previsto entro la prima metà del 2027, a seguito dell’ottenimento di tutte le necessarie autorizzazioni regolamentari. Secondo il cda di UniCredit l’offerta rappresenta una «misura ragionevole e pragmatica, priva di svantaggi, tenendo conto che la partecipazione detenuta continua a rappresentare una significativa creazione di valore, indipendentemente dal superamento o meno della soglia del 30 per cento».

UniCredit lancia un’offerta per superare il 30 per cento di Commerzbank
La sede di UniCredit (Ansa).

UniCredit detiene il 26 per cento del capitale di Commerzbank in via diretta

Il rapporto di cambio dell’offerta verrà determinato da BaFin – ovvero l’autorità federale di vigilanza finanziaria tedesca – sulla base del prezzo medio ponderato per i volumi (Vwap) degli ultimi tre mesi delle azioni Commerzbank e UniCredit. Il gruppo bancario italiano, in una nota, ha spiegato di aspettarsi che «il rapporto sia pari a 0,485 azioni UniCredit per ciascuna azione Commerzbank, che corrisponde ad un prezzo di 30,8 per azione Commerzbank, ovvero un premio del 4 per cento rispetto al prezzo di chiusura del 13 marzo 2026». UniCredit detiene attualmente circa il 26 per cento del capitale di Commerzbank in via diretta e un’ulteriore posizione di circa il 4 per cento tramite total return swap. La banca italiana ha specificato che non ha alcuna «aspettativa di acquisire il controllo» dell’istituto tedesco e che «l’offerta non preclude l’avvio di un confronto costruttivo e la partecipazione detenuta continua a rappresentare una significativa creazione di valore».

“Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026: i premi

Una statuetta dopo l’altra. Il film diretto da Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra, è il grande (e annunciato) trionfatore della notte degli Oscar andata in scena al Dolby Theatre di Los Angeles e presentata, per il secondo anno consecutivo, dal comico e conduttore Conan O’Brien. Dopo aver vinto quasi tutti i principali premi della stagione, il film ha conquistato anche la statuetta per il Miglior film, mentre Anderson quella della Miglior regia. In tutto, Una battaglia dopo l’altra si è portato a casa sei Oscar compresi quelli per la migliore sceneggiatura non originale, firmata dallo stesso Anderson, per miglior montaggio (Andy Jurgensen) e per il miglior casting (Cassandra Kulukundis).

“Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026: i premi
Paul Thomas Anderson (Ansa).

Premiato anche Sean Penn per la miglior interpretazione maschile non protagonista (la star non era presente perché nuovamente in Ucraina). mentre l’Oscar per il Miglior attore protagonista è andato a Michael B. Jordan, per la sua interpretazione ne I peccatori, diretto da Ryan Coogler. La pellicola ha ottenuto anche importanti riconoscimenti ‘tecnici’ e ‘creativi’ come l’Oscar per la Miglior la sceneggiatura originale sempre a Ryan Coogler, la Migliore fotografia ad Autumn Durald Arkapaw (prima donna e prima donna di colore a vincere in questa categoria), e per la migliore colonna sonora, firmata dal compositore Ludwig Göransson.

“Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026: i premi
Michael B Jordan miglior attore protagonista per Sinners (Ansa).

A mani vuote Timothee Chalamet, candidato per Marty Supreme. Il premio per la Miglior attrice è invece stato assegnato a Jessie Buckley per Hamnet – Nel nome del figlio.

“Una battaglia dopo l’altra” trionfa agli Oscar 2026: i premi
Jessie Buckley migliore attrice protagonista (Ansa).

Miglior film straniero Sentimental Value

La statuetta per Miglior attrice non protagonista è andata invece a Amy Madigan per Weapons. Il premio per il Miglior film internazionale è stato assegnato a Sentimental Value del regista norvegese Joachim Trier. Presentando le candidature, Javier Bardem ha esordito con: «No to War and Free Palestine».

Nella categoria animazione ha trionfato Kpop Demon Hunters, che ha portato a casa anche l‘Oscar per la migliore canzone originale, Golden di KPop Demon Hunters. Riconoscimenti anche per Frankenstein, che ha dominato in alcune categorie tecniche: migliore scenografia per Tamara Deverell e Shane Vieau, migliori costumi per Kate Hawley e miglior trucco e acconciature per Mike Hill, Jordan Samuel e Cliona Furey.

Dall’estero: Premio Nebula 2025, i finalisti

Premio Nebula 2025, i finalisti

I vincitori saranno annunciati all'inizio di giugno. Tra i finalisti per il miglior romanzo Nnedi Okorafor, Emily Tesh e R.F. Kuang

La SFWA, l'associazione degli scrittori di fantascienza e fantasy, ha annunciato ieri i finalisti al Premio Nebula 2025. Come da traduzione, l'“anno” del premio fa riferimento all'uscita delle opere premiate, non all'assegnazione del premio stesso, ecco perché "2025" e non "2026". I vincitori saranno annunciati durante la Nebula Award Conference all'inizio del prossimo giugno, a chicago. All'annuncio è nata una piccola polemica relativa al fatto che la categoria "Fumetto" elenca solo gli autori dei testi e non i disegnatori; il Premio Nebula è infatti un... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Dall'estero - 16 marzo 2026 - articolo di S*

Cinema: Tre Oscar a Frankenstein, quattro a Sinners

Tre Oscar a Frankenstein, quattro a Sinners

Bene i fim fantastici, che portano a casa undici statuette. C'è anche un Oscar – il solito “effetti speciali visivi” – per Avatar Fuoco e cenere.

Niente male questa tornata di Academy Award per il mondo del fantastico. In particolare per il genere horror che viene premiato con quattro Oscar per Sinners (I peccatori), uno per Weapons e tre per Frankenstein, anche se questi ultimi possiamo contarli anche nel paniere della fantascienza. Che si aggiudica anche il solito premio agli effetti visivi con Avatar Fuoco e cenere. Due oscar anche al film animato KPop Demon Hunters, miglior animazione e canzone originale. Non c'è stato un film che abbia dominato nettamente; il film che ha vinto di più è stato, con sei... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 16 marzo 2026 - articolo di S*

Televisione: Firefly, ecco l’annuncio di Nathan Fillion

Firefly, ecco l'annuncio di Nathan Fillion

Non arriva una nuova serie live action, ma diciamo che la novità annunciata è comunque succosa. Ma non è ancora sicura.

Abbiamo lasciato l'equipaggio di Firefly piuttosto malconcio alla fine del film Serenity, nel 2005. Da allora, il cast si è disperso, qualcuno ha avuto una brillante e popolare carriera come Nathan Fillion o Morena Baccarin, altri parti comunque interessanti, altri meno. Ma i fan hanno continuato a guardare le repliche, a comprare i dvd, a mantenere quella piccola serie un cult. E a quella tutto sommato breve esperienza sono rimasti legatissimi anche gli attori. Plausibilmente se chiedete a Fillion di quale produzione vada più fiero dimenticherà all'istante le... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 16 marzo 2026 - articolo di S*

Cinema: L’ultimo trailer di Disclosure Day svela (poco) i nuovi alieni di Spielberg

L'ultimo trailer di Disclosure Day svela (poco) i nuovi alieni di Spielberg

Strani linguaggi, cerchi nel grano, controllo della mente e riferimenti a Roswell vanno a costruire il nuovo UFO movie del regista

Disclosure Day inizia a svelare i suoi segreti nel primo trailer lungo divulgato da Universal Pictures insieme a un nuovo poster. Accompagnata dalla tag line meritiamo di sapere, la locandina del più recente progetto di Steven Spielberg conferma la data di arrivo nei cinema italiani – il prossimo 11 giugno – ma tanto quanto il trailer gioca con il pubblico, lasciando appena intravedere le forme che questa nuova storia di alieni assume tra le mani del regista, tornato alla fantascienza dopo il successo di suoi cult movie come E.T. l'extra-terrestre e Incontri ravvicinati... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 16 marzo 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Pechino condanna l’attacco all’Iran ma conferma la visita di Trump

Gli attacchi contro l’Iran e la guerra in Medio Oriente non fermano il dialogo tra Pechino e Washington. Nonostante gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro Teheran abbiano tra le “vittime collaterali” diversi interessi cinesi nella Repubblica Islamica e in tutta la regione, la condanna retorica di Pechino non compromette i preparativi per la visita di Donald Trump. Un segnale evidente di quanto entrambe le potenze considerino questa visita un passaggio strategico e ineludibile, nonostante «l’interferenza bellica» che ha aggiunto diversi nodi e una dose di imprevedibilità al viaggio del presidente Usa, previsto tra il 31 marzo e il 2 aprile.

Pechino condanna l’attacco all’Iran ma conferma la visita di Trump
Xi Jinping (Ansa).

Pechino vuole contenere lo scontro con Washington

La posizione cinese è emersa con chiarezza durante le cosiddette “due sessioni“, le riunioni annuali dell’Assemblea Nazionale del Popolo (quanto di più simile a un parlamento ci sia in Cina) e della Conferenza Consultiva del Popolo. In quella sede il ministro degli Esteri Wang Yi ha delineato la linea diplomatica cinese: la rivalità con gli Stati Uniti resta strutturale, ma deve essere gestita attraverso il dialogo tra i leader e una forma di coesistenza competitiva. Wang ha ribadito che Cina e Stati Uniti non possono cambiare la natura dei rispettivi sistemi politici, ma possono cambiare il modo in cui interagiscono. È una formula che riassume la strategia di Pechino: contenere lo scontro e impedire che la rivalità si trasformi in confronto aperto. Tradotto: la Cina ha interessi rilevanti in Medio Oriente, soprattutto sul piano energetico, ma non intende trasformare la guerra nella regione in un terreno di scontro diretto con Washington. La priorità resta la stabilità economica e la gestione della competizione con gli Stati Uniti. Non sorprende quindi che, mentre la crisi iraniana domina l’agenda internazionale, Pechino continui a lavorare per assicurare la tenuta politica della visita di Trump.

Pechino condanna l’attacco all’Iran ma conferma la visita di Trump
Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi (Ansa).

Dai dazi alle catene di approvvigionamento: le questioni ancora aperte

In questo quadro si inseriscono anche i nuovi colloqui commerciali di questi giorni a Parigi, mirati a fissare i dossier concreti da affrontare nel vertice di Pechino fra Trump e Xi. Dopo la tregua di un anno siglata lo scorso fine ottobre a Busan, restano da affrontare alcune delle questioni più controverse del rapporto economico bilaterale. Si va dai dazi, depotenziati dopo la recente sentenza della Corte Suprema degli Usa, alle catene di approvvigionamento. C’è chi immagina una possibile ripresa degli investimenti reciproci, bloccati negli ultimi anni dall’escalation della guerra commerciale. Pechino insiste soprattutto sulla necessità di protezioni più chiare per gli investimenti cinesi negli Stati Uniti e sulla trasparenza delle tariffe che colpiscono componenti e input della produzione globale. Washington, invece, continua a spingere per una formula di “commercio gestito“, cioè un sistema in cui i governi negoziano direttamente volumi di acquisto, prezzi e accesso al mercato.

Pechino condanna l’attacco all’Iran ma conferma la visita di Trump
Donald Trump e Xi Jinping in Corea del Sud, il 30 ottobre 2025 (Ansa).

La vera partita si gioca su microchip, tecnologie industriali e materiali strategici

La dimensione economica resta infatti il cuore della visita. La tregua commerciale rappresenta un equilibrio fragile, nato dopo mesi di escalation tariffaria che avevano portato le aliquote su molti prodotti cinesi a livelli simili a un embargo de facto. Per Pechino la priorità non è tanto la riduzione immediata dei dazi, quanto l’allentamento dei controlli tecnologici e delle limitazioni alle catene di approvvigionamento avanzate. È su questo terreno – microchip, tecnologie industriali e materiali strategici – che si gioca la vera partita. D’altra parte, anche l’amministrazione Trump ha bisogno di risultati tangibili. Il presidente americano vuole arrivare alla visita con qualche annuncio concreto da presentare agli elettori e al mondo economico statunitense. Tra le ipotesi che circolano c’è un maxi accordo nel settore aeronautico che potrebbe portare la Cina ad acquistare centinaia di aerei da Boeing, oltre a nuovi impegni di Pechino sull’acquisto di prodotti agricoli americani come la soia. Per Trump si tratterebbe di un risultato politico importante, soprattutto in vista delle elezioni di medio termine.

Pechino condanna l’attacco all’Iran ma conferma la visita di Trump
Microchip (foto Ansa).

Al tempo stesso, le aspettative sui risultati concreti del vertice restano relativamente basse. Diversi analisti ritengono che la visita avrà soprattutto un valore simbolico. «I due leader probabilmente confermeranno la tregua sulla guerra commerciale, lavoreranno per definire l’agenda per l’anno in corso, Washington parla di un totale di quattro summit, miglioreranno il clima generale e forniranno indicazioni ai loro governi per la gestione delle relazioni», sostiene Ryan Hass di Brookings Institution. Non manca però una dimensione politico-strategica. «La visita potrebbe includere impegni commerciali e di investimento. Pechino vorrà sfruttare la visita per sensibilizzare Trump su specifiche preoccupazioni relative a questioni delicate. Trump apprezzerà l’immagine del rispetto che Xi gli riserva sulla scena mondiale», dice Hass.

Il nodo di Taiwan

Tra le questioni delicate non può mancare Taiwan, che rappresenta il principale punto di frizione strategica tra Washington e Pechino. La leadership cinese chiede da tempo agli Stati Uniti di chiarire la propria posizione sullo status dell’isola e di limitare le vendite di armi a Taipei. Alcuni analisti ritengono che Pechino potrebbe utilizzare il vertice per ottenere almeno un segnale politico in questa direzione. Dall’altra parte, Trump potrebbe sfruttare proprio il dossier taiwanese come leva negoziale, mantenendo una certa ambiguità strategica. Nelle scorse settimane, Trump ha peraltro congelato il via libera alla vendita di un maxi pacchetto di armi da 20 miliardi di dollari, dicendo che sarà oggetto di discussione con Xi. Un inedito, visto che la Casa Bianca ha sempre evitato di rendere il supporto difensivo a Taiwan un argomento di dibattito con Pechino, che al di là della riuscita del pressing sul prossimo pacchetto di armi potrebbe intravedere un’opportunità di portare anche il futuro di Taipei sul tavolo negoziale.

Pechino condanna l’attacco all’Iran ma conferma la visita di Trump
Il presidente taiwanese Lai Ching-te (Ansa).

Gli Usa vogliono che la Cina riduca gli acquisti di petrolio da Mosca

Un altro elemento che potrebbe influenzare il vertice riguarda il controllo delle materie prime strategiche. Gli Stati Uniti dipendono fortemente dalla Cina per molte terre rare fondamentali per l’industria aerospaziale, la difesa e i semiconduttori. La possibilità che Pechino utilizzi questo vantaggio come strumento negoziale è uno dei temi più sensibili nelle discussioni preparatorie alla visita. Allo stesso tempo Washington vorrebbe convincere la Cina a ridurre gli acquisti di petrolio dalla Russia e ad aumentare quelli dagli Stati Uniti, inserendo anche la dimensione energetica nel grande scambio geopolitico tra le due potenze.

Pechino condanna l’attacco all’Iran ma conferma la visita di Trump
Il presidente russo Vladimir Putin e Xi Jinping (foto Ansa).

Gli ostacoli alla preparazione del vertice

Non bisogna però sottovalutare le difficoltà organizzative e politiche che accompagnano la preparazione del vertice. Secondo diversi media, i preparativi sarebbero stati rallentati sia dalla crisi iraniana sia dallo stile decisionale dello stesso Trump, che tende a concentrare nelle proprie mani le principali scelte negoziali. Questo approccio ha compresso settimane di lavoro diplomatico in pochi giorni, alimentando una certa preoccupazione tra i funzionari cinesi, tradizionalmente abituati a vertici preparati nei minimi dettagli.

L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity

Scordatevi la tregua del “siamo tutti belli”, le carezze social alla cellulite e quella rassicurante bugia collettiva chiamata body positivity. La narrazione dell’inclusività a tutti i costi, che per un paio di lustri ci ha venduto il rotolino di ciccia come medaglia al valore civile, è stata ufficialmente sfrattata. È finita in soffitta insieme a Fedez e al suo brano Il male necessario, quel tentativo acustico di fatturare sui cocci di un matrimonio finito. Insomma, non si vede più mezzo centimetro di grasso in giro: il mercato ha capito che l’invidia fattura molto più dell’accettazione e ha ripristinato la discriminazione estetica come unico dogma. Bentornati nell’era della selezione naturale, dove la magrezza non è un dono dello spirito, ma una disciplina ferrea aiutata dalla chimica dei nuovi farmaci dimagranti, quella “Ozempic Culture” che ha riportato in auge il culto della taglia zero proprio quando pensavamo di essercene liberati.

L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
Dakota Johnson (foto di Gordon von Steiner per Calvin Klein).

Dakota Johnson, la nepo-baby definitiva

Che poi, poco importa se le icone del momento esibiscono ancora forme esplosive: il loro ruolo è quello di fare da ariete per una restaurazione, un ritorno all’esclusività dove il corpo asciutto è l’unico lasciapassare ammesso. Dall’alto dei cartelloni di Calvin Klein, a ricordarci che il sexy è tornato a essere un feudo per pochi eletti, c’è Dakota Johnson. Per chi non mastica pane e rotocalchi, è la nepo-baby definitiva: figlia di Don Johnson, “il maschio alfa di Miami Vice”, e Melanie Griffith, nonché nipote di Tippi Hedren, che Hitchcock faceva beccare dagli uccelli per puro sadismo.

L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity

Cinquanta sfumature di grigio le ha polverizzato la credibilità intellettuale

Dakota ha passato l’ultimo decennio a farsi perdonare l’olio erotico della trilogia di Cinquanta sfumature di grigio. Tutti la ricordano legata alla testiera del letto di Christian Grey, un successo planetario che le ha dato i dollari ma le ha polverizzato la credibilità intellettuale. Per anni ha cercato la patente di attrice alta, impegnata in Material Love e chiudendosi in un taxi con Sean Penn nell’intellettualissimo Una notte a New York. Sperava che un monologo esistenziale valesse più di un reggiseno a balconcino. Illusione durata lo spazio di un ciak. Oggi ha gettato il copione: se n’è andata a Topanga Canyon, si è fatta inquadrare dal fotografo Gordon von Steiner e ha chiuso il cerchio, infilata in jeans e completini così sensuali da sfidare il bigottismo di ritorno.

Le forme di Sydney non sono un dettaglio, ma il cuore del business

Il terreno, del resto, era già stato arato dalla ruspa anatomica di Sydney Sweeney. La bionda di Euphoria ha capito prima di tutti che l’ansia generazionale si cura trasformando il Dna in una S.p.A. Anche lei infilata dentro jeans attillatissimi, a suggerire che le sue forme non sono un dettaglio di contorno, ma il cuore del business.

Dall’eugenetica da rotocalco alla sua linea di lingerie

Ricordate il “Genetic-gate” dell’estate 2025? Quella campagna American Eagle intitolata “Great Jeans” che giocava sporco con i “Good Genes”, i buoni geni ereditari. L’hanno accusata di eugenetica da rotocalco, scomodando persino la difesa d’ufficio di Donald Trump (e pure di Matteo Salvini, pensa te). Lei ha risposto aumentando i giri del motore con la sua linea di lingerie: la dote naturale è l’unico curriculum che non si può taroccare con un’autocertificazione etica.

Qui casca l’asino, o meglio, l’influencer

E qui, nel bel mezzo di questo realismo carnale, casca l’asino, o meglio, l’influencer. Chiara Ferragni, ancora stordita dal terremoto del “Pandoro gate”, ha provato la carta della resurrezione con Guess. Una ripartenza lampo che puzza di fretta e disperato bisogno di legittimazione commerciale: set fotografato dai Morelli Brothers appena una settimana dopo il proscioglimento legale.

L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
Chiara Ferragni per Guess.

Ma il confronto è impietoso. Laddove Dakota e Sydney trasudano una sensualità animale, l’ex regina del web appare rigida, museale, terrorizzata di sgualcire il contratto (as usual). Non basta infilarsi un denim blu scuro per diventare un’icona del desiderio se non hai il fuoco della spudoratezza.

La sessualizzazione non si limita alle quote rosa

La lezione l’aveva già data l’anti-divo Jeremy Allen White, quello di The Bear, con le sue campagne ipnotiche per lo stesso Calvin Klein: la sessualizzazione non si limita alle quote rosa ed è l’unica moneta che non conosce inflazione, a patto di saperla interpretare. Se ti limiti a posare come un manichino sperando che Photoshop faccia il miracolo, resti a guardare le altre. Pensati desiderabile, Chiara.

L’eclissi della carne (morbida): con Dakota e Sydney ciaone alla body positivity
Dakota Johnson (foto di Gordon von Steiner per Calvin Klein).

Il meglio: Fantascienza.com, il meglio della settimana del cambio di rotta

Fantascienza.com, il meglio della settimana del cambio di rotta

Rod Roddenberry e il futuro di Star Trek, Seth MacFarlane e il ritorno di The Orville, il ritorno di Gilead, i finalisti dei premi Odissea e Urania, il centenario della fantascienza e altre cose interessanti dalla settimana di Fantascienza.com

Questa settimana, il 10 marzo, la fantascienza ha ufficialmente compiuto cento anni: si contano da quando, nel 1926 (nominalmente aprile, ma in realtà il 10 del mese prima) uscì il primo numero di Amazing Stories, la prima rivista dedicata esclusivamente alla scientifiction, poi diventata science fiction. Cent'anni di fantascienza Uno dei motori della popolarità della fantascienza in circa due terzi di questi cento anni è stata una serie televisiva e i suoi seguiti, Star Trek. Della quale questa settimana si è conclusa la prima stagione dell'ultima... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 15 marzo 2026 - articolo di S*

L’autogol della scarsa formazione sull’IA: quello che le aziende non capiscono

C’è una frase che circola nelle riunioni aziendali con una frequenza sospetta: «Non abbiamo tempo per formare le persone sull’intelligenza artificiale». È una frase curiosa, perché nelle aziende il tempo sembra non mancare mai per riunioni, report e presentazioni in PowerPoint. Manca quasi sempre, invece, per imparare qualcosa. Il paradosso è che l’IA, se usata davvero, il tempo non lo consuma, lo restituisce.

Non è un tool magico né un totem organizzativo costoso

Quando l’intelligenza artificiale viene introdotta come l’ennesimo tool magico calato dall’alto, il copione è quasi sempre lo stesso. Pochi smanettoni la usano davvero, mentre la maggioranza resta spettatrice. In questo modo finisce per trasformarsi in una specie di totem organizzativo costoso, poco compreso e utilizzato molto al di sotto delle sue possibilità reali. Il problema non è tecnologico, ma organizzativo.

L’autogol della scarsa formazione sull’IA: quello che le aziende non capiscono
IA (foto Unsplash).

La questione non è “se”, ma “quanto velocemente” accadrà

Secondo un rapporto di Indeed realizzato con YouGov su oltre 6.800 persone in cerca di lavoro e 2.400 datori di lavoro in 12 mercati, metà delle aziende britanniche si aspetta che IA e automazione diventino il principale motore di cambiamento delle competenze nei prossimi tre-cinque anni. Il 52 per cento prevede almeno uno spostamento «modesto ma significativo» nelle capability richieste ai dipendenti. In altre parole, la questione non è più se l’IA entrerà nei ruoli, ma quanto velocemente accadrà. Eppure un datore di lavoro su due continua a gestire lo sviluppo delle competenze con modelli pensati per il mondo precedente all’intelligenza artificiale generativa.

Il problema lamentato è la mancanza di tempo, prima ancora che di budget

Qui emerge il paradosso più rivelatore. Una persona in cerca di lavoro su tre indica la mancanza di tempo come principale barriera all’acquisizione di nuove competenze. Dal lato delle aziende la fotografia è simile: il 40 per cento dei datori di lavoro dichiara che il primo ostacolo all’aggiornamento delle competenze è proprio il tempo, ancora prima del budget. In altre parole, tutti riconoscono che la transizione è inevitabile, ma quasi nessuno dice di avere spazio in agenda per affrontarla.

L’autogol della scarsa formazione sull’IA: quello che le aziende non capiscono
Quante aziende formano i propri dipendenti sull’IA? (foto Unsplash).

Si potrebbe risparmiare almeno un’ora di lavoro al giorno

Si tratta di un alibi che regge sempre meno di fronte ai dati. Nel Regno Unito, per esempio, un’azienda su sei già utilizza l’IA quotidianamente per problemi di business reali. Tra chi la usa con continuità, il 77 per cento dichiara di risparmiare almeno un’ora al giorno, spesso di più nei ruoli ad alta intensità di scrittura, ricerca e analisi. Un’indagine globale di Adecco su 35 mila lavoratori in 27 economie conferma la stessa dinamica: in media l’IA restituisce circa un’ora al giorno. In azienda, un’ora recuperata ogni giorno equivale quasi a una piccola rivoluzione silenziosa.

Le grandi aziende corrono, le Piccole e medie imprese restano indietro

Il quadro italiano è più complicato di quanto sembri. I dati Istat mostrano un’accelerazione reale: l’adozione dell’IA nelle aziende con almeno 10 dipendenti è passata dall’8,2 per cento del 2024 al 16,4 per cento nel 2025. Tuttavia, nonostante questo balzo, nel confronto europeo l’Italia resta 18esima su 27, distante da Germania, Spagna e Francia. Il divario più evidente è però interno, visto che l’utilizzo cresce rapidamente con la dimensione aziendale, dal 14 per cento delle imprese tra 10 e 49 dipendenti fino al 53 per cento di quelle con oltre 250. Le grandi aziende insomma corrono, mentre le Piccole e medie imprese restano indietro.

Differenti percezioni tra top management e dipendenti

Anche sul fronte della percezione emergono disallineamenti significativi. I dati EY mostrano che l’utilizzo dell’IA sul lavoro in Italia è passato dal 12 per cento nel 2024 al 46 per cento nel 2025 e che il 52 per cento del top management dichiara di aver già osservato benefici concreti. Tuttavia quasi la metà dei dirigenti ritiene che i dipendenti abbiano ricevuto una formazione adeguata, mentre solo il 20 per cento dei lavoratori è d’accordo. È un divario che spiega perché molte iniziative aziendali sull’intelligenza artificiale restino sulla carta.

L’autogol della scarsa formazione sull’IA: quello che le aziende non capiscono
Sull’IA c’è un gap di percezione tra management e dipendenti nelle aziende (foto Unsplash).

Il risultato è un vuoto che finisce per bloccare il cambiamento

A complicare il quadro c’è anche un disallineamento sulle responsabilità. Per il 56 per cento dei lavoratori imparare a usare l’intelligenza artificiale è prima di tutto un compito individuale, mentre per la stessa quota di datori di lavoro dovrebbero essere i leader senior a guidare sviluppo e formazione. Il risultato è un vuoto che finisce per bloccare il cambiamento, con le aziende che investono in strumenti e licenze, ma spesso delegano l’adozione alla buona volontà dei singoli.

L’aggiornamento delle competenze si trasforma in vantaggio operativo

Nel frattempo, le imprese che si danno da fare seriamente con la formazione sull’IA iniziano a staccare le altre perché, come osserva McKinsey, quando l’aggiornamento delle competenze diventa parte del lavoro quotidiano si trasforma in un vero vantaggio operativo. A questo punto quindi la domanda per le imprese cambia forma. Non più «possiamo permetterci di dedicare ore alla formazione sull’IA?», ma piuttosto «quanto ci costa non farlo?». Perché, a quanto pare, chi ha il coraggio di trovare un buco in agenda oggi per formare davvero i propri dipendenti sull’intelligenza artificiale è lo stesso che domani si ritroverà con giornate meno sature, processi più snelli e organizzazioni capaci di far lavorare la nuova tecnologia invece di subirla.

La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop

Si scrive Alessandra Mussolini e si legge l’ultima stazione di una via crucis laica e coloratissima, che approda dove il destino citofonava da un pezzo, tra i vapori di un bidet e una rissa con Antonella Elia. La metamorfosi della Duciona nazionale giunge al termine nel reclusorio di Ilary Blasi, dove il cognome più pesante del Ventennio si sfarina definitivamente nel tritatutto del Grande Fratello Vip.

Il riflesso hollywoodiano di zia Sophia Loren

Del resto, prima ancora di infilarsi nelle schede del Movimento sociale italiano (nell’anno in cui un’adolescente Giorgia Meloni si iscriveva allo stesso partito) o del ripescaggio berlusconiano nei ranghi di Forza Italia, la Nostra era già una sciantosa capace di mescolare il ricordo del nonno a testa in giù con il riflesso hollywoodiano di zia Sophia Loren.

La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop
La Duciona al Gf Vip: così Mussolini completa la metamorfosi in icona pop

E ora che i palazzi del potere puzzano di muffa e naftalina, si sposta dove il sangue e le corna si vendono meglio, pronta a farsi vivisezionare per dimostrare che, dietro la genealogia illustre, batte il cuore di una professionista del telecomando.

Per Bossi era «l’onorevole con le tette di fuori»

La nipotina d’oro ha sempre vissuto la vita come una tournée: da quel disco pop inciso in Giappone nell’82 con i testi di Malgioglio alla copertina di Playboy. Un’esposizione di ordine bio-parentale che il ruspante Umberto Bossi accolse in parlamento, anni dopo, bollandola come «l’onorevole con le tette di fuori». Ma lei non si è mai scomposta, capendo che un certo plebeismo teatrale e il coraggio oltraggioso le sarebbero serviti per scalare i record d’ascolto, persino a Porta a Porta.

Le scuse per quel «meglio fascista che froc*o»

La vera vocazione, però, è maturata nel varietà degli ultimi anni, quando ha smesso di fare la Mussolini per fare la performer: a Ballando con le stelle, nel 2020, si è lanciata in acrobazie, è svenuta in diretta e, soprattutto, ha chiesto scusa per quel «meglio fascista che froc*o» rinfacciatole dai giudici come un peccato originale.

Dal Gay Pride ai duri della Lega di Salvini e Vannacci

Da lì, il vaso di Pandora si è scoperchiato: l’abbiamo vista imitare la zia a Tale e Quale, nascondersi sotto la maschera della Pecorella a Il Cantante Mascherato e infine offrirsi come testimonial del Gay Pride in tutina blu e ali arcobaleno nei giardini di Palazzo Brancaccio. Una “farfallona” irrequieta che tre anni fa sventolava la bandiera Lgbtq+ per poi atterrare sul prato dei duri, della Lega di Matteo Salvini e di Roberto Vannacci (prima della rottura del generalissimo).

Nel tritacarne dello scandalo delle baby squillo ai Parioli

Ora, su Canale 5, la candidata perpetua si prepara a sventrare il privato: i racconti sui tradimenti di Mauro Floriani (finito tra il 2013 e il 2014 nel tritacarne dello scandalo delle baby squillo ai Parioli) e le corna restituite da nonna Rachele a nonnino Benito (raccontate pure in un libro uscito nel 2025) sono già materiale per la prima serata. Mentre oltreoceano Variety (la bibbia dell’entertainment statunitense) osserva il fenomeno con un titolo che non concede interpretazioni – “Benito Mussolini’s Granddaughter to Compete on Celebrity Big Brother in Italy” – cercando coordinate ideologiche tra i suoi avi (per loro, la Nostra è ancora e soltanto la nipote del Duce), lei ha già compiuto il miracolo: trasformare Palazzo Venezia in un acquario di plastica dove l’identità si lava via con un colpo di spugna a favore di camera. La vera dittatura a cui sottomettersi, dopotutto, è quella dello share, e Alessandra sa bene che per non restare al buio bisogna stare dove la luce a occhio di bue colpisce più forte, incurante del cortocircuito che porta dai saluti romani a quelli arcobaleno.