Parco del Cilernto: Giungano e Manganelli

di Raffaella D’Andrea

Continuando il nostro viaggio nel Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni facciamo tappa a Giungano, piccolo paese adagiato sulle colline che guardano verso Paestum e il mare, definito da molti una vera sentinella di pietra del Cilento. Un paese che negli ultimi anni ha saputo valorizzare il proprio patrimonio storico, paesaggistico ed enogastronomico, diventando una meta sempre più apprezzata da visitatori italiani e stranieri,garantendo tranquillità e genuinità. Al centro di questo racconto c’è la storia di Pietro Manganelli, titolare del ristorante La Panoramica, che insieme alla moglie Rossella ha trasformato un antico casolare di famiglia in un luogo simbolo dell’ospitalità cilentana. Pietro, oggi cinquantatreenne, è nato a Giungano e qui è cresciuto. Pur avendo conseguito il diploma da geometra, non ha mai esercitato la professione. La sua vita ha preso una strada diversa, seguendo il percorso iniziato dal padre. Nel 2002, insieme alla moglie conosciuta durante un corso alberghiero, ha rilevato la gestione del locale dedicandosi completamente all’attività. La storia del ristorante nasce molto prima della sua gestione. Il casolare che oggi ospita La Panoramica appartiene alla famiglia da oltre un secolo. Una casa contadina che era già un punto di riferimento per il territorio quando ancora non esisteva alcuna attività commerciale. «La gente si fermava da mio nonno per bere un bicchiere di vino, fare due chiacchiere o condividere qualcosa da mangiare. Era un luogo aperto a tutti». Negli anni Settanta fu suo padre a intuire che quella naturale vocazione all’ospitalità poteva trasformarsi in un’attività. Dopo aver vissuto e lavorato a Battipaglia, dove aveva gestito anche un negozio di alimentari, decise di tornare alle origini e investire nel paese di famiglia. Da allora il locale è cresciuto poco alla volta, seguendo l’evoluzione del territorio. Nel 2002 Pietro e la moglie Rossella Di Filippo hanno raccolto il testimone, scegliendo di dedicarsi completamente all’attività. La loro è una storia che unisce famiglia, lavoro e passione. I due si sono conosciuti frequentando un corso alberghiero e da quel momento hanno costruito insieme un progetto che ancora oggi continua a crescere. «Abbiamo cercato di mantenere l’identità che ci hanno lasciato i nostri genitori, ma allo stesso tempo di migliorarla e adeguarla ai tempi». Oggi il ristorante può accogliere fino a duecento ospiti tra sale interne e spazi esterni, ma conserva ancora quell’atmosfera familiare che lo ha sempre contraddistinto. Una famiglia che guarda al futuro attraverso le nuove generazioni. Le figlie di Pietro e Rossella hanno scelto percorsi di studio diversi dalla ristorazione. La maggiore sta completando il percorso universitario in Ingegneria Biomedica, mentre Francesca ha appena concluso gli studi superiori. Eppure il legame con l’attività di famiglia resta forte. «Quando c’è bisogno ci sono sempre. Durante la Festa della Pizza Cilentana affidiamo loro anche compiti di responsabilità. Hanno studi diversi dai nostri, ma non si può sapere cosa riserva il futuro. Magari riusciranno a portare avanti entrambe le cose». Parlando con Pietro emerge subito una convinzione: la cucina contadina non è una moda da riscoprire, ma una cultura che lui e la sua famiglia hanno sempre vissuto. «Oggi tutti parlano di chilometro zero e stagionalità. Per noi era semplicemente la normalità. Si mangiava quello che la terra produceva in quel momento perché non c’era altro». Un concetto che ancora oggi guida la proposta gastronomica del ristorante. Gli ortaggi arrivano in parte dagli orti di famiglia e in parte da produttori locali. Le verdure seguono il ritmo delle stagioni: bietole, cicorie, fave, asparagi, carciofi, zucchine, melanzane e pomodori. La cucina racconta la memoria delle famiglie cilentane attraverso piatti che spesso non si trovano più altrove. Accanto ai fusilli fatti a mano, preparati ancora da una signora del paese, trovano spazio ricette che parlano di una quotidianità ormai quasi scomparsa. Come le taccole alla pizzaiola con cui si condisce la pasta, un piatto semplice nato dall’esigenza di utilizzare ciò che offriva l’orto. Oppure le patate tagliate a mano e fritte nelle tradizionali sartanie,una pentola alta di ferro preparate come si faceva una volta nelle case contadine. «Le patatine surgelate oggi si trovano dappertutto. Quelle tagliate a mano hanno un altro sapore, raccontano una storia diversa». Non mancano piatti della tradizione più autentica come la trippa, la braciola di cotica, l’agnello, il capretto e numerose preparazioni che vengono realizzate soprattutto su prenotazione, per chi cerca sapori ormai difficili da trovare. La stessa filosofia ha guidato Pietro nel recupero della pizza cilentana. Dopo essersi formato professionalmente nel settore della panificazione e della pizza, ha deciso di valorizzare una preparazione che nelle famiglie del territorio veniva realizzata utilizzando lo stesso impasto del pane. Una tradizione che ha contribuito alla nascita della Festa della Pizza Cilentana, evento che da oltre vent’anni rappresenta uno dei principali momenti di promozione del borgo. «Quando abbiamo iniziato nessuno immaginava quello che sarebbe diventata. Volevamo semplicemente creare qualcosa che aiutasse a far conoscere Giungano». E invece, anno dopo anno, la manifestazione ha attirato migliaia di visitatori, contribuendo alla rinascita del centro storico e alla nascita di nuove strutture ricettive. Molte persone hanno scoperto il paese grazie alla festa e alcuni hanno persino scelto di acquistare una casa o trascorrervi parte dell’anno. Oggi Giungano è un esempio di ospitalità diffusa e di turismo sostenibile. Un borgo che continua ad attrarre visitatori italiani e stranieri alla ricerca di autenticità, paesaggi e buona cucina. La clientela della Panoramica arriva da tutto il Cilento, dalla Piana del Sele, da Salerno e da molte altre province. Ci sono famiglie che frequentano il locale da generazioni e turisti che ritornano ogni estate. Anche i prezzi sembrano voler mantenere lo stesso spirito di accoglienza che caratterizzava la casa dei nonni di Pietro. Un piatto di fusilli al pomodoro costa circa otto euro. «Cerchiamo di offrire qualità senza perdere il senso dell’ospitalità», conclude Pietro. Ed è forse proprio questa la chiave del successo di una storia che dura da oltre mezzo secolo: restare fedeli alle proprie radici continuando a guardare avanti. Proprio come fa Giungano, borgo di pietra che custodisce il passato senza rinunciare al futuro.

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Carceri: garante detenuti Campania, incrementare Comunita’ Alloggio per detenute con figli

Nella giornata di oggi il Garante campano delle persone private della liberta’ personale, Samuele Ciambriello, ha fatto visita con alcuni suoi collaboratori all’istituto a custodia attenuata per detenute madre di Lauro. Dodici donne detenute, sei italiane e sei straniere. Tra loro una futura mamma, ormai al nono mese di gravidanza, che nei prossimi giorni dara’ alla luce il suo bambino all’ospedale di Avellino. All’interno dell’Istituto ci sono 12 bambini, molti dei quali hanno una eta’ al di sotto dei tre anni di cui uno appena tre mesi. Solamente una delle detenute e’ impegnata in un’attivita’ lavorativa ai sensi dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario e si occupa della cura dell’orto dell’istituto. Da settembre alcuni bambini frequenteranno un asilo privato, con i costi sostenuti dal Comune, mentre i bambini che avranno compiuto tre anni saranno inseriti nella scuola dell’infanzia comunale. Sul fronte sanitario, una volta al mese e’ presente il ginecologo, mentre due pediatri seguono mamma e bambini, con visite effettuate all’esterno dell’istituto. Molti dei bambini arrivano qui senza essere vaccinati. L’organico della Polizia penitenziaria conta complessivamente 26 agenti, ma soltanto 9 sono donne, una carenza che continua a pesare in una struttura cosi’ delicata.Al termine della visita, il Garante Campano Samuele Ciambriello ha rivolto un appello alle istituzioni: “Chiedo alle autorita’ competenti di non distinguere mai tra una madre detenuta e suo figlio. Il superiore interesse del minore deve essere sempre tutelato”. Il Garante ha richiamato l’attenzione sulla condizione dei bambini che vivono negli istituti con le proprie madri: “Sono bambini innocenti che, pur non avendo commesso alcun reato, rischiano di crescere in una condizione di isolamento, con possibili ripercussioni sullo sviluppo cognitivo, relazionale e, piu’ in generale, sul loro equilibrio bio-psico-sociale e come ho visto oggi sul loro linguaggio anche non verbale Per questo e’ necessario investire sempre di piu’ in percorsi alternativi al carcere per le detenute madri”. Il Garante ha poi rilanciato la necessita’ di rafforzare le alternative alla detenzione: “Chiedo al Ministro Carlo Nordio di finanziare, come avvenuto lo scorso anno, le Comunita’ Alloggio per le detenute madri con figli. Mi auguro inoltre che la Magistratura di Sorveglianza possa favorire un maggiore ricorso alle misure alternative al carcere”.Infine, un riferimento all’esperienza avviata in Campania per accogliere detenute madri e le detenute senza fissa dimora: “E’ un progetto importante, per il quale sono grato alla Regione Campania e a Cassa Ammende per averlo rifinanziato da settembre. Resta pero’ una criticita’ evidente: sono ancora poche le donne poliziotte e non che lavorano presso l’istituto. E’ una proporzione che va modificata e bisogna investire sull’incremento del personale femminile. Alcune detenute nel salutarci ci hanno dichiarato che si sentono mamme a meta’”. Il Garante ha regalato oggi all’istituto una piscina per i bambini e per le mamme il materiale estetico per la cura e il benessere personale. Sul piano nazionale ad oggi negli Icam ci sono 29 madri detenute (alcune incinte) e 32 bambini.

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Eboli, si insedia il commissario Gaetano Tufariello

Si apre ufficialmente una nuova fase istituzionale per il Comune di Eboli. Con la nomina del commissario prefettizio Gaetano Tufariello si chiude l’esperienza amministrativa guidata dall’ex sindaco Mario Conte, dando il via alla gestione commissariale dell’ente.

Nella giornata di domani, 22 luglio, Tufariello, attuale viceprefetto vicario di Reggio Calabria, farà il suo ingresso a Palazzo di Città per assumere formalmente la guida del Comune.

Al commissario spetterà il compito di garantire la continuità dell’azione amministrativa, assicurando la gestione degli affari ordinari e straordinari durante il periodo di transizione che accompagnerà Eboli fino alle prossime elezioni comunali.

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Nocera. Donna morta, il marito resta in carcere

Nocera Inferiore. Anche per il Riesame è responsabile della morte della moglie Luciana Capozzoli e per questo motivo il Tribunale della Libertà di Salerno ha respinto la richiesta dell’avvocato Sabato Romano per la scarcerazione del 69enne nocerino Gerardo Iapicco che resta dietro le sbarre del carcere di Fuorni come deciso dal gip su istanza del pm Marco Fiorillo della procura di Nocera Inferiore. Nonostante si professi innocente e di non centrare nulla con quel decesso avvenuto ila notte tra il 25 e 26 giugno scorsi nella casa che condividevano presso il rione Liporta a Nocera Inferiore. Per la morte della moglie di Iapicco la procura  sostiene che sia stata  opera del marito che l’avrebbe strangolata con un laccio. Nell’interrogatorio durante l’udienza di convalida del fermo si era difeso davanti al gip Noschese del Tribunale di Nocera Inferiore respingendo le accuse dicendo di non avere nulla a che fare con la morte della donna. Gli elementi recuperati dagli investigatori e dagli inquirenti avevano spostato l’asse sull’ipotesi dell’omicidio allontanando la pista del suicidio. Si è immaginato, alla base delle indagini dei carabinieri del Reparto territoriale, che la donna sia stata strangolata con un laccio che aveva attorno al collo. Il medico legale Francesca Consalvo su incarico della procura di Nocera Inferiore aveva eseguito l’autopsia sul cadavere di Luciana Capozzoli, confermando la morte violenta confermando lo strangolamento. E a causarlo, secondo gli inquirenti, sarebbe stato il marito il quale continua a dirsi estraneo e per questo motivo ieri c’è  stata udienza al Riesame con decreto emesso in prima serata dai giudici del collegio del tribunale della Libertà confermando di fatto la decisione del gip che, pur non convalidando il fermo, aveva disposto la carcerazione a carico di Iapicco. Prossimo passaggio, dopo le motivazioni, sarà un eventuale ricordo in Cassazione. Per ora Iapicco rest in cella con l’accusa di omicidio volontario.

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Lo scudo penale e il cinismo di Piantedosi per giustificare l’impunità dei poliziotti

Durante un afoso lunedì sera, al Tg1 delle 20, la giornalista parlamentare Maria D’Elia ha intervistato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. Gli ha fatto una domanda sullo scudo penale, applicato per la prima volta ai due poliziotti che, a Bologna, sono stati protagonisti del fermo di un cittadino marocchino in stato di alterazione psicofisica e che è morto mentre cercavano di ammanettarlo. Questa, letterale, è stata la risposta del ministro: «Non è uno scudo penale, è una giusta collocazione di un caso all’interno di un’iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge recente approvata dal governo Meloni, di persone che sembrano aver partecipato a un fatto in presenza di una causa di giustificazione».

Non è un’assoluzione, ma qualcosa di addirittura più comodo

Tradotto per gli spettatori del Tg1 che stavano addentando lo spaghetto e che sono rimasti con la forchetta a mezz’aria. Abderrahim Fakir, 42 anni, marocchino, è morto a Bologna il 19 luglio dopo un intervento della polizia. Due agenti lo hanno bloccato a terra, quattro operatori del 118, volontari, non sono intervenuti. C’è un video di cinque minuti con urla, richieste di aiuto, poi il silenzio. La procura, invece di iscrivere i sei nel registro degli indagati, li ha iscritti in un registro nuovo – il modello 45 bis – pensato per chi ha «probabilmente» agito con una causa di giustificazione. Non indagati: «annotati». È la prima applicazione in Italia del cosiddetto scudo penale, previsto dal decreto sicurezza voluto da Lega e centrodestra: se un poliziotto usa la forza in servizio e sembra esserci una giustificazione, l’impunità comincia prima ancora che un giudice l’abbia stabilita. Non è un’assoluzione, ma qualcosa di addirittura più comodo: la cancellazione di un qualsiasi eventuale processo.

Piantedosi l’ha chiamata «giusta collocazione». È la sua cifra stilistica da super burocrate: si prende un fatto scomodo e lo si infila dentro una scatola lessicale oscura per renderlo innocuo. E così non si tratta di uno scudo, ma di «un registro». Chi dovrebbe essere indagato aveva la sua «causa di giustificazione» che, naturalmente, stabilisce lui stesso.

Lo scudo penale e il cinismo di Piantedosi per giustificare l’impunità dei poliziotti
Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi con dei poliziotti (foto Imagoeconomica).

Come se gli agenti non avessero mai dato occasione per dubitare di loro

Due parole su questo ministro che si è presentato in giacca e cravatta, voce piana, dispiacere di rito per la famiglia ma, subito dopo, non ha fatto mancare l’avvertimento minaccioso a chi ha «espressioni pregiudizialmente contrarie alle forze di polizia»: chi dubita o vorrebbe un processo che accertasse i fatti non ha fiducia nelle forze dell’ordine, dunque dubitare è già una colpa. Come se la categoria degli agenti di sicurezza non avesse mai dato occasione per sollevare ombre sul suo operato. Il caso di Rogoredo, con il bravo poliziotto che ammazzò uno spacciatore col quale pare fosse colluso, è solo l’ultimo di una lunga serie in cui non si possono non citare Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Riccardo Magherini.

Lo scudo penale e il cinismo di Piantedosi per giustificare l’impunità dei poliziotti
Abderrahim Mansouri e Carmelo Cinturrino, vittima e assassino reo confesso di Rogoredo (Ansa).

È la stessa mossa retorica che la destra usa sempre: spostare l’attenzione, distogliendola dalla vittima. Almeno Piantedosi non è come Matteo Salvini, non si mette la felpa “Io sto coi poliziotti” e non ha nemmeno bisogno della spavalderia di Roberto Vannacci. Ci tiene al suo mestiere amministrativo che per lui vuol dire prendere una (presunta) violenza di Stato e trasformarla in procedura.

Lo scudo penale e il cinismo di Piantedosi per giustificare l’impunità dei poliziotti
La campagna “Io sto col poliziotto” della Lega.

Fakir chiedeva aiuto mentre veniva tenuto a terra. Il ministro, davanti alle telecamere, ha parlato di «grande tragedia» con la stessa voce con cui annuncerebbe una circolare. Gestisce con imperturbabile cinismo linguistico il dolore altrui, che riduce a una riga qualsiasi del suo bilancio giuridico.

Lo scudo penale e il cinismo di Piantedosi per giustificare l’impunità dei poliziotti
Nel riquadro, Abderrahim Fakir (Ansa).

Fakir chiedeva aiuto: non gli è arrivato

Uno scudo che non si chiama scudo, secondo lui, protegge di più e nessuno si può indignare contro un «registro» e una «causa di giustificazione». Fakir, quello vero, non quello iscritto nel modello 45 bis, chiedeva aiuto: non gli è arrivato. La domanda della giornalista D’Elia era semplice. Ma evidentemente, per Piantedosi, è stato meglio rispondere in modo che nessuno capisse.

Lega, Lucia Vuolo vice segretario regionale per la Campania

Importante novità ai vertici regionali della Lega in Campania. Nel corso del congresso provinciale di Salerno, il Segretario Regionale Gianpiero Zinzi ha annunciato la prossima nomina dell’Onorevole Lucia Vuolo a Vice Segretario Regionale, con delega specifica e diretta sullo storico collegio elettorale “Campania 2“, che unisce le province di Caserta, Benevento, Avellino e Salerno.

 

Un annuncio accolto con grande entusiasmo e che segna un netto rilancio dell’azione politica del partito sul territorio. «Accetterò questo incarico con profondo orgoglio e con la grinta di sempre»dichiara con fermezza l’Onorevole Vuolo«Ringrazio di cuore il nostro Segretario Federale Matteo Salvini, il Vice Segretario Claudio Durigon e il Segretario Regionale Gianpiero Zinzi per aver voluto rinnovare questa fiducia in un momento così importante e partecipato come il congresso di Salerno. Chi mi conosce sa che non sono persona da grandi discorsi, ma da fatti concreti. Per me parla il mio percorso: sono e sarò sempre all’opera per i miei elettori e per i cittadini, senza sosta e senza distrazioni».

Nel commentare il nuovo assetto politico, il futuro Vice Segretario Regionale ha rivolto un pensiero al nuovo vertice della sezione salernitana: «Faccio i miei più sinceri auguri di buon lavoro all’amico Aurelio Tommasetti, eletto Segretario Provinciale della Lega Salerno, nonchè ai Sindaci Sonia Alfano, Sindaco di San Cipriano Picentino, che rivestirà il ruolo di Presidente Provinciale, e Pino Palmieri, Sindaco di Roscigno, che sarà il Responsabile degli Enti Locali. Infine un saluto di benvenuto al consigliere comunale di Angri, Antonio Mainardi.  La sfida è ambiziosa, ma la squadra è unita, solida e pronta a scendere in campo con determinazione».

Infine, l’Onorevole Vuolo si è soffermata sul ruolo di coordinamento e supporto per l’area “Campania 2”, sottolineando il valore della collaborazione con le strutture territoriali già esistenti.

«Le province di Caserta, Benevento, Avellino e Salerno rappresentano realtà ricche di potenziale, con peculiarità che meritano massimo ascolto e valorizzazione. Il mio obiettivo sarà quello di affiancare e supportare con determinazione i nostri dirigenti, i coordinatori e tutti gli amministratori locali che già lavorano con grande dedizione nei propri territori. Insieme, facendo squadra e mettendo in rete le nostre energie, sapremo portare con ancora maggiore incisività le istanze delle nostre comunità nei luoghi istituzionali. Noi ci siamo, e faremo la differenza ».

 

 

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Inchiesta Equalize, chiesto il rinvio a giudizio per 74 indagati

La procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per 74 degli 81 indagati nella maxi inchiesta Equalize su dossieraggi e accessi abusivi alle banche dati delle forze dell’ordine. Tra loro figurano Leonardo Maria Del Vecchio, il banchiere Matteo Arpe, il fratello di Filippo Tortu, Giacomo, manager di multinazionali e vari avvocati di diversi studi legali internazionali che si sarebbero rivolti alla società per svolgere controlli attraverso pratiche ritenute illecite a persone di loro interesse. Ad aprile i pm milanesi avevano già chiesto il processo per Enrico Pazzali, che sarebbe stato a capo dell’associazione per delinquere, e altre 13 persone (tecnici informatici e appartenenti alle forze dell’ordine) accusati di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di reati informatici, come l’accesso abusivo a banche dati sensibili come lo Sdi, Serpico e Punto Fisco. Sono oltre 832 in totale le persone offese, presunte vittime degli spionaggi, tra cui Ricky Tognazzi, Alex Britti, Selvaggia Lucarelli, Fabrizio Corona, Marcell Jacobs (lo spionaggio sarebbe stato commissionato dal fratello del compagno di staffetta Tortu), Stefano Boeri e Paolo Scaroni. Questa seconda richiesta di rinvio a giudizio sarà valutata da un gup, dopo essere stata riunita alla prima tranche. L’inizio dell’udienza preliminare dovrebbe essere a ottobre.

De Paolini torna con Caltagirone? Quale ruolo può attenderlo

Nel giornalismo c’è gente che va e gente che viene. Anzi, per la precisione gente che ritorna. In via del Tritone, quartier generale del gruppo Caltagirone, gli spifferi non mancano: «Per un Rosario Dimito che se ne va, c’è un Osvaldo De Paolini pronto a rientrare alla base», si sente dire. Dimito, come anticipato da Lettera43, lascia il quotidiano romano e dal primo settembre va a La Stampa del nuovo corso Sae come vicedirettore vicario. Mentre De Paolini che fa? Lui è rimasto nel cuore dell’ingegnere Francesco Gaetano Caltagirone, che ne ha sempre apprezzato la passione per il lavoro. Dopo anni con Calta era passato agli Angelucci. Ma adesso è arrivato l’addio a il Giornale, anche per colpa di confronti accesi proprio con l’editore e di quell’indigesto approdo di Lirio Abbate. Adesso ad attenderlo quale ruolo ci sarà? Le testate del gruppo sono diverse: oltre a Il Messaggero non dimentichiamo Il Mattino e Il Gazzettino

De Paolini torna con Caltagirone? Quale ruolo può attenderlo
De Paolini torna con Caltagirone? Quale ruolo può attenderlo
De Paolini torna con Caltagirone? Quale ruolo può attenderlo
De Paolini torna con Caltagirone? Quale ruolo può attenderlo
De Paolini torna con Caltagirone? Quale ruolo può attenderlo
De Paolini torna con Caltagirone? Quale ruolo può attenderlo

Carte di credito aziendale per usi personali, accusato ex Dg dell’Istituto Zooprofilattico

Carte di credito aziendali utilizzate per spese personali con un presunto danno erariale di oltre 314mila euro. È quanto viene contestato in un invito a dedurre notificato dai finanzieri del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Napoli, su delega della Procura regionale per la Campania della Corte dei conti, nell’ambito di un’indagine sulla gestione di un ente sanitario pubblico.

L’attività di polizia erariale avrebbe fatto emergere “plurimi profili di irregolarità”. In particolare, dagli accertamenti sarebbe emerso l’utilizzo di credito aziendali per il pagamento di spese di ristorazione, vitto, alloggio, gioielleria, abbigliamento, agenzie di viaggio, carburante e di altri esborsi risultati privi della documentazione giustificativa e degli elementi necessari a dimostrarne l’effettiva riconducibilità alle finalità istituzionali.

L’INDAGINE

Inoltre, spiegano le Fiamme gialle sarebbe stata riscontrata la pressoché totale assenza di note spese, relazioni di missione, documentazione fiscale, indicazione dei beneficiari delle prestazioni e delle motivazioni delle trasferte, con conseguente impossibilità di verificarne l’inerenza all’attività istituzionale.

Gli accertamenti hanno riguardato anche l’utilizzo delle auto di servizio dell’ente. Dall’analisi dei diari di bordo, dei contratti di noleggio, dei registri di utilizzo e dei dati telepass sarebbe emerso un impiego continuativo (talvolta anche notturno) dei veicoli per gli spostamenti tra il luogo di residenza e la sede di servizio, nonché il sostenimento di spese di carburante effettuate prevalentemente in distributori ubicati in prossimità della residenza dell’utilizzatore.

Secondo quanto emerso dalle indagini, tali costi sarebbero risultati estranei alle esigenze istituzionali dell’ente e, pertanto, non rimborsabili. All’esito dell’istruttoria è stato contestato un presunto danno erariale derivante da spese ritenute prive del requisito dell’inerenza alle finalità istituzionali, per un importo complessivo di oltre 314mila euro.

IL DESTINATARIO DELL’INVITO A DEDURRE

È Antonio Limone, all’epoca dei fatti contestati prima commissario e poi direttore generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (Izsm) di Portici, il destinatario dell’invito a dedurre da oltre 314mila euro.

L’Izsm è un ente pubblico sottoposto alla vigilanza del ministero della Salute che ha sede principale a Portici e che, nell’ambito del Servizio sanitario nazionale, svolge il ruolo di organismo tecnico-scientifico per le Regioni Campania e Calabria.

Limone, 64 anni, dal 9 agosto 2025 direttore generale dell’Asl di Caserta.

LIMONE: «CHIARIRÒ LA MIA POSIZIONE»

«In riferimento alle notizie d’informazione diffuse in queste ore, preciso che quanto notificato dalla Procura regionale della Corte dei Conti è un invito a fornire deduzioni e come tale un atto previsto dall’ordinamento che mi consentirà, entro i prossimi 45 giorni, di fornire chiarimenti e documentazione a pieno sostegno della mia posizione». Lo dichiara in una nota il direttore generale dell’Asl di Caserta, Antonio Limone.

«Pienamente fiducioso nella Magistratura, – conclude il dirigente – sono certo che ogni giudizio venga espresso esclusivamente all’esito del contraddittorio, nel pieno rispetto dell’imparzialità, del diritto di difesa e della presunzione di non colpevolezza, così come dimostrato linearmente in altre sedi».

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Luca Esposito.

L’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise (Obcm), in una nota a firma del presidente Arnolfo Petruzziello, ha fatto sapere che Esposito non risulta iscritto all’Albo dell’Ordine e che non risulta pertanto alcun rapporto tra l’Ente ed Esposito, che appare del tutto estraneo alla comunita’ professionale rappresentata dall’Obcm. “Nell’esprimere profondo sgomento per quanto emerge dalle cronache, l’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise – viene aggiunto – partecipa al cordoglio della famiglia della vittima e del mondo dell’informazione per la drammatica scomparsa”

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L’attore Pippo Di Marca morto precipitando dal terrazzo di casa

L’attore e regista Pippo di Marca è morto a Roma dopo essere precipitato dalla terrazza della sua abitazione al quinto piano nel quartiere Trastevere. Sono ancora in corso le indagini sull’accaduto e si ipotizza o una caduta accidentale o il gesto volontario. Secondo quanto riportato dal Corriere, avrebbe lasciato un biglietto alla moglie e al figlio con scritto «Scusate, non ce la faccio più» a causa della malattia. Nato a Catania nel 1939, è stato attivo dagli Anni 60 nell’ambito della sperimentazione teatrale, ed è stato tra i protagonisti dell’avanguardia teatrale italiana, sviluppando una ricerca artistica influenzata dalle avanguardie storiche e collaborando con figure quali Carmelo Bene, Leo de Berardinis e Julian Beck. Ha fondato il Meta-Teatro, compagnia e spazio teatrale dedicati alla produzione e alla promozione del teatro contemporaneo.

Truffa con superbonus, coinvolto il patron della Juve Stabia

Coinvolge la società del patron della Juve Stabia Alfredo Guerri l’inchiesta della Guardia di Finanza di Giugliano in Campania e della Procura di Napoli Nord sulla presunta truffa del superbonus 110 che ha portato a un sequestro di beni del valore di 14 milioni di euro. I finanzieri hanno sequestrato crediti fiscali generati, indebitamente, relativi con le agevolazioni previste dal Superbonus 110%, per oltre 14,5 milioni di euro, il complesso aziendale e le quote delle società Domus srl e Gold srl ipotizzando i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Gli inquirenti hanno provveduto a informare il procuratore nazionale antimafia e il procuratore di Napoli che si stanno occupando con un’indagine dell’amministrazione giudiziaria della Juve Stabia srl, la società di calcio di serie B acquisita di recente dall’imprenditore Guerri attraverso la Domus srl. Dall’indagine sulla truffa con il superbonus 110% sono emersi gravi indizi nei confronti del rappresentante legale della società che, per conto di una serie di condominii, ha eseguito interventi di ristrutturazione utilizzando le agevolazioni fiscali previste nel decreto rilancio.

Grazie a tecnici compiacenti, si legge in una nota del procuratore Domenico Airoma, pur non avendo mai avviato i lavori edili avrebbe comunque emesso le fatture. II rappresentante dell’impresa avrebbe, inoltre, trasmesso le pratiche di efficientamento energetico mediante sul sito dell’Enea e poi inviato la documentazione all’Agenzia delle Entrate che, ingannata dalla documetanzione presentata, ha generato i crediti d’imposta sui cassetti fiscali dei singoli condomini rapidamente ceduti all’impresa riconducibile all’indagato che li ha “monetizzarli” grazie alla cessione ad istituti di credito e altri soggetti giuridici.

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EUG Salerno, la tecnologia dietro il successo dei Giochi

Dietro il successo organizzativo degli EUG Salerno 2026, gli European Universities Games, c’è un articolato sistema tecnologico che assicura il regolare svolgimento delle competizioni e il coordinamento delle attività in tutte le sedi di gara. Mentre migliaia di spettatori seguono gli incontri ospitati nei campus universitari di Fisciano e Baronissi e nei comuni coinvolti tra le province di Salerno e Avellino, un’infrastruttura digitale lavora senza sosta per supportare ogni fase della manifestazione.

A coordinare questo complesso apparato è l’Ufficio Coordinamento Servizi Informatici e Transizione Digitale dell’Università degli Studi di Salerno, impegnato da mesi nella progettazione e nella gestione delle soluzioni tecnologiche necessarie allo svolgimento dell’evento internazionale.

“La tecnologia rappresenta oggi un elemento imprescindibile nell’organizzazione di manifestazioni sportive di questa portata”, spiega Salvatore Ferrandino, responsabile dei servizi tecnologici di EUG Salerno 2026. “Senza un’infrastruttura digitale affidabile sarebbe impossibile garantire servizi fondamentali come le dirette streaming, i sistemi di scoring, i tabelloni elettronici e tutte le piattaforme operative che devono restare attive ininterrottamente durante le competizioni”.

Un’attività che, pur rimanendo lontana dai riflettori, costituisce il motore invisibile dell’intera manifestazione. Il lavoro dei tecnici si concentra infatti sulla realizzazione e sulla gestione di reti informatiche, collegamenti dati, cablaggi e sistemi di comunicazione che consentono il perfetto funzionamento di tutte le strutture coinvolte.

Ferrandino sottolinea come l’impegno sia iniziato molti mesi prima dell’avvio dei Giochi. “La preparazione è durata quasi un anno e ha interessato numerosi ambiti operativi. Abbiamo sviluppato il database degli atleti, curato la produzione e la stampa dei badge di accreditamento per partecipanti e personale, oltre a predisporre tutte le infrastrutture tecnologiche necessarie per garantire la copertura streaming nelle diverse sedi di gara”.

L’organizzazione digitale degli EUG Salerno 2026 rappresenta uno degli aspetti meno visibili ma più determinanti dell’intera manifestazione, resa possibile dal lavoro coordinato di tecnici, specialisti e personale amministrativo che hanno contribuito alla realizzazione di un sistema capace di sostenere un evento internazionale caratterizzato da elevati standard organizzativi.

Con il prosieguo delle competizioni fino al 1° agosto, il comparto tecnologico dell’Università di Salerno continuerà a garantire il funzionamento delle piattaforme digitali, assicurando continuità operativa, gestione dei dati e trasmissione delle gare, elementi ormai essenziali per il successo dei grandi eventi sportivi universitari.

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Cava. Lavoratrice viene licenziata: il giudice la reintegra e condanna una Rsa

I giudici del lavoro del Tribunale di Nocera Inferiore hanno dato ragione a una lavoratrice di una residenza sanitaria assistita  di Cava de’ Tirreni, annullando il licenziamento e le sanzioni disciplinari che le erano stati inflitti dall’azienda. La sentenza ha fatto chiarezza su un punto fondamentale: pulire le scale, i corridoi e gli spazi comuni della struttura non rientra tra i compiti degli operatori socio-sanitari, il cui lavoro deve restare dedicato esclusivamente all’assistenza e alla cura diretta del paziente.

 

La decisione del Tribunale nocerino ha confermato che il rifiuto della dipendente di svolgere mansioni di pulizia generale era del tutto legittimo, giudicando sproporzionato il successivo licenziamento e condannando la società a pagarle un risarcimento pari a 13 mensilità, oltre al rimborso delle spese legali.

Un risultato decisivo ottenuto grazie alla stretta collaborazione tra la sigla sindacale e lo studio legale Labonia (con gli avvocati Simone Labonia e Gianluca Caccavale), che ha curato la difesa della lavoratrice e continua ad affiancare la categoria nella tutela dei propri diritti.

La vittoria in aula arriva però mentre esplode un’altra emergenza nella stessa struttura: la direzione ha annunciato la sospensione delle paghe per tutti i dipendenti, scaricando sul personale i ritardi nei rimborsi della sanità pubblica. Per fermare questo blocco, il sindacato – sempre con il supporto dello studio legale Labonia – ha fatto scattare un esposto urgente e una formale diffida indirizzata all’azienda, al Prefetto di Salerno, alle autorità sanitarie e all’Ispettorato del Lavoro.

Sulla vicenda interviene Gerardo Rosanova, segretario generale della Flaica Cub Salerno: «La sentenza del Tribunale di Nocera Inferiore, che ha azzerato il licenziamento e le sanzioni contro la nostra lavoratrice, dimostra che imporre agli operatori di fare i tuttofare è un abuso. Il lavoro coordinato con lo studio legale Labonia ha smontato le pretese aziendali: la cura delle persone richiede dignità e rispetto dei ruoli, gli assistenti non devono pulire i corridoi. Ora però l’azienda compie un altro passo falso e pretende che il personale lavorando gratis per coprire le sue difficoltà economiche. I problemi della società non possono ricadere sulle famiglie dei lavoratori, che hanno garantito un servizio impeccabile. Con la diffida inviata a tutte le autorità abbiamo fissato un ultimatum: se entro cinque giorni gli stipendi non verranno versati, avvieremo subito le pratiche legali con i nostri avvocati, chiederemo il blocco dei conti e faremo partire lo sciopero».

Con l’esposto inviato alla Prefettura di Salerno e agli organi di controllo, il sindacato richiede un incontro urgente d’emergenza, sollecitando le autorità sanitarie a valutare il pagamento diretto delle retribuzioni ai lavoratori per evitare l’interruzione dell’assistenza agli ospiti della struttura.

 

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L’Agenzia Ue per la cultura taglia 2 milioni di euro alla Biennale 

A seguito della valutazione giuridica e della raccomandazione della Commissione, l’Agenzia europea per la cultura e l’educazione ha deciso di interrompere la sovvenzione in corso di 2 milioni di euro a favore della Fondazione La Biennale di Venezia. L’ha reso noto un portavoce della Commissione Ue. «Gli eventi culturali, finanziati con il denaro dei contribuenti europei, dovrebbero salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione — valori che non vengono rispettati nella Russia odierna».

Il caso del padiglione russo

La vicenda riguarda il padiglione russo della mostra. Nonostante la contestazione del ministro della Cultura Alessandro Giuli, la Fondazione aveva deciso di ospitarlo. La struttura non è mai stata aperta al pubblico e la Biennale ha sempre sostenuto che la sua presenza non violasse le sanzioni europee. Ma la polemica già a marzo era arrivata a Bruxelles, che aveva chiesto chiarimenti e avvertito che la prosecuzione dell’iniziativa avrebbe potuto comportare la perdita dei fondi. E così è stato.

Stellantis, due nuovi ceo per Ram e Jeep

Stellantis ha nominato due manager di lunga esperienza nel settore automobilistico alla guida dei marchi Ram e Jeep. Si tratta di Matt VanDyke, nominato ceo del marchio Ram con effetto dal 20 luglio, e di Branden Coté, nominato ceo del marchio Jeep dal 3 agosto.
VanDyke succede a Tim Kuniskis, che nel luglio 2025 è stato nominato responsabile dei marchi americani, della strategia di marketing e retail di Stellantis North America, mantenendo al contempo la guida del marchio Ram. Coté succede invece a Bob Broderdorf, il quale prenderà un congedo per malattia. Al suo rientro, Broderdorf assumerà un nuovo ruolo di leadership all’interno dell’azienda.

Chi sono VanDyke e Coté

VanDyke vanta una consolidata esperienza nel settore automotive. Di recente ha ricoperto il ruolo di presidente di Shift Digital, una delle principali società di marketing digitale che ha lavorato con alcuni noti marchi automobilistici. In precedenza è stato ceo di FordDirect e ha ricoperto diversi incarichi presso Ford Motor Company. Coté entra in Jeep forte di 20 anni di esperienza alla guida delle attività retail. Recentemente, con AutoNation ha ricoperto il ruolo di brand president guidando diversi marchi di alto livello. Prima ha occupato ruoli di leadership in Aston Martin Lagonda, Canoo e Mercedes-Amg/Mercedes-Benz Usa e in altre aziende automobilistiche e della distribuzione.

I piani di Sala per il Senato e l’ipotesi commissariamento del Comune di Milano

Nei corridoi di Montecitorio prende sempre più corpo l’ipotesi del voto anticipato in primavera. A parlarne sono i diretti interessati, i parlamentari, sulla base di un ragionamento molto pragmatico: è il momento in cui scatta il “trattamento pensionistico contributivo”, erede del vituperato vitalizio. Al nuovo benefit, ugualmente ambito, si accede dopo quattro anni, sei mesi e un giorno di servizio, quindi i parlamentari di prima legislatura puntano a metà aprile 2027 (tra l’11 e il 27), data cruciale anche per quei sindaci che vogliono trasferirsi a Roma. Scenario che accende un faro soprattutto su Milano.

Dimissioni intorno a febbraio, Palazzo Marino lasciato vacante

Il caso più interessante è infatti quello di Beppe Sala, in scadenza di mandato alla guida del capoluogo lombardo e pronto a candidarsi in Senato con il Partito democratico. Se il voto nazionale fosse appunto in aprile e arrivasse prima di quello amministrativo, Sala dovrebbe dimettersi al momento dell’indizione dei comizi, cioè intorno a febbraio, lasciando Palazzo Marino nelle mani di un commissario prefettizio.

I piani di Sala per il Senato e l’ipotesi commissariamento del Comune di Milano
Beppe Sala con Elly Schlein (foto Imagoeconomica).

Ovviamente la cosa non gioverebbe particolarmente all’immagine di un centrosinistra in larghissimo vantaggio, ma ancora lontano dall’aver individuato il candidato ideale (Pierfrancesco Majorino? Mario Calabresi?). La tensione interna è tale che ci si divide anche sui possibili effetti dell’uscita di scena anticipata del sindaco. C’è chi minimizza, sottolineando i diversi precedenti in altre piazze meno in vista, e chi invece avanza qualche preoccupazione: l’eventuale commissario sarebbe nominato dal governo nazionale e potrebbe anche essere qualcuno di particolarmente solerte nel mettere in luce eventuali problematiche dell’amministrazione uscente.

I piani di Sala per il Senato e l’ipotesi commissariamento del Comune di Milano
Pierfrancesco Majorino (foto Imagoeconomica).

Ma attenzione a non fare i conti senza l’oste. L’accordo tra Sala ed Elly Schlein è fatto, ma il primo cittadino dovrà annunciare pubblicamente le proprie intenzioni. Tra le Primarie meneghine e quelle nazionali, la segretaria dem invita alla calma, febbraio però in fondo è dietro l’angolo. Tra l’altro questo complesso puzzle istituzionale deve passare al vaglio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale – si mormora in Quirinale – non sarebbe certo entusiasta di avallare quel piano finalizzato a tutelare l’interesse economico dei rappresentanti del popolo (leggi calcoli sui vitalizi).

Varriale perde il ricorso contro la Rai, confermato il licenziamento per giusta causa

Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso del giornalista Enrico Varriale contro il licenziamento della Rai per giusta causa, ritenendo infondata la tesi secondo cui il provvedimento sarebbe stato una ritorsione legata alle precedenti cause per il demansionamento. Secondo il giudice, la Rai ha fondato il licenziamento su fatti concreti e documentati, tra cui la condanna a 10 mesi per atti persecutori e lesioni personali e le vicende emerse in un secondo procedimento penale, considerate incompatibili con il ruolo ricoperto dal giornalista e lesive dell’immagine dell’azienda.

Il licenziamento motivato dalla gravità dei fatti contestati

Il Tribunale ha inoltre escluso che la tempistica del licenziamento fosse sufficiente a dimostrare una ritorsione, osservando che la Rai, in precedenza, aveva adottato nei suoi confronti solo una sanzione conservativa per un diverso procedimento disciplinare e aveva anche valutato possibili soluzioni organizzative per il suo reinserimento professionale. Per il giudice, quindi, il recesso non era una reazione alle iniziative giudiziarie del lavoratore, ma era motivato dalla gravità dei fatti contestati.

Bologna, Meloni: «Inaccettabile, accertare la verità con rigore»

La premier Giorgia Meloni è intervenuta sui fatti di Bologna, dove domenica 19 luglio 2026 un uomo di 43 anni, Abderrahim Fakir, è morto durante un fermo di Polizia. «Quanto accaduto è inaccettabile. Sul decesso di Abderrahim Fakir è doveroso che vengano accertate eventuali responsabilità con il massimo rigore. La verità va ricercata fino in fondo, senza pregiudizi e senza sconti per nessuno», ha scritto sui suoi canali social. «Ma nulla può giustificare la violenza contro le forze dell’ordine. Chi ha scelto di usare questa vicenda come pretesto per mettere a ferro e fuoco la città, aggredire gli agenti e seminare violenza, mettendo a rischio anche l’incolumità di cittadini del tutto estranei ai disordini, non cercava la verità, cercava lo scontro», ha aggiunto con riferimento alla manifestazione di lunedì sera che, da protesta, si è trasformata in guerriglia urbana con auto bruciate, cassonetti divelti e aggressioni agli agenti. «Alimentare un clima di odio e di delegittimazione verso un intero corpo dello Stato è un atto di grave irresponsabilità. Trasformare migliaia di donne e uomini in divisa in un bersaglio significa colpire chi ogni giorno serve l’Italia con professionalità, sacrificio e coraggio», ha concluso.

Trump impone nuovi dazi al 50 per cento al Canada

Donald Trump ha annunciato nuovi dazi del 50 per cento contro le importazioni di alcuni prodotti dal Canada. La presidenza degli Stati Uniti ha detto di voler imporre le tariffe, che entreranno in vigore fra 30 giorni, come ritorsione per le misure adottate da Ottawa contro le merci statunitensi, considerate discriminatorie. Ha citato i dazi canadesi del 25 per cento su alcune auto statunitensi, il presunto trattamento di sfavore riservato al formaggio americano rispetto a quello europeo e il divieto di vendita di alcolici prodotti negli Stati Uniti imposto in molte province canadesi. Si tratta in gran parte di misure introdotte in risposta proprio ai primi dazi imposti da Trump sulle merci canadesi. I nuovi dazi riguarderanno prodotti che vanno dal vino ai bastoni da hockey al cemento, e anche prodotti che dovrebbero essere esclusi dai dazi secondo l’accordo commerciale fra Stati Uniti, Canada e Messico. Saranno esclusi invece il pesce, le terre rare (metalli fondamentali per moltissime produzioni tecnologiche), i sali di potassio (usati in agricoltura) e prodotti già sottoposti a dazi.

Morto a Bologna, scontri e guerriglia durante la protesta: 11 feriti

È di almeno 11 feriti, tra poliziotti e manifestanti, il bilancio della protesta che si è tenuta lunedì 20 luglio 2026 a Bologna per chiedere verità e giustizia sulla morte di Abderrahim Fakir, il 43enne deceduto durante un intervento della Polizia. La manifestazione, nata pacificamente, è degenerata in ore di tensione con lanci di bombe carta, auto date in fiamme, cassonetti divelti e atti vandalici. Un agente e un civile sono stati portati in ospedale, e il 118 ha soccorso sul posto altri cinque agenti e quattro civili. Ma il dato potrebbe cambiare. Il Coisp, sindacato di Polizia, parla infatti di 56 agenti feriti di cui 15 del reparto mobile di Padova, 26 di quello di Firenze e 15 di quello di Bologna, con prognosi fino a 15 giorni. «Sono rimasti feriti perché colpiti da enormi pietre, bottiglie di vetro e bombe carta lanciate dai violenti gruppi di antagonisti e anarchici», ha spiegato il segretario Pianese. È stata anche incendiata un’auto del Comune.

Scontri tra manifestanti e forze dell’ordine

Dalla piazza gremita si sono alzati slogan come “Tout le monde deteste la police” e “Giustizia, giustizia” e in breve tempo la tensione è salita fino a sfociare in violenza. Oltre ai lanci di oggetti, gli agenti hanno ricevuto insulti e calci, rispondendo con manganellate e scudi. Poi la situazione è degenerata, con continui tentativi di respingere e disperdere la folla con lacrimogeni e idranti. Gli attivisti hanno usato le barriere del cantiere del tram per difendersi, distruggendo le bici del servizio sharing e lanciando anche le sedie dei dehor.

Daniele Compatangelo, chi era il giornalista di La7 morto a Washington

È morto improvvisamente, all’età di 50 anni, Daniele Compatangelo, giornalista e corrispondente dagli Stati Uniti per La7. Il cronista è stato trovato senza vita nel suo appartamento di Washington e sarebbe deceduto per un malore. Nato a Savona nel 1975, da anni viveva negli Usa da dove aveva curato corrispondenze per varie testate italiane, tra cui anche Sky TG24.

Chi era Daniele Compatangelo

Oltre a essere il punto di riferimento e corrispondente da Washington per La7, Compatangelo ricopriva la carica di presidente della White house foreign correspondents’ association, l’associazione che riunisce i giornalisti internazionali accreditati presso la politica governativa statunitense. Nel corso della sua carriera aveva collaborato anche con altre grandi testate e network internazionali. Negli ultimi mesi era salito alla ribalta per la sua intervista telefonica a Donald Trump in cui il tycoon aveva rivelato che la premier Meloni l’aveva implorato di fare un selfie con lui. Una dichiarazione che aveva innescato un rilevante dibattito politico e diplomatico e che aveva fatto deteriorare i rapporti tra Trump e Meloni. La notizia della sua scomparsa ha scosso La7, con il direttore Andrea Salerno che ha così espresso il cordoglio dell’intera emittente: «Siamo attoniti. Tutta La7 si stringe ai suoi cari. Daniele era un collaboratore prezioso e raro. Per la sua voglia di raccontare sempre e con precisione e allegria. Era un bravo giornalista. Mancherà».

La Lega riscopre Bossi e la Padania ma non trova un futuro dopo Salvini

Desalvinizzazione della Lega. È la definizione giornalistica più in voga del momento per descrivere la fase di grande decadenza della leadership di Matteo Salvini.

La Lega riscopre Bossi e la Padania ma non trova un futuro dopo Salvini
La Lega riscopre Bossi e la Padania ma non trova un futuro dopo Salvini
La Lega riscopre Bossi e la Padania ma non trova un futuro dopo Salvini
La Lega riscopre Bossi e la Padania ma non trova un futuro dopo Salvini
La Lega riscopre Bossi e la Padania ma non trova un futuro dopo Salvini
La Lega riscopre Bossi e la Padania ma non trova un futuro dopo Salvini
La Lega riscopre Bossi e la Padania ma non trova un futuro dopo Salvini

Scompare il nome del capo e tornano i vecchi simboli

La nuova terminologia parte da una constatazione reale. L’eliminazione del nome del capo dai simboli usati nelle feste estive del partito. In effetti, sempre meno numerose e sempre meno popolate, nelle tradizionali feste lombarde non solo viene usato il simbolo Lega senza l’aggiunta “Salvini premier”, ma la decisione viene accompagnata da una sorta di movimento nostalgico. Sono tornate le parole “Padania” e “centralismo” nei discorsi di alcuni big come il governatore lombardo Attilio Fontana. Sono tornati il Sole delle Alpi e i tributi a Umberto Bossi e Roberto Maroni. È tornato anche il Va’ pensiero con il militante più celebre, il cosiddetto militante ignoto, Elio Fagioli da Saronno, che sale sul palco a cantare con la mano sul petto e la polo rigorosamente verde.

Un patto con i governatori basterà a risollevare la Lega?

È come se la morte del Senatur e le difficoltà di Salvini abbiano dato il via a un movimento a ritroso. Ma la politica non è amarcord. Come ha ricordato Giancarlo Giorgetti dal palco della festa di Sumirago, nel Varesotto, in politica bisogna sapere «da dove si viene» per indicare «dove si vuole andare». Ed è questo che manca alla Lega di oggi. Erosa a destra da Fratelli d’Italia e, soprattutto, da Futuro nazionale di Roberto Vannacci, il movimento vive in quel prefisso privativo: ‘de’. Desalvinizzare la Lega, ma per andare dove? Lo stesso segretario non è poi così contrario a questa strategia. Parecchi mesi fa lui stesso aveva proposto in un’intervista di togliere il suo nome dal simbolo in vista delle Politiche del 2027 e nelle comunicazioni ufficiali del partito ha imposto da tempo ormai il termine “Lega” (senza la dicitura “Salvini premier”), ma il tema è tutto lì. Salvini ha fatto saltare il patto per dare maggiori poteri a Luca Zaia, quando una bozza di accordo era già stata elaborata con l’ex doge alla guida di una sorta di ‘falange’ del Nord per recuperare consensi nelle zone dove l’elettorato leghista è tradizionalmente forte. Con l’avvicinarsi delle Politiche, probabilmente Salvini proverà comunque a stringere un accordo con alcuni uomini elettoralmente forti al Nord (Zaia, Massimiliano Fedriga, Maurizio Fugatti e forse Attilio Fontana) per candidarli capolista nelle circoscrizioni settentrionali. Ma basterà ad arginare Vannacci e la perdita di consensi mentre i dirigenti del Sud sembrano essere già con un piede fuori dal partito?

Le responsabilità dei dirigenti yes man

Insomma, anche i principali critici di Salvini sembrano avere le idee molto confuse. Quale è la strategia di Fontana per esempio, che ogni quarto d’ora attacca un esponente di governo, compresi quelli del suo partito? O quella di Roberto Calderoli che si lamenta delle sedie vuote alle feste della Lega? O, ancora, quella di Giancarlo Giorgetti che invita la Lega a «non aver paura» di ritrovare la via ma poi è il primo a riallinearsi e mostrarsi fedele al capo? Insomma, il fallimento attuale non è tanto quello di Salvini che fa Salvini e si arrabatta, anche maldestramente, per rimanere attaccato al potere. Ma di tutti quei dirigenti la cui decennale azione politica si può condensare in una frase: accontentare le direttive del capo. Insensibili al rumore sempre più assordante della base che chiede un rinnovamento della leadership, i big della Lega restano immobili in uno stato di spleen politico. E non è che manca un successore perché di dirigenti che potrebbero prendere il posto di Salvini ce ne sono diversi (gli stessi Zaia, Fedriga, o Riccardo Molinari e Alberto Stefani). Ognuno di loro andrebbe bene a una base ormai troppo insofferente. Ma no: c’è un cordone di seconde linee che blocca tutto. È come se fossero lì, paralizzati a cantare una vecchia filastrocca: «Capo facci cambiare, facci cambiare capo, se non ci fai cambiare, ti romperemo il capo». Ma il capo dice no. E loro buttano via il sogno di cui tanto si riempiono la bocca nei comizi pur di non mettere in discussione il leader.

Cinema: Ecco il primo trailer di Avengers: Doomsday

Ecco il primo trailer di Avengers: Doomsday

Il nuovo capitolo della saga cinematografica Marvel arriverà al cinema il prossimo dicembre

Per combattere l'apocalisse servirà un miracolo e Avengers: Doomsday sembra averne in serbo più di uno. Il nuovo film del Marvel Cinematic Universe, in arrivo nei cinema statunitensi il prossimo 18 dicembre, mostra nel primo trailer i supereroi del multiverso fare fronte comune contro il nemico più temibile mai affrontato dagli Avengers.  Guarda il video: Avengers: Doomsday | Official Trailer Diretto da Anthony e Joe Russo, il trentanovesimo film del MCU vede l'ingresso degli X-Men nel gruppo di supereroi cinematografici e il ritorno del primo Avenger,... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Cinema - 21 luglio 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Ecco Robot 105, sette racconti su identità e sopravvivenza

Ecco Robot 105, sette racconti su identità e sopravvivenza

Sono Alaya Dawn Johnson e Rati Mehrotra le due autrici internazionali di questo numero, con due dei migliori racconti pubblicati lo scorso anno. E poi Mecenero, Del Popolo Riolo, Del Piano e il vincitore del Premio Robot Antioco Abis.

Un nuovo numero di Robot è sempre un piccolo evento e crediamo lo sia anche questa volta. Le due autrici internazionali, poco note in Italia e tutte da scoprire, propongono due eccezionali racconti, tra i migliori pubblicati l'anno scorso sul mercato americano. Si affianco alcuni tra i migliori autori e autrici italiani e il vincitore del Premio Robot. Robot 105di Silvio SosioRacconti di Alaya Dawn Johnson, Rati Mehrotra, Antonella Mecenero, Davide Del Popolo Riolo, Roberto Del Piano e il vincitore del Premio Robot Antioco Abis. Articoli sugli alieni più alieni, il capitalismo di... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Editoria - 21 luglio 2026 - articolo di S*

Ebook: Tempesta, il secondo libro del Montecristo Project

Tempesta, il secondo libro del Montecristo Project

Dopo quattro anni dall'uscita di La prima colonia prosegue la saga tecnologica di Edoardo Volpi Kellermann

Sono passati quattro anni dall'uscita del primo volume della serie, La prima colonia. Quattro anni passati a scrivere il libro ma anche un po' in ritardi nostri, dovuti anche alla difficoltà di preparare l'edizione ebook e cartacea di un libro complesso, “aumentato”, contenente una “wiki” interna. Una saga tecnologica centrata sull'avvento della AGI, della intelligenza artificiale generale; un argomento sul quale negli ultimi quattro anni in effetti nel mondo reale è successo di tutto. Speriamo che quando uscirà il terzo e conclusivo romanzo... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Ebook - 21 luglio 2026 - articolo di S*

I motivi dietro l’addio di De Paolini al Giornale

Osvaldo De Paolini dice addio alla condirezione del Giornale e alla direzione di Moneta. «La direzione ci ha comunicato che, da domani (21 luglio), il nostro condirettore lascia, per motivi personali, la nostra testata», si legge nel comunicato del Cdr. «Così come la direzione del settimanale economico Moneta» che verrà assunta ad interim da Tommaso Cerno. «Il Cdr coglie l’occasione per ringraziare, assieme alla redazione, Osvaldo De Paolini per il grande lavoro svolto, non solo nella mera fattura del quotidiano, anche nell’ambito degli “eventi del Giornale“, per il rilancio della testata e il risanamento della sua situazione economica».

I motivi dietro l’addio di De Paolini al Giornale
Tommaso Cerno (Imagoeconomica).

La discussione con Angelucci e l’arrivo di Abbate

Arrivato al Giornale dal Messaggero nel 2023, De Paolini aveva assunto prima la carica di vicedirettore poi, dal dicembre 2025, aveva affiancato Tommaso Cerno alla direzione. Nel 2024 aveva lanciato Moneta di cui sabato scorso ha firmato l’ultimo numero. Secondo i ben informati, la decisione di andarsene (qualcuno spiffera addirittura «sbattendo la porta») sarebbe maturata dopo mesi di maretta con l’editore sfociati qualche giorno fa in un confronto molto acceso con Giampaolo Angelucci. A fronte di alcuni rilievi dell’editore su un articolo del settimanale economico, De Paolini avrebbe risposto stizzito che nessuno poteva insegnargli il mestiere. Il rapporto con Cerno inoltre pare non sia mai stato idilliaco e l’arrivo di Lirio Abbate alla vicedirezione non ha contribuito a rasserenare il clima.

I motivi dietro l’addio di De Paolini al Giornale
Giampaolo e Antonio Angelucci (Imagoeconomica).


La morte di Fakir, l’inadeguatezza dello Stato e l’avanzare della barbarie

Il primo nome che il caso di Abderrahim Fakir mi riporta alla mente non è quello di George Floyd, l’uomo ucciso dalla polizia americana con modalità così simili a quelle immortalate nell’insostenibile video girato al Pilastro: la sopraffazione fisica, lo schiacciamento dell’uomo già a terra, l’indifferenza ai suoi lamenti. Mi rammenta un caso apparentemente opposto, ma sotto certi aspetti simile, e con un esito ancora più tragico: quello del genovese Alberto Scagni, un giovane dalla personalità disturbata che terrorizzava i genitori e i vicini con minacce ed «escandescenze». Malgrado le 60 telefonate dei familiari all’Ausl e alla polizia, nessuno era intervenuto per fermarlo. Un mese dopo Scagni, lasciato a se stesso, uccise a coltellate sua sorella.

La morte di Fakir, l’inadeguatezza dello Stato e l’avanzare della barbarie
Nel riquadro, Abderrahim Fakir (Ansa).

Scagni e Fakir, due facce dell’inadeguatezza dello Stato

Secondo le ricostruzioni, anche Fakir stava «dando di matto» domenica scorsa, in un garage del quartiere bolognese del Pilastro, forse aveva problemi psichiatrici, forse aveva assunto sostanze. Le telefonate dei vicini, stavolta, hanno richiamato polizia e Ausl, ma i risultati sono quelli del video. Da una parte, sottovalutazione delle condizioni del soggetto (anche se nel caso di Genova il procedimento contro i poliziotti e le autorità sanitarie è stato successivamente archiviato), dall’altra un intervento tempestivo, ma brutale e manchevole dal punto di vista medico. Due facce dell’inadeguatezza dello Stato di affrontare il disagio psichico (o presunto tale), una situazione che non guarda il colore del passaporto né quello della pelle, e non ha bisogno di permessi per insediarsi in una capoccia e rendere il suo proprietario un pericolo per se stessi e per gli altri, compresi i suoi familiari.

La morte di Fakir, l’inadeguatezza dello Stato e l’avanzare della barbarie
La sorella di Abderrahim Fakir (Ansa).

La sicurezza non può prescindere dal rispetto per la vita umana

L’inchiesta in corso accerterà le responsabilità degli agenti – non indagati, grazie alle norme del nuovo decreto sicurezza – e dei soccorritori. Il video si interrompe prima di mostrarci se, constatato che l’uomo era privo di coscienza, abbiano tentato di rianimarlo. Ma non ci risparmia la visione di una terza persona, presumibilmente non opportunamente addestrata alla contenzione di un fermato, che collabora con i poliziotti per immobilizzare Fakir, con gli agenti che glielo lasciano fare: quindi, le forze dell’ordine possono affidare l’incolumità fisica di una persona, magari malata, al primo che passa? Fakir, riferiscono i suoi conoscenti, soffriva d’asma ed era cardiopatico. Era un uomo con molte fragilità, che andava messo in sicurezza con professionalità, oltre che con il rispetto per la vita umana che è scritto nella nostra Costituzione ma che oggi, a quanto pare, solo la Chiesa cattolica continua a considerare un valore non negoziabile.

La morte di Fakir, l’inadeguatezza dello Stato e l’avanzare della barbarie
Un fermo immagine dell’intervento delle forze dell’ordine e dei sanitari (Ansa).

Più si avvicinano le elezioni più il mostro social dovrà essere nutrito

E mentre il governo riduce i fondi per la cura e la prevenzione delle malattie psichiche, e destina alle forze dell’ordine non finanziamenti, aumento di personale e tecnologie più efficaci ma, demagogicamente, un goffo scudo penale, abbiamo solo una certezza: più si avvicinano le elezioni, più si moltiplicherà la strumentalizzazione di episodi come quello del Pilastro, il cibo preferito dal mostro dei social. La barbarie si avvicina, tweet dopo tweet, reel dopo reel, TikTok dopo TikTok. Di questo passo, quando arriveremo al voto i partiti della destra avranno inserito nei programmi il rogo sulla pubblica piazza, l’ordalia dell’acqua e lo squartamento mediante quattro cavalli. Molto peggio del Medioevo vero, quando almeno c’erano anche Dante, Giotto e san Francesco.

Morto a Bologna, la Tgr non trasmette il servizio e scoppia la polemica

È polemica sull’edizione serale della Tgr Emilia-Romagna di domenica 19 luglio 2026. Sotto i riflettori c’è il racconto del caso di Abderrahim Fakir, il 43enne morto al quartiere Pilastro di Bologna durante un intervento della polizia. Nonostante il servizio sulla vicenda fosse pronto e montato, ai telespettatori sono arrivati soltanto due spezzoni video e poche righe lette dalla conduttrice. La decisione di non trasmetterlo integralmente, presa dalla direzione della testata, ha fatto scattare la protesta del Comitato di redazione, sostenuto dal coordinamento dei Cdr della Tgr, da Usigrai, dall’Associazione Stampa Emilia-Romagna e dalla Federazione Nazionale della Stampa.

La direzione aveva chiesto di rimuovere parte del video

«Il montaggio mostrava le immagini e la voce dell’uomo immobilizzato e colpito dagli agenti mentre chiedeva ripetutamente aiuto, immagini che da ore circolavano sul web e sulle principali testate e che oggi sono l’apertura di tutti i principali quotidiani», si legge in una nota del Cdr. «Come di consueto, il collega ha inviato il servizio in visione al responsabile di turno che gli ha chiesto, su indicazione della direzione, di rimuovere parte del video in cui si vedeva Fakir ormai senza vita e soprattutto cancellare l’espressione “intervento violento”. Una modifica non condivisa dal redattore, che ha chiarito di voler ritirare la firma come previsto dal contratto». Nel corso del telegiornale, il servizio, che era stato annunciato dal primo titolo, è stato fatto slittare sempre più in basso, comunicando man mano alla line di turno che erano in corso trattative per la messa in onda. Fino a quando, a telegiornale iniziato da 12 minuti, è stata consegnata alla conduttrice una breve notizia da leggere accompagnata da una parte del video.

Il Cdr: «Decisione che squalifica credibilità e autorevolezza della Tgr»

«Il direttore, al limite, avrebbe potuto dare indicazione di tagliare parti del servizio e contestualmente togliere la firma del collega – i tempi tecnici e il contratto lo consentivano – ma la scelta di non mandarlo in onda del tutto e di trasmettere solo due spezzoni delle immagini, che erano ormai online e in onda dappertutto, è un autogol», ha denunciato il Cdr. «La scelta della direzione squalifica la credibilità e l’autorevolezza della Tgr e del servizio pubblico. Le immagini e le voci raccolte dal giornalista e dalla troupe regionale sono state poi utilizzate dal Tg1 per un proprio servizio, ma non è stato possibile mostrarle ai telespettatori dell’Emilia-Romagna. Anche sul sito web gli spezzoni del video dell’intervento di polizia non sono apparsi fino a oltre le 22:30, quando è stato inserito – al posto del servizio del collega – un redazionale».

Le motivazioni della direzione

E ancora: «A fronte di nostre richieste di spiegazioni, il direttore ha motivato la mancata messa in onda del servizio riferendo che il giornalista non avesse fatto verificare il testo come previsto da ordine di servizio. Il testo è stato inviato al responsabile di turno alle 19.05. A nostra richiesta di spiegazioni, il direttore ha contestato che nel servizio mancava la posizione della questura di Bologna. La nota stampa della polizia è stata inviata alle 19.22 (orario incompatibile con l’inserimento nel servizio montato) e comunque poteva essere letta dalla conduttrice al termine del pezzo».