Byd, nell’incendio al deposito in Cina non c’entrano le batterie: cos’è successo

Non sono state le batterie dei veicoli elettrici a causare l’incendio divampato in un parcheggio multipiano Byd a Shenzhen, in Cina, il 14 aprile 2026. Le analisi tecniche hanno infatti individuato l’origine del rogo in un’area interessata da lavori di ristrutturazione. Un contesto ad alto rischio operativo, dove l’incendio è partito durante le attività di cantiere. Una dinamica già vista in episodi analoghi, come quello di Notre Dame nel 2019. Le auto elettriche sono state coinvolte solo in un secondo momento. Anche le esplosioni visibili nei video sono da considerare conseguenze del fuoco, non il punto di partenza.

Con i veicoli termici il quadro sarebbe stato probabilmente più critico

Il dato più rilevante riguarda però il comportamento delle batterie. Le Blade battery al litio-ferro-fosfato sviluppate da Byd hanno contribuito a evitare un’escalation. Si tratta di una tecnologia consolidata, testata in condizioni estreme come il nail penetration test, perforazione diretta senza sviluppo di fiamme o fumo e con temperature sotto controllo. A questo si aggiungono test superati con successo in scenari di schiacciamento, deformazione, esposizione a 300°C e sovraccarichi.

Byd, nell’incendio al deposito in Cina non c’entrano le batterie: cos’è successo
Blade battery (Byd).

Guardando allo scenario alternativo, con veicoli termici, a gas o con batterie agli ioni di litio tradizionali, il quadro sarebbe stato probabilmente più critico – reazioni più violente, maggiore propagazione e rischi concreti per le persone. In questo caso, invece, non c’è stata alcuna vittima e l’impatto è stato contenuto. Va inoltre considerata la minore emissione di sostanze nocive durante la combustione, un aspetto particolarmente rilevante in contesti urbani o ad alta densità.

Salernitana, missione terzo posto

di Marco De Martino

SALERNO – Ultimi novanta minuti di campionato per la Salernitana. Domenica in quel di Foggia, in uno Zaccheria desolatamente vuoto a causa della sanzione comminata alla società rossonera per i fatti di Monopoli, la squadra granata completerà il proprio cammino nella stagione regolare. In base al risultato che maturerà nella sfida contro i satanelli, la Salernitana saprà quando e come parteciperà ai prossimi play off. La compagine allenata da Serse Cosmi (nella foto di Gambardella), dopo il successo ottenuto domenica scorsa all’Arechi contro l’AZ Picerno ed approfittando dello scivolone della Casertana a Latina, è tornata ad essere padrona del proprio destino. Con un successo ai danni del Foggia, infatti, la Salernitana finirebbe la stagione al terzo posto mentre, nel malaugurato caso contro i satanelli non riuscisse a vincere, con la contemporanea vittoria di Casertana al Pinto contro il Giugliano e Cosenza a Cava de’ Tirreni, potrebbe scivolare addirittura in quinta posizione. Sarà dunque determinante l’ultima gara della regular season perchè arrivare sul podio sarebbe di vitale importanza per svariati motivi. Il più importante è soprattutto quello temporale. Con il terzo posto la Salernitana inizierebbe il proprio cammino nella post season il prossimo 10 maggio, dando così la possibilità agli infortunati Berra, Capomaggio, Villa e, probabilmente, anche Inglese di ripresentarsi tirati a lucido per il rush finale della stagione. Partire con una settimana sarebbe importante anche per Cosmi, che avrebbe così modo di lavorare più a lungo con il gruppo per continuare ad inculcare il proprio credo tattico. Inoltre, con questo piazzamento, la Salernitana si garantirebbe 180’ in meno nelle gambe rispetto alle prossime avversarie le quali, per arrivare ad affrontare i granata, dovranno superare i primi due massacranti turni regionali nel giro di appena tre giorni l’uno dall’altro. Insomma, sarà assolutamente fondamentale tornare dallo Zaccheria con i tre punti nel carniere. Per farlo la Salernitana ieri ha ricominciato a lavorare al Mary Rosy con i ranghi quasi al completo. Gli uomini guidati da mister Serse Cosmi hanno svolto un lavoro fisico e aerobico seguito da partitine a campo ridotto. Differenziato per Filippo Berra, Galo Capomaggio, Roberto Inglese e Luca Villa, tutti indisponibili per Foggia. La preparazione proseguirà quest’oggi con una doppia seduta a partire dalle 10:30, sempre al Mary Rosy. Cosmi, dunque, continua a torchiare il proprio gruppo con la chiara intenzione di mettere benzina nelle gambe e concetti nella testa ai propri calciatori. Giovedì è probabile che il tecnico granata faccia disputare ai suoi il test di metà settimana che ormai sta diventando una consuetudine. Cosmi proverà uomini e schemi da oppore al Foggia ma quasi certamente la formazione iniziale che scenderà in campo allo Zaccheria non differirà molto da quella vista all’opera contro il Picerno.

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Per colpa della guerra ora aumenta anche il prezzo dei preservativi

Fate l’amore, non fate la guerra? Facile a dirsi, più costoso a farsi. Tra gli effetti del conflitto in Medio Oriente c’è anche un incremento del prezzo dei preservativi, almeno quelli prodotti dall’azienda malese Karex, fornitore di marchi leader come Durex e Trojan, oltre che di sistemi sanitari nazionali come l’Nhs britannico e di programmi di aiuto globali gestiti dalle Nazioni Unite. Intervistato da Bloomberg, l’amministratore delegato Goh Mia Kiat ha detto che l’azienda prevede di aumentare i prezzi dei suoi preservativi del 30 per cento nei prossimi mesi, a causa delle interruzioni della catena di approvvigionamento e all’aumento dei costi.

Karex produce un preservativo su cinque a livello globale

Il ceo di Karez, azienda che produce un preservativo su cinque a livello mondiale, ha spiegato che la guerra intrapresa da Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha reso complicato l’approvvigionamento di componenti chiave per la produzione di preservativi: ammoniaca, utilizzata per conservare il lattice; etanolo, usato per l’imballaggio e la stampa; e olio di silicone, fondamentale come lubrificante. Tutti materiali che non è facile sostituire, a causa dei rigidi requisiti normativi per i prodotti medicali.

L’agente del Mossad morto sul Lago Maggiore stava conducendo un’operazione contro l’Iran

L’agente del Mossad morto nel naufragio di un battello sul Lago Maggiore del 28 maggio 2023, nel quale persero la vita anche i due funzionari dell’Aise Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, oltre che la moglie dello skipper, non era un ex 007 a riposo. Tutt’altro: era impegnato in un’operazione contro l’Iran. Lo ha rivelato il direttore dell’agenzia di intelligence israeliana David Barnea, durante la cerimonia dello Yom HaZikaron.

L’agente del Mossad morto sul Lago Maggiore stava conducendo un’operazione contro l’Iran
David Barnea (Ansa).

Cosa ha detto Barnea a tre anni dal naufragio

A quasi tre anni di distanza dal naufragio del battello Gooduria, Barnea nel suo discorso ha onorato la memoria di un agente ‘M‘, morto all’estero, spiegando che aveva guidato «operazioni rilevanti e significative» per la sicurezza dello Stato ebraico con «un impatto notevole sulla campagna contro l’Iran». Jerusalem Post e Channel 12 hanno identificato ‘M’ come lo 007 che ha perso la vita sul Lago Maggiore, «mentre collaborava con i servizi segreti italiani per impedire a Teheran di ottenere armi avanzate». Il sospetto, a questo punto, è che ‘M’, Alonzi e Barnobi siano stati uccisi dagli iraniani.

L’agente del Mossad morto sul Lago Maggiore stava conducendo un’operazione contro l’Iran
Le operazioni di recupero del battello naufragato nel Lago Maggiore (Ansa).

L’agente ‘M’ faceva parte del Mossad da 30 anni

Al funerale della spia israeliana morta in Italia, nota con l’identità di copertura di Shimoni Erez, avevano partecipato i vertici del Mossad. All’epoca, Barnea aveva descritto lo 007 come «un uomo dai modi raffinati, un amante dell’umanità, di buon cuore, calmo e tranquillo», che «sapeva stare in mezzo alla gente». Secondo quanto riferito da persone a lui vicine, l’agente ‘M’ faceva parte del Mossad da circa tre decenni.

L’incidente sospetto, il processo e la condanna per lo skipper

L’incidente, decisamente sospetto viste le persone coinvolte, era stato ufficialmente attribuito a una tempesta che aveva colpito il Lago Maggiore quel giorno e agli errori dello skipper Claudio Carminati, che ha patteggiato quattro anni di pena per naufragio colposo. Durante il processo gli era stato contestato di aver fatto salire a bordo 23 persone (22 erano agenti segreti), quando l’imbarcazione aveva una capienza massima di 15, così come di aver sottovalutato l’allerta meteo e il fenomeno del “downburst”. Tuttavia, che gli agenti italiani morti non fossero in vacanza ma in servizio era già stato implicitamente confermato nel 2024, quando nella sede del Dis erano apparse due lapidi in ricordo di Alonzi e Barnobi, con un riferimento alle morte dei due agenti «nel corso dello svolgimento di una delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri».

Il corteo dei veleni, Gisella Botticchio: “Minacce e offese”

di Irene Sarno

La storia è fatta di corsi e di ricorsi, di eventi che accadono una volta e continuano a farlo, in un lungo e costante circolo vizioso. Agropoli non può esimersi da ciò e i fatti lo dicono chiaramente.

Erano i giorni successivi al primo corteo pro ospedale, quello dell’8 agosto 2025. Già allora, una degli organizzatori venne subissata di offese e minacce. La stessa persona, e cioè l’attivista Gisella Botticchio, oggi dichiara di aver subito lo stesso clima di odio.

«Ho visto tanta rabbia nei miei confronti – dice – ho ascoltato audio e letto messaggi in un gruppo di WhatsApp nei quali vengo offesa, ingiuriata e anche minacciata. Capisco le differenze politiche, le diverse ideologie e gli ordini di scuderia che arrivano dall’alto e devono essere eseguiti, ma sfociare nella violenza è sempre sbagliato. Sono state dette parole che vanno oltre il contesto, oltre l’argomento ospedale – racconta la donna – e sfociano nella sfera personale, colpendomi dal punto di vista fisico.

Ovviamente, se tutto ciò in un primo momento mi fa rabbia – aggiunge Gisella Botticchio – a mente fredda sento di avere paura, perché queste minacce che ho ricevuto, e che ho documentato e archiviato, possono trasformarsi in atti concreti. Di fatti di cronaca ne sono pieni i giornali e, come donna, sono spaventata. Spiace che chi di dovere non abbia preso pubblicamente le distanze da determinate uscite e, anzi, pare che, via social, ci sia anche una certa vicinanza tra persone di spicco e in evidenza. Non faccio nomi né collegamenti, anche perché sono costretta a tutelarmi in ogni sede, come già accaduto in passato».

La responsabile del comitato 8 agosto parla di un clima d’odio ormai persistente: «Nei giorni che hanno preceduto il corteo, il giorno stesso, le ore seguenti – racconta – ho continuato a essere citata in continuazione, additata come approfittatrice, come chi stesse organizzando la marcia solo per poter avere un ritorno elettorale alle prossime elezioni. Con me, giusto dirlo, sono stati accusati dello stesso misfatto anche amministratori e gli altri organizzatori, lo stesso che è accaduto ad agosto».

Nel suo sfogo, la donna guarda al futuro: «Sperano di spaventarmi e farmi desistere dalle mie azioni – conclude – ma non sarà così. Anzi, posso annunciare che a breve incontrerò il presidente Fico per la questione ospedale. Siamo speranzosi». L’attivista Botticchio non è stata l’unica a essere raggiunta da ingiurie. Anche la stampa è stata accusata di essere di parte, di essere sul libro paga, di essere “dei cani che riportano”. Tutte frasi che ben qualificano un gruppo attivo sui social, noto per diversi elementi negativi.

Al di là di isolati soggetti ben conosciuti in città ed anche alle forze dell’ordine, la carica delle tremila persone scese in strada domenica pomeriggio per il corteo sta portando già i primi risultati. La senatrice del Movimento 5 Stelle ha raggiunto telefonicamente gli organizzatori e ha detto loro di un interessamento del presidente della Regione Campania Roberto Fico sul tema dell’ospedale e del pronto soccorso di Agropoli.

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Governo, verso la nomina di cinque sottosegretari

Dovrebbe completarsi oggi, con il Consiglio dei ministri previsto per mezzogiorno ma ancora non ufficialmente convocato, il giro di nomine per riempire le caselle dei sottosegretari rimaste vacanti nella squadra di governo. Secondo quanto si apprende, il posto di Andrea Delmastro al ministero della Giustizia sarà ricoperto dal senatore di Fratelli d’Italia Alberto Balboni, attuale presidente della commissione Affari costituzionali di palazzo Madama. Sempre in quota FdI, Giampiero Cannella, vicesindaco di Palermo dovrebbe ottenere il ruolo di sottosegretario alla Cultura. Atteso l’ingresso nell’esecutivo anche dell’ex capogruppo di Forza Italia Paolo Barelli, che andrà ai Rapporti con il Parlamento, e di Mara Bizzotto (Lega), che sostituirà il collega di partito Massimo Bitonci al Mimit – dopo che quest’ultimo è diventato assessore in Veneto. Infine Massimo Dell’Utri di Noi Moderati andrà al ministero degli Esteri dopo l’uscita di Giorgio Silli.

Di Martino (5 Stelle): Confronto sulla sicurezza

Un momento di confronto aperto e partecipato sui temi fondamentali per la comunità salernitana, quello che si è tenuto lunedì, dalle 18, presso il Bar Verdi in Piazza Matteo Luciani. Una riflessione, che ha coinvolto la platea gremita e attenta, su temi di grande rilevanza: “Sicurezza, diritti e partecipazione”. Alla Presenza della Senatrice del Movimento 5 Stelle, Anna Bilotti, dell’assessora regionale ad Ambiente, Edilizia e Pari Opportunità, Claudia Pecoraro, con la candidata al consiglio comunale per il Movimento 5 Stelle, Federica di Martino e il candidato sindaco Franco Massimo Lanocita. “Temi costanti nella nostra quotidianità – ha detto la senatrice Bilotti – parliamo oggi di sicurezza all’indomani dell’approvazione in Senato di un provvedimento, uno scempio, che in realtà non fa nulla per la sicurezza. In Italia, il numero delle Forze dell’Ordine mancanti, è impressionante ma senza fondi, senza risorse, non si può pensare di garantire maggiore sicurezza anche nelle città”. “Tre temi – ha rimarcato l’Assessora Pecoraro – che sono una conseguenza dell’altro non sono parole isolate, ma un unico respiro collettivo. Dove le persone partecipano, nasce una comunità viva, consapevole, capace di proteggere sé stessa. Una città non è fatta di luoghi, ma di legami: quando ciascuna e ciascuno si sente parte di qualcosa di più grande, allora quella città diventa casa, e ogni casa merita cura, dignità e futuro. È compito delle istituzioni accendere questa luce, renderla accessibile a tutte e tutti, perché Salerno non è di pochi, ma appartiene a chi la vive, la ama e la costruisce ogni giorno, l’assessora ha anche ricordato i passi fatti dalla Regione Campania in riferimento alla vicenda Fonderie Pisano. “Le istituzioni devono avere una visione ampia. Noi abbiamo tutelato le cittadine e i cittadini senza mai perdere di vista la tutela anche dei posti di lavoro”. Sul tema della sicurezza e dell’idea di un sistema coerente che tiene insieme serenità di vita, diritti e opportunità, si è incentrato in particolare l’intervento della candidata al consiglio comunale, Federica di Martino. “Permettere ai cittadini di sentirsi parte della comunità. Questo è l’obiettivo per una città che da troppo tempo è in mano ad un solo uomo. Noi vogliamo una Salerno che crei delle opportunità reali e offra soluzioni concrete. Se parliamo di sicurezza, ad esempio, ci impegniamo per un vero trasporto notturno così come pensiamo alla sicurezza che si coniuga con lo sviluppo economico e sociale: far rivivere le periferie, tenere le vetrine aperte, avere negozi che diventano luoghi rifugio per le donne, significa coniugare serenità di vita e benessere. Agevolare con una forte detassazione chi investe nelle periferie è un primo passo. Accanto a questo, per me sicurezza si coniuga con le politiche sociali e la bellezza: riqualificare spazi verdi e restituirli alle famiglie, ai minori ed agli anziani significa abitare lo spazio pubblico, che solo così è più sicuro, e farlo in luoghi di bellezza che diventano anche luoghi in cui si svolgono attività con il protagonismo del tessuto associativo e cooperativo. Rafforzare i servizi a tutela delle donne e della loro salute, significa anche politiche attive per il lavoro e per la casa. Una città che invecchia e si spopola significa condomini vuoti e anziani isolati. Sicurezza e diritti significano agevolare chi affitta: facciamo risparmiare ai proprietari e recuperiamo dalla Tari di chi ci andrà ad abitare. Cose semplici, immediate, con oneri ridotti per le casse comunali, ma che possono cambiare la qualità di vita delle persone e il futuro di questa città”. Molto soddisfatto per le prime battute della campagna elettorale, il candidato sindaco, Franco Massimo Lanocita che ha puntato sul “sogno”. “Recentemente mi hanno chiesto se ho un sogno per la mia città – ha detto Lanocita – Io sogno una città sia per i giovani che per gli anziani. Una città con meno auto e un servizio di trasporto pubblico, integrato gomma e ferro, che funzioni e che consenta di attraversare Salerno senza difficoltà. Sogno una città turistica. Ma davvero. Una città che non sia una cartolina vuota ma che si apra al mondo e sappia accogliere i turisti con professionalità e servizi. Sogno una città pulita, con strutture sportive e più accessi al mare. Una città sicura e solidale. Una città di cui essere orgogliosi”.

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Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20 mila voli per risparmiare carburante

La compagnia aerea tedesca Lufthansa cancellerà 20 mila voli a corto raggio da giugno a ottobre. Il massiccio taglio, uno dei più consistenti effettuati a livello globale a seguito del caro carburanti causato dalla guerra in Iran, consentirà di risparmiare oltre 40 mila tonnellate di cherosene «senza incidere significativamente sull’efficienza» della compagnia aerea, la più grande d’Europa.

Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20 mila voli per risparmiare carburante
Livrea Lufthansa (Imagoeconomica).

Il piano per i mesi estivi sarà pubblicato tra fine aprile e inizio maggio

Lufthansa, viene spiegato, ha cancellato circa 120 voli giornalieri a partire da lunedì 20 aprile. Secondo il Financial Times, il piano dettagliato per i mesi estivi verrà pubblicato tra la fine del mese e l’inizio di maggio. «Le rotte non redditizie da Francoforte e Monaco saranno eliminate dal programma, mentre i voli esistenti da Zurigo, Vienna e Bruxelles verranno potenziati», ha anticipato Lufthansa. Saranno ridotti anche i voli da e per Roma. Come sottolinea Deutsche Welle, la compagnia aerea aveva già modificato il suo programma per aprile e maggio, cancellando alcuni voli.

Lufthansa ha annunciato la cancellazione di 20 mila voli per risparmiare carburante
Aereo Lufthansa (Imagoeconomica).

Le compagnie tedesche hanno chiesto alle autorità di sbloccare le riserve di cherosene

La carenza di carburante per l’aviazione è stata causata dalla guerra in Medio Oriente e, in particolare, dallo stop al passaggio delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, da cui transita il 20 per cento delle forniture mondiali di petrolio. Il 17 aprile le compagnie aeree tedesche hanno chiesto alle autorità di sbloccare le riserve strategiche di cherosene per aviazione prima della stagione estiva per evitare tagli ai voli. E anche di garantire l’accesso al sistema di oleodotti della Nato, al fine di aumentare le forniture di carburante nei principali hub, in particolare Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera. Il giorno precedente il direttore dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, aveva detto all’Associated Press che, in caso di mancata riapertura di Hormuz (adesso la navigazione è permessa), le riserve europee di carburante sarebbero bastate per sole sei settimane.

Pagani: le reazioni dei candidati a sindaco

I manifesti 6×3 che invadono la città, i santini elettorali già stampati e pronti per la distribuzione, gli incontri pubblici e privati, i video sui social, il programma elettorale. Pagani viveva settimane di fermento in vista dell’imminente campagna elettorale. Sabato era prevista la presentazione delle liste e, nella maggior parte dei casi, era già tutto pronto per la consegna. A pochi giorni dalla scadenza, però, tutto si ferma: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi scioglie il Comune per presunte infiltrazioni mafiose. Una notizia che per mesi è stata l’incubo dei paganesi: per la terza volta l’ente viene commissariato. La scadenza elettorale sembrava aver rasserenato gli animi, ma così non è stato: il ministro è intervenuto in tempo, impedendo il ritorno al voto. «In un momento così delicato per la nostra città, dopo lo scioglimento del Consiglio comunale, sento il dovere di parlare con franchezza a tutti coloro che hanno a cuore il futuro di Pagani. Non è più tempo di divisioni né di polemiche inutili. È il momento della responsabilità. Pagani ha bisogno di ritrovare stabilità, credibilità e una guida seria, capace di affrontare con concretezza le difficoltà che stiamo vivendo. Io credo in una politica fatta di competenza, lavoro e libertà. La mia storia personale e professionale è fatta di impegno, sacrifici e risultati costruiti fuori dalle logiche di dipendenza politica. È questa autonomia che oggi mi consente di mettere al centro esclusivamente l’interesse dei cittadini», ha dichiarato attraverso i social Nicola Campitiello, candidato sindaco per la coalizione di centrodestra. «Sono convinto che serva uno sforzo collettivo: unire le energie migliori, superare gli interessi personali e riportare al centro il bene comune. Il confronto politico è fondamentale, ma deve essere leale e orientato a costruire soluzioni, non a creare divisioni. Da parte mia l’impegno è chiaro: ascoltare, decidere e agire. Con serietà, trasparenza e rispetto per la nostra comunità. Pagani merita stabilità, concretezza e una guida libera e responsabile. Abbiamo il dovere di rialzarci. E di farlo insieme. Io ci sono», ha aggiunto Campitiello. Parla di «scenario inquietante» Davide Nitto, candidato sindaco per la coalizione di centrosinistra, tornata unita dopo decenni sotto un unico nome: «In merito allo scioglimento del Consiglio comunale di Pagani non possiamo che esprimere un profondo e sincero rammarico. Ci troviamo di fronte a una ferita profonda per la democrazia locale e per l’intera cittadinanza. L’ipotesi di un lungo commissariamento -della durata di 18 mesi – apre uno scenario inquietante per la nostra città. Un periodo così esteso di gestione straordinaria rischia di tradursi in una stasi amministrativa: il timore concreto è che i grandi progetti di sviluppo, i finanziamenti in corso e le manutenzioni ordinarie subiscano un brusco rallentamento, privando Pagani di una guida politica scelta dai cittadini – ha dichiarato Davide Nitto – Una gestione commissariale, per sua natura tecnica, fatica a intercettare i bisogni quotidiani delle fasce più deboli e le istanze di un tessuto commerciale e produttivo già duramente provato. Il danno d’immagine per la città sarebbe incalcolabile, minando la fiducia nelle istituzioni e allontanando possibili investitori e opportunità di crescita. Restiamo in attesa di comunicazioni ufficiali, auspicando che la verità dei fatti possa presto emergere. Tuttavia, non possiamo tacere l’amarezza per quello che appare come un balzo all’indietro nel percorso di stabilità di cui la nostra comunità ha disperatamente bisogno. Pagani non merita di vivere nell’incertezza e nell’ombra per un altro anno e mezzo. La città ha bisogno di risposte, di visione e soprattutto di una governance che risponda direttamente ai cittadini». Antonio Mariconda, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia a Pagani, esprime profondo rammarico per lo scioglimento del Consiglio comunale, definendolo «un momento particolarmente difficile per la vita democratica della città e per l’intera comunità». «Eravamo pronti -commenta Mariconda -a partecipare alle elezioni amministrative e a vincere. Si tratta di un epilogo che impone una seria riflessione da parte di tutte le forze politiche e istituzionali. In questa fase è fondamentale ristabilire un clima di fiducia, garantire trasparenza amministrativa e assicurare una guida stabile alla città». Fratelli d’Italia, si legge nella nota, ribadisce il proprio impegno sul territorio «con senso di responsabilità e spirito costruttivo, per contribuire a costruire un percorso politico e amministrativo fondato sulla legalità, sul buon governo e sulla partecipazione. L’obiettivo comune deve essere quello di restituire ai cittadini di Pagani istituzioni credibili e all’altezza delle loro aspettative». Dopo la notizia del commissariamento del Comune di Pagani, Lucia Vuolo, in qualità di rappresentante della Lega per l’organizzazione della lista cittadina, insieme a Pietro Pisacane, segretario cittadino, e all’architetto Aniello Sicignano, ha espresso un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno aderito al progetto “Lega per la città di Pagani”. «Sono stati numerosi i giovani, i professionisti e gli imprenditori che hanno dato la propria disponibilità, contribuendo con entusiasmo e senso di responsabilità alla costruzione di questo percorso – ha dichiarato l’ex europarlamentare – Al di là del mancato svolgimento delle elezioni, l’impegno non si ferma: continueremo a lavorare sul territorio per portare avanti le iniziative e i punti del programma condiviso, con lo stesso spirito di partecipazione che ha contraddistinto questo progetto fin dall’inizio». e.n.

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Antitrust, istruttoria nei confronti di Booking per pratiche commerciali scorrette

L’Antitrust ha avviato un’istruttoria nei confronti di Booking per pratiche commerciali scorrette. In particolare, secondo l’Autorità garante Booking.com attribuirebbe alle strutture ricettive aderenti al programma Partner Preferiti (e alla sua estensione Preferiti Plus) un migliore posizionamento nei risultati di ricerca all’interno della piattaforma, elementi grafici di maggiore evidenza e claim per enfatizzarne la qualità del servizio e la convenienza in termini di rapporto qualità-prezzo, nonostante i requisiti di ammissione a questi programmi non sarebbero idonei a supportare i vantaggi riconosciuti a quelle strutture.

Le accuse alla piattaforma

Secondo l’Autorità, infatti, la selezione delle strutture aderenti ai programmi Partner Preferiti avverrebbe perlopiù sulla base di criteri che privilegiano quelle che forniscono commissioni più elevate a Booking, piuttosto che sulla base delle loro caratteristiche qualitative. Di conseguenza, le modalità di presentazione delle strutture e i claim utilizzati da Booking per enfatizzarne le qualità potrebbero indurre i consumatori ad assumere decisioni commerciali credendo – erroneamente – che queste strutture siano, a parità di caratteristiche, migliori in termini di rapporto qualità-prezzo rispetto alle strutture non aderenti. Questo potrebbe addirittura portare i consumatori a selezionare strutture in media più costose.

Materias, celebra 10 anni di innovazione

Un premio alla memoria e un piano d’azione per il prossimo decennio. Materias, acceleratore “early stage” con sede a Napoli specializzato in materiali avanzati e deep tech, festeggia i suoi primi dieci anni di vita con un grande evento a Santa Maria La Nova, aprendo una fase di rilancio dopo la scomparsa del fondatore Luigi Nicolais, figura fondamentale per l’innovazione in Italia e pioniere dell’alleanza tra Università e mondo produttivo. L’azienda ha chiuso il 2025 con un incremento del fatturato del 25% rispetto ai 3,2 milioni del 2024, confermandosi uno dei modelli più efficaci di trasferimento tecnologico nel Paese. E ora guarda al futuro e alle nuove sfide tecnologiche seguendo la rotta già tracciata da Nicolais che aveva voluto questa startup innovativa per trasformare la ricerca in impresa, attraverso brevetti, licensing e spin‑off. Il suo contributo resta al centro del modello Materias, che oggi può contare su oltre 1.200 tecnologie mappate e più di 120 brevetti generati o co‑sviluppati, con il supporto di azionisti industriali come Dompé Holdings, IBSA, Intesa Sanpaolo, Multiversity e BF S.p.A. Per rendere omaggio alla figura del suo ideatore, la neopresidente di Materias Maria Cristina Messa, che ne ha raccolto il testimone, annuncia l’istituzione di un Premio, “un’iniziativa che dà seguito alla visione di Gino Nicolais, ovvero quella di incentivare progetti ad alto contenuto scientifico con potenziale industriale attraverso la valorizzazione delle persone. Il focus sarà su ricercatori e team interdisciplinari, capaci di interpretare efficacemente il passaggio dalla ricerca al mercato, paradigma che rappresenta un elemento centrale del modello operativo di Materias e che è diventato prioritario anche nell’approccio delle politiche pubbliche per l’innovazione”. Caterina Meglio, founder e Ceo di Materias, ripercorre la storia di un percorso di valore: “Dieci anni rappresentano un traguardo rilevante per qualunque impresa – dice -, ma lo sono ancora di più per una realtà come la nostra, nata al Sud per operare in uno spazio complesso, quello della valorizzazione della ricerca, dove servono visione, capitali pazienti e una forte attitudine a costruire ponti tra scienza e mercato. Il nostro modello si fonda sulla capacità di fare scouting tecnologico qualificato, leggere il potenziale applicativo della ricerca e costruire percorsi di valorizzazione concreti. Siamo orgogliosi di aver attratto fiducia e di aver costruito un team di persone competenti e motivate che hanno trasformato una visione in una realtà riconoscibile e credibile”. Ai lavori moderati dalla conduttrice del Tg1 Barbara Carfagna, hanno partecipato anche Sergio Dompé, Presidente dell’omonimo gruppo biofarmaceutico; Gianmaria Gros-Pietro, Presidente di Intesa Sanpaolo; Francesco Durante, Ceo di Multiversity; Salvatore Cincotti, Delegato del Presidente di IBSA Farmaceutici Italia; Federico Vecchioni, Presidente esecutivo di Bonifiche Ferraresi; Gaetano Manfredi, Sindaco di Napoli e della Città Metropolitana; Matteo Lorito, Rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II; Melissa Ridolfi, Direttore COTEC; Ferruccio Resta, Presidente MOST – Centro per la Mobilità Sostenibile; Luigi Fiorentino, Presidente NBFC; Pietro Salini, Amministratore Delegato Webuild SpA; e Fulvio Bonavitacola, Assessore alle Attività Produttive ed allo Sviluppo Economico della Regione Campania.

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Scafati, basket: violenza in Academy e l’Angri

Scafati.  La partita di basket Under 19 di Gold tra Scafati e Angri, vinta dagli ospiti, si è chiusa con l’aggressione all’arbitro. Un tesserato dell’Academy Scafati Basket si è reso protagonista di un gesto violento nei confronti del direttore di gara  Alfonso Procida. Un fatto grave che ha portato il club guidato dal presidente Luigi Cesarano a prendere le distanze da quanto accaduto, esprimendo profondo rammarico e condannando senza esitazioni il comportamento del proprio atleta. La società ha sottolineato come simili atteggiamenti siano lontani dai valori di rispetto, educazione e correttezza che da sempre intende trasmettere ai giovani. Parole nette, accompagnate anche da un primo provvedimento interno: il ragazzo responsabile del gesto è stato messo fuori rosa. Una decisione immediata, mentre si attendono anche le eventuali sanzioni della giustizia sportiva, che potrebbero essere pesanti. L’Academy Scafati ha poi rivolto le proprie scuse all’arbitro coinvolto, alle squadre presenti, ai dirigenti, ai tifosi e a tutti coloro che hanno assistito alla scena.  Resta l’amarezza per una serata che avrebbe dovuto parlare soltanto di basket e di ragazzi impegnati in campo. Invece, a prendersi la scena è stata l’aggressione. La risposta della società è arrivata subito. Ora servirà fare in modo che quanto successo resti un caso isolato e diventi, per tutti, una lezione da non dimenticare.

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Iran: stop ai negoziati, Trump estende la tregua

Dopo giorni di proclami in senso contrario, Donald Trump ha esteso il cessate il fuoco con l’Iran, in scadenza oggi, fino al momento in cui arriverà una proposta dalla Repubblica Islamica e «le discussioni saranno concluse, in un senso o nell’altro». In questo contesto, il viaggio del vice JD Vance a Islamabad – inizialmente dato solo come sospeso – è stato «rinviato a tempo indeterminato», scrive Axios citando fonti di Washington. Resta intanto in vigore il blocco navale Usa.

Iran: stop ai negoziati, Trump estende la tregua
JD Vance (Ansa).

Il consigliere di Ghalibaf: «La proroga della tregua è una trappola»

«La proroga del cessate il fuoco è certamente uno stratagemma per guadagnare tempo in vista di un attacco a sorpresa», ha dichiarato Mahdi Mohammadi, consigliere di Mohammad Ghalibaf, presidente del parlamento iraniano e capo negoziatore. Quest’ultimo, però, ha fatto sapere di non condividere questa osservazione. «In qualità di presidente dell’Assemblea Consultiva Islamica, il signor Ghalibaf si avvale della consulenza di stimati esperti in ambito culturale, economico, sociale, politico e in altri settori, dalle cui opinioni trae sempre beneficio. Tuttavia, le opinioni espresse da questi consulenti, che è loro naturale diritto, non rappresentano necessariamente la posizione ufficiale del signor Ghalibaf», ha dichiarato un alto funzionario del parlamento all’agenzia Tasnim.

Trump: «Senza blocco navale non ci sarebbe mai un accordo»

Dopo la proroga della tregua, Trump ha scritto di Truth di non aver intenzione di togliere il blocco navale nello Stretto di Hormuz, perché questo impedirebbe un accordo: «L’Iran lo vuole aperto per poter guadagnare 500 milioni di dollari al giorno (che è, quindi, la cifra che perde se viene chiuso!) […] Quattro giorni fa alcune persone mi hanno avvicinato dicendomi: “Signore, l’Iran vuole aprire lo Stretto, immediatamente”. Ma se lo facessimo, non ci sarebbe mai un accordo con l’Iran, a meno che non facessimo saltare in aria il resto del loro Paese, compresi i loro leader!». Teheran ha chiarito che i negoziati potranno iniziare dopo la revoca del blocco navale, aggiungendo che, in ogni caso, non intende trattare con gli Stati Uniti dei suoi programmi nucleare e missilistico. Secondo Axios, uno dei motivi che hanno spinto Trump a prorogare la tregua è che Stati Uniti e il mediatore Pakistan si aspettano che il leader supremo iraniano, Mojtaba Khamenei, risponda oggi all’ultima proposta di Washington.

Iran: stop ai negoziati, Trump estende la tregua
Un murale anti-Usa a Teheran (Ansa).

Per le Nazioni Unite è un «passo importante verso la de-escalation»

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha accolto con favore la decisione di Trump di estendere il cessate il fuoco con Teheran. «Questo è un passo importante verso la de-escalation e la creazione di uno spazio cruciale per la diplomazia e la costruzione della fiducia tra Iran e Stati Uniti». L’ambasciata di Teheran presso l’Onu ha però condannato gli Usa per una condotta che presenta «i tratti distintivi della pirateria», dopo che le forze americane hanno attaccato nel Mar d’Oman una nave mercantile iraniana. Successivamente, una nave pasdaran ha colpito una portacontainer al largo dell’Oman.

I pasdaran tornano a minacciare i Paesi del Golfo Persico

Intanto, però, i Guardiani della rivoluzione hanno aggiornato la lista dei possibili obiettivi nel Golfo Persico, nel caso dovesse riprendere la guerra: non più siti militari Usa, ma impianti di produzione energetica. Tra essi giacimenti petroliferi e raffinerie in Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Bahrein e Qatar. «Se i Paesi confinanti a sud consentiranno ai nemici di utilizzare il loro territorio e le loro strutture per attaccare il popolo iraniano, dovranno dire addio alla produzione petrolifera in Medio Oriente», ha avvertito il generale Seyyed Majid Mousavi, comandante della forza aerospaziale dei pasdaran.

Catanzaro, donna si getta dalla finestra con i tre figli: morti lei e due bimbi, grave la terza

Tragedia familiare a Catanzaro, dove una donna di 46 anni si è lanciata dal terzo piano con in braccio i tre figli di quatto mesi, quattro anni e cinque anni. Lei è morta sul colpo insieme ai due bimbi più piccoli, mentre la terza è rimasta gravemente ferita ed è stata ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale cittadino. Sul posto sono intervenuti la pm di turno Graziella Viscomi, che coordina le indagini, la Polizia e il personale del 118. Le cause del gesto non sono al momento note. I vicini hanno descritto la donna come una persona tranquilla, schiva e molto religiosa. Lavorava in una struttura sanitaria ed era molto attiva nella vicina parrocchia del SS Salvatore. In casa, al momento dei fatti, c’era anche il marito, il quale si sarebbe svegliato sentendo dei rumori. Compreso ciò che era successo, è sceso in strada e ha provato a rianimare i bambini prima dell’arrivo dei sanitari. La tragedia ha scosso la città e il Comune di Catanzaro proclamerà il lutto cittadino.

Salerno. Il commissario Panico richiama Fiorito

di Erika Noschese

La campagna elettorale resta fuori dai beni di proprietà del Comune. La strigliata, verosimilmente indirizzata a chi, nei giorni scorsi, ha utilizzato spezzoni di video girati all’interno dell’ex Casa del Combattente per spot di natura elettorale, arriva dal commissario prefettizio Vincenzo Panico. Nella giornata di ieri, sulla home page del sito istituzionale è comparsa una nota: poche parole che però non lasciano spazio a dubbi o interpretazioni. «La struttura commissariale richiama tutti coloro che hanno la disponibilità, a qualsiasi titolo, di locali del patrimonio comunale al rispetto, soprattutto nella fase di svolgimento della campagna elettorale per le prossime consultazioni amministrative, delle finalità per le quali il bene è stato concesso, pena l’applicazione delle sanzioni convenzionalmente previste», ha fatto sapere il commissario. Intanto, il diretto interessato, l’ex presidente dell’associazione Limen, ha tentato una timida replica attraverso i suoi canali social all’inchiesta portata avanti da queste colonne, limitandosi a parlare della necessità di «superare le logiche della disinformazione», per poi cancellare il commento dopo poche ore. Una risposta fin troppo generica per quei cittadini — oggi soprattutto elettori — che chiedono spiegazioni, ribadendo la necessità di «superare le logiche dell’amico di» che penalizza tanti, troppi giovani e ne favorisce una cerchia ristretta. All’altro capo della città, nella zona orientale, c’è invece chi non vive di benefici. Con l’abbattimento dell’ex scuola Gatto – dove presto sorgerà il polo delle associazioni – molte realtà locali sono state costrette a rivedere le proprie attività per adeguarsi ai cambiamenti. Presso l’ex istituto scolastico trovavano spazio oggi l’associazione “Ballando per le Strade”, l’Associazione Cultura e Sport e gli Scout, che svolgono attività limitate al piano superiore. Le associazioni erano distribuite in due aree: il plesso scolastico e la zona palestra. Gli occupanti del plesso principale sono stati allontanati già lo scorso anno per consentire l’avvio dei lavori. Di queste realtà, solo tre o quattro hanno però accettato l’unica proposta avanzata dall’assessora Paola De Roberto: il trasferimento nell’ex centro per l’impiego di via Sichelgaita. «È stata l’unica opzione sul tavolo dopo numerose riunioni. Noi abbiamo insistito sulla necessità di restare nella zona orientale, dove operiamo da quasi trent’anni e dove il territorio ha ancora un forte bisogno di presidi sociali. Purtroppo non ci sono state alternative in zona. Le poche associazioni che si sono trasferite stanno lentamente scomparendo perché sono state decontestualizzate: quella zona non è funzionale alle nostre attività», ha dichiarato Simona Totaro, presidente di “Ballando per le Strade”, una realtà locale che oggi resiste nell’edificio della palestra insieme ad altre tre associazioni. Associazioni che, è doveroso chiarirlo, hanno sempre pagato il canone mensile, intestandosi le utenze e sostenendo gli interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria. «La cosa paradossale è accaduta quando siamo andati in Comune per chiedere come proseguire con i pagamenti dell’affitto: gli uffici ci hanno chiesto cosa ci facessimo ancora lì, convinti che la struttura fosse già stata abbattuta. Non hanno alcuna contezza della realtà dei fatti», ha raccontato la presidente, evidenziando che oggi «non ha senso pagare un affitto per una struttura in queste condizioni: l’attività è ridotta al minimo a causa del cantiere, ci sono voragini nella strada d’accesso e i bagni sono quasi inutilizzabili. In passato abbiamo sempre provveduto noi alla manutenzione e alla sicurezza, installando, ad esempio, cancelli interni a nostre spese, senza che il Comune intervenisse o riconoscesse scomputi sui canoni», ha spiegato Totaro. Al momento non c’è alcuna data certa per l’abbattimento definitivo della struttura e manca un termine per lo sfratto, così come un’alternativa per il trasferimento, nonostante l’impegno e la vicinanza dell’assessora De Roberto. «Per ora resistiamo, ma per senso di responsabilità verso i soci stiamo spostando alcune attività serali presso il centro pastorale confinante, dato che la nostra struttura è ormai poco sicura e accogliente. È un peccato, perché se quegli spazi venissero riqualificati potrebbero tornare a essere un punto di riferimento per molte realtà che oggi non hanno un luogo dove stare», ha concluso la presidente.

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Ventura: De Luca racconta le stesse cose

E’ una delle novità di questa campagna elettorale, seppur navigato a livello di esperienza politica. Il consigliere comunale uscente, Mimmo Ventura, prova la scalata a Palazzo di Città con l’unica lista a suo sostegno “Dimensione Bandecchi”, che si ispira al Sindaco e imprenditore di Terni, Stefano Bandecchi, con la volontà e la determinazione di sfidare i giganti della politica locale, su tutti Vincenzo De Luca, con il quale lo stesso Ventura è stato candidato in passato.

Parte una nuova avventura con Ventura. E’ il suo slogan per questa campagna elettorale. Come spiegarlo?

“Un’avventura libera e senza pensieri. In passato sono stato candidato sia con De Luca nel centrosinistra e poi nel centrodestra con Fratelli d’Italia. Fino a quando ho deciso di abbandonare ogni strada e di camminare da solo”.

Ha scelto di scendere in campo con “Dimensione Bandecchi”, ispirandosi al Sindaco ed imprenditore di Terni. Perchè questa scelta?

“La scelta è stata dettata dal fatto di incontrare sulla mia strada una persona perbene che è appunto Stefano Bandecchi, dopo che lo stesso ha deciso anche lui di lasciare il centrodestra e di fare una sua lista indipendente e di combattere contro tutti e tutti. Era da tempo che cercavo una persona così sul mio cammino, che la pensasse allo stesso modo: ecco spiegato il motivo che mi ha portato ad unire le forze con Bandecchi e ad intraprendere questo percorso, lungo la strada di un progetto che non si esaurisce a livello locale, ma è andato avanti alle regionali e proseguirà anche alle future elezioni politiche. La sensazione è quella di camminare insieme per lungo tempo”.

Lei verrà sostenuto solo da una lista. Può indicarci anche il profilo dei suoi candidati?

“Camminerò da solo. Ho provato a dialogare con altre coalizioni, ma da parte di altri candidati ho percepito la volontà di partecipare a queste elezioni solo per ottenere un posto al Comune di Salerno, con l’intento di partecipare per sé stessi e non per gli altri. Ahimè, purtroppo riusciranno in questo intento perché tutti questi personaggi concorrono con le coalizioni che li sosterranno e che permetteranno di ottenere i quorum necessari ad entrare in consiglio. Io non venderò mai la mia dignità, per questo ho preferito scendere in campo da solo. I candidati che mi sostengono rappresentano diverse anime: si va dal disoccupato all’operaio fino ad arrivare ai professionisti, tipo avvocati o ingegneri, e ai direttori di banca. Sono profili diversi l’uno dall’altro, ma tutti animati dallo spirito di squadra e di cambiamento per il bene di Salerno”.

Bandecchi, che è stato a Salerno ad inaugurare il suo comitato elettorale, non le ha mandate a dire a De Luca, definendolo il responsabile del fallimento della Campania e della città di Salerno. E’ d’accordo?

“De Luca lo conosco da quarant’anni e recita sempre le stesse canzoni: ha iniziato a parlare un’altra volta di rifare lo stadio “Vestuti”, di fare i parcheggi ecc. Dice le stesse cose e purtroppo questa città l’ha sempre creduto. Tuttavia, nell’ultimo periodo noto un cambiamento, dove emergono anche contestazioni. In un suo intervento nei giorni scorsi ha detto che la città è stata abbandonata, senza rendersi conto che la città è stata amministrata direttamente da lui, piazzando un burattino, un pupazzo al comando del Comune che era Enzo Napoli. In questo modo non sta facendo altro che darsi a martellate sui testicoli da solo. Il fatto che Bandecchi non le manda a dire rappresenta un comportamento e un modo di fare in linea con il mio, che ci ha permesso di viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda. Noi siamo qui per regalare niente a nessuno. Chi vuole metterci la faccia ce la mette, ma chi pensa di prendersi i consensi perché si chiamano Tizio, Caio o Sempronio non va bene più. Questa è una politica dei politicanti: per fare una metafora, è come se i soldati vanno mandati a fare la guerra e gli altri si prendono i meriti. Stessa cosa è accaduta con De Luca: c’è chi ha vinto le elezioni e gli incarichi politici sono stati affidati agli amici degli amici”.

Che sfida si attende?

“Cosa rispondere? Se la gente ha capito ci faremo due risate e di sarà un ballottaggio. Se sarà tutto come prima, alla fine De Luca vincerà, ma senza ottenere il premio di maggioranza”.

Qual è il suo programma elettorale?

“Il mio programma elettorale è molto semplice. Si basa su cinque punti essenziali: innanzitutto, tutti i quartieri di Salerno potranno avere la possibilità di parlare con il sindaco una volta a settimana per esporre problematiche e/o disagi da risolvere, quindi massima apertura dell’istituzione alla gente; bloccare, tramite appositi interventi normativi, le licenze selvagge, soprattutto in zone come via Mercanti dove ci sono bar e ristoranti uno accanto all’altro; sicurezza con incremento delle forze dell’ordine, assunzione di nuovi vigili urbani e un costante rapporto tra Comune, Prefettura e Questura per organizzare tavoli interistituzionali finalizzati all’aumento dei controlli per l’ordine e la sicurezza cittadini; stop alla movida selvaggia con regole più ferree sul rispetto degli orari per garantire la quiete pubblica; attenzione alla cultura, al turismo e allo sport con il coinvolgimento dei giovani”.

Dovesse diventare primo cittadino di questa città, quali sarebbero per lei i primi interventi da realizzare? Quali sono le priorità per Salerno?

“I principali interventi da realizzare fanno capo ai punti del programma, così come le priorità per la città di Salerno. Siamo qui per dare una svolta. Noi ci crediamo”. E con Ventura sono in tanti a crederci.

Mario Rinaldi

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Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali

Il Wall Street Journal lo ha confermato domenica 20 aprile: il governatore della Banca centrale degli Emirati Arabi, Khaled Mohamed Balama, ha chiesto al segretario al Tesoro Scott Bessent e a funzionari della Federal Reserve l’apertura di una swap line valutaria — una linea di credito d’emergenza in dollari — durante gli Spring Meetings del FMI a Washington. La notizia conferma ciò che Lettera43 scriveva già a marzo: la narrazione di stabilità emiratina è una costruzione fragile, e i numeri la stanno demolendo. Gli emiratini hanno argomentato che è stata la decisione di Donald Trump ad attaccare l’Iran a coinvolgerli nel conflitto. E hanno aggiunto un dettaglio che suona come una minaccia: se gli UAE finiscono i dollari, potrebbero usare lo yuan cinese per le transazioni petrolifere. Per un Paese il cui dirham è agganciato al dollaro, minacciare il passaggio allo yuan è l’equivalente finanziario di un tentativo di suicidio. Ma è il segnale che la situazione è più grave di quanto Abu Dhabi voglia ammettere. 

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
MBZ con Donald Trump (Ansa).

Perché la crescita del 3 per cento è un miraggio

A gennaio, prima della guerra, l’FMI proiettava una crescita del 5 per cento. L’ultimo World Economic Outlook del 14 aprile l’ha ridotta al 3,1 per cento, e quello è lo scenario ottimistico. Nello scenario avverso la crescita del MENA (Middle East and North Africa) scende all’1,1 per cento. Ma quel 3,1 per cento è un numero sulla carta. Per trasformarsi in Pil reale servono liquidità, infrastrutture funzionanti e fiducia degli investitori. Gli UAE non hanno nessuna delle tre. Un Paese che chiede swap line d’emergenza non cresce del 3 per cento. Un Paese le cui banche hanno rilasciato simultaneamente il buffer anticiclico e quello di conservazione del capitale — come ha fatto la Banca centrale il 18 marzo — non è un Paese i cui fondamentali sono «solidi». 

Il crollo della «Little Sparta» del Golfo

Secondo la comunicazione ufficiale di Abu Dhabi, pressoché tutti i danni subiti dal Paese sono stati causati da «detriti caduti a seguito di intercettazioni riuscite». Detriti prodigiosi, bisogna ammetterlo: hanno incendiato lo Shah gas field (20 per cento del gas domestico emiratino), devastato il petrolchimico Borouge, distrutto oil tank e raffineria a Fujairah, colpito il porto di Khor Fakkan, danneggiato l’oleodotto Abu Dhabi-Fujairah e costretto al fermo precauzionale la raffineria di Ruwais. Se i detriti delle intercettazioni fanno tutto questo, viene da chiedersi cosa farebbero i missili se arrivassero a destinazione. In realtà, il ministero della Difesa ha dichiarato di aver affrontato 537 missili balistici, 2.256 droni e 26 missili cruise, 2.819 vettori d’attacco in cinque settimane. La matematica della propaganda emiratina funziona così: ogni colpo è intercettato, ogni danno è un detrito, e l’infrastruttura energetica si è autodistrutta per cause accidentali.

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
Il porto di Fujairah (Ansa).

L’Iran non voleva conquistare gli Emirati. Voleva dare un esempio. E l’esempio è stato devastante. In cinque settimane Teheran ha dimostrato quanto valesse la punta di lancia dell’asse Usa-Israele nel Golfo, quella «Little Sparta» di cui Mohammed bin Zayed andava tanto fiero, ripetuta con reverenza nei think tank di Washington e nei corridoi del Pentagono. La risposta, ora, è sotto gli occhi di tutti: niente. Al primo contatto con la realtà, la punta di lancia si è afflosciata, appiattita, disintegrata. Una definizione sulla carta, buona per i convegni e le foto con i generali americani. Gli UAE avevano proxy paramilitari in Yemen, Somalia, Libia e Sudan. Avevano i sistemi antimissile più avanzati del mercato. Avevano un budget della difesa da potenza media europea. Non avevano la capacità di proteggere i propri impianti petroliferi da sciami di droni da poche migliaia di dollari l’uno. A fine marzo, UAE e Kuwait avevano consumato il 75 per cento delle scorte di intercettori Patriot, il Bahrain l’87 per cento. La lezione iraniana è stata limpida: il prezzo dell’allineamento con Washington e Tel Aviv si paga in infrastrutture bruciate, e chi si vende come punta di lancia finisce per essere il primo bersaglio. 

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
Il principe ereditario Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan a Pechino (Ansa).

Il viaggio a Pechino del principe ereditario…

Il 12 aprile il principe ereditario Sheikh Khaled bin Mohamed bin Zayed è atterrato a Pechino. Il 14 è stato ricevuto da Xi Jinping. Ventiquattro accordi firmati. La visita avviene nel contesto in cui i funzionari emiratini dicono agli americani che senza dollari passeranno allo yuan. Il sistema cinese CIPS ha processato a marzo 135 miliardi di dollari giornalieri, +50 per cento. Il Project mBridgepiattaforma blockchain di cui gli UAE sono cofondatori — ha già processato 55 miliardi in scambi, con lo yuan al 95 per cento del volume. Ogni volta che il bluff viene esposto — e il WSJ lo ha appena fatto — la credibilità del bluffatore diminuisce. 

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
La delegazione cinese guidata da Xi Jinping e quella emiratina guidata da Khaled bin Mohamed bin Zayed Al Nahyan a Pechino (Ansa).

… E lo shopping londinese dello zio

Mentre Balama mendica dollari a Washington e il figlio di MBZ cerca alternative a Pechino, il fratello di MBZ — Sheikh Tahnoon bin Zayed, vicepresidente, capo dell’intelligence, chairman di IHC — fa shopping a Londra. L’11 aprile, DIAFA (affiliata IHC) ha acquisito una quota di maggioranza nell’impero di Richard Caring per 1,4 miliardi di sterline: The Ivy Collection, Annabel’s, Scott’s, Sexy Fish, Harry’s Bar, George, Mark’s Club. Il CEO di IHC ha dichiarato al Financial Times di voler spendere «36 miliardi di dollari ogni 18 mesi». A febbraio ha lanciato Judan Financial con 237 miliardi di dollari di asset in gestione. La contraddizione è irrisolvibile. O la crisi di liquidità è reale — e allora Tahnoon sta distraendo risorse mentre il Paese chiede l’elemosina — oppure è gonfiata per ottenere aiuti americani, e gli UAE stanno mentendo ai propri alleati. Tertium non datur

Emirati: il bluff della stabilità tra guerra, debito e fuga di capitali
Da sinistra il primo ministro britannico Keir Starmer, Mohamed bin Zayed con accanto il fratello Tahnoon bin Zayed (Ansa).

La trappola in cui si sono infilati gli Emirati

L’emirato ha raccolto 4,5 miliardi di dollari in debito d’emergenza, pagando un premio pur di avere i soldi subito. Il Bahrain ha aperto una swap line da 5 miliardi con gli UAE: due naufraghi che si prestano il salvagente. L’IEA (l’International Energy Agency) ha definito la situazione «lo shock petrolifero più grave della storia». La World Bank ha tagliato la crescita del GCC (Gulf Cooperation Council) dal 4,4 all’1,3 per cento. Un consulente di wealth management a Singapore ha riferito che più della metà dei suoi 13 clienti emiratini stava valutando di spostare tutto. Un avvocato di patrimoni privati ha riportato che tre dei suoi venti clienti — con asset medi di 50 milioni — pianificavano trasferimenti urgenti. Dubai ha ridotto il limite di oscillazione in Borsa dal 10 al 5 per cento. Le autorità hanno dovuto smentire notizie su blocchi ai prelievi degli investitori stranieri. Il fatto stesso di doverlo fare dice tutto. Mohammed bin Zayed ha scommesso che l’allineamento con Washington e Tel Aviv avrebbe comprato sicurezza duratura. Quella scommessa assumeva un Iran rapidamente sconfitto e gli UAE come nodo indispensabile del nuovo ordine. Nessuno di quegli scenari si è materializzato. Gli UAE assorbono le ripercussioni senza poter uscire dall’alleanza, per paura di perdere la copertura americana. Una trappola perfetta, costruita con le proprie mani. Chi apre un conto a Singapore non torna facilmente a Dubai. Il capitale è viscoso in entrata, fluido in uscita. La parola del beduino di Abu Dhabi ora porta un asterisco. E gli asterischi, nella finanza internazionale, costano cari.

Pagani, i motivi dello scioglimento

Il Comune di Pagani è stato sciolto per infiltrazioni della criminalità organizzata. La decisione è arrivata al termine del Consiglio dei Ministri, che ha recepito la relazione della commissione di accesso incaricata di verificare eventuali condizionamenti da parte della camorra. Secondo quanto emerso, l’azione amministrativa dell’ente sarebbe risultata compromessa da interferenze riconducibili alla criminalità organizzata, rendendo inevitabile il provvedimento straordinario previsto dalla normativa vigente. Lo scioglimento comporta l’avvio di un periodo di commissariamento della durata di 18 mesi, durante il quale la gestione del Comune sarà affidata a una commissione prefettizia. Tra le conseguenze immediate del provvedimento vi è anche l’annullamento delle elezioni amministrative che erano state fissate per il prossimo 24 e 25 maggio. I cittadini di Pagani, dunque, non saranno chiamati alle urne fino al termine della gestione commissariale, salvo eventuali proroghe. Il provvedimento si inserisce nel quadro delle misure adottate dallo Stato per contrastare le infiltrazioni mafiose negli enti locali e ristabilire condizioni di legalità e trasparenza nella pubblica amministrazione. La decisione arriva al termine dell’attività ispettiva avviata lo scorso giugno dal prefetto di Salerno, Francesco Esposito, su delega del Ministero dell’Interno. Il prefetto aveva nominato una commissione d’indagine composta dal viceprefetto Anna De Luna, dal capitano dei carabinieri Giovanni Cappa e dal funzionario dell’amministrazione dell’Interno Sergio Rivetti, con il compito di accertare possibili collegamenti tra l’amministrazione comunale e ambienti della criminalità organizzata. La vicenda era arrivata dopo il blitz anti camorra sull’operatività imprenditoriale ed economica del clan Fezza-De Vivo che-secondo la Dda- attraverso l’imprenditore Alfonso Marrazzo (per il quale però il tribunale aveva escluso il vincolo associativo) nonché consigliere comunale di Pagani per circa venti anni ed assessore all’ambiente fino al 2016, mediante la cooperativa Pedema di cui era presidente, società che sarebbe stata utilizzata dal clan Fezza-De Vivo, per infiltrarsi nel tessuto economico ed amministrativo della amministrazione comunale. Nell’inchiesta dello scorso anno furono coinvolti anche il sindaco De Prisco, prosciolto dalle accuse e l’ex assessore Pietro Sessa anche lui estraneo alle contestazioni come stabilito dal giudice. “Questo decreto di scioglimento ci lascia profondamente amareggiati e sorpresi – dice Lello De Prisco, ex sindaco ormai, anche perchè avvenuto a pochi giorni dalla presentazione delle candidature. Restiamo in attesa di conoscerne nel dettaglio le motivazioni, riservandoci ogni opportuna iniziativa giuridica e politica nelle sedi competenti”. Poi lo stesso avvocato si augura che la gestione commissariale possa garantire il completamento delle opere avviate e assicurare alla città l’attenzione che merita. “Siamo addolorati se questo ennesimo commissariamento possa rallentare la crescita di una comunità che solo ora, dopo tanti sacrifici, stava riprendendo una normalità, dopo essere uscita da un dissesto e dalle macerie morali dei precedenti scioglimenti. Le considerazioni personali su questa vicenda riteniamo opportuno mantenerle in una dimensione privata”.

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Terna, Di Foggia rinuncia alla buonuscita per passare a Eni

Alla fine Giuseppina Di Foggia si è ‘arresa’. Dopo l’aut aut di Giorgia Meloni, l’ad uscente di Terna ha rinunciato alla buonuscita da 7,3 milioni di euro per poter traslocare in Eni. Lo ha reso noto martedì sera la società con un comunicato. «L’ing. Giuseppina Di Foggia ha manifestato la sua disponibilità alla sottoscrizione di un accordo finalizzato alla rinuncia dell’indennità di fine rapporto». Ulteriori comunicazioni saranno diffuse «al completamento delle procedure previste dalla normativa e nel pieno rispetto dei principi di corporate governance».

La precisazione del Mef e l’aut aut di Meloni

La richiesta di un’indennità di 7,3 milioni di euro da parte dell’uscente Di Foggia, indicata alla presidenza dell’Eni, aveva spinto il Mef a ricordare le direttive del 2023 per limitare o escludere le indennità da corrispondere a fine mandato per scadenza naturale o dimissioni volontarie nelle società partecipate. Nel pomeriggio era poi intervenuta la premier che dal Salone del Mobile aveva invitato la manager a scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita di Terna. «Questa credo che sia una scelta di Di Foggia», aveva sottolineato Meloni. «Penso che debba scegliere tra la presidenza dell’Eni e la buonuscita da Terna, mi pare abbastanza semplice la questione». Per la formalizzazione dell’accordo di rinuncia bisognerà attendere il prossimo cda, dopo di che Di Foggia dovrebbe presentare le sue dimissioni entro il 5 maggio per poter passare al Cane a sei zampe. L’assemblea di Eni è stata convocata per il 6 maggio, mentre quella di Terna il 12.

Zambrano: La visione della città parta dai reali bisogni

di Armando Zambrano*

La visione di una città deve prendere forma dall’attenta e documentata analisi dei bisogni dei cittadini, evitando di alimentare sogni per poi deluderli. Bisogni e non sogni, sembra un gioco di parole, ma le esigenze del cittadino sono semplici, non servono qualità trascendenti per individuarle e dare le risposte giuste. Sono servizi, vivibilità, socialità, temi sui quali si fonda la capacità di incontro tra chi amministra e chi è amministrato, un filo di solidarietà e reciprocità di intenti tra chi si è reso disponibile a guidare una comunità e la cittadinanza che la compone. La qualità del dialogo è eccellente in questi casi e la partecipazione della collettività alla formazione delle idee è spontanea. Gli effetti sono di altrettanto immediato confronto, come negli affreschi del Lorenzetti a Siena.Per raggiungere l’obiettivo che ci siamo prefissi, ossia quello di impegnarsi a lavorare per e con la comunità dei cittadini di Salerno, pensiamo naturalmente anche e soprattutto ai servizi di base, che sono tanti: dal welfare socio-assistenziale per fragilità, disabilità, anziani, minori e famiglie, all’emergenza sul territorio sempre più importante con i cambiamenti climatici e dunque ai centri di prima accoglienza e accoglienza notturna, alla gestione delle scuole comunali e degli asili nido, all’urbanistica e all’edilizia – non solo ville vista mare e grattacieli, ma anche edilizia residenziale pubblica – alla raccolta dei rifiuti, pulizia delle strade e manutenzione del verde, alla mobilità e ai trasporti, con i parcheggi e i passaggi pedonali, ed una segnaletica efficiente; ma servizi sono anche quelli culturali, pensiamo a una biblioteca comunale, un luogo accogliente e ricco di materiale a cui attingere, la Biblioteca di tutti, a cui i cittadini possano donare libri e di cui possano usufruire con continuità, come accade presso tanti, mediamente illuminati, Comuni italiani; e pensiamo a sale lettura e studio per i giovani e non solo, a spazi dedicati a ciò che ha fatto grande Salerno nel corso dei secoli. La Scuola Medica Salernitana potrà essere raccontata in maniera diversa a seconda delle fasce d’età, con le immagini, con la parola, con le ricostruzioni digitali; la città avrà i suoi percorsi storico artistici che renderanno i cittadini orgogliosi di viverci e i turisti avranno l’obiettivo di vedere gli strati di una città che ha oltre duemila anni da raccontare attraverso palazzi, scavi, viuzze, slarghi e fregi, e poi attraverso i palazzi del secolo scorso, i lunghi viali e gli accessi al mare.La potente poetica di Alfonso Gatto potrà essere valorizzata come merita anche con un sostegno di idee e progetti alla Fondazione e ai familiari che ne portano avanti il lavoro e la memoria. Per la musica, l’arte, la letteratura, le conversazioni, intendiamo recuperare quel fermento che ha caratterizzato la Salerno degli anni Settanta: la tradizione del jazz che ha visto nascere e formarsi qui alcuni tra i migliori musicisti di fama internazionale; l’arte contemporanea di cui è custodita una traccia troppo sottile per ciò che è stato; l’amore per la lettura dimostrato dall’entusiasmo che creano alcuni eventi; e infine il confronto, il dibattito, luoghi in cui potersi incontrare e scambiarsi idee e sapere. Pensiamo a un centro polifunzionale e, perché no, a un Jazz Club, un vero locale notturno di tendenza, come ce ne sono in tutte le grandi città del mondo. Ascolteremo nuove voci, nuove idee e nuove proposte per una Salerno nuova, moderna e bellissima. Perché tutto ciò diventi realizzabile è necessario risolvere il nodo intricato della mobilità. Questo è uno dei grandi temi. Circa trent’anni fa fu fatta una promessa, il progetto era come sempre accattivante: il centro della città sarebbe stato libero dalle auto e sostituito da una grande circolazione di mezzi pubblici, le strisce blu a pagamento avrebbero occupato solo le strade larghe subito intorno al centro e in periferia; avrebbero così permesso parcheggi a rotazione. L’idea di lasciare l’auto e prendere il mezzo pubblico affascinò e convinse i cittadini fiduciosi. Niente di tutto ciò è avvenuto. La promessa, una delle tante, non è stata mantenuta. A trentadue anni di distanza, resta la cronica mancanza di parcheggi, il centro è intasato di traffico e dei mezzi pubblici se ne vede ogni tanto un’ombra. Con la sostanziale differenza che chi riesce, dopo estenuante ricerca, a parcheggiare, lo fa con una spesa notevole; le strisce blu sono ovunque, anche nelle stradine e a entrambi i lati contro la regola che vorrebbe un lato adibito a parcheggio libero.La parola ha un gran potere e chi la sa usare gode di un vantaggio indiscutibile, ma di cui non deve approfittare, per non peccare di disonestà intellettuale; se poi la parola è accompagnata dalla mimica e da un certo senso dell’ironia, diventa un’arma affilata ed efficace. Ai nostri cittadini vogliamo donare meno parole, e più fatti.

*Candidato a Sindaco di Salerno e sostenuto da Azione-Oltre – Base Popolare – Casa Riformista – Italia Viva – Noi di centro – Ora! – Partito Liberaldemocratico – Popolari e Moderati – UDC – Ali per la città – Italia Animalista – Salerno activa civitas

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Star Trek: Star Trek saluta il piccolo schermo per tornare su quello cinematografico

Star Trek saluta il piccolo schermo per tornare su quello cinematografico

Il franchise ripartirà da un film per le sale, mentre le parole di Jonathan Frakes cercano di portare speranza nei cuori dei fan

Come è stato annunciato da tempo, la flotta stellare sta per dire addio, o almeno arrivederci al piccolo schermo. Con la cancellazione di Starfleet Academy e Strange New Worlds in procinto di concludersi, la tv – e pc e tablet resteranno orfani di avventure del mondo di Star Trek. Tuttavia, a volte quando si spegne un piccolo schermo se ne accende uno più grande, e nel corso della recente CinemaCon Paramount ha annunciato che i nuovi piani per il franchise creato da Gene Roddenberry coinvolgono le sale cinematografiche. Ancora non sono stati divulgate altre informazioni... - Leggi l'articolo

 

CINEMA - SERIE TV - Star Trek - 22 aprile 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Editoria: Il sigillo di Silus, un thriller fantascientifico da Raffaele Casini

Il sigillo di Silus, un thriller fantascientifico da Raffaele Casini

Edito da Montag, è un giallo adrenalinico di ambientazione spaziale.

Il Sigillo di Silius è un romanzo di fantascienza di Raffaele Casini, pubblicato da Montag Editore. Ambientato in un Impero stellare attraversato da tensioni politiche e strategiche, il romanzo intreccia elementi di space opera con una riflessione più profonda sul cambiamento individuale e sulle dinamiche del potere.Al centro della storia, i protagonisti sono chiamati a confrontarsi con un sistema complesso e ambiguo, dove alleanze e verità si rivelano instabili e il confine tra nemico e alleato si fa sempre più sottile. Tra missioni, intrighi e scelte decisive,... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Editoria - 22 aprile 2026 - articolo di S*

Appuntamenti: Sticcon, il ritorno a casa

Sticcon, il ritorno a casa

Si è svolta dal 10 al 12 aprile 2026 presso il Centro Congressi di Bellaria la 38esima edizione della STICCON, l’incontro annuale dei soci dello Star Trek Italian Club Alberto Lisiero.

Fino al 2010 la Sticcon è stata un evento autonomo aperto alla collaborazione con altre realtà associative. Come nel 2004 quando, in sinergia con il gruppo SG-1 Italy Fan Club, aveva portato l’attore Douglas H. Arthurs (interprete del personaggio Heru’ur della serie televisiva Stargate Sg-1), e ospiti principali di Star Trek le attrici Denise Crosby (Tasha Tar in The Next Generation) e Nana Visitor (Kira Nerys in Deep Space Nine). Dal 2011 la Sticcon è parte della Starcon, un contenitore a tema per i raduni nazionali delle associazioni e dei gruppi... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Appuntamenti - 22 aprile 2026 - articolo di Tino Barletta

La chiusura di Wired e non solo: dove sta andando Condé Nast in Italia

L’addio definitivo è arrivato il 16 aprile 2026, ma la spina in realtà era stata staccata oltre 10 anni prima. La Condé Nast internazionale ha annunciato lo stop di Wired in Italia. Una testata lanciata nel nostro Paese nel 2009 e che, di fatto, era già stata chiusa nel 2015, anche se probabilmente nessuno se ne era accorto: niente più mensile cartaceo, restava attivo solo il sito con pochissime risorse e qualche evento sul territorio targato Wired.

La chiusura di Wired e non solo: dove sta andando Condé Nast in Italia
Matteo Renzi durante un evento Wired nel 2016 (foto Ansa).

L’ufficialità di un progetto editoriale che termina scatena sempre una ridda di lacrime di coccodrillo, anche se in questo caso il prodotto aveva perso da anni il suo senso. E lo shock di migliaia di fantomatici appassionati di Wired (che se solo avessero acquistato le edizioni digitali o visitato più spesso il sito forse avrebbero contribuito alla sopravvivenza in Italia di quella testata) ha ricordato molto gli strazi recenti per la chiusura del canale televisivo Mtv Music: tutti a commemorare i bei tempi di programmi come Kitchen e TRL, dei veejay, peccato che fossero passati 25 anni e, da decenni, nessuno guardasse più i videoclip su Mtv.

L’inizio della fine della Condé Nast in Italia ha una data precisa

Il 29 aprile esce nelle sale italiane Il Diavolo veste Prada 2, sequel del film che nel 2006 celebrò una figura mitica di direttrice Condé Nast alla Anna Wintour, interpretata da Meryl Streep. Ebbene, da giugno 2025 neppure la Wintour è più direttrice di Vogue Usa, e l’inizio della fine della Condé Nast in Italia si può datare in un giorno preciso: 22 dicembre 2016, quando è morta Franca Sozzani, la Wintour italiana, direttrice editoriale del gruppo e storica direttrice di Vogue Italia.

La chiusura di Wired e non solo: dove sta andando Condé Nast in Italia
Anna Wintour (foto Imagoeconomica).

Nel 2013 lavoravano 175 giornalisti, a fine 2024 solo 45

Solo il prestigio della Sozzani, infatti, aveva mantenuto salda l’identità italiana della società. Poi, lentamente, il senso di filiale di un colosso americano ha prevalso, con dirigenti stranieri, direzioni meno carismatiche, una grande sinergia continentale sui contenuti (che in molti casi arrivano da Londra), tagli del personale e ricambio generazionale. Basta un dato: nel 2013 alla Condé Nast Italia lavoravano 175 giornalisti. A fine 2024, ultimo dato ufficiale disponibile, erano 45.

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Franca Sozzani (foto Imagoeconomica).

Il digitale, nonostante gli sforzi, pesa ancora poco sui ricavi

La casa editrice ha certamente cambiato pelle, riducendo le pubblicazioni (Wired è solo l’ultima di tante altre chiusure), spostando il tiro sul digitale e su una organizzazione più continentale e meno centralizzata a livello di singolo Paese. Da qualche anno i ricavi si sono stabilizzati attorno ai 65-68 milioni di euro annui, anche se la gran parte (il 52 per cento nel 2024) arriva ancora dalle edizioni cartacee italiane di Vanity Fair, Vogue, La Cucina italiana o AD (Architectural Digest), mentre il digitale, nonostante gli sforzi, pesa solo per il 33 per cento, con un 15 per cento di incassi, infine, dagli eventi fisici sul territorio. Non ci sono tensioni sui conti, e nel 2024 gli utili sono stati pari a 3,7 milioni di euro per un organico complessivo a quota 256 unità (258 nel 2023).

La chiusura di Wired e non solo: dove sta andando Condé Nast in Italia
La copertina di Wired dedicata a Giorgio Napolitano, uomo dell’anno nel 2011 (foto Ansa).

Vanity Fair, che non riesce più a uscire ogni settimana e quindi non viene più considerato un settimanale da Ads (istituto che certifica le vendite dei giornali), dal dicembre 2018 è diretto da Simone Marchetti, che cura pure le edizioni in Spagna e Francia. Vanity Fair Italia vende in media circa 52 mila copie a numero; dopo il lungo regno di Franca Sozzani, a Vogue Italia c’è stato Emanuele Farneti fino al 2021, quando la carica di direttore è stata cancellata. Dal 2021 la responsabile editoriale è Francesca Ragazzi. Ora Vogue Italia vende circa 28 mila copie a numero.

La chiusura di Wired e non solo: dove sta andando Condé Nast in Italia
Simone Marchetti (foto Imagoeconomica).

La Cucina italiana (che nella primavera 2025 ha chiuso il progetto La Scuola di cucina) e Traveller sono diretti da Maddalena Fossati Dondero, dal febbraio 2026 Federico Sarica guida GQ, mentre dall’ottobre 2025 Asad Syrkett è in sella ad AD Italia.

La chiusura di Wired e non solo: dove sta andando Condé Nast in Italia
Maddalena Fossati (foto Imagoeconomica).

Ma, ovviamente, la Condé Nast 2026 non ha quasi nulla a che spartire con quella governata per molti anni da Giampaolo Grandi e da Franca Sozzani. I vertici, infatti, sono tutti stranieri: l’amministratore delegato è Natalia Gamero del Castillo, che siede nel consiglio di amministrazione della casa editrice con altri due manager non italiani come Jason Miles e Antonious Porch. E anche la sede Condé Nast, un tempo tra le centralissime piazzale Cadorna e piazza Castello, da aprile 2025 è invece in un’anonima palazzina di via Bordoni, zona Melchiorre Gioia a Milano.

L’IDF ha rimosso il soldato che in Libano aveva profanato una statua di Gesù

Le Forze di Difesa israeliane hanno annunciato la rimozione dal servizio operativo del soldato che aveva vandalizzato una statua di Gesù nel sud del Libano, colpendone la testa con una mazza, e dell’altro militare che ha filmato la profanazione. Entrambi saranno inoltre sottoposti a 30 giorni di detenzione militare, ha aggiunto l’IDF. «Le truppe rimaste sul posto sono state convocate per un colloquio di chiarimento che si terrà in seguito, dopo il quale verranno prese ulteriori misure a livello di comando», si legge in un comunicato dell’esercito di Tel Aviv.

Tucker Carlson volta le spalle a Trump: «Pentito di averlo sostenuto»

Non bastavano gli indici di gradimento in picchiata. Adesso Donald Trump comincia anche a perdere il sostegno dei sostenitori più accesi. Come il noto podcaster MAGA ed ex presentatore di Fox News Tucker Carlson, che ha preso definitivamente le distanze dal presidente Usa, assumendosi con tono affranto la responsabilità del suo ritorno al potere. Il mea culpa di Carlson è arrivato nel corso di una conversazione col fratello Buckley, ex speechwriter del tycoon.

Tucker Carlson volta le spalle a Trump: «Pentito di averlo sostenuto»
Donald Trump e Tucker Carlson (Ansa).

Carlson fu licenziato da Fox News per le teorie complottiste sulla vittoria rubata di Biden

«Tu hai scritto discorsi per lui, io ho fatto campagna elettorale per lui. Insomma, siamo sicuramente implicati in questa vicenda», ha detto rivolgendosi al fratello durante una puntata del The Tucker Carlson Show: «Penso che sia il momento di fare i conti con la nostra coscienza. Ne saremo tormentati a lungo. Io lo sarò. E voglio dire che mi dispiace aver tratto in inganno tante persone, non era mia intenzione». Sebbene nel 1999 lo avesse definito «la persona più ripugnante del pianeta», Carlson fu tra i primi a chiedere che The Donald venisse preso sul serio quando si candidò alle primarie repubblicane nel 2016. Licenziato da Fox News per le teorie complottiste sulla vittoria rubata di Joe Biden nel 2020 (e il sostegno a Vladimir Putin), quando poi Trump si è riproposto per un secondo mandato quattro anni dopo, Carlson gli ha tirato la volata per tutta la campagna elettorale, intervenendo anche un suo comizio a pochi giorni dal voto. Ora la rottura.

Tucker Carlson volta le spalle a Trump: «Pentito di averlo sostenuto»
Tucker Carlson (Ansa).

Trump lo aveva definito «una persona con un QI basso e molto sopravvalutata»

Carlson si è detto in disaccordo con Trump sul sostegno degli Stati Uniti a Israele e sulla guerra che i due Paesi hanno intrapreso contro l’Iran, definendo «vile sotto ogni punto di vista» il linguaggio usato dal tycoon nei confronti della Repubblica Islamica. Il mea culpa di Carlson arriva a stretto giro da un duro attacco di Trump ad alcune rilevanti figure MAGA – tra cui Megyn Kelly, Candace Owens, Alex Jones e lo stesso podcaster, definito «una persona con un QI basso, sempre facile da battere e molto sopravvalutata». Prima di questo strappo definitivo, già a inizio aprile Carlson aveva detto a Newsmax: «Ho sempre apprezzato Trump e ora provo pena per lui, come per tutti gli schiavi. È messo alle strette da altre forze. Non è in grado di prendere le proprie decisioni. È terribile da vedere».

Meloni: «Trump? Gli amici ti danno una mano soprattutto quando ti dicono che non sono d’accordo»

«Non ci sono rimasta male. Penso che non si debba fare rinunciare le persone dal dire quello che pensano, anche quando non sono d’accordo. L’amicizia è fatta di questo, il coraggio è fatto di questo. E, chiaramente, non vuol dire mettere in discussione i nostri storici rapporti con gli Stati Uniti». Lo ha detto Giorgia Meloni, durante la sua visita al Salone del Mobile, rispondendo a una domanda sui rapporti con Donald Trump che, dopo lo strappo nato con il no all’uso di Sigonella e proseguito sulle accuse a papa Leone XIV, per stessa ammissione del tycoon non sono più quelli di una volta. «Gli amici ti danno una mano anche, e forse soprattutto, quando ti dicono che non sono d’accordo», ha chiosato la presidente del Consiglio.

Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo

Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo
Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo
Meloni difende il decreto Sicurezza: «Nessun pasticcio». L’opposizione occupa i banchi del governo

La premier Giorgia Meloni ha dichiarato che il decreto Sicurezza sarà approvato senza modifiche, ma i rilievi del Quirinale saranno recepiti con un nuovo provvedimento ad hoc. Il Colle aveva infatti chiesto al governo di modificare la norma sull’incentivo da 615 euro per gli avvocati che seguono una pratica di rimpatrio volontario. Per effettuare modifiche al testo originale, però, non ci sarebbe tempo perché il provvedimento va convertito in legge entro il 25 aprile. Di qui la decisione di correre ai ripari con un nuovo decreto correttivo, da pubblicare in Gazzetta insieme all’altro. «Sul decreto Sicurezza, che io non considero un pasticcio, stiamo raccogliendo alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma», ha infatti spiegato Meloni ai margini della visita al Salone del Mobile di Milano. «Ma la norma rimane», ha assicurato, «perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni».

L’opposizione occupa i banchi del governo

Proprio i deputati delle opposizioni hanno occupato i banchi del governo alla Camera durante la discussione sul decreto. Il presidente di turno Fabio Rampelli ha espulso Arturo Scotto del Partito democratico e sospeso la seduta.

Il Pakistan conferma l’arrivo di Vance e Ghalibaf a Islamabad

Le delegazioni di Stati Uniti e Iran hanno confermato ai mediatori pakistani che parteciperanno ai nuovi negoziati di pace a Islamabad, in vista della scadenza di domani sera (ora americana) della tregua di due settimane. Il vicepresidente statunitense JD Vance e il presidente del parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf, a capo delle rispettive delegazioni, arriveranno in Pakistan nelle prime ore di mercoledì 22 aprile per guidare le rispettive squadre nei colloqui. Lo scrive l’Afp. Al momento né gli Stati Uniti né l’Iran hanno confermato ufficialmente.

Il Pakistan conferma l’arrivo di Vance e Ghalibaf a Islamabad
Mohammad Bagher Ghalibaf (Imagoeconomica).

Tasnim: «Teheran pronta a creare un altro inferno»

La delegazione iraniana attendeva il via libera dalla Guida Suprema, Mojtaba Khamenei, per partire per Islamabad: l’autorizzazione sarebbe arrivata lunedì sera. Lo riporta Axios. Mentre continua l’attesa per l’arrivo a Islamabad delle delegazioni di Iran e Stati Uniti per un nuovo round negoziale, l’agenzia Tasnim – vicina ai Guardiani della Rivoluzione – scrive che la Repubblica Islamica, «alla luce delle richieste americane e della dichiarazione di un blocco navale che hanno impedito la ripresa dei negoziati», è pronta a «creare un altro inferno per americani e israeliani fin dal primo secondo di un possibile conflitto».

Trump: «Non hanno altra scelta che fare un accordo»

In un’intervista telefonica con Cnbc News Donald Trump, confermando di non voler prolungare la tregua, ha detto intanto che «l’Iran non ha altra scelta che fare un accordo», aggiungendo di essere sempre stato certo che Teheran avrebbe mandato una delegazione in Pakistan. ll presidente Usa quindi ha criticato i media e detto: «Avrei vinto in Vietnam e in Iraq rapidamente. Guardate al Venezuela». Su Truth, inoltre il tycoon ha accusato l’Iran di aver «violato il cessate il fuoco numerose volte».

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole

L’idea era geniale: avere come “guest star” alla cerimonia aziendale di Unipol il nuovo numero uno della Consob. E così, agenda alla mano, era stata scelta la data del 21 aprile, avendo come location il romano Palazzo della Cancelleria, per di più vaticanissimo dato che è di proprietà della Santa Sede, alla presenza di Carlo Cimbri e del vertice del colosso assicurativo: quasi una benedizione, per Federico Freni. Peccato però che il calcolo fosse sbagliato. Contro Freni si sono messi tutti: prima Antonio Tajani, poi Giorgia Meloni che formalmente nutrirebbe dubbi sul passaggio dal governo alla Consob senza un periodo sabbatico, quindi le varie autorità più o meno indipendenti che vagliano il curriculum del pretendente e fanno scivolare giudizi anonimi che però rischiano di essere letali per il candidato (come è già capitato con le banche, con fucilate dirette a chi vuole diventare amministratore delegato). I forzisti puntano su un altro Federico, Cornelli: sarebbe una promozione interna. Fatto sta che l’evento romano non ha permesso di festeggiare Freni. Non gli resta che andare al prossimo appuntamento al Teatro dell’Opera, nell’attesa.

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole

Giovanna Melandri torna in un museo, il Palaexpo romano

«Come si fa a lasciare Giovanna Melandri senza un incarico?», si sente dire da tempo nei salotti romani, quelli del centro storico e dei Parioli, la ben nota “Ztl del Pd capitolino”. Già, la Melandri: senza il Maxxi, dove ha esercitato il suo potere per tanti anni, ora è pronta una nuova poltrona, stavolta per decisione del Campidoglio che ha il controllo dell’Azienda Speciale Palaexpo, quella che ha in pancia il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale. Dopo Marco Delogu, tutte le voci indicano Giovanna Melandri come nuova presidente: intanto lei visita mostre, studi di artisti, va in giro per musei. Si è fatta vedere con Manfredi Catella, il numero uno di Coima, proprio al Maxxi, guardando dall’altra parte della strada, verso via Guido Reni, dove c’è il cantiere caro all’immobiliarista. «L’amica Melandri», ha sempre detto Catella. Che poi la ex presidente della Fondazione Maxxi ha la sua Human Foundation e, particolare da non dimenticare, è cugina di Giovanni Minoli

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Giovanna Melandri (foto Imagoeconomica).

Corriere, le due condirettrici pronte a duellare?

Cambiano gli equilibri al Corriere della sera. E il futuro post Luciano Fontana (che ha 67 anni ed è alla direzione dal 2015, ma è stato confermato almeno fino al 2028) sembra essere donna, visto che le due contendenti pronte a scannarsi per la poltrona più prestigiosa del quotidiano sono state designate. Barbara Stefanelli (classe 1965) assume l’incarico di condirettrice a Milano, affiancata da Fiorenza Sarzanini, 60 anni, che ricoprirà lo stesso ruolo nella sede di Roma. La rivoluzione – o presunta tale – è pronta a iniziare a metà maggio. Lo scopo? Nelle intenzioni, rafforzare la prima linea e attrezzare il gruppo dirigente per la gestione dei progetti legati all’intelligenza artificiale e alla completa trasformazione digitale, in un passaggio definito delicato quanto quello del 2016. Ma non tutti la pensano così. E specialmente Stefanelli sarebbe mal sopportata da un gruppo di uomini della redazione. Novità anche per Venanzio Postiglione: il 59enne vicedirettore viene promosso (siamo proprio sicuri sia una promozione?) alla direzione del settimanale 7. Postiglione manterrà comunque il ruolo di editorialista e la guida delle attività per le celebrazioni dei 150 anni del quotidiano. Sono mosse che rappresentano solo il primo tassello di una riorganizzazione più ampia che coinvolgerà l’intero gruppo dirigente e i progetti editoriali. Nelle prossime settimane è previsto il confronto con il Cdr per definire i dettagli di una fase che si preannuncia di rottura con il passato recente.

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole

Papa Francesco oscura il Natale di Roma

C’era una volta il Natale di Roma, festeggiato il 21 aprile. Il Campidoglio si riempiva di personaggi arrivati da ogni parte del mondo, il Comune organizzava eventi con gli scienziati dell’Unione Sovietica e dei Paesi oltre la “cortina di ferro”, si parlava del legame tra Roma e Mosca. Fino a tempi recenti, con iniziative di ogni tipo. Ora, invece, dato che papa Francesco è morto il 21 aprile 2025, a Roma le cerimonie sono tutte in suo onore. La basilica di Santa Maria Maggiore ha in cantiere un omaggio nella cappella Paolina, tante volte visitata dal papa argentino, con la preghiera del Rosario. Quindi verrà svelata una lapide commemorativa dello speciale legame tra papa Francesco e l’icona della Salus Populi Romani. Si potrà leggere, in latino: «Francesco Sommo Pontefice che sostò 126 volte in devota preghiera ai piedi della Salus Populi Romani per sua volontà riposa in questa Basilica Papale, 21 aprile 2026, Primo anniversario della morte». Dopo il rosario, la Messa, durante la quale sarà letto il messaggio di Leone XIV, fisicamente assente da Roma, impegnato nel viaggio apostolico in Africa. La celebrazione sarà trasmessa su un maxischermo presente sul fronte della basilica, in piazza di Santa Maria Maggiore. Quella che era la “laicità” di Roma, celebrata il 21 aprile, resterà solo un ricordo. A dirla tutta, è una situazione che piace al sindaco della Capitale, Roberto Gualtieri, che sta lavorando per candidarsi al secondo mandato di primo cittadino: anche perché, come ha sperimentato Donald Trump, a mettersi contro il papa e il Vaticano si rischia brutto

Niente festa a Freni, la poltrona per Melandri e il riassetto al Corriere: le pillole
Papa Francesco con Roberto Gualtieri nel 2024 (foto Imagoeconomica).