Il meglio: Fantascienza.com, il meglio di agosto

Fantascienza.com, il meglio di agosto

Se vi siete dimenticati di seguire Fantascienza.com durante le vacanze, ecco le cose più rilevanti. Tra le quali purtroppo diversi lutti, ma anche notizie su Star Trek.

Rieccoci, quindi. Finisce agosto e si torna in pista: probabilmente molti di voi lo sono già, altri devono ancora partire; beati loro. Al di là di quanto ci si possa essere divertiti in vacanza, e ve lo auguriamo, è stato un agosto non particolarmente felice: intanto il caldo sempre meno tollerabile (la battuta "è stata l'estate più fresche di quelle che arriveranno in futuro" ormai non fa più ridere) e nel mondo della fantascienza ci sono stati diversi lutti: la poetessa/scrittrice Jane Yolen, Tim Curry, indimenticato Frank'n'Furter; Hayden... - Leggi l'articolo

 

Notizie - Il meglio - 30 agosto 2026 - articolo di Redazione

Auto si ribalta a Castellabate, un giovane ferito

​Attimi di grande apprensione questa sera poco dopo le 21 nel comune di Castellabate, lungo la strada regionale 267, teatro di un violento incidente stradale. Un’autovettura, per cause ancora in corso di accertamento da parte delle autorità, ha improvvisamente perso aderenza con l’asfalto ed è finita per ribaltarsi sulla carreggiata.
​L’allarme è scattato tempestivamente grazie alle segnalazioni di alcuni automobilisti di passaggio. A causa della dinamica complessa e delle prime richieste di intervento giunte ai centralini d’emergenza, le prime telefonate indicavano la probabile presenza di più persone all’interno dell’abitacolo, facendo temere il peggio per un bilancio ben più grave.
​Sul posto sono intervenuti con la massima rapidità i vigili del fuoco del distaccamento di Agropoli. Giunti sul luogo del sinistro, i caschi rossi hanno avviato le operazioni di estricazione, scoprendo fortunatamente che all’interno della vettura capovolta vi era una sola persona: un ragazzo di 25 anni. I soccorritori hanno dovuto faticare non poco per liberare il giovane dalle lamiere accartocciate dell’abitacolo.
​Il venticinquenne, unico ferito accertato dell’episodio, è stato immediatamente affidato alle cure del personale sanitario del 118 intervenuto con un’ambulanza. Le sue condizioni, per quanto serie, fortunatamente non desterebbero particolari preoccupazioni, escludendo conseguenze peggiori.
​Contemporaneamente, sul luogo dell’incidente sono arrivate le forze dell’ordine per gestire la viabilità e compiere tutti i rilievi di rito necessari a ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto e accertare eventuali responsabilità. La circolazione lungo la strada regionale 267 ha subito inevitabili rallentamenti per consentire le operazioni di soccorso e la rimozione del mezzo incidentato.

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Edoardo Leo ai ragazzi del Fabula si racconta

Gli brillano gli occhi. E brillano anche quelli dei ragazzi che lo aspettano, che lo accolgono con cori, applausi, entusiasmo. Quando Edoardo Leo entra nell’Arena Troisi per incontrare i giovani del Premio Fabula, l’atmosfera è quella delle grandi occasioni. Prima ancora delle domande arrivano le urla, le risate, i saluti. Qualche bambina, prima di prendere il microfono, trova anche il coraggio di mandargli i saluti della mamma, «che è una tua grandissima fan». Leo sorride, raccoglie l’affetto e poi si mette a disposizione dei ragazzi. E sono loro, ancora una volta, a prendere in mano l’incontro, con una raffica di domande che attraversa la sua carriera, le difficoltà, i personaggi, il cinema, il teatro e soprattutto il senso di scegliere una strada e avere il coraggio di seguirla. La prima domanda riguarda proprio una scelta che spesso, vista da fuori, sembra naturale: è stato difficile decidere quale sarebbe stato il suo percorso professionale? «Assolutamente sì», risponde Leo. Perché prima dei successi ci sono stati gli ostacoli, gli intoppi, le porte chiuse e soprattutto persone che non credevano in lui. Registi e produttori che non avevano scommesso sulle sue possibilità e che, in alcuni casi, si è poi ritrovato a incontrare sul set quando la sua carriera aveva preso una direzione completamente diversa. Ma non c’è rancore nel suo racconto. Anzi, Leo consegna ai ragazzi una delle riflessioni più nette dell’incontro: il rancore è una perdita di tempo. Non ha mai sentito il bisogno di tornare da quelle persone per dimostrare loro quanto si fossero sbagliate, né di presentare il conto delle occasioni mancate. La risposta è stata semplicemente continuare a lavorare. Anche le bocciature, allora, assumono un significato diverso. Leo racconta di essere stato respinto all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico e al Centro Sperimentale di Cinematografia. Un passaggio che, con il senno di poi, non considera affatto una vergogna. Anzi, ripensando a quell’Edoardo di allora, ammette che forse avevano fatto bene a bocciarlo. Non era ancora pronto, non aveva studiato abbastanza, non possedeva le basi necessarie e gli mancava quella maturità che sarebbe arrivata soltanto più avanti. Il talento, da solo, non bastava. Servivano studio, esperienza, consapevolezza. E così quella che sembrava una porta chiusa è diventata una spinta a costruirsi diversamente, a non smettere di imparare e a capire che per fare questo mestiere non basta desiderarlo. Fondamentali, nel suo percorso, sono stati però anche gli incontri. Le persone che arrivano nel momento giusto e che possono cambiare una traiettoria con una parola, un consiglio, un esempio. Tra tutti, Gigi Proietti. Leo ne parla come di un incontro capace di lasciare un segno profondo, non soltanto sul piano professionale ma anche umano. Perché il mestiere si impara anche attraverso chi lo ha attraversato prima di noi, attraverso gli insegnamenti ricevuti e persino attraverso il modo in cui un grande artista sceglie di stare davanti agli altri. È anche questa la ragione per cui Leo insiste sull’importanza delle relazioni e degli incontri: nessun percorso, per quanto personale, nasce davvero in solitudine. Poi ci sono i personaggi, quelli che sulla carta finiscono quando si chiude un film ma che, dentro un attore, spesso continuano a vivere. Leo racconta che tutti quelli che ha interpretato lo hanno cambiato. Ognuno gli ha lasciato qualcosa, una riflessione, una domanda, un modo diverso di guardare alla realtà. Anche i ruoli più lontani da lui sono diventati occasioni per interrogarsi. È successo soprattutto quando ha dovuto interpretare uomini molto virili, personaggi che sentivano il peso di dover dimostrare di essere più forti, più duri, più invulnerabili delle donne. Entrare nella loro testa, comprenderne le fragilità e le contraddizioni è diventata una lezione anche per la sua vita quotidiana. Perché il lavoro dell’attore, spiega, non consiste soltanto nel fingere di essere qualcun altro, ma nel provare a comprendere l’altro. E forse è proprio questa curiosità a spiegare perché, nonostante tutto, Leo non abbia mai smesso di amare il suo mestiere. Continuerà a farlo perché recitare, dirigere, raccontare storie significa per lui provare ancora una grande emozione. E davanti ai ragazzi del Fabula confessa di rivedersi in loro. In quei giovani seduti dall’altra parte dell’Arena Troisi, pieni di domande e desiderosi di capire, riconosce il ragazzino curioso che è stato anche lui. Quello che aveva bisogno di guardare le cose da un’altra prospettiva, di cercare una strada personale, di non accontentarsi delle risposte già confezionate.Ed è proprio qui che il racconto di Leo incrocia il tema scelto quest’anno dal Premio Fabula, «Fuori dal mondo». Lui, fuori dal mondo, dice di esserci sempre stato. Ma attenzione: non in senso negativo, non come sinonimo di isolamento o solitudine. Al contrario. Essere fuori dal mondo ha significato, per lui, riuscire a guardarlo da una prospettiva tutta sua, personale, soggettiva. Non necessariamente quella più comoda o quella condivisa dalla maggioranza. Ed è stata proprio questa capacità di osservare la realtà da un punto di vista diverso ad accompagnarlo nel percorso che lo ha portato fino a qui. A volte sentirsi fuori posto può diventare una risorsa, se si ha il coraggio di trasformare quella distanza in uno sguardo.Per Leo, del resto, è questo uno dei grandi poteri dell’arte. Il teatro, il cinema, la narrazione hanno la capacità di mettere insieme persone che non si conoscono, di farle sedere nello stesso luogo e regalare loro un’emozione comune. Ma allo stesso tempo lasciano a ciascuno una libertà assoluta: quella di ridere, commuoversi, piangere, riconoscersi o non riconoscersi in una storia. Nessuno può stabilire cosa debba provare chi guarda. Ed è proprio questa libertà, secondo Leo, una delle cose più belle del cinema e del teatro. Così quello con i ragazzi del Fabula non è soltanto l’incontro con un attore amato e applaudito. È una conversazione sul valore dei no, sulla necessità di studiare, sulla fortuna degli incontri, sulla capacità di non coltivare rancore e sulla libertà di costruirsi un proprio punto di vista. Edoardo Leo arriva davanti ai ragazzi con una carriera importante alle spalle, ma sceglie di raccontare soprattutto la strada che c’è stata prima dei traguardi: le bocciature, le porte chiuse, i dubbi, le persone che non hanno creduto in lui e quelle che invece hanno saputo indicargli una direzione. E quando guarda quei ragazzi che lo ascoltano con gli occhi che brillano, sembra quasi di vedere il cerchio chiudersi: il ragazzino curioso che voleva fare questo mestiere oggi è dall’altra parte, davanti a una nuova generazione di ragazzi curiosi. E continua a ricordare loro che sentirsi «fuori dal mondo» non significa necessariamente essere soli. A volte significa soltanto avere il coraggio di guardarlo con occhi propri.

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Di Battista in ospedale lucido risponde alle domande dei medici

Alessandro Di Battista è arrivato lucido all’ospedale dell’Avana, dove ha potuto rispondere alle diverse domande del personale sanitario, infermieri e medici. Lo ha verificato l’ANSA presente sul posto.      Arrivato disteso su una barella, l’ex eurodeputato M5s si trova al 19esimo piano dell’ospedale “Hermanos Ameijeiras”. Qui i medici gli hanno immediatamente misurato i principali parametri vitali. Al momento si sta sottoponendo ad altre visite specialistiche.

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Salernitana, Cosmi : Segnali solo parziali

Al termine di Foggia-Salernitana, l’allenatore granata Serse Cosmi ha analizzato la prestazione della sua squadra, riconoscendo i passi avanti compiuti rispetto alla sconfitta con il Sorrento ma senza nascondere le difficoltà ancora presenti. Tra le ipotesi sulle quali il tecnico sta riflettendo c’è anche un possibile cambio di modulo, con il passaggio alla difesa a quattro.

«Dopo la partita contro il Sorrento mi aspettavo segnali importanti e li ho ricevuti soltanto in parte – ha dichiarato Cosmi in sala stampa –. Non pensavo certamente di subire gol dopo trenta secondi e in quel modo. Dal punto di vista psicologico era la cosa peggiore che potesse accadere, anche perché su quella rete abbiamo grandi responsabilità».

L’allenatore ha evidenziato soprattutto i problemi manifestati dalla Salernitana durante la prima frazione: «Nel primo tempo non abbiamo mai tirato in porta e la squadra ha faticato a trovare le giuste soluzioni tattiche. Io e i calciatori ci stiamo ancora conoscendo, mentre alcuni elementi non hanno raggiunto la condizione migliore».

Cosmi ritiene necessario intervenire sia sull’organizzazione di gioco sia sulla tenuta psicologica del gruppo: «Questa squadra deve trovare un maggiore equilibrio tattico e mentale. Voglio comunque guardare anche agli aspetti positivi, come le prestazioni di La Gumina e D’Ursi. Con la benedizione della chiusura del mercato, ormai vicina, potrò esprimere dei concetti che dovranno rimanere fino alla fine e sono convinto che potremo mostrare miglioramenti evidenti».

Il tecnico ha poi spiegato come il processo di costruzione della nuova Salernitana richieda inevitabilmente tempo: «Devo comprendere fino in fondo le caratteristiche dei calciatori a disposizione per riuscire a creare la giusta amalgama. Prima di formare un gruppo bisogna conoscerne tutti gli elementi e poi plasmarli».

Infine, Cosmi ha riconosciuto la migliore condizione mostrata dal Foggia: «A volte può capitare di giocare male due partite e vincerle entrambe. Il Foggia, sull’onda lunga del ripescaggio, sta bene mentalmente e fisicamente. In questo momento si vede che ha una condizione atletica diversa dalla nostra».

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Salerno, ramo caduto in viale Verdi al Parco Arbostella

ANPANA Official ODV – Sezione Provinciale di Salerno segnala alla Polizia Municipale di Salerno la presenza di un grosso ramo caduto in Viale Verdi all’interno del Parco Arbostella a Salerno.

Situazione di pericolo per pedoni e passanti che frequentano l’area verde, soprattutto nelle ore serali in occasione della manifestazione in corso.

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Lotito: “La Salernitana è andata indietro come i gamberi

C’è una regola non scritta: quando vinci sei ingombrante. Quando presi la Salernitana si partiva dall’Eccellenza. L’ho fatta ripescare in D, abbiamo vinto il campionato di C2, Supercoppa, poi la Coppa Italia, infine la B. Lì ho dovuto fermare la corsa per problemi nomativi. Poi mi sono stufato e l’ho portata in A. Guardate adesso la Salernitana: da quando sono andato via dove sta? In serie C. Ha fatto come i gamberi: è andata indietro”.

 

Claudio Lotito  è tornato a parlare di Salernitana. Il presidente della Lazio, ex co-patron della società granata, e adesso deus ex machina del progetto di rilancio della Reggina, lo ha fatto a modo suo.

Stoccate non solo all’ambiente granata, che l’ha costantemente criticato sotto la sua gestione, risultati alla mano la più vincente della ultracentenaria storia della Salernitana, ma anche all’attuale proprietario Danilo Iervolino.

Non servono solo i soldi perché senza quelli non si cantano messe ma la presenza, l’autorevolezza riconosciuta, il rispetto di chi lavora. Altrimenti non si fa strada. I calciatori non sono figurine Panini ma la scelta è tutto un concerto d’insieme”.

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Corruzione: Comune Positano,inquirenti acquisiscono nuovi atti

I carabinieri del comando provinciale di Salerno, su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno, sono tornati al Comune di Positano per l’acquisizione di nuovi atti ritenuti preziosi relativamente alle indagini sul presunto sistema di affidamenti pubblici pilotati e su possibili episodi di corruzione e turbativa d’asta al Comune di Positano. Si tratta degli atti prodotti dalla precedente giunta comunale del sindaco Giuseppe Guida (in carica fino al 24 maggio scorso) che riguardano la gara di affidamenti di quattro cabine ad uso biglietterie collocate sulla banchina di attracco di Positano. I militari sono stati visti al Comune di Positano tra la giornata di ieri e questa mattina. Il procedimento, ancora nella fase delle indagini preliminari, scattato lo scorso 18 giugno, coinvolge complessivamente undici persone tra politici, tecnici e imprenditori: oltre all’ex sindaco Guida risultano indagati anche l’ex assessore Michele De Lucia (gia’ sindaco), l’ex assessore Raffaele Guarracino e otto tra professionisti e imprenditori locali. Le contestazioni, tutte da verificare nelle sedi giudiziarie competenti, riguardano a vario titolo ipotesi di corruzione, turbativa delle procedure di affidamento e presunti favoritismi nei confronti di un ristretto gruppo di imprese operanti sul territorio. Secondo quanto emerge dagli atti investigativi, la Procura starebbe approfondendo un presunto meccanismo attraverso il quale lavori e servizi sarebbero stati affidati in modo ripetuto sempre agli stessi soggetti economici, aggirando il principio di rotazione previsto dalla normativa sugli appalti pubblici. Gli investigatori stanno verificando anche eventuali collegamenti societari e professionali tra alcune delle imprese coinvolte. L’inchiesta avrebbe preso impulso da esposti e segnalazioni presentati negli ultimi anni, oltre che dalle denunce pubbliche formulate dall’attuale sindaca Gabriella Guida, lo scorso dicembre, quando sedeva tra i banchi dell’opposizione. Proprio la nuova amministrazione, insediatasi dopo le recenti elezioni comunali del 24 e 25 maggio, aveva piu’ volte chiesto trasparenza sulla gestione degli affidamenti pubblici e sull’utilizzo delle risorse comunali.

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Galeotti e La Gumina salvano la Salernitana a Foggia

FOGGIA-SALERNITANA 1-1

FOGGIA (4-3-2-1): Saro (41’ Marfella); Todisco, Berra (58’ Seck), Parisy, Smeraldi; Gallo (88’ Bigonzoni), Haoudi; Petito (88’ Ngana), Panico (58’ Merdji), Touré; Luciani. A disposizione: Testa, Di Pasquale, Oviszach, Coulibaly, Maestrelli, Demeter, Azarovs, Chiara. All. Auteri

SALERNITANA (3-4-2): Galeotti; Pieraccini (86’ Zoia), Capuano, Anastasio; Llano, Tascone, Gyabuaa (75’ Di Vico), Vitale (81’ Djibril), Villa; Achik (46’ D’Ursi), Lescano (46’ La Gumina). A disposizione: Cevers, Maglione, Boncori, Mastrovito, Del Pin, Longobardi, Matina, Cardoni, Bevilacqua. All. Cosmi

ARBITRO: Gavini di Aprilia (Sadikaj di Mestre-Posteraro di Verona. IV Uomo: Spina di Barletta FVS: Alessandrino di Bari)
MARCATORI: 1’ Luciani (F), 52’ La Gumina (S)
NOTE: Partita disputata a porte chiuse. Ammoniti: Gyabuaa (S), Tascone (S). Calci d’angolo: 6-3 per il Foggia (2-3 per la Salernitana). Recupero 8’ pt, 6’ st.

FOGGIA – Un colpo da biliardo di La Gumina, al primo pallone toccato con la maglia granata, ha regalato alla Salernitana il pareggio sul campo del Foggia. Un lampo, quello dell’ex Sampdoria che al 52’ ha finalizzato al meglio un assist di Villa dopo un cross di Tascone. Il gol è arrivato nel momento migliore, durato troppo poco, della squadra di Cosmi, che ci aveva provato appena sessanta secondi prima con D’Ursi. Sia l’ex Sorrento che La Gumina erano entrati dopo l’intervallo al posto di Achik e Lescano, decisamente poco incisivi nel silenzio dello Zaccheria. Sicuramente, Lescano è uno dei migliori attaccanti della categoria e non riuscire ad innescarlo a renderlo killer d’area di rigore non può essere solo colpa sua. Così come col Sorrento all’esordio e come spesso capitato nella stagione scorsa, la Salernitana fa fatica ad attivare Lescano che per la Serie C è davvero un lusso. Allo Zaccheria ci ha pensato La Gumina a rimettere la situazione in parità, ma Cosmi dovrà far qualcosa per recuperare Lescano. Nel frattempo, in qualche modo, è arrivato il primo punto stagionale, dopo una partita che ha visto i granata decisamente in difficoltà, soprattutto nella prima frazione e nel finale, quando Galeotti in tre circostanze ha salvato il risultato. Risultato che si era sbloccato dopo appena 28 secondi, quando approfittando di una scivolata di Anastasio Petito ha servito Luciani che poco controllato da Capuano ha rotto l’equilibrio. Un avvio da incubo con la Salernitana, poco reattiva, che, come visto contro Sorrento e Scafatese è andata perennemente in difficoltà quando puntata dalla squadra avversaria. Il Foggia ha peccato di cinismo nella fase centrale del primo tempo quando avrebbe potuto trovare il raddoppio mentre i granata, eccezion fatta per un tiro dalla distanza di Vitale, ben poco ha fatto. Con l’esordiente Piraccini e il ritorno al 3-5-2, Cosmi ha provato a ridare equilibrio ma la sensazione è che da questo punto di vista ci sia ancora da lavorare. I cambi hanno dato sicuramente maggiore vivacità, maggior incisività, visto il gol ma l’effetto è durato poco. La Salernitana col passare dei minuti ha lasciato troppo campo ai rossoneri di Auteri, cercando di ripartire ma senza mai riuscirci con la pericolosità necessaria. Le occasioni migliori sono state così dei padroni di casa, con Touré, sempre pericoloso sulla fascia e con Merdji ma Galeotti e un pizzico di fortuna hanno salvato i granata. Di buono c’è il punto, ma solo quello. Ora testa al mercato per gli ultimi colpi necessari e poi sarà derby con la Cavese all’Arechi. Una partita che vale tanto, per morale, classifica e futuro.

Fabio Setta

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Foggia-Salernitana, le formazioni ufficiali

ono tre le novità dal primo minuto: Pieraccini, ultimo rinforzo arrivato dal mercato, e i rientranti Llano e Tascone, che hanno scontato la squalifica. Restano inizialmente fuori Matino (tribuna per lui), Zoia e D’Ursi. A queste scelte si aggiungono diversi spostamenti tattici rispetto alla gara precedente.

Davanti a Galeotti agirà una linea difensiva composta da PieracciniCapuano e AnastasioLlano occuperà la corsia destra, mentre Villa tornerà sulla fascia sinistra dopo essere stato adattato sul versante opposto contro il Sorrento.

In mezzo al campo spazio a Tascone, Gyabuaa Vitale, con quest’ultimo libero di avanzare e sostenere la manovra offensiva. In attacco confermata la coppia formata da Lescano e Achik. Assenti per infortunio De Boer e Heinz.

Il Foggia risponde con il 4-2-3-1. Alle spalle dell’unica punta Luciani agiranno TourèPanico e Petito, mentre la coppia di centrocampo sarà composta da Gallo e Haoudi. In difesa viene schierato subito l’ex difensore Berra, arrivato appena ieri in Puglia.

Le formazioni ufficiali

FOGGIA (4-2-3-1): Saro; Parisy, Seck, Berra, Smeraldi; Gallo, Haoudi; Tourè, Panico, Petito; Luciani.
A disposizione:  Marfella, Testa, Di Pasquale, Seck, Maestrelli, Ngana, Azarovs, Bigonzoni, Demeter, Merdji, Oviszach, Chiara
Allenatore: Gaetano Auteri.

SALERNITANA (3-5-2): Galeotti; Pieraccini, Capuano, Anastasio; Llano, Tascone, Gyabuaa, Vitale, Villa; Lescano, Achik.
A disposizione: Cevers, Maglione, Zoia, Del Pin, Longobardi, Matino, Mastrovito, Djibril, Di Vico, Cardoni, D’Ursi, La Gumina, Boncori, Bevilacqua.
Allenatore: Serse Cosmi.

Arbitro: Gavini di Aprilia (Sadikaj/Posteraro). IV uomo: Spina. FVS: Alessandrino

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Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni

Ci vogliono 17 anni di onorata e comodissima militanza statale per dimenticarsi di dire «grazie». Ma d’altronde, nel gran circo del sabato sera di Rai1, la gratitudine è un lusso che non si porta sul copione. Fabio Canino saluta il bancone di Ballando con le stelle con il passo felpato di chi cerca l’uscita di sicurezza prima che si accendano le luci di servizio. «Dalla giuria mi hanno tolto loro, dal programma me ne sono andato io», detta piccato dall’esilio calabrese, tentando di rimettere in fila i cocci di un addio che sa tanto di benservito mascherato da ammutinamento.

Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Fabio Canino (Ansa).

Milly ha riproposto lo schema Belli, ma Canino ha fiutato la trappola

Il giochino di Milly Carlucci, d’altronde, è vecchio come la tv democristiana: per rinnovare le poltrone senza far scorrere il sangue (prima del debutto del 3 ottobre), si offre al giurato usurato dal tempo il bacio della morte. Ovvero, scendere in pista, fare il saltimbanco per un’edizione, prendersi i voti bassi dai colleghi e poi, chissà, riaccomodarsi al fresco della sedia l’anno successivo. Lo schema era già riuscito perfettamente con Paolo Belli, che l’anno scorso aveva accettato il fanta-ballo col sorriso modello. Canino, che viene dalla seconda serata e dalle vette intellettuali (si fa per dire) della satira che fu, ha annusato la trappola: «Dopo 17 anni che fai la giuria, se balli ti uccidono dopo cinque minuti». E allora ecco il gran rifiuto, il video d’addio registrato a velocità tripla, così veloce da “dimenticarsi” di ringraziare la zarina di ferro, e quel disperato appello via social a Pier Silvio Berlusconi, sperando che a Cologno Monzese abbiano bisogno di un reperto nostalgico per tappare i buchi.

La fedeltà alla linea paga sempre

Ma mentre l’ex giudice evoca i fantasmi di Mediaset, la catena di montaggio pubblica risponde con la fermezza dei contratti blindati. Chi non si muove di un millimetro, nonostante una tempesta umana e giudiziaria devastante, è proprio Paolo Belli. Travolto dal dramma del tragico incidente di luglio, che lo vede indagato per omicidio stradale, il musicista incassa la scialuppa di salvataggio della produzione. Milly non abbandona gli amici nel momento del bisogno. Tradotto nel gergo di Viale Mazzini: la fedeltà alla linea, specie se hai accettato di mettere il tutù quando ti è stato chiesto, paga sempre. Il direttore d’orchestra torna nella Sala delle Stelle, refrattario agli urti della vita.

Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Paolo Belli (Ansa).

Nuove stelle alla ricerca di un riscatto catodico

Intanto, il cast della ventunesima edizione si delinea sotto il segno di un impressionante washing televisivo, dove gli arruolati cercano il riscatto catodico a colpi di bacino per la gioia dello share più speculativo. C’è Manuela Moreno che scende dal trono de La Vita in Diretta Estate (dove ha passato gli ultimi mesi a incassare ottimi ascolti) per consegnarsi alle grinfie del televoto, affiancata da grandi nomi come Monica Guerritore ed Eugenio Finardi, che accettano il rischio del ridicolo mescolandosi ai muscoli da spogliatoio di Alessandro Matri, la quota gossip di Aurora Ramazzotti, che porta in dote i follower di famiglia, e la giallorossa Noemi Bocchi, che scende in pista col compito di far ballare, di riflesso, anche er Pupone Francesco Totti (giusto per rendere più pepata la competizione con il Gf Vip di Ilary Blasi). Completano la squadra, l’ex inviato di Striscia Jimmy Ghione, il comico Riccardo Rossi e Anna Safroncik. E alla fine arriva pure l’ex prete influencer Alberto Ravagnani che ha appena annunciato la sua partecipazione dalla Thailandia.

Barbara D’Urso è pronta a trasformare Ballando in un Truman Show

Ma la vera rivoluzione, o restaurazione, si consumerà al tavolo dei carnefici. Via Selvaggia Lucarelli, che se ne va armi e bagagli al Biscione, ingaggiata da Pier Silvio come volto di punta del Grande Fratello Vip e dell’Isola dei Famosi. Via l’ingrato Fabio, convinto per quasi un ventennio di essere un pezzo protetto dalle Belle Arti. Al loro posto si siederanno Alberto Matano, l’uomo della provvidenza pomeridiana, e soprattutto lei, Barbara D’Urso. La “Sacerdotessa del trash”, esiliata da Cologno trova il suo riscatto nella cattedrale della prima serata Rai, pronta a dispensare giudizi col cuore e a trasformare lo show nel definitivo Truman Show della tv pubblica. Canino guarderà da casa, come i vecchietti dei Muppets che amava tanto citare. Ma stavolta, senza gettone di presenza.

Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
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Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni
Ballando con le Stelle: la controffensiva di Milly dopo addii e defezioni

Cosa c’è dietro il successo dei Plush Lamb Dolls, i «Labubu dello Xinjiang»

Code lunghissime, attese di oltre tre ore e migliaia di contenuti rilanciati sui social. In Cina è esplosa una nuova mania: quella delle Plush Lamb Dolls, piccoli pupazzi di lana a forma di agnello vestiti con abiti colorati caratteristici della regione autonoma dello Xinjiang. C’è già chi li ha soprannominati i «Labubu dello Xinjiang», paragonandoli ai celebri art toys collezionabili creati da Pop Mart. Ma dietro al loro successo c’è molto più di una moda passeggera.

Così le creazioni di Abdulla Emirla sono diventate virali

A dare il via al fenomeno è stato Abdulla Emirla, un artigiano 19enne di Urumqi diventato virale sul web. La scorsa primavera ha messo in vendita una semplice bambola a forma di agnello con un piccolo cappello tradizionale dello Xinjiang: è andata subito a ruba. Emirla ha così sviluppato l’idea proponendo nuovi modelli con abiti realizzati in seta Atlas, gioielli, strass e altri accessori ispirati all’estetica locale. Il successo è stato tale che, come ha raccontato al China Daily, ha dovuto limitare a 150 le bambole vendute ogni giorno nella sua bancarella, fissando a tre il numero massimo acquistabile da ciascun cliente. Nel frattempo tanti altri artigiani della zona hanno iniziato a realizzare questi pupazzi richiestissimi in tutta la Cina.

Il costo va dai 6 ai 9 dollari

Acquistare un agnello dello Xinjiang è un’esperienza creativa. Si parte dalla scelta del cappello da far indossare al pupazzo, per poi decidere decorazioni, colori, tessuti e fantasie dei suoi abiti. Una bambola base, con copricapo, orecchini, collana e strass, richiede due o tre minuti di lavoro e costa mediamente 40 yuan (circa 5 euro). Le versioni più elaborate, con gonne e altri orpelli, sono pronte in sei minuti al prezzo di 60 yuan (7,60 euro). Non esistono dati ufficiali sulle vendite, anche se gli artigiani del Grand Bazaar di Urumqi sostengono di riuscire a piazzarne centinaia al giorno. E con l’avvicinarsi del 2027, che segna l’inizio dell‘Anno della Capra secondo lo zodiaco cinese, questi stravaganti pupazzetti potrebbero diventare il prossimo must-have della Cina.

Pechino cavalca il successo per ‘ripulire’ l’immagine dello Xinjiang

Le autorità di Pechino hanno subito sfruttato la viralità del fenomeno per proporre al pubblico internazionale una nuova narrazione dello Xinjiang, nel chiaro tentativo di attenuare le accuse rivolte alla Cina per il trattamento riservato alle minoranze musulmane localiIn un report pubblicato nel 2021, per esempio, Amnesty International ipotizzava che la repressione degli uiguri, la più numerosa delle minoranze etniche della regione, potesse configurare un crimine contro l’umanità. Un anno più tardi, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR) giungeva a una conclusione simile.

Cosa c’è dietro il successo dei Plush Lamb Dolls, i «Labubu dello Xinjiang»
La moschea Etigar, nello Xinjiang (Ansa).

Gli agnelli sono un volano per il turismo

L’ascesa delle Plush Lamb Dolls sta consacrando la cultura dello Xinjiang e promuovendo il turismo nella regione più remota della Cina: due obiettivi a lungo perseguiti da Xi Jinping. Per i media cinesi gli agnelli di lana sono infatti diventati il simbolo del cambiamento di una regione oggi descritta come un fiorente hub creativo in cui giovani artigiani reinterpretano la tradizione in chiave moderna. Nel frattempo Abdulla resta umile. Non vuole meriti né essere esaltato. «Non sono stato io a rendere popolare l’agnello dello Xinjiang. Queste tradizioni locali meritavano di essere conosciute», ha spiegato l’artigiano che ormai tutti chiamano il Fratello degli agnelli dello Xinjiang.

Liste e candidature blindate agitano Forza Italia

Al gran ballo delle candidature blindate alle prossime Politiche non ci sarà posto per tutti: in Forza Italia la psicosi «mi lasciano a casa» impazza, soprattutto, strano a dirlo, tra i ministri uscenti. Trattasi del classico gioco del cerino: a chi resterà acceso in mano?

Il nervosismo di Casellati tra Basilicata e Veneto

Rischia di scottarsi Maria Elisabetta Alberti Casellati, ministra per le Riforme istituzionali e la semplificazione normativa, eletta 2022 in Basilicata. Casellati, fedelissima di Silvio Berlusconi, accomodatasi per la prima volta in parlamento nel 1994, ai bei tempi della grande rivoluzione liberale, ha ricoperto una marea di cariche istituzionali, fino a diventare presidente del Senato e addirittura candidata al Quirinale. Silvio la voleva alla Giustizia, Giorgia Meloni le preferì (ahi lei) Carlo Nordio, il Cav la prese malissimo e aveva ragione: Casellati difficilmente avrebbe inanellato tanti danni quanti ne ha prodotti Nordio. Ora però traballa: il prossimo 19 settembre ci sarà il congresso regionale di Fi in Basilicata, lei non verrà riconfermata come coordinatrice (fu catapultata in terra lucana dal suo Veneto pur di garantirle l’elezione) e il suo posto verrà preso dal governatore Vito Bardi.

Liste e candidature blindate agitano Forza Italia
Maria Elisabetta Alberti Casellati (Imagoeconomica).

Casellati quindi smania per avere un collegio senatoriale sicuro in Veneto, dove sempre nel 2022 è stata eletta un’altra azzurra: Anna Maria Bernini, ministra dell’Università e della ricerca, che infatti ci segnalano nervosetta per l’iper attivismo dei sodali veneti della Casellati.

Liste e candidature blindate agitano Forza Italia
Le ministre Maria Elisabetta Alberti Casellati e Anna Maria Bernini (Imagoeconomica).

Le mosse di Zangrillo e le ambizioni di Mulè

La scelta di Bardi in Basilicata preoccupa Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, eletto alla scorsa tornata in Piemonte, dove è segretario regionale azzurro. «Quando anche il Piemonte andrà a congresso», ragiona con Lettera43 un big del partito, «Alberto Cirio potrà sfruttare il precedente della Basilicata per proporsi come coordinatore regionale super partes, in quanto governatore, e scalzare Zangrillo, che a quel punto vedrà allontanarsi la ricandidatura».

Liste e candidature blindate agitano Forza Italia
Paolo Zangrillo (Imagoeconomica).

Zangrillo sa benissimo di essere a rischio, anche perché non allineato ad Antonio Tajani, e così scalcia (politicamente parlando) proponendosi come maggiorente della corrente anti-ministro degli Esteri, insieme a Giorgio Mulè, punto di riferimento degli scontenti azzurri. Mulè, però, punta tutto sulla candidatura a Presidente della Regione Siciliana, l’anno prossimo, partita difficile ma non impossibile per il vicepresidente della Camera, che non è più certo di poter contare sull’eurodeputato catanese Marco Falcone. Renato Schifani vorrebbe ovviamente ricandidarsi, la partita è aperta.

Liste e candidature blindate agitano Forza Italia
Giorgio Mulè (Imagoeconomica).

E Marina Berlusconi che fa?

A proposito di congressi, quello della Campania si celebra il 9 settembre: blindata la conferma alla guida del partito di Fulvio Martusciello, capodelegazione di FI al Parlamento europeo, pure lui nel partito dalla sua fondazione. E Marina? La primogenita di Silvio è una figura mistica: tutti raccontano di averla vista o sentita, ma in realtà nel 90 per cento dei casi si tratta di millantato incontro: guarda con inevitabile interesse all’attività del partito, magari incide sulla linea politica, avrà voce in capitolo sulle candidature (si dice anche su quella contestata di Fabio Roscioli alle Suppletive calabresi) e via discorrendo, ma non è certamente interessata a congressi, beghe locali e piccinerie di questo genere. 

Liste e candidature blindate agitano Forza Italia
Marina Berlusconi (Imagoeconomica).

Short Movie: Amore postatomico

Amore postatomico

Un piccolo robot post-apocalittico cerca la felicità: riuscirà a trovarla, e sarà vero amore?

Bill, un robot solitario in una landa desolata e apocalittica, intraprende un viaggio alla ricerca della felicità e di uno scopo nella vita. Non sa ancora che sta per stringere un’amicizia davvero inaspettata. Il corto si intitola Love Bytes ed è diretto, scritto e animato da Sam Prebble, che ha lavorato agli effetti visivi di film come Avatar, Lo Hobbit, L'alba del Pianeta delle scimmie. Lo stile è decisamente Pixar. Guarda il video: Love Bytes - Leggi l'articolo

 

CINEMA - Short Movie - 29 agosto 2026 - articolo di S*

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra

L’Ucraina ha celebrato qualche giorno fa il 35º anniversario dell’indipendenza da Mosca ma il suo futuro è ogni giorno che passa più incerto. La dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 non ha portato solo alla creazione di uno Stato sovrano, ma ha trascinato con sé rivoluzioni e conflitti. Quello in corso su larga scala dal 2022 non è che l’evoluzione di un percorso cominciato nel 2004 con la Rivoluzione arancione, passato attraverso Euromaidan (2013) ed esploso con la prima guerra nel Donbass nel 2014.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Volodymyr Zelensky alla celebrazione del 35° anniversario dell’indipendenza dalla Russia (Ansa).

Serve una nuova architettura di sicurezza continentale

La guerra tra Russia e Ucraina ha coinvolto a vari livelli altri attori. Da un lato l’Occidente, la Nato e i cosiddetti volenterosi, dall’altro alleati più o meno dichiarati di Mosca, in primis la Cina. In questo contesto è evidente che il futuro del Paese dipenderà dal tipo di accordi che usciranno da un eventuale trattato di pace. L’intesa dovrà garantire la nuova architettura di sicurezza continentale: senza un patto condiviso e duraturo, l’Ucraina resterà in bilico, pronta a riesplodere.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Volodymyr Zelensky con il presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa (Ansa).

Il crollo demografico e le ricadute su economia e politica

Da questa prospettiva è facile identificare le sfide, interne ed esterne, che Kyiv sarà chiamata ad affrontare. In primo luogo quella del cambiamento demografico. Se nel 1991 la popolazione ucraina superava i 51 milioni di abitanti, i dati attuali indicano che nei territori controllati dal governo, quindi escludendo Donbass e Crimea, oggi vivono tra i 22 e i 28 milioni di persone. Dal 2014 circa 2 milioni di ucraini si sono rifugiati in Russia, quasi 6 in Europa. Secondo le simulazioni dell’Accademia delle Scienze di Kyiv, se le ostilità cesseranno nel breve periodo, la popolazione potrebbe stabilizzarsi intorno ai 24-34 milioni entro i prossimi decenni, a seconda della quota di rientri. Più invece il conflitto si allungherà, più il Paese si spopolerà. E non è solo una questione di numeri, perché la questione demografica incide naturalmente su economia e politica.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Fiori deposti dopo un bombardamento russo (Ansa).

La ricostruzione e i possibili investitori esteri

Nel complesso quadro postbellico, la crisi demografica, l’economia e le scelte politiche si influenzeranno a vicenda: la perdita di capitale umano e la riduzione della popolazione economicamente attiva incideranno negativamente sul sistema economico, causando contrazione del Pil, carenza di manodopera, squilibri nei sistemi fiscali e pensionistici. Ci sono poi gli enormi costi della ricostruzione: le stime le fornite da Kyiv, dalla Banca Mondiale e della Commissione Europea li quantificano a oggi sui 600-700 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. Soprattutto, in assenza di un ombrello politico definitivo, cioè senza solide garanzie bilaterali e accordi tra Russia e Occidente, sarà impossibile garantire all’Ucraina un futuro autonomo, in cui anche i Paesi stranieri potranno investire stabilmente, al di fuori del settore militare high tech. Il destino politico dell’Ucraina non dipenderà solo da come uscirà dalla guerra, vincente o perdente, ma anche da come l’esito del conflitto sarà presentato a un elettorato ridotto e sempre più radicalizzato.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Una foto aerea di Kyiv (Ansa).

I due possibili scenari post-bellici

In caso di vittoria russa, l’Ucraina dovrà rinunciare a una parte consistente di territorio, i confini verranno ridefiniti e si andrà incontro a una sorta di finlandizzazione coatta. La presidenza di Volodymyr Zelensky ne uscirebbe fortemente delegittimata e il risentimento e la frustrazione di popolazione e militari potrebbero alimentare il focolaio di una guerra civile. L’arrivo alla Bankova di una figura popolare come l’ex generale Valery Zaluzhny o proveniente dall’intelligence forse riuscirebbe a evitare l’escalation, tenendo a bada l’estrema destra nazionalista. Sul lungo periodo però, la crisi economica e l’isolamento dall’Occidente rischiano di favorire l’ascesa di forze politiche intransigenti, esplicitamente inclini a ristabilire l’asse politico ed economico con la Russia, e innescare forse anche una guerriglia partigiana.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
Vladimir Putin (Ansa).

Una vittoria totale di Kyiv al momento resta un’ipotesi di scuola. È più realistico ipotizzare un compromesso al ribasso per Mosca. Questo garantirebbe una transizione meno problematica, soprattutto se gli accordi internazionali definissero gli spazi di manovra economici e geopolitici per la nuova Ucraina, vero ponte tra Russia e Occidente. In questa cornice il Paese potrebbe rinascere grazie a un patto tra gruppi di potere vecchi e nuovi, optando per una finlandizzazione volontaria. Anche in questo caso, sul breve periodo, Zelensky difficilmente rimarrebbe in carica e Zaluzhny avrebbe la strada spianata per guidare il Paese. Sempre che non abbia la meglio l’ex ministro della Difesa, Mykhailo Fedorov, che si è già schierato contro l’attuale capo di Stato e ha ammesso che Kyiv sta perdendo la guerra. Per il medio e lungo periodo sarebbe necessario un radicale rimodellamento degli equilibri, con una leadership ucraina veramente indipendente e non ostaggio né di attori esterni né di un sistema oligarchico mai veramente smantellato.

I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra
I possibili scenari e le sfide dell’Ucraina una volta finita la guerra

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi

Sigfrido Ranucci saluta, suo malgrado, la conduzione di Report. La Rai ha infatti reso noto che nella prossima stagione televisiva alla guida della trasmissione ci saranno Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, «entrambi risultati vincitori della selezione per giornalisti professionisti». Una scelta, precisa il comunicato, «nel segno della professionalità e dell’esperienza maturata sul campo».

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Giulia Presutti (Imagoeconomica)

Chi sono i due nuovi conduttori di Report

Presutti è da anni giornalista e inviata di Report, mentre Piervincenzi, è stato inviato e conduttore di programmi Rai quali Nemo – Nessuno escluso e Popolo Sovrano: nel 2017 fu colpito con una violenta testata da Roberto Spada, che aveva avvicinato per alcune domande sui presunti rapporti con CasaPound a Ostia.

Report, via Ranucci: conduzione a due con Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi
Daniele Piervincenzi (Imagoeconomica).

Per Ranucci tre «opzioni di ricollocazione professionale»

«Nell’ambito degli accordi sindacali e delle procedure previste per la gestione dei percorsi professionali», si legge nel comunicato, sono state sottoposte a Ranucci «tre possibili opzioni di ricollocazione professionale, coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in Rai, nell’ottica di garantire una continuità professionale adeguata al suo profilo e alle esigenze editoriali e organizzative dell’Azienda». Tra i passaggi del comunicato anche questo: «La Rai ritiene che il valore del giornalismo d’inchiesta, da sempre elemento distintivo dell’offerta informativa del Servizio pubblico, risieda nella credibilità e nell’autorevolezza che solo una piena indipendenza editoriale e un’imparzialità rigorosa possono assicurare».

Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra

Le parole pronunciate qualche giorno fa da Stefano Bonaccini durante un evento ad Albenga hanno innescato un botta e risposta tra il presidente del Partito democratico e Giorgia Meloni: al centro il grado di istruzione degli elettori di destra.

Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra
Stefano Bonaccini (Imagoeconomica).

Le parole di Bonaccini sull’elettorato di destra

Bonaccini aveva affermato che, negli ultimi anni, in cui si è visto il «voto al primo Trump, il voto alla Brexit, il voto in Germania a destra, quello alla Le Pen, quello in Italia a Meloni, Salvini e oggi forse a Vannacci» la destra ha raccolto maggior consenso della sinistra grazie al consenso «di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree esterne delle città e di chi sta peggio economicamente».

Meloni: «Hanno studiato i danni della sinistra»

«In una illuminata lezione, Bonaccini ci spiega che milioni di italiani votano a destra perché hanno studiato poco. L’abbiamo già sentita. Quelli che votano per loro sono cittadini colti, consapevoli e intelligenti, mentre quelli che votano per noi sarebbero ignoranti da compatire, quando non da rieducare», ha scritto Meloni sui social, condividendo il video dell’intervento del presidente dem che, suggerisce la premier, «forse dovrebbe prendere in considerazione un’ipotesi più semplice: quegli italiani, indipendentemente dalle scuole che hanno frequentato, hanno studiato sulla loro pelle le conseguenze delle politiche della sinistra», tra «città meno sicure, confini senza controllo, periferie dimenticate e lezioni di morale impartite da chi pretende di spiegare agli altri come devono vivere, come devono votare, e come devono pensare».

Botta e risposta Bonaccini-Meloni sul livello di istruzione di chi vota a destra
Giorgia Meloni (Imagoeconomica).

La precisazione di Bonaccini a Coffee Break

Successivamente, ospite di Coffee Break su La7, Bonaccini nel tentativo di riprendersi dallo scivolone ha spiegato che la sua riflessione faceva parte di ragionamento più complesso sui cambiamenti dell’elettorato occidentale nell’ultimo decennio e, soprattutto, sulle difficoltà della sinistra nel rappresentare le fasce sociali più fragili. «Ma secondo voi io mi permetto di dire che solo quelli che studiano? Ho fatto un’analisi di quella che è la realtà se si va a vedere scorporando il voto», ha detto Bonaccini in tv. E poi: «Capisco che sia più facile cercare una polemica abbastanza sorprendente col sottoscritto, ieri è partito Bignami e in parte la Lega, piuttosto che rispondere sul perché paghiamo le bollette, la benzina tra le più care al mondo o perché ci sono troppi precari soprattutto giovani, perché la sanità pubblica sta crollando o perché il Paese non cresce e sarà il peggiore nei Ventisette dell’Ue per crescita».

Vienna, rubato il collier della regina d’Egitto: caccia ai ladri

Due uomini hanno rubato un prezioso collier dal Mak, il Museo di arti applicate di Vienna, appartenuto alla regina Nazli d’Egitto. Realizzato nel 1939 in stile Art déco dalla maison parigina Van Cleef & Arpels, 10 anni era stato battuto a New York per 4,3 milioni di dollari, pari a circa 3,7 milioni di euro, secondo la banca dati della casa d’aste Sotheby’s. I due ladri sono entrati nel museo fingendosi normali visitatori, per poi infrangere una vetrina, impossessarsi del collier e scappare. Sono ancora in fuga e la polizia ha avviato una vasta operazione per rintracciarli. Il gioiello è composto da oltre 600 diamanti rotondi e con taglio baguette, disposti secondo un motivo a raggiera. La regina Nazli lo aveva commissionato, insieme a una tiara coordinata, in occasione delle nozze della figlia Fawzia con il principe ereditario iraniano Mohammad Reza Pahlavi, futuro scià di Persia.

Alluvione in Nepal: salgono i morti, ancora dispersi i tre italiani

L’Autorità nazionale del Nepal per la riduzione del rischio e la gestione dei disastri (Ndrrma) ha aggiornato a 538 il numero dei corpi recuperati dalla devastante alluvione nel bacino del Bhote Koshi. La maggior parte dei corpi è stata ritrovata nelle zone meridionali, a circa 150 chilometri dalla sorgente dell’inondazione: la forza della corrente ha trascinato fango, detriti e le vittime lungo il pendio montuoso fino a rallentare. Oltre alle vittime accertate ci sono poi 937 persone che risultano ancora disperse: tra essi 517 stranieri, di cui tre italiani. Intanto, mentre permane il rischio di ulteriori inondazioni nelle aree al confine tra Nepal e Cina, è arrivata a Kathmandu la task force dell’Unità di Crisi della Farnesina.

Spagna, arrestato un italiano accusato di femminicidio

Un italiano di 60 anni è stato arrestato dalla Guardia Civil spagnola a Isla Cristina, in Andalusia a pochi chilometri dal confine con Portogallo: è accusato di aver ucciso con numerose coltellate (almeno 20) la compagna, una donna tedesca di 47 anni, ritrovata senza vita in strada nei pressi della spiaggia di Punta del Caiman. Secondo le prime informazioni, la coppia si trovava nella località spagnola per trascorrere alcuni giorni di vacanza in camper. L’uomo è stato portato in caserma e sarà trasferito davanti all’autorità giudiziaria per l’eventuale convalida del fermo. Secondo i dati del Ministero dell’Uguaglianza, quello avvenuto a Isla Cristina è il 37esimo femmicidio registrato in Spagna dall’inizio dell’anno.

Deliveroo, accordo con i giudici: aumenti e sicurezza per i rider

Deliveroo Italia ha formalizzato una serie di impegni verso la procura di Milano nell’ambito dell’inchiesta per caporalato, ottenendo il parere positivo all’implementazione da parte del pm Paolo Storari. Questi impegni delineano una serie di misure concrete che la società implementerà e che, una volta verificate, «auspica possano rappresentare un importante passo verso la revoca del controllo giudiziario e all’archiviazione dell’indagine penale», si legge in una nota.

Cosa prevedono gli impegni

In dettaglio, Deliveroo si impegna ad aumentare la tariffa oraria minima di base dei rider da 10 a 14 euro l’ora sul tempo attivo stimato. Inoltre, ogni proposta sarà pagata oltre gli standard dell’industria, ovvero un minimo di 3,77 euro per ordine. L’azienda migliorerà ulteriormente gli strumenti per aiutare i rider a massimizzare i propri compensi, compreso quando sono dai commercianti, e introducendo nuovi bonus destinati ai rider che fanno più consegne. In tema di sicurezza, l’azienda offrirà un insieme più ampio di dispositivi di protezione che include guanti, protezioni da moto e maschere anti-smog, oltre all’equipaggiamento ad alta visibilità e ai caschi da bicicletta già forniti. La società introdurrà poi un limite sulla quantità di tempo che i rider possono trascorrere consegnando. Si impegnerà infine a continuare il lavoro con AssoDelivery, Confcommercio e le organizzazioni sindacali, per definire un ampio contratto collettivo che possa regolare il settore del delivery.

Un altro addio a Moneta: quale sarà il destino del settimanale economico?

Dopo l’addio di Osvaldo De Paolini, che da settembre prenderà le redini de Il Gazzettino, e che al Giornale era stato l’artefice del settimanale economico Moneta, un’altra firma di peso, Camilla Conti, ha lasciato la testata degli Angelucci (e di Leonardino Del Vecchio, socio di minoranza) per approdare a Class Editori. A questo punto ci si interroga sul destino di Moneta che, nato con grandi ambizioni e una distribuzione che oltre al Giornale, veniva veicolato anche da Libero e Il Tempo, e ora si limita a uscire solo in abbinata con il quotidiano fondato da Indro Montanelli. Dopo la pausa estiva, sabato Moneta riprenderà le pubblicazioni. Ma ai piani alti del gruppo è in corso una riflessione se mantenere il prodotto autonomo oppure inglobarlo come inserto settimanale nelle pagine del quotidiano, soluzione che comporterebbe notevoli risparmi. Intanto, come annunciato prima dell’estate, si pensa a rinforzare la squadra di vertice. Così ad affiancare Tommaso Cerno stanno per arrivare come vice Lirio Abbate da Repubblica e Fabrizio Massaro da Milano Finanza.

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Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida

Nelle calde notti del litorale romano si fa un gran parlare del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida. Ma questa “Lollo” non è al centro dell’attenzione per aver fatto fermare un treno o per aver ricordato che il vino non può essere un veleno, perché altrimenti «avremmo un problema con chi lo ha moltiplicato». Il tema è il Festival di Sanremo, l’appuntamento televisivo più seguito dagli italiani, con ascolti da record.

Le novità del ministero dell’Agricoltura per il comparto florovivaistico

Cosa ha fatto Lollobrigida? Il 30 luglio sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto legislativo numero 151 dedicato al florovivaismo, settore che sarà valorizzato dal ministero dell’Agricoltura per dare una nuova governance al sistema economico legato alle coltivazioni, con tanto di un ufficio dedicato alla filiera del settore, un tavolo tecnico e un piano nazionale quinquennale. Sono attesi anche i decreti ministeriali per armonizzare le figure professionali del settore, compresi gli addetti al verde urbano, ai parchi e ai giardini storici. Non solo: il primo gennaio 2027, l’Ismea (l’Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare) gestirà il sistema nazionale di rilevazione annuale dei dati statistici relativi alla produzione, ai prezzi, agli scambi con l’estero. Per non parlare dell’istituzione di un marchio unico nazionale finalizzato a garantire l’origine, la qualità e la tracciabilità dei nostri prodotti. Insomma, al Masaf ci sarà tanto lavoro da fare per comunicare le nuove attività.

Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida (Imagoeconomica).

La vetrina di Sanremo non desterebbe sospetti

Dato l’argomento, si spiffera a Roma, quale tribuna mediatica migliore di Sanremo per parlare di fiori, con Lollobrigida protagonista? Tra l’altro, la prossima edizione sarà condotta da Stefano De Martino, l’unico punto di forza della Rai meloniana e indicato dai maligni “in quota Arianna”, anche se la capa della segreteria politica di Fratelli d’Italia ha sempre smentito ogni contatto con lo showman, negando alla radice sia l’amicizia sia presunte “spintarelle”.

Il Festival di Sanremo e il piano di Lollobrigida
Carlo Conti e Stefano De Martino (Ansa).

Non c’è che dire, una mossa astuta: anno elettorale, piano florovivaistico. Sanremo del resto è nota in tutto il mondo come la “città dei fiori”. Inutile dire che i rapporti tra Lollobrigida e l’ad della Rai Giampaolo Rossi sono ben radicati. E una forma di “patrocinio istituzionale” del ministero, con la scusa del florovivaismo, passerebbe sotto traccia senza alimentare particolari polemiche. In fondo i fiori sono un simbolo del territorio e quale cornice migliore di quella sanremese per diffondere le novità ministeriali. Per Fratelli d’Italia si tratterebbe di un colpo mediatico incredibile, soprattutto se si votasse in primavera. Insomma, «grazie dei fior…»…

Mercantile affonda nel Mar Nero in acque romene: Bucarest denuncia un attacco

Una nave mercantile con bandiera della Repubblica dominicana, salpata dal porto rumeno di Sulina (al confine con l’Ucraina) e diretta verso quello turco di Tekirdag, è affondata nel Mar Nero nella zona economica esclusiva della Romania, oltre le acque territoriali di Bucarest, dopo lo sviluppo di un incendio a bordo. Tutti e 12 i membri dell’equipaggio della nave “Progress IV” sono stati tratti in salvo. «È stata colpita. Al momento non sappiamo da chi, né perché. Verrà avviata un’indagine, non è opportuno fare speculazioni», ha denunciato il presidente romeno Nicusor Dan, che proprio ieri a Chisinau ha incontrato, in occasione del 35esimo anniversario dell’indipendenza dell’ex repubblica sovietica la presidente Maia Sandu e l’omologo ucraino Volodymir Zelensky.

Futuro nazionale, esposto in procura da parte del sindacato dei militari

L’associazione Sindacato dei militari ha presentato un esposto in procura a Roma contro Futuro nazionale, il partito presieduto dal generale Roberto Vannacci, accusandolo di riprodurre «il nucleo dottrinale antidemocratico e il metodo di lotta» del fascismo. Nel mirino sono finiti i principi indicati dal movimento come “non negoziabili”: famiglia naturale, identità cristiana e tutela della vita dal concepimento alla morte naturale. Per il sindacato, trasformare questi principi in verità sottratte alla mediazione politica restringerebbe lo spazio del pluralismo democratico.

Dalla Remigrazione alla famiglia naturale, i punti contestati

Un capitolo è poi dedicato al piano di Remigrazione, con misure che, secondo l’esposto, riguarderebbero anche gli immigrati regolari. Per i denuncianti, un’applicazione collettiva potrebbe configurare un’espulsione di massa vietata dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Nel mirino anche la proposta di zone rosse senza limiti temporali, con militari impiegati stabilmente nei controlli, e di reparti dell’Esercito dotati del potere di arrestare i criminali, oltre che di moduli di educazione alla difesa e campi di «educazione militare con valenza civica» alle scuole superiori. L’esposto contesta infine l’idea di “famiglia naturale” sostenuta dal movimento e le limitazioni prospettate sulle altre forme di convivenza e sulla procreazione assistita. Secondo i denuncianti, ne deriverebbe una gerarchia tra cittadini e formazioni sociali incompatibile con la Costituzione.

Spetta alla procura verificare se le accuse abbiano un fondamento penale

Dall’insieme di questi elementi, il sindacato chiede alla magistratura di verificare se Futuro nazionale abbia oltrepassato il confine della legittima battaglia politica prospettando diverse ipotesi di reato, dalla violazione della legge Scelba alla propaganda e istigazione all’odio, fino all’istigazione a delinquere e alla disobbedienza alle leggi. Spetta ora alla procura verificare se le accuse abbiano un fondamento penale.

Per Mladic funerali in Serbia «con tutti gli onori militari e di Stato»

Il “boia di Srebrenica” Ratko Mladic, morto nel centro di detenzione delle Nazioni Unite all’Aia mentre stava scontando l’ergastolo per genocidio e crimini di guerra e contro l’umanità, avrà i funerali «con tutti gli onori militari e di Stato a cui ha diritto». Lo ha annunciato il ministro della Giustizia serbo, Nenad Vujic.

I crimini di guerra di Mladic

Ex comandante dei serbi di Bosnia, assieme a Slobodan Milosevic (all’epoca presidente della Serbia) e Radovan Karadzic (presidente della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina) era ritenuto il terzo artefice della pulizia etnica durante la guerra di Bosnia: a suo carico il massacro di oltre 8 mila bosgnacchi a Srebrenica, compiuto nel 1995 assieme alle forze paramilitari di Arkan, e l’assedio di Sarajevo, il più lungo della storia moderna, nonché la presa in ostaggio di personale delle Nazioni Unite. Era stato arrestato il 26 maggio 2011 a Lazarevo, in Serbia, dopo 15 anni di latitanza, e successivamente estradato all’Aia: il processo a suo carico, iniziato l’anno successivo, si era concluso nel 2017 con la condanna all’ergastolo, poi confermata anche in appello nel 2021. Mladic, morto a 84 anni, durante la detenzione era stato colpito da diversi ictus.

Caro carburanti, nella maggioranza si riaccende il dibattito sugli extraprofitti

L’impennata dei prezzi dei carburanti preoccupa il governo in vista dell’autunno-inverno, con la maggioranza che si divide sul modo in cui affrontare la questione. «Speriamo che si riapra lo stretto di Hormuz, è chiaro che gli interventi sulle accise che abbiamo prorogato fino al 5 settembre erano interventi straordinari su un fenomeno che doveva durare poche settimane», ha detto il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Picchetto Fratin. «Purtroppo dura da mesi e chiaramente ci sono anche equilibri di bilancio dello Stato». Su questo fronte, la Lega ha proposto la richiesta di un contributo alle aziende energetiche e petrolifere oppure la tassazione degli extra-profitti. «Preferisco chiedere un sacrificio a cinque banchieri che non a 50 milioni di italiani. E lo dico da liberale», ha detto Matteo Salvini.

Tajani: «Neanche a parlarne, sa di Unione sovietica»

A stretto giro è arrivato il no di Forza Italia. «No, neanche a parlarne. Non voglio sentire la parola extra-profitto, che mi sa molto di Unione sovietica. Un contributo è giusto che sia dato, come abbiamo fatto con le banche, con le assicurazioni. Ma deve esserci un confronto concordato in un momento difficile anche da parte delle aziende del settore», ha detto Antonio Tajani. E ancora: «Quando sento la parola tasse mi viene l’orticaria. Non esiste il diritto all’extra-profitto. È una parolaccia, l’extra-profitto».

Borghi: «Dica se ha altre priorità»

«Leggo da notizie di stampa che il ministro Tajani è contrario alla tassa sulle banche, proposta dalla Lega per ridurre le accise in modo consistente perché “sentire la parola tasse mi dà l’orticarià”», ha controbattuto il senatore leghista Claudio Borghi. «Ricordo a Tajani che anche le accise sono imposte, anche se il nome è scritto in modo diverso. La scelta è se le devono pagare i cittadini o un settore che, grazie a quei cittadini, ha fatto 200 miliardi di utili in pochissimi anni. L’alternativa è stracciare il Patto di stabilità della compagna di partito di Tajani, la signora Ursula Von der Leyen, e fare più deficit. Anche questo ci va bene». E ancora: «La scelta è semplice: o si fa più deficit e si mandano a quel paese le regole di quella Ue che Tajani così tanto ama, o si tassano i cittadini con le accise, o si tassano gli enormi e anomali profitti delle banche. Per la Lega l’unica cosa che non va è tassare i cittadini, le altre due possibilità vanno bene. Se altri hanno altre priorità è giusto saperlo con chiarezza».

Gli Stati Uniti annunciano di aver completato lo sminamento di Hormuz

Le forze armate degli Stati Uniti «hanno rimosso con successo le mine navali presenti nelle rotte di navigazione internazionali» dello stretto di Hormuz, «posizionate mesi fa dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica». Lo ha annunciato l’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Comando militare centrale Usa, in un video diffuso su X. Le rotte di transito riconosciute a livello internazionale «sono ora libere da mine iraniane, grazie allo straordinario lavoro dei militari statunitensi», ha aggiunto Cooper.

Traffico marittimo quasi azzerato prima dell’annuncio

L’annuncio di Cooper arriva al termine di una giornata che ha visto solo cinque mercantili attraversare Hormuz: tra essi due petroliere di medio raggio e una nave metaniera di grandi dimensioni. Mercoledì erano stati 17 e nell’ultima decina di giorni in media avevano passato lo stretto 15 navi.

Trump insiste con Hormuz «territorio degli Stati Uniti»

Donald Trump intanto continua a insistere su Hormuz come «territorio Usa». In un post pubblicato su Truth, il tycoon ha diffuso un collage di bandiere che raffigura alcuni possedimenti statunitensi, tra cui Guam, le Isole Vergini Americane, Portorico e le Samoa Americane (e altri che non lo sono, come le Isole Marshall e gli Stati Federati di Micronesia), affiancate da un’immagine stilizzata dello stretto mediorientale.

Morto re Harald V di Norvegia

È morto a 89 anni Harald V di Norvegia. Primo monarca nato nel Paese scandinavo dai tempi di Olaf IV (XIV secolo), era salito al trono nel 1991 ed era il sovrano più longevo d’Europa. Soffriva di anemia emolitica, malattia del sangue che provoca la distruzione anormalmente rapida dei globuli rossi: da metà agosto era ricoverato al Rikshospitalet, l’ospedale nazionale ad Oslo. Gli succederà il principe Haakon.

L’infanzia tra Svezia e Stati Uniti, poi il ritorno in patria

Nato nel 1937 nella residenza di Skaugum, aveva tre anni quando l’intera famiglia reale dovette fuggire da Oslo a causa dell’invasione nazista della Norvegia. La madre Marta di Svezia scappò portando con sé i figli prima in Svezia e poi negli Stati Uniti su invito del presidente Franklin D. Roosevelt. Suo padre, il futuro Olav V, invece restò a Londra assieme all’allora re Haakon VII e al governo norvegese in esilio. Tornato in patria alla fine della guerra, completò gli studi e servizio militare obbligatorio, diventando principe ereditario nel 1957 alla morte del nonno.

Morto re Harald V di Norvegia
Harald V di Norvegia (Ansa).

Nel 1968 sposò una borghese, rompendo con la tradizione

Figura popolare e riformatrice che ha modernizzato la monarchia, ruppe con la tradizione sposando nel 1968 una donna di origini non nobili, la borghese Sonja Haraldsen. La relazione tra i due era iniziata già nel 1959 ed era rimasta a lungo segreta: poi l’allora principe ereditario minacciò di rinunciare a tutti i diritti regali per sposarsi e così Olav V acconsentì alle nozze. Due i figli nati dall’unione: Marta Luisa e il già citato Haakon. All’epoca della nascita di quest’ultimo, la successione al trono era riservata soltanto ai figli maschi (la Costituzione norvegese è stata poi modificata con l’introduzione della primogenitura assoluta), pertanto sarà lui a succedere sul trono al padre.