Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi

In un’Italia che sembra uscita da un episodio di Succession riscritto da un autore di cinepanettoni, il grande ritorno di Marina Berlusconi non è più un sussurro da corridoio, ma un boato che scuote i lampadari di Palazzo Chigi. Mentre la Delfina di Arcore si scalda a bordo campo, la politica italiana si prepara a quello che promette di essere il più grande rimescolamento di carte dai tempi dell’invenzione del televoto.

Marina e l’eleganza del portafoglio

Marina Berlusconi non ha bisogno di urlare: «Io sono Marina, sono una madre, sono cristiana». Le basta un comunicato asciutto, una lettera ben piazzata al Corriere o Repubblica, un’occhiata gelida ad Antonio Tajani per ricordare a tutti chi tiene davvero le chiavi della cassaforte (e del simbolo). Se Giorgia Meloni ha costruito la sua leadership sulla “coerenza” e sul ruggito popolare, Marina incarna il potere silente, quello che non deve chiedere il permesso perché, tecnicamente, possiede già metà del panorama mediatico che dovrebbe controllarla. La discesa in campo non sarebbe una “marcia su Roma”, ma una più sobria acquisizione societaria. Marina incarna una visione di efficienza gestionale che contrasta con la narrazione politica tradizionale. Una sua mossa potrebbe essere letta dai mercati come una garanzia di “stabilità aziendale” applicata allo Stato, riducendo potenzialmente lo spread non attraverso proclami, ma tramite una percezione di affidabilità manageriale. Se Meloni punta sulla “nazione” come concetto identitario, Marina punterebbe sull’Italia come “asset” da valorizzare.

Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi
Marina Berlusconi (Ansa).

Meloni, tra la fiamma e il cappellino MAGA

Per la premier, l’ombra di Marina è un problema di non poco conto. Giorgia, la “Patriota”, si ritrova stretta in una morsa dantesca. Da una parte, la sorellanza forzata con una Berlusconi che non ha mai digerito il suo sorpasso a destra; dall’altra, la devozione a Donald Trump. È affascinante osservare come il sovranismo de noantri si sciolga come neve al sole di fronte a un tweet proveniente da Mar-a-Lago. Anche se davanti al «caos» scatenato dall’attacco unilaterale all’Iran l’arrampicata sugli specchi diventa specialità ardua. Ci ha provato Guido Crosetto a sgombrare il campo: l’azione di Stati Uniti e Israele è stata al di fuori delle regole del diritto internazionale, ha detto: «Il problema nostro è gestire le conseguenze di una crisi che è esplosa e che non abbiamo voluto». Così la parola magica ora è diventata de-escalation magari con una sponda europea e rivendicando una certa autonomia di giudizio.

Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi
Giorgia Meloni e sullo schermo Donald Trump (Imagoeconomica).

Referendum, separate in casa (e nei tribunali)

In questo clima di attesa messianica, si inserisce il convitato di pietra: il referendum sulla separazione delle carriere. Per Marina non è solo una riforma tecnica, è una questione di famiglia, un atto di giustizia postuma per il Cavaliere che farebbe impallidire qualsiasi vendetta di Montecristo. Se dovesse vincere il , Meloni canterà vittoria dai balconi di Palazzo Chigi, ma la vera trionfatrice sarà Marina. Sarebbe la prova definitiva che l’agenda politica del Paese è ancora dettata dai desiderata di Arcore. Giorgia si ritroverebbe a essere l’esecutrice materiale di un testamento politico scritto da altri, una vittoria che sa tanto di commissariamento. Se, invece, vincesse il No la presidente del Consiglio sarebbe davanti al primo vero vicolo cieco. Una bocciatura popolare che suonerebbe come un avviso di sfratto morale. A quel punto, Marina potrebbe uscire allo scoperto dicendo: «Cara Giorgia, se non sai gestire nemmeno la giustizia, lascia fare a chi di aziende (e di tribunali) se ne intende».

Schlein e Conte, tra litigi e rischio irrilevanza

E mentre il centrodestra si prepara alla guerra civile (o alla fusione per incorporazione), cosa fa l’opposizione? Elly Schlein e Giuseppe Conte continuano la loro personalissima gara a chi arriva secondo. Schlein rischia seriamente di scomparire, inghiottita da un’estetica dei diritti che fatica a parlare alla pancia del Paese, mentre Marina Berlusconi potrebbe paradossalmente scipparle l’elettorato liberale e moderato con un semplice colpo di mascara. Conte, dal canto suo, vive nel paradosso di voler essere l’anti-sistema pur avendo passato più tempo a Palazzo Chigi di un commesso statale. La sua rincorsa alla segretaria del Pd ricorda quei cartoni animati dove il predatore corre così forte da non accorgersi di aver superato il dirupo. Il rischio per entrambi è diventare le comparse di un film dove Marina è la protagonista, Meloni è l’antagonista caduta in disgrazia e Trump è il produttore esecutivo che decide il finale.

Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi
Giuseppe Conte con Elly Schlein (Imagoeconomica).

Un futuro a stelle, strisce e fatturati

In questo scenario di guerra imminente, dove l’Italia rischia di trovarsi in trincea solo perché qualcuno a Washington ha avuto un’idea brillante durante una partita a golf, la discesa di Marina Berlusconi apparirebbe quasi un atto di pietà. Se dobbiamo essere una colonia, tanto vale che a gestirci sia qualcuno che sappia leggere un bilancio e che, tra un bombardamento e l’altro, ci garantisca almeno una buona programmazione televisiva. In fondo, tra il patriottismo di facciata sottomesso a Trump e il progressismo da salotto di Schlein, il pragmatismo aziendale dei Berlusconi potrebbe essere l’ultima spiaggia. O forse solo l’ultimo atto di una commedia che non fa più ridere nessuno, se non il produttore americano.

Giorgia Meloni, l’amicizia con Trump e la variabile Marina Berlusconi
Donald Trump (Ansa).

Cinque calciatrici della Nazionale iraniana hanno chiesto asilo in Australia

Cinque calciatrici della Nazionale femminile dell’Iran hanno lasciato l’hotel in cui la squadra alloggiava a sud di Brisbane per la Coppa d’Asia e hanno chiesto asilo all’Australia. Secondo quanto riportato da Iran International, le atlete si trovano in un luogo sicuro, probabilmente a Canberra. La decisione è arrivata dopo le minacce ricevute per aver rifiutato di cantare l’inno nazionale prima dell’esordio nel torneo, gesto che era stato interpretato come solidarietà alle proteste scoppiate in Iran e alle vittime della repressione del regime.

Il silenzio durante l’inno e il “ripensamento”

Prima dell’esordio contro la Corea del Sud, le giocatrici erano rimaste in silenzio durante l’inno nazionale iraniano. Poi, contro la padrone di casa dell’Australia, avevano cantato l’inno e persino fatto il saluto militare. Stessa cosa prima del match contro le Filippine, ultimo per l’Iran (eliminato) in Coppa d’Asia. Più che un ripensamento, un obbligo. Alcune fonti hanno riferito a CNN Sports che le giocatrici sono state costretti a cantare l’inno prima della loro seconda partita: le calciatrici e le loro famiglie avrebbero ricevuto delle minacce dal regime.

Le presunte richieste di aiuto dal pullman

Dopo la sconfitta nell’ultima partita, alcuni tifosi iraniani si sono accalcati attorno al pullman della squadra, gridando alla polizia di salvare mentre il mezzo allontanava, dopo aver visto presunti segnali di richiesta di aiuto da parte di alcune calciatrici, almeno tre. «La sicurezza della nazionale femminile dell’Iran sono una priorità e pertanto restiamo in stretto contatto con l’AFC e le autorità australiane competenti, tra cui Football Australia, in relazione alla situazione della squadra», ha affermato un portavoce della FIFA.

I complimenti di Trump al governo australiano

Sulla questione è persino intervenuto Donald Trump. Il presidente Usa prima ha scritto su Truth che l’Australia avrebbe commesso «un terribile errore umanitario», se non avesse concesso asilo alle calciatrici iraniane, aggiungendo che in tal caso lo avrebbero fatto gli Stati Uniti. Poi ha spiegato di aver parlato col premier australiano Anthony Albanese, che «si sta già occupando» dell’asilo delle cinque calciatrici: «Ottimo lavoro». Poi, ha spiegato Trump, sarà il turno delle altre, anche se «alcune sentono di dover tornare indietro perché preoccupate per la sicurezza delle loro famiglie, viste le minacce ai familiari se non dovessero fare ritorno».

Il piano di Eric e Donald Trump Jr per accedere con i droni alle commesse del Pentagono

Eric e Donald Trump Jr., figli del presidente americano Donald, stanno finanziando una nuova azienda produttrice di droni che punta a soddisfare la nuova domanda del Pentagono, emersa dalla guerra contro l’Iran. Lo riportano il Wall Street Journal e la Reuters, fornendo i dettagli dell’operazione, che punta a colmare le carenze dovute al divieto imposto dall’Amministrazione Usa di importare droni cinesi negli Stati Uniti.

Il piano di Eric e Donald Trump Jr per accedere con i droni alle commesse del Pentagono
Eric Trump (Ansa).

La fusione e il coinvolgimento dei fratelli Trump

Aureus Greenway, holding che si occupa della proprietà e della gestione di golf club, si fonderà con Powerus, azienda con sede a West Palm Beach che produce droni. La fusione porterà la compagnia hi-tech, fondata nel 2025, a essere quotata al Nasdaq nei prossimi mesi. Tra i principali finanziatori dell’accordo figurano American Ventures, la società di componenti per droni Unusual Machines, di cui Donald Trump Jr. è azionista e membro del consiglio consultivo, e il Korea Corporate Governance Improvement Fund, che ha impegnato un investimento di 50 milioni di dollari. Anche Dominari Securities, banca d’investimento legata ai fratelli Trump (detengono entrambi il 6 per cento), già coinvolta nelle operazioni della famiglia nel settore delle criptovalute, partecipa all’operazione. Questa operazione rappresenta solo l’ultima di una serie di investimenti dei figli di Donald Trump nel settore. Eric ha per esempio di recente investito nel produttore israeliano di droni Xtend, come parte di un accordo da 1,5 miliardi di dollari per quotare la società attraverso una fusione con JFB Construction Holdings, che ha sede in Florida.

Il piano di Eric e Donald Trump Jr per accedere con i droni alle commesse del Pentagono
Donald Trump Jr (Ansa).

Powerus costruirà droni con tecnologia ucraina

Powerus, fondata da Andrew Fox, produce droni in grado di trasportare fino a 675 chilogrammi. L’azienda offre anche servizi per trasformare imbarcazioni con equipaggio esistenti in natanti gestiti a distanza o completamente autonomi. Fox dovrebbe ricoprire il ruolo di amministratore delegato e presidente della società risultante dalla fusione, come si legge in un documento depositato alla SEC da Aureus Greenway. La “nuova” Powerus intende acquisire tecnologia ucraina per i droni, da vendere poi all’esercito statunitense accedendo alle ricche commesse del Pentagono: impossibile non notare un enorme conflitto di interessi per la presenza tra gli azionisti dei fratelli Trump. Powerus ha dichiarato di puntare a produrre oltre 10 mila droni al mese.

Macron annuncia una missione difensiva per riaprire Hormuz

Il presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Cipro, ha affermato di stare preparando con i suoi partner una futura «missione puramente difensiva» per riaprire lo stretto di Hormuz e scortare le navi «dopo la fine della fase più calda del conflitto» in Medio Oriente, al fine di consentire la circolazione di petrolio e gas. Macron ha anche annunciato che la Francia contribuirà, nel lungo periodo, con due fregate all’operazione avviata nel 2024 dall’Unione Europea nel Mar Rosso. «Un attacco a Cipro equivale a un attacco a tutta l’Ue, la difesa di Cipro è questione chiave», ha evidenziato.

”Ministero apre tavolo tecnico su esame avvocato”: soddisfazione di Assotutela

“Il Ministero della Giustizia ha avviato un tavolo tecnico di confronto sulle modalità di svolgimento dell’esame di abilitazione forense per le sessioni 2026–2027. L’iniziativa rappresenta un segnale importante di apertura e attenzione verso un tema che riguarda migliaia di praticanti avvocati e l’intero sistema di accesso alla professione legale. Assotutela accoglie con favore l’avvio di questo percorso di confronto istituzionale, anche alla luce delle interlocuzioni e degli interventi promossi nelle scorse settimane sul tema. Un impegno che ha trovato ascolto e condivisione da parte del Presidente della Commissione centrale per l’esame di avvocato Antonio Melillo e del Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli Carmine Foreste, con i quali si è sviluppato un dialogo costruttivo volto ad affrontare le principali criticità e a individuare possibili miglioramenti del sistema. Ringraziamo il Ministro della Giustizia e il Governo per l’attenzione dimostrata su una questione così rilevante – dichiarano Antonio Melillo, Carmine Foreste e Michel Emi Maritato, presidente nazionale di Assotutela -. Nelle ultime settimane si è sviluppato un confronto serio e responsabile che ha portato all’apertura di questo tavolo tecnico. Siamo convinti che il dialogo tra istituzioni e rappresentanze del mondo forense sia lo strumento più efficace per individuare soluzioni equilibrate, capaci di garantire trasparenza, meritocrazia e una selezione adeguata dei futuri professionisti del diritto”.
Il tavolo tecnico rappresenterà quindi un’occasione di ascolto e di proposta tra istituzioni, ordini professionali e rappresentanze del settore, con l’obiettivo di definire modalità di esame sempre più moderne, chiare e coerenti con le esigenze della professione forense e del sistema giustizia”, concludono da Assotutela.

L'articolo ”Ministero apre tavolo tecnico su esame avvocato”: soddisfazione di Assotutela proviene da Le Cronache.

Von der Leyen agli ambasciatori Ue: «Il vecchio ordine mondiale non tornerà»

«L’Europa non può più essere un custode del vecchio ordine mondiale, di un mondo che se n’è andato e non tornerà. Difenderemo sempre e sosterremo il sistema basato sulle regole che abbiamo contribuito a costruire con i nostri alleati, ma non possiamo più fare affidamento su di esso come unico modo per difendere i nostri interessi». Lo ha detto Ursula von der Leyen parlando alla conferenza degli ambasciatori Ue. Tre le priorità individuate dalla presidente della Commissione europea, ovvero la nuova strategia della sicurezza europea, i rapporti commerciali con i Paesi terzi e una diplomazia che porti risultati agli europei.

«Riflettere se il nostro sistema sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità»

«Abbiamo bisogno di uno sguardo chiaro e rigoroso alla nostra politica estera nel mondo di oggi, sia in relazione a come è progettata sia a come viene attuata. Abbiamo urgente bisogno di riflettere sul fatto se la nostra dottrina, le nostre istituzioni e il nostro processo decisionale – tutti progettati in un mondo post-bellico di stabilità e multilateralismo – abbiano mantenuto il passo con la velocità del cambiamento che ci circonda. Se il sistema che abbiamo costruito – con tutti i suoi tentativi benintenzionati di consenso e compromesso – sia più un aiuto o un ostacolo alla nostra credibilità come attore geopolitico», ha continuato la politica tedesca. «So che questo è un messaggio netto e una conversazione difficile da affrontare. Ma so anche che molti di voi hanno avvertito questa tensione nel vostro lavoro quotidiano».

Von der Leyen agli ambasciatori Ue: «Il vecchio ordine mondiale non tornerà»
Ursula Von der Leyen (Ansa).

«Dobbiamo renderci più resilienti e sovrani»

«L’obiettivo», ha sottolineato, «è renderci più resilienti, più sovrani e più potenti. Il vostro lavoro per ridurre i rischi e diversificare le nostre partnership nel mondo è prezioso per questo. Questo è ciò che significa indipendenza nel mondo di oggi. Significa non dipendere da un unico fornitore per asset vitali, dall’energia alla difesa, dai semiconduttori ai vaccini, dalle tecnologie pulite alle materie prime. E per questo, abbiamo bisogno di più connessioni con partner affidabili e di fiducia. Dagli accordi commerciali alle partnership in ambito sicurezza che avete contribuito a negoziare, questo sta già facendo una vera differenza».

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena

Grande è la confusione sotto il cielo dei lettori del quotidiano la Repubblica. Tutta colpa della domenica dedicata alla festa della donna, l’8 marzo, che si è trasformata in una santa messa dove è stata data comunicazione della “prima lettera di Marina Berlusconi”. Un apostolato che non poteva trovare niente di meglio del giornale fondato da Eugenio Scalfari e oggi diretto da Mario Orfeo. Se, comunque, a fondo pagina si leggeva il nome di un’esponente storica della sinistra italiana, Luciana Castellina, classe 1929, il classico lettore di Repubblica potrebbe aver avuto un travaso di bile guardando cosa aveva scritto la figlia prediletta di Silvio Berlusconi. Proprio quel Cavaliere contro il quale sono state spese centinaia di prime pagine nel corso degli anni.

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
La lettera di Marina Berlusconi pubblicata in prima pagina su Repubblica domenica 8 marzo.

Pure Veronica Lario aveva usufruito degli spazi del giornale romano, ma “per dirne quattro” al caro Silviuccio, non certo per ricordarlo e andare avanti con le sue battaglie, come la riforma della giustizia. Le battaglie delle donne ora vengono intestate a Marina…

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
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Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena

Ma qual è il retroscena? All’interno del quotidiano si parla dell’ennesima prova di funambolismo di Orfeo, un camaleonte a 24 carati, impegnato a traghettare il vascello (che una volta era un transatlantico) di carta seguendo la nuova proprietà proveniente dalla Grecia, che certo non è desiderosa di mettersi contro il governo guidato da Giorgia Meloni, volendo coltivare qualche business redditizio nel nostro Paese.

LEGGI ANCHE Chi c’era, chi non è stato invitato e chi contestava alla festa di Repubblica

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Mimun a 72 anni non ha comunque voglia di mollare la presa

Dopo alcuni attriti tra cdr e direttore, la voglia di proclamare sciopero da parte dei giornalisti non mancherebbe, anche se la vera battaglia verrà fatta dopo aver visto le carte dell’editore in pectore. Ma più che a un consolidamento di Orfeo alla guida di Repubblica, c’è chi indica un’altra possibile astutissima mossa del direttore: «Dando platealmente spazio a Marina Berlusconi lui si è posto in luce come un ottimo, presentabilissimo, successore di Clemente Mimun, uno che conta la bella età di 72 anni e che di certo non ha voglia di mollare la presa del Tg5, ma che comunque non è eterno, come chiunque sulla Terra».

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Clemente Mimun (Imagoeconomica).

De Benedetti non avrebbe mai offerto alla figlia del Cav una tribuna del genere

Insomma, un beau geste che può suonare come una sorta di prenotazione per il suo futuro professionale, avendo offerto alla figlia del Cavaliere una tribuna impensabile fino a pochi anni fa. Una cosa che CDB, ossia l’Ingegnere Carlo De Benedetti, non avrebbe mai permesso. Lui di Berlusconi ha sempre detto che non era un imprenditore, ma «un impresario»: sì, la definizione riferita a quelli che nei teatri di una volta allestivano l’avanspettacolo con le ballerine pronte a fare qualche numero di can-can mostrando le gambe al pubblico.

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Carlo De Benedetti (foto Imagoeconomica).

Prospettiva affascinante, quella di vedere Orfeo direttore del telegiornale della rete ammiraglia di Mediaset: in questo modo gli verrebbe assegnato d’ufficio il “Grande Slam” del giornalismo italiano, perché nella sua carriera ha già raggiunto tutti i posti di comando possibili, quelli che pesano davvero, e vederlo pure a Cologno Monzese sarebbe un vero spettacolo. Se nel tennis il riconoscimento spetta a chi vince i trofei più prestigiosi del Pianeta, cioè Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e Us Open, Orfeo vanta un palmarès incredibile, perché ha diretto tutti e tre i telegiornali della Rai, l’azienda radiotelevisiva pubblica di cui è stato anche direttore generale, e nella carta stampata è stato direttore de Il Mattino, Il Messaggero e ora di Repubblica, dal 2024.

Orfeo e quel soprannome che la dice lunga sulla sua capacità di adattarsi

Un recordman, a tutti gli effetti, con un curriculum a prova di bomba, inattaccabile, zigzagando tra ogni possibile governo di centro, destra e sinistra, oltre ad aver dimostrato di essere capace di resistere per anni e senza fare una piega di fronte a un editore incontentabile e dal carattere aspro come Francesco Gaetano Caltagirone, nelle piazze di Napoli e di Roma. Che poi sono le più “calde” da gestire e non solo nel senso meteorologico, tanto che Orfeo si è guadagnato quel soprannome di “Pongo” che la dice lunga sulla capacità di adattarsi e assumere la forma migliore, rendendosi sempre utile sotto ogni tipo di cielo, evitando acquazzoni e colpi di sole.

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Francesco Gaetano Caltagirone (Imagoeconomica).

Incredibile facilità nel tessere pubbliche relazioni con chi conta

Pubblico o privato per lui pari sono, avendo dimestichezza con il potere a ogni latitudine. Tra l’altro il 21 marzo per Orfeo sono previsti straordinari festeggiamenti, in occasione del suo compleanno: nel 2026 le candeline da mettere sulla torta sono 60, dato che è nato nel 1966. Un evento che si annuncia faraonico, per la “cifra tonda” e la personalità del protagonista, senza dimenticare la sua incredibile capacità di tessere le pubbliche relazioni, stando al cellulare dalla mattina alla sera per rimanere in contatto con i veri vip della politica, dell’economia e dell’informazione. Un uomo costretto a sobbarcarsi trasferte perigliose e dalle distanze enormi pur di seguire le partite di calcio della Juventus in tribuna autorità, tra gli Elkann e gli Agnelli.

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Corrado Augias, Sergio Mattarella, John Elkann, Ezio Mauro e Mario Orfeo (foto Ansa).

La ciliegina sulla torta? Il piano che porta addirittura al Quirinale…

Ciliegina sulla torta, da anni a Roma gira la voce che qualora Pier Ferdinando Casini diventasse un giorno presidente della Repubblica, coronando il sogno di una lunga vita da democristiano e mettendo d’accordo centro, destra e sinistra, il portavoce e capo della comunicazione al Quirinale sarebbe… proprio Mario Orfeo, per un settennato indimenticabile. «A meno che lui stesso non voglia fare il capo dello Stato», sibila sorridendo un amico carissimo, anche lui nel mondo del giornalismo. E, vista l’ambizione del direttore, forse c’è poco da scherzare…

Mario Orfeo da Repubblica “prenota” il Tg5? Il retroscena
Pier Ferdinando Casini (foto Imagoeconomica).

Le difese Nato hanno abbattuto un altro missile iraniano sopra la Turchia

«Un missile balistico lanciato dall’Iran e penetrato nello spazio aereo turco è stato neutralizzato dagli elementi di difesa aerea e antimissile della Nato dispiegati nel Mediterraneo orientale». Lo ha reso noto il ministero della Difesa di Ankara. Si tratta del secondo incidente di questo tipo sul territorio della Turchia dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Alcuni frammenti del missile sono caduti nella provincia di Gaziantep, nel sud-est del Paese, senza causare feriti. Rafforzate le misure di sicurezza nell’area.

Bayer Italia, Arianna Gregis nuova amministratrice delegata

Arianna Gregis è la nuova amministratrice delegata di Bayer Italia e presidente del consiglio di amministrazione di Bayer Healthcare Manufacturing, cui fa capo lo stabilimento di Garbagnate Milanese. La nomina, effettiva da gennaio 2026, rafforza il percorso di rinnovamento dell’azienda e consolida la presenza di Bayer nei principali ambiti delle Life Science. Con oltre 20 anni di esperienza nel settore farmaceutico, Gregis vanta un percorso professionale di respiro internazionale, iniziato negli Stati Uniti in ambito finanziario. Fa parte del Gruppo dal 2006 e manterrà la direzione della divisione Pharmaceuticals di Bayer Italia, incarico che ricopre da gennaio 2023. «Abbiamo competenze, persone e risorse per svolgere un ruolo di primo piano nel Paese. Il mio impegno è valorizzare questo patrimonio, mettendo al centro innovazione, qualità industriale e alleanze strategiche», ha dichiarato.

Consob, Chiara Mosca assume l’incarico di presidente vicario

Il mandato settennale di Paolo Savona come presidente della Commissione nazionale per le società e la Borsa è scaduto l’8 marzo. Visto il rinvio da parte del Consiglio dei ministri della procedura di nomina del suo successore, oggi gli è subentrata come presidente vicaria Chiara Mosca, commissaria della Consob con la maggiore anzianità nell’istituto.

Consob, Chiara Mosca assume l’incarico di presidente vicario
Chiara Mosca (Imagoeconomica).

Chi è Chiara Mosca

Mosca, docente associata di diritto commerciale presso l’Università Bocconi di Milano, è Commissaria Consob dal 7 settembre 2021, su designazione del governo allora guidato da Mario Draghi. Come detto, svolgerà le funzioni ad interim fino all’insediamento del nuovo presidente. E sarà coadiuvata in questo ruolo dagli altri commissari Carlo Comporti, Gabriella Alemanno e Federico Cornelli.

La nomina saltata di Federico Freni

In vista della fine del mandato di Savona, il principale candidato alla sua successione era il sottosegretario all’Economia Federico Freni, deputato della Lega. Ma la sua nomina è saltata a causa delle perplessità di Forza Italia, che ha fatto pressione per una figura più tecnica, ancora non individuata. Nel corso della discussione in Cdm il 20 gennaio, FI ha avallato la nomina di Freni solo come componente del vertice Consob (che prevede un presidente e quattro commissari) e non come successore di Savona.

OpenAI, manager si dimette dopo l’accordo con il Pentagono

Caitlin Kalinowski, responsabile del dipartimento di robotica di OpenAI, ha annunciato le dimissioni dopo l’accordo tra l’azienda di intelligenza artificiale di Sam Altman e il Pentagono. «Ho rassegnato le dimissioni. Tengo profondamente al team di robotica e al lavoro che abbiamo costruito insieme. Non è stata una decisione facile. L’IA ha un ruolo importante nella sicurezza nazionale. Ma la sorveglianza degli americani senza supervisione giudiziaria e l’autonomia letale senza autorizzazione umana sono confini che meritavano più riflessione di quanta ne abbiano ricevuta», ha scritto in un post su X. L’intesa tra OpenAI e il governo americano riguarda la fornitura di tecnologie da utilizzare in attività legate alla sicurezza nazionale, ed è stata siglata dopo che Anthropic aveva respinto le richieste del dipartimento della Difesa per un accesso senza limiti ai suoi modelli Claude, disponibile nei sistemi più riservati dell’esercito. Kalinowski ha concluso il suo messaggio di congedo sottolineando il punto chiave, ovvero la questione etica: «Questa scelta riguardava il principio, non le persone. Ho profondo rispetto per Sam e il team, e sono orgogliosa di ciò che abbiamo costruito insieme».

Più libri più liberi, Paolo Di Paolo curerà la fiera con Giorgio Zanchini

Dopo le polemiche nel 2024 per l’invito al filosofo Leonardo Caffo, all’epoca accusato di maltrattamenti alla compagna (poi condannato), e quelle nel 2025 per la presenza tra gli stand della casa editrice di estrema destra Passaggio al bosco, sono stati annunciati importanti cambiamenti per Più libri più liberi. Dopo essere stata guidata negli ultimi tre anni da Chiara Valerio, la fiera passerà dal 2026 a una curatela collegiale, con Paolo Di Paolo accanto a Giorgio Zanchini. E, annunciano gli organizzatori, «verranno inserite anche nuove figure per la sezione ragazzi e per i linguaggi contemporanei».

LEGGI ANCHE: Passaggio al bosco e la pubblicità gratuita dell’indignazione

Più libri più liberi, Paolo Di Paolo curerà la fiera con Giorgio Zanchini
Più libri più liberi alla Nuvola dell’Eur (Imagoeconomica).

A Di Paolo «spetterà il compito di innovare il format»

La prossima edizione di Più libri più liberi, che sarà la numero 25, si terrà presso La Nuvola dell’Eur dal 4 all’8 dicembre 2026. A Zanchini, giornalista, saggista e conduttore radiofonico e televisivo annunciato già a novembre come nuovo curatore, verrà affiancato lo scrittore Di Paolo, a cui «spetterà il compito di innovare il format dell’evento», si legge in un comunicato dell’Associazione Italiana Editori, che organizza la fiera. «Nel mondo dell’offerta culturale c’è bisogno di disinnescare parecchi piloti automatici, di rinfrescare e ripensare i formati e le modalità degli incontri, di fare in modo che i libri siano un punto d’arrivo e non un punto di partenza, il cui valore diamo sempre troppo per scontato», ha detto Di Paolo

Più libri più liberi, Paolo Di Paolo curerà la fiera con Giorgio Zanchini
Giorgio Zanchini (Imagoeconomica).

Zanchini porterà «lo sguardo culturale sull’attualità»

Zanchini si occuperà invece dell’attualità. «Vorrei mettere al servizio della fiera quello che credo di aver imparato in tanti anni di professione, portare lo sguardo culturale sull’attualità, parlare del presente, della contemporaneità attraverso i libri, e il mondo dell’editoria indipendente è in questo senso una vera miniera», ha dichiarato. In un’intervista di novembre 2025, Zanchini aveva preso le distanze dalla gestione-Valerio: «Vengo da un altro mondo, anche professionale. Vengo da un’altra epoca. Sia detto con rispetto, ma certo non vengo da quel brodo culturale».

Generali vende a Zurich le attività Danni in Irlanda

Generali ha raggiunto un accordo per la cessione al Gruppo Zurich Insurance del business Danni in Irlanda e Irlanda del Nord, gestito attraverso le branch irlandese e britannica di Generali Spagna con il marchio RedClick. Il valore dell’operazione è pari a 337 milioni di euro per cassa. Generali Spagna manterrà 51 milioni di euro di capitale in eccesso attualmente allocato alle relative attività Danni irlandesi.

L’operazione è in linea con l’impegno del Gruppo a focalizzarsi sui mercati assicurativi core

La cessione è coerente con l’impegno di Generali a focalizzarsi sui mercati assicurativi core, dove il Gruppo detiene già una scala significativa e una presenza di primo piano, ed è pienamente allineata al piano strategico Lifetime partner 27: driving excellence. L’operazione genererà una plusvalenza che verrà comunicata solo in fase di closing, avrà un impatto trascurabile sull’Eps normalizzato e un impatto stimato di circa +1 punto percentuale sul Solvency II Ratio del Gruppo.

Referendum, Meloni torna in campo sui social per il Sì

Giorgia Meloni, che era scesa in campo per il Sì al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo, optando poi per la strategia dell’assenza memore della caduta di Matteo Renzi nel 2016, è tornata a metterci la faccia costretta dalla crescita del fronte del No. La premier ha deciso di personalizzare il referendum con un lungo video diffuso sui social, introdotto così: «Cosa c’è davvero nella riforma della Giustizia: 13 minuti per fare chiarezza e rispondere alle banalizzazioni e alle troppe bufale messe in circolazione».

Meloni: «Riforma sostenuta da moltissimi magistrati, che preferiscono non dichiararlo»

Nel video Meloni sostiene che la riforma costituzionale «riguarda tutti» e che punta a «rendere la magistratura più meritocratica e responsabile, correggendo storture mai risolte». Se la giustizia «non è efficiente, efficace, meritocratica», dice Meloni, «una parte fondamentale del meccanismo che definisce il nostro benessere si inceppa, e tutti i cittadini lo pagano», non solo quelli che hanno a che fare direttamente con i giudici. I quali «decidono su moltissimi aspetti della nostra vita: sulla sicurezza, sull’immigrazione, sul lavoro, sulla salute, sulla libertà personale». E poi: «Il potere giudiziario anche l’unico caso in cui, a questo potere, quasi mai corrisponde un’adeguata responsabilità. Perché se un magistrato sbaglia, se è negligente, se ad esempio, come purtroppo è accaduto, si dimentica in carcere un imputato per quasi un anno oltre la scadenza del termine, nella maggior parte dei casi non accade assolutamente nulla. Quel magistrato fa carriera, e chi subisce questa sventura può essere qualsiasi cittadino onesto». Sottolineando di voler liberare le toghe dal controllo della politica, Meloni ha inoltre assicurato che la riforma della giustizia «è sostenuta con convinzione da moltissimi magistrati, anche molti più di quanti lo dichiarino pubblicamente», aggiungendo «che forse ci si dovrebbe interrogare sul perché alcuni preferiscano non dichiararlo».

Spiaggia Pastena, variante dell’appalto. Chi ha autorizzato?

E’ agosto 2025. L’indignazione dei cittadini per lo sfregio della spiaggia di Pastena, alimentata da un pietrisco di cava a dir poco osceno sotto il profilo ambientale, sfocia in vari esposti alla Procura e in una denunzia pubblica dei Consiglieri comunali di opposizione sulla violazione dell’appalto, avvenuta con la fornitura di sabbia non conforme al capitolato di appalto. Tutto si ferma. Le gioiose capriole di felicità di De Luca e del Governo cittadino alla vista dello scempio, spacciato per miracolo, si trasformano in un cupo silenzio quando gli artefici del nuovo paradiso tropicale devono constatare che non proprio tutti i salernitani sono fessacchiotti. Interviene la Procura, che tramite la Finanza di Mare e l’Arpac, sequestra campioni del materiale. E inizia un’indagine di cui, a distanza di sei mesi, non sappiamo ancora l’esito. Nel frattempo ci si sarebbe aspettati che i lavori del ripascimento si fermassero, nel rispetto del lavoro dei magistrati. E invece che accade? Dopo qualche mese di stasi, i lavori riprendono all’inizio dell’anno. La sabbia già sparsa viene sostituita man mano, con nuova sabbia dichiaratamente più idonea. Le cronache riportano che questa sarebbe sabbia più pesante e più conforme, per granulometria, a quella prevista dal capitolato di appalto. Però si pongono diverse domande: per prima chi, nel Comune, ha disposto la rimozione della vecchia sabbia (o meglio, pietrisco) e con quale motivazione ha autorizzato una variante in corso d’opera dell’appalto? La nuova sabbia è stata portata all’attenzione della Sovrintendenza per riceverne l’autorizzazione dal punto di vista ambientale? Seconda domanda: quando in corso d’opera il Comune rileva che l’appalto è stato eseguito in maniera difforme (ed è evidentemente accaduto) deve denunziare il vizio entro sessanta giorni dalla scoperta. Verosimilmente è accaduto ciò, poiché l’appaltatore sta operando la sostituzione del pietrisco (non chiamiamolo sabbia, perché non era tale). E’ chiaro che le spese vanno, come dice la Cassazione Civile, a carico del contraente inadempiente. Presumiamo che ciò sia stato chiarito in sede comunale. Quello che sconcerta è che la storia dei ripascimenti delle sabbie naturali nella storia di Salerno è un capitolo vecchio. Già nel 2022 l’allora Sostituto Procuratore Roberto Penna curò un processo per il ripascimento della spiaggia di Mercatello. Vicende personali del Sostituto Penna portarono poi il fascicolo nelle mani di un altro Sostituto. La questione riguardava l’esistenza, nell’opera del ripascimento, di una violazione o meno dell’art. 734 del Codice Penale. Che punisce con l’ammenda penale chiunque alteri le bellezze naturali dei luoghi soggetti alla speciale protezione dell’Autorità. Non c’è dubbio che le spiagge del mare sono sottoposte alla protezione della Sovrintendenza. Detto questo, sono passati quasi quattro anni dall’apertura di quel fascicolo di Penna. Sarebbe interessante sapere se la Procura di Salerno ha verificato la sussistenza o meno del danno ambientale. Se ha accertato (e lo avrà fatto senz’altro) la corrispondenza del materiale lapideo, che sostituì la sabbia naturale a Mercatello, ai parametri delle Linee Guida dei Ripascimenti Marini, secondo il Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Ambiente e Regioni italiane (tra cui la Campania). Vediamo cosa dice il Protocollo d’Intesa. Per le spiagge, la norma (che non è un vero e proprio regolamento, ma un indirizzo per qualificare l’opera stessa come lavoro corrispondente al concetto di “stato dell’arte”, cioè un lavoro che non faccia schifo diventando una inadempienza contrattuale) recita che le nuove sabbie devono corrispondere, per granulometria e colore, alla stessa spiaggia naturale oggetto di ripascimento. Orbene, tutti possono vedere che le nuove spiagge sono chiare, mentre la sabbia naturale di Mercatello e Pastena è proprio nera! Allora, indipendentemente dal nuovo ripascimento che si sta facendo a Pastena, la sabbia di pietrisco che si sta sostituendo, che era decisamente chiarissima e di granulometria sbagliata come si è visto, ha realizzato o meno, per i mesi di durata dello scempio, da giugno a gennaio, una violazione dell’art. 734? Cosa ha deciso la Procura? E se ha archiviato, anche in questo caso, quale sarà stata la motivazione? Sono domande a cui può rispondere solo un accesso, autorizzato dal PM, agli atti del processo. Orbene, Raffaele Cantone, che è rimasto l’unico candidato al posto di Procuratore Capo di Salerno, si è già espresso per la possibilità di accesso della stampa agli atti dei processi archiviati, quando esigenze motivate dalla stampa stessa, nell’interesse generale, lo richiedano. Non ci resta che aspettare Raffele Cantone per commentare, con i nostri lettori, i risultati delle indagini più importanti della Procura di Salerno, chiusesi con decreto di archiviazione.

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Cava. Armando Lamberti lancia la sfida al centrosinistra

 

di Pèasquale Petrillo

Il centrosinistra che vinse le ultime elezioni comunali nel 2020 è ormai imploso. Lei si candida autonomamente a sindaco, Eugenio Canora fa altrettanto con il sostegno della consigliera comunale Mena Avagliano di Rifondazione Comunista, il Pd è spaccato con due diversi, possibili candidati a sindaco, una parte sostiene Giancarlo Accarino mentre l’altra componente propone Luigi Senatore. A suo avviso quali le cause di queste divisioni così profonde?

Mi sia consentito, anzitutto, di operare una doverosa premessa: accolgo ben volentieri l’invito a rispondere a queste domande, non senza però manifestare un certo disagio, tenuto conto della complessità del tema. Entrare nel merito di problematiche interne alle forze politiche del centrosinistra, infatti, non è delicato e non appartiene al mio stile di fare politica, ma, considerata la particolare importanza della consultazione elettorale e la sua imminenza, mi rendo conto che chi si proponga, come me, di guidare la Città deve avvertire la responsabilità di fornire un contributo alla riflessione, per cercare, se possibile, di arrivare ad una soluzione condivisa che possa consentire al centrosinistra (o ad una parte di esso) di contrastare efficacemente la possibile vittoria del centrodestra. Quindi, tutte le valutazioni che mi permetto di fare sono animate da queste intenzioni e non intendono assolutamente esprimere giudizi di valore sulle persone coinvolte, limitandosi ad operare considerazioni di ordine strettamente politico. Spero tanto, perciò, che le mie precisazioni evitino inutili fraintendimenti e dannose strumentalizzazioni.

Certamente le divisioni nel centrosinistra partono, per così dire, da molto lontano. È bene ricordare, sin dal principio, che l’Amministrazione Servalli ha conosciuto, in questi ultimi cinque anni, un progressivo logoramento della maggioranza che l’ha sostenuta, con una crescente frammentazione e non poche tensioni. Non è un caso che siano state indispensabili le mie dimissioni da Assessore, e il mio conseguente reingresso in Consiglio Comunale, per garantire il tredicesimo voto, in seno alla maggioranza uscente, per evitare lo scioglimento anticipato del Consiglio medesimo. Già questo dato rappresenterebbe una conferma del fatto che non basta vincere le elezioni per poter governare. Oltretutto, è questa, una tendenza che ha caratterizzato anche precedenti esperienze amministrative, dalle conclusioni anticipate dei mandati dell’avv. Messina (centrodestra) e del prof. Gravagnuolo (centrosinistra) alle tante difficoltà che hanno caratterizzato l’Amministrazione del prof. Galdi (Sindaco che, ricordiamo, ha più volte modificato la composizione della Giunta). Tutto ciò fa emergere la complessità della politica locale, soprattutto quando non ci sono valori, visioni e progetti adeguatamente condivisi. Questo è, a ben vedere, il limite dei cartelli elettorali, al di là dei programmi. Certamente, poi, non si può sottacere una responsabilità politica nel non aver saputo costruire per tempo un percorso che, attraverso l’adozione di un metodo e di criteri condivisi, conducesse all’individuazione del possibile candidato unitario (prendendo le mosse, ovviamente, soprattutto dai contenuti programmatici). In ragione di quanto detto, quanto sta accadendo all’interno del Partito Democratico e di tutto il centrosinistra è, evidentemente, il frutto della mancanza di un metodo.

 

Tra Accarino e Senatore lei chi sceglierebbe. O meglio, riformulo la domanda. Uno di questi due candidati costituirebbe per lei una ragione valida per ritirare la sua candidatura a sindaco, insomma per convergere in un progetto unitario?

Se mi è consentito rispondere con una boutade, il gioco della “torre” non mi ha mai appassionato. E, quindi, non butterei nessuno dei due dalla “torre”, in quanto entrambi i possibili candidati sono cari amici e persone stimabili. Battute a parte, non opererei la scelta, proprio in coerenza con quanto ho detto prima. Per me, come ho più volte ribadito a chi mi me lo abbia chiesto, diventa pregiudiziale definire il metodo e i criteri, conoscere il progetto e la visione di Città proposti da ciascuno. Conseguentemente, non avendo alcuno di questi elementi, non sono affatto in grado di operare una scelta. E mi permetto, in ogni caso, con molta umiltà ma con ferma sincerità, di aggiungere una considerazione del tutto personale, che pure potrà sortire, ne sono sicuro, qualche malumore (ma, per l’appunto, com’è mio costume, preferisco essere onesto ed esprimere del tutto il mio pensiero): le candidature devono nascere sempre da percorsi condivisi con le forze politiche alle quali ci si rivolge per avere sostegno, e non possono certo nascere all’ultimo momento. Il che, mi sembra, non è avvenuto in nessuno dei due casi. D’altronde, vorrei ricordare che, quando mi sono candidato come Sindaco nel 2015 (ricevendo poi 4721 voti, pari a quasi il 16% dei suffragi), ero partito da lontano, fondando molti mesi prima un movimento civico, “Cava ci Appartiene“, con il quale ho presentato e diffuso un articolato programma politico – ispirato ad una precisa visione di Città – e ho svolto un percorso di impegno politico che solo successivamente ha portato, in maniera naturale, alla candidatura. E voglio aggiungere che, in questi dieci anni, sia nel ruolo di consigliere di opposizione (dal 2015 al 2019) sia in seno alla maggioranza (dal 2019 ad oggi), questo percorso politico si è consolidato con grande senso di responsabilità, i cui positivi risultati sono di tutta evidenza.

 

A suo avviso, la spaccatura potrebbe essere superata da una mediazione rappresentata da un terzo possibile candidato a sindaco? Se sì, lei ha qualche nome da suggerire, che potrebbe anche risultare rappresentativo della sua posizione?

 

L’esercizio del buon senso (o la diligenza del buon padre di famiglia, per parafrasare il codice civile) imporrebbe senz’altro una “terza via”, per ricomporre le divisioni. Ciò richiederebbe, però, seppure in tempi brevissimi, l’adozione di un metodo e di criteri comuni, che possano consentire facilmente l’individuazione di una personalità condivisa da un largo schieramento di partiti e movimenti adeguatamente rappresentativi (e che non siano espressione solo di meri simboli). Certamente non c’è bisogno di ricorrere a Diogene e alla sua lampada per arrivare ad individuare questa personalità, visto che la Città si nutre della presenza di autorevoli personalità. Sarebbe sufficiente uno sguardo prospettico, aperto, senza pregiudiziali.

 

 

 

 

 

Se ci sarà la definitiva spaccatura del Pd è assai probabile che il gruppo minoritario di Narbone presenterà una lista autonoma con un proprio candidato sindaco che difficilmente sarà Luigi Senatore, il quale, almeno per ora, ha posto come condizione l’unità politica del Pd e del Campo largo. Ecco, in questa ottica lei rivaluterebbe la sua posizione di candidarsi e con quali condizioni?

Ancora una volta, ribadisco il punto decisivo: muovere da un confronto sulle proposte programmatiche e sulle visioni di Città, definire un metodo condiviso per delineare le scelte di programma comuni, pervenire all’individuazione di una candidatura. I tempi per farlo sono stretti. Se queste condizioni – onerose ma indispensabili – sono soddisfatte, senza pregiudiziali rispetto ai risultati amministrativi ottenuti, è possibile aprire un ragionamento diverso. Ma occorre, ripeto, un percorso completamente diverso da quello che pare essere stato seguito sinora. E cominciare a parlare seriamente di temi: delle politiche di investimento infrastrutturale, della valorizzazione del centro storico, della cura del territorio e delle frazioni, della ripresa del percorso di trasformazione urbanistica, del necessario rilancio delle politiche culturali (riprendendo organicamente il Progetto Cava de’ Tirreni Città Parco Culturale e la candidatura della nostra Città a Capitale Italiana della Cultura).

 

Com’è probabile, non ci sarà nessuna ricomposizione politica così andrete tutti divisi e non so quanto contenti. In questa prospettiva, il candidato sindaco Armando Lamberti cosa propone agli elettori cavesi?

È da tanto, forse troppo, tempo che Cava de’ Tirreni vive di ricordi di un passato importante: è ora di guardare ad un futuro ricco di occasioni per una rinascita culturale, economica e produttiva. Certamente, la “cura” del territorio, nella concretezza del quotidiano, è condizione primaria e imprescindibile per una Città che voglia riprendere ad amare sé stessa. Così come occorre riprendere il filo dei grandi progetti di trasformazione urbanistica (che pure, ricordo, hanno contraddistinto l’Amministrazione uscente), anche con investimenti nel green e sostenibili.

La Città possiede tanti contenitori storici e di valore, come villa Rende, palazzo Buongiorno, il cui vincolo è stato recentemente ampliato, la Manifattura – quest’ultima ancora da recuperare al patrimonio della città –, e altre aree di grande interesse strategico per la Città (area ex-Capitol e area ex-Cstp), tutti beni che, se ben utilizzati, possono diventare strumento fondamentale di rilancio della Città. E si pone, a tal fine, il problema della gestione e della valorizzazione di questi contenitori – ivi inclusi quei siti industriali dismessi, che occorre riqualificare –, che deve essere affrontato in modo strutturale, attraverso strumenti innovativi ed efficaci. Ma questo è strettamente connesso al progetto Cava de’ Tirreni “Città Parco Culturale”.

Mi piace ricordare che la Città custodisce un patrimonio ancora in larga parte inesplorato: un centro storico che, con la sua teoria ininterrotta di portici, non trova eguali; il borgo porticato che conserva intatto la sua suggestione; un paesaggio verde che resiste, generoso e integro; una storia remota e stratificata; un folclore vivo e identitario; un’Abbazia millenaria che continua a irradiare cultura; chiese che accolgono opere d’arte di raro pregio; una comunità operosa, profondamente legata alla propria terra. Tale ricchezza, se ricondotta entro un disegno alto e lungimirante, può divenire fattore decisivo di rinascita. Ho sempre detto che “cultura è sviluppo”. E lo credo fermamente. Dobbiamo riprendere, per così dire, i sentieri interrotti del percorso che stavamo tracciando con entusiasmo, e che alcune difficoltà amministrative hanno rallentato: dal progetto Cava de’ Tirreni “Città Parco Culturale” alla candidatura di Cava de’ Tirreni a Capitale Italiana della Cultura, dal coordinamento con le politiche regionali (con un impegno istituzionale affinché siano predisposti, anche in Campania, i Piani integrati di sviluppo culturale), passando per gli investimenti in residenze d’artista e incubatori culturali.

Insomma, dobbiamo avere il coraggio, nonostante le difficoltà economico-finanziarie dell’Ente legate ai vincoli del Piano di riequilibrio, di “volare alto”, di proporre agli elettori una visione, un progetto di Città, proiettato nel futuro: una Città sostenibile, in cui si realizzi un’armonia tra cultura, benessere, sviluppo, cura del territorio, per una migliore qualità della vita dei nostri giovani. Ecco, permettetemi una “battuta”: come la nostra Carta costituzionale fu definita dal grande Piero Calamandrei “una Costituzione presbite”, così dobbiamo sforzarci di abbandonare la “miopia” della politica di “piccolo cabotaggio” e dei cartelli elettorali, per accogliere un progetto “presbite”, che guardi lontano e che delinei una visione di futuro della nostra Città.

Per raggiungere questi obiettivi, la capacità di ascolto e di dialogo con tutte le componenti della nostra comunità deve essere l’elemento caratterizzante della nuova amministrazione, che dovrà essere in grado di intercettare e valorizzare tutte le proposte che provengono dal territorio stesso, e in particolare dai giovani. Ma l’indirizzo politico può (e deve) tradursi in procedimenti e atti amministrativi solo se si provvede ad una efficace riorganizzazione della macchina amministrativa, il che richiede un dialogo e un coinvolgimento dello stesso personale dell’Ente.

Insomma, bisogna restituire ai cittadini il diritto di sognare un Nuovo Rinascimento politico-sociale-culturale ed economico. E, ovviamente, bisogna lavorare tutti insieme perché questo sogno si realizzi nell’arco della stessa consiliatura.

E mi rivolgo, dunque, ai nostri concittadini: se è vero che tutti invochiamo la buona politica, queste elezioni rappresentano – mi si consenta di dirlo – l’occasione per dare un futuro alla speranza e per dare fiducia a chi, in questi dieci anni di vita politico-amministrativa (prima all’opposizione, poi in seno alla maggioranza dell’Amministrazione Servalli), ha dimostrato, con il movimento civico “Cava ci Appartiene”, senso delle istituzioni, responsabilità e competenza. Ecco, chi vi parla non intende far altro che mettere a disposizione della comunità l’esperienza maturata, cercando di interpretare e dare senso a quel diffuso desiderio di esercizio della buona politica, che dovrebbe portare naturalmente a fornire le risposte alle “attese della povera gente” (come amava ripetere Giorgio La Pira) seguendo l’insegnamento di Alcide De Gasperi: “politica vuol dire realizzare”.

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Referendum giustizia, ad Albanella il fronte del sì

Incassa un’altra serata di successo il Comitato Cittadini per il Sud. Venerdì sera ad Albanella si è svolta una tappa della campagna elettorale per il sì al referendum sulla giustizia. L’incontro, organizzato dal presidente del comitato cittadino Giovanni Lamberti e Luigi Cerruti, si è rivelato un successo senza precedenti, con centinaia di cittadini che hanno affollato la sala del ristorante La Mimosa. Al tavolo dei relatori, moderati dal presidente Lamberti, l’avvocato Lello Ciccone, il magistrato onorario di Vallo della Lucania Massimo Apicella, il sindaco di Scafati Pasquale Aliberti e l’avvocato Mario Manzo e i deputati di Forza Italia Annarita Patriarca e Pino Bicchielli. Ogni partecipante, ciascuno per le proprie competenze, ha ribadito le ragioni per votare sì, mentre l’avvocato Aliberti ha ripercorso le tappe della sua vicenda giudiziaria, conclusasi con un’assoluzione. «Il sì è un voto per una giurisdizione più forte perché più autonoma e indipendente, realmente terza nell’esprimere il giudizio, per un autogoverno più credibile e per una giustizia che non sia percepita come parte, ma come arbitro. Non è una riforma contro qualcuno. È una riforma per i cittadini», ha dichiarato l’onorevole Patriarca. «La nostra architettura processuale è chiaramente orientata al modello accusatorio e un modello accusatorio esige, come presupposto logico e sistemico, un giudice realmente terzo e imparziale. Aggiungerei che il giudice non solo deve essere tale, ma deve anche apparire ed essere percepito come tale», ha poi aggiunto il deputato di Forza Italia, che ha ripercorso le tappe della sua vicenda giudiziaria. Sulla stessa linea l’onorevole Pino Bicchielli, vice responsabile nazionale Enti locali. «Queste serate sono importanti perché bisogna far capire alle persone quanto sia importante andare a votare. Scegliere, tra i giudici, la composizione dei due CSM tramite sorteggio è sicuramente un elemento di garanzia. Il giudice che andrà a far parte di quel CSM non è certamente una persona priva di competenze. I decreti attuativi, in caso di vittoria del sì, riguarderanno magistrati che possiedono anche determinate caratteristiche», ha spiegato l’onorevole Bicchielli. «Noi ci troviamo in un sistema di tipo fascista. La responsabilità dei giudici è un elemento essenziale perché ognuno di noi, se non ha la responsabilità e non sente sulla propria pelle il peso di una scelta, non prende decisioni con la dovuta ponderazione e serietà – ha aggiunto il deputato salernitano – Ogni anno in Italia ci sono mille persone che vengono arrestate ingiustamente. Vuol dire che ogni giorno, compresi sabati e domeniche, tre persone vengono arrestate senza motivo. Persone che finiscono in carcere, che perdono la dignità, che si ritrovano con famiglie distrutte, che perdono il lavoro. Ci sono persone che vengono arrestate per casi di omonimia. Negli ultimi cinquemila errori che ci sono stati in Italia, i magistrati dichiarati responsabili sono stati nove. Da questo si capisce che qualcosa, sicuramente, non funziona».

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Crans Montana, indagato anche il sindaco per la strage di Capodanno

Si allarga l’inchiesta sulla strage di Crans Montana. Le autorità svizzere hanno iscritto nel registro degli indagati altre cinque persone oltre ai due coniugi proprietari del locale in cui si è sviluppato l’incendio, Jacques Moretti e Jessica Maric, l’ex funzionario del comune Ken Jacquemoud e il capo del servizio di sicurezza pubblica del comune Christophe Balet. Tra i nuovi indagati c’è anche il sindaco di Crans Nicolas Féraud. Gli altri sono Kévin Barras, ex consigliere con deleghe sulla sicurezza attualmente deputato supplente al parlamento cantonale, Pierre Albéric Clivaz, ex capo dei vigili del fuoco di Chermignon, comune poi fuso con Crans-Montana, Rudy Tissières, già addetto alla sicurezza di Crans-Montana, e Baptiste Cotter, attuale funzionario addetto alla sicurezza. Come i primi quattro indagati, sono tutti accusati di omicidio, lesioni e incendio colposi.

Falco della teocrazia e alleato dei pasdaran: chi è Mojtaba Khamenei

Mojtaba Khamenei è la nuova Guida Suprema dell’Iran. La nomina segna la vittoria sul clero iraniano da parte dei Guardiani della rivoluzione: il secondogenito dell’ayatollah Ali Khameni, ucciso nei primi raid Usa, era il candidato non ufficiale dei pasdaran. Falco della teocrazia e alleato dei Guardiani della rivoluzione: ecco chi è Mojtaba Khamenei, destinato a ricoprire la massima carica religiosa e amministrativa della Repubblica Islamica fino alla sua morte.

Falco della teocrazia e alleato dei pasdaran: chi è Mojtaba Khamenei
Mojtaba Khamenei (Ansa).

Ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom

Nato l’8 settembre 1969 a Mashhad, Mojtaba Khamenei ha studiato teologia islamica nella città santa di Qom sotto la guida di chierici ultraconservatori e dello stesso padre. A Qom ha anche insegnato, raggiungendo il grado di hodjatoleslam, titolo assegnato a religiosi di livello intermedio, dunque inferiore a quello di ayatollah detenuto dal padre e da Rouhollah Khomeini, la prima Guida Suprema dell’Iran.

Nella guerra contro l’Iraq aveva combattuto in un battaglione pasdaran

Meno ideologico del padre, Mojtaba Khamenei è però più vicino ai pasdaran rispetto al genitore. Il legame risale alla sua partecipazione (tra il 1987 e il 1988) a un’unità combattente – il battaglione Habib ibn Mazahir – nelle ultime fasi della guerra tra Iran e Iraq: in quel periodo strinse rapporti con soldati che oggi occupano posizioni chiave nell’apparato di sicurezza. Mojtaba Khamenei non ha mai ricoperto cariche pubbliche elettive, ma ha agito a lungo come eminenza grigia nell’ufficio del padre, con enorme potere informale, esercitato soprattutto sulle formazioni che compongono le forze di sicurezza del Paese: i già citati Pasdaran e la milizia Basij.

Falco della teocrazia e alleato dei pasdaran: chi è Mojtaba Khamenei
Un sostenitore di Mojtaba Khamenei ccon un ritratto della nuova Guida Suprema dell’Iran (Ansa).

È stato la mente della repressione delle proteste contro il regime

Mojtaba Khamenei ha sostenuto l’ex presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad nelle controverse elezioni presidenziali del 2005 e del 2009 e, secondo i media, potrebbe aver svolto un ruolo di primo piano nell’orchestrarne la vittoria elettorale. Diverse fonti di intelligence lo hanno segnalato come il coordinatore delle brutali repressioni dell’Onda Verde nel 2009 e delle proteste “Donna, Vita, Libertà” del 2022.

Nel 2019 è stato Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro Usa

Sanzionato dal Dipartimento del Tesoro degli Usa nel 2019 per i suoi legami con le attività della Forza Quds e la gestione di un presunto impero finanziario occulto con proprietà di lusso a Londra e Dubai (secondo un’inchiesta di Bloomberg si sarebbe notevolmente arricchito attraverso una vasta rete di società schermo all’estero), nel 2004 ha sposato Zahra Haddad-Adel, figlia dell’ex presidente del parlamento Gholam-Ali Haddad-Adel, forse morta nei primi attacchi su Teheran.

La nomina è una vittoria per i pasdaran e una sconfitta per il clero

La nomina di Mojtaba da parte dell’Assemblea degli Esperti, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che punta a garantire la stabilità della teocrazia sotto assedio e una significativa Vittoria del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica sul clero, che avrebbe preferito come massima autorità del mondo sciita un ayatollah, anziché un chierico giurista di medio rango.

Il progetto per Salerno, facciamolo insieme!

di Alfonso Malangone*

Le razionali linee-guida utilizzate per l’elaborazione del Progetto per la Città (su queste pagine il 05/03) debbono ora cedere il passo all’elencazione degli interventi individuati per realizzare una Salerno del tutto nuova. Per sceglierli, sono stati applicati elementi di valutazione egualmente razionali, cioè non volti a far ‘sognare i sognatori’ ma a rispondere ai desideri dei cittadini pur se, magari, non totalmente appaganti. In verità, mai nessun progetto deve prevedere di soddisfare esigenze di cui non sia avvertito il bisogno. PER L’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA Come già detto in precedenza, per realizzare una Città Nuova è preliminarmente necessario completare la fase di transizione della macchina Comunale da una modalità ancora in parte analogica ad una completamente digitale idonea ad assicurare il tecnologico utilizzo dei beni, delle strutture e del personale. Più in particolare, debbono essere aggiornate le reti interne, l’organizzazione, le norme regolamentari, le infrastrutture tecniche e diffuse le conoscenze per il loro corretto utilizzo. Di fatto, una ‘Città Semplice’ richiede l’applicazione di due essenziali processi: – l’Economia Circolare dei dati; – la Digitalizzazione delle procedure. L’Economia Circolare è il ‘filo di collegamento’ che deve unire scelte e attività coinvolgendo le attività decisionali e operative negli Uffici, nella mobilità, nei parcheggi, nella sicurezza e nella salute, nella gestione dei rifiuti, nella manutenzione, nella cura del verde e in ogni altro servizio di utilità collettiva, fino all’affissione dei manifesti funebri, visto il vergognoso imbrattamento causato dalle attuali modalità. Per essa, è da applicare il principio del “prendere i dati nell’ambito di un flusso unitario, integrare i valori e utilizzare i risultati per migliorare ogni successiva gestione/comunicazione pubblica”. Tutte le informazioni debbono poi essere messe a disposizione dei cittadini, in modalità interattiva, per le esigenze della vita quotidiana dopo una mirata elaborazione presso le terminazioni digitali di un sistema stabilmente connesso. Alzare la qualità dell’Amministrazione è necessario per introdurre, finalmente, il decentramento delle attività Comunali ed accrescere la partecipazione attiva dei cittadini così da consentire a ciascuno di trovare una risposta ai più elementari bisogni senza dover necessariamente raggiungere il Palazzo e gli Uffici centralizzati. Specifici sub-ambiti operativi, opportunamente posizionati sul territorio, debbono funzionare da sentinelle avanzate volte a garantire anche azioni di pronto intervento con particolare riferimento alle esigenze immediate di natura assistenziale, sociale e di sicurezza. Ovviamente, questo impone di cambiare l’organizzazione generale dell’Ente con un nuovo ‘Organigramma’, cioè il grafico che rappresenta le interrelazioni tra gli Uffici, al fine di adeguare e coordinare i compiti per migliorare la qualità dei servizi, per esaltare la professionalità delle Risorse Umane e anche per una riduzione significativa della spesa. Nessuna paura! Non si tratta di realizzare una rivoluzione, ma solo di concretizzare un adeguamento comunque imposto dagli eventi per non restare nella preistoria. I tempi sarebbero brevi e i costi ampiamente sostenibili. PER LA COMUNITA’ E’ possibile, adesso, passare alle proposte in favore della Città la cui selezione, in massima parte, ha rispettato l’obbligo della sostenibilità finanziaria rispetto allo squilibrio tuttora presente in Bilancio. Per affrontare razionalmente le criticità, sono stati preliminarmente individuati i settori/comparti da recuperare e ipotizzate sei macro-aree urbane nelle quali intervenire nel rispetto delle specifiche stratificazioni storiche e sociali: la zona Antica, la zona Portuale, il quartiere Fratte, la zona Centrale, la zona Orientale, la zona Litoranea. I settori/comparti sui quali agire, invece, sono otto e, precisamente:  L’industriale/artigianale – è essenziale la sua ripresa funzionale grazie alla creazione di filiere della tradizione (specializzazione territoriale) e di aziende per: le energie alternative, l’aggiornamento tecnologico dei cicli, le bonifiche ambientali, il risparmio energetico, la mobilità sostenibile, le attrezzature per il benessere, la protezione sanitaria e il tempo libero, nonché di centri e laboratori di ricerca. Sono da privilegiare le strutture ad intensità di manodopera (tecnologiche ma non robotizzate), resistenti alle sfavorevoli congiunture (a domanda anelastica), neutrali dal punto di vista ambientale (verdi per processo e per prodotto), e con cicli rivolti all’utilizzo delle risorse disponibili a costo zero. Si deve puntare sulla collaborazione con i Dipartimenti Universitari per arrivare a superare la classe di merito ‘Ba4’ tuttora assegnata alla Città come “sistema senza nessuna attività manifatturiera e nessuna attività specializzata, nemmeno nel settore terziario”. L’artigianato, da sostenere anche ripristinando e sostenendo le botteghe-scuola nel Centro Storico, deve favorire in particolare l’autoimpiego dei giovani dotati di titoli inadeguati ovvero colpiti da dispersione scolastica;  L’area portuale – è necessario prendere atto di una insormontabile deficienza strutturale per specializzarne le funzioni e restituire l’intera via Ligea alla vita economica e sociale della Città con l’insediamento di attività ricettive per i flussi turistici. Ad essi, deve essere consentito l’agevole accesso alla soprastante via Croce con elevatori meccanici di collegamento. L’auspicata riconversione in polo crocieristico, per i traghetti ro-ro e per il diporto deve coinvolgere gli attuali operatori, senza contrapposizioni, per assicurare il riposizionamento del personale nell’ambito dei numerosi, ipotizzabili, insediamenti produttivi;  La rigenerazione urbana – l’attività edilizia deve privilegiare interventi di rottamazione con riutilizzo dinamico delle aree a servizio della Città per le primarie esigenze di aria, luce, sole e di spazi per la vita. Ridurre il consumo di suolo e risagomare strade e slarghi debbono essere obiettivi finalizzati a nuovi percorsi viari, soprattutto a est, a nuovi parcheggi, e ad una nuova mobilità pubblica (linee di quartiere e urbane in circolarità), mentre ai residenti nei rioni posti in alto va assicurata la disponibilità di elevatori meccanici;  Le attività commerciali – interventi di urbanistica per singole aree debbono ottimizzare le localizzazioni, perché ‘non tutto va bene dappertutto’, anche con modalità innovative di utilizzo dei locali (coworking e trasferimento a fronte strada delle attività professionali oggi svolte, talora irregolarmente, in appartamenti civili). E’ necessario dare un senso al Distretto Urbano Commerciale ‘Salernum’, svilito anche dalla denominazione, e introdurre modalità da centro commerciale almeno in tre aree: a ovest, a nord e a est;  I giovani e la scuola – deve essere combattuta la dispersione con azioni di mentoring volte ad indirizzare verso attività professionali e a scoprire il talento artistico grazie anche alla realizzazione di una Cittadella delle Arti nell’ex Seminario;  Il turismo – ai visitatori deve essere offerto un complesso di ‘percorsi storico-culturali-ambientali’ per ‘vivere la Città’, visitare i suoi luoghi, meravigliarsi, apprendere, godere dei colori, del calore, dei profumi, degli odori e sapori della nostra cucina. Una rinnovata ‘cultura dell’accoglienza’ deve guidare l’offerta dei servizi, a cominciare da quelli igienici;  Lo sport e il verde – è necessario favorire il rafforzamento psicologico e morale dei giovani garantendo l’esercizio degli sport amatoriali dappertutto. Impianti sportivi, Parchi rigenerati e Boschi Urbani debbono concretizzare l’attenzione a favore della salute psico-fisica dei cittadini;  Le fiere, le feste e le mostre – una mirata attività promozionale deve assicurare il contatto continuo tra Città, mondo imprenditoriale, attività commerciali e flussi turistici. Solo mettendo in mostra i peculiari caratteri identitari e della tradizione, sarà possibile garantire la continuità delle presenze a supporto della crescita economica e civile. Qui finisce l’indice del Progetto, con riserva di dettagliarne le singole proposte nei prossimi commenti. Quindi, prima di definirlo irrealistico o fantasioso, sarebbe consigliabile leggerle. Dopo, potrà pure essere criticato con proposte alternative perché il confronto tra le idee è il modo migliore per esprimere amore verso la Città. Salerno ha bisogno dell’amore vero dei cittadini di cuore. *Ali per la Città

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Le reazioni alla nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema dell’Iran

Ora è ufficiale: è Mojtaba Hosseini Khamenei, secondogenito di Ali Khamenei, la nuova Guida Suprema dell’Iran. La nomina di Mojtaba da parte dell’Assemblea degli Esperti, maturata in un clima di estrema segretezza, segna una successione dinastica che punta a garantire la stabilità della teocrazia sotto assedio. E a far sì che nulla cambi nel Paese, visto il suo forte legame con i Pasdaran.

La nomina di Mojtaba Khamenei è una vittoria per i pasdaran

Di fatto, la nomina di Mojtaba Khamenei segna la vittoria del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica sul clero iraniano, che avrebbe preferito come massima autorità del mondo sciita un ayatollah, anziché un chierico giurista di medio rango. I pasdaran, in una nota diffusa immediatamente dopo la proclamazione, hanno assicurato «totale obbedienza e sacrificio» per adempiere ai suoi comandamenti. Ma in generale tutte le principali istituzioni politiche e militari del Paese hanno espresso pieno sostegno alla nomina. Il presidente Masoud Pezeshkian ha definito la scelta «l’incarnazione della volontà» della comunità musulmana di «rafforzare l’unità nazionale». Il ministro degli Esteri, Abbas Araghchi, si è congratulato pubblicamente con Khamenei tramite un messaggio su X. Pieno appoggi anche dalla il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf, dalle forze armate, dalla milizia Basij, dal Consiglio supremo di sicurezza nazionale e dalla polizia.

Le reazioni alla nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema dell’Iran
Mojtaba Khamenei (Ansa).

I proxy di Teheran hanno accolto con favore la scelta dell’Assemblea degli Esperi

La nomina di Khamenei è stata accolta con favore dai ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti da Teheran: «In questa fase critica e delicata della storia della nazione rappresenta un’altra vittoria per la Rivoluzione Islamica e un duro colpo per i suoi nemici della Repubblica Islamica», hanno scritto sul loro canale Telegram. Apprezzamento anche da parte di Hamas, che ha ricordato come Khameni avesse partecipato al funerale di Yahya Sinwar, leader del gruppo islamista palestinese. In Iraq a salutare positivamente la nomina è stata la milizia sciita Kataib Hezbollah.

Trump: «Se non otterrà la nostra approvazione non durerà a lungo»

Donald Trump, che lo aveva già bollato come «peso piuma», ha commentato: «Se non otterrà la nostra approvazione non durerà a lungo. Lo uccideremo». Israele ha già assicurato che «continuerà a perseguire» la leadership iraniana: la mattina del 9 marzo si è aperta con nuovi massici attacchi dell’Idf contro le «infrastrutture del regime» di Teheran.

Elezioni Milano, Forza Italia insiste per il candidato civico ma trova il no degli alleati

Forza Italia continua a sostenere che per le elezioni comunali di Milano del 2027 il centrodestra dovrebbe puntare su un candidato civico, ma gli alleati non sono d’accordo. Gli azzurri hanno riunito alla fondazione Rovati oltre 30 relatori, tutti esponenti della società civile, tra i quali «c’è il candidato sindaco di Forza Italia» come ha detto l’europarlamentare Letizia Moratti, che ha organizzato il convegno insieme alla senatrice Stefania Craxi ed è stata l’ultima esponente del centrodestra a guidare la città.

Noi Moderati punta su Maurizio Lupi

Sul tavolo resta sempre il nome politico del presidente di Noi Moderati Maurizio Lupi, caldeggiato in primis dal suo partito, che nelle settimane precedenti aveva invitato Forza Italia a non inseguire candidati fuori dalla politica: «Fa ridere questa continua ricerca di candidati civici, che poi puntualmente dicono di no, come se fossimo a X Factor». Gli azzurri non sembrano però appoggiare le sue ambizioni, con il coordinatore di Fi in Lombardia Alessandro Sorte che ha definito la sua eventuale candidatura come “non competitiva”, sostenendo che il centrodestra debba allargare la coalizione, per esempio ad Azione e agli elettori dell’ex Terzo polo.

Elezioni Milano, Forza Italia insiste per il candidato civico ma trova il no degli alleati
Maurizio Lupi (Ansa).

La Lega: «Forza Italia vuole candidarsi da sola?»

A frenare Forza Italia è anche la Lega. «Mi viene da pensare che con questo annuncio vogliano candidarsi da soli, soprattutto dopo il salvataggio a Beppe Sala sul tema stadio, ma auspico sia solo un maldestro tentativo di gettare la palla avanti», ha detto il segretario provinciale su Milano Samuele Piscina, ribadendo che il candidato non sarà di un singolo partito ma della coalizione.

Fratelli d’Italia: «Bisogna avere coraggio»

Nemmeno Fratelli d’Italia sembra appoggiare la mossa degli azzurri. Il capogruppo meloniano a Palazzo Marino Riccardo Truppo ha evidenziato che «il candidato sindaco può certamente essere un civico ma non l’ha prescritto il medico, non è condizione necessaria e sufficiente». E ancora: «Giorgia Meloni si è candidata a governare l’Italia tra mille teorici del civismo e fautori dei tecnocratici. Governiamo l’Italia con il coraggio delle nostre idee e a Milano può succedere la stessa cosa. Basta avere coraggio».

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum

Parola d’ordine: disimpegno. Dalla guerra e dal referendum sulla giustizia. Matteo Salvini ha incontrato i segretari regionali e massimi dirigenti in due riunioni a porte chiuse tra giovedì sera e venerdì mattina. E la raccomandazione a tutti è stata: «Quando andate in tivù o fate interviste ai giornali evitate ogni commento sulla guerra in Iran e nei Paesi del Golfo. La politica estera la fanno Tajani e Meloni? Che commentino loro», è stato il ragionamento del segretario leghista. «La Lega deve apparire come il partito responsabile che cerca di mitigare le conseguenze di un conflitto complesso in cui l’Italia ha un ruolo più che marginale. E si deve occupare solo della task force sui prezzi e di evitare ogni speculazione sul costo dell’energia».

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Giorgia Meloni con Antonio Tajani (Imagoeconomica).

Giorgetti alle prese con il decreto Bollette

La raccomandazione è stata netta in entrambe le riunioni. Tanto che a qualcuno è tornata in mente la figuraccia del viaggio in Polonia dopo l’attacco russo all’Ucraina, quando il sindaco di Przemysl presentò a Salvini il ‘conto’ della maglietta sfoggiata nel 2014 con il volto di Vladimir Putin. «Le guerre non gli portano bene, non vorrà fare figuracce», è stato il commento sarcastico di qualche dirigente. Sul tema del costo dell’energia, è intervenuto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti per illustrare il quadro della situazione e spiegare come gli effetti del decreto Bollette all’esame del Parlamento siano già esauriti a causa della nuova situazione. Il decreto dovrà essere modificato nella parte che riguarda il biogas e le aste per l’energia idroelettrica.

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Giancarlo Giorgetti (Imagoeconomica).

I dubbi di Salvini sull’esito referendario

Sulla guerra, infine, le divisioni (sotterranee) all’interno della Lega sarebbero nette, tra chi è contrario all’autorizzazione all’uso delle basi in Italia per i bombardamenti e chi si adeguerà alle decisioni di Giorgia Meloni (la quale comunque ha anticipato che ogni mossa sarà decisa in Parlamento). Per quanto riguarda il referendum sulla riforma della giustizia, formalmente la Lega respinge ogni accusa di disimpegno, arrivata nei giorni scorsi da Forza Italia. «In giro si vedono solo i nostri gazebo», avrebbe rivendicato Salvini. Ma nella riunione a porte chiuse coi big del partito sono stati espressi molti dubbi sull’esito della consultazione. I nostri non sanno neanche di cosa si parla, si sarebbe lamentato Giorgetti. Mentre Salvini ha snocciolato tutta una serie di sondaggi e mostrato in sostanza il timore di intestarsi una battaglia che potrebbe non risultare vincente.

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Matteo Salvini a un gazebo per il Sì (Imagoeconomica).

La manifestazione dei Patrioti a Milano non scalda gli animi leghisti

Tutto in attesa della manifestazione organizzata dal gruppo dei Patrioti europei per il 18 aprile a Milano, dal titolo ‘Senza paura, in Europa padroni a casa nostra’. Qualcuno è convinto della disfatta di Viktor Orban in Ungheria e comincia a pensare che, con l’aggravarsi della situazione internazionale e la crescente impopolarità di Donald Trump, forse non sia il momento per impegnarsi in un evento del genere. Durante la riunione la vicesegretaria Silvia Sardone ha invitato tutti a prepararsi alla manifestazione con idee chiare e un tema definito. Ma non è che vi sia grande entusiasmo tra i dirigenti più moderati e i governatori attorno all’evento per il quale Marine Le Pen non ha ancora confermato la sua presenza. Qui, sì, che forse in diversi nella Lega sotto sotto desidererebbero che la parola d’ordine fosse disimpegno.

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Matteo Salvini e Viktor Orban (Imagoeconomica).

La nuova segreteria politica può attendere

Infine, la riunione di venerdì al Mit, per alcuni, avrebbe dovuto rappresentare l’esordio della nuova segreteria politica, format più snello del consiglio federale cui Salvini avrebbe acconsentito di dar vita per una gestione più collegiale del partito. Ma nessuna nuova struttura è stata formalmente varata. E, malgrado da tempo ci sia chi auspica un maggior coinvolgimento decisionale degli altri dirigenti, non risulta che Luca Zaia e Massimiliano Fedriga, entrambi collegati, siano intervenuti alla riunione. Insomma, le decisioni sembrano restare tutte in capo al segretario e al suo stretto cerchio magico (il vice Claudio Durigon e il senatore Andrea Paganella). E ogni altro coinvolgimento sarebbe solo apparente. La decisione di scomporre il confronto in due momenti – uno con i segretari regionali e uno con i colonnelli – sembra, viene riferito, motivata più che altro dall’esigenza di non far filtrare i contenuti.

La nuova linea di Salvini: cautela nella Lega su guerra e referendum
Claudio Durigon e Matteo Salvini (Imagoeconomica).

I Carabinieri di Salerno alle donne, “non siete sole”

“Non siete sole”. È il messaggio lanciato dal comando provinciale dei carabinieri di Salerno che, in occasione della festa della donna, ha rimarcato la funzione e l’importanza delle quattro stanze d’ascolto istituite dall’Arma a Salerno, Nocera Inferiore, Eboli e Sala Consilina. Luoghi sicuri dove poter accogliere ed ascoltare non solo le vittime di violenza di genere ma anche i loro figli. “Le stanze di ascolto rappresentano uno strumento fondamentale per il sistema di tutela delle vittime vulnerabili, in particolare nei casi di violenza domestica, abusi sui minori e reati a sfondo sessuale”, ha spiegato Rosaria Benincasa, maresciallo del comando provinciale di Salerno che è anche la referente per i reati di violenza di genere. “Sono ambienti appositamente predisposti e progettati per garantire un contesto protetto e accogliente durante l’ascolto delle vittime particolarmente vulnerabili”. Non a caso le stanze sono separate dagli uffici ordinari e sono dotate di un impianto di video-registrazione “per garantire una maggiore tutela alla vittima ed evitare la cosiddetta vittimizzazione secondaria”. Spesso è previsto anche il supporto di uno psicologo, soprattutto nei casi di minori. Luoghi nei quali risulta fondamentale la comunicazione, al fine di creare subito un rapporto empatico con la vittima. “L’esigenza principale per una persona è sentirsi accolta, sentirsi in un ambiente sicuro, non giudicante e libera di poter raccontare quello che ha vissuto”, ha aggiunto Cristina D’Arienzo del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore. “L’empatia è proprio questo: saper ascoltare, saper mettere da parte per un attimo se stessi per dare spazio alla persona che ha subito una violenza. Nella fase di ascolto è importante dare anche un proprio contributo alla vittima, quindi dirle delle frasi che la possano tranquillizzare, che le facciano capire che è compresa per le emozioni che sta provando. Ed è importante soprattutto non enfatizzare o, al contrario, sminuire quello che ci sta raccontando”. I dati, purtroppo, anche nel Salernitano continuano ad essere allarmanti. “Negli ultimi sette anni vi è stato un forte incremento rispetto ai reati attinenti al codice rosso alla violenza di genere”, ha spiegato Greta Gentili, comandante della Compagnia carabinieri di Eboli. “Questo è dovuto anche al fatto che vi è una maggiore consapevolezza da parte di chi denuncia e quindi vi è una maggiore propensione nel farlo. Il 2025 si è concluso con 892 persone segnalate all’autorità giudiziaria, 90 arresti e 232 provvedimenti emessi dall’autorità giudiziaria, mentre per quanto riguarda il primo bimestre del 2026 siamo sull’ordine di 100 persone segnalate all’autorità giudiziaria a fronte invece di 30 provvedimenti”. I reati più diffusi sono “maltrattamenti in famiglia, atti persecutori, quindi stalking” ma “c’è stato un forte incremento in percentuale nell’ultimo biennio, soprattutto per quanto riguarda i reati nel web, quindi parliamo di revenge porn, sex extortion e anche comportamenti, quindi non reati, riferiti all’ambito delle fasce di minori, quindi del cyberbullismo”. Proprio dal Salernitano arriva una triste storia che ha coinvolto una 20enne. La giovane, dopo aver condiviso momenti di intimità con il proprio fidanzato, ha visto finire in rete foto e video. “La donna, nel momento in cui ha scoperto ciò, ha vissuto un momento di grande fragilità e con l’aiuto di una sua amica ha deciso di venire in caserma a denunciare il tutto”, ha raccontato Laura Farinola della Stazione carabinieri di Sala Consilina. “Ovviamente, ricevuta la denuncia, abbiamo segnalato le foto e abbiamo provveduto alla rimozione delle stesse. Il responsabile è stato punito e la donna è riuscita a trasformare un momento di grande fragilità in un atto di coraggio venendo a denunciare”.

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Polverino: Con De Luca Salerno sarà smart city

di Erika Noschese

 

 

Con l’apertura ufficiale della campagna elettorale a Salerno, i protagonisti della scena politica cittadina iniziano a delineare le proprie strategie. Tra questi c’è Fabio Polverino, presidente uscente della Commissione Bilancio e figura storica della lista “Salerno per i Giovani”. Polverino riflette sul lavoro svolto per risanare le casse comunali, analizza le criticità attuali – dalla manutenzione alla sicurezza – e lancia la sfida per il futuro: trasformare Salerno in una vera Smart City attraverso un rinnovato patto generazionale e il sostegno alla ricandidatura di Vincenzo De Luca.

Consigliere Polverino, la campagna elettorale è ufficialmente partita. Sarà nuovamente in campo per cercare la riconferma?

«Sì, mi ricandido. Al momento stiamo ultimando la composizione delle liste, ma con ogni probabilità sarò nuovamente della partita con “Salerno per i Giovani”. Ripartiamo con nuove motivazioni e una grande voglia di mettermi in gioco. Lo faccio con lo stesso spirito che mi accompagna dal 2006, anno della mia prima candidatura: un impegno nato da un’associazione che ha sempre puntato su eventi culturali e sul coinvolgimento di giovani professionisti del territorio».

Quali sono i punti cardine del suo programma per questa nuova sfida?

«Il mio obiettivo è dare continuità al lavoro svolto nei quartieri, portando però elementi di novità. Penso soprattutto a una nuova generazione di ragazzi e ragazze che devono tornare a impegnarsi per la città. Negli anni ho promosso l’Accademia di Scuola Politica proprio per questo: credo sia fondamentale investire sulla formazione della futura classe dirigente salernitana».

Lei ha presieduto la Commissione Bilancio in anni complessi. Possiamo dire che se oggi i conti quadrano è anche merito del vostro lavoro?

«Sono stati anni indubbiamente difficili. Abbiamo dovuto gestire il riequilibrio dovuto al “Patto Salva Città” e l’ultimo bilancio è stato fondamentale per liberare risorse preziose.

È un risultato che condivido con gli uffici comunali, che ringrazio per il lavoro immane svolto. Siamo consapevoli di aver chiesto sacrifici ai cittadini, mantenendo l’addizionale Irpef ai massimi livelli, ma oggi sono fiducioso: avere un fondo cassa di oltre 70 milioni di euro ci permette finalmente di programmare investimenti seri, a partire dalle manutenzioni».

La manutenzione, sia ordinaria che straordinaria, è uno dei temi più sentiti dai cittadini. Come intendete procedere?

«Ora abbiamo la possibilità di liberare risorse e lo faremo nel modo più giusto: tornando fisicamente nei quartieri per riprendere in mano la città.

Negli ultimi anni la manutenzione è mancata, ed è un discorso che riguarda tutto, dagli spazi comuni agli impianti sportivi. Dobbiamo restituire decoro e funzionalità a ogni zona di Salerno».

Un altro tema caldo è quello della sicurezza e dei furti nei quartieri. Come si restituisce tranquillità ai salernitani?

«Bisogna ripartire dalla percezione di sicurezza. Come ha sottolineato il nostro candidato sindaco Vincenzo De Luca, dobbiamo far sì che i ragazzi e le ragazze possano uscire e tornare a casa senza che i genitori vivano nell’ansia. Serve un’azione sinergica tra amministrazione, Questura e Prefettura. La sicurezza passa anche dal far vivere i quartieri: una zona vissuta e illuminata è intrinsecamente più sicura».

Se dovesse essere riconfermato, quale sarà la sua priorità assoluta?

«Ripartire dalle cose semplici e dall’ascolto. Molte delle migliori idee nate in questi anni sono frutto del dialogo con le persone. Oltre a questo, immagino una Salerno più votata all’innovazione. Uno dei punti centrali del mio programma è “Salerno Smart City”: dobbiamo digitalizzare la macchina burocratica, migliorare i servizi informatici e riorganizzare i settori comunali affinché siano più efficienti.

Serve un “patto generazionale” che coinvolga le competenze dei nostri giovani per far crescere la città».

Vincenzo De Luca si candida per quello che sarebbe il suo quinto mandato come sindaco. Cosa ne pensa di questa scelta?

«Credo che il Presidente De Luca si ricandidi con lo spirito di servizio di sempre. In questo momento storico abbiamo bisogno di una personalità forte come la sua, qualcuno che ha già dato tanto a Salerno e che ha il piglio giusto per riprendere in mano la situazione, specialmente laddove l’amministrazione è stata carente sulle piccole cose. La sua guida è un valore aggiunto per costruire un programma che guardi concretamente al futuro e alle nuove generazioni».

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Dante Santoro: Per la politica i giovani erano oggetto di discorsi

di Rossella Taverni

Molti giovani oggi guardano alla politica con distanza, talvolta con diffidenza. Non per disinteresse, quanto per mancanza di riconoscimento.

È da qui che parte il confronto con Dante Santoro, consigliere comunale di Salerno, che sul rapporto tra politica e nuove generazioni risponde senza giri di parole.

Il problema sono davvero i giovani o è la politica che ha smesso di parlare la loro lingua?

«Io penso che i giovani abbiano anche le loro ragioni, ma allo stesso tempo credo che debbano darsi una mossa. Ho l’onore di incontrare tanti ragazzi che mi fermano per strada perché mi seguono sui social. Spesso anche i genitori mi raccontano che nelle case dei salernitani si parla di politica proprio grazie ai miei video, ai miei interventi, all’attività che porto avanti per la città di Salerno come consigliere comunale. E questo, devo dire, mi rende davvero felice.

Alle ultime regionali ho preso circa quattromila voti. Ma ti dico una cosa: se anche solo cinquanta di quei voti fossero arrivati da ragazzi, per me varrebbero quanto tutti gli altri. Perché più che voti sono un segnale, sono fiducia.

Vedere un figlio di questa terra parlare della propria città, credere di poterla cambiare e immaginare che un giorno possa essere tra quelli che davvero la cambieranno, per me è il successo più grande. Quando mi capita di vedere ragazzi di tredici o quattordici anni che mi fermano per strada perché mi hanno visto in un video, mi si riempie il cuore. Perché significa che qualcosa si muove.

Io voglio cedere il testimone a loro. Se non cederlo completamente, almeno creare spazio. Magari insieme a me, ma anche al posto mio.

Però una cosa la dico chiaramente: i giovani devono muoversi. Lo spazio esiste, ma non arriva da solo. Lo spazio te lo prendi. Se non agisci, non arriverà mai».

Da cosa nasce davvero questa distanza tra i giovani e la politica? È solo disillusione verso le istituzioni o c’è anche una generazione che ha smesso di mettersi alla prova?

«Secondo me nasce anche dal fatto che l’umanità, per crescere, ha bisogno di affrontare dei problemi. Le persone migliorano quando devono superare ostacoli. La mia generazione, e ancora di più quella di oggi, in molti casi ha avuto meno difficoltà rispetto al passato. E quando i problemi non ci sono davvero, spesso finiamo per crearceli da soli. Faccio un esempio molto semplice: anche l’approccio umano è cambiato. Un tempo conoscere una ragazza significava trovare il coraggio di avvicinarsi, parlare, improvvisare una battuta, mettersi in gioco dal vivo. Oggi basta un social, un messaggio, una richiesta di amicizia. La tecnologia e il benessere hanno abbattuto tante soglie. Questo da un lato è un vantaggio enorme, ma dall’altro rischia di rendere tutto più facile e di togliere ai ragazzi quella spinta a misurarsi con la realtà. Prima si combatteva per mettere un piatto dignitoso a tavola. Oggi, anche senza lavorare, tra piccoli espedienti o l’aiuto della famiglia, spesso si riesce comunque ad andare avanti. Per questo dico che serve essere più proattivi. E qui entrano in gioco la scuola e le istituzioni: devono aiutare i ragazzi a sviluppare strumenti, ambizione e senso di responsabilità. Devono spingerli a confrontarsi con il mondo reale già durante il percorso scolastico».

Quindi il problema non sono solo i giovani. Anche la politica ha delle responsabilità: ha fallito nel costruire una scuola e un sistema capaci di formare davvero le nuove generazioni?

«La politica ha sbagliato tutto. E lo dico senza giri di parole. Perché dalla politica dipende anche il modo in cui viene costruito il sistema scolastico. È la politica che decide le regole, le priorità, le riforme. Il problema è che la scuola di oggi, troppo spesso, finisce per allontanare i ragazzi dal mondo reale invece di prepararli ad affrontarlo. In molti casi è diventata più un diplomificio che un luogo dove si forma una classe dirigente. Ci sono tanti insegnanti straordinari, sia chiaro, ma il sistema nel suo complesso rischia di trasformarsi in una macchina che produce titoli di studio più che leadership, che garantisce stipendi ma non sempre riesce a trasmettere ambizione e responsabilità. La scuola dovrebbe avere un obiettivo molto più grande: non solo consegnare diplomi, ma formare persone capaci di guidare il futuro, persone con fame, con idee, con voglia di cambiare il proprio territorio.

La scuola deve creare leader prima ancora che diplomati.

E se un giorno dovessi avere la possibilità di mettere mano davvero a questo sistema sarebbe una delle prime cose che proverei a cambiare».

I social hanno dato ai giovani una voce enorme: possiamo informarci, commentare, mobilitarci. Ma avere voce significa davvero avere spazio, oppure oggi i giovani hanno visibilità ma poca reale influenza?

«Lo spazio non lo hai. Te lo prendi. Nella storia nessuno ha mai regalato spazio a nessuno. I nostri predecessori, quelli che sono riusciti davvero a cambiare qualcosa, non hanno aspettato che qualcuno li invitasse a partecipare: lo spazio se lo sono preso. Per questo dico che i giovani non devono limitarsi a reclamare o a piagnucolare. Lo spazio si conquista. Ma non bloccando le strade perché si è letto il titolo di un giornale o perché si vuole fare rumore per un giorno. Così non si cambia nulla.

Lo spazio si prende studiando, approfondendo, informandosi davvero e mettendoci la faccia quando serve, anche nei momenti elettorali. Ma per delle idee, non per fanatismi.

E soprattutto partendo dal proprio territorio. Non ha senso parlare solo dei grandi problemi del mondo se poi non siamo capaci di rispettare il posto in cui viviamo. Non puoi indignarti per una guerra a tremila chilometri di distanza e poi buttare una carta o una sigaretta per strada. Il cambiamento parte sempre da vicino: dal proprio quartiere, dalla propria città, dal pezzo di mondo che hai sotto i piedi. Già vedere pochi giovani interessarsi alla propria comunità è un problema. E attenzione: interessarsi non significa necessariamente fare politica, ma amare la propria terra e volerla migliorare. Oggi spesso si fa molto rumore, ma cambiare davvero le cose è un’altra cosa. Per cambiare servono studio, responsabilità e partecipazione. Lo spazio non te lo regala nessuno. Nella storia lo hanno conquistato solo quelli che hanno avuto il coraggio di prenderselo».

Molti giovani hanno l’impressione di essere molto presenti nei discorsi politici, ma quasi assenti nelle decisioni. La politica li usa più come simbolo che come protagonisti?

«Penso che questa percezione sia in parte vera. Per anni la politica ha parlato dei giovani più come oggetto dei discorsi che come soggetto attivo delle decisioni.

Allo stesso tempo, però, credo che la responsabilità sia divisa a metà. Perché in passato i giovani reagivano in modo diverso: intervenivano, si mettevano in gioco, cercavano di partecipare. Oggi invece il modello sociale e, in parte, anche quello scolastico hanno abituato molti ragazzi a essere più spettatori che protagonisti. Si protesta facilmente, ma si fa più fatica a trasformare quella protesta in proposta. Per questo, durante i miei anni al Comune di Salerno, ho cercato di fare una cosa molto semplice: portare i giovani dentro i luoghi dove si decide davvero. In dieci anni ho accompagnato più di diecimila ragazzi ad assistere ai consigli comunali. Volevo che vedessero con i propri occhi come funzionano le decisioni che riguardano la loro vita quotidiana: da quanto spesso viene pulito un quartiere, a come si organizzano i servizi pubblici, fino alle scelte che incidono sul futuro della città e sulle opportunità di restare o di andare via. Ho cercato anche di promuovere iniziative concrete. Una delle prime è stata la stampa di ventimila copie di un compendio sulla storia di Salerno, realizzato senza costi per i cittadini grazie a una formula di autofinanziamento. L’idea era semplice: prima di guardare lontano, impariamo a conoscere la storia e il valore della nostra città. Alla fine, tutto dipende da come ci si pone di fronte alla vita. Si può scegliere di subire gli eventi oppure di provare a inciderli e cambiarli in meglio.»

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Inaugurato il primo Centro per lo Studio della Personalità

È stata inaugurata a Vietri sul Mare, all’interno della suggestiva cornice di Villa Carosino, la terza sede del CSP – Centro per lo Studio della Personalità, scuola di specializzazione in psicoterapia cognitivo-comportamentale riconosciuta dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR). All’evento inaugurale hanno preso parte il sindaco di Vietri sul Mare, Giovanni De Simone, e i fondatori della scuola: la dottoressa Patrizia Savini, figura chiave nello sviluppo del CSP, e il professor Aristide Saggino, direttore scientifico della Scuola Quadriennale di Psicoterapia e professore ordinario presso l’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara. L’apertura della sede di Vietri sul Mare rappresenta un importante passo avanti per la formazione specialistica nel campo della psicoterapia in Campania e, in particolare, nel territorio della provincia di Salerno. Il CSP offre un corso quadriennale di specializzazione rivolto a laureati in Psicologia e Medicina iscritti ai rispettivi albi professionali. Il percorso consente di conseguire il titolo legale di psicoterapeuta secondo il modello cognitivo-comportamentale, uno degli approcci più diffusi e scientificamente validati nel trattamento dei disturbi psicologici. La formazione proposta dalla scuola si basa su un orientamento rigorosamente scientifico ed evidence-based, con particolare attenzione alle tecniche e ai protocolli della terapia cognitivo-comportamentale e dell’analisi del comportamento. Gli specializzandi possono acquisire competenze teoriche e pratiche attraverso lezioni, supervisioni cliniche, esercitazioni e attività di tirocinio. Il CSP segue inoltre le linee teoriche e didattiche dell’AIAMC – Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Terapia Comportamentale e Cognitiva, principale realtà italiana di riferimento per la diffusione e la promozione della terapia cognitivo-comportamentale. Fondata nel 2009 a Casoria, la scuola ha progressivamente ampliato la propria presenza sul territorio regionale. Oggi il CSP è attivo con tre sedi in Campania: quella storica di Casoria, la sede di Caserta e la nuova sede di Vietri sul Mare. Nel territorio salernitano la scuola rappresenta un punto di riferimento significativo: è infatti l’unica scuola di psicoterapia cognitivo-comportamentale presente a Salerno e provincia riconosciuta dal MUR e affiliata all’AIAMC. L’apertura della nuova sede amplia così le opportunità formative per i professionisti del territorio interessati a intraprendere un percorso di specializzazione di alto livello. La sede di Villa Carosino, immersa in un contesto di grande valore storico e paesaggistico, offrirà agli studenti un ambiente accogliente e stimolante in cui sviluppare competenze cliniche e scientifiche. Il CSP si propone come una realtà formativa di respiro regionale e ambisce a diventare un punto di riferimento per il sistema sanitario locale, non solo per la formazione dei futuri psicoterapeuti, ma anche per la collaborazione con i professionisti della salute mentale e per la diffusione di pratiche cliniche basate sull’evidenza scientifica.

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Televisione: The Testaments: la serie del creatore di The Handmaid’s Tale ci riporta a Gilead

The Testaments: la serie del creatore di The Handmaid's Tale ci riporta a Gilead

La serie sequel tratta dal romanzo di Margaret Atwood arriverà su Disney+ tra meno di un mese

In una spirale di fatti di cronaca che ispirano la narrativa e di romanzi che ispirano vere proteste per eventi reali che sembrano tratti dalla peggiore e più misogina distopia immaginabile, la teocrazia di Gilead immaginata dall'autrice canadese Margaret Atwood torna sul piccolo schermo con The Testaments, adattamento del romanzo che fa da prequel e sequel a Il racconto dell'ancella, pubblicato nel 2019 (in Italia per i tipi di Ponte alle Grazie con il titolo I testamenti). Guarda il video: The Testaments | Trailer | Hulu La serie, dallo stesso creatore di The Handmaid's Tale... - Leggi l'articolo

 

SERIE TV - Televisione - 9 marzo 2026 - articolo di Angela Bernardoni

Premi e concorsi: Premio Odissea, i finalisti 2026

Premio Odissea, i finalisti 2026

Sedicesima edizione per il concorso riservato a romanzi fantastici inediti. Ecco i nove finalisti. È già aperta la nuova edizione.

Eccoci l'atteso annuncio dei romanzi finalisti alla sedicesima edizione del Premio Odissea, al quale quest'anno hanno partecipato ben 74 romanzi. Ucronia, utopia, fanta-etnologia, avventure spazio-dimensionali: i temi sono i più vari. Ma ecco l'elenco: Finalisti Premio Odissea XVII edizione In ordine alfabetico per autore   Il segreto dell'anello di corniola di Andrea Bolognesi Tre circonvoluzioni di Ivonne Cammarano Orlanda Furiosa di Lorenzo Davia La canzone di Black Holly di Emiliano Maramonte Kryzys Robotowy – La crisi dei robot... - Leggi l'articolo

 

LIBRI - Premi e concorsi - 9 marzo 2026 - articolo di S*

Un super secondo tempo, Scafati soffre ma vince a Pistoia

Scafati dimostra di saper soffrire e rialzarsi. E la vittoria di Pistoia è una palese dimostrazione di quanto coriaceo sia questo gruppo. Le scorie della sconfitta di Verona, prima della pausa, sono tutte in un primo tempo nel quale i gialloblu mostrano una brutta versione del proprio basket. Mollicci in difesa, mai in ritmo nell’eseguire i giochi, troppo spesso i singoli lanciati di azioni solitarie con tiri forzati. Non è questa la Givova Scafati di Frank Vitucci. Che negli spogliatoi, a metà partita, riallinea la squadra. La Givova torna in campo con piglio diverso. E da -14 arriva fino al +8. Con una prova di forza soprattutto di Walker e Mascolo. Pistoia gioca la carta della disperazione e, complice qualche ulteriore distrazione, si è riportata in parità a fine terzo quarto. Ma i gialloblu avevano oramai l’inerzia della gara dallo loro parte. Hanno trovato nel momento decisivo le giocate superlative di Mollura, sia in attacco che in difesa, sostenuto da un indomito Italiano e da Bartoli per la prima volta in doppia cifra: così è maturato l’allungo decisivo. Con un secondo tempo da 60 punti e finalmente un gioco corale. Fino a una vittoria che permette di affrontare la nuova sosta con tutta tranquillità. La partita: Il primo equilibrio è rotto da una tripla dalla lunghissima distanza di Walker. Alla quale risponde immediatamente con una conclusione analoga Buva. Dopo quattro minuti, è parità a quota 10. Ed è proprio il lungo croato il principale problema per Scafati, perché sui primi dieci punti toscani ne segna 8. Vitucci inizia con il valzer dei cambi, spedisce in campo in rapida sequenza Caroti, Italiano e Nobili. Le squadre si sfidano soprattutto nelle triple in questa fase. A quella di Caroti risponde subito Stefanini (16-16 al 7’). Ma nell’azione successiva, la Givova Scafati perde una brutta palla in attacco e viene punita da un canestro da tre di Dell’Osto. Vitucci chiama time out per tentare di sistemare una squadra che forza troppi tiri ed è distratta in difesa. Ma il blackout continua. E con un canestro del solito Buva, dopo che il lungo croato raccatta un rimbalzo offensivo, Pistoia allunga sul 21-16 a un minuto dalla prima sirena. C’è Stefanini da tre (24-16 con +8 di massimo vantaggio per i toscani) e sull’altro fronte un appoggio di Nobili, per chiudere il primo quarto sul 24-18. Pistoia riparte come aveva chiuso il periodo precedente, con una tripla di Stefanini (27-18 con +9 di nuovo massimo vantaggio). Poi la squadra di Strobl si piazza a zona, con una 3-2 che viene battuta subito da una penetrazione di Mascolo: 27-20 al 12’. Se in attacco la Givova riesce comunque a trovare tiri discretamente puliti, è la fase difensiva a vacillare. Scafati subisce in sequenza ancora i canestri di Stefanini e Anderson, così Pistoia apre un ulteriore gap fino al 37-23 (+ 14 e altro massimo vantaggio) del 14’. L’emorragia di canestri per gli ospiti è interrotta da tre viaggi consecutivi in lunetta di Allen. L’americano è impeccabile e li converte tutti per un bottino di sei punti. I gialloblu riescono a ricucire parzialmente fino al 37-29 a tre minuti dalla sirena di metà partita. Ma è solo un risveglio temporaneo. I toscani continuano a trovare tiri facili e reggono al tentativo di rientro. Si va negli spogliatoi sul 48-37. Con quattro giocatori di Vitucci già caricati di 3 falli (Iannuzzi, Mollura, Italiano e Nobili). E Strobl che ha avuto in Stefanini (19 punti) e Buva (10 punti) i suoi principali protagonisti. L’inizio ripresa di Scafati è intenso, sia in attacco che soprattutto in difesa. Con Vitucci che ha trovato le chiavi tattiche giuste per ribaltare l’esito della gara. La Givova è guidata dai canestri di Walker e dall’intensità di Mascolo, che prende per mano la squadra. Così in due minuti e mezzo, i gialloblu recuperano buona parte dello svantaggio: 49-43. L’inerzia è totalmente cambiata. Mollura mette la museruola a Stefanini, che nella ripresa non segnerà mai. Poi lo stesso siciliano realizza la tripla del 52-48 al 25’. Seguito subito dopo una palla recuperata che porta – sul conseguente gioco offensivo – a una penetrazione di Walker: l’americano subisce fallo e converte il libero aggiuntivo. Scafati è adesso a -1 (52-51). Dopo due liberi di Magro è ancora Walker a diventare protagonista con una tripla. I gialloblu dopo 6 minuti del terzo quarto hanno recuperato l’intero svantaggio, con un parziale di 17-6 (pari 54). La squadra di Vitucci è ora inarrestabile. Walker è in striscia e segna ancora, lo stesso fa Mollura da tre con un urlo liberatorio. Lo imita Italiano poco dopo. La Givova mostra i muscoli e vola a +8 al 28’ (54-62). Ma Pistoia dà segni di rivalsa e cerca di tappare i buchi difensivi, mentre in attacco si affida nuovamente a Buva. Complice qualche distrazione di Scafati, si va all’ultimo mini riposo in assoluta parità a quota 65. L’ultimo quarto si apre nel segno dei canestri da tre di Anderson e Italiano. Poi in successione sotto i tabelloni realizzano Buva e Allen. Dopo sessanta secondi è 70-70. Torna in cattedra Mollura su entrambi i lati del campo. In attacco piazza una tripla, subito dopo in difesa subisce fallo, poi ancora un canestro da tre. E Scafati rimette la testa avanti a 5’ dalla fine (75-80). A stretto giro gli fa eco Italiano, sempre da tre. Caroti segna un libero e anche Bartoli realizza una tripla. A tre minuti dalla fine, Scafati sale a +12 (75-87). La partita sostanzialmente finisce qui. Alla sirena il tabellone illumina il risultato finale: 82-97.

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