Biennale Arte, non solo Russia: l’appello di 182 artisti contro la partecipazione di Israele

Dopo il caso del padiglione della Russia alla Biennale e lo scontro tra il presidente Buttafuoco e il ministro della Cultura Giuli, c’è un’altra questione che riguarda la 61esima edizione dell’Esposizione internazionale d’arte che sarà inaugurata il 9 maggio 2026. Quasi 200 artisti, curatori e operatori culturali coinvolti nell’evento veneziano hanno firmato una lettera in cui chiedono di impedire la partecipazione di Israele. Tra i firmatari, 182 in totale, figurano i curatori Gabe Beckhurst Feijoo e Rasha Salti, membri del team incaricato di realizzare la visione della curatrice Koyo Kouoh, oltre che artisti legati ai padiglioni di Belgio, Brasile, Bulgaria, Francia, Perù, Polonia, Spagna, Svizzera e altri Paesi. 12 firmatari hanno scelto di rimanere anonimi per timore di «possibili danni fisici, politici o legali derivanti da una firma pubblica»

«Israele vuole apparire come creatore anziché come distruttore di vite e cultura»

«Noi sottoscritti ci uniamo nel rifiuto collettivo di permettere che lo Stato di Israele trovi una piattaforma mentre commette genocidio», si legge nel documento. «Lo facciamo a sostegno dei nostri colleghi artisti e operatori culturali in Palestina, in solidarietà con il popolo palestinese, nella speranza profonda di porre fine al genocidio sionista e all’apartheid in corso e di vedere rinascere una Palestina libera». E ancora: «A due anni e mezzo di genocidio aperto contro la Palestina e a 77 anni dalla Nakba, lo Stato di Israele cerca nuovamente la legittimazione della Biennale per apparire come creatore anziché come distruttore di vite e cultura». La partecipazione di Israele non avverrà nel padiglione dei Giardini, indicato come in ristrutturazione, ma all’Arsenale, l’altro principale spazio espositivo della Biennale. L’artista basata ad Haifa, Belu-Simion Fainaru, che rappresenterà lo Stato ebraico, ha dichiarato ad ArtNews di vedere positivamente il nuovo allestimento, sottolineando la possibilità di esporre accanto a paesi come Emirati Arabi Uniti, Turchia e Arabia Saudita.

Meloni da Fedez si gioca il tutto per tutto, tra propaganda social e incoerenza

Lui è stato già ribattezzato Emilio Fedez, lei, Melonia Trump: i social non perdonano ma, purtroppo o per fortuna, non se ne può fare a meno. Giorgia Meloni lo ha compreso ed essere andata ospite al Pulp Podcast del rapper e di Mr. Marra è la mossa astuta di chi ha capito dove tira il vento. Uno a zero contro Elly Schlein che, invitata anche lei, pare non abbia nemmeno risposto. Le reti tivù e i quotidiani blasonati si sono risentiti, è normale, ma occorre rendersi conto che la comunicazione immediata, che raggiunge milioni di persone, è ormai quella veicolata per via digitale e rilanciata su TikTok, Instagram, Facebook, YouTube e su tutte le altre piattaforme, garantendo una penetrazione tra le masse che i media tradizionali non hanno mai avuto e non avranno mai.

I social sono impietosi e ti ricordano tutte le giravolte

Il problema che Meloni non ha ancora messo a fuoco è che, se vai sui social, non puoi sostenere una cosa e poi un’altra, non puoi un giorno dire bianco e il giorno dopo nero, perché quei canali sono impietosi: ora, per esempio, riproducono, con alti picchi di visualizzazioni, lo spezzone del comizio della premier “di guerra” in cui dice che se al referendum sulla giustizia vince il si tornerà a combattere la microcriminalità, stupratori e pedofili saranno finalmente perseguiti, le famiglie nei boschi non si vedranno più sottrarre i figli, i processi dureranno molto meno, spariranno gli errori giudiziari e ci si potrà rifare sul giudice che ha sbagliato la sentenza.

Purtroppo per lei lo associano a quell’altro filmato, in cui una Meloni “di pace” dice, con tono sommesso, che bisogna «entrare nel merito» della riforma, studiarla, e votare non per mandare a casa il governo – perché lei non si dimetterà, se vincesse il No – ma per modernizzare la giustizia in Italia.

Meloni da Fedez si gioca il tutto per tutto, tra propaganda social e incoerenza
Giorgia Meloni ospite di Pulp Podcast, il podcast di Fedez e Mr. Marra: puntata in onda giovedì 19 marzo alle 13 (foto Ansa).

«Un ignorante può pensare una cosa del genere»

Un altro suo video la vede affermare convinta: «È una riforma che rende la giustizia più veloce ed efficiente», accostato a quello dell’avvocata e senatrice leghista Giulia Bongiorno che dice: «Chi ha mai detto che questa riforma inciderà sui tempi e sull’efficienza della giustizia? Un ignorante può pensare una cosa del genere».

Questo atteggiamento ondivago della destra, che non sa decidersi a cosa serve una riforma che lei stessa ha fortemente voluto, è una manna per la coerenza cementata di tutta la sinistra, che ha affermato due cose molto semplici, durante la campagna elettorale, senza mai deragliare: «Questa riforma cambia la Costituzione quindi bisogna votare no perché la Costituzione si cambia tutti insieme, non la cambiano il ministro Carlo Nordio e la Meloni» e «votiamo no, diamo un messaggio di non gradimento a questo governo inconcludente».

Perché Meloni stravolge la comunicazione a cui ci aveva abituato

Giorgia Meloni sta dando l’impressione di giocare il tutto per tutto: atteggiamento molto negativo per chi la osserva. Sembra infatti che, avendo dato un’occhiata ai sondaggi riservati, sia convinta che il “no” prevarrà e si stia buttando nella mischia mettendoci la faccia, cosa che inizialmente non aveva intenzione di fare. In questo modo stravolge la comunicazione a cui ci aveva abituato: centellinata con parsimonia, una sola conferenza stampa all’anno, interviste soltanto alle tivù amiche.

I follower non perdonano: Giorgia ha dato il via all’affaire Ferragni

Il modello Draghi cui sembrava volersi ispirare è andato definitivamente a farsi benedire con la comparsata da Fedez: Mario Draghi non ci sarebbe mai andato, nemmeno morto. Ma la modernità del gesto di Giorgia, encomiabile, è stata vanificata da ciò che i suoi follower non dimenticano: Giorgia ha dato il via all’affaire Ferragni, con quel video in cui puntava il dito contro la bionda influencer e contro Roberto Saviano, una accusata di lucrare sui bambini truffando gli italiani col Pandoro, l’altro di comprarsi l’attico a New York e pubblicando libri che screditano l’Italia.

Meloni da Fedez si gioca il tutto per tutto, tra propaganda social e incoerenza
Giorgia Meloni, presidente del Consiglio, e Chiara Ferragni, influencer (foto Ansa).

Ferragni era ai tempi ancora moglie di Fedez: è iniziata da lì la parabola discendente della coppia. Vedere ora Meloni pappa e ciccia nel podcast del rapper indispone i follower di tutti e due: sembra la solita pastetta tra Vip, le cortesie per gli ospiti dopo essersi lanciati veleni. Troppi palcoscenici per Giorgia, e tutti che si contraddicono: il palco del Teatro Franco Parenti proprio quando arriva il gentile invito del ministro Alessandro Giuli ad Andrée Ruth Shammah, che gestisce il teatro, di presiedere la Triennale, è sembrato uno scambio di favori fuori luogo; infine il podcast di Fedez, della serie “non ho più niente da perdere”.

Meloni da Fedez si gioca il tutto per tutto, tra propaganda social e incoerenza
Fedez al congresso dei giovani di Forza Italia (foto Imagoeconomica).

Il costo politico in caso di sconfitta non sarà solo simbolico

Meloni dice che anche se vince il No non si dimette: certo è che, dopo essersi spesa in prima linea per la vittoria del sì, se questa non dovesse arrivare, il costo politico per lei non sarà solo simbolico. Aver messo la faccia all’ultimo minuto su una riforma divisiva, dopo mesi di silenzio calcolato, trasformerebbe la sconfitta referendaria in una bruciante débâcle personale. Sui social – quelli che Giorgia sembra avere appena scoperto – non si fanno sconti.

Pecoraro: Recuperate 27 case e assegnate

A pochi mesi dall’insediamento, iniziano a concretizzarsi azioni che avevamo indicato con chiarezza, come ad esempio il contrasto all’occupazione abusiva propedeutico alla tutela del diritto alla casa. Il recupero di 27 alloggi popolari a Salerno rappresenta un primo passo importante – così l’assessora alle politiche abitative della Regione Campania, Claudia Pecoraro”. “Ringraziamo le forze dell’ordine per l’intervento e per il ripristino della legalità. La legalità, però, per noi non è mai fine a sé stessa: è lo strumento per garantire giustizia sociale, equità e diritti a cittadine e cittadini. Abbiamo avviato un lavoro serio di censimento del patrimonio abitativo, per conoscere lo stato degli immobili e incrociare correttamente domanda e offerta. Non saranno tollerate situazioni di illegalità, ma allo stesso tempo lavoriamo perché ogni persona abbia accesso a una casa dignitosa” ha aggiunto l’assessora. “La casa è un diritto fondamentale e non può essere terreno di disuguaglianze. Restituire questi alloggi a chi ne ha diritto significa rimettere al centro la dignità delle persone. La Politica giusta è quella che non lascia indietro nessuno e costruisce diritti, non privilegi” ha concluso Pecoraro

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Martusciello: A Salerno per la nostra strada

Il segretario regionale di Forza Italia CampaniaFulvio Martusciello, ha annunciato che sabato alle 10.30 saranno comunicate le decisioni del partito in vista delle elezioni comunali a Salerno.

“Abbiamo riflettuto, valutato e approfondito ogni aspetto – ha spiegato Martusciello – ed è per questo che ho convocato l’esecutivo provinciale e cittadino. I nomi proposti non ci hanno convinto ed è per questa ragione che sabato prenderemo la nostra strada”.

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Caro benzina, il Cdm verso un decreto ad hoc

Un Consiglio dei ministri è previsto nella serata del 18 marzo. Sul tavolo possibili provvedimenti su carburanti e rincaro dei prezzi dell’energia dovuti al conflitto in Iran: si va verso il varo di un decreto legge ad hoc.

Caro benzina, il Cdm verso un decreto ad hoc
Palazzo Chigi (Imagoeconomica).

Meloni ha visto Giorgetti e Pichetto Fratin a Palazzo Chigi

In mattinata la premier Giorgia Meloni ha visto a Palazzo Chigi il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin: sul tavolo il dossier carburanti, con un focus sulle misure per contrastare le possibili speculazioni. Da giorni imprese e associazioni dei consumatori chiedono al governo un intervento per mitigare il rialzo del prezzo dell’energia e quello dei carburanti.

Salvini: «Stanno prendendo corpo le proposte della Lega»

«C’è un Cdm questa sera e le proposte che stiamo avanzando come Lega da giorni, quindi un tetto al prezzo, un intervento sulle accise, anche una discussione a Bruxelles su altre forme di tasse come gli Ets che in questo momento non hanno senso, il Green Deal che è veramente un suicidio, stanno prendendo corpo», ha detto Matteo Salvini. A chi gli chiedeva di quantificare il tetto massimo al distributore, il ministro dei Trasporti ha risposto: «Assolutamente sotto i 2 euro. Una riduzione di 5-10 centesimi non sarebbe sicuramente sufficiente, l’obiettivo è scendere sotto l’1,90 per il diesel». Servirebbe dunque un taglio «da almeno 20-25 centesimi al litro», ha spiegato Salvini.

LEGGI ANCHE: Caro carburanti, cosa sono e come funzionano le accise mobili

Generali, The human safety net presenta la nuova collab con Marinella Senatore

Un progetto artistico che parla di inclusione e resilienza, speranze e potenziale, che nasce non come gesto individuale, ma come esperienza condivisa. Si tratta di We rise by lifting others, la nuova mostra di Marinella Senatore realizzata per la Casa di The human safety net a Venezia, in dialogo con la mostra interattiva permanente A world of potential al terzo piano delle Procuratie di piazza San Marco, hub di cultura e inclusione sociale. L’esposizione aprirà al pubblico dal 7 maggio 2026 – fino al 22 marzo 2027 – in concomitanza con la vernice della 61esima Esposizione internazionale d’arte della Biennale di Venezia.

Un movimento attivo in 25 Paesi al fianco di quasi 100 ong

The human safety net è un movimento di persone che aiutano persone, fondato da Generali, la cui missione è liberare il potenziale di coloro che vivono in condizioni di vulnerabilità, affinché possano migliorare le condizioni di vita delle loro famiglie e comunità. È attivo al fianco di 98 ong, in 25 Paesi, attraverso due programmi – uno per famiglie vulnerabili con bambini 0-6 e uno per l’integrazione dei rifugiati attraverso il lavoro e l’imprenditorialità. Marinella Senatore è un’artista multidisciplinare la cui pratica è caratterizzata da una forte dimensione collettiva e partecipativa sia nella metodologia che nei contenuti delle sue opere. Nel suo lavoro la ricerca estetica è al servizio del potere trasformativo dell’impegno sociale.

La creazione come processo partecipativo e trasformativo

La mostra We rise by lifting others nasce da un processo partecipativo che ha coinvolto famiglie a rischio di esclusione sociale accompagnate da The human safety net e da alcune delle sue ong partner a Varsavia, Mestre e Palermo. Concepita prima di tutto come un’esperienza collettiva, l’esposizione si articola in una monumentale luminaria e in una serie di arazzi che intrecciano immagini e testi nati dall’esperienza dei laboratori con le famiglie, segnando insieme una nuova fase nella ricerca dell’artista e ampliandone il vocabolario formale nel dialogo tra luce, parola e tessile. Attraverso momenti di scrittura, racconto e movimento del corpo, Salvatore ha creato spazi di condivisione per immaginare nuove forme di relazione in piena libertà. I laboratori hanno offerto ai genitori un’esperienza profondamente trasformativa, nel segno dell’inclusione e dell’ascolto reciproco. Nel corso degli incontri, l’artista ha attivato il potenziale creativo dei partecipanti attraverso un percorso in cui l’arte diventa un dispositivo relazionale capace di attivare processi di autoconsapevolezza e far emergere risorse individuali e collettive. I laboratori hanno creato uno spazio di ascolto e di relazione in cui i genitori hanno potuto riflettere sulla propria esperienza e immaginare nuove forme di connessione con i figli. Le parole, i pensieri e le narrazioni emersi sono diventati la base creativa del progetto, dando forma ai testi e alle immagini che compongono le opere presentate in mostra.

Una mostra in dialogo con l’esposizione permanente A world of potential

Come accennato sopra, We rise by lifting others dialoga naturalmente con la mostra interattiva permanente A world of potential, curata da Orna Cohen e progettata dallo Studio Migliore+Servetto, che offre ai visitatori della Casa di The human safety net un viaggio di scoperta del proprio potenziale attraverso 16 installazioni multimediali che incarnano i valori della Fondazione e li connettono alla sua missione attraverso i racconti dei suoi protagonisti. La Casa di The human safety net è aperta tutti i giorni tranne il martedì dalle 10 alle 18 (orario invernale) e dalle 10 alle 19 (orario estivo). L’ingresso è libero.

Cosa prevede il Jones Act, in vigore dal 1920 e sospeso da Trump per 60 giorni

Nel tentativo di arginare l’aumento del prezzo del petrolio causato dalla guerra contro l’Iran, l’Amministrazione Trump ha sospeso per 60 giorni il Merchant Marine Act (noto anche come Jones Act), legge marittima in vigore dal 1920 che impone diversi paletti al trasporto di merci negli Stati Uniti.

La deroga è stata definita dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt «un altro passo per mitigare le perturbazioni a breve termine del mercato petrolifero mentre l’esercito americano continua a raggiungere gli obiettivi dell’operazione Epic Fury».

Cosa prevede il Jones Act, in vigore dal 1920 e sospeso da Trump per 60 giorni
Una petroliera statunitense (Ansa).

Cosa prevede il Jones Act

In base al Jones Act, che non riguarda esclusivamente il petrolio, qualsiasi merce trasportata tra due porti degli Stati Uniti deve viaggiare su navi costruite negli Usa, di proprietà americana, battenti bandiera a stelle e strisce e con equipaggio prevalentemente statunitense.

Cosa prevede il Jones Act, in vigore dal 1920 e sospeso da Trump per 60 giorni
Donald Trump (Ansa).

I pro e i contro della legge

La legge, pilastro della politica commerciale americana per oltre un secolo, è stata introdotta dopo la Prima guerra mondiale per rafforzare l’industria marittima Usa, tutelando l’occupazione nel settore e la sicurezza del Paese. Il numero di petroliere conformi ai requisiti del Jones Act è però ridotto: ciò riduce la flessibilità del sistema logistico. Inoltre i costi di costruzione e gestione negli Usa sono molto più elevati rispetto a quelli sostenuti dalle compagnie straniere. Tutte dinamiche che incidono sul prezzo finale dei carburanti, soprattutto nelle aree più isolate. Di fatto, è spesso più conveniente (anche per le tasche dei comuni cittadini) importare petrolio dall’estero, piuttosto che trasportarlo da una località all’altra degli Stati Uniti. In virtù della sospensione del Jones Act, le petroliere straniere potranno rifornire le raffinerie della East Coast con carburante proveniente dalla costa del Golfo e da altre zone del Paese.

Pier Silvio Berlusconi: «Al referendum voterò convintissimamente sì. Corona? Ci siamo dovuti difendere»

Pier Silvio Berlusconi a tutto campo su referendum, Corona e Signorini. In un incontro con la stampa a Cologno Monzese, il group chairman e ceo di Media for Europe ha affrontato i temi più caldi del momento, dalla politica alla televisione.

«Questo voto è un passaggio importante per un Paese democratico, civile e moderno»

«Parlo da editore, non voglio eccedere nell’esprimere la mia opinione. E da editore diamo voce a entrambi gli schieramenti», ha detto inizialmente sul voto del 22 e 23 marzo. Su questo punto, va sottolineato che i parlamentari Pd in Commissione di Vigilanza Rai hanno chiesto un intervento dell’Agcom denunciando una mancata par condicio dopo la trasmissione, in prima serata su Rete 4, di un’intervista alla premier Meloni relegando i sostenitori del No in orario notturno. «Ma siccome sono anche un cittadino», ha continuato Berlusconi jr, «vi dico senza problemi che votare in questo caso è davvero importante, perché parliamo di una questione fondamentale per il futuro del nostro Paese, e che io voterò convintissimamente Sí». «Non per motivi politici», ha spiegato, «ma per motivi di civiltà e modernità, considero il voto un passaggio importante per essere al passo con i tempi, per un Paese democratico, civile e moderno».

«Signorini? Non lo sento da tempo. Da Corona menzogne e odio gratuito»

Pier Silvio ha poi affrontato il tema Alfonso Signorini, affermando che «ultimamente non l’ho sentito, ma non lo sento da molto prima che partissero le questioni che riguardano anche la magistratura». Il riferimento è alla querelle nata tra il giornalista e Fabrizio Corona. «Per quanto riguarda il suo futuro», ha aggiunto, «ritengo doveroso non dare risposte, perché c’è un procedimento in corso e aspettiamo. Abbiamo apprezzato il suo gesto di auto sospendersi». Dopo le uscite dell’ex re dei paparazzi su un presunto “sistema Signorini”, con persone costrette a subire le avances del conduttore per un posto al Grande fratello, quest’ultimo aveva infatti deciso di auto sospendersi da Mediaset. A tal proposito, Berlusconi ha anche specificato che «sul Gf abbiamo fatto tutti i controlli, noi ed Endemol, ma non c’è niente. Vedremo dove porteranno poi le indagini della magistratura». Quanto a Corona, «non abbiamo perso tempo e non vogliamo perderlo oggi». «Di fronte a menzogne, insulti e odio gratuito», ha sottolineato, «l’azienda si è dovuta difendere e di questo si parla».

Forte vento sulle Alpi, in Svizzera precipita la cabina di un’ovovia: un morto

A causa del forte vento la cabina di un’ovovia è precipitata vicino a Engelberg, nel cantone di Obwalden in Svizzera, ribaltandosi più volte lungo il pendio della montagna. Morta l’unica persona che si trovava a bordo. Secondo quanto riferito dalle autorità, la vittima è stata soccorsa e rianimata sul posto per circa mezz’ora, ma è poi deceduta a causa delle gravi ferite riportate. Resta da chiarire come mai l’impianto fosse in funzione nonostante le raffiche di vento.

Legami con la famiglia Carroccia, scoppia un nuovo caso-Delmastro

Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, al pari di altri politici di Fratelli d’Italia tra cui la vicepresidente della Regione Piemonte, Elena Chiorino, era socio di un ristorante romano assieme a un’esponente della famiglia di Mauro Carroccia, che in base a una sentenza definitiva è legato alla famiglia camorristica di Michele Senese. Lo ha rivelato Il Fatto Quotidiano. Una vicenda molto imbarazzante per il partito di Giorgia Meloni, subito attaccata dalle opposizioni.

Il ristorante e la società Le 5 Forchette

Il ristorante in questione, Bisteccherie d’Italia, si trova in via Tuscolana. E la società a cui fa capo, Le 5 Forchette, fino a meno di un mese fa aveva come soci Delmastro, Chiorino, Cristiano Franceschini, segretario provinciale di FdI e assessore in Comune a Biella, e Davide Eugenio Zappalà, consigliere FdI in Regione Piemonte. Il “problema” risiede nell’identità dell’amministratrice unica: Miriam Caroccia, appena 18enne al momento della nomina, figlia del “ras” della ristorazione Mauro, in carcere con una condanna definitiva a 4 anni per intestazione fittizia con l’aggravante mafiosa, per aver ripulito i soldi dei Senese con i suoi locali.

Legami con la famiglia Carroccia, scoppia un nuovo caso-Delmastro
Elena Chiorino (Imagoeconomica).

La cessione delle quote della società

Le 5 Forchette, società con un capitale di 10 mila euro e la sede nel centro di Biella, è stata costituita lì il 16 dicembre 2024. Miriam Caroccia ne deteneva il 50 per cento. Delmastro aveva il 25 per cento. L’impiegata Donatella Pelle il 10 per cento, poi Chiorino, Franceschini e Zappalà col 5 per cento. Delmastro aveva già ceduto a novembre 2025 metà delle sue quote a una società di cui lui stesso è l’unico proprietario, la G&G. La sentenza nei confronti di Mauro Caroccia è diventata definitiva il 18 febbraio scorso: nove giorni dopo il sottosegretario ha passato il 25 per cento a Pelle. Il 5 marzo tutti i soci si sono poi liberati insieme delle loro quote a favore di Miriam Caroccia, diventata unica proprietaria.

Opposizioni all’attacco: «Meloni che dice?»

«Era opportuno che Delmastro, già condannato in primo grado a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio, avesse certe frequentazioni considerato il ruolo ricoperto?», domanda Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria nazionale del Pd. I parlamentari del Movimento 5 stelle in commissione Antimafia hanno anticipato la presentazione di una richiesta «affinché la commissione d’inchiesta chieda tutti gli atti e faccia ogni approfondimento necessario». Così Marco Grimaldi di Avs: «Siamo rispettosi del lavoro che sta svolgendo la magistratura, quella a cui FdI cerca di spuntare le armi, perché se i fatti fossero confermati, sarebbero di una gravità inaudita. Nel mentre, la Presidente del Consiglio non ha nulla da dire?».

Legami con la famiglia Carroccia, scoppia un nuovo caso-Delmastro
Andrea Delmastro (Imagoeconomica).

La difesa di Delmastro e degli altri meloniani

«La mia storia antimafia è chiara ed evidente, le mie battaglie contro la mafia sono chiare ed evidenti. Il mio II livello di scorta certamente non nasce per altri motivi se non per la battaglia contro la mafia che stiamo facendo: questo parla per me». Così Delmastro, a margine della cerimonia di celebrazione del 209esimo annuale di fondazione del corpo di polizia penitenziaria che si è svolta a Napoli. Il sottosegretario ha evidenziato poi di essere entrato in società «con una ragazza non imputata, non indagata, che poi si scopre essere la figlia di». E di essersi poi tolto da Le 5 Forchette «per il rigore etico e morale» che lo contraddistingue nella battaglia contro la mafia. Sulla stessa linea i compagni di partito Chiorino, Franceschini e Zappalá: «Abbiamo scelto, come già evidenziato dal sottosegretario Delmastro, di uscire immediatamente dalla società costituita un anno fa nel momento stesso in cui siamo venuti a conoscenza della posizione relativa al padre della giovane ex socia, che risulta tutt’ora incensurata. Una decisione non formalmente dovuta, ma netta, che nasce da un principio non negoziabile: il rispetto della legalità».

L’Iran ha giustiziato un cittadino svedese: chi è

Un cittadino svedese è stato giustiziato in Iran, secondo quanto riferito dalla ministra degli Esteri svedese Maria Malmer Stenergard. «È con profondo sgomento che ho appreso dell’esecuzione di un cittadino svedese in Iran. Il mio pensiero va ai familiari in Svezia e in Iran in questo momento difficile», ha affermato la politica, definendo la pena di morte una punizione «disumana, crudele e irreversibile». Stoccolma, insieme al resto dell’Unione europea, ne condanna l’applicazione in ogni circostanza. «Quando ieri sera ho appreso che l’esecuzione era imminente, ho immediatamente cercato un colloquio con il ministro degli Esteri iraniano per protestare con la massima fermezza. Purtroppo, però, il mio omologo non si è reso disponibile per un incontro», ha aggiunto Malmer Stenergard, che ha convocato l’ambasciatore iraniano in Svezia.

Chi è il cittadino giustiziato

Secondo il sito iraniano Mizan Online, a essere giustiziato all’alba di mercoledì 18 marzo 2028 è stato Kourosh Keyvani, arrestato a giugno 2025 e condannato a morte per «spionaggio a favore di Israele». In particolare, era accusato di aver trasmesso immagini e informazioni su luoghi sensibili ad agenti del Mossad, l’agenzia di intelligence israeliana. Fermato a Savojbolagh il quarto giorno della cosiddetta Guerra dei 12 giorni, stando all’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim era stato trovato in possesso di contanti (pare 30 mila euro), veicoli e «sofisticate apparecchiature di comunicazione e sorveglianza». Secondo il rapporto annuale di HRA sulla situazione dei diritti umani in Iran, nel 2025 almeno 2.063 persone sono state giustiziate nel Paese (+ 119 per cento rispetto al 2024).

Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora

Sarà un po’ meno Libero di spaziare da un argomento all’altro. Fabrizio Biasin – giornalista, volto noto nei salotti tivù calcistici litigarelli e twittatore compulsivo – è stato ridimensionato. Meglio si occupi solo di sport, calcio in particolare, Inter ancora più in particolare. E non di spettacoli, come faceva ora (ha timbrato il cartellino pure all’ultimo Sanremo 2026 vinto da Sal Da Vinci). Il suo quotidiano, Libero, dove è caporedattore e grazie al quale viaggiava persino in giro per il mondo assieme ai lettori, gli ha messo dei paletti. Tramite un rimpastino firmato dal direttore Mario Sechi: il settore Spettacoli verrà associato alla Cultura, sotto il coordinamento di Lucia Esposito. Mentre Alessandra Menzani farà parte del settore e continuerà a seguire le pagine degli Spettacoli. Alessandro Dell’Orto cambia servizio e avrà il compito di supportare e sostituire nell’ideazione e fattura delle pagine di Spettacoli la collega Menzani in caso di assenza, ferie o altre incombenze. Come si nota, il nome di Biasin è stato depennato. Pare per aver pestato un… piede che non doveva pestare.

Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora
Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora
Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora
Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora
Fabrizio Biasin demansionato a Libero: cosa farà ora

E pensare che per Biasin lo spettacolo era (anche) questione di famiglia. Visto che la moglie Gabriella Mastronardi, sorella dell’attrice Alessandra Mastronardi, lavora nell’ufficio stampa di Mediaset (dove spesso Biasin è ospite, nella trasmissione Pressing). Ora il giornalista, nerazzurro sfegatato, potrà consolarsi con i suoi 239 mila follower su Instagram e 253 mila su X, l’ex Twitter, titillandoli per fare salire l’engagement, come gli piace tanto fare. Chissà se si sarà almeno un po’ pentito di non aver affondato il colpo nella trattativa che a giugno 2025 lo vide vicino al trasferimento a La Gazzetta dello Sport. Saltò tutto, merito di una controproposta e della libertà di girare per ospitate tivù e podcast vari. Adesso però niente più Ariston. Lo spettacolo è finito.

Gita a Londra per Lovaglio e la giustizia «tra capo e collo» di Tajani: le pillole del giorno

Giovedì mattina di fuoco, a Londra: il 19 marzo nella Capitale inglese andrà in scena la Morgan Stanley European Financials Conference, prestigioso appuntamento che riunisce i vertici delle più importanti istituzioni finanziarie europee, investitori e analisti. Attesi anche il Ceo di UniCredit Andrea Orcel e Luigi Lovaglio, nonostante sia l’ad uscente di Montepaschi. Negli ambienti finanziari internazionali del resto Lovaglio gode di sincera stima, e qualcuno sussurra che potrebbe anche accettare un incarico all’estero. E Londra è una piazza perfetta per incontrare le persone che contano. Specie a Canary Wharf, nell’East End, distretto di Tower Hamlets, in quella che una volta era la zona portuale e che è diventata il centro degli affari londinesi.

Gita a Londra per Lovaglio e la giustizia «tra capo e collo» di Tajani: le pillole del giorno
Luigi Lovaglio (Imagoeconomica).

Per il No in Piazza del Popolo si stimano 7 mila presenze…

La chiusura della campagna referendaria organizzata dal comitato Società Civile per il No nel referendum costituzionale si terrà dalle 17 alle 20 di mercoledì in piazza del Popolo: centrosinistra presente con Elly Schlein, Giuseppe Conte, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Parteciperanno anche Roberto Gualtieri, Maurizio Landini, Rosy Bindi, Gianfranco Pagliarulo dell’Anpi. Sul sito di Roma Capitale, nelle informazioni alla mobilità, è prevista la partecipazione di 7 mila persone. Chissà chi ha fatto la stima…

Gita a Londra per Lovaglio e la giustizia «tra capo e collo» di Tajani: le pillole del giorno
Elly Schlein a un comizio in favore del no al referendum a Napoli (Ansa).

Tajani e la giustizia «tra capo e collo»

Almeno Silvio Berlusconi si era inventato TikTokTakAntonio Tajani, suo “erede” («sì, je piacerebbe», dicono a Roma) alla guida di Forza Italia ha prodotto un video che sta sbancando sui social dedicato al referendum sulla giustizia. L’astuto Tajani esce dal portoncino del suo condominio ai Parioli e in mezzo al giardino recita il suo appello per il Sì. Mettendo in guardia gli elettori: «Voglio mandarvi un messaggio da casa mia», perché «riguarda la vita di ciascuno di noi», dato che «può capitarvi tra capo e collo di vedervi arrivare qualcosa di strano mentre state a casa». Una busta verde? Le forze dell’ordine, nel bel mezzo della notte, alle tre del mattino, che svegliano di soprassalto la vittima di turno? Tajani sottolinea che «la persona che è chiamata a giudicare chi ha ragione e chi ha torto non deve essere amica di nessuna delle due parti in causa». Berlusconi sarebbe orgoglioso.

Saviano tra i premiati del Sarzanini

La quinta edizione del premio giornalistico Mario Sarzanini, dedicato alla memoria del decano della cronaca giudiziaria scomparso nel 2021, si tiene il 18 marzo a Roma alla Casa del Cinema. La giuria, presieduta da Andrea Balzanetti e composta da Massimo Martinelli, Guido D’Ubaldo, Andrea Cappelli, Davide Desario, Andrea Pucci, Emma D’Aquino, Luigi Contu e Flavio Natalia, ha scelto i vincitori delle diverse categorie: web, Roberto Saviano; radio, Giorgio Zanchini; Tv, Veronica Fernandes; quotidiani, Niccolò Zancan; agenzie, Assunta Cassiano; podcast, Malcom Pagani; uffici stampa, Medici Senza Frontiere. Premio speciale al film 40 secondi, dedicato alla storia di Willy Monteiro Duarte. Attese autorità civili e militari, in grande numero, come nelle passate edizioni.

Gita a Londra per Lovaglio e la giustizia «tra capo e collo» di Tajani: le pillole del giorno
Roberto Saviano (Imagoeconomica).

Annunciata la Capitale italiana della Cultura 2028

La giuria di selezione ha indicato Ancona quale Capitale italiana della Cultura 2028. L’ha annunciato il ministro Alessandro Giuli al Collegio romano esprimendo le sue congratulazioni alla città «per la qualità del progetto presentato e per il traguardo raggiunto», che pone la cultura al centro come motore di rigenerazione e sviluppo. Città-porto e città-parco, crocevia del Mediterraneo, Ancona riceverà un contributo di un milione di euro destinato alla realizzazione delle iniziative previste nel dossier di candidatura. Le altre città finaliste erano Forlì, Anagni, Catania, Colle di Val d’Elsa, Gravina in Puglia, Massa, Mirabella Eclano, Sarzana e Tarquinia.

Le motivazioni della giuria: «Modello di progettazione culturale innovativa e sostenibile»

Queste le motivazione per cui Ancona è stata selezionata, indicate dalla giuria: «Il dossier propone un modello di valorizzazione culturale solido e coerente, capace di coniugare identità territoriale e apertura internazionale in una visione che connette le politiche culturali con più ampie dimensioni di rigenerazione urbana, inclusione sociale e partecipazione. Il programma di eventi e interventi è solido e interdisciplinare ed è adeguato per attrarre un pubblico ampio e diversificato lungo l’intero arco dell’anno. La strategia di investimento appare solida e coerente con gli obiettivi, con un impatto atteso significativo sul tessuto socio-economico. Apprezzata, inoltre, l’integrazione tra istituzioni culturali, sistema della ricerca, realtà associative e operatori del territorio, che garantisce una rete strutturata, partecipativa e orientata alla crescita». Rilevante infine, agli occhi dei giurati, «l’attenzione alla dimensione europea e mediterranea, che rafforza il posizionamento internazionale del progetto, così come il coinvolgimento attivo delle comunità locali e degli enti territoriali, nonché dei giovani, considerati non solo come fruitori ma come protagonisti dei processi creativi e culturali». Quindi la conclusione: «Il dossier soddisfa pienamente gli indicatori del bando, ponendosi come un modello di progettazione culturale innovativa, sostenibile e condivisa. Il giudizio è eccellente».

La Nato schiererà un nuovo sistema Patriot nel sud della Turchia

Dopo l’abbattimento di tre missili provenienti dall’Iran nello spazio aereo della Turchia, Ankara ha annunciato che un nuovo sistema Patriot verrà schierato nella base militare di Incirlik, situata nei pressi della città di Adana nel sud-est del Paese, non lontano dal confine con la Siria. La base rappresenta uno dei principali hub strategici della Nato nel Mediterraneo orientale.

Nella base c’è già un sistema Patriot fornito dalla Spagna

Rafforzata dunque ulteriormente la copertura antimissile del sud della Turchia, in risposta alle tensioni regionali legate al conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele. «Oltre alle misure nazionali adottate per garantire la sicurezza del nostro spazio aereo e dei nostri cittadini, un ulteriore sistema Patriot, assegnato dal Comando aereo alleato di Ramstein, in Germania, è in corso di dispiegamento ad Adana, in aggiunta al sistema Patriot spagnolo già presente nella base», ha spiegato il ministero della Difesa turco.

Nel segno delle percussioni

Di Olga Chieffi

Oggi, alle ore 18, il Teatro di Ateneo “F.Alison” accoglierà il secondo appuntamento di “Musica UNISA”, la stagione culturale di collaborazione tra l’Ateneo e il Conservatorio di Musica “G.Martucci”, dedicata alla comunità universitaria e al territorio. Protagonista di questaperformance – dal titolo “Ritmi narranti” – sarà la Suite Percussion Ensemble diretta dal Maestro Paolo Cimmino, composta dal Maestro, Gennaro Basile, Simone Parisi, Emilio Califano, Domenico Donatantonio, Carmen Ascoli, Alfonso Nocera e Alex Rosamilio. Lo spettacolo “Ritmi Narranti” nasce dalla volontà di esplorare la natura profonda della percussione, intesa non come semplice scansione del tempo, ma come vero e proprio linguaggio capace di “raccontare”. Il programma delinea un percorso dove il battito si fa parola, trasformando l’ensemble in un coro di voci narranti che attraversano i secoli. L’idea generativa del concerto si sviluppa su due direttrici complementari: il Ritmo come Memoria e Restituzione: nella dimensione puramente percussiva, il ritmo si riappropria della sua storia. Significativa, in questo senso, è la rilettura del Rondò alla Turca di Mozart nell’arrangiamento del Maestro Paolo Cimmino: qui la trascrizione diventa un atto di restituzione, riportando alla luce l’anima pulsante che il genio salisburghese aveva originariamente affidato alla tastiera. Insieme alle opere di autori contemporanei come Worden, Davila e Marcovich, le percussioni dimostrano come la pelle, il metallo e il legno possano articolare un discorso complesso, capace di sostituire la parola con l’impulso. Il Ritmo sarà poi sviscerato come Drammaturgia e Incontro: l’ingresso del quartetto d’archi, composto da Maria Pia Ferreri e Simona Russo al violino, Vincenzo Meriani alla viola, Matteo Giuliano al violoncello ai quali si aggiungerà la voce di Francesca Fusco che trasformerà la narrazione in un’esperienza multidimensionale. Se le percussioni rappresentano l’istinto e la terra, gli archi portano con sé la liricità e la memoria della forma classica. In questa sintesi, la voce umana diventa l’elemento rivelatore: in autori come Sollima, Villa-Lobos e Cimmino, il canto si innesta sulla trama ritmica trasformandola in una vera e propria sceneggiatura sonora. L’emozione del canto e il respiro degli archi agiscono come catalizzatori, potenziando la comprensione cognitiva di strutture ritmiche complesse e rendendo l’ascoltatore partecipe di un viaggio identitario. “Ritmi Narranti” diventa, così, una sfida pedagogica e artistica: dimostrare che nel dialogo tra la “pelle” del tamburo, la “corda” degli archi e il “fiato” della voce, la musica non si limita a scorrere, ma narra la storia dell’uomo, delle sue radici e del suo continuo divenire. Il concerto verrà aperto con Millenium Bug di Sollima, l’eclettico violoncellista, datato 1999 che riprende, in chiave minimalista, quelle sensazioni di ansia e preoccupazione dell’uomo all’alba del famigerato virus del millennio, rifacendosi a ciò che abbiamo vissuto e stiamo tuttora vivendo. Ed ecco la tempesta d’Estate di Antonio Vivaldi: la poetica del Prete Rosso è un filo che percorre la sua intera produzione strumentale, caratterizzata da un’ansia onnicomprensiva, da un demone bruciante che spinge il musicista ad una continua sperimentazione. La sua musica assume i tratti di magnetici affreschi sonori o ambisce, grazie alla forza del suo potere evocativo e della sua logica formale, a conquistare una proprietà narrativa e una pregnanza illusionistica di tale intensità da trasfigurare l’astratto gioco dei suoni nella vividezza visiva e gestuale di un evento teatrale. Si proseguirà, quindi, con Ghanaia di Mathias Schmitt, per Marimba ed ensemble di percussioni, in cui l’autore usa ritmi africani combinati con le sue esperienze musicali europee e tecniche non facile a quattro bacchette per lo strumento solista. La seconda parte della serata vedrà protagonista, invece l’ultimo progetto di Paolo Cimmino che ha nome Crossover e vedrà l’esecuzione di musica originale, composta dal leader, tra cui ascolteremo tracce quali “La scelta dei segreti”, “Solare”, “La tua stanza”, progetto per un disco. La lezione è quella della condivisione di un naturale senso della musica e del gusto per le armonizzazioni inusuali e raffinate, capace di un climax di bruciante intensità, prodotto da improvvisatori sensibili e innamorati della cantabilità dei propri strumenti, alla ricerca del ritmo interiore ed esteriore che regola il nostro comportamento, legge liberamente assunta che modula dall’interno ogni sua ora, con il tempo che prende forma e che non viene lasciato, così, fluire senza argini, come acqua su pietra. La melodia rappresenterà l’estremo tentativo umano di catturare l’uniformità del tempo nel suo scorrere ineluttabile e disperante, di piegarlo alla sua volontà creatrice, costringendolo in ritmi che esprimano le scansioni interiori della vita. In scena il tamburo con Team Work di Marcovich, poi scritta per voce di soprano e otto violoncelli, la Bachiana Brasileira n. 5, il brano più famoso dell’opera di Villa-Lobos, che ascolteremo negli arrangiamenti di Paolo Cimmino e Vincenzo Meriani. I due movimenti in cui è articolata sono composti in due momenti ben distanti tra loro; l’Aria (Cantilena) è del 1938, la Dança (Martelo) viene aggiunta nel 1945. Consapevole delle diverse possibilità espressive offerte da questa composizione, Villa-Lobos scrive nel 1947 una versione per soprano e chitarra con solo la prima parte, successivamente ne realizza una per soprano e pianoforte con l’opera completa, un brano di forte espressività, che inizia con un lungo vocalizzo e si conclude con un difficile passaggio “a bocca chiusa”. La seconda parte, Dança (Martelo), sul testo di Manuel Bandeira, viene eseguita per la prima volta nel 1945; l’indicazione di tempo è Allegretto ma la sezione centrale è più vivace. La parte vocale esige una dizione molto attenta, vista la diabolicità del testo che enumera frettolosamente vari tipi di danze brasiliane; Villa-Lobos, tuttavia, concede al soprano una tregua tra “Ricordare il Cariri” (Pra alembrá o Cariri!) e la parte finale del poema. Ascolteremo, quindi due brani dello stesso Paolo Cimmino: Lacrime di Nuvola e Passione Segreta, in cui la lezione è quella della condivisione di un naturale senso della musica e del gusto per le armonizzazioni inusuali e raffinate, capace di un climax di bruciante intensità, prodotto da improvvisatori sensibili e innamorati della cantabilità dei propri strumenti, alla ricerca del ritmo interiore ed esteriore che regola il nostro comportamento, legge liberamente assunta che modula dall’interno ogni sua ora, con il tempo che prende forma e che non viene lasciato, così, fluire senza argini, come acqua su pietra. La melodia rappresenterà l’estremo tentativo umano di catturare l’uniformità del tempo nel suo scorrere ineluttabile e disperante, di piegarlo alla sua volontà creatrice, costringendolo in ritmi che esprimano le scansioni interiori della vita. Ascolteremo, poi,di Worden, Escape,un brano per sestetto di percussioni, specificamente composto per sei triangoli non smorzati, sonorità metalliche e grande complessità ritmica. Seguirà “Dimension for tambourine” di Julie Davila, un pezzo arrangiato per sette tamburelli che esplora e rivelerà un ventaglio di sonorità e timbri di questo strumento. Finale con una delle marce più famose, una turcheria mozartiana, ovvero quel terzo movimento della Sonata K 331 in la maggiore l’Allegretto “Alla Turca”, dove si fa riferimento alla musica dei Giannizzeri, di moda a Vienna nella seconda metà del Settecento, con il “refrain”, che è facile immaginare suonato con l’aggiunta di gran cassa e sonagli.

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Grande Fratello Vip, Ilary Blasi al debutto fa peggio di Alfonso Signorini

La nuova edizione del Grande Fratello Vip, che vede al timone Ilary Blasi e Selvaggia Lucarelli al fianco di Cesara Buonamici come opinionista, non è iniziata in modo brillante. La prima puntata, andata in onda il 17 marzo su Canale 5, non è infatti andata oltre il 18,4 per cento di share (2.146.000 spettatori): peggio del debutto dell’ultima edizione condotta da Alfonso Signorini, che l’11 settembre 2023 era partita col 23,01 per cento di share (2.994.000 spettatori).

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La sfida agli ascolti tv del prime time ha visto trionfare la serie Le Libere Donne – andata in onda su Rai 1 – con 3.046.000 spettatori, pari al 18,7 per cento di share.

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Israele: «Ucciso il ministro dell’Intelligence iraniano»

Nella notte Israele ha condotto un raid aereo su Teheran con l’obiettivo di eliminare il ministro dell’Intelligence iraniano Esmaeil Khatib, che nominato nel 2021 ha ricoperto l’incarico sia nel governo di Ebrahim Raisi che in quello di Masoud Pezeshkian. E l’attacco è andato a buon fine (dalla prospettiva di Tel Aviv): Israel Katz, ministro della Difesa, ha infatti affermato che Khatib «è stato eliminato». Del suo decesso si era parlato già dopo un raid del 28 febbraio, ma la notizia era poi risultata infondata. Al momento non risultano conferme ufficiali da parte delle autorità iraniane.

Il profilo di Esmaeil Khatib, fedelissimo di Khamenei

Religioso sciita nato nel 1961 nella regione di Qaen, Khatib si è formato a Qom, epicentro ideologico della teocrazia iraniana. Funzionario di lungo corso, prima di arrivare al vertice dell’intelligence è cresciuto all’interno del sistema che fonde apparato statale e legittimazione clericale, con legami documentati con i Pasdaran. Considerato inoltre un fedelissimo dell’ayatollah Ali Khamenei, di recente ha sostenuto la candidatura del figlio Mojtaba come nuova Guida Suprema. A novembre, prima dello scoppio delle proteste di massa nella Repubblica Islamica, aveva messo in guardia contro le «condizioni per l’emergere del malcontento pubblico». Il suo ministero, cruciale nella guerra a Israele, si occupa anche della sicurezza interna ed è stato più volte accusato da organizzazioni internazionali di essere coinvolto nella brutale repressione del dissenso e nel controllo degli oppositori, pure all’estero.

Paestum, lo studio Isnart

Capaccio Paestum si conferma uno dei territori con le maggiori potenzialità nel sistema turistico Salerno-Cilento. È quanto emerge dallo studio realizzato da Isnart per la Camera di Commercio di Salerno, che analizza flussi, motivazioni di viaggio e comportamenti dei visitatori con l’obiettivo di individuare una strategia per governare lo sviluppo turistico dell’area. Tra i comuni osservati dall’analisi – che comprende diverse destinazioni del Cilento e il capoluogo Salerno – Capaccio Paestum rappresenta un punto di riferimento per il turismo culturale grazie alla presenza del Parco archeologico di Paestum, uno dei siti più importanti del Mediterraneo e riconosciuto Patrimonio Mondiale UNESCO. Un elemento che rafforza il ruolo della città come porta di accesso culturale al territorio e come uno dei poli attorno ai quali costruire una destinazione turistica organizzata. Come rilevato del Centro Studi Tagliacarne, il valore economico del patrimonio culturale emerge con forza anche dai dati nazionali. In Italia sono 979 i comuni che ospitano siti UNESCO e 545 di questi fanno parte della rete Mirabilia, che riunisce territori caratterizzati da un forte patrimonio culturale diffuso. Nei comuni con siti UNESCO si concentra quasi la metà delle presenze turistiche nazionali, pari al 48%, generando un valore aggiunto complessivo di circa 650 miliardi di euro. Anche i comuni della rete Mirabilia – pur rappresentando appena il 7% dei comuni italiani – attirano il 19% delle presenze turistiche nazionali, confermando come la cultura sia un potente moltiplicatore economico anche nei territori meno centrali. Lo studio Isnart, inoltre,  evidenzia come la domanda turistica che frequenta l’area abbia caratteristiche particolarmente favorevoli. Quasi sette turisti su dieci appartengono alla generazione dei Millennials, mentre il 68% possiede un alto livello di istruzione e oltre un quarto dei visitatori dichiara una situazione economica elevata. Si tratta quindi di un pubblico con buona capacità di spesa e particolarmente sensibile alla qualità dell’esperienza turistica. Le motivazioni di viaggio confermano la centralità degli asset di Capaccio Paestum. I turisti scelgono l’area soprattutto per relax (38%), natura (36%) e cultura (33%), mentre tra i luoghi più visitati durante il soggiorno emergono centri storici, parchi naturali e siti archeologici, frequentati dal 43% dei visitatori. L’analisi dei comportamenti digitali, realizzata attraverso strumenti di “location intelligence”, individua inoltre diversi segmenti turistici particolarmente presenti nel territorio: dal turismo green e naturalistico a quello family, fino ai segmenti culturale, sportivo ed enogastronomico. Un mix che conferma la possibilità di sviluppare un’offerta turistica integrata, capace di valorizzare non solo il patrimonio archeologico ma anche paesaggio, tradizioni e produzioni locali. Anche i canali di scelta della destinazione evidenziano il peso crescente del digitale. Il 60% dei turisti utilizza internet e i social network per informarsi e organizzare la vacanza, mentre il 45% si affida al passaparola. Inoltre, circa la metà dei visitatori lascia recensioni online, contribuendo alla reputazione della destinazione e alla sua visibilità sui mercati turistici. Il sistema turistico di Salerno e del Cilento si trova in una fase di sviluppo con ampi margini di crescita. In questo contesto Capaccio Paestum, grazie alla forza del suo patrimonio archeologico UNESCO e alla possibilità di integrarlo con natura, enogastronomia e turismo esperienziale, può giocare un ruolo centrale nella costruzione di una destinazione turistica organizzata e competitiva, capace di trasformare il valore culturale del territorio in sviluppo economico stabile e sostenibile.

NELLA FOTO Andrea Prete con Loretta Credaro, Presidente di ISNART Scpa

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Incendio alla Biennale di Venezia, in fiamme il padiglione della Serbia

Un incendio è divampato nel padiglione della Serbia alla Biennale di Venezia, forse a causa di un cortocircuito. Interessato in particolare il tetto della struttura, con le fiamme alimentate dal forte vento, che sta complicando anche l’intervento dei Vigili del fuoco. Una grossa di fumo scuro è visibile sopra la laguna di Venezia. Dai primi accertamenti dovrebbe aver preso fuoco la copertura all’esterno, senza coinvolgere nessuno e senza che i danni si siano estesi agli arredi, all’esposizione o alle altre strutture circostanti.

L’Open day nella sede del Reggimento “Cavalleggeri Guide”

La giornata celebrativa dell’Unità Nazionale, della Costituzione, dell’inno e della bandiera non poteva avere location migliore se non la Caserma D’Avossa sede del Reggimento “Cavalleggeri Guide”(19°) che ha accolto gli studenti delle principali scuole salernitane, accompagnati dai rispettivi dirigenti Scolastici e dal corpo docente. L’evento è stato promosso dall’Associazione Salernitani Doc presieduta da Massimo Staglioli e dal Movimento Cristiano Lavoratori di cui Staglioli è anche vice presidente. Un affollato numero di giovani ha fatto ingresso in un luogo sconosciuto alla cittadinanza, ma aperto in una giornata particolare, quella destinata alla storia, una storia che conta ben 165 anni, per ricordare l’Unità nazionale, promuovere i valori costituzionali e rafforzare, attraverso la memoria condivisa, il senso dell’identità nazionale. La mattinata ha aperto i festeggiamenti con il rituale “alzabandiera” che, nonostante la pioggia, ha visto un attento ed incuriosito pubblico, invitati per l’occasione dal presidente Staglioli. , L’intervento dei ragazzi del “Coro Mani Bianche Mar.Let”, diretti dalle docenti Marina Del Sorbo e Letizia Di Ruocco ha fatto da cornice alla cerimonia d’apertura sulle note dell’Inno di Mameli, che ha ufficializzato i festeggiamenti. Oltre trecento le presenze registrate. Il Liceo Alfano I, diretto dalla prof.ssa Elisabetta Barone; l’Istituto Galilei-Di Palo, diretto dal prof. Emiliano Barbuto; il Liceo Severi, diretto dalla prof.ssa Barbara Figliolia; il Convitto Nazionale Tasso, diretto dal Dott. Claudio Naddeo; l’Istituto Virtuoso, diretto dalla prof.ssa Concetta Saviello; l’I.C. Giovanni Paolo II, diretto dalla prof.ssa Mariarosaria Napoliello; le scuole salernitane invitate, in rappresentanza dell’intero ceto scolastico cittadino. Il Maggiore Antonio De Mattia ha provveduto all’accoglienza degli studenti e dei loro accompagnatori avviando un vero e proprio percorso formativo, attraverso una visita guidata all’interno delle stanze della caserma, un vero e proprio museo, dove sono custoditi cimeli bellici che raccontano la storia, non quella letta sui libri, come avviene in classe, ma prendendo visione di tutto ciò che ha caratterizzato negli anni l’esercito italiano, dagli elmetti d’epoca, alle divise storiche, oltre ai reperti fotografici di pregevole valore. A seguire i festeggiamenti della giornata celebrativa il Tenente Colonnello Pierluigi Petracca ha atteso il folto pubblico studentesco all’interno della palestra della caserma, per presentare agli ospiti invitati, un gruppo di militari che si sono cimentati in simulazioni di difesa, coinvolgendo anche alcuni studenti e docenti. A conclusione dell’intensa giornata festosa i saluti del presidente dell’Associazione Salernitani Doc, Massimi Staglioli, quale promotore dell’evento. Staglioli nel prendere la parola ha voluto rimarcare come un’iniziativa di tale valore possa rappresentare un’importante occasione educativa e civica per i giovani studenti, rafforzando il legame tra istituzioni, scuola, forze armate e comunità locale. A seguire la consegna di pergamene ricordo per suggellare la “giornata particolare”. Nicola Castorino

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Chi potrebbe prendere il posto di Larijani come segretario del Consiglio di Sicurezza iraniano

L’attacco aereo israeliano che ha ucciso Ali Larijani ha eliminato uno dei più esperti e influenti strateghi politici dell’Iran, che in qualità di segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale era al centro del processo decisionale in materia di guerra, diplomazia nucleare e alleanze internazionali. Pe quanto proveniente da una prestigiosa famiglia clericale, Larijani non era un leader religioso. Ma, fedelissimo di Ali Khamenei, proprio dall’ayatollah aveva ricevuto l’incarico di garantire la sopravvivenza della teocrazia. Secondo gli analisti, negli ultimi mesi aveva concentrato nelle sue mani un enorme potere all’interno del regime, che non era stato intaccato (anzi) dalla nomina di Mojtaba Khamenei come nuova Guida Suprema. Premesso che qualsiasi nuova figura di alto livello diventerà un bersaglio di Israele e Stati Uniti, chi potrebbe prendere il posto di Larijani a capo del Consiglio di sicurezza iraniano?

Chi potrebbe prendere il posto di Larijani come segretario del Consiglio di Sicurezza iraniano
Chi potrebbe prendere il posto di Larijani come segretario del Consiglio di Sicurezza iraniano
Chi potrebbe prendere il posto di Larijani come segretario del Consiglio di Sicurezza iraniano
Chi potrebbe prendere il posto di Larijani come segretario del Consiglio di Sicurezza iraniano
Chi potrebbe prendere il posto di Larijani come segretario del Consiglio di Sicurezza iraniano

I possibili eredi di Larijani

Uno dei nomi più caldi è quello di Mohsen Rezaei, veterano delle forze armate che ha ricoperto per oltre 15 anni la carica di comandante in capo dei Guardiani della rivoluzione. Da pochi giorni Rezaei ha assunto il ruolo di consigliere militare di Mojtaba Khamenei, rafforzando così la sua posizione all’interno della struttura di potere iraniana.

Nell’immediato, la morte di Larijani probabilmente conferirà maggiore potere al generale Mohammad Bagher Ghalibaf, attuale presidente del Parlamento ed ex comandante della polizia iraniana, in passato anche sindaco di Teheran. Ghalibaf ha sostenuto la nomina di Mojtaba Khamenei come Guida Suprema, posizione condivisa con i pasdaran e alcuni dei religiosi iraniani più intransigenti e ultraconservatori.

Tra i nomi che girano c’è poi quello di Ahmad Vahidi, capo del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica dalla morte di Mohammad Pakpour, avvenuta nelle prime ore del conflitto: è lui, ex ministro degli Esteri, a sovrintendere nell’ombra (dalla nomina non ci sono stati né messaggi, né apparizioni) allo sforzo bellico contro gli Stati Uniti e Israele.

Da non scartare poi le “candidature” di Ali Akbar Velayati, politico di lungo corso (è stato a capo degli Esteri dal 1981 al 1997) che ha servito per decenni come consigliere della Guida Suprema; e quella di Hassan Rouhani, ex presidente ed ex segretario del Consiglio supremo per la Sicurezza nazionale.

Secondo l’esperto di Medio Oriente Vali Nasr, che in passato ha collaborato con la Casa Bianca, il successore di Larijani sarà nominato dai pasdaran. Uno scenario, questo, che non lascia presagire nulla di buono per le speranze di de-escalation. «Con ogni assassinio, Stati Uniti e Israele alimentano una maggiore radicalizzazione della leadership iraniana. Ciò prefigura un futuro fosco per l’Iran, gli iraniani, la regione e, in definitiva, renderà molto più difficile per gli Usa disimpegnarsi da un conflitto senza fine», ha scritto Nasr su X.

Il comandante dei vigili Battipaglia: «Lascio un corpo attivo ma l’organico è al limite»

di Erika Noschese

 

 

A pochi mesi dal congedo per il raggiungimento dell’età pensionabile, il Comandante della Polizia Municipale di Salerno, Rosario Battipaglia, traccia un bilancio del suo mandato. Tra le sfide quotidiane legate a una cronica carenza di personale e i successi ottenuti sul fronte del decoro urbano, emerge il ritratto di un comando che opera costantemente in prima linea. Battipaglia riflette sull’importanza della responsabilità individuale alla guida e affida al suo successore un auspicio preciso: una nuova sede, più centrale e funzionale, per un corpo che resta il cuore pulsante della sicurezza cittadina.

Comandante Battipaglia, mancano ormai pochi mesi al suo pensionamento. Che tipo di comando lascia ai suoi successori?

«Lascio un comando in piena attività. Attualmente stiamo aspettando che i nuovi colleghi passino al regime full-time: al momento dispongo di 56 agenti part-time, impiegati tre giorni a settimana, il che equivale effettivamente a sole 28 unità a tempo pieno. Se analizziamo i numeri, dall’anno scorso a oggi abbiamo avuto 27 pensionamenti e purtroppo la perdita di alcuni colleghi ancora in servizio; di fatto, il saldo è di una sola persona in più. Nonostante queste difficoltà schematiche, il comando sta facendo l’impossibile per gestire ogni criticità. Non sempre riusciamo a soddisfare ogni richiesta, ma posso assicurare che c’è una ferma volontà di intervenire ovunque sia necessario».

La carenza di personale sembra essere un problema endemico, non solo a Salerno ma su scala nazionale. Qual è la sua visione in merito?

«È esattamente così, è un problema nazionale. Basti pensare che un tempo l’organico delle Polizie Locali in Italia contava circa 60.000 unità; oggi siamo scesi abbondantemente sotto le 50.000, credo intorno alle 46.000. Questa crisi non risparmia nessuno: anche l’Arma dei Carabinieri, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza sono ai minimi storici in termini di risorse umane».

In questi anni sono state messe in campo molte iniziative. Quali ricorda con maggiore affetto o orgoglio?

«Ce ne sono molte e sto proprio cercando di riordinare i ricordi più belli. Penso all’appuntamento di oggi con una bimba di tre anni che ha vissuto un momento difficile: dedicarle un momento di gioia e qualche regalo è un gesto che abbiamo voluto fortemente. Sul fronte operativo, sono orgoglioso del lavoro fatto in Piazza della Concordia: per anni la zona è stata occupata da una dozzina di venditori ambulanti abusivi. Con meno risorse umane a disposizione, siamo riusciti a liberare l’area e a mantenerla tale da circa quattro anni. È un risultato importante, anche se riconosco che persistono criticità in altre zone della città».

Gestire una città complessa come Salerno con poche pattuglie non deve essere semplice…

«Non lo è affatto. Riceviamo centinaia di telefonate e per rispondere a tutte servirebbe un esercito.

Disponiamo di circa sei o sette pattuglie per turno, che diminuiscono ulteriormente nel pomeriggio e di sera. Qualche giorno fa, ad esempio, si sono verificati sei incidenti stradali tra le 14:00 e le 18:00; al sesto sinistro non avevamo fisicamente più pattuglie da inviare sul posto. Oltre agli incidenti, dobbiamo gestire i TSO (Trattamenti Sanitari Obbligatori), gli accertamenti sanitari e le improvvise chiusure stradali, come avvenuto recentemente in via Calenda, via Fra Generoso, via Valerio Laspro o a Giovi. Sono emergenze che ci costringono a distogliere personale da altri punti, creando inevitabilmente qualche malumore tra i cittadini. Il primo passo fondamentale sarà il passaggio dei nuovi agenti al tempo pieno, così da averli operativi sei giorni su sette anziché tre».

Il tema della sicurezza stradale è sempre attuale, specialmente dopo i gravi incidenti avvenuti sul lungomare. Qual è la situazione attuale?

«La prudenza è fondamentale: ogni cittadino deve mettersi alla guida con un profondo senso di responsabilità.

Analizzando il report dei primi tre mesi del 2026 confrontato con lo stesso periodo del 2025, il numero totale dei sinistri è stabile, ma registriamo una diminuzione degli incidenti con feriti. Un dato incoraggiante riguarda i decessi: l’anno scorso, nei primi tre mesi, avevamo già avuto due incidenti mortali; quest’anno, per fortuna, non ne abbiamo ancora registrati».

Qual è l’augurio che rivolge al Comando in vista del suo saluto a giugno?

«Il mio rammarico più grande, che è anche il mio auspicio per il futuro, riguarda la logistica: spero che il Corpo possa trovare presto una sede più centrale, adeguata e confacente alle sue necessità. Sono certo che l’amministrazione sarà capace di gestire questa transizione e che verrà nominato un Comandante all’altezza delle esigenze di una città importante come Salerno».

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Magistratura come un cancro: Zaffini e il copyright di Berlusconi

In questa campagna referendaria i campioni del fronte del No e del purtroppo non si sono risparmiati. Ne abbiamo sentite di ogni: «Csm sistema para-mafioso», magistrati come «plotoni di esecuzione», «mafiosi e massoni» pronti a barrare il Sì, «banditi» che vogliono manomettere la Costituzione. Mancava giusto la vecchia equiparazione magistratura-cancro.

Zaffini: «Finire davanti alla magistratura è come se ti diagnosticano un cancro»

A rispolverarla ci ha pensato il senatore di Fratelli d’Italia Franco Zaffini, che il 14 marzo, intervenendo a un evento per il Sì in quel di Terni, non ha usato mezzi termini: «Finire davanti alla magistratura è come se ti diagnosticano un cancro». Il meloniano ha pure preso le difese di Giusi Bartolozzi, la capo di gabinetto di Carlo Nordio che «è stata portata su tutte le prime pagine dei giornali perché ha detto che è un plotone d’esecuzione quando caschi davanti alla magistratura. Io aggiungo che è come se ti diagnosticano un cancro. È peggio di un plotone d’esecuzione». Perché, ha spiegato Zaffini, «con un plotone d’esecuzione sai che devi morire e ti chiedi quanto manca…. Dal cancro puoi guarire o morire. Il problema è che ti curano i medici. Se tu vai nelle mani della magistratura invece è un’avventura. Non sai con chi ti combini, chi ha condotto le indagini, non sai cosa di capiterà».

Quando era Berlusconi a usare la metafora magistratura-cancro

«I giudici ideologizzati sono una metastasi della democrazia»(2008)

Dichiarazione gravissima, si dirà. Certamente non nuova. Il copyright infatti è di Silvio Berlusconi, che negli anni ha associato con costanza e naturalezza le toghe al cancro (con vari emuli, come Maurizio Gasparri nel 2023). Fin dal giugno 2008 quando da presidente del Consiglio, di fronte all’assemblea della Confesercenti, arrivò a definire – tra i fischi – «i giudici ideologizzati» una «metastasi della democrazia». Prima dell’affondo, il Cav aveva ricordato che «molti pm» avrebbero voluto vederlo «legato», con tanto di gesto delle manette e aveva spiegato che un presidente del Consiglio «ha le mani legate di fronte a un’architettura che non è quella di uno Stato moderno ma è quella di uno Stato antico».

«Nella nostra democrazia c’è una patologia che è la peggiore: la magistratura» (2010)

Nel 2010, intervenendo alla cena elettorale di Roberto Formigoni, Berlusconi tornò all’attacco dei giudici. «Abbiamo un grave problema nella nostra democrazia», disse. «C’è una patologia che è la peggiore: è la magistratura con personaggi e correnti che fanno la guerra a chi non vogliono stia in maggioranza e al governo e per queste elezioni hanno fatto vincere il formalismo sul diritto legittimo dei cittadini a votare».

«Magistrati, cancro da estirpare» (2011)

Il refrain si ripetè anche a maggio 2011. Per la chiusura della campagna elettorale di Letizia Moratti a sindaco di Milano (venne sconfitta da Giuliano Pisapia, tra l’altro favorevole al Sì al referendum), Berlusconi, continuando la litania della persecuzione giudiziaria e dei complotti contro di lui, invitò il suo popolo a «estirpare il cancro della magistratura dalla democrazia italiana». Il bersaglio erano i pm milanesi che si occupavano delle sue vicende giudiziarie. Successivamente però spiegò che aveva usato la parola «cancro in modo figurato». Sarà anche vero, ma poi ha continuato sulla stessa linea (figurata o meno).

«Oggi nella democrazia c’è un cancro che si chiama magistratura» (2013)

Nel febbraio 2013, durante un comizio elettorale a Bari, Berlusconi riutilizzò la stessa metafora. «Oggi dentro la nostra democrazia c’è un cancro, una patologia che si chiama magistratura». Un’accusa rivolta «non a tutti i magistrati, ma a una corrente legata da un filo rosso che usa il potere dei giudici contro gli avversari per farli sparire. A me», aggiunse il Cav, «hanno riservato in 20 anni un trattamento che solo io che ho le spalle larghe e uno spirito da guerriero ho potuto sopportare».

«La magistratura è un cancro» (2013)

Solo un mese dopo, a margine del processo Mediaset, B tornò all’attacco: «La magistratura è un cancro, una patologia del nostro sistema. Il 23 marzo scenderemo tutti in piazza contro i magistrati». E, ancora: «C’è una parte della magistratura che utilizza la giustizia per combattere ed eliminare gli avversari politici che non si riescono ad eliminare con il sistema democratico delle elezioni».

«Il cancro peggiore della nostra democrazia è la magistratura italiana così combinata» (2016)

Il leitmotiv tornò nel 2016 quando, intervenendo alla presentazione del libro di Myrta Merlino Madri. Perché saranno loro a cambiare il mondo, Berlusconi si prese come sempre la scena raccontando aneddoti su mamma Rosa. Però non si risparmiò un attacco finale alle toghe rosse: «Il cancro peggiore della nostra democrazia è la magistratura italiana così combinata», sentenziò. «Dal 1994 sono considerato un ostacolo alla presa di potere della sinistra, anche oggi». Per concludere: «Tra i miei rimpianti, c’è non aver fatto la riforma». A rimediare ci ha pensato Giorgia Meloni. Sempre che vinca il Sì.

Al via il bonus moto e scooter: a chi spetta e come funziona l’incentivo fino a 4 mila euro

Da mercoledì 18 marzo 2026 è possibile richiedere il bonus per acquistare moto, scooter e microcar ibridi o elettrici nuovi di fabbrica. Una misura pensata per favorire il rinnovamento del parco moto e motorini con veicoli a minor impatto ambientale. Chi ha intenzione di comprarne uno, dovrà rivolgersi al proprio concessionario di fiducia e scegliere il modello. Sarà direttamente il venditore a prenotare il contributo tramite il portale dedicato del Mimit e applicare lo sconto.

Quali veicoli si possono acquistare e a quanto ammonta l’ecobonus

Le categorie che rientrano nell’incentivo sono L1e, L2e, L3e, L4e, L5e, L6e, L7e, di cui fanno parte ciclomotori e motoveicoli a due, tre o quattro ruote. Sono quindi comprese anche alcune e-car (quadricicli leggeri o pesanti che possono superare i 45 km/h). Il contributo non ha un valore fisso ma vale il 30 per cento del prezzo per gli acquisti senza rottamazione fino a 3 mila euro e il 40 per cento per gli acquisti con rottamazione fino a 4 mila euro. Il veicolo da rottamare deve essere intestato da almeno 12 mesi all’intestatario del nuovo mezzo o a un familiare convivente. A livello di fondi a disposizione, la Legge di Bilancio 2021 aveva previsto uno stanziamento complessivo di 150 milioni di euro – 20 milioni annui dal 2021 al 2023 e 30 milioni annui dal 2024 al 2026.

“Visit Salerno & Cilento”, oggi l’appuntamento a Capaccio Paestum

Seconda giornata di incontri organizzati dalla Camera di Commercio di Salerno per dare forma al progetto “Visit Salerno & Cilento – Essenza Mediterranea”, attraverso la creazione del Network degli operatori, un’aggregazione volontaria e gratuita aperta a tutte le imprese della filiera turistica. L’obiettivo è costruire prodotti turistici strutturati che confluiranno nel primo Catalogo dei Prodotti Turistici della Destinazione, base delle future campagne di promozione internazionale e digitale. L’appuntamento odierno è fissato a Capaccio Paestum presso il Museo Archeologico Nazionale a partire dalle ore 16 ed è rivolto alle imprese che vorranno aderire al network che contribuirà a fare del territorio una destinazione turistica più integrata e competitiva. Entra nel vivo, dunque, la fase operativa del Piano Strategico sul Turismo promosso dalla Camera di Commercio di Salerno, presieduta da Andrea Prete, con l’obiettivo di trasformare le potenzialità del territorio in economia reale e sostenibile per le imprese. Il progetto, realizzato con il supporto tecnico di ISNART e FTOURISM, punta a superare la frammentazione dell’offerta attraverso una governance unitaria, l’integrazione dei prodotti turistici e il rafforzamento delle infrastrutture, con l’Aeroporto di Salerno nel ruolo di principale volano di crescita. Per garantire l’attuazione concreta del Piano è stata istituita una Unità Operativa dedicata all’interno della Camera di Commercio, incaricata di coordinare gli incontri con Comuni e stakeholder e di gestire il nuovo portale web del progetto, favorendo il dialogo tra gli operatori e monitorando i risultati. Durante l’incontro odierno saranno illustrati il modello operativo del network, i benefici per le imprese e le modalità di adesione.

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Boccia a processo per truffa, slitta a giugno l’udienza a Pisa

È slittata a giugno l’udienza del processo che vede Maria Rosaria Boccia imputata a Pisa per truffa, con l’aggravante del danno patrimoniale di rilevante entità, ai danni di un amico. A causare lo slittamento è stato un legittimo impedimento del difensore dell’imprenditrice. Secondo l’accusa, Boccia avrebbe approfittato dell’amicizia di vecchia data con un coetaneo originario della provincia di Napoli, ma residente nel pisano per lavoro, per “spillargli” 30 mila euro. Come “trappola”, secondo quanto ipotizzato dalla procura, gli avrebbe proposto di investire i suoi risparmi nell’apertura di un locale di lusso, una terrazza bar affacciata sul golfo di Napoli che avrebbe compreso ai piani inferiori anche altre attività. Progetto che, in realtà, non sarebbe mai esistito.

Le indagini dopo la denuncia dell’uomo

La vicenda risale a dicembre 2021. Le indagini erano partite dalla denuncia del quarantenne, il quale ha sostenuto di essersi fidato della Boccia proprio per l’amicizia che li legava. A conferma della serietà del progetto, lei avrebbe anche fatto i nomi di altre persone note e facoltose già coinvolte nell’operazione. Sarebbe partito a breve, per questo i soldi servivano subito. L’uomo, di fronte all’insistenza di quella che considerava una persona fidata e allettato dall’idea di poter guadagnare molto più di ciò che avrebbe investito, si sarebbe quindi convinto a mandarle quei 30 mila euro. Salvo, poi, accusa, accorgersi di essere stato ingannato. Non avendo ricevuto indietro i soldi, si è rivolto al tribunale di Pisa ottenendo un decreto ingiuntivo che obbliga la Boccia a restituirgli i 30 mila euro più gli interessi. Decreto che, però, non sarebbe stato adempiuto dalla diretta interessata. Questo processo si aggiunge a quello che l’imprenditrice dovrà affrontare a Roma per stalking, lesioni, interferenze illecite nella vita privata e diffamazione ai danni dell’ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano.

Salerno. Zitarosa, ecco il mio programma con i cattolici

di Mario Rinaldi

 

 

Ha festeggiato un mese fa i suoi 68 anni. Ad oggi risulta il decano del Consiglio Comunale di Salerno. Ma per lui l’età anagrafica non conta. Così, Peppe Zitarosa, attuale consigliere comunale di maggioranza, ha deciso di ricandidarsi alle prossime elezioni comunali, abbandonando però il suo gruppo originario, quello dei “Popolari e Moderati”. Le motivazioni di questo allontanamento ha voluto fornirle il diretto interessato che, schierandosi al fianco di Vincenzo De Luca, tenterà una nuova scalata a Palazzo di Città per provare a vivere (in caso di vittoria) una nuova avventura al fianco dell’ex governatore della Campania.

Ci parli dell’addio a Popolare e Moderati che hanno scelto di sostenere il campo largo.

“Da premettere che i partiti non contano. Contano gli uomini. Purtroppo, però, per candidarsi, secondo quanto stabilito dalla legge, bisogna per forza transitare attraverso una lista, civica o di partito.  “Popolari e Moderati” è un movimento creato con degli amici per condividere un progetto unitario votato al bene comune. Una sorta di contenitore che doveva essere riempito di contenuti. Dal momento in cui il delegato della lista “Popolari e Moderati” ha preso una strada diversa da quella inizialmente tracciata, io e i miei colleghi consiglieri uscenti, Barbara Figliolia e Gaetana Falcone, abbiamo deciso di continuare su quella linea di pensiero che costituiva le ragioni fondanti del nostro schieramento. Per tale motivo abbiamo scelto di schierarci al fianco di colui che ha permesso a Salerno di diventare una città conosciuta in tutta Europa”.

Quindi si schiererà in una nuova lista civica? Quale?

“La lista prenderà il nome di “Cattolici”. Sarà una lista di centro a sostegno del candidato sindaco Vincenzo De Luca”.

Cosa pensa del ritorno di De Luca?

“Nella mia vita e carriera istituzionale ho conosciuto tanti politici, imprenditori e uomini delle istituzioni, ma una persona con la forza d’animo, la volontà, l’ironia, il pragmatismo e il carattere del candidato sindaco De Luca non l’ho mai conosciuta. Per me De Luca è unico in Italia, lo definirei un fuoriclasse della politica e Salerno ha bisogno di lui perché Salerno grazie a lui è diventata una delle citta più belle d’Italia”.

Secondo lei perché Salzano ha scelto di schierarsi contro De Luca.

“Posso solo dire che il motivo risieda in una visione di idee e progetti contrastanti. Dal momento in cui non si è riusciti a trovare un punto di incontro le strade tra i due si sono divise. Non vedo altri motivi”.

Può tracciarci un bilancio di questi quattro anni al Comune di Salerno?

“Sono stati anni sicuramente difficili, anche a causa del Covid, che ha molto condizionato l’operatività non solo dell’amministrazione comunale di Salerno, ma credo in generale di tutte le amministrazioni ed istituzioni. Abbiamo dovuto affrontare problemi con l’indizione delle gare d’appalto con le cooperative per manutenzione e il verde pubblico, oltre ad altre difficoltà gestionali di altra natura, la cui risoluzione è stata affrontata con impegno e dedizione. Ad ogni modo sono stati quattro anni nei quali, io personalmente, ho maturato una ulteriore esperienza politica ed istituzionale dalla quale esco rafforzato mentalmente e caratterialmente”.

Quali sono per lei le priorità per la città?

“Le priorità sono lavoro, turismo, sicurezza, mare pulito e creare una Salerno “città giardino”, che riesca ad attirare sempre più turisti e amanti dell’arte, della storia, dell’architettura e del bello in generale. Creare opportunità, valorizzare il territorio, garantire serenità ai cittadini e trasformare la città in un luogo più verde e vivibile significa costruire un futuro migliore per tutti. Salerno può crescere, e dobbiamo farlo insieme”. Decano sì, ma con spirito giovane e battagliero. Si presenta in questo modo Peppe Zitarosa, pronto a dire la sua come candidato alle amministrative del prossimo maggio.

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Dopo il guasto ai bagni, l’incendio a bordo: la USS Ford torna a Creta per riparazioni

Dopo aver preso parte all’operazione per catturare il presidente venezuelano Nicolás Maduro, è stata utilizzata per il decollo di decine di caccia F18 Hornet, carichi di bombe da sganciare sull’Iran. Adesso la portaerei USS Gerald Fordla più grande e potente al mondo – si prende una pausa forzata. L’ammiraglia della Marina Usa, al momento nel Mar Rosso, farà infatti rotta verso Creta per delle riparazioni dopo un serio incendio scoppiato a bordo la scorsa settimana.

I bagni in tilt e la prima sosta a Creta, poi il rogo

Durante lo spostamento dai Caraibi al Mediterraneo si era verificato un primo problema sulla fortezza galleggiante, lunga 333 metri: erano infatti andati in tilt i servizi igienici, cosa che aveva causato – ovviamente – grossi disagi. Il guasto era stato parzialmente risolto durante una sosta nel porto cretese di Souda. Poi erano iniziate le operazioni contro l’Iran, continuate anche mentre la USS Ford si spostava attraverso il canale di Suez nel Mar Rosso. Successivamente si è verificato il problema più serio: l’incendio.

Dopo il guasto ai bagni, l’incendio a bordo: la USS Ford torna a Creta per riparazioni
La USS Ford (Ansa).

L’incendio, partito da una lavanderia, è durato più di 30 ore

Come riportano diversi quotidiani statunitensi, l’incendio è durato più di 30 ore e decine di soldati sono rimasti intossicati dal fumo. Il rogo, partito da una ventola della lavanderia di poppa (forse per un cortocircuito), si è rapidamente esteso a diversi locali della portaerei, compresi gli alloggi, costringendo la Marina a prelevare mille materassi dalla futura USS John F. Kennedy a Norfolk, in Virginia, per inviarli alla Ford. Inoltre, la distruzione della lavanderia principale sta impedendo di lavare gli indumenti di buona parte dei militari a bordo, circa 4.500. Funzionari dell’esercito Usa, che hanno parlato con Reuters a condizione di anonimato, non hanno specificato per quanto tempo la nave da 13 miliardi di dollari rimarrà a Creta.

Medio Oriente, due morti a Tel Aviv: vittime anche a Beirut

Due morti a Tel Aviv a causa di un lancio di missili dall’Iran. Teheran ha rivendicato l’attacco affermando che è stato effettuato in vendetta per l’assassinio, da parte di Israele, di Ali Larijani, segretario del Consiglio supremo di sicurezza nazionale, e del generale Gholam Reza Soleimani, capo della forza Basij, la milizia paramilitare di volontari che fa parte della Guardia rivoluzionaria islamica. Le vittime sono un uomo e una donna di circa 70 anni. Si trovavano nella scala del loro palazzo quando è stato colpito, mentre tentavano di raggiungere il rifugio antiaereo dell’edificio.

Almeno sei morti e 24 feriti a Beirut

Dall’altra parte, lo Stato ebraico continua a prendere di mira il Libano e la capitale Beirut, dove si contano sei morti e 24 feriti. Nella notte tra il 17 e il 18 marzo 2026 l’Idf ha preso di mira, senza preavviso, i quartieri di Basta e Zoqaq el Blat, due aree centrali della città, e nella mattina anche il quartiere Bashoura. Questa sfilza di attacchi ha distrutto l’illusione di zone sicure nella capitale. «Oggi Beirut non è diversa dai sobborghi meridionali», ha commentato il capitano dei vigili del fuoco Neshat Berri.

Medio Oriente, due morti a Tel Aviv: vittime anche a Beirut
Edificio in fiamme a Beirut (Ansa).