Nove anni di reclusione per Alessandro Zuccaro e Michele Masiello, otto anni e due mesi per Giuseppe Gargano e Alberto Lopatriello, mentre Egidio Antonio Andriulli, Michele Leone e Rocco Lionetti sono stati assolti per non aver commesso il fatto. È la sentenza di primo grado del Collegio penale del Tribunale di Matera, presieduto da Chiara Civitano, per il caso dello stupro di gruppo, ai danni due minorenni inglesi, che si sarebbe verificato la notte tra il 6 e il 7 settembre 2020 a Marconia (Matera), all’esterno di una villa in occasione di una festa. Secondo l’accusa, accolta dal Tribunale, i quattro avrebbero condotto le due ragazze in una zona buia fuori dalla villa e le avrebbero costrette a subire violenze. I giovani, all’epoca tra i 19 e i 23 anni, erano stati arrestati quattro giorni dopo, anche grazie alle immagini di videosorveglianza della villa. Gli altri, invece, sono stati rintracciati con i riconoscimenti fotografici. L’8 maggio, a Salerno, si discuterà della posizione di un altro indagato, Michele Falotico
Trent’anni di bandiere che fendono l’aria, di tamburi che scandiscono l’identità di un territorio e un’evoluzione costante che ha trasformato un gruppo di giovani sognatori in un’eccellenza internazionale della rievocazione storica. L’Ente Culturale “Città Regia”APS taglia il traguardo dei suoi primi 30 anni di vita (1995-2025) e si prepara ad un 2026 ricco di eventi (che godono del patrocinio del Comune di Cava de’Tirreni) inseriti in una particolare operazione culturale di fusione della memoria storica con le più moderne tecnologie immersive. Il Trentennale: tra futuro digitale e Vaticano. Eventi da aprile a dicembre 2026 Le celebrazioni si apriranno ufficialmente ad aprile 2026 nella sala “Gino Avella” della sede di Città Regia (via Caliri, Cava de’Tirreni) con la presentazione del MUDS (Museo Digitale degli Sbandieratori Città Regia), nato dall’ideazione di Alex Giordano e realizzato da Eugenio Pisani e Luana Tortora della società “SPUN”. Si tratta del primo museo immersivo in Italia dedicato a quest’arte: un ecosistema tecnologico che, attraverso visori VR e contenuti in 12K, prodotti in loco con tecnologia VR360, integrati da elementi interattivi e da contenuti video-documentaristici, permetterà al pubblico di vivere le esibizioni storiche all’interno della Badia di Cava o nel Borgo medievale con una prospettiva a 360 gradi. In dettaglio, sono stati realizzati: un documentario immersivo in VR360 8K 3D HDR che introduce lo spettatore alla storia del MUDS e dell’identità cavese; esperienze VR360 immersive stand-alone dedicate alle esibizioni integrali degli sbandieratori in tre location simboliche: la Badia di Cava de’ Tirreni, il Borgo medioevale della Città, l’Ippodromo di Agnano; approfondimenti tematici su storia, costumi, musica e coreografie; un trailer interattivo, pensato per promuovere l’accesso in loco al museo; giornate di shooting VR on-site, svolte in ambienti interni ed esterni, con regia, troupe specializzata e strumentazione a 360° per la creazione degli ambienti 3D e delle riprese a immersività totale. Tutti i contenuti sono originali, non presenti sul mercato, realizzati ad hoc per l’ente promotore, e rappresentano asset digitali a lungo termine per l’esperienza museale. Il calendario toccherà vette istituzionali e spirituali a maggio 2026, quando il gruppo volerà a Roma in Piazza San Pietro per l’Udienza Generale di Sua Santità Papa Leone XIV, dove riceverà la benedizione del Gonfalone celebrativo del trentennale. In estate e autunno, la festa tornerà nelle piazze con l’evento spettacolo “90 Bandiere (e un Tuono) nel Borgo”: un’installazione umana dinamica lungo il corso porticato di Cava de’ Tirreni, dove una catena ininterrotta di sbandieratori darà vita a un’unica, immensa onda cromatica. A settembre, le celebrazioni si chiuderanno con un grande Gemellaggio Nazionale che vedrà il ritorno a Cava dei gruppi storici facenti parte della Federazione Italiana Antichi Giuochi e Sports della Bandiera, legati all’Ente sin dall’inaugurazione della storica sede di via Caliri dedicata a Gino Avella. Innovazione e Storytelling Oltre alle esibizioni live, il trentennale sarà celebrato attraverso la produzione cinematografica. Il cortometraggio “Il Peso del Vento” e l’uso dell’Intelligenza Artificiale per l’animazione delle foto d’archivio mostreranno come la tradizione possa dialogare con i linguaggi della Gen Z, trasformando la “fabbrica dei sogni” di via Caliri in un modello di rigenerazione culturale unico nel suo genere. Convegni e libri: Tra gli eventi anche convegni e presentazioni di libri. In particolare, il 6 ottobre nella sede dell’Ente Città Regia sarà presentato il volume “Cava ed il Regno di Napoli nella rivolta di Masaniello 1647/1648” di Pino Foscari. Si affronterà il tema della rivolta di Masaniello nei suoi effetti “nazionali” e in quelli relativi alla Città de la Cava. Il presupposto è il forte legame tra Napoli e la Città de la Cava dove la rivolta fu più stratificata e decisamente più riformatrice, a causa della sua spiccata identità dovuta al sentimento filomonarchico, al legame con Napoli e soprattutto alla condizione di città demaniale. Lo status di “demanio regio” conveniva al ceto medio che non avevano in animo di inimicarsi la Corona, ma il patriziato fu protagonista della sollevazione cavese fino ad ottenere, nel luglio del 1647, la sua fetta di potere con la rotazione dei sindaci per distretto. Tutto ciò sarà argomento di approfondimento nel convegno. Alla fine della serata si terrà una cena con piatti tipici del ‘600 napoletano.«Trent’anni non sono solo un traguardo numerico – dice il sindaco di Cava de’Tirreni, Vincenzo Servalli – ma rappresentano un lungo viaggio fatto di passione, dedizione e amore per l’arte della bandiera. In questi anni siete stati i custodi di una tradizione trasformando il volteggio di una bandiera in un linguaggio universale che parla di identità, di appartenenza e di eccellenza, ma soprattutto scuola di vita. Avete accolto generazioni di giovani, insegnando loro il valore del sacrificio, della disciplina e del lavoro. Grazie per essere ambasciatori della nostra città e per la bellezza che continuate a regalare alle nostre piazze. Che il vento continui a gonfiare le vostre bandiere e che la vostra energia possa ispirare ancora tante generazioni di cavesi». «Esprimo con entusiasmo il mio plauso per il trentennale dell’Ente Culturale “Città Regia”, un esempio virtuoso di come la memoria storica possa trasformarsi in un asset strategico per il futuro – afferma il presidente della Camera di Commercio Andrea Prete – La storia di questo Ente dimostra che la cultura e le tradizioni non sono solo eredità del passato, ma motori pulsanti, non solo di coesione sociale, ma anche di sviluppo economico». «Nel festeggiare l’associazione, oltre a presentare il libro, vogliamo mettere assieme alcuni eventi fondamentali per Cava e la Città Regia – spiega Pino Foscari, docente e tra i fautori del convegno – Durante la rivolta, il patriziato e la plebe si uniscono per mandare a casa il vecchio potere, un accordo tra l’alto e il basso della società, contro un’oligarchia che durava da decenni. C’è una documentazione che pubblicai e che verrà rianalizzata, un documento che attesta questa alleanza e parla di insegne spiegate da parte dei rivoltosi. Lo fanno con i vessilli degli Asburgo. Una rivolta che contiene aspetti di lotta sociale, esaminati con molta attenzione anche dalla storiografia. Il territorio di Cava era molto legato a tradizioni militari. Come mai Cava riesce a diventare una città media del Mezzogiorno? Perché cura molto l’aspetto della sicurezza e la tutela dei sudditi. Con l’associazione Città Regia ricorderemo quei privilegi, la demanialità, il concetto di sicurezza, l’espansione economica e demografica. La stessa associazione farà una ricostruzione con le scuole di bandiera che rappresenta il vessillo della città e l’identità della comunità».«La mia sfida è stata quella di costruire un percorso narrativo che rompesse con la celebrazione nostalgica per abbracciare quella che definisco la “Visione del Paradosso del Vento” – racconta Giovanni Basile, direttore artistico della mostra di ottobre – Ho osservato l’Associazione Città Regia non come un archivio storico, ma come un organismo vivo: la sua identità non risiede nella staticità di un simbolo, ma nel suo movimento.
Sarno, in arrivo uno spazio per lo sgambamento cani: approvato il progetto “Dog Park”. A Sarno prende forma un nuovo spazio dedicato agli amici a quattro zampe. È stato approvato il progetto esecutivo per la realizzazione di di un’area attrezzata destinata allo sgambamento dei cani.
Il progetto prevede la creazione di uno spazio adeguatamente attrezzato, dotato di recinzioni, panchine, cestini portarifiuti, fontanelle e segnaletica, senza apportare modifiche sostanziali alla morfologia del terreno.
L’intervento sarà realizzato nella zona retrostante l’Ufficio del Giudice di Pace, contribuendo anche alla riqualificazione urbana. Un’opera che punta a rendere la città sempre più attenta alla qualità della vita, sia per i cittadini che per i loro animali, valorizzando al contempo gli spazi pubblici.
“Il Dog Park è un altro punto del programma elettorale che stiamo portando avanti con concretezza.
Stiamo lavorando a un insieme di interventi che mettono al centro il valore degli animali nella vita quotidiana delle persone. Allo stesso tempo, vogliamo rendere Sarno sempre più pet friendly, aumentando gli spazi verdi dedicati ai cani e creando strutture attrezzate per la loro attività motoria e di sgambamento”, ha dichiarato il Sindaco Francesco Squillante.
“Non condividiamo e riteniamo errata la ricostruzione del coordinatore regionale Fulvio Martusciello, che collega le reazioni di Lega e Fratelli d’Italia a divergenze fra gli alleati rispetto all’evento sulla ‘remigrazione’ previsto il 24 aprile. Riteniamo improprio e improvvido cercare alibi alle evidenti difficoltà nel partito campano e al fallimento nel rapporto con gli alleati”. Lo dichiarano Annarita Patriarca e Pino Bicchielli, esponenti di Forza Italia in Campania. “Oggi più che mai è il momento dell’unità e della responsabilità da parte di tutto il centrodestra campano. Gli elettori pretendono un centro-destra coeso, innanzitutto sul territorio, capace di concentrare l’attenzione sulle esigenze concrete delle comunità locali: da Salerno e Avellino a Napoli. Non possiamo permetterci divisioni o segnali ambigui che rischiano di disorientare i nostri sostenitori e di regalare spazi alla sinistra”, proseguono. “Per questo ribadiamo la nostra piena disponibilità al confronto costruttivo su tutti i temi che riguardano il futuro amministrativo della Campania, a partire dal rilancio delle municipalità di Napoli, ma sempre in un clima di massima collaborazione, serenità e unità tra gli alleati. È questo che chiedono i cittadini e che il centrodestra ha il dovere di garantire”, concludono gli esponenti di Forza Italia.
Clima da partita ad alta tensione per Foggia Calcio–Salernitana, ultima giornata di campionato finita sotto la lente del Viminale.
Con la determinazione n.15 del 2026, l’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive ha classificato la gara come evento a rischio per l’ordine pubblico. Ora la decisione definitiva spetta al CASMS, atteso nei prossimi giorni.
Lo scenario appare già delineato: il settore ospiti dello stadio Stadio Pino Zaccheria potrebbe restare vuoto oppure essere accessibile solo con forti limitazioni, tra cui il possibile obbligo della tessera del tifoso.
Acque agitate nel centro destra in Campania. A creare motivi di attrito l’annuncio, da parte di Forza Italia, della convocazione, per la prossima settimana di una riunione interpartitica per affrontare la questione Napoli, in vista della scadenza del mandato di Gaetano Manfredi a ottobre prossimo. “Mercoledì 22 aprile, alle ore 18.30, le forze della coalizione si riuniranno per avviare un confronto sul futuro amministrativo e politico del capoluogo”, annuncia il comunicato di Forza Italia. Al centro della riunione “l’apertura di un percorso condiviso sui temi strategici per la città, a partire dal ruolo delle municipalità. L’obiettivo è definire una linea comune per il loro rilancio, valorizzandone funzioni e capacità di intervento sul territorio”. Nel corso dell’incontro “sarà avviata anche – spiega la nota di Forza Italia – una prima riflessione sull’individuazione di figure alla guida delle municipalità, con l’intento di puntare su profili radicati e riconoscibili, in grado di rappresentare efficacemente le istanze dei quartieri e rafforzare la presenza della coalizione sul territorio”. Posizione che però viene poco dopo smentita. “Non ci sono – si affretta a precisare il senatore Antonio Iannone, commissario regionale di Fratelli d’Italia in Campania – riunioni fissate per parlare delle elezioni comunali a Napoli. Sarebbe surreale visto che ora e’ il turno di Salerno e Avellino. Senza chiarimento regionale e nazionale, livelli competenti per il voto in un capoluogo di regione, non si procede”. Si fa sentire la Lega che, “pur condividendo lo spirito dell’iniziativa, ritiene sia prioritario lavorare per ricostruire l’unità del centrodestra innanzitutto ad Avellino e Salerno”. “Bene aprire un dialogo per il capoluogo della nostra regione, – dichiara il deputato e coordinatore della Lega in Campania Gianpiero Zinzi – ma crediamo sia irrilevante in questo momento avviare un confronto a Napoli quando nei capoluoghi Salerno e Avellino l’assenza di buonsenso ha aperto una frattura che ancora non è stata sanata. Bene che Forza Italia abbia riconosciuto quanto sia importante valorizzare l’unità del centrodestra, ma se ha davvero intenzione di ricucire lo strappo che ha creato negli altri territori, lo dimostri con i fatti”. “Giusto promuovere a Napoli già da subito un percorso di interlocuzione con tutte le forze che rappresentano il centrodestra in vista delle elezioni amministrative – dichiara il coordinatore cittadino della Lega Enzo Rivellini – ma appare fondamentale farlo in un clima di serenità e improntato sul rispetto e su un approccio di massima collaborazione tra gli alleati. La Lega è a disposizione e saprà fare la sua parte per il bene di Napoli e della Campania”. A chiudere il cerchio Gigi Casciello, coordinatore regionale di Noi Moderati in Campania: “Leggo con sorpresa di una riunione del centrodestra, la prossima settimana, in vista delle elezioni comunali che si terranno nel 2027 a Napoli. Tra poco più di un mese si voterà nei Comuni di Salerno e Avellino dove, purtroppo, è venuto meno il sostegno al centrodestra proprio da parte di chi oggi ritiene di convocare una riunione per le elezioni al Comune di Napoli: motivo sufficiente per rendere inutile al momento qualsiasi incontro per elezioni amministrative lontane nel tempo”
Le circostanze dell’abbandono di un uomo di nazionalità indiana di 36 anni davanti all’ospedale di SALERNO richiamano tristemente alla nostra memoria il caso di Satnam Singh, avvenuto nelle campagne di Latina nel 2024. Le notizie di cui disponiamo infatti sono raccapriccianti: le gambe dell’uomo sarebbero in cancrena e l’infezione pare abbia compromesso anche il fegato”. Lo sostiene Franco Mari, capogruppo di Avs in commissione Lavoro della Camera. “La prima ipotesi è quella di una prolungata esposizione a elementi chimici tossici – spiega – Ho provveduto a presentare immediatamente una interrogazione ai ministri del Lavoro e dell’Agricoltura, ma non escludo, qualora dovessero emergere particolari che riconducono questa vicenda al fenomeno del caporalato in agricoltura, di richiedere una visita ispettiva della Commissione d’inchiesta sullo sfruttamento e sulla sicurezza del lavoro”. Un’interrogazione è stata annunciata anche da Arturo Scotto, capogruppo Pd in commissione Lavoro alla Camera, che sostiene “il caporalato è la principale piaga del lavoro nei campi”. Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale del Pd, insieme al sociologo Marco Omizzolo ha aggiunto: “Serve urgentemente un piano straordinario, concreto e immediato che preveda: l’introduzione del salario minimo legale anche in agricoltura; la chiusura immediata delle aziende che ricorrono al caporalato; assunzione massiccia di ispettori del lavoro e controlli sistematici su tutta la filiera produttiva; utilizzo del Durc di congruità per verificare il rapporto tra manodopera e produzione; impiego di tecnologie, anche con droni, per monitorare le condizioni nei campi; superamento delle baraccopoli con interventi strutturali per garantire dignità abitativa. E poi, ancora, contrasto alle baraccopoli, costituire una Procura nazionale per il contrasto alle morti sul lavoro e allo sfruttamento; cancellare la Legge Bossi-Fini, dei decreti Sicurezza e del decreto flussi”
«Non chiediamo solo giustizia, ma rispetto. Rispetto per Alessandro, per la sua memoria e per il dolore che la nostra famiglia vive ogni giorno». È un appello fermo quello di Francesco Morra, intervenuto dopo la pronuncia della Corte di Cassazione che ha confermato le condanne legate alla tragica vicenda del piccolo Alessandro Farina, morto nel 2017 a seguito di un grave errore medico.
Il primo cittadino, zio del bambino, sottolinea come la decisione chiuda definitivamente il lungo iter giudiziario, ma allo stesso tempo apra un fronte di responsabilità che va oltre le aule di tribunale. «La sentenza mette un punto alla vicenda processuale, ma impone ora all’ospedale una presa di posizione netta e chiara: quanto accaduto è grave e non può restare senza conseguenze», ha dichiarato.
Morra evidenzia inoltre le criticità emerse nel corso degli anni: «Non si può attendere l’esito di tre gradi di giudizio per riconoscere errori evidenti. Servivano prima trasparenza e assunzione di responsabilità».
Da qui la richiesta, rivolta alle istituzioni sanitarie, di atti concreti: «Nel rispetto delle garanzie di tutti, chiediamo interventi chiari, rispetto per la famiglia e soprattutto garanzie affinché tragedie come questa non si ripetano mai più». Un monito che riporta al centro il tema della sicurezza nelle strutture sanitarie e della tutela dei pazienti più fragili.
Togliere i bambini dalla strada, ridurre il rischio di dispersione scolastica e creare momenti di socialità e creatività. Con questi principi nasce il progetto della Fondazione Pellegrini, istituita dall’Augustissima Arciconfraternita ed Ospedali della SS. Trinità dei Pellegrini e Convalescenti, e presieduta attualmente dall’avvocato Augusto Nuzzi, un ente senza scopo di lucro che persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale, attivo nei settori dell’educazione, cultura, formazione, ricerca scientifica, turismo sociale, inclusione e beneficenza. Giovedì 16 aprile si è tenuta presso la Chiesa SS Trinità dei Pellegrini, a Napoli la presentazione dell’importante progetto, alla presenza, oltre che del presidente Nuzzi, di Giovanni Cacace, Primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, di Mariano Bruno e Stefano Santoro per la Fondazione Deloitte, e di Patrizia Scarano Presidente dell’Associazione IAMMS. “La Fondazione Pellegrini e Convalescenti di Napoli – Opera Fabrizio Pignatelli – ha spiegato in apertura di evento il presidente Augusto Nuzzi – è una realtà storica che, fedele ai valori cristiani su cui è nata, continua ad operare nei settori più delicati e rilevanti della società civile. E tra i progetti simbolo della nostra missione spicca il Centro Socio Educativo per minori “Fabrizio Pignatelli”, attivo da oltre dieci anni e oggi punto di riferimento per tantissimi ragazzi dai 6 ai 18 anni provenienti da famiglie in difficoltà”. In questo contesto, dunque, la Fondazione Pellegrini ha proposto e avviato una collaborazione con la Fondazione Deloitte, finalizzata al potenziamento del Centro Socio Educativo. “Una partnership strategica che ha già portato a un importante risultato: l’accesso a un bando europeo dal quale la Fondazione ha ottenuto un contributo per le annualità 2025–2027 e la stipula di un accordo siglato con la Deloitte che prevede che il contributo sia destinato al rafforzamento complessivo del Centro “Fabrizio Pignatelli”, con un impatto diretto su circa 120 minori a rischio di dispersione scolastica ed un beneficio indiretto per famiglie, scuole, comunità ed educatori”, ha aggiunto Nuzzi. Il primo passo del progetto, annunciato in conferenza, sarà proprio il laboratorio musicale, diretto dalla associazione Iaams e che ha già registrato decine e decine di iscrizioni. Le attività didattiche si svolgeranno all’interno del Centro Socio Educativo “Fabrizio Pignatelli” negli immobili di via Ninni, e ASSIO.GIO.CA metterà a disposizione della Fondazione le sue risorse umane adeguate a garantire il regolare funzionamento del centro e della progettazione di attività utili a rafforzare le competenze e le abilità dei minori che frequentano il centro.
“Nel concreto una bella notizia per tutto il territorio di Napoli e provincia, anche e soprattutto alla luce della rilevanza degli interventi previsti. Grazie alla collaborazione con la Fondazione Deloitte e al supporto dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, potremo rafforzare la nostra missione di solidarietà sociale, ispirata ai valori cristiani che da secoli guidano il nostro operato”, ha concluso Augusto Nuzzi. Sulla falsariga anche Giovanni Cacace, Primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini, che ha ricordato l’impegno quotidiano e storico dell’Arciconfraternita a sostegno del territorio partenopeo e della sua comunità, e ha sottolineato l’importanza sociale del progetto della Fondazione Pellegrini. Importanti anche le parole di Mariano Bruno, Senior Partner di Deloitte e consigliere di amministrazione della Fondazione Deloitte: “Un’iniziativa dal forte valore sociale, nata con l’obiettivo di contrastare la dispersione scolastica nell’area dell’Ospedale dei Pellegrini, offrendo ai giovani – di diverse fasce d’età – un’opportunità concreta di crescita, espressione e inclusione attraverso la musica. Il progetto rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni e realtà del territorio: la sinergia tra l’Arciconfraternita dei Pellegrini e la Fondazione Pignatelli dimostra come il lavoro condiviso possa generare un impatto positivo e duraturo per la comunità. Fondazione Deloitte è orgogliosa di sostenere e sponsorizzare iniziative di questo tipo, che mettono al centro le nuove generazioni e il loro futuro”. Sulla stessa linea, Stefano Maria Santoro, Partner di Deloitte, ha evidenziato, a margine dell’iniziativa, “l’importanza di un progetto di grande valore, destinato ad avere un impatto fortemente positivo sulla società civile, e il ruolo imprescindibile della sinergia tra gli enti del territorio nel promuovere il bene comune”. Più in generale, fanno sapere dalla Fondazione Pellegrini, il contributo economico per il progetto sarà destinato al rafforzamento del centro didattico attivo presso il Centro Socio Educativo “Fabrizio Pignatelli”, attraverso l’ampliamento dell’utenza e il miglioramento complessivo della qualità dei servizi offerti. Gli interventi previsti comprendono l’introduzione di nuove dotazioni informatiche, attività educative e laboratoriali integrative, nonché opere strutturali per rendere gli spazi più funzionali e accoglienti. Saranno attivati percorsi di supporto scolastico, recupero, orientamento e laboratori creativi, condotti da tutor qualificati, affiancati da attività complementari quali eventi culturali, iniziative sportive e momenti ricreativi.
Il Santuario dell’Annunziata di Giugliano rappresenta un luogo di profonda tradizione e testimonianza, simbolo dell’identità religiosa e culturale del territorio. Dichiarato bene culturale di interesse storico-artistico, custodisce un patrimonio di straordinario valore, tra cui il prestigioso cassettonato ligneo seicentesco, considerato tra i più belli d’Italia, che incornicia tele del XVII secolo di importanti artisti della scuola napoletana, oltre alla complessa struttura di copertura in capriate storiche, oggi al centro delle principali operazioni di consolidamento.
Il complesso si distingue per l’elegante facciata settecentesca, il campanile articolato e interni riccamente decorati in stile barocco, con cappelle, altari e opere di grande rilievo. Tra queste, la Cappella della Madonna della Pace, la più grande del santuario che si presenta come una vera “chiesa nella chiesa”, con una struttura completa e decorazioni di pregio, custodendo importanti opere del Seicento.
Tra la navata e il presbiterio spiccano un organo ligneo dorato del XVII secolo e un elegante pulpito, insieme a pannelli di un polittico del XV secolo dedicato alla Vergine. Nell’area absidale, decorata con marmi policromi, si trova sull’altare maggiore la tavola dell’Annunciazione di Angelillo Arcuccio.
Il cantiere in corso non rappresenta una semplice operazione tecnica, ma un vero processo di rigenerazione culturale, capace di restituire centralità a un bene fondamentale per l’identità urbana e il paesaggio storico di Giugliano.
I rilevanti interventi infrastrutturali, avviati nelle scorse settimane, sono stati resi possibili grazie all’impegno politico di Fratelli d’Italia. Con una visita al santuario, il capogruppo di FdI in Consiglio comunale Francesco Iovinella, il capogruppo in Consiglio regionale Gennaro Sangiuliano e il deputato Michele Schiano hanno voluto sottolineare concretamente questo impegno e l’avvio dei lavori.
L’intervento è stato finanziato dal Ministero della Cultura, nell’ambito delle misure del PNRR dedicate alla messa in sicurezza di chiese e campanili, quando era ministro Sangiuliano.
«Siamo disponibili a ogni azione affinché l’opera si completi rapidamente e per tutto ciò che sarà necessario. Per troppi anni una città importante come Giugliano è stata dimenticata e abbandonata. Noi ci siamo, e vedremo se la Regione saprà seguirci anche su altri interventi rilevanti», hanno dichiarato Iovinella, Sangiuliano e Schiano.
Nel giorno dellariapertura di Hormuz e del vertice di Parigi durante il quale è stata messa a punto una «missione difensiva» per lo stretto, Donald Trump torna ad attaccare la Nato, definita nuovamente dal tycoon una «tigre di carta». Su Truth, il presidente Usa ha scritto: «Ho detto loro di starne fuori, a meno che non vogliano semplicemente riempire le loro navi di petrolio. Sono stati inutili nel momento del bisogno».
Trump: «Nato inutile, stia alla larga»
Trump, in una giornata particolarmente ricca di post su Truth, ha affermato: «L’Iran ha accettato di non chiudere mai più lo Stretto di Hormuz, che non verrà più utilizzato come arma contro il mondo». Quetso mentre Teheran ha precisato che la riapertura durerà (al momento) per il tempo della tregua in Libano. Poi, come detto, ha puntato ancora il dito contro l’Alleanza atlantica: «Ora che la situazione nello Stretto di Hormuz si è risolta, la Nato mi ha telefonato per chiedermi mi chiedevano se avessimo bisogno di aiuto. Gli ho detto di stare alla larga».
Meloni: «Italia pronta a fornire navi»
Tutto questo nelle ore in cui a Parigi si è tenuta la Conferenza sulla navigazione marittima nello Stretto di Hormuz, alla quale – oltre al padrone di casa Emmanuel Macron – hanno partecipato in presenza il primo ministro britannico Keir Starmer, la premier italiana Giorgia Meloni e il cancelliere tedesco Friedrich Merz. Inclusi quelli in videocollegamento, erano però presenti i rappresentanti di una cinquantina tra Paesi (tra cui la Russia) e organizzazioni internazionali. «Lo stretto deve essere riaperto e senza pedaggi. Il mondo intero ha bisogno di una soluzione. La missione che abbiamo predisposto è difensiva e segue il cessate il fuoco», ha detto Starmer nelle dichiarazioni alla stampa al termine del vertice. Meloni ha affermato che «aprire Hormuz significa far fronte alle criticità e costruire un elemento essenziale per qualsiasi soluzione del conflitto mediorientale». La presidente del Consiglio ha poi affermato che l’Italia è disponibile a fornire navi per la missione difensiva.
Giorgia Meloni, Keir Starmer, Emmanuel Macron e Friedrich Merz (Ansa).
A Salerno e Prato va di moda l’usato sicuro. Nella città campana e in quella toscana si vota alle elezioni amministrative del 24 e 25 maggio 2026, in anticipo sulla scadenza naturale per via delle dimissioni dei rispettivi sindaci. Per motivi nettamente diversi. A Salerno l’ex primo cittadino Vincenzo Napoli ha lasciato l’incarico per permettere – suscitando grande scandalo nel centrosinistra – il ritorno di Vincenzo De Luca nella sua città, che potrebbe amministrare per la quinta volta. A Prato l’ex sindaca Ilaria Bugetti ha fatto un passo indietro per via di un’inchiesta giudiziaria tuttora in corso e con molti strascichi. Pochi giorni fa il Partito democratico ha scelto: il candidato sindaco è Matteo Biffoni, che ha guidato il Comune già per due mandati, prima di candidarsi in Regione ed essere eletto con 22 mila preferenze.
Schlein costretta ad accettare le condizioni del vicerè De Luca
Verosimilmente sia De Luca sia Biffoni vinceranno le elezioni e la notizia è che lo faranno da “avversari” politico-culturali dello schleinismo. Certo, il clima è diverso nelle due città. De Luca a Salerno si candida senza simbolo del Pd, forte solo della sua personalità e del suo consenso. Anzi, il Pd schleiniano aveva l’intenzione di farlo fuori, lui insieme a tutti i cacicchi del Mezzogiorno, ai quali vengono attribuiti mali politici di ogni sorta. La cronaca ci dice che le cose non sono andate bene per il partito di Elly Schlein, costretto ad accettare le condizioni del vicerè De Luca, con cui il Pd non può non fare i conti.
Uno scambio di saluti con stretta di mano e sguardi fulminanti tra Elly Schlein e Vincenzo De Luca (foto Ansa).
I dem hanno dovuto accollarsi anche il figlio di Vincenzo
De Luca ha prima tenuto il punto in Regione, dove solo alla fine – previo accordo con il Pd nazionale e con il Movimento 5 stelle – ha dato il via libera alla candidatura del suo successore, Roberto Fico. Le condizioni non sono state simpatiche per i dem, che hanno dovuto accollarsi Piero De Luca, figlio di Vincenzo, come segretario regionale del Pd campano. De Luca insomma torna in campo Nonostante il Pd, per citare il titolo di un suo libro.
Elly Schlein con Piero De Luca (foto Imagoeconomica).
Il candidato della destra senza il sostegno di Forza Italia
A sfidarlo sarà Gherardo Maria Marenghi, candidato di Fratelli d’Italia, Lega (con la lista Prima Salerno), Noi Moderati (a benedire l’operazione il viceministro agli Affari esteri e alla Cooperazione Internazionale Edmondo Cirielli). Non sarà però sostenuto da Forza Italia, e qui viene la parte più divertente della storia salernitana: il partito di Antonio Tajani infatti ha deciso di unirsi a una congrega liberale a sostegno di Armando Zambrano, libero professionista, già presidente del Consiglio nazionale degli Ingegneri.
Gherardo Maria Marenghi.
La strana ricomposizione dell’ex Terzo Polo, versione allargata
La sua candidatura è appoggiata, fra gli altri, da Forza Italia, Azione, Italia viva-Casa Riformista, Partito Liberaldemocratico, Udc e Noi di Centro. A Salerno insomma si va ricomponendo l’ex Terzo Polo, versione allargata: nemmeno i due gemelli del gol libdem Matteo Renzi e Carlo Calenda avrebbero potuto sognare di meglio.
Armando Zambrano (foto Imagoeconomica).
A Prato un mix di complotti, trappole, inchieste e dimissioni
Prato invece meriterebbe un romanzo politico a sé, tra complotti, trappole, inchieste e dimissioni. È successo di tutto in questi mesi, al punto che alcuni cronisti si sono messi al lavoro per qualche instant book pratese. La svolta su Biffoni è arrivata quando il Pd ha capito che a Pistoia (siamo nello stesso fazzoletto di terra) le Primarie di centrosinistra le avrebbe vinte Giovanni Capecchi, docente universitario, vicino ad Alleanza Verdi e Sinistra, sostenuto nientemeno che da Marco Furfaro, responsabile iniziative politiche del Pd.
L’appoggio a un candidato non iscritto al Pd e la spaccatura
E qui sta la parte da popcorn della storia pratese: il commissario ombra del Pd toscano ha apertamente sostenuto un candidato, Capecchi, non iscritto al Pd, contro la candidatura ufficiale del Pd pistoiese, Stefania Nesi. Chissà, Capecchi avrebbe vinto anche senza il sostegno di Furfaro, ma intanto così si è spaccato il Pd pistoiese.
Due chiamati sindaci anche quando non lo erano più…
Il Pd nazionale e il Pd regionale, così attenti agli equilibri di genere politico, hanno così permesso che ci fosse un riformista candidato a Prato. Anche lì è il partito di Giorgia Meloni a candidare un suo uomo: Gianluca Banchelli, sostenuto dal centrodestra. Ma gli avversari di De Luca e Biffoni non hanno la possibilità di vincere contro quelli che, dappertutto, anche in Regione, continuavano a essere chiamati sindaci persino quando non lo erano più.
La Commissione europea ha stilato una serie di raccomandazioni ai Paesi membri nella bozza del piano Accelerate Eu, atteso il 22 aprile, per fronteggiare la crisi energetica legata alla guerra in Medio Oriente. Il pacchetto punta alla riduzione volontaria dei consumi, soprattutto in riscaldamento e trasporti. Tra le indicazioni: limitare l’uso di energia in casa, evitare sprechi e spostare i consumi fuori dalle ore di punta, insieme a incentivi per la mobilità sostenibile. Alle amministrazioni si chiede di dare l’esempio su consumi e illuminazione, mentre per imprese e edifici si punta su maggiore efficienza.
L’elenco delle misure proposte da Bruxelles
Le misure comprendono l’invito, per le aziende che possono farlo, a stabilire almeno un giorno di smart working a settimana. Si spinge poi per ridurre i costi del trasporto pubblico o renderlo gratuito per le categorie più fragili. Bruxelles raccomanda inoltre di adeguare le impostazioni di caldaie a condensazione e sistemi di climatizzazione negli edifici pubblici per aumentarne l’efficienza e ridurre i consumi di riscaldamento e raffrescamento, invitando anche i proprietari di edifici commerciali a intervenire sugli impianti centralizzati e le famiglie a mantenere la temperatura delle caldaie a condensazione sotto i 50 gradi. Sul fronte sociale, proposti voucher energetici mirati per le fasce più vulnerabili e, in via temporanea, l’introduzione di prezzi regolati. Tra le altre misure, anche schemi di leasing agevolato per favorire la diffusione di tecnologie efficienti – dalle pompe di calore ai pannelli fotovoltaici – e incentivi fiscali per sostituire elettrodomestici obsoleti e apparecchi a gas. Nelle città, infine, si punta su zone a traffico limitato e giornate senz’auto, insieme a maggiori incentivi per la mobilità elettrica. Alle amministrazioni e alle imprese viene anche raccomandato di limitare i viaggi aerei, privilegiando soluzioni alternative quando possibile.
A seguito della tregua di 10 giorni tra Israele e Libano(e in vista dei nuovi colloqui tra Stati Uniti e Iranin Pakistan), la navigazione nello Stretto di Hormuz torna alla normalità. Il braccio di mare, da cui passa circa il 20 per cento dei flussi mondiali di petrolio e gnl, è stato infatti riaperto. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, seguito poi a stretto giro da Donald Trump.
In line with the ceasefire in Lebanon, the passage for all commercial vessels through Strait of Hormuz is declared completely open for the remaining period of ceasefire, on the coordinated route as already announced by Ports and Maritime Organisation of the Islamic Rep. of Iran.
Trump: «Per l’Iran il blocco navale resta in vigore»
«In linea con il cessate il fuoco in Libano, il passaggio di tutte le navi commerciali attraverso lo Stretto di Hormuz è dichiarato completamente libero per il restante periodo della tregua, lungo la rotta coordinata già annunciata dall’Organizzazione portuale e marittima della Repubblica islamica dell’Iran», ha dichiarato Araghchi. Trump, poco dopo, ha confermato la riapertura dello stretto. Tuttavia, ha sottolineato il presidente Usa, «il blocco navale rimarrà pienamente in vigore ed efficace esclusivamente nei confronti dell’Iran, finché la transazione non sarà completata al 100 per cento».
Si è svolta presso il salone d’onore del Coni la conferenza stampa di presentazione della seconda edizione di Navigare Insieme: l’Italia senza barriere, il progetto della Federazione Italiana Vela realizzato con il supporto di Unicredit attraverso il Fondo Carta Etica. L’iniziativa nasce per promuovere la vela come sport inclusivo e accessibile, attraverso un programma di attività su tutto il territorio nazionale. Navigare insieme mette al centro la collaborazione tra circoli velici, istituti scolastici, associazioni e istituzioni, con l’obiettivo di abbattere le barriere e favorire la partecipazione delle persone con disabilità. Le attività prevedono momenti in mare e a terra, affiancati da formazione, divulgazione e confronto con le comunità locali. La vela diventa così uno strumento educativo, capace di sviluppare autonomia, fiducia e collaborazione.
I risultati del 2025 e il programma del 2026
Nel corso del 2025 il progetto ha registrato i seguenti risultati:
11 tappe su tutto il territorio nazionale
461 partecipanti coinvolti
10 istituti scolastici
35 associazioni del terzo settore
+110 per cento di crescita del tesseramento promozionale
Forte dei risultati ottenuti, Navigare Insieme torna nel 2026 con un programma ancora più strutturato. Il calendario prevede tappe su tutto il territorio nazionale, dal lago di Bolsena fino a Napoli. L’obiettivo è ampliare ulteriormente la rete dei circoli velici coinvolti e rafforzare il radicamento nei territori. Il progetto si configura sempre più come un percorso continuativo. Unisce attività sportive, formazione e momenti di confronto. Offre alle persone con disabilità un’opportunità concreta di avvicinarsi alla vela e proseguire nel tempo.
Il nuovo round di colloqui tra Stati Uniti e Iran dovrebbe tenersi a Islamabad domenica 19 aprile. Lo scrive Axios, citando funzionari americani. La priorità assoluta per l’Amministrazione Trump è garantire che l’Iran non possa accedere alle scorte di quasi due tonnellate di uranio arricchito sepolto nei suoi impianti nucleari sotterranei, in particolare i 450 chilogrammi arricchiti al 60 per cento. Secondo le fonti di Axios, gli Stati Uniti sono pronti a scongelare 20 miliardi di dollari di fondi iraniani se Teheran rinuncerà alle sue scorte. Ma si tratterebbe solo di una delle tante proposte sul tavolo.
Wired Italia chiude i battenti. Ad annunciarlo è stato Roger Lynch, ceo di Condé Nast, la casa editrice della testata. In un comunicato divulgato il 16 aprile, giorno dello sciopero dei giornalisti che chiedono da tempo il rinnovo del contratto nazionale, ha spiegato che la chiusura di Wired in Italia fa parte di una riorganizzazione globale che coinvolge anche Glamour e Self. Il manager ha evidenziato che, sebbene l’attività in generale dell’azienda sia in salute e il 2025 sia stato chiuso in crescita, «per mantenere questo livello di performance dobbiamo rimanere disciplinati nella gestione del nostro tempo e delle nostre risorse». Nello specifico, Wired Italia (ma anche le altre due riviste che non sono pubblicate nel nostro Paese) rappresenterebbero poco più dell’1 per cento del fatturato complessivo di Condé Nast. Realtà, insomma, che «continuano a non essere redditizie e la cui gestione nella forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura».
C’entra anche l’intelligenza artificiale
Sebbene Wired rimanga un marchio globale forte, continua la nota, «l’edizione italiana non ha tenuto il passo con la crescita negli altri Paesi». In più, la società sta apportando modifiche nell’organizzazione tecnologica a causa del «rapido progresso dell’AI e del suo impatto sulla capacità di innovare e sviluppare prodotti rapidamente». Wired è nata nel 1993 negli Stati Uniti. L’edizione italiana è stata lanciata nel 2009. Il primo numero riportava in copertina Rita Levi Montalcini intervistata da Paolo Giordano. Attualmente la redazione, secondo quanto riportato dal Corriere, conta tre giornalisti assunti, più il direttore Zorloni, affiancati da cinque grafici editoriali e due collaboratori fissi, oltre a una rete di decine di collaboratori esterni. Le tempistiche del piano di dismissione sono ancora da definire.
Grande attesa tra i telespettatori italiani: tutti si chiedono, col fiato sospeso, se nelle serate del 17 e del 24 aprile, su Rai 3, durante le quattro puntate di Vespucci, il viaggio più lungo, il diario visivo di bordo dell’itinerario che ha portato la “nave scuola” della Marina militare in giro per 50 porti in cinque continenti, ci sarà anche Claudia Conte, la “madrina” dell’evento. Ci aspettano due venerdì di fuoco, per vedere la presenza, o certificare l’assenza, della Conte nella lunga narrazione televisiva. Anche perché la donna che ha rivelato una relazione col ministro dell’Interno Matteo Piantedosi continua ad apparire in video sui canali Rai, come ha notato Dagospia riportando ciò che è successo il 16 aprile su RaiNews col documentario Benedetto Padre d’Europa. Lei, dopo essere stata brevemente “intercettata” in strada dalla giornalista Sara Giudice per la trasmissione È sempre Cartabianca, non ha più rilasciato dichiarazioni sulla liaison e tutto ciò che ha provocato. Mentre girano voci su un possibile libro che potrebbe uscire con “le sue verità”. Staremo a vedere. Uno che non ci pensa minimamente a parlare, manco a dirlo, è Piantedosi. A meno di nuovi clamorosi dettagli che circolano nei corridoi senza mai trasformarsi in vere notizie, e che lo possano costringere a chiarire (o addirittura al passo indietro). Nel frattempo a tenere banco, con tanto di intervento del governo, sono i titoli di studio di Claudia Conte, in particolare la sua laurea (telematica).
Tornando alla Amerigo Vespucci, vanno segnalate le musiche originali firmate addirittura da Nicola Piovani, la voce narrante di Luca Ward, la regia di Flavio Maspes. Non resta che attendere la fatidica messa in onda delle quattro puntate, con il tour della nave. Per la cronaca, Claudia Conte, come ha scritto il quotidiano La Stampa, «ha partecipato al progetto “Tour Mondiale Vespucci e Villaggio Italia” sull’Amerigo Vespucci, lo storico veliero della Marina militare italiana, partito il primo luglio 2023 da Genova per raggiungere cinque continenti, trentatré Paesi, cinquantatré porti. La prima tappa è stata Los Angeles a luglio 2024, dove è stato allestito anche il primo Villaggio Italia. Centinaia i professionisti invitati e Conte ha preso parte a quattro eventi, tre a L.A. e uno a Doha. Qualcuno è andato a titolo gratuito, altri no. E la presentatrice ha ricevuto un contributo forfettario lordo di 4.160 euro per gli otto giorni negli States (mentre ha sostenuto direttamente le spese di viaggio e alloggio). Conte ha poi partecipato alla pre-tappa di Buenos Aires nel marzo 2024, senza incassare un cachet (a differenza di alcune presentazioni a peso d’oro di libri, ndr). A sceglierla, e a emettere la fattura, è stata la società privata di marketing Ninetynine, che ha condotto le attività gestionali, amministrative e contabili del progetto nell’ambito di un partenariato pubblico-privato con Difesa servizi, società in-house del ministero della Difesa». Non inserirla nelle puntate da mandare in onda su Rai 3 sarebbe un’omissione…
Gianmarco Mazzi, neo ministro del Turismo al posto di Daniela Santanchè, ha problemi con gli aerei: lo avete letto su Lettera43 a proposito di un incontro a Cipro, per un vertice con i “colleghi” europei, un summit disertato fisicamente da Mazzi a favore di un più comodo collegamento da remoto. Ma l’idiosincrasia con i mezzi che si alzano dal suolo non è certo una rarità tra i governanti di ieri e di oggi, anche perché nessuno è obbligato a fare il piccione viaggiatore: si ricordano i casi di Rocco Buttiglione, destinato alla Difesa e poi dirottato ai Beni Culturali per la netta contrarietà ai viaggi aerei, per non parlare di Sandro Bondi e Domenico Fisichella, che preferiva le passeggiate con la moglie nel centro storico romano alle trasferte transcontinentali. A parte il merito di non inquinare, a tutto beneficio dell’impronta carbonica personale, e considerando l’inutilità e lo spreco di tanti viaggi cosiddetti istituzionali nei quali non si risolve nulla, è da ricordare l’esperienza lavorativa di Mazzi nel ruolo di autista di AdrianoCelentano, agli inizi della carriera. Per una meravigliosa coincidenza (o magari no) pure il Molleggiato ha sempre evitato gli aerei, tanto da rifiutare contratti faraonici per cantare negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, guadagnandosi il titolo di “aerofobo”. Anche Mina e Alex Britti non sopportano le trasferte in aereo.
Ferilli torna su Rai 1, stavolta con le Lucciole…
Riecco Sabrina Ferilli in Rai, dopo la fiction Gloria: stavolta il titolo della serie attesa per il 2026 su Rai 1 è Lucciole per lanterne, ma l’Enel non c’entra nulla. La protagonista ammazza il marito e quando esce di carcere, una volta scontata la pena, diventa fioraia. La Ferilli sembra l’unica a voler continuare a lavorare per il servizio pubblico: Vanessa Scalera ha detto no quando le hanno chiesto di continuare Imma Tatarianni, arrivata a cinque stagioni quando all’inizio dovevano essere solamente due; e anche Serena Rossi lascia Mina Settembre, dopo la quarta stagione. Tutta colpa di personaggi molto caratterizzanti, senza contare che nel piccolo schermo l’identificazione è più forte rispetto a quella cinematografica.
Schifani e Musumeci “franano”. Ma per Ciciliano…
Renato Schifani e Nello Musumeci “franano” con Niscemi: tra i tanti indagati per quanto accaduto in Sicilia, ci sono anche loro. Fatto sta che per Fabio Ciciliano, numero uno della Protezione civile che ha citato un dato Ispra, «il 94,5 per cento dei comuni è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe». E le frane censite nell’inventario dei fenomeni franosi in Italia sono 650 mila. Il rischio idrogeologico incombe: governare i territori, le Regioni e i Comuni sarà sempre più difficile.
«L’interpellanza che ho presentato riguardava il percorso universitario e il titolo di studio conseguito dalla giornalista Claudia Conte. Dalla risposta della sottosegretaria Matilde Siracusano emerge che la laurea è stata conseguita presso l’Università telematica Pegaso, e questo conferma un elemento rilevante che fino a oggi non era stato chiarito». Lo ha detto Angelo Bonelli, deputato di Avs e co-portavoce di Europa Verde, intervenendo alla Camera. La risposta ufficiale del ministero dell’Istruzione e del Meritomette dunque fine (almeno) al giallo della laurea in Legge inserita nel cv da Conte, al centro delle cronache da quando ha ammesso di avere una relazione col ministro Matteo Piantedosi. La giornalista, infatti, in più occasioni era stata indicata come laureata alla Luiss. Cosa però non vera. «Non intendiamo entrare nella vita privata di nessuno, e non è questo il punto. Il punto è pubblico e riguarda la trasparenza, il rapporto tra titoli conseguiti, incarichi ricevuti e circuiti di potere che garantiscono opportunità precluse a tanti altri», ha aggiunto Bonelli.
«Abbiamo provveduto ad effettuare gli accertamenti richiesti dagli interpellanti, acquisendo i dati necessari dall’Anagrafe nazionale degli studenti e dei laureati», si legge nella risposta. Claudia Conte, spiega il ministero tramite Siracusano, «si è immatricolata nell’anno accademico 2011/2012 presso la Libera Università Internazionale degli Studi Sociali – Luiss Guido Carli per frequentare il corso di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza». Il percorso accademico non si era però concluso: la donna finita al centro della cronaca politica ha infatti rinunciato agli studi presso la Luiss il 5 aprile 2016. A quel punto si è «immatricolata presso l’Università telematica Pegaso» dove «ha sostenuto i restanti esami di profitto» (75 crediti in otto mesi), conseguendo «il titolo di laurea magistrale a ciclo unico in Giurisprudenza» il 15 giugno 2017.
La precisazione sugli eventi delle forze armate
Per quanto riguarda la presenza alle iniziative formative organizzate dalla Scuola di Perfezionamento per le Forze di Polizia, Siracusano spiega che Conte in due casi «essendo giornalista, ha partecipato in qualità di moderatrice» e che a un’altra «ha preso parte in qualità di autrice di un libro sul disagio giovanile, tema oggetto dell’incontro formativo», senza poi raccogliere l’invito a partecipare all’ultimo intervento che le era stato proposta. Per queste attività, ha specificato Siracusano, «non è richiesto il requisito della laurea». La sottosegretaria ha anche aggiunto che «le prestazioni in argomento non sono neanche state liquidate a causa dell’incompletezza della documentazione che era stata richiesta all’interessata ai fini del pagamento».
Giorgia Meloni arriva al vertice dei Volenterosi dopo lo strappo con Trump – che sta tentando timidamente di ricucire definendo «un’eccellente notizia» il cessate il fuoco tra Libano e Israele grazie all’intervento Usa – con la preoccupazione di un’imminente recessione e il rischio di isolamento commerciale. Mentre le delegazioni si riuniscono all’Eliseo, l’aria che si respira fuori non è quella della diplomazia, ma quella di una tempesta imminente. Il vertice di venerdì, a cui partecipa la Presidente del Consiglio insieme ai leader di Francia, Regno Unito e Germania, non è una semplice passerella politica. È, a tutti gli effetti, un tentativo disperato di evitare che lo Stretto di Hormuz diventi la tomba della stabilità economica globale. E Meloni è costretta a rincorrere, dopo i numerosi episodi di frizione, soprattutto con Emmanuel Macron, degli ultimi anni.
Emmanuel Macron e il primo ministro britannico Keir Starmer all’Eliseo (Ansa).
I rischi di una chiusura prolungata di Hormuz
Ma cosa succederebbe se il comunicato finale parlasse di un “nulla di fatto”? Se le divergenze tra i Volenterosi – già a loro volta divisi con la Francia intenzionata a dare il via a un’operazione difensiva senza gli Usa (grandi assenti al vertice) – e la linea dura di Donald Trump, unite all’intransigenza di Teheran, facessero fallire i negoziati? La risposta sta nei terminali di Bloomberg e nei portafogli delle famiglie italiane: sarebbe l’inizio di un “inverno economico” senza precedenti. Solo un anno fa Meloni snobbava i Volenterosi sull’Ucraina, oggi è costretta a rincorrere per non rimanere isolata. La domanda allora era diversa ma la risposta oggi è la stessa: la sicurezza dell’alleanza transatlantica. Dallo Stretto di Hormuz ogni giorno passano 21 milioni di barili di petrolio e il 20 per cento del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale. Se il blocco navale fosse prolungato la situazione precipiterebbe. Goldman Sachs ha già lanciato l’allarme: in assenza di un corridoio di sicurezza garantito, il prezzo del Brent schizzerebbe oltre i 130 dollari al barile in pochi giorni. Per l’Europa, già provata da anni di crisi energetiche, l’impatto sul gas sarebbe ancora più devastante, con rincari stimati fino al 130 per cento rispetto ai livelli pre-crisi.
Una petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz (Ansa).
Il prezzo della guerra ricade sulle famiglie: 950 euro in più tra bollette e benzina
La CGIA di Mestre ha già calcolato il “prezzo della guerra“: un aggravio di quasi 10 miliardi di euro per il sistema produttivo nel solo 2026. Le prime stime parlano di batosta da 950 euro a famiglia tra rincari delle bollette elettriche e, inevitabilmente, dei prezzi alla pompa. L‘inflazione, che sembrava domata, tornerebbe a ruggire verso il 2,6 – 3 per cento, erodendo i risparmi e frenando i consumi. Il Made in Italy rischierebbe poi di pagare il prezzo più alto. I distretti industriali energivori, orgoglio del nostro export, si trovano davanti a un bivio drammatico. Il fallimento diplomatico aprirebbe le porte alla stagflazione. Il Pil italiano rischierebbe un’ulteriore contrazione mentre i prezzi continuano a salire.
La tentazione del gas russo
Ma c’è anche un altro rischio. La “tentazione del gas russo“, che sta tornando a serpeggiare in alcuni ambienti politici europei – compresa l’Italia – come soluzione d’emergenza, evidenzia quanto la disperazione energetica possa minare l’unità dell’Occidente. Se Parigi fallisce, la coesione europea potrebbe essere la prossima vittima, con i singoli Stati che corrono a cercare accordi bilaterali per assicurarsi le ultime gocce di energia rimaste sul mercato. Per Meloni, la sfida è doppia. Da un lato deve garantire che l’Italia non rimanga isolata in un Mediterraneo che rischia di diventare un vicolo cieco commerciale; dall’altro deve mediare tra l’alleato americano, che vede nel blocco uno strumento di pressione geopolitica, e le necessità vitali di un’economia manifatturiera come quella italiana. Il vertice di Parigi è l’ultimo argine prima che il conflitto iraniano travolga le economie di mezzo mondo. E anche un’occasione per l’Europa, rimasta ai margini anche sul conflitto israelo-palestinese, di non essere espulsa da un nodo strategico.
L’Aula del Senato ha approvato con 96 voti favorevoli, 46 contrari e nessun astenuto il decreto Sicurezza. Il provvedimento, che contiene norme come il fermo preventivo per i manifestanti, lo scudo penale che evita (in alcuni casi) agli agenti l’iscrizione iniziale nel registro degli indagati e il divieto di detenzione di coltelli, è ora atteso alla Camera dei deputati per la seconda lettura parlamentare.
Il decreto Sicurezza perderà validità il 25 aprile
Il tempo però stringe: il decreto Sicurezza infatti scadrà – perdendo validità – il 25 aprile. Pertanto Montecitorio dovrà dare il via libera definitivo al provvedimento entro venerdì 24 aprile. Il governo ha annunciato che porrà la questione di fiducia sul decreto legge, mentre le opposizioni sono determinate a fare ostruzionismo: varato il 24 febbraio, il dl è stato duramente contestato dal centrosinistra con oltre mille emendamenti proposti in commissione Affari costituzionali e quasi altrettanti in Aula. In occasione del voto a Palazzo Madama i senatori contrari al dl hanno mostrato dei cartelli con scritto “Meno sicurezza, meno diritti” e “Zero risorse, zero sicurezza”.
Nella deriva delirante di Donald Trump e soci sul cristianesimo, Pete Hegseth si è reso protagonista di una clamorosa gaffe. Parlando della missione di soccorso Sandy 1, che a inizio aprile ha riportato in patria due piloti abbattuti e bloccati in Iran, il segretario alla Difesa ha pronunciato una rilettura militare del versetto biblico Ezechiele 25:17: peccato che abbia scelto di modificare la versione fittizia di Pulp Fiction e non quella autentica della Bibbia.
Il versetto recitato dal personaggio di Samuel L. Jackson in Pulp Fiction…
Nel film di Quentin Tarantino il sicario Jules Winnfield, interpretato da Samuel L. Jackson, un attimo prima di uccidere qualcuna delle sue vittime declama il versetto Ezechiele 25:17: «Il cammino dell’uomo timorato è minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che, nel nome della carità e della buona volontà, conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre, perché egli è, in verità, il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno su coloro che si proveranno ad ammorbare, e infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome è quello del Signore, quando farò calare la mia vendetta sopra di te». In realtà, il vero versetto Ezechiele 25:17 dice soltanto: «Farò su di loro terribili vendette con castighi furiosi, e sapranno che io sono il Signore, quando eseguirò su di loro la vendetta».
Secretary of War Pete Hegseth quotes a fake Pulp Fiction Bible verse during Pentagon sermon
…e quella di Hegseth con i riferimenti alla missione di salvataggio in Iran
Hegseth, pensando evidentemente di citare il vero versetto Ezechiele 25:17 e non la versione molto più lunga di Pulp Fiction, ha detto: «Il cammino dell’aviatore abbattuto è assediato da ogni parte dalle iniquità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto colui che, in nome della fratellanza e del dovere, guida i perduti attraverso la valle delle tenebre, perché egli è veramente il custode di suo fratello e colui che ritrova i figli perduti. E io mi abbatterò su di voi con grande vendetta e furia cieca, su coloro che tentano di catturare e distruggere mio fratello, e saprete che il mio nominativo è Sandy 1 quando riverserò la mia vendetta su di voi. Amen». Ovviamente, la clamorosa gaffe di Hegseth Il momento è diventato rapidamente virale online.
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Nato a Roma nel 1971, Lollobrigida ha iniziato l’attività giornalistica nel 1994 come inviato e conduttore radio-televisivo, collaborando con emittenti locali e nazionali tra cui Rete Oro, Radio Montecarlo, Radio 105 e Inn. Dal 2001 al 2008 ha collaborato con Rai Sport in qualità di redattore, partecipando alla realizzazione di programmi e rubriche tra cui Basket Sat, Mondiale Sera, Sport Sera, Pianeta D e 40° minuto. Nel corso della sua carriera ha svolto attività di telecronista, conduttore e inviato, seguendo eventi sportivi nazionali e internazionali tra cui Olimpiadi estive e invernali, Campionati Mondiali ed Europei di calcio e tornei Uefa. Tra i programmi che ha condotto in tv vi sono 40° minuto, Domenica Sportiva, 90° minuto, Notti europee e Notti mondiali. In radio invece ha presentato, tra gli altri, Campioni del Mondo, poi rinominato Radio2 nel pallone. Nel 2023 è stato nominato vice direttore della testata Rai Sport, con riconoscimento della qualifica di caporedattore.
Il co-fondatore e presidente di Netflix, Reed Hastings, ha annunciato che non si ricandiderà al consiglio di amministrazione alla prossima assemblea degli azionisti in programma a giugno 2026. Il suo addio arriva dopo 29 anni nel board della società. L’annuncio è arrivato con la trimestrale, archiviata con ricavi in crescita a 12,2 miliardi e un utile netto che balza a 5,28 miliardi. Nonostante i conti solidi e sopra le attese, la reazione degli investitori è stata negativa: il mercato guarda alle prospettive più che ai risultati passati, e le indicazioni per il secondo trimestre sono state giudicate deboli.
«Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose»
Hastings, secondo quanto riferito, ha deciso di lasciare la presidenza per dedicarsi alle sue attività filantropiche e ad altri progetti. «Netflix ha cambiato la mia vita in tanti modi, e il mio ricordo preferito in assoluto risale al gennaio 2016, quando abbiamo permesso a quasi tutto il pianeta di godere del nostro servizio», ha scritto in una nota. «Il mio vero contributo in Netflix non è stata una singola decisione, ma l’attenzione alla soddisfazione degli abbonati, la creazione di una cultura che altri potessero ereditare e migliorare, e la costruzione di un’azienda che potesse essere sia amata dagli abbonati sia di grande successo per le generazioni a venire. Netflix è così forte che ora posso concentrarmi su nuove cose», ha concluso. L’altro co-fondatore della società, Marc Randolph, aveva lasciato la società nel 2003, poco dopo la quotazione a Wall Street.
La Supermedia Agi/Youtrend del 16 aprile, basata su 10 sondaggi sulle intenzioni di voto condotti da nove diversi istituti, conferma le tendenze post-referendum. Complici le recenti tensioni interne, Forza Italia cale all’8,3 per cento (-0,7 nel giro di due settimane): il partito non era mai sceso così in basso nei sondaggi negli ultimi due anni. Regge invece Fratelli d’Italia: 28,1 per cento (+0,2). Risale al 7,2 per cento (+0,3) la Lega. Cresce anche il Partito democratico: 22,4 per cento (+0,4). Sostanzialmente stabile il Movimento 5 stelle, che si attesta al 12,8 per cento (-0,1). Alleanza Verdi e Sinistra è dato al 6,2 per cento (-0,2).
Stretta di mano tra Matteo Salvini e Elly Schlein (Imagoeconomica).
Tra i partiti ‘minori’, Futuro Nazionale di Roberto Vannacci sembra essere quello messo meglio, con un 3,5 per cento (+0,2). Seguono Azione al 2 per cento (-0,1), Italia Viva al 2,5 per cento (+0,2), +Europa stabile all’1,5 per cento e Noi Moderati all’1,1 per cento (+0,1). Per quanto riguarda le coalizioni, l’ultima Supermedia Agi/Youtrend vede ancora avanti il campo largo (45,4 per cento) sul centrodestra (44,7 per cento).
#Supermedia Youtrend per @Agenzia_Italia dei sondaggi (e variazione rispetto al 2 aprile): FdI 28,1% (+0,2) PD 22,4% (+0,4)⁰ M5S 12,8% (-0,1) FI 8,3% (-0,7) Lega 7,2% (+0,3) AVS 6,2% (-0,2) FN 3,5% (+0,2) Azione 3,0% (-0,1) IV 2,5% (+0,2) +E 1,5% (0) NM 1,1% (+0,1) pic.twitter.com/PNFguXKZuU
Con la chiusura dello Stretto di Hormuz l’Unione europea potrebbe «sfiorare la recessione, con l’inflazione in avvicinamento alla soglia del 5 per cento». È l’allarme lanciato dal capo del Dipartimento europeo del Fondo monetario internazionale Alfred Kammer, in un’analisi sull’Imf Blog. «Nessun Paese europeo ne è immune», si legge nel report, motivo per cui la regione «deve rispondere agli shock energetici con politiche disciplinate che tutelino le fasce vulnerabili e rafforzino la resilienza». Lo shock energetico, di entità inferiore rispetto a quello del 2022 e radicato ora nel conflitto in Medio Oriente, «sta pesando sulla crescita e spingendo l’inflazione al rialzo». L’Fmi stima l’inflazione 2026 al 2,8 per cento rispetto al 2,5 per cento del 2025.
«Imprudente blocco prezzi o taglio accise sui carburanti»
Il Fondo mette inoltre in guardia gli Stati europei da manovre di sostegno contro lo shock energetico, osservando che «alcuni Paesi, come la Danimarca o la Svezia, con livelli di debito comparativamente basso, dispongono dello spazio necessario per attuare politiche di bilancio anticicliche, a differenza di Francia e Italia». La tentazione è «di limitarsi a bloccare l’aumento dei prezzi, ricorrendo a tetti massimi, sussidi generalizzati o tagli alle accise sui carburanti». Sono, tuttavia, «misure imprudenti».
Todd Lyons, direttore ad interim dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) da marzo del 2025, lascerà l’incarico il 31 maggio maggio. Lo ha annunciato Markwayne Mullin, segretario del Dipartimento per la Sicurezza Interna: non sono state comunicate le motivazioni delle dimissioni, né chi prenderà il suo posto. Com’è noto, l’agenzia federale Usa che si occupa del controllo dell’immigrazione negli ultimi mesi è stata al centro dell’attenzione (e delle critiche) per i metodi brutali dei suoi agenti.
Todd Lyons (Ansa).
Lyons era entrato nell’Ice nel 2007
Entrato nell’Ice nel 2007 come agente in Texas dopo un passato nell’aeronautica militare degli Stati Uniti d’America, Lyons aveva assunto la direzione ad interim dell’agenzia il 9 marzo 2025. Sotto la sua guida l’Ice ha condotto retate e arresti di massa senza mandato, ordinati dall’allora segretaria alla Sicurezza Interna, Kristi Noem. Durante un’operazione a Minneapolis era stata uccisa Renee Good, che aveva avuto un alterco con degli agenti. Poi, nella stessa città, era stato ammazzato – dalla Border Patrol – Alex Pretti. Lyons, finito sotto pressione, aveva appena testimoniato davanti a una sottocommissione della Camera dei Rappresentanti, rispondendo (tra le altre cose) alle domande dei legislatori sul numero senza precedenti di morti sotto la custodia dell’Ice, una cinquantina da inizio anno. Una settimana fa, durante il Border Security Expo 2-25 a Phoenix, parlando dei piani futuri dell’Ice Lyons aveva parlato degli immigrati come di pacchi da spedire, annunciando la volontà di trasformare il sistema delle espulsioni in qualcosa di «simile ad Amazon Prime», con camion che raccolgono i clandestini. Dopo l’addio all’agenzia, Lyons passerà al settore privato.
«L’Italia non c’è stata per noi, noi non ci saremo per loro!». Lo ha scritto Donald Trump su Truth, commentando un articolo del Guardian intitolato “L’Italia nega l’uso della base area in Sicilia agli aerei americani che trasportano armi per la guerra in Iran“. La vicenda com’è noto, risale a fine marzo, e anche l’articolo il pezzo del quotidiano britannico: post a scoppio ritardato per Trump.
Gli altri attacchi di Trump all’Italia (e a Meloni)
Alla mezzanotte di venerdì 17 aprile 2026, ora locale, in Libano è entrato in vigore una tregua di 10 giorni che sospende temporaneamente i combattimenti tra Israele e i miliziani di Hezbollah. Spari in aria hanno festeggiato l’entrata in vigore del cessate il fuoco a Beirut. Secondo il Dipartimento di Stato Usa, durante questo periodo lo Stato ebraico manterrà il diritto di «adottare tutte le misure necessarie per l’autodifesa», ma non condurrà operazioni offensive contro obiettivi libanesi via terra, aria o mare.
Meloni: «Eccellente notizia»
«L’annuncio di un cessate il fuoco tra Libano e Israele è un’eccellente notizia e mi congratulo con i governi libanese e israeliano per aver raggiunto questo importante risultato grazie alla mediazione degli Stati Uniti», ha scritto la premier Giorgia Meloni. «È ora fondamentale che il cessate il fuoco sia pienamente rispettato. Hezbollah, che ha la responsabilità di aver dato il via a questo conflitto, deve cessare ogni azione contro Israele e rispettare le decisioni assunte dal Governo libanese. Auspico inoltre che il cessate il fuoco possa creare le condizioni per il successo dei negoziati tra Israele e Libano portando ad una pace piena e duratura. In questo quadro l’Italia continuerà a fare la sua parte contribuendo al mantenimento della pace lungo la Linea Blu attraverso il suo contingente militare in Unifil, missione Onu di cui detiene il comando, e a sostenere la sovranità libanese anche attraverso il rafforzamento delle forze armate libanesi».
Una manifestazione per chiedere «pace e sicurezza» e dare la sveglia all’Europa affinché permetta ai singoli Stati di agire con sostegni economici per imprese e famiglie prima che sia troppo tardi. La Lega scende in piazza per la prima grande manifestazione da quando è al governo.
Matteo Salvini a un gazebo della Lega (Imagoeconomica).
A Milano tornano anche i trattori
Il partito di Matteo Salvini rincorre l’eco del passato. In piazza Duomo a Milano con i Patrioti europei, “Senza paura” cerca di replicare le grandi manifestazioni degli anni scorsi, come quella del 2014, “Stop invasione”, sempre nel capoluogo lombardo, contro il governo Renzi, l’operazione Mare nostrum e l’immigrazione irregolare. Oppure quella del febbraio 2015 a Roma, sempre contro Renzi, per la prima volta insieme con CasaPound. O ancora l’8 dicembre del 2018, “L’Italia rialza la testa”, nella Capitale, per celebrare i successi del governo con i 5 stelle. E la più nota, quella della chiusura della campagna elettorale delle Europee del 2019, con il giuramento di Salvini sul Vangelo davanti a un’affollata piazza Duomo milanese. Il tragitto è sempre lo stesso: si parte da piazza Oberdan alle porte dell’area C e si arriva sotto la Madonnina. Tornano persino i trattori (20 ne ha annunciati Salvini) con gli agricoltori, azzoppati dal caro energia, ad aprire e chiudere il corteo.
È scattata l’operazione riempi-piazza
«Ma altro che trattori», è lo sfogo di un big che interpreta il sentimento di segretari regionali, provinciali e tutti gli eletti, martellati da settimane. «Qui per far ‘schiodare’ la gente da casa ci servivano le gru», aggiunge. «Sarà per la guerra e perché la gente fa fatica ad arrivare alla fine del mese, ma mai avevo incontrato così tante resistenzea partecipare tra i nostri». Da settimane il tam tam di via Bellerio è assillante: Salvini chiama, chiede, pretende un censimento accurato di chi sarà presente. Il partito certo non è arrivato con le gru, ma ha messo a disposizione centinaia di pullman gratuiti da tutte le province. La macchina si è messa in moto soprattutto al Nord. E il segretario non si è risparmiato, impegnandosi nelle ultime ore prima della manifestazione in un tour de force di interviste a radio e tv.
Matteo Salvini durante una conferenza stampa in via Bellerio (Imagoeconomica).
Il momento no dell’internazionale sovranista
Il risultato di questa campagna dovrebbe portare a un afflusso di almeno 5.000 persone in piazza, è stato calcolato dalla Lega. Insomma, non un pienone (piazza Duomo contiene 10 mila persone) ma, viste le premesse, per i leghisti sarebbe una sfida vinta. Anche perché non è facile organizzare manifestazioni di questo tipo quando si è al governo, e non all’opposizione, soprattutto quando ci sono due guerre in corso, è il commento generale. Se poi sul palco si alterna l’internazionale sovranista, che, con Donald Trump, ha portato a questo caos, la manifestazione leghista sembra quasi un miracolo.
Matteo Salvini durante una conferenza stampa in via Bellerio (Imagoeconomica).
Dal Veneto di Stefani scarseggiano le adesioni
E forse lo è se si origlia alle porte delle stanze del partito. Per esempio, c’è chi fa notare che dal Piemonte dovrebbero arrivare circa 500 militanti. Più del doppio le presenze dalla Lombardia. E dal Veneto? Ecco, dalla Regione presieduta dal pupillo di Salvini, Alberto Stefani, fino a pochi giorni fa le adesioni arrivate erano solo 300. Uno scandalo per i leghisti non veneti. Se ne sarebbe lamentato anche il segretario.
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani (Ansa).
Quel sospetto di boicottaggio interno…
E poi c’è quella storia della “squadra di controllo” che avrebbe messo su la fronda anti-Romeo in Lombardia. I tre componenti del team avrebbero proceduto a un lungo giro di telefonate ai militanti lombardi per verificare la loro presenza o i motivi dell’eventuale assenza alla manifestazione. Telefonate già fatte dai segretari provinciali e da quello regionale, il capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo. Di cui evidentemente non si fidano. Non è chiaro se l’operazione ‘Stasi’ sia stata ispirata da Salvini o sia autonoma. Nel primo caso sarebbe grave se il segretario avesse pensato che qualcuno in Lombardia stia remando contro di lui tanto da cercare di boicottare la manifestazione. Ma queste ormai sono storie di ordinario veleno in via Bellerio.